Gesù dice: «Or io vi dico che molti verranno di Levante e di Ponente e sederanno a tavola con Abramo e Isacco e Giacobbe, nel regno dei cieli» (Matteo 8:11) I servitori di Dio vissuti prima del sacrificio di Cristo erediteranno la natura umana o la natura Distribuito gratuitamente Stampato in proprio. Aprile 2011. Comunità Cristiana Piazza Piazza Macaluso 7 - 92024 Canicattì - AG www.comunitacristiana.org Puoi rivolgerti anche: Via Cattolica 34 - 92010 Montallegro - AG Tel. 0922-847613 - 389-2752801 spirituale? 2 1 – LA DONNA E LA SUA PROGENIE. (Genesi 3:15 e Apoc.cap.12) In Genesi 3:15 si legge che subito dopo il peccato di Adamo ed Eva il Signore Dio disse al serpente: «E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno». Come si può notare, queste parole contengono il primo decreto di Dio, che è anche una promessa, relativa ad una progenie santa che avrebbe sconfitto il serpente (o Diavolo e Satana) e la sua progenie malvagia. Secondo il proposito di Dio, la terra doveva popolarsi, quindi la prima coppia umana doveva "moltiplicarsi". Ma, sebbene i figli di Adamo ed Eva furono numerosi, Dio si scelse una discendenza particolare, una progenie sua speciale, di uomini il cui cuore era incline a seguire le sue sante vie. Questa progenie particolare è la progenie benedetta e santa che a suo tempo «schiaccerà il capo» al serpente e alla sua progenie malvagia. Essa è la Gerusalemme celeste, la Chiesa di Dio e di Cristo. La progenie santa, dunque, viene: 1) da Adamo (ed Eva) per quanto riguarda il lato umano (o carnale); 2) da Dio, mediante Cristo, dal lato spirituale; in quanto gli uomini di questa progenie benedetta vengono generati dallo spirito di Dio. Un esempio che vale per tutti è Cristo, di cui l'apostolo Paolo dichiara che «è nato dal seme di Davide secondo la carne, dichiarato Figliuol di Dio con potenza secondo lo spirito di santità» (Romani 1:4). Ma chi è la donna di cui Dio parla? È forse la stessa Eva? La parola donna in Genesi 3:15 ha un doppio riferimento: 1) La donna è la stessa Eva che, dal lato umano, genera anche la progenie benedetta; 2) La donna, dal lato spirituale, è la Gerusalemme celeste, cioè la Chiesa di Dio e di Cristo, che genera la progenie, cioè se stessa. Può sembrare strana l'affermazione che la "Chiesa genera sé stessa". Lo dimostreremo più avanti. Apocalisse capitolo 12 parla della donna e del serpente (o dragone) con una ricchezza di particolari che non lascia dubbi. 31 ai suoi discepoli: Luca 22:28-30; Matteo 19:27-29, nonché le profezie di Apocalisse 5:9 e 2:26-27. Si avrà, quindi, la tendenza ad interpretare in senso simbolico promesse e profezie che, invece, si adempiranno letteralmente. E per conseguenza, si tenderà pure a simboleggiare tanti altri eventi la cui realizzazione è ormai prossima. Ci riferiamo al segno del Figlio dell'uomo che dev'essere visto in cielo appena prima del ritorno di Gesù; al ritorno reale e visibile di Cristo; all'instaurazione del trono di Davide (cioè del più grande Davide: Gesù) in Gerusalemme; al governo reale e visibile dei santi; alla Gerusalemme celeste che scende realmente dal cielo sulla terra dopo il Millennio. L'interpretazione esageratamente o esclusivamente simbolica delle profezie e delle promesse della Scrittura le svuota del loro reale contenuto e le rende prive di significato. Il Piano di Dio stesso diventerà qualcosa di astratto e lontano, scadendo di interesse e di prospettiva. Quindi, diciamo con franchezza che non condividiamo né la dottrina della migliore resurrezione né quella secondo la quale i servi di Dio vissuti prima della morte di Cristo non sarebbero eletti. Semplicemente perché la Scrittura non le insegna. La Bibbia non insegna, in nessun luogo, che vi saranno tre risurrezioni. Insegna, invece, che vi saranno due risurrezioni. La Scrittura non insegna in nessun luogo che vi siano eletti di serie A ed eletti di serie B, o un misto di eletti destinati alla natura celeste ed eletti destinati alla natura terrena. La Scrittura insegna in modo chiaro ed inequivocabile che tutti i fedeli servitori di Dio di ogni tempo e sino al ritorno di Cristo avranno un'unica eredita, quella spirituale, in gloria. La Scrittura insegna che agli eletti verrà assegnato, in modo reale e non simbolico, il governo del mondo, ed essi saranno re e sacerdoti, assieme a Gesù Cristo. INDICE pagina 1) La donna e la sua progenie ...................................................... 2 2) Quando ha avuto origine la progenie spirituale, cioè la Chiesa? ........................................................ 3 3) La progenie spirituale (o progenie della fede) e il Patto di Dio con Abrahamo ................................................. 9 4) Il Patto abramico e la Legge mosaica ...................................... 21 5) La dottrina dei “prìncipi sulla terra” ......................................... 26 6) La dottrina della “migliore risurrezione” ................................... 28 30 3 quella loro offerta dai nemici di Dio, cioè desideravano essere risuscitati nella risurrezione dei giusti (o di vita o prima risurrezione). Analogo discorso viene fatto al verso 19 dello stesso capitolo, ove è scritto che Abrahamo, a cui Dio impedì il sacrificio di Isacco, «lo riebbe per una specie di risurrezione». Identico discorso fa Gesù in Giovanni 12:25 «Chi ama la sua vita, la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserva in vita eterna». Vedi: Matteo 10:28 e Marco 8:34-38. Il dragone viene identificato al verso 9: esso è «il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana». La donna viene così presentata: «Una donna rivestita del sole con la luna sotto i piedi, e sul capo una corona di dodici stelle» (verso 1). Il verso 40 di Ebrei cap.11 lo riportiamo di nuovo: «perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond'essi non giungessero alla perfezione senza di noi». Qui la parola "essi" è riferita ai servi di Dio dell'antichità elencati nel capitolo 11 di Ebrei, i quali servi, secondo la dottrina in esame, non sarebbero eletti. Il "senza di noi" è stato interpretato come se quei servitori di Dio (che non sarebbero eletti) non potessero avere la perfezione senza l'intervento degli eletti. Ma non è questo che Paolo vuole dire. Paolo dice che quei servi di Dio dell'antichità «non ottennero quel che era stato promesso» (verso 39), cioè la perfezione nella gloria, perché nei piani di Dio era previsto "qualcosa di meglio" anche per i chiamati delle generazioni a venire. Perciò, è chiaro che alla perfezione non dovevano giungere solo quei servitori antichi, ma era previsto che vi arrivassero anche gli eletti della altre generazioni. Quindi, i primi non vi potranno giungere in assenza degli altri, cioè prima che gli altri eletti fossero scelti da Dio. Tutto qui. Il testo non vuol dire altro; non lascia intravedere altre interpretazioni. C O N C L U S I O N I. Sostenere che per i servi di Dio vissuti prima del sacrificio di Cristo è prevista solo un'eredità nella perfezione umana vuol dire ignorare il chiaro insegnamento biblico e avallare altri errori da ciò derivanti. Infatti, se si crede che sulla terra già vi saranno i prìncipi (umani), si è costretti a dire che i santi non regneranno sulla terra, ma che regneranno la terra dal cielo, contrariamente a quel che sostiene la Bibbia (e lo abbiamo dimostrato). E la Parabola delle mine e la Parabola dei talenti non avrebbero più alcun senso. E non avrebbero senso le promesse fatte da Gesù Che la donna sia la Gerusalemme celeste, la Chiesa, lo si capisce dal fatto che le dodici stelle di cui essa è coronata rappresentano i dodici apostoli, il sole di cui è rivestita rappresenta la gloria celeste a cui essa sarà innalzata, la luna sotto i suoi piedi rappresenta il futuro regno terreno che le sarà sottoposto.(*) Ciò che ci interessa è il fatto che la donna «era incinta e gridava nelle doglie tormentose del parto» e che poi «partorì un figliuolo maschio, che ha da reggere tutte le nazioni con verga di ferro; e il figliuolo di lei fu rapito presso a Dio e al suo trono» (versi 2 e 7). Da questi versi si comprende che dalla progenie spirituale, cioè la Gerusalemme celeste peregrinante sulla terra, nacque Gesù, il quale dopo aver compiuto il riscatto fu «sovranamente innalzato» al cielo e siede «alla destra di Dio» (Filippesi 2:9-11; Romani 8:34). E proprio quando Gesù fu innalzato avvenne la battaglia in cielo ed «è venuta la salvezza e la potenza ed il regno dell'Iddio nostro, e la potestà del suo Cristo» (versi 7-10). Ma che ne è della donna? La donna, vale a dire la Chiesa, e precisamente «il rimanente della progenie di essa», dovrà proseguire nel suo terreno pellegrinaggio e subire gli attacchi feroci del Diavolo (versi 13-17) sino al ritorno di Cristo, quando anch'essa sarà rapita al cielo e si avvererà grandiosamente la profezia di Isaia: «Rallegrati, o sterile che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi doglie di parto! Poiché i figliuoli dell'abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva il marito» (Galati 4:26-27; Isaia cap.54). 