Numero 33 del 28/06/2011
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Stop all’aumento di un euro al cinema
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La retrocessione del River Plate
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ha fatto scattare
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tutti Lamela, il cui costo si è
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Qualcuno parli chiaro a questo Paese!
Sezioni
MARTEDÌ, 28 GIUGNO 2011 10:39
NESSUN COMMENTO
Credo che dopo il consiglio dei ministri di
giovedi avremo qualche chiarezza in più sul
prosieguo di questo cammino ultimo del
governo.
E’ chiaro ormai che c’è guerra aperta tra il divino
Giulio e il sempre più rintronato Cavaliere che
ormai non sa più che pesci prendere. Lo hanno
mollato un po tutti financhè le ministre un tempo
molto intime e collaborative.
Il clima politico è diventato veramente torbido.
Nella riunione di giovedi
il ministro Giulio
Tremonti porterà i temi ormai noti: la manovra di
45 miliardi; la bozza della legge delega sul fisco;
la nomina del governatore della Banca d’Italia.
Non credo che stavolta passerà la solita delega in bianco che Giulio riempirà alla sua maniera.
Pensiamo a quanto accaduto in questi giorni, alla strana sortita di Crosetto, ex responsabile economico
di Forza Italia, uomo di fiducia di Silvio Berlusconi: «La manovra del ministro Tremonti è roba da
psichiatria». Il portavoce del presidente del Consiglio dice che si è trattato di «un’uscita a titolo
personale». E’ come dire che esiste la befana!
La verità è quella che ormai tutti sanno, anche nel Pdl che Berlusconi conta sempre meno sta
diventando come il due della briscola. Alterna dichiarazioni confuse a comportamenti sempre più labili
ed ondeggianti.
Oggi, prima del Consiglio dei ministri, è stata convocata una riunione della maggioranza e, il Pdl e la
Lega, con il contorno di Scilipoti, hanno finalmente scoperto la collegialità, nel tentativo maldestro di
cambiare le carte in tavola.Sulla cosiddetta riforma fiscale c’è silenzio. Sia chiaro, il paese è con le
spalle al muro, e ieri è stato toccato un nuovo record per lo spread tra i titoli di Stato italiani e quelli
tedeschi: la differenza tra i due andamenti si attesta a 222 punti base, otto in più rispetto a venerdì.
Nuovo record. Ed è con le spalle al muro sul terreno sociale: non c’è sviluppo economico e le nuove
generazioni sembrano tagliate fuori dai processi produttivi.La responsabilità di questa situazione va
ricercata in un fatto incontrovertibile: il governo racimola la fiducia alle Camere, ma non ha forza politica
per governare. La guerriglia all’interno della maggioranza coinvolge interessi generali, come quelli che
emergono nella Napoli ancora sepolta dai rifiuti. Tutto si svolge solo sul terreno del potere tra persone e
gruppi violentemente contrapposti. Anche la nomina del nuovo governatore della Banca d’Italia è giocata
su questo terreno. E vi partecipano attivamente anche gruppi editoriali e persone che non sono nella
maggioranza.Per fortuna la cosiddetta P4 di Bisignani non è in grado di mobilitarsi, ma altre lobbies,
meno chiassose e più potenti, sono, come in altre occasioni, in campo ed operano.
Ormai anche i giornali i destra parlano di un partito balcanize la stessa Lega non è da meno. Il
problema però riguarda tutti. Una maggioranza e un governo balcanizzati possono governare un paese
in crisi che ha bisogno di una guida forte e autorevole? Una risposta seria dovrebbe darla non solo
l’opposizione, ma coloro che nella maggioranza sono ancora in grado di dire la verità a se stessi e al
paese. Allora tutti insieme per una nuova legge elettorale e poi il voto sperando che la sorte ci aiuti.
