COMUNE DI TORTOLÌ
Provincia dell’Ogliastra
SISTEMAZIONE DEL RIO FODDEDDU
STUDIO PRELIMINARE AMBIENTALE
RELAZIONE GENERALE
REDATTORE
Dott.ssa For. Micaela Locci
Scala
IL RUP
COLLABORATORE: Dott. Nat. Francesco Livretti
GENNAIO 2013
INDICE
1. PREMESSA
2. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
2.1 Descrizione della storia del progetto
2.2 Inquadramento geografico
2.3 Presentazione introduttiva del progetto
2.3.1 Valutazione delle ipotesi progettuali e adozione di eventuali alternative
2.4 Descrizione del progetto
2.5 Opere di progetto
2.5.1 Pulizia del fiume con asportazione della vegetazione esistente in alveo e nelle sponde e
rimozione dei detriti
2.5.2 Regolarizzazione della sezione trasversale
2.5.3 Arginatura con tecniche di ingegneria naturalistica in destra e sinistra idraulica
2.5.4 Arginatura con muro di cemento in destra idraulica
2.5.5 Sopralzo muro esistente in sinistra idraulica
2.5.6 Dati riepilogativi di progetto
3. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
3.1 Contenuti del quadro di riferimento programmatico
3.2 Inquadramento normativo
3.3 Analisi degli strumenti di pianificazione sovraordinata
3.3.1 Piano Paesaggistico Regionale: PPR
3.3.2 Piano di Assetto Idrogeologico: PAI
3.3.3 Piano Stralcio delle Fasce Fluviali: PSFF
3.3.4 Piano Forestale Ambientale Regionale: PFAR
3.3.5 Piano regolatore generale: PRG
3.3.6 Piano Urbanistico Comunale: PUC
4 QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
4.1 Introduzione
4.2 Aspetti climatici
4.3 Aspetti geologici e geomorfologici
4.3.1 Inquadramento geologico e geomorfologico d’area vasta
4.3.2 Inquadramento geologico e geomorfologico area di intervento
4.4 Uso del suolo
4.5 Aspetti vegetazionali dell’area
4.6 Aspetti faunistici
5 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI E MISURE DI MITIGAZIONE
5.1 Introduzione
5.2 Sintesi e metodologia delle stime di impatto
5.3 Descrizione degli impatti ambientali attesi
5.3.1 ATMOSFERA E CLIMA
5.3.1.1 Fase di cantiere
5.3.1.1.1. Produzione e diffusioni di polveri durante le operazioni di cantiere
5.3.1.1.2. Emissioni gassose inquinanti prodotte dalle macchine operatrici impiegate nell’attività
di cantiere
5.3.1.2 Fase di esercizio
5.3.2 RUMORE E VIBRAZIONI
5.3.2.1 Fase di cantiere
5.3.2.1.1. Propagazione di emissioni acustiche
5.3.2.1.2. Propagazione di vibrazioni
5.3.2.2 Fase di esercizio
5.3.3 ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE
5.3.3.1 Fase di cantiere
5.3.3.1.1. Sversamenti accidentali in acque superficiali e sotterranee
5.3.3.1.2. Interventi in alveo
5.3.3.1.3. Scarichi idrici del cantiere
5.3.3.1.4. Consumo idrico per la produzione di calcestruzzo
5.3.3.2 Fase di esercizio
5.3.4 IMPATTI PER SUOLO E SOTTOSUOLO
5.3.4.1 Fase di cantiere
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5.3.4.1.1. Occupazione temporanea delle superfici destinate all’allestimento del cantiere
5.3.4.1.2. Lavorazioni in alveo
5.3.4.1.3. Perdita di suoli destinati all’agricoltura
5.3.4.2 Fase di esercizio
5.3.5 IMPATTI PER FLORA, VEGETAZIONE, FAUNA ED ECOSISTEMI
5.3.5.1 Fase di cantiere
5.3.5.1.1. Interessamento di elementi vegetazionali
5.3.5.1.2. Interessamento di elementi faunistici
5.3.5.2 Fase di esercizio
5.3.5.2.1. Sistemazione ambientale
5.3.5.2.2. Manutenzione ordinaria dell’arginatura
5.3.6 IMPATTI PER IL PAESAGGIO
5.3.6.1 Fase di cantiere
5.3.6.1.1. Perdita o alterazione di elementi caratterizzanti il patrimonio paesaggistico e
storico-culturale
5.3.6.2 Fase di esercizio
5.3.7 IMPATTI PER IL BENESSERE E LA SALUTE DELL’UOMO
5.3.7.1 Fase di cantiere
5.3.7.1.1. Produzione di rifiuti
5.3.7.2 Fase di esercizio
5.3.8 IMPATTI PER L’ASSETTO TERRITORIALE
5.3.8.1. Fase di cantiere
5.3.8.1.1. Indotti occupazionali del cantiere
5.3.8.2 Fase di esercizio
5.3.8.2.1 Protezione idraulica dei territori posti in prossimità del rio
5.3.8.2.2 Aumento del valore di mercato delle abitazioni limitrofe all’area di intervento
5.4 Determinazione dei punteggi e dei giudizi di impatto
5.4.1 Fase di cantiere
5.4.2 Fase di esercizio
5.5 Misure di mitigazione
5.5.1. Misure di mitigazione per la produzione e diffusione di polveri durante le operazioni di
cantiere
5.5.2 Misure di mitigazione per le emissioni gassose inquinanti derivanti dalle macchine operatrici
impiegate nelle attività di cantiere
5.5.3 Misure di mitigazione per gli sversamenti accidentali in acque superficiali e sotterranee
5.5.4 Misure di mitigazione per le eventuali escavazioni nell’alveo fluviale
5.5.5 Misure di mitigazione per gli scarichi idrici del cantiere
5.5.6 Misure di mitigazione per l’occupazione temporanea delle superfici destinate a cantiere
5.5.7 Misure di mitigazione per l’interessamento di elementi vegetazionali preesistenti
5.5.8 Misure di mitigazione per l’interessamento di elementi faunistici
5.5.9 Misure di mitigazione per l’ inserimento paesaggistico
5.5.9.1 Indicazioni per le specie vegetali potenzialmente applicabili negli interventi di ingegneria
naturalistica
5.5.10 Misure di mitigazione per la produzione di rifiuti
6 MISURE DI COMPENSAZIONE
7 PRESCRIZIONI
8 PROPOSTE DI MONITORAGGIO
9 SCHEDA SINTETICA DELLE CARATTERISTICHE DEL PROGETTO
10 CONCLUSIONI
ELABORATI CARTOGRAFICI
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Studio Preliminare Ambientale - Relazione
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1. PREMESSA
La presente relazione comprende lo Studio Preliminare Ambientale relativo al progetto di
“Sistemazione idraulica del Rio Foddeddu” nel Comune di Tortolì e i dati necessari per individuare
e valutare i principali effetti che la proposta degli interventi può avere sull'ambiente, con
riferimento agli elementi di verifica contenuti nell'Allegato “B2” della D.G.R. 34/33 del 7.8.2012
Nel presente Studio Preliminare Ambientale, suddiviso nelle sezioni: quadro di riferimento
progettuale, quadro di riferimento ambientale e valutazione degli impatti, sono rappresentate le
caratteristiche progettuali dell’opera, la descrizione delle attività di cantiere, le caratteristiche
ambientali del sito ex-ante e i probabili impatti che gli interventi potrebbero generare con le
eventuali proposte di mitigazione e/o di compensazione.
Le informazioni contenute nel presente elaborato fanno riferimento alle opere previste nel
Progetto Preliminare di “Sistemazione idraulica del Rio Foddeddu”, redatto dall’ATP ing. Murgia ing. Nazzareno - dott. Geol. Deplano. Per ogni ulteriore approfondimento in merito alle
caratteristiche dell’opera si rimanda alla consultazione degli elaborati di progetto.
Tale Studio Preliminare Ambientale, eseguito per la Procedura di Verifica di Assoggettabilità alla
Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), redatto ai sensi dell’Allegato B2 della D.G.R. 34/33 del
7.8.2012, ha lo scopo di verificare la compatibilità delle opere in progetto con il contesto
territoriale in cui saranno eseguite e gli effetti che tali opere apportano sull’ambiente e sul
paesaggio.
La tipologia delle opere in progetto è compresa tra quelle indicate nell’Allegato B1 della suddetta
Delibera al punto 7 “Progetti di infrastrutture”, lettera m, “Opere di regolazione del corso dei fiumi
e dei torrenti, canalizzazione e interventi di bonifica ed altri simili destinati ad incidere sul regime
delle acque, compresi quelli di estrazione di materiali litoidi dal demanio fluviale e lacuale”.
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Dott.ssa For. Micaela Locci
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Studio Preliminare Ambientale - Relazione
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2. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
2.1 Descrizione della storia del progetto
Con convenzione del 06.11.2007, la provincia dell’Ogliastra, rappresentata dal Responsabile del
Procedimento, ha conferito l’incarico per la redazione del progetto preliminare, definitivo,
esecutivo, per il coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione per le opere di
Sistemazione Idraulica del Rio Foddeddu al raggruppamento temporaneo di professionisti ing.
Murgia - ing. Nazzareno - dott. Geol. Deplano.
Dopo l’incontro tecnico del 20.11.2007 tenutosi presso la sede della provincia dell’Ogliastra con i
funzionari tecnici della provincia stessa e del Servizio Difesa del Suolo della RAS, i progettisti hanno
iniziato la progettazione preliminare dei lavori di cui trattasi seguendo le indicazioni del PAI
all’epoca vigente per la stima idrologica delle portate di assegnato tempo di ritorno.
In data 12.02.2008 si è tenuto un incontro presso la Provincia dell’Ogliastra, dove è stata illustrata
la proposta progettuale di sistemazione idraulica del rio Foddeddu. L’amministrazione provinciale
ha accettato la soluzione tecnica proposta ed ha chiesto ai progettisti incaricati di proseguire con
le attività secondo le direttive del PAI vigente.
Nell’ambito dell’iter istruttorio del progetto preliminare sono emerse una serie di criticità
soprattutto con riferimento alle problematiche di tipo ambientale palesate dai pareri di
competenza espressi dal SAVI e dal Comune di Tortolì. In particolare nella Deliberazione n. 46/15
del 13.10.2009, la Giunta della Regione Autonoma della Sardegna deliberava di sottoporre
all'ulteriore procedura di Valutazione di Impatto Ambientale l’intervento di “Sistemazione
idraulica del Rio Foddeddu” in comune di Tortolì proposto dalla Provincia dell’Ogliastra.
Con Deliberazione n. 47/17 del 20.10.2009, la Giunta della Regione Autonoma della Sardegna ha
modificato l’ente attuatore dell’intervento di “Sistemazione del Rio Foddeddu” affidando
l’attuazione in delega al Comune di Tortolì per l’importo complessivo di € 3.098.741,39.
A seguito dei suddetti eventi e dell’imminente presentazione del Piano Stralcio delle Fasce Fluviali,
l’iter di valutazione del progetto preliminare presentato è stato interrotto.
Con nota n° 26808 di prot. del 25.11.2010, il Comune di Tortolì ha trasmesso ai progettisti il
documento preliminare alla progettazione dei lavori di “Sistemazione del Rio Foddeddu”, dal quale
è emerso, fra l’altro, la richiesta di eseguire il calcolo idraulico con l’utilizzo delle portate riportate
nel PAI aggiornato dallo studio di dettaglio, effettuato dall’Università di Cagliari – CINSA, nei
subbacini Posada-Cedrino e sud orientale.
Con nota del 19.01.2011 i progettisti, considerato quanto riportato nel documento preliminare alla
progettazione e tenuto conto dell’imminente adozione del Piano delle Fasce Fluviali, hanno
chiesto all’Agenzia Regionale del distretto idrografico della Sardegna (ADIS) di esprimersi in merito
alle portate di dimensionamento da utilizzarsi per l’esecuzione del calcolo idraulico, evidenziando
alcune sostanziali differenze tra il PAI ed il Piano Fasce.
Con nota n° 669 del 01.02.2011 l’Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna
comunicava all’Ente attuatore di utilizzare, per lo studio idraulico del tratto del rio Foddeddu
compreso tra i ponti della nuova S.S. 125 e della vecchia S.S. 125, il valore di portata riportato a
pagina 36 dell’elaborato suddetto (844 m3/s per un tempo di ritorno pari a 200 anni).
Con nota n° 16706 del 23.07.2012, il Comune di Tortolì ha trasmesso al gruppo di progettazione lo
“Studio idraulico del rio Foddeddu attraverso modellazione idrodinamica monodimensionale
finalizzata alla definizione e alla verifica di un sistema di interventi da progettare tra il nuovo ponte
sulla ss 125 e il vecchio ponte di ferro” redatto dall’ing. Italo Frau, a seguito di convenzione del
12.04.2012 e trasmesso al Comune in data 12.07.2012. L’ente attuatore ha invitato i progettisti ad
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Dott.ssa For. Micaela Locci
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utilizzare tale studio come riferimento idrologico, idraulico e progettuale, prevedendo la
realizzazione delle soluzioni tecniche in esso suggerite.
Con determinazione del Responsabile dell’Area Governo del Territorio – Lavori Pubblici n. 60481
del 14.12.2012 veniva conferito incarico alla sottoscritta dott.ssa for. Micaela Locci per la
redazione dello Studio Preliminare Ambientale ai fini della Verifica di Assoggettabilità alla VIA ai
sensi della Del. RAS n. 34/33 del 07/08/2012 relativamente alle nuove soluzioni progettuali.
2.2 Inquadramento geografico
Il Comune di Tortolì si trova nella Sardegna Orientale e appartiene alla provincia Ogliastra.
Dal punto di vista amministrativo confina con i comuni di Lotzorai, Girasole, Villagrande Strisaili,
Arzana, Elini, Ilbono, Barisardo.
Stralcio IGM scala 1:25000 con individuazione dei confini comunali
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Dott.ssa For. Micaela Locci
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L’area è compresa nelle Tavole IGM 1:25.000 n. 531 sez I e n. 532 sez IV e nella Tavoletta
n°531080 della Carta Tecnica Regionale alla scala 1:10.000
Stralcio IGM 1:25000 – Area di intervento
Stralcio CTR 1:10000 – Area di intervento
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Dott.ssa For. Micaela Locci
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Ortofoto – Area di intervento
2.3 Presentazione introduttiva del progetto
L’intervento oggetto del presente studio consiste nella realizzazione di una difesa idraulica dello
sviluppo di circa 665 m, costituita in parte da arginatura in terra vegetata e in parte da muro in c.a.
A tali opere vanno ad aggiungersi interventi di allargamento trasversale e pulizia dell’alveo.
L’opera sarà finalizzata alla difesa dal rischio idraulico del centro urbano di Tortolì.
L’opera principale, costituita da un muro in c.a. e dall’arginatura in terra, verrà realizzata in
prossimità del ponte in ferro a seguito di esproprio e demolizione di alcuni manufatti presenti. Il
muro si dipartirà dalla sezione di progetto 26 alla 35 e si innesterà alla spalla del ponte in ferro che
non verrà modificato (rif. Progetto Preliminare Tav. 4: Ortofoto con posizionamento delle opere in
progetto)
Nel percorso di concepimento del progetto sono state prospettate diverse ipotesi di intervento, le
prime delle quali sono state immediatamente scartate in quanto avrebbero compromesso la
naturalità del rio.
La descrizione sintetica e la rappresentazione degli interventi progettuali presi in considerazione
sono riportate di seguito.
2.3.1 Valutazione delle ipotesi progettuali e adozione di eventuali alternative
Il progetto preliminare per la Sistemazione Idraulica del Rio Foddeddu, a partire dall’inizio del suo
iter nel 2007, ha preso in esame differenti soluzioni progettuali al fine ridurre il rischio idraulico
esistente in relazione al centro abitato di Tortolì.
Le prime ipotesi progettuali (che prevedevano la realizzazione di savanelle in cls, taglioni
trasversali e muri di sostegno in cls lungo tutto il tratto del Rio oggetto di intervento), a seguito di
richiesta di verifica di assoggettabilità alla VIA presentata nel 2008, come da indicazioni del SAVI,
(Del. 46/15 del 13.10.2009) e come rappresentato, all’epoca, dall’Amministrazione Comunale,
sono state scartate in quanto avrebbero provocato impatti negativi non mitigabili e irreversibili a
causa della artificializzazione del corso d’acqua, che si sarebbe tradotta in una riduzione della sua
libertà evolutiva e in una riduzione di biodiversità per effetto delle opere che avrebbero impedito
la ricolonizzazione delle sponde da parte delle specie vegetali e la ricostruzione di unità
ecosistemiche ed inoltre si sarebbe alterata la percezione visiva del paesaggio.
