Corso di Economia dello Sviluppo Internazionale Lezione 13 LA CRISI ATTUALE E LE PROSPETTIVE DELLO SVILUPPO (3): Spesa pubblica e debito pubblico in Italia e in Europa Pier Giorgio Ardeni Dipartimento di Scienze Economiche Riferimenti essenziali Jason Hickel, A short history of neoliberalism (an how e can fix it), New Left Project, 10 April 2012 Intervista di Tom Mills a Mark Blyth sulle politiche dell'austerità (Agosto 2013) La spesa pubblica in Italia - 1861-2009 Dal 1870 al 1913 la spesa ha mediamente assunto valori al di sotto del 15% del PIL. In particolare nel 1870 si osservano i valori del 13.7% per l’Italia, 10.4% per la media dei paese europei e l’11.5% per la media dei paesi extraeuropei. Nel 1913 17.5% per l’Italia, 13.1% per i paesi europei e il 10.8% per i paesi extraeuropei. Paesi europei: Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svezia, Svizzera Paesi extraeuropei: Australia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda, USA Nel periodo tra le due guerre mondiali e della “grande depressione”, che hanno stimolato politiche espansive, è significativo il peso della spesa pubblica sul PIL. Negli anni '20 primi sistemi di sicurezza sociale – negli anni '30 in alcuni Paesi è aumentata la spesa militare. La spesa pubblica in Italia - 1861-2009 Nel 1937 la spesa pubblica era del 31.1% del PIL in Italia, del 23.1% per i paesi europei e del 22% per i paesi extraeuropei. Dal secondo dopoguerra fino agli anni '80, periodo in cui il coinvolgimento crescente dello Stato nell’economia ha portato a un incremento della spesa da destinare all’azione pubblica allocativa, redistributiva del reddito e di stabilizzazione ciclica, l’aumento della spesa è stato rapido e significativo. In questi anni i sistemi di welfare hanno contribuito all'incremento e rafforzato il ruolo dello Stato. Nel 1980 la spesa pubblica ha raggiunto in Italia il 40.6% del PIL contro il 30.1% del 1960. In media i paesi europei sono passati dal 29.5% del 1960 al 46.8% del 1980. I paesi extraeuropei sono passati dal 24.2% del 1960 al 35.2% del 1980. La spesa pubblica in Italia - 1861-2009 La spesa pubblica in Italia - 1861-2009 La spesa pubblica in Italia non differisce dalla media degli altri paesi europei e tende allo stesso andamento storico, con alcune differenze nella composizione per funzione La spesa pubblica in Italia - 1861-2009 La spesa pubblica in Italia - 1861-2009 In Italia, la spesa totale dello Stato è passata dai 183 euro procapite del 1862 agli 11600 euro del 2009 (espressa in valori monetari ai prezzi in euro del 2009) Notevoli incrementi si sono verificati negli anni '20, negli anni '30 e lungo tutto il periodo tra gli anni '60 e '90. Non vi sono differenze rilevanti tra la spesa finale (al netto del rimborso prestiti, cioè del debito) e la spesa complessiva sostenuta. A partire dagli anni '80 aumenta però sensibilmente la quota di spesa “improduttiva”, ossia destinata al rimborso dei prestiti (debito), piuttosto che alla produzione di servizi per la collettività e agli investimenti. Negli ultimi vent’anni la spesa finale è rimasta sostanzialmente stabile, su valori pari a circa 8.000 euro pro-capite. La spesa pubblica in Italia - 1861-2009 La spesa pubblica per categorie La spesa direttamente legata alla produzione di servizi si è dimezzata dalla fine dell'800 ad oggi, passando dal 35-40% fino agli anni '60 a valori prossimi al 15% nell’ultimo periodo . La quota relativa alla spesa per il personale – circa tra metà e due terzi della spesa direttamente legata alla produzione di servizi – è rimasta stabile fino alla metà degli anni '50. Negli anni delle due guerre mondiali il peso della spesa per il personale è ben inferiore. Tale categoria assorbe, invece, dall'80 al 90% della spesa direttamente legata alla produzione di servizi negli anni più recenti. La spesa in conto capitale, circa il 5% del totale negli anni successivi all’Unità d’Italia, è stata superiore al 10% tra il 1882 e il 1890, il 1905 e il 1915 e tra il 1924 e 1935, e superiori al 20% per cento tra metà degli anni '40 a metà degli anni '60, per assestarsi a circa l’8% dalla metà degli anni '90 in poi. La spesa pubblica per categorie La spesa per trasferimenti ad altre amministrazioni pubbliche, alle famiglie e alle imprese, fino