edizioni · bimestrale · anno 4 - nº 20 - dicembre 2013 · Euro 8,00 · Poste Italiane s.p.a Spedizione in Abbonamento Postale - 70%
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EDITORIAL
Livein
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editoriale
Nowadays “borderline” is a word which involves different
meanings. It identifies an over-the-top lifestyle, always on
the knife’s edge, without weighing up the pros and cons of
anything. However, it has recently become a word which
represents people who live on the fringes of society. In the
last few years, also because of the economic crisis, the
number of families or people who have to live on the fringes of society has dramatically increased. Every day we
hear news about people who live in their car or have to ask
for help in order to eat something. However, this issue is
not intended to be a technical or descriptive approach to
the phenomenon; this is not the right place to do that, but
rather a panorama of some of the numerous aspects of a
borderline life, lived both for choice and for need. As many
other times, the pages of our magazine are not enough to
tell about people, faces, images and lives we have met
going deeply into this topic, which is certainly not simple
but, in some cases, very interesting and fascinating. We are
going to tell you about people who have adopted the term
“borderline” as a lifestyle. We are also going to tell you how
TV and photography deal with these aspects of life and
hope to lead you to reflection. We decided to begin dealing
with this topic with the lyrics of an Italian song which has
been probably the first manifesto of a generation which didn’t acknowledge the rules of society, which didn’t want to
follow them and without any theatrical rebellion, didn’t care
“between the devil and holiness it is the same, it’s enough
there is room”... Enjoy the read.
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Borderline è una parola che ha molti significati ai giorni nostri.
Identifica un modo di vivere un po’ sopra le righe, sempre sul filo
del rasoio, senza mai fermarsi a fare calcoli, ma è diventata anche
la parola che rappresenta chi vive ai margini della società.
Negli ultimi anni, a causa anche della crisi economica, le famiglie o
le persone costrette a vivere borderline sono aumentate in
modo esponenziale, sentiamo ogni giorno di persone che vivono
in macchina o che sono costrette a chiedere aiuto per mangiare.
Come sempre però il nostro non vuole essere un approccio tecnico o descrittivo del fenomeno, non è questo il luogo corretto
per farlo, quanto invece una panoramica su alcuni dei molteplici
aspetti di una vita bordeline, sia essa vissuta per scelta o per necessità.
Come sempre accade, le pagine del nostro magazine non sono
sufficienti per raccontare le persone, i volti, le immagini e le vite
che abbiamo incontrato addentrandoci in questo tema, sicuramente non leggero ma, in alcuni casi, molto affascinante.
Cercheremo di raccontarvi chi ha fatto della parola borderline
uno stile di vita. Racconteremo anche come la Tv e la fotografica
trattano questi aspetti della vita e speriamo di poter, seppure per
poco, poter indurre in Voi una qualche riflessione.
Ci sembrava d’obbligo aprire il tema con il testo di una canzone
italiana che è stata, forse per prima, il manifesto di una generazione che non ci stava più, che non riconosceva le regole della società, che non ci stava a seguirle e, senza plateali ribellioni, semplicemente se ne fregava tanto “.... tra demonio e santità è lo stesso,
basta che ci sia posto...”
Buona lettura.
Matteo Tornielli
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THE OTHER EDITORIAL
Livein
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l’altro
editoriale
Life is a journey of gourmet borderline? Always looking for
the taste, so frantic and crazy, ready to get excited for an
unexpected discovery and to be comforted by a great chef
or a great wine producer, the path of gourmet ironically is
borderline. Just a little to disappoint him , like a child restless and haughty; need much to keep up with its legitimate claims of excellence, claiming at every moment of its
existence. So starting with the taste of a big table his wanton pride imposes the better in order to hotels who attends, who wears the clothes, the people with whom he
speaks. The gourmet trip of this issue leads us, as usual,
the search for excellence in every corner of the earth, starting with the inventor of Copenhagen and Nordic cuisine,
the latest extreme limits of modern cuisine, as René
Redzepi. But the world will bring you back home to find an
area almost excellence: it is the journey of Luciano
Benetton has found its universe of wine sophistication on
the side looking out the window of his office in the Ponzano
Veneto. And speaking of territoriality, Italian style and excellence as a man forget how Paltrinieri Alberto, who
Sorbara in the province of Modena, Lambrusco has led to
the heights never seen before. About excellence bubbles
and a wish to celebrate Christmas and New Year banner
with two pink champagne overtime, the two "Dom" only
ones who are at the top of the Taste & Rate usual address
book, address book from which this number is signed by
the experience of a great friend and a great taster as
Laura Di Cosimo. The life of gourmet will also be borderline, but just names like Dom Perignon Dom Ruinart or to
make without doubt the most quiet... Enjoy your trip!
8
La vita del gourmet è un viaggio borderline? Sempre alla ricerca
del gusto, in maniera spasmodica e folle, pronto a esaltarsi per
una scoperta inaspettata e a essere confortato da un grande chef
o da un grande produttore di vino, il percorso del gourmet è ironicamente borderline. Basta poco per deluderlo, quasi fosse un
fanciullo irrequieto e altezzoso; serve molto per stare al passo
con le sue legittime pretese di eccellenza, che reclama in ogni
momento della sua esistenza. E allora partendo dal gusto di una
grande tavola la sua licenziosa superbia gli impone il meglio anche
in ordine agli alberghi che frequenta, agli abiti che veste, alle persone con cui parla. Il viaggio gourmet di questo numero ci porta,
come di consueto, alla ricerca dell’eccellenza in ogni angolo della
terra, partendo da quella Copenaghen e dall’inventore della cucina nordica, l’ultimo estremo limite della cucina moderna, come
René Redzepi. Ma dal mondo si può ritornare in un ambito quasi
casalingo per ritrovare l’eccellenza: è il viaggio di Luciano
Benetton che ha scovato il suo universo di raffinatezza sul versante vino guardando dalla finestra del suo ufficio in quel di Ponzano
Veneto. E a proposito di territorialità, italianità ed eccellenza
come dimenticare un signore come Alberto Paltrinieri, che da
Sorbara in provincia di Modena, ha portato il Lambrusco a delle
vette mai viste prima d’ora. A proposito di bollicine ed eccellenza
un augurio per festeggiare il Natale e il Capodanno all’insegna di
due champagne rosé straordinari, due “Dom” unici che trovate al
vertice della consueta rubrica Taste&Rate, rubrica che da questo
numero è firmata dall’esperienza di una grande amica e di una
grande degustatrice come Laura Di Cosimo.
La vita del gourmet sarà pure borderline, ma bastano nomi come
Dom Perignon o Dom Ruinart per renderla senza dubbio più
tranquilla… Buon viaggio!
Bruno Petronilli
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som
mario
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6 Editoriale 8 L’altro Editoriale 12 Jewels 14 China Talks
16 Design 18 Clubs 20 Fashion 22 Music 24 Book
26 Celebrity 28 Naturophaty 30 Hi-Tech
32 Borderline 34 Siamo solo noi 38 Mad Mike 40 Maschere e spettri
46 Ombre della mente 48 Dexter 52 I guardiani della soglia
54 Benessere estremo 58 Pollock & Co 60 Oltre ogni limite
65 Artroom 66 La scultura sociale di Joseph Beuys
70 Massimo Dall’Argine 72 Una vita da iena 74 Nudità estrema
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77 Livein Gourmet 79 Land Rover Diwine Aword 81 Jaguar
Test&Taste Tour 2013 83 I Comunicatori Italiani incoronano il Brunello
85 Essere Bertani 87 Tanzania, Zanzibar e Muscat: la combinazione
perfetta 89 Venezia e la Danieli Wine Suite 90 Labels
94 Taste&Rate 98 L’ultima creazione di Luciano Benetton
102 A Nord del futuro: la cucina di René Redzepi 109 La fiera delle
“autenticità” 112 A Merano per il festival dell’eccellenza
114 Paltrinieri: la rinascita del Lambrusco 119 Tauma. L’eleganza a
forma di rosato 123 Un “Tocco” di classe nel Chianti
127 L’eccellenza artigianale nel caffè e nel cioccolato: GustoTop
129 Cigar Room 130 Quando la passione unisce le stagioni 132 Il
Danieli... Venezia 134 Black Nicaragua 136 Canados 108’ 140 Agent
Provocateur 142 Cioccolato alla moda 144 L’avvocato che non ama le banche
147 Livein Green 148 IGTM International Golf Trade Matket
152 Belek, la nuova destinazione156 Golfitaliano Brasile Olimpics Game Cup
158 Il Consorzio del Garda 160 In City Golf
JEWELS
Livein
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The wonder of beauty
There are materials that challenge who uses them. They have to be
modelled, shaped, bent and forged with the energy of the
elements. They are slippery and sometimes dangerous.
In 1295 the Republic of Venice, also known as La Serenissima,
ordered the transfer of kilns from Venice to Murano in order to control
the serious fires they set. Master glass-blowers, surrounded by water,
play with fire and air and transform sand into glass silica. Glass is the
synthesis of light and substance: it conveys the energy of light and the
smooth concreteness of substance. Roberto Perziano’s passion for the
magic of glass runs through his veins. It is a family inheritance. His
grandfather comes from the South of Italy and is an engraver. When he
discovered the magic of Murano glass he decided to stay in Venice. His
four children decided to follow in their father’s footsteps and began
working as glass-blowers opening the first kiln in Sacca Serenella.
The Perziano family was welcomed in the exclusive community of
Murano glass-blowers, who had acknowledged the artistic potential of
that artisan from Calabria, who was in love with the transparency and
reflections of one of the most difficult materials to mould. Ugo Perziano,
one of his children, conveyed his passion to his son Roberto, who was
adopted by old master glass-blowers who supported him in the
continuation of his research and work. If you meet Roberto Perziano and
talk with him, you can understand why his creations are “works” rather
than “products”. The soul of glass and that of the artist who moulds it
merge together. Roberto Perziano talks about his job and rich and
fascinating words flow, exactly what happens when you give space to
passion. His voice quivered when he remembered how some of his
collections were born. Listening to tales increases the pleasure you feel
when you look at light playing on iridescent compositions and touching
smooth surfaces on which Roberto creates natural shapes making them
tactile. His pendants are perfect microcosms of emotions, small
harmonious agglomerates of the infinite shades of glass. Chalcedony,
aventurine, murrine, gold and silver combine together in the balance of
beauty and release concentrate and strong energy. Every item is unique,
because nature never repeats itself. The real skill that differentiates
artists and artisans from mass-producers is getting close to nature and its
elements. Dancing with substance, going along with its inspiration thanks
to knowledge and technical competence, and, at the same time,
approach it respectfully listening to its potentiality and letting it mould
into changeable expressive forms. “When I look at the finished item I am
struck” says Roberto. In this sentence he includes all his respect for his
favourite material. Wonder: only children and artists can feel this.
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Lo stupore
della bellezza
Ci sono materiali che sfidano chi li utilizza. Devono essere manipolati, piegati e forgiati con la forza degli elementi. Restano sfuggenti, a
volte pericolosi. La Serenissima nel 1295 sancì il trasferimento delle
fornaci da Venezia a Murano per arginare i gravi incendi che esse provocavano. I maestri vetrai, circondati dall’acqua, scherzano col fuoco e
giocano con l’aria, trasformando la sabbia di silice - proveniente dalla
terra - in vetro. Il vetro è la sintesi di luce e materia: della prima trasmette l’energia; della seconda, la liscia concretezza. A Roberto
Perziano la passione per l’alchimia del vetro scorre nel sangue. Eredità
di famiglia. Il padre Ugo Perziano e i suoi tre fratelli decisero di intraprendere la professione di vetrai, aprendo la prima fornace in Sacca
Serenella e, affascinati dalla magia del vetro di Murano, scelsero di lavorare e vivere in laguna, ove il loro padre era giunto ai primi del ‘900.
La famiglia Perziano venne accolta nell’esclusiva comunità dei vetrai
muranesi, che avevano riconosciuto il genio artistico di quegli artigiani
innamorati delle trasparenze e dei riflessi acquei di uno dei materiali
più difficili da trattare. Ugo trasmise a sua volta la passione a suo figlio
Roberto, figlio d’arte, adottato dagli anziani maestri vetrai, che lo sostengono nel proseguirne la ricerca e l’opera. Se incontri Roberto
Perziano e ci parli, capisci perché le sue creazioni non sono “prodotti”, ma “opere”. Perché l’anima del vetro e quella dell’artista che lo manipola diventano un tutt’uno. Roberto Perziano parla del suo lavoro e
le parole fluiscono ricche e affascinanti, come sempre accade quando
si dà spazio alla passione. La voce vibra al ricordo di come sono nate
alcune sue collezioni. Ascoltare i racconti accresce il piacere che si
prova guardando la luce che gioca sulle composizioni cangianti e toccando le superfici lisce, sulle quali – a volte – Roberto scava geometrie
naturali, rendendole scabrose e tattili. I pendenti di Roberto Perziano
sono microcosmi perfetti di emozioni, piccoli agglomerati armoniosi
delle infinite sfumature del vetro. Calcedonio, avventurina, murrine,
oro e argento si combinano nell’equilibrio della bellezza, sprigionando energia concentrata e potente. Ogni pezzo è unico, perché la natura non si ripete mai. La vera maestrìa, che differenzia l’artista e l’artigiano da chi produce in serie, sta tutta qui: farsi alleati della natura e
dei suoi elementi. Danzare con la materia, assecondandone l’estro,
grazie alle conoscenze e alla competenza tecnica e al contempo avvicinarla con rispetto, ascoltandone le potenzialità e lasciandola libera di
comporsi in mutevoli forme espressive. “Quando guardo il pezzo finito mi stupisco” dice Roberto Perziano e in questa semplice frase
racchiude la riverenza che prova verso il suo materiale preferito.
Stupore: solo i bambini e gli artisti ne sono capaci.
Regina Moretto
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CHINA TALKS
Livein
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Super Baozi
What is a baozi? It is a steamed sandwich with a wrinkled
bottom filled with meat or vegetarian fillings which is very
popular in China. Along Chinese streets you can still find small
shops that display huge bamboo steamers where baozi are
kept warm and tender just as Chinese people like them. What
could be a “Super Baozi” then? Maybe a sandwich filled with
new ingredients? A new commercial offer by multinational
corporations of Asian fast food? Absolutely not. It is a Chinese
creation, a brilliant idea which was born in the world of
computer graphic animation. The mentioned character is a sort
of ironic and funny super hero conceived by the mind of a
creative young man: Sun Haipeng. The adventures of the
strong but comical Super Baozi have been popular online and
on free YouTube channels or the Chinese Youku for a long time,
and have been approved by netizens. The short adventures of
this tender but not clumsy character are accompanied by short
rap in Chinese and filled with references to Chinese culture, in
particular everyday life culture, not official culture. Exactly like
baozi, popular and well-known, also by Occidental people who
live in China, although few people appreciate it. Then Super
Baozi becomes a “food master” and is accompanied in a sort of
culinary concert by some of the important representatives of
the other meals of the day. Fritters, spaghetti with soup, buns
and the famous jiaozi are ideally joined in a funny celebration
of genuine Chinese food. Among the videos on the web, the
most famous episode is certainly one with Sushi Man, another
creation by Sun. At a first sight you could think that the rivalry
between Japan and China is implied. However the ironic aspect
goes beyond any critical or nationalistic reading. They are two
tragicomic heroes who make fun of a scene of “Fist of Fury”.
You just have fun without any added contents. Sun Haipeng has
ventured in a field that goes beyond official animation, which is
tied by too many restrictions in China. The great reception it
has had and maybe the possible commercial cooperation that
is beginning after this success give proof of its efficiency.
Unfortunately the common idea that has been associated to
this Asian Country for a long time is that of lack of irony and
originality. However, a single stroke of martial art by Super
Baozi is enough to deny this all.
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Che cos’è un baozi? Si tratta di un panino al vapore con la chiusura
arricciata, molto comune in tutta la Cina, ripeno di verdure o di
carne. Lungo la strada s’ incontrano ancora dei piccoli negozietti che
espongono immense vaporiere di bamboo, dove all’interno i baozi
continuano a rimanere caldi e morbidi, come piacciono ai cinesi.
E non solo a loro! Cosa potrebbe essere dunque un “Super Baozi”?
Un panino arricchito di nuovi ingredienti? Una nuova proposta
commerciale delle multinazionali del fast food asiatico? Grazie al
cielo, no! Si tratta di una creazione tutta cinese, un’idea geniale nata
all’inteno del mondo dell’animazione in computer grafica. Il personaggio in questione è una sorta di super eroe, molto ironico e altrettanto divertente, nato dalla mente di un giovane creativo: Sun
Haipeng. Le avventure del vigoroso, ma comico, Super Baozi spopolano da molto tempo online sui canali free come Youtube o il cinese Youku, ricevendo l’approvazione dei netizen. Le brevi avventure di questo morbido, ma non goffo, personaggio sono accompagnate da brevi rap in cinese e intrise di riferimenti alla più vera cultura cinese. Non quella alta e ufficiale, ma quella di strada, appartenente alla vita di tutti i giorni. Esattamente com’è il baozi, popolare e conosciuto da tutti. Occidentali che vivono in Cina compresi. Anche se
lo apprezzano in pochi! Ecco quindi Super Baozi che diventa “maestro del cibo” e si fa accompagnare in una sorta di concerto culinario
dagli alcuni degli altri illustri esponenti dei diversi pasti della giornata.
Le frittelle, gli spaghetti in brodo, le varie focaccine e i famosissimi
jiaozi sono uniti idealmente in una divertente celebrazione del cibo
cinese più vero. Sicuramente, tra i video presenti nel web, l’episodio
più noto è quello insieme ad un altra creazione di Sun, Sushi Man. A
prima vista si può pensare che la rivalità tra Giappone e Cina sia
sottintesa, ma l’aspetto ironico va oltre qualsiasi lettura polemica o
nazionalistica. Sono due eroi tragicomici a confronto, che scimmiottano una scena di “Fist of Fury”. Ci si diverte e basta, senza contenuti aggiunti. Sun Haipeng si è spinto un terreno che va al di fuori dell’animazione ufficiale, legata in Cina a troppe restrizioni. La grande
accoglienza che ha avuto, e forse, le possibili collaborazioni commerciali che stanno nascendo dopo questi successi ne confermano
la validità. Purtroppo l’idea comune che si associa da molto tempo a
questo paese asiatico è l’idea del “tarocco”, della mancanza d’ironia
e di originalità. Ma basta un solo colpo d’arte marziale di Super
Baozi per smentire tutto questo!
Pier Giorgio Giraudo
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DESIGN
Livein
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Shortlist 2013
Here we are again, at the end of yet another year ready to sum
things up. In some ways it’s comforting to know this, to know that it’s
right to give credit to those good things that happened in order to
swipe clean the sheet and start a new year over with renewed enthusiasm. It’s with this same enthusiasm that Terence Conrad twenty-five
years ago gave birth to the Design Museum in London, a magical
place sitting in front of the Tower Bridge hovering over the Thames.
From this ‘capital’ we have been able to see the passage of great
names in the design world before they actually became famous.
Anyone can look back and research the first show of Zaha Hadid in
the UK held in this exact location. Therefore the Design Museum
strengthen by the recognition on behave of the institutions and the
creative community has issued yet another list of potential winners for
the award, thus repeating what has been going on since 2003, even
though initially it would prize the designer, today it elects the best design from a broad selection of seven different categories including fashion, graphics and architecture. At this point I could give you the
shortlist and be over with it but would be too easy and fundamentally
useless. We also all have a miniaturized computer sitting in our left
pocket that enables us to retrieve that sort of information at the bat
of an eye. I think it would be much sounder to give you my two cents.
In the first edition of this special award the winner was a young
Jonathan Ive, the delicate hand that gave the apple of Cupertino its
style. Right away as I learn this an image flashes in my mind and a documentary I recently watched comes to mind. The title is Objectified,
a word invented in order to define the action of creating objects. In
the movie directed by Gary Hustwit, Ive talks in depth about everything that goes on in the background in order to make one of his ‘polished stones’ come to life. All the other designers interviewed in this
video go into depth about these things, these objects and what moves
a person to create them, the stories hidden behind the product. It’s
also immensely fascinating looking into the soul of a ‘creator’. One by
one they all examine the world we have made for ourselves, perhaps
the same way the commission will do to decide who wins the Design
Museum Award 2013. I’m going to limit my thought quoting the guru
Steve Jobs during his lost interview of 1995 in which he said, ‘ultimately it comes down to taste’, at the end of the day it’s just that. Let us be
influenced by the good things that surround us.
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Ed eccoci nuovamente qui, alla fine di un anno a tirare le somme.
In qualche modo è confortante sapere che è giusto dare merito a
ciò che è stato buono per poter ripartire con altre novità ed una
nuova pagina bianca da riempire con entusiasmo. E’ con questo
entusiasmo che Terence Conrad venticinque anni fa diede inizio
al Design Museum a Londra, magicamente collocato di fronte al
Tower Bridge che sovrasta il Tamigi. Da questo “capoluogo” abbiamo potuto ammirare i più grandi designer presentare i loro
progetti ancor prima di affermarsi ed essere riconosciuti dal
grande pubblico. Basti sapere che Zaha Hadid fece qui la sua
prima mostra in Inghilterra. Forte d’aver ricevuto la fiducia delle
istituzioni e della comunità creativa stessa il Design Museum stila
l’ennesima classifica che si va ripetendo dal 2003, anche se inizialmente si premiava solo un designer, oggi abbraccia sette categorie
e premia il disegno migliore, spaziando dalla moda alla grafica
passando per l’architettura. Adesso vi potrei riportare la “shortlist”, l’elenco dei disegni e designer nominati ma sarebbe scontato, fondamentalmente inutile visto che ognuno di noi ha un computer miniaturizzato collegato con il resto del mondo nella tasca
sinistra. Mi sembra invece molto più utile fare questa personale
considerazione. Nella prima edizione il vincitore del premio fu
Jonathan Ive, la mano responsabile per lo stile della mitica mela a
Cupertino e subito vengo assalito da un’immagine che ho visto di
recente. Collego mentalmente queste due cose ed ecco che mi
viene in mente uno dei più belli documentari che ho visto da
tempo. Il titolo è Objectified, ovvero una parola inventata per
definire l’azione di creare un oggetto. In questo film di Gary
Hustwit, Ive parla del gran lavoro che c’è dietro le quinte di un
disegno apparentemente così semplice e pulito. Anche tutti gli
altri designer interpellati entrano nel merito delle “cose”, degli
oggetti e ciò che spinge una persona a creare. Ed è immensamente interessante guardare nell’anima di chi crea. Uno ad uno
esaminano oculatamente il mondo che abbiamo creato, un po’
come farà la commissione del Design Museum per eleggere il
miglior disegno 2013. Io mi limito a parafrasare il guru Steve Jobs
nell’intervista perduta del 1995 nella quale disse, “ultimately it
comes down to taste”, alla fine si tratta solo d’avere buon gusto.
Lasciamoci influenzare dalle cose buone che ci circondano.
Alessandro Byther
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CLUBS
Livein
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Refeel
A name that evokes “sensational” notes: Refeel, a restaurant
which is characterised by a soul which is continuously evolving
and is always ready to reinvent and propose itself again, but
also to recharge itself and regain strength. A location that evokes the deep feelings which “are the details that make up the
story of our life” (Oscar Wilde). This is the atmosphere you can
feel in this restaurant, which is minimal and private, but at the
same time friendly and cozy. Many details make the difference
and make us relive domestic moments: from the comfortable
couch where you can seat and read the newspaper to the
practical table where you can sit with your friends and taste a
delicious cocktail or dine shrouded in the smell of excellent cuisine. Nowadays Refeel proposes itself again as a lounge-restaurant with a list of new dishes characterised by Mediterranean
tastes, that are suitable to delight any taste, from the most traditional to the most refined and demanding. From starters to
desserts it is a string of dishes that are presented like small
works of art with a unique taste. However, this is not the only
innovation. The restaurant has renewed its patio and transformed it into a “winter garden”. Its new wooden pavement creates a pleasant interlocking puzzle, similar to mosaic tiles and
emphasises the furniture and verdant and leafy plants that surround the area, making it a small oasis where you can recharge yourself in the heart of the restless city of Milan. The restaurant is open from Monday to Friday from 7 am to 2 am and
on Sunday and non-working days from 8 am to 2 am.
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Un nome dalle note “sensazionali”: Refeel, un locale dall’anima in
continua evoluzione, sempre pronta a “rinnovarsi”, a “riproporsi”, ma anche a “ricaricarsi” e a “rivivere”. Un ambiente che evoca
quelle profonde sensazioni, che “sono i dettagli che compongono
la storia della nostra vita” (Oscar Wilde).
E’ proprio questa l’atmosfera che si respira nel locale. Minimal e
riservato ma allo stesso tempo caldo e accogliente, molti i particolari che fanno la differenza, che ci fanno “rivivere” i momenti “di
casa”: dal comodo e avvolgente divano dove potersi accomodare
a leggere il giornale, al pratico tavolino dove sedersi in compagnia
degli amici per gustare un ottimo aperitivo o cenare accompagnati dai profumi di una cucina di alta qualità.
Sì perché ora Refeel si “ripropone” anche come lounge-restaurant, con una lista di nuovi piatti dai sapori mediterranei adatti a
deliziare ogni tipo di palato, dal più tradizionale al più raffinato ed
esigente. Dall’antipasto al dolce è un susseguirsi di portate presentate come delle piccole opere d’arte, dal gusto unico e inconfondibile. Ma questa non è l’unica novità, il locale ha “rinnovato” il
suo dehor, trasformandolo in un vero e proprio “Giardino d’inverno”. Il nuovo pavimento in legno crea un piacevole gioco di incastri, simile alle tessere di un mosaico, dando risalto agli arredi e
alle verdeggianti e frondose piante che circondano la zona, rendendola una piccola oasi di pace dove “ricaricarsi” nel cuore della
frenetica Milano.
Il locale è aperto dal lunedì al venerdì dalle 07.00 alle 2.00, domenica e festivi dalle 8.00 alle 2.00.
Laura Orlandi
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FASHON
Livein
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Cori Amenta
and her shoes
She is tall, attractive and always shows a flawlwss elegance. She
studied as fashion designer at Istituto Marangoni in Milan. Her
professional career led her to be a fashion stylist and she rapidly
became a style icon for the world of international fashion. When
her career as fashion stylist started, Cori realised how attractive
models like her experience many difficulties in finding shoes that
are of the right size and, at the same time, well-finished and in
fashion. This is certainly a serious “gap” in the complicated
system of fashion that she is trying to fill with her elegant and
sober collections, that are studied to hide possible particular sizes
of the models thanks to shapes and proportions. Just think that
not every woman can wear a size 8. The same is for shoes: not
all women, although they are thin, can fit a perfect size 4. It is
common knowledge that it is not easy to find well-finished and
beautiful shoes that strategically disguise the size of the foot
when you fit a 6.5 or more. She has worked on her first shoe
collection “Coriamenta” since 2012. She began literally putting
her face upon her shoes, studying her portrait in pop style, which
is then printed on fine materials and finished with a typical
“Made in Italy” perfection. Nowadays the stylist “chases” success
obviously wearing her shoes. Her latest “work” is represented by
shoes designed for the showgirl Belen Rodriguez, who chose
Cori’s shoes for her wedding, an authentic media event. Highheeled shoes but also dolly shoes are available for her clients,
who long for shoes that can balance proportions and are not
shoddy products, in order to solve the problem of big-sized foot.
When I asked her about a personal definition of the concept of
“borderline”, Cori answered that, according to her opinion, being
borderline means being the contrary of everything and being
able to do whatever you want bordering on and, why not,
beating the concept of normality, which is quite relative. The
products of this creative stylist, who has demonstrated once
again her determination, are made of genuine leather. Thanks to
her pride and mettle she has reached a great success and a
commercial potential, which she did not expect.
20
Cori Amenta
e le sue scarpe
Lei è alta, bella e con un'eleganza sempre impeccabile. Ha studiato
come fashion designer, presso l'Istituto Marangoni di Milano.
Il suo percorso professionale le fà strada come fashion stylist, diventando ben presto un'icona di stile per il mondo della moda internazionale. Iniziando così la sua carriera Cori, ha potuto notare come
anche la più bella delle modelle, avesse, come lei, serie difficoltà nel
trovare una scarpa che fosse della giusta misura e anche ben curata
e alla moda. Di certo un grave "gap" nel complesso sistema moda
che lei per prima sta cercando di risanare con le sue collezioni, eleganti, sobrie e studiate in forme e proporzioni per nascondere
eventuali grandezze delle nostre bellissime bipedi. Già perché
come è vero che non tutte le donne entrano in una piccola taglia 38,
così anche se magrissime non tutte le donne calzano il perfetto 37;
e si sa, quando il tuo piede supera il 40 non sempre è facile trovare
delle scarpe curate, belle e che nascondano strategicamente la grandezza del piede. Dal 2012 lavora alla sua prima collezione di calzature "Coriamenta". Esordisce mettendo letteralmente la sua faccia
nelle sue scarpe, studiando in chiave "pop" il suo ritratto, stampato
su materiali di prima qualità e rifiniti con una ricerca minuziosa della
perfezione obbligatoriamente "Made In Italy". A oggi la stilista corre
dritta dritta, ovviamente indossando le sue scarpe, verso il successo,
ultima “opera” sono le calzature per la soubrette Belen Rodriguez
che ha scelto Cori per firmare le scarpe per il suo multimediatico
matrimonio. Tacco tredici, ma anche rasoterra per le sue clienti, desiderose di una calzatura che equilibri le proporzioni e che non sia
di gusto dozzinale, per sovvertire la problematica del piede importante dal 40 in su. Alla domanda fattale sul dare una definizione personale al concetto “borderline”, Cori risponde che esserlo significa
per lei, essere tutto il contrario di tutto e poter fare quello che si
vuole rasentando e perché no, sbaragliando il concetto di normalità,
comunque già relativo. Insomma, tutto in vera pelle "genuina" l'operato di questa Creativa, dimostrando ancora una volta la sua determinazione, mettendo ,si la faccia anche sotto le sue scarpe, ma con
orgoglio e coraggio, riuscendo a ottenere un grande successo e riscontro commerciale da lei inaspettato.
Lydia Cavaliere - modasenzatzucchero.blogspot.com
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MUSIC
Livein
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Marcello
Romeo
The history of his music began in the 70’s with the first rock group
Pentaimon, which performed in various pubs in Bologna. In the
meanwhile he started with his theatrical activity with the Gruppo del
Vento, later known as Gruppo Babylon, which is still at the top.
His career as a musician experienced a hike in the early 80’s when
the CLUB 37 appointed him as artistic director and pianist.
This legendary place was attended by actors, musicians, directors,
managers, politicians and was a club reserved to members, especially
VIPs. The first recording as a singer-songwriter entitled “Gli occhiali neri
non passano mai di moda” sold about 8000 copies in Emilia
Romagna and was followed by an LP entitled “Compilation” including
the most famous piano bar songs, which was used and sold in tourist
resorts. Night exhibitions at the CLUB 37, which was later renamed
CLUB HOBBY ONE continued for about 10 years and Marcello
Romeo was called “Marcello, cantautore dei VIP”. His musical career
continued with some participation in conventions of multinational
corporations both in Italy and abroad until 2007, when he recorded a
CD entitled “Le sonorità dell’acqua” in cooperation with the singer
Veronica Farnararo. In 2013 a track of this CD has been chosen as the
soundtrack of the film “La finestra di Alice” directed by Carlo Sarti. The
new album, recorded in collaboration with Veronica Farnararo,
supervised by Massimo Greco and entitled “La Bottega dei Pasticci”
with the label CATSOUND by Mario Marcassa, has been recently
released. Thanks to this project Marcello Romeo began performing in
the bars and pubs of Bologna and has started a close cooperation with
the theatre of Bologna, “Il Teatrino degli Illusi” with Giovanni Cacioppo,
a famous comedian of the TV show “Zelig”. The next project is a
completely acoustic album with piano, tenor horn and cello, with the
cooperation of Massimo Greco and Enrico Guerzoni, who are both
Zucchero’s musicians, and Veronica Farnararo.
22
La storia musicale inizia negli anni 70 con il primo gruppo rock
Pentaimon che si esibisce nei locali bolognesi, parallelamente inizia
anche l’attività teatrale con il gruppo del vento poi divenuto gruppo
Babylon ancora in auge ai giorni nostri. La carriera di musicista ha
una impennata quando il CLUB 37 nei primi anni 80 lo nomina direttore artistico e pianista ufficiale. Questo mitico locale era frequentato da attori, musicisti, registi, manager, politici, ed era un
club per soli soci soprattutto VIP. La prima incisione musicale da
cantautore dal titolo “GLI OCCHIALI NERI NON PASSANO MAI
DI MODA” vendette circa 8.000 copie in Emilia Romagna e fu seguito da un LP con le canzoni più conosciute da Piano bar dal titolo “COMPILATION” che fu utilizzato e venduto nei villaggi vacanze. L’attività serale presso il CLUB 37 divenuto poi CLUB HOBBY
ONE proseguì per una decina anni e Marcello Romeo venne denominato “Marcello, cantautore dei VIP”. L’attività musicale continua con varie partecipazioni alle conventions di multinazionali sia
in Italia che all’estero fino al 2007 quando, con una collaborazione
della cantante Veronica Farnararo incise il CD dal titolo “LE SONORITA’ DELL’ACQUA”. Un brano di questo lavoro, nel 2013, diviene la colonna sonora del film “LA FINESTRA DI ALICE” del regista Carlo Sarti. E’ da pochissimo uscito il nuovo album, sempre
con la collaborazione di Veronica Farnararo e la supervisone di
Massimo Greco, dal titolo “LA BOTTEGA DEI PASTICCI”, con l’etchetta CATSOUND di Mario Marcassa. Grazie a questo lavoro, ricominciano le serate nei locali Bolognesi fino ad arrivare ad una collaborazione stretta con un teatro di Bologna, il TEATRINO degli
ILLUSI con Giovanni Cacioppo comico di Zelig. Il prossimo progetto è un album interamnete acustico, pianoforte, flicorno e violoncello con Massimo Greco, Enrico Guerzoni (entrambi musicisti
di Zucchero) e Veronica Farnanaro.
Andrea Alagna
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BOOK
Livein
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The Were-Rabbit
The Were-Rabbit by Federico Coppola A self-defense manual: no more
without it. Federico Coppola is the coach, the creator and the founder
of Business Channel Wellness Centre for Companies. In his latest book
The Were-Rabbit he has gathered a lot of useful and interesting advices
to help people controlling their individual and professional relationships.
He succeeded in creating an authentic self-defense manual. But from
what kind of people should we protect ourselves? From the so called
“were-rabbits”: these are people who approach you in a friendly
manner, they try to gain your trust, they enter in your life and, as soon
as they are settled, they start making complaints, they talk about their
bad luck – real or imaginary – and they finally manage to snare you in
an atmosphere of really bad mood, which then will affect the entire vital
space that surrounds you. They criticise everyone, they complaints about
whatever happens to them, they recall past situations with the same
attention and expertise as historians. They have an extraordinary
memory for unfortunate events and they carry on talking about them
with an abundance of details, so that you can’t stop thinking about
them. Do you know someone who act like this? Federico Coppola will
help you finding and discovering these kind of people in order to avoid
letting them enter your life or to penetrate in your companies. If you
know some “were-rabbits”, you should follow his simple and practical
advices to find effective solutions for protecting yourself. How you should
behave, what you should say and how you should say it, how you should
act and the actions that have to be avoided when you are with a WereRabbit if you want to neutralize his negative influence. This is a very
interesting manual that will help you feeling strong enough to face these
mythological and terrifying animal and to successfully win this battle! But
only for the bravest!
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Il Coniglio
Mannaro
Il Coniglio Mannaro di Federico Coppola
Manuale di autodifesa: mai più senza.
Federico Coppola, coach, ideatore e fondatore di Business Channel
Centro Benessere per le Imprese, ha riunito nel suo ultimo libro, Il
Coniglio Mannaro, una miniera di preziosi consigli per orientarsi nelle
relazioni umane e professionali, mettendo a punto un vero e proprio
Manuale di Autodifesa.
Autodifesa da chi?
Da quelli che l’autore definisce “Conigli Mannari”: persone che vi avvicinano con fare amichevole, si conquistano la vostra fiducia, insinuandosi nella vostra vita e, una volta comodamente installati, cominciano
a irretirvi in lamentele, vi parlano delle loro sfighe – vere o presunte –
prendendovi al laccio in una rete di sottile malumore, che dilaga fino a
invadere tutto lo spazio vitale intorno a voi. Sparlano di chiunque, si
lagnano di qualunque cosa accada, risalendo con perizia di storici a
eventi situati nel remoto passato. Possiedono una memoria prodigiosa per le sventure e ve le snocciolano con dovizia di particolari, in
modo che non possiate fare a meno di pensarci.
Ne conoscete qualcuno?
Federico Coppola vi insegna a fiutarli e individuarli per evitare di farli
entrare nelle vostre vite e nelle vostre aziende o, se già li avete accanto, vi fornisce semplici e pratici consigli per attrezzarvi alla difesa.
Come comportarsi, cosa dire e come dirlo, come agire e quali azioni
non commettere in presenza del Coniglio Mannaro per neutralizzare
la sua influenza nefasta.
Un vademecum che vi aiuterà a sentirvi in grado di affrontare il mitologico terrificante animale e uscirne vittoriosi.
Solo per Veri Guerrieri!
Regina Moretto
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Livein
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Pier Paolo
Pasolini
CELEBRITIES
Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 – Rome, 1975) was a
multifaceted and sensitive artist who showed a great civil
commitment to hindering the degeneration and conformity that
were spreading with the rising consumerism society, which he
didn’t identify with. The depth of his “apocalyptic” thought
concerning consumerism, mass society and television led him to
prophetic and far-sighted considerations about how future society
would be like. After he spent his childhood in Friuli, the sudden
impact of the outskirts of Rome made the author become aware of
his own peculiarity and made his rebellious and fighting spirit
mature. Moreover Pasolini had the chance to know the degraded
and desolate milieu of urban underclass, that represents the
background of the majority of his works. Rather than stories
“Ragazzi di vita” (1955) and “Una vita violenta” (1959) are
documents that reveal the tragic life and vital energy of young
people belonging to the working-class through the bluntness of
colloquial language and great realism. The choice to give voice
without any screen to the spontaneity of the characters, which is a
hidden and pure world of the rising mass society, is to be found also
in his numerous cinematographic works, such as “Accattone” (1961),
“Mamma Roma” (1962) and “Uccellacci e uccellini” ( 1966).
However, Pasolini clearly expressed his aversion and unfamiliarity
with society as a journalist. The short and caustic articles he wrote
for Corriere della Sera between 1972 and 1975 provided issues for
criticism and reflection about degrade, for which consumerism was
responsible. Despite his success, Pasolini’s clear consideration reveals
the author’s awareness of being a misunderstood and isolated man.
Just before his tragic death Pasolini said these sad words: “Now I live
outside society. I don’t take part in Premio Strega any longer. I have
isolated myself on purpose [...] As to the silence around me, I think it
is just a sign of incompetence, cowardice or simply hate.” (Lettere
Luterane, 1976). During the night between 1 and 2 November 1975
Pasolini was savagely murdered at the seaplane base in Ostia in
mysterious circumstances. What is clear is that Pasolini was brave
enough to take a critical look at society taking a precise stand and
being for this reason troublesome and difficult. In order to
understand the value of this great artist, who is being appreciated
just a long time after his death, the words Moravia said at his funeral
are emblematic: “I want to tell you what we, his friends, you and
Italian people have lost. [...] We have lost a brave man, whose
peculiarity consisted in the courage to tell the truth. [...] We have
lost a different witness, who tried to arouse active and beneficial
reactions in the lifeless body of Italian society”.