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Le soluzioni progettuali rimodulate vedono un ridotto uso del cls, limitato ad una porzione della
sponda idraulica destra nel tratto immediatamente a monte del ponte in ferro della vecchia SS125
e il ricorso a tecniche di ingegneria naturalistica.
Nella redazione del progetto preliminare sono state prese in considerazione le proposte
progettuali riportate nello studio dell’ing. Frau al fine di perseguire gli obiettivi di sicurezza
idraulica. Tali proposte consentono di:
- eliminare completamente, nel tratto oggetto di intervento, il rischio idraulico R3 e R4
definiti dal PAI vigente;
- non peggiorare le condizioni di funzionalità del regime idraulico del reticolo principale e
secondario e non aumentare eventuali rischi di inondazione a valle;
- non peggiorare le condizioni di stabilità dei suoli;
- non aumentare il pericolo idraulico con nuovi ostacoli al normale deflusso delle acque;
- garantire adeguate condizioni di sicurezza durante l’apertura del cantiere, in quanto i lavori
si svolgeranno senza creare un significativo aumento di rischio o del grado di esposizione al
rischio idraulico
2.4 Descrizione del progetto
La proposta progettuale adottata (assumendo come base le indicazioni descritte
precedentemente) consiste nella realizzazione di una difesa idraulica per il contenimento dei livelli
idrici del Rio Foddeddu, attraverso una regolarizzazione planimetrica e del profilo, nel tratto
compreso tra il ponte sulla nuova SS 125 ed il ponte sulla ex strada SS 125 (detto “ponte in ferro”)
in prossimità del centro abitato di Tortolì che avrà uno sviluppo approssimativo pari a ca. 665 m , e
che sarà costituita in gran parte da un’arginatura in terra vegetata e in minor parte da un muro in
c.a. (180 m), previ interventi di pulizia e rimozione di detriti depositati dai precedenti eventi
alluvionali.
Gli interventi proposti sono i seguenti (rif. Progetto Preliminare Tav. 5: Planimetria Generale delle
opere):- Pulizia del fiume con asportazione della vegetazione esistente e rimozione dei detriti
depositati dai precedenti eventi alluvionali;
- Regolarizzazione del fondo con definizione di sezione trasversale corrente in terra
- Arginatura in sponda destra per tutto il tratto compreso tra i due ponti, costituita dal primo
tratto (compreso tra le sezioni 0 e 26) realizzato con tecniche di ingegneria naturalistica e
dal secondo tratto (compreso tra le sezioni 26 e 35) realizzato con muro in cemento
armato analogo al muro esistente in sinistra idraulica eseguito nell’anno 2009;
- Arginatura in sponda sinistra nel tratto compreso tra le sezioni 17-26 realizzato con
tecniche di ingegneria naturalistica;
- Allargamento della sezione trasversale del rio nel tratto immediatamente a monte del
ponte in ferro, senza apportare modifiche alle luci e all’altezza del ponte;
- Sopralzo del piano di coronamento del muro esistente in sponda sinistra, nel tratto
compreso tra le sezioni 27-35, al fine di adeguarlo alle quote del muro in progetto in
sponda destra;
Ai fini del dimensionamento delle opere, le verifiche idrauliche sono state effettuate tenendo
conto anche delle conclusioni riportate nell’”Analisi modellistica per la definizione del franco
idraulico da utilizzare nella progettazione, realizzazione e manutenzione delle infrastrutture a rete
o puntuali – Art. 21 comma 1 e comma 2 lettera d. delle Norme di Attuazione del Piano stralcio per
l’Assetto Idrogeologico della Regione Autonoma della Sardegna” redatto in collaborazione
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scientifica tra il Dipartimento di Ingegneria del Territorio dell’Università degli Studi di Cagliari e la
Direzione generale Agenzia Regionale del distretto Idrografico della Sardegna.
In particolare, con riferimento all’area oggetto di intervento ed al fine di ridurre il rischio idraulico
associato, tali analisi richiedono un valore del franco idraulico minimo pari a m 1.50, come
specificato in dettaglio nella relazione idraulica allegata.
Il primo intervento previsto in ordine temporale consiste nella pulizia del fiume con asportazione
della vegetazione esistente in alveo e nelle sponde e rimozione dei detriti che rappresentano un
potenziale ostacolo al normale deflusso delle acque.
La difesa si dipartirà dalla sezione progettuale 0 (in prossimità del ponte sulla nuova SS125) e si
innesterà alla spalla del ponte in ferro (sulla vecchia SS125) dopo un percorso di circa 665m.
L’arginatura sarà costituita in parte da un muro di contenimento in c.a. e in parte da un vero e
proprio argine in terra. Le opere sarano accompagnate da una pulizia dell’alveo e da una
regolarizzazione della sua sezione trasversale mediante movimenti in terra, allo scopo di ottenere
una regolarità di deflusso.
Tra le sezioni 26-35 in destra idraulica, l’opera di contenimento dei livelli idrici di piena sarà
costituita da una muratura in c.a. con adeguata fondazione. Per essa si prevede il rivestimento con
pietrame, in perfetta analogia con il realizzato muretto in sponda sinistra.
In considerazione della diversa altezza dei due manufatti – rispettivamente a destra e sinistra tra le
sezioni 27-35, si procederà con un sopralzo del muro esistente in sinistra idraulica, in
corrispondenza della via delle Lavandaie, attraverso la realizzazione di una struttura in muratura di
spessore di 30 cm e altezza variabile dai 30 ai 70cm.
Nelle parti in cui il tracciato dell’opera si allontana maggiormente dal ponte in ferro, e nelle quali
non ci sono particolari esigenze di tipo idraulico, si ricorrerà alla soluzione tecnica rappresentata
dai rilevati in terra.
Di semplice e veloce esecuzione, essi sono realizzati con movimenti terra in modo da garantire una
sommità che raggiunge la quota di progetto del piano di coronamento superiore di 6.00m rispetto
al tratto centrale, e un piano di coronamento sufficientemente largo (ampiezza pari a 3,00 m) da
consentire la sorveglianza in caso di piena oltre a garantire un adeguato deflusso in occasione di
eventi di piena di grande portata.
Il manufatto arginale sarà costituito da terreno geotecnicamente idoneo, con prevalente utilizzo
del materiale locale. La sponda interna al rio sarà rivestita da geostuoia tridimensionale sintetica
con successivo inerbimento vegetale, mentre la sponda esterna sarà direttamente inerbita con
idrosemina. La scarpa delle sponde sarà di 2/1.
2.5 Opere di progetto
2.5.1 Pulizia del fiume con asportazione della vegetazione esistente in alveo e nelle sponde e
rimozione dei detriti
Primo intervento in ordine temporale. Tale intervento viene eseguito al fine di eliminare i detriti
depositati dai precedenti eventi alluvionali e per ridurre la rigogliosa vegetazione in alveo e nelle
sponde laddove rappresenta un potenziale ostacolo al normale deflusso delle acque.
La vegetazione e i detriti rimossi verranno conferiti in apposite discariche autorizzate.
Nella configurazione di progetto, dove è stata simulata l’avvenuta pulizia del fiume, i valori del
coefficiente di scabrezza delle sponde sono stati ridotti al valore di 0,06
2.5.2 Regolarizzazione della sezione trasversale
Per tutto il tratto oggetto di intervento, compreso tra le sezioni 0-35, è prevista la regolarizzazione
della sezione trasversale mediante movimenti di terra per complessivi circa 20'000 m3 di scavo e
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1'500 m3 di riporto. Le sezioni trasversali, in terra, saranno caratterizzate da una parte centrale
orizzontale di larghezza pari a m 3.00, sita in corrispondenza dell’asse planimetrico di progetto; la
sistemazione in terra proseguirà, in entrambi i lati, con una pendenza del 2.5% sino ad intersecare
il terreno esistente.
Non si prevedono apporti di terra esterni, in quanto si cercherà di risagomare tramite i movimenti
suddetti.
2.5.3 Arginatura con tecniche di ingegneria naturalistica in destra e sinistra idraulica
Sono previsti due interventi di arginatura realizzati con tecniche di ingegneria naturalistica:
- uno in sponda destra per tutto il tratto compreso tra i due ponti (tra le sezioni 0 e 26)
- uno in sponda sinistra nel tratto compreso tra le sezioni 17-26
Tali interventi prevedono la realizzazione di un argine in terra caratterizzato da sponde con scarpa
2/1, larghezza del coronamento pari a m 3.00, quota del piano di coronamento superiore di m 6.00
rispetto alla quota del tratto centrale che sarà largo m 3.00.
Al fine di garantire la necessaria resistenza all’erosione, verrà realizzato il rivestimento a verde di
entrambe le sponde degli argini. In particolare la sponda interna, lato scorrimento del rio, sarà
rivestita mediante utilizzo di geostuoia tridimensionale sintetica con successivo inerbimento
vegetale, mentre la sponda esterna sarà direttamente inerbita mediante idrosemina.
L’argine verrà realizzato con materiale idoneo locale e sarà costipato e rullato a strati di cm 40.
SPONDA INTERNA
SPONDA ESTERNA
Figura 1 – Sezione schematica dell’argine in terra
2.5.4 Arginatura con muro di cemento in destra idraulica
Tra le sezioni 26-35 in destra idraulica è prevista la realizzazione di un muro in cemento armato
rivestito in pietrame di tipologia identica a quello già esistente in sinistra idraulica.
Il muro in progetto avrà una lunghezza complessiva di circa 180 metri e un’altezza variabile tra
5.93-6.60 m, il calcestruzzo utilizzato sarà caratterizzato da Rck 35 N/mm2 e classe di esposizione
XC4 che garantiranno elevata resistenza meccanica e curabilità dell’opera.
Prioritariamente alla realizzazione di tale opera, prevedendo un allargamento della sezione
trasversale del rio nel tratto immediatamente a monte del ponte in ferro, sarà necessario
espropriare e demolire alcuni manufatti (rampa di accesso e muro di delimitazione).
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Dott.ssa For. Micaela Locci
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Studio Preliminare Ambientale - Relazione
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Figura 2 – Sezione schematica del muro in cemento armato
La realizzazione dell’argine in terra congiuntamente alla realizzazione del muro in c.a., in base
all’analisi idraulica riportata nello studio di compatibilità idraulica, permettono di contenere le
portate di piena Q50 e Q100 con il franco idraulico minimo pari a 1.5m e di declassare le aree
circostanti da Hi3-Hi4 ad Hi2
2.5.5 Sopralzo muro esistente in sinistra idraulica
Per consentire che le quote del piano superiore della difesa idraulica in sinistra ed in destra
coincidano, tra le sezioni 27-35, è previsto il sopralzo del muro esistente nella via delle Lavandaie
mediante la realizzazione di una struttura in muratura dello spessore pari a cm 30 ed altezza
variabile tra 30 cm e 70 cm.
Ad opera finita, l’aspetto estetico del muro sarà analogo a quello del muro esistente.
La sistemazione idraulica sarà completata con la realizzazione di tutte le opere accessorie
necessarie per garantire il corretto deflusso delle acque meteoriche all’interno del rio Foddeddu
e con lo spostamento di eventuali interferenze presenti.
Il progetto così determinato consentira’ di ridurre il rischio idraulico cui risulta attualmente
soggetto il centro abitato di Tortolì. In particolare la realizzazione degli interventi previsti
consentirà, per l’area interessata, il passaggio del rischio idraulico associato al centro abitato dal
valore R4 al valore R2.
2.5.6 Dati riepilogativi di progetto
Di seguito si riporta un riepilogo esplicativo dei dati di progetto:
Lunghezza tratto oggetto di intervento: ~ 665 m
Volume complessivo movimenti di terra per la regolarizzazione della sezione trasversale:
20'000 m3 di scavo e 1'500 m3 di riporto
Lunghezza muro in c.a. rivestito: ~ 180 m
Durata lavori 365 giorni naturali e consecutivi dalla consegna dei lavori
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3 QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
3.1 Contenuti del quadro di riferimento programmatico
Il Quadro di Riferimento Programmatico fornisce gli elementi conoscitivi necessari per valutare le
relazioni intercorrenti tra l’opera progettata e gli atti di pianificazione e programmazione
territoriale e urbanistica: il sistema dei vincoli, gli strumenti di tutela ambientale e naturalistica e la
pianificazione territoriale.
Tale valutazione ha lo scopo di verificare la congruità dell’opera con gli strumenti urbanistici e con
gli strumenti di pianificazione territoriale regionale, provinciale e di settore.
In particolare nell’analisi sono considerati i seguenti Piani:
- Piano Paesistico Regionale (PPR)
- Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI);
- Piano Stralcio delle Fasce Fluviali (PSFF)
- Piano Forestale Ambientale Regionale (PFAR)
- Piano Regolatore Generale del Comune di TORTOLI’ (PRG);
- Piano Urbanistico Comunale(PUC)
3.2 Inquadramento normativo
Di seguito sono elencate le principali norme in campo ambientale e paesistico a cui si è fatto
riferimento per redigere questo studio.
- Direttiva del Consiglio 85/337/CEE del 27 giugno 1985 - Valutazione dell'Impatto ambientale
(VIA) di determinati progetti pubblici e privati;
- Direttiva del Consiglio n. 97/11/CE del 03/03/1997 - che modifica la direttiva 85/337/CEE
concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati;
- Direttiva CE del Parlamento europeo e del Consiglio n. 4 del 28/01/2003 - sull'accesso del
pubblico all'informazione ambientale che abroga la direttiva 90/313/CEE del Consiglio;
- D.Lgs 29 giugno 2010, n. 128 - Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, recante norme in materia ambientale, a norma dell'articolo 12 della legge 18 giugno
2009, n. 69.
- Delibera della Giunta Regionale n. 34/33 del 07/08/2012 - Allegato B delle Direttive per lo
svolgimento delle procedure di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale
strategica;( sostituisce la Delibera della Giunta Regionale n. 24/23 del 23/04/2008)
- D.Lgs. 22 Gennaio 2004 n. 42/04 - Codice dei beni culturali e del paesaggio e ss.mm.ii.
- Legge Regionale del 25/11/2004 n. 8 - Piano Paesaggistico Regionale
- DGR n. 36/7 del 05/09/2006 Approvazione Piano Paesaggistico Regionale
3.3 Analisi degli strumenti di pianificazione sovraordinata
3.3.1 Piano Paesaggistico Regionale: PPR
Il Piano Paesaggistico Regionale, approvato con DGR n. 36/7 del 05/09/2006 ed entrato in vigore
in data 08/09/2006, costituisce il quadro di riferimento e di coordinamento per tutti coloro che
operano nel settore della pianificazione e gestione del territorio della Regione Sardegna, disciplina
la tutela e promuove la valorizzazione per uno sviluppo sostenibile delle risorse territoriali.
Il Piano prevede un’analisi delle caratteristiche ambientali e storico-culturali del territorio e delle
relative dinamiche di trasformazione, definendo le misure per la conservazione dei caratteri
connotativi e i criteri di gestione degli interventi di valorizzazione paesaggistica, in concerto con le
misure di tutela definite dalle leggi nazionali e regionali in materia.
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Nel caso in esame, l’area ricade all’interno dell’Ambito 23 – Ogliastra, e si rileva la sussistenza di
vincolo paesaggistico ai termini del D.Lgs. 42/04 e ss.mm.ii., che riporta gli interventi in ambito
sottoposto a vincolo ai sensi dell’art. 17 delle NTA del PPR.
L’art. 18, delle stesse NTA, prevede misure di tutela e valorizzazione dei beni paesaggistici
vincolati come sopra, al fine di “prevenire eventuali situazioni di rischio, costituire un duraturo
equilibrio tra l’attività antropica e il sistema ambientale, migliorare la funzionalità ecosistemica,
attivare opportuni sistemi di monitoraggio volti a verificare il mantenimento e miglioramento della
biodiversità, evidenziando eventuali situazioni di criticità” in modo da preservare lo stato di
equilibrio ottimale tra habitat naturale e attività antropiche.
Le componenti di paesaggio presenti nell’area di progetto appartengono alla tipologia “aree ad
utilizzazione agroforestale”. Secondo l’art. 28 delle NTA del PPR ricadono in tali aree le colture
arboree ed erbacee specializzate, i vigneti, gli agrumeti e i frutteti in genere.