2 – QUANDO HA AVUTO ORIGINE LA PROGENIE SPIRITUALE, CIOÈ LA CHIESA? Alcuni gruppi di nostri fratelli professano l'insegnamento secondo il quale tutti i servitori di Dio prima del sacrificio di (*) La donna rivestita di sole con la luna sotto i piedi. C’è chi ritiene che il sole di cui è rivestita la donna sia la luce del Vangelo (o Nuovo Patto) e la luna sotto i suoi piedi sia il Vecchio Patto. 4 Cristo, non sarebbero eletti, cioè non farebbero parte della Gerusalemme celeste, che è la Chiesa di Dio e di Cristo. Secondo questo insegnamento, quindi, Adamo, Abele, Seth, Enoc, Noè, Abrahamo e la discendenza abramica e tutti i servi di Dio fino a Giovanni Battista, non avrebbero speranza di gloria celeste, ma soltanto speranza di vita eterna sulla terra, nella perfezione umana. A sostegno di tale insegnamento, viene detto che ad Abrahamo e ai suoi discendenti e, in generale, a tutti i servi di Dio vissuti prima del sacrificio di Cristo, furono fatte da Dio promesse terrene e non celesti. Ma che cosa insegna realmente la Bibbia? Esamineremo le promesse di Dio ad Abrahamo e alla sua progenie. Quando è nata la Chiesa? Al punto precedente abbiamo detto che la "donna" di Genesi 3:15 e di Apoc. cap.12 è la Gerusalemme celeste, vale a dire la Chiesa, che genera la progenie, cioè se stessa. Si può obiettare: come poteva la Chiesa generare sé stessa, se Essa (secondo la dottrina corrente) è nata alla Pentecoste? Ma la Chiesa è nata davvero alla Pentecoste, oppure prima? Il testo di Matteo 16:17-19 viene visto come la dichiarazione di nascita della Chiesa, che sarebbe avvenuta più tardi, alla Pentecoste. Per la precisione, Gesù non disse che intendeva "fondare" la sua Chiesa, ma disse che la voleva "edificare", il che, come vedremo, non risulterà essere la stessa cosa. In Atti 15:13-18 è testimoniato: «E quando si furon taciuti, Giacomo prese a dire. "Fratelli, ascoltatemi. Simone ha narrato come Dio ha primieramente visitato i Gentili, per trarre da questi un popolo per il suo nome. E con ciò s'accordano le parole dei profeti, siccome è scritto: 'Dopo queste cose io tornerò e edificherò di nuovo la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue rovine, e la rimetterò in piedi, affinché il rimanente degli uomini e tutti i Gentili sui quali è invocato il mio nome, cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose'"». Come qui si rileva, Dio, mediante Gesù, non doveva fondare, ma edificare o, come viene precisato nel testo, restaurare, rimettere in piedi (cioè rialzare) la tenda di Davide che era caduta. Dire che la "tenda di Davide" era la "Qehal Yahweh". cioè l'Assemblea di Dio in Israele, o Chiesa, sembrerebbe superfluo, ma è meglio ricordarlo. 29 Gesù disse che vi sarà una «risurrezione di vita» per i santi, e una «risurrezione di giudizio» per il resto dell'umanità (Giovanni 5:29). L'apostolo Paolo disse: «Ci sarà una risurrezione dei giusti e degli ingiusti» (Atti 24:15). Vedi anche Luca 14:14. Ora, non c'è dubbio che: la prima risurrezione o risurrezione di vita o risurrezione dei giusti è quella riservata agli eletti; la risurrezione del rimanente dei morti o risurrezione di giudizio o risurrezione degli ingiusti è riservata, appunto agli ingiusti. La dottrina della "migliore risurrezione" probabilmente è nata dall'esigenza di dover "sistemare" in qualche modo i servitori di Dio vissuti prima della morte di Cristo. (Diciamo questo, non per fare del sarcasmo inutile, ma constatando amaramente che da errore nasce errore). Secondo la dottrina suddetta, quei servitori risorgeranno nuovamente come uomini, quindi non potranno far parte della prima risurrezione, cioè quella di vita e di gloria celeste, riservata ai giusti o eletti. Ma il guaio è che quegli uomini sono stati dichiarati "giusti" da Dio, quindi non potranno risorgere neanche nella risurrezione degli ingiusti! (Ebrei 11:4; Galati 3:11). Ecco, che è venuta fuori la dottrina della "migliore risurrezione" a sistemare le cose. Ma tale dottrina non trova riscontro nella Scrittura. Infatti, mai la Scrittura parla di tre risurrezioni o di una terza risurrezione. Ma vogliamo esaminare il passo da dove è tratta la dottrina della "migliore risurrezione"? Al versetto 35 di Ebrei capitolo 11 è scritto: «Le donne ricuperarono per risurrezione i loro morti; e altri furono martirizzati non avendo accettata la loro liberazione affin di ottenere una risurrezione migliore». Il testo vuole semplicemente dire che quei servi di Dio, non volendo rinnegare il Signore e la loro fede, si rifiutarono di essere liberati dalla morte; quindi furono "martirizzati". Accettare “quella” liberazione era come risuscitare. Ma ad essi non interessava quel tipo di liberazione dalla morte, cioè quella specie di risurrezione, perché se l'avessero accettata, sarebbero stati perduti agli occhi di Dio. Essi, perciò, desideravano una “risurrezione migliore” di 28 5 Non solo, ma è scritto che Gesù è «il Prìncipe dei re della terra» (Apoc. 1:5). Ed è scritto anche che Gesù è «il Prìncipe dei principi» (Daniele 8:25). E per chi avesse ancora dubbi, in Sappiamo dello stato rovinoso in cui versava il popolo d'Israele al tempo della venuta di Cristo. Tanto che Egli «è venuto nella sua casa, e i suoi non l'hanno ricevuto» (Giovanni 1:11). Ciononostante, Gesù chiama «sua casa» il popolo d'Israele, a conferma che la Casa di Cristo, la Chiesa, esisteva già prima che Egli venisse. Certamente, come scrive l'apostolo Paolo «non tutti i discendenti da Israele sono Israele» (Rom.9:6). Con ciò, vuole dire che il vero «Israele di Dio» (Galati 6:16) non è quello che aveva discendenza carnale, ma era quello che aveva discendenza spirituale. Ed è così anche per tutti coloro che dicono di essere servi di Dio in ogni era: fra essi vi sono i veri figli spirituali di Dio ed anche i falsi. Ora, è proprio la Chiesa d'Israele (o tenda di Davide) che Gesù rimise in piedi. Egli non ha mai fondato una nuova chiesa di sana pianta, dalle fondamenta. Che cosa accadde, allora, alla venuta di Cristo e alla Pentecoste? Successe che Dio aprì la porta della chiamata all'elezione ai Gentili, ma la chiuse ad Israele, per la sua durezza di cuore. Cosicché, Gesù edificò una Chiesa di Gentili contenente un'esigua minoranza di Israeliti, cioè il rimanente degli uomini d'Israele; mentre prima della sua venuta era all'inverso: la Qehal (Chiesa) di Dio era formata da Israeliti con qualche eccezione di Gentili. Perciò, alla venuta di Cristo, la Chiesa spirituale di Dio era sì caduta, ma non annientata e perita. Era quindi esistente. Gesù, infatti, quale Buon Pastore (Giovanni 10:1-21), è dall'ovile d'Israele che, per prima, chiama le sue "pecore", vale a dire i suoi eletti. E non furono molte le pecore che lo riconobbero e lo seguirono, ma un rimanente. Egli condusse fuori dall'ovile d'Israele le pecore che erano sue, perché quell'ovile (o tenda), ormai caduto, sarebbe stato abbandonato (Matteo 23:37-39). Egli le condusse con sé, nell'ovile che stava formando, e le congiunse alle "altre pecore", cioè gli eletti fra i Gentili. Gesù forma così "un solo gregge". Paolo in merito dice che Gesù «dei due popoli ne ha fatto uno solo ed ha abbattuto il muro di separazione con l'abolire nella sua carne la causa dell'inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, affin di creare in sé stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo la pace; ed affin di riconciliarli ambedue in un corpo unico con Dio» (Efes.2:14-16). quest'ultimo versetto la parola "principi" è riferita ai santi! Basta andare a leggere il versetto che precede (cioè Dan. 8:24). E, come si legge in Apocalisse 5:9-10, è Gesù che ne ha fatto «un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra». Vedi anche la Parabola delle mine in Luca 19:11-27. Va detto francamente che il Salmo 45 già si spiega da solo. Ma se viene visto alla luce dell’intera Scrittura, non lascia dubbi su ciò che vuole dirci. Esso armonizza perfettamente col resto della Parola di Dio, e non può essere che così. Un'ultima cosa. Se, come si crede, i servi di Dio dell'antichità saranno prìncipi sulla terra e la governeranno, chi saranno mai quei «re della terra» che «porteranno la loro gloria» nella Gerusalemme celeste scesa dal cielo? (Apocalisse 21:24). La risposta, a questo punto, è ovvia e semplicissima. 