Sanità Notizie
ro del sangue del paziente dal
campo operatorio, con
un'operazione di aspirazione
durante o dopo l'intervento
(recupero post-operatorio)
ad opera del personale del
Servizio Trasfusionale. Questa tecnica, tra l'altro è attualmente anche l'unica alternativa alla trasfusione accettata
dai Testimoni di Geova.
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La plasmaferesi: per una
donazione “su misura”.
La donazione di plasma non è
meno utile di quella del sangue intero. Dal plasma, infatti, attraverso procedimenti
industriali si ricavano gli
emoderivati, indispensabili
nella cura di moltissimi pazienti. La plasmaferesi produttiva (da donatore), è un
processo, che dura circa dai
trenta ai quaranta minuti,
Solidarietà sociale
attraverso il quale il sangue
del donatore, prelevato con
un ago da una vena del braccio è fatto passare in un circuito sterile e monouso istallato
su una macchina che separa,
per filtrazione o per centrifugazione, il plasma, la parte
liquida del sangue, dalla
parte corpuscolare (globuli
rossi e piastrine), che è restituita al donatore. Il plasma
ricavato è avviato alla produzione industriale per ottenere
gli emoderivati: albumina
(una proteina), immunoglobuline (concentrati di anticorpi) e fattori della coagulazione. Il Servizio Trasfusionale di Savona è stato nel
2004, il secondo in Liguria
per quantità di plasma ceduto
alla Regione per essere trasformato in emoderivati.
Grazie a questo, nell'anno
2004, si è avuto un ritorno in
albumina che ha sostanzialmente garantito l'approvvigionamento totale per gli
ospedali di Savona , Cairo ed
Albenga (circa 4.000 flaconi), senza la necessità di
ricorrere ad acquisti sul mercato dei farmaci. In misura
minore, ma lo stesso apprezzabile, si è ricevuto in cambio del plasma consegnato
quasi un terzo del nostro
fabbisogno d'immunoglobuline. In Italia però siamo ancora lontani dal raggiungimento dell'autosufficienza nazionale negli
emoderivati e quello che
manca si deve importare da
Europa e Stati Uniti, dove i
controlli effettuati sul sangue
sono uguali a quelli italiani,
ma con una differenza importante: mentre i donatori in
n. 1 - maggio 2006
Italia sono tutti volontari e la
donazione è gratuita,
all'estero, là dove la donazione è ancora retribuita, c'è il
rischio che la motivazione
economica, porti il donatore
a sottostimare i rischi a cui si
è esposto, con una maggiore
possibilità di trasmissione di
virus da parte delle unità di
sangue prelevate ai donatori
non volontari. Gli esami ed i
trattamenti ai quali è sottoposto il plasma così raccolto
tendono sicuramente a ridurre enormemente la possibilità di infezioni posttrasfusionali, ma è certo che
l'autosufficienza nazionale
per quanto riguarda il plasma, è un obiettivo che ci
dovrà vedere impegnati
strutture trasfusionali, associazione e soprattutto donatori per raggiungerlo.
n. 1 - maggio 2006
La laringe è un piccolo organo che svolge molteplici funzioni.
Principalmente costituisce
una valvola che regola il passaggio dell'aria dall'e-sterno
ai polmoni ed è una protezione alla penetrazione di sostanze e corpi estranei. Essa
consente, attraverso il meccanismo della tosse, la loro
espulsione.
Ma è soprattutto la sede delle
corde vocali, che insieme ad
altri organi svolgono la funzione fonatoria; infatti permettono la produzione della
voce e quindi della comunicazione verbale.
Con l'ablazione della laringe
e quindi delle corde vocali, le
vie respiratoria e deglutitoria
vengono disgiunte. Per cui
l'ingresso e l'uscita dell'aria
non avvengono più dalla bocca e dal naso, ma dal foro posto nella parte anteriore del
collo, detto stoma.
L'alimentazione invece continua a seguire le vie naturali.
Dopo gli accertamenti che
hanno messo in evidenza la
necessità di asportare la laringe durante il counseling
pre-operatorio il medico otorinolaringoiatra spiega l'iter
riabilitativo che il paziente
dovrà seguire.
I giorni successivi all'intervento sono i più difficili a causa delle modificazioni anatomiche subite e del nuovo tipo
di respirazione. Questi sintomi scompaiono in breve tempo mentre si fa più pressante
la necessità di comunicare
verbalmente. Nei primi momenti post-operatori si consiglia al paziente di scrivere ciò
che vorrebbe esprimere oralmente. Per parlare sarà necessario imparare un nuovo
tipo di voce detta “voce esofagea”.
Infatti il paziente laringectomizzato utilizzerà l'esofago
per parlare: la manovra che
permette l'emissione della
voce è quella di ingoiare
l'aria, mandarla nell'esofago
e ributtarla fuori, facendo vibrare con essa non più le corde vocali ma la parte più alta
dell'esofago nella quale si
Innovazione terapeutica
Sanità Notizie
La laringe è una valvola che regola il passaggio dell’aria
dall’esterno ai polmoni ed è una protezione
alla penetrazione di sostanze e corpi estranei
consentendo, mediante il meccanismo della tosse,
la loro espulsione
Il protocollo riabilitativo
multidisciplinare nella
laringectomia totale
Raffaela Rolla - logopedista
Sonia Bertolini - fisiokinesiterapista coordinatrice
Laura Magnano e G. Silvia Di Vita - fisioterapiste
U.O. Recupero Rieducazione Funzionale Albenga - Savona - Cairo
Direttore: Vito De Giglio
Coordinatrice Servizi di Logopedia: Antonella Panero
Sede di Albenga
Dipartimento cure primarie
Direttore: Maurizio Modenesi
formeranno pliche dette
“neo-corde” o “pseudo corde
vocali”.
Subito dopo l'intervento in
ospedale iniziano i primi incontri con il fisioterapista, la
logopedista e il maestro laringectomizzato . Spesso è di
conforto al paziente incontrare quest'ultima figura che
può meglio aiutarlo a superare i primi periodi post inter-
vento, dando consigli scaturiti dalla propria diretta esperienza.
Alla dimissione, oltre ai periodici controlli ORL, egli
viene seguito dal l' Unità Operativa di Recupero e Rieducazione Funzionale che si
prenderà cura di lui perché
egli possa riacquistare al meglio le funzioni perse con
l'intervento chirurgico.
Presso il nostro Servizio verrà effettuata la prima visita
Fisiatrica e quindi il paziente
sarà accolto nel gruppo di terapia collettiva.
L'approccio al paziente laringectomizzato deve tener di
molte variabili individuali:
età, professione, livello culturale e qualità dei rapporti
sociali esistenti prima dell'intervento.
SCHEMA RISULTATI RISPETTO A RECUPERO VOCE ERIGMOFONICA
E REINSERIMENTO LAVORATIVO
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Sanità Notizie
Il gruppo viene gestito con
interventi multidisciplinari
da diverse figure:
Il fisioterapista che esegue
un esame obiettivo osservando i dismorfismi a livello cutaneo e l'atteggiamento posturale. Quindi propone esercizi finalizzati al recupero di
una postura e uno schema motorio corretti e al loro mantenimento nel tempo.
L'iter fisioterapico prevede:
1. un trattamento personale
con risoluzione manuale delle aderenze cicatriziali e recupero di una buona motilità
tronco cervico- cefalica e scapolo-omerale
2. un trattamento di gruppo
con esercizi di rilassamento ,
respirazione stretching.
Si includono inoltre esercizi
mimici ed uno specifico trattamento rivolto al miglioramento funzionale limitato
dall'intervento.
