CONVEGNO
SICUREZZA SUL LAVORO: LA SITUAZIONE DELLE ATTIVITÀ SPORTIVE A
CINQUE ANNI DALL’ENTRATA IN VIGORE DEL D.LGS 81/08
LA CORRETTA VALUTAZIONE DEI RISCHI
E L’APPLICAZIONE DEL D.LGS. 231/01
NELLE SOCIETÀ/ASSOCIAZIONI
SPORTIVE
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Tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
L’art. 3 del D.Lgs. 81/08 s.m.i. al paragrafo 1 così recita: “Il
presente decreto legislativo si applica a tutti i settori di
attività, privati e pubblici, e a tutte le tipologie di rischio”. Lo
stesso art. 3 nel proseguo individua attività specifiche che,
sulla base di “… particolati esigenze connesse al servizio
espletato o alla peculiarità organizzativa …”, richiedono una
applicazione nel rispetto anche di altre leggi e/o decreti.
Poiché nelle attività specifiche
NON vengono citate le attività
sportive ad esse si applicano
unicamente gli articoli del
D.Lgs. 81/08 s.m.i.
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Tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
Quindi le Società/Associazioni Sportive, indipendentemente dalla
loro struttura gerarchica e organizzativa nonché dalla loro
dimensione, dal loro ruolo di gestori o utilizzatori di impianti sportivi
sono soggetti all’applicazione del D.Lgs. 81/08 s.m.i. con
l’individuazione dei fattori di rischio connessi allo specifico
tipo di attività nello specifico luogo di lavoro (impianto
sportivo).
D’altronde gli Enti Locali nei documenti di
appalto per affidamento del servizio per
gestione
degli
impianti
sportivi
richiedono “l’osservanza delle norme e
degli obblighi in materia di sicurezza e
delle condizioni di lavoro con particolare
riferimento al D.Lgs. 81/08”.
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D.Lgs. 81/08 aggiornato con il D.Lgs. 106/09
TIT II – LUOGHI DI LAVORO
“LUOGHI DI LAVORO”
(es. palestre, piscine,…)
LA SPECIFICITÀ DI CHI OPERA E/O PRATICA
ATTIVITÀ SPORTIVE IN QUESTI LUOGHI PORTA A
CONSIDERARE IL RUOLO
 DEL PROPRIETARIO DELLA STRUTTURA
 DEL GESTORE
 DELL’UTILIZZATORE
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PROPRIETARIO DELLA STRUTTURA
(pubblico o privato)
Deve garantire al gestore la rintracciabilità di tutta la
documentazione relativa alla conformità legislativa della
struttura e degli impianti pertinenti (es. agibilità dei locali,
conformità impianti, denuncia e verifica impianti di messa a terra e
scariche atmosferiche, CPI, ecc.) ed inoltre dovrà renderla
disponibile, in fase di audit della sicurezza (iniziale e periodico),
da parte del gestore.
Nel caso degli impianti sportivi il riferimento legislativo è il D.M.
18.3.1996 integrato con il D.M. 6.6.2005 (Norme di sicurezza
per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi)
(es.: nel caso delle piscine i riferimenti sono l’accordo Ministero della SaluteRegioni del 16.1.2003 e le norme tecniche relative ai requisiti di sicurezza per
la progettazione, costruzione e gestione delle stesse)
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GESTORE
(associazione sportiva / ente / privato / ente pubblico)
Deve garantire il rispetto della sicurezza sia in termine di esercizio
dell’impianto sportivo, della palestra, della piscina, che di tutela della
salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
se il gestore si avvale di lavoratori subordinati e/o subordinati di fatto
(volontari) deve assolvere agli adempimenti del D.Lgs. 81/08 s.m.i.
