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Comunità Missionaria di Villaregia
Ai crocicchi
delle strade
sommario
03
Editoriale
04
Parole del Papa
06
13
14
16
17
Dal Mondo
19
CO.MI.VI.S.
20
News
Un Dio “fuori di sé” che cerca tutti
“La gioia del Vangelo non può escludere
nessuno”
Diretta dalla missione
Viaggio a Cracolandia, la terra del crack
Vita spirituale
Chiesa on the road “con Gesù sulla strada”
Raccontare la fede
Vincere la battaglia
Ascolta la Parola
Consacrato e inviato
“Trovare nella nostra vita la tua presenza
Signore”
Una chiesa che soffre o una chiesa in
cammino?
Il Centro socio sanitario di Yopougon è ormai
una realtà
Segno di un amore che raggiunge gli ultimi
IV Convegno Missionario Nazionale
Una nuova esperienza…
La Gioia del Vangelo: una gioia missionaria
Campus Internazionale Caritas 2014
Ordinazioni
Arrivi e partenze
In copertina, uomo di Cracolandia, San Paolo, Brasile. Foto di Alessio Ortu.
Intenzioni Sante Messe
Indirizzi
In ogni sede della CMV, ogni giorno
celebriamo la Santa Messa, nella quale
presentiamo al Signore le intenzioni di
preghiera che amici e benefattori ci affidano.
Se desideri puoi trasmetterci le tue
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- per il suffragio dei tuoi defunti;
- per la celebrazione di 30 Sante Messe gregoriane;
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editoriale
Un Dio
“fuori di sé”
che cerca
tutti
“A
soli 20 anni avevo completamente bruciato la mia vita.
Pittore e poeta, ero anche un alcolizzato e un drogato. Avevo tagliato
tutti i ponti con la Chiesa, ma in fondo il mio vagabondare era quello dei
cercatori di Dio; vagavo ovunque e
mi distruggevo rincorrendo false
soluzioni, bruciato dal desiderio di
cercare la verità…”. Così un giovane
rileggeva la sua vita.
C’é un grido che si innalza, in ogni
tempo e in ogni lingua, dalla terra as-
setata e riarsa del cuore dell’uomo:
“Dove sei? Mostrami il tuo volto, il tuo
volto io cerco!”
Proprio per rispondere a questa
attesa, a questo istinto dell’uomo,
Dio ha trovato mille modi per rendersi vicino, presente, raggiungibile
- sebbene sempre inafferrabile -: Lui
si fa vedere nella bellezza della creazione, nel volto di un bambino, come
in quello di un anziano, nella sua Parola, nell’amore di un uomo per la sua
sposa e i suoi figli, nella comunità cristiana riunita nell’amore, nella gioia,
persino nel dolore…
La cosa più sorprendente però
non è che Dio si faccia trovare, ma
che sia Lui stesso a cercare ciascuno
di noi. Sì, il nostro Dio è proprio quel
padrone della vigna che esce all’alba e poi alle nove e poi a mezzogiorno… e poi alle tre e persino alle
cinque della sera (una sola ora prima
che la giornata lavorativa finisca) per
cercare operai per la sua vigna. Un
Dio “fuori di sé”, che si fa viandante
sulle strade del mondo e della storia
per raggiungere tutti. Non si rassegna questo Padre a che uno solo dei
suoi figli si perda o resti fuori dalla
Sua gioia; corre incontro a quello che
si era allontanato da lui e poi a quello
che non vuole entrare e far festa per
il fratello che è finalmente tornato a
casa… Non può accettare che qualcuno resti fuori dal banchetto preparato con tanta cura e allora manda
fuori i suoi servi a cercare nelle piazze e sulle strade quelli che dalla festa
sarebbero stati esclusi perché ciechi,
zoppi, storpi.
Vuole che la sua casa si riempia,
vuole che tutti entrino. Fino al punto
da infrangere ogni legge e ogni logica umana facendosi debole creatura:
nasce in una piccola borgata, nella
periferia del mondo e muore poi fuori dalle mura della città santa (come
fosse un maledetto) perché se Lui è
fuori, anche i più lontani, e quindi
proprio tutti, sono stati raggiunti.
Allora, è solo mettendoci per le
strade del mondo, dietro le orme di
questo Dio, è proprio cercando ogni
fratello, che incontreremo anche Lui,
l’instancabile pellegrino, Colui che,
spinto dal fuoco del Suo insaziabile
Amore, cerca di raggiungere ogni
uomo.
p. Amedeo Porcu CMV
3
parole del papa
R
ipercorriamo insieme alcuni
numeri tratti dall’Esortazione
Apostolica Evangelii Gaudium.
21. La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è una gioia missionaria. (…) Questa gioia è un segno che il Vangelo è
stato annunciato e sta dando frutto.
Ma ha sempre la dinamica dell’esodo e del dono, dell’uscire da sé, del
camminare e del seminare sempre di
nuovo, sempre oltre. Il Signore dice:
«Andiamocene altrove, nei villaggi
vicini, perché io predichi anche là;
per questo infatti sono venuto!» (Mc
1,38). (…)
23. (…) Fedele al modello del
Maestro, è vitale che oggi la Chiesa
esca ad annunciare il Vangelo a tutti,
in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e
senza paura. La gioia del Vangelo è
per tutto il popolo, non può escludere nessuno. (…)
48. Se la Chiesa intera assume
questo dinamismo missionario deve
arrivare a tutti, senza eccezioni. Però
chi dovrebbe privilegiare? Quando
uno legge il Vangelo incontra un
orientamento molto chiaro: non
tanto gli amici e vicini ricchi bensì soprattutto i poveri e gli infermi,
coloro che spesso sono disprezzati e
dimenticati, «coloro che non hanno
da ricambiarti» (Lc 14,14). (…) Oggi
e sempre, i poveri sono i destinatari
privilegiati del Vangelo, e l’evangelizzazione rivolta gratuitamente ad
essi è segno del Regno che Gesù è
venuto a portare. Occorre affermare
senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i
poveri. Non lasciamoli mai soli.
49. Usciamo, usciamo ad offrire
a tutti la vita di Gesù Cristo. Ripeto
qui per tutta la Chiesa ciò che molte
volte ho detto ai sacerdoti e laici di
Buenos Aires: preferisco una Chiesa
accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che
una Chiesa malata per la chiusura e
la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa
preoccupata di essere il centro e che
finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa
4
“La gioia
del Vangelo
NON PUÒ
ESCLUDERE
NESSUNO”
deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti
nostri fratelli vivono senza la forza, la
luce e la consolazione dell’amicizia
con Gesù Cristo, senza una comunità
di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. (…)
120. In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio
è diventato discepolo missionario.
Ciascun battezzato, qualunque sia
la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un
soggetto attivo di evangelizzazione
(…). La nuova evangelizzazione deve
implicare un nuovo protagonismo di
ciascuno dei battezzati. Questa convinzione si trasforma in un appello
diretto ad ogni cristiano, perché nessuno rinunci al proprio impegno di
evangelizzazione, dal momento che,
se uno ha realmente fatto esperienza
dell’amore di Dio che lo salva, non
ha bisogno di molto tempo di preparazione per andare ad annunciarlo,
non può attendere che gli vengano
impartite molte lezioni o lunghe
istruzioni. Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato
con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non
Shutterstock/Distinctive Images
diciamo più che siamo “discepoli” e
“missionari”, ma che siamo sempre
“discepoli-missionari”. (…)
127. Ora che la Chiesa desidera
vivere un profondo rinnovamento
missionario, c’è una forma di predicazione che compete a tutti noi
come impegno quotidiano. Si tratta
di portare il Vangelo alle persone con
cui ciascuno ha a che fare, tanto ai
più vicini quanto agli sconosciuti. È
la predicazione informale che si può
realizzare durante una conversazione ed è anche quella che attua un
missionario quando visita una casa.
Essere discepolo significa avere la
disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo
avviene spontaneamente in qualsiasi
luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in una strada.
130. Lo Spirito Santo arricchisce
tutta la Chiesa che evangelizza anche
con diversi carismi. Essi sono doni
per rinnovare ed edificare la Chiesa. Non sono un patrimonio chiuso,
consegnato ad un gruppo perché lo
custodisca; piuttosto si tratta di regali dello Spirito integrati nel corpo
ecclesiale, attratti verso il centro che
è Cristo, da dove si incanalano in una
spinta evangelizzatrice. Un chiaro segno dell’autenticità di un carisma è
la sua ecclesialità, la sua capacità di
integrarsi armonicamente nella vita
del Popolo santo di Dio per il bene
di tutti. (…)
191. In ogni luogo e circostanza i
cristiani, incoraggiati dai loro Pastori,
sono chiamati ad ascoltare il grido
dei poveri, come hanno affermato
così bene i Vescovi del Brasile: «Desideriamo assumere, ogni giorno, le
gioie e le speranze, le angosce e le
tristezze del popolo brasiliano, specialmente delle popolazioni delle
periferie urbane e delle zone rurali – senza terra, senza tetto, senza
pane, senza salute – violate nei loro
diritti.» (…)
198. (…) Desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto
da insegnarci. Oltre a partecipare del
sensus fidei, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente. È
necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro. La nuova evangelizzazione è un invito a riconoscere
la forza salvifica delle loro esistenze
e a porle al centro del cammino della Chiesa. Siamo chiamati a scoprire
Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche
ad essere loro amici, ad ascoltarli, a
comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro.
