Sanità Notizie ro del sangue del paziente dal campo operatorio, con un'operazione di aspirazione durante o dopo l'intervento (recupero post-operatorio) ad opera del personale del Servizio Trasfusionale. Questa tecnica, tra l'altro è attualmente anche l'unica alternativa alla trasfusione accettata dai Testimoni di Geova. 26 La plasmaferesi: per una donazione “su misura”. La donazione di plasma non è meno utile di quella del sangue intero. Dal plasma, infatti, attraverso procedimenti industriali si ricavano gli emoderivati, indispensabili nella cura di moltissimi pazienti. La plasmaferesi produttiva (da donatore), è un processo, che dura circa dai trenta ai quaranta minuti, Solidarietà sociale attraverso il quale il sangue del donatore, prelevato con un ago da una vena del braccio è fatto passare in un circuito sterile e monouso istallato su una macchina che separa, per filtrazione o per centrifugazione, il plasma, la parte liquida del sangue, dalla parte corpuscolare (globuli rossi e piastrine), che è restituita al donatore. Il plasma ricavato è avviato alla produzione industriale per ottenere gli emoderivati: albumina (una proteina), immunoglobuline (concentrati di anticorpi) e fattori della coagulazione. Il Servizio Trasfusionale di Savona è stato nel 2004, il secondo in Liguria per quantità di plasma ceduto alla Regione per essere trasformato in emoderivati. Grazie a questo, nell'anno 2004, si è avuto un ritorno in albumina che ha sostanzialmente garantito l'approvvigionamento totale per gli ospedali di Savona , Cairo ed Albenga (circa 4.000 flaconi), senza la necessità di ricorrere ad acquisti sul mercato dei farmaci. In misura minore, ma lo stesso apprezzabile, si è ricevuto in cambio del plasma consegnato quasi un terzo del nostro fabbisogno d'immunoglobuline. In Italia però siamo ancora lontani dal raggiungimento dell'autosufficienza nazionale negli emoderivati e quello che manca si deve importare da Europa e Stati Uniti, dove i controlli effettuati sul sangue sono uguali a quelli italiani, ma con una differenza importante: mentre i donatori in n. 1 - maggio 2006 Italia sono tutti volontari e la donazione è gratuita, all'estero, là dove la donazione è ancora retribuita, c'è il rischio che la motivazione economica, porti il donatore a sottostimare i rischi a cui si è esposto, con una maggiore possibilità di trasmissione di virus da parte delle unità di sangue prelevate ai donatori non volontari. Gli esami ed i trattamenti ai quali è sottoposto il plasma così raccolto tendono sicuramente a ridurre enormemente la possibilità di infezioni posttrasfusionali, ma è certo che l'autosufficienza nazionale per quanto riguarda il plasma, è un obiettivo che ci dovrà vedere impegnati strutture trasfusionali, associazione e soprattutto donatori per raggiungerlo. n. 1 - maggio 2006 La laringe è un piccolo organo che svolge molteplici funzioni. Principalmente costituisce una valvola che regola il passaggio dell'aria dall'e-sterno ai polmoni ed è una protezione alla penetrazione di sostanze e corpi estranei. Essa consente, attraverso il meccanismo della tosse, la loro espulsione. Ma è soprattutto la sede delle corde vocali, che insieme ad altri organi svolgono la funzione fonatoria; infatti permettono la produzione della voce e quindi della comunicazione verbale. Con l'ablazione della laringe e quindi delle corde vocali, le vie respiratoria e deglutitoria vengono disgiunte. Per cui l'ingresso e l'uscita dell'aria non avvengono più dalla bocca e dal naso, ma dal foro posto nella parte anteriore del collo, detto stoma. L'alimentazione invece continua a seguire le vie naturali. Dopo gli accertamenti che hanno messo in evidenza la necessità di asportare la laringe durante il counseling pre-operatorio il medico otorinolaringoiatra spiega l'iter riabilitativo che il paziente dovrà seguire. I giorni successivi all'intervento sono i più difficili a causa delle modificazioni anatomiche subite e del nuovo tipo di respirazione. Questi sintomi scompaiono in breve tempo mentre si fa più pressante la necessità di comunicare verbalmente. Nei primi momenti post-operatori si consiglia al paziente di scrivere ciò che vorrebbe esprimere oralmente. Per parlare sarà necessario imparare un nuovo tipo di voce detta “voce esofagea”. Infatti il paziente laringectomizzato utilizzerà l'esofago per parlare: la manovra che permette l'emissione della voce è quella di ingoiare l'aria, mandarla nell'esofago e ributtarla fuori, facendo vibrare con essa non più le corde vocali ma la parte più alta dell'esofago nella quale si Innovazione terapeutica Sanità Notizie La laringe è una valvola che regola il passaggio dell’aria dall’esterno ai polmoni ed è una protezione alla penetrazione di sostanze e corpi estranei consentendo, mediante il meccanismo della tosse, la loro espulsione Il protocollo riabilitativo multidisciplinare nella laringectomia totale Raffaela Rolla - logopedista Sonia Bertolini - fisiokinesiterapista coordinatrice Laura Magnano e G. Silvia Di Vita - fisioterapiste U.O. Recupero Rieducazione Funzionale Albenga - Savona - Cairo Direttore: Vito De Giglio Coordinatrice Servizi di Logopedia: Antonella Panero Sede di Albenga Dipartimento cure primarie Direttore: Maurizio Modenesi formeranno pliche dette “neo-corde” o “pseudo corde vocali”. Subito dopo l'intervento in ospedale iniziano i primi incontri con il fisioterapista, la logopedista e il maestro laringectomizzato . Spesso è di conforto al paziente incontrare quest'ultima figura che può meglio aiutarlo a superare i primi periodi post inter- vento, dando consigli scaturiti dalla propria diretta esperienza. Alla dimissione, oltre ai periodici controlli ORL, egli viene seguito dal l' Unità Operativa di Recupero e Rieducazione Funzionale che si prenderà cura di lui perché egli possa riacquistare al meglio le funzioni perse con l'intervento chirurgico. Presso il nostro Servizio verrà effettuata la prima visita Fisiatrica e quindi il paziente sarà accolto nel gruppo di terapia collettiva. L'approccio al paziente laringectomizzato deve tener di molte variabili individuali: età, professione, livello culturale e qualità dei rapporti sociali esistenti prima dell'intervento. SCHEMA RISULTATI RISPETTO A RECUPERO VOCE ERIGMOFONICA E REINSERIMENTO LAVORATIVO 27 Sanità Notizie Il gruppo viene gestito con interventi multidisciplinari da diverse figure: Il fisioterapista che esegue un esame obiettivo osservando i dismorfismi a livello cutaneo e l'atteggiamento posturale. Quindi propone esercizi finalizzati al recupero di una postura e uno schema motorio corretti e al loro mantenimento nel tempo. L'iter fisioterapico prevede: 1. un trattamento personale con risoluzione manuale delle aderenze cicatriziali e recupero di una buona motilità tronco cervico- cefalica e scapolo-omerale 2. un trattamento di gruppo con esercizi di rilassamento , respirazione stretching. Si includono inoltre esercizi mimici ed uno specifico trattamento rivolto al miglioramento funzionale limitato dall'intervento. - La logopedista si occupa dell'impostazione della voce erigmofonica, in modo tale da permettere al paziente di utilizzare una