se vi sono terzi (Associazioni Sportive) frequentanti la palestra, la
piscina, l’impianto sportivo, il gestore deve predisporre una gestione
documentale dei prerequisiti relativi ai luoghi e alle attrezzature nonché
dei rischi residui
Si devono utilizzare le indicazioni di cui all’art. 26
(come minimo comma 1 e 2) del D.Lgs. 81/08 s.m.i.:
“INFORMATIVA DI COOPERAZIONE E
COORDINAMENTO”
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UTILIZZATORE
(società/associazione sportiva)
La Società/Associazione Sportiva, indipendentemente dalla sua specificità
sportiva, dalla sua struttura gerarchica e organizzativa, nonché dalla sua
dimensione, è soggetta all’applicazione del D.Lgs. 81/08 s.m.i. e quindi
deve individuare e valutare i rischi connessi ai processi di supporto
all’attività sportiva, equiparabili alle attività di tipo occupazionale (es.
attività di segreteria, di movimentazione materiale, di preparazione degli attrezzi
sportivi, di trasporto atleti, di manutenzione locali e attrezzature, ecc.) negli
specifici “luoghi di lavoro” (sede della Società/Associazione e/o altri luoghi di
svolgimento delle attività)
N.B.: si tratta dei rischi complementari
all’evento agonistico,
alle sedute di preparazione o di allenamento
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VALUTAZIONE DEL RISCHIO
La valutazione del rischio consente al “Datore di Lavoro” di adottare i provvedimenti
opportuni per salvaguardare, in primis, la salute e la sicurezza dei “lavoratori” nei
“luoghi di lavoro” e, contemporaneamente, la salute e la sicurezza degli addetti che a
vario titolo operano all’interno degli stessi e, più in generale, degli spettatori.
A tal fine la valutazione del rischio svolge la funzione essenziale di prevenzione del
rischio attraverso la sua attuazione preliminare e permanente durante tutte le fasi
dell’“attività lavorativa”.
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FASE I: INDIVIDUAZIONE DELL’ATTIVITÀ
• nei “luoghi di lavoro”
• relativi alla “mansione”
FASE II: IDENTIFICAZIONE DEI RISCHI
Osservazione e studio delle attività e collegamento dei rischi (es.
cadute dall’alto, scivolamenti, cadute a livello, urti, colpi …. esposizione
ad agenti biologici, agenti chimici, … incidente stradale) considerando:
• caratteristiche generali dei “luoghi di lavoro” (requisiti igienici,
impianti, climatizzazione, ecc.)
• rapporto uomo / attrezzature (attrezzature, mezzi, ecc.)
• rapporto uomo / ambiente (eventi atmosferici violenti quali vento,
fulmini, caduta di alberi; sostanze e preparati, agenti biologici, ecc.)
• analisi dei posti di lavoro e delle mansioni
• normativa di riferimento
FASE III: •VALUTAZIONE DELL’ENTITÀ DEL RISCHIO
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Tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
OBBLIGHI
In ordine cronologico questi sono gli obblighi che devono essere assolti dalle
Società e Associazioni Sportive nell’ambito del D.Lgs. 81/08 s.m.i.
1
Individuazione del “datore di lavoro” nella figura del Presidente o del
Delegato nominato dal Consiglio Direttivo, o dal Socio nominato
dall’Assemblea del Soci, e comunque in funzione della specifica
organizzazione.
Con il termine DATORE DI LAVORO l’art. 2 comma 1b del D.Lgs. 81/08 s.m.i.
così recita:
“datore di lavoro”: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o,
comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel
cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità
dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri
decisionali e di spesa.
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2 Designazione del “Responsabile del Servizio di Prevenzione
Protezione” (RSPP) che può identificarsi anche con il “datore di lavoro”
e
L’art. 2 comma 1f del D.Lgs. 81/08 s.m.i. così
recita:
“responsabile del servizio di prevenzione e
protezione”: persona in possesso delle
capacità e dei requisiti professionali di cui
all’articolo 32 designata dal datore di lavoro, a
cui risponde, per coordinare il servizio di
prevenzione e protezione dai rischi
Il Datore di Lavoro può assumere anche il
ruolo di RSPP e quindi DL/RSPP
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Impegno (ore e gg) minimo/anno del RSPP
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3
Individuazione dei “lavoratori” delle “attività sportive” ai sensi dell’art. 2 e art.
3 del D.Lgs. 81/08 s.m.i.