265. (…) L’entusiasmo nell’evangelizzazione si fonda su questa convinzione. Abbiamo a disposizione
un tesoro di vita e di amore che non
può ingannare, il messaggio che non
può manipolare né illudere. È una risposta che scende nel più profondo
dell’essere umano e che può sostenerlo ed elevarlo. È la verità che non
passa di moda perché è in grado di
penetrare là dove nient’altro può
arrivare. La nostra tristezza infinita si
cura soltanto con un infinito amore.
266. Tale convinzione, tuttavia, si
sostiene con l’esperienza personale,
costantemente rinnovata, di gustare la sua amicizia e il suo messaggio.
Non si può perseverare in un’evangelizzazione piena di fervore se non
si resta convinti, in virtù della propria
esperienza, che non è la stessa cosa
aver conosciuto Gesù o non conoscerlo (…). Sappiamo bene che la
vita con Gesù diventa molto più piena e che con Lui è più facile trovare il
senso di ogni cosa. È per questo che
evangelizziamo. Il vero missionario,
che non smette mai di essere discepolo, sa che Gesù cammina con lui,
parla con lui, respira con lui, lavora
con lui. Sente Gesù vivo insieme con
lui nel mezzo dell’impegno missionario. (…)
270. A volte sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle
piaghe del Signore. Ma Gesù vuole
che tocchiamo la miseria umana, che
tocchiamo la carne sofferente degli
altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari
che ci permettono di mantenerci a
distanza dal nodo del dramma umano, affinché accettiamo veramente
di entrare in contatto con l’esistenza
concreta degli altri e conosciamo la
forza della tenerezza. (…)
272. L’amore per la gente è una
forza spirituale che favorisce l’incontro in pienezza con Dio fino al punto
che chi non ama il fratello «cammina
nelle tenebre» (1 Gv 2,11), «rimane
nella morte» (1 Gv 3,14) e «non ha
conosciuto Dio» (1 Gv 4,8). (…) Ogni
volta che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, ci mettiamo
nella condizione di scoprire qualcosa
di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta
che apriamo gli occhi per riconoscere
l’altro, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio. Come
conseguenza di ciò, se vogliamo crescere nella vita spirituale, non possiamo rinunciare ad essere missionari.
5
diretta dalla missione
San Paolo, città simbolo e capitale economica
di un Paese emergente: il Brasile. Nel cuore
di questa metropoli di 12 milioni di abitanti
si è formato un quartiere ghetto, vero
inferno sulla terra, in cui regnano degrado ed
emarginazione. Lo chiamano Cracolandia, terra
del crack, la celebre droga sintetica sette volte
più potente della cocaina. Una combinazione
chimica che può produrre una dipendenza
immediata in chiunque la provi anche solo per
6
san paolo
una volta, nell’illusione di sfuggire ad una vita
colma di disperazione.
Meno di 4 chilometri quadrati condensano
vecchi edifici quasi abbandonati e centinaia
di persone che qui si drogano in qualunque
ora del giorno o della notte, appoggiati alle
pareti o seduti ai bordi dei marciapiedi. Uomini
e donne di tutte le età ed estrazione sociale
– bambini compresi, figli di ragazze madri
tossicodipendenti – caduti in un vortice letale
Viaggio a Cracolandia,
la terra del crack
Eppure è possibile offrire una via d’uscita e
un futuro di dignità e libertà anche a questi
fratelli. È l’obiettivo che si prefigge il progetto
“Igreja na Rua” (Chiesa in strada), nato nel
maggio di quest’anno dal lavoro in sinergia
di varie realtà ecclesiali operanti nella città di
San Paolo. A tale progetto, che muove i suoi
primi passi e che coinvolge anche la nostra
Comunità Missionaria, dedichiamo le pagine
che seguono.
Alessio Ortu
e che ora vagano alla ricerca disperata di una
pietra (dose) di crack.
Una pietra di crack costa circa 3 euro. Le
negoziazioni per l’acquisto sono rapide e
fatte con denaro, oggetti rubati o qualsiasi
altro bene di valore, come i propri vestiti o
il proprio corpo. Saranno poi necessari solo
pochi secondi per riscaldare i cristalli del crack
con pipe improvvisate che permetteranno di
aspirarne i fumi inebrianti e mortali.
7
I
Alessio Ortu
l progetto “Igreja na Rua” nasce
dal cuore di persone che da anni
lavorano in questa realtà e che quotidianamente si chiedono cosa fare
di più, come far meglio, come poter
raggiungere con maggior efficacia i
tanti uomini, donne e bambini che,
una volta caduti nel vortice della dipendenza dal crack, sono approdati,
o meglio affondati, a “Cracolandia”.
La Comunità Missionaria di Villaregia con sede a San Paolo ha iniziato a partecipare a questo progetto
fin dal suo nascere, a seguito di un
incontro con padre Enrico Porcu di
Aliança de Misericórdia. Dopo uno
scambio di idee per cercare di unire
le forze cristiane ed essere sempre di
più costruttori del regno, abbiamo
compreso che, anche se piccoli, non
potevamo rimanere fuori da questo
movimento di comunione e annuncio.
Il progetto sorge grazie alla collaborazione di varie realtà che lavorano
a più stretto contatto con il popolo
della strada: Missão Belém, Aliança de
Misericordia, Comunidade Caminho,
Toca de Assis. Successivamente si
sono aggiunte altre realtà ecclesiali
e la pastorale diocesana, con l’importante partecipazione di don Julio
8
“Igreja
na rua”
Qualcosa
a Cracolandia
sta cambiando
Lacillotti, coordinatore della Pastorale
del “Povo de Rua” (gente della strada)
e autorità morale nel campo del lavoro sociale della arcidiocesi di San
Paolo.
L’incontro tra le realtà promotrici
di questo progetto è già una novità.
Di fatto, il segno di speranza viene
dall’esperienza di confronto, collaborazione e comunione tra le comunità
coinvolte, ancor prima che dal segno
di vicinanza per tanti fratelli che vivono in condizioni disumane in un
luogo che appare come l’ultimo girone dell’inferno dantesco. In modo
unanime i partecipanti hanno rilevato
che non conoscevano il lavoro gli uni
degli altri, pur operando con lo stesso
obiettivo e spesso nello stesso territorio. La strategia è: agire insieme, unire le forze nella comunione dei vari
carismi, costruire un atteggiamento
apostolico che possa attrarre i cristiani, senza distinzione di confessione,
in una rete di preghiera, ed infine
prendere coscienza delle attività da
poter svolgere.
Il progetto consiste nell’assicurare
a Cracolandia la presenza costante di
una realtà religiosa, alternandosi durante i giorni della settimana. Farsi
vicini, ascoltare le persone, proporre
di uscire da quella vita in forza dell’amore di Dio, offrire un cammino di
recupero in una delle case di accoglienza che alcune delle realtà ecclesiali presenti mettono a disposizione:
sono questi gli obiettivi dell’attività.
Prima di far questo, gli evangelizzatori
vivono un momento di preparazione
spirituale che consiste nell’adorazione eucaristica e nella recita del Santo
Rosario.
Che bello poter pregare insieme,
persone di carismi diversi, in una notte di inverno in una piazza del Centro
di San Paolo, prima di immergersi nella piaga scandalosa e puzzolente di
Cracolandia. Un cerchio di persone
che non si conosce, ma che si chiama già famiglia e che, in forza dell’incontro con Cristo, si trova unita in una
missione: dire la vicinanza e l’amore
di Dio là dove la persona non sembra
Alessio Ortu
a pregare con noi, non siamo degni
di ricevere in questo luogo, in questo
stato, persone come voi che ci portano la Parola di Dio’. Allora Vera le ha
regalato il suo rosario dicendole che
Gesù voleva arrivare proprio a loro”.
Al termine della celebrazione tutti
insieme, frati, missionari, missionarie, il presidente della celebrazione, i
“moradores de rua”, abbiamo fatto un
trenino sulle note del canto “Arriverà
un nuovo giorno, un nuovo cielo, una
nuova terra, un nuovo mare. In quel
giorno gli uomini si uniranno per vivere la comunione”. Che spettacolo
deve essere stato quel trenino per
chi guardava da fuori. Una riunione
di pazzi o un pezzetto di paradiso?
