PROVINCIA DI FROSINONE PIANO FAUNISTICO VENATORIO PROVINCIALE 2014 - 2019 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca INDICE Premessa 5 Disposizioni generali e normativa di riferimento 5 Elementi conoscitivi 7 Inquadramento territoriale 7 Assetto territoriale 7 Analisi del prelievo venatorio 7 Analisi dello stato attuale 8 Pianificazione faunistica 11 Definizione della superficie agro-silvo-pastorale 14 Metodologia applicata 15 Conclusioni 15 Destinazione territoriale 15 Analisi dello stato attuale 15 Zone di protezione della fauna 32 Siti Rete natura 2000 35 Sic 35 Zps 41 Aree naturali Protette 44 Oasi 45 Zone di Ripopolamento e cattura 60 Altre zone interdette alla caccia 60 Descrizione sommaria degli Istituti a Protezione della fauna 60 Zone a gestione privata della caccia 61 AFV 61 AATV 61 Centri Privati di produzione della fauna selvatica 64 Descrizione sommaria degli Istituti a gestione privata 65 ATC e Comprensori Omogenei 68 Altri Istituti 72 Zac 73 Monitoraggio fauna stanziale 73 Utilizzazione ai fini faunistici PSR 75 Criteri per la determinazione dei danni da fauna e procedura di risarcimento 75 Le specie di interesse conservazionistico 68 Rotte migratorie e valichi montani 72 Applicazione dei “Piani d’Azione” Nazionali 73 Munizioni al piombo ed aree di caccia “lead free hunting” 73 Monitoraggio specie di interesse conservazionistico 84 Monitoraggio degli atti illeciti di prelievo della fauna 84 Valutazione dell’ incidenza 87 allegato 1: codificazione cus 89 allegato 2: istituti 89 2.d.I) Centri di soccorso, assistenza e detenzione temporanea della fauna selvatica in difficoltà 155 2.d.III) Appostamenti Fissi 156 allegato 4: Linee guida 159 4.c) Controllo della fauna selvatica (ex art. 19 ln 157/92 ed ex art. 35 lr 17/95) 160 1 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 4.e) Indicazioni per attenuare l’impatto dell’attività venatoria nei siti della Rete Natura 2000 BIBLIOGRAFIA 161 163 2 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca hanno collaborato alla stesura: Provincia di Frosinone - Settore Agricoltura Caccia e Pesca Marco Sbardella: Dirigente del Settore Cesidio Gianni Sarrecchia: Responsabile del Servizio Vompi Giuseppe, Gino Pullo, Maurizio De Gasperis: Funzionari del Settore Liberi Professionisti Paola Di Luzio D.ssa For.le Giuseppe Francazi Dott. For.le Marco Nicoletti Dott. For.le Alessia Pica Dott. Sc. Nat. (PhD) Andrea Pizzotti Agr. Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito a vario titolo alla realizzazione del Piano Faunistico Venatorio Provinciale, in particolare gli Uffici Provinciali, la Polizia Provinciale, i Consigli Direttivi ed i Presidenti degli Ambiti Territoriali di caccia (FR1 ed FR 2), le associazioni di agricoltori, le associazioni ambientaliste, le associazioni venatorie provinciali ed i concessionari delle AA.FF.VV. 3 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 1. PREMESSA La Provincia di Frosinone e la Regione Lazio, in osservanza alle Direttive Comunitarie in materia di tutela dell'Ambiente e della Fauna Selvatica, della normativa Nazionale L. n. 157 dell'11 febbraio 1992, della normativa Regionale L.R. n. 17 del 02 maggio 1995 predispongono ed attuano la pianificazione faunistico-venatoria, sulla base delle conoscenze tecnico-scientifiche anche dettati dal "Primo d ocumento orientativo sui criteri di omogeneità e congruenza per la pianific azione faunistico-venator ia el abor ato d all'INFS" (Spagnesi et al., 1994), ed in conformità dal lavoro svolto per la costruzione della Rete Ecologica Nazionale dal Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università “La Sapienza” di Roma (Boitani et al. 2002). Gli strumenti tecnici di base per il lavoro di programmazione sono costituiti prevalentemente i Modelli di idoneità ambientali e la D.G.R. n. 650 del 07 agosto 2009 avente ad oggetto: L.R. 02 maggio 1995, n. 17 art. 10 (Piano FaunisticoVenatorio regionale). Approvazione "Indirizzi regionali per l'el abor azione d ei Piani Faunistici Venatori Provincial i". Il Piano Faunistico venatorio rappresenta, pertanto, lo strumento fondamentale con il quale la Provincia, anche attraverso la gestione differenziata del territorio, definisce le linee di pianificazione e di programmazione delle attività da svolgere nel proprio territorio per la conservazione e la gestione delle popolazioni faunistiche e, nel rispetto delle finalità di tutela perseguite dalle normative vigenti, per il prelievo venatorio. I piani faunistico-venatori provinciali, recepiti nel piano faunistico regionale, devono necessariamente analizzare e definire il quadro della situazione territoriale esistente, ed in particolare per: Definizione e quantificazione della Superficie Agro-Silvo Pastorale (S.A.S.P.); Individuazione e rappresentazione cartografica delle superfici sottratte alla S.A.S.P., su base provinciale; Quantificazione ed individuazione cartografica delle aree a protezione della fauna esistenti (Parchi Nazionali, Regionali, Oasi di Protezione , etc ); Quantificazione ed elaborazione cartografica dei siti Rete Natura 2000 delimitati con atti formali adottati dall’Amministrazione Regionale (S.I.C.Z.P.S.); 4 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Quantificazione ed individuazione cartografica degli istituti venatori esistenti (A.T.C., A.F.V, A.A.T.V. etc.); Individuazione di modelli per la valutazione delle idoneità ambientali per le specie faunistiche a maggiore interesse venatorio. Da quanto sopra detto scaturisce la necessità di procedere ad una sostanziale revisione, integrazione e completamento del precedente Piano Faunistico-Venatorio recepito in seno all'adozione del Piano Faunistico-Venatorio Regionale con D.C.R. n. 450 del 29 luglio1998 con la finalità di raccordare i diversi interventi succedutesi nel corso del tempo in materia di pianificazione. Nell’impegno di adempiere agli “Orientamenti” indicati nella D.G.R. n. 650 del 7 agosto 2009 e sulla scorta degli “Elementi Conoscitivi” di cui l’Ufficio dispone per memoria storica, accesso alle fonti bibliografiche, analisi dei risultati delle attività di vigilanza e censimento riferiti alle A.F.V. e A.A.T.V., nonché per coinvolgimento diretto di professionisti esperti in materia, il presente Piano ha altresì affrontato-analizzato i criteri di gestione delle ulteriori seguenti problematiche: Utilizzazione ai fini faunistici-ambientali delle risorse finanziarie del Piano di Sviluppo Rurale del Lazio (P.S.R.L.), in previsione della imminente prossima programmazione ma comunque in linea con gli indirizzi e strategie emersi nel quinquennio 2007/2013; Prevenzione ed indirizzi inerenti il rilevamento e la determinazione dei danni da fauna selvatica; Le strategie di controllo della fauna selvatica (ex art. 19 L. 157/92 e art. 35 della LR 17/95); Caccia di selezione agli ungulati; Studio di valutazione di incidenza ai sensi del D.P.R. 357/97 e ss.mm.ii. ai fini della valutazione di eventuali impatti e disturbi dell’attività venatoria nei siti della Rete Natura 2000 e previsione di interventi di mitigazione e compensazione. 5 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 2. DISPOSIZIONI GENERALI e NORMATIVA DI RIFERIMENTO L'art. 1 della L. n. 157 dell'11 febbraio 1992 recita: "La fauna selvatic a è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutel ata nell'interesse della comunit à nazional e ed inter nazionale"; il successivo art. 2 recita invece: "L'esercizio d ell'attività venatoria è consentito purché non contr asti con l'esigenza di conservazione della fauna selvatic a e non arr echi d anno effettivo alle produzioni agricole". Dalla letture di questi due primi articoli si evidenzia come la corretta pianificazione venatoria, o meglio ancora la sua sostenibilità abbia la duplice finalità di tutela della fauna selvatica anche oltre il confine Provinciale che questo piano interessa e la sostenibilità dell'attività venatoria relativamente alle attività agricole. Sia in passato che di recente la materia è stata sempre trattata a tutti i livelli, il quadro di riferimento normativo che ci accingiamo a descrivere è in effetti molto complesso come pure è complesso, senza la partecipazione di tutti i soggetti interessati, il conseguimento degli obiettivi che il Piano si prefissa di raggiungere. Direttive Comunitarie Direttiva 92/43/CEE (Direttiva "Habitat") Avente lo scopo di salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatica nel territorio europeo degli stati membri, il recepimento della Direttiva è avvenuto in Italia nel 1997 attraverso il Regolamento D.P.R. n. 357 dell'08 settembre 1997. Essenzialmente la Direttiva norma la gestione dei siti Natura 2000, la valutazione di incidenza (art.6), il finanziamento (art.8), il monitoraggio e l'elaborazione di rapporti nazionali sull'attuazione delle disposizioni della Direttiva (artt. 11 e 17) e il rilascio di eventuali deroghe (art. 16). Riconosce, inoltre, l'importanza degli elementi del paesaggio che svolgono un ruolo di connessione ecologica per la flora e la fauna selvatica (art. 10). 6 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Direttiva 2009/147/CE (Direttiva "Uccelli") Riconosce la perdita e il degrado degli habitat come principale fattore di rischio per la conservazione degli uccelli selvatici, ha di conseguenza l'obiettivo di tutelare gli habitat delle specie elencate nell'allegato I e delle specie migratorie non elencate che ritornano regolarmente attraverso l'istituzione di una rete di zone dette Zone a Protezione Speciali (ZPS), tali zone entrano automaticamente a far parte della rete Natura 2000. Il recepimento della Direttiva è avvenuto in Italia attraverso la Legge n. 157 dell'11 febbraio 1992 ed è stato integrato con il D.P.R. n. 357 dell'08 settembre 1997. Con successivo decreto MATTM-MIPAAF del 06 novembre 2012 sono state stabilite le modalità di acquisizione da parte della Commissione Europea dei dati riguardanti le ricerche, i lavori, la gestione e l'utilizzazione delle specie di uccelli di cui all'art. 1 della Direttiva 200/147/CE. Normativa Nazionale Legge Nazionale n. 157 dell'11 febbraio 1992 "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio", apporta consistenti modifiche alla precedente legge n. 968 27 dicembre 1977 "Principi generali e disposizioni per la tutela della fauna e disciplina della caccia"; i concetti innovativi sono la pianificazione faunisticovenatoria estesa a tutta la superficie agro-silvo-pastorale (art.10) e le forme previste per attuare la gestione programmata della caccia (art.14). Normativa Regionale e Provinciale Legge Regionale n. 17 del 02 maggio 1995 La Regione, nell'osservanza dei principi e delle norme stabiliti dalla legge 11 febbraio 1992, n.157, delle direttive comunitarie internazionali, disciplina la tutela della fauna selvatica e e delle convenzioni l'attività venatoria secondo metodi di razionale programmazione delle forme di utilizzazione del territorio e di uso delle risorse naturali, al fine della ricostituzione di più stabili equilibri negli ecosistemi. 7 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Deliberazione della Giunta Regionale n. 6091 del 29 dicembre 1999 "Legge Regionale n. 17/95. Disciplina di funzionamento delle aziende faunistico venatorie (AFV) e delle aziende agro-turistiche venatorie (AATV) e relativa regolamentazione sanzionatoria. Direttive alle province per la predisposizione dei regolamenti provinciali in materia di concessioni di aziende faunistico-venatorie e aziende agro-turistico venatorie. Deliberazione del Consiglio Provinciale di Frosinone n. 58 del 27 luglio 1998 "Approvazione regolamento istituzione e funzionamento aziende faunistiche-venatorie. Deliberazione della Giunta Regionale n. 612 del 16 dicembre 2011 "Rete Europea Natura 2000: Misure di conservazione obbligatorie da applicarsi nelle zone di protezione speciale (ZPS) e nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC)" Deliberazione della Giunta regionale del Lazio n. 650 del 07 agosto 2009 "Legge Regionale n. 17/95 , articolo 10 (Piano Faunistico Venatorio Regionale). Approvazione "Indirizzi Regionali per l'elaborazione dei Piani Faunistici Venatori Provinciali" 8 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 3. ELEMENTI CONOSCITIVI 3.1. INQUADRAMENTO TERRITORIALE 3.1.1. ASSETTO TERRITORIALE La Provincia di Frosinone conta 91 comuni per una popolazione totale di quasi 500.000 abitanti e, con i suoi 3.244 kmq, è la terza provincia del Lazio per estensione. I confini territoriali sono posti per lo più in corrispondenza di catene montuose, dai Monti Ernici a nord e dai rilievi dei Monti Lepini a sud-ovest, ai Monti Ausoni e i Monti Aurunci a sud e al gruppo della Meta-Mainarde a nordest. Il sistema montuoso che interessa il territorio della Provincia segue il naturale sviluppo delle catene montuose della penisola, con a nord i due sistemi principali ascrivibili all’Appennino centrale e al Preappennino laziale quelli a sud, separati da un’ampia depressione attraversata dal fiume Sacco e dal Liri, denominata Valle Latina. I rilievi che caratterizzano la zona nord-est della Provincia costituiscono un complesso montuoso caratterizzato da vette superiori ai 2.000 m, come il Monte Meta (2.241 m) e il Monte Viglio (2.156 m), mentre la struttura montuosa formata dai Lepini, Ausoni e Aurunci presentano vette meno imponenti ma ugualmente di una certa importanza, come il Monte Alto (1.1416 m) e il Monte Fàmmera (1.184 m). A dividere i due sistemi montuosi c’è la Valle Latina, con andamento NOSE, più stretta a nord-ovest della Provincia, dove è conosciuta come Valle del Sacco (dall’omonimo fiume), e divenendo via via più ampia verso sud-est. L'idrografia del territorio della Provincia è segnata da due bacini fluviali principali: la Valle del Sacco e la valle del Liri-Garigliano. La prima è caratterizzata dall’omonimo fiume, che riceve come affluente il Fiume Cosa a nord-ovest di Ceccano. Il Fiume Sacco confluisce poi nel Liri a sud di Ceprano. Il Fiume Liri vede le sue sorgenti nell’Appennino abruzzese per poi entrare nel Lazio presso Sora, dove accresce notevolmente la sua portata grazie al principale affluente, il Fibreno, che sorge presso il lago omonimo. Il Liri, che divide in due la Provincia, dopo aver attraversato la piana di Sora raggiunge Isola del Liri dove 9 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca precipita con un salto di circa 30 m, dando origine alle note cascate. Il notevole apporto idrico del Liri è garantito tanto dal Fibreno quanto dal Gari, in zona Cassino. Dall’unione del Liri e del Gari si origina il fiume Garigliano che segna il confine tra le regioni Lazio e Campania. Per quanto riguarda i bacini lacustri, la maggior parte di quelli presenti in Provincia sono invasi artificiali per l’alimentazione delle centrali idroelettriche. Gli unici due bacini naturali sono di origine carsica: il lago di Posta Fibreno e il lago di Canterno presso Fiuggi. Le catene montuose che circondano il territorio della Provincia creano al loro interno le condizioni per un clima simile a quello continentale. I monti Lepini e gli Aurunci, infatti, fanno da barriera naturale alle correnti occidentali provenienti dal mare, impedendo la mitigazione delle rigidità invernali e determinando estese gelate che si prolungano anche nelle ore diurne. Le temperature minime invernali raggiungono facilmente valori al di sotto dello 0°C e fenomeni nebbiosi sono piuttosto comuni e persistenti anche nelle ore diurne. Il cuscino di aria fredda spesso presente anche per molte ore di seguito sulla Ciociaria, determinato dall’isolamento dovuto alle catene montuose, permette il verificarsi di fenomeni a carattere nevoso anche a bassa quota con successiva rapida fusione. L’estate è caratterizzata da temperature elevate, che raggiungono spesso valori intorno ai 35°. Tuttavia, la presenza dei complessi montuosi e di corsi fluviali importanti comportano spesso fenomeni temporaleschi localizzati. Le stagioni maggiormente piovose sono quelle intermedie, in particolare l’autunno, con precipitazioni medie che variano tra i 1100 e i 1600 mm annui. Le caratteristiche orografiche del territorio provinciale, con un gradiente altitudinale che varia dal livello del mare agli oltre 2000 m, comportano la presenza di almeno due tipologie vegetazionali principali, la prima a carattere termofilo, al di sotto dei 1000 m, e la seconda a carattere montano, al di sopra dei 1000 m. Le formazioni termofile si ritrovano nelle zone più vicine alla costa e alle altitudini meno elevate e presentano caratteristiche di vegetazione mediterraneotermoxerofila. Includono boschi di leccio (Quercus ilex), boschi di cerro (Quercus cerris) negli ambienti più umidi e con suoli più ricchi e boschi di roverella (Quercus pubescens) negli ambienti più xerici, su substrati calcarei permeabili. 10 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Caratteristica anche la macchia bassa a erica (Erica arborea) e lentisco (Pistacia lentiscus). I boschi di leccio rappresentano la formazione climax dei versanti più aridi e rocciosi e sui monti Lepini, Ausoni e Aurunci è possibile ritrovarli anche intorno ai 1.000 m di quota, intercalati da elementi più strettamente montani come il frassino (Fraxinus ornus), il sorbo montano (Sorbus aria) e l’acero campestre (Acer campestre). Le aree aperte, soprattutto quelle esposte a sud, sono principalmente caratterizzate da popolamenti di Ampelodes mos tenax formatisi in seguito alla distruzione della lecceta. Gli aspetti degradati della macchia mediterranea formano le garighe, come quelle a Salvia officinalis e quelle cespugliose, caratterizzate da specie come la Ruta chalepensis. Per quanto riguarda le tipologie forestali poste al di sopra dei 1.000 m si ritrovano principalmente le faggete, che si estendono in modo più o meno continuo su tutto il territorio dai 900-1.000 m ai 1.700-1.900 m. all’interno di tale tipologia è possibile distinguere due associazioni: Aquifolio-Fagetum e Polysticho-F agetum. La prima è presente fino ai 1.200 m di altitudine con specie caratteristiche come l’agrifoglio (Ilex aquifolium), Melic a uniflor a e Euphorbi a amygd aloides. La seconda, che arriva alle altitudini maggiori, presenta specie come Polystichum aculeatum, Epilobium montanum e Saxifr ag a r otund ifolia ed è spesso caratterizzata da una fustaia monospecifica con un basso tasso di biodiversità (fagetum nudum). Negli ambienti umidi compresi tra i 1.150 e i 1.350 m è possibile rilevare la presenza del tasso (Taxus bacc ata), allo stato arbustivo, raramente arboreo. Al di sopra dei 1.500 m s.l.m. si ritrovano le formazioni arbustive prostrate, estese alle catene montuose più elevate, a carattere altomontano con Juniperus alpina. Questa, insieme a specie arbustive come Rosa pendulina e Daphne oeloides e specie erbacee come Campanul a appennina e Luzul a sieberi formano un’associazione che sembrerebbe indicare una fascia di conifere ormai non più presente nell’Appennino. Per quanto riguarda le praterie, infine, ci sono quelle primarie, al di sopra dei cespuglieti, e quelle secondarie, derivanti dal disboscamento e dal pascolo. Le praterie al di sopra dei 1.800 m si dividono in brometi (a Bromus er ectus), brachiopodieti (a Brachypodium rupestre e B. genuense), i nardeti (a Nardus striata) e i seslerieti (a Sesleria tenuifolia). 11 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 3.1.2. ANALISI DEL PRELIEVO VENATORIO Per una corretta gestione venatoria del Territorio, un utile strumento è quello derivato dall’analisi dei carnieri. Le informazioni che si possono ricavare dai tesserini venatori, infatti, permettono di ottenere indicazioni circa il trend delle popolazioni animali e queste possono essere utilizzate per valutare l’incidenza del prelievo sulle popolazioni oggetto di caccia. In questo modo è possibile poi valutare l’eventuale necessità di adozione di provvedimenti finalizzati alla conservazione delle stesse. Allo stato attuale sono ancora poche le Province che provvedono al recupero dei tesserini e che elaborano a fine stagione i dati relativi agli abbattimenti registrativi. Inoltre, bisogna ricordare il permanere di una forte riluttanza da parte dei cacciatori nel registrare le specie e il numero di capi abbattuti per ogni giornata di caccia, soprattutto in considerazione della pressoché assoluta mancanza di controlli, dovuta soprattutto alla oggettiva difficoltà, da parte degli organi preposti, di effettuare tali verifiche dato l’elevato numero dei soggetti interessati e la vastità dell’area da controllare. Per la Provincia di Frosinone non si hanno a disposizione serie storiche di dati relative ai carnieri, data la mancanza di informatizzazione dei dati passati. Recentemente, tuttavia, è stato compiuto un notevole sforzo per migliorare la situazione, cominciando dall’informatizzazione dei dati dei tesserini venatori a partire dalla stagione 2010/2011 fino alla stagione 2012/2013 (tab. 1, 2 e 3), sono ad oggi in corso di elaborazione i dati dei tesserini venatori relativi alla stagione venatoria 2013/2014. Solo tre anni di dati, ovviamente, non permette di ottenere informazioni utili sullo stato conservativo delle popolazioni oggetto del prelievo venatorio. Tuttavia è possibile ricavare qualche indicazione circa la maggiore o minore pressione esercitata sulle singole specie, possibile indice tanto di un diverso interesse venatorio, quanto di una eventuale maggiore o minore presenza delle singole specie sul Territorio. Di seguito sono riportate le tabelle riassuntive delle specie di fauna selvatica oggetto di prelievo venatorio con il relativo numero di abbattimenti come desunto dalla verifica dei tesserini: 12 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca SPECIE NUMERO DI CAPI ABBATTUTI coniglio selvatico lepre comune 170 358 Cinghiale 327 Volpe 208 Allodola Beccaccia Beccaccino Codone Marzaiola Quaglia Tortora Alzavola Canapiglia Cesena Colombaccio Fischione Frullino Mestolone Moretta Moriglione Pavoncella tordo bottaccio tordo sassello Folaga Merlo Porciglione Fagiano cornacchia grigia gallinella d'acqua Gazza germano reale ghiandaia Starna 2438 2472 253 10 37 1531 1201 181 0 300 1832 25 18 115 0 0 0 20671 5092 4 2879 7 1223 953 9 208 26 231 169 TOTALE 42948 migratori lungo raggio migratori corto raggio migratori parziali stanziali Tab. 1: Totale degli abbattimenti registrati per la stagione venatoria 2012/2013. 13 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca SPECIE NUMERO DI CAPI ABBATTUTI coniglio selvatico lepre comune 2 538 Cinghiale 375 Volpe 218 Allodola Beccaccia Beccaccino Codone Marzaiola Quaglia Tortora Alzavola Canapiglia Cesena Colombaccio Fischione Frullino Mestolone Moretta Moriglione Pavoncella tordo bottaccio tordo sassello Folaga Merlo Porciglione Fagiano cornacchia grigia gallinella d'acqua Gazza germano reale ghiandaia Starna 2763 2847 250 0 35 1510 3224 7 3 269 1395 0 49 6 0 0 2 17636 2479 107 3204 15 1024 520 18 271 90 387 0 TOTALE 39244 migratori lungo raggio migratori corto raggio migratori parziali stanziali Tab. 2: Totale degli abbattimenti registrati per la stagione venatoria 2011/2012. 14 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca SPECIE NUMERO DI CAPI ABBATTUTI coniglio selvatico lepre comune 6 888 Cinghiale 355 Volpe 491 Allodola Beccaccia Beccaccino Codone Marzaiola Quaglia Tortora Alzavola Canapiglia Cesena Colombaccio Fischione Frullino Mestolone Moretta Moriglione Pavoncella tordo bottaccio tordo sassello Folaga Merlo Porciglione Fagiano cornacchia grigia gallinella d'acqua Gazza germano reale Ghiandaia Starna 732 4663 369 21 44 1741 4376 189 2 187 2061 5 36 15 0 0 5 32993 5247 133 5144 44 2065 846 280 334 150 744 0 TOTALE 64166 migratori lungo raggio migratori corto raggio migratori parziali stanziali Tab. 3: Totale degli abbattimenti registrati per la stagione venatoria 2010/2011. 15 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Come si può osservare dalla tabella, la maggiore pressione venatoria viene esercitata sull’avifauna, con il 97-98% del totale (fig. 4, 5 e 6). All’interno di questo gruppo poi, può essere valutata l’importanza relativa delle diverse specie in base a quella che è la loro ecologia, distinguendo le specie non migratrici da quelle migratrici, sia acquatiche sia terrestri. Fig. 4: Analisi dei dati dei carnieri per la stagione 2012/2013. Fig. 5: Analisi dei dati dei carnieri per la stagione 2011/2012. 16 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Fig. 6: Analisi dei dati dei carnieri per la stagione 2010/2011. Andando ad analizzare i dati relativi all’avifauna (fig. 7, 8 e 9), si può osservare come i migratori terrestri siano quelli maggiormente soggetti alla pressione venatoria, e scendendo nel dettaglio dei singoli gruppi (figg. 10, 11 e 12) risulta evidente l’importanza di specie come il tordo bottaccio (32993 capi abbattuti), l’allodola (7320), il tordo sassello (5227), il merlo (5144), la beccaccia (4663) e la tortora (4376). Fig.7: Analisi dei dati relativi all’avifauna per la stagione 2012/2013. 17 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Fig. 8: Analisi dei dati relativi all’avifauna per la stagione 2011/2012. Fig.9: Analisi dei dati relativi all’avifauna per la stagione 2010/2011. Fig. 10: Analisi dei dati relativi ai non migratori per la stagione 2012/2013. 18 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Fig. 11: Analisi dei dati relativi ai non migratori per la stagione 2011/2012. Fig.12: Analisi dei dati relativi ai non migratori per la stagione 2010/2011. Fig. 13: Analisi dei dati relativi ai migratori terrestri per la stagione 2012/2013. 19 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Fig. 14: Analisi dei dati relativi ai migratori terrestri per la stagione 2011/2012. Fig. 15: Analisi dei dati relativi ai migratori terrestri per la stagione 2010/2011. Fig. 16: Analisi dei dati relativi ai migratori acquatici per la stagione 2012/2013. 20 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Fig. 17: Analisi dei dati relativi ai migratori acquatici per la stagione 2011/2012. Fig. 18: Analisi dei dati relativi ai migratori acquatici per la stagione 2010/2011. 21 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 4. PIANIFICAZIONE FAUNISTICA 4.1. D EFINIZIONE DELLA SUPERFICIE A GRO SILVO PASTORALE PER LA PROVINCIA DI FROSINONE Per il calcolo della SASP, la Regione Lazio ha fatto riferimento alle tipologie ambientali codificate nella Carta di Uso del Suolo (CUS, base dati 2000) considerando come utile l’intera superficie provinciale, con la sola eccezione delle tipologie ricomprese nella classe 1 (Superfici Artificiali). Al calcolo sono state inoltre sottratte le superfici relative all’ingombro del reticolo stradale e ferroviario aumentate di un determinato buffer dipendente dalla larghezza della carreggiata 22 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca (vedi “Indirizzi Regionali per l’Elaborazione dei Piani Faunistici Provinciali approvati con D.G.R. n. 650 del 7 agosto 2009”). Dal calcolo effettuato dalla Regione Lazio, la Provincia di Frosinone, che presenta una superficie territoriale totale di 324.803,00 ha, risulta avere una SASP definita da 300.289,23 ha. Dopo un’analisi preliminare del territorio, la Provincia ha deciso di operare un nuovo calcolo della Superficie Agro Silvo Pastorale, sulla base dell’elevata presenza di aree edificate in tutto il territorio, non ricadenti nella classe delle Superfici Artificiali, avvalendosi dell’utilizzo di sistemi GIS. Il calcolo è stato effettuato tenendo conto delle tipologie ambientali codificate nella Carta di Uso del Suolo, tramite fotointerpretazione dei voli aerei effettuati nel 2000. Sono inoltre stati rispettati tutti i parametri espressi negli Indirizzi Regionali, ossia: non sono state prese in considerazione tutte le tipologie ambientali ricadenti nella classe 1 della CUS; sono state sottratte le superfici, al di fuori di quelle ricadenti nella classe 1 della CUS, relative all’ingombro del reticolo ferroviario e stradale aumentate, in quest’ultimo caso, di un buffer di dimensioni variabile secondo le diverse ampiezze; non è stata applicata alcuna decurtazione per le aree rilevate contenenti superfici edificate e rispettive pertinenze inferiori ai 50 mq. Relativamente alle superfici edificate ricadenti nella classe 2 della CUS: si è applicata una decurtazione pari alla superficie rilevata aggiunta di un buffer di 50 m per superfici edificate e rispettive pertinenze di superficie compresa tra i 50 e i 200 mq; si è applicata una decurtazione pari alla superficie rilevata aggiunta di un buffer di 100 m per le aree contenenti superfici edificate e rispettive pertinenze superiore ai 200 mq. Relativamente alle superfici edificate ricadenti nelle altre classi della CUS: 23 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca si è applicata una decurtazione pari alla superficie edificata e rispettive pertinenze senza l’aggiunta di alcun buffer. 4.2. M ETODOLOGIA APPLICATA Per calcolare la superficie interessata dalle case e dai fabbricati non inclusi all’interno della classe 1 della Carta di Uso del Suolo sono stati effettuati diversi livelli di analisi. La prima fase ha comportato la poligonazione delle superfici edificate e delle rispettive pertinenze. A tale scopo è stata effettuata una verifica su tutto il territorio, con un controllo fotointerpretativo di tutte le foto aeree (volo 2000) disponibili per la Provincia, che ha portato alla creazione di 36.955 poligoni per una superficie totale di 3.411,527 ha (fig. 19). 24 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca fig. 19. Esempio di perimetrazione di superfici edificate. Le aree edificate non perimetrate rientravano già nella classe 1 della CUS, già precedentemente eliminata. La seconda fase di elaborazione ha comportato l’intersezione dello shape file relativo ai poligoni degli edifici con la Carta di Uso del Suolo, in modo da poter dividere i poligoni in base alla loro appartenenza alla classe 2 o alle altre classi della CUS (fig. 20), vista la diversa metodologia da applicare con le differenti classi. Tale divisione ha portato alla creazione di un file comprendente 3179 poligoni, ricadenti nelle classi diverse dalla 2, per una superficie totale di 239,114 ha e un file comprendente 33776 poligoni, ricadenti nella classe 2 della CUS, per una superficie complessiva di 3.172,413 ha. Quest’ultimo è stato poi ulteriormente suddiviso in base alle dimensioni dei poligoni, in modo da separare quelli con superficie compresa tra i 50 e i 200 mq da quelli con superficie superiore ai 200 mq e poter così effettuare la creazione di buffer di dimensioni diverse in base alle superfici. fig. 20. Esempio di sovrapposizione fra la CUS e i poligoni inerenti le superfici edificate. Il passo successivo è stato quello di creare dei buffer intorno ai poligoni. È stato applicato un buffer di 50 m per tutte le superfici edificate con area 25 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca compresa tra i 50 e i 200 mq, e un buffer di 100 m per tutte le superfici edificati con area superiore ai 200 mq. In entrambi i casi si è provveduto a fondere i buffer tra loro per eliminare le sovrapposizioni (fig. 21). fig. 21. Esempio dei buffer per le superfici comprese tra i 50 e i 200 mq e per quelle superiori ai 200 mq. I due file sono stati unificati e al file risultante si è poi aggiunta la superficie dei poligoni concernenti le superfici edificate ricomprese nelle classi 3, 4 e 5 della CUS. L’ultima fase ha comportato la fusione di tutte le superfici per eliminare le zone di sovrapposizione fra le diverse aree, in modo da evitare una sovrastima della superficie totale da sottrarre. Inoltre, si è proceduto a tagliare la superficie risultante sulla Carta di Uso del Suolo in modo da rimuovere le aree ricadenti all’interno della classe 1. Le superfici dei buffer, infatti, andavano spesso a cadere all’interno di tali tipologie ambientali (fig. 22). 26 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca fig. 22. Superficie totale dei buffer e dei poligoni relativi alle superfici edificate ricadenti nelle classi 3, 4 e 5 della CUS. La superficie derivante da tutte le operazioni sopra descritte è risultata essere di 90.508.442 ha (fig. 23). A quest’area è poi stata aggiunta quella inerente la classe 1 della Carta di Uso del Suolo e quella concernente le superfici relative all’ingombro del reticolo ferroviario e stradale aumentate di un determinato buffer . In questo modo è stato possibile ricavare il totale delle aree da sottrarre al territorio della Provincia di Frosinone per ottenere la reale superficie utilizzabile come Superficie Agro Silvo Pastorale. Il totale dell’area da sottrarre è risultato essere di 90.508.442 ha. 27 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca fig. 23. Superficie totale dei buffer e dei poligoni relativi alle superfici edificate non ricadenti nella classe 1 della CUS. 4.3. CONCLUSIONI In conclusione, quindi, partendo da una superficie totale della Provincia di Frosinone di 324.803,00 ha, è stata sottratta tutta la superficie della classe 1 della CUS per un totale di 19.428,641 ha, più le superfici (ricadenti al di fuori della classe 1) relative all’ingombro del reticolo ferroviario e stradale aumentate di un determinato buffer per un totale di 5.085,129 ha (valore ricavato dai calcoli effettuati dalla Regione Lazio e riportati negli “Indirizzi Regionali per l’Elaborazione dei Piani Faunistici Provinciali”), più la superficie calcolata per tutti i fabbricati rilevati sul territorio della Provincia che non ricadevano nella classe 1, per un totale di 90.508.442 ha. La Superficie Agro Silvo Pastorale per la Provincia di Frosinone, derivante dal nuovo calcolo, risulta quindi essere di (HA 209.780.788) 28 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 4.4. D ESTINAZIONE TERRITORIALE In base all’attuale normativa (L.R. 05/95 n°17), le Province del Lazio devono destinare una percentuale del territorio agro-silvo-pastorale non inferiore al 20% e non superiore al 30% a protezione della fauna selvatica, comprendendo in essa tutte le aree ove sia comunque vietata l'attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni. Inoltre, il territorio agro-silvo-pastorale è destinato a caccia riservata a gestione privata nella percentuale massima del 15%. (regolamento provinciale ripartizione 15%). 4.4.1. ANALISI DELLO STATO ATTUALE 4.4.1.1. ZONE DI PROTEZIONE DELLA FAUNA L’articolo 11, comma 1, della L.R. n°17/95 prevede, recependo il disposto della L. 157/92, che la superficie destinata a protezione della fauna selvatica di ogni provincia debba essere non inferiore al 20% e non superiore al 30% della Superficie Agro-Silvo-Pastorale. In questa tipologia di gestioni territoriali rientrano le seguenti aree: 1. Parchi Nazionali e Regionali; 2. Riserve Naturali Regionali; 3. Parchi Urbani e Suburbani, 4. Monumenti Naturali; 5. Fondi chiusi; 6. Oasi di protezione; 29 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 7. Zone di ripopolamento e cattura; 8. Centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale; 9. Zone interdette dall’autorità militare; 10. Altre aree ove sia vietata l’attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni. Nelle seguenti tabelle sono elencate le superfici relative alle diverse tipologie di istituti a protezione della fauna selvatica presenti alla data del 01 giugno 2014 nel territorio della Provincia di Frosinone. AREE NATURALI PROTETTE Nazionali e Regionali Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise Parco Naturale Regionale Monti Simbruini Parco Naturale Regionale Monti Aurunci Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi Riserva Naturale Regionale Lago di Canterno Riserva Naturale Regionale Lago di Posta Fibreno Superficie (ha) ATC Mappa 7.154,00 1 si 11.630,00 1 si 5.081,00 2 si 1.691,57 2 si 1.828,00 1 si 341,4 1 si 710,4 2 si 694 2 si 6,5 1 si 334,6 1 si Riserva Naturale Regionale Antiche Città di Fregellae e Fabrateria Nova e Lago di San Giovanni Incarico Monumento Naturale Montecassino Monumento Naturale Area Verde Viscogliosi Monumento Naturale Bosco Faito 30 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Monumento Naturale Fiume Fibreno e Rio Carpello Monumento Naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco Monumento Naturale Selva di Paliano e Mola Piscoli 41,18 1 si 133,5 2 si 461,36 1 si pari al 14,35% della TOTALE (Ha) 30.107,51 OASI (Comune) Superficie (ha) ATC 3475 1 200 2 676 2 Sant’Oliva (Pontecorvo) 872,6 2 TOTALE (Ha) 5.223,60 Bosco di Trisulti – Oasi Inferno (Alatri, Collepardo, Vico nel Lazio) Montecassino (Cassino) Santa Serena – Pratillo (Morolo, Supino) ZONE INTERDETTE SASP pari al 2,49% della SASP Superficie (ha) ATC Zone Militari 500 1e 2 TOTALE (Ha) 500 DALL’AUTORITÁ MILITARE ZONE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA (Comune) Monte Cairo (Colle San Magno e pari allo 0,24% della SASP Superficie (ha) ATC 560 2 31 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Terelle) Colle Terelle (Alvito e Campoli 1192 1 Montenero (Castro dei Volsci) 1219 2 TOTALE (Ha) 2.971,00 Appennino) ALTRE AREE A CACCIA VIETATA Superficie (ha) Fondi chiusi pari all' 1,42% della SASP ATC 3,082 1 15,60 1 Riservini AFV-AATV PNALM 3.426,74 1e 2 Zone a chiusura temporanea ATC 1.068,30 2 Fasce di rispetto (ferrovie e strade) 16.125.67 1e 2 TOTALE (Ha) 20.639,392 TOTALE GENERALE (Ha) 59.441,50 Centri Pubblici Produzione Fauna Selvatica pari al 9,84% della SASP pari al 28,33% della SASP Allo stato attuale, la superficie destinata a protezione della fauna selvatica è del 28,33 per cento del territorio agro-silvo-pastorale, rispettando i limiti minimi (20 per cento) e massimi (30 per cento) previsti dalla normativa vigente. 32 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 5. SITI RETE NATURA 2000 Natura 2000 è il principale strumento della politica dell'Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Si tratta di una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE "Habitat" per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario. La rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, che vengono successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e comprende anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS) istituite ai sensi della Direttiva 2009/147/CE "Uccelli" concernente la conservazione degli uccelli selvatici. Le aree che compongono la rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette dove le attività umane sono escluse; la Direttiva Habitat intende garantire la protezione della natura tenendo anche "conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali" (Art. 2). Soggetti privati possono essere proprietari dei siti Natura 2000, assicurandone una gestione sostenibile sia dal punto di vista ecologico che economico. La Direttiva riconosce il valore di tutte quelle aree nelle quali la secolare presenza dell'uomo e delle sue attività tradizionali ha permesso il mantenimento di un equilibrio tra attività antropiche e natura. Alle aree agricole, per esempio, sono legate numerose specie animali e vegetali ormai rare e minacciate per la cui sopravvivenza è necessaria la prosecuzione e la valorizzazione delle attività tradizionali, come il pascolo o l'agricoltura non intensiva. Nello stesso titolo della Direttiva viene specificato l'obiettivo di conservare non solo gli habitat naturali ma anche quelli seminaturali (come le aree ad agricoltura tradizionale, i boschi utilizzati, i pascoli, ecc.). Un altro elemento innovativo è il riconoscimento dell'importanza di alcuni elementi del paesaggio che svolgono un ruolo di connessione per la flora e la fauna selvatiche (art. 10). Gli Stati membri sono invitati a mantenere o all'occorrenza sviluppare tali elementi per migliorare la coerenza ecologica della rete Natura 2000. 33 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 5.2. Zone a Protezione Speciale (ZPS) Le zone di protezione speciale o ZPS, sono zone di protezione poste lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, finalizzate al mantenimento ed alla sistemazione di idonei habitat per la conservazione e gestione delle popolazioni di uccelli selvatici migratori. Tali aree sono state individuate dagli stati membri dell'Unione Europea (Direttiva 79/409/CEE nota come Direttiva Uccelli [1]) e assieme alle Zone Speciali di Conservazione costituiscono la Rete Natura 2000. Tutti i piani o progetti che possano avere incidenze significative sui siti e che non siano non direttamente connessi e necessari alla loro gestione devono essere assoggettati alla procedura di Valutazione di incidenza ambientale. In Italia, a dicembre 2012 risultano censite 277 zone di protezione speciale. 5.3.Siti di Interesse Comunitario (SIC) In ambito ambientalistico il termine è usato per definire un'area: che contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare una delle tipologie di habitat definite nell'allegato 1 o a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente una delle specie definite nell'allegato 2 della direttiva Habitat; che può contribuire alla coerenza della rete di Natura 2000; e/o che contribuisce in modo significativo al mantenimento della biodiversità della regione in cui si trova. Secondo quanto stabilito dalla direttiva, ogni stato membro della Comunità europea deve redigere un elenco di siti (i cosiddetti pSIC, proposte di siti di importanza comunitaria) nei quali si trovano habitat naturali e specie animali (esclusi gli uccelli previsti nella direttiva 79/409/CEE o direttiva Uccelli) e vegetali. Sulla base di questi elenchi, e coordinandosi con gli stati stessi, la Commissione redige un elenco di siti d'interesse comunitario (SIC). Entro sei anni dalla dichiarazione di SIC l'area deve essere dichiarata dallo stato membro zona speciale di conservazione (ZCS). L'obiettivo è quello di creare una rete europea di ZSC e zone di protezione speciale (ZPS) destinate alla conservazione della biodiversità denominata Natur a 2000. 34 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca In Italia la redazione degli elenchi SIC e ZPS è stata effettuata a cura delle regioni e delle province avvalendosi della consulenza di esperti e di associazioni scientifiche del settore. Tutti i piani o progetti che possano avere incidenze significative sui siti e che non siano non direttamente connessi e necessari alla loro gestione devono essere assoggettati alla procedura di valutazione di incidenza ambientale. In Italia, a dicembre 2012 risultano censiti 2.299 siti d'interesse comunitario. Di seguito sono elencate i SIC e le ZPS ricadenti nel territorio della Provincia di Frosinone: Tipologia SIC Denominazione Versante Meridionale del Monte Scalambra Codice IT6050001 SIC Monte Porciano (versante Sud) IT6050002 SIC Castagneti di Fiuggi IT6050003 SIC Monte Viglio (area sommitale) IT6050004 SIC Alta Valle del Fiume Aniene IT6050005 SIC Grotta dei Bambocci di Collepardo IT6050006 SIC Monte Tarino e Tarinello (area sommitale) IT6050007 SIC Monti Simbruini ed Ernici IT6050008 SIC Campo Catino IT6050009 SIC Valle dell'Inferno IT60550010 SIC SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta (versante Sud) Monte Passeggio e Pizzo Deta (area sommitale) IT60550011 IT6050012 ZPS Monte Cornacchia - Tre Confini IT6050013 SIC Vallone Lacerno (fondovalle) IT6050014 SIC e ZPS Lago di Posta Fibreno IT6050015 SIC Monte Ortara e Monte La Monna IT6050016 SIC Pendici di Collenero IT6050017 35 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca SIC Cime del Massiccio della Meta IT6050018 ZPS Monti della Meta IT6050019 SIC Val Canneto IT6050020 SIC Monte Caccume IT6050021 SIC Grotta di Pastena IT6050022 SIC Fiume Amaseno (alto corso) IT6050023 SIC Monte Calvo e Monte Calvilli IT6050024 SIC Bosco Selvapiana di Amaseno IT6050025 SIC Parete del Monte Fammera IT6050026 SIC e ZPS Gole del Fiume Melfa IT6050027 SIC e ZPS Massiccio del Monte Cairo IT6050028 SIC Sorgenti dell'Aniene IT6050029 5.4. Zone Interdette alla caccia 1) AREE NATURALI PROTETTE. Le aree naturali protette, chiamate comunemente anche riserve naturali o oasi naturali, hanno la funzione di mantenere l'equilibrio ambientale di un determinato luogo, aumentandone la biodiversità. Si tratta di aree naturali caratterizzate da paesaggi eterogenei e abitate da diverse specie di animali e vegetali. 2) OASI. Destinate unicamente alla funzione di protezione della fauna stanziale e migratoria; hanno la funzione di mantenere l'equilibrio ambientale di un determinato luogo, aumentandone la biodiversità. Si tratta di aree naturali caratterizzate da paesaggi eterogenei e abitate da diverse specie di animali e vegetali. Un'oasi naturale è destinata al rifugio, alla riproduzione e alla sosta della fauna selvatica, dove è proibita la caccia - salvo per motivi di controllo delle specie di fauna selvatica in soprannumero -. Questo controllo selettivo, può essere praticato mediante cattura, quando l’ISPRA verifichi l'inefficacia degli altri metodi. in materia ambientale. Le oasi di protezione vengono soppresse, qualora non sussistano più le condizioni idonee al conseguimento delle loro finalità e per modificazioni certificate dall'ISPRA, sulla base di censimenti delle specie di interesse, 36 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 3) ZONE DI RIPOLAMENTO E CATTURA. Le zone di ripopolamento e cattura sono territori di ampie dimensioni (alcune centinaia di ettari) in cui la caccia è vietata; vengono individuate dalla Provincia per produrre in maniera naturale, fauna stanziale, destinata a ripopolare il territorio cacciabile e nel contempo proteggere la restante fauna selvatica. Questo tipo di gestione consente di ripopolare il territorio con animali nati nelle stesse aree geografiche in cui verranno reintrodotti e riduce il rischio di diffusione di malattie e di epizoozie (rispetto alla immissione di animali di provenienza estera). 4) ZONE INTERDETTE DALLE AUTORITA' MILITARI, rientrano in questa tipologia di aree tutti i siti, ancorché non cartografati per ragione di sicurezza, interdetti all'attività venatoria nelle quali insistono aeroporti (militari e civili), Stabilimento Militare Propellenti, Caserme Militari etc. 5) ALTRE AREE A CACCIA VIETATA, ricadono in questa tipologia tutte le aree che per effetto di altri leggi o disposizioni sono interdette all'attività venatoria. La Provincia di Frosinone ha inteso includere in questo Piano Faunistico le seguenti tipologie: Fondi Chiusi previsto dall'art. 31 della L.R. 17/95 e finalizzato alla tutela e valorizzazione dell'ambiente; Centri Pubblici di Produzione della Fauna Selvatica di cui all'art. 16 della L.R. 17/95, hanno per scopo la riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale ai fini di ricostituzione della fauna autoctona, da utilizzare esclusivamente per le azioni di ripopolamento e reintroduzione; Riservini delle A.F.V.-A.A.T.V. ai sensi della D.C.P. n. 58/1998, nelle Aziende Faunistico-venatorie ed Agro-turistico-venatorie deve essere individuata un'area di divieto di caccia permanente non inferiore al 10% della superficie aziendale. Nel caso di Aziende confinanti con aree protette la zona di divieto di caccia permanente deve essere collocata lungo tutto il confine con l'Area Protetta. Zone a Chiusura Temporanea degli Ambiti Territoriali Caccia, con D.G.P. n. 7 del 13/01/2006 la Provincia di Frosinone ha delegato, tra l'altro, agli Ambiti Territoriali di Caccia l'istituzione di divieto temporaneo di caccia "zone di rifugio" finalizzate alla reintroduzione, 37 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca all'ambientamento, alla riproduzione, alla sosta ed alla cura della prole. fasce laterali alle vie di comunicazione ferroviarie ed alle strade cazzozzabili Le fasce laterali alle vie di comunicazioni ferroviarie ed alle strade carrozzabili risultano essere attualmente di ettari 59.992.81, (pari al 21,40 % della SASPS) in applicazione delle disposizioni della PFVR approvato con DCR N.450/98, come da DGP n. 335 del 30/09/1998 (notìficata alla Regione Lazio con nota A/R 2444 del 23/11/98). In questa fase le stesse fascie laterali vengono ricalcolate ai sensi della D.G.R. n. 650/2009 "Approvazioni indirizzi regionali per l'elaborazione dei Piani Faunistico-Venatori Provinciali sono individuate le superfici ricompresi entro i primi 50 metri da vie di comunicazioni ferroviaria e da strade carrozzabili, ettari 16.125.67, eccettuate le strade poderali ed interpoderali, infatti, la distanza di 50 m. da dette infrastrutture, risulta interdetta alla caccia ai sensi dell' art. 37 del L.R. 17/95 ed ai sensi della citata D.G.R. 650/2009 "...omissis..... le aree ove sia comunque interdetto l'esercizio venatorio per effetto di altre leggi o disposizioni, devono corrispondere a caratteristiche di pregio ambientale e faunistico che giustifichino specifiche attività di gestione, in sede di definizione del Piano faunistico Venatorio provinciale dovrà essere prevista una loro tabellazione con esclusione dei bacini interni ove ci si potr à limitare all'apprestamento di segnaletica di avviso d a collocare nella viabilità di accesso al perimetro del bacino interdetto all'esercizio venatorio, e l'adozione di specifici piani di gestione e di intervento indirizzati ad una o più specie di fauna selvatica". zone percorse dal fuoco, ai sensi della L.21/11/2000 n. 353 che recita: "....omissis...... Sono altresì vietati per dieci anni, limitatamente ai soprassuoli delle zone boscate percorsi dal fuoco, il pascolo e la caccia". Attualmente la superficie percorsa dal fuoco è di circa ettari 10.000 dati comunicati dal CFS pari al 5 % della SASPS) certamente sotto stimata e non calcolata nel conteggio delle altre aree a caccia vietata in questa fase e con riserva di integrare il presente Piano, ove necessario. 38 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 5.5. DESCRIZIONE SOMMARIA DEGLI ISTITUTI INTERDETTI ALL'ATTIVITA' VENATORIA 5.5.1. Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise Fig.24 Il territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è costituito principalmente da un insieme di catene montuose di altitudine compresa tra i 900 e i 2.200 m s.l.m. Le montagne del Parco presentano un paesaggio vario ed interessante in cui si alternano vette tondeggianti, tipiche dell'Appennino, a pendii dirupati dal tipico aspetto alpino. La zona centrale del Parco è percorsa dal fiume Sangro, al quale affluiscono vari torrenti; nella zona più esterna defluiscono, invece, le acque del fiume Giovenco, del Melfa, del Volturno e di altri fiumi. A causa del fenomeno carsico, le acque scorrono spesso in letti sotterranei e formano risorgive a valle, talvolta anche fuori del territorio del Parco. All'interno del Parco esistono due bacini lacustri: il lago artificiale di Barrea alimentato dal fiume Sangro ed il lago Vivo di origine naturale. Quest'ultimo è situato in una depressione di origine tettonica posta a circa 1.600 m s.l.m. Essendo alimentato in parte da sorgenti proprie ed in parte dallo scioglimento delle nevi, le sue dimensioni seguono andamenti stagionali. Il territorio del Parco è stato in passato modellato da fenomeni di giacialismo e carsismo, oggi testimoniati dalla presenza di circhi glaciali nella parte alta delle vallate, depositi morenici, rocce montonate lungo le valli, grotte, fenditure e doline. Le rocce del Parco sono per la maggior parte di natura 39 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca calcarea. Nella zona della Camosciara è presente la dolomia, un tipo di roccia che, essendo impermeabile, permette all'acqua di scorrere in superficie dando luogo a pittoresche cascate e pozze d'acqua. Nei rilievi più importanti, come il Monte Marsicano, la Montagna Grande, la catena del Petroso e della Meta, il Monte Greco, sono scolpiti in forma visibile i segni dei grandi eventi della storia della Terra, che hanno condizionato la morfologia del territorio fino ai nostri giorni. Là dove 160 milioni di anni fa si ergevano possenti scogliere coralline immerse in caldi mari tropicali, oggi possiamo ammirare imponenti massicci. Le acque meteoriche, sciogliendo il calcare con cui è stata "costruita" la roccia, penetrano nelle viscere dei monti, si arricchiscono di preziosi minerali e vanno a formare grandi emergenze situate alla base delle catene montuose. Notevoli e suggestive sono le sorgenti del Volturno, nei pressi di Rocchetta al Volturno o quelle di Posta Fibreno nell'alta Ciociaria, che nel contesto formano habitat acquatici di raro valore naturalistico. Lungo i versanti e le valli del Parco si possono ammirare le impronte delle glaciazioni che hanno lasciato ai nostri giorni circhi glaciali, morene e massi erratici sui Monti della Meta, sul Marsicano e sul Greco. Ancora più emozionanti appaiono gli enormi fenomeni erosivi prodotti dalle acque piovane e dai fiumi che, fessurando la fragile roccia, forgiano profonde gole, come quella della Foce di Barrea, una forra spettacolare di 5 chilometri di lunghezza attraversata dal fiume Sangro che, dopo aver formato l'omonimo lago artificiale, fragorosamente raggiunge la pianura alluvionale tra Alfedena e Castel di Sangro, tra vertiginose pareti verticali. La morfologia del territorio è molto complessa ed elaborata, per cui nel contesto dei rilievi montuosi si aprono ampi altipiani come la distesa di Pescasseroli o suggestivi pianori carsici come quello delle "Forme" in comune di Pizzone e quello di "Campitelli" in comune di Alfedena, incassati nella ripida cordigliera delle Mainarde. Tuttavia, quando si arriva nel cuore del Parco grande è l'emozione provocata dall'impressionante anfiteatro naturale della Camosciara molto simile, nell'aspetto e nella struttura, alle montagne dolomitiche, che racchiude nel proprio contesto la zona di Riserva Integrale. Da qualche anno è stata abolita la strada provinciale che consentiva la penetrazione nell'area per circa 3 km al traffico motorizzato, con grande disturbo per la flora e la fauna selvatiche. Oggi, 40 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca invece, partendo dall'area di sosta, situata a fianco della SS Marsicana, oltre la riva destra del Sangro, è possibile godere del grandioso scenario percorrendo un comodo itinerario a piedi, accompagnati dai suoni della natura e lontano dagli assordanti rumori delle auto, moto e pulman. La catena della Camosciara, insieme alle contigue Val di Rose e Valle Iannanghera rappresentano i luoghi del "culto" della natura protetta, dove si possono osservare con meraviglia a pochi metri di distanza e in ogni stagione, stupendi esemplari del Camoscio d'Abruzzo, che grazie all'opera dell'Ente Parco, ha raggiunto oggi una consistente popolazione. Lungo i versanti, quasi sempre impervi, si dipartono innumerevoli e ripide vallate come la profonda incisione della Valle del Sagittario che dopo vari chilometri di ripide strettoie si apre nella conca di Sulmona; o come la profonda Val Canneto, nel versante laziale, dove la ricchezza delle acque e il clima particolarmente umido ne fanno una delle valloni più ricchi di vegetazione forestale. Il versante nord-ovest del Parco si affaccia nell'immenso altopiano lacustre del Fucino, prosciugato dal principe Alessandro Torlonia nel 1877 e trasformato in una vasta pianura agricola, ma recentemente sfruttata eccessivamente e degradata con l'aggravante massiccio inquinamento da pesticidi. In questo versante la natura del Parco assume forme altrettanto caratteristiche, anche se diversificate rispetto all'Alto Sangro, con la splendida Vallelonga dagli infiniti itinerari che si perdono nei tramonti incantevoli della vastità dei Prati d'Angro; la ridente Valle del Giovenco dai climi miti e favorevoli per la coltivazione di gustosi fruttiferi; la Cicerana con le sue belle faggete alternate ad ampie radure, abitualmente frequentata dell'Orso ma che negli anni '60 del secolo scorso, sull'onda di una malintesa valorizzazione turistica, è stata oggetto di speculazioni edilizie. La pregiata area è stata successivamente riscattata dall'Ente Parco, con la demolizione di quelle strutture estranee e deturpanti (fonte sito istituzionale Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise). Sul versante Laziale il PNALM ricade nei territori dei Comuni di Alvito, Campoli Appennino, Picinisco, San Biagio Saracinisco, Settefrati come illustrato nella fig. 24. 41 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 5.5.2. Riserva Naturale Regionale Antiche città di Fregellae, Fabrateria Nova e Lago di San Giovanni Incarico La Riserva (vedi figura) è situata nella valle del fiume Liri, nel tratto in cui questa si allarga tra il massiccio del Monte Cairo a nord e le catene dei Monti Ausoni e dei Monti Aurunci a sud. Il lago di San Giovanni Incarico, bacino artificiale creato negli anni Venti del secolo scorso dallo sbarramento del fiume Liri, ha acque popolate da una grande varietà di pesci. Sulle sponde, dove s'incontrano numerose specie di uccelli, crescono pioppi e salici con ampi canneti. Rientrano nell'area protetta i notevoli resti della colonia romana di Fregellae, fondata nel 328 a.C., nonché quelli di Fabrateria Nova. 5.5.3. Monumento Naturale Area Verde Viscogliosi 42 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Istituita nel 2004, è una piccola area protetta situata a ridosso del centro storico di Isola Liri, una delle più singolari cittadine del Lazio per la sua posizione sul corso del fiume Liri. Comprende lembi di vegetazione ripariale e di querceto frequentati da uccelli, piccoli mammiferi, anfibi e rettili, nonché alcuni edifici di una vecchia cartiera che oggi rappresentano interessanti esempi di archeologia industriale. 5.5.4. Monumento Naturale Bosco Faito Il Monumento Naturale Bosco Faito, istituito recentemente (il 27 febbraio 2009), copre un'area di rilevante interesse naturalistico e ambientale all'interno del comune di Ceccano, per un totale di 336 ettari. Il territorio nel suo insieme presenta valori naturalistici relittuali in un contesto piuttosto antropizzato. 5.5.5. Monumento Naturale Fiume Fibreno e Rio Carpello 43 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Si tratta di una piccola Area Protetta situata nel territorio comunale di Broccostella, ai confini con la ben più nota Riserva Regionale del Lago di Posta Fibreno. 5.5.6. Monumento Naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco Il monumento naturale si trova in provincia di Frosinone, sulle pendici settentrionali dei monti Ausoni a ridosso dell'omonimo Parco Naturale di recente istituzione da parte della Regione Lazio. A poca distanza dalle più note grotte di Pastena, quelle di Falvaterra rappresentano un'ulteriore manifestazione carsica di notevole interesse del territorio. 44 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 5.5.7. Riserva Naturale Regionale Lago di Canterno Il Lago di Canterno si trova in una piana a ridosso del comprensorio montuoso degli Ernici, nel Comune di Fumone. Misura circa 1,7 chilometri di lunghezza e 700 metri di larghezza, con una profondità che non supera poche decine di metri. Aironi, rallidi e limicoli frequentano le sue sponde, talvolta bordate da piccoli boschi igrofili. Al largo si possono osservare anatre e svassi. 5.5.8. Riserva Naturale Regionale Lago di Posta Fibreno La Riserva Naturale Regionale lago di Posta Fibreno, istituita con Legge Regionale n. 10 del 29 gennaio 1983, destinata "alla conservazione, valorizzazione 45 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca e razionale utilizzazione dell'ambiente, allo sviluppo economico delle comunità locali interessate ed alla corretta fruizione da parte di tutta la popolazione". Il bacino del lago, fulcro dell'intera Riserva, presenta una forma stretta ed allungata, una lunghezza di circa 1.800 m ed una larghezza massima di circa 320 m. La profondità media è di circa 2,70 m mentre quella massima è di circa 15 m, in località Codigliane.Il lago, di origine carsica, è alimentato da un sistema di sorgenti pedemontane derivanti dal bacino imbrifero dell'Alta Valle del Sangro, in Abruzzo.La roccia che contraddistingue il suolo di Posta Fibreno è quella carbonatica, soggetta al fenomeno del carsismo che in questi luoghi trova anche ulteriori manifestazioni nella presenza di doline. Le acque del Fibreno, incontaminate, cristalline e gelide, hanno una temperatura pressoché costante nell'arco dell'anno (10°-11°C) anche a varie profondità e, grazie al continuo ricambio dovuto alla considerevole portata delle sorgenti (9000 litri di acqua al secondo), costituiscono l'habitat ideale per alcune importanti specie ittiche come i Salmonidi. Le stesse acque custodiscono, nel punto più profondo del lago, una Croce a protezione del bacino lacustre e di coloro che lo frequentano. Ogni primo week-end di agosto, numerose associazioni di subacquei partecipano alla tradizionale "Festa del Crocifisso e del subacqueo" in occasione della quale la Croce raffiora dalle acque e viene portata in processione. La domenica mattina, dopo la messa officiata sul lago, i sub ricollocano il simbolo della cristianità nei fondali, dove veglierà sul Paese per un altro anno. Dalla confluenza delle acque del lago con quelle del torrente Carpello nasce il fiume Fibreno, che inizialmente percorre un tragitto regolare per poi snodarsi in un percorso tortuoso fino ad incontrarsi con il fiume Liri dopo 11 Km. Qui, un'antica costruzione, "la peschera", sta a testimoniare le attività dei pescatori che in quel sito solevano lasciare il pescato in quantità adeguate a soddisfare i loro bisogni alimentari. 5.5.9. Monumento Naturale Montecassino 46 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Il Monumento Naturale Montecassino, istituito recentemente (11 marzo 2010), copre un'area di 694 ettari di rilevante interesse naturalistico e storicoarcheologico che ricade all'interno del comune di Cassino. 5.5.10. Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi ' il più giovane Parco del Lazio, istituito nel novembre 2008. Coi vicini Aurunci, i Monti Ausoni rappresentano il rilievo più vicino alla costa laziale. Non raggiungono quote rilevanti, ma presentano veri e propri tesori naturalistici come i roccioni di Campo Soriano o la splendida sughereta di San Vito e archeologici come i resti di uno dei santuari più importanti della romanità, il Tempio di Giove 47 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Anxur. Piante e animali singolari vi sono presenti, come pure - ai piedi dei monti – nel lago di Fondi, dalle sponde curiosamente frastagliate. 5.5.11. Parco Naturale dei Monti Aurunci Il Parco con i suoi quasi ventimila ettari, racchiude in sé gli ultimi rilievi prima del confine con la vicina Campania. Con vette che superano i 1500 metri di quota a pochi chilometri in linea d’aria dal mare, brulli e dalle pendici quasi completamente spoglie nei versanti meridionali gli Aurunci, sul versante opposto, nascondono gelosamente un inaspettato paesaggio. La particolare posizione geografica dona a questi luoghi una grande varietà di ambienti che si svelano nelle faggete dei monti Petrella e Faggeto, nelle leccete dei monti Ruazzo e Campone, nella sughereta di Costamezza, nelle praterie della valle di Sciro e dell’altopiano di S.Onofrio. Ovunque, nelle radure come sulle rupi più esposte del monte S. Angelo, un’inaspettata ricchezza di fiori (1300 le specie censite, una cinquantina le sole orchidee) richiama ormai da qualche anno l’interesse di ricercatori e botanici. Apparentemente isolati dall’Appennino centrale per la presenza a nord degli insediamenti antropici della Valle del Liri, dal punto di vista floristico, gli Aurunci oggi sono ufficialmente riconosciuti come l’area più interessante del Lazio. Osservando il paesaggio dalle sue cime, il territorio svela un incessante duello fra il mare, che sembra voler confinare i ripidi e scoscesi monti che prepotentemente discendono sulla costa; più in là, volgendo lo sguardo all’orizzonte, le Isole pontine, il parco del Vesuvio e a ponente il Parco nazionale 48 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca del Circeo con la pianura pontina. Romantici negli scenari che si rivelano verso l’azzurra distesa del mare, questi rilievi nascondono ambienti aspri e selvaggi, dove la fauna selvatica schiva si rifugia in cerca di luoghi tranquilli; anche il lupo negli ultimi anni ha fatto silenziosamente ritorno. Estesa per quasi ventimila ettari, l’area protetta interessa il territorio montano di undici Comuni nelle province di Latina e Frosinone, grandi e rumorose città della costa come Formia e Fondi, fanno da contraltare ai piccoli borghi dell’entroterra, ricchi di tradizioni e consuetudini millenarie. Due Monumenti naturali di particolare interesse come il laghetto di Sette Cannelle nel Comune di Fondi e il Monumento Naturale di Montecassino, completano questa splendida Area Naturale Protetta di grande rilievo regionale. 5.5.12. Parco Naturale Regionale Monti Simbruini Il parco regionale dei monti Simbruini è delimitato a ovest e nord-ovest dalla Valle dell'Aniene, a sud-ovest da quella del Sacco, a est dal confine abruzzese (monti Simbruini d'Abruzzo e monti Carseolani), a sud-est dai monti Ernici. Si estende su circa 30.000 ettari e per la sua vastità rappresenta la più grande area protetta del Lazio.Montagne vere, quelle alle spalle di Cervara, Subiaco e Filettino, con le cime maggiori come il Viglio, il Cotento, il Tarino, che sfiorano o superano i 2000 metri. Sono montagne ricche di paesaggi integri, di fauna e flora, di storia e arte. I boschi, per la vetustà degli alberi e le associazioni vegetali presenti, sono di grande fascino ed elevato valore naturalistico. L'acqua è sicuramente uno degli elementi caratterizzanti di questo territorio. Non a caso il 49 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca nome stesso dei monti deriva dal latino sub imbribus, ossia "sotto le piogge": ne cadono più di 2000 mm annui contro gli 800 di Roma. Gli abbondanti rovesci e le nevi, insieme all'ambiente carsico reso manifesto da inghiottitoi, doline e profonde grotte, hanno creato infatti le condizioni per un sistema di sorgenti pedemontane da cui ancora oggi viene prelevata acqua potabile. Arricchiscono e completano questo considerevole patrimonio idrico il fiume Aniene e il torrente Simbrivio. 5.5.13. Monumento Naturale Selva di Paliano e Mola di Piscoli Il Monumento naturale "Selva di Paliano e Mola di Piscoli"-la più recente area protetta del Lazio- è stato istituito con Decreto del Presidente della Regione Lazio n. T0361 il 3 novembre 2011. Ha un'estensione di circa 413 ettari ricadente all'interno del Comune di Paliano (FR). La zona si trova a una quota di circa 250 m s.l.m. su terreni di origine vulcanica derivati da tufi Pleistocenici. L'area si presenta molto eterogenea e ricca di ambienti diversi, la maggior parte dei quali sono il risultato dell'intervento antropico per finalità agricole o turistico-ricettive. In passato la zona era meta di artisti e architetti, provenienti da ogni parte del mondo, che a La Selva trovavano il luogo ideale dove far vivere le loro idee, in un rapporto ti totale assonanza uomo-ambiente. 50 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 5.6. OASI 5.6.1. Oasi di Trisulti Interessa il territorio dei Comuni di Vico Nel Lazio, Collepardo, Alatri per una estensione di Ha 3.475 ed insiste in un comprensorio montuoso compreso tra le quote altitudinali di mt. 550 e mt. 1970. L’area è nella maggior parte caratterizzata da estesa copertura vegetale inframmezzata da ampie zone di pascolo e nella parte nord è rappresentata da una formazione forestale coltivata a ceduo, costituita da querce, cerri, carpini e superiormente da faggi. La parte est, invece, ha copertura vegetale rappresentata da una formazione forestale, coltivata a ceduo, costituita quasi esclusivamente da faggi. Nel piano sommitale della parte più elevata del territorio sono, invece, presenti formazioni rocciose. Tutta la zona è in prevalenza destinata al pascolo bovino-equino ed ovino. L’importanza di questa oasi è caratterizzata, da sempre, dalla presenza di una non comune mescolanza di avifauna montana di notevole interesse naturalistico, infatti sono presenti le seguenti specie di fauna: aquila reale, cinghiale, lepre, gatto selvatico, lupo, coturnice e volpe. In detta oasi, in questi ultimi anni, è in corso un tentativo, ad opera di questa Amministrazione, di popolamento del capriolo che risulta essere presente in un piccolo gruppo e che sta tuttora conservando continuità di insediamento. La buona riuscita di tale insediamento come quella di altri ungulati e mammiferi nell’oasi, è facilitata dalle buone condizioni naturali del comprensorio 51 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca e delle aree limitrofe, nonché dalla scarsa presenza dell’uomo e dall’assenza di strade. Alla luce di quanto sopra, è da tener presente che l’interesse naturalistico ed ecologico dell’oasi, rispetto alle presenze delle specie in essa presenti, va inteso come serbatoio naturale per la loro diffusione nelle aree limitrofe. I confini sono così delimitati: a partire dalla vetta del Monte Monna il confine dell’oasi segue la cresta che si dirige verso nord scavalcando il Monte Panfili fino al Passo del Diavolo dove incontra il confine di Regione; prosegue verso Est seguendo il confine regionale fino alla vetta di Monte Prato da quì discende lungo il costone di Monna Leprara immediatamente ad Est del Fosso di Colaceco e raggiunge la valle del fiume a quota 945 circa, segue il fiume fino alla località Ponte dei Santi; prosegue seguendo il corso del Fiume Cosa fino a quota 643 e da quì risale lungo la strada comunale per Collepardo fino ad incrociare la S.P. Collepardo-Trisulti, segue per un breve tratto detta strada poi risale fino alla località S.S. Trinità a quota 722. Da quì raggiunge la strada che conduce a Vico nel Lazio fino a ricongiungersi alla vetta del Monte La Monna seguendo il costone Sud-Ovest attraverso le quote di mt. 867, 946, 1223, 1674. 5.6.2. Oasi di Montecassino. Trattasi di comprensorio montano di Ha 200 al cui interno racchiude l’Abbazia di Montecassino tra le quote altitudinali di mt. 100 e mt. 600. Con paesaggio caratterizzato da macchia di leccio, cespugli e da bosco ad alto fusto e da spazi aperti e da una coltivazione marginale. 52 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Sono presenti le seguenti specie di fauna: cinghiale, lepre, colombaccio e volpe. I confini sono così delimitati: dalla località Albaneta a Pozzo Alito seguendo la strada fino a San Caneo e S. Onofrio, S. Rachizio e comprende le località Cerrito, Montecassino, Le Cese , S. Mauro e S. Domenico. 5.6.3. Oasi di Santa Serena-Pratillo. Trattasi di comprensorio montuoso con Ha 676 di notevole interesse naturalistico compreso fra le quote altitudinali di mt. 500 e mt. 1430 in Comune di Supino e Morolo, nella catena dei Monti Lepini. Tra le specie di particolare interesse sono presenti: il biancone, il gatto selvatico e mustelidi. Tra le specie di interesse venatorio, è presente, in numero limitatissimo, la coturnice bisognosa di attenta protezione pena la sua scomparsa, la lepre, il cinghiale ed altri uccelli silvani. I confini sono così delimitati: Partendo da Fontana S. Serena raggiunge il confine con la provincia di Latina attraverso le quote altitudinali di m.t. 1200 e 1281. Segue il confine della provincia di Latina fino ad incrociare il confine del Comune di Morolo, da quì prosegue verso Fosso S. Angelo attraverso le quote di m.t. 1334, 1328, 1335. Da Fosso S. Angelo prosegue verso Valle S. Angelo fino alla quota 354 e da quì verso viale Bauco, Fontana S. Martino, Fontana Canali. Segue la mulattiera fino ad 53 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca incrociare la strada Supino-S. Serena a quota 467 , da qui segue la predetta strada fino a Fontana S. Serena. 5.6.4. Oasi di Santa Oliva. Insiste su un territorio compreso fra le quote altitudinali di mt. 60 e mt. 460 di Ha. 872,60 intervallata da zone pianeggianti e zone su cui vegetano alberi ad alto fusto ed arbusti tali da formare una vegetazione cespugliosa e discontinua. L’oasi ricadente nel comune di Pontecorvo, destinata al rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica, trasformata precedentemente in oasi di protezione, resa necessaria ed opportuna per l’insediamento nell’area di un impianto produttivo di allevamento di fauna selvatica a scopo alimentare e di ripopolamento di cervi, daini e fagiani, istituito con decreto del Presidente della Giunta Regionale del Lazio n. 1355/95 e gestito dalla XVI^ Comunità Montana “Grande dei Monti Ausoni” con sede in Lenola (LT). I confini sono così delimitati: strada provinciale Pontecorvo-Esperia, strada comunale S. Oliva-Tordoni, strada comunale Tordoni-Coronelle fino all’incrocio di questa con la S.S. Leuciana Pontecorvo-Pico, S.S. Pontecorvo-Pico, strada comunale via Farnete. 54 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 5.6.5. di futura istituzione - Oasi di Monte Ricco. I 773 metri di Monte Ricco rappresentano il culmine di un gruppo di cime d’alta collina unite tra loro da rimpiani coltivati o a pascolo. unendo esternamente le vette, mostra panorami che spaziano dall’Appennino alla Val di Comino e alle Gole del Melfa. Come evidenziate nelle ricerche (Sorace 1996, Roma e Rossetti 1998), il comprensorio delle gole del Fiume Melfa è caratterizzato da comunità ornitiche di gran rilievo che lo caratterizzano, non solo a livello provinciale, ma in tutto il territorio laziale. Le specie rinvenute durante le escursioni effettuate all'interno del territorio del Sic/Zps Gole del Fiume Melfa da parte della LIPU, definiscono un comprensorio a basso disturbo antropico habitat ideale di complesse e diversificate comunità ornitiche, come ad esempio l'aquila reale classificata SPEC 3 (species of European Conservation Concern) da Birdlife International (2004), con uno stato di conservazione "raro" ed inserita inoltre nella lista rossa nazionale (Bulgarini et al. 1998 LIPU e WWF 1999) come specie vulnerabile. Numerosi sono stati gli avvistamenti di individui erratici nel comprensorio delle Gole del Fiume Melfa, ma solo nel 2010 si è constatato l'insediamento di una nuova coppia che ha nidificato involando un giovane. La superficie del comprensorio individuato è di circa 521 ettari. 55 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 5.7. ZONE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA 5.7.1. ZRC FR 2 – Terelle “Monte Cairo” Insiste sul comprensorio montuoso in territorio del Comune di TerelleColle S. Magno compreso fra le quote altitudinali di mt. 1000 e mt. 1669 s.l.m. con paesaggio caratterizzato da bosco ceduo, conifere, cespugli e prato-pascolo. Vi sono presenti le seguenti specie di fauna: lepre, coturnice, cinghiale e volpe. Ha una superficie di ha. 560 5.7.2. ZRC FR 1 “Colle Terelle” Insiste su un territorio collinare compreso nei territori dei comuni di Alvito e di Campoli Appennino, Posta Fibreno, Vicalvi fra le quote altitudinali mt. 600 e 56 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca mt. 1055 s.l.m. con paesaggio caratterizzato da macchie-cespugli-bosco ceduo e carpino, da spazi aperti destinati a coltivazioni ed a pascolo. Vi sono presenti le seguenti specie di fauna: starna, lepre, fagiani , volpi e caprioli. Ha una superficie di ha. 1.192 5.7.3. ZRC FR 2 “Montenero” Insiste sul comprensorio montuoso in territorio del Comune di Castro dei Volsci fra le quote altitudinali di mt. e mt. s.l.m., con paesaggio caratterizzato da bosco ceduo, macchia, prato-pascolo e, da coltivazioni marginali. Vi sono presenti le seguenti specie: lepre, starna, cinghiale, volpe e fagiano. Ha una superficie di Ha 1.219 5.8. FONDI CHIUSI 57 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Fondo Chiuso B.P. - insiste nel Comune di Piglio e ha una superficie di ha 3,082. 5.9. CENTRI PUBBLICI DI PRODUZIONE DELLA FAUNA SELVATICA (Centri pubblici e privati di riproduzione di fauna selvatica) LR 17/95 1. I centri pubblici di riproduzione di fauna selvatica, di cui all'articolo 12, comma 1, lettera c), sono istituiti dalla provincia e fanno parte integrante del piano faunistico venatorio provinciale. Hanno per scopo la riproduzione di fauna selvatica allo stato naturale ai finì di ricostituzione della fauna autoctona, da utilizzare esclusivamente per le azioni di ripopolamento e reintroduzione. 2. I centri pubblici di produzione di fauna selvatica, costituiti di preferenza su terreni demaniali, hanno carattere sperimentale per lo studio e la ricerca sulle tecniche di immissione in natura di fauna selvatica autoctona finalizzata alla reintroduzione e al ripopolamento. Detti centri possono essere gestiti, dalle province, dalle comunità montane, dai comuni, singoli od associati, dai consorzi di gestione dei parchi, dalle università agrarie, nonché dai comitati di gestione degli ATC, quando ricadenti nei rispettivi territori. Il controllo e la vigilanza dei centri è affidato alle province. 3. Le aree dei centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica autoctona devono essere recintate in modo atto ad impedire la fuoriuscita degli animali allevati e tabellate con la scritta "Centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica - divieto di caccia art. 16 legge regionale 2 maggio 1995, n. 17". 5.10. ZONE INTERDETTE ALL'ATTIVITA VENATORIA ALL'INTERNO DELLE AFV E DELLE AATV con D.C.P. n. 58 del 27/07/1998 la Provincia ha stabilito che nelle Aziende Faunistico-venatorie ed Agro-turistico-venatorie deve essere individuata un'area di divieto di caccia permanente non inferiore al 10% della superficie aziendale. Nel caso di Aziende confinanti con aree protette la zona di divieto di caccia permanente deve essere collocata lungo tutto il confine con l'Area Protetta. 5.11. ZONE A CHIUSURA TEMPORANEA DEGLI AMBITI TERRITORIALI DI CACCIA. con D.G.P. n. 7 del 13/01/2006 la Provincia di Frosinone ha delegato , tra l'altro, agli Ambiti Territoriali di Caccia l'istituzione di divieto temporaneo di 58 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca caccia "zone di rifugio" finalizzate alla reintroduzione, all'ambientamento, alla riproduzione, alla sosta ed alla cura della prole. 5.12. ASSETTO TERRITORIALE PROVINCIALE conseguente all'approvazione del P.F.V.R. con Deliberazione C.R. n° 450/98. Con Delibera n. 335 del 30 settembre 1998, è stata individuata la superficie destinata alla protezione della fauna selvatica, ricadente nelle fasce laterali alle vie di comunicazione ferroviarie ed alle strade carrozzabili. Le superfici ricomprese in tali fasce laterali non ricadono all'interno di altri istituti di protezione faunistica o all'interno di AFV o centri privati di riproduzione della fauna selvatica. Inoltre le aree considerate, sono state individuate per contesti territoriali comunali omogenei e costituiscono complessivamente un insieme adeguato ed idoneo a concorrere alla quota di territorio da destinare alla protezione, alla sosta e alla riproduzione della fauna selvatica. 6. ZONE A GESTIONE PRIVATA DELLA CACCIA L’art. 11, comma 3, della L.R. n°17/95, recependo il disposto della L. 157/92, stabilisce che una quota pari al 15% della Superficie Agro-SilvoPastorale sia destinata a caccia riservata a gestione privata. Gli Istituti corrispondenti a tale tipologia sono: 1. Aziende Faunistico Venatorie (AFV); 2. Aziende Agroturistico Venatorie (AAV); 3. Centri Privati di Riproduzione della Fauna Selvatica allo stato naturale. In tab. 44 è elencato lo stato attuale relativo alle superfici sopra elencate presente al 01 Giugno 2014 nella Provincia di Frosinone. AZIENDE FAUNISTICO VENATORIE (Comune) Acqua Bianca (San Biagio Saracinisco) Caccia e Natura (Picinisco) Superficie (ha) ATC 1735,5866 1 1240,9516 1 59 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Campoli Appennino (Campoli 821,2662 1 1389,9014 1 2693,5149 1 Macchia Marina (Settefrati) 1901,1866 1 Monti Ernici (Sora) 2016,0000 1 Pescosolidana (Pescosolido) 2842,8330 1 Acquafondata (Acquafondata) 1874,0547 2 Casalattico (Casalattico) 1800,0000 2 Il Casale (Pontecorvo) 1000,0000 2 Il Farneto (Falvaterra) 745,4948 2 Montevetro (Esperia) 1587,0203 2 Santa Croce (Pastena) 1517,9712 2 Terelle (Terelle) 506,9410 2 Vallerotonda (Vallerotonda) 3388,1800 2 Vitifauna (Viticuso) 2004,0000 2 TOTALE 29064,9023 Appennino) Civita (Collepardo) Forca D’Acero (San Donato Val di Comino) AZIENDE AGROTURISTICO pari al 13,85% della SASP Superficie (ha) ATC Acquafondata (Acquafondata) 600 2 La Polledrara (Paliano) 225,6625 1 VENATORIE (Comune) 60 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca TOTALE 825,6625 ALLEVAMENTO DI FAUNA A SCOPO DI RIPOPOLAMENTO Art. 19 L.R. 17/95 (Comune) Superficie (mq) pari allo 0,39% della SASP ATC M. A. (Guarcino) 11586 1 D. M.C. (San Biagio S.) 11467 1 G. L. (Vico nel Lazio) 2090 1 P. C. (Anagni) 21790 1 S. L. (Collepardo) 15678 1 S. S. (Serrone) 6260 1 Agrilepri (Settefrati) 11683 1 Coop. arl Valle di Comino (Gallinaro) 90000 1 TOTALE 170554 TOTALE GENERALE (Ha) 29.907,6202 pari allo 0,01% SASP pari al 14,25% della SASP Tab. 44: Totale delle aree destinate a gestione privata della caccia in Provincia di Frosinone. Allo stato attuale, la superficie destinata a gestione privata della caccia è del 14,25 per cento del territorio agro-silvo-pastorale, rispettando i limiti massimi del 15 per cento previsti dalla normativa vigente 61 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 6.1. A ZIENDE FAUNISTICO V ENATORIE (AFV). Le AFV hanno allo stato attuale un’estensione totale di 29064,9023 ha. Tutte le aziende hanno in comune come indirizzo faunistico la lepre, starna e il cinghiale come prevalenti e il fagiano come complementare. Alcune aziende hanno inoltre in indirizzo specie come la coturnice e il capriolo. 6.2. Descrizione Sommaria Delle Zone a Gestione Privata della Caccia. 6.2.1. Aziende Faunistice Venatorie. Le Aziende Faunistiche Venatorie (AA.FF.VV.) che attualmente insistono sul territorio provinciale sono in totale 17 e sono distribuite in modo omogeneo su tutto il territorio in particolare nella parte sud-est del comprensorio provinciale a ridosso del Parco costituzione di tali Nazionale istituti d'Abruzzo Versante Laziale faunistici lungo il confine (P.N.A.L.M.). del P.N.A.L.M. è La stata stabilita di concerto fra il Ministero dell'Ambiente, la Regione Lazio, il P.N.A.L.M., e l'Amministrazione Provinciale di Frosinone, con l'adesione anche dei Comuni interessati, al fine di scongiurare "uno stato di grave pericolo ambientale ed il possibile bracconaggio ai danni dell'orso Marsicano e della fauna protetta". In sostanza, però, detti istituti hanno rilevante interesse naturalistico oltre che faunistico-venatorio, il gestore deve presentare, ogni anno, un programma di conservazione e di ripristino ambientale al fine di garantire l’obbiettivo naturalistico e faunistico. Le aziende hanno dimensioni non inferiori a 400 Ha. 6.2.1.1. AFV Acqua Bianca (San Biagio Saracinisco) L’Azienda Faunistico Venatoria Acqua Bianca istituita nel 2008 (vedi figura) occupa una superficie di circa 1735.58.66 ettari, ricadente nel comune di San Biagio Saracinisco. L’azienda è classificata montana. Le specie di indirizzo sono la lepre, la starna, il cinghiale, la coturnice, il fagiano e il capriolo. 62 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Azienda Faunistico Venatoria “Acqua Bianca” (San Biagio Saracinisco). Il territorio dell’azienda Acqua Bianca è fortemente caratterizzato da tipologie di copertura del suolo di origine naturale come boschi, cespuglieti, arbusteti e praterie. La superficie occupata da questi ambienti è infatti prevalente rispetto a quella occupata dai coltivi e dal tessuto urbano, che interessa solo l’1% del territorio (vedi figura) Il territorio dell’istituto interessa per circa 148,3 ha il sito di interesse comunitario SIC IT6050018 denominato “Cime del Massiccio della Meta”. Questa porzione dell’area è tipicamente caratterizzata da boschi di latifoglie, aree a vegetazione rada e praterie d’alta quota, con presenza di specie faunistiche di alto valore conservazionistico. 63 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Pasc oli e Prate ri e 55,3% Aree a Ve ge tazione Rada Bosc hi (Latifogli e e C oni fe re ) Ce spugli e ti e Arbuste ti Rocc e Nude e Affiorame nti 18,8% 10,4% 8,5% 1,3% 3,3% 2,4% Coltivazi oni Te ssuto Urbano Tipologie ambientali presenti nell’azienda Acqua Bianca (Uso del Suolo, CUS). Nel territorio dell’ AFV Acqua Bianca è rappresentata la quasi totalità delle specie faunistiche degli ambienti tipicamente appenninici. In particolare sono incluse la maggior parte delle specie di interesse gestionale. Rispetto alle specie di indirizzo non viene ammessa la caccia alla coturnice (riferimenti) e alla starna, stimate rispettivamente nel 2009 con popolazioni costituite da 10 coppie e da soli 10/15 esemplari per la starna (dr. for.le Francazi. Piano di assestamento). Nel 2009, inoltre, sono stati condotti censimenti del Capriolo (dr. agr. Serrani) che hanno portato ad una stima della specie di ben 163 individui (10,9 capi/100 ha) con conseguente richiesta di prelievo venatorio. Bisogna infine ricordare che l’azienda confina con il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Non è esclusa quindi la presenza di specie di grande interesse conservazionistico come L’orso marsicano. Sempre più numerose, inoltre sono le segnalazioni in tutta la zona della presenza del lupo. 6.2.1.2. AFV Caccia e Natura (Picinisco) L’Azienda Faunistico Venatoria Caccia e Natura istituita nel 1999 (vedi figura) occupa una superficie di circa 1.240,9516 ettari, ricadente nel comune di Picinisco, in territorio parzialmente montano. Le specie di indirizzo sono lepre, starna, cinghiale, coturnice e capriolo come determinanti e fagiano come complementare. 64 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Azienda Faunistico Venatoria “Caccia e Natura” (Picinisco). Il territorio dell’azienda è caratterizzato da tipologie di copertura del suolo di origine naturale come boschi di latifoglie, cespuglieti, arbusteti e praterie. L’azienda presenta una porzione di territorio interessata da attività agricole piuttosto rilevante, pari a circa il 31,2% della superficie totale. Il nuovo calcolo della SASP, inoltre, ha portato all’individuazione di un’ampia area del territorio Provinciale da sottrarre alla Superficie Agro-Silvo Pastorale. Andando a sovrapporre l’area da sottrarre alla provincia con le aziende faunistico venatorie si può notare (vedi figura) come, nel caso dell’AFV Caccia e Natura, vada ad incidere significativamente sul territorio dell’istituto, occupandone più di un terzo dell’intera superficie. 39,8% 12,3% Pa scoli e Prate rie 0,2% Aree a Ve ge tazi one Rada Boschi di Latifoglie Cespuglieti e Arbusteti Acque Colti va zioni 1,6% 12,8% 31,2% 2,0% Tessuto Urbano 65 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Tipologie ambientali presenti nell’azienda Caccia e Natura (Uso del Suolo, CUS). In un caso come questo sarebbe opportuno riconsiderare quelli che sono i confini dell’azienda ridimensionandone la superficie e andando ad escludere quella parte che non rientra nella SASP. Nel territorio dell’ AFV Caccia & Natura è rappresentata la quasi totalità delle specie faunistiche degli ambienti tipicamente appenninici. In particolare sono incluse la maggior parte delle specie di interesse gestionale. Rispetto alle specie di indirizzo non viene ammessa la caccia alla coturnice (riferimenti) e alla starna, stimata nel 2009 con una popolazione di soli 10/15 esemplari nel piano di assestamento. 6.2.1.3. AFV Campoli Appennino (Campoli Appennino) L’Azienda Faunistico Venatoria Campoli Appennino istituita nel 2006 (vedi figura) occupa una superficie di circa 821,2662 ettari, ricadente nel comune di Campoli Appennino. L’azienda è classificata come montana. Le specie di indirizzo sono lepre, starna, cinghiale come determinanti e fagiano come complementare. Il territorio dell’azienda Campoli Appennino è fortemente caratterizzato da tipologie di copertura del suolo di origine naturale come boschi di latifoglie che occupano più della metà della superficie totale e le aree a vegetazione rada. La superficie occupata da questi ambienti è prevalente rispetto a quella occupata dal tessuto urbano, che interessa solo l’1% del territorio (vedi figura), mentre un 15% del territorio è occupato da coltivazioni (principalmente seminativi e oliveti). Il territorio dell’azienda interessa per circa 275,9 ha il sito di interesse comunitario SIC IT6050014 denominato “Vallone Lacerno”. Questa porzione dell’area è tipicamente caratterizzata da faggete con una buona struttura ed alcuni esemplari vetusti. 66 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Azienda Faunistico Venatoria “Campoli Appennino” (Campoli Appennino). Nel territorio dell’ AFV Campoli Appennino è ben rappresentata la quasi totalità delle specie faunistiche degli ambienti tipicamente appenninici. 56,3% Pascoli e Praterie Aree a Vegetazione Rada Boschi di Latifoglie Cespuglieti e Arbusteti 6,9% 15,2% 5,6% 1,0% 15,0% Coltivazioni Tessuto Urbano Tipologie ambientali presenti nell’azienda Campoli Appennino (Uso del Suolo, CUS). 67 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Bisogna inoltre ricordare che l’azienda confina con il Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise. Non è esclusa quindi la presenza di specie di grande interesse conservazionistico come l’orso Marsicano. Sempre più numerose, inoltre sono le segnalazioni in tutta la zona della presenza del lupo. 6.2.1.4. AFV Civita (Collepardo) L’Azienda Faunistica Venatoria Civita istituita nel 1999 (vedi figura) occupa una superficie di circa 1.389,9014 ettari ricadente nel comune di Collepardo e viene classificata come montana. Le specie di indirizzo sono lepre, coturnice, starna, cinghiale, fagiano e capriolo. Il territorio dell’azienda interessa marginalmente il sito di interesse comunitario SIC IT 6050011 denominato “Monte Passeggio e Pizzo Deta (versante sud)”, per circa 40,4 ha (vedi figura). Questa porzione dell’area è tipicamente caratterizzata da forestali montane con presenza di entomofauna ed avifauna caratteristiche dell'Appennino centrale e da habitat prioritari in buono stato di conservazione con presenza di numerosi endemismi. Maggiore è il coinvolgimento dell’istituto nella ZPS IT6050008 denominata “Monti Simbruini ed Ernici”, all’interno della quale ricade completamente. Questa è un’area di estremo interesse naturalistico nazionale con presenza di elevata ricchezza di specie fra tutti i gruppi zoologici e di numerose specie floristiche endemiche, minacciate e vulnerabili, nonché di habitat prioritari. Risulta evidente quindi, come per questo istituto, ancor più che per gli altri, si renda necessario un accurato studio di incidenza per verificare le possibili interferenze tra le diverse attività di gestione faunistica e il sistema ambientale presente. 68 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Azienda Faunistico Venatoria “Civita” (Collepardo). Il territorio dell’azienda Civita è fortemente caratterizzato da elementi di elevata naturalità (vedi figura). La superficie occupata dal tessuto urbano interessa infatti solo lo 0,5% del territorio e le aree coltivate occupano una percentuale di territorio limitata (7,8%). Caratteristica principale del territorio sono i boschi, principalmente di latifoglie, che occupano più del 70% della superficie totale. Pascoli e Prate rie 71,3% Aree a Ve ge tazi one Ra da Boschi (Latifoglie e Conifere) Ce spuglieti e Arbuste ti Coltivaz ioni con Aree Naturali 0,6% 10,0% 0,5% 7,8% 9,8% Tessuto Urbano Tipologie ambientali presenti nell’azienda Civita (Uso del Suolo, CUS). 6.2.1.5. AFV Forca D’Acero (San Donato Val di Comino) L’Azienda Faunistico Venatoria Forca d’Acero (vedi figura) istituita nel 1999 occupa una superficie di circa 2.693,5149 ha, ricadente nel comune di San Donato Val di Comino, classificata come montana. 69 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Le specie di indirizzo sono lepre, coturnice, starna, cinghiale, fagiano e capriolo. Azienda Faunistico Venatoria “Forca d’Acero” (San Donato Val di Comino). Il territorio dell’azienda interessa il sito di interesse comunitario SIC IT 6050017 denominato “Pendici di Colle Nero”, per circa 80 ha dei circa 132 ha totali. Questa porzione dell’area è tipicamente caratterizzata da praterie d’alta quota con ginepro nano e rocce nude e falesie. L’area del SIC presenta elementi steppici relitti e specie di mammiferi ed uccelli di rilevanza naturalistica eccezionale, motivo per il quale si rende necessario un accurato studio di incidenza per verificare le possibili interferenze tra le diverse attività di gestione faunistica e il sistema ambientale caratteristico. Nonostante il territorio sia principalmente caratterizzato da boschi di latifoglie e conifere (41,6%) e da praterie d’alta quota, un’importante porzione dell’azienda è costituita dalle aree coltivate (36,5%) (vedi figura). 70 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 26,5% 4,3% Pascoli e Praterie 1,6% 1,4% Aree a Vege tazione Rada Boschi (Latifoglie e Conifere) Cespuglie ti e Arbusteti Coltivazioni 24,1% 0,5% 41,6% Rocce Nude e Affiorame nti Tessuto Urbano Tipologie ambientali presenti nell’azienda Forca d’Acero (Uso del Suolo, CUS). Come già verificato per l’azienda Caccia & Natura, sita nel comune di Picinisco, anche in questo caso si osserva un interessamento sostanziale, nel territorio dell’azienda, della superficie che è sottratta alla SASP (vedi figura). Anche nel caso dell’azienda Forca d’Acero, dunque, alla luce di queste considerazioni sarebbe opportuno riconsiderare i confini dell’azienda ridimensionandone la superficie e andando ad escludere quella parte che non rientra strettamente nella SASP. 6.2.1.6. AFV Macchia Marina L’Azienda Faunistico Venatoria Macchia Marina (vedi figura) occupa una superficie di circa 1.901,1866 ettari nel comune di Settefrati. L’istituto, classificato come montano, è stato istituito nel 1991,ha come specie di indirizzo faunistico la lepre, la coturnice, la starna, il cinghiale, il fagiano e il capriolo (integrato nel 2002). Il territorio dell’istituto, confinante con l’azienda Forca d’Acero, interessa il SIC IT 6050017 denominato “Pendici di Colle Nero”, per circa 52 ettari. Questa porzione dell’area è tipicamente caratterizzata da praterie d’alta quota con ginepro nano e rocce nude e falesie. L’area del SIC presenta elementi steppici relitti e specie di mammiferi ed uccelli di rilevanza naturalistica eccezionale, motivo per il quale si rende necessario un accurato studio di incidenza per verificare le possibili interferenze tra le diverse attività di gestione faunistica e il sistema ambientale caratteristico. 71 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Il territorio dell’azienda è fortemente caratterizzato da tipologie di copertura del suolo di origine naturale come i boschi di latifoglie che occupano quasi la metà della superficie totale, con il 47,4% del territorio, e le aree a vegetazione rada. Importanti sono anche le estensioni di cespuglieti e dei pascoli d’alta quota (vedi figura) Azienda Faunistico Venatoria “Macchia Marina” (Settefrati). 8,3% Pascoli e Prate ri e 47,4 % 1 ,8% Aree a Vegetazione Rada Boschi (L atifogli e e C onifere) Cespugli eti e Arbuste ti 22,9% 19,7% Rocce Nude e Affi orame nt i Tipologie ambientali presenti nell’azienda Macchia Marina (Uso del Suolo, CUS). 72 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Bisogna inoltre ricordare che l’azienda confina con il Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise. Non è esclusa quindi la presenza di specie di grande interesse conservazionistico come l’orso morsicano. Sempre più numerose, inoltre sono le segnalazioni in tutta la zona della presenza del lupo. 6.2.1.7. AFV Monti Ernici L’Azienda Faunistico Venatoria Monti Ernici istituita nel 2008 (vedi figura) occupa una superficie di circa 2.016,0 ettari, ricadente nel comune di Sora, e classificata come montana. Le specie di indirizzo sono lepre, starna, cinghiale, coturnice, capriolo e fagiano. Azienda Faunistico Venatoria “Monti Ernici” (Sora). L’azienda ricade completamente nella ZPS IT 6050008 denominata “Monti Simbruini ed Ernici”. Questa è un’area di estremo interesse naturalistico nazionale con presenza di elevata ricchezza di specie fra tutti i gruppi zoologici e di numerose specie floristiche endemiche, minacciate e vulnerabili, nonché di habitat prioritari. Il territorio è fortemente caratterizzato da tipologie di copertura del suolo di origine naturale come i boschi di latifoglie che occupano il 70% del territorio. La restante copertura comprende pascoli e praterie (18,2%) e cespuglieti e arbusteti (9,4%). Quasi irrilevante l’antropizzazione del territorio, con un 1,8% di coltivazioni e con l’assenza di tessuto residenziale (vedi figura). 73 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 70,6% Pascoli e Pra terie Boschi (Lat ifoglie e Conifere) Ce spugliet i e Arbustet i 9,4% 18,2 % Colt ivazioni 1,8% Tipologie ambientali presenti nell’azienda Monti Ernici (Uso del Suolo, CUS). Nel territorio dell’ AFV Monti Ernici è ben rappresentata la quasi totalità delle specie faunistiche degli ambienti tipicamente appenninici. 6.2.1.8. AFV Pescosolidana L’Azienda Faunistico Venatoria Pescosolidana istituita nel 1999 (vedi figura) occupa una superficie di circa 2.842,8330 ettari, ricadente nel comune di Pescosolido in territorio montano. Le specie di indirizzo sono lepre, starna, cinghiale, coturnice e fagiano. Il territorio dell’azienda interessa, per 555,4 ettari dei 829 totali, il SIC IT 6050014 denominato “Vallone Lacerno”. Questa porzione dell’area è tipicamente caratterizzata da faggete con una buona struttura ed alcuni esemplari vetusti, che in aree scoscese scongiurano il pericolo di frana. L’istituto è caratterizzato da formazioni naturali, quali boschi di latifoglie e praterie d’alta quota (vedi figura), e l’incidenza di aree coltivate e tessuto urbano è inferiore al 3%. Tale condizione di naturalità consente la presenza delle specie animali tipiche di tali ambienti. Bisogna infine ricordare che l’azienda confina con il Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise. Non è esclusa quindi la presenza di specie di grande interesse conservazionistico come l’orso Marsicano. Sempre più numerose, inoltre sono le segnalazioni in tutta la zona della presenza del lupo. 74 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Azienda Faunistico Venatoria “Pescosolidana” (Pescosolido). 41,6% Pascoli e Prate rie Are e a Ve ge tazione Rada Boschi (Latifoglie e Conife re ) Ce spuglie ti e Arbuste ti Coltivazioni 13,3% 38,1% 4,2% 0,4% 2,5% Te ss ut o Urbano Tipologie ambientali presenti nell’azienda Pescosolidana (Uso del Suolo, CUS). 6.2.1.9. AFV Acquafondata L’Azienda Faunistico Venatoria Acquafondata istituita nel 1994 (vedi figura) occupa una superficie di circa 1.874,0547 ettari, ricadente nel comune di Acquafondata, in territorio parzialmente montano. Le specie di indirizzo sono lepre, starna, cinghiale e fagiano. 75 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Il territorio dell’azienda Acquafondata è fortemente caratterizzato da tipologie di copertura del suolo di origine naturale come boschi di latifoglie, cespuglieti, arbusteti e praterie. La superficie occupata da questi ambienti è infatti prevalente rispetto a quella occupata dal tessuto urbano, che interessa meno dell’1% del territorio (vedi figura), Le aree a coltivazione occupano comunque una parte rilevante del territorio, con una percentuale del 9%. Azienda Faunistico Venatoria “Acquafondata” (Acquafondata). Pascoli e Prateri e 62,5% Aree a Ve ge tazione Rada Boschi (Latifogli e e Coni fe re) Ce spuglieti e Arbusteti 13,6% 3,5% 10,5% 0,6% 9,2% Coltivazioni Tessuto Urbano Tipologie ambientali presenti nell’azienda Acquafondata (Uso del Suolo, CUS). 76 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Nel territorio dell’ AFV Acquafondata è ben rappresentata la quasi totalità delle specie faunistiche degli ambienti tipicamente appenninici. Bisogna inoltre ricordare che l’azienda confina con il Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise. Non è esclusa quindi la presenza di specie di grande interesse conservazionistico come l’orso Marsicano. Sempre più numerose, inoltre sono le segnalazioni in tutta la zona della presenza del lupo. 6.2.1.10. AFV Casalattico L’Azienda FaunisticoVenatoria Casalattico (vedi figura) occupa una superficie di circa 1.800,0 ettari, ricadente nel comune di Casalattico. L’istituto è stato istituito nel 2003. Le specie di indirizzo sono lepre, coturnice, capriolo, starna, cinghiale e fagiano. Azienda Faunistico Venatoria “Casalattico” (Casalattico). L’azienda interessa due siti di importanza comunitaria, il SIC IT6050027, denominato “Gole del fiume Melfa” e il SIC IT6050028, denominato “Massiccio del Monte Cairo (area sommitale), per un totale 909 ettari. Un simile interessamento comporta un attento studio di incidenza per scongiurare possibili interferenze tra le attività di gestione venatoria dell’azienda e le attività di conservazione dei SIC. Il territorio dell’istituto “Casalattico” è fortemente caratterizzato da tipologie di copertura del suolo di origine naturale con oltre il 50% del territorio costituito da boschi di latifoglie (vedi figura) e la quasi totale assenza di coltivazioni e tessuto urbano. 77 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 55,4% Pascoli e Prate ri e Rocce Nude e Affiorame nti Are e a Ve ge tazione Rada Boschi di Lati fogli e C e spugli e ti e Arbuste ti 28,2% 0,3% 5,5% 0,1% 10,5% C olti vazi oni Tipologie ambientali presenti nell’azienda Casalattico (Uso del Suolo, CUS). L’ambiente strettamente naturale favorisce la presenza delle specie animali tipiche di tali ambienti. Per quanto riguarda le specie di indirizzo, al 2009 venivano stimate consistenze importanti per cinghiale e capriolo (rispettivamente 150 e 140 individui, dott. agr. Ripa, piano di assestamento 2009). Consistenze discrete venivano rilevate anche per la starna e la lepre, con 100 e 80 individui, mentre scarsa risultava la presenza di fagiano (10 esemplari) e coturnice (20 individui). 6.2.1.11. AFV Il Casale L’Azienda Faunistico Venatoria Il Casale istituita nel 2002 (vedi figura) occupa una superficie di circa 1.000,0 ettari nel comune di Pontecorvo. L’azienda, classificata come montana, ha come specie di indirizzo faunistico la lepre, la starna, il cinghiale, il fagiano e il capriolo. Il territorio dell’istituto interessa la ZPS IT6040043 denominata “Monti Ausoni e Aurunci”, per circa 190 ettari, e confina con l’Oasi di Sant’Oliva. 78 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Azienda Faunistico Venatoria “Il Casale” (Pontecorvo). Il territorio dell’azienda Il Casale è caratterizzato da tipologie di copertura del suolo di origine naturale come boschi di latifoglie, cespuglieti, arbusteti e praterie. La superficie occupata da questi ambienti è infatti prevalente rispetto a quella occupata dal tessuto urbano, che interessa meno dell’1% del territorio. Le aree a coltivazione occupano comunque una parte molto rilevante del territorio, con una percentuale del 25,9%. 40,8% Pascoli e Praterie 9,5% Are e a Vegeta zione Rada Boschi di La tifoglie Cespuglie ti e Arbusteti Coltivazioni 11,1% 12,1% 25,9% 0,6% Te ssuto Urbano Tipologie ambientali presenti nell’azienda Il Casale (Uso del Suolo, CUS). 79 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Per quanto riguarda le specie faunistiche di interesse gestionale, al 2009 non era ammessa la caccia alla starna. 6.2.1.12. AFV Il Farneto L’Azienda Faunistico Venatoria “Il Farneto” istituita nel 2008 nel comune di Falvaterra (vedi figura) occupa una superficie di circa 745,5,0 ettari, ha come specie di indirizzo faunistico la lepre, la starna, il cinghiale e il fagiano. Azienda Faunistico Venatoria “Il Farneto” (Falvaterra). Il territorio dell’azienda presenta una buona percentuale di ambienti naturali, con un 36,1 % di boschi di latifoglie e conifere e un 31% di cespuglieti e arbusteti. Buona parte del territorio, comunque, è caratterizzato da coltivazioni, con un 24,7%. Per quanto riguarda le specie faunistiche di indirizzo al 2009 non veniva richiesto il prelievo della starna. Anche la stima delle altre specie, comunque, mostrava indicazioni di popolazioni poco consistenti (per. agr. Tata, piano di assestamento 2009). 80 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 31,0% Pascoli e Pra teri e 0,6% Boschi (Lati fogli e e Conifere) Cespuglieti e Arbusteti Acque Colti va zioni 36,1% 7,3% 0,3% 24,7% Te ssuto Urba no Tipologie ambientali presenti nell’azienda Il Farneto (Uso del Suolo, CUS). 6.2.1.13. AFV Montevetro L’Azienda Faunistico Venatoria Montevetro occupa una superficie di circa 1.587,0203 ettari, ricadente nel comune di Esperia e classificata come montana. L’azienda è stata istituita nel 1999, le specie di indirizzo sono lepre, starna, cinghiale, coturnice e fagiano. Azienda Faunistico Venatoria “Montevetro” (Esperia). 81 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Nonostante infatti il territorio sia largamente interessato da boschi di latifoglie e conifere (36,1%) un’uguale porzione dell’azienda è costituita dalle aree coltivate (vedi figura). 10,6% 36,1% 36,1% Pascoli e Prate rie Are e a Veg etazione Rada Rocce Nude e Affiorame n ti Boschi di Latifog lie Ce spuglie ti e Arbuste ti Coltivazion i 1,1% 11,6% 3,3% 1,2% T es suto Urbano Tipologie ambientali presenti nell’azienda Montevetro (Uso del Suolo, CUS). 6.2.1.14. AFV Santa Croce L’Azienda Faunistico Venatoria Santa Croce, istituita nel 2003, occupa una superficie di circa 1.517,9712 ettari, ricadente nel comune di Pastena. Le specie di indirizzo sono lepre, starna, cinghiale e fagiano. Azienda Faunistico Venatoria “Santa Croce” (Pastena). 82 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Il territorio dell’azienda è interamente incluso all’interno della ZPS IT6040043, denominata “Monti Ausoni e Aurunci”, interessamento che richiede un attento studio di incidenza per scongiurare possibili interferenze tra le attività di gestione venatoria dell’azienda e le attività di conservazione della ZPS. Inoltre, l’istituto include parzialmente il SIC IT6050024, denominato Monte Calvo e Monte Cavilli, per circa 415 ettari. Il SIC presenta un buon numero di specie vegetali endemiche ed habitat prioritari che richiedono quindi una particolare attenzione. Il territorio dell’azienda Santa Croce è fortemente caratterizzato da tipologie di copertura del suolo di origine naturale come i boschi di latifoglie che occupano più della metà della superficie totale, con il 50,6% del territorio, e le aree a cespuglieti ed arbusteti. Mentre l’urbanizzazione risulta assente, una piccola porzione dell’istituto (7,5%) è costituita da coltivazioni (vedi figura). 50,6% Pascoli e Praterie Are e a Ve ge ta zione Ra da Boschi di Latifogli e Cespugli eti e Arbusteti 32,0% 7,3% 2,7% Coltivazi oni 7,5% Tipologie ambientali presenti nell’azienda Santa Croce (Uso del Suolo, CUS). Per quanto riguarda le specie faunistiche di interesse gestionale, al 2009 non era richiesta la caccia alla starna. Le altre specie di indirizzo risultavano presenti con consistenze discrete (dott. agr. Ripa, piano di assestamento 2009/2010) che hanno permesso di evitare delle nuove immissioni. 6.2.1.15. AFV Terelle 83 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca L’Azienda Faunistico Venatoria “Terelle” istituita nel 2003 (vedi figura) occupa una superficie di circa 506,9410 ettari, ricadente nel comune di Terelle. Le specie di indirizzo sono lepre, coturnice, starna, cinghiale e fagiano. Il territorio dell’azienda interessa marginalmente il SIC IT6050028, denominato “Massiccio del Monte Cairo (area sommitale). Il SIC presenta aree ricche di specie vegetali endemiche e formazioni prative di rilievo. Rilevata, inoltre, la presenza di specie significative tra gli uccelli e gli insetti. Il territorio dell’azienda Terelle è fortemente caratterizzato da elementi di elevata naturalità (fig. 3.X.). La superficie occupata dal tessuto urbano interessa infatti solo lo 0,1% del territorio e le aree coltivate occupano una percentuale di territorio estremamente limitata (0,4%). Caratteristica principale del territorio sono i boschi, principalmente di latifoglie, che occupano più dell’83% della superficie totale. Azienda Faunistico Venatoria “Terelle” (Terelle). 84 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 83,2% Pascoli e Prate rie Colti vazioni Are e a Ve ge tazi one Rada Rocce Nude e Affi oram e nti Boschi (Lati fogli e e Coni fe re ) 2,0% 0,1% 10,0% 0,4% 4,3% Ce s puglie ti e Arbuste ti Tipologie ambientali presenti nell’azienda Terelle (Uso del Suolo, CUS). 6.2.1.16. AFV Vallerotonda L’Azienda Faunistico Venatoria “Vallerotonda” istituita nel 1993 occupa una superficie di circa 3.388,1800 ettari ricadente nel comune di Vallerotonda. L’azienda è classificata come boschiva. Le specie di indirizzo sono lepre, starna, cinghiale, coturnice e fagiano. Il territorio dell’azienda interessa marginalmente il SIC IT6050018, denominato “Cime del Massiccio della Meta”. Questa porzione dell’area è tipicamente caratterizzata da boschi di latifoglie, aree a vegetazione rada e praterie d’alta quota, con presenza di specie faunistiche di alto valore conservazionistico. La stessa azienda è caratterizzata da elementi di elevata naturalità (vedi figura), con il 65,8% del territorio costituito da boschi di latifoglie e conifere e circa il 25% formato da prati e pascoli e cespuglieti ed arbusteti. Marginale è l’interessamento del tessuto urbano e delle coltivazioni. Tale condizione di naturalità consente la presenza delle specie animali tipiche degli ambienti presenti. Per quanto riguarda le specie di interesse venatorio, al 2009 si rilevavano buone consistenze per starna, lepre, cinghiale, fagiano e capriolo (dott. agr. Ripa, piano di assestamento 2009). Per la coturnice la stima nello stesso anno ammontava a 35 individui. Non veniva ammesso per la stagione 2009/2010, dunque, il prelievo per questa specie e non era richiesto neanche il prelievo per la starna. 85 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Azienda Faunistico Venatoria “Vallerotonda” (Vallerotonda). 65,8% Pasc oli e Prate rie Rocc e Nude e Affiorame nt i Aree a Ve ge tazione Rada Bosc hi (Lati foglie e Conife re) Ce s pugli et i e Arbuste ti Coltiv azi oni 9,8% 4,6% 0,2% 15,5% 0,1% 4,1% T e ssuto Urbano Tipologie ambientali presenti nell’azienda Vallerotonda (Uso del Suolo, CUS). 6.2.1.17. AFV Vitifauna L’Azienda Faunistico Venatoria Vitifauna istituita nel 2003 (vedi figura) occupa una superficie di circa 2.004,0 ettari, ricadente nel comune di Viticuso. Le specie di indirizzo sono lepre, starna, cinghiale, capriolo e fagiano. 86 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Azienda Faunistico Venatoria “Vitifauna” (Viticuso). L’istituto è caratterizzato da formazioni naturali, quali boschi di latifoglie (57,7%) e pascoli e praterie (20,6%) (vedi figura), e l’incidenza del tessuto urbano è inferiore all’1%. Una porzione maggiore del territorio è occupata dalle coltivazioni, che interessano una superficie pari all’8,2%. Tale situazione consente la presenza delle specie animali tipiche di simili ambienti. Per quanto riguarda le specie di interesse venatorio, al 2009 si rilevavano buone consistenze per starna, lepre, cinghiale e fagiano (dott. agr. Ripa, piano di assestamento 2009). Per la starna tuttavia, al 2009, non veniva ammesso il prelievo venatorio. Nello stesso anno, inoltre, sono stati condotti censimenti del Capriolo (dr. agr. Serrani) che hanno portato alla stima di 162 individui (11,1 capi/100 ettari) con conseguente richiesta di prelievo venatorio. 57,7% Pasc oli e Prate rie Aree a Ve ge tazion e Rada Bosc hi di Latifoglie Ces puglieti e Arbus teti 11,2% 1,8% 20,6% 0,6% 8,2% Coltivazioni Te ssuto Urbano 87 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Tipologie ambientali presenti nell’azienda Vitifauna (Uso del Suolo, CUS). 6.2.2. AZIENDE AGRO-TURISTICO-VENATORIE Le aziende Agro-Turistico-Venatorio che attualmente insistono sul territorio provinciale sono due. Tali aziende generalmente sono situate nei territori di scarso rilevo faunistico coincidenti con il territorio di una o più azienda agricole preferibilmente ricadenti in aree ad agricoltura svantaggiate. Le AA.T.V. hanno dimensione non inferiore a 200 ettari. La concessione ai fini di impresa agricola è soggetta a tassa di concessione, nella quale sono consentiti l’immissione e l’abbattimento per tutta la stagione venatoria di fauna selvatica di allevamento prevista nell’indirizzo faunistico. 6.2.2.1. AATV Polledrara L’Azienda Agri-Turistica-Venatoria denominata Polledrara (vedi figura) occupa una superficie di circa 225,6625 ettari, ricadente nel comune di Paliano. L’azienda è stata istituita nel 2007. Azienda Faunistico Venatoria “Vitifauna” (Viticuso). 6.2.2.2. AATV Acquafondata 88 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca L’Azienda Agri-Turistica-Venatoria denominata Acquafondata (vedi figura) occupa una superficie di circa 600,0 ettari, ricadente nel comune di Acquafondata. L’azienda è stata istituita nel 2008. Azienda Faunistico Venatoria “Vitifauna” (Viticuso). 7. ATC E COMPRENSORI OMOGENEI Nella Provincia di Frosinone, il Territorio a gestione programmata della caccia, non impegnato in Aree Protette e in Istituti a Gestione Privata, è stato ripartito in due Ambiti Territoriali di Caccia (ATC): ATC Fr1 (169.761,9 ettari) e ATC Fr2 (154.054,1 ettari) (vedi figura). Sulla base di tale suddivisione della Provincia, dei 91 comuni complessivi 45 rientrano nell’area di competenza dell’ATC Fr1 mentre i restanti 46 sono inclusi nel territorio dell’ATC Fr2 (vedi figura). La ripartizione, attuata in base all’art. 25 della L.R. 17/95 e definita “in via sperimentale”, nella sua definizione non ha completamente tenuto conto delle diverse caratteristiche ambientali ed ecologiche del Territorio portando così alla creazione di aree internamente non omogenee. Tale suddivisione, inoltre, è soggetta a revisione e passibile di modifiche con cadenza quinquennale. 89 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) nella Provincia di Frosinone. COMUNE Acuto Alatri Alvito Anagni Arpino Atina Belmonte Castello Boville Ernica Broccostella Campoli Appennino Casalvieri Castelliri Collepardo Ferentino Fiuggi Fontana Liri Fontechiari Frosinone Fumone ATCFr 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 COMUNE Acquafondata Aquino Arce Arnara Ausonia Casalattico Cassino Castelnuovo Parano Castrocielo Castro dei Volsci Ceccano Ceprano Cervaro Colfelice Colle San Magno Coreno Ausonio Esperia Falvaterra Morolo ATCFr 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 90 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Gallinaro Guarcino Isola del Liri Monte San Giovanni Paliano Pescosolido Picinisco Piglio Posta Fibreno Ripi San Biagio Saracinisco San Donato Val di Comino Serrone Settefrati Sgurgola Sora Strangolagalli Torre Cajetani Torrice Trivigliano Veroli Vicalvi Vico nel Lazio Villa Latina Filettino Trevi nel Lazio 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 Pastena Patrica Pico Piedimonte San Germano Pignataro Interamna Pofi Pontecorvo Rocca d'Arce Roccasecca San Giorgio a Liri San Giovanni Incarico Sant'Ambrogio Sul Sant'Andrea del Garigliano Sant'Apollinare Sant'Elia Fiumerapido Santopadre San Vittore del Lazio Supino Terelle Vallemaio Vallerotonda Villa Santa Lucia Viticuso Amaseno Giuliano di Roma Vallecorsa Villa Santo Stefano 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 Elenco dei comuni della Provincia con relativo ATC di appartenenza. In conformità con quanto indicato negli Indirizzi Regionali per l’Elaborazione dei Piani Faunistici Provinciali (D.G.R. n. 650/09) la Provincia, in occasione della nuova programmazione, intende dare indicazioni per l’individuazione all’interno del Territorio dei Comprensori Faunistici Omogenei, quali articolazione di base per la pianificazione faunistica provinciale. I comprensori vanno determinati prendendo in considerazione variabili ambientali e faunistiche che ne definiscano l’omogeneità vocazionale e gestionale e devono essere individuati sulla base di elementi distintivi quali l’altitudine, l’estensione delle aree boscate, le superfici coltivate, la diffusione delle superfici 91 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca artificiali, ecc. Bisogna inoltre tenere conto, per quanto possibile, delle suddivisioni amministrative, al fine di rendere possibile una gestione che eviti conflittualità interne. Per l’individuazione dei comprensori omogenei, in un territorio articolato come quello della Provincia di Frosinone, si è proceduto preliminarmente ad un’analisi delle altitudini (vedi figura) in modo da individuare le zone morfologicamente più simili e presumibilmente caratterizzate da condizioni climatiche e tipologie vegetazionali omogenee. 92 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Carta delle Altitudini della Provincia di Frosinone. Da un primo esame si nota come il Territorio sia caratterizzato da tre macroaree, una a nord con un sistema montuoso ascrivibile all’Appennino centrale e una a sud corrispondente al Preappennino laziale, separate da un ampio territorio vallivo. Anche osservando la Carta di Uso del Suolo, fatti gli opportuni accorpamenti delle numerose categorie vegetazionali, si può notare come le caratteristiche orografiche vadano ad incidere sulle tipologie vegetazionali (vedi figura). 93 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Carta di Uso del Suolo, modificata. Le zone identificate come montuose sono quelle a maggiore copertura prativa e boschiva, mentre l’ampia zona valliva è quella caratterizzata dalle superfici artificiali e dalle coltivazioni. Le caratteristiche orografiche e climatiche, infatti, vanno ovviamente a condizionare l’utilizzo del territorio da parte dell’uomo, portando ad un maggiore sfruttamento, e quindi ad una notevole perdita di naturalità, delle aree di pianura e di basso-media collina. L’individuazione delle tre macroaree omogenee sembra quindi essere confermata anche dalle caratteristiche vegetazionali della Provincia. L’analisi della realtà provinciale ha portato quindi l’individuazione preliminare di tre Comprensori Faunistici Omogenei (vedi figura): 94 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca COFrA: Comprensorio Faunistico Omogeneo Appenninico (Monti Simbruini, Monti Erinici, versante laziale del PNALM e Monte Cairo) (100.903,4 ettari); COFrB: Comprensorio Faunistico Omogeneo Preappenninico (Monti Lepini, Monti Aurunci e Monti Ausoni) (26.402,1 ettari); COFrC: Comprensorio Faunistico Omogeneo dei Distretti Planiziali e Collinari (196.510, 6 ettari). ATC Fr1 ATC Fr2 Individuazione dei Comprensori Faunistici Omogenei. I Comprensori, ovviamente, devono avere caratteristiche di omogeneità anche da un punto di vista faunistico. Non avendo a disposizione dati sistematici inerenti la realtà faunistica di tutto il Territorio provinciale, si è scelto di confrontare i comprensori così individuati con le carte di idoneità ambientale, proposte da Boitani et al. (2002), per le principali specie di interesse conservazionistico e venatorio. Per verificare la bontà dei tre comprensori individuati sono state quindi prese in esame come specie di interesse conservazionistico l’Orso, la Coturnice e il Lupo (da figura a figura), mentre, come specie di interesse venatorio, sono stati 95 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca confrontati i comprensori con le carte di idoneità ambientale per il Capriolo, la Lepre europea e il Cinghiale (da figura a figura). Come mostrano le figure di seguito riportate, si percepisce come i comprensori siano omogenei in quanto ad idoneità ambientale per le diverse specie prese in esame. Per l’Orso (vedi figura), infatti, l’area identificata come altamente idonea rientra completamente nel COFrA, il Comprensorio Appenninico, mentre una certa idoneità si riscontra anche all’interno del comprensorio COFrB, il Preappenninico. Quasi totalmente non idonea l’area di pianura e bassa collina, come d’altronde ci si aspetterebbe considerando l’ecologia della specie. Per la Coturnice (vedi figura) la situazione, in misura più localizzata, è analoga a quella dell’Orso, e la delimitazione dei comprensori ben si adatta alla distribuzione potenziale della specie. Per il Lupo (vedi figura), infine, la situazione appare più complessa, con una maggiore estensione delle aree di bassa e media idoneità. COFrA COFrC COFrB Comprensori Faunistici Omogenei in relazione alla carta di idoneità per l’Orso. 96 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca COFrA COFrC COFrB Comprensori Faunistici Omogenei in relazione alla carta di idoneità per la Coturnice. COFrA COFrC COFrB Comprensori Faunistici Omogenei in relazione alla carta di idoneità per il Lupo 97 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Tuttavia si può chiaramente vedere come, anche in questo caso, le aree a maggiore idoneità per la specie sono quelle ricomprese all’interno dei comprensori COFrA e COFrB, che interessano i monti Appenninici e Preappenninici e quindi le aree che conservano le maggiori caratteristiche di naturalità. Andando a vedere le carte di idoneità ambientale per alcune tra le specie di maggiore interesse venatorio si vede come, anche in questo caso, i comprensori individuati corrispondano ad un’omogeneità ambientale (potenziale) per le diverse specie. Nel caso del Capriolo (vedi figura) infatti, si rileva come le zone ad alta idoneità siano in gran parte concentrate all’interno dei comprensori montani, ad esclusione delle aree a maggior elevazione, mentre le zone meno idonee sono quelle ricomprese all’interno del Comprensorio Planiziale. COFrA COFrC COFrB Comprensori Faunistici Omogenei in relazione alla carta di idoneità per il Capriolo. 98 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Per la Lepre europea la situazione è totalmente opposta, ossia con l’area maggiormente idonea ricompresa all’interno del comprensorio di pianura e bassomedia collina, come d’altronde suggerisce l’ecologia della specie. Anche in questo caso, comunque l’identificazione dei comprensori ben si armonizza con la distribuzione potenziale della specie. COFrA COFrC COFrB Comprensori Faunistici Omogenei in relazione alla carta di idoneità per la Lepre. 99 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca COFrA COFrC COFrB Comprensori Faunistici Omogenei in relazione alla carta di idoneità per il Cinghiale. Per il Cinghiale (vedi figura), infine, il discorso è più complesso, vista soprattutto la notevole plasticità della specie nell’adattarsi ai diversi ambienti. In generale comunque i comprensori montani (caratterizzati da boschi alternati a prati e pascoli) sono quelli che includono le aree maggiormente idonee alla specie. Nell’individuazione dei Comprensori Faunistici Omogenei si è cercato, per quanto possibile, di rispettare i confini amministrativi in modo da ridurre eventuali conflitti interni relativi alla loro gestione. Nonostante gli sforzi però molti dei comuni sono ricaduti tra due comprensori soprattutto quelli a contatto fra il Comprensorio Preappenninici e il Comprensorio Planiziale. COMUNE Serrone Piglio Acuto Alatri Veroli ATC 1 1 1 1 1 COMPRENSORI COFrA – COFrC COFrA – COFrC COFrA – COFrC COFrA – COFrC COFrA – COFrC 100 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Monte San Giovanni Sora Alvito Atina Cervaro San Vittore del Lazio Morolo Supino Patrica Giuliano di Roma Amaseno Castro dei Volsci Esperia Coreno Ausonio Vallemaio Sant'Andrea del Garigliano 1 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 COFrA – COFrC COFrA – COFrC COFrA – COFrC COFrA – COFrC COFrA – COFrC COFrA – COFrC COFrB – COFrC COFrB – COFrC COFrB – COFrC COFrB – COFrC COFrB - COFrC COFrB – COFrC COFrB – COFrC COFrB – COFrC COFrB – COFrC COFrB - COFrC Elenco dei comuni della Provincia interessati da due comprensori. Nonostante le difficoltà gestionali che potrebbero nascere dall’inclusione di un comune all’interno di due diversi comprensori, le peculiarità del territorio e la morfologia di molti comuni non hanno reso possibile la loro totale inclusione all’interno di un unico COFr. Si auspica, in fase programmatica, una larga concertazione con i diretti interessati degli indirizzi gestionali da intraprendere per i diversi comprensori, in modo da minimizzare le possibili difficoltà gestionali. Considerando, quindi, tanto le caratteristiche orografiche e vegetazionali della Provincia, quanto quelle di idoneità ambientale per le specie di interesse conservazionistico e venatorio, i tre Comprensori Faunistici Omogenei individuati sembrano rispettare quei criteri di omogeneità richiesti. L’individuazione dei Comprensori Faunistici Omogenei è il primo passo per poter operare tutta una serie di proposte e modifiche tanto relative agli ATC quanto ai diversi istituti faunistici presenti sul Territorio. 8. ALTRI ISTITUTI 8.1. ZONE ADDESTRAMENTO CANI. 101 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Hanno lo scopo di promuovere l’educazione cinofila e venatoria dei cacciatori. Esse vengono affidate alle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale, alle associazioni agricole riconosciute, ovvero ad imprenditori agricoli singoli, ai gruppi cinofili dell’ENCI, limitatamente alle seguenti specie riprodotto in allevamento artificiale od in cattività appositamente liberate: fagiano, starna, pernice, colino, quaglia, lepre, cinghiale e germano reale ceppo domestico. La superficie complessiva delle zone addestramento cani non può superare l'1 per cento del territorio agro-silvo-forestale provinciale; quello di una zona non può essere superiore a duecento ed inferiore a venti ettari. Nelle zone con superficie inferiore a cento ettari è consentito l'addestramento dei cani da ferma, in regola con l'iscrizione all'anagrafe canina, con l'azione di recupero cinofilo per la sola specie quaglia, purché di allevamento ed appositamente liberata nell'imminenza della prova addestrativa. Tale attività è consentita nel solo periodo 1^ giugno - 15 settembre ed unicamente a coloro che sono in possesso di apposito tesserino cinofilo, debitamente compilato, predisposto dall'Amministrazione provinciale territorialmente competente e rilasciato per il solo tramite dei gestori delle zone di addestramento dei cani. Il tesserino deve contenere i dati anagrafici dell'addestratore e gli estremi dell'iscrizione del cane all'anagrafe canina. In ogni provincia il territorio destinato alle zone di addestramento cani dovrà essere ripartito equamente tra gli aventi titolo. Nelle zone addestramento cani aventi superficie superiore a cento ettari è consentita per tutto l’anno l’attività cinegetica con facoltà di sparo alle specie indicate nel comma 1, provenienti da allevamento artificiale o in cattività ed appositamente liberate. L’attività stessa è consentita a coloro che siano in possesso di apposito tesserino cinofilo, debitamente compilato, predisposto dall’amministrazione provinciale competente per territorio e rilasciato per il solo tramite dei gestori delle zone addestramento cani. Il tesserino deve contenere i dati anagrafici dell’addestratore e gli estremi dell’iscrizione del cane all’anagrafe canina. Le zone di addestramento cani sono 11 e precisamente: 102 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Zona Addestramento Cani "Valvazzata" ricadente nei Comuni di Patrica e Giuliano di Roma Zona Addestramento Cani "Monna Pica" ricadente nel Comune di Fiuggi 103 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Zona Addestramento Cani "Valle Zancati" ricadente nel Comune di Paliano Zona Addestramento Cani "Le Capezzate" ricadente nel Comune di Viticuso 104 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Zona Addestramento Cani "Il Gallo" ricadente nel Comune di Vallerotonda Zona Addestramento Cani "I Greci" ricadente nel Comune di Pontecorvo 105 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Zona Addestramento Cani "Cornacchione" ricadente nel Comune di Terelle Zona Addestramento Cani "Colli Rossi" ricadente nel Comune di Anagni 106 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Zona Addestramento Cani "Cerreto" ricadente nel Comune di San Biagio Saracinisco Zona Addestramento Cani "Civita" ricadente nel Comune di Collepardo 107 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Zona Addestramento Cani "Campus laurita" ricadente nei Comuni di Broccostella e Fontechiari 8.1.1. SCENARIO FUTURO Ai sensi della D.G.R. 650/99 punto d-II, le Provincie sono richiamate ad individuare nei propri piani le aree vocate per le istituzioni di nuove ZAC (Zone Addestramento Cani), preferibilmente da collocare in aree di scarso valore faunistico ed ambientale costituiti da terreni marginali ovvero quei terreni adibiti ad uso agricolo che hanno una scarsa produttività, o ancora terreni che non si possono lavorare con le macchine o terreni con scarse qualità fisico-chimiche. L'istituzione di nuove Zone di addestramento, così come l'ampliamento di quelle esistenti non potranno essere autorizzati qualora interessino in tutto o in parte aree ricomprese nei Siti Natura 2000, mentre il rinnovo di quelle esistenti, ricadenti nei medesimi siti Natura 2000 dovrà essere sottoposto a Valutazione di incidenza. Sono ad oggi individuate aree idonee per l'istituzione di nuove ZAC nei Comuni di San Vittore del Lazio e Ripi aventi le caratteristiche sopra richiamate. 8.2. APPOSTAMENTI FISSI E TEMPORANEI 108 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Sono considerati fissi gli appostamenti di caccia costruiti in muratura o altro materiale solido con preparazione di sito destinati all'esercizio venatorio almeno per un'intera stagione di caccia. Sono anche considerati appostamenti fissi di caccia le tine, le zattere e le imbarcazioni, comunque ancorate nelle paludi o negli stagni o sui margini di specchi di acqua naturali o artificiali e quelli ubicati al largo dei laghi e dei fiumi, purché stabilmente ancorati al fondale, destinati all'esercizio venatorio agli acquatici, verso i quali è consentito l'accostamento con mezzo galleggiante a trazione manuale, utilizzabile anche per il recupero in esercizio di caccia della selvaggina ferita. Gli appostamenti fissi di caccia possono avere anche più di un impianto stabile purché si trovino tutti entro il raggio di metri 150 da quello principale preventivamente indicato. L'autorizzazione per la caccia da appostamento fisso è rilasciata dalla provincia, ha validità per cinque anni e la domanda deve essere corredata da planimetria a scala 1:10.000 indicante l'ubicazione dell'appostamento. E' subordinata al possesso da parte del richiedente del consenso scritto, con firma autenticata, del proprietario o del conduttore del terreno, lago o stagno privato, nonché dall'attestazione dell'avvenuto pagamento della tassa di concessione regionale. La provincia sentito il CTFVP autorizza la costituzione e il mantenimento degli appostamenti fissi senza richiami vivi che non richiedono l'opzione per la forma di caccia in via esclusiva, la cui ubicazione non deve comunque ostacolare l'attuazione del piano faunistico-venatorio. Non sono considerati fissi, agli effetti della opzione della forma di caccia in via esclusiva, gli appostamenti per l'esercizio venatorio agli ungulati e ai colombacci. Ogni appostamento fisso è soggetto al versamento della tassa di concessione regionale annuale. Alla provincia è dovuta annualmente una somma entro il limite del 50 per cento della tassa regionale a titolo di rimborso spese, oltre gli oneri di bollo. Non è consentito costruire nuovi appostamenti fissi di caccia a distanza inferiore a metri 1.000 dai valichi montani, dai confini delle oasi di protezione e delle zone di ripopolamento e cattura o da altre zone a divieto di caccia e dalle aziende faunisticovenatorie ed agro-turistico-venatorie nonché a distanza inferiore a metri 109 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 500 da altro appostamento fisso preesistente e dai confini delle zone di addestramento cani. Ferma restando l'esclusività della forma di caccia ai sensi e per gli effetti del disposto di cui all'articolo 30, è consentito, al titolare ed alle persone autorizzate, il vagare o il soffermarsi in attitudine di caccia entro il raggio di 100 metri dall'appostamento fisso per il recupero della fauna selvatica ferita anche con l'uso del cane da riporto. E' vietata la caccia ai non autorizzati nel raggio di metri 200 dal capanno principale dell'appostamento fisso regolarmente tabellato. L'accesso all'appostamento fisso con armi proprie e con l'uso di richiami vivi è consentito unicamente a coloro che abbiano esercitato l'opzione per la specifica forma di caccia. Nell'appostamento fisso possono cacciare oltre al titolare non più di tre cacciatori autorizzati dal titolare medesimo. Ogni cacciatore non può essere titolare di più di un'autorizzazione per appostamento fisso nel territorio regionale. Non è previsto il rilascio di autorizzazioni, per la caccia da appostamento fisso, in numero superiore a quello rilasciato nella stagione venatoria 1989/90. Ove si verifichi una possibile capienza, le autorizzazioni disponibili sono rilasciate in via prioritaria: a) agli ultrasessantenni; b) agli inabili e ai portatori di handicap fisici; c) a coloro che, per caso fortuito o per forza maggiore, siano costretti a trovare altro sito in sostituzione dell'appostamento fisso di cui erano titolari o a coloro che, per sopravvenuto impedimento fisico, non siano più in condizioni di esercitare la caccia in forma vagante. Sono temporanei gli appostamenti che non comportino modificazione del sito e siano destinati all'esercizio venatorio per non più di una giornata di caccia. Al termine della giornata il cacciatore deve rimuovere la costruzione dell'appostamento. E' consentito il recupero in esercizio di caccia, utilizzando il natante a trazione manuale, della selvaggina eventualmente ferita dagli appostamenti temporanei, nei fiumi e nei laghi anche con l'ausilio del cane. La caccia da appostamento temporaneo va intesa come caccia vagante. 110 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca La preparazione dell'appostamento fisso di caccia o temporaneo non può essere effettuata mediante taglio di piante da frutto o, comunque, di interesse economico, a meno che non si tratti di residui della potatura, nè con l'impiego di parti di piante appartenenti alla flora spontanea protetta di cui alla legge regionale 19 settembre 1974, n. 61. La collocazione dell'appostamento deve avvenire in modo tale da non comportare, per effetto dello sparo, il danneggiamento dei frutteti, vigneti o altre colture. I danni provocati alle coltivazioni e/o agli impianti agricoli devono essere risarciti dal cacciatore che li ha cagionati al proprietario e/o conduttore agricolo. L'appostamento temporaneo di caccia viene usato dal cacciatore che per primo abbia approntato il capanno od occupato il terreno sul quale questo viene costruito; di norma si usano capanni portatili prefabbricati. In ogni appostamento temporaneo di caccia non possono cacciare contemporaneamente più di tre cacciatori. L'esercizio venatorio vagante non è ammesso a meno di 200 metri da ogni capanno temporaneo di caccia, quando il medesimo sia in effettivo esercizio. E' vietato l'esercizio venatorio da appostamento temporaneo a meno di 150 metri dai confini delle zone di protezione, dagli immobili, fabbricati, stabili adibiti ad abitazione o da qualsiasi struttura adibita a posto di lavoro, e da vie di comunicazione ferroviaria, nonché da strade carrozzabili, fatta eccezione per le strade poderali o interpoderali. L'esercizio venatorio è altresì vietato nel raggio di 1000 metri di distanza dai valichi montani, posti sopra gli 800 metri s.l.m. indicati al precedente comma 8. Il percorso di andata e ritorno dagli appostamenti temporanei nelle giornate o nelle località in cui il cacciatore non è autorizzato alla caccia vagante deve avvenire con il fucile smontato o chiuso in apposita custodia. La raccolta della selvaggina abbattuta, se effettuata dal cacciatore, deve avvenire con il fucile scarico. E' ammesso l'abbattimento dei selvatici feriti entro 150 metri dall'appostamento anche quando non è consentita la caccia vagante. Agli appostamenti fissi già costituiti alla data di entrata in vigore della presente legge non si applica la norma di cui all'art. 12, comma 1, lett. l). 111 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 9. MONITORAGGIO FAUNA STANZIALE 9.1. UNGULATI 9.1.1. CAPRIOLO 9.1.1.1. CONTEGGI DIRETTI DA PUNTI DI VANTAGGIO Il censimento del Capriolo deve essere realizzato esclusivamente in date concordate con la Provincia, utilizzando punti fissi di osservazione sul “primo verde”. In particolare, le conte dirette da punti fissi si applicano quando la copertura boschiva interessa meno del 50% dell’area da censire e quando si è in presenza di un indice medio-alto di dispersione delle aree aperte. I censimenti devono essere realizzati “in contemporanea”, cioè effettuando sessioni in cui gli operatori sono presenti contemporaneamente nell’area prescelta. Qualora non sia possibile realizzare i conteggi su tutto il territorio del distretto in contemporanea, gli istituti di gestione possono suddividere l’unità gestionale (distretti degli ATC o AFV) in settori di censimento, di superficie non inferiore a 400 ha, nei quali si applica l’obbligo della contemporaneità delle conte. Particolare cura dovrà essere posta al fine di evitare doppi conteggi all’interno dello stesso settore di censimento e fra settori di censimento adiacenti. Nel caso in cui non fosse possibile censire in contemporanea tutti i settori individuati, al fine di limitare il più possibile lo scambio di animali i confini dei settori di censimento saranno selezionati in modo tale da coincidere con elementi topografici rilevanti (creste, fiumi) o vere e proprie barriere in grado di limitare significativamente gli spostamenti degli animali fra settori adiacenti. All’interno di ciascuna unità territoriale di censimento sarà effettata l’osservazione di tutte le aree aperte di estensione minima pari a 1.56 ettari (coerente con il limite massimo di risoluzione della carta di uso del suolo disponibile), compatibilmente con le possibilità operative. Qualora questa eventualità non fosse possibile, le aree aperte da sottoporre a conta saranno selezionate in modo da risultare adeguatamente distribuite in tutta l’unità di censimento, evitando che si verifichi una distribuzione raggruppata delle osservazioni nella stessa. In ogni caso, sarà redatta una mappa su base CTR in formato digitale in cui saranno riportate per ciascuna unità il numero di aree 112 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca aperte di estensione minima pari a 1.56 ettari. Al fine di ottimizzare la disponibilità di operatori per l’ispezione del maggior numero di aree aperte si ricorda di porre particolare attenzione alla selezione di punti di vantaggio dai quali, mediante l’uso di ottiche adeguate, sia possibile ispezionare la maggior estensione di aree aperte. Nell’ambito di ciascun settore/distretto/AFV vengono effettuate non meno di quattro sessioni, validate dalla Provincia, di cui almeno 2 mattutine, nel periodo compreso di norma tra il 20 marzo e il 20 aprile, in dipendenza dalle condizioni locali della ripresa vegetativa. Le date di censimento in ciascun distretto o AFV possono variare di anno in anno in dipendenza dello stadio di crescita della vegetazione nelle aree aperte. Si ritengono valide sessioni di censimento eseguite con condizioni meteorologiche favorevoli: assenza di precipitazioni e vento con velocità non superiore a 20 km/h. Le sessioni di censimento vanno eseguite nel corso delle 2 ore successive all’alba e delle 2 ore serali che precedono le condizioni di luce sufficienti all’osservazione degli animali. Il completamento delle quattro sessioni deve avvenire nel minor arco di tempo possibile (ad es. 2 giorni), compatibilmente con le possibilità operative. Le classi di età da utilizzare per la definizione della struttura di popolazione durante le conte dirette sono riportate nella tabella seguente. MASCHI Classe I FEMMINE Classe II Classe III Classe I Classe II Individui giovani Capriolo di circa 10 mesi di età Individui Individui di età giovani minima di circa pari a 1 - Individui 10 mesi anno e 10 di età mesi circa (sottili) di età minima pari a 1 anno e 10 mesi circa Classificazione degli esemplari in base all’età da adottare durane la realizzazione delle conte dirette in primavera. 113 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Il cambio di classe si effettua per convenzione l’11 marzo e comunque prima della realizzazione dei conteggi; conseguentemente se le conte dirette vengono realizzate fra il 20 marzo ed il 20 aprile, la classe “zero” non compare fra le categorie da utilizzare per la classificazione dell’età dei capi osservati. 9.1.1.2. B ATTUTE SU AREE CAMPIONE Le conte in battuta sono da preferirsi alle conte da punti fissi laddove oltre il 50% della superficie dell’unità territoriale considerata è rappresentata da bosco. Nel caso in cui le conte in battuta non rappresentassero una scelta praticabile, è possibile eseguire le conte dirette da punti fissi anche in queste aree, purché non siano operate estrapolazioni di alcun tipo e si consideri ai fini del prelievo esclusivamente il numero di capi contati, che rappresenta il numero minimo di individui presenti. L’applicazione di questo metodo infatti non genera rischi per la conservazione delle popolazioni dal momento che il numero di capi conteggiato risulta ulteriormente sottostimato in contesti – come quelli boscati – in cui la contattabilità degli animali è bassa. In tal caso verranno adottate le procedure relative alla realizzazione delle conte dirette e la densità verrà calcolata riferendo gli individui al settore di conta. La realizzazione delle conte in battuta richiede un’attenta fase di pianificazione. Durante tale fase, devono essere identificate tutte le aree del comprensorio in cui è potenzialmente realizzabile la conta in battuta. In particolare, tali aree devono avere una dimensione minima di 15 ettari, mentre l’estensione massima è variabile e dipendente dalla difficoltà operativa (necessità di un maggior numero di operatori, rischio di formazione di un fronte di battuta non allineato, ecc.) di condurre battute adeguate su superfici molto ampie. La forma rettangolare (i.e. stretta e lunga) delle parcelle può rendere più facile dirigere il fronte di battuta, mantenendolo al contempo più serrato. La modalità di svolgimento delle battute impone che uno o più lati delle parcelle di battuta consenta un’elevata visibilità, circostanza favorita dalla presenza di strade forestali o tagliate o più in generale da fasce di aree aperte o con scarsa copertura arborea o arbustiva. Una volta individuate su carta le aree di battuta potenziali, le parcelle di battuta verranno selezionate fra queste applicando una strategia di campionamento casuale, eventualmente stratificata per habitat boscoso (tipologia e/o gestione) in 114 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca modo tale che tutte le categorie siano campionate in maniera proporzionale alla loro frequenza relativa sul territorio. Nel caso in cui i requisiti necessari limitino l’applicabilità di questa procedura, occorre selezionare le aree di battuta in modo che queste risultino ben distribuite su tutta l’unità territoriale di censimento. Al fine di attenuare il rischio che animali sospinti da una parcella possano entrare in una adiacente, dovrà essere osservato un buffer di 1 km fra i punti più vicini posti lungo il confine delle due aree di battuta adiacenti al fine di evitare doppi conteggi (vedi figura). Il numero delle aree da sottoporre a battuta deve essere tale da consentire il campionamento di una porzione di bosco non inferiore al 10-15% dell’estensione totale del bosco presente nell’unità territoriale di gestione (distretto o AFV) interessata dal censimento. Tale percentuale di campionamento va ritenuta adeguata se le battute sono realizzate nel periodo corretto, quando la distribuzione degli animali nello spazio è tendenzialmente casuale. Lo sforzo di campionamento va aumentato fino al 20-25% in presenza di popolazioni a densità inferiori a 7 capi/100 ettari. Il campionamento ottimale prevede una stratificazione nell’ambito della generica categoria ambientale del bosco che tenga conto delle potenzialità di rifugio e di risorse alimentari disponibili per la specie. La stratificazione può dunque essere condotta sia considerando la differente tipologia forestale, sia la sua gestione e/o stadio di sviluppo. L’esempio che segue riguarda la selezione di parcelle di battuta all’interno di un distretto di 10.000 ettari, interessato per il 90% dalla presenza di bosco (9000 ha) secondo le tipologie indicate in tabella. La superficie da coprire in battuta è pari a 900 ettari la cui ripartizione in parcelle di battuta deve riflettere il numero di ettari che è necessario campionare in ciascuna categoria di bosco. Tipologia di bosco Bosco ceduo ha % 4410 49 Ha da campionare 441 115 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Bosco alto fusto 2790 31 279 Pineta 1800 20 180 9000 100 900 totale Ripartizione dell’estensione complessiva delle aree di battuta in funzione dell’habitat. Gli ettari da campionare vanno poi suddivisi in aree di battuta di estensione 15 ettari: 441 ettari si traducono in 28 battute da 15 ettari e di una da 20. In presenza di un’elevata omogeneità territoriale della tipologia/gestione del bosco non è necessario operare una stratificazione per habitat. Per ciascuna parcella di battuta sono previsti due tipi di operatori: i.) i battitori, che formando un fronte rettilineo compatto, sospingono gli animali avanzando verso le poste dove sono collocati ii.) gli osservatori dislocati presso poste numerate distribuite lungo i confini delle parcelle di battuta, che hanno il compito di contare tutti gli individui che superano il fronte delle poste stesse. Il numero di osservatori e di battitori necessario per la corretta esecuzione delle battute dipende dalla topografia e dal grado di copertura del bosco. Battitori consecutivi lungo il fronte di battuta devono mantenersi in contatto visivo e saranno disposti ad una distanza l’uno dall’altro compresa fra i 5 ed i 15 metri. La distanza fra le poste dipende dalle condizioni di visibilità ed è generalmente compresa fra 25 e 50 metri. Mediamente sono necessarie da 1 a 3 persone per ettaro di superficie da coprire in battuta. Ciascun battitore dovrà contare solo gli animali che sfondando il fronte di battuta passino alla sua destra o in alternativa alla sua sinistra. Analogamente, le poste dovranno tener nota degli animali che transitino o a destra o a sinistra di ciascun osservatore, secondo le istruzione impartite dal responsabile del censimento. Le condizioni ottimali per la realizzazione delle conte in battuta sono quelle che coincidono con una fase del ciclo biologico della specie in cui gli individui tendono ad essere distribuiti in modo casuale e non aggregato sul territorio e con l’inizio della ripresa vegetativa, quando la visibilità in bosco è ancora sufficiente a rilevare la presenza di animali. Il periodo migliore per la realizzazione delle 116 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca battute si colloca dunque fra la fine di aprile e la metà di maggio. Le battute devono essere effettuate in un periodo della giornata in cui gli animali sono in rimessa, pertanto lontano dall’alba e dal tramonto. Durante le battute è difficile classificare gli animali osservati per sesso e ancor più per classe d’età. Pertanto tale modalità di conta fornisce solo il numero minimo di animali presenti mentre per ottenere dati relativi alla struttura di popolazione è necessario ricorrere alle osservazioni dirette, da realizzarsi con le modalità descritte in precedenza, o, secondariamente, attraverso osservazioni lungo percorsi campione. Anche le aree di osservazione o i percorsi campione devono essere quanto più possibile ben distribuiti all’interno dell’unità territoriale di censimento e condurre alla classificazione di un numero di esemplari che sia proporzionale e comunque non inferiore al 30% del totale degli individui conteggiati in battuta. Anche per quanto riguarda le conte in battuta sarà necessario produrre una cartografia che riporti i settori di battuta potenziali, i settori selezionati, nonché le aree dove sono state eseguite le osservazioni al fine di ottenere informazioni sulla struttura demografica. Nel caso in cui non fosse possibile attuare le conte in battuta e si volesse ricorrere ad altre metodologie, queste esulano dal presente protocollo e dovranno essere oggetto di uno specifico parere. 9.1.1.3. O RGANIZZAZIONE O PERATIVA E FLUSSO DI INFORMAZIONI La realizzazione delle conte dirette e di quelle in battuta richiede un adeguato coordinamento del personale coinvolto. In particolare, il flusso di informazione include nell’ordine le figure di seguito evidenziate. I censitori (selecacciatori o censitori abilitati), cui spetta il compito di svolgere le osservazioni/battute, di determinare gli animali e compilare le schede secondo le istruzioni ricevute. Per le conte realizzate in battuta, devono essere designate delle figure nell’ambito dei censitori cui si affida il controllo del corretto avanzamento del fronte e la coordinazione dei battitori. Tali figure provvederanno a coordinare gruppi di 10 battitori circa ognuno e saranno collocate centralmente rispetto a 117 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca questi ultimi; saranno inoltre incaricate della disposizione dei battitori ad inizio battuta e di collezionare le schede di rilevamento dati del proprio gruppo a fine battuta, per consegnarle al responsabile dell’unità territoriale di censimento. Il responsabile del settore di censimento, che istruisce e coordina i censitori, reperisce la cartografia, individua i punti fissi d’osservazione/aree di battuta, raccoglie criticamente i dati di ciascuna sessione di conta, eliminando i dai dati derivanti dal doppio conteggio degli stessi individui, anche attraverso un confronto diretto con i censitori. In particolare tale figura ha il compito di raccogliere le schede di ciascun osservatore e compilare per ciascuna sessione di conta la scheda riassuntiva, indicando anche il numero di censitori che ha partecipato alla sessione di conta, cosicché alla fine delle 4 sessioni o alla fine delle battute siano state compilate le corrispondenti schede di sintesi, da cui è possibile calcolare la consistenza di popolazione secondo le modalità esposte nel paragrafo 3.1. A tal riguardo è necessario che il responsabile del settore di censimento indichi la modalità con cui è stata calcolata la consistenza della popolazione (massimo giornaliero – MAX – o conta composita –CC – par. 3.1) e la data, che nel caso sia stata realizzata una conta composita coinciderà con quella della prima sessione di conta. Nel caso in cui sia stato utilizzato il massimo giornaliero, dovrà essere indicato anche il periodo della giornata in cui questo si è realizzato (i.e. alba o tramonto). Infine, il responsabile del settore di censimento è tenuto anche a verificare il corretto utilizzo di adeguati strumenti ottici (cannocchiale con minimo 30 ingrandimenti e binocolo) da parte dei selecacciatori e dei censitori abilitati che prendano parte ai censimenti e più in generale il corretto svolgimento delle osservazioni dirette e delle battute. Dal momento che le attività di conta necessitano di un’attenta pianificazione, è necessario che ciascun ATC si adoperi affinché le direttive e le procedure applicative relative alla realizzazione delle conte – da punti fissi ed in battuta – esposte nel presente protocollo siano applicate al territorio dei distretti e che la documentazione relativa, corredata di mappe topografiche dettagliate, sia sottoposta alla verifica da parte delle autorità provinciali competenti. 118 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 9.1.1.4. E LABORAZIONE DEI D ATI I dati sulla consistenza delle popolazioni dovranno essere elaborati e riportati nella relazione consuntiva con le modalità di seguito specificate. In particolare nella relazione è necessario includere: 1. Una tabella che sintetizzi i risultati dei censimenti di popolazione relativi ai tre anni precedenti, riportanti la consistenza ed i parametri di popolazione riferiti alle corrispondenti unità di conta e gestione. 2. Una tabella con indicazione precisa dei risultati relativi ai piani di prelievo effettuati nei tre anni precedenti, ripartiti nelle corrispondenti unità territoriali. Dovranno essere riportati sia il piano di prelievo approvato sia quello realizzato con indicazione della percentuale di completamento, nonché la rispettiva distinzione in classi di età e sesso, anche per i capi di classe 0 suddivisi per sesso nei piani realizzati. 3. Una o più tabelle che riassumano i risultati dei censimenti relativi al piano cui si riferisce la relazione presentata e contenenti: I. Il valore della consistenza di popolazione considerata per la quantificazione del prelievo, specificando la modalità con cui è stata ricavata (vedi par. 3.1); deve inoltre essere specificata la ripartizione in classi di sesso e di età, includendo gli indeterminati (per sesso, per età o per entrambe le categorie); II. L’estensione di ciascuna unità territoriale di censimento (settore, distretto o AFV) in ettari; III. Il numero di osservatori per ciascuna unità di censimento. CALCOLO DELLA CONSISTENZA E DELLA STRUTTURA DELLA POPOLAZIONE Consistenza: Osservazioni dirette da punti fissi. La consistenza della popolazione si ricava attraverso una delle seguenti modalità i) dai dati raccolti nella sessione in cui è stato contato in contemporanea il numero maggiore di individui (MAX), ivi inclusi 119 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca gli indeterminati (al netto di eventuali doppi conteggi) ii) realizzando una conta composita (CC), ossia sommando il maggior numero degli individui per ciascuna classe sociale ottenuto confrontando i risultati delle quattro sessioni. Sono esclusi gli indeterminati. La consistenza deriva in ogni caso dal numero degli individui effettivamente osservati, pertanto non sono ammesse estrapolazioni a partire da conteggi eseguiti su aree campione. Battute in aree c ampione. La casualità nella selezione delle aree campione, l’adeguata percentuale di campionamento, che interessa almeno il 10% circa di tutta la superficie caratterizzata dal bosco del comprensorio, e la corretta applicazione della tecnica, consentono l’estrapolazione dei dati, per ciascuna tipologia di bosco eventualmente considerata ai fini della stratificazione del campionamento. Tale operazione conduce ad una stima della consistenza complessiva per ciascun tipo di bosco. Densità di popolazione: Osservazioni dirette da punti fissi. La densità di popolazione (n. di individui per 100 ha) viene ricavata dividendo la consistenza ottenuta per la superficie di ciascuna unità territoriale di censimento, (settore, distretto o AFV) espressa in ettari. Tale valore di densità rappresenta anche il valore da confrontare a quello della densità soglia utile all’avvio del prelievo venatorio in ciascuna unità. Battute in aree c ampione. La densità si calcola rapportando gli animali contati in battuta sulla superficie interessata dalle battute stesse. Rapporto fra classi di sesso (Rapporto Sessi, RS): Si esprime come rapporto fra il numero di femmine e quello dei maschi, mantenendo nel risultato almeno due cifre decimali. Il risultato esprime il numero di femmine per ciascun maschio. Il numero di maschi e di femmine da utilizzare per il calcolo è ottenuto dalla sessione in cui è stato contato in contemporanea il numero maggiore di individui. Il rapporto sessi verrà calcolato per l’intera popolazione in ciascuna unità territoriale di censimento. Rapporto giovani adulti (Juv:Ad): 120 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Si esprime come numero di adulti per ciascun giovane ed è ottenuto dividendo la somma del numero di adulti (classe II e successive) per quello dei giovani (somma del numero di individui di classe I). I dati di base sono relativi anche in questo caso alla sessione in cui è stato contato in contemporanea il numero maggiore di individui. Numero di piccoli per femmina adulta (Juv:F): Si esprime come rapporto fra la frazione giovanile della popolazione (ossia il totale degli individui di classe I, maschi e femmine) e le femmine adulte (classe II) relativi alla sessione in cui è stato conteggiato il maggior numero di individui. 9.1.2. CINGHIALE 9.1.2.1. RILIEVO SEGNI DI PRESENZA Una possibile applicazione di questo metodo prevede l’individuazione, in ciascuna tipologia di habitat (o almeno in quelle più rappresentative), di un certo numero di itinerari di lunghezza complessiva proporzionale all’estensione dell’habitat stesso nell’area di studio. . L’ubicazione dei percorsi avviene in genere in modo casuale oppure sistematicamente utilizzando uno specifico criterio generale (altitudine costante, seguendo una direzione specificata, ecc.). I percorsi vanno inoltre tracciati su una carta topografica in scala 1:5.000 o 1:10.000, individuando eventuali discontinuità ambientali presenti lungo l’itinerario. All’atto del rilevamento sul campo, gli osservatori percorrono l’itinerario registrando su un’apposita scheda la tipologia (impronte, escrementi, scavi o altro) e il numero dei segni di presenza rilevati. Il tipo di metodo è adeguato per una ripetizione stagionale della raccolta dati, utile a mettere in luce eventuali variazioni di densità nel corso dell’anno all’interno dei vari habitat. Lo sforzo necessario è molto variabile in funzione della superficie dell’area da campionare, del numero di ripetizioni annuali e, soprattutto, della lunghezza complessiva dei percorsi da effettuare. Nel caso sia possibile un’unica sessione annuale è preferibile effettuarla dopo il picco delle nascite e prima dell’inizio della stagione venatoria (tra marzo e settembre). 121 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Per l’applicazione di questo metodo è sufficiente un campionamento di 400-500 m di percorso per Km2, il calcolo dello sforzo effettivo si attua considerando transetti di lunghezza non superiore ai 6-8 Km, ciascuno percorribile da un singolo operatore in un tempo massimo di circa 3-4 ore. Il successivo trattamento dei dati raccolti si effettua suddividendoli in funzione del tipo di habitat e ricavando un indice chilometrico di abbondanza dei segni di presenza (cumulativo o distinto per le varie tipologie di segno). 9.1.2.2. CONTEGGI SU G OVERNA Questo metodo si basa sul conteggio contemporaneo degli animali presenti su governe di mais di una lunghezza standard di 100 m. gli osservatori, oltre al numero degli animali presenti possono raccogliere informazioni anche sulla struttura della popolazione dividendo gli individui secondo la tabella seguente: Striati Rossi Adulti Senza distinzione di sesso Divisi in maschi e femmine Divisi in maschi e femmine I conteggi diretti su governa sono applicabili in contesti di limitata estensione (poche migliaia di ettari e necessita comunque di un elevato numero di operatori. Per la realizzazione dei conteggi devono essere effettuate le seguenti azioni: identificazione di punti di osservazione in grado di assicurare una copertura omogenea; realizzare il pre-foraggiamento delle governe per almeno 10-15 giorni prima della data del censimento; effettuare 4 ripetizioni (2 all’alba e 2 al tramonto); l’area di studio, se molto vasta, potrebbe essere divisa in 2; La consistenza della popolazione si ricava come già descritto per i conteggi diretti del capriolo: 122 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca i) dai dati raccolti nella sessione in cui è stato contato in contemporanea il numero maggiore di individui (MAX), ivi inclusi gli indeterminati (al netto di eventuali doppi conteggi) ii) ii) realizzando una conta composita (CC), ossia sommando il maggior numero degli confrontando i individui per risultati delle ciascuna classe quattro sessioni. sociale ottenuto Sono esclusi gli indeterminati. La consistenza deriva in ogni caso dal numero degli individui effettivamente osservati, pertanto non sono ammesse estrapolazioni a partire da conteggi eseguiti su aree campione. 9.1.2.3. USO DELLE B RACCATE DI CACCIA Questo metodo si basa sulla raccolta di dati durante le braccate di caccia alla specie. Esso proposto prevede innanzitutto la costituzione di un archivio cartografico relativo a tutte le aree di braccata utilizzate nel corso della stagione venatoria, operazione da effettuarsi con l’aiuto dei responsabili di ciascuna squadra di caccia. La disponibilità di un sistema informatizzato di gestione dei dati territoriali (SIT) permette quindi di calcolare con facilità, per ciascuna area di braccata, la superficie interessata dalla presenza di formazioni boschive ed arbustive, sulla quale si baserà il calcolo delle densità. Successivamente, dall’insieme dei dati sulle attività di prelievo si selezionano unicamente le informazioni riguardanti la prima braccata effettuata da ciascuna delle squadre di caccia, considerando le aree braccate in quell’occasione come aree campione da utilizzare per il censimento. Poiché generalmente tutte le squadre effettuano la prima cacciata nel giorno di apertura della stagione venatoria, così facendo si potrà ottenere una sostanziale contemporaneità delle battute su tutto il territorio, utile per evitare il rischio di contare più volte i medesimi animali. Nel caso la superficie campionata non risultasse sufficientemente ampia (circa il 10% della superficie boscata), in aggiunta potranno essere considerati i dati 123 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca relativi alla prima cacciata effettuata in altre aree di braccata, avendo cura di selezionare quelle poste a distanza maggiore rispetto alle aree già considerate. Il calcolo delle densità si ottiene a partire dal rapporto tra il numero totale di cinghiali osservati all’interno dell’area braccata (composto dagli animali abbattuti, gli eventuali cinghiali feriti ma non recuperati e da quelli solamente avvistati) e la superficie coperta da boschi e arbusteti effettivamente battuta. Il valore di densità ottenuto si estrapola poi all’intera superficie boschiva ed arbustiva presente, è possibile formulare una stima, a posteriori, della consistenza complessiva della popolazione di Cinghiale presente sul territorio all’inizio della stagione venatoria. 9.1.2.4. STRUTTURA DELLA POPOLAZIONE IN CLASSI DI SESSO ED ETÀ La struttura di una popolazione viene definita da due parametri: il rapporto tra i sessi (il numero di maschi diviso il numero di femmine) e la composizione in classi d’età. Lo studio della struttura di una popolazione comporta notevoli difficoltà e l’unico strumento a disposizione di chi si occupa della gestione del Cinghiale su vasta scala per poter ricavare dati attendibili di questo tipo consiste nell’utilizzo delle informazioni derivanti dagli abbattimenti. La struttura ricostruita a partire dall’esame degli animali prelevati può discostarsi da quella reale della popolazione a causa sia della diversa vulnerabilità delle diverse classi di sesso e di età, sia della selettività operata dal cacciatore al momento del prelievo, che lo porta, a seconda delle situazioni, a risparmiare le femmine gravide ed i piccoli o ad abbattere di preferenza i maschi adulti da trofeo. Per questi motivi è necessario valutare criticamente i risultati che emergono dall’analisi degli abbattimenti, a partire da un’approfondita conoscenza delle abitudini venatorie che caratterizzano ciascuna unità di gestione. La determinazione del sesso negli animali abbattuti non presenta alcuna difficoltà e risulta possibile addirittura nei feti, a partire dal 2° mese di gestazione. La tecnica maggiormente utilizzata per la determinazione dell’età degli individui, almeno in ambito gestionale, si basa sull’esame dello stato della tavola dentaria (eruzione ed usura dei denti). Nel Cinghiale la dentatura completa si sviluppa 124 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca lungo un periodo di 36-38 mesi e la conoscenza dei tempi di eruzione dei diversi denti permette una discriminazione piuttosto precisa dell’età dell’animale entro tale intervallo. Perché i dati raccolti possano effettivamente dimostrarsi utili ai fini gestionali è opportuno venga adottato uno schema per la determinazione dell’età abbastanza dettagliato, in modo tale da permettere una trattazione accurata dei dati, soprattutto in relazione alle analisi dei parametri demografici che dipendono strettamente dall’età. Il cambio dei denti da latte con quelli definitivi e la formazione della dentatura completa nel Cinghiale si realizzano entro i primi tre anni di vita. In questo periodo, l’intervallo temporale di eruzione per ogni tipo di dente (incisivi, canini, premolari e molari) differisce, anche in modo considerevole, da individuo ad individuo: da un minimo di tre mesi (per il 1° molare ed il 1° premolare) ad un massimo di nove mesi (per il 3° molare). Considerata la rilevante variabilità interindividuale, è pertanto preferibile valutare l’età utilizzando sempre classi comprendenti più mesi. Uno schema di classificazione affidabile per la definizione dell’età in base all’analisi della tavola dentaria della mandibola è quello riportato in allegato, che prevede l’uso di diciannove classi d’età (vedi allegato). Tale schema permette una determinazione abbastanza accurata dell’età entro i primi due anni di vita di un Cinghiale (l’intervallo di variazione, per ciascuna classe, è di circa due mesi), mentre dal terzo anno in poi l’ampiezza delle classi aumenta. Il passaggio al terzo anno è scandito dall’eruzione successiva delle diverse cuspidi del terzo molare, tuttavia, poiché l’eruzione completa dell’ultimo dente definitivo è soggetta ad una più alta variabilità individuale rispetto a quella mostrata dagli altri tipi di denti, la determinazione dell’età non può necessariamente risultare precisa come nei primi 24-26 mesi di vita. Per gli animali caratterizzati da una dentizione completa e definitiva la determinazione macroscopica dell’età è possibile solo attraverso la stima del grado di usura della tavola dentaria. Tale metodo risulta comunque molto meno affidabile in quanto l’usura dei denti dipende sia dall’età che dal tipo di dieta degli animali. 125 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 9.1.2.5. STATO RIPRODUTTIVO DELLE FEMMINE L’esame degli apparati riproduttivi delle femmine abbattute costituisce uno strumento alternativo di indagine molto efficace ed insostituibile a fini gestionali. Attraverso un semplice esame visivo delle ovaie e dell’utero, è possibile conoscere il tasso di fertilità e, conseguentemente, stimare l’accrescimento potenziale della popolazione. Operando con la dovuta attenzione, l’utero viene interamente ispezionato alla ricerca di eventuali feti. Successivamente si passa all’esame delle due ovaie che vengono sezionate per poter rilevare la presenza ed il numero dei corpi lutei. La presenza di corpi lutei indica l’avvenuta ovulazione. A partire da queste informazioni e da quelle relative alle caratteristiche della madre (età, peso, condizione fisica e sanitaria) è possibile indagare molteplici aspetti, primo fra tutti la relazione che lega la fecondità (numero di feti prodotti per femmina) all’età delle scrofe, necessaria per calcolare l’accrescimento potenziale della popolazione a partire dalla sua struttura d’età. L’esame visivo dell’apparato riproduttore di una scrofa prevede due fasi principali: i) esame delle ovaie - La presenza di corpi lutei è spesso rilevabile già ad un semplice esame della superficie esterna dell’ovaia, in quanto essi costituiscono degli ammassi talvolta voluminosi. La corretta determinazione del loro numero richiede però un’ispezione interna, che si effettua sezionando longitudinalmente ogni ovaia in due parti per mezzo di un bisturi. I corpi lutei hanno forma rotondeggiante ed un colore variabile dal rosa-rosso al marrone scuro; ii) esame del contenuto dell’utero - Per rilevare la presenza ed il numero dei feti è necessario aprire i due corni dell’utero per tutta la loro lunghezza, utilizzando un bisturi o delle forbici. I feti devono essere esaminati per rilevarne il sesso; in tal modo è possibile calcolare il rapporto tra i sessi che caratterizza la popolazione alla nascita. La determinazione del sesso nei feti è possibile solo dopo la sesta settimana di sviluppo, quando risultano completamente formati e diventano, pertanto, ben riconoscibili gli organi sessuali esterni. Successivamente viene rilevata la 126 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca lunghezza testa-coda; tale misura permette di risalire facilmente ad una stima dell’età in giorni dei feti a partire dalla quale è possibile determinare il periodo delle nascite. La misura del feto deve essere effettuata utilizzando un calibro di precisione ed avendo cura di non distenderlo, lasciandolo cioè nella stessa posizione in cui è stato trovato nell’utero. Il conteggio del numero delle scrofe gravide e dei feti permette di calcolare annualmente la produttività delle femmine e l’incremento potenziale della popolazione; inoltre, il confronto tra il numero di corpi lutei presenti nelle ovaie ed il numero di feti osservati nello stesso utero permette di stimare anche il tasso di sopravvivenza embrionale, cioè la percentuale di feti che effettivamente si sviluppa sul totale delle uova prodotte. Tale dato rappresenta un buon indice delle condizioni generali della popolazione ma può anche essere utilizzato per altre valutazioni. Infatti, non sempre è possibile determinare se una femmina è gravida poiché gli embrioni divengono visibili solo dopo la terza settimana di vita. L’esame delle ovaie, quindi, permette di calcolare la percentuale di femmine fertili ed il conteggio dei corpi lutei il numero di “uova” prodotte. Applicando il tasso di sopravvivenza embrionale al numero di uova pro dotte dalle femmine fertili è possibile stimare il numero di feti che avrebbe potuto svilupparsi e determinare quindi l’incremento potenziale della popolazione. 9.1.3. LAGOMORFI: LEPRE Le tecniche di censimento delle lepri possono essere suddivise in due tipologie: quelle basate sul conteggio degli esemplari inattivi (diurne) e quelle basate sul conteggio degli esemplari attivi (notturne). 9.1.3.1. CENSIMENTO DELLE LEPRI INATTIVE Rientrano in questa tipologia i censimenti totali o esaustivi e quelli su aree, fasce o percorsi campione, ivi compreso il line transect. Si tratta sostanzialmente di censimenti in battuta o di percorsi individuali finalizzati allo scovo diretto delle lepri al covo da parte degli operatori. Nel caso dei censimenti in battuta e per i fini 127 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca della gestione sono proponibili solo quelli su aree o fasce campione, rappresentative delle diverse realtà ambientali delle unità di gestione. La tecnica del line tr ansect si basa sulla realizzazione di una serie di percorsi casuali da parte di un operatore e sul rilevamento, per ogni singola lepre scovata, della distanza più breve tra il punto di scovo e la linea del percorso. Esistono alcune condizioni di base da rispettare affinché l’elaborazione dei dati sia corretta, ma non è indispensabile lo scovo di tutte le lepri presenti ai lati del percorso; necessita, invece, la disponibilità di un programma computerizzato per l’elaborazione statistica dei dati da parte di personale qualificato. Questa tecnica non dovrebbe essere applicata nel corso del periodo riproduttivo della lepre per evitare sovrastime (è necessario infatti che tutti gli avvistamenti siano indipendenti tra loro, condizione che non sempre si realizza in tale periodo). Battute su aree c ampione Il censimento in battuta prevede l’impiego di numerosi operatori (40-60 o più a seconda dell’estensione delle aree campione) e viene applicato su base campionaria. Le aree campione, affinché i dati ottenuti possano poi essere estrapolati, devono essere rappresentative di tutti gli habitat disponibili. Inoltre, le aree di battuta dovrebbero essere limitate da elementi fissi del paesaggio (strade, fossati, sentieri) ed il numero dei battitori deve essere adeguato all’ampiezza dell’area campione ed alla sua copertura vegetazionale. 9.1.3.2. CENSIMENTO DELLE LEPRI ATTIVE La migliore contattabilità delle lepri nelle ore crepuscolari e notturne consente l’applicazione di tecniche di censimento col faro. La tecnica di censimento col faro presenta problemi teorici irrisolti allorquando viene applicata in aree collinari e montane, a causa della presenza di ostacoli di varia natura e formazioni boschive o aree cespugliate. Viceversa la tecnica di censimento su percorsi campione o da una griglia di punti casuali, risulta molto pratica e sufficientemente efficace nelle aree aperte, in particolare nelle pianure coltivate. Nelle aree collinari la tecnica col faro è stata utilizzata nel presupposto (non sufficientemente chiarito) che nelle ore notturne le lepri frequentino 128 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca essenzialmente le zone aperte, non solo per il pascolo, ma anche per una più efficace difesa dai predatori. Le lepri stimate nelle zone aperte dovrebbero essere considerate come “numero di lepri su superficie illuminata”e quindi un indice di abbondanza relativa. Naturalmente le tipologie di censimento notturno sono adottabili principalmente nel periodo di riposo vegetativo (da fine novembre a marzo - aprile, a seconda dell’altitudine) e in presenza di una rete viaria percorribile con mezzi fuoristrada e sufficientemente sviluppata, una condizione tuttavia non frequente nelle aree montane. Conteggi notturni su perc orsi c ampione La preparazione dei percorsi campione standardizzati dev’essere molto accurata nell’intento di rendere rappresentative le superfici prescelte rispetto alle diverse realtà ambientali dell’area oggetto di censimento (è opportuno avvalersi di una cartografia 1:5.000) e coprire una superficie di almeno il 10% del territorio idoneo alla specie. La larghezza dei percorsi non deve superare di norma i 150 m al fine di ridurre il più possibile il rischio di omissioni. La fascia oraria utile si colloca tra un’ora dopo il tramonto e mezzanotte. Per l’esecuzione del censimento sono necessari equipaggi di almeno tre persone, munite di un mezzo fuoristrada (con il tetto apribile), di cui una con funzione di autista, che all’occorrenza può occuparsi anche dell’annotazione degli avvistamenti (diversamente occorre un altro collaboratore) e due addetti al censimento, entrambi muniti di un faro alogeno da 1.000.000 di candele (o più) per l’esplorazione del terreno ai lati del percorso. Dal punto di vista operativo occorre procedere con l’auto ad una velocità di 8-10 km/h, eseguendo eventuali soste per chiarire possibili dubbi (anche con l’ausilio di un binocolo), mentre i censitori debbono mantenere il fascio luminoso, di norma, in direzione perpendicolare al percorso. Naturalmente è necessario che vi siano condizioni meteorologiche adatte, evitando le serate con scarsa visibilità, pioggia, vento forte e temperature inferiori allo zero. Per una stima attendibile occorre eseguire almeno tre ripetizioni dei percorsi campione nell’arco di due - tre settimane e, nel caso si riscontri un’elevata variabilità dei dati, è necessario procedere ad ulteriori accertamenti. La variabilità può essere espressa in 129 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca percentuale, rispetto alla media, dal coefficiente di variabilità CV = (deviazione standard x100)/media. La stima va eseguita calcolando il valore medio delle tre ripetizioni più concordanti. Inoltre, appare consigliabile una “stratificazione” dei dati di presenza delle lepri per tipologie ambientali, calcolando prima le consistenze parziali per ogni tipologia ambientale e poi quella complessiva. Considerate le difficoltà insite nel censimento delle lepri, soprattutto nelle aree montane, è raccomandabile almeno il censimento di fine inverno. Si tratta del censimento più importante, intervenendo dopo la chiusura della caccia e dopo la mortalità invernale, per conoscere la consistenza della popolazione potenzialmente riproduttiva. I dati ottenuti possono essere utilizzati per ottenere indici di abbondanza relativi. L’indice chilometrico di abbondanza è dato dal numero di individui contati mediamente per chilometro di percorso standardizzato. 9.1.3.3. A NALISI QUALI-QUANTITATIVA DEI CARNIERI L’analisi dei carnieri annuali rappresenta una fase fondamentale nello studio e nella gestione delle popolazioni di lepre. Oltre alle verifiche sull’entità e sull’andamento temporale dei prelievi, molto importanti sono le informazioni qualitative ottenibili dal campione di lepri incarnierate (rapporto giovani/adulti, rapporto sessi, condizioni sanitarie ecc.). In particolare un campione significativo delle lepri abbattute dovrebbe essere esaminato con le seguenti finalità. i) Accertamento specie (L. corsicanus/L. europaeus) ii) Determinazione età individuo attraverso il peso del cristallino (o in alternativa con la palpazione del tubercolo di Stroh). iii) Indagine sulla biologia riproduttiva delle femmine attraverso l’analisi delle cicatrici placentari. 9.1.4. LAGOMORFI: CONIGLIO SELVATICO 130 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Il monitoraggio delle popolazioni di Coniglio selvatico presenta varie difficoltà metodologiche e pratiche, dovute alle abitudini di vita della specie (uso di tane, ritmi di attività notturni, distribuzione estremamente aggregata, ecc.) ed alle caratteristiche degli ambienti preferiti (spesso zone cespugliate e/o accidentate). Inoltre, la notevole prolificità della specie impone che gli accertamenti si svolgano nell’arco di un breve periodo. 9.1.4.1. TRAPPOLAGGIO, M ARCAGGIO E CONTEGGIO NOTTURNO Questa tecnica consiste nel predisporre un piano di trappolaggio dei conigli in cui il numero e la distribuzione delle trappole dipendono dalla distribuzione dei conigli sul territorio. Con popolazioni concentrate le trappole sono collocate in cerchi concentrici attorno ai sistemi di tane alla distanza di circa 50 m l’una dall’altra; in presenza di popolazioni rarefatte si usa invece uno schema a griglie di 50-100 m di intervallo tra le trappole. Le trappole sono preparate con esche alimentari fresche (es. granaglie, mele, foglie di cavoli e altri ortaggi appetiti) per una decina di giorni prima di essere innescate. Il periodo delle catture deve essere circoscritto ad ulteriori 10 giorni in ogni sessione di censimento e deve portare alla cattura della maggior quantità possibile dei conigli. Tutti gli esemplari catturati debbono essere marcati con contrassegni auricolari riconoscibili a distanza mediante un binocolo ed immediatamente rilasciatisul posto. Subito dopo le catture occorre procedere ad una serie di tre conteggi notturni con fari, in serate successive, su percorsi campione standardizzati, avendo cura di rilevare gli esemplari marcati e quelli non marcati. Tuttavia le probabilità di cattura delle diverse categorie di conigli in relazione all’età ed al sesso sono diverse, per cui di fatto la tecnica restituisce delle stime sottodimensionate. 9.1.4.2. CONTEGGIO DELLE FECI Questa tecnica si basa sulla relazione esistente fra la densità cumulativa dei conigli (n. di conigli/giorno) e la densità delle feci campionate in stazioni di 131 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca rilevamento fisse di 1 o 1,5 m2 (Wood, 1988), assumendo che esista una emissione relativamente costante nel numero di feci per coniglio (soprattutto tra anni diversi nello stesso periodo). È comunque necessario calcolare preventivamente la densità della specie in ambienti omogenei (stratificazione dei risultati), standardizzare i rilevamenti, nonché rimuovere sistematicamente le feci dopo ogni conteggio. 9.1.4.3. CENSIMENTO DELLE TANE O CCUPATE È possibile identificare le tane occupate di recente dai conigli per la presenza all’imboccatura di impronte, di terreno smosso o di peli e feci fresche. Il censimento dovrebbe essere effettuato alla fine dell’estate quando è minimo il numero di giovani che ancora non escono dalle tane. Se le condizioni ambientali consentono di individuare tutte le tane di una determinata area, la tecnica fornirebbe una sottostima compresa tra l’1% e il 10%. Il metodo prevede l’applicazione della relazione tra il log del numero dei conigli e il log delle tane attive: log10 n conigli = - 0,133 + 0,956 log10 tane attive L’equazione utilizzabile per calcolare, con il 95% di intervallo di confidenza, la stima di consistenza dei conigli è: log10 n conigli ± 0,263 = ÷ 1,0263 + ((log10 n tane attive - 1,699)2 /24,69) Poiché i conigli lasciano più facilmente i segni di presenza nelle tane su sabbia, piuttosto che su quelle realizzate su terreni argillosi vengono consigliate delle equazioni differenziate: • terreni sabbiosi: log10 n conigli = – 0,0277 + 0,947 log10 tane attive; • terreni argillosi: log10 n conigli = – 0,168 + 0,956 log10 tane attive Naturalmente la difficoltà di applicazione di questa metodica è legata alla estensione dell’area da censire ed alla presenza di ambienti ove risulti difficile individuare tutte le tane esistenti. 132 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Per l’applicazione degli indici chilometrici di abbondanza e le analisi qualiquantitative dei carnieri si rimanda alle indicazioni date precedentemente per il monitoraggio delle lepri. 9.2. CARNIVORI 9.2.1. VOLPE Le stime di consistenza del carnivoro, realizzate in modo standardizzato e ricorrendo a tecniche di campionamento scientificamente supportate, non sono ad oggi disponibili se non localmente. Ciononostante, analogamente a quanto valutato a livello nazionale (Spagnesi e De Marinis, 2002) l'entità di prelievo ottenuto localmente nelle operazioni di controllo numerico, suggeriscono il raggiungimento di densità ragguardevoli. L'impatto causato dalla specie alle produzioni agricole si esplica essenzialmente a carico degli allevamenti avicoli familiari. Si tratta di un fenomeno di proporzioni contenute, al punto che, nella banca dati provinciale relativa ai danni prodotti da fauna selvatica, la volpe risulta inclusa nella classe "varie". 9.2.1.1. CONTEGGI NOTTURNI SU PERCORSI CAMPIONE Il Monitoraggio della volpe sarà condotto tramite la tecnica dello spot light census in modo ricorrente e pianificato ogni anno, percorrendo a bordo di un fuoristrada ed a velocità costante di 8-10 km/h transetti campione, preventivamente individuati tramite adeguato campionamento stratificato. Per evitare doppi conteggi devono essere escluse conversioni ad U che danno luogo a tratti di percorso aventi distanze minori del doppio della profondità illuminata. Ogni transetto viene indagato, a partire da un'ora dopo il tramonto, da una squadra composta da un conducente, un addetto alla stesura della scheda di rilevamento, due osservatori preposti all'uso dei fari lungo i lati del transetto indagato, dotata di una scheda di osservazione, una bussola e due fari. Il periodo in cui effettuare le operazioni di censimento viene scelto preliminarmente tenendo conto della fase lunare. Nota infatti l'influenza negativa esercitata dall'intensa illuminazione notturna della luna sugli animali che, 133 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca sentendosi vulnerabili, frequentano mal volentieri le aree aperte, rimanendo costantemente in prossimità di "coperture" e potenziali rifugi. Tali transetti consento di definire degli indici chilometrici di abbondanza relativa (IKA) riferita a ciascuna unità territoriale di gestione e quindi una corretta valutazione dei trend di popolazione. 9.3. G ALLIFORMI 9.3.1. FAGIANO Il monitoraggio delle popolazioni di Fagiano deve essere impostato in modo differente a seconda della densità prevedibile delle popolazioni e dell’estensione dei territori. Medie o elevate densità in aree di limitata estensione: censimenti in battuta su aree campione rappresentative delle diverse tipologie ambientali presenti sul territorio (in marzo ed eventualmente in novembre, ad es. nelle ZRC) (le modalità sono le stesse descritte per la Lepre). Basse densità in vasti territori di caccia (ATC): conteggio dei maschi in canto territoriale (aprile-maggio), conteggi da autovettura, conteggi su striscia con l’ausilio dei cani ecc. 9.3.1.1. CONTEGGIO DEI M ASCHI IN CANTO TERRITORIALE Per attuare questo metodo occorre. accertare la distribuzione della specie e identificare le aree di ascolto; predisporre un reticolo regolare di punti di ascolto, che copra l’intero territorio da sottoporre a censimento; oppure, predisporre punti di ascolto con distribuzione casuale, il cui numero sarà in relazione all’ampiezza del territorio da censire. Si mette in evidenza che il canto del maschio non deve essere stimolato con l’emissione di richiami, il metodo si basa infatti sull’ascolto passivo. In entrambi i 134 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca casi il raggio utile di ascolto sarà di circa 150 metri; si calcola la densità media dei maschi nelle aree circolari, con successiva estrapolazione all’intero territorio. La consistenza complessiva della popolazione primaverile di Fagiano, femmine incluse, potrà essere calcolata verificando il rapporto sessi con osservazioni (dall’auto) in prossimità delle aree di alimentazione (prime ore del mattino e tardo pomeriggio). 9.3.1.2. CONTEGGIO D A AUTOVETTURA L’utilizzo di questo metodo è particolarmente vantaggioso quando l’orografia e la vegetazione permettono una buona contattabilità degli individui. Il periodo migliore è l’inverno e la prima parte della primavera (utilizzando i campi arati e quelli seminati a cereali autunno-vernini). I conteggi vengono effettuati dall’autovettura con l’ausilio di un binocolo, nelle prime ore dopo l’alba o prima del tramonto e vengono effettuati su aree campione. Durante le attività devono essere registrate le seguenti informazioni: giorno; ora; posizione su carta topografica (gps); dati meteorologici; numero e sesso degli individui. 9.3.1.3. CONTEGGIO SU STRISCIA CON L ’AUSILIO DEI CANI Questo metodo si basa sul principio che i fagiani vengono fatti involare dai cani che li cercano su una porzione di territorio idealmente rettangolare (striscia). È indispensabile che i cani siano perfettamente addestrati e possano essere condotti in modo da coprire completamente la striscia di campionamento. Il conduttore procede contro vento per facilitare la percezione delle tracce olfattive da 10 a 40 metri, mentre il cane compie la cerca in modo da descrivere degli ideali lacci. Il principale difetto di questa tecnica consiste nel fatto che la percezione del selvatico da parte del cane è in varia misura influenzata da una serie di variabili, sia ambientali (vento, umidità relativa, pioggia, ecc.), sia legate al differente comportamento dei fagiani nel ciclo annuale ed in quello giornaliero. 135 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 9.3.1.4. CONTEGGIO SU POSATOI NOTTURNI Si basa sul conteggio notturno dei fagiani posati sui rami degli alberi (posatoi) percorrendo un predefinito itinerario in auto con l’ausilio di uno o più fari. In presenza di una sufficiente copertura arborea i fagiani trascorrono la notte sugli alberi al fine di diminuire il rischio di predazione notturna. L’uso dei dormitoi mostra un chiaro andamento stagionale, essendo particolarmente frequente in inverno. Il conteggio degli individui può essere svolto nel periodo compreso tra gennaio e metà febbraio e viene effettuato dividendo i boschi e la macchia dell’area di studio in diversi settori (da 10 a 5 ettari) oppure ispezionando dei transetti di lunghezza nota, ciascuno affidato ad un operatore. Ogni osservatore munito di faro riporta il numero e la posizione di ciascun uccello su una carta topografica 1:5.000. La valutazione del successo riproduttivo delle popolazioni di Fagiano può essere effettuato con i seguenti metodi. 9.3.1.5. CONTEGGIO DELLE UOVA NEI NIDI Consiste nella ricerca dei nidi su transetti campione con l’obiettivo di determinare: data inizio deposizione data di schiusa numero di covate all’anno fertilità della popolazione (rapporto tra uova deposte e uova schiuse). L’individuazione dei nidi è facilitata dalle osservazioni dei corteggiamenti per la definizione delle aree di nidificazione. Trattandosi di una tecnica molto impegnativa è consigliabile applicarla solo nell’ambito di piccole aree campione ed estrapolare poi i risultati al resto del territorio. 9.3.1.6. O SSERVAZIONE D IRETTA DELLE NIDIATE Si effettua percorrendo nei mesi di luglio-agosto itinerari campione ben distribuiti sul territorio (strade sterrate) e perlustrando con il binocolo, i luoghi di alimentazione (prime ore del mattino fino alle 9 e pomeriggio, dalle 18 fino all’imbrunire). Di ogni nidiata viene rilevato il numero dei giovani e la loro età 136 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca (classi: 0-30, 30-60, 60-90, >90 gg) determinata per mezzo delle dimensioni e dello stato del piumaggio. Le femmine osservate vanno distinte tra quelle con o senza prole ed ogni avvistamento deve essere riportato su carta topografia. Il conteggio di un numero rappresentativo di nidiate consente di ottenere una stima attendibile del successo riproduttivo della popolazione. 9.3.1.7. A NALISI DEI CARNIERI L’analisi di una frazione dei carnieri di caccia permette di stimare il rapporto tra giovani/adulti di una popolazione mediante la determinazione dell’età di un campione significativo di capi abbattuti. Tale metodo presuppone una serie di adempimenti logistici quali: suddivisione del periodo di caccia in due parti – di cui la prima delle durata di alcune giornate – inframmezzate da un periodo di sospensione della caccia necessario alla verifica del rapporto giovani/adulti di un campione di individui. Il riconoscimento si attua attraverso la colorazione del piumaggio o le dimensioni degli individui; deve essere previsto l’identificazione di un campione rappresentativo di cacciatori affidabili, incaricati di fornire il carniere di fagiani e in grado di determinare l’età degli individui. 11.3.2. COTURNICE & STARNA Il monitoraggio di queste specie deve essere basato su: 1. un accurato conteggio dei maschi territoriali, ovvero il numero minimo accertato in primavera mediante l’emissione di richiami registrati (metodo del playback). 2. la valutazione del successo riproduttivo a fine estate mediante cani da ferma. 9.3.2.1. SCELTA DELLE AREE CAMPIONE Considerato lo status di queste due specie nel territorio provinciale risulta essenziale una accurata indagine preliminare della loro distribuzione. Accertata la distribuzione e l’idoneità del territorio per le singole specie, nel territorio provinciale dovranno essere individuate le aree campione da sottoporre annualmente al censimento primaverile ed estivo. Avendo particolare attenzione 137 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca alla qualità dei dati raccolti, le aree campione dovranno possedere le seguenti caratteristiche: 1. idoneità per ciascuna specie nelle stagioni indicate; 2. rappresentatività (anche sotto il profilo numerico) delle realtà ambientali del territorio di riferimento, con copertura omogenea dell’area di distribuzione delle singole specie a livello provinciale; 3. estensione di almeno 500 ettari nel caso delle aree individuate per i censimenti primaverili e di almeno 100 ettari per quelle destinate al monitoraggio estivo delle popolazioni (successo riproduttivo); 4. estensione complessiva delle aree destinate al monitoraggio estivo tale da consentire l’acquisizione di un sufficiente numero di osservazioni sotto il profilo statistico (ad es. non meno di 1/5 delle femmine stimabili in un data unità di gestione); 5. definizione nell’ambito degli strumenti di pianificazione faunistico-venatoria, anche a livello cartografico, al fine di mantenere nel tempo la necessaria continuità statistica dei dati demografici rispetto ai territori prescelti (coordinamento a livello provinciale). Le aree di censimento primaverile dovrebbero essere di norma diverse rispetto a quelle destinate al monitoraggio estivo. 9.3.2.2. CONTA PRIMAVERILE DEI M ASCHI AL CANTO I periodi indicati per l’esecuzione delle conte primaverili sono: Specie Periodo indic ato per il censimento Coturnice 15 mar zo - 31 maggio Starna Nelle aree campione marzo – magg io dovranno essere tracciati dei percorsi campione standardizzati, percorribili in contemporanea da più operatori, oppure in giornate successive, nell’arco della mattinata. Lungo tali percorsi (distanti tra loro non meno di m 300) si effettueranno, da punti fissi preordinati (localizzati tramite GPS) distanti tra loro circa m 300 (massimo m 500, secondo l’orografia dei versanti perlustrati e situati in posizioni sopraelevate) emissioni preregistrate con 138 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca magnetofono (playback) del canto territoriale del maschio di coturnice. Si consideri che in condizioni meteorologiche favorevoli e in posizioni ben esposte la portata del canto è di circa 500 m; tuttavia, essa diminuisce notevolmente in presenza di vento, su versanti con morfologia complessa o in presenza di corsi d’acqua (rumore di sottofondo). Durante il percorso l’operatore dovrà muoversi con la massima discrezione, in silenzio e rimanendo il più possibile nascosto alla vista rispetto alle aree ancora da perlustrare. Le operazioni dovranno essere svolte nel periodo di massima territorialità dei maschi, nell’arco di circa un mese. Si consideri che in tale periodo il loro canto spontaneo si protrae fino alle 12:00, ma le ore preferite sono comprese tra l’alba e le 10:00. Ove il risultato del primo censimento non risulti soddisfacente, va ripetuto nell’arco del periodo indicato per la specie. Il rilevatore dovrà essere dotato di una scheda di osservazione, unitamente ad una carta in scala 1:25.000 (o di maggior dettaglio) dell’area, ove egli avrà cura di annotare: orario di ogni osservazione; numero di esemplari (maschi e femmine); tipo di osservazione (vedi tabella); precisa localizzazione del contatto sulla carta. Tipi di osservazione Desc rizione 1 - maschio in canto non si sente un individuo in canto territoriale visto 2 - maschio da solo si sente e/o si osserva un individuo isolato 3 - maschio accoppiato si osservano due individui vicini, tra i quali uno solo canta con regolarità e/o due individui si involano insieme e rimangono uniti successivamente 4 - individuo indeterminato uccello osservato da solo e non in canto Il confronto delle localizzazioni riportate sulle carte nel corso delle ripetizioni consente di individuare gli eventuali doppi conteggi. Il censimento fornisce il numero minimo certo di maschi territoriali. 139 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Al termine di ogni giornata di censimento è necessario verificare collegialmente le osservazioni di ogni singolo partecipante, valutando criticamente quelle provenienti da postazioni adiacenti, al fine di eliminare i doppi conteggi. In seguito sarà redatta una scheda di sintesi, recante il numero minimo certo di maschi contattati e di femmine eventualmente osservate. Nel caso in cui il risultato del primo censimento non risulti soddisfacente (ad esempio a causa di condizioni meteorologiche sfavorevoli, scarsa attività di canto ecc.), esso va ripetuto nell’arco del periodo indicato per la specie. Sulla base del monitoraggio primaverile dovranno essere definiti i seguenti parametri demografici: N. di maschi soli (sentiti e/o visti, non in coppia) N. di maschi visti in coppia N. totale di animali osservati Superficie effettivamente indagata (ha) Densità dei maschi (x100 ha) 9.3.2.3. CONTEGGIO E STIVO DEI G RUPPI FAMIGLIARI CON L’AUSILIO DEI CANI DA FERMA Queste operazioni saranno finalizzate ad accertare il successo riproduttivo delle popolazioni di Coturnice e di Starna in aree campione, con l’ausilio di cani da ferma perfettamente addestrati (di età non inferiore a 3 anni (ogni cane dovrà superare un test di abilitazione su prova pratica da effettuarsi in presenza del tecnico faunistico locale o di altro esperto da lui delegato). Esse vanno effettuate orientativamente nel periodo di cui alla Tab. 4, quando anche i giovani delle nidiate più tardive sono ormai idonei al volo e riconoscibili rispetto agli adulti. Il calendario preciso per lo svolgimento di queste operazioni dovrà comunque essere stabilito annualmente dai tecnici della Provincia di Frosinone. Il territorio campione oggetto dell’indagine dovrà essere suddiviso in settori con estensione tale da consentire la perlustrazione completa in un tempo massimo di 4 ore. Ciascun settore dovrà essere perlustrato da un massimo due cani contemporaneamente, affinché non si verifichi un disturbo reciproco. L’esplorazione del terreno dovrà iniziare dal basso e procedere verso l’alto per fasce tendenzialmente disposte lungo le curve di livello, spaziate tra loro in modo tale da coprire tutta la superficie assegnata. Poiché all’involo gli esemplari si 140 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca dirigono normalmente verso il basso, tale modo di procedere consente di limitare i doppi conteggi. L’obiettivo delle operazioni consiste nell’accertare l’indice riproduttivo della popolazione, verificando la presenza e le caratteristiche di un campione, il più ampio possibile, di femmine adulte, con e senza prole. E’ fondamentale che questa forma di monitoraggio sia realizzata annualmente, poiché il successo riproduttivo rilevato nelle aree campione, confrontato con il trend degli anni precedenti, rappresenta un elemento essenziale per valutare il successo riproduttivo nella stagione. Specie Periodo indic ato per il censimento Coturnice 10 agosto – 31 agosto Starna 15 agosto – 15 settembre In questi periodi dovranno essere predisposte una o più sessioni di verifica per formare un campione di femmine/voli/covate, per ciascuna specie, numericamente significativo rispetto alle popolazioni presenti. Sarà cura del Comitato di gestione degli ATC e dei tecnici della Provincia, organizzare le operazioni affinché: lo sforzo del monitoraggio si equivalga nelle diverse aree, sia in termini di tempo impiegato, sia in termini di numero di operatori e cani coinvolti; il risultato del monitoraggio di ogni zona sia registrato accuratamente su schede di osservazione idonee e le superfici delle aree campione indagate siano indicate su cartografia in scala 1:25.000 o più di dettaglio; il consuntivo del monitoraggio sia effettuato con una valutazione critica delle schede e delle cartine pervenute, anche al fine di evitare i doppi conteggi. Sulla base del monitoraggio primaverile dovranno essere definiti i seguenti parametri demografici: • N. totale di voli e/o covate • N. dimensione media dei voli e/o covate • N. totale dei giovani 141 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca • N. medio dei giovani / covata • % dei giovani nella popolazione estiva • successo riproduttivo: totale Juv. / tot. Adulti (esclusi gli indeterminati) • N. totale di esemplari indeterminati • N. totale di esemplari. 10. UTILIZZAZIONE AI FINI FAUNISTICI – AMBIENTALI DELLE RISORSE FINANZIARE DEL REGOLAMENTO (CE) 1698/2005 – PIANO DI SVILUPPO RURALE DEL LAZIO Al fine di promuovere interventi integrati comprensoriali e/o altresì mirati e puntuali di salvaguardia ed aumento delle presenze faunistiche rivolti prevalentemente alla conservazione di un sufficiente livello di biodiversità, al mantenimento dei parametri di integrità ambientale, mantenimento e creazione di habitat ed habitat di specie di particolare interesse sia naturalistico che venatorio, alla conservazione ed al ripristino di elementi fondamentali dell’ecosistema agrario, compresa la previsione di reintroduzione/inserimento di vetuste cultivar meno produttive ma sicuramente particolarmente apprezzate dall’avifauna selvatica stanziale, nei campi destinati alle cosiddette “Coltivazioni a perdere”, gli Istituti, gli ATC, gli Enti Gestori delle Aree Protette dovranno stimolare singolarmente e/o in coordinamento con il Settore Agricoltura/Caccia e Pesca della Provincia i conduttori dei fondi, sia pubblici che privati al fine di accedere ai contributi di compartecipazione di spesa, ed in alcuni casi all’intera copertura economica delle spese, offerta dal Regolamento (CE) 1698/2005 del Piano di Sviluppo Rurale del Lazio sia con i residui della programmazione 2007/13 che con la imminente programmazione già in fase di promozione da parte dei diversi Assessorati Regionali per il 2014/2020. Gli strumenti operativi saranno costituiti dai Bandi Pubblici pubblicati dalla Regione sul BURL e relativi alle diverse misure di intervento di cui si riportano di seguito breve descrizione, obiettivi e tipologie di interventi previsti A tal fine MISURA 216 - Sostegno ad investimenti non produttivi 142 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Obiettivi: favorire la creazione o il mantenimento di habitat naturali, seminaturali e di elementi a valenza paesaggistica; • sostenere interventi per la conservazione e il ripristino di elementi fondamentali dell’ecosistema agrario; • valorizzare e tutelare la biodiversità; • incentivare interventi per la rinaturalizzazione di aree marginali di ridotte dimensioni; • miglioramento del grado di connettività ambientale della matrice agricola. • mantenere e incrementare la fauna selvatica autoctona sul territorio attraverso l’adeguamento delle risorse agroforestali alle necessità specifiche della fauna stessa; • favorire la fruizione delle aree agricole di elevata pregio naturalistico; La misura si articola in tre azioni, funzionali al perseguimento degli obiettivi definiti dall’art. 41 del Reg. (CE) n. 1698/2005 : Azione 1) “Ripristino e miglior amento di elementi del paes aggio rur ale”; Azione 2) “Conservazione di ecosistemi di alta valenza natur al e e paes aggistic a”; Azione 3) “Creazione di strutture per la diffusione e l’osservazione della faun a selvatic a“ Tipologie degli interventi Azione 1 “Ripristino e miglior amento di elementi del paes aggio rur ale” In coerenza con gli impegni agroambientali attivabili con la misura 214 ed al fine di realizzare interventi complementari e sinergici volti al miglioramento ed alla valorizzazione di elementi tipici del paesaggio rurale, sono ritenuti ammissibili a finanziamento nell’ambito della presente azione investimenti materiali per: Ripristino (recupero vuoti e fallanze) o impianto di siepi, filari, cespugli, boschetti e altri elementi idonei alla riproduzione, al rifugio e alla protezione di specie selvatiche, in modo da diversificare gli agro-ecosistemi e incrementare e conservare la biodiversità, a beneficio soprattutto dell’avifauna insostituibile nella lotta biologica contro i fitofagi. Le specie arboree o arbustive prescelte devono essere quelle tipiche della unità fitoclimatica di riferimento per la stazione di impianto e, nelle aree della Rete Natura 2000 e nelle Aree Protette Regionali, quelle provenienti da popolazioni locali. In ogni caso per gli interventi di ripristino 143 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca o di realizzazione ex-novo potranno essere utilizzate esclusivamente le essenze botaniche riportate nell’elenco allegato. Ripristino e riadattamento di muretti a secco e terrazzamenti. L’aiuto non è concedibile per l’esecuzione di operazioni di manutenzione ordinaria e l’intervento non dovrà comportare alterazioni della tipologia costruttiva originaria. E’ esclusa la costruzione di nuovi manufatti, nonché alterazioni al tracciato, alla sagoma, alle dimensioni e ai materiali originali dei manufatti esistenti. Sono ammissibili anche interventi che prevedano la parziale demolizione e ricostruzione di parti di manufatto, ma solo nel rispetto delle dimensioni, della tessitura e della sagoma originaria e dell’originaria area di sedime del muro. Il materiale da costruzione originale dovrà essere reimpiegato. Qualora si dovesse ricorrere a materiale non originariamente parte del manufatto, dovranno essere utilizzati esclusivamente litotipi analoghi a quelli che originariamente costituivano il muro, con riferimento ai manufatti presenti nelle vicinanze. Il beneficiario si impegna a mantenere il manufatto in buone condizioni per almeno 10 anni. Azione 2) “Conservazione di ecosistemi di alta val enza natur ale e paes aggistica” Per valorizzare e tutelare la biodiversità, attraverso la rinaturalizzazione di aree marginali e migliorare il grado di connettività ambientale della matrice agricola sono ritenuti ammissibili a finanziamento, nell’ambito della presente azione, investimenti materiali destinati a: - Realizzazione o recupero di piccoli invasi (stagni, pozze, laghetti, ecc) e fontanili per la ricostituzione di habitat naturali favorevoli alla diffusione di vegetazioni acquatiche ed alla vita ed alla riproduzione della fauna selvatica ed in particolare degli uccelli. - Creazione di fasce tampone vegetate lungo i corsi d’acqua e recupero della naturalità di canali di bonifica ed irrigui per il miglioramento del paesaggio rurale, la creazione di corridoi ecologici e la riduzione dell’inquinamento attraverso processi di fitodepurazione. Gli interventi mirano al miglioramento dei paesaggi rurali e alla ricostruzione di ambienti ripariali in grado di svolgere molteplici funzioni ecologiche (stabilizzazione delle sponde e contenimento dei fenomeni erosivi, riduzione della concentrazione di inquinanti chimico – fisici nelle acque, creazione di habitat per numerose specie faunistiche di interesse comunitario). Ove possibile ed opportuno, gli interventi potranno prevedere la sostituzione di opere di contenimento e/o canalizzazione rigide (arginature in 144 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca cemento armato), con opere a funzione analoga realizzate applicando le tecniche dell’ingegneria naturalistica. Le specie vegetali erbacee, arbustive ed arboree utilizzate devono essere quelle tipiche degli ambienti ripariali nelle condizioni ecologiche della stazione di impianto e, nelle aree della Rete Natura 2000 e nelle Aree Protette Regionali quelle provenienti da popolazioni locali. - Costituzione e riqualificazione di zone umide diffuse lungo le rive di corpi idrici o nella matrice agricola, tramite interventi di mantenimento di minimi livelli idrici anche con creazione di opportuni manufatti idraulici, risagomatura delle sponde e dei fondali al fine di ricreare microhabitat di interesse faunistico, ripristino e controllo della vegetazione palustre con formazione anche di fasce sufficientemente estese di canneto, modellamento delle stesse con tagli per parcelle a rotazione in modo da favorire la formazione di anse e canaletti interni, costituzione, ripristino e/o conservazione di collegamenti con siepi e filari tra la zona umida considerata e altri biotopi interattivi presenti nell’intorno (bacini, canali, corsi d’acqua minori) o l’asta fluviale principale. Azione 3) “Creazione di strutture per la diffusione e l’osservazione della faun a selvatic a” Con l’obiettivo di mantenere e incrementare la fauna selvatica autoctona sul territorio attraverso l’adeguamento delle risorse agroforestali alle necessità specifiche della fauna stessa e favorire la fruizione pubblica delle aree agricole di elevata pregio naturalistico ed in particolare delle Zone Natura 2000, sono ritenuti ammissibili a finanziamento, nell’ambito della presente azione, investimenti materiali per: - Realizzazione, restauro o ripristino di strutture e manufatti per la gestione e l’incremento della fauna selvatica, per l’alimentazione dei riproduttori ed il riparo delle specie selvatiche; - Creazione di strutture per realizzare punti di osservazione degli uccelli e della fauna selvatica, per la realizzazione e ristrutturazione di sentieri e piazzole per escursioni naturalistiche, per la realizzazione di cartellonistica; - Realizzazione di strutture e manufatti per garantire una coesistenza tra la fauna selvatica e le attività produttive agro-pastorali e prevenire i danni casusati dalla fauna selvatica, attraverso la messa in opera di recinzioni o l’acquisto di 145 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca recinzioni mobili per evitare che la fauna selvatica non entri in contatto con gli animali allevati; MISURA 214 - Pagamenti agro-ambientali Obiettivi: L’obiettivo operativo della Misura è la promozione di sistemi di produzione agricola o di specifiche tecniche colturali e di allevamento orientati alla gestione sostenibile delle risorse naturali, alla salvaguardia della biodiversità e del paesaggio agricolo, aventi la comune caratteristica di determinare, da parte dei soggetti beneficiari, l’assunzione di impegni volontari che vanno al di là delle specifiche norme obbligatorie. Quest’ultime stabilite in applicazione degli art.4 e 5 e degli Allegato III e IV del Reg.(CE) 1782/2003, dei requisiti minimi relativi all’uso dei fertilizzanti e prodotti fitosanitari e altre specifiche norme, come precedentemente specificato del Programma. L’assunzione degli impegni agroambientali comporta, quindi, la potenziale manifestazione di impatti ambientali superiori a quelli derivanti dal rispetto delle norme obbligatorie Attraverso le Azioni agroambientali in cui la Misura si articola, ed illustrate nelle successive schede, la Misura concorre al raggiungimento dei seguenti obiettivi specifici caratterizzanti la strategia dell’Asse 2 del Programma regionale: - Salvaguardare la biodiversità nelle singole aziende nei territori rurali (diversità genetica, delle specie e degli ecosistemi) e in particolare tutelare e sviluppare i sistemi agricoli e forestali che abbiano un sistema di produzione basato su “elevata valenza naturale” e sulla sua eventuale ricostituzione; I benefici (o vantaggi) ambientali attesi riguardano, in particolare, la riduzione degli impatti negativi sulla flora e la fauna spontanee causati dall’utilizzazione di fitofarmaci e la semplificazione degli ordinamenti colturali, la salvaguardia e la connessione degli habitat naturali e seminaturali dei territori agricoli, la conservazione del patrimonio genetico derivante o connesso con le attività di coltivazione ed allevamento (difesa di razze animali e varietà vegetali a rischio di estinzione). - Tutela e miglioramento quali-quantitativo delle risorse idriche superficiali e profonde”, attraverso la riduzione dei livelli di utilizzazione unitaria, da parte degli agricoltori, della risorsa, degli inputs agricoli potenzialmente inquinanti 146 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca (fertilizzanti pesticidi) e/o del loro grado di tossicità; nonché attraverso l’estensivizzazione degli ordinamenti colturali e la riduzione dei carichi zootecnici. - Sviluppare pratiche/attività agricole e forestali favorevoli alla attenuazione dei cambiamenti climatici e al miglioramento della qualità dell’aria. A tale obiettivo concorrono l’insieme degli impegni agroambientali che determinano la riduzione nelle emissioni di gas ad effetto serra (metano e protossido di azoto soprattutto) e di ammoniaca, grazie ad una riduzione nei livelli di utilizzazione di fertilizzanti azotati e ad una migliore gestione degli allevamenti e Reg. (CE) 1698/2005 Programma di Sviluppo Rurale per il periodo 2007-2013 - Promuovere la permanenza dell'attività agricola nelle aree svantaggiate, grazie ad impegni agroambientali inerenti il miglioramento e conservazione del paesaggio rurale, prioritariamente localizzate in tali aree; - Conservare il paesaggio rurale, attraverso il sostegno a pratiche e sistemi agricoli che assicurano la conservazione degli elementi strutturali caratterizzanti la coerenza, la differenziazione e l’identità storico-culturale del paesaggio stesso; - Migliorare la gestione della risorsa suolo per ridurre l'erosione e limitare il dissesto idrogeologico, incrementare e mantenere il tenore di sostanza organica e limitare la contaminazione chimica. L’obiettivo è perseguito principalmente attraverso le azioni agroambientali di seguito illustrate che determinano pratiche od ordinamenti in grado di aumentare la copertura vegetale del suolo, mantenere o realizzare “barriere” antierosive (es. siepi, fasce arborate), contenere il carico zootecnico, ridurre i processi di perdita della sostanza organica nel suolo, ridurre i livelli di utilizzazione degli inputs agricoli (pesticidi in particolare). Collegamenti con altre misure I principali collegamenti con le altre misure del Programma sono: • favorire la presenza sul territorio di aziende economicamente vitali capaci di prevenire fenomeni di abbandono delle terre si evidenzia il collegamento con le misure (211-212-213) “zone svantaggiate e zone soggette a vincoli ambientali”; • promuovere un approccio integrato mirato alla protezione dell’ambiente ed alla conservazione del paesaggio e delle risorse naturali attraverso gli interventi relativi alle misure forestali, in particolare con la misura 221 “Imboschimento di terreni agricoli”; 147 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca • sostenere la funzione ambientale con quella produttiva qualora la misura sia utilizzata nell’ambito della progettazione integrata di filiera; Tipologia degli interventi La misura agroambientale raggruppa, in un quadro pro grammatico unitario, tipologie di azioni a sostegno dei metodi di produzione compatibili con la tutela dell’ambiente e la conservazione dello spazio naturale per le quali è richiesta l’adozione di tecniche e pratiche specifiche con caratteristiche particolari e differenziate. E’ prevista la corresponsione di aiuti, erogati annualmente su base forfetaria, a favore di agricoltori che, su base volontaria, assoggettano la propria azienda per l’intera durata dell’impegno ad una o più delle azioni di seguito riportate. • 214.1 “Produzione integrata” • 214.2 “Agricoltura biologica” • 214.3 “Gestione del suolo” Reg. (CE) 1698/2005 - Programma di Sviluppo Rurale per il periodo 2007-2013 • 214.4 “Conversione dei seminativi in prati, prati-pascoli e pascoli” • 214.5 “Miglioramento ambientale e conservazione del paesaggio rurale” • 214.6 “Coltivazioni a perdere” • 214.8 “Tutela della biodiversità agraria animale” • 214.9 “Tutela della biodiversità agraria vegetale” • 214.11 “Conservazione ed incremento della sostanza organica Tipologia dell’intervento Per il beneficiario,sia nella modalità di accesso “Mantenimento delle riduzioni effettuate” (azione 214.1.a.)“, che in quella “Introduzione della produzione integrata“ (azione 214.1.b.) sono previsti i seguenti impegni: • obbligo di partecipare con tutte le superfici che, a qualsiasi titolo, sono gestite sotto la diretta responsabilità e che insistono nella medesima provincia; • la superficie minima da destinare all’impegno, da intendersi come superficie effettivamente coltivata, è di 2 ettari, che può essere ridotta a 0,5 ettari nel caso di aziende con una superficie coperta con serre o tunnel di almeno 3000 mq. Nel caso di azioni coordinate il limite di 2 ettari può essere ridotto ad 1 ha; 148 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca • adottare una rotazione colturale che preveda il ritorno della medesima coltura sullo stesso appezzamento solo dopo che è intercorso un intervallo di almeno due anni, rispettando una razionale alternanza tra colture miglioratrici e depauperanti; la successione colturale non può prevedere il susseguirsi di due colture depauperanti ed in particolare non è mai consentita la successione tra cereali autunno-vernini (frumento tenero, frumento duro, orzo, farro, avena, segale e triticale). • in materia di difesa fitosanitaria e controllo delle erbe infestanti, l’obbligo di rispettare per le colture presenti in azienda le norme e le prescrizioni previste nelle relative schede fitosanitarie predisposte dalla Regione. Tali schede, predisposte per le diverse colture, riporteranno prescrizioni per le fitopatie maggiormente pericolose ed in particolare le limitazioni o divieto d’uso dei principi attivi autorizzati, il dosaggio e le epoche di impiego, il numero massimo dei trattamenti, nonché le pratiche di diserbo consentite con l’indicazione della percentuale di sostanza attiva ed il relativo dosaggio per ettaro e le pratiche agronomiche consentite e/o vietate. Le schede dovranno essere redatte in conformità al documento sulle linee guida nazionali per la difesa ed il diserbo integrato delle colture agrarie emanato dal Comitato di difesa integrata istituito con Decreto ministeriale 31 gennaio 2005, di cui di seguito si riportano i principi fondamentali: o esclusione o forte limitazione, in caso di mancanza di alternative valide, dei prodotti tossici e molto tossici, o esclusione o forte limitazione, in caso di mancanza di alternative valide, di prodotti Xn con frasi di rischio relative ad effetti cronici sull’uomo; o obbligo di dare preferenza alle formulazioni Nc, Xi, Xn quando della stessa sostanza attiva esistano anche formulazioni di classe tossicologica T o T+; o obbligo di dare preferenza alle formulazioni Nc, Xi, quando della stessa sostanza attiva esistano formulazioni a diversa classe tossicologica (Xn, T o T+) con frasi di rischio relative ad effetti cronici sull’uomo; o possibilità di utilizzo di tutte le sostanze attive previste dal Reg. CEE n.2092/91 e successive modifiche, a condizione che siano regolarmente registrati in Italia, con eccezione per quanto si riferisce ai formulati classificati come T e T+ che potranno essere utilizzati solo se specificatamente indicati nelle norme tecniche. 149 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Misura 213 Indennità Natura 2000 L’obiettivo della misura è contribuire e promuovere la conservazione degli habitat naturali ricompresi all’interno dei siti delle rete natura 2000, garantendo livelli adeguati di biodiversità vegetale ed animale. Con le indennità attivate con la presente misura si intende favorire il mantenimento di ecosistemi agricoli (prati e pascoli in primo luogo), per una maggiore tutela e conservazione di ambienti agricoli ad alto valore naturalistico e favorire, nel contempo, l’incremento delle popolazioni animali e vegetali che caratterizzano questi habitat A tal fine è introdotto un regime di indennità a favore degli agricoltori che operano in territori ricadenti in zone dei siti della Rete Natura 2000 e che risentono degli svantaggi legati all’applicazione degli obblighi e dei vincoli derivanti dal recepimento delle Direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE ed in particolare dalle misure di conservazione definite a livello regionale con la DGR n. 533/2006 e ricomprese nell’ambito del regime di condizionalità di cui agli allegati III e IV del Reg. CE n. 1782/2003. L’erogazione dell’indennità è commisurata agli specifici svantaggi legati alle perdite di reddito ed ai maggiori costi di produzione connessi al rispetto delle condizioni previste dalle suddette misure di conservazione Gli obiettivi specifici che si intendono perseguire sono i seguenti: • garantire sostenibilità e continuità alle aziende agricole gravate dagli specifici svantaggi conseguenti l’attuazione delle Direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE; • favorire l’utilizzo dei terreni agricoli nelle aree dove esiste un evidente limitazione nell’utilizzo agricolo del territorio. La misura prevede la corresponsione di una indennità annuale che vuole compensare gli agricoltori per i costi aggiuntivi e per i mancati redditi derivanti dai vincoli e dagli obblighi previsti dalle Misure di Conservazione della Regione Lazio stabilite dalla Deliberazione di Giunta Regionale n. 533 del 4 agosto 2006, attuativa delle Direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE. Gli obblighi che gli agricoltori sono tenuti a rispettare, in ottemperanza alle disposizioni recate dalle misure di conservazione di cui alla richiamate DGR n. 533 del 4 agosto 2006” prevedono, tra l’altro: 150 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 1. il divieto della pratica dello spietramento nei pascoli e prati permanenti; 2. l’obbligo della realizzazione nelle zone agricole di recinzioni permanenti utilizzando tipologie e materiali tradizionali, elementi arborei e arbustivi ed elementi di importanza ecologica: siepi, frangivento, boschetti, muretti a secco; 3. il divieto di eliminazione degli elementi naturali dell’agroecosistema (siepi, filari, piantate, muretti a secco, stagni, macere, fossi, etc.) 4. il divieto di utilizzo sul campo dei seguenti rodenticidi: a. anticoagulanti della seconda generazione (Bromadiolone, Difenacoum, Difethialone, Brodifacoum, Flocoumafen); b. fosfuro di zinco; Misura 211 - Indennità per svantaggi naturali a favore di agricoltori delle zone montane Obiettivi:La presente misura contribuisce all’obiettivo di “Promuovere la permanenza dell'attività agricola nelle aree montane” e risponde al fabbisogno di una gestione attiva (di un “presidio”) dei territori più sottoposti a rischi ambientali ed in particolare ai rischi di erosione del suolo, al dissesto idrogeologico ma anche e soprattutto alla perdita della biodiversità. La logica del sostegno, che giustifica l’inserimento della misura all’interno dell’asse 2 volto precipuamente al miglioramento ed alla tutela dell’ambiente, risiede nella constatazione che nei territori montani la permanenza in attività di aziende agricole che adottano sistemi di produzione rispettosi dell’ambiente (osservanza delle norme sulla “condizionalità” di cui agli al Reg.(CE) 1782/94) determina di fatto l’erogazione di servizi ambientali utili al presidio del territorio. La misura contribuisce a favorire il mantenimento di una comunità rurale economicamente vitale nelle zone montane, incoraggiando la permanenza delle imprese e l’utilizzazione agricola delle terre. La presenza stabile sul territorio garantisce una funzione di presidio ambientale e ciò offre garanzie sulla difesa della biodiversità e del suolo. Il sostegno previsto dalla misura è finalizzato al mantenimento, in tali aree, di attività di coltivazione e, soprattutto, di allevamento, ispirate a criteri di sostenibilità ambientale, fornendo un contributo anche alla tutela e alla preservazione di elementi caratteristici del paesaggio, a testimonianza del rapporto di coerenza che sussiste tra le attività agricole e l’ambiente naturale. 151 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Per quanto concerne le norme sulla condizionalità rivestono particolare importanza, per gli aspetti connessi alla salvaguardia della biodiversità e del paesaggio nelle aree montane e collinari, quelle inerenti il rispetto delle misure di conservazione vigenti per le aree ricadenti nell’ambito di un sito della Rete Natura 2000. Si evidenzia, in particolare, che nell’ambito del regime di condizionalità di cui agli allegati III e IV del Reg. (CE) n. 1782/2003, il provvedimento regionale (DGR 120/2007) attuativo dal decreto ministeriale n. 12541 del 21.12.2006 per la disciplina del regime di condizionalità per l’anno 2007, riporta tra i Criteri di Gestione Obbligatoria (CGO) di cui all’Atto A1 “Direttiva 79/409/CEE del consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici”, le “misure di conservazione” come definite dalla DGR 533/2006. Per quanto attiene alle norme di condizionalità relative alla Buona Conduzione Agronomica e Ambientale (BCAA), si evidenziano quelle relative a: • l’obbligo di proteggere il pascolo permanente, che comporta l'impossibilità di convertire ad altri usi le superfici a pascolo permanente (norma 4.1) ; a tale proposito si evidenzia l’importanza per la biodiversità di mantenere tali superfici, in quanto contrastano l’avanzamento naturale del bosco e conservano, pertanto, habitat naturali per l’alimentazione e la riproduzione di specie di interesse comunitario ; • l’obbligo di gestire le superfici ritirate dalla produzione con finalità di tutela della biodiversità (norma 4.2); Reg. (CE) 1698/2005 - Programma di Sviluppo Rurale per il periodo 2007-2013 • il divieto di eliminare i terrazzamenti esistenti e di effettuare livellamenti se non sono autorizzati Gli obiettivi specifici che si intendono perseguire sono i seguenti: • limitare il fenomeno dell'abbandono delle superfici agricole e contribuire a mantenere le comunità rurali vitali, stabilizzando la popolazione rurale e garantendo altresì la conservazione dello spazio naturale con la presenza di attività agricole, ed in particolare di quelle zootecniche; • riconoscere e valorizzare la valenza sociale ed ambientale delle attività agricole e zootecniche svolte in montagna; • sostenere l’attività agricola nelle zone svantaggiate di montagna; Descrizione tecnica della misura 152 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca E’ corrisposta un’indennità annuale per ettaro di superficie agricola utilizzata (S.A.U) ricadente in zone montane destinate alla coltivazione di una delle tipologie colturali di seguito riportate, nel rispetto delle condizioni e delle limitazioni per ciascuna specificata: 1. colture foraggiere, sia avvicendate che permanenti, a condizione che sia dimostrata la presenza di bestiame aziendale (bovino, bufalino, equino, asinino, ovicaprino, ecc.), per una superficie minima di 1,5 ettari. Tali superfici sono eleggibili a premio se il rapporto UBA/superficie foraggiera aziendale è compreso nell’intervallo tra 0,5 e 2 , con una consistenza aziendale minima di 3 UBA; 2. colture arboree specializzate (vigneti, oliveti ed altri frutteti, a esclusione dell’actinidia e compresi i piccoli frutti) nella superficie minima di etteri 0,5. Nel caso di superfici investite a castagneto, sono eleggibili esclusivamente quelle destinate alla produzione da frutto. La superficie minima aziendale da assoggettare ad impegno, intesa in termini di superficie effettivamente coltivata, deve essere pari ad almeno 2 ettari. Il premio è corrisposto agli agricoltori che si impegnino a proseguire l’attività agricola in zona montana per almeno cinque anni a decorrere dal primo pagamento dell'indennità compensativa. L’impegno deve garantire il rispetto dei requisiti relativi ai Criteri di Gestione Obbligatoria (CGO) nonché alle norme per il mantenimento dei terreni in Buone Condizioni Agronomiche (BCAA) nell’ambito dell’applicazione del regime della condizionalità di cui al Regolamento del Consiglio (CE) n° 1782/2003. Misura 226 - Ricostituzione del potenziale forestale e interventi preventivi Obiettivi: Obiettivo della misura è quello di ripristinare le foreste danneggiate da disastri naturali e incendi, esaltandone il significato di serbatoio di biodiversità, migliorandone la funzione di difesa idrogeologica e favorendo l’adozione di adeguati sistemi di prevenzione e tutela, in armonia con: • i principi della Strategia Forestale Europea attuata nel periodo 1999- 2005 e il conseguente Piano di Azione dell’UE per una gestione sostenibile delle foreste definito con la COM(2006)302 al Consiglio e al Parlamento; 153 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca • il Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo Rurale 2007-2013 approvato dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni in data 21/122006 e inviato ufficialmente all’Unione Europea il 22/12/2006; • il D.Lgs. 18/05/01 n. 227 “Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell’art. 7 della L.05/03/01 n. 57” e le successive linee guida di programmazione forestale previste dall’art. 3 del predetto D.Lgs; • la L.R. 28 ottobre 2002 n. 39 “Norme in materia di gestione delle risorse forestali” (Legge Forestale Regionale) e il conseguente Regolamento di attuazione 18 aprile 2005, n. 7 che disciplina in forma unitaria e coordinata le attività forestali secondo gli standard ecosostenibili; • il Piano Forestale Regionale “Linee generali di tutela, valorizzazione e sviluppo del sistema forestale del Lazio - 2007/2013”, approvato con deliberazione di Giunta Regionale n. 666, in data 3 agosto 2007; • il Programma-Piano delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi approvato con DGR n. 629 dell’16 luglio 2004, soprattutto in relazione alle misure di prevenzione passiva in bosco; • il Piano Regionale di Tutela delle Acque (PTAR), approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale del Lazio del 27 settembre 2007, n. 42. Gli obiettivi operativi perseguiti sono: • Incentivare interventi volti alla prevenzione e riduzione del rischio da incendio, anche attraverso lo sviluppo di strutture forestali più complesse e mature (avviamento all’alto fusto, interventi silvicolturali nelle fustaie già esistenti volti a favorire la stabilità del soprassuolo e una sua progressiva evoluzione) ed interventi di naturalizzazione di impianti forestali artificiali; • Favorire la ricostituzione dei boschi danneggiati da eventi straordinari e introduzione di idonee misure di prevenzione in terreni con scarso equilibrio (frane, erosione, alluvioni ecc…) idrogeologico e in aree a rischio di incendio, potenziando le funzioni protettive delle foreste; • Migliorare e razionalizzare le infrastrutture forestali ai fini della prevenzione dei dissesti idrogeologici e dei danni da incendio Descrizione tecnica della misura La misura persegue gli obiettivi indicati nel documento COM (1998) 649 def. “Strategia forestale dell’Unione Europea”, nonché quelli definiti nel Piano Forestale Nazionale di cui alla Deliberazione CIPE 2 dicembre 1987, nello schema 154 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca di Piano Forestale Regionale di cui alla deliberazione di Giunta Regionale n. 11409 del 23.12.1988. Gli interventi attuati nell’ambito della misura rispettano quanto previsto nel Piano di protezione delle foreste contro gli incendi, elaborato ai sensi del Reg. (CEE) n. 2158/92, attualmente in vigore. Gli stessi interventi saranno adeguati alle modifiche che eventualmente venissero apportate al Piano, come approvato dalla Commissione Europea. In particolare, si prevedono investimenti per mantenere e migliorare la stabilità ecologica delle foreste in zone nelle quali la funzione protettiva ed ecologica sia di interesse pubblico, investimenti per la salvaguardia e la tutela ambientale attraverso azioni di prevenzione nonché con interventi straordinari da effettuarsi a seguito di disastri naturali, inoltre, contribuisce a ridurre i rischi di incendi boschivi associandosi a sistemi di protezione specifici previsti nei Programmi annuali, in conformità alla legge 21 novembre 2000, n. 353 (Legge quadro in materia di incendi boschivi) ed al “Piano delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi”, approvato con D.G.R. n. 629 , in data 16 luglio 2004. Tale misura è in armonia con i principi della L.R. 39/2002 “Norme in materia di gestione delle risorse forestali, che persegue gli obiettivi della gestione sostenibile delle risorse naturali e delle necessità della collettività, ed in linea con gli orientamenti previsti dalla strategia forestale e dalle politiche ambientali dell’Unione Europea (Forest Action Plan, presentato dalla Commissione nel Giugno 2006) e con gli indirizzi di politica forestale internazionale, promuove lo sviluppo del sistema forestale nonché la multifunzionalità del sistema forestale stesso e la sua valorizzazione con particolare riguardo agli obiettivi: a) di tutela idrogeologica dei territori montani ai sensi della legge 30 dicembre 1923, n. 3267 (Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani); b) di difesa del suolo, ai sensi della legge 18 maggio 1989 n. 183 (Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo) e legge regionale 11 dicembre 1998,n. 53; c) di tutela del paesaggio ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali) e della legge regionale 6 luglio 1998, n. 24 e successive modifiche e integrazioni; 155 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca d) di tutela della biodiversità ai sensi della legge 14 febbraio 1994, n. 124 (Ratifica ed esecuzione della convenzione sulle biodiversità, con annessi, fatta a Rio de Janeiro il 5 giugno 1992); e) di sviluppo delle aree montane ai sensi della legge 31 gennaio 1994, n. 97 (Nuove disposizioni per le zone montane) e della legge regionale 22 giugno 1999, n. 9; f) di tutela delle aree di rilevante valore ambientale ai sensi della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette) e della legge regionale 6 ottobre 1997, n. 29 ; g) di promozione dell’economia forestale ai sensi del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227 (Orientamento e modernizzazione del settore forestale, a norma dell’articolo 7 della legge. 5 marzo 2001, n. 57). Finalità e azioni Azione 1. Prevenzione e riduzione del rischio di incendio Azione 2. Ricostituzione dei boschi danneggiati dagli incendi Azione 3.Ricostituzione di boschi danneggiati da calamità naturali (frane, smottamenti, alluvioni, ecc…) e realizzazione di interventi di prevenzione Tipologie degli interventi ammissibili Il sostegno è finalizzato alla realizzazione degli interventi per la ricostituzione del potenziale forestale e la prevenzione dai processi di degrado da attuarsi in conformità alla normativa regionale vigente: Azione 1. Prevenzione e riduzione del rischio di incendio Sono ammissibili investimenti per: a) Interventi di prevenzione dagli incendi boschivi, tramite la realizzazione di punti d’acqua e di reti di torrette antincendio, oltrechè attraverso la realizzazione di fasce tagliafuoco; b) Interventi mirati alla riduzione del rischio d’incendio tramite l’interruzione della continuità verticale e orizzontale degli strati di vegetazione, mediante la conversione di boschi cedui in alto fusto, oppure, sempre per il soprassuolo governato a ceduo, la loro trasformazione in ceduo composto o a sterzo, nonché la trasformazione di fustaie coetanee in fusto disetanee 156 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca c) Interventi volti alla riduzione del rischio d’incendio mediante la diminuzione della densità del soprassuolo artificiale, anche ai fini della loro rinaturalizzazione Azione 2. Ricostituzione dei boschi danneggiati dagli incendi Sono ammissibili investimenti per: a) Ricostituzione di boschi danneggiati dagli incendi attraverso interventi di ricostituzione della copertura arborea e/o arbustiva, effettuati utilizzando, a seconda delle caratteristiche stazionali e delle condizioni di stabilità dei versanti, specie autoctone arboree e/o arbustive tali da edificare popolamenti in armonia con la vegetazione potenziale della zona. Azione 3. Ricostituzione di boschi danneggiati da calamità naturali (frane, smottamenti, alluvioni, ecc…) e realizzazione di interventi di prevenzione Sono ammissibili investimenti per: a) Stabilizzazione delle aree a rischio di dissesto idrogeologico mediante l’insediamento e il ripristino funzionale del soprassuolo forestale. Potranno essere eseguiti nei seguenti ambiti: - in aree a rischio idrogeleogico con esclusione di quelle classificate come a rischio molto elevato e a rischio elevato dal Piano di Assetto Idrogeologico o Piano straordinario di Assetto Idrogeologico; - in aree di esondazione dei corsi d’acqua indicate dal Piano di Assetto Idrogeologico b) stabilizzazione di aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico con il ricorso anche a tecniche di sistemazione idraulico-forestale e/o tramite interventi di ingegneria naturalistica. c) Ricostituzione di boschi danneggiati da calamità naturali (frane, smottamenti, alluvioni, ecc…) attraverso interventi di ricostituzione della copertura arborea e/o arbustiva effettuati utilizzando, a seconda delle caratteristiche stazionali e delle condizioni di stabilità dei versanti, con specie autoctone arboree e/o arbustive tali da edificare popolamenti in armonia con la vegetazione potenziale della zona; Beneficiari Soggetti pubblici e privati, singoli o associati, possessori di boschi; Conduttori di superfici forestali di proprietà pubblica o privata muniti di regolare contratto d’affitto. 157 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Condizioni di ammissibilità e requisiti Gli interventi di prevenzione e lotta agli incendi boschivi, di cui all’azioni 1 della presente misura, sono limitati alle aree forestali poste nei territori comunali classificati come ad alto e medio rischio di incendio dal Piano di protezione delle foreste dagli incendi in conformità al Piano delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi, approvato con D.G.R. n.629, in data 16 luglio 2004 . In particolare sono previsti i seguenti criteri di ammissibilità: - per l’Azione 1: per le proprietà pubbliche sono ammissibili gli interventi previsti dai piani di gestione ed assestamento forestale. - per l’Azione 2: sono eleggibili i territori percorsi dal fuoco da oltre 5 anni rispetto alla richiesta del contributo; inoltre il Catasto delle aree boscate percorse dal fuoco del Comune ove viene effettuato l’intervento, deve essere attivo e già operativo ai sensi della normativa vigente; - per l’Azione 3 sono eleggibili le aree interne ai territori boscati classificate in aree a rischio idrogeleogico con esclusione di quelle classificate come a rischio molto elevato e a rischio elevato dal Piano di Assetto Idrogeologico o Piano straordinario di Assetto idrogeologico. Gli interventi prevsiti dalla presente misura devono realizzarsi all’interno delle aree boscate come definite dalla L.R. 39/2002. Gli interventi possono eseguirsi all’interno di aree boscate regionali come individuate dalla l.r. 39/2002“Norme in materia di gestione delle risorse forestali” 11. CRITERI PER LA DETERMINAZIONE DEL RISARCIMENTO DEI DANNI ALLE PRODUZIONI AGRICOLE DERIVANTI DALLA FAUNA SELVATICA E DALL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ VENATORIA Il fenomeno dei danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole, zootecniche, forestali ed ittiche è diffuso su tutto il territorio regionale ed assume, spesso, in talune aree e per talune specie dimensioni rilevanti. Ogni qualvolta infatti la consistenza di una popolazione di specie selvatica supera la capacità portante del proprio areale, si verificano fenomeni di degrado a carico dell’ambiente e danni alle colture agrarie. 158 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Da ciò scaturisce la necessità di applicare una serie di misure preventive e di assestare le popolazioni di specie selvatiche ad un livello compatibile con la capacità po rtante dell'ambiente in cui vi vono. E' ovvio che tra le misure pre ventive rientrano anche quelle dirette ad aument are la capacità po rtante del territorio a favo re di quelle po pol azioni delle quali, co munque, si valuti positivamente l'incremento di consistenza. Il quadro no rmativo vi gente in materia di danni arre cati dall a fauna selvati ca a pro duzio ni agricole ed apprestamenti per la pro duzio ne non è sempre univo camente interpretabile, anche a motivo delle o ggettive diffi coltà di attribuzione s pecifica della causa del danno, in relazione all a co mpresenza sul territo rio regionale di un esteso fenomeno di randagismo di ani mali domestici rinselvatichiti, le cui aggressioni al patri monio zootecnico si confondo no spesso con quelle attri bui bili a specie selvati che. il quadro normativo è altresì articolato sotto il profilo dei soggetti chiamati alla rifusione dei danni individuati, in linea di principio, negli enti aventi, a livello territoriale per finalità istituzionali, specifici interessi di tutela e valorizzazione dei patrimoni faunistici e di controllo delle popolazioni animali selvatiche o rinselvatichite. La L.R. n. 17/95 è coerente con detto princi pio, ma pone ugualmente il pro blema dei soggetti competenti, a motivo di diffe renziazioni lessicali e di riferimento a norme abrogate, nonché in relazione all'attuale momento di riorganizz azione delle funzioni amministrative. Va infine considerata la diversificazione delle norme di riferimento in ordine ai regimi di rifusione dei danni ricondotti a volte nel concetto di indennizzo ed altre volte in quello di risarcimento. Sotto il profilo degli Enti competenti e della rubricazione dei danni la situazione deve ritenersi in evoluzione, per cui, ai fini del piano faunistico venatorio regionale, è opportuno limitare trattazione ai soli criteri di determinazione. Nella consapevolezza degli esposti princi pi, il presente capitolo definisce, pertanto, in applicazio ne delle norme vigenti e per garantire l'omo geneità del regi me ope rativo , criteri di determinazio ne dei risarcimenti i n favo re dei pro prietari o conduttori dei fondi rustici per i danni arre cati alle colture, agli allevamenti ed agli impianti di allevamento vegetale e/o ani male, fermi restando i criteri definiti nei Piani faunistico venato ri pro vinciali per i danni 159 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca che si verifichino su terreni vincolati pe r effetto della loro appartenenza ad oasi di protezione, a zone di ripo pol amento e catt ura ed a centri pubbli ci di ripro duzi one di fauna selvatica allo stato naturale e fatto salvo quanto disposto dall'articolo 15, co mma 3 della Le gge n. 394 del 1991. CRI TE RI GENE RALI Una corretta determi nazione del risarci mento spettante trova i propri presupposti nelle seguenti condizioni: 1) tempestività della segnalazione- denuncia; 2) rappresentazione precisa del danno e, quindi, del luo go e delle circostanze in cui si è verificato l'evento; 3) tempestiva constatazione tecnica della natura del bene danneggiato e delle caratteristiche dell'evento ai fini dell'attribuzione della responsabilità del danno e dell'indi viduazione degli agenti che hanno pro vo cato il danno; 4) cont rollo della sussistenza delle condizioni che legittimano la richiesta di risarci mento; 5) equa val utazione dell'entità del risarci mento. CRI TE RI PE R L 'A CCE RTAM E NTO E L A L IQ UIDA ZI O NE D EI D A NNI 1) Ri chiesta di const atazio ne del danno. L'imprendito re agri colo nella cui azienda si si ano ve rifi cati danni all a pro duzione agri col a e alle o pere appront ate sui terreni coltivati e a pascolo ad o pera di fauna selvatica e /o conse guenti all' atti vità venato ria dovrà inolt rare tempestivamente, ai fini del risarci mento, una richiesta di accertamento danni al so ggetto co mpetente al risarci mento stesso. Nella richiesta di risarcimento, corredata dai dati anagrafici, titolo- di proprietà o possesso, residenza, codice fiscale e recapito telefonico del richiedente dovranno essere specificati: a) il luogo e la data dell'evento verificatosi; b) il tipo di pro duzione danneggiata o di i mpianto e/o infrastruttura danneggiati; c) la quantità o stima del danno; d) le caratteristiche del danno in relazione alle specie che lo hanno causato. 160 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Anche gli acce rtamenti ne cessari all a ve rifi ca dei danni denunciati devo no essere tempestivi, al fine di una pre cisa valut azione del danno . Gli Enti con finalit à pubbli ca potranno avvale rsi della collaborazio ne: dei Servizi Tecni ci dell'Amministrazione pro vinciale co mpetente per territorio, dei Se rvi zi o Vete ri nario del la A.S.L. pe r i danni al pat ri mo nio z oo tecni co; del Sett o re Decentrato Agricoltura per danni alle coltivazioni agrarie e ai patrimonio, boschivo. I soggetti sui quali inco mbe l'onere del risarcimento, dettaglieranno pre ventivamente, nel rispetto dei presenti indiriz zi, le mo dalità o perative per la presentazione delle domande, l'accert amento e l a, valutazio ne del danno , l a l iqui daz io ne delle s o mme do vute . Supe rati i te mpi stabilit i pe r l' acce rt amento possono essere present ate, da parte dei so ggetti i nteressat i, pe rizie di parte asseverate da tecnici iscritti agli albi professionali. Non sono ammessi a risarcimento danni stimati di valore inferiore a L. 100,000. 2) Ti polo gia dei pro dotti danne ggi ati Sono indivi duate le seguenti tipologie dei prodotti danneggiati: a) colture, impianti di prati e pascoli, colture foraggere, cerealicole, industriali oleaginose e proteoleaginose, colture orticole. b) colture arboree in attualità di coltivazione,frutteti, oliveti, vigneti, castagneti da frutto, rimboschimenti fino a tre anni dall'impianto. Le t i po lo gie del le o pe re danne ggiate ammesse a ris arci me nto del danno so no le se gue nt i: a) apprest ame nt i allevamento vegetale o animale; b) impianti aziendali di irrigazione; c) opere realizzate a sostegno del filari nelle colture arboree; d) piccole opere di sistemazione idrailico-agrarie e di regimazione delle acque (terrazze, gradoni, lunette, arginature, fossetti, palificazioni, etc.). 3) Sti ma dei danni Danni alle colture cerealicole, foraggere ed ai pascoli permanenti: 161 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca a) danni alla semi na. Qualora il danno accertato risulti interessare una quota superio re al 60% della superfi cie investita dalla coltura danneggiata deve essere ammessa la risemina. in tal caso il risarcimento è corrispondente al costo delle sementi e della mano dopera necessaria al ri pristi no dell a col tivazi one. Nel caso che il danno inte ressi meno de l 60% de lla s upe rfi cie investita dall a colti vazio ne il risarci mento viene calcolato sulla base di :- valut azione econo mica del pro dotto sul campo,fornita dai Mercuriali della Camera di Commercio con rife rimento all'epoca di raccolta, entità della superfi cie danneggiata, produzione media zonale. b) danni in fase di maturazione delle colture. Sulla base dei precedenti criteri viene ammesso a risarcimento la perdita di prodotto. in fase di maturazione (detraendo dal valore stimata della produzione media probabile attesa il costo delle spese di raccolta e condizionamento non ancora sostenute per la commercializzazione), Nei casi intermedi il risarcimento va commisurato alle spese colturali sostenute fino al momento del danno al netto della quota valutata utile per colture praticabili in sostituzione, Nel caso di danneggiamento al cotico erboso verrà corrisposto un risarcimento equivalente al costo del lavoro occorrente per il ripristino, secondo il prezzario regionale. 2. Danni alle colture orticole In caso di danno alle produzioni orticole, siano esse destinate alla vendita che ad autoconsumo, l'ammontare del risarcimento è determinato sulla base dei criteri precedenti relativi a superficie danneggiata, prezzo del prodotto e produzione media zonale. 3. Danni alle colture arboree in attualità di coltivazione (frutteti, oliveti, vigneti e castagneti da frutto). Qualora il danno sia tale da consigliare la sostituzione di piante, l'ammontare del risarcimento viene calcolato sulla base del costo delle sostituzioni messe a dimora, incrementato di un valore, calcolato sulla base dei criteri precedenti, pari alla perdita di prodotto. 4. Danni alle produzioni zootecniche ed ittiche 162 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Per danno al patrimonio zootecnico deve intendersi la perdita definitiva di animali da allevamento per aggressione della fauna selvatica. Il relativo risarcimento è determinato sulla base dei Mercuriali della Camera di Commercio con riferimento al periodo in cui è avvenuto il danno. 5. Danni a rimboschimenti fino a tre anni dell'impianto. Ove si verifichi la necessità di sostituzioni parziali nella piantagione danneggiata il risarcimento viene calcolato sulla base del costo delle sostituzioni messe a dimora. 12. CONTROLLO DELLA FAUNA SELVATICA I riferimenti normativi del controllo della fauna selvatica sono l’art. 19 della L. 157/1992 e l’art. 35 della L.R. 17/1995. Trattasi di attività non venatoria, in quanto non riconducibile all’esercizio venatorio così come regolato dalle vigenti norme. Infatti, le vigenti normative di settore a livello europeo e nazionale attribuiscono un significato all’attività venatoria profondamente diverso da quello del controllo numerico delle popolazioni faunistiche. Il prelievo venatorio viene infatti accettato come un possibile uso della risorsa rinnovabile costituita dalla fauna selvatica, motivato da un interesse in tal senso espresso da privati cittadini cui è concesso di esercitare tale attività. Per evitare che l’attività venatoria possa interferire negativamente con le esigenze di conservazione della fauna selvatica, patrimonio della comunità nazionale ed internazionale, la stessa è soggetta ad una precisa regolamentazione che definisce le specie cacciabili, i tempi di caccia, i mezzi consentiti. Al contrario, il controllo della fauna selvatica è motivato dalla necessità di eliminare o ridurre l’impatto negativo che alcune sue componenti possono talvolta esercitare su attività economiche primarie (agricoltura, zootecnia, forestazione), sulla sicurezza pubblica (aeroporti, strade, arginature dei corsi d’acqua) o sulle condizioni sanitarie delle popolazioni umane o degli animali domestici allevati a scopo di reddito. Un’ulteriore possibile motivazione è la tutela della biodiversità, quando essa viene messa in pericolo da specie esotiche invasive in grado di interferire negativamente con specie autoctone. 163 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca La legge prevede inoltre che il controllo venga praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere dell’ISPRA e che solo qualora l’Istituto verifichi l’inefficacia di questi metodi, possono essere attuati piani di abbattimento. Per metodi ecologici si devono intendere quelli che condizionano la dinamica della popolazione in maniera indiretta, ad esempio limitandone le risorse trofiche o la disponibilità dei siti di riproduzione; per logica estensione concettuale a questa categoria si possono ascrivere anche i sistemi di prevenzione dei danni (recinzioni, dissuasori di varia natura). Il controllo si configura in ogni caso come un’attività di “polizia faunistica” e come tale è soggetto ad una regolamentazione assai diversa da quella riguardante il prelievo venatorio. Infatti i soggetti abilitati ad eseguire le attività di controllo diretto della fauna (tramite catture e/o abbattimenti) non sono i cacciatori selettori, ma il personale degli organi di polizia, in primis delle Provincie; questi ultimi possono eventualmente essere coadiuvati da privati cittadini che, tuttavia, debbono svolgere la propria azione per le finalità definite dalla pubblica amministrazione, seguendo le disposizioni impartite. La differenza concettuale tra caccia e controllo è ulteriormente ribadita dal fatto che il controllo può essere esercitato anche con mezzi e in tempi non consentiti per l’attività venatoria (con l’unico obbligo della selettività) e che le spoglie dei capi abbattuti non sono di proprietà di colui che ha effettuato l’abbattimento (come nel caso della caccia), ma della pubblica amministrazione delegata dalla legge ad esercitare il controllo (generalmente le Amministrazioni provinciali ovvero, se il controllo avviene in un Area protetta, l’Ente di gestione della stessa). In linea teorica e dal punto di vista giuridico, purché sussistano le condizioni appena evidenziate, tutte le specie, se invasive delle attività umane, possono essere sottoposte a controllo di popolazione. Tuttavia, la decisione di controllare numericamente una popolazione non può basarsi solo sulla valutazione dei problemi da essa creati, ma deve tenere conto anche dello stato di conservazione della specie a cui appartiene. Di fatto, oggi nel nostro Paese vengono frequentemente sottoposte a piani di controllo solo poche specie che si presentano abbondanti e largamente diffuse, come il cinghiale, la volpe, la nutria ed alcuni corvidi. Ferme restando le differenze generali di carattere concettuale e giuridico tra caccia e controllo sopra richiamate, non va dimenticato che vi sono casi in cui anche una caccia ben programmata e condotta in maniera tecnicamente appropriata può contribuire a ridurre, in 164 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca sinergia con altre azioni, l’impatto di alcune specie. Per tutti si può citare il caso della caccia selettiva ai cervidi, già da anni normalmente praticata in tante altre realtà italiane ed anche in Aree protette, perchè si pone l’obiettivo di mantenere le popolazioni locali di questi animali a valori di densità compatibili anche con l’uso agricolo del territorio, pur rispettando l’esigenza della loro conservazione. 13. CACCIA DI SELEZIONE AGLI UNGULATI Gli ungulati quali il cervo, il muflone e il capriolo (cervidi e bovidi) sono specie cacciabili in Italia e la Provincia di Frosinone adotta la caccia di selezione, come strumento ordinario di gestione faunistica di dette specie, nel rispetto dell’art. 18 della L. 157/1992 e s.m.i. e dell’art.34 della L.r. 17/1995 e s.m.i., dei Calendari venatori regionali e dei Regolamenti provinciali nel tempo vigenti, al fine di perseguire e garantire la duratura conservazione delle loro popolazioni. La gestione di tali ungulati tende a far coincidere densità reali e densità potenziali (o densità agro-silvo-pastorali), come previsto dall’art. 10, comma 1, della legge 157/92, in quanto tutto il territorio agro-silvo-pastorale è sottoposto a pianificazione faunistico venatoria finalizzata al conseguimento delle densità ottimali delle specie selvatiche e della loro conservazione. Il prelievo dei suddetti ungulati cervidi e bovidi, è consentito esclusivamente in forma selettiva, nel rispetto di piani di abbattimento annuali, quantitativi e qualitativi per classi di sesso e di età, formulati sulla base di appositi censimenti e tenendo conto dell’incremento utile annuo di ciascuna popolazione sottoposta a prelievo. La caccia di selezione è quindi sempre rapportata alle caratteristiche della popolazione oggetto del prelievo (densità, rapporto sessi, classi di età). Considerando lo status attuale delle popolazioni di cervidi e bovidi in Provincia di Frosinone, l’unica specie attualmente oggetto di prelievo nel territorio a caccia programmata dell’ATC FR1 (distretti di gestione) è il Capriolo. Il Cervo, oltre al capriolo, è specie attenzionata per la presenza importante nel complesso dell’Appennino frusinate, in particolare sui Monti della Meta e la relativa gestione è in corso di attivazione, ad iniziare dalle AFV in cui detta specie è ricompresa nell’indirizzo faunistico. Anche per il Cinghiale verrà considerato il prelievo nella forma della caccia di selezione, al fine di raggiungere le densità obiettivo individuate, soprattutto nelle aree in cui è auspicabile la riduzione dell’impatto 165 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca negativo esercitato conservazionistico, dalla sia caccia venatorio in battuta e/o in su specie periodi di interesse potenzialmente sia sensibili (riproduzione), anche in recepimento di alcune previsioni introdotte dal calendario venatorio della stagione 2014 – 2015, tendenti, nelle zone potenzialmente frequentabili dall’Orso marsicano, al graduale superamento della caccia al cinghiale in battuta, al fine di passare gradualmente alla caccia in girata ed a quella di selezione. La caccia di selezione a carico dei cervidi viene esercitata, nei distretti di gestione, sulla base dei risultati del monitoraggio delle popolazioni di interesse gestionale e dei piani di assestamento predisposti da tecnici qualificati, appositamente incaricati dagli ATC, conformemente al Regolamento provinciale per la gestione dei cervidi e dei bovidi e coerentemente con le direttive emanate dalla Regione nei calendari venatori annuali. Il prelievo, come già regolamentato dalla Provincia, viene effettuato da appostamento con arma lunga a canna rigata ed ottica di mira, senza l’ausilio di cani. Solo nel caso di ferimento dell’animale viene coinvolto il binomio conduttore/cane abilitato al recupero dei capi feriti, mediante l‘impiego di cani da traccia. Ciascun cacciatore abilitato al prelievo, previa frequentazione di uno specifico corso attivato dalla Provincia, svolto conformemente ai protocolli dell’Ispra ed il superamento di un esame articolato in prove teoriche e pratiche, viene iscritto nell’elenco provinciale dei selecontrollori ed in uno dei distretti di gestione attivi, per l’assegnazione, in funzione della propria posizione nell’apposita graduatoria di merito, di uno o più capi da abbattere, secondo il Piano di gestione annuale, approvato dal medesimo Ispra nel corso di ciascuna stagione venatoria Nel territorio dell’ATC FR1, attualmente l’unico della Provincia di Frosinone in cui è attiva la caccia di selezione alla specie capriolo, operano 3 distretti di Gestione (sub-unità di estensioni comprese tra i 4.000 e i 7.000 ha) e altri sono in fase di studio. La suddivisione del territorio in sub-unità (denominati di volta in volta settori, distretti, zone, etc.) è ritenuta estremamente importante per una più efficace organizzazione delle attività gestionali. Negli ATC e nelle AFV, le densità ottimali vengono individuate a seconda delle condizioni locali e dovrebbero assumere valori tali da: 166 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca garantire la conservazione a lungo termine delle specie considerate; permettere, nel contempo, un razionale utilizzo venatorio della popolazione (teso a massimizzare la qualità e la quantità dei capi da prelevare); ove necessario, mantenere le popolazioni su consistenze che garantiscano un buon equilibrio con le altre componenti dell’ecosistema e con le attività agricole di interesse economico. Tali densità (densità-obiettivo o densità di gestione a regime), espresse come numero di capi ogni 100 ha di territorio, vengono determinate rispetto all’idoneità del territorio per la specie di riferimento. Per il Capriolo, come stabilito dall’Ispra, le densità obiettivo sono indicativamente comprese tra 10 e 25 capi/100 ha, nei casi di densità inferiori a 10 capi su 100 ha, di norma non dovrebbe essere autorizzato il prelievo venatorio per la stagione relativa. La gestione dei cervidi e dei bovidi avviene sulla base del citato Regolamento provinciale, adottato conformemente alle direttive emanate dall’Ispra, che considera i seguenti punti: valutazione, per ciascun ATC (o sub-unità di gestione), degli areali di distribuzione potenziale di ciascuna specie e delle consistenze potenziali; identificazione delle figure adibite al prelievo, ai censimenti (selecontrollori ed operatori all’uopo formati) ed alla pianificazione della gestione degli ungulati, dopo un percorso di istruzione ed abilitazione (programma di lezione dei corsi e prove di esame); realizzazione annuale di valutazioni quantitative standardizzate volte alla stima delle consistenze reali e a quella di indici di abbondanza relativa per valutare struttura ed evoluzione delle popolazioni; determinazione, per ciascun ATC (o sub-unità di gestione) delle densità (o delle consistenze, incentivando l’uso di tecniche innovative, come l’uso di foto trappole), da raggiungere entro un lasso di tempo fissato all’inizio della pianificazione ed in grado di garantire la conservazione delle popolazioni; in base al confronto tra situazione reale e obiettivi della pianificazione (consistenze da raggiungere a regime), potrà essere formulato un piano di prelievo pluri-annuale volto all’ottenimento, in maniera graduale e in tempi definiti a priori, degli obiettivi di consistenza prefissati; determinazione di periodi per il prelievo che siano biologicamente compatibili con le caratteristiche della specie, come stabilito dall’articolo 11 quaterdecies, 167 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca comma 5, della legge 2 dicembre 2005 n. 248, secondo il quale, previo parere dell'ISPRA, possono, sulla base di adeguati piani di abbattimento selettivi, distinti per sesso e classi di età, regolamentare il prelievo di selezione degli ungulati appartenenti alle specie cacciabili anche al di fuori dei periodi e degli orari di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157; realizzazione per ogni sub-unità di gestione di un servizio per il recupero dei capi feriti; controllo dei capi abbattuti, all’interno di appositi centri di controllo, al fine di valutare la rispondenza tra piani formulati e abbattimenti effettivamente realizzati, in modo da apportare, se necessario, eventuali modifiche alle soluzioni gestionali adottate; caratterizzazione delle popolazioni gestite attraverso l’analisi dei capi abbattuti durante il prelievo venatorio o trovati morti per altre cause (struttura per sessi ed età, valutazione di condizione e costituzione, misurazioni biometriche), affidata ad Enti di ricerca o ad altri soggetti abilitati, per almeno tre anni dall’attivazione dei piani di prelievo. Le densità obiettivo, calcolate con criteri di rispetto degli equilibri dell’ecosistema, possono essere raggiunte esclusivamente con una gestione razionale delle specie, gestione che con la caccia di selezione può essere ottenuta e garantita. Attualmente la caccia di selezione alle specie in argomento rappresenta l’unico strumento di contrasto al fenomeno del bracconaggio massivo e diffuso che, ove non fermato in tempo utile, porta alla distruzione delle popolazioni, semplicemente perché gli abbattimenti avvengono senza alcun controllo ed indiscriminatamente. Al contrario la presenza tutto l’anno dei selettori sul territorio costituisce l’unica sentinella, garantendo un ulteriore vigilanza contro il bracconaggio, perchè essi costituiscono un argine ed un forte freno avendo legittimamente il diritto di denunciare (senza di loro regna l’indifferenza) ogni episodio di illegalità, in quanto titolari del diritto di prelevare i capi loro assegnati, secondo le suddette regole che assicurano nel tempo il consolidamento e la conservazione delle popolazioni selvatiche di ungulati cervidi e bovidi. 168 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca P ROVINCIA DI F ROSINONE P.zza Gramsci,13 - 03100 Frosinone cod. fisc. 01 633 570 609 tel.07752191 – www.provincia.fr.it Servizio Uff icio Agricoltura, Caccia e Pesca Agricoltura, Caccia e Pesca, Forestazione CACCIA Si lva Settore STUDIO TECNICO FORESTALE Dr. For.le Giuseppe Francazi Via Belvedere, 13 - 03100 Frosinone Tel./Fax 0775/211732 - Cell. 347/2367947 P.IVA: 01957760604 E. mail: [email protected] Aggiornamento del Piano Faunistico Venatorio Provinciale STUDIO DI INCIDENZA FINALIZZATO ALLA VALUTAZIONE DELL’INCIDENZA AMB IENTALESUI SITI DELLA RETE NATURA 2000 ai sensi art. 5 D.P.R. 357/1997 e s.m.i. RELAZIONE TECNICA Il tecnico incaricato esperto nella gestione dei siti rete Natura 2000 Collaboratori Dr. For.le Marco Nicoletti Dr. For.le Giuseppe Francazi Dr. Sc. Naturali Pica Alessia INDICE Introduzione 169 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 1. Riferimenti normativi 1.1 Divieti, Obblighi e Attivita’ da Favorire 1.1.a Divieti 1.1.b Obblighi 1.1.c Attivita’ da Promuovere e Incentivare 1.2 Assegnazione delle Zps per tipologie e relative misure di conservazione 1.2.a ZPS caratterizzate da presenza di ambienti aperti delle montagne mediterranee 1.2.b ZPS caratterizzate da pres enza di ambienti forestali delle montagne mediterranee 1.2.c ZPS caratterizzate da presenza di zone umide 1.2.d ZPS caratterizzate da pres enza di ambienti misti mediterranei 1.2.e ZPS caratterizzate da presenza di ambienti steppici 1.2.f ZPS caratterizzate da presenza di ambienti agricoli 2. La Valutazione di Incidenza 3. Fonti consultate 4. Siti della Rete Natura 2000 in Provincia di Frosinone 4.1 SIC Monte Autore e Monti Simbruini centrali 4.2 ZPS Monti Lepini 4.3 ZPS Monti Ausoni e Aurunci 4.4 SIC Versante meridionale del Monte Scalambra 4.5 SIC Monte Porciano 4.6 SIC Castagneti di Fiuggi 4.7 SIC Monte Viglio 4.8 SIC Alta valle del Fiume Aniene 4.9 SIC Grotta dei Bambocci di Collepardo 4.10) SIC Monte Tarino e Tarinello - area sommitale 4.11) ZPS Monti Simbruini e Ernici 4.12) SIC Campo Catino 4.13) SIC Valle dell’Inferno 4.14) SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta - versante Sud 4.15) SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta – area sommitale 4.16) SIC Vallone Lacerno – fondovalle 4.17) SIC/ZPS Lago di Posta Fibreno 4.18) SIC Monte Ortara e Monte La Monna 4.19) SIC Pendici di Colle Nero 4.20) SIC Cime del Massiccio della Meta 4.21) SIC Val Canneto 4.22) SIC Monte Caccume 4.23) SIC Grotta diPastena 4.24) SIC Fiume Amaseno - alto corso 4.25) SIC Monte Calvo e Monte Calvilli 4.26) SIC Bosco di Selvapiana di Amaseno 4.27) SIC Parete del Monte Fammera 4.28) SIC/ZPS Gole del Fiume Melfa 4.29) SIC/ZPS Massiccio del Monte Cairo – aree sommitali 4.30) SIC Sorgenti dell’Aniene 4.31) ZPS Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ed aree limitrofe 4.32) SIC Forcelle di Campello e di Fraile 5. Contenuti del Piano Faunistico Venatorio provinciale 5.1 Sintesi delle proposte del piano per gli istituti faunistici 5.2 Area vocata agli ungulati 5.2.1 Area vocata al cinghiale 5.2.2 Area vocata “ altri ungulati” 5.2.3 Aree non vocate alla presenza del cinghiale e degli altri ungulati 5.3 Appostamenti Fissi 5.4 Valichi montani e rotte di migrazione 170 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 6. Rischi, incidenze negative e disturbo diretto / indiretto su specie e habitat derivante da attività venatoria 6.1 Rischio di perturbazioni temporanee (disturbo) 6.1.2 Rischio di perturbazioni sull’Orso bruno marsicano 6.1.3 Rischio di perturbazioni sulla Lepre italica 6.2Rischio di confusione e/o abbattimenti involontari 6.3 Interventi sull’ambiente (principalmente n elle zone umide), legati all’approntam ento ed alla gestione degli appostamenti 6.4 Diffusione nell’ambiente di materiali inquinanti, fenomeni di saturnismo e contaminazione 6.5 Incidenze negative da animali per ripopolamento 6.6 Controllo delle specie alloctone 7. Valutazione delle incidenze e diegl effetti diretti/indiretti del PFV su specie, habitat e habitat di specieEL PIE EFFETTO POTENZIALE 7.1 7.2 7.3 7.4 7.5 Valutazione delle incidenze imputabili ad attività di caccia agli ungulati Valutazione dell’impatto della caccia da appostamento Valutazione dell’impatto della caccia in forma vagante Valutazione dell’impatto delle attività di controllo delle specie problematiche Valutazione dell’impatto delle attività di ripopolamento 8. PREVISIONI DEL P.F.V. SU S.I.C. E Z.P.S. 8.1 SIC Monte Autore e Monti Simbruini centrali 8.2 ZPS Monti Lepini 8.3 ZPS Monti Ausoni e Aurunci 8.4 SIC Versante meridionale del Monte Scalambra 8.5 SIC Monte Porciano 8.6 SIC Castagneti di Fiuggi 8.7 SIC Monte Viglio 8.8 SIC Alta valle del Fiume Aniene 8.9 SIC Grotta dei Bambocci di Collepardo 8.10 SIC Monte Tarino e Tarinello – area sommitale 8.11 ZPS Monti Simbruini e Ernici 8.12 SIC Campo Catino 8.13 SIC Valle dell’Inferno 8.14 SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta – versante sud 8.15 SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta – area sommitale 8.16 SIC Vallone Lacerno - fondovalle 8.17 SIC/ZPS Lago di Posta Fibreno 8.18 SIC Monte Ortara e Monte La Monna 8.19 SIC Pendici di Colle Nero 8.20 SIC Cime del Massiccio della Meta 8.21 SIC Val Canneto 8.22 SIC Monte Caccume 8.23 SIC Grotta diPastena 8.24 SIC Fiume Amaseno – alto corso 8.25 SIC Monte Calvo e Monte Calvilli 8.26 SIC Bosco di Selvapiana di Amaseno 8.27 SIC Parete del Monte Fammera 8.28 SIC/ZPS Gole del Fiume Melfa 8.29 SIC/ZPS Massiccio del Monte Cairo – aree sommitali 8.30 SIC Sorgenti dell’Aniene 8.31 ZPS Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ed aree limitrofe 8.32 SIC Forcelle di Campello e di Fraile 9. CONCLUSIONI 9.1 Principali Misure di gestione e mitigazione, finalizzat e alla riduzione del disturbo antropico dovuto all’attività venatoria 9.2 Principali misure di conservazione da applicarsi in ambito ZPS direttamente o indirettamente conness e con l’attività venatoria. BIBLIOGRAFIA 171 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca INTRODUZIONE Il presente documento discende dalla necessità di valutare i possibili effetti delle previsioni delPiano Faunistico Venatorio Provinciale sul sistema di siti della Rete Natura 2000 ricadenti nella provincia di Frosinone. La Rete Natu ra 2000 La Rete Natura 2000 è lo strumento a livello europeo attraverso il quale viene garantita la tutela di habitate specie di flora e fauna minacciati o in pericolo di estinzione. Essa comprende - ai sensi di quanto previsto dalla Direttiva 92/43/CEE "Habitat" -l’insieme dei territori protetti costituito dai S iti diImportanza Comunitaria (SIC) e dalle Zone di Protezione S peciale (ZPS) istituite ai sensi dellaDirettiva 79/409/CEE "Uccelli", abrogata e sostituita dalla Direttiva 2009/147/CE. I Siti di Importanza Comunitaria (SIC)in provincia di Frosinone sono 23 per uno sviluppo di superficie di circa 14.149Ha e contribuiscono in modo significativo al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente dispecie e/o di habitat, habitat di specie. Le Zone di Protezione Speciale (ZPS) previste e regolamentate dalla Direttiva comunitaria 79/409 "Uccelli" (abrogata esostituita dalla Dir. 2009/147/CE) in provincia di Frosinone sono 4 e coprono una superficie di circa 73.143 Ha. L’obiettivo delle ZPS è la "conservazione di tutte le 172 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca speciedi uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico" che viene raggiunto non solo attraverso latutela dell’avifauna ma anche attraverso la protezione dei loro habitat naturali. Sono inoltre presenti n.3 aree SIC/ZPS che in provincia di Frosinone coprono una superficie di circa 4.107 Ha , non considerando le eventuali sovrapposizioni. In attuazione delle direttive europee e della normativa nazionale di recepimento, la Regione Laziocon la L.R. n.29 del 06-10-1997 definisce la modalità di gestione delle aree protette, norme per la conservazionee la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche, e datoavvio ad una articolata politica di tutela della biodiversità. Con la D.G.R. n. 363 del 16/05/2008 “Rete Europea Natura 2000: Misura di conservazione obbligatorie da applicarsi nelle zone di protezione speciale” il Lazio ha quindi recepito la normativa nazionale e definito la propria rete ecologia regionale composta dall’insieme dei SIC e delle ZPS. I Siti individuati dalla Rete Natura 2000 attualmente designati sul territorio provinciale di Frosinone sono N.32 (trentadue), per una superficie complessiva occupata pari circa 91.399 Ha, ripartita in 73.143 Ha per le ZPS e in 14.149 Ha per i SIC. 1. RIFERIMENTI NORMATIVI NORMATIVA EUROPEA · Direttiva 79/409/C EE "Uccelli" del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degliuccelli selvatici, successivamente abrogata e sostituita dalla Direttiva 2009/147/CE; · Direttiva 92/43/CEE "Habitat" del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione deglihabitat naturali e seminaturalidella flora e della fauna selvatiche; NORMATIVA NAZIONALE · Decreto 31 gennaio 2013 - Sesto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitariaper la regione biogeografica; · Decreto 31 gennaio 2013 - Sesto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitariaper la regione biogeografica continentale in Italia. (13A01430) (GU n.44 del 21-2-2013); · Decreto 7 marzo 2012 - Quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitariaper la regione biogeografica continentale in Italia ai sensi della direttiva 92/43 CEE; · Decreto 7 marzo 2012 - Quinto elenco aggiornato dei siti di importanza comunitariaper la regione biogeografica mediterranea in Italia ai sensi della direttiva 92/43 CEE; · Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997 n. 357 e s.m.i.- Testo aggiornatoe coordinato al Decreto del Presidente della Repubblica 12 marzo 2003 n 120 -Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazionedegli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche; · Decreto 6 giugno 2011 - Istituzione del Comitato paritetico per la Biodiversità,dell’Osservatorio nazionale per la Biodiversità e del Tavolo di consultazione (G. U. dellaRepubblica Italiana S. G. n. 143 del 22 giugno 2011. NORMATIVA REGIONALE - L.R. n. 17 del 2 maggio 1995,art.10 (P.F.V.P.). Approvazione Indirizzi regionali per l’elaborazione dei Piani Faunistici Venatori Provinciali; - L.R. 29 del 06/10/1997 “Norme in materia di aree naturali protette regionali”; - DCR n. 450 del 29luglio 1998. Adozione di un primo strumento per il coordinamento dei Piani Faunistici Venatori Provinciali (P.F.V.P.) in adempimento a quanto disposto dall’art.10. comma3, della L.R. 2 maggio 1995, n.17; 173 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca - D.C.P. di Frosinone n. 58 del 27 luglio 1998"Approvazione regolamento istituzione e funzionamento aziende faunistiche-venatorie; - D.G.R. n. 363 del 16/05/2008 “Rete Europea Natura 2000: Misura di conservazione obbligatorie da applicarsi nelle zone di protezione speciale” - D.G.R. n. 612 del 16 dicembre 2011"Rete Europea Natura 2000: M isure di conservazione obbligatorie da applicarsi nelle zone di protezione speciale (ZPS) e nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC)"; - D.G.R.Lazio n. 117/2010con cui si ratifica il PATOM , ossia il Piano d’azione nazionale per la tutela dell’Orso bruno marsicano; - D.G.R. Lazio n. 650 del 07 agosto 2009"Legge Regionale n. 17/95 , articolo 10 (Piano Faunistico Venatorio Regionale). Approvazione "Indirizzi Regionali per l'elaborazione dei Piani Faunistici Venatori Provinciali"; - D.G.R. , n. 497 del 3 luglio 2007, che ha definito le disposizioni per l'attivazione di una rete regionale di monitoraggio sullo stato di conservazione degli habitat e delle specie della flora e della fauna in applicazione della Direttiva Habitat (Direttiva 92/43/CEE), - D.G.R. n. 6091 del 29 dicembre 1999 "Legge Regionale n. 17/95. Disciplina di funzionamento delle aziende faunistico venatorie (AFV) e delle aziende agro-turistiche venatorie (AATV) e relativa regolamentazione sanzionatoria. Direttive alle province per la predisposizione dei regolamenti provinciali in materia di concessioni di aziende faunistico-venatorie e aziende agroturistico venatorie; 1. RIFERIMENTI NORMATIVI 1.1 DIVIETI, OBBLIGHI E ATTIVITA’ DA FAVORIRE 1.1.aDIVIETI Per tutte le ZPS, in base a quanto previsto dall’art. 5 comma 1 del Decreto del 17Ottobre 2007 del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare recante“Cri teri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zonespeciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)” vigono, tra gli altri, i seguentidivieti: ATTIVITÀ VENATORIA: Nelle aree in cui l’attività venatoria è consentita: a) è vietato l’esercizio dell'attività venatoria nel mese di gennaio, con l'eccezione della caccia da appostamento fisso e temporaneo e in forma vagante per due giornate alla settimana, prefissate dal calendario venatorio, nonché con l'eccezione della caccia agli ungulati; b) è vietata l’effettuazione della preapertura dell'attività venatoria, con l'eccezione della caccia di selezione agli ungulati, che deve essere, comunque, attivata con le modalità previste nel Piano Faunistico Venatorio; d) è vietato l’utilizzo di munizionamento a pallini di piombo all’interno delle zone umide, quali laghi naturali e artificiali, stagni, paludi, acquitrini, lanche e lagune d’acqua dolce, salata, salmastra, nonché nel raggio di 150 metri dalle rive più esterne a partire dalla stagione venatoria 2008/2009; 174 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca e) è vietata l’attività venatoria relativamente alla Coturnice (Alectoris graeca), al Combattente (Philomachus pugnax), alla M oretta (Aythya fuligula); f) è vietato lo svolgimento dell’attività di addestramento di cani da caccia prima del 1 settembre e dopo la chiusura della stagione venatoria, ad esclusione delle Zone per l'allenamento e l'addestramento dei cani e per le gare cinofile esistenti nelle quali lo svolgimento di attività di addestramento cani e di gare cinofile, è vietato nel periodo 15 marzo – 31 luglio. Tale intervallo temporale può essere ridotto in sede di Valutazione d’Incidenza; g) è vietata la costituzione di nuove Zone per l'allenamento e l'addestramento dei cani e per le gare cinofile, nonché l’ampliamento di quelle esistenti. IMMISSIONI DI SPECIE ANIMALI: a) è vietata l’immissione nell’ambiente naturale di specie animali non autoctone. Sono fatti salvi: - gli interventi finalizzati a recuperi e ripristini ambientali in campo faunistico attraverso la reintroduzione di specie o popolazioni autoctone estinte localmente o i ripopolamenti di specie autoctone in imminente rischio di estinzione. In particolare, per quanto riguarda le specie dell’Allegato D del D.P.R. 357/1997 e le specie dell’Allegato I della Direttiva 79/409, detti interventi dovranno essere attuati secondo i disposti dell’art. 12 del medesimo D.P.R. 357/1997; - le attività zootecniche; b) i ripopolamenti faunistici a scopo alieutico e venatorio, compresi quelli finalizzati all’addestramento cani, possono essere realizzati esclusivamente con esemplari appartenenti a specie e popolazioni autoctone provenienti da allevamenti nazionali, o da zone di ripopolamento e cattura, o dai centri pubblici e privati di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale insistenti sul medesimo territorio. ATTIVITÀ ED INTERVENTI: e) è vietato la circolazione motorizzata al di fuori delle strade, fatta eccezione per i mezzi agricoli e forestali, per i mezzi di soccorso, controllo e sorveglianza, nonché ai fini dell'accesso al fondo e all'azienda da parte degli aventi diritto, in qualità di proprietari, lavoratori e gestori e delle attività di ricerca scientifica e monitoraggio; f) è vietato lo svolgimento di attività sportive agonistiche a motore fuori dalle strade asfaltate, salvospecifica deroga da concedersi da parte della struttura regionale competente in materia di Natura 2000,solo nel caso di comprovata assenza di siti riproduttivi di specie ornitiche comprese nell’allegato Idella direttiva 79/409/CEE; g) sono vietate le attività sportive organizzate di giochi di guerra simulata dal 15 marzo al 31 luglio; h) è vietata l’eliminazione degli elementi naturali e seminaturali caratteristici del paesaggio agrario e conalta valenza ecologica quali siepi, filari, piantate, muretti a secco, stagni, maceri, fossi; i) è vietata l’eliminazione dei terrazzamenti esistenti, delimitati a valle da muretto a secco oppure da unascarpata inerbita, sono fatti salvi i casi regolarmente autorizzati di rimodellamento dei terrazzamentieseguiti allo scopo di assicurare una gestione economicamente sostenibile; j) sono vietati i livellamenti del terreno che non abbiano ottenuto parere positivo di valutazioned’incidenza, ad esclusione dei livellamenti ordinari per la preparazione del letto di semina; k) è vietato convertire le superfici a pascolo permanente, come definito dall’art. 2 punto 2 delregolamento (CE) n. 796/04, ad altri usi; l) è vietata la bruciatura delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine deicicli produttivi di prati naturali o seminati, sulle superfici specificate ai punti seguenti: 1) superfici a seminativo ai sensi dell’art. 2 punto 1 del regolamento (CE) n. 796/04, comprese quelleinvestite a colture consentite dai paragrafi a e b dell’art. 55 del regolamento (CE) n. 1782/03 edescluse le superfici di cui al successivo punto 2); 2) superfici a seminativo soggette all’obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e non coltivatedurante tutto l’anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili all’aiuto diretto, mantenutein buone condizioni agronomiche e ambientali a norma dell’art. 5 del regolamento (CE) 175 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca n. 1782/03.Sono fatti salvi, in ogni caso, gli interventi di bruciatura connessi ad emergenze di carattere fitosanitarioprescritti dall’autorità competente o a superfici investite a riso. Sono fatte salve altresì diverseprescrizioni previste dalle misure di conservazione specifiche per le s ingole ZPS e dagli eventuali pareridi Valutazione di Incidenza; o) è vietato il taglio ed il danneggiamento della vegetazione naturale e seminaturale acquatica sommersae semisommersa, riparia ed igrofila, erbacea, arbustiva ed arborea, salvo specifica deroga rilasciata insede di Valutazione d’Incidenza agli enti preposti e competenti, per comprovati motivi di naturaidraulica ed idrogeologica, nonché per ragioni connesse alla pubblica incolumità e alla gestione delsito. Sono fatti salvi, altresì, gli interventi effettuati nei fossi di scolo dei campi. p) è vietato il prosciugamento artificiale delle zone umide utilizzate come appostamento fisso di caccianel periodo 1 febbraio – 15 luglio; q) è vietata la pratica dello “spietramento” nei prati permanenti e nei pascoli permanenti come definitidall’art. 2 punto 2 del regolamento (CE) n. 796/04; r) è vietato il sorvolo delle zone umide (laghi, lagune, paludi, tratti marini costieri) e di una fascia di 150mt di distanza dai loro confini, da parte dei velivoli ultraleggeri e di mezzi per il volo libero (deltaplanie paracadute per il parapendio), nonché il decollo e l’atterraggio di tali velivoli; eventuali deroghe daconcedersi da parte della struttura regionale competente in materia di Natura 2000, possono essereconsentite per motivi inerenti la ricerca scientifica; s) è vietato l’utilizzo sul campo dei seguenti rodenticidi: 1) anticoagulanti della seconda generazione(Bromadiolone, Difenacoum, Difethialone, Brodifacoum, Flocoumafen); 2) fosfuro di zinco. Sono fattisalvi gli interventi di controllo finalizzati alla gestione naturalistica del sito (ad es.: eradicazioni econtenimento delle popolazioni di roditori in ambienti insulari o costieri), nell’ambito dei quali leesche a base di tali principi attivi dovranno essere distribuite all’interno di appositi erogatori,sufficientemente robusti e provvisti di chiusura, onde evitarne l’apertura da parte di animali nonbersagliood esseri umani; t) è vietata la coltivazione e la sperimentazione sul campo di Organismi Geneticamente M odificati (OGM ); u) è vietata l’arrampicata sportiva e l’utilizzo della sommità di pareti o scarpate rocciose per il decollocon deltaplani o veicoli simili, nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 luglio, salvo specificaderoga da concedersi da parte della struttura regionale competente in materia di Natura 2000, solo nelcaso di comprovata assenza di siti riproduttivi di specie ornitiche comprese nell'allegato I delladirettiva 79/409/CEE; v) è vietato, nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 luglio avvicinarsi, ad una distanza inferiore a500 m, a pareti e scarpate con presenza di siti di nidificazione di specie ornitiche rupicole compresenell'allegato I della direttiva 79/409/CEE, mediante elicotteri, deltaplani, parapendii e mezziaeromobili in genere, salvo specifica deroga da concedersi da parte della struttura regionalecompetente in materia di Natura 2000. w) è vietata l’apertura di nuove strade/piste forestali a carattere permanente, salvo che non siano previstenegli strumenti di pianificazione forestale per i quali sia stata conseguita la positiva Valutazioned’Incidenza; x) è vietata l’asfaltatura delle strade/piste forestali salvo che per ragioni di sicurezza e incolumità pubblica ovvero di stabilità dei versanti, previa Valutazione d’Incidenza; y) è vietato il ripristino: a) dei cedui invecchiati, ad elevata matricinatura, composti ed a sterzo in cedui matricinati, b) dei cedui a sterzo in cedui coetanei o coetaneiformi, c) delle fustaie disetanee in fustaie coetanee salvo che non siano previste negli strumenti di pianificazione forestale per i quali sia stata conseguita lapositiva Valutazione d’Incidenza. Eventuali deroghe possono essere concesse per motivi fitosanitari,comprovati dall’apposito servizio regionale, previa Valutazione d’Incidenza; 176 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca z) è vietata la pratica dello sparo al nido nello svolgimento dell'attività di controllo demografico dellepopolazioni di corvidi. Il controllo demografico delle popolazioni di corvidi è comunque vietato nellearee di presenza del lanario (Falco biarmicus); aa) è vietata la distruzione o il danneggiamento intenzionale dei nidi e dei ricoveri degli uccelli; è vietato,altresì, disturbare deliberatamente le specie di uccelli, durante il periodo di riproduzione e didipendenza; 1.1.b OBBLIGHI Per tutte le ZPS, in base a quanto previsto dall’art. 5 comma 2 del Decreto delMinistro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare vigono i seguentiobblighi: a) la costruzione nelle zone agricole di recinzioni permanenti deve essere realizzata utilizzando tipologie e materiali tradizionali, elementi arborei e arbustivi e elementi di importanza ecologica: siepi, frangivento, boschetti, muretti a secco; b) gli elettrodotti e linee aeree ad alta e media tensione di nuova realizzazione o in manutenzione straordinaria o in ristrutturazione, devono essere messi in sicurezza rispetto al rischio di elettrocuzione e impatto degli uccelli; sono da considerare preferenziali le scelte progettuali che siano orientateall’interramento o all’isolamento delle linee elettriche e che prevedano la scelta di tracciati idonei alimitare al minimo gli impatti; c) sulle superfici a seminativo soggette all’obbligo del ritiro dalla produzione (set-aside) e per le superfici non coltivate (superfici disattivate) durante tutto l’anno e sulle superfici ritirate dalla produzione ammissibili all’aiuto diretto, mantenute in buone condizioni agronomiche e ambientali a norma dell’art. 5 del regolamento (CE) n. 1782/03, si deve garantire la presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto l’anno e attuare pratiche agronomiche consistenti esclusivamente in operazioni di sfalcio, trinciatura della vegetazione erbacea, o pascolamento sui terreni ritirati dalla produzione sui quali non vengono fatti valere titoli di ritiro, ai sensi del regolamento (CE) 1782/03. Dette operazioni devono essere effettuate almeno una volta all’anno, fatto salvo il periodo di divieto annuale di intervento compreso fra l’1 marzo e il 31 luglio di ogni anno, ove non diversamente disposto nel piano di gestione. Il periodo di divietoannuale di sfalcio o trinciatura non può comunque essere inferiore a 150 giorni consecutivicompresi fra il 15 Febbraio e il 30 Settembre di ogni anno. E’ fatto comunque obbligo di effettuare sfalci e/o lavorazioni del terreno per la realizzazione di fasce antincendio, conformemente a quanto previsto dalle normative in vigore. In deroga all’obbligo della presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale, durante tutto l’anno sono ammesse lavorazioni meccaniche sui terreni ritirati dalla produzione nei seguenti casi: 1. pratica del sovescio, in presenza di specie da sovescio o piante biocide; 2. terreni interessati da interventi di ripristino di habitat e biotopi; 3. colture a perdere per la fauna, ai sensi dell’art. 1 lettera c) del decreto del M inistero delle politiche agricole e forestali del 7 marzo 2002; 4. nel caso in cui le lavorazioni siano funzionali all’esecuzione di interventi di miglioramento fondiario; 5. sui terreni a seminativo ritirati dalla produzione per un solo anno o, limitatamente all’annata agraria precedente all’entrata in produzione, nel caso di terreni a seminativo ritirati per due o più anni, lavorazioni del terreno allo scopo di ottenere una produzione agricola nella successiva annata agraria, comunque da effettuarsi non prima del 15 luglio dell’annata agraria precedente all’entrata in produzione; Sono fatte salve altresì diverse prescrizioni previste dalle misure di conservazione specifiche per le singole ZPS e dagli eventuali pareri di Valutazione di Incidenza; d) il ripristino degli habitat delle specie dell’Allegato I della Direttiva 79/409/CEE e degli habitat di interesse comunitario e delle specie degli Allegati A, B e E del DPR 357/97 va attuato prioritariamente attraverso interventi mirati alla ricostituzione spontanea; 177 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca e) deve essere realizzato il monitoraggio delle popolazioni delle specie ornitiche protette dalla Direttiva 79/409/CEE e in particolare quelle dell’Allegato I della medesima direttiva o comunque a priorità di conservazione. 1.1.c ATTIVITA’ DA PROMUOVERE E INCENTIVARE Per tutte le ZONE DI PROTEZIONE SPECIALE (ZPS), in base a quanto specificato previsto dall’art. 5 comma 3 del Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare le attività da promuoveree incentivare sono: a) la repressione del bracconaggio; b) la messa in sicurezza degli elettrodotti di media ed alta tensione, già realizzati, dai rischi di elettrocuzionee di collisione per l'avifauna; c) la rimozione dei cavi sospesi di impianti di risalita, impianti a fune ed elettrodotti dismessi; d) l'informazione e la sensibilizzazione della popolazione locale e dei maggiori fruitori del territorio sullarete Natura 2000; e) l'agricoltura biologica e integrata con riferimento ai Programmi di Sviluppo Rurale; f) le forme di allevamento e agricoltura estensive tradizionali; g) il ripristino, il recupero e la riqualificazione ambientale di habitat naturali, quali ad esempio zone umide,temporanee e permanenti, e prati tramite la messa a riposo dei seminativi; h) il mantenimento delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine dei cicliproduttivi dei terreni seminati, nel periodo invernale almeno fino alla fine di febbraio. i) la predisposizione di piani d'intervento pluriennali che prevedano una gestione naturalistica degli interventidi manutenzione idraulica ordinaria e straordinaria dei corsi d’acqua e dei canali artificiali (traslocazione diporzioni significative di vegetazione tra segmenti del canale oggetto di intervento, al fine di facilitarne ladiffusione e la ricostituzione; ripulitura dei canali , in maniera alternata nel tempo, rispetto alle sponde,ecc.). Inoltre un’ attività da favorire è senza dubbio quella di effettuare dei censimenti e dei piani di controllo e/o contenimento delle popolazioni di ungulati nei periodi di silenzio venatorio, attraverso del personale specializzato e dei cacciatori selecontrollori adeguatamente formati e guidati. 1.2 ASSEGNAZIONE DELLE ZPS PER TIPOLOGIE E RELATIVE MISURE DI CONSERVAZIONE In base all’art. 4 commi 1 e 2 del Decreto del 17 Ottobre 2007 del M inistro dell’Ambiente edella Tutela del Territorio e del M are recante “Criteri minimi uniformi per la definizione dimisure di conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e a Zone di ProtezioneSpeciale (ZPS)” e dei criteri minimi uniformi di cui all’art.6 del citato Decreto, vengono approvate le seguenti tipologie di ZPS e i relativi obblighi edivieti: 1.2.a ZPS CARATTERI ZZATE MONTAGNEMEDITERRANEE DA PRESENZA DI AMBIENTI APERTI DELLE IT6030043 ZPS Monti Lepini IT6040043 ZPS Monti Ausoni e Aurunci IT6050008 ZPS Monti Simbruini e Ernici IT6050027 SIC/ZPS Gole del Fiume Melfa IT6050028 SIC/ZPS Massiccio del Monte Cairo – aree sommitali Regolamentazione di: 1. circolazione su strade ad uso forestale e loro gestione, evitandone l’asfaltatura salvo cheper ragioni di sicurezza e incolumità pubblica ovvero di stabilità dei versanti; 2. avvicinamento a pareti occupate per la nidificazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Falco pellegrino (Falco peregrinus), Lanario(Falco biarmicus), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio 178 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca corallino(Pyrrhocorax pyrrhocorax) mediante elicottero, deltaplano, parapendio, arrampicata libera oattrezzata e qualunque altra modalità; 3. tagli selvicolturali nelle aree che interessano i siti di nidificazione delle speciecaratteristiche della tipologia ambientale, in connessione alle epoche e alle metodologiedegli interventi e al fine di non arrecare disturbo o danno alla loro riproduzione; 4. pascolo al fine di ridurre fenomeni di eccessivo sfruttamento del cotico erboso, anche perconsentire la transumanza e la monticazione estiva. Attività da favorire: 1. mantenimento delle attività agrosilvopastorali estensive e in particolare recupero egestione delle aree a prato permanente e a pascolo; 2. mantenimento e recupero del mosaico di aree a vegetazione erbacea e arbustiva. 1.2.b ZPS CARATTERI ZZATE DA MONTAGNEMEDITERRANEE PRESENZA DI AMBIENTI FORESTALI DELLE IT6030043 ZPS Monti Lepini IT6040043 ZPS Monti Ausoni e Aurunci IT6050008 ZPS Monti Simbruini e Ernici IT7120132 ZPS Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ed aree limitrofe Attività da favorire: 1. attività agro-silvo-pastorali in grado di mantenere una struttura disetanea dei soprassuoli ela presenza di radure e chiarie all’interno delle compagini forestali; 2. conservazione di prati e di aree aperte all’interno del bosco anche di media e piccolaestensione e di pascoli ed aree agricole, anche a struttura complessa, nei pressi delle areeforestali; 3. mantenimento, ovvero la promozione, della struttura di compagini forestali, caratterizzata dall'alternanza di diversi tipi di governo del bosco (ceduo, ceduo sotto fustaia, fustaia disetanea); 4. gestione forestale in grado di favorire l’evoluzione all’altofusto e l’aumento della biomassa vegetale morta e garantire una presenza adeguata di piantemorte, annose o deperienti, utili alla nidificazione ovvero all’alimentazione dell’avifauna; 5. conservazione del sottobosco; 6. mantenimento delle attività agrosilvopastorali estensive e in particolare recupero e gestionedelle aree a prato permanente e a pascolo; 1.2.c ZPS CARATTERI ZZATE DA PRESENZA DI ZONE UMIDE IT6050015 SIC/ZPS Lago di Posta Fibreno Obblighi e divieti: 1. divieto di bonifica idraulica delle zone umide naturali; 2. l’apertura dell’attività venatoria relativamente alle specie codone (Anas acuta), marzaiola (Anas querquedula), mestolone (Anas clypeata), alzavola (Anas crecca), canapiglia (Anas strepera), fischione (Anas penelope), moriglione (Aythya ferina), folaga (Fulica atra), gallinella d’acqua Gallinula chloropus), porciglione (Rallus aquaticus), beccaccino (Gallinago gallinago), beccaccia (Scolopax rusticola), frullino (Lymnocryptes minimus), pavoncella (Vanellus vanellus), germano reale (Anas platyrhynchos), è vietata in data antecedente al 1 ottobre, fatte salve le specifiche restrizioni imposte dal calendario venatorio; 3. L’apertura dell’attività venatoria relativamente alle specie Cormorano comune (Phalacrocorax carbo sinesis), M artin pescatore (Alcedo atthis), Tarabusino (Ixobrychus minutus), Averla piccola (Lanius collurio) è vietata in quanto specie in Direttiva Uccelli 79/409/CEE recepita dalla legge 157/92; 179 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 4. obbligo di monitoraggio del livello idrico delle zone umide, in particolar modo durante lastagione riproduttiva delle specie ornitiche presenti, al fine di evitare eccessivi sbalzi delmedesimo. Regolamentazione di: 1. taglio dei pioppeti, evitando gli interventi nei periodi di nidificazione; 2. costruzione di nuove serre fisse; 3. caccia in presenza, anche parziale, di ghiaccio; 4.attività che comportino improvvise e consistenti variazioni del livello dell’acqua o lariduzione della superficie di isole ovvero zone affioranti. 5. realizzazione di sbarramenti idrici e interventi di artificializzazione degli alvei e delle spondetra cui rettificazioni, tombamenti, canalizzazioni, arginature, riduzione della superficie di isoleovvero zone affioranti; 6. epoche e metodologie degli interventi di controllo ovvero gestione della vegetazionespontanea arborea, arbustiva e erbacea all’interno delle zone sia umide e ripariali che dellegarzaie, in modo che sia evitato taglio, sfalcio, trinciatura, incendio, diserbo chimico,lavorazioni superficiali del terreno, durante il periodo riproduttivo dell’avifauna, fatti salviinterventi straordinari di gestione previa autorizzazione dell’ente gestore, al fine di nonarrecare disturbo o danno alla riproduzione della fauna selvatica; 7. interventi di gestione idraulica dei canali (taglio della vegetazione, risagomatura, dragaggio); 8. utilizzo dei diserbanti e del pirodiserbo per il controllo della vegetazione della rete idraulicaartificiale (canali di irrigazione, fossati e canali collettori); 9. pesca con nasse e trappole. Attività da favorire: 1. riduzione dei nitrati immessi nelle acque superficiali nell’ambito di attività agricole; 2. messa a riposo a lungo termine dei seminativi, nonché la conversione dei terreni in boschi di latifoglie autoctone o in praterie sfalciabili o per creare zone umide o perampliare biotopi relitti e gestiti per scopi ambientali nelle aree contigue a lagune costiere, valli,torbiere e laghi; 3. incentivazione dei metodi di agricoltura biologica; 4. creazione e mantenimento di fasce tampone a vegetazione erbacea (spontanea o seminata) oarboreo - arbustiva di una certa ampiezza tra le zone coltivate e le zone umide; 5. mantenimento ovvero ripristino del profilo irregolare (con insenature e anfratti) dei contornidella zona umida; 6.interventi di taglio delle vegetazione, nei corsi d’acqua con alveo di larghezza superiore ai 5metri, effettuati solo su una delle due sponde in modo alternato nel tempo e nello spazio, alfine di garantire la permanenza di habitat idonei a specie vegetali e animali; 7.adozione, attraverso il meccanismo della certificazione ambientale, di praticheecocompatibili nella pioppicoltura, tra cui il mantenimento della vegetazione erbacea durantegli stadi avanzati di crescita del pioppeto, il mantenimento di strisce non fresate anchedurante le lavorazioni nei primi anni di impianto, il mantenimento di piccoli nuclei di alberimorti, annosi o deperienti. 8. gestione periodica degli ambiti di canneto, da realizzarsi esclusivamente al di fuori del periodo di riproduzione dell'avifauna, con sfalci finalizzati alla diversificazione strutturale, al ringiovanimento, al mantenimento di specchi d'acqua liberi, favorendo i tagli a rotazione per parcelle ed evitando il taglio raso; 1.2.d ZPS CARATTERIZZATE DA PRESENZA DI AMBIENTI MISTI MEDITERRANEI IT6030043 ZPS Monti Lepini IT6040043 ZPS Monti Ausoni e Aurunci IT6050027 SIC/ZPS Gole del Fiume Melfa Attività da favorire: 1. la conservazione, la manutenzione e il ripristino, senza rifacimento totale, dei muretti a secco esistenti ela realizzazione di nuovi attraverso tecniche costruttive tradizionali e manufatti in pietra; 180 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 2. la creazione di filari arborei-arbustivi con specie autoctone lungo i confini degli appezzamenti coltivati; 3. la conservazione e il ripristino degli elementi naturali e seminaturali dell'agroecosistema come siepi,filari, laghetti, boschetti, stagni; 4. la conservazione di una struttura disetanea dei soprassuoli e di aree aperte all'interno del bosco anche dimedia e piccola estensione e di pascoli ed aree agricole, anche a struttura complessa, nei pressi delle areeforestali; 5. il mantenimento di una presenza adeguata di piante morte, annose o deperienti, utili alla nidificazioneovvero con spiccata funzione trofica nella catena alimentare, soprattutto a favore dell’avifauna insettivora; 6. il mantenimento degli elementi forestali di bosco non ceduato, anche di parcelle di ridotta estensione, neipressi di bacini idrici naturali e artificiali e negli impluvi naturali; 7. il mantenimento ovvero la promozione di una struttura delle compagini forestali caratterizzatadall'alternanza di diversi tipi di governo del bosco (ceduo, ceduo sotto fustaia, fustaia disetanea); 8. il controllo della vegetazione arbustiva nei prati e pascoli aridi; 9. il ripristino di prati pascoli e prati aridi a partire da seminativi in rotazione; 10. il ripristino di prati e pascoli mediante la messa a riposo dei seminativi; 11. la conservazione del sottobosco. 1.2.e ZPS CARATTERI ZZATE DA PRESENZA DI AMBIENTI STEPPICI IT6030043 ZPS Monti Lepini IT6040043 ZPS Monti Ausoni e Aurunci Obblighi e divieti: 1. divieto di irrigazione delle superfi ci steppiche che non abbiano già avuto una destinazione agricola. Attività da favorire: 1. conservazione ovvero il ripristino degli elementi naturali e seminaturali dell'agroecosistema tra cui alberi isolati, pozze di abbeverata, piccoli stagni; 2. manutenzione, senza rifacimento totale, dei muretti a secco esistenti e la realizzazione di nuovi attraverso tecniche costruttive tradizionali e manufatti in pietra; 3. mantenimento ovvero il ripristino di piccole raccolte d'acqua e pozze stagionali; 4. controllo della vegetazione arbustiva infestante nei prati e pascoli aridi; 5. ripristino di pascoli e prati aridi mediante la messa a riposo di seminativi; 6. pratiche pastorali tradizionali evitando carichi ecessivi contemporaneo di bestiame senza distinzione di specie e categorie, con introduzione di carichi prudenziali e previsione di turnazione; 7. pratiche pastorali tradizionali estensive 1.2.f ZPS CARATTERI ZZATE DA PRESENZA DI AMBIENTI AGRICOLI IT6030043 ZPS Monti Lepini IT6040043 ZPS Monti Ausoni e Aurunci IT6050008 ZPS Monti Simbruini e Ernici IT6050015 SIC/ZPS Lago di Posta Fibreno Attività da favorire: 1. messa a riposo a lungo termine dei seminativi per creare zone umide (temporanee e permanenti) e prati arbustati gestiti esclusivamente per la flora e la fauna selvatica, in particolare nelle aree contigue alle zone umide e il mantenimento (tramite corresponsione di premi ovvero indennità ai 181 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca proprietari) dei terreni precedentemente ritirati dalla produzione dopo la scadenza del periodo di impegno; 2.mantenimento ovvero il ripristino di elementi di interesse ecologico e paesaggistico tra cui siepi,frangivento, arbusti, boschetti, residui di sistemazioni agricole, vecchi frutteti e vigneti, maceri, laghetti; 3. mantenimento ovvero la creazione di margini o bordi dei campi, quanto più ampi possibile, lasciatiincolti, mantenuti a prato, o con essenze arboree e arbustive non trattati con principi chimici e sfalciatifuori dal periodo compreso tra l'1 marzo e il 31 agosto; 4. adozione dei sistemi di coltivazione dell'agricoltura biologica; 5. adozione di altri sistemi di riduzione o controllo nell'uso dei prodotti chimici in relazione: alle tipologiedi prodotti a minore impatto e tossicità, alle epoche meno dannose per le specie selvatiche (autunno einverno), alla protezione delle aree di maggiore interesse per i selvatici (ecotoni, bordi dei campi, zone divegetazione semi-naturale); 6. mantenimento quanto più a lungo possibile delle stoppie o dei residui colturali prima delle lavorazionidel terreno; 7. adozione delle misure più efficaci per ridurre gli impatti sulla fauna selvatica delle operazioni di sfalciodei foraggi (come sfalci, andanature, ranghinature), di raccolta dei cereali e delle altre colture di pienocampo (mietitrebbiature); 8. attuazione diinterventi di taglio delle vegetazione, nei corsi d'acqua con alveo di larghezza superiore ai 5 metri,effettuati solo su una delle due sponde in modo alternato nel tempo e nello spazio, al fine di garantire lapermanenza di habitat idonei a specie vegetali e animali; 9. riduzione e controllo delle sostanze inquinanti di origine agricola; 10. mantenimento di bordi di campi gestiti a prato per almeno 50 centimetri di larghezza; 11. agricoltura biologica e integrata; 12. adozione, attraverso il meccanismo della certificazione ambientale, di pratiche ecocompatibili nellapioppicoltura, tra cui il mantenimento della vegetazione erbacea durante gli stadi avanzati di crescita delpioppeto, il mantenimento di strisce non fresate anche durante le lavorazioni nei primi anni di impianto,il mantenimento di piccoli nuclei di alberi morti, annosi o deperienti. 2. LA VALUTAZIONE D’INCID EN ZA La valutazione d’incidenza è il procedimento di carattere preventivo al quale è necessariosottoporre qualsiasi piano o progetto che possa avere incidenze significative su un Sito oproposto Sito della Rete Natura 2000, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progettie tenuto conto degli obiettivi di conservazione del sito stesso. La valutazione di incidenza, se correttamente realizzata ed interpretata, costituisce lostrumento per garantire, dal punto di vista procedurale e sostanziale, il raggiungimento di unrapporto equilibrato tra la conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie (biodiversità) e l’usosostenibile del territorio. È bene sottolineare che la valutazione d’incidenza si applica sia agli interventi chericadono all’interno delle aree della Rete Natura 2000 (o in siti proposti per essere istituiti come tali), sia a quelli chepur sviluppandosi all’esterno, possono comportare ripercussioni sullo stato di conservazionedei valori naturali tutelati nel Sito. La Valutazione di Incidenza nella normativa italiana In ambito nazionale, la valutazione d’incidenza viene disciplinata dall’art. 6 del D.P.R.120/2003 (G.U. n. 124 del 30 maggio 2003) che ha sostituito l’art. 5 del D.P.R. 357/1997 chetrasferiva nella normativa italiana i paragrafi 3 e 4 della direttiva “Habitat”. Il DPR 357/97 èstato, infatti, oggetto di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea ed èstato quindi modificato ed integrato con il DPR 120/2003. 182 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca L’art.6 della Direttiva Habitat introduce, per le aree che costituiscono la Rete Natura 2000,la Valutazione d’Incidenza che è riferita agli habitat ed alle specie per i quali i Siti in questionesono stati individuati e non a particolari categorie di opere come nel caso della VIA. In base all’art. 6 del nuovo DPR 120/2003, comma 1, nella pianificazione eprogrammazione territoriale si deve tenere conto della valenza naturalistico-ambientale deiproposti Siti di Importanza Comunitaria, dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zzone Speciali di Conservazione. Si tratta di un principio di carattere generale tendente ad evitare chevengano approvati strumenti di gestione territoriale in conflitto con le esigenze diconservazione degli habitat e delle specie di interesse comunitario. Il comma 2 dello stesso art.6 stabilisce che, vanno sottoposti a valutazione di incidenza tutti i piani territoriali, urbanisticie di settore, ivi compresi i piani agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti. Sono altresì da sottoporre a valutazione di incidenza (comma 3), tutti gli interventi nondirettamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazionesoddisfacente delle specie e degli habitat presenti in un Sito Natura 2000, ma chepossono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamentead altri interventi. Pertanto anche la V.I. così come la strategia gestionale, dovrà individuare relazioniche tengano conto delle esigenze degli habitat e delle specie presenti nel sitoconsiderato, in riferimento anche alla loro collocazione nella rete natura 2000. Ai fini della valutazione di incidenza, i proponenti di piani e interventi non finalizzatiunicamente alla conservazione di specie e habitat di un Sito Natura 2000, presentanouno “studio di incidenza” (ex relazione di incidenza) volto ad individuare e valutare iprincipali effetti che il piano o l’intervento può avere sul sito interessato. Lo studio perla valutazione di incidenza deve essere redatto secondo gli indirizzi dell’allegato G alDPR 357/97, tale allegato, che non è stato modificato dal nuovo decreto (DPR 120/2003), prevede che lo studio per la Valutazione di Incidenza debba contenere: - una descrizione dettagliata del piano o del progetto che faccia riferimento, inparticolare, alla tipologia delle azioni e/o delle opere, alla dimensione, allacomplementarietà con altri piani e/o progetti, all’uso delle risorse naturali, allaproduzione di rifiuti, all’inquinamento e al disturbo ambientale, al rischio di incidentiper quanto riguarda le sostanze e le tecnologie utilizzate; - un’analisi delle interferenze del piano o progetto col sistema ambientale di riferimento,che tenga in considerazione le componenti biotiche, abiotiche e le connessioniecologiche. Nell’analisi delle interferenze, occorre prendere in considerazione la qualità, la capacità dirigenerazione delle risorse naturali e la capacità di carico dell’ambiente. Le fasi e la struttura dello S tudio di Valutazione di Incidenza La metodologia procedurale proposta è un percorso di analisi evalutazione progressiva che si compone di 4 fasi principali: FASE 1: verifica (screening) processo che identifica la possibile incidenza significativasu un sito della rete Natura 2000 di un piano o un progetto, singolarmente ocongiuntamente ad altri piani o progetti, e che porta all’effettuazione di una valutazioned’incidenza completa qualora l’incidenza risulti significativa; FASE 2: valutazione “appropriata” analisi dell’incidenza del piano o del progettosull’integrità del sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani o progetti, nelrispetto della struttura e della funzionalità del sito e dei suoi obiettivi di conservazione,e individuazione delle misure di mitigazione eventualmente necessarie; FASE 3: analisi di soluzioni alternative individuazione e analisi di eventuali soluzionialternative per raggiungere gli obiettivi del progetto o del piano, evitando incidenzenegative sull’integrità del sito; 183 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca FASE 4: definizione di misure di compensazione individuazione di azioni, anchepreventive, in grado di bilanciare le incidenze previste, nei casi in cui non esistanosoluzioni alternative o le ipotesi proponibili presentino comunque aspetti con incidenzanegativa, ma per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico sia necessario che ilprogetto o il piano venga comunque realizzato. L’iter delineato nella guida non corrisponde necessariamente a un protocollo procedurale,molti passaggi possono essere infatti seguiti “implicitamente”. Occorre inoltre sottolineare che i passaggi successivi fra le varie fasi non sono obbligatori,sono invece consequenziali alle informazioni e ai risultati ottenuti; ad esempio, se leconclusioni alla fine della fase di verifica indicano chiaramente che non ci potranno essereeffetti con incidenza significativa sul sito, non occorre procedere alla fase successiva. 3. FONTI CONS ULTATE Il presente studio è stato redatto sulla base di tutte le fonti normative esposte e facendo inparticolare riferimento al documento della Commissione “Guida all’interpretazione dell’articolo6 della Direttiva Habitat 92/43/CEE”. Si specifica che isiti della Rete Natura 2000 della provincia di Frosinone sono descritti sulla base delle schede dei FormulariStandard Natura 2000. Si rimanda per ulteriori chiarimenti e dettagli alla sezione bibliografica del presente studio. 4. S ITI DELLA RETE NATURA 2000 IN PROVINCIA DI FROS INONE I Sitiindividuati dalla Rete Natura 2000attualmente designati sul territorio provinciale di Frosinone per l’intera estensione o solo in parte,ammontano complessivamente aN.32 (trentadue), con una superficie totale occupata pari a circa 91.399Ha; ripartita in 73.143 Ha per le ZPS, in 14.149 Ha per i SIC e in 4.107 Ha per i SIC/ZPS (non considerando le eventuali sovrapposizioni delle superfici). Nello specifico trattasi di: - n.25SIC (Siti di Importanza Comunitaria); - n.4 ZPS (Zone di Protezione Speciale); - n.3 SIC / ZPS. di seguito specificati: 1) SIC Monte Autore e Monti Simbruini centrali (Codice Natura 2000 IT6030040); 2) ZPS Monti Lepini (Codice Natura 2000 IT6030043); 3) ZPS Monti Ausoni e Aurunci (Codice Natura 2000 IT6040043); 4) SIC Versante meridionale del Monte Scalambra (Codice Natura 2000 IT6050001); 5) SIC Monte Porciano (Codice Natura 2000 IT6050002); 6) SIC Castagneti di Fiuggi (Codice Natura 2000 IT6050003); 7) SICMonte Viglio (Codice Natura 2000 IT6050004); 8) SIC Alta valle del Fiume Aniene (Codice Natura 2000 IT6050005); 9) SICGrotta dei Bambocci di Collepardo(Codice Natura 2000 IT6050006); 10) SIC Monte Tarino e Tarinello - area sommitale- (Codice Natura 2000 IT6050007); 11) ZPSMonti Simbruini e Ernici (Codice Natura 2000 IT6050008); 12) SIC Campo Catino (Codice Natura 2000 IT6050009); 13) SIC Valle dell’Inferno (Codice Natura 2000 IT6050010); 14) SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta - versante Sud - (Codice Natura 2000 IT6050011); 15) SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta – area sommitale - (Codice Natura 2000 IT6050012); 16) SIC Vallone Lacerno – fondovalle - (Codice Natura 2000 IT6050014); 184 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 17) SIC/ZPS Lago di Posta Fibreno (Codice Natura 2000 IT6050015); 18) SIC Monte Ortara e Monte La Monna (Codice Natura 2000 IT6050016); 19) SIC Pendici di Colle Nero(Codice Natura 2000 IT6050017); 20) SIC Cime del Massiccio della Meta (Codice Natura 2000 IT6050018); 21) SIC Val Canneto (Codice Natura 2000 IT6050020); 22) SIC Monte Caccume(Codice Natura 2000 IT6050021); 23) SIC Grotta diPastena(Codice Natura 2000 IT6050022); 24) SIC Fiume Amaseno - alto corso - (Codice Natura 2000 IT6050023); 25) SIC Monte Calvo e Monte Calvilli(Codice Natura 2000 IT6050024); 26) SIC Bosco di Selvapiana di Amaseno (Codice Natura 2000 IT6050025); 27) SIC Parete del Monte Fammera (Codice Natura 2000 IT6050026); 28) SIC/ZPS Gole del Fiume Melfa (Codice Natura 2000 IT6050027); 29) SIC/ZPS Massiccio del Monte Cairo – aree sommitali - (Codice Natura 2000 IT6050028); 30) SIC Sorgenti dell’Aniene (Codice Natura 2000 IT6050029); 31) ZPSParco Naz. d’Abruzzo, Lazio e Moliseed aree limitrofe (Codice Natura 2000 IT7120132); 32) SIC Forcelle di Campello e di Fraile (IT6040028). 4.1 SIC Monte Autore e Monti Simbruini centrali (IT6030040) Estensione: ha 6.685,00 (di cui 2.951,00 ha in Provincia di Frosinone) Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Il sito risulta estremamente eterogeneo dal punto di vista della caratterizzazione ambientale e dell’insistenza dei sistemi ecologici. In particolare tra gli habitat di rilievo presenti si denota l’insistenza di: foreste di faggio dei rilievi appenninici con presenza di tasso (Taxus baccata) e di agrifoglio (Ilex aquifolium) localizzate in aree montane e sub montane; di formazioni a Juniperus communis che occupano prevalentemente le aree sia pianeggianti che di pendio, riconducibili a delle praterie o praterie di neoformazione a seguito di azioni di pascolo, disboscamento o in progressivo abbandono, con nuclei di ginepro spesso consociate ad altre specie arbustive; di praterie aride e/o semiaride che si sviluppano su substrati calcarei collinari, montano ed alto montano dell’appennino. HABITAT 6170 Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine 9210 Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 8240 Pavimenti calcarei 4060 Lande alpine e boreali 5130 Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) (stupenda fioritura di orchidee) 7220 Sorgenti pietrificanti con formazioni di travertino (Cratoneurion) 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione camofitica Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica All’interno della ZPS è presente il Parco Naturale Regionale dei M onti Simbruini. La ZPS (tranne una piccolissima zona di 15 ha ricadente in area agricola) coincide con l’area protetta Parco Naturale Regionale Monti Simbruini. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità L’area risulta di notevole interesse naturalistico in quanto ad elevata diversità per tutti i gruppi zoologici. Si denota la presenza di specie vegetali endemiche e molto rare nella regione Lazio, come Jurinea mollis L. Tra le specie vegetali di rilievo si ricordano molte specie di orchidee come Anacamptis pyramidalis, Ophrys apifera, O. fuciflora, Orchis militaris, O. tridentata e Serapias 185 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca vomeracea. Tra le specie di direttiva e/o di rilievo, relativamente alla fauna si ricorda Canis lupus, e nello specifico per gli uccelli Aquila chrysaetos, Falco peregrinus, Pernis apivorus, Dendrocopos leucotos, Ficedula albicollis, Milvus migrans, Accipiter gentilis e Dendrocopos minor. Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superficidefinite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta, media e bassa idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. 2.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 3.Eccessiva antropizzazione delle compagini boschive, con sviluppo di boschi coetanei monospecifici. 4.Escursionismo estivo, con forti presenze turistiche, concentrate soprattutto nelle zone con stazionifloristiche e habitat di particolare interesse. 5.Presenza di specie animali alloctone, con impatto non conosciuto. 6.Possibili alterazioni degli ecosistemi fluviali per captazioni. 7.Tutela degli ambienti rupestri, in considerazione dell’elevata valenza ecologica di popolazioni di rapaci rupicoli nidificanti, o potenzialmente nidificanti, tra cui in particolare il Falco pellegrino, ma anche Falco lanario, Aquila reale, ecc.), ed in considerazione dell’attuale diminuzione di aree aperte idonee per la nidificazione, dell’incremento di fattori di disturbo, tra cui la distruzione dei siti di nidificazione a terra. 4.2 ZPS Monti Lepini (Codice Natura 2000 IT6030043) Estensione: ha 46.925,00 (di cui 9.530,00 ha in Provincia di Frosinone) Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. L’articolata morfologia e le particolarità del clima, hanno contribuito a rendere il patrimonio faunistico e floristico dei M onti Lepini estremamente ricco e diversificato con “Presenza di molti endemismi e di habitat prioritari caratterizzanti il preappennino centrale. Popolazioni relittuali o disgiunte di vertebrati e invertebrati”. La particolare conformazione orografica di questa catena montuosa, disposta in parallelo alla costa tirrenica con ridotta distanza dal mare, promuove un'azione mitigatrice sul clima che, fatta eccezione per la parte nord orientale, risulta essere di tipo genetralmente mediterraneo ma di tipo montuoso all'interno del territorio. Buona parte del territorio è occupata da boschi naturali, ma si denota presenza di pascoli, coltivi e colture arboree ed aree aperte più o meno degradate. La composizione e la tipologia attuale dei boschi rispecchiano la diversa situazione microclimatica tra i due versanti: ad ovest è notevole l’azione mitigatrice del M ar Tirreno che risulta ancor più evidente nel periodo estivo in funzione del forte irraggiamento, e che determina condizioni di xericità; ad est invece le temperature mediamente minori favoriscono una vegetazione con specie tipiche degli ambienti più freschi. La distribuzione delle superfici boscate mostra un limite superiore segnato dalla progressiva riduzione dello spessore del suolo, anche se vi è all’attualità una gemerale all’espansione dei soprassuoli boschivi, che stanno colonizzando i radi coltivi oggi abbandonati e i pascoli ad esso immediatamente adiacenti. 186 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Nel complesso, si riscontrano le due seguenti tipologie forestali: • regione mesaxerica, termotipo collinare superiore (submontano), vegetazione forestale prevalente: ostrieti, boschi misti, faggete, querceti, con potenzialità per il castagno e il leccio; • regione mesaxerica/xerica fredda, termotipo montano inferiore, vegetazione forestale prevalente: faggete, ostrieti, boschi misti con potenzialità di castagneti. HABITAT 9210 Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) (stupenda fioritura di orchidee) 9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia 5130 Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica All’interno della ZPS ricade interamente l’Oasi di Santa Serena – Pratillo ed il SIC Monte Caccume. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità L’area risulta di notevole interesse naturalistico in quanto ad elevata diversità per tutti i gruppi zoologici. Si denota la presenza di specie vegetali endemiche e molto rare nella regione Lazio, come Jurinea mollis L.. Tra le specie vegetali di rilievo si ricordano molte specie di orchidee come Anacamptis pyramidalis, Ophrys apifera, O. fuciflora, Orchis militaris, O. tridentata e Serapias vomeracea. Tra le specie di direttiva e/o di rilievo, relativamente alla fauna si ricorda Canis lupuse nello specifico per gli uccelli Aquila chrysaetos, Falco peregrinus, Lanius collurio, Capriulgus europaeus, Lullula arborea, Alectoris graeca saxatilis, Ficedula albicollis, Circaetus gallicus, Pyrrhocorax pyrrhocoraxeEmberiza hortulana. Fra le specie della fauna dirilievo si ricordano: Felis silvestris, Martes martes,Muscardinus avellinarius,Corvus corax, Coronella austriacaed Elaphe longissima. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. 2.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 3.Eccessiva antropizzazione delle compagini boschive, con sviluppo di boschi coetanei monospecifici. 4.Gestione degli ambiti fluviali e/o delle raccolte d’acqua per la tutela di anfibi, rettili, nonché ad habitat di interesse comunitario ed alcune specie di uccelli. Corsi d’acqua e vegetazione ripariale, fontanili e stagni permanenti e temporanei hanno un ruolo essenziale sia per la tutela diretta delle singole specie che come elementi diffusi nel territorio di collegamento ecologico-funzionale tra le diverse aree. 5.Escursionismo estivo, con forti presenze turistiche, concentrate soprattutto nelle zone con stazioni flogistiche e habitat di particolare interesse. 6. Presenza di specie animali alloctone invasive, con impatto non conosciuto. 7.Tutela degli ambienti rupestri, in considerazione dell’elevata valenza ecologica di popolazioni di rapaci rupicoli nidificanti, o potenzialmente nidificanti, tra cui in particolare il Falco pellegrino, ma anche falco lanario, aquila reale, ecc.), ed in considerazione dell’attuale diminuzione di aree aperte idonee per la nidificazione, dell’incremento di fattori di disturbo, tra cui la distruzione dei siti di nidificazione a terra. 187 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 4.3ZPS Monti Ausoni e Aurunci (Codice Natura 2000 IT6040043) Estensione: ha 62.327,00 (di cui 21.363,00 ha in Provincia di Frosinone) Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. La ZPS Monti Ausoni e Aurunci ospita una variegata comunità di uccelli caratterizzata principalmente dalla presenza di specie tipiche di aree collinari e/o di bassa montagna, anche perchè gli ambienti di quota e la vegetazione tipica delle aree montane più interne della penisola sono poco diffusi, configurando l’intera area, all’estremità meridionale della regione, come tipicamente mediterranea. Si tratta di un popolamento ornitologico di assoluto rilievo a livello nazionale e internazionale per numero di specie minacciate e anche per la dimensione delle popolazioni interessate. Interessante è andare ad analizzare la connessione tra le diverse tipologie ambientali presenti nell’area e la relativa presenza delle specie di maggiore importanza conservazionistica, come nel caso delle specie nidificanti legate in modo essenziale agli ambienti forestali, tra cui quelle di interesse comunitario quali il Biancone e il Falco pecchiaiolo. Altra grande tipologia ambientale presente nella ZPS è quella degli agroecosistemi, ossia di quelle aree destinate a pascolo permanente, zone prive di vegetazione arbustiva e arborea, miste ad aree riconducibili a dei coltivi e a pascoli cespugliati o arborati. Nel loro complesso i pascoli e le aree coltivate in modo più o meno tradizionale, sempre contraddistinte da un’elevata eterogeneità ambientale (presenza di siepi, macere, muretti a secco, filari, ecc.) sono habitat essenziale per le specie nidificanti presenti, alcune ritenute di interesse comunitario. Sono presenti delle comunità ornitiche legate a situazioni specifiche presenti nella ZPS, quali: - specie legate ad aree aperte, in modo pressoché esclusivo, caratterizzate da poca o nulla copertura vegetale legnosa, ampie aree di pascolo tali da lasciare parte del terreno nudo, ricche di affioramenti di pietrame erratico. Tali specie sono generalmente riconducibili a quelle atte alla nidificazione a terra e/o agli uccelli che utilizzano i pascoli aperti come terreno di caccia e alimentazione. - specie legate alle aree di pascolo cespugliato o con alberi sparsi, ossia quella aree oggetto di un progressivo abbandono dei coltivi o di cessazione dell’attività di pascolo, e che comporta la naturale evoluzione delle vegetazione con progressiva espansione e ricolonizzazione dei soprassuoli forestali. - specie legate alle pareti rocciose tra cui il Falco pellegrino e il Falco lanario, entrambe d’indubbio valore ecologico e chiaramente protagoniste di un ampio recupero, essendo tornate in molte aree a rioccupare i territori abbandonati e che condizionano e indirizzano le scelte di gestione della ZPS per questo ambiente. In tale ottica si potrebbe aggiungere a questa specie anche l’Aquila reale, presente in passato ma che viene attualmente avvistata solo sporadicamente con esemplari erratici. - specie legate alle aree spondali dei corsi d’acqua, anche d’interesse comunitario come il M artin pescatore. Tali specie tuttavia risultano poco diffuse, anche in relazione alla limitata presenza di corsi d’acqua perenni o di specchi d’acqua nel sito, che di conseguenza non presenta molti habitat idonei. HABITAT 3260 Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e CallitrichoBatrachion 3280 Fiumi mediterranei a flusso permanente: Paspalo-Agrostidion e filari ripari di Salix e di Populus alba 3140Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) (stupenda fioritura di orchidee) 6220 Percorsi substeppici di graminacee e piante annue 9210 Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 9330Querceti di Quercus suber 188 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia 5210 M atorral arborescenti di Juniperus spp. 5330 Arbusteti termomediterranei e predesertici (tutti i tipi) 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione camofitica Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica All’interno della ZPS è presenteparte del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi, e le aree della rete natura 2000 quali SIC Monte Calvo e Calvilli, Fiume Amaseno alto corso, Forcelle di Campello e FraileParete del Monte Fammera. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie di importanza conservazionistica si ricordano tra gli uccelli: il Falco pellegrino (Falcoperegrinus) presente tutto l’anno; l’Averla piccola (Lanius collurio), l’Ortulana (Emberiza hortulana) e il Calandro (Anthus camperstris). Tra le specie di rilievo, relativamente alla fauna si ricorda altresì il lupo (Canis lupus), il Rhinolophus euryale, ilRhinolophus ferrumequinum,il Rhinolophus hipposideros. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivi e ravvicinati, pascolo eccessivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 5130, 9210, 9340, 6210 e 4060). 2.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 3.Eccessiva antropizzazione delle compagini boschive, con sviluppo di boschi coetanei monospecifici. 4.Gestione degli ambiti fluviali e/o delle raccolte d’acqua per la tutela di anfibi, rettili, nonché ad habitat di interesse comunitario ed alcune specie di uccelli. Alterazioni del bilancio idrico, eutrofizzazioone, inquinamento chimico e organico delle acque, legate ad attività in alveo o a modificazioni del regime idrologico, con aumento di trasporto torbido e che provoca danneggiamenti alle superfici fotosintetiche e/o che può danneggiare meccanicamente gli organi sommersi (Habitat 3260 e 7220) 5.Risagomatura delle sponde con innalzamento degli argini, l'inquinamento delle acque, il deposito di rifiuti e l' invasione di specie esotiche (Habitat 3280) 6. Presenza di specie animali alloctone invasive, con impatto non conosciuto. 7.Tutela degli ambienti rupestri, in considerazione dell’elevata valenza ecologica di popolazioni di rapaci rupicoli nidificanti, o potenzialmente nidificanti, tra cui in particolare il Falco pellegrino, ma anche Falco lanario, Aquila reale, ecc.), ed in considerazione dell’attuale diminuzione di aree aperte idonee per la nidificazione, dell’incremento di fattori di disturbo, tra cui la distruzione dei siti di nidificazione a terra. 4.4 SICVersante meridionale del Monte Scalambra (Codice Natura 2000 IT6050001); Estensione: ha 195,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Presenza di un buon numero di specie vegetali endemiche ed habitat prioritari. Sito significativo per l’entomofauna endogena. Si denota la presenza di boschi dei piani meso-, supra- e submesomediterraneo a dominanza di leccio (Quercus ilex), da calcicoli a silicicoli, da rupicoli a mesofili, generalmente pluristratificati, con riferimento soprattutto agli aspetti di transizione in cui possono essere presenti specie caducifoglie quali: Ostrya carpinifolia, Quercus cerris, Celtis australis, 189 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Cercis siliquastrum. Il versante nord è occupato da un’interessante faggeta HABITAT 9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) (stupenda fioritura di orchidee) 6220 Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica In area SIC non di riscontra presenza di aree protette S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie di importanza conservazionistica si ricorda per la fauna l’Hystrix cristatae quale presenza erratica e più rara il lupo (Canis lupus). Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivi e ravvicinati, pascolo eccessivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9340). 2.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 3.Eccessiva antropizzazione delle compagini boschive, con sviluppo di boschi coetanei monospecifici. 4.Presenza di specie animali alloctone invasive, con impatto non conosciuto. 4.5 SIC Monte Porciano (Codice Natura 2000 IT6050002); Estensione: ha 90,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Area caratterizzata da diffusa estensione dell’habitat prioritario e da presenza di endemismi vegetali inseriti in praterie xerofile e discontinue, spesso a dominanza di graminacee, su substrati di varia natura, spesso calcarei e ricchi di basi, talora soggetti a processi erosivi. HABITAT 6220 Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica L’intero S.I.C. ricade internamente al territorio dellaRiserva Naturale Regionale Lago di Canterno S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie di direttiva si ricordaper gli uccelli l’Ortolano (Emberiza hortulana) e tra quelle di rilievo conservazionistico si ricorda per i mammiferi l’Hystrix cristata, il lupo (Canis lupus) e i rapaci quali il Nibbio bruno o la Poiana. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivi e ravvicinati, pascolo eccessivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi. 190 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 2.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, al fine di evitare lo sfruttamento eccessivo delle superfici coltive con una perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 3.Eccessiva antropizzazione delle compagini boschive, con sviluppo di boschi coetanei monospecifici. 4.6 SIC Castagneti di Fiuggi (Codice Natura 2000 IT6050003); Estensione: ha 212,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Prevalentemente trattasi di boschi di castagno ben conservati e caratterizzati da specie di notevole interesse. Nello specifico trattasi di soprassuoli forestali a dominanza di Castanea sativa derivanti fondamentalmente da impianti produttivi che, abbandonati, si sono velocemente rinaturalizzati per l’ingresso di specie arboree, arbustive ed erbacee tipiche dei boschi naturali che i castagneti hanno sostituito per intervento antropico, mentre nel territorio del comune di Acuto vegetano nel governo di ceduo con secolari matrici di Cerro. Rappresentano quasi sempre formazioni di sostituzione di diverse tipologie boschive. HABITAT 9260 Foreste di Castanea sativa Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Non si riscontra la presenza di aree protette all’interno del S.I.C.. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie di importanza conservazionistica si ricordano: tra gli invertebrati il Cerambyx cerdo(1088) quale specie di direttiva e come specie di rilievo l’istrice (Hystrix cristata). In merito alla flora tra le specie di rilievo l’Arisaro cordato (Arisarum proboscideum), il Giglio martagone (Lilium martagon), il Lino lesinino (Linum narbonense) e la Polmonaria (Pulmonaria vallarsae). Principali elementi di criticità interni al sito 1. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso irrazionale delle risorse boschive. 2.Attacchi fitoparassitari con particolare riferimento al Cinipide galligeno (Drycosmus kuriphilus Yasumatsu) a carico dei soprassuoli forestali di castagno (Castanea sativa), e del cancro corticale. 4.7 SIC Monte Viglio (Codice Natura 2000 IT6050004); Estensione: ha 292,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Formazioni montane prative caratteristiche con numerose specie relitte o endemiche di entomofauna e una ricca fauna tra i vertebrati. Habitat prioritari, numerose specie vegetali endemiche. HABITAT 6230 Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle submontane dell’Europa continentale) 6170 Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica 8240 Pavimenti calcarei 4060 Lande alpine e boreali 8160 Ghiaioni dell’europa centrale calcarei 191 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS Monti Simbruini ed Ernici ed al contempo in area del Parco Naturale Regionale Monti Simbruini. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie di importanza conservazionistica si ricordano diverse specie di direttiva e nello specifico: per i mammiferi Canis lupus e per gli uccelli Aquila chrysaetos, Falco peregrinus, Anthus campestris, Pyrrhocorax pyrrhocorax, Alectoris graeca saxatilis. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota la presenza per la fauna di Lepus corsicanus, Apus melba, Ptyonoprogne rupestris, Erebia epiphron, Parnassius apollo. Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta e media idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione delle superfici agro-silvo-pastorali non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. 2.Escursionismo estivo, con forti presenze turistiche, concentrate soprattutto nelle zone con stazioni floristiche e habitat di particolare interesse. 3.Presenza di specie animali invasive con impatto non conosciuto. 4.Tutela degli ambienti rupestri, in considerazione dell’elevata valenza ecologica di popolazioni di rapaci rupicoli nidificanti, o potenzialmente nidificanti, tra cui in particolare il falco pellegrino, ma anche falco lanario, aquila reale, ecc.), ed in considerazione dell’attuale diminuzione di aree aperte idonee per la nidificazione, dell’incremento di fattori di disturbo, tra cui la distruzione dei siti di nidificazione a terra. 4.8 SIC Alta Valle del Fiume Aniene (Codice Natura 2000 IT6050005); Estensione: ha 282,00 (di cui 125,00 ha in Provincia di Frosinone) Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Formazioni fluviali e riparie ben conservate con presenza di ittiofauna significativa ed altre specie di vertebrati. Si denota inoltre la presenza di specie floristica seriamente minacciata quale l’Erba unta comune (Pingula vulgaris). HABITAT 92A0 Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba 9180 Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion 6430 Praterie di megaforbie eutrofiche 9160 Querceti di farnia e rovere subatlantici e dell’Europa centrale del Carpinion betuli 3260 Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e CallitrichoBatrachion Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS Monti Simbruini ed Ernici ed al contempo in area del Parco Naturale Regionale Monti Simbruini. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie di importanza conservazionistica si ricordano: diverse specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi Canis lupus, per gli uccelli Alcedo atthis, Milvus migrans, Caprimulgus europaeus, per gli anfibi Bombina variegata, Salamandrina tergiditata, Triturus carnifex, e per gli 192 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca invertebrati Austrpotamobius pallipes, Callimorpha quadripunctata. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota tra le altre presenze quelle di Lepus corsicanus, Felis silvestris, Muscardinus avellanarius e Mustela putorius. Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti limitate superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di bassa idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con un uso spesso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivamente estesi e ravvicinati, pascolo sovradimensionato e/o abusivo (Habitat 9160, 9180). 2.M odificazioni del regime idrologico e/o risagomatura delle sponde con innalzamento degli argini. Inquinamento chimico e organico delle acque, deposito di rifiuti ed invasione di specie esotiche. 3.Eccessiva antropizzazione delle compagini boschive, con invasione di specie vegetali alloctonea carico delle cenosi ripariali. Tra le specie invasive si ricordano nello specificoRobinia pseudoacacia, Ailanthusaltissima,Helianthus tuberosus, Solidago gigantea, Phytolacca americana 4.Presenza di specie animali alloctone invasive (nutria), con impatto non conosciuto. 4.9 SIC Grotta dei Bambocci di Collepardo (IT6050006); Estensione: ha 0,68 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Area caratterizzata da una ricca comunità di Chirotteri troglofili. Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS Monti Simbruini ed Ernici S pecie oggetto di attenzione e criticità Oltre alle specie di chirotteri presenti non si denotano altre specie animali di particolare criticità, mentre per la flora si denota la presenza di Arabis rosea. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Presenza di specie animali alloctone invasive come la nutria, il cormorano, il colino della virginia, la chukar, con impatto non conosciuto. 4.10 SIC Monte Tarino e Tarinello - area sommitale - (Codice Natura 2000 IT6050007); Estensione: ha 342,00 (di cui 210,00 ha in Provincia di Frosinone) Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Area caratterizzata da presenza di habitat prioritari e specie vegetali endemiche. Significativa presenza di mammiferi carnivori HABITAT 8240 Pavimenti calcarei 6170 Terreni erbosi calcarei alpini 4060 Lande alpine e boreali 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) ( stupenda fioritura di orchidee) 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica 193 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Il SIC ricade internamente alla ZPS Monti Simbruini ed Ernici ed al contempo in area del Parco Naturale Regionale Monti Simbruini. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si ricordano: diverse specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi si ricorda il Canis lupus) e l’Ursus arctos marsicanus, per gli uccelli Aquila chrysaetos, Anthus campestris, Pyrrhocorax pyrrhocorax, Alectoris graeca saxatilis e Falco peregrinus. Tra le specie di rilievo si denota la presenza per la fauna di Lepus corsicanus, Apus melba, Ptyonoprogne rupestris. Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta e media idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Problematiche connesse con l’abbandono o con l’uso spesso irrazionale delle risorse agrosilvopastorali con particolare riferimento alle tipologie e modalità del pascolo. Per le praterie che caratterizzano l’habitat 6210 il mantenimento è subordinato alle attività di sfalcio o di pascolamento del bestiame, garantite dalla persistenza delle tradizionali attività agro-pastorali. Con la decadenza o l’assenza di tale sistema di gestione, i naturali processi dinamici della vegetazione favoriscono l’insediamento nelle praterie di specie di orlo ed arbustive e lo sviluppo di comunità riferibili rispettivamente alle classi Trifolio-Geranietea sanguinei e Rhamno-Pruneteaspinosae. 2. Presenza di specie animali alloctone invasive come la nutria, il cormorano, il colino della virginia, la chukar, con impatto non conosciuto. 4.11 ZPS Monti Simbruini e Ernici (Codice Natura 2000 IT6050008); Estensione: ha 52.099,00 (di cui 32.905,00 ha in Provincia di Frosinone) Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Area di estremo interesse naturalistico nazionale con presenza di elevata ricchezza di specie fra tutti i gruppi zoologici e di numerose specie floristiche endemiche, minacciate e vulnerabili, nonchè di habitat prioritari. HABITAT 9210 Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione camofitica 4060 Lande alpine e boreali 5230 M atorral arborescenti di Laurus nobilis 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) (stupenda fioritura di orchidee) 9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia 8160 Ghiaioni calcarei dell’Europa centrale di collina e di montagna 6170 Terreni erbosi calcarei alpini 3260 Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculion fluitantis e CallitrichoBatrachion 8240 Pavimenti calcarei 7220 Sorgenti pietrificanti con formazioni di travertino (Cratoneurion) 6430 Praterie di megaforbie eutrofiche 8310 Grotte non ancora sfruttate a livello turistico 9180 Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion 194 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 92A0 Foreste a galleria di Salix alba e Popolus alba 8240 Pavimenti calcarei 6230 Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane( e delle submontane dell’Europa continentale) 3210 Fiumi naturali Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica La ZPS ricade parzialmente all’area del Parco Naturale Regionale Monti Simbruini. Inoltre la ZPS comprende le aree della Rete Natura 2000 Monte Tarino e Tarinello area sommitale, Monte Autore e Simbruini Centrali,Sorgenti dell'aniene, Monte Viglio area sommitale, Alta Valle del Fiume Aniene, Campo Catino, Monte Ortara e Monte La Monna, Valle dell'inferno, Monte Passeggio e Pizzo Deta Versante Sud, Monte Passeggio e Pizzo Deta area sommitale, Grotta dei Bambocci e l’Oasi di Bosco di Trisulti-Oasi Inferno. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano numerose specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi si ricorda Canis lupus, Ursus arctos marsicanus, Miniopterus schreibersi, Myotis capaccini, Myotis myotis, Barbastella barbastellus, Rhinolophus ferrumequinum, Rhinolophus hipposideros, Rhinolophus euryale per gli uccelli Aquila chrysaetos, Caprimulgus europaeus, Lullula arborea, Anthus campestris, Pyrrhocorax pyrrhocorax, Alectoris graeca saxatilis, Lanius collurio, Milvus migrans, Falco peregrinus, Alcedo atthis, Ficedula albicollis, Pernis apivorus, Dendrocopos leucotos, per i rettili Elaphe quatorlineata, per gli anfibi Bombina variegata, Salamandrina tergiditata, Triturus carnifex,per gli invertebrati Austrpotamobius pallipes, Cerambyx cerdo, Rosalia alpina, Callimorpha quadripunctata, Melanargia arge. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si riscontra tra le altre presenze quelle di Lepus corsicanus, Martes martes, Felis silvestris, Muscardinus avellanarius e Mustela putorius. Si specifica che nel Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta, media e bassa idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso spesso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessiva estensione e ravvicinati, pascolo eccessivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9210, 9340 e 6210). 2.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 3.Eccessiva antropizzazione delle compagini boschive, con sviluppo di boschi coetanei monospecifici. 4. Presenza di specie animali alloctone invasive come la nutria, il cormorano, il colino della virginia, la chukar, con impatto non conosciuto. 5.Tutela degli ambienti rupestri, in considerazione dell’elevata valenza ecologica di popolazioni di rapaci rupicoli nidificanti, o potenzialmente nidificanti, tra cui in particolare il Falco pellegrino, ma anche Falco lanario, Aquila reale, ecc.), ed in considerazione dell’attuale diminuzione di aree aperte idonee per la nidificazione, dell’incremento di fattori di disturbo, tra cui la distruzione dei siti di nidificazione a terra. 195 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 4.12 SIC Campo Catino (Codice Natura 2000 IT6050009); Estensione: ha 113,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Campo carsico con diversi inghiottitoi caratterizzati dalla presenza di specie significative tra i mammiferi e gli insetti. Habitat prioritari e specie floristiche endemiche HABITAT 4060 Lande alpine e boreali 5130 Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) (stupenda fioritura di orchidee) 6230 Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane (e delle submontane dell’Europa continentale) Presen za di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica La ZPS ricade parzialmente all’area del Parco Naturale Regionale Monti Simbruini. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per gli uccelli Aquila chrysaetos, Anthus campestris, Pyrrhocorax pyrrhocorax, Alectoris graeca saxatilis, Falco peregrinus. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico relativamente alla fauna si denota tra le altre presenze quelle di Lepus corsicanus, Martes martes, Felis silvestris e Erebia epiphron. Si specifica che nel Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta, media e bassa idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Utilizzazione non regolamentata dei pascoli con errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 2. Al contempo anche il pascolo eccessivo, che porta alla riduzione della diversità floristica e allo sviluppo di una copertura di nardo praticamente continua che impedisce lo sviluppo delle altre specie, costituisce un fattore di minaccia in quanto porta alla lenta evoluzione dei nardeti verso formazioni a Vaccinium myrtillus e Juniperus communis subsp. alpina. 4.13 SIC Valle dell’Inferno (Codice Natura 2000 IT6050010); Estensione: ha 722,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Presenza di vertebrati di notevole interesse naturalistico. Sito caratterizzato da una dominante presenza di habitat prioritari, con specie floristiche endemiche, vulnerabili e minacciate. HABITAT 9210 Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 9180 Foreste di versanti, ghiaioni e valloni del Tilio-Acerion 8240 Pavimenti calcarei 7220 Sorgenti pietrificanti con formazioni di travertino (Cratoneurion) Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica 196 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Il SIC ricade internamente alla ZPS Monti Simbruini ed Ernici e in area Oasidi Trisulti-Oasi Inferno. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi si ricorda Canis lupus, Ursus arctos, per gli uccelli Lullula arborea, Milvus migrans, Falco peregrinus, Ficedula albicollis, Pernis apivorus, Couturnix couturnix e Bubo bubo e per gli anfibi Salamandrina tergiditata. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota tra le altre presenze quelle di Lepus corsicanus, Martes martes, Hystrix cristata, Felis silvestris, Muscardinus avellanarius e Dendrocopos minor. Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta e media idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivi e ravvicinati, pascolo sovradimensionato e/o abusivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9180, 9210). 2.Alterazioni sul bilancio idrico per azioni di captazione o di modofica del drenaggio; eutrofizzazione ed inquinamento delle acque (Habitat 7220). 4.14 SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta - versante Sud - (Codice Natura 2000 IT6050011); Estensione: ha 557,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Area caratterizzata da formazioni forestali montane con presenza di entomofauna ed avifauna caratteristiche dell’Appennino centrale. HABITAT 9210 Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) (stupenda fioritura di orchidee) Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS Monti Simbruini ed Ernici. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi si ricorda Canis lupus, Ursus arctos, per gli uccelli Lullula arborea, Milvus migrans, Falco peregrinus, Ficedula albicollis, Pernis apivorus e Dendrocopos leucotos e per gli anfibi Salamandrina tergiditata. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota tra le altre presenze quelle di Lepus corsicanus, Martes martes, Felis silvestris, Muscardinus avellanarius e Dendrocopos minor. 197 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta e media idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli spesso con estensione eccessiva e ravvicinati, pascolo eccessivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9210). 2.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 4.15 SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta - area sommitale - (Codice Natura 2000 IT6050012); Estensione: ha 811,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Praterie d’altitudine con avifauna ed entomofauna caratteristiche e ben conservate dell’Appennino centrale. HABITAT 8240 Pavimenti calcarei 8215 Versanti calcarei alpini e sub mediterranei 4060 Lande alpine e boreali 8130 Ghiaioni del M editerraneo occidentale e termofili 6171 Prati alpini di Carex e comunità affini 6173 Prati alpini di crinale e di versante 8160* Ghiaioni dell’ Europa centrale e calcarei Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS Monti Simbruini ed Ernici. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva specifico per i mammiferi si ricorda Canis lupus, Ursus arctos, per gli uccelli chrysaetos,Pyrrhocorax pyrrhocorax, Alectoris graeca saxatilis, Falco peregrinus, campestris. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota tra presenze quelle di Lepus corsicanus, Ptyonoprogne rupestris e Apus melba. e nello Aquila Anthus le altre Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta e media idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1. Interventi, non direttamente riconducibili allo svolgimento di attività venatoria, ma che tendono a ridurre l’apporto di materiale detritico e quindi il rinnovamento periodico del ghiaione o che velocizzano troppo il movimento dei clasti. 4.16 SIC Vallone Lacerno – fondovalle - (Codice Natura 2000 IT6050014); Estensione: ha 829,00 198 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Le faggete presentano una buona struttura ed alcuni esemplari vetusti; in alcune aree scoscese allontanano il pericolo delle frane. HABITAT 9210* Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee) 8240* Pavimenti calcarei 4060 Lande alpine e boreali 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade in parte all’interno della ZPS Parco Nazionale d’abruzzo, Lazio, Molise aree limitrofe e della zona preparco sottozona B. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi si ricorda Canis lupus, Ursus arctos, per gli uccelli Aquila chrysaetos e Falco peregrinus. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota tra le altre presenze quelle di Felis silvestris e Martes martes. Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta, media e bassa idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli a volte con eccessiva estensione o ravvicinati, pascolo sovradimensionato e/o abusivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9210). 2.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 4.17 SIC/ZPS Lago di Posta Fibreno (Codice Natura 2000 IT6050015); Estensione: ha 139,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Presenza di habitat acquatici molto ben rappresentati ed in buono stato di conservazione. Presenza di numerose specie vegetali di notevole interesse. Risorgiva carsica di tipo limnocrenico caratterizzata da una ittiofauna specializzata e con la presenza di endemismo Salmo fibreni. Ricca ornitofauna svernante. HABITAT 3140 Acque oligomesotrofe calcaree con vegetazione bentica di Chara spp. 3260 Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculus fluitantis e CallitrichoBatrachion Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica IlSIC/ZPS ricade nell’area protetta della Riserva Naturale Regionale Lago di Posta Fibrenoe in 199 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca territorio del Monumento Naturale Fiume Fibreno e Rio Capello. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per gli uccelli Phalacrocorax carbo sinensis,Alcedo atthis, Ixobrychus minutus, Lanius collurio, per gli anfibi Triturus carnifex eper i pesci Lampetra planeri, Salmo macrostigma, Leuciscus souffia, Barbus plebejus. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota tra le altre presenze quella dell’endemismoSalmo fibreni. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione delle attività che comportino improvvise e consistenti variazioni del livello dell’acqua o la riduzione della superficie di isole, ovvero zone affioranti (sbarramenti idrici, interventi di artificializzazione degli alvei e delle sponde tra cui rettificazioni, canalizzazioni, arginature). 2.Alterazioni sul bilancio idrico per azioni di captazione o di modofica del drenaggio; eutrofizzazione ed inquinamento delle acque. 3. Gestione della vegetazione spontanea arborea, arbustiva e erbacea all’interno delle zone sia umide che ripariali, in modo che sia evitato il taglio, lo sfalcio, la trinciatura, l’incendio, il diserbo chimico, le lavorazioni superficiali del terreno, durante il periodo riproduttivo dell’avifauna, fatti salvi interventi straordinari di gestione previa autorizzazione dell’Ente gestore, al fine di non arrecare disturbo o danno alla riproduzione della fauna selvatica. 4.Variazione del tenore di nutrienti delle acque che possono portare l’innesco di fenomeni di eutrofia, di intorbidamento ed affermazione di comunità di macrofite acquatiche palustri e/o microalghe più tolleranti. 5. Presenza di specie animali alloctone invasive come la nutria, il colino della virginia, la chukar, con impatto non conosciuto. Particolare attenzione merita il cormorano, specie in Direttiva Uccelli, la cui originaria alloctonia comporta mancanza di predatori, il che insieme alle misure derivanti dalla Direttiva in termini di protezione dei luoghi di cova ha determinato un incremento eccessivo della popolazione di cormorani, oggi da considerarsi specie invasiva. 4.18 SIC Monte Ortara e Monte La Monna (Codice Natura 2000 IT6050016); Estensione: ha 391,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Prateria d’altitudine con specie appenniniche di tutti i gruppi animali in particolare uccelli ed insetti. Habitat prioritari, specie floristiche endemiche, minacciate o rare. HABITAT 6170 Terreni erbosi calcarei alpini 8240* Pavimenti calcarei 8160* Ghiaioni dell’ Europa centrale calcarei 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS Monti Simbruini ed Ernici e comprende altresì l’Oasi Bosco di Trisulti - Oasi Inferno. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi Canis lupus, Ursus arctos. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota tra le altre presenze quelle di Felis silvestris, Lepus corsicanus e Martes martes. 200 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale. 4.19 SIC Pendici di Colle Nero(Codice Natura 2000 IT6050017); Estensione: ha 132,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Prateria d’altitudine con ginepro nano e presenza di elementi steppici relitti e di mammiferi ed uccelli di rilevanza naturalistica eccezionali. Habitat prioritari, specie floristiche endemiche. HABITAT 6170 Terreni erbosi calcarei alpini 8160* Ghiaioni dell’ Europa centrale calcarei 8130 Ghiaioni del M editerraneo occidentale e termofili Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS PNALM e aree limitrofe. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi Ursus arctos e Rupicapra ornata, per gli uccelli Aquila chrysaetos,Pyrrhocorax pyrrhocorax, Alectoris graeca saxatilis e tra i rettili Vipera ursinii. Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito Non si riscontrano particolari fenomeni di minaccia e/o particolari rischi di alterazione e di riduzione delle superfici, in quanto il sito risulta poco soggetto a processi di antropizzazione. 4.20 SIC Cime del Massiccio della Meta (Codice Natura 2000 IT6050018); Estensione: ha 2.541,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Prateria d’altitudine con ginepro nano e presenza di elementi steppici relitti e di mammiferi ed uccelli di iportanza naturalistica eccezionale. Eccezionale varietà floristica, con numerose specie endemiche. HABITAT 6170 Terreni erbosi calcarei alpini 8130 Ghiaioni del M editerraneo occidentale e termofili 6110* Formazioni erbose rupicole calcicole o basofile dell’ Alysso-Sedion albi Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica 201 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Il SIC ricade in area del Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi si ricorda Canis lupus, Ursus arctos, Rupicapra ornata, per gli uccelli Aquila chrysaetos, Alectoris graeca saxatilis, Anthus campestris, Pyrrhocorax pyrrhocorax. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota tra le altre presenze quelle di Lepus corsicanus e Muscardinus avellanarius. Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta e media idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione delle praterie discontinue con cui si trova a mosaico; elementi di disturbo potenziali e reali sono rappresentati oltre che dagli eventi di incendio, che potrebbe determinare un impoverimento in termini di diversità floristica, un eccessivo disturbo da pascolo che potrebbe portare a variazioni nella composizione specifica (incremento di specie nitrofile e tolleranti al calpestio degli animali). 2.Presenza di specie animali alloctone invasive con impatto non conosciuto. 3. Eccessivo ed incontrollato incremento della consistenza delle popolazioni di ungulati quali: cinghiali, caprioli, cervi che comportano fenomeni di innesco di erosione superficiale dei pascoli, danni alla rinnovazione forestale con consumo diretto delle faggiole edei semenzali, nonchè con decortica attraverso il morso di giovani piante fino ai 5-7 anni. 4.21 SIC Val Canneto (Codice Natura 2000 IT6050020); Estensione: ha 990,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Interessante valle centro-appenninica con formazioni forestali mesofile e ambienti reici. Presenza di specie di vertebrati ed invertebrati di notevole o eccezionale importanza. Specie floristiche endemiche, minacciate o rare. HABITAT 9210* Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS PNALM e aree limitrofe e contestualmente in areaprotetta Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano numerose specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi si ricorda Canis lupus, Ursus arctos marsicanus, rupicapra rupicapra, per gli uccelli Milvus migrans, Lullula arborea, Aquila chrysaetos e tra gli invertebrati Callimorpha quadripunctata. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota tra le altre presenze quelle di Felis silvestris, Lepus corsicanus, Martes martes, Muscardinus avellanarius, 202 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Certhia familiaris e Dendrocopos minor. Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta, media e bassa idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono delle risorse boschive, pascolo sovradimensionato e/o abusivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9210). 2.Presenza di specie animali alloctone invasive, con impatto non conosciuto. 3. Eccessivo ed incontrollato incremento della consistenza delle popolazioni di ungulati quali: cinghiali, caprioli, cervi che comportano fenomeni di innesco di erosione superficiale dei pascoli, danni alla rinnovazione forestale con consumo diretto delle faggiole edei semenzali, nonchè con decortica attraverso il morso di giovani piante fino ai 5-7 anni. 4.22 SIC Monte Caccume (Codice Natura 2000 IT6050021); Estensione: ha 369,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Presenze significative per l’erpetofauna. Habitat prioritari, specie floristiche endemiche e rare HABITAT 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee) 9210* Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS IT6030043 Monti Lepini. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si ricordano alcune specie di direttiva e nello specifico per i rettili Elaphe quatorlineata e tra gli anfibi Salamandrina tergiditata. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si registra, tra le altre, la presenza di Hystrix cristata, Muscardinus avellanarius e Rana dalmatina. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso spesso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli caratterizzati da un’eccessivo sviluppo di superficie e ravvicinati, pascolo eccessivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9210, 9340). 2.Presenza di specie animali alloctone invasive, con impatto non conosciuto. 4.23 SIC Grotta diPastena(Codice Natura 2000 IT6050022); Estensione: ha 1,27 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Sito importante per i Chirotteri e la fauna cavernicola acquatica. 203 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade parzialmente all’interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si registrano alcune specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi Rhinolophus ferrum-equinum, Rhinolophus euryale, Rhinolophus hipposideros, Myotis myotis, Myotis blythii, Miniopterusschreibersi. Tra le specie di rilievo e d’indubbio interesse ecologico inoltre si denota la presenza di Somatochlora meridionalis. Principali elementi di criticità interni al sito Non si riscontrano particolari fenomeni di minaccia e/o particolari rischi di alterazione e di riduzione delle superfici, in quanto il sito risulta poco soggetto a processi di antropizzazione, ad eccezione del disturbo alle popolazioni di chirotteri provocati dal flusso dei visitatori delle grotte . 4.24 SIC Fiume Amaseno - alto corso - (Codice Natura 2000 IT6050023); Estensione: ha 46,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Il sito costituisce uno dei rari esempi laziali di corsi d’acqua ben conservati. Fra le comunità ittiche più interessanti e meglio conservate sia per l’integrità dell’habitat che per le limitate semine di materiale alloctono (trote iridee) e per presenza di popolazioni al margine dell’areale HABITAT 3280 Fiumi mediterranei a flusso permanente con il Paspalo-Agrostidion e con filari ripari di Salix e Populus alba 3260 Fiumi delle pianure e montani con vegetazione del Ranunculus fluitantis e CallitrichoBatrachion Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SICricade parzialmente nella Z.P.S. IT 6040043 Monti Ausoni e Aurunci. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per gli uccelli si ricorda Alcedo atthis, tra gli anfibi Salamandrina tergiditata e tra i pesci Lampetra planeri, Rutilus rubilio, Cobitis taenia, Chondrostoma genei, Barbus plebejus e padogobius nigricans. Tra le specie di rilievo per la flora si denota la presenza di Ranunculus trichophyllus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione delle attività che comportino improvvise e consistenti variazioni del livello dell’acqua come la risagomatura delle sponde con innalzamento degli argini. Alterazione sul bilancio idrico per azioni di captazione o di modifica del drenaggio; eutrofizzazione ed inquinamento delle acque (fenomeni di inquinamento chimico e organico). 2.Gestione della vegetazione spontanea arborea, arbustiva e erbacea all’interno delle zone sia umide che ripariali (invasione di specie esotiche). 3.Gestione degli interventi di taglio, sfalcio, trinciatura, lavorazioni superficiali del terreno, durante il periodo riproduttivo dell’avifauna, fatti salvi interventi straordinari di gestione previa autorizzazione dell’ente gestore, al fine di non arrecare disturbo o danno alla riproduzione della fauna selvatica. 204 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 4. Presenza di specie animali alloctone invasive come la nutria o la trota iridea con impatto non prevedibili 4.25 SIC Monte Calvo e Monte Calvilli (Codice Natura 2000 IT6050024); Estensione: ha 1.658,00 (di cui 1.570,00 ha in Provincia di Frosinone) Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Presenza di un buon numero di specie vegetali endemiche ed habitat prioritari HABITAT 5330 Arbusteti termomediterranei e predesertici (tutti i tipi) 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee) 6220* Percorsi sub steppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS IT6040043 Monti Ausoni e Auruncie seppur parzialmente all’interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Ausoni e Lago di Fondi. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano alcune specie di direttiva e nello specifico per gli invertebrati si ricorda Melanargia arge. Tra le specie di rilievo per la fauna si denota la presenza di Hystrix cristata. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso spesso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivamente estesi e ravvicinati, pascolo sovradimensionato, non controllato e/o abusivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9280). 2.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 4.26 SIC Bosco di Selvapiana di Amaseno (Codice Natura 2000 IT6050025); Estensione: ha 257,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Presenza di numerosi endemismi vegetali. Esempio di formazione boschiva delle pianure sabbiose del Lazio costiero, testimonianza della storia geologica della regione HABITAT 9280 Boschi di Quercus frainetto Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica L’area non ricade in area protetta. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano alcune specie di direttiva e nello specifico per i rettili si ricorda Elaphe quatuorlineata. Tra le specie di rilievo per la flora si denota la presenza di Digitalis micracantha, Echinops siculus, Malus florentina e Teucrium siculum 205 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con: abbandono o all’uso spesso irrazionale delle risorse boschive con pratica di tagli eccessivamente estesi e ravvicinati, infestazioni periodiche di Lymantria dispar (Habitat 9280). 4.27 SIC Parete del Monte Fammera (Codice Natura 2000 IT6050026); Estensione: ha 266,00 (di cui 254,00 ha in Provincia di Frosinone) Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Comunità ornitiche rupestri di particolare rilievo e popolazioni isolate dianfibi di risorgive HABITAT 5330 Arbusteti termomediterranei e predesertici (tutti i tipi) 9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia 6220* Percorsi sub steppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica L’area del monte Fammera appartiene al gruppo montuoso degli Aurunci occidentalinel Lazio meridionale. La montagna risalta per la parete scoscesa che incombe su Selvacava, frazione di Ausonia e guarda dritta verso gli Aurunci orientali e lo stesso paese di Coreno. Il sito ricade per buona parte all’interno del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi e nella Z.P.S.Monti Ausoni e Aurunci. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano alcune specie di direttiva e nello specifico per gli uccelli si ricorda Falco peregrinus, Lanius collurio, Lullula arborea e tra gli invertebrati Melanargia arge. Tra le specie di rilievo per la flora si denota la presenza di Cymbalaria pilosa e per la fauna Apus melba, Apus pallidus e Duvalis spp. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso spesso irrazionale delle risorse boschive(Habitat 9340). 2.Pascolo non controllato e/o con un non corretto dimensionamentodel carico animale. In quanto un carico eccessivo con il tempo tende a favorire le specie perenni spesso di scarso valore pabulare, a discapito delle annuali; al contempo risulta deleterio in alcune aree l’assenza di pascolo che favorisce la dinamica naturale con innesco di evoluzioni secondarie e ripresa del bosco. 4.28 SIC/ZPS Gole del Fiume Melfa (Codice Natura 2000 IT6050027); Estensione: ha 1.181,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Comunità rupestre con importanti specie di falconidi ed accipitridi nidificanti. Cenosi vegetali rupestri di rilievo HABITAT 5330 Arbusteti termomediterranei e predesertici (tutti i tipi) 6220 Percorsi sub steppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea 9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica 206 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica L’area non ricade in area protetta. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoveranodiverse specie di direttiva e nello specifico per gli uccelli si ricorda Falco peregrinus, Aquila chrysaetos,Lanius collurio. Tra le specie di rilievo per la flora si denota la presenza di Campanula fragilis, Phleum ambiguum e per la fauna Corvus corax e Rana italica. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso spessoirrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivamente estesi e ravvicinati, pascolo sovradimensionato, non controllato e/o abusivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9340). 2.Gestione delle attività che comportino improvvise e consistenti variazioni del livello dell’acqua come la risagomatura delle sponde con innalzamento degli argini. Alterazione sul bilancio idrico per azioni di captazione o di modifica del drenaggio; eutrofizzazione ed inquinamento delle acque (fenomeni di inquinamento chimico e organico). 3. eventi di incendio boschivo distruttivi delle fitocenosi a diversa struttura. 4.29 SIC/ZPS Massiccio del Monte Cairo – aree sommitali - (Codice Natura 2000 IT6050028); Estensione: ha 2.787,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Area ricca di specie vegetali endemiche. Formazioni prative di rilievo. Presenza di specie significative tra gli uccelli e gli insetti. HABITAT 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica L’area non ricade in area protetta. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per i mammiferi Canis lupus, per gli uccelli si ricorda Aquila chrysaetos, Falco peregrinus, Pyrrhocorax pyrrhocorax, Lanius collurio, Lullula arborea, Coturnix coturnix e Phylloscopus bonelli e tra gli invertebrati Melanargia arge. Tra le specie di rilievo per la flora si denota la presenza di Carduus chrysacanthus, Crepis lacera, Digitalis micrantha e per la fauna Hystrix cristata, Monticola saxatilis, Corvus corax, Emberiza cia e Duvalis spp. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivamente estesi e ravvicinati, pascolo sovradimensionato, non controllato e/o abusivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9210). 2.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle 207 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’ecosistema. 4.30 SIC Sorgenti dell’Aniene (Codice Natura 2000 IT6050029); Estensione: ha 324,00 Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Tipica comunità reocrenica di invertebrati e anfibi. Presenza di habitat prioritari e di specie endemiche e minacciate HABITAT 9210* Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 7220* Sorgenti pietrificanti con formazione di travertino (Cratoneurion) Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade internamente alla ZPS Monti Simbruini ed Ernici e nell’area protetta Parco Naturale Regionale Monti Simbruini. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie di rilievo per la fauna si annovera la presenza di Salamandra salamandra mentre per la flora Campanula tanfanii, Cardamine chelidonia, Euphrasia italica, e Lilium martagon.Internamente al sito si registra la presenza di specie di direttiva e nello specifico tra i mammiferi si ricorda Canis lupus ed Ursus arctos marsicanus. Inoltre si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso spesso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivamente estesi e ravvicinati, pascolo sovradimensionat ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9210).o, non controllato e/o abusivo 2.Alterazioni sul bilancio idrico per azioni di captazione o di modifica del drenaggio; eutrofizzazione ed inquinamento delle acque. 3. Gestione della vegetazione spontanea arborea, arbustiva e erbacea all’interno delle zone sia umide che ripariali, in modo che sia evitato taglio, sfalcio, trinciatura, incendio, diserbo chimico, lavorazioni superficiali del terreno, durante il periodo riproduttivo dell’avifauna, fatti salvi interventi straordinari di gestione previa autorizzazione dell’ente gestore, al fine di non arrecare disturbo o danno alla riproduzione della fauna selvatica. 4.31 ZPS Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ed aree limitrofe (Codice Natura 2000 IT7120132); Estensione: ha 51.149,00 (di cui 9.345,00 ha in Provincia di Frosinone) Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. L’areain esame risulta estremamente eterogenea in termini diecologia del paesaggio, in ogni caso di notevole rilevanza ecologica e caratterizzata da estese superfici boschive, in parte evolutesi ed in 208 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca parte condotte con le tradizionali attività agro-silvo-pastorali con forme strutturali e consociazioni dei popolamenti forestali distinti per origine, tipologia di copertura vegetale e/o composizione specifica. HABITAT 9210* Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 6510 Praterie magre da fieno a bassa altitudine (Alopecurus pratensis, Sanguisorba officinalis) 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee) 8120 Ghiaioni calcarei e scisto-calcarei montani e alpini (Thlaspietea rotundifolii) 8210 Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica 8240 Pavimenti calcarei 5210 M atorral arborescenti diJuniperus spp. 4070 Boscaglie di Pinus mugo e Rhododendron hirsutum (Mugo-Rhododendretum hirsuti) 6170 Formazioni erbose calcicole alpine e subalpine 6110 Formazioni erbose rupicole calcicole o basofile dell'Alysso-Sedion albi 8130 Ghiaioni del M editerraneo occidentale e termofili 5130 Formazioni a Juniperus communis su lande o prati calcicoli 3280 Fiumi mediterranei a flusso permanente con vegetazione dell’alleanza Paspalo-Agrostidion e con filari ripari di Salix e Populus alba 9530 Pinete (sub) mediterranee di pini neri endemici 7230 Torbiere basse alcaline 3240 Fiumi alpini con vegetazione riparia legnosa a Salix eleagnos 9340 Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia 6420 Praterie umide mediterranee con piante erbacee alte del M olinio-Holoschoenion 6220 Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea 92A Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba 4060Lande alpine e boreali Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica All’interno della ZPS ricadonointeramente le aree SIC Vallone Lacerno, SICPendici di Colle Nero, Cime del Massiccio della Meta e Val Canneto. Inoltre l’area ricade in territorio del PNALM e relativa zona preparco. S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie di mammiferi di importanza conservazionistica si annoverano l’Orso bruno marsicano(Ursus arctos marsicanus) che vive nelle foreste ma frequenta anche le praterie di alta quota al limite del bosco; il Lupo appenninico(Canis lupus), che vive isolato o in piccoli branchi, di abitudine prevalentemente notturna; il Camoscio d'Abruzzo(Rupicapra pyrenaicaornata), presente nel parco con circa 700 esemplari e prevalentemente legato alle praterie di altitudine, eccezionale la presenza riscontrata sulle praterie di mte Forcellone e nel comune di Picinisco;ilCervo(Cervus elaphus hippelaphus);il Capriolo(Capreolus capreolus)che prediligono boschi con radure ed arbusti. Si denota inoltre la presenza della Lince(Linx linx)chevive nelle zone più selvagge ed impervie del PNALM , che come tutti i felini è un animale elusivo estremamente difficile da osservare a tal punto che la sua presenza è testimoniata quasi esclusivamente da tracce indirette. Altre specie di elevato valore ecologico sono la Lontra (Lutra lutra), il Gatto selvatico(Felis silvestris), la M artora(Martes martes), la Faina(Martes foina), la Puzzola(Mustela putorius), la Donnola(Mustela nivalis) e il Tasso (Meles meles), Volpe(Vulpes vulpes toschii), il Ghiro (Myoxuis glis), il M oscardino(Muscardinus avellanarius), l'Arvicola delle nevi (Chyonomis nivalis), il Riccio(Erinaceus europeaus), lo Scoiattolo meridionale (Sciurus vulgaris meridionalis) e l'Istrice(Hystrix cristata). 209 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Si specifica che all’interno del Sito Natura 2000 in esame sono presenti estese superfici definite dagli elaborati cartografici del PATOM quali aree di alta e media idoneità relativamente alla presenza di Ursus arctos marsicanus. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre specificamente mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso spesso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivi e ravvicinati, pascolo sovradimensionato, non controllato e/o abusivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9210, 9530e 9340). 2.Presenza di specie animali alloctone invasive, con impatto non conosciuto e criticità nella conservazione di Canis lupus e Ursus arctos marsicanus a mezzo di una serie di azioni che includono la gestione del bestiame domestico ed interventi di sanitarizzazione del territorio. 3. Conservazione degli habitat e delle specie vegetali e animali presenti (prioritarie e non) al fine di garantire con specifici interventi gestionali per il mantenimento, il ripristino o il miglioramento degli equilibri ecologici a medio e lungo termine. 4.Riduzione/cessazione o comunque utilizzazione non regolamentata dei pascoli, errata quantificazione del carico zootecnico ammissibile o sfruttamento agricolo eccessivo, e delle superfici coltive tradizionali in merito alla perdita della diversità ambientale e della tradizionale struttura dell’agroecosistema. 5.Alterazioni del bilancio idrico, eutrofizzazione, inquinamento chimico e organico delle acque, legate ad attività in alveo o a modificazioni del regime idrologico. 6.Tutela degli ambienti rupestri, in considerazione dell’elevata valenza ecologica di popolazioni di rapaci rupicoli nidificanti, o potenzialmente nidificanti, tra cui in particolare il Falco pellegrino, ma anche Falco lanario, Aquila reale, ecc.), ed in considerazione dell’attuale diminuzione di aree aperte idonee per la nidificazione, dell’incremento di fattori di disturbo, tra cui la distruzione dei siti di nidificazione a terra. 7. “Difficoltà tecniche, amministrative e normative nel risolvere i fattori di rischio (veleno, bracconaggio, etc.)”AA.VV., 2011-Piano d’azione Nazional e per la tutel a dell’Orso bruno marsicano – PATOM. Quad. Cons. Natura, 37, Min. Ambiente – ISPRA. 8. “Attività antropiche incompatibili (o svolte in maniera incompatibile) fortemente radicate su scala locale (caccia, gestione boschi, zootecnia, etc.)”AA.VV., 2011-Piano d’azione Nazionale per la tutela dell’Orso bruno marsicano – PATOM. Quad. Cons. Natura, 37, Min. Ambiente – ISPRA. 9. “Attività antropiche non considerano prioritaria la presenza dell’orso, nemmeno all’interno del PNALM”AA.VV., 2011-Piano d’azione Nazional e per la tutela dell’Orso bruno m arsicano – PATOM. Quad. Cons. Natura, 37, Min. Ambiente – ISPRA. 10. “Aree idonee alla presenza dell’orso minacciate da progetti infrastruttura”AA.VV., 2011-Piano d’azione Nazionale per l a tutela dell’Orso bruno marsicano – PATOM. Quad. Cons. Natura, 37, Min. Ambiente – ISPRA. 11. Eccessivo ed incontrollato incremento della consistenza delle popolazioni di ungulati quali: cinghiali, caprioli, cervi che comportano fenomeni di innesco di erosione superficiale dei pascoli, danni alla rinnovazione forestale con consumo diretto delle faggiole edei semenzali, nonchè con decortica attraverso il morso di giovani piante fino ai 5-7 anni. 4.32SIC Forcelle di Campello e di Fraile (IT6040028); Estensione: ha 270,00 (di cui 158,00 ha in Provincia di Frosinone) Tipologia ambientale prevalente e specie animali oggetto di attenzione, criticità. Area in cui si registra la presenza di soprassuoli forestali riconducibili a delle faggete termofile con tasso e/o con agrifoglio e diarbusteti termo-mediterranei. Le cenosi si presentano piuttosto discontinue con una fisionomia caratterizzata altresì da specie come l’ Euphorbia dendroides, Chamaerops humilis, Olea europaea, Genista ephedroides, Genista tyrrhena, Genista gasparrini, 210 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Cytisus aeolicus, Coronilla valentina che erbacee perenni (Ampelodesmos mautitanicus che vegetano su substrati calcarei, sia silicei che marnosi. In Italia questo habitat è presente negli ambiti caratterizzati da un termotipo termomediterraneo, ma soprattutto laddove rappresentato da cenosi a dominanza di Ampelodesmos mauritanicus può penetrare in ambito mesomediterraneo. HABITAT 6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) (stupenda fioritura di orchidee) 9210 Faggeti degli Appennini con Taxus e Ilex 5330 Arbusteti termomediterranei e predesertici (tutti i tipi) Presenza di aree protette e vincoli territoriali a tutela faunistica Il SIC ricade in parte all’interno della ZPS IT6040043 Monti Ausoni e Aurunci S pecie animali oggetto di attenzione e criticità Fra le specie d’importanza conservazionistica si annoverano diverse specie di direttiva e nello specifico per gli uccelli:Anthus campestris,Apus melba, Emberiza hortulana, Caprimulgus europaeus, Falco peregrinus, Hirundo rustica, Lanius collurio, Lullula arborea, Musciacapa striata, Saxicola torquata, Streptopelia turtur e tra i lepidotteriEuphydryas aurinia e Melanargia arge. Principali elementi di criticità interni al sito 1.Gestione forestale non sempre mirata agli obiettivi di conservazione del sito. Problematiche connesse con l’abbandono o all’uso spesso irrazionale delle risorse boschive, con pratica di tagli eccessivi e ravvicinati, pascolo sovradimensionato, non controllato e/o abusivo ed erosione spinta nei versanti maggiormente acclivi (Habitat 9210 e 6210). Nello specifico risulta determinante per la conservazione delle praterie dell’Habitat 6210 il mantenimento delle attività di sfalcio e di pascolamentogarantite con la persistenza delle tradizionali attività agro-pastorali con carico animale non idoneo alla produttività stazionale, al fine di scongiurare i naturali processi dinamici della vegetazione favoriscono l’insediamento nelle praterie di specie di orlo. 5. CONTENUTI DEL PIANO FAUNIS TICO VENATORIO PROVINCIALE In considerazione della legge nazionale del11 febbraio 1992, n.157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” la L.R. 2 maggio 1995, n.17 fornisce alle Amministrazioni provinciali le linee guida sui contenuti e gli ambiti di applicazione dei Piani faunistico-venatori provinciali. 5.1 Sintesi delle proposte del piano per gli istituti faunistici PROSPETTO DEGLI ISTITUTI FAUNISTICI RELATIVI AL PFVP 2014-2019 ISTITUTO TIPOL. COMUNE SUPERFICIE (Ha) Acquafondata AATV ACQUAFONDATA 600 211 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Polledrara AATV P ALIANO 225 Acqua Bianca AFV SAN BIAGIO SARACINISCO 2147 Caccia e Natura AFV P ICINISCO 1240 Campoli Appennino AFV CAMPOLI APP ENNINO 821 Civita AFV COLLEP ARDO 1389 Forca d' Acero AFV S. DONATO VAL DI COMINO 2693 Macchia Marina AFV SETTEFRATI 1901 Monti Ernici AFV SORA 2016 Pescosolidana AFV P ESCOSOLIDO 2842 Acquafondata AFV ACQUAFONDATA 1874 Casalattico AFV CASALATTICO 1800 Il Casale AFV P ONTECORVO 1000 Il Farneto AFV FALVATERRA 745 Montevetro AFV ESPERIA 1587 Santacroce AFV P ASTENA 1517 Terelle AFV TERELLE 506 Vallerotonda AFV VALLEROTONDA 3388 Vitifauna AFV VITICUSO 2004 Bosco di Trisulti -Oasi Inferno OASI ALATRI, COLLEPARDO, VICO NEL LAZIO 3475 Montecassino OASI CASSINO 200 Santa Serena-Pratillo OASI MOROLO, SUP INO 676 Sant' Oliva OASI P ONTECORVO 663 Valle Zancati ZAC P ALIANO 101 Colli Rossi ZAC ANAGNI 101 Monna Pica ZAC FIUGGI 105 Cerico ZAC COLLEP ARDO 101 Valvazzata ZAC P ATRICA, GIULIANO DI ROMA 29 Campus Laurita ZAC BROCCOSTELLA, FONTECHIARI 101 Cornacchione ZAC TERELLE 190 Cerreto ZAC SAN BIAGIO SARACINISCO 105 Gallo ZAC VALLEROTONDA 101 Le Capezzate ZAC VITICUSO 101 I Greci ZAC P ONTECORVO 103 I Santi ZALL CASSINO, S. APOLLINARE, S.GIORGIO LIRI., PIGNATARO INTERAMNA, S.AMROGIO SUL GARIGLIANO 1365 Le Tore ZALL ROCCASECCA, CASTROCIELO, PONTECORVO 3341 Valle Cupa ZALL ESPERIA, PONTECORVO PIGNATARO INTERAMNA, S.GIORGIO A LIRI, CASTELNUOVO PARANO 1661 Amaseno ZALL AMASENO 905 212 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Macchia di Cessano ZALL CEP RANO 240 Supino ZALL SUP INO 481 Patrica ZALL P ATRICA 1535 Santopadre ZALL SANTOP ADRE 278 Alvito 1 ZALL ALVITO 632 Alvito 2 ZALL ALVITO, VICALVI 226 Valle del Sacco ZALL ANAGNI, SGURGOLA 2358 Monte Radicino ZALL ALATRI, FERENTINO 1348 Bagnara ZALL MONTE S. GIOVANNI CAMPANO, VEROLI 369 Atina 1 ZALL SETTEFRATI, GALLINARO 710 Atina 2 ZALL ATINA 791 Montecoccioli ZALL ARP INO 136 Schito ZALL BROCCOSTELLA 545 Monti Ernici ZALL CASTELLIRI, M.S.G.C., VEROLI, SORA 577 Guarcino-Vico nel Lazio ZALL ALATRI, GUARCINO, VICO NEL LAZIO 1077 Le Cese ZALL FONTANA LIRI 498 Vallicella ZALL RIP I 110 Monte di Fico ZALL BOVILLE ERNICA, M.S.G.C. 317 Fontana Longa ZALL TORRICE 112 Monte Nero ZRC CASTRO DEI VOLSCI 478 Colle Terelle ZRC ALVITO, CAMPOLI APP ENNINO 1.192 Monte Cairo ZRC COLLE S. MAGNO, TERELLE 560 ESPERIA, P ONTECORVO 225 ESPERIA, P ONTECORVO 231 CORENO AUSONIO, VALLE MAIO 197 ARCE, COLFELICE, ROCCA D’ ARCE, ROCCASECCA 415,3 Pontecorvo Esperia 1 Pontecorvo Esperia 2 Coreno Ausonio Vallemaio Zone chiusura temp.AFV Arce Colfelice Rocca d’Arce Roccasecca Territorio provinciale in divieto di caccia 213 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca L’articolo 11, comma 1, della L.R. n°17/95 prevede, recependo il disposto della L. 157/92, che la superficie destinata a protezione della fauna selvatica di ogni provincia debba essere non inferiore al 20% e non superiore al 30% della Superficie A gro-Silvo-Pastorale (S.A.S.P.). Superficie a protezione della fauna in Provincia di Frosinone Superficie % (Ha) rispetto alla SASP 30.107,51 14,35 5.223,60 2,49 500 0,24 Zone di Ripopolamento e Cattura 2.971,00 1,42 Altre aree a caccia vietata 4503,122 2,15 Totale 43.305,23 20,64 Istituto Aree Naturali Protette Nazionali e Regionali Oasi Zone interdette dall’autorità militare Allo stato attuale, calcolando la percentuale di superficie destinata a protezione della fauna sul totale di 300.289,23Ha di SASP, per la Provincia di Frosinone si ottiene una copertura del 20,64% del totale e pertanto risulta superiore al limite minimo previsto per tali tipologie di gestione. In tal senso la pianificazione potrà tenere conto o meno dell’istituzione di nuove aree destinate a protezione o dell’ampliamento di quelle già esistenti. Territorio provinciale a gestione privata della caccia La suddivisione del territorio a gestione privata della caccia in provincia di Frosinone per tipologia di istituto che ai sensi dell’ art.11, comma 3, della L.R. n°17/95 recependo il disposto della L. 157/92, deve essere pari al 15% (o inferiore??? Dubbio) della Superficie A gro-SilvoPastorale provinciale èindividuato nella tabella seguente. Si precisa inoltre che gli Istituti corrispondenti a tale tipologia sono: - Aziende Faunistico Venatorie (AFV); - Aziende Agroturistico Venatorie (AATV); - Centri Privati di Riproduzione della Fauna Selvatica allo stato naturale. Superficie a gestione privata della caccia in Provincia di Frosinone Superficie % (Ha) rispetto alla SASP 29476,3157 14,05 Azienda agrituristico venatoria 825,6625 0,39 Area addestramento cani 17,0554 0,01 30.319,03 14,45 Istituto Azienda faunistico venatoria Totale 214 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Allo stato attuale, calcolando la percentuale di superficie destinata a gestione privata della caccia sul totale di 209.780,788 Ha di SASP, per la provincia di Frosinone si ottiene una copertura del 14,45% del totale. 5.2 Area vocata agli ungulati Con la L.R. 2 maggio 1995, n.17, e congiuntamente la Deliberazione della Giunta Regionale del Lazio n.650 del 7 agosto 2009,si fornisce agi enti (Amministrazioni Provinciali) le linee guida regionali sui contenuti, gli ambiti di applicazione e gli indirizzi per l'elaborazione dei Piani Faunistici Venatori provinciali ed al contempofornisce indicazioni in merito alla gestione faunistico venatoria sul territorio regionale, anche se sottoposto a protezione, ed al perseguimento diobiettivi per la coesistenza delle popolazioni selvatiche con l’agricoltura e le altreattività antropiche. Si dovranno garantire ed attuare degli interventi dicontrollo finalizzati a superare le criticità determinate dalla pressione dei selvatici in termini didanni alle produzioni, alla biodiversità, a pericoli per la sicurezza stradale e/o a rischi sanitari. Si denota pertanto la necessità di applicare una s erie di misure preventive e di cons ervazione al fine di ass estare le popolazioni di specie s elvat iche ad un livello compatibile con la capacit à portante dell'ambiente in cui vivono,anche a mezzo di forme di abbattimento e cattura di specie invasive durante tuttol’anno con modalità diverse in ragione delle diverse tipologie di territorio considerate. 5.2.1 Area vocata al cinghiale GESTIONE AREA VOCATA AL CINGHIALE Le aree vocate alla presenza del cinghiale corrispondono sostanzialmente a delle superfici interessate da soprassuoli forestali, ad esclusione di quelle zone in cui la specie risulta radicata solo di recente e di quelle interessate da attività agricole o da arboricoltura da legno. Per la provincia di Frosinone l’area vocata al cinghiale si quantifica in circa 59.804 ettari, comprendente sia l’area da suddividere in distretti (49.308 ettari) che gli altri istituti pubblici e/o privati (9.817 ettari). Per raggiungere tale superficie si definiscono non vocati al cinghiale esclusivamente il Demanio statale e gli istituti di crinale appenninico, per un totale di 3.145 ettari. Territorio Obiettivi del controllo Istituti Area vocata Istituti privati Istituti pubblici area alcinghiale (area vocata) (area vocata) non vocata raggiungimento densità obiettivo raggiungimento densità obiettivo raggiungimento densità obiettivo - risoluzione di situazioni critiche locali di danno e/o disturbo - risoluzione di situazioni critiche locali di danno e/o disturbo - risoluzione di situazioni critiche locali di danno e/o disturbo - gestione non conservativa Istituti privati pubblici (areanon vocata) (area non vocata) - gestione non - gestione non conservativa conservativa - tutela di specie/habitat di interesse conservazionistico - tutela di specie/habitat di interesse conservazionistico 215 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca concessionario/ - ente gestore consorziato dell'istituto dell'AFV/AATV - agricoltori o - agricoltori e/o proprietari di proprietari di - agricoltori e/o proprietari di terreni terreni interni e/o - comitato di esterni all'istituto - responsabili di squadra Richiedenti attività di controllo gestione ATC - Provincia diFrosinone - comitato di gestione ATC - Provincia -agricoltori o - concessionario/ consorziato - ente gestore dell'istituto proprietari di dell'AFV/AATV terreni - agricoltori e/o proprietari di - comitato di terreni interni e/o - comitato di gestione ATC - comitato di gestione ATC - Provincia gestione ATC - Provincia di Frosinone - Provincia - Polizia Provinciale - Polizia - operatori delle squadre Provinciale - Polizia - operatori Provinciale individuati dal - operatori concessionario, - proprietari e/o - proprietari e/o conduttori dei conduttori dei fondi muniti di fondi muniti di licenza per esercizio terreni interni e/o esterni all'istituto di Frosinone esterni all'istituto - agricoltori e/o proprietari di terreni interni e/o esterni all'istituto - comitato di di Frosinone gestione ATC - Provincia di Frosinone di Frosinone Partecipanti attività di - Polizia Provinciale - operatori delle squadre controllo - Polizia Provinciale - operatori individuati dal - Polizia Provinciale - operatori concessionario - proprietari e/o conduttori dei fondi muniti di licenza per esercizio venatorio Tecniche di controllo - girata - girata - chiusino di - chiusino di - chiusino di cattura cattura cattura - tiro selettivo con - tiro selettivo con - tiro selettivo con - tiro selettivo con carabina carabina carabina carabina Periodo di 1 gen-31dic 1 gen-31dic controllo caccia al cinghiale al giorno antecedente l'apertura della stessa nell'annata venatoria successiva venatorio venatorio - girata - girata da giorno successivo alla chiusura della licenza per esercizio - chiusino di cattura - girata - girata - chiusino di - chiusino di cattura cattura - tiro selettivo con - tiro selettivo con carabina carabina 1 gen-31dic 1 gen-31dic dal giorno successivo alla chiusura della caccia al cinghiale al giorno antecedente l'apertura della stessa nell'annata venatoria successiva 5.2.2 Area vocata “altri ungulati” Le aree vocate alla presenza di ungulati diversi dal cinghiale sono state individuate in funzione dell’esigenza ditutela della biodiversità ed escludendo tendenzialmente sia le colture agricole esistenti inzona che le attività selvicolturali in atto. Sono escluse dalle aree vocate alla presenza deglialtri ungulati le zone in cui cervidi si sono radicati di recente. 216 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Con riferimento a ciascuna area vocata individuata dovrà essere determinata la capacitàricettiva, anche interspecifica, dell’area stessa. 5.2.3 Aree non vocate alla presenza del cinghiale e degli altri ungulati Nelle aree non vocate alla presenza del cinghiale e degli altri ungulati sono previste formedi gestione non conservative delle specie, cioè tendenti alla densità zero.Qualora si presentino delle evidenti situazioni di criticità potranno e dovranno mettere in atto od efficacemente implementati piani straordinari digestione o piani di controllo delle specie. GESTIONE AREA NON VOCATA In queste aree si dovrà effettuare una gestione non conservativa della specie, tendente alla sua eliminazione e per raggiungere tale obiettivo è necessarioattuare una razionalizzazione delle attività venatorie e di controllo. In queste aree valgono le procedure gestionali aventi come fine gli obiettivi già enunciati da perseguire con diverse e ponderate modalità a seconda che sia ivipermesso o meno il prelievo venatorio. Le attività di controllo potranno e dovranno essere svolte sempre con l’ausilio di strumenti e di metodologie a bassa incidenza sulle specie e sugli habitat di direttiva come: • uso ditrappole selettive appositamente contrassegnate eregistrate in apposito archivio informatico/cartograficocon utilizzo di esche alimentari; • caccia con tecnica all’aspettoo all’appostamentocon utilizzo di fucili a colpo singolo o a ripetizione manuale con una o più canne rigateavente calibro non inferiore ai 7mm (ovvero 270”) dotate di ottica di puntamento,anche con l’ausilio di sorgenti luminose o intensificatori di luminosità,preferibilmente da posizione sopraelevata. E' consentito l’uso di esche alimentari.L’attività è consentita dalle 05.00 di mattina alle 23.00 della sera. Resta inteso che per il cinghiale può essere utilizzataesclusivamente la munizione a palla. • caccia con tecnica in girata: con uso di fucile a canna liscia caricata a palla e fucile a canna rigata deicalibri consentiti dalla normativa vigente. Utilizzo esclusivo di cani provvisti di unaspecifica abilitazione ENCI con un apposito conduttore abilitato. Questa tecnica risulta oggettivamente molto meno invasiva rispetto ad una braccata anche nei confronti delle altre specie selvatiche. 5.3 Appostamenti Fissi Si specifica che ad oggi non sono presentiimpianti di appostamento fisso autorizzati in provincia di Frosinone e si conferma il divieto di nuovo impianto di appostamenti fissi di cui alle lettere a, b, d, art. 73 comma 2. 5.4 Valichi montani e rotte di migrazione Si chiarisce che il Piano Faunistico Venatorio Provinciale,cosi come gli uffici regionali preposti non hanno ancora individuato i valichi montani e/o le rotte di migrazione. Inoltre lo stesso prevede la richiesta di autorizzazione per lacreazione di altri Istituti in aree individuate dalla rete Natura 2000 SIC e ZPS. 6. RIS CHI, INCID EN ZE NEGATIVE E DIS TURBO DIRETTO / INDIRETTO S U S PECIE E HABITAT D ERIVANTE D A ATTIVITÀ VENATORIA È questo un fattore ampiamente riconosciuto, soprattutto sulle popolazioni di uccelli. M oltedelle specie dichiarate cacciabili risultano comunque avere uno stato di conservazione non soddisfacente sia a livello nazionale che su scala mondiale e appaiono in forte declino. 217 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Dalla recente pubblicazione (maggio 2013) della lista rossa dei vertebrati italiani (Rondinini C.,BattistoniA., Peronace V., Teofili C., 2013.- Lista Rossa IUCN deiVertebrati Italiani. Comitato Italiano IUCN e M inistero dell’Ambiente e della Tutela delTerritorio e del M are, Roma), si evince che: “... Tra i vertebrati, gli uccelli sono la Classe di cui per molti aspetti si dispone del maggiornumero di informazioni. Ciò in parte è dovuto alla facilità di contatto e alla capacità degliuccelli di affascinare e appassionare molti di coloro che si avvicinano con curiosità allanatura. Nonostante la moltitudine di informazioni, molti processi che determinano lo stato diconservazione di diverse specie rimangono ancora poco chiari. Rispetto alle precedentiversioni, l’attuale Lista Rossa degli uccelli nidificanti è contraddistinta dal marcato declino dimolte specie considerate comuni. La percentuale di passeriformi, ordine che comprende granparte delle specie più diffuse, classificati a rischio di estinzione è passata dal 21,7% dellaprecedente Lista Rossa al31% dell’attuale: Passera d’Italia, Cardellino e Verdone sono alcuni esempi di specie comuniche hanno presentano negli ultimi dieci anni un declino di popolazione vicino o superiore al30%. La causa principale di tale fenomeno è probabilmente la continua trasformazione deglihabitat, ma con ogni probabilità altre cause non ancora ben definite concorrono adeterminare tale situazione. In totale, il 2% delle specie di uccelli valutate è stato classificato In Pericolo Critico (CR), il 9% in Pericolo (EN) e il 18% Vulnerabile (VU). Quattro delle sei specie classificate CRappartengono all’ordine dei Falconiformi (Gipeto, Capovaccaio, Grifone e Aquila di Bonelli), lerestanti due a quello dei Passeriformi (Forapaglie comune e Bigia padovana). Non sorprende che tutte e tre le specie di avvoltoi presenti in Italia siano in Pericolo Critico.Sono specie necrofaghe e per secoli la loro sopravvivenza è dipesa dalla presenza dibestiame allevato allo stato brado. Le trasformazioni della pastorizia verificatesi nell’ultimosecolo con la diminuzione dei capi allevati allo stato brado e le norme di polizia veterinariache impongono la rimozione delle carcasse hanno determinato una notevole riduzione dellerisorse trofiche, minaccia che si è sommata alla persecuzione diretta. Tutte e tre le speciesono oggi interessate da progetti di reintroduzione. La piccola popolazione reintrodotta diGipeto sembra sostenersi in maniera naturale grazie alla presenza di ungulati selvatici ed èin lieve incremento seppur minacciata dal saturnismo. Il Grifone, il cui numero di coppie èdiminuito del 96,9% dagli anni ‘30 al 2005, sembra invece dipendere ancora in gran partedalla presenza di carnai. … Gran parte delle specie a rischio di estinzione sono minacciate dalla trasformazione deglihabitat e dai cambiamenti nei sistemi agricoli e di allevamento; è il caso di numerose specielegate agli ambienti aperti e steppici (Monachella, Bigia grossa, Lanario, Biancone, Occhione). Accanto a fenomeni che agiscono su larga scala, come i cambiamenti climatici che incidononegativamente su diverse specie migratrici, sorprende che il bracconaggio sia ancora unagrave minaccia, in particolare per i rapaci. Ancora oggi, si assiste in Italia al prelievo illegaledi pulcini dai nidi di Aquila di Bonelli. Complessivamente le azioni di conservazione necessarie per la salvaguardia delle specie piùminacciate riguardano la conservazione degli habitat, in particolare quello mediterraneo equelli agro-forestali, la lotta al bracconaggio, il bando dell’attività venatoria per diverse specieminacciate (Allodola e anatre), la gestione delle zone umide e degli ambienti agricoli e laconservazione degli ambienti steppici. ...” M olte delle popolazioni di uccelli appartenenti a specie dichiarate cacciabili risultano avere attualmente uno stato diconservazione non soddisfacente sia a livello nazionale che a livello mondiale, con particolare riferimento a : - Canapiglia Anas strepera - Codone Anas acuta 218 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca - Marzaiola Anas querquedula - Quaglia Coturnix coturnix - Frullino Lymnocryptes minimum - Allodola Alauda arvensis - Moriglione Aythya ferina - Combattente Philomachus pugnax - Mestolone Anas clypeata - Moretta Aythya fuligula L’Unione europea, in particolare nell’ambito della direttiva 79/409/CEE, riconoscepienamente la legittimità della caccia agli uccelli selvatici come forma di sfruttamentosostenibile ma limita la caccia ad alcune specie e stabilisce principi e obblighi ai quali gliStati membri devono uniformarsi. Nel documento della commissione “ guida alla disciplina della caccia nell’ambito delladirettiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli selvatici” vengono chiariti in questosenso alcuni aspetti fondamentali a partire da quello di “Saggia utilizzazione”, cioè di unosfruttamento sostenibile che consenta il mantenimento delle specie in uno stato diconservazione soddisfacente. Da numerosi studi e pubblicazioni del settore, inclusi diversi studi di incidenza relativi a Piani Faunistici Venatori, sono state tratte le considerazioni che seguono sull’impatto potenzialedelle attività connesse alla pratica venatoria ed alla gestione faunistica. Tali impatti possono essere riassunti in: 6.1 Rischio di perturbazioni temporanee (disturbo) Quello del disturbo è un fattore che non incide direttamente sulle condizioni fisiche di unsito ma può avere effetti rilevanti sulle specie in esso conservate. La “Guida alla disciplinadella caccia nell’ambito della direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelliselvatici” della Commissione Europea, precisa che questo fenomeno dipende, tra gli altrifattori, dal tipo di caccia praticata, dalla sua intensità, frequenza e durata, dalle specieinteressate e dagli habitat utilizzati nonché dalla disponibilità di zone di rifugio alternative. Le perturbazioni dovute alle attività dicaccia inducono, infatti, questi animali a spendere la maggior parte della loro energia inspostamenti e fughe, a scapito del tempo dedicato alla loro alimentazione e riposo, in vistadella migrazione. Il disturbo provocato dalla caccia, agli uccelli di specie non cacciate è particolarmenterilevante per quelle la cui migrazione di ritorno è più precoce. Verosimilmente leperturbazioni incidono sulle popolazioni aviarie soprattutto nei periodi del ciclo annuale incui il cibo è scarso o introvabile e gli uccelli hanno difficoltà a soddisfare il propriofabbisogno energetico e nutrizionale. La situazione è particolarmente grave quando gliuccelli devono accumulare riserve prima dei periodi di grande dispendio energetico, comead esempio prima della migrazione o in caso di condizioni climatiche particolarmentesfavorevoli o prima dell’inizio della nidificazione. In sintesi l’impatto è essenzialmente dovuto a disturbo dovuto all’azione di sparo e alleattività connesse all’attività venatoria (presenza umana, utilizzo di mezzi per glispostamenti, presenza di cani) che può portare ad un allontanamento della fauna conconseguente sottrazione di spazi utili all’insediamento, alimentazione e riproduzione. Tale disturbo risulta più evidente per le specie migratrici che tendono a raggrupparsi ingrossi stormi mentre è più ridotto per le specie stanziali che sono maggiormente dispersenel territorio e hanno acquisito una migliore conoscenza della situazione ambientale locale. Questo fenomeno dipende, tra gli altri fattori, dal tipo di caccia praticata, dalla suaintensità, frequenza e durata, dalle specie interessate e dagli habitat utilizzati nonché dalladisponibilità di zone di rifugio alternative. 219 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Per ridurre al minimo il potenziale impatto delle perturbazioni antropiche sulle popolazionidi uccelli durante i periodi di scaglionamento delle date di apertura e di chiusura dellacaccia occorre quindi tenere pienamente conto della necessità di creare nuove aree dirifugio a silenzio venatorio che consentano agli uccelli interessati di riposarsi e di nutrirsi. Le aree devono essere concepite in modo da assicurare agli uccelli sufficienti opportunità dialimentarsi adeguatamente e la possibilità di svolgere altre attività. Tali aspetti devonoessere determinati in funzione delle esigenze ecologiche, comportamentali,nutrizionali ed energetiche delle diverse specie cacciabili interessate dallo scaglionamentodei periodi di caccia. 6.1.2 Rischio di perturbazioni per la conservazione dell’Orso bruno marsicano In relazione all’attuale areale di distribuzione ed in considerazione della esiguo numero di esemplari della popolazione dell’Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) confinata sull’appennino centrale, nonchè tenuto conto della strategica valenza del territorio silvopastorale della provincia di Frosinone è fondamentale mettere in atto una serie di misure per la conservazione e la tutela di questa specie ormai a rischio di estinzione nel medio e lungo periodo. In tal senso non è ammissibile e ne tanto meno possibile redigere un Piano Faunistico Venatorio per la provincia di frosinone che non sia incentrato sulla conservazione dell’orso bruno marsicano e che quindi deve necessariamente recepire e modellarsi intorno alle linee guida ed alle direttive previste da uno strumento fondamentale quale è il Piano di Azione nazionale per la Tutela dell’Orso bruno Marsicano (PATOM ) per l’attuazione delle priorità di intervento e di conseguenza della Deliberazione della Regione Lazio n. 463 del 17 dicembre 2013. Priorità che devono mirare al miglioramento dello stato di conservazione ed alla riduzione degli impatti o incidenze negative a carico della specie Orso bruno marsicanoin esame riconducibili alle attività antropiche, con particolare riferimento all’attività venatoria e relative pratiche condotte in primis nelle aree di interesse, ossia quelle del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e M olise (PNALM ), ma altresì nelle aree definite contigue e di connessione. Tra le azioni di gestione e conservazione è fondamentale identificare le aree critiche per la presenza dell’orso e garantire una gestione speciale delle stesse per salvaguardare la tutela dell’orso, anche a mezzo di forti limitazioni sia nell’accesso stesso ai siti che nello svolgimento delle attività venatorie. Il presente Studio di Valutazione di Incidenza ha di fatto preso spunto dalla cartografia a supporto del PATOM stesso che è stata di fatto ulteriormente elaborata e migliorata nel dettaglio della scala e nel relativo indice di precisione, in modo da potere dapprima definire con estrema chiarezza le aree di interesse, contiguità e di connessione per la specie e successivamente permettere futuri e mirati interventi inerenti: - l’istituzione di aree fondamentali per la conservazione e la presenza, dette aree di interesse ed al contempo di aree coontigue e di connessione; - la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie; - definire con maggiore precisione gli impatti attuali e potenziali delle attività antropiche e individuare misure per il loro contenimento; 6.1.3 Rischio di perturbazioni per la conservazione della Lepre italica La Lepre italica (Lepus corsicanus) è un mammifero endemico dell’Italia centro-meridionale, con peculiarità e abitudini distintive. Essa è in pericolo di estinzione per via di deterioramento dell’habitat (evoluzione delle aree agricole), frammentazione e isolamento delle popolazioni, nonché competizione interspecifica con la Lepre europea (Lepus europaeus), soprattutto per via 220 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca delle reintroduzioni massicce di questa a scopo venatorio, veicolo di agenti patogeni condivise dalle due specie. La lepre italica è validamente considerata distinta dalla Lepre europea (Palacios, 1996; Lo Valvo et al., 1997, Trocchi et al., 1998; Pierpaoli et al. 1999; Riga et al., 2001), contrariamente alla conspecificità ipotizzata da altri autori. Questa specie ha una diffusione importante nel Lazio, benché frammentata, evidenziata dallo studio sullo status della conservazione (Guglielmi et al., 2011) . Inoltre ,alle presenze così identificate si aggiungono quelle registrate nell’Atlante dei M ammiferi del Lazio (Capizzi et al., 2011), molte delle quali in provincia di Frosinone (M onti Lepini, M onti Cantari e M onti Ernici). La caccia alla Lepre italica è vietata su gran parte del territorio nazionale secondo l’art. 18 comma 1 della legge 157/92: “Lepus corsicanus specie cacciabile dal 15 ottobre al 30 novembre limitatamente alla popolazione di Sicilia e piani di abbattimento annuali approvati da INFS” a differenza della Lepre europea. Dunque la Lepre italica non è legalmente cacciabile nelle regioni peninsulari, pertanto neanche nel Lazio, ma l’esercizio venatorio può risultare importante a causa delle difficoltà di discriminazione sul campo tra L. corsicanus, non cacciabile e L. europaeus, cacciabile. Il Piano d’azione regionale per la conservazione della Lepre italica (Guglielmi et al., 2011) prevede, a fronte di un’analisi dello status della specie nella regione Lazio, azioni come: -l’inserimento della specie in strumenti giuridici mirati alla sua conservazione e gestione; -la pianificazione e realizzazione di una rete ecologica per la conservazione della Lepre italica; -la verifica sistematica e periodica della presenza di nuclei di Lepre italica nelle aziende faunisticovenatorie, attraverso campagne di censimenti e analisi dei carnieri laddove è cacciabile la Lepre europea, interviste ai concessionari delle AFV; -la gestione venatoria sostenibile: la relazione che esiste fra l’attività venatoria sulla Lepre europea e i rischi cui è sottoposta la Lepre italica rendono la conservazione e la tutela delle popolazioni di quest’ultima specie inscindibili dalla gestione venatoria di Lepre europea. Nel Lazio, le attuali modalità di gestione, ancora svincolate dai principi del prelievo sostenibile, ancorché inefficaci per la stessa Lepre europea, rischiano di vanificare qualsiasi strategia finalizzata a riportare la Lepre italica su tutto il territorio regionale ancora idoneo alla specie e tra i più densamente popolati da questa a livello nazionale. La gestione venatoria sostenibile si basa su: 1. scelta delle aree pilota per la gestione venatoria sostenibile della Lepre europea; 2. definizione dei criteri di gestione venatoria sostenibile; 3. attuazione di un programma di censimenti periodici; 4. realizzazione di: piani di prelievo annuali; analisi di statistiche di caccia; studio sulla fertilità delle femmine abbattute e la dinamica delle popolazioni. Il presente Studio di Valutazione di Incidenza ha di fatto preso spunto dal Piano di Azione per la conservazione della Lepre italica nel Lazio per definire le aree di interesse per la specie e successivamente permettere futuri e mirati interventi: - l’istituzione di aree fondamentali per la conservazione e la presenza, dette aree di interesse ed al contempo di aree coontigue e di connessione; - la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per la lepretenendo conto della cacciabilità della Lepre europea, specie morfologicamente simile e confondibile - definire con maggiore precisione gli impatti attuali e potenziali delle attività antropiche e individuare misure per il loro contenimento, riguardanti soprattutto l’evoluzione e frammentazione dell’habitat della Lepre italica (in particolare seminativi, oliveti, frutteti, boschi prevalentemente di latifoglie). 6.2Rischio di confusione e/o abbattimenti involontari 221 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Il rischio di confusione tra varie specie di uccelli, così come di lepri, è ampiamente riconosciuto e tutt’altro cheirrilevante e dipende da vari fattori, fra cui in particolare lasomiglianza tra specie cacciabili per le quali la caccia è aperta e quelle non cacciabili o per le quali lastagione venatoria è terminata e/o deve ancora iniziare, le condizioni cui è subordinatol’esercizio della caccia e la perizia dei cacciatori. Il rischio di confusione tra varie specie di uccelli è ampiamente riconosciuto ed è già statooggetto di varie guide identificative specializzate. Sulla base di criteri quali l’aspetto simile eil piumaggio, l’uso degli habitat e il comportamento (compresi i richiami) è possibileclassificare le specie cacciabili in gruppi di specie di aspetto simile al fine di ridurre quantopiù possibile il rischio di confusione. La classificazione dovrebbe essere operata dalleautorità competenti responsabili dell’autorizzazione della stagione venatoria. Il problema della confusione è aggravato dal fatto che spesso nello stessohabitat coesistono varie specie di uccelli. Ad esempio anatre, trampolieri e tordi spesso simuovono in stormi di specie miste. Un gruppo di anatre può essere composto da quattro/cinquespecie differenti. Pertanto in questi casi la caccia selettiva può risultare moltodifficile. Il secondo fattore da prendere in considerazione è dato dalle condizioni in cui vienepraticata la caccia. Tali condizioni dipendono da fattori quali la distanza di osservazione, in quanto più un uccello è lontano dal cacciatore più è difficile stabilirne le caratteristiche specifiche(dimensioni, piumaggio ecc.). L’identificazione in volo dipende dal momento in cui gli uccellisono visibili, che può essere molto breve, pertanto, il tipo di caccia praticata può influiresul livello di rischio di confusione ed allo stesso modo anche le condizioni di illuminazione possono svolgere un ruoloimportante. Una scarsa visibilità all’alba o al tramonto o durante la notte può ridurrenotevolmente la capacità di distinguere le varie specie di uccelli. Alcune condizioni climatiche particolari, come la nebbia e la pioggia, possono anch’esselimitare la possibilità di identificare correttamente gli uccelli presenti allo stato naturale. Il rischio di confusione tra le specie di lepre diffuse nel lazio (italica e europea) è riconosciuto da studi sullo status della specie in via di estinzione e sono previste dal piano di conservazione della lepre italica azioni di sensibilizzazione e divulgazione delle distinzioni morfologiche e biologiche delle specie al fine di discriminarne la caccia Infine anche la perizia dei cacciatori ha un’influenza determinante e dipende dallaformazione e dall’esperienza acquisite. Tale perizia è messa alla prova durante tutta lastagione venatoria ed è importante per distinguere le specie cacciabili dalle specie noncacciabili. Occorre incoraggiare o migliorare, laddovegià esistano, i programmi di formazione e di sensibilizzazione destinati ad aiutare icacciatori ad identificare le specie. Se da un lato i cacciatori non dovrebbero sparare agliuccelli a meno che non siano sicuri della loro identità, dall’altro numerosi cacciatori sonoormai specializzati nella caccia a determinati gruppi di uccelli e solo raramente sicimentano con specie per le quali non possiedono sufficiente esperienza, diventando inquesto modo specialisti nell’identificazione delle specie che costituiscono i loro obiettivipreferiti. Si riporta di seguito un prospetto che riportaleprincipali specie di interesse per la provincia di Frosinone (incluse nell’allegato II della Direttiva Uccelli- specie cacciabili). 222 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Gruppi di aspetto simile S pecie confondibili Tipi di habitat e altri criteri da considerare Fasi del periodo venatorio ad elevato rischio di confusione interspecifica Oca selvatica(Anser anser) Oche grigie Oca granaiola (Anser fabalis) Oca lombardella (Anser albifrons) Habitat: prati invernali e terreni arabili Fine del periodo di caccia Habitat: zone umide Inizio del periodo di caccia. Periodo tra luglio e settembre,quando i maschi sono in eclissi egli immaturi non hanno ancoraeffettuato la muta Habitat: zone umide Inizio del periodo di caccia. Periodo tra luglio e settembre, quando i maschi sono in eclissi e gli immaturi non hanno ancora effettuato la muta. Fine delperiodo di cacci a Fischione (Anas penelope) Anatre di superficie Canapiglia (Anas strepera) (maschi in eclissi, Germano reale (Anas platyrhynchos) femmine e immaturi) Codone (Anas acuta) Alzavola (Anas crecca) Marzaiola (Anas querquedula) Mestolone (Anas clypeata) Anatre tuffatrici Moriglione (Aythya ferina) (maschi in eclissi, Fistione turco (Netta rufina) femmine e immaturi) (Bucephala clangula) Pernici Moretta (Aythya fuligula) Quattrocchi Pernice rossa (Alectoris rufa) Ciukar (Alectoris chukar) Habitat: terreni asciutti, sabbiosi, argillosi, brughiere, superfici Inizio e fine del periodo di caccia agricole Pivieressa Pivieri di grandi (Pluvialis squartarola) Piviere dorato dimensioni e (Pluvialis apricaria) combattente Combattente (Philomachus pugnax) Habitat: autunno / invernoP. squatarola predilige ledistese fangose o lespiagge; P. apricariapredilige terreni agri coli e/o prati Fine del periodo di caccia per ipivieri Habitat: terreni paludosi e pratiumidi Inizio e fine del periodo di caccia Habitat. la tortora dal collareorientale tende a viverenelle città o nei paesi Inizio del periodo di caccia Beccaccino Beccaccini (Gallinago gallinago) Frullino (Lymnocrypt es minimus) Tortora (Streptopelia turtur) Tortore Tortora dal collare orientale (Streptopelia decaocto) 223 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Merlo (Turdus merula)femmine Tordo bottaccio (Turdus philomelos) Tordi Tordo sassello Ampia varietà di habitat Inizio e fine del periodo di caccia Ampia varietà di habitat Inizio e fine del periodo di caccia (Turdus iliacus) Tordela (Turdus viscivorus) Cesena (Turdus pilaris) Cornacchi a grigia Corvidi (Corvus corone cornix) Corvo (Corvus frugilegus) Taccola (Corvus monedula) Legenda: ingrassetto le specie non cacciabili. 6.3Interventi sull’ambiente (principalmente nelle zone umide), legatiall’approntamento ed alla gestione degli appostamenti. Si tratta principalmente di attività di gestione, manutenzione e preparazione degliappostamenti che, se non correttamente effettuate, possono determinare incidenzesignificative sugli habitat e sulle specie, dovrebbero pertanto essere regolamentate in modo preciso tuttequeste attività (dallo sfalcio della vegetazione al divieto di incendio, fino alla regolazionedei livelli idrici) poichè solo nei casi in cui le previsioni del regolamento non siano rispettatepossono determinarsi incidenze negative significative. 6.4Diffusione nell’ambiente contaminazione; di materiali inquinanti, fenomeni di saturnismo e È noto che l’inquinamento ambientale ha effetti negativi diretti e indiretti sulla fauna,interferendo con il successo riproduttivo o lo stato di salute. Alcune pratiche agricole risultano estremamente dannose esercitando forti impatti negativi sullabiodiversità, in particolare si fa riferimento a: - uso non sostenibile di fertilizzanti e prodotti fitosanitari; - sostituzione di pratiche tradizionali mediante sistemi meccanizzati; - abbandono dei sistemi di coltivazione mista e cerealicoltura susuperfici a pascolo; - riduzione del numero delle specie e delle varietà utilizzate; - conversione di ecosistemi naturali a fini agricoli e abbandono dellecampagne; - ricomposizione fondiaria (scomparsa dei bordi poderali: siepi, fossati, ecc.); - bonifica e irrigazione (sfruttamento eccessivodelle falde freatiche e/o dei corsi d'acqua); Le suddette pratiche possono di fatto comportare: - degrado delle condizioni locali e/o microstazionali; - semplificazione e omogeneizzazione degli ecosistemi; - sviluppo incontrollato di specie selvatiche ed estranee. Una tipologia di inquinamento legato, invece, direttamente alla pratica venatoria è quelloda piombo. La disciplina della caccia nell’ambito della direttiva 79/409/CEEsulla conservazione degli uccelli selvatici sottolinea che in un quadro di “saggiautilizzazione” occorre esaminare anche il problema dell’inquinamento ambientale dovuto alpiombo impiegato per la fabbricazione dei pallini contenuti nelle cartucce da caccia. 224 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca È unfatto ormai riconosciuto che l’uso di pallini di piombo rappresenta una grave minaccia pergli uccelli selvatici e per i loro habitat, e soprattutto per le zone umide. Nonostante questotipo di munizione non sia esplicitamente menzionato nella direttiva “Uccelli selvatici", il suouso nelle zone di protezione speciale, con conseguente deterioramento degli habitat odisturbo significativo per gli uccelli, è incompatibile con le esigenze di protezione di questisiti. 6.5Incidenze negative da animali per ripopolamento L’attività di ripopolamento presenta sostanziali criticità ed incidenze negative come: - innesco di fenomeni di competizione nei confronti delle specie autoctone e dovuti all’introduzione di specie alloctone; - utilizzo di animali allevati in cattivitàcon evidenti difficoltà a inserirsi sul territorio libero; - possibile inquinamento genetico delle popolazioni naturali; - interferenze con la dinamica di popolazione dei predatori in caso di ripopolamentieffettuati in periodi non idonei (es. Immissioni a ridosso dell’apertura della stagionevenatoria); - ripopolamenti con fauna stanziale permettono di mantenere una pressione venatoriamolto più elevata di quella che le potenzialità faunistiche del territorioconsentirebbero con incidenza significativa sulle reti trofiche; - possibile introduzione e trasmissione di patologie nelle popolazioni selvatiche; - possibile determinazione di comportamenti anomali nelle popolazioni naturali; 6.6Controllo delle specie alloctone Tali interventi se correttamente pianificati ed eseguiti possono determinare un impattopositivo sugli habitat e sulle specie conservate nei Siti. E’ dunque fondamentale che ogniintervento di controllo su specie opportuniste o su specie alloctone sia adeguatamentevalutato in modo da mitigare e/o compensare eventuali impatti negativi delle attività dicontrollo. 7. VALUTAZIONE D ELLE INCID EN ZE E D EGLI EFFETTI DIRETTI/INDIRETTI D EL PIANO FAUN IS TICO VENATORIO S U S PECIE, HABITAT E HABITAT D I S PECIE Negli schemi sottostanti vengono sintetizzati le incidenze ed i principali effetti su specie, habitat, ed habitat dispecie dei siti della Rete Natura 2000connessi e/o riconducibili alle diverse tipologie di attività complessivamentepreviste dal proposto Piano Faunistico Venatorio (PFV) provinciale. - Effetti diretti accertati e poten ziali (positivi e negativi) su habitat INCIDENZA DEL PFV SUGLI HABITAT Danneggiamento di habitat per accesso e svolgimento dell’attività venatoria o di addestramento: danneggiamento o alterazione di habitat sensibili (torbiere, canneti) per utilizzo di mezzi di trasporto, calpestio diretto di cacciatori e cani, approntamento degli appostamenti EFFETTO Negativo 225 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Abbandono di rifiuti durante lo svolgimento dell’attività venatoria o di addestramento: abbandono di rifiuti con particolare riferimento ai bossoli delle cartucce esplose Negativo Miglioramenti ambientali: incremento e conservazione di habitat prioritari e non Positivo - Effetti diretti accertati e poten ziali (positivi e negativi) su specie INCIDENZA DEL PFV SULLE SPECIE EFFETTO Prelievo venatorio: riduzione di popolazione di specie animali, rischi di estinzione locale, impoverimento in termini di biodiversità, frammentazione di popolazioni e/o di areali, abbattimenti accidentali di specie non cacciabili Negativo Disturbo causato da cani e cacciatori: predazione e ferimento da parte di cani da caccia, disturbo per passaggio di cacciatori in periodo di addestramento cani e/o durante l’esercizio venatorio Negativo Controllo e riduzione specie alloctone, invasive, in aree non vocate: riduzione di specie che causano disturbo o danni ad altre specie (ad es. cinghiale) Positivo Censimenti, monitoraggi, raccolta dati sulla fauna selvatica oggetto di prelievo Positivo Protezione di specie mediante la pianificazione territoriale Positivo Regolamentazione di attività venatoria e pressione di caccia Positivo Miglioramenti ambientali: incremento e conservazione di specie prioritarie e non Positivo - Effetti indiretti accertati e poten ziali (positivi e negativi) su habitat INCIDEN ZA DEL PFV S UGLI HABITAT Controllo e riduzione delle specie alloctone, invasive, in aree non vocate: riduzione di specie a potenziale impatto che alterano habitat di interesse EFFETTO Positivo - Effetti indiretti accertati e poten ziali (positivi e negativi) su specie 226 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca INCIDEN ZA DEL PFV S ULLE S PECIE EFFETTO Inquinamento da piombo su specie sensibili: rischi di intossicazione su rapaci, uccelli acquatici, galliformi e altre specie Negativo Inquinamento da piombo generalizzato a livello ecosistemico, con particolare incidenza sulle zone umide di fondovalle a decorso lentico Negativo Diffusione e trasmissione di agenti patogeni alle popolazioni selvatiche in seguito ad immissioni di specie di allevamento per ripopolamento (fagiani, quaglie, lepri, etc..) Negativo Modifiche degli areali distributivi e delle densità delle specie oggetto di prelievo e di altre ad esse correlate (ad es. relazioni preda-predatore) Negativo S quilibrio nelle densità di prede disponibili che favoriscono specie opportuniste quali colpe, corvidi, ecc. Negativo 7 INCIDENZA DEL PFV SUGLI HABITAT EFFETTO POTENZIALE 7.1 Valutazione delle incidenze imputabili ad attività di caccia agli ungulati Il lupo rappresenta il più importante predatore selvatico dei nostri ecosistemi, la cui presenzanel territorio della provincia di Frosinone è sicuramente in aumento. Anche se risulta molto difficilequantificare numericamente la popolazione appenninica, poichè azioni di monitoraggio/censimento del lupo vengono sistematicamente condottesolo all’interno dell’area di insidenza del PNALM , e che comunque registrano presenze crescenti, questo trend è sicuramente avallato dai numerosi studieffettuatied è senz’altro correlato alla maggiore disponibilità di ambienti idonei, areeprotette in particolare, e alle fonti di nutrimento con prede quali bovini, ovini, caprini, ma anche cinghiali e/o altri ungulati selvatici. In questo contesto si inquadrano gli impegni assunti e le direttive impartite dalla Direzione Protezione della Natura e del Mare (DPNM ) in merito agli aspetti connessidirettamente e indirettamente con la gestione venatoria, mirati a promuoverela tutela e la conservazione della popolazione appenninica di orso bruno marsicano, considerata a forte rischio di estinzione. Gli indirizzi gestionali sono ampiamente approfonditi, illustrati e specificati nel Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano – PATOM , con un particolare riferimento ai paragrafi 2.2, 3.1, azione B1 dello stesso e nei quali si puntualizzano, sulla base delle migliori conoscenze scientifiche sulla specie in esame, le prescrizioni da applicarsi necessariamente per garantire il miglioramento dello stato di conservazione della specie nell’appennino centrale, tra cui: “divieto di caccia in braccata”, “organizzazione ed utilizzo di tecniche di prelievo a minor impatto”; “riorganizzazione 227 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca territoriale delle attività di gestione sulla base di apposita cartografia di presenza della specie”, oltre agli stessi tempi di attuazione. La stesura del Piano Faunistico Venatorio e del presente documento di Studio di Valutazione di Incidenza, a supporto dello stesso, non può quindi prescindere o discostarsi da quanto espresso in questo, ma deve tendere alla corretta organizzazione e pianificazione dell’attività venatoria con stesura di una apposita regolamentazione specifica di gestione delle diverse specie e con la relativa definizione di distinte prescrizioni inerenti: l’assegnazione univoca delle zone di caccia alle squadre, l’organizzazione e la composizione delle mute, il numero e la qualità dei cani utilizzabili. In particolare la caccia al cinghiale condotta con la modalità della braccata risulta di notevole impatto per il lupo,per l’orso oltre che per specie dell’avifauna molto esigenti. Questo sia in termini di disturbo che di rischio di abbattimenti accidentali e pertanto si dovrà diffondere e promuovere, con attività pilota di buone pratiche di gestione venatoria ed eventi di formazione ed aggiornamento l’uso della girata e della caccia di selezione. Dalla consultazione della recente pubblicazioneMonaco A., Carnevali L. e S . Toso, 2010 – Linee guida per la gestione del Cinghiale(Sus scrofa) nelle aree protette. 2° edizione. Quad. Cons. Natura, 34, Min.Ambiente– IS PRA e dalla consultazioni di diversi studi svolti sul territorio nazionale si evince che la tecnica della caccia in girata sia assolutamente di minor disturbo diretto e/o indiretto a patto che venga condotta a regola d’arte, ossia: - ci sia presenza di un cane limiere /conduttore formato (E.N.C.I.); - le mute di cani impiegate siano tendenzialmente omogenee (stessa specie) e costituite da circa 4/ 5 elementi; - il numero delle poste sia contenuto, da 6 a 10. Questa tecnica di caccia se condotta in modo irreprensibile si è rivelata maggiormente efficiente rispetto alla classica caccia in braccata in termini di numero di animali abbattuti e con delle spese e dei costi di gestione inferiori di circa il 40% (veterinario, alimenti, vaccinazioni). Altri vantaggi tangibili della tecnica di caccia in girata sono: - maggior controllo e maggiore unione dei cani impiegati; - assenza di canizie e pertanto minor disturbo diretto e/o indiretto; - minor rischio di smarrimento dei cani, che spesso sconfinano in aree protette e comportano diverse problematiche ai proprietari per il loro recupero. Tali pratiche potranno e dovranno contemplare il coinvolgimento degli ATC per il supporto alle amministrazioni competenti nella revisione della programmazione venatoria. Nei seguenti prospetti si riportano e si definiscono le incidenze negative direttamente riconducibili alla specifica tipologia di caccia. VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S U LUPO/ORS O DA CACCIA AL CINGHIALE IN BRACCATA di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto impatto certo reversibile medio termine Superfici incluse nei siti in cui Tipo Probabilità diimpatto disturbo 228 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine operano le squadre dei cinghialai VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S U LUPO/ORS O DA CACCIA AL CINGHIALE IN GIRATA Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto probabilità bassa reversibile breve termine probabilità molto bassa irreversibile lungo termine Tipo Probabilità di impatto di impatto disturbo abbattimento involontario Dominio spaziale dell’impatto Superfici incluse nei siti in cui operano le squadre dei cinghialai VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S U LUPO/ORS O DA CACCIA D I SELEZIONE AGLI UNGULATI Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto probabilità molto bassa /nulla reversibile breve termine probabilità molto bassa /nulla irreversibile Tipo Probabilità di impatto di impatto disturbo abbattimento involontario lungo termine Dominio spaziale dell’impatto Superfici oggetto di caccia di selezione Dai prospetti sovrariportati si evince chiaramente che l’incidenza della caccia al cinghiale condotta con la tecnica della braccata è moltosignificativa per il lupo, per l’orso e per l’avifauna in genere. Sono quindi sicuramente da privilegiaree far conoscere le forme di caccia a più basso impatto ambientale come la caccia in girata:E’sempre consigliabile la riduzione del numero di cani per questa tecnica. Pertanto la caccia tradizionale in braccatadeve essere rilegata esclusivamente a casi di emergenze specifici in cui le altre forme di prelievo non consentano di contenere risultati soddisfacenti. Ad esempio quando è necessario contenere le densità di distribuzione del cinghiale al di sotto di valori stabiliti annualmente dalla amministrazione provinciale, e pertanto relativamente ad un numero esiguo di interventi concentrati nel tempo e nello spazio. Se è vero che la caccia condotta con la tecnica della girata, pur conservando una certa incidenza negativa, risulta sempre diminore impatto rispetto alle altre forme, poichè si svolge su superfici più contenute, coinvolge un numero più esiguo di cacciatori con meno cani a seguito. Deve quindiessere favorita e preferirsi soprattutto quando è congiunta a specifiche misure di mitigazione, che possono essere ad esempio la sensibilizzazione dei praticantisul rischio di abbattimenti involontari. La caccia di selezione al cinghiale, per le modalità con cui viene esercitata presenta delle incidenze e dei fattori di disturbo trascurabili o addirittura non significativi per il lupo o per l’orso 229 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca che possono essere ulteriormente mitigati con attività diformazione e sensibilizzazione degli stessi praticanti. Un ulteriore impatto segnalato per lo svolgimento delle cacce al cinghiale in tutte le sueforme si manifesta nelle aree idonee alla riproduzione dei rapaci rupicoli in particolare all’inizio del periodo diinsediamento delle coppie, periodo nel quale la tolleranza al disturbo è molto inferiorerispetto alle successive fasi riproduttive. VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S U RAPAC I RUPICOLI DA CACCIA IN BATTUTA, BRACCATA E IN GIRATA AL C INGHIALE IN GENNAIO (INSEDIAMENTO DELLE COPPIE NIDIFICANTI) Tipo Probabilità di impatto di impatto disturbo probabilità alta Rerversibilità dell’impatto irreversibile, abbandono del sito Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto lungo termine Superfici localizzate nei siti in cui operano le squadre dei cinghialai VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S U RAPAC I RUPICOLI DA CACCIA D I SELEZIONE AGLI UNGULATI (INSEDIAMENTO/RIPRODUZIONE DELLE COPPIE NIDIFICANTI) Tipo Probabilità di impatto di impatto disturbo Rerversibilità dell’impatto irreversibile, abbandono del sito probabilità alta Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto lungo termine Superfici localizzate nei siti in cui operano le squadre dei cinghialai 7.2 Valutazione dell’impatto della caccia da appostamento La caccia da appostamento fisso e/o temporaneo può costituire una delle attività piùimpattanti a causa del prelievo e del disturbo che tale attività comporta non solo per lespecie cacciabili ma anche per le specie protette particolarmente nelle zone umide idoneealla sosta, alimentazione e rifugio di queste specie. Nei seguenti prospetti si riportano e si definiscono le incidenze negative direttamente riconducibili a questa specifica tipologia di caccia. VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S ULLE S PECIE ORN ITICHE DI INTERES S E COMUNITARIO DA CACCIA AGLI ACQUATICI DA APPOS TAMENTO Tipo Probabilità di impatto di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto 230 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca inversamente disturbo lungo termine correlata alla frequenza del disturbo certo Superfici di AFV e abbattimenti appostamenti fissi probabilità bassa involontari di specie protette lungo termine irreversibile in ATC La caccia da appostamento agli uccelli acquatici, qualora praticata per più di ungiorno alla settimana, rappresenta un fattore di incidenza negativa altamentesignificativa per gli uccelli acquatici migratori e svernanti e in particolare per lespecie di interesse comunitario. L’incidenza negativa può essere mitigata consentendo la caccia in ogni zona umida,compresi gli appostamenti fissi contigui alle ZPS, o per un’intera giornata a settimanadall’alba al tramonto o per due giornate alla settimana dall’alba alle ore 12. Risulta inoltre fondamentale controllare il rispetto della densità massima degliappostamenti non consentendo gli appostamenti temporanei all’interno e nel raggio di 150metri dalle zone umide. 7.3 Valutazione dell’impatto della caccia in forma vagante Le modalità con le quali la caccia in forma vagante è svolta sono varie e dipendono da: -speciecacciate; - ambienti in cui viene effettuata; - abitudini del cacciatore. VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S U RAPAC I RUPICOLI DA CACCIA VAGANTE IN GENNAIO (INSEDIAMENTO DELLE COPPIE NIDIFICANTI) Tipo Probabilità di impatto di impatto disturbo probabilità bassa Rerversibilità dell’impatto irreversibile, abbandono del sito Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto lungo termine aree localizzate ed incluse nei siti in cui avviene la caccia vagante VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S ULLE S PECIE ORN ITICHE DI INTERES S E COMUNITARIO DA CACCIA VAGANTE AGLI ACQUATICI 231 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Tipo Probabilità di impatto di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto lungo termine Superfici di AFV inversamente disturbo correlata alla frequenza del disturbo certo e abbattimenti involontari di specie protette appostamenti fissi probabilità alta irreversibile lungo termine in ATC 7.4 Valutazione dell’impatto delle attività di Controllo delle specie problematiche - ungulati;volpe e corvidi. VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S ULLE S PECIE ORN ITICHE DI INTERES S E COMUNITARIO DA INTERVENTI DI CONTROLLO ALLA VOLPE Tipo Probabilità di impatto di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto irreversibile in caso di abbandono del sito lungo termine Dominio spaziale dell’impatto probabilità bassa disturbo in fase di insediamento e/o nidificanti probabilità alta in zone umide e/o in siti di nidificazione Superfici dei Siti Natura 2000 Attività di controllo dei corvidi (Cornacchia Corvus corone, Gazza Pica pica,Ghiandaia Garrulus glandarius) Si tratta di attività di controllo altamente selettive e ridotto disturbo verso le specie nonbersaglio ma è da non escludere la possibilità che specie di rapaci protette restino intrappolate neidispositivi utilizzati attratte dalla presenza delle prede. 232 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 7.5 Valutazione dell’impatto delle attività di ripopolamento VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S ULLE S PECIE ORN ITICHE DI INTERES S E COMUNITARIO DA INTERVENTI DI CATTURA Tipo Probabilità di impatto di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto irreversibile lungo termine Dominio spaziale dell’impatto Disturbo agli uccelli in insediamento e/o nidificanti con cattura probabilità alta Superfici dei Siti Natura 2000 effettuata a partireda marzo VALUTAZIONE D ELL’IMPATTO NEGATIVO S ULLE S PECIE ORN ITICHE DI INTERES S E COMUNITARIO DA INTRODUZIONE DI ANATIDI IN ZONE UMIDE DI AFV E APPOS TAMENTI FISS I Tipo Probabilità di impatto di impatto Rischio di diffusione di agenti patogeni Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto probabilità bassa infettivi Inquinamento genetico Dominio spaziale dell’impatto probabilità alta irreversibile lungo termine aree umide ricadenti in Siti Natura 2000 Disturbo agli uccelli in insediamento e/o Certo, connesso con la frequenza dell’attività 233 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca nidificanti Incremento rischio di botulismo Competizione con le specie selvatiche Variabile, correlata con il numero diindividui introdotti reversibile Attività di addestramento e allevamento cani da caccia La D.G.R. n.454 del 2008 prevede per le ZPS il divieto di svolgimento dell'attività di addestramento di cani da caccia prima del 1° settembre edopo la chiusura della stagione venatoria. Sono fatte salve le zone di cui all'art.10, comma8, lettera e), della Legge n.157/1992 sottoposte a procedura di valutazione di incidenzapositiva, entro la data di emanazione dell'atto di cui all'art.3, comma 1. Dalla L.R. n. 17 del 2 maggio 1995, art.10 (P.F.V.P.). Approvazione Indirizzi regionali per l’elaborazione dei Piani Faunistici Venatori Provinciali si evince che “ ... l’istituzione di nuove ZAC o l’ampliamento di quelle esistenti non potrà essere autorizzata nell’ambito delle aree classificate Natura 2000. Il rinnovo di quelle esistenti, ricadenti in aree Natura 2000 dovrà essere sottoposto a Valutazione d’Incidenza.” 8. PREVIS IONI DEL P.F.V.S U S .I.C. E Z.P.S . In considerazione degli impatti effettivamente evidenziati e di quelli potenziali, diretti ed indiretti, e secondo quanto previsto dalla vigente normativa con la presente sezione dello Studio di Incidenza del Piano Faunistico Venatorio Provinciale si approfondisce il livello di valutazione delle incidenze relative ai singoli siti Rete Natura 2000. Si riportano di seguito specifiche e dettagliate considerazioni e osservazionirelative ai siti della, istituiti nella provincia di Frosinone, in quanto si ritiene fondamentale puntualizzare ed analizzare le misure di mitigazioneda adottarsi a seguito delle emerse e delle previste incidenze negativericonducibili al nuovo P.F.V. provinciale edalle connesse ed accessorie pratiche all’esercizio dell’attività venatoria. 8.1 S IC Monte Autore e Monti Simbruini centrali CODICE SITO NATURA 2000 SIC Monte Autore e Monti Simbruini centrali IT6030040 Nel territorio del SIC l’attività venatoria non è consentita in quanto lo stesso sito ricade all’interno del Parco Naturale Regionale Monti Simbruini 8.2 Monti Lepini 234 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca CODICE SITO NATURA 2000 ZPS Monti Lepini IT6030043 DESCRIZIONE Nel territorio della ZPS l’attività venatoria è consentita su circa ......... ettari. Si specifi ca che il territorio della ZPS comprende l’intera superficie del SIC Monte Caccume ed altresì la superficie dell’Oasi Santa Serena - Pratillo SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Istituto Attività Venatoria SANTA SERENA PRATILLO OASI divieto Zona Allenamento Cani PATRICA ZAC ATC 1 ATC consentita vocata* 376,82 ATC 2 ATC consentita vocata* 4.239,61 Denominazione Vocata Ungulati Periodo Ha % 676,00 permanent e 15,39 Totale 5.307,82 * esclusivamente al cinghiale INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ controllo del cinghiale in girata Oggetto di incidenza lupo Tipo di impatto disturbo Probabilità di impatto probabilità molto bassa Rerversibilità dell’impatto reversibile Durata effetti impatto breve termine Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in area non vocata in caso di 235 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e lupo lupo abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio controllo e caccia di selezione agli ungulati rapaci rupicoli lupo disturbo disturbo probabilità alta probabilità molto bassa irreversibile in caso di abbandono reversibile controllo e caccia lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo di selezione agli ungulati lupo abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo 236 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI L’attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata L’attività di caccia al cinghiale attuata con la modalità della battuta e della braccata comporta un elevato disturbo ed elevata probabilità di abbattimento involontario al lupo, e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento. Pertanto la stessa dovrà essere progressivamente sostituita da tecniche meno invasive, promuovendo l’uso della caccia in girata e della caccia di selezione Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per l a nidi ficazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Fal co pellegrino (Fal co per egrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Poiana (But eo buteo), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.3 ZPS Monti Ausoni e Aurunci CODICE SITO NATURA 2000 ZPS Monti Ausoni e Aurunci IT6040043 DESCRIZIONE Nel territorio della ZPS l’attività venatoria è consentita su circa 6.902,0 ettari. Si specifica che il territorio della ZPS comprende part e delle superfici dei SIC: Fiume Amaseno alto corso,Monte Calvo e Calvilli, Forcelle di Campello e Fraile, Grotte di Pastena e Parete del Monte Fammera. Al contempo internamente al sito Natura 2000 ricadono porzioni del Parco Naturale Regionale Monti Aurunci e Parco N aturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi in cui non è consentita l’attività venatoria 237 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Istituto Attività Venatoria Santa Croce AFV consentita 1.315,97 Ha Periodo Vocata Ungulati Ha 1.500,97 permanent e vocata* permanent e vocata* permanent e vocata* (162 riservino) vocata* 3.659,07 (185 riservino) divieto 185 Ha consentita 156,00 Ha AFV Il Casale 195,00 (39 riservino) divieto 39 Ha consentita 1.385,02 Ha AFV Montevetro 1.547,02 divieto 162 Ha ATC 2 % consentita Totale 6.902,06 * esclusivamente al cinghiale INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ controllo del cinghiale in girata Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in lupo disturbo probabilità molto bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo 238 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e superfici incluse in abbattimento lupo involontario lupo disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile reversibile lungo termine medio termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e abbattimento involontario lupo probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine braccata in gennaio accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento 239 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per l a nidi ficazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Falco pellegrino (Falco peregrinus), Lanario (Falco biarmicus ), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.4 S IC Versante meridionale del Monte Scalambra CODICE SITO NATURA 2000 SIC Versante meridionale del Monte Scalambra IT 6050001 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita su circa 120,6 ettari. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Istituto ATC 1 Attività Venatoria Periodo Vocata Ungulati consentita Ha % 120,60 Totale INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO 120,60 IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo 240 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ controllo del cinghiale in girata controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in lupo disturbo probabilità molto bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in lupo lupo abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile reversibile lungo termine medio termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo braccata in gennaio 241 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.5 S IC Monte Porciano CODICE SITO NATURA 2000 SIC Monte Porciano IT 6050002 Nel territorio del SIC l’attività venatoria non è consentita in quanto lo stesso ricade interam ente all’interno della superfici e dellaRiserva Naturale Regionale Lago di Canterno. 8.6 S IC Castagneti di Fiuggi CODICE SITO NATURA 2000 SIC Castagneti di Fiuggi IT 6050003 DESCRIZIONE 242 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita su circa 50,0 ettari. Si ricorda che lo stesso sito è contiguo alla Riserva Naturale Regionale Lago di Canterno. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Istituto Attività Venatoria Periodo Vocata Ungulati consentita permanent e vocata ATC 1 Ha % 50,00 Totale 50,00 * esclusivamente al cinghiale INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ controllo del cinghiale in girata controllo del cinghiale in girata Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in lupo disturbo probabilità molto bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in lupo abbattimento involontario probabilità molto bassa irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo 243 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca caccia al cinghiale in battuta e lupo disturbo impatto certo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e abbattimento involontario lupo probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine braccata in gennaio accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI L’attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata L’attività di caccia al cinghiale attuata con la modalità della battuta e della braccata comporta un elevato disturbo ed elevata probabilità di abbattimento involontario al lupo, e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento. Pertanto la stessa dovrà essere progressivamente sostituita da tecniche meno invasive, promuovendo l’uso della caccia in girata e della caccia di selezione Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a esemplari s ecolari di specie quercine (Quercus cerris) occupat e per la nidi ficazione da Falco pellegrino (Falco per egrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Poiana (Buteo buteo), Gufo reale (Bubo bubo) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva 244 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.7 S IC Monte Viglio CODICE SITO NATURA 2000 SIC Monte Viglio IT 6050004 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria non è consentita in quanto lo stesso ricade interam ente all’interno della superfici e del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Si specifica inoltre che il SIC in esame ricade al contempo internamente al territorio della ZPS Monti Simbruini ed Ernici. 8.8 S IC Alta valle del Fiume Aniene CODICE SITO NATURA 2000 SIC Alta valle del Fiume Aniene IT 6050005 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita solo su una ridotta superficie pari a circa 14 ettari, in quanto lo stesso ricade internamente al territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Si specifi ca inoltre che il SIC in esame ricade al contempo internam ente al territorio della ZPS Monti Simbruini ed Ernici VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose e/o a esemplari secolari di speci e quercine (Quercus cerris) occupat e per la nidi ficazione da Falco pellegrino (Fal co per egrinus), Lanario (Falco biarmicus), Poiana (Buteo buteo), Gufo reale (Bubo bubo) 245 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con l e indicazioni del PATOM), definendo le aree di interess e, contiguità e connessione, e successivament e coniugando la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della speci e. Inoltre si dovranno mettere in atto tutte le speci fiche e necess arie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Limitare le pres en ze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e MEDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno cal endario di turnazione nelle aree PATOM identificat e a ALTA e MEDIA ATTITUDINE. Inserire nelle aree libere una speci fica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della caccia fissata annualment e dal calendario venatorio Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.9 S IC Grotta dei Bambocci di Collepardo CODICE SITO NATURA 2000 SIC Grotta dei Bambocci di Collepardo IT6050006 DESCRIZIONE In considerazione della tipologia e delle stess e caratteristiche del SIC in esame l’attività venatoria non è consentita. Si speci fica inoltre che il SIC in esame ricade al contempo internament e al territorio della ZPS Monti Simbruini ed Ernici. La stessa non è inclusa al contempo tra gli elem enti considerati critici e strettamente correlati agli obiettivi di conservazione indicati per le speci e di rilievo e/o interesse, mentre tra le principali minacce per il sito si annoverano le attività di speleo-turismo. VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI NELLE AREE LIMITROFE Attuazione di interventi gestionali e/o di mi tigazione da attuarsi sulle aree limitrofe in cui sia concessa l’attività venatoria in modo da tutelare le specie di direttiva, nel dettaglio Rhinolophus ferrum-equinum, Rhinolophus euryale, Rhinolophus hipposideros, Myotis myotis, Myotis capaccinii, Miniopterus schreibersi soprattutto in area di ingresso alla grotta stessa e nel periodo iniziale di insediamento delle coppie, periodo nel quale la tolleranza al disturbo è molto inferiore 246 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca rispetto alle successive fasi riproduttive. 8.10 S IC Monte Tarino e Tarinello – area sommitale CODICE SITO NATURA 2000 SIC Monte Tarino e Tarinello – area sommitale IT6050007 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria non è consentita in quanto lo stesso ricade interam ente all’interno della superfici e del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Si specifica inoltre che il SIC in esame ricade al contempo internamente al territorio della ZPS Monti Simbruini ed Ernici. 8.11 ZPS Monti Simbruini e Ernici CODICE SITO NATURA 2000 ZPS Monti Simbruini e Ernici IT 6050008 DESCRIZIONE Nel territorio della ZPS l’attività venatoria è consentita su ci rca 7.539,6 ettari. Si specifi ca che il territorio della ZPS comprende interamente le superfici dei SIC: Sorgenti dell'Aniene,Monte Viglio area sommitale, Campo Catino, Valle dell'Inferno, Monte Ortara e Monte La Monna, Monte Passeggio e Pizzo Deta versante sud, Monte Passeggio e Pizzo Deta area sommitale, Grotta dei Bambocci, e in part e le superfici dei SIC Monte Tarino e Tarinello area sommitale, Monte Autore e Simbruini Centrali e Alta Valle del Fiume Aniene. Inoltre si specifica che seppur parzialment e l’area comprende il territorio del Parco Naturale Regionale Monti Simbruini (11.630 Ha)e che pertanto su tale superficie l’attività venatoria non è permessa. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Istituto Attività Venatoria Periodo Vocata Ungulati Bosco di Trisulti Inferno OASI divieto permanent e vocata 3.475,00 Cerico ZAC consentita permanent e vocata 101,75 Monna Pica ZAC consentita permanent e vocata 0,30 Civita AFV consentita 1.274,90 Ha permanent e vocata 1.351,90 Denominazione (77 riservino) divieto 77 Ha Monti Ernici AFV consentita 1.802,00 Ha permanent e vocata consentita 2002,00 (200 riservino) divieto 200 Ha ATC 1 Ha permanent e vocata Totale 4.361.59 11.292,54 247 % ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca * esclusivamente al cinghiale INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ controllo del cinghiale in girata controllo del cinghiale in girata Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in lupo/orso lupo/orso disturbo abbattimento involontario probabilità bassa probabilità molto bassa reversibile breve termine irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in area non vocata in 248 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca caso di attività di controllo caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso disturbo impatto certo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio controllo e caccia di selezione agli ungulati rapaci rupicoli lupo/orso disturbo disturbo probabilità alta probabilità molto bassa irreversibile in caso di abbandono reversibile lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo controllo e caccia lupo/orso abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine di selezione agli ungulati accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI 249 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con le indicazioni del PATOM), dapprima definendo ed istituendo le aree di interess e, contiguità e connessione, e successivamente coniugando la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie. Inoltre si dovranno mettere in atto tutte le speci fiche e necess arie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per l a nidi ficazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Fal co pellegrino (Fal co per egrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Poiana (But eo buteo), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Limitare le pres en ze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e MEDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno cal endario di turnazione nelle aree PATOM identificat e a ALTA e MEDIA ATTITUDINE. Inserire nelle aree libere una speci fica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della caccia fissata annualment e dal calendario venatorio Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.12 S IC Campo Catino CODICE SITO NATURA 2000 SIC Campo Catino IT 6050009 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita solo su una ridotta superfi cie pari a circa 55,1 ettari, in quanto lo stesso ricade interamente al territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini. Si specifi ca inoltre che il SIC in esame ricade al contempo internamente al territorio della ZPS Monti Simbruini ed Ernici. 250 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI NELLE AREE LIMITROFE Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con le indicazioni del PATOM), dapprima definendo ed istituendo le aree di interess e, contiguità e connessione, e successivament e coniugando la gestione delle attività venatori e nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie. Inoltre si dovranno mettere in atto tutte le speci fiche e necessarie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzat a, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comport are con elevat a probabilità disturbo al lupo ed elevat a probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio el evata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacci atori, nonché l’eventual e danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fasce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per la nidi ficazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Falco pellegrino (Falco peregrinus), Lanario (Falco biarmicus), Poiana (Buteo buteo), Gufo real e (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di ri fugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.13 S IC Valle dell’Inferno CODICE SITO NATURA 2000 SIC Valle dell’Inferno IT 6050010 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita potenzialment e solo sui circa 73,0 ettari esterni all’Oasi Bosco di Trisulti – Inferno. Inoltre si specifica che il sito in esame ricade al contempo internament e al territorio della ZPS Monti Simbruini ed Ernici 251 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Bosco di Trisulti Inferno Istituto Attività Venatoria Periodo Vocata Ungulati Ha OASI divieto permanent e vocata* 714,70 Totale % 714,70 * esclusivamente al cinghiale INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ controllo del cinghiale in girata controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e braccata Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in lupo/orso disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in lupo/orso lupo/orso abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa irreversivile lungo termine impatto certo reversibile medio termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in area vocata 252 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio controllo e caccia di selezione agli ungulati rapaci rupicoli lupo/orso disturbo disturbo probabilità alta probabilità molto bassa irreversibile in caso di abbandono reversibile lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo controllo e caccia lupo/orso abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine di selezione agli ungulati accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con le indicazioni del PATOM), dapprima definendo ed istituendo le aree di interess e, contiguità e connessione, e successivamente coniugando la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie. Inoltre si dovranno mettere in atto tutte le 253 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca speci fiche e necess arie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Limitare le pres en ze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e MEDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno cal endario di turnazione nelle aree PATOM identificat e a ALTA e MEDIA ATTITUDINE. Inserire nelle aree libere una speci fica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della caccia fissata annualment e dal calendario venatorio Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupat e per la nidi ficazione da Falco pellegrino (Fal co per egrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Poiana (But eo buteo), Gufo real e (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.14 S IC Monte Passeggio e Pizzo Deta – versante sud CODICE SITO NATURA 2000 SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta – versante sud IT 6050011 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita su circa 16 ettari, inoltre si specifica che il sito in esame ricade al contempo internamente al territorio della ZPS Monti Simbruini ed Ernici 254 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Civita Istituto Attività Venatoria Periodo Vocata Ungulati Ha AFV consentita 16,00 Ha permanent e vocata 37,00 % (21 riservino) divieto 21 Ha Totale INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO 37,00 IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ controllo del cinghiale in girata controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in lupo/orso disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in lupo/orso lupo/orso abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile lungo termine reversibile medio termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in area vocata 255 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio controllo e caccia di selezione agli ungulati rapaci rupicoli lupo/orso disturbo disturbo probabilità alta probabilità molto bassa irreversibile in caso di abbandono reversibile lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo controllo e caccia lupo/orso abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine di selezione agli ungulati accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI 256 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con le indicazioni del PATOM), dapprima definendo ed istituendo le aree di interess e, contiguità e connessione, e successivamente coniugando la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie. Inoltre si dovranno mettere in atto tutte le speci fiche e necess arie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Limitare le pres en ze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e MEDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno cal endario di turnazione nelle aree PATOM identificat e a ALTA e MEDIA ATTITUDINE. Inserire nelle aree libere una speci fica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della caccia fissata annualment e dal calendario venatorio Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupat e per la nidi ficazione da Falco pellegrino (Fal co per egrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Poiana (But eo buteo), Gufo real e (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 257 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 8.15 S IC Monte Passeggio e Pizzo Deta – area sommitale CODICE SITO NATURA 2000 SIC Monte Passeggio e Pizzo Deta – area sommitale IT 6050012 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita su circa 811,00 ettari, inoltre si specifi ca che il sito in esame ricade al contempo internamente al territorio della ZPS Monti Simbruini ed Ernici. INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ controllo del cinghiale in girata controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in lupo/orso disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in lupo/orso abbattimento involontario probabilità molto bassa lupo/orso disturbo impatto certo lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversivile lungo termine reversibile medio termine irreversibile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e superfici incluse in area vocata 258 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio controllo e caccia di selezione agli ungulati rapaci rupicoli lupo/orso disturbo disturbo probabilità alta probabilità molto bassa irreversibile in caso di abbandono reversibile lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo controllo e caccia lupo/orso abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media irreversibile lungo termine ridotto presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine ridotto di selezione agli ungulati accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con le indicazioni del PATOM), dapprima definendo ed istituendo le aree di interess e, contiguità e connessione, e successivamente coniugando la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie. Inoltre si dovranno mettere in atto tutte le speci fiche e necess arie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Limitare le pres en ze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e MEDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno cal endario di turnazione nelle aree 259 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca PATOM identificat e a ALTA e MEDIA ATTITUDINE. Inserire nelle aree libere una speci fica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della caccia fissata annualment e dal calendario venatorio Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per l a nidi ficazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Fal co pellegrino (Fal co per egrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Poiana (But eo buteo), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi 8.16 S IC Vallone Lacerno - fondovalle CODICE SITO NATURA 2000 SIC Vallone Lacerno - fondovalle IT 6050014 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita su circa 617,0 ettari. Si specifi ca che parte del sito ricade internamente a: zona PREPARCO SOTTOZONA A del PNALM in cui non è consentita l’attività venatoria (circa 218,00 Ha); zona PREPARCO SOTTOZONA B del PNALM per una superfici e complessiva paria circa 611,00 Ha. Il sito in esame ricade al contempo internamente al territorio della ZPS PNALM e aree limitrofe SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Pescosolidana Istituto Attività Venatoria Periodo Vocata Ungulati Ha AFV consentita 382,00 Ha permanent e vocata 568,00 (186 riservino) divieto 186 Ha Campoli Appennino AFV consentita 235,00 Ha permanent e vocata 261,00 (26 riservino) divieto 26 Ha Totale 617,00 260 % ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ controllo del cinghiale in girata controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in lupo/orso disturbo probabilità alta reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in lupo/orso abbattimento involontario lupo/orso disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile reversibile lungo termine medio termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di 261 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca nidificazione prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto irreversibile irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI L’attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata L’attività di caccia al cinghiale attuata con la modalità della battuta e della braccata comporta un elevato disturbo ed elevata probabilità di abbattimento involontario al lupo ed all’orso, e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento. La caccia in braccata dovrà pertanto essere vietata nelle aree critiche di presenza e progressivamente scoraggiat a in tutto l’areale dell’orso, mentre si dovrà diffondere e promuovere l’uso della caccia in girata e della caccia di selezione con uso della carabina su ungulati di pregio Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con le indicazioni del PATOM), dapprima definendo ed istituendo le aree di interess e, contiguità e connessione, e successivamente coniugando la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie. Inoltre si dovranno mettere in atto tutte le speci fiche e necess arie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Identi ficare, tutelare le Aree critiche, ossia le zone che pres entando qualità e abbondanza di risorse, adeguate condizioni di utilizzo sono particolarmente idonee alla presenza, sopravvivenza e riproduzione dell’orso e garantirne una gestione mirata alla salvaguardia della specie, come prescritto dal PATOM Identi ficare le Ar ee di connessione, ossia le aree che, per habitat e collocazione rispetto alle aree critiche, favoriscono i movimenti individuali di dispersione su larga s cala, e quindi la connettività funzional e, demografi ca e genetica tra nuclei in aree critiche di fferenti, garantendone l e migliori condizioni ecologiche, come prescritto dal PATOM Identi ficare ed istituire un congruo num ero di Aree contigue ai parchi nazionali e regionali e Ar ee di nuova presenza, sia potenzi ale che di espansione rispetto allo stato attual e, che dovranno essere oggetto diparticolare attenzione assicurando la piena compatibilità delle attività antropiche con la presenza dell’orso, come prescritto dal PATOM Limitare le pres en ze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e MEDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno cal endario di turnazione nelle aree PATOM identificat e a ALTA e MEDIA ATTITUDINE. Inserire nelle aree libere una speci fica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della 262 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca caccia fissata annualment e dal calendario venatorio Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per l a nidi ficazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Fal co pellegrino (Fal co per egrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Poiana (But eo buteo), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.17 S IC/ZPS Lago di Posta Fibreno CODICE SITO NATURA 2000 SIC/ZPS Lago di Posta Fibreno 263 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca IT 6050015 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC/ZPS l’attività venatoria è consentita su circa 1,0 ettari. Ciò in quanto il territorio del SIC/ZPS in esame ricade quasi interamente all’interno dell’area di incidenza della Riserva Naturale Regionale Lago di Posta Fibreno ed del Monumento Naturale Fiume Fibreno e Rio Capello ove l’attività venatoria non è consentita. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Istituto Attività Venatoria ATC 1 Periodo Vocata Ungulati Ha consentita % 1,0 Totale INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO 1,0 IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Inquinamento da piombo su specie sensibili con rischi di intossicazione su uccelli acquatici, galliformi e altre specie negativo Inquinamento da piombo generalizzato a livello ecosistemico, con particolare incidenza sulle zone umide negativo Abbandono di rifiuti durante lo svolgimento dell’attività venatoria o di addestramento: abbandono di rifiuti con particolare ri ferimento ai bossoli delle cartucce esplose negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto 264 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca controllo del cinghiale in girata controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e superfici incluse in lupo/orso disturbo probabilità alta reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in lupo/orso lupo/orso abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile reversibile lungo termine medio termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine braccata in gennaio accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Divieto di apertura dell’attività venatoria in data antecedent e al 1 ottobre relativamente alle speci e codone (Anas acuta), marzaiola (Anas querquedula), mestolone (Anas clypeata), alzavola (Anas cr ecca), canapiglia (Anas strepera), fis chione (Anas penelope), moriglione (Aythya ferina), folaga (Fulica atra), gallinella d’acqua Gallinula chloropus), porciglione (Rallus aquaticus), beccaccino (Gallinago gallinago), beccaccia (Scolopax rusticola), frullino (Lymnocryptes minimus), pavoncella (Vanellus vanellus), germano real e (Anas 265 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca platyrhynchos), fatte salve le speci fiche restrizioni imposte dal calendario venatorio. Divieto di apertura dell’attività venatoria relativamente alle specie Cormorano comune (Phalacrocorax carbo sinesis), Martin pescatore (Alcedo atthis), Tarabusino (Ixobrychus minutus), Averla piccola (Lanius collurio), in quanto specie in Direttiva Uccelli 79/409/CEE recepita dalla legge 157/92. Gestione della vegetazione spontanea arborea, arbustiva e erbacea all’interno delle zone sia umide che ripariali, in modo che sia evitato taglio, sfalcio, trinciatura, incendio, diserbo chimico, lavorazioni superficiali del terreno, durante il periodo riproduttivo dell’avifauna, fatti salvi interventi straordinari di gestione previ a autori zzazione dell’ente gestore, al fine di non arrecare disturbo o danno alla riproduzione della fauna selvatica. Limitazione del disturbo, e cons eguente danneggi amento a cari co di specie, habitat e habitat di specie causato da cani e cacciatori nello svolgimento dell’attività venatoria Divieto di abbandono di rifiuti durante lo svolgimento dell’attività venatoria con particolare ri ferimento ai bossoli delle cartucce esplose Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari di avifauna protetta Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Divieto di utilizzo e detenzione di munizioni contenenti pallini di piombo nell’ambito dell’area interna alla ZPS Garantire la presenza di fas ce di rispetto, se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a siti di insediamento e/o nidificazione di avi fauna protetta 8.18 S IC Monte Ortara e Monte La Monna CODICE SITO NATURA 2000 SIC Monte Ortara e Monte La Monna IT 6050016 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita su circa 137,00 ettari. Si specifica che il sito in esame ricade al contempo internamente al territorio della ZPS Monti Simbruini ed Ernici e che comprende porzioni di superfici di aree Oasi. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Bosco di Trisulti Inferno Istituto Attività Venatoria Periodo Vocata Ungulati OASI divieto permanent e vocata Totale Ha 254,00 254,00 * esclusivamente al cinghiale 266 % ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo/orso disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e abbattimento lupo/orso lupo/orso involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità 267 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca dei siti di nidificazione controllo e caccia di selezione agli ungulati lupo/orso disturbo probabilità molto bassa reversibile breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo controllo e caccia lupo/orso abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto: irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine di selezione agli ungulati accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con le indicazioni del PATOM), dapprima definendo ed istituendo le aree di interess e, contiguità e connessione, e successivamente coniugando la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie. Inoltre si dovranno mettere in atto tutte le speci fiche e necess arie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Limitare le pres en ze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e MEDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno cal endario di turnazione nelle aree PATOM identificat e a ALTA e MEDIA ATTITUDINE. Inserire nelle aree libere una speci fica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della caccia fissata annualment e dal calendario venatorio Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata 268 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per la nidi ficazione di rapaci. Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari di avifauna protetta Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.19 S IC Pendici di Colle Nero CODICE SITO NATURA 2000 SIC Pendici di Colle Nero IT 6050017 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita su circa 122,0 ettari. Si specifi ca che parte del sito ricade internamente a: zona PREPARCO SOTTOZONA A del PNALM in cui non è consentita l’attività venatoria (circa 11,00 Ha); zona PREPARCO SOTTOZONA B del PNALM per una superfi cie complessiva pari a circa 121,00 Ha. Il sito in es ame ricade pertanto ed al contempo internamente al territorio della ZPS PNALM e aree limitrofe. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Forca d’Acero Istituto Attività Venatoria Periodo Vocata Ungulati AFV consentita 72,00 Ha permanent e vocata AFV consentita 50,00 Ha 77,00 (5 riservino) divieto 5 Ha Macchia Marina Ha permanent e vocata 55,00 (5 riservino) divieto 5Ha Totale 132,00 269 % ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo/orso disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e abbattimento lupo/orso lupo/orso involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità 270 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca dei siti di nidificazione controllo e caccia di selezione agli ungulati lupo/orso disturbo probabilità molto bassa reversibile breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo controllo e caccia lupo/orso abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto: irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine di selezione agli ungulati accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con le indicazioni del PATOM), dapprima definendo ed istituendo le aree di interess e, contiguità e connessione, e successivamente coniugando la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie. Inoltre si dovranno mettere in atto tutte le speci fiche e necess arie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Limitare le pres en ze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e MEDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno cal endario di turnazione nelle aree PATOM identificat e a ALTA e MEDIA ATTITUDINE. Inserire nelle aree libere una speci fica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della caccia fissata annualment e dal calendario venatorio Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata 271 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per l a nidi ficazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Fal co pellegrino (Fal co per egrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Poiana (But eo buteo), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari di avifauna protetta Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.20 S IC Cime del Massiccio della Meta CODICE SITO NATURA 2000 SIC Cime del Massiccio della Meta IT 6050018 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita su circa 9,0 ettari. Si specifi ca che gran parte del sito ricade internam ente al PNALM; alla zona PREPARCO SOTTOZONA A del PNALM in cui non è consentita l’attività venatoria (circa 153,00 Ha- riservini AFV); alla zona PREPARCO SOTTOZONA B del PNALM per complessivi 9,00 Ha circa. Al contempo l’area è inclusa internamente nel territorio della ZPS PNALM e aree limitrofe. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Istituto Acqua Bianca AFV Vallerotonda AFV Attività Venatoria consentita 9,00 Ha divieto 126 Ha Periodo Vocata Ungulati permanent e vocata permanent e vocata Ha 135,00 (126 riservino) 27,00 divieto 27,00 Ha Totale (27 riservino) 162,00 272 % ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo/orso disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso lupo/orso abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione 273 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca controllo e caccia di selezione agli ungulati lupo/orso disturbo probabilità molto bassa reversibile breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo controllo e caccia lupo/orso abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto: irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine di selezione agli ungulati accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI L’attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata L’attività di caccia al cinghiale attuata con la modalità della battuta e della braccata comporta un elevato disturbo ed elevata probabilità di abbattimento involontario al lupo ed all’orso, e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento. La caccia in braccata dovrà pertanto essere vietata nelle aree critiche di presenza e progressivamente scoraggiat a in tutto l’areale dell’orso, mentre si dovrà diffondere e promuovere l’uso della caccia in girata e della caccia di selezione con uso della carabina anche su ungulati di pregio (cervo e capriolo) Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con le indicazioni del PATOM), dapprima definendo ed istituendo le aree di interess e, contiguità e connessione, e successivamente coniugando la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie. Inoltre si dovranno mettere in atto tutte le speci fiche e necess arie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Identi ficare, tutelare le Aree critiche, ossia le zone che pres entando qualità e abbondanza di risorse, adeguate condizioni di utilizzo sono particolarmente idonee alla presenza, sopravvivenza e riproduzione dell’orso e garantirne una gestione mirata alla salvaguardia della specie, come prescritto dal PATOM Identi ficare le Ar ee di connessione, ossia le aree che, per habitat e collocazione rispetto alle aree critiche, favoriscono i movimenti individuali di dispersione su larga s cala, e quindi la connettività funzional e, 274 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca demografi ca e genetica tra nuclei in aree critiche di fferenti, garantendone l e migliori condizioni ecologiche, come prescritto dal PATOM Identi ficare ed istituire un congruo num ero di Aree contigue ai parchi nazionali e regionali e Ar ee di nuova presenza, sia potenzi ale che di espansione rispetto allo stato attual e, che dovranno essere oggetto diparticolare attenzione assicurando la piena compatibilità delle attività antropiche con la presenza dell’orso, come prescritto dal PATOM Limitare le pres en ze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e MEDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno cal endario di turnazione nelle aree PATOM identificat e a ALTA e MEDIA ATTITUDINE. Inserire nelle aree libere una speci fica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della caccia fissata annualment e dal calendario venatorio Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per l a nidi ficazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Falco pellegrino (Falco peregrinus), Lanario (Falco biarmicus ), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.21 S IC Val Canneto CODICE SITO NATURA 2000 SIC Val Canneto IT 6050020 Nel territorio del SIC l’attività venatoria non è consentita in quanto lo st esso sito ricade all’interno del Par co Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e al contempo internamente al territorio di area natura 2000, ossia nella ZPS PNALM e aree limitrofe. 8.22 S IC Monte Caccume CODICE SITO NATURA 2000 SIC Monte Caccume IT 6050021 DESCRIZIONE 275 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Nel territorio del SIC l’attività venatoria è cons entita su circa 369,00 ettari e lo stesso sito ri cade all’interno del territorio del la ZPS Monti Lepini. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Istituto ATC 2 Attività Venatoria Periodo Vocata Ungulati consentita permanent e vocata* Ha % 369,00 Totale 369,00 * esclusivamente al cinghiale INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo disturbo probabilità molto bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo abbattimento involontario probabilità molto bassa irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo 276 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca caccia al cinghiale in battuta e lupo disturbo impatto certo reversibile medio termine braccata caccia al cinghiale in battuta e abbattimento involontario lupo probabilità alta irreversibile lungo termine braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio controllo e caccia di selezione agli ungulati rapaci rupicoli lupo disturbo disturbo probabilità alta probabilità molto bassa irreversibile in caso di abbandono reversibile presen za e attività di cani e cacciatori accesso e svolgimento dell’attività venatoria superfici incluse in area vocata lungo termine breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo lupo abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media irreversibile lungo termine ridotto disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine ridotto ungulati prelievo venatorio accidentale area vocata impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione controllo e caccia di selezione agli superfici incluse in uccelli in insediamento nidificanti habitat VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI L’attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata 277 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca L’attività di caccia al cinghiale attuata con la modalità della battuta e della braccata comporta un elevato disturbo ed elevata probabilità di abbattimento involontario al lupo, e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento. Pertanto la stessa dovrà essere progressivamente sostituita da tecniche meno invasive, promuovendo l’uso della caccia in girata e della caccia di selezione Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per la nidi ficazione di rapaci. Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.23 S IC Grotta diPastena CODICE SITO NATURA 2000 SIC Grotta diPastena IT 6050022 In considerazione della tipologia e delle stesse caratteristiche del SIC in esame l’attività venatoria non è consentita, anche in considerazione che lo stesso sito ricade all’interno del Par co Naturale Regionale dei Monti Ausoni e Lago Di Fondi. L’attività venatoria non risulta tra gli elementi considerati critici e/o strettamente correlati agli obiettivi di conserv azione indicati per le specie di rilievo e/o interesse, o per i rel ativi habitat di specie, mentre tra le principali minacce per il sito si annoverano le attività di speleo-turismo. 8.24 S IC Fiume Amaseno – alto corso CODICE SITO NATURA 2000 SIC Fiume Amaseno – alto corso IT 6050023 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita su circa 276,6 ettari. Lo stesso sito ricade all’interno del territorio della ZPS Monti Ausoni e Aurunci. 278 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Istituto ZAC Zona Allenamento Cani Amaseno Periodo Vocata Ungulati permanent e vocata* Attività Venatoria Ha % 276,61 Totale 276,61 * esclusivamente al cinghiale INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo disturbo probabilità molto bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e braccata lupo lupo abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa irreversivile impatto certo reversibile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo medio termine superfici incluse in area vocata 279 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca caccia al cinghiale in battuta e abbattimento involontario lupo probabilità alta irreversibile lungo termine braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio controllo e caccia di selezione agli ungulati rapaci rupicoli lupo disturbo disturbo probabilità alta probabilità molto bassa irreversibile in caso di abbandono reversibile superfici incluse in area vocata lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo lupo abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media irreversibile lungo termine ridotto presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine ridotto controllo e caccia di selezione agli ungulati accesso e svolgimento dell’attività venatoria nidificanti habitat VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento 280 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per la nidi ficazione di rapaci. Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.25 S IC Monte Calvo e Monte Calvilli CODICE SITO NATURA 2000 SIC Monte Calvo e Monte Calvilli IT 6050024 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatori a è cons entita su circa 416,00 ettari, infatti il sito in esame ricade al contempo nel territorio della ZPS Monti Ausoni ed Aurunci ed in parte nel territorio del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Santa Croce Istituto AFV Attività Venatoria consentita 295,00 Ha divieto 121 Ha Periodo Vocata Ungulati permanent e vocata* Ha 416,00 Totale (121 riservino) 416,00 * esclusivamente al cinghiale 281 % ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e lupo lupo abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione 282 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat abbattimento involontario probabilità media irreversibile lungo termine ridotto: irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per l a nidi ficazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Falco pellegrino (Falco peregrinus), Lanario (Falco biarmicus ), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.26 S IC Bosco di Selvapiana di Amaseno CODICE SITO NATURA 2000 SIC Bosco di Selvapiana di Amaseno IT 6050025 DESCRIZIONE 283 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita su circa 257,0 ettari SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Istituto ZAC Zona Allenamento Cani Amaseno Periodo Vocata Ungulati permanent e vocata* Attività Venatoria Ha % 257,00 ATC 2** 216,66 Totale 473,66 * esclusivamente al cinghiale ** VERIFICARE SE è DENTRO SIC E ADEGUARE LA SUPERFICIE TOTALE INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo/orso disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo/orso abbattimento involontario probabilità molto bassa irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo 284 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso disturbo impatto certo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media irreversibile lungo termine ridotto: presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine braccata in gennaio accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per la nidi ficazione di rapaci Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio 285 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi 8.27 S IC Parete del Monte Fammera CODICE SITO NATURA 2000 SIC Parete del Monte Fammera IT 6050026 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC l’attività venatoria è consentita esclusivamente su una porzione di circa 77,6 ettari, infatti il sito in esame è compreso in parte nel territorio del Parco Naturale Regionale Monti Aurunci e ricade altresì nell’area di insidenza della ZPS Monti Ausoni e Aurunci. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione ATC 2 Istituto Attività Venatoria Periodo Vocata Ungulati consentita permanent e vocata* Totale Ha 66,64 66,64 * esclusivamente al cinghiale 286 % ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e lupo lupo abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione 287 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca controllo e caccia di selezione agli ungulati lupo disturbo probabilità molto bassa reversibile breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo controllo e caccia lupo abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto: irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine di selezione agli ungulati accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuata con le modalità della battuta e della braccata potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avifauna protetta, il disturbo causato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fas ce di rispetto , se necessario anche con eventuale sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupat e per la nidi ficazione da Falco pellegrino (Falco peregrinus), Lanario (Falco biarmicus), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la caccia al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produzione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e 288 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.28 S IC /ZPS Gole del Fiume Melfa CODICE SITO NATURA 2000 SIC /ZPS Gole del Fiume Melfa IT 6050027 DESCRIZIONE Nel territorio del SIC/ZPS l’attività venatoria è consentita su circa 1.181,0 ettari. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Casalattico ATC 2 Istituto Attività Venatoria AFV consentita Periodo Vocata Ungulati permanent e vocata* permanent e Ha 104,00 376,50 Totale 480,50 * esclusivamente al cinghiale ** VERIFICARE SE è DENTRO SIC E ADEGUARE LA SUPERFICIE TOTALE 289 % ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e lupo lupo abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio rapaci rupicoli disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione 290 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat abbattimento involontario probabilità media irreversibile lungo termine ridotto: irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo probabilità alta danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della gi rata e potrà comportare con elevat a probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuat a con le modalità della battuta e della braccat a potrà comportare con el evata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avi fauna protetta, il disturbo caus ato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fasce di rispetto , se necessario anche con eventual e sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per la nidi fi cazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Falco pellegrino (Falco peregrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la cacci a al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produ zione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.29 S IC /ZPS Massiccio del Monte Cairo – aree sommitali CODICE SITO NATURA 2000 SIC /ZPS Massiccio del Monte Cairo – aree sommitali IT 6050028 DESCRIZIONE 291 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Nel territorio del SIC/ZPS l’attività venatoria è consentita su circa 2.201,0 ettari. SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Istituto consentita 1,20 Ha Terelle AFV Casalattico AFV Monte Cairo ZRC Periodo Vocata Ungulati permanent e vocata* permanent e vocata* (85 riservino) permanent e vocata* 490,00 permanent e vocata* 252,00 Attività Venatoria divieto 11 Ha consentita 523,00 Ha divieto 85 Ha ATC 2 consentita Ha % 1,20 (11 riservino) 608,00 Totale 1.351,20 * esclusivamente al cinghiale ** VERIFICARE SE è DENTRO SIC E ADEGUARE LA SUPERFICIE TOTALE INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo controllo del cinghiale in lupo disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo abbattimento involontario probabilità molto bassa irreversivile lungo termine superfici incluse in area non 292 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca girata vocata in caso di attività di controllo caccia al cinghiale in battuta e lupo disturbo impatto certo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio controllo e caccia di selezione agli ungulati rapaci rupicoli lupo disturbo disturbo probabilità alta probabilità molto bassa irreversibile in caso di abbandono reversibile lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo controllo e caccia lupo abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine prelievo venatorio accidentale specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media lungo termine ridotto: irreversibile presen za e attività di cani e cacciatori uccelli in insediamento e nidificanti probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine ridotto disturbo danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine di selezione agli ungulati accesso e svolgimento dell’attività venatoria habitat ridotto 293 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI Attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della gi rata e potrà comportare con elevat a probabilità disturbo al lupo; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata Attività di caccia al cinghiale attuat a con le modalità della battuta e della braccat a potrà comportare con el evata probabilità disturbo al lupo ed elevata probabilità di abbattimento involontario e se svolta in gennaio elevata probabilità di disturbo a uccelli nidificanti in insediamento Gli abbattimenti involontari di avi fauna protetta, il disturbo caus ato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fasce di rispetto , se necessario anche con eventual e sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per la nidi fi cazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Falco pellegrino (Falco peregrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la cacci a al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produ zione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.30S IC Sorgenti dell’Aniene CODICE SITO NATURA 2000 SIC Sorgenti dell’Aniene IT 6050029 Nel territorio del SIC l’attività venatoria non è consentita in quanto lo stesso sito ricade all’interno del Parco Naturale Regionale Monti Simbruini e al contempo internamente al territorio della ZPS Monti simbruini ed Ernici. 294 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 8.31 ZPS Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ed aree limitrofe CODICE SITO NATURA 2000 ZPS Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ed aree limitrofe IT 7120132 DESCRIZIONE Nel territorio della ZPS l’attività venatoria è parzialmente cons entita per una superfi cie complessiva pari a circa 665,0 ettari (9.345,00 – 1424(riservini in ZPS) – 7.256 PNALM in ZPS). La stessa ZPS include di fatto il PNALM (parte), relative zone preparco, ed al contempo altre aree della rete natura 2000 quali: SIC Vallone Lacerno, SIC Pendici di Colle Nero, SIC Cime del Massiccio della Meta, SIC Val Canneto. 295 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca SOVRAPPOSIZIONE CON ISTITUTI PREVISTI DAL P.F.V. Denominazione Pescosolidana Istituto Attività Venatoria consentita 1.445,0 Ha AFV Periodo Vocata Ungulati Ha 1.789,00 permanent e vocata permanent e vocata permanent e vocata (344 riservino) divieto 344 Ha Campoli Appennino AFV Forca d’Acero AFV consentita 334,00 Ha divieto 154 Ha consentita 248,00 Ha divieto 18 Ha Macchia Marina consentita 1.334,0 Ha AFV 488,00 (154 riservino) 248,00 (18 riservino) 1.572,00 permanent e vocata permanent e vocata permanent e vocata (238 riservino) divieto 238 Ha consentita 250,0 Ha Caccia e Natura AFV Acqua Bianca AFV Vallerotonda AFV divieto 150 Ha consentita 504,0 Ha divieto 200 Ha consentita 28,0 Ha divieto 320 Ha % 400,00 (150 riservino) 704,00 (200 riservino) 348,00 permanent e vocata (320 riservino) Totale 5.549,00 ** VERIFICARE SE è DENTRO SIC E ADEGUARE LA SUPERFICIE TOTALE INCIDENZE POTENZIAL MENTE PRESENTI NEL SITO IMPATTO Prelievo venatorio accidentale su specie non cacciabili negativo Disturbo causato da cani e cacciatori negativo Danneggiam ento di habitat connesso con l’accesso e/o lo svolgimento dell’attività venatoria negativo Controllo e riduzione di speciealloctone, invasive e/o opportunistiche positivo Censimenti, monitoraggi e raccolta dati positivo VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DELL’INCIDENZA SULL’INTEGRITÀ DEL SITO Attivita’ Oggetto di incidenza Tipo di impatto Probabilità di impatto Rerversibilità dell’impatto Durata effetti impatto Dominio spaziale dell’impatto 296 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca superfici incluse in controllo del cinghiale in girata lupo/orso disturbo probabilità bassa reversibile breve termine area non vocata in caso di attività di controllo superfici incluse in controllo del cinghiale in girata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso lupo/orso abbattimento involontario disturbo probabilità molto bassa impatto certo irreversivile lungo termine area non vocata in caso di attività di controllo reversibile medio termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e lupo/orso abbattimento involontario probabilità alta irreversibile lungo termine superfici incluse in area vocata braccata caccia al cinghiale in battuta e braccata in gennaio controllo e caccia di selezione agli ungulati rapaci rupicoli lupo/orso disturbo disturbo probabilità alta probabilità molto bassa irreversibile in caso di abbandono reversibile lungo termine impatto localizzato nelle superfici incluse in area vocata in prossimità dei siti di nidificazione breve termine impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo impatto localizzato all’interno dei siti in cui si attua la caccia di selezione e il controllo controllo e caccia di selezione agli lupo/orso abbattimento involontario nulla irreversibile lungo termine specie di avi fauna protette abbattimento involontario probabilità media irreversibile lungo termine ungulati prelievo venatorio accidentale ridotto: 297 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca presen za e attività di cani e cacciatori accesso e svolgimento dell’attività venatoria uccelli in insediamento e nidificanti habitat disturbo probabilità alta irreversibile in caso di abbandono lungo termine danneggiamento probabilità bassa; connessione altre attività reversibile in ragione della frequenza e durata dell’impatto lungo termine ridotto ridotto VALUTAZIONE E SIGNIFICATO DEGLI IMPATTI RILEVATI E MISURE DI MITIGAZIONE DA ADOTTARSI L’attività di controllo al cinghiale, qualora fosse realizzata, dovrà attuarsi con le modalità della girata e potrà comportare con elevata probabilità disturbo al lupo e all’orso; la probabilità di abbattimento involontario è molto bassa per le modalità con cui viene effettuata L’attività di caccia al cinghiale attuata con la modalità della battuta e della braccata comporta una forte azione disturbo alla fauna, con particol are ri ferimento all’orso, al lupo e se svolta in gennaio a uccelli nidifi canti in insediamento. La caccia in braccata dovrà pertanto essere vietata nelle aree critiche di presenza e progressivament e scoraggiata in tutto l’areale dell’orso, mentre si dovrà di ffondere e promuovere l’uso della caccia in girata e della caccia di selezione con uso della carabina su ungulati di pregio Attuazione di interventi gestionali e/o di specifica regolamentazione dell’attività venatoria con azioni di tutela delle specie di direttiva e mirando al miglioramento dello stato di conservazione dell’Orso bruno marsicano (in linea con le indicazioni del PATOM), dapprima definendo ed istituendo le aree di inter esse, contiguità e connessione, e successivamente coniugando la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso adatttandole con le esigenze della specie. Inoltre si dovranno m ettere in atto tutte le speci fiche e necess arie misure per il contenimento degli impatti attuali e potenziali legati alle attività antropiche Identi ficare, tutelare le Aree critiche, ossia le zone che presentando qualità e abbondanza di risorse, adeguate condizioni di utilizzo sono particolarment e idonee alla pres enza, sopravvivenza e riproduzione dell’orso e garantirne una gestione mirata alla salvaguardia della specie, come prescritto dal PATOM Identi ficare le Aree di connessione, ossia le aree che, per habitat e collocazione rispetto alle aree critiche, favoriscono i movimenti individuali di dispersione su l arga scala, e quindi l a connettività funzionale, demografi ca e genetica t ra nuclei in aree critiche di fferenti, garantendone le migliori condizioni ecologiche, come prescritto dal PATOM Identi ficare ed istituire un congruo numero di Aree contigue ai parchi nazionali e regionali e Ar ee di nuova presenza, sia potenziale che di espansione rispetto allo stato attuale, che dovranno essere oggetto diparticol are attenzione assicurando l a piena compatibilità delle attività antropiche con l a pres enza dell’orso, come pres critto dal PATOM Limitare le pres en ze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e MEDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno cal endario di turnazione nelle aree PATOM identificat e a ALTA e MEDIA ATTITUDINE. Inserire nelle aree libere una speci fica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della caccia fissata annualment e dal calendario venatorio 298 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Gli abbattimenti involontari di avi fauna protetta, il disturbo caus ato da cani e cacciatori, nonché l’eventuale danneggiamento di habitat, possono effettivamente comportare degli impatti sul sito. Garantire delle fasce di rispetto , se necessario anche con eventual e sospensione temporanea della circolazione di automezzi, al fine di evitare l’avvicinamento a pareti rocciose occupate per la nidi fi cazione da Aquila reale (Aquila chrysaetos), Falco pellegrino (Falco peregrinus), Lanario (Fal co biarmicus), Gufo reale (Bubo bubo) e Gracchio corallino (Pyrrhocorax pyrrhocorax) Avviare azioni di sensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari. Promuovere per chi pratica la cacci a al cinghiale l’utilizzo della tecnica della girata, in quanto metodo meno impattante e alternativo a altre forme di caccia collettiva Sostenere forme di preven zione e di repressione dei fenomeni di bracconaggio Valorizzazione della produ zione di selvaggina in loco mediante opportune strutture di riproduzione e ambientamento, riducendo al contempo l’entità dei ripopolamenti di selvaggina nei mesi estivi Attuazione di interventi gestionali sulle aree boscate in modo da incrementarne la funzione trofi ca e di rifugio e da garantire una distribuzione spaziale più omogenea della fauna 8.32**** S IC Forcelle di Campello e di Fraile ***** CODICE SITO NATURA 2000 S IC Forcelle di Campello e di Fraile Nel territorio del SIC l’attività venatoria non è consentita in quanto il sito in esame è compreso ricade nel territorio del Parco Naturale Regionale Monti Aurunci e ricade altresì nell’area di insidenza della ZPS Monti Ausoni e Aurunci. 9. CONCLUS IONI L’attività venatoria, e le pratiche ad essa connesse o riconducibili, condotta all’interno di siti Natura 2000 è riconosciuta come fonte di sicuro impatto sia sulle specie cacciabili che sulle specie oggetto di conservazione, di fatto essa per sua stessa natura costituisce sempre una causa di disturbo più o meno rilevante per la fauna selvatica e in molti casi può condizionare lo status e la dinamica in maniera indipendente dall’entità del prelievo. Dall’analisi delle molteplici incidenze riconducibili alle diversificate attività che un Piano Faunistico Venatorio provinciale ha nei confronti deisiti individuati dalla ReteNatura 2000della provincia di Frosinone emerge senza dubbio che l’attività venatoria incidesignificativamente suspecie, habitat e habitat di speciedi elevato interesse conservazionistico,per cui tali sitisono stati istituiti. Questo comporta l’indispensabile attuazione di misure gestionali accurate e di una seriearticolata di misure di mitigazione in grado di ridurre gli effetti potenzialmente negativiche il presente Studio di Valutazione di Incidenza di supporto al sovracitato Piano faunistico Venatorio provinciale, in questa sezione. Lo studio descrivele linee d’azione del P.F.V stesso e le relative misure di mitigazione, recupero e compensazione da adottare per la salvaguardia di specie, habitat e habitat di specie con particolare riferimento agli aspetti normativi previsti dall’Art.5 del D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 e successive modifiche inerentitutte le attività che possano avere incidenze sui siti della Rete Europea Natura 2000, individuati nella regione Lazio in attuazione della Direttiva 92/43/CEE 299 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca “Habitat” e della Direttiva 79/409/CEE “Uccelli” concernente la conservazione degli uccelli selvatici. Le misure di mitigazione dovrebbero sempre evitare gli effetti alla fonte; sono infatti misure intese a ridurre al minimo o addirittura a sopprimere l’impatto negativo di un piano o progetto durante o dopo la sua realizzazione e, se ben realizzate limitano la portata delle misure 9.1 PrincipaliMisure di gestione e mitigazione, finalizzate alla riduzione del disturbo antropico dovuto all’attività venatoria - Ampliamento delle aree interdette all’attività venatoria che assicurino unacongrua estensione, anche in considerazione del basso livello diprotezione fornita da un insieme di piccole areenon adeguate alle esigenzeecologiche e di tutela richieste in particolare da alcune specie ornitiche di direttiva, dal lupo e dall’ orso bruno marsicano. Inotre si potrebbeovviare alla frammentazione del territorio istituendo delle aree di connessione interdette e/o rigidamente regolamentate per quanto concerne l’attività; - Necessità di rimarcare la non cacciabilità della Lepre italica e di sensibilizzare e formare alla distinzione di questa dalla Lepre europea, cacciabile; - Avviare azioni disensibilizzazione alla problematica degli abbattimenti involontari, nel caso della lepre italica facilemte confusa con la lepre europea e in particolare nei confronti del lupo e dell’orso, per chi praticala caccia al cinghiale e prescrivere l’utilizzo della girata come metodo meno impattante inalterna alle altre forme di caccia collettiva; - Necessità di evitare ogni disturbo alla popolazione dell’Aquila reale e agli altri rapaci rupicoli: è necessario imporre il divieto di avvicinamento alle aree interessate soprattutto in fase di insediamento; - Avviamento (in alcuni casi prosecuzione) di studi sulla diffusione delle popolazioni alloctone e sui rapporti con lecomunità animali e vegetali locali, per un ulteriore puntualizzazione, definizione e adozione delle misure necessarie per il loro contenimento; sono inoltre utili studi sulla distribuzione della lepre italica al fine di definire la presenza della specie nelle AFV e l’impatto di queste sulla sua situazione demografica; - M isure normative, o azioni di informazione e sensibilizzazione, per la riduzione degli impatti e delle incidenze negative connesse con l’attività venatoria e quelle antropiche che comportano un disturbo alla fauna, favorendo nel contempo un incremento sostenibile della fruizione ecologico ambientale pur sempre regolamentatanello spazio e nel tempo;in particolare sono previsti dal piano d’azione per la conservazione della Lepre italica nel Lazio azioni di sensibilizzazione e formazione di competenze per mitigare gli impatti dell’attività venatoria sulla specie; - Applicazione degli indirizzi gestionali previsti dal PATOM e prevedendo al contempo in maniera graduale e progressiva l’estensione delle superfici di Istituti soprattutto in occasione di rinnovi delle concessioni. Inoltre dovrà essere incentivata la tecnica della caccia di selezione con uso della carabina su ungulati , anche di pregio ove sussistano le condizioni. - Limitare le presenze giornaliere di cani in ZAC/ZALL nelle aree vicinali e/o interne ai siti PATOM identificate a ALTA e M EDIA ATTITUDINE inserendo un opportuno calendario di turnazione nelle aree PATOM identificate a ALTA e M EDIA ATTITUDINE. - Inserire nelle aree libere una specifica turnazione nel periodoantecedente (21 giorni) la data di apertura della caccia fissata annualmente dal calendario venatorio 9.2 Principali misure di conservazioneda applicarsi in ambito ZPS direttamente o indirettamente connesse con l’attività venatoria 300 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca DIVIETI: -Esercizio dell'attività venatoria nel mese di Gennaio, con l'eccezione della caccia daappostamento e in forma vagante per due giornate, prefissate dalcalendario venatorio, alla settimana, nonché con l’eccezione della caccia agli ungulati; -Effettuazione della pre-apertura dell'attività venatoria, con l'eccezione della caccia di selezioneagli ungulati; -Utilizzo di munizionamento a pallini di piombo all'interno delle zone umide, quali laghi, stagni,paludi, acquitrini, lanche e lagune d'acqua dolce, salata, salmastra, nonché nel raggio di 150metri alle rive più esterne; -Attuazione della pratica dello sparo al nido nello svolgimento dell'attività di controllo demograficodelle popolazioni di corvidi; -Effettuazione di ripopolamenti faunistici a scopo venatorio, ad eccezione di quelli con soggettiappartenenti a sole specie e popolazioni autoctone provenienti da allevamenti nazionali, o dazone di ripopolamento e cattura, o dai centri pubblici e privati di riproduzione della faunaselvatica allo stato naturale insistenti sul medesimo territorio; -Svolgimento dell'attività di addestramento di cani da caccia prima del 1° Settembre e dopo lachiusura della stagione venatoria. Sono fatte salve le zone di cui all'art. 10, comma 8, lettera e),della Legge n. 157/1992 sottoposte a procedura di valutazione di incidenza positiva ai sensidell'art.5 del Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e s.m.i., entro la data di emanazione dell'atto di cui all'art. 3, comma 1; -Distruzione o danneggiamento intenzionale di nidi e ricoveri di uccelli; -Svolgimento di attività di circolazione motorizzata al di fuori delle strade, fatta eccezione per imezzi agricoli e forestali, per i mezzi di soccorso, controllo e sorveglianza, nonché ai finidell'accesso al fondo e all'azienda da parte degli aventi diritto, in qualità di proprietari, lavoratorie gestori; - Prevedere un programma (e relativo calendario) di svolgimento di specifiche attività finalizzate alla formazione dei cacciatori selecontrollori, anche al fine di introdurre nuove forme e modalità di caccia sul territorio. OBBLIGHI: - sulle superfici a seminativo soggette all'obbligo del ritiro dalla produzione e noncoltivate durante tutto l'anno e altre superfici ritirate dalla produzione ammissibili all'aiuto diretto,mantenute in buone condizioni agronomiche e ambientali a norma dell'art.5 del Regolamento(CE) n.1782/2003, garantire la presenza di una copertura vegetale, naturale o artificiale,durante tutto l'anno e di attuare pratiche agronomiche consistenti esclusivamente in operazionidi sfalcio, trinciatura della vegetazione erbacea, o pascolamento sui terreni ritirati dallaproduzione sui quali non vengono fatti valere titoli di ritiro, ai sensi del Regolamento (CE)1782/03; -Regolamentazione degli interventi di diserbo meccanico nella rete idraulica naturale o artificiale,quali canali di irrigazione e canali collettori, in modo che essi vengano effettuati al di fuori delperiodo riproduttivo degli uccelli, ad eccezione degli habitat di cui all'art. 6 comma 11; -Monitoraggio delle popolazioni delle specie ornitiche protette dalla Direttiva 79/409/CEE e inparticolare quelle dell'Allegato I della medesima direttiva o comunque a priorità diconservazione; ATTIVITÀ DA PROMUOVERE E INCENTIVARE: 301 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca - Eventuale attivazione di un protocollo di controllo dei cinghiali, se necessario anche dentro le aree a divieto di caccia, con particolare attenzione nell’attuare operazioni selettive per la specie ed a basso impatto; - Promozione ed ampliamento di tutte le attività di monitoraggio faunistico e venatorio; - Promozione della tecnica di caccia in giratacondotta con le modalità e con tutte le indicazioni precedentemente descritte a sostiutuzione della tradizionale braccata; - Repressione del bracconaggio; - Rimozione dei cavi sospesi di impianti di risalita, impianti a fune ed elettrodotti dismessi; - L'informazione e la sensibilizzazione della popolazione locale e dei maggiori fruitori del territoriosulla rete Natura 2000; - Le forme di allevamento e agricoltura estensive tradizionali; - il ripristino di habitat naturali quali ad esempio zone umide, temporanee e permanenti, e pratitramite la messa a riposo dei seminativi; - il mantenimento delle stoppie e delle paglie, nonché della vegetazione presente al termine deicicli produttivi dei terreni seminati, nel periodo invernale almeno fino alla fine di Febbraio; Inoltre un’ attività da favorire è senza dubbio quella di effettuare dei censimenti e dei piani di controllo e/o contenimento delle popolazioni di ungulati nei periodi di silenzio venatorio, attraverso del personale specializzato e dei cacciatori selecontrollori adeguatamente formati e guidati. Considerando l’attività venatoria, e tutte le pratiche ad essa connesse o riconducibili, se attuati all’interno di siti Natura 2000sono da ritenersi tra le incidenze maggiori, e che per raggiungere adeguati e concreti obiettivi di conservazione e di tutela è fondamentale auspicare ad una “progressiva riduzione dell'impatto diretto e indiretto dell'attività venatoria, si può comunque affermare che con l’adozione ed il rispetto di tutte le suddette proposte misure di gestione, mitigazione e compensazionesi vengano a ripristinare e a raffotzare le condizioni favorevoli alla conservazione delle specie e degli habitat di interesse comunitario censiti dalla Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e della Direttiva 79/409/CEE “Uccelli” concernente la conservazione degli uccelli selvatici. BIBLIOGRAFIA - MONACO A., CARNEVALI L. e S. TOSO, 2010. Linee guida per la gestione del Cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette. 2a edizione. Quad. Cons. Natura, 34, Min. 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Relativa la conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche; - D.P.R del 8 settembre 1997 n. 357 e s.m.i.- Testo aggiornato e coordinato al Decreto del President e della Repubblica 12 marzo 2003 n 120 - Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche; - L.R. n. 17 del 2 maggio 1995, art.10 (P.F.V.P.). Approvazione Indirizzi regionali per l’elaborazione dei Piani Faunistici Venatori Provinciali; - L.R. 29 del 06/10/1997 Norme in materia di aree naturali protette regionali; - DCR n. 450 del 29 luglio 1998. Adozione di un primo strumento per il coordinamento dei Piani Faunistici Venatori Provinciali (P.F.V.P.) in adempimento a quanto disposto dall’art.10. comma3, della L.R. 2 maggio 1995, n.17; - D.C.P. di Frosinone n. 58 del 27 luglio 1998"Approvazione regolamento istituzione e funzionamento aziende faunistiche-venatorie; - D.G.R. n. 363 del 16/05/2008 “Rete Europea Natura 2000: Misura di conservazione obbligatorie da applicarsi nelle zone di protezione speciale”; - D.G.R. n. 612 del 16 dicembre 2011"Ret e Europea Natura 2000: Misure di cons ervazione obbligatorie da applicarsi nelle zone di protezione speciale (ZPS) e nelle Zone Speciali di Conservazione (ZSC)"; - D.G.R. Lazio n. 117/2010 con cui si rati fica il PATOM, ossia il Piano d’azione nazionale per la tutela dell’Orso bruno marsicano; - D.G.R. Lazio n. 650 del 07 agosto 2009"Legge Regionale n. 17/95 , articolo 10 (Piano Faunistico Venatorio Regionale). Approvazione "Indirizzi Regionali per l'elaborazione dei Piani Faunistici Venatori Provinciali"; - D.G.R. , n. 497 del 3 luglio 2007, che ha definito le disposizioni per l'attivazione di una rete regionale di monitoraggio sullo stato di conservazione degli habitat e delle specie della flora e della fauna in applicazione della Direttiva Habitat (Direttiva 92/43/CEE); - D.G.R. n. 6091 del 29 dicembre 1999 "Legge R egionale n. 17/95. Disciplina di funzionamento delle azi ende faunistico venatorie (AFV) e delle aziend e agro-turistiche venatorie (AATV) e rel ativa regolamentazione sanzionatoria. Direttive alle province per la predisposizione dei regolamenti provinciali in materia di concessioni di aziende faunistico-venatorie e azi ende agro-turistico venatorie; - SERENA GUGLIELMI, SILVIA PROPERZI, MARCO SCALISI, ALBERTO SORACE, VALTER TROCCHI, FRANCESCO RIGA, 2011. “La Lepre italica nel Lazio: status e piano d’azione”. Editore Regione Lazio, A.R.P., ISPRA. 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ROSSANO SCALA, "progetto MNW Lazio" 305 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Osservazioni e Proposte di Modifica al redigendo Piano Faunistico Venatorio Provinciale: 1 PROPOSTA Revoca Istituzione Zona di Ripopolamento e Cattura denominata Montenero, estesa ha 1219 nel Comune di Castro dei Volsci per innumerevoli danni causati dalla specie cinghiale. vedi nota allegata del Comune di Castro dei Volsci (prot. n. 133774/2013). 306 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 307 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 2 PROPOSTA Modifica confini Zona di Ripopolamento e Cattura denominata Montenero nel Comune di Castro dei Volsci, come da planimetria che si allega per complessivi ha. ...... per i danni causati dalla specie cinghiale. vedi nota allegata dell'ATC FR2 (prot. n. 134400/2013). 308 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 3 PROPOSTA MODIFICA CONFINI Zona di Ripopolamento e Cattura denominata S.Oliva nel Comune di Pontecorvo, come da planimetria che si allega per complessivi ha. per i danni causati dalla specie cinghiale. vedi nota allegata dell'ATC FR2 (prot. n. 133991/2013). 309 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 4 PROPOSTA 310 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca Revoca Deliberazione n. 230 del 23.12.2013 – MODIFICA CONFINI come da cartina allegata vedi nota allegata dell'Unione Nazionale Enalcaccia Pesca e Tiro Sezione Provinciale di Frosinone (prot. n. 43065/2014). 311 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 312 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 313 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 314 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 315 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 316 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 5 PROPOSTA ISTITUZIONE OASI DI PROTEZIONE area di Monte Ricco Relazione tecnica - Gole del Fiume Melfa, Aquila Reale e strategia di gestione faunistica venatoria nell'area di Monte Ricco vedi nota allegata della Lipu di Frosinone (prot. n. 31471/2012). 317 ProvinciadiFrosinone‐SettoreAgricolturaCacciaePesca 6 PROPOSTA PROPOSTA ISTITUZIONE AZIENDA AGRO-TURISTICO VENATORIA - COMUNE DI GIULIANO DI ROMA 318