[ ] LA CARITÀ: “un cuore che vede” Benedetto XVI Quaresima 2006 Caritas Diocesana di Roma CARITAS DIOCESANA DI ROMA Piazza S. Giovanni in Laterano, 6a 00184 Roma tel. 06 69 88 64 24 fax 06 69 88 64 89 www.caritasroma.it c/c postale n. 82881004 Coordinamento editoriale a cura di Alberto Colaiacomo Claudio Pira Progetto grafico e impaginazione Italiana d’Arte Roma Foto Stefano Montesi Simona Granati Stampa Tipolitografia Trullo Via delle Idrovore della Magliana, 173 00148 Roma La Carità: “un cuore che vede”1 a Quaresima è il tempo che la Chiesa dedica alla riflessione ed all’incontro con Dio. Un periodo che ci invita alla conversione del cuore, al cambiamento di vita, e con saggezza la liturgia ce lo ripropone ogni anno, sapendo quanto tutti siamo bisognosi di questa trasformazione che ci porta a riscoprire il rapporto con Dio nella nostra vita e nella storia che viviamo. Per la Chiesa di Roma la riflessione quaresimale è incentrata in modo particolare sulla carità, invitando i fedeli a vivere una realtà di incontro, di conoscenza e di accoglienza autentica della persona di Gesù Cristo, nella Parola, nella liturgia, nella carità. Si tratta di un incontro in cui siamo posti a confronto con le esigenze di radicalità della Parola di Dio, degli atteggiamenti di Gesù, del cammino storico dell’uomo. Il deserto, il digiuno, la penitenza, il sacrificio, la croce vengono, nella liturgia quaresimale, insistentemente riproposti perché contengono, al di là del loro linguaggio di privazione, sorprendenti messaggi positivi di conversione, al di fuori o contro il modo di pensare e di vivere comune. Se ne capisce lo scopo: la Quaresima vuole “far rizzare la testa”, sorprendere appunto per poi scuotere e risvegliare l’esistenza. Il nostro vescovo Benedetto XVI ci presenta questo periodo come un’occasione privilegiata per il “pellegrinaggio interiore verso Colui che è la misericordia. Un pellegrinaggio in cui Dio stesso ci accompagna attraverso il deserto della povertà, sostenendoci nel cammino verso la gioia intensa della Pasqua”2. La misericordia è quindi la dimensione che il periodo quaresimale ci invita a vivere. Ma cos’è la misericordia? Comunemente la intendiamo come un sentimento benevolo di riconciliazione e perdono, essa invece ci viene presentata come “il limite divino imposto al male”3. In ogni epoca l’umanità ha rivolto a Dio la richiesta di L 1 Enciclica Deus caritas est 2 Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la Quaresima 2006 3 Giovanni Paolo II in “Memoria e identità” 3 gioia, di pace e di amore trovandosi nella miseria, nella solitudine, nella violenza e nella fame. La misericordia di Dio ha impedito che “il buio dell’orrore spadroneggiasse”4. Il significato della parola “misericordia” rappresenta uno degli aspetti fondamentali della morale della Bibbia ed esprime l’insieme dei gesti e degli atteggiamenti sui quali si fonda la vita sociale, senza dei quali la vita degli uomini diventa impossibile. La bontà e la misericordia di Dio costituiscono il cuore della stessa rivelazione del Sinai (Es 20,5-6). Gesù è venuto per rivelare la misericordia del Padre. Fin dall’inizio del suo Vangelo, Luca canta la misericordia di Dio (Lc 1,39-79). La carità della Chiesa opera di misericordia “Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione” (Mt. 9, 36). Con la citazione dell’evangelista Matteo il Santo Padre apre il suo messaggio per la Quaresima 2006, sottolineando come “lo sguardo commosso” di Cristo non cessa di posarsi ancora oggi sugli uomini: “con quello sguardo Gesù abbraccia i singoli e le moltitudini e tutti consegna al Padre, offrendo se stesso in sacrificio di espiazione”5. Lo sguardo compassionevole di Gesù altri non è che lo sguardo della Chiesa, chiamata alla carità “illuminata dalla verità pasquale”. L’amore del prossimo radicato nell’amore di Dio è compito della Chiesa e di ogni singolo cristiano che cerca così il bene integrale dell’uomo6 con l’evangelizzazione, la promozione nei vari ambiti della vita e dell’attività umana ed