modalità comunicativa efficace. Nelle sedute di gruppo la successione 28 Innovazione terapeutica delle terapie, prima fisioterapica e poi logopedica, non è casuale: infatti l'ipertonia dei muscoli del collo può provocare la compressione del segmento faringo-esofageo con conseguente difficoltà nella produzione della voce erigmofonica. Durante le sedute logopediche il paziente impara a rifornirsi adeguatamente di aria, spingerla nell'esofago e riportarla nella neoglottide ove, per mezzo della vibrazione delle neocorde viene prodotta la nuova voce . Si incrementa così la quantità e la velocità dell'aria emessa modulando la voce. Fanno seguito altre tappe dell'apprendimento che consistono nell'impostazione di sillabe prolungando il più possibile il suono vocalico rendendo così intelligibili per intero anche parole e frasi che in seguito vengono articolate. Quando il paziente è in grado di pronunciare le frasi più semplici lo si velocizza e allena con la lettura e la conversazione, controllando anche l'intelligibilità della voce con conversazioni telefoniche ed usando i citofoni interni del Servizio di Logopedia. Il maestro laringectomizzato che si occupa dell'inserimento del nuovo paziente nel gruppo e lavora con metodiche di "auto mutuo aiuto" Lo psicologo con colloqui aiuta il paziente ed i famigliari nell'affrontare le problematiche legate alla malattia oncologica. Durante questo percorso riabilitativo il paziente ha il supporto di un Vademecum intitolato “Verso una nuova voce” che gli viene consegnato prima dell'intervento. Il paziente, utilizzando le facili nozioni e le illustrazioni schematiche contenute nell'opuscolo, è informato in maniera elementare sulla condizione anatomo-funzionale dell'apparato fono-respiratorio prima e dopo l'intervento chirurgico. Attraverso l'intervento multidisciplinare delle figure sopradescritte si ottengono un rapido miglioramento delle funzioni motorie e comunicative riscontrabili dal pa- n. 1 - maggio 2006 ziente nella vita quotidiana con un utile e rapido reinserimento sociale e lavorativo del paziente operato. L'U.O.R.R.F. del Presidio Albenganese è stata la prima in Italia nel 1988 ad avere messo in atto questo tipo di protocollo. Da allora ad oggi sono state effettuate circa 600 rieducazioni a pazienti dei quali il 67% ha ripreso a comunicare con la voce esofagea con un buon reinserimento sociale e lavorativo. In tal modo si è evitata la prescrizione da parte del S.S.N. di ausili come il laringofono il quale uso è risultato inutile. Inoltre l'osservazione dell'atteggiamento posturale dei pazienti che già si recavano alla terapia logopedica ha fatto emergere che la “ferita” non era solo fisica ma soprattutto psicologica sia del malato che della sua famiglia. Si è arrivati, quindi, ad organizzare una attenta risposta multidisciplinare ai suoi bisogni con un intervento psicofisico che tiene conto della persona e non solo della malattia. Il paziente laringectomizzato inserito in questo gruppo di lavoro accresce così la consapevolezza di poter essere psicologicamente aiutato e la fiducia in un recupero sia della parola che del movimento. n. 1 - maggio 2006 Congresso scientifico Sanità Notizie Pubblichiamo una sintesi degli interventi dei relatori al congresso tenuto al Teatro Chiabrera di Savona dal 3 al 5 novembre scorso «Le forme del male sono un problema centrale nella vita emotiva di ciascuno e nella riflessione di ogni società intorno a se stessa» Antonio Maria Ferro Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’A.S.L. n. 2 con la collaborazione di Cinzia Parodi Resposabile della Struttura Semplice Formazione e Liason Paolo Peloso Psichiatra DSM Genova e Segretario regionale Società Italiana di Psichiatria Simonetta Porazzo Dirigente psicologo dell’A.S.L. n. 2 Nei giorni 3-4-5 novembre del 2005 si è tenuto a Savona presso il teatro Chiabrera il Convegno “Forme del male: esperienze umane e psicopatologia”. Il Convegno è stato pensato ed organizzato dal Dipartimento di Salute Mentale, dall'Azienda sanitaria Savonese, dal teatro e dal Comune di Savona; la sua realizzazione è stata possibile per il sostegno ideale ed economico della fondazione A. De Mari della Cassa di Risparmio di Savona, sempre molto attenta alle nostre proposte scientifiche e culturali. L'incontro ha acquistato un particolare valore per la cittadinanza perché è stato inserito nell'evento savonese della riapertura del nostro Teatro “Chiabrera”, dove in prima nazionale, proprio il 3-4-5 novembre, è stato presentato “Delitto e Castigo” di Fedor Dostoewskij, da parte della Compagnia Glauco Mauri, Roberto Sturno. A partire da “Delitto e castigo” abbiamo proposto un percorso attraverso diverse fenomenologie del Male: dal delitto di Raskòl'nikov, dove l'individuo sopravvive e quindi può vivere anche la colpa e talvolta anche la resurrezione, siamo giunti al “fare crimini”, molto più frequente nel '900 ed oggi dove l'individuo non c'è più e quindi anche la colpa non trova più possibilità di esistenza ed ancor meno qualche forma di resurrezione. Due anni fa avevamo organizzato un Convegno sulla “Relazione d'aiuto”: erano stati allora analizzati prevalentemente gli aspetti positivi che l'uomo può esprimere nella relazione con “l'altro da lui”. Già allora avevamo affrontato anche gli aspetti chiaroscurali, talvolta ambigui, che non di rado sono presenti in questa particolare relazione. Su questo percorso quindi siamo arrivati al Convegno sul Male, dove abbiamo cercato di dire e soprattutto di pensare insieme qualcosa su alcuni aspetti “malefici” delle relazioni umane, sulla “perturbante” potenzialità malefica presente in ognuno di noi. Si è discusso anche su possibili antidoti a questa inquietante attitudine, antidoti sociali, culturali, umanistici ma anche di buona amministrazione delle Forze dell'Ordine e della Giustizia. Nel Convegno è stato spesso richiamato quel prezioso antidoto, dato dalla possibilità umana di vivere empaticamente la relazione con gli altri nel mondo. A questo proposito Edith Stein in Problema dell'empatia (1917) scrive: “Colgo l'altro non solo come corpo ma come corpo vivente, come essere vivente”. A noi sembra chiaro come la percezione empatica, offrendo una comprensione della realtà rispettosa dell'irripetibile singolarità ed unicità della persona, permette di cogliere le diverse prospettive con cui “l'altro” vede, sente lo stesso mondo: essa accresce la possibilità di orientarci sia verso noi stessi, sia verso la realtà esterna allontanandoci dalla possibilità, che è in tutti noi…proprio in tutti noi, dell'agire criminale. Dostoewskij conosceva l'animo umano, la sua variabilità irriducibile a qualsiasi classificazione e la sua profondità: per questo il nostro Convegno ha avuto la fortuna di potere prendere origine dalla rappresentazione teatrale di quella stupenda, eterna opera che è “Delitto e castigo”. Questo ha permesso alla città, che in gran numero è affluita al convegno, di interrogarsi con la radicalità e la profondità cui il riferimento all'autore russo non consente di sottrarsi: le forme del Male sono un problema centrale nella vita emotiva di ciascuno e nella riflessione di ogni società intorno a sé stessa. Il Convegno è iniziato con Malcovati, docente di letteratura russa a Milano, che ha ricordato come in Dostoevskij il delitto, l'attitudine “criminale” dell'uomo siano al centro dei suoi romanzi. L'uomo del sottosuolo è il territorio degli istinti più bassi e violenti. Il “sottosuolo”può essere peraltro collegato alla ribellione luciferina, come rifiuto delle norme, delle regole precostituite, dello “status quo”: in questi casi può venirne una vitalità dinamica e talvolta trasformativa. 