Rapporto di sostenibilità della provincia di Piacenza 2006 Amministrazione Provinciale di Piacenza via Garibaldi 50, 29100 – PIACENZA. www.provincia.pc.it Agenda 21 Locale Forum provinciale di Piacenza http://www.agenda21pc.it/ Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo www.provincia.pc.it/ops/ 1 Elaborazione dei dati e delle schede degli indicatori a cura di Paolo Lega e Camilla Pellegrini, Amministrazione Provinciale di Piacenza Supervisione tecnico-scientifica e relazione di sintesi a cura di Lorenzo Bono, Ambiente Italia Srl, Milano Consulenza scientifica di Antonio Bodini, Paolo Rizzi, Lorenzo Spagnoli Comitato Scientifico dell’OPS Con la collaborazione di ARPA, Sezione Provinciale di Piacenza e con il cofinanziamento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio In copertina: Paesaggio su M. Aldone. Sergio Guglieri, CAI Piacenza Stampato presso Punto Grafico, Piacenza. Su carta riciclata Aprile 2006 2 Rapporto di sostenibilità della provincia di Piacenza 2006 Sommario Legenda Presentazione Relazione di sintesi p. 4 p. 5 p. 7 Dimensione ambientale 1. Stato ecologico dei corsi d’acqua 2. Consumo di acqua pro capite 3. Livello della falda idrica 4. Comuni con classificazione acustica 5. Qualità dell’aria 6. Emissioni di gas serra 7. Destinazione prevista dell’uso del suolo 8. Frazione reale di territorio urbanizzato 9. Superficie forestale 10. Indice di frammentazione del territorio 11. Aree naturali tutelate sul totale p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. 21 23 25 27 29 31 33 35 37 39 41 p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. 45 47 49 51 53 55 57 59 61 63 p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. 67 69 71 73 75 77 79 81 83 85 89 Dimensione economica 12. Ricchezza prodotta 13. Sistema delle imprese 14. Imprese ed Enti con certificazione ambientale 15. Intensità energetica del PIL 16. Energia da fonti rinnovabili 17. Quantità annuale di rifiuti prodotti 18. Percentuale di raccolta differenziata 19. Velocità commerciale del trasporto pubblico locale 20. Tasso di motorizzazione 21. Tasso di incidenti stradali Dimensione sociale 22. Dinamica della popolazione 23. Indice di disuguaglianza del reddito 24. Popolazione sotto il livello di povertà 25. Abbandono scolastico 26. Strutture socio assistenziali e sanitarie 27. Tassi standardizzati di mortalità 28. Accessibilità dei servizi urbani 29. Associazioni di volontariato 30. Tasso di disoccupazione 31. Incidenti sul lavoro Appendici: ECI, Bibliografia, Glossario 3 Legenda delle tabelle e delle schede. Valutazioni di merito: Situazione ☺ " # $ Situazione positiva Criticità moderata o inferiore alla media o situazione incerta Criticità elevata o superiore alla media o situazione negativa Necessita di ulteriori indagini Tendenza nel tempo ☺ " # $ Migliora Tendenza non evidente (stabile, oscillante) Peggiora Non valutabile per assenza di serie storiche Intestazione e riferimenti delle schede: R ECI n° 8 TEMA TITOLO DELL’INDICATORE Classificazione dell’indicatore nel modello DPSIR (Determinanti-PressioniStato-Impatto-Risposte) Colore della Dimensione (ambientale, economica, sociale) Numero progressivo degli indicatori Eventuale presenza dell’indicatore nel set ECI (European Common Indicators) (vedi Appendice) (12.3) Nota bibliografica (vedi i riferimenti in Appendice) 4 2 Presentazione Questo primo Rapporto di Sostenibilità della provincia di Piacenza rappresenta l’inizio di una azione di monitoraggio della sostenibilità dello sviluppo del sistema piacentino alla quale l’Amministrazione Provinciale intende dedicare permanentemente la propria attenzione. E’ ormai convinzione comune che lo sviluppo del sistema socio economico globale e locale stia accumulando limiti e contraddizioni in grado di comprometterne profondamente la sostenibilità, o in altri termini la capacità di sopravvivere e di garantire a lungo il benessere delle generazioni future; il processo di Agenda 21, avviato a Rio de Janeiro nel 1992 e ormai diffuso a livello locale in gran parte del pianeta, ci ha d’altra parte chiarito che la sostenibilità dello sviluppo non è più pensabile come una semplice questione di tutela dell’ambiente, ma coinvolge tutte le dimensioni della vita: la dimensione ambientale, quella economica, quella sociale ed istituzionale. Certamente non può esserci futuro per una società che sta consumando ad alta velocità le proprie risorse naturali esauribili o produce più rifiuti di quelli che è in grado di metabolizzare, o inquina in modo irreversibile il proprio ambiente di vita; ma allo stesso modo non ha futuro un sistema sociale che incrementa le disuguaglianze di reddito o la disparità di genere, che calpesta i diritti fondamentali delle fasce più deboli della popolazione o delle minoranze di ogni tipo, o che riduce l’accesso al lavoro, all’istruzione e agli altri servizi di base, o che invade il territorio con più infrastrutture e veicoli di quanti ne possa sopportare, e così via. La sostenibilità dello sviluppo è dunque diventata un concetto multidisciplinare e come tale richiede un approccio complesso e integrato. Ecco dunque da dove nasce l’idea di questo Rapporto di Sostenibilità, dalla necessità di monitorare lo sviluppo della nostra società locale, osservandola secondo tutte le dimensioni della sua esistenza: l’ambiente, l’economia, la socialità; osservandola con un sistema di indicatori quantitativi che siano facilmente calcolabili e aggiornabili, tali da essere letti e compresi da un vasto pubblico di utenti, popolabili con banche dati costantemente aggiornate, di pubblico accesso e consultabili da ogni cittadino. Il Rapporto è rivolto, infatti, non solo agli Amministratori e alle Istituzioni, ma anche ai Tecnici, alle Aziende e agli operatori economici, al mondo della cultura e dell’istruzione, alle Associazioni, a tutti i Cittadini che vogliono partecipare attivamente alla vita della collettività. Questo Rapporto d’altra parte non pretende di costituire una analisi globale e compiuta della realtà piacentina, ma solo un primo, concreto strumento di lavoro, da migliorare, modificare e integrare nelle proprie edizioni successive; il Rapporto si basa su 31 indicatori, il cui elenco è stato selezionato attraverso un percorso partecipativo che ha coinvolto il Comitato di Collegamento dell’Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo, e pertanto in esso tutti i soggetti attivi del Forum provinciale di Agenda 21 Locale: alla luce di questo primo importante risultato e con il medesimo criterio partecipativo, dovremo cercare per le prossime edizioni di affinare l’analisi e di arricchire lo schema degli indicatori e l’insieme delle fonti informative. 5 Il Rapporto dipinge sia le luci che le ombre della realtà piacentina: tra le criticità risaltano l’inquinamento dell’aria, le emissioni serra, lo stato ecologico dei corsi d’acqua, i consumi idrici, l’abbassamento delle falde, la dinamica del consumo di suolo, la produzione di rifiuti, i tassi di motorizzazione e di incidenti, l’invecchiamento della popolazione, la dinamica delle disuguaglianze economiche, l’accessibilità dei servizi urbani... Dal Rapporto tuttavia emergono anche numerosi aspetti positivi dello sviluppo della nostra provincia: l’incremento della superficie forestale, la crescita della raccolta differenziata, la dinamica della produzione di ricchezza e della attività imprenditoriale, l’attenzione delle imprese all’ambiente, i tassi di disoccupazione, il fenomeno dell’associazionismo e del volontariato... E’ dunque proprio da queste luci ed ombre, limiti ed opportunità, che dobbiamo partire per calibrare meglio le nostre scelte collettive e i nostri comportamenti individuali, per tutelare e valorizzare più fermamente le nostre risorse, il nostro ambiente, l’equità e la solidarietà, i diritti di tutti. Insomma per costruire una provincia realmente capace di futuro. Il nostro ringraziamento va a tutti i componenti del Forum di Agenda 21 Locale e del Comitato di Collegamento dell’OPS, agli Enti, agli operatori economici, alle Associazioni, ai cittadini che ci hanno aiutato nel formulare il percorso di lavoro; un ringraziamento particolare va alla Società Ambiente Italia di Milano che ci ha fornito consulenza e supervisione competente e puntuale, al Comitato Scientifico dell’OPS che ci ha consigliato in questa impresa e ad ARPA che ci ha supportato efficacemente nelle analisi ambientali. L’Assessore alla Programmazione L’Assessore all’Ambiente Alberto Borghi GianLuigi Ziliani 6 Relazione di sintesi Questo Rapporto di Sostenibilità è stato elaborato utilizzando schemi, indicatori e classificazioni già ampiamente validate a livello nazionale e internazionale: gli indicatori sono stati selezionati attraverso un processo partecipativo che ha coinvolto il Comitato di Collegamento dell’OPS, a partire dalle griglie di indicatori di UNDP, OECD, World Bank, CE (DG Ambiente), EEA, APAT; la classificazione degli indicatori fa riferimento alle sezioni tematiche di Agenda 21, allo schema UNDP, al modello DPSIR (Determinanti-PressioniStato-Impatti-Risposte) dell’OECD e al set ECI degli Indicatori Comuni Europei. Lo schema di analisi è stato suddiviso nelle tre dimensioni di Agenda 21: la dimensione ambientale, quella economica e quella sociale e istituzionale; ad ogni dimensione è stato attribuito un numero simile di indicatori suddivisi per temi, ed ogni indicatore è stato illustrato da una scheda in cui si è cercato di descrivere sia la situazione della realtà piacentina, sia la tendenza del fenomeno nel tempo, attribuendo ad ognuno dei due aspetti il relativo giudizio di merito. Le schede costituiscono una valutazione estremamente sintetica del problema, visualizzata attraverso simboli grafici (gli “smiles”), tabelle e figure, un breve testo di commento ed una descrizione delle procedure di calcolo; ulteriori approfondimenti sono rintracciabili nei riferimenti bibliografici. La dimensione ambientale. A confronto con le altre realtà emiliane, la situazione della destinazione urbanistica in provincia di Piacenza non sembra costituire al 2003 ancora un fattore limitante: la percentuale di suolo che i singoli piani regolatori comunali destinano complessivamente ad aree residenziali (2,4%) e produttive (1,2%) è mediamente inferiore a quella di tutte le altre province dell’Emilia Romagna. Per contro, la superficie procapite destinata all’urbanizzazione risulta tra le più alte della regione. Per altro verso si distingue invece un 52% di territorio destinato a zone di tutela relative soprattutto ad aree boscate e corsi d’acqua. I dati cartografici mostrano una superficie forestale molto estesa ed in costante aumento, quasi esclusivamente a spese del suolo agricolo. La porzione di territorio occupata da foreste è passata dal 23% del 1976 al 29% del 2003. Per quanto riguarda, invece, le aree sottoposte a specifiche tutele sono soltanto un migliaio gli ettari (lo 0,4% della superficie provinciale complessiva) in cui sono stati istituiti Parchi e Riserve naturali – così come definiti dal Ministero dell’Ambiente - mentre è molto più estesa la superficie occupata da “Siti di Importanza Comunitaria” (SIC) e “Zone di Protezione Speciale” (ZPS) della rete europea Natura 2000: gli ettari riconosciuti dalla Regione Emilia Romagna e dalla CE sono circa 26.000. Considerando pertanto Parchi, Riserve, Oasi di protezione faunistica (Isola de Pinedo), SIC e ZPS, e al netto delle superfici condivise, la superficie complessiva, diversamente tutelata, risulta essere di oltre 26.000 Ha, pari al 10,1% del territorio provinciale. Sebbene l’antropizzazione del territorio non sia particolarmente marcata, occorre porre seria attenzione alla tendenza degli ultimi anni che vede un deciso aumento delle superfici destinate ad attività umane, soprattutto delle zone destinate ad uso produttivo, aumentate del 17% tra il 2000 ed il 2003. La tendenza è confermata anche dall’analisi dell’uso reale del suolo. Nei sette anni che vanno dal 1996 al 2003 la superficie effettivamente urbanizzata è passata dagli 8.000 ettari del 1996 ai circa 8.800 del 2003. Le aree residenziali sono aumentate di circa 290 Ha, mentre quelle produttive di 490 Ha. 7 È inoltre da tenere presente che una forte espansione di queste aree comporta una contestuale crescita della rete di infrastrutture che, per loro natura, tendono a frammentare il territorio e rappresentano un ostacolo all’interazione e allo scambio biologico tra le contigue unità ambientali. I valori più elevati dell’Indice di Frammentazione caratterizzano i comuni di Piacenza e Fiorenzuola, sia a causa della estensione della rete ferroviaria e stradale che della elevata densità di frammentazione del territorio prodotta, mentre i comuni con i valori più bassi sono quelli situati nelle aree montane più meridionali (Zerba, Ottone, Cerignale, Corte Brugnatella) che, pur avendo una rete stradale piuttosto estesa, presentano una bassa densità di frammentazione e rivelano così una buona condizione di integrità territoriale dell’ecosistema. Una tra le componenti ambientali che risente maggiormente delle forti pressioni esercitate dalla continua crescita dell’economia e dell’antropizzazione del territorio è l’aria. L’inquinamento atmosferico è sicuramente un problema che si sta acutizzando, soprattutto nel Capoluogo. Accanto ad una diminuzione sensibile delle concentrazioni di alcune sostanze inquinanti come SO2 e CO, permangono situazioni critiche in cui sono abbondantemente superate le soglie di qualità dell’aria fissate dalla normativa, in particolare per quanto riguarda l’Ozono e le polveri sottili (PM10). Nel periodo in esame (1997-2003) la soglia oraria di informazione per l’Ozono è stata superata ripetutamente ogni anno sia nel Capoluogo che a Castel San Giovanni, e proprio nel 2003 sono stati rilevati i risultati peggiori. Anche il PM10 misurato nelle due centraline urbane di Piacenza supera ormai costantemente da diversi anni il valore obiettivo per la protezione della salute previsto per il 2005. Nel 2003, inoltre, entrambe le centraline hanno registrato un numero di superamenti del limite orario del PM10 nettamente superiore ai 35 previsti dalla normativa. Un'altra tra le pressioni più consistenti è quella esercitata sulle risorse idriche da parte di tutti i settori economici. Complessivamente, la provincia di Piacenza registra un consumo pro capite di acqua di 1.451 litri/giorno, il più alto tra le province emiliane dopo Ferrara. I consumi civili pro capite (268 litri al giorno) sono inferiori solo a quelli di Parma e Rimini. Stesso discorso per il settore industriale, che con 359 m3 annui per occupato supera il valore medio regionale, e per quello agricolo, dove ogni anno vengono utilizzati 804 m3 di acqua per Ha di Superficie Agricola Utilizzata, valore inferiore solo a quelli di Ferrara e Reggio. L’elevato consumo lordo non è peraltro da imputare alla scarsa efficienza del sistema di distribuzione in quanto le perdite apparenti sono stimate intorno al 20% del consumo lordo totale, valore non molto alto e, comunque, inferiore alla media regionale. Questi rilevanti e crescenti prelievi idrici soprattutto dal sottosuolo sono una tra le principali cause che negli ultimi dieci anni hanno prodotto un generale abbassamento della falda acquifera, con una riduzione media provinciale di 1,6 metri. In particolare, risulta fortemente depressa la parte sottostante al conoide del Torrente Nure, compresa in un’area che si estende tra i comuni di Piacenza, Podenzano, S. Giorgio e Pontenure. L’abbassamento medio della falda è decisamente preoccupante poiché rivela una significativa compromissione quantitativa dell’acquifero in tutta l’area della pianura centrale. Le acque superficiali, invece, denotano una situazione mediamente sufficiente, con una qualità buona a quasi tutte le altezze del Trebbia, del Nure, dell’Aveto e del Vezzeno nel bacino del Chiavenna. Il Tidone ha una qualità buona nel suo tratto superiore, che però diventa solo sufficiente verso la foce. Per i torrenti Ongina, Chero e Chiavenna e per il Fiume Po la qualità è invece solo sufficiente. Più critica la situazione dell’Arda, che sebbene 8 nel suo tratto più alto riveli una qualità buona, verso la confluenza in Po diventa scadente, come pure scadente è la qualità del Riglio e del Cavo Fontana, mentre è addirittura pessima la situazione del R. Bardonezza, del T. Boriacco e del tratto più basso del Luretta. Nell’ultimo anno però la tendenza media dell’andamento dell’indice SECA, che esprime lo Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua, è negativa: in 13 punti su 23 (tra cui 3 con qualità scadente o pessima) l’indice rimane costante, mentre in 7 peggiora e soltanto in 3 migliora. In netto ritardo il controllo e la prevenzione dei livelli di inquinamento acustico, con la classificazione acustica dei Comuni che è stata avviata a fatica in provincia. A fine 2002, termine previsto dalla legge regionale, solo il Comune di Vernasca aveva provveduto ad approvare il Piano di classificazione acustica. Nonostante negli ultimi 2 anni vi siano incoraggianti segnali di un maggiore interesse da parte delle amministrazioni locali al problema, a fine 2005 risulta che abbiano approvato, o soltanto adottato, il Piano appena 14 Comuni su 48, di cui soltanto 6 in via definitiva. Per quanto riguarda, infine, le emissioni di CO2, la provincia di Piacenza risulta essere fra quelle con i valori più elevati di tutta la regione, sia in termini assoluti che pro capite. Tra le cause principali, l’elevata produzione termoelettrica che contribuisce per circa la metà delle emissioni provinciali (oltre 3,3 milioni di ton/anno). A questo si aggiunge la tendenza del tutto negativa riscontrata nel decennio 1990-2000, quando l’incremento del 17% delle emissioni è stato leggermente superiore anche alla forte crescita media regionale. L’obiettivo di Kyoto di riduzione del 6,5% entro il 2012 sembra essere sempre più lontano. La dimensione economica. Il valore aggiunto prodotto in media da ogni abitante della provincia di Piacenza nel corso del 2002 è stato di 21.486 €, uno dei più bassi tra le province emiliane, ma superiore di circa un terzo rispetto alla media nazionale. La crescita media annua registrata tra il 1995 ed il 2002 è stata, invece, leggermente più alta (5,1%) rispetto alla media regionale. Nonostante il ritardo rispetto agli altri sistemi economici regionali l’economia piacentina mostra, comunque, una situazione piuttosto florida, confermata dai bassi tassi di disoccupazione che negli ultimi anni si sono attestati a livelli pressoché strutturali, inferiori al 3% (vedi dimensione sociale). La stessa capacità imprenditoriale risulta piuttosto sviluppata ed è caratterizzata da una buona dinamicità: si contano 11,4 imprese ogni 100 abitanti, situazione nettamente superiore al dato medio nazionale (8,7 imprese/100 ab) ed in linea con la media regionale (11,3 imprese/100 ab). Pur essendo un’economia orientata prevalentemente ai servizi (65% del valore aggiunto prodotto), si nota una buona tenuta del settore industriale che, dopo la crisi di fine anni novanta, mantiene il proprio contributo alla formazione del valore aggiunto intorno al 30%. Particolarmente dinamico il ramo delle costruzioni, che registra un aumento del numero di imprese del 22,8% tra il 2000 e il 2004 e rappresenta quasi il 15% del totale complessivo (un punto percentuale in più rispetto al dato nazionale), mentre incrementi più contenuti riguardano l’industria manifatturiera (+3,5%). Manifattura e costruzioni rappresentano il 27% delle imprese registrate in tutto il territorio provinciale, dato in linea con la media nazionale. Proprio dal mondo imprenditoriale sembra giungere un segnale positivo che si riscontra nel crescente interesse verso l’adozione di sistemi di gestione ambientale certificati da un ente 9 indipendente, che hanno registrato un incremento medio annuo del 60%. Ad oggi, in provincia di Piacenza si contano 21 imprese certificate ogni 1.000 attive, il secondo valore a livello regionale, dopo quello di Parma (28). Nonostante i buoni risultati in termini relativi, occorre, comunque, ricordare la situazione di ritardo che caratterizza l’Italia in questo campo: basti pensare a città del Nord Europa come Malmo e Stoccolma che nel 2001 contavano rispettivamente 79 e 56 certificazioni ogni 1.000 imprese. Il settore con il maggior numero di certificazioni è quello alimentare, in prevalenza salumifici e industrie della lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi. Buona anche la diffusione tra le pubbliche amministrazioni, con quattro strutture comunali - Gragnano Trebbiense, Piozzano, Agazzano, Sarmato – che hanno ottenuto la ISO 14001 - ed altre due - Sarmato e Comunità Montana Valli del Nure e dell’Arda – certificate EMAS. Ovviamente questi sono soltanto primi segnali che riguardano aspetti di tipo gestionale ed aspettano una conferma negli anni futuri. I consumi energetici sono sensibilmente diminuiti, anche in presenza di una crescita economica del territorio. Dapprima il calo è stato piuttosto vistoso, essenzialmente a causa della diminuzione del consumo di olio combustibile seguito ai processi di ristrutturazione industriale ed alla sostituzione con il metano, mentre in seguito gli andamenti verso il basso sono stati più lenti. Il “disaccoppiamento” tra crescita economica e consumo di energia sembra indicare la direzione giusta, anche se, proprio nel 2002 (ultimo anno con dati disponibili), si è manifestata una decisa inversione di tendenza, essenzialmente a causa di un aumento dei consumi netti di olio combustibile nell’industria, mentre l’intensità energetica del settore dei servizi si è mantenuta in leggera diminuzione. La quota di energia proveniente da fonti rinnovabili è intorno al 10% dei consumi complessivi e rappresenta il 31% dei consumi di elettricità. Il dato è significativamente superiore alla media italiana e regionale, anche se è da ricondurre essenzialmente alla produzione da piccolo idroelettrico (potenza installata inferiore ai 10 MW), mentre non si conosce l’esatta consistenza del numero di impianti solari fotovoltaici e termici. La produzione da idroelettrico è rimasta sostanzialmente stabile nel corso degli ultimi anni e la crescita del suo peso percentuale è quasi esclusivamente dovuta alla diminuzione del consumo interno lordo totale, anzi, negli ultimi 2 anni a fronte di un nuovo incremento dei consumi si è registrata una contestuale riduzione della produzione. Sotto altri aspetti, i dati mostrano una realtà un po’ diversa. La crescita economica complessiva, ad esempio, non riesce a contenere la produzione di rifiuti urbani, aumentata del 28% tra il 1996 ed il 2003, di pari passo con il contemporaneo aumento del valore aggiunto, anche se in Regione Emilia Romagna la crescita dei rifiuti risulta essere più veloce rispetto a quella della ricchezza prodotta. Nel 2003 la produzione pro capite in provincia di Piacenza è pari a 582 kg per abitante, quasi il 12% in più rispetto alla media nazionale, ma significativamente inferiore rispetto a quella regionale (642 kg/ab.) ed una tra le più basse di tutte le province emiliane. Contestualmente alla crescita della produzione di rifiuti si registra un aumento della raccolta differenziata, passata dal 23% del 1998 al 32% del 2003. La percentuale è di gran lunga superiore alla media italiana (20% circa) e supera anche quella emiliana (30%) ma non raggiunge l’obiettivo provinciale del 35% previsto dal Decreto Ronchi, raggiunto invece da alcuni singoli comuni come Caorso (71%), Monticelli (46%), Piacenza (40%), Castelvetro (39%), Gazzola (38%), Agazzano (37%)…. 