Vincenzo Branca
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La retrocessione del River Plate apre nuovi scenari di
mercato. Ed è asta per Lamela
MARTEDÌ, 28 GIUGNO 2011 14:21
Sezioni
Attualità
NESSUN COMMENTO
Cinema
Alzi la mano chi nei giorni scorsi, alla notizia della
retrocessione del River Plate in seconda divisione
argentina, l’equivalente della nostra serie B, non ha
pensato che ora tanti campioni finiranno sul
mercato ad un prezzo d’occasione. Alzi la mano chi
non ha pensato a Erik Lamela.
E al diavolo la gloriosa società, la squadra con più
scudetti dell’Argentina, l’evento più unico che raro
mai successo il 110 anni di storia; e chi se ne
importa anche dei rischi di bancarotta per la
società e degli scontri tra i tifosi. Sembra brutto
dirlo, ma il primo pensiero di molti, se non di tutti, è
andato ai tanti campioni, o presunti tali a giudicare
dal risultato, che ora il River sarà costretto a
vendere, o meglio a svendere.
Ci hanno pensato di sicuro i tifosi di mezza Europa
e sicuramente ci hanno pensato i presidenti delle
tante società che si ritrovano ottimi calciatori a buon
mercato. Solo in Italia, per esempio, sono diverse
le squadre che potrebbero accogliere i calciatori
del River. L’ultima voce in tal senso arriva da
Erik Lamela, il gioiellino del River Plate nel mirino di
Palermo: i rosanero sarebbero interessati a
tante squadre italiane ed europee, soprattutto dopo la Ezequiel Cirigliano, centrocampista classe 1992.
retrocessione del River che ha fatto dimezzare il
Ma ovviamente il pezzo pregiato è Erik Lamela,
prezzo del cartellino.
anche lui centrocampista e anche lui classe 1992,
inseguito dallo stesso Palermo, ma anche da
Roma e Napoli. In realtà tra i tifosi del Napoli l’entusiasmo per l’ingaggio dell’argentino è andato via via
scemando, soprattutto vista la deludente prestazione dello stesso nel doppio spareggio contro il
Belgrano di Cordoba. Un doppio confronto che deve aver guardato anche il presidente Aurelio De
Laurentis e forse anche per questo nelle ultime ore ha dichiarato “Lamela ha bisogno di 2 o 3 anni
ancora. Bisogna fare su di lui un grosso investimento, non so quanto convenga farlo”. Che sia solo
pretattica quella del Presidente? Difficile dirlo, soprattutto se il tutto avviene mentre in casa Napolisi è
distratti dalla grana Marek Hamsik.
Tanto per non buttarla in politica si tratta il sequel delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, pronunciate
durante la scorsa campagna elettorale per le amministrative della città partenopea. “Il Milan non
comprerà Hamsik” aveva detto il presidentissimo e a fargli eco era stato Adriano Galliani. La seconda
parte della storia è arrivata con le dichiarazioni dello slovacco che, in un’ intervista rilasciata al
quotidiano slovacco Pravda, ha di fatto aperto le porte al Milan con frasi tipo: “Non è facile prevedere il
momento giusto per andare via, ma ho voglia di iniziare a vincere qualcosa”, o anche, parlando di un
eventuale passaggio in rossonero, “Sarebbe una svolta nella mia carriera. Sono giovane, ma al
momento non ho vinto nulla. Nè il campionato e nè una coppa, direi che è ora di iniziare a vincere”. Di
cose da obiettare al discorso di Hamsik ce ne sarebbero tante, ma per ora non resta da constatare che
il terzo momento di tutta questa storia dovrebbe essere il passaggio del centrocampista slovacco alla
corte di mister Allegri. Provando allora a collegare le due situazioni, le dichiarazioni di De Laurentis in
merito a Lamela si spiegano in diversi modi: il primo, già ipotizzato, è che davvero il ragazzo non l’abbia
entusiasmato. Lamela è un talento in prospettiva secondo il presidente e con la partenza di Hamsik il
Napoli a centrocampo avrà bisogno di certezze. La seconda possibilità è che la cessione di Hamsik
frutterebbe un bel gruzzoletto che potrebbe essere rinvestito verso altri obiettivi. Secondo le prime
indiscrezioni il prezzo fissato dalla società per Hamsik sarebbe di 40 milioni, o senza voler quantificare
“una proposta indecente”, come ha sottolineato il presidente De Laurentis. Parole che servono a
spaventare le pretendenti, compreso il Milan che, incassate le dichiarazioni del centrocampista, per ora
se ne sta in disparte in attesa di sferrare il colpo. La sensazione però, è che ora De Laurentis non se la
possa cavare così semplicemente: è in ballo il futuro del Napoli, ma soprattutto è il banco di prova per la
società che ora deve dimostrare se davvero vuole diventare una big. Una società importante, in questi
casi, fa anche la voce grossa pur di salvaguardare la permanenza in rosa di un giocatore di indubbio
talento e di appena 24 anni. E soprattutto non lo vende ad una diretta concorrente ( crediamo che il
Napoli aspiri a lottare con le grandi) cedendole un calciatore che per caratteristiche è al momento
difficile da sostituire.
In attesa di scoprire la sorte di Hamsik, appare evidente che a sostituire lo slovacco non possa essere
Lamela. In pole per l’argentino resta dunque la Roma: Walter Sabatini, è forte dell’accordo con il papà
del calciatore ottenuto durante il primo viaggio in Argentina. La Roma è pronta a prendere il gioiellino in
saldi del River, anche se, secondo i ben informati, solo per girarlo al Palermo, per arrivare a Pastore.
Insomma Lamela tutti lo vogliono ma nessuno se lo piglia, per il momento. Però non c’è fretta: Il
supermercato River ha appena aperto e la stagione dei saldi è cominciata solo da pochi giorni.
E' vero che?
Umberto Rennella
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Sindrome di Samo: l’amore ignoto per la malattia
Sezioni
MARTEDÌ, 28 GIUGNO 2011 17:33
Attualità
NESSUN COMMENTO
“Vinceva ogni disgusto pur di essere
contagiata ed ecco che il suo sacrificio è
inutile. Giustamente lei non si uccide,
perché voleva morire dello stesso male.
Amava più la leb b ra, del leb b roso”. Queste
le parole di Guido Ceronetti. Questa la
citazione del 1979, ma facente riferimento
ad un libro del 1891. La storia raccontata è
ambientata in un’isola greca dell’Egeo
conosciuta, appunto, come Samo. Tratta
dell’amore di una splendida donna per un
lebbroso, il quale cerca di contagiarla per
gelosia. L’innamorata non gioisce di non
ricevere il “grande dono” dell’uomo.
Il grande dono era la lebbra. La malattia ha
sviluppato,
con
il
tempo,
nuove
“perversioni”. Oggi si prediligono malattie
sessualmente trasmissibili come l’Aids, la
gonorrea e la sifilide. Il concetto di base
Sindrome di Samo. Amare la malattia più del malato
non cambia. Si tratta di parafilia. La Dsm-IV
– American Psychiatric Association – ha
cercato di non utilizzare termini giudicanti, restringendo il riferimento alle situazioni in cui vengono
utilizzati oggetti non umani, coinvolti bambini o adulti non consenzienti, oppure afflitti dolori a se stessi o
al partner. Può raggiungere tre stadi: lieve, moderata e grave.
In sé la sindrome di Samo non è una malattia. Viene considerata tale nel momento in cui si presenta
con una violenza fisica o psicologica nei confronti del partner oppure in modo compulsivo tanto da
essere incontrollabile. Come si manifesta? Nell’avere rapporti sessuali continui con una persona
malata, sperando di contrarre la stessa malattia. Si finisce per amare più quest’ultima dello stesso
partner. È il sacrificio d’amore spontaneo e, per loro , altruista. In contrapposizione, forse per facilitare
inconsciamente il rivestimento del ruolo della martire innamorata, si tende a cercare un partner che non
si preoccupa di poter contagiare la persona con cui si relaziona sessualmente. Da specificare che si
tratta di una sindrome che colpisce maggiormente le donne, anche se, negli ultimi anni, si sta
estendendo anche agli uomini.
La causa scatenante non è riscontrabile all’atto dei primi sintomi, bensì nel passato e negli eventuali
traumi – quali violenze o abbandoni – che hanno scatenato queste strane forme della sessualità.
L’esclusività del rapporto è una di queste. Soprattutto se l’elemento speciale e unificante è la stessa
malattia contagiosa. Tutto ciò che può essere d’intralcio al sacrificio deve essere eliminato. È per
questo che l’uso del preservativo è bandito nei rapporti sessuali tra persone “affette” dalla sindrome di
Samo.
Il modo consigliato per affrontare il problema è uno psicoterapeuta. La mancanza di razionalità fa sì che
siano le persone vicine a condurre la persona verso lo specialista. Quest’ultimo tenterà, attraverso
diverse sedute, di far prendere coscienza della sindrome. Come in ogni situazione problematica, la
prima cosa a cui arrivare è l’ammissione di essere affetti da un eventuale disturbo. Successivamente il
percorso sarà differente per il singolo paziente. Sarà protratto verso l’emersione dei motivi che hanno
portato al sacrificio estremo di sé. Fondamentale, soprattutto per le malattie psico-emotive, è che lo
psicoterapeuta non assuma un atteggiamento giudicante nei confronti del paziente.
Roberta Santoro
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A Diego Zapple Imperatore piace questo elemento.
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Tirannosaurus Rock
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MARTEDÌ, 28 GIUGNO 2011 14:18
Attualità
NESSUN COMMENTO
Cinema
E' vero che?
Tirannosaurus Rock: starne alla larga o provare
compassione?
“Mi dimetto ufficialmente da rockstar, finito
questo tour dichiaro felicemente conclusa
la mia trentennale carriera nel mondo del
rock”.
Economia
Così pochi giorni fa il Blasco Nazionale,
quel Vasco Rossi che riempie gli stadi con
orde di fans più o meno stagionati, si toglie
il berrettino, saluta e se ne va dalla scena.
La Rosa
Ora a prescindere dai gusti personali, fa
sempre specie venire a sapere che
personaggi osannati ed entrati nella
fantasia collettiva di tutti i giorni spariscano
così improvvisamente. Che sia o meno una
mossa commerciale non ci è dato saperlo,
ma le “dimissioni” di Vasco permettono di
guardarci un pò attorno.
Sfatiamo subito il luogo comune che l’Italia sia un paese di attaccati alle poltrone, visto che in questo
ambito ci sono dei veri e propri “poliponi”.
Basta pensare a quel Mick Jagger e ai suoi Rolling Stones, ancora a calcare i palchi degli stadi di tutto il
mondo, con uscite discografiche la cui qualità rasenta quella di un bambino alle scuole medie alle
prese con le prime composizioni.
Ma non si salvano neanche i reduci dei Beatles, quei Paul McCartney e Ringo Starr che ancora ci danno
dentro (in attesa di goderci Ringo a Roma il 4 Luglio, aspettiamo notizie su Paul in Italia prima della fine
di questo anno).
I soldi in questo caso c’entrano ben poco, andando ad immaginare gli introiti dovuti ai soli diritti d’autore,
e allora cos’è?
Precisiamo anche che Vasco Rossi, prima di compiere il coraggioso gesto (!!!) già marciava da anni e
anni sulla sua immagine. Alzi la mano chi ricorda di un album decente quantomeno del signor Rossi
negli ultimi dieci anni.
Ricapitolando e mettendo anche il Blasco nel calderone quindi, cos’è? La domanda resta in piedi. Ciò
che può far pensare che molti di questi mostri sacri del rock ancora stiano in giro a fare la loro musica
alla loro veneranda età è solo per il gusto di farlo. Molti di questi personaggi se non fossero divenuti
rockstars amate e idolatrate probabilmente starebbero a sbarcare il lunario alla viva il parroco, sapendo
fare ben poco altro.
E allora via col waltzer delle reunion ( basta guardare Led Zeppelin, Pink Floyd, Blur, Police e tanti altri),
una danza frenetica che da 5-6 anni a questa parte non ha intenzione di smettere.
C’è da dire che molte di queste iniziative sono per scopo benefico, ma mi giocherei volentieri soldi di
tasca mia che sono fatte anche per soddisfare degli Ego che non possono più fare a meno della
celebrità, della notizia in copertina, del “successo”.
Il “successo”, che così come arriva così ti saluta (Warhol docet), che ti abbandona nel limbo dei
dimenticati, e ti fanno diventare un Tirannosaurus Rock.
Marco Della Gatta
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Addio Peter Falk, il Tenente Colombo della tv
Sezioni
MARTEDÌ, 28 GIUGNO 2011 14:19
Attualità
NESSUN COMMENTO
Peter Falk è uscito di scena in silenzio ad
83 anni, con quella stessa pacatezza che
ha sempre contraddistinto il personaggio
che più l’ha reso celebre, l’infallibile
tenente della omicidi [Frank] Colombo,
protagonista della serie tv della Nbc,
diventata un cult anche in Italia dalla fine
degli anni ’70. Un ruolo che – come
racconta la leggenda - gli piomba addosso
quasi per caso, dopo il “no” di Big Crosby,
ma che di fatto ne decreta la sua fortuna
rendendolo immortale agli occhi di milioni
di
telespettatori.
Avvolto
nel
suo
spiegazzato
trench
beige,
con
l’immancabile sigaro in bocca, il Tenente
Colomb o per undici stagioni e otto film per
la tv ha risolto i gialli più intricati con la sua
intelligenza
mascherata
da
falsa
sbadataggine e il suo acuto spirito di
osservazione.
Muore a 83 anni l’attore americano Peter Falk indimenticabile
interprete della serie tv Il Tenente Colombo
Il pilota della serie tv andò in onda per la
prima volta negli Usa, il 20 febbraio del
1968. A dirigere il primo episodio della prima stagione, “Un giallo da manuale”, l’allora 22enne di belle
speranze Steven Spielberg. Sui nostri schermi, Colombo fa la sua prima apparizione nel 1974 e da
allora replica dopo replica continua a mantenere alto il gradimento del pubblico. Una serie rivoluzionaria
diventata grazie a quella particolare struttura di gialli a rovescio, dove lo spettatore conosce tutto sin
dalle primissime battute del telefilm, il gusto stava in quella caccia tra gatto e topo, dove alla fine a
spuntarla era sempre l’arguto poliziotto che, sornione, riusciva ad incastrare l’assassino con
quell’ultima decisiva domanda: “Oh, c’è un ultima cosa…”, proprio quando il colpevole pensava di averla
fatta franca. Colombo, insieme ad alcuni suoi “colleghi” della tv (da Perry Mason, a Derrick e Jessica
Fletcher) è diventato un pezzo di storia della televisione premiata con quattro Emmy e un Golden Globes,
ma non sarebbe stato tale senza Peter Falk, un attore così legato al suo personaggio da esserne quasi
ostaggio.Falk per tutti è sempre stato “solo” il Tenente Colombo. Soltanto i cinefili incalliti possono
ricordare le sue altrettanto memorabili gesta da grande schermo.
La popolarità televisiva ha offuscato e fatto passare in secondo piano una lunga e brillante attività
cinematografica. La sua ultima e breve apparizione cinematografica prima di ammalarsi di Alzheimer,
risale al 2007, accanto a Nicolas Cage nel film Next ma ha girato film di successo come Questo pazzo,
pazzo mondo (1963) e La grande corsa (1965), Una moglie (1974) a fianco di Gena Rowlands, Quando
passi da queste parti (1976), Una strana coppia di suoceri (1979), Invito a cena con delitto (1976). Noi
però vogliamo ricordarlo nei suoi due ruoli più importanti in Angeli con la pistola (1961) e Il cielo sopra
Berlino (1987). Nel film di Frank Capra, remake di “Signora per un giorno”, Falk è un simpatico mafioso
di nome Carmelo al fianco del boss superstizioso Glenn Ford e di Bette Davis. Per questo film Peter
Falk ottenne la sua seconda nomination agli oscar come miglior attore non protagonista (la prima
l’aveva ottenuta l’anno prima col film Sindacato assassini). Decisamente più bizzarro e particolare è il
ruolo nel capolavoro drammatico di Wim Wenders, in cui l’attore Newyorkese interpreta sé stesso.
Giungendo a Berlino per girare un film sui nazisti, Falk scopre di essere stato un tempo un angelo e di
aver deciso di perdere le ali per mischiarsi in quel mondo che aveva sempre osservato dall’alto,
rinunciando per sempre all’immortalità. Un’immortalità che giovedì scorso Peter Falk s’è ripreso.
Perché è questo il destino degli attori, avere una chance di vita in più e tenerci compagnia in eterno, sul
piccolo o sul grande schermo poco importa.
Enrica Raia
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Addio a Martino Oberto, padre della poesia visiva
Sezioni
VENERDÌ, 01 LUGLIO 2011 14:06
Attualità
NESSUN COMMENTO
Scrittore o pittore? Tutt’e due. Questo è
Martino Oberto (1925-2011), figura di
spicco della poesia avanguardista della
seconda metà del XX secolo e “padre”
della cosiddetta “poesia visiva”, scomparso
lo scorso 22 giugno all’età di 86 anni. Una
vita dedita alla sperimentazione e alla
ricerca artistica, dagli anni ’50, quando
inizia a scrivere i suoi primi saggi filosoficoletterari e a pubblicare su fogli politici
giovanili della Genova del Dopoguerra.
Roberto Sanesi scrive: “L’ opera di Martino
Ob erto è uno degli esempi più articolati
della pratica del segno visibile della
scrittura” che “concettualmente privilegia un
Una foto d'autore dell'artista
atteggiamento di interrogazione sulle
relazioni possib ili fra la scrittura e la pittura,
sempre cercando significati ulteriori” . È questa l’essenza profonda della “poesia visiva”, l’arte in cui
Oberto fu maestro, quella capacità di trasformare le parole in immagini, di evocarne il significato
suggestivo attraverso l’accostamento di colori, di scardinare la logica stessa del rapporto tra significante
e significato, rivisitandola in maniera innovativa e armonizzante. Una sperimentazione artistica che
coinvolge non soltanto la mente, ma, attraverso la vista, tutti gli altri sensi.
Una sperimentazione che per Oberto inizia grazie alla lettura e all’incontro con Wittgenstein, filosofo del
linguaggio e della logica formale vissuto nella prima metà del Novecento, la cui opera può essere
considerata una musa ispiratrice per l’arte di Martino Oberto: l’idea che il linguaggio sia una forma di
espressione artistica piuttosto che convenzionale, paragonabile alle altre forme d’arte, e in grado di
rispecchiare perfettamente la natura logico-formale della realtà, sottende in effetti tutto il percorso
sperimentale di Oberto, che tuttavia resta un esempio assolutamente originale di sperimentazione,
vestendosi poi di una serie di “contaminazioni”: dalla filosofia Zen alla musica di Cage, alla “gestualità”
poetica di Mallarmé, al flusso di coscienza di Joyce.
Una sperimentazione che prosegue poi anche nel cinema, grazie alla collaborazione con Gabriele
Stocchi, e più tardi si affaccia al mondo dell’editoria, grazie anche all’apporto della sorella Anna, e
insieme allo stesso Stocchi, con cui fond a e dirige (1959-1971) la rivista Ana Etcetera, intorno alla quale
inizia a fiorire l’idea della scrittura visuale, che troverà pieno sboccio negli anni ’70, quelli delle
esposizioni newyorkesi. Oberto vivrà un decennio a New York prima di tornare nella sua Liguria, terra di
natali e di ispirazioni, per tirare le somme della sua vita artisticamente movimentata e incontrarne
serenamente la fine.
Giuliana Gugliotti
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Al via la nuova edizione del Napoli Teatro Festival Italia
Sezioni
MARTEDÌ, 28 GIUGNO 2011 14:26
NESSUN COMMENTO
Domenica 26 giugno si è aperta la nuova
stagione del Napoli Teatro Festival Italia,
giunto alla sua quarta edizione con numeri
da capogiro: 33 spettacoli, 119 repliche
previste e ben 33 luoghi diversi a fare da
cornice agli eventi. Dopo molte polemiche,
relative ai fondi comunali da destinare
all’iniziativa in questo periodo di forte crisi
economica e di tagli alla cultura e al settore
teatrale, il festival riparte con alcune novità: la
prima è costituita dal cambio di vertice alla
direzione artistica, che passa a Luca Fusco,
dopo aver visto alla conduzione delle
precedenti stagioni, Renato Quaglia; inoltre
sono previste due sessioni di eventi: una
sessione estiva, dal 26 giugno al 17 luglio,
aperta dallo spettacolo “Le dragon b lue” del
regista
canadese
Robert
Lepage,
applauditissimo al San Carlo domenica
sera; una seconda sessione, autunnale, che
La locandina del Napoli Teatro Festival Italia
dal 27 settembre all’8 ottobre, nonostante un
numero minore di eventi, porterà a Napoli
nomi di grande spessore – gli spettacoli vedranno, infatti, impegnati grandi registi e coreografi europei
come Lluis Pasqual e Maurizio Scaparro.
Tra le tradizioni, invece, anche quest’anno non mancheranno il Premio Maschere del Teatro – che
andrà in onda in diretta su Rai uno – ed il festival parallelo, l’E45 Napoli Fringe Festival, organizzato dal
Teatro Stabile di Napoli, che prevede la messa in scena di 20 spettacoli al Ridotto del Mercadante e al
Teatro Sannazzaro, volto a promuovere l’attività di giovani compagnie e promesse del mondo del teatro.
Dal San Carlo al San Ferdinando, molti e diversi sono i luoghi scelti per le rappresentazioni e gli
spettacoli; non soltanto teatri, ma anche monumenti ed altri edifici storici della città diventeranno
palcoscenico per le compagnie che giungeranno a Napoli con i loro talenti: il Real Albergo dei Poveri
ospiterà le pièces del coreografo brasiliano Ismael Ivo, “Sacrificium-Victims of musical sensuality” e “Le
sacre du Printemps”; l’ex Asilo Filangieri accoglierà il “Ritratto dell’artista da giovane”; le Catacombe di
San Gennaro saranno la location per “La Tana”, opera di Kafka rivisitata da Francesco Saponaro con
protagonista Mascia Musy; infine, per lo spettacolo “Otello e Jago, viaggio in mare” di Antonella Monetti,
allestito in barca a vela, la cornice sarà il golfo di Napoli.
Spazio importante sarà dato anche a spettacoli di stampo mitologico, con “Variazioni sul mito –
femminile sotterraneo Arianna, Elena, Antigone” diretto da Bruno Garofalo, con protagonista Giovanna
Di Rauso – che riporterà in vita le tre donne della mitologia all’interno del Tunnel Borbonico – e “Hyb ris”
di Enrico Frattaroli che rivisiterà il mito di Edipo.
Nonostante il programma ricco di eventi imperdibili, che coinvolgerà artisti italiani ed internazionali,
dall’alto rassicurano: le spese sono state tagliate di almeno un terzo rispetto alle precedenti edizioni;
Caterina Miraglia, Presidente della Fondazione Campania dei Festival e successore di Rachele Furfaro,
ha infatti sottolineato che l’edizione di quest’anno rappresenta concretamente “la volontà di mantenere
in vita un’istituzione come questa. Il festival ha un’incidenza economica significativa e questo poneva la
Giunta in condizioni di valutare se vi fossero le forze necessarie per realizzare la rassegna rendendola
più virtuosa. Per il festival, sono stati investiti 4 milioni e 500 mila euro, circa un terzo rispetto agli anni
precedenti. Ma il festival è solo economicamente svantaggiato non certo culturalmente”.
Anche per l’acquisto dei biglietti ci saranno dei cambiamenti: l’organizzazione, infatti, al fine di favorire la
partecipazione dei cittadini ad eventi culturali di così grande valore, ha diminuito gli inviti eliminando le
cosiddette card nere, che consentivano l’ingresso previa telefonata. Il costo dei biglietti resta, invece,
quasi invariato rispetto agli anni precedenti: 25 euro per l’acquisto dell’abbonamento, 10 euro per il
singolo spettacolo; per informazioni http://www.teatrofestivalitalia.it.
Sara Di Somma
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Banner nei tweets di Twitter? Gli utenti dicono “No”
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MARTEDÌ, 28 GIUGNO 2011 19:39
Attualità
NESSUN COMMENTO
Il Financial Time, giornale economico-finanziario
del Regno Unito, annuncia che il sito di
microblogging di Stone e Williams sta studiando la
possibilità di far apparire tweets sponsorizzabili
nel flusso dei tweets di twitter. Non stiamo
parlando dei “promoted tweets “ o dei “promoted
accounts” , ma di una vera e propria rivoluzione
degli spot per Twitter che finora è rimasto
completamente libero da banner pubblicitari,
dando spazio ai soli utenti. Questi ultimi non hanno
accolto bene la notizia dell’azienda, perché non
vedono questa decisione conforme alla “filosofia”
di Twitter.
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I risultati ? Facebook di Zuckerberg quest’anno
dovrebbe fruttare 3 miliardi e mezzo di dollari solo
in pubblicità, Twitter 100 milioni di dollari. Quello
degli introiti è diventato un vero problema per Stone
e Williams, per cui la decisione di inserire
pubblicità all’interno del social sembra inevitabile.
Xbox tw itter promoted account
Inoltre pare che la pubblicità poco invasiva dei
promoted accounts non basti a soddisfare le
aspettative societarie. Ricordiamo che i promoted tweets e account, rispettivamente informazioni fornite
dalle aziende circa eventuali prodotti o offerte e dall’altra parte veri e propri account con cui le aziende
comunicano, sono le uniche forme di “promozione” messe a disposizione da twitter.
Ci avevano provato nel Marzo scorso ad inserire banner solo nella versione mobile del servizio, con
risultati disastrosi per la rivolta degli utenti. Ma la performance di mercato di Twitter è estremamente
bassa perciò Twitter vuole aprirsi alla forma di promozione più utilizzata on line : il banner, pubblicità
sottoforma di striscioni che appaiono in cima, in fondo, a destra , a sinistra o al centro di una pagina
web . Nel caso di Twitter i banner andrebbero quindi ad inserirsi nel flusso dei tweets e gli utenti
questo non lo gradiscono.
Agli utenti non piace il fatto di vedere pubblicità nei loro flussi di “cinguettii” (da cui il nome Twitter ) e
protestano, perché Twitter è nato come strumento semplice di condivisione, mentre è facebook il social
network completo che basa il business sui collegamenti sponsorizzati. Twitter con i suoi tweet e follower
è caratterizzato da messaggi di massimo 140 caratteri, notizie brevissime ed essenzialità e gli utenti
non vogliono interruzioni nel social in cui la parola d’ordine è “seguire”.
Al popolo di Twitter l’ultima parola.
Giuseppina De Angelis
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