29 Sanità Notizie 30 I temi dell'attitudine innata dell'uomo al male o piuttosto di come i fattori relazionali, sociali, culturali condizionino l'uomo verso questa attitudine hanno accompagnato le giornate congressuali di Novembre. Personalmente l'innatismo dell'istintualità maligna dell'uomo mi lascia perplesso. Negli ultimi anni gli studi sullo sviluppo del bimbo, dai 4 ai 12-18 mesi, sembrano evidenziare piuttosto una innata spinta all'empatia, accanto alle spinte aggressive (attacco/fuga) presenti nel cucciolo d'uomo come in tutti i cuccioli animali. L'attitudine empatica viene troppo spesso precocemente modificata, traumatizzata dal vivere famigliare/o sociale. E' quindi un discorso aperto. Per Malcovati in Dostoevskij vi sono 2 tipi di delitto: quello ideologico che si collega ad una ribellione consapevole ed il delitto perverso, dove c'è l'insania delle viscere del sottosuolo. In entrambi sembra non esserci la colpa: R dice “vado a denunciarmi ma il perché non lo so”. Il primo trova giustificazione in una idea forte, ritenuta addirittura necessaria, nobile; il secondo è spinto da una insana, persistente nel tempo, ricerca del piacere, dell'affermazione di sé nel fare il male. Non c'è dimensione relazionale ma una dimensione del tutto solipsichica e narcisistica in cui l'altro è oggetto, feticcio, per perseguire il male/piacere (le psicopatie, ma tanta cattiveria meschina del vivere quotidiano). I delitti di Raskòl'nikov si collocano sul crinale tra le due tipologie ed entrambe le comprendono, anche se il primo di essi è più legato al delitto ideologico. Per Dostoevskij il delitto è comunque inutile ed il suicidio viltà, rinuncia, non atto coraggioso. Le letture psicoanalitiche (Freud- Melania Klein) hanno suggerito anche altre letture del suicidio come “omicidio mancato”, espressione di forte aggressività e violenza contro “oggetti interni”, ovvero esperienze relazionali, originarie soprattutto, introiettate con grande frustrazione e rabbia e rimosse dalla coscienza. Penso che il comune denominatore che lega ogni tipo di crimine sia la caduta provvisoria o continuativa, individuale e/o collettiva dell'Empatia: a questo proposito Edith Stein in Problema dell'empatia (1917) scrive: “Colgo l'altro non solo come corpo ma come corpo vivente, come essere vivente”. La percezione empatica, offrendo una Congresso scientifico comprensione della realtà rispettosa dell'irripetibile singolarità ed unicità della persona, permette di cogliere le diverse prospettive con cui “l'altro” vede, sente, lo stesso mondo: essa accresce la possibilità di orientarci sia verso noi stessi, sia verso la realtà esterna allontanandoci dalla possibilità, che è in tutti noi…proprio in tutti noi, dell'agire criminale. La perdita dell'empatia infatti rende possibile che “l'altro da noi” perda l'alterità e l'appartenenza al tempo stesso al nostro mondo, pur nelle irriducibili differenze e così il “crimine” può avvenire. Infatti R. dice “Ho ucciso un principio” non una vecchia e la giovane sorella. Comunque nel I° tipo la colpa è poi accolta, anche se difficilmente elaborata se non alla fine del romanzo. Nel II° caso, espresso dal suicidio di Svidrigajlov, la rimozione della colpa si trasforma nella terribile punizione del suicidio!! Speziale-Bagliacca, psicoanalista docente a Genova, ricorda innanzi tutto che funzione di psichiatri e psicoanalisti è comprendere, curare, ma non giudicare e/o assolvere. Con Monsieur Bovary introduce il male subdolo, che non appare, ben lontano dalla visibilità del male tragico. Esso ha a che fare con l'invidia, il risentimento: è una delle forme del vivere quotidiano, della psicopatologia del nostro vivere quotidiano. Gargani, docente di Filosofia contemporanea a Pisa, ha ricordato la intuizione di S.Agostino per il quale il male non esiste se non come deficit, mancanza di essere, di bene, negando così il dualismo originario di bene e male. Trovo sorprendente questo pensiero di S.Agostino, perché esso, come ricordavo all'inizio, è confermato dalle ricerche neuropsichiatriche attuali (attitudine innata dell'empatia, teorie del trauma). Quest'assenza, mortificazione dell'umano essere, sono più forti in chi sa sentire solo se stesso, non sa fare esistere l'altro nella sua com-prensione del mondo, se non in termini ostili o addirittura persecutori. Gargani se ho ben capito ha ribadito la dimensione umana, non ontologica, sia del fare bene, che del fare male. Il nostro convengo ha peraltro avuto come obiettivo “Forme del male: esperienze umane e psicopatologia” e non il Male, che è stato lasciato tra parentesi volutamente, ed in modo del tutto discutibile. Gargani ha ribadito più volte come l'attitudine relazionale che facilita il n. 1 - maggio 2006 male è la perdita dell'empatia, la dimensione solipsichica, collegata ad un narcisismo assoluto, per cui gli altri esistono come diversità assolute, che non ospitano nulla della nostra umana natura: così acquisiscono una sinistra percezione gli altri per razza, colore, sofferenza mentale, gli immigrati e più in generale tutti quelli che non sono proprio come noi! Del Corno, docente benemerito di letteratura greca a Milano, ha ricordato che, per arrivare alla elaborazione ed alla stabilizzazione di un mito sono occorsi tempi lunghi secoli. Il mito greco è figura dell'assoluto che separa il tempo del mito da quello della storia. Il tempo del mito è “chiuso” , gli dei sono in contatto diretto con gli uomini: essi non portano colpa comuni mortali, eroi, semidei che siano perché sono strumenti, messaggeri. Essi subiscono ciò che dovrà essere: ananke, destino, volontà e capricci degli dei. Siamo ancora ad una colpa oggettiva, non soggettiva: non esiste nel tempo del mito la colpa soggettiva. Lunghissimo è stato il cammino dell'uomo verso la percezione, la consapevolezza del male, come possibilità e volontà del soggetto. Lo storico si chiede quando l'uomo greco cominci ad ospitare la co(no)scienza del male. Edipo vive ancora al confine del tempo chiuso del mito mentre nella rappresentazione tragica quel passato viene riattualizzato come conflitto tra necessità ed autodeterminazione. Nel V° secolo a.c. in Grecia nasce la ribellione contro la tirannia, la schiavitù….