- La logopedista si occupa
dell'impostazione della voce
erigmofonica, in modo tale
da permettere al paziente di
utilizzare una modalità comunicativa efficace. Nelle sedute di gruppo la successione
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Innovazione terapeutica
delle terapie, prima fisioterapica e poi logopedica, non è
casuale: infatti l'ipertonia dei
muscoli del collo può provocare la compressione del segmento faringo-esofageo con
conseguente difficoltà nella
produzione della voce erigmofonica.
Durante le sedute logopediche il paziente impara a rifornirsi adeguatamente di aria,
spingerla nell'esofago e riportarla nella neoglottide
ove, per mezzo della vibrazione delle neocorde viene
prodotta la nuova voce . Si
incrementa così la quantità e
la velocità dell'aria emessa
modulando la voce. Fanno
seguito altre tappe dell'apprendimento che consistono
nell'impostazione di sillabe
prolungando il più possibile
il suono vocalico rendendo
così intelligibili per intero
anche parole e frasi che in
seguito vengono articolate.
Quando il paziente è in grado
di pronunciare le frasi più
semplici lo si velocizza e allena con la lettura e la conversazione, controllando anche
l'intelligibilità della voce con
conversazioni telefoniche ed
usando i citofoni interni del
Servizio di Logopedia.
Il maestro laringectomizzato
che si occupa dell'inserimento del nuovo paziente nel
gruppo e lavora con metodiche di "auto mutuo aiuto"
Lo psicologo con colloqui
aiuta il paziente ed i famigliari nell'affrontare le problematiche legate alla malattia
oncologica.
Durante questo percorso riabilitativo il paziente ha il supporto di un Vademecum intitolato “Verso una nuova voce” che gli viene consegnato
prima dell'intervento. Il paziente, utilizzando le facili
nozioni e le illustrazioni schematiche contenute nell'opuscolo, è informato in maniera
elementare sulla condizione
anatomo-funzionale dell'apparato fono-respiratorio prima e dopo l'intervento chirurgico.
Attraverso l'intervento multidisciplinare delle figure sopradescritte si ottengono un
rapido miglioramento delle
funzioni motorie e comunicative riscontrabili dal pa-
n. 1 - maggio 2006
ziente nella vita quotidiana
con un utile e rapido reinserimento sociale e lavorativo
del paziente operato.
L'U.O.R.R.F. del Presidio
Albenganese è stata la prima
in Italia nel 1988 ad avere
messo in atto questo tipo di
protocollo. Da allora ad oggi
sono state effettuate circa
600 rieducazioni a pazienti
dei quali il 67% ha ripreso a
comunicare con la voce esofagea con un buon reinserimento sociale e lavorativo.
In tal modo si è evitata la prescrizione da parte del S.S.N.
di ausili come il laringofono
il quale uso è risultato inutile.
Inoltre l'osservazione dell'atteggiamento posturale dei
pazienti che già si recavano
alla terapia logopedica ha fatto emergere che la “ferita”
non era solo fisica ma soprattutto psicologica sia del malato che della sua famiglia.
Si è arrivati, quindi, ad organizzare una attenta risposta
multidisciplinare ai suoi bisogni con un intervento psicofisico che tiene conto della
persona e non solo della malattia.
Il paziente laringectomizzato inserito in questo gruppo di lavoro accresce così la consapevolezza di poter essere psicologicamente
aiutato e la fiducia in un recupero sia della parola che del movimento.
n. 1 - maggio 2006
Congresso scientifico
Sanità Notizie
Pubblichiamo una sintesi degli interventi dei relatori
al congresso tenuto al Teatro Chiabrera di Savona
dal 3 al 5 novembre scorso
«Le forme del male sono
un problema centrale
nella vita emotiva di ciascuno
e nella riflessione di ogni società
intorno a se stessa»
Antonio Maria Ferro
Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’A.S.L. n. 2
con la collaborazione di
Cinzia Parodi
Resposabile della Struttura Semplice Formazione e Liason
Paolo Peloso
Psichiatra DSM Genova e Segretario regionale Società Italiana di Psichiatria
Simonetta Porazzo
Dirigente psicologo dell’A.S.L. n. 2
Nei giorni 3-4-5 novembre del 2005 si
è tenuto a Savona presso il teatro Chiabrera il Convegno “Forme del male:
esperienze umane e psicopatologia”.
Il Convegno è stato pensato ed organizzato dal Dipartimento di Salute Mentale,
dall'Azienda sanitaria Savonese, dal
teatro e dal Comune di Savona; la sua
realizzazione è stata possibile per il
sostegno ideale ed economico della
fondazione A. De Mari della Cassa di
Risparmio di Savona, sempre molto
attenta alle nostre proposte scientifiche e
culturali. L'incontro ha acquistato un
particolare valore per la cittadinanza
perché è stato inserito nell'evento savonese della riapertura del nostro Teatro
“Chiabrera”, dove in prima nazionale,
proprio il 3-4-5 novembre, è stato presentato “Delitto e Castigo” di Fedor
Dostoewskij, da parte della Compagnia
Glauco Mauri, Roberto Sturno.
A partire da “Delitto e castigo” abbiamo
proposto un percorso attraverso diverse
fenomenologie del Male: dal delitto di
Raskòl'nikov, dove l'individuo sopravvive e quindi può vivere anche la colpa e
talvolta anche la resurrezione, siamo
giunti al “fare crimini”, molto più frequente nel '900 ed oggi dove l'individuo
non c'è più e quindi anche la colpa non
trova più possibilità di esistenza ed ancor meno qualche forma di resurrezione.
Due anni fa avevamo organizzato un
Convegno sulla “Relazione d'aiuto”:
erano stati allora analizzati prevalentemente gli aspetti positivi che l'uomo può
esprimere nella relazione con “l'altro da
lui”. Già allora avevamo affrontato anche gli aspetti chiaroscurali, talvolta
ambigui, che non di rado sono presenti in
questa particolare relazione.
Su questo percorso quindi siamo arrivati
al Convegno sul Male, dove abbiamo
cercato di dire e soprattutto di pensare
insieme qualcosa su alcuni aspetti “malefici” delle relazioni umane, sulla “perturbante” potenzialità malefica presente
in ognuno di noi. Si è discusso anche su
possibili antidoti a questa inquietante
attitudine, antidoti sociali, culturali,
umanistici ma anche di buona amministrazione delle Forze dell'Ordine e della
Giustizia.
Nel Convegno è stato spesso richiamato
quel prezioso antidoto, dato dalla possibilità umana di vivere empaticamente la
relazione con gli altri nel mondo.
A questo proposito Edith Stein in Problema dell'empatia (1917) scrive: “Colgo l'altro non solo come corpo ma come
corpo vivente, come essere vivente”.
A noi sembra chiaro come la percezione
empatica, offrendo una comprensione
della realtà rispettosa dell'irripetibile
singolarità ed unicità della persona,
permette di cogliere le diverse prospettive con cui “l'altro” vede, sente lo stesso
mondo: essa accresce la possibilità di
orientarci sia verso noi stessi, sia verso la
realtà esterna allontanandoci dalla possibilità, che è in tutti noi…proprio in tutti
noi, dell'agire criminale.
Dostoewskij conosceva l'animo umano,
la sua variabilità irriducibile a qualsiasi
classificazione e la sua profondità: per
questo il nostro Convegno ha avuto la
fortuna di potere prendere origine dalla
rappresentazione teatrale di quella stupenda, eterna opera che è “Delitto e
castigo”. Questo ha permesso alla città,
che in gran numero è affluita al convegno, di interrogarsi con la radicalità e la
profondità cui il riferimento all'autore
russo non consente di sottrarsi: le forme
del Male sono un problema centrale
nella vita emotiva di ciascuno e nella
riflessione di ogni società intorno a sé
stessa.
