Rapporto di sostenibilità
della provincia
di Piacenza
2006
Amministrazione Provinciale di Piacenza
via Garibaldi 50, 29100 – PIACENZA.
www.provincia.pc.it
Agenda 21 Locale
Forum provinciale di Piacenza
http://www.agenda21pc.it/
Osservatorio Provinciale
sulla Sostenibilità dello Sviluppo
www.provincia.pc.it/ops/
1
Elaborazione dei dati e delle schede degli indicatori a cura di Paolo Lega e Camilla Pellegrini,
Amministrazione Provinciale di Piacenza
Supervisione tecnico-scientifica e relazione di sintesi a cura di Lorenzo Bono,
Ambiente Italia Srl, Milano
Consulenza scientifica di Antonio Bodini, Paolo Rizzi, Lorenzo Spagnoli
Comitato Scientifico dell’OPS
Con la collaborazione di ARPA, Sezione Provinciale di Piacenza
e con il cofinanziamento del
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
In copertina: Paesaggio su M. Aldone.  Sergio Guglieri, CAI Piacenza
Stampato presso Punto Grafico, Piacenza.
Su carta riciclata
Aprile 2006
2
Rapporto
di sostenibilità
della provincia di Piacenza
2006
Sommario
Legenda
Presentazione
Relazione di sintesi
p. 4
p. 5
p. 7
Dimensione ambientale
1. Stato ecologico dei corsi d’acqua
2. Consumo di acqua pro capite
3. Livello della falda idrica
4. Comuni con classificazione acustica
5. Qualità dell’aria
6. Emissioni di gas serra
7. Destinazione prevista dell’uso del suolo
8. Frazione reale di territorio urbanizzato
9. Superficie forestale
10. Indice di frammentazione del territorio
11. Aree naturali tutelate sul totale
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Dimensione economica
12. Ricchezza prodotta
13. Sistema delle imprese
14. Imprese ed Enti con certificazione ambientale
15. Intensità energetica del PIL
16. Energia da fonti rinnovabili
17. Quantità annuale di rifiuti prodotti
18. Percentuale di raccolta differenziata
19. Velocità commerciale del trasporto pubblico locale
20. Tasso di motorizzazione
21. Tasso di incidenti stradali
Dimensione sociale
22. Dinamica della popolazione
23. Indice di disuguaglianza del reddito
24. Popolazione sotto il livello di povertà
25. Abbandono scolastico
26. Strutture socio assistenziali e sanitarie
27. Tassi standardizzati di mortalità
28. Accessibilità dei servizi urbani
29. Associazioni di volontariato
30. Tasso di disoccupazione
31. Incidenti sul lavoro
Appendici: ECI, Bibliografia, Glossario
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Legenda delle tabelle e delle schede.
Valutazioni di merito:
Situazione
☺
"
#
$
Situazione positiva
Criticità moderata o inferiore alla
media o situazione incerta
Criticità elevata o superiore alla
media o situazione negativa
Necessita di ulteriori indagini
Tendenza nel tempo
☺
"
#
$
Migliora
Tendenza non evidente (stabile,
oscillante)
Peggiora
Non valutabile per assenza di serie
storiche
Intestazione e riferimenti delle schede:
R
ECI n° 8
TEMA
TITOLO DELL’INDICATORE
Classificazione dell’indicatore
nel modello DPSIR
(Determinanti-PressioniStato-Impatto-Risposte)
Colore della Dimensione
(ambientale, economica,
sociale)
Numero progressivo degli
indicatori
Eventuale presenza
dell’indicatore nel set ECI
(European Common Indicators)
(vedi Appendice)
(12.3) Nota bibliografica (vedi i riferimenti in Appendice)
4
2
Presentazione
Questo primo Rapporto di Sostenibilità della provincia di Piacenza rappresenta
l’inizio di una azione di monitoraggio della sostenibilità dello sviluppo del
sistema piacentino alla quale l’Amministrazione Provinciale intende dedicare
permanentemente la propria attenzione.
E’ ormai convinzione comune che lo sviluppo del sistema socio economico
globale e locale stia accumulando limiti e contraddizioni in grado di
comprometterne profondamente la sostenibilità, o in altri termini la capacità di
sopravvivere e di garantire a lungo il benessere delle generazioni future; il
processo di Agenda 21, avviato a Rio de Janeiro nel 1992 e ormai diffuso a
livello locale in gran parte del pianeta, ci ha d’altra parte chiarito che la
sostenibilità dello sviluppo non è più pensabile come una semplice questione di
tutela dell’ambiente, ma coinvolge tutte le dimensioni della vita: la dimensione
ambientale, quella economica, quella sociale ed istituzionale. Certamente non
può esserci futuro per una società che sta consumando ad alta velocità le
proprie risorse naturali esauribili o produce più rifiuti di quelli che è in grado di
metabolizzare, o inquina in modo irreversibile il proprio ambiente di vita; ma
allo stesso modo non ha futuro un sistema sociale che incrementa le
disuguaglianze di reddito o la disparità di genere, che calpesta i diritti
fondamentali delle fasce più deboli della popolazione o delle minoranze di ogni
tipo, o che riduce l’accesso al lavoro, all’istruzione e agli altri servizi di base, o
che invade il territorio con più infrastrutture e veicoli di quanti ne possa
sopportare, e così via.
La sostenibilità dello sviluppo è dunque diventata un concetto multidisciplinare e
come tale richiede un approccio complesso e integrato.
Ecco dunque da dove nasce l’idea di questo Rapporto di Sostenibilità, dalla
necessità di monitorare lo sviluppo della nostra società locale, osservandola
secondo tutte le dimensioni della sua esistenza: l’ambiente, l’economia, la
socialità; osservandola con un sistema di indicatori quantitativi che siano
facilmente calcolabili e aggiornabili, tali da essere letti e compresi da un vasto
pubblico di utenti, popolabili con banche dati costantemente aggiornate, di
pubblico accesso e consultabili da ogni cittadino. Il Rapporto è rivolto, infatti,
non solo agli Amministratori e alle Istituzioni, ma anche ai Tecnici, alle Aziende
e agli operatori economici, al mondo della cultura e dell’istruzione, alle
Associazioni, a tutti i Cittadini che vogliono partecipare attivamente alla vita
della collettività.
Questo Rapporto d’altra parte non pretende di costituire una analisi globale e
compiuta della realtà piacentina, ma solo un primo, concreto strumento di
lavoro, da migliorare, modificare e integrare nelle proprie edizioni successive; il
Rapporto si basa su 31 indicatori, il cui elenco è stato selezionato attraverso un
percorso partecipativo che ha coinvolto il Comitato di Collegamento
dell’Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo, e pertanto in esso
tutti i soggetti attivi del Forum provinciale di Agenda 21 Locale: alla luce di
questo primo importante risultato e con il medesimo criterio partecipativo,
dovremo cercare per le prossime edizioni di affinare l’analisi e di arricchire lo
schema degli indicatori e l’insieme delle fonti informative.
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Il Rapporto dipinge sia le luci che le ombre della realtà piacentina: tra le criticità
risaltano l’inquinamento dell’aria, le emissioni serra, lo stato ecologico dei corsi
d’acqua, i consumi idrici, l’abbassamento delle falde, la dinamica del consumo di
suolo, la produzione di rifiuti, i tassi di motorizzazione e di incidenti,
l’invecchiamento della popolazione, la dinamica delle disuguaglianze
economiche, l’accessibilità dei servizi urbani... Dal Rapporto tuttavia emergono
anche numerosi aspetti positivi dello sviluppo della nostra provincia:
l’incremento della superficie forestale, la crescita della raccolta differenziata, la
dinamica della produzione di ricchezza e della attività imprenditoriale,
l’attenzione delle imprese all’ambiente, i tassi di disoccupazione, il fenomeno
dell’associazionismo e del volontariato...
E’ dunque proprio da queste luci ed ombre, limiti ed opportunità, che dobbiamo
partire per calibrare meglio le nostre scelte collettive e i nostri comportamenti
individuali, per tutelare e valorizzare più fermamente le nostre risorse, il nostro
ambiente, l’equità e la solidarietà, i diritti di tutti. Insomma per costruire una
provincia realmente capace di futuro.
Il nostro ringraziamento va a tutti i componenti del Forum di Agenda 21 Locale
e del Comitato di Collegamento dell’OPS, agli Enti, agli operatori economici, alle
Associazioni, ai cittadini che ci hanno aiutato nel formulare il percorso di lavoro;
un ringraziamento particolare va alla Società Ambiente Italia di Milano che ci ha
fornito consulenza e supervisione competente e puntuale, al Comitato
Scientifico dell’OPS che ci ha consigliato in questa impresa e ad ARPA che ci ha
supportato efficacemente nelle analisi ambientali.
L’Assessore alla Programmazione
L’Assessore all’Ambiente
Alberto Borghi
GianLuigi Ziliani
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Relazione di sintesi
Questo Rapporto di Sostenibilità è stato elaborato utilizzando schemi, indicatori e
classificazioni già ampiamente validate a livello nazionale e internazionale: gli indicatori
sono stati selezionati attraverso un processo partecipativo che ha coinvolto il Comitato di
Collegamento dell’OPS, a partire dalle griglie di indicatori di UNDP, OECD, World Bank, CE
(DG Ambiente), EEA, APAT; la classificazione degli indicatori fa riferimento alle sezioni
tematiche di Agenda 21, allo schema UNDP, al modello DPSIR (Determinanti-PressioniStato-Impatti-Risposte) dell’OECD e al set ECI degli Indicatori Comuni Europei.
Lo schema di analisi è stato suddiviso nelle tre dimensioni di Agenda 21: la dimensione
ambientale, quella economica e quella sociale e istituzionale; ad ogni dimensione è stato
attribuito un numero simile di indicatori suddivisi per temi, ed ogni indicatore è stato
illustrato da una scheda in cui si è cercato di descrivere sia la situazione della realtà
piacentina, sia la tendenza del fenomeno nel tempo, attribuendo ad ognuno dei due
aspetti il relativo giudizio di merito.
Le schede costituiscono una valutazione estremamente sintetica del problema, visualizzata
attraverso simboli grafici (gli “smiles”), tabelle e figure, un breve testo di commento ed
una descrizione delle procedure di calcolo; ulteriori approfondimenti sono rintracciabili nei
riferimenti bibliografici.
La dimensione ambientale.
A confronto con le altre realtà emiliane, la situazione della destinazione urbanistica in
provincia di Piacenza non sembra costituire al 2003 ancora un fattore limitante: la
percentuale di suolo che i singoli piani regolatori comunali destinano complessivamente ad
aree residenziali (2,4%) e produttive (1,2%) è mediamente inferiore a quella di tutte le
altre province dell’Emilia Romagna. Per contro, la superficie procapite destinata
all’urbanizzazione risulta tra le più alte della regione. Per altro verso si distingue invece un
52% di territorio destinato a zone di tutela relative soprattutto ad aree boscate e corsi
d’acqua. I dati cartografici mostrano una superficie forestale molto estesa ed in costante
aumento, quasi esclusivamente a spese del suolo agricolo. La porzione di territorio
occupata da foreste è passata dal 23% del 1976 al 29% del 2003.
Per quanto riguarda, invece, le aree sottoposte a specifiche tutele sono soltanto un
migliaio gli ettari (lo 0,4% della superficie provinciale complessiva) in cui sono stati istituiti
Parchi e Riserve naturali – così come definiti dal Ministero dell’Ambiente - mentre è molto
più estesa la superficie occupata da “Siti di Importanza Comunitaria” (SIC) e “Zone di
Protezione Speciale” (ZPS) della rete europea Natura 2000: gli ettari riconosciuti dalla
Regione Emilia Romagna e dalla CE sono circa 26.000. Considerando pertanto Parchi,
Riserve, Oasi di protezione faunistica (Isola de Pinedo), SIC e ZPS, e al netto delle
superfici condivise, la superficie complessiva, diversamente tutelata, risulta essere di oltre
26.000 Ha, pari al 10,1% del territorio provinciale.
Sebbene l’antropizzazione del territorio non sia particolarmente marcata, occorre porre
seria attenzione alla tendenza degli ultimi anni che vede un deciso aumento delle superfici
destinate ad attività umane, soprattutto delle zone destinate ad uso produttivo, aumentate
del 17% tra il 2000 ed il 2003. La tendenza è confermata anche dall’analisi dell’uso reale
del suolo. Nei sette anni che vanno dal 1996 al 2003 la superficie effettivamente
urbanizzata è passata dagli 8.000 ettari del 1996 ai circa 8.800 del 2003. Le aree
residenziali sono aumentate di circa 290 Ha, mentre quelle produttive di 490 Ha.
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È inoltre da tenere presente che una forte espansione di queste aree comporta una
contestuale crescita della rete di infrastrutture che, per loro natura, tendono a
frammentare il territorio e rappresentano un ostacolo all’interazione e allo scambio
biologico tra le contigue unità ambientali. I valori più elevati dell’Indice di Frammentazione
caratterizzano i comuni di Piacenza e Fiorenzuola, sia a causa della estensione della rete
ferroviaria e stradale che della elevata densità di frammentazione del territorio prodotta,
mentre i comuni con i valori più bassi sono quelli situati nelle aree montane più meridionali
(Zerba, Ottone, Cerignale, Corte Brugnatella) che, pur avendo una rete stradale piuttosto
estesa, presentano una bassa densità di frammentazione e rivelano così una buona
condizione di integrità territoriale dell’ecosistema.
Una tra le componenti ambientali che risente maggiormente delle forti pressioni esercitate
dalla continua crescita dell’economia e dell’antropizzazione del territorio è l’aria.
L’inquinamento atmosferico è sicuramente un problema che si sta acutizzando, soprattutto
nel Capoluogo. Accanto ad una diminuzione sensibile delle concentrazioni di alcune
sostanze inquinanti come SO2 e CO, permangono situazioni critiche in cui sono
abbondantemente superate le soglie di qualità dell’aria fissate dalla normativa, in
particolare per quanto riguarda l’Ozono e le polveri sottili (PM10). Nel periodo in esame
(1997-2003) la soglia oraria di informazione per l’Ozono è stata superata ripetutamente
ogni anno sia nel Capoluogo che a Castel San Giovanni, e proprio nel 2003 sono stati
rilevati i risultati peggiori. Anche il PM10 misurato nelle due centraline urbane di Piacenza
supera ormai costantemente da diversi anni il valore obiettivo per la protezione della
salute previsto per il 2005. Nel 2003, inoltre, entrambe le centraline hanno registrato un
numero di superamenti del limite orario del PM10 nettamente superiore ai 35 previsti dalla
normativa.
Un'altra tra le pressioni più consistenti è quella esercitata sulle risorse idriche da parte di
tutti i settori economici. Complessivamente, la provincia di Piacenza registra un consumo
pro capite di acqua di 1.451 litri/giorno, il più alto tra le province emiliane dopo Ferrara. I
consumi civili pro capite (268 litri al giorno) sono inferiori solo a quelli di Parma e Rimini.
Stesso discorso per il settore industriale, che con 359 m3 annui per occupato supera il
valore medio regionale, e per quello agricolo, dove ogni anno vengono utilizzati 804 m3 di
acqua per Ha di Superficie Agricola Utilizzata, valore inferiore solo a quelli di Ferrara e
Reggio. L’elevato consumo lordo non è peraltro da imputare alla scarsa efficienza del
sistema di distribuzione in quanto le perdite apparenti sono stimate intorno al 20% del
consumo lordo totale, valore non molto alto e, comunque, inferiore alla media regionale.
Questi rilevanti e crescenti prelievi idrici soprattutto dal sottosuolo sono una tra le
principali cause che negli ultimi dieci anni hanno prodotto un generale abbassamento della
falda acquifera, con una riduzione media provinciale di 1,6 metri. In particolare, risulta
fortemente depressa la parte sottostante al conoide del Torrente Nure, compresa in
un’area che si estende tra i comuni di Piacenza, Podenzano, S. Giorgio e Pontenure.
L’abbassamento medio della falda è decisamente preoccupante poiché rivela una
significativa compromissione quantitativa dell’acquifero in tutta l’area della pianura
centrale.
Le acque superficiali, invece, denotano una situazione mediamente sufficiente, con una
qualità buona a quasi tutte le altezze del Trebbia, del Nure, dell’Aveto e del Vezzeno nel
bacino del Chiavenna. Il Tidone ha una qualità buona nel suo tratto superiore, che però
diventa solo sufficiente verso la foce. Per i torrenti Ongina, Chero e Chiavenna e per il
Fiume Po la qualità è invece solo sufficiente. Più critica la situazione dell’Arda, che sebbene
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nel suo tratto più alto riveli una qualità buona, verso la confluenza in Po diventa scadente,
come pure scadente è la qualità del Riglio e del Cavo Fontana, mentre è addirittura
pessima la situazione del R. Bardonezza, del T. Boriacco e del tratto più basso del Luretta.
Nell’ultimo anno però la tendenza media dell’andamento dell’indice SECA, che esprime lo
Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua, è negativa: in 13 punti su 23 (tra cui 3 con qualità
scadente o pessima) l’indice rimane costante, mentre in 7 peggiora e soltanto in 3
migliora.
In netto ritardo il controllo e la prevenzione dei livelli di inquinamento acustico, con la
classificazione acustica dei Comuni che è stata avviata a fatica in provincia. A fine 2002,
termine previsto dalla legge regionale, solo il Comune di Vernasca aveva provveduto ad
approvare il Piano di classificazione acustica. Nonostante negli ultimi 2 anni vi siano
incoraggianti segnali di un maggiore interesse da parte delle amministrazioni locali al
problema, a fine 2005 risulta che abbiano approvato, o soltanto adottato, il Piano appena
14 Comuni su 48, di cui soltanto 6 in via definitiva.
Per quanto riguarda, infine, le emissioni di CO2, la provincia di Piacenza risulta essere fra
quelle con i valori più elevati di tutta la regione, sia in termini assoluti che pro capite. Tra
le cause principali, l’elevata produzione termoelettrica che contribuisce per circa la metà
delle emissioni provinciali (oltre 3,3 milioni di ton/anno). A questo si aggiunge la tendenza
del tutto negativa riscontrata nel decennio 1990-2000, quando l’incremento del 17% delle
emissioni è stato leggermente superiore anche alla forte crescita media regionale.
L’obiettivo di Kyoto di riduzione del 6,5% entro il 2012 sembra essere sempre più lontano.
La dimensione economica.
Il valore aggiunto prodotto in media da ogni abitante della provincia di Piacenza nel corso
del 2002 è stato di 21.486 €, uno dei più bassi tra le province emiliane, ma superiore di
circa un terzo rispetto alla media nazionale. La crescita media annua registrata tra il 1995
ed il 2002 è stata, invece, leggermente più alta (5,1%) rispetto alla media regionale.
Nonostante il ritardo rispetto agli altri sistemi economici regionali l’economia piacentina
mostra, comunque, una situazione piuttosto florida, confermata dai bassi tassi di
disoccupazione che negli ultimi anni si sono attestati a livelli pressoché strutturali, inferiori
al 3% (vedi dimensione sociale).
La stessa capacità imprenditoriale risulta piuttosto sviluppata ed è caratterizzata da una
buona dinamicità: si contano 11,4 imprese ogni 100 abitanti, situazione nettamente
superiore al dato medio nazionale (8,7 imprese/100 ab) ed in linea con la media regionale
(11,3 imprese/100 ab).
Pur essendo un’economia orientata prevalentemente ai servizi (65% del valore aggiunto
prodotto), si nota una buona tenuta del settore industriale che, dopo la crisi di fine anni
novanta, mantiene il proprio contributo alla formazione del valore aggiunto intorno al
30%. Particolarmente dinamico il ramo delle costruzioni, che registra un aumento del
numero di imprese del 22,8% tra il 2000 e il 2004 e rappresenta quasi il 15% del totale
complessivo (un punto percentuale in più rispetto al dato nazionale), mentre incrementi
più contenuti riguardano l’industria manifatturiera (+3,5%). Manifattura e costruzioni
rappresentano il 27% delle imprese registrate in tutto il territorio provinciale, dato in linea
con la media nazionale.
Proprio dal mondo imprenditoriale sembra giungere un segnale positivo che si riscontra nel
crescente interesse verso l’adozione di sistemi di gestione ambientale certificati da un ente
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indipendente, che hanno registrato un incremento medio annuo del 60%. Ad oggi, in
provincia di Piacenza si contano 21 imprese certificate ogni 1.000 attive, il secondo valore
a livello regionale, dopo quello di Parma (28). Nonostante i buoni risultati in termini
relativi, occorre, comunque, ricordare la situazione di ritardo che caratterizza l’Italia in
questo campo: basti pensare a città del Nord Europa come Malmo e Stoccolma che nel
2001 contavano rispettivamente 79 e 56 certificazioni ogni 1.000 imprese. Il settore con il
maggior numero di certificazioni è quello alimentare, in prevalenza salumifici e industrie
della lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi. Buona anche la diffusione tra le
pubbliche amministrazioni, con quattro strutture comunali - Gragnano Trebbiense,
Piozzano, Agazzano, Sarmato – che hanno ottenuto la ISO 14001 - ed altre due - Sarmato
e Comunità Montana Valli del Nure e dell’Arda – certificate EMAS.
Ovviamente questi sono soltanto primi segnali che riguardano aspetti di tipo gestionale ed
aspettano una conferma negli anni futuri. I consumi energetici sono sensibilmente
diminuiti, anche in presenza di una crescita economica del territorio. Dapprima il calo è
stato piuttosto vistoso, essenzialmente a causa della diminuzione del consumo di olio
combustibile seguito ai processi di ristrutturazione industriale ed alla sostituzione con il
metano, mentre in seguito gli andamenti verso il basso sono stati più lenti. Il
“disaccoppiamento” tra crescita economica e consumo di energia sembra indicare la
direzione giusta, anche se, proprio nel 2002 (ultimo anno con dati disponibili), si è
manifestata una decisa inversione di tendenza, essenzialmente a causa di un aumento dei
consumi netti di olio combustibile nell’industria, mentre l’intensità energetica del settore
dei servizi si è mantenuta in leggera diminuzione.
La quota di energia proveniente da fonti rinnovabili è intorno al 10% dei consumi
complessivi e rappresenta il 31% dei consumi di elettricità. Il dato è significativamente
superiore alla media italiana e regionale, anche se è da ricondurre essenzialmente alla
produzione da piccolo idroelettrico (potenza installata inferiore ai 10 MW), mentre non si
conosce l’esatta consistenza del numero di impianti solari fotovoltaici e termici. La
produzione da idroelettrico è rimasta sostanzialmente stabile nel corso degli ultimi anni e
la crescita del suo peso percentuale è quasi esclusivamente dovuta alla diminuzione del
consumo interno lordo totale, anzi, negli ultimi 2 anni a fronte di un nuovo incremento dei
consumi si è registrata una contestuale riduzione della produzione.
Sotto altri aspetti, i dati mostrano una realtà un po’ diversa. La crescita economica
complessiva, ad esempio, non riesce a contenere la produzione di rifiuti urbani, aumentata
del 28% tra il 1996 ed il 2003, di pari passo con il contemporaneo aumento del valore
aggiunto, anche se in Regione Emilia Romagna la crescita dei rifiuti risulta essere più
veloce rispetto a quella della ricchezza prodotta. Nel 2003 la produzione pro capite in
provincia di Piacenza è pari a 582 kg per abitante, quasi il 12% in più rispetto alla media
nazionale, ma significativamente inferiore rispetto a quella regionale (642 kg/ab.) ed una
tra le più basse di tutte le province emiliane. Contestualmente alla crescita della
produzione di rifiuti si registra un aumento della raccolta differenziata, passata dal 23%
del 1998 al 32% del 2003. La percentuale è di gran lunga superiore alla media italiana
(20% circa) e supera anche quella emiliana (30%) ma non raggiunge l’obiettivo
provinciale del 35% previsto dal Decreto Ronchi, raggiunto invece da alcuni singoli comuni
come Caorso (71%), Monticelli (46%), Piacenza (40%), Castelvetro (39%), Gazzola
(38%), Agazzano (37%)….
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Tra gli altri significativi fattori di pressione, si nota una crescita decisa degli autoveicoli.
Mentre il tasso di motorizzazione della provincia di Piacenza nel 1992 era uno tra i più
bassi di tutta la Regione, nel 2003 arriva ad essere più vicino ai dati medi di quanto non lo
fosse dieci anni prima. I veicoli in circolazione ogni 100 abitanti salgono a 81, di cui 60
sono autovetture. In particolare, rispetto ai valori medi regionali, preoccupa l’anzianità del
parco autoveicoli piacentino: nel 2003 la percentuale di auto antecedenti i primi standard
europei sulle emissioni di sostanze inquinanti dai gas di scarico (ante 1993) era ancora del
34,2%.
Di pari passo con l’aumento della motorizzazione privata cresce il numero degli incidenti
stradali, passati dai 1.193 del 1991 ai 1.486 del 2003, anche se negli ultimi 3-4 anni si è
assistito ad oscillazioni che fanno pensare ad un rallentamento della tendenza, nonostante
nel 2003 gli incidenti siano tornati ad aumentare del 2%. A fronte di questa situazione, si
riscontra una certa stazionarietà, o una leggera diminuzione del numero annuale dei morti
e, per contro, un sensibile aumento del numero dei feriti. Il numero di morti annuali per
incidente stradale è passato infatti dai 69 della prima metà degli anni 90 ai 61 degli ultimi
3 anni; al contrario, il numero di feriti è aumentato da 1.750 a 2.150. Mentre, dunque, il
numero di morti si riduce probabilmente in relazione alla maggiore sicurezza dei veicoli ed
alle migliori norme di prevenzione, gli incidenti ed i feriti crescono in relazione all’aumento
dei veicoli in circolazione.
Uno dei modi per cercare di ovviare a questa pressione del trasporto privato è quella di
rendere maggiormente appetibile il servizio pubblico, in modo da creare una vera
alternativa, realmente competitiva. I dati disponibili, seppur non esaustivi, sembrano
indicare un buon livello prestazionale del trasporto pubblico, almeno per quanto riguarda
la velocità. Le velocità commerciali, infatti, registrano un valore medio provinciale di 24,9
Km/h che è superiore alla media regionale. La velocità media delle linee urbane si ferma a
18,4 Km/h, mentre quella delle linee suburbane ed extraurbane è, ovviamente, più
elevata: rispettivamente 32,1 Km/h e 37,1 Km/h.
La dimensione sociale.
La provincia di Piacenza conta 273.705 abitanti, pari al 6,6% della popolazione regionale.
Dopo una lunga fase di spopolamento durata oltre trent’anni, negli ultimi cinque anni gli
abitanti sono tornati ad aumentare grazie, in particolare, all’immigrazione proveniente
dall’estero. A partire dal 1999 il saldo migratorio positivo ha più che compensato un saldo
naturale di segno opposto, provocando un modesto ma progressivo aumento della
popolazione. Negli ultimi due anni, e in special modo nel 2004, questa tendenza alla
crescita sembra mostrare i primi segni di rallentamento a causa di una minore capacità
attrattiva dei movimenti migratori che non viene compensata dal modesto incremento del
saldo naturale (rimasto, comunque, negativo).
Il dato che preoccupa maggiormente, però, non riguarda tanto il numero di persone
quanto la loro età. La provincia di Piacenza, infatti, è caratterizzata da una natalità molto
bassa e da un contestuale fortissimo invecchiamento della popolazione che la porta ad
avere un saldo naturale negativo superiore almeno del 50-80% rispetto a quello regionale.
Negli ultimi 20 anni il calo del 5% della componente giovanile della popolazione è andato
di pari passo con un aumento del 6% degli ultrasessantacinquenni. Piacenza è una tra le
Province con i più alti indici di vecchiaia di tutta l’Italia centro-settentrionale.
L’aumento del numero di persone anziane si riflette in una vita media più lunga, anche se
il tasso di mortalità non sembra subire variazioni significative. Piuttosto, cambiano le
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diverse cause di mortalità. Negli ultimi 5 anni si nota una certa diminuzione della quota di
decessi per tumore (passati dal 31,1% al 28,2%, anche se alcune tipologie sono in
aumento), mentre rimane costante quella per malattie del sistema cardiocircolatorio ed
aumenta la quota di decessi per malattie dell’apparato respiratorio (dal 5,3% al 6,2%) e
per disturbi psichici (dal 2,3 al 3,2%). In particolare, la provincia di Piacenza si caratterizza
per tassi medi di mortalità dovuti a malattie del sistema cardiocircolatorio e tumori al
fegato che, soprattutto per quanto riguarda la componente femminile della popolazione,
sono i più alti fra tutte le altre AUSL della Regione.