10 Tra gli altri significativi fattori di pressione, si nota una crescita decisa degli autoveicoli. Mentre il tasso di motorizzazione della provincia di Piacenza nel 1992 era uno tra i più bassi di tutta la Regione, nel 2003 arriva ad essere più vicino ai dati medi di quanto non lo fosse dieci anni prima. I veicoli in circolazione ogni 100 abitanti salgono a 81, di cui 60 sono autovetture. In particolare, rispetto ai valori medi regionali, preoccupa l’anzianità del parco autoveicoli piacentino: nel 2003 la percentuale di auto antecedenti i primi standard europei sulle emissioni di sostanze inquinanti dai gas di scarico (ante 1993) era ancora del 34,2%. Di pari passo con l’aumento della motorizzazione privata cresce il numero degli incidenti stradali, passati dai 1.193 del 1991 ai 1.486 del 2003, anche se negli ultimi 3-4 anni si è assistito ad oscillazioni che fanno pensare ad un rallentamento della tendenza, nonostante nel 2003 gli incidenti siano tornati ad aumentare del 2%. A fronte di questa situazione, si riscontra una certa stazionarietà, o una leggera diminuzione del numero annuale dei morti e, per contro, un sensibile aumento del numero dei feriti. Il numero di morti annuali per incidente stradale è passato infatti dai 69 della prima metà degli anni 90 ai 61 degli ultimi 3 anni; al contrario, il numero di feriti è aumentato da 1.750 a 2.150. Mentre, dunque, il numero di morti si riduce probabilmente in relazione alla maggiore sicurezza dei veicoli ed alle migliori norme di prevenzione, gli incidenti ed i feriti crescono in relazione all’aumento dei veicoli in circolazione. Uno dei modi per cercare di ovviare a questa pressione del trasporto privato è quella di rendere maggiormente appetibile il servizio pubblico, in modo da creare una vera alternativa, realmente competitiva. I dati disponibili, seppur non esaustivi, sembrano indicare un buon livello prestazionale del trasporto pubblico, almeno per quanto riguarda la velocità. Le velocità commerciali, infatti, registrano un valore medio provinciale di 24,9 Km/h che è superiore alla media regionale. La velocità media delle linee urbane si ferma a 18,4 Km/h, mentre quella delle linee suburbane ed extraurbane è, ovviamente, più elevata: rispettivamente 32,1 Km/h e 37,1 Km/h. La dimensione sociale. La provincia di Piacenza conta 273.705 abitanti, pari al 6,6% della popolazione regionale. Dopo una lunga fase di spopolamento durata oltre trent’anni, negli ultimi cinque anni gli abitanti sono tornati ad aumentare grazie, in particolare, all’immigrazione proveniente dall’estero. A partire dal 1999 il saldo migratorio positivo ha più che compensato un saldo naturale di segno opposto, provocando un modesto ma progressivo aumento della popolazione. Negli ultimi due anni, e in special modo nel 2004, questa tendenza alla crescita sembra mostrare i primi segni di rallentamento a causa di una minore capacità attrattiva dei movimenti migratori che non viene compensata dal modesto incremento del saldo naturale (rimasto, comunque, negativo). Il dato che preoccupa maggiormente, però, non riguarda tanto il numero di persone quanto la loro età. La provincia di Piacenza, infatti, è caratterizzata da una natalità molto bassa e da un contestuale fortissimo invecchiamento della popolazione che la porta ad avere un saldo naturale negativo superiore almeno del 50-80% rispetto a quello regionale. Negli ultimi 20 anni il calo del 5% della componente giovanile della popolazione è andato di pari passo con un aumento del 6% degli ultrasessantacinquenni. Piacenza è una tra le Province con i più alti indici di vecchiaia di tutta l’Italia centro-settentrionale. L’aumento del numero di persone anziane si riflette in una vita media più lunga, anche se il tasso di mortalità non sembra subire variazioni significative. Piuttosto, cambiano le 11 diverse cause di mortalità. Negli ultimi 5 anni si nota una certa diminuzione della quota di decessi per tumore (passati dal 31,1% al 28,2%, anche se alcune tipologie sono in aumento), mentre rimane costante quella per malattie del sistema cardiocircolatorio ed aumenta la quota di decessi per malattie dell’apparato respiratorio (dal 5,3% al 6,2%) e per disturbi psichici (dal 2,3 al 3,2%). In particolare, la provincia di Piacenza si caratterizza per tassi medi di mortalità dovuti a malattie del sistema cardiocircolatorio e tumori al fegato che, soprattutto per quanto riguarda la componente femminile della popolazione, sono i più alti fra tutte le altre AUSL della Regione. Il sistema di copertura sociosanitaria chiamato a far fronte a tutti questi problemi è piuttosto radicato sul territorio provinciale e presenta una dotazione strutturale superiore alla media dell’Emilia Romagna, anche se sconta, in parte, la complessiva riorganizzazione del sistema regionale. Tra il 2001 ed il 2003 si è assistito ad una lieve diminuzione di posti letto e medici e ad un più consistente calo del personale sanitario ausiliario (-7,5%). Al tempo stesso vi è stato un notevole potenziamento dei servizi territoriali e dell’assistenza collettiva: sono aumentati del 10% i presidi per anziani e per disabili, del 20% quelli per la multiutenza e del 40% quelli per adulti in difficoltà. Per quanto riguarda le altre tipologie di servizi pubblici, ed in particolare la loro accessibilità ai cittadini, si nota una certa differenza tra il Capoluogo, meglio servito, e gli altri comuni della provincia. L’accessibilità delle aree verdi pubbliche vede i valori comunali più alti a Piacenza (83%) e Borgonovo (78%), mentre nel 70% dei comuni provinciali la popolazione che risiede in vicinanza di aree verdi è meno del 50%. Sempre Piacenza (64%), questa volta insieme a Fiorenzuola (52%), è l’unico comune in cui più della metà della popolazione ha facile accesso alle scuole pubbliche, mentre la media provinciale è del 43% (inferiore al valore medio “europeo” del 57%). Questo fattore, ovviamente, è solo un aspetto del servizio scolastico. Lo testimoniano i buoni livelli medi di attrazione che caratterizzano il sistema nel suo complesso. I fenomeni di abbandono sono ormai quasi inesistenti per quanto riguarda la scuola dell’obbligo, mentre per la secondaria superiore i tassi stimati sono inferiori al 10%, circa un terzo della media nazionale, e si concentrano soprattutto nel primo anno di corso. Ai servizi di pubblica utilità presenti sul territorio, si affianca una realtà legata all’associazionismo ed al volontariato che è fortemente radicata nel tessuto sociale e configura una vasta rete di solidarietà e di partecipazione. Le 194 associazioni di volontariato presenti in provincia di Piacenza contano ben 51.000 aderenti dei quali circa 8.500 sono considerati “soci attivi”, mentre le 121 associazioni di promozione sociale contano circa 39.700 soci. Considerando che spesso i soci fanno parte di più associazioni, si può ritenere che l’associazionismo piacentino sia in grado di coinvolgere (più o meno attivamente) almeno un quarto dell’intera popolazione provinciale. Il mondo del lavoro, dopo il momento di difficoltà del 2001, seguito alla crisi più significativa del 1997/98, sta vivendo un periodo di grande vivacità con una offerta di posti di lavoro che riesce oramai a soddisfare quasi tutta la domanda presente sul territorio. Negli ultimi anni i tassi di disoccupazione sono sensibilmente diminuiti, praticamente dimezzandosi: si è passati da un tasso medio del 5,1% nel 2001 al 2.5% nel 2003, grazie soprattutto ad una forte riduzione del tasso femminile, sceso dall’ 8,2% al 4%. Sempre per quanto riguarda il mondo del lavoro, le ultime rilevazioni INAIL mostrano una complessiva diminuzione del tasso di infortuni, ma un contestuale e preoccupante aumento del numero di incidenti mortali, quasi raddoppiati tra il 2002 ed il 2003 (da 7 a 13), e nuovamente aumentati nel 2004. Dopo una crescita piuttosto significativa registrata 12 tra il 1999 ed il 2000, quando si sono raggiunti i 65,3 infortuni/1.000 occupati, il tasso di infortuni sul lavoro è diminuito fino al valore di 61,5 nel 2003. In controtendenza gli infortuni in agricoltura che, sebbene in diminuzione in valore assoluto, risultano in aumento se rapportati agli occupati. In aumento anche gli infortuni nel settore delle costruzioni. La sostanziale tenuta del mercato del lavoro contribuisce, in qualche modo, a contenere situazioni di particolare difficoltà economica delle famiglie come, ad esempio, gli sfratti per morosità. Nel 2003 sono stati circa 1,3 ogni 1.000 famiglie residenti, valore significativamente inferiore alla media regionale (1,8) e più basso di quello di tutte le altre province emiliane. Tuttavia, in linea con quanto sta accadendo a livello regionale ed italiano, nel corso degli ultimi anni si registra una tendenza all’aumento sia del numero di sfratti per morosità che del loro peso percentuale sul totale. Analogo è il quadro che emerge analizzando la distribuzione della ricchezza prodotta. L’indice di Gini – tanto più alto quanto maggiori sono le disuguaglianze nella distribuzione del reddito – calcolato per la provincia di Piacenza (0,30 nel 2002) risulta inferiore al valore medio italiano (0,36 nel 2000) ed in linea con quello regionale (0,29). Quello che preoccupa, in particolare, è la generale tendenza all’aumento delle disuguaglianze economiche, in provincia (peraltro non particolarmente significativa, a causa della scarsità di dati storici) come su tutto il territorio regionale e nazionale, che potrebbe portare a situazioni future di maggiore disagio e malessere sociale, riflettendosi poi in possibili tensioni e conflitti. Tavola di sintesi. Dimensione ambientale Tema Indicatore ACQUA 1. Stato ecologico dei corsi d’acqua 2. Consumo di acqua 3. Livello della falda idrica Situazione Tendenza nel tempo " La situazione dei corsi d’acqua della provincia di Piacenza è mediamente sufficiente, mentre le situazioni peggiori sono quelle che riguardano il Bardonezza, il Boriacco ed il tratto più basso del Luretta. # In 13 punti di campionamento su 23 (tra cui 3 con qualità scadente o pessima) l’indice rimane costante, mentre in 7 peggiora e solo in 3 migliora. # La pressione sulle risorse idriche è consistente da parte di tutti i settori. Si registra un consumo pro capite di acqua di 1.451 litri/giorno, il più alto tra le province emiliane dopo Ferrara $ Serie storica al momento non disponibile " La falda risulta particolarmente depressa nell’area compresa tra i comuni di Piacenza, Podenzano, S. Giorgio e Pontenure, mentre presenta un livello elevato nell’area tra i comuni di Alseno e Besenzone, tra Cadeo, Fiorenzuola e Carpaneto, e in prossimità del Po a Castelvetro. # Il confronto tra il livello della falda nel 2004 e quello nel 1994 evidenzia un generale abbassamento, con una riduzione media di 1,6 metri. 13 Tema Indicatore RUMORE Dimensione ambientale 4. Comuni con classificazione acustica # A fine 2005 risulta che abbiano approvato, o soltanto adottato, il Piano di classificazione acustica soltanto 14 Comuni su 48. # La soglia oraria di informazione per l’O3 è stata superata ripetutamente, mentre il PM10 misurato nelle due centraline urbane di Piacenza supera abbondantemente i valori limite previsti per la protezione della salute # L’elevata produzione termoelettrica è il principale fattore che contribuisce a far sì che la provincia di Piacenza abbia il record regionale di emissioni di CO2 pro capite (24 ton/abitante) " La superficie procapite destinata ad uso residenziale e produttivo è fra le più alte della regione; molto estesa però anche la superficie destinata a tutele (boschi, acque) ☺ La percentuale di territorio urbanizzato è del 3,4%: il 2,4% è ad uso residenziale e l’1% produttivo. Il valore è inferiore alla metà del dato medio regionale (7,5%). ARIA 5. Qualità dell’aria Situazione 6. Emissioni di gas serra SUOLO 7. Destinazione prevista dell’uso del suolo BIODIVERSITA’ 8. Frazione reale di territorio urbanizzato 9. Superficie forestale ☺ 10. Indice di frammentazione del territorio " 11. Aree naturali tutelate " La superficie forestale rappresenta il 29% del territorio ed è pari a 28 Ha ogni 100 abitanti. I valori più elevati dell’Indice di Frammentazione caratterizzano i comuni di Piacenza e Fiorenzuola, mentre i comuni con i valori più bassi sono quelli situati nelle aree montane più meridionali. Anche diversi comuni della pianura e collina centro occidentale presentano valori contenuti dell’indice. I 26.161 Ha complessivi, pari al 10,1% del territorio provinciale, sono quasi esclusivamente SIC e ZPS. Solo residuali i Parchi e Riserve 14 Tendenza nel tempo ☺ La tendenza degli ultimi 2 anni manifesta un crescente interesse delle amministrazioni locali al problema dell’inquinamento acustico. " Migliorano le concentrazioni di CO ed SO2, sostanzialmente stabili quelle di NO2, mentre sono in peggioramento quelle di 03 e PM10. # Le emissioni di CO2 del decennio 1990-2000 crescono del 17%, valore leggermente superiore anche al forte incremento medio regionale. # Deciso aumento delle superfici destinate ad uso produttivo, aumentate del 17% tra il 2000 ed il 2003. # Dal 1996 al 2003 il territorio urbanizzato è cresciuto del 9%, con un aumento del 5% delle aree residenziali e del 19% di quelle produttive. ☺ La superficie forestale è passata da 58.922 Ha del 1976 ai 62.753 Ha del 1994 (+6,5%), fino ai 75.927 Ha del 2003 (+21%). $ Serie storica al momento non disponibile " I Parchi e le Riserve sono stabili, mentre sono in aumento SIC e ZPS, cresciuti del 10% tra il 2000 ed il 2002. Dimensione economica Tema Indicatore ECONOMIA 12. Ricchezza prodotta 13. Sistema delle imprese 14. Enti e imprese con certificazione ambientale " Il valore aggiunto prodotto in media da ogni abitante è di 21.486 €, uno tra i più bassi tra le province emiliane, ma superiore di un terzo rispetto alla media nazionale " La capacità imprenditoriale risulta piuttosto sviluppata: si contano 11,4 imprese ogni 100 abitanti, dato in linea con quello regionale ma superiore alla media nazionale. ☺ Le imprese certificate sono in tutto 59, circa 21 ogni 1000 imprese attive, il secondo valore registrato in tutta la Regione dopo quello di Parma (28). " L’intensità energetica ha beneficiato della sostituzione dell’olio combustibile con il metano avvenuta nell’industria e si è riavvicinata ai livelli medi italiani di 200 tep per milione di euro. ☺ La quota di energia da fonti rinnovabili è pari al 10% dei consumi complessivi. Il dato è superiore alla media italiana, anche se deriva essenzialmente dalla produzione da piccolo idroelettrico, mentre non si conosce l’esatta consistenza del numero di impianti solari. " Nel 2003 la produzione pro capite è stata di 582 kg per abitante, quasi il 12% in più rispetto alla media nazionale, ma significativamente inferiore rispetto a quella regionale (642 kg/ab.). " La percentuale di raccolta differenziata (32%) è di gran lunga superiore alla media italiana (20% circa) e supera anche la media emiliana (30%) ma non raggiunge l’obiettivo di legge del 35%. ENERGIA 15. Intensità energetica Situazione 16. Energia da fonti rinnovabili RIFIUTI 17. Quantità annuale di rifiuti prodotti 18. Percentuale di raccolta differenziata 15 Tendenza nel tempo ☺ La crescita media annua registrata tra il 1995 ed il 2002 è stata più alta (5,1%) rispetto alla media regionale (4,5%). ☺ Il numero totale delle imprese è progressivamente aumentato passando dalle 30.071 unità registrate nel 2000 alle 31.280 del 2004, con un incremento complessivo del 4%. ☺ Come nel resto della Regione, il numero totale di imprese certificate è in continuo aumento: nei 7 anni presi in esame si registra un tasso medio di crescita del 60% annuo. # Nel 2002 si è verificato un aumento dei consumi netti (+19%), che è stato triplo rispetto al maggior valore aggiunto prodotto (+6%) e che ha riportato l’intensità energetica a 223 tep/M €. # La produzione da idroelettrico è rimasta sostanzialmente stabile nel corso degli ultimi anni e la crescita del suo peso percentuale è sostanzialmente dovuta alla riduzione del consumo interno lordo totale. E’ in diminuzione negli ultimi 2 anni (2002-2003). # Nel 2003 l’incremento annuale registrato in provincia di Piacenza è stato del 2%, ultimo di una serie che tra il 1996 ed il 2003 ha fatto registrare un aumento complessivo del 28%, a fronte di una media regionale del 20%. ☺ La percentuale di raccolta differenziata, passa dal 23% del 1998 al 32% del 2003. Dimensione economica Tema Indicatore MOBILITA’ 19. Velocità commerciale del trasporto pubblico locale 20. Tasso di motorizzazione 21. Tasso di incidenti stradali Situazione ☺ La velocità commerciale del trasporto pubblico registra un valore medio di 24,9 Km/h, superiore alla media regionale. " I tassi di motorizzazione sono superiori alla media nazionale, ma inferiori a quella regionale. " Il numero di incidenti per veicoli circolanti (6,7 per 1000 veicoli) si trova significativamente al di sotto del valore medio regionale. La situazione si inverte, invece, nel rapporto tra morti e veicoli circolanti. Tendenza nel tempo $ Serie storica al momento non disponibile # A partire dal 1994 il tasso generale risulta costantemente in aumento, e dal 1997 è in aumento anche il tasso riferito ai soli autoveicoli. # Cresce il numero degli incidenti stradali, passati dai 1.193 del 1991 ai 1.486 del 2003, anche se negli ultimi anni sembra essersi verificato un certo rallentamento. Dimensione Sociale POPOLAZIONE Tema Indicatori 22. Dinamica della popolazione EQUITA’ E DISAGIO 23. Indice di disuguaglianza del reddito 24. Popolazione sotto il livello di povertà SALUTE 25. Abbandono scolastico 26. Strutture socio assistenziali e sanitarie Situazione # Gli abitanti sono complessivamente 273.705, pari al 6,6% della popolazione regionale. Si segnalano i più alti indici di vecchiaia di tutta l’Italia centro-settentrionale. ☺ L’indice di Gini è 0,30, inferiore al valore medio italiano e in linea con quello regionale (0,29). ☺ Gli sfratti per morosità ogni 1000 famiglie residenti sono 1,3 - valore significativamente inferiore alla media regionale (1,8) e più basso di quello di tutte le altre province emiliane. ☺ La situazione attuale è in linea con la media regionale (7-8%) e significativamente inferiore alla media italiana (30%). ☺ Il sistema di copertura sociosanitaria è piuttosto radicato sul territorio provinciale e presenta una dotazione strutturale superiore alla media regionale. 16 Tendenza nel tempo " A partire dal 1999 il saldo migratorio positivo ha più che compensato un saldo naturale di segno opposto. Negli ultimi due anni questa tendenza alla crescita sembra mostrare i primi segni di rallentamento. " Negli ultimi anni si registra un leggero aumento, peraltro non molto significativo a causa della scarsità di dati storici omogenei. # Il numero assoluto di sfratti per morosità è in aumento, ed aumenta anche la percentuale di sfratti per morosità sul totale di quelli emessi. " Stazionaria la tendenza del fenomeno negli ultimi 4 anni analizzati, anche se nell’ultimo anno si riscontra un leggero incremento. " Tra il 2001 ed il 2003 si è assistito ad una lieve diminuzione di posti letto e medici e ad un più consistente calo del personale sanitario ausiliario (-7,5%). Al tempo stesso, però, vi è stato un notevole potenziamento dei servizi territoriali e dell’assistenza collettiva. Dimensione Sociale Tema Indicatori SERVIZI E PARTECIPAZIONE 27. Tassi standardizzati di mortalità 28. Accessibilità dei servizi urbani 29. Associazioni di volontariato 31. Infortuni sul lavoro Tendenza nel tempo Negli ultimi 5 anni si nota una certa diminuzione della quota di decessi per tumore, mentre rimane costante quella per malattie del sistema cardiocircolatorio ed aumenta la quota di decessi per malattie dell’apparato respiratorio e per disturbi psichici. " I tassi medi di mortalità dovuti a malattie del sistema cardiocircolatorio e tumori al fegato, soprattutto per quanto riguarda la componente femminile della popolazione, sono i più alti della Regione. " # Esiste una certa differenza tra il Capoluogo, meglio servito, e gli altri comuni della provincia. Nel 70% dei comuni provinciali meno del 50% della popolazione risiede in vicinanza di aree verdi, mentre in tutta la provincia soltanto il 43% della popolazione risiede vicino ad una scuola. $ Serie storica al momento non disponibile ☺ L’associazionismo è molto radicato in tutto il territorio e coinvolge almeno un quarto della popolazione. ☺ Negli ultimi 10 anni il numero complessivo delle associazioni è cresciuto ad una media del 22%, passando dalle 44 del 1995 alle 315 del 2005 ☺ La disoccupazione è presente soltanto a livello strutturale, l’offerta di posti di lavoro riesce oramai a soddisfare quasi tutta la domanda presente. ☺ Negli ultimi anni i tassi di disoccupazione sono sensibilmente diminuiti: si è passati dal 5,1% nel 2001 al 2,5% nel 2003, grazie soprattutto ad una forte riduzione del tasso femminile. " Si contano in media circa 7.000 infortuni lavorativi all’anno, con una incidenza maschile quasi doppia rispetto a quella femminile (più di 60 infortuni per 1.000 occupati contro meno di 40). " Si registra una complessiva diminuzione del tasso di infortuni, ma un contestuale e preoccupante aumento del numero di incidenti mortali. LAVORO 30. Tasso di disoccupazione Situazione 17 18 Dimensione ambientale 19 Dimensione Ambientale: temi, indicatori, anno di aggiornamento dei dati utilizzati I temi N° Gli indicatori ACQUA 1. Stato ecologico dei corsi d’acqua 2. Consumo di acqua pro capite 3. Livello della falda idrica 4. Comuni con classificazione acustica 5. Qualità dell’aria 6. Emissioni di gas serra 7. Destinazione prevista dell’uso del suolo 8. Frazione reale di territorio urbanizzato 9. Superficie forestale 10. Indice di frammentazione del territorio 11. Aree naturali tutelate sul totale RUMORE ARIA E CLIMA SUOLO NATURA E BIODIVERSITA’ 20 Aggiorn. 2004 2000 2004 2005 2003 2000 2003 2003 2003 2002 2005 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # SITUAZIONE S 1 TENDENZA ACQUA STATO ECOLOGICO DEI CORSI D’ACQUA Provincia di Piacenza. Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua (SECA) Bacino F. PO F. PO BARDONEZZA CARONA-BORIACCO TIDONE TIDONE TIDONE TREBBIA TREBBIA TREBBIA TREBBIA TREBBIA NURE NURE CHIAVENNA CHIAVENNA CHIAVENNA CHIAVENNA CAVO FONTANA ARDA ARDA ARDA ARDA Corso d’acqua PO PO R. BARDONEZZA T. BORIACCO T. TIDONE T. TIDONE T. LURETTA F. TREBBIA F. TREBBIA F. TREBBIA F. TREBBIA T. AVETO T. NURE T. NURE T. CHERO T. CHIAVENNA T. VEZZENO T. RIGLIO CAVO FONTANA T. ARDA T. ARDA T. ONGINA T. ONGINA Località C.S. Giovanni S.P. ex S.S.412 S.S. 9 Piacenza – Lodi S.P. ex S.S. 10 p.te C.S. Giovanni-Bosnasco A valle di Castel San Giovanni A monte Diga del Molato Pontetidone Strada per Mottaziana Ponte Valsigiara S.S. 45 bivio Piancasale a valle Bobbio Pieve Dugliara Foce in Po Ruffinati Ponte presso Biana per Spettine ponte Bagarotto Ponte strada da Chero a Roveleto Chiavenna Landi Ponte di Sariano Ponte strada Chiavenna Landi Caorso Apostolica di Soarza Case Bonini A Villanova Ponte S.P.n.56 di Borla per Vigoleno S.P. ex S.S. 588 loc. Vidalenzo SECA 2002 3 3 4 5 2 2 3 2 2 2 2 1 1 2 3 4 2 4 4 2 3 5 4 SECA 2003 3 3 4 5 2 2 2 1 2 2 2 2 2 2 2 4 3 3 4 2 4 3 4 SECA 2004 3 3 5 5 2 3 5 2 2 2 3 2 2 2 3 3 2 4 4 2 4 3 3 Legenda: SECA cl. 1:elevato, cl. 2:buono, cl. 3: sufficiente, cl. 4: scadente, cl. 5: pessimo Fonte: dati ARPA SITUAZIONE E TENDENZA Lo stato ecologico dei corsi d’acqua viene inteso come l’espressione della complessità degli ecosistemi acquatici, alla cui definizione contribuiscono sia parametri fisico chimici e microbiologici di base, relativi al bilancio dell’Ossigeno e allo stato trofico (qualità chimicomicrobiologica), sia la composizione della comunità macrobentonica delle acque correnti (qualità biologica). La qualità chimico-microbiologica viene valutata a partire dalle misure di Ossigeno disciolto, BOD5, COD, Azoto ammoniacale, Azoto nitrico, Fosforo totale ed Escherichia Coli, che vengono sintetizzate in un unico indice LIM (Livello di Inquinamento espresso dai Macrodescrittori) variabile tra 0 (massimo inquinamento) e 560 (minimo inquinamento). La qualità biologica viene determinata dalla misura della diversità e densità di popolazione delle famiglie o generi di macroinvertebrati (comunità bentonica) presenti nel corso d’acqua, sintetizzata nell’indice IBE (Indice Biotico Esteso) esprimibile in 5 classi di qualità, dalla 1 (ambiente non alterato) alla 5 (ambiente fortemente degradato). La valutazione dello Stato Ecologico del corso d’acqua (SECA) viene ottenuta incrociando gli 21 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # 1 SITUAZIONE TENDENZA indici LIM e IBE e determinando la classe finale dal peggiore dei due valori. Anche il SECA si esprime in 5 classi, dalla 1 (stato ecologico elevato) alla 5 (stato pessimo) (1.1). Dai dati ARPA relativi alle 23 stazioni principali della Rete Regionale di Controllo (1.2) si può notare che nel 2004 la situazione dei corsi d’acqua della provincia era mediamente sufficiente (valore medio=3), con una qualità media buona a quasi tutte le altezze del Trebbia, del Nure e dell’Aveto: unica eccezione la qualità “sufficiente” alla foce del Trebbia; buona anche la qualità del Vezzeno nel bacino del Chiavenna. Il Tidone esprime una qualità buona nel suo tratto superiore, che però diventa solo sufficiente verso la foce. Per i torrenti Ongina, Chero e Chiavenna e per il Fiume Po la qualità è invece solo sufficiente. Il T. Arda, che nel suo tratto più alto rivela una qualità buona, verso la confluenza in Po diventa scadente; scadente è anche la qualità del Riglio e del Cavo Fontana, mentre addirittura pessima è la qualità del R. Bardonezza, del T. Boriacco e del tratto più basso del Luretta. La tendenza media dell’andamento dell’indice SECA nell’ultimo anno è invece negativa: in 13 punti su 23 (tra cui 3 con qualità scadente o pessima) l’indice rimane costante, mentre in 7 peggiora e solo in 3 migliora. Il valore medio sulle 23 stazioni passa da 2,7 nel 2003 a 3,0 nel 2004. Particolarmente significativi sono i peggioramenti di qualità del T. Riglio, del T. Luretta e del R. Bardonezza. Provincia di Piacenza. Indice SECA, Anno 2004. Fonte: Ns rappresentazione di dati ARPA DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indice SECA (Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua) è ricavato incrociando gli indici LIM (Livello di Inquinamento da Macrodescrittori) e IBE (Indice Biotico Esteso), assumendo il peggiore dei 2 valori e classificando il risultato in 5 classi, dallo stato elevato (1) a quello pessimo (5). Una descrizione dettagliata della metodologia è riportata in (1.1). I dati sono stati forniti da ARPA Sez. di Piacenza e sono relativi a 23 stazioni (A e B) della Rete Regionale di Controllo delle acque superficiali. 22 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # $ SITUAZIONE P 2 TENDENZA ACQUA CONSUMO DI ACQUA PRO CAPITE Regione Emilia Romagna. Consumi provinciali annuali di acqua in Mm3 per settore. Anno 2000 Provincia Piacenza Parma Reggio Emilia Modena Bologna Ferrara Ravenna Forlì Cesena Rimini Regione Emilia Romagna agro industr. civile zootecn. Mm3 3 3 Mm Mm totale Mm3 26 42 40 55 83 29 33 28 31 101 68 119 76 72 287 70 29 6 14 50 22 33 30 21 46 12 4 141 160 181 164 185 337 149 69 41 366 829 232 1427 perdite perdite totale civile Totale distrib. % lordo l/gpc. l/gpc Mm3 Mm3 36 50 123 81 95 252 40 14 8 20% 24% 40% 33% 34% 43% 21% 17% 16% 177 210 304 245 280 589 189 83 49 268 290 244 241 248 228 258 216 312 1451 1104 1104 718 553 2648 1164 533 413 699 33% 2126 256 982 Legenda: Mm3 = milioni di metri cubi, l/gpc = litri al giorno pro capite Fonte: Piano Regionale di tutela delle Acque, Regione Emilia Romagna, 2004 (2.1) SITUAZIONE E TENDENZA Il crescente consumo di acqua superficiale e sotterranea sta diventando un fattore di forte insostenibilità nello sviluppo del nostro sistema economico e ambientale, poiché rappresenta una seria minaccia all’integrità delle falde idriche sotterranee e alla qualità biologica dei corsi d’acqua. L’incremento degli usi civili è solo in parte mitigato dall’aumento dell’efficienza delle reti di distribuzione, mentre l’uso industriale sembra relativamente stazionario nel tempo; il consumo di gran lunga maggiore avviene però, anche nella nostra provincia, nel settore agro zootecnico, dove tuttavia sono anche maggiori i margini per possibili risparmi e recuperi di efficienza nell’utilizzo della risorsa idrica. I dati più completi relativi ai consumi sono relativi all’anno 2000 e mostrano diverse criticità presenti in provincia di Piacenza. Nel settore civile si registra il consumo assoluto più basso di tutta la regione (26 Mm3/anno), ma se lo si rapporta alla popolazione, il consumo giornaliero pro capite diventa uno dei più alti (268 litri), inferiore solo a quelli di Parma e Rimini. Stesso discorso per il settore industriale, i cui consumi sono in valore assoluto (14 Mm3) tra i più bassi della regione ma quando li rapportiamo al numero di 23 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # $ 2 SITUAZIONE TENDENZA occupati nel settore, otteniamo 359 m3/occupato, dato superiore alla media regionale nonché ai valori di Reggio, Modena, Bologna, Forlì e Rimini. Il consumo per usi agro zootecnici è, invece, in valori assoluti uno fra i più alti della regione ed anche la sua efficienza è tra le peggiori: se rapportiamo i consumi idrici alla Superficie Agricola Utilizzata otteniamo 804 m3/Ha, risultato superiore alla media regionale e inferiore solo a quelli di Ferrara e Reggio. Complessivamente Piacenza registra un consumo totale (al lordo delle perdite di distribuzione) pro capite di 1.451 litri/giorno, il più alto tra le province emiliane dopo Ferrara; l’elevato consumo lordo non è peraltro da imputare alla scarsa efficienza del sistema di distribuzione ma all’elevato consumo registrato in tutti i settori, in quanto per Piacenza le perdite apparenti sono stimate nel 20% circa del consumo lordo totale, valore piuttosto basso ed inferiore alla media regionale. Regione E.R. - Consumi totali lordi pro capite di acqua in litri/g. Anno 2000. Regione Emilia Romagna PC FE PR RE MO BO RA FO litri/giorno procapite 0 - 500 500 - 900 900 - 1300 1300 - 2000 2000 - 3000 Consumo totale lordo giornaliero procapite di acqua. Anno 2000. RN Fonte: Piano Regionale di tutela delle acque 2004 (dati 2000). (2.1): DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO I consumi provinciali di acqua nei diversi settori economici possono essere espressi come consumi totali annuali in m3 o come consumi procapite in m3/anno o in l/giorno; in questo contesto i dati sono stati desunti dal Piano Regionale di Tutela delle Acque adottato dalla Regione Emilia Romagna nel 2004 (2.1); i dati sono aggiornati all’anno 2000 e sono in gran parte stimati sulla base di considerazioni indirette. In futuro i consumi del settore civile potranno essere forniti da Enia, cui è stata affidata la gestione dell’intero settore provinciale, i consumi agricoli potranno essere stimati a partire dalla mappatura satellitare annuale dell’uso reale del suolo e dai modelli di bilancio idrico, mentre i consumi industriali dovrebbero venire individuati dalle autorizzazioni integrate aziendali. 24 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # SITUAZIONE S 3 TENDENZA ACQUA LIVELLO DELLA FALDA IDRICA Provincia di Piacenza. Soggiacenza della falda idrica nel 2004 (m.) e differenze di livello tra il 1994 e il 2004 (m.) Fonte: Ns. elaborazione da dati ARPA della Rete Regionale di Controllo delle acque sotterranee. SITUAZIONE E TENDENZA Le misure del livello della falda idrica superficiale vengono eseguite almeno semestralmente a cura di ARPA su tutti i circa 70 pozzi della Rete Regionale di Controllo (3.3). La misura del livello piezometrico (altezza del pelo libero dell’acqua rispetto al mare) o della soggiacenza (distanza del pelo libero dell’acqua dal piano di campagna) danno una prima immagine della tipologia dell’acquifero disponibile; la variazione nel tempo di questi valori misura l’integrità volumetrica o la relativa riduzione quantitativa dell’acquifero. Interpolando i valori medi dalla soggiacenza dell’anno 2004 (per 29 pozzi per i quali si dispone di serie storiche decennali)(3.2), si nota che la falda risulta particolarmente depressa nell’area compresa tra i comuni di Piacenza, Podenzano, S. Giorgio e Pontenure, in corrispondenza della conoide del T. Nure, in cui la soggiacenza scende a meno di 20 m. sotto il piano di campagna. La falda presenta invece un livello elevato (minima soggiacenza) nell’area tra i comuni di Alseno e Besenzone (-2/-4 m.), tra quelli di Cadeo, Fiorenzuola e Carpaneto (-1/-3 m.), e in prossimità del Po a Castelvetro (-4/-5 m.). La superficialità della falda idrica non dimostra necessariamente una buona disponibilità quantitativa di acqua sotterranea, ma certamente rivela che la falda è esposta ad una maggiore vulnerabilità potenziale all’inquinamento di origine agricola o produttiva. Il confronto tra il livello della falda nel 2004 e quello nel 1994 evidenzia un generale abbassamento, con una riduzione media (sui 29 pozzi considerati) di -1,6 m. Fanno eccezione 5 pozzi su 29: due nel comune di Fiorenzuola, uno nel comune di Alseno, uno a Ponte dell’Olio, e uno a Borgonovo. 25 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # 3 SITUAZIONE TENDENZA Le differenze negative caratterizzano tutta l’area della pianura centrale e in particolare della conoide del Nure, con il valore massimo di abbassamento a -10 m. tra i comuni di Piacenza e Podenzano. Valori positivi invece si riscontrano tra i comuni di Fiorenzuola ed Alseno (0/+2 m.), sul lato occidentale della pianura in comune di Borgonovo (0/+2 m.) e nella fascia di collina a Ponte dell’Olio. L’andamento della soggiacenza nei 16 anni dal 1988 al 2004 per pozzi con comportamento opposto (cfr. fig.)., mostra livelli mediamente più alti della falda nella prima metà degli anni 90 nelle zone dove si è verificato il maggiore abbassamento (Gossolengo e Podenzano), e forti oscillazioni contrastanti nelle zone dove si è verificato un innalzamento (Borgonovo). L’abbassamento medio della falda nel decennio considerato deve essere messo in relazione con le diversa distribuzione delle precipitazioni stagionali, ma soprattutto con i rilevanti e crescenti prelievi idrici dal sottosuolo, ed è decisamente preoccupante, poiché rivela una significativa compromissione quantitativa dell’acquifero in tutta l’area della pianura centrale. Provincia di Piacenza. Soggiacenza media annuale in alcuni pozzi (m.) e relative tendenze. Soggiacenza (m.) 0.00 -5.00 Gossolengo -10.00 Podenzano -15.00 Borgonovo -20.00 Lineare (Gossolengo) Lineare (Podenzano) -25.00 Lineare (Borgonovo) -30.00 -35.00 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2003 2004 Fonte: Ns. elaborazione da dati ARPA della Rete Regionale di Controllo delle acque sotterranee. DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore più significativo è fornito certamente dalla differenza di soggiacenza in un dato intervallo di tempo. La soggiacenza è la distanza del pelo libero dell’acqua nel pozzo dal piano di campagna, o la differenza tra il livello piezometrico e la quota del piano di campagna, in metri lineari. Sono state utilizzate le misure eseguite da ARPA nei pozzi della Rete Regionale di controllo, calcolando un valore medio annuale di soggiacenza. Il confronto è stato possibile per i pozzi i cui dati sono risultati disponibili su tutto l’intervallo di tempo (29 pozzi). 26 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # ☺ SITUAZIONE R ECI n° 8 TENDENZA RUMORE COMUNI CON CLASSIFICAZIONE ACUSTICA Provincia di Piacenza, 2005. Comuni che hanno approvato o adottato la classificazione acustica (LR 15/2001) % su tot % pop Situazione al 2005 N° 14 29.2% 22.0% Comuni con Piano approvato o adottato 10 20.8% 55.4% Comuni con Piano in redazione 24 50.0% 22.6% Comuni senza Piano 48 100.0% 100.0% Totale 0 Comuni con Piano di Risanamento Ac. Legenda: perc. sul n° totale di Comuni (48) e perc. sulla popolazione totale provinciale. Fonte: ARPA e indagine diretta presso i Comuni. SITUAZIONE E TENDENZA La Legge regionale sull’inquinamento acustico dell’Emilia Romagna (LR 15/2001) (4.1) stabilisce che i Comuni devono provvedere alla classificazione acustica dello stato di fatto (uso reale del suolo) e dello stato di progetto (destinazioni del PRG non ancora attuate) del proprio territorio per zone omogenee chiamate UTO (Unità Territoriali Omogenee). Le UTO devono essere suddivise in 6 classi, dalle aree particolarmente protette (classe 1°) alle aree esclusivamente produttive (classe 6°). Le UTO confinanti non devono discostarsi per più di una classe acustica: se ciò non può essere rispettato, o se si constata il possibile superamento dei valori di attenzione di inquinamento acustico, i Comuni devono adottare un “Piano di Risanamento Acustico” che individua le UTO da risanare, la tipologia dei rumori presenti, le misure da prendere, i soggetti interessati, modalità, tempi, oneri, ecc. I Comuni con oltre 50.000 abitanti sono inoltre tenuti (L 447/1995) ad approvare relazioni biennali sullo stato acustico del Comune e a trasmetterle a Provincia e Regione. I Comuni adottano il Piano di classificazione acustica in Consiglio Comunale, dopodiché il Piano viene depositato per 2 mesi per la consultazione e le osservazioni dei cittadini, passati i quali viene approvato dal Consiglio e trasmesso alla Provincia. La presenza di Piani di Risanamento è stata inserita come sotto-indicatore dell’Indicatore Comune Europeo n°8. La classificazione acustica dei Comuni è stata avviata a fatica nella nostra provincia; entro il termine previsto dalla LR 15 (Dic. 2002) solo il Comune di Vernasca aveva provveduto ad approvare il Piano. Dall’indagine svolta presso ARPA e presso gli stessi Comuni, a fine 2005 risulta che abbiano approvato, o soltanto adottato, il Piano appena 14 Comuni su 48, pari al 29,2% dei Comuni, che comprendono il 22% della popolazione provinciale, non essendo tra 27 4 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # ☺ 4 SITUAZIONE TENDENZA questi compreso il capoluogo. In pratica, i Piani approvati in via definitiva risultano essere soltanto 6. Tra i rimanenti 34 Comuni, emerge che per 10 (21% del totale) di essi il Piano sia in corso di elaborazione, in fase più o meno avanzata: questi Comuni coinvolgono il 55% della popolazione provinciale (fra questi risulta anche il capoluogo), mentre per gli altri 24 (il 50% dei Comuni piacentini, ma solo il 23% della popolazione provinciale) non risulta avviata alcuna iniziativa riguardo alla redazione del Piano. Nessun Comune sembra aver tuttora avuto la necessità di avviare un Piano di Risanamento Acustico, fatto questo però non necessariamente legato all’assenza di criticità in questo settore. La situazione attuale risulta dunque significativamente carente rispetto agli obiettivi fissati dalla LR 15, ma la tendenza degli ultimi 2 anni manifesta un crescente interesse delle amministrazioni locali piacentine al problema dell’inquinamento acustico, e deve quindi essere interpretata come positiva. Comuni con Piano di classificazione acustica. Fonte: ARPA e indagine diretta presso i Comuni. DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO Il numero di Comuni che hanno approvato e/o adottato il Piano di Classificazione acustica è da considerare un indice parallelo all’Indicatore ECI n° 8, che fa riferimento invece al rumore realmente presente. L’indicatore ECI prevede la stima della percentuale di cittadini effettivamente esposta a livelli di rumore notturno superiore a 55 dB(A), ottenibile da misure dirette o stime indirette; come sotto-indicatori sono proposti il Leq diurno e notturno, la misura in classi degli indicatori Lden e Lnight, nonchè l’esistenza e il grado di implementazione di Piani di Risanamento. 28 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # " SITUAZIONE S ECI n° 5 TENDENZA ARIA E CLIMA QUALITA’ DELL’ARIA Provincia di Piacenza - Livelli di qualità dell’aria 1999-2003. Inquinante 1999 2000 2001 2002 2003 0 0 0 0 0 SO2 - N° sup. media giorn. 125 ug/m3 0 0 0 0 0 CO - N° sup. media 8 ore 16 mg/m3 8 1 27 0 3 NOx - N° sup. val. orario 200 ug/m3 42 56 59 15 171 O3 - N° sup. val. orario 180 ug/m3 83 136 77 68 177 PM10 - N° sup. media giorn. 50 ug/m3 Legenda: le misure si riferiscono alla stazione della Rete provinciale in cui si è verificata la situazione peggiore Fonte: ns elaborazioni da dati ARPA (5.1) SITUAZIONE E TENDENZA I recenti DM n.60 Aprile 2002 e DLgs n.183 Maggio 2004 hanno recepito la normativa europea in materia di protezione della salute dall’inquinamento atmosferico identificando valori limite, margini di superamento e soglie di allarme per le seguenti sostanze inquinanti: CO (Monossido di Carbonio, prodotto della combustione), NO2 (Biossido di Azoto, prodotto della combustione), SO2 (Anidride Solforosa, prodotta dalla combustione), PM10 (polveri sottili di diversa origine), O3 (Ozono, prodotto dallo smog fotochimico) ed altri di minore entità ma non minore pericolosità come piombo e benzene. Il monitoraggio delle concentrazioni in aria di queste sostanze viene effettuato da una rete composta da 18 centraline fisse (di cui 8 ubicate nel Capoluogo) e 2 laboratori mobili, che copre l’intero territorio provinciale ed è gestita da ARPA Secondo quanto emerge dai dati pubblicati da ARPA (5.1), la situazione di alcuni inquinanti come SO2, CO è andata progressivamente migliorando nel corso degli ultimi anni e non sembra destare, attualmente, particolari preoccupazioni, mentre per altri (in particolare O3, PM10) la situazione sembra essere decisamente più grave e fuori dagli standard di qualità dell’aria fissati dalla normativa. A partire dalla fine degli anni 90 l’Anidride Solforosa (SO2) ed il Monossido di Carbonio (CO) hanno registrato valori in costante diminuzione e sempre al di sotto dei limiti di legge, anche se i valori più elevati di CO registrati nel 2002 risultano ancora superiori all’obiettivo fissato dalla legge per il 2010. Anche per quanto riguarda il Biossido di Azoto (NO2) si registra un certo miglioramento che sembra, però, essersi arrestato proprio negli ultimi anni. Mentre in tutte le centraline della provincia vengono rispettati i margini di superamento del valore limite orario di 200 µg/m3 previsto per il 2010, le medie annuali fatte registrare nel corso 2003 da due centraline del Capoluogo superano il limite per la protezione della salute umana di 54 µg/m3: questo 29 5 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA 5 # " SITUAZIONE TENDENZA inquinante quindi potrebbe risultare critico negli anni a venire, pensando soprattutto alla futura espansione delle attività che lo producono (in particolare traffico e riscaldamento). La situazione risulta invece decisamente più critica per l’Ozono (O3) e le Polveri Sottili (PM10). Nel periodo in esame (1997-2003) la soglia oraria di informazione per l’O3 (180 µg/m3) è stata superata ripetutamente ogni anno sia nel Capoluogo che a Castel San Giovanni, e proprio nel 2003 sono stati rilevati i risultati peggiori. Anche il PM10 misurato nelle due centraline urbane di Piacenza supera ormai costantemente da diversi anni il valore obiettivo per la protezione della salute previsto per il 2005 (50 µg/m3 da non superare più di 35 volte l’anno). Nel 2003 entrambe le centraline hanno registrato un numero di superamenti del limite orario di 60 µg/m3 nettamente superiore ai 35 previsti dalla normativa (77 in via Ceno e 48 in Pubblico Passeggio). La centralina di via Ceno, inoltre, ha oltrepassato i parametri di legge anche per quanto riguarda la media annuale. Piacenza – Medie annue PM10 e NO2. Anni 1999-2003. Media annua (ug/m3) NO2 Media annua (ug/m3) PM10 60 80 Pubblico Passeggio 70 Via Ceno 50 P.le Roma Medaglie d'Oro Pubblico Passeggio 60 40 50 30 40 30 20 20 10 10 0 0 1999 2000 2001 2002 2003 1999 2000 2001 2002 2003 Fonte: Ns elaborazioni su dati ARPA Sez. di Piacenza DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore prevede il riferimento al numero annuale di superamenti dei valori di protezione della salute umana fissati dalla normativa vigente per i principali inquinanti atmosferici monitorati, nelle stazioni di monitoraggio che presentano le condizioni peggiori. I dati sono rilevati e forniti da ARPA Sez. di Piacenza tramite i Rapporti annuali sulla qualità dell’aria editi in collaborazione con la Provincia di Piacenza. 30 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # # SITUAZIONE P ECI n° 2 TENDENZA ARIA E CLIMA EMISSIONI DI GAS SERRA Emissioni provinciali di CO2 in milioni di ton/anno e procapite in ton/anno Provincia ass. ass. ass. incr. proc. proc. proc. 1990 1995 2000 90/00 1990 1995 2000 4.9 5.2 5.2 +6% 5.4 5.7 5.7 Bologna 2.5 3.0 3.9 +56% 6.9 8.4 11.3 Ferrara 3.0 3.1 3.2 +7% 4.9 5.0 5.0 Forlì + Rimini -7% 5.2 5.1 4.8 8.6 8.4 7.6 Modena 2.5 2.7 2.6 +6% 6.3 6.8 6.6 Parma 5.4 5.6 6.3 +17% 20.2 21.1 23.7 Piacenza 4.4 5.5 6.8 +56% 12.5 15.9 19.4 Ravenna 2.9 2.7 2.9 +1% 6.9 6.2 6.5 Reggio Emilia +16% 30.8 32.9 35.9 7.8 8.4 8.9 Tot. Regione Legenda: emissioni annue di CO2: valori totali provinciali (milioni di ton/anno) e procapite (ton/anno) Fonte: APAT, Banca dati delle emissioni provinciali SITUAZIONE E TENDENZA Il Protocollo di Kyoto, approvato dalla 3° Conferenza delle Parti (COP3) dei Paesi firmatari della Convenzione Internazionale sui Cambiamenti Climatici (UNFCC) nel 1997, è diventato finalmente esecutivo e vincolante il 16 Febbraio 2005. Il Protocollo impegna i Paesi industrializzati e ad economia di transizione a ridurre complessivamente del 5% rispetto ai valori del 1990 le emissioni antropogeniche di gas ad effetto serra (CO2, CH4, N2O, HCFC, ecc.) entro il 2012, assegnando ad ogni Paese obiettivi specifici: all’Unione Europea è stato assegnato l’obiettivo complessivo di riduzione dell’8%, all’Italia del 6.5%. L’Italia ha ratificato l’accordo nel 2002, dopodiché il CIPE ha deliberato i successivi Piani per la riduzione delle emissioni (6.1). Il bilancio delle emissioni di gas serra può essere svolto secondo un criterio geografico (considerando cioè le emissioni di tutte le attività che si svolgono all’interno di un territorio), o secondo un criterio di responsabilità (considerando cioè le emissioni dovute a tutti gli usi finali dei combustibili fossili goduti dalla popolazione di un territorio, sia che i combustibili siano bruciati al suo interno o no: situazione che cambia tipicamente in presenza ad es. di un import-export di energia elettrica). In questa scheda i dati si riferiscono ad un criterio geografico, e quindi riguardano tutta la CO2 emessa fisicamente sul territorio provinciale. Dall’inventario APAT (6.2) risulta che nelle emissioni di CO2 la provincia di Piacenza è fra quelle con i valori più elevati della regione, seconda solo a Ravenna. Nel caso di Piacenza si deve ricordare che la sola produzione termoelettrica contribuisce per circa la metà delle 31 6 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # # 6 SITUAZIONE TENDENZA emissioni provinciali (oltre 3,3 milioni di ton/anno); con questi valori, Piacenza copre ben il 18% delle emissioni totali regionali di CO2. Anche nelle emissioni procapite Piacenza detiene il record regionale (23,7 ton/ab*anno nel 2000), con valori in continuo aumento. A questo si aggiunge la tendenza del tutto negativa del decennio 1990-2000: in provincia di Piacenza si assiste ad un incremento del 17% delle emissioni di CO2, leggermente superiore anche al forte incremento medio regionale: l’obiettivo di Kyoto dunque si allontana sempre più, sia nella media della nostra regione (ad eccezione della provincia di Modena, dove l’obiettivo sembra inaspettatamente già raggiunto) che, soprattutto, nella nostra provincia. La ripartizione delle emissioni tra i singoli settori economici vede la netta preponderanza della CO2 (52% nel 2000) emessa dal settore termoelettrico (presente a Piacenza con ben 3 centrali di potenza); segue il settore della produzione del cemento con il 23%, il traffico veicolare con il 13%, il settore residenziale e commerciale con il 7%. Infine, guardando alla evoluzione delle emissioni per settore, si nota che il termoelettrico, dopo la lieve diminuzione verificatasi nel corso degli anni 90, è tornato ad aumentare progressivamente le proprie emissioni a partire dal 2000 a causa della riconversione e del ripotenziamento delle centrali presenti sul territorio. Provincia di Piacenza. Emissione di CO2 per settore economico. Piacenza - Emissioni provinciali di CO2 (ton/anno) 4000000 3500000 Produzione termoelettrica 3000000 Commerciale 2500000 Residenziale 2000000 Cemento combustione 1500000 Cemento decarbonatazione 1000000 traffico totale 500000 0 1990 1995 2000 Fonte: APAT, Banca dati emissioni inquinanti provinciali (6.2) DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO Le emissioni di gas serra vengono espresse come emissioni di CO2 equivalente, riportando le quantità di ogni gas serra emesso all’equivalente di riscaldamento globale della CO2, tramite il fattore GWP (Global Warming Potential) proprio di ogni gas. In questa scheda si è considerato solo l’apporto della CO2. Le quantità di emissioni per ogni tipologia di combustibile fossile possono essere desunte dalle statistiche sul consumo di combustibili (Bollettino Petrolifero Nazionale, ecc.), mentre le emissioni non provenienti da combustione vanno calcolate a partire dalle caratteristiche di ogni processo (es. emissioni di metano dal settore zootecnico: quantità e tipologia dei capi allevati, ecc.). In questo caso sono stati utilizzati i dati di emissione di CO2 forniti direttamente dalla Banca Dati nazionale di APAT (6.2). 32 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # SITUAZIONE R 7 TENDENZA SUOLO DESTINAZIONE PREVISTA DELL’USO DEL SUOLO Regione Emilia Romagna – Destinazione % d’uso del suolo dai PRG, Anno 2003. 02 03 04 05 06 07 09 10 11 Classe urbanistica: 01 08 3.9 1.8 0.2 0.1 2.2 2.0 0.4 2.2 63.3 0.7 23.3 Reggio Emilia 3.7 2.0 0.4 0.3 0.5 1.9 0.1 1.7 88.8 0.5 0.3 Modena 3.3 1.8 0.2 0.4 2.0 1.3 0.4 2.1 87.4 0.2 1.0 Bologna 3.1 1.9 0.1 0.7 0.4 1.2 0.7 2.6 73.8 0.7 14.8 Ravenna 9.8 3.4 0.8 2.5 7.7 4.1 0.3 3.3 68.2 0.0 0.0 Rimini 2.5 1.1 0.4 0.2 0.5 0.9 0.1 1.3 91.6 0.0 1.6 Forlì 2.4 1.2 0.0 0.0 0.3 0.7 0.4 1.6 40.7 0.4 52.5 Piacenza Legenda: 01=residenziale; 02=produttivo; 03=direzionale e terziario; 04=turistico-ricreativo e ricettivo; 05=servizi pubblici di interesse generale; 06=servizi pubblici di quartiere; 07=impianti e attrezzature generali; 08=infrastrutture di mobilità; 09=attività agricole; 10=attività estrattive; 11=zone di tutela Fonte: Provincia di Piacenza - Base Dati di Sintesi dei PRG (7.1) SITUAZIONE E TENDENZA La destinazione d’uso del suolo può essere letta dalle zonizzazioni urbanistiche operate dai PRG comunali, che nella Regione Emilia Romagna costituiscono una base dati digitale periodicamente aggiornata a cura delle province. Gli ultimi due aggiornamenti eseguiti (fine 2000 e fine 2003) consentono inoltre di valutare la dinamica nel tempo del fenomeno. Nel confronto con le altre province emiliane (di cui risultano disponibili i dati) delle destinazioni percentuali d’uso del suolo, relativamente alla residenza e alle superfici a destinazione produttiva la provincia di Piacenza si attesta ai limiti inferiori dei valori medi delle altre province, mentre si distingue sensibilmente per le zone di tutela, determinate dalla consistente presenza di zone boscate e di zone di tutela dei corsi d’acqua, recepite dal recente adeguamento dei PRG al PTCP. Per le zone di tutela si riscontra non solo una netta prevalenza in termini assoluti (135.700 Ha rispetto al valore massimo di 52.000 Ha di Reggio Emilia), ma anche in termini percentuali rispetto al territorio provinciale (52% rispetto al 23% di Reggio Emilia). La posizione nella classifica regionale cambia notevolmente se si considera il rapporto tra estensione delle singole classi urbanistiche e popolazione residente (mq/ab.): per questo indicatore, sia per le aree a destinazione residenziale che per quelle a destinazione produttiva, Piacenza occupa il primo posto tra le province emiliane considerate, con 233 mq/ab. di aree a destinazione residenziale (seconda provincia è Reggio Emilia con 190 mq/ab.) e 112 mq/ab. di aree per insediamenti produttivi (seconda provincia è Ravenna con 101 mq/ab.). L’occupazione di suolo prevista pro capite è dunque a Piacenza nel 2003 33 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # 7 SITUAZIONE TENDENZA particolarmente elevata. Nella presenza di zone di tutela (boschi...) Piacenza mantiene invece il primato regionale con 5144 mq/ab. (seconda provincia Forlì con 3676 mq/ab.). Dal confronto delle sintesi dei PRG tra il 2000 e il 2003 (7.1) si nota che in provincia di Piacenza le zone destinate ad uso residenziale subiscono un incremento marginale dell’1.6%, mentre le zone ad uso produttivo subiscono un significativo incremento del 17,0%, pari a 4.3 milioni di mq, che si vanno a sommare ai circa 8 milioni di mq di aree di espansione produttiva già esistenti nel 2000. Il segnale preoccupante del triennio è che, a fronte di un incremento del 9,5% delle zone di tutela (117,5 milioni di mq in più), si assiste ad una riduzione del 10,9% delle zone destinate ad attività agricole (128,5 milioni di mq in meno); complessivamente dunque il territorio naturale (agricolo e tutelato) si riduce del –0,5%, mentre il territorio urbanizzabile si incrementa del 6.6% rispetto al 2000, passando dai 166,2 milioni di mq del 2000 ai 177,2 milioni di mq del 2003. Significativi nell’aumento potenziale dell’occupazione di suolo sono gli incrementi delle zone destinate ad attività estrattive (+27,1%, cioè +2,1 milioni di mq) e delle zone destinate ad impianti e attrezzature generali (+40,8%, cioè +2,7 milioni di mq), mentre l’incremento delle zone per servizi pubblici di quartiere è compensato dall’analogo decremento di quelle per servizi pubblici di interesse generale. Percentuale di territorio destinato ad urbanizzazione sul totale, 2003 Fonte: Provincia di Piacenza - Base Dati di Sintesi dei PRG (7.1). DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore esprime la frazione percentuale di ogni classe urbanistica di destinazione d’uso del suolo rispetto alla superficie totale comunale o provinciale; un indicatore parallelo è costituito dal rapporto tra mq di ogni classe urbanistica e la popolazione residente (mq/ab.). I dati sono stati ricavati dal Rapporto sull’aggiornamento della base dati di sintesi dei PRG. Anno 2003 (7.1). 