6 – LA DOTTRINA DELLA "MIGLIORE RESURREZIONE". I fratelli che credono nell'insegnamento secondo cui i servitori di Dio vissuti prima della morte di Cristo non sarebbero eletti, credono pure alla dottrina della "migliore resurrezione". Questa dottrina è stata tratta dal verso di Ebrei 11:35. E a sostegno di tale dottrina vengono pure citati i versi 39 e 40. Li riportiamo tutti e, per comodità, con i relativi numeri: «35. Le donne ricuperarono per risurrezione i loro morti; e altri furon martirizzati non avendo accettata la loro liberazione affin di ottenere una risurrezione migliore… 39. E tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello ch'era stato promesso, 40. perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond'essi non giungessero alla perfezione senza di noi». La "migliore risurrezione", secondo l'insegnamento dei suddetti fratelli, sarebbe riservata esclusivamente ai servitori di Dio vissuti prima della morte di Cristo, i quali, non essendo eletti, sarebbero risuscitati alla perfezione umana in qualità di prìncipi. Ma la Scrittura e Gesù in persona, però, parlano sempre di due risurrezioni, e mai di una terza risurrezione. Infatti, in Apocalisse è profetizzata la «prima risurrezione» e la risurrezione del «rimanente dei morti» (Apoc. 20:4-6). 6 27 Le parole di Paolo sono eloquenti: Gesù ha formato sì un popolo nuovo di credenti, cioè la sua Chiesa, ma dall'unione di quel che c'era già, il residuo eletto d'Israele e di quel che doveva venire, gli eletti Gentili. Per cui, nei successivi versi 19-21 dello stesso testo, Paolo dice agli Efesini: «Voi dunque non siete più né forestieri né avventizi; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore» (Efesini 2:19-21). Vedi anche 1 Corinti 12:27-28. prìncipi per tutta la terra. 17. Io renderò il tuo nome celebre per ogni età; perciò i popoli ti loderanno in sempiterno». Chi sono i profeti che fanno parte del fondamento della Chiesa? Sono forse soltanto i profeti venuti dopo Cristo? No, anche quelli che vissero prima di Cristo. E allora, se i profeti vissuti prima del sacrificio di Gesù fanno parte del fondamento della Chiesa, è evidente che essi sono eletti! E ciò perché la Chiesa, fondamento ed edificio, è interamente santa e composta di eletti. Nel testo, Paolo dice pure agli Efesini che essi sono "concittadini dei santi". Di quali santi? Le parole di Paolo non si possono equivocare. Dopo un discorso intero in cui parla di eletti Israeliti e Gentili, egli intende dire che gli Efesini, Gentili, sono concittadini dei santi d'Israele. Il che, vuol dire che in Israele i santi c'erano anche prima della venuta di Gesù. Vedi Matteo 27:52. Analogo discorso fa Paolo nel capitolo 11 della sua Epistola ai Romani, dove dice che, come ai tempi di Elia il Signore si riservò «settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal. E così nel tempo presente, v'è un residuo secondo l'elezione della grazia» (versi 4-5). Paolo parla del residuo eletto d'Israele dei suoi tempi. Egli dice anche che «per la loro caduta [cioè d'Israele, o tenda di Davide] la salvezza è giunta ai Gentili» (verso 11). In questo capitolo Paolo porta l'esempio dell'ulivo domestico (Israele) da cui vengono tagliati dei rami secchi (gli israeliti increduli e disubbidienti), al posto dei quali vengono innestati dei rami di ulivo selvatico (i Gentili convertiti a Gesù). Una nota importate è che Egli chiama Israele "primizia" o "radice", mentre chiama i Gentili "massa" o "rami". Attenzione! Perché Paolo quindi dice: Esaminiamo, dunque questo Salmo. Diciamo prima che il "palazzo del re" è la Gerusalemme celeste, la Santa Città in cui dimora Cristo. Poi diciamo che il re è senza dubbio Gesù, come si può rilevare dai versi da 1 a 7 dello stesso Salmo. Nei versi 13-15 si legge che sia la «figliuola del re» sia «le vergini sue compagne» entrano nel «palazzo del re». Ora, se fosse vero che "le vergini compagne" sono prìncipi umani, essi non potrebbero mai entrare nel "palazzo del re" che è la Gerusalemme celeste! perché in essa possono entrare solo gli eletti in gloria, e non degli uomini! Diciamo questo, tenendo conto della dottrina dei suddetti fratelli. In realtà la figliuola del re rappresenta gli eletti d'Israele, mentre le vergini sue compagne sono gli eletti dai Gentili. L'apostolo Paolo chiama i primi primizia e i secondi massa (Romani 11:16). Gesù stesso raccoglie prima "le pecore" d'Israele e poi quelle dei Gentili (Giovanni 10:1-16). Nel Salmo 45 è perciò importante rilevare che tutte le vergini hanno accesso al palazzo del re, cioè alla Città celeste. Quindi, tutte sono ammesse alla cittadinanza celeste! Paolo scrive infatti agli eletti Gentili di Efeso: «Voi… siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio» (Efesini 2:19). Prima di Cristo, i santi erano solo Israeliti. Poi Dio li scelse dai Gentili. E questi diventarono concittadini dei santi d'Israele. Quando, al verso 16, è detto «I tuoi figliuoli», a chi viene riferito l'aggettivo dimostrativo i tuoi? Da ciò che si legge nel verso 17, non c'è dubbio che è riferito al re. Infatti, al re, cioè a Cristo, viene detto: «Tu li costituirai prìncipi», ma viene detto pure: «Io renderò il tuo nome celebre per ogni età; perciò i popoli ti loderanno in sempiterno». E si converrà che solo il nome di Gesù verrà reso celebre per sempre, ed è Lui che i popoli loderanno per sempre! Quindi, è chiaro che è Cristo che costituirà i prìncipi sulla terra, e non già la Chiesa, come credono i suddetti fratelli. Però bisogna vedere bene chi sono questi prìncipi. Essi sono gli eletti, che qui vengono chiamati "prìncipi". A chi vorrà obiettare che i santi saranno re e non anche prìncipi, diciamo che anche Gesù viene chiamato «Prìncipe». Vedi Isaia 9:5; Matteo 2:6; Atti 3:15 e 5:3. 26 il Buon ladrone che aprì il suo cuore e vi lasciò entrare Cristo, è come se avesse cenato col Signore, anche se materialmente fu impossibilitato ad osservare la Santa Cena. La stessa cosa vale per Israele quando uscì dall'Egitto. Paolo scrive: «Tutti furon battezzati, nella nuvola e nel mare, per esser di Mosè, e tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, e tutti bevvero la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e la roccia era Cristo» (1 Corinti 10:2-4). Perciò, i servi di Dio suggellati dallo Spirito sono soggetti ad osservare le prescrizioni di Dio del proprio tempo, sempre che sia loro possibile. In ogni caso essi rimangono lo stesso suggellati dallo Spirito e, quindi, sono sempre eletti di Dio. Questo vale per tutti i servi di Dio di ogni era. Ora, tornando al discorso di Paolo (Galati 4:21-31), egli dice pure: «Ma la Gerusalemme di sopra [quella celeste] è libera, ed essa è nostra madre» (verso 26), cioè madre di tutti coloro che hanno avuto fede in qualsiasi tempo, Paolo compreso! Non scordiamoci che Paolo aveva detto anche che «Abramo è padre di tutti noi», cioè padre di tutti coloro che hanno fede, Paolo compreso! Quindi, anche per noi credenti di oggi e per quelli che ancora verranno vale il Patto Abramico, cioè il Patto della fede. Esso sarà in vigore sino al ritorno di Cristo. 5 – LA DOTTRINA DEI "PRINCIPI SULLA TERRA". I fratelli che credono nell'insegnamento secondo cui i servitori di Dio vissuti prima della morte di Cristo non sarebbero eletti, credono anche alla dottrina che inquadra tali servitori come prìncipi sulla terra. Secondo tale dottrina, questi servitori sarebbero risuscitati come uomini perfetti (quindi, in carne) e, nel Millennio, sarebbero prìncipi al servizio dell'Assemblea degli eletti, di cui essi però non farebbero parte. Tale dottrina viene da un'interpretazione inesatta del Salmo 45, e precisamente i versi 13-17, che riportiamo anche con i numeri, per comodità: «13. Tutta splendore è la figliuola del re, nelle sue stanze; la sua veste è tutta trapunta d'oro. 14. Ella sarà condotta al re in vesti ricamate; seguita dalle vergini sue compagne, che gli saranno presentate; 15. saran condotte con letizia e con giubilo; ed esse entreranno nel palazzo del re. 16. I tuoi figliuoli prenderanno il posto dei tuoi padri; tu li costituirai 7 «E se la primizia [gli eletti d'Israele] è santa, anche la massa [i Gentili eletti] è santa; e se la radice [gli eletti d'Israele] è santa, anche i rami [i Gentili eletti] son santi. E se pure alcuni dei rami sono stati troncati, e tu, che sei olivastro, sei stato innestato in luogo loro e sei