L’art. 2 comma 1a del D.Lgs. 81/08 s.m.i.
così recita:
“lavoratore”:
persona
che,
indipendentemente dalla tipologia contrat-tuale,
svolge un’attività lavorativa nel-l’ambito
dell’organizzazione di un dato-re di lavoro
pubblico o privato, con o senza
retribuzione anche al solo fine di
apprendere un mestiere, un’arte o una
professione, esclusi gli addetti ai servizi
domestici e familiari …
Nell’ambito delle società sportive esiste anche il lavoratore che svolge
“attività di volontariato”
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4
Elezione interna del “Rappresentante dei Lavoratori per la
Sicurezza” (RLS) o individuazione a livello territoriale o “comparto
sportivo” secondo gli artt. 57 e 48 del D.Lgs. 81/08 s.m.i.
5
Eventuale nomina del “Medico Competente” in funzione della
“tipologia di rischio” presente nell’ambito dell’attività svolta
6
Individuazione dei soggetti
con compiti di “primo soccorso”
e “gestione emergenze”.
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7
Valutazione dei Rischi e redazione
Valutazione dei Rischi (DVR)
del
Documento
di
Ai sensi dell’art. 29 comma 1
“… Il datore di lavoro (DL)
effettua la valutazione ed elabora il documento …” (DVR) ma
al co. 5 ″…i datori di lavoro che
occupano fino a 10 lavoratori
effettuano la valutazione del
rischio […] sulla base delle
procedure standardizzate di cui
all’art. 6 co. 8 lett. f)…″
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Tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
8 Messa in sicurezza dei “luoghi di lavoro” (attrezzature, impiantistica,
arredi, dotazioni antincendio, ecc.)
9 Informazione, formazione e addestramento degli operatori addetti
alle attività sportive ( vd. aggiornamento quinquennale, di durata
minima di 6 ore, per il livello di rischio basso: ateco 2002 lettera O).
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MODALITA’ OPERATIVE
1 Prima di avviare le attività per assolvere gli
obblighi legislativi è importante conoscere TUTTE
le norme cogenti e/o volontarie che interessano la
specifica Società/Associazione Sportiva e che
possono quindi impattare sulla redazione del DVR e
prima ancora sulla valutazione dei rischi.
Si ricorda che il Responsabile della Società/Associazione
Sportiva, indipendentemente dalla presenza o meno di
lavoratori, è soggetto alla disciplina degli artt. 2043 e 2050 del
Codice Civile ed è quindi personalmente responsabile della
tutela di tutte le persone presenti nell’impianto sportivo e quindi
compresi gli atleti dilettanti (definiti con il D.M. 17.12.2004), che
non sono equiparati a lavoratori dipendenti ma hanno diritto alla
stessa forma di tutela riservata agli spettatori.
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PALESTRE
Alcuni rischi tipo:
MICROCLIMA:
impianti di climatizzazione e ricambio d’aria non idonei o non
opportunamente manutenuti
BIOLOGICO:
eventuale diffusione di microrganismi patogeni
[es. legionella nelle docce]
MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI:
GESTIONALE:
allestimento o spostamento di
attrezzature [es. rete di
pallavolo, attrezzi ginnici, ecc.]
regolamentazione del flusso di fruitori della palestra, scarsa
vigilanza sulle operazioni di sanificazione e igienizzazione,
assenza o scarsa informazione dei rischi residui ai fruitori della
palestra
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PISCINE
Alcuni rischi tipo:
MICROCLIMA:
temperatura, umidità e velocità dell’aria nella zona di attività del
nuoto e di balneazione non conforme alle norme
CHIMICO:
cloro e prodotti per la disinfezione dell’acqua
BIOLOGICO:
microrganismi trasmessi attraverso l’acqua e le superfici infette
[spazi perimetrali intorno alle vasche, degli spogliatoi e dei servizi]
MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI: allestimento o spostamento
attrezzature varie
GESTIONALE:
assenza o scarsa info-formazione, assenza della verifica delle
competenze del personale addetto a particolari compiti,
regolamentazione del flusso di fruitori della piscina
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PISCINE / PALESTRE
Art. 69 D.Lgs. 81/08 s.m.i.