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Artista poliedrico e sensibile, Pier Paolo Pasolini dimostrò un grande
impegno civile nel contrastare la degenerazione e il conformismo
che si stavano affermando con la nascente società dei consumi in cui
non si riconosceva. La profondità del suo pensiero “apocalittico” riguardo il consumismo, la società di massa e la televisione lo portò a
considerazioni profetiche e lungimiranti su quello che sarebbe poi
stato il futuro. Dopo un’infanzia trascorsa in Friuli, il brusco impatto
con la periferia romana consentì all’autore di prendere atto della sua
diversità facendo maturare il suo spirito ribelle e combattivo. Pasolini
ebbe inoltre modo di conoscere gli ambienti degradati e desolati del
sottoproletariato urbano che faranno da sottofondo alla maggior
parte delle sue opere. “Ragazzi di vita” (1955) e “Una vita violenta”(1959) più che romanzi sono documenti che portano alla luce con
la crudezza di un linguaggio colloquiale e di grande realismo la vita
drammatica ma anche l’energia vitale dei ragazzi di borgata. La scelta
di dare voce senza filtri alla spontaneità dei personaggi delle culture
popolari, mondo nascosto e incontaminato dalla società di massa nascente, si ritrova anche nelle sue numerose opere cinematografiche,
come “Accattone” (1961), “Mamma Roma” (1962) e “Uccellacci e
uccellini” (1966). Ma è nelle vesti di giornalista che Pasolini espresse
con chiarezza il suo disappunto e la sua estraneità alla società. Gli interventi brevi e pungenti scritti per il Corriere della Sera tra il 1972 e
il 1975 fornivano prospettive di critica e riflessione sul degrado di cui
la società dei consumi era responsabile. Nonostante il suo successo,
le sue lucide considerazioni lasciano trapelare la consapevolezza da
parte dell’autore di essere incompreso ed isolato. Queste sono le
amare parole che scrisse poco prima della sua tragica morte: “Vivo
ormai fuori dalla società. Non voto più allo Strega. Mi sono volontariamente emarginato [...] Quanto al silenzio che c’è intorno a me, mi
pare solo sintomo di incompetenza, di vigliaccheria; o semplicemente di odio.” (Lettere Luterane,1976). Nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 fu barbaramente ucciso all’Idroscalo di Ostia, in circostanze
ancora non chiare. Quel che è evidente è che Pasolini ha avuto il coraggio di lanciare uno sguardo critico alla società prendendo una precisa posizione e risultando per questo scomodo e ingombrante. Per
capire il valore di questo grande artista, apprezzato in profondità
solo tempo dopo la sua scomparsa, sono emblematiche le parole
che Moravia pronunciò al suo funerale: “Voglio dirvi cosa abbiamo
perduto, noi suoi amici, voi altri, e tutto il popolo italiano. […]
Abbiamo perduto un uomo coraggioso, la cui diversità consisteva nel
coraggio di dire la verità. […] Abbiamo perduto un testimone diverso, che cercava di provocare delle reazioni attive e benefiche nel
corpo inerte della società italiana.”.
Marco Di Carlo - www.marcommunication.com
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NATUROPATHY
Livein
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EFT Emotional
freedom techniques
“What we see and hear is what we think about.
What we think about is what we feel.
What we feel influences our reactions.
Reactions become habits and it is our habits that
determine our destiny.” BOB GASS
The symptoms of unease represent the sign of a “short-circuit” in the energetic system, which appears in a subjective
way with negative emotions and strong beliefs that limit personal evolution. The therapy consists in reactivating mentally
the disturbing stimulus and balancing at the same time the
energetic system and stimulating various parts of the body
that are located along the meridian where the deficit arose.
PNL
Neuro-linguistic
planning
The PNL is a personal development system. It is the study of
what happens in our way of thinking, expressing and behaving. This method allows you to codify and recreating the excellence that will allow you to achieve the goals you set yourself. Thoughts, gestures and words interact in order to create
the perception of the world. Modifying their view, people can
improve their attitudes and actions and consequently amplify
appropriate behaviours and avoid unwanted ones. This method is very effective in the treatment of phobias, addictions
and all limiting behaviours that do not allow you to live in
harmony.
28
EFT Emotional
freedom techniques
Ciò che vediamo e ciò che udiamo diviene l’oggetto dei nostri pensieri. I nostri pensieri diventano le nostre emozioni.
Le nostre emozioni influenzano le nostre reazioni.
Le nostre reazioni diventano abitudini.
Le nostre abitudini decidono del nostro destino. BOB GASS
I sintomi del malessere sono la spia di un “corto circuito” nel sistema energetico che si manifesta in modo soggettivo con emozioni
negative e convinzioni che limitano l’evoluzione personale.
L’intervento terapeutico, consiste nel riattivare mentalmente lo stimolo disturbante, procedendo nel contempo a riequilibrare il sistema energetico e stimolando una serie di punti del corpo situati
lungo i meridiani in cui si è creato lo scompenso.
PNL
Programmazione
neuro-linguistica
La PNL è un sistema di sviluppo personale. È lo studio di ciò che
funziona nel nostro modo di pensare, di esprimerci e comportarci. È un metodo che permette di codificare e riprodurre l’eccellenza che consentirà il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Pensieri, gesti e parole interagiscono al fine di creare la percezione
del mondo. Modificando la propria visione, la persona può migliorare le proprie attitudini e le proprie azioni, amplificando i comportamenti facilitanti e diminuendo quelli indesiderati. Questo
metodo risulta molto efficace per la risoluzione di fobie, dipendenze e di tutti quei comportamenti limitanti che non ci permettono di vivere in armonia.
Roberta Migliarese - www.robertamigliarese.it
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HI -TECH
Livein
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Color, rhythm and
dynamics...
the essence of
good sound
The pleasure of great music accompanies the high
technology of loudspeakers. First of all, it was the stamp.
This parameter indefinable for those who have no
experience of a live, confirms the separator between the
correct and incorrect, between the plausible and the odd,
between the coherent and incoherent. We are talking about
recorded music, that we can appreciate the intimacy of our
home through the disk or even a PC. Whatever your sound
source, to get into a music page so addictive, we will need a
system of reproduction, only able to give voice to the hard
choice. Now, as then, is the system of high fidelity, good old
"HiFi" to confirm the protagonist of one of the most fascinating
chapters of home entertainment . And when it comes to music,
quality is a must, especially that of the component which more
than any other part in the depiction of the fresco sound, the
speaker. The color and the harmonic structure of each
instrument must remain in the representation that the speaker
system imparts to the music signal. This is the ABC of
reproduction, that "minimum wage" that can not miss. There is
then a higher level of performance, which corresponds to a
perception even more critical and analytical. The passion
allows us to appreciate increasingly higher quality levels and in
terms of pleasure and satisfaction the results can be
overwhelming. With the Art of Sounds technological research
and sound performance have gone hand in hand. Detail,
transparency, accuracy, precision, are terms commonly used in
the world of sound reproduction acquire a special significance.
Music machines are judged based on criteria that largely
depend on the experience and sensitivity of the assessment. In
the automotive world are all able to appreciate parameters
such as power, speed, time taken to reach from standstill to
100 Km/hour. In the field of audio certain quantities do not
seem to have a unique correlation with satisfaction in terms of
audience. Listening to the music, which was founded in the art
and therefore involves perceptions of emotional, is influenced
by subjective factors. In addition to the executive variables, we
capture "external" factors that influence the final result. In
plant breeding, more than any other element that contributes
to overall sonic footprint is undoubtedly the speaker. Just this
speaker system returns the "voice" to our favorite music,
transforming electrical impulses into sound vibrations that we
can hear. On a technological tradition "old" were grafted
important developments that have enhanced the sound of the
30
Colore, ritmo
e dinamica...
l’essenza del
buon suono
Il piacere della grande musica si accompagna all’alta tecnologia dei diffusori acustici.
Prima di tutto, fu il timbro. Questo parametro indefinibile per chi non
ha esperienza dell’ascolto dal vivo, si conferma l’elemento separatore
tra il corretto e l’incorretto, tra il verosimile e lo strampalato, tra il coerente e l’incoerente. Stiamo parlando di musica riprodotta, quella che
possiamo apprezzare nell’intimità della nostra casa attraverso il disco
o persino con il PC. Qualunque sia la vostra sorgente sonora, per entrare nel vivo di una pagina musicale in modo coinvolgente, ci sarà bisogno di un sistema di riproduzione, il solo in grado di dar voce al
disco preferito. Ora come allora, è l’impianto di alta fedeltà, il buon
vecchio “HiFi”, a confermarsi protagonista di uno dei capitoli più affascinanti dell’entertainment domestico. E quando si parla di musica, la
qualità è d’obbligo, soprattutto quella del componente che più di ogni
altro partecipa alla raffigurazione dell’affresco sonoro, il diffusore. Il
colore e la struttura armonica di ciascuno strumento debbono mantenersi nella rappresentazione che il sistema di altoparlanti imprime al
segnale musicale. Questo è l’ABC della riproduzione, quel “minimo
sindacale” che non può mancare. C’è poi un livello superiore di prestazione, cui corrisponde una percezione ancora più critica ed analitica. La passione ci consente di apprezzare livelli qualitativi sempre più
elevati ed in termini di piacere ed appagamento il risultato può essere
travolgente. Con l’Arte dei Suoni ricerca tecnologica e prestazioni sonore sono andate a braccetto. Dettaglio, trasparenza, accuratezza,
precisione, sono termini di uso comune che nel mondo della riproduzione sonora acquistano un significato tutto particolare. Le macchine
da musica vengono giudicate in base a criteri che in gran parte dipendono dall’esperienza e sensibilità di chi effettua la valutazione. Nel
mondo automobilistico tutti sono in grado di apprezzare parametri
come potenza, velocità, tempo impiegato per raggiungere da fermo i
100 Km/ora. In ambito audio certe grandezze non sembrano avere
una correlazione univoca con la soddisfazione in termini di ascolto.
L’ascolto della musica, che nasce in ambito artistico e quindi coinvolge
percezioni di tipo emotivo, è influenzato da elementi soggettivi. Oltre
alle variabili esecutive, si colgono aspetti “esterni” che influenzano il risultato finale. In un impianto di riproduzione, l’elemento che più di
ogni altro contribuisce all’impronta sonora complessiva è senza dubbio il diffusore. Proprio questo sistema di altoparlanti restituisce la
“voce” alla nostra musica preferita, trasformando impulsi elettrici in vibrazioni sonore (suoni) che noi possiamo ascoltare. Su una tradizione tecnologica “antica” si sono innestati sviluppi importanti che hanno
migliorato il suono dei diffusori rendendolo sempre più realistico ed
attendibile. Ecco perché non ci stanchiamo di ripetere come la ripro-
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duzione sonora non possa prescindere da solide basi tecniche e musicali, per la cura di un suono che non è fine a se stesso ma che ha un
preciso riscontro con la realtà. I più importanti sistemi di altoparlanti
offrono oggi emozioni musicali non troppo lontane da quelle dell’evento reale.
Nella nostra esperienza il sistema di altoparlanti che più ha rappresentato l’incarnazione di un ideale sonoro generoso ed appagante è realizzato negli USA. Le Wilson Audio “Alexia” possono ben rappresentare il punto di arrivo per ogni appassionato che abbia deciso di dedicare alla musica un pensiero “forte” ed un investimento significativo.
Al pari di uno Steinway gran coda (strumento che, va detto, le
“Alexia” potranno riproporre con incredibile realismo nel vostro salotto), questo diffusore diventa un compagno fedele, le cui prestazioni se possibile, migliorano con il tempo. Grandi e possenti, le “Alexia”
sanno interpretare il contenuto sonoro di ogni programma musicale,
senza esitare neppure di fronte alle pagine sinfoniche più impegnative. Quando il timbro brunito degli archi della Filarmonica di Vienna
riempirà il vostro soggiorno, potrete apprezzare anche il contenuto
tecnologico di una realizzazione senza compromessi. Tecnica al servizio della musica, per un piacere al di fuori e al di la di ogni moda.
Interpretando una filosofia costruttiva del tutto diversa, mi farebbe
piacere che poteste ascoltare un altoparlante come le Martin Logan
“Montis”. C’è una comune matrice statunitense con le “Alexia”, ma qui
lo sguardo coglie subito il particolare aspetto “planare”, con l’ampio
pannello curvilineo che con la sua tecnologia elettrostatica è in grado
di offrire una finestra d’ascolto sulla musica. Assaggiate un violino, una
chitarra, la voce della vostra cantante preferita con le Montis e troverete uno spunto nuovo per ascoltare ancora e ancora, perdendo il
senso del tempo nel rincorrere quelle note finalmente ritrovate. Buon
ascolto
Marco Natali HiFi - www.hifinatali.it
speakers making it more realistic and reliable. That's why we
never tire of repeating as the sound reproduction can not be
separated from solid technical and musical, for the treatment of
a sound that is not an end in itself, but it has a definite touch with
reality. The most important speaker systems now offer musical
emotions not too far from those of the actual event. In our
experience, the speaker system which has been the ideal
embodiment of a generous and satisfying sound is made in the
USA. The Wilson Audio "Alexia" may well be the point of arrival
for any fan who has decided to dedicate a thought to the music
"strong" and a significant investment. Like a Steinway grand
piano (an instrument that must be said, the "Alexia" will revive
with incredible realism in your living room), this speaker
becomes a loyal companion, whose performance if possible,
improve with time. Large and powerful, the "Alexia" know how
to interpret the sound content of each music program, without
hesitation, even in the face of the most demanding symphonic
works. When the burnished tone of the strings of the Vienna
Philharmonic will fill your living room, you will also appreciate the
technological content of an object without compromise.
Technology at the service of the music, for pleasure outside and
beyond any fashion. Interpreting a design philosophy entirely
different, I'd love that you could listen to a speaker like Martin
Logan "Montis". There is a common matrix with the U.S.
"Alexia", but here's a look at once captures the particular aspect
of "planar", with the large curved panel which with its
electrostatic technology is able to offer a window on the music
listening. Try a violin, a guitar, the voice of your favorite singer
with the Montis and you will find a new inspiration to listen to
again and again , losing all sense of time in the pursuit of those
notes finally found . good listening
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borde
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erline
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Siamo
solo noi
by Vasco Rossi l time 1’ 00’’ l music Siamo solo noi, Vasco Rossi
drink Lagavulin Scotch Whisky 16 Anni
It's only us
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borderline
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It's only us
we go to bed early in the morning
and wake up with headaches
It's only us
we do not have a regular life
we don't know that there are limits
It's only us
that we have no respect for anything
even for the mind
just us ...
then those who die early
But who is the same
just us
that we have nothing more to say
we just throw up
just us
that we are not even listening
just us
those who have no respect for anything
Not even for people
just us
those who no longer believe in anything
and you always so damn anoing... Yeah ...
just us
between the devil and that holiness is the same enough
that there is no room
just us
we do breakfast with toast
the rest
just us
those who have no desire to do nothing
Always steal
just us
generation of upset that they have no longer
saints nor heroes
just us
just us
just us
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Siamo solo noi
che andiamo a letto la mattina presto
e ci svegliamo con il mal di testa
siamo solo noi
che non abbiamo vita regolare
che non ci sappiamo limitare
siamo solo noi
che non abbiamo più rispetto per niente
neanche per la mente
siamo solo noi...
quelli che poi muoiono presto
quelli che però è lo stesso
siamo solo noi
che non abbiamo più niente da dire
dobbiamo solo vomitare
siamo solo noi
che non vi stiamo neanche più ad ascoltare
siamo solo noi
quelli che non hanno più rispetto per niente
neanche per la gente
siamo solo noi
quelli che ormai non credono più a niente
e vi fregano sempre ...sì...
siamo solo noi
che tra demonio e santità è lo stesso
basta che ci sia posto
siamo solo noi
che facciamo colazione con un toast
del resto
siamo solo noi
quelli che non han voglia di far niente
rubano sempre
siamo solo noi
generazione di sconvolti che non han più
santi né eroi
siamo solo noi
siamo solo noi
siamo solo noi
n
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37
borderline
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Mad Mike
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by Tommaso Cornelli l edit by Giovanna Repossi l time 1’ 20’’
music Eye Of The Tiger, Survivor l drink Gatorade
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Cosa significa vivere una vita “border-line” per un atleta?
Rischiare la propria fama sportiva per un po’ di sfrenato divertimento? Infrangere ripetutamente la legge? O più semplicemente parlare
troppo? Beh, credo che Mike Tyson abbia proprio il “phisyque du
role” adatto per questo numero dedicato ai talenti folli, al genio e alla
sregolatezza... “Iron Mike” è stato il protagonista di un piacevole documentario di qualche anno fa diretto da James Toback “Documentary
Tyson”. Se vi capitasse l’occasione di vederne qualche scena, rimarreste stupiti dalla dialettica e l’erudizione di Mike. Una cultura e una
limpidezza di pensiero sorprendente per un ragazzo, che praticamente non ha mai frequentato scuole, ma solo palestre malfamate. Se
per qualche momento fossimo in grado di dimenticare i suoi gravi
precedenti penali, ci troveremmo di fronte ad un personaggio ricco di
appeal e affascinante. Mike ha un solo vero problema... E’ completamente pazzo. Sotto ad una superficiale gentilezza, si nascondono le
sue ombre più profonde. Il suo talento innato per la violenza, che l’ha
portato ad essere uno dei pugili più temuti di sempre, rende per lui
impossibile vivere in maniera equilibrata la socialità.
Oggi che il ring non è più la sua vita, è un uomo perso e solo, e dal
suo ritiro è crollato in un inesorabile declino, condito da dipendenze
e problemi penali. Per quanto oggi Mad Mike sia solo l’ombra di se
stesso, il percorso che lo ha portato dal ghetto più profondo all’olimpo della Boxe mondiale rimarra’ per sempre indimenticabile.
Nelle peggiori condizioni di partenza possibili,
dopo un infanzia di stenti e privazioni, è riuscito sfruttando l’unico talento di cui era in possesso, incanalando la sua insaziabile fame di violenza sul ring, a trasformare la sua inquietante “street presence” in una
professione multimilionaria. Un noto proverbio degli stati uniti del
sud dice “if you have lemons, you make lemonade”...
n
Good Luck Mike!
What does living a “border-line” life mean for an athlete?
Risking your own fame in the world of sport in exchange for
some uncontrolled amusement? Breaking repeatedly the law?
Or simply talking too much? Well, I think Mike Tyson has the
“phisyque du role” for this issue, which is dedicated to mad
talents, genius and dissipation… Some years ago “Iron Mike”
was the protagonist of a pleasant documentary directed by
James Toback, “DocumentaryTyson”. If you had the chance to
see some scenes of it, you would be struck by Mike’s dialectics
and erudition. A stunning culture and clarity of thought for a
man who has never attended schools, but rather notorious
gymnasiums. Were we able to forget for some moments his
serious legal precedents, we would find a fascinating and
appealing man. Mike has just one problem…He’s completely
crazy. His deepest dark secrets hide behind a superficial
kindness. His innate talent for violence, which has led him to be
considered one of the most dreaded boxers ever, makes it
impossible for him to live sociality in a balanced way. Nowadays
the ring is no longer his life and he is a lost and lonely man.
Since his retirement he has fallen into an inexorable decline
which is followed by addictions and penal problems. Nowadays
Mike is just his own shadow. However, the career that has led
him from the ghetto to the podium of world boxe will always be
unforgettable. Beginning from the worst starting conditions, after
a childhood that was characterised by struggle, difficulty and
sacrifice, he used his only talent, directed his violence to the ring
and transformed his disquieting “street presence” into a milliondollar job. A famous saying of the south of the United States is “if
you have lemons, you make lemonade”…
Good luck Mike!
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by Germano Celant l edit by Giovanna Repossi
tratto dal libro “Maschere e Spettri” l time 3’ 30’’
music Medium, Spettri l drink Absinthe Pere Kermann's 60*
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Maschere
e spettri
Masks and spectra
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La fotografia è uno specchio che ha elevato l’effimero visibile in permanente, per congelarlo, se non imbalsamarlo in un’immagine, diventandone la reliquia sulla cui superficie liscia la vita si fa effetto plastico
e visivo. Viaggiare in essa significa entrare in un mondo di fantasmi e di
spettri del tempo e dello spazio, quanto entrare in una soglia d’ombra
che dà accesso alla conoscenza di sorgenti presenti e passate, dove
galleggiano i calchi delle figure e dei volti di persone, quanto i rilievi di
paesaggi e di lande lontane. Trionfo della tecnica sul vivere, la fotografia produce ritratti e nature morte che sono apoteosi di un passaggio
veloce dinanzi a una macchina.
Una cristallizzazione che mette al sicuro l’immagine dell’esistente, trasformandolo in durevole e stabile effigie.Giovanni Gastel per decenni
ha lavorato sul piacere di trasformare il suo sguardo sul mondo, che
include figure umane e oggetti, in un doppio che è sempre oscillato
tra il sogno del prodotto industriale e l’apparizione di un corpo sensuale. Li ha pietrificati a colori e in bianco e nero sulla superficie fotografica, sollecitandone gli aspetti sorprendenti e meraviglianti, affidati
a intrecci inediti e ad ambientazioni spettacolari, al fine di creare un
monumento alla bellezza. Tale procedere, nel corso degli anni, gli ha
permesso però di rilevare che l’immagine del bello e dell’inusuale si
trasforma in una formula quando è rivolto solo a esaltare il trionfo e il
consumo della vita. Di fatto esaltando le sostanze piacevoli e seducenti dell’apparire, come prodotto o come bene carnale.
Gastel ha scoperto che l’energia del vitale per esistere deve avere una
controparte nel mortale. Si è messo allora alla ricerca di una rappresentazione capace di tramutare la bellezza in maschera dell’orrido e
del marcescente. Un contrario dove la figura umana si tramuta in
spettro, quasi un corpo funerario, e un doppio in cui la rotondità e il
vellutato della pelle danno spazio alla scarnificazione e all’anoressico.
Immagini disturbanti e anormali che, oltre alla macerazione fisica, rivelano il desiderio del fotografo a martirizzare il soggetto per evidenziarne l’aspetto immateriale, quindi spirituale, là dove il corpo lascia
posto all’animo, entità inafferrabile. Le fotografie di Maschere e
Spettri rivelano che il doppio contemplato dei corpi sensuali e seducenti delle modelle è sottoposto, tramite un processo elettronico, a
una metamorfosi traumatica che lo trasforma in una rappresentazione
del mortale e del funereo. Un risultato ottenuto con il make- up che
muta ogni essere in maschera e con la deformazione al computer che
scompone e ricompone la figura per farla rivivere come un essere
proveniente dal nulla, se non dall’oltretomba. Gastel anestetizza la lucente e ridente sensualità, la rende triste e oscura in modo che il fascino torbido del buio vinca sulla luce. Un estremo tentativo di rovinare la rappresentazione della bellezza, sensuale e avvolgente, per tramutarla in una figura devastata e funesta. Avendo domato per anni
tale luminescenza, che gli è servita per dare intensità a un vuoto industriale, ora Gastel si accorge di un’oscurità che lo apre a una natura
terrificante e bruta dell’essere: un niente che è un rimedio al tutto e al
tanto di una situazione sicura, ruotante sull’estetica del bello. In questo buio che non è più incantevole, ma spaventevole egli vuole entrare per uscire dalla luce: cerca un doppio di sé mortale e tragico in cui
far lampeggiare l’aspetto non visto del suo sguardo. Per passare dalla
grazia al mondo sgraziato e terrifico ricorre a un trattamento fotografico, dove colore e alterazione gli permettono di far passare la figura,
The photograph is a mirror that has elevated the ephemeral visible in permanent, freeze it, if you do not embalm in an image,
becoming the relic smooth surface on which life is made of plastic and visual effect. Travelling it means entering a world of
ghosts and specters of time and space, how to enter a threshold
of shadow that gives access to knowledge sources past and present, where they float casts of the figures and faces of people, as
the findings of landscapes and distant lands. Triumph of technology on living, photography, portraits and still lifes that are apotheosis of a quick pass in front of a car. A crystallization that secures the existing image, transforming it into a lasting and stable effigie. Giovanni Gastel for decades has worked on the pleasure of
turning his gaze on the world, which include human figures and
objects, in a double that has always fluctuated between the
dream of the industrial product and the appearance of a sensual
body. Them petrified in color and in black and white on the photographic surface, requesting the surprising aspects meraviglianti
and trust in unusual twists and spectacular settings, in order to
create a monument to beauty. This proceeding, over the years,
but has allowed him to detect that the image of the beautiful
and of the unusual turns into a formula when it is applied only to
exalt the triumph of life and consumption. In fact, enhancing the
pleasurable and attractive substances appearing, as well as product or carnal. Gastel found that the energy of life to exist must
have a counterpart in the mortal. It is then put in search of a representation able to transform the beauty mask of horror and
rotting. A contrary where the human figure is transformed into
the spectrum, and a double in which the roundness and velvety
skin damage room for stripping and all'anoressico. Abnormal
and disturbing images that, in addition to physical maceration,
reveal the photographer's desire to be martyred in order to highlight the appearance of the subject intangible asset, then the
spiritual place where the soul leaves the body, elusive entity. The
photographs of masks and spectra reveal that the double- covered bodies sensual and seductive of the models is submitted
through an electronic process, a traumatic metamorphosis that
transforms it into a representation of the death and the funeral.
This has been achieved with make -up that changes in every
form, and with the strain at the computer breaks down and reassembles the figure to revive it as a being from out of nowhere,
if not from the grave. Gastel numbs the bright and cheerful sensuality, makes me sad and dark so that the charm of the murky
darkness on the win light. A final attempt to ruin the representation of beauty, sensual and enveloping, to transform it into a figure ravaged and deadly. Having tamed for years, this luminescence, which is served to give intensity to an industrial vacuum,
Gastel now realizes that the darkness opens in a terrifying and
brutal nature of being: a nothing that is a remedy to the whole
and to much of a safe situation, rotating on the aesthetics of beauty. In this darkness that is no longer charming, but fearful he
wants to get out of the light: look for a double self- fatal and tragic when to flash the unseen aspect of his gaze. To go from
grace to the awkward and terrifying world uses a photographic
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Giovanni Gastel
©TommasoGesuato
processing, where color alteration and allow him to pass the figure, female, young and voluptuous on the condition that demonic
and evil. An artificial passage from Eros to Thanatos. And if the first
photographs of Gastel tended to be seduced by their beauty,
charm now look for witchcraft. Here the woman is a figure at
night, from Sabbath, who needs attention no longer be there for
his sublime, but for the evanescence of its ungainly body and deformed. A dive into the dark psyche that is unconscious and where
the female, for the first time in Gastel, it seems to get carried away
by anger and anguish, fear and madness, breaking the mold of a figure passive and calm: pure carnal goods. In fact, the photos of
Masks and Ghosts are the other side of the work of Gastel, living in
symbiosis and alternate with images that have served to enchant
consumers of glossy magazines and billboards. After thousands of
images portrayed in the "fairy" Now the photographer turns his attention to the woman "witch" passes from the loveliness of the
Blue Fairy in the face of Medusa and the behavior of Medea, he discovers the petrifying and crazy beauty. The new Gastel woman
with her hair disheveled and floating on his back, with his deep eye
and his devilish smile, harbingers of perversion and evil, becomes a
Bacchante that you roll in the dirt and mud. We are in the presence of a footprint iconographic type of evil, which, with facial expressions and body does not seem to communicate specific feelings, if
not those of a vanitas enigmatic and emaciated. A female model
that has its roots in history, from the Middle Ages to Romanticism,
that cloaks the photographs of Gastel a vision of socio- time on our
present, that of a dark age and skinny, maybe old and dirty, that
scares the community of beings, all over the world live this desperate condition and severe. A search of a ravine that marks the historical and political frame of our time, to share and experience how
magnetic force and emotional. An aspiration to awaken to reassess
the explosive charge and energy of demons and witches across the
stage, so far dominated by a repertoire of fairy tales and lies, and
embody a show misleading and sad. A revival of gothic tale where
the photograph creates ghosts and specters, unclean beings and disturbing offering a vision antithetical to perfection and eternal land
to call in the imperfection, time and space real.
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femminile, dalla condizione voluttuosa e giovane a quella demoniaca e
malefica. Un trapasso artificiale da Eros a Thanatos. E se prima le fotografie di Gastel tendevano a sedurre per la loro bellezza, ora incantano per l’aspetto stregonesco. Qui la donna è una figura notturna, da
sabba, che reclama attenzione non più per il suo esserci sublime, ma
per la sua evanescenza di corpo sgraziato e deformato.
Un’immersione nell’oscuro che è inconscio e psiche dove il femminile, per la prima volta in Gastel, sembra lasciarsi trascinare dall’ira e dall’angoscia, dalla paura e dalla follia, rompendo gli schemi di una figura
passiva e calma: pura merce carnale. Di fatto le foto di Maschere e
Spettri sono l’altra faccia del lavoro di Gastel, vivono in simbiosi e si
avvicendano alle immagini che sono servite a incantare i consumatori
di riviste patinate e di cartelloni pubblicitari. Dopo aver ritratto in migliaia di immagini la “fata” ora il fotografo rivolge la sua attenzione alla
donna “strega”: passa dalla leggiadria della Fata Turchina al volto di
Medusa e al comportamento di Medea, ne scopre la pietrificante e
folle bellezza. La nuova donna di Gastel con i suoi capelli scarmigliati
e fluttuanti sulle spalle, con le sue occhiaie profonde e con i suoi sorrisi diabolici, forieri di perversione e di malvagità, diventa una baccante che si rotola nello sporco e nel fango. Siamo in presenza di un tipo
iconografico d’impronta malefica, che con le espressioni del volto e
del corpo non sembra comunicare specifiche sensazioni, se non quelle di una vanitas enigmatica e macilente. Un modello femminile che affonda le sue radici nella storia, dal Medioevo al Romanticismo, che
ammanta le fotografie di Gastel di una visione socio-temporale sul
nostro presente, quella di un’epoca buia e magra, forse vecchia e
sporca, che spaventa la comunità degli esseri che, in tutto il mondo,
vive questa condizione disperata e grave. Una ricerca di un orrido che
segna la cornice storico-politica del nostro tempo, da condividere e
da sperimentare come forza magnetica ed emotiva. Un’aspirazione a
risvegliarsi per rivalutare la carica dirompente ed energetica di demoni e di streghe che attraversano il palcoscenico, sinora dominato da un
repertorio di fiabe e di menzogne, e danno corpo a uno spettacolo
ingannevole e triste. Una riproposta di racconto gotico dove la fotografia crea fantasmi e spettri, esseri immondi e inquietanti che propongono una visione antitetica alla perfezione e all’eterno per richian
mare in terra l’imperfezione, il tempo e lo spazio reali.
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Ombre
della mente
Shades of the mind
She used to smoke thousand cigarettes a day and always threw
the ashes to the floor. Alda Merini welcomed you to her house
wearing embarrassing clothes. She used to offer you everything
she had: her plaquettes, sweet tortelli of unknown origins, a glass
of wine with a warm and aromatic taste. Some photos showing
her naked and ironic stood out against the walls close to a photo
of the old Milan. She showed no reserve and no hesitancy. If you
were nice, she told you her whole life. “I don’t feel at ease in darkness! I wish I were a celestial substance, a light faculty. They tied
me with bands, burned my nerves and fingers. They closed my
eyes”. Alda describes doctors as electricity fanatics who filled love
gaps with drugs: she wrote “they bleached our minds”. Pain and
anguish were the interpretation of a complete Alda: wheezy, close
to tears, frantic, amused, playing with flowers and soap bubbles.
Somebody described her as a lunatic: “They told me I am mad
and blown up like a bee”. Her lines originated from pain and fallacy: madness, death, love and religion are concepts that the writer
has personally experienced and conveyed through blunt but intense lines. “I lived in two graves: one is the mind, while the other is
the body”. Her heart was broken by ill-fated relationships: the writer and literary critic Giorgio Manganelli as well as Ettore Carniti,
who owned some bakeries in Milan and with whom she had a
carnal and stormy relationship, which was interrupted by the birth
of her four daughters, “my angels who flew away”.
Alda experienced love as an agony and an exasperated feeling.
Omnipresent and obsessive love: “Titan is my crucifix. Every night
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Fumava mille sigarette al giorno, gettava la cenere sempre per terra.
Alda Merini ti riceveva a casa sua in imbarazzanti divise. Ti offriva tutto
quello che aveva: le sue plaquettes, i tortelli dolci che arrivano chissà
da dove, un bicchier di vino dal gusto caldo e aromatico. Le fotografie
con lei nuda e ironica campeggiavano sulle pareti accanto a foto della
vecchia Milano raccolte chissà dove. Non aveva pudori né remore.
Se gli eri simpatico ti raccontava tutta la sua vita. “Ci sto male al buio!
Avrei voluto essere una sostanza celeste, una facoltà di luce. Mi hanno
legata con le fascette, bruciato nervi e dita. Mi hanno chiuso gli occhi”.
Alda descrive i medici come fanatici dell’elettricità che riempivano i
vuoti d’amore con i farmaci: “ci candeggiavano la mente” scrive.
La sofferenza e l’angoscia della donna sono state interpretazione di
un’Alda completa: ansimante, in lacrime, disperata, divertita, che gioca
con fiori e bolle di sapone.
Da qualcuno venne definita pazza: “Mi hanno detto pazza e gonfiata
come un’ape”. Dal dolore e dall’inganno i suoi versi hanno preso
forma: follia, morte, amore e religione sono definizioni che la poetessa ha vissuto sulla propria pelle e ci ha trasmesse tra righe crude ma
intense. “Io vivevo in due tombe: una la mente, l’altra il corpo”. Il suo
fu un cuore andato in fumo per sfortunati amori; dallo scrittore e critico letterario Giorgio Manganelli a Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie di Milano, con il quale avrà un rapporto carnale e burrascoso, intervallato dalla nascita delle quattro figlie, “le mie colombe,
delle quali fui privata” Alda visse l’amore come tormento, sentimento
esasperato.
Amore onnipresente e ossessivo: “Titano è la mia croce. Ogni notte
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by Marco Timelli www.marcotimelli.com l edit by Giovanna Repossi l time 1’ 30’’
music Quella manciata di rose, Alda Merini & Giovanni Nuti l drink Distillato di Albicocche Capovilla
con lui si trasforma in arcobaleno”. Amore disperato, che grida aiuto e
nasce anche all’interno di un posto impensabile come il manicomio:
“Quando volevamo fare l’amore ci nascondevamo dagli infermieri,
eravamo maschere da bordello”.
Alda ha vissuto di poesia e di fede e ha sempre lasciato che la comprensione della vita spettasse a chi è più in alto di noi. “È la vita che ci
dà un senso, sempre che noi la lasciamo parlare”. La voce della vita arriva prima di quella dei poeti che invece di interrogarsi sul perché del
male e del dolore li accettano, trasformandoli in versi. “Io il male l’ho
accettato ed è diventato un vestito incandescente. È diventato poesia.
È diventato fuoco d’amore per gli altri. Ho cominciato a piangere per
gioco, e poi ho creduto che fosse il mio destino”. Alda e la descrizione della follia: “La follia è la dittatura impietosa raggiunge la mente con
lenta progressione. Avanza come la ruggine poi si gonfia e fa scoppiare le vene in testa. Si spengono le idee.
Ogni cosa fa sentire la sua rabbia. La follia mette paura agli uomini”.
Alda Merini e la sua sensibilità schizofrenica facevano paura. “Mi
hanno soffocata e indurita come una pietra… pur di demolire la mia
poesia”. Nonostante la sua cartella clinica abbia fatto di lei una folle,
oggi Alda Merini vive nelle pagine della migliore letteratura poetica regalando emozioni e sogni.
Alda fu internata a propria insaputa. Non sapeva nemmeno dell’esistenza degli ospedali psichiatrici perché non ne aveva mai visto uno:
“Quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento
stesso in quanto mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal
quale avrei fatto fatica ad uscire. Improvvisamente, come nelle favole,
tutti i parenti scomparvero”. “Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma
anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.” n
with it becomes a rainbow”. Frantic love that cries out for help
and begins even within an unimaginable place such as a psychiatric hospital: “when we wanted to make love we had to
hide from nurses; we were masks of a brothel”. Alda lived of
poetry and faith and has always let the understanding of life to
whom is more elevated than us. “Life gives us a meaning, if we
let it talk”. The voice of life comes earlier than poets’ voice,
who accept pain and suffering and transform it into lines instead of looking for their origin. “I accepted pain, and it has become a hot garment. It has become poetry. It has become love
fire. I began crying for fun, but then I convinced myself it was
my destiny”. Alda and the description of madness: “Madness is
an unmerciful diktat that reaches the mind with a slow development. It moves forward like rust and then swells up and
make your head veins burst. Ideas die. Everything makes you
feel its anger. Men are afraid of madness”. Alda Merini and
her schizophrenic sensitivity were frightening. “They suffocated
me and hardened me like a stone…in order to destroy my
poetry”. Although her case sheet makes her a lunatic, nowadays Alda Merini lives in the best poetic literature and gives us
emotions and dreams. Unbeknown to herself, Alda was confined to a mental hospital. She wasn’t even aware of the existence of psychiatric hospitals, because she had never seen
one: “When I found myself inside it, I think I immediately went
crazy because I realised I had entered a labyrinth from which it
was difficult to get out. Suddenly, like in tales, all my relatives
disappeared”. “I was a bird with a gentle white belly, somebody cut my throat to laugh, I don’t know. I was a big albatross
and circled above the seas. Somebody stopped my trip without
any sound compassion. But now that I lie to the ground I can
sing my love songs for you”.
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Dexter
by Emma Woodhouse l time 2’ 20’’
music Dexter Mail Title, Rolfe Kent l drink Spremuta di arance
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Rita: Io spero tanto che oggi lo prendano,
e spero proprio che gli facciano del male!
Buona giornata!
Dexter: Be, deciditi.
Dexter, ovvero il serial killer della porta accanto. Fidanzato e marito,
padre, fratello, lavoratore, ma con un’occupazione non proprio ordinaria nel suo tempo libero: trovare ed eliminare altri serial killer rimasti impuniti. Ed è proprio la sua apparente normalità, la quotidianità
esteriormente quasi monotona, che rende ancora più estremo il contrasto con l’altro Dexter, il predatore notturno che rischiando la vita,
o di essere scoperto, si dedica a placare la sua inestinguibile sete di
uccidere.
Cosa rende così seducente ai nostri occhi uno che uccide le persone,
peraltro divertendosi a farne a pezzi i cadaveri, tanto che mai ci viene
in mente di parteggiare per la polizia, o di desiderare che venga scoperto? La risposta immediata è naturalmente che si tratta di persone
orrende, assassini impuniti a loro volta, e siamo quindi portati a parteggiare per Dexter il vendicatore: ma in realtà non può essere solo
per questo, altrimenti dovremmo restare delusi quando le circostanze lo portano viceversa a stringere strane amicizie o patti con altri assassini, alla ricerca di rapporti “veri” dove lui possa essere “se stesso”.
E non spiega completamente la schiera di fan appassionati neppure il
fatto che le sue storie, stagione dopo stagione, dispiegandosi come
perfetti congegni di meccanismi ad orologeria, in un costante crescendo di adrenalina, coinvolgono gli spettatori nella continua tensione
degli avvenimenti della sua vita al limite, che, con l’evolversi delle vicende che lo vedono protagonista, lo portano ad essere sempre
meno invisibile e sempre più a rischio di essere scoperto.