(Dal Corno come esempio ha ricordato l'Antigone). L'uomo cerca la sua libertà anche dagli dei, cerca gli altri uomini che ritiene a lui simili, i cittadini e scopre così il successo dei valori della collettività contro il male. Il male è comunque ancora presentificato negli altri, i tiranni, quelli che non fanno parte del progetto della collettività democratica (non più e non solo del progetto divino), i barbari, i persiani. Il male esce dal mito e la colpa via via diviene soggettiva e si lega alla scoperta della responsabilità del proprio agire. Siamo responsabili dei nostri piaceri, dell'amare, dell'oziare, dello stare insieme ma anche del combattere, dell'odiare, del “portare” il male agli altri! Dalla dimensione tragica il male entra nella banalità dell'esistenza quotidiana…..può nascere anche da futili cose e trovarvi linfa nell'ignavia, nell'invidia, proprio nella mancanza del tragico. L'uomo sa ora che è responsabile: “avremmo potuto essere diversi se aves- n. 1 - maggio 2006 simo avuto la forza di sottrarci ad una quotidianità piccola, paurosa, senza valere e meriti”. Con la soggettività conclude Del Corno con la responsabilità, l'uomo esce dall'ananke, dal volere degli dei e si apre alla libertà, all'auto(co)scienza ma anche alla angoscia della mediocrità delle nostre passioni nel vivere quotidiano. Pier Paolo Portinaio, docente di filosofia politica a Torino, ha parlato soprattutto del male politico del 900, la sindrome del totalitarismo, ma anche di come Dostoevskij ne intuisca e preveda più aspetti. Per Dostoevskij la civiltà alberga nelle sue viscere il sottosuolo la barbarie! Egli è legato ad una tradizione mistica del male come colpa ed i suoi personaggi hanno perso la leggerezza dei barbari, degli uomini del tempo del mito, nel fare il male. Essi ora sono travagliati, hanno la pesante consapevolezza della responsabilità, che è sempre e comunque individuale. Dostoevskij non vede funzioni positive, salvifiche nelle Istituzioni laiche, fondate sulla razionalità perché fragili, troppo spesso corrotte perché umane. Ha più fiducia nelle matrici misticoreligiose e diffida della modernità. Il male non è mai giustificato, il delitto sempre inutile; l'uomo del sottosuolo malato, sofferente, fragile, è facilmente cattivo perché “animale eminentemente immorale”. “Essi sono deboli ed incapaci di tollerare le proprie svolte negative.” Personalmente resto poco convinto di questa visione che nega l'importanza della storia, dei traumi, delle miserie naturali, psicologiche, sociali, che modificano la fragile empatia umana! Emergono dal sottosuolo uomini non comuni, che si legheranno alle ideologie della disuguaglianza che favoriranno le ideologie totalitarie del 900. Esse mortificheranno l'autocoscienza, la responsabilità individuale, la capacità di pensare e di cambiare dei singoli individui. Quando l'individualità si ammala, si indebolisce, come avviene con le ideologie ed i regimi totalitari, anche i neototalitari, il delitto, il fare crimini si potranno fondare sui principi ideologici. La responsabilità individuale di fronte al male, al fare crimini, viene banalizzata: non ha più valore positivo il contenimento delle pulsioni più avide e distruttive. La banalizzazione della responsabilità individuale apre alla “banalità del male” che irride il coraggio della ribellione, della determinazione individuale a dire di “NO”, e che assopisce la dolorosa Congresso scientifico autocoscienza evitando il percorso labirintico tra colpa oggettiva e colpa soggettiva. Hanna Arendt, molto dopo, metterà in evidenza i legami tra totalitarismo, nazionalsocialismo e la banalizzazione del male: è una ideologia scrive dove tutti gli individui possono divenire superflui. In Dostoevskij l'uomo del sottosuolo è la materia prima, la creta,per le ideologie totalitarie: fragile, senza sostegni etici, religiosi, facile preda di opposti dogmatismi, è facilmente inglobabile in queste ideologie. Il Prof. Eugenio Borgna, psichiatra a Novara, ha ricordato come i manicomi fossero luoghi del silenzio…del bene e del male. Il male in realtà è molteplice, frammentario, difficile da definire. Simone Weil scrive anch'essa che il male esiste quando “l'altro” non è vissuto come persona ma reso eguale ad una cosa…, ad essere non umano. In psichiatria il silenzio del bene e del male, l'incapacità a riconoscerli, avvengono quando noi accettiamo “tu cur” un mandato di mero controllo dei comportamenti piuttosto che cercare sempre di comprendere la loro natura umana, anche quando per la loro drammaticità espressiva sembrano negare la presenza umana stessa. Ridurre l'uomo sofferente,il malato mentale ad un mero insieme di sintomi vuole dire fare morire la possibilità di un recupero verso la coscienza di sé. Come aveva ricordato Speziale Bagliacca a noi compete ascoltare, comprendere, cercare di curare, non giudicare, condannare o assolvere. Non riconoscere la sofferenza umana rischia di farci anche noi psichiatri, portatori di male. Borgna, riprendendo Dostoevskij, ha collegato il male all'isolamento, alla solitudine interiore da un lato, dall'altro ai processi di “cosificazione” dell'uomo che rende possibile poi le cose peggiori. Male patito, male agito, male che modifica il tempo vissuto fino all'esperienza di un presente senza fine, disperante e disperato che caratterizza il male di vivere. Mauro Mancia, neurofisiologo e psicoanalista a Milano, ha detto che le visioni della aggressività maligna innata (tanatos) e di quella “ambientale”, a partire da una natura benigna, da sempre si confrontano. Freud parlava di Eros e Tanatos, Melania Klein di pulsioni sadico-aggressive innate. A partire da J.J. Rousseau, molti hanno messo in relazione aggressività patologica, sadismo, malignità con eventi Sanità Notizie traumatici precoci nella relazione del bimbo con l'ambiente. Ora si sa che il bimbo geneticamente tollera alte frustrazioni nella relazione primaria con la figura materna, purchè essa sia sufficientemente buona, affettuosa e capace di contenere e tollerare le ansie, le forti proiezioni del bimbo che va a scoprire il mondo, proprio a partire dalla relazione con lei. Mentre parlava ho pensato che in Veneto mi raccontavano che le madri prima degli omogeneizzati tenevano in bocca e masticavano il cibo da dare poi al bimbo. I modelli famigliari, sociali ed economici influenzano la personalità che il bimbo avrà: quando egli subisce precocemente forti traumi e/o abusi psicologici e/o fisici, avrà difficoltà a sviluppare quei meccanismi di difesa che servono a tutelare il funzionamento mentale. Egli introietterà invece “oggettitraumi”, risultato di “imprinting” relazionali (intra e interpsichici) fortemente negativi. L'ambiente, spaziale, morale, sociale ma anche estetico, influenza il bimbo. Quando la sua mente ha introiettato troppi “oggetti-traumi”, presenta aree mentali deserte di affetti ed egli vivrà con grandi difficoltà le fasi di separazione-identificazione che più volte si attraversano nella vita. Quando queste abilita nell'elaborare la separazione, il lutto, le perdite, non si sviluppano del tutto o a sufficienza, egli potrà difendersi dall'angoscia che il contatto con il mondo gli procura desertificandolo o addirittura rendendolo spazio nemico o comunque sempre minaccioso. Mancia ha parlato di produzione di “oggetti autarchici”, protesi deliranti con le quali leggere il mondo. E' una posizione relazionale questa, fortemente difensiva e persecutoria perché nelle sue forme estreme nega la possibilità dell'esistenza della colpa e del sentimento della colpa. Così