ATTREZZATURA DI LAVORO: qualsiasi macchina, apparecchio,
utensile o impianto, inteso come il complesso di macchine,
attrezzature e componenti necessari all’attuazione di un processo
produttivo, destinato ad essere usato durante il lavoro
PER ATTIVITÀ OCCUPAZIONALI (es. elettroutensili, scale, sistemi
elevatori, impianti di clorazione, ecc.)
PER ATTIVITÀ SPORTIVE (es. attrezzature da ginnastica, porte da
calcio, pallamano, pallacanestro e pallavolo, ecc.)
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PISCINE / PALESTRE
Art. 71 D.Lgs. 81/08 e s.m.i.
Comma 1 “Il Datore di Lavoro” mette a disposizione dei “lavoratori”
attrezzature conformi […] idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate
al “lavoro” da svolgere […] che devono essere utilizzate conformemente “alle
disposizioni legislative di recepimento delle direttive comunitarie”
(VERIFICA DELLA CONFORMITÀ DELLE “ATTREZZATURE”)
Comma 3 il “Datore di Lavoro” adotta adeguate
misure tecniche ed organizzative,
tra le quali quella dell’Allegato VI
(PROCEDURA PER L’USO DI “ATTREZZATURE”)
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PISCINE / PALESTRE
PER LE “ATTREZZATURE”
CORRETTA APPLICAZIONE DELLE “DIRETTIVE EUROPEE”
VERTICALI
Direttive di prodotto che richiedono la marcatura CE (es.
Direttiva Macchine, Direttiva Bassa Tensione, ecc.)
ORIZZONTALE
Dir. 2001/95/CE (Sicurezza generale dei prodotti) recepita
con D.Lgs. 6.09.2005 n. 206
RESPONSABILITÀ PER DANNO
DA PRODOTTI DIFETTOSI
Dir. 1999/34/CE
recepita con D.Lgs. 6.09.2005 n. 206
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LA RESPONSABILITÀ
AMMINISTRATIVA
DEGLI ENTI (D.LGS. 231/01)
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GENESI DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA
DEGLI ENTI (D.Lgs 231/01)
DILAGANTI FENOMENI DI CRIMINALITÀ ECONOMICA HANNO SPINTO L’UNIONE
EUROPEA AD INTRODURRE MISURE DI CONTRASTO DELLA STESSA CON REATI
RICONDUCIBILI AD ENTI CON O SENZA PERSONALITÀ GIURIDICA:
Convenzione Bruxelles 26/07/95
Tutela interessi finanziari della CE (frode in
materia di spese e di entrate,…)
Convenzione Bruxelles 26/05/97
Lotta alla corruzione in cui siano coinvolti
funzionari della Comunità o Stati Membri
Convenzione OCSE 17/12/97
Lotta alla corruzione dei pubblici ufficiali
stranieri in operazioni economiche e
internazionali
LA LEGGE DELEGA N°300/2000 HA RATIFICATO LA CONVENZIONE OCSE
In attuazione della Legge Delega n°300/2000 viene emanato il D.Lgs. 231 dell’8/06/2001
per adeguare la normativa interna in materia di responsabilità giuridica
ad alcune convenzioni internazionali
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IL D.LGS. 231/01 ISTITUISCE LA RESPONSABILITÀ
AMMINISTRATIVA (RECTIUS, PENALE) DELLA
SOCIETA’ LIMITATAMENTE AI REATI
POSTI IN
ESSERE DAI “SOGGETTI IN POSIZIONE APICALE”
E “SOGGETTI SOTTOPOSTI ALL’ALTRUI
DIREZIONE” E COMMESSI
NELL’ INTERESSE O A VANTAGGIO DELLA
SOCIETA’ STESSA.
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Natura della responsabilità della Società:
• RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA;
• RESPONSABILITÀ PENALE;
Terzo genere di responsabilità che
coniuga i tratti essenziali del sistema
penale con quelli del sistema
amministrativo: “Tertium genus”
[Corte di Cassazione, Sez. VI, Penale, Sentenza n. 36083/09]
RESPONSABILITÀ PENAL-AMMINISTRATIVA
AI SENSI DEL D.LGS. 231/01
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LA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELLA SOCIETÀ SI AGGIUNGE
A QUELLA DELLA PERSONA FISICA CHE MATERIALMENTE HA
COMMESSO IL REATO.
