ISBN 978-88-85095-70-0 €9,90 9 788885 095700 RAPPORTO Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia 2012 RAPPORTO Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia 2012 2011 fondazione ente dello spettacolo www.comevoi.com In collaborazione con Con il sostegno di ISBN 979-88-85095-70-0 Copyright © 2013 Editing e grafica: Fondazione Ente dello Spettacolo - PRC srl - Roma Realizzazione a cura di: Area Studi Fondazione Ente dello Spettacolo Consulenza scientifica: Redento Mori Il Rapporto è scaricabile gratuitamente in versione pdf dal sito www.cineconomy.com by Fondazione Ente dello Spettacolo Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma Tel. +39 06 9651 9200 e-mail: [email protected] www.cineconomy.com 01_Frontespizio 2012 14/06/13 13:15 Pagina 1 RAPPORTO Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia 2012 fondazione ente dello spettacolo f 01_Frontespizio 2012 14/06/13 13:15 Pagina 2 La Fondazione Ente dello Spettacolo opera dal 1946 (www.entespettacolo.org). È una realtà articolata e multimediale, impegnata nella diffusione, promozione e valorizzazione della cultura cinematografica in Italia. Negli anni è divenuta leader di contenuti Cinema che gestisce per corriere.it, il Sole 24 Ore, Virgilio, Libero, ComingSoon Television, MTV, ITS Informatica, Tiscali, Noverca, Lancia Everywhere Mobile, Filmauro, Monini Cinema, Alitalia, Adn Kronos, Dire e Dire Giovani. Svolge attività di editoria tradizionale ed elettronica con il portale www.cinematografo.it, organizza eventi culturali, convegni internazionali, seminari, anteprime cinematografiche, spesso in collaborazione con importanti partner italiani e stranieri, tra cui Centro Sperimentale di Cinematografia, Istituto Luce-Cinecittà, «Cahiers du cinéma», Film Commission Torino Piemonte, Fondazione Cineteca Italiana di Milano, Museo del Cinema di Torino. È editore della «Rivista del Cinematografo», il più antico periodico italiano di critica cinematografica. È proprietario del portale www.cineconomy.com, nato nel 2009 per offrire agli utenti una visione organica del Mercato e dell’Industria del Cinema in Italia. Attraverso articoli di politica e finanza dei maggiori quotidiani europei, Cineconomy dà spazio a una pluralità di voci e di punti di vista, tentando di offrire un quadro unitario della situazione europea. Pubblica ogni anno il Rapporto. Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia, scaricabile gratuitamente dal portale stesso. Giunto alla sua 16esima edizione, il Tertio Millennio Film Fest è il primo festival realizzato con il Patrocinio del Vaticano e organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, presieduta da Dario Edoardo Viganò, e dalla «Rivista del Cinematografo», sempre da lui diretta. È curato in collaborazione con i Pontifici Consigli della Cultura e delle Comunicazioni Sociali, con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale, con il contributo della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito alla XVI edizione e alle precedenti del Tertio Millennio Film Fest una propria targa di rappresentanza. Istituto Luce Cinecittà S.r.l. nasce nel Novembre del 2011 a seguito di quanto previsto dal Decreto Legge n. 98 del 6 Luglio 2011 convertito poi nella Legge n. 111 del 15 Luglio 2011. Tale nascita avviene dopo un percorso di riordino societario che ha previsto anche la fusione, avvenuta nel 2009, tra Cinecittà Holding e Istituto Luce S.p.A.. A definizione di questo percorso ha quindi preso corpo la nuova realtà Istituto Luce Cinecittà S.r.l., in cui si sintetizza il legame tra le profonde radici che risalgono al 1924 – data di fondazione dell’originario Istituto Luce – e la ricchezza degli apporti che nel corso del tempo sono confluiti nelle società. Oggi Istituto Luce Cinecittà rappresenta uno dei principali attori del settore cinematografico, che opera a supporto dello sviluppo e della promozione del cinema italiano in Italia e all’estero, e si distingue per la capacità di integrare diverse aree di attività, essenziali per affrontare in maniera competitiva il mercato globalizzato. Nella missione che Istituto Luce Cinecittà persegue è chiaro il suo ruolo istituzionale così come la responsabilità insita nel suo agire, che si traduce nell’impegno a creare valore economico e sociale per l’insieme dei suoi interlocutori nel lungo periodo, con lo sguardo rivolto alle generazioni future, assumendo così la responsabilità sociale, intesa come capacità di coniugare crescita economica, impegno sociale e tutela ambientale, quale asse strategico della propria gestione d’impresa. Con i suoi 70 dipendenti, un patrimonio intellettuale, sociale e materiale di inestimabile valore, Istituto Luce Cinecittà intende porsi come fondamentale punto di riferimento dell’industria cinematografica italiana e come centro di proposta, organizzazione e valorizzazione dei talenti e delle iniziative finalizzate a rendere il cinema italiano, in tutti i suoi comparti, all’altezza dell’importanza culturale e industriale che riveste. 01_Frontespizio 2012 14/06/13 13:15 Pagina 3 Presentazione I l quinto anno del Rapporto su “Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia” rappresenta un primo e importante giro di boa di una pubblicazione che fin dal suo esordio ha voluto raccontare il volto economico e spesso nascosto di questo universo. E proprio questo taglio di analisi si è rivelato negli anni di crisi ancora più utile perché è servito a misurare la temperatura di un settore per certi versi malato, come molta parte dell’industria italiana, ma ancora capace di stupire e di offrire spunti di ottimismo per il futuro. Come già è avvenuto lo scorso anno, il volume si arricchisce anche delle testimonianze di alcuni dei soggetti più autorevoli operanti nel mondo dell’audiovisivo che hanno dato il loro contributo di analisi e prospettiva. Quello che emerge dal Rapporto 2012 è che il cinema, ancora una volta, non solo racconta la realtà, ma ne è interprete fedele e appassionato. E in questi tempi di crisi, dove l’offerta di lavoro così come la domanda del mercato e la propensione al consumo vivono una forte contrazione, anche il mondo dell’audiovisivo ha mostrato gli stessi sintomi negativi. Il primo è sicuramente la frammentarietà del tessuto imprenditoriale. Come rivela il Rapporto 2012, rispetto alle 6.139 aziende attive in Italia nel settore cinema, solo 95 hanno più di 50 dipendenti e ben 3.803 non ne hanno neanche uno. Questa frammentazione rende anche più difficile sopravvivere alle difficoltà del mercato ed espone le microaziende ad un elevato rischio di chiusura. Questo dato apre un dibattito sulla solidità dell’offerta lavorativa espressa dalle aziende dell’audiovisivo. Mentre la maggioranza non ha dipendenti 01_Frontespizio 2012 14/06/13 13:15 Pagina 4 registrati, quasi tutte hanno almeno un collaboratore a libro paga. Così come per molti altri settori economici, anche per il cinema lo sviluppo e la tenuta delle sue imprese hanno risposte diverse in funzione delle Regioni di riferimento. La crescita (o la decrescita) a macchia di leopardo che da sempre caratterizza il tessuto produttivo del nostro Paese si ripete anche qui e mentre il Lazio da solo offre il 46,4% dei posti di lavoro nel settore del cinema e la Lombardia il 20%, in tante Regioni l’industria del grande schermo, e più in generale dell’audiovisivo, è totalmente assente. Eppure nonostante un quadro che rispecchia fedelmente le criticità del Sistema Italia, il 2012 ha mostrato alcuni segnali che giustificano una visione ottimistica verso il futuro. I capitali investiti nella produzione nazionale di opere cinematografiche hanno continuato a crescere passando dai 423 milioni del 2011 ai 493 milioni del 2012. Il dato trova conferma anche nel numero dei film prodotti che in 12 mesi è passato da 155 a 166. Guardando poi all’interno di questa voce, si scopre che è in aumento anche l’interesse degli stranieri nei confronti del nostro cinema. Nel 2012 i titoli coprodotti con soci esteri sono stati 59 contro i 23 dell’anno precedente. Quanto basta per dire che la qualità e il riconoscimento del cinema italiano rimangono due fattori di indubbio interesse anche oltre i confini nazionali, e consigliano di tornare a investire nell’industria dell’audiovisivo che, insieme a poche altre, rappresenta ancora oggi la migliore sintesi dei valori che il nostro Paese è in grado di offrire al mondo. Dario E. Viganò Presidente Fondazione Ente dello Spettacolo Roberto Cicutto Amministratore Delegato Istituto Luce-Cinecittà Srl 01_Frontespizio 2012 14/06/13 13:15 Pagina 5 INDICE Prima parte – L’industria e il mercato PRODOTTI CAPITALI E CONSUMI Capitolo 1 – Il contesto economico 11 1. 2. 3. 4. Le posizioni da difendere La sfida competitiva Quali prospettive Una congiuntura problematica 13 14 14 15 Capitolo 2 – L’offerta di prodotto 19 1. Una crescita in controtendenza • Lungometraggi 2. La produzione integrata della filiera • Documentari • Animazione • Cortometraggi • Tv movies e fiction • Hard • Spot e videoclip • Industrie tecniche e di servizi 3. Chi produce che cosa 4. Le due frontiere della distribuzione 5. Il paradosso del grande schermo • Contenuti alternativi e aggiuntivi 6. Home video tra due fuochi 7. Se si parla di diffusione 20 20 22 22 24 26 27 28 29 29 30 33 35 38 41 43 Capitolo 3 – Il ciclo degli investimenti 49 1. Al servizio della produzione • Natura e origine delle risorse • Destinazione d’impiego dei capitali 2. L’investimento di prodotto • Le classi di costo 3. L’investimento economico • Il fattore tax credit • Le fasce di budget • La struttura degli impieghi • I modelli di business 4. Il flusso delle risorse • Investimenti delle emittenti TV • Credito bancario e partner finanziari • Crowfunding • Product placement 5. Finanza d’impresa e mezzi propri • Operazioni di capitale e di Borsa • Mergers & Acquisitions • Operazioni societarie 50 51 53 54 54 56 57 61 63 64 66 66 70 71 72 72 72 74 74 01_Frontespizio 2012 14/06/13 13:15 Pagina 6 6. I capitali investiti nella filiera • Risorse per il mercato della distribuzione • Per lo sviluppo delle strutture dell’esercizio 76 76 77 Capitolo 4 – Il sostegno pubblico 81 1. Quando il contribuente è lo Stato • Il Fondo Unico per lo Spettacolo • Gli altri aiuti di Stato 2. Quanto investono Regioni e Film Commission 3. Quali risorse dall’Unione Europea 82 84 89 90 94 Capitolo 5 – Il mercato della domanda 99 1. Una domanda con tante risposte 2. Il pirata ignoto e il fatturato virtuale 3. Secondari ma non per importanza 103 106 107 Seconda parte – L’attività d’impresa IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI Capitolo 6 – Il sistema produttivo 113 1. In attesa del censimento 2011 • La mappa delle aziende • L’anagrafe 2. Da dove arrivano i segnali di vitalità • Turnover, flussi e saldi demografici • La struttura del comparto 3. La leadership dei cineasti nell’audiovisivo • Natura e tipologia delle società • La distribuzione territoriale 4. Quanto è esteso lo sviluppo della rete d’impresa 5. Lavori in corso di decentramento • Le classi per addetti 6. Quasi 4mila società non hanno dipendenti • Le fasce dimensionali 7. Ma tutti hanno almeno un collaboratore a libro paga • Le unità locali • L’analisi dei fattori 8. Il primo fattore di produzione: l’imprenditoria • La classe imprenditoriale 9. Quanto produce il sistema cinema • I dati economici del comparto 10. Il difficile equilibrio dei conti • Le classi di fatturato • La ripartizione regionale 11. Non è solo una questione di dimensioni • Le società e gli asset gestionali • Produttività • L’efficienza di gestione • Redditività 12. Pochi i profitti dichiarati al fisco • Ricavi e profitti 114 116 117 120 120 124 125 126 128 129 134 135 137 137 138 142 144 145 146 148 149 150 151 153 155 156 158 161 166 168 169 01_Frontespizio 2012 14/06/13 13:15 Pagina 7 Capitolo 7 – Il mercato del lavoro 175 1. La capacità di resistenza del grande schermo • L’universo di riferimento • Anagrafe, indici e tassi del lavoro 2. È il cinema a sostenere l’audiovisivo • Il trend dell’occupazione • Le qualifiche professionali • Il turnover degli operatori 3. Come la tecnologia cambia la mappa della comunità 4. Giorni di lavoro: il record è storico 5. Prototipi ma a pianta stabile • Livelli e periodi d’impiego 6. Un lungo sequel: l’occupazione più stabile • Il personale dipendente delle aziende • La distribuzione territoriale 7. La grande ripresa occupazionale del Sud 8. Mai così in basso la quota di addetti di Roma e Lazio • I trattamenti economici 9. Quale abisso fra lordo, netto e costo del lavoro • I redditi da lavoro • La remunerazione professionale • Le fasce retributive 10. Quando l’ultimo 10% ribalta i valori • La quotazione reputazionale • Le classi di reddito fiscale 11. Due emisferi diversi sopra e sotto 30mila euro 12. Perché le società sembrano scudi fiscali • Occupazione giovanile e Pari Opportunità 176 179 180 182 183 184 187 188 192 193 198 198 200 202 204 205 208 210 211 214 218 219 220 222 226 228 230 Capitolo 8 – La realtà d’impresa 235 TESTIMONIANZE 1. MEDIA Salles - La digitalizzazione dei cinema in Europa: per molti un traguardo, per altri un rischio 2. Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Product Placement Made in Italy. Una visione d’insieme dell’esperienza italiana dal 2004 al 2011 3. CFS Legal - Gli esportatori italiani di cinema italiano 4. Museo Nazionale del Cinema di Torino Il caso Museo Nazionale del Cinema 5. Rai Cinema - Il cinema e il servizio pubblico 6. Schermi di Qualità - Gli Schermi a sostegno della qualità di tutto il cinema italiano 7. Focus: la crisi del supporto fisico e gli effetti della digitalizzazione sul settore home video 248 264 284 296 316 320 324 02_Capitolo 1 13/06/13 17:54 Pagina 8 02_Capitolo 1 13/06/13 17:54 Pagina 9 Prima parte L’industria e il mercato Prodotti capitali e consumi 02_Capitolo 1 13/06/13 17:54 Pagina 10 02_Capitolo 1 13/06/13 17:54 Pagina 11 CAPITOLO 1 «IL CINEMA PIÙ COMPLETAMENTE DI OGNI ALTRO MEZZO D’ESPRESSIONE ARTISTICA PUÒ DARCI LA VISIONE DEL PENSIERO» Luigi Pirandello (1867-1936) in Quaderni di Serafino Gubbio operatore [1925] (Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1974) Il contesto economico ell’edizione di febbraio emerge che in un contesto economico caratterizzato da un aumento del tasso di inflazione (+2,3%) e della disoccupazione (+1,8%), da una diminuzione del Pil (-3,7%) e dell’indice di fiducia, sia quello delle imprese sia quello dei consumatori italiani, il mondo dei media ha registrato un 2012 contraddittorio». Esordisce così la prima edizione del 2013 di Watch & Buy Report, il rapporto trimestrale in cui la società di ricerca Nielsen Italia condensa insight, informazioni e tendenze sui principali mezzi di comunicazione, sul comportamento di acquisto e sul trend del largo consumo nel contesto della congiuntura economica. E migliore efficacia sintetica per delineare il quadro della situazione all’inizio del 2013, anche per quanto riguarda il cinema italiano, non si sarebbe potuta forse trovare. Soprattutto nella definizione finale del trascorso 2012: contraddittorio. In senso letterale l’aggettivo vale ad esempio a descrivere l’anno che ha contraddetto l’andamento con cui il film italiano si è sviluppato dal 2004 in poi. «N Il ciclo triennale. La serie storica dei dati di base dell’esercizio mostra infatti come il sistema cinema stia vivendo cicli economici la cui linea tendenziale si sviluppa di norma nell’arco di 36 mesi. Negli ultimi otto anni si denotano tre apici: 2004, 2007 e 2010, ognuno di essi seguito da una sensibile flessione nella stagione immediatamente successiva e poi da altri dodici mesi durante i quali il trend, tornando positivo, avvia una ripresa che sfocia alla terza annata in un nuovo “picco” di attività, con risultati in grado 02_Capitolo 1 13/06/13 17:54 Pagina 12 di superare le punte massime toccate in precedenza. Il 2012 ha spezzato per la prima volta questa sequenza (tavola 1). Segno che il perdurare della crisi sta creando difficoltà sempre maggiori. Perché, se è normale che con un calo dell’indice di fiducia come quello riscontrato nel corso del 2012 si registri un rafforzamento dei comportamenti di risparmio – e i primi contenimenti di spesa si manifestano per oltre il 60% delle famiglie in meno pasti e meno intrattenimento fuori casa –, è anche vero che la recessione economica è in atto ormai dal 2008 ma non aveva impedito al comparto cinematografico di dar vita a stagioni positive. Del resto tutta la cinematografia europea ha accusato un decremento complessivo al box office pari al 2,2% e il dato rilevato dall’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo potrebbe essere di una qualche consolazione, constatando che fra i “big five” del mercato continentale anche la Francia ha lasciato sul campo il 6,7% di spettatori, in compagnia della Spagna (-4,8%); mentre Germania (+4,3%) e Inghilterra (+0,5% grazie unicamente al successo di Skyfall, il 23° lavoro dedicato alla figura dell’agente segreto 007 James Bond, peraltro coprodotto con le statunitensi MGM e Columbia Pictures) hanno difeso le loro posizioni1. Tuttavia il calo d’affluenza nelle sale italiane ha sfiorato il 10%, fermandosi un gradino sotto, al 9,9%. Per la prima volta dopo anni inoltre non ha visto una propria opera inserirsi nella classifica dei 25 titoli che hanno richiamato nei vari Paesi più spettatori. L’ultima stagione in realtà non è stata avara di film milionari, però la media dei loro incassi al botteghino è tornata a uno standard di 4,92 milioni di euro toccato negli ultimi 12 anni solo tre volte, l’ultima nel 2006. TAVOLA 1 CICLI TRIENNALI AL BOX OFFICE DEL CINEMA ITALIANO 2004 2,25 2005 2007 2009 2010 2011 2012 2,53 MEDIA SCHERMI PER SALA 2,64 2,78 2,90 2008 3,00 3,00 3,05 420.801 INCASSO MEDIO ANNUO IN EURO PER SALA 449.904 529.690 522.322 564.004 686.539 615.967 573.403 206.215 177.821 INCASSO MEDIO ANNUO IN EURO PER SCHERMO 178.440 199.899 187.743 194.096 228.561 205.004 188.315 78.739 71.021 76.127 INGRESSI MEDI UNITARI PER SALA NELL’ANNO 88.141 87.159 89.619 102.753 94.342 85.980 34.929 30.024 INGRESSI MEDI UNITARI PER SCHERMO NELL’ANNO 30.082 33.527 31.328 30.841 34.206 31.398 28.191 464.629 2,36 2006 Fonte dell’elaborazione: dati Cinetel da Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2007 al 2010) a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e da Sintesi dati Cinetel (anni 2011 e 2012) a cura di Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex) e Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali). 1 12 | Decline in admissions in the European Union in 2012 but European films’ market share on the top, report a cura dell’European Audiovisual Observatory (Strasbourg, may 2013). 02_Capitolo 1 13/06/13 17:54 Pagina 13 1. Le posizioni da difendere Nella sua accezione più ampia, il termine contraddittorio si conferma in sostanza funzionale a delineare molti aspetti della fase contingente attraversata dal cinema nazionale. Primo fra tutti un volume di offerta di prodotto che proprio in un anno di forte resistenza della domanda ha raggiunto dimensioni record. Il fenomeno (come descritto nel capitolo successivo) può avere diverse chiavi di lettura. In una visione macro si inquadra in una più generale espansione della produzione e della distribuzione di film a livello internazionale. Vi sono mercati in crescita esponenziale che stanno sovvertendo le gerarchie tradizionali. La Cina è diventata seconda al mondo dopo gli Stati Uniti con 2 miliardi di euro di incassi. L’India è al primo posto per presenze (2,7 miliardi), nonostante sia solo il 4% della popolazione ad accedere alle sale, e le grandi case di Bollywood hanno aperto i loro primi studios in Europa, a Londra. Nella top ten mondiale degli incassi è entrata stabilmente l’Australia, così come il Brasile in quella degli ingressi, e nonostante l’attività in continuo aumento, le cinematografie europee arretrano. In tutte le graduatorie la Francia ormai non va al di là della quinta posizione e alle sue spalle compaiono fra i Paesi europei solo l’Inghilterra per incassi e ingressi e la Germania solo per questi ultimi. Il fatto è che soltanto per reti di sale e schermi, i cosiddetti “big five” del vecchio continente sono presenti nella top ten mondiale – con l’Italia decima – e denunciano quindi una densità di presenza per impianto inferiore a quei Paesi emergenti che stanno salendo nella scala dei valori dimensionali. Quasi simile è la gerarchia per numero di lungometraggi prodotti all’anno, con la sola eccezione dell’Italia, che dopo essere stata la quinta “potenza” fino al 2007, si trova ai margini, mentre Francia (274 opere secondo i dati dell’Osservatorio comunitario), Germania (233), Inghilterra (182) e Spagna (173), si trovano al quinto, sesto, ottavo e nono posto. La circostanza singolare è che alla cinematografia italiana non è bastato stabilire proprio nell’ultimo anno il nuovo primato produttivo della sua lunga storia con la realizzazione di 166 nuovi titoli. E se si cerca di analizzarne la genesi si è portati a escludere che si tratti di una performance casuale. Perché nonostante una base pulviscolare di piccole imprese, il comparto ha consolidato negli ultimi sei anni (come si è sottolineato nelle varie edizioni di questo Rapporto) la sua struttura produttiva e organizzativa, arricchendo il portafoglio dei suoi operatori di competenze e il bacino professionale delle aree sia artistiche e creative sia tecniche e amministrative. E soprattutto ha potuto avvalersi a pieno regime della leva fiscale introdotta nel 2008, ma materialmente operativa solo dalla fine del 2010. Il credito d’imposta è stato l’autentico volano degli investimenti privati e dell’afflusso di risorse da parte di investitori esterni che hanno alimentato la “superproduzione” 2012, ed essendosi rivelato uno strumento decisivo, si attende che ne sia riconosciuta anche la stabilità oltre l’attuale scadenza a fine 2013. | 13 02_Capitolo 1 13/06/13 17:54 Pagina 14 2. La sfida competitiva L’imprenditoria cinematografica ha sviluppato la sua pianta organica in risposta a un duplice contesto competitivo. Il primo sul piano della penetrazione di mercato, per contrastare come nel resto d’Europa l’egemonia del prodotto statunitense, riuscendo a eroderle nell’ultimo biennio 10 punti percentuali nelle quote di distribuzione dei rispettivi listini e nella ripartizione di incassi e ingressi. Pur in un anno di difficoltà del mercato (con il 26,5% delle presenze rispetto ai biglietti staccati dai titoli esteri, contro il 31,9% e il 37,5% del biennio precedente), la produzione italiana è rappresentata nella top twenty del box office 2012 da sei opere, e ne ha conquistato anche la leadership, cosa che non è riuscita alla Francia con i suoi otto titoli fra i primi venti e pur in forza di una quota del 40,2% di ingressi nelle sale. In Germania la produzione nazionale ha fatto ancora meglio inserendo in classifica dieci opere, ma sono rimaste tutte confinate oltre il decimo posto e la fetta di pubblico ottenuta si è fermata al 18,7%; in Inghilterra i cinque titoli domestici di cassetta che hanno conquistato il 31,1% degli spettatori sono però frutto di coproduzioni con le major di Hollywood; mentre in Spagna la graduatoria è di completo appannaggio della produzione estera, che ha lasciato a quella iberica appena il 19,9% della platea. L’altro terreno competitivo è quello che sta all’origine degli eccezionali livelli di offerta che alimentano l’espansione cinematografica un po’ ovunque e che investono tutto il settore dell’audiovisivo e il macrosettore dei media: la moltiplicazione delle piattaforme di diffusione, dei canali di distribuzione e delle modalità di fruizione dei prodotti video, diventata di progressione geometrica con l’applicazione ormai uniformata della tecnologia digitale. Le modalità e opportunità di visione – anche sotto il profilo economico – proposte dal sistema televisivo, dalle web company e dalle telco stanno spostando il baricentro delle attività e anche dei volumi d’affari dal theatrical e dall’home theatre negli ambiti del consumo on demand e in mobilità e in Italia i primi due segmenti si mostrano in particolare sofferenza. Nel primo caso per un certo ritardo nella digitalizzazione delle sale, una distribuzione territoriale oggettivamente disorganica e una rimodulazione dei calendari di programmazione (in primo luogo delle prime uscite) appena avviata. Nel secondo per una disaffezione del pubblico che non trova analoghi riscontri all’estero e che sembra ormai irrecuperabile. In entrambi poi, per una dimensione del tutto abnorme dei fenomeni di pirateria. 3. Quali prospettive Mentre il ciclo di vita dell’home video in Italia si profila alla fine, quello dell’esercizio appare invece in piena prolificazione, proprio per il valore che ogni film acquisisce con i risultati al box office e che tutta la catena dei canali distributivi secondari riconosce essenziale nelle sue strategie di promozione e commercializzazione filmica. È significativo in proposito l’apparente paradosso di un circuito dell’esercizio dove la quantità di 14 | 02_Capitolo 1 13/06/13 17:54 Pagina 15 impianti è scemata in sei anni del 12,43% (-148 unità) e il numero degli schermi è cresciuto del 6,78% (+177 unità), mentre l’attività di programmazione è più che raddoppiata, passando da 1,26 milioni di proiezioni del 2006 a 3,1 milioni nel 2012, con una progressione complessiva corrispondente al 143,88% e che sale addirittura al 174,76% e al 208,91% se si considerano gli impianti e gli schermi attivi almeno 60 giorni all’anno. Sottotraccia sta inoltre prendendo forma un mutamento morfologico delle strutture alternativo alla generale percezione di un esercizio che nel diradare sempre più la sua diffusione territoriale (soprattutto nei centri urbani delle grandi come delle piccole città) ingigantisce al contempo le sue strutture. Negli ultimi anni le sale con meno di 100 posti (dopo un biennio in cui si sono contati 112 caduti) sono risalite da 424 a 448 e quelle con una capienza fra 100 e 299 poltrone da 2.920 sono diventate 3.110. Di converso, le sale da 300 a 599 posti e quelle con più di 600 sedute si sono ridotte di 300 unità. È una metamorfosi che appare al servizio, come avviene in ogni settore produttivo, solo di una diversa segmentazione del mercato, teso a parametrarsi con maggiore aderenza e flessibilità alle fasce di età, alle preferenze di genere e ai tempi d’uso del tempo libero del pubblico, grazie anche alla tecnologia digitale che sta portando negli impianti di proiezione contenuti alternativi, quali spettacoli ed eventi sportivi in diretta da ogni parte del mondo. 4. Una congiuntura problematica In questo scenario si può leggere in sostanza la realtà di un’imprenditoria cinematografica che, pur posta in serie difficoltà da una domanda in forte contrazione, sta mostrando di aver acquisito un diverso consolidamento strutturale rispetto al passato. In un sistema produttivo composto in Italia da 4,372 milioni di imprese e che conta fra queste solo lo 0,57% – 25.254 in valori assoluti – con più di 50 addetti a fronte di un 46,88% (2.050.029) privo del tutto di personale, il comparto del cinema non fa eccezione. E quando se ne parla in termini economici è pressoché scontato definire polverizzata e pulviscolare la sua struttura imprenditoriale, individuandola come una debolezza congenita, senza considerare quanto siano determinanti le compatibilità del Sistema-Paese e l’incidenza dei contesti produttivi in termini di competitività. Eppure l’industria cinematografica resta centrale e imprescindibile nell’attività di tutto il settore audiovisivo (tavola 2). Queste considerazioni sembrano svanire quando se ne valutano i risultati di mercato in sede di bilanci stagionali e nell’atto di porli in ovvio e necessario confronto con quelli dell’industria cinematografica statunitense e degli altri principali Paesi europei. Si cercano risposte alle eventuali inferiorità nei cosiddetti contenuti delle opere e nella loro qualità complessiva, a scapito appunto della capacità di attrarre spettatori nelle sale e di suscitare l’interesse generale del pubblico. Infatti non è soltanto una questione di numeri: l’attività filmica è per sua natura culturale e artistica, fondamentalmente legata ai suoi contenuti e alla capacità di dar loro espressione. Ideazione e creazione rappresentano tuttavia due elementi intermedi dello sviluppo di ogni attività economica. | 15 02_Capitolo 1 13/06/13 17:54 Pagina 16 Fanno parte del cosiddetto processo di produzione, attraverso il quale vengono costruiti e confezionati – senza appunto poterne prescindere – i prodotti finali. E ogni processo di realizzazione non potrebbe mai aver luogo senza i tre prodromi essenziali – imprenditoria, capitali e lavoro – che costituiscono i classici fattori della produzione. In realtà è da queste componenti determinanti che discende a sua volta, in modo imprescindibile, la possibilità o meno di dar vita e corpo a qualsiasi progetto, di qualità oppure no. Più che nel risolvere gli effetti, la risposta sta nel rimuovere le cause. TAVOLA 2 IL RUOLO E IL PESO DEL CINEMA NEL SETTORE DEI MEDIA Persone occupate* Settore Editoria Software Settore Cinema Musica NUMERO DI IMPRESE 2008 2009 2010 43.925 40.955 2.970 - 40,21% 37,49% 2,72% 2008 ADDETTI 2009 2010 ATTIVITÀ EDITORIALI 43.342 -1,32% 40,58% 40.284 -1,64% 37,72% 3.058 +2,96% 2,86% VALORE DELLA PRODUZIONE Numero Trend Quota 41.802 38.739 3.063 -3,55% -3,83% +0,16% 40,27% 37,32% 2,95% PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TV, DI REGISTRAZIONI SONORE 37.486 34,31% 35.700 -4,76% 33,43% 34.767 -2,61% 35.560 +14,16% 32,55% 33.840 -4,83% 31,69% 32.823 -3,00% 1.926 1,76% 1.860 -3,42% 1,74% 1.944 +4,51% 33,49% 31,62% 1,97% Settore Radio Televisione 27.829 4.258 23.571 ATTIVITÀ DI PROGRAMMAZIONE E TRASMISSIONE RADIO-TV 25,47% 27.751 -0,28% 25,98% 27.237 3,90% 4.331 +1,71% 4,05% 4.162 21,57% 23.420 -0,64% 21,93% 23.075 -1,85% -3,90% -1,47% 26,24% 4,01% 22,23% IMPRESE 109.240 TOTALE ATTIVITÀ DEL MACROSETTORE AUDIOVISIVO 100,00% 106.793 -2,24% 100,00% 103.806 -2,79% 100,00% * Sono definite dall’Istat “persone occupate” tutte le unità di lavoro – a tempo indeterminato o determinato – poste a libro paga delle aziende. Fonti dell’elaborazione: le rilevazioni dell’Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). 16 | 02_Capitolo 1 13/06/13 17:54 Pagina 17 | 17 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 18 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 19 CAPITOLO 2 «LA PRIMA FORZA DI ATTRAZIONE DI UN FILM SORGE DALLE SUE QUALITÀ TECNICHE» Papa Pio XII, al secolo Eugenio Maria Pacelli (1876-1958) da Primo discorso sul film ideale, 21 giugno 1955* L’offerta di prodotto I n un anno contrastato dalla contingente contrazione di tutti i consumi, il cinema italiano ha toccato, quasi per contrappunto, un nuovo primato: nel corso del 2012, per la prima volta nella sua lunga storia, ha realizzato 166 nuove opere, superando il precedente limite di 163 raggiunto nel 1980. Lo ha fatto grazie a 129 film al 100% nazionali e a 37 coproduzioni, che a loro volta sono arrivate a un soffio dal record di 38 compartecipazioni con partner esteri fissato nel 2004. Si tratta di performance che hanno i loro significati e le loro implicazioni. In tempi di crisi economica non è insolito che si verifichino fenomeni di sovra-produzione, nel senso che a una quantità di merci e servizi offerta sul mercato, in linea con gli standard medi del periodo più recente, faccia riscontro una vendita di livello inferiore a quella mediamente registrata in precedenza, a causa delle mutate condizioni reddituali delle persone, che inducono a una selezione delle spese e una flessione nei consumi. Ma quella del cinema nazionale nell’ultima stagione è stata la produzione più alta di tutti i tempi ed è più appropriato quindi parlare di superproduzione. Significa che la sua rete d’impresa, grazie ad alcune stagioni più positive, ha saputo sviluppare l’efficienza del proprio apparato produttivo e attraverso l’evoluzione di un congruo sostegno d’investimento finanziario (aspetto cui è dedicato il capitolo successivo) ha potuto dispiegare una * Dal discorso pronunciato nel corso della visita papale dei rappresentanti dell’industria cinematografica italiana (I Papi e il cinema. Documenti e interventi dei Sommi Pontefici a cura di Dario Edoardo Viganò, Edizioni Unaluna, Gubbio [PG] 2012). 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 20 rinnovata capacità produttiva. Le implicazioni più cogenti consistono invece sia nella qualità intrinseca delle tante opere realizzate in complesso – e relativamente in particolare a quelle del cosiddetto stock supplementare – sia nelle effettive potenzialità di immissione nei circuiti distributivi e della reale penetrazione sul mercato di un’offerta di prodotto così consistente (tavola 1). Soprattutto a fronte di uno scenario concorrenziale dei media sempre più consistente, oltre che in perpetuo movimento, dove all’influenza delle disponibilità economiche dei consumatori si sovrappone la pressione crescente della conquista dell’altra risorsa preziosa e determinante che è il loro tempo, inteso più precisamente come forma e modalità d’uso individuale del tempo libero. In questo contesto il cinema continua a esercitare, per forza e capacità espressive, una posizione di riferimento per una serie di motivi interconnessi: è uno storico portatore di innovazione tecnologica; le sue opere sono prodotti mass market, ossia a larga diffusione trasversale e ad ampio spettro di percezione pur connotandosi da sempre per il loro respiro artistico e culturale; è un’officina che fabbrica a ciclo continuo prototipi originali, sfornando film, in rotazione perenne, che rappresentano driver di mercato su ogni schermo, piattaforma (sala, televisione, lettore DVD, console per videogame, rete internet) e device mobile (cellulare, notebook, smartphone, tablet e via dicendo). 1. Una crescita in controtendenza È in ragione del clima competitivo che anima tutti gli ambiti dello scenario concorrenziale – dal settore audiovisivo ai macrosettori dei media, dell’entertainment o dell’infotainment; dalla cosiddetta industria dei contenuti all’intero sistema culturale – che si spiega una crescita nell’offerta di prodotto, in Italia come in gran parte degli altri Paesi, in controtendenza all’involuzione accusata dal ciclo economico a partire dal 2008. Il nuovo listino prodotto anno dopo anno rappresenta il cuore di questo processo e della vitalità stessa delle aziende cinematografiche. Determina il fabbisogno finanziario complessivo, alimenta di stagione in stagione il ciclo degli investimenti e in base al suo andamento sul mercato segna il presupposto per lo sviluppo successivo di tutta la filiera del comparto, riflettendosi direttamente sulla rete distributiva e sulle strutture di diffusione, dal circuito primario – per impatto – delle sale fino ai canali cosiddetti secondari ma sempre più prevalenti per dimensioni, volumi di “traffico” e per la loro progressiva integrazione. LUNGOMETRAGGI Il numero di film realizzati costituisce il risultato più appariscente dell’attività delle case di produzione, ma non è l’unico a esprimere il grado e l’intensità d’impegno del segmento in tutte le sue parti. Osservando i vari tipi di istanze presentate alla Direzione Generale per il Cinema del MiBac per accedere al supporto d’incentivazione del Fus, si possono trarre ad esempio indicazioni utili a commisurare l’iniziativa progettuale anche 20 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 21 delle componenti che sono alla base della struttura produttiva, ossia le società di piccola dimensione, i cineasti e gli autori più giovani. Sono principalmente loro infatti i destinatari virtuali dei contributi previsti a supporto delle opere prime e seconde, dei cortometraggi e dello sviluppo di sceneggiature originali (tavola 2). TAVOLA 1 ANNO PER ANNO LA PRODUZIONE DEL CINEMA ITALIANO Numero di film 2000 TOTALE FILM 2001 103 103 2002 2007 2008 TOTALE OPERE DI PRODUZIONE ITALIANA 130 117 134 98 116 121 2003 2004 2005 2006 154 2009 2010 131 141 2011 2012 155 166 86 83,5% OPERE DI PRODUZIONE 100% NAZIONALE 68 96 98 96 68 90 90 123 97 114 132 129 66,1% 73,9% 84,8% 71,7% 69,4% 77,6% 74,4% 79,9% 74,1% 80,9% 85,2% 77,7% Film coprodotti 17 Quota maggioritaria 8 Quota minoritaria 9 In percentuale 16,5% OPERE REALIZZATE IN COPRODUZIONE CON PARTNER ESTERI 35 34 19 38 30 26 31 31 34 27 23 37* 22 17 12 15 16 11 17 20 17 14 14 20 13 17 17 23 14 15 14 11 17 13 9 16 33,9% 26,1% 16,2% 28,3% 30,6% 22,4% 25,6% 20,1% 25,9% 19,1% 14,8% 22,3% Italiani 100% In percentuale * Nel 2012 si è registrata una coproduzione paritaria, oltre alle 20 a quota maggioritaria italiana e alle 16 a quota minoritaria italiana. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2000 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) e per il 2011 e il 2012 a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinemaAnica su dati della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. TAVOLA 2 PICCOLI E GIOVANI PER IL CINEMA DEL FUTURO Numero di istanze 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 ISTANZE DI ACCESSO ALLE AGEVOLAZIONI DEL FUS CINEMA 157 138 130 129 130 143 145 166 85 97 81 117 113 120 132 185 40 115 90 87 101 91 103 120 197 253 220 241 275 253 281 312 ISTANZE ELEGGIBILI AL SOSTEGNO DEL FUS CINEMA Opere prime e seconde* 26 26 33 31 30 40 43 64 Cortometraggi 40 24 28 32 28 30 34 40 Sviluppo sceneggiature 15 20 20 2 20 20 14 20 Totale istanze eleggibili 41 46 53 76 94 79 90 110 Percentuale d’ammissione 20,8% 18,1% 24,1% 31,5% 34,1% 31,2% 32,0% 35,2% Opere prime e seconde Cortometraggi Sviluppo sceneggiature Totale istanze presentate 2005-2012 1.138 930 747 2.915 293 256 149 698 23,9% * I dati si riferiscono al numero di opere prime e seconde riconosciute d’interesse culturale, indipendentemente dall’assegnazione o meno del relativo contributo finanziario. Elaborazione su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac (Roma, 2013). A fronte di 1.082 film nazionali prodotti o coprodotti nel periodo dal 2005 al 2012 si possono conteggiare in pratica 2.217 progetti, presentati in ambito Fus e non riconosciuti eleggibili, che non hanno avuto piena evoluzione. Ma più che indurre a pensare a una insufficienza di risorse o di capacità realizzative, la circostanza lascia intendere come il comparto produttivo sia attraversato da un ricco fermento ideativo e propositivo, che si | 21 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 22 scontra poi con una “naturale” selezione al momento di valutare i progetti in termini di reale fattibilità e di eventuali potenzialità di circolazione e diffusione, oltre che di compatibilità economiche e di concreta disponibilità di investimenti finanziari. 2. La produzione integrata della filiera D’altronde non è la consistenza dell’offerta di prodotto ad apparire in discussione. Soprattutto alla luce del fatto che il numero di film realizzati esprime soltanto una parte – per quanto sia la più significativa – dell’attività produttiva. Al trend della produzione cinematografica propriamente detta, che realizza i lungometraggi destinati in via prioritaria alla distribuzione nelle sale, si affianca infatti l’andamento della vasta area che integra l’offerta filmica, costituita da generi o tipologie che hanno sempre fatto parte della produzione caratteristica della “settima arte” (i primi e sperimentali filmati della storia del cinema, che hanno poi aperto la strada alle opere a classico intreccio narrativo, erano ad esempio a carattere essenzialmente documentaristico). Non sono nicchie di mercato, tanto è vero che oltre a nuclei di società medio-piccole che ne fanno il loro core business – grazie a una specializzazione esperienziale in crescita parallela all’evoluzione tecnologica – vi si dedicano anche tanti produttori indipendenti di lungometraggi che vi impegnano risorse significative. Oggi si distinguono dall’area filmica soprattutto per non avere quale primo canale di diffusione la sala, bensì il piccolo schermo e il circuito home video piuttosto che la rete web, e per non godere di un’analoga visibilità. Non costituendo in genere materia di ricerca, non rientrano nemmeno in specifici campi d’osservazione. Eppure rappresentano ambiti d’operatività di effettivo rilievo e nel concorrere a realizzare complessivamente volumi d’attività e valori di fatturato pressoché pari a quelli conseguiti nella cosiddetta area istituzionale delle opere “maggiori” contribuiscono di fatto a elevare ancora di più l’offerta di prodotto1. DOCUMENTARI Quelli che approdano nelle sale sono veramente pochi: 13 nel 2010, 8 nel 2011, 10 nel 2012 e in genere sono quelli prodotti con il sostegno del Fus, nell’ambito dei lungometraggi riconosciuti d’interesse culturale (tavola 3). Sono circa 150 invece quelli che ogni anno arrivano alle vetrine delle 22 rassegne internazionali o sezioni di festival dedicate alla nuova produzione. Ma si tratta ancora di una parte minoritaria (stimata compresa fra il 40% e il 45%) dei titoli che vengono effettivamente prodotti annualmente, oltre che da varie case cinematografiche anche da un nucleo di imprese mi- 1 22 | La definizione della struttura e della forma delle opere filmiche trova riscontro in ambito nazionale nel decreto legislativo numero 28 del 22 gennaio 2004 (“Riforma della disciplina in materia di attività cinematografiche, a norma dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137, “Decreto Urbani” o anche “legge cinema”). 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 23 nori (circa 270) che identificano nel cosiddetto “doc d’autore” il proprio core business. In realtà il grande punto d’approdo dei documentari – dove rivestono un ruolo sempre più esteso e in proporzione inversa d’importanza a quello di solito riconosciuto nell’economia audiovisiva – è all’interno della programmazione televisiva. I network TV terrestri e satellitari, free e a pagamento, sono infatti oggi i principali committenti delle opere documentaristiche; al punto da plasmarne, quali canali principi di diffusione, anche la tipologia. Al servizio di TV e home video. In passato venivano identificate per consuetudine internazionale due principali categorie di lavori documentaristici, in base ai loro contenuti: civiltà – ossia dedicati a società, arte e cultura, antropologia o scienza – e natura, vale a dire storia, archeologia, elementi o eventi naturali, flora e fauna. Ora questa individuazione si è fatta più specifica: si parla di docu-sport, docu-story e docu-reportage, di etnodoc e docu-nature, piuttosto che di docu-tour, cioè di documentari d’arte o turistici e di viaggio. Hanno preso corpo anche nuove tipologie, quali docudrama o docu-fiction, backstage e da ultimo biopic, e ormai i documentari danno autonomamente vita a interi programmi, relegando quasi in secondo piano la loro vecchia, tradizionale funzione di inserti all’interno di trasmissioni d’informazione o di vario intrattenimento2. Nella ripartizione per genere dei prodotti trasmessi dalle emittenti è così diventato ancora più difficile trovare evidenza del numero dei titoli autoprodotti o acquisiti e delle ore di programmazione in riferimento specifico al documentario, perché inserito ormai nelle categorie “programmi informativi” o “programmi culturali”. Qualche traccia indicativa emerge solo dai bilanci 2012 di Rti e Telecinco, le due subholding televisive del gruppo Mediaset in Italia e Spagna. Nel primo caso, alla voce “acquisizione diritti”, emerge che la library free tv dispone di 251 produzioni (il 3,66% delle 6.848 totali) per 1.934 titoli (3,93% dei 49.112 complessivi) e quella pay tv /pay-per-view di 60 produzioni per 794 titoli (pari rispettivamente al 2,42% e al 6,98% del totale). Nel secondo si rileva invece che nei palinsesti di Telecinco e dell’altra rete controllata, Cuatro, i documentari autoprodotti hanno contribuito nel 2012 per il 40,6% e nel 2011 per il 42,8% alle ore di palinsesto coperte con produzioni in house o di proprietà in virtù dei diritti acquisiti, per tempi complessivi di 7.139 ore su 17.659 ore totali di diffusione e di 7.498 sulle 17.620. La produzione destinata al settore televisivo ha un secondo mercato di sbocco nel comparto home video, dove il documentario copre il 2,6% dei volumi di vendita (605,8mila supporti, quasi esclusivamente DVD) e il 2,7% del giro d’affari (13,1 milioni di euro). 2 L’attività documentaristica si distingue dalla produzione filmica per due caratteristiche fondamentali, che ne differenziano di riflesso tutto il processo di lavorazione. Una propriamente tecnica: la durata inferiore a 75 minuti. L’altra di linguaggio, ossia del cosiddetto specifico filmico: la riproduzione di fatti veri che si svolgono in tempo reale o di fatti storici attraverso materiale e documenti di repertorio, in netta distinzione quindi dallo strumento affabulatorio del cinema di finzione (i cui titoli, quando durano meno di 75 minuti, assumono la veste di corti o cortometraggi). | 23 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 24 Anche didattico e industriale. Non sono invece disponibili dati in relazione ad altre due destinazioni preminenti: quella dell’area didattica e quella, congeniale per definizione allo standard documentaristico, della veste di film industriale, prodotto su cui è impegnato il novero più consistente delle aziende minori su committenza sia privata – delle industrie e dei grandi gruppi di servizi –, sia pubblica – rappresentata da amministrazioni ed enti (quali in primo luogo le amministrazioni locali) a scopo promozionale. TAVOLA 3 LA PRODUZIONE DI FILM FUS IN FUNZIONE DEL GENERE Genere dei film prodotti* 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 TOTALE QUOTA Drammatico Commedia Documentario Docufiction Thriller-giallo Animazione-Favola Western-Storico Noir-Horror Surreale Biografie Musicale TOTALE COMPLESSIVO 44 36 19 5 5 4 3 2 118 44 20 10 6 3 3 6 2 2 96 49 30 14 4 6 4 4 4 1 116 39 39 15 8 3 1 3 2 3 1 114 42 33 19 7 4 3 1 4 5 3 121 37 44 26 3 2 6 2 3 4 1 128 45 38 30 6 2 1 122 300 240 133 28 29 24 20 17 14 9 1 815 36,81% 29,45% 16,33% 3,43% 3,57% 2,95% 2,45% 2,08% 1,71% 1,10% 0,12% 100,00% Dati tratti dalla Relazione attività. Anno 2011 della Direzione Generale per il Cinema del MiBac (Roma, 2012). ANIMAZIONE L’animazione, viceversa, occupa un posto d’onore nella diffusione in sala, complice l’innovazione introdotta dalla tecnologica digitale e dal ricorso alla cosiddetta tecnica di stop-motion che prevede l’uso di materiali malleabili e plasmabili, quali la plastilina, in alternativa al classico profilmico disegnato o simulato al computer. Negli ultimi tre anni sono arrivati sugli schermi 19, 23 e 20 cartoons e ogni volta quattro di essi sono entrati nella top 20 del box office. La produzione italiana, convertitasi molto presto – dal 1982 – alla computer grafica e dal 1995 al 3D, è rappresentata ad alto livello dalla Rainbow, factory che ha creato le fatine Winx, esportate ormai in 130 Paesi, ma vanta un parterre di circa 30 tra medie e piccole factory di grande tradizione le cui opere, come nel caso dei documentari, possono essere sostenute dal Fus quali lungometraggi di interesse culturale (tavola 3). 155 milioni fuori dalle sale. Il bacino d’utenza più importante resta quello del consumo casalingo, grazie ai supporti home video e ai canali televisivi tematici, che registrano una ripartizione quasi equa fra titoli italiani e stranieri. Nel primo mercato distributivo, il film d’animazione ha ricoperto nel 2011 una quota del 24,5% delle vendite fra DVD e blu-ray per un valore di 110,1 milioni di euro e ha posizionato ben 12 titoli fra i 20 più venduti. Nel circuito TV conta oggi 25 canali tematici in chiaro o in modalità pay nel range dei 32 dedicati ai 24 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 25 ragazzi da otto diversi editori, che fanno del mercato italiano il più competitivo di tutta Europa. In particolare Rai, Mediaset, Sky e La7 di Telecom Italia Media nel 2012 hanno investito nell’acquisto di diritti dei cartoni animati complessivamente 45 milioni di euro. Più altri 190 milioni di euro. Il giro d’affari va considerato però in un contesto più ampio. Prima di tutto sotto il profilo gestionale, in quanto i prodotti d’animazione contano su un ciclo di vita precluso al resto della produzione video-cinematografica: praticamente non si esauriscono né si consumano nel tempo, se non su un orizzonte ultradecennale e consentono uno sfruttamento in termini di diritti dieci volte superiore. In secondo luogo, a questa produzione è strettamente connessa anche l’attività di licensing e merchandising per la commercializzazione di una folta serie di articoli (zainetti, pupazzi, agende, colonne sonore e gadget vari) legati all’immagine dei personaggi animati, con un fatturato collegato di oltre 70 milioni di euro (Disney Store Italy da sola ne copre il 30%). In terza istanza infine va valutata la capacità esercitata sul fronte della raccolta pubblicitaria, salita nel 2012 – unico caso in controtendenza nel depresso panorama dell’advertising – da poco più di 100 a 120 milioni di euro (26,5 dei quali a beneficio del canale leader Boing, frutto della joint venture Mediaset-Turner Broadcasting System Italia). Molto consolidata, seppure di dimensioni più limitate (la stima di fatturato si aggira intorno ai 10 milioni di euro), è pure la committenza privata e pubblica in abito pubblicitario, mentre di più recente ma intenso sviluppo appare la produzione al servizio dei videogame. Cartoons che animano l’export. Altra particolarità del cinema d’animazione è la configurazione del processo produttivo che porta a coinvolgere una lunga filiera di studi di lavorazione, tecnici e creativi specializzati, il contributo dei quali rimane spesso confinato oltre la linea d’ombra. Si calcola che siano oltre 100 le aziende a operare nell’alveo dei cartoni animati, per un giro d’affari stimato prudenzialmente in 120 milioni di euro, con un apporto all’export spesso escluso però dalle rilevazioni sulla bilancia commerciale dell’audiovisivo, tendenzialmente orientate a osservare i film per il grande schermo. Mondo TV distribuisce ad esempio varie serie animate (alcune delle quali legate ai protagonisti creati da Giochi Preziosi) a emittenti di mezza Europa; Atlantyca Entertainment ha portato il topo giornalista Geronimo Stilton a condurre le sue inchieste sulle TV di oltre 50 Paesi, compreso il Giappone patria del manga; i Cuccioli del Gruppo Alcuni sono sbarcati in 60 nazioni, dagli Stati Uniti all’India fino alla Cina. A quando le joint venture con l’editoria? Il fenomeno-Stilton segnala peraltro la singolare differenziazione del comparto video-cinematografico italiano nel panorama internazionale. Sulla scia dell’esperienza di Walt Disney, in quasi tutti i Paesi i fumetti leader del mercato editoriale sono stati infatti al centro di joint venture per il loro sfruttamento audiovisivo; in Italia quasi mai. Anzi, la Rainbow Cgi di Iginio Straffi ha avviato autonomamente la pubblicazione su stampa delle stories di due nuovi personaggi. | 25 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 26 La circostanza suona per certi versi strana, per il fatto che il fumetto italiano vive dal 2008 uno sviluppo inedito: ha portato in attivo i suoi scambi con l’estero di oltre 700 titoli (1.872 d’export contro 1.170 d’import) e vanta una penetrazione in quasi tutti i mercati europei e in molti extra-europei. Eloquenti appaiono al riguardo i dati relativi alla top five degli autori. Nell’ultimo biennio, dopo Elisabetta Dami (autrice di Geronimo Stilton) tradotta in 35 lingue e con 40 milioni di copie vendute oltreconfine, si trovano con 2 milioni di copie Gianni Rodari (46 lingue), Pierdomenico Baccalario (23 lingue per la serie Ulysses Moore), Francesco Tullio Altan (6 lingue per la sua Pimpa) e con oltre 1 milione di copie Lucia Troisi, già tradotta in 17 lingue. CORTOMETRAGGI Non sempre la distinzione dei cortometraggi dai documentari e dagli stessi cartoon appare scontata. A volte si tende a estenderne la definizione anche ai filmati pubblicitari e ad alcune tipologie di videoclip musicali. Sostanzialmente parallela a quella documentaristica, la produzione dei corti rispecchia però nell’accezione internazionale più consolidata e professionalmente più diffusa il cosiddetto specifico cinematografico a struttura e intreccio tipicamente narrativi, e ne riproduce il processo di realizzazione, dalla fase ideativa fino a quella di editing finale. Per questo è il format che nella sua applicazione costituisce il banco di prova più appropriato delle nuove generazioni di autori e tecnici, con un’ideale sede di confronto nella miriade di rassegne e festival dedicati (se ne contano oltre 200)3. Più di mille all’anno. Sono queste manifestazioni a dare anche una dimensione quantitativa – attestata su una media di 1.050 – delle opere realizzate ogni anno. Si tratta di una produzione vastissima, sostenuta da larga parte degli strumenti pubblici di incentivazione – dal Fus del MiBac alle Film Commission regionali e ai piani culturali di comuni e province – la cui diffusione scorre in via preferenziale attraverso network TV (nei palinsesti televisivi figurano lavori sia stranieri sia italiani, mediamente con una proporzione di 50 a 50 e con collocazione privilegiata sui canali tematici riservati al cinema) e, in subordine, a supporto di specifiche iniziative di promozione indette da enti istituzionali, imprese e organizzazioni. Sotto questo aspetto si registra in verità dal 2011 un inatteso fermento. Brand ad alto contenuto d’immagine, come i gruppi leader di moda, cosmesi, oreficeria e orologeria, che sono anche grandi investitori in pubblicità, hanno colto le po- 3 26 | La definizione “cortometraggi” identifica opere brevi, la cui durata non supera di norma i venti o trenta minuti (la lunghezza della pellicola – prima del passaggio al digitale – variava da pochi metri a 900). La produzione dei “corti” è stata oggetto di una prima indagine da parte del CncCentro Nazionale del Cortometraggio di Torino, nato dalla collaborazione fra il Museo Nazionale del Cinema e Aiace (Associazione Italiana Amici Cinema d’Essai Nazionale) con il contributo del MiBac (Le forme del corto. Rapporto sui corti italiani, a cura di Lia Furxhi, direttore organizzativo del Cnc, e Gaetano Stucchi; Falsopiano, Alessandria 2007). 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 27 tenzialità e le opportunità di promozione offerte dalla diffusione nelle rassegne e nei programmi televisivi di video autoriali e hanno così affiancato alla loro più tradizionale attività di partnership e sponsorship quella di produttori in proprio di corti a tema. Anche la realizzazione dei cortometraggi vede impegnate, insieme con alcune decine di operatori del settore che vi si dedicano in maniera esclusiva, numerose case di produzione fra le più attive nel canale primario del comparto, comprese quelle d’emanazione televisiva come Rai Cinema e Fox, e un network come Sky Italia (di durata rigorosamente inferiore a 5 minuti e a budget unitari di 5mila euro). Dato il numero elevato delle unità di prodotto realizzate ogni anno, la stima di 42 milioni di euro sul valore complessivo della produzione di corti italiani non risulta in ogni caso trascurabile. TV MOVIES E FICTION A fronte di un andamento dell’offerta di prodotto in generale ascesa si contrappone un trend discendente: quello delle opere prettamente televisive. Più della sua unicità risalta l’intensità dell’inversione di tendenza. Tv movies e fiction costituiscono d’altro canto format in diretta dipendenza dal loro primario mercato di destinazione e il comparto televisivo ha accusato – specialmente negli ultimi due anni – il crollo del suo tradizionale punto di forza. Ossia della raccolta degli investimenti pubblicitari, di suo storico appannaggio in virtù di un assetto istituzionale del settore dei media e delle comunicazioni di problematico equilibrio: soltanto in Brasile, Portogallo e Polonia, fra le 40 nazioni più sviluppate al mondo, la quota investita sugli spot in TV rispetto ai mezzi classici supera quella riscontrata in Italia, pari al 52,5%, e in un unico altro Paese, il Giappone, questa percentuale si attesta sopra la soglia del 50%, mentre nelle altre 35 nazioni non solo ne resta al di sotto, ma non risulta mai nemmeno la più alta fra quelle dei singoli mezzi di comunicazione. Reti generaliste in affanno. La caduta della raccolta pubblicitaria – pari al 10,4% – è stata generale, ma a fronte di un “drenaggio” così forte le ripercussioni sul comparto TV (-12,1%) sono state proporzionalmente incisive. L’involuzione del contesto economico si è inoltre sovrapposta al processo di revisione delle strategie industriali e delle politiche commerciali indotto dalla proliferazione dei canali di diffusione audiovisiva – anche all’interno dello stesso bouquet televisivo, per tipologia, modalità e supporto tecnologico – in ragione del quale sta gradatamente maturando l’evoluzione delle reti cosiddette generaliste, con la rimodulazione dei loro palinsesti e del rapporto costi-ricavi (alla luce dei risultati di audience e share, da cui dipende la valorizzazione degli inserimenti promozionali) imputabile ai diversi generi di programmi. L’economicità dei format. È in questo scenario di diversa allocazione delle risorse che si sta progressivamente consumando il minore ricorso al prodotto – e in misura più accentuata – soprattutto a quello nazionale che alimenta i due format. A beneficio per esempio di trasmissioni, preferibilmente in house, di ridotto impegno finanziario (anche | 27 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 28 perché a scarso apporto professionale di prestazioni creative e artistiche) quali tanti talk show, talent show e reality, oppure a lunga serialità, come sit-com, soap opera e telefilm d’importazione, la cui ampia distribuzione internazionale vale ad assicurare un costo d’acquisto unitario relativamente contenuto (sovente le major allegano alla cessione dei diritti dei loro film di maggior successo anche la vendita di serie e miniserie) e un sufficiente coefficiente di probabilità dei dati d’ascolto e di gradimento attesi da parte del pubblico. Si è persa un’intera annata di film. Dal 2008 al 2012 gli investimenti dei network TV si sono dimezzati, scendendo da 508 milioni di euro a 255 mentre le ore di fiction italiane trasmesse in prime-time – fascia oraria che distingue le nuove produzioni – sulle reti generaliste sono precipitate da 760 (ma nel 2007 era stato toccato il picco assoluto di 799) a 532. E il numero delle società che le hanno realizzate in commissioning – escludendo appunto le poche opere autoprodotte dalle emittenti – si è ristretto da 46 a 26. Siamo di fronte a un’emorragia di 228 ore, pari al 30%, e se la si volesse tradurre in parametri cinematografici ci si troverebbe di fronte alla perdita di circa 150 titoli, ossia di un’intera stagione produttiva. In compenso, il numero totale di ore si è mantenuto sostanzialmente stabile in virtù della messa in onda in altre fasce orarie e sulle reti minori di un maggiore quantitativo di fiction d’importazione, in particolare di quelle d’origine statunitense che occupano ora una quota del 46% sulla messa in onda globale contro il 12% di provenienza europea e il 42% nazionale. La proprietà non è più indivisa. Il fatto è che la fase critica non ha lasciato e non lascia indenne l’area prettamente filmica. Complice la graduale digitalizzazione dei due comparti e la grande similarità dei modelli produttivi tra film e tv movies, la verticalizzazione delle aree di business che per quasi venti anni aveva separato nettamente chi operava nei rispettivi ambiti – perfino a livello artistico o puramente tecnico, a motivo anche della “fedeltà” che ha a lungo legato in via esclusiva i maggiori fornitori a uno solo dei due principali broadcaster di riferimento (Rai e Mediaset) – si è infatti allentata. Le case di produzione attive sull’uno e sull’altro fronte hanno cominciato dal 2009 a interagire e quindi i riflessi di entrambe le attività non si mostrano più così indivisi come in passato. HARD Se si fa riferimento al cinema quale forma d’arte, i video a luce rossa hanno ben poco a che vedere con i comparti della produzione e della distribuzione osservati in questo Rapporto. Per quanto riguarda il DNA industriale, la situazione si presta invece a una valutazione diversa. Pur essendo del tutto parallelo e “sottotraccia” rispetto alla produzione filmica “ufficiale” (al cui fianco scorre in pratica dai tempi di Georges Méliès), il segmento xxx rated attraversa ad esempio le medesime strutture del comparto in fase di pre e post-produzione. È inoltre sottoposto allo stesso sistema di vigilanza e controllo am28 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 29 ministrativo della Siae sui canali distributivi dell’esercizio in sala e dell’home video (in particolare tramite edicole e sexy shop). Un’altra commistione sussiste poi sul piano commerciale, sebbene i locali che proiettano solo pellicole hard – scesi a meno di un decimo rispetto al boom degli anni Ottanta e Novanta – continuino a ridursi di numero, mentre la vendita di DVD e VHS a contenuto pornografico avviene in larga parte in videoteche e negozi specializzati in prodotti sexy (soltanto le edicole offrono contemporaneamente titoli vietati ai minori e non), posti a loro volta in seria difficoltà dal boom di accessi in modalità vod sulla piattaforma televisiva, via rete web e sui device mobili. A sostegno dell’offerta vod. È appunto sul piano dell’offerta di prodotto che si registra forse l’interrelazione più significativa. Non tanto in termini di produzione, realizzata da poche decine di piccole società, che immettono ogni anno sul mercato domestico circa 200 titoli (contro il triplo di provenienza estera) investendovi in media da 5 a 6mila euro e generando un fatturato totale di poco più di 1,1 milioni di euro. Quanto piuttosto in ragione del ruolo con cui i titoli hard hanno concorso inizialmente e concorrono tuttora a sostenere la domanda dei nuovi servizi on demand e a giustificare gli investimenti che provider, compagnie telefoniche, broadcaster televisivi e altri fornitori di contenuti destinano all’offerta di cinema nelle nuove modalità e alla loro promozione (aspetto di cui si parla nella parte successiva dedicata ai canali distributivi). SPOT E VIDEOCLIP Considerata in genere distinta dall’attività cinematografica, la produzione di spot pubblicitari e videoclip musicali ne è in realtà una costola, sia per le professionalità impiegate (dalla regia all’interpretazione) sia per il supporto fornito dalle aziende tecniche e di servizi alla loro realizzazione. In termini di unità di prodotto equivale sostanzialmente al segmento dei cortometraggi: ogni anno – limitatamente al mercato nazionale, ed escludendo quindi le tante iniziative d’ambito territoriale – vengono girati da 370 a 400 spot e più di 500 videoclip. Sotto il profilo economico il loro valore, essendo destinati alla promozione commerciale, appare invece dieci volte superiore, generando alle imprese produttrici (secondo i bilanci delle maggiori società di rilievo nazionale, che risultano poco più di 50 rispetto alle 320 totali) un fatturato annuo complessivo di 450 milioni di euro. INDUSTRIE TECNICHE E DI SERVIZI C’è un dato che illustra le ultime complesse stagioni vissute dalle imprese di servizi tecnici ed esecutivi: nel 2008 le attività legate alla tecnologia digitale coprivano il 17% del totale; nel 2009 la quota era già salita al 30%; nel 2010 le lavorazioni svolte completamente in digitale hanno sfiorato un’incidenza del 50%; ora lambiscono quota 75%. La trasformazione e riconversione dalla pellicola al CD o all’hard disk non coinvolge in effetti tutte le aziende tecniche. Ne sono rimaste sostanzialmente escluse, ad esempio, quelle dei servizi dedicati alla realizzazione (relativi alle componenti scenografiche, al ca| 29 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 30 sting e all’allestimento dei costumi) o all’organizzazione – in termini di consulenza e assistenza amministrativa e logistica – e alla gestione della produzione, cioè le società che forniscono attrezzature, materiali e mezzi di trasporto. Ma rispetto al totale degli operatori si tratta di una componente minoritaria. L’imperativo digitale. La parte più consistente del comparto che affianca le case produttrici nella realizzazione di film e di tutte le altre tipologie di filmati è impegnata in effetti nei servizi di edizione (doppiaggio, post-produzione audio e video, sviluppo, stampa e video duplicazione), nella gestione degli studi e dei teatri di posa, nell’allestimento dei set e nelle riprese elettroniche: tutte attività investite direttamente nel processo di adeguamento tecnologico che sta ormai definitivamente cambiando il modo di fare, distribuire e proiettare film. Oltre 1.500 imprese di piccola e media dimensione, concentrate per il 46% a Roma e per il 18,5% a Milano, hanno così dovuto sostenere gravosi investimenti in termini di competenze professionali e di sistemi informativi, a fronte di una rotazione della domanda ancora da completare che le ha poste in difficoltà. Nel contempo le forniture al sistema televisivo, che rappresentano circa il 35% della domanda complessiva contro il 40% di quella relativa a lungometraggi, tv movies, fiction, documentari e corti (oltre a un 8,5% collegato a filmati industriali, spot pubblicitari, videoclip musicali, e al 6,2% riferito a reportage e riprese di carattere giornalistico), hanno accusato una brusca contrazione. 3. Chi produce che cosa In questo scenario produttivo è mancata finora una traccia d’individuazione dell’attività primaria di tutte le società statisticamente assegnate ai segmenti di produzione, postproduzione e distribuzione, quantificate secondo le ultime rilevazioni Istat rispettivamente in 4.306, 698 e 273 per un totale di 5.277, cifra in grado di disorientare gli stessi addetti ai lavori per la sua consistenza. Una mappa funzionale a dare una prima reale configurazione a questi segmenti è stata però delineata nel febbraio 2013 dall’Agenzia delle Entrate, che nella sua periodica revisione (di norma triennale) dei 206 campi d’osservazione che sono alla base del regime fiscale degli studi di settore ha analizzato la categoria denominata “Produzioni e distribuzioni cinematografiche e di video, attività radiotelevisive”. Un’analisi fondata sui dati fiscali. Classificato con il codice UG94U, il complesso di società abbraccia in pratica l’intero comparto audiovisivo e l’analisi è stata condotta esaminando i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini impositivi delle 6.151 posizioni contributive aderenti agli studi di settore, ridotte poi a 5.231 dopo l’esclusione di 930 denunce considerate non complete, non coerenti o non corrette (per cessazione di attività, situazioni acclarate di crisi e così via). Tutti i soggetti del campo d’osservazione – costi30 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 31 tuito da 2.760 (52,8%) società di capitali ed enti, 796 (15,2%) società di persone e 1.674 persone fisiche, cioè ditte individuali (32,0%) – sono poi stati suddivisi in 14 cluster in base a tre fattori: tipologia dell’attività; tipologia dei prodotti; dimensioni e struttura. Attraverso questa scomposizione i bacini di diretto riferimento cinematografico sono alla fine risultati 11, per un totale di 3.955 imprese (tavola 4). TAVOLA 4 BACINI DI ATTIVITÀ DELLE SOCIETÀ DI CINEMA ANALISI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE SULLA COMPOSIZIONE DELLO STUDIO DI SETTORE SEGMENTO PRODUZIONE (8 CLUSTER DI ATTIVITÀ PRIMARIA) Produzioni cinematografiche Produzioni televisive Attività cine-radiotelevisive diversificate Riprese video di eventi a uso privato Produzione documentaristica Produzione promo-pubblicitaria Produzione esecutiva Altre attività diverse di produzione TOTALE IMPRESE 230 205 1.419 268 206 249 274 430 3.281 SEGMENTO POST-PRODUZIONE (2 CLUSTER DI ATTIVITÀ PRIMARIA) Servizi di editing e post-produzione Servizi tecnici e organizzativi TOTALE IMPRESE 354 158 512 SEGMENTO DISTRIBUZIONE (1 CLUSTER DI ATTIVITÀ PRIMARIA) Distribuzione di prodotti cinematografici e di video IMPRESE 162 Fonte: Studio di settore UG94U dell’Agenzia delle Entrate (Roma, febbraio 2013). La consistenza del numero di aziende di cinema poste sotto analisi dal fisco – pari al 74,94% di quelle censite dall’Istat – è dovuto essenzialmente alle loro dimensioni (il numero medio di addetti è compreso fra 2 e 3), in quanto il regime tributario degli studi di settore si applica in via pressoché esclusiva alla piccola imprenditoria, e appare decisamente elevato, al punto da costituire un riferimento affatto adeguato in base al quale stimare con attendibilità la reale conformazione dei segmenti di produzione, post-produzione e distribuzione. All’interno di ogni cluster le società sono state distinte secondo il rispettivo core business, ossia sulla scorta dell’attività primaria dichiarata, e assumendo quale parametro una quota pari al almeno il 65% del fatturato, sebbene in larghissima misura tale percentuale superi il 75%, anche perché mediamente la produzione principale è dedicata, nell’80% dei casi, a un solo committente (tavola 5). Quel 20% che fa cinema. Dal successivo processo di ricomposizione emergono così nel segmento produzione tre tipologie principali di operatori. Quelli materialmente attivi nella realizzazione di opere a carattere cinematografico risultano 821 (19,06%), con la prevalenza della componente documentaristica (270 società) su quella più propriamente | 31 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 32 filmica (203 aziende) e sui nuclei di factory d’animazione (30) o di corti (69), a fronte di 248 imprese dagli interessi diversificati. Ammontano a 883 (20,51%) invece i soggetti che agiscono in ambito televisivo (553) o promozionale e pubblicitario (327), mentre la maggioranza (2.602 pari al 60,43%) figura impegnata sul terzo fronte delle aree collaterali: la produzione esecutiva; le unità di riprese in studio o in esterni per conto terzi; la realizzazione di video a uso industriale o promozionale per aziende o enti pubblici (ben 1.016); infine la realizzazione di video a uso privato (668 ditte, nate in gran parte quali studi fotografici). Nel segmento di pre e post-produzione le categorie individuate secondo la natura della committenza (cinema, TV, pubblicità, industrie o enti) sono due: editing e postproduzione con 216 aziende (attive principalmente in montaggio, doppiaggio, sonorizzazione) e servizi tecnici e organizzativi, in cui confluiscono 482 operatori che si occupano sul fronte tecnico di allestimento set, riprese e trattamenti tecnologici mentre su quello organizzativo, in prevalenza di predisposizione dei budget e dei piani di TAVOLA 5 LE SOCIETÀ DI CINEMA PER TIPOLOGIA DI PRODOTTO PRODUZIONE - 4.306 IMPRESE Attività primaria Produzione cinema Quota percentuale Film 203 4,70% Documentari 270 6,28% Cortometraggi 69 1,61% Animazione 30 0,70% Diversificata 248 5,77% Totale 821 19,06% Attività primaria Fiction Produzione TV e promo 24 Quota percentuale 0,56% Sit-com-Serie 20 0,46% Altri programmi 226 5,25% Promo 327 7,60% Diversificata 286 6,64% Totale 883 20,51% Attività primaria Esecutivi Servizi di produzione 359 Quota percentuale 8,35% Unità di studio 242 5,61% Enti-aziende 1.016 23,59% Servizi privati 668 15,51% Diversificati 317 7,37% Totale 2.602 60,43% Diversificata 48 6,83% Totale 216 30,84% 482 69,16% Diversificata - Totale 273 100,00% POST-PRODUZIONE - 698 AZIENDE Attività primaria Editing Quota percentuale Servizi tecnici Quota percentuale Cinema 59 8,39% 87 12,52% Televisione 60 8,59% 184 26,36% Attività primaria Distribuzione Quota percentuale Cinema 96 35,00% Televisione 120 44,00% Pubblicità 49 7,03% 110 15,83% Aziende-enti 48 6,83% 53 7,62% DISTRIBUZIONE - 273 SOCIETÀ Home video 57 21,00% Aziende-enti - Elaborazione su dati del documento Studio di settore UG94U dell’Agenzia delle Entrate (Roma, febbraio 2013). lavoro, consulenza e assistenza finanziaria e amministrativa nella vendita dei diritti. Per quanto riguarda il segmento della distribuzione, l’analisi degli studi di settore porta a valutare in 120 le società impegnate nelle varie aree – free, pay tv, satellitari, video on demand – rispetto alle 96 identificabili come concentrate sul comparto cinematografico e alle 57 che agiscono essenzialmente nel mercato home video. 32 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 33 4. Le due frontiere della distribuzione L’offerta di prodotto che scaturisce unitariamente dalla produzione trova il suo moltiplicatore nel comparto distributivo. Per effetto di due fattori: il numero dei circuiti di diffusione e la diversificazione degli strumenti d’immissione sul mercato dispiegati dai diversi canali. Nel suo percorso storico il cinema ha viaggiato a lungo sulla monorotaia dell’esercizio; poi dagli anni Sessanta ha imboccato un primo cambio di direzione con il mezzo televisivo, quindi negli anni Settanta con l’altra derivazione alternativa dell’home video. A partire dagli anni Ottanta i canali secondari si sono però intensificati e con le innovazioni introdotte dalla tecnologia digitale – legate in via prioritaria al sistema televisivo, alla rete internet e alla telefonia – si è innescato uno sviluppo tuttora ininterrotto e che promette ulteriori espansioni. Non sarebbe tuttavia corretto supporre che l’esplosione dell’offerta di prodotti filmici sia espressa solamente dai circuiti secondari, visto che la distribuzione totale di titoli per la proiezione in sala mostra a tutti gli effetti una netta impennata, maturata nel periodo che intercorre fra il 2002 e il 2004 (tavola 6). TAVOLA 6 LA DISTRIBUZIONE ANNO PER ANNO DEI FILM IN ITALIA Numero di film TOTALE FILM Film italiani Film stranieri Quota italiani Quota stranieri 2000 2001 2002 650 650 664 176 188 276 474 462 448 27,1% 28,9% 41,6% 72,9% 71,1% 58,4% 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 TOTALE DELLE OPERE DISTRIBUITE 720 857 868 960 887 845 857 833 901 907 238 294 257 298 268 288 294 298 241 316 482 563 611 662 619 557 563 535 660 591 33,1% 34,3% 29,6% 31,0% 30,2% 34,1% 34,3% 35,8% 26,7% 34,8% 66,9% 65,7% 70,4% 69,0% 69,8% 65,9% 65,7% 64,2% 73,3% 65,2% PRIME USCITE FRA LE OPERE ITALIANE E STRANIERE DISTRIBUITE Totale prime 368 369 368 387 369 392 385 370 376 355 345 360 363 In percentuale 56,6% 56,8% 55,4% 53,7% 43,0% 45,2% 40,1% 41,7% 44,5% 41,4% 41,4% 39,9% 40,0% Prime italiane 86 106 114 113 104 98 100 110 130 115 120 133 127 Quota italiane 23,4% 28,7% 30,9% 29,2% 28,2% 25,0% 26,0% 29,7% 34,6% 32,4% 34,8% 37,0% 35,0% Prime straniere 282 263 254 274 265 294 285 260 246 240 225 227 236 Quota straniere 76,6% 71,3% 69,1% 70,8% 71,8% 75,0% 74,0% 70,3% 65,4% 67,6% 65,2% 63,0% 65,0% Altre opere In percentuale Film italiani Quota italiani Film stranieri Quota stranieri ALTRE OPERE ITALIANE E STRANIERE DISTRIBUITE 282 281 296 333 488 476 575 517 469 502 488 541 544 43,4% 43,2% 44,6% 46,3% 57,0% 54,8% 59,9% 58,3% 55,5% 58,6% 58,6% 60,1% 60,0% 90 82 162 125 190 159 198 158 158 179 178 108 189 31,9% 29,2% 54,8% 37,5% 38,9% 33,4% 34,4% 30,6% 33,7% 35,7% 36,5% 20,0% 34,7% 192 199 194 208 298 317 377 359 311 323 310 433 355 68,1% 70,8% 75,2% 72,5% 61,1% 66,6% 65,6% 69,4% 66,3% 64,3% 63,5% 80,0% 65,3% Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2000 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per il 2011 e il 2012 a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. All’interno di questa crescita generalizzata della diffusione di titoli nel circuito dell’esercizio emergono in realtà quattro trend significativi. | 33 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 34 Il calo delle prime. Appare teoricamente abbastanza singolare che, in un settore cinematografico dalle finestre sempre più ravvicinate – in cui si riducono i tempi dall’immissione delle opere in sala fino al circuito home video e poi a tutti gli altri canali di circolazione a partire dalla televisione – e con una rete di diffusione orientata dalle nuove tecnologie verso il cosiddetto tempo reale delle piattaforme digitali e dei device mobili, la programmazione in prima uscita nell’esercizio abbia dal 2004 perso la sua prevalenza fino ad attestarsi nell’ultimo biennio al 40% rispetto alla proiezione di film delle stagioni precedenti. La frenata di quelle estere. All’atto pratico pare tuttavia affiorare la latente ma consapevole tendenza delle maggiori case produttrici ad accentuare la pressione sui mercati secondari, sfruttando la sala quale vitale strumento di accreditamento della validità delle opere per impegnarsi poi molto più intensamente – anche sotto l’aspetto economico – a promuoverle sugli altri ben più popolati e frequentati mercati di distribuzione. Con ogni probabilità anche nel non trascurabile e sottinteso intento di accrescere la spinta inerziale verso l’annullamento o quanto meno verso un drastico accorciamento delle windows che separano le tempistiche di commercializzazione fuori dalle sale e dopo la rete home video. La frenata delle prime uscite straniere, comune alla distribuzione di tutti i Paesi europei, appare in sostanza strategica più che una scelta tattica in ragione di alterni andamenti del ciclo economico (tavola 7). TAVOLA 7 QUANTI FILM ITALIANI ARRIVANO IN DISTRIBUZIONE Numero di film TOTALE FILM Film italiani Film stranieri 2000 2001 2002 650 176 474 650 188 462 664 276 448 2003 2004 2005 2006 2007 2008 TOTALE DELLE OPERE DISTRIBUITE 720 857 868 960 887 238 294 257 298 268 482 563 611 662 619 845 288 557 2009 2010 857 294 563 833 298 535 2011 2012 901 241 660 907 316 591 QUOTA DI PRIME USCITE ITALIANE E STRANIERE SULLE OPERE DISTRIBUITE Prime italiane 86 106 114 113 104 98 100 110 130 115 120 133 127 Quota italiane 13,3% 16,3% 17,1% 15,7% 12,1% 11,3% 10,5% 12,4% 15,4% 13,4% 14,4% 14,7% 14,0% Prime straniere 282 263 254 274 265 294 285 260 246 240 225 227 236 Quota straniere 43,3% 40,5% 39,3% 38,0% 30,9% 33,9% 29,6% 29,3% 29,1% 28,0% 27,0% 25,2% 26,0% QUOTA DI PRIME USCITE ITALIANE SULLE OPERE NAZIONALI PRODOTTE Opere prodotte 103 103 130 117 134 98 116 121 154 131 141 155 166 Prime uscite 86 106 114 113 104 98 100 110 130 115 120 133 127 Quota prime 87,3% 97,1% 87,7% 96,6% 77,6% 100% 86,2% 90,9% 84,4% 87,7% 85,1% 85,8% 76,5% QUOTA DI PRIME USCITE STRANIERE SUL TOTALE DI OPERE ESTERE DISTRIBUITE Prime straniere 282 263 254 274 265 294 285 260 246 240 225 227 236 Quota prime 59,5% 56,9% 56,7% 56,8% 47,0% 48,1% 43,0% 42,0% 44,1% 42,8% 42,0% 34,4% 39,9% Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2000 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per il 2011 e il 2012 a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. 34 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 35 La resistenza delle prime italiane. Nonostante l’incremento nel tempo del numero totale di opere distribuite ogni anno, la quota relativa alle prime uscite italiane si attiene dal 2008 in poi a una sostanziale linea di resistenza, attorno al 14%, in contrapposizione alla marcata discesa delle nuove opere estere. La circostanza segnala le capacità e potenzialità della struttura produttiva che si è formata proprio nel corso degli ultimi cinque anni e del rinnovamento cui è stato oggetto il panel di strumenti finanziari a sua disposizione per alimentare gli investimenti del comparto. Resta semmai aperto il confronto con le nuove compatibilità economiche del mercato distributivo, che impone un impegno di risorse sempre più consistenti per sostenere – a livelli competitivi – la diffusione dei nuovi titoli. Quali prodotti sul banco. La selezione che la cinematografia estera e soprattutto statunitense ha operato nella proposta dei suoi nuovi listini stagionali discende probabilmente anche da questo fattore. E la relativa difficoltà del cinema italiano a immettere in circolazione la propria produzione annuale sembra confermarlo. Pur in considerazione del notevole sfasamento temporale tra inizio e fine della lavorazione, concessione del visto censura ed eventuale proiezione nelle sale delle opere, l’andamento della quota di prime rispetto ai film realizzati ogni anno denuncia una flessione sensibile, nel passaggio da un valore del 90,9% del 2007 a percentuali di poco superiori all’85% nel 2010 e 2011 e pari al 76,5% nel 2012. Nell’esposizione delle primizie su scaffali e banchi di vendita sempre più affollati di merci sembra riflettersi in sostanza il problema centrale delle strategie di sfruttamento e delle politiche di marketing della produzione cinematografica e della sua redditività. 5. Il paradosso del grande schermo Nella percezione comune il circuito dell’esercizio italiano negli ultimi anni si è ingigantito, con tanti grandi complessi – multisala e multiplex – in più, con un aumento ancora superiore degli schermi e un corrispondente crollo dei monosala, ossia delle strutture presenti nei centri storici in città e insediate nei comuni di provincia su tutto il territorio nazionale. In parte è vero (tavola 8). Dal 2006 al 2012 la tipologia monosala si è ulteriormente impoverita di 182 unità (-11,50%), mentre quella tra 2 e 4 sale si è assottigliata di 17 impianti (-5,32%) e di 32 schermi (-3,70%), in un flusso che ha visto concentrarsi l’emorragia solo nei complessi dotati di due sole sale. Viceversa, nella fascia da 5 a 7 sale si contano 30 nuove strutture (+43,4%) con 180 schermi aggiuntivi (+44,44%) equamente divisi perché la media unitaria d’incremento è esattamente pari a 6 sale per impianto. Nella classe dimensionale ancora superiore, ossia con più di 7 sale, si sono aggiunti 21 complessi (+20,38%) e 211 schermi (+19,53%), con un aumento che potrebbe essere completamente accreditato agli impianti da 10 schermi visto il rapporto di 1 a 10 fra struttura e dotazione di sale. Sale e schermi: un aumento graduale. In sede di saldo complessivo si evince che effettivamente la quantità di impianti è scemata in sei anni di 148 unità (da 1.210 a 1.062, con | 35 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 36 un decremento pari al 12,13%), mentre è cresciuto di 177 il numero (da 3.062 a 3.239) degli schermi (+5,78%). Di conseguenza la media globale di sale per ogni complesso è passata da 2,53 a 3,04. Ma il dato probabilmente più corretto e significativo è quello riferito ai soli plurisala, che i valori di dotazione per ogni singolo complesso segnalano come ormai siano più di cinque (5,09 per l’esattezza) gli schermi in media attivi, mentre all’inizio del periodo erano mediamente 4,72. TAVOLA 8 LE STRUTTURE DELL’ESERCIZIO PER IL FILM IN SALA Circuiti 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Cinetel Numero Quota Numero Quota Numero Quota Numero Quota Numero Quota Numero Quota Numero Quota IMPIANTI 713 58,9% Schermi 713 23,3% 658 56,4% 658 21,2% 612 54,2% 612 19,5% MONOSALA 582 52,7% 582 18,1% 548 51,1% 548 17,0% 548 51,0% 548 16,9% 531 50,0% 531 16,4% IMPIANTI 325 26,9% Schermi 864 28,2% 329 28,2% 884 28,6% TRA 2 E 4 SALE 324 28,7% 312 28,3% 875 27,9% 845 26,4% 308 28,7% 846 26,3% 308 28,6% 841 28,3% 308 29,0% 832 25,7% IMPIANTI 69 5,7% Schermi 405 13,2% 71 6,1% 418 13,5% TRA 5 E 7 SALE 80 7,1% 91 8,2% 470 14,9% 536 16,7% 93 8,6% 551 17,1% 96 8,9% 556 17,5% 99 9,3% 585 18,0% IMPIANTI 103 8,5% Schermi 1.080 35,3% 108 9,3% 1.132 36,7% MULTIPLEX CON PIÙ DI 7 SALE 113 10,0% 119 10,8% 122 11,3% 1.184 37,7% 1.246 38,8% 1.272 39,5% 122 11,3% 1.272 39,4% 124 11,7% 1.291 39,9% IMPIANTI 1.210 100% Schermi 3.062 100% 1.166 100% 3.092 100% TOTALE STRUTTURE 1.129 100% 1.104 100% 3.141 100% 3.208 100% 1.074 100% 3.227 100% 1.062 100% 3.239 100% Media annua Totale sale Solo multisala 2006 2,53 4,72 1.071 100% 3.217 100% MEDIA DI SCHERMI PER OGNI IMPIANTO* 2007 2008 2009 2,65 2,78 2,90 4,79 4,89 5,03 2010 3,00 5,10 2011 3,00 5,09 2012 3,04 5,09 * Il dato relativo ai soli multisala è ricavato attraverso la sottrazione degli impianti monosala dal totale globale delle strutture dell’esercizio. Fonte dell’elaborazione: dati Cinetel da Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2006 al 2010) a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e da Sintesi dati Cinetel (anni 2011 e 2012) a cura di Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex), Cinetel e Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali). In termini di offerta di prodotto si tratta però di una visione ancora parziale, in quanto riferita ai soli insediamenti e non alla loro concreta attività. L’altra parte di verità scaturisce da un’iniziativa della Siae-Società Italiana degli Autori ed Editori, che dal 2008 ha introdotto un nuovo criterio di rilevazione degli spettacoli cinematografici, con cui si fa riferimento a ogni singola proiezione e che va così a integrare i dati calcolati in base alle sole giornate di programmazione, indipendentemente dal numero di volte in cui ad esempio un film appare sugli schermi delle sale. La registrazione delle esibizioni comprende peraltro correttamente a tutti gli schermi, sia quelli attivi più di 120 giorni l’anno come nel campione Cinetel, sia per meno giorni o solo sporadicamente, come accade nei festival e nelle rassegne, che rientrano tuttavia nel computo Siae. 36 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 37 L’attività delle sale: una fragorosa esplosione. Alla luce dell’accresciuta disponibilità di sedi si conferma così il proporzionale arricchimento della programmazione cinematografica globale, con una variazione misurata fra il 2007 e il 2011 nella percentuale di 4,43. Ma sotto i riflettori si evidenzia soprattutto la fragorosa esplosione del numero di spettacoli effettuati nel circuito dell’esercizio (tavola 9). Pur non tenendo conto delle stime solo presuntive attinenti l’attività svolta nel 2012 e fermandosi pertanto ai dati 2011, si rileva che rispetto al 2006 le proiezioni sono più che raddoppiate (+143,88%) in termini complessivi e che sono aumentate in maniera eclatante se rapportate alla sola rete dell’esercizio attiva almeno 60 giorni all’anno: +174,76% a livello di singoli impianti e addirittura +208,91% in media per gli schermi. TAVOLA 9 QUANTO CAMBIA L’OFFERTA DI SPETTACOLI NELLE SALE Universo Siae Proiezioni Variazione Giornate** Variazione Media-giorno** A impianto Variazione A schermo Variazione A impianto Variazione A schermo Variazione 2006 2007 2008 2009 2010 PROGRAMMAZIONE ANNUA DELLE SALE 1.220.228 1.266.082 1.513.907 1.785.945 2.558.481 +3,75% +19,50% +17,97% +43,25% 1.076.386 1.092.802 1.084.673 1.100.840 +1,52% -0,74% +1,49% 1,17 1,38 1,64 2,32 NUMERO MEDIO DI PROIEZIONI ALL’ANNO IN OGNI SALA 1.008,45 1.085,83 1.129,00 1.617,70 2.388,87 +7,67% +3,97% +43,28% +47,67% 298,50 409,47 481,98 556,71 795,30 +37,17% +17,70% +15,18% +42,85% 2011 2012* 2.975.924 3.100.000* +16,31% +4,16%* 1.124.128 1.150.000* +2,11% +2,30%* 2,64 2,69* 2.770,87 +15,99% 922,19 +15,96% 2.919,02* +5,34%* 957,08* +5,73%* NUMERO MEDIO DELLE GIORNATE DI PROGRAMMAZIONE ALL’ANNO*** 923,14 967,23 982,49 1.027,86 1.046,67 +4,77% +1,57% +4,61% +1,83% 348,11 347,91 338,11 342,19 348,35 -0,05% -2,81% +1,20% +1,80% 1.082,86* +3,45%* 355,04* +1,92%* * I dati relativi al 2012 sono frutto di stime presuntive. ** La rilevazione del numero effettivo di spettacoli effettuati è stata avviata dalla Siae soltanto a partire dal 2007. *** La media annua delle giornate è calcolata su tutte le sale dell’esercizio attive almeno 60 giorni all’anno. Fonte dell’elaborazione: Annuario dello spettacolo 2006 e Cinque anni di cinema 2007-2008-2009-2010-2011 a cura dell’Ufficio Statistica della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori) (Roma, 2012). Se le cifre relative alle tipologie dei complessi che compongono il segmento dell’esercizio valgono a segnalare la riconversione in atto sotto l’aspetto delle strutture fisiche, queste variazioni appaiono eloquenti nel valutare sotto prospettive diverse l’offerta di prodotto fornito e l’attività che vi viene svolta, lasciando percepire che il processo di cambiamento coinvolge la natura stessa degli impianti di proiezione. La sensazione appare avvalorata dalla registrazione di altri dati caratteristici dei complessi effettuata dalla Siae. Ad esempio sulla tipologia d’attività degli impianti, dove si può riscontrare il sempre più debole equilibrio fra costi e benefici in capo a quelli attivi meno di 60 giorni, che fra il 2007 e il 2011 hanno visto ridursi la loro in| 37 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 38 cidenza del 30% sulla disponibilità totale di schermi a una quota inferiore al 25% (tavola 10). TAVOLA 10 COME SI MODIFICA LA MORFOLOGIA DELLE SALE Universo Siae 2007 2008 2009 2010 2011 Meno di 60 giorni Almeno 60 giorni Tutti gli schermi ATTIVITÀ DI PROGRAMMAZIONE DEGLI SCHERMI 1.742 (30,49%) 1.404 (26,15%) 1.431 (26,17%) 1.483 (27,28%) 3.971 (59,91%) 3.964 (73,85%) 4.036 (73,83%) 3.952 (72,72%) 5.713 (100,0%) 5.368 (100,0%) 5.467 (100,0%) 5.435 (100,0%) 1.335 (24,75%) 4.058 (75,25%) 5.393 (100,0%) Meno di 100 posti Da 100 a 299 posti Da 300 a 599 posti Più di 599 posti CLASSI DI CAPIENZA DI TUTTI GLI SCHERMI ATTIVI 536 (9,38%) 452 (8,42%) 424 (7,75%) 428 (7,87%) 3.042 (53,25%) 2.920 (54,40%) 3.066 (56,09%) 3.077 (56,62%) 1.610 (28,18%) 1.514 (28,20%) 1.512 (27,66%) 1.485 (27,32%) 525 (9,19%) 482 (8,98%) 465 (8,50%) 445 (8,19%) 448 (8,30%) 3.110 (57,68%) 1.443 (26,75%) 392 (7,27%) Fonte dell’elaborazione: Cinque anni di cinema 2007-2008-2009-2010-2011 a cura dell’Ufficio Statistica della Siae (Società Italiana degli Autori ed Editori) (Roma, 2012). Ma si rilevano anche le modificazioni morfologiche dell’intero parco di strutture. Per quanto possano o meno continuare ad aumentare multisala e multiplex, si deve registrare una forte e persistente tendenza a contenere il numero dei posti da rendere disponibili alla visione in ogni singolo schermo. L’ago della bussola punta decisamente sulle sale da 100 a 299 posti, in costanza di cedimento di quelle da 300 a 599 poltrone e ancor più delle grandi platee con oltre 600 sedute. La scelta di ottimizzare gli spazi è funzionale – come mostrano i dati – a ottenere una maggiore disponibilità di schermi; una scelta che risponde a ragioni di convenienza economica sotto il profilo sia del rapporto costi-benefici sia degli obiettivi di marketing perseguibili attraverso la segmentazione del mercato secondo la formula “più sale – più titoli – maggiore ricettività di più tipologie di pubblico” (AudiCinema, Osservatorio del mercato audiovisivo realizzato dalla società di ricerche Cra-Customized Research & Analysis in collaborazione con Rai Cinema, che da tempo analizza i clienti della sala per fasce d’età e secondo le preferenze per generi di film). È una strada che corre in parallelo alla digitalizzazione delle sale e dell’intera filiera, che consente una flessibilità di gestione un tempo impensabile (a cominciare dalla prenotazione telefonica o via internet dei biglietti), alla luce anche delle opportunità offerte dalle comunicazioni via satellite. CONTENUTI ALTERNATIVI E AGGIUNTIVI Su questa linea di politica industriale si sono mosse per prime ovviamente le grandi catene. Prima con l’apertura di punti ristoro, coffe break e corner interni agli impianti destinati alla vendita di prodotti legati al mondo cinematografico e a sviluppare iniziative di merchandising collaterali ai film in visione. Poi, attuando insieme con le concessionarie degli spazi pubblicitari una pianificazione di spot di volta in volta omo38 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 39 genei alle fasce di pubblico prevedibilmente interessate ai diversi film in programmazione. Quindi aprendo le sale alla visione in diretta di altri grandi eventi musicali, sportivi o artistici, proiettando in una giornata più film sullo stesso schermo e ampliando anche l’attività alle proiezioni antimeridiane – in particolare nei giorni festivi e alla domenica – per attrarre nuovi spettatori con proiezioni dedicate (per esempio le famiglie con film per bambini e ragazzi). Infine modulando l’offerta di prodotto e il listino prezzi – alla ricerca di una migliore redditività – per le proiezioni in 3D oppure prevedendo per determinati giorni della settimana o per specifiche fasce orarie sconti sui biglietti d’ingresso. In questo contesto di diversificazione e ampliamento delle strategie di marketing – in cui appare centrale la scelta di rivitalizzare la stagione estiva con un significativo calendario di prime uscite – sono entrate subito dopo anche le società di medie dimensioni, mettendo in campo un variegato dispiegamento di attività (librerie, ristoranti e bistrot di cinema sono ormai frequenti) e un ampio florilegio di iniziative. Si trova invece ancora ai margini il parterre dei monosala, penalizzato anche dalle oggettive difficoltà a sostenere gli investimenti necessari a digitalizzare gli impianti. La chiave del marketing mix. Se rispetto a un tempo i produttori si confrontano oggi con un mercato finanziario e uno distributivo assai più complessi e compositi, che richiedono un mix di competenze specifiche, gli esercenti si trovano a operare in un mercato molto più aperto e straordinariamente più competitivo, che impone allo stesso tempo una diversa dimensione di risorse economiche e una differente scala di strumenti operativi. A toccare direttamente il cuore centrale dell’attività, ossia l’efficienza della sala, sono in ogni caso i contenuti alternativi alla proiezione filmica, che ne influenzano la gestione principalmente in termini di offerta di prodotto e per questo possono essere qualificati anche come aggiuntivi. Un’approfondita ricerca sul tema, promossa dall’Anem, l’Associazione Nazionale Esercenti Multiplex, in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, è stata condotta da Bruno Zambardino proprio nella primavera 2013 e ha mostrato l’impatto che la nuova proposta di programmazione sta esercitando4. Nel 2012 si sono registrati 93 eventi (così vengono classificati da Cinetel, il sistema di monitoraggio giornaliero di oltre il 90% delle sale nazionali) contro i 28 del 2011, con un’affluenza di 320mila spettatori (rispetto ai 140mila dell’anno precedente) per 4 Quale digitale, quale programmazione, a cura di Bruno Zambardino, docente di “Produzione e gestione dello spettacolo” all’Università Sapienza di Roma, direttore didattico di A.S.ForCinema e analista senior presso l’Istituto di Economia dei Media della Fondazione Rosselli. La ricerca è stata presentata il 23 aprile 2013 a Roma, nell’ambito del progetto speciale “Quale digitale, quale cinema, quale programmazione” organizzato dall’Anem e promosso dalla Direzione Generale Cinema del MiBac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali. | 39 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 40 TAVOLA 11 LA TOP 10 DEI CONTENUTI ALTERNATIVI NELLE SALE TITOLO DELL’EVENTO Led Zeppelin | Celebration Day Ligabue Day 2011 Hungarian Rhapsody. Queen Live in Budapest Vasco Live Kom ‘011 Colazione da Tiffany The Doors Live at the Bowl ‘68 The Blues Brothers C’era una volta in America La carica dei 101 Cenerentola DISTRIBUZIONE Nexo Digital Nexo Digital ANNO 2012 2011 INCASSO 583.450 540.159 PRESENZE 49.923 42.158 TIPOLOGIA Concerto Live concert Microcinema The Space-Qmi Nexo Digital Microcinema Nexo Digital The Space Extra Walt Disney Smp Walt Disney Smp 2012 2012 2011 2013 2012 2012 2012 2012 381.336 343,069 231.820 194.520 167.630 156.548 142.559 140.967 36.487 24.097 36.243 18.185 25.587 17.708 28.277 29.197 Concerto Live concert Riedizione Concerto Riedizione Riedizione Riedizione Riedizione Fonte: Quale digitale, quale programmazione, ricerca a cura di Bruno Zambardino condotta per Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex) (Roma, aprile 2013). I dati sono frutto di una rielaborazione su dati Cinetel dal 2011 al febbraio 2013. 2,8 milioni di incassi, superiori del 115% a quelli (1,3 milioni di euro) del 2011 in virtù anche del premium price applicato, compreso fra 10 e 12 euro. Organizzate a inizio settimana, fra il lunedì e il mercoledì, in media queste giornate speciali si sono svolte in 66 strutture e sono servite anche a riproporre anche alcuni classici della cinematografia del passato, rieditati in digitale (tavola 11). Come mostrano i dati rilevati, il nuovo ramo d’attività ha già dato vita a una struttura parallela – di cui è attuale leader Nexo Digital dal momento che copre metà degli incassi – a quella della distribuzione cinematografica e ha visto scendere in campo catene come The Space Cinema, che ha creato la divisione The Space Extra proponendosi in veste di distributore per altri esercenti, Microcinema (antesignana della diffusione satellitare sia di film sia di eventi), la stessa Walt Disney, società di marketing come Qmi e infine concessionarie di pubblicità quale MovieMedia – cui aderiscono tutti i principali circuiti a esclusione di Uci e The Space –, che ha creato sotto la sigla MovieMedia Luxury un circuito di 50 sale, una per struttura, particolarmente confortevoli e con un selezionato cartellone composto di prime assolute. Attraverso le sale il cinema è leader nella fruizione di spettacoli o intrattenimenti outdoor in quanto almeno una volta all’anno, secondo le statistiche Istat, il 49,8% del totale dei fruitori di tutte le forme di entertainment artistico e culturale ha visto anche un film, rispetto per esempio al 28,0% accreditato alla visita a musei e mostre, al 25,4% delle manifestazioni sportive, al 21,1% dei siti archeologici e al 20,8% delle discoteche (seguono il teatro con il 20,1%, i concerti con il 19,0% e la musica classica con il 7,8%). La posizione di preminenza appare senz’altro salda, ma l’esercizio è incalzato dallo sviluppo dei canali distributivi che operano sulle piattaforme digitali e sulla rete web (con un’elevata e preoccupante percentuale di consumo illegale e gratuito) e le sue nuove prospezioni di attività sembrano quindi rappresentare una risposta anche a questa sfida. 40 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 41 6. Home video tra due fuochi Fidelizzare il proprio pubblico e attrarre nuove fasce di utenza arricchendo l’esperienza di consumo appaiono i target della visione che il grande schermo ha del futuro prossimo. Sono in pratica gli stessi obiettivi che si sono sempre posti gli operatori del canale home video, anche se in base agli attuali trend di mercato appaiono elementi di una vision declinabile più al passato prossimo che al presente. Dal 2006 in poi l’home entertainment ha cominciato a perdere clienti in una flessione di attività (-3,9% nel 2007, poi -17,1% e -17,8% nel biennio successivo, quindi -10,6% e -17,6% nel 2010 e nel 2011) che non sembra essersi ancora esaurita e secondo gli ultimi dati di Univideo-Unione Italiana Editoria Audiovisiva, l’associazione imprenditoriale del settore, il bilancio 2012 si è chiuso con un ulteriore decremento del 10,4%. Il saldo negativo nel complesso dei sei anni più recenti è pari al 43,1%. Il fenomeno si riflette direttamente sull’offerta cinematografica dal momento che film, animazioni e documentari rappresentano in media l’88,5% di tutti i supporti venduti o noleggiati, pur con quote differenziate secondo la tipologia dei supporti (86,7% per i DVD e 96,0% per i blu-ray) e le tre tradizionali forme di commercializzazione (vendite, noleggio, edicola). Non è possibile invece l’identificazione dei tv movies, in quanto le rilevazioni si riferiscono a un complesso indistinto di format definito tv series, cui è attribuita un’incidenza media del 6,9% (media fra le quote dell’8,4% e dell’1,8% ricoperte rispettivamente in termini di DVD e di blu-ray). Resta in ogni caso la realtà di un numero di copie di film e quindi di proiezioni in house pari a 62,4 milioni (stime 2012) che è venti volte superiore a quello outdoor delle sale (tavola 12). La raccolta dei dati di mercato relativi al canale abbracciano tutta la produzione cinematografica, senza condurre a una valutazione della consistenza della filmografia nazionale rispetto a quella estera, in particolare nella proposta di new release, pari al 25% del volume di transazioni annuali. Una sommaria indicazione proviene solo dai titoli presenti in catalogo, dove il rapporto fra opere italiane e straniere – per la verità in massima parte statunitensi – è di 1 a 9. TAVOLA 12 ANDAMENTO DELLA DISTRIBUZIONE HOME VIDEO Numero di film Noleggi (milioni) Edicola (milioni) Vendite (milioni) Totale copie film 2000 65,0 16,0 24,0 105,0 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 SUPPORTI A CONTENUTO CINEMATOGRAFICO 60,1 71,7 84,3 97,4 94,2 86,2 75,4 55,4 15,4 20,0 22,0 24,0 32,0 37,5 36,9 31,3 26,0 31,0 31,3 27,5 36,4 36,7 35,9 30,7 101,5 122,7 137,6 148,9 162,6 162,4 158,2 117,4 2009 2010 2011 2012* 42,9 23,0 28,4 94,3 27,5 24,6 19,0 17,0 23,3 20,8 69,5 62,4* 33,2 20,1 27,3 80,6 * I dati relativi al 2012 corrispondono a stime non definitive. Fonte dell’elaborazione: Rapporto Univideo 2012 sullo stato dell’home entertainment in Italia a cura di Prometeia su dati Gfk Retail & Technology e pubblicato da Univideo-Unione Italiana Editoria Audiovisiva. | 41 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 42 Il film, ultimo baluardo. Centrale nelle attività complessive del circuito, quello d’origine cinematografica è l’unico contenuto cui si devono i due soli movimenti incrementali: quello delle vendite riferite al blu-ray disc, salite da 100mila pezzi del 2007 a 2,7 milioni nel 2012 (con un 11% riversato sul formato in 3D), grazie alla contestuale discesa dei prezzi medi da 30 a 20 euro – nel frattempo la media dei costi dei DVD è calata da 12,40 a 11,40 euro – parallela alla crescente disponibilità di titoli in catalogo, che ha superato nell’ultimo anno proprio la soglia di 3mila, raddoppiando le referenze presenti fino al 2010; e quello delle transazioni via e-commerce, attivate soltanto da due anni e limitate ancora al 2% del volume d’affari totale ma in progresso nel 2012 del 13,05% e del 23,25% per quanto concerne il supporto blu-ray. Chiusi 2.310 punti vendita. I progressi corrispondono in sostanza agli elementi innovativi che l’home video ha introdotto in una struttura produttiva di lunga tradizione, basata sulla fisicità sia dei suoi prodotti sia dei suoi punti vendita, a fronte della prorompente crescita della fruizione virtuale (digitale o via etere). Dal 2006 le videoteche si sono ad esempio dimezzate, passando da 4.710 a 2.390, in un contesto di crisi dell’home entertainment che attraversa tutti i Paesi europei, ma in misura più attenuata rispetto all’Italia e senza picchi vertiginosi quale il crollo del noleggio, confinato sotto il 14%. TAVOLA 13 WINDOWS DI DISTRIBUZIONE DOPO L’USCITA IN SALA INTERVALLI DELLE FINESTRE 0-3 mesi 2-4 mesi 4-6 mesi 7-9 mesi 12 mesi 24 mesi CANALI DI COMMERCIALIZZAZIONE Theatrical – Mercati esteri Home video sell through & rental Vendita edicole home video - online Video on demand Ppv-Pay-per-view – Nvod-Near video on demand Pay tv – Iptv Free tv - Reti generaliste È un andamento che indebolisce le capacità di resistenza degli operatori alla sfida competitiva, già pregiudicate da livelli di pirateria decisamente superiori a quelli che si riscontrano, appunto, negli altri contesti nazionali. L’home entertainment chiede così di chiudere la finestra che separa la loro commercializzazione dall’uscita dei film in sala (tavola 13). Ma si trova al centro di una specie di fuoco incrociato. Perché da una parte la distribuzione cinematografica (con l’interessato appoggio della nuova generazione di distributori online di video on demand), in nome della stessa lotta al download selvaggio, preme a sua volta per accostare – se non sbarrare – la window riservata all’home video, mentre dall’altra i gestori dell’esercizio vedono proprio nel circuito del sell through & rental il cuscinetto di sicurezza indispensabile a conservare il loro, per così dire, ius primae noctis. 42 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 43 7. Se si parla di diffusione Tra i cinque maggiori Paesi europei del panorama cinematografico (Francia, Inghilterra, Germania, Spagna e Italia) solo in quest’ultimo le transazioni digitali hanno avuto fino a oggi un impatto insufficiente a compensare, almeno in parte, il declino dell’home video. Soprattutto per quanto riguarda il noleggio fisico, di cui proprio il video on demand rappresenta la più diretta alternativa, per affinità delle modalità e dell’esperienza di visione. Ma va considerata anche l’impennata impressa all’offerta di prodotti dallo sviluppo del sistema televisivo, avviata prima con l’ingresso delle reti satellitari e poi con il consolidamento – complice lo switch-off digitale – di quelle tematiche. In effetti le grandi reti generaliste nazionali non hanno dato particolare impulso alla loro programmazione di film. Anzi, attraverso varie fasi alterne l’hanno sostanzialmente compressa e solo nel 2011 è tornata ai livelli di dieci anni prima (tavola 14). TAVOLA 14 QUANTI FILM DIFFONDONO LE FREE TV NAZIONALI Numero di film 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 TRASMISSIONI DI FILM NELLA PROGRAMMAZIONE DELLE RETI GENERALISTE* Film italiani diffusi 1.933 1.725 1.501 1.420 1.311 1.290 1.269 1.256 1.380 1.322 1.412 Film esteri diffusi 3.140 2.905 2.920 2.889 2.867 2.843 2.818 2.735 2.615 2.766 2.841 Totale free tv 5.073 4.630 4.421 4.309 4.178 4.133 4.087 3.991 3.995 4.088 4.253 Quota italiani 38,1% 37,2% 33,9% 32,9% 28,9% 31,2% 31,0% 31,4% 34,5% 32,3% 33,2% 2011 2012 1.243 2.813 4.056 30,6% 1.596 2.848 4.444 35,9% * I dati sono relativi al numero di passaggi dei film mandati in onda sui tre principali canali Rai (Rai Uno, Rai Due e Rai Tre) e Mediaset (Canale 5, Italia 1 e Rete 4) e dall’attuale La7 del gruppo Tim-Telecom Italia Media. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2000 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) e per il 2011 e il 2012 a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinemaAnica su dati della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La vera svolta è stata impressa dalla pervicace concorrenza fra i principali contendenti Mediaset e Sky Italia della TV satellitare, specificamente sul terreno pay, che dal 2008 hanno messo in cartellone 3mila titoli in più, ma con un impressionante effluvio di messe in onda, arrivato a fine 2012 a un totale di oltre 52,3mila. Con un rapporto fra passaggi e titoli pari a 19,7, contro il modestissimo 1,1 delle reti generaliste (tavola 15). La densità del flusso si è contestualmente acuita con l’apertura dei canali cosiddetti tematici sul digitale terrestre, in aggiunta a quelli già attivi sulle reti satellitari, che hanno praticamente triplicato la proposta cinematografica delle free tv nazionali, se si considera che non risultano rilevabili le messe in onda di film da parte di Mtv (emittente che fa capo all’editore Ti Media-Telecom Italia Media, che fino al 2012 controllava anche La7, ceduta poi nel 2013 al gruppo Cairo Editore di Urbano Cairo) e delle emittenti locali. Questo ulteriore apporto nel 2012 è consistito nella programmazione di 3.945 titoli, per un totale di 11.884 passaggi, esprimendo oltretutto una media di programmazioni per ogni opera – pari a 3,01 – nettamente superiore a quello delle emittenti generaliste (tavola 16). Da un punto di vista qualitativo la programmazione filmica sulle reti generaliste si pre| 43 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 44 TAVOLA 15 PIÙ FILM STRANIERI CHE ITALIANI NELLA PROGRAMMAZIONE TV Offerta di cinema sulle reti televisive TV GENERALISTE RAI-MEDIASET-LA7 Film Quota Passaggi Quota Film RETI SATELLITARI* Quota Passaggi Quota 2008 Italia Stati Uniti Europa Altri Paesi TOTALE 1.380 2.028 464 123 3.995 34,5% 50,8% 11,6% 3,1% 100,0% Italia Stati Uniti Europa Altri Paesi TOTALE 1.201 2.072 439 103 3.815 31,5% 54,3% 11,5% 2,7% 100,0% Italia Stati Uniti Europa Altri Paesi TOTALE 1.277 2.089 461 124 3.951 32,3% 52,9% 11,7% 3,1% 100,0% Italia Stati Uniti Europa Altri Paesi TOTALE 1.243 2.020 428 100 3.791 32,8% 53,3% 11,3% 2,6% 100,0% Italia Stati Uniti Europa Altri Paesi TOTALE 1.385 2.009 478 95 3.967 34,9% 50,6% 12,1% 2,4% 100,0% - - 982 25,5% 2.041 53,0% 663 17,2% 167 4,3% 3.853 100,0% 8.226 20.348 4.620 1.192 34.386 23,9% 59,2% 13,4% 3,5% 100,0% 2009 1.322 2.195 466 105 4.088 32,3% 53,7% 11,4% 2,6% 100,0% 949 27,2% 1.918 55,0% 517 14,8% 106 3,0% 3.490 100,0% 8.023 24.610 4.579 1.091 38.303 21,0% 64.3% 11,9% 2,8% 100,0% 1.412 2.214 498 129 4.253 33,2% 52,1% 11,7% 3,0% 100,0% 738 23,9% 1.828 59,2% 417 13,5% 108 3,4% 3.089 100,0% 9.955 33.528 6.245 1.227 50.955 19,5% 65,8% 12,3% 2,4% 100,0% 1.332 2,146 471 107 4.056 32,9% 52,9% 11,6% 2,6% 100,0% - - 1.596 2.219 521 198 4.444 35,9% 50,0% 11,7% 2,4% 100,0% 10.954 34.267 5.873 1.139 52.233 21,0% 65,6% 11,2% 2,2% 100,0% 2010 2011 - - 2012 647 24,5% 1.648 62,3% 296 11,2% 52 2,0% 2.643 100,0% * Le reti satellitari monitorate sono Fox, Mgm, RaiSat, Season, Sky Cinema e Studio Universal per il 2008; le stesse tranne Studio Universal per il 2009; Fox, Mgm e Sky Cinema per il 2010; nessuna per il 2011; Sky Cinema e Mgm per il 2012. Elaborazione su dati dei rapporti Il cinema italiano in numeri (anni solari 2008-2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi/Ced Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) e per il 2011 e il 2012 a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. sta ad alcune osservazioni. La messa in onda di opere italiane riflette in generale la quota che la produzione nazionale ricopre nel circuito delle sale (tavola 17), anche se la suddivisione per i diversi periodi di realizzazione (tavola 18) lascia intendere – pur in considerazione dei tempi imposti dalla window di riferimento – una certa propensione a inserire nei palinsesti titoli di lungo corso. Sulle due prime reti Rai il selezionato accesso alla prima serata (tavola 19) sembra inoltre indicare la sussistenza di forti perplessità sulla 44 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 45 TAVOLA 16 FILM PROGRAMMATI DALLE RETI TEMATICHE SUL DIGITALE TERRESTRE Emittenti GRUPPO RAI* MEDIASET* Titoli unici Quota titoli Passaggi Quota passaggi 1.721 43,6% 5.789 48,7% MTV-TIM** 1.688 42,8% 3.560 30,1% SKY ITALIA AXN ITALIA* ITALIA 7 GOLD TOTALE 201 5,1% 577 4,9% 84 2,1% 378 3,2% 113 2,8% 1.268 10,6% 138 3,5% 292 2,5% 3.945 100,0% 11.884 100,0% * A quattro emittenti fanno capo più canali tematici. Rai comprende Rai 4, Rai 5 e Rai Movie (rispettivamente con 1.069, 111 e 4.609 passaggi). Mediaset include Iris (3.368 passaggi), LA5 (204) e Mediaset Extra (8). Mtv-Tim contempla Comedy Cinema (172), Comedy (172) e La7d (233). AXN Italia raggruppa Axn (634) e Axn+1 (634). ** Fino al 2012 la rete La7 faceva parte del gruppo Ti Media insieme con l’emittente Mtv. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri. Anno 2012 a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Roma, 2013). TAVOLA 17 L’OFFERTA DI FILM NEI PALINSESTI 2012 DELLE RETI NAZIONALI Film 2012* TITOLI UNICI QUOTA TITOLI TITOLI ITALIANI QUOTA ITALIANI PASSAGGI Gruppo Rai Rai Uno Rai Due Rai Tre Mediaset Canale 5 Italia 1 Rete 4 La7 TOTALE* 1.225 201 208 816 2.421 421 910 1.090 427 4.073 30,1% 5,0% 5,1% 20,0% 59,4% 10,3% 22,3% 26,8% 10,5% 100,0% 511 76 36 399 810 112 234 464 117 1.438 41,7% 35,8% 16,7% 46,8% 33,4% 24,5% 24,1% 38,4% 22,1% 35,3% QUOTA PASSAGGI 1.279 212 215 852 2.636 456 970 1.210 529 4.444 28,8% 4,8% 4,8% 19,2% 59,3% 10,3% 21,8% 27,2% 11,9% 100,0% * Alcuni valori dei titoli unici possono differire dai dati esposti in altre tabelle in quanto uno stesso film può essere programmato su più reti. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri. Anno 2012 a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Roma, 2013). TAVOLA 18 FILM ITALIANI SULLE RETI GENERALISTE PER ANNO DI PRODUZIONE Film 2012 e reti tv Ante 1949 1950-1979 1980-1989 1990-1999 2000-2009 2010-2012 TOTALE GRUPPO RAI Uno Due Tre Totale Quota 0 22 10 9 27 9 77 1 4 1 5 24 1 36 67 68 85,0% 237 263 33,5% 32 43 18,3% 8 22 19,2% 50 101 36,4% 19 29 53,7% 413 526 33,5% MEDIASET Canale 5 Italia 1 Rete 4 Totale Quota 0 4 6 16 79 16 121 0 82 78 34 50 2 246 10 356 88 38 36 0 528 10 442 172 88 165 18 905 12,5% 56,3% 73,5% 53,0% 59,3% 33,3% 57,5% GRUPPO TIM La7 Quota 2 2,5% 80 10,2% 19 8,2% 32 27,8% 12 4,3% 7 13,0% 142 9,0% TOTALE Generale 80 785 234 142 278 54 1.573 Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri. Anno 2012 a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Roma, 2013). | 45 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 46 TAVOLA 19 TITOLI UNICI ITALIANI IN PRIMA SERATA SULLE RETI GENERALISTE Film e reti tv 2007 2008 2009 2010 2011 2012 TOTALE GRUPPO RAI Uno Due Tre Totale Quota 8 2 4 2 6 5 27 2 5 0 0 2 2 11 7 17 26 33 21 25 27 29 26 34 36 43 143 181 16,2% 23,9% 20,3% 25,9% 27,2% 30,7% 24,3% MEDIASET Canale 5 Italia 1 Rete 4 Totale Quota 13 21 16 22 29 35 136 8 22 17 6 5 4 62 35 56 33 76 33 66 38 66 26 60 36 75 201 399 53,3% 55,1% 53,7% 58,9% 48,0% 53,5% 53,7% GRUPPO TIM La7 Quota 32 29 32 17 31 22 163 30,5% 21,0% 26,0% 15,2% 24,8% 15,8% 22,0% TOTALE Generale 105 138 123 112 125 140 743 Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri. Anno 2012 a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Roma, 2013). capacità del film in genere di produrre risultati di audience e di share all’altezza di altri programmi d’intrattenimento più popolari. Sul cinema in TV influisce però negli ultimi anni, in maniera determinante, la concorrenza intra moenia della pay tv che vede impegnate Sky Italia e Mediaset ad assicurarsi in esclusiva i diritti di sfruttamento dei lavori di maggior prestigio e successo, forti anche del vantaggio di poter contare su una finestra più ravvicinata di dodici mesi poiché il film, come noto, è insieme con il calcio il driver principe del mercato pay, nel cui nome vengono impostate le campagne pubblicitarie e quelle promozionali per la ricerca di nuovi clienti. La velocità del film in TV: 7,82 all’ora. È una sfida competitiva che continua tuttavia ad alzare l’asticella dell’offerta, attraverso un costante arricchimento delle library, funzionali non solo a irrobustire il catalogo generale delle opere in repertorio, ma anche ad alimentare i canali tematici (sono ben 32) e sostenere la domanda in modalità pay-per-view. Per quanto la rilevazione e la disponibilità dei dati relativi alle reti satellitari non siano tuttora del tutto esaustive, si può constatare come nel 2012 – sommando le diffusioni delle reti generaliste in chiaro, dei canali tematici e dei network che operano via satellite – la TV abbia sfondato il muro delle 65mila proiezioni sul piccolo schermo toccando quota 68.561, con un’offerta di prodotto che viaggia alla velocità di 7,82 film all’ora, ossia di 187,3 proiezioni per tutti i giorni dell’anno. 46 | 03_Capitolo 2 13/06/13 17:55 Pagina 47 | 47 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 48 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 49 CAPITOLO 3 «IL CINEMA È FORMIDABILE. PER STRADA SI VEDONO RAGAZZE VESTITE ALLA MODA. ARRIVA IL CINEMA E TI FA VEDERE I LORO SEDERI» Alberto Moravia (1907-1990) nel romanzo Il disprezzo (Bompiani, 1954) da cui Jean-Luc Godard ha tratto il film Le mépris (1963; Il disprezzo) Il ciclo degli investimenti F unzionale a delineare le scelte gestionali e le politiche di marketing del cinema italiano, il vaglio dell’offerta di prodotto è prima ancora essenziale per valutare l’evoluzione del mercato dei capitali e le strategie d’investimento delle imprese. Nelle sue dirette implicazioni con l’accentuarsi della sfida competitiva, il costante e intenso sviluppo dell’offerta comporta infatti a monte un proporzionale apporto di risorse economiche, in un processo di approvvigionamento che vede coinvolti gli operatori di ogni segmento d’attività, dal momento che i termini di un crescente fabbisogno finanziario si esprimono oggi a tutti i livelli della filiera. In questa ottica il punto nevralgico continua a essere rappresentato dalla produzione, perché da lì si snoda la vita industriale e artistica del film nazionale, in eterno bilico – e perciò sempre alla ricerca di un difficile equilibrio – fra le esigenze commerciali, come lasciano intendere lo script di Alberto Moravia riportato in testa al capitolo, e le oggettive aspirazioni autoriali confessate da un altro noto regista, il danese Lars von Trier, in un’intervista a «Studio Magazine» del giugno 2003: «Uno deve fare il film che vorrebbe vedere, non il film che vorrebbe vedere il pubblico». Dal lato della gestione puramente finanziaria i fattori che condizionano le case produttrici sono soprattutto tre. Innanzitutto il conferimento di mezzi propri in ragione dei valori patrimoniali e di capitalizzazione delle società, generalmente scarsi per le loro dimensioni relativamente piccole e quindi limitanti dei potenziali margini di operatività sul mercato dei capitali. In secondo luogo l’incalzante rotazione del capitale d’investimento per so- 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 50 stenere il continuo sovescio – di stagione in stagione – del portafoglio prodotti, in presenza di una sovrapposizione dei diversi cicli di ideazione e lavorazione e del loro sfasamento temporale che la rendono molto più ardua rispetto ai modelli di business comuni ai settori industriali, manifatturieri e dei servizi. Infine l’elevato grado di rischiosità implicito nell’opera filmica, la cui alta intensità di capitale d’investimento unitario – sia per la sua realizzazione sia per la contestuale promozione sui circuiti distributivi, soprattutto a fronte di un’offerta di prodotto in fase espansiva – è inversamente proporzionale alle opportunità di suddivisione del rischio stesso fra più progetti: elevandone il numero cresce il fabbisogno e in mancanza di un’adeguata copertura finanziaria sale a sua volta, e in misura ancora superiore, anche il tasso di rischiosità. Come dimostrano alcune recenti esperienze, altrettanto pericolosa si presenta l’alternativa di abbassare il coefficiente di ripartizione della provvista disponibile per infoltire il listino stagionale, in quanto la redistribuzione comporta la riduzione – in certi casi ai minimi termini – del budget al servizio di ogni singolo titolo in cantiere, minacciandone così l’esito finale e le successive possibilità di farsi largo sul mercato. 1. al servizio della produzione È con queste compatibilità che l’economia del cinema italiano, in definitiva, fa da sempre i conti. E in linea teorica il 2012 potrebbe essere stato sotto il profilo della gestione finanziaria l’anno più problematico di tutti. Perché, come già rilevato, proprio nell’ultima stagione il comparto cinematografico ha sviluppato progetti come mai precedentemente, conseguendo in termini di produzione il suo record storico con la realizzazione di 166 nuovi titoli. All’atto pratico invece al maggiore volume di prodotti ha corrisposto una raccolta di capitali d’investimento – pari a 493,14 milioni di euro – molto consistente. Non rappresenta un primato, ma è il terzo ammontare di ogni tempo e il più ricco degli ultimi cinque anni, essendo inferiore soltanto agli importi del 2007 e del 2004, rispettivamente di 519,9 e 504,5 milioni di euro (tavola 1). tavola 1 tUttI I CaPItalI INvEStItI NElla PRoDUZIoNE NaZIoNalE Importi in milioni di euro In film prodotti In film coprodotti Totale investimenti Quota coproduzioni 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 237,1 46,6 383,7 38,2% 197,4 307,1 504,5 60,8% 152,0 194,5 346,5 56,1% 187,6 209,4 397,0 52,7% 221,0 298,9 519,9 57,5% 253,3 181,5 434,8 41,7% 218,9 220,6 439,5 50,2% 254,7 169,3 424,0 39,9% 258,1 165,0 423,1 39,0% 256,2 236,8 493,1 48,0% Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2003 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. 50 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 51 Per valutare l’effettiva congruità di questa provvista, a fronte del picco di offerta di prodotto raggiunto, occorre tuttavia risalire alla composizione del bacino di finanziamento nelle sue diverse poste e al processo di costruzione di questi cespiti. Il 2012, infatti, è stato il secondo anno di piena e completa applicazione del sistema di incentivazione fiscale –basato sugli strumenti del credito d’imposta o tax credit e della detassazione degli utili o tax shelter – introdotto con la legge finanziaria 2008 (numero 244 del 2007) ed entrato in vigore nel maggio 2009 con il primo dei numerosi decreti attuativi che nella loro ritardata successione ne hanno in realtà compromesso inizialmente l’efficacia. Le norme relative alla detassazione degli utili per i produttori cinematografici sono state fra l’altro abrogate nel novembre 2011 (legge numero 183), mentre quelle previste per distributori e imprese investitrici esterne al comparto non hanno mai concluso il loro iter di approvazione. Un biennio di operatività consente in sostanza di verificare l’impatto di queste misure, decisamente significative, sul contesto finanziario del cinema e sul suo sviluppo. NatURa E oRIgINE DEllE RISoRSE Un primo riferimento è costituito – per continuità dell’evoluzione – dalla serie storica dei valori d’investimento secondo i tradizionali parametri, ossia considerando le risorse indotte dall’incentivazione fiscale (giuridicamente e tecnicamente titolare del credito d’imposta è il soggetto contribuente e non l’erario) quali componenti della provvista che le società di produzione apportano al servizio dei nuovi progetti, attraverso i mezzi propri o le tradizionali forme di finanziamento sul mercato dei capitali e del credito. Il primato dei capitali privati. Su questa linea d’osservazione si può così rilevare come gli investimenti privati non siano mai stati così elevati e i contributi diretti pubblici tanto esigui quanto nel 2012. Le risorse private italiane ed estere hanno sfiorato il 95% della raccolta complessiva. I capitali solo italiani risultano inoltre per la prima volta superiori a 310 milioni di euro e il valore di 312,35 milioni costituisce il limite massimo finora mai raggiunto. Non è arrivato a un nuovo tetto l’apporto degli investimenti esteri, ma con 152,94 milioni di euro rappresenta per consistenza il terzo degli ultimi dieci anni (tavola 2). Se da un lato questo corposo conferimento è alla base della maggiore realizzazione di opere finora realizzata dalle società nazionali, dall’altro fornisce un nuovo riscontro della dimensione strutturale che l’imprenditoria cinematografica ha gradualmente sviluppato negli ultimi anni: capacità di raccolta e composizione dei mezzi finanziari e gestione e organizzazione di quelli produttivi sono al servizio l’una dell’altra e alla prova dei fatti senza concrete disarmonie. Sono ormai cinque anni infatti che gli investimenti nella produzione nazionale si mantengono superiori a 420 milioni di euro. Dal bilancio dei nuovi titoli editati dal 2000 emerge indirettamente anche un diverso equilibrio di impieghi: più che risultato di picchi straordinari, il primato di film della stagione | 51 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 52 2012 scaturisce dal forte impegno sommato nei prodotti 100% italiani e nelle coproduzioni con l’estero, senza toccare in entrambi i casi volumi record (tavola 3). tavola 2 NatURa DEglI INvEStIMENtI al SERvIZIo DElla PRoDUZIoNE Importi in milioni di euro 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 TUTTI I CaPITalI DI NaTURa PRIVaTa e PUBBlICa INVeSTITI NeI FIlM Investimenti privati 274,9 409,7 317,0 353,7 456,9 359,2 398,3 388,6 Contributi pubblici 108,8 94,8 29,5 43,3 63,0 75,6 41,2 35,4 ToTale INVeSTIMeNTI 383,7 504,5 346,5 397,0 519,9 434,8 439,5 424,0 Quota capitali privati 71,7% 81,2% 91,5% 89,1% 87,9% 82,7% 90,6% 91,6% Quota fondi pubblici 28,3% 18,8% 18,5% 10,9% 12,1% 17,3% 9,4% 8,4% RISoRSe ITalIaNe QUOTA SU TOTALE Risorse private Contributi Fus* Quota privati italiani Quota statali Fus RISoRSe ITalIaNe: QUaNTI CaPITalI SoNo PRIVaTI o PUBBlICI 301,7 284,4 214,4 257,3 312,0 330,1 296,0 61,8% 39,2% 43,9% 47,3% 42,5% 58,3% 49,8% 192,9 189,6 184,9 214,0 249,3 259,1 257,9 98,9 94,8 29,5 43,3 63,0 71,0 38,1 50,2% 37,6% 53,3% 53,9% 48,0% 59,6% 58,8% 25,7% 18,8% 8,5% 10,9% 12,1% 16,3% 8,6% 2011 2012 390,3 465,29 32,0 27,85 423,3 493,14 92,2% 94,36% 7,8% 5,64% 312,2 60,1% 276,9 35,4 65,4% 8,3% 333,0 61,0% 303,2 28,8 71,7% 7,0% 336,75 68,28% 312,35 24,40 63,34% 4,94% CaPITalI eSTeRI: QUaNTe SoNo le RISoRSe PRIVaTe e PUBBlICHe CaPITalI eSTeRI 82,0 220,1 132,1 139,7 207,5 104,7 143,5 111,8 QUOTA CAPITALI ESTERI 21,4% 45,7% 38,2% 35,2% 40,0% 24,1% 32,7% 26,4% Capitali privati 82,0 220,1 132,1 139,7 207,6 100,1 140,4 109,5 Fondi pubblici** 9,8 4,6 3,1 2,2 Quota privati esteri 21,4% 43,6% 38,2% 35,2% 39,9% 23,0% 31,9% 25,8% Quota comunitari 2,7% 1,1% 0,7% 0,5% 90,3 21,3% 87,1 3,2 20,6% 0,7% 156,39 31,72% 152,94 3,45 31,02% 0,70% * Fra i contributi Fus sono considerati anche quelli deliberati negli anni precedenti. ** Dal 2004 al 2008 sono ascritti ai contributi nazionali Fus anche fondi per la coproduzione (che si ritiene in parte di fonte comunitaria Eurimages) per importi pari a: 11,4 milioni di euro nel 2004; 7,7 nel 2005; 6,2 nel 2006; 21,5 nel 2007; 21,6 nel 2008. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2003 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. tavola 3 la PRoDUZIoNE DI FIlM SECoNDo la NatURa DEI CaPItalI Numero di film 2000 2001 Film italiani prodotti* 86 Con soli capitali privati 57 Con contributi statali** 29 Film italiani coprodotti 17 Con soli capitali privati 17 Con contributi pubblici*** ToTale 103 68 37 31 35 35 103 2002 2003 2004 96 44 52 34 34 130 98 45 53 19 15 5 117 96 55 41 38 33 5 134 2005 2006 68 50 18 30 26 4 98 90 69 21 26 23 3 116 2007 90 61 29 31 14 17 121 2008 2009 123 82 41 31 16 15 154 97 71 26 34 22 12 131 2010 2011 2012 114 83 31 27 18 9 141 132 84 48 23 15 88 155 129 73 56 37 29 166 * Per film prodotto è inteso il film che ha ottenuto il visto censura nell’anno di riferimento e dal conteggio sono esclusi quelli a contenuto esplicitamente pornografico. Per film italiano si intende l’opera realizzata con l’apporto al 100% di capitale nazionale. ** Fra i contributi Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) sono considerati anche quelli deliberati negli anni precedenti. *** Con i contributi Eurimages. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2000 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. 52 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 53 DEStINaZIoNE D’IMPIEgo DEI CaPItalI Si è invece attenuata la concentrazione progressiva mostrata nel triennio precedente verso i film prodotti, rispetto a quelli realizzati nell’ambito della coproduzione, che hanno visto tornare dopo tre anni gli investimenti sopra quota 300 milioni, grazie in particolare all’afflusso di finanziamenti generato dagli operatori stranieri, salito di oltre dieci punti percentuali. I cineasti italiani vi hanno riversato in ogni caso 5 milioni di risorse in più rispetto all’anno precedente e hanno contribuito a ridare vigore alle collaborazioni internazionali (tavola 4). tavola 4 oRIgINE E DEStINaZIoNE DEglI INvEStIMENtI Importi in milioni di euro In film prodotti In film coprodotti ToTale INVeSTIMeNTI Quota produzioni Quota coproduzioni 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 DeSTINaZIoNe D’USo DeI CaPITalI INVeSTITI NeI FIlM ITalIaNI 237,1 197,4 152,0 187,6 221,0 253,3 218,9 146,6 307,1 194,5 209,4 298,9 181,5 220,6 383,7 504,5 346,5 397,0 519,9 434,8 439,5 61,8% 39,2% 43,9% 47,3% 42,5% 58,3% 49,8% 38,2% 60,8% 56,1% 52,7% 57,5% 41,7% 50,2% 2010 2011 2012 254,7 169,3 424,0 60,1% 39,9% 258,0 256,28 165,3 236,86 423,3 493,14 61,0% 51,97% 39,0% 48,03% In film prodotti In film coprodotti Quota italiana prodotti Quota italiana coprodotti RISoRSe CoMPleSSIVe QUOTA SU TOTALE IMPIeGo DeI CaPITalI NaZIoNalI PRIVaTI e PUBBlICI 237,1 197,4 152,0 187,6 221,0 253,3 218,9 64,6 87,0 62,4 69,7 91,4 76,8 77,1 61,8% 39,1% 43,9% 47,3% 42,5% 58,3% 49,8% 16,8% 17,2% 18,0% 17,5% 17,6% 17,6% 17,5% 301,7 284,4 214,4 257,3 312,4 330,1 296,0 78,6% 56,4% 61,9% 64,8% 60,1% 75,9% 67,3% 254,7 57,5 60,1% 13,5% 312,2 73,6% 258,0 256,28 75,0 80,47 61,0% 51,97% 17,7% 16,31% 333,0 336,75 78,7% 68,28% Solo IN CoPRoDUZIoNI QUOTA ESTERA DeSTINaZIoNe DeI CaPITalI eSTeRI PRIVaTI e PUBBlICI 82,0 220,1 132,1 139,7 207,5 104,7 143,5 21,4% 43,7% 38,1% 35,2% 39,9% 24,1% 32,7% 111,8 26,4% 90,3 156,39 21,3% 31,72% Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2003 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. la ripresa delle coproduzioni. Non è mutata tuttavia una certa vocazione autoctona dei filmaker italiani, più propensi (almeno da sei anni a questa parte) a detenere una quota di maggioranza – e quindi anche il comando delle operazioni – nei film prodotti in compartecipazione con case straniere (tavola 5). Nell’ambito delle coproduzioni va comunque registrato l’aumento dei partner coinvolti mediamente nella realizzazione delle opere. Nel 2011 i 23 titoli coprodotti avevano avuto per i produttori italiani 31 controparti estere – in un rapporto di 1,34 – di 13 Paesi diversi, 10 dei quali europei, con la Francia grande protagonista con 15 partecipazioni. Nel 2012 i soci d’oltreconfine sono stati 59 per 37 partnership – con un rapporto di 1,59 a produzione – e con una rappresentanza di 20 nazionalità (13 delle quali europee) dominata sempre dalla Francia, con 20 collaborazioni. Sarebbe in verità di un certo interesse conoscere la composizione internazionale dei soci d’opera secondo le due tipologie di cooperazione (tutte le quote minoritarie, ossia inferiori al 49%, devono essere in ogni caso superiori al 20%) ma il dato non è per ora rilevato. | 53 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 54 tavola 5 QUalI FIlM SoNo CoPRoDottI CoN l’EStERo Numero di film Coproduzioni Maggioritarie* Minoritarie Film italiani ToTale FIlM Quota coprodotti 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 17 35 34 19 38 30 26 31 31 34 27 23 37 8 22 17 12 15 16 11 17 20 17 14 14 21 9 13 17 17 23 14 15 14 11 17 13 9 16 86 68 96 98 96 68 90 90 123 97 114 132 129 103 103 130 117 134 98 116 121 154 131 141 155 166 16,5% 33,9% 26,1% 16,2% 28,3% 30,6% 22,4% 25,6% 20,1% 25,9% 19,1% 14,8% 22,3% * Il dato relativo al 2012 è comprensivo di una quota paritaria fra partner italiani e stranieri. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2000 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. 2. l’investimento di prodotto Riuscire a sostenere in modo tanto rilevante la propria attività conferma la predisposizione dei produttori – per nulla scontata, come si rileva in altri settori – a investire e reinvestire sul prodotto i capitali raccolti e rappresenta il primo elemento di valutazione nel merito della distribuzione delle risorse nel cinema italiano. In sede di analisi soccorre poi la rilevazione dei valori per unità di prodotto, basati sul parametro degli investimenti medi per ogni film, che delineano l’effettiva consistenza della produzione nazionale e le strategie di business delle sue imprese. La ripartizione delle risorse impiegate indica ad esempio che l’investimento medio per le opere 100% italiane è attestato per il 2012 – sia pure di poco – ancora al di sotto della soglia dei 2 milioni di euro (sempre superata fra il 2003 e il 2010), pur essendosi rivelato in leggero progresso dell’1,53% rispetto al 2011, quando si era registrato in verità il dato più basso (1,96 milioni di euro) del precedente decennio. In analogia si è mosso anche il trend delle coproduzioni, con una sostanziale differenziazione però fra il flusso medio dei capitali esteri, in ascesa del 7,65% da 3,92 milioni di euro a 4,22, e quello delle risorse italiane, in ribasso invece da 3,26 a 2,17 milioni del 33,43% (tavola 6). lE ClaSSI DI CoSto La suddivisione per classi di budget conferma in effetti l’alta incidenza (27,9% contro il 29,5% del 2011) di film a basso costo, che insieme con quelli a medio budget arrivano a costituire il 55,81% (rispetto al 56,9% della stagione precedente) dell’intero portafoglio prodotti (tavola 7). A differenza di dodici mesi precedenti, la caratura complessiva delle opere realizzate nel 2012 ha assunto però maggiore consistenza. L’afflusso di capitali è stato infatti maggiore nelle due classi di budget inferiori, che con un volume di opere pressoché simile a quello del 2011 hanno così potuto avvalersi di un aumento dell’investimento medio a doppia cifra. L’apporto di risorse è stato minore solamente nel cluster con oltre 1,5 milioni di costo-progetto, ma in virtù di un novero di titoli sensibilmente ridotto (da 57 a 47) ha visto crescere dopo due anni (+15,9%) la media delle risorse investite di quasi 700mila euro (tavola 8). 54 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 55 tavola 6 QUaNto CoStaNo IN MEDIa PRoDUZIoNI E CoPRoDUZIoNI Importi in milioni di euro 2003 2004 2008 2009 2010 2011 2012 Numero film prodotti* Investimento medio Film con aiuti statali Media contributi Fus** 98 2,42 53 1,69 FIlM DI PRoDUZIoNe NaZIoNale 96 68 90 90 123 2,06 2,24 2,08 2,45 2,05 41 18 21 29 41 2,03 1,21 1,76 1,42 1,20 97 2,25 26 0,94 114 2,23 40 0,88 132 1,96 48 0,18 129 1,99 56 0,43 FIlM ITalIaNI IN CoPRoDUZIoNe CoN PaRTNeR eSTeRI 19 38 30 26 31 31 34 7,68 8,07 6,48 8,05 9,64 5,85 6,48 4 5 4 3 17 15 12 2,42 2,28 1,92 2,07 1,26 1,44 1,13 3,38 2,29 2,08 2,68 2,94 2,47 2,26 4,30 5,78 4,40 5,37 6,70 3,38 4,22 27 6,27 9 1,04 2,13 4,14 23 7,18 8 0,41 3,26 3,92 37 6,40 7 0,49 2,17 4,22 Numero film coprodotti Investimento medio Film con aiuti pubblici** Media aiuti pubblici** apporto medio italiano apporto medio estero 2005 2006 2007 * Per film prodotti sono intesi i film che hanno ottenuto il visto censura nell’anno di riferimento e dal conteggio sono esclusi quelli a contenuto esplicitamente pornografico. Per film italiano si intende l’opera realizzata con l’apporto al 100% di capitale nazionale. ** La media degli aiuti statali e pubblici è calcolata sul numero dei film finanziati. Fra i contributi Fus sono considerati anche quelli deliberati negli anni precedenti. Fonte: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2003 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. tavola 7 lE tRE ClaSSI DI BUDgEt Produzioni per tipologia dei costi di progetto* low budget – Fino a 200.000 euro Budget medio – Da 200.000 a 1.500.000 euro alto budget – Più di 1.500.000 euro Totale film prodotti – Con soli capitali italiani 2007 2008 2009 2010 2011 2012 5 40 45 90 29 44 50 123 25 28 44 97 27 37 50 114 39 36 57 132 36 36 47 129 * La classificazione comprende i film prodotti con capitali al 100% italiani (escluse pertanto le coproduzioni). Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2007 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. I budget più alti dal 2007. La definizione di low, medio e alto relativo al valore del piano di finanziamento dei titoli non appare sicuramente del tutto appropriata in raffronto allo scenario internazionale che situa la fascia intermedia – quanto meno in Europa – fra 3 e 10 milioni di euro, ma la classificazione adottata in passato permette ora di commisurare i dati nel tempo. Se si assume quale base di riferimento solo il complesso di tutti i film realizzati con una dote di risorse superiore a 200mila euro (pari al 64,34% del numero totale, con una provvista di capitali corrispondente però al 98,88% dell’intero fabbisogno del comparto) si può constatare ad esempio che il livello di budget medio raggiunto nel 2012 è il migliore dal 2007 in poi, come peraltro si registra a proposito del singolo bacino delle opere con oltre 1,5 milioni di costo (tavola 9). | 55 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 56 tavola 8 CaRatURa DEllE oPERE PRoDottE Solo CoN CaPItalI ItalIaNI Investimenti in euro Numero opere prodotte Capitali investiti Variazione annua Investimento medio Variazione annua Numero opere prodotte Capitali investiti Variazione annua Investimento medio Variazione annua Numero opere prodotte Capitali investiti Variazione annua Investimento medio Variazione annua 2007 2008 2009 2010 2011 2012 loW BUDGeT – FINO A 200.000 EURO 5 29 25 265.443 2.602.489 2.412.332 -17,8% +980,4% -7,3% 53.088 89.741 96.493 -16,1% +68,8% +7,5% 27 2.174.860 -9,8% 80.550 -16,5% 39 36 2.772.000 2.966.000 +27,5% +7,0% 71.000 82.000 -11,9% +15,5% BUDGeT MeDIo – DA 200.000 A 1.500.000 EURO 40 44 28 37 34.252.175 35.864.600 19.622.584 30.923.945 +13,6% +4,7% -45,2% +57,5% 856.304 815.404 700.806 835.782 +17,2% -4,7% -14,0% +19,2% 36 36 28.936.000 36.908.000 -6,4% +27,5% 803.778 1.025.222 -3,8% +27,5% BUDGeT alTo – OLTRE 1.500.000 EURO 45 50 44 50 57 47 186.537.960 214.887.450 196.887.680 223.544.450 226.400.000216.410.000 +11,8% +15,2% -8,3% +13,5% +1,3% -4,4% 4.145.288 4.297.749 4.474.720 4.470.889 3.971.930 4.604.468 +1,0% +3,6% +4,1% -0,1% -11,2% +15,9% Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2007 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. Ma al di sotto dei canoni internazionali. Lo stesso confronto vale a mostrare quanto sia inferiore l’apporto medio degli operatori italiani alle coproduzioni rispetto ai partner internazionali, nonostante la prevalenza di opere realizzate con quote maggioritarie: 20 contro 16 in partecipazione minoritaria (più una a quote paritarie). Il contributo italiano supera di un soffio la metà di quello conferito dalle società estere e il differenziale sta a testimoniare la diversa caratura dei progetti promossi dalle case di produzione straniere. All’origine di uno scarto tanto considerevole vi sono probabilmente anche cause contingenti. Il regresso del 33,3% accusato nel 2012 segue una variazione del tutto opposta fatta registrare nel 2011 rispetto al 2010, corrispondente al 53,1%, e oscillazioni così vistose sembrano frutto di condizioni particolari piuttosto che di eventi d’ordinaria amministrazione. 3. l’investimento economico In verità un fattore di grande influenza si è innestato negli ultimi due anni nel processo d’investimento: il credito d’imposta. Di queste misure di incentivazione fiscale si è parlato approfonditamente nelle scorse edizioni (in particolare nell’ultima, alle pagine 4042 e 118-120) ed è necessario ricordare che ne sono destinatari i produttori per la realizzazione delle opere, i distributori sia per la distribuzione sia per la partecipazione alla produzione, gli esercenti per l’aggiornamento tecnologico in digitale degli impianti 56 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 57 tavola 9 a CoNFRoNto I CoStI MEDI DI PRoDUZIoNI E CoPRoDUZIoNI Film italiani prodotti* 2010 2011 2012 TUTTI I FIlM DI PRoDUZIoNe NaZIoNale 90 123 97 114 2.456.173 2.059.793 2.256.934 2.234.590 +17,8% -16,1% +9,6% -1,0% 132 1.960.000 -12,3% 129 1.986.689 +1,3% FIlM DI PRoDUZIoNe NaZIoNale a MeDIo e alTo BUDGeT – OLTRE 200.000 EURO Film prodotti* 85 94 72 87 93 Investimento medio 2.597.531 2.667.575 3.007.087 2.903.086 2.745.559 Variazione annua +18,1% +2,7% +12,7% -3,5% -5,4% 83 3.052.012 +11,1% FIlM DI PRoDUZIoNe NaZIoNale Solo aD alTo BUDGeT – OLTRE 1.500.000 EURO Film prodotti* 45 50 44 50 57 Investimento medio 4.145.288 4.297.749 4.474.720 4.470.889 3.971.930 Variazione annua +1,0% +3,6% +4,1% -0,1% -11,2% 47 4.604.468 +15,9% Film prodotti* Investimento medio Variazione annua Film coprodotti Capitali investiti Investimento medio Variazione annua apporto medio italiano Variazione annua apporto medio estero Variazione annua 2007 2008 2009 FIlM IN CoPRoDUZIoNe CoN PaRTNeR eSTeRI 31 31 34 27 23 37 298.876.456 181.455.462 220.607.470 169.304.796 164.999.976 236.587.120 9.641.176 5.853.402 6.488.455 6.270.548 7.173.912 6.401.621 +9,0% -39,3% +10,8% -3,3% +14,4% -10,7% 2.947.628 2.475.983 2.267.857 2.129.808 3.260.869 2.174.864 +9,8% -16,0% -9,2% -6,1% +53,1% -33,3% 6.693.548 3.377.419 4.220.588 4.140.740 3.913.043 4.226.756 +24,5% -49,5% +24,9% -1,9% -5,5% +8,0% * Per film prodotti sono intesi i film che hanno ottenuto il visto censura nell’anno di riferimento e dal conteggio sono esclusi quelli a contenuto esplicitamente pornografico. Per film italiano si intende l’opera realizzata con l’apporto al 100% di capitale nazionale. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2007 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. e anche per l’associazione in partecipazione alla produzione, infine le aziende esterne al comparto cinematografico che concorrono agli investimenti produttivi (tavola 10). Il FattoRE TAX CREDIT Le opere eleggibili al tax credit – che hanno quale destinazione primaria la proiezione nelle sale – sono lungometraggi italiani o stranieri (per la parte realizzata sul territorio italiano da produttori esecutivi nazionali), documentari, cortometraggi, film d’animazione, i cosiddetti film “difficili”, ossia opere prime e seconde o prodotte dalle scuole di cinema riconosciute oppure realizzate con budget inferiori a 1,5 milioni di euro, dal momento che i progetti a bassissimo costo non detengono credenziali adeguate per accedere al mercato distributivo. anche esterno alla filiera. Già nei loro semplici contorni generali queste norme mostrano, come sottolineato nelle righe iniziali, che nel processo d’investimento sono ora coinvolti ancor più direttamente di prima tutti i soggetti della filiera, con effetti che si ripercuotono sull’intero comparto e non solo. L’originalità del principio ispiratore delle misure di agevolazione fiscale consiste infatti proprio nell’apertura del credito d’imposta cinema| 57 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 58 tavola 10 lE CoMPatIBIlItÀ ECoNoMICHE DEllE agEvolaZIoNI FISCalI valori in euro e agevolazioni aliquota di Credito max retrocessione annuo-milioni Produttore Distributore* esercente investitore Digitale per esercenti Produttore esecutivo Industrie tecniche esterno*** Interno esterno 15% 10% 20% 30% 25% 25% 40% Investimenti max-milioni vincoli su budget TAX CREDIT o CReDITo D’IMPoSTa 3,50 23,33 49% costi-70% utili 1,00 20,00 49% costi-70% utili 1,00 5,00 49% costi-70% utili 0,05 0,16 200 mila in tre anni 5,00 ** 25% dei costi Italia 5,00 20,00 20 milioni a film 1,00 2,50 49% costi-70% utili Spese in Italia Intensità di aiuto 80% 80% 100% 60% 100% 80% 15,0% 10,0% 20,0% 25,0% 40,0% NoRMe NoN aTTUaTe PeR TAX SHELTER o DeTaSSaZIoNe DeGlI UTIlI 15,00 100% degli utili 100% 30% 30% utili reinvestiti 100% 27,5% 8,1% * Per i film d’interesse culturale l’aliquota sale al 15% delle spese di distribuzione e il credito annuo massimo per impresa a 1,5 milioni di euro su un investimento massimo di 10 milioni. Se la società di distribuzione investe in un film d’interesse culturale gode di un’aliquota del 20%, per un credito massimo di 1 milione di euro su un investimento massimo di 5 milioni. La condizione di investitore per l’impresa d’esercizio è contemplata solo per la produzione di film giudicati d’interesse culturale. ** Il credito d’imposta per i produttori esecutivi prevede il limite massimo di 5 milioni per ogni film e del 60% delle spese sostenute sul territorio. *** Il tax credit definito esterno è previsto anche per gli apporti finanziari di provenienza estera. Lo schema è costruito sulla base delle indicazioni riportate nel rapporto La via italiana al tax credit e al tax shelter per il cinema (coordinatore Dott. Antonio Di Lascio) realizzato a cura dell’Osservatorio dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Roma, marzo 2011). tografico, destinato alla produzione filmica, a soggetti economici che svolgono attività diverse da quelle del comparto. L’opportunità per queste società è duplice. La prima convenienza è economica: oltre al credito fiscale è prevista la suddivisione degli eventuali utili generati dallo sfruttamento del film in base alla quota conferita nel rapporto di associazione in partecipazione o di cointeressenza. La seconda utilità consiste nella possibilità di coniugare al beneficio finanziario anche la promozione della propria immagine e le iniziative di comunicazione di brand. Finanziati due terzi dei film. Secondo i dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac le richieste di credito d’imposta per i film 100% italiani sono pari a un valore complessivo di 49,33 milioni di euro nel 2011 e di 56,38 milioni di euro nel 2012, dei quali rispettivamente 39,31 milioni e 37,07 milioni di euro relativi alle società di produzione con un contributo alla formazione del budget d’investimento di quasi due terzi dell’intera produzione (64,52% dei titoli prodotti nel 2011 e 63,85% di quelli realizzati nel 2012). A questi importi si sono aggiunti 3,70 milioni nel 2011 e 3,68 milioni nel 2012 da parte delle case di distribuzione. In entrambi i casi si è registrato un lieve calo: -5,69% per le case di produzione e -0,54% sul versante di quelle distributive (tavola 11). La media di richieste per film è risultata di 1,70 nel 2011 e di 1,88 nel 2011, a causa dell’aumentato numero di istanze del 17,64%, a fronte però di un incremento dell’ammontare del credito d’imposta richiesto corrispondente al 30,22%, riflesso nella crescita dell’importo connesso in media alle istanze, passato da 530.030 euro a 651.019 euro. 58 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 59 tavola 11 RICHIEStE DI CREDIto D’IMPoSta PER FIlM 100% ItalIaNI aNNo 2011 QUota IMPoRto IMPoRto RICHIEStE SU totalE IN MIlIoNI € MEDIo IN € 98 33 39 170 100 63,23% 21,29% 39,310 TAX CREDIT PRoDUZIoNe 401.122 105 63,25% 37,070 353.047 10,020 TAX CREDIT eSTeRNo 303.606 54 32,53% 19,310 357.592 3,700 TAX CREDIT DISTRIBUZIoNe 94.871 41 24,70% 3,680 89.756 53,030 ToTale RICHIeSTe TAX CREDIT 311.941 200 120,48% 60,060 300.300 ToTale eFFeTTIVo DI FIlM CoN RICHIeSTe DI TAX CREDIT 53,030 530.030 106 100,00% 69,060 651.109 25,16% 109,68% 100,00% aNNo 2012 QUota IMPoRto IMPoRto RICHIEStE SU totalE IN MIlIoNI € MEDIo IN € Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari 2011 e 2012) a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema/Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac e di Cinetel (2011 e 2012). tavola 12 aPPoRto DEglI INvEStItoRI IN TAX CREDIT EStERNo Imprese investitrici e tax credit esterno in milioni di euro Credito, finanza e assicurazioni Informazione e comunicazione automobili e motocicli Società immobiliari attività scientifiche e tecniche Trasporti e magazzinaggio* Intrattenimento, parchi e sport* Industria manifatturiera Imprese di costruzioni alberghi e ristoranti agenzie di viaggi e noleggio Utilities energia, gas e acqua Sanità e assistenza sociale* Istruzione e altri servizi* ToTale CoMPleSSIVo** Ripartizione per attività 2011 aziende Importo Quota 8 5 7 1 10 0 0 5 2 3 2 1 0 0 44 11,61 0,94 2,12 0,10 4,61 0 0 2,19 0,10 1,61 0,99 0,80 0 0 25,07 46,31% 3,75% 8,44% 0,40% 18,40% 0,00% 0,00% 8,74% 0,40% 6,42% 3,95% 3,19% 0,00% 0,00% 100,0% Ripartizione per attività 2012 aziende Importo Quota 18 5 8 7 17 3 4 8 6 5 2 2 2 2 89 26,28 5,30 4,91 3,29 3,06 1,64 1,60 1,51 1,27 0,52 0,50 0,45 0,34 0,12 46,29 51,76% 10,44% 9,66% 6,48% 6,02% 3,23% 3,15% 2,98% 2,49% 1,02% 0,98% 0,89% 0,67% 0,24% 100,0% variazione Importo +126,3% +463,8% +131,6% +6.380,0% +30,3% +1.640,0% +1.600,0% -31,0% +1.170,0% -67,7% -44,4% -43,7% +6.700,0% +2.400,0% +84,6% * Le percentuali di variazione indicate per i settori che non avevano effettuato investimenti nel 2012 ha valore puramente simbolico. ** L’importo totale complessivo considerato nella ripartizione differisce in parte dal totale dell’apporto d’investimento da parte degli investitori esterni per il quale è stato richiesto l’accesso al credito d’imposta e pari nel 2011 a 25,05 milioni di euro e nel 2012 a 50,77 milioni di euro. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari 2011 e 2012) a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema/Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac (2011 e 2012) e del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. A queste risorse generate dalle concessioni del credito d’imposta si aggiungono poi quelle apportate dai nuovi investitori – ossia dalle società appartenenti a settori d’attività estranei al comparto cinematografico – per un ammontare di 25,07 milioni di euro nel 2011 e di 50,77 milioni nel 2012 con un valore più che doppio in virtù di una crescita del 102,67% (tavola 12, | 59 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 60 dove i valori di ripartizione variano leggermente per le oggettive difficoltà di rilevazione dei singoli investimenti e dove la crescita registrata corrisponde all’84,6%). D’altra parte è raddoppiato anche il novero delle aziende che hanno vestito i panni di nuovi investitori nel film italiano: 89 in rappresentanza di 14 diversi settori nel 2012, contro 44 appartenenti a 10 settori estranei al cinema per il 2011. tavola 13 RISoRSE MEDIE DEI NUovI INvEStItoRI IN TAX CREDIT EStERNo Imprese investitrici e importo medio in euro da tax credit esterno Credito, finanza e assicurazioni Informazione e comunicazione automobili e motocicli Trasporti e magazzinaggio* Società immobiliari Intrattenimento, parchi e sport* agenzie di viaggi e noleggio Utilities energia, gas e acqua Imprese di costruzioni Industria manifatturiera attività scientifiche e tecniche Sanità e assistenza sociale* alberghi e ristoranti Istruzione e altri servizi ValoRe MeDIo CoMPleSSIVo Ripartizione per attività 2011 aziende Importo medio 8 5 7 0 1 0 2 1 2 5 10 0 3 0 44 1.451.250 188.000 302.850 0 100.000 0 495.000 800.000 50.000 438.000 461.000 0 536.665 0 569.772 Ripartizione per attività 2012 aziende Importo medio 18 5 8 3 7 4 2 2 6 8 17 2 5 2 89 1.460.000 1.060.000 613.750 546.665 470.000 400.000 250.000 225.000 211.665 188.750 180.000 170.000 104.000 60.000 520.112 Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari 2011 e 2012) a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema/Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac (2011 e 2012) e del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio. Testimonial principi: banche e media. Estremamente significativo si rivela l’impegno di banche, società finanziarie e assicurative, che nell’ultimo anno sono arrivate a conferire ai piani di finanziamento dei progetti oltre il 50% degli apporti complessivi collegati all’utilizzo della leva fiscale introdotto dalle misure d’agevolazione. L’ammontare medio della loro partecipazione all’investimento produttivo – che sfiora la cifra di 1,5 milioni – si rivela largamente superiore alle cifre rilevate per le imprese degli altri ambiti d’attività. E la circostanza vale senza dubbio a legittimare la validità dello strumento d’incentivazione sotto l’aspetto economico, considerando l’estrema attenzione con cui istituti di credito, banche d’affari e compagnie assicurative selezionano i propri investimenti, avvalendosi peraltro di una consumata e consolidata esperienza in materia, oltre che di una certa conoscenza dell’universo cinematografico quali primi e istituzionali prestatori di credito e garanzie in sede di gap financing e del suo relativo pricing (tavola 13). In modo analogo può essere valutata, sotto il profilo delle opportunità di promozione e comunicazione dei propri asset d’immagine, l’adesione al regime di agevolazione tributaria consentita dalla produzione filmica da parte dei gruppi del settore Informazione e comunicazione, che nel giro di soli dodici mesi hanno rafforzato di quasi sei volte il va60 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 61 lore medio del loro finanziamento: 1,06 milioni nel 2012 contro 188mila euro nel 2011. Non va dimenticata poi la produzione di film stranieri realizzati in parte su territorio italiano, dei quali si hanno referenze cumulative in merito agli ultimi quattro anni che parlano tavola 14 RICHIEStE DI CREDIto D’IMPoSta PER FIlM StRaNIERI NUMERo FIlM 2009 2010 2011 2012 totalE 4 4 NUMERo PaESI FIlM e PaeSI PeR Il PeRIoDo 2009-2012 11 14 31 2009 2010 2011 2012 totalE 2 1 7 9 19 RICHIeSTe CoMPleSSIVe Nel PeRIoDo 2009-2012 RICHIeSTe IN MIlIoNI € MeDIa RICHIeSTe a FIlM IN € INVeSTIMeNTo IN MIlIoNI € MeDIa INVeSTIMeNTo IN € 21,060 670.354 84,250 2.717.741 Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari 2011 e 2012) a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema/Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac e di Cinetel (2011 e 2012). di richieste di tax credit per 21,06 milioni di euro (con una media di 670,3mila euro per i 31 film che hanno previsto lavorazioni in Italia) e di valori dell’investimento implicito quattro volte maggiori: 84,25 milioni di euro con una media a titolo di ben 2,71 milioni (tavola 14). lE FaSCE DI BUDgEt Nella sua funzione di nuovo volano dei capitali di finanziamento alla produzione lo strumento del credito d’imposta, in ragione delle risorse che include, impatta in misura diversificata sulla struttura per fasce di budget del comparto. Una prima ragione attiene alla consistenza del fabbisogno finanziario delle opere: un progetto che prevede una spesa di poche decine o di qualche centinaia di migliaia di euro offre oggettivamente un bacino di conferimento molto ristretto ai potenziali investitori, soprattutto esterni. Il secondo motivo appare strettamente collegato, perché nel calcolo dei ritorni economici, gli investitori valutano anche le aspettative di eventuali utili provenienti dallo sfruttamento delle opere finanziate – potendo accedere poi in sede di consuntivo alla loro detassazione – e delle attese di un esito profittevole nelle sale e negli altri canali di distribuzione: sono quindi in genere accreditati maggiormente i progetti sorretti da un forte impianto autoriale e artistico piuttosto che quelli realizzati in economia di mezzi. ai margini dei target d’investimento. Un ulteriore risvolto di natura economica attiene ad altri semplici calcoli di convenienza finanziaria, in quanto la leva fiscale mostra la sua validità nel rapporto costi-benefici se utilizzata al servizio di apporti monetari di un certo peso, dal momento che comporta pur sempre una gestione amministrativa e fiscale ancor prima della presentazione d’ammissione al MiBac e all’Agenzia delle Entrate. Vanno inoltre considerate le possibilità di ricavare dalla partecipazione alla dote finanziaria dei progetti anche un ritorno d’immagine o in termini di promozione del marchio e queste potenzialità sono attribuite ancora una volta in maggior misura a produzioni di cosiddetto richiamo più che a opere prime o seconde. | 61 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 62 tavola 15 TAX CREDIT E RISUltatI NEllE SalE valori in migliaia di euro* INCaSSo MEDIo 2011 Nessuna richiesta di credito d’imposta INCaSSo MEDIo 2012 126,00 193,93 Film con richiesta di tax credit produzione 2.048,00 2.029,21 Film con istanza tax credit distribuzione 2.059,00 1.073,14 Film con richiesta tax credit esercizio 2.542,00 3.112,11 * La rilevazione degli importi 2011 e 2012 di incasso, espressi in migliaia di euro, sono aggiornati rispettivamente al 31 marzo 2012 e 2013. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari 2011 e 2012) a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema/Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac e di Cinetel (2011 e 2012). La Direzione Generale per il Cinema del MiBac ha cominciato a rilevare attraverso i monitoraggi di Cinetel i risultati al botteghino dei film a nome dei quali sono state accettate richieste di tax credit, ma sembra ancora presto e difficile trarre indicazioni di merito, essendo per ora limitate alla tipologia degli investitori che fanno parte della filiera cinematografica (tavola 15). Se ne ricava tuttavia la conferma di come i titoli della fascia più bassa di budget, che devono affrontare anche oggettive difficoltà per accedere al mercato, restino per ora ai margini del cluster d’apporto delle risorse correlate all’utilizzo della leva fiscale. tavola 16 Il CREDIto D’IMPoSta PER ClaSSI DI BUDgEt Richieste di tax credit produzione e film prodotti per classi di costo Budget fino a 199mila euro Da 200mila a 799mila euro Da 800mila a 1.499.000 euro Da 1.500.000 a 2.499.000 euro Da 2.500.000 a 3.499.000 euro Budget oltre 3.500.000 euro ToTale DeI FIlM PRoDUZIoNE aNNo 2011 Numero Quota su classe 1 12 13 16 10 30 83 2,56% 57,14% 86,66% 100,00% 100,00% 96,77% 62,87% PRoDUZIoNE aNNo 2012 Numero Quota su classe 2 15 16 11 11 24 79 5,55% 60,00% 76,19% 100,00% 91,66% 100,00% 61,24% Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari 2011 e 2012) a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema/Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. È la stessa indicazione che deriva da un campo d’osservazione situato più a monte, in base cioè alla semplice ripartizione delle istanze di credito d’imposta fra le classi dei costi di progetto (tavola 16). Il numero di film ai quali sono imputate le richieste di tax credit produzione risulta abbastanza consistente rispetto al totale di quelli realizzati nel corso dell’anno, ma considerando la dimensione dei loro budget si può rilevare per la prima fascia di costo che soltanto un’opera nel 2011 e due nel 2012 hanno beneficiato di risorse apportate attraverso lo strumento del tax credit rispetto alle 39 e alle 36 effettivamente realizzate nel primo e secondo anno, in percentuali pertanto pari rispettivamente al 2,56% e al 5,55%. I riscontri migliorano per le due fasce successive: 25 e 31 titoli 62 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 63 supportati nei due anni dalle risorse indotte dall’uso della leva fiscale a fronte dei 36 e 46 prodotti, corrispondono al 69,44% e al 67,39%. In merito ai film di maggiore caratura, con piani di finanziamento superiori a 1,5 milioni di euro, si registra invece un en plein pressoché totale dei conferimenti operati in adesione al credito d’imposta produzione. la StRUttURa DEglI IMPIEgHI Più complessa appare l’analisi degli effetti espressi nell’ultimo biennio dalla piena applicazione delle misure di agevolazione tributaria. L’arco temporale è oggettivamente abbastanza ristretto; i valori dei due anni si presentano sostanzialmente omogenei. Il biennio 2011-2012 segue un anno, il 2010, straordinariamente positivo per il cinema italiano e foriero di risultati che in un contesto diverso – a parità di condizioni cioè di entrambi gli anni successivi, durante i quali l’involuzione economica è maturata in profonda crisi – con tutta probabilità molto difficilmente sarebbe stato possibile ripetere. tavola 17 la PRoDUZIoNE IN REgIME DI TAX CREDIT E TAX SHELTER Numero di film 100% italiani 2011 Quota 2012 Quota variazione Costo totale in migliaia di € dei film italiani Costo medio in migliaia di € 2011 2011 2012 Quota 2012 Quota variazione variazione 39 29,5% 36 4,6% ClaSSe DI BUDGeT FINo a 200MIla eURo -7,7% 2.772 1,07% 2.966 1,15% +7,0% 21 15,9% 25 19,4% ClaSSe DI BUDGeT Da 200MIla a 799MIla eURo +19,0% 10.268 3,98% 12.566 4,90% +22,4% 15 11,3% 21 16,3% ClaSSe DI BUDGeT Da 800MIla a 1.499MIla eURo +40,0% 18.668 7,23% 24.342 9,51% +30,4% 1.245 1.159 -6,9% 11 8,5% ClaSSe DI BUDGeT Da 1.500MIla a 2.499MIla eURo -31,2% 29.678 11,50% 20.096 7,84% -32,3% 1.855 1.827 -1,5% 9,3% ClaSSe DI BUDGeT Da 2.500MIla a 3.499MIla eURo +20,0% 30.200 11,70% 34.408 13,42% +13,9% 3.020 2.867 -5,0% ClaSSe DI BUDGeT olTRe 3.500MIla eURo +18,6% 166.522 64,52%161.906 63,18% -2,7% 5.372 6.746 +25,6% PRoDUZIoNe CoMPleSSIVa DeI FIlM 100% NaZIoNalI -2,3% 258.109 100%256.283 100% -0,7% 1.955 1.987 +1,6% 16 12,1% 10 7,6% 31 23,5% 132 100% 12 24 18,6% 129 100% 71 82 +12,6% 489 503 +2,8% Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2007 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. Appunto per questo si può semmai desumere che proprio il regime di completa “fattibilità” delle operazioni di ricorso al credito d’imposta ha permesso al cinema italiano di alimentare in misura decisamente elevata la sua offerta di prodotto. Eventualmente a scapito di una maggiore valorizzazione delle opere pianificate, come sembrano giustificare alcuni parametri in regresso di due delle classi di budget più alte (da 1,5 a 2,5 milioni di euro e da 2,5 a 3,5 milioni), specificamente per l’investimento medio a disposizione di ogni singolo titolo. Mentre sono aumentati i volumi complessivi degli in| 63 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 64 vestimenti al servizio dei film a più basso costo, nelle prime tre fasce comprese nel range che arriva fino a 1,5 milioni di euro (tavola 17). tavola 18 lE CoPRoDUZIoNI IN REgIME DI TAX CREDIT EStERNo valori espressi in milioni di euro CoPRoDUZIoNE MaggIoRItaRIa o PaRItaRIa 2011 Quota 2012 Quota variazione FIlM DI CoPRoDUZIoNE MINoRItaRIa 2011 Quota 2012 Quota variazione Capitali italiani Capitali stranieri ToTale CaPITalI PaRTNeRSHIP MaGGIoRITaRIe e MINoRITaRIe Del CINeMa ITalIaNo 64,17 79,64% 61,30 79,67% -4,47% 10,93 12,91% 19,17 11,98% 16,40 20,36% 15,65 20,33% -4,57% 73,70 87,09% 140,74 88,02% 80,57 100,0% 76,95 100,0% -4,40% 84,63 100,0% 159,91 100,0% valori espressi in milioni di euro Investimenti CaPItalI INvEStItI DaI PaRtNER ItalIaNI 2011 Quota 2012 Quota variazione 75,01 45,43% 80,47 33,97% +7,28% +12,91% +91,93% +88,95% INVeSTIMeNTI CoMPleSSIVI DeI PaRTNeR ITalIaNI e STRaNIeRI CaPItalI INvEStItI DaI PaRtNER EStERI 2011 Quota 2012 Quota variazione 90,10 54,57% 156,39 66,03% +73,57% CoSTo ToTale DeI FIlM IN CoPRoDUZIoNe valori espressi CoPRoDUZIoNI MaggIoRItaRIE E MINoRItaRIE in milioni di euro 2011 2012 variazione CoSTo ToTale 165,110 236,860 +43,37% NUMERo CoMPlESSIvo DI FIlM CoPRoDottI 2011 2012 variazione 23 37 +60,86% CoSTo MeDIo a FIlM Delle CoPRoDUZIoNI valori espressi in milioni di euro Numero di film CoSTo MeDIo CoPRoDUZIoNE MaggIoRItaRIa o PaRItaRIa 2011 Quota 2012 Quota variazione 14 60,87% 21 56,75% +50,00% 5,75 3,66 -36,33% FIlM DI CoPRoDUZIoNE MINoRItaRIa 2011 Quota 2012 Quota variazione 9 24,32% 16 43,24% +77,77% 9,40 9,99 +6,29% Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2007 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e per gli anni 2011 e 2012 dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. Orientato verso le stesse coordinate si profila anche l’impegno degli operatori nelle coproduzioni internazionali. In linea generale l’apporto di capitali italiani si è incrementato nel 2011 rispetto al 2010, anche se in proporzioni (+43,37%) inferiori alla maggiore intensità di realizzazioni (+60,86% in ragione dei 16 titoli prodotti in più: 37 contro 23). Ma l’aumento si è concentrato nei progetti con quote minoritarie, dove le risorse estere funzionali al governo delle società promotrici straniere sono addirittura quasi raddoppiate (+91,93%), mentre in quelli a guida e responsabilità italiana il conferimento di capitali si è contratto al pari del contributo dei partner d’oltreconfine (tavola 18). I MoDEllI DI BUSINESS Secondo le previsioni (e anche se non ancora compiutamente) il sistema di incentivazione fondato sul credito d’imposta sta sospingendo le case di produzione a un’interazione più intensa non solo con le società di distribuzione – già interlocutrici essenziali nell’avvio dei progetti e nell’immissione delle opere sul mercato – ma anche con gli altri soggetti della filiera e ha posto ormai le basi per una nuova interrelazione tra una platea di soggetti molto vasta (più di quella direttamente orientata alle 64 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 65 operazioni di product placement e alle collaborazioni di co-marketing o alle iniziative di merchandising) che pur operando in attività disparate e spesso lontane dal cinema vi trovano ora coincidenza d’interessi e terreno di convenienza economica. L’afflusso di investimenti in capo al tax credit va a reintegrare un portafoglio di opzioni in cui l’intervento di sostegno diretto da parte dello Stato, attraverso i contributi del Fus continua gradatamente a restringersi, e il supporto dei fondi e delle Film Commission territoriali può ricoprire un ruolo di supplenza ma non di portatore di ulteriori risorse. a difesa della catena del valore. Se soltanto si mettono in correlazione le quantità di richieste d’eleggibilità al credito d’imposta produzione (170 nel 2011 e 200 nel 2012) con il numero dei film prodotti 100% italiani (rispettivamente 132 e 129) si ha un’idea della platea di partner con cui l’imprenditoria cinematografica già si confronta e rapporta, dopo aver visto aprirsi la porta del product placement, da cui sono entrati i primi investitori esterni, e crescere in modo esponenziale il novero delle imprese che agiscono sui mercati secondari (editori, broadcaster del cosiddetto second screen, web company, aggregatori e packager di contenuti, provider e via dicendo) in una catena del valore che tende ad allungarsi con la conseguente spinta inerziale ad allargare il perimetro dei ricavi e spostarne il baricentro, trascinando verso valle i margini di profitto. Il credito d’imposta contribuisce viceversa a rafforzare la leva finanziaria in testa al processo produttivo, irrorando il bacino di raccolta delle risorse. E conduce il segmento della produzione ad acquisire nuove competenze specifiche e arricchire il suo ventaglio di esperienze. la lezione di Gilles Jacob. Manca ancora un elemento essenziale ed è la stabilità del quadro normativo in cui si esplica il credito d’imposta, già rinnovato una prima volta a fine 2012. In questo senso suona esemplare la testimonianza di Gilles Jacob – da 37 anni al vertice del Festival di Cannes prima come délégué générale e ora in qualità di presidente – sulla leadership della cinematografia francese in Europa: «Il cinema francese è diventato grande quando si è stabilizzato il fondo di sostegno del Cnc, il Centre National du Cinéma et de l’image animée». Senza certezza dello scenario operativo la progettazione cinematografica, che soprattutto per i film di maggiore spessore ha bisogno di tempi lunghi per svilupparsi e prendere corpo, diventa impalpabile e nel corso del 2013 due importanti produzioni internazionali hanno rinunciato a insediarsi come programmato in Italia1. 1 Ora mi dedico ai giovani, intervista a Gilles Jacob rilasciata a Gloria Satta (in «Il Messaggero», 26 maggio 2013). | 65 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 66 4. Il flusso delle risorse Un’altra questione aperta che condiziona il flusso delle risorse riguarda la prescrizione normativa alle emittenti televisive – pay tv e satellitari comprese – di riservare una quota del tempo di trasmissione e dei propri ricavi alla programmazione e all’investimento in opere cinematografiche nazionali ed europee. Introdotta in Italia nel 1989 in base alla legge numero 122 dello stesso anno, con cui veniva recepita la direttiva 552 “Télévision sans frontière” dell’Unione Europea (allora Cee, Comunità Economica Europea), questa regolamentazione è diventata poi parte del “Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici” (articolo 2-comma 1 e articolo 44-comma 2 “Norma di riferimento per il settore televisivo” del decreto legge numero 177 del 31 luglio 2005), che prevede in particolare obblighi più stringenti per la Rai, fissati attraverso il cosiddetto “Contratto nazionale di servizio” sottoscritto con il MiSe-Ministero dello Sviluppo Economico, e la vigilanza in materia dell’Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. INvEStIMENtI DEllE EMIttENtI tv Il 13 febbraio 2013 MiSe e MiBac hanno però emanato un decreto legge congiunto, operativo dal 1° luglio previa approvazione e sottoscrizione del Presidente della Repubblica, che riforma la materia con l’intento dichiarato (nella relazione d’accompagnamento) di non stabilire «ulteriori limiti» e dare «finalmente attuazione all’articolo 44 del Testo Unico» e «maggiore certezza al settore», con un «importante intervento di stabilizzazione degli investimenti cinematografici, che in tal modo, d’ora in poi, sono ancorati a valori oggettivi quali, gli introiti delle emittenti, la quota stabilita dalla legge, la sotto-quota stabilita nel decreto». Il nuovo decreto. In effetti il dispositivo prende opportunamente le mosse dal Testo Unico adottando senza modifiche gli stessi parametri di base per la programmazione di opere cinematografiche europee e italiane. In estrema sintesi: 10% del tempo di trasmissione, escludendo i servizi d’informazione e gli eventi sportivi, per le emittenti generaliste e 15% per la Rai; 10% di tutti i ricavi destinato alla produzione, al finanziamento, all’acquisto al pre-acquisto dei diritti di film europei o italiani per le reti generaliste e 20% per la Rai; ulteriori quote sottostanti riservate poi per i film realizzati negli ultimi cinque e in particolare (3,2%) per quelli italiani, infine altre frazioni percentuali per i documentari e i film d’animazione. Sul filo delle percentuali. Entra tuttavia nel merito della suddivisione dei tempi di programmazione e diffusione, operando una distinzione fra TV generaliste e tematiche (rispettivamente 1,3% e 4% per la Rai contro l’1% e il 3% degli altri network), e della ripartizione basata sui ricavi complessivi delle emittenti. Pur avendo proposto in un primo tempo di elevare al 3,5% la quota destinata al film italiano, i ministri firmatari Corrado Passera (MiSe) e Lorenzo Ornaghi (MiBac) hanno ad esempio mantenuto – dopo 66 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 67 le osservazioni della 7a Commissione permanente del Senato “Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport” – l’indice del 3,2%, elevandolo comunque al 3,6% per la Rai; così come hanno conservato al 70% la sottoquota (pari al 2,24%) da riservare a produzione, finanziamento, acquisto o pre-acquisto di opere recenti, ossia realizzate negli ultimi cinque anni, alzandola però all’80% (corrispondente al 2,88%) per la Rai e inserendo un’ulteriore clausola secondo cui alla destinazione del solo pre-acquisto di diritti, ossia al sostegno finanziario di titoli in preparazione o lavorazione, tutte le emittenti sono obbligate a riservare almeno il 30% di tali risorse. Il provvedimento precisa anche la definizione di “opere cinematografiche di espressione originale italiana degli ultimi cinque anni” contenuta nel Testo Unico e della sua adozione in capo a tutte le «emittenti televisive su qualsiasi piattaforma di trasmissione, compresa la pay per view, indipendentemente dalla codifica di trasmissione», senza escludere dal perimetro i terreni over the top, catch-up TV, smart TV, Iptv (Internet Protocol television) e mobile TV. Prevede inoltre per il semestre iniziale e i primi due anni un regime progressivo di applicazione, attraverso una verifica preventiva della sua attuazione alla scadenza del primo anno di vigenza. tavola 19 SIMUlaZIoNE agCoM DI FIlM IN tv CoN lE NUovE alIQUotE Palinsesti e canali televisivi Rai Uno Rai Due Rai Tre Canale 5 Italia 1 Rete 4 Sky Cinema 1 la7 ToTale oRE DI PRogRaMMaZIoNE 2011 totale Base di annuo calcolo* 8.678 6.183 8.675 7.309 8.321 6.003 8.760 5.277 8.760 6.013 8.760 6.113 8.742 8.276 8.760 6.197 69.438 51.371 QUota oPERE EURoPEE o ItalIaNE ore Film* annue all’anno 80 46 95 54 78 45 53 30 60 34 61 35 248 142 62 35 737 421 * La base di calcolo è relativa al monte ore di trasmissioni annue, escluse quelle dedicate ai servizi d’informazione e alla diffusione di eventi sportivi. Il numero di film all’anno è ricavato calcolando per ogni opera una durata di 100 minuti. Fonte dell’elaborazione: Relazione illustrativa del decreto interministeriale su analisi dei dati disaggregati di bilancio dei gruppi Rai, Rti-Mediaset, Telecom Italia Media e Sky Italia da parte di Agcom-Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Roma, 2013). Non si tratta in sostanza di norme sconvolgenti. Nel lungo testo d’approfondimento allegato sono peraltro messi a confronto i modelli di finanziamento del cinema nazionale in Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania, sono illustrate quali osservazioni della 7a Commissione del Senato sono state accolte oppure no (mentre la IX Commissione della Camera “Trasporti, poste e telecomunicazioni” non ha effettuato alcun esame) e viene più volte sottolineato come gli interventi proposti tendano soltanto a correggere in minima parte il quadro di riferimento attuale per riequilibrare verso il film italiano l’afflusso di risorse. | 67 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 68 Quale posta in gioco. A questo scopo appaiono anche alcune simulazioni elaborate dall’Agcom sui dati di bilancio e di programmazione delle reti TV relativi al 2011, quantunque le disposizioni si applichino in capo alle emittenti e non ai singoli canali (tavola 19). In base a queste analisi gli investimenti delle reti televisive che affluirebbero al comparto cinematografico – in relazione alle attività di produzione, finanziamento, acquisto e pre-acquisto e commisurati ai due coefficienti del 3,6% per la Rai e del 3,2% per le altre emittenti – sarebbero corrispondenti, allo stato attuale, a 182 milioni di euro (tavola 20). Sarebbero ammontati invece a 190 milioni qualora fosse stata fissata un’aliquota unica pari al 3,5% come proposto inizialmente. Com’è facile intuire, la materia resta in ogni caso delicata. E ogni decreto legge può essere oggetto di una proposta di legge in sede parlamentare per una sua eventuale revisione e quindi permane sulla sua proiezione futura un velo di incertezza. tavola 20 SIMUlaZIoNE agCoM DEl FlUSSo DI RISoRSE CoN lE NUovE NoRME valori Rai, Mediaset, tim e Sky aNNo 2009 espressi in milioni di euro valore Quota aNNo 2010 valore Quota aNNo 2011 valore Quota Ricavi delle emittenti* 5.800,3 100,0% 5.603,6 100,0% 5.370,0 100,0% Investimenti P-F-a-Pa 196,1 3,38% 189,8 3,38% 182,2 3,39% Di cui opere recenti* 146,4 2,52% 142,3 2,54% 136,8 2,54% Di cui pre-acquisto 43,9 0,75% 42,7 0,76% 41,0 0,76% LEGENDA INVESTIMENTI: P=PRoDUZIoNe - F=FINaNZIaMeNTo - a=aCQUISTo - Pa=PRe-aCQUISTo totalE 2009-2011 valore Quota 16.774,4 568,1 425,5 127,6 100,0% 3,38% 2,53% 0,76% * Le emittenti considerate sono: Rai, Rti-Mediaset, Telecom Italia Media (cui hanno fatto capo fino al 2012 La7 e Mtv) e Sky Italia. Per opere recenti si intendono film italiani o europei realizzati nel corso degli ultimi cinque anni. Fonte dell’elaborazione: Relazione illustrativa del decreto interministeriale su analisi dei dati disaggregati di bilancio dei gruppi televisivi Rai, Rti-Mediaset, Telecom Italia Media e Sky Italia da parte di Agcom-Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Roma, 2013). Una questione aperta. Su alcuni punti la questione è controversa e aperta da tempo. A fronte di un ruolo innegabile dei gruppi televisivi quali produttori di primo piano del comparto cinematografico, resta ad esempio indeterminata la reale consistenza dell’attività svolta in house, attraverso le società produttive e di distribuzione di loro proprietà, rispetto a quella sviluppata in coproduzione e associazione in partecipazione piuttosto che nell’acquisizione dei diritti di trasmissione o con i cosiddetti contratti di pre-acquisto (pre-vendita per i produttori indipendenti). Come recita anche il bilancio 2012 di Mediaset a proposito della controllata Telecinco Cinema, interessi e core business restano concentrati nella produzione diretta: «sulla base delle disposizioni normative che obbligano gli operatori televisivi spagnoli a investire il 3% dei ricavi operativi in produzioni cinematografiche spagnole ed europee, Mediaset España ha sempre cercato di trasformare questo obbligo di legge in opportunità imprenditoriale ed è impegnata da alcuni anni nella realizzazione di importanti pellicole di qualità». I termini d’attribuzione. Vi sono risultanze discrepanti fra alcuni valori posti a bilancio dalle emittenti in forma generica quali acquisti di diritti e i proventi delle controllate sotto 68 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 69 veste di cessione alle capogruppo, senza alcuna distinzione su entrambi i versanti fra opere straniere, europee e nazionali. Stridono i dati relativi all’attività di licensing riportati nei rendiconti economici dei gruppi TV e in quelli delle case di produzione e distribuzione indipendenti, in un turnaround di compravendite che dovrebbe trovare non certo punti di perfetta convergenza ma quanto meno qualche tratto in assonanza di proiezioni. Non si mostrano in equilibrio i rapporti fra le percentuali di programmazione e dei tempi di diffusione (adottate a parametro dal nuovo decreto legislativo del febbraio 2013) dei titoli europei e soprattutto italiani rispetto a quelle relative ai titoli extraeuropei, in particolare statunitensi, e non si riscontrano significative coerenze fra i volumi dei film inseriti in palinsesto datati prima del 2000 rispetto a quelli del periodo successivo (il 79,20% tra gli italiani nel 2012 contro il 20,80%, di cui soltanto il 3,83% in uscita nel triennio conclusivo), in considerazione delle quote di investimenti e di diffusione da riservare ai lungometraggi prodotti negli ultimi cinque anni. Chi è che investe. Distinguere i capitali messi a budget dei progetti di propria produzione o in associazione di partecipazione da quelli destinati all’acquisizione o al pre-acquisto di diritti non è una semplice questione tassonomica. Perché i primi sono investimenti dei network TV diretti al finanziamento e alla realizzazione in prima o interposta persona di opere. Nonostante siano spesso definiti come investimenti delle stesse emittenti televisive, i secondi non corrispondono invece a impieghi d’investimento e nemmeno ad anticipazioni – alla stregua di quelle bancarie – come lascia intendere la definizione ricorrente di contratti di pre-vendita. Sono al contrario risorse che gli altri operatori hanno ricavato cedendo materialmente licenze e diritti dei propri progetti in divenire e immediatamente utilizzato per finanziare appunto altre opere: le loro, delle quali conservano la titolarità. Clausole e garanzie accessorie. Un secondo profilo di perplessità degli operatori cinematografici deriva dalle strategie di ottimizzazione che hanno condotto i network televisivi nell’acquisto, secondo le indicazioni di legge, dei diritti di sfruttamento delle opere sulle reti generaliste ad annettersene contemporaneamente la programmazione sui canali tematici in costante crescita di audience (altro aspetto che trova rispondenza nei correttivi introdotti dal recente decreto legge). Nella cornice delle politiche di massimizzazione delle risorse sembra altresì rientrare la convenzionale clausola nei contratti d’acquisto da parte delle pay tv secondo cui viene contestualmente preclusa l’immissione dei film sul circuito home video, congelandone in pratica la circolazione sul mercato dopo l’uscita nelle sale per vari mesi. la valorizzazione del prodotto. Essendo l’apporto dei gruppi televisivi di primaria rilevanza, l’effettiva valorizzazione del prodotto film sul piccolo schermo resta centrale nel modello di fundraising del cinema. A maggior ragione nel corso di una congiuntura economica in depressione e in una fase che vede i ricavi pubblicitari – e in diretta conseguenza anche quelli di fatturato complessivi – del settore televisivo in sensibile riduzione. | 69 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 70 La stessa relazione illustrativa che accompagna il testo del decreto legislativo sulle nuove norme di riferimento delle emittenti TV riconosce che le stime di risorse per 182 milioni di euro derivanti dallo sfruttamento dei film sui diversi canali televisivi non sarebbero del tutto appropriate allo stato attuale. CREDIto BaNCaRIo E PaRtNER FINaNZIaRI Si potrebbe dire la stessa cosa del mercato creditizio, al cospetto di una stretta da parte degli istituti bancari nel sostenere la finanza d’impresa che da quasi due anni ormai viene individuata come una delle cause principali delle difficoltà incontrate dal sistema produttivo nel far fronte alla crisi dei consumi e alla riduzione delle spese delle famiglie oltre che delle amministrazioni pubbliche. Ma il ruolo delle banche nei confronti del cinema non è mai stato trascurabile. Quando si annota che sull’apporto delle reti televisive in termini di finanziamenti, acquisti e pre-acquisti dei diritti del film italiano (produzione a parte, ovviamente) sembra sussistere la percezione di una certa sovrastima di valore rispetto ai riscontri dei volumi e delle caratteristiche della programmazione, è alle banche che si pensa quale stanza di compensazione per “soddisfare” le necessità d’investimento sul prodotto. anche nel capitale di rischio. Nella loro attività di intermediazione e di sconto hanno sempre rappresentato la controparte in grado di integrare con lo storico strumento del “mezzanino” sia i capitali di funzionamento delle società sia le esigenze di gap financing a sostegno della realizzazione dei nuovi progetti. Ma nel periodo più recente le banche hanno cominciato a guardare con più attenzione al comparto cinematografico, investendo direttamente nella produzione attraverso fondi di stanziamento con i quali sfruttare i benefici della leva fiscale. Ultima in ordine di tempo, dopo UniCredit, Intesa Sanpaolo, BnlBnp Paribas, Banca Popolare di Vicenza, è stata Extrabanca, istituto di credito fondato nel 2010 per operare in prevalenza con i cittadini stranieri residenti in Italia e le loro imprese, di cui è diventato socio di maggioranza con il 38,9% delle azioni, nel giugno scorso, il fondo private equity Sator di Matteo Arpe attraverso un aumento di capitale di 17 milioni di euro, e che ha affiancato Lumiq Studios, Indiana Production ed Eagle Pictures per Italian Movies (2012), opera d’esordio di Matteo Pellegrini. Gli accordi-quadro. Come descritto in dettaglio nella precedente edizione (pp. 42-50) le aziende creditizie hanno ampliato il portafoglio degli strumenti d’intervento e hanno stretto vari accordi-quadro con la categoria degli operatori, ai quali si è aggiunto nel novembre 2012 il protocollo d’intesa firmato da Bil-Banca Impresa Lazio con Anica, che tende a favorire l’accesso delle società di produzione ai fondi di Sviluppo Lazio (finanziaria della Regione Lazio), alle linee di credito di UniCredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena e Bnl-Bnp Paribas – azionisti con l’ente regionale di Bil – e alle agevolazioni del Fcg-Fondo Centrale di Garanzia del Ministero per lo Sviluppo Economico (di cui la stessa Bil è ente certificatore del merito di credito per le aziende), che con 2 miliardi di euro di 70 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 71 dotazione è il principale strumento d’incentivazione finanziaria delle piccole e medie imprese dell’apparato produttivo nazionale. Il conferimento del sistema bancario e finanziario si snoda in sostanza attraverso gli interventi di credit discounting (al servizio soprattutto dei contratti di pre-vendita e dei contributi pubblici del Fus e dei fondi regionali), di gap financing con aperture di linee di credito (mutui e affidamenti) e in materia di collaterals – assicurando fidejussioni e agevolando l’accesso ai fondi di garanzia come Fgc, ai consorzi fidi e ai fondi di sostegno promossi a livello regionale – per un valore complessivo stimato vicino a 30 milioni di euro, superiore alla partecipazione al capitale di rischio che esprimono con gli investimenti diretti in funzione del tax credit esterno per 26,28 milioni di euro. CROWFUNDING Restano per ora confinate ai minimi termini altre forme alternative di provvista di capitali esterni, come quella suggestiva del crowfunding, ossia la raccolta di fondi con la proposta di versamenti volontari – in cambio di azioni nominali di valore pari percentualmente all’incidenza della somma apportata rispetto al conferimento totale – da parte di sottoscrittori sollecitati in genere attraverso la rete internet. La pratica si sta gradatamente diffondendo, al punto che Banca d’Italia e Consob (la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) stanno mettendo a punto un sistema di regolazione per disciplinarne l’utilizzo. Tuttavia per il cinema anche l’unità di misura dei progetti a cosiddetto basso costo (con la sola eccezione forse dei cortometraggi) si pone a livelli piuttosto alti rispetto alla media dei progetti, di vario genere, presentati sulla piattaforma web. la difficile raccolta dal basso. Il primo film, rigorosamente low cost, girato come regista dall’attore Luca Argentero è costato ad esempio 106mila euro ed è stato editato in copia unica; 50mila invece Sheer (2013), opera d’esordio realizzata negli Stati Uniti da Ruben Mazzoleni, diplomatosi alla New York Film Academy e rimasto negli Usa a lavorare quale assistente per piccole produzioni. Procede invece lentamente la sottoscrizione per Un indovino mi disse che il regista Mario Zanot vuole trarre dall’omonimo libro di Tiziano Terzani con la collaborazione della famiglia del giornalista e scrittore scomparso nel 2004: su un budget di 1,5 milioni di euro la quota da finanziare è di 500mila con versamenti di 10,50 e 100 euro e sei mesi dopo l’apertura del sito web l’impegno dei coproduttori spontanei era a quota 36.555 (in caso di mancata realizzazione i fondi saranno destinati all’ospedale di Emergency di Lashkar-gah, in Afghanistan, intitolato a Terzani). Un altro autore, Esteban Vivaldi, per il suo futuro lungometraggio Era del rame di 70 minuti, diviso in tre episodi, propone vari scaglioni di importi (da 5 a 1.000 euro) in cambio di un pari numero di fotogrammi in download fra i 120mila già girati, dell’ingresso gratuito alla prèmiere, del nome dei donatori nei titoli di coda e poi – con il salire delle cifre in denaro – di stampa dei fotogrammi, copie degli eventuali poster, libri d’immagini di lavorazione, storyboard, DVD. A un mese dal lancio dell’iniziativa ha raccolto 1.150 euro, denaro ancora insufficiente a ipotizzare sia un possibile budget sia un’effettiva produzione. | 71 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 72 PRoDUCt PlaCEMENt Mantiene invece il suo forte apporto il product placement, in virtù anche delle opportunità create con il credito d’imposta esterno, che ha avvicinato al cinema nuove imprese investitrici, molte delle quali già orientate a sviluppare iniziative di promozione e comunicazione. Il fatto che l’inserimento di immagini o citazioni di marchi e prodotti venga valutato già in fase di script ne facilita la pianificazione, a fronte di contratti che assicurano ancor prima dell’inizio delle riprese la corresponsione del 50% del costo concordato (l’altro 50% viene versato di solito in coincidenza con l’uscita nelle sale) a immediato beneficio del budget d’investimento. L’elevato numero di film prodotti ha contribuito – grazie all’esperienza ormai consolidata anche nel cinema italiano in tema di product tie-in – a mantenere vitale il mercato, come dimostra l’ultimo film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza, presentato al Festival di Cannes 2013, che include otto posizionamenti di marchi e prodotti. In considerazione della diffusa pratica del barter deal, basata sul pagamento in natura, ossia sulla fornitura di prodotti o materiali utili alla lavorazione in cambio di citazioni o inquadrature, che riguarda circa il 40% delle iniziative, il valore effettivo delle partnership commerciali legate alla produzione 2012 è valutato pari a circa 25 milioni di euro. 5. Finanza d’impresa e mezzi propri Fuori dal perimetro della provvista di risorse destinate alla realizzazione di nuove produzioni, ma dentro quello della finanza d’impresa rientrano la raccolta e la formazione di altri capitali per il consolidamento dei cespiti patrimoniali – e quindi dei valori economici – delle società, spinte propulsive che nel rafforzare i cosiddetti mezzi propri si riflettono poi nella capacità delle stesse aziende di sviluppare e sostenere finanziariamente la propria attività. Si tratta di operazioni e interventi che riguardano il comparto in tutti i suoi segmenti, dalla produzione all’esercizio, e l’intera filiera su un piano di profili molto diversificati. oPERaZIoNI DI CaPItalE E DI BoRSa Fino al 2011 solo una società era quotata in borsa: Mondo Home Entertainment, controllata dal gruppo Mondo TV di cui era socio di maggioranza la famiglia Corradi. Altre società erano o sono presenti soltanto indirettamente. Medusa Film e Telecinco Cinema attraverso la controllante Mediaset, subholding del gruppo Fininvest che fa capo alla famiglia Berlusconi. Poi Mikado Film e Dolmen Home Video tramite De Agostini Communications, subholding di riferimento del gruppo B&D controllato dalle famiglie Boroli e Drago. Infine The Space Cinema attraverso l’azionista di maggioranza 21 Partners (col 51% delle azioni, mentre il 49% è nel portafoglio di Rti-Mediaset) appartenente a Benetton Group della holding Edizione della famiglia Benetton, anche se va evidenziato che nella primavera 2012 la capogruppo ha proceduto al delisting del suo titolo e quindi anche il primo circuito nazionale dell’esercizio è uscito dal perimetro borsistico. 72 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 73 A inizio 2013 Borsa Italiana conta invece tre imprese cinematografiche (tabella 21). L’approdo è avvenuto in seguito a una lunga serie di operazioni societarie che hanno investito tra la fine del 2009 e l’autunno 2012 il gruppo Mondo TV e la subholding Mondo Home Entertainment, controllate dal fondatore Orlando Corradi. In seguito a un processo d’espansione molto rapido, Mondo TV si era trovato all’inizio del 2010 in una situazione finanziaria abbastanza critica e aveva avviato procedure sia per promuovere un aumento di capitale con il proposito di entrare a sua volta in Piazza Affari (nel frattempo l’azionista di maggioranza aveva diluito la sua quota per far fronte ai crescenti impegni finanziari) sia per ristrutturare la forte posizione debitoria accumulata con le principali banche di riferimento. Nelle more di questa fase travagliata una società d’investimento, la Sinpar poi diventata Sintesi (che ha raccolto le spoglie dell’antica quotata Broggi Izar Fabbriche Riunite), ha acquisito con la controllata Carax un significativo pacchetto di azioni di Mondo HE sul mercato borsistico diventandone con oltre il 24% primo azionista di riferimento. tavola 21 QUalI tItolI SI tRovaNo NEl lIStINo DElla BoRSa valori in euro SEDE MERCato FlottaNtE* CaPItalE SoCIalE Mondo TV Roma MTa 35,78% 13.212.414 Moviemax M.G. Milano MTa 52,65% 2.065.283 Mondo TV France Parigi aIM 25,00% 1.100.000 LEGENDA MERCATI: MTa=MeRCaTo TeleMaTICo aZIoNaRIo - aIM=MeRCaTo alTeRNaTIVo DeI CaPITalI CaPItalIZZaZIoNE 13.928.527 5.307.777 8.149.417 * Per flottante si intende la quota di azioni immesse sul mercato borsistico e oggetto di trattative rispetto al numero totale di titoli che compongono il capitale sociale. La capitalizzazione esprime invece il valore medio registrato dai titoli delle società in Borsa nel maggio 2013. Elaborazione su dati di Borsa Italiana SpA (Milano, 2013). Il primo raid in Borsa. È così maturata una profonda trasformazione delle due realtà. La famiglia Corradi ha ceduto tutte le sue azioni e si è concentrata su Mondo TV, una delle principali realtà dell’animazione nazionale, portandola alla quotazione sul Mercato Telematico Alternativo nel gennaio 2012 e poi sottoscrivendo nell’aprile successivo un aumento di capitale per 11,3 milioni di euro (di cui 6,520 convertendo propri titoli e 4,780 con un conferimento in denaro). Successivamente ha incorporato per fusione tre delle sei imprese collegate – Doro TV Merchandising, Mondo TV Distribution e Mondo TV Consumer Products – e posto in liquidazione la consociata tedesca Mim-Mondo Igel Media, che era quotata allo start-up market di Amburgo. Da parte sua, Sintesi ha trasferito da Carax a IeS-Investimenti e Sviluppo – altra lontana erede di uno storico titolo di Piazza Affari, la Centenari e Zinelli – la quota di controllo di Mondo HE; ha acquisito da Marco Dell’Utri e Rudolph Gentile la casa di produzione Moviemax e ridenominato la nuova realtà Moviemax Media Group, costituendo due nuove controllate chiamate Moviemax Production e Moviemax Italia; ha quindi varato un aumento di capitale per 4,999 milioni di euro e portato dal 24,76% al 41,65% il proprio pacchetto di maggioranza. Al vertice della catena di controllo, che risale da Moviemax a IeS e poi a Sintesi, vi è AC Holding, di cui risultano soci di riferimento i finanzieri Andrea Tempofosco e Corrado Coen. | 73 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 74 È la prima volta in Italia che l’imprenditoria cinematografica diventa protagonista di un così intenso turnaround azionario sui listini di Borsa. MERGERS & ACQUISITIONS Dopo un 2011 di relativa calma, il 2012 – seppure solo verso la fine dell’anno – si è rivelato intenso anche sul fronte dei passaggi di proprietà e dell’attività di mergers & acquisitions (tavola 22). Warner Bros. Entertainment Italia, società che fa capo all’omonima holding cinematografica della corporate statunitense Time Warner, ha rilevato (per un importo non comunicato) da Medusa del gruppo Rti-Mediaset la divisione Medusa Home Video, tra i primi operatori nazionali della distribuzione di DVD e dischi blu-ray. Nel contempo Mediaset España Comunicación ha acquistato il restante 50% del circuito di sale Premiere Megaplex, di cui deteneva già la metà del capitale. Il gruppo Aislin controllato per il 95% del capitale dal fondo di private equity Cambria, fondato a Londra da Mario Mauri, ha acquisito il 49% della casa di produzione francese Pampa, produttrice di numerose fiction anche per Rai e Mediaset (come Soraya; 2003, Callas e Onassis; 2005, Guerra e pace; 2007 e Coco Chanel; 2008) e guidata da Nicolas Traube, entrato a sua volta nel capitale di Aislin con una partecipazione del 5%. Con questa operazione, del valore stimato di 15 milioni di euro, il gruppo italiano che già controlla l’altra società produttrice PayperMoon, ed è socia dal 2009 con una quota pari al 39% della Palomar di Carlo Degli Esposti, è diventato ora primo azionista anche di Pampa. A fine anno poi Viacom International Media Networks, capofila per Europa, Africa e Medio Oriente della conglomerata americana Viacom, ha acquistato da Mtv Italia del gruppo Telecom Italia Media il 51% dei due brand Comedy e Nickelodeon dedicati alla produzione di film e serie TV per bambini, diffusi sui canali tematici Comedy Central, Nickelodeon e Nick Jr. L’operazione, che ha comportato un investimento complessivo di quasi 16 milioni di euro, è stata condotta attraverso la neo-costituita Viacom Italia e va integrare la presenza della compagnia in Italia, che oltre a gestire il centro di produzione milanese World Design Studio (che fa capo a Mds) è già azionista col 33% di Rainbow e con il 49% della stessa Telecom Italia Media. Tutto italiano è invece l’investimento per circa 1 milione di euro effettuato dal gruppo L’Espresso con la controllata Elemedia per rilevare da Ibs.it di Messaggerie Italiane il 51% della società Mo-Net, titolare del sito MYmovies.it con cui rafforzare la sua presenza nell’entertainment digitale. Il sito dichiara 3 milioni di utenti unici mensili e 200mila giornalieri, con 100mila streaming video al giorno e una disponibilità in library di oltre mille titoli visibili sulla piattaforma Mymovieslive! anche in contemporanea o in anteprima rispetto all’uscita in sala. Con l’ingresso del Gruppo L’Espresso della famiglia De Benedetti la quota di Ibs.it è scesa al 15% e quella dei fondatori di Mo-Net, i fratelli Guazzo, si è diluita al 34%. oPERaZIoNI SoCIEtaRIE Ai fini di un maggiore consolidamento molte società procedono in corso d’anno a riassetti organizzativi e patrimoniali e nel 2012 si sono registrati sotto questo aspetto numerosi interventi, 74 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 75 tavola 22 lE PRINCIPalI oPERaZIoNI DI MERGERS & ACQUISITIONS oggetto transazione* acquirente Controparte Milioni di € Ciro e Stefano Dammicco Roberto Cicutto-Luigi Musini Famiglia Bernabei Iginio Straffi Sergio Castellani-Marco BalichStefano Coffa-Giorgio Martino Europlex Cinemas Sarl Draco-Minerva-Globalplex-Alpe Adria Famiglia Furlan Ieg-Italian Ent. Group 63,0 - 2008 eagle Pictures (100%) Mikado Film (100%) lux Vide (25%) Rainbow (2%) Filmmaster Group (100%) europlex (100%) Cinestar (100%) Cinecity a.&C. (60%) Ieg-Italian entertainment. Group (25%) Prima TV De agostini Prima TV Prima TV Ieg-Italian ent. Group Warner Village Warner Village Msref V-Morgan Stanley Cinecittà Holding 18,7 0,0 2009 Cattleya (20%) Universal Pictures Riccardo Tozzi-Giovanni Stabilini-Marco Chimenz Medusa Cinema (51%) 21 Partners Rti-Mediaset Warner Village Cinema The Space Cinema Time Warner Inc. Immobili Warner Village Delta Idea-Fimit Sgr The Space Cinema Cinecittà Studios (75%) Ieg-Italian ent. Group Cinecittà Holding Cinecittà entertainment (49,6%) Ieg-Italian ent. Group Cinecittà Holding Mediaport (100%) Farvem R.e. (Massimo Ferrero) Cinecittà Holding GlobalMedia (100%) Farvem R.e. (Massimo Ferrero) Cinecittà Holding Mediaport Cinema (75%) Farvem R.e. (Massimo Ferrero) Cinecittà Holding Mikado (51%) Mik Holding (Franco Tatò-Sonia Raule) De Agostini Communications Palomar (39%) Cambria Funds Carlo Degli Esposti Cinecity a.&C. (10%) Msref V-Morgan Stanley Gianantonio e Daniele Furlan Quinta Communications (10%) lafitrade BV Imperium (Tarak Ben Ammar) anteo Milano (25%) Cinecittà Holding Platea Srl (Lionello Cerri) 50,0 95,0 65,2 2,0 2,0 59,0 ** ** 1,5 19,0 - 2010 Rainbow (30%) Nickelodeon-Mtv-Viacom Taodue (50%) Imperium (67,4%) Rainbow Magicland (10%) Med Studios (20%) Metropolitan Roma (100%) Cinecity a.&C. (100%) Immobili Cinecity (100%) Planet (5 multisala) odeon Milano (leasing) Vis Pathé (3 multiplex) Mikado (51%) Rti-Mediaset Quinta Communications Rainbow Invitalia The Space Cinema The Space Cinema Delta Idea-Fimit Sgr The Space Cinema The Space Cinema Uci Italia De agostini Communications Taodue (29%) Moviemax Italia (49%) 01 Distribution (100%) Blockbuster (120 locations) Rti-Mediaset Mondo He Rai Cinema essere Benessere don Lamberto Pigini (18%) e Giuseppe Casali (12%) Pietro Valsecchi-Camilla Nesbitt Prima TV (Tarak Ben Ammar) Alfa Park-Drago Group Einstein Multimedia Fininvest Sviluppi Immobiliari Morgan Stanley (70%)-Furlan (30%) The Space Cinema Famiglia Francesconi Fininvest Gestione Servizi Pathé e Vis Pathé Mik Holding (Franco Tatò-Sonia Raule) 62,0 48,7 20,7 15,0 2,7 19,5 100,0 79,7 39,5 10,3 60,0 0,0 Pietro Valsecchi-Camilla Nesbitt R.G. Holding-Finanziaria Cinema Rai (fusione per incorporazione) Blockbuster Italia (liquidazione) 48,3 3,5 0,0 32,0 Medusa-Rti-Mediaset Nicolas Traube Mtv-Telecom Italia Media Ibs.it-Messaggerie Italiane Azionisti privati Mondo TV (fusione per incorporazione) Mondo TV (fusione per incorporazione) 15,0 16,0 1,0 50,0 0,0 0,0 2011 2012 Medusa Video (100%) Pampa (49%) Comedy-Nickelodeon (100%) Mo-Net-Mymovies (51%) Premiere Megaplex (50%) Doro TV Merchandising (100%) Mondo D.-Mondo C.P. (100%) Warner Bros. ent. Italia aislin-Cambria Viacom Italia elemedia-l’espresso Mediaset españa C. Mondo TV Mondo TV * I valori delle transazioni corrispondono a stime in base alle informazioni raccolte, in mancanza delle quali non è stato indicato alcun importo. ** La valutazione di Globalmedia e Mediaport Cinema è compresa nella valorizzazione della capogruppo Mediaport. | 75 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 76 in particolare sul fronte della distribuzione via rete web in modalità vod, da parte di siti internet dedicati al prodotto cinematografico che hanno registrato un significativo sviluppo dell’attività. In tutti i casi si è trattato comunque di movimentazioni dal valore relativamente molto contenuto. Di particolare rilievo può essere considerata una sola operazione: l’aumento di capitale varato da Ieg-Italian Entertainment Group da 46,0 a 51,2 milioni di euro, a supporto del piano di investimento della subholding Cinecittà Studios per la realizzazione del Distretto del Cinema e del Multimediale. Soprattutto perché il gruppo presieduto da Luigi Abete – e che vede fra i suoi soci anche il produttore Aurelio De Laurentiis, l’industriale Diego Della Valle e la famiglia Haggiag – ha poi deliberato una seconda ricapitalizzazione da 51,2 a 65,0 milioni di euro da attuare nel corso del primo semestre 2013. 6. I capitali investiti nella filiera Il fabbisogno finanziario del comparto cinematografico non si esaurisce nella raccolta di capitali condotta da parte delle società di produzione. I capitali al servizio della realizzazione delle opere costituiscono senza dubbio la base economica del comparto, ma la situazione va valutata alla luce anche dell’integrazione con gli investimenti degli altri segmenti della filiera, che in una fase di intensa competizione sul mercato e di totale passaggio alla tecnologia digitale hanno visto crescere a ritmi progressivi le necessità di provvista. RISoRSE PER Il MERCato DElla DIStRIBUZIoNE Qualsiasi film è destinato oggi a vita molto breve se in occasione dell’uscita nelle sale non è previsto un adeguato budget a sostegno della sua distribuzione sul mercato. Il lancio di una nuova opera di cosiddetta fascia alta, con costi al di sopra di 2 milioni di euro, richiede secondo le valutazioni più diffuse fra i produttori, un impegno di spesa – fra copie e promozione – pari in media a 1,5 milioni, per cui le probabilità di portarne il bilancio oltre la linea di pareggio cominciano a prendere forma soltanto di fronte a un importo di incassi almeno triplo. Prendendo a parametro questi valori si desume – per il complesso delle opere di maggior spessore della stagione – una stima di investimenti destinati alla prima uscita e alla sola circolazione nel circuito delle sale corrispondente a 70 milioni di euro. Per gli altri lungometraggi di nuova realizzazione (oltre 80) non si può parlare di riferimenti sufficientemente omogenei, data l’eterogeneità delle caratteristiche, tuttavia appare possibile ipotizzare un range da 10 a 12 milioni di euro2. 2 76 | Una ricerca indicativa è stata condotta dal dipartimento Multimedia Lab del Centro di Ricerca Cattid (Centro per le Applicazioni della Televisione e delle Tecniche di Istruzione a Distanza) dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, diretto da Gianni Celata, in collaborazione con la Direzione Generale per il cinema del MiBac, sulla base dei rendiconti economico-finanziari di un campione di 25 film – sui 126 finanziati dal MiBac attraverso il Fus nel periodo compreso fra il 2006 e il 2009 – estratto casualmente fra gli 80 distribuiti nei circuiti dell’esercizio con oltre 150 copie. Secondo la rilevazione, le risorse dedicate alla produzione caratteristica dei film sono pari al 78%, mentre una percentuale del 20% è destinata alla distribuzione e la restante quota del 2% a iniziative collaterali legate all’immissione delle opere sul mercato. 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 77 PER lo SvIlUPPo DEllE StRUttURE DEll’ESERCIZIo Abbastanza oscillanti sono anche le valutazioni per quantificare i finanziamenti che alimentano lo sviluppo e l’aggiornamento tecnologico del comparto dell’esercizio. Per le imprese di proiezione gli impieghi ruotano principalmente attorno a quattro attività: digitalizzazione degli impianti, con l’ulteriore opzione di adeguare le sale alla proiezione di film con tecnologie ancora più evolute in termini di visione, sonorizzazione e ospitalità; immobiliare, per la costruzione e l’apertura di nuove strutture o per la riconversione dei complessi (anche monosala) esistenti; iniziative di marketing e co-marketing collaterali al lancio di nuovi titoli o funzionali a fidelizzare il pubblico piuttosto che acquisire nuovi spettatori; pubblicitari, in quanto il circuito delle sale rimane il luogo deputato (ancorché in calo di raccolta) per la diffusione di annunci promozionali correlati ai film. l’innovazione tecnologica. Alla vigilia di un epocale switch-off, con l’abbandono della pellicola e il passaggio alla produzione e proiezione in digitale, l’esercizio italiano appare in frenetica e anche un po’ convulsa rincorsa. Secondo i dati riferiti al Rid-Registro Impianti Digitali istituito da Cinetel, alla fine del 2012 le strutture digitalizzate erano 576 su 1.069 (54%) e gli schermi 1.886 su 3.250 (58%). Ma con profonde differenziazioni. Le percentuali per i monosala erano limitate al 32,3%, per i complessi da 2 a 4 sale corrispondenti in termini di impianti al 42,2% e di schermi al 60,8%, contro le quote di 65,8% e 90,9% per le strutture da 5 a 7 sale e la copertura pressoché integrale dei multiplex con più di 7 sale, pari al 75,8% e al 100% per quanto concerne gli schermi3. Le rilevazioni Cinetel non comprendono peraltro tutti gli impianti, in particolare mancano quelli di piccola dimensione. In base alle sale censite dall’Anec, l’Associazione Nazionale Esercenti Cinema, i valori di digitalizzazione scendono globalmente al 39% per le strutture (674 su 1.724) e al 51% per gli schermi (1.991 su 2.913, metà dei quali abilitati alle proiezioni in 3D). A fronte di investimenti unitari di 140,51mila euro per ogni schermo e a un incremento del processo di riconversione che ha coinvolto nell’anno 102 impianti per 974 schermi, si ricava una stima d’investimento di 136,85 milioni di euro, ossia il doppio delle risorse impiegate nel 2011, per una media di 1.341,73mila euro a struttura. Con l’aiuto dei distributori. Questo fabbisogno è stato affrontato, oltre che attraverso i capitali privati, con il concorso di due apporti esterni e di uno interno alla filiera, grazie al contributo corrisposto direttamente dai distributori in base al modello di finanziamento congiunto per l’adeguamento tecnologico denominato Vpf (Virtual Print Fee, una specie di compenso per la possibilità offerta di proiettare copie in digitale e non più stampate su pellicola) secondo un piano di rimborso di 50 milioni ad ammortamento pluriennale. Dal 2010 al 2012 gli esercenti hanno già ricevuto il 29% di questi finanziamenti, ossia 3 I dati riportati in questo paragrafo fanno riferimento alla ricerca Quale digitale, quale programmazione realizzata da Bruno Zambardino per Anem, l’Associazione Nazionale Esercenti Multiplex aderente ad Anica (Roma, aprile 2013). | 77 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 78 14,1 milioni di euro (circa 5,8 negli ultimi dodici mesi), e potranno incassare fra il 2013 e il 2015 i restanti 35,9 milioni. attraverso tax credit e Regioni. I sostegni esterni provengono invece dall’area pubblica. Il primo è indotto attraverso il ricorso al credito d’imposta digitale, richiesto nel corso dell’ultimo triennio per 907 schermi da 381 imprese di gestione, rappresentate in misura ridotta da quelle d’esercizio di monosala (18%). Dopo quello del 2011 per 20,4 milioni è stato autorizzato tax credit per 24,1 milioni di euro, collegato a un investimento complessivo di 80,1 milioni. Il secondo sostegno proviene dai fondi delle Regioni, con stanziamenti stimati negli ultimi cinque anni attorno a un ammontare di 60 milioni (di cui 42 solo da Lazio, Emilia Romagna, Lombardia e Liguria), 15,0 dei quali si stima erogati nel 2012. Sono disponibili anche contributi comunitari attraverso il fondo Digit del programma Media aperto nel 2011, però le richieste da parte italiane sono ancora esigue – cinque nel biennio – pur a fronte di stanziamenti unitari pari a 110mila euro. Lateralmente a queste opzioni, l’Anec ha inoltre sottoscritto con la Bnl-Bnp Paribas un accordo che tende a favorire la mobilizzazione delle risorse riconosciute alle aziende di proiezione, relativamente per esempio al trasferimento del credito d’imposta a terzi per le piccole sale, dopo il recente riconoscimento della sua cedibilità da parte del MiBac e dell’Agenzia delle Entrate. In complesso, per la sola digitalizzazione delle sale, le società di proiezione avrebbero sostenuto investimenti nell’ultimo anno pari a 136,85 milioni, ricorrendo a 91,95 milioni di mezzi propri e avvalendosi di apporti interni, indotti ed esterni per un totale di 44,90 milioni, destinati tuttavia a crescere almeno del 10% in relazione alla gradualità dell’ammortamento a lungo termine della compensazione Vpf prevista con le case di distribuzione. Gli investimenti immobiliari. Dal 1995 al 1999 sono stati aperti in Italia 65 complessi dotati da 4 a 7 sale o con più di 7 sale. Fra il 2001 e il 2005 altri 73 multiplex, quindi ulteriori 32 negli ultimi 7 anni, con incrementi del 43,47% e del 20,38% per le due diverse classi dimensionali (tavola 23). Il totale di 170 strutture è difficilmente traducibile in un valore d’importo totale nell’eterogeneità delle spese di costruzione e dotazione, sia di impianti di proiezione sia di infrastrutture logistiche, collegate a immobili dalle caratteristiche disparate, tuttavia le società di appraisal del settore convergono su una stima di oltre 5 miliardi di euro. La proprietà resta in genere dei contractor che realizzano i poli commerciali dove sono insediati i maggiori multiplex (con piani di rientro sempre compresi in cinque anni), ma a dimostrazione del crescente contenuto tecnologico dei nuovi multisala vale ricordare che proprio l’ultimo dei cinque che hanno aperto i battenti negli ultimi dodici mesi è stato – il 10 dicembre 2012 – il multiplex Uci Cinemas di Misterbianco, all’interno di Centro Sicilia in Contrada Cubba (località Tenutella, in provincia di Catania), con sette sale digitalizzate da 1.677 posti, cinque delle quali abilitate alle proiezioni in 3D per 1.311 posti, tra cui anche una cosiddetta sala iSens (la sesta del circuito Uci) con schermo di oltre 200 78 | 04_Capitolo 3 13/06/13 17:57 Pagina 79 tavola 23 SEttE aNNI DI EvolUZIoNE DEglI IMPIaNtI DI PRoIEZIoNE variazioni 2006 2007 IMPIaNTI Schermi -6,88% -6,88% -7,71% -7,71% IMPIaNTI Schermi -1,18% +0,92% +1,23% +2,31% IMPIaNTI Schermi +7,81% +10,27% +2,90% +3,21% IMPIaNTI Schermi +6,32% +7,40% +4,85% +4,81% IMPIaNTI Schermi -3,51% +2,24% +15,44% +0,98% 2008 2009 2010 2011 MoNoSala -6,99% -4,90% -5,84% 0,00% -6,99% -4,90% -5,84% 0,00% TRa 2 e 4 Sale -1,51% -3,70% -1,28% 0,00% -1,02% -3,42% +0,11% -0,59%% TRa 5 e 7 Sale +12,67% +13,75% +2,19% +3,22% +12,44% +14,04% +2,79% +0,90% MUlTIPleX CoN PIÙ DI 7 Sale +4,63% +5,31% +3,52% 0,00% +4,59% +5,23% +2,08% 0,00% ToTale STRUTTURe -3,17% -2,21% -2,99% +0,28% +1,58% +2,13% +0,28% +0,31% 2012 2012 SU 2006 -3,10% -3,10% -11,50% -11,50% 0,00% -1,07% -5,23% -3,70% +3,12% +5,21% +43,47% +44,44% +1,64% +1,49% +20,38% +19,53% -1,11% +0,37% -12,13% +5,78% Fonte dell’elaborazione: dati Cinetel da Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2006 al 2010) a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e da Sintesi dati Cinetel (anni 2011 e 2012) a cura di Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex), Cinetel e Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali). metri quadrati, un proiettore digitale 4K e un sistema audio composto da 52 altoparlanti. E altri complessi The Space di analogo format sono in procinto di accendere schermi e proiettori. Pubblicità e promozione. Commisurare gli investimenti dell’esercizio ai soli ricavi del botteghino (642,50 milioni nel 2012 secondo le prime stime Siae contro i 695,40 del 2011) appare tuttavia limitativo. Per quanto in discesa da anni, la pubblicità sul grande schermo ha apportato nell’ultimo anno 37,86 milioni (0,5% dei 7,44 miliardi di euro del mercato totale e inferiore del 18,7% al gettito 2011 di 46,57 milioni). Altri 25,0 milioni sono stati guadagnati attraverso le iniziative di merchandising e di co-marketing sviluppate nei locali degli impianti, mentre la spesa aggiuntiva del pubblico – espressa principalmente dai consumi food – è risultata secondo le stime previsive di Siae di poco inferiore a 70 milioni. Il totale è di 132,86 milioni, e la cosa può forse destare qualche rammarico solo fra produttori e distributori, in quanto non si tratta di biglietti staccati al botteghino. | 79 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 80 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 81 CAPITOLO 4 «IL CINEMA HA IL POTERE DI CREARE MODELLI CON I QUALI LA GENTE SI IDENTIFICA. PIÙ O MENO È CIÒ CHE FA ANCHE LA TELEVISIONE, MA A UN LIVELLO INFINITAMENTE PIÙ DOZZINALE» Ermanno Olmi, autore e regista (Volevo morire, mi ha salvato mia moglie, intervista rilasciata ad Antonio Gnoli, in «la Repubblica», 6 gennaio 2010) Il sostegno pubblico P er un cinema italiano in perenne ricerca di stabilità l’equilibrio del sostegno pubblico costituisce una certezza. Ma non è cosa di tutto conforto. Perché significa che i contributi statali e comunitari restano ancorati a un livello, quello toccato nel 2010, che è il più basso di sempre. A migliorare la situazione ha provveduto inizialmente il dinamismo dei fondi erogati dalle Regioni e dalle loro Film Commission, che è valso a compensare la frenata del Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo. Poi i provvedimenti dell’amministrazione centrale mirati a contenere la spesa pubblica in ambito sia nazionale sia territoriale hanno parzialmente raffreddato anche questa spinta. Ora la buona notizia è che l’introduzione delle agevolazioni fiscali con la legge finanziaria del 2008, attraverso la concessione del credito d’imposta, sta alimentando un afflusso di risorse in costante crescita, sia dall’interno della filiera sia dall’esterno da parte di altri investitori privati. In definitiva quindi all’inerzia conservativa degli stanziamenti dello Stato e dell’Unione Europea non ha corrisposto una reale stabilizzazione. E sull’immediato futuro si prospettano altre incertezze. In prima istanza legate alle esigenze di spending rewiew sui conti pubblici, che nel perdurare della crisi economica si teme possano condurre più a nuovi tagli che ad aperture di credito. In secondo luogo a causa della profonda revisione del sistema di contribuzione comunitaria, dal momento che nel 2013 il Programma Media (avviato fin dal 1986) esaurirà il suo percorso e sarà sostituito dal nuovo Europa Creativa. Ma soprattutto per la necessità che il regime di incentivazione fiscale venga rinnovato oltre il termine di fine 2013 e che la sua vigenza sia assicurata per un arco di tempo congruo secondo i tempi 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 82 di programmazione cinematografici, senza lasciare gli operatori nel limbo di una sua eventuale sospensione. Senza contare che al di là delle ripercussioni del ciclo economico negativo il comparto è al centro della trasformazione tecnologica che dai primi anni Duemila ha travolto l’offerta culturale e di intrattenimento, investendo i mezzi di comunicazione e la struttura stessa dei mercati. Un processo di evoluzione che si fa sempre più intenso e incalzante e che al cinema ha già presentato il conto di una sfida da chiudere prima del 2014: l’addio alla pellicola e la realizzazione dei film e delle altre tipologie di opere in digitale, con la contemporanea digitalizzazione delle sue sale e degli schermi di proiezione. Sotto questo aspetto sono riaffiorate posizioni contrastanti sul ruolo del supporto pubblico e sulla sua funzionalità, in particolare nell’ambito dell’Unione Europea. Da una parte si sostiene che l’apporto di risorse statali o comunitarie deve mantenersi neutro, senza interferire – in ragione della sua consistenza – con lo sviluppo delle tecnologie e delle loro applicazioni. Dall’altra si riafferma che l’intervento della mano pubblica nel sostenere l’equilibrio finanziario dei settori della cultura e dello spettacolo ha la sua ragion d’essere nel garantirne la fondamentale funzione sociale ed economica, a tutela dell’identità intellettuale di ogni Paese, e deve quindi assumere in forme e misure adeguate a rispondere prima di tutto a questi obiettivi essenziali. 1. Quando il contribuente è lo Stato Fra gli operatori permane una certa convinzione che nel caso dell’Italia l’impegno della mano pubblica a favore delle attività di spettacolo sia tale da non porsi in termini di conflitto ideologico. Principale strumento d’intervento e polmone finanziario è il Fus, amministrato dal MiBac, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e la sua dotazione di mezzi, che fin dai primi tempi di istituzione non raggiungeva nemmeno lo 0,1% del Pil, il prodotto interno lordo (0,083% nel 1985 e già 0,068%), è da quattro anni inferiore allo 0,30%. Rispetto ad allora – ossia a prezzi del 1985 – il suo valore si è più che dimezzato (-52,5%). Nella spirale di contrazioni è stato però il cinema ad accusare le mutilazioni maggiori, in seguito alle modifiche apportate alle quote di ripartizione dei contributi. A fronte di un’originaria suddivisione che secondo la legge istitutiva del Fus prevedeva un’attribuzione pari al 25,0% delle risorse disponibili, la sua percentuale d’assegnazione in seguito ad alcuni successivi interventi – e fra un’oscillazione e l’altra – è diminuita fino ad attestarsi nel 2011 al 17,7% (tavola 1). La fetta più consistente degli stanziamenti è destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche, grazie a un conferimento che sfiora ormai la metà dell’importo totale dei finanziamenti disposti attraverso il Fus (tavola 2). Secondo quanto sottolinea la stessa relazione annuale del MiBac sull’utilizzazione del Fus, la cinematografia è l’unico ambito dello spettacolo a ricevere stanziamenti in conto interessi, per i quali vige il vincolo della restituzione, a differenza degli altri comparti, assistiti con stanziamenti in conto capitale, ossia a fondo perduto, da parte dello Stato (la percentuale del cinema per questa tipologia di stanziamenti è nettamente minoritaria). E come rilevato nelle 82 | 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 83 precedenti edizioni di questo Rapporto, la comparazione dei volumi di attività svolta e del loro impatto economico con la ripartizione proporzionale delle risorse lascia trasparire squilibri vistosi, anche se occorre tenere conto del fatto che la proiezione nelle sale cinematografiche è, fra tutte le esibizioni e manifestazioni sovvenzionate dallo Stato, l’unica forma di spettacolo non dal vivo, senza artisti cioè sulla scena, davanti al pubblico (tavola 3). tavola 1 Dalla PrIMa all’ultIMa rIPartIzIone Del FuS Quote per settori PrIMo FuS - 1985 CINEMA 25,0% FONDAZIONI LIRICHE* 42,0% TEATRO DI PROSA 15,0% MUSICA E DANZA** 13,0% ATTIVITÀ CIRCENSI 1,5% COSTI DI GESTIONE 3,5% TOTALE SETTORE 100,0% nuove norMe 1988 19,0% 47,8% 16,0% 14,0% 1,5% 1,7% 100,0% Quote FuS 2011 17,7% 49,6% 15,4% 15,7% 1,5% 0,1% 100,0% valorI 2011 In euro 75.815.460 212.576.700 65.992.059 67.459.455 6.277.194 489.132 428.610.000* * L’importo totale del Fus 2011 è di 428,61 milioni rispetto a una preliminare dotazione di 407,61 milioni, in quanto comprende un’integrazione di 21 milioni a beneficio delle fondazioni lirico-sinfoniche disposta dalla legge numero 10 del 26 febbraio 2011, che contempla a loro favore anche un’ulteriore integrazione extra Fus di 6 milioni di euro. ** Le dotazioni finanziarie per le attività musicali e di danza risultano nella tabella unificate, ma in realtà sono formalmente scorporate dopo l’approvazione della legge numero 55 del 29 dicembre 1988, che ha attribuito al MiBac la ripartizione delle risorse del Fus fra i vari settori. Le assegnazioni per il 2011 prevedevano ad esempio quote rispettive di 57.473.010 euro (pari al 13,6% del totale) e di 9.986.445 euro (corrispondenti al 2,4%). Fonte dell’elaborazione: Relazione sull’utilizzazione del Fondo Unico per lo Spettacolo – Anno 2011 a cura dell’Osservatorio dello Spettacolo su dati del MiBac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Roma, 2012). tavola 2 SuDDIvISIone Per SettorI Del FonDo unICo Per lo SPettaColo ContrIbutI 2008 euro Quota 90.986.122 19,3% 215.488.448 45,7% 84.256.409 17,9% 63.208.292 13,4% 9.586.772 2,0% 6.945.999 1,5% 867.045 0,2% 471.339.085 100% ContrIbutI 2009* euro Quota Trend ContrIbutI 2010* euro Quota Trend ContrIbutI StanzIatI nel 2011* euro Quota Trend ATTIVITÀ CINEMATOGRAFICHE 93.746.497 20,5% +3,2% 75.795.008 18,5% -19,1% 75.815.460 FONDAZIONI LIRICO-SINFONICHE** 223.078.844 48,8% -17,3% 190.394.812 47,5% -14,6% 212.576.700 TEATRO DI PROSA 67.126.333 14,7% -20,3% 60.971.569 16,3% -9,2% 65.992.059 MUSICA CLASSICA 56.687.062 12,4% -11,5% 55.168.419 13,8% -2,7% 57.473.010 ATTIVITÀ DI DANZA 9.281.735 2,1% -3,3% 9.984.719 2,2% -2,1% 9.986.445 CIRCHI E SPETTACOLI VIAGGIANTI 5.995.905 1,3% -13,6% 6.252.883 1,5% +4,2% 6.277.194 OSSERVATORIO DELLO SPETTACOLO – COMITATI E COMMISSIONI 1.091.717 0,2% +25,9% 399.600 0,2% -63,4% 489.132 TOTALE FINANZIAMENTI 457.008.093 100% -3,0% 398.067.013 100% -12,9% 428.610.000 17,7% +0,02% 49,6% +11,65% 15,4% +8,23% 13,4% +4,17% 2,4% +0,02% 1,4% +0,39% 0,1% +24,90% 100% +6,16% * Le dotazioni relative agli anni 2009, 2010 e 2011 sono comprensive delle integrazioni – di carattere straordinario – apportate in corso d’anno (rispettivamente pari a 60,0, 10,94 e 21,0 milioni di euro) agli stanziamenti originari, fissati in 397,00 milioni per il 2009, in 398,06 milioni per il 2010 e in 407,61 milioni di euro per il 2011. Fonte dell’elaborazione: Relazione sull’utilizzazione del Fondo Unico per lo Spettacolo – Anno 2011 a cura dell’Osservatorio dello Spettacolo su dati del MiBac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Roma, 2012). | 83 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 84 tavola 3 CoMParazIone Fra ContrIbutI e attIvItÀ DeI SettorI ContrIbutI SPettaColI 2011* StanzIatI 2011 Importi in euro Quota ** Migliaia Quota 75.815.460 IngreSSI 2011* InCaSSI al botteghIno* Milioni Quota Milioni euro ATTIVITÀ CINEMATOGRAFICHE 17,7% 2.975,62 95,19% 112,11 74,00% FONDAZIONI LIRICO-SINFONICHE 0,11% 1,92 1,27% Quota 697,20 52,79% 6,20 212.576.700 49,6% 3,16 65.992.059 15,4% 82,66 2,62% TEATRO DI PROSA 15,87 10,48% 57.473.010 13,4% 13,88 0,44% MUSICA CLASSICA 3,37 2,22% 46,62 3,53% 13,83 0,22% ATTIVITÀ DI DANZA 2,05 1,35% 32,00 2,42% 15,76 226,76 17,17% 10,75 9.986.445 6.277.194 428.610.000 2,4% 1,4% 6,83 44,08 CIRCHI E SPETTACOLI VIAGGIANTI 1,42% 16,18 10,68% TOTALE FINANZIAMENTI** 100,0% 3.126,25 100,0% 151,51 100,0% 91,75 CoSto MeDIo D’IngreSSo 6,94% 47,64 226,51 17,15% 13,07 1.320,87 100,0% - * I dati per spettacoli, ingressi e incassi nell’anno attengono ai soli eventi a pagamento e non includono quelli gratuiti. Per omogeneità temporale con gli stanziamenti Fus sono stati riportati i risultati relativi al medesimo anno 2011. ** Alle quote relative alle assegnazioni dei singoli settori si aggiunge l’importo di 489,1mila euro (pari allo 0,1%) relativo alle spese di gestione e funzionamento dello stesso Fondo Unico per lo Spettacolo sostenute dal MiBac. Elaborazione su dati dell’Osservatorio dello Spettacolo (Relazione sull’utilizzazione del Fondo Unico per lo Spettacolo – Anno 2011; Roma, 2012) su dati del MiBac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Siae-Società Italiana degli Autori ed Editori. Il FonDo unICo Per lo SPettaColo Emerge tuttavia un’altra differenziazione. Nella visione originaria il Fus doveva dedicare le proprie risorse in via prioritaria al finanziamento cosiddetto non stabile o a progetto, cioè sulla base dei piani di ideazione di opere specifiche, e in via subordinata al finanziamento stabile. Il reference system adottato per il cinema è in effetti basato in gran parte sulla valutazione delle opere e delle iniziative in via di realizzazione, mentre per gli altri settori è orientato a considerare enti, organismi o associazioni in nome delle loro finalità istituzionali e sociali più che in virtù delle attività realmente svolte1. In questo senso la parametrazione dei contributi in base alla densità dei soggetti destinatari degli stanziamenti mostra valori di sensibile diversità (tavola 4). 1 84 | Nei comparti diversi dal cinema figurano come coefficienti prevalenti i costi di gestione (sic et simpliciter) oppure quelli di produzione connessi agli organici e alla loro consistenza (nella lirica ad esempio pesano rispettivamente per il 65% e il 35%), l’ammontare degli oneri sociali, previdenziali e assistenziali sostenuti per il personale (gli orchestrali per le attività musicali, i corpi di ballo per la danza o le compagnie teatrali per la prosa...). Non sono invece considerate ad esempio le cosiddette “piazze”, ossia le sedi di rappresentazione, in base alla loro rilevanza e al concorso di pubblico, con punteggi riferiti a una suddivisione in diverse griglie di città e Regioni. 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 85 tavola 4 la DenSItÀ DeI ContrIbutI Fra I DIverSI SettorI tipologia dei contributi per settori beneficiari Fondazioni liriche Attività musicali Danza Teatro di prosa Attività circensi Spettacoli viaggianti Totale spettacolo dal vivo Cinema DotazIone FuS 2011 In euro Quota FonDI nuMero DI SoggettI Quota beneFICIarI IMPorto MeDIo In € SPETTACOLO DAL VIVO 212.576.700 49,6% 14 57.473.010 13,4% 1.143 9.986.445 2,4% 179 65.992.059 15,4% 409 3.764.867 0,8% 78 2.870.152 0,6% 57 352.666.233 82,2% 1.880 0,46% 38,15% 5,97% 13,65% 2,60% 1,90% 62,73% 15.184.050 50.282 55.790 161.349 48.267 15.265 187.588 ATTIVITÀ CINEMATOGRAFICHE 75.815.460 17,7% 1.117 37,27% 67.874 100,00% 62,73% 37,27% 142.970 131,20** 47,47** DATI CONSUNTIVI TOTALE GENERALE* Incidenza spettacolo dal vivo Incidenza del cinema 428.481.693 82,31% 17,69% 99,9% 82,2% 17,7% 2.997 62,73% 37,27% * Il totale effettivo delle risorse in dotazione al Fus 2011 è di 428.610.000 euro (come da tabella 3) ma in questo caso sono stati scorporati 489,1mila euro – pari a una quota dello 0,1% del totale complessivo – corrispondenti alle spese di gestione e funzionamento dello stesso Fondo Unico per lo Spettacolo sostenute dal MiBac, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. ** Base di riferimento è l’importo medio complessivo di 142.970 euro, valore considerato pari a 100. Elaborazione su dati della Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo e della Direzione Generale per il Cinema del MiBac. Nel tempo questa destinazione dei contributi (per così dire, a ragione sociale) ha assunto una chiara prevalenza e assorbe il 79,7% delle risorse del Fus. Ma il cinema solamente per una quota pari al 13,1%, contro il 66,6% degli altri comparti. Nell’ambito del grande schermo infatti oltre la metà degli apporti finanziari (il 57,8%) è accreditata a persone fisiche, ditte individuali e aziende private (tavola 5). tavola 5 a ChI vanno I FonDI FuS Per Il CIneMa Categorie dei soggetti * beneficiari dei fondi Fus Società e imprese private Persone fisiche Enti e organizzazioni Associazioni e comitati TOTALE BENEFICIARI Società e imprese private Persone fisiche Enti e organizzazioni Associazioni e comitati TOTALE BENEFICIARI erogazIonI StanzIate numero Quota 684 57 183 193 1.117 61,2% 5,1% 16,4% 17,3% 100,0% entItÀ In euro DeI ContrIbutI DISPoStI nel 2011 Importo Quota Media 33.524.882 1.885.884 20.297.009 4.547.579 54.808.312 CHI SONO I BENEFICIARI DEGLI ALTRI FONDI FUS 1.023 34,3% 32.542.591 57 1,9% 1.885.884 419 14,0% 249.028.143 1.484 49,8% 45.025.972 2.983 100,0% 326.596.706 54,7% 3,1% 33,7% 7,4% 100,0% 49.012,9 33.085,6 110.912,6 23.562,5 49.067,4 34,5% 0,9% 42,4% 22,2% 100,0% 31.810,9 33.085,6 559.433,9 30.340,9 109.485,9 * Società e imprese private comprendono anche le ditte individuali. Per enti e organizzazioni si intendono le fondazioni, gli enti pubblici e religiosi. Sotto la voce associazioni sono stati contemplati anche i comitati. Fonte: Relazione sull’utilizzazione del Fondo Unico per lo Spettacolo – Anno 2011 (Roma, 2012). Elaborazione dell’Osservatorio dello Spettacolo su dati rilevati dalle Direzioni Generali del Cinema e dello Spettacolo dal Vivo del MiBac. | 85 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 86 Si registra nel complesso una graduale contrazione del numero totale di beneficiari: erano 1.377 nel 2009, sono diventati 1.149 nel 2010 e 1.117 nel 2011. Data la natura prevalentemente industriale del comparto, la maggioranza è rappresentata da società, che con 684 soggetti contano una presenza pari al 61,2%. Di queste, 84 sono ditte individuali, quasi tutte corrispondenti a gestori di sale d’essai. Risultano in calo poi gli enti religiosi – da 196 del 2008 alle attuali 144 – che fanno parte del circuito delle sale della comunità, gli enti di natura pubblica, le fondazioni, i comitati e le associazioni. La suddivisione per tipologia è riflessa in modo abbastanza simile dalla ripartizione in base alle erogazioni percepite (tavola 6, dove il numero totale delle contribuzioni risulta superiore a quello dei soggetti, in quanto alcuni di essi hanno ricevuto più di uno stanziamento). I contributi a favore delle società assommano ad esempio al 60,6%. tavola 6 tuttI I SoggettI FInanzIatI Dal FuS CIneMa Forma giuridica dei beneficiari dei fondi Fus 2011 per il cinema erogazIonI 2011 numero Quota Srl – a responsabilità limitata** SpA – per azioni*** Ditte individuali Cooperative Sas – in accomandita semplice Snc – in nome collettivo SOCIETÀ E IMPRESE PRIVATE 358 31,5% 4.782.644 45 4,0% 28.320.920 84 7,4% 191.179 55 4,8% 173.119 84 7,4% 191.431 62 5,5% 144.520 7,2% 42,0% 0,3% 0,3% 0,3% 0,2% 13.359,3 629.353,7 2.275,9 3.147,6 2.279,9 2.330,9 PERSONE FISICHE 57 5,0% 1.885.884 2,8% 33.085,6 20.351.477 1.422.325 208.052 30,5% 2,7% 0,3% 884.846,8 64.651,1 1.444,8 ORGANISMI ASSOCIATIVI 201 17,7% 8.597.579 2 0,2% 155.000 1.137 100,0% 66.675.199 12,9% 0,2% 100,0% 42.774,0 77.500,0 58.641,3 Autori entItÀ In euro DeI FonDI totale Quota IMPorto MeDIo ENTI E ORGANIZZAZIONI Fondazioni**** Enti pubblici Enti religiosi** Associazioni Consorzi-comitati TOTALE BENEFICIARI* 23 22 144 2,0% 1,9% 12,7% * Il totale delle erogazioni non corrisponde al numero dei contributi (1.117) riportato in altre tabelle in quanto una società può essere destinataria di più assegnazioni. ** Delle 358 Srl (società a responsabilità limitata) beneficiarie, 340 risultano conduttrici di sale d’essai; così come i 144 enti religiosi censiti hanno ricevuto il supporto dei fondi destinati alle sale d’essai e alle sale della “comunità religiosa o ecclesiale”. *** Fra le SpA figura Cinecittà Luce con un’erogazione di 13,5 milioni di euro, per cui l’importo medio degli altri 44 soggetti con la veste giuridica di società per azioni ammonta a 329.353,7 euro. **** Tra le fondazioni figurano La Biennale di Venezia e il Centro Sperimentale di Cinematografia con un ammontare complessivo di contributi ricevuti nel 2011 di 18,4 milioni di euro. Fonte: Relazione sull’utilizzazione del Fondo Unico per lo Spettacolo – Anno 2011 a cura dell’Osservatorio dello Spettacolo su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Roma, 2012). 86 | 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 87 Oltre al decremento del numero dei beneficiari si registra soprattutto l’incipiente concentrazione nelle fasce minime di stanziamento: fino a 5mila euro le erogazioni rappresentavano il 53,8% del numero totale nel 2008, sono poi passate al 65,4% nel 2009 per arrivare al 78,2% nel 2010 fino al 79,8% del 2011, con una flessione del loro importo medio da 3.073,2 euro a 2.881,2, quindi a 2.854,9 e infine a 2.473,5 euro nel quarto anno (tavola 7). tavola 7 CoMe Sono DIStrIbuItI I FonDI aSSegnatI alla CIneMatograFIa Fasce di contributi in euro erogati nel 2010 al settore Fino a 5.000 euro Da 5.000 a 10.000 Da 10.000 a 30.000 Da 30.000 a 60.000 Da 60mila a 100.000 Da 100.000 a 200.000 Da 200.000 a 300.000 Da 300.000 a 500.000 Da 500.000 a 1 milione Da 1 a 2 milioni Da 2 a 5 milioni Oltre 5 milioni di euro TOTALE SETTORE* erogazIonI 2011 numero Quota 891 79,8% 46 4,1% 66 3,9% 39 3,5% 22 1,9% 22 2,0% 5 0,4% 4 0,4% 14 1,2% 5 0,4% 0 0,0% 3 0,3% 1.117 100,0% totale Per ognI FaSCIa Migliaia di euro Quota 2.030,6 281,5 995,0 1.205,8 1.611,1 3.035,0 1.186,7 1.555,9 10.131,1 6.877,1 0,0 31.900,0 61.2230,2 3,3% 0,5% 1,7% 2,7% 2,6% 4,9% 1,9% 2,5% 16,5% 11,2% 0,0% 53,1% 100,0% IMPorto MeDIo In euro Per ognI ContrIbuto 2.472,5 6,120,2 15.076,0 30.920,3 73.234,2 137.954,7 237.354,0 388.987,0 723.651,6 1.375.424,8 0,0 10.633.333,3 54.816,6 * Il prospetto è riferito solo ai contributi diretti erogati nell’ambito dei fondi Fus; pertanto il totale degli importi risulta inferiore a quello complessivo di 75.815.460 riportato in altre tavole. Fonte: Relazione sull’utilizzazione del Fondo Unico per lo Spettacolo – Anno 2011 (Roma, 2012). Elaborazione dell’Osservatorio dello Spettacolo su dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il peso dei grandi percettori. Se si considerano le tre fasce più basse di finanziamento, entro il limite di 30mila euro, si cumula l’87,8% del monte contributi: una quota molto vicina alla percentuale del totale dei soggetti di 1.003, corrispondente all’89,8%. In termini di valore dei conferimenti del Fus la loro incidenza scende tuttavia al 5,5%. Viceversa basta lo 0,7% dei destinatari – solo 8 – per vedere assorbito il 64,3% delle risorse. Si tratta dei tre grandi percettori (corrispondenti allo 0,26% del numero totale) che da soli drenano il 53,1% dei fondi, con importi unitari superiori a 7 milioni di euro: Biennale di Venezia, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia e Cinecittà Luce. Insieme hanno recepito 31,9 milioni di euro. La Biennale di Venezia, che ha diritto ad attingere ex lege all’1% della dotazione Fus dei settori cinema, musica, danza e teatro, ne ha incassati 7,1; la Fondazione Csc 11,3; Cinecittà Luce 13,5. Estrapolando le loro assegnazioni dal budget complessivo si avrebbe un importo medio spalmato per tutti gli altri accessi alle agevolazioni di 30.665,9 euro, che corrisponde materialmente alla metà di quello rilevato sul totale dei soggetti e che costituisce il range in cui si collocano i 1.003 destinatari già citati. | 87 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 88 Quale spazio ai progetti di produzione. Stanti le caratteristiche strutturali dell’immissione di capitali in enti che appartengono al patrimonio nazionale non solo del cinema, si è ridotto nel corso degli ultimi cinque anni lo spazio a supporto della produzione (tavola 8). Non tanto nel suo complesso, in quanto dal 2009 hanno cominciato a farsi concreti gli effetti dell’introduzione della leva fiscale, quanto piuttosto nello specifico ambito dello sviluppo dei progetti, che si compone di quattro tipi di intervento, a favore di: lungometraggi, opere prime e seconde (con il riconoscimento in entrambi i casi dell’interesse culturale insito nella loro realizzazione), cortometraggi e sceneggiature. Nel 2007 sul bacino della progettazione filmica venivano dirottate dal Fus risorse per 48,28 milioni di euro; l’anno dopo 43,30; nel 2009 36,13 milioni; nel 2010 27,40; nel 2011 solo 19,69 tavola 8 evoluzIone Del FuS CIneMa Per obIettIvI Milioni di euro 2007 2008 2009 2010 2011 2007-2011 Lungometraggi Opere prime e seconde Cortometraggi Sceneggiature PRODUZIONE PROGETTI 34,500 30,600 24,900 12,000 10,800 9,600 1,080 1,200 0,960 0,700 0,700 0,700 15,000 10,500 0,960 0,700 10,500 7,500 1,200 0,490 115,500 50,400 5,400 1,290 Contributi sugli incassi* PRODUZIONE FILM REALIZZATI 20,400 23,500 30,000 4,295 20,000 138,195 2,500 4,900 2,000 - 12,900 10,500 10,189 19,006 Sale d’essai Schermi di Qualità* Contributi c.c.* Contributi c.i.* 2,900 3,500 1,501 4,100 ESERCIZIO 3,000 2,500 3,500 3,500 1,805 6,883 3,200 6,806 Cinecircoli** Premi-festival** Cinema all’estero 1,000 8,334 1,300 PROMOZIONE 1,250 1,000 8,605 7,000 1,000 0,500 1,000 7,000 0,500 0,700 6,115 0,500 4,950 37,054 3,800 Cinecittà Luce CSC*** Biennale Venezia 20,854 11,600 6,900 ENTI DI SETTORE 16,550 18,800 11,800 10,500 7,561 6,991 17,000 10,900 7,100 13,500 11,300 7,100 86,704 56,100 35,652 133,169 83,181 62,46% TOTALE GENERALE 125,071 130,640 78,305 85,849 62,60% 65,71% 82,355 80,905 38,855 41,690 47,18% 51,53%% 552,140 327,880 59,38% 49,799 117,820 TUTTO IL COMPARTO Parziale filiera**** Quota filiera Credito d’imposta - AGEVOLAZIONI FISCALI 14,328 53,693 * I contributi sugli incassi sono sospesi per decreto ministeriale dal 2010 e le erogazioni si riferiscono a film usciti in precedenza. I contributi agli Schermi di Qualità e ai finanziamenti in conto capitale e in conto interessi sono sospesi per mancanza di fondi. ** Sono le associazioni nazionali dei cinecircoli. La voce “Premi-festival” comprende le cineteche. *** Centro Sperimentale di Cinematografia. **** Oltre a produzione progetti e film realizzati comprende l’esercizio. Fonte dell’elaborazione: Relazione attività anno 2011 della Direzione Generale per il Cinema del MiBac (Roma, 2012). 88 | 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 89 milioni di euro. Le cifre sono abbastanza eloquenti e solo nel 2012 si è registrata una prima inversione di tendenza, essendo state deliberate erogazioni per 23,85 milioni (tavola 9). Non manca di destare una certa sorpresa il fatto che nel mare magnum delle incentivazioni pubbliche alle attività d’impresa e professionali (come già sottolineato nelle ultime edizioni), soltanto i contributi erogati a favore dei progetti di produzione sollecitino, secondo una certa cadenza, attenzione critica. Oltretutto in virtù del fatto che di questi si dispone di un quadro anagrafico completo, tale da rendere visibili nominalmente i soggetti e gli importi ai quali vengono destinati (la relazione annuale della Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo del MiBac, sull’utilizzazione del Fus, contiene nella parte finale oltre 300 pagine di rendicontazione dei contributi deliberati), mentre per tutte le altre forme di agevolazione non è dato conoscere alcun dettaglio sui beneficiari e sulle somme più o meno congrue stanziate a loro favore. tavola 9 tre annI DI ContrIbutI alla ProDuzIone FInanzIaMentI DelIberatI nel 2010 FInanzIaMentI DelIberatI nel 2011 FInanzIaMentI DelIberatI nel 2011 numero totale euro Media euro numero totale euro Media euro numero totale euro Media euro 27 34 30 15.000.000 10.500.000 1.200.000 555.555 FILM LUNGOMETRAGGI 21 10.500.000 500.000 35 15.000.000 428.571 308.824 OPERE PRIME-SECONDE 40 7.500.000 187.500 36 7.000.000 194.444 40.000 CORTOMETRAGGI 33 1.200.000 36.364 36 1.150.000 31.944 SVILUPPO SCENEGGIATURE 14 490.000 35.000 20 700.000 35.000 127 23.850.000 215.035 20 700.000 35.000 111 27.400.000 246.847 TOTALE PROGETTI PRODUZIONE* 108 19.690.000 189.716 * I dai relativi alle delibere di concessione dei contributi non coincidono con quelli rilevati sugli investimenti dei film prodotti di anno in anno in quanto non tutte le opere sostenute con finanziamenti Fus vengono realizzate nello stesso anno solare. Fonti dell’elaborazione: Relazione sull’utilizzazione del Fondo Unico per lo Spettacolo (anni 2010 e 2011) a cura dell’Osservatorio dello Spettacolo del MiBac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per i dati 2012 dell’archivio dataset del MiBac (Roma). Un ulteriore aspetto abbastanza paradossale è costituito dalla natura dei finanziamenti riservati ai progetti di produzione, costituiti (cosa non frequente negli ambiti dell’incentivazione pubblica) da capitali in conto interessi – ai quali si lega il sottostante vincolo sui diritti di sfruttamento sul mercato – e quindi da rimborsare. E in ragione della trasparenza del reference system adottato si conoscono pertanto, ai fini dell’eventuale rimborso dei fondi concessi, anche i risultati ottenuti sui canali di distribuzione dalle opere, a differenza di quanto avviene negli altri settori agevolati. glI altrI aIutI DI Stato Si stanno affievolendo anche gli apporti derivanti dal Gioco del Lotto o attraverso Arcus. Nel primo caso si tratta dell’attribuzione al MiBac di una percentuale degli utili erariali derivanti dagli incassi fino a un massimo annuale di 154,9 milioni di euro, con un’anticipazione | 89 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 90 a inizio d’anno da parte del concessionario Lottomatica del 50% dell’assegnazione effettivamente erogata nei dodici mesi precedenti2. L’altra forma di aiuto, fissata anch’essa per legge, permette formalmente di stornare il 3% degli investimenti destinati alla realizzazione delle grandi opere infrastrutturali pubbliche attraverso Arcus, che è una società per azioni che fa capo allo stesso MiBac e al Ministero delle Infrastrutture ed è dedicata alla gestione diretta di specifici interventi nell’ambito dei beni artistici e culturali3. Nel corso degli ultimi anni, attraverso correzioni di rotta e manovre d’emergenza in sede di legge finanziaria, si sono dirottati gran parte di questi flussi. Dal Gioco del Lotto sono stati indirizzati nel 2011 al cinema 5,44 milioni di euro, utilizzati in gran parte nel finanziamento di progetti speciali di promozione (fra cui 350mila euro a integrazione del versamento Fus a favore di Cinecittà Luce) e per le sale d’essai. Da Arcus sono pervenuti invece 870mila euro: 200mila impiegati a sostegno delle strutture cinematografiche dell’Abruzzo e 670mila per la promozione di accordi bilaterali con l’estero, tesi a supportare l’esportazione del film italiano. 2. Quanto investono regioni e Film Commission Rispetto all’intenso sviluppo registrato fra il 2009 e il 2010, l’intervento delle Regioni nel comparto cinematografico aveva registrato nel 2011 un parziale rallentamento. La causa principale risale ai vincoli di contenimento e revisione della spesa pubblica imposti dalla politica di spending review adottata dall’amministrazione centrale per far fronte all’andamento negativo del ciclo economico. In secondo ordine ha influito il processo di riassetto delle strutture e degli strumenti di intervento avviato da molti enti regionali, già rilevati nell’ultima edizione di questo Rapporto. In fase di riassetto. Il consolidamento del cosiddetto federalismo filmico è peraltro figlio di una legislazione regionale relativamente giovane, formatasi in un contesto dell’economia senz’altro diverso e con prospettive più promettenti, ed è tuttora fonte di progressivi asse2 3 90 | Lo storno degli utili erariali del Gioco del lotto è stato istituito con la legge finanziaria 1997 “Misure di razionalizzazione della finanza pubblica” (legge numero 662 del 23 dicembre 1996; articolo 3, comma 83) sull’esempio dell’esperienza della Nation Lottery inglese, con il 28% di introiti riservati a opere di assistenza sociale e tutela museale. La normativa è stata integrata e modificata da successivi provvedimenti nel 2001 e nel 2003. La quota da destinare «al recupero e alla conservazione dei beni culturali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari» nonché per interventi di «restauro paesaggistico, per attività culturali e per le esigenze di funzionamento del settore dello spettacolo» era stata determinata dalla legge numero 449 del 27 dicembre 1997 “Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica” (articolo 24, comma 30). Nascita e missione di Arcus risalgono alla legge numero 291 del 16 ottobre 2003 “Disposizioni in materia di interventi per i beni e le attività culturali, lo sport, l’università e la ricerca” (articolo 2). 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 91 stamenti. L’evoluzione dei governi territoriali, nel naturale rinnovo determinato dalle scadenze elettorali, conduce inoltre spesso a una modificazione degli assetti amministrativi che si riflette sull’attività e sull’operatività degli strumenti adottati. Si tratta di problematicità emerse ad esempio – nell’uno e nell’altro caso secondo le specifiche e diverse realtà – nei contesti di Lazio, Calabria, Sicilia, Umbria, Marche, Friuli-Venezia Giulia e Toscana. Nel 2012 però l’afflusso – in controtendenza alle aspettative generali – è tornato a crescere. Nel frattempo anche le ultime due amministrazioni regionali non ancora dotate di propri organismi dedicati al sostegno del settore audiovisivo e in particolare del comparto cinematografico si sono uniformate alle altre 18: è nata la Film Commission lucana (e la Regione, che l’ha istituita, ha annunciato un bando con una dotazione di 2 milioni di euro destinati allo sviluppo della produzione, a valere sui fondi comunitari Fesr) ed è ormai vicina alla sua costituzione quella del Molise. Se in complesso l’apporto di risorse è aumentato – di quasi il 50% – lo si deve soprattutto alle iniziative adottate a favore della digitalizzazione degli impianti di proiezione e solo in misura ridotta per la dotazione dei fondi dedicati allo sviluppo della produzione. In base ai budget 2013 dovrebbe salire ancora, anche se sussistono molte incertezze sulla reale capacità di tutte le istituzioni territoriali di far fronte agli impegni assunti, soprattutto a motivo della temporanea sospensione di alcune fonti di finanziamento, a partire da quella di maggiore rilievo, di 15 milioni di euro, messa in campo nel marzo 2012 con la nuova legge regionale del Lazio. In altri casi la contrazione congiunturale dell’economia ha già indotto gli enti regionali a trasferire l’imputazione del finanziamento ai Film Fund dai capitoli di spesa intitolati al supporto della cultura o dello spettacolo a quelli dedicati allo sviluppo delle attività produttive (o, in alternativa, di quelle del turismo), di norma finanziariamente più capienti ma con bacino di richieste da soddisfare assai più ampio, creando al tempo stesso una certa sovrapposizione di responsabilità amministrative e di guide d’indirizzo gestionali nell’ambito del settore audiovisivo. Resta poi sempre difficile valutare la reale dimensione del ricorso alle forme di credito agevolato fornito attraverso le finanziarie regionali (come la Filas laziale, la milanese Finlombarda, l’abruzzese Fira) alle produzioni di film, documentari o opere di animazione. Più Sud e più digitalizzazione. Appare abbastanza probabile comunque nell’immediato futuro una maggiore intensità di spesa nei perimetri territoriali dove la capacità d’investimento si lega sostanzialmente al ricorso delle risorse messe a disposizione attraverso i programmi quadro dell’Unione Europea. Essendo questi accordi alla vigilia della scadenza dei loro piani pluriennali, alle amministrazioni regionali si impone l’esigenza di utilizzare le somme – non poche – finora non impiegate. Principale elemento di novità nel sostegno finanziario delle Regioni (e anche degli enti locali comunali e provinciali) resta inoltre il varo, seppure tardivo, di nuovi fondi dedicati alla digitalizzazione delle sale e degli schermi, come nel caso di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Umbria, che si sono aggiunti a quelli già esistenti in Puglia, Piemonte, Toscana e Liguria. | 91 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 92 In produzione un sostegno mirato. Questa linea d’intervento, all’interno dell’incremento registrato dal monte contributi, sta a significare con tutta probabilità che si sta delineando una maggiore e più specifica definizione degli obiettivi d’intervento, sebbene permanga una certa tendenza a riprodurre la conformazione del Fondo Unico per lo Spettacolo. Tra i fattori che traspaiono dalle ricognizioni più recenti sugli strumenti e sulle dotazioni con le quali operano le amministrazioni territoriali si nota ad esemtavola 10 Quanto InveStono nel Settore I FonDI DI SvIluPPo Delle regIonI Interventi di sostegno per cinema e audiovisivi DotazIone DeI FonDI InveStIMentI rIlevatI* 2011 2012 buDget 2013** FONDI DI DIRETTA EMANAZIONE DELLE REGIONI Annuale 991.000 260.000 Triennale 250.000 12.000.000 Annuale 350.000 654.000 Annuale 670.000 330.000 Annuale 300.000 Annuale Rotazione Annuale Annuale 200.000 200.000 Annuale Annuale 3.000.000 2.037.619 Annuale 300.000 300.000 Annuale 42.000 42.000 Annuale Annuale - 260.000 15.000.000* 654.000 350.000 300.000 1.500.000 3.000.000 1.000.000 4.000.000* 100.000 2.163.353 425.000 70.000 3.000.000 850.000 FILM FUND AMMINISTRATI DA STRUTTURE REGIONALI Venture Capital-Filas Lazio Rotazione 5.000.000 5.000.000 Fondo Sviluppo-Filas Lazio Annuale 1.290.000 1.290.000 Film Investimenti Piemonte Rotazione 750.000 1.800.000 Emilia R. Doc-Mediateca Annuale 190.000 180.000 Fo. Marche Cinema Multimedia Annuale 50.000 50.000 Bls Film Fund & Commission Annuale 2.500.000 2.507.000 Fondazione Sistema Toscana Annuale 5.000.000 4.500.000 Fusr Lombardia-Finlombarda Annuale 1.000.000 1.000.000 Lombardia Digit-Finlombarda Annuale 1.500.000 Sicilia in Sala-Sicilia C.T. Spa Annuale 850.000* - 5.000.000 1.290.000 1.800.000 180.000 50.000 2.500.000 4.000.000 1.000.000 2.000.000 - FILM FUND GESTITI DA FILM COMMISSION Annuale 1.600.000 1.288.438 Annuale Annuale 400.000 Annuale 341.000 430.000 Annuale 1.300.000 1.300.000 Rotazione 750.000 1.800.000 Annuale 57.000 114.000 Annuale 800.000 800.000 1.600.000 90.000 1.000.000 900.000 1.300.000 1.800.000 250.000 1.230.000 Regione Sardegna Regione Lazio Regione Marche Regione Veneto Regione Veneto Digit Regione Piemonte Digit Regione Emilia R. Fesr Regione Emilia R. Digit Regione Abruzzo Regione Umbria Digit Fondo Audiovisivo R. Siciliana Fondo CSC R. Siciliana Fondo Archivio Rai R. Siciliana Fondo Digit Regione Siciliana Fondo Doc Regione Siciliana National Film Fund Apulia Development F.F. Apulia Apulia International F.F. Hospitality Fund Apulia Apulia Digit Fesr Torino Piemonte F.C. Fip Torino Piemonte F.C. Film Doc Film Fund Trentino F.C. Segue 92 | 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 93 segue tavola 10 Quanto InveStono nel Settore I FonDI DI SvIluPPo Delle regIonI Interventi di sostegno per cinema e audiovisivi Lombardia F.C. Film Fund doc F.C. Val d’Aosta F.C. Regione Campania Fondo Sviluppo Film C. FVG Fondo Formazione F.C. FVG Fondo Distribuzione F.C. FVG Genova Liguria F.C. Calabria F.C. Sensi Contemporanei Sicilia Sensi Contemporanei Basilicata Sensi Contemporanei-Puglia Biennale College Cinema TOTALE RISORSE DotazIone DeI FonDI Annuale Annuale Annuale Annuale Annuale Annuale Annuale Annuale InveStIMentI rIlevatI* 2011 2012 500.000 365.000 1.320.000** 1.320.000 170.000 Sospesi** 30.000 26.158 240.000 198.620 200.000 200.000 600.000 Sospesi FONDI REGIONALI INFRAISTITUZIONALI*** Annuale (2.100.000) Annuale 800.000 800.000 Annuale 900.000 900.000 Annuale 150.000 150.000 30.848.000 44.542.835 buDget 2013** 1.000.000 150.000 1.320.000 ** ** ** 200.000 Sospeso 297.000 800.000 900.000 150.000 63.479.353 Note alla tabella dei fondi regionali * La stima dei valori d’investimento relativi al 2011 si riferiscono nella maggior parte dei casi alle somme effettivamente erogate. Le cifre riferite ai budget 2013 corrispondono a stime indicative in base alle leggi finanziarie regionali. Gli investimenti 2012 della Regione Lazio sono stati effettuati nel quadro della nuova legge regionale emanata nel marzo 2012 che prevedeva lo stanziamento di 15 milioni di euro (un terzo dei 45 milioni complessivi per il triennio 2011-2013, dei quali 10 milioni destinati al cinema e 5 milioni al settore audiovisivo) a valere su produzioni e iniziative già realizzate e riconosciute ammissibili all’accesso ai fondi. L’applicazione della legge per il 2013 risulta attualmente sospesa. Gli investimenti 2013 della Regione Abruzzo derivano dal programma triennale 2010-2012 con uno stanziamento di 12 milioni di euro (per tutti i settori d’attività dello spettacolo), la cui attuazione resta in parte da definire in coerenza con i piani di ricostruzione del dopo-terremoto dell’Aquila del 2009. ** I Film Fund della Regione Friuli-Venezia Giulia affidati all’Associazione Fondo Audiovisivo Film Commission Friuli-Venezia Giulia sono stati sospesi anche per quanto riguarda una parte delle assegnazioni già deliberate nel 2012. Le assegnazioni della Film Commission Regione Campania erano state sospese nel 2010 per controversie giudiziali e hanno integrato il budget 2011. Per un’indagine dell’autorità giudiziaria sollecitata dai vertici della Film Commission, la Regione Calabria ha sospeso l’attività di finanziamento della struttura. *** L’importo indicato fra parentesi e relativo a Sensi Contemporanei Sicilia sta a indicare la quota di finanziamento (esclusa dal computo totale) apportata al Fondo Audiovisivo Regione Siciliana di 3 milioni di euro amministrato fino al 2010 dalla Film Commission Regione Siciliana. I fondi disposti con il programma Sensi Contemporanei (siglato fra Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica del Ministero per lo Sviluppo Economico, Direzione Generale per il Cinema del MiBac e Biennale di Venezia) in base agli Apq-Accordi di Programma Quadro regionali, a carattere pluriennale, sono finanziati attraverso i programmi Fesr (Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, dell’Unione Europea) e Fas (Fondo per le Aree Sottoutilizzate, del Governo italiano) sostenuti in parte preponderante con risorse comunitarie. L’impiego specifico dei contributi rilevati è a favore del cinema, ma modulato su progetti diversificati e si ritiene l’imputazione annuale indicativa. Elaborazione su dati contenuti in atti e nelle comunicazioni degli enti regionali, delle Film Commission e del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica del Ministero per lo Sviluppo Economico per quanto concerne il programma Sensi Contemporanei. pio come il sostegno alla produzione – quello che in concreto agisce in sussidiarietà a un sostegno statale attraverso il Fus di dimensioni contenute – si stia commisurando agli effettivi impieghi effettuati negli anni precedenti: pur senza sottrarre materialmente capitale rispetto al conferimento iniziale di ogni anno, se ne integra l’importo attraverso il recupero delle somme non impegnate (tavola 10). Il ruolo che Regioni e Film Commission hanno ricoperto nel sostenere lo sviluppo e la realizzazione del film italiano può essere stimato, isolando le risorse dedicate agli altri segmenti d’attività e alle aree collaterali, in valore pari a circa 35 milioni di euro. | 93 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 94 Non va in ogni caso dimenticato che la spesa delle Regioni nel supporto al sistema audiovisivo e al comparto cinematografico è in generale superiore al puro investimento dei loro Film Fund. A volte anche le facilitazioni e i servizi erogati dalle Film Commission o dagli “sportelli cinema” (ospitalità, messa a disposizione di locations, permessi di ripresa), agli operatori locali e alle imprese che agiscono comunque sul territorio, vengono contabilmente distribuite fra capitoli di spesa in base alla loro diversa pertinenza. Raramente le imputazioni a bilancio comprendono i costi del personale se le strutture – come le Film Commission, che corrispondono materialmente le contribuzioni stanziate, o come gli stessi Film Fund – non hanno una loro veste giuridica con propri organi statutari e sociali e sono invece parte integrante di assessorati o dipartimenti delle amministrazioni pubbliche d’appartenenza. Non vi sono opportunità di rilevazione inoltre sugli investimenti effettuati sotto capitoli di spesa distinti da quelli afferenti Film Commission o Film Fund (in esecuzione a programmi di contribuzione relativi a festival, rassegne, case del cinema, cineteche e mediateche oppure a interventi di promozione della cultura cinematografica, innumerevoli per forme ed entità beneficiarie), né in merito alle erogazioni effettuate – dalla maggior parte delle Regioni – in convenzione con le altre istituzioni territoriali (così come d’altronde su quelle emesse a svariati titoli dalle stesse amministrazioni comunali e provinciali in via autonoma). 3. Quali risorse dall’unione europea La corsa alla digitalizzazione ha caratterizzato anche il ricorso da parte degli esercenti italiani ai contributi dell’Unione Europea previsti dal fondo Digit (attivo dal 2011) all’interno del programma Media. Sono stati ben 71, sui 200 totali di tutti i paesi, i gestori di sale – che nel 2012 hanno ottenuto finanziamenti per 2,53 milioni di euro, con uno stanziamento medio di 34,65mila euro. Fra i soggetti dell’esercizio italiano a ricevere erogazioni figurano anche 20 sale della comunità. Questo exploit si inserisce in un quadro di partecipazione italiana agli aiuti comunitari contraddistintosi negli ultimi anni per le sue limitate dimensioni e rappresenta un segnale positivo. Anche sul fronte del sostegno alla produzione, espresso dalle contribuzioni previste nell’ambito dell’altro programma d’intervento Eurimages, si registrano però segnali di maggiore attivismo. Nel 2012 la quota delle assegnazioni alle case di produzione italiane è tornata al di sopra del 10% e in termini di valore oltre il 13% (tavola 11) e nell’aggiudicazione dei fondi per il primo bando promosso nel 2013 compaiono fra le 13 opere selezionate due titoli italiani (The Invisible Boy di Gabriele Salvatores per Indigo Film e Lucy in the Sky di Giuseppe Petitto per Martha Production) con contributi per 580mila euro sui 3,58 milioni deliberati (16,20%). 94 | 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 95 tavola 11 I FonDI eurIMageS al CIneMa euroPeo e ItalIano In migliaia di euro* erogazIonI globalI numero Importo DeStInatarI ItalIanI numero Importo Quota CIneMa ItalIano numero Importo 2008 2009 2010 2011 2012 TOTALE 57 55 56 72 68 308 COPRODUZIONI EURIMAGES* 20.200,0 9 4.650,0 19.460,0 7 3.150,0 19.260,0 6 2.200,0 22.350,0 6 2.080,0 21.710,0 7 2.840,0 102.980,0 35 14.920,0 15,79% 12,72% 10,71% 8,33% 10,29% 11,36% 23,01% 16,18% 11,42% 9,30% 13,08% 14,48% 2008 2009 2010 2011 TOTALE 149 169 161 116 595 SOSTEGNI ALLA DISTRIBUZIONE** 853,8 2 11,4 865,9 3 15,4 883,6 9 49,4 645,3 6 33,5 3.248,6 20 109,7 1,34% 1,77% 5,59% 5,17% 3,36% 1,34% 1,80% 5,60% 5,19% 3,37% * La concessione dei contributi Eurimages non corrisponde in genere con l’anno di uscita sul mercato delle opere ammesse al finanziamento. ** Il programma di sostegno alla distribuzione ha subito una profonda modifica alla fine del 2011 ed è ripreso con modalità del tutto differenti nel 2013. L’importo indicato per le società italiane nell’area dei sostegni alla distribuzione è frutto di una stima, in quanto non venivano comunicate le indicazioni specifiche di budget delle imprese e i relativi stanziamenti loro riconosciuti. Elaborazione dati sull’archivio dei risultati dei bandi 2008-2011 nell’ambito del programma Eurimages dell’Unione Europea. In prospettiva diventa essenziale valutare la predisposizione degli operatori italiani ad avvalersi dell’incentivazione comunitaria e soprattutto la loro capacità d’interdizione delle risorse, che dal 2009 in poi avevano denunciato una generale flessione, soprattutto nell’area dei supporti all’innovazione tecnologica e allo sviluppo di progetti sulle nuove piattaforme di distribuzione digitale contemplati dal programma Media (tavola 12). Va ricordato che tutti gli interventi d’emanazione comunitaria contemplano l’erogazione di contributi non solo agli operatori degli attuali 27 Paesi dell’Unione (destinati peraltro a salire ulteriormente: la Croazia è in via di adesione e altre cinque nazioni hanno già avanzato la loro candidatura a diventare membri) ma anche a quelli di altri cinque Stati cosiddetti “associati” al programma, come la Svizzera. Con il 2014 questo importante e diversificato strumento esaurirà infatti il suo ventennale percorso e sarà sostituito dal nuovo Europa Creativa, che prevede un budget di 1,8 miliardi di euro distribuiti lungo il periodo 2014-2020, la metà dei quali dedicati al settore cinematografico e audiovisivo insieme con 210 milioni di euro riversati nel Production Guarantee Fund a sostegno dell’accesso diretto al credito bancario (i restanti 690 milioni sono destinati alle altre attività culturali), contro i 755 milioni assorbiti da Media 2007-2013 e i 15 del recente Media Mundus 2011-2013 (più 400 milioni di euro riservati alla cultura). Secondo i piani operativi saranno più di mille i film europei incentivati – quota già quasi raggiunta da Media nei primi cinque dei suoi ultimi sette anni di decorso (era giunto alla terza edizione) – e almeno 2.500 le sale supportate che proietteranno almeno un 50% di film europei. | 95 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 96 tavola 12 Quattro annI DI rISorSe al CIneMa euroPeo e ItalIano erogazioni al cinema in migliaia di euro* Media Eurimages erogazIonI globalI numero Importo 1.473 110.976,7 206 21.053,8 DeStInatarI ItalIanI numero Importo 73 5.740,8 11 4.661,4 Quota CIneMa ItalIano numero Importo 4,95% 5,17% 5,33% 22,14% TOTALE 2008 Media Eurimages 1.679 1.384 224 132.030,5 85.451,9 20.325,9 84 76 10 10.402,2 6.514,5 3.165,4 5,00% 5,49% 4,46% 7,87% 7,62% 15,57% TOTALE 2009 Media Eurimages 1.608 1.409 217 105.777,8 105.208,1 22.995,3 86 66 15 9.679,9 6.063,4 2.249,4 5,34% 4,68% 6,91% 9,15% 5,76% 9,78% TOTALE 2010 Media Eurimages Media Mundus 2011 1.626 926 188 37 128.203,4 167.499,5 84.518,6 4.787,5 81 23 12 3 8.312,8 1.301,5 2.113,5 286,5 4,98% 3,48% 6,38% 8,10% 6,48% 0,78% 2,50% 5,98% TOTALE 2011 Media Eurimages Media Mundus 1.151 1.402 68 35 256.805,6 102.733,6 21.710,0 4.995,0 38 88 7 3 3.701,5 5.764,3 2.840,0 458,0 3,30% 8,27% 10,29% 8,57% 1,44% 5,61% 13,08% 9,17% TOTALE 2012 1.505 129.438,6 98 7.062,3 6,51% 5,45% Elaborazione dati sull’archivio dei risultati dei bandi 2008-2012 nell’ambito dei programmi Ue di sostegno al settore audiovisivo. 96 | 05_Capitolo 4 13/06/13 17:58 Pagina 97 | 97 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 98 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 99 CAPITOLO 5 «ANDREW, LO SAI QUAL È LA PARTE PEGGIORE DEL PERSONAGGIO PUBBLICO? IL PUBBLICO» Carol Benson (Rita Rudner) a Andrew (Kenneth Branagh) in Peter’s Friends (1982 Gli amici di Peter di K. Branagh) Il mercato della domanda D a quando alla fine del 2007 la Siae-Società Italiana Autori ed Editori ha cominciato a rilevare oltre alle giornate di programmazione delle sale anche il numero delle proiezioni effettuate, si è assistito a un fenomeno a lungo sottovalutato. I giorni di attività dei cinematografi italiani sono passati da 1.076.386 del 2007 a 1.124.1281 del 2011, con una stima di previsione per il 2013 di 1.150.000. Il numero delle proiezioni è invece salito nello stesso arco di tempo di più del doppio, da 1.266.082 a 2.975.924 del 2011, con una previsione di stima per il 2012 di almeno 3,1 milioni. Significa che nel periodo le sale italiane hanno incrementato le loro aperture quotidiane del 6,87%, ma nel contempo hanno aumentato la loro operatività effettiva offrendo il 144,86% in più di spettacoli. E questo senza registrare una straordinaria espansione (ma semmai una profonda evoluzione morfologica) nella disponibilità di strutture dell’esercizio: il numero complessivo degli impianti dal 2007 al 2011 è addirittura diminuito dell’8,91% (da 1.166 a 1.062, secondo i dati riferiti al campo d’osservazione di Cinetel), mentre quello degli schermi è salito del 4,75% (da 3.092 a 3.239). Non si può nemmeno dire che al servizio di una così forte dilatazione delle proiezioni offerte ogni anno sia stata posta una quantità sempre crescente di film. In realtà le case di distribuzione hanno intensificato la loro offerta in una fase precedente: infatti le opere messe in circolazione per la visione sul grande schermo sono passate da 650 del 2000 a 960 nel 2006; poi il cartellone annuale si è stabilizzato con qualche alternanza fra 880 e 900 titoli (887 nel 2007 e 907 nel 2012) con una quota di film italiani attestata all’inizio del periodo al 30,2% e in seguito sempre compresa fra il 32,8% di 2010 e 2011 e il 34,8% del 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 100 2012. Durante gli stessi anni il numero di presenze nelle sale dell’esercizio ha accusato oscillazioni più o meno accentuate sopra e sotto la soglia di 100 milioni, arrivando a 110,0 milioni nel 2010 per poi invertire la tendenza e contrarsi a 101,3 milioni nel 2011 e ancora a 91,3 milioni nel 2012. Vuol dire che a ogni proiezione hanno assistito in media 43,01 spettatori nel 2010, contro i 34,05 del 2011 e i 29,45 stimati per il 2012. In attesa di ulteriori verifiche sulla loro evoluzione nel prossimo futuro, queste sommarie e preliminari indicazioni servono per dare una dimensione ai valori del mercato della domanda, di cinema in generale e di film italiani in particolare, nel corso di 12 mesi nel circuito delle sale – che coprono, va ricordato, il 54,3% di tutti gli eventi di spettacolo che si svolgono sul territorio nazionale – rispetto agli altri canali di distribuzione (tavole 1 e 2). Su quello televisivo, per esempio, nel 2007 erano stati rilevati 39.577 passaggi di film: 3.991 sulle reti generaliste e 35.586 sulle emittenti satellitari. Nel 2012 il totale delle programmazioni si è inerpicato a 68.561: 4.444 sulle TV generaliste, 52.233 su quelle satellitari e 11.884 sui canali tematici del digitale terrestre (con esclusione quindi di tutte le oltre 400 emittenti locali). L’aumento degli inserimenti nei palinsesti del piccolo schermo, pari al 73,23%, appare quindi rilevante, così come quello dei canali che lo hanno alimentato, in quanto se ne contavano – in tempi di trasmissioni anche in segnale analogico – circa 250 contro gli oltre 400 più significativi dell’attuale operatività solo in digitale. In termini di visioni, il sistema televisivo ha comunque perso il confronto con il circuito delle sale, dal momento che il numero di passaggi nel 2007 era pari al 3,12% delle proiezioni sul grande schermo, mentre nel lustro successivo il rapporto è calato al 2,21%, nonostante il raddoppio dei canali rispetto a una pianta organica dell’esercizio mutata per dimensioni in misura molto limitata. Ma con i loro passaggi i network televisivi hanno raggiunto un pubblico valutato dalle rilevazioni a campione degli indici di ascolto da parte di Auditel (e necessarie sempre di una certa cautela) in 3,56 miliardi nel 2007, dei quali soltanto 650,35 milioni in capo alle reti generaliste, e in poco più di 4 miliardi nel 2012. La platea di spettatori di cinema alla televisione è in sostanza superiore a quella raccolta in sala di quasi 44 volte (più precisamente 43,95), mentre nel 2007 il rapporto proporzionale – già vistoso – corrispondeva a 34,36. E la media di consumatori di film in TV, affidandosi alle stime di Auditel, si sarebbe concretizzata in 89.951 persone per ogni visione nel 2007 e in 58.345 nel 2012, ossia di consistenza 2.091 volte superiori all’inizio del periodo e 1.981 volte cinque anni dopo. Del segmento home video si conosce invece, in base alla ricerca Univideo-Prometeia, che da tempo fornisce un accurato monitoraggio delle attività, il numero complessivo di prodotti distribuiti ogni anno, non di quelli noleggiati. La classificazione per contenuti dei supporti DVD, blu-ray e (in quantità ormai pressoché marginali) VHS venduti o noleggiati può prestarsi inoltre a diverse interpretazioni, con distinzioni a volte molto sottili. Secondo gli ultimi dati disponibili, quelli cinematografici rappresenterebbero l’86,7% – 57,1% film, 26,9% animazione e 2,7% documentari – contro l’8,6% di quelli di origine televisiva e il 4,9% di video musicali (realizzati in ogni caso da società di produzione d’ambito cinematografico). Vanno inoltre esclusi i video a luce rossa, non considerati dall’analisi Univideo-Prometeia, anche se i pezzi 100 | 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 101 TAVOLA 1 LA COMPETIZIONE SUL MERCATO TRA FILM ITALIANI E STRANIERI Nazionalità dei film * TITOLI QUOTA Totale Italia Europa Stati Uniti Altri Paesi Totale Estero TOTALE GENERALE 268 234 317 68 619 887 30,2% 26,4% 35,8% 7,6% 69,8% 100,0% Totale Italia Europa Stati Uniti Altri Paesi Totale Estero TOTALE GENERALE 288 196 300 61 557 845 34,0% 23,2% 35,6% 7,2% 66,0% 100,0% Totale Italia Europa Stati Uniti Altri Paesi Totale Estero TOTALE GENERALE 294 189 313 61 563 857 34,3% 22,0% 36,6% 7,1% 65,7% 100,0% Totale Italia Europa Stati Uniti Altri Paesi Totale Estero TOTALE GENERALE 273 185 328 47 560 833 32,8% 22,2% 39,4% 5,6% 67,2% 100,0% Totale Italia Europa Stati Uniti Altri Paesi TOTALE GENERALE 296 226 313 66 901 32,8% 25,1% 34,8% 7,3% 100,0% Totale Italia Europa Stati Uniti Altri Paesi TOTALE GENERALE 316 244 286 61 907 34,8% 25,9% 31,6% 6,7% 100,0% INCASSI IN EURO QUOTA PRESENZE QUOTA 195.518.878 71.615.253 342.131.463 7.823.729 421.570.445 617.089.323 31,7% 11,6% 55,4% 1,3% 68,3% 100,0% 33.041.649 12.270.057 56.812.191 1376.053 70.459.201 103.500.850 31,8% 11,8% 54,9% 1,3% 68,2% 100,0% 171.832.040 58.141.618 357.678.917 6.049.645 417.870.180 593.702.220 29,0% 9,8% 60,2% 1,0% 71,0% 100,0% 29.090.241 9.914.053 59.224.299 1.074.683 69.313.035 99.303.276 29,3% 10,0% 59,6% 1,1% 70,7% 100,0% 145.566.650 71.465.077 395.789.059 9.840.535 477.094.671 622.661.321 23,4% 11,5% 63,5% 1,6% 76,6% 100,0% 24.095.343 11.999.655 61.176.001 1.668.879 74.844.535 98.939.878 24,3% 12,1% 61,8% 1,7% 75,6% 100,0% 215.003.252 71.531.685 442.265.056 5.434.150 528.230.891 734.234.143 29,28% 9,75% 60,23% 0,74% 70,72% 100,0% 35.138.100 11.249.966 62.605.504 865.355 74.720.825 109.858.925 31,98% 10,23% 57,01% 0,78% 68,02% 100,0% 235.065.326 91.613.749 320.574.900 14.294.849 661.548.824 35,53% 13,83% 48,46% 12,28% 100,0% 38.007.600 13.951.788 47.316.548 2.047.918 101.323.854 37,51% 13,77% 46,70% 13,12% 100,0% 153.481.697 105.941.374 324.042.981 25.488.197 608.954.249 25,20% 17,40% 53,21% 4,19% 100,0% 24.238.418 16.749.697 46.730.213 3.592.465 91.310.793 26,54% 18,34% 51,18% 3,94% 100,0% 2007 2008 2009 2010 2011 2012 * I dati sono riferiti a tutti i film in distribuzione (fino al 31 dicembre per incassi e presenze), compresi i proseguimenti. Fonte dell’elaborazione: dati Cinetel da Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2007 al 2010) a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e da Sintesi dati Cinetel (anni 2011 e 2012) a cura di Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex) e Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali). noleggiati o venduti nell’anno, soprattutto da edicole e videoteche specializzate, raggiungono volumi valutati in 10 milioni (prima dell’avvento dei siti hard sul web erano sei volte tanto). | 101 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 102 TAVOLA 2 UNDICI ANNI DI FILM ITALIANI CON INCASSI MILIONARI Anni e valori in euro 2001 Da 1 a 5 milioni 11 Da 5 a 10 milioni 4 Da 10 a 15 milioni 2 Oltre 15 milioni TOTALE FILM 17 INCASSI ANNUI 94,3 MEDIA A FILM 5,55 2002 13 2 3 3 21 100,5 4,78 2003 15 3 3 1 22 110,5 5,02 2004 21 3 4 28 120,0 4,28 2005 18 3 4 25 125,5 5,02 2006 13 4 1 2 20 98,5 4,92 2007 2008 17 19 7 5 3 3 2 1 29 28 171,7 142,3 5,92 5,08 2009 2010* 2011 17 8* 18 2 6 6 4 3 4 1 2 3 24 19* 31 119,0 163,6* 191,7 4,95 8,61* 6,18 2012 18 8 1 1 28 137,9 4,92 I dati relativi al 2010 si riferiscono solo a film con incassi superiori a 3 milioni di euro e non a 1 milione soltanto come negli altri anni. Il prospetto è basato sui risultati conseguiti al box office dai film 100% italiani fra il 1° gennaio e il 31 dicembre di ogni anno. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2000 al 2012), fino al 2010 a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) e per il 2011 e il 2012 a cura dell’Unità di studi congiunta DGCinema-Anica su dati della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Per quanto in forte flessione dal 2006, con una caduta del giro d’affari di oltre il 50%, l’home theater resta dopo la sala la prima fonte di proventi per la cinematografia (tavola 3). Nel 2007 i supporti venduti erano stati 35,9 milioni nel circuito commerciale di videoteche, megastore, iper e supermercati, più altri 55 milioni attraverso il canale delle edicole e ulteriori passaggi per noleggio di circa 100 milioni. Nel 2011 i dati di volume (certamente superiori a quelli riferiti al successivo 2012, ancora in via di definitiva elaborazione) appaiono profondamente diversi: 23,3 milioni di pezzi per il normal trade, poco più di 22 milioni nel sell through delle edicole e quasi 30 milioni in modalità on rental. In pratica il cinema sul mercato home video avrebbe cumulato nel primo caso 190,9 milioni di passaggi di supporti e cinque anni più tardi 73,3 milioni. Con una contrazione del 61,6%, ma con numeri 150 volte superiori alle proiezioni effettuate nelle sale nel 2007 e di 24,6 nel 20111. 1 102 | Mentre gli incassi del botteghino sono ripartiti fra i diversi soggetti in logica scalare, i ricavi del mercato video sono basati su un sistema di royalties. Generalmente al distributore finale viene riconosciuta come compenso una royalty del 20% sul prezzo di vendita all’ingrosso del video, mentre il rimanente 80% resta alla società (casa di produzione o compagnia di distribuzione cinematografica) che ne detiene i diritti di sfruttamento, a fronte peraltro di costi di duplicazione e promozione piuttosto modesti. Va letta in questa chiave la diffusa tendenza delle case di produzione a dotarsi di proprie società per la distribuzione di home video. Essendo il primo sbocco in ordine temporale dopo l’uscita nelle sale, l’home entertainment gode ancora – a soli 3-4 mesi di distanza – degli investimenti promozionali effettuati al momento dell’uscita dei titoli in prima visione e non richiede investimenti di marketing supplementari di particolare entità. Tanto è vero che i volumi di vendita, in analogia con quanto avviene nel canale primario, sono concentrati su un numero ristretto di titoli, definiti A-movie per differenziarli da quelli di minore successo commerciale (B-movie) o a circolazione contenuta in quanto opere di specifico contenuto. I primi 10 titoli al box office stagionale raccolgono mediamente il 27% delle risorse. 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 103 TAVOLA 3 LA FLESSIONE GRADUALE DEL MERCATO HOME VIDEO Milioni di euro Vendita Edicola Noleggio TOTALE 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 115 269 295 679 267 301 260 828 VOLUME D’AFFARI 443 307 218 968 382 261 161 803 344 201 115 660 336 164 90 590 281 130 75 486 I dati relativi al 2010 si riferiscono solo a film con incassi superiori a 3 milioni di euro e non a 1 milione soltanto come negli altri anni. Il prospetto è basato sui risultati conseguiti al box office dai film 100% italiani fra il 1° gennaio e il 31 dicembre di ogni anno. Fonte dell’elaborazione: Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2005 al 2009) a cura dell’Ufficio Studi/Ced Anica (Roma) su dati Cinetel. Resta tuttavia assai difficile, com’è facile intuire, attribuire un numero medio di proiezioni per ogni video e quantificarne gli spettatori che vi possono assistere. L’ipotesi minima di una sola visione per due persone presuppone in ogni caso un moltiplicatore di pubblico in raffronto alle sale pari rispettivamente a 3,8 e a 1,4 al quinto anno successivo. Questi numeri testimoniano le reali dimensioni di un’offerta filmica pressoché straordinaria sui tre più importanti canali distributivi, da quello primario ai secondari, composta oggi da più di 76 milioni di proiezioni offerte a una platea di quasi 4,5 miliardi di spettatori. Straordinaria a fronte soprattutto delle ricerche statistiche più recenti che attestano come oltre il 50% degli italiani non entri mai, nemmeno per una volta all’anno, in una sala e perché in considerazione dell’acquisizione di valore che ogni film ottiene nella sua prima uscita sul grande schermo è possibile anche apprezzare il valore d’uso che accompagna le stesse opere lungo tutta la catena di diffusione. Sotto questo profilo il confronto fra le evoluzioni dei consumi cinematografici disegna la flessione che attraversa il mercato della domanda nei tre bacini che sono da tempo di suo riferimento essenziale in termini di valore della produzione, cioè di ricavi. 1. Una domanda con tante risposte La tecnologia digitale ha uniformato la veicolazione del prodotto filmico, eliminando le differenze fra intrattenimento fuori casa – le sale – e quello personale o domestico dell’home video, alla cui elisione dopo la TV stanno provvedendo la rete web e le console da videogame, e amplificando di converso le modalità di fruizione anche in mobilità, grazie a smartphone, iPad, tablet e console portatili. Nel contempo la crescita della competizione fra i canali distributivi, sui quali è accessibile e visibile ogni genere di filmato, ha importato una frastagliata concorrenza tra il film e le altre forme di audiovisivo, come drama-TV, documentary, videoclip, comedy e perfino web series. | 103 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 104 In termini di strategie di marketing questa evoluzione ha sempre comportato, nella storia dell’economia industriale, due processi: una incisiva segmentazione del mercato, dove ogni operatore investe tutte le sue potenzialità di difesa delle posizioni e delle quote acquisite, e una profonda revisione della struttura dei prezzi. È quanto si trova ad affrontare in sostanza l’esercizio (non solo, ma soprattutto italiano) nel suo ruolo decisivo di trasformare la filiera produttiva del cinema in catena del valore, sia per chi produce sia per chi consuma, e nel rappresentare attraverso il box office l’unità di misura che determina il valore dei diritti delle opere acquisiti poi dalle altre piattaforme distributive (tavole 4 e 5). È appunto su questa funzione delle sale – quale mercato azionario in cui ogni titolo forma la sua capitalizzazione a valere lungo tutto il ciclo di vita – che gli altri competitors costruiscono i propri portfolio e library, tentando al tempo stesso di incassare al più presto i dividendi sfruttando quasi in real time i credits conquistati dai film. TAVOLA 4 INCASSI E PRESENZE: LE QUOTE FRA LE DIVERSE TIPOLOGIE Incassi in euro 2007 Milioni Quota 2008 Milioni Quota Incassi Ingressi 78,3 12,7% 14,1 13,6% 63,4 10,7% 11,4 11,5% Incassi Ingressi 126,4 20,5% 22,4 21,6% 117,4 19,8% 20,7 20,8% Incassi Ingressi 96,0 15,5% 16,0 15,4% 93,0 15,7% 15,4 15,5% Incassi Ingressi 317,0 51,3% 51,1 49,3% 2009 Milioni Quota MONOSALA 59,5 9,5% 10,5 10,6% 2010 Milioni Quota 8,7% 9,7% 56,7 9,6 2012 Milioni Quota 8,5% 9,5% 47,4 7,8% 8,1 8,9% TRA 2 E 4 SALE 112,0 18,0% 130,4 17,7% 19,0 19,2% 20,8 19,0% 118,7 17,9% 19,2 19,0% 105,6 17,3% 17,0 18,7% TRA 5 E 7 SALE 106,5 16,9% 132,1 18,0% 16,716,9 % 19,2 17,5% 116,7 17,6% 17,5 17,3% 111,5 18,3% 16,4 18,0% MULTIPLEX CON PIÙ DI 7 SALE 320,4 53,9% 346,3 55,6% 408,8 55,6% 51,7 52,1% 52,8 53,3% 59,1 53,8% 369,3 55,8% 54,9 54,2% 344,3 56,6% 49,7 54,4% TOTALE STRUTTURE * 623,4 100% 734,9 100% 99,0 100% 109,9 100% 661,5 100% 101,3 100% 608,9 100% 91,3 100% Incassi 617,7 100% 594,2 100% Ingressi 103,6 100% 99,4 100% LEGENDA: IMP = IMPIANTI - SCH = SCHERMI 63,5 10,7 2011 Milioni Quota Fonte dell’elaborazione: dati Cinetel da Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2007 al 2010) a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e da Sintesi dati Cinetel anni 2011 e 2012) a cura di Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex) e Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali). Ciò che sta avvenendo nel circuito di proiezione con il ricorso a contenuti aggiuntivi, a una diversa calendarizzazione e stagionalità delle prime uscite, a varie iniziative di co-marketing e merchandising, segnala la necessità di affiancare alla qualità della proposta filmica anche una specifica modalità di entertainment, dando vita e corpo a quel “fattore sociale e culturale” che le sale – prima di tutto di città – rivendicano quale missione destinale e che per costituzione hanno sempre rappresentato. È in questa direzione che sembrano orientarsi i cosiddetti interventi di brandizzazione, tematizzazione, management service, customer satisfaction, proximity e web marketing, tesi ad arricchire i servizi per il cliente e fidelizzarlo. 104 | 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 105 TAVOLA 5 I RENDIMENTI UNITARI DI IMPIANTI E SCHERMI PER TIPOLOGIA Valori in migliaia ANNO 2007 IMP SCH ANNO 2008 IMP SCH Incassi Ingressi 118,9 118,9 21,4 21,4 103,5 103,5 18,7 18,7 Incassi Ingressi 385,1 143,3 68,2 25,4 362,3 134,1 63,9 23,6 Incassi Ingressi 1.351,5 229,5 225,2 38,1 1.163,1 116,8 Incassi Ingressi 2.935,8 280,0 473,3 45,1 2.835,6 458,1 ANNO 2009 IMP SCH ANNO 2010 IMP SCH ANNO 2011 IMP SCH ESERCIZI MONOSALA 102,2 102,2 115,7 115,7 18,0 18,0 19,4 19,4 103,5 103,5 17,6 17,6 IMPIANTI DA 2 A 4 SALE 359,1 132,6 426,2 155,2 385,5 141,2 60,9 22,5 68,1 24,8 62,5 22,9 COMPLESSI DA 5 A 7 SALE 197,9 1.159,7 196,8 1.412,4 238,4 1.216,1 206,2 32,8 183,7 31,2 205,7 34,7 182,4 30,9 MULTIPLEX CON PIÙ DI 7 SALE 270,6 2.910,6 278,2 3.353,5 321,6 3.026,9 290,3 43,7 444,0 42,4 485,3 46,5 450,0 43,1 TOTALE DELLE STRUTTURE 189,1 564,7 194,3 686,5 228,5 615,9 205,4 31,6 89,7 30,8 102,7 34,2 94,3 31,4 INCASSI 529,9 199,8 526,3 Ingressi 88,9 33,5 88,0 LEGENDA: IMP = IMPIANTI - SCH = SCHERMI ANNO 2011 IMP SCH 89,3 15,3 89,3 15,3 343,0 126,9 55,2 20,4 1.127,1 190,7 166,3 28,1 2.776,6 266,6 400,7 38,4 573,4 188,0 85,9 28,2 Fonte dell’elaborazione: dati Cinetel da Il cinema italiano in numeri (anni solari dal 2007 al 2010) a cura dell’Ufficio Studi Ced/Anica e da Sintesi dati Cinetel (anni 2011 e 2012) a cura di Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), Anem (Associazione Nazionale Esercenti Multiplex) e Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali). Si tratta di una evoluzione che non prescinde da due elementi: una diversa politica dei prezzi e, di conseguenza, la collaborazione degli altri operatori del comparto, come dimostra il successo della seconda “Festa del cinema” indetta nella primavera 2013 con una settimana di biglietti a prezzo ridotto: 41% di ingressi in più sul week-end precedente e +22% rispetto alla prima edizione. Oltre alla produzione, il discorso, pure sul fronte-prezzi (in particolare per quanto concerne il livello dei canoni di noleggio), riguarda la distribuzione, soprattutto in riferimento alla sua prevalente connotazione internazionale che condiziona i tempi di uscita e il numero delle copie da immettere nel circuito delle sale e che è stata resa ancora più pressante dall’accordo con cui Sony Pictures Releasing ha affidato dal luglio 2011 a Warner Bros. Pictures International Distribution la commercializzazione anche in Italia dei suoi titoli. Il rischio di cannibalizzazione a opera dei nuovi contendenti non minaccia peraltro soltanto le sale e le sue implicazioni sulla politica dei prezzi sono ben testimoniate dalle stime della società di ricerca Ihs Screen Digest sulla crescita della visione dei film su internet negli Stati Uniti. Grazie a piattaforme come la più famosa Netflix, che ha costretto alla chiusura Blockbuster, il numero di film noleggiati in streaming o acquistati online è salito nel 2012 del 135% per un fatturato di 3,4 miliardi di dollari, però per le case produttrici, le major di Hollywood, non si tratta di un buon affare. Perché se prima i consumatori spendevano 11,1 miliardi in DVD e blu-ray, ora investono solo 1,7 miliardi di dollari e succede che mentre i distributori sul web ar| 105 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 106 rivano a gestire il 57% dei consumi di film, questa quota di mercato si traduce per i produttori in un apporto pari in valore solo al 12% del loro business. 2. Il pirata ignoto e il fatturato virtuale La particolarità dello scenario italiano è costituita da due elementi: un fenomeno di pirateria cinematografica comune a tanti Paesi, ma considerato di dimensioni più ampie, e una diffusione del vod, il video on demand, sulle diverse piattaforme (TV, internet, telefonia) di proporzioni giudicate ancora limitate e inferiori a quelle registrate all’estero, a cominciare da Francia, Inghilterra, Germania e Spagna che rappresentano gli altri quattro grandi mercati del cinema europeo2. Dimenticando tuttavia che l’Italia è leader assoluto in Europa sul mercato dei cosiddetti vas (value-added services), i servizi a valore aggiunto per telefoni cellulari e smartphone. Sul primo versante appare sempre azzardato cercare di quantificare i danni economici apportati al sistema produttivo del cinema. Certamente una parte preponderante delle perdite di fatturato accusate dall’home video sono attribuibili al file sharing e alla riproduzione illeciti di film e alla contraffazione di DVD. Ma vi sono anche valutazioni controverse sull’effettiva corrispondenza della pirateria fisica e informatica audiovisiva con il mancato acquisto di biglietti e DVD o di sottoscrizioni e abbonamenti alle offerte on demand. Secondo l’ultimo rapporto The Internet Era of Tv - It’s a Multiscreen World della società di studi ITMedia Consulting, gli schermi alternativi sono incrementali e non sostitutivi di quello grande del cinema e di quello piccolo della TV. 2 106 | La modalità vod-video on demand è articolata sotto l’aspetto delle specifiche caratteristiche tecniche in cinque tipologie d’acquisizione dei servizi: Dtr-Download to Rent (a noleggio) che consente di scaricare un file video sul pc collegato; Dtb-Download to Burn (chiamato in genere anche streaming) che permette la sola visione sul monitor del pc, per una sola volta, del filmato trasmesso in rete; Dto-Download to Own che corrisponde all’acquisto del film entrandone in possesso per sempre (la formula è anche nota con la sigla Est-Electronic Sell-Through); Svod-Subscription Video on Demand che presuppone la sottoscrizione di un abbonamento per accedere al servizio e usufruirne; Fod-Free on Demand, a libero accesso, senza condizioni, che in linea teorica non dovrebbe tuttavia disporre di opere coperte da copyright e protette dal divieto di riproduzioni non autorizzate. Cardine dell’offerta online Vod è la cosiddetta programmazione non lineare, ossia la libertà con cui ciascun utente può usufruire nel momento desiderato di un singolo titolo scelto dai vasti cataloghi potendo contare su una completa interattività. Alcune soluzioni tecnologiche consentono anche di interrompere, rivedere o accelerare la visione come è possibile fare con i supporti DVD o blu-ray. Sul fronte delle compatibilità è necessario che il provider stabilisca una connessione di tipo punto-punto bidirezionale con l’utente (ossia un interfaccia), poiché la trasmissione dei contenuti avviene – a differenza della modalità in pay tv e in analogia invece con quella pay-per-view – a fronte di ogni richiesta individuale, e che la rete consenta di trasportare segnali audiovisivi di qualità (come avviene generalmente con una rete internet a banda larga). 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 107 Il primo dato certo è che la pratica va assolutamente perseguita e che ogni risorsa impiegata nell’opera di contrasto rappresenta un investimento dai sicuri ritorni economici. A fine aprile 2013 la polizia postale di Roma – dopo una denuncia della società Sunshine Pictures e un’indagine di quattro mesi condotta con la collaborazione della Guardia della Finanza e della Siae – ha effettuato una delle operazioni di repressione più importanti in Europa e fra le più rilevanti anche a livello mondiale, chiudendo 27 siti web che offrivano in streaming centinaia di titoli, anche di recente uscita, e che in due anni avrebbero permesso 400mila visioni illegali. Soltanto uno di questi portali figurava con il dominio nazionale “it”, Filmsenzalimiti.it, che fra dicembre 2011 e febbraio 2013 avrebbe permesso file sharing senza autorizzazioni a 20 milioni di utenti. Gli altri, dai loghi fantasiosi come “videopremium.net”, “filmpertutti.sv” o “uploaded.net”, facevano transitare il traffico su server stranieri in Australia, Usa, Belize, Cina, Russia, Moldavia, Romania, Olanda, Svizzera e Francia e, secondo quanto stimato dalla Siae, avrebbero svolto illegalmente un’attività del valore di 1,5 miliardi di euro. 3. Secondari ma non per importanza Nel secondo caso si sovrappongono due aspetti in parziale contrapposizione. Una diffusione della connessione internet a banda larga ancora abbastanza contenuta rispetto ad altri standard internazionali sembra da un lato rimandare a un futuro prossimo le minacce concorrenziali più intense dei grandi aggregatori di contenuti online, mentre dall’altro limita per ora l’espansione di una domanda che in altri Paesi (pur con le sue controindicazioni di natura economica) si è già manifestata con forza, segnando lo sviluppo stesso del consumo filmico. Ma è indubbio che il processo si è già incamminato da tempo e comincia a procedere a passi di corsa. Le news dei siti e le pagine dei mezzi d’informazione specializzati pullulano di annunci di accordi fra case di produzione e di distribuzione per la cessione di diritti a network televisivi per i canali pay e in modalità pay-per-view, ai principali motori di ricerca e agli operatori telefonici. A loro volta broadcaster, web company e telco promuovono nuove offerte di servizi, modalità e contenuti, emigrando gli uni nel terreno degli altri. Lo fanno ad esempio Sky e Mediaset con il vod su tablet, computer e console di Sky Go e Premium Play; Telecom con Cubovision oltre che per tablet e telefonini anche per l’Iptv (Internet Protocol Television); Vodafone con TV Solution e Chili-tv; l’over-the-top television nata da Fastweb. La pluralità delle piattaforme e delle offerte di contenuti da parte degli editori audiovisivi sta poi creando una lunga serie di proposte, ricche di opere della stessa stagione e di centinaia (a volte pure migliaia) di titoli in catalogo, articolate per tipologie di fruizione e possibilità di pagamento oltre che, prima di tutto, per politiche di prezzo sempre più agguerrite, con tariffe di costo non consentite per esempio all’home video. | 107 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 108 Non più solo schermi e poltrone. Statistiche e indagini di istituti e società di ricerca segnalano intanto la progressione dei consumi sui tanti schermi e monitor secondari, sia fissi sia in mobilità. L’Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano ha rilevato in 2,5 milioni il numero di device (fra connected tv, decoder e console) che consentono l’interconnessione con internet tramite un’interfaccia di rete. Nielsen ha individuato in 29,2 milioni i possessori di smartphone evoluti fra i 51,7 milioni dotati di un telefono cellulare e in 19,2 milioni gli utilizzatori di internet in mobilità, dei quali 6,8 milioni servendosi di un tablet. Secondo i dati Audiweb di Nielsen sono inoltre 21,57 milioni gli italiani che attraverso internet visionano film e tv movies contro i 9,95 milioni che lo fanno in mobilità. E a questo proposito ITMedia Consulting ha stimato le percentuali relative alla visione dei cosiddetti video lunghi rispetto al totale degli accessi: 50% per quanto riguarda la rete web attraverso pc; 45% nel caso degli smartphone; 65% su tablet; 85% di quanti si connettono a internet con una console. Si tratta di indicazioni variegate e frastagliate per un’area di consumi che sfugge per molteplicità e consistenza ad accertamenti più organici, soprattutto in termini di valori economici. Le valutazioni di norma sono frutto di stime e per questo sovente differiscono in misura significativa. Mentre Univideo calcola pari allo 0,6% l’attività di e-commerce sviluppata con l’offerta di video on demand (più di 17 milioni di euro nel 2012) rispetto a quella totale dell’home video, Screen Digest ne commisura il valore sul web in quasi 34 milioni e l’editore specializzato Informa Telecoms & Media porta le stime del vod in tutte le modalità a 1,795 miliardi di euro per i Paesi big five del mercato audiovisivo europeo, assegnando all’Italia una fetta di 465,95 milioni di euro, senza fornire indicazioni tuttavia sul peso specifico dei contenuti cinematografici. L’Osservatorio del Politecnico di Milano ha da parte sua calcolato in 15,0 i milioni dei ricavi da film e tv movies in modalità Iptv, con una previsione per il 2013 di 35,5 milioni. Se fra domanda e offerta non c’è simmetria. Le valutazioni di norma sono frutto di stime e per questo sovente differiscono – anche per la diversità dei punti d’osservazione – in misura significativa. Non manca tuttavia di stupire il basso livello di alcune stime sugli importi generati dal prodotto cinematografico nell’ambito dell’offerta sulle nuove piattaforme di diffusione, in rapporto specialmente all’impegno diretto di tutti i principali protagonisti e al dinamismo con cui braodcaster, web company, portali internet e telco caratterizzano la loro offerta con prodotti filmici. Gli stessi operatori si astengono dal fornire dati relativi ai ricavi generati da questi “new business” e soltanto nelle relazioni dei bilanci si possono trovare a volte riferimenti diretti al valore generato dal prodotto filmico. Sky Italia nella relazione del bilancio 2012 registra per esempio ricavi da pay-per-view per 63,84 milioni, quasi completamente assorbiti da opere filmiche (compresi i prodotti cosiddetti adult). Telecom Italia Media segnala un aumento annuo dell’8% dei proventi da videostreaming, arrivati nel 2012 a 8 milioni di euro. Walt Disney incassa in Italia dalla telefonia mobile per distribuzione di programmi oltre 8 milioni di euro (erano 1 milione esatti nel 2007). 108 | 06_Capitolo 5 13/06/13 18:00 Pagina 109 Il risultato è che nella struttura dei ricavi generati dal comparto cinematografico è già in atto una significativa ricomposizione. I riferimenti ai proventi dall’esercizio di 608,95 milioni e di quelli dell’home video pari a poco più di 400, a parte le variazioni annuali degli importi, non cambiano; così come gli introiti per la cessione dei diritti di sfruttamento ai network TV e alle reti satellitari per i canali generalisti, tematici o in modalità pay, che per il 2012 si possono stimare – alla luce della caduta degli investimenti pubblicitari – in 240 milioni (free tv) e 480 (pay). Ma la galassia in movimento dei servizi vod, insieme con web company e gruppi di telecomunicazioni vede coinvolti anche i broadcaster e nella pluralità di offerte messa in campo per rispondere alla crescita della domanda si può valutare un nuovo apporto di risorse pari almeno a 80 milioni per il 2012 (per un totale di 2,239 miliardi di euro), che la gran parte degli operatori assicura essere destinato per i prossimi anni a un’espansione percentuale in doppia cifra. | 109 07_Capitolo 6 13/06/13 18:00 Pagina 110 07_Capitolo 6 13/06/13 18:00 Pagina 111 Seconda parte L’attività d’impresa Imprenditori artisti e tecnici 07_Capitolo 6 13/06/13 18:00 Pagina 112 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 113 CAPITOLO 6 «IL CINEMA È CULTURA, SI FA CON GLI INTELLETTUALI, CON IL DENARO PUBBLICO E DELL’IMPRENDITORIA» Sergio Rubini, regista e attore Il sistema produttivo I n un sistema produttivo composto in Italia da 4,372 milioni di imprese e che conta fra queste solo 25.254 società con più di 50 addetti, a fronte delle 2.050.029 prive del tutto di personale, il comparto del cinema non fa eccezione. Quando se ne parla in termini economici è pressoché scontato definire polverizzata e pulviscolare la sua struttura imprenditoriale, individuandola come una debolezza congenita: sul totale di 6.139 aziende attive soltanto 95 hanno più di 50 dipendenti e ben 3.803 non ne hanno alcuno. E il confronto in termini percentuali, in base agli ultimi dati disponibili a fine 2010, sembra fornire un’ulteriore conferma. Su scala globale le imprese senza addetti rappresentano il 46,89%, a livello di comparto invece il 61,95%. A ben vedere però, una qualche differenziazione c’è: nel primo caso quelle con oltre 50 unità di lavoro corrispondono appena allo 0,57% del totale, mentre nel secondo si attestano a una quota quasi tripla, pari all’1,55%. Può sembrare una sfumatura, ma è la prima di molte altre e questo semplice raffronto vale a giustificare una considerazione più specifica delle reali caratteristiche dell’iniziativa d’impresa in cinematografia. Poiché l’imprenditoria è uno dei tre classici fattori della produzione – insieme con capitali e lavoro – che determinano in maniera imprescindibile la possibilità o meno di avviare qualsiasi processo di produzione. Definirne l’effettiva configurazione consente di valutare se – e quanto – a incidere sull’andamento complessivo del cinema nazionale sia l’eventuale debolezza dei suoi cineasti o se invece siano altre e diverse realtà a condizionare il trend di tutto il comparto e di conseguenza anche le attività dei suoi operatori (dopo i capitoli precedenti dedicati al mercato dei capitali, nel successivo è delineato quello del lavoro). 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 114 Pur nella difficoltà di valutare dati non sempre omogenei e contestuali, il quadro aggiornato delle società cinematografiche permette ad esempio di verificare la fondatezza di una delle sensazioni più diffuse, relativa a una loro intrinseca staticità, intesa quale prodromo di modeste propensioni al rischio e conseguenti simili capacità d’innovazione; ossia di due tratti caratteristici dell’attività d’impresa che ne sono peraltro considerati valori essenziali. Consente inoltre di verificare quale sia oggi il ruolo e il peso effettivo dell’industria di film e video nell’ambito del comparto dell’audiovisivo e fino a che punto sia strategico il suo apporto rispetto agli altri soggetti del settore, a cominciare dal comparto televisivo che ne è ritenuto (più o meno a ragione) il vero protagonista e artefice; così come di apprezzare in quale misura le aziende dei suoi principali segmenti – produzione, post-produzione, distribuzione ed esercizio – accusano gli effetti delle avverse congiunture economiche e di tendenze di mercato sicuramente contrastanti. 1. In attesa del censimento 2011 Fra i vari oggetti e campi d’osservazione disponibili nell’analisi della struttura d’impresa del cinema emergono due aspetti di fondo: la composizione delle attività all’interno dello stesso comparto e la loro collocazione nell’ambito più ampio del settore audiovisivo. Anche se le fonti di documentazione seguono profili di ricerca diversi e criteri spesso difformi nella selezione dei rami produttivi e dei confini del loro eventuale accorpamento, la base di riferimento è ormai univoca e ha la sua origine nella classificazione europea delle attività economiche denominata Ateco 2007 (tavola 1), che rispetto alla precedente nomenclatura del 2002 presenta alcune modifiche sostanziali1. 1 114 | In conformità alla nomenclatura comunitaria Nace (Nomenclature générale des Activités économiques dans les Communautés Européennes), introdotta nell’Unione Europea a partire dal 1° gennaio 2008, le attività economiche sono suddivise in 21 sezioni contraddistinte con lettere alfabetiche: la prima, A, corrisponde ad agricoltura, silvicoltura e pesca; B e C rispettivamente all’industria estrattiva e manifatturiera; tutte le altre, dalla D alla U, si riferiscono al terzo universo produttivo, quello dei servizi. Le 21 sezioni – che si potrebbero qualificare come “sistemi produttivi complessi” – compendiano 38 tipologie di attività, distinte a loro volta in 99 divisioni disposte in ordine alfanumerico, da ciascuna delle quali discendono quattro ulteriori classificazioni progressivamente più specifiche: gruppi (sono 272), classi (ben 615), categorie (sono 996) e sottocategorie, dando pertanto corpo nel complesso a oltre 1.200 voci. La sezione J denominata “Servizi di informazione e comunicazione” contempla ad esempio tre tipologie: JA “Attività editoriali, audiovisivi e attività di trasmissione”; JB “Telecomunicazioni”; JC “Informatica e servizi di informazione”. Fra le sei divisioni – dal numero 58 al 63 – riconducibili al sistema JA si trova la divisione 59 dedicata alle “Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore”, cui fanno capo due gruppi: 59.1 “Attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, registrazioni musicali e sonore” e 59.2 “Attività di registrazione sonora e di editoria musicale”. La cinematografia racchiude quattro classi. Nel dettaglio: 59.11 Attività di produzione, post-produzione e di- 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 115 In passato il comparto cinematografico era incluso fra le attività ricreative, culturali e sportive all’interno del macrosettore dei servizi alle persone, mentre ora compone il settore audiovisivo insieme con l’editoria musicale e l’emittenza radiotelevisiva, nell’ambito di un macrosettore che affianca a queste attività audiovisive anche l’editoria e che potrebbe essere definito in senso lato “dei media” (dove il concetto di mezzi di comunicazione integra quello di contenuti dell’entertainment o dell’infotainment). Un macrosettore che a sua volta confluisce nel sistema più complesso dei servizi di informazione e comunicazione, il “contenitore” di respiro ancora più ampio dove convergono le telecomunicazioni, l’informazione e l’informatica (essenzialmente per la parte cosiddetta software, ossia telematica, elaborazione dati, processi digitali e web). tAvoLA 1 L’AuDIovISIvo e LA CLASSIfICAzIone DeLLe AttIvItà eConomIChe Codice Ateco 2007 SEZIONE J DIVISIONE JA Gruppo 58 Classe 58.1 Classe 58.2 Gruppo 59 Classe 59.1 Categoria 59.11 Categoria 59.12 Categoria 59.13 Categoria 59.14 Classe 59.2 Gruppo 60 Classe 60.1 Classe 60.2 DIVISIONE JB Gruppo 61 Classe 61.1 Classe 61.2 Classe 61.3 Classe 61.9 DIVISIONE JC Gruppo 62 Gruppo 63 Classe 63.1 Classe 63.9 Denominazione delle attività economiche e produttive SERVIZI DI INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE* Editoria, audiovisivi e attività radiotelevisive Attività editoriali Libri, periodici, quotidiani ed altre attività editoriali Edizione di software Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore Produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, registrazioni musicali e sonore Produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi Post-produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi Distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi Proiezione cinematografica Attività di registrazione sonora e di editoria musicale Attività di programmazione e trasmissione Trasmissioni radiofoniche Programmazione e trasmissioni televisive TELECOMUNICAZIONI Telecomunicazioni Telecomunicazioni fisse Telecomunicazioni mobili Telecomunicazioni satellitari Altre attività di telecomunicazione INFORMATICA E SERVIZI D’INFORMAZIONE Produzione di software, consulenza informatica e attività connesse Servizi d’informazione e altri servizi informatici Elaborazione dei dati, hosting e attività connesse; portali web Altre attività dei servizi d’informazione Glossario Sistema Macrosettore Settore Comparto Comparto Settore Comparto Segmento Segmento Segmento Segmento Comparto Settore Comparto Comparto Macrosettore Settore Comparto Comparto Comparto Comparto Macrosettore Settore Settore Comparto Comparto * Il prospetto illustra nella parte a fondo colorato il complesso di attività economiche che compongono il settore dell’audiovisivo. La suddivisione in segmenti è riprodotta soltanto per il comparto “Attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, registrazioni musicali e sonore”. Il sistema produttivo “Servizi di informazione e comunicazione” comprende in realtà altri 18 segmenti: sette nelle due classi delle attività editoriali; uno ciascuno nelle attività musicali, nelle trasmissioni radiofoniche e nelle programmazioni televisive che fanno parte dell’audiovisivo; quattro nei rispettivi comparti delle telecomunicazioni; due infine nella classe 63.1. Fonte: Classificazione delle attività economiche. Ateco 2007 (Pubblicazioni Istat, Roma 2009). | 115 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 116 Si tratta per l’audiovisivo di un inquadramento che ripercorre sostanzialmente le fasi di integrazione verticale del processo produttivo, mentre l’evoluzione delle tecnologie digitali e analogiche – esplosa proprio durante la lunga gestazione di Ateco – pone sempre più in primo piano una logica d’integrazione orizzontale dei mercati, al punto che la diffusione digitale e online può ormai considerarsi un’attività allineata a quelle produttive. E dal momento che ne sono protagonisti anche i settori dell’editoria e della comunicazione, si tende a configurare quale campo d’osservazione più adeguato la cosiddetta industria dei contenuti, con l’implicita e ulteriore confluenza però di vari operatori dell’area più propriamente culturale (mentre l’eventuale convergenza dei gestori delle telecomunicazioni sarebbe relativa solo all’offerta e distribuzione di determinati servizi). LA mAppA DeLLe AzIenDe Oltre alle alternative di approccio all’area audiovisiva e alle opzioni per la sua definizione discendono dalla natura eterogenea delle attività anche i problemi di ricerca e individuazione di dati statistici omogenei e congrui. La mappatura Ateco delle branche d’attività resta comunque il filo d’Arianna da seguire per valutare la collocazione del sistema cinema nel panorama imprenditoriale e le dimensioni operative del parco di società che ne fanno parte. Vi sono cinque principali bacini di riferimento cui attingere (rappresentati da altrettante banche dati), dell’ultimo dei quali non sono tuttavia disponibili dati statistici di compendio (tavola 2). • L’elaborazione dei “Conti economici nazionali e territoriali” dell’Istat (Istituto nazionale di statistica) sulla competitività e sulla struttura del sistema produttivo è basata per gli anni precedenti il 2008 sulla classificazione Ateco 2002, mentre per il periodo successivo sulla nuova Ateco 2007. Essa fornisce un ampio spettro di dati sia aggregati per tutto il complesso degli ambiti cinematografici, radiotelevisivi e musicali, sia relativi ai singoli comparti del settore e ai loro diversi segmenti d’attività. Si tratta altresì di rilievi statistici dalla lunga gestazione: i prospetti più recenti (fatta eccezione per l’occupazione) si riferiscono al 2010. • L’anagrafe delle Camere di Commercio, con il sistema di monitoraggio Movimprese sui flussi societari, afferisce alla stessa codificazione Ateco 2007, ma offre un quadro composito stribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi; 59.12 Attività di post-produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi; 59.13 Attività di distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi: 59.14 Attività di proiezione cinematografica. Ognuna di queste quattro classi ingloba poi una propria categoria (59.11.0, 59.12.0 e così via) da cui discendono altrettante sottocategorie (59.11.00, 59.12.00 ecc.), ma questa codificazione supplementare non genera alcun effetto sul piano pratico, perché quello di cinema e audiovisivo è un caso in cui dal livello delle classi a quello delle sottocategorie le denominazioni originarie – data la diversificazione relativamente limitata delle attività – restano sempre invariate così come le specifiche aree di rilevazione. Insieme con il gruppo 60 “Attività di programmazione e trasmissione” (suddiviso a sua volta in due classi: trasmissioni radiofoniche e attività di programmazione e trasmissioni televisive), il cinema compone quello che può essere definito come settore dell’audiovisivo. Così come la tipologia JA – che comprende anche il gruppo 58 “Attività editoriali” (diviso in due classi: edizione di libri, periodici ed altre attività editoriali ed edizione di software) – può essere identificata quale macrosettore dei media. 116 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 117 senza scindere ad esempio i comparti cinematografico e musicale. È strettamente legata ai puri obblighi di legge di formale iscrizione e pubblicizzazione degli atti societari previsti per l’adesione al Registro delle Imprese, compendia tutti i soggetti costituiti sotto qualsiasi forma giuridica e le rilevazioni sono aggiornate quasi in tempo reale, a cadenza trimestrale. • Le rilevazioni della Gestione ex Enpals (Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport Professionistico) attengono invece agli obblighi previsti dalla legislazione del lavoro, in capo alla contribuzione degli oneri sociali per tutti i prestatori d’opera – dipendenti e autonomi – attivamente impegnati di anno in anno. Documentano pertanto la reale operatività sia delle aziende sia della comunità professionale, con la caratteristica di tracciare un quadro organico di tutto il settore di tradizionale e storica appartenenza del comparto cinematografico, ossia quello dello spettacolo (fotografia che nessun’altra indagine statistica ormai offre), e di fornire l’unica radiografia disponibile sull’effettiva composizione e sul concreto impiego degli operatori delle aree artistiche, creative e di scena. Considerata la natura abbastanza complessa dei dati da raccogliere, l’aggiornamento è relativamente tempestivo (18 mesi in media) e l’ultimo cui è stato possibile attingere al momento della pubblicazione concerne il 2011. • Le statistiche dell’Agenzia delle Entrate, diffuse dal Dipartimento delle Finanze del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze), sono relative al regime tributario degli studi di settore e in base alla nomenclatura Ateco 2007 – riclassificata però secondo specifici codici – danno conto dei risultati economici e reddituali denunciati dalle società con i modelli di dichiarazione dei redditi e, pertanto, la loro focalizzazione si concentra sui cosiddetti valori fiscali dell’attività, sia delle persone fisiche sia delle società, degli enti e delle ditte individuali. In raccordo al calendario d’accertamento del fisco, la loro predisposizione avviene con uno scarto temporale di due anni e quella di più recente diffusione è riferita al 2010. • Un ulteriore dataset è fornito dalla Centrale dei Bilanci, entità che fa capo alle Camere di Commercio e raccoglie i bilanci depositati ogni anno dalle società (entro 120 giorni dall’assemblea che li ha approvati), secondo una normativa cui sono formalmente vincolate le sole società di capitali. A questo repertorio, accessibile online attraverso i servizi delle agenzie camerali Telemaco-InfoCamere o Cerved, risalgono i dati finanziari che questo rapporto elabora da cinque anni per analizzare la reale dimensione economica di tutte le principali imprese di cinema con un valore di produzione superiore a 1 milione di euro. Attraverso questa documentazione, disponibile soltanto a circa due anni di distanza dal deposito effettivo dei rendiconti societari presso il Registro delle Imprese, non vengono tuttavia elaborati dati cumulativi (questo servizio viene commercializzato soltanto su commessa da DataBank, un’altra controllata di Unioncamere). L’AnAGrAfe Il Registro delle Imprese può essere considerato un bacino onnicomprensivo poiché raccoglie tutte le aziende iscritte, incluse anche quelle che, non depositando alcun atto societario (non solo bilanci, ma anche semplici variazioni di cariche o di statuto) nel corso di un anno, vengono considerate inattive. La percentuale dei soggetti “in sonno” si avvicina al 20% | 117 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 118 tAvoLA 2 I QuAttro DIverSI bACInI DeLLe SoCIetà DI CInemA Imprese attive Anno 2008 Aziende Trend Anno 2009 Aziende Trend Anno 2010 Aziende Trend Anno 2011 Aziende Trend Anno 2012 Aziende Trend PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO, DI PROGRAMMI TELEVISIVI E REGISTRAZIONI SONORE Movimprese* 9.902 +9,16% 9.645 -2,59% 9.874 +2,37% 9.915 +0,41% 9.840 -0,75% PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TV Istat* 6.386 +11,19% 6.140 -3,85% 6.139 -0,01% Fisco* 4.997 -1,79% 4.987 -0,20% 5.134 +2,94% Ex Enpals* 3.539 +0,25% 3.701 +4,57% 3.948 +6,67% 4.228 +7,09% - - * I dati di Movimprese corrispondono al gruppo 59 “Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore” e sono riferiti alle società attive fra le iscritte al Registro delle Imprese; quelli Istat sono relativi al solo comparto cinematografico (classe 59.1) nella rilevazione Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008); la voce “Fisco” indica i soggetti aderenti al regime fiscale degli studi di settore dell’Agenzia delle Entrate (nella categoria UG94U “Produzioni e distribuzioni cinematografiche, di video, attività radiotelevisive”) con i rispettivi valori estratti dalla Banca dati studi di settore; quella “Ex Enpals” attiene alle aziende considerate attive ai fini previdenziali dalla Gestione ex Enpals (fonte: Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per il 2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2010, 2011 e 2012). e pressoché analoga è la quota di società che, pur risultando formalmente attive, in realtà non opera sul mercato e venga mantenute in vita per esigenze fiscali (ad esempio in attesa di vecchi rimborsi Iva) o nella prospettiva che torni strumento utile alla realizzazione di qualche operazione o progetto. Si spiega in questo senso anche il divario numerico che separa i dati Movimprese da quelli Istat: nello stesso gruppo Ateco che raccoglie il comparto cinema insieme con quello musicale (tavola 2) l’Istituto nazionale di statistica annovera per esempio nei tre anni dal 2008 al 2010 rispettivamente 7.382, 7.125 e 7.165 aziende. Si tratta di disparità che si riflettono nella stima dell’incidenza del cinema nell’ambito del settore audiovisivo o di quelli del macrosettore dell’entertainment (cinema più musica, TV, radio e attività editoriali) e del sistema dei servizi di informazione e comunicazione, piuttosto che sulla globalità dell’impianto produttivo nazionale (tavole 3 e 4). tAvoLA 3 IL CInemA neL reGIStro DeLLe ImpreSe nAzIonALe Dati movimprese su società attive Anno 2009 Aziende Quota* Anno 2010 Aziende Quota* Anno 2011 Aziende Quota* Anno 2012 Aziende Quota* STATISTICHE SULLA STRUTTURA DELLE IMPRESE Comparto cinema** 9.645 100,00% 9.874 100,00% 9.915 100,00% 9.840 100,00% Settore audiovisivo** 11.880 81,18% 12.064 81,84% 12.062 82,20% 11.946 82,37% Macrosettore dei media 22.762 42,37% 22.966 42,99% 22.785 43,51% 22.349 44,02% Informazione-comunicazione 106.341 9,07% 108.689 9,08% 110.319 8,98% 111.391 8,83% TOTALE MOVIMPRESE 3.382.610 0,28% 3.377.628 0,29% 3.364.883 0,29% 3.377.587 0,29% * Le quote esprimono la progressiva incidenza percentuale del novero di aziende cinematografiche e musicali rilevate dal sistema anagrafico Movimprese delle Camere di Commercio in rapporto al numero di imprese attive risultanti al Registro delle Imprese e in ordine ai livelli superiori di complessità – settore audiovisivo; macrosettore delle attività editoriali e audiovisive; sistema dei sevizi di informazione e comunicazione; totale nazionale – riscontrabili fra i vari gradi di classificazione europea Ateco 2007 delle attività economiche. ** La voce “Comparto cinema” corrisponde al gruppo 59 del codice Ateco 2007; quella “Settore audiovisivo” alla somma dei gruppi 59 e 60; la definizione “Macrosettore dei media” alla divisione JA “Editoria, audiovisivi, attività radiotelevisive”; la voce “Informazione-comunicazione” alla sezione J “Servizi di informazione e comunicazione”. Fonte: Archivio totale imprese. Dati annuali (2009-2012) di Movimprese per InfoCamere-Unioncamere (Roma, 2013). 118 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 119 tAvoLA 4 Dove SI CoLLoCAno per L’IStAt Le AzIenDe CInemAtoGrAfIChe numero di aziende su base dati Istat Comparto cinema** Settore audiovisivo** Macrosettore dei media Informazione-comunicazione TOTALE NAZIONALE** Anno 2008 Imprese Quota* Anno 2009 Imprese Quota* STATISTICHE SULLA STRUTTURA DELLE IMPRESE 6.386 100,00% 6.140 100,00% 8.946 71,36% 8.626 71,18% 15.659 40,78% 15.094 40,68% 102.469 6,23% 100.656 6,10% 4.434.823 0,14% 4.383.542 0,14% Anno 2010 Imprese Quota* 6.139 8.630 14.970 99.122 4.372.143 100,00% 71,13% 41,01% 6,19% 0,14% * Le quote esprimono l’incidenza percentuale del novero di aziende cinematografiche in rapporto ai complessi di imprese d’ordine di grandezza superiore – settore audiovisivo; macrosettore delle attività editoriali e audiovisive; sistema dei servizi di informazione e comunicazione; totale nazionale – dei quali il comparto cinema è una componente secondo la classificazione delle attività economiche Ateco 2007. ** La voce “Comparto cinema” corrisponde alla classe 59.1 del codice Ateco “Attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi”; quella “Settore audiovisivo” ai gruppi 59 e 60; la definizione “Macrosettore dei media” alla sezione JA “Editoria, audiovisivi, attività radiotelevisive”; quella “Informazione-comunicazione” alla divisione J “Servizi di informazione e comunicazione”. Il totale nazionale esprime il numero globale delle aziende del Paese. Fonte dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). Per le Pmi solo stime su dati a campione. In premessa al quadro imprenditoriale che prende corpo attraverso le varie rilevazioni statistiche va posta un’ulteriore osservazione di carattere generale, oltre che di natura sostanziale. Per quanto siano utilizzati di frequente quali principali fonti di riferimento e vengano definiti “ufficiali”, i “Conti economici” dell’Istat sono il risultato in parte di rilevazioni statistiche e in parte di stime: con la raccolta di dati in uno specifico e ristretto campione di unità viene aggiornato infatti il database derivato dall’ultimo censimento sull’industria condotto nel 2001 per tutto l’alveo delle pmi, le piccole e medie imprese. È con il completamento delle verifiche relative al recente censimento del 2011 (previsto entro la fine del 2013) che si potrà disporre anche per quanto riguarda il comparto cinematografico di una nuova e completa documentazione statistica2. 2 Secondo l’ultima documentazione disponibile (Conti economici delle imprese. Note metodologiche, MetaDati. Rilevazione sulle piccole e medie imprese e sull’esercizio di arti e professioni (Pmi) e MetaDati. Rilevazione sul sistema dei conti delle imprese) i campi d’osservazione sono due: imprese con 100 addetti e oltre; imprese con 1-99 addetti. Per il primo settore vengono interpellate tutte le aziende – oltre 11mila società nel 2010 (95 delle quali appartenenti al comparto cinematografico) pari allo 0,25% del numero globale – con un tasso di risposta pari di norma al 53,0%. La mancata compilazione dei questionari da parte dell’altro 47% di soggetti viene coperta in vari modi (nuova richiesta diretta o con il cosiddetto “metodo del donatore” e poi con l’eventuale integrazione attraverso le banche dati dei bilanci civilistici o dell’Agenzia delle Entrate) estendendo quindi i risultati del campione verificato a tutto il parco aziende con più di 100 addetti. Per il secondo settore viene svolta un’indagine attraverso questionari postali su un campione mediamente composto da 104mila società estratte dall’archivio Asia (Archivio Statistico delle Imprese Attive), che rappresentano circa il 2,35% del totale di società appartenenti a questa fascia. La campionatura per il 2008 riguarda così il 99,68% delle imprese; per il 2009 coinvolge il 99,73% delle aziende; per il 2010 ne investe il 99,67%. Le percentuali di risposta di norma sono molto basse e solo con il processo d’integrazione tramite la banca dati dei bilanci civilistici della Camera di Commercio generalmente si ricostruiscono le posizioni di | 119 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 120 L’elaborazione dei dati dell’Istituto è in realtà perfettamente aderente alla prassi metodologica della statistica classica ed è operata con uno strumento tecnico del tutto ortodosso e internazionalmente diffuso, ma appare comprensibile che con il passare degli anni possa risentire di un certo scostamento fra le risultanze di un piccolo campione e l’evoluzione del sistema produttivo nel suo complesso. Soprattutto quando la realtà economica va soggetta a fasi di profondo cambiamento – come nell’ultimo lustro – in particolare quando il campo d’osservazione è rappresentato da un settore ad alta volatilità come quello dello spettacolo e da un comparto dai valori societari così disparati e dai trend tanto alterni quanto quelli del comparto cinematografico. 2. Da dove arrivano i segnali di vitalità Al contrario di quanto si rileva negli altri settori dello spettacolo (in particolare per quanto riguarda teatro e radio-TV, con offerte in cartellone e di palinsesto tendenzialmente più tradizionali), nel caso della cinematografia la proposta di nuove produzioni, in un processo di continua e rapida trasformazione, costituisce una delle materie prime essenziali. Il cinema ha il suo tratto caratteristico nell’evoluzione: sono proprio il ricambio e le costanti rotazioni di progetti filmici ad alimentarlo. Di conseguenza la massima stabilità (che non è prerogativa nemmeno degli apparati più poderosi come quello consolidato di Hollywood – nonostante le sue ataviche aspirazioni – o quello più recente di Bollywood) potrebbe rappresentare al limite l’emanazione di un indispensabile spirito innovativo. turnover, fLuSSI e SALDI DemoGrAfICI Per un’attività come quella cinematografica, che vive di opere prime e di prototipi, diventa quindi importante come fattore di produzione il fatto che anche il saggio di attivazione delle imprese protagoniste sia superiore a quello di cessazione, in modo tale che il punto d’incontro o saldo di bilancio fra i due indici, il cosiddetto tasso di sostituzione, non sia a somma zero (100,00%) ma risulti in grado di esprimere valori maggiori. La seconda condizione essenziale è poi che il grado di stabilità – ossia la percentuale di imprese che producono in soluzione di continuità da un anno all’altro – si conservi al di sopra di un certo livello: vicino a 50 può essere considerato di guardia; intorno a 60 discreto e confortante; sui 70 già buono e sintomo di vitalità; sopra questa cifra è di per sé dimostrazione di ottima condi- poco più di 6,2mila società, pari allo 0,14% dell’universo di riferimento. Per il comparto cinematografico le imprese selezionate dall’archivio Asia sono di norma 31 (lo 0,50% del novero complessivo del comparto) e il numero di quelle che rispondono si attesta a 6 con un grado di copertura che secondo la prassi statistica è calcolato nel 19,4% (28,0% se commisurato al numero dei dipendenti e 34,4% se valutato in base al valore aggiunto conseguito) in quanto riferito alla quantità di società interpellate, ma che diventa in realtà pari allo 0,09% se rapportato al numero reale delle aziende cinematografiche attive che contano da 0 a 99 addetti. 120 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 121 zione, quasi eccellente. Paradossalmente in cinematografia, per l’innato bisogno di creatività e di rinnovamento insito in ogni forma artistica, appare anche “salutare” che la percentuale non si spinga troppo oltre, al di là della soglia dell’85%3. I due indicatori contrapposti. In pratica la correlazione dei due indicatori in apparente contrapposizione – tasso di sostituzione e grado di stabilità – fornisce quindi la dimensione dell’efficienza e della solidità di un settore industriale o dei servizi e offre una misura delle sue potenzialità di sviluppo. Anche un livello per così dire contenuto del grado di stabilità può trovare per esempio il suo equilibrio – una specie di contraltare compensativo – nella dinamicità del turnover imprenditoriale; ossia quando il tasso di sostituzione fra gli operatori in campo permane in terreno positivo (sopra la quota del pareggio teorico del 100%) e mostra di conservare nel medio-lungo periodo una cadenza abbastanza sostenuta di subentri, ingressi o ritorni all’attività, sufficienti a surrogare le possibili uscite e le eventuali sospensioni, alimentando nevralgicamente la rete d’impresa e l’apparato di produzione di anno in anno. È il caso del cinema italiano. I dati di turnover rilevabili dal Registro delle Imprese forniscono in merito un riscontro soltanto in piccola parte (tavola 5). A metterlo in chiara evidenza sono invece quelli della Gestione ex Enpals (tavola 6). tAvoLA 5 IL turnover neL reGIStro DeLLe CAmere DI CommerCIo ultimi 4 anni 2009 2010 2011 2012 ImpreSe reGIStrAte ImpreSe AttIve ATTIVE SU REGISTRATE nuove ImpreSe ISCrItte nuove Su AttIve NUOVE SU REGISTRATE PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO, DI PROGRAMMI TELEVISIVI E REGISTRAZIONI SONORE 11.774 9.645 81,91% 465 4,92% 3,95% 11.956 9.874 82,58% 451 4,56% 3,77% 11.948 9.915 82,98% 426 4,29% 3,56% 11.927 9.840 82,50% 413 4,19% 3,46% Fonte: Archivio totale imprese. Dati annuali (2009-2012) di Movimprese per InfoCamere-Unioncamere (Roma, 2013). 3 Per attive si intendono le imprese per le quali risulta versato almeno un contributo alla Gestione ex Enpals nell’anno in osservazione. Queste aziende si dividono in permanenti e nuove: le prime erano presenti nei registri dell’ente previdenziale anche l’anno precedente; le seconde non vi erano invece iscritte. Il tasso di attivazione indica la percentuale delle società nuove o riattivate rispetto a quelle totali attive nell’anno; per contro il tasso di cessazione corrisponde all’incidenza delle società chiuse o sospese in relazione allo stesso bacino di operatori attivi durante i dodici mesi di riferimento. Il tasso di sostituzione esprime da parte sua il rapporto percentuale fra le nuove imprese e quelle cessate. Il grado di stabilità rappresenta infine la quota percentuale delle aziende permanenti in rapporto al totale di quelle attive nell’anno e pertanto risulta il completamento a 100 del tasso di attivazione. Come appare dalle definizioni riportate, questi tassi di attivazione, cessazione e sostituzione non coincidono con quelli elaborati da Movimprese; il sistema di rilevazione delle Camere di Commercio, che applicano la stessa terminologia al Registro delle Imprese, nella cui ottica sono “nuove” le imprese alla prima iscrizione e “cessate” anche quelle liquidate, fallite o cancellate dal repertorio anagrafico. | 121 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 122 Più attivazioni che chiusure. La crescita della registrazione, da parte dell’ente previdenziale, di nuove società che versano contributi previdenziali o di aziende che si riattivano nella corresponsione degli oneri sociali – e quindi nel creare lavoro e nell’avviare produzioni – resta nel tempo sempre sensibilmente più accentuata dell’eventuale aumento del numero di operatori che cessano o sospendono temporaneamente la loro contribuzione e di conseguenza la loro operatività. In una realtà realizzativa a progetto, come quella che trova appunto nel grande schermo la sua massima espressione, il ritmo d’incremento delle iniziative d’impresa diventa così direttamente proporzionale alla vitalità e alla consistenza della sua produttività (tavola 6)4. Chi innova meglio. La virtuosità o meno di un comparto (e del ciclo economico di cui è protagonista) risiede nella sua capacità di mantenere sempre in bilancio positivo la potenziale distanza che separa i due andamenti, con un differenziale a favore del primo. Il comparto musicale appare per esempio più stabile, ma il tasso di cessazione supera quello di attivazione e il saggio di sostituzione resta abbondantemente sotto quota 100, funzionando da indicatore delle difficoltà che il mercato della musica, soprattutto leggera, attraversa da tempo. In ambito teatrale la situazione si mostra più rassicurante, ma gli indici si collocano in ogni caso sotto la linea della parità. E anche il sistema radiotelevisivo – basato su una programmazione quotidiana a tempo pieno e di conseguenza su un assetto organizzativo di forte ancoraggio, come dimostra il grado di stabilità prossimo al 95% – tradisce a sua volta un’intensità di sovescio effettivamente scarsa, con un rapporto fra avvii e chiusure di attività deficitario a favore delle seconde. Al di là della loro funzione in termini di reciproco confronto, i dati dei diversi comparti dello spettacolo confermano ancora una volta che la filiera del film è l’autentico centro vitale del settore dell’audiovisivo: cuore e al tempo stesso cervello di creatività e ideazione. È la produzione che si rinnova. Un’ulteriore verifica della proattività dell’industria cinematografica e della consistenza del suo nucleo di operatori più stabili – in contrapposizione all’endemica polverizzazione della comunità imprenditoriale nel suo complesso – scaturisce da altre due risultanze statistiche, relative alla tipologia delle aziende protagoniste del turnover annuale. In primo luogo, secondo le indicazioni del Coordinamento Statistico-Attuariale della Ge4 122 | Secondo le indicazioni del Coordinamento Statistico-Attuariale della Gestione ex Enpals, lungo la serie storica dei dati, il turnover societario nel cinema è nella misura dell’85% relativo esclusivamente alle case di produzione, come d’altra parte lascia intendere la tipologia delle aziende classificate nel repertorio dell’ente previdenziale. Le categorie considerate sono in complesso dieci: imprese di produzione cinematografica; imprese di produzioni varie (shorts pubblicitari, fotoromanzi e così via); imprese di sviluppo e stampa; imprese di doppiaggio; imprese di distribuzione e noleggio; stabilimenti di produzione cinematografica; esercizi esclusivamente cinematografici; esercizi cinematografici polivalenti; imprese organizzatrici di festival; imprese esercenti attività di fornitura di servizi nei vari settori dello spettacolo. 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 123 tAvoLA 6 IL turnover DeLLe ImpreSe neLL’AmbIto eX enpALS ultimi 7 anni ImpreSe nuove o AttIve rIAttIvAte TASSO DI CeSSAte o TASSO DI tASSo DI GrADo DI ATTIVAZIONE SoSpeSe CESSAZIONE SoStItuzIone StAbILItà IMPRESE PERMANENTI LE IMPRESE DI CINEMA NEI DATI DELLA GESTIONE EX ENPALS 2005 3.241 831 25,6% 878 26,7% 94,6% 74,4% 2.410 2006 3.471 1.109 32,0% 879 27,1% 126,2% 68,0% 2.362 2007 3.520 1.075 30,5% 1.026 29,6% 104,8% 69,5% 2.445 2008 3.529 1.039 29,4% 914 26,9% 113,7% 70,6% 2.490 2009 3.701 1.139 30,8% 967 27,4% 117,8% 69,2% 2.562 2010 3.948 1.390 35,2% 1.143 30,9% 121,6% 64,8% 2.558 2011 4.228 1.513 35,8% 1.233 31,2% 122,7% 64,2% 2.715 tASSo DI GrADo DI SoStItuzIone StAbILItà IMPRESE PERMANENTI IL 2011 A CONFRONTO CON GLI ALTRI COMPARTI DELLO SPETTACOLO DAtI 2011 ImpreSe nuove o eX enpALS AttIve rIAttIvAte TASSO DI CeSSAte o TASSO DI ATTIVAZIONE SoSpeSe CESSAZIONE Teatro 2.468 564 22,9% 586 23,5% 96,2% 77,1% 1.904 Musica 3.845 802 20,9% 1.004 24,8% 79,9% 79,1% 3.043 TV e radio 1.435 89 6,2% 92 6,4% 96,7% 93,8% 1.346 T.v.s.p.* 6.115 1.492 24,4% 1.982 30,0% 75,3% 75,6% 4.623 Impianti sport. 5.400 771 14,3% 688 12,9% 112,1% 85,7% 4.629 4.887 2.082 42,6% 1.736 38,2% 119,9% 57,4% 2.805 28.378 7.313 25,8% 7.321 25,8% 99,9% 74,2% 21.065 Altre attività* SETTORE** * La sigla T.v.s.p. corrisponde alla categoria “Trattenimenti vari e spettacoli polivalenti”. Nel comparto “Altre attività” la Gestione ex Enpals comprende imprese fornitrici di servizi nei vari settori dello spettacolo, aziende non dello spettacolo che effettuano comunque versamenti ai fini pensionistici per contribuenti iscritti all’ente e società la cui posizione amministrativa è considerata provvisoria in attesa di accertamenti. ** I dati si riferiscono a tutto il settore nel suo complesso (cinema compreso) e sono relativi all’anno 2011. Fonte: Le attività d’impresa nel mondo dello spettacolo e dello sport professionistico, per gli anni 2005-2007 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per gli anni 2008-2010 a cura della Consulenza Statistico-Attuariale Enpals e per gli anni 2009-2011 a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2008, 2011 e 2012). stione ex Enpals, all’interno della serie storica dei dati va rilevato che il flusso delle società in entrata e in uscita è nella misura del 75% riferito esclusivamente alle case di produzione, a dimostrazione di come la dinamicità del comparto si leghi proprio alle realizzazioni a progetto che rappresentano il centro vitale del sistema filmico. Mentre il tasso di attivazione continua a incrementarsi (+6,4% dal 2008 al 2011) più di quello di cessazione (+4,3% dal 2008 al 2011), sale infatti progressivamente anche il saggio di sostituzione: +9,0% dal 2008 al 2011, quale saldo percentuale fra le 474 nuove aziende riscontrate nel periodo e i 319 operatori entrati invece “in sonno”. La seconda unità di misura scaturisce da un’analoga considerazione sul fronte però delle imprese cosiddette permanenti, il cui novero si irrobustisce ininterrottamente dal 2006: +353 in termini numerici e +14,9% in punti percentuali. Sotto questo aspetto, la quota delle società di produzione rispetto a quelle di distribuzione, dell’esercizio e di post-produzione (in particolare di doppiaggio) che confluiscono nel comparto secondo la classificazione della Gestione ex Enpals, scende al 45%. Ma questo valore testimonia come più di mille case produttrici (1.222 nel dettaglio) di lungometraggi, documentari, cortometraggi, fiction, cartoon, videoclip e short pubblicitari siano attive a medio-lungo termine. E abbiano inoltre un volume valido a contrastare la diffusa percezione di estrema | 123 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 124 leggerezza del segmento – certamente folto e pulviscolare, ma non per questo privo di una stabile pianta organica – che sviluppa e segue i progetti fino alla loro realizzazione. Quelli a lunga permanenza. La media delle società permanenti nel periodo 2005-2011 è pari a 2.506 ed è cresciuta di oltre 100 unità, fino a 2.611, se si considera solo il triennio più recente 2009-2011. I compendi statistici non rilevano quante imprese restano iscritte ininterrottamente per più annate consecutive, né quante a un certo punto alternano a una serie più o meno breve di anni d’attività un intervallo di tempo di stasi, per riprendere poi (magari subito dopo nei dodici mesi successivi) la loro operatività; ma secondo le indicazioni di sintesi della Gestione ex Enpals la quota di aziende in costanza e continuità di funzionamento si aggira attorno al 90%. LA StrutturA DeL CompArto La composizione del comparto cinematografico secondo i segmenti specifici delle attività svolte dalle società che ne fanno parte viene delineata soltanto attraverso le rilevazioni dell’Istat, con le quali è possibile ricostruirne anche l’evoluzione nel corso degli ultimi nove anni (tavola 7). tAvoLA 7 LA SeGmentAzIone DeL CompArto CInemAtoGrAfICo Aziende attive 2009 2010 Imprese TOTALE ATTIVITÀ CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 5.008 5.179 5.314 5.573 5.657 5.743 6.386 6.140 6.139 Imprese Quota PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 3.436 3.589 3.801 4.093 4.261 4.408 4.592 4.337 68,62% 69,30% 71,53% 73,45% 75,32% 76,76% 71,91% 70,64% 4.306 70,14% Imprese Quota POST-PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 485 624 7,60% 10,16% 698 11,38% Imprese Quota DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 465 395 378 363 341 323 328 281 9,28% 7,62% 7,11% 6,51% 6,03% 5,62% 5,13% 4,57% 273 4,44% Imprese Quota 2002 1.107 22,10% 2003 2004 2005 2006 2007 PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA 1.195 1.135 1.117 1.055 1.012 23,08% 21,36% 20,04% 18,65% 17,62% 2008 981 15,36% 898 14,63% 862 14,04% Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). I quattro segmenti. Dai dati del periodo emerge il sostanziale sviluppo di tutte le attività cinematografiche: sono aumentate le imprese del comparto e sono cresciute quelle del segmento produzione, anche se si sono notevolmente ridotte le società di distribuzione e di gestione delle sale. Il diverso andamento diventa più marcato a partire soprattutto dal 2008, quando è iniziato il rilevamento delle aziende di post-produzione. Ma all’origine di tali scostamenti non sembra esserci l’eventuale trasferimento di queste ultime dagli altri seg124 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 125 menti, anche perché gli operatori di post-produzione venivano conteggiati in precedenza in un diverso contesto produttivo. Si ricava piuttosto la conferma che a incidere pesantemente in questo spostamento di pesi siano la graduale concentrazione del mercato distributivo e il progressivo restringimento del parco di gestori degli impianti di proiezione (in particolare, come noto, di quelli monoschermo di provincia e dei centri storici urbani). 3. La leadership dei cineasti nell’audiovisivo Le rilevazioni dell’Istat, come detto in apertura del capitolo, costituiscono il riferimento principale per valutare secondo la classificazione Ateco 2007 e sotto i vari profili imprenditoriali, occupazionali ed economici sia la consistenza dei quattro segmenti di attività del cinema – produzione, post-produzione, distribuzione ed esercizio – sia del loro reciproco apporto allo sviluppo del comparto, oltre che per analizzare la loro incidenza rispetto ad attività di ordini di grandezza superiori, come quelle complessive del settore audiovisivo o del macrosettore delle attività editoriali, audiovisive e di trasmissione. Per quanto concerne la struttura produttiva si può osservare ad esempio come il cinema sia per numero di imprese attive il primo comparto in assoluto di tutta l’area dell’audiovisivo, con una quota superiore al 71% (tavola 8). tAvoLA 8 LA StrutturA proDuttIvA neL Settore DeLL’AuDIovISIvo Aziende attive Settore Cinema Musica numero Anno 2008 Trend Quota numero Anno 2009 Trend Quota numero Anno 2010 Trend Quota PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TV, DI REGISTRAZIONI SONORE 7.372 82,40% 7.125 -3,35% 82,60% 7.165 +0,56% 6.386 +11,19% 71,38% 6.140 -3,85% 71,18% 6.139 -0,01% 986 11,02% 985 -0,10% 11,42% 1.026 +4,16% Settore Radio Televisione 1.574 1.037 537 Imprese 8.946 ATTIVITÀ DI PROGRAMMAZIONE E TRASMISSIONE RADIO-TV 17,60% 1.501 -4,64% 17,40% 1.465 11,59% 966 -6,84% 11,20% 940 6,01% 535 -0,37% 6,20% 525 TOTALE ATTIVITÀ DEL MACROSETTORE AUDIOVISIVO 100,00% 8.626 -3,57% 100,00% 8.630 -2,40% -2,69% -1,87% 83,02% 71,13% 11,89% 16,98% 10,90% 6,08% +0,04% 100,00% Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). Nell’ambito dello spettacolo il confronto fra le reti di imprese è fornito invece dalle statistiche della Gestione ex Enpals, che confermano sostanzialmente la leadership del cinema rispetto agli altri comparti omologhi di musica, teatro e radiotelevisione, non essendo possibile assumere a termine di comparazione gli ambiti dei trattenimenti polivalenti e delle altre attività che comprendono aziende di natura assai disparata (tavola 9). In termini quantitativi si può notare che il panorama anagrafico dell’ente previdenziale si presenta sostanzialmente omogeneo con le rilevazioni Istat per quanto riguarda le aziende | 125 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 126 attive nel comparto radiotelevisivo (con sole 27 unità in meno), mentre si discosta in misura considerevole per quanto concerne quelle cinematografiche e musicali, seppure in senso opposto: molto inferiore per le prime e di gran lunga superiore per le seconde. Ma in questi due casi occorre considerare (come già sottolineato) l’elevata percentuale in campo cinematografico di aziende senza addetti o di ditte artigianali che non aderiscono al regime mutualistico e in quello musicale di operatori che organizzano spettacoli ed esibizioni, materialmente vincolati ad assicurarsi presso l’ex Enpals per ottenere il certificato di agibilità, e che invece l’Istituto nazionale di statistica annovera, secondo la classificazione comunitaria, nel gruppo 90 “Attività creative, artistiche e di intrattenimento”5. tAvoLA 9 LA rete DI ImpreSe neL Settore DeLLo SpettACoLo Comparti ex enplas Cinema Radiotelevisione Musica Teatro Trattenimenti poliv. Impianti sportivi Altre attività** TOTALE SPETTACOLO Cinema su totale 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 3.288 1.421 7.150 2.154 6.640 3.109 1.333 25.095 13,10% 3.241 1.425 6.312 2.066 6.086 3.044 1.386 23.560 13,75% 3.471 1.479 3.018 2.333 6.693 3.827 1.453 25.274 13,73% 3.520 1.430 5.742 2.381 6.606 4.358 1.613 25.650 13,72% 3.529 1.431 4.931 2.437 6.091 4.630 3.446 26.500 13,33% 3.701 1.417 4.339 2.375 6.483 4.904 3.686 26.905 13,75% 3.948 1.438 4.047 2.490 6.605 5.317 4.541 28.386 13,90% 4.228 1.435 3.845 2.468 6.115 5.398 4.887 28.376 14,90% * Nel comparto “Altre attività” la Gestione ex Enpals comprende imprese fornitrici di servizi nei vari settori dello spettacolo, aziende non dello spettacolo che effettuano comunque versamenti ai fini pensionistici per contribuenti iscritti all’ente e società la cui posizione amministrativa è considerata provvisoria in attesa di accertamenti. Elaborazione sui dati dei rapporti Statistiche sull’occupazione e sulle retribuzioni dei Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport. Serie storiche anni 2000-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2010) e Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). nAturA e tIpoLoGIe DeLLe SoCIetà Un altro elemento significativo per tracciare l’effettiva fisionomia del cinema italiano rimanda alla veste giuridica delle aziende attive. Perché la prevalenza delle società di capitali su quelle di persone e sulle ditte individuali continua a farsi sempre più percettibile – al ritmo di incrementi annui pari all’1% – dopo il sorpasso del 2008. La mettono in rilievo le statistiche dell’Agenzia delle Entrate (tavola 10), a dimostrazione di una lenta ma 5 126 | Il certificato di agibilità deve essere obbligatoriamente richiesto (entro cinque giorni dalla data dell’evento previsto) da chiunque – impresa, ente privato e pubblico, associazione o sodalizio – voglia organizzare spettacoli ed esibizioni o intenda fare operare nei propri locali artisti e tecnici. Ne sono esenti solo i promotori di manifestazioni folkloristiche, dilettantistiche e amatoriali (decreto legislativo Capo Provvisorio dello Stato numero 708 del 16 luglio 1947, articolo 9, comma 3). Il riconoscimento del certificato non è facilmente eludibile, in quanto la sua emanazione viene riscontrata dall’ente previdenziale con il versamento dei contributi sociali a nome degli artisti e dei tecnici effettivamente impegnati a prestare la loro opera a ingaggio o su commessa da parte degli organizzatori. 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 127 progressiva strutturazione della rete imprenditoriale sotto l’aspetto patrimoniale e finanziario, in un processo di maturazione che tocca in netta maggioranza le case di produzione, dal momento che nel segmento della distribuzione questo consolidamento era già avvenuto da anni, mentre tarda sul versante delle società di gestione delle sale di proiezione6. Un altro segnale in questa direzione proviene dalle rilevazioni del Registro Camerale, che ribadiscono il graduale aumento delle società di capitali e il corrispondente decremento di quelle di persone e delle ditte individuali (tavola 11). Le quote inferiori al 50% assegnate alle prime – che variano fra il 45% e il 46% – non devono ingannare, in quanto il sistema di monitoraggio Movimprese include nell’alveo delle “altre forme giuridiche” anche soggetti che il Codice Civile definisce come società di capitali (lo dimostra anche il fatto che ditte individuali e società di persone cumulano una quota inferiore al 47%)7. 6 7 Le forme di società di capitali riconosciute dal diritto italiano sono: società a responsabilità limitata, società per azioni e società in accomandita per azioni. In quanto soggetti con propria personalità giuridica godono di autonomia patrimoniale cosiddetta perfetta (il loro patrimonio è distinto da quello dei soci) e soltanto nella fattispecie delle società in accomandita per azioni, se il patrimonio della società non risulta sufficiente, il socio accomandatario (amministratore) risponde illimitatamente con i suoi beni delle obbligazioni sociali. Le società di capitali hanno l’obbligo di versare un capitale sociale minimo e di approvare il bilancio annuale che va depositato presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio in cui ha sede legale l’azienda. Sono invece società non di capitali le imprese individuali e le società di persone. Si ha un’impresa individuale quando il soggetto giuridico è una persona fisica che risponde coi propri beni delle eventuali mancanze societarie. L’impresa non gode quindi di autonomia patrimoniale: se viene dichiarata fallita, anche il suo imprenditore lo è. Sono concettualmente simili all’impresa individuale quella familiare (formata al 51 % dal capofamiglia e al 49% dai suoi familiari) e quella coniugale (formata solo da marito e moglie). La società di persone è da parte sua caratterizzata da un’autonomia patrimoniale cosiddetta imperfetta: il patrimonio della società non è perfettamente distinto da quello dei soci, per cui i creditori possono rivalersi (se il patrimonio societario è insufficiente) anche sui beni del socio (solitamente non vale il contrario). Si può avere: una società semplice nel caso in cui non si debbano svolgere operazioni di natura prettamente commerciale, ma si abbia la necessità di gestire un’attività (agricola o professionale, come ad esempio uno studio associato); una società in nome collettivo in cui tutti i soci sono responsabili in egual parte e con tutto il loro patrimonio delle obbligazioni della società o infine una società in accomandita semplice in cui i soci accomandatari rispondono nella stessa misura prevista per le società in nome collettivo, mentre i soci accomandanti rispondono limitatamente al capitale conferito. In tutti e tre questi ultimi casi non si ha l’obbligo di versare un capitale sociale minimo, ma è necessario predisporre un atto costitutivo e redigere un bilancio d’esercizio, che però può non essere depositato al Registro delle Imprese. (Fonte: Unione delle Camere di Commercio). Tra le “altre forme giuridiche” figurano società di capitali a socio unico o unipersonali, società a responsabilità limitata a capitale ridotto, società europee, società consortili, società consortili a responsabilità limitata e consorzi con attività esterna. Rientrano fra quelle di capitali anche determinate tipologie di enti, fondazioni (come le istituzioni lirico-sinfoniche) e cooperative (per esempio quelle ad autonomia patrimoniale perfetta). | 127 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 128 tAvoLA 10 LA tIpoLoGIA DeLLe ImpreSe DAvAntI AL fISCo Anno 2006 numero Quota 2.359 771 1.842 Anno 2007 numero Quota 47,45% 2.437 47,90% 15,50% Anno 2008 numero Quota SOCIETÀ DI CAPITALI ED ENTI 2.499 50,01% 4.972 100,00% Anno 2010 numero Quota 2.521 50,55% 2.627 51,17% 767 15,38% 792 15,43% DITTE INDIVIDUALI - PERSONE FISICHE 1.885 37,05% 1.716 34,34% 1.699 34,07% 1.715 33,40% SOCIETÀ DI PERSONE 782 15,65% 766 15,05% 37,05% Anno 2009 numero Quota 5.088 100,00% TOTALE CONTRIBUENTI 4.997 100,00% 4.987 100,00% 5.134 100,00% Fonte dell’elaborazione: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). tAvoLA 11 Le tIpoLoGIe DI ImpreSe neL reGIStro CAmerALe ultimi 4 anni ImpreSe reGIStrAte QUOTA SU TOTALE ImpreSe AttIve 2009 2010 2011 2012 5.403 5.522 5.555 5.576 45,89% 46,19% 46,50% 46,76% 3.769 3.913 3.940 3.919 2009 2010 2011 2012 1.864 1.848 1.800 1.775 15,83% 15,46% 15,07% 14,88% 1.554 1.555 1.521 1.490 2009 2010 2011 2012 3.710 3.771 3.786 3.748 31,51% 31,54% 31,68% 31,42% 3.668 3.727 3.752 3.706 2009 2010 2011 2012 797 815 807 828 6,77% 6,81% 6,75% 6,94% 654 679 702 725 QUOTA SU TOTALE ATTIVE SU REGISTRATE nuove ISCrItte QUOTA SU TOTALE NUOVE SU ISCRITTE 69,75% 70,86% 70,92% 70,28% 64 54 52 56 13,77% 11,98% 12,21% 13,57% 1,18% 0,97% 0,93% 1,00% 83,37% 84,14% 84,50% 83,94% 37 41 25 21 7,96% 9,08% 5,88% 5,08% 1,98% 2.22% 1,39% 1,18% 337 336 318 298 72,47% 74,50% 74,64% 72,15% 9,08% 8,91% 8,40% 7,95% 27 20 31 38 5,80% 4,44% 7,27% 9,20% 3,87% 2,45% 3,84% 4,59% SOCIETÀ DI CAPITALI 39,08% 39,64% 39,74% 39,83% SOCIETÀ DI PERSONE 16,11% 15,75% 15,34% 15,15% DITTE INDIVIDUALI – PERSONE FISICHE 38,03% 37,74% 37,84% 37,66% 98,86% 99,93% 99,10% 98,88% ALTRE FORME GIURIDICHE 6,78% 6,87% 7,08% 7,36% 82,05% 83,31% 86,99% 90,82% Fonte dell’elaborazione: Archivio totale imprese. Dati annuali (2009-2012) di Movimprese per InfoCamere-Unioncamere (Roma, 2013). LA DIStrIbuzIone terrItorIALe Identificato spesso tout court con il logo riconosciuto internazionalmente della sua capitale d’elezione, “Cinecittà”, il cinema italiano è da sempre contrassegnato – al pari di quanto avviene nelle altre maggiori cinematografie nazionali, a partire da quella statunitense – da un’estesa pluralità di iniziative minori situate alla “perife128 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 129 ria” di uno o al massimo due poli ad elevata concentrazione di operatori di taglia decisamente superiore e di tutte le attività economiche. Si tratta di una caratteristica che l’avvento delle nuove tecnologie digitali, a dispetto della diffusa informatizzazione, sembra non attenuare, secondo una tendenza che non appare comunque assumere nella realtà italiana connotati negativi. 4. Quanto è esteso lo sviluppo della rete d’impresa Questo processo non avviene infatti in presenza di attività in stallo o in regresso sul resto del territorio rispetto ai principali centri di gravità – Roma in testa e, a debita distanza, Milano – ma all’interno di una crescita generale (quanto meno per l’arco di tempo che arriva fino a metà 2012). Più o meno sostenuta e in alternanza fra le diverse aree, l’espansione sembra in sostanza mantenersi relativamente in linea con l’ulteriore sviluppo dei poli centrali. La crescita è per tutti. In merito alla distribuzione geografica delle aziende di cinema, si possono raffrontare almeno tre mappe. Quelle disegnate attraverso il Registro delle Imprese e le statistiche regionali dell’Istat sono comprensive anche delle società del comparto musicale (tavole 12, 13, 14 e 15) e si dimostrano funzionali nell’evidenziare i reali rapporti di dimensione fra le diverse aree quando si passa al riferimento più specifico delle aziende effettivamente operative nel solo ambito cinematografico, rappresentato dalla ripartizione statistica delle imprese contribuenti della Gestione ex Enpals (tavole 16 e 17)8. 8 Le rilevazioni dell’ex Enpals sulle attività d’impresa, rispetto a quanto riportato nelle prime edizioni, sono state in seguito aggiornate. Per il 2007 sono state considerate nella ripartizione territoriale 3.471 aziende di cinema in luogo di 3.520 (per 49 non sussisteva la verifica della sede) mentre per il 2009 la suddivisione è stata effettuata sul novero di 3.701 società e non più su quello di 3.948 posto in precedenza a riferimento. | 129 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 130 tAvoLA 12 Le AzIenDe neLLe reGIonI SeConDo IL SIStemA CAmerALe Suddivisione regionale proDuzIone CInemAtoGrAfICA, DI vIDeo, DI proGrAmmI teLevISIvI e reGIStrAzIonI Sonore delle imprese attive 2009 2010 2011 2012 2012 su 2011 2012 su 2009 ItALIA Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia Romagna norD Toscana Umbria Marche Lazio Centro Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna SuD e ISoLe 9.645 550 17 1.915 144 472 111 231 764 25.766 551 121 223 2.461 47.967 187 31 693 340 53 168 423 190 2.085 9.874 564 19 1.962 159 494 125 231 779 21.614 565 132 226 2.516 43.348 188 31 688 358 52 169 426 190 2.102 9.915 578 16 1.991 169 502 130 226 772 26.172 561 133 234 2.520 50.935 182 31 674 380 54 167 421 174 2.083 9.840 559 14 1.954 177 503 126 226 761 27.089 566 130 245 2.498 53.357 183 28 658 385 62 162 425 178 2.081 -75 -19 -2 -37 +8 +1 -4 0 -9 26.314 +5 -3 +11 -22 51.501 +1 -3 -16 -5 +8 -5 +4 +4 -2 +195 (+2,02%) +9 (+1,63%) -3 (-17,64%) +39 (+2,03%) +33 (+22,91%) +31 (+6,56%) +15 (+13,51%) -5 (-2,16%) -3 (-0,39%) +548 (+2,1%) +15 (+2,72%) +9 (+7,44%) +22 (+9,86%) +37 (+1,50%) +3.534 (+7,3%) -4 (-2,14%) -3 (-9,67%) -35 (-5,05%) +45 (+13,23%) +9 (+16,98%) -6 (-3,57%) +2 (+0,47%) -12 (-6,31%) -4 (-0,19%) Fonte dell’elaborazione: Archivio totale imprese. Dati annuali (2009-2012) di Movimprese per InfoCamere-Unioncamere (Roma, 2013). tAvoLA 13 Le nove prInCIpALI reGIonI neL reGIStro DeLLe ImpreSe regioni con 300 aziende attive 2009 2010 2011 2012 PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO, DI PROGRAMMI TV E REGISTRAZIONI SONORE 1. Lazio 2. Lombardia 3. Emilia Romagna 4. Campania 5. Toscana 6. Piemonte 7. Veneto 8. Sicilia 9. Puglia TOTALE 9 REGIONI 25,53% 19,85% 7,93% 7,18% 5,71% 5,70% 4,89% 4,38% 3,52% 84,69% 25,49% 19,87% 7,89% 6,97% 5,72% 5,71% 5,08% 4,31% 3,62% 84,66% 25,42% 20,08% 7,87% 6,79% 5,67% 5,84% 5,07% 4,24% 3,83% 84,71% 25,39% 19,86% 7,74% 6,68% 5,75% 5,68% 5,11% 4,32% 3,91% 84,44% Fonte dell’elaborazione: Archivio totale imprese. Dati annuali (2009-2012) di Movimprese per InfoCamere-Unioncamere (Roma, 2013). 130 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 131 tAvoLA 14 LA DIffuSIone terrItorIALe DeLLe ImpreSe per L’IStAt ripartizione proDuzIone CInemAtoGrAfICA, DI vIDeo, DI proGrAmmI teLevISIvI e reGIStrAzIonI Sonore regionale delle Anno 2008 Anno 2009 Anno 2010 VARIAZIONE unità locali* numero Quota numero Quota numero Quota 2010 su 2008 ItALIA Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia Romagna norD Toscana Umbria Marche Lazio Centro Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna SuD e ISoLe 8.039 477 18 1.696 133 393 115 178 627 3.637 423 106 138 2.243 2.910 122 19 412 286 36 121 357 139 1.492 100,00% 5,94% 0,22% 21,09% 1,66% 4,89% 1,43% 2,22% 7,79% 45,24% 5,26% 1,32% 1,72% 27,90% 36,20% 1,52% 0,23% 5,13% 3,56% 0,44% 1,51% 4,44% 1,73% 18,56% 8.192 460 21 1.726 188 337 108 197 616 3.653 389 140 145 2.416 3.090 142 25 369 283 33 109 359 129 1.449 100,00% 5,62% 0,25% 21,07% 2,30% 4,11% 1,32% 2,40% 7,52% 44,59% 4,75% 1,71% 1,77% 29,49% 37,72% 1,73% 0,30% 4,51% 3,46% 0,40% 1,33% 4,39% 1,57% 17,69% 8.891 100,00% 635 7,15% 17 0,19% 1.878 21,13% 130 1,46% 438 4,93% 129 1,45% 268 3,01% 672 7,56% 4.167 46,88% 428 4,81% 119 1,34% 191 2,15% 2.313 26,01% 3.051 34,31% 119 1,34% 14 0,16% 406 4,56% 413 4,64% 35 0,39% 100 1,12% 370 4,17% 216 2,43% 1.673 18,81% +852 (+10,60%) +158 (+33,12%) -1 (-5,55%) +182 (+10,73%) -3 (-2,25%) +45 (+11,45%) +14 (+12,17%) +90 (+50,56%) +45 (+7,17%) +530 (+14,57%) +5 (+1,18%) +5 (+4,71%) +53 (+38,40%) +70 (+3,12%) +141 (+4,84%) -3 (-2,46%) -5 (-26,31%) -6 (-1,45%) +27 (+9,44%) -1 (-2,77%) +7 (+5,78%) +13 (+3,64%) +77 (+55,39%) +181 (+12,13%) * Quali “unità locali” l’Istat considera tutte le entità (società controllate o collegate, filiali, succursali) che hanno veste formale di società. Fonte dell’elaborazione: Statistiche regionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) dell’Istat (Roma, 2013). tAvoLA 15 LA DIffuSIone terrItorIALe DeLLe ImpreSe per L’IStAt regioni con oltre 300 unità locali* 2008 2009 2010 PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE, DI VIDEO, PROGRAMMI TV E REGISTRAZIONI SONORE 1. Lazio 2. Lombardia 3. Emilia Romagna 4. Piemonte 5. Veneto 6. Toscana 7. Puglia 8. Campania 9. Sicilia TOTALE 9 REGIONI 27,90% 21,09% 7,79% 5,94% 4,89% 5,26% 3,56% 5,13% 4,44% 86,00% 29,49% 21,07% 7,52% 5,62% 4,11% 4,75% 3,46% 4,51% 4,39% 84,92% 26,01% 21,13% 7,56% 7,15% 4,93% 4,81% 4,64% 4,56% 4,17% 84,96% * Quali “unità locali” l’Istat considera tutte le entità (società controllate o collegate, filiali, succursali) che hanno veste formale di società. Fonte dell’elaborazione: Statistiche regionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) dell’Istat (Roma, 2013). | 131 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 132 tAvoLA 16 LA mAppA reGIonALe DeLLe ImpreSe per L’eX enpALS Diffusione territoriale ImpreSe AttIve DeL CompArto CInemAtoGrAfICo reGIStrAte ALLA GeStIone eX enpALS 2007* 2008 2009* 2010 2011 2011 su 2010 2011 su 2007 ItALIA Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia Romagna norD Toscana Umbria Marche Lazio Centro Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna SuD e ISoLe 3.471 201 1 605 28 122 27 64 224 1.272 142 31 81 1.492 1.746 42 3 126 97 12 26 121 26 453 3.529 188 3 684 33 110 30 48 231 1.327 141 30 77 1.485 1.733 40 3 138 92 13 22 140 21 469 3.701 189 5 743 37 101 30 47 234 1.386 139 31 72 1.592 1.834 36 4 149 95 12 29 130 26 481 3.948 208 8 795 40 107 27 46 215 1.446 130 31 75 1.777 2.013 33 4 151 108 11 31 124 27 489 4.228 231 6 880 37 111 31 43 208 1.547 135 29 81 1.923 2.168 27 5 161 107 11 33 140 29 513 +280 +23 -2 +85 -3 +4 +4 -3 -7 +101 +5 -2 +6 +146 +155 -6 +1 +10 -1 0 +2 +16 +2 +24 +757 (+21,81%) +30 (+14,92%) +5 (+500,00%) +275 (+12,39%) +9 (+32,14%) -11 (-9,01%) +4 (+14,81%) -21 (-32,81%) -16 (-7,14%) +275 (+21,62%) -7 (-4,93%) -2 (-6,45%) 0 (0,00%) +431 (+28,88%) +422 (+21,17%) -15 (-35,71%) +2 (+66,66%) +35 (+27,77%) +10 (+10,31%) -1 (-8,33%) +7 (+26,92%) +19 (+15,70%) +3 (+11,54%) +60 (+13,24%) Elaborazione sulle rilevazioni dei rapporti Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2007-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). tAvoLA 17 Le nove reGIonI Con pIÙ AzIenDe ISCrItte ALL’eX enpALS regioni con oltre 100 aziende iscritte 2007* 2008 2009* 2010 2011 PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO 1. Lazio 42,38% 42,05% 43,01% 45,01% 2. Lombardia 17,18% 19,38% 20,08% 20,13% 3. Piemonte 5,71% 5,23% 5,11% 5,27% 4. Emilia Romagna 6,64% 6,28% 6,33% 5,44% 5. Campania 3,58% 3,93% 4,02% 3,82% 6. Sicilia 3,43% 3,99% 3,52% 3,14% 7. Toscana 4,03% 3,99% 3,77% 3,29% 8. Veneto 3,46% 3,11% 2,73% 2,71% 9. Puglia 2,75% 2,60% 2,56% 2,73% TOTALE 9 REGIONI 89,21% 90,56% 91,33% 91,54% 45,48% 20,81% 5,46% 4,92% 3,81% 3,31% 3,19% 2,62% 2,53% 92,53% Elaborazione sui dati del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza StatisticoAttuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). 132 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 133 Nord e Sud battono il Centro. L’ente previdenziale elabora rilevazioni territoriali anche per quanto riguarda l’occupazione (tavole 22 e 23 del capitolo successivo, delle quali sono riportati, per un rapido confronto, i risultati di sintesi qui nella tavola 18) dando così la possibilità di verificare, da un lato, che la crescita delle attività cinematografiche si realizza in misura diffusa su tutto il territorio e, dall’altro, che questo rafforzamento procede lungo coordinate differenti fra le tre macro-aree – Nord, Centro, Sud e isole – nazionali. Sia le Regioni settentrionali sia quelle meridionali rivelano in termini di imprese quote di pertinenza superiori a quelle registrate in materia di addetti: cinque punti in più per il Nord e 5,5 per il Mezzogiorno. Cinque anni prima le Regioni del Nord coprivano per unità di lavoro professionale una percentuale maggiore di poco più di due punti rispetto a quella per numero di aziende, mentre il Meridione una quota minore di nove punti e mezzo. Il Centro continua invece ad esercitare sul fronte occupazionale un’incidenza nettamente superiore al peso rivestito sul versante imprenditoriale, passando però da un differenziale del 12,5% di cinque anni prima all’ultimo di +10,5% del 2011. Dal momento che, secondo quanto mostrano i dati sulla distribuzione territoriale, l’incremento del numero di società attive è comunque comune alla quasi totalità delle Regioni, traspare come nelle macro-aree settentrionali e meridionali sia prevalsa la propensione verso l’organizzazione delle attività con imprese di piccole dimensioni, mentre in quella centrale sia emersa la spinta inerziale a irrobustire la struttura d’imprenditoria. I casi opposti di Lazio e Lombardia. Particolarmente rappresentativi appaiono i casi delle prime due Regioni dell’intero comparto, Lazio e Lombardia, dove i valori percentuali relativi al novero di aziende attive sono inferiori a quelle degli addetti: dal 14% al 15% fra il 2008 e il 2011 per la prima e di circa il 4% per la seconda (fatto salvo il 2010 quando il suo differenziale si era fermato poco oltre il 2%). I dislivelli stanno a confermare in sostanza che in Lazio e Lombardia, dove si concentra la maggioranza delle attività audiovisive e cinematografiche, l’apparato societario è più solido e strutturalmente maturo rispetto alle altre Regioni (anche quelle più rilevanti come Piemonte ed Emilia Romagna) dove si registra la netta prevalenza di aziende minori. Il consolidamento mostra però di prendere corpo nei due poli più importanti con modalità diverse: nel Lazio l’aumento del parco di aziende si è sovrapposto a una contestuale selezione del bacino di addetti; in Lombardia lo sviluppo della rete di imprese appare invece essere stata affiancata e supportata anche dal progresso dell’occupazione professionale. Oltre a legittimare la tesi di un cinema a partecipazione più diffusa in ambito nazionale, l’evidente crescita della rete di imprese in quasi tutte le Regioni sembra giustificare anche la sensazione che, nonostante il confermato predominio dei due tradizionali epicentri di Roma e Milano, stia prendendo in ogni caso forma un certo decentramento delle attività, seppure ancora in tono sfumato e in proporzioni di relativa visibilità. In funzione di supporto sufficientemente valido alla conferma di questa ipotesi vi sono i dati relativi alla suddivisione per provincia delle società attive iscritte al gruppo 90 (cinema più musica) del Registro delle Imprese (tavola 19). | 133 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 134 tAvoLA 18 Le mACro-Aree neLL’ImprenDItorIA DeL CInemA PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO, PROGRAMMI TV E REGISTRAZIONI SONORE – MOVIMPRESE Società movimprese 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2012 su 2009 Nord Centro Sud e isole - - 43,59% 34,79% 21,62% 43,88% 44,22% 34,83% 34,77% 21,29% 21,01% 43,90% 34,95% 21,15% +0,31% +0,16% -0,47% PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO, DI PROGRAMMI TV E REGISTRAZIONI SONORE – ISTAT Imprese Istat* 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2010 su 2008 Nord Centro Sud e isole - 45,24% 36,20% 18,56% 44,59% 37,72% 17,69% 46,88% 34,31% 18,81% - - +14,57% +4,84% +12,13% PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO – EX ENPALS Aziende ex enpals 2007* 2008 2009* 2010 2011 2012 2011 su 2007 Nord Centro Sud e isole Addetti ex enpals 36,64% 50,31% 13,05% 2007* 37,60% 49,07% 13,33% 2008 37,45% 49,56% 12,99% 2009* 36,62% 36,59% 50,99% 51,28% 12,39% 12,13% 2010 2011 2012 Nord Centro Sud e isole 33,71% 62,74% 3,55% 31,36% 62,87% 5,77% 32,37% 62,99% 4,64% 31,43% 31,49% 62,96% 61,62% 5,61% 6,89% - -0,05% +0,97% -0,92% 2011 su 2007 -2,22% -1,12% +3,34% * La ripartizione in macro-aree è operata dall’Istat sul gruppo 59 della codificazione Ateco, “Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore”, che comprende con le attività cinematografiche anche quelle musicali. Fonti dell’elaborazione: Archivio totale imprese. Dati annuali (2009-2012) di Movimprese per InfoCamere-Unioncamere (Roma, 2013); Statistiche regionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) dell’Istat (Roma, 2013); Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2007-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). 5. Lavori in corso di decentramento Nel panorama nazionale vi sono sedici capoluoghi di provincia (sui 117 totali) che contano più di cento società attive e fra le prime dieci ne compaiono alcune site nei nove capoluoghi delle Regioni cinematograficamente più sviluppate. L’eccezione è Brescia, che insieme a Milano, Bergamo e Monza e Brianza porta la Lombardia a essere la Regione più rappresentata nell’elenco. Anche il Veneto, con Padova e Verona (ma senza Venezia), ha una doppia presenza con una quota di società superiore all’1% sul numero globale, al pari di Sicilia e Campania, rispettivamente con le coppie Palermo-Catania e Napoli-Salerno, città quest’ultima che si inserisce abbastanza a sorpresa nel selezionato club dei territori a maggior tasso di imprenditoria del comparto. Appena sotto la soglia delle cento aziende attive si collocano comunque, fra il 2009 e il 2011, altre sette province. Cinque sono del Nord: nell’ordine Varese, Vicenza, Venezia, Bolzano e Modena; due invece delle macro-aree del Sud e del Centro, Cagliari e Perugia, che vantano peraltro le migliori posizioni sotto quota cento, ribadite pure nel 2012, anno in cui a confermare il loro rango sono state oltre queste solamente Vicenza e Venezia. 134 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 135 tAvoLA 19 Le SeDICI provInCe Con mAGGIore AttIvItà D’ImpreSA province con oltre 100 aziende attive nei registri movimprese 1. Roma 2. Milano 3. Napoli 4. Torino 5. Bologna 6. Firenze 7. Bari 8. Brescia 9. Genova 10. Palermo 11. Bergamo 12. Salerno 13. Padova 14. Monza e Brianza 15. Catania 16. Verona TOTALE 9 REGIONI proDuzIone CInemAtoGrAfICA, DI vIDeo, DI proGrAmmI teLevISIvI e reGIStrAzIonI Sonore 2009 2010 2011 2012 2.336 (24,22%) 1.249 (12,95%) 444 (4,60%) 362 (3,75%) 253 (2,62%) 208 (2,15%) 177 (1,83%) 130 (1,35%) 136 (1,41%) 128 (1,33%) 127 (1,31%) 128 (1,33%) 116 (1,20%) 92 (0,95%) 110 (1,14%) 95 (0,98%) 6.091 (63,15%) 2.387 (24,17%) 1.267 (12,83%) 432 (4,37%) 369 (3,73%) 265 (2,68%) 214 (2,16%) 182 (1,84%) 141 (1,42%) 136 (1,37%) 132 (1,33%) 127 (1,28%) 132 (1,33%) 122 (1,23%) 100 (1,01%) 106 (1,07%) 96 (0,97%) 6.208 (62,87%) 2.391 (24,11%) 1.281 (12,92%) 419 (4,22%) 374 (3,77%) 260 (2,62%) 216 (2,18%) 189 (1,90%) 140 (1,41%) 135 (1,36%) 128 (1,21%) 132 (1,33%) 131 (1,32%) 124 (1,25%) 100 (1,01%) 104 (1,05%) 101 (1,02%) 6.225 (62,78%) 2.366 (24,04%) 1.244 (12,64%) 404 (4,10%) 370 (3,76%) 249 (2,53%) 222 (2,56%) 190 (1,93%) 141 (1,43%) 133 (1,35%) 132 (1,34%) 132 (1,34%) 128 (1,30%) 126 (1,28%) 113 (1,15%) 101 (1,02%) 101 (1,01%) 6.152 (62,52%) Fonte dell’elaborazione: Archivio totale imprese. Dati annuali (2009-2012) di Movimprese per InfoCamere-Unioncamere (Roma, 2013). Le CLASSI per ADDettI La crescita del numero di società attive affiancata dall’aumento relativamente più modesto della comunità professionale in termine di addetti, produce quale conseguenza immediata la graduale limatura delle dimensioni delle aziende e quindi un’incidenza sempre più accentuata delle aziende minori nel contesto produttivo del cinema italiano. Poco più di 6 imprese su 10 hanno da 0 a 1 addetto; delle altre 4, poco meno di 3 hanno da 2 a 9 dipendenti. In totale 9 su 10 hanno da 0 a 9 addetti e soltanto 1 su 10 ne ha almeno 10 (tavola 20). Il vero tallone d’Achille del cinema italiano. Il numero di unità di lavoro che le statistiche Istat attribuiscono alla classe da 0 a 9 addetti vale in percentuale una quota sul totale pari al 91,73% per il 2008, al 91,42% per il 2009 e al 91,40% per il 2010. La bassa caratura degli operatori rappresenta, come sottolineato nelle varie edizioni di questo Rapporto, un portato strutturale dell’industria cinematografica italiana. Lo è in valori assoluti ma anche nei termini relativi alle condizioni necessarie a qualsiasi settore imprenditoriale per maturare e accrescere le sue attività. Vale a dire: poter contare su un nucleo di gruppi leader in grado di aprire gli orizzonti produttivi, rappresentare standard di qualità ed essere punto di riferimento d’innovazione per tutta la rete d’impresa, come avviene in genere per altri comparti del made in Italy (ad esempio moda e design). | 135 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 136 tAvoLA 20 LA StrutturA DI ImpreSe per CLASSI DI ADDettI Classi dimensionali 2008 2009 2010 PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO 4.631 4.785 4.928 5.158 5.250 5.320 5.858 195 202 202 216 237 230 283 106 125 109 103 90 106 145 66 59 63 82 67 70 86 10 8 12 14 13 17 14 5.613 278 144 88 17 5.611 285 148 78 17 TOTALE PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO 5.008 5.179 5.314 5.573 5.657 5.743 6.386 6.140 6.139 Da 0 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più TOTALE 2002 2003 2004 2005 2006 2007 QUOTE PERCENTUALI DI AZIENDE PER CLASSI DI ADDETTI numero di imprese Da 0 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 92,48% 92,39% 92,74% 92,55% 92,81% 92,63% 91,74% 91,43% 91,40% 3,89% 3,91% 3,80% 3,87% 4,19% 4,00% 4,43% 4,53% 4,64% 2,11% 2,41% 2,06% 1,85% 1,59% 1,85% 2,27% 2,34% 2,41% 1,32% 1,14% 1,18% 1,48% 1,18% 1,22% 1,35% 1,43% 1,27% 0,20% 0,15% 0,22% 0,25% 0,23% 0,30% 0,21% 0,27% 0,28% Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). L’industria minore non è di per sé un peccato originale. Assume però un rilievo sostanziale in assenza di società top maker e diventa un tallone d’Achille per il film italiano nell’ottica di mercato, ossia per le effettive potenzialità di penetrazione delle sue opere (talvolta anche al di là della qualità intrinseca dei prodotti realizzati), e in chiave competitiva, cioè per le reali possibilità e capacità di sostenere la produzione e l’imprescindibile attività della sua promozione a campo aperto, sia all’interno dei confini nazionali sia all’estero. Se si contano anche gli artigiani. Un dato prezioso proviene dal Registro delle Imprese, che iscrive anche le aziende artigiane in una sezione speciale, consentendo di valutarne la consistenza. Gli artigiani del grande schermo non sono peraltro pochi. Come certifica Movimprese risultano in effetti quali soggetti attivi iscritti al gruppo J “Servizi di informazione e comunicazione” (cinema più musica) dell’elenco artigianale negli ultimi quattro anni, dal 2009 al 2012, rispettivamente 1.756, 1.785, 1.794 e 1.455 operatori. Da 1.500 a 1.240 quelli del cinema. Se si adotta quale riferimento il rapporto indicato dagli stessi servizi camerali, la quota di imprese del comparto musicale rispetto a quello cinematografico rimane compresa in una percentuale fra il 14% e il 16% e di conseguenza le ditte artigianali al servizio del cinema e della produzione di video o programmi televisivi risultano in media attorno a 1.500 per il triennio 2009-2011 e in numero nettamente inferiore nell’ultimo anno, pari a circa 1.240. Piccolo è bello, anche in un ambito creativo e artistico come quello cinematografico, fondato sul lavoro d’ideazione, ma non può da solo creare mercato, fare da autentico pro136 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 137 pulsore allo sviluppo. Si tratta di una considerazione al cui servizio si pone il riscontro delle classi per addetti del panorama societario. 6. Quasi 4mila società non hanno dipendenti L’Istat elabora infatti la scomposizione della fascia (da 0 a 9 unità di lavoro) che sta alla base della segmentazione dimensionale delle imprese, individuando quelle con zero o un solo dipendente e quelle che ne hanno da due a nove. Si possono perciò ricavare fasce di aziende per addetti ancora più realistiche, con risultati eloquenti (tavola 21). tAvoLA 21 Le vere DImenSIonI DeLLe CLASSI DI ADDettI Aziende suddivise per classi di addetti numero DI ImpreSe 2008 2009 2010 Quote DeLLe ImpreSe per CLASSI 2008 2009 2010 PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO Con 0 addetti Con 1 solo addetto Con 2 addetti Da 3 a 4 addetti Da 5 a 9 addetti Da 10 a 14 addetti Da 15 a 19 addetti Da 20 a 29 addetti Da 30 a 49 addetti Da 50 a 99 addetti Da 100 a 249 addetti Da 250 a 399 Con oltre 400 addetti 3.930 46 1.673 209 0 281 2 145 0 79 7 11 3 3.777 46 1.746 40 4 278 0 132 12 88 0 16 1 3.803 57 1.606 145 0 285 0 129 19 75 3 17 0 61,54% 0,72% 26,20% 3,28% 0,00% 4,40% 0,03% 2,27% 0,00% 1,24% 0,11% 0,17% 0,04% 61,52% 0,75% 28,44% 0,66% 0,06% 4,53% 0,00% 2,15% 0,19% 1,43% 0,00% 0,26% 0,01% 61,95% 0,83% 26,26% 2,36% 0,00% 4,64% 0,00% 2,10% 0,31% 1,22% 0,05% 0,28%0,00% Fonte dell’elaborazione: rilevazione Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) realizzata dall’Istat (Roma, 2013). A fronte del numero di unità che nel primo campo d’osservazione viene attribuito alla classe da 0 a 9 dipendenti e che vale in percentuale una quota pari al 91,73% per il 2008, al 91,42% per il 2009 e al 91,40% per il 2010, si può di conseguenza constatare come siano sufficienti le società con soltanto 1 o 2 prestatori d’opera per arrivare a una “copertura” pressoché analoga: 88,46% (2008), 89,81% (2009) e 89,04% (2010). Le fASCe DImenSIonALI Una lettura diversa della struttura per addetti delle aziende può essere suggerita dal parametro costituito dalle persone occupate, alternativo a quello relativo ai soli dipendenti diretti, in quanto considera, insieme alle unità di lavoro regolarmente assunte a tempo indeterminato o determinato, tutti i prestatori d’opera a libro paga sotto ogni forma e veste (collaborazioni continuative, impieghi a termine e così via) che hanno svolto almeno un’ora di lavoro, a esclusione comunque del personale artistico, | 137 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 138 creativo e di scena che agisce da libero professionista e in autonomia. Resta predominante la piccola caratura della massima parte degli operatori, ma le proporzioni percentuali delle imprese fra i diversi livelli registrano alcune variazioni significative. 7. ma tutti hanno almeno un collaboratore a libro paga Si ha così un quadro più rispondente alle caratteristiche gestionali delle società di cinema, che sviluppano appunto gran parte della loro attività con l’apporto di contributi professionali esterni e, sotto questo profilo, si ha modo di apprezzarne la reale capacità di creare occupazione, come mostra il confronto fra i dipendenti diretti e le risorse umane impiegate complessivamente (tavola 22). tAvoLA 22 LA StrutturA oCCupAzIonALe DeLLe ImpreSe risorse umane per classe 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO Da 0 a 9 dipendenti 3.576 3.213 3.766 3.586 3.468 3.379 4.285 3.730 3.881 Persone occupate 9.053 9.219 9.326 9.766 9.809 9.813 10.730 10.232 10.160 Da 10 a 19 2.194 2.332 2.186 2.470 2.760 2.772 3.406 3.331 3.358 Persone occupate 2.584 2.701 2.663 2.849 3.139 3.031 3.819 3.700 3.790 Da 20 a 49 3.160 3.568 3.302 2.890 2.646 3.053 4.255 3.930 4.235 Persone occupate 3.331 3.741 3.490 3.039 2.801 3.188 4.396 4.096 4.446 Da 50 a 249 7.035 5.968 6.457 7.569 7.480 7.568 9.503 8.690 8.017 Persone occupate 7.117 6.109 6.527 7.659 7.583 7.638 9.636 8.778 8.096 Con 250 e più 4.590 3.639 4.426 6.504 6.207 7.459 6.964 7.011 6.313 Persone occupate 4.608 3.862 4.446 6.537 6.233 7.479 6.979 7.034 6.331 TOTALE PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO Dipendenti 20.555 18.720 20.137 23.019 22.561 24.231 28.413 26.692 25.804 Totale occupati 26.693 25.682 26.452 29.850 29.565 31.149 35.560 33.840 32.823 Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007 e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). Il primo dei riscontri è relativo la fluttuazione nel corso degli anni del numero delle persone occupate, che rispetto a quello dei dipendenti è sempre stato più elevato di circa il 35%, con una differenza oscillante fra 6 e 7mila unità, anche in momenti in cui certe dimensioni d’impresa hanno accusato pesanti vuoti occupazionali (nel 2003 per esempio da parte delle due classi di vertice o nel 2006 di quella da 20 a 49 dipendenti). L’incremento va in realtà ascritto in massima parte alle piccolissime aziende della prima fascia, da 0 a 9 addetti (tavola 23). Il loro apporto alla creazione di lavoro per così dire aggiuntivo, lungo tutto il periodo di tempo considerato, è tale da modificare gli equilibri generali fra i diversi gruppi dimensionali: le loro quote di persone occupate appaiono in effetti nettamente superiori (più di due volte) a quelle registrate per gli addetti stabili e in grado di rendere inferiore questa stessa incidenza percentuale per tutte le altre società di caratura superiore. 138 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 139 tAvoLA 23 LA CreAzIone DI LAvoro SeConDo Le CLASSI DImenSIonALI Classi dimensionali 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 QUOTE PERCENTUALI DI RISORSE PROFESSIONALI PER CLASSI DIMENSIONALI Da 0 a 9 addetti 17,40% 17,16% 18,70% 15,58% 15,37% 13,95% 15,08% 13,97% Persone occupate 33,92% 35,89% 35,26% 32,72% 33,17% 31,51% 30,17% 30,24% Da 10 a 19 addetti 10,67% 12,46% 10,86% 10,73% 12,24% 11,44% 11,99% 12,48% Persone occupate 9,68% 10,62% 10,07% 9,54% 10,62% 9,37% 10,74% 10,93% Da 20 a 49 addetti 15,38% 19,06% 16,40% 12,55% 11,73% 12,60% 14,98% 14,72% Persone occupate 12,48% 14,66% 13,19% 10,18% 9,48% 10,23% 12,36% 12,10% Da 50 a 249 34,22% 31,88% 32,06% 32,88% 33,15% 31,23% 33,44% 32,56% Persone occupate 26,66% 23,79% 24,67% 25,66% 25,65% 24,52% 27,10% 25,94% Con 250 e più 22,33% 19,44% 21,98% 28,26% 27,51% 30,78% 24,51% 26,27% Persone occupate 17,26% 15,04% 16,81% 21,90% 21,08% 24,01% 19,63% 20,79% 15,04% 30,95% 13,01% 11,54% 16,41% 13,55% 31,07% 24,67% 24,47% 19,29% Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). Dalla scomposizione fra società senza personale o con un solo addetto e quelle che ne hanno da due a nove – operata dall’Istat nelle statistiche del triennio 2008-2010 – si può in sostanza apprezzare il contributo fornito dalle aziende collocate al fondo della scala dimensionale, che assumono nella creazione di lavoro un ruolo maggiore perfino delle aziende da dieci a diciannove addetti. Arrivano infatti a coprire da sole oltre l’11% del totale di persone occupate, quando invece il loro apporto alle forze di lavoro regolari assunte con contratti di dipendenza resta confinato fra lo 0,16% per il 2008 e lo 0,24% del 2010 (tavola 24). tAvoLA 24 IL ruoLo DI pICCoLI e GrAnDI neL DAre LAvoro Aziende suddivise per classi di addetti Quote per numero DI ImpreSe 2008 2009 2010 Quote per DIpenDentI 2008 2009 2010 Quote per oCCupAtI 2008 2009 2010 PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO Da 0 a 1 addetto 62,26% 62,27% 62,78% 0,16% 0,17% 0,24% 11,26% 11,39% Da 2 a 9 addetti 29,28% 29,16% 28,62% 14,92% 13,80% 14,80% 18,91% 18,85% Da 10 a 19 addetti 4,43% 4,53% 4,64% 11,99% 12,48% 13,01% 10,74% 10,93% Da 20 a 49 addetti 2,27% 2,34% 2,41% 14,98% 14,72% 16,41% 12,36% 12,10% Da 50 a 249 addetti 1,35% 1,43% 1,27% 33,44% 32,56% 31,07% 27,10% 25,94% Con oltre 250 addetti 0,21% 0,27% 0,28% 24,51% 26,27% 24,47% 19,63% 20,79% 11,75% 19,20% 11,54% 13,55% 24,67% 19,29% Fonte dell’elaborazione: rilevazione Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) realizzata dall’Istat (Roma, 2013). Esaminando la media teorica dei dipendenti secondo le varie fasce occupazionali è possibile accertare inoltre che in generale i valori si rivelano davvero bassi, quasi sempre molto più vicini alla soglia di base piuttosto che al limite massimale di sbarramento oltre il cui confine si entra nel range superiore. Per quanto riguarda l’occupazione cosiddetta allargata, nel certificare un aumento medio da 1 a 2 apporti professionali supplementari per ogni impresa di tutte le classi, le statistiche indicano | 139 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 140 inoltre che anche le aziende senza dipendenti operano in realtà con almeno un collaboratore a libro paga, dimostrando pertanto la funzione di volano che sono in grado di svolgere sul mercato del lavoro, quasi alla pari di tutte le altre imprese di taglia maggiore (tavola 25). tAvoLA 25 QuAntA oCCupAzIone CreA In meDIA oGnI AzIenDA Aziende suddivise numero meDIo DI DIpenDentI per ImpreSA meDIA DeLLe perSone oCCupAte A ImpreSA per classi di addetti 2008 2009 2010 2008 2009 2010 PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO Da 0 a 1 addetto Da 2 a 9 addetti Da 10 a 19 addetti Da 20 a 49 addetti Da 50 a 249 addetti Con oltre 250 addetti 0,01 2,25 12,03 29,34 110,50 497,42 0,01 2,05 12,40 27,29 98,75 412,40 0,01 2,18 13,60 28,61 102,78 371,35 1,00 3,57 13,49 30,31 112,04 498,50 1,00 3,56 13,31 28,44 99,75 413,76 1,00 3,60 13,30 30,04 103,79 372,41 Fonte dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). Se si trasporta il metro di confronto dalle medie per classi di addetti a quelle per le singole società dei quattro segmenti del comparto cinematografico emerge il maggiore ricorso del settore dell’esercizio a prestazioni lavorative, sul versante sia dei dipendenti diretti sia di altre figure di collaboratori a libro paga. Le società di distribuzione sono separate da un divario pari a quasi un’unità, mentre è di circa 1,5 l’ulteriore differenziale che separa queste dalle case di produzione. Ultime, a debita distanza, si collocano le aziende di post-produzione (tavola 26). Più risorse per chi opera sul mercato. Per le imprese di distribuzione il costo unitario delle persone impiegate si rivela però più che doppio rispetto a quello sostenuto dai gestori delle sale di proiezione, nonostante una media di ore annue lavorate abbastanza simile per gli operatori di entrambe le attività: 9,27mila nel prima caso e 10,18mila nel secondo. Nell’ambito della produzione, il valore unitario delle spese per il personale è leggermente inferiore – di circa il 13% – anche rispetto a quello registrato nell’esercizio, ma il tempo lavorativo è molto superiore; quasi di un terzo. La netta prevalenza numerica dei produttori sul totale delle aziende del comparto conduce così a indici medi che segnano la chiara divaricazione in tema di gestione delle risorse umane fra i segmenti direttamente impegnati sul mercato come distribuzione ed esercizio e quelli di produzione e post-produzione che a monte della commercializzazione provvedono alla realizzazione materiale dei prodotti. Medie teoriche e valori effettivi. A proposito delle medie espresse in complesso per ogni singola azienda di tutto il comparto, si potrebbe parlare tuttavia di indicatori teorici o effettivi. È interessante considerare infatti il numero di imprese prive di dipen140 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 141 tAvoLA 26 QuALI rISorSe umAne In meDIA neI SeGmentI D’AttIvItà Costo e ore in migliaia 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 CASE DI PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TELEVISIVI Dipendenti* 3,11 3,53 3,59 4,13 3,71 3,01 3,15 4,26 4,05 Costo personale 117,55 105,69 117,07 115,73 111,31 105,83 99,39 129,35 124,82 Occupati* 5,69 4,90 4,74 5,12 4,92 5,15 3,94 5,45 5,21 Ore lavorate** 8,51 6,08 6,05 6,91 6,23 6,02 5,08 6,92 6,74 AZIENDE DI POST-PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TELEVISIVI Dipendenti* 1,97 2,20 Costo personale 81,29 88,71 Occupati* 3,14 3,42 Ore lavorate** 3,64 3,27 1,85 90,89 3,06 3,14 SOCIETÀ DI DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TELEVISIVI Dipendenti* 2,56 3,81 3,93 4,51 4,45 4,15 4,51 5,20 5,56 Costo personale 127,98 204,15 177,35 268,67 234,84 258,17 275,08 265,13 304,86 Occupati* 3,79 4,82 5,06 5,75 5,60 5,21 5,56 5,20 6,63 Ore lavorate** 4,59 6,26 6,53 7,33 7,68 8,06 8,15 8,74 9,27 Dipendenti* Costo personale Occupati* Ore lavorate** SOCIETÀ DI PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO 3,39 3,83 4,40 4,47 4,93 5,49 76,08 74,03 88,34 76,14 108,13 125,28 4,76 5,17 5,74 6,07 6,33 6,66 5,59 5,64 6,46 6,68 6,62 9,10 5,97 137,57 7,14 9,38 5,96 6,40 130,06 144,98 7,01 7,46 9,77 10,18 TOTALE IMPRESE DI PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO Dati Istat 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Dipendenti* 4,10 3,61 3,92 4,13 3,99 4,22 4,50 4,34 4,20 Costo personale 109,35 105,68 115,22 123,39 118,17 117,84 140,83 131,54 131,80 Occupati* 5,31 4,95 4,97 5,35 5,22 5,42 5,57 5,51 5,34 Ore lavorate** 7,50 5,98 6,39 8,68 6,39 6,68 7,22 7,05 6,92 * L’Istat definisce “dipendenti” tutte le unità di lavoro – a tempo indeterminato o determinato – poste a libro paga delle aziende e quali “persone occupate” tutti gli addetti che prestano la loro opera sotto ogni altra forma di rapporto contrattuale. ** Il dato relativo alle ore lavorate è riferito all’arco dell’intero anno ed espresso in migliaia, così come corrispondono a migliaia di euro i valori monetari riferiti al costo complessivo del personale sostenuto dalle aziende per le retribuzioni di tutti gli addetti posti regolarmente a libro paga. Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). denti: 3.884 nel 2008, 3.731 nel 2009 e 3.746 nel 2010. La media di addetti per le altre aziende che hanno proprio personale alle dipendenze (2.502, 2.409 e 2.393 nei tre anni) passa così, in misura più realistica, rispettivamente da 4,50 persone a 11,35, da 4,34 a 11,08 e da 4,20 a 10,78. Si conferma in sostanza nel triennio la graduale riduzione dei rapporti contrattuali a tempo indeterminato e determinato, anche se il loro numero medio per ogni singola società è in effetti più consistente di quasi 2,5 volte dell’indicatore riferito al bacino globale di operatori aziendali (tavola 27). Per la stessa ragione, la media annua della spesa totale di ogni società in salari e stipendi nel triennio non si aggira – in base alla media teorica – fra 96mila e 103mila euro, bensì fra 251mila e 268mila euro (moltiplicandosi di 2,5 volte); così come il costo | 141 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 142 medio complessivo del personale aziendale – al lordo cioè di contributi sociali, oneri tributari e di qualsiasi compenso o indennità supplementari – sale da un livello ipotetico di 131-140mila euro a un range reale di oltre 359mila euro (massimo del 2008) piuttosto che di 334mila euro (minimo del 2010). Agli addetti impiegati alle dipendenze delle società che operano con personale proprio si aggiungono inoltre le risorse professionali messe a libro paga in regime di collaborazione. A differenza delle imprese senza addetti, che si avvalgono di un solo collaboratore a testa, quelle con dipendenti registrano una media di risorse umane “aggiuntive” superiore: 1,91 persone occupate nel 2008, 1,42 per il 2009 e 1,37 per il 2010. Fra addetti assunti in via diretta o semplicemente a collaborazione, arrivano di conseguenza a sommare nei tre anni prima 12,64, poi 12,48 e 12,12 persone occupate e non quel numero medio compreso fra 5,57 e 5,34 indicato per il periodo dagli indici generali che nel novero globale del parco aziende del comparto comprende ovviamente anche le imprese a zero dipendenti. Comprensibilmente, rimangono invariati solo i valori cosiddetti capitari, ossia le medie relative a ogni singolo dipendente invece che a ciascuna ragione sociale (ad esempio per salari e stipendi netti o per il costo lordo sostenuto dal datore di lavoro). tAvoLA 27 Le meDIe pIÙ reALIStIChe DeLL’oCCupAzIone per AzIenDA Costi numero meDIo SpeSA meDIA AnnuA numero meDIo CoSto AzIenDALe SALArI e StIpenDI CoSto per in euro DI DIpenDentI In SALArI e StIpenDI DI oCCupAtI DeL perSonALe per DIpenDente ADDetto 2008 2009 2010 VALORI MEDI EFFETTIVI DELLE IMPRESE CHE OPERANO CON DIPENDENTI DIRETTI 11,35 264.102,7 12,64 359.944,0 23.289,5 11,08 251.046,9 12,48 334.527,6 22.224,7 10,78 257.599,7 12,12 337.664,0 23.320,1 31.652,5 30.257,9 31.356,6 Fonte dell’elaborazione: rilevazioni Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). Le unItà LoCALI Oltre che per segmenti d’attività e per classi dimensionali, la capacità di creare occupazione da parte delle aziende è valutabile anche in ordine alla composizione territoriale dell’apparato produttivo. Il campo d’osservazione è basato sul tessuto delle unità locali, cioè di tutti gli insediamenti delle società – dalle imprese collegate o controllate alle succursali o filiali che hanno una sede operativa formalmente o materialmente separata da quella legale della casa madre – a livello geografico. È un parametro che sia per la natura e la dimensione dei soggetti sia per la sua struttura su scala regionale pone in evidenza la creazione di lavoro della piccola e media industria (tavola 28). Al di fuori di Lazio e Lombardia, che rappresentano i due poli più importanti e sviluppati, sono infatti gli operatori minori a costituire il corpo centrale dell’attività imprenditoriale e ad alimentare specialmente il ricorso alle prestazioni professionali in 142 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 143 tAvoLA 28 Dov’È pIÙ DIffuSA LA rete D’ImpreSA Che CreA oCCupAzIone ripartizione proDuzIone CInemAtoGrAfICA, DI vIDeo, DI proGrAmmI teLevISIvI e reGIStrAzIonI Sonore regionale delle Anno 2008 Anno 2009 Anno 2010 Rapporto 2010 unità locali* occupati Dipendenti occupati Dipendenti occupati Dipendenti occupati su dipendenti ItALIA Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia Romagna norD Toscana Umbria Marche Lazio Centro Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna SuD e ISoLe 37.408 1.921 18 7.736 283 1.261 274 386 1.725 13.604 1.063 333 363 17.364 19.123 364 44 1.636 814 76 306 1.104 337 4.681 29.153 1.378 0 6.003 125 918 171 176 986 9.757 553 227 205 15.237 16.222 236 26 1.270 523 42 181 708 188 3.174 35.700 1.108 47 7.065 318 1.123 356 452 1.797 12.266 961 245 382 17.992 19.580 250 43 1.143 823 63 255 1.030 247 3.854 27.411 613 34 5.301 205 734 245 289 1.001 8.422 446 128 235 15.785 16.594 120 23 778 522 24 151 674 103 2.395 34.967 1.451 32 7.807 321 1.106 371 401 1.885 13.374 936 249 394 15.941 17.520 257 51 1.138 794 66 235 1.052 280 4.073 26.575 899 16 6.040 183 740 262 208 1.154 9.502 513 148 212 13.767 14.640 143 15 800 536 30 127 657 125 2.433 1,31 1,61 2,00 1,29 1,75 1,49 1,41 1,92 1,63 1,40 1,82 1,68 1,86 1,15 1,19 1,79 3,40 1,42 1,48 2,20 1,85 1,60 2,24 1,67 * Quali “unità locali” l’Istat considera tutte le entità (società controllate o collegate, filiali, succursali) che hanno veste formale di società. Fonte dell’elaborazione: Statistiche regionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) dell’Istat (Roma, 2013). tAvoLA 29 In QuALI reGIonI Le ImpreSe ContAno pIÙ oCCupAtI regioni con oltre 900 occupati perSone oCCupAte Su totALe nAzIonALe 2008 2009 2010 Quote DI DIpenDentI Su totALe nAzIonALe 2008 2009 2010 PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO, DI PROGRAMMI TELEVISIVI E REGISTRAZIONI SONORE 1. Lazio 2. Lombardia 3. Emilia Romagna 4. Piemonte 5. Campania 6. Veneto 7. Sicilia 8. Toscana 9. Puglia TOTALE 9 REGIONI 46,42% 20,68% 4,61% 5,13% 4,37% 3,37% 2,95% 2,84% 2,17% 90,54% 50,39% 19,79% 5,03% 3,10% 3,20% 3,14% 2,88% 2,69% 2,30% 92,52% 45,58% 22,32% 5,39% 4,15% 3,25% 3,16% 3,01% 2,67% 2,27% 91,80% 52,26% 20,59% 3,38% 4,72% 4,35% 3,15% 2,43% 1,89% 1,79% 98,48% 57,94% 19,34% 3,65% 2,23% 2,84% 2,67% 2,46% 1,63% 1,90% 94,66% 51,80% 22,73% 4,34% 3,38% 3,01% 2,78% 2,47% 1,93% 2,01% 94,45% * Quali “unità locali” l’Istat considera tutte le entità (società controllate o collegate, filiali, succursali) che hanno veste formale di società. Fonte dell’elaborazione: Statistiche regionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) dell’Istat (Roma, 2013). | 143 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 144 regime di collaborazione, come dimostrano i numeri espressi in termini di soli dipendenti diretti o comprensivi invece di tutte le persone complessivamente e a vario titolo occupate. Lazio e Lombardia tradiscono i valori più bassi in assoluto nel rapporto fra occupati e dipendenti (riportati nell’ultima colonna a destra), mentre i più elevati afferiscono proprio ad alcuni dei comprensori dove l’iniziativa d’impresa nel comparto cinematografico appare meno intensa. Dove si alimenta lo sviluppo. Le quote d’incidenza sul totale nazionale degli occupati (personale proprio più collaboratori) Regione per Regione appaiono superiori a quelle rapportate agli addetti diretti, con la sola esclusione degli epicentri laziale e lombardo. Significa che anche le Regioni di secondo livello (come Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Campania e Sicilia) contribuiscono con i loro imprenditori ad animare in misura ragguardevole – quanto meno sul fronte delle prestazioni a collaborazione – il mercato del lavoro e a far crescere la comunità professionale del cinema (tavola 29). A sostegno di quanto segnalato dalle statistiche dell’Istat vi è in particolare un dato che si può estrarre dalla rilevazione riferita alle macro-aree nazionali. Al Centro, l’incidenza predominante nel settore del cinema delle grandi realtà di Roma e Lazio sul resto del territorio porta la quota di occupati nettamente al di sotto (cinque punti percentuali) di quella riferita ai dipendenti; al Nord invece, nonostante la prevalenza delle attività della Lombardia, il differenziale volge sensibilmente a favore delle persone occupate, migliorando di oltre due punti la percentuale rilevata in relazione agli addetti diretti (tavola 30). tAvoLA 30 Le mACro-Aree A mAGGIore oCCupAzIone regioni con oltre 900 occupati Quote DI oCCupAtI Su totALe nAzIonALe 2008 2009 2010 Quote DI DIpenDentI Su totALe nAzIonALe 2008 2009 2010 PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO, DI PROGRAMMI TELEVISIVI E REGISTRAZIONI SONORE Nord Centro Sud 36,37% 51,12% 12,51% 34,36% 54,85% 10,79% 38,25% 50,10% 11,65% 33,48% 55,64% 10,88% 30,72% 60,55% 8,73% 35,75% 55,10% 9,15% Fonte dell’elaborazione: Statistiche regionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) dell’Istat (Roma, 2013). L’AnALISI DeI fAttorI Secondo la metodologia statistica corrente, le posizioni lavorative si distinguono in dipendenti e indipendenti, comprendendo fra le prime (che costituiscono la cosiddetta base) quelle di tutti i prestatori d’opera sotto qualsiasi veste e forma contrattuale e fra le seconde (classificate in una teorica fascia intermedia) quelle di tutti i lavoratori e professionisti autonomi, inclusi gli imprenditori, i titolari e i soci d’azienda. La somma di queste componenti della struttura lavorativa determina il numero totale di occupati. Sotto questo profilo, per quanto riguarda il comparto cinematografico, 144 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 145 alle persone occupate censite dall’Istat nel triennio 2008-2010 vanno però aggiunti tutti i soggetti delle aree artistiche, creative, di scena e tecniche che lavorano a progetto e che sono rilevati, quali contribuenti, dalla Gestione ex Enpals. A quantificare i cosiddetti conduttori – titolari, imprenditori, amministratori e soci – che compongono la terza fascia, quella dei professionisti autonomi, figurata simbolicamente come la più alta, è possibile provvedere invece soltanto attraverso l’anagrafe del Registro delle Imprese. Il risultato finale costituisce ad oggi con ogni probabilità il dato più realistico in merito alla comunità professionale impegnata istituzionalmente nell’attività cinematografica (senza considerare le forze lavoro impiegate nella fornitura di servizi o nelle produzioni generate nell’ambito dell’indotto diretto), con la sola avvertenza che l’anagrafe Movimprese accorpa a quelli del cinema circa 2mila gestori di attività musicali (tavola 31). tAvoLA 31 tuttA LA ComunItà profeSSIonALe DeL CInemA posizioni lavorative e bacini professionali Anno 2008 numero Quota Dipendenti diretti (Istat) 28.413 Altre persone occupate (Istat) 7.147 Artisti e tecnici (ex Enpals) 52.819 Imprenditori* (Movimprese) 21.057 TOTALE ADDETTI DEL COMPARTO 109.436 25,97% 6,53% 48,26% 19,24% 100,00% Anno 2009 numero Quota Anno 2010 numero Quota 26.692 7.148 52.602 21.109 107.551 25.814 7.019 55.009 20.987 108.829 24,83% 6,64% 48,91% 19,62% 100,00% 27,72% 6,45% 50,55% 19,28% 100,00% * I dati Movimprese attengono al gruppo 59 della classificazione statistica Ateco 2007 “Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore”. Fonti dell’elaborazione: Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) realizzate dall’Istat (Roma, 2013); Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2008 e 2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma); Archivio totale imprese. Dati annuali (2009-2012) di Movimprese per InfoCamere-Unioncamere (Roma, 2013). 