Il sistema di copertura sociosanitaria chiamato a far fronte a tutti questi problemi è
piuttosto radicato sul territorio provinciale e presenta una dotazione strutturale superiore
alla media dell’Emilia Romagna, anche se sconta, in parte, la complessiva riorganizzazione
del sistema regionale. Tra il 2001 ed il 2003 si è assistito ad una lieve diminuzione di posti
letto e medici e ad un più consistente calo del personale sanitario ausiliario (-7,5%). Al
tempo stesso vi è stato un notevole potenziamento dei servizi territoriali e dell’assistenza
collettiva: sono aumentati del 10% i presidi per anziani e per disabili, del 20% quelli per la
multiutenza e del 40% quelli per adulti in difficoltà.
Per quanto riguarda le altre tipologie di servizi pubblici, ed in particolare la loro
accessibilità ai cittadini, si nota una certa differenza tra il Capoluogo, meglio servito, e gli
altri comuni della provincia. L’accessibilità delle aree verdi pubbliche vede i valori comunali
più alti a Piacenza (83%) e Borgonovo (78%), mentre nel 70% dei comuni provinciali la
popolazione che risiede in vicinanza di aree verdi è meno del 50%. Sempre Piacenza
(64%), questa volta insieme a Fiorenzuola (52%), è l’unico comune in cui più della metà
della popolazione ha facile accesso alle scuole pubbliche, mentre la media provinciale è del
43% (inferiore al valore medio “europeo” del 57%).
Questo fattore, ovviamente, è solo un aspetto del servizio scolastico. Lo testimoniano i
buoni livelli medi di attrazione che caratterizzano il sistema nel suo complesso. I fenomeni
di abbandono sono ormai quasi inesistenti per quanto riguarda la scuola dell’obbligo,
mentre per la secondaria superiore i tassi stimati sono inferiori al 10%, circa un terzo della
media nazionale, e si concentrano soprattutto nel primo anno di corso.
Ai servizi di pubblica utilità presenti sul territorio, si affianca una realtà legata
all’associazionismo ed al volontariato che è fortemente radicata nel tessuto sociale e
configura una vasta rete di solidarietà e di partecipazione. Le 194 associazioni di
volontariato presenti in provincia di Piacenza contano ben 51.000 aderenti dei quali circa
8.500 sono considerati “soci attivi”, mentre le 121 associazioni di promozione sociale
contano circa 39.700 soci. Considerando che spesso i soci fanno parte di più associazioni,
si può ritenere che l’associazionismo piacentino sia in grado di coinvolgere (più o meno
attivamente) almeno un quarto dell’intera popolazione provinciale.
Il mondo del lavoro, dopo il momento di difficoltà del 2001, seguito alla crisi più
significativa del 1997/98, sta vivendo un periodo di grande vivacità con una offerta di posti
di lavoro che riesce oramai a soddisfare quasi tutta la domanda presente sul territorio.
Negli ultimi anni i tassi di disoccupazione sono sensibilmente diminuiti, praticamente
dimezzandosi: si è passati da un tasso medio del 5,1% nel 2001 al 2.5% nel 2003, grazie
soprattutto ad una forte riduzione del tasso femminile, sceso dall’ 8,2% al 4%.
Sempre per quanto riguarda il mondo del lavoro, le ultime rilevazioni INAIL mostrano una
complessiva diminuzione del tasso di infortuni, ma un contestuale e preoccupante
aumento del numero di incidenti mortali, quasi raddoppiati tra il 2002 ed il 2003 (da 7 a
13), e nuovamente aumentati nel 2004. Dopo una crescita piuttosto significativa registrata
12
tra il 1999 ed il 2000, quando si sono raggiunti i 65,3 infortuni/1.000 occupati, il tasso di
infortuni sul lavoro è diminuito fino al valore di 61,5 nel 2003. In controtendenza gli
infortuni in agricoltura che, sebbene in diminuzione in valore assoluto, risultano in
aumento se rapportati agli occupati. In aumento anche gli infortuni nel settore delle
costruzioni.
La sostanziale tenuta del mercato del lavoro contribuisce, in qualche modo, a contenere
situazioni di particolare difficoltà economica delle famiglie come, ad esempio, gli sfratti per
morosità. Nel 2003 sono stati circa 1,3 ogni 1.000 famiglie residenti, valore
significativamente inferiore alla media regionale (1,8) e più basso di quello di tutte le altre
province emiliane. Tuttavia, in linea con quanto sta accadendo a livello regionale ed
italiano, nel corso degli ultimi anni si registra una tendenza all’aumento sia del numero di
sfratti per morosità che del loro peso percentuale sul totale.
Analogo è il quadro che emerge analizzando la distribuzione della ricchezza prodotta.
L’indice di Gini – tanto più alto quanto maggiori sono le disuguaglianze nella distribuzione
del reddito – calcolato per la provincia di Piacenza (0,30 nel 2002) risulta inferiore al
valore medio italiano (0,36 nel 2000) ed in linea con quello regionale (0,29). Quello che
preoccupa, in particolare, è la generale tendenza all’aumento delle disuguaglianze
economiche, in provincia (peraltro non particolarmente significativa, a causa della scarsità
di dati storici) come su tutto il territorio regionale e nazionale, che potrebbe portare a
situazioni future di maggiore disagio e malessere sociale, riflettendosi poi in possibili
tensioni e conflitti.
Tavola di sintesi.
Dimensione ambientale
Tema
Indicatore
ACQUA
1. Stato
ecologico dei
corsi d’acqua
2. Consumo di
acqua
3. Livello della
falda idrica
Situazione
Tendenza nel tempo
"
La situazione dei corsi d’acqua
della provincia di Piacenza è
mediamente sufficiente, mentre
le situazioni peggiori sono
quelle che riguardano il
Bardonezza, il Boriacco ed il
tratto più basso del Luretta.
#
In 13 punti di campionamento su
23 (tra cui 3 con qualità scadente
o pessima) l’indice rimane
costante, mentre in 7 peggiora e
solo in 3 migliora.
#
La pressione sulle risorse
idriche è consistente da parte di
tutti i settori. Si registra un
consumo pro capite di acqua di
1.451 litri/giorno, il più alto tra
le province emiliane dopo
Ferrara
$
Serie storica al momento non
disponibile
"
La falda risulta particolarmente
depressa nell’area compresa tra
i comuni di Piacenza,
Podenzano, S. Giorgio e
Pontenure, mentre presenta un
livello elevato nell’area tra i
comuni di Alseno e Besenzone,
tra Cadeo, Fiorenzuola e
Carpaneto, e in prossimità del
Po a Castelvetro.
#
Il confronto tra il livello della falda
nel 2004 e quello nel 1994
evidenzia un generale
abbassamento, con una riduzione
media di 1,6 metri.
13
Tema
Indicatore
RUMORE
Dimensione ambientale
4. Comuni con
classificazione
acustica
#
A fine 2005 risulta che abbiano
approvato, o soltanto adottato,
il Piano di classificazione
acustica soltanto 14 Comuni su
48.
#
La soglia oraria di informazione
per l’O3 è stata superata
ripetutamente, mentre il PM10
misurato nelle due centraline
urbane di Piacenza supera
abbondantemente i valori limite
previsti per la protezione della
salute
#
L’elevata produzione
termoelettrica è il principale
fattore che contribuisce a far sì
che la provincia di Piacenza
abbia il record regionale di
emissioni di CO2 pro capite (24
ton/abitante)
"
La superficie procapite
destinata ad uso residenziale e
produttivo è fra le più alte della
regione; molto estesa però
anche la superficie destinata a
tutele (boschi, acque)
☺
La percentuale di territorio
urbanizzato è del 3,4%: il 2,4%
è ad uso residenziale e l’1%
produttivo. Il valore è inferiore
alla metà del dato medio
regionale (7,5%).
ARIA
5. Qualità
dell’aria
Situazione
6. Emissioni di
gas serra
SUOLO
7. Destinazione
prevista dell’uso
del suolo
BIODIVERSITA’
8. Frazione reale
di territorio
urbanizzato
9. Superficie
forestale
☺
10. Indice di
frammentazione
del territorio
"
11. Aree naturali
tutelate
"
La superficie forestale
rappresenta il 29% del territorio
ed è pari a 28 Ha ogni 100
abitanti.
I valori più elevati dell’Indice di
Frammentazione caratterizzano
i comuni di Piacenza e
Fiorenzuola, mentre i comuni
con i valori più bassi sono quelli
situati nelle aree montane più
meridionali. Anche diversi
comuni della pianura e collina
centro occidentale presentano
valori contenuti dell’indice.
I 26.161 Ha complessivi, pari al
10,1% del territorio provinciale,
sono quasi esclusivamente SIC
e ZPS. Solo residuali i Parchi e
Riserve
14
Tendenza nel tempo
☺
La tendenza degli ultimi 2 anni
manifesta un crescente interesse
delle amministrazioni locali al
problema dell’inquinamento
acustico.
"
Migliorano le concentrazioni di CO
ed SO2, sostanzialmente stabili
quelle di NO2, mentre sono in
peggioramento quelle di 03 e
PM10.
#
Le emissioni di CO2 del decennio
1990-2000 crescono del 17%,
valore leggermente superiore
anche al forte incremento medio
regionale.
#
Deciso aumento delle superfici
destinate ad uso produttivo,
aumentate del 17% tra il 2000 ed
il 2003.
#
Dal 1996 al 2003 il territorio
urbanizzato è cresciuto del 9%,
con un aumento del 5% delle
aree residenziali e del 19% di
quelle produttive.
☺
La superficie forestale è passata
da 58.922 Ha del 1976 ai 62.753
Ha del 1994 (+6,5%), fino ai
75.927 Ha del 2003 (+21%).
$
Serie storica al momento non
disponibile
"
I Parchi e le Riserve sono stabili,
mentre sono in aumento SIC e
ZPS, cresciuti del 10% tra il 2000
ed il 2002.
Dimensione economica
Tema
Indicatore
ECONOMIA
12. Ricchezza
prodotta
13. Sistema
delle imprese
14. Enti e
imprese con
certificazione
ambientale
"
Il valore aggiunto prodotto
in media da ogni abitante è
di 21.486 €, uno tra i più
bassi tra le province
emiliane, ma superiore di un
terzo rispetto alla media
nazionale
"
La capacità imprenditoriale
risulta piuttosto sviluppata:
si contano 11,4 imprese ogni
100 abitanti, dato in linea
con quello regionale ma
superiore alla media
nazionale.
☺
Le imprese certificate sono
in tutto 59, circa 21 ogni
1000 imprese attive, il
secondo valore registrato in
tutta la Regione dopo quello
di Parma (28).
"
L’intensità energetica ha
beneficiato della sostituzione
dell’olio combustibile con il
metano avvenuta
nell’industria e si è
riavvicinata ai livelli medi
italiani di 200 tep per milione
di euro.
☺
La quota di energia da fonti
rinnovabili è pari al 10% dei
consumi complessivi. Il dato
è superiore alla media
italiana, anche se deriva
essenzialmente dalla
produzione da piccolo
idroelettrico, mentre non si
conosce l’esatta consistenza
del numero di impianti solari.
"
Nel 2003 la produzione pro
capite è stata di 582 kg per
abitante, quasi il 12% in più
rispetto alla media nazionale,
ma significativamente
inferiore rispetto a quella
regionale (642 kg/ab.).
"
La percentuale di raccolta
differenziata (32%) è di
gran lunga superiore alla
media italiana (20% circa) e
supera anche la media
emiliana (30%) ma non
raggiunge l’obiettivo di legge
del 35%.
ENERGIA
15. Intensità
energetica
Situazione
16. Energia da
fonti
rinnovabili
RIFIUTI
17. Quantità
annuale di
rifiuti prodotti
18. Percentuale
di raccolta
differenziata
15
Tendenza nel tempo
☺
La crescita media annua
registrata tra il 1995 ed il 2002
è stata più alta (5,1%) rispetto
alla media regionale (4,5%).
☺
Il numero totale delle imprese
è progressivamente
aumentato passando dalle
30.071 unità registrate nel
2000 alle 31.280 del 2004, con
un incremento complessivo del
4%.
☺
Come nel resto della Regione,
il numero totale di imprese
certificate è in continuo
aumento: nei 7 anni presi in
esame si registra un tasso
medio di crescita del 60%
annuo.
#
Nel 2002 si è verificato un
aumento dei consumi netti
(+19%), che è stato triplo
rispetto al maggior valore
aggiunto prodotto (+6%) e
che ha riportato l’intensità
energetica a 223 tep/M €.
#
La produzione da idroelettrico
è rimasta sostanzialmente
stabile nel corso degli ultimi
anni e la crescita del suo peso
percentuale è sostanzialmente
dovuta alla riduzione del
consumo interno lordo totale.
E’ in diminuzione negli ultimi 2
anni (2002-2003).
#
Nel 2003 l’incremento annuale
registrato in provincia di
Piacenza è stato del 2%,
ultimo di una serie che tra il
1996 ed il 2003 ha fatto
registrare un aumento
complessivo del 28%, a fronte
di una media regionale del
20%.
☺
La percentuale di raccolta
differenziata, passa dal 23%
del 1998 al 32% del 2003.
Dimensione economica
Tema
Indicatore
MOBILITA’
19. Velocità
commerciale
del trasporto
pubblico
locale
20. Tasso di
motorizzazione
21. Tasso di
incidenti
stradali
Situazione
☺
La velocità commerciale del
trasporto pubblico registra
un valore medio di 24,9
Km/h, superiore alla media
regionale.
"
I tassi di motorizzazione
sono superiori alla media
nazionale, ma inferiori a
quella regionale.
"
Il numero di incidenti per
veicoli circolanti (6,7 per
1000 veicoli) si trova
significativamente al di sotto
del valore medio regionale.
La situazione si inverte,
invece, nel rapporto tra
morti e veicoli circolanti.
Tendenza nel tempo
$
Serie storica al momento non
disponibile
#
A partire dal 1994 il tasso
generale risulta costantemente
in aumento, e dal 1997 è in
aumento anche il tasso riferito
ai soli autoveicoli.
#
Cresce il numero degli
incidenti stradali, passati dai
1.193 del 1991 ai 1.486 del
2003, anche se negli ultimi
anni sembra essersi verificato
un certo rallentamento.
Dimensione Sociale
POPOLAZIONE
Tema
Indicatori
22. Dinamica
della
popolazione
EQUITA’ E DISAGIO
23. Indice di
disuguaglianza
del reddito
24.
Popolazione
sotto il livello
di povertà
SALUTE
25.
Abbandono
scolastico
26. Strutture
socio
assistenziali e
sanitarie
Situazione
#
Gli abitanti sono
complessivamente 273.705,
pari al 6,6% della
popolazione regionale. Si
segnalano i più alti indici di
vecchiaia di tutta l’Italia
centro-settentrionale.
☺
L’indice di Gini è 0,30,
inferiore al valore medio
italiano e in linea con quello
regionale (0,29).
☺
Gli sfratti per morosità ogni
1000 famiglie residenti sono
1,3 - valore
significativamente inferiore
alla media regionale (1,8) e
più basso di quello di tutte le
altre province emiliane.
☺
La situazione attuale è in
linea con la media regionale
(7-8%) e significativamente
inferiore alla media italiana
(30%).
☺
Il sistema di copertura
sociosanitaria è piuttosto
radicato sul territorio
provinciale e presenta una
dotazione strutturale
superiore alla media
regionale.
16
Tendenza nel tempo
"
A partire dal 1999 il saldo
migratorio positivo ha più che
compensato un saldo naturale
di segno opposto. Negli ultimi
due anni questa tendenza alla
crescita sembra mostrare i
primi segni di rallentamento.
"
Negli ultimi anni si registra un
leggero aumento, peraltro non
molto significativo a causa
della scarsità di dati storici
omogenei.
#
Il numero assoluto di sfratti
per morosità è in aumento, ed
aumenta anche la percentuale
di sfratti per morosità sul
totale di quelli emessi.
"
Stazionaria la tendenza del
fenomeno negli ultimi 4 anni
analizzati, anche se nell’ultimo
anno si riscontra un leggero
incremento.
"
Tra il 2001 ed il 2003 si è
assistito ad una lieve
diminuzione di posti letto e
medici e ad un più consistente
calo del personale sanitario
ausiliario (-7,5%). Al tempo
stesso, però, vi è stato un
notevole potenziamento dei
servizi territoriali e
dell’assistenza collettiva.
Dimensione Sociale
Tema
Indicatori
SERVIZI E PARTECIPAZIONE
27. Tassi
standardizzati
di mortalità
28. Accessibilità
dei servizi urbani
29. Associazioni
di volontariato
31. Infortuni sul
lavoro
Tendenza nel tempo
Negli ultimi 5 anni si nota una
certa diminuzione della quota
di decessi per tumore, mentre
rimane costante quella per
malattie del sistema
cardiocircolatorio ed aumenta
la quota di decessi per
malattie dell’apparato
respiratorio e per disturbi
psichici.
"
I tassi medi di mortalità
dovuti a malattie del sistema
cardiocircolatorio e tumori al
fegato, soprattutto per
quanto riguarda la
componente femminile della
popolazione, sono i più alti
della Regione.
"
#
Esiste una certa differenza tra il
Capoluogo, meglio servito, e gli
altri comuni della provincia. Nel
70% dei comuni provinciali
meno del 50% della
popolazione risiede in vicinanza
di aree verdi, mentre in tutta la
provincia soltanto il 43% della
popolazione risiede vicino ad
una scuola.
$
Serie storica al momento non
disponibile
☺
L’associazionismo è molto
radicato in tutto il territorio e
coinvolge almeno un quarto
della popolazione.
☺
Negli ultimi 10 anni il numero
complessivo delle associazioni è
cresciuto ad una media del 22%,
passando dalle 44 del 1995 alle
315 del 2005
☺
La disoccupazione è presente
soltanto a livello strutturale,
l’offerta di posti di lavoro riesce
oramai a soddisfare quasi tutta
la domanda presente.
☺
Negli ultimi anni i tassi di
disoccupazione sono
sensibilmente diminuiti: si è
passati dal 5,1% nel 2001 al
2,5% nel 2003, grazie soprattutto
ad una forte riduzione del tasso
femminile.
"
Si contano in media circa 7.000
infortuni lavorativi all’anno, con
una incidenza maschile quasi
doppia rispetto a quella
femminile (più di 60 infortuni
per 1.000 occupati contro meno
di 40).
"
Si registra una complessiva
diminuzione del tasso di infortuni,
ma un contestuale e
preoccupante aumento del
numero di incidenti mortali.
LAVORO
30. Tasso di
disoccupazione
Situazione
17
18
Dimensione
ambientale
19
Dimensione Ambientale: temi, indicatori, anno di aggiornamento dei
dati utilizzati
I temi
N° Gli indicatori
ACQUA
1. Stato ecologico dei corsi
d’acqua
2. Consumo di acqua pro capite
3. Livello della falda idrica
4. Comuni con classificazione
acustica
5. Qualità dell’aria
6. Emissioni di gas serra
7. Destinazione prevista dell’uso
del suolo
8. Frazione reale di territorio
urbanizzato
9. Superficie forestale
10. Indice di frammentazione del
territorio
11. Aree naturali tutelate sul totale
RUMORE
ARIA E CLIMA
SUOLO
NATURA E
BIODIVERSITA’
20
Aggiorn.
2004
2000
2004
2005
2003
2000
2003
2003
2003
2002
2005
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
SITUAZIONE
S
1
TENDENZA
ACQUA
STATO ECOLOGICO DEI CORSI D’ACQUA
Provincia di Piacenza. Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua (SECA)
Bacino
F. PO
F. PO
BARDONEZZA
CARONA-BORIACCO
TIDONE
TIDONE
TIDONE
TREBBIA
TREBBIA
TREBBIA
TREBBIA
TREBBIA
NURE
NURE
CHIAVENNA
CHIAVENNA
CHIAVENNA
CHIAVENNA
CAVO FONTANA
ARDA
ARDA
ARDA
ARDA
Corso d’acqua
PO
PO
R. BARDONEZZA
T. BORIACCO
T. TIDONE
T. TIDONE
T. LURETTA
F. TREBBIA
F. TREBBIA
F. TREBBIA
F. TREBBIA
T. AVETO
T. NURE
T. NURE
T. CHERO
T. CHIAVENNA
T. VEZZENO
T. RIGLIO
CAVO FONTANA
T. ARDA
T. ARDA
T. ONGINA
T. ONGINA
Località
C.S. Giovanni S.P. ex S.S.412
S.S. 9 Piacenza – Lodi
S.P. ex S.S. 10 p.te C.S. Giovanni-Bosnasco
A valle di Castel San Giovanni
A monte Diga del Molato
Pontetidone
Strada per Mottaziana
Ponte Valsigiara
S.S. 45 bivio Piancasale a valle Bobbio
Pieve Dugliara
Foce in Po
Ruffinati
Ponte presso Biana per Spettine
ponte Bagarotto
Ponte strada da Chero a Roveleto
Chiavenna Landi
Ponte di Sariano
Ponte strada Chiavenna Landi Caorso
Apostolica di Soarza
Case Bonini
A Villanova
Ponte S.P.n.56 di Borla per Vigoleno
S.P. ex S.S. 588 loc. Vidalenzo
SECA
2002
3
3
4
5
2
2
3
2
2
2
2
1
1
2
3
4
2
4
4
2
3
5
4
SECA
2003
3
3
4
5
2
2
2
1
2
2
2
2
2
2
2
4
3
3
4
2
4
3
4
SECA
2004
3
3
5
5
2
3
5
2
2
2
3
2
2
2
3
3
2
4
4
2
4
3
3
Legenda: SECA cl. 1:elevato, cl. 2:buono, cl. 3: sufficiente, cl. 4: scadente, cl. 5: pessimo
Fonte: dati ARPA
SITUAZIONE E TENDENZA
Lo stato ecologico dei corsi d’acqua viene inteso come l’espressione della complessità degli
ecosistemi acquatici, alla cui definizione contribuiscono sia parametri fisico chimici e
microbiologici di base, relativi al bilancio dell’Ossigeno e allo stato trofico (qualità chimicomicrobiologica), sia la composizione della comunità macrobentonica delle acque correnti
(qualità biologica). La qualità chimico-microbiologica viene valutata a partire dalle misure
di Ossigeno disciolto, BOD5, COD, Azoto ammoniacale, Azoto nitrico, Fosforo totale ed
Escherichia Coli, che vengono sintetizzate in un unico indice LIM (Livello di Inquinamento
espresso dai Macrodescrittori) variabile tra 0 (massimo inquinamento) e 560 (minimo
inquinamento). La qualità biologica viene determinata dalla misura della diversità e densità
di popolazione delle famiglie o generi di macroinvertebrati (comunità bentonica) presenti
nel corso d’acqua, sintetizzata nell’indice IBE (Indice Biotico Esteso) esprimibile in 5 classi
di qualità, dalla 1 (ambiente non alterato) alla 5 (ambiente fortemente degradato). La
valutazione dello Stato Ecologico del corso d’acqua (SECA) viene ottenuta incrociando gli
21
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
1
SITUAZIONE
TENDENZA
indici LIM e IBE e determinando la classe finale dal peggiore dei due valori. Anche il SECA
si esprime in 5 classi, dalla 1 (stato ecologico elevato) alla 5 (stato pessimo) (1.1).
Dai dati ARPA relativi alle 23 stazioni principali della Rete Regionale di Controllo (1.2) si
può notare che nel 2004 la situazione dei corsi d’acqua della provincia era mediamente
sufficiente (valore medio=3), con una qualità media buona a quasi tutte le altezze del
Trebbia, del Nure e dell’Aveto: unica eccezione la qualità “sufficiente” alla foce del
Trebbia; buona anche la qualità del Vezzeno nel bacino del Chiavenna. Il Tidone esprime
una qualità buona nel suo tratto superiore, che però diventa solo sufficiente verso la foce.
Per i torrenti Ongina, Chero e Chiavenna e per il Fiume Po la qualità è invece solo
sufficiente. Il T. Arda, che nel suo tratto più alto rivela una qualità buona, verso la
confluenza in Po diventa scadente; scadente è anche la qualità del Riglio e del Cavo
Fontana, mentre addirittura pessima è la qualità del R. Bardonezza, del T. Boriacco e del
tratto più basso del Luretta.
La tendenza media dell’andamento dell’indice SECA nell’ultimo anno è invece negativa: in
13 punti su 23 (tra cui 3 con qualità scadente o pessima) l’indice rimane costante, mentre
in 7 peggiora e solo in 3 migliora. Il valore medio sulle 23 stazioni passa da 2,7 nel 2003 a
3,0 nel 2004. Particolarmente significativi sono i peggioramenti di qualità del T. Riglio, del
T. Luretta e del R. Bardonezza.
Provincia di Piacenza. Indice SECA, Anno 2004.
Fonte: Ns rappresentazione di dati ARPA
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indice SECA (Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua) è ricavato incrociando gli indici LIM
(Livello di Inquinamento da Macrodescrittori) e IBE (Indice Biotico Esteso), assumendo il
peggiore dei 2 valori e classificando il risultato in 5 classi, dallo stato elevato (1) a quello
pessimo (5). Una descrizione dettagliata della metodologia è riportata in (1.1). I dati sono
stati forniti da ARPA Sez. di Piacenza e sono relativi a 23 stazioni (A e B) della Rete
Regionale di Controllo delle acque superficiali.
22
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# $
SITUAZIONE
P
2
TENDENZA
ACQUA
CONSUMO DI ACQUA PRO CAPITE
Regione Emilia Romagna. Consumi provinciali annuali di acqua in Mm3
per settore. Anno 2000
Provincia
Piacenza
Parma
Reggio Emilia
Modena
Bologna
Ferrara
Ravenna
Forlì Cesena
Rimini
Regione Emilia
Romagna
agro
industr.
civile zootecn.
Mm3
3
3
Mm
Mm
totale
Mm3
26
42
40
55
83
29
33
28
31
101
68
119
76
72
287
70
29
6
14
50
22
33
30
21
46
12
4
141
160
181
164
185
337
149
69
41
366
829
232
1427
perdite perdite totale civile Totale
distrib.
%
lordo l/gpc. l/gpc
Mm3
Mm3
36
50
123
81
95
252
40
14
8
20%
24%
40%
33%
34%
43%
21%
17%
16%
177
210
304
245
280
589
189
83
49
268
290
244
241
248
228
258
216
312
1451
1104
1104
718
553
2648
1164
533
413
699
33%
2126
256
982
Legenda: Mm3 = milioni di metri cubi, l/gpc = litri al giorno pro capite
Fonte: Piano Regionale di tutela delle Acque, Regione Emilia Romagna, 2004 (2.1)
SITUAZIONE E TENDENZA
Il crescente consumo di acqua superficiale e sotterranea sta diventando un fattore di forte
insostenibilità nello sviluppo del nostro sistema economico e ambientale, poiché
rappresenta una seria minaccia all’integrità delle falde idriche sotterranee e alla qualità
biologica dei corsi d’acqua. L’incremento degli usi civili è solo in parte mitigato
dall’aumento dell’efficienza delle reti di distribuzione, mentre l’uso industriale sembra
relativamente stazionario nel tempo; il consumo di gran lunga maggiore avviene però,
anche nella nostra provincia, nel settore agro zootecnico, dove tuttavia sono anche
maggiori i margini per possibili risparmi e recuperi di efficienza nell’utilizzo della risorsa
idrica.
I dati più completi relativi ai consumi sono relativi all’anno 2000 e mostrano diverse
criticità presenti in provincia di Piacenza. Nel settore civile si registra il consumo assoluto
più basso di tutta la regione (26 Mm3/anno), ma se lo si rapporta alla popolazione, il
consumo giornaliero pro capite diventa uno dei più alti (268 litri), inferiore solo a quelli di
Parma e Rimini. Stesso discorso per il settore industriale, i cui consumi sono in valore
assoluto (14 Mm3) tra i più bassi della regione ma quando li rapportiamo al numero di
23
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# $
2
SITUAZIONE
TENDENZA
occupati nel settore, otteniamo 359 m3/occupato, dato superiore alla media regionale
nonché ai valori di Reggio, Modena, Bologna, Forlì e Rimini. Il consumo per usi agro
zootecnici è, invece, in valori assoluti uno fra i più alti della regione ed anche la sua
efficienza è tra le peggiori: se rapportiamo i consumi idrici alla Superficie Agricola Utilizzata
otteniamo 804 m3/Ha, risultato superiore alla media regionale e inferiore solo a quelli di
Ferrara e Reggio. Complessivamente Piacenza registra un consumo totale (al lordo delle
perdite di distribuzione) pro capite di 1.451 litri/giorno, il più alto tra le province emiliane
dopo Ferrara; l’elevato consumo lordo non è peraltro da imputare alla scarsa efficienza del
sistema di distribuzione ma all’elevato consumo registrato in tutti i settori, in quanto per
Piacenza le perdite apparenti sono stimate nel 20% circa del consumo lordo totale, valore
piuttosto basso ed inferiore alla media regionale.
Regione E.R. - Consumi totali lordi pro capite di acqua in litri/g. Anno 2000.
Regione Emilia Romagna
PC
FE
PR
RE
MO
BO
RA
FO
litri/giorno procapite
0 - 500
500 - 900
900 - 1300
1300 - 2000
2000 - 3000
Consumo totale lordo
giornaliero procapite
di acqua.
Anno 2000.
RN
Fonte: Piano Regionale di tutela delle acque 2004 (dati 2000). (2.1):
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
I consumi provinciali di acqua nei diversi settori economici possono essere espressi come
consumi totali annuali in m3 o come consumi procapite in m3/anno o in l/giorno; in questo
contesto i dati sono stati desunti dal Piano Regionale di Tutela delle Acque adottato dalla
Regione Emilia Romagna nel 2004 (2.1); i dati sono aggiornati all’anno 2000 e sono in
gran parte stimati sulla base di considerazioni indirette. In futuro i consumi del settore
civile potranno essere forniti da Enia, cui è stata affidata la gestione dell’intero settore
provinciale, i consumi agricoli potranno essere stimati a partire dalla mappatura satellitare
annuale dell’uso reale del suolo e dai modelli di bilancio idrico, mentre i consumi industriali
dovrebbero venire individuati dalle autorizzazioni integrate aziendali.
24
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
SITUAZIONE
S
3
TENDENZA
ACQUA
LIVELLO DELLA FALDA IDRICA
Provincia di Piacenza. Soggiacenza della falda idrica nel 2004 (m.)
e differenze di livello tra il 1994 e il 2004 (m.)
Fonte: Ns. elaborazione da dati ARPA della Rete Regionale di Controllo delle acque sotterranee.
SITUAZIONE E TENDENZA
Le misure del livello della falda idrica superficiale vengono eseguite almeno
semestralmente a cura di ARPA su tutti i circa 70 pozzi della Rete Regionale di Controllo
(3.3). La misura del livello piezometrico (altezza del pelo libero dell’acqua rispetto al mare)
o della soggiacenza (distanza del pelo libero dell’acqua dal piano di campagna) danno una
prima immagine della tipologia dell’acquifero disponibile; la variazione nel tempo di questi
valori misura l’integrità volumetrica o la relativa riduzione quantitativa dell’acquifero.
Interpolando i valori medi dalla soggiacenza dell’anno 2004 (per 29 pozzi per i quali si
dispone di serie storiche decennali)(3.2), si nota che la falda risulta particolarmente
depressa nell’area compresa tra i comuni di Piacenza, Podenzano, S. Giorgio e Pontenure,
in corrispondenza della conoide del T. Nure, in cui la soggiacenza scende a meno di 20 m.
sotto il piano di campagna. La falda presenta invece un livello elevato (minima
soggiacenza) nell’area tra i comuni di Alseno e Besenzone (-2/-4 m.), tra quelli di Cadeo,
Fiorenzuola e Carpaneto (-1/-3 m.), e in prossimità del Po a Castelvetro (-4/-5 m.). La
superficialità della falda idrica non dimostra necessariamente una buona disponibilità
quantitativa di acqua sotterranea, ma certamente rivela che la falda è esposta ad una
maggiore vulnerabilità potenziale all’inquinamento di origine agricola o produttiva.
Il confronto tra il livello della falda nel 2004 e quello nel 1994 evidenzia un generale
abbassamento, con una riduzione media (sui 29 pozzi considerati) di -1,6 m. Fanno
eccezione 5 pozzi su 29: due nel comune di Fiorenzuola, uno nel comune di Alseno, uno a
Ponte dell’Olio, e uno a Borgonovo.
25
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
3
SITUAZIONE
TENDENZA
Le differenze negative caratterizzano tutta l’area della pianura centrale e in particolare
della conoide del Nure, con il valore massimo di abbassamento a -10 m. tra i comuni di
Piacenza e Podenzano. Valori positivi invece si riscontrano tra i comuni di Fiorenzuola ed
Alseno (0/+2 m.), sul lato occidentale della pianura in comune di Borgonovo (0/+2 m.) e
nella fascia di collina a Ponte dell’Olio. L’andamento della soggiacenza nei 16 anni dal 1988
al 2004 per pozzi con comportamento opposto (cfr. fig.)., mostra livelli mediamente più
alti della falda nella prima metà degli anni 90 nelle zone dove si è verificato il maggiore
abbassamento (Gossolengo e Podenzano), e forti oscillazioni contrastanti nelle zone dove
si è verificato un innalzamento (Borgonovo).
L’abbassamento medio della falda nel decennio considerato deve essere messo in
relazione con le diversa distribuzione delle precipitazioni stagionali, ma soprattutto con i
rilevanti e crescenti prelievi idrici dal sottosuolo, ed è decisamente preoccupante, poiché
rivela una significativa compromissione quantitativa dell’acquifero in tutta l’area della
pianura centrale.
Provincia di Piacenza. Soggiacenza media annuale in alcuni pozzi (m.) e relative
tendenze.
Soggiacenza (m.)
0.00
-5.00
Gossolengo
-10.00
Podenzano
-15.00
Borgonovo
-20.00
Lineare (Gossolengo)
Lineare (Podenzano)
-25.00
Lineare (Borgonovo)
-30.00
-35.00
1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2003 2004
Fonte: Ns. elaborazione da dati ARPA della Rete Regionale di Controllo delle acque sotterranee.
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore più significativo è fornito certamente dalla differenza di soggiacenza in un dato
intervallo di tempo. La soggiacenza è la distanza del pelo libero dell’acqua nel pozzo dal
piano di campagna, o la differenza tra il livello piezometrico e la quota del piano di
campagna, in metri lineari. Sono state utilizzate le misure eseguite da ARPA nei pozzi della
Rete Regionale di controllo, calcolando un valore medio annuale di soggiacenza. Il
confronto è stato possibile per i pozzi i cui dati sono risultati disponibili su tutto l’intervallo
di tempo (29 pozzi).
26
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# ☺
SITUAZIONE
R
ECI n° 8
TENDENZA
RUMORE
COMUNI CON CLASSIFICAZIONE ACUSTICA
Provincia di Piacenza, 2005. Comuni che hanno approvato o adottato
la classificazione acustica (LR 15/2001)
% su tot % pop
Situazione al 2005
N°
14
29.2%
22.0%
Comuni con Piano approvato o adottato
10
20.8%
55.4%
Comuni con Piano in redazione
24
50.0%
22.6%
Comuni senza Piano
48
100.0% 100.0%
Totale
0
Comuni con Piano di Risanamento Ac.
Legenda: perc. sul n° totale di Comuni (48) e perc. sulla popolazione totale provinciale.
Fonte: ARPA e indagine diretta presso i Comuni.
SITUAZIONE E TENDENZA
La Legge regionale sull’inquinamento acustico dell’Emilia Romagna (LR 15/2001) (4.1)
stabilisce che i Comuni devono provvedere alla classificazione acustica dello stato di fatto
(uso reale del suolo) e dello stato di progetto (destinazioni del PRG non ancora attuate)
del proprio territorio per zone omogenee chiamate UTO (Unità Territoriali Omogenee). Le
UTO devono essere suddivise in 6 classi, dalle aree particolarmente protette (classe 1°)
alle aree esclusivamente produttive (classe 6°). Le UTO confinanti non devono discostarsi
per più di una classe acustica: se ciò non può essere rispettato, o se si constata il possibile
superamento dei valori di attenzione di inquinamento acustico, i Comuni devono adottare
un “Piano di Risanamento Acustico” che individua le UTO da risanare, la tipologia dei
rumori presenti, le misure da prendere, i soggetti interessati, modalità, tempi, oneri, ecc. I
Comuni con oltre 50.000 abitanti sono inoltre tenuti (L 447/1995) ad approvare relazioni
biennali sullo stato acustico del Comune e a trasmetterle a Provincia e Regione. I Comuni
adottano il Piano di classificazione acustica in Consiglio Comunale, dopodiché il Piano viene
depositato per 2 mesi per la consultazione e le osservazioni dei cittadini, passati i quali
viene approvato dal Consiglio e trasmesso alla Provincia. La presenza di Piani di
Risanamento è stata inserita come sotto-indicatore dell’Indicatore Comune Europeo n°8.
La classificazione acustica dei Comuni è stata avviata a fatica nella nostra provincia; entro
il termine previsto dalla LR 15 (Dic. 2002) solo il Comune di Vernasca aveva provveduto ad
approvare il Piano.
Dall’indagine svolta presso ARPA e presso gli stessi Comuni, a fine 2005 risulta che
abbiano approvato, o soltanto adottato, il Piano appena 14 Comuni su 48, pari al 29,2%
dei Comuni, che comprendono il 22% della popolazione provinciale, non essendo tra
27
4
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# ☺
4
SITUAZIONE
TENDENZA
questi compreso il capoluogo. In pratica, i Piani approvati in via definitiva risultano essere
soltanto 6.
Tra i rimanenti 34 Comuni, emerge che per 10 (21% del totale) di essi il Piano sia in corso
di elaborazione, in fase più o meno avanzata: questi Comuni coinvolgono il 55% della
popolazione provinciale (fra questi risulta anche il capoluogo), mentre per gli altri 24 (il
50% dei Comuni piacentini, ma solo il 23% della popolazione provinciale) non risulta
avviata alcuna iniziativa riguardo alla redazione del Piano. Nessun Comune sembra aver
tuttora avuto la necessità di avviare un Piano di Risanamento Acustico, fatto questo però
non necessariamente legato all’assenza di criticità in questo settore.
La situazione attuale risulta dunque significativamente carente rispetto agli obiettivi fissati
dalla LR 15, ma la tendenza degli ultimi 2 anni manifesta un crescente interesse delle
amministrazioni locali piacentine al problema dell’inquinamento acustico, e deve quindi
essere interpretata come positiva.
Comuni con Piano di classificazione acustica.
Fonte: ARPA e indagine diretta presso i Comuni.
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
Il numero di Comuni che hanno approvato e/o adottato il Piano di Classificazione acustica
è da considerare un indice parallelo all’Indicatore ECI n° 8, che fa riferimento invece al
rumore realmente presente. L’indicatore ECI prevede la stima della percentuale di cittadini
effettivamente esposta a livelli di rumore notturno superiore a 55 dB(A), ottenibile da
misure dirette o stime indirette; come sotto-indicatori sono proposti il Leq diurno e
notturno, la misura in classi degli indicatori Lden e Lnight, nonchè l’esistenza e il grado di
implementazione di Piani di Risanamento.
28
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# "
SITUAZIONE
S
ECI n° 5
TENDENZA
ARIA E CLIMA
QUALITA’ DELL’ARIA
Provincia di Piacenza - Livelli di qualità dell’aria 1999-2003.
Inquinante
1999 2000 2001
2002
2003
0
0
0
0
0
SO2 - N° sup. media giorn. 125 ug/m3
0
0
0
0
0
CO - N° sup. media 8 ore 16 mg/m3
8
1
27
0
3
NOx - N° sup. val. orario 200 ug/m3
42
56
59
15
171
O3 - N° sup. val. orario 180 ug/m3
83
136
77
68
177
PM10 - N° sup. media giorn. 50 ug/m3
Legenda: le misure si riferiscono alla stazione della Rete provinciale in cui si è verificata la situazione
peggiore
Fonte: ns elaborazioni da dati ARPA (5.1)
SITUAZIONE E TENDENZA
I recenti DM n.60 Aprile 2002 e DLgs n.183 Maggio 2004 hanno recepito la normativa
europea in materia di protezione della salute dall’inquinamento atmosferico identificando
valori limite, margini di superamento e soglie di allarme per le seguenti sostanze
inquinanti: CO (Monossido di Carbonio, prodotto della combustione), NO2 (Biossido di
Azoto, prodotto della combustione), SO2 (Anidride Solforosa, prodotta dalla combustione),
PM10 (polveri sottili di diversa origine), O3 (Ozono, prodotto dallo smog fotochimico) ed
altri di minore entità ma non minore pericolosità come piombo e benzene.
Il monitoraggio delle concentrazioni in aria di queste sostanze viene effettuato da una rete
composta da 18 centraline fisse (di cui 8 ubicate nel Capoluogo) e 2 laboratori mobili, che
copre l’intero territorio provinciale ed è gestita da ARPA
Secondo quanto emerge dai dati pubblicati da ARPA (5.1), la situazione di alcuni inquinanti
come SO2, CO è andata progressivamente migliorando nel corso degli ultimi anni e non
sembra destare, attualmente, particolari preoccupazioni, mentre per altri (in particolare
O3, PM10) la situazione sembra essere decisamente più grave e fuori dagli standard di
qualità dell’aria fissati dalla normativa. A partire dalla fine degli anni 90 l’Anidride Solforosa
(SO2) ed il Monossido di Carbonio (CO) hanno registrato valori in costante diminuzione e
sempre al di sotto dei limiti di legge, anche se i valori più elevati di CO registrati nel 2002
risultano ancora superiori all’obiettivo fissato dalla legge per il 2010. Anche per quanto
riguarda il Biossido di Azoto (NO2) si registra un certo miglioramento che sembra, però,
essersi arrestato proprio negli ultimi anni. Mentre in tutte le centraline della provincia
vengono rispettati i margini di superamento del valore limite orario di 200 µg/m3 previsto
per il 2010, le medie annuali fatte registrare nel corso 2003 da due centraline del
Capoluogo superano il limite per la protezione della salute umana di 54 µg/m3: questo
29
5
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
5
# "
SITUAZIONE
TENDENZA
inquinante quindi potrebbe risultare critico negli anni a venire, pensando soprattutto alla
futura espansione delle attività che lo producono (in particolare traffico e riscaldamento).
La situazione risulta invece decisamente più critica per l’Ozono (O3) e le Polveri Sottili
(PM10). Nel periodo in esame (1997-2003) la soglia oraria di informazione per l’O3 (180
µg/m3) è stata superata ripetutamente ogni anno sia nel Capoluogo che a Castel San
Giovanni, e proprio nel 2003 sono stati rilevati i risultati peggiori. Anche il PM10 misurato
nelle due centraline urbane di Piacenza supera ormai costantemente da diversi anni il
valore obiettivo per la protezione della salute previsto per il 2005 (50 µg/m3 da non
superare più di 35 volte l’anno). Nel 2003 entrambe le centraline hanno registrato un
numero di superamenti del limite orario di 60 µg/m3 nettamente superiore ai 35 previsti
dalla normativa (77 in via Ceno e 48 in Pubblico Passeggio). La centralina di via Ceno,
inoltre, ha oltrepassato i parametri di legge anche per quanto riguarda la media annuale.
Piacenza – Medie annue PM10 e NO2. Anni 1999-2003.
Media annua (ug/m3) NO2
Media annua (ug/m3) PM10
60
80
Pubblico Passeggio
70
Via Ceno
50
P.le Roma
Medaglie d'Oro
Pubblico Passeggio
60
40
50
30
40
30
20
20
10
10
0
0
1999
2000
2001
2002
2003
1999
2000
2001
2002
2003
Fonte: Ns elaborazioni su dati ARPA Sez. di Piacenza
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore prevede il riferimento al numero annuale di superamenti dei valori di
protezione della salute umana fissati dalla normativa vigente per i principali inquinanti
atmosferici monitorati, nelle stazioni di monitoraggio che presentano le condizioni peggiori.
I dati sono rilevati e forniti da ARPA Sez. di Piacenza tramite i Rapporti annuali sulla
qualità dell’aria editi in collaborazione con la Provincia di Piacenza.
30
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# #
SITUAZIONE
P
ECI n° 2
TENDENZA
ARIA E CLIMA
EMISSIONI DI GAS SERRA
Emissioni provinciali di CO2 in milioni di ton/anno e procapite in ton/anno
Provincia
ass. ass.
ass. incr. proc. proc. proc.
1990 1995 2000 90/00 1990 1995 2000
4.9
5.2
5.2 +6%
5.4
5.7
5.7
Bologna
2.5
3.0
3.9 +56%
6.9
8.4 11.3
Ferrara
3.0
3.1
3.2 +7%
4.9
5.0
5.0
Forlì + Rimini
-7%
5.2
5.1
4.8
8.6
8.4
7.6
Modena
2.5
2.7
2.6 +6%
6.3
6.8
6.6
Parma
5.4
5.6
6.3 +17% 20.2 21.1 23.7
Piacenza
4.4
5.5
6.8 +56% 12.5 15.9 19.4
Ravenna
2.9
2.7
2.9 +1%
6.9
6.2
6.5
Reggio Emilia
+16%
30.8
32.9
35.9
7.8
8.4
8.9
Tot. Regione
Legenda: emissioni annue di CO2: valori totali provinciali (milioni di ton/anno) e procapite (ton/anno)
Fonte: APAT, Banca dati delle emissioni provinciali
SITUAZIONE E TENDENZA
Il Protocollo di Kyoto, approvato dalla 3° Conferenza delle Parti (COP3) dei Paesi firmatari
della Convenzione Internazionale sui Cambiamenti Climatici (UNFCC) nel 1997, è diventato
finalmente esecutivo e vincolante il 16 Febbraio 2005. Il Protocollo impegna i Paesi
industrializzati e ad economia di transizione a ridurre complessivamente del 5% rispetto ai
valori del 1990 le emissioni antropogeniche di gas ad effetto serra (CO2, CH4, N2O, HCFC,
ecc.) entro il 2012, assegnando ad ogni Paese obiettivi specifici: all’Unione Europea è stato
assegnato l’obiettivo complessivo di riduzione dell’8%, all’Italia del 6.5%. L’Italia ha
ratificato l’accordo nel 2002, dopodiché il CIPE ha deliberato i successivi Piani per la
riduzione delle emissioni (6.1).
Il bilancio delle emissioni di gas serra può essere svolto secondo un criterio geografico
(considerando cioè le emissioni di tutte le attività che si svolgono all’interno di un
territorio), o secondo un criterio di responsabilità (considerando cioè le emissioni dovute a
tutti gli usi finali dei combustibili fossili goduti dalla popolazione di un territorio, sia che i
combustibili siano bruciati al suo interno o no: situazione che cambia tipicamente in
presenza ad es. di un import-export di energia elettrica). In questa scheda i dati si
riferiscono ad un criterio geografico, e quindi riguardano tutta la CO2 emessa fisicamente
sul territorio provinciale.
Dall’inventario APAT (6.2) risulta che nelle emissioni di CO2 la provincia di Piacenza è fra
quelle con i valori più elevati della regione, seconda solo a Ravenna. Nel caso di Piacenza
si deve ricordare che la sola produzione termoelettrica contribuisce per circa la metà delle
31
6
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# #
6
SITUAZIONE
TENDENZA
emissioni provinciali (oltre 3,3 milioni di ton/anno); con questi valori, Piacenza copre ben il
18% delle emissioni totali regionali di CO2. Anche nelle emissioni procapite Piacenza
detiene il record regionale (23,7 ton/ab*anno nel 2000), con valori in continuo aumento.
A questo si aggiunge la tendenza del tutto negativa del decennio 1990-2000: in provincia
di Piacenza si assiste ad un incremento del 17% delle emissioni di CO2, leggermente
superiore anche al forte incremento medio regionale: l’obiettivo di Kyoto dunque si
allontana sempre più, sia nella media della nostra regione (ad eccezione della provincia di
Modena, dove l’obiettivo sembra inaspettatamente già raggiunto) che, soprattutto, nella
nostra provincia. La ripartizione delle emissioni tra i singoli settori economici vede la netta
preponderanza della CO2 (52% nel 2000) emessa dal settore termoelettrico (presente a
Piacenza con ben 3 centrali di potenza); segue il settore della produzione del cemento con
il 23%, il traffico veicolare con il 13%, il settore residenziale e commerciale con il 7%.
Infine, guardando alla evoluzione delle emissioni per settore, si nota che il termoelettrico,
dopo la lieve diminuzione verificatasi nel corso degli anni 90, è tornato ad aumentare
progressivamente le proprie emissioni a partire dal 2000 a causa della riconversione e del
ripotenziamento delle centrali presenti sul territorio.
Provincia di Piacenza. Emissione di CO2 per settore economico.
Piacenza - Emissioni provinciali di CO2 (ton/anno)
4000000
3500000
Produzione termoelettrica
3000000
Commerciale
2500000
Residenziale
2000000
Cemento combustione
1500000
Cemento decarbonatazione
1000000
traffico totale
500000
0
1990
1995
2000
Fonte: APAT, Banca dati emissioni inquinanti provinciali (6.2)
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
Le emissioni di gas serra vengono espresse come emissioni di CO2 equivalente, riportando
le quantità di ogni gas serra emesso all’equivalente di riscaldamento globale della CO2,
tramite il fattore GWP (Global Warming Potential) proprio di ogni gas. In questa scheda si
è considerato solo l’apporto della CO2. Le quantità di emissioni per ogni tipologia di
combustibile fossile possono essere desunte dalle statistiche sul consumo di combustibili
(Bollettino Petrolifero Nazionale, ecc.), mentre le emissioni non provenienti da
combustione vanno calcolate a partire dalle caratteristiche di ogni processo (es. emissioni
di metano dal settore zootecnico: quantità e tipologia dei capi allevati, ecc.). In questo
caso sono stati utilizzati i dati di emissione di CO2 forniti direttamente dalla Banca Dati
nazionale di APAT (6.2).
32
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
SITUAZIONE
R
7
TENDENZA
SUOLO
DESTINAZIONE PREVISTA DELL’USO DEL SUOLO
Regione Emilia Romagna – Destinazione % d’uso del suolo dai PRG, Anno 2003.
02
03
04
05
06
07
09
10
11
Classe urbanistica:
01
08
3.9
1.8
0.2
0.1
2.2
2.0
0.4
2.2
63.3
0.7
23.3
Reggio Emilia
3.7
2.0
0.4
0.3
0.5
1.9
0.1
1.7 88.8 0.5
0.3
Modena
3.3
1.8
0.2
0.4
2.0
1.3
0.4
2.1 87.4 0.2
1.0
Bologna
3.1
1.9
0.1
0.7
0.4
1.2
0.7
2.6 73.8 0.7 14.8
Ravenna
9.8
3.4
0.8
2.5
7.7
4.1
0.3
3.3 68.2 0.0
0.0
Rimini
2.5
1.1
0.4
0.2
0.5
0.9
0.1
1.3 91.6 0.0
1.6
Forlì
2.4 1.2 0.0 0.0 0.3 0.7 0.4 1.6 40.7 0.4 52.5
Piacenza
Legenda: 01=residenziale; 02=produttivo; 03=direzionale e terziario; 04=turistico-ricreativo e ricettivo;
05=servizi pubblici di interesse generale; 06=servizi pubblici di quartiere; 07=impianti e attrezzature
generali; 08=infrastrutture di mobilità; 09=attività agricole; 10=attività estrattive; 11=zone di tutela
Fonte: Provincia di Piacenza - Base Dati di Sintesi dei PRG (7.1)
SITUAZIONE E TENDENZA
La destinazione d’uso del suolo può essere letta dalle zonizzazioni urbanistiche operate dai
PRG comunali, che nella Regione Emilia Romagna costituiscono una base dati digitale
periodicamente aggiornata a cura delle province. Gli ultimi due aggiornamenti eseguiti
(fine 2000 e fine 2003) consentono inoltre di valutare la dinamica nel tempo del
fenomeno.
Nel confronto con le altre province emiliane (di cui risultano disponibili i dati) delle
destinazioni percentuali d’uso del suolo, relativamente alla residenza e alle superfici a
destinazione produttiva la provincia di Piacenza si attesta ai limiti inferiori dei valori medi
delle altre province, mentre si distingue sensibilmente per le zone di tutela, determinate
dalla consistente presenza di zone boscate e di zone di tutela dei corsi d’acqua, recepite
dal recente adeguamento dei PRG al PTCP. Per le zone di tutela si riscontra non solo una
netta prevalenza in termini assoluti (135.700 Ha rispetto al valore massimo di 52.000 Ha di
Reggio Emilia), ma anche in termini percentuali rispetto al territorio provinciale (52%
rispetto al 23% di Reggio Emilia).
La posizione nella classifica regionale cambia notevolmente se si considera il rapporto tra
estensione delle singole classi urbanistiche e popolazione residente (mq/ab.): per questo
indicatore, sia per le aree a destinazione residenziale che per quelle a destinazione
produttiva, Piacenza occupa il primo posto tra le province emiliane considerate, con 233
mq/ab. di aree a destinazione residenziale (seconda provincia è Reggio Emilia con 190
mq/ab.) e 112 mq/ab. di aree per insediamenti produttivi (seconda provincia è Ravenna
con 101 mq/ab.). L’occupazione di suolo prevista pro capite è dunque a Piacenza nel 2003
33
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
7
SITUAZIONE
TENDENZA
particolarmente elevata. Nella presenza di zone di tutela (boschi...) Piacenza mantiene
invece il primato regionale con 5144 mq/ab. (seconda provincia Forlì con 3676 mq/ab.).
Dal confronto delle sintesi dei PRG tra il 2000 e il 2003 (7.1) si nota che in provincia di
Piacenza le zone destinate ad uso residenziale subiscono un incremento marginale
dell’1.6%, mentre le zone ad uso produttivo subiscono un significativo incremento del
17,0%, pari a 4.3 milioni di mq, che si vanno a sommare ai circa 8 milioni di mq di aree di
espansione produttiva già esistenti nel 2000. Il segnale preoccupante del triennio è che, a
fronte di un incremento del 9,5% delle zone di tutela (117,5 milioni di mq in più), si
assiste ad una riduzione del 10,9% delle zone destinate ad attività agricole (128,5 milioni
di mq in meno); complessivamente dunque il territorio naturale (agricolo e tutelato) si
riduce del –0,5%, mentre il territorio urbanizzabile si incrementa del 6.6% rispetto al
2000, passando dai 166,2 milioni di mq del 2000 ai 177,2 milioni di mq del 2003.
Significativi nell’aumento potenziale dell’occupazione di suolo sono gli incrementi delle
zone destinate ad attività estrattive (+27,1%, cioè +2,1 milioni di mq) e delle zone
destinate ad impianti e attrezzature generali (+40,8%, cioè +2,7 milioni di mq), mentre
l’incremento delle zone per servizi pubblici di quartiere è compensato dall’analogo
decremento di quelle per servizi pubblici di interesse generale.
Percentuale di territorio destinato ad urbanizzazione sul totale, 2003
Fonte: Provincia di Piacenza - Base Dati di Sintesi dei PRG (7.1).
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore esprime la frazione percentuale di ogni classe urbanistica di destinazione
d’uso del suolo rispetto alla superficie totale comunale o provinciale; un indicatore
parallelo è costituito dal rapporto tra mq di ogni classe urbanistica e la popolazione
residente (mq/ab.). I dati sono stati ricavati dal Rapporto sull’aggiornamento della base
dati di sintesi dei PRG. Anno 2003 (7.1).
34
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ #
SITUAZIONE
P
8
TENDENZA
SUOLO
FRAZIONE REALE DI TERRITORIO URBANIZZATO
Percentuale di territorio urbanizzato sulla superficie totale; valori estremi.
Anno:
1996
2003
%
Pro.
%
Urb.
%
Pro. % Urb.
Ambito di riferimento:
% Res.
% Res.
2.2%
0.9%
3.1%
2.4%
1.0%
3.4%
Provincia di Piacenza
10.3%
5.2%
15.4% 10.4%
6.7%
17.1%
Comune di Piacenza
0.2%
0.0%
0.2%
0.2%
0.0%
0.2%
Comune di Cerignale
7.5%
Regione Emilia Romagna
Legenda: Res.= edificato ad uso residenziale e terziario, Pro.= edificato ad uso produttivo, Urb.= edificato
totale. Fonte: ns. elaborazioni su dati dalla Carta Regionale dell’Uso Reale del Suolo della Regione E.R.
(1996-98) e ns. fotointerpretazione ortoimmagini QuickBird 2003.
SITUAZIONE E TENDENZA
Il processo di urbanizzazione che ha caratterizzato la 2° metà del 900 ha comportato un
ingente consumo di suolo, a spese del fertile territorio agricolo di pianura e di importanti
territori naturali, con rilevanti conseguenze sulla potenzialità produttiva agricola,
sull’integrità degli ecosistemi, sul ciclo delle acque e sulla capacità di drenaggio dei suoli.
L’analisi dell’urbanizzazione a Piacenza negli anni recenti è stata resa possibile dal
confronto della Carta Regionale dell’Uso Reale del Suolo del 1996 con le ortofoto satellitari
Quick Bird del 2003 (8.1).
Se si considerano le sole zone urbanizzate (residenziali, servizi) e produttive (quindi non la
viabilità, gli impianti sportivi, ecc.), nel 2003 la provincia di Piacenza presentava il 3.4% di
territorio urbanizzato, composto dal 2,4% ad uso residenziale e dall’1% ad uso produttivo.
Lo stesso indicatore risulta però assai differenziato tra i comuni: si va infatti da un
massimo di 17,1% di territorio urbanizzato a Piacenza, ad un minimo di 0,2-0,3% a
Cerignale, Piozzano ed Ottone. Rispetto al dato medio regionale del 7,5% (8.2), la
situazione della provincia di Piacenza risulta più che positiva.
La tendenza dell’indicatore negli ultimi anni desta, invece, qualche preoccupazione:
Sebbene la situazione complessiva non sembra destare particolari preoccupazioni, occorre
porre particolare attenzione alla tendenza degli ultimi anni che mostra una decisa crescita
della superficie urbanizzata in provincia di Piacenza. Nei 7 anni che vanno dal 1996 al 2003
il territorio urbanizzato è cresciuto del 9%, passando dai circa 8.040 Ha del 1996 ai circa
8.760 del 2003. L’incremento è fortemente differenziato tra le due tipologie di
35
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ #
8
SITUAZIONE
TENDENZA
urbanizzazione: mentre infatti le aree residenziali sono aumentate del 5% con un
incremento assoluto di circa 288 Ha, le aree produttive sono aumentate del 19,4%, con un
incremento assoluto di circa 490 Ha. Gli incrementi sono poi fortemente differenziati tra i
comuni: si va infatti dai valori praticamente nulli di Pecorara, Piozzano e Zerba, ad
incrementi superiori al 15% a Carpaneto, Fiorenzuola, Pontenure e Rottofreno; Piacenza
registra un incremento del 10.7%. Gli incrementi più significativi risultano concentrati nei
comuni di pianura e della fascia pedecollinare, con una espansione delle aree produttive
più evidente nel capoluogo e nei comuni collocati sui principali assi di comunicazione,
mentre l’espansione delle aree residenziali risulta meno accentuata nel capoluogo e più
evidente nei comuni dell’hinterland, che presentano facilità e rapidità di comunicazione con
la città.
L’espansione delle aree produttive ha così favorito il prolungamento delle periferie urbane
lungo gli assi stradali, riducendo su queste direttrici le soluzioni di continuità del territorio
edificato e rafforzando la frammentazione del paesaggio e dell’ecosistema.
Percentuale di territorio urbanizzato sulla superficie totale e variazioni
1996/2003
Fonte: ns. elaborazioni su dati dalla Carta Regionale dell’Uso Reale del Suolo della Regione E.R. (1996-98) e
ns. fotointerpretazione ortoimmagini QuickBird 2003.
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore è rappresentato dal rapporto percentuale tra l’estensione del territorio
urbanizzato (o edificato) e l’estensione totale del territorio di riferimento (comune,
provincia, ecc.). Sono state considerate le superfici edificate ad uso residenziale, terziario
e produttivo. I dati sono ricavati dalle Carte dell’Uso Reale del Suolo (Regione E.R., 19961998, in corso di aggiornamento), o prodotti direttamente per fotointerpretazione da
immagini aerofotografiche o satellitari.
36
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ ☺
SITUAZIONE
S
9
TENDENZA
NATURA E BIODIVERSITA’
SUPERFICIE FORESTALE
Superficie forestale in provincia di Piacenza (Ha). Anni 1976-2003.
Sup. forestale (Ha)
Incremento %
Foreste su tot. (%)
Densità (Ha/100 ab.)
1976
1994
2003
58.922
62.753
+6.5%
24%
23.5
75.927
+21.0%
29%
28.0
23%
20.8
Legenda:
Fonte: Ns. elaborazioni dalle Carte URS 1:25.000 Regione Emilia Romagna e CFS Provincia di Piacenza
SITUAZIONE E TENDENZA
Anche in Italia, come nel resto del continente europeo, la superficie forestale ha registrato
una tendenza all’aumento nel corso degli ultimi decenni, a causa del generale abbandono
dell’agricoltura e degli insediamenti urbani montani, soprattutto nelle aree non
direttamente coinvolte dal fenomeno turistico. Questa tendenza è per un verso positiva in
quanto manifesta un rafforzamento del nostro serbatoio di carbonio, ma per l’altro è
concomitante ad un progressivo degrado della biodiversità, della qualità e dello stato di
salute delle foreste, nonché ad un diminuito presidio umano del territorio montano e al
conseguente aumento del dissesto idrogeologico. In Italia il tasso di crescita negli anni 90
è stato dello 0.3% annuo, in Europa dello 0,1% (9.1); attualmente (2002) la superficie
forestale italiana ammonta a circa 6.85 milioni di Ha, con una densità media di circa 12
Ha/100 abitanti (9.2).
L’entità e la variazione nel tempo della superficie forestale della provincia di Piacenza
possono essere ricavate dalle Carte dell’Uso Reale del Suolo della Regione Emilia Romagna
nonché sui dati provvisori della nuova Carta Forestale Semplificata della Provincia di
Piacenza. Nelle foreste sono stati compresi fustaie e boschi cedui e misti, ed esclusi
cespuglieti, arboricoltura da legno (pioppo) e colture arboree agrarie (vigneto, frutteto). I
dati del 2003 sono ancora provvisori e possono essere soggetti a successive leggere
variazioni.
Riportando i dati allo stesso livello di risoluzione, si nota che la superficie forestale totale
della provincia è passata dai 58.922 Ha del 1976 ai 62.753 del 1994 con un aumento
relativo del 6,5%, e da questi ai 75.927 Ha del 2003 con un ulteriore aumento relativo
addirittura del 21%. Complessivamente nei 27 anni tra il 1976 e il 2003 la superficie è
aumentata di circa 17.000 Ha, pari a quasi il 29% del valore iniziale e dunque ad un tasso
medio annuo più che doppio rispetto alla media italiana.
37
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ ☺
9
SITUAZIONE
TENDENZA
Se si trascurano i comuni di pianura dove gli incrementi relativi risultano elevati ma
essendo riferiti a piccolissime superfici sono in valore assoluto trascurabili, in tutti i comuni
di montagna si registrano incrementi compresi tra il 12% (Bettola) e il 67% (Pecorara); tra
gli incrementi assoluti maggiori si registrano 2.445 Ha a Ferriere ed oltre 1.500 Ha a
Bobbio e a Ottone.
In termini di percentuale sulla superficie totale, la provincia è passata dal 23% del 1976 al
24% del 1994, fino a raggiungere il 29% nel 2003 (dato provvisorio); parallelamente il
rapporto tra superficie forestale e popolazione è passato dai 20,8 Ha/100 ab. del 1976 ai
28 Ha/100 ab. del 2003. In ogni caso, gli incrementi rivelano un positivo arricchimento del
patrimonio naturale provinciale.
Provincia di Piacenza. Superficie forestale (2003, Ha)
e variazione 1976-2003 (%)
Fonte: Ns. elaborazioni dalle Carte URS 1:25.000 Regione Emilia Romagna e CFS Provincia di Piacenza
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore esprime la superficie forestale in Ha presente sul territorio o la frazione di
superficie forestale sul totale; può essere calcolata anche una densità di foreste per
abitanti, espressa in Ha/100 ab. I dati di superficie forestale sono stati ricavati dalle Carte
digitali di Uso Reale del Suolo della Regione Emilia Romagna alla scala 1:25.000, 1° Ed.
(1976) e 2° Ed. (1994), e dall’edizione provvisoria 2005 della Carta Forestale Semplificata
della Provincia di Piacenza in scala 1:10.000 elaborata su riprese satellitari QuickBird del
2003; le cartografie sono state filtrate tramite GIS alla scala di minor dettaglio presente
(area minima cartografata >2,25 Ha) ed elaborate al computer.
38
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" $
SITUAZIONE
P
10
TENDENZA
NATURA E BIODIVERSITA’
INDICE DI FRAMMENTAZIONE DEL TERRITORIO
Indice IFI di frammentazione infrastrutturale del territorio.
Comuni
Range IFI
< 350
Caminata, Cerignale, Ottone, Zerba
Agazzano, Borgonovo, Corte Brugnatella, Gossolengo, Gragnano, Podenzano,
350-750
Sarmato, Ziano
Alseno, Besenzone, Cadeo, Calendasco, Castel S.G., Castell’Arquato, Coli,
750-2500
Cortemaggiore, Farini, Ferriere, Gazzola, Gropparello, Lugagnano, Morfasso,
Nibbiano, Pecorara, Pianello, Piozzano, Ponte dell’Olio, Pontenure, Rivergaro,
Rottofreno, S. Giorgio, S. Pietro in C., Vernasca, Vigolzone, Villanova
Bettola, Bobbio, Caorso, Carpaneto, Castelvetro, Fiorenzuola, Monticelli, Travo 2500-5000
>5000
Piacenza
Fonte: ns elaborazioni da cartografia digitale Provincia di Piacenza
Livello di frammentazione
Range IFI
< 750
Aree semi-naturali o montuose, ecosistemi compatti
Presenza di infrastrutture, media frammentazione territoriale
750-5000
degli ecosistemi
Insediamenti ad alta densità, infrastrutture complesse,
> 5000
ecosistemi fortemente frammentati
Livelli di riferimento
SITUAZIONE E TENDENZA
La frammentazione del territorio e del suo ecomosaico indotta dalla presenza delle
infrastrutture di comunicazione rappresenta un grave ostacolo all’interazione e allo
scambio biologico tra le contigue unità ambientali, e quindi anche una minaccia alla
conservazione e alla tutela della biodiversità: l’indice IFI (Infrastructural Fragmentation
Index) consente di quantificare questo aspetto, con riferimento esclusivo al reticolo viario
(10.1). IFI è rappresentato da un numero assoluto, proporzionale alla lunghezza delle
infrastrutture sul territorio di riferimento (comune, provincia, ecc.), al numero di parti del
territorio ritagliate dalle infrastrutture, e al perimetro dell’intero territorio di riferimento, ed
è inversamente proporzionale alla sua area; più alto è il valore dell’indice, più alta è la
frammentazione. Ogni tipologia di infrastrutture compare nell’indice con un proprio “peso
di occlusione”: massimo per autostrade e ferrovie, medio per strade ad elevato traffico,
minimo per strade comunali e locali.
Intersecando con un software GIS i confini comunali con il reticolo delle infrastrutture di
comunicazione (strade, autostrade, ferrovie) si è potuto calcolare l’indice IFI per la
provincia di Piacenza (10.2). I dati si riferiscono al solo anno 2002.
Il valore più elevato dell’indice si riscontra per il comune di Piacenza (IFI=10.715), sia a
causa della elevata estensione della rete ferroviaria e stradale in ognuna delle 3 categorie
39
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" $
10
SITUAZIONE
TENDENZA
considerate (autostrade, strade ad elevato traffico, strade locali), sia a causa della elevata
densità di frammentazione del territorio prodotta dalla rete; segue ad una certa distanza il
comune di Fiorenzuola (IFI=4.749), che pure presenta – in tono minore - queste
caratteristiche. Gli indici di Piacenza e, in parte, di Fiorenzuola sono gli unici che rientrano
nel range di valori IFI che identifica quei territori con insediamenti urbani ad alta densità,
lungo infrastrutture complesse di comunicazione, in cui la biopermeabilità è minima e solo
poche specie animali hanno la possibilità di vivere e spostarsi.
I comuni con i valori più bassi dell’indice sono quelli situati nelle aree montane più
meridionali (Zerba, Ottone, Cerignale, Corte Brugnatella) che, pur avendo una rete
stradale piuttosto estesa, presentano una bassa densità di frammentazione e rivelano così
una buona condizione di integrità territoriale dell’ecosistema. Anche diversi comuni della
pianura e collina centro occidentale presentano valori contenuti dell’indice.
Provincia di Piacenza: indice IFI di frammentazione infrastr. del territorio
Fonte: ns elaborazioni da cartografia digitale Provincia di Piacenza
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
Per il calcolo di IFI si è impiegata la formula IFI = [∑i(Li*oi)]*[N/A]*p , dove L è la
lunghezza dell’infrastruttura, o è il peso di occlusione dipendente dal tipo di infrastruttura,
N è il numero di parti ritagliate, A è l’area dell’unità di riferimento (comune), e p è il
perimetro. I dati necessari sono il reticolo viario e i confini comunali, in forma digitale
vettoriale; l’elaborazione al computer richiede l’uso di un software GIS.
40
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" "
SITUAZIONE
R
ECI n° 9
TENDENZA
NATURA E BIODIVERSITA’
AREE NATURALI TUTELATE SUL TOTALE
Territorio occupato da Parchi, Riserve, SIC e ZPS; valori assoluti (Ha) e %.
Provincia
Territorio
(Ha)
P-R
(Ha)
P-R
%
Sic-Zps
(Ha)
Sic-Zps
%
Totale Totale
(Ha)
%
370200
20265
5.5
31289
8.5
51554
13.9
Bologna
263200
42191 16.0
42931
16.3
85122
32.3
Ferrara
237700
18725
7.9
22196
9.3
40921
17.2
Forlì Cesena
268900
17086
6.4
21794
8.1
38880
14.5
Modena
344900
18372
5.3
31040
9.0
49412
14.3
Parma
258700
1018
0.4 (26125)
10.1
26161
10.1
Piacenza
185900
16983
9.1
18902
10.2
35885
19.3
Ravenna
229300
23890
10.4
17679
7.7
41569
18.1
Reggio
53400
129
0.2
2567
4.8
2696
5.0
Rimini
Regione
7.2
9.7
16.9
Legenda: P-R = Parchi e Riserve regionali e nazionali; Fonte: Sito web Rete Natura 2000 - Regione Emilia
Romagna, Sito web Parchi in rete – Regione Emilia Romagna.
SITUAZIONE E TENDENZA
Secondo l’accezione più stringente fornita dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e
del Territorio (APAT), il territorio tutelato naturalisticamente fa riferimento all’Elenco
Ufficiale delle Aree Protette del Servizio Conservazione Natura del Ministero dell’Ambiente
e della Tutela del Territorio, e dunque a Parchi e Riserve, nazionali e regionali (11.1).
Secondo questa definizione, il territorio piacentino protetto tramite l’istituzione di Parchi e
Riserve è del tutto trascurabile: 1.018 Ha su una superficie complessiva di 258.700 Ha,
pari allo 0,4%. Tale valore, paragonabile in Regione E.R. solo a quello della provincia di
Rimini, peraltro pressoché priva di territorio montano e/o boscato, è praticamente
residuale, sia rispetto alla media regionale del 7,2%, sia in confronto alle altre province
emiliane dotate di una configurazione territoriale simile (Parma, Reggio e Modena) che
presentano valori compresi tra il 5 e il 10% del territorio (11.2).
Il territorio piacentino interessato da Parchi e Riserve è essenzialmente quello occupato
dal Parco Fluviale Regionale dello Stirone, istituito nel 1988, con una estensione di 1.769
Ha di cui 703 in provincia di Piacenza, e dalla Riserva Naturale Geologica del Piacenziano,
istituita nel 1995, con una estensione di 315 Ha: in totale, 1.018 Ha di territorio
effettivamente tutelato (11.3). Tra i comuni maggiormente interessati compaiono
41
11
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" "
11
SITUAZIONE
TENDENZA
Vernasca (463 Ha, 6,4% del territorio comunale), Alseno (326 Ha, 5,9%), Lugagnano (170
Ha, 3,1%), Castell’Arquato (0,8%), Gropparello (0,2%), Carpaneto (0,1%).
Anche l’incremento del territorio tutelato nel corso degli anni presenta un bilancio
negativo, poiché dal 1995 non è stata avviata nessuna iniziativa legislativa in tal senso e
pertanto da allora la percentuale di territorio tutelato sul totale è rimasta invariata.
La situazione risulta più rosea se si considerano anche i “Siti di Importanza Comunitaria”
(SIC) e le “Zone di Protezione Speciale” (ZPS) della Rete europea Natura 2000, che però
possiedono norme di tutela differenti rispetto alle aree protette riconosciute dal Ministero.
A partire dal 2000 la Provincia di Piacenza ha avuto riconosciuti dalla Regione E.R. e dalla
CE circa 23.540 Ha di SIC e ZPS, saliti a 26.125 nel 2002 con l’ultima revisione e
integrazione della Rete Natura 2000 (11.4). Considerando pertanto Parchi, Riserve, Oasi di
protezione faunistica (Isola de Pinedo), SIC e ZPS, e al netto delle superfici condivise, la
superficie complessiva, diversamente tutelata, risulta assommare a 26.161 Ha, pari al
10,1% del territorio provinciale. In questo caso, tra i comuni maggiormente interessati
compaiono Zerba (1.188 Ha, 47,3% della sup. comunale), Coli (3.799 Ha, 52,7%), Ottone
(4.896 Ha, 49,8%).
Provincia di Piacenza: percentuale del territorio comunale occupata da Parchi e
Riserve (A) e da Parchi, Riserve, SIC e ZPS (B)
A
B
CASTELVETRO
MONTICELLI
CALENDASCO
ROTTOFRENO
SARMATO
CASTEL S.GIOVANNI
PIACENZA
CAORSO
AGAZZANO
PIANELLO
NIBBIANO
CAMINATA
PIOZZANO
GRAGNANO
BORGONOVO
GOSSOLENGO
ZIANO
CORTEMAGGIORE
PONTENURE
CADEO
BESENZONE
CORTEMAGGIORE
PONTENURE
CADEO
BESENZONE
PODENZANO
AGAZZANO
PODENZANO
FIORENZUOLA
GAZZOLA
PIANELLO
NIBBIANO
CAMINATA
PIOZZANO
S.GIORGIO
RIVERGARO
VIGOLZONE
PECORARA
TRAVO
CARPANETO PIACENTINO
FIORENZUOLA
GAZZOLA
S.GIORGIO
RIVERGARO
VIGOLZONE
ALSENO
PECORARA
PONTE DELL'OLIO
LUGAGNANO
GROPPARELLO
COLI
MORFASSO
MORFASSO
CORTE BRUGNATELLA
FARINI
Provincia
di Piacenza
CORTE BRUGNATELLA
FARINI
ZERBA
CERIGNALE
Parchi e Riserve
CERIGNALE
OTTONE
FERRIERE
VERNASCA
BETTOLA
COLI
ZERBA
ALSENO
CASTELL'ARQUATO
BOBBIO
VERNASCA
BETTOLA
CARPANETO PIACENTINO
PONTE DELL'OLIO
TRAVO
CASTELL'ARQUATO
LUGAGNANO
GROPPARELLO
BOBBIO
CAORSO
PIACENZA
S.PIETRO IN CERRO
VILLANOVA
S.PIETRO IN CERRO
VILLANOVA
GRAGNANO
BORGONOVO
GOSSOLENGO
ZIANO
CASTELVETRO
MONTICELLI
CALENDASCO
ROTTOFRENO
SARMATO
CASTEL S.GIOVANNI
% di terr. comunale
0
0 - 0.2
0.2 - 0.8
0.8 - 3.1
3.1 - 6.4
OTTONE
Provincia
di Piacenza
Parchi , Riserve e SIC-ZPS
FERRIERE
% di terr. comunale
0 - 1.2
1.2 - 4.6
4.6 - 13.6
13.6 - 28.5
28.5 - 52.7
Fonte: ns elaborazione da dati Regione E.R.
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore rappresenta il rapporto percentuale tra l’estensione di Parchi e Riserve, così
come riportati nell’Elenco Ufficiale delle Aree Protette del MATT (11.3), e la superficie
dell’unità amministrativa di riferimento (comune, provincia).
42
Dimensione
economica
43
Dimensione Economica: temi, indicatori, anno di aggiornamento dei
dati utilizzati
I temi
N° Gli indicatori
Economia
12. Ricchezza prodotta
13. Sistema delle imprese
14. Enti e imprese con
certificazione ambientale
15. Intensità energetica del PIL
16 Energia prodotta da fonti
rinnovabili
17. Quantità annuale di rifiuti
prodotti
18. Percentuale di raccolta
differenziata
19. Velocità commerciale del
trasporto pubblico locale
20. Tasso di motorizzazione
21. Tasso di incidenti stradali
Energia
Rifiuti
Mobilità
44
Aggiorn.
2002
2004
2005
2002
2003
2003
2003
2005
2003
2003
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" ☺
SITUAZIONE
D
12
TENDENZA
ECONOMIA
RICCHEZZA PRODOTTA
Valore Aggiunto in € pro capite ai prezzi di base 1995.
provincia:
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
Piacenza
15825
17153
17961
18629
18558
19344
20334
21486
Parma
19138
20649
20829
22138
22686
23713
25015
24213
Reggio Emilia
19291
20016
20886
21569
21843
22949
23130
23508
Modena
20560
21970
22421
23179
23718
25128
25823
27221
Bologna
20225
21655
22611
23076
23910
25303
25999
26492
Ferrara
15437
16557
16834
17116
17669
18266
18976
20431
Ravenna
16407
17711
17889
18727
19291
20910
22047
22910
Forlì
17113
18602
18855
19751
20377
21142
21213
22821
Rimini
17700
19237
19096
19847
19778
21714
22856
23832
Regione
18544
19871
20389
21102
21616
22760
23576
24362
Nota: valore aggiunto ai prezzi base 1995 in € pro capite, al netto SIFIM (serv. di intermed. finanz.)
Fonte: Banca dati Unioncamere E.R. (12.1)
SITUAZIONE E TENDENZA
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) rappresenta il valore monetario complessivo dei beni e
servizi finali prodotti all’interno di un Paese o di un territorio in un anno, diminuita dei
consumi intermedi. Il PIL tiene conto soltanto delle transazioni in denaro, e non considera
prestazioni a titolo gratuito come quelle svolte in ambito familiare e quelle di volontariato.
Il PIL è un indicatore che esprime la creazione di ricchezza monetaria più che il reale
benessere economico di una territorio: tutte le transazioni sono contabilizzate con segno
positivo, cosicché entrano a far parte del PIL anche le spese sostenute per far fronte a
fenomeni che, in realtà, diminuiscono il benessere come l’inquinamento o i danni provocati
da catastrofi naturali. In questo modo, anche il deprezzamento o depauperamento del
capitale naturale ed ambientale non riesce ad essere contabilizzato. Per risolvere queste
contraddizioni sono stati proposti diversi indicatori di sostenibilità dell’economia alternativi
al PIL, quali il GPI (Genuine Progress Ind.), il GNH (Gross National Happiness), l’HDI
(Human Development Ind.) dell’ONU, l’Impronta Ecologica, il PIL Verde, ecc., la cui
applicabilità a livello locale non è stata ancora adeguatamente sperimentata.
A livello locale è possibile calcolare il Valore Aggiunto (VA) di tutti i settori economici (pari
al PIL al netto di una parte delle imposte), al netto dei servizi di intermediazione
finanziaria. I dati disponibili si riferiscono al valore aggiunto prodotto tra il 1995 ed il 2002:
in questo periodo il VA regionale procapite è progressivamente aumentato nel corso degli
anni passando dai 18.544 € del 1995 ai 24.362 € del 2002, con un incremento annuo
medio del 4,5% (31% complessivo) (12.1).
45
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
12
" ☺
SITUAZIONE
TENDENZA
La produzione pro capite di valore aggiunto in provincia di Piacenza risulta, insieme a
Ferrara, tra le più basse tra le province emiliane, anche se la crescita media annua
registrata tra il 1995 ed il 2002 è stata leggermente più alta (5,1%) rispetto alla media
regionale. Si è passati, infatti, dai 15.825 € pro capite del 1995 (-15% rispetto al VA
regionale) ai 21486 € del 2002 (-12% rispetto al VA regionale).
Considerando poi il VA prodotto nei principali settori economici, si nota che il contributo
del settore agricolo rimane pressoché costante negli anni, anzi subisce modeste riduzioni,
oscillando attorno al 5% del VA totale. Il settore che contribuisce maggiormente alla
creazione di VA è quello dei servizi, in continua e veloce espansione, il cui peso è passato
dal 62% del totale nel 1995 al 65% nel 2002. Anche il VA prodotto dall’industria risulta in
crescita, dopo un momento di crisi registrato nel 1999. Tuttavia, a causa dei ritmi di
crescita nettamente inferiori rispetto a quelli dei servizi, il peso del settore industriale si è
ridotto dal 33% al 30% del totale.
Provincia di Piacenza – Valore Aggiunto in M€ per settore economico.
Valore Aggiunto in M€ per settore
4500
4000
3500
3000
Agricoltura
2500
Industria
2000
Servizi
1500
1000
500
0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002
Nota: il Valore Aggiunto provinciale annuale è calcolato ai prezzi base 1995
Fonte: Ns elaborazioni da Banca Dati Unioncamere E.R.
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
Come rappresentativo del PIL è stato qui utilizzato il Valore Aggiunto provinciale annuale
al netto SIFIM (servizi di intermediazione finanziaria) ai prezzi base 1995, in milioni di € e
in €/abitante, così come forniti dalla banca dati Unioncamere Emilia Romagna. La stessa
banca dati fornisce il valore aggiunto disaggregato per settore economico (agricoltura,
industria, servizi). I dati sono attualmente aggiornati al 2002.
46
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" ☺
SITUAZIONE
D
13
TENDENZA
ECONOMIA
SISTEMA DELLE IMPRESE
Provincia di Piacenza – N° di imprese registrate presso Infocamere.
2001
2002
2003 2004
Classe
2000
Agricolt. Silvicolt. Pesca
Estrazione di minerali
Attività manifatturiera
Prod.e distrib.energ.elettr., gas e acqua
Costruzioni
Comm.ingr.e dett.; rip.beni pers. e per la casa
Alberghi e ristoranti
Trasporti, magazzinaggio e comunicaz.
Intermediaz.monetaria e finanziaria
Attiv. immob., noleggio, informat., ricerca
Servizi pubblici vari
Servizi domestici presso le famiglie
Imprese non classificate
Totale
7345 7136 7012 6865 6688
38
36
34
34
37
3652 3720 3753 3772 3781
41
42
40
42
43
3726 3920 4101 4317 4576
7407 7387 7345 7399 7472
1554 1563 1592 1627 1654
1435 1445 1456 1443 1457
560
565
571
566
583
2381 2468 2525 2621 2701
1445 1455 1452 1488 1535
1
1
1
1
0
486
550
605
717
753
30071 30288 30487 30892 31280
Fonte: Banca dati Movimprese di Infocamere (13.1)
SITUAZIONE E TENDENZA
Il numero di imprese presenti in un territorio non rappresenta necessariamente un indice
di sostenibilità dell’economia (che dipende anche dalla tipologia delle imprese, dai processi
produttivi, dal rapporto tra produzione e consumo, ecc.), ma viene considerato in generale
un indicatore dello stato di salute del sistema economico e della sua capacità di fornire
occupazione e reddito e dunque di garantire benessere economico. Il grado di dinamicità
del sistema imprenditoriale e la sua caratterizzazione nelle diverse componenti fornisce
inoltre un quadro di sintesi sugli andamenti più recenti e la reattività stessa del sistema
impresa.
La situazione attuale (2004) in provincia di Piacenza vede un totale di 31.280 imprese
registrate, che corrisponde ad un rapporto di circa 11,4 imprese su 100 abitanti, situazione
nettamente superiore al dato medio nazionale (8,7 imprese/100 ab) ed in linea con la
media regionale (11,3 imprese/100 ab). Gli altri valori medi provinciali oscillano da un
minimo di Bologna con 10,3 imprese/100 ab., ad un massimo di Rimini con 12,9
imprese/100 ab.
La maggior parte delle imprese piacentine appartengono al settore del commercio
all’ingrosso e al dettaglio e ai servizi di riparazione, con il 23,9% del totale; seguite dalle;
imprese agricole (21,4%), costruzioni (14,6%), e dalle le attività manifatturiere (12,1%).
47
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" ☺
13
SITUAZIONE
TENDENZA
Un peso inferiore, ma comunque significativo, hanno poi le intermediazioni immobiliari, le
attività alberghiere e della ristorazione, la logistica, i servizi pubblici. L’attività
imprenditoriale in provincia di Piacenza mostra nel complesso un buon dinamismo, pur
presentando aspetti diversi. Il numero totale delle imprese è progressivamente aumentato
nel corso degli ultimi 5 anni, passando dalle 30.071 unità registrate nel 2000 alle 31.280
del 2004, con un incremento complessivo del 4% dovuto ad un tasso di natalità annuo che
si è mantenuto tra il 6,4% ed il 7% a fronte di un tasso di cessazione tra il 5,6% ed il
6,3%. Le imprese che hanno cessato la loro attività sono state, in media, 1.827 all’anno,
contro 2.077 nuove imprese iscritte. All’interno di questo incremento medio, tuttavia, le
dinamiche settoriali sono piuttosto differenziate: mentre le imprese agricole subiscono nei
5 anni una sensibile diminuzione (-8,9%), rispecchiando peraltro l’andamento nazionale
del settore, il settore edile registra un fortissimo aumento (+22,8%) passando dalle 3.726
imprese del 2000 alle 4.576 del 2004. Incrementi più contenuti riguardano l’industria
manifatturiera (+3,5%), il settore alberghiero e della ristorazione (+6,4%),
l’intermediazione finanziaria (+4,1%) ed i servizi pubblici (+6,2%), mentre commercio e
logistica fanno registrare una sostanziale stazionarietà.
Regione E.R. – Densità totale delle imprese (N° impr./100 abit.)
N° imprese/100 abit.
13.0
12.5
2000
12.0
2004
11.5
11.0
10.5
10.0
PC
PR
RE
MO
BO
FE
RA
FC
RN
Fonte: Ns elaborazione da dati Infocamere
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore riporta il numero di imprese per settore economico registrate presso le
Camere di Commercio, nonché il numero di imprese rapportato alla popolazione (N° di
impr./100 abit.). I dati disaggregati per provincia e regione sono rilevabili dalla banca dati
Movimprese di Infocamere (13.1), aggiornata trimestralmente a partire dal 1995.
48
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ ☺
SITUAZIONE
R
ECI n° 7
TENDENZA
ECONOMIA
ENTI E IMPRESE CON CERTIFICAZIONE AMBIENTALE
Regione E.R. - Organizzazioni con certificazione ambientale. Anno 2005.
provincia:
EMAS
ISO
14001
(1996)
ISO
14001
(2004)
Totale
Certif./
1000
imprese
Piacenza
14
32
13
59
21
Parma
39
55
24
118
28
Reggio Emilia
20
38
32
90
17
Modena
12
40
31
83
12
Bologna
17
51
39
107
12
Ferrara
7
22
28
57
16
Ravenna
5
33
22
60
16
Forlì
3
29
11
43
11
Rimini
0
10
10
20
6
Regione
117
310
210
637
15
Fonte: Ns elaborazioni dalle banche dati SINCERT (14.1), APAT (14.2). Movimprese (13.1)
SITUAZIONE E TENDENZA
Le certificazioni ambientali sono strumenti di tipo volontario che possono essere sottoscritti
da qualsiasi organizzazione pubblica o privata e che garantiscono che l’organizzazione
certificata rispetti un rigido insieme di qualità e di regole relative alla tutela dell’ambiente,
fissate da uno standard internazionale. Ci sono due tipi principali di certificazione
ambientale: la certificazione europea EMAS, istituita con Regolamento CE 1836/93 e
modificata dal 761/2001, e la certificazione internazionale ISO 14001 (nata nel 1996 e
rivista nel 2004); le differenze tra le due certificazioni non sono di tipo sostanziale
(periodicità dell’audit, rispetto della normativa nazionale, convalide, inoltro, ecc.), anche se
EMAS prevede una sorta di controllo da parte dell’ente pubblico che è invece non è
contemplato dalla certificazione ISO 14001.
Secondo gli ultimi dati aggiornati a Dicembre 2005 (14.1-2), in provincia di Piacenza le
imprese certificate sono in tutto 59, di cui 45 possiedono la certificazione ISO 14001 e 14
l’EMAS. Un’analisi sui settori di accreditamento delle imprese con certificazione (codici
NACE) evidenzia come il settore con il maggior numero di certificazioni, sia ISO 14001 (14)
che EMAS (9), è quello alimentare. In prevalenza sono industrie della produzione,
lavorazione e conservazione di carne e prodotti a base di carne (per lo più salumifici, ben
7 sulle 9 certificazioni EMAS), ed industrie della lavorazione e conservazione di frutta e
ortaggi (prevalentemente ISO 14001). Un altro settore è quello della Pubblica
Amministrazione (un totale di 6 certificazioni), con quattro strutture comunali - Gragnano
Trebbiense, Piozzano, Agazzano, Sarmato – che hanno ottenuto la certificazione ISO
49
14
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ ☺
14
SITUAZIONE
TENDENZA
14001; ed altre due - Sarmato e Comunità Montana Valli del Nure e dell’Arda - EMAS.
Seguono il settore dello smaltimento dei rifiuti, produzione e distribuzione di energia
elettrica (Centrali di Castel San Giovanni e di Piacenza, l’Edison di Sarmato), fabbricazione
e lavorazione del cemento e quello dei trasporti (tutti con certificazioni ISO 14001). A
Dicembre 2005 la banca dati SINCERT registrava già 13 organizzazioni dotate della nuova
versione della certificazione ambientale ISO 14001:2004, tra le quali anche un Ente Locale
(il Comune di Sarmato).
Ad oggi, in provincia si contano 21 imprese certificate ogni 1000 imprese attive, il secondo
valore registrato in tutta la Regione dopo quello di Parma (28). Nonostante i buoni risultati
in termini relativi, occorre, comunque, ricordare la situazione di ritardo che caratterizza
l’Italia in questo campo: basti pensare a città del Nord Europa come Malmo e Stoccolma
che nel 2001 contavano rispettivamente 79 e 56 certificazioni ogni 1.000 imprese
(European Common Indicators).
Come nel resto della regione Emilia Romagna (la regione con il numero maggiore di
certificazioni ambientali), anche in provincia di Piacenza il numero totale di imprese
certificate è in continuo aumento: nei 7 anni presi in esame si registra un tasso medio di
circa il 60% annuo.
Provincia di Piacenza – Organizzazioni con certificazione ambientale.
Piacenza - N° di organizzazioni
con certificazione ambientale
70
60
ISO 14001
50
EMAS
40
30
20
10
0
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
Fonte: Ns elaborazioni dalle banche dati SINCERT (14.1) e APAT (14.2).
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore riporta il numero di organizzazioni (pubbliche e private) dotate di certificazione
ambientale EMAS e ISO 14001, con sede sul territorio provinciale; è possibile disaggregare
i dati per settore economico (codici NACE) ed eseguire un confronto fra gli anni. Sono
state considerate le imprese con certificazione ambientale ISO 14001:1996, ISO
14001:2004 (fonte SINCERT)(14.1), ed EMAS (fonte APAT)(14.2); i dati sono aggiornati al
Dicembre 2005.
50
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
SITUAZIONE
P
15
TENDENZA
ENERGIA
INTENSITA’ ENERGETICA DEL PIL
Provincia di Piacenza: consumi, valore aggiunto e intensità energetica.
Anno
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
Consumo
(tep)
1603152
1535763
1290857
1161699
1162105
1071869
1085276
1286247
Val.Agg.
milioni €
4225
4568
4779
4952
4942
5169
5450
5765
Int. ener.
tep/M€
379.4
336.2
270.1
234.6
235.1
207.4
199.2
223.1
Numero
indice
100.0
88.6
71.2
61.8
62.0
54.7
52.5
58.8
Legenda: Consumo totale netto in tep; Valore Aggiunto al netto dei SIFIM (servizi di intermediazione
finanziaria indirettamente misurati) in milioni di €; intensità energetica in tep/milioni di €; numero indice
dell’intenistà energetica, con 1995=100.
Fonte: consumi, nostre elaborazioni da banca dati Unioncamere E.R.; valore aggiunto, da dati ISTAT.
SITUAZIONE E TENDENZA
L’intensità energetica di un sistema economico è usualmente espressa come rapporto tra
quantità netta di energia consumata e PIL o Valore Aggiunto. In generale l’intensità
energetica tende a diminuire in virtù del miglioramento tecnologico e dell’aumento del
costo delle risorse energetiche, ma in molti casi si registra un rallentamento nella
diminuzione, se non addirittura un aumento, sintomo di evidente inefficienza e spreco
nell’utilizzo finale delle fonti.
Nel corso dell’ultimo decennio il consumo energetico provinciale, totale e procapite, è
sensibilmente diminuito, dapprima molto velocemente in virtù della diminuzione del
consumo di olio combustibile a seguito dei processi di ristrutturazione industriale e alla
sostituzione con il metano, e in seguito più lentamente (15.1). L’intensità energetica, che a
metà anni novanta si trovava su livelli decisamente più alti rispetto alla media nazionale,
ha ovviamente beneficiato di questa diminuzione dei consumi, andando incontro ad una
tendenziale riduzione che l’ha riavvicinata ai livelli medi italiani al di sotto dei 200 tep per
milione di euro (15.2). Nel 2002 si è invece verificata una preoccupante inversione di
tendenza a causa di un aumento dei consumi netti (+19%), che è stato triplo rispetto al
maggior valore aggiunto prodotto (+6%) e che ha riportato l’intensità energetica a 223
tep/M €.
Importante anche l’analisi dell’intensità energetica per settore economico, possibile grazie
alla disponibilità di dati di valore aggiunto per settore: l’agricoltura, che nel 95 assorbiva
l’1% dei consumi energetici provinciali, è salita al 4% nel 2000, con relativo aumento
dell’intensità energetica, poi diminuita nel 2001 ma infine ancora in preoccupante aumento
nell’ultimo anno considerato.
51
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
15
SITUAZIONE
TENDENZA
L’industria assorbiva nel 95 il 63% dei consumi totali. Il peso del settore è
successivamente sceso al 40% nel 2000 per poi risalire negli ultimi 2 anni al 46%: la sua
intensità energetica, diminuita progressivamente dai 687 tep/M€ del 1995 ai 243 tep/M€
del 2001, nell’ultimo anno considerato ha registrato un preoccupante aumento fino a 331
tep/M€, essenzialmente a causa del maggiore utilizzo di olio combustibile. Infine, è da
evidenziare il peso crescente che il terziario (in cui risultano compresi i consumi di servizi,
trasporti, riscaldamento, ecc.) sta assumendo in questi ultimi anni, passando dal 35% dei
consumi totali nel 95 al 51% nel 2002; la sua intensità energetica ha visto un trend di
leggera ma progressiva diminuzione, interrotta solo da una modesta crescita nel 1998, e
non sembra essere interessato dall’aumento di intensità negli altri settori durante l’ultimo
anno considerato.
Provincia di Piacenza - Intensità energetica di settore. Numeri indice con base
1995=100
Provincia di Piacenza - Intensità energetica di settore
Numeri indice (1995=100)
160
140
120
100
Agricoltura
80
60
Industria
Terziario
40
20
0
1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002
Fonte: ns. elaborazione da banca dati Unioncamere E.R., Ministero Att. Prod., ISTAT
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’intensità energetica è stata calcolata come rapporto tra il consumo energetico provinciale
netto in tep e il valore aggiunto provinciale ai prezzi di base, al netto dei servizi di
intermediazione finanziaria misurati indirettamente (SIFIM), in milioni di €. I consumi
energetici provinciali sono ricavabili dalle banche dati di Unioncamere E.R. (15.3) e del
Ministero dell’Industria (15.4); i dati provinciali del valore aggiunto sono ricavabili da
ISTAT (15.5).
52
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ "
SITUAZIONE
R
16
TENDENZA
ENERGIA
ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI
Provincia di Piacenza - Energia da fonti energetiche rinnovabili (tep, %)
Anno
Consumo
Produz. %FERsu
totale (tep) FER (tep)
tot
1603152
136023
8.5
1535763
160052
10.4
1290857
132729
10.3
1161699
128127
11.0
1162105
132048
11.4
1071869
124128
11.6
1085276
148893
13.7
1286247
139930
10.9
1107581
111848
10.1
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
Legenda: Consumo energetico provinciale totale netto in tep; produzione idroelettrica e da
termovalorizzazione (FER) in tep; percentuali della produzione da rinnovabili (FER) sul consumo totale.
Fonte: nostra elaborazione da dati forniti direttamente dai produttori.
SITUAZIONE E TENDENZA
La quota di consumo energetico interno coperta da fonti rinnovabili locali fornisce una
stima immediata della sostenibilità dello sviluppo del sistema economico di una collettività,
quantificando al tempo stesso il grado di dipendenza del sistema dallo stock di risorse
esauribili. In Italia nel 2004 su un consumo interno lordo globale di 195,5 Mtep, 14,1 Mtep
(il 7,2%) erano coperti da fonti rinnovabili nazionali (idroelettrico, geotermia, solare,
eolico, biomasse, biocombustibili, mare); se si considera il solo consumo interno netto di
143,3 Mtep (al netto cioè di consumi e perdite dello stesso sistema energetico che
ammontano a ben il 27%!), la percentuale di consumo coperto da fonti rinnovabili sale al
9.8%. Poiché poi le fonti rinnovabili vengono impiegate nella quasi totalità (88%) per la
produzione di energia elettrica, è opportuno osservare che sui 69,3 Mtep di energia
elettrica consumata in Italia nel 2004 al lordo degli autoconsumi e delle perdite, 12,4 Mtep
pari al 17,9% erano coperti dalle fonti rinnovabili. In questo computo compaiono anche il
grande idroelettrico (>10MW) e la geotermia, mentre se si considerano solo le cosiddette
‘nuove’ fonti rinnovabili (solare fotovoltaico e termico, eolico, biomasse, biocombustibili) la
copertura è di solo 1,6 Mtep, pari allo 0,8% del consumo lordo totale nazionale. Solo di
recente viene considerata rinnovabile anche l’energia (elettrica e termica) ottenuta dalla
termovalorizzazione dei rifiuti.
A Piacenza la produzione da fonti energetiche rinnovabili si riduce alla piccola produzione
idroelettrica, anche se già esiste un certo numero di impianti solari fotovoltaici e termici di
53
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ #
16
SITUAZIONE
TENDENZA
cui però non si conosce l’esatta consistenza. Sul territorio piacentino esistono 6 centrali
idroelettriche, di cui 4 di proprietà di Enel Greenpower (Salsominore, Pianello, Boreca,
Molato: quest’ultima inattiva dal 1994), 1 di proprietà di Enel Produzione (Isola Serafini)
ed 1 privata (Losso) (16.1). Nel 2003 le 5 centrali attive hanno prodotto 447,4 GWh,
equivalenti a circa 111,8 Ktep, pari al 10,1% del consumo interno totale lordo. La
percentuale è significativamente superiore alla media italiana (7,2% nel 2004) e delinea
una situazione positiva; rispetto ai consumi interni lordi di elettricità, la produzione
idroelettrica copre addirittura il 31%, quasi il doppio della media italiana.
La tendenza dell’indicatore invece presenta un quadro meno positivo: cresciuto lentamente
ma progressivamente dal 1995 al 2001, non tanto in virtù di un incremento della
produzione da FER (che ha subito continue modeste oscillazioni legate essenzialmente alla
variabilità climatica), bensì di una diminuzione del consumo interno lordo totale, negli
ultimi 2 anni ha manifestato una sfavorevole tendenza alla diminuzione, a causa
dell’incremento dei consumi e della contestuale riduzione della produzione da FER.
Regione Emilia Romagna – Frazione di energia prodotta da FER
Regione Emilia Romagna
Produzione FER sul consumo interno lordo totale
3.0%
18000000
16000000
2.5%
14000000
12000000
2.0%
10000000
Cons. tot. (tep)
Prod. Idro (tep)
Frazione FER (%)
1.5%
8000000
6000000
1.0%
4000000
0.5%
2000000
0
0.0%
1996
1997
1998
1999
2000
2001
Fonte: ns. elaborazione da banca dati Unioncamere E.R. e ENEA
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore esprime il rapporto percentuale tra la quantità di energia prodotta da fonti
rinnovabili (mini-idroelettrico, geotermia, solare, eolico, biomasse) espressa in tep, e il
consumo lordo interno totale in tep. L’equivalente in tep dell’energia da fonti rinnovabili si
assume pari a quello relativo alla produzione termoelettrica media distribuita in bassa
tensione (0,25 tep/MWh), in quanto sostitutiva di questa. Il consumo interno totale viene
calcolato al lordo di autoconsumi e perdite, ma al netto dell’energia (elettrica) esportata. I
dati sulla produzione idroelettrica locale sono stati richiesti direttamente ai singoli
produttori; i dati sui consumi energetici interni sono stati ricavati dalla banca dati
Unioncamere E.R. (16.2), e dai siti del GRTN (16.3) e del Ministero delle Att. Prod. (16.4).
54
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
SITUAZIONE
P
17
TENDENZA
RIFIUTI
QUANTITA’ ANNUALE DI RIFIUTI PRODOTTI
Regione E.R. – Produzione procapite di rifiuti urbani (kg/anno*ab.)
1996
1998
2000
2002
2003
Piacenza
461
490
567
575
582
Parma
472
491
542
573
588
Reggio Emilia
585
565
662
721
708
Modena
529
531
591
599
601
Bologna
542
569
574
575
572
Ferrara
589
598
655
684
685
Ravenna
619
651
681
735
727
Forlì
578
606
686
737
660
Rimini
705
716
808
827
813
Regione E.R.
558
573
625
651
642
Fonte: Relazione sullo Stato dell’Ambiente della Regione E.R. 2004 (17.2) e Ns elabor.
SITUAZIONE E TENDENZA
I rifiuti possono essere classificati in rifiuti urbani (RU) provenienti dalla attività delle
famiglie, e rifiuti speciali (RS) provenienti dalle attività produttive; un incremento nella
produzione pro capite di rifiuti è un preoccupante sintomo di insostenibilità dello sviluppo,
in quanto indice di un sistema di produzione e consumo energeticamente e materialmente
inefficiente.
Nel 2003 in provincia di Piacenza sono state prodotte 157.573 ton di rifiuti urbani, con un
incremento del 2,1% rispetto al 2002, mentre i rifiuti speciali nel 2002 (ultimo anno
disponibile) hanno registrano un decremento del 10,7% fermandosi a 346.387 ton. Per
quanto riguarda i rifiuti urbani, la produzione pro capite in provincia di Piacenza è pari a
582 kg/ab, quasi il 12% in più rispetto alla media nazionale, ma significativamente
inferiore rispetto alla media regionale (642 kg/ab.) ed una tra le più basse di tutte le
province emiliane, insieme a Bologna (572 kg/ab.) e Parma (588 kg/ab). Nel contesto
regionale dunque la situazione piacentina risulta positiva. La situazione peggiora se
riportata al rapporto tra rifiuti urbani prodotti e Valore Aggiunto: nel 2002 infatti (ultimi
dati disponibili per il VA) la provincia di Piacenza presentava un rapporto di 27 kg di RU
prodotti per 1000€ di Valore Aggiunto, dato in linea con il valore medio regionale (26,4
kg/1000€), ma superiore a quello di Bologna (21,6), Modena (22,1) e Parma (24,3).
Occorre poi tenere presente il costante aumento nella produzione di rifiuti urbani a
Piacenza, come in tutta la Regione. Nel 2003 l’incremento annuale registrato in provincia
di Piacenza è stato del 2%, ultimo di una serie che tra il 1996 ed il 2003 ha fatto registrare
55
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
17
SITUAZIONE
TENDENZA
un aumento complessivo del 28%, a fronte di una media regionale del 20% in cui si
distinguono province che hanno registrato incrementi significativamente inferiori (Bologna
+9%, Ferrara +14%, Forlì +19%). L’aumento è significativo sia in termini assoluti che di
rifiuti prodotti procapite: a Piacenza, infatti, si è passati dai 490 kg/ab del 1998 ai 582
kg/ab del 2003.
Questa decisa tendenza all’incremento di rifiuti, a Piacenza sembra ben accoppiata al
contemporaneo aumento del Valore Aggiunto, al contrario della situazione media regionale
dove la crescita della produzione di RU risulta più veloce di quella del VA.
Si segnalano, infine, situazioni piuttosto differenziate all’interno del territorio provinciale.
Tra i comuni che registravano nel 2003 una maggiore produzione pro capite vi sono
Rivergaro (718 kg/ab), Piacenza (684), Gazzola (673), Castelvetro (621), Fiorenzuola
(602). Gli stessi andamenti sono diversi da comune a comune: un esempio fra tutti, il
comune di Corso, che nel 2003 ha diminuito i rifiuti prodotti del 16% rispetto al 1998.
Provincia di Piacenza - Produzione procapite di RSU (Kg/ab). Anno 2003.
Fonte: OPR (17.1)
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore si riferisce alla produzione assoluta provinciale e comunale di rifiuti urbani e
speciali in ton/anno e alla produzione pro capite in kg/anno. Le informazioni relative alla
produzione e allo smaltimento dei rifiuti, raccolte ed elaborate dalla Provincia e da ARPA,
convergono nell’OPR (Osservatorio Provinciale Rifiuti)(17.1), istituito coerentemente con i
dettami del “Decreto Ronchi” (DLgs 22/1997) e successivi (DM 372/98, DM 309/00). Gli
ultimi dati pubblicati sono relativi al 2003 per i rifiuti urbani e al 2002 per gli speciali. I dati
sul Valore Aggiunto provinciale sono ricavabili dalle Banche dati di Unioncamere e i dati di
popolazione dal sito di Statistiche della Regione Emilia Romagna.
56
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" ☺
SITUAZIONE
R
18
TENDENZA
RIFIUTI
PERCENTUALE DI RACCOLTA DIFFERENZIATA
Provincia di Piacenza – Percentuale di raccolta differenziata.
Rifiuti
Urbani
ton.
Racc.
Differ.
ton.
%
Racc.
Differ.
%
media
regionale
131703
30775
23.4
17.3
1998
141910
35327
24.9
22.1
1999
141470
35110
24.8
25.0
2000
151014
41017
27.2
25.3
2001
154576
47905
31.0
28.0
2002
157573
51050
32.4
30.2
2003
Fonte: dati OPR (18.2) e Relazione sullo Stato dell’Amb. 2004 della Regione E.R. (18.3)
SITUAZIONE E TENDENZA
La raccolta differenziata (RD) dei rifiuti urbani permette di avviare a riciclaggio consistenti
quantità di materie, con un significativo risparmio complessivo di energia e materiali. Il
“Decreto Ronchi” (DLgs 22/1997) fissava l’obiettivo del 35% di RD da raggiungere entro il
2003, ma la frazione di RD tecnicamente raggiungibile è molto superiore, ed a scala
comunale può raggiungere e superare l’80% (18.1).
Nel 2003 in provincia di Piacenza sono stati raccolti in modo differenziato 51.050 ton di
rifiuti, corrispondenti al 32% del totale dei rifiuti urbani prodotti; percentuale leggermente
superiore alla media emiliana (30,2%). La frazione più significativa di RD a Piacenza è
costituita da carta e cartone (24,1% del totale RD), seguita dai rifiuti vegetali secchi
(21,4%) e a distanza da vetro (14,9%), legno (12,4%), metallo, ecc.; la frazione organica
umida (cucina, mense, ecc.) che rappresenta mediamente il 30% dei rifiuti urbani, è
invece scarsamente differenziata e, nel 2003, ammontava a sole 2700 ton, pari al 2% circa
dei rifiuti urbani e al 5,3% della RD totale provinciale.
Al raggiungimento del 32% provinciale concorrono i comuni con pesi molto diversi: la
percentuale più alta di RD nel 2003 è stata registrata a Caorso con il 71%, ma valori
superiori alla media - ed in linea con gli obiettivi legislativi - si sono riscontrati anche a
Monticelli (46%), Piacenza (40%), Castelvetro (39%), Gazzola (38%), Agazzano (37%),
Fiorenzuola (37%), Calendasco (36%) e Besenzone (35%). Per contro le percentuali
minori di RD si riscontrano nei comuni di montagna, dove però è anche mediamente
inferiore la produzione di RU procapite. Come si nota anche dalla mappa successiva, i
comuni che hanno raggiunto il traguardo del 35% previsto dal Decreto Ronchi sono una
ristretta minoranza localizzata nella fascia di pianura e di prima collina.
57
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" ☺
18
SITUAZIONE
TENDENZA
La tendenza nel tempo della percentuale di raccolta differenziata è senz’altro positiva,
essendo aumentata progressivamente negli anni, pur senza però riuscire a raggiungere
l’obiettivo provinciale del 35% previsto dal Decreto Ronchi. Nella nostra provincia la RD è
passata dal 23% del 1998 al 32% del 2003, con un incremento medio annuo dell’1,8% sul
totale, mentre nello stesso periodo la media regionale è passata dal 17,3% al 30,2%. Gli
incrementi maggiori a livello comunale sono stati registrati a Caorso, che è passato dal
33% del 1998 al 71% del 2003, a Calendasco (dal 14 al 36%), a Villanova (dal 12 al
29%), ecc. Al contrario, i comuni di montagna hanno fatto registrare nello stesso periodo
una diminuzione della RD, fenomeno che ha interessato anche alcuni comuni di pianura
(Pontenure dal 33% al 26%, Rottofreno dal 26 al 19%).
Provincia di Piacenza – Percentuale di raccolta differenziata.
CASTELVETRO
MONTICELLI
CALENDASCO
ROTTOFRENO
SARMATO
CASTEL S.GIOVANNI
PIACENZA
CAORSO
S.PIETRO IN CERRO
VILLANOVA
GRAGNANO
BORGONOVO
GOSSOLENGO
ZIANO
AGAZZANO
PIANELLO
NIBBIANO
CAMINATA
PIOZZANO
PECORARA
CORTEMAGGIORE
PONTENURE
CADEO
BESENZONE
PODENZANO
FIORENZUOLA
GAZZOLA
RIVERGARO
S.GIORGIO
CARPANETO PIACENTINO
VIGOLZONE
TRAVO
ALSENO
CASTELL'ARQUATO
PONTE DELL'OLIO
LUGAGNANO
GROPPARELLO
BOBBIO
VERNASCA
BETTOLA
COLI
MORFASSO
CORTE BRUGNATELLA
FARINI
ZERBA
Perc. Raccolta Diff. - 2003
0 - 12
12 - 35
35 - 50
50 - 75
CERIGNALE
OTTONE
FERRIERE
Fonte: Ns elaborazione da dati OPR (18.2).
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
La percentuale di raccolta differenziata sui rifiuti urbani prodotti viene fornita per la
provincia e per i singoli comuni direttamente dall’OPR (Osservatorio Provinciale Rifiuti)
curato da ARPA (18.2) su dati ricavati da Tesa-Enia e dai Comuni. I dati annuali sono
attualmente aggiornati al 2003.
58
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ $
SITUAZIONE
R
19
TENDENZA
MOBILITA’
VELOCITA’ COMMERCIALE DEL TRASPORTO
PUBBLICO LOCALE
Provincia di Piacenza - Velocità commerciale media del TPL (Km/h). Anno 2005.
Provincia di
Piacenza
N°
linee
Media
Km/h regionale
Km/h
16
18.4
Linee Urbane
6
32.1
Linee Suburbane
5
37.1
Linee Extraurbane
27
24.9
23.2
Totale
Fonte: Ns elaborazioni da dati Tempi (19.2)
SITUAZIONE E TENDENZA
La velocità media a cui viaggiano i mezzi del trasporto pubblico locale (TPL), sia sui
percorsi urbani che su quelli extraurbani, viene chiamata “velocità commerciale” ed è
considerata un buon indicatore di efficienza del TPL, fondamentale affinché esso sia
considerato dagli utenti una valida e attrattiva alternativa all’auto privata. Oltre a questo,
la velocità commerciale viene considerata un valido indicatore di efficienza tecnicoeconomica del TPL, poiché consente un reperimento di risorse aggiuntive in termini di
economie di spesa e di ore di lavoro. La velocità commerciale varia in funzione della
tipologia del percorso, del numero di fermate e della fascia oraria (quantità di passeggeri).
L’Agenzia Trasporti Pubblici della Regione Emilia Romagna, nel suo Rapporto annuale 2005
(19.1), ha evidenziato un generale peggioramento della velocità media commerciale del
TPL regionale nel corso degli ultimi 3 anni, passata dai 24,1 Km/h del 2001 ai 23,2 Km/h
del 2004, con una riduzione del 3,7%.
In provincia di Piacenza le velocità commerciali calcolate a partire dalle tabelle ufficiali
degli orari per l’anno 2005 e dalle lunghezze dei relativi percorsi, registrano un valore
medio provinciale di 24,9 Km/h, superiore alla media regionale, configurando quindi una
situazione attuale sostanzialmente positiva.
Il valore medio provinciale si compone peraltro di velocità molto diverse in funzione alla
tipologia del percorso: la velocità media calcolata sulle 16 linee urbane fornisce un valore
di soli 18,4 Km/h, ma nella media rientrano valori che oscillano da un minimo di 13,2 Km/h
della linea 8 (P.zza S. Antonino – Stadio) ad un massimo di 28,2 Km/h della linea 12 (P.zza
Cittadella – Roncaglia).
La velocità commerciale media delle 7 linee suburbane è significativamente più elevata, e
pari a 32,1 Km/h: anche questa comprende valori inferiori pari a 24,4 Km/h della linea 20
59
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ $
19
SITUAZIONE
TENDENZA
(8/511: Piacenza – Gossolengo) e valori massimi pari a 38,5 Km/h della linea 50 (8/441:
Piacenza – Fiorenzuola – Alseno).
Infine, ancora più elevata è la velocità commerciale media del campione di 5 linee
extraurbane considerate, pari a 37,1 Km/h. Per queste linee le singole velocità commerciali
non si discostano molto dalla media, essendo i percorsi più lineari e meno interrotti dalle
fermate: si va infatti da un valore minimo di 35,7 Km/h della linea 43 (8/42: Piacenza –
Fiorenzuola – Vernasca), ad un valore massimo di 38,2 Km/h della linea 17 (8/17:
Piacenza – Bobbio – Ottone).
Provincia di Piacenza – Velocità commerciale del TPL (Km/h)
PIACENZA - Velocità commerciale del TPL - 2005
45.0
Urbane
Suburbane
Extraurbane
40.0
35.0
km/h
30.0
25.0
20.0
15.0
10.0
5.0
0.0
1
2 //7
3
4
5
6
8
9 10 11 12 13 A 5B 16 17 14 1 1 20 21 35 50
//
15 1
51
1 17 34 43 57
Fonte: Ns elaborazioni da dati TEMPI (19.2)
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
La velocità commerciale media viene ricavata dal rapporto tra la lunghezza del percorso
della linea e il relativo tempo di viaggio, rilevabile dalle tabelle degli orari (19.2). Le
lunghezze dei percorsi vengono fornite dalla Soc. Tempi. I confronti regionali sono ricavati
dalla Relazione sul Monitoraggio del trasporto pubblico locale dell’Agenzia Trasporti
Pubblici della Regione E.R. (19.1).
60
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
SITUAZIONE
P
20
TENDENZA
MOBILITA’
TASSO DI MOTORIZZAZIONE
Tasso di motorizzazione generale (veicoli tot. circ./100 abitanti).
Piacenza
Regione E.R.
Italia
1995
73.8
75.1
64.3
1996
74.0
74.5
65.4
1997
74.7
66.5
1998
75.1
75.7
67.1
1999
76.4
76.9
68.7
2000
78.1
78.2
70.4
2001
79.6
80.0
72.5
2002
81.0
81.2
74.9
2003
81.3
81.8
76.1
Fonte: banca dati Unioncamere E.R. da dati ACI.
Regione E.R. - Tasso di motorizzazione generale (veicoli/100 ab.)
90.0
Bologna
Ferrara
85.0
Forlì-Cesena
Modena
Parma
Piacenza
80.0
75.0
Ravenna
Reggio Emilia
Rimini
70.0
Regione E-R
65.0
1992
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
Fonte: banca dati Unioncamere E.R. da dati ACI.
SITUAZIONE E TENDENZA
La densità veicolare ed automobilistica rappresenta uno degli elementi più critici dello
sviluppo, con gravi conseguenze in termini di inquinamento, cambiamenti climatici globali,
consumo di suolo, abitabilità, qualità della vita. Il tasso di motorizzazione (veicoli/100 ab.),
pur non essendo direttamente correlato al reale utilizzo dei mezzi, permette di avere una
prima e importante quantificazione della pressione potenziale relativa al parco veicoli
circolante.
La provincia di Piacenza presenta nel 2003 un tasso di motorizzazione generale (tutti i
veicoli) di 81,3 veicoli/100 ab., superiore alla media nazionale, ma inferiore a quella
regionale (20.1-2-3). Rispetto alle altre province della Regione E.R., Piacenza si colloca in
una posizione mediana. Anche il tasso relativo ai soli autoveicoli (60,2 auto/100 ab. nel
2003) risulta superiore al valore nazionale e inferiore a quello regionale, ma in questo caso
Piacenza è assieme a Bologna tra le province emiliane con i tassi più bassi. Il calcolo del
tasso suddiviso per anno di immatricolazione dei veicoli, e quindi per il loro potenziale
61
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
20
SITUAZIONE
TENDENZA
inquinante, fornisce invece un quadro più preoccupante: se si considerano le sole
autovetture circolanti, l’anzianità del parco autoveicoli piacentino è fra le più alte della
Regione: nel 2003 la percentuale di auto antecedenti i primi standard europei sulla
limitazione delle emissioni nocive (ante 1993) è del 34,2%, la più alta tra le province
emiliane. La percentuale di vetture con standard Euro1 (22,8%) si colloca nella media
regionale, mentre quelle delle vetture con standard Euro2 ( 29,7%) ed Euro3 (13,3%)
sono entrambe significativamente inferiori alla media regionale e superiori solo a quelle
della provincia di Ferrara.
Nel 2003 la distribuzione comunale dei tassi di motorizzazione relativi ai soli autoveicoli
vede 13 comuni con tassi superiori alla media provinciale (60,2 auto/100 ab.). In testa si
trovano Calendasco e Piozzano (64,6 auto/100 ab.), seguiti da Piacenza e Alseno (63,1),
Villanova (62,5), ecc.
Anche l’andamento nel tempo del tasso di motorizzazione costituisce un fenomeno
preoccupante per la provincia di Piacenza: a partire dal 1994 infatti il tasso generale risulta
costantemente in aumento, e dal 1997 è in aumento anche il tasso riferito ai soli
autoveicoli, con una battuta di arresto solo nel 2003, ultimo anno di rilevazione.
Provincia di Piacenza: tasso di motorizzazione per le auto (auto/100 ab.), 2003
Fonte: ns. elaborazione da banca dati Unioncamere E.R.
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
Il tasso di motorizzazione è il rapporto tra il numero di veicoli circolanti e la popolazione
residente, e si esprime come veicoli/100 ab. Le statistiche sui veicoli circolanti sono
reperibili sul sito web di ACI o di Unioncamere E.R., quelle sulla popolazione sul sito web
della Regione E.R. (20.1-2-3).
62
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
. /
SITUAZIONE
21
TENDENZA
MOBILITA’
TASSO DI INCIDENTI STRADALI
I
Provincia di Piacenza: incidenti stradali, incidenti mortali, n° di feriti e di morti,
tendenze 1991/2003.
Provincia di Piacenza - Incidenti stradali
100
2400
2200
90
80
1800
70
1600
60
1400
50
1200
inc.
mort.
n° morti
Poli. (n°
feriti)
Poli. (n°
incid.)
2003
2002
2001
2000
1999
1998
1997
1996
1995
1994
1993
1992
40
1991
1000
n° feriti
incidenti mortali, morti
2000
incidenti, feriti
n° incid.
Fonte: banca dati Unioncamere E.R.
SITUAZIONE E TENDENZA
In Italia gli incidenti stradali provocano circa 6.500 morti all’anno, e al di sotto dei 40 anni
di età costituiscono la prima causa di morte. Nella seconda metà degli anni 90 in Italia il
numero di incidenti è aumentato del 12%, il numero dei morti del 3,5% e quello dei feriti
del 14%: l’incidentalità stradale costituisce uno dei più gravi costi sociali e fattori di
insostenibilità dello sviluppo.
In provincia di Piacenza gli incidenti stradali sono progressivamente aumentati dai 1.193
del 1991 ai 1.486 del 2003, raggiungendo i due picchi massimi nel 1999 e nel 2001. Dopo
una crescita pressoché costante fino al 1999, negli ultimi 3-4 anni si è assistito ad
oscillazioni che potrebbero far pensare ad un rallentamento di questa tendenza, anche se
proprio nel 2003, ultimo anno disponibile, il numero di incidenti è tornato nuovamente ad
aumentare (+2%). A fronte di questa situazione, si riscontra una tendenza alla
stazionarietà o ad una leggera diminuzione del numero annuale dei morti e, per contro, ad
un sensibile aumento del numero dei feriti. Il valore medio di morti/anno è passato infatti
da 68.8 nella prima metà degli anni 90 a 64.6 nella seconda metà, per poi scendere ad
una media di 61 negli ultimi 3 anni. Al contrario, il numero di feriti/anno è passato
rispettivamente da 1.750 a 2.098 durante la seconda metà degli anni novanta, fino a
raggiungere una media di 2.150 degli ultimi 3 anni. Mentre il numero dei morti si riduce
probabilmente in relazione alla maggiore sicurezza dei veicoli e alle migliori norme di
63
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" #
21
SITUAZIONE
TENDENZA
prevenzione, il numero degli incidenti e dei feriti cresce in relazione alla crescita dei tassi
di motorizzazione. L’analisi dell’incidentalità stradale in rapporto al tasso di motorizzazione
chiarisce meglio la situazione: con 6,7 incidenti su 1.000 veicoli circolanti nel 2003, la
provincia di Piacenza si trova significativamente al di sotto del valore medio regionale e al
terzo posto dopo Parma (5,0) e Ferrara (6,0). La medesima posizione di Piacenza rispetto
alla media delle altre province emiliane si riscontra anche relativamente al rapporto tra
feriti e veicoli circolanti.
La situazione si inverte invece nel rapporto tra morti e veicoli circolanti: nel 2003 il numero
di morti/10.000 veicoli circolanti, pari a 2,7, è superiore alla media regionale e fra i più
elevati delle province emiliane, secondo solo a quello di Ferrara. Mentre il valore medio
regionale è in costante diminuzione dal 1995, a Piacenza, dopo il minimo registrato nel
2000 (2,4), il rapporto è tornato ad aumentare fino a raggiungere i 2,7 morti/10.000
veicoli nel 2003.
Importante anche conoscere la localizzazione degli incidenti: la stragrande maggioranza
degli incidenti si verifica sulle strade urbane (nel 2003 il 68,4%), mentre sono una frazione
molto minore quelli sulle strade statali (11,3%) e sulle autostrade (11,2%). Analoga a
questa è anche la distribuzione percentuale dei feriti, mentre invece i morti si ripartiscono
in modo più uniforme tra strade urbane (32%), statali (27%) e autostrade (25%),
fondamentalmente a causa delle maggiori velocità a cui i veicoli viaggiano su queste
ultime due tipologie di strade.
Incidenti stradali, feriti e morti in rapporto ai veicoli circolanti
Anno:
Bologna
Ferrara
Forlì Cesena
Modena
Parma
Piacenza
Ravenna
Reggio Emilia
Rimini
Regione
Incidenti/1000 veic.
1995
2000
2003
6.5
7.4
7.0
6.1
6.3
6.0
8.4
9.4
8.3
6.1
8.5
7.1
6.4
6.6
5.5
6.6
7.1
6.7
9.5
8.9
7.3
8.3
9.4
8.2
10.5
12.3
11.9
7.3
8.3
7.4
Feriti/1000 veic.
1995
2000
2003
9.0
10.3
9.9
8.4
8.8
8.0
11.6
12.8
11.2
8.4
11.9
9.7
8.7
9.3
7.3
9.6
10.1
9.5
13.6
12.6
10.6
11.2
13.3
11.5
14.6
17.1
15.9
10.1
11.6
10.2
Morti/10.000 veic.
1995
2000
2003
2.4
1.9
1.7
3.2
3.4
2.9
2.5
2.3
2.0
2.5
2.3
1.9
3.5
2.2
2.0
3.1
2.4
2.7
4.0
3.7
2.1
3.1
2.8
2.4
2.2
2.7
1.9
2.9
2.5
2.1
Fonte: banca dati Unioncamere E.R.
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
Il tasso di incidenti stradali può essere espresso come rapporto tra incidenti e popolazione
residente (incid./1000 ab.) o tra incidenti e veicoli circolanti (incid./1000 veic.); indicatori
accessori possono essere il rapporto tra numero di feriti o di morti e popolazione residente
o veicoli circolanti. I dati relativi all’incidentalità possono essere estratti sul web dalle
banche dati di Unioncamere E.R. e dal sito web dell’ACI (21.1-2-3).
64
Dimensione
sociale
65
Dimensione Sociale: temi, indicatori, anno di aggiornamento dei dati
utilizzati
I temi
N° Gli indicatori
Popolazione
Equità e disagio
22. Dinamica della popolazione
23. Indice di disuguaglianza del
reddito
24. Popolazione sotto il livello di
povertà
25. Abbandono scolastico
26. Strutture socio assistenziali e
sanitarie
27. Tassi standardizzati di
mortalità
28. Accessibilità dei servizi urbani
29. Associazioni di volontariato
30. Tasso di disoccupazione
31. Incidenti sul lavoro
Salute
Servizi e
partecipazione
Lavoro
66
Aggiorn.
2004
2003
2005
2004
2003
2003
2005
2003
2004
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# "
SITUAZIONE
D
22
TENDENZA
POPOLAZIONE
DINAMICA DELLA POPOLAZIONE
Regione E.R. – Dinamica demografica 1981-2004
Provincia:
Cens.
1981
Cens.
1991
Cens.
2001
2002
2003
2004
SN/1000 SM/1000
2004
2004
Ind.vec
2004.
Piacenza
278424 267633 263872 268312 270934 273705
-4.26
14.33 207.81
Parma
400192 391330 392976 404722 407754 413182
-2.86
35.97 194.14
Reggio Emilia
413396 420431 453892 468552 477534 486961
1.26
30.22 144.59
Modena
596025 604680 633993 644289 651920 659858
-0.05
12.14 155.23
Bologna
930284 906856 915225 927820 935107 944279
-2.27
12.18 200.39
Ferrara
381118 360763 344323 346826 347582 349777
-5.85
12.78 257.85
Ravenna
358654 350454 347847 356903 360750 365367
-2.51
30.18 210.14
Forlì-Cesena
349092 348647 358542 362218 366504 371272
-0.45
12.68 179.22
Rimini
250328 258718 272676 279774 283239 286934
0.35
18.84 151.59
Regione 3957513 3909512 3983346 4059416 4101324 4151335
-1.68
18.90 188.99
Legenda: popolazione 1981-2004 (valori assoluti),SN= Saldo Naturale per 1000 ab. al 2004, SM=Saldo
Migratorio per 1000 ab. al 2004, Indice di Vecchiaia al 2004.
Fonte: Regione Emilia Romagna (22.1)
SITUAZIONE E TENDENZA
La provincia di Piacenza contava alla fine del 2004 una popolazione di 273.705 abitanti,
pari al 6.6% della popolazione regionale, di cui 140.649 femmine e 133.056 maschi. La
dinamica demografica della provincia ha visto una lunga fase di forte riduzione della
popolazione dagli anni 50 agli anni 80, seguita da una fase di relativo rallentamento della
contrazione negli anni 90 ed infine da una fase di debole crescita nei primi anni 2000,
fenomeno vissuto in modo più o meno accentuato da tutta la regione.
Caratteristica comune a tutta la Regione E. R. è il maggior livello di mortalità rispetto alla
natalità, dimostrato dal fatto che negli ultimi 20 anni il saldo naturale è stato sempre
negativo, dapprima con valori dell’ordine del – 4/5 ‰, e solo nei primi anni 2000 con
valori attorno a –1/3 ‰. In particolare, la provincia di Piacenza si discosta dalla media
registrando costantemente un saldo naturale negativo superiore almeno del 50-80%
rispetto a quello regionale: nel 2004 il saldo naturale a Piacenza era di –4,3 per 1000 ab.,
più del doppio del saldo medio regionale. Parallelamente, la provincia di Piacenza negli
ultimi 20 anni ha visto un fortissimo invecchiamento della propria popolazione, assistendo
ad un calo del 5% della componente giovanile della popolazione e ad un aumento del 6%
degli ultrasessantacinquenni: Piacenza si configura come una delle Province più
invecchiate sia rispetto alla sua regione di appartenenza, sia rispetto al panorama
dell’Italia Centro-Settentrionale. In base ai dati del Censimento 2001 essa occupava
67
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# "
22
SITUAZIONE
TENDENZA
l’ottava posizione nella graduatoria nazionale della province più invecchiate. Nel 2004
l’Indice di Vecchiaia di Piacenza – pari al rapporto tra popolazione over 65 e under 14 risultava significativamente più alto (207) del valore medio regionale (189) e inferiore solo
a quelli di Ferrara e Ravenna.
Come nel resto della regione, il forte saldo naturale negativo tende ad essere mitigato,
almeno in parte, da un saldo migratorio positivo; è solo dal 1999, però, che il saldo
migratorio positivo ha più che compensato il saldo naturale negativo, provocando un
modesto ma progressivo aumento della popolazione, dovuto soprattutto all’immigrazione
proveniente dall’estero. Negli ultimi due anni, e in special modo nel 2004, questa tendenza
all’aumento di popolazione mostra i primi segni di rallentamento a causa di una minore
capacità attrattiva dei movimenti migratori che non è compensata dal modesto incremento
del saldo naturale (rimasto, comunque, negativo).
Provincia di Piacenza – Dinamica demografica 1994/2004.
Dinamica demografica a Piacenza
25
225
20
220
15
215
10
5
210
Ind. vecchiaia
Saldo migratorio
Saldo naturale
Bilancio
0
205
-5
2004
2003
2002
2001
2000
1999
1998
1997
1996
1995
-10
1994
200
Legenda: Saldo naturale e migratorio per 1000 ab.; Bilancio= somma dei saldi
Fonte: Regione E.R. (22.1)
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore rappresenta la dinamica demografica attraverso: l’andamento assoluto della
popolazione, il saldo naturale (differenza tra nati e morti), il saldo migratorio (differenza
tra residenti iscritti e cancellati), il bilancio tra i due saldi, l’indice di vecchiaia (rapporto
percentuale tra l’entità della popolazione di età ≥ 65 e quella di età ≤14). I dati sono
rilevabili dalla Regione E.R., sito web “La Regione in cifre” (22.1)
68
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ "
SITUAZIONE
S
23
TENDENZA
EQUITA’ E DISAGIO
INDICE DI DISUGUAGLIANZA DEL REDDITO
Provincia di Piacenza – Indice di Gini 2002
Provincia
di
Piacenza
Indice di Gini - 2002
0.1 - 0.2
0.2 - 0.25
0.25 - 0.3
0.3 - 0.35
0.35 - 0.45
Fonte: Ns elaborazioni da dati Ancitel
SITUAZIONE E TENDENZA
L’esistenza di forti disuguaglianze nella distribuzione del reddito è una fra le principali
cause di ingiustizia e disagio sociali, limiti evidenti alla sostenibilità complessiva dello
sviluppo. Molti paesi sviluppati hanno visto un peggioramento nella distribuzione del
reddito nel corso dell’ultimo quarto di secolo, seppur con situazioni molto diverse tra loro.
In Italia, alla diminuzione delle disuguaglianze avvenuta fino alla fine degli anni ’80, ha
fatto seguito un brusco peggioramento all’inizio degli anni ’90 e successivamente un
andamento stazionario. Tra i paesi europei dell’Europa a 15, l’Italia è fra quelli con la
distribuzione del reddito più disuguale.
Tra gli indicatori di disuguaglianza del reddito più diffusi vi è l’Indice di Gini, un valore che
varia tra 0 (uguaglianza assoluta) ed 1 (disuguaglianza assoluta). L’Indice di Gini
rappresenta una misura di disuguaglianza nella distribuzione del reddito e non già una
misura del reddito; il suo impiego risulta particolarmente utile per confrontare le diversità
nella disuguaglianza tra aree diverse della popolazione (ad es. città-campagna), o la
dinamica della disuguaglianza nel corso del tempo. Un limite al confronto consiste invece
nel fatto che i valori dell’Indice calcolati per sub-aree (ad es. i comuni) risultano
mediamente più bassi di quello calcolato per l’area generale (ad es. la provincia).
L’Italia presentava nel 2000 un Indice di Gini pari a 0,36, fra i più alti in Europa assieme
ad Inghilterra (0,36) e Portogallo (0,38) (23.1). In Emilia Romagna la ricchezza pro capite
risulta superiore a quella media italiana, ed il reddito appare anche più equamente è
distribuito: una recente ricerca (23.2) ha verificato che l’Indice di Gini dell’Emilia Romagna
69
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ "
23
SITUAZIONE
TENDENZA
è significativamente inferiore a quello delle regioni del Nord Est ed ancor più a quello
medio italiano. Sulla base dei dati delle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche forniti
da Ancitel per i Comuni italiani (23.3), è possibile calcolare l’Indice di Gini anche per la
provincia di Piacenza. Il valore medio provinciale nel 2002 (ultimi dati disponibili) risultava
pari a 0,30, in linea con il valore medio regionale, mentre quello dei singoli comuni
risultava compreso tra un minimo di 0,15 (Zerba) ed un massimo di 0,42 (Agazzano).
In Italia la tendenza dell’indice a partire dagli anni 90 e fino agli anni più recenti è
all’aumento: secondo quanto emerge dai dati pubblicati dalla Banca Mondiale (23.4)
l’indice di Gini è passato dallo 0,27 del 1995 allo 0,36 del 2000, valore confermato dai dati
pubblicati dalla banca d’Italia per il 2002 ed il 2003 (23.5) che vedono oscillare l’indice tra
0,35 e 0,36. Occorre porre particolare attenzione a questo fenomeno, poiché un aumento
delle disuguaglianze economiche è un inequivocabile segnale di pericolo, in quanto
strettamente connesso ad un aumento del disagio e del malessere sociale.
Per quanto riguarda sia la provincia di Piacenza che la Regione, purtroppo, i dati disponibili
permettono un confronto temporale piuttosto limitato che vede una leggera crescita
dell’indice, passato dallo 0,29 del 1999 allo 0,30 del 2002.
Provincia di Piacenza – Indice di Gini 1999/2002
Indice di Gini
0.31
0.30
Piacenza
0.29
Regione E.R.
0.28
0.27
1999
2000
2002
Fonte: Ns elaborazione su dati Ancitel
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’Indice di Gini fornisce una misura di disuguaglianza nella distribuzione del reddito (non è
un indicatore del livello di reddito assoluto o relativo), e varia tra 0 (uguaglianza assoluta,
tutti i redditi sono uguali) e 1 (disuguaglianza assoluta: tutto il reddito concentrato in un
unico individuo). Viene anche espresso come percentuale da 1 a 100. Può essere calcolato
con la seguente formula: G=1-(ΣN-1 qi/ΣN-1pi), dove G è l’Indice di Gini, pi sono le
frequenze cumulate delle N-1 classi di popolazione e qi i valori cumulati dei relativi redditi.
I dati sulla distribuzione dei redditi per classi sono ricavati dalla banca dati Ancitel (23.3);
con questa tipologia di dati classificati si possono tuttavia ottenere risultati diversi rispetto
al calcolo dell’indice con l’insieme dei dati puntuali.
70
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ #
SITUAZIONE
S
24
TENDENZA
EQUITA’ E DISAGIO
POPOLAZIONE SOTTO IL LIVELLO DI POVERTA’
Numero di sfratti per morosità per 1000 famiglie residenti. 2001-2003.
Provincia:
2001
2003
Piacenza
1,2
1,3
Parma
1,4
1,5
Reggio Emilia
1,3
1,6
Modena
2,3
2,7
Bologna
1,2
1,7
Ferrara
0,9
1,9
Ravenna
1,4
1,8
Forlì-Cesena
1,2
1,5
Rimini
1,4
2,2
Regione
1,4
1,8
Fonte: ns elaborazione da dati Ministero dell’Interno
SITUAZIONE E TENDENZA
L’Istat conduce annualmente un’analisi delle condizioni di povertà relativa delle famiglie
italiane, svolta sulla base di interviste ad un campione rappresentativo; la soglia di povertà
relativa per una famiglia di 2 persone è posta pari alla spesa media pro capite nazionale, e
nel 2004 era di circa 920 € mensili, mentre per le famiglie di più componenti questo valore
viene moltiplicato per opportuni coefficienti che considerano le economie di scala. Secondo
l’Istat (24.1) nel 2004 le famiglie povere erano in Italia l’11,7% del totale, in leggero
aumento rispetto al 2003 (10.8%). Il dato medio nazionale nasconde differenze piuttosto
marcate esistenti tra il Nord Italia, dove la percentuale di famiglie povere si ferma al 4,7%,
in diminuzione sia rispetto al 2002 che al 2003, il Centro con il 7,3% e il Mezzogiorno,
dove la percentuale è addirittura del 25% (quasi il 30% in Sicilia) ed in forte aumento
rispetto al 2003. Il fenomeno non è affatto trascurabile e molti altri segnali lo pongono
sempre più all’ordine del giorno: aumenti statisticamente significativi riguardano, infatti,
oltre al numero di famiglie povere nel Mezzogiorno, anche le famiglie povere numerose
(con 5 o più componenti), le giovani coppie, le coppie con figli, in particolare minori, e
quelle con anziani. Anche l’intensità della povertà, che misura, in termini percentuali,
quanto la spesa delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà, è
aumentata, passando dal 21,3% del 2003 al 21,9% del 2004.
In Emilia Romagna il fenomeno sembra molto più contenuto: l’incidenza delle famiglie
povere raggiungeva nel 2004 il 3,6%, dato in diminuzione rispetto al 2003. Non esiste
invece una statistica analoga a scala provinciale. Per provare a leggere il fenomeno a
questa scala, occorre affidarsi ad indicatori sussidiari come, ad esempio, quelli riferiti alla
tensione abitativa, ed in particolare il numero di sfratti (emessi e non necessariamente
71
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ #
24
SITUAZIONE
TENDENZA
eseguiti) per morosità, quelli cioè dovuti essenzialmente a motivi economici. Per quanto
questo indicatore sia fortemente correlato all’andamento del particolare mercato
immobiliare, è tuttavia un forte segnale dell’esistenza di situazioni economiche
problematiche.
Rispetto alla Regione E.R., la situazione a Piacenza nel 2003 risultava positiva, giacché
presentava un numero di sfratti per morosità su 1000 famiglie residenti (1,3)
significativamente inferiore alla media regionale (1,8) e più basso di quello di tutte le altre
province emiliane. Tuttavia, questo valore risultava in leggero aumento rispetto al 2001, in
linea con l’andamento registrato in tutte le altre province. La tendenza all’aumento nel
corso degli ultimi anni si riscontra a Piacenza anche per il numero assoluto di sfratti per
morosità e per la percentuale di sfratti per morosità sul totale, anche quest’ultima in
generale progressivo aumento sia in regione che in Italia.
Sfratti per morosità, n° assoluti e valori percentuali sul totale
Sfratti per morosità (n° ass.)
200
8000
150
6000
Piacenza
100
4000
Regione E.R.
50
2000
20
03
20
02
20
01
20
00
19
99
19
98
19
97
19
96
19
95
19
94
19
93
19
92
19
91
0
19
90
0
Sfratti per morosità (% )
100%
80%
60%
40%
Piacenza
20%
Regione E. R.
20
03
20
02
20
01
20
00
19
99
19
98
19
97
19
96
19
95
19
94
19
93
19
92
19
91
19
90
0%
Fonte: ns elaborazioni su dati del Ministero dell’Interno
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore può esprimere sia il rapporto tra il numero di sfratti emessi per morosità
famiglie residenti (sfratti per morosità /1000 famiglie) che la percentuale degli sfratti per
morosità (e non necessariamente eseguiti) sul totale degli sfratti emessi. I dati sono
reperibili dalle pubblicazioni del Ministero dell’Interno (24.2).
72
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ "
SITUAZIONE
S
25
TENDENZA
EQUITA’ E DISAGIO
ABBANDONO SCOLASTICO
Abbandono scolastico nelle classi 2°-3°-4°-5° delle Scuole Sec. di 2° Gr.
Provincia: 2001/02 2002/03 2003/04 2004/05
Piacenza
6.0%
6.9%
4.2%
5.8%
Parma
6.8%
5.8%
5.0%
6.4%
Reggio Emilia
1.7%
5.5%
15.8%
0.0%
Modena
5.6%
7.1%
6.0%
6.5%
Bologna
1.2%
0.5%
10.7%
2.8%
Ferrara
5.3%
4.5%
11.5%
0.0%
Ravenna
6.2%
5.1%
5.9%
5.9%
Forlì-Cesena
5.4%
5.5%
4.9%
5.6%
Rimini
3.9%
3.8%
4.5%
4.7%
Regione
4.7%
5.0%
7.6%
4.2%
Legenda: Tassi di abbandono scolastico
Fonte: ns elaborazioni su dati Regione Emilia Romagna
SITUAZIONE E TENDENZA
Il fenomeno della dispersione scolastica (l’allontanamento più o meno definitivo dalla
scuola dei giovani in età scolare) costituisce un preoccupante fenomeno di esclusione
sociale che ha sempre colpito le classi meno abbienti e le fasce più deboli della
popolazione. Tra gli indicatori della dispersione vi sono i tassi di bocciatura e ripetenza e il
tasso di abbandono scolastico: quest’ultimo rappresenta la frazione percentuale degli
alunni iscritti ad una data classe in un dato anno scolastico, che non compaiono più
nell’anno seguente né come iscritti non ripetenti alla classe successiva, né come ripetenti
nella medesima classe. Il tasso così formulato non tiene conto del fenomeno
dell’emigrazione e dell’immigrazione scolastica, e pertanto può rispettivamente
sopravvalutare o sottovalutare l’abbandono, ma rappresenta comunque una buona
approssimazione del fenomeno. Il tasso di abbandono può essere calcolato per ogni classe
ed anno scolastico e mediato sull’intero ciclo di studi. In taluni studi l’abbandono viene
anche calcolato semplicemente come frazione degli alunni iscritti che non vengono valutati
alla fine dell’anno.
Il fenomeno della dispersione scolastica è in questi anni in Italia ancora rilevante, pari al
29-30% a fronte di una media europea del 19% circa. Nel corso dell’anno scolastico 20032004 in Emilia Romagna gli abbandoni nel corso dell’anno nella scuola di 1° grado
(obbligo) erano inferiori allo 0.2%, ma nella scuola secondaria di 2° grado (media
superiore) raggiungevano il 4% circa, e gli abbandoni complessivi potevano essere stimati
tra il 7 e l’8%. Come si vede, nella nostra regione il fenomeno è ormai quasi del tutto
inesistente nel contesto della scuola dell’obbligo, ma assume ancora una dimensione non
trascurabile nell’ambito della media superiore, dove risultano maggiormente colpiti gli
73
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ "
25
SITUAZIONE
TENDENZA
Istituti Professionali (4,7% in corso d’anno) rispetto ai Licei (0,6-0,9% in corso d’anno). In
tutte le scuole superiori il fenomeno si verifica soprattutto nel primo anno di corso (in
media il 25% degli abbandoni) e va poi a calare nelle 4 classi successive.
A Piacenza il fenomeno oscilla attorno al valore medio regionale, senza discostarsene
significativamente; calcolando il tasso rispetto alle prime 4 classi della media superiore (il
dato relativo alla 2° classe riguarda l’abbandono rispetto agli iscritti in 1° l’anno
precedente) si ha nel 2003/04 un valore leggermente inferiore alla media regionale e nel
2004/05 un valore leggermente superiore. La situazione attuale risulta dunque essere in
linea con la media regionale e significativamente inferiore alla media italiana. Stazionaria
la tendenza del fenomeno negli ultimi 4 anni analizzati, anche se nell’ultimo anno si
riscontra un leggero incremento.
Abbandono scolastico nelle prime 4 classi delle Scuole Sec. 2° grado,
2000/2004
Tasso % di abbandono scolastico
Classi 2°-3°-4°-5° Sc. Sec. 2° grado
8.0%
7.0%
6.0%
5.0%
4.0%
3.0%
Piacenza
Regione E.R.
2.0%
1.0%
0.0%
2001/02
2002/03
2003/04
2004/05
Fonte: ns elaborazioni da dati Regione Emilia Romagna
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
Il tasso TA di abbandono della classe c nell’anno scolastico a è stato calcolato con la
formula: TA(c,a) = [I(c-1,a-1) –(I(c,a)-R(c,a))-R(c-1,a)]/I(c-1,a-1)*100, con I alunni
iscritti ed R ripetenti. TA rende conto degli alunni che si sono iscritti l’anno precedente (a1) e che nell’anno corrente (a) hanno abbandonato la scuola. In caso di TA negativo
(immigrazione scolastica), si è assunto un valore nullo. Si è considerato il solo TA della Sc.
Secondaria di II° grado e per le sole classi 2°-3°-4°-5°. I dati di iscrizione e ripetenza per
le province emiliane sono stati rilevati dalla Banca Dati delle Rilevazioni Integrative sul
sistema scolastico regionale della Regione Emilia Romagna (25.1).
74
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ "
SITUAZIONE
R
26
TENDENZA
SALUTE
STRUTTURE SOCIO ASSISTENZIALI E SANITARIE
Regione E.R. - Sistema sanitario regionale. Anno 2004.
AUSL
Posti
Pers.
letto dipend.
pubblici
Medici
med.
gen.
Posti
Pers. Medici
letto/
dip/
gen./
1000ab 1000ab 1000ab
Piacenza
895
3510
223
3,3
12,8
0,81
Parma
347
2346
314
0,8
5,7
0,76
Reggio Emilia
750
3817
350
1,5
7,8
0,72
Modena
1356
5518
533
2,1
8,4
0,81
Bologna
1926
8364
650
2,3
10,2
0,79
Imola
570
1682
98
4,6
13,6
0,79
Ferrara
765
3203
304
2,2
9,2
0,87
Ravenna
1272
4476
301
3,5
12,3
0,82
Forlì
574
2456
153
3,2
13,8
0,86
Cesena
664
2644
153
3,4
13,6
0,79
Rimini
929
3203
229
3,2
11,2
0,80
Regione E.R.
10048
41219
3308
2,4
9,9
0,80
Legenda: posti letto pubblici, personale dipendente, medici di medicina generica, valori
assoluti e per 1000 abitanti
Fonte: Regione E.R. (26.5)
SITUAZIONE E TENDENZA
Un solido sistema pubblico di protezione sanitaria e sociale costituisce indubbiamente una
buona garanzia di tutela dei cittadini e in particolare delle fasce più deboli, nonché una
buona premessa della tenuta della sostenibilità sociale nel tempo. Non potendo produrre
indici di gradimento dell’utenza, un indicatore della bontà del sistema di protezione può
essere fornito dal numero di strutture, dalla loro recettività e dal personale impegnato.
In base ai dati 2004 del Servizio Sanitario Regionale (26.5), la AUSL di Piacenza gode di
una posizione favorita rispetto alle altre AUSL della Regione: con 4 istituti di cura pubblici
e 3 privati conta 895 posti letto pubblici che corrispondono a 3,3 posti letto su 1000
abitanti, un valore nettamente superiore alla media regionale ed inferiore solo a quelli di
Imola, Ravenna e Cesena. Anche la quantità di personale dipendente è piuttosto
consistente: i 3.510 dipendenti delle strutture sanitarie provinciali corrispondono infatti a
12.8 dipendenti su 1000 ab., valore superiore alla media regionale ed inferiore solo a quelli
di Imola, Forlì e Cesena. Anche il numero dei medici generici per 1000 ab. risulta superiore
alla media regionale ed inferiore solo a quelli di Ferrara, Ravenna e Forlì.
Anche la situazione nel settore socio assistenziale è positiva: nel 2003 a Piacenza si
contavano 69 presidi per anziani, 21 presidi per disabili, 41 per l’assistenza domiciliare,
75
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ "
26
SITUAZIONE
TENDENZA
28 per i minori, 2 per gli immigrati, 6 per la multiutenza, 7 per gli adulti in difficoltà, per
un totale di 174 presidi; a questi occorre poi aggiungere 35 consultori pediatrici, familiari e
giovanili, 5 consultori per le demenze senili, 2 centri per la salute mentale e 3 centri per le
tossicodipendenze (SERT).
L’evoluzione del servizio negli ultimi anni ha visto andamenti differenti nei diversi settori,
che ricalcano comunque la situazione regionale: la riorganizzazione del sistema
sociosanitario regionale realizzata negli ultimi 15 anni ha portato alla chiusura di oltre 40
ospedali periferici e ad una drastica riduzione dei posti letto (il 30% in meno dal 1987);
contemporaneamente sono stati potenziati i servizi territoriali e l’assistenza collettiva in
ambiente di vita e lavoro e già da alcuni anni la spesa in questi ultimi settori supera
ampiamente la spesa ospedaliera. Anche a Piacenza sono in diminuzione negli ultimi anni i
posti letto totali e pubblici ed il personale ausiliario sanitario, mentre il numero di medici
rimane sostanzialmente stazionario. Tra il 2001 e il 2003 i posti letto sono diminuiti
dell’1,7%, i medici dell’1,4% e il personale sanitario ausiliario del 7,5%. Per contro nello
stesso periodo sono aumentati del 9,5% i presidi per anziani, del 10,5% quelli per disabili,
del 20% quelli per la multiutenza e del 40% quelli per adulti in difficoltà.
AUSL di Piacenza – Evoluzione del numero di Istituti di cura e strutture socio
sanitarie.
Str. socio ass. - AUSL di Piacenza
Istituti di cura - AUSL di Piacenza
1.600
80
1.400
70
1.200
60
1.000
800
50
N° P o sti letto to t.
N° medici
40
P ers. A usil. Sanit.
600
Disabili
A ssist. Do mic.
M ino ri
Immigrati
30
N° po sti letto pubbl.
400
20
200
10
0
M ultiutenza
A dulti in diff.
A nziani
0
1996 1997 1998 1999 2000 2001 2003
1999
2000
2001
2002
2003
Fonte: Regione E.R. (26.1, 26.4, 26.5), Unioncamere (26.2).
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore riporta il numero di strutture sanitarie e socio assistenziali e i principali
parametri che ne caratterizzano l’offerta: posti letto, medici, personale sanitario; i dati
vanno inoltre rapportati alla popolazione (N°/1000 ab.) per consentire confronti tra le
diverse province. I dati possono essere ricavati dalle banche dati della Regione E.R. (26.1,
26.4, 26.5), del Ministero della salute (26.3) e di Unioncamere (26.2).
76
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" "
SITUAZIONE
I
27
TENDENZA
SALUTE
TASSI STANDARDIZZATI DI MORTALITA’
Provincia di Piacenza. Cause di morte, anno 2003.
Traumatismi ed
avvelenamenti;
4%
altre aggregazioni.
4%
Provincia di Piacenza 2003
Malattie dell’apparato
digerente;
5%
Tumori;
28%
Malattie delle
ghiandole endocrine,
nutrizione,
metabolismo e disturbi
immunitari;
2%
Malattie dell’apparato
respiratorio;
6%
Disturbi psichici;
3%
Malattie del sistema
nervoso e degli organi
dei sensi;
2%
Malattie del sistema
circolatorio;
41%
Fonte: Registro ReM Regione E.R.
SITUAZIONE E TENDENZA
In Italia settentrionale nel 2002 la prima causa di morte era costituita dalle malattie del
sistema circolatorio, seguita immediatamente dai tumori; questa preminenza si ripropone
anche nella Regione E. R. e in provincia di Piacenza: le malattie del sistema circolatorio
costituivano infatti nel 2003 a Piacenza la prima causa di morte con il 41% della mortalità
totale, seguite dai tumori (28% del totale) e, a notevole distanza, dalle malattie
dell’apparato respiratorio (6%), da quelle dell’apparato digerente (5%) e così via (27.1).
La situazione di Piacenza non si discosta di molto da quella della Regione E. R., dove è
leggermente inferiore la quota di decessi per malattie del sistema circolatorio (39%) e
dell’apparato digerente (4%) e più elevata quella per malattie dell’apparato respiratorio
(7%). A Piacenza negli ultimi 5 anni è diminuita la quota di decessi per tumore (dal 31,1%
al 28,2%, anche se talune tipologie sono in aumento), è rimasta costante quella per
malattie del sistema cardiocircolatorio, ed è aumentata la quota di decessi per malattie
dell’apparato respiratorio (dal 5,3% al 6,2%) e per disturbi psichici (dal 2,3 al 3,2%).
Il Tasso Standardizzato di Mortalità (TSM) generale per tutte le cause, in tendenziale
diminuzione nel corso dell’ultimo ventennio, a Piacenza risulta, invece, in aumento dal
2002, sia per i maschi che per le femmine.
77
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" "
27
SITUAZIONE
TENDENZA
Considerando le due principali cause di morte, si osserva che per le malattie del sistema
cardiocircolatorio i TSM a Piacenza risultano in aumento dal 2001 al 2003, con incrementi
maggiori rispetto alla media regionale. Nel 2003 i TSM di Piacenza risultano i più alti di
tutte le altre AUSL della Regione. La popolazione femminile presenta TSM per le malattie
del sistema cardiocircolatorio costantemente più elevati, nonché incrementi più marcati,
rispetto a quelli maschili.
I TSM relativi ai tumori hanno subito a Piacenza una relativa diminuzione nel corso degli
ultimi 5 anni, interrotta da un leggero aumento nel 2002: la diminuzione riguarda però
essenzialmente la popolazione maschile, perché invece i TSM femminili risultano in lieve
continuo aumento a partire dal 2000.
Tra le diverse localizzazioni dei tumori, la più frequente resta quella relativa all’apparato
respiratorio (17,4% della mortalità generale per tumore), e per questa localizzazione a
Piacenza i tassi risultano in diminuzione per i maschi nel quinquennio in esame, ma in
sensibile aumento per la popolazione femminile. Al secondo posto per incidenza risultano i
tumori femminili al seno, in diminuzione, e i tumori al fegato che sono, invece, in
significativo aumento: relativamente a questi ultimi Piacenza possiede un preoccupante
primato regionale, dovuto essenzialmente alla componente femminile della popolazione.
Infine, tra le altre cause di morte vanno evidenziate le malattie dell’apparato respiratorio
(6,2% della mortalità totale nel 2003, in aumento), e le malattie dell’apparato digerente
(4,3% della mortalità totale nel 2003, stazionarie), tra le quali tuttavia risultano in
aumento le cirrosi, che attribuiscono a Piacenza un altro preoccupante primato regionale,
anche questo soprattutto a carico della popolazione femminile.
Regione E.R., TSM per le principali cause di morte. Anni 1999-2003.
TSM per malattie del sistema circolatorio
TSM per tutti i tumori
Ausl Regione Emilia Romagna
Ausl Regione Emilia Romagna
400
560
540
520
500
480
460
440
420
400
360
2003
340
1999
2003
320
D
IM
O
LA
LO A N
O
G
R
N
D
A
C
IT
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PI
A
PA
EN
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300
EN
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N
A
FO
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LI
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A
R
IM
IN
I
C
PI
A
380
1999
Fonte: Registro ReM Regione E.R.
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
Il Tasso Standardizzato di Mortalità (TSM) è calcolato come media ponderata dei tassi
specifici di mortalità per classi di età, con pesi proporzionali all’entità delle varie classi di
età (ad es. pari alla corrispondente popolazione della classe) di una popolazione tipo. In
questo caso sono stati utilizzati i TSM per 100.000 abitanti riferiti alla distribuzione della
popolazione regionale dell’E. R. del 1998, suddivisi per AUSL di residenza, forniti
direttamente dal Registro della Mortalità (ReM) della Regione E. R. (27.2)
78
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# $
SITUAZIONE
ECI n° 4
TENDENZA
SERVIZI E PARTECIPAZIONE
ACCESSIBILITA’ DEI SERVIZI URBANI
R
Accessibilità dei servizi pubblici locali. Regione E.R., 2003.
Percentuale di popolazione residente
a <300 m. da servizi pubblici locali.
100
Ferrara
80
Modena
Parma
40
Regio Emilia
20
Piacenza Prov.
%
60
Piacenza Com.
0
verde urbano
Servizi sociali e
sanitari
trasporti pubblici
scuole pubbliche
Fonte: nostra elaborazione dal Progetto Indicatori Comuni Europei, Rapporto finale 2003
SITUAZIONE E TENDENZA
All’interno del progetto Indicatori Comuni Europei (28.2), una trentina di città europee
hanno stimato l’accessibilità ai servizi pubblici dei propri abitanti. Dai dati emersi risulta
che, in media, il 69% della popolazione risiede a meno di 300 m. da un’area di verde
pubblico di ampiezza superiore ai 5.000 mq, il 52% da servizi sociali e sanitari, l’88% da
punti di fruizione del trasporto pubblico ad elevata frequenza, il 57% da scuole pubbliche,
il 76% da strutture per la raccolta differenziata e il riciclo dei rifiuti, il 68% da panifici e
fruttivendoli.
Il calcolo dell’indicatore per i comuni della provincia di Piacenza è stato eseguito in
relazione alle aree verdi pubbliche >5.000 mq, alle scuole pubbliche e ai servizi sociosanitari, in base alla popolazione del censimento 1991, distribuita geograficamente nelle
sezioni di censimento (28.1).
L’accessibilità del verde pubblico previsto dai PRG raggiunge un valore medio provinciale
del 66% (88% nel comune di Piacenza), mentre l’accessibilità delle aree verdi pubbliche
realmente esistenti (al 2002) vede una media provinciale del 61% (inferiore al campione
europeo), con i valori comunali più alti a Piacenza (83%) e a Borgonovo (78%). Rispetto
al dato medio europeo, sono ancora molti i comuni della provincia che presentano ampi
margini di miglioramento. Basti pensare che ben il 70% di essi ha meno del 50% della
popolazione che risiede in vicinanza di aree verdi. L’accessibilità media provinciale dei
servizi socio-sanitari è solo del 25% (molto più bassa della media del campione europeo),
in nessun comune più della metà della popolazione risiede in prossimità di questi servizi, e
il comune di Piacenza, che con il 38% ha il valore più elevato, si situa al di sotto di 3 dei
79
28
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
# $
28
SITUAZIONE
TENDENZA
4 capoluoghi emiliani inseriti nel campione europeo. L’accessibilità alle scuole pubbliche
raggiunge una media provinciale del 43% (inferiore al 57% del campione europeo), ma
solo in 2 comuni (Piacenza col 64% e Fiorenzuola col 52%) più della metà della
popolazione ha facile accesso a questo servizio. In questo caso, però, il capoluogo si
colloca attorno ai valori più alti dei capoluoghi emiliani compresi nel campione europeo. In
ogni caso complessivamente la situazione provinciale non può essere considerata positiva.
Frazione (%) di residenti in prossimità di servizi pubblici locali
(a=verde pubblico pianificato, b=v.p. reale, c=str. sociosanitarie, d=scuola dell’obbligo)
a
b
c
d
Fonte: nostre elaborazioni da banche dati BUS e SIT Provincia di Piacenza, 2005.
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indice di accessibilità si esprime come percentuale della popolazione che risiede ad una
distanza inferiore a 300 m. da servizi pubblici locali. Per la localizzazione della popolazione
vengono impiegati i dati relativi alle sezioni di censimento georiferite (qui aggiornate al
censimento 1991); per la localizzazione dei principali servizi pubblici locali sono stati
utilizzati i database BUS (28.3) e SIT. Il calcolo è eseguito al computer tramite un software
GIS.
80
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ ☺
SITUAZIONE
R
29
TENDENZA
SERVIZI E PARTECIPAZIONE
ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO
Regione Emilia Romagna – Associazioni di volontariato e coop. Anno 2005
provincia:
Ass.
Prom.
Sociale
Ass.
Volont.
(Coop.
Sociali)
Totale
Densità
Assoc.
Piacenza
121
194
48
315
11.5
Parma
107
340
64
447
10.8
Reggio Emilia
188
238
79
426
8.7
Modena
577
325
60
902
13.7
Bologna
473
492
119
965
10.2
Ferrara
168
208
35
376
10.7
Ravenna
145
240
52
385
10.5
Forlì
140
287
78
427
11.5
Rimini
72
153
75
225
7.8
Regione
1991
2477
610
4468
10.8
Legenda: Associazioni di promozione sociale, Ass. di volontariato, Cooperative sociali, totale delle
associazioni (prime 2 colonne), densità in tot. Assoc./10.000 ab.
Fonte: Regione Emilia Romagna (29.1-2-3)
SITUAZIONE E TENDENZA
Il numero di Associazioni di volontariato presenti sul territorio e la quantità di cittadini
attivamente coinvolti costituisce un valido indicatore del livello di partecipazione sociale e
di solidarietà che caratterizza la comunità locale, requisito fondamentale affinché lo
sviluppo del sistema sociale risulti sostenibile nel futuro.
La Regione Emilia Romagna ha regolamentato il settore del volontariato tramite la propria
LR 12/2005 che norma le Associazioni di volontariato, la LR 34/2002 che norma le
Associazioni di Promozione Sociale (anch’esse associazioni di volontariato ma con
caratteristiche più stringenti: le due tipologie non si sovrappongono), e la LR 7/1994 che
norma le Cooperative Sociali, che non possono essere ritenute associazioni di volontariato,
ma che costituiscono un importante realtà regionale di solidarietà sociale. Le Leggi
regionali prevedono la tenuta e l’aggiornamento di registri regionali, provinciali e comunali
delle associazioni, con modalità definite dai differenti livelli istituzionali.
In base ai dati dei registri regionali (29.1-2-3), nel 2005 in Emilia Romagna esistevano
2.477 associazioni di volontariato e 1.991 associazioni di promozione sociale, per un totale
di 4.468, corrispondenti a circa 10,8 associazioni ogni 10.000 abitanti; a queste si
affiancavano 610 cooperative sociali operanti nei più diversi settori.
In provincia di Piacenza nel 2005 sono presenti 315 associazioni, pari a circa 11,5 ogni
10.000 abitanti, densità che risulta sensibilmente superiore alla media regionale (10,8) e
81
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ ☺
29
SITUAZIONE
TENDENZA
seconda solo a Modena (13,7): la situazione attuale piacentina si configura quindi come
molto positiva e sintomatica di una vasta rete di solidarietà e di partecipazione. Ciò è
ancor più evidente osservando che le 194 associazioni di volontariato presenti a Piacenza
nel 2005 contano ben 51.000 aderenti dei quali circa 8.500 sono considerati “soci attivi”, e
che le 121 associazioni di promozione sociale contano circa 39.700 soci. Considerando che
spesso i soci fanno parte di più associazioni, si può ritenere che l’associazionismo
piacentino sia in grado di coinvolgere (più o meno attivamente) almeno un quarto
dell’intera popolazione provinciale.
Anche la tendenza del fenomeno deve essere ritenuta del tutto positiva: negli ultimi 10
anni, infatti, il numero complessivo delle associazioni registrate è cresciuto ad una media
del 22% all’anno (valore che tiene conto del rallentamento fisiologico degli ultimi anni)
passando dalle 44 associazioni iscritte nel 1995 alle 315 del 2005; tra il 2004 e il 2005 il
numero è cresciuto di 33 nuove associazioni, pari ad un incremento relativo dell’11,7%.
Provincia di Piacenza - Associazioni di volontariato e di promozione sociale.
Associazionismo in provincia di Piacenza
600
500
400
Ass. Prom. Sociale
Ass. Volontariato
300
200
100
0
1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005
Fonte: Regione Emilia Romagna (29.1-2-3)
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore riporta il numero di associazioni di volontariato e di promozione sociale
presenti sul territorio provinciale e registrate nei rispettivi registri regionali
dell’associazionismo. Viene calcolata anche la densità di associazioni (rapporto tra numero
di associazioni e popolazione), per rendere confrontabili i dati di province diverse. I dati
sono ricavabili direttamente dalle banche dati della Regione E.R., “Emilia Romagna
Sociale” (29.1-2-3), aggiornati in continuo.
82
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ ☺
SITUAZIONE
30
TENDENZA
LAVORO
TASSO DI DISOCCUPAZIONE
S
Regione E.R. e provincia di Piacenza- Tasso di disoccupazione (%). Anno 2003.
Tasso
totale
Tasso
Masch.
Tasso T. Giov. T. Giov. T. Giov.
Femm.
totale masch. femm.
Piacenza
2.5
1.7
3.6
6.6
5.5
Parma
3.1
1.9
4.6
12.0
6.1
Reggio Emilia
2.6
2.0
3.5
7.9
7.6
Modena
3.1
1.7
4.9
7.6
6.5
Bologna
2.3
1.6
3.1
7.7
6.7
Ferrara
3.9
2.0
6.2
7.8
5.3
Ravenna
4.4
2.3
7.1
11.8
10.2
Forlì
3.1
1.7
4.7
11.0
5.6
Rimini
3.7
3.1
4.4
7.2
5.9
Regione
3.1
1.9
4.5
8.8
6.7
8.7
6.8
11.6
27.1
24.2
Italia
Legenda: T. Giov.= tasso di disoccupazione giovanile (15-25 anni)
Fonte: Regione Emilia Romagna (30.1)
8.3
20.7
8.3
8.6
9.1
10.4
13.8
17.1
8.8
11.2
30.9
Provincia di PIACENZA - Tasso % di disoccupazione totale (M e F)
10.0
9.0
8.0
7.0
6.0
5.0
4.0
3.0
2.0
Totale
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
Fonte: Banca Dati Unioncamere (30.3)
SITUAZIONE E TENDENZA
Il tasso di disoccupazione rappresenta un importante indicatore di disagio economico e
sociale e pertanto anche di sostenibilità dello sviluppo, poiché strettamente legato al
reddito familiare, ai fenomeni di emarginazione e di perdita di identità, all’aumento della
disparità di genere.
Nel 2003 (ultimi dati disponibili per la regione E.R.) il tasso di disoccupazione nazionale
era del 8,7%, ma scendeva al 6,8% per i maschi e raggiungeva, per contro, l’11,6% per le
femmine. Nello stesso anno il tasso di disoccupazione giovanile (fascia di età 15-25 anni)
era in Italia del 27,1%, e rispettivamente del 24,2% e del 30,9% per maschi e femmine.
In Emilia Romagna nel 2003 il tasso di disoccupazione totale era del 3,1%, configurando
un mercato del lavoro nettamente dinamico e favorevole; rispetto a questo valore totale, il
tasso per i maschi scendeva all’1,9% e quello per le femmine saliva al 4,5%.
Contemporaneamente il tasso totale di disoccupazione giovanile in regione era del 8,8%,
83
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
☺ ☺
30
SITUAZIONE
TENDENZA
ma scendeva a 6,7% per i maschi e saliva a 11,2% per le femmine. La disparità di genere
che emerge in maniera decisa a livello nazionale si ritrova, comunque, anche in un
mercato del lavoro al limite della piena occupazione come quello regionale.
All’interno di questo quadro, la situazione del mercato del lavoro di Piacenza è
decisamente favorevole: il tasso di disoccupazione totale (2,5%) è inferiore alla media
regionale e fra i più bassi tra le province emiliane, superiore solo a quello di Bologna, ed il
tasso di disoccupazione giovanile è il più basso tra le province emiliane, superato solo da
Ferrara per quello riguardante la popolazione maschile. Anche i tassi calcolati per genere
risultano inferiori alle rispettive medie regionali e molto più vicini tra loro rispetto a quelli
di molte altre province, anche se nella disoccupazione femminile Piacenza risulta peggiore
sia di Bologna che di Reggio.
La tendenza dell’indicatore a Piacenza va vista come indubbiamente positiva: dopo un
momento di crisi nel 2001, seguito alla crisi più significativa del 1997/98, negli ultimi due
anni i tassi di disoccupazione sono sensibilmente diminuiti, praticamente dimezzandosi:
siamo passati da 5,1% nel 2001 a 2,5% nel 2003, grazie soprattutto ad una forte
riduzione del tasso femminile, passato da 8,2% a 4%.
Provincia di Piacenza - Tassi di disoccupazione comunali (%). Anno 2001.
CASTELVETRO
MONTICELLI
CALENDASCO
ROTTOFRENO
SARMATO
CASTEL S.GIOVANNI
CAORSO
PIACENZA
S.PIETRO IN CERRO
VILLANOVA
GRAGNANO
BORGONOVO
GOSSOLENGO
ZIANO
CORTEMAGGIORE
PONTENURE
CADEO
BESENZONE
PODENZANO
AGAZZANO
FIORENZUOLA
GAZZOLA
PIANELLO
S.GIORGIO
NIBBIANO
CAMINATA
RIVERGARO
PIOZZANO
CARPANETO PIACENTINOALSENO
VIGOLZONE
PECORARA
TRAVO
CASTELL'ARQUATO
PONTE DELL'OLIO
LUGAGNANO
GROPPARELLO
BOBBIO
VERNASCA
BETTOLA
COLI
MORFASSO
CORTE BRUGNATELLA
FARINI
ZERBA
Tasso Disocc. (%) - 2001
2 - 2.9
2.9 - 3.8
3.8 - 4.7
4.7 - 5.9
5.9 - 10
CERIGNALE
OTTONE
FERRIERE
Fonte: Censimento 2001 (ISTAT)(30.2)
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
Il tasso di disoccupazione è il rapporto percentuale tra la popolazione in cerca di
occupazione di età maggiore o uguale a 15 anni e inferiore a 65, e la forza lavoro della
stessa fascia di età, dove la forza lavoro è la somma del numero di persone in cerca di
occupazione ed occupate. I dati sono ricavabili dalla Regione Emilia Romagna (30.1), da
Istat (30.2) e da Unioncamere (30.3). Il tasso di disoccupazione può essere disaggregato
per genere e per fascia di età (giovanile: 15-25 anni).
84
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" "
SITUAZIONE
I
31
TENDENZA
LAVORO
INFORTUNI SUL LAVORO
Regione E.R., Infortuni mortali/1000 infortuni. Anni 1999-2004.
Regione Emilia Romagna
Industria-Commercio-Servizi: infortuni mortali su 1000 infortuni
3,0
mortali/1000 infortuni
B OLOGNA
2,5
FERRA RA
FORLI
2,0
M ODENA
1,5
P A RM A
P IA CENZA
1,0
RA VENNA
0,5
REGGIO EM ILIA
RIM INI
0,0
1999
2000
2001
2002
2003
2004
EM ILIA ROM A GNA
Fonte: INAIL, ISTAT
SITUAZIONE E TENDENZA
L’incredibile costo umano del lavoro ammonta oggi in Italia a quasi 1 milione di infortuni e
a circa 1.300 morti all’anno, a cui va aggiunto tutto il peso delle invalidità più o meno
permanenti. Il costo economico di questo problema viene stimato in Italia in almeno 28
miliardi di euro all’anno (31.1).
A Piacenza si contano in media circa 7.000 infortuni lavorativi all’anno, con una incidenza
maschile quasi doppia rispetto a quella femminile (più di 60 infortuni per 1.000 occupati
contro meno di 40). Dopo l’aumento registrato nel 2003, il numero di infortuni nel 2004
torna a diminuire e raggiunge quota 6.808. La diminuzione è comune a quasi tutte le altre
province emiliane, ad eccezione di Bologna e Rimini. Piacenza rimane, comunque, la
provincia emiliana che negli ultimi 5 anni presenta il numero assoluto di infortuni più
basso.
Rispetto alle diverse categorie di gestione INAIL, la quota principale di infortuni riguarda i
settori Industria – Commercio – Servizi, con una quota che passa dall’86% del 1999
all’88% del 2004. Gli infortuni in Agricoltura sono invece progressivamente diminuiti del
21%, passando dal 12.8% del totale nel 1999 al 9.9% nel 2004. Gli infortuni nella
pubblica amministrazione rappresentano una quota marginale del totale (1,5-2%), ma nei
6 anni in esame hanno subito un preoccupante aumento del 57%. La distinzione degli
infortuni per tipologia professionale mostra tuttavia forti differenze nella dinamica
85
RAPPORTO DI SOSTENIBILITA’ DELLA PROVINCIA DI PIACENZA
" "
31
SITUAZIONE
TENDENZA
evolutiva del fenomeno: ad es. il numero di incidenti nel settore delle imprese
manifatturiere è diminuito del 13%, mentre al contrario quello nel settore delle costruzioni
è aumentato del 24%. Il calcolo del rapporto tra numero di infortuni ed occupati consente
di tener conto anche della diversa dinamica occupazionale. Non essendo ancora
disponibili i dati dell’ultimo anno, in questo caso le statistiche si fermano al 2003: a
Piacenza il tasso totale è significativamente aumentato tra il 1999 e il 2000, passando da
61 a 65,3 infortuni/1000 occupati, per poi diminuire fino a 61,5 nel 2003.
Se si considera questo tasso per settore, gli infortuni in agricoltura, che in valore assoluto
sono in diminuzione, risultano in aumento, come sono in aumento anche gli infortuni nel
settore delle costruzioni.
La gravità degli infortuni lavorativi può essere stimato dalla frequenza degli infortuni con
esito mortale. Nel settore Industria-Commercio-Servizi di Piacenza il numero assoluto di
incidenti mortali negli ultimi 3 anni risulta preoccupantemente in aumento, passando dai 7
del 2002 ai 13 del 2003 ai 16 del 2004. Anche in questo caso è utile considerare il tasso
relativo degli infortuni mortali, e cioè il rapporto tra gli infortuni mortali e gli infortuni
totali. Sebbene i piccoli numeri suggeriscano considerazioni prudenti, anche il tasso
relativo è aumentato significativamente a Piacenza negli ultimi 3 anni, passando dall’1,1‰
del 2002 al 2,1‰ del 2003 al 2,7‰ del 2004. Piacenza, inoltre, negli ultimi 2 anni ha
acquisito un triste primato regionale, con il tasso relativo più alto tra le province emiliane e
pari al triplo della media regionale.
Provincia di Piacenza. N° di infortuni sul lavoro e rapp. infortuni/1000 occupati.
Anno:
Totale
Femmine
Maschi
1999
6712
1476
5236
2000
6992
1577
5415
2001
7106
1701
5405
2002
6927
1679
5248
2003
7068
1768
5300
2004
6808
1736
5072
Legenda: n° totale di infortuni sul lavoro
Anno:
Totale
Femmine
Maschi
1999
61.0
33.5
79.3
2000
65.3
38.5
82.0
2001
64.6
37.8
81.9
2002
62.4
38.2
78.3
2003
61.5
36.8
79.1
Legenda: rapporto tra infortuni sul lavoro e 1000 occupati
DESCRIZIONE DELL’INDICATORE E METODOLOGIA DI CALCOLO
L’indicatore può essere rappresentato dal valore assoluto del numero di infortuni e di
infortuni mortali registrati in un anno, suddivisi per genere ed eventualmente per categoria
di attività economica, oppure dal rapporto tra infortuni e numero di occupati, espresso
come infortuni/1000 occupati. Viene utilizzato anche il tasso relativo degli infortuni mortali,
inteso come n° di infortuni mortali/1000 infortuni totali. I dati provinciali relativi agli
infortuni, totali e mortali, opportunamente suddivisi, si possono trovare sul sito dell’INAIL
(31.2), i dati relativi agli occupati nelle banche dati di Unioncamere E.R. (31.3) o presso
l’Osservatorio del mercato del lavoro della Provincia (31.4) o presso Istat.
86
Appendici
87
88
ECI (European Common Indicators, CE/DG Ambiente-EEA)
1. Soddisfazione dei cittadini rispetto alla comunità locale;
2. Contributo locale al cambiamento climatico globale;
3. Mobilità locale e trasporto passeggeri;
4. Disponibilità di aree verdi e servizi locali per i cittadini;
5. Qualità dell’aria ambiente a livello locale;
6. Spostamenti degli scolari verso e dalla scuola;
7. Gestione sostenibile degli Enti e delle Imprese locali;
8. Inquinamento acustico;
9. Uso sostenibile del territorio;
10. Prodotti che promuovono la sostenibilità.
(vedi http://europa.eu.int/comm/environment/urban/common_indicators.htm)
Bibliografia.
1.1 – ARPA Sez. di Piacenza, Provincia di Piacenza, “Rapporto sulla qualità delle acque
superficiali della provincia di Piacenza”, Note d’Ambiente, Piacenza 2003.
1.2 – ARPA Sez. di Piacenza , dati indici LIM, IBE, SECA 2002, 2003, 2004.
2.1 – Regione Emilia Romagna, “Piano Regionale di tutela delle acque”, CR N°633 del
22.12.2004, http://www.ermesambiente.it/PianoTutelaAcque/
3.1 – Regione Emilia Romagna, “Piano Regionale di tutela delle acque”, CR N°633 del
22.12.2004, http://www.ermesambiente.it/PianoTutelaAcque/
3.2 – ARPA Piacenza, dati di piezometria 2002 – 2003 – 2004.
3.3 – Provincia di Piacenza: OPS, banca dati: “Rete regionale di controllo delle acque
sotterranee”, http://www.provincia.pc.it/ops/utenti/banche_dati.aspx .
4.1 – Regione Emilia Romagna, “Disposizioni in materia di inquinamento acustico”,
http://www.regione.emilia-romagna.it/ambiente/main_acustica.htm
5.1 – ARPA Sez. di Piacenza, Provincia di Piacenza, “La qualità dell’aria nella provincia di
Piacenza, rapporto 2003” e precedenti.
http://www.arpa.emr.it/Piacenza/report_aria2003.htm
5.2 – Provincia di Piacenza: OPS, banca dati: “Qualità dell’aria della provincia di Piacenza”
(1996 – 2002), http://www.provincia.pc.it/ops/utenti/banche_dati.aspx.
6.1 – Lega P., “Il bilancio dei gas serra nella provincia di Piacenza”, OPS Rapp. Int. N°
01/04, Gennaio 2004 http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/04_01.pdf
6.2 – APAT, Servizi per l’ambiente - Banca dati delle emissioni provinciali in atmosfera,
http://193.206.192.204/aree/atmosfera/emissioni/bdEMI/
7.1 – Gazzola G., Keble G., Rossi L., “Rapporto sull’aggiornamento della base dati di sintesi
dei PRG. Anno 2003”, Estratto Gennaio 2004, Provincia di Piacenza, Area programmazione
Territoriale,
http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/Estratto_agg_03.pdf
89
8.1 – Lega P., “Stima della variazione della superficie urbanizzata in provincia di Piacenza
con l’aiuto di immagini satellitari ad altissima risoluzione.”, OPS Rapp. Int. N° 22/04,
Dicembre 2004. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_22.pdf
8.2 – APAT-CTNTES, “Indicatori: urbanizzazione e infrastrutture”,
http://ctntes.arpa.piemonte.it/Indicatori/Uso_urbanizzazione%20.htm.
9.1 – MIPAF, “Inventario nazionale delle foreste e del carbonio”, http://www.ifni.it/
9.2 – ISTAT,” Superficie forestale per zona altimetrica e regione”,
http://www.istat.it/dati/catalogo/rapporto2004/tavole/244.xls
9.3 – Regione ER, “Carta dell’uso reale del suolo 1976”, “Carta dell’uso reale del suolo
1994”.
9.4 – C. Pellegrini - D. Teodori, "Evoluzione dell'uso del suolo nella provincia di Piacenza
nel periodo 1976-1994", OPS Rapp.Int. N° 13/04, Luglio 2004
http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_13.pdf
10.1 - B. Romano, G. Tamburini, “Gli indicatori di frammentazione e di interferenza
ambientale nella pianificazione urbanistica.”, XXII Conf. Italiana di Scienze Regionali, 2001.
http://www.lifeeconet.com/appendices/chapter5/disseminationmaterial/Published%20papers%20a
nd%20books/Row20Gli%20indicatori%20di.pdf
10.2 – Lega P., “La frammentazione infrastrutturale del territorio nella provincia di
Piacenza”, OPS Rapp. Int. N° 05/04, Marzo 2004;
http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_05.pdf
11.1 - “SINANET. Catalogo degli indicatori”, APAT, Agenzia Prot. Ambiente e Serv.
Tecnici, http://www.sinanet.apat.it/CatalogoIndicatori/default.asp.
11.2 – Lega P., “Evoluzione delle aree naturali protette in provincia di Piacenza”, OPS
Rapp. Int. N° 17/04, Settembre 2004.
http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_17.pdf
11.3 - “Classificazione delle aree naturali protette”, Ministero dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio, http://www.minambiente.it/Sito/settori_azione/scn/sap/classificazione.asp.
11.4 – “Regione Emilia Romagna – Rete Natura 2000”, http://www.regione.emiliaromagna.it/natura2000/.
12.1 – Valore aggiunto ai prezzi di base delle province dell’Emilia Romagna. Fonte Istat.,
Unioncamere E.R., http://www.rer.camcom.it/datiecon/db/contieco/province/valaggiu/
13.1 – Infocamere: banca dati “Movimprese”, http://www.infocamere.it/movi_search.htm
14.1 – SINCERT: banca dati, http://www.sincert.it/.
14.2 – APAT, Elenco organizzazioni registrate EMAS
http://www.apat.gov.it/certificazioni/site/it-IT/EMAS/Elenco_organizzazioni_registrate_EMAS/.
15.1 – Lega P., “Il bilancio energetico in provincia di Piacenza.”, OPS Rapp. Int. N° 08/04,
Aprile 2004. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_08.pdf
15.2 – Lega P., “L’intensità energetica delle provincia di Piacenza.”, OPS Rapp. Int. N°
18/04, Ottobre 2004.
http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_18.pdf
15.3 – Unioncamere E.R., Banca dati, http://www.rer.camcom.it/datiecon/guida/.
90
15.4 – Ministero delle Attività produttive – Vendite provinciali dei prodotti petroliferi,
https://dgerm.attivitaproduttive.gov.it/dgerm/venditeprovinciali.asp; Consumi provinciali di gas
naturale (dal 2004),
https://dgerm.attivitaproduttive.gov.it/dgerm/consumigasprovinciali.asp
16.1 - Lega P., “Il bilancio energetico in provincia di Piacenza.”, OPS Rapp. Int. N° 08/04,
Aprile 2004. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/04_08.pdf
16.2 – Unioncamere E.R., Banca dati, http://www.rer.camcom.it/datiecon/guida/.
16.3 – GRTN, http://www.grtn.it/ita/statistiche/regioni.asp?ANNO=2003&AREA=PC
16.4 - Ministero delle Attività produttive – Vendite provinciali dei prodotti petroliferi,
https://dgerm.attivitaproduttive.gov.it/dgerm/venditeprovinciali.asp; Consumi provinciali di gas
naturale (dal 2004)
https://dgerm.attivitaproduttive.gov.it/dgerm/consumigasprovinciali.asp
17.1 – Provincia di Piacenza, ARPA Piacenza, “Osservatorio Provinciale sui Rifiuti”,
http://195.62.164.242/piacenza/opr/index.htm
17.2 - Relazione sullo stato dell’ambiente della Regione Emilia Romagna 2004. Regione
E.R., ARPA; http://www.ermesambiente.it/rsa2004/data/home.htm
18.1 – “Comuni Ricicloni. Ed. 2005”, Legambiente e Min. Ambiente e Tut. Territorio,
http://www.ecosportello.org/download/DossierCR2005.pdf
18.2 – Provincia di Piacenza, ARPA Piacenza, “Osservatorio Provinciale sui Rifiuti”,
http://195.62.164.242/piacenza/opr/index.htm
18.3 – Relazione sullo stato dell’ambiente della Regione Emilia Romagna 2004. Regione
E.R., ARPA; http://www.ermesambiente.it/rsa2004/data/home.htm
19.1 – Regione Emilia Romagna - Agenzia dei Trasporti Pubblici “Monitoraggio del
http://www.regione.emiliatrasporto
pubblico
locale
–
luglio
2005”;
romagna.it/wcm/ERMES/Canali/trasporti/trasporti_urbani_extraurbani/report_2005/Relazione%20A
TP0_05.pdf
19.2 – Tempi S.p.A. Piacenza “Guida Oraria” (dal 15/09/05), consultabile anche alla pagina
http://www.tempi.piacenza.it/trasporto_pubblico/orari/index.asp
20.1 – ACI, Autoritratto 2004 (dati su veicoli circolanti, immatricolati, ecc.),
http://online.aci.it/acinet/cd/datiestatistiche/Frame_Autoritratto_04.asp
20.2 - Unioncamere,Banche dati: Trasporti stradali, veicoli circolanti, nuovo di fabbrica.
http://www.rer.camcom.it/datiecon/db/trasport/stradali/aci/
20.3 – Regione E.R., Le Regione in cifre. Statistica self-service.
http://rersas.regione.emilia-romagna.it/statexe/popolazione.htm
20.4 – Lega P., “Il tasso di motorizzazione come indicatore di sostenibilità in provincia di
Piacenza”, OPS Rapp. Int. N° 03/05, Febbraio 2005.
http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/05_03.pdf
21.1 – Unioncamere, Banche dati: Incidenti stradali.
http://www.rer.camcom.it/datiecon/db/trasport/stradali/incident/
21.2 – ACI, Serie storiche sull’incidentalità stradale,
http://www.aci.it/wps/portal/.cmd/cs/.ce/155/.s/1104/_s.155/1104
21.3 - ACI, Autoritratto 2004 e precedenti (dati su veicoli circolanti, immatricolati, ecc.),
http://online.aci.it/acinet/cd/datiestatistiche/Frame_Autoritratto_04.asp
91
21.4 – Lega P., „L’incidentalità stradale e la qualità della vita.“, OPS Rapp. Int. N° 06/05,
Aprile 2005. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/05_06.pdf
22.1 – Regione Emilia Romagna, La Regione in cifre,
http://rersas.regione.emilia-romagna.it/statexe/popolazione.htm;
http://www.regione.emilia-romagna.it/statistica/tabelle/reg_pop.htm;
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http://hdr.undp.org/reports/global/2005/pdf/HDR05_HDI.pdf
23.2 – Università di Modena e Reggio, CAPP (Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche),
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http://www.capp.unimo.it/Forum/ENTILOCALI/Tributilocali_Morciano.pdf
23.3 – ANCITEL, “Le misure dei Comuni”, Banca dati statistica ad accesso riservato,
http://www.ancitel.it/miscom/misure.cfm
23.4 – World Bank, “World Development Indicators 2005” e precedenti,
http://devdata.worldbank.org/wdi2005/Cover.htm
23.5 - Banca d’Italia, “I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2004” e precedenti,
http://www.bancaditalia.it/statistiche/ibf/statistiche/ibf/pubblicazioni/boll_stat/suppl_07_06.pdf
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http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20051006_00/poverta04.pdf
24.2 – Ministero dell’Interno, Direzione Centrale per la documentazione e la statistica,
Ufficio centrale di Statistica; Banca dati Sfratti; http://dait.interno.it/dcds/index.htm
25.1 – Regione Emilia Romagna, SCUOLAER, Banca Dati delle rilevazioni integrative,
http://www.scuolaer.it/page.asp?Speciale=anagraficaScuole
25.2 – Regione Emilia Romagna, “Essere studenti 2005”, a cura di STUD.I.A.RE,
http://www.scuolaer.it/page.asp?IDCategoria=213&IDSezione=2320&ID=56009
26.1 – Regione ER “Sistema Informativo delle politiche sociali: presidi e servizi socio –
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26.2 – Unioncamere ER banca dati: “Statistiche sanitarie: ospedalizzazione (1995 –
2001)”; “Statistiche sanitarie attività di Day Hospital degli istituti pubblici e privati
accreditati (1995 – 2001)”; http://www.rer.camcom.it/datiecon/guida/.
26.3 – Ministero della salute - Banca dati: strutture pubbliche (2003), case di cura (2003);
http://www.ministerosalute.it/servizio/datisis.jsp
26.4 – Regione ER, Salute ER, Servizi di ascolto e cura,
http://www.saluter.it/wcm/saluter/bisogni/servizi_ascolto_cura.htm
26.5 - Regione Emilia Romagna. “Il Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia R. Dati 2004.”,
http://www.saluter.it/wcm/saluter/pubblicazioni/tutte_le_pubblicazioni/allegati_sistema_sanitario/s
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27.1 – Lega P., “La mortalità per causa e genere in provincia di Piacenza.”, OPS Rapp. Int.
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http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/05_16.pdf
92
27.2 - Regione Emilia Romagna, Sistema Informativo Sanità e Politiche Sociali, Registro di
Mortalità (ReM), http://www.regione.emilia-romagna.it/sas/rem/reportistica.htm
28.1 – Lega P., “L’accessibilità dei servizi pubblici locali.”, OPS Rapp. Int. N° 11/05, Giugno
2005. http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/05_11.pdf
28.2 – “Indicatori Comuni Europei. Verso un profilo di sostenibilità locale.”, Rapporto
Finale, Ambiente Italia, 2003,
http://www.ecodallecitta.it/old/ago2003/agenda21/progettocei/ICE_Rapporto_Finale_draft.pdf
28.3 – “Aggiornamento della Base Dati di sintesi dei PRG: Anno 2003.”,
http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/Estratto_agg_03.pdf
29.1 – Regione Emilia Romagna - Banca dati: Emilia Romagna Sociale: Associazionismo,
http://www.emiliaromagnasociale.it/associa/ricerca.asp
29.2 – Regione Emilia Romagna -
Banca dati: Emilia Romagna Sociale: Volontariato,
http://www.emiliaromagnasociale.it/volontariato/ricerca.asp
29.3 – Regione Emilia Romagna - Banca dati: Emilia Romagna Sociale: Cooperazione
sociale, http://www.emiliaromagnasociale.it/coop/ricerca.asp
30.1 – Regione Emilia Romagna, “La Regione in cifre”, Profilo statistico dell’Emilia
Romagna: Lavoro; http://www.regione.emilia-romagna.it/statistica/tabelle/reg_lav.htm.
30.2 – ISTAT, Censimento 2001, http://dawinci.istat.it/MD/.
30.3 – Banca dati Unioncamere, Mercato del Lavoro, Forze di lavoro per sesso e
condizione; http://www.rer.camcom.it/datiecon/guida/gui_49.htm
31.1 – Lega P., “Gli infortuni sul lavoro a Piacenza.”, OPS Rapp. Int. N° 8/05, Aprile 2005.
http://www.provincia.pc.it/cartografico/Cartografia/img/elab_tem/05_08.pdf
31.2 – INAIL, Infortuni sul lavoro e malattie professionali denunciate, Banca Dati
Statistica, http://bancadati.inail.it/prevenzionale/Denunciati.htm
31.3 – Forze di lavoro. Dati annuali degli occupati per sesso e posizione nella professione e
settore di attività economica. Province dell’Emilia Romagna.
http://www.rer.camcom.it/datiecon/guida/gui_49.htm
31.4 – Osservatorio sul mercato del Lavoro. Provincia di Piacenza.
http://www.provincia.piacenza.it/dettaglio_sez.asp?IdSAT=331&Txt=Osservatorio%20mercato%2
0lavoro&Idat=12
Glossario.
ACI: Automobile Club Italiano
APAT: Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici
ARPA: Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente
BOD5: Domanda di Ossigeno biochimica nei primi 5 giorni
BUS: Base Urbanistica Sovracomunale; database digitale dei Piani Regolatori comunali
della provincia di Piacenza.
CH4: metano
CO: monossido di Carbonio o Ossido di Carbonio
CO2: Biossido di Carbonio o Anidride Carbonica
COD: Domanda di Ossigeno chimica
93
COP3: 3° Conferenza delle Parti della Convenzione Internazionale sui Cambiamenti
Climatici (1997, Kyoto)
dB: decibel, unità di misura dell’intensità sonora
DH: Day Hospital.
DSM: Dipartimento Sanità Mentale.
ECI: European Common Indicators, Indicatori comuni europei
EMAS: Certificazione Europea di ecogestione e audit
Euro1, Euro2, Euro3, Euro4: standard di emissione di inquinanti atmosferici dagli
autoveicoli secondo Direttive Europee successivamente recepite dalle legislazioni
nazionali degli Stati membri.
FER: fonti energetiche rinnovabili
GIS: Sistema Informativo Geografico; software dedicato alla gestione dei dati geografici
e della cartografia digitale
GRTN: Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale
GWP: Global Warming Product, capacità di riscaldamento globale rapportata a quella
dell’Anidride Carbonica
IBE: Indice Biotico Esteso. Misura l’effetto della qualità chimica e chimico – fisica delle
acque sui macroinvertebrati che vivono nell’alveo dei fiumi. La presenza o l’assenza di
determinati classi di questi organismi permettono di classificare il corso d’acqua in una
delle 5 classi di qualità IBE.
INAIL: Istituto Nazionale di Assicurazione per gli Infortuni sul Lavoro
Indice di vecchiaia: è il rapporto percentuale avente a numeratore la popolazione di
65 anni e più, e a denominatore quella di 0-14 anni.
ISO: Organizzazione internazionale per le standardizzazioni
Ktep: kilotep, migliaia di tonnellate di petrolio equivalente
KWh: kilowattora, migliaia di wattora, unità di misura dell’energia elettrica prodotta o
consumata
LIM: Livello d’Inquinamento da Macrodescrittori. Considera la concentrazione nelle
acque di parametri come nutrienti, sostanze organiche biodegradabili, ossigeno disciolto,
inquinamento microbiologico; ad ogni parametro si assegna un punteggio, la cui somma
è un valore che ricade in una delle 5 classi di qualità di questo indice.
LR: legge regionale
MATT: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
M€: megaeuro, milione di euro
Mtep: megatep, milione di tonnellate di petrolio equivalenti
MWh: megawattora, milioni di wattora, unità di misura dell’energia elettrica prodotta o
consumata
NACE: codifica europea dei settori di attività economica
NFER:nuove fonti energetiche rinnovabili (solare, eolico, biomasse, biocombustibili)
N2O: protossido di Azoto
NOx: ossidi di Azoto
O3: Ozono
OPR: Osservatorio Provinciale Rifiuti
OPS: Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo
Piezometria: è la quota del pelo libero dell’acqua nel pozzo sul livello del mare.
PIL: prodotto interno lordo
PM10: frazione “inalabile” delle polveri totali sospese, di diametro < 10 micron.
Popolazione residente: per ciascun comune è costituita dalle persone aventi dimora
abituale nel comune, anche se alla data del censimento sono assenti perché
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temporaneamente presenti in altro comune italiano o all’estero.
PRG: Piano Regolatore Generale, strumento di pianificazione urbanistica del Comune
PSC: Piano Strutturale Comunale, nuova forma del PRG secondo la LR 20/2000.
PTCP: Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, strumento di pianificazione
territoriale della Provincia
PTS: Polveri Totali sospese.
R.E.R.: Regione Emilia Romagna
Rapporto di mascolinità: è il rapporto percentuale avente a numeratore la
popolazione maschile residente e a denominatore la popolazione femminile residente.
RD: Raccolta Differenziata
RS: rifiuti speciali
RSU: Rifiuti Solidi Urbani
RU: rifiuti urbani
Saldo migratorio: differenza tra il numero di iscritti e il numero di cancellati dai registri
anagrafici dei residenti.
Saldo naturale: differenza tra nati e morti nell’anno
SAU: superficie agricola utilizzabile
SECA: Stato Ecologico dei Corsi d’Acqua. La classificazione si effettua incrociando i
risultati derivanti da LIM ed IBE.
SERT: Servizio per le Tossicodipendenze.
SIC: siti di importanza comunitaria
SIFIM: servizi di intermediazione finanziaria misurati indirettamente
SINCERT: Sistema Nazionale per l'Accreditamento degli Organismi di Certificazione
SIT: Sistema Informativo Territoriale, insieme dei database relativi alla pianificazione
territoriale della provincia di Piacenza.
SO2: Anidride Solforosa
Soggiacenza: è la misura del pelo libero dell’acqua nel pozzo dal piano campagna.
SSN: Servizio Sanitario Nazionale.
Tasso di disoccupazione: è dato dal rapporto percentuale avente al numeratore la
popolazione di 15 anni e più in cerca di occupazione e al denominatore le forze di lavoro
della stessa classe di età.
Tasso di mortalità: rapporto tra il numero dei decessi nell’anno e l’ammontare
medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000.
Tasso di natalità: rapporto tra il numero dei nati vivi dell’anno e l’ammontare
medio della popolazione residente, moltiplicato per 1.000.
tep: tonnellata di petrolio equivalente
TPL: trasporto pubblico locale
TSM: tasso standardizzato di mortalità; tasso di mortalità riportato ad una distribuzione
di classi di età di riferimento
UNFCC: Convenzione Internazionale sui Cambiamenti Climatici dell’ONU, firmata a Rio
de Janeiro nel 1992
UTO: Unità Territoriali Omogenee.
VA: valore aggiunto
ZPS: Zone di Protezione Speciale
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