si possono comprendere atti criminali, spesso seriali, eseguiti come atti liberatori per il piacere della scarica di pulsioni insopportabili, non temperate appunto dal sentimento e dal riconoscimento delle pulsioni stesse e soprattutto della colpa. Rosenfeld, psichiatra e psicoanalista inglese degli anni 60/70, scriveva a proposito di Narcisismo maligno. Similmente avviene in macrosistemi come associazioni a delinquere e regimi totalitari: infatti essi cercano il male per dominarlo e per tenere il bene sotto controllo con modalità rabbiose e sadiche. Possono così emergere odi liberi spaventosi, libertà malefiche barbare, attra- 31 Sanità Notizie verso scissioni mentali che permettono di liberarsi delle parti umane peggiori, degradate, mettendole fuori di sé…… negli altri …….i nemici…..i diversi…..i degenerati…..i cattivi….. Il piacere di tali operazioni mentali è attraente, perché permette leggerezza, una selvaggia assenza di colpa, spesso convinzione di muoversi non solo bene ma per il bene. Le convinzioni che sosterranno e non di rado potranno giustificare il fare criminale sono per Mancia “oggetti autarchici” dove dominano vissuti persecutori: essi sono essenza per il male perché bloccano il pensiero creativo, la conoscenza e l'autocoscienza! L'uomo creativo, che è in grado di non rinunciare alla propria individualità anche nella vita quotidiana, deve continuamente riconoscere e trasformare le proprie esperienze (simboliche) e dare senso ad esse: per lui il tempo, lo spazio sono inevitabilmente dinamici, complessi, relazionali. Infine Mancia ha ribadito la funzione non solo terapeutica ma etica del nostro operare, proprio nel disvelare questi meccanismi e nell'aiutare a trovare rimedi “precoci”. Giovanni Gozzetti, psichiatra e fenomenologo padovano, ha ricordato come la storia dell'Europa sia fortemente connotata da intolleranze religiose, grandi crimini, ricerca esasperata del profitto ed utilizzo della stessa schiavitù. Nonostante l'illuminismo e la rivoluzione francese, nel secolo XX l'Europa ha attraversato i più grandi crimini della storia come le esperienze dei lager nazisti e dei gulag stalinisti. Ha parlato di corpo somatico e di corpo vissuto perché soltanto il corpo vissuto permette di sentire e conoscere l'altro, esso ha una storia e si lega ad altre storie. In molte forme di psicosi “l'altro da noi” in un qualche modo viene negato, viene negata la dimensione della conoscenza e dell'esperienza dei corpi vissuti, a partire dal proprio, perché le angosce più profonde vengono proiettate e personificate sugli e negli altri. In realtà noi, e non soltanto i pazienti psicotici, dobbiamo assumerci il nostro sentire, il nostro pensare ed anche il male dentro di noi, tollerando di non proiettarlo sul mondo esterno che in questo caso diviene inevitabilmente nemico e minaccioso. 32 Il Stefano Ferracuti, criminologo a Roma, ha ricordato i criteri dell'imputabilità in relazione alla capacità di intendere e di volere ed ha evidenziato la difficoltà di poter “misurare” la volontà.Compito dello psichiatra, in questi casi, è stabilire se vi sono nessi tra ciò Congresso scientifico che è stato commesso e la psicopatologia presente nell'attore del crimine. Deve poi valutare la volontà nell'agire e l'integrità del funzionamento mentale in questo agire, deve valutar la compromissione dell'esame di realtà. Le cose non sono tuttavia così semplici perché esiste l'inconscio, esistono pulsioni che molto spesso possono essere più forti della volontà e muovere al crimine riducendo notevolmente la volontà e l'esame di realtà stesso. La relazione di Ferro, Ferrannini, Peloso, ha posto l'attenzione sull'atto, la persona, il racconto come vicissitudini del sentimento del valore altrui, della responsabilità e della colpa nell'incontro con l'autore di reato. Partendo dall'assassinio della vecchia usuraia e della sorella in Delitto e castigo di F. Dostoëvskij gli autori propongono di identificare nel sentimento del valore dell'altro, un concetto assai prossimo a quello di empatia, un elemento che deve essere assente, o almeno temporaneamente sospeso, perché l'omicidio possa essere compiuto. Passano quindi alla descrizione di condizioni, come quella di Raskolnikov, in cui il sentimento del valore dell'altro, abitualmente presente, viene temporaneamente sospeso dallo stabilirsi di questo stato di epoché del campo di coscienza, definito depersonalizzazione, che afferisce alla fenomenologia di tipo isterico. In altri casi si assiste invece a una sorta di agenesia del sentimento del valore altrui. Tra le due situazioni ve ne sono altre che rappresentano condizioni o strategie inconsapevoli per far sì che il sentimento di colpa sia attenuato: 1. delitto per errore proprio o altrui (tipico l'incidente d'auto) o per legittima difesa 2. delitto commesso per necessità 3. assassinio banale 4. assassinio seriale 5. delitto per vendetta 6. assassinio professionale 7. assassinio impiegatizio, 8. assassinio ideologico, 9. assassinio e violenza scopo sessuale, In tutte queste situazioni, ad eccezione in parte dell'ultima, il soggetto si assume per lo più la responsabilità dei propri atti. In altre situazioni può essere del tutto compromessa la responsabilità rispetto ai propri atti: delitto commesso nel quadro di una malattia mentale delitto commesso nel quadro di una passione intensa raptus, corrispondente a una sorta di blackout della coscienza durante il quale può aver luogo il compimento di atti delittuosi. n. 1 - maggio 2006 Vi sono situazioni ancora in cui è negata ostinatamente la propria responsabilità o perché davvero si è innocenti o perché meccanismi di carattere isterico tengono separati dalla memoria i propri atti. Essi ricordano infine che anche il soggetto innocente, per motivi inerenti l'economia del proprio mondo interno, può ritenersi colpevole e voler espiare, come Mitja Karamazov. La psichiatria ha un ruolo importante quando il reato avviene in rapporto con la malattia mentale; negli altri casi, rappresenta solo uno dei soggetti che devono fare il possibile per accompagnare l'elaborazione emotiva dell'evento da parte del reo, della vittima, dei testimoni, e sostenere l'imputato e il condannato nel loro impatto con le asperità del circuito penale, e in particolare del carcere, e con i sentimenti profondi di irreversibilità dell'esperienza compiuta e di disperazione, con la prospettiva del suicidio come via possibile di uscita. Leo Nahon, psichiatria milanese ha raccontato come egli e i suoi collaboratori abbiano accompagnato, durante il ricovero nel reparto di cui è primario , un padre psicotico e delirante - che aveva ucciso il figlio che molto invece lo amava - dall'insania alla ripresa del contatto con se stesso, contatto terribile perché lì avrebbe incontrato il dolore, la colpa, l'impossibilità di cancellare quanto avvenuto. “Un pò di male è necessario“ ha ricordato parlando dei nostri pazienti perché non si può annullare l'aggressività e, del tutto, neppure la violenza. In realtà è facile sia la spinta a subire che a fare del male, ad accondiscendere che il male venga a sé (ha ricordato l'olocausto, la Shoà dove perse dei