ai primi del '900 era sotto il 15% della spesa complessiva, ha seguito un andamento discontinuo fino al secondo dopoguerra, per poi crescere a livelli tra il 40 e 55% fino all’inizio degli anni '90 e, infine, contrarsi su valori tra il 30 e il 40% . La spesa per interessi rappresentava circa un terzo della spesa complessiva nei primi decenni dell’Unità d’Italia; tra il 10 e il 20% durante le due guerre; il 6% circa, fino all’inizio degli anni '70. Da allora in poi, anche a causa di fenomeni inflazionistici che hanno determinato significative variazioni nei tassi d’interesse nominale, è costantemente aumentata, fino ad assorbire circa un quarto della spesa totale nei primi anni '90, per poi diminuire ai valori attuali, intorno al 10%. La spesa pubblica per categorie La spesa sostenuta per il rimborso di prestiti (debito pubblico), nei primi cento anni esaminati, è stata superiore al 20 o 30% solo in alcuni anni specifici, e inizia a crescere stabilmente a partire dagli anni '80 fino a rappresentare oltre il 25% della spesa negli anni più recenti. La spesa pubblica per funzioni La spesa destinata alla difesa si è drasticamente ridotta rispetto agli anni successivi all’Unità d’Italia; essa rappresentava ben oltre il 30% del totale fino al 1866 ed è rimasta su valori pari a circa il 20% fino al secondo dopoguerra (con punte di oltre il 70% durante la prima guerra mondiale e oltre il 50% durante la seconda) per assestarsi intorno al 3 per cento dagli anni '80. La spesa relativa all’amministrazione generale è diminuita fino all’inizio degli anni '70 (dimezzando la sua quota da circa il 40 al 20% della spesa complessiva) per poi aumentare nuovamente fino ad oggi con una quota pari a circa il 35%, a causa del peso rilevante degli interessi passivi sul debito pubblico. La spesa pubblica per funzioni La spesa per istruzione e cultura, che pesava meno del 2% fino all’inizio del '900, ha raggiunto quote maggiori del 15% durante il periodo tra metà anni '50 e metà anni '70, per poi stabilizzarsi attorno all'8-9% attuale. Per l'azione in campo sociale, a cui era destinato meno dell'1% della spesa fino alla prima guerra mondiale, la quota è cresciuta rapidamente fino a pesare quasi il 30% del totale a metà degli anni '80 e poi contrarsi fino a circa il 15% attuale. Per l’azione in campo economico, inizialmente passato dal 10 al 30% del totale, la quota è diminuita durante le due guerre mondiali, per riprendere peso ciclicamente nei decenni successivi e rappresentare circa l'8% del totale più di recente. La spesa pubblica per funzioni La spesa per giustizia e ordine pubblico è progressivamente diminuita da valori attorno al 6% fino all’inizio degli anni '70, fino a rappresentare tra il 3 e il 4% negli anni più recenti. Il debito pubblico in Italia Varie fonti e ricostruzioni statistiche. Es. Banca d'Italia, 1861-2007 Il debito pubblico in Italia Il debito pubblico in Italia Il debito pubblico in Italia Il debito pubblico in Italia Il debito pubblico in Italia Il debito pubblico in Italia La storia del debito pubblico italiano si intreccia con quella delle crisi finanziarie e politiche. La prima crisi di finanza pubblica ha raggiunto l'apice nel 1897 quando il rapporto debito prodotto interno era 117. L’evoluzione del rapporto, a partire dal 1885, è stata certamente influenzata dalle spese militari connesse alle guerre coloniali e soprattutto alla crisi economica. Nel periodo che va dal 1891 al 1897 il rapporto debito prodotto è cresciuto di 17 punti, in presenza di un avanzo primario sempre positivo; la dinamica del debito deve essere quindi totalmente attribuita alla caduta del PIL che in valori correnti è sceso dai 13250 milioni del 1891 agli 11900 del 1897, come risultato di una crescita reale praticamente nulla, di una rilevante caduta del deflatore e di un costo medio del debito pubblico fermo al 4%. Il debito pubblico in Italia I fattori macroeconomici sono stati determinanti anche nel periodo giolittiano quando il debito pubblico in termini di prodotto è sceso da 117 a 73, nonostante la guerra di Libia. Questi anni sono stati caratterizzati da una crescita economica molto sostenuta (a prezzi 1938 il PIL è cresciuto del 2,5% nei 12 anni compresi fra il 1885 e il 1897 e del 58% nei 16 anni che vanno dal 