il sevizio della carità, per alleviare le sofferenze ed i bisogni degli uomini. La carità-amore deve guidarci a un impegno per lo sviluppo integrale dell’uomo di fronte al grido di dolore di miliardi di poveri ed emarginati che vivono oggi nel mondo. La compassione di Gesù per le folle è anche la preoccupazione per le esigenze terrene e materiali dei popoli. Più volte, raccontano i Vangeli, ha personalmente provveduto a sfamare, sanare, guarire ed alleviare le sofferenze “con questo pane dato a nutrimento del corpo volle preannunziare quel cibo celeste delle anime, che avrebbe largito agli uomini nella vigi4 Cfr. 2 5 Cfr. 2 6 Cfr. 1 4 lia della sua passione”7. La Chiesa è chiamata, noi siamo chiamati, ad agire innanzitutto secondo il modello offerto dal buon Samaritano: la risposta alle necessità immediate. Una risposta attenta, gratuita, disinteressata e con competenza professionale8. Le istituzioni caritative della Chiesa devono distinguersi per il fatto che non si limitano ad eseguire in modo abile la cosa conveniente al momento, ma si dedicano all’altro con le attenzioni suggerite dal cuore, in modo che questi sperimenti la loro ricchezza di umanità. Perciò, oltre alla preparazione professionale, per i cristiani impegnati nella carità è necessaria anche, e soprattutto, la « formazione del cuore »: occorre condurli a quell’incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l’amore e apra il loro animo all’altro, così che per loro l’amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall’esterno, ma una conseguenza derivante dalla loro fede che diventa operante nell’amore9. “Un cuore che vede”, l’espressione con cui il Santo Padre definisce la carità, esprime la dimensione profetica che essa ha per la Chiesa “sempre e per sua natura la carità sta al centro del Vangelo e costituisce il grande segno che induce a credere al Vangelo”10. Lo specifico dell’azione solidale del cristiano che lo distingue dall’opera del non credente non è sul piano fenomenologico né, tanto meno sul piano motivazionale: “(il cristiano) sa che l’amore nella sua purezza e nella gratuità è la migliore testimonianza del Dio nel quale crediamo e dal quale siamo spinti ad amare”. Di fronte alle ingiustizie che incontriamo nella vita di tutti i giorni, in cui molti uomini sono discriminati anche nella fruizione dei diritti essenziali quali la salute, il lavoro e l’istruzione, ed altri usufruiscono di diritti solo sulla “carta” come i senza dimora, gli immigrati e gli ex detenuti, la misericordia deve tradursi in gesti concreti e di progettualità al fine di rendere più giuste e dignitose le esistenze di tutti. Il volontariato, stile di vita di servizio concreto e gratuito, è una delle forme più alte dell’espressione della misericordia. Anche la partecipazione politica, l’informarsi, il saper far rappresentare le proprie convinzioni ed impegnarsi per dar voce a chi non ne ha, è una forma di misericordia. 7 Enciclica Mater et Magistra (par.3) 8 Cfr 1 9 Cfr 1 par. 31 10 Cfr 1 5 La Quaresima di carità Il periodo della Quaresima è allora da considerare come occasione propizia per formare i cuori all’incontro con Dio attraverso l’amore verso il prossimo e con l’impegno concreto nella solidarietà. Il digiuno e l’elemosina che, insieme alla preghiera, la Chiesa propone in modo speciale nel periodo quaresimale, sono esperienze che ci aiutano a prepararci all’amore. Ma questo incontro con chi soffre, è provato, malato, emarginato, prima di essere un’azione di aiuto, deve essere una presa di coscienza di se stessi. Rimanere accanto ai poveri vuol dire avere consapevolezza del proprio limite, delle proprie cadute, riconciliarsi con se stessi per non essere poi intolleranti nei confronti della povertà concreta, per non essere incapaci di accogliere le ricchezze e le contraddizioni dell’altro. Il povero, infatti, spesso vive nella contraddizione e si riesce ad accoglierlo solo se si ha chiara anche la contraddizione che c’è nel proprio cuore. La dimensione del servizio ai poveri è elemento costitutivo del cammino quaresimale per diventare partecipi del mistero della morte e resurrezione di Cristo. Dio ci salva in Cristo, liberandoci dalla nostra condizione di uomini peccatori ed educandoci a vivere da “figli di Dio”, che amano fino a dare la vita, con Cristo e come Cristo, per i fratelli. La famiglia fonte di carità La Chiesa di Roma è da tre anni impegnata nella riflessione pastorale sulla famiglia. La Caritas, per ciò che riguarda la dimensione più peculiare della carità, ha impostato il proprio cammino pastorale sull’esperienza di carità che si vive nei nuclei familiari. Una carità quotidiana, naturale, che nasce spontaneamente e che è vissuta in modo semplice, nei rapporti tra marito e moglie, tra fratelli, tra genitori e figli e con i più prossimi11. La famiglia è il luogo privilegiato dell’educazione e dell’esercizio della vita fraterna, della carità e della solidarietà, le cui forme sono molteplici. Nelle relazioni familiari si apprendono l’attenzione, l’accoglienza e il rispetto dell’altro. La vita in comune è poi un invito alla condivisione che fa uscire dal proprio egoismo. Chi impara a condividere e a donare scopre 11 Direttorio della pastorale familiare (cf.nn.156-158) 6 la gioia immensa che procura la comunione dei beni. I genitori, con il loro esempio ed il loro insegnamento, avranno cura di suscitare delicatamente nei propri figli il senso della solidarietà12. Anche il Santo Padre Benedetto XVI nell’enciclica Deus caritas est cita come paragone l’amore che nasce all’interno della famiglia per illustrare la missione della Chiesa nel mondo: “la Chiesa è la famiglia di Dio nel mondo. In questa famiglia non deve esserci nessuno che soffra per mancanza del necessario”. L’amore-agape che si forma tra i cristiani, figli di Dio e fratelli in Gesù, fa della Chiesa in quanto famiglia di Dio, un luogo di aiuto vicendevole e al contempo un luogo di disponibilità a servire anche coloro che, fuori di essa, hanno bisogno di aiuto. Porre l’attenzione verso le famiglie quali moltiplicatori di solidarietà, è opera basilare per quanti nella Chiesa promuovono l’amore misericordioso del Padre. Le proposte formative per vivere la Quaresima 2006 hanno quindi ancora una volta un riferimento alla famiglia e coinvolgono anche le comunità parrocchiali. don Guerino Di Tora Direttore 12 Giovanni Paolo II, Messaggio per la Quaresima 1997 7 [PROPOSTA 1] FAMIGLIE SOLIDALI ell’enciclica Deus caritas est il Santo Padre ci aiuta a riflettere sulla necessità di promuovere lo sviluppo dell’uomo andando oltre le analisi economiche e politiche che, seppur necessarie, appaiono complesse e non pertinenti al nostro vissuto, al quotidiano di ognuno di noi. Il Santo Padre ci invita a promuovere una revisione del nostro stile di vita in rapporto ai problemi ed alle necessità di giustizia, pace e sviluppo umano. La Quaresima è il momento privilegiato di un riavvicinamento al Padre attraverso la purificazione del cuore e si esprime in gesti significativi quali il digiuno e la sua stretta correlazione con l’elemosina. In questo caso ci priviamo di qualcosa per poterlo restituire in giustizia e in sviluppo. Il digiuno dal consumo oltre a rappresentare una forte esperienza di cammino di conversione è un modo per accogliere l’invito a vivere la Carità non solo come un’azione sporadica a favore di qualcuno ma come esperienza di salvezza che si manifesta nell’attenzione all’uomo, soprattutto quello lontano e che “non conosciamo”. Rivolgiamo alcune proposte alle famiglie per aiutarle in questa riflessione sugli stili di vita. N Uno stile di vita sobrio e comunitario. Significa imparare a valorizzare l’uso delle cose rispetto ai veri bisogni che abbiamo e non in funzione della pura necessità di possederle. E’ un gesto che ci permette di rispondere ai bisogni non cedendo alla necessità di consumare ma riconfermando la libertà di fronte alle cose. Un consumo e un risparmio critico e quindi consapevole. I prodotti che acquistiamo non sono neutri: hanno una storia fatta troppe volte di comportamenti ambigui nei confronti degli uomini che li producono e delle risorse che vengono utilizzate. Ogni volta che ci avviciniamo a un prodotto dovremmo domandarci se chi lo ha lavorato è stato 8 rispettato come lavoratore e come uomo e se le risorse per farlo non hanno deturpato ambiente e contesti sociali. Si tratta solo di avvicinarsi con responsabilità e competenza all’uso di quei meccanismi che regolano le leggi del mercato. Una ridotta impronta ecologica. Ogni nostro consumo tende ad utilizzare risorse naturali o a produrre rifiuti che la natura deve smaltire con conseguenze incontrollabili sugli equilibri socio ambientali di molti paesi poveri. Ridurre il più possibile l’impatto di tutto ciò è possibile cercando di risparmiare energia, di evitare prodotti usa e getta, di utilizzare il meno possibile l’automobile, di usare prodotti per la pulizia della casa di tipo naturale. L’impatto ambientale ci aiuta a considerare la terra come luogo per tutti e non come luogo che abito solo io. La terra è un dono che ci è stato affidato e che va custodito in funzione nostro e delle generazioni future. Un bilancio familiare di giustizia. E’ una proposta semplice: l’impegno a scrivere nero su bianco il nostro bilancio familiare per poi valutarlo insieme con tutta la famiglia in ordine alle spese fatte, a quelle da rivedere, a quelle necessarie e a quelle superflue. E’ un modo per vivere con consapevolezza le decisioni economiche in un ottica di giustizia e di attenzione in riferimento ad un uso più coerente e giusto delle nostre esigenze di consumo. E’ uno strumento per riflettere a più livelli: personale, familiare e interfamiliare. Molte famiglie condividono la lettura dei loro bilanci cogliendo l’opportunità di trasformare alcuni momenti di convivialità in momenti di riflessione critica sulle loro scelte e sui modelli che le orientano. E’ un percorso di libertà di fronte a una società che ci invita a consumare senza pensare e che recupera i valori del dialogo e del confronto. 9 [PROPOSTA 2] MATRIMONIO, NUOVA FAMIGLIA ALL’INSEGNA DELLA SOLIDARIETÀ Celebrare il sacramento del matrimonio con un gesto di concreta solidarietà verso le famiglie più svantaggiate. La proposta che la Caritas indirizza ai giovani sposi, in collaborazione con l’Ufficio per la Pastorale Familiare e l’Ufficio Matrimoni della diocesi di Roma, è un invito a vivere la solidarietà familiare nella quotidianità, al servizio di persone deboli, con l’obiettivo di promuovere una testimonianza di condivisione, in modo discreto, evangelico e socialmente significativo. Il Progetto “Nuova famiglia nella solidarietà” Sempre più coppie di sposi in occasione della celebrazione delle loro nozze pensano ad un gesto di solidarietà. La celebrazione del sacramento del matrimonio viene vissuta allora come occasione di impegno per condividere la gioia di una scelta vocazionale con chi ha bisogno di ritrovare felicità e speranza. Un gesto che la coppia di fidanzati può compiere in differenti modalità: • devolvendo la cifra destinata all’acquisto delle tradizionali bomboniere e devolvendo parte dei regali di nozze, un modo per coinvolgere così nella scelta di solidarietà anche gli amici ed i familiari. • Oppure, in modo più coinvolgente ed arricchente sul piano personale, svolgendo un servizio di volontariato nei servizi di accoglienza della Caritas di Roma. Un semplice oggetto per sostenere un importante progetto Aderendo a questa iniziativa della Caritas gli sposi potranno scegliere di sostituire la tradizionale bomboniera con un biglietto di ringraziamento, una semplice pergamena che potranno personalizzare e nella quale spiegheranno a parenti ed amici la loro scelta di solidarietà. Un pensiero destinato a tutti gli invitati alla celebrazione, in cui vi sarà 10 descritto nei dettagli il progetto al quale verrà devoluta la donazione e li inviterà a loro volta a sostenere l’iniziativa. Lista nozze Gli sposi potranno scegliere di sostenere l’iniziativa della Caritas anche aggiungendo alla lista nozze, mobili, elettrodomestici o altro che potrà essere utile ad una famiglia che vive situazioni di difficoltà e con la quale saranno messi in contatto dagli operatori Caritas. Avranno inoltre la possibilità di dedicare a chi dona i regali un biglietto di ringraziamento che spiegherà il significato della lista di nozze. Il volontariato per vivere un’importante esperienza di condivisione Si può poi proporre un ulteriore passaggio, un’esperienza decisamente più coinvolgente per la coppia di sposi e, proprio per questo, maggiormente arricchente per loro: svolgere un servizio di volontariato in una delle comunità alloggio della Caritas che ospitano le famiglie in difficoltà (Casa di Cristian e Casa dell’Immacolata). Questa esperienza darà l’opportunità agli sposi di entrare in relazione d’aiuto con le famiglie che si trovano a vivere situazioni di precarietà e solitudine, iniziando accanto a loro un cammino di solidarietà e condivisione. In questo modo, la nascita di una nuova unione familiare rappresenterà un’occasione per riscoprire l’importanza della condivisione a sostegno di coloro che vivono nel bisogno la loro quotidianità. 11 [PROPOSTA 3] UNA FAMIGLIA ACCOGLIENTE “GLI ORFANI E LE VEDOVE” enciclica di Benedetto XVI ribadisce che al centro della fede cristiana è l’Amore inteso come Agape, come solidarietà per il prossimo. Dio stesso è Amore, come dice S.Giovanni e noi possiamo dire di amare Dio solo se amiamo il fratello. Le azioni della prima comunità cristiana di carità sono rivolte prioritariamente attraverso l’istituzione della diaconia verso gli orfani e le vedove, soggetti più facilmente emarginati. L’episodio di Gesù che fa risuscitare il figlio della vedova è indicativo di questa attenzione ai più poveri e più piccoli della società. Nella tradizione della Chiesa è importante osservare quello che accade nel cristianesimo dei primi secoli che fa sue alcune opere che hanno proprio come soggetto l’ambito dei minori, dentro una promozione della famiglia. Da una parte “combatte senza mezzi termini l’aborto e l’infanticidio con l’antica abitudine di esporre i neonati”, e dall’altra “si preoccupa anche dell’orfano”. Questa fu una reale battaglia a favore dei minori che durò per molti secoli, visto che subentrarono i monasteri ad accogliere questi bambini, prendendosi l’onere della loro educazione, anche in forma precisa secondo le proprie regole, con la felice eccezione degli orfani, che venivano accettati senza condizione. Questa prassi pose le basi perché nel IV secolo nascesse la cosidetta oblatio: i bambini che non potevano essere tenuti in casa per svariate ragioni, come la povertà, o alcune situazioni difficili, sull’esempio biblico del giovane Samuele venivano offerti al servizio di Dio. (cfr. 1 Sam 1,1-3,21). Oggi nella nostra città, anche se non assistiamo a situazioni così estreme, è necessario che l’attenzione ai minori cresca in particolare per prevenire il futuro disagio che si manifesta se gli interventi non sono adeguati. I minori in strutture, comunità, sono circa 900 e alcuni di questi potrebbero avere bisogno di famiglie disposte ad accoglierli definitivamente e par- L’ 12 zialmente per alcuni giorni la settimana, attraverso l’affido familiare regolamentato dalle legge 184/83 e aggiornato dalla 149/01. Molti sono gli adolescenti stranieri che vengono sfruttatati sessualmente da adulti e pochi denunciano questo scandalo. Molte sono anche le donne che sono sole con bambini ed anche queste hanno il bisogno di essere accolte da famiglie disponibili creando rapporti di buon vicinato. A questo riguardo è interessante la conclusione dell’Enciclica che ci presenta Maria che presta il suo servizio alla cugina Elisabetta e parte per assisterla. Molte sono ancora oggi le donne che avrebbero bisogno di questa vicinanza e di sentirsi amate nel momento che mettono al mondo i loro figli. In particolare la nostra azione di carità va rivolta ai senza famiglia e tra questi sicuramente i minori e le donne sole, facendo sentire loro attraverso il nostro amore l’amore di Dio che è padre, ricollocandoli al centro della famiglia cristiana. Lo sportello per l’affido Un nuovo ufficio della Caritas per favorire il volontariato e l’affido temporaneo dei minori nelle famiglie della diocesi. Un centro per formare ed affiancare le famiglie che scelgono di accogliere, anche se solo temporaneamente (nei fine settimana, durante le vacanze) i minori che vivono negli istituti. Chi è interessato può chiamare il numero 06.76910324 (dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00) oppure il cell. 335.1817173 13 [PROPOSTA 4] QUARESIMA IN CARCERE oma, con i quattro istituti penitenziari di Rebibbia, il carcere di Regina Coeli e il carcere minorile di Casal del Marmo è la città italiana che ospita il maggior numero di detenuti, una popolazione di oltre tremila persone. Una città nella città che, purtroppo, vive nella più assoluta indifferenza. Una comunità che vive in condizioni di estrema indigenza, al limite della dignità, e che ancor prima che per le condizioni di vita, soffre per l’isolamento e l’emarginazione a cui è relegata. Una comunità, che oltre ai detenuti comprende migliaia di educatori, volontari, religiosi, personale carcerario che vivono nella più completa solitudine. La solitudine dei cappellani che operano per portare la speranza evangelica tra i detenuti e faticano a far uscire da quelle mura la loro esperienza perché le comunità parrocchiali sono ancora troppo restìe ad accogliere chi ha sbagliato. La solitudine dei volontari e del personale che lavora negli istituti: operano in un mondo che la società ha voluto emarginare. Ma la solitudine più crudele è quella dei reclusi che vedono i propri legami familiari e amicali deteriorarsi a poco a poco e non hanno certezze per il futuro. Il carcere è una istituzione totale che per sua stessa natura rischia di ripiegarsi sempre più su se stessa, nel proprio isolamento, divenendo luogo di esclusione e di rifiuto, amministrato da rigidi regolamenti incentrati sulla custodia e sulla sicurezza. Questo isolamento, a fine pena, si trasforma in esclusione ed emarginazione poiché la nostra società non apre più alcuna porta al R 14 reinserimento. La comunità cristiana, chiamata a promuovere ed a difendere la dignità e i diritti della persona, si pone dalla parte dei più deboli. Non possiamo, perciò, ignorare che in carcere ci siano persone private della libertà, in situazione di sofferenza, bisognose di un annuncio di speranza, di misericordia, di comprensione e di solidarietà. Sono gli ultimi di cui ci parla il Vangelo. Molti di loro sono malati, altri tossicodipendenti, altri ancora vivono senza alcun legame affettivo. L’opinione pubblica parla spesso di “giustizia giusta”, esprimendo considerazioni molto diverse tra loro, che sfociano qualche volta in giustizialismo e vendetta. La giustizia giusta per noi è qualcosa di diverso: è la possibilità di una “nuova vita” dopo aver scontato la propria pena nel modo più dignitoso ed educativo possibile. L’impegno della Caritas, con l’Associazione VIC/Volontari in Carcere che opera in favore dei detenuti, è volto soprattutto ad un’azione “culturale” per accrescere la sensibilità sociale verso forme di prevenzione e riconciliazione. Celebrazione Penitenziale del mercoledì delle Ceneri (ore 16.30) Annuncio del Tema/Catechesi Quaresima, con proclamazione di alcuni brani dell’Enciclica e del Messaggio del Papa per la Quaresima: “Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione”. Alla celebrazione parteciperanno i detenuti, il personale carcerario ed i volontari del VIC. ‘Via Crucis’ di mercoledì 5 Aprile (ore 16.00) La liturgia quaresimale con cui gli Istituti di Rebibbia si aprono alle comunità parrocchiali per celebrare insieme la passione di Cristo. (Per partecipare alla liturgia occorre prenotarsi con almeno una settimana di anticipo comunicando il nome, data di nascita ed indirizzo di residenza alla direzione della Caritas diocesana di Roma) 15 [PROPOSTA 5] PIACERE DI CONOSCERTI na proposta che invita le comunità parrocchiali a conoscere ed entrare in contatto con gli stranieri che vivono nel loro territorio, iniziando proprio dalle missioni cattoliche per migranti presenti nella diocesi. Uno stimolo ad entrare in “relazione” con gli immigrati che sono a noi vicini per creare spazi di accoglienza, di incontro e di scambio culturale nelle parrocchie. In collaborazione con l’Ufficio diocesano della Migrantes le parrocchie romane possono invitare le comunità religiose della Diocesi ad animare una delle celebrazioni liturgiche della Quaresima. Nella Diocesi di Roma sono presenti 38 comunità cattoliche per immigrati in rappresentanza delle maggiori Chiese del mondo (latinoamericane, africane, asiatiche e dell’est europeo). Una ricchezza di idiomi, riti e tradizioni che possono aiutare a vivere la Quaresima e la Pasqua con un’esperienza interculturale. U La parrocchie interessate possono contattare l’Ufficio Migrantes presso il Vicariato tel. 06.69886558 16 LE MICROREALIZZAZIONI DIOCESANE Una struttura di accoglienza per senza dimora ad Ostia L’intervento congiunto della Caritas e del Comune di Roma, ha permesso di poter realizzare ad Ostia un luogo di pronta accoglienza per cittadini adulti indigenti, rendendo disponibili dal 24 dicembre 2005 circa 60 posti letto ogni notte. Il Centro di Accoglienza è stato realizzato all’interno dei locali della ex Colonia “Vittorio Emanuele” sul Lungomare Paolo Toscanelli, ottimizzando alcuni spazi già assegnati alla Caritas, all’interno dei quali è operativa anche una Mensa Sociale e un Centro di Ascolto. Il Centro fino ad aprile 2006 è in convenzione con il Comune di Roma nell’ambito dell’iniziativa “emergenza freddo”, obiettivo della caritas e delle comunità locali e di trasformare il centro in una struttura aperta tutto l’anno e non solo nei mesi invernali. Per questo occorrono dei lavori di riqualificazione e ampliamento dei servizi igienici prevedendo la realizzazione di un servizio docce, di un bagno per disabili, di un locale spogliatoio. Vi è inoltre bisogno di nuovi arredi per il locale Mensa e per il Centro di ascolto. COSTO STIMATO EURO 85.000,00 + I.V.A. La Comunità Alloggio per detenuti Tre stanze, un salone, una cucina e due bagni. Ma soprattutto una casa per tornare alla libertà. È questo in poche parole la comunità alloggio gestita dal VIC, un appartamento nel quartiere di Casal Monastero che ospita detenuti e detenute in permesso premio. Uomini e donne che altrimenti sarebbero destinati a restare in carcere e a non usufruire dei benefici di legge, perché privi di un domicilio ‘idoneo’. E sono in tanti a non avere una casa dove andare quando escono dalle 17 mura carcerarie. Stranieri, certamente, ma non solo: italiani provenienti da altre città e regioni, persone che non hanno più rapporti con le loro famiglie, persone senza un tetto. La comunità alloggio del VIC è un modo per accogliere queste persone fuori, quando muovono i primi passi verso la libertà. Uno spazio familiare per riabituarsi alla vita normale che scorre oltre il muro di cinta, per riprendere i rapporti familiari che a volte si sono spezzati, o che sono molto provati dalla lontananza. Nell’appartamento di Casal Monastero c’è posto anche per quei familiari che provengono da tutta Italia e non sono in grado di sostenere le spese di un albergo. A volte è qui che dopo mesi o anni uomini e donne detenute possono riabbracciare i loro figli, coniugi, genitori, fratelli e sorelle, con i quali magari sono riusciti solo a parlare al telefono. Oltre 2000 persone, in questi anni, hanno riassaporato il piacere di trascorrere il Natale nelle nostre Comunità Alloggio, e hanno ritrovato il gusto della vita libera dopo anni di carcere. La Casa Alloggio è gestita dai volontari del VIC che sostengono gli ospiti nel momento difficile dell’impatto con la libertà, con la confusione della città, con i suoi ritmi ben diversi da quelli della vita prigioniera. MICROREALIZZAZIONI INTERNAZIONALI KOSSOVO “Le ferite ancora aperte della guerra” Le guerre provocano ferite che rimangono aperte per molto tempo. In Kossovo alcune realtà associative, sostenute dalla rete Caritas, si stanno adoperando per reinserire le famiglie più povere nei circuiti locali di recupero psicologico e sociale. Una famiglia ha bisogno di tante cose: di amicizia, di legna quando fa freddo, di essere accompagnata nei meandri dei servizi sociali, di esser aiutata a gestire le emergenze di ogni giorno. Per fare tutto questo occorre passione, 18 desiderio di imparare ma anche tante risorse per affrontare i problemi. Da un anno è presente in Kossovo una piccola ONG, “Speranza”, formata da operatori serbi e albanesi che collaborano nel tentativo di dare continuità al progetto di accompagnamento alle famiglie più vulnerabili che abbiamo iniziato nel 1999, subito dopo la guerra. Per fare questo hanno bisogno della nostra solidarietà. Con 60 euro al mese possiamo continuare a stare vicino ad una famiglia. [ MOZAMBICO “Lo sviluppo dalla parte delle persone” ] In Mozambico si sta promovendo una progetto di formazione per operatori sociali che accompagnino le comunità locali nei loro percorsi di partecipazione sociale e di responsabilità ecclesiale. In collaborazione con la Caritas Diocesana di Maputo sia stanno definendo le attività che coinvolgeranno direttamente le comunità locali. Vogliamo offrire la possibilità di costruire percorsi formativi perché crediamo che sia una forma di solidarietà che valorizza il senso di una matura responsabilità verso se stessi e verso gli altri. E’ per noi una sfida a vivere nella condivisione una crescita umana e comunitaria nel confronto con altre esperienze ecclesiali. Il progetto prevede il coinvolgimento di operatori locali offrendo loro opportunità di formazione e strumenti didattici. COSTO DEL PROGETTO EURO 13.000 I CONTRIBUTI PER LE MICROREALIZZAZIONI POTRANNO ESSERE EFFETTUATI: Versamenti c/c postale Conto Corrente Postale sul c/c n. 82881004 intestato a Caritas Diocesana di Roma e specificando nella causale il nome della microrealizzazione. Offerte dirette Presso i nostri uffici di piazza S. Giovanni in Laterano 6/a, tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 Bonifico bancario Possono essere effettuati versamenti tramite bonifico sul c/c bancario n. 000009188568 intestato a Vicariato di Roma Caritas Diocesana di Roma CAB 05032 - ABI 03069 Banca Intesa, Filiale di Roma 081, p.le Gregorio VII n. 10 specificando nella causale il nome della microrealizzazione 19 APPUNTAMENTI PER LA QUARESIMA 11 marzo 2006, ore 10.00, in Via Aurelia 773 Convegno “La carità: un cuore che vede” in cui si approfondiranno gli aspetti pastorali sulla carità dell’Enciclica “Deus caritas est”. Interverranno Mons. Nicola Ciola, decano della facoltà di Teologia dell’Università Lateranense, Sandro Magister, giornalista, Mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana, Mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas diocesana di Roma. 7–14 aprile 2006, Basilica di Santa Cecilia in Trastevere (Piazza Santa Cecilia) Mostra di pittura dell’artista Mirella Setzu “Ciò che vuoi è ciò di cui hai bisogno?”. Le opere dell’artista raffigurano la contraddizione tra i consumi e le reali necessità per gli individui. Le pitture saranno all’asta e parte del ricavato sarà devoluto alle microrealizzazioni Caritas della Quaresima. Incontri di formazione nei settori SETTORE CENTRO: giovedì 9 marzo ore 18,30 presso la parrocchia di Santa Croce in Gerusalemme, P.zza S. Croce in gerusalemme,12 - Tel. 06 7029272/3 SETTORE EST: giovedì 16 marzo ore 18,30 presso la parrocchia di San Bernardo di Chiaravalle, via degli Olivi, 180 - Tel. 06 2312038 SETTORE OVEST: martedì 21 marzo ore 18,30 presso la parrocchia di Santa Silvia, Viale G. Sirtori, 2 - Tel. 06 55264934 SETTORE SUD: martedì 28 marzo ore 18,45 presso la parrocchia dei Santi Pietro e Paolo all’EUR, Piazzale SS. Pietro e Paolo, 8 - Tel. 06 5926166 SETTORE NORD: giovedì 30 marzo ore 18,00 presso la parrocchia di Santa Maria della Speranza, Via Cocco Ortu, 61 - Tel. 06 87131027 20