Il Convegno è iniziato con Malcovati,
docente di letteratura russa a Milano, che
ha ricordato come in Dostoevskij il delitto, l'attitudine “criminale” dell'uomo
siano al centro dei suoi romanzi.
L'uomo del sottosuolo è il territorio
degli istinti più bassi e violenti.
Il “sottosuolo”può essere peraltro collegato alla ribellione luciferina, come
rifiuto delle norme, delle regole precostituite, dello “status quo”: in questi casi
può venirne una vitalità dinamica e talvolta trasformativa.
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Sanità Notizie
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I temi dell'attitudine innata dell'uomo al
male o piuttosto di come i fattori relazionali, sociali, culturali condizionino
l'uomo verso questa attitudine hanno
accompagnato le giornate congressuali
di Novembre.
Personalmente l'innatismo
dell'istintualità maligna dell'uomo mi
lascia perplesso.
Negli ultimi anni gli studi sullo sviluppo
del bimbo, dai 4 ai 12-18 mesi, sembrano evidenziare piuttosto una innata
spinta all'empatia, accanto alle spinte
aggressive (attacco/fuga) presenti nel
cucciolo d'uomo come in tutti i cuccioli
animali.
L'attitudine empatica viene troppo
spesso precocemente modificata, traumatizzata dal vivere famigliare/o sociale.
E' quindi un discorso aperto.
Per Malcovati in Dostoevskij vi sono 2
tipi di delitto:
quello ideologico che si collega ad una
ribellione consapevole ed il delitto perverso, dove c'è l'insania delle viscere del
sottosuolo.
In entrambi sembra non esserci la colpa:
R dice “vado a denunciarmi ma il perché
non lo so”.
Il primo trova giustificazione in una idea
forte, ritenuta addirittura necessaria,
nobile;
il secondo è spinto da una insana, persistente nel tempo, ricerca del piacere,
dell'affermazione di sé nel fare il male.
Non c'è dimensione relazionale ma una
dimensione del tutto solipsichica e narcisistica in cui l'altro è oggetto, feticcio,
per perseguire il male/piacere (le psicopatie, ma tanta cattiveria meschina del
vivere quotidiano).
I delitti di Raskòl'nikov si collocano sul
crinale tra le due tipologie ed entrambe
le comprendono, anche se il primo di
essi è più legato al delitto ideologico.
Per Dostoevskij il delitto è comunque
inutile ed il suicidio viltà, rinuncia, non
atto coraggioso.
Le letture psicoanalitiche (Freud- Melania Klein) hanno suggerito anche altre
letture del suicidio come “omicidio
mancato”, espressione di forte aggressività e violenza contro “oggetti interni”,
ovvero esperienze relazionali, originarie
soprattutto, introiettate con grande frustrazione e rabbia e rimosse dalla coscienza.
Penso che il comune denominatore che
lega ogni tipo di crimine sia la caduta
provvisoria o continuativa, individuale
e/o collettiva dell'Empatia: a questo
proposito Edith Stein in Problema
dell'empatia (1917) scrive: “Colgo
l'altro non solo come corpo ma come
corpo vivente, come essere vivente”.
La percezione empatica, offrendo una
Congresso scientifico
comprensione della realtà rispettosa
dell'irripetibile singolarità ed unicità
della persona, permette di cogliere le
diverse prospettive con cui “l'altro”
vede, sente, lo stesso mondo: essa accresce la possibilità di orientarci sia verso
noi stessi, sia verso la realtà esterna
allontanandoci dalla possibilità, che è in
tutti noi…proprio in tutti noi, dell'agire
criminale.
La perdita dell'empatia infatti rende
possibile che “l'altro da noi” perda
l'alterità e l'appartenenza al tempo stesso
al nostro mondo, pur nelle irriducibili
differenze e così il “crimine” può avvenire.
Infatti R. dice “Ho ucciso un principio”
non una vecchia e la giovane sorella.
Comunque nel I° tipo la colpa è poi accolta, anche se difficilmente elaborata se
non alla fine del romanzo.
Nel II° caso, espresso dal suicidio di
Svidrigajlov, la rimozione della colpa si
trasforma nella terribile punizione del
suicidio!!
Speziale-Bagliacca, psicoanalista docente a Genova, ricorda innanzi tutto che
funzione di psichiatri e psicoanalisti è
comprendere, curare, ma non giudicare
e/o assolvere.
Con Monsieur Bovary introduce il male
subdolo, che non appare, ben lontano
dalla visibilità del male tragico.
Esso ha a che fare con l'invidia, il risentimento: è una delle forme del vivere quotidiano, della psicopatologia del nostro
vivere quotidiano.
Gargani, docente di Filosofia contemporanea a Pisa, ha ricordato la intuizione
di S.Agostino per il quale il male non
esiste se non come deficit, mancanza di
essere, di bene, negando così il dualismo
originario di bene e male.
Trovo sorprendente questo pensiero di
S.Agostino, perché esso, come ricordavo
all'inizio, è confermato dalle ricerche
neuropsichiatriche attuali (attitudine
innata dell'empatia, teorie del trauma).
Quest'assenza, mortificazione
dell'umano essere, sono più forti in chi
sa sentire solo se stesso, non sa fare
esistere l'altro nella sua com-prensione
del mondo, se non in termini ostili o
addirittura persecutori.
Gargani se ho ben capito ha ribadito la
dimensione umana, non ontologica, sia
del fare bene, che del fare male.
Il nostro convengo ha peraltro avuto
come obiettivo “Forme del male: esperienze umane e psicopatologia” e non il
Male, che è stato lasciato tra parentesi
volutamente, ed in modo del tutto discutibile.
Gargani ha ribadito più volte come
l'attitudine relazionale che facilita il
n. 1 - maggio 2006
male è la perdita dell'empatia, la dimensione solipsichica, collegata ad un narcisismo assoluto, per cui gli altri esistono
come diversità assolute, che non ospitano nulla della nostra umana natura: così
acquisiscono una sinistra percezione gli
altri per razza, colore, sofferenza mentale, gli immigrati e più in generale tutti
quelli che non sono proprio come noi!
Del Corno, docente benemerito di letteratura greca a Milano, ha ricordato che,
per arrivare alla elaborazione ed alla
stabilizzazione di un mito sono occorsi
tempi lunghi secoli.
Il mito greco è figura dell'assoluto che
separa il tempo del mito da quello della
storia.
Il tempo del mito è “chiuso” , gli dei sono
in contatto diretto con gli uomini: essi
non portano colpa comuni mortali, eroi,
semidei che siano perché sono strumenti, messaggeri.
Essi subiscono ciò che dovrà essere:
ananke, destino, volontà e capricci degli
dei. Siamo ancora ad una colpa oggettiva, non soggettiva: non esiste nel tempo
del mito la colpa soggettiva.
Lunghissimo è stato il cammino
dell'uomo verso la percezione, la consapevolezza del male, come possibilità e
volontà del soggetto.
Lo storico si chiede quando l'uomo greco cominci ad ospitare la co(no)scienza
del male. Edipo vive ancora al confine
del tempo chiuso del mito mentre nella
rappresentazione tragica quel passato
viene riattualizzato come conflitto tra
necessità ed autodeterminazione.
Nel V° secolo a.c. in Grecia nasce la
ribellione contro la tirannia, la schiavitù….(Dal Corno come esempio ha ricordato l'Antigone).
L'uomo cerca la sua libertà anche dagli
dei, cerca gli altri uomini che ritiene a lui
simili, i cittadini e scopre così il successo
dei valori della collettività contro il
male.
Il male è comunque ancora presentificato negli altri, i tiranni, quelli che non
fanno parte del progetto della collettività democratica (non più e non solo del
progetto divino), i barbari, i persiani.