Responsabilità
Penale
REATO
Il reato rientra nella
tipologia prevista
dalla 231
Persona Fisica
Il reato è
Nell’interesse e/o
vantaggio della società
Responsabilità
Amministrativa
Società
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TUTTI I TIPI DI SOCIETÀ,
ASSOCIAZIONI ED ENTI CON
ESCLUSIONE DI:
• STATO
• ENTI PUBBLICI
• ENTI PUBBLICI NON ECONOMICI
• PARTITI POLITICI
• SINDACATI
• DITTE INDIVIDUALI
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Le Associazioni Sportive e le Società
Sportive Dilettantistiche (disciplinate
dalla L. 398 del 16.12.1991 e dalla L. 289
art. 90 del 27.12.2002) che operano
come associazioni riconosciute (art.
14 e segg., c.c.) o come associazioni
non riconosciute (art. 36 e segg., c.c.)
sono soggette ai requisiti prescrittivi
del D.Lgs. 231/01.
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SICUREZZA SUL LAVORO: LA SITUAZIONE DELLE ATTIVITÀ SPORTIVE A
CINQUE ANNI DALL’ENTRATA IN VIGORE DEL D.LGS 81/08
TIPO DI LEGGE
ART.
D.Lgs. 231/01
Art. 24
Reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione
5
Art. 25
Reati commessi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione
10
Art. 25-bis
Reati di falso nummario
10
Art. 25-ter
Reati societari
12
Reati con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine
democratico previsti dal codice penale e delle leggi speciali
Delitti contro la personalità individuale
Reati di abuso di mercato
Omessa comunicazione del conflitto di interessi
Reati transnazionali
Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili
Reati di pedopornografia anche a mezzo internet
Reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime
commessi con violazione delle norme antinfortunistiche o sulla
tutela dell’igiene e della salute del lavoro
1
D.Lgs. 231/01
D.Lgs. 231/01
L. 190/2012
D.Lgs. 350/01
D.Lgs. 61/02
L. 190/2012
L. 7/2003
Art. 25-quater
L. 228/2003
L. 62/2005
L. 262/2005
L. 146/2006
L. 7/2006
L. 38/06
L. 123/2007
Art. 25-quinquies
Art. 25-sexies
Art. 25-ter-1
-------Art. 25-quarter-1
Art. 25-quinquies
Art. 25-septies
L.231/2007
Art. 25-octies
L. 48/2008
L. 94/2009
L. 99/2009
L. 99/2009
L. 116/2009
Art. 24-bis
Art. 24 – ter
Art. 25-bis.1
Art. 25-novies
Art. 25-decies
D.Lgs 121/2011
D.Lgs. 109/2012
Art. 25-undecies
Art. 25-duodecies
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TIPOLOGIA DI REATO
Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utile di
provenienza illecita
Delitti informatici e trattamento illecito di dati
Delitti di criminalità organizzata
Delitti contro l’industria ed il commercio
Delitti in materia di violazione del diritto d’autore
Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni
mendaci alla autorità giudiziaria
Reati ambientali
Impiego di cittadini di paesi terzi con soggiorno irregolare
TOTALE
N° REATI SPECIFICI
8
2
2
7
1
REVISIONE
2
3
11
7
8
7
1
17
1
115
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ALCUNE AREE A RISCHIO DI COMMISSIONE
DEI REATI PRESUPPOSTO
• Gestione dei rapporti con i soggetti pubblici (CONI, Credito Sportivo, Enti
Pubblici, …) per ricezione di risorse finanziarie [Reati nei rapporti con la PA:
art. 24 D.Lgs. 231/01]
• Attività di utilizzo e destinazione di contributi, sponsorizzazioni, o
sovvenzioni [Reati nei rapporti con la PA: art. 24 D.Lgs. 231/01]
• Gestione dei rapporti con PU e/o IPS (GdF, Agenzia delle Entrate, Ispettori
ASL,…) per verifiche sull’adempimento di attività specifiche, concessione di
appalti o servizi, ottenimento di licenze… [Reati di corruzione: art. 25 D.Lgs.