Gli indirizzi definiti dall’art. 30 delle NTA prevedono l’armonizzazione e il recupero volti, tra gli
altri, a mitigare e rimuovere i fattori di criticità e degrado.
AREA DI
INTERVENTO
Stralcio Piano Paesaggistico Regionale
AREE AD UTILIZZAZIONE AGRO-FORESTALE
Colture specializzate e arboree:
Vigneti, frutteti e frutti minori; oliveti; colture temporanee associate all’olivo; colture temporanee associate al vigneto; colture
temporanee associate ad altre colture permanenti.
Vegetazione boschiva
Boschi di conifere; Pioppeti, Saliceti, eucalitteti; altri impianti arborei da legno; arboricoltura con essenze forestali di conifere; aree
a ricolonizzazione artificiale.
Colture arboree specializzate, aree agroforestali, aree incolte Seminativi in aree non irrigue; prati artificiali; seminativi semplici e
colture orticole a pieno campo; risaie; vivai; colture in serra; sistemi colturali e particellari complessi; aree prevalentemente
occupate da colture agrarie con rpesenza di spazi naturali importanti; aree agroforestali; aree incolte.
3.3.2 Piano di Assetto Idrogeologico: P.A.I
Il PAI è entrato in vigore con Decreto dell’Assessore ai Lavori Pubblici n. 3 del 21/02/2006 ed è
stato adottato e approvato limitatamente alla perimetrazione delle Aree a pericolosità elevata H4,
H3 e H2 e rischio R4, R3 e R2.
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Ha lo scopo di individuare e perimetrare le aree a rischio idraulico e geomorfologico e definire le
relative misure di salvaguardia sulla base di quanto espresso dalla L.267/98 e programmare le
misure di mitigazione del rischio.
IL PAI suddivide il territorio regionale in sette Sub-Bacini, all’interno del Bacino Unico della
Sardegna, ognuno dei quali è caratterizzato da una omogeneità geomorfologica, geografica ed
idrologica.
Il comune di Tortolì e il Rio Foddeddu sono compresi nel Sub-Bacino VI “Sud-Orientale”.
L’area oggetto di intervento è censita all’interno del Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto
Idrogeologico, approvato con Deliberazione n° 54/33 della Giunta Regionale della Sardegna in data
30.12.2004, ed è descritta nella scheda informativa per gli interventi connessi agli eventi di piena
n° B6TC051 (sottobacino regionale n° 6: Sud-Orientale). In tale scheda si descrive sinteticamente lo
stato dei luoghi esistente, evidenziando la criticità del rio Foddeddu in prossimità del centro
abitato di Tortolì.
Nella scheda B6TC051 del vigente P.A.I., il rischio associato al comune di Tortolì è dovuto
all’insufficienza della sezione idraulica del rio Foddeddu nel tratto compreso tra l’attraversamento
della strada statale SS n° 125 e quello, a valle, dell’ex strada statale SS n° 125, che comporta il
verificarsi di inondazioni e allagamenti in conseguenza di eventi meteorici associati a tempi di
ritorno maggiori o uguali a 50 anni.
Stralcio PAI – Aree a rischio di piena
Dettaglio Stralcio PAI – Aree a rischio di piena
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Con Deliberazione della Giunta Regionale n° 30/69 del 12.07.2011, sancita dal Decreto del
Presidente della Giunta Regionale n° 81 del 18.07.2011, e successiva pubblicazione sul BURAS del
04.08.2011, è stata approvata la variante al PAI relativa alla parte idraulica dal titolo
“Approfondimento e studio di dettaglio del quadro conoscitivo dei fenomeni di dissesto
idrogeologico nei sub-bacini Posada – Cedrino Sud – Orientale – Piano di coordinamento degli
interventi necessari al riassetto idrogeologico nelle arre colpite dagli eventi alluvionali”; in
particolare, nella successiva immagine sono riportate le aree inondabili relative al tronco critico
B6TC051 – Foddeddu ricadente nel Sub – bacino n° 6.
Stralcio PAI – Aree inondabili (con Legenda)
Il rischio di dissesto idrogeologico associato al territorio considerato è elevato soprattutto tenendo
conto della presenza di numerose attività antropiche nei pressi delle sponde del rio Foddeddu.
In particolare gli elaborati del PAI vigente evidenziano come il tratto di intervento sia soggetto ad
una pericolosità idraulica Hi4 in cui, in base agli articoli 23 e 24 delle norme di attuazione del PAI,
sono consentiti esclusivamente: le opere e gli interventi idraulici per migliorare la difesa delle
alluvioni e la sicurezza delle aree interessate da dissesto idraulico; gli interventi per mantenere e
recuperare le condizioni di equilibrio dinamico degli alvei dei corsi d’acqua.
3.3.3 Piano Stralcio delle Fasce Fluviali: PSFF
Il Piano Stralcio delle Fasce Fluviali è redatto ai sensi dell’art. 17, comma 6 della legge 19 maggio
1989 n. 183, quale Piano Stralcio del Piano di Bacino Regionale relativo ai settori funzionali
individuati dall’art. 17, comma 3 della L. 18 maggio 1989, n. 183.
Ha valore di Piano territoriale di settore ed è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnicooperativo, mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni e le norme d’uso riguardanti
le fasce fluviali.
Il Piano Stralcio delle Fasce Fluviali costituisce un approfondimento ed una integrazione necessaria
al Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.) in quanto è lo strumento per la delimitazione delle regioni
fluviali funzionale a consentire, attraverso la programmazione di azioni (opere, vincoli, direttive), il
conseguimento di un assetto fisico del corso d’acqua compatibile con la sicurezza idraulica, l’uso
della risorsa idrica, l’uso del suolo (ai fini insediativi, agricoli ed industriali) e la salvaguardia delle
componenti naturali ed ambientali.
Oltre all’aggiornamento del PAI, anche il Piano Stralcio delle Fasce Fluviali esamina il rio Foddeddu
confermando, nelle sue analisi, la pericolosità idraulica associata al centro abitato di Tortolì.
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Piano Stralcio delle Fasce Fluviali
3.3.4 Piano Forestale Ambientale Regionale: PFAR
Il Piano Forestale Ambientale Regionale (PFAR), redatto ai sensi del D.Lgs. 227/2001 e approvato
con Delibera 53/9 del 27.12.2007, è uno strumento quadro di indirizzo, finalizzato alla
pianificazione, programmazione e gestione del territorio forestale e agroforestale regionale, per il
perseguimento degli obiettivi di tutela dell’ambiente e di sviluppo sostenibile dell’economia rurale
della Sardegna.
Il Piano forestale sposa l’approccio sistemico, il riconoscimento della multifunzionalità dei sistemi
forestali, la necessità di salvaguardare tutte le componenti degli ecosistemi e le loro articolate
interconnessioni.
L’area oggetto di intervento ricade all’interno del Distretto PFAR: n. 18 – Ogliastra nella macroarea
con serie vegetazionale appartenente alla Serie 19 : serie sarda calcifuga termomesomediteraanea della sughera (Galio scabri-Quercetum suberis). Nel dettaglio l’area di
intervento in senso stretto può essere assimilata alla categoria delle boscaglie ripariali del
geosigmeto sardo-corso, edafoigrofilo, calcifugo e oligotrofico comprendenti formazioni disposte
linearmente lungo le aste fluviali, la cui struttura allo stadio di maturità è definita da micromesoboschi edafoigrofili, caducifogli mai in situazioni planiziali e con allagamento temporaneo
limitato agli eventi di piena.
Gli stadi della serie sono disposti in maniera spaziale procedendo in direzione esterna rispetto al
corso d’acqua. La componente arborea è, in questo caso, costituita da ontano o da diverse specie
di salici. Lo strato erbaceo è variabile in funzione del periodo di allagamento.
Nell’area trova applicazione la linea di intervento protettiva (P) del PFAR, orientata alla
conservazione e al miglioramento del livello di stabilità dei suoli, nelle sue misure:
- P2: Azioni per la prevenzione dei fenomeni di degrado comprendente le azioni che più
direttamente interagiscono e si richiamano al contesto forestale e che, particolarizzate in
contesti specifici, risultano catalogabili come azioni per la difesa del suolo a carattere
preventivo.
- P3 Sistemazioni idraulico forestali e recupero di sistemi forestali degradati
Gli orientamenti gestionali suggeriti per tali contesti sono volti al potenziamento delle azioni di
mitigazione dei processi erosivi e di rallentamento del trasporto solido con la possibilità di
aumentare, laddove sussistano le condizioni, la complessità e la funzionalità dei sistemi forestali
assumendo come indirizzo di base, oltre il controllo delle pressioni, l’evoluzione naturale (OG.3).
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3.3.5 Piano regolatore generale: PRG
Il Piano Regolatore Generale definisce, nei contorni e nella forma, l’assetto territoriale ed urbano
del Comune di Tortolì, fissa le norme di attuazione degli interventi e propone l’articolazione delle
fasi operative.
Stralcio PRG - Piano Regolatore Generale
Le destinazioni d’uso del territorio comunale oggetto dell’intervento in maniera diretta o indiretta,
definite dal P.R.G. appartengono alle seguenti zone omogenee:
Sottozona C1: di espansione residenziale
Sottozona D2 : Artigianale Urbana e Commerciale.
Sottozona E1: aree caratterizzate da una produzione agricola tipica e specializzata
3.3.6 Piano Urbanistico Comunale: PUC
Il comune di Tortolì, comune costiero, ha concluso il processo di adeguamento dei propri
strumenti di pianificazione urbanistica al Piano Paesaggistico Regionale.
Il nuovo Piano Urbanistico Comunale, adottato con delibera n. 24 del 09/04/2010, è in corso di
approvazione.
Dal punto di vista della classificazione del PUC, l’area di intervento ricade in una zona di prevalente
funzione agricolo produttiva.
Stralcio PUC - Carta vegetazione
020.002: vegetazione alofila - 029.001: seminativi a rotazione
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Gli interventi in progetto ricadono prevalentemente all’interno della zona omogenea “E”
Le zone E sono state suddivise in sottozone (sulla base del DPGR 228/1994); le sottozone
individuate nell’area di intervento sono:
- E1 - Aree caratterizzate da una produzione agricola tipica e specializzata.
Sub-zona E1c: Medio/bassa tipicità ma elevata specializzazione della coltura agraria, con
notevole rilevanza socio-economica e dipendenza dall’andamento dei mercati (es. colture
industriali, colture intensive, orticole)
- E2 - Aree di primaria importanza per la funzione agricolo–produttiva, anche in relazione
all’estensione, composizione e localizzazione dei terreni.
Sub-zona E2a: Aree di primaria importanza per la funzione agricolo produttiva, anche in
relazione all'estensione, composizione e localizzazione dei terreni.
- E3 - Aree caratterizzate da un elevato frazionamento fondiario, che sono
contemporaneamente utilizzabili per scopi agricoli-produttivi e per scopi residenziali.
- E5 - Aree marginali per attività agricola nelle quali viene ravvisata l’esigenza di garantire
condizioni adeguate di stabilità ambientale.
Sub-zona E5b: Aree con marginalità elevata utilizzabili per scopi selvicolturali.
Sub-zona E5c: Aree con marginalità elevata e con funzioni di protezione del suolo ed esigenze
di conservazione
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4 QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
4.1. Introduzione
Il Quadro di Riferimento Ambientale (QRA) contiene l’analisi di dettaglio delle condizioni iniziali
dell’ambiente fisico, biologico ed antropico dell’area geografica oggetto di intervento. Le sue
finalità sono di analizzare le varie componenti ambientali direttamente o indirettamente coinvolte
dal progetto.
Relativamente alle componenti analizzate, sono determinati e valutati i dati di importanza
strategica, atti a definire lo stato e la struttura di un dato sistema ambientale, naturale ed
antropico, e dei processi che ne caratterizzano il funzionamento.
4.2 Aspetti climatici
L’area in esame rientra nella fascia climatica termo-mediterranea caratterizzata da un Clima
Temperato Caldo con scarse precipitazioni invernali e aridità estiva.
Le temperature oscillano tra il valore di 13,8 C° per le temperature medie minime e i 20 C° per le
temperature medie massime. La temperatura media negli ultimi tre anni (2009-2012) è stata di
circa 18-20 C° con valori medi massimi di poco al di sotto dei 30 C°.
La pluviometria è piuttosto variabile con concentrazione nei mesi da Ottobre a Marzo con
estensioni talora anche nel mese di Aprile e sempre più frequentemente a carattere torrenziale.
La piovosità annua media è di circa 500 mm.
Il settore del Rio Foddeddu mostra una frequenza elevata di eventi meteorici anomali,
probabilmente determinati dalla particolare condizione microclimatica legata alla morfologia del
territorio: rilievi ripidi che raggiungono altezze rilevanti a pochi km dal mare.
Si verificano così, soprattutto in occasione dei venti orientali, meno frequenti, fenomeni violenti e
spesso con forte intensità, che possono persistere per alcuni giorni, causando accumuli alluvionali.
Inoltre le masse d’aria in arrivo da est e sud est sono molto ricche di umidità.
Il bilancio idrico secondo Thorntwaite indica un deficit idrico fra i mesi di giugno e settembre.
4.3 Aspetti geologici e geomorfologici
4.3.1 Inquadramento geologico e geomorfologico d’area vasta
Da un punto di vista geologico, in base alla relazione geologica All. 2 del Progetto Preliminare, il
territorio di Tortoli-Arbatax si caratterizza per la presenza di rocce granitiche e filoniane con
diverse tipologie e colori che s’innalzano dal mare e dal contesto livellato costituito dallo stagno e
dalla piana di Tortoli.
Il bacino idrografico di riferimento è quello sotteso al Rio Foddeddu-Rio Corongiu.
Nei pressi del Rio Foddeddu è presente un’unica Formazione geologica, costituita in superficie da
deposito fluviale misto a terreno vegetale, la cui origine è da porre in relazione al deposito
alluvionale terrazzato effettuato dal Rio Foddeddu e dai suoi affluenti durante i vari periodi
dell’era Quaternaria.
La geomorfologia del territorio è complessivamente pianeggiante da cui si ergono i complessi
intrusivi, in particolare di Monte Attu a Ovest e il promontorio di Capo Bellavista a est.
L’area di intervento è piana e regolare, non sono state rilevate frane, dissesti o processi
d’evoluzione morfologica che possono creare instabilita dell’area.
L’unità composta dalla formazione alluvionale recente ed attuale relativa all’area d’intervento,
comprende i depositi alluvionali collegati all’attività del Rio Foddeddu, costituiti prevalentemente
da sabbia ghiaiosa a matrice limosa alternata a livelli con maggior componente ghiaiosa o fine in
relazione alle diverse fasi fluviali. La permeabilità è per lo più medio bassa, localmente può
assumere valori più elevati in relazione ad una maggior componente grossolana.
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Dott.ssa For. Micaela Locci
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L’idrologia superficiale è caratterizzata dalla presenza del Rio Foddeddu e da alcuni canali minori
ad esso collegati.
In corrispondenza dell’area e dei terreni immediatamente adiacenti è possibile un ruscellamento
diffuso che può diventare concentrato in occasione dei fenomeni pluviometrici più intensi.
I valori ottenuti dalle analisi preliminari, evidenziano un tipo di bacino di forma raccolta che avrà in
generale tempi di corrivazione minori e piene più improvvise e marcate.
Dalle indagini geologiche preliminari eseguite nel contorno territoriale d’intervento sono state
rilevate le seguenti Unita Stratigrafiche: (rappresentate in All. 2, Tav. 7 - Prog.Preliminare)
- Granodioriti Tonalitiche e Monzograniti inequigranulari in Giacitura massiva (Carb. Sup.Permiano);
- Filoni Acidi e Basici (Carbonifero Superiore-Permiano);
- Deposito di versante (Olocene);
- Formazione Alluvionale antica (Pleistocene-Olocene);
- Formazione Alluvionale attuale e recente;
4.3.2 Inquadramento geologico e geomorfologico area di intervento
Le indagini geologiche preliminari hanno permesso di rilevare che nei pressi dell’asta fluviale
dell’area d’intervento è presente un’unica formazione geologica, costituita da materiale
alluvionale la cui origine è da porre in relazione al deposito effettuato dal Rio Foddeddu-Corongiu
e dai suoi affluenti durante i vari periodi dell’era Quaternaria.