divenuto partecipe della radice e della grassezza dell'ulivo, non t'insuperbire contro ai rami; ma, se t'insuperbisci, sappi che non sei tu che porti la radice, ma la ridice che porta te. Allora tu dirai: "Sono stati troncati dei rami perché io fossi innestato". Bene: sono stati troncati per la loro incredulità, e tu sussisti per la fede» (verso 16). Il discorso di Paolo è chiarissimo: l'ulivo domestico, cioè l'Israele spirituale, che è la Chiesa degli eletti, esisteva prima che Cristo aprisse la chiamata all'elezione ai Gentili. Siccome gli Israeliti hanno rigettato Gesù e la chiamata all'elezione, al posto loro nell'Israele spirituale vengono "innestati", cioè inseriti, i Gentili convertiti a Lui, e questi diventano anch'essi Israeliti spirituali. Quindi, la radice della Chiesa esisteva già prima che Cristo venisse come uomo. La radice della Chiesa era costituita dagli eletti d'Israele. Quando Gesù aprì l'elezione ai Gentili, i Gentili eletti furono inseriti nella Chiesa spirituale d'Israele, la cui radice era già esistente! La radice della Chiesa di cui Paolo parla era il fondamento dei profeti (e di Cristo stesso, come ancora dimostreremo più avanti). Vedi Efesini 2:20. Perciò, se, ovviamente, la radice [gli eletti d'Israele] della Chiesa è santa, è altrettanto ovvio che anche i rami innestati [i Gentili eletti] debbono essere santi. Ragioniamo: se fosse vero che i servi di Dio (quasi tutti Israeliti) prima della morte di Cristo non sono eletti, il ragionamento di Paolo salterebbe. Infatti, non sarebbe possibile "innestare" i Gentili eletti in un albero, cioè Israele, non santo. In altre parole, ciò che è spirituale non può essere "innestato" in ciò che è carnale. L'innesto esatto è quello fra elementi della stessa natura, cioè eletti al posto di eletti decaduti, come sostiene Paolo. E che egli parli proprio di eletti, non v'è alcun dubbio, anche perché lo prova il fatto che gli Israeliti che si convertiranno a Cristo fra breve, verranno «innestati di nuovo… nel loro proprio ulivo» (versi 23-24). Quando accadrà quest'ultimo evento? Quando sarà «entrata la pienezza dei Gentili», vale a dire quando la chiamata all'elezione dei Gentili sarà completata. 8 25 E Paolo conclude dicendo ai Romani: «Per quanto concerne l'Evangelo, essi [gli Israeliti] sono nemici per via di voi [Gentili]; ma per quanto concerne l'elezione, sono amati per via dei loro padri» (versi 25, 28). Più chiaro di così… Nella allegoria di Agar e Sara (Galati 4:21-31), l'apostolo Paolo chiarisce bene qual è l'eredità dei credenti (sia quelli vissuti prima del sacrificio di Cristo che quelli che son venuti dopo) e ancora una volta ci fa capire che la Legge Mosaica non ha mai annullato il Patto Abramico. Paolo dice che le due donne simboleggiano: Agar la Gerusalemme terrena e Sara la Gerusalemme celeste. La prima genera schiavi, cioè figli carnali; la seconda genera figli legittimi, cioè spirituali. Cosicché, Ismaele, figlio di Agar, quindi nato secondo la carne, non ha nessuna eredità, ma è schiavo; e così tutti coloro che non fanno parte della progenie spirituale. Mentre Isacco, figlio di Sara, quindi nato secondo lo spirito, ovviamente ha l'eredità spirituale, quella riservata agli eletti. Il figlio della promessa è Isacco, e non Ismaele. Infatti, Paolo dice: «il nato secondo la carne [Ismaele] perseguitava il nato secondo lo spirito [Isacco]» (verso 29). Ora, come già fatto rilevare chi nasce secondo lo spirito è figlio spirituale di Dio, cioè eletto. Infatti, Gesù dice: «Quel che è nato dalla carne, è carne; quel che è nato dallo Spirito, è spirito» (Giovanni 3:6). E Paolo dice: «Tutti quelli che son condotti dallo Spirito di Dio, son figliuoli di Dio» (Romani 8:14). Questo vale per tutti i servi di Dio di ogni tempo, i quali, avendo ricevuto lo spirito, sono approvati, consacrati, suggellati e battezzati da Dio col battesimo dello spirito, indipendentemente se il segno esteriore è la circoncisione o l'immersione in acqua, o senza nessun segno esteriore. La circoncisione, il battesimo in acqua, l'osservanza della Pasqua ebraica o della Santa Cena, sono prescrizioni connesse alle disposizioni e ai patti stabiliti da Dio con i suoi vari servitori nel loro proprio tempo; le quali cose non pregiudicano affatto la chiamata «secondo il proponimento dell'elezione di Dio» e il relativo suggello dello Spirito Santo. Un esempio che vale per tutti: il Buon ladrone non fu battezzato in acqua, ma solo in spirito, e non poté celebrare la Santa Cena neppure una volta, perché morì lo stesso pomeriggio in cui morì Gesù, eppure Gesù gli disse: «Tu sarai con me in paradiso» (Luca 23:43). Gesù dice: «Ecco, io sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me» (Apocalisse 3:20). Secondo queste parole, anche Vedi l'opuscolo Bibbia alla mano, pagine 31-34, dove si parla di tale argomento e dei 144.000 e della Grande Folla. È importante sottolineare che, con Gesù, il popolo di Dio non cambiò nome, ma continuò a chiamarsi Assemblea di Dio, in ebraico: Qehal Yahwèh e in greco: Ekklesìa Kyriou (Assemblea o Chiesa del Signore), appunto perché Essa era ed è la continuazione dell'antica Assemblea di Dio. Quanto all'origine della Chiesa, ricordiamo che Cristo stesso è l'origine della Chiesa, cioè la radice, il fondamento primario; tant'è vero che Paolo dice: «Nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Gesù Cristo» (1 Cor.3:11). E Gesù stesso dice: «Io sono la radice e la progenie di Davide» (Apocalisse 22:16). Ecco, quindi che la Chiesa allo stato iniziale, cioè Cristo stesso, genera sé stessa. E ciò, perché il Piano prestabilito da Dio era imperniato su Cristo sia prima che dopo la sua venuta come uomo. Cristo cominciò da Abele (e magari da Adamo?) a gettare le fondamenta della sua Chiesa, ed esse sono costituite da Gesù stesso, dai profeti e dagli apostoli, per poi continuare ad edificare la Chiesa con tutti gli altri santi della progenie eletta, secondo una linea spirituale divinamente stabilita. Quindi, Gesù è sia fondamento primario, o radice, sia pietra angolare, posta tra il fondamento e l'edificio. Efesini 2:20-22. È per tale ragione che Paolo dice che la progenie spirituale, o progenie di Abrahamo, è una sola, e cioè Cristo (Galati 3:9), appunto perché Cristo è radice e progenie, inizio e fine della progenie spirituale, che è la Chiesa degli eletti. Ed è pure per tale ragione che Paolo dice: «La Gerusalemme di sopra…è nostra madre» (Galati 4:26), cioè perché il germe, o seme, della Gerusalemme celeste esisteva già in Cristo. La progenie spirituale, o progenie della fede, è dunque iniziata con Abele (e forse con Adamo?), è proseguita di generazione in generazione fino ai giorni nostri, secondo il «proponimento dell'elezione di Dio» (Romani 9:11). Ora, sostenere che la Chiesa degli eletti di Dio è nata alla Pentecoste e che prima Dio non aveva nessuna Chiesa, significa ignorare la Scrittura. 24 9 gentili Romani? Non certo carnalmente. Ma lo è spiritualmente; il che vuol dire che sia Abrahamo che quei Romani gentili sono eletti di Dio. Nel capitolo 11 dell'Epistola agli Ebrei, Paolo ci presenta un elenco comprendente alcuni santi uomini delle antiche generazioni, fra i più straordinari esempi di fede. Essi fanno tutti parte della progenie eletta, per mezzo della quale, nel Regno dei mille anni, Dio benedirà tutte le nazioni della terra. Fra essi vi era anche Abrahamo, col quale Iddio fece un patto, come a rinnovare la sua promessa fatta in Eden (Genesi 3:15) riguardante la progenie della donna. La giustificazione e l'eredità spirituale, dunque, vengono dalla fede, e non dalla Legge Mosaica. La Legge mosaica venne ad annullare il Patto abramico? No, il Vecchio Patto non venne assolutamente ad annullare il Patto Abramico basato sulla fede! Paolo chiarisce: «Or io dico: Un patto [quello Abramico] già prima debitamente stabilito da Dio, la legge, che venne quattrocentotrent'anni dopo, non lo invalida in guisa da annullare la promessa. Perché se l'eredità viene dalla legge, essa non viene più dalla promessa… La legge è essa contraria alle promesse di Dio? Così non sia» (Galati 3:17,18,21). Paolo chiarisce ancora: «Poiché la promessa d'essere erede del mondo non fu fatta ad Abramo o alla sua progenie in base alla legge, ma in base alla giustizia che viene dalla fede. Perché se quelli che son della legge sono eredi, la fede è resa vana, e la promessa è annullata» (Romani 4:13-14). Perché, dunque, è stata data la Legge? Quale scopo aveva? Paolo dice: «Essa fu aggiunta a motivo delle nostre trasgressioni… Talché la legge è stata il nostro pedagogo per condurci a Cristo, affinché fossimo giustificati per fede» (Galati 3:19,24). Paolo dice anche: «Il termine della legge è Cristo, per essere giustizia ad ognuno che crede» (Romani 10:4). La Parabola del ricco e Lazzaro (Luca 16:19-31) ci fornisce un'ulteriore prova che il Patto Abramico non solo non è stato annullato dalla Legge Mosaica, ma abbraccia l'intera progenie della fede di ogni tempo, prima e dopo Cristo. In tale parabola Gesù dice che il povero Lazzaro, raffigurante il popolo dei Gentili, fu portato nel «seno d'Abramo». Che cos'è il seno d'Abramo? Esso è la progenie spirituale, alla quale prima della morte di Cristo i Gentili non potevano accedere. Se Abramo non fosse un eletto, cioè un erede spirituale, come potrebbe egli accogliere Lazzaro (i Gentili) nel suo seno, vale a dire fra la sua progenie? 3 – LA PROGENIE SPIRITUALE (O PROGENIE DELLA FEDE) E IL PATTO DI DIO CON ABRAHAMO. Il patto di Dio con Abrahamo riguarda: – Abrahamo e la progenie spirituale, o progenie della fede; – l'eredità o premio per Abrahamo e la progenie spirituale; Abrahamo e la progenie spirituale (o progenie della fede) Dio disse ad Abrahamo: «E in te saranno benedette tutte le famiglie della terra» (Genesi 12:3). Vedi anche Genesi 18:18. «E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai ascoltato la mia voce» (Genesi 22:18). Vedi anche Atti 3:25. Le parole «in te» e «nella tua progenie» non lasciano dubbi: sia Abrahamo che la sua progenie benediranno le nazioni della terra, quindi fanno parte della schiera degli eletti, la Chiesa. Dimostriamolo con altre prove e identifichiamo ancora meglio la progenie della fede. In Galati 3:6-9,16, Paolo scrive: «Siccome Abramo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto di giustizia, riconoscete anche voi che coloro i quali hanno la fede, son figliuoli d'Abramo. E la Scrittura, prevedendo che Dio giustificherebbe i Gentili per la fede, preannunziò ad Abramo questa buona novella: In te saranno benedette tutte le genti. Talché coloro che hanno la fede, sono benedetti col credente Abramo… Or le promesse furon fatte ad Abramo e alla sua progenie. Non dice: "E alle progenie", come se si trattasse di molte; ma, come parlando di una sola, dice: "E alla tua progenie", che è Cristo». Dunque, Abramo non è escluso dalle promesse. Perché le promesse furono fatte non solo alla sua progenie, ma anche a lui. Sarebbe assurdo, escludere dalle promesse proprio colui al 10 23 quale esse furono fatte! Dio infatti gli disse: «Tu sarai fonte di benedizione» (Genesi 12:2). E, come abbiamo dimostrato precedentemente, la progenie è quella che in ogni tempo ha avuto lo spirito di Cristo. Paolo stesso dice ai Galati: «E se siete di Cristo, siete dunque progenie d'Abramo; eredi, secondo la promessa» (Galati 3:29). E dice pure: «Ora voi, fratelli, siete figliuoli della promessa alla maniera d'Isacco» (Galati 4:28). Vedi pure Romani 4:23-24. becchi e di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dare la purità della carne, quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d'ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all'Iddio vivente? Ed è per questa ragione che egli è mediatore d'un nuovo patto, affinché, avvenuta la sua morte per la redenzione delle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano l'eterna eredità promessa» (Ebrei 9:11-15). In Galati 4:22-23,29, Paolo scrive: «Poiché sta scritto che Abramo ebbe due figliuoli: uno dalla schiava [Ismaele], e uno dalla donna libera [Isacco]; ma quello dalla schiava nacque secondo la carne; mentre quello dalla libera nacque in virtù della promessa… Ma come allora colui che era nato secondo la carne [Ismaele] perseguitava il nato secondo lo Spirito [Isacco], così succede anche ora». Isacco, dunque, è nato "in virtù della promessa" e "secondo lo Spirito" ed è figliuolo di Dio, come noi credenti di oggi e di ogni tempo. Ed è erede della stessa, unica promessa, quella che viene dalla fede, perché la progenie della fede è una sola ed una sola è la speranza spirituale. Infatti, in Efesini 4:45 è scritto che «vi è una sola fede e una sola speranza». Ora quel che qui la Scrittura ci insegna è che dal Vecchio Patto non venne né la vita eterna né l'eredità per gli eletti. In Romani 9:8-12, Paolo scrive: «Non i figliuoli della carne sono figliuoli di Dio: ma i figliuoli della promessa son considerati come progenie. Poiché questa è una parola di promessa: "In questa stagione io verrò, e Sara avrà un figliuolo". Non solo; ma anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand'ebbe concepito da uno stesso uomo, vale a dire Isacco nostro padre, due gemelli; poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento della elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di Colui che chiama, le fu detto: "Il maggiore servirà al minore"». Queste parole sono chiarissime! Riflettiamo. Paolo dice: «Non i figliuoli della carne sono figliuoli di Dio: ma i figliuoli della promessa son considerati progenie». Certamente! I figli della carne non sono chiamati da Dio, quindi non hanno lo spirito di Dio e di Cristo. Tant'è vero che Paolo stesso scrive: «Tutti quelli che son condotti dallo spirito di Dio son figliuoli di Dio… Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio…» (Romani 8:14,16). Paolo dice che secondo «il proponimento dell'elezione di Dio… il maggiore servirà al minore». Qui si parla di elezione! Quindi, il Vecchio Patto non produsse nessuna eredità, né terrestre né celeste. L'eredità viene esclusivamente dalla fede! Infatti, l'apostolo Paolo scrive: «Poiché noi diciamo che la fede fu ad Abramo messa in conto di giustizia. In che modo dunque gli fu messa in conto? Quand'era circonciso, o quand'era incirconciso? Non quand'era circonciso, ma quand'era incirconciso; poi ricevette il segno della circoncisione, qual suggello della giustizia ottenuta per la fede che aveva quand'era incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono essendo incirconcisi, onde anche a loro sia messa in conto la giustizia; e il padre dei circoncisi, di quelli, cioè, che non solo sono circoncisi, ma seguono anche le orme della fede del nostro padre Abramo quand'era ancora incirconciso» (Romani 4:9-12). Se fosse vero che il Vecchio Patto avesse prodotto "eredità terrena" (come sostengono alcuni), Abrahamo non ne avrebbe neanche diritto, perché egli visse secoli prima che fosse nato il Patto Mosaico e, quindi, non era sotto quel Patto! Vedi: Romani 3:21-31 e 4:1-3; Efesini 2:8. La stessa cosa vale per tutti i servi di Dio vissuti prima della nascita del Patto Mosaico. Ma siccome l'eredità, che una sola, cioè spirituale, viene esclusivamente dalla fede, Paolo dice: «Se l'eredità viene dalla legge, essa non viene più dalla promessa; ora ad Abramo Dio l'ha donata per via di promessa» (Galati 3:18). Paolo dice pure: «Perciò l'eredità è per fede, affinché sia per grazia; onde la promessa sia sicura per tutta la progenie; non soltanto per quella che è sotto la legge, ma anche per quella che ha la fede d'Abramo, il quale è padre di noi tutti» (Romani 4:16). Attenzione! Paolo qui afferma che Abrahamo «è padre di tutti noi», Paolo compreso. Egli sta dicendo queste cose ai Romani, che erano gentili. Com'è che Abramo è padre dei 22 11 capace di dare il perdono definitivo dei peccati e, quindi, neanche la vita eterna e l'eredità. Solo Cristo, col suo sacrificio, poteva dare queste cose! Infatti, Paolo scrive: «Se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge» e: «Se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente» e ancora: «Se l'eredità viene dalla legge, essa non viene più dalla promessa; ora ad Abramo Dio l'ha donata per via di promessa» (Galati 3:21; 2:21 e 3:18). Ancora Paolo scrive: «Poiché la legge, avendo un'ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrifici, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s'accostano a Dio. Altrimenti non si sarebbe cessato d'offrili, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrifici è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati… noi siamo stati santificati mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre… Ora, dov'è remissione di queste cose, non c'è più luogo a offerta per il peccato» (Ebrei 10:1-4,10,18). Dai suddetti passi, dunque, comprendiamo che le promesse del Vecchio Patto consistevano in "ombre dei futuri beni". Si parla dell'elezione del minore dei gemelli, cioè Giacobbe. Nella Bibbia, esiste un solo tipo di elezione, quella alla gloria! È profetizzato che il maggiore, Esaù, servirà al minore, Giacobbe. E dove mai nella Bibbia si legge che Esaù servì