1897 al 1913). Nello stesso periodo la politica di bilancio è risultata ex post (anche per effetto della vigorosa crescita economica) molto rigorosa: l’avanzo primario nei primi dieci anni del secolo è stato in media vicino al 4%, salvo annullarsi via via con la guerra di Libia. La seconda crisi di finanza pubblica è connessa alla partecipazione dell’Italia alla prima guerra mondiale. Il rapporto debito/prodotto è salito da 71 nel 1913 a 99 alla fine della guerra; si è impennato nel biennio 1919-1920, raggiungendo il massimo storico di 160 nel 1920; nei quattro anni successivi è ridotto in misura molto limitata (142 nel 1924). Il debito pubblico in Italia Solo con la sistemazione, o la cancellazione di fatto, dei debiti di guerra, oltre che con una rilevante caduta del debito interno, la seconda crisi di finanza pubblica può dirsi superata: il rapporto debito/prodotto si è infatti ridotto a 51 nel 1926. La terza fase va dal 1925 alla fine della seconda guerra mondiale. Il rapporto debito/PIL salì da 51 nel 1926 a 88 nel 1934, con una sostanziale costanza delle spese in termini nominali e una rilevante diminuzione delle entrate, che per effetto della depressione degli anni ’30 passarono dai 21 miliardi del 1929 ai 18 del 34. Negli anni successivi il buon andamento economico, nonostante l’aumento delle spese militari, consentì di ridurre il rapporto debito/prodotto a 79 nel 1939. L’entrata nel conflitto mondiale avviò una fase di crescita del rapporto che si protrasse fino al 1943 (quando si raggiunse il livello di 108). L’aumento dei prezzi, particolarmente forte dopo la caduta del regime fascista, determinò una rapida caduta del rapporto debito prodotto che nel 1946 era pari a 40. Il debito pubblico in Italia Nel dopoguerra, il periodo fin al '68 fu caratterizzato da rilevante crescita (superiore al 5%), assenza di inflazione, costo del debito inferiore al tasso di crescita, politica fiscale equilibrata. Il rapporto debito/PIL scese da 41 nel 1951 a 33 nel 1964 e risalì a 41 nel '68. Dopo il '68 l'inflazione si accentuò e a partire dal 1973 il saldo del bilancio pubblico divenne fortemente negativo (intorno al 10% annuo, in media) per effetto dell’aumento delle spese (circa 10 punti di PIL di cui 4 per interessi) e di una stagnazione delle entrate che solo alla fine degli anni ’70 superarono i livelli di inizio decennio. Gli effetti sul rapporto debito prodotto (pari a 55 nel 1973 e a 60 nel 1981) sono stati relativamente contenuti per la rilevante tassa d’inflazione imposta ai detentori del debito pubblico L’inversione della politica monetaria USA con Reagan ha progressivamente reso impraticabile questa modalità di finanziamento delle spese pubbliche. Il debito pubblico in Italia Nel dopoguerra, il periodo fin al '68 fu caratterizzato da rilevante crescita (superiore al 5%), assenza di inflazione, costo del debito inferiore al tasso di crescita, politica fiscale equilibrata. Il rapporto debito/PIL scese da 41 nel 1951 a 33 nel 1964 e risalì a 41 nel '68. Dopo il '68 l'inflazione si accentuò e a partire dal 1973 il saldo del bilancio pubblico divenne fortemente negativo (intorno al 10% annuo, in media) per effetto dell’aumento delle spese (circa 10 punti di PIL di cui 4 per interessi) e di una stagnazione delle entrate che solo alla fine degli anni ’70 superarono livelli di inizio decennio Gli effetti sul rapporto debito prodotto (pari a 55 nel 1973 e a 60 nel 1981) sono stati relativamente contenuti per la rilevante tassa d’inflazione imposta ai detentori del debito pubblico L’inversione della politica monetaria USA con Reagan ha via via reso impraticabile questa modalità di finanziamento della spesa pubblica: nell'83 il rapporto debito/PIL è salito a 71 (da 60 dell'81) Il debito pubblico in Italia Nel periodo 1983-1996 si è verificata una fortissima accumulazione di debito pubblico che in termini di prodotto ha raggiunto il massimo a 124 nel 1994 per poi stabilizzarsi a quel livello nei due anni successivi. È stato un periodo di apprezzabile crescita, prima della recessione internazionale dell’inizio del decennio ’90, di contenimento relativo delle spese pubbliche e di crescita delle entrate che sono aumentate di 8 punti, ma soprattutto di tassi di interesse reali storicamente elevati: nel