L’area di progetto è caratterizzata in superficie da materiale alluvionale attuale e recente a matrice
limo-argillosa per una potenza media di circa 3-4 metri (variabile puntualmente), ed in profondità
dalla formazione intrusiva per lo piu granodioritica a grana media che si presenta inizialmente più
arenizzata ed alterata e successivamente con una maggior compattezza in profondità.
4.4 Uso del suolo
L’uso del suolo dell’area oggetto di intervento e delle aree immediatamente limitrofe, è
prevalentemente di tipo agricolo con la presenza delle seguenti unità:
- Sistemi colturali e particellari complessi (Cod.UDS - 242): Mosaico di appezzamenti con varie
colture temporanee, prati stabili e colture permanenti occupanti piccole porzioni
- Aree prevalentemente occupate da colture agrarie con presenza di spazi naturali importanti
(Cod.UDS - 243): comprendono le colture agrarie, occupano più del 25% e meno del 75% della
superficie totale considerata.
- Frutteti e frutti minori (Cod.UDS - 222): comprendono colture permanenti non soggette a
rotazione: Impianti di alberi o arbusti fruttiferi, Colture pure o miste di specie produttrici di
frutta o alberi da frutto in associazione con superfici stabilmente erbate.
- Tessuto residenziale rado e nuclei forme (Cod.UDS - 1121): Tessuto residenziale rado e
nucleiforme a carattere residenziale e suburbano
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4.5 Aspetti vegetazionali dell’area
L’area di intervento, compresa tra i due ponti, (nuovo ponte sulla SS 125 e il vecchio ponte di ferro
all’interno dell’abitato) è caratterizzata da debole pendenza, da terreno alluvionale con depositi
per lo più sciolti a dominanza di sabbia e ghiaia e soggetta a fenomeni di sommersione legati agli
eventi di piena.
La vegetazione che si sviluppa lungo tutto il tratto è quella tipica delle associazioni igrofile, con
presenza di specie cosmopolite infestanti e alberi da frutto (foto 1).
Figura 1. Veduta del Rio Foddeddu e delle sue associazioni igrofile dal Ponte sulla SS 125
ALVEO DI MORBIDA
All’interno dell’alveo di morbida, la quasi totalità della vegetazione è rappresentata da specie
erbacee a cui sia affiancano, elofite, geofite, arbusti ed alberi in proporzioni variabili.
Nel letto di magra, al centro del rio, sono presenti specie pioniere di greto con adattamenti più o
meno spiccati alla vita acquatica.
Tali raggruppamenti sono tipici di corsi d’acqua caratterizzati da importanti variazioni di portata.
L’instabilità dell’alveo, legata al rimaneggiamento dei sedimenti nei periodi di piena, non permette
lo sviluppo di cenosi stabili e favorisce solo specie pioniere in grado di vegetare sull’alveo asciutto
durante i periodi di magra.
Le macrofite censite durante i rilievi appartengono quasi esclusivamente alle radicate emergenti.
Non sono state trovate radicate flottanti nè radicate sommerse. Solo in pochi punti, caratterizzati
da bassa velocità di corrente o velocità nulla, è invece stata ritrovata la specie Lemna minor,
appartenente alle non radicate flottanti.
L’assenza delle radicate sommerse e delle flottanti è probabilmente legata all’instabilità del fondo
sabbioso-ciottoloso, colonizzato esclusivamente da peryphiton (foto 2)
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Dott.ssa For. Micaela Locci
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Figura 2. Greto del torrente colonizzato esclusivamente da periphyton.
Si riporta di seguito l’elenco delle macrofite radicate emergenti (elofite e non) e delle pioniere di
greto censite nel letto di magra e nell’alveo di morbida durante i rilievi effettuati nel mese di
Novembre. Dall’elenco è stata esclusa la componente a Poaceae (ampiamente diffusa sul greto del
rio), appartenente ai generi Lolium, Poa e Cynodon non ascrivibile alle macrofite.
Tabella 1. Elenco dei taxa vegetali registrati lungo l’alveo di morbida durante il mese di Novembre 2012
Nome Comune
Salice
Nome Scientifico
Salix sp.
Famiglia
Salicaceae
Ontano
Alnus glutinosa (L.) Gaertner
Betulaceae
Tamerice
Tamarix sp.
Tamaricaeae
Mazzasorda
Typha sp.
Typhaceae
Canna comune
Arundo donax L.
Poaceae
Giunchetto meridionale
Scirpus holoschoenus (L.) Koch
Cyperaceae
Romice crespo
Rumex crispus L.
Polygonaceae
Menta acquatica
Mentha aquatica L.
Lamiaceae
Menta a foglie strette
Mentha microphylla Koch
Lamiaceae
Enula ceppitoni
Dittrichia viscosa (L.) Greuter
Asteraceae
Poligono mite
Persicaria dubia (Stein.) Fourr.
Polygonaceae
Veronica acquatica
Veronica anagallis acquatica L.
subsp anagallis-aquatica
Scrophulariaceae
Ricino
Ricinus communis L.
Euphorbiaceae
Lenticchia d’acqua
Lemna minor L.
Lemnaceae
Porcellana comune
Portulaca oleracea L.
Portulacaceae
Falso papiro
Cyperus alternifolius L.
Cyperaceae
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Delle specie elencate in tabella 1, quelle con maggiore distribuzione sono le due specie di Menta,
la Mazzasorda, il Giunchetto meridionale e la Veronica acquatica.
Tutte queste specie vegetano in prevalenza sul letto di magra, a contatto con l’acqua: la Veronica
acquatica e il Giunchetto meridionale formano tanti piccoli nuclei lungo il tratto preso in
considerazione, la Mazzasorda e la Menta formano nuclei meno numerosi ma di estensione
maggiore.
Il Giunchetto meridionale (foto 3) è specie di riferimento per l’associazione dell’Habitat 6420:
“Praterie umide mediterranee con piante erbacee alte del Molinio-Holoschoenion”.
L’Habitat 6420 è un habitat non prioritario e inoltre nell’area di interesse non sono presenti tutte
le specie caratteristiche di tale associazione di riferimento.
Tra le specie igrofile si inserisce anche il Poligono mite, poco frequente, e limitato al tratto
orientale in prossimità del ponte di ferro. (foto 4)
Figura 3 - Giunchetto meridionale
Figura 4 - Poligono mite
Per quanto riguarda le specie arboree e arbustive registrate: si tratta di individui di piccoli
dimensioni localizzati ad una certa distanza dal letto di magra, e nella maggior parte dei casi lungo
il limite esterno dell’alveo di morbida. Le specie individuate lungo questa fascia sono Tamerici,
Ontani e Salici, che parallelamente all’alveo, danno origine a filari discontinui sia sulla sponda
destra ma soprattutto lungo quella sinistra. (foto 5)
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Figura 5. Filare di giovani Ontani lungo la sponda sinistra del Rio Foddeddu.
Le altre specie indicate in tabella 1, caratterizzate da una minore igrofilia, contribuiscono alla
copertura dell’alveo di morbida in modo più o meno continuo. Come indicato in precedenza, la
superficie maggiore è occupata dai diversi taxa della famiglia Poaceae che ricoprono in modo
continuo i sedimenti sciolti dell’alveo.
SCARPATE
Le scarpate del Rio Foddeddu sono colonizzate da specie erbacee a cui si associano piccoli Salici e
Ontani. Le dimensioni degli individui di tali specie aumentano salendo lungo la scarpata per
raggiungere le dimensioni maggiori sulla piana inondabile in sponda sinistra.
La maggiore stabilità dei sedimenti al limite dell’alveo di morbida e l’azione più contenuta
dell’acqua, permettono a tali associazioni di svilupparsi e stabilizzare le scarpate (foto 6).
Gli individui dei due taxa, osservati sulle scarpate, sono molto giovani. Ciò lascia supporre che
eventi di piena abbiano agito in tempi recenti anche su questa fascia.
Figura 6. Giovane Salice sulla scarpata sinistra del Rio Foddeddu.
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SPONDA DESTRA
La sponda destra presenta, lungo la sua scarpata caratterizzata da forte pendenza, in prevalenza
specie erbacee e geofite. La limitata disponibilità di sedimento stabile e la notevole inclinazione,
favoriscono quasi esclusivamente lo sviluppo di vegetazione erbacea, lasciando arbusti ed elofite
confinati all’estremità superiore o a quella inferiore.
Nel tratto dove è previsto l’allargamento dell’alveo e la realizzazione del muro in cemento
armato, l’opera comporterà l’asportazione delle specie vegetali arboree presenti: un Pioppo, un
Ontano e una Robinia localizzati in prossimità del ponte di ferro e di una parte di canneto ad
Arundo donax limitato per lo più al di sopra della scarpata (foto 7).
Figura 7. Sponda destra del Rio Foddeddu: previsti lavori di allargamento e realizzazione del muro in c.a.
Oltre queste specie l’opera di realizzazione del muro determinerà l’asportazione di piante erbacee
come Parietaria e Ortica.
L’opera di risagomatura, che nel primo tratto si affiancherà a quella relativa alla costruzione del
muro in cemento armato, andrà ad agire sulla scarpata ripida e poco stabile. Costituita da sabbia
non consolidata, è caratterizzata da cenosi erbacee per lo più pioniere.
La realizzazione dell’intervento determinerà l’asportazione della vegetazione presente, costituita
principalmente da Arundo donax e Rubus ulmifolius, localizzati sia sulla scarpata sia sulla piana
inondabile e formanti una fascia di vegetazione parallela all’alveo. (foto 8)
La parte interna della scarpata prossima all’acqua oltre la presenza delle specie erbacee, presenta
alcuni esemplari di giovani Ontani e alcuni nuclei di Giunchetto meridionale. (foto 9).
Non sono presenti specie o habitat di particolare interesse conservazionistico.
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Figura 8. Fascia di vegetazione con Rovo e Canna comune.
Figura 9. Lato interno della scarpata destra con giovani Ontani, Mazza sorda e Giunchetto meridionale.
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Si riporta di seguito l’elenco dei taxa vegetali registrati sulla scarpata destra durante i rilievi
effettuati nel mese di Novembre.
Tabella 2. Elenco dei taxa vegetali registrati sulla scarpata destra durante il mese di Novembre 2012
Nome Comune
Nome Scientifico
Famiglia
Ontano
Alnus glutinosa (L.) Gaertner
Betulaceae
Mazzasorda
Typha sp.
Typhaceae
Giunchetto meridionale
Scirpus holoschoenus (L.) Koch
Cyperaceae
Menta a foglie strette
Mentha microphylla Koch
Lamiaceae
Enula ceppitoni
Dittrichia viscosa (L.) Greuter
Asteraceae
Porcellana comune
Portulaca oleracea L.
Portulacaceae
Parietaria
Parietaria officinalis L.
Urticaceae
Ortica
Urtica dioica L.
Urticaceae
Canna comune
Arundo donax L.
Poaceae
Robinia
Robinia pseudoacacia L.
Fabaceae
Pioppo
Populus sp.
Salicaceae
Falso papiro
Cyperus alternifolius L.
Cyperaceae
SPONDA SINISTRA
La sponda sinistra del Rio Foddeddu è quella maggiormente vegetata. Le associazioni presenti
ricoprono la superficie del greto formando un continuo che si estende dal ponte sulla SS 125 fin
quasi al ponte di ferro, dove la pulizia dell’alveo e i lavori di messa in sicurezza hanno limitato lo
sviluppo della stessa (foto 10)
Figura 10. Sponda sinistra del Rio Foddeddu fotografata in prossimità del ponte di ferro.
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Anche sulla scarpata sinistra, come per la sponda destra, si ritrovano gli stessi taxa vegetali citati in
precedenza, ma data la minore pendenza e la maggiore stabilità dei sedimenti, tali associazioni
formano nuclei più consistenti.
La maggiore larghezza della sponda e della scarpata sinistra sono legate all’andamento del Rio.
Questo scorre addossato alla sponda destra, suddividendo l’alveo in due porzioni asimmetriche e
lasciando alla sponda sinistra una maggiore estensione (foto 11 e 12).
Sulla sponda sinistra è inoltre presente un ampio tratto della piana inondabile che è stato possibile
percorrere per valutarne la composizione in taxa e lo stato di conservazione.
Figura 11.
Rio Foddeddu fotografato dal nuovo ponte sulla SS
125
Figura 12.
Rio Foddeddu fotografato dal ponte in ferro del
centro abitato
La differenza maggiore, riguardo la vegetazione, rispetto alla scarpata destra è la presenza di un
grosso nucleo di Typha sp. nella zona sud ovest del tratto preso in considerazione, cui fa seguito,
spostandosi verso est, un nucleo di Menta a foglie strette.
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Tabella 3. Elenco dei taxa vegetali registrati sulla scarpata sinistra durante il mese di Novembre 2012
Nome Comune
Nome Scientifico
Famiglia
Ontano
Alnus glutinosa (L.) Gaertner
Betulaceae
Mazzasorda
Typha sp.
Typhaceae
Giunchetto meridionale
Scirpus holoschoenus (L.) Koch
Cyperaceae
Menta a foglie strette
Mentha microphylla Koch
Lamiaceae
Enula ceppitoni
Dittrichia viscosa (L.) Greuter
Asteraceae
Porcellana comune
Portulaca oleracea L.
Portulacaceae
Canna comune
Arundo donax L.
Poaceae
Tamerice
Tamarix sp.
Tamaricaceae
Salice
Salix sp.
Salicaceae
Papavero cornuto
Glaucium flavum Crantz
Papaveraceae
Falso papiro
Cyperus alternifolius L.
Cyperaceae
PIANA INONDABILE
L’area che costituisce la cassa di espansione del fiume durante le piene, occupante
prevalentemente la sponda sinistra delimitata a nord e ad est dall’abitato, ad ovest da terreni
coltivati e a sud dalle sponde rilevate del rio, è caratterizzata in prevalenza da associazioni a
terofite con arbusti, alberi e geofite.
Le geofite, appartengono alla specie Arundo donax e costituiscono il limite più esterno dell’area, a
contatto con l’abitato. Lungo il perimetro che delimita l’abitato si trova, nella sua parte nord
orientale, un nucleo di Ontani di grandi dimensioni.
Associate all’Arundo si trovano diverse specie sia autoctone che avventizie.
Tra le autoctone il rovo (Rubus ulmifolius) rappresenta, dopo la Canna comune, la specie
maggiormente diffusa lungo il perimetro, formando basse siepi che si sviluppano tra le canne.
Mentre il Sambuco (Sambucus nigra) costituisce solo un piccolo nucleo isolato verso l’interno
dell’area.
Tra quelle alloctone ritroviamo Fittolacca, Mimosa.
La parte centrale dell’area, è caratterizzata per il 90% da specie erbacee annuali (terofite), con
dominanza di Poaceae. Occasionalmente sono presenti altre essenze come Silene comune,
Malvone perenne, Finocchio selvatico, Galio, Millefoglio selvatico e l’infestante Ricino.
Nella piana inondabile della sponda sinistra precedentemente descritta, si suggerisce l’ubicazione
dell’area di cantiere necessaria per la realizzazione dell’intervento. (foto 13)
Nella parte occidentale dell’area, al limite di una zona coltivata sono presenti quattro filari di
agrumi. (foto 14).
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Figura 13. Piana inondabile del Rio Foddeddu.
Figura 14. Filari di agrumi nella parte occidentale della piana inondabile
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In tabella 4 si riportano i taxa vegetali censiti nella cassa di espansione naturale in sponda sinistra.
Tabella 4. Taxa vegetali censiti nella cassa di espansione naturale in sponda sinistra
Nome Comune
Nome Scientifico
Famiglia
Canna comune
Arundo donax L.
Poaceae
Rovo
Rubus ulmifolius Schott
Rosaceae
Millefoglio selvatico
Achillaea ligustica L.
Asteraceae
Silene comune
Silene vulgaris (Moench) Garcke
Caryophyllaceae
Fiinocchio selvatico
Foeniculum vulgare Mill.
Apiaceae
Mimosa
Acacia saligna (Labill.) H.L.Wendl.
Fabaceae
Ricino
Ricinus communis L.
Euphorbiaceae
Ontano
Alnus glutinosa (L.) Gaertner
Betulaceae
Malvone perenne
Lavatera olbia L.
Malvaceae
Prugnolo
Prunus sp.
Rosaceae
Galio
Galium sp.
Rubiaceae
Sambuco
Sambucus nigra L.
Adoxaceae
Fittolacca
Phytolacca americana L.
Phytolaccaceae
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4.6 Aspetti faunistici
Il monitoraggio delle specie animali è stato effettuato utilizzando un binocolo 10x50, osservando
le tracce presenti e ascoltando i canti e le voci.