Straccioni, zoppi, drogati, padri, consacrati, mamme di famiglia, tutti insieme in un’unica danza.
Anche questa è Cracolandia: un
inferno che si trasforma in cielo quando il Signore è presente.
Il cardinale Odilo Pedro Scherer,
arcivescovo di San Paolo, ha manifestato il suo appoggio all’iniziativa e ha
chiesto ai vescovi di partecipare alle
celebrazioni.
Il progetto all’apparenza ambizioso, forse utopistico, si sta rivelando
una semplice ma significativa testimonianza di Chiesa che, seguendo il
monito di Papa Francesco, sta uscendo dai propri confini per cercare le
Alessio Ortu
avere più le caratteristiche che la possano definire tale.
Oltre a questa attività di evangelizzazione e di ascolto delle persone,
c’è un altro obiettivo, forse ancora più
ambizioso: organizzare una messa
mensile sulla strada, con il desiderio
di rendere esplicita la vicinanza della
Chiesa e soprattutto di Cristo, unico
capace di restituire la dignità e restaurare la vita di questi fratelli abbandonati e spesso dimenticati.
Una tenda mobile viene montata
nei luoghi dove si concentra il maggior numero di persone che fanno
uso di crack, e diventa il Tempio in
cui Gesù si rende presente con il suo
corpo e sangue in favore di questi
piccoli del Regno.
Sono sempre loro che stupiscono
perché, nonostante l’apparenza faccia pensare che non possano avere
la minima coscienza di ciò che li circonda e di ciò che la situazione nella
quale si trovano li ha portati ad essere, rivelano una sensibilità molto forte
nel rapporto con Dio. È questo che la
signora Maria ci mostra. Maria è una
donna di colore, magrissima, i tratti
tipici dei “moradores de rua” (persone che abitano in strada). Vestita con
una maglietta stracciata che le copre
appena la parte superiore delle gambe. Difficile darle un’età perché, come
tutte le persone che vivono sulla strada ha perso i tratti che permettono
di identificare più o meno in che fase
della vita si trovi. Stava terminando
la celebrazione quando Maria si è
avvicinata all’altare abbracciando
don Julio che stava presiedendo la
celebrazione. A voce alta ha chiesto
di poter recitare la Salve Regina. Don
Julio le ha ceduto il microfono e tutti si sono uniti a lei nella preghiera.
Nel momento in cui tutti stavano
pregando “mostraci, dopo questo
esilio, Gesù”, ha alzato gli occhi al cielo, indicando con l’indice la statua di
Gesù che troneggia su una Chiesa lì
vicina. Solo in quel momento il volto
ha assunto un’espressione dolce e il
sorriso ha illuminato il suo volto rovinato, facendo trasparire una lontana
bellezza.
Le comunità si alternano nell’animazione della Messa con le proprie
peculiarità carismatiche in termini di
canto, preghiera, servizio all’altare.
Ma chi davvero elabora la liturgia
sono loro, i poveri, che con questi
gesti semplici trasformano e rendono
vivissima e vissuta, umana ed emozionante la celebrazione, fatta da loro,
con loro e per loro.
“Oggi sono andato a messa con
una nostra parrocchiana, Vera, e
suo figlio, Jailton – racconta Simone
Bruno, missionario originario della
diocesi di Cagliari -. Alla fine della celebrazione Vera si è avvicinata a una
signora che vive a Cracolandia per
salutarla e darle un abbraccio. La signora le ha detto: ‘Grazie che siete qui
9
periferie esistenziali.
“Usciamo, usciamo per offrire a tutti la vita di Gesù Cristo! Preferisco una
Chiesa accidentata, ferita e infangata
per essere uscita sulla strada, che una
Chiesa malata per la chiusura e la comodità di afferrarsi alle proprie sicurezze”. (Evangelii Gaudium, n. 49)
Certamente Cracolandia è una
delle periferie esistenziali più scandalose di San Paolo, tanto preoccupante
da diventare assillo per la forza pubblica che non ha saputo affrontare il
problema in modo convincente che
perciò chiede aiuto alla Chiesa.
Di fatto Cracolandia impressiona.
Chi vi entra per la prima volta ha la
sensazione di vivere qualcosa di surreale, di essere in una “altra dimensione”; è come se si entrasse e uscisse
da un’esperienza virtuale. L’immagine confusa di corpi che si agitano
andando e venendo senza una meta,
sguardi privi di lucidità, l’odore forte
di urina, vomito, sudore, rifiuti...., esseri umani di cui è difficile distinguere
il sesso, donne che portano un figlio
in grembo come se quel ventre gonfio fosse un raffreddore che passerà
in breve; corpi allucinati, apparentemente privi di coscienza e contatto
con la realtà, la cui unica preoccupazione è mantenere ben salda, tra il mignolo e l’anulare, la prossima pietra
di crack da sacrificare nell’altare della
Alessio Ortu
10
propria pipa di metallo. Sono centinaia le persone che vivono così, molti nati sulla strada, altri atterrati qui
dopo vite cominciate normalmente.
Medici, professori, si trova di tutto a
Cracolandia, in questo immondezzaio umano dove la vita vale R$ 10,00
(circa 3 euro), il valore di una pietra
di crack.
Chi visita Cracolandia una volta si
chiede se vale la pena investire energie e speranze in questa direzione.
Meglio lavorare nella prevenzione.
Ma le esperienze che si vivono qui,
fuggono dalla logica umana del
calcolo e abbracciano la logica divina dell’intoccabile dignità della vita
umana.
Daiane, giovane di 23 anni di Rio
de Janeiro, membro del GIMVI racconta: “Sono andata a chiedere cibo
da condividere con i fratelli di strada
in un bar e non mi hanno dato nulla.
Un signore che vive sulla strada da
anni, dipendente dal crack, ha visto
questa scena ed è venuto ad offrirmi
il succo che aveva tra le mani dicendo: ‘Non è giusto che una missionaria
che viene qui per aiutarci sia trattata
così’. Ho pensato all’umanità e alla
sensibilità di questa persona che apparentemente non ha più niente da
offrire agli altri”.
Questa esperienza è una piccola goccia, che insieme ad altre sono
segnale che qualcosa -a Cracolandiasta cambiando..
Federica Vio CMV
Storie
della
strada
Proponiamo qui la
storia di Irmão Gilson,
consacrato della
comunità Missão Belém,
che abbiamo conosciuto
in una delle nostre uscite
a Cracolandia.
Q
uanto è grande l’amore di
Dio!
Mi chiamo Gilson, da otto anni sono
un missionario della “Missão Belem”
e sono molto felice.
La mia vita è stata difficile, vengo da una famiglia di alcolizzati da 5
generazioni. Sono cresciuto vedendo mio papà picchiare mia mamma
fino al giorno in cui mia madre ha
deciso di andarsene, portando con
Alessio Ortu
e in quel giorno, dopo quasi due
anni trascorsi a Cracolandia, ho avuto il coraggio di alzarmi; quella parola mi ha fatto prendere coscienza
di dove ero affondato e mi ha dato
la forza per chiedere aiuto. Mi sono
recato presso una comunità di recupero e ho percorso il cammino con
fatica ma con successo.
Dopo quattro anni in cui mi ero
ricostruito una vita, con un lavoro
e una fidanzata, sono ricaduto nel
vizio. Ho perso tutto di nuovo. Ma
Dio non mi ha abbandonato, mi ha
soccorso, facendomi conoscere la
comunità di p. Giampietro Carraro,
“Missão Belem”. Qui ho ripercorso il
cammino di recupero con successo,
ma sentivo un grande vuoto dentro
Alessio Ortu
vorresti più usare il crack, ma lo usi,
non vorresti stare lì e ci stai, dentro una tristezza immensa perché
non riesci ad uscire. A Cracolandia
le persone vivono per fumare e fumano per vivere. Ero giovane, avevo 22-23 anni, la mia coperta sulle
spalle, scalzo, triste, solo.
Un giorno mi sono seduto con
una profonda angoscia nel cuore e
improvvisamente mi è apparso un
angelo, non un angelo con le ali, ma
una persona in carne ed ossa, della
quale fino ad oggi non conosco il
nome. Mi ha toccato le spalle e mi
ha detto solamente questo: “Gesù ti
ama!”. Con il sorriso più bello che io
avessi mai visto. Dopo ha continuato la sua strada, non si è fermata,
non ha detto nient’altro. Solo è passata. Quella frase - Gesù ti ama – è
entrata nel mio cuore, nella mia vita
Alessio Ortu
sé anche noi figli.
Da quel momento non avevo
più dolori di pancia per paura di
mio padre che rincasava ubriaco,
ma per la fame: ci mancava il necessario.
Cosi mia mamma ha iniziato a
cercare in altri uomini quello che
mio papà non le aveva dato e io
non lo accettavo. Avevo 11-12 anni
ed ho cominciato a frequentare la
strada e a diventare un delinquente.