231/01]
• Gestione dei rapporti con organi federali e organi di giustizia sportiva [Reati
di corruzione: art. 25 D.Lgs. 231/01]
• Formazione e redazione del bilancio [Reati societari: art. 25 – ter D.Lgs.
231/01]
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ALCUNE AREE A RISCHIO DI COMMISSIONE
DEI REATI PRESUPPOSTO
• Gestione della Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro per la tutela di
giocatori, tecnici e altro personale nell’ambito delle strutture di proprietà o in
uso alla società [Reati colposi con violazione delle norme antinfortunistiche:
art. 25 - septies D.Lgs. 231/01]
• Gestione dei rapporti con fornitori e sponsor [Reati di riciclaggio,
ricettazione e impiego di denaro di provenienza illecita: art. 25 - octies D.Lgs.
231/01]
• Gestione dei centri di formazione tecnica per minorenni [Reati contro la
personalità individuale: art. 25 - quinquies D.Lgs. 231/01]
• Gestione dei rapporti con i sostenitori [Reati con finalità di terrorismo o di
eversione dell’ordine democratico: art. 25 - quater D.Lgs. 231/01]
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“SOGGETTI IN POSIZIONE APICALE”
“… Persone che rivestono funzioni di rappresentanza,
di amministrazione o di direzione dell’ente o di una
sua unità organizzativa dotata di autonomia
finanziaria e funzionale nonché da persone che
esercitano, anche di fatto, la gestione ed il
controllo dello stesso … ”
[D.Lgs. 231/01 art. 5 co. 1 lettera a]
“SOGGETTI SOTTOPOSTI ALL’ALTRUI
DIREZIONE”
“… Persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a …”
[D.Lgs. 231/01 art. 5 co. 1 lettera b]
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D.Lgs. 231/01 Art. 6 co. 1
“…L’ENTE NON RISPONDE SE PROVA
CHE:
a) L’ORGANO DIRIGENTE HA
ADOTTATO ED EFFICACEMENTE
ATTUATO […] MODELLI DI
ORGANIZZAZIONE E GESTIONE
IDONEI A PREVENIRE REATI DELLA
SPECIE DI QUELLO
VERIFICATOSI…”
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UN “MODELLO 231” È
UN COMPLESSO DI REGOLE,
STRUMENTI E CONDOTTE
OVVERO UNO
STRUMENTO TESO ALLA
RAGIONEVOLE ESCLUSIONE
DELLA “COLPA ORGANIZZATIVA”
DELL’ENTE PER OMESSA
ATTIVITÀ PREVENTIVA
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SPECIFICITÀ DELLE SOCIETÀ/ ASSOCIAZIONI SPORTIVE
PREVENIRE GLI ILLECITI E
TUTELA GIUDIZIARIA DELLE
SOCIETÀ/ASSOCIAZIONI
SPORTIVE, SIA NELL’AMBITO
DELLA GIUSTIZIA ORDINARIA
CHE IN SEDE DI GIUSTIZIA
SPORTIVA
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INTERESSE
VANTAGGIO
con valenza SOGGETTIVA
Riferita alla VOLONTA’
di commettere il reato
con valenza OGGETTIVA
Riferita ai
RISULTATI EFFETTIVI
della condotta
(non raggiungimento del profitto)
(raggiungimento del profitto)
NECESSARIA una VALUTAZIONE
NECESSARIA una VALUTAZIONE
EX ANTE
EX POST
CI PUÒ ESSERE RESPONSABILITÀ IN PRESENZA DI UN INTERESSE ANCHE SENZA VANTAGGIO
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DALLA CIRCOLARE N.23607 DEL 19.03.2012 DEL COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA.
PARTE II: ACCERTAMENTO DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELL’ENTE: IL PERCORSO OPERATIVO
“…vengono individuate tre precise condizioni le quali
consentono di collegare sul piano oggettivo, il
comportamento delittuoso all’ente:
• il reato deve essere commesso nell’ “interesse” o a “vantaggio” dell’ente;
• gli autori del reato devono identificarsi in persone fisiche qualificate da specifica posizione
rivestita all’interno dell’ente;
• i predetti soggetti non devono avere agito
“nell’interesse esclusivo proprio o di terzi…”.