suo fratello? Anzi, fu proprio il contrario. Fu Giacobbe a dichiararsi servo di Esaù e a prostrarsi innanzi a lui (Genesi 33:1-6). È quindi evidente che la profezia si adempirà nel Regno di Dio. Allora, Esaù, che nel Millennio di rigenerazione sarà risuscitato in carne (cioè come uomo), sarà servo di suo fratello Giacobbe, che sarà un eletto e avrà un corpo glorioso simile a Cristo. Infatti, Gesù disse: «Or io vi dico che molti verranno di Levante e di Ponente e sederanno a tavola con Abramo e Isacco e Giacobbe, nel regno dei cieli» (Matteo 8:11). Come si può notare, a tavola con Abramo, Isacco e Giacobbe non c'è Esaù, perché non è un eletto. Sappiamo che Esaù vendette la sua primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie. È scritto che egli «sprezzò la sua primogenitura» (Genesi 25:27-34). Per tale motivo, Dio fece in modo che Giacobbe ricevesse la benedizione relativa alla primogenitura, vale a dire l'eredità. Ma quale primogenitura e quale eredità ricevette Giacobbe? Non una primogenitura ed un'eredità carnali, ma spirituali. Infatti, se Giacobbe avesse ricevuto una primogenitura ed un'eredità carnali, avrebbe ereditato la maggior parte dei beni di suo padre. Questi beni, invece, furono di Esaù, e Giacobbe non ebbe nulla. Fu quando Isacco benedisse Giacobbe che Esaù si rese conto di quel che aveva perso. Egli aveva rinunciato alla primogenitura e all’eredità spirituali! Perciò pianse amaramente, invocando la benedizione del padre, ma era ormai troppo tardi e «fu respinto» (Genesi cap.27 e Ebrei 12:16-17). Ma in che cosa consistono "i futuri beni"? I futuri beni sono la vita eterna e l'eredità spirituale. E la Legge non fu capace di produrre né l'una né l'altra. I beni ombrosi che essa produceva erano la vita e le benedizioni provvisorie e non definitive. Ma, venuto Cristo, Egli ha realizzato quel che la Legge produceva come ombra, e i "futuri beni" sono diventati realtà. Infatti egli col suo solo sacrificio ha acquistato il diritto alla vita eterna per tutti gli uomini di ogni era (passata, presente e futura), che sarà donata nel Millennio di rigenerazione, ma ha anche assicurato l'eredità agli eletti di ogni era (passata, presente e futura). Ciò, perché il sacrificio di Cristo ha valore per ogni tempo. Infatti, Paolo scrive: «Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione, e non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna. Perché, se il sangue di In Ebrei 11:26, è scritto che Mosè, per fede, rinunziò alla gloria ed alle ricchezze terrene, «stimando egli il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d'Egitto, perché riguardava alla rimunerazione». Dunque, Mosè preferì «il vituperio di Cristo». Preferì, cioè, patire e soffrire per Cristo, perché sapeva di ottenere una ricompensa maggiore, di quella offertagli alla corte d'Egitto. La ricompensa di Cristo sarà, infatti, spirituale, mentre quella alla corte d'Egitto era materiale e carnale. 12 21 Mosè aveva perciò lo spirito di Cristo, come lo avevano Abele, Seth, Abrahamo, Davide e tutti i servitori di Dio dell'antichità, i quali sono figliuoli di Dio, perché nati non dalla carne, ma dallo Spirito. Non per nulla l'apostolo Pietro parla dello «spirito di Cristo che era in loro» (1 Pietro 1:11). ad opera i lavoratori, che sono i suoi servitori, in cinque diversi orari: sul far del giorno, all'ora terza, all'ora sesta, all'ora nona e all'ora undicesima. E alla fine del lavoro diede a tutti la stessa ricompensa. Nel significato della Parabola, è Dio che cerca i suoi servitori. Quindi, è Egli che chiama all'elezione. E la sua chiamata abbraccia ogni tempo. E un'altra cosa straordinaria da rilevare è che il Signore dà a tutti i suoi servitori di ogni tempo la stessa ricompensa: la gloria riservata agli eletti. Se, come sostengono alcuni, i servitori di Dio vissuti prima della morte di Cristo sono esclusi dalla gloria celeste, come mai nell'episodio della Trasfigurazione Mosè ed Elia apparvero in gloria? Sappiamo bene che fu una visione profetica. (Luca 9:28-36; Matteo 17:1-13; Marco 9:2-13). Ma perché Gesù volle che tre apostoli vedessero Lui che veniva trasfigurato e Mosè ed Elia che "apparvero in gloria"? Per alcuni, nella Trasfigurazione, Mosè ed Elia rappresenterebbero la legge e i profeti e Gesù il Nuovo Patto. Quindi interpretano tutto in chiave simbolica. Ma se si tiene conto di ciò che Gesù disse appena prima dell'avvenimento, tutto si chiarisce. Gesù disse. «Alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbian veduto il regno di Dio» (Luca 9:27). Ed alcuni giorni dopo, il Signore fece vedere in anteprima a tre suoi discepoli la gloria del Regno di Dio: infatti, la visione di Mosè ed Elia in gloria era una dimostrazione di come avverrà la risurrezione degli eletti; mentre la sua trasfigurazione [di Gesù] era la dimostrazione di come avverrà il mutamento degli eletti che al suo ritorno saranno ancora viventi. Ora, qui è chiarissimo che Mosè ed Elia risusciteranno alla prima risurrezione, quella riservata agli eletti, al ritorno di Cristo. E ciò significa che Mosè ed Elia, vissuti prima della morte di Cristo, sono figli spirituali di Dio. L'eredità per Abrahamo e la progenie spirituale Dio promise ad Abrahamo e alla sua progenie: «E a te e alla tua progenie dopo di te darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in possesso perpetuo; e sarò loro Dio» (Genesi 17:8). Genesi 15:18 e 18:18. Le parole «A te e alla tua progenie» non lasciano dubbi sul fatto che Abrahamo è incluso nella promessa e, quindi riceverà l'eredità assieme alla progenie. La Genesi dichiara che Abrahamo si spostò diverse volte da un luogo ad un altro in Canaan, ma dice altresì che egli vi dimorò in tende, come straniero, o forestiero, o avventizio, 4 – IL PATTO ABRAMICO E LA LEGGE MOSAICA. Diversi nostri fratelli son persuasi che i servi di Dio vissuti prima del sacrificio di Cristo non sono eletti, adducendo le seguenti motivazioni: 1) Perché ad essi furono fatte promesse terrene; quindi essi rientrano nel Vecchio Patto, che era "ombra delle cose a venire". 2) Perché al tempo di quei servitori (compreso Giovanni Battista) Gesù non aveva compiuto il sacrificio e, quindi, essi non potevano essere inclusi nel Nuovo Patto di Cristo, che dà luogo alla chiamata celeste. Il pensiero di questi nostri fratelli è inesatto, e lo dimostreremo. La giustificazione e l’eredità vengono dalla legge mosaica o dalla fede? Vediamo intanto quali promesse vengono dal Vecchio Patto o Legge di Mosè. L'apostolo Paolo dice: «Mosè descrive così la giustizia che vien dalla legge: "L'uomo che farà quelle cose, vivrà per esse"» (Romani 10:5). Per maggiore chiarezza riportiamo Levitico 18:5: «Osserverete le mie leggi e le mie prescrizioni, mediante le quali chiunque le metterà in pratica, vivrà». Vedi Galati 3:12. Paolo forse sostiene che chiunque avesse osservato la Legge di Mosè, avrebbe ottenuto la vita eterna e l'eredità? Niente affatto! Paolo dice semplicemente che chi si atteneva alla Legge, continuava a vivere, ma per chi la violava era prevista l'espiazione mediante sacrificio animale, e in taluni casi era prevista la pena di morte. Ma con l'espiazione mediante i sacrifici animali, si otteneva sempre un perdono provvisorio dei peccati, e mai definitivo. E ciò, perché la Legge non era 20 13 temono il tuo nome. Aggiungi dei giorni ai giorni del re, siano i suoi anni come molte età! Segga sul trono nel cospetto di Dio in perpetuo!» (Salmo 61:4-7). senza mai possedere effettivamente il paese. L'unica proprietà che Abrahamo possedette fu il campo di Efron e la spelonca di Macpela, che comprò dagli Hittiti al solo scopo di seppellirvi sua moglie Sara. Poi vi fu seppellito anche lui. Gen.23:16-20 e 25:9-10. Quindi, in base alla promessa divina, Abrahamo (e la sua progenie) deve ancora ereditare la Terra Promessa, e ciò avverrà al ritorno di Cristo, quando Egli darà la ricompensa ai giusti. È vero che il popolo d'Israele (che è progenie d'Abrahamo) ebbe in eredità la terra di Canaan per secoli, eccetto nei periodi delle deportazioni, ma la promessa di Dio ad Abrahamo riguarda il possesso perpetuo, che sarà possibile solo nel Regno di Dio. Risulta forse dalla Scrittura che Davide, mentre era in vita, dimorò nel Tabernacolo di Dio? No. Allora, è evidente che queste sue parole si riferiscono al Regno, quando egli sederà su un trono al cospetto di Cristo, cioè nella Gerusalemme celeste per sempre. Ancora Davide dice: «Quanto a me, per la mia giustizia, contemplerò la tua faccia, mi sazierò, al mio risveglio, della tua sembianza» (Salmo 17:15). Queste parole non hanno bisogno di commenti! Il servo di Dio, Giobbe, dice: «Ma io so che il mio Vindice vive, e che alla fine si leverà sulla polvere. E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, senza la mia carne vedrò Iddio. Io lo vedrò a me favorevole; lo contempleranno gli occhi miei» (Giobbe 19:25-27). Anche queste parole di Giobbe non hanno bisogno di commenti. Come si fa a dire che questi uomini di Dio non sono eletti? Proprio essi che dimoreranno nel Tabernacolo divino, vedranno Dio e lo contempleranno! Gesù chiamò i suoi discepoli «amici» (Giovanni 15:14-15). Anche Abrahamo «fu chiamato amico di Dio» (Giacomo 2:23). Pure Giovanni Battista disse di essere «amico dello sposo [cioè Gesù]» (Giovanni 3:29). Quindi, quando Gesù disse: «Fra i nati di donna non è sorto alcuno maggiore di Giovanni Battista; però, il minimo nel regno dei cieli è maggiore di lui» (Matteo 11:11), non intendeva affatto che Giovanni non è un eletto, ma semplicemente che il minimo angelo del cielo ha più gloria di lui; o anche che la più alta grandezza fra gli uomini in questo sistema di cose non è minimamente paragonabile alla futura gloria celeste (1 Corinti 2:9). Non dimentichiamo che Giovanni «fu ripieno dello Spirito Santo fin dal seno di sua madre» (Luca 1:16). E ricordiamo che «tutti quelli che son condotti dallo Spirito di Dio, son figliuoli di Dio» (Romani 8:14). Giovanni fu "amico" di Gesù, come i suoi discepoli e come Abrahamo. Quindi è anch'egli un figlio spirituale di Dio. Nella Parabola dei lavoratori delle diverse ore (Mat.20:1-16), si legge che il padrone della vigna, cioè Dio, uscì a prendere Come abbiamo visto, ad Abrahamo ed alla sua progenie è stata promessa in eredità la terra di Canaan in possesso perpetuo. E ciò si realizzerà nel Regno. Il profeta Ezechiele profetizza che Davide regnerà anch'egli nella terra di Canaan; anzi, sarà re d'Israele “per sempre”. Vedi Ezechiele 37:24-28 e 34.23-25. Sorge il problema: a chi andrà il possesso perpetuo della Terra Promessa, ad Abrahamo o a Davide? E com'è che anche a Gesù sarà dato «il trono di Davide suo padre»? (Luca 1:32). Si converrà che i testi suddetti debbono necessariamente essere vagliati alla luce di altri passi biblici. Altrimenti sarà difficile capirci qualcosa. Bene, la parola… alla Parola di Dio! In Romani 4:13, l'apostolo Paolo scrive che ad Abrahamo e alla sua progenie Dio fece «la promessa d'essere erede del mondo». Perché in Gen.17:8 Dio promise ad Abrahamo e progenie solo la terra di Canaan, mentre qui Paolo dice che l'eredità abbraccia il mondo intero? Semplicemente perché Canaan è il tipo della futura eredità. La futura eredità non sarà ristretta alla sola Canaan per tutta la progenie d’Abrahamo, ma abbraccerà l'intero nuovo mondo. Ecco, dunque, spiegato il mistero. Ogni servitore di Dio avrà la sua parte di eredità, secondo ciò che Dio ha stabilito. Poi sorge ancora un problema: se la progenie d'Abrahamo è spirituale, come mai sarà erede del mondo? Risponderemo anche a tale domanda (Vedi pagina 15). Andiamo avanti. Nella Parabola dei talenti (Matteo 25:14-30), Gesù ci fa 14 19 comprendere che al suo ritorno ricompenserà i suoi servitori e dirà loro: «Va bene, buono e fedel servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose» (versi 21 e 23). Nella Parabola delle mine (Luca 19:11-27) avviene la stessa cosa e Gesù dice: «Va bene, buon servitore; poiché sei stato fedele in cosa minima, abbi potestà su dieci città… sopra cinque città» (versi 17 e 19). Intanto, dalle parabole notiamo che Gesù verrà qui, sulla terra, a sistemare le cose con i suoi servitori. Infatti, è scritto: «E quando fu tornato…» (Luca 19:12-15). Dunque, è qui che assegnerà i premi; è sulla terra che spartirà l'eredità ai fedeli. Quindi, vediamo che cosa sono «le molte cose» o «le dieci o le cinque città» che i servitori fedeli riceveranno in eredità. Si tratta realmente di beni terreni? Certamente! Gli eletti, oltre alla gloria celeste, riceveranno anche un'eredità di beni terreni! Vedi qui di seguito. "loro madre". Ma questa loro interpretazione è infelice, per le seguenti ragioni: 1) Il testo parla di patria celeste nel senso di dimora, di luogo, di residenza abitativa, tant'è vero che viene fatto il paragone col luogo di residenza che Abrahamo, Isacco e Giacobbe avevano lasciato. Quindi, la patria celeste qui non è l'Assemblea dei santi, ma la dimora celeste dei santi, costituita dalla nuova Gerusalemme e dal nuovo mondo nel regno di Dio. 2) Il testo dice che se Abrahamo, Isacco e Giacobbe aspiravano alla patria terrena che avevano lasciato, potevano ritornarvi quando volevano. Essi, invece, «ne desideravano una migliore, cioè una celeste». Il che vuol dire che la loro aspirazione era di diventare cittadini della patria celeste, altrimenti non avrebbero detto di essere «forestieri e pellegrini sulla terra», tant'è vero che Dio «ha preparato loro una città». 3) Il testo dice che Abrahamo, Isacco e Giacobbe «morirono senza aver ricevuto le cose promesse» (verso 13). Quali erano quelle cose? Il testo dice che era «il luogo ch'egli [Abrahamo] aveva da ricevere in eredità» (verso 8), ma di cui non fu mai proprietario, perché vi soggiornò «in tende» come straniero (verso 9). Quel "luogo" o quelle "cose" sono la Gerusalemme che scende dal cielo per essere il luogo di dimora degli eletti ed il Tabernacolo di Dio con gli uomini, e il nuovo mondo rigenerato (Apoc.21:1-2). Infatti, è scritto che Abrahamo sarà «erede del mondo» assieme alla sua progenie (Romani 4:13). 4) Quanto all'interpretazione che la patria celeste sarebbe l'Assemblea dei santi e che Abrahamo, Isacco e Giacobbe ne sarebbero "sudditi" perché essa è anche "loro madre", dovremmo interpretare forse allo stesso modo le parole di Paolo in Galati 4:26, dove dice: «Ma la Gerusalemme di sopra [qui intesa come l'Assemblea dei santi] è libera, ed essa è nostra madre»? Dunque, Paolo sarebbe soltanto un "suddito"? Egli non farebbe dunque parte della Gerusalemme celeste? dato che dice che Essa è anche sua "madre"? Sappiamo bene che non è così e che Paolo è un eletto, facente parte della Gerusalemme celeste. Bene, allora anche nel caso di Abrahamo e Giacobbe è così. Non è possibile interpretare in modo diverso. Gesù stesso aveva detto ai discepoli: «Or voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me, affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate sui troni, giudicando le dodici tribù d'Israele» (Luca 22:28-30). Dov'è, dunque, che i santi riceveranno «un regno»? Non certo in cielo, ma qui sulla terra. Infatti, è qui sulla terra che si trovano le 12 tribù d'Israele, e non in cielo. Le parole di Gesù sono chiarissime. Gesù stesso, prima di morire, aveva promesso: «D'ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio» (Matteo 26:29). Quindi, è qui, sulla terra che Gesù verrà a bere il vino nuovo, quello che si produrrà nel Regno. Perciò è qui, sulla terra, che i santi riceveranno il Regno. In Matteo 19:27-29 si legge: «Allora Pietro, replicando, gli disse: "Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e t'abbiamo seguitato; che ne avremo dunque?". E Gesù disse loro: "Io vi dico in verità che nella nuova creazione [rigenerazione], quando il Figliuol dell'uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi che m'avete seguitato, sederete su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figliuoli, o campi per amor del mio nome, ne riceverà cento volte tanti, ed erederà la vita eterna"». Nel Salmo 61, Davide dice: «Io dimorerò nel tuo tabernacolo per sempre, mi riparerò all'ombra delle tue ali. Poiché tu, o Dio, hai esaudito i miei voti, m'hai dato l'eredità di quelli che 18 15 La Gerusalemme della visione di Ezechiele fu, in realtà quella costruita settant'anni dopo la sua distruzione avvenuta nel 587. Infatti, fu col decreto di Ciro che la Città e il Tempio furono ricostruiti e ritornarono al loro antico splendore. E da un raffronto fra i testi di Ezechiele 37:24-28 e Geremia 33:1418 si rileva che fu il seme o germoglio di Davide a regnare in quel tempo sulla Città ricostruita, e non Davide in persona Ezechiele e Geremia furono contemporanei ed in questi passi profetizzarono il medesimo evento. Ma, è ovvio, la profezia di questi due grandi profeti dovrà avere un adempimento ancor più grande nel Regno, quando al più grande Germoglio, il Figlio dell'Altissimo, sarà dato il trono di Davide suo Padre (Luca 1:32). Dunque, è la Gerusalemme celeste dell'Apocalisse che sarà la Città di Dio e il Tabernacolo di Dio con gli uomini. Ed essa scende dal cielo proprio per questo scopo. Essa è l'antitipo di quella della visione di Ezechiele, come Gesù è l'antitipo di Davide. Confronta: Ezechiele 37:24-28; 34:23-24 con 1 Pietro 5:4; Giovanni 10:11; Ebrei 13:20. Dunque, come Gesù dice, di case e campi gli eletti ne riceveranno cento volte di più. E non c'è dubbio che si tratta di premi consistenti in beni terreni. Anche in questo passo Gesù dice che i santi giudicheranno le tribù d'Israele sedendo su troni. È perciò fuor di dubbio che gli eletti regneranno proprio qui, sulla terra, anche se essi avranno natura spirituale. In Ebrei 11:8-16 è scritto che Abrahamo, assieme ad Isacco e Giacobbe, «aspettava la città che ha i veri fondamenti e il cui architetto e costruttore è Dio» (verso 10). L'aspettava forse nel senso che attendeva che si manifestasse dal cielo, senza farne parte? Oppure, l'aspettava in senso simbolico, dato che egli, secondo alcuni, non è un eletto? Paolo chiarisce tutto. Egli scrive: «In fede morirono tutti costoro, senza aver ricevuto le cose promesse, ma avendole vedute e salutate da lontano, e avendo confessato che erano forestieri e pellegrini sulla terra. Poiché quelli che dicono tali cose dimostrano che cercano una patria. E se pur si ricordavano di quella ond'erano usciti, certo avevano tempo di ritornarvi. Ma ora ne desideravano una migliore, cioè una celeste; perciò Iddio non si vergogna d'esser chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città» (Ebrei 11:13-16). Diversi fratelli interpretano che la città di cui qui si parla è l'Assemblea spirituale dei santi, di cui Abramo, Isacco e Giacobbe non faranno parte, perché, secondo loro, non sono eletti. E dato che nel testo si legge che quei santi uomini "aspettavano" la città, sostengono pure che quando essa si manifesterà loro, invisibilmente, sarà già completa e perfetta. Quindi, sempre secondo i detti fratelli, Abrahamo, Isacco e Giacobbe sarebbero "sudditi" della città, anche perché essa è In Apocalisse 5:9, si legge: «Hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d'ogni tribù e lingua e popolo e nazione e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra». Da queste chiare parole è evidente che il regno dove regneranno gli eletti sarà sulla terra, perché proprio sulla terra essi eserciteranno la loro investitura di giudici, sacerdoti e re. Infatti, in Apocalisse 2:26-27, Gesù dice: «A chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine io darò potestà sulle nazioni, ed egli le reggerà con una verga di ferro…». Tutto ciò è confermato da Apocalisse 20:7-9, dove è scritto: «E quando i mille anni saranno compìti, Satana sarà sciolto dalla sua prigione e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro canti della terra, Gog e Magog, per adunarle per la battaglia: il loro numero è come la rena del mare. E salirono sulla distesa della terra ed attorniarono il campo dei santi e la città diletta; ma dal cielo discese del fuoco e le divorò». Come dice il testo, dopo il Millennio di rigenerazione Satana e i suoi angeli malvagi cercheranno di far guerra ai santi, tentando di assediare «il campo dei santi», o "accampamento dei santi", come traducono altri testi biblici, e la città di Gerusalemme (non ancora la nuova Gerusalemme). Ora, se i santi, nel Millennio, avranno un "accampamento", cioè una sede terrena, vuol dire che essi regneranno da quella sede per i mille anni, esercitando il sacerdozio e la potestà assieme a Cristo (Apocalisse 20:6). Ecco, dunque, come si adempirà, straordinariamente, la profezia di Michea 4:1-4 ed Isaia 2:1-4. E tutto questo accadrà sulla terra, anche perché quando Satana e i suoi angeli attornieranno il campo dei santi e Gerusalemme, il testo dice che il fuoco scenderà «dal cielo sulla terra». Rispondiamo ora alla domanda di prima (di pagina 13): Se la progenie d'Abrahamo è spirituale, come mai sarà erede del mondo? O, in altri termini, se i santi saranno creature spirituali, com'è possibile che regneranno sulla terra? 16 17 Il fatto che i santi avranno natura spirituale non vuol dire che essi non possano rendersi visibili o che Dio non possa aprire gli occhi agli uomini per vederli, come fece, ad esempio col servo di Eliseo (2 Re 6:15-17) e in tante altre occasioni. I santi, è vero, avranno natura celeste, ma il loro compito, come già detto e dimostrato, sarà quello di governare la terra. Ma, per la gloria loro concessa, essi avranno il privilegio di andare ad adorare Dio alla sua presenza, nel suo trono celeste, alla cui destra Gesù ha il trono universale. Quindi, potranno salirvi e scendere quando vorranno. Non dimentichiamo che, in origine, il mondo fu affidato al governo del "cherubino protettore" ed ai suoi angeli (Ezechiele 28:11-19), il quale poi si ribellò e divenne Satana. Egli e i suoi angeli, pur dopo la ribellione, avevano la facoltà di salire al cospetto di Dio quando volevano. Vedi Giobbe 1:6-12 e 2:1-7. Così, anche i santi saliranno e scenderanno dal cielo. Ricordiamoci che la Scrittura dice: «Non è ad angeli ch'Egli ha sottoposto il mondo a venire» (Ebrei 2:5). Certo, perché Dio lo ha sottoposto agli eletti, che sono superiori agli angeli. grandiosa dimorerà la gloria di Dio e di Cristo; e gli eletti, che saranno sacerdoti e re assieme a Gesù, serviranno Dio (Apocalisse 3:12,21; 21:22-23 e 22:1). Che si tratti di una vera e propria città gloriosa, è dimostrato anche da altri elementi: – è scritto che «in essa sarà il trono di Dio e dell'Agnello» (Apocalisse 22:3). Le parole "in essa" evidenziano la città quale dimora; – è scritto che in essa vi sarà un fiume d'acqua di vita e l'albero della vita, proprio com'era in Eden; – è scritto che «i re della terra vi porteranno la loro gloria… e in lei si porterà la gloria e l'onore delle nazioni» (Apocalisse 21:24,26), la qual cosa significa che i re della terra e le genti di tutte le nazioni potranno entrare nella Città celeste. La profezia di Apocalisse 21:9-27 e 22:1-5 descrive la gloria della nuova Gerusalemme, cioè la città di Dio, che sarà il Tabernacolo di Dio con gli uomini. E siccome sarà il Tabernacolo di Dio con gli uomini per sempre, è scritto che essa «scende giù dal cielo d'appresso a Dio» (Apocalisse 21:2-3), Si è avanzata l'ipotesi che la nuova Gerusalemme ed il nuovo Tempio "materiali", cioè terreni e visibili all'intera umanità, potessero essere quelli descritti in Ezechiele capitoli da 40 a 44. Ma da un semplice confronto fra la Gerusalemme profetizzata da Ezechiele e la nuova Gerusalemme di Apocalisse capitoli 21 e 22, ci si accorge subito che sarà proprio quest'ultima ad essere "il Tabernacolo di Dio con gli uomini" e non la prima. Ci meraviglia non poco che al Tempio di mattoni e pietre, profetizzato da Ezechiele, si dia più "credito" che al ma non è mai detto che essa risalirà in cielo! "Tabernacolo di Dio con gli uomini". La Gerusalemme celeste descritta nei passi suddetti è una vera e propria città, intesa quale dimora dei santi. Attenzione a non confonderla con l'Assemblea degli eletti. Essa scende dal cielo, perché non è costruita da mani di uomo, ma il suo «architetto e costruttore è Dio» (Ebrei 11:10). Essa è pure il "luogo" (Giov. 14:3-4), la dimora che Gesù è andato a preparare per accogliervi i santi, e che alla fine del Millennio scenderà dal cielo e sarà stabilita sulla terra quale visibile Tabernacolo di Dio con gli uomini. Sarà la sede dove essi dimoreranno e governeranno per sempre l'umanità. Non dimentichiamo che il Tabernacolo di Dio in Israele era un tipo del più glorioso Tabernacolo, cioè la Gerusalemme celeste, che Dio stabilirà in mezzo agli uomini. E come in quell'antico Tabernacolo dimorava la gloria di Dio ed i sacerdoti Israeliti servivano Dio (Esodo 40:34-35; Ebrei 9:6-7), così nella Gerusalemme celeste in misura più Purtroppo, molti non riescono a digerire una Gerusalemme celeste che scende dal cielo, costruita da Dio! Troppo fantascientifica! Mentre una Gerusalemme di cemento armato per loro è più credibile! Ma procediamo a fare il confronto: NELLA GERUSALEMME DELLA PROFEZIA DI EZECHIELE NELLA GERUSALEMME DELLA PROFEZIA DI APOCALISSE 1) C’è il tempio e si offrono ancora sacrifici animali per i peccati. (Ezech. capp.43 e 45). 2) Nessun “incirconciso di carne” può entrare nel Santuario. (Ezechiele 44:9). 3) Per misurare il muro della Città è usata una normale canna. (Ezechiele 40:5). 4) Le misure sono terrene. 1) Non esiste più il tempio e non si offrono più sacrifici animali. (Apocalisse 21:22). 2) Gesù ha abolito la circoncisione carnale (Colossesi 2:11-14) e nel Regno non ci sarà più. 3) Per misurare il muro della Città è usata una canna d’oro. (Apocalisse 21:15). 4) Le misure sono celesti.