parenti). In momenti sociali e storici in cui le pressioni totalitarie, le spinte aggressive si fanno molto forti, più che la ribellione possono emergere tendenze alla passività, a diluire le nostre individualità in una mente collettiva, che richieda un tiranno, un duce, al quale delegare il nostro funzionamento mentale. Mente individuale e mente collettiva: possiamo facilmente passare da uno stato all'altro, così come fare piuttosto che subire il male! Salvatore Natoli, docente di Filosofia teoretica a Milano, ha ricordato la violenza della natura: essa è caratterizzata dall'innocenza perché non vi è soggetto imputabile. La natura genera ed uccide (Zoè): l'uomo è elemento di questa vitalità e di questa violenza. “Bios” è un momento di emersione dalla Zoè, segnato da un sorgere e da un mori- n. 1 - maggio 2006 re. Le vite non vorrebbero morire, ma sono iscritte nella morte: ecco allora la lotta continua tra vita e morte (Eros e Tanatos), dove l'esistenza cerca continuamente di differire la morte, vissuta come uccisione e non evento naturale. Quando prevale il rifiuto della dimensione depressiva si va verso una posizione delirante che cerca di negare la naturalità del mondo. La negazione della morte può avvenire non tanto con modalità maniacali, che possono anche essere creative, quanto con meccanismi sadici proiettivi dove si da la morte per non morire mai. Egli ha ricordato come nel rifiuto della morte, del dolore, vi sia l'inizio della violenza ed il sorgere del male dove si può infliggere la morte arbitrariamente. L'individuo, i gruppi, le masse, le nazioni, impazziscono quando, nell'ossessione di Sé, negano l'altro, il divenire, il morire facendo morire, non dando vita ma dolore e morte. In realtà vi è un'altra modalità per non morire: dare la vita agli altri (Eros). Il vero eroe è colui che regge (rex) il dolore; chi non regge il dolore può impazzire, agire contro la legge, agire male. Riprendendo Dostoewskij, egli si chiede perché l'uomo si sottrae al bene, perché può volere radicalmente il male? Dostoewskij crede tuttavia nell'im-possibilità del male assoluto, visto come fallimento della vita e del mirare al bene. Il male vuole il nulla, ma ricade sempre nell'essere e così non può produrre a pieno quello che vorrebbe. I nichilisti russi si sentivano titolari del diritto di usare il male nelle loro azioni per distruggere il male “Uccidere per i principi”. Raskol'nikov, per liberarsi dalla colpa, assume il “Principio”, ma non riuscirà in questo. Chi uccide ricorda Natoli per un valore universale si fa dio e così non trova più limiti: egli attrarrà facilmente le masse proprio perché si fa dio. In questa assenza di pietà, di empatia di riconoscimento (dei diritti) dell'altro da noi, gli altri uomini sono i diversi e sono “piccola cosa”. Anche qui riemergono i meccanismi proiettivi di negazione del limite, del dolore, del morire: non potendo eliminare il dolore si eliminano i sofferenti, i deboli, gli altri ma sostenuti dai “Principi si farà ciò credendo di essere portatori di giustizia (dio), credendo di essere gli eletti che possono stare al di là del bene e del male. Ecco il razzismo di pensieri-principi fortemente ideologizzati, che si propongono con l'infallibilità che è del dio e non dell'uomo. In realtà l'uomo, creatura fragile, fallibile, non può creare il male assoluto e soprattutto il nulla assolu- Congresso scientifico to…..se non di se stesso,.(ad es. con il suicidio). Quando l'uomo sa invece assumere la propria finitudine, il limite, egli si avvicina molto di più a Dio e così può redimere, non certo il mondo, ma se stesso. Dostoewskij non si illudeva che l'uomo del sottosuolo potesse trovare redenzione; egli era poi contro la modernità, diffidava delle istituzioni laiche, troppo ideologiche e al tempo stesso fragili, corruttibili, non come gli antichi ideali e l'etica che vengono dalla religione! Natoli indica un percorso, come prima Flores, Mancia, Portinaro, Borgna, nel sapere partire sempre dall'uomo del sottosuolo che alberga in ognuno di noi, per i quali prima di tutto è il cammino della redenzione. Questo è possibile aiutando l'uomo, noi stessi, a divenire responsabilmente colpevoli, a non negare le colpe, a non proiettarle fuori di noi ma assumerle per poterle elaborare e superare. Così si può dare gerarchia e contenimento ai nostri desideri, alle pulsioni, passioni, paure e malignità, per potere vivere in relazione con gli altri ed avviarci verso la guarigione, verso il “cristo della redenzione”. Questa relazione è “salvifica”perchè caratterizzata dall'empatia per noi stessi e per gli altri. Marcello Flores, professore di Storia Contemporanea a Siena, ha richiamato: 1) la dimensione collettiva della violenza (l'uomo individuo diviene massa) 2) la banalità del male, in relazione ad ideologie totalitarie che facilitano l'insorgere del male burocratico, impiegatizio (Hanna Arendt ed il processo ad Eichman) Anch'egli ha evidenziato come queste siano modalità per “cosificare” l'altro, la/le vittime ed espellere da sé la colpa. Ogni individuo, ogni nazione dovrebbero innanzitutto fare i conti con i propri crimini ed il proprio male interno, prima di giudicare ed eventualmente punire. Questa modalità suggerisce riduce tutti i pericolosi aspetti proiettivi e persecutori insiti nella “Dinamica del nemico” (barbaro-maligno diverso da eliminare). Ha ricordato molteplici azioni criminali italiane durante le guerre d'Africa e la responsabilità dell'Occidente nei grandi massacri avvenuti nella II° metà del novecento in Africa. Come esperienza diversa ha richiamato la Commissione per la Conciliazione, costituita in Sud Africa con Tutu e Mandela. Vittime, persecutori, furono invitati a narrare il male subito ed agito: a questa confessione di responsabilità era legata la stessa possibilità di amnistia. Si trattava di una narrazione di possibile redenzione, per tornare padroni della Sanità Notizie proprie vite. “Non li ritenevamo esseri umani” tornava spesso nelle narrazioni. Il ricordare, riconoscere responsabilità individuali, di gruppi, di nazioni, non può portare a giustificare ma a comprendere soprattutto come anche noi potremmo arrivare ai “mali” peggiori, in particolari contesti culturali, sociali e storici. Don Boff ha ricordato infine che dobbiamo promuovere l'esistenza della coscienza, esistenza critica che può e deve farsi autocoscienza critica; questo percorso individuale risente molto dei “contesti” in cui può e talvolta non può svilupparsi. Egli ha evocato l'uomomassa sperduto, smarrito nel nostro oggi, l'uomo del sottosuolo di Dostoevskij, l'uomo senza qualità di Musil; ha anche affrontato aspetti della relazione uomo Dio, del libero arbitrio, del come e perché può nascere il Male. Ed ha terminato accennando alla logica del dono e del perdono, temi sui quali ci proponiamo di organizzare un successivo incontro. In concomitanza con il Convegno, è stata realizzata presso la Pinacoteca di Savona la Mostra fotografica “Un'incerta follia, una incerta normalità” che, con le fotografie sui manicomi del maestro Vasco Ascolini e quelle dedicate da Giovanni Ferro ai luoghi della nuova psichiatria, ha voluto