nostro paese il rendimento reale dei titoli del debito pubblico è stato dell’ordine del 5%, con un’incidenza della spesa per interessi sul debito pubblico che nel 1994 ha raggiunto il 12 % del prodotto interno. Gli effetti della configurazione delle variabili appena descritta sono stati devastanti, come testimoniano i dati relativi al rapporto debito prodotto. Il debito pubblico in Italia Il debito pubblico è per più del 90% oggi a carico dello Stato Il debito è la somma dei deficit, ossia delle disparità (disavanzi) che si creano nei singoli anni fra entrate e uscite. Il bilancio delle Amministrazioni pubbliche (detto bilancio pubblico) è il documento che registra le entrate e le uscite della pubblica amministrazione (Stato più Enti Locali). Per capire se si sta generando debito bisogna analizzare i saldi posti a due livelli. 1° livello: Saldo primario. Saldo parziale che mette a confronto le entrate totali con le spese per servizi, investimenti e previdenza sociale (spese dette primarie). Il risultato può evidenziare un risparmio (avanzo primario), un eccesso di spese (disavanzo primario), una parità (pareggio primario). Il debito pubblico in Italia 2° livello: Saldo di bilancio. Saldo finale che mette a confronto le entrate totali con le uscite totali, comprese eventuali spese per interessi. Il risultato può essere un avanzo di bilancio, un deficit di bilancio o un pareggio di bilancio. L'avanzo primario, quindi, non produce automaticamente avanzo di bilancio. Negli ultimi anni, l'Italia ha spesso registrato avanzo primario nel bilancio dello Stato ma interessi tali da provocare deficit di bilancio. Gli anni “bui” del debito pubblico italiano vanno dal 1980 al 1996, un quindicennio durante il quale il debito cresce 10 volte: da 114 a 1.213 mld € – di cui 1.000 per interessi e 140 per disavanzi primari –. Ma non fu solo per troppe spese. Il debito pubblico in Italia Dal 1980 al 1992 la spesa primaria fu superiore alle entrate per 140 mld € . Il problema furono gli interessi che oscillavano fra il 12 e il 20%. Solo nel 1996 scesero sotto il 9%. In parte l’Italia pagava per le scelte di Reagan che aveva bisogno di soldi per finanziare lo scudo spaziale. Non volendo alzare le tasse, si finanziava richiamando capitali dal resto del mondo offrendo alti tassi di interesse. Gli altri paesi assetati di prestiti non avevano altra scelta che offrire di più. Con l’eccezione del 2009-2010, tutti i governi successivi al 1992 hanno mantenuto la spesa primaria al di sotto delle entrate. Ma il debito ha continuato a crescere per effetto degli interessi. Dal 1980 al 2011 le spese per servizi sono state inferiori al gettito fiscale per 484 mld. Ma 2.141 mld di interessi ci hanno fatto indebitare all’inverosimile. Il debito pubblico in Italia Il debito pubblico in Italia Nel trentennio 1980-2011, per 14 anni abbiamo avuto spese per servizi superiori alle entrate. Ma negli altri 17 siamo stati al di sotto producendo un risparmio netto di 484 mld. Ciò nonostante ci ritroviamo con un debito superiore ai 2.000 miliardi. Qualcosa non torna. Il debito pubblico in Italia Il rapporto debito/PIL negli ultimi 40 anni Il debito pubblico in Italia Chi sono creditori dello Stato: solo il 15% del debito pubblico italiano è per somme dovute a fornitori o altri creditori diretti. Il resto è per prestiti ottenuti dal mercato finanziario in cambio di titoli di stato. Il debito pubblico in Italia Il debito pubblico diventa un problema quando è trasformato in oggetto di speculazione da parte dei mercati (che possono agire indisturbati per decisione degli stati di abdicare alla propria sovranità). Il problema degli stati è che debbono ricorrere periodicamente ai mercati per rifinanziare il proprio debito. In altre parole devono chiedere nuovi prestiti per restituire quelli in scadenza. I mercati usano la speculazione al ribasso per imporre ogni volta tassi di interesse più alti. Ma il danno non è solo per le casse pubbliche. È anche per le banche che si vedono ridurre il valore dei titoli di stato in loro possesso. Nell’insieme può scatenarsi una sfiducia verso l’intero sistema economico tale da provocare il tracollo della moneta. Il debito pubblico in Italia Vi sono speculatori più potenti degli stati: Il debito pubblico in Italia