Ho attraversato tutte le tappe della
droga: fumo, marijuana, cocaina. E
poi le tappe della criminalità: furti,
prostituzione, e sempre più giù...
Quando avevo più o meno 18
anni, un mio cugino mi disse: “E’
arrivata una cosa diversa, non vuoi
provare?”. Gli domandai: “Che cos’é?
Come si usa?”. E lui ha acceso una
specie di sigaretta perché io potessi
provare. Quando ho dato il primo
tiro è stato il più grande sballo della
mia vita. Quel giorno ho conosciuto il crack. Da quel giorno il crack è
entrato nella mia vita. Dentro la mia
pipa ho bruciato tutto: mia mamma, mio papà.... le mie armi, le altre
droghe che avevo, la mia moto, le
mie donne. E così è passato il tempo e senza esserne cosciente sono
affondato in Cracolandia.
Cracolandia è quello che di più
triste esiste: mattini freddi con la
depressione che invade il cuore, e
che ti fa sentire vuoto e distrutto
dentro. Arrivi a un punto in cui non
Irmão Gilson della comunità Missão Belém mentre presta assistenza ad un
uomo della strada
11
a tanto!
Dio mi ha fatto uscire dalla spazzatura, dove non c’era nessuna speranza e mi sta permettendo di far
incontrare con la speranza persone
ferite. Questo è l’amore di Dio.
Quella stessa forza che avevo
per distruggermi, oggi Lui mi incoraggia a usarla per costruire il
Regno di Dio e diffondere questo
’emozionante storia di Ir. Gilson conferma la
L
preziosità di questa azione dove l’evangelizzazione sposa felicemente e senza conflitti la
promozione umana.
Ma ci sono anche storie più semplici di giovani del nostro gruppo missionario che hanno
vissuto l’esperienza dell’incontro e del servizio
in queste realtà. Se si domanda loro se vale la
pena visitare Cracolandia, o fare esperienze di
evangelizzazione a favore dei “moradores de
rua” rispondono con condivisioni sincere e fatti
semplici che hanno toccato le loro vite e cambiato in forma definitiva certe abitudini.
• “Ho conosciuto Marcelo sulla strada. L’unica
cosa che gli appartiene è un pezzo di cartone che
usa come letto, come casa, come tutto. Siamo andati a comprare qualcosa da mangiare per lui e ritornando l’abbiamo trovato mentre riassettava quel
pezzo di cartone per offrirci la possibilità di sedere al
suo fianco. Dal giorno in cui ho incontrato Marcelo,
non ho più scelto cosa mangiare e non ho più lasciato resti di cibo nel piatto”. (Pericles, 18 anni, GIMVI)
• “Sono andato a Cracolandia con il desiderio di
conoscere questa realtà e di donare un po’ del mio
tempo a questi fratelli. Ho incontrato un signore
12
Alessio Ortu
Alessio Ortu
di me. Durante un ritiro il Signore mi
ha aiutato a comprendere che cosa
stavo vivendo, mi ha fatto capire
che quello che mancava alla mia
vita era Lui. “Maestro buono, che
mi manca ancora? … Ora va, vendi
tutto quello che hai, dallo ai poveri
e seguimi”. Così ho fatto. Arrivando
nella casa di accoglienza dove in
quel momento vivevo, ho scelto di
donare ciò che avevo ai poveri, per
cercare ciò che poteva riempire la
mia vita, cioè Dio. Nel cammino di
formazione cristiana e di preghiera
non mi sentivo più vuoto perché
avevo incontrato il vero amore della
mia vita, migliore di qualsiasi altra
cosa.
Dopo un discernimento, sono
entrato a far parte della comunità Missão Belem. Ho ricominciato
a studiare e mi sono buttato nella
pastorale. Chi si sarebbe immaginato che Dio mi avrebbe condotto
amore che mi ha salvato. Con Maria, anch’io voglio lodare il mio Dio:
“L’anima mia magnifica il Signore e
il mio spirito esulta in Dio mio salvatore perché ha guardato alla mia
miseria... Ha fatto uscire il povero
dalla spazzatura per farlo sedere tra
i grandi”.
Grazie Signore!
che vive lì da una vita e mi ha detto: “Quando vieni
a evangelizzare non venire con l’orologio. Dà a Dio
tutto il tuo tempo”. Questa persona mi ha evangelizzato!”. (Tiago, 24 anni, parrocchia S.S. Trinidade,
Campo Limpo, San Paolo)
• Ho conosciuto Wagner, un giovane venuto da
São José dos Campos. É stato arrestato e, non avendo i soldi per rientrare nella sua città, è stato costretto a rimanere a San Paolo cadendo nella dipendenza dal crack. Wagner era in compagnia di altri due
giovani che stavano fumando. Li osservavo, lui e i
suoi compagni, e mi sono accorta che, mentre stavamo in mezzo a loro, cercavano di nascondere la
loro pipa. Allora ho chiesto: “Perché vi nascondete
per fumare?” E lui mi ha risposto: “Io vi rispetto, voi
siete la presenza di Dio in mezzo a noi. Ma io non ho
le forze per uscire dal crack. Non ho fede”. (Evelyn, 24
anni, GIMVI)
Per questi e centinaia di altri fratelli che aspettano di ricevere la luce della fede, questo sforzo
di comunione e di annuncio ha un grande valore. Il Signore ci dia coraggio e forza per seguirlo
sulla strada che ci sta indicando e sulla quale Lui
stesso ci aspetta per camminare insieme.
vita spirituale
I
l Vangelo secondo Marco è il più
antico ed é quello usato dai Padri
per far conoscere la persona di Gesù
a chi si preparava al battesimo. E proprio in questo Vangelo Gesù è ritratto
sempre per strada. Sfogliando le sue
poche pagine siamo messi dinanzi a
continui movimenti: “In quei giorni
Gesù venne da Nazareth…” (Mc 1,9);
“Lo Spirito lo sospinse nel deserto…”
(1,12); “Gesù si recò nella Galilea…”
(1,14); “Andarono a Cafarnao” (1,21).
Gesù e la sua comunità sono sempre in cammino da un luogo all’altro
per annunciare il Vangelo, la Buona
Notizia del Regno. A chi cerca di trattenerlo egli risponde: “Andiamocene
altrove per i villaggi vicini, perché io
predichi anche là. Per questo infatti
sono venuto” (1,38). A chi gli chiede
di seguirlo egli risponde con determinazione: “Le volpi hanno le loro
tane e gli uccelli del cielo i loro nidi,
ma il Figlio dell’uomo non ha dove
posare il capo” (Lc 9,58).
Sì, la vita di Gesù e dei suoi discepoli è per strada: il luogo dove poter
incontrare gli uomini e donne del
suo tempo. Su queste strade Gesù
si è fatto raggiungibile, si è lasciato
provocare dalle storie di coloro che
incontrava. Su questi cammini polverosi gli uomini ammalati di lebbra
lo hanno potuto avvicinare (1,40s),
Levi si è lasciato guardare (2,13s), gli
uomini posseduti da spiriti maligni
sono stati liberati (5,1s; 9,14). Ed è su
queste strade che Gesù invia due a
due i suoi discepoli chiedendo loro
di non prendere nulla per il viaggio:
né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa… (6,8), di entrare nelle case,
farsi ospiti e non padroni (6,10). Per
strada i discepoli riconoscono la vera
identità di Gesù, il Messia inviato da
Dio (8,27), lungo la via sono invitati
a seguirlo per comprendere il senso
della sua passione, morte e risurrezione (8,34s). Su una via, Gesù carica
la sua croce, e lungo la via fuori dalle mura della città, egli è crocifisso
(15,21.29). Ed una volta risorto sempre per strada incontra Maria di Magdala, inviandola agli apostoli (16,9),
annunciatori della Pasqua per le vie
Chiesa
on the road
“con Gesù
sulla strada”
del mondo.
Con questo sguardo fugace ad uno
dei Vangeli comprendiamo quanto
sia capitale la strada per la comunità
del Signore che vive nell’oggi della
Chiesa. È sulla strada infatti che Gesù
ha raccontato l’amore di Dio verso i
suoi figli. Pensiamoci, egli non ha invitato le persone a casa sua, non ha
organizzato eventi dicendo: “Venite
da me!”, “Venite da noi!”. Buon pastore, non ha atteso la pecora perduta,
ma si è messo a cercarla (Lc 15,4-7).
Lui, Porta delle pecore (Gv 10,7), non
si è messo dietro una soglia per attendere il bussare di qualcuno, ma si
“è aperto” perché chiunque, incontrandolo, potesse sentirsi a “casa sua”.
Ed è in fedeltà al “Vangelo della strada” che Papa Francesco sogna la
chiesa per l’oggi di Dio e del mondo.