Lungo le scarpate del rio, costituite prevalentemente di sabbia non sono stati ritrovati nidi di
uccelli fossori, quali Gruccione o Martin Pescatore. L’instabilità delle scarpate non favorisce
l’insediamento di tali specie.
Dai riferimenti bibliografici non risultano specie nidificanti.
Durante i rilievi sono state censite le seguenti specie animali:
Nome Comune
Nome Scientifico
Famiglia
Stato di Protezione
Pettirosso
Erithacus rubecula
Muscicapidae
L. 157/92, BERNA Ap.2
Occhiocotto
Sylvia melanocephala
Sylviidae
L. 157/92, BERNA Ap.2
Ballerina bianca
Motacilla alba
Motacillidae
L. 157/92, BERNA Ap.2
Ballerina gialla
Motacilla cinerea
Motacillidae
L. 157/92, BERNA Ap.2
Poiana
Buteo buteo
Accipitridae
L. 157/92 art. 2, BERNA
Ap.3, CITES All. A, BONN
Ap.2
Gheppio
Falco tinnunculus
Falconidae
L. 157/92 art. 2, BERNA
Ap.2, CITES All. A, BONN
Ap.2
Airone guardabuoi
Bubulcus ibis
Ardeidae
L. 157/92, BERNA Ap.2
Cornacchia grigia
Corvus coronae cornix
Corvidae
Coniglio selvativo
Oryctolagus cuniculus
Leporidae
Raganella tirrenica
Hyla sarda
Hylidae
BERNA Ap.2, HABITAT Ap.4
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5 VALUTAZIONE DEGLI IMPATTI E MISURE DI MITIGAZIONE
5.1 Introduzione
Con lo scopo di individuare gli impatti generati sulle componenti ambientali, è stata definita una
metodologia di valutazione che consente di mettere in luce gli effetti negativi e positivi causati
dalla realizzazione del progetto.
Nel presente lavoro si è optato per un approccio valutativo di tipo quali-quantitativo, utilizzando
una metodologia di tipizzazione degli impatti finalizzata ad individuare tutti gli impatti generati dal
progetto e ad evidenziare le componenti ambientali per le quali è necessario adottare misure di
mitigazione specifiche.
5.2 Sintesi e metodologia delle stime di impatto
Sono descritti in dettaglio, compatibilmente con quanto richiesto dalla normativa vigente per la
Procedura di Verifica di Assoggettabilità a VIA, gli impatti generati dal progetto sulle componenti
ambientali, per ognuna delle quali sono individuate le principali azioni di progetto e le conseguenti
tipologie di impatto attese.
Questa prima fase permette innanzitutto di evidenziare tutti i possibili impatti potenzialmente
riconducibili alla realizzazione dell’opera.
Successivamente ogni singola tipologia di impatto individuata è caratterizzata mediante una serie
di attributi che ne specificano la natura, secondo una tipizzazione che considera se essi sono
positivi o negativi, se sono probabili o certi, se si manifestano nel breve o nel lungo termine, se
sono reversibili o irreversibili, significativi o non significativi.
Questa prima tipizzazione, di tipo qualitativo, è poi convertita in una tipizzazione quantitativa,
adottando la metodologia proposta in Tabella 5.2.1.
La metodologia assunta prevede di assegnare il punteggio minore (0.5) alla tipologia di impatto
meno estrema (che risulta preferibile in caso di impatto negativo) e di assegnare il punteggio
maggiore (1) alla categoria di tipizzazione più estrema (che risulta preferibile in caso di impatto
positivo).
Tabella 5.2.1 – Tipizzazione qualitativa e quantitativa delle categorie di impatto.
Tipizzazione qualitativa dell’impatto
Positivo (P)
Negativo (N)
Tipizzazione quantitativa dell’impatto
+
-
Probabile (PR)
Certo (C)
0.5
1
Breve termine (BT)
Lungo termine (LT)
0.5
1
Reversibile (R)
Irreversibile (I)
0.5
1
Non significativo (NS)
Significativo (S)
0.5
1
Il punteggio complessivo di impatto di una determinata azione di progetto si calcola sommando i
punteggi ottenuti dalle singole categorie di tipizzazione, con l’aggiunta del segno (+ o -) che
definisce la positività o la negatività dell’impatto.
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Sulla base dei risultati del procedimento di tipizzazione quali-quantitativa è stato possibile
formulare un giudizio di impatto e definire la necessità o meno di attivare specifiche misure di
mitigazione, applicando lo schema di valutazione proposto in Tabella 5.2.1.
Ad ogni giudizio si accompagna un colore identificativo, che permette di evidenziare con
immediatezza le situazioni di maggiore criticità.
Tabella 5.2.2 – Giudizio di impatto e definizione della necessità di adottare misure di mitigazione.
Punteggio di impatto
Giudizio di impatto
Misure di mitigazione
>0
Impatto positivo
non necessarie
0
Impatto nullo
non necessarie
0 ÷ -2.5
Impatto negativo basso
di norma non necessarie
-3.0
Impatto negativo medio
di norma necessarie
< -3.0
Impatto negativo alto
sicuramente necessarie
Il procedimento di individuazione delle azioni di progetto, delle tipologie di impatto e la loro
successiva tipizzazione è sviluppato con riferimento alle differenti fasi dell’opera:
1. Fase di cantiere (attività legate alla realizzazione delle opere);
2. Fase di esercizio
Nel caso in esame non è presa in considerazione la fase di dismissione, in quanto le opere di difesa
idraulica hanno l’obiettivo di massima durabilità.
5.3 DESCRIZIONE DEGLI IMPATTI AMBIENTALI ATTESI
5.3.1 ATMOSFERA E CLIMA
3.1.1 Fase di cantiere
5.3.1.1 Produzione e diffusioni di polveri durante le operazioni di cantiere
Nel caso oggetto di studio la produzione e diffusione di polveri è principalmente riconducibile a tre
tipologie di attività, di seguito descritte:
a) movimentazione dei materiali terrosi impiegati per la regolarizzazione della sezione trasversale
e la formazione dei rilevati arginali (prelievo e deposito delle terre e successivo posizionamento in
sede di arginatura);
b) produzione di calcestruzzo presso l’impianto di betonaggio posizionato nel cantiere ubicato in
corrispondenza dell’area dedicata individuata cartograficamente nella tav. 4 allegata, (produzione
di cls per la realizzazione del muro in c.a. di difesa arginale in destra idraulica e per la realizzazione
del sopralzo del muro esistente in sinistra idraulica);
c) demolizione dei manufatti in destra idraulica immediatamente a monte del ponte in ferro
d) traffico veicolare lungo la viabilità di servizio al cantiere (traffico indotto per il trasporto dei
materiali necessari per la realizzazione dell’opera e per il trasporto dei materiali terrosi di cui al
precedente punto a);
In base alle considerazioni svolte l’impatto può essere classificato come segue:
- negativo: le operazioni di cantiere per la realizzazione delle opere in progetto comportano la
formazione di frazioni fini in grado di essere facilmente aerodisperse, anche per sollecitazioni di
modesta entità; la produzione e la dispersione delle polveri assume un ruolo importante per la
salute dei lavoratori e dei ricettori posti nell’area in esame o nelle immediate vicinanze.
- certo: la realizzazione dell’opera in progetto comporterà sicuramente la produzione e la
diffusione di polveri all’interno del cantiere e verso le aree limitrofe; le principali sorgenti di
polveri sono identificate nella movimentazione e posa dei terreni per rilevati arginali e negli
impianti di betonaggio per la produzione del calcestruzzo;
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- a breve termine: gli effetti conseguenti al sollevamento delle polveri si riscontrano
immediatamente;
- reversibile: le attività che comportano la diffusione di polveri sono temporalmente limitate alla
fase di cantiere e hanno un impatto circoscritto all’area di pertinenza del cantiere stesso
- non significativo: considerato il periodo di tempo limitato per la realizzazione delle opere,
l’impatto è da ritenersi poco significativo;
5.3.1.1.2 Emissioni gassose inquinanti prodotte dalle macchine operatrici impiegate nell’attività
di cantiere
La presente voce di impatto considera le emissioni gassose inquinanti prodotte dai gas di scarico
dei mezzi d’opera utilizzati in cantiere. Alcuni mezzi saranno utilizzati in modo saltuario e non
continuativo per la realizzazione di interventi ed opere accessorie, e possono quindi essere
trascurati. Si terrà quindi esclusivamente conto dei mezzi maggiormente impegnati nella
realizzazione delle opere principali:
a) rilevati arginali
b) demolizione dei manufatti in destra idraulica immediatamente a monte del ponte in ferro
c) muratura in c.a. in destra idraulica immediatamente a monte del ponte in ferro
L’impatto è classificabile come segue:
- negativo: l’attività dei mezzi d’opera comporta la produzione di emissioni gassose inquinanti che
possono causare un locale peggioramento della qualità dell’aria;
- certo: la realizzazione dell’opera in progetto comporterà sicuramente la produzione e la
diffusione di emissioni gassose all’interno del cantiere e verso le aree limitrofe;
- a breve termine: gli effetti conseguenti alla produzione di emissioni gassose si riscontrano
immediatamente;
- reversibile: le attività che comportano la produzione e la diffusione di emissioni gassose sono
temporalmente limitate alla fase di cantiere;
- non significativo: considerato il periodo di tempo limitato per la realizzazione delle opere, le
emissioni inquinanti prodotte in fase di cantiere sono da ritenersi poco significative;
5.3.1.2 Fase di esercizio
In fase di esercizio non sono attese perturbazioni a carico della componente ambientale
esaminata, se non per attività saltuarie di manutenzione che non generano effetti significativi.
5.3.2 RUMORE E VIBRAZIONI
5.3.2.1 Fase di cantiere
5.3.2.1.1. Propagazione di emissioni acustiche
Questa voce di impatto considera gli effetti attesi a carico dei ricettori presenti nelle aree limitrofe
al cantiere.
L’impatto è dunque rappresentato dalla propagazione delle emissioni acustiche prodotte dai
mezzi d’opera impiegati per:
a) demolizione dei manufatti in destra idraulica immediatamente a monte del ponte in ferro
b) realizzazione del muro in c.a.
c) realizzazione dei rilevati arginali
d) macchinari utilizzati per pulizia alveo
e) rumore derivato dall’eventuale impianto di betonaggio collocato nell’area di cantiere
L’impatto è classificabile come segue:
- negativo: le emissioni acustiche prodotte rappresentano una potenziale fonte temporanea di
disturbo per i ricettori esposti alle lavorazioni più rumorose;
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- certo: l’attività dei mezzi d’opera impiegati per la realizzazione dell’intervento estrattivo
comporta sicuramente la produzione di emissioni acustiche.
- a breve termine: gli effetti conseguenti alla produzione di emissioni acustiche si riscontrano
immediatamente;
- reversibile: le emissioni acustiche cessano al termine delle attività di cantiere; le condizioni di
impatto sono limitate a intervalli temporali contenuti, in presenza delle lavorazioni maggiormente
rumorose;
- non significativo: nel complesso, l’impatto acustico non risulta essere significativo
5.3.2.1.2. Propagazione di vibrazioni
L’attività dei mezzi d’opera (operazioni di realizzazione del muro in c.a., attività di trasporto,
posizionamento e compattazione dei materiali terrosi, transito di camion, utilizzo di pale ed
escavatori etc.) comportano la formazione e la propagazione di vibrazioni meccaniche a carico dei
ricettori presenti nelle aree limitrofe al cantiere (abitazioni)
L’impatto è classificabile come:
- negativo: le vibrazioni prodotte dai macchinari utilizzati in cantiere (pale, escavatori, camion,
rullo compressore, grader, etc.) rappresentano una fonte di disturbo per i ricettori (abitazioni)
esposti alle lavorazioni più complesse
- certo: l’attività dei mezzi d’opera comporta sicuramente la produzione di vibrazioni meccaniche;
- a breve termine: gli effetti conseguenti alla produzione di vibrazioni si riscontrano generalmente
a breve termine;
- reversibile: essendo la realizzazione della difesa idraulica un’attività limitata nel tempo, le
vibrazioni prodotte dai macchinari cessano al termine delle operazioni di cantiere;
- non significativo: nel complesso l’impatto generato dalle vibrazioni non risulta essere significativo
5.3.2.2 Fase di esercizio
In fase di esercizio non sono attese perturbazioni a carico delle componenti ambientali
considerate.
5.3.3 ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE
5.3.3.1 Fase di cantiere
5.3.3.1.1. Sversamenti accidentali in acque superficiali e sotterranee
In fase di cantiere potrebbero verificarsi sversamenti accidentali di liquidi inquinanti (quali
carburanti e lubrificanti), provenienti dai mezzi d’opera in azione (es. in caso di rottura o mal
funzionamento) o dalle operazioni di rifornimento eventualmente effettuate nelle aree di
lavorazione, i quali potrebbero essere convogliati nel corso d’acqua direttamente o per effetto del
dilavamento superficiale (run-off).
Inoltre, eventuali sversamenti accidentali potrebbero percolare nel suolo e raggiungere le acque di
falda successivamente. Nelle pianure alluvionali, le aree adiacenti al fiume corrispondono infatti
alle zone dove solitamente si verificano i principali scambi idrici falda-fiume, estesi anche alle anse
fluviali.
In base alle considerazioni svolte l’impatto è classificabile come segue:
- negativo: lo sversamento accidentale di sostanze inquinanti può comportare un peggioramento
dello stato qualitativo delle acque superficiali e sotterranee;
- probabile: in caso di guasti o rotture l’utilizzo di mezzi d’opera può determinare sversamenti
accidentali di liquidi inquinanti, ma non è detto che questo accada;
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- a breve termine: nel caso in cui si verifichi un inquinamento gli effetti negativi sulla qualità del
corpo idrico ricettore e della falda si riscontrano immediatamente;
- reversibile: i corsi d’acqua presentano in genere una notevole capacità naturale di diluizione e di
recupero delle condizioni iniziali; è inoltre necessario considerare che il rischio di sversamenti
cessa al termine delle attività di cantiere;
- significativo: l’area di intervento si trova all’interno dell’alveo del rio Foddeddu ed è quindi un
ambiente particolarmente sensibile al rilascio accidentale di sostanze inquinanti che potrebbero
disperdersi nel corso d’acqua, si tiene in considerazione che per gli eventuali sversamenti in falda
gli effetti negativi indotti da possibili sversamenti potrebbero permanere anche per intervalli
temporali sensibilmente maggiori;
5.3.3.1.2 Interventi in alveo
Il progetto preliminare prevede la regolarizzazione della sezione trasversale dell’alveo.
Le lavorazioni in prossimità dell’alveo attivo del fiume comportano un aumento dei solidi sospesi,
causando un locale e temporaneo intorbidimento delle acque.
Gli intorbidimenti possono essere premessa per successivi effetti indesiderati sulla qualità delle
acque. Potrebbe inoltre verificarsi la distruzione di potenziali siti di ovodeposizione dei pesci.
L’impatto può essere quindi considerato:
- negativo: l’escavazione in prossimità dell’alveo attivo del fiume può comportare un aumento dei
solidi sospesi, situazione non ottimale che può arrecare alterazioni alla qualità delle acque.
- certo: L’escavazione in prossimità dell’alveo attivo del fiume comporta un aumento dei solidi
sospesi;
- a breve termine: l’eventuale intorbidimento delle acque è riscontrabile immediatamente;
- reversibile: l’impatto è limitato ai lavori di regolarizzazione della sezione trasversale e al
contestuale reperimento del materiale per la realizzazione delle arginatura in terra;
- significativo: dai dati esaminati le acque del rio Foddeddu presentano un giudizio di qualità
eccellente, occorre dunque prestare attenzione a non apportare sensibili peggioramenti alla
qualità dell’acqua.
5.3.3.1.3 Scarichi idrici del cantiere
Gli eventuali scarichi idrici provenienti dalle strutture di servizio del cantiere (dotate di servizi
igienici) possono causare l’insorgenza di inquinamenti microbiologici delle acque superficiali.