documentare visivamente il cambiamento della nostra assistenza psichiatrica. L'approccio multidisciplinare di queste nostre giornate, con la partecipazione di filosofi, storici, psicoanalisti, sociologi e psichiatri è esso stesso una dimostrazione della peculiare attitudine del nostro fare in psichiatria: infatti noi vediamo la nostra bella disciplina come scienza applicata ai confini di molteplici saperi, aperta come una bottega rinascimentale sulla piazza della vita, nemica quindi irriducibile delle culture claustrofiliche neomanicomiali. In questo modo anche durante il Convegno tutti i relatori sono stati stimolati a non restare chiusi nei propri mondi, nei propri linguaggi ma a mettersi inevitabilmente in rete, in discussione, rinunciando all'autoreferenzialità, anche per essere finalmente capiti da pubblici variegati. Concludiamo con le parole del grande attore Glauco Mauri che ha ricordato, intervenendo al Convegno, come la cultura possa, anzi debba, non essere noiosa ma creare curiosità ed anche divertire: crediamo, forse presuntuosamente, che gli specialisti e i “laici” che hanno partecipato alle nostre giornate abbiano appreso anche divertendosi. 33 Attualità n. 1 - maggio 2006 Non solo mare C.A.I. di Loano + I.M.P. di Toirano uguale amicizia Sanità Notizie Il progetto di adozione a distanza del Laboratorio di analisi dell’Ospedale San Paolo di Savona Ivanka Sinko Infermiera U.O. Laboratorio analisi «San Paolo» di Savona Da anni “Non solo Mare” costituisce una simpatica iniziativa che, con il supporto del Club Alpino Italiano sez. Loano e del Comune di Loano, vede tutti i giovedì decine e decine di persone partire, zaino in spalla, per i monti e le valli del Ponente Ligure. Fra queste persone molte volte ci sono anche loro, i ragazzi dell'Istituto Medico Pedagogico di Toirano. Arrivano con il pulmino insieme alle loro Educatrici (sempre pazienti e disponibili-diamogliene atto), con i loro zaini piccoli, ma ben forniti di acqua e viveri e s'infilano nel gruppo senza remore né problemi di alcun tipo. Così, mentre si cammina per sentieri e stradine, succede ogni tanto che qualcuno di noi si senta prendere per un braccio: nessun problema è uno dei ragazzi che per qualche centinaio di metri o per un pezzo di ripida salita ci “scrocca” un passaggio. Qualche altra volta, invece, magari nella serena tranquillità di un bosco, risuona potente un “sei bellissima....a....a” (ricordate? Loredana Bertè). Niente paura, è Francesco che intona, spavaldo, il pezzo forte del suo repertorio. E quando, per motivi perlopiù organizzativi, qualche giovedì i nostri “giovanotti” mancano all'appuntamento, tutti a chiederci: E i ragazzi? Perchè, (ormai è risaputo), quando non ci sono, al nostro gruppo ne manca un pezzo. (Beppe Peretti a nome di “Non solo Mare”) 34 Ed è proprio così che il “gruppo della montagna” ha voluto e saputo conoscere la realtà dell'I.M.P. di Toirano! Il binomio, l'amicizia tra “Non solo Mare” C.A.I. di Loano e I.M.P. di Toirano risalgono, al 2001, anno in cui il gruppo “Non solo Mare” si è presentato offrendo ascolto, dialogo e solidarietà. Questo “stare insieme” è sempre ricco di stimoli e di occasioni educative a tutti i livelli: come non ricordare la bellissima esperienza al Lago delle Rovine, in Val Gesso, con una escursione nello spettacolare paesaggio delle Alpi Marittime? O le simpatiche scarpinate sulle nostre montagne (Carmo, S. Pietro, Rifugio Pian delle Bosse), tutti insieme ad ammirare dall'alto la nostra costa e le nostre città? Per i ragazzi partecipanti si è trattato dei primi viaggi, delle prime uscite in autonomia, per arrivare “lassù in alto” (ad alta quota). E tra una chiacchierata e l'altra, tra una risata e un buon panino, preparato con cura la sera prima, tutti hanno colto la bellezza e l'importanza di aver dato a questi ragazzi una giornata di “straordinaria” vita normale. Le Educatrici - Istituto Medico Pedagogico di Toirano Il Laboratorio Analisi ha promosso e sostiene il progetto di adozione a distanza a favore di tre fratellini di San Michael Sierra Leone Africa. Questi tre bambini Adama Sesay, una bambina di 12 anni e i suoi fratellini di 8 e 6 anni. Sono orfani di madre, morta di parto, e di un pescatore il quale non può provvedere al loro sostentamento. Erano in quattro, ma Adama si è presentata, circa due anni fa all'ospedale, costruito e gestito da italiani, con in braccio il fratellino più piccolo che, purtroppo, poco dopo è morto. La bambina è rimasta in ospedale fino a quando non è stata trovata la nonna, che è riuscita a provvedere ai tre bambini solo per otto mesi, prima di morire anche lei . In Africa si muore non solo per le malattie, ma per cause legate alla povertà : le donne di parto, i bambini per malnutrizione e, spesso, per malaria o per il morso di serpenti, gli uomini per caduta dalla palma da cocco durante la raccolta dei frutti con cui essi si nutrono. Adama è stata quindi inserita in una famiglia “allargata” e nonostante i suoi 12 anni fa da vice madre ai suoi fratelli e ad altri cinque bambini; si occupa di loro, cucina, lava, ecc….; frequenta anche la scuola, ma non ha molto tempo da dedicare allo studio essendo troppo occupata a casa. Tramite l'adozione, noi, con un piccolo contributo, provvediamo all'iscrizione a scuola, all'acquisto di libri e quaderni e medicine per i tre fratellini.. Questi bambini ci sono stati segnalati da Padre Berton, un missionario padovano, il quale vive in Africa da anni e si occupa di circa 500 bambini insieme a suor Teresa, anche lei italiana. Il laboratorio è orgoglioso di essere diventato “genitore” di tre fratellini : per aiutare qualcuno più bisognoso, in fondo, basta veramente poco …..0,80 euro al giorno (il costo di un caffé) !! L'adozione a distanza è una forma di solidarietà economica e continuativa per i bambini dei Paesi sottosviluppati; in questo modo possiamo dare loro l'istruzione e il mantenimento minimo per non toglierli alla loro famiglia e alla loro tradizione e cultura. Il contributo normalmente viene gestito da qualche missionario o suora. Si può eseguire il versamento annualmente o mensilmente tramite c/c postale o c. bancario. L'impegno può durare per quanto uno desidera; normalmente si accompagna la formazione del bambino fino ai sedici anni, offrendogli così l'opportunità di acquisire le nozioni necessarie per diventare un buon cittadino di domani. E' un impegno minimo e può essere preso da parte di singoli o gruppi di amici e colleghi, come noi del Laboratorio Analisi. Si possono ricevere le notizie sull' utilizzo del contributo, che può essere fiscalmente detratto, per le persone fisiche, in misura del 19% sino ad un massimo di 2066 euro, oppure per un importo superiore al 2% del reddito complessivo dichiarato. Sanità Notizie Attualità n. 1 - maggio 2006 CHI SIAMO avere informazioni dettagliate sui tuoi diritti e su come farli rispettare. UNA LUNGA STORIA L'A.N.M.I.C. è stata fondata sin dal 1956 da Alvido Lambrilli, che l'ha diretta per oltre 40 anni, aprendo la strada nel nostro Paese al superamento dei pregiudizi culturali sull'handicap, al riconoscimento giuridico della categoria degli invalidi civili e