Quello che rende Dexter veramente irresistibile è il suo essere politicamente scorretto: con la massima naturalezza e franchezza dice a se
stesso (e agli spettatori, con i quali condivide i suoi pensieri) cose che
noi, nella nostra vita quotidiana, non ci permettiamo di formulare, e
talvolta neppure di rimuginare, perché sarebbe fuori luogo, oppure ci
farebbe sentire in colpa. Il messaggio risulta essere ancora più potente perché totalmente privo di enfasi, o animosità: non c’è ribellione
nelle sue considerazioni, e anche i pochi gesti incontrollati che raramente fa non sono mai una catarsi eroica, una spinta ideale verso giustizia e verità, tutt’al più reazioni istintive estemporanee, immediatamente ricondotte al proprio personale tornaconto. Dexter è pragmatico, razionale, glaciale, concreto: manipola senza il minimo scrupolo
persone e situazioni, non trova biasimevole non avere sentimenti, né
tantomeno mentire e ingannare. Alla fine egli ha proprio quella libertà che invidia agli altri: egli è, con se stesso, più onesto di coloro che lo
circondano, più libero di noi che mentiamo su quello che siamo e
quello che vogliamo, perché non sapremmo stare di fronte alla realtà
n
di noi stessi.
Rita: [talking about the "Bay Harbor Butcher"]
It makes me so angry that there's some monster
out there scaring my son.
Dexter: [uncomfortable] I gotta go to work.
Rita: You know, I hope they catch him today.
And I'm not a violent person, but I hope they'll hurt him.
Have a good day. [kisses Dexter goodbye]
Dexter: [voiceover] Make up your mind.
Dexter, or the serial killer next door. Boyfriend and husband,
father, brother, employee, but working not just ordinary in his
spare time: to find and delete other serial killers have gone
unpunished. And it is precisely its apparent normality, the everyday outwardly almost monotone, which makes it even more
extreme contrast with the other Dexter, the nocturnal predator that risking their lives, or to be discovered, he devoted himself to quench his unquenchable thirst to kill. What makes it
so attractive to our eyes one that kills people, however, fun to
make the bodies to pieces, so that it never comes to mind to
side with the police, or want to be found? The immediate answer is of course that this is awful people, murderers go unpunished in their turn, and we are therefore inclined to side with
Dexter the Avenger, but in reality can not be the only reason,
otherwise we would be disappointed when circumstances lead
him back to tighten strange friendships or pacts with other assassins, looking for relationships "real" where he can be "himself". It does not fully explain the passionate fanbase nor the
fact that his stories, season after season, unfolding as perfect
closers clockwork mechanisms, in a constant crescendo of
adrenaline, involve the audience in the constant tension of the
events of his life to the limit, which, with the course of events
that the protagonist, led him to be always less invisible and increasingly at risk of being discovered.
What makes Dexter really compelling is that it is politically incorrect: the most natural and frankly says to himself (and to
the audience, with whom he shares his thoughts) things that
we, in our daily lives, we do not allow to formulate and sometimes even to mull over, because it would be out of place, or
we'd feel guilty. The message is even more powerful because it
is completely devoid of emphasis, or animosity: There is no rebellion in its considerations, and even the few that rarely
makes uncontrolled gestures are never a heroic catharsis, a
push toward ideal justice and truth, instinctive reactions to
more impromptu immediately traced to their personal advantage. Dexter is pragmatic , rational, glacial concrete: handling
without the slightest scruple people and situations, is not blameworthy not have feelings, nor lie and deceive. At the end he
just the freedom that others envy : he is with himself, more
honest than those around him, freer of us who lie about who
we are and what we want, because we would not know to be
the face of reality of ourselves.
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I guardiani
della soglia
Marco Cesati Cassin was born in Milan in 1961. When he was
17 he began working in the field of hotel management. He became soon a manager in the touristic field with a passion for writing. His job makes him travel around the world and know the
most remote places of Africa, Asia and South America. Fifteen
years ago, by a “non casual chance”, a series of significant coincidences became part of his life. Cassin convinced himself that, as
Jung said, nothing happens by chance. He continued travelling,
but this time for his own interests. He has gathered and looked
for stories and reports significant coincidences. He has become a
direct witness. All these elements are part of his first work Il
Riceractore di emozioni.
What is your new novel about?
“Matteo and his girlfriend Jennifer have witnessed what they had
not to see: a man who wakes up after his death and can clearly
tell what we have to expect from the afterlife. Exactly what the
Guardiani della soglia (gateway watchmen) have to prevent: nobody can go back and tell the truth. From that moment on, a
race against time began among Indonesia, the United States,
Australia and the old Silk Road to escape from ruthless attacker
and make the world know that death is just an apparent end…”
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Marco Cesati Cassin nasce a Milano nel 1961. A 17 anni comincia a lavorare nel settore della gestione alberghiera. Presto diventa un affermato manager del settore turistico con la passione per la scrittura. Il
suo lavoro lo porta a viaggiare in tutto il mondo e a conoscere i luoghi
più remoti di Africa, Asia e Sud America. Quindici anni fa, per un “caso
non casuale”, una serie di coincidenze significative entrano nella sua
vita. Allora Cassin si convince che, come dice Jung, nulla accade per
caso. Continua a viaggiare, ma questa volta lo fa per approfondire i
suoi interessi. Ricerca e raccoglie storie, incrocia e registra coincidenze significative. Ne diventa il testimone diretto. Tutto questo confluisce ne Il Ricercatore di emozioni, la sua opera prima e coincidenze
narrate, documentate dall’autore, sono veramente accadute.
Di che cosa parla il tuo nuovo romanzo?
Matteo e la fidanzata Jennifer hanno visto quello che non avrebbero
dovuto vedere: un uomo che si risveglia dopo essere morto e può riferire con chiarezza cosa ci aspetta nell’aldilà. Esattamente quello che
i Guardiani della Soglia sono chiamati a impedire a ogni costo: nessuno può tornare indietro, né raccontare la verità. Da quel momento
parte una corsa contro il tempo, tra l’Indonesia, gli Stati Uniti,
l’Australia e l’antica Via della Seta per sfuggire a spietati aggressori e
far sapere al mondo che la morte è solo una fine apparente…
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by Giovanna Repossi l time 1’ 30’’
music Il mare immenso, Giusy Ferreri l drink Tiefenbrunner Gewurztraminer Doc 2012
Quindi non è solo un romanzo di fantasia…
E’ un libro che fa il punto sulla N.D.E. (Near Death Experience). Pura
suggestione oppure il Paradiso esiste veramente? Quali persone troviamo e quali perdiamo? Che peso ha il nostro comportamento nella
vita terrena? Chi è chiamato a reincarnarsi e chi a evolversi in realtà
ultraterrena? Le risposte sono nel romanzo stesso e sono frutto di
anni di ricerca e di studio di testi di uomini di scienza e di spirito di altissimo livello.
So, it is not just a fantasy novel…
Il romanzo nasconde una incontenibile gioia di vivere nonostante parli
di morte…
E’ vero. Ho inserito nel romanzo molte informazioni di come allungare la vita e vivere più sereni. Ho citato casi straordinari di ritorno alla
vita da parte di persone che erano totalmente agnostiche o atee.
Memorabile quella del cieco dalla nascita che nei minuti della sua
morte vede nitidamente ogni cosa e, una volta tornato in vita, è di
nuovo cieco. Il romanzo è un vero messaggio di speranza ricordando
però che ogni cosa che facciamo e ogni pensiero viene registrato nella
memoria cosmica... Eh...
Despite the novel deals with death, it conceals an irrepressible joie de
Eh?...
...e alla fine ne dovremo dar conto... tutto è molto suggestivo e meraviglioso nell’aldilà. Ma si pagano i conti ugualmente! E, contrariamente
a ciò che la Chiesa ci ha insegnato, non sono i dieci comandamenti o i
vizi capitali che vengo considerati alla fine della nostra vita bensì una
parola semplice e altrettanto fondamentale per la nostra vita : l’altruismo. Quanto sei stato altruista nella vita. Quanto hai dato senza
aspettarti nulla di ritorno.
And?…
Il romanzo parla anche del Male e della sua terribile potenza.
Sì è così. Il male esiste e fa parte della nostra esistenza. Einstein disse
che il male è assenza di bene e io mi trovo d’accordo. Il male a sua
volta ha una gerarchia e una scala di potere che si ribella e elimina a vicenda. Damian, il capo dell’organizzazione, è un Eggregore, ovvero
una forza aggregante malvagia. Ho avuto un’intuizione leggendo testi
sul manicheismo di tanti secoli fa dove i pensieri negativi venivano descritti come forze devastanti che si uniscono e diventano sciami di
odio. Non è forse così anche oggi?
The novel also deals with the evil and its terrible power.
Si parla anche di Destino e in particolare di un posto in India dove si
può sapere quale sarà il tuo destino in questa vita. Esiste veramente?
Assolutamente sì! Si trova a Chennai, la Madras antica, dove sono custodite circa trentamila foglie di palma con scritture in sanscrito antico.
Pare che siano antiche di oltre 7.000 anni e siano state scritte da popolazioni chiamate Naadi. ma non voglio dirvi di più…..leggetelo nel romanzo. Una cosa è certa: è tutto vero. Se hai il coraggio di andare fin
laggiù, saprai del tuo destino e della tua vita con sorprendente precin
sione.
In the novel you also deal with Fate and in particular of a place in India
It is a book about N.D.E. (Near Death Experience). Is Heaven just a
suggestion or does it really exist? Which people do you find and which
do you lose? What influence does our behaviour have in our earthly
life? Who will reincarnate and who will evolve into an other-worldly
reality? The book itself provides the answers that are the result of
years of research and study of texts by scientists and people with a
high-level spirit.
vivre…
That’s true. I included in my novel information about how to lengthen
your life and live in harmony. I mentioned extraordinary experiences
of agnostics or atheists’ return to life. A memorable story is that of a
blind man who could see everything in the few moments just before
his death, and once he came back to life he was blind again. The
novel conveys an authentic message of hope. However we have to
keep in mind that everything we do and every thought is recorded in
the cosmic memory…And..
We will be accountable for that…everything is very striking and magnificent in the afterlife. However, you have to pay for what you have
done! Contrary to what religion has always taught us the Ten
Commandments and the capital vices will not be taken into account.
Altruism, which is a simple and basic concept for our life will be taken
into consideration. How much you have been altruistic in your life.
What you have offered without expecting anything in return.
Yes, that’s true. Evil exists and is part of our existence. Einstein said
that evil is the absence of God, and I agree with this statement. Evil
has its own hierarchy and a chain of command that rise up and get
rid of each other. Damian, the leader of the organisation, is an
Egregore, that is an evil joining power. I had an intuition reading texts
about Manichaeism of many centuries ago where bad thoughts were
described as devastating forces that join together and become masses of hate. Isn’t it like this nowadays?
where you can know what your destiny in this life will be like. Is it real?
Absolutely! It is in Chennai, the old Madras, where about three
thousand palm leaves with writings in old Sanskrit are safeguarded.
They are probably 7000 year old and were written by peoples
called Naadi. However, I’m not going to tell you more…read it i
n the novel. Everything is real. If you are brave enough to go there,
you will know everything about your destiny and your
life with a great precision.
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**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:26 Pagina 54
by Alberto Nano l time 2’ 10’’
music Meditation, New Age l drink Tisana energizzante, Antica Tisaneria
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Benessere
estremo
Extreme wellness
Sin dalla sua genesi nelle Antiche Terme Romane, la Spa è sempre
stata un luogo atto a suggestionare, estasiare, emozionare.
Non è azzardato affermare che proprio la Spa rappresenta un
luogo “estremo”, dove il design ha saputo esprimere le sue performance migliori, trasformando le aree destinate al wellness in veri e
proprie scenografie atte a celebrare il bello. In questo numero di
Live In abbiamo interpretato il concetto di “borders” come confini
estremi di benessere, spazi dove il concetto primordiale di Salus
Per Aquam ha subìto una evoluzione decisamente particolare, diventando sigillo inconfondibile di virtuosisimo estetico. A voi 6 destinazioni dove vivere l’esperienza di benessere in un contesto assolutamente fuori dal comune e proprio per questo imperdibile.
Since its genesis in Ancient Roman Baths, the Spa has always
La prima Spa subacquea
Il Paradiso terrestre trova sicuramente uno spazio alle Maldive: se poi
vogliamo aggiungere un tocco ulteriormente edenico ecco la destinazione ad hoc: Huvafen Fushi che vanta la prima Spa subacquea al
mondo. Lo spettacolare retreat, situato sull’isola più elegante delle
Maldive, è a tutti gli effetti un teatro del benessere. Progettate dal pluripremiato designer e architetto britannico Richard Hywel Evans, le
due aree subacquee dedicate ai trattamenti sono state completamente reinventate con l’aggiunta di una nicchia dedicata al relax dove gli
ospiti, dopo i trattamenti, possono abbandonarsi al riposo adagiati su
un grande letto e rimanere incantati da un dolce paesaggio marino
trafitto dal sole. A tu per tu con le Maldive: mai il benessere è stato
così sensazionale. www.peraquum.com
The first underwater spa
been a place designed to influence , enrapture, move.
It is no exaggeration to say that the Spa is just a place
"extreme", where design has been able to express his best
performances, transforming the sites for wellness in true
theatrical sets designed to celebrate the beautiful. In this issue of
In Live We interpreted the concept of "borders" as the extreme
boundaries of well-being, spaces where the concept of
primordial Salus Per Aquam has undergone an evolution very
special, becoming unmistakable seal of virtuosisimo aesthetic. A
6 destinations where you live the experience of being in a
context totally out of the ordinary and for this not to be missed.
The Earthly Paradise is definitely a space in the Maldives: if we
want to add a further touch of Eden here is the ad hoc
destination: Huvafen Fushi boasts the world's first underwater
spa. The spectacular retreat, located on the most elegant of the
Maldives, is in all respects a theater club. Designed by awardwinning British designer and architect Richard Hywel Evans, the
two underwater areas dedicated to the treatments have been
completely reinvented with the addition of a niche dedicated to
relaxation where guests after treatment, they can indulge in the
rest lying on a large bed and be enchanted by a gentle seascape
pierced by the sun. Face to face with the Maldives: the wellbeing was never so sensational. www.peraquum.com
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Trasparenze di design
Vetro, legno e pietra, intersecati magistralmente dall’acqua. La trasparenza e i colori naturali del territorio caratterizzano la Tauern Spa, il magnifico resort di design a due passi da Salisburgo; l’uso massiccio del vetro, le
altissime finestre, la piscina esterna con le pareti trasparenti sono elementi che oltre a conferire un tocco di innovazione, rimandano al contatto diretto con la natura circostante che entra a fare parte dell’interior
design dell’hotel e della Spa. Ogni angolo è uno spazio scenico di straordinaria bellezza pensato per dare autentiche emozioni. Impossibile descriverne l’impatto estetico. www.tauernspakaprun.com
Slides design
La Laguna sbarca in Austria
Venezia o hotel a Las Vegas? No, siamo al DasCentral & Spa Hotel
Sölden, struttura alberghiera di lusso a 5 stelle, con la singolare Spa
“Mondo dell’Acqua Venezia”, oltre 1.500 mq su tre piani, dove rilassarsi e riposare in un ambiente inconfondibilmente veneziano con tanto di
Canal Grande, gondole, piazze e palazzi in stile! Eclettismo ed estremizzazione però non generano antitesi, bensì rafforzano il carisma coraggioso ed inaspettato di questo lussuoso Resort austriaco.
www.central-soelden.at
La Laguna lands in Austria
Design termale
Design allo stato puro: l’Imperial Art di Merano rappresenta un emblema di bellezza estetica davvero unica. Inaspettato e gradevolmente rivoluzionario, ha saputo fare dell’elemento design il leit motiv della propria
identità, fuggendo da ogni classificazione. In simbiosi con l’hotel vivono le
Terme di Merano, che ne riprendono gli stilemi principali completando
magistralmente l’offerta wellness del Resort. www.imperialart.it
Thermal Design
Spa sul circuito
Solo a Monte Carlo poteva essere realizzato un Resort di tale spettacolarità, un progetto che risale al 1975, quando la Principessa Grace inaugurò l’attuale Fairmont Monte Carlo. Dopo una costante metamorfosi,
oggi questo autentico gioiello d’hôtellerie incastonato tra la costa e il
mare è a pieno titolo un punto di riferimento tra i Resort d’eccellenza
nel mondo: con 7 piani costruiti sul mare, 602 camere e suite, 60.000 mq
da vivere. Come ultimo tocco, la superba Spa firmata Willow Stream,
che ha trasformato le top locations dell’hotel in veri “santuari di benessere”. www.fairmomt.com/montecarlo
Spa circuit
La Spa nel Lodge
Un capolavoro di hôtellerie nel cuore del Sudafrica; stiamo parlando di
Karkloof Spa nella provincia del KwaZulu Natal, un lussuoso boutique
lodge costituto da 16 lodges indipendenti e una Spa pluripremiata dalla
stampa internazionale per le sue 17 sale per trattamenti immerse nella
natura e confermata la più grande Spa eco-friendly d’Africa. Apoteosi di
lusso e di professionalità, questa destinazione sfiora la perfezione assoluta in termini di servizio e di quality standard. Come ultimo tocco, 3500
ettari di natura incontaminata circondano i lodges.
www.karkloofspa.com
n
Glass, wood and stone, intersected masterfully water. The transparency
of the territory and natural colors characterize the Tauern Spa, the
magnificent resort design a stone's throw from Salzburg, the massive
use of glass, floor to ceiling windows, an outdoor swimming pool with
transparent walls are elements that give a touch of innovation, refer to
the direct contact with nature that became part of the interior design
of the hotel and the Spa Every corner is an area of outstanding scenic
beauty designed to give real emotions. Can not describe the aesthetic
impact. www.tauernspakaprun.com
Venice or Las Vegas ? No, we're DasCentral & Spa Hotel Sölden hotel
with 5-star luxury , with the singular Spa "World of Water Venice ",
more than 1,500 square meters on three floors, where guests can
relax and unwind in an environment with a lot of unmistakably
Venetian Canal great, gondolas, squares and palaces in style!
Eclecticism, however, do not generate extremism and antithesis,
but rather reinforce the brave and unexpected charisma of this
luxurious Resort in Austria. www.central - soelden.at
Design in its purest form: Imperial Art in Merano is an emblem of
aesthetic beauty truly unique. Unexpected and pleasantly revolutionary element design has been able to make the leitmotif of his own
identity, fleeing from each classification. Live in symbiosis with the hotel
Terme di Merano, that resemble the styles of major masterfully
completing the offer wellness of the Resort. www.imperialart.it
Only in Monte Carlo Resort could be made of such a spectacle, a
project that dates back to 1975, when Princess Grace ushered in the
current Fairmont Monte Carlo. After a constant metamorphosis, today
this authentic jewel of the hotel industry nestled between the coast and
the sea is full a point of reference between the Resort excellence in the
world: with 7 floors built over the sea, 602 rooms and suites, 60,000
square meters to live. As a final touch, superb signature Willow Stream
Spa , which has transformed the top locations in the hotel real "
sanctuaries of well-being ." www.fairmomt.com / montecarlo
The Spa at the Lodge
A masterpiece of hotel industry in the heart of South Africa, we are
talking about Karkloof Spa in the province of KwaZulu Natal, a luxury
boutique lodge made up of 16 independent lodges and an awardwinning Spa by the international press for its 17 treatment rooms
surrounded by nature and confirmed more great eco-friendly Spa of
Africa. The quintessence of luxury and professionalism , this destination
touching the absolute perfection in terms of service and quality
standards. As a final touch, 3500 acres of unspoilt countryside
surrounding the lodges. www.karkloofspa.com
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**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:26 Pagina 58
Pollock & Co
by Rossella Farinotti, labrouge.com l edit by Giovanna Repossi l time 2’ 20’’
music Pollok Park, Laki Mera l drink Porto Sandeman 10 Y.O.
Jackson Pollock felt himself a traitor and a liar when in 1951 he allowed his friend Hans Namuth, a photographer and director who
was extremely fascinated by the painting style of the American artist, to film him at work. A traitor because he was no longer alone
in his studio, he wasn’t free to twirl and use colours instinctively,
but he was observed. He was captured by a film camera and obliged to paint on a big piece of glass, from which the camera could
catch any gestures and brush strokes that gradually took shape.
Jackson Pollock’s painting style was fascinating and had to be captured. His style did not consist in simple actions over a canvas
against the wall. It was a ritual, almost a dance that the painter
made on big canvases, which were usually laid to the floor, on
which he moved, slid, spattered colours and made brush strokes
giving life to a technique called “dripping”. Pollock owned a new
painting style, a new way of living art: he became famous soon
and destroyed himself soon. He was an “insane” artist who always
lived on the edge such as the majority of his colleagues of that period, such as De Kooning and Rothko who, although he was famous, committed suicide. They needed to live on the edge getting
everything. Pollock died at the age of 44 because of alcohol, that
accompanied him during a lifetime until the accident in 1956.
The lifestyle of this generation of artists, that degenerated among
the 70’s and the 80’s with Warhol and Basquiat, as well
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Jackson Pollock si sentiva un traditore, un bugiardo, quando nel 1951
da’ il permesso all’amico Hans Namuth, fotografo e regista estremamente affascinato dal modo di dipingere dell’artista americano, di riprenderlo al lavoro. Un traditore perché non era più solo nel suo studio, non era libero di volteggiare e gettare colore istintivamente, ma
era osservato. Immortalato da una macchina da presa e costretto a dipingere su di un grosso vetro, dal quale la camera spiava gesti e pennellate che via via prendevano forma. Il modo di dipingere di Jackson
Pollock affascinava e andava documentato. Non erano semplici gesti
su una tela al muro, ma un vero e proprio rituale, quasi una danza, che
il pittore realizzava su tele di grandi dimensioni, solitamente posate
per terra, e su cui muoveva, strisciava, schizzava colori e pennellate,
iniziando una tecnica chiamata “dripping” – sgocciolatura. Pollock
aveva un nuovo modo di fare pittura, e un nuovo modo di vivere l’arte: diviene famoso presto, e presto si brucia. E’ un artista “matto”, ha
sempre vissuto ai limiti, come la maggior parte dei suoi colleghi del
periodo, da De Kooning a Rothko, che, già famoso, si toglie la vita.
Avevano la necessità di vivere all’estremo assorbendo tutto. E Pollock
ha un punto debole che lo porta a morire a soli 44 anni, l’alcol, che
l’ha accompagnato tutta la vita, fino all’incidente stradale di quell’estate del ’56. Il tipo di vita di questa generazione di artisti, degenerata
negli anni ’70 e ’80, con i Warhol e i Basquiat, e con le droghe pesanti al posto dell’alcol, , è ben documentata nella mostra a Palazzo Reale
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a Milano, aperta nell’ottobre 2013, dove le prime sale sono proprio
dedicate a Pollock come capostipite di una corrente definita degli “irascibili”. L’attore e regista Ed Harris nel 2000, ammiratore del pittore
capostipite dell’Espressionismo americano, realizza un film come regista, interpretando proprio lui, Pollock.
Quell’artista che aveva, insieme ad altri “maledetti”, come vengono
spesso nominati, rivoluzionato dopo la guerra un certo modo di fare
arte, che dall’Europa – in particolare da Parigi - si era spostato sul
fronte dell’East coast americano, riversando a New York. Quell’uomo
sopra le righe, “matto”, che beveva e provocava tutti, ma che intanto
creava qualcosa che non si era mai visto prima. Ed Harris nel suo film
narra la vita del pittore dall’incontro con Lee Krasner, sua moglie e notevole pittrice espressionista, al sodalizio con Peggy Guggenheim, e
ancora il suo lavoro negli anni ’50, quando diventa un personaggio
noto anche per il suo stile hipster e la vita “maledetta”. Dettagli e
punti di riferimento importanti sul tipo di vita si ritrovano ancora all’interno della mostra “degli irascibili” con riferimenti cinematografici,
musicali e stilistici del periodo: dalle giacche in pelle alle t-shirt nere e
i jeans strappati; da James Dean a Marlon Brando, “i maledetti” del cinema; da Elvis alla motocicletta. Pollock e gli irascibili racconta in un
percorso sintetico e chiaro le opere e la vita dei maestri
dell’Espressionismo americano, dall’Action painting di Pollock, alla
matericità di De Kooning, alla Colour field painting di Kenneth
Noland, Morris Louis, Mark Rothko, Barnet Newman o Helen
Frankenthaler, moglie di Robert Motherwell, l’artista che, come Franz
Kline, lavorava attraverso gesti segnici neri. E poi i maestri, come Hans
Hofmann, con cui il futuro gruppo degli “irascibili” aveva studiato e
preso le esperienze europee, chiare soprattutto in artisti come
Arshile Gorky, o ancora Gottlieb. Artisti con un’energia radicata in
quel periodo storico, rappresentata da personalità e talenti che non si
sono ripetuti nel loro genere, e che hanno lasciato dei grandi segni, di
n
vita densa e disperata e di lavoro.
as hard drugs instead of alcohol, is showed at the exhibit in Palazzo
Reale in Milan. The exhibit has been opened in October 2013,
where the first halls are dedicated to Pollock as an early example
of a trend called “abstract expressionism” or “action painting”. In
2000 the actor and director Ed Harris, an admirer of the founder
of American Expressionism, produced a film where he played the
role of Pollock. After the war, together with other Maudits artists, as
they were called, Pollock revolutionised the way to make art, which
moved from Europe, in particular Paris, to the American East
Coast and New York. A “crazy” man who used to drink and provoke everybody but, at the same time, created something never seen
before. In his film Ed Harris tells the painter’s story, from the encounter with Lee Krasner, his wife and remarkable expressionist
painter, to the fellowship with Peggy Guggenheim, as well as his
work during the 50’s, when he became famous also for his hipster
style and “maudit” life. Important details and points of reference
about this lifestyle can be found at the exhibit with references to cinema, music and style of that period: from leather jackets to black
T-shirts and ripped jeans, from James Dean to Marlon Brando, the
“maudits” of cinema, from Elvis to motorbike. Pollock e gli Irascibili
shortly and clearly explains the works and lives of the masters of
American Expressionism, from Pollock’s Action Painting to De
Kooning’s materiality, to the Colour field painting of Kenneth
Noland, Morris Louis, Mark Rothko, Barnet Newman or Helen
Frankenthaler, who is Robert Motherwell’s wife. Motherwell is an
artist who painted through black signs like Franz Kline. And then
artists like Hans Hofmann who studied and worked with American
Expressionists and shared European experiences, that are clearly
evident in artists such as Arshile Gorky, or Gottlieb. Artists who
have an energy, which is deep-rooted in that historical period and
is represented by unique personalities and talents who have left big
signs of an intense and desperate life and work.
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Oltre ogni limite
Over the top
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edit byAlberto Nano l time 1’ 40’’
music Gioconda, Litfiba l drink Number 3 London Gin, Berry Bros & Rudd
Bello è estremo? Ovvero, quando la ricerca della perfezione non conosce confini: il sogno impossibile di rincorrere la perfezione e l’eterna giovinezza diventano spesso ossessione, tramutandosi in una triste dismorfofobia con risultati ben lontani dai canoni della bellezza. Perché? Sono
molteplici le cause di questa estremizzazione che diventa nevrosi estetica, con profonde conseguenze a livello psichico: prima fra tutte uno
stato di insicurezza esistenziale che trova il suo antagonista nella rivincita
sul tempo, nel tentativo estremo di rincorrere e fermare un’immagine di
se stessi destinata inesorabilmente a cambiare. Casi celebri come Jocelyn
Wildenstein, sfigurata da oltre 25 anni ininterrotti di interventi, oppure
l’ex modella Hang Mioku, devastata da un’iniezione “fai da te” di olio da
cucina dopo lo stop dei chirurghi. Ci siamo confrontati con la Dottoressa
Patrizia Matano, specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva.
Beautiful is extreme? That is, when the quest for perfection knows no
Dottoressa Matano, che cosa pensa dell’abuso della chirurgia plastica?
Penso che sia il sintomo di un malessere generalizzato che cerca una soluzione nel sottoporsi ad interventi chirurgici. Ma se da una parte il paziente chiede un intervento non equilibrato, c’é un chirurgo con pochi
scrupoli, pronto ad eseguirlo. Esiste una bellezza oggettiva ed una bellezza soggettiva: mentre la prima segue regole definite da un gusto che è
proprio del momento storico in cui si vive (ad esempio, la "Venere" del
Botticelli rappresenta il gusto estetico del ‘500, completamente diverso
da quello attuale) l'altra é frutto della capacità estetica intrinseca, sintesi
della cultura, della sensibilità e del vissuto della persona.
Dr. Matano , what do you think of the abuse of plastic surgery?
Esiste un confine tra la correzione di un inestetismo e l’eccesso?
Assolutamente si, anche se,non sempre la bellezza oggettiva e la bellezza soggettiva si giustappongon. Ancora una volta deve entrare in gioco il
buonsenso ed il senso del limite, difficile da accettare in un mondo in cui
tutto sembra essere possibile ed "acquistabile"...
There is a boundary between the correction and excess?
Quando il chirurgo plastico deve dire “basta”?
Quando la correzione richiesta porterebbe ad un risultato non armonico: per me la bellezza è equilibrio entro limiti ben precisi.
When the plastic surgeon has to say "enough"?
Verso quali confini ci spingeremo per mantenere l’eterna giovinezza?
Verso trattamenti rigenerativi che utilizzino le risorse del paziente, per
quanto riguarda la medicina estetica, mentre verso trattamenti meno inn
vasivi per quanto riguarda la chirurgia estetica.
To which borders we will go to maintain eternal youth?
boundaries: the impossible dream of chasing perfection and eternal
youth often become obsession, turning into a sad dysmorphophobia
with results far from the canons of beauty. Why? There are many
causes of this extremism that becomes neurosis aesthetics, with
profound consequences on the psychic level: first of all a state of
existential insecurity that is her antagonist in the rematch on time, in
an attempt to chase and hold an image of themselves inexorably
destined to change. Famous cases like Jocelyn Wildenstein , disfigured
by over 25 years of uninterrupted operations, or the former model
Hang Mioku, devastated by an injection "do it yourself" cooking oil
after the stop of the surgeons. We discussed with Dr. Patrizia
Matano, a specialist in plastic and reconstructive surgery.
I think it's a symptom of the general malaise that seeks a solution to
undergo surgery. But if on the one hand, the patient asks for a
measure is not balanced, there is a surgeon with few scruples, ready
to run it. There is a beauty objective and a subjective beauty: while
the first follows the rules defined by a taste that is precisely the
historical moment in which they live (eg, the "Venus" by Botticelli
represent the aesthetic taste of the '500, completely different from
the present ) the other is the result of intrinsic aesthetic capacity,
synthesis of culture and sensitivity of the person lived.
Absolutely, although not always the objective beauty and beauty is
subjective giustappongon. Once again, common sense must come
into play and a sense of limits, difficult to accept in a world where
everything seems to be possible and "affordable"...
When the required correction would lead to a result not harmonic
balance for me is the beauty within clearly defined limits.
Towards regenerative treatments that use the resources of the
patient , as regards the aesthetic medicine , while towards less
invasive treatments regarding cosmetic surgery.
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“Sono andato a letto sempre
più presto ogni sera,
mi sono svegliato sempre più tardi.
Sono stato Tyler sempre più a lungo”.
Dal film Figth Club, 1999
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“I went to bed earlier
and earlier every night,
I woke up later and later.
I was Tyler always longer”.
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www.coltelleriasaladini.it
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HEART OF MILAN, by Federico Massa aka IENA CRUZ
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The social sculpture
of Joseph Beuys
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by Leila Salimbeni
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La scultura
sociale di
Joseph Beuys
“7000 Quercie non si tratta di una scultura tradizionale ma di un grande triangolo posto davanti al Museo Federiciano e composto da 7000
pietre di basalto, ognuna delle quali "adottabile" da un potenziale acquirente. Il ricavato della vendita di ogni pietra è servito nel corso
degli anni a piantare una quercia. L'operazione, terminata ufficialmente nel 1987, un anno dopo la morte dell'artista, deve in realtà essere
ancora ultimata, dal momento che occorreranno circa trecento anni
prima che le 7000 querce diventino il grande bosco immaginato da
Joseph Beuys il quale, però, oltrepassando addirittura i limiti temporali della sua stessa esistenza, è riuscito a trasformare un'azione ordinaria e spesso banalizzata, come quella di piantare alberi, in un grande
rito collettivo capace di evocare i significati più profondi del rapporto
fra l'uomo e la natura.”
Sono passati quasi trent’anni dalla sua morte e nonostante la eco di
cui la sua memoria gode presso qualche grande artista-pensatore del
nostro secolo, vediamo oggi scemare il ricordo di Joseph Beuys perfino dai libri di storia dell’arte. Certo è che la sua opera era invero troppo complessa, troppo poco “codificabile” per essere ascritta all’interno delle categorie stagne dell’epistemologia artistica contemporanea,
e siamo costretti a parlarne al passato perché di lei non resta oggi che
un piccolo sparuto gruppetto di esemplari silenti: frammenti fotografici, interviste, disegni e acquarelli assieme a ciò che resta di qualche
istallazione, oggetti, luoghi, marchingegni che come sfingi parlano del
passato con un linguaggio che diventa sempre più criptico, e si fa via
via sempre più muto. Qualche anima troppo sensibile, poi, è convinta
che se continueremo a subire con atteggiamento assertivo tanto l’arte
quanto la piega che ha preso questo mondo, saremmo inevitabilmente costretti a veder dissiparsi tutto il suo impegno e, con lui, buona
parte della nostra anima senziente. Ma questa è un’altra storia.
Ora, tornando all’uomo, e all’artista, di lui diremmo solo che, prima di
diventare tale, un espediente ha segnato la sua esistenza di giovane
"7000 Oaks is not a traditional sculpture but a large triangle in
front of the Museum of Frederick 7000 and consists of basalt
stones , each of which "adoptable" by a potential buyer.
The proceeds from the sale of each stone has served over the
years to plant an oak tree. The operation, which ended officially
in 1987, a year after his death, it must actually be completed yet,
since it will take about three hundred years before the 7000
oaks become the largest forest imagined by Joseph Beuys who,
however, even going beyond the temporal limits of its existence,
has managed to turn one ordinary and often trivialized, such as
planting trees, in a large collective ritual that evokes the deeper
meanings of the relationship between man and nature."
It has been almost thirty years after his death and despite the
echo of which his memory has at some great artist - thinker of
our century, we see today diminish the memory of Joseph Beuys
even from art history books. What is certain is that his work was
indeed too complex, too little "coded" to be attributed within the
categories of epistemology watertight contemporary art, and we
have to talk about the past because she does not remain today
that a small group of small specimens silent: photographic fragments, interviews, drawings and watercolors, together with the
remains of some installation, objects, places, gadgets and as
sphinxes speak of the past with a language that is becoming increasingly cryptic, and gradually becomes more and more silent.
Some soul too sensitive, then, is convinced that if we continue to
suffer with assertive attitude both art and the turn that has
taken this world, we would inevitably be forced to see dissipate
all his efforts and, with it, a good part of our soul sentient. But
that's another story.Now, back to the man and the artist, for he
would say only that, before becoming such a device has marked
its existence to young Hitler: it was 1943 when, after the
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demolition of the plane that was flying in Crimea, during the
Second World War, was saved by the intervention of a group of
nomadic Tartars who nursed by resorting to old practices that
may occur. This experience was decisive for the life and artistic
career of man, so that his next existence, like a new life, it will
be marked by the search for greater harmony between man
and nature, the same that will push many critics to attribute
the' name of "shaman" of art. The work of Joseph Beuys,
therefore, is mainly expressed through action, but action is not
over, happy to perpetuate itself through the stimulation of a
second action in the observer. This is the only way, then,
through which we should now continue to read what remains
of his works, and so brought it back to life. Beuys, in fact, is also
a staunch supporter of the need that the work remains silent if
the observer is not an active part, as much of his interpretation
of his translation in the world. His, in fact, famous aphorisms
that sound like reminders or instructions to understand his art,
or commandments to learn how to live in the world and
through which to build a new way of life. One of the phrases
that made him famous, and that still resonates is "we are the
revolution", or "every man is an artist", and that he repeated it
incessantly in order to awaken the conscience of the individual,
infuse it with life, and build a social sculpture so that he could
eat of art as a tool of consciousness, and that's because according to him, art is everywhere, and that is all. In this sense, placing at the center of his artistic man and his creative energy,
Joseph Beuys has dealt essentially individual, going to come together, feeding them, in search of Rudolf Steiner's anthroposophy, which share more than one active , and whose thought
today we remember , in order to reinvigorate it , and return it ,
perhaps , thought and , with it, to life.
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hitleriano: era il 1943 quando, in seguito all'abbattimento dell’aereo
che pilotava in Crimea, durante la Seconda Guerra Mondiale, venne
salvato dall'intervento di un gruppo di nomadi tartari che lo curarono
facendo ricorso ad antiche pratiche medicamentose. Tale esperienza
fu determinante per il percorso creativo ed esistenziale dell'uomo,
tanto che la sua esistenza successiva, come una nuova vita, sarà segnata dalla ricerca di un'armonia superiore tra uomo e natura, quella stessa che spingerà molti critici ad attribuirgli l'appellativo di "sciamano"
dell'arte. L'opera di Joseph Beuys, quindi, si è espressa soprattutto attraverso un’azione, ma un’azione non finita, felice di perpetrarsi attraverso la stimolazione di una seconda azione nell’osservatore. Questo
è l’unico senso, quindi, attraverso il quale dovremmo oggi continuare
a leggere quello che resta delle sue opere, e così riconsegnarle alla
vita. Beuys, difatti, è anche strenuo sostenitore dell’esigenza secondo
cui l’opera rimane in silenzio se l’osservatore non si rende parte attiva, tanto della sua interpretazione quanto della sua traduzione nel
mondo. Suoi, infatti, celebri aforismi che suonano come solleciti o
prescrizioni per comprendere la sua arte, o comandamenti per imparare a stare al mondo e attraverso i quali edificare una nuova via di
vita. Una delle frasi che l’hanno reso celebre, e che continuano a riecheggiare è “we are the revolution”, o “every man is an artist”, e questo egli lo ripeteva incessantemente al fine di risvegliare la coscienza
individuale, pervaderla di vita, ed edificare così una scultura sociale
che potesse nutrirsi dell’arte come strumento di coscienza, e questo
perché secondo lui l’arte è dappertutto, ed è per tutti. In questo
senso, ponendo al centro della sua ricerca artistica l’uomo e la sua
energia creativa, Joseph Beuys si è occupato essenzialmente dell’individuo, andando a confluire, nutrendole, nelle ricerche antroposofiche
di Rudolf Steiner, con cui condividerà più di un principio, e il cui pensiero vogliamo oggi ricordare, al fine di rinvigorirlo, e riconsegnarlo,
n
forse, al pensiero e, con esso, alla vita.