34 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ # SITUAZIONE P 8 TENDENZA SUOLO FRAZIONE REALE DI TERRITORIO URBANIZZATO Percentuale di territorio urbanizzato sulla superficie totale; valori estremi. Anno: 1996 2003 % Pro. % Urb. % Pro. % Urb. Ambito di riferimento: % Res. % Res. 2.2% 0.9% 3.1% 2.4% 1.0% 3.4% Provincia di Piacenza 10.3% 5.2% 15.4% 10.4% 6.7% 17.1% Comune di Piacenza 0.2% 0.0% 0.2% 0.2% 0.0% 0.2% Comune di Cerignale 7.5% Regione Emilia Romagna Legenda: Res.= edificato ad uso residenziale e terziario, Pro.= edificato ad uso produttivo, Urb.= edificato totale. Fonte: ns. elaborazioni su dati dalla Carta Regionale dell’Uso Reale del Suolo della Regione E.R. (1996-98) e ns. fotointerpretazione ortoimmagini QuickBird 2003. SITUAZIONE E TENDENZA Il processo di urbanizzazione che ha caratterizzato la 2° metà del 900 ha comportato un ingente consumo di suolo, a spese del fertile territorio agricolo di pianura e di importanti territori naturali, con rilevanti conseguenze sulla potenzialità produttiva agricola, sull’integrità degli ecosistemi, sul ciclo delle acque e sulla capacità di drenaggio dei suoli. L’analisi dell’urbanizzazione a Piacenza negli anni recenti è stata resa possibile dal confronto della Carta Regionale dell’Uso Reale del Suolo del 1996 con le ortofoto satellitari Quick Bird del 2003 (8.1). Se si considerano le sole zone urbanizzate (residenziali, servizi) e produttive (quindi non la viabilità, gli impianti sportivi, ecc.), nel 2003 la provincia di Piacenza presentava il 3.4% di territorio urbanizzato, composto dal 2,4% ad uso residenziale e dall’1% ad uso produttivo. Lo stesso indicatore risulta però assai differenziato tra i comuni: si va infatti da un massimo di 17,1% di territorio urbanizzato a Piacenza, ad un minimo di 0,2-0,3% a Cerignale, Piozzano ed Ottone. Rispetto al dato medio regionale del 7,5% (8.2), la situazione della provincia di Piacenza risulta più che positiva. La tendenza dell’indicatore negli ultimi anni desta, invece, qualche preoccupazione: Sebbene la situazione complessiva non sembra destare particolari preoccupazioni, occorre porre particolare attenzione alla tendenza degli ultimi anni che mostra una decisa crescita della superficie urbanizzata in provincia di Piacenza. Nei 7 anni che vanno dal 1996 al 2003 il territorio urbanizzato è cresciuto del 9%, passando dai circa 8.040 Ha del 1996 ai circa 8.760 del 2003. L’incremento è fortemente differenziato tra le due tipologie di 35 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ # 8 SITUAZIONE TENDENZA urbanizzazione: mentre infatti le aree residenziali sono aumentate del 5% con un incremento assoluto di circa 288 Ha, le aree produttive sono aumentate del 19,4%, con un incremento assoluto di circa 490 Ha. Gli incrementi sono poi fortemente differenziati tra i comuni: si va infatti dai valori praticamente nulli di Pecorara, Piozzano e Zerba, ad incrementi superiori al 15% a Carpaneto, Fiorenzuola, Pontenure e Rottofreno; Piacenza registra un incremento del 10.7%. Gli incrementi più significativi risultano concentrati nei comuni di pianura e della fascia pedecollinare, con una espansione delle aree produttive più evidente nel capoluogo e nei comuni collocati sui principali assi di comunicazione, mentre l’espansione delle aree residenziali risulta meno accentuata nel capoluogo e più evidente nei comuni dell’hinterland, che presentano facilità e rapidità di comunicazione con la città. L’espansione delle aree produttive ha così favorito il prolungamento delle periferie urbane lungo gli assi stradali, riducendo su queste direttrici le soluzioni di continuità del territorio edificato e rafforzando la frammentazione del paesaggio e dell’ecosistema. Percentuale di territorio urbanizzato sulla superficie totale e variazioni 1996/2003 Fonte: ns. elaborazioni su dati dalla Carta Regionale dell’Uso Reale del Suolo della Regione E.R. (1996-98) e ns. fotointerpretazione ortoimmagini QuickBird 2003. DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore è rappresentato dal rapporto percentuale tra l’estensione del territorio urbanizzato (o edificato) e l’estensione totale del territorio di riferimento (comune, provincia, ecc.). Sono state considerate le superfici edificate ad uso residenziale, terziario e produttivo. I dati sono ricavati dalle Carte dell’Uso Reale del Suolo (Regione E.R., 19961998, in corso di aggiornamento), o prodotti direttamente per fotointerpretazione da immagini aerofotografiche o satellitari. 36 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ ☺ SITUAZIONE S 9 TENDENZA NATURA E BIODIVERSITA’ SUPERFICIE FORESTALE Superficie forestale in provincia di Piacenza (Ha). Anni 1976-2003. Sup. forestale (Ha) Incremento % Foreste su tot. (%) Densità (Ha/100 ab.) 1976 1994 2003 58.922 62.753 +6.5% 24% 23.5 75.927 +21.0% 29% 28.0 23% 20.8 Legenda: Fonte: Ns. elaborazioni dalle Carte URS 1:25.000 Regione Emilia Romagna e CFS Provincia di Piacenza SITUAZIONE E TENDENZA Anche in Italia, come nel resto del continente europeo, la superficie forestale ha registrato una tendenza all’aumento nel corso degli ultimi decenni, a causa del generale abbandono dell’agricoltura e degli insediamenti urbani montani, soprattutto nelle aree non direttamente coinvolte dal fenomeno turistico. Questa tendenza è per un verso positiva in quanto manifesta un rafforzamento del nostro serbatoio di carbonio, ma per l’altro è concomitante ad un progressivo degrado della biodiversità, della qualità e dello stato di salute delle foreste, nonché ad un diminuito presidio umano del territorio montano e al conseguente aumento del dissesto idrogeologico. In Italia il tasso di crescita negli anni 90 è stato dello 0.3% annuo, in Europa dello 0,1% (9.1); attualmente (2002) la superficie forestale italiana ammonta a circa 6.85 milioni di Ha, con una densità media di circa 12 Ha/100 abitanti (9.2). L’entità e la variazione nel tempo della superficie forestale della provincia di Piacenza possono essere ricavate dalle Carte dell’Uso Reale del Suolo della Regione Emilia Romagna nonché sui dati provvisori della nuova Carta Forestale Semplificata della Provincia di Piacenza. Nelle foreste sono stati compresi fustaie e boschi cedui e misti, ed esclusi cespuglieti, arboricoltura da legno (pioppo) e colture arboree agrarie (vigneto, frutteto). I dati del 2003 sono ancora provvisori e possono essere soggetti a successive leggere variazioni. Riportando i dati allo stesso livello di risoluzione, si nota che la superficie forestale totale della provincia è passata dai 58.922 Ha del 1976 ai 62.753 del 1994 con un aumento relativo del 6,5%, e da questi ai 75.927 Ha del 2003 con un ulteriore aumento relativo addirittura del 21%. Complessivamente nei 27 anni tra il 1976 e il 2003 la superficie è aumentata di circa 17.000 Ha, pari a quasi il 29% del valore iniziale e dunque ad un tasso medio annuo più che doppio rispetto alla media italiana. 37 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ ☺ 9 SITUAZIONE TENDENZA Se si trascurano i comuni di pianura dove gli incrementi relativi risultano elevati ma essendo riferiti a piccolissime superfici sono in valore assoluto trascurabili, in tutti i comuni di montagna si registrano incrementi compresi tra il 12% (Bettola) e il 67% (Pecorara); tra gli incrementi assoluti maggiori si registrano 2.445 Ha a Ferriere ed oltre 1.500 Ha a Bobbio e a Ottone. In termini di percentuale sulla superficie totale, la provincia è passata dal 23% del 1976 al 24% del 1994, fino a raggiungere il 29% nel 2003 (dato provvisorio); parallelamente il rapporto tra superficie forestale e popolazione è passato dai 20,8 Ha/100 ab. del 1976 ai 28 Ha/100 ab. del 2003. In ogni caso, gli incrementi rivelano un positivo arricchimento del patrimonio naturale provinciale. Provincia di Piacenza. Superficie forestale (2003, Ha) e variazione 1976-2003 (%) Fonte: Ns. elaborazioni dalle Carte URS 1:25.000 Regione Emilia Romagna e CFS Provincia di Piacenza DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore esprime la superficie forestale in Ha presente sul territorio o la frazione di superficie forestale sul totale; può essere calcolata anche una densità di foreste per abitanti, espressa in Ha/100 ab. I dati di superficie forestale sono stati ricavati dalle Carte digitali di Uso Reale del Suolo della Regione Emilia Romagna alla scala 1:25.000, 1° Ed. (1976) e 2° Ed. (1994), e dall’edizione provvisoria 2005 della Carta Forestale Semplificata della Provincia di Piacenza in scala 1:10.000 elaborata su riprese satellitari QuickBird del 2003; le cartografie sono state filtrate tramite GIS alla scala di minor dettaglio presente (area minima cartografata >2,25 Ha) ed elaborate al computer. 38 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " $ SITUAZIONE P 10 TENDENZA NATURA E BIODIVERSITA’ INDICE DI FRAMMENTAZIONE DEL TERRITORIO Indice IFI di frammentazione infrastrutturale del territorio. Comuni Range IFI < 350 Caminata, Cerignale, Ottone, Zerba Agazzano, Borgonovo, Corte Brugnatella, Gossolengo, Gragnano, Podenzano, 350-750 Sarmato, Ziano Alseno, Besenzone, Cadeo, Calendasco, Castel S.G., Castell’Arquato, Coli, 750-2500 Cortemaggiore, Farini, Ferriere, Gazzola, Gropparello, Lugagnano, Morfasso, Nibbiano, Pecorara, Pianello, Piozzano, Ponte dell’Olio, Pontenure, Rivergaro, Rottofreno, S. Giorgio, S. Pietro in C., Vernasca, Vigolzone, Villanova Bettola, Bobbio, Caorso, Carpaneto, Castelvetro, Fiorenzuola, Monticelli, Travo 2500-5000 >5000 Piacenza Fonte: ns elaborazioni da cartografia digitale Provincia di Piacenza Livello di frammentazione Range IFI < 750 Aree semi-naturali o montuose, ecosistemi compatti Presenza di infrastrutture, media frammentazione territoriale 750-5000 degli ecosistemi Insediamenti ad alta densità, infrastrutture complesse, > 5000 ecosistemi fortemente frammentati Livelli di riferimento SITUAZIONE E TENDENZA La frammentazione del territorio e del suo ecomosaico indotta dalla presenza delle infrastrutture di comunicazione rappresenta un grave ostacolo all’interazione e allo scambio biologico tra le contigue unità ambientali, e quindi anche una minaccia alla conservazione e alla tutela della biodiversità: l’indice IFI (Infrastructural Fragmentation Index) consente di quantificare questo aspetto, con riferimento esclusivo al reticolo viario (10.1). IFI è rappresentato da un numero assoluto, proporzionale alla lunghezza delle infrastrutture sul territorio di riferimento (comune, provincia, ecc.), al numero di parti del territorio ritagliate dalle infrastrutture, e al perimetro dell’intero territorio di riferimento, ed è inversamente proporzionale alla sua area; più alto è il valore dell’indice, più alta è la frammentazione. Ogni tipologia di infrastrutture compare nell’indice con un proprio “peso di occlusione”: massimo per autostrade e ferrovie, medio per strade ad elevato traffico, minimo per strade comunali e locali. Intersecando con un software GIS i confini comunali con il reticolo delle infrastrutture di comunicazione (strade, autostrade, ferrovie) si è potuto calcolare l’indice IFI per la provincia di Piacenza (10.2). I dati si riferiscono al solo anno 2002. Il valore più elevato dell’indice si riscontra per il comune di Piacenza (IFI=10.715), sia a causa della elevata estensione della rete ferroviaria e stradale in ognuna delle 3 categorie 39 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " $ 10 SITUAZIONE TENDENZA considerate (autostrade, strade ad elevato traffico, strade locali), sia a causa della elevata densità di frammentazione del territorio prodotta dalla rete; segue ad una certa distanza il comune di Fiorenzuola (IFI=4.749), che pure presenta – in tono minore - queste caratteristiche. Gli indici di Piacenza e, in parte, di Fiorenzuola sono gli unici che rientrano nel range di valori IFI che identifica quei territori con insediamenti urbani ad alta densità, lungo infrastrutture complesse di comunicazione, in cui la biopermeabilità è minima e solo poche specie animali hanno la possibilità di vivere e spostarsi. I comuni con i valori più bassi dell’indice sono quelli situati nelle aree montane più meridionali (Zerba, Ottone, Cerignale, Corte Brugnatella) che, pur avendo una rete stradale piuttosto estesa, presentano una bassa densità di frammentazione e rivelano così una buona condizione di integrità territoriale dell’ecosistema. Anche diversi comuni della pianura e collina centro occidentale presentano valori contenuti dell’indice. Provincia di Piacenza: indice IFI di frammentazione infrastr. del territorio Fonte: ns elaborazioni da cartografia digitale Provincia di Piacenza DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO Per il calcolo di IFI si è impiegata la formula IFI = [∑i(Li*oi)]*[N/A]*p , dove L è la lunghezza dell’infrastruttura, o è il peso di occlusione dipendente dal tipo di infrastruttura, N è il numero di parti ritagliate, A è l’area dell’unità di riferimento (comune), e p è il perimetro. I dati necessari sono il reticolo viario e i confini comunali, in forma digitale vettoriale; l’elaborazione al computer richiede l’uso di un software GIS. 40 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " " SITUAZIONE R ECI n° 9 TENDENZA NATURA E BIODIVERSITA’ AREE NATURALI TUTELATE SUL TOTALE Territorio occupato da Parchi, Riserve, SIC e ZPS; valori assoluti (Ha) e %. Provincia Territorio (Ha) P-R (Ha) P-R % Sic-Zps (Ha) Sic-Zps % Totale Totale (Ha) % 370200 20265 5.5 31289 8.5 51554 13.9 Bologna 263200 42191 16.0 42931 16.3 85122 32.3 Ferrara 237700 18725 7.9 22196 9.3 40921 17.2 Forlì Cesena 268900 17086 6.4 21794 8.1 38880 14.5 Modena 344900 18372 5.3 31040 9.0 49412 14.3 Parma 258700 1018 0.4 (26125) 10.1 26161 10.1 Piacenza 185900 16983 9.1 18902 10.2 35885 19.3 Ravenna 229300 23890 10.4 17679 7.7 41569 18.1 Reggio 53400 129 0.2 2567 4.8 2696 5.0 Rimini Regione 7.2 9.7 16.9 Legenda: P-R = Parchi e Riserve regionali e nazionali; Fonte: Sito web Rete Natura 2000 - Regione Emilia Romagna, Sito web Parchi in rete – Regione Emilia Romagna. SITUAZIONE E TENDENZA Secondo l’accezione più stringente fornita dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e del Territorio (APAT), il territorio tutelato naturalisticamente fa riferimento all’Elenco Ufficiale delle Aree Protette del Servizio Conservazione Natura del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, e dunque a Parchi e Riserve, nazionali e regionali (11.1). Secondo questa definizione, il territorio piacentino protetto tramite l’istituzione di Parchi e Riserve è del tutto trascurabile: 1.018 Ha su una superficie complessiva di 258.700 Ha, pari allo 0,4%. Tale valore, paragonabile in Regione E.R. solo a quello della provincia di Rimini, peraltro pressoché priva di territorio montano e/o boscato, è praticamente residuale, sia rispetto alla media regionale del 7,2%, sia in confronto alle altre province emiliane dotate di una configurazione territoriale simile (Parma, Reggio e Modena) che presentano valori compresi tra il 5 e il 10% del territorio (11.2). Il territorio piacentino interessato da Parchi e Riserve è essenzialmente quello occupato dal Parco Fluviale Regionale dello Stirone, istituito nel 1988, con una estensione di 1.769 Ha di cui 703 in provincia di Piacenza, e dalla Riserva Naturale Geologica del Piacenziano, istituita nel 1995, con una estensione di 315 Ha: in totale, 1.018 Ha di territorio effettivamente tutelato (11.3). Tra i comuni maggiormente interessati compaiono 41 11 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " " 11 SITUAZIONE TENDENZA Vernasca (463 Ha, 6,4% del territorio comunale), Alseno (326 Ha, 5,9%), Lugagnano (170 Ha, 3,1%), Castell’Arquato (0,8%), Gropparello (0,2%), Carpaneto (0,1%). Anche l’incremento del territorio tutelato nel corso degli anni presenta un bilancio negativo, poiché dal 1995 non è stata avviata nessuna iniziativa legislativa in tal senso e pertanto da allora la percentuale di territorio tutelato sul totale è rimasta invariata. La situazione risulta più rosea se si considerano anche i “Siti di Importanza Comunitaria” (SIC) e le “Zone di Protezione Speciale” (ZPS) della Rete europea Natura 2000, che però possiedono norme di tutela differenti rispetto alle aree protette riconosciute dal Ministero. A partire dal 2000 la Provincia di Piacenza ha avuto riconosciuti dalla Regione E.R. e dalla CE circa 23.540 Ha di SIC e ZPS, saliti a 26.125 nel 2002 con l’ultima revisione e integrazione della Rete Natura 2000 (11.4). Considerando pertanto Parchi, Riserve, Oasi di protezione faunistica (Isola de Pinedo), SIC e ZPS, e al netto delle superfici condivise, la superficie complessiva, diversamente tutelata, risulta assommare a 26.161 Ha, pari al 10,1% del territorio provinciale. In questo caso, tra i comuni maggiormente interessati compaiono Zerba (1.188 Ha, 47,3% della sup. comunale), Coli (3.799 Ha, 52,7%), Ottone (4.896 Ha, 49,8%). Provincia di Piacenza: percentuale del territorio comunale occupata da Parchi e Riserve (A) e da Parchi, Riserve, SIC e ZPS (B) A B CASTELVETRO MONTICELLI CALENDASCO ROTTOFRENO SARMATO CASTEL S.GIOVANNI PIACENZA CAORSO AGAZZANO PIANELLO NIBBIANO CAMINATA PIOZZANO GRAGNANO BORGONOVO GOSSOLENGO ZIANO CORTEMAGGIORE PONTENURE CADEO BESENZONE CORTEMAGGIORE PONTENURE CADEO BESENZONE PODENZANO AGAZZANO PODENZANO FIORENZUOLA GAZZOLA PIANELLO NIBBIANO CAMINATA PIOZZANO S.GIORGIO RIVERGARO VIGOLZONE PECORARA TRAVO CARPANETO PIACENTINO FIORENZUOLA GAZZOLA S.GIORGIO RIVERGARO VIGOLZONE ALSENO PECORARA PONTE DELL'OLIO LUGAGNANO GROPPARELLO COLI MORFASSO MORFASSO CORTE BRUGNATELLA FARINI Provincia di Piacenza CORTE BRUGNATELLA FARINI ZERBA CERIGNALE Parchi e Riserve CERIGNALE OTTONE FERRIERE VERNASCA BETTOLA COLI ZERBA ALSENO CASTELL'ARQUATO BOBBIO VERNASCA BETTOLA CARPANETO PIACENTINO PONTE DELL'OLIO TRAVO CASTELL'ARQUATO LUGAGNANO GROPPARELLO BOBBIO CAORSO PIACENZA S.PIETRO IN CERRO VILLANOVA S.PIETRO IN CERRO VILLANOVA GRAGNANO BORGONOVO GOSSOLENGO ZIANO CASTELVETRO MONTICELLI CALENDASCO ROTTOFRENO SARMATO CASTEL S.GIOVANNI % di terr. comunale 0 0 - 0.2 0.2 - 0.8 0.8 - 3.1 3.1 - 6.4 OTTONE Provincia di Piacenza Parchi , Riserve e SIC-ZPS FERRIERE % di terr. comunale 0 - 1.2 1.2 - 4.6 4.6 - 13.6 13.6 - 28.5 28.5 - 52.7 Fonte: ns elaborazione da dati Regione E.R. DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore rappresenta il rapporto percentuale tra l’estensione di Parchi e Riserve, così come riportati nell’Elenco Ufficiale delle Aree Protette del MATT (11.3), e la superficie dell’unità amministrativa di riferimento (comune, provincia). 42 Dimensione economica 43 Dimensione Economica: temi, indicatori, anno di aggiornamento dei dati utilizzati I temi N° Gli indicatori Economia 12. Ricchezza prodotta 13. Sistema delle imprese 14. Enti e imprese con certificazione ambientale 15. Intensità energetica del PIL 16 Energia prodotta da fonti rinnovabili 17. Quantità annuale di rifiuti prodotti 18. Percentuale di raccolta differenziata 19. Velocità commerciale del trasporto pubblico locale 20. Tasso di motorizzazione 21. Tasso di incidenti stradali Energia Rifiuti Mobilità 44 Aggiorn. 2002 2004 2005 2002 2003 2003 2003 2005 2003 2003 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " ☺ SITUAZIONE D 12 TENDENZA ECONOMIA RICCHEZZA PRODOTTA Valore Aggiunto in € pro capite ai prezzi di base 1995. provincia: 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 Piacenza 15825 17153 17961 18629 18558 19344 20334 21486 Parma 19138 20649 20829 22138 22686 23713 25015 24213 Reggio Emilia 19291 20016 20886 21569 21843 22949 23130 23508 Modena 20560 21970 22421 23179 23718 25128 25823 27221 Bologna 20225 21655 22611 23076 23910 25303 25999 26492 Ferrara 15437 16557 16834 17116 17669 18266 18976 20431 Ravenna 16407 17711 17889 18727 19291 20910 22047 22910 Forlì 17113 18602 18855 19751 20377 21142 21213 22821 Rimini 17700 19237 19096 19847 19778 21714 22856 23832 Regione 18544 19871 20389 21102 21616 22760 23576 24362 Nota: valore aggiunto ai prezzi base 1995 in € pro capite, al netto SIFIM (serv. di intermed. finanz.) Fonte: Banca dati Unioncamere E.R. (12.1) SITUAZIONE E TENDENZA Il Prodotto Interno Lordo (PIL) rappresenta il valore monetario complessivo dei beni e servizi finali prodotti all’interno di un Paese o di un territorio in un anno, diminuita dei consumi intermedi. Il PIL tiene conto soltanto delle transazioni in denaro, e non considera prestazioni a titolo gratuito come quelle svolte in ambito familiare e quelle di volontariato. Il PIL è un indicatore che esprime la creazione di ricchezza monetaria più che il reale benessere economico di una territorio: tutte le transazioni sono contabilizzate con segno positivo, cosicché entrano a far parte del PIL anche le spese sostenute per far fronte a fenomeni che, in realtà, diminuiscono il benessere come l’inquinamento o i danni provocati da catastrofi naturali. In questo modo, anche il deprezzamento o depauperamento del capitale naturale ed ambientale non riesce ad essere contabilizzato. Per risolvere queste contraddizioni sono stati proposti diversi indicatori di sostenibilità dell’economia alternativi al PIL, quali il GPI (Genuine Progress Ind.), il GNH (Gross National Happiness), l’HDI (Human Development Ind.) dell’ONU, l’Impronta Ecologica, il PIL Verde, ecc., la cui applicabilità a livello locale non è stata ancora adeguatamente sperimentata. A livello locale è possibile calcolare il Valore Aggiunto (VA) di tutti i settori economici (pari al PIL al netto di una parte delle imposte), al netto dei servizi di intermediazione finanziaria. I dati disponibili si riferiscono al valore aggiunto prodotto tra il 1995 ed il 2002: in questo periodo il VA regionale procapite è progressivamente aumentato nel corso degli anni passando dai 18.544 € del 1995 ai 24.362 € del 2002, con un incremento annuo medio del 4,5% (31% complessivo) (12.1). 45 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA 12 " ☺ SITUAZIONE TENDENZA La produzione pro capite di valore aggiunto in provincia di Piacenza risulta, insieme a Ferrara, tra le più basse tra le province emiliane, anche se la crescita media annua registrata tra il 1995 ed il 2002 è stata leggermente più alta (5,1%) rispetto alla media regionale. Si è passati, infatti, dai 15.825 € pro capite del 1995 (-15% rispetto al VA regionale) ai 21486 € del 2002 (-12% rispetto al VA regionale). Considerando poi il VA prodotto nei principali settori economici, si nota che il contributo del settore agricolo rimane pressoché costante negli anni, anzi subisce modeste riduzioni, oscillando attorno al 5% del VA totale. Il settore che contribuisce maggiormente alla creazione di VA è quello dei servizi, in continua e veloce espansione, il cui peso è passato dal 62% del totale nel 1995 al 65% nel 2002. Anche il VA prodotto dall’industria risulta in crescita, dopo un momento di crisi registrato nel 1999. Tuttavia, a causa dei ritmi di crescita nettamente inferiori rispetto a quelli dei servizi, il peso del settore industriale si è ridotto dal 33% al 30% del totale. Provincia di Piacenza – Valore Aggiunto in M€ per settore economico. Valore Aggiunto in M€ per settore 4500 4000 3500 3000 Agricoltura 2500 Industria 2000 Servizi 1500 1000 500 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 Nota: il Valore Aggiunto provinciale annuale è calcolato ai prezzi base 1995 Fonte: Ns elaborazioni da Banca Dati Unioncamere E.R. DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO Come rappresentativo del PIL è stato qui utilizzato il Valore Aggiunto provinciale annuale al netto SIFIM (servizi di intermediazione finanziaria) ai prezzi base 1995, in milioni di € e in €/abitante, così come forniti dalla banca dati Unioncamere Emilia Romagna. La stessa banca dati fornisce il valore aggiunto disaggregato per settore economico (agricoltura, industria, servizi). I dati sono attualmente aggiornati al 2002. 46 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " ☺ SITUAZIONE D 13 TENDENZA ECONOMIA SISTEMA DELLE IMPRESE Provincia di Piacenza – N° di imprese registrate presso Infocamere. 2001 2002 2003 2004 Classe 2000 Agricolt. Silvicolt. Pesca Estrazione di minerali Attività manifatturiera Prod.e distrib.energ.elettr., gas e acqua Costruzioni Comm.ingr.e dett.; rip.beni pers. e per la casa Alberghi e ristoranti Trasporti, magazzinaggio e comunicaz. Intermediaz.monetaria e finanziaria Attiv. immob., noleggio, informat., ricerca Servizi pubblici vari Servizi domestici presso le famiglie Imprese non classificate Totale 7345 7136 7012 6865 6688 38 36 34 34 37 3652 3720 3753 3772 3781 41 42 40 42 43 3726 3920 4101 4317 4576 7407 7387 7345 7399 7472 1554 1563 1592 1627 1654 1435 1445 1456 1443 1457 560 565 571 566 583 2381 2468 2525 2621 2701 1445 1455 1452 1488 1535 1 1 1 1 0 486 550 605 717 753 30071 30288 30487 30892 31280 Fonte: Banca dati Movimprese di Infocamere (13.1) SITUAZIONE E TENDENZA Il numero di imprese presenti in un territorio non rappresenta necessariamente un indice di sostenibilità dell’economia (che dipende anche dalla tipologia delle imprese, dai processi produttivi, dal rapporto tra produzione e consumo, ecc.), ma viene considerato in generale un indicatore dello stato di salute del sistema economico e della sua capacità di fornire occupazione e reddito e dunque di garantire benessere economico. Il grado di dinamicità del sistema imprenditoriale e la sua caratterizzazione nelle diverse componenti fornisce inoltre un quadro di sintesi sugli andamenti più recenti e la reattività stessa del sistema impresa. La situazione attuale (2004) in provincia di Piacenza vede un totale di 31.280 imprese registrate, che corrisponde ad un rapporto di circa 11,4 imprese su 100 abitanti, situazione nettamente superiore al dato medio nazionale (8,7 imprese/100 ab) ed in linea con la media regionale (11,3 imprese/100 ab). Gli altri valori medi provinciali oscillano da un minimo di Bologna con 10,3 imprese/100 ab., ad un massimo di Rimini con 12,9 imprese/100 ab. La maggior parte delle imprese piacentine appartengono al settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio e ai servizi di riparazione, con il 23,9% del totale; seguite dalle; imprese agricole (21,4%), costruzioni (14,6%), e dalle le attività manifatturiere (12,1%). 47 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " ☺ 13 SITUAZIONE TENDENZA Un peso inferiore, ma comunque significativo, hanno poi le intermediazioni immobiliari, le attività alberghiere e della ristorazione, la logistica, i servizi pubblici. L’attività imprenditoriale in provincia di Piacenza mostra nel complesso un buon dinamismo, pur presentando aspetti diversi. Il numero totale delle imprese è progressivamente aumentato nel corso degli ultimi 5 anni, passando dalle 30.071 unità registrate nel 2000 alle 31.280 del 2004, con un incremento complessivo del 4% dovuto ad un tasso di natalità annuo che si è mantenuto tra il 6,4% ed il 7% a fronte di un tasso di cessazione tra il 5,6% ed il 6,3%. Le imprese che hanno cessato la loro attività sono state, in media, 1.827 all’anno, contro 2.077 nuove imprese iscritte. All’interno di questo incremento medio, tuttavia, le dinamiche settoriali sono piuttosto differenziate: mentre le imprese agricole subiscono nei 5 anni una sensibile diminuzione (-8,9%), rispecchiando peraltro l’andamento nazionale del settore, il settore edile registra un fortissimo aumento (+22,8%) passando dalle 3.726 imprese del 2000 alle 4.576 del 2004. Incrementi più contenuti riguardano l’industria manifatturiera (+3,5%), il settore alberghiero e della ristorazione (+6,4%), l’intermediazione finanziaria (+4,1%) ed i servizi pubblici (+6,2%), mentre commercio e logistica fanno registrare una sostanziale stazionarietà. Regione E.R. – Densità totale delle imprese (N° impr./100 abit.) N° imprese/100 abit. 13.0 12.5 2000 12.0 2004 11.5 11.0 10.5 10.0 PC PR RE MO BO FE RA FC RN Fonte: Ns elaborazione da dati Infocamere DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore riporta il numero di imprese per settore economico registrate presso le Camere di Commercio, nonché il numero di imprese rapportato alla popolazione (N° di impr./100 abit.). I dati disaggregati per provincia e regione sono rilevabili dalla banca dati Movimprese di Infocamere (13.1), aggiornata trimestralmente a partire dal 1995. 48 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ ☺ SITUAZIONE R ECI n° 7 TENDENZA ECONOMIA ENTI E IMPRESE CON CERTIFICAZIONE AMBIENTALE Regione E.R. - Organizzazioni con certificazione ambientale. Anno 2005. provincia: EMAS ISO 14001 (1996) ISO 14001 (2004) Totale Certif./ 1000 imprese Piacenza 14 32 13 59 21 Parma 39 55 24 118 28 Reggio Emilia 20 38 32 90 17 Modena 12 40 31 83 12 Bologna 17 51 39 107 12 Ferrara 7 22 28 57 16 Ravenna 5 33 22 60 16 Forlì 3 29 11 43 11 Rimini 0 10 10 20 6 Regione 117 310 210 637 15 Fonte: Ns elaborazioni dalle banche dati SINCERT (14.1), APAT (14.2). Movimprese (13.1) SITUAZIONE E TENDENZA Le certificazioni ambientali sono strumenti di tipo volontario che possono essere sottoscritti da qualsiasi organizzazione pubblica o privata e che garantiscono che l’organizzazione certificata rispetti un rigido insieme di qualità e di regole relative alla tutela dell’ambiente, fissate da uno standard internazionale. Ci sono due tipi principali di certificazione ambientale: la certificazione europea EMAS, istituita con Regolamento CE 1836/93 e modificata dal 761/2001, e la certificazione internazionale ISO 14001 (nata nel 1996 e rivista nel 2004); le differenze tra le due certificazioni non sono di tipo sostanziale (periodicità dell’audit, rispetto della normativa nazionale, convalide, inoltro, ecc.), anche se EMAS prevede una sorta di controllo da parte dell’ente pubblico che è invece non è contemplato dalla certificazione ISO 14001. Secondo gli ultimi dati aggiornati a Dicembre 2005 (14.1-2), in provincia di Piacenza le imprese certificate sono in tutto 59, di cui 45 possiedono la certificazione ISO 14001 e 14 l’EMAS. Un’analisi sui settori di accreditamento delle imprese con certificazione (codici NACE) evidenzia come il settore con il maggior numero di certificazioni, sia ISO 14001 (14) che EMAS (9), è quello alimentare. In prevalenza sono industrie della produzione, lavorazione e conservazione di carne e prodotti a base di carne (per lo più salumifici, ben 7 sulle 9 certificazioni EMAS), ed industrie della lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi (prevalentemente ISO 14001). Un altro settore è quello della Pubblica Amministrazione (un totale di 6 certificazioni), con quattro strutture comunali - Gragnano Trebbiense, Piozzano, Agazzano, Sarmato – che hanno ottenuto la certificazione ISO 49 14 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ ☺ 14 SITUAZIONE TENDENZA 14001; ed altre due - Sarmato e Comunità Montana Valli del Nure e dell’Arda - EMAS. Seguono il settore dello smaltimento dei rifiuti, produzione e distribuzione di energia elettrica (Centrali di Castel San Giovanni e di Piacenza, l’Edison di Sarmato), fabbricazione e lavorazione del cemento e quello dei trasporti (tutti con certificazioni ISO 14001). A Dicembre 2005 la banca dati SINCERT registrava già 13 organizzazioni dotate della nuova versione della certificazione ambientale ISO 14001:2004, tra le quali anche un Ente Locale (il Comune di Sarmato). Ad oggi, in provincia si contano 21 imprese certificate ogni 1000 imprese attive, il secondo valore registrato in tutta la Regione dopo quello di Parma (28). Nonostante i buoni risultati in termini relativi, occorre, comunque, ricordare la situazione di ritardo che caratterizza l’Italia in questo campo: basti pensare a città del Nord Europa come Malmo e Stoccolma che nel 2001 contavano rispettivamente 79 e 56 certificazioni ogni 1.000 imprese (European Common Indicators). Come nel resto della regione Emilia Romagna (la regione con il numero maggiore di certificazioni ambientali), anche in provincia di Piacenza il numero totale di imprese certificate è in continuo aumento: nei 7 anni presi in esame si registra un tasso medio di circa il 60% annuo. Provincia di Piacenza – Organizzazioni con certificazione ambientale. Piacenza - N° di organizzazioni con certificazione ambientale 70 60 ISO 14001 50 EMAS 40 30 20 10 0 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 Fonte: Ns elaborazioni dalle banche dati SINCERT (14.1) e APAT (14.2). DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore riporta il numero di organizzazioni (pubbliche e private) dotate di certificazione ambientale EMAS e ISO 14001, con sede sul territorio provinciale; è possibile disaggregare i dati per settore economico (codici NACE) ed eseguire un confronto fra gli anni. Sono state considerate le imprese con certificazione ambientale ISO 14001:1996, ISO 14001:2004 (fonte SINCERT)(14.1), ed EMAS (fonte APAT)(14.2); i dati sono aggiornati al Dicembre 2005. 50 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # SITUAZIONE P 15 TENDENZA ENERGIA INTENSITA’ ENERGETICA DEL PIL Provincia di Piacenza: consumi, valore aggiunto e intensità energetica. Anno 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 Consumo (tep) 1603152 1535763 1290857 1161699 1162105 1071869 1085276 1286247 Val.Agg. milioni € 4225 4568 4779 4952 4942 5169 5450 5765 Int. ener. tep/M€ 379.4 336.2 270.1 234.6 235.1 207.4 199.2 223.1 Numero indice 100.0 88.6 71.2 61.8 62.0 54.7 52.5 58.8 Legenda: Consumo totale netto in tep; Valore Aggiunto al netto dei SIFIM (servizi di intermediazione finanziaria indirettamente misurati) in milioni di €; intensità energetica in tep/milioni di €; numero indice dell’intenistà energetica, con 1995=100. Fonte: consumi, nostre elaborazioni da banca dati Unioncamere E.R.; valore aggiunto, da dati ISTAT. SITUAZIONE E TENDENZA L’intensità energetica di un sistema economico è usualmente espressa come rapporto tra quantità netta di energia consumata e PIL o Valore Aggiunto. In generale l’intensità energetica tende a diminuire in virtù del miglioramento tecnologico e dell’aumento del costo delle risorse energetiche, ma in molti casi si registra un rallentamento nella diminuzione, se non addirittura un aumento, sintomo di evidente inefficienza e spreco nell’utilizzo finale delle fonti. Nel corso dell’ultimo decennio il consumo energetico provinciale, totale e procapite, è sensibilmente diminuito, dapprima molto velocemente in virtù della diminuzione del consumo di olio combustibile a seguito dei processi di ristrutturazione industriale e alla sostituzione con il metano, e in seguito più lentamente (15.1). L’intensità energetica, che a metà anni novanta si trovava su livelli decisamente più alti rispetto alla media nazionale, ha ovviamente beneficiato di questa diminuzione dei consumi, andando incontro ad una tendenziale riduzione che l’ha riavvicinata ai livelli medi italiani al di sotto dei 200 tep per milione di euro (15.2). Nel 2002 si è invece verificata una preoccupante inversione di tendenza a causa di un aumento dei consumi netti (+19%), che è stato triplo rispetto al maggior valore aggiunto prodotto (+6%) e che ha riportato l’intensità energetica a 223 tep/M €. Importante anche l’analisi dell’intensità energetica per settore economico, possibile grazie alla disponibilità di dati di valore aggiunto per settore: l’agricoltura, che nel 95 assorbiva l’1% dei consumi energetici provinciali, è salita al 4% nel 2000, con relativo aumento dell’intensità energetica, poi diminuita nel 2001 ma infine ancora in preoccupante aumento nell’ultimo anno considerato. 51 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # 15 SITUAZIONE TENDENZA L’industria assorbiva nel 95 il 63% dei consumi totali. Il peso del settore è successivamente sceso al 40% nel 2000 per poi risalire negli ultimi 2 anni al 46%: la sua intensità energetica, diminuita progressivamente dai 687 tep/M€ del 1995 ai 243 tep/M€ del 2001, nell’ultimo anno considerato ha registrato un preoccupante aumento fino a 331 tep/M€, essenzialmente a causa del maggiore utilizzo di olio combustibile. Infine, è da evidenziare il peso crescente che il terziario (in cui risultano compresi i consumi di servizi, trasporti, riscaldamento, ecc.) sta assumendo in questi ultimi anni, passando dal 35% dei consumi totali nel 95 al 51% nel 2002; la sua intensità energetica ha visto un trend di leggera ma progressiva diminuzione, interrotta solo da una modesta crescita nel 1998, e non sembra essere interessato dall’aumento di intensità negli altri settori durante l’ultimo anno considerato. Provincia di Piacenza - Intensità energetica di settore. Numeri indice con base 1995=100 Provincia di Piacenza - Intensità energetica di settore Numeri indice (1995=100) 160 140 120 100 Agricoltura 80 60 Industria Terziario 40 20 0 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 Fonte: ns. elaborazione da banca dati Unioncamere E.R., Ministero Att. Prod., ISTAT DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’intensità energetica è stata calcolata come rapporto tra il consumo energetico provinciale netto in tep e il valore aggiunto provinciale ai prezzi di base, al netto dei servizi di intermediazione finanziaria misurati indirettamente (SIFIM), in milioni di €. I consumi energetici provinciali sono ricavabili dalle banche dati di Unioncamere E.R. (15.3) e del Ministero dell’Industria (15.4); i dati provinciali del valore aggiunto sono ricavabili da ISTAT (15.5). 52 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ " SITUAZIONE R 16 TENDENZA ENERGIA ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI Provincia di Piacenza - Energia da fonti energetiche rinnovabili (tep, %) Anno Consumo Produz. %FERsu totale (tep) FER (tep) tot 1603152 136023 8.5 1535763 160052 10.4 1290857 132729 10.3 1161699 128127 11.0 1162105 132048 11.4 1071869 124128 11.6 1085276 148893 13.7 1286247 139930 10.9 1107581 111848 10.1 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Legenda: Consumo energetico provinciale totale netto in tep; produzione idroelettrica e da termovalorizzazione (FER) in tep; percentuali della produzione da rinnovabili (FER) sul consumo totale. Fonte: nostra elaborazione da dati forniti direttamente dai produttori. SITUAZIONE E TENDENZA La quota di consumo energetico interno coperta da fonti rinnovabili locali fornisce una stima immediata della sostenibilità dello sviluppo del sistema economico di una collettività, quantificando al tempo stesso il grado di dipendenza del sistema dallo stock di risorse esauribili. In Italia nel 2004 su un consumo interno lordo globale di 195,5 Mtep, 14,1 Mtep (il 7,2%) erano coperti da fonti rinnovabili nazionali (idroelettrico, geotermia, solare, eolico, biomasse, biocombustibili, mare); se si considera il solo consumo interno netto di 143,3 Mtep (al netto cioè di consumi e perdite dello stesso sistema energetico che ammontano a ben il 27%!), la percentuale di consumo coperto da fonti rinnovabili sale al 9.8%. Poiché poi le fonti rinnovabili vengono impiegate nella quasi totalità (88%) per la produzione di energia elettrica, è opportuno osservare che sui 69,3 Mtep di energia elettrica consumata in Italia nel 2004 al lordo degli autoconsumi e delle perdite, 12,4 Mtep pari al 17,9% erano coperti dalle fonti rinnovabili. In questo computo compaiono anche il grande idroelettrico (>10MW) e la geotermia, mentre se si considerano solo le cosiddette ‘nuove’ fonti rinnovabili (solare fotovoltaico e termico, eolico, biomasse, biocombustibili) la copertura è di solo 1,6 Mtep, pari allo 0,8% del consumo lordo totale nazionale. Solo di recente viene considerata rinnovabile anche l’energia (elettrica e termica) ottenuta dalla termovalorizzazione dei rifiuti. A Piacenza la produzione da fonti energetiche rinnovabili si riduce alla piccola produzione idroelettrica, anche se già esiste un certo numero di impianti solari fotovoltaici e termici di 53 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ # 16 SITUAZIONE TENDENZA cui però non si conosce l’esatta consistenza. Sul territorio piacentino esistono 6 centrali idroelettriche, di cui 4 di proprietà di Enel Greenpower (Salsominore, Pianello, Boreca, Molato: quest’ultima inattiva dal 1994), 1 di proprietà di Enel Produzione (Isola Serafini) ed 1 privata (Losso) (16.1). Nel 2003 le 5 centrali attive hanno prodotto 447,4 GWh, equivalenti a circa 111,8 Ktep, pari al 10,1% del consumo interno totale lordo. La percentuale è significativamente superiore alla media italiana (7,2% nel 2004) e delinea una situazione positiva; rispetto ai consumi interni lordi di elettricità, la produzione idroelettrica copre addirittura il 31%, quasi il doppio della media italiana. La tendenza dell’indicatore invece presenta un quadro meno positivo: cresciuto lentamente ma progressivamente dal 1995 al 2001, non tanto in virtù di un incremento della produzione da FER (che ha subito continue modeste oscillazioni legate essenzialmente alla variabilità climatica), bensì di una diminuzione del consumo interno lordo totale, negli ultimi 2 anni ha manifestato una sfavorevole tendenza alla diminuzione, a causa dell’incremento dei consumi e della contestuale riduzione della produzione da FER. Regione Emilia Romagna – Frazione di energia prodotta da FER Regione Emilia Romagna Produzione FER sul consumo interno lordo totale 3.0% 18000000 16000000 2.5% 14000000 12000000 2.0% 10000000 Cons. tot. (tep) Prod. Idro (tep) Frazione FER (%) 1.5% 8000000 6000000 1.0% 4000000 0.5% 2000000 0 0.0% 1996 1997 1998 1999 2000 2001 Fonte: ns. elaborazione da banca dati Unioncamere E.R. e ENEA DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore esprime il rapporto percentuale tra la quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili (mini-idroelettrico, geotermia, solare, eolico, biomasse) espressa in tep, e il consumo lordo interno totale in tep. L’equivalente in tep dell’energia da fonti rinnovabili si assume pari a quello relativo alla produzione termoelettrica media distribuita in bassa tensione (0,25 tep/MWh), in quanto sostitutiva di questa. Il consumo interno totale viene calcolato al lordo di autoconsumi e perdite, ma al netto dell’energia (elettrica) esportata. I dati sulla produzione idroelettrica locale sono stati richiesti direttamente ai singoli produttori; i dati sui consumi energetici interni sono stati ricavati dalla banca dati Unioncamere E.R. (16.2), e dai siti del GRTN (16.3) e del Ministero delle Att. Prod. (16.4). 54 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # SITUAZIONE P 17 TENDENZA RIFIUTI QUANTITA’ ANNUALE DI RIFIUTI PRODOTTI Regione E.R. – Produzione procapite di rifiuti urbani (kg/anno*ab.) 1996 1998 2000 2002 2003 Piacenza 461 490 567 575 582 Parma 472 491 542 573 588 Reggio Emilia 585 565 662 721 708 Modena 529 531 591 599 601 Bologna 542 569 574 575 572 Ferrara 589 598 655 684 685 Ravenna 619 651 681 735 727 Forlì 578 606 686 737 660 Rimini 705 716 808 827 813 Regione E.R. 558 573 625 651 642 Fonte: Relazione sullo Stato dell’Ambiente della Regione E.R. 2004 (17.2) e Ns elabor. SITUAZIONE E TENDENZA I rifiuti possono essere classificati in rifiuti urbani (RU) provenienti dalla attività delle famiglie, e rifiuti speciali (RS) provenienti dalle attività produttive; un incremento nella produzione pro capite di rifiuti è un preoccupante sintomo di insostenibilità dello sviluppo, in quanto indice di un sistema di produzione e consumo energeticamente e materialmente inefficiente. Nel 2003 in provincia di Piacenza sono state prodotte 157.573 ton di rifiuti urbani, con un incremento del 2,1% rispetto al 2002, mentre i rifiuti speciali nel 2002 (ultimo anno disponibile) hanno registrano un decremento del 10,7% fermandosi a 346.387 ton. Per quanto riguarda i rifiuti urbani, la produzione pro capite in provincia di Piacenza è pari a 582 kg/ab, quasi il 12% in più rispetto alla media nazionale, ma significativamente inferiore rispetto alla media regionale (642 kg/ab.) ed una tra le più basse di tutte le province emiliane, insieme a Bologna (572 kg/ab.) e Parma (588 kg/ab). Nel contesto regionale dunque la situazione piacentina risulta positiva. La situazione peggiora se riportata al rapporto tra rifiuti urbani prodotti e Valore Aggiunto: nel 2002 infatti (ultimi dati disponibili per il VA) la provincia di Piacenza presentava un rapporto di 27 kg di RU prodotti per 1000€ di Valore Aggiunto, dato in linea con il valore medio regionale (26,4 kg/1000€), ma superiore a quello di Bologna (21,6), Modena (22,1) e Parma (24,3). Occorre poi tenere presente il costante aumento nella produzione di rifiuti urbani a Piacenza, come in tutta la Regione. Nel 2003 l’incremento annuale registrato in provincia di Piacenza è stato del 2%, ultimo di una serie che tra il 1996 ed il 2003 ha fatto registrare 55 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # 17 SITUAZIONE TENDENZA un aumento complessivo del 28%, a fronte di una media regionale del 20% in cui si distinguono province che hanno registrato incrementi significativamente inferiori (Bologna +9%, Ferrara +14%, Forlì +19%). L’aumento è significativo sia in termini assoluti che di rifiuti prodotti procapite: a Piacenza, infatti, si è passati dai 490 kg/ab del 1998 ai 582 kg/ab del 2003. Questa decisa tendenza all’incremento di rifiuti, a Piacenza sembra ben accoppiata al contemporaneo aumento del Valore Aggiunto, al contrario della situazione media regionale dove la crescita della produzione di RU risulta più veloce di quella del VA. Si segnalano, infine, situazioni piuttosto differenziate all’interno del territorio provinciale. Tra i comuni che registravano nel 2003 una maggiore produzione pro capite vi sono Rivergaro (718 kg/ab), Piacenza (684), Gazzola (673), Castelvetro (621), Fiorenzuola (602). Gli stessi andamenti sono diversi da comune a comune: un esempio fra tutti, il comune di Corso, che nel 2003 ha diminuito i rifiuti prodotti del 16% rispetto al 1998. Provincia di Piacenza - Produzione procapite di RSU (Kg/ab). Anno 2003. Fonte: OPR (17.1) DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore si riferisce alla produzione assoluta provinciale e comunale di rifiuti urbani e speciali in ton/anno e alla produzione pro capite in kg/anno. Le informazioni relative alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti, raccolte ed elaborate dalla Provincia e da ARPA, convergono nell’OPR (Osservatorio Provinciale Rifiuti)(17.1), istituito coerentemente con i dettami del “Decreto Ronchi” (DLgs 22/1997) e successivi (DM 372/98, DM 309/00). Gli ultimi dati pubblicati sono relativi al 2003 per i rifiuti urbani e al 2002 per gli speciali. I dati sul Valore Aggiunto provinciale sono ricavabili dalle Banche dati di Unioncamere e i dati di popolazione dal sito di Statistiche della Regione Emilia Romagna. 56 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " ☺ SITUAZIONE R 18 TENDENZA RIFIUTI PERCENTUALE DI RACCOLTA DIFFERENZIATA Provincia di Piacenza – Percentuale di raccolta differenziata. Rifiuti Urbani ton. Racc. Differ. ton. % Racc. Differ. % media regionale 131703 30775 23.4 17.3 1998 141910 35327 24.9 22.1 1999 141470 35110 24.8 25.0 2000 151014 41017 27.2 25.3 2001 154576 47905 31.0 28.0 2002 157573 51050 32.4 30.2 2003 Fonte: dati OPR (18.2) e Relazione sullo Stato dell’Amb. 2004 della Regione E.R. (18.3) SITUAZIONE E TENDENZA La raccolta differenziata (RD) dei rifiuti urbani permette di avviare a riciclaggio consistenti quantità di materie, con un significativo risparmio complessivo di energia e materiali. Il “Decreto Ronchi” (DLgs 22/1997) fissava l’obiettivo del 35% di RD da raggiungere entro il 2003, ma la frazione di RD tecnicamente raggiungibile è molto superiore, ed a scala comunale può raggiungere e superare l’80% (18.1). Nel 2003 in provincia di Piacenza sono stati raccolti in modo differenziato 51.050 ton di rifiuti, corrispondenti al 32% del totale dei rifiuti urbani prodotti; percentuale leggermente superiore alla media emiliana (30,2%). La frazione più significativa di RD a Piacenza è costituita da carta e cartone (24,1% del totale RD), seguita dai rifiuti vegetali secchi (21,4%) e a distanza da vetro (14,9%), legno (12,4%), metallo, ecc.; la frazione organica umida (cucina, mense, ecc.) che rappresenta mediamente il 30% dei rifiuti urbani, è invece scarsamente differenziata e, nel 2003, ammontava a sole 2700 ton, pari al 2% circa dei rifiuti urbani e al 5,3% della RD totale provinciale. Al raggiungimento del 32% provinciale concorrono i comuni con pesi molto diversi: la percentuale più alta di RD nel 2003 è stata registrata a Caorso con il 71%, ma valori superiori alla media - ed in linea con gli obiettivi legislativi - si sono riscontrati anche a Monticelli (46%), Piacenza (40%), Castelvetro (39%), Gazzola (38%), Agazzano (37%), Fiorenzuola (37%), Calendasco (36%) e Besenzone (35%). Per contro le percentuali minori di RD si riscontrano nei comuni di montagna, dove però è anche mediamente inferiore la produzione di RU procapite. Come si nota anche dalla mappa successiva, i comuni che hanno raggiunto il traguardo del 35% previsto dal Decreto Ronchi sono una ristretta minoranza localizzata nella fascia di pianura e di prima collina. 57 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " ☺ 18 SITUAZIONE TENDENZA La tendenza nel tempo della percentuale di raccolta differenziata è senz’altro positiva, essendo aumentata progressivamente negli anni, pur senza però riuscire a raggiungere l’obiettivo provinciale del 35% previsto dal Decreto Ronchi. Nella nostra provincia la RD è passata dal 23% del 1998 al 32% del 2003, con un incremento medio annuo dell’1,8% sul totale, mentre nello stesso periodo la media regionale è passata dal 17,3% al 30,2%. Gli incrementi maggiori a livello comunale sono stati registrati a Caorso, che è passato dal 33% del 1998 al 71% del 2003, a Calendasco (dal 14 al 36%), a Villanova (dal 12 al 29%), ecc. Al contrario, i comuni di montagna hanno fatto registrare nello stesso periodo una diminuzione della RD, fenomeno che ha interessato anche alcuni comuni di pianura (Pontenure dal 33% al 26%, Rottofreno dal 26 al 19%). Provincia di Piacenza – Percentuale di raccolta differenziata. CASTELVETRO MONTICELLI CALENDASCO ROTTOFRENO SARMATO CASTEL S.GIOVANNI PIACENZA CAORSO S.PIETRO IN CERRO VILLANOVA GRAGNANO BORGONOVO GOSSOLENGO ZIANO AGAZZANO PIANELLO NIBBIANO CAMINATA PIOZZANO PECORARA CORTEMAGGIORE PONTENURE CADEO BESENZONE PODENZANO FIORENZUOLA GAZZOLA RIVERGARO S.GIORGIO CARPANETO PIACENTINO VIGOLZONE TRAVO ALSENO CASTELL'ARQUATO PONTE DELL'OLIO LUGAGNANO GROPPARELLO BOBBIO VERNASCA BETTOLA COLI MORFASSO CORTE BRUGNATELLA FARINI ZERBA Perc. Raccolta Diff. - 2003 0 - 12 12 - 35 35 - 50 50 - 75 CERIGNALE OTTONE FERRIERE Fonte: Ns elaborazione da dati OPR (18.2). DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO La percentuale di raccolta differenziata sui rifiuti urbani prodotti viene fornita per la provincia e per i singoli comuni direttamente dall’OPR (Osservatorio Provinciale Rifiuti) curato da ARPA (18.2) su dati ricavati da Tesa-Enia e dai Comuni. I dati annuali sono attualmente aggiornati al 2003. 58 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ $ SITUAZIONE R 19 TENDENZA MOBILITA’ VELOCITA’ COMMERCIALE DEL TRASPORTO PUBBLICO LOCALE Provincia di Piacenza - Velocità commerciale media del TPL (Km/h). Anno 2005. Provincia di Piacenza N° linee Media Km/h regionale Km/h 16 18.4 Linee Urbane 6 32.1 Linee Suburbane 5 37.1 Linee Extraurbane 27 24.9 23.2 Totale Fonte: Ns elaborazioni da dati Tempi (19.2) SITUAZIONE E TENDENZA La velocità media a cui viaggiano i mezzi del trasporto pubblico locale (TPL), sia sui percorsi urbani che su quelli extraurbani, viene chiamata “velocità commerciale” ed è considerata un buon indicatore di efficienza del TPL, fondamentale affinché esso sia considerato dagli utenti una valida e attrattiva alternativa all’auto privata. Oltre a questo, la velocità commerciale viene considerata un valido indicatore di efficienza tecnicoeconomica del TPL, poiché consente un reperimento di risorse aggiuntive in termini di economie di spesa e di ore di lavoro. La velocità commerciale varia in funzione della tipologia del percorso, del numero di fermate e della fascia oraria (quantità di passeggeri). L’Agenzia Trasporti Pubblici della Regione Emilia Romagna, nel suo Rapporto annuale 2005 (19.1), ha evidenziato un generale peggioramento della velocità media commerciale del TPL regionale nel corso degli ultimi 3 anni, passata dai 24,1 Km/h del 2001 ai 23,2 Km/h del 2004, con una riduzione del 3,7%. In provincia di Piacenza le velocità commerciali calcolate a partire dalle tabelle ufficiali degli orari per l’anno 2005 e dalle lunghezze dei relativi percorsi, registrano un valore medio provinciale di 24,9 Km/h, superiore alla media regionale, configurando quindi una situazione attuale sostanzialmente positiva. Il valore medio provinciale si compone peraltro di velocità molto diverse in funzione alla tipologia del percorso: la velocità media calcolata sulle 16 linee urbane fornisce un valore di soli 18,4 Km/h, ma nella media rientrano valori che oscillano da un minimo di 13,2 Km/h della linea 8 (P.zza S. Antonino – Stadio) ad un massimo di 28,2 Km/h della linea 12 (P.zza Cittadella – Roncaglia). La velocità commerciale media delle 7 linee suburbane è significativamente più elevata, e pari a 32,1 Km/h: anche questa comprende valori inferiori pari a 24,4 Km/h della linea 20 59 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ $ 19 SITUAZIONE TENDENZA (8/511: Piacenza – Gossolengo) e valori massimi pari a 38,5 Km/h della linea 50 (8/441: Piacenza – Fiorenzuola – Alseno). Infine, ancora più elevata è la velocità commerciale media del campione di 5 linee extraurbane considerate, pari a 37,1 Km/h. Per queste linee le singole velocità commerciali non si discostano molto dalla media, essendo i percorsi più lineari e meno interrotti dalle fermate: si va infatti da un valore minimo di 35,7 Km/h della linea 43 (8/42: Piacenza – Fiorenzuola – Vernasca), ad un valore massimo di 38,2 Km/h della linea 17 (8/17: Piacenza – Bobbio – Ottone). Provincia di Piacenza – Velocità commerciale del TPL (Km/h) PIACENZA - Velocità commerciale del TPL - 2005 45.0 Urbane Suburbane Extraurbane 40.0 35.0 km/h 30.0 25.0 20.0 15.0 10.0 5.0 0.0 1 2 //7 3 4 5 6 8 9 10 11 12 13 A 5B 16 17 14 1 1 20 21 35 50 // 15 1 51 1 17 34 43 57 Fonte: Ns elaborazioni da dati TEMPI (19.2) DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO La velocità commerciale media viene ricavata dal rapporto tra la lunghezza del percorso della linea e il relativo tempo di viaggio, rilevabile dalle tabelle degli orari (19.2). Le lunghezze dei percorsi vengono fornite dalla Soc. Tempi. I confronti regionali sono ricavati dalla Relazione sul Monitoraggio del trasporto pubblico locale dell’Agenzia Trasporti Pubblici della Regione E.R. (19.1). 60 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # SITUAZIONE P 20 TENDENZA MOBILITA’ TASSO DI MOTORIZZAZIONE Tasso di motorizzazione generale (veicoli tot. circ./100 abitanti). Piacenza Regione E.R. Italia 1995 73.8 75.1 64.3 1996 74.0 74.5 65.4 1997 74.7 66.5 1998 75.1 75.7 67.1 1999 76.4 76.9 68.7 2000 78.1 78.2 70.4 2001 79.6 80.0 72.5 2002 81.0 81.2 74.9 2003 81.3 81.8 76.1 Fonte: banca dati Unioncamere E.R. da dati ACI. Regione E.R. - Tasso di motorizzazione generale (veicoli/100 ab.) 90.0 Bologna Ferrara 85.0 Forlì-Cesena Modena Parma Piacenza 80.0 75.0 Ravenna Reggio Emilia Rimini 70.0 Regione E-R 65.0 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Fonte: banca dati Unioncamere E.R. da dati ACI. SITUAZIONE E TENDENZA La densità veicolare ed automobilistica rappresenta uno degli elementi più critici dello sviluppo, con gravi conseguenze in termini di inquinamento, cambiamenti climatici globali, consumo di suolo, abitabilità, qualità della vita. Il tasso di motorizzazione (veicoli/100 ab.), pur non essendo direttamente correlato al reale utilizzo dei mezzi, permette di avere una prima e importante quantificazione della pressione potenziale relativa al parco veicoli circolante. La provincia di Piacenza presenta nel 2003 un tasso di motorizzazione generale (tutti i veicoli) di 81,3 veicoli/100 ab., superiore alla media nazionale, ma inferiore a quella regionale (20.1-2-3). Rispetto alle altre province della Regione E.R., Piacenza si colloca in una posizione mediana. Anche il tasso relativo ai soli autoveicoli (60,2 auto/100 ab. nel 2003) risulta superiore al valore nazionale e inferiore a quello regionale, ma in questo caso Piacenza è assieme a Bologna tra le province emiliane con i tassi più bassi. Il calcolo del tasso suddiviso per anno di immatricolazione dei veicoli, e quindi per il loro potenziale 61 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # 20 SITUAZIONE TENDENZA inquinante, fornisce invece un quadro più preoccupante: se si considerano le sole autovetture circolanti, l’anzianità del parco autoveicoli piacentino è fra le più alte della Regione: nel 2003 la percentuale di auto antecedenti i primi standard europei sulla limitazione delle emissioni nocive (ante 1993) è del 34,2%, la più alta tra le province emiliane. La percentuale di vetture con standard Euro1 (22,8%) si colloca nella media regionale, mentre quelle delle vetture con standard Euro2 ( 29,7%) ed Euro3 (13,3%) sono entrambe significativamente inferiori alla media regionale e superiori solo a quelle della provincia di Ferrara. Nel 2003 la distribuzione comunale dei tassi di motorizzazione relativi ai soli autoveicoli vede 13 comuni con tassi superiori alla media provinciale (60,2 auto/100 ab.). In testa si trovano Calendasco e Piozzano (64,6 auto/100 ab.), seguiti da Piacenza e Alseno (63,1), Villanova (62,5), ecc. Anche l’andamento nel tempo del tasso di motorizzazione costituisce un fenomeno preoccupante per la provincia di Piacenza: a partire dal 1994 infatti il tasso generale risulta costantemente in aumento, e dal 1997 è in aumento anche il tasso riferito ai soli autoveicoli, con una battuta di arresto solo nel 2003, ultimo anno di rilevazione. Provincia di Piacenza: tasso di motorizzazione per le auto (auto/100 ab.), 2003 Fonte: ns. elaborazione da banca dati Unioncamere E.R. DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO Il tasso di motorizzazione è il rapporto tra il numero di veicoli circolanti e la popolazione residente, e si esprime come veicoli/100 ab. Le statistiche sui veicoli circolanti sono reperibili sul sito web di ACI o di Unioncamere E.R., quelle sulla popolazione sul sito web della Regione E.R. (20.1-2-3). 62 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA . / SITUAZIONE 21 TENDENZA MOBILITA’ TASSO DI INCIDENTI STRADALI I Provincia di Piacenza: incidenti stradali, incidenti mortali, n° di feriti e di morti, tendenze 1991/2003. Provincia di Piacenza - Incidenti stradali 100 2400 2200 90 80 1800 70 1600 60 1400 50 1200 inc. mort. n° morti Poli. (n° feriti) Poli. (n° incid.) 2003 2002 2001 2000 1999 1998 1997 1996 1995 1994 1993 1992 40 1991 1000 n° feriti incidenti mortali, morti 2000 incidenti, feriti n° incid. Fonte: banca dati Unioncamere E.R. SITUAZIONE E TENDENZA In Italia gli incidenti stradali provocano circa 6.500 morti all’anno, e al di sotto dei 40 anni di età costituiscono la prima causa di morte. Nella seconda metà degli anni 90 in Italia il numero di incidenti è aumentato del 12%, il numero dei morti del 3,5% e quello dei feriti del 14%: l’incidentalità stradale costituisce uno dei più gravi costi sociali e fattori di insostenibilità dello sviluppo. In provincia di Piacenza gli incidenti stradali sono progressivamente aumentati dai 1.193 del 1991 ai 1.486 del 2003, raggiungendo i due picchi massimi nel 1999 e nel 2001. Dopo una crescita pressoché costante fino al 1999, negli ultimi 3-4 anni si è assistito ad oscillazioni che potrebbero far pensare ad un rallentamento di questa tendenza, anche se proprio nel 2003, ultimo anno disponibile, il numero di incidenti è tornato nuovamente ad aumentare (+2%). A fronte di questa situazione, si riscontra una tendenza alla stazionarietà o ad una leggera diminuzione del numero annuale dei morti e, per contro, ad un sensibile aumento del numero dei feriti. Il valore medio di morti/anno è passato infatti da 68.8 nella prima metà degli anni 90 a 64.6 nella seconda metà, per poi scendere ad una media di 61 negli ultimi 3 anni. Al contrario, il numero di feriti/anno è passato rispettivamente da 1.750 a 2.098 durante la seconda metà degli anni novanta, fino a raggiungere una media di 2.150 degli ultimi 3 anni. Mentre il numero dei morti si riduce probabilmente in relazione alla maggiore sicurezza dei veicoli e alle migliori norme di 63 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " # 21 SITUAZIONE TENDENZA prevenzione, il numero degli incidenti e dei feriti cresce in relazione alla crescita dei tassi di motorizzazione. L’analisi dell’incidentalità stradale in rapporto al tasso di motorizzazione chiarisce meglio la situazione: con 6,7 incidenti su 1.000 veicoli circolanti nel 2003, la provincia di Piacenza si trova significativamente al di sotto del valore medio regionale e al terzo posto dopo Parma (5,0) e Ferrara (6,0). La medesima posizione di Piacenza rispetto alla media delle altre province emiliane si riscontra anche relativamente al rapporto tra feriti e veicoli circolanti. La situazione si inverte invece nel rapporto tra morti e veicoli circolanti: nel 2003 il numero di morti/10.000 veicoli circolanti, pari a 2,7, è superiore alla media regionale e fra i più elevati delle province emiliane, secondo solo a quello di Ferrara. Mentre il valore medio regionale è in costante diminuzione dal 1995, a Piacenza, dopo il minimo registrato nel 2000 (2,4), il rapporto è tornato ad aumentare fino a raggiungere i 2,7 morti/10.000 veicoli nel 2003. Importante anche conoscere la localizzazione degli incidenti: la stragrande maggioranza degli incidenti si verifica sulle strade urbane (nel 2003 il 68,4%), mentre sono una frazione molto minore quelli sulle strade statali (11,3%) e sulle autostrade (11,2%). Analoga a questa è anche la distribuzione percentuale dei feriti, mentre invece i morti si ripartiscono in modo più uniforme tra strade urbane (32%), statali (27%) e autostrade (25%), fondamentalmente a causa delle maggiori velocità a cui i veicoli viaggiano su queste ultime due tipologie di strade. Incidenti stradali, feriti e morti in rapporto ai veicoli circolanti Anno: Bologna Ferrara Forlì Cesena Modena Parma Piacenza Ravenna Reggio Emilia Rimini Regione Incidenti/1000 veic. 1995 2000 2003 6.5 7.4 7.0 6.1 6.3 6.0 8.4 9.4 8.3 6.1 8.5 7.1 6.4 6.6 5.5 6.6 7.1 6.7 9.5 8.9 7.3 8.3 9.4 8.2 10.5 12.3 11.9 7.3 8.3 7.4 Feriti/1000 veic. 1995 2000 2003 9.0 10.3 9.9 8.4 8.8 8.0 11.6 12.8 11.2 8.4 11.9 9.7 8.7 9.3 7.3 9.6 10.1 9.5 13.6 12.6 10.6 11.2 13.3 11.5 14.6 17.1 15.9 10.1 11.6 10.2 Morti/10.000 veic. 1995 2000 2003 2.4 1.9 1.7 3.2 3.4 2.9 2.5 2.3 2.0 2.5 2.3 1.9 3.5 2.2 2.0 3.1 2.4 2.7 4.0 3.7 2.1 3.1 2.8 2.4 2.2 2.7 1.9 2.9 2.5 2.1 Fonte: banca dati Unioncamere E.R. DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO Il tasso di incidenti stradali può essere espresso come rapporto tra incidenti e popolazione residente (incid./1000 ab.) o tra incidenti e veicoli circolanti (incid./1000 veic.); indicatori accessori possono essere il rapporto tra numero di feriti o di morti e popolazione residente o veicoli circolanti. I dati relativi all’incidentalità possono essere estratti sul web dalle banche dati di Unioncamere E.R. e dal sito web dell’ACI (21.1-2-3). 64 Dimensione sociale 65 Dimensione Sociale: temi, indicatori, anno di aggiornamento dei dati utilizzati I temi N° Gli indicatori Popolazione Equità e disagio 22. Dinamica della popolazione 23. Indice di disuguaglianza del reddito 24. Popolazione sotto il livello di povertà 25. Abbandono scolastico 26. Strutture socio assistenziali e sanitarie 27. Tassi standardizzati di mortalità 28. Accessibilità dei servizi urbani 29. Associazioni di volontariato 30. Tasso di disoccupazione 31. Incidenti sul lavoro Salute Servizi e partecipazione Lavoro 66 Aggiorn. 2004 2003 2005 2004 2003 2003 2005 2003 2004 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # " SITUAZIONE D 22 TENDENZA POPOLAZIONE DINAMICA DELLA POPOLAZIONE Regione E.R. – Dinamica demografica 1981-2004 Provincia: Cens. 1981 Cens. 1991 Cens. 2001 2002 2003 2004 SN/1000 SM/1000 2004 2004 Ind.vec 2004. Piacenza 278424 267633 263872 268312 270934 273705 -4.26 14.33 207.81 Parma 400192 391330 392976 404722 407754 413182 -2.86 35.97 194.14 Reggio Emilia 413396 420431 453892 468552 477534 486961 1.26 30.22 144.59 Modena 596025 604680 633993 644289 651920 659858 -0.05 12.14 155.23 Bologna 930284 906856 915225 927820 935107 944279 -2.27 12.18 200.39 Ferrara 381118 360763 344323 346826 347582 349777 -5.85 12.78 257.85 Ravenna 358654 350454 347847 356903 360750 365367 -2.51 30.18 210.14 Forlì-Cesena 349092 348647 358542 362218 366504 371272 -0.45 12.68 179.22 Rimini 250328 258718 272676 279774 283239 286934 0.35 18.84 151.59 Regione 3957513 3909512 3983346 4059416 4101324 4151335 -1.68 18.90 188.99 Legenda: popolazione 1981-2004 (valori assoluti),SN= Saldo Naturale per 1000 ab. al 2004, SM=Saldo Migratorio per 1000 ab. al 2004, Indice di Vecchiaia al 2004. Fonte: Regione Emilia Romagna (22.1) SITUAZIONE E TENDENZA La provincia di Piacenza contava alla fine del 2004 una popolazione di 273.705 abitanti, pari al 6.6% della popolazione regionale, di cui 140.649 femmine e 133.056 maschi. La dinamica demografica della provincia ha visto una lunga fase di forte riduzione della popolazione dagli anni 50 agli anni 80, seguita da una fase di relativo rallentamento della contrazione negli anni 90 ed infine da una fase di debole crescita nei primi anni 2000, fenomeno vissuto in modo più o meno accentuato da tutta la regione. Caratteristica comune a tutta la Regione E. R. è il maggior livello di mortalità rispetto alla natalità, dimostrato dal fatto che negli ultimi 20 anni il saldo naturale è stato sempre negativo, dapprima con valori dell’ordine del – 4/5 ‰, e solo nei primi anni 2000 con valori attorno a –1/3 ‰. In particolare, la provincia di Piacenza si discosta dalla media registrando costantemente un saldo naturale negativo superiore almeno del 50-80% rispetto a quello regionale: nel 2004 il saldo naturale a Piacenza era di –4,3 per 1000 ab., più del doppio del saldo medio regionale. Parallelamente, la provincia di Piacenza negli ultimi 20 anni ha visto un fortissimo invecchiamento della propria popolazione, assistendo ad un calo del 5% della componente giovanile della popolazione e ad un aumento del 6% degli ultrasessantacinquenni: Piacenza si configura come una delle Province più invecchiate sia rispetto alla sua regione di appartenenza, sia rispetto al panorama dell’Italia Centro-Settentrionale. In base ai dati del Censimento 2001 essa occupava 67 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # " 22 SITUAZIONE TENDENZA l’ottava posizione nella graduatoria nazionale della province più invecchiate. Nel 2004 l’Indice di Vecchiaia di Piacenza – pari al rapporto tra popolazione over 65 e under 14 risultava significativamente più alto (207) del valore medio regionale (189) e inferiore solo a quelli di Ferrara e Ravenna. Come nel resto della regione, il forte saldo naturale negativo tende ad essere mitigato, almeno in parte, da un saldo migratorio positivo; è solo dal 1999, però, che il saldo migratorio positivo ha più che compensato il saldo naturale negativo, provocando un modesto ma progressivo aumento della popolazione, dovuto soprattutto all’immigrazione proveniente dall’estero. Negli ultimi due anni, e in special modo nel 2004, questa tendenza all’aumento di popolazione mostra i primi segni di rallentamento a causa di una minore capacità attrattiva dei movimenti migratori che non è compensata dal modesto incremento del saldo naturale (rimasto, comunque, negativo). Provincia di Piacenza – Dinamica demografica 1994/2004. Dinamica demografica a Piacenza 25 225 20 220 15 215 10 5 210 Ind. vecchiaia Saldo migratorio Saldo naturale Bilancio 0 205 -5 2004 2003 2002 2001 2000 1999 1998 1997 1996 1995 -10 1994 200 Legenda: Saldo naturale e migratorio per 1000 ab.; Bilancio= somma dei saldi Fonte: Regione E.R. (22.1) DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore rappresenta la dinamica demografica attraverso: l’andamento assoluto della popolazione, il saldo naturale (differenza tra nati e morti), il saldo migratorio (differenza tra residenti iscritti e cancellati), il bilancio tra i due saldi, l’indice di vecchiaia (rapporto percentuale tra l’entità della popolazione di età ≥ 65 e quella di età ≤14). I dati sono rilevabili dalla Regione E.R., sito web “La Regione in cifre” (22.1) 68 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ " SITUAZIONE S 23 TENDENZA EQUITA’ E DISAGIO INDICE DI DISUGUAGLIANZA DEL REDDITO Provincia di Piacenza – Indice di Gini 2002 Provincia di Piacenza Indice di Gini - 2002 0.1 - 0.2 0.2 - 0.25 0.25 - 0.3 0.3 - 0.35 0.35 - 0.45 Fonte: Ns elaborazioni da dati Ancitel SITUAZIONE E TENDENZA L’esistenza di forti disuguaglianze nella distribuzione del reddito è una fra le principali cause di ingiustizia e disagio sociali, limiti evidenti alla sostenibilità complessiva dello sviluppo. Molti paesi sviluppati hanno visto un peggioramento nella distribuzione del reddito nel corso dell’ultimo quarto di secolo, seppur con situazioni molto diverse tra loro. In Italia, alla diminuzione delle disuguaglianze avvenuta fino alla fine degli anni ’80, ha fatto seguito un brusco peggioramento all’inizio degli anni ’90 e successivamente un andamento stazionario. Tra i paesi europei dell’Europa a 15, l’Italia è fra quelli con la distribuzione del reddito più disuguale. Tra gli indicatori di disuguaglianza del reddito più diffusi vi è l’Indice di Gini, un valore che varia tra 0 (uguaglianza assoluta) ed 1 (disuguaglianza assoluta). L’Indice di Gini rappresenta una misura di disuguaglianza nella distribuzione del reddito e non già una misura del reddito; il suo impiego risulta particolarmente utile per confrontare le diversità nella disuguaglianza tra aree diverse della popolazione (ad es. città-campagna), o la dinamica della disuguaglianza nel corso del tempo. Un limite al confronto consiste invece nel fatto che i valori dell’Indice calcolati per sub-aree (ad es. i comuni) risultano mediamente più bassi di quello calcolato per l’area generale (ad es. la provincia). L’Italia presentava nel 2000 un Indice di Gini pari a 0,36, fra i più alti in Europa assieme ad Inghilterra (0,36) e Portogallo (0,38) (23.1). In Emilia Romagna la ricchezza pro capite risulta superiore a quella media italiana, ed il reddito appare anche più equamente è distribuito: una recente ricerca (23.2) ha verificato che l’Indice di Gini dell’Emilia Romagna 69 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ " 23 SITUAZIONE TENDENZA è significativamente inferiore a quello delle regioni del Nord Est ed ancor più a quello medio italiano. Sulla base dei dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche forniti da Ancitel per i Comuni italiani (23.3), è possibile calcolare l’Indice di Gini anche per la provincia di Piacenza. Il valore medio provinciale nel 2002 (ultimi dati disponibili) risultava pari a 0,30, in linea con il valore medio regionale, mentre quello dei singoli comuni risultava compreso tra un minimo di 0,15 (Zerba) ed un massimo di 0,42 (Agazzano). In Italia la tendenza dell’indice a partire dagli anni 90 e fino agli anni più recenti è all’aumento: secondo quanto emerge dai dati pubblicati dalla Banca Mondiale (23.4) l’indice di Gini è passato dallo 0,27 del 1995 allo 0,36 del 2000, valore confermato dai dati pubblicati dalla banca d’Italia per il 2002 ed il 2003 (23.5) che vedono oscillare l’indice tra 0,35 e 0,36. Occorre porre particolare attenzione a questo fenomeno, poiché un aumento delle disuguaglianze economiche è un inequivocabile segnale di pericolo, in quanto strettamente connesso ad un aumento del disagio e del malessere sociale. Per quanto riguarda sia la provincia di Piacenza che la Regione, purtroppo, i dati disponibili permettono un confronto temporale piuttosto limitato che vede una leggera crescita dell’indice, passato dallo 0,29 del 1999 allo 0,30 del 2002. Provincia di Piacenza – Indice di Gini 1999/2002 Indice di Gini 0.31 0.30 Piacenza 0.29 Regione E.R. 0.28 0.27 1999 2000 2002 Fonte: Ns elaborazione su dati Ancitel DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’Indice di Gini fornisce una misura di disuguaglianza nella distribuzione del reddito (non è un indicatore del livello di reddito assoluto o relativo), e varia tra 0 (uguaglianza assoluta, tutti i redditi sono uguali) e 1 (disuguaglianza assoluta: tutto il reddito concentrato in un unico individuo). Viene anche espresso come percentuale da 1 a 100. Può essere calcolato con la seguente formula: G=1-(ΣN-1 qi/ΣN-1pi), dove G è l’Indice di Gini, pi sono le frequenze cumulate delle N-1 classi di popolazione e qi i valori cumulati dei relativi redditi. I dati sulla distribuzione dei redditi per classi sono ricavati dalla banca dati Ancitel (23.3); con questa tipologia di dati classificati si possono tuttavia ottenere risultati diversi rispetto al calcolo dell’indice con l’insieme dei dati puntuali. 70 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ # SITUAZIONE S 24 TENDENZA EQUITA’ E DISAGIO POPOLAZIONE SOTTO IL LIVELLO DI POVERTA’ Numero di sfratti per morosità per 1000 famiglie residenti. 2001-2003. Provincia: 2001 2003 Piacenza 1,2 1,3 Parma 1,4 1,5 Reggio Emilia 1,3 1,6 Modena 2,3 2,7 Bologna 1,2 1,7 Ferrara 0,9 1,9 Ravenna 1,4 1,8 Forlì-Cesena 1,2 1,5 Rimini 1,4 2,2 Regione 1,4 1,8 Fonte: ns elaborazione da dati Ministero dell’Interno SITUAZIONE E TENDENZA L’Istat conduce annualmente un’analisi delle condizioni di povertà relativa delle famiglie italiane, svolta sulla base di interviste ad un campione rappresentativo; la soglia di povertà relativa per una famiglia di 2 persone è posta pari alla spesa media pro capite nazionale, e nel 2004 era di circa 920 € mensili, mentre per le famiglie di più componenti questo valore viene moltiplicato per opportuni coefficienti che considerano le economie di scala. Secondo l’Istat (24.1) nel 2004 le famiglie povere erano in Italia l’11,7% del totale, in leggero aumento rispetto al 2003 (10.8%). Il dato medio nazionale nasconde differenze piuttosto marcate esistenti tra il Nord Italia, dove la percentuale di famiglie povere si ferma al 4,7%, in diminuzione sia rispetto al 2002 che al 2003, il Centro con il 7,3% e il Mezzogiorno, dove la percentuale è addirittura del 25% (quasi il 30% in Sicilia) ed in forte aumento rispetto al 2003. Il fenomeno non è affatto trascurabile e molti altri segnali lo pongono sempre più all’ordine del giorno: aumenti statisticamente significativi riguardano, infatti, oltre al numero di famiglie povere nel Mezzogiorno, anche le famiglie povere numerose (con 5 o più componenti), le giovani coppie, le coppie con figli, in particolare minori, e quelle con anziani. Anche l’intensità della povertà, che misura, in termini percentuali, quanto la spesa delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà, è aumentata, passando dal 21,3% del 2003 al 21,9% del 2004. In Emilia Romagna il fenomeno sembra molto più contenuto: l’incidenza delle famiglie povere raggiungeva nel 2004 il 3,6%, dato in diminuzione rispetto al 2003. Non esiste invece una statistica analoga a scala provinciale. Per provare a leggere il fenomeno a questa scala, occorre affidarsi ad indicatori sussidiari come, ad esempio, quelli riferiti alla tensione abitativa, ed in particolare il numero di sfratti (emessi e non necessariamente 71 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ # 24 SITUAZIONE TENDENZA eseguiti) per morosità, quelli cioè dovuti essenzialmente a motivi economici. Per quanto questo indicatore sia fortemente correlato all’andamento del particolare mercato immobiliare, è tuttavia un forte segnale dell’esistenza di situazioni economiche problematiche. Rispetto alla Regione E.R., la situazione a Piacenza nel 2003 risultava positiva, giacché presentava un numero di sfratti per morosità su 1000 famiglie residenti (1,3) significativamente inferiore alla media regionale (1,8) e più basso di quello di tutte le altre province emiliane. Tuttavia, questo valore risultava in leggero aumento rispetto al 2001, in linea con l’andamento registrato in tutte le altre province. La tendenza all’aumento nel corso degli ultimi anni si riscontra a Piacenza anche per il numero assoluto di sfratti per morosità e per la percentuale di sfratti per morosità sul totale, anche quest’ultima in generale progressivo aumento sia in regione che in Italia. Sfratti per morosità, n° assoluti e valori percentuali sul totale Sfratti per morosità (n° ass.) 200 8000 150 6000 Piacenza 100 4000 Regione E.R. 50 2000 20 03 20 02 20 01 20 00 19 99 19 98 19 97 19 96 19 95 19 94 19 93 19 92 19 91 0 19 90 0 Sfratti per morosità (% ) 100% 80% 60% 40% Piacenza 20% Regione E. R. 20 03 20 02 20 01 20 00 19 99 19 98 19 97 19 96 19 95 19 94 19 93 19 92 19 91 19 90 0% Fonte: ns elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore può esprimere sia il rapporto tra il numero di sfratti emessi per morosità famiglie residenti (sfratti per morosità /1000 famiglie) che la percentuale degli sfratti per morosità (e non necessariamente eseguiti) sul totale degli sfratti emessi. I dati sono reperibili dalle pubblicazioni del Ministero dell’Interno (24.2). 72 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ " SITUAZIONE S 25 TENDENZA EQUITA’ E DISAGIO ABBANDONO SCOLASTICO Abbandono scolastico nelle classi 2°-3°-4°-5° delle Scuole Sec. di 2° Gr. Provincia: 2001/02 2002/03 2003/04 2004/05 Piacenza 6.0% 6.9% 4.2% 5.8% Parma 6.8% 5.8% 5.0% 6.4% Reggio Emilia 1.7% 5.5% 15.8% 0.0% Modena 5.6% 7.1% 6.0% 6.5% Bologna 1.2% 0.5% 10.7% 2.8% Ferrara 5.3% 4.5% 11.5% 0.0% Ravenna 6.2% 5.1% 5.9% 5.9% Forlì-Cesena 5.4% 5.5% 4.9% 5.6% Rimini 3.9% 3.8% 4.5% 4.7% Regione 4.7% 5.0% 7.6% 4.2% Legenda: Tassi di abbandono scolastico Fonte: ns elaborazioni su dati Regione Emilia Romagna SITUAZIONE E TENDENZA Il fenomeno della dispersione scolastica (l’allontanamento più o meno definitivo dalla scuola dei giovani in età scolare) costituisce un preoccupante fenomeno di esclusione sociale che ha sempre colpito le classi meno abbienti e le fasce più deboli della popolazione. Tra gli indicatori della dispersione vi sono i tassi di bocciatura e ripetenza e il tasso di abbandono scolastico: quest’ultimo rappresenta la frazione percentuale degli alunni iscritti ad una data classe in un dato anno scolastico, che non compaiono più nell’anno seguente né come iscritti non ripetenti alla classe successiva, né come ripetenti nella medesima classe. Il tasso così formulato non tiene conto del fenomeno dell’emigrazione e dell’immigrazione scolastica, e pertanto può rispettivamente sopravvalutare o sottovalutare l’abbandono, ma rappresenta comunque una buona approssimazione del fenomeno. Il tasso di abbandono può essere calcolato per ogni classe ed anno scolastico e mediato sull’intero ciclo di studi. In taluni studi l’abbandono viene anche calcolato semplicemente come frazione degli alunni iscritti che non vengono valutati alla fine dell’anno. Il fenomeno della dispersione scolastica è in questi anni in Italia ancora rilevante, pari al 29-30% a fronte di una media europea del 19% circa. Nel corso dell’anno scolastico 20032004 in Emilia Romagna gli abbandoni nel corso dell’anno nella scuola di 1° grado (obbligo) erano inferiori allo 0.2%, ma nella scuola secondaria di 2° grado (media superiore) raggiungevano il 4% circa, e gli abbandoni complessivi potevano essere stimati tra il 7 e l’8%. Come si vede, nella nostra regione il fenomeno è ormai quasi del tutto inesistente nel contesto della scuola dell’obbligo, ma assume ancora una dimensione non trascurabile nell’ambito della media superiore, dove risultano maggiormente colpiti gli 73 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ " 25 SITUAZIONE TENDENZA Istituti Professionali (4,7% in corso d’anno) rispetto ai Licei (0,6-0,9% in corso d’anno). In tutte le scuole superiori il fenomeno si verifica soprattutto nel primo anno di corso (in media il 25% degli abbandoni) e va poi a calare nelle 4 classi successive. A Piacenza il fenomeno oscilla attorno al valore medio regionale, senza discostarsene significativamente; calcolando il tasso rispetto alle prime 4 classi della media superiore (il dato relativo alla 2° classe riguarda l’abbandono rispetto agli iscritti in 1° l’anno precedente) si ha nel 2003/04 un valore leggermente inferiore alla media regionale e nel 2004/05 un valore leggermente superiore. La situazione attuale risulta dunque essere in linea con la media regionale e significativamente inferiore alla media italiana. Stazionaria la tendenza del fenomeno negli ultimi 4 anni analizzati, anche se nell’ultimo anno si riscontra un leggero incremento. Abbandono scolastico nelle prime 4 classi delle Scuole Sec. 2° grado, 2000/2004 Tasso % di abbandono scolastico Classi 2°-3°-4°-5° Sc. Sec. 2° grado 8.0% 7.0% 6.0% 5.0% 4.0% 3.0% Piacenza Regione E.R. 2.0% 1.0% 0.0% 2001/02 2002/03 2003/04 2004/05 Fonte: ns elaborazioni da dati Regione Emilia Romagna DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO Il tasso TA di abbandono della classe c nell’anno scolastico a è stato calcolato con la formula: TA(c,a) = [I(c-1,a-1) –(I(c,a)-R(c,a))-R(c-1,a)]/I(c-1,a-1)*100, con I alunni iscritti ed R ripetenti. TA rende conto degli alunni che si sono iscritti l’anno precedente (a1) e che nell’anno corrente (a) hanno abbandonato la scuola. In caso di TA negativo (immigrazione scolastica), si è assunto un valore nullo. Si è considerato il solo TA della Sc. Secondaria di II° grado e per le sole classi 2°-3°-4°-5°. I dati di iscrizione e ripetenza per le province emiliane sono stati rilevati dalla Banca Dati delle Rilevazioni Integrative sul sistema scolastico regionale della Regione Emilia Romagna (25.1). 74 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ " SITUAZIONE R 26 TENDENZA SALUTE STRUTTURE SOCIO ASSISTENZIALI E SANITARIE Regione E.R. - Sistema sanitario regionale. Anno 2004. AUSL Posti Pers. letto dipend. pubblici Medici med. gen. Posti Pers. Medici letto/ dip/ gen./ 1000ab 1000ab 1000ab Piacenza 895 3510 223 3,3 12,8 0,81 Parma 347 2346 314 0,8 5,7 0,76 Reggio Emilia 750 3817 350 1,5 7,8 0,72 Modena 1356 5518 533 2,1 8,4 0,81 Bologna 1926 8364 650 2,3 10,2 0,79 Imola 570 1682 98 4,6 13,6 0,79 Ferrara 765 3203 304 2,2 9,2 0,87 Ravenna 1272 4476 301 3,5 12,3 0,82 Forlì 574 2456 153 3,2 13,8 0,86 Cesena 664 2644 153 3,4 13,6 0,79 Rimini 929 3203 229 3,2 11,2 0,80 Regione E.R. 10048 41219 3308 2,4 9,9 0,80 Legenda: posti letto pubblici, personale dipendente, medici di medicina generica, valori assoluti e per 1000 abitanti Fonte: Regione E.R. (26.5) SITUAZIONE E TENDENZA Un solido sistema pubblico di protezione sanitaria e sociale costituisce indubbiamente una buona garanzia di tutela dei cittadini e in particolare delle fasce più deboli, nonché una buona premessa della tenuta della sostenibilità sociale nel tempo. Non potendo produrre indici di gradimento dell’utenza, un indicatore della bontà del sistema di protezione può essere fornito dal numero di strutture, dalla loro recettività e dal personale impegnato. In base ai dati 2004 del Servizio Sanitario Regionale (26.5), la AUSL di Piacenza gode di una posizione favorita rispetto alle altre AUSL della Regione: con 4 istituti di cura pubblici e 3 privati conta 895 posti letto pubblici che corrispondono a 3,3 posti letto su 1000 abitanti, un valore nettamente superiore alla media regionale ed inferiore solo a quelli di Imola, Ravenna e Cesena. Anche la quantità di personale dipendente è piuttosto consistente: i 3.510 dipendenti delle strutture sanitarie provinciali corrispondono infatti a 12.8 dipendenti su 1000 ab., valore superiore alla media regionale ed inferiore solo a quelli di Imola, Forlì e Cesena. Anche il numero dei medici generici per 1000 ab. risulta superiore alla media regionale ed inferiore solo a quelli di Ferrara, Ravenna e Forlì. Anche la situazione nel settore socio assistenziale è positiva: nel 2003 a Piacenza si contavano 69 presidi per anziani, 21 presidi per disabili, 41 per l’assistenza domiciliare, 75 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ " 26 SITUAZIONE TENDENZA 28 per i minori, 2 per gli immigrati, 6 per la multiutenza, 7 per gli adulti in difficoltà, per un totale di 174 presidi; a questi occorre poi aggiungere 35 consultori pediatrici, familiari e giovanili, 5 consultori per le demenze senili, 2 centri per la salute mentale e 3 centri per le tossicodipendenze (SERT). L’evoluzione del servizio negli ultimi anni ha visto andamenti differenti nei diversi settori, che ricalcano comunque la situazione regionale: la riorganizzazione del sistema sociosanitario regionale realizzata negli ultimi 15 anni ha portato alla chiusura di oltre 40 ospedali periferici e ad una drastica riduzione dei posti letto (il 30% in meno dal 1987); contemporaneamente sono stati potenziati i servizi territoriali e l’assistenza collettiva in ambiente di vita e lavoro e già da alcuni anni la spesa in questi ultimi settori supera ampiamente la spesa ospedaliera. Anche a Piacenza sono in diminuzione negli ultimi anni i posti letto totali e pubblici ed il personale ausiliario sanitario, mentre il numero di medici rimane sostanzialmente stazionario. Tra il 2001 e il 2003 i posti letto sono diminuiti dell’1,7%, i medici dell’1,4% e il personale sanitario ausiliario del 7,5%. Per contro nello stesso periodo sono aumentati del 9,5% i presidi per anziani, del 10,5% quelli per disabili, del 20% quelli per la multiutenza e del 40% quelli per adulti in difficoltà. AUSL di Piacenza – Evoluzione del numero di Istituti di cura e strutture socio sanitarie. Str. socio ass. - AUSL di Piacenza Istituti di cura - AUSL di Piacenza 1.600 80 1.400 70 1.200 60 1.000 800 50 N° P o sti letto to t. N° medici 40 P ers. A usil. Sanit. 600 Disabili A ssist. Do mic. M ino ri Immigrati 30 N° po sti letto pubbl. 400 20 200 10 0 M ultiutenza A dulti in diff. A nziani 0 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2003 1999 2000 2001 2002 2003 Fonte: Regione E.R. (26.1, 26.4, 26.5), Unioncamere (26.2). DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore riporta il numero di strutture sanitarie e socio assistenziali e i principali parametri che ne caratterizzano l’offerta: posti letto, medici, personale sanitario; i dati vanno inoltre rapportati alla popolazione (N°/1000 ab.) per consentire confronti tra le diverse province. I dati possono essere ricavati dalle banche dati della Regione E.R. (26.1, 26.4, 26.5), del Ministero della salute (26.3) e di Unioncamere (26.2). 76 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " " SITUAZIONE I 27 TENDENZA SALUTE TASSI STANDARDIZZATI DI MORTALITA’ Provincia di Piacenza. Cause di morte, anno 2003. Traumatismi ed avvelenamenti; 4% altre aggregazioni. 4% Provincia di Piacenza 2003 Malattie dell’apparato digerente; 5% Tumori; 28% Malattie delle ghiandole endocrine, nutrizione, metabolismo e disturbi immunitari; 2% Malattie dell’apparato respiratorio; 6% Disturbi psichici; 3% Malattie del sistema nervoso e degli organi dei sensi; 2% Malattie del sistema circolatorio; 41% Fonte: Registro ReM Regione E.R. SITUAZIONE E TENDENZA In Italia settentrionale nel 2002 la prima causa di morte era costituita dalle malattie del sistema circolatorio, seguita immediatamente dai tumori; questa preminenza si ripropone anche nella Regione E. R. e in provincia di Piacenza: le malattie del sistema circolatorio costituivano infatti nel 2003 a Piacenza la prima causa di morte con il 41% della mortalità totale, seguite dai tumori (28% del totale) e, a notevole distanza, dalle malattie dell’apparato respiratorio (6%), da quelle dell’apparato digerente (5%) e così via (27.1). La situazione di Piacenza non si discosta di molto da quella della Regione E. R., dove è leggermente inferiore la quota di decessi per malattie del sistema circolatorio (39%) e dell’apparato digerente (4%) e più elevata quella per malattie dell’apparato respiratorio (7%). A Piacenza negli ultimi 5 anni è diminuita la quota di decessi per tumore (dal 31,1% al 28,2%, anche se talune tipologie sono in aumento), è rimasta costante quella per malattie del sistema cardiocircolatorio, ed è aumentata la quota di decessi per malattie dell’apparato respiratorio (dal 5,3% al 6,2%) e per disturbi psichici (dal 2,3 al 3,2%). Il Tasso Standardizzato di Mortalità (TSM) generale per tutte le cause, in tendenziale diminuzione nel corso dell’ultimo ventennio, a Piacenza risulta, invece, in aumento dal 2002, sia per i maschi che per le femmine. 77 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " " 27 SITUAZIONE TENDENZA Considerando le due principali cause di morte, si osserva che per le malattie del sistema cardiocircolatorio i TSM a Piacenza risultano in aumento dal 2001 al 2003, con incrementi maggiori rispetto alla media regionale. Nel 2003 i TSM di Piacenza risultano i più alti di tutte le altre AUSL della Regione. La popolazione femminile presenta TSM per le malattie del sistema cardiocircolatorio costantemente più elevati, nonché incrementi più marcati, rispetto a quelli maschili. I TSM relativi ai tumori hanno subito a Piacenza una relativa diminuzione nel corso degli ultimi 5 anni, interrotta da un leggero aumento nel 2002: la diminuzione riguarda però essenzialmente la popolazione maschile, perché invece i TSM femminili risultano in lieve continuo aumento a partire dal 2000. Tra le diverse localizzazioni dei tumori, la più frequente resta quella relativa all’apparato respiratorio (17,4% della mortalità generale per tumore), e per questa localizzazione a Piacenza i tassi risultano in diminuzione per i maschi nel quinquennio in esame, ma in sensibile aumento per la popolazione femminile. Al secondo posto per incidenza risultano i tumori femminili al seno, in diminuzione, e i tumori al fegato che sono, invece, in significativo aumento: relativamente a questi ultimi Piacenza possiede un preoccupante primato regionale, dovuto essenzialmente alla componente femminile della popolazione. Infine, tra le altre cause di morte vanno evidenziate le malattie dell’apparato respiratorio (6,2% della mortalità totale nel 2003, in aumento), e le malattie dell’apparato digerente (4,3% della mortalità totale nel 2003, stazionarie), tra le quali tuttavia risultano in aumento le cirrosi, che attribuiscono a Piacenza un altro preoccupante primato regionale, anche questo soprattutto a carico della popolazione femminile. Regione E.R., TSM per le principali cause di morte. Anni 1999-2003. TSM per malattie del sistema circolatorio TSM per tutti i tumori Ausl Regione Emilia Romagna Ausl Regione Emilia Romagna 400 560 540 520 500 480 460 440 420 400 360 2003 340 1999 2003 320 D IM O LA LO A N O G R N D A C IT TA FE ' R R A R AV RA EN N A FO R LI C ES ' EN A R IM IN I A U G N LO BO G N A S BO IL IA EN D M O LO BO M A EM G IO R R EG C PI A PA EN ZA 300 EN Z PA A R EG R M G A IO EM IL M IA O BO D LO EN G A N A S U D BO LO IMO LA BO GN LO A N O G R N D A C IT T FE A' R R AR R A AV EN N A FO R LI C ES ' EN A R IM IN I C PI A 380 1999 Fonte: Registro ReM Regione E.R. DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO Il Tasso Standardizzato di Mortalità (TSM) è calcolato come media ponderata dei tassi specifici di mortalità per classi di età, con pesi proporzionali all’entità delle varie classi di età (ad es. pari alla corrispondente popolazione della classe) di una popolazione tipo. In questo caso sono stati utilizzati i TSM per 100.000 abitanti riferiti alla distribuzione della popolazione regionale dell’E. R. del 1998, suddivisi per AUSL di residenza, forniti direttamente dal Registro della Mortalità (ReM) della Regione E. R. (27.2) 78 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # $ SITUAZIONE ECI n° 4 TENDENZA SERVIZI E PARTECIPAZIONE ACCESSIBILITA’ DEI SERVIZI URBANI R Accessibilità dei servizi pubblici locali. Regione E.R., 2003. Percentuale di popolazione residente a <300 m. da servizi pubblici locali. 100 Ferrara 80 Modena Parma 40 Regio Emilia 20 Piacenza Prov. % 60 Piacenza Com. 0 verde urbano Servizi sociali e sanitari trasporti pubblici scuole pubbliche Fonte: nostra elaborazione dal Progetto Indicatori Comuni Europei, Rapporto finale 2003 SITUAZIONE E TENDENZA All’interno del progetto Indicatori Comuni Europei (28.2), una trentina di città europee hanno stimato l’accessibilità ai servizi pubblici dei propri abitanti. Dai dati emersi risulta che, in media, il 69% della popolazione risiede a meno di 300 m. da un’area di verde pubblico di ampiezza superiore ai 5.000 mq, il 52% da servizi sociali e sanitari, l’88% da punti di fruizione del trasporto pubblico ad elevata frequenza, il 57% da scuole pubbliche, il 76% da strutture per la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti, il 68% da panifici e fruttivendoli. Il calcolo dell’indicatore per i comuni della provincia di Piacenza è stato eseguito in relazione alle aree verdi pubbliche >5.000 mq, alle scuole pubbliche e ai servizi sociosanitari, in base alla popolazione del censimento 1991, distribuita geograficamente nelle sezioni di censimento (28.1). L’accessibilità del verde pubblico previsto dai PRG raggiunge un valore medio provinciale del 66% (88% nel comune di Piacenza), mentre l’accessibilità delle aree verdi pubbliche realmente esistenti (al 2002) vede una media provinciale del 61% (inferiore al campione europeo), con i valori comunali più alti a Piacenza (83%) e a Borgonovo (78%). Rispetto al dato medio europeo, sono ancora molti i comuni della provincia che presentano ampi margini di miglioramento. Basti pensare che ben il 70% di essi ha meno del 50% della popolazione che risiede in vicinanza di aree verdi. L’accessibilità media provinciale dei servizi socio-sanitari è solo del 25% (molto più bassa della media del campione europeo), in nessun comune più della metà della popolazione risiede in prossimità di questi servizi, e il comune di Piacenza, che con il 38% ha il valore più elevato, si situa al di sotto di 3 dei 79 28 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA # $ 28 SITUAZIONE TENDENZA 4 capoluoghi emiliani inseriti nel campione europeo. L’accessibilità alle scuole pubbliche raggiunge una media provinciale del 43% (inferiore al 57% del campione europeo), ma solo in 2 comuni (Piacenza col 64% e Fiorenzuola col 52%) più della metà della popolazione ha facile accesso a questo servizio. In questo caso, però, il capoluogo si colloca attorno ai valori più alti dei capoluoghi emiliani compresi nel campione europeo. In ogni caso complessivamente la situazione provinciale non può essere considerata positiva. Frazione (%) di residenti in prossimità di servizi pubblici locali (a=verde pubblico pianificato, b=v.p. reale, c=str. sociosanitarie, d=scuola dell’obbligo) a b c d Fonte: nostre elaborazioni da banche dati BUS e SIT Provincia di Piacenza, 2005. DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indice di accessibilità si esprime come percentuale della popolazione che risiede ad una distanza inferiore a 300 m. da servizi pubblici locali. Per la localizzazione della popolazione vengono impiegati i dati relativi alle sezioni di censimento georiferite (qui aggiornate al censimento 1991); per la localizzazione dei principali servizi pubblici locali sono stati utilizzati i database BUS (28.3) e SIT. Il calcolo è eseguito al computer tramite un software GIS. 80 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ ☺ SITUAZIONE R 29 TENDENZA SERVIZI E PARTECIPAZIONE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO Regione Emilia Romagna – Associazioni di volontariato e coop. Anno 2005 provincia: Ass. Prom. Sociale Ass. Volont. (Coop. Sociali) Totale Densità Assoc. Piacenza 121 194 48 315 11.5 Parma 107 340 64 447 10.8 Reggio Emilia 188 238 79 426 8.7 Modena 577 325 60 902 13.7 Bologna 473 492 119 965 10.2 Ferrara 168 208 35 376 10.7 Ravenna 145 240 52 385 10.5 Forlì 140 287 78 427 11.5 Rimini 72 153 75 225 7.8 Regione 1991 2477 610 4468 10.8 Legenda: Associazioni di promozione sociale, Ass. di volontariato, Cooperative sociali, totale delle associazioni (prime 2 colonne), densità in tot. Assoc./10.000 ab. Fonte: Regione Emilia Romagna (29.1-2-3) SITUAZIONE E TENDENZA Il numero di Associazioni di volontariato presenti sul territorio e la quantità di cittadini attivamente coinvolti costituisce un valido indicatore del livello di partecipazione sociale e di solidarietà che caratterizza la comunità locale, requisito fondamentale affinché lo sviluppo del sistema sociale risulti sostenibile nel futuro. La Regione Emilia Romagna ha regolamentato il settore del volontariato tramite la propria LR 12/2005 che norma le Associazioni di volontariato, la LR 34/2002 che norma le Associazioni di Promozione Sociale (anch’esse associazioni di volontariato ma con caratteristiche più stringenti: le due tipologie non si sovrappongono), e la LR 7/1994 che norma le Cooperative Sociali, che non possono essere ritenute associazioni di volontariato, ma che costituiscono un importante realtà regionale di solidarietà sociale. Le Leggi regionali prevedono la tenuta e l’aggiornamento di registri regionali, provinciali e comunali delle associazioni, con modalità definite dai differenti livelli istituzionali. In base ai dati dei registri regionali (29.1-2-3), nel 2005 in Emilia Romagna esistevano 2.477 associazioni di volontariato e 1.991 associazioni di promozione sociale, per un totale di 4.468, corrispondenti a circa 10,8 associazioni ogni 10.000 abitanti; a queste si affiancavano 610 cooperative sociali operanti nei più diversi settori. In provincia di Piacenza nel 2005 sono presenti 315 associazioni, pari a circa 11,5 ogni 10.000 abitanti, densità che risulta sensibilmente superiore alla media regionale (10,8) e 81 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ ☺ 29 SITUAZIONE TENDENZA seconda solo a Modena (13,7): la situazione attuale piacentina si configura quindi come molto positiva e sintomatica di una vasta rete di solidarietà e di partecipazione. Ciò è ancor più evidente osservando che le 194 associazioni di volontariato presenti a Piacenza nel 2005 contano ben 51.000 aderenti dei quali circa 8.500 sono considerati “soci attivi”, e che le 121 associazioni di promozione sociale contano circa 39.700 soci. Considerando che spesso i soci fanno parte di più associazioni, si può ritenere che l’associazionismo piacentino sia in grado di coinvolgere (più o meno attivamente) almeno un quarto dell’intera popolazione provinciale. Anche la tendenza del fenomeno deve essere ritenuta del tutto positiva: negli ultimi 10 anni, infatti, il numero complessivo delle associazioni registrate è cresciuto ad una media del 22% all’anno (valore che tiene conto del rallentamento fisiologico degli ultimi anni) passando dalle 44 associazioni iscritte nel 1995 alle 315 del 2005; tra il 2004 e il 2005 il numero è cresciuto di 33 nuove associazioni, pari ad un incremento relativo dell’11,7%. Provincia di Piacenza - Associazioni di volontariato e di promozione sociale. Associazionismo in provincia di Piacenza 600 500 400 Ass. Prom. Sociale Ass. Volontariato 300 200 100 0 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 Fonte: Regione Emilia Romagna (29.1-2-3) DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore riporta il numero di associazioni di volontariato e di promozione sociale presenti sul territorio provinciale e registrate nei rispettivi registri regionali dell’associazionismo. Viene calcolata anche la densità di associazioni (rapporto tra numero di associazioni e popolazione), per rendere confrontabili i dati di province diverse. I dati sono ricavabili direttamente dalle banche dati della Regione E.R., “Emilia Romagna Sociale” (29.1-2-3), aggiornati in continuo. 82 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ ☺ SITUAZIONE 30 TENDENZA LAVORO TASSO DI DISOCCUPAZIONE S Regione E.R. e provincia di Piacenza- Tasso di disoccupazione (%). Anno 2003. Tasso totale Tasso Masch. Tasso T. Giov. T. Giov. T. Giov. Femm. totale masch. femm. Piacenza 2.5 1.7 3.6 6.6 5.5 Parma 3.1 1.9 4.6 12.0 6.1 Reggio Emilia 2.6 2.0 3.5 7.9 7.6 Modena 3.1 1.7 4.9 7.6 6.5 Bologna 2.3 1.6 3.1 7.7 6.7 Ferrara 3.9 2.0 6.2 7.8 5.3 Ravenna 4.4 2.3 7.1 11.8 10.2 Forlì 3.1 1.7 4.7 11.0 5.6 Rimini 3.7 3.1 4.4 7.2 5.9 Regione 3.1 1.9 4.5 8.8 6.7 8.7 6.8 11.6 27.1 24.2 Italia Legenda: T. Giov.= tasso di disoccupazione giovanile (15-25 anni) Fonte: Regione Emilia Romagna (30.1) 8.3 20.7 8.3 8.6 9.1 10.4 13.8 17.1 8.8 11.2 30.9 Provincia di PIACENZA - Tasso % di disoccupazione totale (M e F) 10.0 9.0 8.0 7.0 6.0 5.0 4.0 3.0 2.0 Totale 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 Fonte: Banca Dati Unioncamere (30.3) SITUAZIONE E TENDENZA Il tasso di disoccupazione rappresenta un importante indicatore di disagio economico e sociale e pertanto anche di sostenibilità dello sviluppo, poiché strettamente legato al reddito familiare, ai fenomeni di emarginazione e di perdita di identità, all’aumento della disparità di genere. Nel 2003 (ultimi dati disponibili per la regione E.R.) il tasso di disoccupazione nazionale era del 8,7%, ma scendeva al 6,8% per i maschi e raggiungeva, per contro, l’11,6% per le femmine. Nello stesso anno il tasso di disoccupazione giovanile (fascia di età 15-25 anni) era in Italia del 27,1%, e rispettivamente del 24,2% e del 30,9% per maschi e femmine. In Emilia Romagna nel 2003 il tasso di disoccupazione totale era del 3,1%, configurando un mercato del lavoro nettamente dinamico e favorevole; rispetto a questo valore totale, il tasso per i maschi scendeva all’1,9% e quello per le femmine saliva al 4,5%. Contemporaneamente il tasso totale di disoccupazione giovanile in regione era del 8,8%, 83 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA ☺ ☺ 30 SITUAZIONE TENDENZA ma scendeva a 6,7% per i maschi e saliva a 11,2% per le femmine. La disparità di genere che emerge in maniera decisa a livello nazionale si ritrova, comunque, anche in un mercato del lavoro al limite della piena occupazione come quello regionale. All’interno di questo quadro, la situazione del mercato del lavoro di Piacenza è decisamente favorevole: il tasso di disoccupazione totale (2,5%) è inferiore alla media regionale e fra i più bassi tra le province emiliane, superiore solo a quello di Bologna, ed il tasso di disoccupazione giovanile è il più basso tra le province emiliane, superato solo da Ferrara per quello riguardante la popolazione maschile. Anche i tassi calcolati per genere risultano inferiori alle rispettive medie regionali e molto più vicini tra loro rispetto a quelli di molte altre province, anche se nella disoccupazione femminile Piacenza risulta peggiore sia di Bologna che di Reggio. La tendenza dell’indicatore a Piacenza va vista come indubbiamente positiva: dopo un momento di crisi nel 2001, seguito alla crisi più significativa del 1997/98, negli ultimi due anni i tassi di disoccupazione sono sensibilmente diminuiti, praticamente dimezzandosi: siamo passati da 5,1% nel 2001 a 2,5% nel 2003, grazie soprattutto ad una forte riduzione del tasso femminile, passato da 8,2% a 4%. Provincia di Piacenza - Tassi di disoccupazione comunali (%). Anno 2001. CASTELVETRO MONTICELLI CALENDASCO ROTTOFRENO SARMATO CASTEL S.GIOVANNI CAORSO PIACENZA S.PIETRO IN CERRO VILLANOVA GRAGNANO BORGONOVO GOSSOLENGO ZIANO CORTEMAGGIORE PONTENURE CADEO BESENZONE PODENZANO AGAZZANO FIORENZUOLA GAZZOLA PIANELLO S.GIORGIO NIBBIANO CAMINATA RIVERGARO PIOZZANO CARPANETO PIACENTINOALSENO VIGOLZONE PECORARA TRAVO CASTELL'ARQUATO PONTE DELL'OLIO LUGAGNANO GROPPARELLO BOBBIO VERNASCA BETTOLA COLI MORFASSO CORTE BRUGNATELLA FARINI ZERBA Tasso Disocc. (%) - 2001 2 - 2.9 2.9 - 3.8 3.8 - 4.7 4.7 - 5.9 5.9 - 10 CERIGNALE OTTONE FERRIERE Fonte: Censimento 2001 (ISTAT)(30.2) DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO Il tasso di disoccupazione è il rapporto percentuale tra la popolazione in cerca di occupazione di età maggiore o uguale a 15 anni e inferiore a 65, e la forza lavoro della stessa fascia di età, dove la forza lavoro è la somma del numero di persone in cerca di occupazione ed occupate. I dati sono ricavabili dalla Regione Emilia Romagna (30.1), da Istat (30.2) e da Unioncamere (30.3). Il tasso di disoccupazione può essere disaggregato per genere e per fascia di età (giovanile: 15-25 anni). 84 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " " SITUAZIONE I 31 TENDENZA LAVORO INFORTUNI SUL LAVORO Regione E.R., Infortuni mortali/1000 infortuni. Anni 1999-2004. Regione Emilia Romagna Industria-Commercio-Servizi: infortuni mortali su 1000 infortuni 3,0 mortali/1000 infortuni B OLOGNA 2,5 FERRA RA FORLI 2,0 M ODENA 1,5 P A RM A P IA CENZA 1,0 RA VENNA 0,5 REGGIO EM ILIA RIM INI 0,0 1999 2000 2001 2002 2003 2004 EM ILIA ROM A GNA Fonte: INAIL, ISTAT SITUAZIONE E TENDENZA L’incredibile costo umano del lavoro ammonta oggi in Italia a quasi 1 milione di infortuni e a circa 1.300 morti all’anno, a cui va aggiunto tutto il peso delle invalidità più o meno permanenti. Il costo economico di questo problema viene stimato in Italia in almeno 28 miliardi di euro all’anno (31.1). A Piacenza si contano in media circa 7.000 infortuni lavorativi all’anno, con una incidenza maschile quasi doppia rispetto a quella femminile (più di 60 infortuni per 1.000 occupati contro meno di 40). Dopo l’aumento registrato nel 2003, il numero di infortuni nel 2004 torna a diminuire e raggiunge quota 6.808. La diminuzione è comune a quasi tutte le altre province emiliane, ad eccezione di Bologna e Rimini. Piacenza rimane, comunque, la provincia emiliana che negli ultimi 5 anni presenta il numero assoluto di infortuni più basso. Rispetto alle diverse categorie di gestione INAIL, la quota principale di infortuni riguarda i settori Industria – Commercio – Servizi, con una quota che passa dall’86% del 1999 all’88% del 2004. Gli infortuni in Agricoltura sono invece progressivamente diminuiti del 21%, passando dal 12.8% del totale nel 1999 al 9.9% nel 2004. Gli infortuni nella pubblica amministrazione rappresentano una quota marginale del totale (1,5-2%), ma nei 6 anni in esame hanno subito un preoccupante aumento del 57%. La distinzione degli infortuni per tipologia professionale mostra tuttavia forti differenze nella dinamica 85 RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA " " 31 SITUAZIONE TENDENZA evolutiva del fenomeno: ad es. il numero di incidenti nel settore delle imprese manifatturiere è diminuito del 13%, mentre al contrario quello nel settore delle costruzioni è aumentato del 24%. Il calcolo del rapporto tra numero di infortuni ed occupati consente di tener conto anche della diversa dinamica occupazionale. Non essendo ancora disponibili i dati dell’ultimo anno, in questo caso le statistiche si fermano al 2003: a Piacenza il tasso totale è significativamente aumentato tra il 1999 e il 2000, passando da 61 a 65,3 infortuni/1000 occupati, per poi diminuire fino a 61,5 nel 2003. Se si considera questo tasso per settore, gli infortuni in agricoltura, che in valore assoluto sono in diminuzione, risultano in aumento, come sono in aumento anche gli infortuni nel settore delle costruzioni. La gravità degli infortuni lavorativi può essere stimato dalla frequenza degli infortuni con esito mortale. Nel settore Industria-Commercio-Servizi di Piacenza il numero assoluto di incidenti mortali negli ultimi 3 anni risulta preoccupantemente in aumento, passando dai 7 del 2002 ai 13 del 2003 ai 16 del 2004. Anche in questo caso è utile considerare il tasso relativo degli infortuni mortali, e cioè il rapporto tra gli infortuni mortali e gli infortuni totali. Sebbene i piccoli numeri suggeriscano considerazioni prudenti, anche il tasso relativo è aumentato significativamente a Piacenza negli ultimi 3 anni, passando dall’1,1‰ del 2002 al 2,1‰ del 2003 al 2,7‰ del 2004. Piacenza, inoltre, negli ultimi 2 anni ha acquisito un triste primato regionale, con il tasso relativo più alto tra le province emiliane e pari al triplo della media regionale. Provincia di Piacenza. N° di infortuni sul lavoro e rapp. infortuni/1000 occupati. Anno: Totale Femmine Maschi 1999 6712 1476 5236 2000 6992 1577 5415 2001 7106 1701 5405 2002 6927 1679 5248 2003 7068 1768 5300 2004 6808 1736 5072 Legenda: n° totale di infortuni sul lavoro Anno: Totale Femmine Maschi 1999 61.0 33.5 79.3 2000 65.3 38.5 82.0 2001 64.6 37.8 81.9 2002 62.4 38.2 78.3 2003 61.5 36.8 79.1 Legenda: rapporto tra infortuni sul lavoro e 1000 occupati DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO L’indicatore può essere rappresentato dal valore assoluto del numero di infortuni e di infortuni mortali registrati in un anno, suddivisi per genere ed eventualmente per categoria di attività economica, oppure dal rapporto tra infortuni e numero di occupati, espresso come infortuni/1000 occupati. Viene utilizzato anche il tasso relativo degli infortuni mortali, inteso come n° di infortuni mortali/1000 infortuni totali. I dati provinciali relativi agli infortuni, totali e mortali, opportunamente suddivisi, si possono trovare sul sito dell’INAIL (31.2), i dati relativi agli occupati nelle banche dati di Unioncamere E.R. (31.3) o presso l’Osservatorio del mercato del lavoro della Provincia (31.4) o presso Istat. 86 Appendici 87 88 ECI (European Common Indicators, CE/DG Ambiente-EEA) 1. Soddisfazione dei cittadini rispetto alla comunità locale; 2. Contributo locale al cambiamento climatico globale; 3. Mobilità locale e trasporto passeggeri; 4. Disponibilità di aree verdi e servizi locali per i cittadini; 5. Qualità dell’aria ambiente a livello locale; 6. Spostamenti degli scolari verso e dalla scuola; 7. Gestione sostenibile degli Enti e delle Imprese locali; 8. Inquinamento acustico; 9. Uso sostenibile del territorio; 10. Prodotti che promuovono la sostenibilità. (vedi http://europa.eu.int/comm/environment/urban/common_indicators.htm) Bibliografia. 1.1 – ARPA Sez. di Piacenza, Provincia di Piacenza, “Rapporto sulla qualità delle acque superficiali della provincia di Piacenza”, Note d’Ambiente, Piacenza 2003. 1.2 – ARPA Sez. di Piacenza , dati indici LIM, IBE, SECA 2002, 2003, 2004. 2.1 – Regione Emilia Romagna, “Piano Regionale di tutela delle acque”, CR N°633 del 22.12.2004, http://www.ermesambiente.it/PianoTutelaAcque/ 3.1 – Regione Emilia Romagna, “Piano Regionale di tutela delle acque”, CR N°633 del 22.12.2004, http://www.ermesambiente.it/PianoTutelaAcque/ 3.2 – ARPA Piacenza, dati di piezometria 2002 – 2003 – 2004. 3.3 – Provincia di Piacenza: OPS, banca dati: “Rete regionale di controllo delle acque sotterranee”, http://www.provincia.pc.it/ops/utenti/banche_dati.aspx . 4.1 – Regione Emilia Romagna, “Disposizioni in materia di inquinamento acustico”, http://www.regione.emilia-romagna.it/ambiente/main_acustica.htm 5.1 – ARPA Sez. di Piacenza, Provincia di Piacenza, “La qualità dell’aria nella provincia di Piacenza, rapporto 2003” e precedenti. http://www.arpa.emr.it/Piacenza/report_aria2003.htm 5.2 – Provincia di Piacenza: OPS, banca dati: “Qualità dell’aria della provincia di Piacenza” (1996 – 2002), http://www.provincia.pc.it/ops/utenti/banche_dati.aspx. 6.1 – Lega P., “Il bilancio dei gas serra nella provincia di Piacenza”, OPS Rapp. Int. N° 01/04, Gennaio 2004 http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/04_01.pdf 6.2 – APAT, Servizi per l’ambiente - Banca dati delle emissioni provinciali in atmosfera, http://193.206.192.204/aree/atmosfera/emissioni/bdEMI/ 7.1 – Gazzola G., Keble G., Rossi L., “Rapporto sull’aggiornamento della base dati di sintesi dei PRG. Anno 2003”, Estratto Gennaio 2004, Provincia di Piacenza, Area programmazione Territoriale, http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/Estratto_agg_03.pdf 89 8.1 – Lega P., “Stima della variazione della superficie urbanizzata in provincia di Piacenza con l’aiuto di immagini satellitari ad altissima risoluzione.”, OPS Rapp. Int. N° 22/04, Dicembre 2004. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_22.pdf 8.2 – APAT-CTNTES, “Indicatori: urbanizzazione e infrastrutture”, http://ctntes.arpa.piemonte.it/Indicatori/Uso_urbanizzazione%20.htm. 9.1 – MIPAF, “Inventario nazionale delle foreste e del carbonio”, http://www.ifni.it/ 9.2 – ISTAT,” Superficie forestale per zona altimetrica e regione”, http://www.istat.it/dati/catalogo/rapporto2004/tavole/244.xls 9.3 – Regione ER, “Carta dell’uso reale del suolo 1976”, “Carta dell’uso reale del suolo 1994”. 9.4 – C. Pellegrini - D. Teodori, "Evoluzione dell'uso del suolo nella provincia di Piacenza nel periodo 1976-1994", OPS Rapp.Int. N° 13/04, Luglio 2004 http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_13.pdf 10.1 - B. Romano, G. Tamburini, “Gli indicatori di frammentazione e di interferenza ambientale nella pianificazione urbanistica.”, XXII Conf. Italiana di Scienze Regionali, 2001. http://www.lifeeconet.com/appendices/chapter5/disseminationmaterial/Published%20papers%20a nd%20books/Row20Gli%20indicatori%20di.pdf 10.2 – Lega P., “La frammentazione infrastrutturale del territorio nella provincia di Piacenza”, OPS Rapp. Int. N° 05/04, Marzo 2004; http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_05.pdf 11.1 - “SINANET. Catalogo degli indicatori”, APAT, Agenzia Prot. Ambiente e Serv. Tecnici, http://www.sinanet.apat.it/CatalogoIndicatori/default.asp. 11.2 – Lega P., “Evoluzione delle aree naturali protette in provincia di Piacenza”, OPS Rapp. Int. N° 17/04, Settembre 2004. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_17.pdf 11.3 - “Classificazione delle aree naturali protette”, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, http://www.minambiente.it/Sito/settori_azione/scn/sap/classificazione.asp. 11.4 – “Regione Emilia Romagna – Rete Natura 2000”, http://www.regione.emiliaromagna.it/natura2000/. 12.1 – Valore aggiunto ai prezzi di base delle province dell’Emilia Romagna. Fonte Istat., Unioncamere E.R., http://www.rer.camcom.it/datiecon/db/contieco/province/valaggiu/ 13.1 – Infocamere: banca dati “Movimprese”, http://www.infocamere.it/movi_search.htm 14.1 – SINCERT: banca dati, http://www.sincert.it/. 14.2 – APAT, Elenco organizzazioni registrate EMAS http://www.apat.gov.it/certificazioni/site/it-IT/EMAS/Elenco_organizzazioni_registrate_EMAS/. 15.1 – Lega P., “Il bilancio energetico in provincia di Piacenza.”, OPS Rapp. Int. N° 08/04, Aprile 2004. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_08.pdf 15.2 – Lega P., “L’intensità energetica delle provincia di Piacenza.”, OPS Rapp. Int. N° 18/04, Ottobre 2004. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_18.pdf 15.3 – Unioncamere E.R., Banca dati, http://www.rer.camcom.it/datiecon/guida/. 90 15.4 – Ministero delle Attività produttive – Vendite provinciali dei prodotti petroliferi, https://dgerm.attivitaproduttive.gov.it/dgerm/venditeprovinciali.asp; Consumi provinciali di gas naturale (dal 2004), https://dgerm.attivitaproduttive.gov.it/dgerm/consumigasprovinciali.asp 16.1 - Lega P., “Il bilancio energetico in provincia di Piacenza.”, OPS Rapp. Int. N° 08/04, Aprile 2004. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_08.pdf 16.2 – Unioncamere E.R., Banca dati, http://www.rer.camcom.it/datiecon/guida/. 16.3 – GRTN, http://www.grtn.it/ita/statistiche/regioni.asp?ANNO=2003&AREA=PC 16.4 - Ministero delle Attività produttive – Vendite provinciali dei prodotti petroliferi, https://dgerm.attivitaproduttive.gov.it/dgerm/venditeprovinciali.asp; Consumi provinciali di gas naturale (dal 2004) https://dgerm.attivitaproduttive.gov.it/dgerm/consumigasprovinciali.asp 17.1 – Provincia di Piacenza, ARPA Piacenza, “Osservatorio Provinciale sui Rifiuti”, http://195.62.164.242/piacenza/opr/index.htm 17.2 - Relazione sullo stato dell’ambiente della Regione Emilia Romagna 2004. Regione E.R., ARPA; http://www.ermesambiente.it/rsa2004/data/home.htm 18.1 – “Comuni Ricicloni. Ed. 2005”, Legambiente e Min. Ambiente e Tut. Territorio, http://www.ecosportello.org/download/DossierCR2005.pdf 18.2 – Provincia di Piacenza, ARPA Piacenza, “Osservatorio Provinciale sui Rifiuti”, http://195.62.164.242/piacenza/opr/index.htm 18.3 – Relazione sullo stato dell’ambiente della Regione Emilia Romagna 2004. Regione E.R., ARPA; http://www.ermesambiente.it/rsa2004/data/home.htm 19.1 – Regione Emilia Romagna - Agenzia dei Trasporti Pubblici “Monitoraggio del http://www.regione.emiliatrasporto pubblico locale – luglio 2005”; romagna.it/wcm/ERMES/Canali/trasporti/trasporti_urbani_extraurbani/report_2005/Relazione%20A TP0_05.pdf 19.2 – Tempi S.p.A. Piacenza “Guida Oraria” (dal 15/09/05), consultabile anche alla pagina http://www.tempi.piacenza.it/trasporto_pubblico/orari/index.asp 20.1 – ACI, Autoritratto 2004 (dati su veicoli circolanti, immatricolati, ecc.), http://online.aci.it/acinet/cd/datiestatistiche/Frame_Autoritratto_04.asp 20.2 - Unioncamere,Banche dati: Trasporti stradali, veicoli circolanti, nuovo di fabbrica. http://www.rer.camcom.it/datiecon/db/trasport/stradali/aci/ 20.3 – Regione E.R., Le Regione in cifre. Statistica self-service. http://rersas.regione.emilia-romagna.it/statexe/popolazione.htm 20.4 – Lega P., “Il tasso di motorizzazione come indicatore di sostenibilità in provincia di Piacenza”, OPS Rapp. Int. N° 03/05, Febbraio 2005. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/05_03.pdf 21.1 – Unioncamere, Banche dati: Incidenti stradali. http://www.rer.camcom.it/datiecon/db/trasport/stradali/incident/ 21.2 – ACI, Serie storiche sull’incidentalità stradale, http://www.aci.it/wps/portal/.cmd/cs/.ce/155/.s/1104/_s.155/1104 21.3 - ACI, Autoritratto 2004 e precedenti (dati su veicoli circolanti, immatricolati, ecc.), http://online.aci.it/acinet/cd/datiestatistiche/Frame_Autoritratto_04.asp 91 21.4 – Lega P., „L’incidentalità stradale e la qualità della vita.“, OPS Rapp. Int. N° 06/05, Aprile 2005. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/05_06.pdf 22.1 – Regione Emilia Romagna, La Regione in cifre, http://rersas.regione.emilia-romagna.it/statexe/popolazione.htm; http://www.regione.emilia-romagna.it/statistica/tabelle/reg_pop.htm; http://www.regione.emilia-romagna.it/statistica/cens2000_popolazione.htm. 22.2 – ISTAT: censimento 2001, http://dawinci.istat.it/MD/. 23.1 – UNDP, “Human Development Report”, New York 2005, http://hdr.undp.org/reports/global/2005/pdf/HDR05_HDI.pdf 23.2 – Università di Modena e Reggio, CAPP (Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche), “Tributi locali e distribuzione del reddito nei Comuni dell’Emilia Romagna.”, Ottobre 2004. http://www.capp.unimo.it/Forum/ENTILOCALI/Tributilocali_Morciano.pdf 23.3 – ANCITEL, “Le misure dei Comuni”, Banca dati statistica ad accesso riservato, http://www.ancitel.it/miscom/misure.cfm 23.4 – World Bank, “World Development Indicators 2005” e precedenti, http://devdata.worldbank.org/wdi2005/Cover.htm 23.5 - Banca d’Italia, “I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2004” e precedenti, http://www.bancaditalia.it/statistiche/ibf/statistiche/ibf/pubblicazioni/boll_stat/suppl_07_06.pdf 24.1 – ISTAT, “La povertà relativa in Italia nel 2004”, Famiglia e Società – Statistiche in breve, 6 Ottobre 2005. http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20051006_00/poverta04.pdf 24.2 – Ministero dell’Interno, Direzione Centrale per la documentazione e la statistica, Ufficio centrale di Statistica; Banca dati Sfratti; http://dait.interno.it/dcds/index.htm 25.1 – Regione Emilia Romagna, SCUOLAER, Banca Dati delle rilevazioni integrative, http://www.scuolaer.it/page.asp?Speciale=anagraficaScuole 25.2 – Regione Emilia Romagna, “Essere studenti 2005”, a cura di STUD.I.A.RE, http://www.scuolaer.it/page.asp?IDCategoria=213&IDSezione=2320&ID=56009 26.1 – Regione ER “Sistema Informativo delle politiche sociali: presidi e servizi socio – assistenziali in Emilia Romagna”. Anni 1999-2003. http://www.regione.emiliaromagna.it/ass_psociali/SIPS/Ind_pres/pubblicaz.htm 26.2 – Unioncamere ER banca dati: “Statistiche sanitarie: ospedalizzazione (1995 – 2001)”; “Statistiche sanitarie attività di Day Hospital degli istituti pubblici e privati accreditati (1995 – 2001)”; http://www.rer.camcom.it/datiecon/guida/. 26.3 – Ministero della salute - Banca dati: strutture pubbliche (2003), case di cura (2003); http://www.ministerosalute.it/servizio/datisis.jsp 26.4 – Regione ER, Salute ER, Servizi di ascolto e cura, http://www.saluter.it/wcm/saluter/bisogni/servizi_ascolto_cura.htm 26.5 - Regione Emilia Romagna. “Il Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia R. Dati 2004.”, http://www.saluter.it/wcm/saluter/pubblicazioni/tutte_le_pubblicazioni/allegati_sistema_sanitario/s ervizio_sanitario_regionale_lug05.pdf 27.1 – Lega P., “La mortalità per causa e genere in provincia di Piacenza.”, OPS Rapp. Int. N° 16/05, Settembre 2005. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/05_16.pdf 92 27.2 - Regione Emilia Romagna, Sistema Informativo Sanità e Politiche Sociali, Registro di Mortalità (ReM), http://www.regione.emilia-romagna.it/sas/rem/reportistica.htm 28.1 – Lega P., “L’accessibilità dei servizi pubblici locali.”, OPS Rapp. Int. N° 11/05, Giugno 2005. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/05_11.pdf 28.2 – “Indicatori Comuni Europei. Verso un profilo di sostenibilità locale.”, Rapporto Finale, Ambiente Italia, 2003, http://www.ecodallecitta.it/old/ago2003/agenda21/progettocei/ICE_Rapporto_Finale_draft.pdf 28.3 – “Aggiornamento della Base Dati di sintesi dei PRG: Anno 2003.”, http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/Estratto_agg_03.pdf 29.1 – Regione Emilia Romagna - Banca dati: Emilia Romagna Sociale: Associazionismo, http://www.emiliaromagnasociale.it/associa/ricerca.asp 29.2 – Regione Emilia Romagna - Banca dati: Emilia Romagna Sociale: Volontariato, http://www.emiliaromagnasociale.it/volontariato/ricerca.asp 29.3 – Regione Emilia Romagna - Banca dati: Emilia Romagna Sociale: Cooperazione sociale, http://www.emiliaromagnasociale.it/coop/ricerca.asp 30.1 – Regione Emilia Romagna, “La Regione in cifre”, Profilo statistico dell’Emilia Romagna: Lavoro; http://www.regione.emilia-romagna.it/statistica/tabelle/reg_lav.htm. 30.2 – ISTAT, Censimento 2001, http://dawinci.istat.it/MD/. 30.3 – Banca dati Unioncamere, Mercato del Lavoro, Forze di lavoro per sesso e condizione; http://www.rer.camcom.it/datiecon/guida/gui_49.htm 31.1 – Lega P., “Gli infortuni sul lavoro a Piacenza.”, OPS Rapp. Int. N° 8/05, Aprile 2005. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/05_08.pdf 31.2 – INAIL, Infortuni sul lavoro e malattie professionali denunciate, Banca Dati Statistica, http://bancadati.inail.it/prevenzionale/Denunciati.htm 31.3 – Forze di lavoro. Dati annuali degli occupati per sesso e posizione nella professione e settore di attività economica. Province dell’Emilia Romagna. http://www.rer.camcom.it/datiecon/guida/gui_49.htm 31.4 – Osservatorio sul mercato del Lavoro. Provincia di Piacenza. http://www.provincia.piacenza.it/dettaglio_sez.asp?IdSAT=331&Txt=Osservatorio%20mercato%2 0lavoro&Idat=12 Glossario. ACI: Automobile Club Italiano APAT: Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici ARPA: Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente BOD5: Domanda di Ossigeno biochimica nei primi 5 giorni BUS: Base Urbanistica Sovracomunale; database digitale dei Piani Regolatori comunali della provincia di Piacenza. CH4: metano CO: monossido di Carbonio o Ossido di Carbonio CO2: Biossido di Carbonio o Anidride Carbonica COD: Domanda di Ossigeno chimica 93 COP3: 3° Conferenza delle Parti della Convenzione Internazionale sui Cambiamenti Climatici (1997, Kyoto) dB: decibel, unità di misura dell’intensità sonora DH: Day Hospital. DSM: Dipartimento Sanità Mentale. ECI: European Common Indicators, Indicatori comuni europei EMAS: Certificazione Europea di ecogestione e audit Euro1, Euro2, Euro3, Euro4: standard di emissione di inquinanti atmosferici dagli autoveicoli secondo Direttive Europee successivamente recepite dalle legislazioni nazionali degli Stati membri. FER: fonti energetiche rinnovabili GIS: Sistema Informativo Geografico; software dedicato alla gestione dei dati geografici e della cartografia digitale GRTN: Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale GWP: Global Warming Product, capacità di riscaldamento globale rapportata a quella dell’Anidride Carbonica IBE: Indice Biotico Esteso. Misura l’effetto della qualità chimica e chimico – fisica delle acque sui macroinvertebrati che vivono nell’alveo dei fiumi. La presenza o l’assenza di determinati classi di questi organismi permettono di classificare il corso d’acqua in una delle 5 classi di qualità IBE. INAIL: Istituto Nazionale di Assicurazione per gli Infortuni sul Lavoro Indice di vecchiaia: è il rapporto percentuale avente a numeratore la popolazione di 65 anni e più, e a denominatore quella di 0-14 anni. ISO: Organizzazione internazionale per le standardizzazioni Ktep: kilotep, migliaia di tonnellate di petrolio equivalente KWh: kilowattora, migliaia di wattora, unità di misura dell’energia elettrica prodotta o consumata LIM: Livello d’Inquinamento da Macrodescrittori. Considera la concentrazione nelle acque di parametri come nutrienti, sostanze organiche biodegradabili, ossigeno disciolto, inquinamento microbiologico; ad ogni parametro si assegna un punteggio, la cui somma è un valore che ricade in una delle 5 classi di qualità di questo indice. LR: legge regionale MATT: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio M€: megaeuro, milione di euro Mtep: megatep, milione di tonnellate di petrolio equivalenti MWh: megawattora, milioni di wattora, unità di misura dell’energia elettrica prodotta o consumata NACE: codifica europea dei settori di attività economica NFER:nuove fonti energetiche rinnovabili (solare, eolico, biomasse, biocombustibili) N2O: protossido di Azoto NOx: ossidi di Azoto O3: Ozono OPR: Osservatorio Provinciale Rifiuti OPS: Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo Piezometria: è la quota del pelo libero dell’acqua nel pozzo sul livello del mare. PIL: prodotto interno lordo PM10: frazione “inalabile” delle polveri totali sospese, di diametro < 10 micron. Popolazione residente: per ciascun comune è costituita dalle persone aventi dimora abituale nel comune, anche se alla data del censimento sono assenti perché 94 temporaneamente presenti in altro comune italiano o all’estero. PRG: Piano Regolatore Generale, strumento di pianificazione urbanistica del Comune PSC: Piano Strutturale Comunale, nuova forma del PRG secondo la LR 20/2000. PTCP: Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, strumento di pianificazione territoriale della Provincia PTS: Polveri Totali sospese. R.E.R.: Regione Emilia Romagna Rapporto di mascolinità: è il rapporto percentuale avente a numeratore la popolazione maschile residente e a denominatore la popolazione femminile residente. RD: Raccolta Differenziata RS: rifiuti speciali RSU: Rifiuti Solidi Urbani RU: rifiuti urbani Saldo migratorio: differenza tra il numero di iscritti e il numero di cancellati dai registri anagrafici dei residenti. Saldo naturale: differenza tra nati e morti nell’anno SAU: superficie agricola utilizzabile SECA: Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua. La classificazione si effettua incrociando i risultati derivanti da LIM ed IBE. SERT: Servizio per le Tossicodipendenze. SIC: siti di importanza comunitaria SIFIM: servizi di intermediazione finanziaria misurati indirettamente SINCERT: Sistema Nazionale per l'Accreditamento degli Organismi di Certificazione SIT: Sistema Informativo Territoriale, insieme dei database relativi alla pianificazione territoriale della provincia di Piacenza. SO2: Anidride Solforosa Soggiacenza: è la misura del pelo libero dell’acqua nel pozzo dal piano campagna. SSN: Servizio Sanitario Nazionale. Tasso di disoccupazione: è dato dal rapporto percentuale avente al numeratore la popolazione di 15 anni e più in cerca di occupazione e al denominatore le forze di lavoro della stessa classe di età. Tasso di mortalità: rapporto tra il numero dei decessi nell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000. Tasso di natalità: rapporto tra il numero dei nati vivi dell’anno e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000. tep: tonnellata di petrolio equivalente TPL: trasporto pubblico locale TSM: tasso standardizzato di mortalità; tasso di mortalità riportato ad una distribuzione di classi di età di riferimento UNFCC: Convenzione Internazionale sui Cambiamenti Climatici dell’ONU, firmata a Rio de Janeiro nel 1992 UTO: Unità Territoriali Omogenee. VA: valore aggiunto ZPS: Zone di Protezione Speciale 95