alla rivendicazione di pari opportunità per questi cittadini. Grazie infatti al suo impegno e alle continue battaglie sociali intraprese - dalle storiche "Marce del dolore" per i diritti civili dei disabili negli anni '60 alle successive manifestazioni di piazza - l'Associazione ha mantenuto nel tempo una costante capacità di proposta legislativa e politica a tutela dell'handicap. SERVIZI L'Associazione è a disposizione di ogni cittadino con handicap per aiutarlo a risolvere i suoi eventuali problemi di: - collocamento al lavoro - tutela e agevolazioni all'inserimento - assegno mensile - pensione di invalidità - assegno di accompagnamento - assistenza sanitaria e protesi - integrazione scolastica - abbattimento delle barriere architettoniche - agevolazioni fiscali - problemi di mobilità e patenti speciali È PRESENTE Nell'ambito della sua attività di tutela l'Associazione è rappresentata: - in tutte le Commissioni mediche per il riconoscimento dell'invalidità civile; - nelle le Commissioni del collocamento al lavoro; - nella Commissione ministeriale per il Nomenclatore tariffario delle protesi presso il Ministero della sanità; - Aderisce inoltre alla Fand (Federazione tra le Associazioni nazionali dei Disabili) che raggruppa le associazioni "storiche" dei disabili italiani (A.N.M.I.C., UIC, ENS, ANMIL, UNMS). - A livello internazionale è membro della Fimitic ( Federazione internazionale delle persone con disabilità fisica) e del Cidue (Consiglio italiano della disabilità per i rapporti con l'Unione Europea). I DIRITTI CONQUISTATI In concreto, l'A.N.M.I.C. ha contribuito a elaborare e far approvare tutta la legislazione italiana oggi vigente nel settore dell'invalidità civile; dalla prima legge sul collocamento obbligatorio al lavoro dei disabili nel 1968 alla legge 118 del '71 sull'assistenza sanitaria, protesica, economica e riabilitativa; da quella sull'abbattimento delle barriere architettoniche fino alla legge 18 del 1980 che ha istituito l'indennità di accompagnamento per i disabili gravi. UN IMPEGNO COSTANTE Di queste norme che oggi assicurano diritti e pari dignità al cittadino invalido l'A.N.M.I.C. difende oggi l'applicazione, sia sul piano sindacale che legislativo ed operativo. Più in generale, difende la qualità di vita dei cittadini disabili e promuove nel Paese il loro ruolo come risorsa per l'intera collettività, rappresenta pertanto un irrinunciabile interlocutore della società civile e delle stesse istituzioni in materia di handicap. OBIETTIVI L'A.N.M.I.C. tutela i cittadini disabili in ogni circostanza e vigila sulle amministrazioni pubbliche affinché attuino gli obblighi civili e sociali assunti nei loro confronti. Rivolgendoti alle nostre sedi potrai «TEMPI NUOVI» il mensile dell’Associazione Per rappresentare il punto di vista degli invalidi nel mondo della comunicazione, ma soprattutto per informare i suoi associati, le istituzioni, il mondo del non profit, l'A.N.M.I.C. pubblica il mensile nazionale Tempi Nuovi: l'house-organ associativo che è oggi divenuto fra i maggiori periodici di informazione sociale, grazie anche alla sua tiratura media mensile di 170mila copie. 35 Evento editoriale Sanità Notizie n. 1 - maggio 2006 Edito dall’A.S.L. N. 2 Savonese e scritto da Enrico Tongiani è stato presentato il 17 marzo scorso Un libro sul nostro ospedale per ricordare la storia del lavoro per tutelare la salute Redazionale Savona dalla Tipografia “Cooptipograf” ed è in corso di distribuzione ai “vecchi e nuovi” dipendenti dell'Ospedale. Il libro vuole ripercorrere, anche attraverso le immagini fotografiche, la storia di È stato presentato, il 17 mar- un'istituzione che ha coinvolzo 2006 nella Sala Rossa del to generazioni di cittadini che Comune di Savona alla citta- con sensibilità hanno dedicadinanza, alle autorità, alla to il loro lavoro a tutelare un stampa e, non ultimi, a nume- bene importante come quello rosi dipendenti del nosoco- della salute. mio savonese ora in pensione Pensiamo inoltre che anche il “Libro storico fotografi- attraverso il ricordo si possa co” dell'Ospedale San Paolo contribuire ad accrescere “oggi” un sentimento di appartedi Savona. Autore è il collega ed amico nenza degli operatori, dei citEnrico Tongiani, Capo sala tadini e degli amministratori della Unità Operativa Orto- nei confronti del proprio Traumatologia dell'Ospedale Ospedale parte importante di Savona già autore di un pre- nella storia della nostra cittacedente testo sulla sanità savo- dina. nese titolato “Savona degli ...” niente può restituire il vecOspedali” e protagonista or- chio San Paolo al tempo che mai da più di trent’anni della fu suo; tuttavia, resta l'auspicio che questa storia, storia del nostro ospedale. Il volume è stato stampato che in parte ci appartiene, grazie all'importante contri- contribuisca almeno a conbuto della Fondazione “A. De servare il suo intimo spazio di memoria”. Mari” Cassa di Risparmio di “Quali che siano le circostanze, ognuno è consapevole che il destino, con i suoi appagamenti e le sue pene, insidia l'uomo con la malattia, che non ha tempo né stagioni”... SANITÀ NOTIZIE AZIENDA SANITARIA LOCALE N. 2 SAVONESE Periodico trimestrale di informazione dell’ASL 2 del Savonese 36 I dati riferiti ai destinatari di “Sanità Notizie” vengono utilizzati esclusivamente per l’invio della pubblicazione e non vengono ceduti a terzi per nessun motivo Direttore generale: Franco Bonanni Direttore amministrativo: Alfonso Di Donato Direttore sanitario: Claudia Agosti © Copyright ASL n. 2 Savonese Via Manzoni, 14 - 17100 Savona Tel. 019 84041 - C.F. E P.IVA 01062990096 Stampa: Editrice Liguria Via Dei Mille, 22 r. - 17100 Savona Questo numero è stato stampato e distribuito gratuitamente in n. 9.700 copie e inviato presso le U.O. agli oltre 3.000 dipendenti dell’A.S.L. 2 Savonese, a tutti i medici iscritti all’Ordine Provinciale di Savona, a tutti i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta della Provincia di Savona e alle oltre 100 farmacie per la distribuzione diretta ai pazienti. Viene inviato alle Istituzioni, ai Comuni e alle Parrocchie, alle Associazioni di Tutela e Volontariato, ai Sindacati. Una parte viene distribuita gratuitamente presso i nostri ambulatori. Distribuzione a cura di Fulvio De Lucis. Si ringrazia per la distribuzione interna l’ufficio postale ASL2 Savonese. Direttore editoriale: Giampiero Storti e-mail: [email protected] Direttore responsabile: Mario Lorenzo Paggi Segretaria di redazione: Morena Scurani Hanno collaborato a questo numero: Giobatta Venturino, Franca Mignacco, Roberto Lerza, Luca Corti, Maria Paola Briata, Antonio Langone, Massimo Marabotto, Vincenzo Ingravaglieri, Giuseppe A. Ratto, Massimo Vecchietti, Renato Chiarlone, Elena Farulla, Gian L. Figini, Marco Bessero, Giovanna Pelle, Laura Ebbli, Giancarlo Gobbi, Gianna Negro, Valentina Sguerso, Laura starnini, Gianmario Massazza, Andrea Tommasini, Raffaele Rolla, Sonia Bartolini, G. Silvia Di Vita, Laura Magnano, Corrado Marziano, Antonio M. Ferro, Cizia Parodi, Paolo Peloso, Simonetta Porazzo, Ivana Sinko, le educatrici dell’I.M.P. di Toirano, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili.