Lezioni di economia degli intermediari finanziari Prof. Alessandro Berti Dipartimento di Economia Società e Politica Facoltà di Economia Università di Urbino “Carlo Bo” [email protected] weblog: http://johnmaynard.wordpress.com twitter@profBerti Prof. Alessandro Berti Urbino, a.a. 2012-2013 Sommario La struttura finanziaria dell’economia Strumenti, mercati, intermediari La struttura dei sistemi finanziari Controllo monetario e vigilanza sui sistemi finanziari Efficienza, stabilità, organi e strumenti di controllo Obiettivi della politica monetaria Prof. Alessandro Berti 2 1 Prima parte La struttura finanziaria dell’economia Prof. Alessandro Berti La struttura finanziaria dell’economia Nell'ottica finanziaria, il comportamento dei singoli operatori economici può essere definito sulla base delle seguenti grandezze-flusso Reddito = Y = flussi finanziari in entrata Consumo = c = flussi finanziari in uscita Generalmente, ma non necessariamente si ha che : Y>c Prof. Alessandro Berti 4 2 La struttura finanziaria dell’economia (segue) Si ha pertanto che (y-c) = s = risparmio s serve a sostenere il processo di investimento = i il risparmio per somma algebrica fra s ed i nasce il saldo finanziario Prof. Alessandro Berti 5 La struttura finanziaria dell’economia (segue) A livello di ogni singolo operatore si verificano due situazioni alternative 1. S>i = surplus finanziario, situazione che caratterizza i datori di fondi 2. S<i = deficit finanziario, situazione che caratterizza i prenditori di fondi Prof. Alessandro Berti 6 3 La struttura finanziaria dell’economia (segue) Il riequilibrio, ossia l'impiego del surplus o il finanziamento del deficit, viene effettuato agendo sullo stock di strumenti finanziari a disposizione. esigenza di riequilibrio = necessità di operare un trasferimento Prof. Alessandro Berti 7 La struttura finanziaria dell’economia (segue) Pertanto: chi si trova nella posizione di deficit (prenditori di fondi) offre strumenti finanziari e richiede risorse finanziarie; chi si trova nella posizione di surplus (datori di fondi) richiede strumenti finanziari ed offre risorse finanziarie. Prof. Alessandro Berti 8 4 Strumento finanziario Il trasferimento che soddisfa queste opposte esigenze si concretizza nella creazione di uno strumento finanziario ossia di uno strumento tecnico-giuridico che specifica le condizioni del trasferimento stesso e precisa diritti e doveri delle controparti (es. azioni, BOT, obbligazioni, etc..). 9 Prof. Alessandro Berti Strumento finanziario Lo strumento finanziario per il soggetto in surplus rappresenta un'attività finanziaria, poiché rappresenta un credito; per il soggetto in deficit costituisce una passività finanziaria, poiché rappresenta un debito. Prof. Alessandro Berti 10 5 Destinazione dei flussi tutti i flussi vanno ad accrescere o a diminuire lo stock esistente di investimenti (reali e/o finanziari) o di debiti; tuttavia i saldi finanziari indicano la distribuzione dei flussi fra gli operatori ma non chiariscono i processi di riallocazione della ricchezza finanziaria esistente, ovvero la questione davvero interessante; occorre perciò misurare i fabbisogni di trasferimento e valutare le modalità di soddisfacimento degli stessi. Prof. Alessandro Berti 11 Fabbisogni di trasferimento I fabbisogni di trasferimento possono essere: collegati agli aggiustamenti di portafoglio; connessi alla copertura di investimenti reali. Prof. Alessandro Berti 12 6 Fabbisogni di trasferimento Il trasferimento delle risorse è reso difficile dalle opposte preferenze dei soggetti che si trovano nell'esigenza di aggiustare il proprio portafoglio o di acquisire risorse addizionali, in relazione a: 1. durata dell’operazione; 2. rendimento; 3. grado di liquidità; 4. eventuali garanzie. Prof. Alessandro Berti 13 Principali problemi del trasferimento: individuazione della controparte; individuazione della controparte avente esigenze uguali e contrapposte per dimensione dell'operazione e termini di esecuzione; nel caso di trasferimento nel tempo di saldi finanziari, l'incertezza sull’esecuzione da parte del debitore (fattore di rischio proprio di tale genere di operazioni). Prof. Alessandro Berti 14 7 Si ha pertanto il sorgere: 1. dei mercati, ossia di sistemi organizzati di incontro; 2. degli intermediari, ossia di soggetti in grado di frapporsi professionalmente fra datori e prenditori di fondi, conciliandone le opposte esigenze; 3. di strumenti contrattuali atti a proteggere i diritti dei datori di fondi e a definire i doveri dei prenditori. Prof. Alessandro Berti 15 Elementi per l'interpretazione della struttura dei sistemi finanziari modalità di trasferimento, diretto ed indiretto; esistenza di mercati organizzati; tipologia di intermediari finanziari e loro compiti; strumenti tecnico-giuridici disponibili; quadro normativo. Prof. Alessandro Berti 16 8 Canali di trasferimento delle risorse finanziarie CANALE DIRETTO Unità in surplus SF > 0 S>I Intermediario creditizio Unità in deficit SF < 0 S<I CANALE INDIRETTO Flussi di risorse finanziarie Prof. Alessandro Berti 17 Trasferimento diretto ed indiretto La scelta fra le due alternative viene effettuata sulla base dei seguenti fattori: grado di visibilità reciproca; compatibilità delle proprie esigenze con quelle della controparte; simmetrie (o asimmetrie) informative; grado di fiducia circa i prenditori di fondi. Prof. Alessandro Berti 18 9 Trasferimento diretto ed indiretto ove tutte queste condizioni siano soddisfatte il sistema tenderebbe ad essere imperniato sul trasferimento diretto; al contrario, in assenza di una o più di queste condizioni, il sistema viene ad appoggiarsi sull'attività di intermediari, ossia sul trasferimento indiretto. Prof. Alessandro Berti 19 I mercati Non sorgono come istituzioni spontanee ma richiedono: strutture, operatori, regole di funzionamento, organismi di controllo, tanto più complessi in presenza di numerosi venditori e compratori e differenziazione degli oggetti di scambio. Prof. Alessandro Berti 20 10 Gli intermediari gli intermediari assumono su di sé alcuni ruoli, con costi e rischi conseguenti, per ridurre le barriere che ostacolano il trasferimento diretto; dall’assunzione di tale posizione derivano alcune importanti conseguenze Prof. Alessandro Berti 21 Gli intermediari ossia: l'interposizione e la specializzazione rendono possibile la visibilità delle controparti e riducono le asimmetrie informative; la trasformazione dei rischi, dei tassi e delle scadenze rende possibile la conclusione dei contratti e la negoziazione degli strumenti; la specializzazione degli intermediari implica la differenziazione degli stessi (ad esempio, specializzazione per scadenze). Prof. Alessandro Berti 22 11 Gli strumenti tecnico-giuridici Si differenziano in base a: modalità del trasferimento, ossia per la scadenza, la determinazione del tasso, le clausole di salvaguardia; nonché in base a: standardizzazione; innovazione. Prof. Alessandro Berti 23 Gli strumenti tecnico-giuridici la standardizzazione: facilita la negoziazione; agevola la protezione giuridica (gli strumenti sono indifferenziati e impersonali); l'innovazione: agevola la possibilità di trasferimento, venendo incontro ad esigenze sempre più differenziate. Prof. Alessandro Berti 24 12 I sistemi finanziari Prof. Alessandro Berti Il sistema finanziario Il sistema finanziario è definito da un insieme di relazioni caratterizzate da: normativa che le regola; tipologia di strumenti utilizzati; modalità di esecuzione. Tali relazioni sono intrattenute fra operatori che procedono al regolamento degli scambi o all'effettuazione di transazioni di natura creditizia. Prof. Alessandro Berti 26 13 Il sistema finanziario La struttura di un sistema finanziario è influenzata da: disponibilità di informazioni; esistenza di mezzi di comunicazione; tecnologie di trasferimento; atteggiamento delle autorità; accordi di scambio; assetti competitivi. Prof. Alessandro Berti 27 Il sistema finanziario Sinteticamente, si può affermare che un sistema finanziario è costituito dall'insieme di: mercati intermediari strumenti coinvolti nel processo di mobilizzazione ed allocazione delle risorse finanziarie. Prof. Alessandro Berti 28 14 I mercati I mercati possono essere definiti come l'insieme delle strutture nelle quali si svolge il trasferimento delle risorse finanziarie i mercati rendono quindi possibile l’incontro fra soggetti in surplus e soggetti in deficit. Prof. Alessandro Berti 29 I mercati Sotto l‘aspetto funzionale i mercati si distinguono in: mercati mobiliari quando il trasferimento avviene tramite strumenti standardizzati e impersonali, distribuiti e scambiati secondo regole prefissate (circuito o mercato diretto) mercati creditizi il rapporto fra le unità in surplus e quelle in disavanzo avviene tramite un intermediario (circuito o mercato indiretto) Prof. Alessandro Berti 30 15 Mercati indiretti I mercati indiretti sono caratterizzati da ricerca della controparte, rapporti personali, importanza della forza contrattuale. Esempi: mercati dei depositi bancari, dei prestiti bancari a b.t., dei mutui, etc. ... Prof. Alessandro Berti 31 Mercati diretti Nei mercati organizzati o aperti (open markets) vengono scambiati impersonalmente titoli standardizzati secondo regole prefissate. Esempi caratteristici: i mercati dei titoli azionari ed obbligazionari. I mercati organizzati o aperti: racchiudono la totalità degli scambi; sono regolati da norme predefinite, valide per tutti i partecipanti. Prof. Alessandro Berti 32 16 Mercati diretti Possono essere suddivisi in: mercati primari o mercati delle nuove emissioni, la cui funzione è fornire nuove risorse alle unità in deficit (funzione di finanziamento); mercati secondari o mercati dove vengono scambiati titoli già emessi, la cui funzione è consentire aggiustamenti di portafoglio su attività finanziarie già accumulate (garantire la liquidità). Prof. Alessandro Berti 33 I mercati In base alla tipologia dei titoli oggetto di contrattazione (in funzione del momento dell’emissione) si parla invece di: mercato primario luogo di distribuzione di titoli di prima emissione (asta dei BOT, offerte pubbliche iniziali di vendita etc. …); mercato secondario luogo di scambio dei titoli esistenti (M.O.T., Borsa etc. …) Come è agevole intuire, l’una tipologia di mercato non può esistere senza l’altra. Prof. Alessandro Berti 34 17 I mercati In base ad un criterio temporale si parla di: mercati monetari: luogo di scambio di titoli a scadenza ridotta, entro 12/18 mesi (BOT, certificati di deposito a un anno, etc.); mercati finanziari: luogo di scambio di titoli a scadenza protratta (mercato azionario ed obbligazionario). Prof. Alessandro Berti 35 Mercati secondari I principali mercati secondari: 1. il mercato monetario 2. il mercato finanziario 3. il mercato dei cambi 4. il mercato internazionale dei capitali Prof. Alessandro Berti 36 18 Mercati secondari il mercato monetario negoziazione di attività finanziarie a brevissima scadenza e caratterizzate da basso rischio di controparte (mercato di riferimento per gli operatori che intendono aggiustare la propria posizione di liquidità); il mercato finanziario negoziazione di titoli a lungo termine quali azioni, titoli di stato, obbligazioni: si impernia sulla borsa valori. Prof. Alessandro Berti 37 Mercati secondari il mercato dei cambi luogo delle operazioni commerciali e finanziarie compiute fra soggetti appartenenti a paesi diversi; il mercato internazionale intermedia crediti bancari, spesso syndicated loans, (eurocrediti o crediti in valuta verso non residenti) e obbligazioni internazionali. Prof. Alessandro Berti 38 19 Mercato finanziario Mercato mobiliare Mercato creditizio Mercato dei titoli a breve Mercato del credito a breve termine Mercato azionario Mercato del credito a medio-lungo termine Mercato obbligazionario Mercato dei derivati Mercato interbancario Prof. Alessandro Berti 39 Il mercato monetario è l’insieme delle transazioni su titoli a breve scadenza; in una accezione funzionale è l’insieme delle negoziazioni di attività finanziarie che agevolano l’aggiustamento delle posizioni di liquidità dei diversi operatori; la prevalenza al suo interno di operatori istituzionali e specializzati dovrebbe agevolarne la liquidità, ma la crisi dell’autunno 2008 ne ha mostrato le debolezze. Prof. Alessandro Berti 40 20 Il mercato monetario la presenza di un efficiente mercato monetario consente di minimizzare i costi-opportunità della detenzione di riserve di liquidità; per assolvere a tale compito è necessario che le attività negoziate su questo mercato abbiano le seguenti caratteristiche: breve scadenza nominale; alta negoziabilità sul mercato secondario; impersonalità dei rapporti tra emittenti e sottoscrittori. Prof. Alessandro Berti 41 I mercati finanziari e le condizioni di efficienza i mercati svolgono in modo efficiente le loro funzioni quando la produttività marginale del capitale è la medesima per tutte le forme di impiego selezionate (efficienza allocativa); perché ciò accada è necessario che ogni operatore agisca in modo razionale e che i richiedenti fondi ricerchino una struttura finanziaria ottimale (condizioni in realtà irrealizzabili e teoriche); Prof. Alessandro Berti 42 21 Le condizioni di efficienza dei mercati finanziari è inoltre necessario che l’allocazione avvenga attraverso un “meccanismo dei prezzi” che non consenta extraprofitti ad alcuno. Ciò si basa sulla piena e generalizzata disponibilità di informazioni in assenza del fenomeno della razionalità limitata (efficienza informativa in forma debole, semi-forte e forte. Cfr.E.Fama). Prof. Alessandro Berti 43 Le condizioni di efficienza dei mercati finanziari Sotto un altro profilo, l’efficiente allocazione delle risorse è favorita dall’efficienza operativa (tecnica e funzionale). Ciò si ottiene facendo sì che i mercati raggiungano elevati livelli di spessore, ampiezza ed elasticità. Prof. Alessandro Berti 44 22 L'organizzazione dei mercati Qualunque analisi circa il tipo di organizzazione dei mercati non può che prendere le mosse dalla constatazione della strumentalità dell’organizzazione rispetto all’efficienza. L'efficienza complessiva di un mercato è strettamente legata alle modalità con cui avviene il processo di formazione del prezzo. Prof. Alessandro Berti 45 L'organizzazione dei mercati Tutti i mercati adottano un sistema di asta, ma seguendo procedure diverse, con intervento diverso degli intermediari: In base al tipo di intermediario coinvolto: mercati di brokers mercati di dealers In base alle modalità di trattazione: trattazione a chiamata trattazione continua Prof. Alessandro Berti 46 23 L'organizzazione dei mercati Mercati di brokers: tipicamente borsa (anche nella versione on- line) e cambi; i brokers agiscono solo per eseguire gli ordini della clientela; lo scambio vede l’intervento dell’intermediario in veste meramente tecnica. Prof. Alessandro Berti 47 L'organizzazione dei mercati Mercati di dealers: tipicamente il mercato monetario ed il secondario dei titoli pubblici; i dealers assumono posizioni in proprio, divenendo market makers qualora si impegnino ad effettuare in via continuativa un determinato volume di contrattazioni. Prof. Alessandro Berti 48 24 Gli intermediari Sono i soggetti che permettono o facilitano il trasferimento e possono distinguersi in base ad un criterio "produttivo" in: intermediari creditizi insieme delle istituzioni coinvolte nel circuito indiretto dei trasferimenti delle risorse intermediari mobiliari insieme delle istituzioni coinvolte nel circuito diretto dei trasferimenti delle risorse istituzioni assicurative intermediari la cui attività è volta alla gestione ed al fronteggiamento del rischio Prof. Alessandro Berti 49 Modalità di svolgimento dell’attività Le attività degli intermediari finanziari possono essere svolte attraverso: negoziazione in proprio; negoziazione delegata (con diversa ampiezza: esecuzione di ordini, gestione per conto, progettazione/ organizzazione /collocamento di emissioni di valori mobiliari). Prof. Alessandro Berti 50 25 Modalità di svolgimento dell’attività Le suddette modalità si differenziano: per il rischio assunto dall’intermediario; per la diversa focalizzazione sul cliente; per la diversa evidenza contabile. 51 Prof. Alessandro Berti Concorrenza/complementarietà tra intermediari e mercati Volume degli scambi finanziari Intermediati Diretti Assistiti Grado di intensità dell’intermediazione Autonomi 1 0 Intermediari creditizi Intermediari mobiliari Intermediari finanziari Mercati mobiliari Frontiera Y Prof. Alessandro Berti Frontiera X 52 26 Rischio ed intermediari In base al rischio assunto, si distinguono: intermediari creditizi (le banche); intermediari mobiliari (fondi comuni, fondi pensione ed altri investitori istituzionali); dealers e market makers (intermediari attivi nei mercati mobiliari che assumono posizioni in proprio, a differenza dei semplici broker). Prof. Alessandro Berti 53 Rischio e intermediari Le banche intermediari con passivo nominale si caratterizzano per: raccolta presso il pubblico; selezione ed impiego di attività finanziarie con assunzione dei rischi conseguenti; obbligo di rimborso delle passività emesse al loro valore nominale. Prof. Alessandro Berti 54 27 Rischio e intermediari Fondi comuni e investitori istituzionali intermediari con passivo di mercato raccolgono risparmio presso il pubblico ed impiegano il proprio portafoglio in vista della massimizzazione del rendimento, ma hanno un passivo di mercato, poiché le oscillazioni di valore degli investimenti si riflettono sul prezzo di liquidazione/rimborso delle passività. Prof. Alessandro Berti 55 Rischio e intermediari I dealers e market makers effettuano operazioni per conto proprio e per conto terzi, assicurando la continuità degli scambi e la formazione di prezzi significativi (es. specialisti per il segmento STAR, sponsors per i titoli quotati al MTAX etc. …). Prof. Alessandro Berti 56 28 Gli intermediari e i sistemi finanziari Infine, in base al grado di specializzazione degli intermediari, si distinguono: sistemi finanziari di tipo universale nei quali gli intermediari svolgono insieme attività creditizia e mobiliare (modello di riferimento: banca universale); sistemi finanziari specializzati nei quali gli intermediari svolgono attività creditizia o mobiliare (modello di riferimento: banca specializzata). Prof. Alessandro Berti 57 Conseguenze sull’attività di intermediazione Commercial bank: attività prevalentemente creditizia al dettaglio con diffusa e capillare rete territoriale; Investment bank: attività di intermediazione mobiliare ad ampio raggio e ad elevata personalizzazione per conto di una clientela di taglio mediamente elevato, con rete distributiva non capillare. Prof. Alessandro Berti 58 29 Conseguenze sull’attività di intermediazione Merchant bank: attività specialistica di acquisizione temporanea di partecipazione nel capitale di rischio di imprese non finanziarie ed attività connesse; Banca mista: attività di partecipazione permanente nel capitale di imprese non finanziarie accanto ad attività prettamente creditizie (Hausbank tedesche). Prof. Alessandro Berti 59 Attività di investment banking Credito: financial advisory, consulenza per l’acquisizione di linee di credito, project financing. Corporate finance: attività di originating, underwriting e placement di titoli, consulenza ad operazioni di mergers and acquisition, leveraged buy out, corporate restructuring, definizioni di sistemi di corporate governance, assunzione temporanea di partecipazioni, organizzazione di fondi chiusi (collegamento con attività di venture capital). Capital markets: attività di broker e dealer, cash management. Asset management: gestione dei patrimoni della clientela. Prof. Alessandro Berti 60 30 Gli strumenti Rappresentano i mezzi attraverso i quali avviene l'effettivo trasferimento di risorse. In base ad un criterio funzionale, si parla di: strumenti creditizi strumenti mobiliari strumenti per il pagamento strumenti per la gestione del rischio Prof. Alessandro Berti 61 Gli strumenti In base alla diversa attitudine ad essere utilizzati come mezzo di pagamento, gli strumenti si distinguono per il loro grado di liquidità. Il grado di liquidità può essere definito come: la capacità dello strumento di essere convertito prontamente in moneta legale e senza costi. Esso è pertanto connesso a: tempo costi necessari per la conversione in moneta Prof. Alessandro Berti 62 31 Le funzioni dei sistemi finanziari Prof. Alessandro Berti Funzioni del sistema finanziario 1. amministrare il sistema dei pagamenti; 2. realizzare il collegamento fra le diverse sedi degli operatori economici e degli intermediari finanziari; 3. trasmettere gli impulsi di politica monetaria ed economica. Prof. Alessandro Berti 64 32 Il sistema dei pagamenti Complesso di accordi per l'assolvimento delle obbligazioni assunte dagli operatori economici quando acquisiscono diritti su risorse reali o finanziarie. Prof. Alessandro Berti 65 Il sistema dei pagamenti Pagamento elemento caratterizzante una economia di scambio; atto mediante il quale un operatore si libera di un'obbligazione relativa all'acquisizione di un bene o di un servizio; pertanto il pagamento è un atto finale. Prof. Alessandro Berti 66 33 Il sistema dei pagamenti N.B. : la moneta bancaria ha natura fiduciaria ed il pagamento avviene in tempi e luoghi diversi da quelli in cui si compie lo scambio dei beni (a seguito dell'ordine impartito ad un intermediario di pagare al creditore, a valere sul conto presso questo intrattenuto); il sistema dei pagamenti investe perciò problemi di equilibrio microeconomico e di interesse pubblico (come la crisi finanziaria ha ben evidenziato) tali da rafforzare le richieste di tutele e di vigilanza sui sistemi finanziari. Prof. Alessandro Berti 67 Il sistema dei pagamenti Gli strumenti del sistema dei pagamenti devono possedere i requisiti di: sicurezza rapidità accessibilità Prof. Alessandro Berti 68 34 Il sistema dei pagamenti È importante distinguere fra: momento dello scambio dello strumento, su base fiduciaria, e m o m e n t o del regolamento che perfeziona l'operazione (float). Prof. Alessandro Berti 69 Il sistema dei pagamenti Ogni operazione di pagamento è un complesso di registrazioni, cioè di informazioni fra i soggetti interessati. Ne deriva che gestire il sistema dei pagamenti significa gestire delle informazioni, al fine di ridurre o evitare rischi, soprattutto di regolamento. Prof. Alessandro Berti 70 35 La funzione creditizia e l'intermediazione finanziaria il sistema finanziario si colloca fra le unità in surplus e quelle in deficit, tramite il circuito diretto e quello indiretto. tuttavia, anche nei sistemi orientati ai mercati (U.S.A. e U.K.), è evidente la presenza di numerosi intermediari, che non vengono meno anche in presenza di trasferimenti imperniati sul circuito diretto. Prof. Alessandro Berti 71 Problema: Si pone allora una questione: quale ragion d'essere per gli intermediari, stante che se tutti i rapporti passassero attraverso i mercati l'efficienza sarebbe massima, in assenza di costi di intermediazione = profitti per gli intermediari? Prof. Alessandro Berti 72 36 Risposta: consiste nel fatto che gli intermediari realizzano la trasformazione dei rischi e delle scadenze per la diversa composizione (c.d. mismatching) delle attività finanziarie delle unità in surplus e delle passività finanziarie delle unità in deficit ( gli intermediari impediscono la paralisi degli scambi e risolvono il problema della diversità di preferenze). Prof. Alessandro Berti 73 La funzione creditizia e l'allocazione delle risorse attraverso il credito le decisioni di spesa di un singolo operatore possono risultare indipendenti dalle risorse finanziarie a disposizione di questi. in altre parole, la moneta messa a disposizione di un imprenditore per acquisire attività reali e/o finanziarie non serve a sostituire moneta legale, ma ad aumentare il livello di reddito disponibile, rendendo possibili nuove transazioni. Prof. Alessandro Berti 74 37 La funzione creditizia e l'allocazione delle risorse È bene, infine, ricordare che non sono le banche il motore dello sviluppo ma che da esse dipende la possibilità che il risparmio si indirizzi verso impieghi meritevoli. Prof. Alessandro Berti 75 Controllo monetario e vigilanza sui sistemi finanziari Prof. Alessandro Berti 38 Controllo monetario e vigilanza sui sistemi finanziari Premessa La necessità di controlli è patrimonio comune di tutti gli studi sulla materia, ma occorre individuare 1. i presupposti dei controlli 2. in base alla rilevanza degli obiettivi perseguiti Prof. Alessandro Berti 77 Gli obiettivi perseguiti Consistono nel controllo di: moneta credito tassi di interesse ma anche nella verifica: d e l l e c o n d i z i o n i d i e f f i c i e n z a d e g l i intermediari e del sistema (cfr. art. 5 T.u.b.) nella ricerca della stabilità delle condizioni gestionali degli intermediari e del sistema Prof. Alessandro Berti 78 39 Gli obiettivi perseguiti Si può affermare che: il controllo della moneta, del credito, dei tassi di interesse, la ricerca dell'efficienza e della stabilità, rappresentano le finalità ultime della regolamentazione del sistema finanziario in generale e di quello bancario in particolare. Prof. Alessandro Berti 79 Il controllo monetario Quanto alla creazione di moneta, essa influisce sull'equilibrio economico generale e sul volume delle attività finanziarie attraverso il c.d. "moltiplicatore" Il controllo dell'offerta di moneta si basa perciò sulla capacità-potere della banca centrale di influenzare le scelte di portafoglio delle banche. Prof. Alessandro Berti 80 40 Il controllo monetario A tale scopo uno degli strumenti più utilizzati in passato (ed oramai utilizzato in misura ridotta rispetto a periodi di maggiore inflazione e necessità di stretta creditizia) è quello della riserva obbligatoria, che vincolava le banche a detenere all'attivo un quantitativo minimo di moneta legale. Tale vincolo permane anche ora, ma risulta molto attenuato rispetto agli anni ‘70 ed ‘80. Prof. Alessandro Berti 81 Il controllo monetario Il compimento della fase finale dell’euro ha di fatto ridotto di significato tale strumento (la competenza della politica monetaria è passata alla BCE), lasciando alla sola manovra sui tassi di interesse l’esercizio del potere di controllo monetario. Tuttavia, l’avvento della grande crisi finanziaria ha reso di nuovo attuali strumenti come quello descritto, unitamente ad altri di tipo assicurativo (fondi interbancari per la tutela dei depositanti, degli obbligazionisti etc..) Prof. Alessandro Berti 82 41 Quadro istituzionale europeo Sistema europeo di banche centrali SEBC è composto da: Banche centrali europee degli Stati membri dell’Unione europea (BCN) Banca centrale europea (BCE) è governato dal Consiglio direttivo, composto da: Governatori delle BCN Membri del Comitato esecutivo della BCE compito principale: definire la politica monetaria unica Prof. Alessandro Berti 83 Efficienza Tre nozioni di efficienza rilevanti ai fini dei controlli: efficienza allocativa destinazione del credito effettuata in base alla combinazione ottimale fra rendimenti attesi e rischio. efficienza operativa svolgimento in condizioni ottimali della funzione produttiva degli intermediari = minimizzare i costi a parità di prodotto. efficienza/funzionalità svolgimento efficace della funzione di trasmissione degli impulsi di politica economica e monetaria. Prof. Alessandro Berti 84 42 Stabilità E' strettamente collegata all’efficienza, evidenziando un trade-off, ovvero una relazione inversa con quest’ultima. I n a l t r e p a r o l e , è i m p o s s i b i l e p e r s e g u i r e contemporaneamente il massimo di efficienza ed il massimo di stabilità. Il perseguimento di condizioni di efficienza, infatti, non deve mai mettere in pericolo la stabilità, ossia la capacità dei singoli intermediari di far fronte agli impegni assunti (diversamente si verifica il rischio di contagio sistemico). Prof. Alessandro Berti 85 Stabilità La stabilità viene ottenuta per mezzo di: regole volte a contenere il rischio assumibile, a controllare liquidità e solvibilità degli intermediari (coefficienti patrimoniali); controlli preventivi e procedure di risanamento nelle situazioni di crisi. Prof. Alessandro Berti 86 43 Efficienza e stabilità Fra efficienza e stabilità esiste un trade-off, ovvero una relazione di scambio reciproco che impedisce che sia possibile ottenere contemporaneamente il livello massimo dell’una o dell’altra. In altre parole ad un massimo livello di efficienza corrisponde un livello minimo di stabilità, e viceversa. Il trade-off fra efficienza e stabilità viene di volta in volta modificato secondo gli obiettivi ricercati dagli organi di controllo. Esso muta, pertanto, in relazione alle esigenze della politica monetaria. Prof. Alessandro Berti 87 Efficienza e stabilità In relazione a tali obiettivi si distinguono: Controlli di intervento della banca centrale su moneta, politica monetaria e credito, tassi di interesse. creditizia Controlli di regolamentazione e vigilanza in senso stretto misure volte ad incidere sulle prerogative e l'attività degli intermediari e dei mercati organizzati, quali barriere all'entrata, requisiti patrimoniali, vincoli alla composizione del passivo, limitazioni operative, controllo ed informazione sui prezzi. Prof. Alessandro Berti 88 44 Rischi, vigilanza, controlli Definiti gli obiettivi finali, le autorità di controllo devono individuare gli strumenti idonei ad assicurarne il raggiungimento. Tale scelta dipende da: struttura del sistema comportamento degli agenti, ossia degli intermediari finanziari Prof. Alessandro Berti 89 Rischi, vigilanza, controlli Ove si ritenga che la struttura del sistema influenzi i comportamenti ed il grado di concorrenza si attueranno controlli strutturali (cfr. caso Italia fino alla fine dei '70). Qualora invece si intervenga direttamente sull'attività svolta dagli intermediari per monitorare il grado di rischio nella gestione si parla di controlli prudenziali, (cfr. artt. 5 e 53 T.u.b.) Prof. Alessandro Berti 90 45 Gli strumenti di controllo Due tipologie: controllo della creazione di base monetaria e degli aggregati monetari e creditizi nonché dei flussi finanziari (ad esempio, operazioni di open market con acquisto o vendita di titoli di stato sul mercato secondario) strumenti di vigilanza, mediante l'imposizione, in via amministrativa, di controlli strutturali e prudenziali, ispezioni etc. Prof. Alessandro Berti 91 Gli strumenti di controllo In via generale si può affermare che l'organizzazione dei controlli dipende: dal grado di autonomia della banca centrale (sui controlli rimasto integro, nonostante la fase finale dell’euro); dalla connessione fra organi di politica monetaria ed autorità di vigilanza. Prof. Alessandro Berti 92 46 Organi di controllo sul sistema finanziario C.I.C.R. Ministro del tesoro organo di vertice con poteri di indirizzo e di regolamentazione Presidente del C.I.C.R. responsabile della spesa e controllo funzioni di emissione di Bankitalia Prof. Alessandro Berti 93 Organi di controllo sul sistema finanziario • emissione moneta Bankitalia • governo del credito • vigilanza sugli intermediari creditizi e mobiliari U.I.C. attuazione della politica valutaria Prof. Alessandro Berti 94 47 Organi di controllo sul sistema finanziario regolamentazione e controllo dei mercati mobiliari Isvap/Covip vigilanza sulle assicurazioni private/fondi pensione Consob Antitrust autorità garante della concorrenza Prof. Alessandro Berti 95 La riforma della Banca d’Italia In seguito alle vicende che hanno interessato nel 2005 l’ex-governatore Antonio Fazio, è stata emanata la legge 28 dicembre 2005 n° 262 “Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari”, che detta nuove regole per la Banca d’Italia. In particolare: Prof. Alessandro Berti 96 48 La riforma della Banca d’Italia In precedenza: Con la legge n° 262: Maggioranza del capitale detenuta da banche commerciali private I partecipanti al capitale nominano i 13 membri del Consiglio superiore (con poteri di nomina e revoca del Governatore) Non è prevista una scadenza al mandato del governatore La Banca d’Italia diviene un istituto di diritto pubblico Il Governatore è nominato con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia Il governatore dura in carica 6 anni ed il mandato è rinnovabile una sola volta Prof. Alessandro Berti 97 La riforma della Banca d’Italia Inoltre, con la legge n° 262: Gli atti emessi dagli organi della Banca d’Italia hanno forma scritta e sono motivati Ogni 6 mesi il Governatore riferisce del suo operato al Parlamento e al Governo Per le operazioni di acquisizione e di concentrazione che riguardano banche sono necessarie sia l’autorizzazione della Banca d’Italia sia l’autorizzazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Sono disciplinate le modalità di trasferimento, entro tre anni, delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia in possesso di soggetti diversi dallo Stato o da altri enti pubblici. La competenza sui provvedimenti con rilevanza esterna di competenza del Governatore, è trasferita al Direttorio La Banca d’Italia opera in maniera indipendente e nel rispetto del principio di trasparenza Prof. Alessandro Berti 98 49 Le funzioni della Banca Centrale Funzioni: Vigilanza sulle banche e sugli intermediari non bancari Servizio di Tesoreria dello Stato Emissione di banconote Sorveglianza sul sistema dei pagamenti Compiti di politica monetaria: concorre a determinare le decisioni nel SEBC; attua nel mercato nazionale le decisioni assunte. Supervisione dei mercati Centrale dei rischi Offerta diretta dei servizi di regolamento Azione contro il riciclaggio e l’usura Alta consulenza agli organi istituzionali Autorità garante della concorrenza nel settore del credito 99 Prof. Alessandro Berti Le funzioni della Banca Centrale Anzitutto vi rientra l’emissione della moneta e la gestione del circuito dei pagamenti, attraverso la gestione del "sistema della compensazione", ossia l’insieme di procedure raggruppate per sottosistemi specializzati per categoria di operazioni, per cui i saldi individuali di ciascun aderente nei confronti degli altri non vengono regolati direttamente ma nei confronti del sistema nel suo complesso. Prof. Alessandro Berti 100 50 Le funzioni della Banca Centrale Gestione delle riscossioni e dei pagamenti del tesoro Prof. Alessandro Berti 101 Le funzioni della Banca Centrale Governo della moneta e del credito attraverso l'esercizio degli strumenti di politica monetaria; la gestione delle riserve valutarie; nonché la supervisione dell'attività di intermediazione all'estero; ma soprattutto, la funzione di banca delle banche (lender of last resort). Prof. Alessandro Berti 102 51 Gli obiettivi della politica monetaria La politica monetaria consiste nell'insieme degli interventi delle autorità volti a regolare l'andamento delle variabili finanziarie dell' economia, in particolare: costo disponibilità delle risorse finanziarie per l'economia. 103 Prof. Alessandro Berti Relazione tra gli obiettivi obiettivi operativi / strumenti obiettivi intermedi obiettivi finali Es. crescita degli investimenti = ob. finale quantità credito disponibile = ob. interm. manovra sui tassi di interesse = strumento Prof. Alessandro Berti 104 52 Relazione tra gli obiettivi Obiettivi intermedi ed obiettivi operativi sono espressi in termini di prezzi e/o quantità, ad es.: livello di riserva obbligatoria oppure tasso sulle operazioni di p/t Prof. Alessandro Berti 105 Gli strumenti di controllo Sono tradizionalmente suddivisi in: diretti indiretti Gli strumenti indiretti agiscono sulla base monetaria, quelli diretti sull’operatività bancaria e sono sempre meno utilizzati. Prof. Alessandro Berti 106 53 Gli strumenti diretti Si basano su provvedimenti di carattere amministrativo e vincolano direttamente l'operatività delle banche, consentendo il raggiungimento di finalità selettive, con la fissazione di valori numerici per la crescita del credito o rendendo obbligate specifiche forme di impiego. Prof. Alessandro Berti 107 Gli strumenti diretti Per esempio: massimali all'espansione dei prestiti vincolo di portafoglio Si tratta di strumenti di dubbia efficacia, soprattutto per l’evidenza empirica del passato. Prof. Alessandro Berti 108 54 Gli strumenti diretti Sono strumenti diretti anche: l’autorizzazione all’emissione di valori mobiliari (vedi T.u.b.) la manovra sui tassi di interesse Tuttavia, esiste un trade-off fra il controllo degli aggregati monetari e creditizi ed il controllo dei tassi: la stabilità degli uni implica una maggiore variabilità/volatilità degli altri. Prof. Alessandro Berti 109 La manovra sui tassi le variazioni dei tassi rappresentano una forma di informazione che induce gli operatori a modificare le proprie scelte e ad incorporare in esse aspettative modificate; si ha così il cosiddetto effetto annuncio, talvolta basato su semplici dichiarazioni o anticipazioni di decisione (cfr. scelte sui tassi di BCE e Federal Reserve). Prof. Alessandro Berti 110 55 I tassi utilizzati ruolo guida = Euribor tasso sulle anticipazioni a scadenza fissa tasso sulle operazioni di p/t, di particolare importanza nel segmento a brevissimo termine tasso dei titoli pubblici Prof. Alessandro Berti 111 I meccanismi di trasmissione della politica monetaria L'efficacia degli strumenti varia nel tempo e dipende dal comportamento delle singole unità economiche: avviene pertanto un continuo aggiustamento di portafoglio nel quale la moneta è assimilata alle altre attività finanziarie. Prof. Alessandro Berti 112 56 Effetti sul portafoglio Si parla di: effetto interesse effetto ricchezza effetto sostituzione effetto disponibilità effetto costo Prof. Alessandro Berti 113 Effetti sul portafoglio effetto interesse : una variazione della moneta comporta una variazione del livello e della struttura dei tassi; effetto ricchezza: ad ogni variazione dei tassi corrisponde una variazione di segno opposto nello stock di ricchezza detenuto dagli operatori = il valore del portafoglio diminuisce quando i tassi salgono e viceversa; Prof. Alessandro Berti 114 57 Effetti sul portafoglio effetto sostituzione: per effetto delle scelte di ricomposizione del portafoglio, indotta dalle modifiche dei rendimenti; effetto disponibilità: indica la sensibilità dell'economia ed in particolare delle unità in deficit alla possibilità di ottenere fondi; Prof. Alessandro Berti 115 Effetti sul portafoglio effetto costo: riguarda le reazioni dei richiedenti attività finanziarie e passività finanziarie al tasso di interesse, e dunque rinvia al problema dell'elasticità della domanda di credito e di depositi; Prof. Alessandro Berti 116 58 Sommario La vigilanza sui sistemi finanziari: gli accordi di Basilea Rischio di credito, rischio di mercato, rischio operativo I tre pilastri di Basilea 2 La riforma: verso Basilea 3 Prof. Alessandro Berti 117 Strumenti e politiche di vigilanza sui sistemi finanziari Gli accordi di Basilea Prof. Alessandro Berti 59 I controlli di vigilanza Le politiche di vigilanza sono definite in base agli indirizzi seguiti, agli stili adottati, agli strumenti utilizzati: Indirizzi Stile di vigilanza = filosofia di fondo = riguarda le modalità di esercizio ed il grado di omogeneità delle disposizioni rispetto ai destinatari Prof. Alessandro Berti 119 I controlli di vigilanza In base alle modalità di esercizio ed in ordine crescente di discrezionalità i modelli poggiano su: norme imperative; autorizzazioni automatiche; autorizzazioni discrezionali; discrezionalità assoluta + moral suasion. Prof. Alessandro Berti 120 60 Gli strumenti di vigilanza strumenti di vigilanza strutturale strumenti di vigilanza prudenziale strumenti di fair play regulation strumenti di vigilanza protettiva Prof. Alessandro Berti 121 Gli strumenti di vigilanza strutturale Definiscono la struttura di un mercato ossia: le condizioni di entrata/uscita; il numero dei venditori e la loro dimensione relativa; la differenziazione del prodotto (presenza di prodotti sostitutivi idonei a soddisfare lo stesso fabbisogno). Prof. Alessandro Berti 122 61 Gli strumenti di vigilanza strutturale In dettaglio: c o n t r o l l i a l l ' e n t r a t a : costituzione di nuove imprese, diffusione territoriale, apertura di filiali. vincoli alla specializzazione degli operatori: territoriale, funzionale, settoriale e temporale dell'attività. Prof. Alessandro Berti 123 Gli strumenti di vigilanza strutturale e inoltre: controlli sui processi di concentrazione e sulle fusioni; controllo degli assetti proprietari e delle partecipazioni detenibili. Prof. Alessandro Berti 124 62 Gli strumenti di vigilanza prudenziale Sono volti al controllo e contenimento del rischio ed al mantenimento di condizioni di liquidità e solvibilità degli intermediari (vedi art. 53 t.u.b.) commisurando i rischi assumibili al capitale=patrimonio di vigilanza detenuto. Prof. Alessandro Berti 125 Gli strumenti di vigilanza prudenziale Si tratta di vincoli riguardo: capitalizzazione minima liquidità concentrazione degli impieghi assunzione di posizioni speculative Prof. Alessandro Berti 126 63 Gli strumenti di vigilanza prudenziale Lo strumento principe di vigilanza prudenziale è costituito dai coefficienti patrimoniali, che definiscono l'operatività dell'intermediario in funzione dei mezzi patrimoniali posseduti. In altre parole, la dimensione dell’attivo e dei rischi assumibili mediante impieghi in prestiti o acquisizione di partecipazioni, sono realizzabili entro un certo ammontare determinato dall’applicazione al patrimonio di coefficienti numerici predeterminati. Tali coefficienti, nel corso della crisi, si sono rivelati inadeguati e carenti. Prof. Alessandro Berti 127 Gli strumenti di vigilanza prudenziale Gli strumenti di vigilanza prudenziale costituiscono attualmente lo strumento maggiormente utilizzata dalle autorità italiane ed internazionali, non solo riguardo alle banche ma anche con riferimento a s.i.m., società di leasing, finanziarie, intermediari mobiliari etc. Prof. Alessandro Berti 128 64 La vigilanza prudenziale supplementare Interessa gli enti creditizi, le imprese di assicurazione e le imprese di investimento appartenenti ad un conglomerato finanziario; Introdotta con il decreto legislativo n. 142 del 30/05/2005 in attuazione della direttiva 2002/87/CE ed entrata in vigore il 26 luglio 2005. Prof. Alessandro Berti 129 La vigilanza supplementare Scopo: s a l v a g u a r d i a d e l l a s t a b i l i t à d e l conglomerato e delle imprese che ne fanno parte; prevenzione degli effetti destabilizzanti sul sistema finanziario derivanti da difficoltà finanziarie del conglomerato stesso o delle imprese che ne fanno parte. Prof. Alessandro Berti 130 65 I conglomerati finanziari Le autorità competenti stabiliscono se il gruppo di imprese costituisce un conglomerato finanziario cioè se, in estrema sintesi: l e a t t i v i t à d e l g r u p p o s i s v o l g o n o principalmente nel settore finanziario (assicurativo o bancario e dei servizi di investimento) e sono significative rispetto al settore finanziario di riferimento. 131 Prof. Alessandro Berti I conglomerati finanziari definizione Nel dettaglio, costituisce un conglomerato finanziario un gruppo in cui: la capogruppo o una figlia è un’impresa regolamentata; la capogruppo è regolamentata e una figlia appartiene al settore finanziario; la capogruppo non è regolamentata e l’attività del gruppo è principalmente di carattere finanziario, cioè: Tot. Stato Patrimoniale delle imprese operanti nel settore finanziario Tot. Stato Patrimoniale di tutto il gruppo Prof. Alessandro Berti > 40% 132 66 I conglomerati finanziari definizione almeno 1 impresa del gruppo appartiene al settore assicurativo ed almeno 1 al settore bancario o dei servizi di investimento; le attività consolidate o aggregate delle imprese del settore assicurativo e quelle del settore bancario o dei servizi di investimento sono entrambe significative, cioè se per ciascun settore: Valore medio di Tot Stato Patrimoniale del settore finanziario Tot Stato Patrimoniale delle imprese del sett. fin. del gruppo > 10% Requisiti di solvibilità del settore finanziario Requisiti di solvibilità delle imprese del sett. fin. del gruppo Prof. Alessandro Berti 133 I conglomerati finanziari definizione le attività si considerano comunque significative se: Tot. Stato Patrimoniale del settore finanziario di minori dimensioni del gruppo > 6 mld Prof. Alessandro Berti 134 67 I conglomerati finanziari – la vigilanza Tra le autorità di vigilanza competenti (settoriali e di differenti Paesi) è individuato un coordinatore, responsabile del coordinamento e dell’esercizio della vigilanza supplementare. Prof. Alessandro Berti 135 I conglomerati finanziari – gli obblighi I conglomerati finanziari sono obbligati (a livello di gruppo, non di singola impresa): al rispetto di requisiti di adeguatezza patrimoniale supplementare; a porre in essere adeguati meccanismi di controllo interno e procedure di gestione del rischio; a riferire a intervalli regolari: su ogni significativa concentrazione dei rischi; su significative operazioni intragruppo. Prof. Alessandro Berti 136 68 Gli strumenti di fair play regulation Si tratta degli strumenti il cui utilizzo è volto ad assicurare al mercato condizioni di: trasparenza di funzionamento; diffusione ampia e corretta di informazioni; rapporti negoziali equi e trasparenti fra clienti ed intermediari. La crisi ha mostrato che tale tipo di strumenti si è rivelato fallace, inapplicato, inadeguato. Prof. Alessandro Berti 137 Gli strumenti di fair play regulation In dettaglio: forme pubblicitarie; esplicitazione del ruolo svolto in singoli affari od operazioni; divieto di svolgimento di funzioni con potenziale conflitto di interessi; regimi di separatezza contabile ed amministrativa; elaborazione di principi di deontologia professionale. Prof. Alessandro Berti 138 69 Gli strumenti di vigilanza protettiva Si concretizzano in procedure volte a fronteggiare situazioni di crisi, sia nel caso di difficoltà temporanee dell'intermediario, sia nel caso di messa in liquidazione, talvolta al fine di offrire opportunità di risanamento, ma soprattutto allo scopo di evitare rischi di contagio sistemico e pregiudizi per i risparmiatori. Si tratta di strumenti che durante la crisi sono stati usati con discrezione dalle autorità, soprattutto negli USA e nel Nord-Europa (Olanda, Francia, Inghilterra, Germania). Prof. Alessandro Berti 139 Strumenti fondamentali della vigilanza entrata soggetta a specifica autorizzazione e altri controlli strutturali vigilanza: regolamentare prudenziale (coefficienti patrimoniali) ispettiva assicurazione dei depositi i tre pilastri degli Accordi di Basilea: coefficienti patrimoniali sistemi di controllo interno disciplina di mercato Prof. Alessandro Berti 140 70 Il Comitato di Basilea Il Comitato di Basilea fu istituito nel 1974 dai governatori delle Banche Nazionali dei paesi maggiormente industrializzati (G10), con lo scopo di rafforzare la cooperazione tra le autorità di vigilanza bancaria. Le proposte del comitato sono accettate come normativa vincolante in oltre 100 Paesi. Prof. Alessandro Berti 141 Il contenuto degli Accordi di Basilea Si tratta di accordi fra Banche centrali tesi a: ridurre il rischio di crisi bancarie uniformare le regole del gioco per tutti i competitori in base al criterio che ad assunzione di rischi maggiori, deve corrispondere una dotazione di capitali propri più elevata: adeguatezza patrimoniale ponderata per il rischio N.B.: gli Accordi non hanno mai riguardato direttamente il credito se non per ragioni quantitative, mai qualitative. Prof. Alessandro Berti 142 71 Rischio di credito La probabilità di mancato pagamento da parte del debitore alle scadenze pattuite deriva da: un’operazione di credito tradizionale; un impegno subordinato al verificarsi di una determinata condizione (fideiussioni e crediti di firma in genere); dal regolamento delle transazioni nazionali e internazionali su titoli, valute etc. (rischio di regolamento in senso stretto). Prof. Alessandro Berti 143 Rischio di credito: una definizione Rischio che una variazione inattesa del merito di credito di una controparte nei confronti della quale esiste un’esposizione generi una corrispondente variazione inattesa del valore della posizione creditizia Prof. Alessandro Berti 144 72 Le variabili del rischio di credito Perdita attesa Perdita inattesa Rischio percepito al momento della concessione (Merito di credito) Modificazioni successive del merito di credito Il tasso deve includere il premio per il rischio (atteso) corretto per la probabilità di recupero Si modifica il valore del credito (ma solo in senso negativo) Prof. Alessandro Berti 145 Perdite attese e perdite inattese la perdita attesa viene caricata in termini di spread sul tasso attivo: se si trasforma in perdita, la banca ottiene il rendimento medio atteso; la perdita inattesa è misurata dal grado di variabilità del tasso di perdita intorno al suo valore medio (maggior variabilità, maggior rischio). Prof. Alessandro Berti 146 73 Effetti del rischio di credito sul bilancio bancario criterio generale: i crediti devono essere esposti al presumibile valore di realizzo perdite attese (manifestazioni: inadempimenti o altri fatti) deduzioni dirette e accantonamenti (in relazione al grado di certezza) perdite inattese accantonamenti patrimonio Prof. Alessandro Berti 147 Rischio di mercato possibilità che variazioni dei fattori di mercato (tassi di interesse, cambi, prezzo azioni) determinino una variazione del valore di un’attività finanziaria o dell’intero portafoglio rischio di interesse rischio di prezzo rischio di reinvestimento può derivare da posizioni aperte e da posizioni in derivati (“sotto la linea”) Prof. Alessandro Berti 148 74 Effetti del rischio di mercato sul bilancio bancario criterio generale: mark-to-market (eccezione: titoli immobilizzati) diversamente dal rischio di credito, si tratta di un rischio simmetrico la posizione finanziaria netta della banca (GAP) determina l’esposizione a questo tipo di rischio l’effetto finale sul patrimonio si è rivelato un booster degli effetti della crisi finanziaria, provocando, a catena, cadute dei corsi azionari, realizzi borsistici, diminuzioni patrimoniali etc.. Prof. Alessandro Berti 149 Il rischio operativo tipico di ogni impresa, collegato alla variabilità del profitto atteso rischio operativo in senso stretto: rischio di diseconomie di scala tecnologia frode per la banca, i rischi tipici sono di natura finanziaria (rischio di credito e di mercato), ma il rischio operativo può avere conseguenze sulla solvibilità altrettanto gravi Prof. Alessandro Berti 150 75 La definizione di Basilea 2 di rischio operativo “the risk of direct or indirect loss resulting from inadequate or failed internal processes, people and systems or from external events” i casi più clamorosi: Barings (inadeguati controlli interni) LTCM (inadeguato sistema di gestione dei rischi) Prof. Alessandro Berti 151 I rischi e l’azienda bancaria decisione strategica sulla quantità di rischi da assumere (prestiti, titoli, politica di asset & liability management etc.) procedure di valutazione dei rischi (risk management) procedure di controllo interno patrimonio Prof. Alessandro Berti 152 76 Tutti i rischi si riflettono sul conto economico e sul patrimonio capitale proprio come “buffer” (= cuscinetto, a copertura delle perdite a fronte dell’attività bancaria) il concetto di capitale a rischio (value-at-risk) r e g o l a f o n d a m e n t a l e : u n ’ i m p r e s a p e r continuare ad esistere deve avere patrimonio > 0 (condizione di solvibilità) l’adeguatezza del capitale è la difesa fondamentale rispetto al rischio di insolvenza Prof. Alessandro Berti 153 Tutti i rischi si riflettono sul conto economico e sul patrimonio il concetto di capitale proprio come “buffer” è stato enfatizzato dalla proposta di modifica di Basilea 2 (nota come Basilea 3), poiché l’attuale regolamentazione ha mostrato evidenti limiti; l’attuale regolamentazione, in effetti, risulta pro-ciclica e, soprattutto, inadeguata a fronte della necessità di ridurre i rischi, soprattutto in termini di leva finanziaria utilizzata dagli intermediari coinvolti. Prof. Alessandro Berti 154 77 1988: Basilea 1 Si fissano le regole che le banche devono seguire per calcolare l’ammontare di capitale a copertura dei rischi assunti con l’attività creditizia, fissando: un livello patrimoniale minimo un sistema standardizzato di ponderazione delle attività rispetto al loro grado di rischio Prof. Alessandro Berti 155 Basilea 1 Il coefficiente di solvibilità stabilisce che: PV = patrimonio di vigilanza Ai = attività bancaria Pi = ponderazione per il rischio potenziale dell’attività 8% = rapporto minimo tra patrimonio e attività ponderate PV ≥ 8% ∑ i Ai * Pi Prof. Alessandro Berti € 156 78 Patrimonio di vigilanza entità di capitale posta a presidio dei rischi, è distinta in: Tier 1 (patrimonio di base) fondi stabilmente a disposizione della banca in grado di coprire le perdite a qualunque titolo (capitale sociale, utili non distribuiti, riserve palesi) Tier 2 (patrimonio supplementare) componenti patrimoniali di qualità secondaria (debito subordinato, fondi rischi, strumenti ibridi) Tier 3 debito subordinato con vita residua tra 2 e 5 anni considerato in riferimento ai rischi di mercato sul portafoglio non immobilizzato Prof. Alessandro Berti 157 Basilea 1 Limiti principali di Basilea 1: la valutazione delle attività di rischio è semplicistica: poiché legata a poche e poco significative ponderazioni di rischio in larga misura indipendenti dal grado di merito di credito della controparte (bassa sensibilità al rischio); il sistema di ponderazione delle attività bancarie, ha gravi rigidità di fronte alla rapida evoluzione degli strumenti finanziari (es. derivati) approccio “one size fits all”; Prof. Alessandro Berti 158 79 Basilea 1 Limiti principali di Basilea 1 (segue): vengono considerati solo il rischio di credito e il rischio di mercato; gli strumenti di mitigazione del rischio (es. garanzie) non trovano alcuna espressione nella valutazione; si sono sviluppati comportamenti di arbitraggio regolamentare tesi a eludere le regole previste dal sistema di ponderazione il capitale regolamentare non copre il rischio effettivo dell’attivo bancario. Prof. Alessandro Berti 159 Il Nuovo Accordo di Basilea Si fissano nuove regole per le banche nel calcolare l’ammontare di capitale a copertura dei rischi assunti con l’attività creditizia, mantenendo: un livello patrimoniale minimo prevedendo: un sistema di ponderazione più sensibile ai diversi gradi di rischio del portafoglio bancario e al suo mutare nel tempo. Prof. Alessandro Berti 160 80 2001: Basilea 2 Il Nuovo Accordo di Basilea si “fonda” su tre pilastri: BASILEA 2 Livelli minimi di capitale Aderenza tra rischi e capitale Nuove categorie di rischio Intervenire sui contenuti minimi di capitale Incentivare gestione attiva del capitale Valutare gestione e controllo REQUISITI MINIMI DI CONTROLLO AUTORITA’ CAPITALE DI VIGILANZA Informativa al mercato Trasparenza sul profilo di rischio della banca Trasparenza sulle politiche di rischio DISCIPLINA DI MERCATO i tre pilastri costituiscono un insieme unitario. Il Nuovo Accordo non può considerarsi pienamente attuato se non sono operanti tutti e tre i pilastri. 161 Prof. Alessandro Berti Basilea 2 Il nuovo coefficiente di solvibilità prevede: PATRIMONIO DI VIGILANZA ATTIVO PONDERATO f ( • RISCHIO DI CREDITO • RISCHIO DI MERCATO • RISCHIO OPERATIVO ) ≥ 8% N.B.: Vengono considerate 3 tipologie di rischio anche se la funzione prevede che solo per il rischio di credito valga il vincolo dell’8%. Prof. Alessandro Berti 162 81 Basilea 2 il calcolo del coefficiente di ponderazione delle attività per il rischio di credito si articola su due soluzioni possibili: Standardized Approach Internal Rating based Approach Fundation Approach Advanced Approach Prof. Alessandro Berti 163 Basilea 2 Standardized Approach rivede il sistema di ponderazione di Basilea 1: le attività bancarie sono divise in categorie rispetto al rischio e ad ognuna viene assegnato un peso standard, ma è prevista la possibilità di variazioni se c’è un rating esterno (emesso da un’agenzia di rating), se ci sono mitigazioni del rischio (spesso abusate, come la crisi ha documentato etc..), per garantire maggiore sensibilità del coefficiente di ponderazione al rischio effettivo. Prof. Alessandro Berti 164 82 Basilea 2 Internal Rating based (IRB) Approach nelle sue due versioni (fondamentale e avanzato) avrebbe dovuto rappresentare il percorso evolutivo delle banche verso l’implementazione di una capacità interna di misurare correttamente il rischio dell’attivo bancario ai fini del calcolo della copertura patrimoniale. Prof. Alessandro Berti 165 I sistemi interni di rating Sono quelle procedure, metodologie etc. che permettono di pervenire alla corretta valutazione del rischio di credito di un’operazione considerando: la probabilità che il debitore divenga insolvente; l’ammontare di prestito recuperabile a seguito del verificarsi dell’insolvenza. Prof. Alessandro Berti 166 83 I sistemi interni dei rating un sistema interno di rating permette di associare un voto (rating) ad ogni operazione che compone l’attivo bancario, sulla base di un’analisi quali-quantitativa degli elementi di rischio che la caratterizzano e che il sistema di rating prende in considerazione. Prof. Alessandro Berti 167 In sintesi Scopo dei rating è assicurare una valutazione il più possibile oggettiva del merito di credito, al fine di ridurre i rischi bancari, tramite il collegamento fra rischio di insolvenza e classe di rating attribuita; Prof. Alessandro Berti 168 84 In sintesi I rating, pertanto, sono parametri numerici predeterminati che attribuiscono “voti” di affidabilità alle imprese in base a modelli statistici e matematici. N.B.: i rating di Moody’s e S&P sono attribuiti solo alle grandi imprese ed agli Stati sovrani e possono essere utilizzati solo per i crediti dati a questi ultimi. Prof. Alessandro Berti 169 In sintesi in base a tali parametri, l’insieme dei prestiti fatti da una banca assume la veste di un portafoglio titoli più o meno rischioso a seconda che le aziende che lo compongono abbiano oppure no la tripla A; le banche con un portafoglio prestiti troppo rischioso sono penalizzate, a minore operatività, minori guadagni... Prof. Alessandro Berti 170 85 I rating interni Le banche, eccezion fatta per quelle di minori dimensioni, si sono dovute dotare di propri rating, ben sapendo che: i rating di Moody’s e S&P non sono applicabili alla maggior parte delle imprese italiane; i rating esterni hanno spesso mostrato gravi limiti e carenze (vedi Lehman) non è tuttora realizzabile un sistema uniforme di valutazione, valido per tutti. Prof. Alessandro Berti 171 I rating interni L’introduzione dei rating interni ha comportato e comporta problemi di grande rilievo per banche ed imprese, esplosi durante la crisi: maggiori automatismi = minore discrezionalità nella valutazione del merito di credito, poiché i rating sono parametri numerici predeterminati che attribuiscono “voti” di affidabilità alle imprese; eccesso di automatismi anche nella gestione del rischio di mercato (limiti del principio del mark-to-market) applicazione automatica di tassi più elevati per clienti più rischiosi; Prof. Alessandro Berti 172 86 I rating interni un maggior rigore nella gestione dei rapporti di affidamento ed una maggiore rigidità in caso di difficoltà dell’impresa (Basilea 2, come dimostrano le conseguenze della grande crisi, è prociclica); soprattutto, relazioni di clientela spersonalizzate e la cui gestione viene demandata al semplice rispetto di parametri numerici (problema evidente per le Pmi); nessun vero limite all’eccesso di indebitamento rispetto al rischio, anche con parametri patrimoniali nominalmente sufficienti. Prof. Alessandro Berti 173 I rating interni l’interruzione della relazione o nessuna relazione con clienti che non rispettano i parametri; una selezione molto più penalizzante (per le PMI) della clientela che compone il portafoglio prestiti; una polarizzazione della clientela = flying to quality. Prof. Alessandro Berti 174 87 Da Basilea 2 a Basilea 3 Accompagnata da un ampio dibattito, peraltro concorde, sia dal lato banche, sia dal lato imprese, è giunta l’approvazione delle nuove regole, note come Basilea 3, una volta constatata l’inadeguatezza delle precedenti. A testimoniare la forza delle lobbies in campo sta il lunghissimo periodo di tempo (8/10 anni) per l’entrata in vigore della nuova regolamentazione prudenziale. Prof. Alessandro Berti 175 Basilea 3 “Strengthening the resilience of the banking sector”, noto anche come Basilea 3, è un documento di consultazione con il quale la Commissione di Basilea presenta alcune proposte per il rafforzamento del capitale globale con l’obiettivo di promuovere una maggior elasticità del settore bancario. La realizzazione di Basilea 3 è prevista per la fine del 2012. Prof. Alessandro Berti 176 88 Le cinque dire<rici della riforma La nuova regolamentazione sul capitale e sulla liquidità delle banche persegue cinque obie:vi: 1. il miglioramento della qualità e il rafforzamento della quan2tà del capitale bancario; 2. l’a@enuazione dei possibili effe7 prociclici delle regole; 3. un adeguato controllo del rischio di liquidità anche a@raverso l’introduzione di specifici requisiC minimi; 4. il contenimento della leva finanziaria. I nuovi standard entreranno in vigore con gradualità a parCre dal 1° gennaio 2013. 177 Le cinque dire<rici della riforma I documenC finali pubblicaC dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria contengono le misure finalizzate a rafforzare la stabilità del sistema bancario sulla base dell’esperienza della recente crisi: 1. il quadro regolamentare globale per il rafforzamento della resilienza (capacità di far fronte agli even2 trauma2ci, assorbire gli shock) delle banche e se@ore bancario; 2. il quadro regolamentare internazionale sul rischio di liquidità. 178 89 Le cinque dire<rici della riforma Le nuove regole • entreranno in vigore a parCre dal 2013 dopo l’a@eso pieno consolidamento della ripresa economica • saranno introdo@e con la necessaria gradualità e flessibilità • anche a@raverso le previsioni di disposizioni transitorie (grandfathering) per un periodo sufficientemente lungo. 179 Le cinque dire<rici della riforma Gli intervenC proposC dal comitato si muovono in cinque principali direzioni: 1. miglioramento della qualità e rafforzamento della quanCtà del patrimonio di vigilanza, ogge<o di manipolazioni prima della crisi; 2. riduzione della prociclicità della regolamentazione prudenziale; 180 90 Le cinque dire<rici della riforma 3. estensione della copertura dei rischi complessivi, in parCcolare a@raverso il rafforzamento dei requisiC patrimoniali a fronte del rischio di controparte; 4. contenimento del grado di leva finanziaria mediante l’introduzione di un indicatore che vincoli l’espansione delle a:vità finanziarie complessive alla disponibilità di una adeguata base patrimoniale (leverage ra(o); 5. introduzione di regole quanCtaCve per contenere il rischio di liquidità. 181 Le cinque dire<rici della riforma Innalzamento della qualità e quan2tà del patrimonio di vigilanza La nuova regolamentazione sul capitale conferma la funzione primaria del patrimonio quale presidio essenziale della stabilità degli intermediari. Le nuove regole prevedono un significaCvo rafforzamento della qualità e quanCtà del patrimonio delle banche, sopra@u@o mediante l’adozione di criteri più stringen2 per la compa2bilità degli strumen2 di capitale, al fine di renderle più pronte ad affrontare future crisi ed assorbire le perdite in un’o:ca sia, sopra@u@o, di conCnuità aziendale (going concern) sia di liquidazione (gone concern). 1) 182 91 Le cinque dire<rici della riforma E’ stato definito un conce@o di capitale bancario di qualità primaria corrispondente di fa<o alle azioni ordinarie e alle riserve di u2li. Secondo la nuova disciplina, il patrimonio di vigilanza sarà composto dai seguenC elemenC: I. Patrimonio base (Tier 1) a copertura delle perdite in un’o:ca di conCnuità aziendale, a sua volta composto da: -‐ Patrimonio di base di qualità primaria (Tier 1 o common equity); -‐ Altri strumenC del patrimonio base (o Tier 1); II. Patrimonio supplementare (Tier 2) a copertura delle perdite in caso di liquidazione. 183 Le cinque dire<rici della riforma • Al patrimonio di base di qualità primaria, che dovrà rappresentare altresì la componente predominante del patrimonio base, saranno applicate le principali deduzioni e filtri prudenziali. • Il patrimonio di terzo livello sarà eliminato. • Sarà inoltre modificata l’a@uale stru@ura dei limiC tra i diversi aggregaC patrimoniali: gli a@uali coefficienC patrimoniali minimi relaCvi al patrimonio totale e a quello di base saranno affiancaC da un requisito relaCvo al patrimonio di base di qualità primaria. 184 92 Le cinque dire<rici della riforma Tale requisito minimo viene fissato per il 4.5% del complesso delle a:vità ponderate con il rischio dopo l’applicazione delle deduzioni (peraltro più restri:ve) richieste dal nuovo quadro prudenziale; • verrà introdo@o con gradualità a parCre da un livello del 3.5%, obbligatorio dal 1° gennaio 2013, • sino a pervenire alla misura definiCva del 4.5% dal 1° gennaio 2015. 185 Le cinque dire<rici della riforma Nell’arco dello stesso periodo di transizione, • il requisito minimo di patrimonio di base • aumenterà dell’a@uale 4% sino al 6% del totale delle a:vità ponderate per il rischio. 186 93 Le cinque dire<rici della riforma • Il requisito minimo complessivo rimane invariato all’8% del totale delle a:vità ponderate per il rischio. • Tu@avia va nuovamente tenuto presente che tale requisito dovrà essere soddisfa@o secondo le nuove definizioni di strumenC ammissibili, ben più stringenC. • Per ciascuna delle tre richiamate categorie è stato definito un set di criteri di eleggibilità. • In parCcolare, per poter essere inclusi nel patrimonio di base di qualità primaria gli strumenC di capitale devono soddisfare 14 criteri definiC sulla base delle cara@erisCche delle azioni ordinarie emesse dalle banche avenC forma giuridica di “società per azioni” (cosidde@e Joint stock companies). 187 Le cinque dire<rici della riforma • Tali criteri cosCtuiscono il benchmark per gli strumenC emessi da tu@e le categorie di intermediari bancari, anche quelli non aven2 la forma giuridica di società per azioni. • Al fine di tenere conto della specificità delle banche avenC una forma giuridica diversa da quelle delle “società per azioni ”(cosidde<e non-‐joint stock companies), il comitato ha demandato alle autorità di vigilanza nazionali il compito di valutare l’equivalenza alle azioni ordinarie degli strumenC di capitale emessi da tali società. 188 94 Le cinque dire<rici della riforma I criteri per includere strumen2 di capitale nel patrimonio di base di qualità primaria I criteri di eleggibilità definiC dal Comitato di Basilea tendono a garanCre due presupposC ritenuC fondamentali per assicurare un’adeguata qualità del capitale: • la disponibilità delle risorse in ogni momento • la piena (o elevata) capacità di assorbimento delle perdite. 189 Le cinque dire<rici della riforma In estrema sintesi sono fissaC i seguenC principi: • permanenza dei fondi presso l’emi<ente (nessuna scadenza predefinita, nessuna aspe@aCva di riacquisto o rimborso anCcipato); • massima subordinazione in caso di liquidazione; • piena flessibilità nei pagamen2 (i dividendi devono essere pagaC e valere su uCli distribuibili o riserve di uCli e non essere mai obbligatori=non devono esserci privilegi sui dividendi); • piena capacità di assorbimento delle perdite a@raverso il valore nominale degli strumenC. • Affinché uno strumento (con relaCvo sovrapprezzo) possa essere incluso nel patrimonio di base di qualità primaria i criteri fissa2 devono essere rispe<a2 tu7 congiuntamente. 190 95 Le cinque dire<rici della riforma La tema2ca della definizione della componente di maggiore qualità del patrimonio di vigilanza è stata affrontata anche dal Commi@ee of European Banking Supervisor (CEBS, che dal 1° gennaio 2011 è diventata European Banking Authority-‐ EBA) che nel dicembre 2010 ha emanato un documento contenente le linee guida per l’applicazione dell’Art.57, le<era A), della Capital Requirements Direc2ve – CRD così come modificato dalla dire:va 2009/111 (crd2). 191 Le cinque dire<rici della riforma • Tale documento prevede 10 requisi2 (ai fini della eleggibilità degli strumen2 emessi dalle banche come componente di maggiore qualità del patrimonio di vigilanza) che , “traducendo” nella sostanza i qua@ordici principi previsC dal Comitato di Basilea al fine di assicurarne un’uniforme applicazione a livello comunitario, assumono nuovamente a riferimento le cara@erisCche tecnico-‐economiche delle azioni ordinarie, tu<avia con2ene riferimen2 esplici2 e più de<aglia2 sulle azioni delle banche coopera2ve. • Nello stesso spirito, vengono introdo<e regole più stringen2 per l’ammissibilità, nella parte restante del patrimonio di base e in quello supplementare, degli strumen2 ibridi di capitale e di strumen2 di debito subordinato. 192 96 Le cinque dire<rici della riforma In parCcolare tra le principali regole relaCve alla computabilità degli strumenC ibridi del patrimonio di base si evidenziano: • la piena discrezionalità della banca emi@ente nel cancellare interessi/ dividendi; • la irredimibilità e la non ammissibilità di incenCvi al rimborso anCcipato (ad esempio clausole di step-‐up associate ad una facoltà di richiamo dello strumento); • la facoltà di rimborso da parte della banca emi@ente esercitabile solo dopo 5 anni, previa autorizzazione da parte dell’autorità di vigilanza e sulla base di regole più stringenC; • la previsione di meccanismi di assorbimento delle perdite in situazioni di conCnuità aziendale (conversione in azioni ordinarie oppure abba:mento del valore nominale). 193 Le cinque dire<rici della riforma Con riferimento agli strumenC del patrimonio supplementare è prevista una sostanziale semplificazione dei criteri di computabilità sulla cui base scomparirà l’a5uale dis(nzione tra patrimonio supplementare di primo e secondo livello. Tra essi si evidenziano: • la scadenza non inferiore a 5 anni e il meccanismo dell’ammortamento negli ul2mi cinque anni; • la non ammissibilità di incen2vi al rimborso an2cipato; • la facoltà di rimborso da parte dell’emi<ente esercitabile solo dopo cinque anni e previa autorizzazione da parte dell’autorità di vigilanza. Anche in questo caso saranno inasprite le relaCve condizioni. 194 97 Le cinque dire<rici della riforma • Le disposizioni inerenC alla facoltà di rimborso (eliminazione dell’incen2vo e inasprimento delle condizioni in presenza delle quali la banca può richiamare il finanziamento) sembrano cosCtuire i principali e più cri2ci elemen2 di innovazione alle regole a<uali, anche per le prevedibili conseguenze sulle condizioni di mercato degli strumenC. • Il documento pubblicato nel dicembre 2010 disciplina le regole transitorie (grandfathering) che salvaguardano gli strumenC emessi sino alla data del 12 se@embre 2010 che presentano cara@erisCche non coerenC con i nuovi requisiC richiesC. 195 Le cinque dire<rici della riforma • La computabilità degli strumen2 emessi alla data del 12 se<embre 2010 che non possiedono i nuovi requisi2 per essere qualificaC nella componente del patrimonio di base diversa da quella primaria o nel patrimonio supplementare sarà gradualmente rido<a a par2re dal 1°gennaio 2013 su un arco temporale di dieci anni. • Avendo a base il valore nominale residuo dello strumento al 1° gennaio 2013, la relaCva computabilità patrimoniale sarà pari al 90% di tale valore nel 2013 e rido@a del 10% ogni anno nei nove anni successivi. 196 98 Le cinque dire<rici della riforma • Regole più arCcolate riguardano gli strumenC che presentano incen2vi al rimborso an2cipato (definiC come una facoltà di richiamo dello strumento associata a una clausola di revisione tasso -‐ step up -‐ o un’altra condizione che determini un’incen2vazione al rimborso). • Per tali strumenC occorre operare una serie di dis2nzioni a seconda della data di maturazione dell’incen2vo al rimborso an2cipato • e della circostanza che la presenza di un incen2vo al rimborso sia o meno l’unico elemento di non coerenza con le nuove prescrizioni in termini di computabilità nei diversi aggregaC del patrimonio di vigilanza. 197 Le cinque dire<rici della riforma Nell’ambito delle misure per l’innalzamento delle qualità del patrimonio di vigilanza rientrano, altresì, le diverse proposte a:nenC • all’estensione e all’armonizzazione della lista degli elemenC da dedurre e dei filtri prudenziali (cosidde: regulatory adjustments). • Come anCcipato, gli stessi saranno generalmente applicaC al patrimonio di base di qualità primaria. 198 99 Le cinque dire<rici della riforma Le nuove regole sulle deduzioni rappresentano l’impa@o potenzialmente più significaCvo della riforma delle banche italiane, in parCcolare con riguardo al tra@amento • delle partecipazioni azionarie significa2ve in società bancarie, finanziarie e assicura2ve • delle a7vità per imposte an2cipate (ancora in ragione delle peculiarità della normaCva fiscale nazionale che tendono ad amplificare le differenze tra risultato civilisCco e base imponibile con conseguente iscrizione di rilevanC a:vità per imposte anCcipate). 199 Le cinque dire<rici della riforma Proprio l’ambito delle deduzioni cos2tuisce il contesto di alcune delle principali modifiche delle misure pubblicate a dicembre 2010 rispe@o alle proposte del documento di consultazione. • Con riferimento alle a7vità per imposte an2cipate, la formulazione originaria so@oposta dal Comitato di Basilea prevedeva la totale deduzione dal capitale delle banche; • ciò avrebbe creato un notevole svantaggio compe22vo per le banche italiane rispe<o a quelle di Paesi aven2 regole fiscali diverse nonché un disincenCvo a poliCche di accantonamento prudenC. 200 100 Le cinque dire<rici della riforma • Le misure finali pubblicate dal Comitato di Basilea presentano un miglioramento rispe<o alla formulazione originaria, nell’indirizzo di a@enuare quesC effe:. • Oltre alle partecipazioni bancarie, finanziarie, assicuraCve e alle a:vità per imposte anCcipate, le modifiche apportate hanno interessato il tra<amento dei diri7 rela2vi al pagamento dei mutui ipotecari (mortgage services rights) e degli interessi di minoranza. 201 Le cinque dire<rici della riforma In parCcolare: • le a:vità per imposte anCcipate, le partecipazioni azionarie rilevanC in società bancarie, finanziarie e assicuraCve e i diri: al pagamento dei mutui ipotecari… • …saranno dedo7 dal patrimonio di base di qualità primaria soltanto per la parte eccedente, per ciascuno dei tre aggregaC, il 10% dello stesso; • verrà inoltre dedo<a l’eventuale eccedenza della somma dei diversi aggrega2 rispe<o al 15% del patrimonio di base di qualità primaria al ne<o di tu<e le deduzioni. Agli imporC non dedo: si applicherà una ponderazione di rischio pari al 250%; 202 101 Le cinque dire<rici della riforma • gli interessi di minoranza saranno inclusi nel patrimonio di vigilanza consolidato nella misura in cui contribuiscono alla copertura del requisito minimo e del cuscine<o di conservazione del capitale a livello consolidato. • Le nuove regole sulle deduzioni entreranno in vigore, sos2tuendosi progressivamente a quelle vigen2, in un periodo di cinque anni a par2re dal 2014 (con incremenC del 20% annuo in modo che la detrazione integrale non avrà effe@o fino a gennaio 2018). Durante questo periodo di transizione la componente non dedo@a conCnuerà a essere sogge@a alla normaCva nazionale vigente. 203 Le cinque dire<rici della riforma 2) Riduzione della prociclicità Sono staC esplicitamente inclusi nelle regole di vigilanza elemen2 macro-‐prudenziali per contrastare la prociclicità a@raverso una serie di misure, complementari l’una con l’altra, volte a fronteggiarne i diversi aspe7 e a rendere meno vola2li nel tempo i requisi2 patrimoniali. 204 102 Le cinque dire<rici della riforma • Ciò principalmente imponendo la cos2tuzione di riserve/ cuscine7 (buffer) patrimoniali durante le fasi di espansione che gli intermediari potranno uClizzare durante le fasi di recessione. • Alle banche, quindi, verrà richiesto di cos2tuire risorse patrimoniali nelle fasi favorevoli, quando il rischio si accumula nei loro bilanci, perché tali risorse possano essere uClizzate quando, in un contesto deteriorato, il rischio si materializza. 205 Le cinque dire<rici della riforma In parCcolare: • in aggiunta ai requisi2 minimi determina2 sul complesso delle a7vità di rischio ponderate, • le banche dovranno mantenere un cuscine<o di capitale • che dovrà essere cos2tuito da elemen2 del patrimonio di base di qualità primaria (capital conserva:on buffer). 206 103 Le cinque dire<rici della riforma • Tale buffer, desCnato ad assorbire le perdite durante i periodi di stress, finanziario, è fissato al 2.5% del totale delle a:vità ponderate per il rischio. • Il valore indicato non cos2tuisce un nuovo minimo: le banche, infa:, saranno autorizzate a uClizzare il capital conserva:on buffer durante i periodi di stress • tu@avia, a misura che i livelli di patrimonio di vigilanza si avvicineranno ai requisi2 minimi (come, ad esempio, quando il buffer è esaurito) verranno pos2 vincoli crescen2 alla distribuzione di u2li a<raverso dividendi e bonus discrezionali ai dipenden2. 207 Le cinque dire<rici della riforma • A tu@e le banche potrà infine essere richiesto di rispe@are un secondo cuscine<o (countercyclical capital buffer), desCnato a garanCre l’accumulazione di risorse patrimoniali nelle fasi in cui la crescita del credito rispe@o alla dinamica del prodo@o interno lordo risulta parCcolarmente elevata. • Questa seconda componente patrimoniale potrà raggiungere il 2.5% delle a:vità ponderate per il rischio. • A differenza del capital conserva:on buffer, tale componente addizionale potrà essere coperta anche con strumenC diversi dal common equity, purché connotaC da elevata capacità di assorbire le perdite. 208 104 Le cinque dire<rici della riforma Il 13 gennaio 2011 il Comitato ha pubblicato un comunicato stampa in cui conferma il proprio orientamento a introdurre ulteriori criteri di computabilità degli elemenC patrimoniali. Più precisamente è previsto che i termini contra@uali degli strumenC del patrimonio di vigilanza (nella nuova definizione), diversi dal patrimonio di base di qualità primaria, dovrebbero comprendere • una clausola che consenta, a discrezione dell’autorità competente, di svalutare o conver2re tali strumen2 in azioni ordinarie qualora la banca sia giudicata dall’autorità non più in grado di preservare la propria integrità finanziaria • o qualora sia stata ogge<o di una ricapitalizzazione da parte del se<ore pubblico (o di una misura di sostegno equivalente) senza la quale avrebbe dovuto essere liquidata. 209 Le cinque dire<rici della riforma Infine, con riguardo alle poliCche di accantonamento, il Comitato di Basilea intende definire metodologie coerenC con quelle che l’InternaConal AccounCng Standard Board (Iasb) sta sviluppando, incentrate sul superamento dell’approccio basato sul conce@o di perdite realizzate (incurred losses), imme@endo re:fiche a fronte delle perdite a<ese (expected losses). 210 105 Le cinque dire<rici della riforma Nuovi requisi2 a regime (dal 1° gennaio 2019) RequisiC espressi in % dal totale delle a:vità ponderate per rischio Core Tier 1 Tier 1 Capitale e riserve dedo: gli aggiustamenC prudenziali Capitale complessivo 4.5% 6% 8.0% 2.5% 2.5% 2.5% 7.0% 8.5% 10.5% Buffer macro-‐prudenziale anCciclico 2.5% 2.5% 2.0% Totale complessivo 9.5% 11% 13% Requisito minimo Buffer supplementare Requisito minimo +Buffer supplementare (eventuale: solo nelle fasi di surriscaldamento dell’economia) La % indicata è quella massima. Dovrà essere cosCtuito da common equity o da altri strumenC con adeguata capacità di assorbire le perdite 211 Le cinque dire<rici della riforma 3) Maggiore copertura dei rischi complessivi La crisi ha posto in evidenza come • le scelte regolamentari fa@e a suo tempo, • unite a un’a7vità di controllo in alcuni Paesi poco a<enta e non incisiva, • abbiano condo@o alla so<os2ma dei rischi effe7vi insi2 nelle a7vità di trasformazione dei credi2 in strumenC finanziari parCcolarmente complessi e nelle a:vità di negoziazione di derivaC. 212 106 Le cinque dire<rici della riforma • In aggiunta alle misure per innalzare la qualità e il livello del capitale, il Comitato di Basilea ha ravvisato l’esigenza, pertanto, di assicurare che il nuovo framework prudenziale ca@uri corre@amente tu: i rischi cui gli intermediari sono esposC. • A tal fine, dal 1° gennaio 2013, entreranno in vigore specifiche modifiche alla disciplina inerente alla misurazione dei rischi di mercato e di controparte. • Sono staC, inoltre, previs2 incen2vi nella stru<ura dei requisi2 patrimoniali alle transazioni in prodo7 deriva2 effe<uate con contropar2 centrali (anziché regolate su base bilaterale in mercaC non regolamentaC), a condizione che queste ulCme rispe:no gli standard inerenC a@ualmente in corso di revisione. 213 Le cinque dire<rici della riforma • Ulteriori modifiche riguardano l’indirizzo dei ra:ng esterni nel framework di Basilea 2 per tenere conto delle possibili implicazioni derivan2 da un affidamento eccessivo della regolamentazione su valutazioni esterne del rischio di credito e del loro uso acri2co da parte degli intermediari. • Al riguardo, la Banca d’Italia già richiede alle banche che si avvalgono dell’uClizzo dei ra:ng esterni di effe@uare periodicamente un’autonoma valutazione di coerenza tra i ra:ng esterni e i giudizi interni del merito di credito). 214 107 Le cinque dire<rici della riforma A parCre dal 2012 il Comitato di Basilea porterà a termine una più ampia revisione delle regole su tali rischi nell’ambito della quale verrà valutata, tra l’altro, l’opportunità di mantenere l’a@uale dis2nzione regolamentare tra portafoglio bancario e portafoglio di negoziazione. 215 Le cinque dire<rici della riforma 4) Contenimento del grado di leva finanziaria A parCre dal 2018 sarà introdo@o un livello massimo di leva finanziaria (leverage ra:o) in modo da contenere l’indebitamento complessivo delle banche. 216 108 Le cinque dire<rici della riforma L’introduzione di tale limite persegue una duplice finalità: • contribuire a contenere il livello di indebitamento delle banche nelle fasi di elevata crescita economica; • supplire a eventuali carenze o imperfezioni nei modelli interni per la valutazione del rischio, sopra@u@o di quelli applicaC a prodo: finanziari parCcolarmente complessi o innovaCvi. 217 Le cinque dire<rici della riforma • Le relaCve modalità di misurazione sono state definite con l’intento di evitare arbitraggi regolamentari e garan2re la ca<ura di tu<e le a7vità dell’intermediario e la necessaria neutralità rispe@o alle diverse regole contabili vigenC nelle principali giurisdizioni. • Il limite è fissato in termini di patrimonio di base che deve essere almeno pari al 3% delle a7vità di bilancio e fuori bilancio, inclusi i deriva2, non ponderate per il rischio. • A tu<e le a7vità fuori bilancio verrà applicato un fa<ore di conversione uniforme (100%) con la sola eccezione degli impegni revocabili incondizionatamente (ai quali sarà applicabile un fa@ore di conversione rido@o pari al 10%). 218 109 Le cinque dire<rici della riforma • L’introduzione del leverage ra(o, inizialmente come misura di Secondo Pilastro, cos2tuisce un tassello del nuovo quadro regolamentare che dovrebbe risultare par2colarmente incisivo per il modello di business 2pico delle banche di inves2mento, operanC tradizionalmente con una leva più alta. • Anche tale misura sarà introdo<a con gradualità: sono previsC un periodo di osservazione da parte delle autorità di vigilanza dal 1° gennaio 2011 e un successivo periodo di produzione in parallelo dal 1° gennaio 2013 al 1° gennaio 2017. • L’informaCva obbligatoria sull’indicatore e sulle sue componenC sarà richiesta agli intermediari dal 1° gennaio 2015. Nel 2018 il leverage ra:o diverrà un requisito di Primo Pilastro. 219 Le cinque dire<rici della riforma 5) Gli interventi per ridurre il rischio di liquidità • Il Comitato di Basilea, nel se@embre 2008, aveva già pubblicato un documento di principi prevalentemente di natura qualita2va per la gesCone del rischio di liquidità. • Le misure contenute nel documento emanato il 16 Dicembre 2010, nell’integrare tali indicazioni, mirano ad evitare che squilibri nella ges2one della liquidità possano me<ere a repentaglio la stabilità del singolo intermediario e, nel contempo, a ridurre le possibilità di contagio ad altri operatori. 220 110 Le cinque dire<rici della riforma Con tale documento, la risposta del Comitato di Basilea alle situazioni di crisi di liquidità dei mercaC interbancari osservate durante la recente crisi finanziaria si è definiCvamente trado@a con l’introduzione di due nuovi requisi2 minimi di liquidità per gli intermediari finalizzaC al conseguimento di due obie:vi separaC ma, allo stesso tempo, complementari: a) Liquidity Coverage Ra(o (Lcr); b) Net Stable Funding Ra(o (Nsfr). 221 Le cinque dire<rici della riforma a) Liquidity Coverage Ra(o (Lcr), ovvero l’indicatore della copertura di liquidità a breve, volto ad assicurare che le banche detengano un ammontare di a7vità liquide di elevata qualità in grado di coprire, senza ricorrere al mercato, deflussi di cassa ne7 a<esi su un orizzonte temporale di trenta giorni (calcolaC sulla base di uno scenario di stress acuto). Il rapporto tra cuscine<o di a7vità liquide e deflussi di cassa ne7 a<esi deve essere pari almeno al 100%. 222 111 Le cinque dire<rici della riforma b) Net Stable Funding Ra(o (Nsfr), ovvero l’indicatore stru<urale di equilibrio finanziario, dire@o a promuovere un rapporto equilibrato fra le fonC di provvista stabili e corrispondente fabbisogno a medio-‐ lungo termine. Anche in questo caso il rapporto tra le due componen2 deve assumere un valore almeno pari al 100%. 223 Le cinque dire<rici della riforma Il Comitato di Basilea ha inoltre raccomandato che le autorità di vigilanza uClizzino nel proprio sistema di analisi una serie di indicatori di monitoraggio del rischio di liquidità a livello sia di una singola banca sia di sistema: il disallineamento (mismatching) tra le scadenze contra<uali delle poste a7ve e passive; • il grado di concentrazione della raccolta (per controparte, per valute, etc.); • l’ammontare degli asset altamente liquidi e liberi; • variabili di mercato (ad esempio, gli spread sui Cds – Credit Default Swap ovvero derivaC crediCzi, o i corsi azionari). 224 112 Le cinque dire<rici della riforma • Tra le due regole, l’Lcr è sicuramente quella che è stata maggiormente discussa nell’ambito del processo di consultazione. • Un tema importante è certamente quello della composizione del cuscine<o di a7vità liquide; • la maggiore o minore estensione del novero delle a:vità ammissibili è di significaCvo rilievo in quanto può determinare conseguenze rilevan2 sulle poli2che delle banche. 225 Le cinque dire<rici della riforma • Un altro tema riguarda lo scenario di stress che, così come definito dal Comitato di Basilea, ipo2zza un contesto di crisi dei merca2 in cui si innestano difficoltà idiosincra2che. • I parametri di stress sono in larga misura definiC dal Comitato di Basilea stesso; su alcuni di essi le autorità nazionali possono intervenire, ma in senso esclusivamente peggiora2vo, in fase di a<uazione della disciplina. • I principali fa<ori di stress dei flussi in uscita riguardano la raccolta (retail, corporate, financial corporate) e il 2raggio delle linee di credito. 226 113 Le cinque dire<rici della riforma • Il rispe@o dei due requisiC quanCtaCvi sarà verificato dalle autorità di vigilanza con cadenza almeno mensile; le banche dovranno assicurarlo nel con2nuo. • Anche l’entrata in vigore della disciplina sulla liquidità sarà graduale. Dopo una fase di osservazione avviata già nel corso del 2011, l’Lcr entrerà in vigore nel 2015, mentre Nsfr verrà introdo@o come requisito nel 2018. • Così come tu@e le altre misure di Basilea 3 le nuove regole sul rischio di liquidità sono state definite a seguito di un ampio processo di consultazione con l’industria bancaria e di uno studio d’impa<o. 227 Le cinque dire<rici della riforma Ciò ha consenCto al Comitato di Basilea di apportare alle proposte originarie alcune importanC modifiche finalizzate a : 1. a<enuare effe7 indesidera2 dei due cita2 requisi2 per i merca2 finanziari, l’erogazione del credito e la crescita economica; 2. tenere conto delle differen2 categorie di banche. Per quanto concerne il primo punto, le modifiche introdo@e riguardano la definizione delle a7vità altamente liquide e gli scenari di stress alla base dei due requisi2 quan2ta2vi. 228 114 Le cinque dire<rici della riforma Con riferimento all’Lcr: 1. sono state introdo@e nel cuscine<o di liquidità le a7vità cosidde<e “di seconda linea” (a:vità nei confronC di amministrazioni centrali e sogge7 assimilabili che rientrino nella ponderazione per il rischio del 20% in base al metodo standardizzato per il rischio di credito di Basilea 2, nonché obbligazioni di imprese non finanziarie e covered bond di elevata qualità); 2. è stato diminuito il livello di severità dello scenario di stress alla base del calcolo dei flussi di cassa a<esi. 229 Le cinque dire<rici della riforma A tale ulCmo proposito si segnalano le seguenC principali ricalibrazioni: • abbassamento del coefficiente minimo di 2raggio per i deposi2 effe@uaC da clientela al de@aglio e piccole imprese; • introduzione di una finestra specifica di deflussi per le passività connesse alle a7vità opera2ve aven2 come controparte is2tuzioni finanziarie (a:vità di custodia, di compensazione e regolamento, nonché di gesCone della tesoreria); 230 115 Le cinque dire<rici della riforma Segue ricalibrazioni: • relaCvamente alla raccolta non garan2ta, tu7 i sogge7 sovrani, le banche centrali e gli en2 del se<ore pubblico vengono considera2 come corporate (ossia con un coefficiente di 2raggio del 75%), anziché come isCtuzioni finanziarie, con il Craggio del 100%; • abbassamento del 2raggio delle linee di credito irrevocabili concesse a clientela al de<aglio e piccole imprese. 231 Le cinque dire<rici della riforma • A fronte di uno scenario di stress meno penalizzante sulla raccolta è stato introdo@o un limite massimo, pari al 75% dei flussi di cassa, all’ammontare dei flussi di cassa in entrata computabile ai fini della determinazione dell’Lcr. • Inoltre, anziché lasciare alla discrezione delle singole banche la determinazione delle percentuali di rinnovo delle esposizioni e di assunzione di nuove esposizioni, è stato previsto un tra@amento armonizzato delle stesse che rifle@e le ipotesi del Comitato di Basilea. 232 116 Le cinque dire<rici della riforma Con riguardo all’Nfsr, nell’ambito delle fonC stabili è stata incrementata la percentuale di computabilità per i deposi2 effe<ua2 da clientela al de<aglio e piccole imprese. Mentre, relaCvamente alla determinazione delle componenC illiquide dell’a:vo: • è stato introdo<o il coefficiente di ponderazione al 65% (dal 100%) per i mutui residenziali e gli altri crediC che rientrano nella ponderazione preferenziale del 35% o migliore in base al metodo standardizzato per il rischio di credito di Basilea 2; • è stato diminuito il volume degli impor2 irrevocabili fuori bilancio da prefinanziare, mediante la riduzione della relaCva ponderazione. 233 Le cinque dire<rici della riforma • Con riferimento alla considerazione delle differenC categorie di banche, le regole di Basilea 3 sul rischio di liquidità, rispe@o a quelle proposte in sede di consultazione, contengono un dire<o riferimento alle re2 delle banche coopera2ve. • In parCcolare, in deroga al criterio generale di considerare la raccolta interbancaria non garan2ta altamente vola2le in situazioni di stress, è previsto, in presenza di determinate condizioni, uno specifico tra<amento dei deposi2 effe<ua2 dalle banche di primo livello a favore delle banche di secondo livello, vantaggioso per la rete nel suo complesso (applicazione di un coefficiente di Craggio del 25% anziché del 100%). 234 117 Le cinque dire<rici della riforma • Come già de@o, tale specifico tra@amento è subordinato al rispe@o di determinate condizioni , tra le quali la realizzazione di un sistema di tutela is2tuzionale, come il Fondo di Garanzia Is2tuzionale (Fgi). • Non è stata, invece, accolta la proposta formulata dal Credito CooperaCvo italiano (sia in sede di consultazione, sia nei successivi incontri con esponenC della Commissione Europea) di prevedere uno specifico tra@amento asimmetrico alle transazioni intercorrenC tra le banche di primo e secondo livello della rete. 235 Le cinque dire<rici della riforma Tu@avia, in prospe:va, la realizzazione, da parte del Credito CooperaCvo, del Fondo di Garanzia IsCtuzionale dovrebbe consenCre • di pervenire a un’applicazione più favorevole, per le banche di secondo livello della categoria • e, quindi, per il network nel suo complesso, del tra@amento – allo stato impropriamente penalizzante – previsto dalle nuove regole per tali transazioni. 236 118 Sommario Le caratteristiche delle attività finanziarie Liquidità, rischio e rendimento La curva dei tassi: teorie e conformazione Volatilità e rendimento: l’indice di Sharpe Caratteristiche degli strumenti di mercato monetario e finanziario Prof. Alessandro Berti 237 Le caratteristiche delle attività finanziarie: rischio e rendimento Prof. Alessandro Berti 119 Principali caratteristiche delle attività finanziarie valuta di denominazione tasso di interesse natura dell'emittente scadenza o durata contrattuale durata finanziaria (duration) negoziabilità trattamento fiscale Prof. Alessandro Berti 239 Principali caratteristiche delle attività finanziarie Sotto il profilo economico si distingue invece: liquidità rendimento rischio Prof. Alessandro Berti 240 120 Liquidità: consiste nell’attitudine di un bene ad essere scambiato contro moneta a vista e senza perdita; pertanto si ha che il grado di liquidità è dato dalla distanza di ciascuna attività finanziaria rispetto alla moneta. Prof. Alessandro Berti 241 Rendimento: equivale al reddito di una attività finanziaria, definito in base al valore attuale; è uno strumento necessario per confrontare e valutare flussi monetari con diversa distribuzione temporale. Pertanto il rendimento può essere definito come: il tasso che eguaglia il valore attuale delle entrate future con il valore attuale delle somme pagate Prof. Alessandro Berti 242 121 Alcuni teoremi: 1. quando il valore di mercato del titolo coincide con il valore di rimborso, si ha che rendimento immediato = rendimento effettivo; 2. il prezzo dei titoli varia in relazione inversa al tasso di interesse; 3. i titoli contraddistinti da una scadenza superiore presentano variazioni di prezzo rispetto alla variazione del tasso più accentuate rispetto ai titoli a breve: si parla allora di volatilità. Prof. Alessandro Berti 243 Rischio tale elemento è intrinsecamente legato ai fatti finanziari, poiché l'essenza del rapporto fra debitore e creditore è lo scambio fra una prestazione certa, oggi, ed una incerta, in futuro; tuttavia il rischio non deve essere confuso con l’incertezza, che è uno stato di natura ineliminabile. Prof. Alessandro Berti 244 122 Rischio Quattro configurazioni: rischio di credito: collegato al mancato pagamento dell'interesse e/o del capitale; rischio di capitale: rischio di dover vendere prima della scadenza un’attività finanziaria priva di mercato sufficientemente ampio; rischio di interesse: rischio collegato a variazioni dei tassi; rischio di perdita di potere d'acquisto: legato alla possibilità che il compenso per il creditore non incorpori la componente necessaria a recuperare il potere di acquisto iniziale (differenza fra tasso di interesse reale e nominale). Prof. Alessandro Berti 245 Tasso di interesse e struttura dei tassi Il problema nasce dal fatto che non è possibile esaminare il tasso di interesse come se esistesse un solo prezzo per tutte le attività finanziarie, mentre questo varia in funzione del rischio, della scadenza, della natura dell'emittente. Prof. Alessandro Berti 246 123 Tasso di interesse e struttura dei tassi Per quale motivo il tasso non è lo stesso per tutte le scadenze, per esempio, di titoli di stato aventi medesime caratteristiche? Risposta: a causa delle aspettative degli operatori sul futuro: gli operatori, infatti, non si attendono che i tassi rimangano invariati lungo l'arco temporale considerato. Per questa ragione la yield curve (la curva dei rendimenti a scadenza) non è piatta. Prof. Alessandro Berti 247 Teorie sulla curva dei tassi Tre teorie: aspettative razionali mercati segmentati habitat preferenziale Prof. Alessandro Berti 248 124 Teoria delle aspettative razionali Premessa: questa teoria si basa in modo decisivo sull'assenza di costi di informazione e transazione (perciò è del tutto irrealistica …). I tassi che si realizzeranno in futuro, pertanto, sono sempre quelli impliciti (forward rates) nella curva dei rendimenti. Prof. Alessandro Berti 249 Teoria delle aspettative razionali Si assume pertanto: che gli investitori siano puri massimizzatori del profitto; che non vi siano costi di informazione di transazione: gli operatori effettueranno perciò operazioni di arbitraggio puro, acquistando combinazioni di titoli che producono rendimenti di periodo più elevati, e vendendo gli altri. Prof. Alessandro Berti 250 125 Teoria delle aspettative razionali come conseguenza del processo di arbitraggio i prezzi dei titoli si muoveranno in modo da portare i rendimenti delle varie durate al livello necessario per assicurare all'investitore un egual rendimento di periodo, indipendentemente dalla durata; si avrà pertanto che il tasso a lungo termine eguaglia la media dei tassi attesi a breve. Prof. Alessandro Berti 251 Teoria dei mercati segmentati Nasce da una critica decisiva alla teoria precedente: nei mercati delle varie scadenze operano investitori diversi, mossi da gradi di avversione al rischio diversi e, pertanto, i processi di arbitraggio non possono avere luogo. Prof. Alessandro Berti 252 126 Teoria dei mercati segmentati vi sono pertanto comportamenti separati per le varie scadenze e fra un comparto e l'altro vi è scarsa o nulla permeabilità; in altre parole, il tasso di interesse delle varie scadenze rappresenta solo il tasso di equilibrio fra domanda ed offerta di fondi in ciascun segmento. Prof. Alessandro Berti 253 Teoria dei mercati segmentati Motivi della segmentazione: trattamento fiscale; imperfetta sostituibilità dei titoli alle diverse scadenze per problemi di composizione del portafoglio del singolo operatore, poiché le caratteristiche delle attività e delle passività finanziarie detenute possono far ritenere più conveniente operare in un mercato anziché in un altro. Prof. Alessandro Berti 254 127 Teoria dell' habitat preferenziale Costituisce un compromesso fra le due precedenti che hanno due difetti: 1. la prima ignora il rischio cui si espone l'investitore sostituendo titoli aventi scadenza differenziata; 2. la seconda non tiene conto dei profitti realizzati nelle operazioni di arbitraggio e si concentra solo sull'avversione al rischio. Prof. Alessandro Berti 255 Teoria dell’habitat preferenziale la teoria dell'habitat preferenziale afferma invece che esiste un incentivo a sopportare il rischio implicito nel sostituire titoli delle diverse scadenze e mette in risalto il premio che gli operatori chiedono a tale scopo (liquidity premium); questo avviene poiché ciascun investitore ha una scadenza o habitat preferenziale per le attività finanziarie e per le passività finanziarie da detenere in portafoglio. Prof. Alessandro Berti 256 128 Teoria del premio per la liquidità se la domanda di fondi per ogni scadenza eguagliasse l'offerta relativa, si ricadrebbe nella prima teoria; ma poiché vi sono squilibri fra domanda ed offerta, gli investitori chiederanno un premio per muoversi dal segmento preferito, in cui c'è eccesso di offerta, a quello dove c'è carenza di fondi. Prof. Alessandro Berti 257 Teoria del premio per la liquidità maggiori sono le distanze fra domanda ed offerta, maggiori dovranno essere i premi offerti agli operatori per indurli a spostarsi; il mercato sarà pertanto in equilibrio quando i premi contenuti nella curva dei rendimenti a scadenza saranno sufficienti ad indurre un numero adeguato di investitori ad uscire dal loro habitat preferenziale. Prof. Alessandro Berti 258 129 Teoria del premio per la liquidità Tasso implicito nella yield curve = tasso previsto + premio richiesto pro-tempore Il premio di liquidità spiega così perché la conformazione più frequente della curva dei rendimenti è quella crescente, con i tassi a lungo che superano quelli a breve. Prof. Alessandro Berti 259 Il processo decisionale e le scelte del risparmiatore Prof. Alessandro Berti 130 Obiettivi dell’investimento La prassi più diffusa nel comportamento dei risparmiatori si può sintetizzare come segue: constatazione del possesso della liquidità; decisione di investire; scelta degli strumenti finanziari che comporranno il proprio portafoglio. Prof. Alessandro Berti 261 Obiettivi dell’investimento (segue) La prassi corretta invece dovrebbe essere: constatazione del possesso della liquidità; definizione degli obiettivi del proprio investimento, della propria propensione al rischio e quindi della propria combinazione rischio/rendimento; decisione di investire; scelta degli strumenti finanziari in funzione di quanto sopra. Prof. Alessandro Berti 262 131 La combinazione rischio/ rendimento La combinazione rischio/rendimento identifica la relazione esistente fra: la misura della variabilità di un rendimento atteso = rischio la misura del ritorno dell’investimento fatto = rendimento (reddito periodico e rimborso del capitale) Prof. Alessandro Berti 263 La combinazione rischio/ rendimento (segue) La combinazione rischio-rendimento illustra un legame del tipo: maggiore è il rischio, ossia la volatilità dell’investimento, maggiore è o dovrebbe essere il rendimento atteso dall’investitore. pertanto, nel comparare due diverse tipologie di attività finanziarie occorre individuare una misura che sintetizzi la diversa combinazione rischio / rendimento che le caratterizza. Prof. Alessandro Berti 264 132 La volatilità di un investimento il problema di definire e misurare la volatilità nasce poiché il rendimento di un’attività finanziaria nel futuro non è sempre certo e determinabile; al fine di valutarne la convenienza si fa riferimento a metodi statistici che estrapolano informazioni del passato: tramite l’attribuzione di un peso probabilistico si forniscono, pertanto, informazioni sul futuro. Prof. Alessandro Berti 265 La volatilità a tal fine si calcola la misura della dispersione del rendimento intorno alla media volatilità. essa rappresenta l’incertezza associata alla possibilità di ottenere un risultato intorno a quello medio. Prof. Alessandro Berti 266 133 La volatilità (segue) attività finanziarie a bassa volatilità = conservative se la volatilità fosse nulla = rendimento certo attività finanziarie ad elevata volatilità = speculative Prof. Alessandro Berti 267 L’indice di Sharpe Si utilizza perciò l’indice di Sharpe, calcolato secondo la seguente formula: (Rendimento dell’investimento) - (Rendimento attività risk free) (Volatilità del rendimento dell’investimento) Prof. Alessandro Berti 268 134 Calcolo dell’indice di Sharpe Investimento A: rendimento 10% volatilità 12% Investimento B: rendimento 12% volatilità 19% Prof. Alessandro Berti 269 Calcolo dell’indice di Sharpe Ipotizzando che il rendimento di un’attività risk free = 5%, il calcolo dell’indice di Sharpe sarà il seguente: Caso A: (10-5)/12 = 0,42 Caso B: (12-5)/19 = 0,37 Prof. Alessandro Berti 270 135 Conseguenze per l’investitore l’investimento “A” risulta migliore poiché ottimizza il rapporto fra rischio e rendimento; non è infatti possibile limitarsi a valutare il livello del rendimento (nel breve termine quello di “B” può essere elevato ma scende fortemente in poco tempo). Prof. Alessandro Berti 271 Tipo di investitore/tipo di investimento È importante stabilire la tipologia di investitore in funzione della diversa propensione al rischio: investitore conservativo ⇒ investimento privo di rischio investitore equilibrato ⇒ investimento a basso rischio investitore aggressivo ⇒ investimento ad alto rischio Prof. Alessandro Berti 272 136 Documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari La Consob ha predisposto il “Documento sui rischi generali degli investimenti in strumenti finanziari” In particolare viene precisato che: per apprezzare il rischio derivante da un investimento in strumenti finanziari si deve avere riguardo ai seguenti 4 elementi: Prof. Alessandro Berti 273 Documento sui rischi (segue) la variabilità del prezzo dello strumento finanziario; la sua liquidità; la divisa di denominazione; gli altri fattori generali di rischio. Prof. Alessandro Berti 274 137 Documento sui rischi (segue) Per tale ragione il regolamento precisa che prima di iniziare la prestazione di servizi di investimento è necessario ottenere informazioni circa: esperienza dell’investitore; situazione finanziaria; obiettivi di investimento; propensione al rischio. Prof. Alessandro Berti 275 Documento sui rischi (segue) ovviamente si deve consegnare il documento sui rischi generali dell’investimento; gli stessi servizi finanziari non possono essere prestati se non dopo aver fornito informazioni adeguate su: natura; rischi; implicazioni; Prof. Alessandro Berti 276 138 Documento sui rischi (segue) ….. della specifica operazione o del servizio prestato ⇒ al fine di rendere possibili consapevoli scelte di investimento ⇒ ma anche per un’effettiva prestazione professionale di consulenza Prof. Alessandro Berti 277 Documento sui rischi (segue) il contenuto del documento Consob è utile alla comprensione della funzione economica delle banche nella gestione del risparmio; il documento, infatti, individua la metodologia professionalmente e tecnicamente più adeguata al fine di … ... Prof. Alessandro Berti 278 139 Documento sui rischi (segue) costruire un portafoglio su misura, caratterizzato da un contenuto di rischio adatto alle esigenze del risparmiatore; permettere l’assunzione di decisioni consapevoli da parte del risparmiatore stesso, grazie al supporto consulenziale della banca. Prof. Alessandro Berti 279 Documento sui rischi (segue) Si può affermare che la metodologia che si è individuata, quando sia effettivamente utilizzata nella relazione con il risparmiatore, rappresenta il vero e proprio valore aggiunto dell’attività di consulenza della banca e, più in generale, dell’industria del risparmio gestito. Prof. Alessandro Berti 280 140 La conoscenza della situazione Essa è resa possibile attraverso la conoscenza di: stile di vita; patrimonio disponibile; redditi attuali e previsti; propensione al risparmio; attitudine individuale al rischio. Prof. Alessandro Berti 281 Definizione degli obiettivi La definizione degli obiettivi: alcuni esempi: crescita del capitale tramite risparmio periodico ⇒ scopo previdenziale crescita del capitale tramite risparmio periodico ⇒ acquisto beni immobili, spese figli etc. … Prof. Alessandro Berti 282 141 Definizione degli obiettivi La definizione degli obiettivi: alcuni esempi: crescita del capitale nel medio/lungo termine a scopi diversi, tramite un singolo investimento rendita periodica a partire da un certo capitale gestione della liquidità familiare Prof. Alessandro Berti 283 Scelte di investimento e strumenti La prassi che è stata individuata: descrive il metodo in funzione di un obiettivo, che può essere ogni volta diverso; consente di definire una propria strategia di investimento; Prof. Alessandro Berti 284 142 Scelte di investimento e strumenti di trading La prassi che è stata individuata (segue): aiuta a comprendere che gli strumenti utilizzati, per quanto potenti e rapidi (come il trading on-line p.es.), non rendono “onnipotenti” e non impediscono gli errori. Prof. Alessandro Berti 285 Gli strumenti del mercato monetario Prof. Alessandro Berti 143 Definizione di mercato monetario Il mercato monetario è quel settore del mercato finanziario in cui vengono effettuati l’emissione (mercato primario), la negoziazione e il rimborso (mercato secondario), di strumenti finanziari caratterizzati da una durata non superiore ad un anno e mezzo (18 mesi), quindi molto breve. Prof. Alessandro Berti 287 Gli strumenti del mercato monetario sono generalmente liquidabili in modo relativamente agevole e comunque senza perdite eccessive. Tra di essi si possono individuare: i BoT (Buoni ordinari del Tesoro), le accettazioni bancarie, i certificati di deposito, le polizze di credito commerciale, le commercial paper, i pronti contro termine. Prof. Alessandro Berti 288 144 Gli strumenti del mercato monetario all’interno del mercato monetario è inoltre attivo il mercato interbancario dei depositi (MID), nel quale le banche raccolgono e impiegano, attraverso un circuito telematico, gli eventuali eccessi o carenze di liquidità semplicemente chiedendo depositi o offrendoli ad altre banche del circuito. Prof. Alessandro Berti 289 Funzione del mercato monetario consente una gestione ottimale della liquidità, permettendo a banche, società industriali e commerciali, compagnie di assicurazioni, Tesoro e investitori individuali di far fronte senza costi eccessivi a eventuali carenze temporanee di fondi e di impiegare in modo proficuo eventuali eccessi di liquidità. Prof. Alessandro Berti 290 145 MTS: Mercato all’ingrosso dei Titoli di Stato MTS è il mercato telematico all’ingrosso dei Titoli di Stato emessi dallo Stato italiano e da Stati esteri. MTS Spa, che gestisce la piattaforma elettronica per il mercato, è stata istituita nel 1988 con Decreto del Ministero del Tesoro e da gennaio 2006 il principale azionista è MBE Holding, joint venture tra Borsa Italiana Spa e Euronext NV (la Borsa paneuropea), che si propone l’obiettivo di rendere MTS Spa il punto di riferimento europeo per la negoziazione di tali strumenti. Prof. Alessandro Berti 291 MTS: partecipanti Il regolamento del mercato, disciplinato dal Ministero dell’Economia, stabilisce che possono essere ammessi alle negoziazioni: le banche nazionali, comunitarie ed extracomunitarie; l e i m p r e s e d i i n v e s t i m e n t o i t a l i a n e , comunitarie ed extracomunitarie; il Ministero del Tesoro; la Banca d’Italia. Prof. Alessandro Berti 292 146 MTS: partecipanti I partecipanti sono suddivisi in: Market Makers. Le istituzioni finanziarie idonee a ricoprire tale ruolo devono possedere un patrimonio netto di almeno 39 milioni di euro e devono aver negoziato almeno 38 miliardi di euro in obbligazioni quotate sulla piattaforma MTS nel corso dell'anno precedente. Market Takers. Le istituzioni finanziarie idonee a ricoprire tale ruolo devono possedere un patrimonio netto di almeno 10 milioni di euro ed aver negoziato almeno 1 miliardo in obbligazioni quotate su MTS nel corso dell'anno precedente. Prof. Alessandro Berti 293 MTS: funzionamento MTS è un mercato Quote Driven basato su quotazioni esposte da operatori che operano in conto proprio e che sono tenuti a esporre quotazioni in acquisto e in vendita per quantitativi minimi determinati (5 o 2,5 mln di euro a seconda dello strumento). Tali soggetti possono svolgere la funzione di primary dealer con funzione market maker, dealer (si pone come controparte dei primary dealers) e specialista. Prof. Alessandro Berti 294 147 MTS: funzionamento Sul MTS si negoziano CCT, BTP, BOT, CTZ STRIPS, Eurobond, titoli emessi da organismi internazionali partecipati da Stati. Il mercato si suddivide in tre segmenti: MTS Cash; MTS Pct su cui si negoziano i pronti contro termine; MTS strips su cui si negoziano i prodotti strip (cedole). Prof. Alessandro Berti 295 MTS: funzionamento Modalità ed orario delle negoziazioni: Pre-mercato 7,30-8,00 in cui possono operare solo i primary dealer Mercato preventivo 8,00-8,15 in cui non è consentito l’abbinamento tra le proposte Mercato aperto 8,15-17,30 in cui è consentito l’abbinamento tra le proposte Mercato chiuso 17,30-20,00 in cui è inibita l’operatività; si possono ricevere report e listini, esaminare dati statistici. Prof. Alessandro Berti 296 148 MTS: funzionamento La liquidazione è su base netta mediante il Sistema di liquidazione dei Titoli gestito da Banca d’Italia. In definitiva si tratta di un mercato all’ingrosso, destinato ad operatori specializzati per clienti “speciali” = investitori istituzionali, soprattutto esteri. Prof. Alessandro Berti 297 MOT.: Mercato Telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato Il MOT è il mercato telematico in cui vengono negoziati al dettaglio Titoli di Stato e obbligazioni non convertibili. A differenza del MTS, possono parteciparvi anche i singoli risparmiatori. Il MOT è organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A. Prof. Alessandro Berti 298 149 Nuova configurazione del MOT A seguito della gestione dell’EuroMOT dalla piattaforma tecnologica Affari (che già supporta il MOT), si è verificata dal 7 novembre 2005 l’omologazione funzionale dei due mercati: l’EuroMOT diviene parte del mercato MOT, che viene così risegmentato: DomesticMOT con due classi di mercato: titoli di stato nazionali; titoli di debito in euro ed in valuta diversa dall’euro. EuroMOT con un’unica classe di mercato: euro- obbligazioni, ABS, titoli di emittenti esteri e altri titoli di debito. Prof. Alessandro Berti 299 MOT: Fasi Le fasi operative del M.O.T. Pre-asta preventiva Asta preventiva Pre-asta definitiva Asta definitiva Fase di sottoscrizione Fase di chiusura Prof. Alessandro Berti 300 150 Il funzionamento del MOT 1) Pre-asta preventiva Calcolo del prezzo teorico di asta in base a 3 criteri alternativi: 1. maggiore quantità di titoli negoziabile 2. minori differenze fra acquisti e vendite 3. prezzo più vicino all’ultimo prezzo valido Prof. Alessandro Berti 301 Il funzionamento del MOT 2) Asta preventiva Determinazione del prezzo di asta preventiva. In questa fase: 1. non si concludono contratti 2. viene comunicato il prezzo di asta preventiva 3. i titoli senza proposte inserite passano direttamente alla fase di chiusura Prof. Alessandro Berti 302 151 Il funzionamento del MOT 3) Pre-asta definitiva Determinazione del prezzo teorico di asta definitiva secondo gli stessi criteri di prima: 1. non si concludono contratti 2. viene comunicato il prezzo teorico di asta definitiva Prof. Alessandro Berti 303 Il funzionamento del MOT 4) Asta definitiva Avviene secondo i seguenti orari: Btp, Bot, Cte e Ctz ore 9,30 Cct, Cto, Altri obbl.e altre valute ore 10.00 Prof. Alessandro Berti 304 152 Il funzionamento del MOT 5) Fase di sottoscrizione avviene dalla fase di asta definitiva fino alla chiusura ore 17.00 è una vera e propria asta continua, caratterizzata dalla mancanza di un prezzo unico si possono immettere solo proposte con limite di prezzo e/o T.O.N.= Tutto o niente Prof. Alessandro Berti 305 L’euromercato l’euromercato è noto soprattutto, nel periodo precedente l’introduzione dell’U.M.E., ed in quello immediatamente successivo, quale mercato obbligazionario il cui successo è stato di assoluto rilievo in termini di volumi scambiati e nuovi emittenti; le obbligazioni oggetto di negoziazione sono definite anche Eurobonds o eurobbligazioni e si caratterizzano per essere di emissione Statale o di organismi sovranazionali, oppure corporate (aziendali). Prof. Alessandro Berti 306 153 Le eurobbligazioni Per comprendere cosa siano gli eurobond occorre anzitutto chiarire cosa siano i titoli obbligazionari domestici e i titoli obbligazionari esteri: i primi sono titoli obbligazionari emessi da un residente nel proprio Paese e denominati nella propria valuta; si tratta di titoli fortemente regolamentati dalle autorità nazionali le quali si preoccupano di tutelare gli investitori domestici; Prof. Alessandro Berti 307 Le eurobbligazioni i bond esteri sono invece titoli emessi in un certo mercato, nella valuta di quel Paese da un soggetto non residente; in particolare, un eurobond si caratterizza per il fatto di essere: emesso al di fuori del Paese della valuta in cui è denominato; emesso in più Paesi e generalmente con durata medio- lunga; emesso da soggetti di qualunque Paese; esente da una ritenuta fiscale alla fonte; esenta da norme relative alla trasparenza ed alla tutela degli investitori; emesso mediante private placement da grandi emittenti. Prof. Alessandro Berti 308 154 Il mercato delle eurobbligazioni le emissioni eurobbligazionarie vengono collocate sul mercato attraverso l’opera di un sindacato internazionale di banche; a differenza degli europrestiti, le emissioni di eurobbligazioni vengono per lo più collocate presso i risparmiatori individuali attraverso l’opera di distribuzione al dettaglio curata dalle banche che partecipano al sindacato e che si assumono l’incarico di procedere alla vendita. Prof. Alessandro Berti 309 Il mercato delle eurobbligazioni l’accesso a questo mercato è (o dovrebbe essere) accuratamente selezionato; sono ammessi (o dovrebbero essere ammessi) solo i prenditori di standing di valore assoluto, con fabbisogni finanziari di notevole consistenza; la selezione è effettuata con l’intervento delle agenzie di rating. Prof. Alessandro Berti 310 155 Il mercato delle eurobbligazioni gli emittenti di minor standing devono sopportare una maggiorazione del costo, fino a rendere virtualmente non economico il ricorso ad una emissione eurobbligazionaria; la revisione periodica del rating si riflette immediatamente sul premio al rischio richiesto dagli investitori presenti sul mercato. Prof. Alessandro Berti 311 Il mercato delle eurobbligazioni il mercato principale è Londra, dove sono presenti i maggiori intermediari finanziari mondiali; ogni banca quota un certo numero di obbligazioni, e negozia i titoli con banche o con broker; questi intermediari svolgono attività di market makers, in quanto si impegnano a fare mercato, cioè a comprare e vendere un certo numero di titoli, variabile a seconda della dimensione del broker, in qualsiasi momento. Prof. Alessandro Berti 312 156 Il mercato delle eurobbligazioni la commissione derivante da questa attività è costituita dalla differenza (spread) tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita (denaro e lettera; bid e offer) sui titoli trattati; a livello mondiale il mercato funziona 24 ore su 24, sulle piazze di Londra, New York e Tokyo, che lavorano a staffetta durante l’arco della giornata; le transazioni avvengono per quantità oscillanti in controvalore tra 2500 dollari e il milione di dollari. Prof. Alessandro Berti 313 Regolamentazione l’Euromercato non è direttamente regolamentato; la vendita di titoli è disciplinata dalle leggi interne del paese del soggetto venditore; per l’acquirente valgono le disposizioni del paese di residenza; l’attività internazionale è disciplinata da organismi privati di autoregolamentazione ai quali aderiscono tutte le principali controparti. Prof. Alessandro Berti 314 157 Rischio emittente e rating il rischio emittente può essere valutato sulla base di un vero e proprio “voto” sulla solvibilità dell’emittente stesso rilasciato da agenzie specializzate, quali Moody’s e Standard & Poor; il rating , espresso attraverso una scala di valori, divide, a seconda della rischiosità, le emissioni in: investment grade (minor rischio) speculative grade (maggiore rischio) Prof. Alessandro Berti 315 Euromercato: bonds Vantaggi per l’emittente: possibilità di attingere fondi dal mercato dei piccoli risparmiatori; liquidità/facile trasferibilità dei titoli; s t a n d a r d i z z a z i o n e d e l l o s t r u m e n t o (documentazione/gradimento del mercato); molteplicità di scadenze e strutture. Prof. Alessandro Berti 316 158 Euromercato: bonds Vantaggi per l’emittente: possibilità di monitorare continuamente il valore dei propri bonds sul mercato e di operare raffronti con altri debitori; possibilità di operare arbitraggi tra i mercati, ottenendo costi di indebitamento inferiori rispetto al funding diretto. Prof. Alessandro Berti 317 Euromercato: bonds Vantaggi per l’investitore: liquidità dello strumento; affidabilità del prezzo e delle controparti (quotazione in borse . mercato O.T.C.); ampia possibilità di scelta tra mercati, divise, debitori; semplicità e standardizzazione della struttura. Svantaggi per l’investitore: esente da norme relative alla trasparenza ed alla tutela degli investitori (Cirio …); conseguentemente, rischi per il sottoscrittore. Prof. Alessandro Berti 318 159 Eurobonds: classificazione Si distinguono gli eurobonds in base al mercato: INTERNATIONAL BOND: bond emesso da un debitore in una nazione estera (include gli Eurobonds); GLOBAL BOND: emissione internazionale collocata contemporaneamente sul mercato Euro e sui mercati domestici (solitamente, USA e Giappone) con fungibilità dei titoli tra i mercati. Prof. Alessandro Berti 319 Eurobonds: classificazione EUROBOND: bond emesso da un debitore in una nazione straniera, denominato in un’eurovaluta, sottoscritto e collocato da un sindacato internazionale di istituzioni finanziarie; FOREIGN BOND: titolo emesso da un debitore in un mercato dei capitali domestico diverso dal proprio, di solito denominato nella valuta di tale mercato, sottoscritto e venduto da un gruppo di istituzioni finanziarie della nazione dei datori di fondi. Prof. Alessandro Berti 320 160 Modalità di contrattazione i prezzi che appaiono, per esempio, sul Sole 24Ore, devono ritenersi puramente indicativi, soprattutto per il piccolo risparmiatore, poiché l’Euromercato esprime prezzi su scambi fra operatori specializzati (banche, investitori istituzionali etc. …) che avvengono su circuito telematico Reuters; ai prezzi devono essere aggiunte le commissioni per la vendita al dettaglio e la quotazione riportata sui giornali rappresenta l’ultimo prezzo comparso sul circuito Reuters alla fine della giornata di contrattazione (ore 20.00). Prof. Alessandro Berti 321 Le obbligazioni La valutazione dei titoli a tasso fisso La valutazione dei titoli a tasso variabile Prof. Alessandro Berti 161 Le obbligazioni Le obbligazioni si distinguono e valutano in funzione di: tasso d’interesse durata modalità di emissione modalità di rimborso Quanto alla durata: Obbligazioni a b.t.: < 18 mesi Obbligazioni a m.t.: > 2 anni < 5 anni Obbligazioni a l.t.: > 5 anni Prof. Alessandro Berti 323 Le obbligazioni (segue) In base alla modalità di rimborso: per estrazione a sorte: determina un elemento di incertezza sulla durata effettiva dell’investimento, non essendo precalcolabile la data di rimborso ma solo la % di probabilità sul rimborso stesso; con rimborso integrale a scadenza es. BTP – CCT; con rimborso parziale del valore nominale.... cedole successive al 1° rimborso decurtate in funzione di quanto già rimborsato al sottoscrittore; con rimborso per conversione (Azioni). Prof. Alessandro Berti 324 162 Tipologie di obbligazioni In base alle modalità di indicizzazione: o b b l i g a z i o n i drop-lock, contenenti un’opzione di conversione da tasso variabile a tasso fisso a favore dell’investitore (il quale incassa comunque il tasso minimo di soglia o trigger rate); obbligazioni index linked: in aggiunta ad un rendimento minimo molto basso è prevista una rivalutazione legata all’andamento di uno più indici di borsa. Prof. Alessandro Berti 325 Tipologie di obbligazioni (segue) In base alle modalità di rimborso e di pagamento delle cedole (reverse): obbligazioni step-up, che corrispondono dopo un periodo iniziale una cedola maggiore o crescente; obbligazioni step-down, che corrispondono dopo un periodo iniziale una cedola minore o decrescente; obbligazioni contenenti una clausola di rideterminazione degli interessi dopo un periodo iniziale (p.es. 14-2xEuribor a 6 mesi) o di passaggio dal TF al TV e/o una clausola call a favore dell’emittente e/o la possibilità di rimborsare anziché il capitale un controvalore predeterminato in titoli azionari. Prof. Alessandro Berti 326 163 Tipologie di obbligazioni (segue) Obbligazioni cum warrant: obbligazioni che vengono emesse unitamente ad un’opzione di sottoscrizione dei titoli azionari del emittente; si tratta di titoli che offrono al sottoscrittore una possibilità di investimento aggiuntiva, la cui facoltà di esercizio verrà messa in pratica in funzione di calcoli di convenienza basati su: prezzi e quantità alla data di emissione prezzi alla data di esercizio; il warrant circola separatamente ed è negoziabile come tale indipendentemente dall’obbligazione unitamente alla quale è stato emesso. Prof. Alessandro Berti 327 Tipologie di obbligazioni (segue) Asset backed securities: obbligazioni che vengono emesse a fronte di operazioni di cartolarizzazione o securitization; un originator (banca, istituzione finanziaria etc. …) raggruppa crediti omogenei fra loro per caratteristiche di durata, tasso, tipologia di operazione e cliente (es. mutui, prestiti al consumo, leasing, crediti di difficile esigibilità, etc. ….); si costituisce una SPV o special purpose vehicle il cui scopo è l’acquisizione di detti crediti, finanziata attraverso l’emissione di obbligazioni ABS; la protezione dal rischio di insolvenza avviene mediante polizze assicurative. Prof. Alessandro Berti 328 164 Il rendimento effettivo a scadenza Gli indicatori standard di rendimento, tendono a basarsi su dati oggettivi. Per questo motivo il tasso di rendimento effettivo a scadenza (TRES), che è il principale indicatore di rendimento usato sul mercato obbligazionario, viene calcolato ipotizzando di tenere un titolo per la sua intera vita residua, a prescindere dall’orizzonte specifico dei possibili investitori. Prof. Alessandro Berti 329 Il rendimento effettivo a scadenza inoltre, nel caso di titoli che offrono cedole di interesse, è necessario porre come condizione che tali flussi in entrata vengano reinvestiti fino alla scadenza del titolo, cosicché i flussi intermedi “non escano” dall’investimento, ma vi partecipino fino alla fine; si ricrea pertanto la situazione dello Zero Coupon Bond, in cui si ha l’investimento iniziale di un capitale e si ottiene un montante unico alla scadenza del titolo. Prof. Alessandro Berti 330 165 Il rendimento effettivo a scadenza Ma poiché ogni investitore avrebbe possibilità e opportunità diverse di investire le cedole incassate (dando così luogo a una molteplicità di montanti a scadenza e quindi di TRES, col risultato di perdere l’oggettività del risultato), si ricorre all’ipotesi che ogni flusso venga sempre reimpiegato a uno stesso tasso pari al TRES. Prof. Alessandro Berti 331 Il rendimento effettivo a scadenza Il montante finale risulta quindi costituito da questi elementi: il valore nominale e l’ultima cedola del titolo; tutte le cedole incassate dalla data di valutazione fino alla scadenza del titolo; gli interessi ottenuti reinvestendo dette cedole al TRES. Prof. Alessandro Berti 332 166 Il rendimento effettivo a scadenza posto in questa logica il TRES rappresenta contemporaneamente il rendimento dell’investimento iniziale, del reimpiego dei flussi intermedi del titolo e, quindi, anche il rendimento medio dell’operazione; è possibile perciò scrivere la formula seguente: n P= Fk ∑ (1 + TRES) k =1 k + Val .Pari (1 + TRES )k Prof. Alessandro Berti 333 Il rendimento effettivo a scadenza più precisamente il TRES è il tasso che rende il prezzo tel quel del titolo uguale alla somma dei valori attuali delle cedole future e del rimborso del capitale; in altri termini rappresenta il tasso che, utilizzato per attualizzare il valore finale del montante dell’investimento, lo rende uguale al prezzo tel quel. Prof. Alessandro Berti 334 167 La duration un pericolo derivante dall’uso indiscriminato della vita residua (o della vita media) quale misura del tempo di impiego del capitale è legato alla metodologia di costruzione di tale indicatore, la vita residua, infatti, prende in considerazione i soli flussi di rimborso del capitale, senza alcuna considerazione dei flussi cedola. Prof. Alessandro Berti 335 La duration per superare questa limitazione, Frederick R. Macaulay, nel 1938, suggerì l’uso di un indice che prendesse in considerazione tutti i flussi derivanti dal titolo, qualunque ne fosse la natura; tale indice, conosciuto come duration o durata media finanziaria, è una media aritmetica delle scadenze d’incasso dei flussi, ponderati per i rispettivi importi incassati. Prof. Alessandro Berti 336 168 La duration n ∑t k D= dove: * Fk (1+ RE ) −tk k =1 P D = duration tk = distanza, espressa in anni e frazioni, tra la data di valutazione e quella di incasso del k-esimo flusso Fk = flusso nominale incassato al periodo k RE = rendimento effettivo P = prezzo tel quel Prof. Alessandro Berti 337 La duration A differenza della vita media, la duration è condizionata da caratteristiche endogene al titolo (la scadenza delle cedole, il tipo di rimborso, il tipo di ammortamento, la variabilità o meno delle cedole); esogene al titolo (i tassi di mercato). Prof. Alessandro Berti 338 169 La duration: le caratteristiche endogene Dalle caratteristiche endogene deriva che: eccetto che per i titoli a cedola zero, la duration di un’obbligazione è sempre inferiore alla rispettiva vita media; ad eccezione dei titoli aventi cedola nominale molto inferiore rispetto al rendimento effettivo, la duration è crescente per vita residua in aumento; nel caso di titoli con cedola nominale fortemente inferiore rispetto al rendimento effettivo (per esempio: cedola 3%, rendimento effettivo 15%) c’è un punto a partire dal quale la duration diminuirà per aumenti di vita residua. Prof. Alessandro Berti 339 La duration: le caratteristiche endogene la duration di un’obbligazione è più breve per tassi cedola più alti; la duration di un’obbligazione diminuirà all’aumento del rendimento effettivo; la duration delle obbligazioni redimibili dipenderà esclusivamente dal rendimento effettivo senza alcuna influenza del livello della cedola. Prof. Alessandro Berti 340 170 Stima della volatilità l’uso della duration introduce aspetti nuovi e ulteriori elementi utili per la valutazione della variabilità del prezzo di un titolo. esiste infatti uno specifico legame tra la duration di un’obbligazione e la volatilità del prezzo, per piccoli spostamenti dei tassi d’interesse. Prof. Alessandro Berti 341 Stima della volatilità (segue) ΔP MD'= ΔRE P RE ΔP/P = variazione del prezzo € ΔRE/RE = variazione del rendimento dell’obbligazione MD = modified duration effettivo Prof. Alessandro Berti 342 171 Stima della volatilità (segue) il primo approccio alla comprensione e alla determinazione della volatilità del titolo è dato dal rendimento differenziale che si ottiene determinando la variazione del rendimento effettivo corrispondente a una variazione inversa del prezzo; tale calcolo è quotidianamente riportato nelle pagine finanziarie dei quotidiani economici, all’interno dei dati riguardanti i mercati obbligazionari. Prof. Alessandro Berti 343 Le azioni Prof. Alessandro Berti 172 Le azioni Sono titoli che rappresentano la partecipazione al capitale di una società (S.p.A. o S.a.p.A). Esse pertanto: conferiscono la qualifica di socio; sono prive di scadenza predeterminata; offrono un reddito variabile. Prof. Alessandro Berti 345 Le azioni: aspetti economici Rischio la remunerazione delle azioni è soggetta all'alea dell'andamento aziendale sia per la componente reddito (dividendo), sia per il capitale investito = "titoli a reddito variabile”. Funzione economica l'azione costituisce una fonte di finanziamento, privo di scadenza, da parte dei soci dell'azienda garanzia per i creditori della società. Prof. Alessandro Berti 346 173 Le azioni: aspetti economici (segue) Valore il valore nominale, prescelto dall'emittente e costituito dalla ripartizione unitaria del capitale sociale (capitale sociale/ n° di azioni emesse); il valore patrimoniale = mezzi propri a cui si aggiungono le plusvalenze insite nei cespiti di bilancio e dalle prospettive di reddito atteso in merito alla gestione aziendale; il valore di quotazione, determinato dalla dinamica del mercato esclusivamente per le società quotate in mercati regolamentati. Prof. Alessandro Berti 347 Le azioni: aspetti economici (segue) Emissione contrariamente alle obbligazioni le azioni non sono mai emettibili sotto la pari a causa della natura giuridica di garanzia per i terzi, dovendo rappresentare il conferimento in denaro almeno uguale al valore iscritto a bilancio alla voce "capitale sociale“. Prof. Alessandro Berti 348 174 Diritti degli azionisti Amministrativi chiedere la convocazione dell'assemblea, parteciparvi, intervenire, votarne le delibere (ogni azione rappresenta un diritto di voto) o impugnare le stesse qualora si sia espresso voto contrario; esaminare il libro soci o il libro delibere delle assemblee; chiedere risarcimenti per colpa o dolo degli amministratori. Prof. Alessandro Berti 349 Diritti degli azionisti (segue) Patrimoniali incassare gli utili quando distribuiti (dividendi); concorrere all'aumento di capitale in proporzione alla quota posseduta o cedere il diritto (diritto di opzione); ottenere il rimborso in caso di liquidazione; recedere nei casi di: variazione dell'oggetto sociale; trasformazione della ragione sociale; trasferimento della sede all'estero. Prof. Alessandro Berti 350 175 Categorie di azioni ordinarie privilegiate di risparmio Prof. Alessandro Berti 351 Azioni privilegiate diritto di voto viene limitato alle sole assemblee straordinarie, non è esercitabile nelle assemblee ordinarie. distribuzione del dividendo le azioni privilegiate beneficiano di una maggiorazione rispetto al dividendo riconosciuto alle azioni ordinarie. Prof. Alessandro Berti 352 176 Azioni privilegiate (segue) limiti quantitativi la legge prevede un limite alla emissione di azioni privilegiate (unitamente a quelle di risparmio) entro il 50% del capitale sociale, poiché almeno la metà del capitale sociale deve essere rappresentata da azioni con diritto pieno (azioni ordinarie). Prof. Alessandro Berti 353 Azioni di risparmio fonte legislativa: Legge 216 del 1974 caratteristiche le azioni di risparmio sono prive di diritti amministrativi: non conferiscono mai diritto di voto; possono essere titoli al portatore. Prof. Alessandro Berti 354 177 Azioni di risparmio (segue) esse implementano i diritti patrimoniali: conferiscono una prelazione sugli utili di bilancio pari almeno titolo; al 5% del valore nominale del se gli utili vengono distribuiti anche ad altre categorie di azioni, alle azioni di risparmio compete una maggiorazione nel dividendo pari almeno al 2% del valore nominale del titolo rispetto al dividendo delle ordinarie; Prof. Alessandro Berti 355 Azioni di risparmio (segue) se l'esercizio chiudesse senza utili, o venisse decisa la loro non distribuzione, le azioni di risparmio mantengono il credito (almeno il 5%) per i due esercizi successivi, cumulabile con successive erogazioni; nella liquidazione della società le azioni di risparmio hanno diritto di prelazione rispetto alle altre azioni; Prof. Alessandro Berti 356 178 La selezione degli investimenti azionari Prof. Alessandro Berti La selezione degli investimenti azionari L’utilizzo di criteri di analisi fondamentale presuppone, nel medio periodo, un comportamento razionale del mercato che determina una convergenza dei prezzi verso il valore intrinseco di equilibrio delle azioni, spiegato, appunto, dai c.d. “fondamentali” scontati dal mercato per le rispettive società emittenti. Prof. Alessandro Berti 358 179 La selezione degli investimenti azionari (segue) L’applicazione dei criteri in questione è spesso presentata come una difesa dagli effetti delle oscillazioni speculative del mercato. In realtà occorre usare cautela nell’attribuire sistematicamente a fattori irrazionali la responsabilità di anomale variazioni dei corsi. Prof. Alessandro Berti 359 La selezione degli investimenti azionari (segue) In molti casi è la stessa applicazione, parziale ed erronea, dei criteri di analisi fondamentale a mettere in moto violenti processi di estrapolazione ed autorafforzamento delle aspettative che si traducono in variazioni cicliche molto accentuate. Prof. Alessandro Berti 360 180 La selezione degli investimenti azionari (segue) In ogni caso si rende necessario utilizzare alcune misure di sintesi, sia pure con tutte le cautele necessarie, al fine di pervenire ad alcune indicazioni in merito alla combinazione rischio rendimento propria di ogni titolo. Prof. Alessandro Berti 361 La combinazione rischio/rendimento di un titolo azionario Valutare la combinazione rischio rendimento di un titolo azionario risulta più complesso rispetto ai titoli obbligazionari, per le seguenti cause: variabilità dei rendimenti; nessun rimborso previsto fino alla scadenza, normalmente “indeterminata”; maggiore sensibilità al rischio sistemico (o di mercato). Prof. Alessandro Berti 362 181 La combinazione rischio/rendimento di un titolo azionario (segue) Indicatori di rischio: la volatilità il beta azionario Indicatori di rendimento: il dividend yield il rapporto prezzo/utili per azioni o price earnings ratio il price/cash-flow Prof. Alessandro Berti 363 La combinazione rischio/rendimento (segue) La volatilità. Poiché il rischio insito nel possesso di uno strumento azionario può essere identificato con la variabilità del suo rendimento, si può affermare che un’azione è tanto più rischiosa quanto più elevata è la variabilità del suo rendimento rispetto al suo valore atteso (futuro) o medio (passato). La volatilità, pertanto, può essere definita come dispersione dei rendimenti intorno alla media (cfr. indice di Sharpe). Prof. Alessandro Berti 364 182 La combinazione rischio/rendimento (segue) Il beta azionario. Il beta di un titolo azionario misura la correlazione esistente fra le variazioni del titolo stesso e le variazioni dell’indice rappresentativo del mercato nel quale il titolo è negoziato. Prof. Alessandro Berti 365 La combinazione rischio/rendimento (segue) Il beta azionario (segue). Le variazioni del beta potranno, pertanto assumere valori differenti: Se<1, il beta indica che il titolo è sensibile in misura meno che proporzionale alle variazioni dell’indice; Se>1, il beta indica che il titolo è sensibile in misura più che proporzionale alle variazioni dell’indice; Se<0, il beta indica che il titolo è correlato negativamente alle variazioni dell’indice. Prof. Alessandro Berti 366 183 La combinazione rischio/rendimento (segue) Il beta azionario (segue). Le variazioni del beta indicano, pertanto, che la variabilità del rendimento di un titolo si compone di due fattori differenti: il primo fattore è collegato specificamente alla rischiosità dell’emittente; il secondo fattore, invece, si riferisce alle condizioni generali del mercato nel quale il titolo è negoziato. Prof. Alessandro Berti 367 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale e geografica. Una strategia normalmente utilizzata al fine di diversificare = ridurre i rischi propri dell’investimento in azioni consiste nel comporre portafogli che equilibrino al loro interno varie componenti di rischio, per esempio di tipo settoriale e geografico. Prof. Alessandro Berti 368 184 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale. Per mettere in atto tale tipo di strategia si devono combinare diversi tipi di azioni il cui andamento settoriale risulti negativamente correlato, il cui andamento risulti, cioè, divergente. Prof. Alessandro Berti 369 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale (segue): Per esempio, si acquisteranno sia titoli ciclici, sia titoli anticiclici, titoli legati alla tecnologia e titoli assicurativi, titoli industriali e titoli internet. Prof. Alessandro Berti 370 185 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale (segue): es. titoli ciclici: industriali (FIAT), beni di consumo (MERLONI), entertainment (MEDIASET, LAZIO), tessili e lusso (BENETTON, BULGARI), costruzioni (ITALCEMENTI); titoli anticiclici: alimentari (CREMONINI), farmaceutici (SCHIAPPARELLI, RECORDATI). Prof. Alessandro Berti 371 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale (segue): titoli ciclici: correlati positivamente al ciclo economico al cui sviluppo corrispondono maggiori consumi di beni e servizi prodotti dalle imprese emittenti; titoli anticiclici: il loro andamento non dipende da quello economico (i consumi alimentari e farmaceutici non seguono la congiuntura). Prof. Alessandro Berti 372 186 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione settoriale (segue): t i t o l i finanziari e bancari: correlati negativamente al rialzo dei tassi (perché il rialzo dei tassi fa diminuire il valore dei titoli classati al loro attivo); titoli tecnologici, tlc e internet: anch’essi correlati negativamente al rialzo dei tassi, poiché il credito più caro rende più difficoltosi i forti investimenti che caratterizzano tali settori. Prof. Alessandro Berti 373 La combinazione rischio/rendimento (segue) Diversificazione geografica: difficilmente attuabile dal singolo investitore, mette in relazione titoli di aree geografiche fra loro non collegate o correlate negativamente (es.: Eurolandia e USA, ASIATICHE); l’avvento dell’euro ha reso possibile tale diversificazione per tutti i paesi di Eurolandia, tenuto conto delle diverse “velocità” delle singole economie. Prof. Alessandro Berti 374 187 Gli indicatori di rendimento Il dividend yield. il dividend yield viene calcolato quale rapporto fra l’ultimo dividendo ed il valore di mercato del titolo; a priori, pertanto, maggiore è il dividend yield, maggiore è la convenienza all’acquisto del titolo. Prof. Alessandro Berti 375 Gli indicatori di rendimento (segue) Il dividend yield : difetti i dati sono sfasati temporalmente (prezzo attuale, dividendo passato); le società quotate tendono a mantenere stabile il dividendo, pur in presenza di utili in calo, per ragioni di immagine; gli utili potenzialmente destinati agli azionisti non sono solo quelli di competenza, ma anche quelli accantonati a riserva. Prof. Alessandro Berti 376 188 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione Il moltiplicatore prezzo/utili per azione, più noto come price/earnings (P/E) si ricava rapportando il prezzo di mercato corrente all'utile corrente per azione desunto dalle più recenti risultanze contabili o da uno o più bilanci previsionali a breve ed a medio termine. Prof. Alessandro Berti 377 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) Si tratta dell’indicatore di redditività/ congruità di prezzo più diffuso sul mercato azionario. Fra i motivi di questa diffusione si possono menzionare: la natura sintetica del rapporto, riferito ad una misura completa della redditività dell'azione, non limitata ai dividendi; Prof. Alessandro Berti 378 189 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) la tendenza del mercato a generare valutazioni distorte degli indicatori fondamentali, o a generare aspettative che estrapolano inerzialmente le tendenze in atto è dimostrata dalle regolarità nella manifestazione di rendimenti anomali nel caso di azioni con particolari attributi (ad esempio basso P/ E, dimensioni contenute, trend crescente degli utili); Prof. Alessandro Berti 379 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) la semplicità di rilevazione dei valori impiegati nel calcolo, reperibili in modo sufficientemente oggettivo e senza necessità di formulare ardue previsioni a lungo termine; la facilità di calcolo. Prof. Alessandro Berti 380 190 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) La facilità di interpretazione (e in una certa misura anche di calcolo) del P/E è un pregio più apparente che reale, in quanto l'analista finanziario deve comunque tenere conto della gamma di fattori che spiegano la correlazione fra prezzi ed utili. Prof. Alessandro Berti 381 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) Il price/earnings diventa uno strumento molto potente di comparazione e di previsione dei prezzi azionari soltanto in mercati azionari sviluppati nei quali siano adeguatamente rappresentati i principali settori produttivi. Prof. Alessandro Berti 382 191 Il moltiplicatore Prezzo/Utili per azione (segue) La valutazione della congruità dei P/E si basa sulla misurazione e sull'interpretazione degli scostamenti fra: il P/E del titolo; Il P/E medio dei titoli del suo settore di appartenenza; il P/E medio del mercato. Prof. Alessandro Berti 383 Sommario (seconda parte) Decisioni finanziarie ed informazione Nozioni di efficienza rilevanti ai fini dello scambio finanziario Le asimmetrie informative Le teorie sulla nascita degli intermediari finanziari Prof. Alessandro Berti 384 192 Seconda parte Decisioni finanziarie e informazione Prof. Alessandro Berti Canali di trasferimento delle risorse finanziarie CANALE DIRETTO Unità in surplus SF > 0 S>I Intermediario creditizio Unità in deficit SF < 0 S<I CANALE INDIRETTO Flussi di risorse finanziarie Prof. Alessandro Berti 386 193 Sistema finanziario e intermediari Canale finanziario o circuito di intermediazione diretto ed autonomo L’intervento dell’intermediario avviene per necessità puramente tecniche Attività del broker (operatore istituzionale che agevola la stipulazione di contratti finanziari direttamente tra agenti, senza assumere il rischio della transazione). Prof. Alessandro Berti 387 Sistema finanziario e intermediari Canale finanziario o circuito di intermediazione diretto ed assistito L’intervento dell’intermediario è necessario per la ricerca e selezione della controparte Attività del dealer/market maker. Esempio: collocamento di azioni di nuova emissione per conto dell’impresa emittente, negoziazione di strumenti finanziari primari, etc. Prof. Alessandro Berti 388 194 Sistema finanziario e intermediari Canale finanziario o circuito di intermediazione indiretto Trasferimento di strumenti finanziari secondari (secondary securities) Intermediario finanziario (trasformatore di scadenze e rischi): operatore istituzionale che si interpone nella stipulazione dei contratti finanziari nella veste di controparte degli agenti individuali e realizza un’attività di trasformazione. Esempio: banche, società di credito al consumo, etc. Prof. Alessandro Berti 389 Efficienza del sistema finanziario Esistono differenti concetti di efficienza: Efficienza di completezza alla Arrow-Debreu Efficienza informativa Efficienza valutativa Efficienza operativa Efficienza allocativa Prof. Alessandro Berti 390 195 Efficienza di completezza L’efficienza nel senso di Arrow-Debreu Un sistema finanziario è efficiente se assicura a tutti gli operatori contratti completi in relazione a tutti i possibili stati del mondo e consente di effettuare scambi relativi a tutte le scadenze future e a tutte le possibili eventualità I beni vengono distinti non solo per le caratteristiche merceologiche e per la collocazione spaziale e temporale, ma anche per lo “stato di natura”: un ombrello disponibile quando piove, va considerato diversamente da un ombrello disponibile in una giornata di sole Ogni bene sarà quindi dotato di mercati completi (e naturalmente si tratta di un mondo puramente ideale). Prof. Alessandro Berti 391 Efficienza informativa L’efficienza informativa Un mercato finanziario è efficiente quando in ogni momento i prezzi dei titoli riflettono pienamente ed in modo corretto tutte le informazioni disponibili. Esistono tre stadi: Efficienza in forma debole: i prezzi incorporano tutte le informazioni di tipo storico Efficienza in forma semi-forte: i prezzi e le aspettative degli investitori si fondano anche sulle informazioni di dominio pubblico Efficienza in forma forte: i prezzi incorporano anche tutte le informazioni conoscibili su un’azienda, comprese quelle disponibili all’interno dell’azienda stessa. Prof. Alessandro Berti 392 196 Efficienza valutativa L’efficienza valutativa o fondamentale Un sistema finanziario è efficiente quando i prezzi esprimono i fondamentali economici del valore, cioè il valore scontato dei flussi di cassa attesi (dividendi futuri, premio al rischio richiesto) Fondamentale non significa oggettivo. Ad esempio, se esiste un fenomeno “moda” in base al quale gli investitori preferiscono alcuni titoli (e quindi sono disposti ad ottenere un rendimento inferiore), è coerente che essi abbiano prezzi superiori. Prof. Alessandro Berti 393 Efficienza operativa L’efficienza operativa Un sistema finanziario è efficiente quando ogni impresa produce la quantità per la quale il costo medio è minimo e il prezzo prevalente sul mercato è uguale al minimo costo. Presuppone quindi l’efficienza tecnica a livello di intermediario e l’efficienza funzionale a livello di mercato La performance del mercato può essere valutata sulla base dell’osservazione di parametri quali: Spessore Ampiezza Elasticità Prof. Alessandro Berti 394 197 Efficienza allocativa L’efficienza allocativa Un mercato finanziario soddisfa questa condizione quando è in grado di allocare le risorse messe a disposizione dalle unità in surplus nel modo più efficiente possibile. È necessario che: Ogni investitore agisca in modo razionale (ricerchi il punto di massimo della propria funzione di utilità) Tutti i richiedenti fondi cerchino di dotarsi di una struttura finanziaria ottimale (il punto di minimo della funzione di costo del capitale) Prof. Alessandro Berti 395 Le decisioni finanziarie Il sistema finanziario ha il compito di conciliare le preferenze delle unità in surplus con quelle delle unità in deficit, riguardo alla domanda di attività finanziarie e passività finanziarie. Assume perciò importanza cruciale l'informazione circa tutti gli elementi che consentono la valutazione di un’attività finanziaria. Prof. Alessandro Berti 396 198 L’informazione Si definisce informazione ogni dato riferito alla singola attività finanziaria ed al suo emittente oppure all’economia nel suo complesso. Si distinguono: informazione specifica; informazione generale; informazione pubblica; informazione privata. L’informazione è un dato di input ma anche un dato di output del sistema. Il sistema produce informazioni attraverso: gli emittenti; le società di rating e di certificazione; le banche centrali; gli istituti di statistica; le reti di informazioni (ad es. Reuters); Prof. Alessandro Berti 397 L’informazione (segue) Tuttavia, importanza ancora maggiore riveste il fatto che le informazioni: siano disponibili in ugual misura; siano disponibili allo stesso costo; siano disponibili a tutti i soggetti. Oppure vi siano, strutturalmente radicate nel sistema economico, differenze nella distribuzione delle informazioni stesse. Prof. Alessandro Berti 398 199 L’informazione (segue) L'informazione utile ai fini finanziari parte dal dato elementare fino a giungere a vere e proprie infrastrutture informative, mettendo a disposizione del pubblico i dati esistenti, la rielaborazione statistica, le previsioni etc. … : lo stato dell'informazione è una componente fondamentale della probabilità del verificarsi di un determinato evento. Prof. Alessandro Berti 399 L’informazione (segue) Costi di informazione costi di acquisizione dei dati disponibili pubblicamente sull'economia in generale, ma, soprattutto, sui singoli debitori. L'informazione è tempestiva quando viene fornita in tempo economicamente utile. costi di acquisizione delle informazioni sul futuro, per produrre generali e/o specifiche previsioni sul futuro. Prof. Alessandro Berti 400 200 Le asimmetrie informative Se l'informazione è costosa è possibile che non sia uniformemente distribuita, è cioè possibile che sia distribuita in modo asimmetrico e ciò motiva la ricerca di informazioni a basso costo da parte dei soggetti; in generale, si parla di asimmetria informativa quando gli agenti economici dispongono di frammenti informativi diversi. 401 Prof. Alessandro Berti Le asimmetrie informative (segue) Quando l’informazione non è distribuita in modo uniforme tra gli operatori si genera un grado di asimmetria informativa MODELLO DI AKERLOF (1970) AUTO BUONE MEDIOCRI BIDONI PREZZO MAX 10.000 € 5.000 € 0 FREQUENZA 0,5 0,3 0,2 Le asimmetrie possono paralizzare gli scambi o produrre scambi in condizioni sub-ottimali Prof. Alessandro Berti 402 201 Le asimmetrie informative (segue) Le asimmetrie informative possono generare pratiche di selezione avversa e di moral hazard ASIMMETRIA PREZZO MEDIO SELEZIONE AVVERSA MORAL HAZARD POLIZZE ASSICURATIVE POLITICA DEI PRESTITI ATTIVI BANCARI E OBBLIGHI DI VIGILANZA Prof. Alessandro Berti 403 Asimmetrie informative ed effetti sugli scambi IL MODELLO DI AKERLOF Esempio basato sul mercato statunitense delle auto usate = lemons o "bidoni" Domanda: perché un'auto usata, anche di pochi giorni, viene venduta ad un prezzo notevolmente più basso di quella nuova? Risposta di Akerlof: in base alle informazioni disponibili. Prof. Alessandro Berti 404 202 Asimmetrie informative ed effetti sugli scambi (segue) L’ipotesi di asimmetria informativa secondo Akerlof è la più realistica, poiché il venditore, avendo usato l'auto per un certo periodo di tempo, è in grado di giudicarne la qualità, al contrario del compratore. Si ha a questo punto l'assunzione cruciale del modello di Akerlof gli acquirenti sono del tutto incapaci di distinguere tra lemons ed auto buone. Prof. Alessandro Berti 405 Asimmetrie informative ed effetti sugli scambi (segue) Akerlof dimostra che l'asimmetria informativa danneggia in maniera evidente il lato della domanda, ma anche il lato dell'offerta; avviene così che le auto buone vengono vendute ad un prezzo inferiore a quello corretto. Prof. Alessandro Berti 406 203 Asimmetrie informative ed effetti sugli scambi finanziari L’esistenza di asimmetrie: danneggia i datori di fondi; ma danneggia anche i "buoni" prenditori di fondi; in realtà la condizione ottimale per i venditori sarebbe quella di due prezzi di equilibrio distinti (separating equilibrium). Prof. Alessandro Berti 407 Asimmetrie informative ed effetti sugli scambi finanziari (segue) in finanza ciò significa che i prezzi = tassi dovrebbero essere differenziati a seconda della qualità = rischio del prenditore di fondi; in assenza di correttivi l'asimmetria informativa provoca un equilibrio unico (pooling equilibrium) poiché gli acquirenti sono incapaci di distinguere auto = progetti buoni dai lemons = progetti fallimentari. Prof. Alessandro Berti 408 204 Asimmetrie informative ed effetti sugli scambi finanziari (segue) così, ad esempio, il costo del credito accordato ai cattivi prenditori di fondi viene fatto pagare anche ai buoni prenditori di fondi (fenomeno del sussidio incrociato); tale fenomeno è tipico del mercato del credito, soprattutto di quello italiano. Prof. Alessandro Berti 409 Asimmetrie informative ed effetti sugli scambi finanziari (segue) In finanza si verifica: il razionamento del credito e/o l’allocazione inefficiente delle risorse, poiché non vengono finanziati i progetti validi; il costo del credito è più elevato per i "buoni" prenditori di fondi, meno elevato per i "cattivi" prenditori di fondi. Prof. Alessandro Berti 410 205 Asimmetrie informative ed effetti sugli scambi finanziari (segue) In sintesi, secondo Akerlof: il sistema non trasmette tutta l'informazione e conduce quindi ad una situazione inefficiente; i prezzi divengono veicolo di informazione e gli acquirenti sono indotti a desumere la qualità dal prezzo; si crea un meccanismo allocativo inefficiente descritto dal fenomeno della selezione avversa (adverse selection). Prof. Alessandro Berti 411 Conseguenze delle asimmetrie informative EX ANTE SELEZIONE AVVERSA Il problema delle conseguenze delle asimmetrie informative emerge quando nell'ambito di una transazione economica, una parte possiede informazioni rilevanti per la transazione stessa ma sconosciute alla controparte; si parla allora di informazioni nascoste = hidden information Prof. Alessandro Berti 412 206 Conseguenze delle asimmetrie informative EX POST RISCHIO MORALE (MORAL HAZARD) O COMPORTAMENTO OPPORTUNISTICO Questo tipo di conseguenza dell'asimmetria nasce dopo la stipulazione del contratto, se azioni ed affermazioni di un individuo non possono essere perfettamente controllate dalla controparte; si parla in tal caso di azione nascosta, ma anche di comportamenti difformi da quelli pattuiti, che incrementano il rischio. Prof. Alessandro Berti 413 Conseguenze delle asimmetrie informative (segue) Possibili soluzioni alle asimmetrie: market signalling; per esempio mediante impegno diretto di capitale, sottoscrizione di nuove azioni, maggiore e più trasparente comunicazione incentivi che inducano l'agente ad intraprendere azioni preferite dalla controparte, anche nel proprio interesse; insider trading: soluzione “paradossale”=accesso ad informazioni riservate=fonte di illeciti guadagni; razionamento: equilibri sub-ottimali, che nei mercati finanziari provocano una domanda sistematicamente superiore all’offerta. Prof. Alessandro Berti 414 207 Conseguenze per il mercato del credito se aumenta il costo del credito le imprese con progetti meno rischiosi tendono ad uscire dal mercato, dominato dai prenditori più rischiosi, la conseguenza si definisce come adverse selection d'altra parte, se i tassi crescono, ogni impresa tenderà a scegliere i progetti più rischiosi e/o a ricercare extra-profitti, la conseguenza si definisce come moral hazard in entrambi i casi si verifica Razionamento del credito. Prof. Alessandro Berti 415 Asimmetrie informative e incertezza Gli effetti dell'asimmetria informativa non sono da confondere con quelli dell'incertezza, poiché l'incertezza non impedisce l'individuazione dell'equilibrio di mercato, potendo esistere tanti mercati quanti sono gli stati possibili di natura, a cui i singoli beni sono indicizzati; al contrario, l'asimmetria informativa può condurre alla paralisi degli scambi o all'attuazione di scambi in condizioni sub-ottimali. Prof. Alessandro Berti 416 208 Il sorgere degli intermediari Esistenza degli intermediari finanziari: approcci teorici Prof. Alessandro Berti 417 Esistenza degli intermediari finanziari Approcci teorici: Teoria dei costi di transazione Intermediari: permettono il trasferimento delle risorse finanziarie con maggiore efficacia (per volumi) ed efficienza (costi minori). Costi di transazione: costi sostenuti da un singolo operatore per ricercare un altro agente disposto a stipulare un contratto finanziario, per scrivere il contratto, per prevedere le prestazioni relative a tutti gli stati di natura attesi e per accedere alle informazioni richieste. Prof. Alessandro Berti 418 209 Esistenza degli intermediari finanziari Approcci teorici: Teoria dell’incertezza Intermediari: permettono il trasferimento delle risorse finanziarie attenuando i rischi associati a ciascuna operazione. Essi svolgono quindi una funzione di trasformazione dei rischi e delle scadenze. Prof. Alessandro Berti 419 Esistenza degli intermediari finanziari Approcci teorici: Teoria delle asimmetrie informative Intermediari: permettono lo scambio di informazioni riservate o interne che consente una valutazione più attendibile dell’iniziativa ed affidabilità del prenditore, evitando o attenuando… 1-Adverse selection: selezione degli investimenti che premia i progetti di qualità peggiore. 2-Moral hazard: assunzione di rischi crescenti o imprevisti a seguito di comportamenti opportunistici o scorretti del prenditore di fondi. Prof. Alessandro Berti 420 210 Informazione e intermediari Agli intermediari creditizi è pertanto demandato il compito di produrre, a costi accettabili, informazioni sulla situazione economica delle imprese, o prenditori di fondi. Si parla perciò di delegated monitoring da parte del risparmiatore e di rapporto di clientela (customer relationship) nei rapporti finanziari. Prof. Alessandro Berti 421 Modelli di decisione per famiglie ed imprese Prof. Alessandro Berti 422 211 Modelli di decisione MODELLI TEORICI PER LE DECISIONI DELLE FAMIGLIE MODELLI TEORICI PER LE DECISIONI DELLE IMPRESE QUANTITA’+ QUALITA’ DELL’INFORMAZIONE DECISIONI FINANZIARIE Prof. Alessandro Berti 423 Le scelte finanziarie delle famiglie La modellizzazione classica relativa alle scelte finanziarie delle famiglie riconduce alla teoria del ciclo vitale, secondo la quale gli individui pianificano il loro risparmio in modo da assicurare una stabilizzazione nel tempo dei consumi CL = YN dove Y = reddito C = YN/L L = anni vissuti poiché N = età lavorativa S = Y - C S = risparmio avremo S = Y((L – N)/ L) Il risparmio accumulato è uguale ad una frazione del reddito corrispondente alla quota di vita passata in pensione. Le scelte sono influenzate da: vita attesa, orizzonte d’investimento, trade off rischio-rendimento, aspettative economiche, cultura economica e finanziaria. Prof. Alessandro Berti 424 212 Gestione finanziaria e ciclo di vita della famiglia Ogni soggetto possiede un determinato livello di: reddito permanente, che rappresenta l’allocazione desiderata di risorse nel tempo; di reddito corrente. Il risparmio finanziario (positivo/negativo) serve ad adattare il reddito corrente al reddito permanente durante il ciclo di vita. Prof. Alessandro Berti 425 Gestione finanziaria e ciclo di vita della famiglia Ipotesi sottostanti al modello di Modigliani: lo stock iniziale e lo stock finale di ricchezza sono nulli; non vi sono trasferimenti intergenerazionali di ricchezza; il reddito corrente totale = reddito permanente totale. la funzione del risparmio e dell’indebitamento consiste esclusivamente nel governare l’allocazione delle risorse nel tempo, trasferendo reddito corrente da un periodo all’altro. Prof. Alessandro Berti 426 213 Gestione finanziaria e ciclo di vita della famiglia INIZIO Redditi, consumi e risparmio limitati Ridotte possibilità di effettuare investimenti reali e di accumulare attività finanziarie Indebitamento contenuto per capacità di rimborso incerta Redditi correnti e consumi in crescita SVILUPPO Acquisto di beni durevoli e accumulo di ricchezza finanziaria Indebitamento per realizzare investimenti immobiliari Possibilità di indebitamento per capacità prospettica di rimborso Prof. Alessandro Berti 427 Gestione finanziaria e ciclo di vita della famiglia MATURITA’ DECLINO Redditi correnti in crescita a tassi ridotti e stabilizzazione dei consumi Stabilizzazione degli investimenti reali Risparmio utilizzato per rimborso dei debiti e per accumulo di attività finanziarie anche a fini previdenziali Redditi nulli Diminuzione dei consumi Utilizzo di rendite pensionistiche e previdenziali Disinvestimento di attività finanziarie Prof. Alessandro Berti 428 214 Reddito, consumo e risparmio nel ciclo vitale Y,C,S C Y 0 tempo S età 20 30 40 50 60 70 80 429 Prof. Alessandro Berti Patrimonio netto, debito, attività reali e finanziarie nel ciclo vitale AF,AR,PN PN AR AF 0 D D età 20 30 40 50 Prof. Alessandro Berti tempo 60 70 80 430 215 Gestione finanziaria e ciclo di vita della famiglia In ogni periodo le decisioni di acquisizione e disinvestimento di attività e passività finanziarie sono determinate da: equilibrio tra reddito monetario disponibile e consumi; decisioni di investimento/disinvestimento in beni reali non destinati al consumo; struttura finanziaria del periodo precedente; previsioni per i periodi successivi. In base al modello un intermediario può segmentare la clientela per diversificare/differenziare la propria offerta. Prof. Alessandro Berti 431 Le scelte finanziarie delle imprese DECISIONI DI INVESTIMENTO in attività reali in attività finanziarie Rapporti con intermediari Schemi di governance Valore dell’impresa DECISIONI DI FINANZIAMENTO POLITICHE DEI DIVIDENDI politiche interne max utili reinvestiti struttura finanziaria rapporti con intermediari struttura finanziaria vantaggi e costi di accesso al mercato DECISIONI DI FINANZA STRAORDINARIA Prof. Alessandro Berti 432 216 Gestione finanziaria e ciclo di vita dell’impresa Quali determinanti legano la gestione finanziaria ed il ciclo di vita? Concetti: condizioni di equilibrio finanziario ciclo di vita strategico ciclo di vita, struttura finanziaria ottimale e ruolo degli intermediari Prof. Alessandro Berti 433 Gestione finanziaria e ciclo di vita dell’impresa Esistono varie nozioni di equilibrio finanziario: eliminazione del divario tra entrate ed uscite di cassa nel breve periodo; coerenza della struttura finanziaria dell’impresa con riferimento alla strategia seguita; relazione tra rendimento reale e/o nominale del capitale investito e costo reale e/o nominale delle risorse finanziarie utilizzate; rapporto tra reddito operativo ed oneri finanziari; rapporto tra valore economico dell’attivo e valore delle passività sottoscritte; relazione tra flusso netto di cassa totale e sviluppo aziendale. Prof. Alessandro Berti 434 217 Gestione finanziaria e ciclo di vita dell’impresa Per definire la strategia finanziaria ottimale dell’impresa il modello di equilibrio finanziario deve: “tradurre” la dinamica finanziaria dell’impresa in una situazione di struttura finanziaria; utilizzare in modo integrato sia le variabili finanziarie (flussi di cassa) sia quelle economiche (rendimenti e costi del capitale) esprimendo la relazione di interdipendenza; fare riferimento ad orizzonti di medio-lungo termine; utilizzare variabili facilmente collegabili alla strategia complessiva dell’impresa per “decodificare” in chiave finanziaria la strategia globale. 435 Prof. Alessandro Berti Gestione finanziaria e ciclo di vita dell’impresa Condizioni di equilibrio finanziario Il modello di equilibrio finanziario dinamico dell’impresa può essere definito con l’impiego delle seguenti variabili: il tasso di sviluppo del fatturato nel periodo l’intensità di capitale dell’impresa la capacità di autofinanziamento lordo, al netto dei flussi necessari per sostituire i fattori produttivi obsoleti ossia: CI capitale investito V vendite del periodo + utili di periodo non distribuiti + quote ammortamento d’esercizio - spese per rinnovi e/o sostituzioni + accantonamenti ai fondi rischi e spese future Prof. Alessandro Berti 436 218 Gestione finanziaria e ciclo di vita dell’impresa Condizioni di equilibrio finanziario con le tre variabili definite è possibile quantificare in assoluto il fabbisogno finanziario esterno (o l'avanzo finanziario) nonché rappresentare, in senso dinamico, il punto di equilibrio finanziario dell'impresa: FC<0: fabbisogno finanziario esterno periodale e incrementale FC>0: avanzo finanziario interno periodale e incrementale Prof. Alessandro Berti 437 Gestione finanziaria e ciclo di vita dell’impresa Modello del ciclo di vita dell’impresa: il modello di equilibrio finanziario dinamico, che descrive il ciclo finanziario dell’impresa, deve essere coniugato con un modello che rappresenti il “ciclo strategico” dell’impresa stessa, ossia il modello del “ciclo di vita”. Prof. Alessandro Berti 438 219 Il ciclo di vita o ciclo strategico dell’impresa V Fase di espansione del fabbisogno finanziario esterno INTROD. CRESCITA Fase di generazione della liquidità MATURITA’ t Prof. Alessandro Berti 439 Gestione finanziaria e ciclo di vita dell’impresa La struttura finanziaria Il piano di indebitamento/rimborso dell’impresa deve rispettare i seguenti limiti: in ogni periodo il ricorso al debito non deve eccedere il fabbisogno esterno incrementabile; il rimborso del debito non deve eccedere l’avanzo di cassa periodale. In ogni periodo le variazioni del debito non devono determinare un montante di indebitamento (ai tassi di interesse previsti) superiore al valore ideale di liquidazione/cassazione dell’impresa. In ogni periodo il montante di indebitamento raggiunto non deve eccedere il valore attuale (ai tassi di interesse previsti) dei finanziamenti de dei rimborsi dei programmati. Prof. Alessandro Berti 440 220 Matrice di collegamento fra ciclo strategico e ciclo finanziario dell’area d’affari Fasi del ciclo strategico VARIABILI FINANZIARIE Fasi del ciclo finanziario EVOLUZIONE DELLA STRUTTURA FINANZIARIA Basso decrescente Flussi di cassa negativi Capitalizzazione iniziale elevata Ulteriori apporti esterni di capitale proprio Leva fin. crescente Alto stabile Media stabile Medio stabile Transizione dei saldi di cassa da negativi a positivi Leva fin. cresce fino al punto di massima Diminuzione dell’indebitamento Medio decrescente Bassa decrescente Alto crescente Flussi di cassa positivi Ricapitalizzazione dell’impresa Disponibilità di capitale proprio per diversificare Tasso di sviluppo del fatt. Intensità del capitale Margine di autof. lordo sul fatt. Basso crescente Alta decrescente CRESCITA MATURITA’ INIZIO E INTROD. 441 Prof. Alessandro Berti Ciclo di vita e intervento finanziario Fase del ciclo Intermediario Tipo di intervento Modalità di smobilizzo RICERCA E SVILUPPO Agevolazioni pubbliche tramite banche Contributi a fondo perduto Nessuna INTROD. Venture capital Partecipazioni maggioritarie o minoritarie qualificate abbinate ad apporti di risorse umane assenti Quotazione in Borsa Cessione a: merchant bank, imprese, manager Riacquisto CRESCITA Venture capital/ finanziarie fondi chiusi Partecipazioni minoritarie Idem MATURITA’ banche Partecipazioni minoritarie Quotazione in Borsa Prof. Alessandro Berti 442 221 Le attività degli intermediari finanziari Le attività degli intermediari si possono distinguere sulla base di differenti chiavi interpretative: a) segmentazione della domanda b) esistenza ed estensione della delega del cliente c) prodotti e processi per pagamenti, investimenti, finanziamenti e gestione dei rischi d) tipi di strumenti finanziari e) effetti e funzioni dell’intermediazione Prof. Alessandro Berti 443 a) Segmentazione della domanda Suddividendo l’attività per segmento di clientela e modalità di effettuazione del servizio, si distinguono: Private banking: prodotti e servizi destinati a privati (persone fisiche e famiglie) appartenenti a categorie di reddito e/o di ricchezza finanziaria superiori alla media. Vi rientrano la gestione di patrimoni, la consulenza fiscale, in materia successoria, etc. Corporate banking: prodotti e servizi destinati alle imprese di dimensioni non piccole e dotate di forma societaria (corporate). Vi rientrano la gestione delle operazioni sul capitale proprio, delle emissioni, dei rischi, etc. Retail banking: prodotti e servizi destinati al grande pubblico, composto sia da famiglie sia da imprese di piccole dimensioni. Vi rientrano i finanziamenti al consumo, i mutui ipotecari, i depositi in c/c, etc. Prof. Alessandro Berti 444 222 Dimensione relativa della domanda e grado di personalizzazione del servizio dimensione relativa della domanda individuale e soglia di accesso al servizio BASSA MEDIA ELEVATA livello di personalizzazione del servizio BASSO Retail Banking MEDIO Private & Corporate Banking ELEVATO Prof. Alessandro Berti 445 b) Modalità di svolgimento dell’attività Le attività degli intermediari finanziari possono essere svolte attraverso: negoziazione in proprio; negoziazione delegata (con diversa ampiezza: esecuzione di ordini, gestione per conto, progettazione / organizzazione / collocamento di emissioni di valori mobiliari). Prof. Alessandro Berti 446 223 Modalità di svolgimento dell’attività Le suddette modalità si differenziano: per il rischio assunto dall’intermediario; per la diversa focalizzazione sul cliente; per la diversa evidenza contabile. 447 Prof. Alessandro Berti Estensione della delega Tipo di attività Natura del processo Figure istituzionali produttivo Supporto allo scambio diretto Produzione e diffusione informazioni Agenzie di rating SIM (consulenza alle famiglie e alle imprese) Negoziazione delegata Produzione e diffusione informazioni / trasformazione del rischio Investitori istituzionali Negoziazione in proprio Produzione e diffusione informazioni / trasformazione e assunzione del rischio Venture capital Intermediari creditizi Prof. Alessandro Berti Natura della performance Intermediari orientati alla formazione di un margine di provvigioni Intermediari con passività di mercato Formazione di un margine da plusvalenze Formazione di un margine da interessi 448 224 c) Processi e prodotti FUNZIONE ESERCIZIO DEL CREDITO FINANZIAMENTO MOBILIARE ATTIVITA’ TIPOLOGIA ISTITUZIONALE Credito a breve e a medio lungo termine Banche Leasing finanziario Banche Società di leasing Factoring Banche Società di factoring Credito al consumo Banche Società finanziarie Assunzione di partecipazioni in capitale d’impresa Banche Finanziari di part.; Venture capital; fondi chiusi Sottoscrizione e collocamento Banche S.I.M. 449 Prof. Alessandro Berti Processi e prodotti (continua) FUNZIONE ATTIVITA’ INTERMEDIAZIONE MOBILIARE Negoziazione titoli c/ proprio e c/terzi Banche S.I.M. GESTIONE DEL RISPARMIO G.P.M. Gestione collettiva Banche FCI e SICAV S.I.M. COPERTURA DEI RISCHI Assicurazioni danni Assicurazioni vita e previdenza Assicurazioni Istituti di previdenza Fondi pensione Offerta di strumenti di pagamento Banche Emittenti di carte di credito Operazioni di incasso e pagamento Banche Società finanziarie SERVIZI DI PAGAMENTO TIPOLOGIA ISTITUZIONALE Prof. Alessandro Berti 450 225 d) Tipi di strumenti finanziari A seconda del tipo di strumento finanziario utilizzato, le attività di intermediazione si distinguono in: intermediazione creditizia; intermediazione mobiliare; intermediazione assicurativa. Prof. Alessandro Berti 451 e) Effetti e funzioni dei processi di intermediazione L’attività degli intermediari consiste anche in: produzione di informazione; servizi di brokeraggio; trasformazione delle scadenze e produzione di liquidità; trasformazione dei rischi. Prof. Alessandro Berti 452 226 Tipologie di intermediari Mediatori finanziari Dealer / Broker Gestori di portafoglio Funzionale:Attività di supporto Funzionale: Operatori delegati da al funzionamento dei mercati agenti finanziari ad effettuare scelte di investimento utilizzando le Istituzionale: disponibilità da questi messe a Broker (compravendita in disposizione. Gestori puri e gestori nome e per conto altrui): SIM del tipo fondi Dealer (compravendita di Istituzionale: valori mobiliari in nome Società di gestione del risparmio proprio e per conto altrui): Sim (SGR) e società di investimento a polifunzionali, merchant bank, capitale variabile (SICAV) venture capital 453 Prof. Alessandro Berti Tipologie di intermediari Intermediari finanziari Banche Assicuratori Funzionale: Funzionale: Prevalente attività di Prevalente attività di trasformazione delle scadenze trasformazione dei rischi Funzione monetaria: depositi prelevabili a vista e senza preavviso ed accettati come mezzi di pagamento Funzione creditizia: stipulazione di contratti di debito attivi nei confronti dei prenditori di credito Prof. Alessandro Berti 454 227 Modelli istituzionali Germania G.Bretagna Stati Uniti INTERMEDIAZIONE CREDITIZIA Banca universale Retail banks Merchant banks Commercial banks INTERMEDIAZIONE MOBILIARE: DI SERVIZIO Banca universale Retail banks Merchant banks Investment banks INTERMEDIAZIONE MOBILIARE: CREDITIZIA Banca universale Merchant banks Investment banks INTERMEDIAZIONE MOBILIARE: PARTECIPATIVA Banca universale Merchant banks (di competenza ma poco presidiata) Investment banks (di competenza ma poco presidiata) L’elevato sviluppo dei mercati mobiliari e l’alto grado di autofinanziamento non richiedono un ruolo di tipo partecipativo Prof. Alessandro Berti 455 Attività di merchant banking Il merchant banking (banche d’affari) comporta principalmente l’assunzione di partecipazioni al capitale di altre imprese, prevalentemente con l’obiettivo di favorirne la riorganizzazione aziendale, lo sviluppo produttivo o il soddisfacimento delle esigenze finanziarie in vista del successivo smobilizzo. Lo scopo della partecipazione è l’ottenimento di capital gains all’atto della rivendita (nei sistemi anglosassoni) o la creazione di rapporti di interdipendenza (nel modello tedesco in cui prevale la banca universale). Prof. Alessandro Berti 456 228 Attività di investment banking Le banche d’investimento più importanti sono note a livello mondiale (si pensi alle statunitensi Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan, Citigroup, alla svizzera UBS, alla tedesca Deutsche Bank, etc.). In sostanza, le banche d’investimento svolgono due tipi di funzioni: assistono le imprese, la P.A. e i soggetti esteri nella copertura dei loro fabbisogni di finanziamento ed agiscono in qualità di broker o dealer per conto degli investitori che desiderano impiegare i loro fondi. Prof. Alessandro Berti 457 Attività di investment banking In letteratura però esistono differenti definizioni: la definizione più ampia include tutte le attività, dall’underwriting, alle sottoscrizioni azionarie sui mercati internazionali, al marketing per la vendita al dettaglio attraverso le filiali, fino a un’ampia gamma di altri servizi finanziari (ad es. i servizi di agenzia immobiliare e assicurativa); altre definizioni includono solo le attività che interessano il mercato dei capitali (sottoscrizioni, finanza d’impresa, fusioni e acquisizioni, gestione dei fondi e venture capital, con esclusione della vendita di titoli ai piccoli investitori, dei prodotti assicurativi, etc.) o parte di esse (assistenza nelle emissioni e nelle fusioni e acquisizioni, con esclusione della gestione dei fondi). Prof. Alessandro Berti 458 229 Attività di investment banking Le differenti interpretazioni sono la conseguenza dell’evoluzione che tale attività ha avuto negli anni, con un sempre maggior ampliamento. Attualmente le maggiori banche d’investimento si occupano principalmente di: consulenza e assistenza nel collocamento dei titoli; ristrutturazioni finanziarie (fusioni, acquisizioni, ristrutturazioni del debito); merchant banking e venture capital; intermediazione in titoli e gestione del risparmio. 459 Prof. Alessandro Berti Schema delle attività dell’investment bank Placement (IPO, OPA, Asset management Investment banking etc.) Mercato Secondario Corporate lending (broker/dealer) Corporate finance Quotazione Advisory Acquisition finance Project financing Export finance M&A Merchant banking Leverage buy-out Venture capital Expansion financing Securitization Ristrutturazione passivo Prof. Alessandro Berti Valutazione del valore d’azienda 460 230 L’ ASSET MANAGEMENT Prof. Alessandro Berti 461 Le aree di attività nel sostegno finanziario all’economia L’asset management: servizio di gestione di portafogli di attività finanziarie per conto terzi. In tale ambito il private banking riguarda il detto servizio riservato alla clientela di fascia superiore, anche di natura consulenziale (fiscale, assicurativa, previdenziale, successoria, etc.). Sempre in questo campo vanno segnalate le gestioni collettive come i fondi comuni di investimento aperti e le Sicav (società di investimento a capitale variabile) e i fondi pensione. L’attività assicurativa, che unitamente alla gestione di fondi comuni e Sicav è proibita alle banche; possono, però, partecipare con apposite società. Prof. Alessandro Berti 462 231 Schema delle attività di asset management Asset management Private banking Gestioni patrimoniali mobiliari Gestioni Sicav Fondi comuni aperti Fondi pensione Gestioni patrimoniali di fondi Prof. Alessandro Berti 463 Specializzazione e diversificazione L’osservazione della realtà induce a concludere che: la stessa attività di intermediazione è svolta da intermediari diversi; lo stesso intermediario può svolgere diverse attività di intermediazione; la struttura dell’offerta di strumenti e servizi finanziari è costituita sia da intermediari specializzati, sia da intermediari diversificati. Prof. Alessandro Berti 464 232 La diversificazione ricerca di nuove combinazioni prodotto / mercato / tecnologia; fenomeno rilevante, in fase di accelerazione, caratterizzato da forte correlazione fra le diverse combinazioni; tende ad assumere modalità concentrica, perché fa perno su uno degli elementi della combinazione per diversificare gli altri. Per esempio: lo stesso prodotto può essere destinato a nuovi segmenti di clientela e distribuito con nuove tecnologie; lo stesso segmento di clientela può essere servito con nuovi prodotti e tecnologie; la stessa tecnologia può essere impiegata in diversi processi produttivi e per servire nuovi mercati. Prof. Alessandro Berti 465 La diversificazione Condizioni di successo della diversificazione: opportunità emergenti dall’utenza congiunta (stabilità delle quote di mercato, politiche di prezzo più “discrezionali”); opportunità emergenti dalla produzione congiunta (economie di scala e di scopo); sviluppo di bisogni finanziari sempre più focalizzati e diversificati; disponibilità di risorse interne fungibili (finanziarie e non) idonee ad alimentare le nuove combinazioni prodotto-mercato-tecnologia. Prof. Alessandro Berti 466 233 La funzione obiettivo del prenditore di fondi In un approccio strettamente razionale, il prenditore di fondi sceglie le fonti di finanziamento in funzione della combinazione desiderata di costi e rischi. 467 Prof. Alessandro Berti La funzione obiettivo del prenditore di fondi I costi ed i rischi di una operazione di finanziamento sono determinati da: Rischio Costo di tasso di interesse di cambio di solvibilità di instabilità delle fonti di condizionamento da parte del finanziatore Prof. Alessandro Berti importo del prestito oneri periodici valore di rimborso oneri fiscali costi di transazione 468 234 La funzione obiettivo dell’investitore Anche le scelte finanziarie dell’investitore sono guidate dalle variabili: Rischio Rendimento di insolvenza di prezzo di tasso di interesse di cambio di inflazione di liquidità prezzo di acquisto redditi periodici valore di rimborso oneri fiscali costi di transazione 469 Prof. Alessandro Berti Relazione rischio/rendimento Rendimento a b A C B X Y Prof. Alessandro Berti Rischio 470 235 Rendimento Frontiera efficiente Portafoglio ottimale di B Portafoglio ottimale di A Rischio Prof. Alessandro Berti 471 Una precisazione La combinazione rischio/rendimento non va vista per la singola attività finanziaria, ma per l’insieme delle attività che compongono il portafoglio finanziario del singolo investitore. Rendimento atteso Tempo Prof. Alessandro Berti 472 236 Equilibrio reddituale e modello di economicità dell’intermediario Prof. Alessandro Berti Equilibrio di gestione è l’insieme delle condizioni necessarie e sufficienti perché l’intermediario mantenga nel tempo stabilità e continuità di funzionamento Prof. Alessandro Berti 474 237 Accezioni di equilibrio ECONOMICO: conseguimento di risultati economici atti a garantire stabilità e continuità nelle relazioni di scambio con i mercati. FINANZIARIO: mantenimento dell’equilibrio tra flussi in entrata e in uscita (nel breve periodo) e tra struttura dell’attivo e del passivo (nel lungo periodo). PATRIMONIALE: mantenimento di un’eccedenza stabile dell’attivo sul passivo. 475 Prof. Alessandro Berti Equilibrio di gestione Se si considera l’importanza del risultato reddituale, è possibile tradurre il complesso equilibrio di gestione in un sistema di obiettivi-vincoli: equilibrio finanziario (liquidità) = vincolo equilibrio economico (redditività) = obiettivo Prof. Alessandro Berti equilibrio patrimoniale (solvibilità) = vincolo 476 238 Equilibrio di gestione L’analisi dell’equilibrio di gestione dell’intermediario orientato alla formazione del margine di interesse, deve tener presente specificità quali : leva finanziaria elevata; passivo a vista > passivo a scadenza per via delle forme di raccolta totalmente liquide (soprattutto per le banche); presupposto fiduciario su cui si fonda l’attività in ragione della solvibilità. Prof. Alessandro Berti 477 La solvibilità Consiste nella capacità di far fronte a tutte le obbligazioni verso i propri creditori senza perdite di capitale proprio, nell’eventualità di liquidazione dell’attività di intermediazione. Si tratta, quindi, della capacità di: fronteggiare qualsiasi obbligazione di pagamento; mantenere nel medio periodo un equilibrio tra entrate e uscite in condizioni di redditività; mantenere di un rapporto di copertura del passivo sempre superiore all’unità. VALORE EFFETTIVO DELL’ATTIVO > VALORE NOMINALE PASSIVO Prof. Alessandro Berti 478 239 La solvibilità SOLVIBILITA’ = presupposto della liquidità aziendale Dalla solvibilità derivano a cascata: capacità di far credito capacità di attirare depositi fiducia dei depositanti giudizio su adeguatezza del rapporto di copertura Se manca la solvibilità: giudizio negativo sulla situazione della banca richieste di rimborso riduzione delle riserve di liquidità rischio di illiquidità smobilizzo dell’attivo con perdite Prof. Alessandro Berti 479 La liquidità capacità di far fronte in ogni momento ed economicamente alla richiesta di rimborso delle passività ma anche agli impegni assunti circa la concessione di credito, cioè di far fronte al flusso delle uscite monetarie. Prof. Alessandro Berti 480 240 La liquidità impieghi raccolta RISERVE DEPOSITI PRESTITI OBBLIGAZIONI TITOLI MEZZI PROPRI Occorre considerare: VINCOLO DI LIQUIDITA’ derivante da: riserve/depositi<1 le riserve sono solo una percentuale dei depositi scadenza media attivo > scadenza media passivo gli impieghi sono prevalentemente orientati sulle scadenze medio-lunghe LEGAME TRA LIQUIDITA’ E REDDITIVITA’ in termini statici e dinamici Prof. Alessandro Berti 481 Legame tra liquidità e redditività in termini statici: TRADE-OFF massimizzazione del profitto: frenato dalla liquidità = vincolo liquidità ex-ante > liquidità ex-post: profitto conseguito > profitto conseguibile (costo opportunità della liquidità sotto il profilo quantitativo, condizionamento della struttura depositi/impieghi sotto il profilo qualitativo) Prof. Alessandro Berti 482 241 Legame tra liquidità e redditività in termini dinamici: COMPLEMENTARIETA’ (nel medio-lungo termine) aumento del rischio aumento del reddito aumento dei mezzi propri + liquidità Prof. Alessandro Berti 483 I mezzi propri costituiscono il fattore ultimo di garanzia della solvibilità; determinano la capacità della banca di sostenere e assorbire le svalutazioni dell’attivo senza intaccare i diritti dei depositanti; influenza il raggiungimento della leva finanziaria ottimale. Prof. Alessandro Berti 484 242 I mezzi propri il livello dipende dalla necessità di: assicurare la flessibilità delle politiche dei tassi di interesse; soddisfare le esigenze di rischio/rendimento degli azionisti in termini di ROE; mantenere un determinato tasso di sviluppo degli utili reinvestiti internamente; rispettare le normative di vigilanza; Coefficienti patrimoniali previsti dal Nuovo Accordo di Basilea sul Capitale (Basilea II), recepiti dalle nuove disposizioni di vigilanza della Banca d’Italia (Circolare n. 263 del 27 dicembre 2007). Prof. Alessandro Berti 485 Sommario Modelli di economicità degli intermediari: la formula di intermediazione Prof. Alessandro Berti 486 243 Modelli di economicità ed intermediari Sulla base della modalità con cui l’intermediario produce il proprio margine, frutto della gestione caratteristica, si distinguono: intermediari orientati alla formazione di un margine di interesse intermediari orientati alla formazione di un margine da plusvalenze intermediari orientati alla formazione di un margine provvigionale il margine degli intermediari con passività di mercato intermediari orientati alla formazione di un margine assicurativo Prof. Alessandro Berti 487 Intermediari orientati alla formazione di un margine di interesse Intermediari orientati alla formazione di un margine di interesse gestione caratteristica: attività di intermediazione creditizia Banche (per la tradizionale attività di concessione di prestiti, di raccolta di depositi, di emissione di obbligazioni) Imprese di leasing Imprese di factoring Imprese di credito al consumo Prof. Alessandro Berti 488 244 Riclassificazione dello stato patrimoniale FINANZIAMENTI (A B. E M/L) Afi Aaf Anf RISERVA OBBLIGATORIA, DEPOSITI LIBERI E INTERBANCARI DEPOSITI Pfi OBBLIGAZIONI FONDI RISCHI Pno PORTAFOGLIO PRESTITI FONDO TFR PORTAFOGLIO TITOLI CAPITALE SOCIALE MONETA RISERVE Mp IMM. MAT. E IMM. Afi + Aaf + Anf = Pfi + Pno + Mp 489 Prof. Alessandro Berti Riclassificazione dello stato patrimoniale Afi Pfi Ccn Aaf Pno Anf Mp Ccn = Afi - Pfi = (Pno + Mp) – (Aaf + Anf) Afi = Ccn + Pfi contributo delle passività non onerose (Ccn) e onerose (Pfi) alla copertura degli impieghi Prof. Alessandro Berti 490 245 Riclassificazione del conto economico + INTERESSI ATTIVI (Ia) - INTERESSI PASSIVI (Ip) = MARGINE DI INTERESSE (Mis) + RICAVI NETTI DA SERVIZI (Rsn) = MARGINE DI INTERMEDIAZIONE (Min) - COSTI OPERATIVI (Cl) = RISULTATO DI GESTIONE (Rg) - MOL (EBIT) ACCANTONAMENTI (Apd) = RISULTATO AL LORDO DELLE IMPOSTE (Rli) - RO (EBITDA) IMPOSTE (Im) = RISULTATO NETTO (Rn) Prof. Alessandro Berti 491 Intermediari orientati alla formazione di un margine da plusvalenze Intermediari orientati alla formazione di un margine da plusvalenze gestione caratteristica: acquisizione/gestione di attività finanziarie di partecipazione, finanziate con mezzi propri e con l’indebitamento Banche (per l’attività di investimento in valori mobiliari) Merchant bank Venture capital Prof. Alessandro Berti 492 246 Stato patrimoniale OBBLIGAZIONI per reddito e liquidità PASSIVITA’ ONEROSE AZIONI per investimento IMMOBILIZZAZIONI MEZZI PROPRI Poiché la realizzazione di plusvalenze è discontinua e dilazionata nel tempo, si rende necessario l’investimento in titoli obbligazionari, al fine di mantenere-stabilizzare l’equilibrio economico-finanziario. Prof. Alessandro Berti 493 Conto economico (+) Ricavi da plusvalenze su titoli di proprietà (+) Ricavi per interessi attivi (-) Costi per interessi passivi (=) Margine da plusvalenze (ed in parte di interesse) (+) Ricavi netti da servizi (=) Margine di intermediazione (-) Costi operativi (=) Risultato di gestione Prof. Alessandro Berti 494 247 Intermediari orientati alla formazione di un margine provvigionale Intermediari orientati alla formazione di un margine provvigionale gestione caratteristica: produzione/distribuzione di servizi finanziari remunerati da provvigioni e commissioni (che quindi non hanno contenuto di finanziamento): servizi di incasso/pagamento, di intermediazione mobiliare e consulenza Banche e imprese di factoring (per i servizi di incasso/pagamento) Merchant bank, investment bank, broker, dealer, market maker, imprese di investimento, banche (per i servizi di intermediazione mobiliare e di consulenza) Prof. Alessandro Berti 495 Stato patrimoniale e Conto economico (+) Ricavi per provvigioni e commissioni su servizi (-) Costi operativi (=) Margine provvigionale Lo Stato patrimoniale contiene all’attivo esclusivamente l’evidenza dei valori di carico degli investimenti di capitale circolante o di capitale fisso, dato che questi intermediari non assumono posizioni verso terzi con attività e passività finanziarie. Prof. Alessandro Berti 496 248 Intermediari con passività di mercato Intermediari con passività di mercato L’intermediario presenta al contempo margini da interesse, da plusvalenze e da provvigioni. Passività di mercato: Quote dei fondi comuni di investimento, gestiti dalle Sgr (società di gestione del risparmio) Azioni delle Sicav (società di investimento a capitale variabile) Prof. Alessandro Berti 497 Conto economico di un fondo comune (+) Proventi da investimenti (interessi, cedole, etc.) (+/-) Utili/perdite nette da realizzi su titoli e cambi (+/-) Plusvalenze/minusvalenze nette su titoli e cambi (+/-) Risultato delle operazioni in strumenti derivati (+/-) Altri proventi/oneri netti della gestione titoli (=) Margine lordo da gestione titoli (-) Interessi passivi da indebitamento (=) Margine netto della gestione titoli (-) Oneri di gestione (provvigioni e commissioni alle società di gestione e alla banca depositaria) (+/-) Altri ricavi e oneri (=) Risultato di gestione Prof. Alessandro Berti 498 249 Intermediari orientati alla formazione di un margine assicurativo Intermediari orientati alla formazione di un margine assicurativo gestione caratteristica: soddisfare il bisogno di fronteggiare i rischi puri delle unità di domanda attraverso il “processo assicurativo” Compagnie di assicurazione 499 Prof. Alessandro Berti Stato patrimoniale RISERVE TITOLI TECNICHE MUTUI MEZZI PROPRI IMMOBILI Le riserve tecniche (riserva premi e riserva sinistri) costituiscono le più importanti passività di una compagnia di assicurazione. Prof. Alessandro Berti 500 250 Conto economico (1) (+) Premi (-) Costi di distribuzione (-) Costi per sinistri Margine lordo della gestione tecnico-assicurativa (2) (+) Proventi dell’attività di investimento (-) Costi dell’attività di investimento Margine lordo della gestione finanziaria-patrimoniale (1+2) Margine operativo lordo 501 Prof. Alessandro Berti Scomposizione degli indicatori di redditività ROE = Rn Mp = indicatore della redditività della gestione Rn Rli Rg X X Rli Rg Mp indicatore della politica di gestione degli impieghi complessiva indicatore della politica fiscale indicatore della redditività della gestione corrente Prof. Alessandro Berti 502 251 Scomposizione degli indicatori di redditività Rg Mp Rg Min X Min Mis = Mis Mp X indicatore di efficienza dei processi di intermediazione indicatore della redditività della gestione caratteristica indicatore del contributo dei servizi sprovvisti di contenuto creditizio 503 Prof. Alessandro Berti Scomposizione degli indicatori di redditività spread di tasso Mis = Mp ( Ia Afi X Ccn Mp ) + (( Ia - Ip Afi Pfi leva finanziaria ) X Pfi ) Mp livello e struttura dei tassi d’interesse tasso attivo medio tasso passivo medio struttura finanziaria composizione relativa delle fonti di finanziamento dell’attivo fruttifero di interesse (Afi) Prof. Alessandro Berti 504 252 Domanda di servizi finanziari ed attività degli intermediari Prof. Alessandro Berti Classificazione degli intermediari finanziari non bancari Del circuito diretto Intermediari mobiliari Servizi alle unità in deficit (emissione, corporate finance, etc.) Servizi di negoziazione sui mercati (dealing, brokerage) Servizi alle unità in surplus (gestione del risparmio) Prof. Alessandro Berti 506 253 Classificazione degli intermediari finanziari non bancari Del circuito indiretto intermediari creditizi non bancari Rapporti di credito di natura non bancaria (Società di leasing, Società di factoring, Società di credito al consumo) intermediari di partecipazione Assunzione di partecipazioni nel capitale di rischio di un’impresa con finalità di controllo e/o assistenza finanziaria (Holding finanziarie, Merchant bank, Venture capital) intermediari assicurativi/previdenziali Assunzione e gestione sistematica di rischi individuali dietro pagamento di un premio (Imprese di assicurazione, Istituti previdenziali, Fondi pensione) Prof. Alessandro Berti 507 Intermediari creditizi non bancari a. Società di leasing funzione creditizia: il locatario gode di una diluizione dell’impegno finanziario (canoni periodici) e di una dissociazione temporale tra detenzione ed eventuale acquisto (riscatto); maggiore forza contrattuale verso il produttore; vantaggi fiscali impliciti ed indiretti per il cliente. Prof. Alessandro Berti 508 254 Intermediari creditizi non bancari b. Società di factoring Funzione creditizia: finanziamento a fronte di smobilizzo crediti (cessione con incasso anticipato del netto ricavo); Servizi di consulenza relativi a rischiosità di debitore e cliente cedente; Servizi di gestione e amministrazione del credito; Servizi finanziari di anticipazione del credito ceduto; Servizi assicurativi a garanzia del buon esito dell’incasso (pro-soluto); Servizi legali relativi a recupero del credito. Prof. Alessandro Berti 509 Intermediari creditizi non bancari c. Società di credito al consumo Def.: Concessione nell’esercizio di un’attività commerciale o professionale di credito (dilazioni di pagamento, finanziamento) a favore di una persona fisica (no attività imprenditoriale o professionale) • Esercizio consentito a: banche, intermediari finanziari, soggetti autorizzati a vendita di beni e servizi d. C i r c u i t o p u b b l i c o : C a s s e d i risparmio Postale Cassa Depositi e prestiti Prof. Alessandro Berti 510 255 Intermediari di partecipazione a. Holding finanziaria Def.: Intermediari che detengono partecipazioni al capitale di rischio di più imprese per esercitare funzioni di controllo nonché di indirizzo strategico sulla gestione delle stesse. Holding pura (funzione strumentale di detentore di partecipazione al capitale di imprese diverse) vs. holding operativa (funzioni di assistenza finanziaria e/o di coordinamento economicofinanziario); Intermediario finanziario poiché: erogatore di servizi finanziari alle imprese del gruppo finalizzati a riduzione costi di transazione; capacità di realizzare diversificazione di investimenti finalizzati al controllo di altre imprese. Prof. Alessandro Berti 511 Intermediari di partecipazione b. Merchant bank Istituti specializzati nell’offrire servizi finanziari alle imprese che raramente si caratterizzano con semplici rapporti di finanziamento. Assunzione di partecipazioni nel capitale di rischio motivata da ragioni di assistenza finanziaria e non di controllo. Società di intermediazione finanziaria: Figura di intermediazione che esercita in modo evidente ed integrato i servizi di merchant banking. Prof. Alessandro Berti 512 256 Intermediari di partecipazione c. Venture capital Società finanziarie che svolgono un’attività di assistenza finanziaria al capitale di rischio dell’impresa cliente. Acquisizione di partecipazioni significative per un determinato periodo di tempo alla fine del quale realizzare possibilmente una plusvalenza mediante la cessione ad altro operatore. Acquisizioni esercitate prevalentemente nella fase iniziale di avvio dell’impresa (start-up financing) o nella fase di definizione dell’idea imprenditoriale (seed financing). (Business a elevato contenuto tecnologico). Prof. Alessandro Berti 513 Intermediari di partecipazione c. Venture capital Relativamente al finanziamento, problemi valutativi e di adverse selection più complessi del tradizionale rapporto bancario (piccole e medie imprese, bassa capitalizzazione, assenza di garanzie reali, assenza di informativa contabile storica, bene patrimoniale più rilevante: progetto). Venture capital evaluation problem (problemi di selezione e valutazione delle diverse proposte di investimento pervenute) + Valuation (valutazione dell’impresa potenzialmente oggetto di finanziamento) + Scelta degli strumenti con cui erogare il finanziamento (sottoscrizione di quote) + Disinvestimento mediante cessioni ad altri operatori (buy back). Prof. Alessandro Berti 514 257 Intermediari assicurativi e previdenziali a. Imprese di assicurazione Def.: Intermediari che assumono sistematicamente rischi individuali rappresentati da eventi al verificarsi dei quali la compagnia assicurativa si impegna a pagare un importo dietro pagamento anticipato di un premio. Assicurazioni danni vs. assicurazioni sulla vita Gestione sistematica di rischi omogenei (principio mutualistico) Attività di intermediazione mediante l’investimento in attività reali e finanziarie dei premi Attivo SP: Attività di impiego fondi ottenuti da raccolta premi Passivo SP: contingent liabilities (passività subordinate al verificarsi di un certo evento) dette riserve tecniche (riserve premi, riserve sinistri, riserve matematiche) Prof. Alessandro Berti 515 Intermediari assicurativi e previdenziali b. Istituti previdenziali Def.: Istituti che svolgono l’attività assicurativa relativa alla copertura dei rischi riguardanti la perdita o la riduzione della capacità lavorativa. c. Fondi pensione Prof. Alessandro Berti 516 258 Leasing Prof. Alessandro Berti L’attività L’attività delle società di leasing Svolgono principalmente un’attività creditizia mediante la stipulazione di contratti di locazione finanziaria, che svolgono implicitamente la funzione di soddisfare bisogni finanziari emergenti da decisioni d’investimento. Prof. Alessandro Berti 518 259 L’attività Bene Utile per il cliente Idoneo alla locazione La disponibilità del bene può essere ottenuta attraverso due modalità Acquisto diretto del bene, finanziato con il capitale proprio e/o capitale di credito Ottenimento del bene mediante contratto di leasing Prof. Alessandro Berti 519 Il contratto di leasing Contratto di leasing: Contratto mediante il quale una parte (società di leasing nella veste di locatore) concede in locazione all’altro (cliente nella veste di locatario), per un tempo determinato e in contropartita di un canone periodico, il bene acquistato o fatto costruire dal locatore su scelta e indicazione del locatario, con facoltà per quest’ultimo di acquistare la proprietà del bene al termine a condizioni prefissate. Prof. Alessandro Berti 520 260 I principali elementi contrattuali di un’operazione di leasing A partire dai due elementi di base, e cioè: il costo del bene; la descrizione del bene richiesto (la tipologia di bene, che influenza sia la durata sia il costo dell’operazione); diversi preventivi possono essere forniti in base a: anticipo da versare al momento della stipula; numero e periodicità dei canoni; metodo di calcolo del canone (a tasso fisso o indicizzato); valore di riscatto finale del bene; servizi accessori al finanziamento forniti dalla società di leasing (assicurazione, assistenza, manutenzione, consulenza, etc.). Prof. Alessandro Berti 521 Soggetti coinvolti Nell’operazione sono coinvolti 3 soggetti: l’utilizzatore: è colui che sceglie e utilizza il bene nell’ambito dell’esercizio di un’impresa, un’arte, una professione o un’attività istituzionale (di natura pubblica o non profit) - e può riscattarlo al termine del contratto; il concedente: è la società di leasing che acquista materialmente il bene scelto dall’utilizzatore, conservandone la proprietà sino al momento del suo eventuale riscatto; il fornitore: è chi vende il bene, scelto dall’utilizzatore, alla società di leasing. Prof. Alessandro Berti 522 261 Il contratto di leasing (o leasing finanziario o locazione finanziaria) E’ un contratto di finanziamento che consente, in cambio del pagamento di un canone periodico: di avere la disponibilità di un bene strumentale all’esercizio della propria professione o attività imprenditoriale; di trasferire i rischi e i benefici connessi alla proprietà del bene in capo al soggetto utilizzatore; di esercitare, al termine del contratto, un’opzione di riscatto (di acquisto) del bene stesso per una cifra pattuita, inferiore al valore di mercato del bene. Prof. Alessandro Berti 523 La proprietà del bene Nel leasing, durante la durata del contratto, la proprietà è in capo alla società di leasing e l’utilizzatore ne ha il possesso. Alla scadenza, se avviene l’acquisto, il bene potrà divenire di proprietà dell’utilizzatore. Con l’acquisto a rate il trasferimento della proprietà avviene con la consegna del bene oggetto del contratto o, in caso di diritto di riservato dominio, con il pagamento dell’ultima rata. Con l’affitto non c’è nessun intento di trasferire la proprietà del bene. Prof. Alessandro Berti 524 262 Aspetti positivi (segue) Rispetto alle forme di finanziamento "tradizionali" (es. mutuo bancario), il leasing: presenta tempi di istruttoria rapidi; consente di finanziare il costo del bene per intero (IVA compresa); è un servizio estremamente flessibile che può essere "tagliato“ sulle diverse esigenze del cliente (molteplici combinazioni sono possibili tra: durata del contratto, periodicità ed importo dei canoni, valore di riscatto del bene, prestazione di servizi aggiuntivi sul bene, quali assistenza, assicurazione, manutenzione, etc.); l’operazione di leasing presenta sia i vantaggi del finanziamento che quelli del noleggio, in quanto consente di poter disporre di beni senza bisogno di immobilizzare la somma di denaro necessaria per acquistarli. Prof. Alessandro Berti 525 Le diverse forme di leasing Generalmente con il termine "leasing" o "locazione finanziaria" si fa riferimento al leasing finanziario; esistono tuttavia altre forme di leasing : leasing operativo: non prevede un’opzione di riscatto e può essere posto in atto: da un intermediario finanziario: in questo caso si tratta, come per il leasing finanziario, di un’operazione caratterizzata dalla trilateralità del rapporto e dalla causa di finanziamento; direttamente dal produttore del bene: in questo caso si tratta di un’operazione commerciale molto simile al noleggio. Prof. Alessandro Berti 526 263 Le diverse forme di leasing lease-back : è un contratto in base al quale un’azienda industriale o commerciale vende alla società di leasing il bene e la società di leasing concede lo stesso bene in leasing all’azienda venditrice. Prof. Alessandro Berti 527 Leasing operativo vs finanziario La distinzione tra leasing finanziario e leasing operativo attiene fondamentalmente all’attribuzione del rischio di obsolescenza del bene che, in linea di principio, ricade sul locatario nel primo caso e sul locatore nel secondo. è molto probabile che il leasing operativo sia più costoso (e più redditizio) di quello finanziario. l’azienda locatrice cerca di coprire il rischio di obsolescenza ammortizzando il capitale investito nel più breve tempo possibile. il pricing di un contratto di leasing operativo deve tenere in considerazione il residual risk; il pricing di un contratto di leasing finanziario può prescindere da questo aspetto. Prof. Alessandro Berti 528 264 Operazioni indicizzate Un’operazione di leasing si dice "indicizzata" o a "tasso indicizzato" quando ciascuna rata del canone leasing è legata alle variazioni di un parametro finanziario di riferimento scelto dalle parti ed inserito in contratto in una specifica clausola contrattuale di indicizzazione. In tale clausola: viene indicato chiaramente il parametro preso a riferimento per l’indicizzazione (es. Euribor a 3 mesi); nonché le modalità di calcolo dell’indicizzazione del canone in relazione alla variazione del parametro di riferimento. Prof. Alessandro Berti 529 Le società di leasing attività tipica: finanziamento dell’acquisto di beni di consumo durevole (autoveicoli) e di investimenti produttivi di natura mobiliare e immobiliare; i beni dati in locazione finanziaria sono presenti nell’attivo della società; i ricavi tipici sono rappresentati dai canoni di locazione; alla scadenza del contratto può essere prevista la facoltà di riscatto del bene locato da parte dell’utilizzatore. Prof. Alessandro Berti 530 265 Le società di leasing LO STATO PATRIMONIALE ATTIVITA’ PASSIVITA’ Capitale circolante Passività correnti Crediti leasing netti in mora Passività consolidate Capitale netto in leasing Capitale netto = capitale lordo in leasing – f.do amm.to Immobilizzazioni Totale attivo Totale passivo e netto Prof. Alessandro Berti 531 Le società di leasing Il conto economico riclassificato Prof. Alessandro Berti 532 266 Factoring Prof. Alessandro Berti Il factoring Contratto di factoring: Il factoring è un contratto di cessione, pro soluto o pro solvendo, di crediti commerciali a banche o a società specializzate (factor), ai fini di gestione, di incasso ed eventualmente di finanziamento del cedente. Prof. Alessandro Berti 534 267 Il factoring Si distinguono tre tipologie di factoring: factoring pro solvendo: il cliente cede al factor il credito garantendo a quest’ultimo la solvibilità del debitore ceduto; factoring pro soluto: il cliente cede il credito al factor che si assume il rischio di insolvenza del debitore ceduto; maturity factoring: non è previsto alcun supporto finanziario al cedente rispetto alla scadenza naturale del contratto. Il factor accredita l’importo alla scadenza (spesso maggiorata di alcuni giorni), ma sulla base di accordi può concedere ulteriori dilazioni sui termini di pagamento al debitore. Prof. Alessandro Berti 535 Le società di factoring L’attività delle società di factoring Svolgono un insieme di servizi finanziari e di altra natura secondo la seguente articolazione: • servizi informativi riferiti alle condizioni finanziarie della clientela commerciale; • servizi di amministrazione, gestione, incasso dei crediti commerciali; • servizi legali per il recupero dei crediti; • servizi di garanzia del buon esito dell’incasso (pro soluto); • anticipazione parziale del valore dei crediti ceduti. Prof. Alessandro Berti 536 268 Le società di factoring attività tipica: svolgimento di un servizio di gestione dei crediti per conto della clientela derivante dall’acquisto degli stessi; il servizio può prevedere la concessione di anticipi con assunzione del rischio di buon esito (cessioni pro soluto) o senza (cessioni pro solvendo); i ricavi tipici sono rappresentati dalle commissioni per il servizio prestato e dagli interessi sulle somme anticipate. Prof. Alessandro Berti 537 Le società di factoring Lo Stato Patrimoniale Prof. Alessandro Berti 538 269 Le società di factoring Il Conto Economico Prof. Alessandro Berti 539 Società di credito al consumo Prof. Alessandro Berti 270 Società di credito al consumo Soggetti che possono svolgere credito al consumo: Banche e intermediari finanziari non bancari iscritti nell'elenco generale previsto dall'art. 106 TUB o nell'elenco speciale previsto dall'art. 107 TUB che erogano credito al consumo, cioè crediti concessi alle famiglie per fini personali collegati al consumo di beni e di servizi. 541 Prof. Alessandro Berti Società finanziarie di credito al consumo e di credito rateale attività tipica: erogazione di prestiti alle famiglie destinati a finanziare i consumi e, particolarmente, l’acquisto di beni di consumo durevole; In base alla nuova normativa (in vigore dal 2010) l’importo è compreso tra euro 200 ed euro 75.000. Prof. Alessandro Berti 542 271 Società finanziarie di credito al consumo e di credito rateale Si può distinguere : prestito personale (non finalizzato); prestito finalizzato (in questo caso è normalmente utilizzato il credito rateale per l’acquisto di: pc, elettrodomestici, hi-fi; arredamento e impiantistica; auto e moto; cura della persona e della salute, viaggi, etc.); carte revolving (prevedono la messa a disposizione del consumatore di una somma di denaro che lo stesso può utilizzare a sua discrezione. L'utilizzo può essere collegato all'uso di una carta di credito presso negozi convenzionati con la società emittente oppure può realizzarsi mediante richiesta alla banca o finanziaria di una somma di denaro); Prestito garantito (cessione del quinto dello stipendio). Prof. Alessandro Berti 543 Società finanziarie di credito al consumo e di credito rateale: la nuova normativa (2010) Importi Con la normativa 2010 sul credito al consumo, innanzitutto cambiano le soglie: il credito al consumo infatti prima vedeva un limite attorno ai 30.000 euro, mentre ora i contratti compresi nella nuova normativa vanno da un minimo di 200 euro a un massimo di 75.000. Diritto di recesso Chi ricorre al credito, avrà diritto di recesso: potrà recedere dal contratto di finanziamento entro quattordici giorni dalla firma del contratto di credito, senza dover dare giustificazioni, con precise modalità. Per rimborsare gli importi dovuti basterà un indennizzo. Prof. Alessandro Berti 544 272 Società finanziarie di credito al consumo e di credito rateale: la nuova normativa (2010) La trasparenza La normativa 2010 sul credito al consumo dovrebbe incrementare la trasparenza dei contratti di prestito. Le banche avranno nuovi obblighi nei confronti dei consumatori, tra cui l’obbligo di trasparenza, sui fogli informativi, sulla pubblicità e in fase precontrattuale. Le informative dovranno contemplare avvertimenti chiari (per esempio sulle conseguenze dei mancati pagamenti delle rate, che garanzie sono richieste per ottenere il credito etc…) I clienti-consumatori avranno anche diritto a richiedere e ricevere gratis la copia della bozza di contratto di finanziamento. Prof. Alessandro Berti 545 Società finanziarie di credito al consumo e di credito rateale: la nuova normativa (2010) Il rimborso anticipato È garantito il rimborso anticipato per il consumatore che intenda estinguere in anticipo il suo finanziamento. Il creditore potrebbe avere diritto a un indennizzo. Prima le spese per estinzione anticipata di un credito, erano non superiori all’1% dell’importo del credito rimborsato. Invece, con la nuova normativa per il credito al consumo, l’indennizzo non potrà superare l’1% dell’importo del credito rimborsato in anticipo, se il tempo che intercorre tra estinzione anticipata e scioglimento del contratto previsto è superiore a un anno. Se il periodo tra quando si salda in anticipo il prestito e il termine previsto dal contratto è invece inferiore all’anno, allora l’indennizzo non potrà superare lo 0,5 % dell’importo del credito rimborsato in anticipo. Si dovrebbe dunque pagare di meno per l’estinzione anticipata. Prof. Alessandro Berti 546 273 Società finanziarie di credito al consumo e di credito rateale: la nuova normativa (2010) Quali finanziamenti sono esclusi Sono esclusi alcuni contratti di credito, come quelli di locazione o leasing, che non prevedono obbligo di acquisto. Esclusa anche la concessione di scoperto da rimborsarsi entro un mese e i crediti che non prevedono il pagamento di interessi o altre spese. Sono anche esclusi i crediti concessi dal datore di lavoro ai dipendenti senza interessi o a tassi preferenziali, quelli relativi alla dilazione, senza spese, del pagamento di un debito esistente e quelli concessi, senza interessi o a tassi di favore, a un pubblico ristretto con finalità di interesse generale. Rientrano invece a pieno titolo nella normativa le carte di credito, ma non quelle di debito differito, che prevedono il rimborso del credito entro tre mesi e le cui spese sono irrilevanti, in pratica le carte ricaricabili. Prof. Alessandro Berti 547 Venture capital L’investimento nel capitale di rischio Prof. Alessandro Berti 274 Le differenze rispetto ad un finanziamento tradizionale Capitale di rischio Capitale di debito Finanziamento a medio e Finanziamento a breve, lungo termine medio e lungo termine Non prevede scadenze di rimborso ed il disinvestimento avviene di norma con cessione al mercato od a terzi, senza gravare l’impresa Prevede precise scadenze di rimborso a prescindere dall’andamento dell’impresa e nel caso di finanziamento a breve è revocabile a vista Prof. Alessandro Berti 549 Le differenze rispetto ad un finanziamento tradizionale Capitale di rischio Capitale di debito È una fonte flessibile di È una fonte rigida di capitali, utile per finanziare f i n a n z i a m e n t o , l a c u i processi di crescita possibilità di accesso è vincolata alla presenza di garanzie e alla generazione di cash flow Prof. Alessandro Berti 550 275 Le differenze rispetto ad un finanziamento tradizionale Capitale di rischio Capitale di debito La remunerazione del capitale dipende dalla crescita di valore dell’impresa e dal suo successo Il debito richiede il pagamento regolare di interessi a prescindere dall’andamento dell’azienda ed è garantito dal mantenimento del valore degli attivi Prof. Alessandro Berti 551 Le differenze rispetto ad un finanziamento tradizionale Capitale di rischio Capitale di debito L’investitore nel capitale L’assistenza fornita è di tipo di rischio rappresenta un accessorio al finanziamento partner che può fornire consulenza strategica e finanziaria Prof. Alessandro Berti 552 276 Investimento nel capitale di rischio L’apporto di risorse finanziarie da parte di operatori specializzati, sotto forma di partecipazione al capitale azionario o di sottoscrizione di titoli obbligazionari convertibili in azioni, per un arco temporale medio-lungo, in aziende dotate di un progetto e di un potenziale di sviluppo. Prof. Alessandro Berti 553 Investimento nel capitale di rischio L’attività di investimento istituzionale nel capitale di rischio viene generalmente definita con i termini anglosassoni venture capital e private equity Prof. Alessandro Berti 554 277 Investimento nel capitale di rischio il venture capital vero e proprio si riferisce al finanziamento dell’avvio di nuove imprese il private equity comprende le operazioni di investimento realizzate in fasi del ciclo di vita delle aziende successive a quella iniziale. Prof. Alessandro Berti 555 Intervento dell’investitore istituzionale Diversi stadi di sviluppo aziendale Mutano dimensioni, esigenze e prospettive dell’impresa Necessario un intervento dell’investitore istituzionale differenziato e adeguato alle esigenze dell’impresa. Prof. Alessandro Berti 556 278 Intervento dell’investitore istituzionale L’intervento dell’investitore istituzionale deve combinare in modo adeguato alle esigenze dell’impresa i due elementi chiave: capitale know how Prof. Alessandro Berti 557 Intervento dell’investitore istituzionale Congiuntamente ai mezzi finanziari, l’investitore istituzionale offre esperienze professionali, competenze tecnico-manageriali ed una rete di contatti con altri investitori e istituzioni finanziarie. Prof. Alessandro Berti 558 279 L’investitore istituzionale L’investitore istituzionale nel capitale di rischio è un socio temporaneo, seppur di medio-lungo termine, che, come tale, dovrà prima o poi cedere la partecipazione acquisita per realizzare il proprio obiettivo. Gli operatori attivi in tale mercato vengono definiti: genericamente, venture capitalist, indipendentemente dalla tipologia di operazioni che pongono in essere meno frequentemente private equity investors, qualora ci si riferisca a soggetti focalizzati sulle fasi avanzate del ciclo di vita delle imprese. Prof. Alessandro Berti 559 La segmentazione del mercato del capitale di rischio Secondo uno schema classico le categorie di intervento dell’investitore istituzionale sono : si finanziano le primissime fasi di Early stage avvio dell’impresa financing si supporta la crescita e Expansion l’implementazione di programmi di financing sviluppo già esistenti sono interventi che non incrementano il capitale sociale, ma Replacement sostituiscono parte dell’azionariato capital non più coinvolto nell’attività aziendale Prof. Alessandro Berti 560 280 La segmentazione del mercato del capitale di rischio sono tutte quelle operazioni Buy out orientate al cambiamento totale della proprietà Turnaround investimenti di ristrutturazione di imprese in crisi financing interventi finalizzati Bridge all’accompagnamento financing dell’impresa in borsa Prof. Alessandro Berti 561 La segmentazione del mercato del capitale di rischio La distinzione classica tra categorie di intervento non è netta perché: ci sono vari tipi di investimento nel capitale di rischio; non è possibile individuare un profilo standard di impresa; gli strumenti finanziari disponibili sono sempre più complessi e sofisticati. Prof. Alessandro Berti 562 281 La segmentazione del mercato del capitale di rischio Perciò è opportuno classificare gli interventi degli investitori istituzionali nel capitale di rischio basandosi su una macro-ripartizione delle esigenze strategiche dell’impresa. 563 Prof. Alessandro Berti Categorie di investimento nel capitale di rischio Avvio Venture capital Sviluppo Cambiamento Prof. Alessandro Berti Private equity 564 282 Il finanziamento dell’avvio A questa categoria appartengono tutti quegli interventi il cui obiettivo è quello di supportare la nascita di un’impresa sia in fase embrionale che nelle prime fasi di avvio. Prof. Alessandro Berti 565 Processo di creazione dell’impresa Modello di Vesper Nel processo di creazione d’impresa i passi fondamentali da realizzare sono: cogliere l’opportunità; rifinire l’idea; proteggersi dall’imitazione; costruire la squadra; reperire i finanziamenti; realizzare lo start-up; lanciare il prodotto. Prof. Alessandro Berti 566 283 L’investitore istituzionale e la creazione dell’impresa Gli investitori istituzionali nel capitale di rischio rivestono un importante ruolo in tutte le attività che compongono il processo di creazione dell’impresa, attraverso un apporto in termini: di capitale; di capacità imprenditoriali; di competenze aziendali e manageriali. Prof. Alessandro Berti 567 Il processo di creazione d’impresa La nuova iniziativa imprenditoriale nasce da: innovazione di prodotto: rendere commercializzabili nuovi prodotti/servizi innovazione di processo: i prodotti/servizi non sono nuovi ma sono realizzati con processi innovativi spin-off: dare vita ad una nuova unità giuridica in una realtà già esistente Prof. Alessandro Berti 568 284 Il processo di creazione d’impresa - Contenuto innovativo spin-off - innovazione di processo + innovazione di prodotto Supporto manageriale e strategico + Prof. Alessandro Berti 569 Il finanziamento dell’avvio La categoria di investimenti di early stage financing: sono le più rischiose (statisticamente, in tutto il mondo, hanno la maggiore probabilità di fallimento dell’iniziativa) è difficile il processo di disinvestimento gli investitori tendono ad acquisire solo partecipazioni di maggioranza Prof. Alessandro Berti 570 285 Il finanziamento dell’avvio Le caratteristiche degli investimenti finalizzati al finanziamento dell’avvio, possono essere individuate utilizzando i sottostadi della categoria early stage financing: seed financing start-up financing first stage financing Prof. Alessandro Berti 571 Seed financing L’investitore finanzia l’idea imprenditoriale, quindi un inventore, manca un business plan strutturato, occorre dimostrare la validità tecnica del prodotto/servizio ⇩ L’investitore deve avere competenze manageriali ma soprattutto tecniche e scientifiche (società venture capital collegate a gruppi industriali affini). L’apporto finanziario è contenuto ma molto rischioso. Prof. Alessandro Berti 572 286 Start-up financing La validità commerciale è da dimostrare, ci sono ancora problemi tecnici e specifici, ma a differenza del seed financing il prototipo del prodotto è gia stato verificato, quindi ci sono le premesse per avviare l’impresa (formalmente la società esiste). Prof. Alessandro Berti 573 First stage financing L’attività produttiva è completa, ma occorre valutare la validità commerciale, l’investitore finanzia il business di un imprenditore che già sviluppato in maniera modesta necessità di capitale per proseguire nella crescita, quindi l’investitore può essere più “generalista”. Prof. Alessandro Berti 574 287 Il finanziamento dello sviluppo A questa categoria appartengono tutti quegli interventi il cui obiettivo è quello di far fronte alle diverse problematiche connesse allo sviluppo dell’impresa a diverso titolo e secondo diverse modalità. 575 Prof. Alessandro Berti Le tipologie di sviluppo Lo sviluppo ormai maturo può consistere in crescita per vie interne crescita per vie esterne aumento o acquisizione di altre diversificazione aziende o rami della capacità d’azienda produttiva Prof. Alessandro Berti crescita a rete integrazione con altre realtà imprenditoriali mantenendo autonomia 576 288 Lo sviluppo e l’investitore Nello sviluppo per vie interne l’apporto dell’investitore è principalmente di natura finanziaria, ma anche consulenziale Nello sviluppo per vie esterne l’apporto dell’investitore è legato al networking internazionale, con esperienza e rete di conoscenze Prof. Alessandro Berti 577 Lo sviluppo e l’investitore Nello sviluppo a rete realizzato attraverso cluster venture (attraverso una holding vengono raggruppate società indipendenti a livello operativo, ma che sono integrabili e simili per prodotti mercati o tecnologie) l’investitore ricerca e raggiunge economie di scala all’interno del processo di creazione del valore. Prof. Alessandro Berti 578 289 Lo sviluppo e l’investitore Bridge financing lo sviluppo può avere come obiettivo quello di raggiungere la quotazione in Borsa, in questo caso l’investitore nel capitale di rischio si concretizza come finanziamento per permettere il passaggio da azienda a capitale chiuso a società quotata. L’apporto dell’investitore oltre che di capitale deve essere di natura analitica e tecnicafinanziaria. Prof. Alessandro Berti 579 Il finanziamento per lo sviluppo Tecnicamente gli investimenti per lo sviluppo sono più complessi dei finanziamenti dell’avvio: l’investitore deve negoziare con un numero elevato di azionisti; l’analisi preliminare è più complessa e dettagliata su diversi aspetti della storia dell’azienda. Prof. Alessandro Berti 580 290 Il finanziamento per lo sviluppo I dati e le informazioni di carattere storico permettono un’attività di valutazione maggiormente oggettiva rispetto al finanziamento dell’avvio. Per questo anche l’operatore senza precedenti può effettuare un’approfondita valutazione del potenziale investimento. Prof. Alessandro Berti 581 Il finanziamento del cambiamento A questa categoria appartengono tutti quegli interventi il cui obiettivo è quello di finanziare processi di cambiamento interni all’azienda che spesso portano ad una modifica dell’assetto proprietario della stessa. Questa categoria di investimento nel capitale di rischio, rispetto alle altre è più indipendente dallo stadio di vita dell’impresa. Prof. Alessandro Berti 582 291 Il cambiamento I processi di cambiamento interni all’azienda si fondano su motivi differenti: cosciente modifica dell’assetto per superare una fase anagrafica, strategica o patrimoniale di stallo; modifica per risolvere il verificarsi di involontari eventi negativi. Prof. Alessandro Berti 583 Il cambiamento I principali motivi su cui si fonda il cambiamento: uno o più azionisti decidono di abbandonare l’attività d’impresa cedendo le quote; cambio radicale di proprietà da parte dell’impresa; cambio radicale generato dal verificarsi di una crisi aziendale. Prof. Alessandro Berti 584 292 Il cambiamento Uno o più azionisti decidono di abbandonare l’attività d’impresa cedendo le quote Replacement capital: mera sostituzione di azionisti di minoranza, non ci sono grandi cambiamenti nella strategia d’impresa. Prof. Alessandro Berti 585 Il cambiamento Cambio radicale di proprietà da parte dell’impresa Le ragioni posso essere diverse: - volontà del gruppo imprenditoriale di liquidare l’intera attività o un ramo di questa; - impossibilità di determinare un adeguato successore; - processo di privatizzazione dell’attività. Buy out: supportare il cambiamento da profilo finanziario sostenendo il nuovo gruppo imprenditoriale. Prof. Alessandro Berti 586 293 Buy out Il termine anglosassone “buy out” significa “rilevare”, “acquisire”. Pertanto, quando questa espressione viene utilizzata nel contesto economicofinanziario si fa riferimento all’acquisizione di un’impresa. Prof. Alessandro Berti 587 Buy out All’interno di questa categoria, sulla base delle caratteristiche della nuova proprietà si possono individuare le operazioni di: Management buy out (MBO) un gruppo manageriale interno assume il controllo Management buy in un gruppo manageriale esterno assume il controllo Workers buy out (WBO) il nuovo assetto proprietario coinvolge una compagine più allargata di dipendenti dell’azienda Prof. Alessandro Berti 588 294 Buy out Sulla base della tecnica utilizzata per la realizzazione dell’investimento si possono individuare le operazioni di: Leverage buy out (LBO) l’acquisizione avviene con l’uso della leva finanziaria e quindi l’investimento finanziario del compratore è limitato. I capitali presi a prestito vengono rimborsati attraverso i flussi di cassa positivi dell’attività acquisita o dalla cessione di una parte dei beni (break up) Unleverage buy out il ricorso alla leva finanziaria è limitato Prof. Alessandro Berti 589 Leverage buy out (LBO) Sono operazioni di LBO gran parte dei takeover realizzati su società quotate Non tutte le operazioni LBO rientrano tra quelle di venture capital o private equity Prof. Alessandro Berti 590 295 Il cambiamento Cambio radicale generato dal verificarsi di una crisi aziendale Turnaround financing: l’investitore professionale si assume il rischio d’impresa e agevola il recupero di una situazione deteriorata. Prof. Alessandro Berti 591 CONCLUSIONE Le operazioni di private equity e venture capital sono definite in funzione dell’esigenza manifestata dall’impresa e non dalla tecnica finanziaria utilizzata. Prof. Alessandro Berti 592 296 Sommario Gli intermediari mobiliari Gli intermediari assicurativi I fondi pensione Prof. Alessandro Berti 593 Gli intermediari mobiliari Prof. Alessandro Berti 297 Gli intermediari mobiliari Imprese di investimento (SIM) Banche Altri intermediari che svolgono servizi di gestione (asset management) Prof. Alessandro Berti 595 Società di Intermediazione mobiliare La Società di Intermediazione Mobiliare (SIM) è un’impresa: diversa dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’art. 107 TUB; autorizzata a svolgere servizi di investimento, avente sede legale e direzione generale in Italia; l’autorizzazione viene rilasciata dalla CONSOB, sentita la Banca d’Italia, con il permesso all’esercizio dell’attività ed iscrizione delle SIM in un apposito albo. Prof. Alessandro Berti 596 298 Società di Intermediazione mobiliare Svolgono servizi di investimento (prima del 1994 ad esse riservate): negoziazione in proprio o delegata, collocamento, gestione individuale di patrimoni, raccolta ordini e mediazione. Tensioni concorrenziali e concentrazioni tendono a farne diminuire il numero. La struttura del bilancio e i problemi gestionali dipendono dalla loro struttura istituzionale e dal tipo di attività che svolgono: indipendenti o di emanazione bancaria operanti al dettaglio o all’ingrosso con propria rete distributiva (promotori, informatica) o meno Prof. Alessandro Berti 597 Struttura del bilancio di una SIM Attività Crediti per investimenti di liquidità Titoli di proprietà immobilizzazioni Passività Debiti finanziari Patrimonio Conto Economico + Interessi attivi e dividendi + Profitti da operazioni finanziarie + Commissioni attive per servizi - Interessi passivi - Perdite da operazioni finanziarie = MARGINE DI INTERMEDIAZIONE - Costi operativi = RISULTATO D’ESERCIZIO Prof. Alessandro Berti 598 299 Gli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR): Fondi comuni di investimento e SICAV Prof. Alessandro Berti Aspetti e caratteri Intermediazione bancaria tradizionale ò Gestione del risparmio ò Trasformazione delle Non vi è una caratteristiche degli strumenti (rischio, rendimento, liquidità) trasformazione delle caratteristiche degli strumenti Trasferimento di rischio Non vi è trasferimento depositante → banca di rischio cliente→intermediario Prof. Alessandro Berti 600 300 La gestione collettiva del risparmio I soggetti: Società di gestione del risparmio (SGR) Fondi comuni d’investimento aperti e chiusi Fondi pensione Fondi immobiliari Società d’investimento a capitale variabile (SICAV) Le funzioni: Intermediazione Investimento Consulenza Gestione (in modo collettivo) Prof. Alessandro Berti 601 Fondi comuni di investimento Definizione: patrimonio autonomo; diviso in quote; di pertinenza di una pluralità di partecipanti, gestito in monte (= congiuntamente per più risparmiatori senza trattamento personalizzato); Prof. Alessandro Berti 602 301 Fondi comuni di investimento patrimonio indiviso di beni reali e/o finanziari di cui ogni partecipante ne è comproprietario; patrimonio autonomo da quello dei partecipanti e della società di gestione; fondo privo di personalità giuridica; fondo suddiviso in quote, che possono essere oggetto di quotazione in mercati regolamentati, tutte di uguale valore e con uguali diritti; fondo disciplinato dal regolamento relativamente al rapporto tra i vari soggetti e a tutti gli aspetti gestionali. Prof. Alessandro Berti 603 Tipologie di fondi comuni di investimento In base all’oggetto ci sono fondi: mobiliari, immobiliari, flessibili etc. per ordine crescente di investimento azionario i fondi sono: Obbligazionari e di liquidità (0% azioni) Obbligazionari misti (≤ 20% azioni) Bilanciati (10%-90% azioni) Azionari (≥70% azioni) Flessibili ( max discrezionalità) per localizzazione geografica sono: nazionali, internazionali, area euro, America, Paesi emergenti, etc. per settori industriali, meceologici specializzati etc.: high-tech, pmi, energia, etc. Prof. Alessandro Berti 604 302 Tipologie di fondi comuni di investimento In base alla modalità di partecipazione: aperti, chiusi, c’è un diverso meccanismo di determinazione dei prezzi. In base alla modalità di sottoscrizione: unico versamento (PIC), più versamenti (PAC). In base alla modalità di distribuzione: ad accumulazione, a distribuzione. In base alla forma giuridica: contrattuali (il contratto disciplina 3 soggetti), statutari (il contratto disciplina 2 soggetti, OICR statutario SICAV). Prof. Alessandro Berti 605 Istituzione e regolamento del fondo Il regolamento di ciascun fondo comune deve stabilire: denominazione e durata; banca depositaria; modalità di partecipazione; organi competenti; criteri per la determinazione dei proventi di gestione; spese; misura e criteri di determinazione delle provvigioni; Prof. Alessandro Berti 606 303 Istituzione e regolamento del fondo (segue) forme di pubblicità su quotidiani; casi di sospensione del diritto di rimborso; gli stati ove si emettono i titoli oggetto di gestione del fondo; possibilità di investimento in quote di altri fondi; le dipendenze della banca depositaria ove sono a disposizione i documenti informativi del fondo. Prof. Alessandro Berti 607 I soggetti coinvolti I soggetti che possono intervenire sono: la società promotrice (per la promozione, istituzione e organizzazione di fondi comuni); la società di gestione del risparmio (che gestisce fondi comuni di propria o altrui istituzione); la banca depositaria (a cui spetta la custodia degli strumenti finanziari e delle disponibilità liquide di un fondo comune di investimento); Prof. Alessandro Berti 608 304 Compiti della banca depositaria Accertamento che la gestione sia conforme alla legge; obblighi di esecuzione dell'attività di deposito; separatezza professionale e direzionale. Prof. Alessandro Berti 609 Società di Gestione del Risparmio: attività Gestione di fondi comuni di investimento, fondi pensione, etc. Gestioni patrimoniali e private banking Attività assicurative (comparto vita) Svolgimento di attività connesse e strumentali a quelle di gestione Prof. Alessandro Berti 610 305 La Società di Gestione del Risparmio Per svolgere la propria attività la SGR deve ottenere un’apposita autorizzazione rilasciata, accertati i requisiti richiesti, dalla Banca d’Italia, sentita la CONSOB, che provvede ad iscrivere la società in un apposito albo. La SGR deve avere la forma di S.p.A. Prof. Alessandro Berti 611 Caratteristiche delle SGR e partecipazioni detenibili Caratteristiche: Il rischio delle oscillazioni del mercato non ricade sulla SGR (No rischi finanziari) La remunerazione della SGR è costituita da commissioni (Rischi economici) Partecipazioni detenibili: Settore bancario Settore finanziario Settore assicurativo Prof. Alessandro Berti 612 306 Partecipazione ai fondi comuni finalità di investimento del fondo separatezza del patrimonio di ciascun fondo caratteristiche di omogeneità delle quote di partecipazione ai fondi comuni diritti e tempi di rimborso intervento sospensivo della Banca d’Italia intervento del commissario straordinario Prof. Alessandro Berti 613 Criteri di gestione del fondo il fondo deve essere gestito secondo criteri di redditività, liquidità e non di speculazione negativa la gestione è nell’interesse dei partecipanti non è possibile: acquistare metalli preziosi ne' certificati rappresentativi dei medesimi; concedere prestiti o garanzie sotto qualsiasi forma; vendere valori mobiliari allo scoperto. Prof. Alessandro Berti 614 307 Criteri di gestione del fondo I criteri di diversificazione minimale del portafoglio del fondo sono fissati in base al rischio di solvibilità della emittente, ai mercati di negoziazione ed al grado implicito di liquidabilità dell’investimento stesso. Prof. Alessandro Berti 615 Le quote di partecipazione Quote di partecipazione nominative o al portatore (a scelta) attribuiscono gli stessi diritti hanno tutte eguale valore, determinato come segue: valore complessivo netto del fondo, al giorno di valutazione del patrimonio, diviso il n° di quote in circolazione alla stessa data nei fondi aperti il valore delle quote, anche ai fini del rimborso, viene calcolato con periodicità almeno settimanale dalla società di gestione del risparmio, secondo quanto indicato nel regolamento del fondo. per quanto riguarda i fondi chiusi il calcolo e la pubblicazione del valore della quota devono avvenire con cadenza almeno semestrale. Prof. Alessandro Berti 616 308 Prodotti offerti dal “sistema fondi” Fondi d’investimento aperti Fondi d’investimento chiusi Fondi riservati ad investitori qualificati Fondi speculativi (Hedge fund) Fondi armonizzati Fondi non armonizzati Fondi di Fondi Exchange Traded Fund (ETF) Prof. Alessandro Berti 617 Fondi Comuni d’Investimento: classificazione FCI Aperti Il capitale del fondo varia con l’ingresso dei partecipanti Numero di quote variabili Il valore di ogni quota si ottiene dalla divisione del patrimonio per il numero di quote FCI Chiusi Il capitale del fondo è fissato al momento della sua costituzione e non può variare Numero di quote fisse Il valore di ogni quota dipende dalla domanda e dall’offerta della quota stessa Prof. Alessandro Berti 618 309 Fondi comuni aperti gli investitori possono acquistare quote (entrare cioè nel fondo) e richiederne, in qualunque momento, il rimborso (uscire dal fondo); il capitale del fondo è pertanto variabile; gli strumenti acquisibili sono quotati o non quotati, oppure sono depositi bancari. Prof. Alessandro Berti 619 Fondi comuni aperti armonizzati Si tratta di fondi esteri che rispettano le previsioni delle direttive comunitarie in materia di OICVM e che pertanto possono essere commercializzati nell’UME in regime di mutuo riconoscimento. Prof. Alessandro Berti 620 310 Il fondo chiuso Il fondo viene definito “chiuso” perché: non è concesso ai sottoscrittori delle quote di riscattare queste in qualsiasi momento, ma solo ad una scadenza predefinita; non è consentito a nuovi sottoscrittori del fondo di entrare nello stesso, una volta che la raccolta del capitale programmata è completata. n° di quote di partecipazione fisso = capitale fisso diritto al rimborso solo a scadenze predeterminate elevato valore delle quote Prof. Alessandro Berti 621 Fondi comuni chiusi È obbligatorio istituire un fondo chiuso nel caso gli investimenti siano rappresentati da: beni immobili e diritti reali immobiliari; crediti e titoli rappresentativi di crediti; strumenti finanziari non quotati diversi dagli OICR aperti in misura superiore al 10% del patrimonio; altri beni, diversi dagli strumenti finanziari e dai depositi bancari per i quali: a) esista un mercato; b) il valore sia determinabile con certezza e periodicità almeno semestrale. Prof. Alessandro Berti 622 311 Il fondo chiuso È uno strumento finanziario che raccoglie capitali presso investitori istituzionali (quali imprese, fondazioni, compagnie assicurative, fondi pensione) e presso privati, per investirli in imprese non quotate ad alto potenziale di sviluppo. Prof. Alessandro Berti 623 Il fondo chiuso In prossimità della data di scadenza (in genere con un certo anticipo) i gestori provvedono a liquidare gli investimenti precedentemente effettuati, per poi procedere al rimborso delle quote maggiorate dell’eventuale rendimento. Prof. Alessandro Berti 624 312 Il fondo chiuso Ciò garantisce ai gestori del fondo la disponibilità di un determinato ammontare di capitali per un periodo di tempo predeterminato e di durata mediolunga, in modo da poter investire “con tranquillità” in aziende medio-piccole e non quotate. Prof. Alessandro Berti 625 Fondi comuni di investimento: criteri di gestione Fondi comuni aperti: Strumenti quotati Strumenti non quotati (deve esistere un mercato attivo) Depositi bancari c/o banche del G10 (max.12m., per il 50% rimborsabili a vista) Parti di OICR (direttiva 85) Strumenti derivati Prof. Alessandro Berti 626 313 Fondi comuni di investimento: criteri di gestione Fondi comuni chiusi: Strumenti quotati e non quotati Beni immobili e diritti reali immobiliari Crediti e titoli rappresentativi di crediti Altri beni per i quali esiste un mercato, con valore determinabile almeno ogni 6 mesi Depositi bancari OICR e derivati come per i fondi aperti Prof. Alessandro Berti 627 Fondi comuni di investimento: criteri di gestione Non è consentito: concedere prestiti diversi da quelli tipici delle operazioni a termine su strumenti finanziari. I fondi chiusi immobiliari possono locare gli immobili con facoltà di acquisto per il locatario; vendere strumenti finanziari (per i fondi chiusi tutti i beni) allo scoperto; investire in strumenti finanziari emessi dalla SGR; per i fondi aperti investire in metalli e/o pietre preziose; per i fondi chiusi investire in strumenti non quotati emessi dalla SGR e costruire direttamente immobili. Prof. Alessandro Berti 628 314 Fondi comuni di investimento: altre tipologie Categorie speciali: fondi riservati ad investitori qualificati: sia in forma aperta, sia in forma chiusa, riservati ad investitori c.d. “qualificati”, con norme prudenziali che possono essere diverse da quelle degli altri fondi; fondi speculativi: sia in forma aperta, sia in forma chiusa con norme prudenziali che possono essere diverse da quelle degli altri fondi. Prof. Alessandro Berti 629 Fondi riservati Riservati a particolari investitori qualificati (banche, fondazioni) Possono derogare a norme sulla concentrazione rischi Vietata la vendita allo scoperto Elevati rischi finanziari Prof. Alessandro Berti 630 315 Fondi riservati Le quote possono essere sottoscritte solo da: Imprese d’investimento Banche Agenti di cambio SGR SICAV Fondi pensione Compagnie di assicurazione Società finanziarie capogruppo di gruppi bancari Soggetti iscritti agli albi degli art. 106,107,113 del T.U. in materia bancaria Il fondo deve essere definito tale dallo statuto Prof. Alessandro Berti 631 Fondi speculativi sono privi di vincoli predefiniti circa gli strumenti oggetto di investimento max. 100 partecipanti sottoscrizione minima iniziale 100 mln. Euro le quote non possono formare oggetto di sollecitazione all’investimento il regolamento deve menzionare la rischiosità dell’investimento e che esso avviene in tutto o in parte in deroga ai divieti ed alle norme prudenziali di Bankitalia per i fondi ordinari Prof. Alessandro Berti 632 316 Fondi speculativi: Hedge-Funds Non hanno limiti all’attività di investimento (strumenti derivati, derivati su merci, opere d’arte etc.) Possono derogare a norme sulla concentrazione rischi Concessa la vendita allo scoperto Elevatissimi rischi finanziari Banca d’Italia Max 100 partecipanti Quota minima = 1 Ml € No sollecitazione all’investimento Informativa sulla rischiosità Prof. Alessandro Berti 633 Fondi speculativi I fondi speculativi, in