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DALLA CIRCOLARE N.23607 DEL 19.03.2012 DEL COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA.
PARTE II: ACCERTAMENTO DELLA RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DELL’ENTE: IL PERCORSO OPERATIVO
“…la realizzazione di uno dei reati presupposto, in presenza
dei criteri “oggettivi” sopra analizzati, non è di per se ancora
sufficiente per fondare la responsabilità dell’ente, […]
occorre ancora che il fatto – reato
sia anche espressione di una
politica aziendale o, perlomeno, di
un deficit di organizzazione, e
quindi “rimproverabile” all’ente…”
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LE SANZIONI PER L’ENTE
ARTT. 10, 11, 12
PECUNIARIA sulla base di un sistema “a quote”
(fino a 1,5 M€ circa) “modulate” dal giudice;
ART. 9 co. 2, ARTT. 13, 14
INTERDITTIVE (interdizione dell’esercizio delle attività,
sospensione/revoca licenze o autorizzazioni, divieto di
contrattare con la PA, esclusione di finanziamenti o sussidi e
revoca di quelli ottenuti);
ART. 19
CONFISCA (del prezzo o profitto del reato);
[CASS. PEN. SEZ. UN. SENT. 02.07.2008 n. 26654 “NOZIONE DI PROFITTO CONFISCABILE”]
PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA.
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L’ENTE È ESONERATO DA
RESPONSABILITÀ QUALORA DIMOSTRI:
• di AVER ADOTTATO ED EFFICACEMENTE ATTUATO
il “Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo”
idoneo a prevenire i reati presupposto;
• di AVER ISTITUITO UN “ORGANISMO DI VIGILANZA”
con il compito di vigilare sul funzionamento,
l’efficacia e l’osservanza del “MODELLO”;
• di AVER MONITORATO NEL TEMPO LA NECESSITÀ
DELL’AGGIORNAMENTO DEL “MODELLO”;
• CHE LE PERSONE CHE HANNO COMMESSO I REATI
ABBIANO AGITO ELUDENDO IN MODO FRAUDOLENTO IL “MODELLO”.
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Risulta necessario per l’Ente, anche se
non obbligatorio, dotarsi di un “MODELLO
DI
ORGANIZZAZIONE
GESTIONE
E
CONTROLLO” caratterizzato da criteri di
efficienza, praticabilità e funzionalità
ragionevolmente in grado di limitare le
probabilità di commissione di reati
ricompresi nell’area di rischio legata
all’attività dell’Ente stesso.
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"MODELLO 231"
ESEMPIO DI INDICE (1)
1. INTRODUZIONE
1.1. Aspetti introduttivi
1.2. Normativa di riferimento
2. L’ASSOCIAZIONE SPORTIVA DILETTANTISTICA
2.1. Profili dell’Associazione Sportiva
2.2. Struttura societaria
2.3. Organizzazione
3. IL DECRETO LEGISLATIVO 231/01
3.1. I reati previsti dal D.Lgs 231/01
3.2. Le Sanzioni previste dal D.Lgs.
231/01
3.3. Destinatari del Modello 231
3.5. Formazione del personale
3.6. Struttura del Modello
3.7. Approvazione del Modello
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"MODELLO 231"
ESEMPIO DI INDICE (2)
4. ORGANISMO DI VIGILANZA
4.1. L’Organismo di Vigilanza
4.2. Requisiti essenziali
4.3. Funzioni
4.4. Poteri
4.5. Regolamento dell’Organismo di Vigilanza
5. SISTEMA DISCIPLINARE
5.1. Funzione del sistema disciplinare
5.2. Misure nei confronti del personale
5.3. Misure nei confronti degli Amministratori
6. CODICE ETICO
ALLEGATO 1: MAPPATURA DEI RISCHI
ALLEGATO 2: PROTOCOLLI PER LA PREVENZIONE DEL RISCHIO DI
COMMISSIONE DEI REATI PRESUPPOSTO
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La corretta valutazione dei rischi