Il male esce dal mito e la colpa via via
diviene soggettiva e si lega alla scoperta
della responsabilità del proprio agire.
Siamo responsabili dei nostri piaceri,
dell'amare, dell'oziare, dello stare insieme ma anche del combattere, dell'odiare,
del “portare” il male agli altri!
Dalla dimensione tragica il male entra
nella banalità dell'esistenza quotidiana…..può nascere anche da futili cose e
trovarvi linfa nell'ignavia, nell'invidia,
proprio nella mancanza del tragico.
L'uomo sa ora che è responsabile:
“avremmo potuto essere diversi se aves-
n. 1 - maggio 2006
simo avuto la forza di sottrarci ad una
quotidianità piccola, paurosa, senza
valere e meriti”.
Con la soggettività conclude Del Corno
con la responsabilità, l'uomo esce
dall'ananke, dal volere degli dei e si apre
alla libertà, all'auto(co)scienza ma anche
alla angoscia della mediocrità delle
nostre passioni nel vivere quotidiano.
Pier Paolo Portinaio, docente di filosofia politica a Torino, ha parlato soprattutto del male politico del 900, la sindrome
del totalitarismo, ma anche di come
Dostoevskij ne intuisca e preveda più
aspetti.
Per Dostoevskij la civiltà alberga nelle
sue viscere il sottosuolo la barbarie!
Egli è legato ad una tradizione mistica
del male come colpa ed i suoi personaggi
hanno perso la leggerezza dei barbari,
degli uomini del tempo del mito, nel fare
il male.
Essi ora sono travagliati, hanno la pesante consapevolezza della responsabilità,
che è sempre e comunque individuale.
Dostoevskij non vede funzioni positive,
salvifiche nelle Istituzioni laiche, fondate sulla razionalità perché fragili, troppo
spesso corrotte perché umane.
Ha più fiducia nelle matrici misticoreligiose e diffida della modernità.
Il male non è mai giustificato, il delitto
sempre inutile; l'uomo del sottosuolo
malato, sofferente, fragile, è facilmente
cattivo perché “animale eminentemente
immorale”.
“Essi sono deboli ed incapaci di tollerare
le proprie svolte negative.”
Personalmente resto poco convinto di
questa visione che nega l'importanza
della storia, dei traumi, delle miserie
naturali, psicologiche, sociali, che modificano la fragile empatia umana!
Emergono dal sottosuolo uomini non
comuni, che si legheranno alle ideologie
della disuguaglianza che favoriranno le
ideologie totalitarie del 900.
Esse mortificheranno l'autocoscienza, la
responsabilità individuale, la capacità di
pensare e di cambiare dei singoli individui.
Quando l'individualità si ammala, si
indebolisce, come avviene con le ideologie ed i regimi totalitari, anche i neototalitari, il delitto, il fare crimini si potranno fondare sui principi ideologici.
La responsabilità individuale di fronte al
male, al fare crimini, viene banalizzata:
non ha più valore positivo il contenimento delle pulsioni più avide e distruttive.
La banalizzazione della responsabilità
individuale apre alla “banalità del male”
che irride il coraggio della ribellione,
della determinazione individuale a dire
di “NO”, e che assopisce la dolorosa
Congresso scientifico
autocoscienza evitando il percorso labirintico tra colpa oggettiva e colpa soggettiva.
Hanna Arendt, molto dopo, metterà in
evidenza i legami tra totalitarismo, nazionalsocialismo e la banalizzazione del
male: è una ideologia scrive dove tutti
gli individui possono divenire superflui.
In Dostoevskij l'uomo del sottosuolo è la
materia prima, la creta,per le ideologie
totalitarie: fragile, senza sostegni etici,
religiosi, facile preda di opposti dogmatismi, è facilmente inglobabile in queste
ideologie.
Il Prof. Eugenio Borgna, psichiatra a
Novara, ha ricordato come i manicomi
fossero luoghi del silenzio…del bene e
del male.
Il male in realtà è molteplice, frammentario, difficile da definire.
Simone Weil scrive anch'essa che il male
esiste quando “l'altro” non è vissuto
come persona ma reso eguale ad una
cosa…, ad essere non umano.
In psichiatria il silenzio del bene e del
male, l'incapacità a riconoscerli, avvengono quando noi accettiamo “tu cur” un
mandato di mero controllo dei comportamenti piuttosto che cercare sempre di
comprendere la loro natura umana, anche quando per la loro drammaticità
espressiva sembrano negare la presenza
umana stessa.
Ridurre l'uomo sofferente,il malato
mentale ad un mero insieme di sintomi
vuole dire fare morire la possibilità di un
recupero verso la coscienza di sé.
Come aveva ricordato Speziale Bagliacca a noi compete ascoltare, comprendere, cercare di curare, non giudicare,
condannare o assolvere. Non riconoscere la sofferenza umana rischia di farci
anche noi psichiatri, portatori di male.
Borgna, riprendendo Dostoevskij, ha
collegato il male all'isolamento, alla
solitudine interiore da un lato, dall'altro
ai processi di “cosificazione” dell'uomo
che rende possibile poi le cose peggiori.
Male patito, male agito, male che modifica il tempo vissuto fino all'esperienza
di un presente senza fine, disperante e
disperato che caratterizza il male di
vivere.
Mauro Mancia, neurofisiologo e psicoanalista a Milano, ha detto che le visioni
della aggressività maligna innata (tanatos) e di quella “ambientale”, a partire da
una natura benigna, da sempre si confrontano.
Freud parlava di Eros e Tanatos, Melania
Klein di pulsioni sadico-aggressive
innate.
A partire da J.J. Rousseau, molti hanno
messo in relazione aggressività patologica, sadismo, malignità con eventi
Sanità Notizie
traumatici precoci nella relazione del
bimbo con l'ambiente.
Ora si sa che il bimbo geneticamente
tollera alte frustrazioni nella relazione
primaria con la figura materna, purchè
essa sia sufficientemente buona, affettuosa e capace di contenere e tollerare le
ansie, le forti proiezioni del bimbo che
va a scoprire il mondo, proprio a partire
dalla relazione con lei.
Mentre parlava ho pensato che in Veneto
mi raccontavano che le madri prima
degli omogeneizzati tenevano in bocca
e masticavano il cibo da dare poi al
bimbo.
I modelli famigliari, sociali ed economici influenzano la personalità che il bimbo avrà: quando egli subisce precocemente forti traumi e/o abusi psicologici
e/o fisici, avrà difficoltà a sviluppare
quei meccanismi di difesa che servono a
tutelare il funzionamento mentale.
Egli introietterà invece “oggettitraumi”, risultato di “imprinting” relazionali (intra e interpsichici) fortemente
negativi.
L'ambiente, spaziale, morale, sociale ma
anche estetico, influenza il bimbo.
Quando la sua mente ha introiettato
troppi “oggetti-traumi”, presenta aree
mentali deserte di affetti ed egli vivrà
con grandi difficoltà le fasi di separazione-identificazione che più volte si attraversano nella vita.
Quando queste abilita nell'elaborare la
separazione, il lutto, le perdite, non si
sviluppano del tutto o a sufficienza, egli
potrà difendersi dall'angoscia che il
contatto con il mondo gli procura desertificandolo o addirittura rendendolo
spazio nemico o comunque sempre
minaccioso.
Mancia ha parlato di produzione di “oggetti autarchici”, protesi deliranti con le
quali leggere il mondo.
E' una posizione relazionale questa,
fortemente difensiva e persecutoria
perché nelle sue forme estreme nega la
possibilità dell'esistenza della colpa e
del sentimento della colpa.
Così si possono comprendere atti criminali, spesso seriali, eseguiti come atti
liberatori per il piacere della scarica di
pulsioni insopportabili, non temperate
appunto dal sentimento e dal riconoscimento delle pulsioni stesse e soprattutto
della colpa.
Rosenfeld, psichiatra e psicoanalista
inglese degli anni 60/70, scriveva a proposito di Narcisismo maligno.
Similmente avviene in macrosistemi
come associazioni a delinquere e regimi
totalitari: infatti essi cercano il male per
dominarlo e per tenere il bene sotto controllo con modalità rabbiose e sadiche.
Possono così emergere odi liberi spaventosi, libertà malefiche barbare, attra-
31
Sanità Notizie
verso scissioni mentali che permettono
di liberarsi delle parti umane peggiori,
degradate, mettendole fuori di sé……
negli altri …….i nemici…..i diversi…..i
degenerati…..i cattivi…..
Il piacere di tali operazioni mentali è
attraente, perché permette leggerezza,
una selvaggia assenza di colpa, spesso
convinzione di muoversi non solo bene
ma per il bene.
Le convinzioni che sosterranno e non di
rado potranno giustificare il fare criminale sono per Mancia “oggetti autarchici” dove dominano vissuti persecutori:
essi sono essenza per il male perché
bloccano il pensiero creativo, la conoscenza e l'autocoscienza!
L'uomo creativo, che è in grado di non
rinunciare alla propria individualità
anche nella vita quotidiana, deve continuamente riconoscere e trasformare le
proprie esperienze (simboliche) e dare
senso ad esse: per lui il tempo, lo spazio
sono inevitabilmente dinamici, complessi, relazionali.
Infine Mancia ha ribadito la funzione
non solo terapeutica ma etica del nostro
operare, proprio nel disvelare questi
meccanismi e nell'aiutare a trovare rimedi “precoci”.
Giovanni Gozzetti, psichiatra e fenomenologo padovano, ha ricordato come
la storia dell'Europa sia fortemente connotata da intolleranze religiose, grandi
crimini, ricerca esasperata del profitto ed
utilizzo della stessa schiavitù. Nonostante l'illuminismo e la rivoluzione
francese, nel secolo XX l'Europa ha
attraversato i più grandi crimini della
storia come le esperienze dei lager nazisti e dei gulag stalinisti.
Ha parlato di corpo somatico e di corpo
vissuto perché soltanto il corpo vissuto
permette di sentire e conoscere l'altro,
esso ha una storia e si lega ad altre storie.
In molte forme di psicosi “l'altro da noi”
in un qualche modo viene negato, viene
negata la dimensione della conoscenza e
dell'esperienza dei corpi vissuti, a partire
dal proprio, perché le angosce più profonde vengono proiettate e personificate
sugli e negli altri. In realtà noi, e non
soltanto i pazienti psicotici, dobbiamo
assumerci il nostro sentire, il nostro
pensare ed anche il male dentro di noi,
tollerando di non proiettarlo sul mondo
esterno che in questo caso diviene inevitabilmente nemico e minaccioso.
32
Il Stefano Ferracuti, criminologo a
Roma, ha ricordato i criteri dell'imputabilità in relazione alla capacità di intendere e di volere ed ha evidenziato la
difficoltà di poter “misurare” la volontà.Compito dello psichiatra, in questi
casi, è stabilire se vi sono nessi tra ciò
Congresso scientifico
che è stato commesso e la psicopatologia
presente nell'attore del crimine. Deve
poi valutare la volontà nell'agire e
l'integrità del funzionamento mentale in
questo agire, deve valutar la compromissione dell'esame di realtà.
Le cose non sono tuttavia così semplici
perché esiste l'inconscio, esistono pulsioni che molto spesso possono essere
più forti della volontà e muovere al crimine riducendo notevolmente la volontà
e l'esame di realtà stesso.
La relazione di Ferro, Ferrannini,
Peloso, ha posto l'attenzione sull'atto, la
persona, il racconto come vicissitudini
del sentimento del valore altrui, della
responsabilità e della colpa nell'incontro
con l'autore di reato.
Partendo dall'assassinio della vecchia
usuraia e della sorella in Delitto e castigo
di F. Dostoëvskij gli autori propongono
di identificare nel sentimento del valore
dell'altro, un concetto assai prossimo a
quello di empatia, un elemento che deve
essere assente, o almeno temporaneamente sospeso, perché l'omicidio possa
essere compiuto. Passano quindi alla
descrizione di condizioni, come quella
di Raskolnikov, in cui il sentimento del
valore dell'altro, abitualmente presente,
viene temporaneamente sospeso dallo
stabilirsi di questo stato di epoché del
campo di coscienza, definito depersonalizzazione, che afferisce alla fenomenologia di tipo isterico. In altri casi si
assiste invece a una sorta di agenesia del
sentimento del valore altrui. Tra le due
situazioni ve ne sono altre che rappresentano condizioni o strategie inconsapevoli per far sì che il sentimento di
colpa sia attenuato:
1. delitto per errore proprio o altrui
(tipico l'incidente d'auto) o per legittima
difesa
2. delitto commesso per necessità
3. assassinio banale
4. assassinio seriale
5. delitto per vendetta
6. assassinio professionale
7. assassinio impiegatizio,
8. assassinio ideologico,
9. assassinio e violenza scopo sessuale,
In tutte queste situazioni, ad eccezione in
parte dell'ultima, il soggetto si assume
per lo più la responsabilità dei propri atti.
In altre situazioni può essere del tutto
compromessa la responsabilità rispetto
ai propri atti:
delitto commesso nel quadro di una
malattia mentale
delitto commesso nel quadro di una
passione intensa
raptus, corrispondente a una sorta di
blackout della coscienza durante il quale
può aver luogo il compimento di atti
delittuosi.
n. 1 - maggio 2006
Vi sono situazioni ancora in cui è negata
ostinatamente la propria responsabilità o
perché davvero si è innocenti o perché
meccanismi di carattere isterico tengono
separati dalla memoria i propri atti. Essi
ricordano infine che anche il soggetto
innocente, per motivi inerenti
l'economia del proprio mondo interno,
può ritenersi colpevole e voler espiare,
come Mitja Karamazov.
La psichiatria ha un ruolo importante
quando il reato avviene in rapporto con
la malattia mentale; negli altri casi, rappresenta solo uno dei soggetti che devono fare il possibile per accompagnare
l'elaborazione emotiva dell'evento da
parte del reo, della vittima, dei testimoni,
e sostenere l'imputato e il condannato
nel loro impatto con le asperità del circuito penale, e in particolare del carcere, e
con i sentimenti profondi di irreversibilità dell'esperienza compiuta e di disperazione, con la prospettiva del suicidio
come via possibile di uscita.
Leo Nahon, psichiatria milanese ha
raccontato come egli e i suoi collaboratori abbiano accompagnato, durante il
ricovero nel reparto di cui è primario , un
padre psicotico e delirante - che aveva
ucciso il figlio che molto invece lo amava - dall'insania alla ripresa del contatto
con se stesso, contatto terribile perché lì
avrebbe incontrato il dolore, la colpa,
l'impossibilità di cancellare quanto
avvenuto. “Un pò di male è necessario“
ha ricordato parlando dei nostri pazienti
perché non si può annullare l'aggressività e, del tutto, neppure la violenza.
In realtà è facile sia la spinta a subire che
a fare del male, ad accondiscendere che
il male venga a sé (ha ricordato
l'olocausto, la Shoà dove perse dei parenti).
In momenti sociali e storici in cui le
pressioni totalitarie, le spinte aggressive
si fanno molto forti, più che la ribellione
possono emergere tendenze alla passività, a diluire le nostre individualità in una
mente collettiva, che richieda un tiranno,
un duce, al quale delegare il nostro funzionamento mentale.
Mente individuale e mente collettiva:
possiamo facilmente passare da uno
stato all'altro, così come fare piuttosto
che subire il male!
Salvatore Natoli, docente di Filosofia
teoretica a Milano, ha ricordato la violenza della natura: essa è caratterizzata
dall'innocenza perché non vi è soggetto
imputabile. La natura genera ed uccide
(Zoè): l'uomo è elemento di questa vitalità e di questa violenza.
“Bios” è un momento di emersione dalla
Zoè, segnato da un sorgere e da un mori-
n. 1 - maggio 2006
re. Le vite non vorrebbero morire, ma
sono iscritte nella morte: ecco allora la
lotta continua tra vita e morte (Eros e
Tanatos), dove l'esistenza cerca continuamente di differire la morte, vissuta
come uccisione e non evento naturale.
Quando prevale il rifiuto della dimensione depressiva si va verso una posizione
delirante che cerca di negare la naturalità
del mondo.
La negazione della morte può avvenire
non tanto con modalità maniacali, che
possono anche essere creative, quanto
con meccanismi sadici proiettivi dove si
da la morte per non morire mai. Egli ha
ricordato come nel rifiuto della morte,
del dolore, vi sia l'inizio della violenza
ed il sorgere del male dove si può infliggere la morte arbitrariamente.
L'individuo, i gruppi, le masse, le nazioni, impazziscono quando, nell'ossessione di Sé, negano l'altro, il divenire, il
morire facendo morire, non dando vita
ma dolore e morte. In realtà vi è un'altra
modalità per non morire: dare la vita agli
altri (Eros). Il vero eroe è colui che regge
(rex) il dolore; chi non regge il dolore
può impazzire, agire contro la legge,
agire male. Riprendendo Dostoewskij,
egli si chiede perché l'uomo si sottrae al
bene, perché può volere radicalmente il
male? Dostoewskij
crede tuttavia
nell'im-possibilità del male assoluto,
visto come fallimento della vita e del
mirare al bene. Il male vuole il nulla, ma
ricade sempre nell'essere e così non può
produrre a pieno quello che vorrebbe.
I nichilisti russi si sentivano titolari del
diritto di usare il male nelle loro azioni
per distruggere il male “Uccidere per i
principi”.
Raskol'nikov, per liberarsi dalla colpa,
assume il “Principio”, ma non riuscirà in
questo.
Chi uccide ricorda Natoli per un valore
universale si fa dio e così non trova più
limiti: egli attrarrà facilmente le masse
proprio perché si fa dio.
In questa assenza di pietà, di empatia di
riconoscimento (dei diritti) dell'altro da
noi, gli altri uomini sono i diversi e sono
“piccola cosa”.
Anche qui riemergono i meccanismi
proiettivi di negazione del limite, del
dolore, del morire:
non potendo eliminare il dolore si eliminano i sofferenti, i deboli, gli altri ma
sostenuti dai “Principi si farà ciò credendo di essere portatori di giustizia
(dio), credendo di essere gli eletti che
possono stare al di là del bene e del male.
Ecco il razzismo di pensieri-principi
fortemente ideologizzati, che si propongono con l'infallibilità che è del dio e non
dell'uomo. In realtà l'uomo, creatura
fragile, fallibile, non può creare il male
assoluto e soprattutto il nulla assolu-
Congresso scientifico
to…..se non di se stesso,.(ad es. con il
suicidio).
Quando l'uomo sa invece assumere la
propria finitudine, il limite, egli si avvicina molto di più a Dio e così può redimere, non certo il mondo, ma se stesso.
Dostoewskij non si illudeva che l'uomo
del sottosuolo potesse trovare redenzione; egli era poi contro la modernità,
diffidava delle istituzioni laiche, troppo
ideologiche e al tempo stesso fragili,
corruttibili, non come gli antichi ideali e
l'etica che vengono dalla religione!
Natoli indica un percorso, come prima
Flores, Mancia, Portinaro, Borgna, nel
sapere partire sempre dall'uomo del
sottosuolo che alberga in ognuno di noi,
per i quali prima di tutto è il cammino
della redenzione.
Questo è possibile aiutando l'uomo, noi
stessi, a divenire responsabilmente colpevoli, a non negare le colpe, a non proiettarle fuori di noi ma assumerle per
poterle elaborare e superare. Così si può
dare gerarchia e contenimento ai nostri
desideri, alle pulsioni, passioni, paure e
malignità, per potere vivere in relazione
con gli altri ed avviarci verso la guarigione, verso il “cristo della redenzione”.
Questa relazione è “salvifica”perchè
caratterizzata dall'empatia per noi stessi
e per gli altri.
Marcello Flores, professore di Storia
Contemporanea a Siena, ha richiamato:
1) la dimensione collettiva della violenza (l'uomo individuo diviene massa)
2) la banalità del male, in relazione ad
ideologie totalitarie che facilitano
l'insorgere del male burocratico, impiegatizio (Hanna Arendt ed il processo ad
Eichman)
Anch'egli ha evidenziato come queste
siano modalità per “cosificare” l'altro,
la/le vittime ed espellere da sé la colpa.
Ogni individuo, ogni nazione dovrebbero innanzitutto fare i conti con i propri
crimini ed il proprio male interno, prima
di giudicare ed eventualmente punire.
Questa modalità suggerisce riduce tutti i
pericolosi aspetti proiettivi e persecutori
insiti nella “Dinamica del nemico” (barbaro-maligno diverso da eliminare).
Ha ricordato molteplici azioni criminali
italiane durante le guerre d'Africa e la
responsabilità dell'Occidente nei grandi
massacri avvenuti nella II° metà del
novecento in Africa. Come esperienza
diversa ha richiamato la Commissione
per la Conciliazione, costituita in Sud
Africa con Tutu e Mandela.
Vittime, persecutori, furono invitati a
narrare il male subito ed agito: a questa
confessione di responsabilità era legata
la stessa possibilità di amnistia.
Si trattava di una narrazione di possibile
redenzione, per tornare padroni della
Sanità Notizie
proprie vite.
“Non li ritenevamo esseri umani” tornava spesso nelle narrazioni.
Il ricordare, riconoscere responsabilità
individuali, di gruppi, di nazioni, non
può portare a giustificare ma a comprendere soprattutto come anche noi potremmo arrivare ai “mali” peggiori, in particolari contesti culturali, sociali e storici.
Don Boff ha ricordato infine che dobbiamo promuovere l'esistenza della
coscienza, esistenza critica che può e
deve farsi autocoscienza critica; questo
percorso individuale risente molto dei
“contesti” in cui può e talvolta non può svilupparsi.
Egli ha evocato l'uomomassa sperduto,
smarrito nel nostro oggi, l'uomo del
sottosuolo di Dostoevskij, l'uomo senza
qualità di Musil; ha anche affrontato
aspetti della relazione uomo Dio, del
libero arbitrio, del come e perché può
nascere il Male. Ed ha terminato accennando alla logica del dono e del perdono,
temi sui quali ci proponiamo di organizzare un successivo incontro.
In concomitanza con il Convegno, è
stata realizzata presso la Pinacoteca di
Savona la Mostra fotografica
“Un'incerta follia, una incerta normalità” che, con le fotografie sui manicomi
del maestro Vasco Ascolini e quelle
dedicate da Giovanni Ferro ai luoghi
della nuova psichiatria, ha voluto documentare visivamente il cambiamento
della nostra assistenza psichiatrica.
L'approccio multidisciplinare di queste
nostre giornate, con la partecipazione di
filosofi, storici, psicoanalisti, sociologi e
psichiatri è esso stesso una dimostrazione della peculiare attitudine del nostro
fare in psichiatria: infatti noi vediamo la
nostra bella disciplina come scienza
applicata ai confini di molteplici saperi,
aperta come una bottega rinascimentale
sulla piazza della vita, nemica quindi
irriducibile delle culture claustrofiliche
neomanicomiali.
In questo modo anche durante il Convegno tutti i relatori sono stati stimolati a
non restare chiusi nei propri mondi, nei
propri linguaggi ma a mettersi inevitabilmente in rete, in discussione, rinunciando all'autoreferenzialità, anche per
essere finalmente capiti da pubblici
variegati.
Concludiamo con le parole del grande
attore Glauco Mauri che ha ricordato,
intervenendo al Convegno, come la
cultura possa, anzi debba, non essere
noiosa ma creare curiosità ed anche
divertire: crediamo, forse presuntuosamente, che gli specialisti e i “laici” che
hanno partecipato alle nostre giornate
abbiano appreso anche divertendosi.
33
Attualità
n. 1 - maggio 2006
Non solo mare
C.A.I. di Loano + I.M.P. di Toirano
uguale amicizia
Sanità Notizie
Il progetto
di adozione a distanza
del Laboratorio di analisi
dell’Ospedale San Paolo
di Savona
Ivanka Sinko
Infermiera U.O. Laboratorio analisi «San Paolo» di Savona
Da anni “Non solo Mare” costituisce una simpatica iniziativa che,
con il supporto del Club Alpino Italiano sez. Loano e del Comune di
Loano, vede tutti i giovedì decine e decine di persone partire, zaino in
spalla, per i monti e le valli del Ponente Ligure.
Fra queste persone molte volte ci sono anche loro, i ragazzi
dell'Istituto Medico Pedagogico di Toirano.
Arrivano con il pulmino insieme alle loro Educatrici (sempre pazienti e disponibili-diamogliene atto), con i loro zaini piccoli, ma ben forniti di acqua e viveri e s'infilano nel gruppo senza remore né problemi di alcun tipo. Così, mentre si cammina per sentieri e stradine, succede ogni tanto che qualcuno di noi si senta prendere per un braccio:
nessun problema è uno dei ragazzi che per qualche centinaio di metri
o per un pezzo di ripida salita ci “scrocca” un passaggio. Qualche altra volta, invece, magari nella serena tranquillità di un bosco, risuona potente un “sei bellissima....a....a” (ricordate? Loredana Bertè).
Niente paura, è Francesco che intona, spavaldo, il pezzo forte del
suo repertorio. E quando, per motivi perlopiù organizzativi, qualche
giovedì i nostri “giovanotti” mancano all'appuntamento, tutti a chiederci: E i ragazzi? Perchè, (ormai è risaputo), quando non ci sono, al
nostro gruppo ne manca un pezzo.
(Beppe Peretti a nome di “Non solo Mare”)
34
Ed è proprio così che il “gruppo della montagna” ha voluto e saputo
conoscere la realtà dell'I.M.P. di Toirano!
Il binomio, l'amicizia tra “Non solo Mare” C.A.I. di Loano e I.M.P. di
Toirano risalgono, al 2001, anno in cui il gruppo “Non solo Mare” si è
presentato offrendo ascolto, dialogo e solidarietà.
Questo “stare insieme” è sempre ricco di stimoli e di occasioni educative a tutti i livelli: come non ricordare la bellissima esperienza al
Lago delle Rovine, in Val Gesso, con una escursione nello spettacolare paesaggio delle Alpi Marittime? O le simpatiche scarpinate sulle
nostre montagne (Carmo, S. Pietro, Rifugio Pian delle Bosse), tutti insieme ad ammirare dall'alto la nostra costa e le nostre città? Per i ragazzi partecipanti si è trattato dei primi viaggi, delle prime uscite in
autonomia, per arrivare “lassù in alto” (ad alta quota). E tra una
chiacchierata e l'altra, tra una risata e un buon panino, preparato con
cura la sera prima, tutti hanno colto la bellezza e l'importanza di aver
dato a questi ragazzi una giornata di “straordinaria” vita normale.
Le Educatrici - Istituto Medico Pedagogico di Toirano
Il Laboratorio Analisi ha promosso e sostiene il progetto di adozione a distanza a
favore di tre fratellini di San Michael Sierra Leone Africa.
Questi tre bambini Adama Sesay, una bambina di 12 anni e i suoi fratellini di 8 e 6
anni.
Sono orfani di madre, morta di parto, e di un pescatore il quale non può provvedere
al loro sostentamento.
Erano in quattro, ma Adama si è presentata, circa due anni fa all'ospedale, costruito e gestito da italiani, con in braccio il fratellino più piccolo che, purtroppo, poco
dopo è morto.
La bambina è rimasta in ospedale fino a quando non è stata trovata la nonna, che è
riuscita a provvedere ai tre bambini solo per otto mesi, prima di morire anche lei .
In Africa si muore non solo per le malattie, ma per cause legate alla povertà : le donne di parto, i bambini per malnutrizione e, spesso, per malaria o per il morso di serpenti, gli uomini per caduta dalla palma da cocco durante la raccolta dei frutti con
cui essi si nutrono.
Adama è stata quindi inserita in una famiglia “allargata” e nonostante i suoi 12 anni fa da vice madre ai suoi fratelli e ad altri cinque bambini; si occupa di loro, cucina, lava, ecc….; frequenta anche la scuola, ma non ha molto tempo da dedicare allo studio essendo troppo occupata a casa.
Tramite l'adozione, noi, con un piccolo contributo, provvediamo all'iscrizione a
scuola, all'acquisto di libri e quaderni e medicine per i tre fratellini..
Questi bambini ci sono stati segnalati da Padre Berton, un missionario padovano,
il quale vive in Africa da anni e si occupa di circa 500 bambini insieme a suor Teresa, anche lei italiana.
Il laboratorio è orgoglioso di essere diventato “genitore” di tre fratellini : per aiutare qualcuno più bisognoso, in fondo, basta veramente poco …..0,80 euro al giorno
(il costo di un caffé) !!
L'adozione a distanza è una forma di solidarietà economica e continuativa per i
bambini dei Paesi sottosviluppati; in questo modo possiamo dare loro l'istruzione
e il mantenimento minimo per non toglierli alla loro famiglia e alla loro tradizione
e cultura.
Il contributo normalmente viene gestito da qualche missionario o suora. Si può eseguire il versamento annualmente o mensilmente tramite c/c postale o c. bancario.
L'impegno può durare per quanto uno desidera; normalmente si accompagna la
formazione del bambino fino ai sedici anni, offrendogli così l'opportunità di acquisire le nozioni necessarie per diventare un buon cittadino di domani.
E' un impegno minimo e può essere preso da parte di singoli o gruppi di amici e
colleghi, come noi del Laboratorio Analisi.
Si possono ricevere le notizie sull' utilizzo del contributo, che può essere fiscalmente detratto, per le persone fisiche, in misura del 19% sino ad un massimo di
2066 euro, oppure per un importo superiore al 2% del reddito complessivo dichiarato.
Sanità Notizie
Attualità
n. 1 - maggio 2006
CHI SIAMO
avere informazioni dettagliate sui tuoi diritti e su come farli rispettare.
UNA LUNGA STORIA
L'A.N.M.I.C. è stata fondata sin dal 1956 da Alvido Lambrilli, che
l'ha diretta per oltre 40 anni, aprendo la strada nel nostro Paese al superamento dei pregiudizi culturali sull'handicap, al riconoscimento
giuridico della categoria degli invalidi civili e alla rivendicazione di
pari opportunità per questi cittadini.
Grazie infatti al suo impegno e alle continue battaglie sociali intraprese - dalle storiche "Marce del dolore" per i diritti civili dei disabili
negli anni '60 alle successive manifestazioni di piazza - l'Associazione ha mantenuto nel tempo una costante capacità di proposta legislativa e politica a tutela dell'handicap.
SERVIZI
L'Associazione è a disposizione di ogni cittadino con handicap per
aiutarlo a risolvere i suoi eventuali problemi di:
- collocamento al lavoro
- tutela e agevolazioni all'inserimento
- assegno mensile
- pensione di invalidità
- assegno di accompagnamento
- assistenza sanitaria e protesi
- integrazione scolastica
- abbattimento delle barriere architettoniche
- agevolazioni fiscali
- problemi di mobilità e patenti speciali È PRESENTE
Nell'ambito della sua attività di tutela l'Associazione è rappresentata:
- in tutte le Commissioni mediche per il riconoscimento
dell'invalidità civile;
- nelle le Commissioni del collocamento al lavoro;
- nella Commissione ministeriale per il Nomenclatore tariffario delle
protesi presso il Ministero della sanità;
- Aderisce inoltre alla Fand (Federazione tra le Associazioni nazionali dei Disabili) che raggruppa le associazioni "storiche" dei disabili
italiani (A.N.M.I.C., UIC, ENS, ANMIL, UNMS).
- A livello internazionale è membro della Fimitic ( Federazione internazionale delle persone con disabilità fisica) e del Cidue (Consiglio
italiano della disabilità per i rapporti con l'Unione Europea).
I DIRITTI CONQUISTATI
In concreto, l'A.N.M.I.C. ha contribuito a elaborare e far approvare
tutta la legislazione italiana oggi vigente nel settore dell'invalidità civile; dalla prima legge sul collocamento obbligatorio al lavoro dei disabili nel 1968 alla legge 118 del '71 sull'assistenza sanitaria, protesica, economica e riabilitativa; da quella sull'abbattimento delle barriere architettoniche fino alla legge 18 del 1980 che ha istituito
l'indennità di accompagnamento per i disabili gravi.
UN IMPEGNO COSTANTE
Di queste norme che oggi assicurano diritti e pari dignità al cittadino
invalido l'A.N.M.I.C. difende oggi l'applicazione, sia sul piano sindacale che legislativo ed operativo.
Più in generale, difende la qualità di vita dei cittadini disabili e promuove nel Paese il loro ruolo come risorsa per l'intera collettività, rappresenta pertanto un irrinunciabile interlocutore della società civile e
delle stesse istituzioni in materia di handicap.
OBIETTIVI
L'A.N.M.I.C. tutela i cittadini disabili in ogni circostanza e vigila sulle amministrazioni pubbliche affinché attuino gli obblighi civili e sociali assunti nei loro confronti. Rivolgendoti alle nostre sedi potrai
«TEMPI NUOVI» il mensile dell’Associazione
Per rappresentare il punto di vista degli invalidi nel mondo della comunicazione, ma soprattutto per informare i suoi associati, le istituzioni, il mondo del non profit, l'A.N.M.I.C. pubblica il mensile nazionale Tempi Nuovi: l'house-organ associativo che è oggi divenuto
fra i maggiori periodici di informazione sociale, grazie anche alla sua
tiratura media mensile di 170mila copie.
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Evento editoriale
Sanità Notizie
n. 1 - maggio 2006
Edito dall’A.S.L. N. 2 Savonese e scritto da Enrico Tongiani
è stato presentato il 17 marzo scorso
Un libro sul nostro ospedale per
ricordare la storia del lavoro per
tutelare la salute
Redazionale
Savona dalla Tipografia “Cooptipograf” ed è in corso di
distribuzione ai “vecchi e nuovi” dipendenti dell'Ospedale.
Il libro vuole ripercorrere,
anche attraverso le immagini
fotografiche, la storia di
È stato presentato, il 17 mar- un'istituzione che ha coinvolzo 2006 nella Sala Rossa del to generazioni di cittadini che
Comune di Savona alla citta- con sensibilità hanno dedicadinanza, alle autorità, alla to il loro lavoro a tutelare un
stampa e, non ultimi, a nume- bene importante come quello
rosi dipendenti del nosoco- della salute.
mio savonese ora in pensione Pensiamo inoltre che anche
il “Libro storico fotografi- attraverso il ricordo si possa
co” dell'Ospedale San Paolo contribuire ad accrescere “oggi” un sentimento di appartedi Savona.
Autore è il collega ed amico nenza degli operatori, dei citEnrico Tongiani, Capo sala tadini e degli amministratori
della Unità Operativa Orto- nei confronti del proprio
Traumatologia dell'Ospedale Ospedale parte importante
di Savona già autore di un pre- nella storia della nostra cittacedente testo sulla sanità savo- dina.
nese titolato “Savona degli ...” niente può restituire il vecOspedali” e protagonista or- chio San Paolo al tempo che
mai da più di trent’anni della fu suo; tuttavia, resta
l'auspicio che questa storia,
storia del nostro ospedale.
Il volume è stato stampato che in parte ci appartiene,
grazie all'importante contri- contribuisca almeno a conbuto della Fondazione “A. De servare il suo intimo spazio di
memoria”.
Mari” Cassa di Risparmio di
“Quali che siano le circostanze, ognuno è consapevole
che il destino, con i suoi appagamenti e le sue pene, insidia
l'uomo con la malattia, che
non ha tempo né stagioni”...
SANITÀ NOTIZIE
AZIENDA
SANITARIA
LOCALE N. 2
SAVONESE
Periodico trimestrale
di informazione dell’ASL 2
del Savonese
36
I dati riferiti ai destinatari di
“Sanità Notizie”
vengono utilizzati esclusivamente per
l’invio della pubblicazione
e non vengono ceduti a terzi
per nessun motivo
Direttore generale: Franco Bonanni
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Questo numero è stato stampato e distribuito gratuitamente
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dipendenti dell’A.S.L. 2 Savonese, a tutti i medici iscritti
all’Ordine Provinciale di Savona, a tutti i medici di
medicina generale e pediatri di libera scelta della
Provincia di Savona e alle oltre 100 farmacie per la
distribuzione diretta ai pazienti. Viene inviato alle
Istituzioni, ai Comuni e alle Parrocchie, alle Associazioni
di Tutela e Volontariato, ai Sindacati. Una parte viene
distribuita gratuitamente presso i nostri ambulatori.
Distribuzione a cura di Fulvio De Lucis.
Si ringrazia per la distribuzione interna l’ufficio postale
ASL2 Savonese.
Direttore editoriale: Giampiero Storti
e-mail: [email protected]
Direttore responsabile: Mario Lorenzo Paggi
Segretaria di redazione: Morena Scurani
Hanno collaborato a questo numero:
Giobatta Venturino, Franca Mignacco, Roberto
Lerza, Luca Corti, Maria Paola Briata, Antonio
Langone, Massimo Marabotto, Vincenzo Ingravaglieri, Giuseppe A. Ratto, Massimo Vecchietti, Renato Chiarlone, Elena Farulla, Gian L. Figini, Marco Bessero, Giovanna Pelle, Laura Ebbli, Giancarlo Gobbi, Gianna Negro, Valentina Sguerso, Laura
starnini, Gianmario Massazza, Andrea Tommasini, Raffaele Rolla, Sonia Bartolini, G. Silvia Di Vita, Laura Magnano, Corrado Marziano, Antonio
M. Ferro, Cizia Parodi, Paolo Peloso, Simonetta Porazzo, Ivana Sinko, le educatrici dell’I.M.P. di Toirano, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili.
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