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by Giovanna Repossi
Massimo Dall’Argine was born in Parma in 1967 and has
worked as a professional photographer since 1994. He
mainly dedicates himself to social reportage and to the realisation of investigative reports and researches all over the
world. In 2006 he published the photography book “Un
gioco lungo una vita” (EGA editore), which contains texts by
Ettore Mo and Carlo Bocchialini. In 2007 he published “Una
vita ancora” (MUP editore), a photography book about the
world of old people, which was realised in cooperation with
the Province of Parma. In 2009 he won the prize
Photophilantropy Award and was placed second at Reggio
Fotografia Contest. In 2010 he cooperated with Marco
Nereo Rotelli for the exhibit Parola d’artista at Palazzo Reale
and Rotonda della Besana in Milan. NYC GRAFFITI is a personal exhibit by the photographer Massimo Dall’Argine. The
exhibit, which is held in Milan, shows a series of photos
taken in New York, that interpret in a personal and unusual
way graffiti and murals that characterise the urban landscape of the Americancity. Three big diptychs and about
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Massimo Dall’Argine (Parma,1967) è fotografo professionista dal
1994. Si dedica principalmente al reportage sociale realizzando inchieste ed approfondimenti in tutto il mondo.
Nel 2006 ha pubblicato il libro fotografico “Un gioco lungo una vita”
(EGA editore), con testi di Ettore Mo e Carlo Bocchialini e nel 2007
ha pubblicato “Una vita ancora” (MUP editore), un libro fotografico
sul mondo degli anziani realizzato in collaborazione con la Provincia
di Parma.
Nel 2009 ha vinto il premio Photophilanthropy Award e si è classificato secondo al Reggio Fotografia Contest. Nel 2010 ha collaborato con
Marco Nereo Rotelli alla mostra Parola d’artista presso Palazzo Reale
e la Rotonda della Besana di Milano.
Una personale del fotografo Massimo Dall’Argine (Parma, 1967).
Intitolata NYC GRAFFITI, la mostra presenta a Milano una serie di
scatti fotografici realizzati a New York, che interpretano in forma
inedita e personale i graffiti e i murales che configurano il paesaggio visivo della metropoli americana.
Tre dittici di grandi dimensioni e una decina di fotografie di media
grandezza riproducono le scritte, i disegni, e più in generale, i segni
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Massimo
Dall'Argine
tracciati sui muri da writers e street artists di fama mondiale (Swoon,
C215, the Duck Company, themonsterproject.net…).
Immagini che mutano nel tempo e che vengono assorbite dal substrato, entrando in profonda intimità con il supporto che li ospita e con gli
elementi dell’ambiente circostante.
Alternando panoramiche e close-up, il fotografo annota queste tracce
frammentarie e con colori vivaci e tinte vivide ricostruisce le impronte
di un vissuto urbano in continua trasformazione, dando vita a opere
del tutto nuove e autonome.
I suoi scatti testimoniano una linfa vitale che attraversa il tessuto della
città e che solo l’obiettivo circoscrive e inquadra all’interno di un’aura
poetica.
Dice Massimo Dall’Argine: “La mia opera fotografica registra le nuove
forme che questa trasformazione simbiotica produce, isolando frammenti oppure affiancandoli per dare vita a opere che trascendono il
reale”. I suoi lavori sono apparsi su importanti riviste nazionali, in particolare “Io donna” e “Sette”.
Da alcuni anni si dedica a una ricerca personale sugli “spazi dell’uon
mo”.
ten photographs of average size represent signs, drawings and,
more in general, all the signs on walls made by well-known
writers and street artists such as Swoon, C215, the Duck
Company, themonsterproject.net etc. These pictures change
with the passing of time and are absorbed by the substrate
creating a great harmony with the stand and all the elements
of the surrounding area. The photographer alternates panoramas and close-ups and through vivid colours he recreates the
signs of an urban life which is constantly transforming, and
makes new and independent works. His photographs show a
lifeblood which spreads throughout the city and which can be
delineated and focused within a poetic atmosphere only by the
lens. Massimo Dall’Argine said: “My photographic work reports all the new forms that this symbiotic transformation produces, isolating fragments or putting them together to make
works that transcend reality”. His works have appeared on important national magazines, in particular “Io donna” and
“Sette”. He has dedicated himself to a personal research on
“human spaces” for some years.
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by Susanne Capolongo l edit by Giovanna Repossi
The hyena is Federico Massa’s symbolic animal par excellence. The
empathy between them is extraordinary and, I would say, there is
also a sort of physical resemblance. The ironic smile towards the
world is the aspect which most associates this artist with his icon.
The hyena is his distinguishing mark. However, all his artistic depiction is full of animals: the octopus which wraps its tentacles around
its prey, chameleons ridden by urban characters with a sneering
expression, birds of prey. Sometimes animals have the appearance
of monsters with huge teeth, epic characters, warriors, super heroes who lose their identity and transform themselves into other
characters, an endless combination and “pollution” of figures for
the representation, which is studied and decided by Francesco to
depict his world. This world, made of vivid colours and ironically aggressive characters makes us understand his great expressive talent. It isn’t just about a skilful ability in the use of colour and any
type of substance, given that the materials on which he paints are
very different, but it is also about his ability to make us take part in
his intimate thought, which reflects what society, the city and the
world are in their several contradictions. His artistic style is a conscious balance of irony, symbolism and curiosity; his works have an
explicit and emotional character, which are symbolic qualities of
constant imaginative capabilities full of a strong bond between expression and communication. Federico Massa is an artist who perfectly knows that the roles of art also include entertaining, amazing
and shocking people and the artist’s aims are not just the balance
of colours, technical and aesthetic abilities, but also reaching a
“theatrical” representation, which fascinates and shocks the viewer.
You can just be charmed by giant murals, a drawing or a canvas.
You are charmed by playfulness but shocked by a disquieting
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La iena è l’animale simbolico per eccellenza di Federico Massa, l’empatia è forte, oserei dire che c’è anche una certa corrispondenza fisica; l’ironico sorriso verso il mondo è l’aspetto che più accomuna l’artista alla sua icona. La iena è il suo marchio distintivo ma tutta la sua
raffigurazione artistica è costellata di animali: il polipo che con i suoi
tentacoli si avvinghia alla preda, i camaleonti cavalcati da personaggi
urbani dall’espressione sogghignante, i rapaci che detengono tra le
fauci la propria preda. Animali che a volte prendono le sembianze di
mostri dalle larghe dentature, personaggi epici, guerrieri, super-eroi
che perdono la propria identità per trasformarsi in altri personaggi,
una commistione e “pollution” incessante di figuranti per la rappresentazione studiata e voluta da Federico a ritrarre il suo mondo.
Ed è proprio questo suo mondo dai cromatismi accesi, dalle figure
ironicamente aggressive, che ci fa comprendere la sua altissima capacità espressiva; non è solo una sapiente proprietà nell’uso del colore e
della materia, qualsiasi questa sia visto che i suoi supporti sono tra i
più variegati, ma è la sua capacità di farci partecipi del suo intimo pensiero che riflette quello che la società, la città e il mondo sono nelle
sue molteplici contraddizioni. Il suo fare arte è un coscienzioso equilibrio di ironia, simbolismo e curiosità, le sue opere hanno un carattere
esplicito ed effusivo, requisiti emblematici di una costante capacità immaginativa, pregne di un forte legame tra espressione e comunicazione. Federico Massa è un’artista che ben sa che le funzioni dell’arte
sono anche quella di divertire, di stupire e magari anche di scandalizzare, le mete da perseguire per l’artista non sono solo l’ armonia dei
cromatismi, la capacità tecnica ed estetica, ma il raggiungimento di
una raffigurazione “teatrale” che affascina e sgomenta lo spettatore.
Che sia un gigantesco murales, un disegno o una tela non si può che
rimanerne ammagliati. Attratti sì dalla giocosità ma interdetti di fronte
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A hyena’s life
Una vita da iena
ad una realtà inquietante. E’ volontà dell’artista di offrirci, proprio attraverso queste “scenografie”, l’idea di un’umanità convulsa e inconsapevole delle proprie colpe e dei propri limiti. E’ lui che con il suo sorriso da “iena” ci guarda e ci trasporta nel magico universo metropolitano. Federico Massa nasca a Milano nel 1981, studia scenografia
all’Accademia di Belle Arti di Brera laureandosi nel 2006, in quegli
anni è tra i fondatori del collettivo artistico The Bag Art Factory e successivamente del collettivo BioKip dove arte e musica interagiscono in
totale simbiosi. Attualmente risiede tra New York e Milano, la città
che lo ospita arricchisce e stimola la sua fervida mente, la citta natia
l’accoglie sempre con grande interesse ed entusiasmo.
L’arte di Iena Cruz si può distinguere per l’uso dei variegati supporti e
tecniche di cui fa uso: dai graffiti, ai poster, alle installazioni, utilizzando tele, carta, collage, sculture, manifesti, plastiche; ha anche realizzato oggetti di design, tra questi possiamo ricordare la serie di 60 borse
prodotte in collaborazione con Marc Jacobs di Parigi, stilizzando sulle
stesse, immagini iconiche della Grande Mela. Numerose esposizioni
sia in Italia sia all’estero, innumerevoli installazioni in tutta Europa e
negli ultimi anni a New York City, proprio qui alla Graphite Gallery si
è tenuta la sua ultima personale, dove sono state esposte le ultime
produzioni intitolate “Omaggi”, si tratta di una nuova rivisitazione dei
manifesti provenienti dalle esposizioni di mostre tenutesi a Palazzo
Reale di Milano, sapientemente staccati e rielaborati in omaggio ai
grandi artisti con la famosa tecnica dei “decollage”. Mentre per Italia
nel mese di novembre si è inaugurata una sua personale presso il
Circle di Milano. Federico Massa alias Iena Cruz, a mio avviso, è un’artista da seguire con costante e curiosa attenzione, la sua vocazione artistica contemporanea e originale, ci riserverà sempre inaspettate rin
velazioni.
reality. The artist wants to offer us through these sceneries the
idea of a convulsive humanity which is unconscious of its guilts
and its limits. He looks at people with his smile of a hyena and
carries us to the magic metropolitan universe. Federico Massa
was born in 1981 in Milan. He studied stage design at the
Accademia di Belle Arti in Brera and graduated in 2006. In that
period he was one of the founders of the artistic organisation The
Bang Art Factory and then of the organisation BioKip, where art
and music interact in a total symbiosis. He currently lives in New
York and Milan. New York welcomes him and enriches and stimulates his mind, while his native city always welcomes him with
great interest and enthusiasm. Iena Cruz’s art can be recognised
by the use of different support materials and techniques: graffiti,
posters, installations using canvases, paper, collage, sculptures and
plastic. He has also created design items, such as a series of 60
bags with stylized iconic images of New York produced in cooperation with Marc Jacobs. He has been present at many exhibits
both in Italy and abroad, numerous installations in Europe and, in
the last few years, in New York, where his latest personal exhibit
took place at the Graphite Gallery. At the event some of his latest
productions entitled “Omaggi” were displayed. “Omaggi” is a remake of posters from exhibits that took place at Palazzo Reale in
Milan which have been carefully removed and reworked as homage to great artists with the “decollage” technique. In November
his personal exhibit has been inaugurated at the Circle in Milan.
In my opinion Federico Massa aka Iena Cruz is an artist who has
to be followed with a constant and curious attention.
His original and contemporary artistic bent will always have
unexpected wonders in store for us.
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Nudità
estrema
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by Leila Salimbeni
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Extreme nudity
Diciamolo subito. Non è un’esperienza adatta a tutti. La categoria di esseri umani che farebbero meglio ad astenersi? Abbastanza vasta, tipi quali
bacchettoni, moralisti, impressionabili, pusillanimi, annoiati, insensibili, indifferenti, maliziosi, irritabili, deficienti: siete avvertiti, questa mostra non
fa per voi, e nemmeno la lettura che segue.
Certo è che anche ai più spavaldi a un certo punto colpirà come un pugno
allo stomaco quella stessa idea della morte che, difatti, è il pretesto dell’intera opera di Gunther von Hagens. Molto di più, anzi, giacché la morte è
qui entità galeotta, imprescindibile, la cui falce aleggerà tra le stanze, nello
sguardo dell’astante che incrocerete, e dentro alle teche, nei supporti, nei
piedistalli, nella risatina della donna di mezza età nel tentativo di esorcizzarla. La morte. Conditio sine qua non della nostra vicenda, e poco importa che questa si manifesti nella sua versione meno tragica giacché ammaestrata, normalizzata attraverso la carrellata di corpi plastinati, clinicizzata grazie allo spettro interpretativo della scienza, e della ragione, che
umanamente specula sul corpo umano denudato adesso perfino della
sua stessa carne, in un atto di nudità estrema, e ultima. Certo è che potrebbe sembrare paradossale servirsi della morte proprio per illuminare
la vita, ma questo è e non possiamo negare che, del resto, è così che la
mostra vince sullo scettico: oltrepassando i confini dell’arte stessa essa si
serve della disciplina medica per arrivare, con efficacia, a lambire i confini
dell’introspezione filosofica. Basta con le divagazioni. Perché tutto questo? Semplice, siamo andati a vedere Body Worlds nella sua versione originale, quella concepita dall’artista-scienziato Gunther von Hagens ospite
dal 6 Novembre al 16 febbraio 2014 a Bologna negli spazi della Sala
Maggiore (EX GAM) di via Costituzione numero 3. Assieme alla morte,
tuttavia, va subito detto che un’altra presenza si assesta tra le trame della
coscienza del visitatore, puntuale, onnipresente, inscindibile compagna di
strada. Avete indovinato? Facile. Si tratta della vita, la vita nella sua intrinseca perfezione, nella minuzia certosina dei dettagli che la compongono
in ogni sua espressione. Crediamo infatti, e fermamente, che la sensazione “clinica” sia solo un effetto collaterale, comunque impossibile da evitare, della plastinazione a cui i corpi, scarnificati, sono sottoposti. In ciascuno di essi, nelle pose plastiche, nella cura con cui ogni dettaglio è allestito,
perfino nel bagliore deciso di alcuni sguardi, si farà infatti lentamente strada la sensazione dell’amore che ha mosso e ispirato l’artista polacco.
Amore sì, perché di questo si tratta. Amore per il corpo, umano e non, in
ogni sua sezione, frontale, sagittale e trasversale, amore per la biomeccanica, perfetta, che lo pervade in ogni suo movimento, nella certezza appena sussurrata che il corpo altro non sia se non l’uso che di esso se ne fa
e che, come tale, esso sia invero un tutt’uno con la mente che lo anima.
Senza bisogno, quindi, di scomodare alcune recenti teorie neurolinguistiche, fenomenologiche e cognitive, quelle stesse che, non a caso, si servono del concetto di embodiment per spiegare il nesso di mutua scambievolezza tra mente e corpo, superando la dialettica cartesiana tra res cogitans
e res extensa, diremmo solo che Body Worlds suggerisce l’idea di un miracolo: quello del gigantesco universo che alberga prima di tutto nel nostro corpo, e che lo sguardo migliore che possiamo rivolgere al mondo,
n
innanzi tutto, dobbiamo rivolgerlo a noi stessi, e dal di dentro.
Let's face immediately. It is an experience for everyone. The category
of human beings who would do better to abstain? Large enough, such
as types bigots, moral, emotional, timid, bored, insensitive, indifferent,
malicious, irritable, morons: you've been warned, this show is not for
you, or even the reading that follows. It is certain that even the most
fearless at one point hit like a punch in the stomach that same idea of
death which, indeed, is the pretext of the entire work of Gunther von
Hagens. Much more, in fact, since death is here galeotta entity, indispensable, whose sickle aleggerà between rooms, in the eyes dell'astante you will come, and in the display cases, the media, in the
stands, in the giggle of the middle-aged woman in an attempt to exorcise it. Death. Conditio sine qua non of our story, and it does not matter that this is manifested in its less tragic because trained, normalized
by the roundup of plastinated bodies, clinicizzata thanks to the spectrum of interpretation of science and reason, which speculates on the
human body naked now even his own flesh, in an act of extreme nudity, and last. Sure it might seem paradoxical use of the death just to
brighten up your life, but this is and we can not deny that, after all,
that's how the show wins the skeptic: pushing the boundaries of art itself it uses the discipline to medical get, effectively, blurring the boundaries separating philosophical introspection. Enough with the rambling. Why all this? Simple, we went to see Body Worlds in its original
version, the one conceived by the artist - scientist Gunther von
Hagens host from November 6 to 16 February 2014 in Bologna in
the Sala Maggiore ( EX GAM) of the Constitution street number 3.
Along with death, however, it should be said immediately that another
presence settles between the plots of the consciousness of the visitor,
timely, ubiquitous, inseparable companion of the road. You guessed it?
Easy. This is the life, life in its intrinsic perfection, in the painstaking detail of the details that make up in all its forms. We believe, and firmly
believe, that the feeling "clinic" is just a side effect, however, impossible to avoid, of plastination in which the bodies, stripped to the bone,
they are subjected. In each of them, in plastic poses in the care with
which every detail is set up, even in the glow decided some looks, the
way it will in fact slowly feeling of love that moved and inspired by the
Polish artist. Love, yes, because this is all about. Love to the body,
human or otherwise, in each section, frontal, sagittal and transverse
love for biomechanics, perfect, that pervades every movement, in the
certainty just whispered that the body is nothing but if you do not use
that if it makes, and that, as such, it is indeed one with the mind that
animates it. No need, then, to disturb some recent neurolinguistic
theories, phenomenological and cognitive, the same ones that, not
surprisingly, they use the concept of embodiment in order to explain
the relationship of mutual scambievolezza between mind and body,
overcoming the dialectic between the Cartesian res cogitans and res
extensa, would say only that body Worlds suggests the idea of a
miracle: that of the gigantic universe that lies first of all in our body,
and that the best look that we can turn to the world, first of all,
we have to direct it to ourselves, and from within.
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gourmet
Il fascino
dell’eccellenza
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gourmet
Land Rover
Diwine Award
by Bruno Petronilli
Si è conclusa a Merano, nell’affascinante cornice delle Dolomiti, la
prima tappa del premio giornalistico Land Rover DiWine Award
2013-2014, concorso nazionale organizzato da Land Rover e realizzato in collaborazione con l’A.I.S. e con il patrocinio del Ministero
delle Politiche Agricole. Il Land Rover DiWine Award 2013-2014, si
articola in tre tappe di selezione ed una finale. Tre tappe che corrispondono alle tre aree geografiche della Penisola (Nord, Centro e
Sud) e una finale che si terrà nel mese di marzo 2014. In ogni tappa di
selezione sono presentati sei vini selezionati dall’AIS, individuati secondo il criterio guida del vino autoctono. La giuria, composta di oltre
quaranta giornalisti e personalità dei settori automotive e enogastronomico, ha effettuato la sua scelta tra sei prestigiose etichette, in rappresentanza di altrettante aree vitivinicole del Nord Italia: lo
Schioppettino 2009 dei Colli Orientali del Friuli della Cantina Ronchi
di Cialla; il Timorasso Costa del Vento 2011 dei Vigneti Massa; il
Soldati La Scolca Brut d’Antan Millesimato 2000 della cantina La
Scolca; l’Amarone della Valpolicella Classico del 2008 della cantina
Allegrini; il Moscato Rosa 2010 Alto Adige di Franz Haas e il 14
Ottobre 2011 della cantina Olmo Antico. Ad aggiudicarsi la vittoria
nella prima tappa è stato il piemontese Soldati La Scolca Brut d’Antan
Millesimato 2000 della cantina La Scolca. La terza edizione del Land
Rover DiWine Award proseguirà con la seconda tappa,
durante la quale i giurati verranno chiamati a nuove votazioni a dicembre, in Sicilia. Land Rover si conferma così più di un brand automobilistico, identificandosi con uno stile di vita che crede nel rispetto delle
tradizioni e nell’amore per il territorio, secondo gli stilemi di un’elen
ganza non ostentata.
The first leg of the press prize Land Rover DiWine Award 20132014, a national competition organised by Land Rover and realised in cooperation with A.I.S. and with the sponsorship of the
Ministry of Agricultural Policies, ended in Meran, in the breathtaking surrounding of the Dolomites. The Land Rover DiWine
Award 2013-2014 consists in three selection stages and a final
leg. The three stages correspond to the three geographical areas
of the country, that is north, south and central Italy and a final
stage that will take place in March 2014. During each selection
stage six wines selected by A.I.S. according to the guide standard
of local wine will be presented. The jury, which was composed of
over forty journalists and personalities of the automotive and enogastronomic sector, made its choice among six prestigious brands,
which represent as many vine growing and wine producing areas
of the north of Italy: Schioppettino 2009 dei Colli Orientali del
Friuli of Cantina Ronchi in Cialla; Timorasso Costa del Vento 2011
of Vigneti Massa; Soldati La Solca Brut d’Antan Millesimato 2000
of Cantina La Solca; Amarone Valpolicella Classico 2008 of
Cantina Allegrini; Franz Haas’ Moscato Rosa 2010 Alto Adige and
14 Ottobre 2011 Olmo Antico. The first stage was won by Soldati
La Solca Brut d’Antan Millesimato 2000 of Cantina La Solca,
which is located in Piedmont. The third edition of the Land Rover
DiWine Award will continue with a second leg, during which the
jury will be asked to vote again in December in Sicily. Land Rover
proves itself to be more than a car brand and identifies itself with
a lifestyle that believes in the respect for traditions and love for
the land, according to the style of a sober elegance.
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gourmet
Jaguar Test&Taste
Tour 2013
by Bruno Petronilli
E’ partito il 15 novembre da Milano e Livorno il Jaguar Test & Taste Tour,
un evento esclusivo nato per coniugare il piacere della guida ai piaceri
del gusto. Un’occasione unica in puro stile British, in cui provare, negli
showroom di venti concessionarie italiane, la gamma dei modelli Jaguar
e scoprire la nuova Jaguar XF 14’ Model Year.
Il programma, all’insegna dell’esclusività come da tradizione Jaguar, prevede un intrigante percorso che unisce enogastronomia e piacere di
guida, per assaporare l’eccellenza dello stile British al volante e non
solo. Le tappe del Jaguar Test & Taste Tour saranno impreziosite infatti
da momenti di raffinata degustazione, a partire dal tartufo bianco
d’Alba, presente nelle più prestigiose gastronomie ed apprezzato nei
migliori ristoranti e negozi gourmet di tutto il mondo. Lindt&Sprungli,
azienda leader nella produzione di cioccolato di qualità, addolcirà poi gli
ospiti con le specialità dei suoi Maitres Chocolatiers: le nuove praline
Dolci Capolavori, Lindor con la sua irresistibile scioglievolezza e le mini
tavolette Excellence 70% cacao, 85% cacao e Fior di sale.
La selezione dei vini, proposta dalle rinomate Cantine Banfi, prevede
uno spumante Metodo Classico Banfi Brut, una bollicina che si adatta
perfettamente a tutte le occasioni, e un Rosso di Montalcino Selezione
Poggio alle Mura 2011, un vino perfetto per piatti più strutturati, o semplicemente da meditazione. Partner d’eccezione dell’edizione 2013 del
Jaguar Taste & Taste Tour, saranno il Consolato Generale Britannico di
Milano e UK Trade & Investment, agenzia governativa che aiuta le imprese con sede nel Regno Unito ad affermarsi nell’economia globale, e
fornisce assistenza alle aziende estere che effettuano investimenti di
alto profilo nella dinamica economia del Regno Unito. Ad affiancare
Jaguar in questo tour all’insegna dell’eccellenza britannica anche i celebri
liquori inglesi Pimm’s e Conte of Florence, storico brand anglo-fiorentino sinonimo di stile ed eleganza. Il tour sarà anche l’occasione per celebrare in Italia la campagna GREAT, voluta dal Primo Ministro David
Cameron per promuovere nel mondo l’eccellenza britannica in alcuni
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settori chiave tra cui la tecnologia, l’innovazione e il business.
On November 15 the Jaguar Test & Taste Tour started from Milan and
Livorno. It is an exclusive event which was born to join the passion for
driving and taste. It is a unique event in British style during which you
can try Jaguar models and the latest Jaguar XF 14’ Model Year in the
showrooms of twenty Italian car dealers. The plan, which is based on exclusivity as requested by Jaguar tradition, includes an engaging experience that joins passion for enogastronomy and driving to taste the excellence of British style. As a matter of fact the stop-overs of the Jaguar Test
& Taste Tour are accompanied by moments of fine tasting, beginning
with Alba white truffle, which can be found in the best delicatessens and
is appreciated in the best restaurants and gourmet shops all over the
world. Lindt&Sprungli, a leading company of the production of fine chocolate, will then delight the guests with specialties by its Maitres
Chocolatiers: the new pralines Dolci Capolavori, Lindor with its irresistible “meltiness” and miniature 70% Cocoa Excellence bars, 85% Cocoa
Excellence bars and Fior di Sale (a Touch of Sea Salt Excellence bar).
The selection of wines provided by the famous Cantine Banfi includes a
Metodo Classico Banfi Brut, a sparkling wine that perfectly adapts to
any occasion and a Rosso di Montalcino Selezione Poggio alle Mura
2011, a red wine which is perfect for more important dishes, or just for
meditation. Special partners of the 2013 edition of Jaguar Test & Taste
Tour are the British Embassy in Milan and the UK Trade & Investment,
a governmental agency that helps companies which have their head office in the United Kingdom getting established in the global economy,
and provides assistance to foreign companies that make important investments in the dynamic economy of the UK. The Jaguar tour of British
excellence is also accompanied by the famous English liqueurs Pimm’s
and Conte of Florence, an important Anglo-Florentine brand, which is a
symbol of style and elegance. The tour will also be an occasion to celebrate the GREAT campaign supported by the Prime Minister David
Cameron in order to promote the world of British excellence in some
strategic fields such as technology, innovation and business.
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gourmet
I Comunicatori
Italiani incoronano
il Brunello
by Luca Turner
Un altro premio a uno dei grandi brand Made in Italy, il Brunello di
Montalcino. A tributarglielo non una guida enogastronomica o un
media specializzato, bensì le agenzie di comunicazione italiane in occasione del 16° Premio Assorel, il più ambito award italiano per le campagne di Relazioni Pubbliche, organizzato dall’Associazione Italiana delle
Agenzie di Relazioni Pubbliche a servizio completo. Nella categoria
corporate, infatti, la giuria ha scelto di premiare la campagna portata
avanti da Mailander, l’agenzia che da tre anni segue il Consorzio, a cui è
stato riconosciuto un approccio innovativo alla comunicazione per la
promozione di un brand importante ed impegnativo come quello toscano. Dal 1987 la Mailander crea e gestisce progetti integrati di relazioni pubbliche, media relation, digital pr ed eventi e nella campagna per il
Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, la sua scelta è stata quella di
comunicare il prodotto andando oltre il prodotto. Il Brunello di
Montalcino non ha bisogno di notorietà ma di definirla al meglio, facendo leva sull’eccellenza distintiva e superando la peculiarità delle singole
aziende in favore dell’affermazione del sistema montalcinese. La scelta
è stata comunicare evocando l’immaginario legato ai paesaggi toscani ed
esaltando il legame con il territorio, le sue eccellenze, le storie dei personaggi. Mailander ha perciò definito un sistema integrato d’iniziative,
eventi e relazioni stabili con i media, gli opinion leader e gli operatori
per affermare il Brunello e il territorio come fatto di cultura, costume e
lifestyle. Una campagna per scelta non supportata dalla pubblicità e basata sull’eccellenza delle strutture e dei testimonial. Mailander ha vinto
anche nella categoria Pubblica Amministrazione con la campagna “Se lo
puoi sognare, lo puoi fare per Museo casa Enzo Ferrari” di Modena e ricevuto la “Menzione Speciale” per la Categoria Pubblica
Amministrazione con la campagna “Torino - Lione: gestire la comunican
zione ad alta velocità per LTF”.
Comunicatori Italiani
award Brunello
Another prize has been awarded to one of the great Made in Italy
brands, Brunello di Montalcino. The prize hasn’t been awarded by an
enogastronomic guide or specialised media, but rather by Italian communication agencies during the 16th edition of Assorel Prize, the most
sought-after Italian award for Public Relation campaigns organised by
Associazione Italiana delle Agenzie di Relazioni Pubbliche. As a matter
of fact, in the category corporate the jury awarded the campaign by
Mailander, the agency which has supported the Consorzio for three
years. The jury awarded the cooperative in recognition of its innovative
approach to communication for the promotion of an important and
demanding brand like Brunello. Mailander has created and managed
integrated projects of public relations, media relation, digital pr and
events for the campaign for the Consorzio del Vino Brunello di
Montalcino since 1987. Its strategy was to promote the product going
beyond the product itself. Brunello di Montalcino doesn’t need fame,
but it needs to define and improve it by focusing on the distinctive excellence of this product and going over the peculiarity of every single
company in favour of the success of the system of Montalcino. The
choice was communicating by evoking the imagination of Tuscan landscapes and highlighting the relationship with the land, its excellences
and people’s stories. Therefore Mailander has defined an integrated system of events and stable relations with the media, opinion leaders
and operators in order to propose Brunello and the territory as a symbol of culture, lifestyle and tradition. The campaign is not supported by
advertising on purpose, but is based on the excellence of structures
and testimonials. Mailander has also been awarded in the category
Pubblica Amministrazione with the campaign “Se lo puoi sognare, lo
puoi fare per Museo casa Enzo Ferrari” of Modena and received the
“Menzione Speciale” for the category Pubblica Amministrazioner.
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gourmet
Essere Bertani
by Alessandra Piubello
Identità, coerenza. Valori perduti in un mondo in cui pur di affermarsi
socialmente ed economicamente si è disposti a tutto, anche a rinnegarsi? Una testimonianza di stile e fedeltà a un marchio identitario nel
settore vinicolo ci viene proposta da Bertani, da centocinquant’anni
un modello di tradizionalità. Un esempio? Dal 1958 lo storico
Amarone dell’azienda, che ha da sempre il cuore pulsante a Grezzana
in Valpantena, presenta la stessa etichetta, la stessa bottiglia. Nessun
cambiamento per seguire le mode o per farsi allettare dai vini commodity, ma rigore e autenticità. Che vengono premiati da un alto riconoscimento, sia dalla critica (l’annata in commercio dell’Amarone, la
2006, è stata premiata da tutte le guide di settore) sia dagli appassionati. Durante la tavola rotonda “Essere Bertani: il successo fuori dalle
mode”, i relatori provenienti dai più diversi ambiti di competenza,
hanno valorizzato la “certezza dinamica” di un brand mondiale che ha
saputo tener fede alla propria storia. Domenico De Masi, sociologo,
Eugenio Pomarici, esperto di economia vitivinicola, Luigi Moio, professore di scienze e tecnologie agrarie all’Università Federico II di
Napoli, Maurizio di Robilant, esperto di comunicazione d’impresa,
Emilio Pedron, amministratore delegato del Gruppo Angelini (che ha
acquisito Bertani) e Andrea Lonardi, direttore operativo dell’azienda
Bertani, ognuno dalla propria angolazione, hanno evidenziato come,
in particolare ai nostri giorni, l’identità risulti un fattore strategico di
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competitività.
Identity, coherence. These values have been lost in a world in which
you are ready for anything, and probably also to deny yourself in
order to establish yourself socially and economically. A proof of style
and loyalty to a unique brand in the wine sector is provided by
Bertani, which has been a model of tradition for 150 years. An
example? The famous Amarone by the company, which is located in
Grezzana Valpantena, has always had the same bottle and the
same label since 1958. It hasn’t experienced any changes just to follow new trends or being fascinated by commodity wines. Just accuracy and genuineness have been rewarded by an important recognition both by critics (the 2006 vintage of Amarone has been praised
by every wine guide) and wine lovers. During the round table “Essere
Bertani: il successo fuori dalle mode” speakers coming from the
most different fields of competence valued the “dynamic guarantee”
of a world famous brand, which has been able to keep faith with its
history. Domenico De Masi, sociologist, Eugenio Pomarici, wine-growing and producing economy expert, Luigi Moio, agricultural sciences and technologies lecturer at the University Federico II of Naples,
Maurizio di Robilant, company communication expert, Emilio
Pedron, CEO of Gruppo Angelini (which acquired Bertani) and
Andrea Lonardi, operations manager of the company Bertani. Each
participant has highlighted with his own perspective, how identity is
nowadays a strategic factor of competitiveness.
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gourmet
Tanzania
Zanzibar e Muscat:
la combinazione
perfetta
by Bruno Petronilli
Serengeti: un nome che evoca profumi e colori lontani dalla vita frenetica delle città. Il parco nazionale più famoso della Tanzania con
quella sensazione ancestrale di “tornare a casa” che prende chiunque
si avventuri in un viaggio in questa bellissima terra. Quasi due milioni
fra zebre e gnu si spostano ogni anno percorrendo circa 800 chilometri alla ricerca di erba fresca e di un’area sicura e fertile in cui dare alla
luce i propri piccoli. Per tutto il periodo invernale, da dicembre a
marzo, il cratere del Ngorongoro e il Serengeti meridionale sono popolati di zebre, gnu ed elefanti che attendono di svezzare i loro cuccioli per poi intraprendere la lunga migrazione annuale.
E dove si spostano gli erbivori alla ricerca di erba fresca, là arrivano
anche leoni, leopardi, ghepardi, iene, sciacalli e avvoltoi. Un’ esperienza da non perdere. Tanzania significa anche Zanzibar, isola dai colori
vivaci e intensi, che sprigiona i profumi di un oriente misterioso, dalle
candide spiagge incontaminate sulle quali assaporare momenti di assoluto relax e tranquillità, coccolati dai servizi ineguagliabili offerti dai
numerosi resort presenti sull’isola.
Sulla via del ritorno Oman Air offre la possibilità di uno stop-over a
Muscat senza costi aggiuntivi sulla tariffa aerea, per sottolineare la
stretta relazione storica e culturale fra l’Oman e Zanzibar di cui il
Forte Arabo risalente al 17° secolo, costruito dagli omaniti per
difendere le coste dell’isola, è testimonianza. Muscat con le sue
bellezze, la sua storia e la sua ricca cultura per offrire quell’ineguagliabile ospitalità per cui è meritatamente famosa.
Tutto questo è a portata di mano grazie a Oman Air che, con i suoi
quattro voli diretti settimanali da Milano Malpensa a Muscat vi porta
poi a Zanzibar e Dar Es Salaam con comodi collegamenti.
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Buon viaggio.
Tanzania, Zanzibar and Muscat:
the perfect combination
Serengeti: a name that evokes perfumes and colours that are distant from the restless life of cities. The most famous National
Park in Tanzania with its old sensation of “going back home”, that
affects anybody during a trip in this breathtaking land. Almost
two millions zebras and wildebeests move every year and cover
about 800 kilometres in order to find fresh grass and a safe and
fertile place where they can give birth to their babies. During
winter, from December to March, the crater of Ngorongoro and
the south of Serengeti are populated by zebras, wildebeests and
elephants which wean their babies and then begin their long
seasonal migration. Lions, leopards, cheetahs, hyenas, jackals
and vultures move to the areas where herbivores go in order to
find fresh grass. It’s an unmissable experience. Tanzania also
means Zanzibar, an island with vivid and intense colours which
gives off the perfumes of a mysterious East and offers snow
white, uncontaminated beaches where you can enjoy moments
of relax and quietness as well as the incomparable amenities offered by the numerous resorts of the island. During the return
flight Oman Air offers the possibility to make a stop-over in
Muscat without additional cost to the flight fee. This is intended to
highlight the strong historical and cultural relationship between
Oman and Zanzibar. The Old Fort of Zanzibar was built in 17th
century by the Omanis in order to defend the coasts of the island. Muscat with its wonders, history and rich culture offers the
incomparable hospitality for which it is deservedly well-known.
Thanks to four weekly direct Oman Air flights from Milano
Malpensa to Muscat you can also reach Zanzibar and Dar Es
Salaam with convenient connections. Have a good trip!
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gourmet
Venezia e la
Danieli Wine Suite
by Bruno Petronilli
Danieli Wine Suite nasce per dar vita ad un esclusivo spazio riservato
agli amanti del vino a tutti i livelli, dai connoisseurs agli amateurs fino ai
professionals, in un ambiente unico e spettacolare affacciato sul Bacino
di San Marco, all’interno di un’icona dell’ospitalità italiana come
l’Hotel Danieli, un hotel Luxury Collection a Venezia, di proprietà del
Gruppo Statuto. Un’ampia e luminosa sala, tecnicamente accessoriata nel modo migliore per degustazioni sia amatoriali che professionali, ospita una cantina climatizzata con selezionate etichette italiane ed
internazionali che sarà a disposizione non solo degli ospiti dell’hotel,
ma anche e soprattutto degli amanti del vino internazionali che faranno tappa a Venezia. La Danieli Wine Suite potrà essere sia il preludio
per una cena al Ristorante Terrazza Danieli, sia fungere da lounge di
incontro per un aperitivo o una degustazione, o divenire spazio tecnico per professionisti del vino ed aziende che vogliano parlare con i
loro estimatori, vecchi e nuovi.
L’ambientazione raccolta e allo stesso tempo ariosa e panoramica è il
set ideale per gustare le proposte curate dall’head sommelier
dell’Hotel Danieli, Enrico Bonaldo che saprà coadiuvare e guidare il
gusto degli ospiti attraverso una vasta scelta di etichette, le migliori selezionate a livello nazionale e mondiale.
La Danieli Wine Suite presenta una selezione di alcune tra le migliori
wineries italiane come Antinori, Masi, Jermann, Gaja, Allegrini,
Quintarelli, per citarne alcune, accanto a pregiate etichette di provenienza internazionale, fra le quali Château Pétrus, Veuve Clicquot La
Grande Dame, Lucien Le Moine, Régnard, Domaines Barons de
Rothschild, Château Palmer Margaux, Mondavi, Joseph Phelps,
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Penfolds, in un equilibrio dinamico tra eccellenza e novità.
Venice and the
Danieli Wine Suite
Danieli Wine Suite was born in order to provide wine lovers of
any level, from connoisseurs, to amateurs and professionals, a
reserved and exclusive area in a unique and stunning place facing on San Marco lagoon within an icon of Italian hospitality:
Hotel Danieli, a Luxury Collection hotel in Venice, which belongs to Gruppo Statuto. A wide and bright hall is perfectly arranged with technical equipment for professional and amateurish tastings, and has a refrigerated cellar with selected Italian
and international brands, which will be available not only for
the guests of the hotel, but also, and in particular, for international wine lovers who will stop over in Venice. Danieli Wine
Suite can be regarded as both a prelude to a dinner at
Ristorante Terrazza Danieli and an encounter lounge for a
cocktail or a tasting, or be a technical room for wine experts
and companies that want to meet their old and new supporters. The location, which is cosy, airy and panoramic at the
same time, is the perfect set to taste new products by the head
sommelier of Hotel Danieli, Enrico Bonaldo, who will guide the
guests’ taste through a wide variety of the best international
and world famous selected brands. Danieli Wine Suite will present a selection of some of the best Italian wineries such as
Antinori, Masi, Jermann, Gaja, Allegrini, Quintarelli, just to tell
some names, as well as fine international brands, such as
Château Pétrus, Veuve Clicquot La Grande Dame, Lucien Le
Moine, Régnard, Domaines Barons de Rothshild, Château
Palmer, Margaux, Mondavi, Joseph Phelps, Penfolds in a dynamic balance of excellence and evolution.
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by Bruno Petronilli
Special Edition G.H. Mumm Tenue de Soirée
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Maison G.H. Mumm e il suo champagne, sorprendente sintesi di terroir, vigne, uomini, cultura
e tradizione. Ma c’è dell’altro: lo stile. Prova lo è la Special Edition Tenue de Soirée: un vestito
in materiale naturale e semplice quale il cartone e in questo assolutamente moderno, reso prezioso dalle illustrazioni del celebre designer Noma Bar, e in questo memorabile e senza tempo.
Segni grafici, raffinate cromie, un’estetica inconfondibile che racconta con humour e originalità
tre diversi protocolli che ruotano intorno allo champagne. L’illustrazione con le flûte, ad esempio, evidenzia l’importanza del bicchiere per poter godere appieno del piacere delle bollicine. Senza dubbio la sua forma slanciata favorisce la concentrazione degli aromi ed è l’ideale
per ammirare il perlage, ma con determinate cuvée particolarmente strutturate si può optare per bicchieri più ampi.
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Moët & Chandon
Jeroboam Golden Dust
Moët & Chandon Jeroboam Golden Dust è la maestosa bottiglia da tre
litri di Champagne Moët Impérial, illuminata da una fantastica cascata di
polvere d’oro. Un’esclusivissima Limited Edition ispirata all’universo di
bollicine che volteggiano nelle bottiglie Moët & Chandon mentre invecchia dolcemente nelle cantine della Maison a Epernay, una magica metamorfosi che sviluppa il finissimo perlage dello Champagne più amato al
Mondo.
Il perfetto accompagnamento alle celebrazioni di fine anno in tutto il
mondo Moët & Chandon sparge polvere d’oro per dare il benvenuto al
2014, illuminando le celebration natalizie con un preziosissimo tocco
dorato.
Nuovo astuccio termico
per Jacquart Rosé
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Dopo il grande successo ottenuto lo scorso anno dall’astuccio termico dedicato al suo Brut Mosaïque, lo Champagne Jacquart presenta il nuovissimo
astuccio termico per la bottiglia del Rosé.
I colori della precedente confezione (il bruno “terra d’ombra”, che esprime
tutti i valori dell’incomparabile terroir della Champagne, e il verde chiaro, a
simboleggiare quello Chardonnay che connota tutte le cuvée della Jacquart)
sono sostituiti in questo caso da un fondo completamente bianco, su cui
campeggiano delle piccole “gemme” dalle sfumature pastello, con una prevalenza complessiva delle tonalità rosate.
Uno strumento promozionale innovativo, e di grande fascino, per lanciare le
vendite di fine anno di Jacquart, in quel segmento particolarissimo e di forte
tendenza che sono le bollicine champenois rosé.
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Don Papa Rum: la bevanda di un eroe
La qualità di Don Papa Rum nasce dalla selezione di alcune fra le più fini e le più
dolci canne da zucchero del mondo, ottenute dai ricchi terreni dell’isola meridionale di Negros, nell’arcipelago filippino. Le melasse che risultano dalla lavorazione sono poi distillate, e il Rum viene quindi invecchiato per oltre 7 anni, in
fusti di quercia americana, ai piedi del Monte Kanlaon, il vulcano in attività più
grande delle Filippine centrali. Il Rum è quindi filtrato a carbone, per eliminare
ogni tannino e ogni impurità prima di essere definitivamente assemblato alla
perfezione. Don Papa è prodotto con grande maestria artigianale, e allarga notevolmente l’esperienza sensoriale nel campo liquoristico. Soprattutto, è un
prodotto filippino al 100%.
Il nome del Rum trae ispirazione dalla storia di un uomo conosciuto come
Papa Isio: uno degli eroi meno conosciuti della rivoluzione delle Filippine.
Patriota isolano, nazionalista, leader guerrigliero e combattente per la giustizia
sociale, Papa Isio condusse in breve la sua isola all’indipendenza, per poi unirsi
al movimento rivoluzionario principale.
Nasce Charling, bollicine glamour
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Charling è spumante brut millesimato dall’anima glamour e dal dna ineccepibile: è studiato e creato nel Veneto orientale, da una realtà che dal 1993 applica ai propri vigneti
le rigorose tecnica e i protocolli dell’agricoltura biologica.
E’ creato secondo il Metodo Charmat Lungo con 40 giorni di rifermentazione e 140 di
affinamento sulle fecce nobili, ha una bottiglia unica, intrisa di design nella sua accezione
più pura. Un’estetica che ha nella qualità la sua massima espressione: una bottiglia panciuta dal collo corto, costruita per offrire un vino con le stesse caratteristiche di quello
racchiuso in una magnum, il formato per eccellenza per conservare i vini: meno liquido
a contatto con il vetro e riduzione della quantità di ossigeno nella bottiglia.
Charling, un progetto di grande potenza espressiva e tecnicamente sorprendente.
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Rhum Trois Rivières
Il Rhum agricolo Trois Rivières lancia una nuova, prestigiosa confezione regalo, contenente una bottiglia di Trois Rivières 5 anni e due bicchieri tumbler da degustazione, brandizzati con il logo Trois
Rivières. Il Trois Rivières 5 anni è un Rhum agricolo della Martinica, invecchiato in legno di quercia e imbottigliato alla gradazione di 40% vol. La Martinica è una delle isole più belle dei Caraibi, ed è la culla
dei celebri Rhum agricoli. A partire dal 1996, essendo considerata territorio metropolitano francese,
può fregiare i suoi Rhum della prestigiosa denominazione territoriale “A.O.C. Martinique”.
La piantagione Trois Rivières è una delle più antiche della Martinica: risale alla metà del XVII secolo,
quando Nicolas Fouquet, Sovrintendente alle Finanze del re Luigi XIV, volle farne la tenuta più grande
dell’isola (220 ettari).
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by Bruno Petronilli
Sobieski, la Vodka di Bruce
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Erede di oltre 500 anni della migliore tradizione polacca nel campo della distillazione, Sobieski è la
Vodka di tendenza in Polonia, grazie alla qualità delle sue materie prime (100% cereali di altissima
qualità), alle caratteristiche della sua lavorazione (basata sul processo di distillazione multipla) e al
suo packaging fortemente innovativo.
Il suo nome deriva da quello di Jan III Sobieski (1629 – 1696), re di Polonia del XVII secolo e simbolo della gloria e del prestigio della nazione polacca. L’immagine internazionale di Sobieski è oggi
legata a un testimonial d’eccezione, l’attore cinematografico Bruce Willis, protagonista di una serie
di campagne pubblicitarie e di eventi glamour per la promozione mondiale del brand.
La gamma: Sobieski Original, Sobieski Estate, Sobieski Herbe De Pologne, Sobieski Gold Selection.
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Marie Brizard
Marie Brizard, storica azienda francese fondata a Bordeaux nel 1755,
vanta una lunga tradizione di eccellenza e impegno nell’uso esclusivo di
prodotti naturali per creare i propri liquori e le proprie bevande. È presente in Italia con un’ampia gamma di prodotti leader per il bar, estratti da
frutti, erbe e spezie delle migliori piantagioni del mondo.
La gamma Marie Brizard comprende l’Anisette creata nel 1755 e che rappresenta il prodotto più storico della maison; il Grand’Orange, con le migliori arance dolci e amare selezionate per essere unite a un grande
Cognac; lo Chocolat Royal, il migliore cacao africano, unito a un tocco di
vaniglia, per un altro storico liquore; ed infine l’assortimento di liquori
freschi ed esotici, le essenze e gli sciroppi.
The Red Italian Edition
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La Red Bull lancia la nuovissima The Red Italian Edition, pensata in esclusiva per il mercato italiano, perfetta come regalo per l’amico appassionato che si diletta nei cocktail.
Il sapore, caratterizzato da un gradevole gusto d’arancia e dalla presenza del chinino,
una sostanza utilizzata anche nelle acque toniche e che conferisce quel particolare retrogusto amaro, rende Red Bull - The Red Italian Edition perfetta per il momento dell’aperitivo, l’appuntamento italiano per eccellenza. The Red Italian Edition diventa così il
primo aperitivo energetico, dal colore rosso brillante e dal sapore unico.
The Red Italian Edition è perfetta gustata semplicemente ghiacciata con una fetta d’arancia, ma il suo sapore unico e versatile la rende adatta anche per essere miscelata e il suo
colore rosso acceso la fa diventare l’ingrediente perfetto per nuovi cocktail natalizi.
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Nardini: lo spirito del panettone
Il panettone è il dolce natalizio per eccellenza. Per questo Nardini, la storica Distilleria di
Bassano che dal 1779 è sinonimo di qualità e tradizione nel mondo della grappa, ha pensato
di interpretare il dolce della Pasticceria Scarpato creandone una versione esclusiva, in due varianti, con l’utilizzo di due dei suoi liquori più apprezzati, la Mandorla e l’Acqua di Cedro:
due intriganti e gustose proposte natalizie per i palati più raffinati. Grazie all’aggiunta del liquore, questo panettone artigianale a lievitazione naturale acquisisce un sapore unico: il risultato è un prodotto morbido e profumato, proposto nelle due declinazioni che gli conferiscono un aroma schietto e piacevole che rimanda alle caratteristiche degli ingredienti naturali di primissima qualità. Con l’uvetta quello all’Acqua di Cedro, senza uvetta né canditi quello aromatizzato alla Mandorla. Un panettone ottimo anche come regalo natalizio, da proporre in abbinamento all’Acqua di Cedro ed alla Mandorla Nardini, che sostengono e controbilanciano la dolcezza tipica di questo dolce tradizionale.
“Le Conserve della Nonna”
compiono 40 anni
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“Le Conserve della Nonna”, brand del Gruppo Fini s.p.a., nato nel 1973 a Ravarino, nel
verde della campagna modenese, che oggi produce una ricca linea di prodotti dal dolce al
salato, ha compiuto 40 anni.
Per celebrare l’importate traguardo, “Le Conserve della Nonna” presenta un’edizione
speciale 40° anniversario: la salsa pronta di pomodoro Emiliano.
La nuova referenza nasce dalla volontà del marchio di festeggiare il legame con il territorio
e l’héritage del marchio attraverso un prodotto tutto emiliano.
Caratterizzata dall’altissima qualità di tutti i prodotti, la novità di “Le Conserve della
Nonna”, è ottenuta attraverso la lavorazione di solo pomodoro fresco Emiliano, lavorato
entro le 24 ore dalla raccolta. Ne risulta un sapore delicato e dolce, quello del pomodoro
appena raccolto. Il colore è brillante, la consistenza è quella della passata, corposa e cremosa, come fatta in casa, secondo le migliori tradizioni.
Gli abbinamenti gourmet di Ferrari
12 Formaggi
Giovanni Ferrari Spa, azienda casearia specializzata nella selezione, stagionatura e confezionamento di formaggi, propone tra le idee regalo del
Natale 2013, cinque originali e pregiate confezioni di degustazione con i
classici Parmigiano Reggiano stagionato 30 mesi e Grana Padano stagionato 16 e 20 mesi, in abbinamento a birre artigianali, confetture gourmet,
condimento balsamico e miele italiano. In particolare il Parmigiano
Reggiano si sposa ai prodotti dei Presìdi Slow Food come Miele di Ape
Nera Sicula, Miele di Alta Montagna, Conserva di Limone Interdonato e
Conserva di agrumi prodotto con il mandarino tardivo di Giaculli.
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95/100 Dom Perignon Rosé 2003
Un’annata che alla Maison definiscono “straordinaria”, contraddistinta dagli estremi delle gelate di primavera e dal caldo torrido dell’estate. Condizioni che hanno costretto a una raccolta minore, è la vendemmia più precoce dal 1822 ma con grappoli perfettamente maturi e
sani. Il Pinot Nero seduce alla sua massima espressione: aromi floreali secchi d’impressionante intensità, in evoluzione nuance mentolate, meravigliosi piccoli frutti rossi maturi, incomparabile nobiltà. Palato sontuoso e ricco, quasi burroso, ampio come la Groenlandia, di una
complessità disarmante. Abbinabile ovunque. Bruno Petronilli
Dom Ruinart Rosé 1998
94/100
Il grande Dom Ruinart nella sua declinazione rosé nasce grazie al blend di
Chardonnay Grands Crus (85%) e un 15% di Pinot Noir vinificato in rosso, derivante dai vigneti di Sillery. Colpisce la tipica sfumatura corallo di questo straordinario
Champagne, un colore inconfondibile. Gli aromi variano elegantemente dall’albicocca secca, al floreale, fino a delicate sfumature terrose e di sottobosco. Una bocca incredibilmente equilibrata e setosa, che dà il meglio di sé in evoluzione quando guadagna qualche grado di temperatura: lunghissima, rotonda, incantevole, con piacevolissime note amarognole che regalano freschezza ad ogni assaggio. Ottimo su una
Catalana di crostacei. Bruno Petronilli
Tenuta San Leonardo – San Leonardo 2007
91/100
Da oltre due secoli, la famiglia Guerrieri Gonzaga valorizza la vocazione vinicola di questo
angolo del Trentino e oggi questa cantina, con il suo percorso storico, ne testimonia il valore grazie soprattutto alla costante qualità dei suoi vini. Fiore all’occhiello è il San
Leonardo, un uvaggio bordolese che si conferma sempre tra i migliori di questa tipologia:
in quest’annata 2007 dimostra una raffinata eleganza con i suoi profumi fruttati scuri, mirtilli e ribes nero, note di liquirizia, spezie e aromi balsamici che si ripetono nella loro forza
espressiva anche all’assaggio, insieme a una struttura tannica di rilievo e un lungo finale raffinato, davvero molto persistente. Con un filetto di manzo al pepe o una saporita pasta al
ragù di lepre. Laura Di Cosimo
Florio – Marsala Riserva Donna Franca
Frutto di un blend delle migliori annate maturate in legno di rovere per oltre quindici
anni, è un pregiato marsala della tipologia semisecco, realizzato con uve Grillo in purezza. Dal caldo colore ambrato cupo, ha un’ampia gamma olfattiva che apre alla frutta secca,
con fichi, noci e datteri in evidenza, per poi sfumare verso sensazioni più scure di liquirizia, miele di castagno e legni odorosi. Al palato è in un giusto equilibrio tra dolcezza misurata, morbidezza donata dall’alcool, accattivanti note sapido/salmastre unite a una vena
fresca ben chiara: tutto concorre all’eleganza dell’assaggio, esaltandone anche il lungo finale. Adatto con un formaggio erborinato come il nostro Gorgonzola. Laura Di Cosimo
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Gianfranco Fino – Es 2012
Un punto di riferimento per chi vuole scoprire tutta la potenza caratteriale del vitigno
Primitivo, proveniente da una Puglia che ripercorre la strada dei grandi vini che raccontano la storia di questa regione. Gianfranco Fino, con il suo vino Es, ne dà un’originale e riuscita interpretazione: complessità di aromi fruttati maturi, more e ciliegia nera, note di
caffè, tabacco dolce e cacao, sensazioni piene di erbe aromatiche, con note balsamiche e
resinose. Al palato conferma la sua ricca personalità, grande struttura e morbidezza alcolica, con una forza fruttata, davvero persistente, che ci accompagna fino alla chiusura finale. Ideale con uno stagionato Pecorino di Moliterno. Laura Di Cosimo
Duca di Salaparuta – Duca Enrico 2010
Un grande rosso, tra i primi Nero d’Avola realizzati in purezza in Sicilia, che si conferma
di pregiato profilo qualitativo già dagli intensi aromi di piccoli frutti del bosco, in particolare ribes e mirtilli, con note floreali, legni balsamici e spezie dolci a impreziosire l’olfatto. In bocca disvela morbidi e misurati tannini, caldo di alcool e dal corpo pieno e avvolgente, dove i richiami del fruttato scuro e delle spezie si ripetono coerenti a scandire il
lungo e persistente finale. Si abbina perfettamente a ricette tradizionali, come un arrosto
di vitello con salsa ai frutti di bosco oppure una golosa lasagna al forno. Laura Di Cosimo
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Domaine Gresser
Kastelberg Riesling Grand Cru 2004
Questo vino nasce in Alsazia, terra di confine tra Francia e Germania, dal Grand Cru
Kastelberg ad Andlau, su un terreno ripido e scistosa. Un Riesling patrizio, di quelli che si
fanno attendere al naso, che qui è marcato da un pot-pourri di fiori gialli, fruttato di albicocche, aromi di miele, note talcate e infine, un accattivante sottofondo fumè. Il palato
vibra di velluto e freschezza: finale lunghissimo, tra tensione e toni pieni, con un saldo in
chiusura di straordinario equilibrio. Vino sontuoso, da accompagnare a una golosa coscia
d’oca confit. Claudia Bondi
Gerardo Cesari - Amarone Bosan 2006
Un Amarone in versione moderna, realizzato da uve Corvina 80% e Rondinella
20%, che matura, dopo l’appassimento nel fruttaio, per circa sei anni in botti di
rovere grande. Alla vista si presenta di un cupo colore rubino, fitto e impenetrabile, con uno spettro olfattivo intenso e compatto che ricorda le confetture di more di gelso e di ciliegie nere, dolci accenni speziati di vaniglia e
chiodi di garofano, cacao amaro e tabacco mentolato. All’assaggio risalta
la sua struttura morbida e piena, con il ripetersi delle note di frutta in
confettura, caldo di alcool e ricco, con una persistenza che si chiude
speziata. Ideale con un risotto all’Amarone, cotto in questo stesso
vino. Laura Di Cosimo
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Fattoria Le Pupille – Solalto 2006
A Scansano, cinque ettari tra Traminer, Sauvignon e Sémillon donano le uve a questo delizioso vino dolce, frutto di una vendemmia tardiva realizzata dalla Fattoria Le Pupille, nota cantina maremmana produttrice di Morellino e dell’ottimo Saffredi. Un luminoso oro chiaro prepara ai profumi fruttati a polpa gialla, pesca e ananas già in canditura, poi ancora dolcezza di
fichi bianchi, miele d’acacia e aromi balsamici, con sfumature iodate che fanno presupporre a
una percentuale di uve attaccate dalla Muffa Nobile. L’assaggio si compone equilibrato, ripercorre le note olfattive, si sviluppa delicatamente dolce e fresco di acidità, appagante e piacevole. Da servire a fine pasto, piuttosto fresco, su una crostata di frutta o con un piatto di formaggi accompagnati da confetture. Laura Di Cosimo
Voglar 2010 – Peter Dipoli
88/100
Il Sauvignon Blanc è un vitigno capriccioso e spesso difficile, necessita di zone vocate ed
attente cure per potersi esprimere appieno. In Alto Adige, nel comune di Cortaccia, si
trova il cru Voglar, dove Peter Dipoli ha trovato le condizioni ideali per farlo sviluppare
al meglio. Il terreno sabbioso con rilevante presenza di scheletro calcareo, la quota fra i
500 e 600 metri, l’esposizione adatta, insieme alle tecniche di cantina che vedono una
fermentazione in fusti di acacia, ha creato un vino dalla giusta grassezza al gusto, con un
affascinante bouquet olfattivo marcato su note fruttate mature a polpa gialla unite a intensi aromi floreali. Si esalta nell’abbinamento con una preparazione di scampi marinati
in succo d’arancia e menta. Federico Malgarini
88/100 Notti Stellate 2010 – Presa
Il Nerello Mascalese per eleganza e struttura può essere, a ragion veduta, considerato
come il “Pinôt Nero di Sicilia”. E i vigneti dei versanti nord ed est dell’Etna, grazie ad esposizioni ottimali e a grandi escursioni termiche fra il giorno e la notte, trovano nello stile
della Borgogna un archetipo di finezza da seguire. Da vigne ad alberello site a
Linguaglossa, ad oltre 600 metri d’altitudine, l’agricola Presa realizza solo nelle annate migliori il Notti Stellate, blend al 90% di Nerello Mascalese e di 10% di Nerello Cappuccio.
Con l’annata 2010 si svelano profumi di piccoli frutti rossi, accattivanti spezie orientali e
una nitida e inconfondibile nota di terra vulcanica, che ci riconduce subito all’originale carattere del terroir. Da provare con carni saporite, come un filetto di cervo alle spezie.
Federico Malgarini
Tolaini - Chianti Classico 2010 Riserva
88/100
Sul mercato da ottobre, la riserva di Chianti Classico 2010, è prodotta da Pierluigi Tolaini
nella sua azienda a Castelnuovo Berardenga, con uve Sangiovese 100% provenienti da
un piccolo vigneto di circa tre ettari. Dalla veste rubino scuro, svela al naso frutta rossa
matura e ben definita, mora e visciola, sfumature floreali di viola, spezie dolci, insieme a
gradevoli note sapide e tostate che ben accompagna la chiusura finale. E’ un vino rosso
dall’acidità viva ma dai tannini risolti, e quindi più morbidi, da abbinare - come da tradizione - a una succulenta bistecca di chianina alla fiorentina. Laura Di Cosimo
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Tenuta degli Dei - Le Redini 2011
Questo vino, al quarto anno di produzione, è realizzato da Tommaso Cavalli nella sua
Tenuta degli Dei a Panzano in Chianti. Prodotto quasi esclusivamente con uve Merlot
(90%) - più una piccola percentuale di Alicante - è vino rosso immediato, di grande
piacevolezza, pieno e morbido al palato. Il bel colore rubino intenso prepara all’impatto con i profumi di frutti rossi a bacca piccola, ribes e fragoline di bosco in primis,
fragranti, succosi e davvero invitanti, insieme a una nota di tabacco che si coglie nel
sottofondo. Perfetto su un coniglio alla cacciatora. Laura Di Cosimo
Monteverro – Vermentino 2012
87/100
Il vitigno Vermentino interpreta, con i suoi raffinati profumi e la spiccata piacevolezza, la migliore tradizione dei vini bianchi coltivati lungo la costa toscana. La cantina
Monteverro - nei suoi vigneti di Capalbio - dedica grande cura nella produzione di
questo Vermentino dai delicati aromi floreali, dai sentori fruttati di cedro e pera fragrante, resi più complessi da sfumature sapide e di erbe aromatiche. All’assaggio si
riconfermano le sensazioni olfattive, con un palato fresco e di buon equilibrio, che
si caratterizza soprattutto per un’invitante e gradevole beva. Con crudi e antipasti di
mare o su primi piatti delicati con verdure. Laura Di Cosimo
86/100
Montalbera – Moscato d’Asti San Carlo 2012
Il Moscato d’Asti esprime tutta la sua delicata aromaticità in questa riuscita interpretazione
dell’azienda Montalbera, realizzata nella sua cantina a Castiglione Tinella. Dalla brillante
veste oro chiaro, i toni olfattivi esaltano la fragranza fruttata, con pera e pesca bianca in
primo piano, poi agrumi dolci e sfumature floreali: tutti racchiusi in un gradevole insieme
odoroso. Al gusto si conferma di deliziosa beva, si ripetono le sensazioni dolci e fruttate
che, sospinte dalla spuma morbida e fine, invitano a un nuovo sorso. E’ uno spumante di calibrata dolcezza, immediato e fresco, perfetto con i dolci natalizi della nostra migliore pasticceria. Laura Di Cosimo
Pinôt Nero Cuvée Tradizione Brut
Bertè & Cordini
86/100
La storia enologica del nostro Metodo Classico passa anche per l’Oltrepò Pavese. È
da questo territorio, molto spesso sottovalutato e poco conosciuto, che provengono le migliori uve di Pinôt Nero da spumantizzare. Le Cantine Montagna sono
un’azienda storica di Broni, che nei primi anni ‘70 è stata rilevata dalla famiglia Bertè
Cordini. Fra i top di gamma della produzione troviamo la Cuvée Tradizione Brut, un
metodo classico di Pinot nero in purezza, che sosta almeno 24 mesi sui lieviti. Dal
brillante colore giallo paglierino, mostra un’ampia parabola olfattiva che si apre al delicato fruttato di fragoline di bosco, continua con note mentolate e lievi sensazioni
tostate di caffè, per poi chiudere con sfumature minerali gessose. Al palato coinvolge per la sua vena fresca donata da una bella acidità, con una chiusura pulita e sapida.
Da antipasti di formaggi, per esempio, un tortino al parmigiano. Federico Malgarini
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by Luca Turner
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gourmet
L’ultima
creazione di
Luciano Benetton
Luciano Benetton’s
latest creation
E’ un luogo iconico quello in cui Luciano Benetton ha deciso di presentare una delle sue nuove creazioni, il “Salone del ridotto” di
Palazzo Dandolo di San Moisé a Venezia, al secolo Hotel Monaco e
Grand Canal. Ridotto perché qui si “riducevano” i veneziani e gli stranieri a indulgere al gioco e al diletto. Dopo quattro secoli dall’apertura di quello che può essere considerato il primo Casinò d’Europa, ancora un’occasione di piacere autentico, perché Luciano Benetton non
ha portato a Palazzo Dandolo la sua nuova collezione di abbigliamento, bensì il suo nuovo vino.
Luca Cuzziol, titolare di una tra le più importanti realtà d’importazione e distribuzione di prodotti alimentari tra cui vino e spirits, ci accoglie e ci prepara all’incontro, che sarà consumato con il preludio di
un’allegra e spensierata chiacchierata tra titani: schierati sul palco ecco
Luciano Benetton, Enzo Vizzari, direttore de Le Guide de l’Espresso,
e Bruno Paillard, fondatore dello Champagne omonimo, nonché presidente e direttore generale del gruppo champenoise Lanson-BCC.
Un trio di personalità d’eccellenza in un ambiente così esclusivo, forse
questo è il modo migliore per presentare la Società Agricola Villa
Minelli, l’ultima impresa targata Benetton.
A ben riflettere il nome Benetton ci riporta agli United Colors, al
verde dell’insegna dei negozi ampi e spaziosi, luminosi e colorati,
sparsi in ogni angolo della terra. E come dimenticare quelle immagini
pubblicitarie che aprirono il mondo intero a riflettere sui problemi sociali. Immagini forti ma a valenza etica, spesso scandalosi per il loro
osare, concepiti grazie al genio fotografico di Oliviero Toscani. Nella
pubblicità spesso il prodotto non era presente, ma era forte il messaggio che trasmetteva in maniera subliminale, un modo nuovo di comunicare firmato Benetton.
Quelle campagne unite alla qualità della fattura, al disegno e alla semplice eleganza dei suoi prodotti hanno permesso a Luciano Benetton
di reinventare un sistema di comunicazione che fino ad allora viaggiava su binari monocromatici.
Per certi versi Benetton ha brevettato il colore, l’essenza stessa della
Luciano Benetton presented one of his latest creations in an
iconic location, “Salone del ridotto” of Palazzo Dandolo in
Venice, at Hotel Monaco e Gran Canal. The word “Ridotto”
describes a place where Venetians and foreigners gathered to
indulge themselves in gambling and pleasures. Another occasion of authentic pleasure after four centuries from the opening of what can be considered as the first Casinò in Europe,
because in Palazzo Dandolo Luciano Benetton has not presented his latest collection, but rather his new wine. Luca
Cuzziol, the owner of one of the most important import and
distribution companies of foodstuff as well as wine and spirits,
welcomed and prepared us to the meeting, which began with
a cheerful chat among giants: Luciano Benetton, Enzo Vizzari,
the director of Le Guide de l’Espresso and Bruno Paillard,
founder of the namesake Champagne and president and general director of the group Champenoise Lanson-BCC. A
group of three excellent personalities in an exclusive location.
This is probably the best way to present the Società Agricola
Villa Minelli, Benetton’s latest challenge. The name Benetton
reminds us of the famous brand United Colours, the green
sign of airy, wide, bright and coloured shops all over the world
as well as the famous advertising campaigns which made people reflect on social issues. Strong pictures with an ethical
value, which were often shocking, conceived by the photographer Oliviero Toscani. Very often the product was not present
in the advertisements, however, the strong message they conveyed in a subliminal way was considered as a new way of
communicating branded Benetton. Advertising campaigns, together with the quality of the finish, the design and the elegance of his products allowed Luciano Benetton to reinvent a
communication system that was once just monochrome.
However, vine is a colourful world too and the fil rouge
between these two worlds, which are just apparently distant,
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is fine but well established. Benetton began producing wine
and couldn’t help doing it his way. He hasn’t purchased an already existing company, he hasn’t tagged a product which is
an illegitimate child of his spirit, and avoided realising a marketing operation which is lucrative but culturally fruitless. The
Gordian knot of his project is Villa Minelli, the headquarters of
the Benetton group: this is where the idea of producing wine
was born. Behind the villa, from the window of Luciano
Benetton’s office you can see a luxuriant vineyard. In the past
years grapes were given to other people, but then, one day,
he had an inspiration. When some Japanese clients asked him
whether he produced wine with those vines, Luciano Benetton
answered that in a near future he actually would produce
wine. Not whichever wine, but rather his wine. “Just think that
nowadays we could have been wine producers since forty
years” confessed Luciano. However, any enterprise needs its
times and its evolution. Luciano Benetton applies his rules:
simplicity and concreteness, swiftness and accuracy. In 2007
some experts began analysing the soil and the vines. Results
were satisfying; it is possible to achieve the aim of respecting
nature without changing or revolutionising anything. Luciano’s
aim is to succeed in producing genuine wine.
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sua vita da grande imprenditore. Ma anche la vite è un mondo a colori e il fil rouge tra questi due universi, solo apparentemente distanti, è
sottile ma ben presente. Benetton è arrivato al vino e non poteva che
farlo alla sua maniera. Non ha comprato un’azienda già esistente, non
ha etichettato un prodotto figlio illegittimo del suo spirito, evitando di
realizzare un’operazione di marketing lucrosa ma culturalmente sterile. Il nodo gordiano del suo progetto è Villa Minelli, il quartier generale del gruppo Benetton: è proprio da qui che è nata l’idea di produrre vino. Dietro la villa, dalla finestra dell’ufficio di Luciano Benetton, si
può ammirare una vigna rigogliosa. Le uve negli anni passati erano
conferite a terzi, poi un giorno una semplice illuminazione: alla domanda che candidamente dei clienti giapponesi gli rivolsero (“lì si produce vino?”) Luciano Benetton rispose con la scelta che, in un futuro
immediato, sarebbe stato effettivamente così. Ma non un vino qualsiasi, il suo vino. “E pensare che oggi potremmo essere dei produttori di
vino da quarant’anni” ci confessa lo stesso Luciano. Ogni impresa dell’animo più valente richiede però i suoi tempi, la sua giusta evoluzione.
Luciano Benetton mette in campo le sue leggi: semplicità e concretezza, velocità e accuratezza. Nel 2007 una squadra di tecnici inizia ad
analizzare il terreno e le viti. I risultati sono buoni, l’obiettivo di rispettare la natura senza togliere o stravolgere nulla può essere rag-
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gourmet
giunto. L’aspirazione di Luciano è riuscire a creare un vino etico e
vero, senza trucchi. Un prodotto che il mercato deve riconoscere per
la sua identità e che sarà coerente con la filosofia del gruppo
Benetton: naturalezza e qualità a disposizione di chiunque. L’enologo
Francesco Serafini, grande conoscitore della Marca trevigiana, dei suoi
terreni e dei suoi vitigni, si mette all’opera. L’orchestra è pronta, si
parte. Il risultato è il minimalismo raffinato della silhouette dei tre vini
che abbiamo avuto il privilegio di degustare a Venezia: Villa Minelli
Bianco 2012, Villa Minelli Malvasia 2012 e Villa Minelli Rosso 2012. I
nomi sono semplici, è il terroir che parla. Le etichette spariscono, il
colore è dipinto dal protagonista, il vino. Il bianco è un blend di
Chardonnay e Pinot Grigio, cromie chiare e lucenti, aromi fruttati e
fragranti, struttura avvolgente e morbida. La Malvasia Istriana ostenta
il giallo dell’oro, grande complessità, intensità e sapidità. Il rosso, la cui
trama è intessuta dal Merlot, dal Cabernet Sauvignon, dallo Shyraz e
dal Carmenère, cattura lo sguardo con il suo vermiglio ciclamino lucido e profondo, l’olfatto con i suoi profumi di piccoli frutti di bosco
maturi, il palato con i suoi tannini vigorosi e rotondi.
Fino a ieri l’anima imprenditoriale dei Benetton si poteva solo ammirare con lo sguardo e accarezzare tra le dita.
Oggi è possibile spingersi ancora più in là: sorseggiando, gustando,
n
centellinando con passione.
A product which will be recognised on the market for its
identity and which will be coherent with the philosophy
of the Benetton group: naturalness and quality available
for anybody. The oenologist Francesco Serafini,
a great connoisseur of the Marca Trevigiana, of its territories
and its vineyards got started. The orchestra is ready,
let’s start. The result is a refined minimalism of the three
wines we tasted in Venice: Villa Minelli Bianco 2012,
Villa Minelli Malvasia 2012 and Villa Minelli Rosso 2012.
The names are simple, the terroir speaks for itself. Labels disappear; colour is painted by the protagonist: wine. The white
wine is a blend of Chardonnay and Pinot Gris, light and sparkling chromas, fruity and fragrant aromas, soft structure.
Istrian Malvasia is golden, complex, intense and aromatic.
The red wine is a mixture of Merlot, Cabernet Sauvignon,
Shyraz and Carmenère and catches your eye with its deep
and shiny cyclamen scarlet red, your sense of smell with its
perfumes of ripe little fruits of the forest, your taste with its
rounded strong tannin. Up to recent times you could just
touch and feel with your fingers and admire Benetton’s
entrepreneurial personality. Today you can go further:
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A Nord
del futuro:
la cucina di
René Redzepi
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by Alessandra Meldolesi photo by Bob Noto
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North of the Future: the
cuisine of René Redzepi
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Karen Blixen non l’aveva previsto, che a suonare il gong della quaresima boreale sarebbe stato un ragazzo smilzo dai lineamenti mediterranei, al posto della sua radiosa Babette. Eppure è successo. Le papille luterane non sono state risvegliate dal consommé di tartaruga del
Café de Paris, catapultato dalla rivoluzione comunarda sui
merletti del Berlevaag Fjord, ma dal pasto nudo, bruto nel
senso artistico della parola di un neo-primitivo figlio di profughi di guerra macedoni: il trentacinquenne René Redzepi. La
conversione tuttavia ci sta tutta, come la compenetrazione
fra la spiritualità nordica e la miracolosa epifania della gola.
Misericordia e verità si sono infine incontrate, rettitudine
e felicità sono lì che si baciano. Sì, ma nel primo ristorante al mondo, nei suburbi orizzontali della capitale
Copenhagen.
René Redzepi, la premessa è d’uopo, non è un autodidatta. La sua petizione di un ricominciamento
ex nihilo, quasi un tic della cucina di ricerca degli ultimi
decenni, confligge con il suo curriculum, e anche con i cromosomi del
suo stile. Perché prima del 2004, quando ha inaugurato il Noma negli
spazi austeri di un magazzino settecentesco, ha calzato la toque presso Le Jardin des Sens di Montpellier, la French Laundry del grande
Thomas Keller, persino al Bulli di Ferran Adrià, oltre che in alcuni fra i
più eminenti (e gallicizzanti) ristoranti danesi. La spinta globalizzatrice che ha sradicato l’alta cucina dall’epicentro francese era agli esordi,
quando la sua Nordic Mada (il “pasto nordico” che battezza per contrazione il ristorante) ha rinunciato a restaurare l’esistente, a causa di
un passato tutto sbobbe e stoccafisso, per ricalcare le orme ancestrali
del foraging, sguinzagliata come un selvatico a caccia della pastura
quotidiana nell’habitat. Un’operazione in fondo simile a quella compiuta a Laguiole da Michel Bras, costretto dall’avarizia dell’Aubrac a
scambiare ricchezza e nobiltà su una tavola virata sul verde. Né l’esito
poteva discostarsi troppo dagli svolgimenti di un suo allievo eccellente, Andoni Luis Aduriz, interprete di un naturalismo integrale, spontaneista e microsensibile in Euskadi.
In contemporanea con la levata di serrande (e 9 anni dopo il Dogma
di Lars Von Trier), i capisaldi della svolta si sono intinti nel calamaio di
uno storico Manifesto firmato da 12 chef in rappresentanza di
Scandinavia, Danimarca, Groenlandia, Islanda, Isole Feroe e Åland.
Elenca i dieci punti fondativi della New Nordic Cuisine, quasi tutti
concentrati sul paniere, dalla stagionalità fotosensibile alla valorizzazione delle peculiarità del microclima; dalla salubrità, che significa leg-
Karen Blixen didn't foresee that, instead of her lively Babette, it
would have been a thin young boy with Mediterranean features
to play the gong of the boreal “quaresima”. But it happened.
The Lutheran taste buds haven't been awaken by the turtle
consommé of the Café de Paris, thrown by the global revolution
on the laces of the Berlevaag Fjord, but rather by a bare meal,
quite “rude” in the artistic meaning of the word, of a new-primitive son of Macedonian refugees: the 35 year old René Redzepi.
A very important conversion and a combintion between the
Nordic spirituality and the amazing culinary epiphany. Mercy
and truth have finally joined, rectitude and happiness have built
a very close relationship. But in the first restaurant in the world,
in the horizontal suburbs of the capital Copenhagen, René
Redzepi (an introduction is needed), is not an autodidact. His
petition of a new ex nihilo, like a tic of the research cuisine in
the last decades, is in contrast with her curriculum and with the
original chromosomes that characterize her style. Before 2004,
when he inaugurated the Noma in a little XVII-century warehouse, he wore the toque in Le Jardin des Sens in Montpellier,
the French Laundry of the famous Thomas Keller, even at the
Bulli of Ferran Adrià, not to mention some of the most important Danish restaurant. The globalising force that has characterized the top-quality cuisine of the French epicenter was just debuting, when his Nordic Mada (the important “Nordic meal” of
the restaurant) gave up its idea of reintroducing the existing, because of a past made of viddles and stockfish, to retrace the ancestral footsteps of the foraging, like a wild animal in search of
its daily gazing in its habitat. This idea is similar to the project
realized in Languiole from Michael Bras, forced by the avarice
of Aubrac to exchange richness and nobility on a green table.
And the result couldn't be so different from the outcomes of one
of his excellent pupil, Andoni Luis Aduriz, an interpreter of an integral, spontaneous and hypersensitive naturalism in Euskadi,
Together with this process (and 9 years after the dogma of Lars
Von Trier), the cornerstones of the change were part of an historic Manifesto signed by 12 chefs on behalf of Scandinavia,
Denmark, Greenland, Iceland, Feroe Islands and Aland Islands.
It contains the ten foundation points of the New Nordic Cuisine,
which are focused on different aspects, from the photosensitive
periods to the valorization of the peculiarities of a microclimate;
from the word healthiness, which means sustainablity and
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biologic products to the agitprop of the terroir, enhanced by the
Nord Food Lab and the cataloguing of the local varieties; from the
valorization of the Nordic traditions, in particular the process of
smoking and preservation, to the exchange between the global
cuisine which aim to rebalance the self-sufficient motivation. But
maybe the most effective point is the first one. “Express those purity, freshness, simplicity and ethic values which we would associate with our region”. A 360 degree change in relation to the really
elaborate high-tech of Spanish origin, symbolized by the cuisine of
Redzepi, like the cuisine of Mathias Dahlgren and Magnus
Nilsson, North of the Future, if we want to quote Paul Celan. The
ostracism related to any allochtoon ingredients, even the global
extra-virgin olive oil, is the most impressive feature of her cuisine.
This forces Redzepi to enigmistic performances, where replacements, periphrasis, lipograms in Georges Perec's style, creatively
regulate her play. Therefore we have a blend of really different
elements, .seafood and local wild animals but above all herbs,
moss, lichens, unknown tubers and roots, even grasshoppers and
other insects, mixed together by a neo-romanthic panism which
extend in excess the perimeter of edible things. The seasonality is
also very important, emphasized by the motto “cook it raw”.
That's an obvious oxymoron which highlight the importance of the
product, as it is written in the Manifesto mentioned above. And
the word “raw” reverse the hierarchy between the cook and his
final product, which is the echo of the words of the philosopher
Diogenes who, according to the legend, dead after eating a raw
octopus during his rebel action against society - symbolized by the
fire, which stands for the return to a primitive wild status.
106
gerezza, sostenibilità e biologico, all’agit prop del terroir, potenziato
dal Nord Food Lab con la catalogazione delle varietà locali; dalla valorizzazione delle tradizioni nordiche, con particolare riferimento alle
tecniche di affumicatura e conservazione, all’interscambio con la cucina globale, per riequilibrare la spinta autarchica. Ma il più dirimente è
forse il primo punto: “Esprimere la purezza, la freschezza, la semplicità e i valori etici che desideriamo vedere associati alla nostra regione”,
quindi “alimenti naturali, assenza di ingredienti sintetici, un grado ridotto di elaborazione”. Una svolta a 360 gradi rispetto al barocchismo high-tech di matrice spagnola. La cucina di Redzepi, come quella
di Mathias Dahlgren e Magnus Nilsson, ne offre una fedele incarnazione. A nord del futuro, per dirla con Paul Celan. A fare scalpore è innanzitutto l’ostracismo caduto su qualsiasi ingrediente alloctono, persino l’ubiquo extravergine di oliva. Un’operazione che costringe
Redzepi ad acrobazie di stampo enigmistico, sostituzioni, perifrasi, lipogrammi alla Georges Perec che normano creativamente il suo
gioco. Cosicché sul piatto finiscono per assommarsi elementi di difficile catalogazione, frutti di mare e selvatici locali, ma soprattutto erbe,
muschi, licheni, tuberi e radici non identificati, persino cavallette e altri
insetti, trascinati da un panismo neoromantico che allarga a dismisura
il perimetro del commestibile. La stagionalità non è meno importante.
Giacché quando è propizia vige il motto “cook it raw”, cucinalo crudo.
Un ossimoro che radicalizza la centralità del prodotto delineata dal
Manifesto. Ed è una crudità che rovescia la gerarchia fra il cuoco e il
suo prodotto, riecheggiando le invettive di un Diogene, il filosofo che
la leggenda vuole morto per avere ingerito un polpo crudo nella sua
ribellione contro la civiltà, esemplificata dal fuoco, in favore del ritorno a uno stadio selvaggio primario. “Possa io scegliere come cibo
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gourmet
quello che mi posso procurare più facilmente”, scriveva il cinico alludendo alla caccia e soprattutto alla raccolta. Un nichilismo consanguineo della purezza del Noma. Durante i lunghi inverni boreali, quando
gli ingredienti freschi latitano, scatta invece il ricorso massiccio alle
conserve, ottenute per la maggior parte con la tecnica della latto-fermentazione, tipica di queste latitudini, ma diffusissima anche in Asia,
secondo un estremo e pervasivo giapponismo. Esaltano la capacità di
evoluzione spontanea dell’ingrediente in una sorta di auto-cucina costellata di sorprese gustative e improntata a un antisoggettivismo radicale, non meno dirompente della svolta luddista. Orzo, piselli, pere,
prugne, frutti di bosco, funghi: il “marcio” della Danimarca shakespeariana, “giardino incolto, pieno di malefiche piante”, conserva le sue
sembianze originarie, comprese le parti “incommestibili”, al pari degli
ingredienti crudi. Perché quella di René Redzepi è anche una rivoluzione estetica, che spoglia i tavoli delle tovaglie per mostrare il legno
grezzo, privilegia i piatti che recano il segno delle mani sulle levigatezze griffate del design e decima la posateria, ridotta a un coltello col
manico in corno e alle dita delle mani, che attingono magari da un vasetto per le piante a centrotavola. Cosicché la materia sembra imprigionare la forma con la stessa intensità con cui quest’ultima si imponeva sul prodotto, in un ulteriore ribaltamento del paradigma iberico. Se
è vero infatti che René è andato a scuola da Ferran, non poteva darsi
reazione più ostinata e contraria alla vaporosità evanescente del suo
sogno, tappeto gastronomico di sottofondo del miracolo spagnolo.
Laddove la cucina povera del danese, con i suoi ingredienti di fortuna
e la rinuncia puristica all’artificio, sembra doppiare la malattia mortale
dei nostri tempi attingendo al repertorio emozionale e gastronomico
n
del grande freddo del nord.
The philosopher wrote “I can choose to eat the food that I can
have easily”, referring to hunting but above all to gathering
activities. During the long boreal winters, when fresh ingredients
are running out, the use of conserves is absolutely fundamental,
which are produced thanks to the lactic fermentation. This is typical process of this area but it is very popular also in Asia, according
to an extreme and pervading Japonism. They highlight the ability of
a spontaneous development of the ingredient in a kind of self-cuisine, filled with gustatory surprises and oriented to a radical antisubjectivism, as shocking as the Luddite innovation. Barley, beans,
pears, plums, wild berries and mushrooms: the “bad” products of
that Denmark described by Shakespeare, where a “sylvan garden,
full of strange plants” preserves its original aspect, including the
“inedible” parts, like raw ingredients. The revolution of Renè
Redzepi is an aesthetic innovation, which avoid using tablecloths
on the tables to show the raw wood, which prefers dishes with
hand traces on the branded smoothness of design and eliminate
the flatware, reduced to a knife with a horn handle and fingers,
which can taste something by picking it inside a little plant vase as
centerpiece. For all these reasons, the material seems to include
the form with the same intensity that he... on the product, another
overturn of the Iberian paradigm. If it’s true that René was a pupil
of Ferran, we couldn’t expect a different reaction than this obstinate response to his evanescent dream, a gastronomic background
of the Spanish miracle. The poor Danish cuisine with its improvised
ingredients and the puristic choice of avoiding artifices, seems to highlight the mortal illness of the present days, finding its inspiration
on the emotional and culinary repertoire of the freezing North.
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gourmet
La fiera delle
“autenticità”
by Alessandra Piubello
La complessità del vigneto Italia è storicamente conosciuta: tanti terroir e tantissime varietà autoctone che vanno a comporre un mosaico
davvero eterogeneo, ricco di sfaccettature e unico. Certamente da
preservare e valorizzare. Un patrimonio incredibile che vede l’Italia al
terzo posto mondiale con 453 varietà censite.
In questo contesto, ben dieci anni fa, nasce Autochtona a Bolzano, la
fiera dedicata esclusivamente agli autoctoni. Il direttore della fiera e
fondatore della manifestazione, Reinhold Marsoner, ci racconta: “L’idea
mi venne dodici anni fa, leggendo un articolo di Siebech su die Zeit che
esprimeva la sua preoccupazione sul dilagare degli internazionali ovunque e sulla scarsa attenzione ai vigneti autoctoni, vero punto di forza
identitario di un terroir.
Condividendo questo pensiero, mi sono attivato per dare visibilità alle
nostre varietà tipiche e qualche anno dopo, diamo vita alla prima ed
unica manifestazione così concepita”. Una scelta che trova oggi ampio
riscontro, basti pensare che sul mercato interno ed estero è in atto la
riscossa dei vitigni autoctoni del territorio conquistandosi ben tre
premi su quattro assegnati dalle principali guide 2014. La conferma di
The trade fair of “authenticies”
The complex structure of the Italian vineyard is historically popular: a lot of terroirs and many local varieties are the key elements of a uniform and unique mosaic, rich in shades. It has to
be preserved and valued. A proud heritage that contribute to
Italy’s third place in the world with its 453 varieties.
In this contest, ten years ago, was founded the Autochtona in
Bolzano, which is a trade fair dedicated exclusively to local products. The fair director and founder of the event is Reinhold
Marsoner, who explains: “I came up with this idea about twelve years ago, when I was reading an article published by
Siebech on Die Zeit. He wrote that he was worried about the
success of international products everywhere and about the insufficient attention dedicated to local vineyards, the authentic
key point of a terroir. As I totally agree with him, I decided to
give a high level of visibility to our typical varieties and, some
years after, we are finally creating the first and unique event
inspired by these ideas.”. This choice raised a lot of interest and
attention, if you think that the “revenge” of the local vineyards
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is taking place on the internal and foreign market and it is going
to achieve three out of four awards given by the main guides
2014. The results of a survey carried out by the Istituto
Marchigiano Tutela Vini (Imt) and the University of Technology in
the Marche shows that there is a tendency which, during the present time of the globalization, sees Italian people drinking local
wines of zero food miles. The two authorities mentioned above
classified the winning white wines and the awards given by the six
most renown publications (Bibenda, Slow Wine, Gambero Rosso,
Vini di’ Italia from L’Espresso, Veronelli, Vinibuoni d’Italia 2014).
The survey shows that, compared to international wines, the local
vineyards achieve the 76% of the global recognition and that demonstrates the tendency of a growing demand for local wines.
The close relationship between wine and its place of origin, the
consumption habits and maybe also a special attention of the citizens to the support of the local economy in such a difficult period, lead to the fact that the most requires and awarded bottles
are the regional wines, from the South and central Italy to the
North of the country. Another important aspect of the fair is that
a qualified panel is in charge of assess local wines and to give two
awards, the “Autoctoni che passione!” and the “Tasting Lagrein”.
The selection of “Autoctoni che passione!” represents an important moment of valorization for the companies which, in accordance with the regulations, can present only bottles with a percentage of Italian local vines equal or more than 95%. This choice aims to help winemakers, consortia and protection authorities
which promote the return to specific, acient vine varities bound
to the territory. For the first time, there was an entire day dedicated to the “Tasting Lagrein”, which awards the red berry wine
from Alto Adige in two categories: the best “Lagrein” and the best
“Lagrein reserve”. These are the names of the winners of
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una tendenza che, nel tempo della globalizzazione, vede gli italiani
bere locale a “chilometri zero” viene dalla ricerca condotta da Istituto
Marchigiano di Tutela Vini (Imt) e Università Politecnica delle Marche,
che hanno catalogato i vini bianchi vincitori e i premi assegnati dalle sei
pubblicazioni più autorevoli (Bibenda, Slow Wine, Gambero Rosso,
Vini d’Italia de L’Espresso, Veronelli, Vinibuoni d’Italia 2014). Dallo studio risulta che, complessivamente, i vitigni autoctoni portano a casa il
76 per cento dei riconoscimenti rispetto a quelli internazionali, a conferma di un trend che vede una domanda sempre più sostenuta di vini
di produzione locale. Il forte legame del vino con il territorio di produzione, le abitudini di consumo, ma forse anche una maggiore attenzione dei cittadini al sostegno dell’economia locale in un momento di crisi
ha come risultato il fatto che le bottiglie più richieste e più premiate
siano quelle prodotte a livello regionale, dal Sud al Centro fino al Nord
del Paese.
Anche Autochtona si occupa del riconoscimento degli autoctoni con
una propria giuria, assegnando ben due premi: “Autoctoni che passione!” e “Tasting Lagrein”.
La selezione “Autoctoni che passione!” rappresenta un momento di
valorizzazione per le aziende, che per regolamento possono presentare ad Autochtona esclusivamente bottiglie con una percentuale di vitigni autoctoni italiani pari o superiore al 95%.
Una scelta precisa, volta a privilegiare produttori, consorzi ed enti di
tutela che si fanno promotori del recupero di vitigni più ricercati, antichi o legati a microterritori. Il “Tasting Lagrein”, che quest’anno per il
primo anno ha avuto un'intera giornata dedicata, premia il vitigno a
bacca rossa altoatesino in due categorie: “Miglior Lagrein” e “Miglior
Lagrein riserva”. Ecco i nomi dei vincitori di “Autoctoni che passione!”,
selezionati tra un parterre di oltre 300 etichette: partendo dal Friuli
Venezia Giulia, il premio Miglior Vino Dolce è andato all’Ucelut 2009
di Castelcosa srl. È volato in Emilia Romagna l’award nella categoria
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gourmet
Miglior Spumante: l’etichetta vincitrice è risultata il Lambrusco Rosé di
Modena DOC Metodo Classico 2010 di Cantina della Volta.
All’Abruzzo va invece il riconoscimento del Miglior Vino Bianco con
l’Abruzzo DOP Montonico superiore 2012 di Vini La Quercia.
Scendendo più a Sud, sale sul podio la Puglia: il premio di Miglior Vino
Rosso va infatti al Salento IGT Negroamaro Le Braci 2006 dell’Azienda
Monaci.
L’azienda valdostana La Source si aggiudica infine il Premio Speciale
Terroir – tradizionalmente assegnato all’etichetta che meglio rappresenta l’espressione del vitigno legato al suo territorio di riferimento –
con il vino Valle d’Aosta DOP Petite Arvine 2011.
Nella sezione dedicata al Lagrein, è il Turmhof 2012 della Cantina
Tiefenbrunner a salire sul podio aggiudicandosi il premio “Miglior
Lagrein”. Per la categoria “Miglior Lagrein Riserva/Selezione”, il vino
premiato è il Taber 2011 di Cantina Bolzano. La menzione speciale
“Cantina del Lagrein”, assegnata dalla giuria all’azienda che ha ottenuto
il punteggio più alto nella somma delle due categorie (novità di questa
terza edizione della rassegna) è stata assegnata alla Cantina
Niedermayr di Cornaiano (Bolzano).
“In questa decima edizione – ci spiega Stefano Malagoli direttore della
Fruitecom, società di comunicazione e relazioni pubbliche che ha curato con bravura l’evento – abbiamo unito le forze e fatto sinergia.
Abbiamo infatti collaborato con DiWine Award, che ha concluso la selezione del suo prestigioso premio qui in Alto Adige (conferendo il
primo premio Brut d’Antan 2000 all’azienda La Scolca) e con l’associazione Vignaioli Alto Adige “Vinea Tirolensis” che per il primo anno ha
organizzato la sua quattordicesima edizione nei padiglioni di
Autochtona”.
Autochtona, fiera enologica che per scelta non ospita più di una settantina di aziende, sta sempre di più conquistandosi uno spazio e un sucn
cesso che merita.
“Autoctoni che passion”, selected by a parterre of more than 300
labels: starting from Friuli Venezia Giulia, the award from Best
Sweet Wines is gone to Ucelet 2009 from Castelcosa srl. The
award from best Sparkling Wine is a wine from Emilia Romagna,
the Labrusco Rosé Modena DOC Classic Mehod 2010 of the
Cantina della Volta. The award for best White Wine was assigned
to the Abruzzo DOP Montonico superior 2012 produced by Vini
La Quercia. Going southwards, the region Puglia has won the
prize for best Red Wine with Salento IGT Negroamaro Le Braci
2006 by Azienda Monaci. The winery La Source from Aosta Valley
has won the Special Terroir Award – traditionally given to that
label which best embodies the expression of a vine steeped in its
place of origin – with Valle d’Aoista DOP Petite Arvine 2011. In the
Lagrein section, the Turmholf 2012 by the Tiefenbrunner Winery
has won the award for the best Lagrein. In the category for the
best Lagrein Reserve/Selection, the winning wine is the Taber
2011 by Cantina Bolzano. The special mention “Cantina del
Lagrein” was assigned by the panel to the company which has obtained the highest score in the sum of two categories (a new feature of this third edition): Cantina Niedermayr of Cornaiano
(Bolzano). In this tenth edition – explains Stefano Malagoli, the director of Fruitecom, a communication and public relation company which was in charge of the organization of the event – we have
really worked together. We collaborated with DiWine Award,
which ended the selection of its most famous prize here in Alto
Adige (giving the first prize Brut d’Antan 2000 to La Scolca) and
with the winemaker association of Alto Adige “Vinea Tirolensis”,
which for the first year organized its fourteenth edition in the pavilions of Autochtona”. Autochtona is an oenological fair which hosts
by choice more than seventy companies and it is more and more
raising the success and attention it deserves.
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A Merano per
il festival
dell’eccellenza
by Claudia Bondi
Go to November at the Merano Wine Festival has become over
the years a sort of ritual for the insiders. With the first cold traveling to the small town of South Tyrol, which still bears the traces
of its imperial past, with a stated desire to taste dumplings and
strudel. And wine, of course: this year's tasting about 700 Italian
and 150 foreign labels from different areas such as France and
South Africa, to Georgia, that the Old and the New World is a
compendium. Four days (Friday to Monday 8 11) to seal unique
in Italy, as is evident from the type numbers 6,500 total admissions (5 % more than in 2012), with the sold out during the day
on Saturday. Organizational well- proven machine that led by
Helmut Kocher, who in 1992 wanted to create an event dedicated to the excellence of the wine and food, giving birth to the
first edition of the MWF. This is after, in 1989, returning from a
trip to Bordeaux, not only fell in love with French wines, but had
decided to actively work to spread the concept of food and wine
of the highest level. That the latter was the imperative was clear
even from a gala dinner on Friday, a splendid banquet celebrating the movement of Campania here that bore the signature of
the chef Alfonso Caputo and Matthew Sangiovanni and epilogue
of the first day, which had played a key role wines unconventional grouped into "Bio & Dynamica". And since Saturday, the carousel of samples in the frame Nouveau Kurhaus, with many
stalls adorned with bottles important, those who have made the
history (often with the possibility to taste different vintages)
and the opportunity to enroll in rare tastings, such as Merlot
"Messorio" Le Macchiole (vertical 1998 to 2009, with 2010
preview) or the extraordinary Madeira Barbeito:
How many of us can say they have tasted a 1912 Boal?
In Merano was this possible, and much more.
On the way back, a thought: surely goodbye to 2015.
112
In Merano for the festival
of excellence
Recarsi a novembre al Merano Wine Festival è diventato negli anni
una sorta di rito per gli addetti ai lavori. Con il primo freddo si viaggia
verso l’elegante cittadina dell’Alto Adige, che ancora reca le vestigia
del suo passato imperiale, con un dichiarato desiderio di assaporare
canederli e strudel. E i vini, ovviamente: quest’anno in degustazione
circa 700 etichette italiane e 150 estere, provenienti da diverse zone
come la Francia ed il Sud Africa, fino alla Georgia, che del Vecchio e
del Nuovo Mondo è quasi un compendio. Quattro giorni (da venerdì
8 a lunedi 11) a suggellare un unicum in Italia, come appare evidente
da numeri tipo le 6.500 presenze complessive (5% in più rispetto al
2012), con il sold out nella giornata del sabato. Macchina organizzativa ottimamente collaudata quella guidata da Helmut Kocher, che nel
1992 volle creare una manifestazione dedicata alle eccellenze del vino
e del food, dando vita alla prima edizione del MWF. Questo dopo
che, nel 1989, di ritorno da un viaggio a Bordeaux, non solo si era innamorato dei vini francesi, ma aveva deciso di adoperarsi per diffondere fattivamente il concetto di enogastronomia di altissimo livello.
Che quest’ultimo fosse l’imperativo era evidente già dalla cena di gala
del venerdì, uno splendido convivio celebrativo del movimento campano che qui recava la firma degli chef Alfonso Caputo e Matteo
Sangiovanni ed epilogo della prima giornata, che aveva avuto come
protagonisti i vini non convenzionali riuniti all'interno di
"Bio&Dynamica". E dal sabato, la giostra degli assaggi nella cornice liberty del Kurhaus, con molti banchi impreziositi da bottiglie importanti, di quelle che hanno fatto la storia(spesso con possibilità di degustare diverse annate) e la possibilità di iscriversi a degustazioni guidate rare, come quella del Merlot "Messorio" de Le Macchiole (verticale dal 1998 al 2009, con 2010 in anteprima) o dello straordinario
Madera di Barbeito: quanti di noi possono dire di avere degustato un
Boal 1912? A Merano è stato possibile questo, e molto altro. Sulla via
n
del ritorno, un pensiero: arrivederci senz’altro al 2015.
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Paltrinieri:
la rinascita
del Lambrusco
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by Luca Bonacini photo by Roberto Carnevali
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gourmet
Paltrinieri: the revival of Lambrusco
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Alberto Paltrinieri’s humility is absolutely clear. It is a rare virtue nowadays, as the individual ego is going to triumph whenever and wherever. Keep your feet on the ground Alberto, as we say here. But he
has all the determination that is required to achieve the most prestigious levels. He is already a prominent figure among the top-quality
Lambrusco, a popular subject within the elite clutch of foodies and
the most important sommelier. His name appears in the renown
chart of the best wines in Italy, near the famous Brunelli, Baroli,
Super Tuscan. If you talk with him, you will immediately understand
the values that characterise his personality: the respect for earth,
vine and humankind, colleagues and even his competitors. The
Lambrusco Leclisse is his most important wine, which he has been
cultivating and looking after over the years as if it were his child. We
have to mention also the Radice and the others remarkable names,
whose bottles are all decorated with the works of art of the artist
Fabrizio Loschi who, thanks to his creative spark, coined last year the
glass of Labrusco. The history of Paltrinieri is very linear and has gone
through the XIX century – his house and winery are perfect testimony to their ancient past, with red bricks and Liberty decorations.
Those were the years of a single cuvee. First his grandfather and then
his father Gianfranco succeeded in creating a wide texture both of vineyards and relationships, which were characterized by an extreme
attention for the grapes. This dedication was celebrated after the
harvest together with tortellini and Labrusco and everyone was enthusiastic to give their opinion on the vintage quality. His father was
always there with the family (his second death anniversary is going to
be in a few days) and he was really humble and gentle. Thanks to his
passion and the secrets of the vineyard that the handed down, his
wine achieved an unexpected success, even though he had to fight
to acquire a recognition. His hard work deserves the sincere respect
of colleagues, customers, journalists and friends, who helped
116
L’umiltà di Alberto Paltrinieri ti arriva subito.
E’ una dote rara di questi tempi, in cui sembra prevalere l’affermazione del proprio io sempre e comunque. Vola basso Alberto, come si
dice da queste parti, ma non gli manca la determinazione e ha raggiunto i podi più alti, è entrato da tempo nell’Empireo dei Lambruschi, di
cui si parla nei salotti buoni dei foodies e dei sommelier più accreditati, e milita nella prestigiosa classifica dei migliori d’Italia, accanto ai
grandi Brunelli, ai Baroli, ai Super Tuscan. Parlando con lui ti arrivano i
valori che lo animano, il rispetto per la terra, la vite e l’uomo, colleghi
e presunti concorrenti compresi.
Il Lambrusco Leclisse è la sua creatura più celebre, cresciuta e accudita come un figlio in questi anni, pur senza dimenticare il Radice e gli
altri, degnissimi comprimari, tutti vestiti dalle opere d’arte dell’artista
Fabrizio Loschi, che in un guizzo di genialità, l’anno scorso ha coniato
il bicchiere del Lambrusco. Un percorso lineare quello della famiglia
Paltrinieri, che attraversa tutto il Novecento, la casa e la cantina sono
lì a testimoniarlo, con quei mattoni rossi vissuti e le finiture Liberty,
anni in cui la cuvè era poco più di una sola, e prima il nonno e poi
papà Gianfranco tessevano una trama fatta di tanta vigna e di rapporti
e relazioni, sanciti da un rigore estremo per l’uva, festeggiata dopo la
vendemmia insieme a tortellini e Lambrusco, dove tutti davano un parere sulla qualità dell’annata.
Un papà sempre presente, del quale tra poco ricorre il secondo anniversario della morte, a cui si devono umanità e tenerezza, e il travaso
dei segreti della vigna, a cui sono seguiti successi inaspettati con un
vino che ha dovuto lottare per imporsi, grazie a tanto lavoro è al confronto con colleghi, clienti, giornalisti, amici, una sincera riconoscenza
che fa ricordare ad Alberto a chi è debitore di tempo e consigli:
“Pierluigi Gavioli imprenditore vinicolo di Bomporto, con il quale per
tanti anni assaggiavamo le vasche, e decidevamo insieme i tagli e i correttivi da applicare, chiacchierate che erano vere e proprie amichevo-
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gourmet
li consulenze; il giornalista Paolo Massobrio, sempre molto vicino alla
mia famiglia; Christian Bellei, con il quale permane una vera amicizia,
molto di più di un semplice scambio di informazioni; ma anche Nano
Morandi, patron dell’Osteria Giusti, e quella passione e cura nel fare il
suo lavoro che ha saputo trasmettermi, oltre a tanti produttori, come
Michele Satta di Castagneto Carducci”.
Leclisse, nasce al Cristo, una piccola località della Bassa modenese, situata in quei territori tanto falcidiati dal sisma del 2012, una terra aspra
e limosa che produce il miglior Sorbara, protagonista della rinascita
del Lambrusco, dal colore rosso rubino chiaro dai riflessi violacei,
profumo di ribes, visciola e fragolina selvatica, gusto ampio ed intenso, sapido e fruttato.
Un Lambrusco che esalta la ricetta storica del Sorbara acido e minerale, resa ancor più piacevole ed elegante da una vinificazione con
Metodo Charmat lungo.
Quello che ci vuole per la cucina grassa dell’Emilia, ma ci sono tante
zone inesplorate nella gastronomia nazionale nelle quali il Sorbara
potrebbe rivelare piacevolezze inaspettate, come il pesce, magari fritto, abbinamenti semplici ma inconsueti, molto ricchi e grassi come la
Cassoeula lombarda con cui il Sorbara riesce a dare il meglio di sé.
La frontiera della spumantizzazione poi, potrebbe rivelare nuove
emozioni e ampliare ancora di più lo spettro dei possibili abbinamenti. Ma cosa beve Alberto Paltrinieri quando in compagnia di sua moglie
Barbara e dei suoi tre figli è in vacanza lontano da Sorbara ? “Il vino
non va bevuto da soli, ho delle suggestioni legate alle persone con cui
sono stato bene davanti a una bottiglia, ricordi indelebili e intensi.
Amo il Sangiovese di Romagna, i vini bianchi fermi ben strutturati, gli
ottimi Friulani, ma non mi piacciono i vini di moda, amo i vini dritti, la
semplicità, anche il Lambrusco è un vino semplice, ma non facile, se
devi spiegare il processo produttivo fai presto, è alla portata di tutti,
n
eppure non puoi dire che è un vino banale”.
Alberto in many ways: “Pierluigi Gavioli is a winemaker from
Bomparto, with whom I shared my opinions and we used to decide
together the changes to make. We used to talk a lot, sharing our advices and ideas; the journalist Paolo Massobrio, an intimate friend of
my family; Christian Bellei, a very close friend of mine; Nano Morandi,
the owner of Osteria Giusti and Michele Satta from Catagneto
Carducci, who inspired me for his authentic passion and dedication to
the work. Leclisse is produced in Cristo, a small town in the lower
area of Modenza, located in the territories hit by the earthquake in
2012. This very harsh and loamy land is the place of origin of the best
Sorbara, the main protagonist of the revival of Lambrusco: it has a
light ruby colour with violet shades and it is characterised by an intense, deep, savoury and fruity aroma of currant, cherries and wild strawberries. This Lambrusco reminds us of the historic recipe of the acid
and mineral Sorbara, which becomes more pleasant and elegant
thanks to a particular winemaking process – the long Charmat method. This is the ideal partner for the fatty cuisine of Emilia Romagna
but there are still lots of unknown places in the national gastronomic
scene, where the Sorbara can accompany unusual dishes, such as fish
dishes or fatty dishes (like the Cassoeula from Lombardy, the perfect
culinary partner for Sorbara). The future of sparkling wines, revealing
new emotions, can increase the number of its possibilities to be combined with special food. What does Alberto Paltrinieri drink when he is
on vacation with her wife Barbara and his three children? “We can’t
drink wine if we’re alone, I have many unforgettable memories about
me and people talking in front of a bottle. I love the Sangiovese of
Romagna, a still white wine with a great texture and the excellent
wines from Fiuli, but I have to say that I don’t like modern wines. I like
simple wines and even though Labrusco is a simple wine because it
doesn’t requires a long production process, it can satisfy every palate
and it will never be considered a banal wine”.
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gourmet
Tauma.
L’eleganza a
forma di rosato
by Alessandro Franceschini
“Mio zio ha sempre fatto un Cerasuolo. Così ho iniziato anche io.
È un vino versatile, ma non è un “rosatello”.
Tecnicamente non è semplice da realizzare perché devi saper fondere
il carattere intenso del Montepulciano con tratti al tempo stesso freschi e il più possibilmente fini”.
Avvocato, marchigiano figlio di abruzzesi, Giuliano Pettinella nel 2010
commercializza la sua prima annata di Tauma: la passione per il vino la
eredita dallo zio, che in passato aiuta sia in mezzo alle vigne che tra gli
ulivi.
È di fatto una new entry nella tipologia, anche se fuori dal cappello
della denominazione, tra le più convincenti apparse negli ultimi anni.
Solo 1400 bottiglie (circa 18 euro in enoteca), non prodotto nel 2011
a causa di un’annata non considerata all’altezza - e questo è già un
messaggio forte e chiaro circa la serietà dell’approccio del produttore
- che ha tutto, e forse di più, per lasciar definitamente sedurre anche i
Tauma. When elegance has
the flavour of rosé wine
“My uncle has always produced the Cerasuolo and I started
in the same way. This is a versatile wine, but it’s not an authentic rosé wine. Technically speaking, this type of wine is not
so easy to produce because you have to be able to blend the
intense character of Montepulciano with its natural and finest
texture.” Giuliano Pettinella, a lawyer who lives in the
Marches whose parents are from Abruzzo, presented his first
vintage of Tauma in 2010: his passion for wine was inherited
from his uncle, who helped him with the vineyards and the
olive groves. He is actually a new entry in the wine industry,
even if he hasn’t received the designation yet, one of the
most important winemaker who appeared on the scene in
the last years, Only 1400 bottles (they cost about €18 in a
wine house), that weren’t produced in 2011 because of the
poor crop - this is obviously indicates the professionalism of
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Giuliano’s winemaking philosophy – which has all that is required
to seduce the most skeptic palates. However, we’re not talking
about an ordinary rosé wine: rich in colour and alcohol,
Montepulcino has always had the unique peculiarity of offering,
also in this historical version, premium wines with an excellent texture. The competence and attention required to produce this type
of wine can not be taken for granted, otherwise you will sell only
anonymous and ordinal wines. It is not necessary to mention the
legendary people who work in this field in Abruzzo, for example
Valentini to Cataldi Madonna. Keeping in mind that “well begun is
half done”, we should follow carefully the next evolutions of
Tauma, that, however, can be considered from now on a remarkable name among the others in the wine industry. Giuliano welcomed us with great kindness and humility to his house in Silvi
Maini, a small summer resort town not far from Pescara: his half
hectare is divided into to “twins” vineyards, which originally had
the same number of vines. The name Tauma originates exactly
from this word, which in Aramaic means “twin”. One vineyard is
located on the slope of Maiella, in the municipality of Tocco da
Casauria (Pe), where the 40-year-old vines are organized according to a pegola system wheeras the other vineyard is situated in
Silvi Marina (Te), near a small hill with a seaview, with 10-year-old
spur trained vines. “In 2002, in the vineyard of Silvi, I originally cultivated vines to produce Cabernet Sauvignon but then I decided to
overgraft Montepulciano”. Considering the aromas of the 2012
vintage, his idea was really successful: a pleasant flavour of wild
berries, a balsamic and Mediterranean aroma, the perfect blend
for sipping true simplicity. That’s a dynamic, fresh, savoury and full
bodied rosé. We’re talking about a premium wine, characterised
by grace and refinement which are not left to chance or improvisation. Giuliano started his career as a hobby, but that’s going to
be something more important, but always with a great dedication
to the vineyards and his winery. No chemical fertilizers, only sulphur and copper are used in his vineyards whereas in the winery,
also thanks to the strong support of professor Leonardo Seghetti,
he avoid using selected yeast and fermenting wines in more than
10-year-old barriques.
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più scettici da quella “via di mezzo” vinosa rappresentata dal rosato.
Non un rosato a caso, comunque: ricco di colore e alcol, il
Montepulciano da sempre ha le potenzialità per donare anche in questa storica versione vini di ottimo carattere, ma la perizia e attenzione
con il quale bisogna vinificarlo non sono da sottovalutare, pena il rischio di commercializzare, per l’appunto, solo delle “vie di mezzo”
anonime.
Non è il caso di scomodare mostri sacri della categoria in Abruzzo, da
Valentini a Cataldi Madonna, giusto per fare due esempi non casuali,
ma se il buongiorno si vede dal mattino, sarà il caso di seguire con attenzione le future evoluzioni di questo del Tauma che, comunque, sin
da ora si inserisce tra i grandi della tipologia.
Giuliano ci accoglie nella sua casa di Silvi Marina, un piccolo paese di
villeggiatura estiva posto a due passi da Pescara, con grande cortesia
ed umiltà: il mezzo ettaro di proprietà è diviso tra due vigne “gemelle”, che originariamente avevano lo stesso numero di viti.
Da qui il nome del vino, Tauma, che in aramaico significa “gemello”.
Una si trova alle pendici della Maiella, nel Comune di Tocco da
Casauria (Pe) con impianto a pergola abruzzese e viti di 40 anni, e
l'altro per l’appunto a Silvi Marina (Te), adagiato su una piccola collina
vista mare, con viti di circa 10 anni allevate a cordone speronato
basso.
“Il vigneto di Silvi inizialmente, nel 2002, l’avevo piantato con
Cabernet Sauvignon, poi ho deciso di sovrainnestare il
Montepulciano”.
L’idea, a giudicare il bicchiere dell’annata 2012, è stata decisamente
vincente: tocchi delicati di frutti di bosco, sfumature balsamiche e di
macchia mediterranea, un sorso di grande naturalezza, dinamico e
fresco, sapido e di sostanza.
Un grande vino, insomma, dotato di quella grazia e finezza che raramente nasce dal caso o dall’improvvisazione.
Se, infatti, quello che era iniziato come un hobby sta diventando qualcosa di molto più serio, è comunque frutto di grande attenzione sia in
vigna che cantina. Niente fertilizzanti chimici, solo zolfo e rame in
vigna; in cantina, anche attraverso i preziosi consigli del professor
Leonardo Seghetti, niente lieviti selezionati e fermentazione in barrin
que ultradecennali.
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gourmet
Cerasuolo 2012
Dopo la calura dell’annata precedente, il 2012 ci ha ridonato in Abruzzo dei Montepulciano, anche nella versione
rosata del Cerasuolo, di piacevole fattura complessiva,
ma soprattutto di bella eleganza ed equilibrio.
Ovviamente, come sempre, la mano del produttore, risulta allo stesso tempo decisiva e affatto secondaria. Tra i
campioni che abbiamo testato alcuni ci hanno particolarmente colpito per carattere e lunghezza gustolfattiva.
Partiamo dal più cangiante e apparentemente problematico: il Cerasuolo di Emidio Pepe. Scorbutico e introverso, ha bisogno di non poco tempo a contatto con l’aria
per esplodere in tutta la sua bellezza: speziato e con un
tocco fruttato discreto, si sviluppa poi con grazia al palato. Decisamente convincente anche il Cerasuolo, seppur
nella sua versione “base”, di Cataldi Madonna: preciso,
speziato, con piacevoli note di erbe
aromatiche, ha un sorso delicato e avvincente. Gran carattere anche per il il Cerasuolo di Torre dei Beati, sapido
in bocca e con un tratto quasi austero. Ottima anche la
prestazione del Colle Trà dell’azienda vitivinicola
Strappelli: pulito, diretto, stilisticamente preciso e con
un tocco fresco che rende davvero di bella abbinabilità a
tavola questo rosato.
Cerasuolo 2012
After the hot weather of the previous vintage, the vintage of 2012
with a spicy and a light fruity aroma, it satisfies all types of pala-
has produced in Abruzzo some premium Montepulciano wines,
tes with elegance. Even the Cerasuolo of Cataldi Madonna is real-
also in form of rosé wines of Cerasuolo, with a pleasant texture,
ly impressive, even if in its “standard” texture: clear, spicy, with
elegance and balance. The distinctive trace of the winemaker re-
notes of aromatic herbs, a pleasant and appealing character. Also
sults at the same time determining and absolutely secondary.
remarkable for its great texture is the Cerasuolo of Torre dei
Among the wine samples we tested, some of them struck our at-
Beati, savoury in the mouth and with austere notes. Even the pre-
tention thanks to their character and intense aroma. We start
sentation of Colle Trà, produced by the Strappelli winery, is abso-
from the most brilliant and apparently problematic one: the
lutely excellent: precise, direct, with a clear character and fresh
Cerasuolo of Emidio Pepe. Introverted and serious , it needs to be
notes which make this rosé wine a perfect experience for all pala-
exposed to air for a long period in order to show its whole beauty:
tes and tastes.
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gourmet
Un “Tocco”
di classe nel
Chianti
by Claudia Bondi
Luci, sussurri, frusciare di abiti, viole e violini che si scaldano. Negli interminabili attimi che precedono la prima di un concerto l’aria diventa
sospesa ed elettrica, e chi per molto tempo ha lavorato dietro le quinte vive in attesa del prologo liberatorio. Questa deve essere stata la
sensazione di Franca e Lorenzo Pinzauti alla vigilia del 14 settembre
scorso, data del debutto ufficiale nella “wine society” dei vini della
cantina di Colle Bereto, acquistata nel 1980. Certo, il loro primo
Chianti Classico è datato 1981: ma solo adesso la proprietà ha reputato che i tempi fossero maturi per presentarsi con una veste compiuta, come spiegava la stessa signora Franca, un vulcano d’inesauribile
energia. Iter non comune questo: spesso imprenditori di successo decidono di investire nel vino, ma non considerano la lunghezza dei
tempi enologici. E, soprattutto, che non basta un ottimo prodotto per
affrontare il mercato globale, per il quale è indispensabile quel rodaggio pluriennale che imprime un coté definito: ecco quindi che il
30esimo anniversario del flag wine “Il Tocco” non ha mostrato i riti
della celebrazione, ma piuttosto il fervore di chi desidera dichiarare al
mondo che si è cresciuti.
Giornata incorniciata da un languido sole settembrino e un mood
chiantigiano che sarebbe piaciuto a Bertolucci, con l’istrionico Dario
Cecchini deus ex machina di uno strepitoso barbecue: perché questa
terra non è’ solo vino, ma anche fucina di personaggi poliedrici, di cui
Dario è il più moderno canone.
A fare gli onori di casa anche il responsabile della cantina Bernardo
A touch of class in the Chianti
Lights, whispers, a swish of clothes, violas and violins warming
up. During these moments before the premiere of a concert,
the atmosphere is really anxious and electric. Those who have
been working for a long time behind the scenes are waiting for
the final prologue. This is the description of the feelings of Franca
e Lorenzo Pinzauti at the eve of last14th September, when their
wines of Colle Bereto winery (bought in 1980) officially debuted
in the wine society. Of course, their first Classic Chianti dates
back to the 1982 but it is only now that they came to the conclusion that time is ripe enough to present their property with a
new and remodelled aspect, as Mrs. Franca explained, a very
strong and determined woman. This development wasn’t like
the others: often there are successful enterpreneurs who decide
to invest in the wine industry but they don’t consider the duration of the oenological periods. And, above all, an excellent product is not enough to face the global market, which nowadays
requires a long training period to ensure a specific coté: this is
the reason why the 30th anniversary of the flag wine “il Tocco”
wasn’t organised according to the common celebration rites, but
people could really feel an atmosphere of passion and enthusiasm of those who wants to show to the entire world that they
finally have reached the top. That day was framed by the pale
sun of September and a typical Chianti mood which Bertolucci
would have loved, with the histrionic Dario Cecchini, deus ex
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gourmet
Bianchi, motore della tenuta e ambasciatore appassionato della sua
philosophy: come quando ci ha spiegato che Il Cenno (Pinot Noir in
purezza), è stato fortemente voluto dai coniugi Pinzauti per sublimare il loro legame con la Francia.
E l’altitudine di oltre 500 metri dei vigneti ne ha reso senz’altro più
semplice la realizzazione.
Nel tardo pomeriggio non una semplice verticale, ma un’affascinante degustazione progressiva guidata da Nicolò d’Afflitto, enologo
della cantina fin dal 1994: un viaggio dal 1983 ai giorni nostri de “Il
Tocco”, sangiovese di nascita ed inizialmente sul mercato come Vino
da Tavola per questioni di disciplinare: scelta allora a dir poco controcorrente.
E questo 1983 ne ha ripagato il coraggio, sciorinando tutt’oggi una
buona verve (ah, le terroir!) unita ad una silhouette raddese leggiadra, marcata da impronte ematiche e ferrose. Anima dark invece
per il 1990: naso e bocca simmetrici al sapore di nespola e caffè, un
calice d’antan e crepuscolare.
L’annata 1997 è stata invece l’ultima con Sangiovese al 100%, che qui
si svela con fruttuosità scure: da questo momento, complici i nuovi
impianti dei vigneti, il Merlot si insinuerà nell’uvaggio de “Il Tocco”
fino a diventarne, nel 2004, il solista.
Non si dimentica la release 2007: dress code scuro e profondo,
amarena, china, cenni di pepe creolo e la freschezza come nocchiero, a fare subito intendere la lunga vita di questo bicchiere. Infine il
2012, ancora campione di botte ma già intriso di atmosfere silvane e
ribes rosso, a suggellare il centrato obbiettivo della riconoscibilità
stilistica. Del resto, eccellenza è una parola ricorrente a Colle
Bereto: non sbandierata, ma proclamata silenziosamente dal duro
lavoro di tutto lo staff.
Pertanto anche la cena di gala firmata da “Dame” Annie Feolde di
Enoteca Pinchiorri non poteva che seguire il solco dell’eccellenza,
tra la perfezione folk di un risotto ai funghi porcini e l’anima soul
nella brioche con crema calda e fredda e fichi al “Tocco”. E se innestiamo tutto ciò sul mosaico del parterre degli ospiti, ecco risplendere il concetto classico di convivium.
Sontuosi fuochi d’artificio a illuminare il cielo ed i cuori come ideale
chiusa: e dopo, una girandola di danze e musica dal vivo nei locali attigui alla suggestiva cantina.
Per tutta la sera e nei giorni successivi, una soave percezione: quella di aver vissuto un evento dove note alte di savoir faire ed efficienza si sono intrecciate al sound profondo di una festa in famiglia. E la
certezza che alla prima seguiranno molte repliche.
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machina of an amazing barbecue: because our Earth isn’t only made
of wine but it is also the forge of versatile people and Dario is the most
modern example. The manager of the winery, Bernardo Bianchi, played host to the event. He represents the driving force of the property
and he is an enthusiastic ambassador of this philosophy: he explained
that “Il Cenno” (the varietal Pinot Noir), was strongly desired by the
Pinzauti family in order to learly demonstrate their close relationship
with France. The elevation of 500 metres of the vineyards has made
this connection easier to realise. In the late afternoon a fascinating
and progressive wine tasting took place, guided by Nicolò d’Affitto, a
winemaker who has been working in this property since 1994: a journey through time, since 1983 to the present days, “il Tocco”,
Sangiovese by birth and originally on the market as a table wine, a
choice which was at that time absolutely against the tide. And that
1983 repaid the courage, as it offers a great verve (ah, le terroir!) together with a pleasant Radda character,empahised by hematic and
ferrous aromas. A dark soul for the 1990 vintage: harmonious nose
and mouth feels with a medlar and coffee taste, a glass of bygone
times. The 1997 vintage was the last 100% Sangiovese vintage, characterised by dark fruity flavours: from now on, thanks to the new vineyard system, the Merlot will insinuate into the mixed blend of “il
Tocco” until it will become, in 2004, the leading wine. Also the 2007
vintage is worth a mention: a dark and intense texture of black cherry, cinchona, a hint of creole pepper, the freshness of a coxswain,
which immediately highlights the long life of this glass. Then we have
the 2012 vintage, still a great success on the market, soaked with a
sylvan and redcurrant atmosphere that seals the achieved goal of a
stylistic recognition. Moreover, excellence is a recurring word at Colle
Berato: a value which is silently demonstrated by the hard work of the
whole staff. Therefore also the gala dinner arranged by the “Dame”
Annie Feolde from the Wine House Pinchiorri was a perfect example
of excellence thanks to the folk perfection of a porcini mushroom risotto and the soul of brioche with figs and a warm and cold cream,
accompanied by il “Tocco”. And if we consider all these aspects on the
mosaic of the guest parterre, we can see the classic concept of convivium that is shining. To end the evening, fabulous fireworks illuminated
the sky and the hearts of the presents, followed by dances and live
music in the locals near the evocative winery. During the night and in
the following days, people could feel a positive perception of an event
where high notes of savoir faire and efficiency were blended together
with the deep sound of a family meeting. And we are sure that after
the premiere there will be other successful performances
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gourmet
L’eccellenza artigianale
nel caffè e nel
cioccolato:GustoTop
by Matteo Tornielli
Jamaica, Porto Rico, India, Guatemala, Etiopia, Brasile, Nicaragua, Messico,
Uganda... Paesi così lontani e diversi fra loro, uniti da un comune frutto
della terra: il caffè. Apprezzatissimo nel nostro Paese e celebrato ogni giorno per le sue numerose proprietà, l’espresso italiano costituisce un rito irrinunciabile nella nostra quotidianità.
È forte ormai la consapevolezza che l’assunto “siamo ciò che mangiamo”
debba rappresentare davvero il sentimento di ogni nostra occasione conviviale, sia essa quotidiana ed ordinaria o legata a circostanze speciali e per
questo straordinarie. Tra le innumerevoli scelte che compiamo ogni giorno, quella legata al culto del caffè sembra essere la più frequente e veloce,
dettata dalla comodità, dalle necessità lavorative, dalle possibilità temporali... variabili o costanti che determinano la buona o cattiva riuscita di una
pausa aromatica di assoluta importanza. Il cultivar per l’olio, il monovitigno
per il vino e la monorigine per il caffè: un’unica filosofia applicabile ai 3
principali settori del panorama enogastronomico per cui l’Italia spicca a livello internazionale. Sta crescendo la consapevolezza che, al pari di olio e
vino, non si può più parlare di caffè in termini generali ma è necessario distinguere tra le varie origini coltivate nei Paesi appartenenti alla fascia tropicale della Terra: ecco quindi che ogni momento della giornata ed ogni piatto troverà la sua ideale conclusione con la degustazione di un pregiato
espresso rigorosamente made in Italy: GustoTop di Giuseppe Rossetto.
La cremosità, il gusto ed il corpo dell’espresso sono garantiti oggi da un’importante scelta a salvaguardia dell’ambiente: cialde in carta biodegradabili
per racchiudere e mantenere inalterate e sempre fresche le caratteristiche
organolettiche di preziosi chicchi di caffè sapientemente tostati e macinati
artigianalmente. Anche nell’intimità della propria casa potrete concedervi il
piacere di un raffinato espresso monorigine: le cialde, soluzione ideale per
soddisfare questo desiderio, assicurano varietà e praticità d’utilizzo, diventando la scelta consapevole dell’eccellenza artigianale che GustoTop sta
portando avanti con tenacia e convinzione. Ed è proprio sulla strada dell’altissima qualità che si concretizza la nuova sfida all’insegna del gusto:
Cioccolato da Collezione, 9 selezioni dei migliori cioccolati al mondo, uniti
ad ingredienti d’eccellenza per regalare sensazioni inimitabili durante l’assaggio. Assoluta novità per affiancare le croccanti proposte in tavoletta, le
3 spalmabili al cioccolato e frutta, idee esclusive per farcire dolci o semplicemente da gustare in purezza.
GustoTop di Giuseppe Rossetto: quando la passione per la perfezione gastronomica sposa la migliore artigianalità italiana dando vita a frutti di rara
n
ed intensa prelibatezza!
Jamaica, Puerto Rico, India, Guatemala, Brazil, Ethiopia, Messico,
Nicaragua, Uganda…these countries are really far away and have different traditions and cultures but they are linked together thanks to a very
famous product of the Earth: coffee. Really loved in our country and always celebrated for its various properties, the Italian espresso has become
a modern “must” in our everyday life. It is often said that “we are what we
eat” and we are perfectly aware of this, as it represents the authentic atmosphere that can be felt in each social meeting, whether daily and ordinary or in special occasions. Among the infinite number of choices that we
make every day, those related to the cult of coffee seems to be the most
frequent and fast, are subjected to comfort, working needs and personal
timetables. All these are key factors to determine the positive or negative
success of this aromatic pause, which can’t be taken for granted. Oil cultivation, a varietal wine and a single origin coffee: these are the most important elements of a unique philosophy that can be applied to the three
different fields of the enogastronomic industry mentioned above, where
Italy can boast an international success. People are becoming more
aware that, as for oil and wine, we can’t speak about coffee in general,
but we have to distinguish among the different types that are cultivated in
the tropical countries: each instant of the day and each dish will find their
ideal conclusion with the tasting of an exquisite espresso, rigorously made
in Italy: we’re talking about the GustoTop by Giueppe Rosetto. The creaminess, aroma and character of this espresso are ensured by an important choice related to the environment safeguard: the biodegradable pods
keep the unique sensory properties of authentic coffee beans which are
roasted and hand milled. Even in our houses we can pamper ourselves
with a refined single-origin coffee: its pods are the perfect solution to satisfy your wish, as they ensure a variety of uses. Therefore this coffee is the
perfect choice if you are looking for an handmade excellence, is symbolized by GustoTop and its huge commercial success. It is in this very direction, the way of a top-quality success, that the new aromatic and sensory
challenge is going to be realized: collector’s premium chocolate, nine selection of the best chocolate in the whole world, together with excellent ingredients which offer inimitable gustatory sensation during their tasting.
Moreover there is something innovative which accompany the crispy bar
product: three spreadable specialties of chocolate and fruit, excusive ideas
to fill a cake or just to taste simply. GustoTop by Giuseppe Rossetto: when
the passion of a gastronomic perfection is blend with the best and authentic Italian craftsmanship, offering unique and top- quality specialties!
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Cigar Room
Fumate di meno, ma meglio e più a
lungo, fatene un culto, una filosofia!”
Zino Davidoff
Cigar Room
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Quando la
passione
pasisone unisce
le stagioni
by Luca Pezzini
The event “Simposio del Sigaro” was born as a one-night where
you can share passion for “slow smoke” and bien vivre. It takes
place along the coast of Lazio four times per year in autumn,
winter, spring and summer, and it is organised by “CigarBlog”
and “Confraternita di Sigariavana.it”. Locations, local fresh products and in particular unusual Cuban cigars that are hard to
find in this area are carefully selected. The “set” that was chosen for the last 30 September is certainly striking. We are talking about the restaurant and beach resort Albos in Fregene,
which was designed by the architect Nervi. About fifty people
coming from every part of Italy, Switzerland and Spain took
part in the event, which was sold out after few days. Apart from
the above mentioned “Confraternita”, that includes almost everyone, the event welcomed aficionados from many clubs: Cigar
Club Bergamo, El Laguito Cosenza, Compagnia del Sigaro
Pescara, Compagnia del Fumo Lento Roma, Bad Boys Cigar
Lovers Roma, CC 06 Roma, and Ubi Maior as well as some foreign friends from Mendrisio and Valladolid. The guests, who
were given their own cocktail cigar, were welcomed by a stunning sunset over the sea and a toast with one of the excellent
products of Italian master brewers: Peroni Gran Riserva Rossa
double malt beer. After the delicious starters the participants
took their seat at the tables, which had the names of the best
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Il “Simposio del Sigaro” nasce come one-night nella quale condividere
la passione del “fumo lento” ed il buon vivere.
Si svolge sul litorale laziale quattro volte l’anno in autunno, inverno,
primavera ed estate ed è organizzata dal “CigarBlog” e dalla
“Confraternita di Sigariavana.it”.
Vengono scelte con cura locations, prodotti freschi del territorio ed in
particolare sigari cubani inusuali ed introvabili alle nostre latitudini.
Il “set” scelto per lo scorso 30 settembre è stato senz’altro suggestivo,
stiamo parlando dell’Albos di Fregene, stabilimento e ristorante progettato addirittura dall’architetto Nervi.
All’evento, sold out dopo pochi giorni, hanno preso parte cinquanta
appassionati giunti da ogni parte d’Italia, dalla Svizzera e dalla Spagna.
A parte la citata “Confraternita” - che racchiude un po’ tutti - erano
presenti aficionados iscritti a vari club: Cigar Club Bergamo, El Laguito
Cosenza, Compagnia del Sigaro Pescara, Compagnia del Fumo Lento
Roma, Bad Boys Cigar Lovers Roma, CC 06 Roma, Ubi Maior oltre
che gli amici stranieri di Mendrisio e di Valladolid.
Ad accogliere gli ospiti, ognuno con il proprio sigaro dell’aperitivo, il
tramonto vista mare ed un brindisi con una delle eccellenze dei mastri
birrai italiani : la Peroni Gran Riserva Rossa doppio malto.
Dopo gli squisiti antipasti i convenuti si sono accomodati ai tavoli che,
per l’occasione, sono stati chiamati con i nomi delle migliori zone
della produzione tabacchicola cubana: Vuelta Abajo, Semi Vuelta,
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When passion
joins seasons
Remedios, Partidos ed Oriente!
Le signore presenti hanno ricevuto una rosa in omaggio alla loro presenza, mentre ad ogni gentleman è stata donata una splendida ceneriera da sigaro personalizzata appositamente per l’evento.
La cena, a base di pescato locale, ha regalato ai commensali il piatto
forte della cucina; la “casareccia alle telline, finocchiella di campo ed
olive taggiasche” ...piatto che ha fatto scaturire un applauso al bravissimo chef.
Una serata trascorsa in allegria conversando amabilmente tra racconti
di viaggi a L’Avana ed esperienze personali “puffando” un amato manufatto della nostra terra promessa, fino all’attesissimo “ospite d’onore”: il Ramon Allones Gladiator.Il sigaro, una edizione regionale
Andino B.P.E. del 2010, è stato prodotto in sole 500 casse da 50 sigari ...noi abbiamo fumato la n°290 !
Dopo aver offerto ai “Santi” un goccio del nostro rum – si tratta di una
tradizione cubana, quando si apre una bottiglia se ne schizza un goccio a terra perché anche i Santi devono goderne – ed aver versato nei
bicchieri un’altra eccellenza, l’Appleton Estate 12 YO, si è iniziata la
fumata. Il doppio robusto ha regalato una fumata intensa e piacevole
ai commensali, tra cui molti intenti a discuterne gli aromi, l’evoluzione
ed i sapori.
L’appuntamento per il “Simposio del Sigaro” edizione invernale è a
n
gennaio... e sarà una serata imperdibile!
areas for the production of Cuban tobacco: Vuelta Abajo, Semi
Vuelta, Remedios, Partidos and Oriente. All the ladies who took
part in the event were given a rose as a gift for their presence,
while every gentleman received a magnificent cigar ashtray
which was personalised for the event. The dinner was based on
local seafood and offered the participants a specialty of local
cuisine: the “casareccia alle telline with wild fennel and olive
taggiasche”…a dish that aroused an applause for the great
chef. We spent a cheerful evening talking pleasantly about
trips to Havana and personal experiences and smoking a beloved product of our promised land, until the long-awaited “guest
of honor”: the Ramon Allones Gladiator. This cigar, which is a
regional 2010 Andino B.P.E. edition, was produced in only 500
cases of 50 cigars…we smoked the case n. 290! After we had
offered to the “Saints” a dram of our rum and poured in our
glasses another excellent product, that is Appleton Estate 12
year old, we began smoking. It is a Cuban tradition: when you
open a bottle of rum you have to make a drop fall to the floor
so that saints enjoy it too. The double full-bodied drink offered
an intense and pleasant smoke to the fellow diners, most of
whom were talking about its aromas, the evolution and flavours. The winter edition of “Simposio del Sigaro” will be held in
January…and it will be an unmissable evening.
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Cigar Room
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Il Danieli...
Venezia
by Dino Piacci l edit by Giovanna Repossi
Venice, February 1824, Calle delle Rasse. is a cold night: the buildings, the streets around the channels .... everything is wrapped up
and muffled by a thick fog, soft and penetrating. Silence is everywhere. From two lamps in the distance a few rays of light filters
through the fog, which, however, fails to across completely. Even
the water seems to become motionless no longer feels even slams
on the walls of the channels: the night of Venice, is Venice... At a distance the sound of footsteps broke the silence: it is someone who
walks slowly but without uncertainty, as those who know the way
to be able to walk in the dark. A few meters away you can see the
shape: it is a man with a large cloak and a cylinder hat, in hand
the inevitable stick. But certainly, it is he, Giuseppe Dal Niel,
known by everyone as Danieli, who returns in what, a little later,
will be transformed into one of the most prestigious and luxurious
hotels in the world, Palazzo Dandolo, building with centuries of history, charm , and animated by personalities such, it deserves to
be told ... It was the end of 1300, when the noble family of
Dandolo, commissioned the construction of a large building on
Riva de ‘Schiavoni. A little later, historians will write of glitz, worldly
life, theater performances and personalities which alternate and
follow each other at Palazzo Dandolo. In 1536, Marina, widow of
Andrea Dandolo, gives way upper floor to the brothers Pietro and
Bernardo Gritti, while the remaining part of the palace is divided
between her daughters. But the ‘600 has been the richest period
of social and cultural events: Girolamo Mocenigo, who took over in
‘600, he staged the “Proserpina kidnapped” by Giulio Strozzi with
music by Monteverdi. Because the hotel was born, we have to
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Venezia, febbraio 1824, calle delle Rasse. E’ una notte fonda e fredda:
i palazzi, le calli intorno, i canali…. tutto è avvolto ed ovattato da una
nebbia intensa, morbida, penetrante. Il silenzio è ovunque. Da due
lampade in lontananza qualche raggio di luce filtra tra la nebbia, che
però non riesce ad oltrepassare del tutto. Anche l’acqua sembra diventata immobile, non si sente più nemmeno infrangersi sulle mura
dei canali: è la notte di Venezia, è Venezia… A distanza un rumore di
passi a rompere il silenzio: è qualcuno che cammina lentamente ma
senza incertezza, come di chi conosce bene la strada da poterla percorrere anche al buio. A pochi metri si scorge la sagoma: è un uomo
con un gran mantello ed un cilindro per cappello, in una mano l’immancabile bastone. Ma certo, è lui, Giuseppe Dal Niel, da tutti chiamato Danieli, che torna in quello che di li a poco trasformerà in uno dei
più prestigiosi e lussuosi alberghi del mondo, Palazzo Dandolo, costruzione carica di secoli di storia, di fascino, ed animata da personaggi
tali, che merita di essere raccontata… Era la fine del 1300, quando la
nobile famiglia dei Dandolo, commissionò la costruzione di un grande
palazzo su Riva de’ Schiavoni. Di li a poco, gli storici scriveranno di
sfarzo, vita mondana, rappresentazioni teatrali e di personaggi che si
alternano e susseguono a Palazzo Dandolo. Nel 1536, Marina, vedova
di Andrea Dandolo, cede il piano superiore ai fratelli Pietro e Bernardo
Gritti, mentre la restante parte del Palazzo viene suddivisa tra le Sue
figlie. Ma fu il ‘600 il periodo più ricco di eventi mondani e culturali:
Girolamo Mocenigo, subentrato nel ‘600, arrivò a mettere in scena la
“Proserpina rapita” di Giulio Strozzi con musiche di Monteverdi. Perché
nascesse l’albergo, dovremo aspettare il 24 ottobre 1822, quando
“Danieli”, prese in affitto il secondo piano, trasformandolo appunto in
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albergo. Il successo fu tale che, meno di due anni dopo, egli fu in
grado di acquistarlo, effettuando grandi opere di abbellimento. Dopo
altri avvicendamenti di proprietà, arriviamo al 17 marzo del 1906,
quando il Conte Giuseppe Volpi acquisisce la società alberghiera proprietaria anche dell’ “Hotel Royal Danieli”, che ristrutturerà nel 1910
apportando cambiamenti radicali. Ma la storia affascinante del Danieli
non è fatta solo di grandi opere ed avvicendamenti, anzi: il Palazzo
racchiude in se momenti ed episodi di vita vissuta. Così come l’Orient
Express non è solo un treno, anche Il Danieli non è solo un albergo,
ma qualcosa di speciale, unico, perchè alcuni episodi non avrebbero
potuto avere scenario più adatto, e probabilmente non sarebbero
mai stati. Storie di personaggi davvero unici…
Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse. Siamo nel 1895. Eleonora
Duse ha 38 anni, ed è al culmine della Sua carriera di attrice, acclamata dalla critica e adorata dalle platee di tutto il mondo. Gabriele
d’Annunzio è un poeta di successo, famoso per i Suoi lavori così come
per i Suoi affari di cuore, e la Sua eccentricità. Si conobbero a Venezia,
ed ebbero la loro prima notte di amore in una suite del Danieli.
Aristotele Onassis e Maria Callas si incontrarono al Danieli per la
prima volta in occasione di una serata offerta da Wally Toscanini
Castelbarco. Onassis desiderava conoscere di persona la famosa soprano che ammirava da sempre; così si rivolse ad Elsa Maxwell, giornalista Americana, per organizzare un incontro. E’ il 3 settembre del
1957, ed entrambi sono sposati.
Il ricco Armatore, profondamente contrariato dai rifiuti della Callas alle
sue avances, fa di tutto per avere ospiti Lei ed il marito sul Suo yacht,
il “Cristina”: ed è in questa occasione che Maria si innamora follemente di Aristotele. Il fascino dei grandi saloni ed arredi, delle suite da mille
e una notte, e di quell’atmosfera che solo al Danieli si può respirare,
hanno affascinato e conquistato anche Reali, uomini d’affari, attori, artisti e sportivi, dai tempi del Re Guglielmo di Prussia, nel 1829, di
Richard Wagner, nel 1858, o del Re Hussein of Giordania, e da Greta
Garbo, Fred Astaire, Fellini, de Chirico, Alain Delon, Leonardo di Caprio,
Zeffirelli, Elton John, Sofia Loren, Paul Mc Cartney, Liza Minnelli, a
Michael Schumacher ed altri ancora. Oggi il Danieli è di fatto uno degli
alberghi più lussuosi e prestigiosi del mondo, simbolo di Venezia, dimostrandosi al passo coi tempi, al punto da dedicare tre tra le sue lussuosissime suite restaurate recentemente: la Signature Suite Diva, la
Signature Suite Soprano, e la Signature Suite Princess, a tre grandi icone
femminili del mondo della moda, della musica e del cinema.
In fondo ad uno dei grandi e sontuosi saloni, nelle fredde sere invernali, appoggiato al camino si nota ancora un signore in frac che sorride
soddisfatto ed orgoglioso mentre si arriccia i baffi: è Giuseppe Dal
n
Niel… il Danieli.
wait 24 October 1822, when “Danieli”, rented the second floor,
turning it in fact in a hotel. The success was such that, less than two
years later, he was able to buy it, making great embellishments.
After another alternations of property, we arrive at March 17,
1906, when Count Giuseppe Volpi acquires the hotel company
which also owns “Hotel Royal Danieli”, that he will restructure in
1910 by making radical changes. But the fascinating story of the
Danieli is not all about great works and alternations, indeed: the
Palace encloses moments and episodes of lived life. As well as the
Orient Express is not just a train, also Danieli is not just a hotel, but
something special, unique, because some episodes could not have
taken most suitable scenario, and probably would never have
been. Stories of unique personalities ... Gabriele D’Annunzio and
Eleonora Duse. We are in 1895. Eleonora Duse is 38 years old,
and is at the peak of his acting career, acclaimed by critics and
adored by audiences around the world. Gabriele d’Annunzio, is a
successful poet, famous for His work as well as for His love affairs,
and his eccentricity. They met in Venice, and had their first night of
love in a suite at the Danieli. Aristotele Onassis and Maria Callas
met at the Danieli for the first time during going party or banquet
offered by Wally Toscanini Castelbarcos. Onassis wanted to meet in
person the famous soprano who has always admired, so he turned
to Elsa Maxwell, American journalist, to arrange a meeting. It
‘September 3, 1957, and both are married. The rich Owner, deeply
annoyed by the waste of Callas to his advances, does all is best to
have her and her husband on his yacht, the “Cristina” and it is on
this occasion that Maria falls madly in love with Aristotele. The
charm of the great halls and furnishings, dream suites, and the atmosphere that you can breathe just at the Danieli, have fascinated
and even conquered Royals, businessmen, actors, artists and athletes, from the time of King William of Prussia, in 1829, of Richard
Wagner, in 1858, or the King Hussein of Jordan, and Greta Garbo,
Fred Astaire, Fellini, de Chirico, Alain Delon, Leonardo di Caprio,
Zeffirelli, Elton John, Sophia Loren, Paul McCartney , Liza Minnelli,
Michael Schumacher and others. Today, the Danieli is in fact one
of the most luxurious and prestigious hotels in the world, the symbol of Venice, proving to be abreast of the times, to the point
of devote three of its luxurious suites recently restored: the
Signature Suite Diva, the Signature Suite Soprano, and the
Signature Suite Princess, to three major female icons from the
worlds of fashion, music and film. At the bottom of one of the
great and sumptuous lounges, on cold winter nights, leaning against
the fireplace there’s still a man in frac smiling happy and proud
while curls his mustache is Giuseppe Dal Niel ... the Danieli
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Cigar Room
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Black
Nicaragua
by Matteo Tornielli
The national presentation of the new Davidoff line “Black
Nicaragua” took place on September 28 in Rome during an
exclusive evening at Sheraton Golf Parco De Medici Hotel. The
Davidoff Master Blender Henki Kelner was the protagonist of
the great presentation event in Italy. Davidoff has always been
a symbol of passion, curiosity, discovery and sharing. A world
made of dreams that have come true thanks to research, tradition and a long and steady work. A history that follows emotions
and treasures that need to grow and develop and which Henki
Kelner has always showed in the last years. Davidoff Black
Nicaragua was realised starting from Henki Kelner’s mastery
and experience. The latest cigar is inspired to Zino Davidoff’s
innovative spirit and is the result of a 10-year research which
made Davidoff experts led by Kelner look for unique typologies
of tobacco. The search ended in tobacco fields of Nicaragua,
where Henki understood that a mixture of the finest leaves of
tobacco, selected from plants that grow on volcanic lands of the
regions of Esteli, Condega, Jalapa and Ometepe in Nicaragua,
created the right balance of sweet and bitter aromas that can
stimulate your palate. This is how the new Davidoff Nicaragua
was born. “I’ll tell you a secret. I don’t sleep to rest, I sleep to
dream. And when I wake up I try to realise my dreams” said
Henki Kelner last year during the presentation of the project
Riserva Privada Italia in Florence.
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Il 28 Settembre a Roma presso lo Sheraton Golf Parco De Medici
Hotel, si è svolta, in una serata esclusiva, la presentazione nazionale
nuova linea Davidoff “Black Nicaragua”
Il master Blender Davidoff Henky Kelner è stato il protagonista del
grande evento di presentazione in Italia, Davidoff, da sempre, è sinonimo di scoperta, passione, curiosità e condivisione. Un mondo fatto
di sogni diventati realtà sulla scia di ricerche, tradizioni e di un lavoro
continuo e costante. Una storia che prosegue sul solco di emozioni e
tesori da far crescere e sviluppare e che Henky Kelner ha sempre dimostrato in questi anni. Proprio partendo dalla sua maestria e dalla
sua esperienza ha preso forma Davidoff Black Nicaragua. Il nuovissimo sigaro si ispira allo spirito pionieristico di Zino Davidoff ed è il
frutto di una ricerca durata ben 10 anni che ha portato gli esperti
Davidoff, guidati da Kelner, alla ricerca di tipologie di tabacco realmente uniche. Una ricerca che si è conclusa nei campi di tabacco del
Nicaragua dove Henki ha scoperto che una miscela delle foglie piu
pregiate, selezionate da piante cresciute nei terreni vulcanici delle regioni nicaraguensi di Esteli, Condega, Jalapa e Ometepe, creava il giusto equilibrio di note dolci e amare capace di stuzzicare il palato. Sono
nati cosi i nuovi Davidoff Nicaragua.
“Vi confesso un piccolo segreto. Io non dormo per riposare, dormo
per sognare. E quando mi sveglio cerco di realizzare i miei sogni”,
aveva detto Henki Kelner lo scorso anno in occasione della presentazione del progetto Riserva Privada Italia a Firenze e questa novità
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conferma la sua innata passione per questo mondo, per Davidoff, per
il suo lavoro. Una passione che lui stesso definisce essere il suo “tesoro personale”. “Il nostro lavoro è il nostro tesoro, un tesoro che merita attenzione, rispetto, grande cura – dice il master blender Davidoff
- Un tesoro da crescere, sviluppare affinché ci offra grandi soddisfazioni. Noi di Davidoff il nostro tesoro lo abbiamo vicino, è nella terra,
nei nostri campi, nelle piante del tabacco. Non abbiamo bisogno di
cercare lontano. Fare al meglio il nostro lavoro è una delle cose più
importanti nella vita, come fare amicizia e coltivare veri amici”.
E l’Italia per Henki Kelner è da sempre una terra di amici e di affetti.
“Venire in Italia è una grande emozione, ritrovare gli stessi amici è
straordinario – aveva detto a Firenze. - L’affetto che ho ricevuto qui è
l’esempio della stessa costanza che richiede un buon sigaro”. Un affetto che si ripeterà anche nell’appuntamento romano a fine settembre
che sarà sicuramente ricco di momenti unici di condivisione per una
passione chiamata tabacco e Davidoff.
I tre formati - Toro, Robusto e Short Corona – sono già disponibili
presso i punti vendita / distributori selezionati da Davidoff in tutto il
n
mondo.
This innovation confirms his passion for this world, for Davidoff,
for his job. A passion that, as he says, represents his “personal
treasure”. “Our job is our treasure, a treasure that deserves attention, respect and great care” says the Davidoff master blender. “A treasure that needs to grow and to develop in order to
offer great satisfactions. The staff of Davidoff has its treasure
very close, it’s in the land, in the fields, in tobacco plants.
We need to search further. One of the most important things
in our lives is to work at our best, as well as making new
friends and cultivating friendships”. Italy has always represented a place of friends and loved ones for Henki Kelner.
In Florence he said “Coming to Italy is a great emotion, finding
the same friends is wonderful. The love I have received here is
the example of the same resolution a good cigar needs”.
This love was also present at the event in Rome at the end
of September, which was rich in unique moments of sharing
for a passion called tobacco and Davidoff. The three sizes –
Toro, Robusto and Short Corona – are available at dealers
and distributors selected by Davidoff all over the world.
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Cigar Room
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by Dino Piacci www.yachtandpowerboats.it l edit by Giovanna Repossi
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Canados 108’
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Cigar Room
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The third millennium, the era of disruptive technology, the era of
the extraordinary in which you expect that everything is over the
top, especially from companies with decades of history and experience behind their back. Only a company with a history like
Ferrari, for example, could afford to achieve "a standard production car" that touches 350 km / h, fantastic, stable and secure.
Whoever buys a Ferrari, in fact, it also does for the experience, reliability, and prestige, that only deep-rooted traditions can offer.
As for Ferrari, there are other activities such as the shipyards which
can boast many years of experience and studies, research aimed
at improving technologies and product .... passion, well as to satisfy
demanding customers. Among those known and appreciated
around the world, worthy of to be inserted is the “Canados" Italian
company created in 1946 by a cooperative of workers who switched from aircraft construction to that of wood boats, thanks to the
experience of the terminación of multilayer glued and cross laminated, used for seaplanes. It takes so the start to the realization of
the first boats for Coast Guard and Navy, followed soon after by
boat for pleasure, from 7-8 meters to real motor yacht. We arrive
in the 70s, in which a Canados was the ultimate expression of the
processing wooden boats and elegance of the interiors made from
the finest cabinetmakers. With the construction techniques were
evolving in parallel the hull efficiencies, stability and navigation
comfort, while the attention of the shipyard began to focus on bigger and bigger yachts: in addition to 20 meters already in production, had proposed in fact up to 37 meters. With the construction
techniques were evolving in parallel the efficiencies hull, stability
and navigation comfort, while the attention of the shipyard began
to focus on bigger and bigger yachts: in addition to 20 meters already in production, had proposed in fact up to 37 meters.
But towards the end of the 80s, with the advent of fiberglass hulls
the shipyard gives the best of itself, and the success of "70’ S"
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Il terzo millennio, l’era della tecnologia dirompente, l’epoca della straordinarietà in cui ci si aspetta che tutto sia over the top, specialmente da
companies con decenni di storia ed esperienza alle spalle.
Solo un’azienda con un trascorso come la Ferrari, ad esempio, poteva
permettersi di realizzare un’auto di serie da 350 Km/h, fantastica, stabile
e sicura.
Chi acquista una Ferrari, in effetti, lo fa anche per la l’esperienza, l’affidabilità, ed il prestigio, che solo radicate tradizioni possono offrire.
Così come per la Ferrari, esistono altre attività, come i cantieri navali che
possono vantare altrettanti decenni di esperienze e studi, di ricerche
tese a migliorare tecnologie e prodotto…. per passione, oltre che per
soddisfare clienti esigenti.
Tra quelli conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo, potremo inserire di
merito la “Canados”, azienda Italiana creata nel lontano 1946 da una
cooperativa di operai che passarono dalla costruzione di aerei in legno a
quella delle barche, forti dell’esperienza della lavorazione del multistrato
incollato e del lamellare incrociato, utilizzata per gli idrovolanti.
Prende così il via la realizzazione delle prime imbarcazioni per
Capitanerie e Marina, seguita subito dopo da barche per il diporto, dai 78 metri fino a veri e propri motor yacht. Arriviamo negli anni ’70, in cui
un Canados rappresentava la massima espressione della lavorazione
degli scafi in legno e dell’eleganza degli interni realizzati dai migliori ebanisti.
Con le tecniche di costruzione di pari passo si evolvevano le efficienze di
carena, stabilità e comfort di navigazione, mentre l’attenzione del cantiere iniziava a concentrarsi su yacht sempre più grandi: oltre ai 20 metri già
in produzione, ne proponeva infatti fino ai 37 metri.
Ma è verso la fine degli anni ’80, con l’avvento degli scafi in vetroresina
che il cantiere da il meglio di se, ed il successo del “70’ S” lo ripaga dei
tanti sforzi affrontati per mantenere una realtà importante sul mercato.
La produzione del cantiere continua l’ascesa centrando più obiettivi, varando un 24 metri in vetroresina negli anni ’90, per arrivare ai nostri gior-
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ni, in cui, avvalendosi di esperti come il mio amico ed omologo, ingegner
Giovanni Senatore e dei tecnici del cantiere, sforna due veri gioielli di
tecnologia e classe: il 120’, varato lo scorso anno, ed il 108’ che proponiamo in queste pagine, presentato recentemente a Cannes.
Ciò che attira l’attenzione, ancora prima di rendersi conto di che barca si
stia osservando, è indubbiamente l’armonia e la morbidezza delle linee
slanciate delle sovrastrutture e dell’ampio e ben arredato fly bridge, perfettamente integrato col ponte sottostante.
Tutto da l’idea di grandi spazi, di un’imbarcazione da scoprire, da vivere,
e da prua viene la conferma a tutto ciò: un ampio living fronte marcia con
comodi divani ad U si offre per gradire un caffè ed una prima colazione,
o per il bicchiere della staffa, magari vedendo sorgere il sole.
Non c’è dubbio: siamo davanti al nuovo Canados 108’, premiato al
World Yachts Trophies 2013 di Cannes come miglior design e per l’innovazione tecnologica.
Entrando si è di fronte ad un living con divano e poltrone, in cui, sapienti ed accurati giochi di colori adottati per il soffitto ed il calpestio (entrambi in legni pregiati), forti, contrari, e quindi in contrasto, amplificano
un piacevole senso di ampiezza e luminosità.
Lo stesso gradevole contrasto e materiale viene proposto anche in una
delle cabine per gli ospiti. Oltre il salone c’è una zona pranzo separata
con tavolo da otto, che gode della luminosità naturale grazie ad una
grande finestratura.
Che dire poi della suite dell’armatore: basta guardarla, non servono altre
parole.
Navigando col Canados 108’, già dopo poche miglia ci si rende della facilità di guida, della stabilità e morbidezza sull’onda, a confermare il buon
rapporto delle velocità(V/√L), e conseguente dimensionamento dell’angolo diedro adottato dal mio amico ingegner Senatore, non che delle
ben riuscite geometrie di carena che consentono una velocità massima di
tutto rispetto: 28,5 Kn! Complimenti Canados!
n
Mari Blu !
repays him of the many efforts faced to maintain an important presence on the market. The production of the shipyard continues stepping up by centering more objective, launching a 24 meter fiberglass in the 90s to the present day, in which, using experts like my
friend and colleague, engineer Giovanni Senatore and the technicians of the shipyard, produces two real jewels of technology and
class: the 120 ', launched last year, and the 108' that we propose on
these pages, recently presented in Cannes. What attracts attention,
even before you realize what boat you are looking at, is undoubtedly
the harmony and softness of the sleek lines of the superstructures
and the large and well-equipped fly bridge, perfectly integrated with
the deck below. All make the idea of the idea of wide open spaces,
of a boat to discover, live, and from the bow comes the confirm to all
that: a large living with comfortable sofas front running offers you to
enjoy a coffee and a first breakfast, or for a nightcap, maybe seeing
the sun rise. There is no doubt we are in front of new Canados 108 ',
premiered at the 2013 World Yachts Trophies as Cannes for best
design and technological innovation. Entering you are in front of a living room with sofa and armchairs, in which, wise and accurate play
of colors adopted for the ceiling and the trampling (both in fine
woods), strong, antonyms, and therefore contrary to, amplify a pleasant sense of space and light. The same pleasant contrast and material is also offered in one of the cabins for guests. Beyond this room
there is a separate dining area with seating for eight, which enjoys
the natural light thanks to a large window. And what about the owner's suite: just look at her, not more words needed. Navigating with
Canados 108', after a few miles you are aware that the ease of driving, stability and softness on the wave, to confirm the proper speed
ratio (V / √ L) and resulting dimensioning dihedral angle adopted by
my friend engineer Senatore, not that of the very successful hull geometries that allow a maximum speed of respect: 28.5 Kn!
Compliments Canados! Blue Seas !
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Cigar Room
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Agent Provocateur
by Alberto Nano
Il profumo come detonatore indiscusso di emozioni, sensazioni, ricordi ma anche espressione
senza compromessi della propria personalità. La barriera distintiva tra pour femme e pour homme
spesso cade, trasformando una fragranza in un tratto distintivo del proprio carisma estremizzando classe, seduzione, eleganza o ancora meglio trasfigurandosi in puro agent provocateur.
Perfume as an undisputed stimulus for emotions, sensations and memories, but also as an expression of your own personality without compromises. The distinguishing barrier between pour femme and pour homme perfumes often vanishes transforming a fragrance into a distinctive mark
of your charm, highlighting class, seduction, elegance or even better transforming it into an agent provocateur.
Decadentismo seducente
La Rosa è il fiore simbolo della passione e dell’amore.
Rosa è il colore per eccellenza della femminilità. Roses
de Chloè rappresenta la sensorialità di una moltitudine di petali che cadono detonando un’incredibile freschezza e un’infinita grazia femminile: bergamotto,
rosa damascena, magnolia, muschio bianco, ambra:
complice di seduzione.
Charming Decadence
The rose is the symbol of passion and love. Rose pink is the colour of femininity
par excellence. Roses de Cloè represents the sensation of a multitude of falling petals providing an incredible freshness and women’s grace: bergamot, Damask
rose, magnolia, white musk and amber; a symbol of seduction.
Il Blazer da indossare
Simbolo di un’eleganza sobria ed informale che fa dell’understatement uno stile di vita: il suo nome è Blazer, un profumo
unisex anticonformista e libero come il vento sferzante delle
coste italiane. Creato dal genio del profumiere Marco Abaton
è una delle fragranze più particolari nel settore dei profumi
sartoriali con note agrumate in un cuore di arancia, lavanda e
basilico. Come note di coda patchouli, cedro e vetivier. Da indossare tutti i giorni.
A blazer to wear
It is a symbol of sober and casual elegance which makes understatement become a lifestyle.
Its name is Blazer, an unconventional unisex perfume that is free like the wind of Italian coasts. Created by the perfumer Marco Abaton, Blazer is one of the most peculiar scents in the
field of “sartorial” perfumes, with citrus notes with a scent of orange, lavender and basils as
heart notes. Patchouli, citron and vetiver are the tail notes. Suitable for everyday life.
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Intrigante ambiguità
E’ stato concepito come una fragranza per lui ma non disdegna anche un lato ambiguo che ne rafforza il suo innato potere attraente: realizzata dai maestri profumieri
Domitille Bertier e Clément Gabarry di IFF Just Cavalli è una composizione fresca legnosa effetto cuoio. Provocanti note di peperoncino selvatico, conturbante nota di
cuore di legno di vetiver, note di fondo ad effetto cuoio per unricco mix di intensità
e voluttuosità.: fesca, vibrante e sensuale, questa fragranza è un’ode alla giovinezza e
alla seduzione. Il collare blu pitonato è una reminescenza dell’istinto animale che può
scatenare. All’apice del tappo l’iconico morso Just Cavalli.
Intriguing ambiguity
It was conceived as a pour homme fragrance, but has an ambiguous side that strengthens its innate attractive power: conceived
by the master perfumers Domitille Bertier and Clément Gabarry of the IFF company, Just Cavalli is a fresh wood and leathery
composition. An alluring note of wild chili pepper, a sensual heart note of vetiver wood and
leathery tail notes for a rich mixture of intensity and voluptuousness. This fresh, vibrant and
sensual fragrance is an ode to seduction and youth. The blue python-skin collar is a reminiscence of the animal instinct it can arouse. On the top of the cap there’s the iconic Just
Cavalli bite.
Fragranza scultorea
Colpisce dapprima il suo packaging, si trasforma in estasi sensoriale con la sua fragranza: Agonist Dark Saphir rappresenta la volontà di catturare in un profumo
una fusione tra Oriente ed Occidente, rappresentate dalla profondità
dell’Oceano. Un viaggio nel blu tra mare e cielo, per un’essenza multiforme che si
plasma con la personalità di chi lo indossa: romantico, sensuale, tempestoso, incontrollabile: impossibile da plasmare.
Sculptural fragrance
At first we are struck by its packaging. It then transforms into sensorial delight with its fragrance. Antagonist Dark Saphir represents the will to catch in a perfume the fusion between East and West, represented by the depth of the Ocean. A journey into the blue between sea and sky, for a multifaceted scent that merges with the personality of the person who wears
it: romantic, sensual, stormy, uncontrollable: impossible to mould.
Dualismo black
L’eleganza del nero associata alla sensualità misteriosa della notte per un tripudio di sensualità. Roberto Cavalli presenta una fragranza assoluta con una vibrante nota di orchidea
dolce, ricche sfumature di dark vaniglia e l’eco
misterioso di legni nobili. Creata dalla celebre
maestro profumiere Louise Turner.
Black Dualism
The elegance of black with the mysterious allure of night for an explosion of sensuality. Roberto Cavalli presents an absolute fragrance with
a vibrant note of sweet orchids, rich notes of dark vanilla and the mysterious echo of noble woods. Created by the famous master perfumer
Louise Turner.
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Cigar Room
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Cioccolato alla moda
Fashion chocolate
The 18th edition of Salon du Chocolat in Paris has been recently closed. The event was originally born as a joining link between cocoa producers and consumers, and has later transformed
into much more. A romantic fair facing on the Tour Eiffel, that
in the evening lights up the starred sky of Paris, with tons of
chocolate all around. In this enchanting atmosphere you can discover the world of the divine fruit and take part in workshops
and seminars, attend exhibits and demonstrations of confectionery recipes. However, the most interesting event is represented by chocolate prizes, that awarded the most creative and
original chocolatiers. During this event the participants handled
their chisels and created things that seemed to be impracticable. Sculptures, copies of cathedrals and symbols of the most famous cities in the world are just some of these delicious creations. The fair ended with a symbol of Paris: a fashion show. The
Chocolate Dresses Fashion Show is an iconic symbol. It is a fashion show with dresses entirely made of chocolate. Sparkling
and fashionable dresses alternated on the catwalk. Dresses that
could be tasted with voiles made of candyfloss and cocoa gems
that adorn bodices and hair. Chocolate is fashionable: white,
dark or milk chocolate, spices, fruit or flower flavoured. It is always one of the most fascinating foods in the world. Many court
painters have depicted in their works cups of hot chocolate and
cocoa beans, that were in fashion in that period. One of the
painters who became famous in 1700 for depicting chocolate
was Jean Étienne Liotard. One of his most famous paintings is
“La bella cioccolataia”, a waitress wearing a pretty pink bonnet
with a lace border who is holding a tray with a cup of chocolate
in her hands. In conclusion, time goes by and fashion changes,
but chocolate will never be old-fashioned.
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by Alberto e Tancredi Alemagna
www.tamilano.com
È da poco terminata la 18esima edizione del salon du chocolat a Parigi
nata inizialmente come anello di congiunzione tra i produttori di
cacao e i consumatori e ora diventata molto di più! Una fiera romantica con la vista della Torre Eiffel che la sera illumina il cielo stellato di
Parigi, e tonnellate di cioccolato a contorno.
In questa atmosfera suggestiva si scopre il mondo del frutto divino
potendo partecipare a workshop e seminari, assistere a mostre, esibizioni e dimostrazioni di ricette dolciarie. Ma l’attrattiva più interessante sono gli awards del cioccolato per premiare i chocolatiers più creativi e originali. Qui i nostri concorrenti prendono in mano scalpello e
creano cose che fino a prima si pensavano irrealizzabili. Sculture, riproduzioni di cattedrali e simboli delle città più famose sulla terra
oltre a giganti aerei sono solo alcune di queste deliziose creazioni.
E per terminare la fiera, non poteva mancare quello che a Parigi è oramai un simbolo della città: una sfilata di moda. Un evento che è ormai
iconico: la Chocolate Dresses Fashion Show, ovvero una sfilata con
vestiti composti interamente di cioccolato! Abiti sfavillati e altamente
fashion quelli in passerella. Abiti da gustare, con veli di zucchero filato
e gemme di cacao a impreziosire corpetti e capelli. D’altronde è proprio vero che il cioccolato fa moda, bianco, fondente o al latte, aromatizzato con spezie, frutta o fiori, continua a essere nel tempo sempre
uno dei più affascinanti prodotti alimentari del globo. Lo dimostrarono già i pittori di corte che cominciarono a ritrarre nelle loro opere le
tazze di cioccolato e le fave di cacao, già di moda a quel tempo.
Uno di questi pittori del 1700 divenne famoso per aver dipinto la
cioccolata fu Jean Étienne Liotard. Tra i suoi quadri più famosi ce n’è
uno intitolato La bella cioccolataia, una cameriera con una graziosa
cuffietta rosa bordata di pizzo che porta in mano un vassoio con una
tazza di cioccolato. Che dire, il tempo scorre e alcune mode cambian
no ma il cioccolato non sarà mai old Fashioned!
**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:30 Pagina 143
Cigar Room
**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:30 Pagina 144
L’avvocato
che non ama
le banche
It'a glimpse of Italy positive what I want to tell you, because finally
someone like a lawyer Dalle Mura could give hope to those who
in recent years has had to deal with the banking system often sick
and corrupt situations to say the least scandalous. Already a wellknown TV broadcast wanted to go down to the problems of usury
banking and compound interest and so wanted to do it myself.
When he started to deal with compound interest banking?
I started after the judgment (judgment of the Court of Cassation
21095 of November 4, 2004), which has sanctioned in our legal
prohibition of compound interest on the part of banks.
Can you explain what it means to compound interest?
The compound interest is the principle for which they are applied
interest on interest and is a ban already enshrined in our Civil
Code. In fact, art. 1283 cc prohibits the calculation and payment
of interest on interest except in the cases expressly provided by
law. Until the 2004 judgment applied this scheme as a practice
legally valid. Among the sources of our law there is also the use,
but to be a source of law must be recognized as law by the whole
community. The sections joined by the Constitutional Court in
2004 declared that one could not speak of regulatory use and
consequently have reconsidered all sorts of situations.
When he edited the first case on the subject?
The first interventions there were in 2006.
How many years considered for retroactive counts and as it turns
out if the bank has applied anatociscmo and wear?
All reports started before 2008 and until 10 years after the closure of the account, but in principle it is always good to check, especially if you are handling a lot of current accounts. There are certain technical accounting software with which very quickly able to
identify anomalies.
I hope these few lines may serve to reclaim your rights.
The lawyer Dalle Mura could be a good start. I would like to
call your attention because I think the correct behavior
often poorly banks should end.
Mr. Dalle Mura, Viareggio Via Nino Bixio 34, +39 058452564
144
by Donato Ala
E’ uno scorcio positivo dell’Italia quello che voglio raccontarvi, perché finalmente qualcuno come l’avvocato Dalle Mura potrebbe dare una speranza a chi in questi ultimi anni ha avuto a che fare con il sistema bancario spesso malato e corrotto da situazioni a dir poco scandalose. Già una
nota trasmissione TV ha voluto andare in fondo alle problematiche dell’usura e anatocismo bancario e così ho voluto fare anche io.
Quando ha iniziato ad occuparsi di anatocismo bancario?
Ho iniziato dopo la sentenza (sentenza della cassazione 21095 del 04
nov 2004) che ha sancito definitivamente nel nostro ordinamento il divieto di anatocismo da parte delle banche.
Riesce a spiegarmi con termini semplici cosa significa anatocismo?
L’anatocismo è il principio per il quale vengono applicati interessi sugli interessi ed è un divieto già sancito nel nostro codice civile. Infatti l’art.
1283 c.c. vieta il calcolo e la produzione di interessi su interessi salvo nei
casi espressamente previsti dalla legge. Fino alla sentenza del 2004 applicavano questo sistema ritenendolo una prassi giuridicamente valida. Tra
le fonti del nostro diritto c’è anche l’uso ma, per essere fonte del diritto
deve essere riconosciuta come legge da tutta la comunità. Le sezioni
unite della corte costituzionale nel 2004 hanno dichiarato che non si poteva parlare di uso normativo e conseguentemente si sono riconsiderate tutta una serie di situazioni.
Quando ha curato la prima causa in materia?
I primi interventi ci sono stati nel 2006.
Quanti sono gli anni retroattivi considerati per i conteggi e come si scopre se la banca ha applicato anatociscmo e usura?
Tutti i rapporti iniziati prima del 2008 e comunque fino a 10 anni dalla
chiusura del conto, però in linea di massima è sempre bene controllare,
soprattutto se si movimenta molto i conti correnti. Ci sono tecnici contabili con determinati software che in tempi molto rapidi riescono a individuare le anomalie presenti.
Spero che queste poche righe possano servirvi per reclamare i vostri diritti. L’avvocato Dalle Mura potrebbe essere un buon inizio. Ci tengo a
segnalarvelo perché credo che il comportamento spesso poco corretto
delle banche debba finire.
n
Avv. Dalle Mura, Viareggio via Nino Bixio 34, tel. 058452564
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Livein Green
diretto da Donato Ala
Le pagine del Golf
Green
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IGTM
International
Golf Trade
Market
by Donato Ala
148
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149
Green
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The 2014 International Golf Travel Market (IGTM) will be hosted
in Italy’s Lake Como region, one of Europe’s most beautiful and
popular travel destinations. Organised by Reed Travel
Exhibitions, the world’s premier global event for golf tourism suppliers, buyers and media will take place from October 27-30,
2014, at the Villa Erba Exhibition and Conference Centre, sited
on the banks of Lake Como. The unique Exhibition and
Conference Centre at Villa Erba, built in 1988 by famous architect Mario Bellini, overlooks 24 acres of magnificent trees and
parkland and at its centre, features a domed pavilion from
which depart three distinct wings: Lario, Cernobbio and Regina.
Peter Grimster, Exhibition Manager of IGTM, said: “We are
proud to be taking IGTM to Italy for the first time, and we are
confident it will help showcase the country and recognises it as
one of Europe’s most exciting, and growing, golf travel destinations. “Villa Erba’s Exhibition and Conference Centre will be one
of the most striking venues for IGTM to date. With a breathtaking position on the bank of Italy’s largest lake, it will offer next
year’s delegates and exhibitors a very special, truly Italian visitor
experience.” Jean-Marc Droulers, President of Villa Erba Spa,
added: “To date, there has not been a focus on marketing our
golf products to the rest of the world, despite 400 golf courses in
Italy, and 69 here in the Lombardy region - a concentration of
courses almost equivalent to Spain’s Andalucía region. “For the
development and future growth of golf in Italy, associations, clubs
and resorts must come together to help promote the country as
a serious European golf destination, supporting the efforts of international players such as Matteo Manassero and the Molinari
brothers. “We believe hosting IGTM in Italy will provide a major
opportunity to showcase the variety and quality of our golf courses, which stretch from the Alps to Naples and from Sardinia to
Sicily, in locations where culture, art and food provide additional
reasons to book a golf break in Italy.” Lake Como, 40 miles from
Milan's Malpensa Airport, is in the region of Lombardy and is
part of the northern Italian Lakes District. It lies between Milan
and the border of Switzerland with its southern tip about 40km
north of Milan. The lake is surrounded by mountains and hills
and dotted with beautiful villas and resort villages.
150
Nel 2014 l’Italia sarà la vetrina del turismo golfistico mondiale.
IGTM, International Golf Trade Market, dalla Spagna in Italia...
Ancora un’edizione di IGTM dove eravamo presenti con il nostro
magazine e con Golfitaliano.
Eravamo in Spagna a Costa Dorada a testimoniare quanto il turismo
golfistico sia veramente importante per l’economia dei paesi a forte
vocazione turistica, come il nostro.
Nel 2014 i riflettori saranno puntati su oltre 70 milioni di golfisti nel
mondo che potranno finalmente conoscere il nostro paese anche
come destinazione golfistica.
Organizzato da Reed Travel Exhibitions,IGTM è l’evento più importante del mondo per il golf e si terrà dal 27-30 Ottobre 2014, presso la Villa Erba Exhibition and Conference Centre, situato sulle rive
del Lago di Como.
Costruito nel 1988 dal famoso architetto Mario Bellini, si affaccia su
24 ettari di magnifici alberi e parchi ed offre un padiglione a cupola
da cui si distinguono Lario, Cernobbio e Regina. Peter Grimster,
Exhibition Manager di IGTM, ha dichiarato: ”Siamo orgogliosi di portare IGTM in Italia per la prima volta, e siamo fiduciosi che contribuirà come vetrina per il paese riconosciuto come tra i migliori destinazioni Europee. Villa Erba e il Centro Congressi saranno uno
dei luoghi più suggestivi IGTM. Con una posizione mozzafiato sulla
riva del lago più grande d’Italia , che offrirà i delegati del prossimo
anno e agli espositori un’esperienza unica ”.
Jean Marc Droulers, Presidente di Villa Erba Spa, ha aggiunto: “Ad
oggi , non vi è stato un focus sul marketing dei nostri prodotti di golf
per il resto del mondo, nonostante i 400 campi da golf in Italia e 69
qui in Lombardia, una concentrazione di campi quasi equivalente a
regioni come Andalucía in Spagna .”
Per lo sviluppo e la crescita futura del golf in Italia, associazioni, club
e resort devono unirsi per contribuire a promuovere il paese come
un serio destinazione europea a golf, sostenendo gli sforzi dei giocatori internazionali come Matteo Manassero e dei fratelli Molinari.
“Crediamo che IGTM in Italia offrirà una grande opportunità per
mostrare la varietà e la qualità dei nostri campi da golf, che si estendono dalle Alpi a Napoli e dalla Sardegna alla Sicilia , in luoghi dove
la cultura, l’arte e il cibo forniscono ulteriori motivi per giocare a golf
n
in Italia”.
**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:31 Pagina 151
IGTM AWARD
The 14th annual IAGTO Awards ceremony, marking the conclusion of the International Golf Travel Market (IGTM) 2013, in Costa Daurada, Catalonia,
Spain, has honoured a host of destinations and resorts from around the world.
The glittering ceremony, sponsored by Etihad Airways, celebrated the golf industry’s best-performing destinations, including The Algarve, Thailand,
Florida, South Africa, Dubai and Costa Rica. It also recognised South African Tour star, Ernie Els, with an honorary award for his services to the game.
The IAGTO Golf Tourism Supplier of the Year accolade was awarded to Dubai Golf, operators of Emirates Golf Club, Dubai Creek Golf & Yacht Club
and Almouj Golf in Oman,
Golf Destination of the Year:
•
Europe – The Algarve, Portugal
•
Asia and Australasia – Hua Hin, Thailand
•
North America – Naples, Marco Island and The Everglades,
Florida, USA
•
Latin America and Caribbean – Costa Rica
•
Africa and Gulf States – The Garden Route, South Africa
Golf Resort of the Year:
•
Europe – Thracian Cliffs Golf & Beach Resort, Bulgaria
•
North America – The Ritz-Carlton, Half Moon Bay, California,
•
Rest of the World – The Farm at Cape Kidnappers,
New Zealand
IAGTO Undiscovered Golf Destination of the Year:
•
Sweden
IAGTO Golf Tourism Supplier of the Year:
•
Dubai Golf
IAGTO Honorary Award:
•
Ernie Els
2014 IAGTO/GEO Sustainability Awards:
•
Efficient use of Resources – Lumine Golf Club, Costa Daurada,
Spain
•
Community Engagement – Westin La Paloma Country Club,
Arizona, USA
•
Nature Conservation – The Tryall Club, Jamaica
Overall Winner for Environmental Sustainability:
Ritz Carlton Golf Club, Orlando, Florida, USA
151
Green
**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:31 Pagina 152
Belek,
la nuova
destinazione
152
by Matteo Ala
**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:31 Pagina 153
Quale soluzione migliore per far conoscere una nuova destinazione agli operatori del settore se non quella di fargli vivere la stessa
esperienza che vivranno i loro clienti? In questo caso la destinazione era la Turchia e in particolare Belek una destinazione in grande
ascesa nel segmento golf e l’occasione è stata quella offerta da golfitaliano travel il marchio di vela bianca viaggi attraverso un educational a 15 tra maestri di golf e agenzie di viaggi. Golfitaliano sulla
Turchia ha una grande forza contrattuale e in particolare le conoscenze del direttore donato ala permettono di ottenere diversi
vantaggi e cura nei dettagli che ad oggi pochi riuscirebbero ad offrire. Golfitaliano Travel è il partner italiano di Golfandwellness uno
dei tour operator più accreditato per l’incoming di golf a Belek e
grazie al lavoro di Onder Cabuk genral manager è stato possibile
rendere assolutamente indimenticabile l’esperienze dei 15 ospiti di
golfitaliano di questo Fam trip. I numeri di Belek sono straordinari:
14 stupendi percorsi da 18/27/36 Buche, Hotel 4 o 5 stelle per tutte
le esigenze. Antalya è a circa 2 ore di volo dall’italia con numerosi
voli della compagnia Tukish Airlines che nel periodo inveranale
transitano dall’aeroporto di Istambul ma grazie alle numerose coincidenze su antalya il volo si può giudicare quasi diretto. Golfitaliano
vuole offrire con i suoi pacchetti e servizi una laternativa valida alle
ormai più che conosciute e sfruttate destinazioni per le clinic dei
maestri come Marocco, Spagna, tunisia e canarie diventate ultimamente decisamente care e con spesso full booking nei campi da
golf. Belek offre ottime condizioni climatiche con temperature che
durante la stagione golfistica Ottobre-Aprile mai scendono sotto i
15 gradi che si raggiunge a Gennaio
The best solution to make golf operators know the new destination is making them have the same experience their clients will
enjoy. In this case the destination was Turkey, and in particular
Belek, a destination which is becoming increasingly popular in
the golf sector. The occasion was offered by Golfitaliano Travel
and Vela Bianca Viaggi through an educational event with 15
among golfers and travel agencies. Golfitaliano has a great bargaining power in Turkey and in particular the knowledge of the
director Donato Ala allow it to have many benefits and care of
details that few agencies can offer nowadays. Golfitaliano Travel
is the Italian partner of Golfandwellness, one of the most commissioned tour operators of golf incoming in Belek and, thanks to
Onder Cabuk, the general manager, it has been possible to
make the experience of the 15 guests of Golfitaliano of this Fam
trip unforgettable. The numbers of Belek are extraordinary: 14
stunning 18, 27 or 36-hole courts, 4 or 5 star hotels for every
need. It takes you about 2 hours by plane from Italy to reach
Antalya with many Turkish Airlines flights, which, during the winter, stopover at Istanbul airport. However, thanks to many connections to Antalya, the flight can be considered almost direct.
With its package tours and services Golfitaliano offers a good alternative to the most famous and visited destinations for golfers
and masters, such as Morocco, Spain, Tunisia and the Canary
Islands, that have recently become very expensive and its golf
courts are always fully booked. Belek offers ideal weather conditions with temperatures that never drop below –15° during the
October-April golf season.
153
**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:31 Pagina 155
Green
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Golfitaliano
Brasile Olimpics
Game Cup
edit by La redazione
After involved in the last eight editions over 15,000 golfers all
over Italy, GOLFITALIANO want to make a change to its competition, making it definitely more engaging and challenging,
both for the destination in the formula of the event. Starting
next year, and in anticipation of the 2016 Olympics in Brazil
where the Golf will come to be part of it, GOLFITALIANO
olimpics BRAZIL CUP GAME EXCLUSIVE become a circuit
that wants to dedicate himself to the promotion of Brazil
through 10 stages planned. For each race in the most exclusive golf clubs 2 participants will win the final which will be held
in Brazil in the state of Bahia in November 2014. The special
feature of this competition is to organize at every stage special
events dedicated to the culture, food and wine Brazilian eg,
wine and food trade, capoeira performances, meetings with
writers and poets Brazilians, bands or at least anything that
may be of interest promote the area. The staff at the golf club
golfitaliano will create an atmosphere that reflects the desire
to Brazil with video and music piped in during the last week
before the race and the weekend of the competition.
The GOLFITALIANO BRAZIL CUP GAME olimpics will definitely become the most sought after by golfers Italian race. The
races will take place from May to September with the final in
November 2014 . It will start from May 25 Golf Villa Carolina,
June 1 in Cervia, on June 8 Frassanelle, June 15 at the Park of
Rome, on June 21 at Le Fonti Golf, Golf Club Tuscany June 29,
July 6 at Golf chervò San Vigilio, July 26 Golf Is Arenas Is Molas
Golf August 6 and August 10 at Argentario Golf. The idea was
born and brought by Donato Ala director of golfitaliano was
immediately implemented with enthusiasm by tourism brazil,
the airline TAP Portugal and in particular by the tour operator
in the Bahian leading travel destination that will be tasked to
take care of all the organizational part of the trip and that will
156
Dopo aver coinvolto nelle ultime otto edizioni oltre 15.000 golfisti in
tutta Italia, GOLFITALIANO vuole dare una svolta alla sua competizione rendendola sicuramente più accattivante e stimolante, sia per la
destinazione che nella formula dell’evento.
A partire dalla prossima edizione e in previsione delle Olimpiadi in
Brasile del 2016 dove il Golf entrerà a farne parte, GOLFITALIANO
BRASILE OLIMPICS GAME CUP diventerà un circuito ESCLUSIVO
che vuole dedicarsi alla promozione del Brasile attraverso le 10 tappe
previste.
Ad ogni gara nei golf club più esclusivi 2 partecipanti vinceranno la finale che si disputerà in Brasile nello stato di Bahia a novembre 2014.
La particolarità di questa competizione è quella di organizzare ad ogni
tappa eventi speciali dedicati alla cultura, all’enogastronomia Brasiliana
ad esempio; scambi enogastromici, performance di capoeira, incontri
con scrittori o poeti Brasiliani, gruppi musicali o comunque tutto
quanto possa essere di interesse nella promozione del territorio.
Lo staff di golfitaliano creerà nei golf club un atmosfera che richiamerà
la voglia di Brasile con video e musica in filo diffusione durante l’ultima
settimana prima della gara e nel week end della competizione.
La GOLFITALIANO BRASILE OLIMPICS GAME CUP diventerà sicuramente la gara più ambita dai golfisti Italiani. Le gare si disputeranno da Maggio a Settembre con finale a Novembre 2014.
Si partirà il 25 maggio dal Golf Villa Carolina, il 1 Giugno a Cervia, l’8
giugno Frassanelle, il 15 giugno al Parco di Roma, il 21 giugno al Golf
Le Fonti, il 29 giugno Golf Club Toscana, il 6 Luglio al Golf Chervò San
Vigilio, il 26 Luglio Golf Is Arenas, il 6 Agosto Golf Is Molas e il 10
Agosto al Golf Argentario.
L’idea nata e proposta da Donato Ala direttore di golfitaliano è stata
subito recepita con entusiasmo dal turismo brasile, dalla compagnia
aerea Tap Portugal e in particolare dal tour operator Baiana viaggi leader nella destinazione che avrà il compito di occuparsi di tutta la parte
organizzativa del viaggio e che sarà presente nei vari circoli per pro-
**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:31 Pagina 157
muovere la destinazione.
Tra gli sponsor l’azienda Yalos che mettera’ in palio bellissimi premi di
Murano. Si conferma anche Equilibra, nota azienda del mercato italiano dell’integrazione alimentare, del benessere e della cosmetica che
distribuirà a tutti i 1600 partecipanti speciali prodotti.
Quadro, azienda che produce scooter dal design innovativo su tre
ruote. Altri sponsor della competizione saranno: Schesir la marca che
da sempre rappresenta il top della qualità tra i prodotti naturali per
animali e per finire la Fisar Federazione Italiana Sommellier Ristoratori
e Albergatori che metterà a disposizione i suoi sommelier per degustazioni e presentazioni delle più importanti aziende vinicole italiane.
Il Circuito avrà la copertura media della rivista LIVE IN, di Golf Today,
GOLFITALIANO.IT e GOLFITALIANO WEBTV la prima web tv dedicata al turismo golfistico che seguira’ con le proprie telecamere l’intero circuito inclusa la finale.
Info: [email protected]lfitaliano.it 3356490093
n
be present in the various circles to promote the destination.
Among the sponsors that will put the company Yialos' giving away
great prizes from Murano. It also confirms Equilibra known company in the Italian market of dietary supplements, wellness and
cosmetics that will distribute to all 1600 participants special products. Framework, a company that manufactures scooters innovative design on three wheels. Other sponsors of the competition will
be: Schesir the brand that has always been among the top quality
natural products for animals and to end the Fisar Italian
Federation of Restaurateurs and Hoteliers Sommellier which will
provide its sommelier for wine tastings and presentations of the
most important wineries Italian. The circuit will have the media coverage of the magazine LIVE IN, Golf Today, GOLFITALIANO.IT
and GOLFITALIANO WEBTV the first web TV dedicated to golf
tourism that will follow' with their cameras the entire circuit including the final. Info: 3356490093 [email protected]
157
Green
**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:31 Pagina 158
Il Consorzio
del Garda
by Donato Ala
This is the first time I deal with a real and serious project of
promotion and marketing of a golf area in Italy. Truthfully, we
have to recall the excellent job made by the consortium
Emilia Romagna golf, which promotes the touristic offer of
the region with precision and attention to details. Many
attempts have been made in order to establish consortiums
in various Italian regions, which have been revealed to be
fruitless because of a lack of professionalism and knowledge
in the field of Italian golf tourism by many golf club presidents,
secretaries and directors. orking in the field of golf tourism
needs a deep knowledge of the market and a golf reception
culture that is unfortunately lacking in Italy. The following is
the interview I conducted in Spain during the last IGTM
International Golf Trade with the president of the consortium
for golf courts of the Garda Lake, Piero Apicella, who told me
how this adventure began.
How was the need to create this consortium born?
It was a global need, because we understood that the
whole territory has to promote the Garda Lake.
Our location is very important in Europe and it has given
158
E’ questa la prima volta che mi trovo di fronte ad un vero e serio
progetto di promozione e commercializzazione di un territorio
golfistico in Italia. A dire il vero dobbiamo ricordare l’ottimo lavoro
svolto dal consorzio Emilia Romagna golf che con assoluta puntalità e
cura nei dettagli promuove all’estero l’offerta turistica della regione.
Molti sono stati i tentativi di costituire consorzi in diverse regioni italiane, che si sono rivelati sterili a causa di una mancanza di professionalità e conoscenza nel campo del turismo golfistico italiano da parte di
molti presidenti di golf club, segretari e direttori. Lavorare nel settore
del turismo golfistico presuppone una profonda conoscenza del mercato e una cultura di accoglienza golfistica che purtroppo a noi in Italia
manca.
A seguire la mia intervista realizzata in Spagna durante lo scorso
IGTM International Golf Trade Market con il presidente del
Consorzio campi da golf del Lago di Garda Piero Apicella che mi racconterà come è iniziata questa avventura.
Presidente come è nata l’esigenza di creare questo consorzio?
E’ stata un esigenza globale, perchè abbiamo capito che dovrà essere
tutto il territorio a promozionare il Lago di Garda. La nostra è una location importante in Europa e lo sta dimostrando sempre di più in questi
**LIVEIN 20_lvn002• 10/12/13 10:31 Pagina 159
Golf Region Lake Garda - una delle migliori destinazioni golfistiche d'Europa - unisce l'amore per il golf con la scoperta di un territorio ricco di
storia, cultura, bellezze naturali ed enogastronomia. Deliziarsi del bel clima e giocare a golf per dodici mesi all' anno nella regione golfistica del
Lago di Garda, à una realtà! Troverete splendidi campi da golf progettati da giocatori leggendari e designer tra i più prestigiosi al mondo. Grazie a
Golf Region Lake Garda, durante la vostra vacanza golf godrete del fascino di un territorio sorprendente, tra città d'arte, borghi, scorci mozzafiato, divertimento e mondanità.
Golf Region Lake Garda - a leading golf tourism destination in Europe - it combines love for golfing while discovering the Lake Garda territory featuring history, culture, beautiful natural surroundings, food and wine specialties. Appreciate playing golf 12-months around, thanks to Lake Garda mild climate! Beautiful golf courses projected by legendary players and
designers among the most famous in the world. Through Golf Region Lake Garda, enjoy the charm of a stunning Italian Region, rich in cities of art, historic villages, entertainment and
social life: choose your golf holiday
www.golfregionlakegarda.com [email protected]
ultimi anni. Al Golf San Vigilio abbiamo sempre puntato all’estero perchè
riteniamo che il mercato golfistico se pur di nicchia sia un mercato importante e con una certa continuità. Nel raggio di 30 km abbiamo ben 11
campi da golf con resort di livello internazionale e abbiamo capito che ci
poteva essere un futuro e un mercato da esplorare.
a proof of this in the last years. At Golf San Vigilio we have always focused
A parte la parte promozionale che forse è quella più semplice da realizzare, come pensate di gestire quella commerciale?
Fino ad oggi ogni struttura decideva personalmente la sua politica commerciale e quindi abbiamo dovuto parlarci per uniformare l’offerta.
Apart from the promotional side, that is probably the most simple to carry
In pratica come pensate di fare?
Siamo ancora in start up, la nostra prima uscita è stata a IGTM dove abbiamo avuto un grandissimo successo con oltre 200 operatori che ci
hanno contattato ed abbiamo capito che volevano un interlocutore
unico per l’offerta golfistica del Garda. Abbiamo in progetto una Card
che uniformerà tutto, dai prezzi alla gestione dei tee time.
our attention on foreign clients, because we think that golf market is very
important and continuous, although it is a market niche. We have 11 golf
courts and an international resort in a 30 kilometre area, and we have
understood there could be a future and a market to explore.
out, how do you think you will manage the commercial part?
Until now every organisation has personally chosen its own commercial
politics, so we had to discuss in order to level the offer.
How do you think you will manage it?
We are still in a start-up phase, our first outlay was at IGTM where we
had a great success with more than 200 experts who contacted us and we
understood they needed a unique interlocutor for the golf offer of Garda
Lake. Our project is a card which will be able to level everything, from
prices to the management of tee time.
Piero, come risolverete il problema gare che chiaramente non permette
ai turisti di giocare durante il week end.
Ovviamente i campi dove giocano solo soci, dovranno capire che tutto
sta cambiando e che devono adeguarsi a quello che succede nel mondo.
Devono lasciare spazi ai turisti che pagano e migliorano le casse del proprio circolo. Ogni club dovrebbe lasciare un numero di tee time durante
il week end perchè solo così si potrà crescere. Noi al San Vigilio lo facciamo da tempo anche perchè abbiamo la fortuna di avere un campo a
27 buche che ci permette di avere denaro fresco ogni giorno ed è
questo il segreto per una buona gestione.
How will you deal with the problem of golf rounds, that don’t clearly allow
La mia ultima domanda riguarda la preparazione del personale dei golf
club perchè credo sia il punto debole non trovi?
Ci stiamo lavorando, sappiamo che questo potrebbe essere il punto debole. Facciamo molta formazione e tra noi consorziati ci parliamo e ci
n
confrontiamo sui tutti i problemi anche questo.
My last question is about the training of the golf club staff, because I
tourists to play during the weekends?
Obviously the members of the club will have to understand that everything
is changing and they have to adapt to what is happening in the world. They
have to leave some space for tourists who pay and support the funds of
their club. Every golf club should leave a number of tee times during the
weekend, because this is the only way to grow. At San Vigilio we have
made it for a long time also because we have a 27-hole course which
allows us to have new money every day; this is the secret for a good
management.
think it is the weak point, isn’t it?
We are working on it. We know this could be the weak point. We
put much effort into training and always discuss about all the
problems, including this one.
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Green
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by Marco Massetani photo by Alice Russolo
In City Golf
If you do not try, do not you believe it.
In City Golf is like that. It'a dream come true, the brilliant
idea to the service of the imagination. Before you
enchants, then wraps you up for 48 hours in the magical
atmosphere of sports, passion and fun, eventually leaves
you there, ecstatic and nostalgic, like a child who can not
wait to get back to playing with clubs and golf balls. Must
have felt these feelings also the European Tour champion
Lorenzo Gagli and former Formula 1 driver Alessandro
Nannini, namely the two testimonial Florentine edition of
In City Golf 2013, which in the cradle of the Renaissance
city - closed cycle annual events (Verona in June, July
Cortina ), confirming - in case any were needed - that the
originality of this spot is nothing more than a great
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Se non lo provi, non ci credi. In City Golf è fatto così.
E’ il sogno che diventa realtà, l’idea geniale al servizio della fantasia.
Prima ti incanta, poi ti avvolge per 48 ore in quell’atmosfera magica di
sport, passioni e divertimento, infine ti lascia lì, estasiato e nostalgico,
come un bambino che non vede l’ora di tornare a giocare con mazze
e palline bianche.
Devono aver provato queste sensazioni anche il campione
dell’European Tour Lorenzo Gagli e l’ex pilota di Formula 1
Alessandro Nannini, ovvero i due testimonial dell’edizione fiorentina
di In City Golf 2013 che nella città-culla del Rinascimento ha chiuso il
ciclo di appuntamenti annuali (Verona a giugno, Cortina a luglio), confermando - casomai ce ne fosse ancora bisogno - l’originalità di questo
spot che altro non è che un eccezionale veicolo promozionale per
tutto il movimento.
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Con il sole (dell’autunno 2012), o con la pioggia (dell’ottobre scorso), anche a Firenze In City Golf si è rivelato l’evento di tendenza per
tutte le stagioni. “Formula vincente non si cambia”, glissa Kurt
Anrather, professionista ‘illuminato’ del marketing, che all’ombra del
Campanile di Giotto ha scritto un’altra bella pagina di storia, dopo
aver deciso di traslocare con successo il suo format, ben rodato da
un’esperienza biennale a Cortina, nelle città d’arte.
Scegliendo anche stavolta, non a caso, la Firenze della cultura (un
‘skill’ sulla terrazza di Villa Bardini), delle biblioteche storiche (un
‘putt’ mozzafiato tra i volumi d’epoca della Biblioteca Nazionale
Centrale), dei grandi teatri (con un ‘lancio’ dal palco della Pergola,
con i giocatori divenuti per un giorno attori di uno show mai visto
prima, e impegnati nella ‘buca’ che Livigno ha allestito per sponsorizzare la sua nuova Golf Training Area). Ed ancora golf in ‘buca’ nei luoghi dello shopping più raffinato (Officina Profumo Farmaceutica di
Santa Maria Novella e Gherardini), dei ‘salotti’ buoni del centro storico (Caffè Rivoire), dei locali più alla moda (Hard Rock Cafè), dei ristoranti dalla cucina d’eccellenza (“Il Latini”).
Per il prossimo anno In City Golf è già pronto ad inaugurare nuove
tappe italiane del suo tour (oltre Cortina, Verona e Firenze), e forse,
per la prima volta, la ‘creatura’ di Kurt Anrather, potrebbe addirittura
sconfinare all’estero. Comunque vada, sarà un successo. Provare per
n
credere.
promotional vehicle for the whole movement. With the sun
(Autumn 2012), or in the rain (last October), also in Florence
City Golf In the event proved to be the trend for all seasons.
"Never change a winning formula", bulldozing Kurt Anrather,
professional 'enlightened' of marketing, which in the shadow
of Giotto's bell tower has written another beautiful page
of history, having decided to move its successful format,
well-tried from two years experience in Cortina, in the cities
of art. By choosing this time also, not coincidentally, the
Florence of culture, the historical libraries, the largest theaters
(with a launch from the stage of the pergola, with players
became actors for a day of a show never seen before, and
engaged in the hole that Livigno has prepared to sponsor his
new Golf Training area). And yet in golf 'hole in the places of
the most sophisticated shopping (Officina Profumo di Santa
Maria Novella and Pharmaceutical Gherardini), the living' the
good old town (Caffè Rivoire), the most fashionable (Hard
Rock Cafe), the restaurants with excellent cuisine ("The
Latins"). For the next year in the City Golf is ready to usher in
the new Italian leg of his tour (over Cortina, Verona and
Florence) , and perhaps for the first time, the 'creature'
Kurt Anrather , could intrude even abroad. Whatever
happens, it will be a success. Seeing is believing.
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COLOPHON
Livein
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distribuzione
cover by Giovanni Gastel
n. 20 anno 4 - bimestrale · dicembre 2013
direttore responsabile Matteo Tornielli
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direttore editoriale Bruno Petronilli
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art director Ludovico Maria Nobile
redazione Vittoria Fabris, Annalisa Fanticelli,
Alberto Brandisseri, Edoardo Dominici
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responsabile degustazioni Laura Di Cosimo
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segreteria di redazione Tommaso Cornelli
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relazioni esterne Giovanna Repossi
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