L’impatto è classificabile come segue:
- negativo: lo sversamento degli scarichi idrici provenienti dal cantiere può comportare un
peggioramento dello stato qualitativo del corpo idrico ricettore;
- certo: la presenza delle strutture di servizio del cantiere comporta la produzione di reflui
inquinanti che, se non correttamente raccolti possono provocare inquinamento;
- a breve termine: nel caso in cui si verifichi un inquinamento gli effetti conseguenti sulla qualità
del corpo idrico si riscontrano immediatamente;
- reversibile: i corsi d’acqua presentano una notevole capacità naturale di diluizione e di recupero
delle condizioni iniziali;
- significativo: il rio Foddeddu è in relazione diretta con l’area di intervento e diventa quindi
ambiente particolarmente sensibile al rilascio accidentale di sostanze inquinanti;
5.3.3.1.4 Consumo idrico per la produzione di calcestruzzo
La produzione del calcestruzzo richiede per il suo confezionamento l’impiego di acqua.
L’impatto è considerato:
- negativo: la produzione di CLS determina un aumento della richiesta di risorsa idrica locale;
- certo: per la produzione di CLS è necessario l’utilizzo di acqua;
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Dott.ssa For. Micaela Locci
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- a breve termine: l’aumento di prelievo di risorsa idrica sarà immediatamente percepito;
- reversibile: il prelievo dell’acqua è limitato alla fase di produzione del calcestruzzo per la
realizzazione del muro in c.a.;
- non significativo: i quantitativi prelevati e la temporalità dell’intervento non sono tali
compromettere le riserve idriche locali.
5.3.3.2 Fase di esercizio
In fase di esercizio non sono attese perturbazioni significative a carico delle componenti
ambientali considerate.
5.3.4 IMPATTI PER SUOLO E SOTTOSUOLO
5.3.4.1 Fase di cantiere
5.3.4.1.1 Occupazione temporanea delle superfici destinate all’allestimento del cantiere
L’allestimento delle aree di cantiere per la realizzazione dell’opera comporta l’occupazione
temporanea di superfici di terreno. Le aree occupate dal cantiere, ove saranno collocate sia le
strutture a servizio degli addetti ai lavori che le zone adibite al deposito di materiali e mezzi
d’opera sono indicate nella Tavola 4.
L’area di cantiere, come individuata da cartografia, sarà realizzata all’interno dell’area golenale in
una zona nelle immediate vicinanze della viabilità principale e quindi facilmente raggiungibile,
caratterizzata da un’area parzialmente degradata, essendo questa già stata interessata da azioni di
disturbo antropico.
L’impatto può essere classificato come:
- negativo: l’allestimento del cantiere richiede sicuramente l’occupazione di superfici di terreno
con conseguente compattazione e perdita di sostanza organica e alterazione della composizione
minerale;
- certo: la realizzazione dell’opera comporta necessariamente l’allestimento di aree di cantiere;
- a breve termine: gli effetti conseguenti all’occupazione del terreno sono immediati;
- reversibile: al termine delle attività di cantiere le aree non direttamente occupate dalle opere in
progetto saranno recuperate e restituite alla destinazione d’uso originale;
- non significativo: l’ area occupata dal cantiere è comunque di modeste dimensioni e già in parte
compromessa da attività antropiche pregresse, inoltre al termine dell’intervento l’ area sarà
riqualificata.
5.3.4.1.2 Perdita di suoli destinati all’agricoltura
La realizzazione dell’opera di difesa idraulica comporta in parte l’occupazione, in sponda destra, di
modeste porzioni di suoli attualmente destinati alle attività agricole .
Parte del tratto di arginatura in progetto è classificato dal PRG come “aree caratterizzate da una
produzione agricola tipica e specializzata”.
In relazione alla strategicità ed all’effettiva necessità dell’opera occorre comunque ribadire che
l’intervento in progetto viene attuato appositamente per realizzare opere di difesa idraulica
dell’abitato di Tortolì, che in diverse occasioni è stato colpito da eventi di piena del Rio Foddeddu.
L’impatto considerato può essere classificato come segue:
- negativo: la realizzazione degli interventi in progetto preclude di fatto la possibilità di utilizzare il
suolo occupato dall’opera per altri scopi (destinazione d’uso agricola);
- certo: la realizzazione degli interventi in progetto comporta sicuramente la sottrazione di suoli
all’agricoltura;
- a breve termine: l’impatto è riscontrabile immediatamente;
- irreversibile: le opere progettate sono destinate a permanere nel tempo;
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Dott.ssa For. Micaela Locci
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- non significativo: una volta entrata in esercizio, a fronte di una limitata perdita di suoli destinati
all’agricoltura, l’opera è progettata per salvaguardare le aree da eventi di piena in grado di
inondare alcune zone del paese e le prime aree periferiche.
5.3.4.2 Fase di esercizio
In fase di esercizio non sono attese perturbazioni significative a carico delle componenti
ambientali considerate.
5.3.5 IMPATTI PER FLORA, FAUNA ED ECOSISTEMI
5.3.5.1 Fase di cantiere
5.3.5.1.1 Interessamento di elementi vegetazionali
Le operazioni di cantiere si svolgeranno prevalentemente nell’ambito fluviale con sconfinamenti in
ambito periurbano (demolizione dei manufatti) e agricolo (occupazione terre in sponda destra
immediatamente a valle del ponte sulla ss125) e potranno in alcuni casi interferire con la
conservazione degli elementi vegetazionali presenti lungo il tracciato dell’opera in progetto.
L’impatto considera gli effetti dovuti dalle attività di cantiere sugli elementi vegetazionali presenti
nelle aree di lavorazione nonché l’eliminazione diretta di alcuni di essi.
La gravità dell’impatto è in relazione del livello di interesse naturalistico-scientifico o territoriale
degli elementi.
Nella sezione “Quadro di Riferimento Ambientale” è stata sviluppata un’analisi dettagliata delle
caratteristiche agrovegetazionali del territorio indagato, riportata cartograficamente nella Tavola 3
allegata.
L’opera di progetto, come già enunciato nella sezione “Aspetti vegetazionali” del Quadro di
Riferimento Ambientale, interessa diverse situazioni floristico-vegetazionali ubicate nell’alveo di
morbida, nelle scarpate e nella piana inondabile: si tratta in gran parte di vegetazione di poco
pregio ed estesa lungo tutto il Rio che comunque ricrescerà in maniera spontanea e rapidamente
In base alle considerazioni svolte l’impatto può essere considerato:
- negativo: la realizzazione dell’intervento comporta l’introduzione di fattori di disturbo a carico
degli elementi vegetazionali preesistenti;
- certo: la realizzazione dell’intervento comporta in alcuni casi l’eliminazione di elementi
vegetazionali presenti lungo il tracciato delle opere di difesa idraulica; in altri casi la realizzazione
delle opere in progetto può determinare danneggiamenti agli apparati radicali e fogliari degli
elementi vegetazionali presenti nelle aree di cantiere;
- a breve termine: l’eliminazione della vegetazione sarà immediatamente percepibile, mentre
eventuali deperimenti a seguito di danneggiamenti all’apparato radicale e/o fogliare saranno
riscontrabili in tempi medio-lunghi;
- reversibile: la vegetazione è già estesa lungo tutto il rio (soprattutto nella sua parte a monte del
ponte sulla SS125) e ha una rapida capacità rigenerativa che permetterà una copertura diffusa nel
tempo.
- non significativo: le attività di cantiere interesseranno direttamente pochi singoli esemplari
arborei nonché una vasta fascia di vegetazione ripariale costituita quasi interamente da Arundo
donax e da fitti rovi. Sono presenti in alveo solo pochi alberi (per lo più ontani e salici).
Si tratta in gran parte di vegetazione di poco pregio ed estesa lungo tutto il Rio che comunque
ricrescerà in maniera spontanea e rapida e che permette di considerare l’impatto non significativo.
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5.3.5.1.2 Interessamento di elementi faunistici
Le azioni di cantiere comportano disturbi alla fauna presente nelle aree coinvolte, modificando gli
assetti preesistenti del suolo, con alterazioni degli habitat presenti.
Non sono state rilevate specie significative all’interno dell’area, ma si stima comunque il seguente
impatto:
- negativo: la realizzazione degli interventi comporta disturbi alla fauna;
- certo: le operazioni di cantiere generano rumori, alterazioni dell’assetto del suolo;
- a breve termine: gli effetti sono riscontrabili immediatamente;
- reversibile: gli effetti negativi sono limitati alla fase di cantiere e occupano una porzione limitata
del rio;
- non significativo: Non sono state rilevate specie significative all’interno dell’area. Per eventuali
nidificazioni, peraltro non rinvenute, gli uccelli si sposteranno di poche centinaia di metri dove è
presente un ecosistema simile per poi ritornare non appena si riformerà la copertura vegetale,
prevista in tempi brevi.
5.3.5.2 Fase di esercizio
5.3.5.2.1 Sistemazione ambientale
Sono previsti due interventi di arginatura realizzati con tecniche di ingegneria naturalistica.
Nello specifico tali interventi prevedono il rivestimento a verde di entrambe le sponde degli argini.
In particolare la sponda interna, lato scorrimento del rio, sarà rivestita mediante utilizzo di
geostuoia tridimensionale sintetica con successivo inerbimento vegetale, mentre la sponda
esterna sarà direttamente inerbita mediante idrosemina.
L’impatto può essere classificato come:
- positivo: la realizzazione degli interventi di ingegneria naturalistica permette un miglior
inserimento delle arginature all’interno del contesto fluviale;
- certo: il progetto per la realizzazione delle opere a verde prevede la realizzazione di inerbimenti e
piantumazioni in determinate aree;
- a breve termine: gli effetti positivi conseguenti agli interventi di sistemazione ambientale sono
riscontrabili nel breve periodo;
- irreversibile: le opere a verde sono destinate a permanere nel tempo;
- significativo: la realizzazione di inerbimenti e piantumazioni permette un miglior inserimento
dell’opera nel contesto ambientale
5.3.5.2.2 Manutenzione ordinaria dell’arginatura
La manutenzione ordinaria dell’argine comporta attività periodiche di sfalcio ed eventuale
rimozione di piante e arbusti cresciuti lungo sponde o al piede dell’arginatura in terra.
Tali operazioni sono essenziali al funzionamento dell’opera di difesa e permettono di limitare
eventuali fenomeni di perdite o infiltrazioni nel corpo arginale causati dall’azione delle radici.
In base alle considerazioni svolte l’impatto può essere considerato:
- negativo: le operazioni di manutenzione ordinaria comportano l’eventuale eliminazione di
giovani alberi e/o arbusti;
- probabile: nel caso in cui lungo le sponde o al piede delle arginature in terra dovessero crescere
alberi o arbusti, questi potrebbero essere rimossi al fine di non compromettere la funzionalità
dell’opera;
- a breve termine: gli effetti di disturbo generati dall’intervento sono riscontrabili
immediatamente;
- irreversibile: gli interventi di manutenzione ordinaria sono volti alla definitiva eliminazione di
specie arboreo-arbustive indesiderate;
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- non significativo: la finalità dell’opera è la salvaguardia dell’incolumità pubblica, inoltre l’area
interessata dall’arginatura in terra ha un’estensione limitata e le operazione di manutenzione
ordinaria servono a mantenere funzionale l’opera stessa.
5.3.6 IMPATTI PER IL PAESAGGIO
5.3.6.1 Fase di cantiere
5.3.6.1.1 Perdita o alterazione di elementi caratterizzanti il patrimonio paesaggistico e storicoculturale
La realizzazione delle opere di difesa idraulica comporta l’insorgenza di un impatto visivo che si
traduce in una alterazione della percezione visiva del contesto paesaggistico.
L’impatto può essere classificato come:
- negativo: le opere di cantierizzazione per la realizzazione delle opere di difesa idraulica
introducono elementi artificiali;
- certo: la cantierizzazione dell’opera comporta l’inserimento nel paesaggio di elementi di disturbo
(cumuli temporanei di stoccaggio delle terre, dei laterizi, infrastrutture di servizio al cantiere quali
ad es. il locale uffici e l’impianto di betonaggio, le piste interne, le recinzioni, ecc.);
- a breve termine: gli effetti negativi conseguenti alla cantierizzazione dell’opera sono
immediatamente percepibili nell’ambiente circostante;
- reversibile: al termine della fase di cantiere le strutture di servizio messe in opera saranno
smantellate;
- non significativo: l’area di intervento è in prossimità di insediamenti urbani e attività antropiche
che spesso determinano attività temporanee di cantiere; inoltre le strutture di cantiere
interessano un’area limitata rispetto all’estensione delle componenti ambientali.
5.3.6.2 Fase di esercizio
In fase di esercizio non sono attese perturbazioni significative a carico delle componenti
considerate in quanto l’assetto globale prevede un rivestimento del muro con pietra locale e
l’utilizzo di elementi verdi nelle arginature in terra.
5.3.7 IMPATTI PER IL BENESSERE E LA SALUTE DELL’UOMO
5.3.7.1 Fase di cantiere
5.3.7.1.1. Produzione di rifiuti
Le attività di cantiere possono comportare la produzione di rifiuti di varia natura (es. imballaggi,
contenitori,ecc.).
L’impatto può essere classificato come segue:
- negativo: se abbandonati nell’ambiente, i rifiuti prodotti in fase di cantiere, possono comportare
l’insorgenza di effetti negativi su diverse componenti ambientali;
- certo: le attività condotte nel cantiere comportano la produzione di quantità limitate di materiali
di scarto e rifiuti;
- a breve termine: gli effetti conseguenti alla produzione di rifiuti durante la fase di
cantierizzazione dell’opera sono riscontrabili immediatamente;
- irreversibile: i rifiuti prodotti, se non adeguatamente smaltiti, tendono a permanere
nell’ambiente;
- non significativo: le caratteristiche dell’opera in progetto sono tali da far escludere la produzione
di significative quantità di rifiuti.
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5.3.7.2 Fase di esercizio
In fase di esercizio non sono attese perturbazioni significative a carico delle componenti
ambientali
5.3.8 IMPATTI PER L’ASSETTO TERRITORIALE
5.3.8.1 Fase di cantiere
5.3.8.1.1 Indotti occupazionali del cantiere
L’attivazione del cantiere genera un impatto positivo sul sistema socio-economico esprimibile in
termini di indotti occupazionali.
L’impatto considerato può essere classificato:
- positivo: gli indotti occupazionali generati dalla cantierizzazione delle opere incidono
positivamente sulle condizioni socio-economiche locali;
- certo: la necessità di impiegare forza lavoro per la realizzazione delle opere comporta
sicuramente l’insorgenza di effetti positivi sul mercato occupazionale;
- a breve termine: le ricadute attese sul sistema occupazionale saranno riscontrabili
immediatamente;
- reversibile: gli effetti del cantiere sul sistema occupazionale sono limitati alla durata necessaria
alla realizzazione dell’opera;
- non significativo: le caratteristiche dell’intervento non consentono di ipotizzare effetti
significativi e prolungati nel tempo a scala comunale o provinciale.
5.3.8.2 Fase di esercizio
5.3.8.2.1 Protezione idraulica dei territori posti in prossimità del rio
L’abitato di Tortolì come ampiamente enunciato è soggetto ad allagamenti e a vere e proprie
alluvioni causate dalle piene del Rio Foddeddu.
La realizzazione dell’opera in progetto assume quindi una valenza strategica per garantire la
sicurezza idraulica di tali aree e l’incolumità della popolazione.
In base a quanto sopra esposto l’impatto può essere:
- positivo: la realizzazione dell’opera in progetto è necessaria per garantire la sicurezza idraulica
del centro abitato e l’incolumità della popolazione;
- certo: l’opera è concepita per il contenimento delle piene;
- a breve termine: una volta realizzata, l’opera sarà immediatamente in grado di proteggere il
tratto di città sotteso dal rilevato arginale;
- irreversibile: l’opera è progettata per permanere nel tempo;
- significativo: le aree messe in sicurezza idraulica interessano un vasto settore del centro abitato
di Tortolì
5.3.8.2.2. Aumento del valore di mercato delle abitazioni limitrofe all’area di intervento
La realizzazione delle opere di messa in sicurezza dell’abitato di Tortolì dal rischio di alluvione
potrà comportare un impatto positivo sul sistema insediativo locale, consistente in un aumento
del valore di mercato degli edifici attualmente interessati dal rischio idraulico.
In base alle considerazioni svolte l’impatto è classificabile come:
- positivo: la realizzazione delle opere di difesa idraulica dell’abitato di Tortolì si ripercuote
positivamente sul valore di mercato delle abitazioni messe in sicurezza dall’opera, incidendo
quindi positivamente anche sulle condizioni socio-economiche locali;
- probabile: le fluttuazioni dei prezzi di mercato delle abitazioni sono spesso collegate a diversi
fattori causali, non necessariamente connessi alla realizzazione delle opere in progetto;
- a breve termine: gli effetti dovuti alla presenza delle opere sono riscontrabili immediatamente;
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- irreversibile: gli interventi sono progettati per durare nel tempo;
- non significativo: la messa in sicurezza idraulica dovuta alla realizzazione dell’opera non è
necessariamente connessa all’aumento del valore di mercato
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5.4 DETERMINAZIONE DEI PUNTEGGI E DEI GIUDIZI DI IMPATTO
5.4.1 Fase di cantiere
La Tabella 5.4.1 riporta i punteggi di impatto attesi in fase di cantiere a carico delle componenti
ambientali indagate; i punteggi sono calcolati utilizzando i metodi descritti nel paragrafo 5.2.
Il giudizio di impatto permette di definire in modo oggettivo le tipologie di impatto per le quali si
ritiene necessario prevedere l’adozione di specifiche misure di mitigazione, che saranno descritte
in dettaglio nel paragrafo 5.5
Punteggio di impatto
Tabella 5.4.1. – “Punteggi di impatto” e “Giudizi di impatto” suddivisi per componenti ambientali bersaglio
Fase di cantiere
Tipizzazione dell’impatto
5.3.3
ACQUE SUPERFICIALI E SOTTERRANEE
5.3.2
RUMORE E VIBRAZIONI
5.3.1
ATMOSFERA E CLIMA
Componente
ambientale
bersaglio
Tipologia di
impatto
(fattori primari
e/o secondari
di interferenza
sull’ambiente)
5.3.1.1.1.
Produzione e
diffusioni di
polveri durante le
operazioni di
cantiere
5.3.1.1.2.
Emissioni gassose
inquinanti
prodotte
dalle
macchine
operatrici
impiegate
nell’attività
di
cantiere
5.3.2.1.1.
Propagazione
emissioni
acustiche
5.3.2.1.2.
Propagazione
vibrazioni
di
di
5.3.3.1.1.
Sversamenti
accidentali
in
acque superficiali
e sotterranee
5.3.3.1.2.
Interventi in alveo
P=positivo; N=negativo; PR=probabile; C=certo; BT=Breve
termine; LT =Lungo termine; R=reversibile; I=irreversibile;
NS=non significativo; S=significativo
P
N
PR
C
BT
LT
R
I
NS
S
(+)
(-)
(0,5)
(1)
(0,5)
(1)
(0,5)
(1)
(0,5)
(1)
-2,5
-2,5
-2,5
-2,5
-3
-3
Giudizio di impatto
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione
di norma non necessarie
comunque previste
vd. 5.5.1
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione
di norma non necessarie
comunque previste
vd.5.5.2
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione
di norma non necessarie
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione
di norma non necessarie
Impatto negativo
MEDIO
Misure di mitigazione
di norma necessarie
vd. 5.5.3
Impatto negativo
MEDIO
Misure di mitigazione di
norma necessarie
vd. 5.5.4
_______________________________________________________________________________________
Dott.ssa For. Micaela Locci
42
5.3.3.1.3.
Scarichi idrici del
cantiere
-3
5.3.3.1.4.
Consumo
idrico
per la produzione
di calcestruzzo
-2,5
5.3.4.1.1.
Occupazione
temporanea delle
superfici destinate
all’allestimento
del cantiere
5.3.4.1.2.
Perdita di suoli
destinati
all’agricoltura
5.3.5.1.1.
Interessamento di
elementi
vegetazionali
5.3.5.1.2.
Interessamento di
elementi faunistici
-2,5
-2,5
-2,5
-2,5
5.3.7
IMPATTI PER IL
BENESSERE E LA
SALUTE DELL’UOMO
5.3.6.1.1.
Perdita o
alterazione di
elementi
caratterizzanti il
patrimonio
paesaggistico
e
storico-culturale
-2,5
5.3.7.1.1.
Produzione
rifiuti
di
-2,5
5.3.8
IMPATTI PER
L’ASSETTO
TERRITORIALE
5.3.6
IMPATTI PER IL
PAESAGGIO
5.3.5
IMPATTI PER FLORA, FAUNA ED
ECOSISTEMI
5.3.4
IMPATTI PER SUOLO E SOTTOSUOLO
COMUNE DI TORTOLÌ - SISTEMAZIONE IDRAULICA RIO FODDEDDU
Studio Preliminare Ambientale - Relazione
________________________________________________________________________________________________________________________
5.3.8.1.1
Indotti
occupazionali del
cantiere
+2,5
Impatto negativo
MEDIO
Misure di mitigazione
di norma necessarie
vd. 5.5.5
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione
di norma non necessarie
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione
di norma non necessarie
comunque previste
vd.5.5.6
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione di
norma non necessarie.
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione di
norma non necessarie
comunque previste
vd.5.5.7 - 5.5.9.1
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione di
norma non necessarie
comunque previste
vd.5.5.8
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione di
norma non necessarie
comunque previste
vd.5.5.9 - 5.5.9.1
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione di
norma non necessarie
comunque previste
vd.5.5.10
Impatto positivo
_______________________________________________________________________________________
Dott.ssa For. Micaela Locci
43
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________________________________________________________________________________________________________________________
5.4.2 Fase di esercizio
La Tabella 5.4.2. riporta i punteggi di impatto attesi in fase di esercizio a carico delle componenti
ambientali indagate; i punteggi sono calcolati utilizzando i metodi descritti paragrafo 5.2.
Il giudizio di impatto permette di definire in modo oggettivo le tipologie di impatto per le quali si
ritiene necessario prevedere l’adozione di specifiche misure di mitigazione, che saranno descritte
in dettaglio nel paragrafo 5.5
Punteggio di impatto
Tabella 5.4.2 – “Punteggi di impatto” e “Giudizi di impatto” suddivisi per componenti ambientali bersaglio
Fase di esercizio
Tipizzazione dell’impatto
P=positivo; N=negativo; PR=probabile; C=certo; BT=Breve
termine; LT =Lungo termine; R=reversibile; I=irreversibile;
NS=non significativo; S=significativo
N
PR
C
BT
LT
R
I
NS
S
(-)
(0,5)
(1)
(0,5)
(1)
(0,5)
(1)
(0,5)
(1)
Non sono attese perturbazioni a carico della componente ambientale esaminata
Non sono attese perturbazioni a carico della componente ambientale esaminata
5.3.3
ACQUE
SUPERFICIALI E
SOTTERRANEE
5.3.1
ATMOSFERA
E CLIMA
P
(+)
5.3.2
RUMORE E
VIBRAZIONI
Componente
ambientale
bersaglio
Tipologia di
impatto
(fattori primari
e/o secondari di
interferenza
sull’ambiente)
5.3.4
IMPATTI PER
SUOLO E
SOTTOSUOLO
Non sono attese perturbazioni a carico della componente ambientale esaminata
Non sono attese perturbazioni a carico della componente ambientale esaminata
5.3.5.2.1.
Sistemazione
ambientale
5.3.5.2.2.
Manutenzione
ordinaria
dell’arginatura
5.3.6
IMPATTI PER IL
PAESAGGIO
5.3.5
IMPATTI PER FLORA, FAUNA
ED ECOSISTEMI
Giudizio di impatto
+3
-2,5
Impatto positivo
Impatto negativo
BASSO
Misure di mitigazione
di norma non necessarie
comunque previste
vd.5.5.10
Non sono attese perturbazioni a carico della componente ambientale esaminata
_______________________________________________________________________________________
Dott.ssa For. Micaela Locci
44
5.3.8
IMPATTI PER L’ASSETTO
TERRITORIALE
5.3.7
IMPATTI PER IL
BENESSERE E LA
SALUTE DELL’UOMO
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Studio Preliminare Ambientale - Relazione
________________________________________________________________________________________________________________________
Non sono attese perturbazioni a carico della componente ambientale esaminata
5.3.8.2.1
Protezione idraulica
dei territori posti in
prossimità del rio
5.3.8.2.2
Aumento del valore
di mercato delle
abitazioni limitrofe
all’area di intervento
+3
Impatto positivo
+2,5
Impatto positivo
_______________________________________________________________________________________
Dott.ssa For. Micaela Locci
45
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________________________________________________________________________________________________________________________
5.5 MISURE DI MITIGAZIONE
Alla luce di quanto sopra analizzato, evidenziando che non tutte le componenti ambientali
analizzate, necessitano di misure di mitigazione, in quanto non sono stati rilevati impatti tali da
dover adoperare misure preventive e/o cautelative, si propongono ugualmente delle misure atte a
minimizzare o ridurre gli effetti ambientali associati ai lavori di sistemazione del rio Foddeddu.
5.5.1 Misure di mitigazione per la produzione e diffusione di polveri durante le operazioni di
cantiere
Per limitare la diffusione delle polveri nel cantiere e nelle aree limitrofe esterne ad esso,
si ritiene opportuno prevedere la sospensione degli scavi durante le giornate eccessivamente
ventose limitatamente alle fasi di lavorazione effettuate in vicinanza ai ricettori abitati presenti.
Per garantire le necessarie condizioni di sicurezza e salubrità delle aree di cantiere e delle zone
limitrofe si adotteranno i seguenti accorgimenti:
a) moderazione della velocità dei mezzi d’opera nelle aree interne cantiere;
b) periodica e ripetuta bagnatura delle piste bianche di cantiere, da effettuarsi nei periodi non
piovosi con una frequenza tale da minimizzare il sollevamento di polveri durante il transito degli
automezzi;
c) evitare qualsiasi dispersione del carico; in tutti i casi in cui i materiali trasportati siano
suscettibili di dispersione aerea essi andranno opportunamente umidificati oppure dovranno
essere telonati i cassoni dei mezzi di trasporto.
d) effettuare la pulizia ad umido dei pneumatici degli autoveicoli in uscita dal cantiere
5.5.2 Misure di mitigazione per le emissioni gassose inquinanti derivanti dalle macchine
operatrici impiegate nelle attività di cantiere
Si suggerisce l’impiego di un parco macchine a basso impatto ambientale o comunque si
adotteranno particolari accorgimenti per mantenere i mezzi accesi per il solo tempo necessario
all’esecuzione dei lavori, evitando accuratamente di lasciarli in funzione quando non necessario.
5.5.3 Misure di mitigazione per gli sversamenti accidentali in acque superficiali e sotterranee
A salvaguardia e tutela delle acque superficiali e sotterranee sono previste le seguenti misure di
mitigazione:
- i mezzi d’opera utilizzati nelle lavorazioni per la realizzazione dell’arginatura di sistemazione
finale dovranno preferibilmente impiegare oli biodegradabili;
- i rifornimenti dei mezzi d’opera all’interno dell’area di cantiere dovranno essere effettuati
tramite sistemi che impediscano il rilascio accidentale di sostanze inquinanti nell’ambiente;
- le operazioni di manutenzione dei mezzi impiegati deve essere svolta in officine autorizzate
esterne alle aree di cantiere; anche il lavaggio dei mezzi dovrà essere realizzato in centri di
lavaggio autorizzati esterni alle aree di lavorazione.
5.5.4 Misure di mitigazione per le eventuali escavazioni nell’alveo fluviale
Le escavazioni nell’alveo fluviale saranno condotte in sicurezza e nelle idonee condizioni stagionali
(periodi di magra). Le movimentazioni del materiale saranno praticate con le dovute cautele e
sorveglianze; si disporrà, inoltre, di panni oleoassorbenti per tamponare gli eventuali sversamenti
di olio dai mezzi in uso.
I lavori saranno condotti nei tempi strettamente necessari per contenere le azioni di disturbo sulla
fauna ittica e sui macroinvertebrati.
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La regolarizzazione della sezione trasversale dell’alveo seguirà per quanto possibile il tracciato
esistente minimizzando le alterazioni morfologiche.
5.5.5 Misure di mitigazione per gli scarichi idrici del cantiere
Per evitare scarichi di inquinanti microbiologici nelle acque superficiali, l’area di cantiere
dovrà essere dotata di servizi igienici di tipo chimico, le cui acque reflue saranno convogliate in
vasca a tenuta. La vasca dovrà essere periodicamente svuotata e i reflui raccolti portati a
depurazione da Ditte autorizzate.
5.5.6 Misure di mitigazione per l’occupazione temporanea delle superfici destinate a cantiere
La permanenza dell’area di cantiere determina il compattamento del suolo e la perdita da parte
dello stesso, di sostanza organica e minerale.
Al termine delle attività le aree interessate dalle strutture di cantiere dovranno essere
assoggettate ad interventi di riqualificazione, consistenti nel dissodamento del terreno e nel
successivo riporto di suolo fertile (almeno 30 cm), per facilitare la ricolonizzazione spontanea
dell'area da parte di specie erbacee, arboree ed arbustive.
5.5.7 Misure di mitigazione per l’interessamento di elementi vegetazionali preesistenti
I corsi d’acqua con le loro fasce ripariali rappresentano una risorsa preziosa quali corridoi capaci di
garantire una continuità ecologica sul territorio.
La formazione di fasce ripariali è di notevole importanza per il ruolo ecologico che ricoprono
attraverso la formazione di habitat idonei sia per la vegetazione acquatica e igrofila che per
numerose specie di fauna.
Tra le specie vegetali interessate dai tagli per la pulizia e la realizzazione delle opere sono
comprese alcune specie arboree isolate (Robinia, Pioppo, Ontano), le formazioni ad Arundo
donax, alcuni giovani esemplari di Ontani e Salici ed altre specie di minor pregio.
L’ecosistema fluviale del “Rio Foddeddu” risulta in sintesi strutturalmente povero e il presente
studio prevede il reimpianto di specie vegetali coerenti con la vegetazione autoctona a livello
regionale ed ecologicamente compatibili con i caratteri microstazionali dell’area di intervento.
Le misure di mitigazione, previste in relazione all’eliminazione degli elementi vegetazionali
preesistenti, prevedono quindi la ricostruzione dei microhabitat attraverso:
- impianti di ecocelle (sommerse, palustri e terrestri) al fine di innescare lo sviluppo
ecosistemico desiderato per l’ambiente acquatico e di interfaccia
- recupero delle specie presenti in alveo di magra attraverso il loro riutilizzo come mezzo di
propagazione o trapianto in aree idonee all’interno dell’area di progetto.
- piantumazioni di vegetazione arborea e arbustiva (in prevalenza salici e ontani) nelle fasce
esterne: soprattutto a valle del ponte sulla SS125 e in prossimità della naturale cassa di
espansione, al fine di mantenere la connessione con le condizioni di naturalità riscontrate
direttamente a monte dello stesso ponte e di innescare lo sviluppo ecosistemico
desiderato per l’ambiente terrestre, con la possibilità di formare nicchie ecologiche
diversificate
La biodiversità, potrebbe così trarre beneficio dall’intervento progettato, attraverso il
reintegro, in fase realizzativa, degli ecotipi verosimilmente presenti in origine.
5.5.8 Misure di mitigazione per l’interessamento di elementi faunistici
Anche se, come rilevato dall’analisi degli impatti, la componente faunistica nell’area, presenta una
limitata qualità, quantità e presenza, si ritiene comunque necessario realizzare tutti gli interventi
programmati nel più breve arco temporale possibile.
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Un ulteriore accorgimento consisterà nella esecuzione degli interventi per tratti funzionali, quindi
non contemporaneamente lungo tutto il corso del rio, per favorire la migrazione della fauna verso
le aree limitrofe non interessate dai lavori.
5.5.9 Misure di mitigazione per l’inserimento paesaggistico
L’applicazione delle tecniche dell’ingegneria naturalistica nei rilevati arginali garantirà la
riqualificazione ambientale dei tratti del rio interessati, determinando una sensibile riduzione
dell’impatto visivo dell’opera.
Le opere di rivegetazione, che utilizzeranno esclusivamente specie autoctone, hanno lo scopo di
raggiungere una situazione vicina a quella naturale, contribuendo così al miglioramento della
diversità morfologica, che si traduce in biodiversità.
I risultati finali devono portare alla riproduzione di una fitocenosi correttamente inserita nel
contesto ambientale che, attraverso i naturali processi di evoluzione, darà origine ad una delle
tappe della serie di vegetazione che insiste sull’area di intervento.
In tal modo, alla funzionalità tecnica si unisce una perfetta integrazione ecologico-paesaggistica
del progetto.
Per garantire un migliore inserimento paesaggistico dell’opera, nel tratto di difesa idraulica
realizzato in muratura si prevede il rivestimento con listelli in laterizio a vista e pietra, in analogia
con il muretto esistente in sponda sinistra.