considerazione del grado di rischio che deriva dall’orientamento della gestione, possono essere gestiti ed istituiti esclusivamente da SGR che abbiano per oggetto esclusivo l’istituzione e la gestione di fondi speculativi. Prof. Alessandro Berti 634 317 Fondi “non armonizzati” Sono sottoposti a limiti meno stringenti relativamente a: Oggetto dell’investimento Composizione complessiva del portafoglio Non possono essere commercializzati nel territorio dell’Unione Europea in regime di mutuo riconoscimento. Prof. Alessandro Berti 635 Fondi di fondi Sono fondi “non armonizzati” Possono investire sino al 100% delle patrimonio raccolto in quote di altri fondi armonizzati, purché la composizione del portafoglio degli OICR acquistati non contrasti con la politica di investimento del fondo acquirente Prof. Alessandro Berti 636 318 Fondi di fondi Investe in quote di altri fondi o azioni SICAV Maggior livello di diversificazione Fondi multi-brand, riduzione rischio intangibile Fondo monomarca, riduzione di rischio specifico Prof. Alessandro Berti 637 Fondi di fondi Fondi di investimento i cui gestori investono i fondi dei sottoscrittori selezionando i migliori gestori per ogni asset class (azionario, obbligazionario, etc.). Libertà al gestore nella scelta Fondi di norma esterni alla SGR Prof. Alessandro Berti 638 319 Fondi di fondi Condizioni Composizione del portafoglio degli OICR acquistati compatibile Acquisto di quote di altri OICR della stessa SGR solo se prevista dal regolamento del fondo e se tale regolamento prevede l’assenza di spese e commissioni di ogni genere, anche di gestione, per la parte di OICR collegati. Prof. Alessandro Berti 639 Exchange Traded Fund Tipologia particolare di Fondi comuni o Sicav di tipo indicizzato a gestione passiva Negoziati in modalità “continua” alla stregua di normali titoli azionari, nel segmento del Mercato Telematico Fondi (MTF) Commercializzati in Italia da settembre 2002 Caratteristiche: Diversificazione: sono panieri di azioni Liquidità/Trasparenza: sono negoziati “in continua” in mercati regolamentati Gestione passiva: replicano la composizione di un indice di riferimento Costi di gestione minori (commissioni più basse): per la gestione passiva Trattamento fiscale: sono tassati come le azioni Prof. Alessandro Berti 640 320 Fondi mobiliari aperti Istituiti nel 1983 rappresentano la maggior parte del risparmio gestito italiano Necessitano di una solida rete di vendita, per la sottoscrizione e il rimborso (entro 5 gg) delle quote Prof. Alessandro Berti 641 Fondi mobiliari aperti Regole di asset management per la SGR: Evitare conflitti di interesse tra SGR ed Ente emittente titoli appartenenti al fondo aperto, il limite max di detenzione di titoli con diritto di voto è del 5% del capitale società quotate (10% non quotate) Evitare conflitti ed ingerenze tra SGR e Banca depositaria Assicurare elevato funzionamento degli investimenti del fondo (per evitare posizioni dominati da parte dell’Ente emittente), il limite max di titoli di uno stesso emittente è 5% delle attività del fondo (ci sono deroghe) Assicurare liquidità del fondo, fissando limiti a investimenti di bassa negoziabilità (limite max investimento in società non quotate 10%) Prof. Alessandro Berti 642 321 Fondi mobiliari chiusi Istituiti con legge nel 1993 Numero di quote è fisso collocamento (private placement e/o offerta pubblica) Rimborso a una determinata scadenza (durata min. 5 anni max 10 anni) Rischio di scarsa liquidità Rischio professionale (fattore umano) Quota min sottoscrivibile 50.000 € (200.000 € pub. risp.) Prof. Alessandro Berti 643 Fondi mobiliari chiusi Regole di asset management per la SGR: Minori esigenze di liquidità (rimborso previsto a scadenza) Obiettivi di performance di medio termine (asset allocation strategico di M/L periodo) Investimenti a più elevato profilo di rischio, verso le PMI (private-equity venture capital) Prof. Alessandro Berti 644 322 Fondi immobiliari Sono fondi chiusi (L.86 del 1994) Impiego di attività immobiliari (acquisto, gestione, vendita di beni immobili, diritti reali di godimento, partecipazioni in imprese immobiliari, ecc. …) Rimborso a una determinata scadenza (min 10 anni, max 30 anni) prorogabile dalla Banca d’Italia Rischio valutazione (collegio periti) Rischio professionale (fattore umano) Rischio “apporto-asset” (apporto diretto da parte SGR, L.410/2001) Prof. Alessandro Berti 645 Fondi immobiliari Autorizzazione, società di gestione del risparmio con capitale sociale 5 mln. € + quota minima da investire nei fondi gestiti (incentivo max rendimento) Minori esigenze di liquidità, rimborso previsto a scadenza Obiettivi di performance di M/L termine (asset allocation strategico di M/L) Investimenti a diversa ciclicità e accessibili ai risparmiatori Prof. Alessandro Berti 646 323 Fondi immobiliari pubblici Istituiti con legge n.503 del 1995 Diversa procedura di costituzione del fondo Conferimento att.reali (dello Stato 51%) Collocamento delle quote (non conferenti per almeno 60%) No ridimensionamento Distribuzione delle restanti Gestione, durata 3-30 anni (prorogabile se le quote sono negoziate in mercati regolamentati) Prof. Alessandro Berti 647 Società di Investimento a Capitale Variabile (SICAV) Prof. Alessandro Berti 324 Caratteristiche della SICAV La SICAV è una società per azioni a capitale variabile che ha per oggetto esclusivo l’investimento collettivo del patrimonio raccolto mediante l’offerta al pubblico di proprie azioni; l’autorizzazione alla costituzione delle SICAV è concessa dalla Banca d’Italia, sentita la CONSOB, che le iscrive in un apposito albo; quote = azioni; Prof. Alessandro Berti 649 Caratteristiche della SICAV alla costituzione della società si devono rendere noti: i programmi di investimento; i soggetti competenti per la scelta degli investimenti; la banca di deposito e le disponibilità liquide della società; i criteri per la valutazione del patrimonio; Prof. Alessandro Berti 650 325 Caratteristiche della SICAV le modalità di partecipazione alla società; i criteri di determinazione massima degli oneri di sottoscrizione e di rimborso; la periodicità di emissione (almeno settimanale) e rimborso di azioni; le forme di pubblicità sui quotidiani; le modalità di conversione da una categoria di azioni ad una altra. Prof. Alessandro Berti 651 Caratteristiche della SICAV e n t r o trenta giorni dal rilascio dell’autorizzazione, il capitale deve essere interamente versato; il capitale delle SICAV è sempre uguale al patrimonio netto; il capitale varia in funzione dei risultati e dei rimborsi o sottoscrizioni; nel caso di SICAV multicomparto, ciascun comparto costituisce patrimonio autonomo, distinto a tutti gli effetti da quello degli altri comparti; Prof. Alessandro Berti 652 326 Caratteristiche della SICAV le azioni devono essere interamente liberate all’atto dell’emissione; le azioni possono essere nominative o al portatore a scelta del sottoscrittore; le azioni al portatore attribuiscono un solo voto per ogni socio indipendentemente dal numero di azioni di tale categoria possedute. La SICAV può delegare i poteri di gestione del proprio patrimonio, ma esclusivamente a società di gestione del risparmio. Prof. Alessandro Berti 653 L’attività assicurativa: aspetti generali il ramo danni ed il ramo vita Prof. Alessandro Berti 327 Il rischio L’attività economica svolta dagli individui per far fronte ai propri bisogni è caratterizzata dal “rischio” che deriva dalla impossibilità di conoscere gli eventi futuri. Per fronteggiare i rischi è possibile trasferire il danno nel tempo e/o nello spazio. Prof. Alessandro Berti 655 L’assicurazione Attraverso l’assicurazione gli individui, sacrificando solo una parte della loro ricchezza (pagamento del premio), trasferiscono il rischio ad un terzo (l’assicuratore), il quale si obbliga a soddisfare il previsto bisogno economico dell’assicurato, “se” e “quando” un certo evento si verificherà. Prof. Alessandro Berti 656 328 Attività assicurativa e riassicurativa Per attività assicurativa si intende l’assunzione e la gestione dei rischi effettuata da un’impresa di assicurazione Per attività riassicurativa si intende l’assunzione e la gestione dei rischi ceduti da un’impresa di assicurazione o la retrocessione dei rischi effettuata da un’impresa di riassicurazione. Prof. Alessandro Berti 657 L’inversione del ciclo produttivo Rispetto agli altri settori della vita economica, l’assicurazione presenta “un’inversione” del ciclo di produzione, con conseguenti maggiori rischi nella determinazione dei prezzi dei prodotti. Infatti, mentre generalmente il costo di un prodotto è conosciuto prima della vendita, nell’assicurazione esso può essere considerato solo a posteriori, giacché la prestazione dell’assicuratore ha luogo soltanto in futuro e dipende dal verificarsi dell’evento rischioso al quale gli assicurati sono esposti. Prof. Alessandro Berti 658 329 Ramo danni e ramo vita I rischi che vengono coperti dalle compagnie di assicurazione vengono suddivisi in due rami principali: il ramo danni, che riguarda tutti i rischi che possono colpire il patrimonio, al fine di preservarlo; il ramo vita, che riguarda eventi collegati con la persona dell’assicurato e comporta il pagamento di un capitale o di una perdita al verificarsi di un determinato evento. In altri termini, implica la costituzione di un patrimonio. Entrambe queste categorie sono a loro volta distinte in differenti rami. Prof. Alessandro Berti 659 Rami vita Assicurazioni sulla durata della vita umana; Assicurazioni sulla vita connesse con fondi di investimento o indici; Assicurazioni malattia a lungo termine; Operazioni di capitalizzazione; Gestione di fondi pensione. Prof. Alessandro Berti 660 330 Rami danni Nei rami danni si ha la seguente classificazione: Infortuni (compresi gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali); Malattia; Corpi di veicoli terrestri (comprende le assicurazioni contro ogni danno subito da veicoli terrestri); Corpi di veicoli ferroviari; Corpi di veicoli aerei; Corpi di veicoli marittimi; Prof. Alessandro Berti 661 Rami danni (segue) Merci trasportate (comprende le assicurazioni contro ogni danno subito dalle merci trasportate o dai bagagli, indipendentemente dalla natura del mezzo di trasporto); Incendio ed elementi naturali (incendio, esplosione, tempesta, elementi naturali, energia nucleare e cedimento del terreno); Altri danni ai beni (per grandine, gelo, furto o altri eventi diversi da quelli di cui sopra); Responsabilità civile autoveicoli terrestri; Responsabilità civile aeromobili; Responsabilità civile veicoli marittimi; Responsabilità civile generale; Prof. Alessandro Berti 662 331 Rami danni (segue) Credito (copre dal rischio di perdita, totale o parziale, del valore del credito a seguito della insolvenza del debitore alla scadenza della prestazione da questo dovuta); Cauzione (garantisce il beneficiario dal rischio dell'inadempimento di un’obbligazione assunta nei suoi confronti dal contraente nell'ambito di un contratto o di una norma); Perdite pecuniarie (copre dai rischi connessi con la diminuzione di patrimonio, sia per mancate entrate sia per esborsi imprevisti sia per perdite di valore inattese); Tutela legale (copre spese legali e peritali o prestazioni di altra natura); Assistenza (garantisce l’assicurato in situazione di difficoltà, attraverso un obbligo a fare dell’assicuratore). Prof. Alessandro Berti 663 Assicurazioni sulla vita Nel ramo vita si possono avere: Polizze di assicurazione sulla vita, con cui la compagnia di assicurazione, a fronte del pagamento del premio, si impegna a pagare al beneficiario un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita dell’assicurato, quali il decesso o la sopravvivenza ad una certa data. Si possono distinguere: polizze caso vita; polizze caso morte; polizze miste. Prof. Alessandro Berti 664 332 Operazioni di capitalizzazione Polizze di capitalizzazione, con cui la compagnia di assicurazione si impegna a pagare al beneficiario una somma ad una determinata data di scadenza a fronte del versamento di un premio unico o di premi periodici, senza convenzioni o condizioni legate ad eventi attinenti alla vita umana. Si tratta di una operazione puramente finanziaria. Prof. Alessandro Berti 665 Ramo vita È possibile distinguere alcune tipologie di polizze vita, che possono essere di capitalizzazione o di assicurazione sulla vita, quali: polizze rivalutabili; polizze unit-linked; polizze index-linked. Prof. Alessandro Berti 666 333 Polizze rivalutabili Le assicurazioni rivalutabili prevedono una maggiorazione annuale del capitale o della rendita assicurati attraverso il riconoscimento di una parte degli utili finanziari realizzati da specifici fondi interni all’impresa (gestioni separate) in cui vengono investiti i premi versati. Prof. Alessandro Berti 667 Polizze rivalutabili Una volta assegnate alla gestione separata, le attività a copertura degli impegni possono uscire dalla gestione solo per realizzo. Il rendimento delle gestioni è determinato annualmente come rapporto tra la somma di cedole, dividendi e realizzi di plusvalenze delle attività presenti nella gestione separata rispetto alla giacenza media. Spesso sono previsti rendimenti minimi garantiti. Prof. Alessandro Berti 668 334 Polizze unit-linked Le assicurazioni unit-linked sono contratti in cui l’entità del capitale assicurato dipende dal valore delle quote di fondi di investimento interni (appositamente costituiti dall’impresa di assicurazione) o da fondi esterni (OICR) in cui vengono investiti i premi versati. Prof. Alessandro Berti 669 Polizze unit-linked L’assicurato può scegliere la categoria del fondo di investimento al quale agganciare il capitale e di norma può trasferire le somme da un fondo all’altro (switch) pagando una commissione. Le macro-categorie in cui si distinguono i fondi di investimento sono: azionari; bilanciati; obbligazionari; liquidità; flessibili. Prof. Alessandro Berti 670 335 Polizze index-linked Le assicurazioni index-linked sono contratti con prestazioni collegate all’andamento di un indice azionario, ad un paniere di indici azionari o ad un altro indice finanziario di riferimento. È un contratto di natura indicizzata, in quanto tende a replicare il rendimento di una grandezza economica, tipicamente un indice di Borsa, attraverso particolari accorgimenti tecnici. Prof. Alessandro Berti 671 L’attività assicurativa: l’attività di gestione Prof. Alessandro Berti 336 L’attività di gestione L’attività di gestione svolta dalle compagnie di assicurazione può essere distinta in tecnica, relativa alla copertura dei rischi, e patrimoniale, per l’amministrazione dei fondi provenienti dalla riscossione dei premi, poiché le entrate anticipano le correlative uscite. Prof. Alessandro Berti 673 La gestione tecnica La gestione tecnica assume caratteristiche differenti a seconda che l’impresa eserciti il ramo vita o il ramo danni: nel ramo danni i contratti hanno generalmente durata limitata, circoscritta a un anno o alla durata effettiva del rischio; nel ramo vita i contratti hanno solitamente durata pluriennale, il premio è normalmente corrisposto in più rate e la corrente dei ricavi non è certa e può interrompersi con la premorienza dell’assicurato; Prof. Alessandro Berti 674 337 La gestione tecnica nel ramo danni il premio puro è determinato dall'assicuratore sulla base della sinistrosità presunta e quindi per far fronte ad essa. Si ottiene mettendo in relazione la frequenza dei sinistri con il costo medio dei sinistri stessi, entrambi stimati; nel ramo vita il premio puro è calcolato su due ipotesi, quella demografica e quella finanziaria e corrisponde al costo medio della parte industriale della prestazione dell'assicuratore. Prof. Alessandro Berti 675 La gestione tecnica Una volta determinato il premio puro, la compagnia di assicurazione procede al suo caricamento, per coprire le spese amministrative, commerciali oltre che permettere l’ottenimento dell’utile, pervenendo così alla definizione del premio di tariffa. Prof. Alessandro Berti 676 338 La gestione patrimoniale La gestione patrimoniale si presenta più complessa e redditizia. L’impiego dei mezzi raccolti dal ramo danni e dal ramo vita implica criteri differenti, per le diverse tempistiche connaturate nelle due tipologie. In generale le caratteristiche richieste dagli investimenti devono essere: sicurezza, redditività, rivalutazione, liquidità. Prof. Alessandro Berti 677 La gestione patrimoniale Nell’effettuare gli investimenti, le compagnie di assicurazione dovranno provvedere ad una adeguata diversificazione e dispersione degli attivi, tener conto del tipo di rischi e delle obbligazioni assunte e dell’esigenza che sia garantita la sicurezza, la redditività e la liquidità degli investimenti stessi. Tra gli investimenti effettuati dalle compagnie di assicurazione, ci sono l’acquisizione degli strumenti finanziari derivati. Prof. Alessandro Berti 678 339 L’attività assicurativa: equilibrio reddituale e modello di economicità dell’intermediario Prof. Alessandro Berti Intermediari orientati alla formazione di un margine assicurativo Intermediari orientati alla formazione di un margine assicurativo gestione caratteristica: soddisfare il bisogno di fronteggiare i rischi puri delle unità di domanda attraverso il “processo assicurativo” Compagnie di assicurazione Prof. Alessandro Berti 680 340 La solvibilità L a solvibilità dell’impresa di assicurazione è legata alla capacità di adempimento delle obbligazioni di indennizzo e di corresponsione di capitali e rendite. È di conseguenza garantita dalla correlazione tra riserve tecniche ed investimenti a copertura delle stesse. 681 Prof. Alessandro Berti Stato patrimoniale RISERVE TITOLI TECNICHE MUTUI MEZZI PROPRI IMMOBILI Le riserve tecniche (riserva premi e riserva sinistri) costituiscono le più importanti passività di una compagnia di assicurazione. Prof. Alessandro Berti 682 341 Stato patrimoniale Le riserve tecniche dei rami vita e dei rami danni sono coperte con gli attivi di proprietà dell’impresa. La valutazione degli attivi a copertura delle riserve tecniche deve essere effettuata al netto dei debiti contratti per la loro acquisizione e comunque in modo prudente, tenendo conto dei rischi di mancata acquisizione. Prof. Alessandro Berti 683 Le riserve tecniche Le riserve tecniche rappresentano impegni futuri verso terzi. Esse si distinguono, in base alla loro natura, in riserve che rappresentano rimanenze passive di esercizio (riserva premi e riserva matematica) e riserve che rappresentano debiti veri e propri (riserva sinistri e somme da pagare per polizze maturate, riscatti e rendite). Prof. Alessandro Berti 684 342 Le riserve tecniche Le riserve tecniche del primo gruppo rappresentano parte dei premi che sono stati riscossi e che sono destinati a far fronte ad impegni futuri. Si tratta quindi di esposizioni debitorie verso gli assicurati che derivano da contratti di assicurazione in corso. Prof. Alessandro Berti 685 Le riserve tecniche Le riserve tecniche del secondo gruppo rappresentano somme da corrispondere agli assicurati in quanto l’evento rischioso alla base del contratto si è verificato. Prof. Alessandro Berti 686 343 Riserve tecniche ramo danni Le riserve tecniche sono differenti per il ramo danni ed il ramo vita. Per il ramo danni sono: riserva premi, riserva sinistri, riserva per sinistri avvenuti ma non ancora denunciati alla chiusura dell’esercizio, riserva per partecipazione agli utili e ristorni, riserva di senescenza, riserve di perequazione. Prof. Alessandro Berti 687 La riserva premi Corrisponde alla frazione del premio relativa alla parte del periodo di assicurazione successiva alla chiusura di ciascun esercizio annuale, pagata e non goduta. L'Assicuratore è tenuto ad accantonarla perché destinata a garantire l'indennizzo dei danni causati dai sinistri che dovessero accadere (in quel periodo di tempo). Può essere analitica (pro-rata temporis), quando è calcolata contratto per contratto e forfettaria, quando è calcolata in una determinata percentuale fissa sul totale dei premi riscossi nell'esercizio. Prof. Alessandro Berti 688 344 La riserva sinistri Si tratta dello stanziamento per costi stimati relativi ad indennizzi e spese di liquidazione per i sinistri avvenuti prima della data di bilancio e non ancora pagati. Dal momento in cui si verifica il sinistro al momento in cui si verifica la liquidazione, può trascorrere un periodo di tempo più o meno lungo. Prof. Alessandro Berti 689 Riserve tecniche ramo vita Per il ramo vita le riserve tecniche sono: riserve matematiche, riserva premi delle assicurazioni complementari, riserva per somme da pagare, riserva per partecipazione agli utili e ristorni, altre riserve tecniche. Prof. Alessandro Berti 690 345 La riserva matematica La riserva matematica è costituita dalla quota parte di premio accantonato per coprire il rischio che ricade negli esercizi futuri ed è calcolata in base all'ipotesi statistico-attuariale sulla durata di vita dell'assicurato e all'ipotesi finanziaria del rendimento della riserva stessa. Essa esprime la differenza a fine esercizio tra il valore attuale degli impegni dell’impresa di assicurazione ed il valore attuale delle obbligazioni degli assicurati. Prof. Alessandro Berti 691 Gli investimenti a copertura delle riserve tecniche Al fine di garantire l’adempimento delle obbligazioni da parte della compagnia di assicurazione, è previsto che le riserve tecniche siano coperte con attivi di proprietà dell’impresa. Gli investimenti posti a copertura delle riserve tecniche devono ricadere nell’ambito di alcune tipologie di attività, di cui per legge sono stabiliti i limiti massimi. Prof. Alessandro Berti 692 346 Gli investimenti a copertura delle riserve tecniche Più nel dettaglio, questi investimenti possono prendere la forma di: Investimenti immobiliari: terreni, fabbricati, beni immobili concessi in leasing, partecipazioni in società immobiliari, quote di fondi comuni di investimento immobiliare chiusi situati in uno Stato membro; Mutui e prestiti fruttiferi garantiti; Prof. Alessandro Berti 693 Gli investimenti a copertura delle riserve tecniche T i t o l i d i d e b i t o e a l t r i v a l o r i assimilabili: titoli emessi o garantiti da Stati negoziati e non negoziati in un mercato regolamentato, obbligazioni negoziate o meno in un mercato regolamentato, quote in organismi di investimento collettivo in valori mobiliari, pronti contro termine, accettazioni bancarie, cambiali finanziarie; Prof. Alessandro Berti 694 347 Gli investimenti a copertura delle riserve tecniche Titoli di capitale e altri valori assimilabili: azioni negoziate in un mercato regolamentato, quote della Banca d’Italia, quote di società coop. ed azioni, non negoziate in un mercato regolamentato, warrant negoziati in un mercato regolamentato, quote in organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), quote di fondi comuni di investimento mobiliari chiusi negoziate in un mercato regolamentato). Prof. Alessandro Berti 695 Gli investimenti a copertura delle riserve tecniche Oltre che investimenti in senso stretto, sono previsti, a copertura delle riserve tecniche: Crediti: crediti verso riassicuratori fino al 90% del loro ammontare, depositi e crediti presso le imprese cedenti fino al 90% del loro ammontare, crediti nei confronti di assicurati esigibili da meno di 3 mesi, crediti nei confronti di intermediari esigibili da meno di 3 mesi, anticipazioni su polizze, crediti d’imposta, crediti verso fondi di garanzia; Prof. Alessandro Berti 696 348 Gli investimenti a copertura delle riserve tecniche Altri attivi: immobilizzazioni materiali,strumentali all'esercizio dell'impresa, diverse da terreni e fabbricati; immobilizzazioni materiali, non strumentali all'esercizio dell'impresa, diverse da terreni e fabbricati; spese di acquisizione da ammortizzare nei limiti del 90% del loro ammontare; ratei attivi per canoni di locazione nel limite del 30% del loro ammontare; interessi reversibili); Depositi bancari, depositi presso altri enti creditizi al netto delle partite debitorie; Altre categorie di attivo autorizzate dall'ISVAP. Prof. Alessandro Berti 697 Il margine di solvibilità La compagnia di assicurazione deve disporre costantemente di un margine di solvibilità sufficiente per la complessiva attività esercitata. Il margine di solvibilità disponibile è rappresentato dal patrimonio netto dell’impresa al netto degli elementi immateriali, libero da qualsiasi impegno prevedibile (in sintesi comprende il capitale sociale versato, le riserve legali e facoltative, gli utili e le perdite d’esercizio e portate a nuovo, oltre che le azioni preferenziali e cumulative e i titoli a durata indeterminata e gli altri strumenti finanziari fino al max del 50% del margine stesso). Prof. Alessandro Berti 698 349 Il margine di solvibilità Il margine di solvibilità rappresenta una riserva in eccedenza rispetto agli impegni già manifestatisi o in corso di manifestazione della compagnia di assicurazione, per far fronte ad eventuali perdite inattese, ed ha una funzione di vincolo per evitare l’espansione incontrollata dell’attività. Prof. Alessandro Berti 699 Il margine di solvibilità Il margine di solvibilità legato alla gestione di un’impresa di assicurazione può essere assunto a valore espressivo di un aspetto specifico della struttura di solvibilità di un’impresa, rappresentandone sinteticamente la sua capacità a fronteggiare il rischio generale di gestione; Le riserve tecniche, correlate alle coperture in essere, possono considerarsi valori espressivi della capacità a fronteggiare il rischio tecnicoattuariale. Prof. Alessandro Berti 700 350 La quota di garanzia Un terzo del margine di solvibilità richiesto rappresenta la quota di garanzia, che non può essere inferiore a 3 milioni di euro per l’impresa che esercita i rami vita e a 2 milioni di euro per l’impresa che esercita i rami danni. Prof. Alessandro Berti 701 Conto economico (1) (+) Premi (-) Costi di distribuzione (-) Costi per sinistri Margine lordo della gestione tecnico-assicurativa (2) (+) Proventi dell’attività di investimento (-) Costi dell’attività di investimento Margine lordo della gestione finanziaria-patrimoniale (1+2) Margine operativo lordo Prof. Alessandro Berti 702 351 Il ROE È possibile scomporre ed analizzare separatamente tutti gli elementi che concorrono al ciclo produttivo aziendale. Nel caso delle imprese di assicurazione questo aspetto è particolarmente vero dal momento che alla gestione assicurativa (che attiene specificamente all’attività di sottoscrizione e gestione dei rischi assicurati) si aggiunge una componente finanziaria (o non prettamente assicurativa) che costituisce parte integrante dell’intero processo d’impresa. Prof. Alessandro Berti 703 Scomposizione degli indicatori di redditività GESTIONE ORDINARIA LEVA GESTIONE NON ASSICURATIVA TASSAZIONE Tale formulazione evidenzia come la redditività di un’impresa di assicurazione dipenda sostanzialmente da tre componenti: • gestione ordinaria • gestione non assicurativa • tassazione Prof. Alessandro Berti 704 352 Scomposizione degli indicatori di redditività gestione ordinaria: la redditività della gestione ordinaria si ottiene come somma della redditività della gestione assicurativa (GA/RTn: risultato della gestione assicurativa/riserve tecniche nette) e della redditività finanziaria ordinaria ossia del tasso di rendimento degli attivi (ROI: proventi da investimento/totale degli attivi). Prof. Alessandro Berti 705 Scomposizione degli indicatori di redditività Dalla formula si evidenzia anche come la redditività della gestione ordinaria dia un contributo alla redditività dei mezzi propri in funzione del livello della “leva” finanziario-assicurativa “L”: tale valore è ottenuto dal rapporto tra le riserve tecniche nette e il patrimonio netto (L=RTn/PN) ossia dal rapporto tra i mezzi di terzi (le riserve tecniche) e i mezzi propri dell’impresa (patrimonio netto). La leva è in genere maggiore dell’unità, data rilevante esposizione debitoria dell’impresa verso gli assicurati. L’effetto moltiplicativo della leva enfatizza negativamente o positivamente il risultato della gestione ordinaria. Prof. Alessandro Berti 706 353 Scomposizione degli indicatori di redditività gestione non assicurativa, ottenuta come somma della redditività finanziaria ordinaria (ROI) e della redditività straordinaria (GS/PN = gestione straordinaria/patrimonio netto); tassazione (T): indicatore dell’imposizione fiscale calcolato come rapporto fra ammontare delle tasse pagate dall’impresa e l’utile d’esercizio. Prof. Alessandro Berti 707 Scomposizione degli indicatori di redditività Queste tre componenti seguono logiche diverse in termini di contribuzione alla valorizzazione finale del ROE ed hanno anche dinamiche diverse a seconda che si tratti del settore danni o di quello vita. Prof. Alessandro Berti 708 354 Indicatori di redditività della gestione tecnica Prerequisito essenziale alla redditività di una compagnia di assicurazione è la solidità tecnica dell’attività. Per questo vengono calcolati e analizzati alcuni indicatori tecnici, quali: expense ratio; loss ratio; combined ratio. Prof. Alessandro Berti 709 Expense ratio rappresenta l’indice di spesa; è possibile calcolare questo indicatore sia per il ramo danni sia per il ramo vita; a sua volta viene calcolato per ogni attività di ciascuno dei due rami. Prof. Alessandro Berti 710 355 Loss ratio è il rapporto tra i sinistri e i premi(S/P) è anche chiamato indice di sinistralità; può essere calcolato soltanto per il ramo danni. Prof. Alessandro Berti 711 Combined ratio indica quanto dei “costi industriali” è assorbito dai premi; è l’indicatore per eccellenza della performance tecnica del ramo danni; se è sotto il 100% indica che la compagnia di assicurazione realizza utili solo con la gestione tecnica senza il contributo di quella finanziaria; è utilizzato dagli analisti finanziari per effettuare confronti tra imprese (o tra mercati diversi) perché non essendo un valore assoluto è indipendente dalle dimensioni aziendali (o di mercato). Prof. Alessandro Berti 712 356 I fondi pensione Prof. Alessandro Berti I fondi pensione Organismi che raccolgono i contributi dei lavoratori e/o datori di lavoro, gestiscono in monte tali somme per erogare prestazioni previdenziali corrispondenti al capitale versato Contributi previdenziali Fondi Pensione Prof. Alessandro Berti Prestazioni previdenziali 714 357 I fondi pensione Particolarità: quota = contributo previdenziale; sistema fondato sul principio della capitalizzazione (accumulo di risparmio); politica di gestione (rischio/rendimento e orizzonte temporale), minori vincoli di liquidità; uscita dal fondo pensione→prestazione previdenziale (rendita vitalizia, capitale etc.). 715 Prof. Alessandro Berti Caratteristiche delle diverse forme di previdenza Previdenza pubblica di base Ente gestore Logica di funzionamento Tipo di adesione Tipologia di rischio Obiettivi Previdenza Previdenza complementare complementare collettiva individuale Privato Privato Privato Ripartizione Capitalizzazione Capitalizzazione Collettiva Collettiva Individuale Solvibilità dello Stato Garanzie del minimo vitale Rendimento del Rendimento del capitale investito capitale investito Mantenimento del tenore di vita Prof. Alessandro Berti Specifiche esigenze 716 358 La previdenza complementare Lo sviluppo dei fondi pensione in Italia è stato rallentato a causa di diversi fattori, tra cui: l’elevato tasso di sostituzione garantito dal sistema pensionistico pubblico; la riluttanza dei neo-occupati a rinunciare al TFR; la lentezza e l’incertezza del processo di revisione legislativa. Prof. Alessandro Berti 717 La previdenza complementare Con il decreto legislativo 5 dicembre 2005 n. 252 si è delineato un nuovo quadro di riferimento che intende favorire la partecipazione dei lavoratori al sistema della previdenza complementare e sviluppare così il pilastro integrativo del sistema previdenziale pubblico. Le disposizioni sono già entrate in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2008. Prof. Alessandro Berti 718 359 La previdenza complementare La nuova normativa prevede: l’equiparazione delle forme pensionistiche complementari (fondi negoziali, fondi aperti e forme pensionistiche individuali di tipo assicurativo); il principio del silenzio-assenso per il conferimento del TFR ai fondi pensione; gli incentivi fiscali soprattutto per le prestazioni pensionistiche erogate sotto forma di rendita. Prof. Alessandro Berti 719 La previdenza complementare Il programma di previdenza complementare può essere realizzato mediante adesione: ad un fondo pensione “chiuso o negoziale” (p.es. Fondo pensione dipendenti gruppo Enel); ad un fondo “aperto” (p.es. Insieme Fondo pensione aperto della RAS); mediante stipula di contratti di assicurazione sulla vita con finalità pensionistiche (PIP) (p.es. Valore pensione di Assicurazioni Generali). Prof. Alessandro Berti 720 360 I fondi pensione “chiusi o negoziali” I fondi pensione “chiusi o negoziali” sono quelli istituiti: per singola azienda o per gruppi di aziende (fondi aziendali o di gruppo), per categorie di lavoratori o comparto di riferimento (fondi di categoria o comparto), per raggruppamenti territoriali (fondi territoriali). Prof. Alessandro Berti 721 I fondi pensione “chiusi o negoziali” Tali fondi sono costituiti attraverso un contratto collettivo nazionale, un accordo o un regolamento aziendale, ovvero tramite accordo tra lavoratori promosso dai sindacati o associazioni rappresentative di categoria. Non gestiscono direttamente i versamenti dei contributi ma lo fanno attraverso società di gestione del risparmio, compagnie di assicurazione, banche e Sim (società di intermediazione mobiliare). Prof. Alessandro Berti 722 361 I fondi “aperti” I fondi “aperti” sono istituiti e gestiti direttamente da banche, società di assicurazioni, società di gestione del risparmio, società di intermediazione mobiliare. I comparti dei fondi pensione aperti sono classificati in categorie omogenee per politiche di investimento, sulla base dei seguenti criteri: azionari (almeno il 50% investito in azioni); obbligazionari (almeno il 50% investito in obbligazioni e non più del 30% in azioni); bilanciati (negli altri casi). Prof. Alessandro Berti 723 I fondi “aperti” Per ciascuna linea di investimento, la società di gestione individua i benchmark che costituiscono strumenti per la verifica dei risultati della gestione e che devono essere comunicati alla COVIP prima di essere inseriti nei prospetti informativi. Gli indicatori utilizzati sono in prevalenza prodotti da JP Morgan per le componenti obbligazionarie e da Morgan Stanley Capital International per quelle azionarie. Prof. Alessandro Berti 724 362