Chiesa che nell’Evangelii Gaudium
definisce “in uscita” (20-24), chiesa
ospedale da campo, che esce dalla
logica del “venite da noi” per mettersi
lei stessa, seppure accidentata, sulle
vie del mondo per incontrare gli uomini laddove vivono. La strada non è
per la chiesa un optional, uno slogan
che passa, ma è il luogo decisivo per
divenire autenticamente compagna
di viaggio degli uomini, fedele alla
propria identità di comunità del Viandante di Emmaus, dell’Emmanuele, il
Dio con noi. Accettando oggi la sfida
della strada scopriremo ancora di più
la nostra identità: non a caso la Scrittura definisce i credenti: “quelli della
via” (At 9,2) cioè persone incontrate
dal Signore nei crocicchi delle loro
storie e che, salvati da Lui, divengono testimoni del tanto amore di Dio
per il mondo!
p. Luca Vitali CMV
13
raccontare la fede
Chi era Rosana Maria
Ventidue anni, timida e di poche
parole, ma coraggiosa e decisa, con
il volto illuminato dal sorriso. Le piaceva la musica, suonava la tromba e
il flauto. Frequentava il secondo anno
di farmacia all’Università e sin dai 17
anni partecipava al gruppo giovanile
GimVi della Comunità di Belo Horizonte. Una vitalità dai molteplici volti
che, in modo misterioso, neppure la
prognosi di un tumore molto aggressivo alle ovaie è riuscita a spegnere
in 5 anni di lotta per la vita.
Guardandola, si può dire: “E’ riuscita a vincere la sua battaglia!”. È
vero che la mattina del 4 aprile 2013
è deceduta, ma la sua morte non è
stata una sconfitta, perché Rosana
Maria è riuscita a trasformare gli anni
di malattia in un cantico alla vita, in
un cammino spirituale progressivo
che l’ha portata ad affrontare la sofferenza e la morte con la lucidità e
la consegna che nascono dalla fede.
Vincere la
battaglia
Dopo 5 anni di interventi e
di chemioterapie,
l’azione devastante
di un tumore ha tolto la
vita a Rosana Maria - una
giovane brasiliana di Belo
Horizonte - senza riuscire
a spegnere la sua fede
e la sua testimonianza
cristiana.
mioterapie.
I vari ricoveri diventavano tempo
di nuove sofferenza ma, provvidenzialmente, anche occasione di crescita, come da lei stessa raccontato
al suo gruppo giovanile: “Quando
sono arrivata in ospedale, mi hanno
messo in stanza con una giovane che
soffriva più di me. Un giorno lei ha
detto: ‘Vedi, Rosana, oggi è un giorno
bellissimo!’ Ho guardato alla finestra
e ho visto il cielo carico di nuvole…
Un giorno orribile! Ma ho capito che
lei era riuscita a vedere più in profondità di quanto ne fossi stata capace
io. Allora le ho risposto: ‘È veramente
bellissimo!’ A partire da quel giorno,
ho avuto una certezza: la vita è bellissima, è un dono di Dio! Siamo noi
che scegliamo di vederlo o no!”
Agli amici che le domandavano
se fosse triste per la malattia, ha risposto: “No! Dio è buono e io amo
la mia vita! Ci sono tante persone e
bambini che soffrono, questo sì mi
rende triste…”
La sua esperienza di fede non è
però stata esente da dubbi, lotte e
Affrontare la malattia
I primi sintomi della malattia si
sono manifestati a 17 anni. Mentre
era a scuola, si è sentita male ed è
stata immediatamente ricoverata. Individuata una massa nell’addome, ne
ha subìto l’asportazione. Il risultato
della biopsia è stato molto duro: un
raro tumore di 16 cm alle ovaie, del
quale si conosce poco per debellarlo.
In questo primo periodo della
malattia, Rosana ha scritto così ad
un’amica: “All’inizio è stato facile, non
sentivo tanti effetti collaterali, mi coccolavano (…). Ma, a partire dal secondo ciclo di chemioterapia, tutto il mio
corpo era dolorante, avevo nausea, le
mie braccia erano debolissime. Appena arrivata all’ospedale, avrei voluto fuggire (…). Mi rimaneva soltanto
di abbandonarmi alla volontà di Dio
(…). Credo che sia stato grazie a tale
abbandono che tutto si è trasformato
nell’esperienza più pura e più bella
mai vissuta. Tutti i giorni mi capitava
qualche fatto che dimostrava l’amore
di Dio per me. Era troppo amore!”
Con la chemioterapia comincia-
14
Rosana Maria de Rezende Freitas al corso di farmacia dell’Università di Belo Horizonte
(Brasile).
va una battaglia tenace che faceva
crescere la speranza. Dopo, però, il
sarcoma è riapparso altre due volte,
molto più forte di prima, espandendosi all’addome. Bisognava ricominciare tutto da capo: nuove visite,
nuovi interventi, nuovi cicli di che-
domande, manifestate soprattutto in
occasione degli ultimi interventi chirurgici: “Provo una paura mai sentita
in tutto questo tempo. Tutto è così
buio e arido. Pregare, più di ogni
altra cosa, mi costa molto. Stavolta
ho paura dalla radice dei capelli fino
Rosana Maria (prima a destra), con i genitori Adair e Auxiliadora, il fratello Elias e la cognata Michelle, sposi consacrati della Comunità di Belo Horizonte.
alle dita dei piedi. Pregate per me,
perché io faccia sempre la volontà
di Dio nella gioia”. Tuttavia, il dolore
maggiore non era fisico e psicologico, ma spirituale, sino a farle dire:
“Nella misura in cui il tempo passava,
mi sembrava che Dio si allontanasse, il dolore fisico era costante, e mi
pareva che la distanza di Dio facesse
aumentare la sofferenza”. Rosana ha
superato questi momenti rifugiandosi nell’Eucaristia e vivendo una
progressiva identificazione con Gesù
crocefisso. Anche quando le cure le
impedivano di andare a Messa, desiderava ricevere l’Eucaristia e questo
la riempiva di conforto e gioia. Nelle
ultime settimane, andava unendosi
sempre di più al Crocifisso, nel dolore
e nella consegna, fino a dire: “Lui sta
sempre con me!”
Il quotidiano e il suo amore
alla missione
Contrariamente agli esami clinici e alla prognosi, Rosana Maria
desiderava continuare a fare le cose
normali della sua età. Per questo, si
aggrappava a tutte le sue forze per
continuare ad affrontare lo studio e
gli esami universitari. Partecipava fedelmente agli incontri di formazione
e alle attività missionarie del gruppo
giovanile, talvolta anche quando le
sue condizioni di salute avrebbero
giustificato la sua assenza. Neanche
le basse difese immunitarie le hanno
impedito di partecipare, per qualche
giorno, alla missione evangelizzatrice che, ogni anno, a gennaio, i suoi
amici del GimVi realizzano in altre
città.
Anche la preghiera e la partecipazione alla Messa domenicale facevano parte del suo quotidiano. In esse
trovava forza e uno spazio di intimità
con Dio. Rosana, però, non pregava
solo per sé, ma per tutte le persone
conosciute che soffrivano, fino ad includere nelle sue preghiere i poveri
e le situazioni di dolore del mondo
intero. Con questo cuore missionario
ha gioito per la scelta di suo fratello
Elias e della moglie Michelle, sposi
consacrati della CMV, di condividere un anno della loro vita nella missione di Maputo, in Mozambico. Li
ha incoraggiati a fare questo passo,
scrivendo loro: “Da quando la CMV è
in Africa, ho desiderato andarci con
tutto il cuore. Attraverso di voi sto
realizzando il mio sogno. La missione
diventa vera soltanto quando è segnata dalla croce. Pertanto, rimanete
saldi nella vostra missione, cosi come
anch’io sto cercando di rimanere salda nella mia”.
Gli ultimi giorni
Appena iniziata la Settimana
Santa del 2013, le sue condizioni si
sono aggravate. Rosana ha chiesto
l’Unzione degli Infermi e l’Eucaristia.
Appena ricevuti questi sacramenti,
ha esclamato: “Ero nel buio, ora sono
nella luce”.
Alcune ore prime di morire, ha
chiamato i genitori, Adair e Auxiliadora, e i familiari. Ha salutato ciascuno e,
come è abitudine in Brasile, ha chiesto di essere benedetta dai genitori.
Poi, a sua volta, li ha benedetti. In questo momento estremo li ha consolati
dicendo: “Forza! Pregate per me, io
pregherò per voi”. Ha consegnato al
papà un anello di legno, segno della sua donazione a Gesù. Dopo aver
pregato e cantato insieme, ha invitato tutti a stare in silenzio. Tenendo in
mano una croce, l’ha baciata e ha detto: “Amato mio!” Poi l’ha messa sotto
il capo e l’ha tenuta così sino alla fine.
Ha chiesto di essere seppellita
con la maglietta del GimVi, con la
“capulana” (tessuto usato dalle donne mozambicane) e con un semplice
paio di sandali, segni della sua consegna e del suo cuore missionario. Un
cuore vincitore e pieno di amore, che
continua a pulsare in cielo.
p. Cesare Serrau CMV
15
ascolta la parola!
Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama
si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli
rendevano lode.
Venne a Nazareth, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di
sabato, entrò nella sinagoga e si
alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo
e trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di
me; per questo mi ha consacrato
con l’unzione e mi ha mandato a
portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri
la liberazione e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del
Signore .
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò
all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire
loro: “Oggi si è compiuta questa
Scrittura che voi avete ascoltato”.
Tutti gli davano testimonianza
ed erano meravigliati delle parole
di grazia che uscivano dalla sua
bocca e dicevano: “Non è costui
il figlio di Giuseppe?”. Ma egli rispose loro: “Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico,
cura te stesso. Quanto abbiamo
udito che accadde a Cafàrnao,
fallo anche qui, nella tua patria!”.
Poi aggiunse: “In verità io vi dico:
nessun profeta è bene accetto
nella sua patria.”
Lc 4,14-24
I
n questo testo Luca ci invita
a contemplare Gesù come
l’inviato del Padre, il consacrato per
eccellenza che realizza la missione
profetizzata tanti secoli prima. Infatti nel tempo del profeta Isaia gli
israeliti erano scoraggiati e delusi,
perché dopo il ritorno dalla deportazione in Babilonia non erano stati
accolti bene da chi era rimasto in
16
Consacrato
e inviato
patria e vivevano in condizione di
estrema miseria. In questa situazione difficile, sorse un profeta, Isaia,
che seppe infondere coraggio e
speranza a chi era deluso, che sanava ogni cuore spezzato dal dolore,
che promulgava da parte del Signore un anno di grazia e di vita nuova
per tutti.
Entriamo anche noi nella sinagoga di Nazareth per ascoltare il Signore, con gli occhi fissi su di Lui. Siamo
tra gli ascoltatori di Gesù, cioè tra i
semplici, i puri di cuore, che si lasciano sanare, convertire, cambiare dalla
sua Parola di Verità.
Per il Battesimo anche noi veniamo consacrati dallo Spirito e inviati a
nostra volta ai poveri, agli emarginati, ai perseguitati, ai prigionieri della
droga, della prostituzione, della violenza…inviati per essere, come Gesù
e con Gesù, messaggeri della lieta
notizia della vera liberazione.
Papa Francesco nella Evangelii
Gaudium (197 - 198) cita questo testo
di Luca e aggiunge: “A quelli che erano gravati dal dolore, oppressi dalla
povertà, (Gesù) assicurò che Dio li
portava al centro del suo cuore e con
essi si identificò insegnando che la
misericordia verso di loro è la chiave
del cielo. (cf. Mt 25,35)”
“Siamo chiamati a scoprire Cristo
nei poveri, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche
ad essere loro amici, ad ascoltarli, a
comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro.”
L’amore, l’accoglienza di ogni
povero che s’incontra, diventano
vita concreta nell’esperienza un po’
singolare che ci racconta una missionaria. “Ero a Mombasa, in Kenya,
per qualche giorno di riposo, in un
convento di suore. La prima notte,
verso l’alba, ci sveglia un forte rumore di vetri che cadono e quasi
subito due persone incappucciate e
armate entrano nelle nostre stanze,
ci obbligano a riunirci e ci chiedono soldi. La suora più anziana si fa
coraggio e dice: ‘Tutto quello che
riceviamo è destinato ai poveri della baraccopoli qui vicino. Ci rimane
solo un po’ di cibo e indumenti per i
bambini.... Dalla voce sembrate molto giovani! Perché volete rubare? Noi
vogliamo aiutarvi, fare qualcosa per
voi…. Avete fame?’ Alla loro risposta
affermativa, la suora corre in cucina. I
due rimangono fermi, immobili. Io mi
accorgo che uno ha un polso ferito,
sanguinante e mi offro per medicarglielo, chiedendo il favore di porre
l’arma sul tavolo. L’amore vince: entrambi i ragazzi depongono le armi
e si scoprono il volto chiedendoci di
non chiamare la polizia. Sono due
fratelli di 15 e 17 anni che abitano
nella stessa baraccopoli dove operano le suore. Da quel giorno sono
diventati amici delle suore e assicurano la protezione del convento da
qualsiasi assalto”.
Il povero nasconde un segreto nel
suo cuore che ci invita ad amarlo gratuitamente per quello che è, senza
pretendere nulla, ma anche lasciandoci amare da lui come sa e può fare.
Tutto questo è confermato dalle
vite di tanti cristiani che si dedicano
all’aiuto dei più bisognosi. Mons.
Pavone si occupa dei più poveri tra i
tossicodipendenti e dice: “Se vuoi incontrare, amare e seguire Gesù, cercalo nascosto e autenticamente vivo
nella carne degli ultimi, dei perduti,
dei rifiuti umani; lì Lo trovi sempre.
Lì puoi unirti a Lui, alla sua passione,
perché lì, al posto del grazie, ricevi
insulti e se offri loro del pane te lo
buttano in faccia”.
Il vescovo Fulton Sheen in una
sua omelia dice: “Sono sceso in strada
e ho visto Gesù in croce; sono corso
per schiodarlo, ma Lui mi disse: ‘Vedi
tutti quegli uomini che sono pure in
croce? Ebbene Io non scenderò dalla
mia croce se tu non ti darai da fare
per far scendere pure loro’”.
Maria Rosa Testa CMV
dal mondo
D
opo 57 giorni di prigionia, il
1 giugno scorso, sono stati
liberati i due sacerdoti italiani e la
suora canadese, suor Gilberte Bussiére, rapiti in Camerun.
Don Gianantonio Allegri e don
Giampaolo Marta sono due sacerdoti Fidei Donum di Vicenza, impegnati nella evangelizzazione e nella
promozione umana nella diocesi di
Maroua-Mokolo, nel nord del Camerun, là dove l’obiettivo principale è rimettere in piedi l’uomo.
La loro esperienza di missione si
è purtroppo interrotta a causa del
presenza Signore”: queste le parole
di una preghiera che ha accompagnato l’inizio di ogni loro giornata
nella drammaticità dell’insicurezza, dove 10 litri di acqua al giorno
dovevano bastare per qualsiasi esigenza, dormendo a terra, sopportando il sole cocente, mangiando il
poco cibo che veniva loro dato.
Lunghe giornate durante le quali non si poteva far nulla, ma in cui la
fraternità, la condivisione della Parola, il dialogo sono stati ciò che ha
trasfigurato quello che sembrava
un inferno nel tesoro nascosto nel
campo: la possibilità di essere annunciatori del Vangelo con la vita.
Don Giampaolo Marta e don Gianantonio Allegri, con padre Amedeo Porcu di Cagliari,
durante la testimonianza tenuta presso la comunità di Lonato
sequestro avvenuto il 4 aprile, ad
opera di guerriglieri probabilmente
appartenenti alla setta islamista nigeriana dei Boko Haram.
Un’esperienza che i due sacerdoti vicentini hanno definito un
“piccolo inferno”, scandito da giornate lunghissime, dove l’unica forza
che li ha tenuti in vita è stata la preghiera, la fraternità e l’esperienza di
condivisione.
“Trovare nella nostra vita la tua
Il primo segno della presenza
di Dio che li accompagnava si è
potuto vedere fin dai primi giorni,
quando tra gli oggetti che i soldati avevano rubato al momento del
rapimento e che erano stati subito
loro riconsegnati, hanno ricevuto
una piccola borsa che conteneva
l’occorrente per la celebrazione della messa. I due sacerdoti hanno così
potuto celebrare per alcuni giorni,
mentre a pochi metri da loro i sol-
“Trovare
nella
nostra
vita la tua
presenza
Signore”
Esperienza di prigionia
di don Gianantonio e
don Giampaolo, Fidei
Donum vicentini, rapiti
in Camerun
dati si radunavano per pregare con
il Corano.
Nelle giornate che trascorrevano lente i due sacerdoti vicentini
e suor Gilberte hanno riscoperto il
volto di un Dio che non abbandona,
ma che si è fatto incontrare, facendosi compagno di viaggio in questa
esperienza.
È cresciuta profondamente in
loro la consapevolezza che anche
la prigionia di quei giorni fosse una
chiamata a essere Chiesa missionaria. Sostenuti dalle preghiere della diocesi di Maroua-Mokolo e di
quella vicentina, oltre alla vicinanza
e all’affetto di conoscenti e di amici
che stavano pregando per loro, don
Giampaolo e don Gianantonio sono
andati avanti con forza, sentendosi
segno di una Chiesa che annuncia,
non solo a parole, ma con la stessa
vita il proprio credo, e percependo
la grazia della fraternità e dell’unità
che è diventata salvezza per loro.
Alessia Gattamelata CMV
17
In Nigeria
In un Paese dove i fatti di persecuzione contro i cristiani sono ormai
all’ordine del giorno, dove imperversa il terrorismo islamico, e dove
l’intolleranza religiosa è fortissima,
arriva un seme di speranza nella testimonianza di don Ugonna Mbonu,
giovane sacerdote della diocesi di
Orlu Imo, nella regione sud-orientale
della Nigeria.
Nella zona sud non ci sono problemi di terrorismo o di insicurezza
ma pochi sono troppo ricchi, pochi
hanno il necessario, mentre gli altri
sono poveri e la gente non riesce ad
andare avanti. Nel Nord, invece, la
situazione è più difficile: frequentemente gli estremisti lanciano bombe
nelle piazze e sulle Chiese durante le
celebrazioni. La situazione è molto
grave, tanti cristiani sono stati costretti a fuggire.
Di fronte a questo scenario di
disperazione, di miseria e di dolore,
don Ugonna - tra la sua gente - offre
un chicco di speranza.
18
Una chiesa
che soffre
o una
chiesa in
cammino?
Racconta don Ugonna:
“Sono entrato in seminario nel
1989, eravamo 213 seminaristi. Di
questi, solo sette sono stati ordinati
sacerdoti il 19 agosto 2006; dopo l’ordinazione ho lavorato per sei anni nella mia diocesi di Orlu Imo, in Nigeria.
Tante le sfide, tante le vite incontrate,
tra dolore e speranza, in questi anni
di pastorale qui in terra nigeriana.
La gente è caritatevole, accogliente
e generosa, ama la sua Chiesa, ne apprezza la fede e ha molto rispetto per
i sacerdoti e i consacrati, a tal punto
che la Chiesa cattolica, qui, è chiamata ‘Uka Fada’, che significa ‘Chiesa del
sacerdote’; il sacerdote è il loro re e
profeta; da parte sua, il sacerdote è
completamente a servizio del suo
popolo.
La Nigeria è una terra che soffre.
Le difficoltà economiche, sociali e politiche non mancano; ci sono tante
sfide: religiose, culturali, sociali. La
mortalità infantile e materna sono
altissime, la poligamia è diffusa a
macchia d’olio, così come l’infedeltà
coniugale, il paganesimo e il neopaganesimo, la magia e i cosiddetti
‘feticci’, oggetti considerati sacri a cui
vengono attribuiti poteri magici. Ed
ancora: si sta espandendo l’influenza
dell’Islam, dilaga il protestantesimo.
E la situazione per la gente è difficile: povertà estrema, malattie, gravidanze indesiderate e in giovanissima
età, matrimoni precoci. A questa situazione se ne accompagna una, a
livello politico, inaccettabile: cattivo
governo, disoccupazione che schizza
alle stelle, mancanza di servizi di base
come abitazioni, strutture sanitarie,
rete elettrica nelle campagne. “
A servizio degli ultimi
“Oltre alla normale attività pastorale di un parroco, mi sono occupato
dei bisogni primari della mia gente,
aiutando gli orfani, le vedove e tutti
i poveri nell’emergenza alimentare e
distribuendo loro cibo. Ho costruito
una piccola fabbrica per dare lavoro
a questa povera gente che non ha
nessuna attività. Questo progetto
ha contribuito anche a far diminuire
l’attività criminale nella zona. Ho poi
fondato una scuola di informatica
per aiutare i più giovani ad imparare
l’uso del computer: una conoscenza
utile per trovare un lavoro in questo
settore”.
Don Ugonna Mbonu
LA CHIESA NIGERIANA
L’evangelizzazione in Nigeria è iniziata
intorno al 1885 grazie ai missionari della
Società della Missione di Africa (SMA) e
a quelli della Congregazione dello Spirito
Santo (CSSP), provenienti da Francia e
Irlanda.
L’evangelizzazione si è subito associata alla
promozione umana.
• I Cattolici rappresentano il 15% della
popolazione
• Attualmente la chiesa nigeriana è
costituita da:
9 sedi metropolitane
44 diocesi suffraganee
2 vicariati apostolici
• Nella capitale é presente un’università
cattolica
• Il clero è composto per il 70% da persone
dell’etnia Igbo (uno dei più grandi gruppi etnici
africani)
• Nel clero sono presenti
3 cardinali
9 arcivescovi
più di 50 vescovi
• Nel 1998 Giovanni Paolo II ha
beatificato Cyprian Michael Iwene Tansi
co.mi.vi.s.
P
Il Centro Socio
Sanitario di Yopougon
è ormai una realtà
A
Yopougon, in Costa d’Avorio, è stato
ultimato il nuovo Centro Socio Sanitario. Il Centro, finanziato con i proventi del
5x1000 e le elargizioni liberali di tanti sostenitori, sarà inaugurato nei prossimi mesi
e diventerà il punto di riferimento per la
salute di base per almeno 50.000 persone
dei quartieri limitrofi.
Il piano terra della struttura sarà riservato
alla medicina di base: la hall per l’accoglienza dei pazienti, la sala di accettazione, gli
ambulatori medici, l’infermeria, la farmacia,
la sala per i trattamenti in day-hospital saranno frequentati ogni giorno da decine di
malati delle zone più povere, per un totale
di circa 10.000 visite e prestazioni sanitarie
all’anno. Altre sale saranno utilizzate per i
corsi di alfabetizzazione delle donne, per i
servizi di inserimento professionale e per
l’attività di promozione umana della Caritas. Il primo e il secondo piano accoglieranno invece la biblioteca per gli studenti del
liceo e dell’Università e un salone per conferenze ed incontri. Finalmente una struttura nella quale sarà possibile potenziare
e sviluppare le attività presenti da oltre 20
anni a servizio dei più poveri.
Ma, senza l’aiuto di tanti, tutto ciò non sarebbe stato possibile. Grazie!
S.:
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19
news
Segno di un
amore che
raggiunge
gli ultimi
Dalla missione di Texcoco
Daniela Fois e Lucia
Autelitano, ci raccontano
l’esperienza della neo-nata
Fraternità di misericordia.
è minima; il parroco non riesce
a raggiungere frequentemente
questa zona e la piccola chiesa,
dopo 14 anni dall’inizio dei lavori,
è ancora senza tetto, pavimento e
finestre.
Siamo presenti nella zona per 4-5
giorni alla settimana con l’obiettivo di essere un segno dell’amore di Dio che vuole raggiungere
quelli che si sentono emarginati
a causa della povertà. Con quali
strumenti tentiamo di raggiungere questo obiettivo? Prima di tutto con la certezza che è Dio che
vuole incontrare queste persone
e rivelare loro il suo cuore, e poi
abitando in una casa come la loro
e accogliendo serenamente l’assenza di mezzi considerati “indispensabili”.
Anche le iniziative pastorali si
Daniela Fois di Cagliari e Lucia Autelitano di Padova con una signora della parrocchia
nella quale prestano servizio
bbiamo iniziato l’esperienza
A
della Fraternità di misericordia nel dicembre del 2013, in una
20
parrocchia di 44.000 abitanti della diocesi di Texcoco, inserendoci
nella cappella più lontana dalla
chiesa centrale. La zona è molto povera, le case sono costruite
sulla collina, non ci sono strade
asfaltate né i servizi minimi (acqua, luce, fognature…).
La partecipazione alla vita di fede
svolgono con semplicità, regalando alle singole persone ascolto,
fraternità e speranza. A volte gli
incontri per conoscere la Parola di
Dio si svolgono nella veranda di
una casa, perché dentro non c’è
spazio per tutti. L’incontro è sempre accompagnato da bambini
che piangono, cani del vicinato
che abbaiano, il passaggio del camion dell’acqua potabile. Però è
commovente il loro desiderio di
IV
Convegno
Missionario
Nazionale
na ventata di missionarietà
U
si è alzata dal IV Convegno
Missionario Nazionale dal titolo:
“Alzati e va’ a Ninive, la grande città”… dove il Vangelo si fa incontro.
Si è vissuto a Sacrofano (Roma) dal
20 al 23 novembre.
I numerosi convegnisti, tra i quali una rappresentanza dei nostri
missionari e missionarie, sono stati accolti da un “Villaggio”, allestito
dai giovani.
Attraverso il “Village” - che con le
sue 5 aree tematiche rappresentava la Ninive di oggi - si accedeva
alla sala del Convegno che ha visto alternarsi al tavolo dei relatori,
esperti quali: P. Gustavo Gutiérrez,
teologo di fama internazionale,
Mons. Ambrogio Spreafico, presidente di Missio, suor Antonietta
Potente, la prof.ssa Luisa Tosolini, i
coniugi Mauro e Chiara Magatti e i
biblisti Rosanna Virgili, P. Ferdinando Armellini e don Antonio Pitta.
conoscere il volto di Dio e lo stupore davanti alla Buona Notizia
annunciata loro.
Alcune delle caratteristiche di
questa esperienza sono la semplicità della nostra presenza, l’accoglienza di ogni piccolo passo che
agli occhi del mondo può apparire insignificante ma prezioso per
Dio, la forza di “essere-con”. Quale è, allora, l’efficacia del segno
che vorremmo essere in mezzo ai
fratelli? Una risposta arriva dalla
gente, attraverso la gioia di essersi sentiti raggiunti, di sentirsi importanti agli occhi di un Dio che
è venuto a cercarli sino alla cima
del “cerro” (la collina) per dire loro
quanto li ama.
La Gioia del Vangelo:
una gioia missionaria
III Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali e delle
nuove comunità.
Gli elementi esegetici e teologici
del libro di Giona sono stati letti in
chiave “missionaria”, avendo come
sfondo il desiderio di capire come
raggiungere la persona ed evangelizzare la città – centro e periferia – oggi.
E il tutto avendo come orizzonte anche il V Convegno Ecclesiale
Nazionale che si celebrerà l’anno
prossimo a Firenze, al quale si vorrebbe offrire un apporto specificamente missionario.
Il Convegno non è terminato, anzi
inizia proprio ora per tutti: è tempo di rimboccarsi le maniche perché tutti assieme possiamo, come
dice Papa Francesco “porre in atto
i mezzi necessari per avanzare
nel cammino di una conversione
pastorale e missionaria, che non
può lasciare le cose come stanno”
(Evangelii Gaudium, 25).
Raffaella Campana CMV
un anno dall’incontro dei
A
movimenti e delle nuove
comunità con Papa Francesco a
Pentecoste, dal 20 al 22 novembre si è tenuto il III Congresso
mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità. Delegati di tutte le realtà associative
internazionali che si riferiscono
al Pontificio Consiglio per i Laici,
provenienti da tutti i continenti ed alcuni vescovi provenienti
da realtà diocesane e dalla curia
romana, si sono riuniti presso il
Pontificio Collegio Internazionale Maria Mater Ecclesiae.
«Siete un dono e una ricchezza
nella Chiesa! Questo siete voi!
[…] Portate sempre la forza del
Vangelo! Non abbiate paura!»:
questo è il compito affidato dal
Santo Padre ai movimenti ecclesiali, nell’incontro di Pentecoste
2013, che, unito allo slancio
dell’Evangelii Gaudium, ha portato a scegliere come titolo del
convegno: “La Gioia del Vangelo:
una gioia missionaria”.
La ricerca dell’edificazione di una
Chiesa in uscita, alla luce delle
esperienze, delle sfide e delle
difficoltà che movimenti ecclesiali e nuove comunità vivono
oggi, ha guidato la riflessione
scandita da relatori provenienti
dal mondo accademico, dai movimenti stessi e dalle gerarchie
ecclesiastiche.
La fraternità è stata una delle parole d’ordine poiché ogni
momento non ha avuto lo stile
di una riunione accademica di
esperti, ma quello dell’incontro,
del mutuo ascolto, del confronto fraterno, nella costante ricerca della volontà di Dio per la Sua
Chiesa.
Da questo convegno, accompagnato dallo Spirito Santo, crediamo possa nascere un nuovo
slancio per partecipare sempre
di più al gioioso servizio del Regno.
Una nuova
esperienza…
omenica 14 settembre 2014
D
per la nostra Comunità è iniziata una nuova esperienza: P. Mar-
co Paini ha assunto la parrocchia di
San Germano e Martino a Scisciano (NA), in veste di amministratore parrocchiale. Siamo grati per la
fiducia del vescovo di Nola, Mons.
Beniamino De Palma, che ci ha dato
la possibilità di servire il popolo di
Dio anche in questa modalità. L’accoglienza dei parrocchiani è stata
calorosa e animata dal desiderio di
percorrere insieme questo nuovo
cammino.
Mons. Beniamino De Palma, vescovo di Nola, con don Arcangelo Iovino, durante la
lettura del mandato a padre Marco Paini
21
Campus Internazionale
Caritas 2014
E... state in fraternità
uesto lo slogan del II Campo estivo internazioQ
nale di formazione, servizio e volontariato, realizzato nella nostra casa di Quartu S. Elena dal 17 al 24
agosto 2014. L’evento, per giovani dai 16 ai 30 anni, è
stato organizzato dal Gruppo diocesano di educazione alla mondialità (GDEM) della Caritas di Cagliari, in
collaborazione con le realtà missionarie e associative
presenti sul territorio.
Il campo ha radunato una settantina di giovani dai 16
ai 30 anni, provenienti dalla diocesi di Cagliari, Oristano e da altre diocesi della Sardegna e dalle Caritas di
Algeria, Tunisia, Padova, Mondovì. Tra i partecipanti,
numerose le presenze di rifugiati politici di origine
africana e medio orientale che attualmente risiedono
a Cagliari, per un totale di 17 nazionalità diverse: un
bellissimo arcobaleno di colori, lingue e religioni per
una settimana all’insegna della fraternità, del dialogo
ORDINAZIONI
interreligioso e dell’interculturalità.
Il direttore della Caritas di Cagliari, don Marco Lai, ha
così commentato l’esperienza: “Il tema del campo estivo è stato la fraternità. I giovani, pur di matrice religiosa
diversa, hanno potuto vivere un’esperienza intensa e
significativa del Vangelo, ascoltando l’invito del Papa
di una Chiesa ‘in uscita’ che incontra le periferie”.
CMV Quartu
A un mese di distanza l’una dall’altra, la nostra
comunità ringrazia per due ordinazioni sacerdotali.
Il 25 ottobre 2014 Massimo Sandrinelli, di Foresto
Sparso (BG), che da vari anni si trova a Lima (Perù),
è stato ordinato sacerdote nella sua parrocchia di
origine, per l’imposizione delle mani di Mons. Francesco Beschi.
22
Alla mensa Caritas di Cagliari, 7 giovani campisti danno una
mano ai volontari che ogni giorno dispensano i pasti principali
a 700 utenti.
Aldo Vittor il 22 novembre 2014 è stato ordinato sacerdote per l’imposizione delle mani di Mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, nella Basilica di Aquileia
(GO). Aldo è originario di Monfalcone (GO), e si trova
nella missione di Texcoco (Messico).
Rita Piga è partita per la
missione di San Paolo
(Brasile)
PARTENZE
Elisabetta Fabbri dalla comunità di Pordenone è partita per
Lima (Perù)
Dalla comunità di Lonato sono partiti Teresa
Paini e p. Sergio Cassol per Lima (Perù), p. Antonio Bossetti (al centro) per Texcoco (Messico)
P. Igino Sedda, nella foto con alcuni membri del
GimVi coppie di Nola, si è unito alla comunità di
Arecibo (Porto Rico)
ARRIVI
Da Imola, Elisabetta Marchioro
ha raggiunto la comunità di
Belo Horizonte (Brasile)
P. Roberto Atzeni
ha lasciato la comunità di Arecibo
(Porto Rico) per far
parte della comunità di Villaregia
P. Emanuele Ciccia
dopo il servizio svolto
a Yopougon si è unito
alla comunità di Lonato
Lucia Melis è rientrata da Texcoco
(Messico) per unirsi alla comunità di
Quartu
Marisa Piva, ora
nella comunità di
Imola, ha lasciato
Yopougon (Costa
d’Avorio)
23
Presepe Vivente Missionario
Comunità di Roma
- domenica 21 dicembre
- domenica 28 dicembre
- sabato 3 gennaio
Je-shuà Lonato del Garda
Nola
Villaregia
Quartu S.E.
Roma Imola
Pordenone Cana
17 - 19 aprile 2015
20 - 22 marzo 2015
13 - 15 marzo 2015 a Montevarchi (Ar)
27 febbraio - 1 marzo 2015
27 febbraio - 1 marzo 2015
27 febbraio - 1 marzo 2015
27 - 29 marzo 2015
Lonato del Garda
Nola
Villaregia
Roma
Pordenone Giona
Lonato del Garda
Villaregia
Emmaus Lonato del Garda
13 - 15 marzo 2015
6 - 8 marzo 2015
24 - 26 aprile 2015
29 - 39 marzo 2015
21 - 22 marzo 2015
Nola
Villaregia
Quartu S.E.
Roma
Imola
Pordenone 20 - 22 marzo 2015
20 - 22 febbraio 2015
28 - 29 marzo 2015
14 - 15 febbraio 2015
27 - 28 febbraio 2015
21 - 22 marzo 2015
21 - 22 marzo 2015
14 - 15 marzo 2015
18 - 19 aprile 2015
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il tuo indirizzo sulla ricevuta bancaria.
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Filiale di Porto Viro (RO)
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In caso di mancato recapito inviare all’Ufficio P.T. di Padova per la restituzione al mittente che si impegna a restituire la tariffa dovuta.
Orario di apertura: 15.30
Celebrazione eucaristica: 18.30
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Numero 73 - Dicembre 2014 - Comunità Missionaria di Villaregia