Gli inerti generati durante le varie fasi di cantiere, dovranno essere riutilizzati per integrare le
opere minori da realizzare, in modo da contribuire alla riproduzione dei cromatismi tipici del sito.
In ogni caso, non si dovranno creare discariche incontrollate e non si dovranno abbandonare
materiali di costruzione o resti degli scavi in prossimità delle opere. Nel caso si producano inerti
non riutilizzabili, questi dovranno essere portati fuori dalla zona di intervento e conferiti nella più
vicina discarica autorizzata,
Il riutilizzo o il conferimento delle terre da scavo avverrà secondo le disposizioni del disposizioni
del D.Lgs 3 aprile 2006, n. 152 - Norme in materia ambientale e del DM Ambiente 10 agosto 2012,
n. 161 - Disciplina dell'utilizzazione delle terre e rocce da scavo.
5.5.9.1 Indicazioni per le specie vegetali potenzialmente applicabili negli interventi di ingegneria
naturalistica
Le tecniche di ingegneria naturalistica in ambito fluviale devono tenere conto della forza erosiva
delle acque alla base della scarpata e della differenza di umidità edafica tra la base stessa e la
parte sommitale, che comporterà, dal punto di vista dell’impianto di specie vegetali, una
particolare distribuzione spaziale delle stesse.
Le indicazioni per tali interventi si possono così riassumere:
- In prossimità dell’acqua è buona norma collocare specie arbustive con elevata biomassa, in
grado di esercitare una significativa azione di contenimento della forza delle acque. Allo stesso
tempo dovranno essere dotate di elevata elasticità e flessibilità, per non essere spezzati dalla
forza delle correnti. Altra caratteristica importante è quella dello sviluppo e della resistenza
degli apparati radicali.
- Lungo la scarpata, in posizione più elevata, può essere trascurata l’igrofilia, mentre è sempre
necessario valutare la capacità di sviluppo di biomassa e di consolidamento dei versanti
attraverso lo sviluppo degli apparati radicali.
- La sommità della scarpata può essere ulteriormente consolidata con specie arboree tipiche
delle aree planiziali o con arbusti in relazione con le stesse.
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Nell’alveo o ai margini dello stesso è razionale procedere con l’impianto di specie legnose
arbustive, che con i loro rami flessibili e resistenti alla forza delle correnti possono svolgere una
adeguata azione di difesa alla base degli argini. Salix ssp., Tamarix ssp.
Sulle scarpate si possono inserire specie arbustive ed arboree quali Alnus glutinosa, Salix ssp.; è
opportuno associare specie meso-igrofile di minori dimensioni, che permettano un rapido
rinverdimento della sponda e una conseguente stabilizzazione della stessa. Dorycnium rectum,
Juncus acutus subsp. acutus, Polygonum scoparium, Rubus ulmifolius, Sambucus nigra.
Sulle parti rilevate delle sponde, un ulteriore consolidamento può essere raggiunto tramite
l’utilizzo di specie arboree tipiche dei boschi edafoigrofili: Populus alba, P. nigra, Salix alba, Ulmus
minor, Fraxinus angustifolia subsp. oxycarpa.
Le specie da utilizzare per l’idrosemina sono da ricercare tra le poaceae autoctone perenni e
camefite più idonee al clima e alla litologia del sito, alle quali potranno essere associate, in minore
quantità, leguminose erbacee che, pur non avendo un ruolo nella stabilizzazione, possono
contribuire all’arricchimento del terreno tramite il processo di fissazione dell’azoto.
Per quanto concerne le specie arbustive e suffrutticose utilizzabili, saranno da scegliere secondo le
indicazioni contenute nell’ambito del Piano Forestale Ambientale Regionale (PFAR) per il distretto
forestale interessato.
5.5.10 Misure di mitigazione per la produzione di rifiuti
Tutti i rifiuti solidi eventualmente prodotti in fase di cantiere saranno suddivisi e raccolti in
appositi contenitori per la raccolta differenziata (plastica, carta e cartoni, altri imballaggi,
materiale organico), ubicati presso le aree di cantiere in zone limitrofe ai locali di servizio.
Successivamente i rifiuti saranno raccolti e smaltiti da Ditte autorizzate.
Il conferimento in discarica dei resti da scavo o il loro riutilizzo in altro sito avverrà secondo le
disposizioni del D.Lgs 3 aprile 2006, n. 152 - Norme in materia ambientale e del DM Ambiente 10
agosto 2012, n. 161 - Disciplina dell'utilizzazione delle terre e rocce da scavo.
6. MISURE DI COMPENSAZIONE
Alla luce di quanto enunciato non si ritiene necessario l’inserimento di particolari misure di
compensazione
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7. PRESCRIZIONI
Per la corretta realizzazione dell’opera vengono riassunte e indicate le seguenti prescrizioni:
1. I lavori dovranno essere eseguiti nei periodi di magra del corso d’acqua, concentrati nel più
breve arco temporale possibile.
2. Dovrà essere limitato, laddove possibile, l’utilizzo di macchine operatrici meccaniche
eccessivamente invasive privilegiando mezzi a basso impatto ambientale.
3. Tutti i rifiuti prodotti dovranno essere smaltiti in conformità delle leggi vigenti in materia,
privilegiando, se possibile, il loro riutilizzo.
4. Al fine di garantire la massima tutela delle componenti ambientali presenti, lo stoccaggio dei
materiali, il deposito degli attrezzi e dei mezzi d’opera dovrà avvenire esclusivamente
nell’area di cantiere indicata, che dovrà essere adeguatamente attrezzata per evitare
eventuali contaminazioni.
5. Utilizzo del punto di ingresso al cantiere indicato nella Tav. 4 – Interventi di mitigazione
6. Durante i lavori dovrà essere garantito il regolare deflusso del corso d’acqua per evitare
impatti sulle componenti ambientali a valle dello stesso
7. Al fine di preservare la naturalità del sito, le specie arboree e arbustive autoctone presenti in
alveo di magra, di cui si rende necessario l’espianto per l’esecuzione dei lavori di profilatura,
dovranno essere riutilizzate, nei limiti del possibile, come materiale di propagazione o
espiantate con pane di terra e trapiantate in aree idonee, laddove consentito, dagli individui e
dal substrato spondale.
8. Eventuali esemplari di specie esotiche presenti lungo il tratto da sistemare dovranno essere
rimossi e, laddove possibile, sostituiti mediante l’utilizzo di specie vegetali coerenti con il
contesto vegetazionale
9. Tutto il materiale vegetale utilizzato per gli interventi di ingegneria naturalistica dovrà
prevedere, compatibilmente con la funzionalità richiesta, l’utilizzo di specie vegetali coerenti
con il contesto vegetazionale locale
10. Alla conclusione dei lavori le aree di cantiere e le eventuali piste temporanee dovranno essere
liberate da qualsiasi accumulo di materiale o mezzo, garantendo il ripristino dell’originario
assetto vegetazionale.
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8. PROPOSTE DI MONITORAGGIO
Attraverso un piano di monitoraggio sarà possibile verificare la corretta esecuzione degli interventi
secondo quanto scritto sopra e al contempo verificare tempestivamente il verificarsi di eventuali
impatti negativi.
Di seguito si riportano le azioni e le frequenze di verifica per i principali impatti.
COMPONENTE AMBIENTALE
BERSAGLIO
ATMOSFERA
ACQUE SUPERFICIALI E
SOTTERRANEE
SUOLO E SOTTOSUOLO
ELEMENTI
VEGETAZIONALI
AZIONI DI MONITORAGGIO
a) Verifica della moderazione della velocità dei mezzi d’opera nelle aree interne cantiere;
b) Verifica della periodica e ripetuta bagnatura delle piste nei periodi asciutti
c) Verifica eventuali dispersione del carico;
d) Verifica pulizia ad umido dei pneumatici degli autoveicoli in uscita dal cantiere
e ) Verifica dell’impiego di un parco macchine a basso impatto ambientale
a) Verifica utilizzo preferibilmente oli biodegradabili;
b) Verifica l’impiego di un parco macchine a basso impatto ambientale
c) Verifica che i rifornimenti dei mezzi d’opera all’interno dell’area di cantiere siano effettuati
tramite sistemi che impediscano il rilascio accidentale di sostanze inquinanti nell’ambiente;
d) Verifica che l’area di cantiere sia dotata di servizi igienici, le cui acque reflue saranno
convogliate in vasca a tenuta, periodicamente svuotata da Ditte autorizzate
e) Verifica che i rifiuti ed eventuali terre di scavo siano conferiti a norma di legge
f) Verifica che le escavazioni nell’alveo fluviale vengano condotte nei periodi di magra.
Verifica e valutazione del grado di attecchimento della vegetazione messa in opera, quale misura
di mitigazione, con la sostituzione delle eventuali fallanze.
FREQUENZA
GIORNALIERA
GIORNALIERA
SETTIMANALE (punti
D,E)
Valutazione a 30 gg
dalla realizzazione
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9. SCHEDA SINTETICA DELLE CARATTERISTICHE DEL PROGETTO
DIMENSIONI DEL PROGETTO
Il progetto comporta un’occupazione dei terreni su vasta scala, lo sgombro del terreno,
sterri di ampie dimensioni e sbancamenti?
Il progetto comporta la modifica del reticolo di drenaggio (ivi compresi la costruzione di
dighe, la deviazione di corsi d’acqua o un maggior rischio d’inondazioni)?
Il progetto comporta l’impiego di molta manodopera?
I dipendenti avranno adeguato accesso ad abitazioni ed altri servizi?
Il progetto genererà un afflusso significativo di reddito nell’economia locale?
Il progetto modificherà le condizioni sanitarie?
Il progetto comporta attività quali il brillamento di mine, la palificazione di sostegno o
altre simili?
La realizzazione o il funzionamento del progetto generano sostenuti volumi di traffico?
Il progetto verrà smantellato al termine di un periodo determinato?
Il progetto comporta il dragaggio, la rettificazione o l’intersezione dei corsi d’acqua?
Il progetto comporta la costruzione di strutture in mare?
Il progetto richiede la realizzazione di infrastrutture primarie per assicurare
l’approvigionamento di energia, combustibile e acqua?
Il progetto richiede la realizzazione di nuove strade, tratte ferroviarie o il ricorso a veicoli
fuori strada?
Il progetto modifica le caratteristiche funzionali delle opere di cui costituisce la modifica o
l’ampliamento?
CUMULO CON ALTRI PROGETTI
Il progetto può generare conflitti nell’uso delle risorse con altri progetti in esercizio, in
corso di realizzazione o progettazione?
Le emissioni in atmosfera, gli scarichi idrici o nel sottosuolo possono cumularsi con le
perturbazioni all’ambiente generate da altri progetti in esercizio, in corso di realizzazione
o progettazione che insistono sulla stessa area?
UTILIZZAZIONE DELLE RISORSE NATURALI
Il progetto richiederà apporti significativi in termini di energia, materiali o altre risorse?
Il progetto richiede consistenti apporti idrici?
Il progetto richiederà l’utilizzo di risorse non rinnovabili?
PRODUZIONE DEI RIFIUTI
Il progetto comporta l’eliminazione di inerti, di strati di copertura o di rifiuti di attività
minerarie?
Il progetto comporta l’eliminazione di rifiuti industriali o urbani?
INQUINAMENTO E DISTURBI AMBIENTALI
Il progetto da luogo ad emissioni in atmosfera generate dall’utilizzo del combustibile, dai
processi di produzione, dalla manipolazione dei materiali, delle attività di costruzione o da
altre fonti?
Il progetto dà luogo a scarichi idrici di sostanze organiche o inorganiche, incluse sostanze
tossiche, in aree costiere e marine?
Il progetto può provocare l’inquinamento dei suoli e delle acque di falda?
Il progetto provocherà l’immissione nell’ambiente di rumore, vibrazioni, luce, calore,
odori o altre radiazioni?
Il progetto può dare luogo ad elementi di perturbazione dei processi geologici o
geotecnici?
Il progetto altera i dinamismi spontanei di caratterizzazione del paesaggio sia dal punto di
vista visivo, sia con riferimento agli aspetti storico-monumentali e culturali?
No. Il progetto determina lo scavo
di materiale che sarà riutilizzato
No. Determina una riduzione del
rischio idraulico
Solo durante la fase di cantiere
Sì
Solo durante la fase di cantiere
No
No
No
No
No
No
No
No
Si. Positivamente .
Determina una riduzione del rischio
idraulico
No
No
No
No
No
Il progetto prevede la demolizione
di pochi manufatti e lo scavo di
terreno che sarà riutilizzato in loco.
Tutti i restanti inerti o le terre da
scavo non utilizzate, saranno
conferiti a discarica autorizzata o in
altri siti ai sensi dei:
D.lgs 152/2006 e DM n. 161/2012
Solo durante la fase di cantiere
Solo durante la fase di cantiere
No (le aree di cantiere saranno
dotate di servizi chimici che
verranno svuotati da ditta
specializzata)
Solo durante la fase di cantiere
Solo durante la fase di cantiere
No
L’impatto visivo dato dal muro verrà
mitigato dal rivestimento in
pietrame e dagli adiacenti interventi
di ingegneria naturalistica
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Il progetto può dar luogo ad elementi di perturbazione delle condizioni idrografiche,
idrologiche e idrauliche?
RISCHIO DI INCIDENTI
La realizzazione del progetto comporta lo stoccaggio, la manipolazione o il trasporto di
sostanze pericolose (infiammabili, esplosive, tossiche, radioattive, cancerogene o
mutagene)?
Il progetto, nella sua fase di funzionamento, genera campi elettromagnetici o altre
radiazioni che possono influire sulla salute umana o su apparecchiature elettroniche
vicine?
Il progetto comporta l’uso regolare di pesticidi e diserbanti?
L’impianto può subire un guasto operativo tale da rendere insufficiente le normali misure
di protezione ambientale?
Vi è il rischio di rilasci di sostanze nocive all’ambiente o di organismi geneticamente
modificati?
LOCALIZZAZIONE DEL PROGETTO
Il progetto comporta modifiche significative dell’uso territoriale o della zonizzazione?
Il progetto comporta modifiche significative della ricchezza relativa, della qualità e della
capacità di rigenerazione delle risorse naturali della zona?
Il progetto comporta modifiche della capacità di carico dell’ambiente naturale e della
qualità in generale con particolare attenzione alle seguenti zone:
a) Zone umide;
b) Zone costiere;
c) Zone montuose o forestali;
d) Riserve e parchi naturali;
e) Zone classificate o protette dalla legislazione degli Stati membri dell’Unione Europea;
zone protette speciali designate dagli Stati membri in base alle direttive 79/409/CEE e
92/43/CEE;
f) Zone nelle quali gli standard di qualità ambientali fissati dalla legislazione
comunitaria sono già stati superati;
g) Zone a forte densità demografica;
h) Zone di importanza paesaggistica, idrogeologica, storica, culturale o archeologica;
i) Altre aree sensibili dal punto di vista ambientale comunque definite.
Determina una riduzione del rischio
idraulico
No
No
No
No
No
No
No
No
No
No
No
No
No
No
No
No
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10. CONCLUSIONI
La realizzazione dell’opera in progetto determina una riduzione del rischio idraulico per l’abitato di
Tortolì che, come è stato espresso all’inizio, ricade in una zona considerata dal PAI a rischio
idraulico elevato Ri3-Ri4 (area in cui sono possibili la perdita di vite umane e/o lesioni gravi alle
persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione delle
attività socio- economiche).
Tali opere garantiranno una maggiore sicurezza, eliminando il grado di alto rischio idrogeologico e
migliorando in modo significativo la funzionalità del corso d’acqua. Avranno inoltre un impatto
minimo sull’ambiente concentrato nella fase di cantiere, con modeste alterazioni delle diverse
componenti ambientali e paesaggistiche e limitati utilizzi di risorse naturali.
La corretta esecuzione del progetto con il rispetto delle misure di mitigazione e delle prescrizioni
sopra enunciate sarà la garanzia stessa della riduzione dell’impatto rispetto allo stato di fatto.
Pertanto si ritiene che non siano ravvisabili impatti di natura tale da rendere necessaria una
integrale procedura di VIA.
Il Redattore
Dott. For. Micaela Locci
ELABORATI CARTOGRAFICI
Tavola 1 - Inquadramento Territoriale
Tavola 2 - Uso Del Suolo e Interventi In Progetto
Tavola 3 - Vegetazione Reale e Interventi In Progetto
Tavola 4 - Interventi di Mitigazione
Tavola 5 - Elaborato Fotografico
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Dott.ssa For. Micaela Locci
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