8. Il primo fattore di produzione: l’imprenditoria La consistenza del novero dei cosiddetti conduttori d’azienda, pari quasi al 20% dell’intera “società” filmica, rappresenta il corrispettivo della considerevole frammentazione della rete d’impresa. Costituisce però al tempo stesso anche la preziosa trama del suo tessuto produttivo. Perché fra i tre fattori della produzione, l’imprenditoria è senza dubbio il primo, senza il quale non si innescano né i capitali né il lavoro necessari ad avviare qualsivoglia processo di produzione. Se da una parte la grande impresa ha un ruolo fondamentale per fare da guida e da traino a un intero settore o comparto sul piano della competitività, della qualità e dello sviluppo dei mercati, dall’altra gli imprenditori minori danno corpo allo “sciame d’api” teorizzato dall’economista Joseph Alois Schumpeter, capace con i suoi “grappoli di iniziative” di perpetuare l’evoluzione di tutto un sistema, nella funzione di linfa pro| 145 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 146 pulsiva del rinnovamento, come sosteneva un altro noto studioso di politica economica, Ernst Friedrich Schumacher9. LA CLASSe ImprenDItorIALe Non si può affermare tuttavia che il cinema – attività che vede proprio nella creatività e nell’immaginazione la sua missione voluta dal destino, con la prerogativa dello spiccato spirito individualista di chi ne è protagonista – sia mai stato identificato, con i suoi principali artefici, in un’autentica classe imprenditoriale. Al contrario, si è sedimentata (verrebbe quasi da dire per mancanza di prove) una generica immagine prossima a quella di impresari di spettacoli dalle alterne fortune, sempre sospesi fra cento progetti e mille problemi, intrappolata nei suoi stereotipi e coltivata dalla tendenza ad attribuire eventuali successi a singole virtù o accidentali virtuosismi individuali di alcuni isolati personaggi. Come se quello dei cineasti non fosse un vero organismo professionale, radicato e al centro del comparto cui continua a dare vita. Ricco certo di personalità e di attitudini particolari e con un peculiare background culturale e artistico – appropriato a un’attività che d’altro canto impone ed esige modelli di business e di gestione davvero specifici –, ma non per questo tanto alieno da essere posto ai margini della visione di analisi economica e di politica industriale con cui si in realtà si guarda chiunque gestisca e presidi imprenditorialmente un intero settore produttivo. Dei conduttori delle imprese di cinema (e di conseguenza delle sorti del film italiano) sembrano restare tuttora quasi del tutto indefiniti persino i contorni anagrafici: chi e quanti sono, a che titolo e in quale veste operano. Al momento vi è un solo punto d’osservazione: il Registro delle Imprese che, raccogliendo gli atti societari di ogni azienda, annovera anche tutte le cariche sociali e le mansioni che ne individuano i rispettivi promotori, fondatori e responsabili patrimoniali, legali e di gestione. All’origine e alla guida delle società (9.645 nel 2009; 9.974 nel 2010; 9.915 nel 2011; 9.840 nel 2012) vi sono secondo il database di Movimprese oltre 20mila persone. Di queste sono definiti titolari esclusivamente gli operatori che costituiscono ditte individuali, come conferma la coincidenza delle rispettive consistenze annuali. La condizione di soci o amministratori e l’attribuzione delle altre cariche sono invece riferite agli altri tre gruppi di classificazione del sistema camerale: società di capitali, società di persone, altre forme (tavola 32). 9 146 | A Joseph Alois Schumpeter va ascritta l’elaborazione teorica dell’economia dell’innovazione. Di origine austriaca (era nato a Třešť, in Moravia, nell’odierna Repubblica Ceca, nel 1883) ma stabilitosi dal 1932 negli Stati Uniti, dove poi morì nel 1950 dopo aver insegnato a lungo a Harvard, lo studioso è autore di Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung (Leipzig, Berlin 1926), considerato uno dei classici della letteratura economica, uscito in Italia con il titolo Teoria dello sviluppo economico (Sansoni, Firenze 1931). A Ernst Friedrich Schumacher si deve invece il famoso e fortunato claim “piccolo è bello”, ricalcato dal titolo della sua opera più fortunata Small Is Beautiful (Blond & Briggs, Londra 1973) con cui è stata pubblicata anche l’edizione italiana (Piccolo è bello, Moizzi, Milano 1977). Anche Schumacher, di origine tedesca, dopo essere emigrato inizialmente in Inghilterra, sviluppò la sua carriera accademica negli Stati Uniti presso la Columbia University, ma prima di morire nel 1977 in Svizzera, fece ritorno a Bonn, dove era nato nel 1911. 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 147 tAvoLA 32 A ChI fAnno CApo Le SoCIetà DeL reGIStro CAmerALe ultimi proDuzIone CInemAtoGrAfICA, DI vIDeo, DI proGrAmmI teLevISIvI e reGIStrAzIonI Sonore e AttIvItà muSICALI 4 anni totale uomini Donne 20-29 anni 30-49 anni 50-100 anni TITOLARI 2009 3.696 3.187 (82,23%) 509 (13,77%) 316 (8,55%) 2.432 (65,80%) 948 (25,65%) 2010 3.757 3.257 (86,69%) 500 (13,31%) 297 (7,90%) 2.441 (64,98%) 1.019 (27,12%) 2011 3.784 3.298 (87,16%) 486 (12,84%) 279 (7,37%) 2.450 (64,75%) 1.055 (27,88%) 2012 3.745 3.278 (87,53%) 467 (12,47%) 269 (7,18%) 2.395 (63,95%) 1.081 (28,87%) SOCI 2009 2.755 1.687 (61,24%) 1.068 (38,76%) 170 (6,17%) 1.285 (46,64%) 1.300 (47,19%) 2010 2.809 1.754 (62,44%) 1.055 (37,56%) 165 (5,88%) 1.328 (47,27%) 1.316 (46,85%) 2011 2.739 1.711 (62,47%) 1.028 (37,53%) 157 (5,73%) 1.284 (46,88%) 1.298 (47,39%) 2012 2.740 1.710 (62,41%) 1.030 (37,59%) 138 (5,04%) 1.263 (46,09%) 1.339 (48,87%) 2009 11.833 9.489 (80,18%) 2.344 (19,81%) 411 (3,47%) 5.617 (47,47%) 5.805 (49,06%) 2010 12.000 9.615 (80,12%) 2.385 (19,88%) 381 (3,17%) 5.641 (47,01%) 5.978 (49,82%) 2011 11.831 9.465 (80,00%) 2.366 (20,00%) 401 (3,39%) 5.616 (47,47%) 5.814 (49,14%) 2012 11.795 9.404 (79,73%) 2.391 (20,27%) 348 (2,95%) 5.402 (45,80%) 6.045 (51,25%) AMMINISTRATORI ALTRE CARICHE 2009 2.825 2.411 (85,35%) 414 (14,65%) 24 (0,85%) 1.624 (57,48%) 1.177 (41,67%) 2010 2.832 2.403 (84,85%) 429 (15,15%) 14 (0,49%) 1.573 (55,54%) 1.245 (43,97%) 2011 2.633 2.224 (84,47%) 409 (15,53%) 10 (0,38%) 1.443 (54,80%) 1.180 (44,82%) 2012 2.562 2.139 (83,49%) 423 (16,51%) 13 (0,51%) 1.358 (53,00%) 1.191 (46,49%) TOTALE CARICHE IN PRODUZIONE DI CINEMA, VIDEO, PROGRAMMI TV E REGISTRAZIONI SONORE Anni totale uomini Donne 20-29 anni 30-49 anni 50-100 anni 2009 21.109 16.774 (79,46%) 4.335 (20,54%) 921 (4,36%) 10.958 (51,91%) 9.230 (43,73%) 2010 21,398 17.029 (79,58%) 4.369 (20,42%) 857 (4,00%) 10.983 (51,33%) 9.558 (44,67%) 2011 20.987 16.698 (79,56%) 4.289 (20,44%) 847 (4,03%) 10.793 (51,43%) 9.347 (44,54%) 2012 20.842 16.531 (79,32%) 4.311 (20,68%) 768 (3,68%) 10.418 (49,99%) 9.656 (46,33%) Fonte: Archivio totale imprese. Dati annuali (2009-2012) di Movimprese per InfoCamere-Unioncamere (Roma, 2013). Una gestione di tipo autoreferenziale. Per quanto concerne la proprietà delle società non è tuttavia possibile individuare il numero di azionisti unici, né di quelli di maggioranza o di minoranza. Nell’ambito delle imprese le persone possono assumere infatti le qualifiche di socio o di amministratore così come possono essere nominate a determinate cariche (presidente, vicepresidente, consigliere d’amministrazione) e ricoprire quindi più ruoli: circostanza estremamente ricorrente nel cinema, dove la responsabilità patrimoniale è quasi sempre autoreferenziale sul piano operativo e la delega del potere di gestione all’eventuale management costituisce un’eccezione. Tante società, poche cariche. In base al complesso di posizioni rilevate di anno in anno, che varia fra 17,0 e 17,5mila, si ricava una media di persone alle redini delle aziende di cinema oggettivamente contenuta, pari nel 2012 a 3,28. A causa della duplice veste nella quale si trovano tanti soggetti, però, si tratta di un valore teorico, che una volta tradotto | 147 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 148 in una stima più realistica dovrebbe ridursi a 2,80. Tante società, insomma, ma poche cariche. Volendo assumere quale elemento comparativo il comparto televisivo – che conta poco più di 1.400 ragioni sociali – si registra una situazione esattamente opposta: nel registro camerale si contano circa 7,6mila posizioni e le persone al vertice di ogni singola società sono in media 5,6. Ai giovani le ditte individuali. Più definite risultano in compenso alcune caratteristiche distintive del corpo imprenditoriale del grande schermo. Quella di genere, per esempio, che certifica la larga prevalenza di operatori maschi con oltre il 79% di presenze contro poco più del 20% della controparte femminile. Poi la relativa maturità professionale. La componente più giovane in assoluto è rintracciabile fra le ditte individuali, dove la percentuale di ventenni raggiunge il 7% contro il 2,9% fatto segnare nell’altra platea di ragioni sociali, dove soltanto un’azienda su otto vede affidato un incarico di responsabilità a un under 30. In linea di principio non si può escludere che – nella contemporaneità dello sviluppo produttivo e della crescita dei loro promotori – alcune iniziative individuali assumano col tempo una forma giuridica diversa, modificando così anche i rapporti percentuali delle statistiche in ragione dell’età. Ma i valori rilevati attribuiscono alle ditte unipersonali anche la quota più alta in assoluto – sopra il 63% – di under 50, quasi a segnalare il cammino parallelo degli operatori e delle loro “creature”; un percorso che si esaurisce progressivamente, al punto che la rappresentanza di over 50 in questa tipologia societaria – rispetto alle altre – materialmente si dimezza. Da 30 a 50 gli anni di chi comanda. È invece alla voce “altre cariche”, quella di compendio dei posti di comando con maggior potere operativo, che si riscontra la rappresentanza più folta di chi può essere etichettato al tempo stesso come over 30 e under 50. Appare peraltro abbastanza significativo che in sede di ripartizione territoriale queste caratteristiche essenziali (compresa la partecipazione femminile alla gestione societaria) diventino più accentuate nel Lazio e in Lombardia, ossia nelle due Regioni in cui prevale la presenza delle imprese a struttura più integrata, di medie e grandi dimensioni. 9. Quanto produce il sistema cinema Nel panorama delle statistiche dell’Istat sui conti economici, sulla struttura e sulla competitività delle imprese italiane viene monitorata anche l’attività produttiva dei cineasti. Essendo frutto delle uniche rilevazioni cumulative disponibili, i dati dell’Istituto nazionale di statistica costituiscono la base d’analisi unanimemente utilizzata sebbene, come già precisato all’inizio nel paragrafo “L’anagrafe”, rappresentino il risultato di indagini statistiche solo per la parte dedicata a tutte le aziende censite con almeno 100 addetti (quelle cinematografiche sono 95); per il resto sono invece frutto di stime. Tramite l’os148 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 149 servazione di un ristretto campione di unità, viene aggiornato di anno in anno il database riferito all’intero universo delle piccole e medie imprese, costituito grazie all’ultimo censimento sull’industria condotto nel 2001. E nel caso del cinema il processo di campionatura (descritto alla nota 2) porta all’esame di soggetti pari allo 0,09% delle società che contano da 0 a 99 addetti. I DAtI eConomICI DeL CompArto La congruità e la valenza dei conti economici Istat emergono essenzialmente nella mappatura degli ordini di grandezza, attraverso cui si determinano i valori assoluti dei vari segmenti e comparti e quelli relativi ai volumi e alla significatività della loro produzione rispetto al complesso sia degli ambiti specifici di appartenenza sia dei settori cosiddetti allargati. Rappresentano inoltre il parametro essenziale per definire i cicli d’andamento delle attività, mentre l’individuazione uniforme dei campi d’osservazione consente di focalizzare, oltre che a breve anche a medio-lungo termine, i principali asset gestionali e operativi delle imprese e i fattori che ne influenzano e condizionano l’evoluzione. Il primo elemento su cui si fonda in genere la valutazione di qualsiasi azienda o sistema produttivo è l’ammontare dei ricavi messo di anno in anno a bilancio. Le rilevazioni Istat fanno riferimento fino al 2007 al fatturato – generato dalla produzione caratteristica delle aziende, cioè intrinseco all’oggetto specifico della sua attività – e poi dal 2008 anche al valore della produzione, riferito a tutti i beni realizzati e all’attività complessiva dell’impresa (comprensiva di qualsiasi operazione creatrice di proventi), pertanto la valutazione dei dati secondo i diversi periodi temporali si basa sulla compatibilità dei parametri adottati in sede di rilevazione. In merito alla struttura dei ricavi globali realizzati in complesso nei vari settori o macrosettori – dall’audiovisivo al sistema dei servizi di informazione e comunicazione – la base di confronto è ad esempio il valore della produzione, che in questa tipologia di attAvoLA 33 IL vALore DeLLA proDuzIone neL Settore DeLL’AuDIovISIvo produzione in milioni di € Settore Cinema Musica Settore Radio Televisione Imprese Anno 2008 valore Quota valore Anno 2009 Trend Quota valore Anno 2010 Trend Quota PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TV, DI REGISTRAZIONI SONORE 6,647 39,17% 5,389 -18,92% 34,25% 5,398 +0,17% 32,84% 6,108 36,00% 4,940 -19,12% 31,40% 5,089 +3,02% 30,96% 0,538 3,17% 0,448 -16,73% 2,85% 0,309 -31,02% 1,88% ATTIVITÀ DI PROGRAMMAZIONE E TRASMISSIONE RADIO-TV 10,324 60,83% 10,343 +0,18% 65,75% 0,623 3,67% 0,579 -7,06% 3,68% 9,700 57,16% 9,764 +0,66% 62,07% TOTALE ATTIVITÀ DEL MACROSETTORE AUDIOVISIVO 16,971 100,00% 15,732 -7,30% 100,00% 11,040 +6,74% 67,16% 0,641 +10,71% 3,90% 10,398 +6,49% 63,26% 16,438 +4,49% 100,00% Fonte dell’elaborazione: rilevazioni Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). | 149 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 150 tività corrisponde peraltro a una posta di bilancio superiore, ma in misura sempre contenuta, alla voce (quando presente) relativa al fatturato, ossia ai ricavi derivanti dalle gestione tipica dell’azienda, senza che questa differenza modifichi comunque i rapporti proporzionali rilevabili – per i vari profili di analisi finanziaria – sulla base dell’una piuttosto che dell’altra voce. La valutazione dell’incidenza economica nel quadro delle aggregazioni settoriali e di sistema (tavola 34) evidenzia in ogni caso una riduzione delle quote del comparto cinematografico rispetto a quanto mostrano i dati relativi alla consistenza della rete di aziende (tavole 4 e 8) e dell’occupazione professionale (tavole 3 e 4 del capitolo successivo). Espressione di una capacità relativamente più contenuta di generare valore, il confronto fra i pesi percentuali riafferma tuttavia implicitamente – proprio per questo – la chiara valenza del cinema nel fare impresa e creare occupazione. tAvoLA 34 IL vALore DeL CInemA neL pAnorAmA proDuttIvo nAzIonALe valore della produzione in milioni di euro Anno 2008 valore Quota* Anno 2009 valore Quota* Anno 2010 valore Quota* STATISTICHE SUL VALORE DELLA PRODUZIONE DELLE IMPRESE Comparto cinema** 6,108 100,00% 4,940 100,00% 5,098 Settore audiovisivo** 16,971 36,00% 15,732 31,40% 16,438 Macrosettore dei media 29,318 20,83% 26,882 18,37% 28,064 Informazione-comunicazione 114,371 5,34% 111,504 4,43% 116,210 TOTALE NAZIONALE** 2.484,127 0,24% 1.966,787 0,25% 2.246,979 100,00% 30,96% 18,17% 4,38% 0,22% * Le quote esprimono l’incidenza percentuale del valore della produzione delle aziende cinematografiche in rapporto a quello riscontrato nell’ambito dei sistemi produttivi d’ordine di grandezza superiore – settore audiovisivo; macrosettore delle attività editoriali e audiovisive; sistema dei servizi di informazione e comunicazione; totale nazionale – secondo la classificazione europea delle attività economiche Ateco 2007. ** La voce “Comparto cinema” corrisponde alla classe 59.1 del codice Ateco “Attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi”; quella “Settore audiovisivo” ai gruppi 59 e 60; la definizione “Macrosettore dei media” alla sezione JA “Editoria, audiovisivi, attività radiotelevisive”; quella “Informazione-comunicazione” alla divisione J “Servizi di informazione e comunicazione”. Il totale nazionale esprime il numero globale delle aziende del Paese. Fonte dell’elaborazione: rilevazioni Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). Il fatturato è invece di riferimento nell’analisi dei proventi realizzati nell’ambito specifico del comparto cinema e dei suoi quattro segmenti d’attività per il trend delineato dalla serie storica 2002-2010 (tavola 35) e a questa coordinata si uniformano di conseguenza l’elaborazione degli indici medi per impresa, la scomposizione per classi di addetti e quella su scala territoriale. 10. Il difficile equilibrio dei conti A conferma dei difficili equilibri che l’attività cinematografica comporta, la successione dei risultati nel corso degli anni manifesta un’alternanza – quasi sempre a doppia cifra – che raramente viene riscontrata in altri ambiti produttivi, soprattutto quando matura in un contesto di trend, fra i diversi segmenti che li compongono, in aperta contrapposi150 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 151 tAvoLA 35 QuAnto fAtturA LA GALASSIA DeL CInemA milioni di euro 2009 2010 Fatturato Trend TOTALE ATTIVITÀ CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 7.216,1 5.478,4 4.390,3 4.954,0 4.876,6 5.134,1 5.658,0 4.596,3 -24,08% -19,86% +12,84% -1,56% +5,28% +10,20% -18,76% 4.699,4 +2,24% Fatturato Quota PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 5.751,2 3.511,9 2.662,0 2.837,1 3.141,9 2.541,4 3.179,2 2.843,7 79,70% 64,10% 60,64% 57,27% 64,43% 49,50% 56,19% 61,87% 2.696,8 57,39% Fatturato Quota POST-PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 292,6 245,4 5,17% 5,34% 311,4 6,63% Fatturato Quota DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 889,5 1.459,7 1.196,0 1.512,2 1.105,6 1.848,3 1.466,6 853,7 12,33% 26,65% 27,24% 30,53% 22,67% 36,00% 25,92% 18,57% 896,6 19,08% Fatturato Quota 2002 575,3 7,97% 2003 2004 2005 2006 2007 PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA 506,6 532,1 604,6 629,0 744,4 9,25% 12,12% 12,20% 12,90% 14,50% 2008 719,5 12,72% 653,4 14,22% 794,4 16,90% Fonti dell’elaborazione:rilevazione Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008)realizzata dall’Istat (Roma, 2013). zione. Al di là degli esiti altalenanti che accompagnano prodotti a breve ciclo di vita e beni a contenuto stilistico o soggetti alla moda come i film, la prima variabile a incidere sull’andamento differenziato dei segmenti appare la scansione differita con cui maturano i proventi, che dall’esercizio o dagli altri circuiti di vendita vengono retrocessi a cascata sulla distribuzione e sulla produzione, con un ritorno sugli investimenti a cadenza ritardata. La sensibilità a queste oscillazioni si manifesta in particolare nelle quote percentuali di fatturato che i diversi segmenti conseguono annualmente rispetto al monte ricavi complessivo del comparto. Le CLASSI DI fAtturAto In linea generale si denota una parziale depressione dei ricavi, più rimarcata nell’ultimo triennio 2008-2010 dalle rilevazioni Istat ed espressa con maggiore visibilità dai fatturati realizzati in media da ciascuna azienda (tavola 36). Fra i vari contrastanti assestamenti si distingue per evidenza e proporzioni lo smottamento accusato a livello di proventi dalle società che contano da 20 a 49 addetti. In questa fascia, dove l’80% delle imprese (144 nel 2009 e 148 nel 2010) non ha in realtà più di 29 addetti, i ricavi medi nel biennio hanno subito secondo i dati una caduta verticale. Riguardo alle ragioni, i numeri ovviamente non dicono di più, se non che si tratta di una delle due classi – insieme con quella delle aziende da 50 a 249 unità di lavoro – che contribuiscono per oltre il 50% (punta massima nel 2002 con il 77,15% e punta minima nel 2006 con il 47,09%) al fatturato totale (tavola 37). Questa quota sale ulteriormente se si comprendono le altre imprese con oltre 250 dipendenti. Le tre fasce di società di maggiori dimensioni cumulano numericamente ap| 151 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 152 tAvoLA 36 A QuAnto AmmontA IL fAtturAto meDIo DeLLe AzIenDe migliaia di euro 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 153,72 154,37 Fatturato POST-PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 305,12 178,36 240,50 Fatturato DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 745,60 968,66 804,91 923,81 728,85 1.376,24 991,65 583,95 590,25 PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 368,57 277,32 195,01 173,10 198,35 146,64 158,02 Fatturato Fatturato 153,10 Fatturato migliaia di euro Da 1 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA 111,37 106,43 121,12 120,88 133,96 122,87 122,02 143,92 TOTALE ATTIVITÀ CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 351,06 292,65 218,02 215,21 216,15 211,88 199,13 172,20 182,12 FATTURATI MEDI DI TUTTE LE AZIENDE PER CLASSI DIMENSIONALI 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 170,1 2.029,7 12.134,9 65.188,0 44.359,3 172,4 3.609,3 9.946,0 36.934,5 62.710,8 190,3 2.324,5 9.705,4 21.198,5 49.105,3 227,9 1.999,3 7.868,6 23.077,2 45.987,9 249,4 2.738,2 8.886,3 22.338,1 47.812,6 269,3 2.177,1 7.149,5 25.277,7 39.631,9 177,5 1.677,7 8.227,6 32.610,5 47.016,2 2009 2010 177,2 2.634,1 3.883,7 19.129,7 36.838,0 201,9 1.943,9 3.778,8 21.582,2 37.235,0 Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008)” per il periodo 2008-2010 (Roma). tAvoLA 37 IL fAtturAto IStAt SeConDo LA StrutturA D’ImpreSA milioni di euro 2009 2010 PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO 788,0 825,2 938,0 1.175,5 1.309,7 1.432,6 1.040,0 995,1 395,8 729,0 469,5 431,8 648,9 500,7 474,8 732,2 1.286,3 1.243,2 1.057,8 810,4 799,7 757,8 1.193,1 559,2 4.302,4 2.179,1 1.335,5 1.892,3 1.496,6 1.769,4 2.804,5 1.683,4 443,5 501,6 589,2 643,8 621,5 673,7 658,2 626,2 1.067,7 554,0 1.075,6 1.368,3 632,9 TOTALE PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO 7.216,1 5.478,4 4.390,3 4.954,0 4.876,6 5.134,1 6.170,6 4.596,3 4.699,4 Da 0 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più TOTALE Quote per classi Da 0 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 QUOTE PERCENTUALI DEL FATTURATO PER CLASSI DIMENSIONALI 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 10,92% 5,48% 17,83% 59,62% 6,15% 15,07% 13,31% 22,69% 39,77% 9,16% 21,37% 10,69% 24,09% 30,42% 13,43% 23,73% 8,72% 16,37% 38,19% 12,99% 26,71% 13,30% 16,40% 30,69% 12,90% 27,90% 9,76% 14,76% 34,46% 13,12% 16,85% 7,69% 19,33% 45,46% 10,67% 2009 2010 21,65% 15,93% 12,18% 36,62% 13,62% 22,73% 11,79% 22,89% 29,12% 13,47% Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). 152 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 153 pena il 5,94% (nel 2010) di tutto il parco di operatori attivi, ma il loro apporto in termini di ricavi corrisponde mediamente a due terzi di quelli realizzati globalmente dall’apparato produttivo (tavola 38). tAvoLA 38 In QuALI CLASSI DI ADDettI SI ConCentrA IL fAtturAto Dati percentuali Aziende Fatturato Dati percentuali Aziende Fatturato 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 QUOTE PERCENTUALI DI FATTURATO E AZIENDE DA 0 A 19 ADDETTI 96,37% 96,30% 96,54% 96,42% 97,00% 96,63% 96,16% 95,95% 96,04% 16,40% 28,38% 32,06% 32,45% 40,01% 37,66% 24,54% 37,58% 34,52% QUOTE PERCENTUALI DI FATTURATO E AZIENDE CON PIÙ DI 20 ADDETTI 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 3,63% 3,70% 3,46% 3,58% 3,00% 3,37% 3,84% 4,05% 3,94% 83,60% 71,62% 67,94% 67,55% 59,99% 62,34% 75,46% 62,42% 65,48% Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). Se sussistessero dubbi sull’esistenza di una robusta colonna vertebrale nello scheletro della struttura imprenditoriale e industriale del cinema, la suddivisione delle imprese per dimensioni (come quella per classe di addetti) a confronto con la ripartizione per quote di fatturato appare eloquente. Per quanto il piccolo sia anche bello, in campo cinematografico non appare sufficiente a fare da propulsore allo sviluppo dei mercati. LA rIpArtIzIone reGIonALe Altro segnale esplicito della conformazione dell’assetto produttivo del cinema e delle sue società appare la distribuzione dei ricavi su scala regionale (tavola 39). È una caratteristica strutturale di un apparato produttivo composto in massima parte da imprese minori che lavorano a progetto, investendovi di fatto tutta la loro operatività. Dove è superiore la presenza di aziende di maggiori dimensioni in grado di articolare più linee di prodotti filmici (anche se nel caso del cinema si tratta in realtà, secondo i canoni dell’analisi economica, esclusivamente di medie e non di grandi società), risulta invece superiore anche la quota relativa di generazione del fatturato. Ne è un riscontro indiretto il confronto – rispetto al totale nazionale – fra le quote che le tre macro-aree del Paese, le nove Regioni cinematograficamente più sviluppate e i due poli d’eccellenza della produzione filmica – Lazio e Lombardia – ricoprono nelle statistiche dell’Istat rispettivamente sotto tre aspetti: numero di imprese, numero di persone occupate, ammontare del fatturato raggiunto (tavola 40). L’infrastruttura della rete d’impresa. Si può constatare come la ripartizione del fatturato premi i comprensori con la rete per così dire infrastrutturale delle attività a maggiore integrazione e sviluppo, in sostanziale indipendenza dal numero di operatori aziendali e, in parte, anche dalla consistenza delle risorse professionali impiegate. | 153 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 154 tAvoLA 39 Come SI DIStrIbuISCe IL fAtturAto SuL terrItorIo ripartizione proDuzIone CInemAtoGrAfICA, DI vIDeo, DI proGrAmmI teLevISIvI e reGIStrAzIonI Sonore regionale del fatturato Anno 2008 Anno 2009 Anno 2010 VARIAZIONE in milioni di euro valore Quota valore Quota valore Quota 2010 su 2008 ItALIA Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia Romagna norD Toscana Umbria Marche Lazio Centro Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna SuD e ISoLe 6.170,66 100,00% 169,83 2,75% 0,73 0,01% 1.888,38 30,60% 27,42 0,44% 115,75 1,87% 18,72 0,30% 47,30 0,76% 218,64 3,54% 2.486,81 40,31% 72,60 1,18% 32,71 0,53% 26,67 0,43% 3.243,04 52,55% 3.375,03 54,69% 32,60 0,53% 4,57 0,07% 100,80 1,63% 48,41 0,79% 5,40 0,09% 12,17 0,20% 79,86 1,29% 24,98 0,40% 308,82 5,00% 4.982,28 100,00% 5.117,27 100,00% 112,65 2,27% 151,41 2,96% 3,45 0,07% 2,05 0,04% 1.204,42 24,17% 1.156,42 22,60% 36,07 0,72% 38,97 0,76% 111,31 2,23% 84,63 1,65% 25,46 0,51% 36,65 0,71% 41,12 0,82% 33,94 0,67% 180,10 3,62% 273,01 5,34% 1.714,62 34,41% 1.777,11 34,73% 70,98 1,42% 67,79 1,32% 10,33 0,21% 15,54 0,30% 66,62 1,34% 27,27 0,53% 2.885,50 57,91% 2.823,48 55,18% 3.033,44 60,88% 2.934,10 57,33% 22,73 0,45% 18,51 0,36% 4,52 0,09% 2,14 0,04% 71,35 1,44% 113,20 2,21% 51,57 1,04% 57,32 1,12% 1,30 0,02% 5,33 0,10% 15,32 0,30% 8,67 0,17% 56,57 1,15% 69,07 1,36% 10,83 0,22% 16,45 0,32% 234,21 4,71% 406,06 7,94% -1.053,39 (-17,07%) -18,42 (-10,85%) +1,32 (+181,91%) -731,96 (-38,76%) +11,55 (+42,10%) -31,12 (-26,88%) +17,93 (+95,79%) -13,36 (-28,25%) +54,37 (+24,86%) -709,70 (-28,54%) -4,81 (-6,62%) -17,17 (-52,48%) +0,60 (+2,27%) -419,56 (-12,93%) -440,93 (-13,06%) -14,09 (-43,20%) -2,43 (-53,24%) +12,40 (+12,29%) +8,91 (+18,40%) -0,7 (-1,14%) -3,50 (-28,73%) -10,79 (-13,51%) -8,53 (-34,16%) +97,24 (+31,48%) Fonte dell’elaborazione: Statistiche regionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) dell’Istat (Roma, 2013). Fra le tre macro-aree, è il Centro a registrare la crescita delle proprie quote nella sequenza aziende-persone occupate-fatturato, mentre accade il contrario per il Nord e per Sud e isole. Un incremento analogo, di proporzioni più contenute, emerge anche prendendo in considerazione il complesso delle nove Regioni più significative nel panorama nazionale del grande schermo e suona a conferma dell’importanza, in un apparato produttivo di determinate caratteristiche, dei coefficienti d’aumento del peso percentuale che i due poli d’elezione dell’industria filmica e audiovisiva – Lazio e Lombardia – cumulano insieme, una volta scorporati dalle altre realtà regionali, sul versante dei ricavi a confronto con quelli del mercato del lavoro e della platea di imprese attive. La differente distribuzione dei proventi in rapporto allo specifico assetto imprenditoriale dei diversi territori è ribadita dalla media dei fatturati rilevata per ogni azienda dei rispettivi insediamenti. Appare in particolare eloquente la linea di demarcazione che intercorre nel rendimento delle imprese in termini di ricavi, qualora si mettono a confronto i fatturati medi delle singole Regioni (e si tratta delle sole prime 9, a sottintendere quanto sia ancora più vistoso il divario accusato dalle altre 11). All’indiscusso primato del Lazio 154 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 155 tAvoLA 40 Dove Le ImpreSe GenerAno pIÙ fAtturAto Quote Istat 2010* Unità locali Persone occupate Fatturato totale Migliaia di euro norD 46,88% 38,25% 34,73% 426,47 Centro SuD e ISoLe prIme 9 reGIonI 34,31% 18,81% 84,96% 50,10% 11,65% 91,80% 57,23% 7,94% 93,74% FATTURATO MEDIO DELLE IMPRESE 961,68 242,71 635,10 LAzIo e LombArDIA 47,14% 67,90% 77,78% 945,63 * Le nove Regioni considerate sono: Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Puglia e Sicilia. Fonte dell’elaborazione: Statistiche regionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) dell’Istat (Roma, 2013). con 1.220.704 euro si contrappongono i 615,77mila euro della Lombardia e i 406,26mila dell’Emilia Romagna; poi a ulteriore, grande distanza nell’ordine. Campania 280,89mila euro; Piemonte 238,44mila; Veneto 193,21mila; Sicilia 186,67mila; Toscana 158,38mila e Puglia con 138,78mila euro. 11. non è solo una questione di dimensioni Si può considerare ovvio il fatto che la concentrazione di società di maggiori dimensioni inneschi livelli superiori di occupazione e sfoci in ricavi d’importo più consistenti. Altrettanto scontata appare la connessione che lega in simbiosi l’articolazione della politica gestionale e produttiva delle imprese più integrate con le logiche di mercato, sotto la prospettiva della diffusione e della penetrazione dei prodotti. In particolare quando nei centri nevralgici del comparto operano anche i gruppi leader e soprattutto quelle major che sono in assoluto i top player a livello internazionale. Proprio per questo non si deve tuttavia trascurare la corretta chiave di lettura del processo imprenditoriale. Sono le strategie e le compatibilità organizzative e gestionali a rafforzare e consolidare la struttura delle aziende, alimentandone lo sviluppo e la crescita di dimensioni; non il contrario. Fatta salva la circostanza che durante e lungo il percorso di accrescimento (quando lineare e positivo nella sua evoluzione) si affianca di norma alla contestuale maturazione – sia finanziaria e amministrativa sia produttiva e di presenza sul mercato – anche l’opportunità di affinare e assimilare sempre nuovi strumenti e competenze, elevando così il livello della qualità operativa e della competitività che sostanziano nelle sue diverse fasi la progressione stessa del consolidamento. Se l’arte è il fine e l’impresa solo un mezzo. Il problema è che l’attività cinematografica contempla peculiarità non del tutto comuni nel mondo imprenditoriale, al punto da generare talvolta fraintendimenti prospettici. Come fa intendere la sintetica definizione del regista Sergio Rubini riportata all’apice del capitolo (e tratta dall’intervista di Camilla Bernacchioni Rubini si rifà vivo. Con coraggio, apparsa su «left» del 27 aprile 2013), il cinema ha una doppia personalità e, oltre ad avere praticamente vita autonoma, la sua | 155 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 156 anima creativa esercita spesso un ruolo predominante su quella imprenditoriale. Quasi che il risultato artistico sia il fine (e in parte è vero, è uno degli obiettivi della mission) mentre gli asset societari – compresi i capitali d’investimento – siano soltanto un mezzo, uno strumento casuale. Un problema doppio. Alle difficoltà intrinseche dell’apparato produttivo nel suo processo di crescita si sovrappongono poi carenze endemiche del sistema Paese, per quanto riguarda sia le condizioni operative dell’industria in generale – e in primis del suo accesso al mercato dei capitali – sia l’ambito competitivo che vede il cinema confrontarsi al proprio interno con altri comparti dei media e dello spettacolo (alcuni dei quali beneficiano oltretutto di storiche posizioni di favore) e all’esterno con uno scenario che vede alcuni competitors europei agire in un contesto di incentivi, agevolazioni e supporti nazionali in grado di spostare gli equilibri operativi. Specialmente in tempi di feroce concorrenza dentro e fuori le mura di mezzi e circuiti alternativi, innescata dallo sviluppo delle tecnologie digitali e dalla rete del web. Le SoCIetà e GLI ASSET GeStIonALI La definizione del quadro complessivo in cui si muove l’impresa di cinema serve a valutarne l’effettivo stato di salute, anche se le operazioni di analisi attraverso dati statistici e indici economici presentano due handicap oggettivi. Il primo è di ordine temporale. Le rilevazioni Istat più tempestive si fermano al 2010 e quelle dell’Agenzia delle Entrate al 2011: sono quindi utili a delineare l’andamento delle aziende nei primi anni durante i quali si è manifestata l’involuzione che ha colpito l’economia di molti Paesi – a partire dal 2008 e dalla maggioranza delle nazioni europee – ma non consentono di entrare nel merito delle eventuali ripercussioni provocate dall’aggravarsi delle difficoltà all’inizio del 2011, quando si è percepito che la lunga fase recessiva stava ormai passando allo stato di profonda crisi. Ma il film non è un manufatto. Il secondo elemento d’influenza deriva dalla natura stessa delle rilevazioni. I conti economici dell’Istat discendono da un’impostazione classica dell’analisi economica delle attività imprenditoriali, che privilegia in un’ottica manifatturiera le caratteristiche fisiche e dimensionali delle aziende in alternativa ai valori di bilancio attinenti alla struttura finanziaria e patrimoniale e alla loro effettiva redditività. Dati non solo altrettanto importanti, ma ancora più significativi ai fini della valutazione del reale andamento delle imprese stesse, ma anche dei loro settori d’appartenenza e del sistema produttivo nel suo complesso. Non è contemplata per esempio alcuna registrazione dei risultati d’esercizio, ossia degli eventuali utili o passivi che all’ultima riga dei rendiconti economici tracciano il bilancio finale dell’attività alla conclusione di ogni anno. Soltanto dopo l’adozione della nuova classificazione Ateco 2007 sono stati introdotti, secondo il regolamento comunitario, due indicatori relativi al valore della produzione (che 156 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 157 tAvoLA 41 LA SerIe StorICA DeI prInCIpALI vALorI DI bILAnCIo milioni di euro Fatturato Valore aggiunto* Acquisto beni* Costo personale 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 5.751,2 3.511,9 2.662,0 2.837,1 3.141,9 2.541,4 3.179,2 2.843,7 3.414,0 1.579,6 1.088,4 1.080,2 1.758,4 986,5 2.003,5 1.299,2 2.613,5 1.949,5 1.694,3 1.837,9 2.201,9 1.730,0 2.371,4 1.671,9 403,9 379,3 445,0 473,6 668,4 466,5 899,3 560,9 2.696,8 1.265,4 1.607,6 537,4 Fatturato Valore aggiunto* Acquisto beni* Costo personale POST-PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 292,6 77,7 212,4 39,4 245,4 70,1 185,6 55,3 311,4 114,3 202,2 63,4 Fatturato Valore aggiunto* Acquisto beni* Costo personale DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 889,5 1.459,7 1.196,0 1.512,2 1.105,6 1.848,3 1.466,6 240,2 643,9 601,9 663,8 531,3 920,2 711,2 704,1 928,2 665,9 992,1 620,5 1.135,1 811,4 59,5 80,6 67,0 97,5 80,0 83,3 90,2 853,7 331,1 587,0 74,5 896,6 259,1 686,3 83,2 653,4 201,1 470,2 116,7 794,4 315,4 533,4 124,9 2009 2010 4.596,3 1.901,6 2.914,9 807,6 4.699,4 1.954,3 3.029,6 809,1 Fatturato Valore aggiunto* Acquisto beni* Costo personale milioni di euro Fatturato Valore aggiunto* Acquisto beni* Costo personale 575,3 217,8 368,5 84,2 PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA 506,6 532,1 604,6 629,0 187,6 235,8 202,2 153,4 341,3 390,1 426,0 496,5 87,3 100,2 116,4 114,0 744,4 207,7 524,6 126,7 719,5 163,3 588,0 134,9 TOTALE ATTIVITÀ CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 7.216,1 3.872,2 3.686,3 547,6 5.478,4 2.411,1 3.219,1 547,3 4.390,3 1.926,2 2.750,5 612,3 4.954,0 1.946,2 3.256,1 687,6 4.876,6 1.758,4 3.319,0 668,4 5.134,1 2.114,5 3.395,8 676,7 5.658,0 2.003,5 3.983,4 899,3 * Il valore Istat è calcolato al costo dei fattori. La voce “Acquisto beni” è riferita all’acquisto di tutti i beni e i servizi anche di godimento di terzi. Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 20022007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). integrano quello riferito al fatturato cosiddetto caratteristico) e al Mol, il Margine Operativo Lordo, con cui si misura la capacità da parte delle società di creare reddito. La ricostruzione di serie storiche significative si limita pertanto a un solo prospetto, con il numero ridotto di voci parzialmente rappresentative della gestione societaria (tavola 41). Va ricordato per esempio che non sono considerati lavoratori dipendenti i titolari di contratti di collaborazione coordinata o continuativa e – come nel caso dei cast artistici, di autori e tecnici di scena – a progetto, per cui il costo del personale è calcolato sulle spese (al lordo di tutti gli oneri e contributi sociali e di ogni indennità supplementare) sostenute per i soli occupati diretti, assunti a tempo indeterminato o determinato. Diversi anche dalla TV. Rispetto a questo profilo d’ordine generale delle rilevazioni Istat, il comparto cinematografico sconta per la sua particolare fisionomia ulteriori condi| 157 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 158 zionamenti. Per quanto riguarda i fattori della produzione, il cinema è infatti per antonomasia proprio un apparato ad intensità tanto alta di capitale d’investimento quanto bassa di lavoro diretto, dal momento che quasi tutto il personale artistico e tecnico viene impiegato a progetto, ossia per la realizzazione di ogni singolo prodotto. La sua imprenditorialità, legata peraltro a doppio filo ai contenuti artistici e creativi delle opere, è inoltre sempre più spesso disgiunta dalla titolarità e dall’apporto diretto di capitali messi al servizio dell’attività. Di conseguenza alcuni indicatori – specialmente d’estrazione patrimoniale (già pochi di per sé) e occupazionale – di comune applicazione all’area più vasta dell’industria manifatturiera non aderiscono adeguatamente a un alveo così specifico come quello del cinema. Sono altri gli investimenti che contano. Per quanto concerne poi il processo di produzione, la cinematografia poggia la massima parte dei suoi cespiti sugli investimenti in beni immateriali attraverso l’acquisizione dei diritti legati alla commercializzazione delle opere stesse invece che su investimenti fissi (terreni, immobili, impianti di produzione) o sull’acquisto e vendita di beni materiali, quali macchinari, materie prime e manufatti prodotti: investimenti e beni che determinano ovviamente il ciclo produttivo di tanti settori industriali e pertanto ricorrono nei conti dell’Istituto nazionale di statistica, ma che nel caso del cinema rivestono un’incidenza assai relativa e non appaiono idonei a costituire valide unità di misura. Ricoprono una qualche valenza soltanto nel segmento dell’esercizio, che basa la sua operatività sugli impianti di proiezione ed è impegnato da alcuni anni nel passaggio epocale dalla pellicola su celluloide alla tecnologia digitale, investendo centinaia di milioni di euro per dotarsi delle nuove apparecchiature. proDuttIvItà Anche parlare di produttività in campo cinematografico è abbastanza complicato e senza dubbio molto più complesso di quanto si possa fare in altri settori industriali e di servizi, dove prevalgono operazioni meccaniche di lavorazione e dimensioni fisiche dei prodotti o il numero di prestazioni fornite piuttosto che di pratiche evase. Automatismi e ripetitività non appaiono congeniali al cinema e alla sua attività produttiva, infatti la stessa concentrazione delle fasi di ripresa e realizzazione può avere effetti benefici per l’abbattimento dei tempi di lavoro e dei costi, ma rimanendo sempre contrastante con le determinanti aspettative di qualità delle opere. Il parametro forse più omogeneo è quello di natura economica, ossia il fatturato per addetto (tavola 42), che viene utilizzato di solito al servizio di confronti fra ambiti circoscritti (ad esempio fra diretti concorrenti) e che nel comparto cinematografico sottolinea alcuni tratti già messi a fuoco sotto altri punti di vista, come i valori più alti per le società senza o con pochi addetti e inferiori per le case di produzione rispetto alle aziende degli altri segmenti, dove la distribuzione primeggia in virtù di un volume d’affari inversamente proporzionale a quello di risorse umane necessario a svilupparlo. 158 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 159 tAvoLA 42 IL fAtturAto per ADDetto DeLLe SoCIetà DI CInemA migliaia di euro Produzione Post-produzione Distribuzione Proiezione TOTALE GENERALE migliaia di euro Da 1 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 ATTIVITÀ CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 368,5 277,3 195,0 173,1 198,3 146,6 158,0 305,1 745,6 968,6 804,9 923,8 729,8 1.376,2 991,6 153,1 111,3 106,4 121,1 120,8 133,9 122,8 351,0 292,6 218,0 215,2 216,1 211,8 199,1 153,7 178,3 583,9 122,0 172,2 154,3 240,5 590,2 143,9 182,1 IL FATTURATO PER ADDETTO SECONDO LA CLASSE DIMENSIONALE 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 220,3 180,4 407,0 611,5 96,6 250,6 312,6 348,4 365,1 137,8 249,0 214,7 320,3 206,8 133,1 327,8 174,8 280,4 250,0 98,9 377,6 235,1 302,2 200,0 100,1 423,9 180,6 248,2 233,8 90,3 242,7 139,4 280,3 295,1 94,5 2009 2010 266,7 219,8 167,9 193,7 89,3 275,1 164,9 254,0 170,6 100,2 Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). Tempi di lavoro troppo simili. Un dato davvero singolare scaturisce invece dalle statistiche basate su un’unità di misura di tipo tradizionale, cioè proprio sul fattore tempo d’ascendenza tayloristica che da decenni pervade l’organizzazione del lavoro in tanti settori, compresi quelli di ultima generazione legati alle nuove tecnologie informatiche e di comunicazione10. Le rilevazioni Istat in effetti attengono strettamente al personale dipendente – e quindi assimilato per certi versi nelle condizioni di lavoro da un’estesa contrattazione nazionale –, ma non è usuale trovare una sostanziale uniformità di coordinate fra attività diverse (anche all’interno di uno stesso comparto), come infatti traspare dalle ore lavorate all’anno da ogni addetto del cinema secondo la ripartizione per segmenti e classi dimensionali (tavola 43). I numeri più bassi, vicini a 1.580, corrispondono a poco più di 192 giorni lavorativi, mentre quelli più alti, prossimi a 1.690, indicano una media di circa 210 giornate di lavoro. Si produce con un mix di apporti. Le differenziazioni vertono solamente sui dati cumulativi. Le case di produzione coprono il 68,29% di tutto il tempo lavorativo del comparto, contro il 5,95% di quelle di distribuzione, il 20,60% dei gestori dell’esercizio e il 5,16% delle aziende di post-produzione. Per le prime si conta inoltre una media di 6.691 ore la- 10 Il termine “tayloristico” rimanda all’ingegnere e inventore americano Frederick Winslow Taylor (Philadelphia, 1856-1915), teorico dell’organizzazione del lavoro basata sulla misurazione e sul controllo delle fasi di lavorazione – nota anche come “tecnica di tempi e metodi di lavoro” – esposta nel suo libro di maggiore diffusione The Principles of Scientific Management (New York 1911; edizione italiana: L’organizzazione scientifica del lavoro, Etas, Milano 2004). | 159 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 160 tAvoLA 43 QuAnto SI LAvorA neLLe ImpreSe CInemAtoGrAfIChe migliaia di ore 2008 2009 2010 ORE LAVORATE ALL’ANNO NELL’ATTIVITÀ CINEMATOGRAFICA 29.524 21.851 23.000 28.282 26.564 26.544 32.477 1.768 2.135 2.473 2.469 2.663 2.620 2.604 2.675 6.194 6.684 7.335 7.467 6.992 9.211 9.203 37.583 31.008 32.804 38.412 36.176 38.359 46.123 30.033 2.044 2.457 8.780 43.314 29.023 2.193 2.531 8.757 42.504 ORE LAVORATE ANNUE PER ADDETTO IN PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE Produzione 1.874,7 1.725,4 1.684,8 1.725,5 1.677,0 1.531,5 1.614,2 1.623,4 Post-produzione 1.843,5 1.485,4 Distribuzione 1.789,6 1.641,0 1.661,5 1.626,7 1.727,0 1.938,9 1.808,6 1.680,5 Proiezione 1.648,2 1.469,3 1.467,0 1.495,7 1.343,5 1.657,5 1.571,5 1.639,5 TOTALE 1.828,4 1.656,4 1.629,0 1.668,7 1.603,4 1.624,3 1.623,3 1.622,7 1.661,3 1.693,4 1.666,2 1.586,4 1.647,1 Produzione Post-produzione Distribuzione Proiezione TOTALE migliaia di euro Da 1 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più 2002 2003 2004 2005 2006 2007 ORE LAVORATE ANNUE PER ADDETTO SECONDO LA CLASSE DIMENSIONALE 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 1.692,1 1.796,2 1.752,8 1.812,0 2.027,0 1.702,4 1.745,7 1.523,5 1.708,7 1.602,9 1.573,5 1.591,4 1.792,8 1.591,1 1.630,1 1.634,4 1.663,1 1.568,8 1.615,2 1.796,2 1.564,5 1.602,5 1.560,0 1.631,8 1.609,9 1.618,5 1.718,2 1.735,3 1.778,9 1.255,6 1.691,4 1.721,9 1.396,2 1.054,0 1.417,9 1.726,0 1.703,9 1.967,2 1.637,8 1.500,6 2010 1.747,4 1.502,0 1.588,4 1.694,8 1.641,5 Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). vorate all’anno, mentre per le società distributive e di proiezione si sale rispettivamente a 9.007 e 9.751 e per quelle di post-produzione si scende a 2.661. Si tratta di valori che alla luce dei numeri di addetti attribuiti mediamente a ogni singola impresa (tavola 26) e del rapporto di conversione delle ore lavorate in giorni lavorativi (sempre inferiori alle giornate feriali dell’anno solare) stanno a indicare due circostanze. Fra le unità di lavoro censite dall’Istat – specialmente in produzione – figurano persone che prestano la loro opera part-time o con contratti di formazione (in entrambi i casi gli occupati risultano statisticamente assunti in regime di dipendenza). Di conseguenza le medie così simili di ore per addetto sono in realtà frutto nell’ambito aziendale di un composito mix di apporti professionali. A dispetto di certe convinzioni pregiudiziali, il livello di produttività delle imprese di cinema resta comunque elevato. Lo dimostra il fatturato per addetto, che si posiziona su standard di tutto rispetto nel panorama imprenditoriale, e lo conferma il confronto con le altre principali attività dello spettacolo come musica, teatro e radiotelevisione (tavola 44). Le sue quote di imprese, di addetti e di addetti per impresa sono le più consistenti e solamente nella somma dei giorni lavorati al suo interno è secondo – di un soffio – al comparto radiotelevisivo, che opera tuttavia con una stabile pianta organizzativa, impegnata a diffondere i suoi programmi senza soluzione di continuità 24 ore su 24. 160 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 161 tAvoLA 44 GLI InDICAtorI DI proDuttIvItà neLLo SpettACoLo Comparti ex enpals Giorni lavorati (milioni) Quota di giorni lavorati Quota di imprese Quota di addetti Giorni a impresa Addetti per impresa Giorni per addetto CInemA rADIo-tv teAtro muSICA ALtrI* totALe 6,309 20,75% 14,91% 28,37% 1.492,4 19,76 75,5 6,398 21,05% 5,05% 8,68% 4.459,1 17,83 250,1 1,904 6,26% 8,69% 8,26% 771,8 9,58 78,3 3,356 11,03% 13,55% 17,13% 872,9 13,12 66,5 12,446 30,91% 57,80% 37,56% 758,8 6,74 112,5 30,416 100,00% 100,00% 100,00% 1.071,9 19,38 119,4 * La voce “Altri” comprende i comparti “Impianti sportivi”, “Trattenimenti vari e spettacoli polivalenti” e “Altre attività”. Elaborazione sui dati del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). L’effICIenzA DI GeStIone Uno dei parametri più diffusi per analizzare il processo produttivo di un’azienda sotto i profili sia quantitativi sia qualitativi è il valore aggiunto (identificato normalmente con la sigla VA), cosiddetto perché rappresenta l’incremento di valore che l’attività della società apporta – attraverso i propri fattori produttivi, ossia i capitali, il lavoro e la gestione imprenditoriale – al valore di beni e servizi, propri o acquisiti dall’esterno, nel momento della loro diffusione sul mercato (tavola 45). Non a caso in campo industriale si parla di processi (e anche di prodotti) di trasformazione, ossia delle fasi che portano dalle materie prime ai prodotti finiti, e di dimensioni dell’integrazione verticale, cioè della tendenza o meno delle aziende a compiere al proprio interno tutte le operazioni di lavorazione e commercializzazione del prodotto piuttosto che comprare semi-lavorati o componenti già manufatti per poi assemblarli, rifinirli o confezionarli in proprio, oppure acquistare tutta la produzione già ultimata da sub-fornitori e limitarsi poi alla sua immissione sul mercato11. Quanto pesano gli acquisti di beni e servizi. Alle case cinematografiche l’integrazione verticale non fa certo da denominatore comune, anche se gli storici studios di Hollywood vi 11 Il valore aggiunto aziendale è ottenuto sottraendo l’ammontare dei costi per acquisti dal totale dei ricavi. I primi comprendono i cosiddetti acquisti di beni o servizi per godimento terzi, ossia i consumi netti per acquisti di materie prime e per prestazioni di servizi e lavorazioni esterne, oltre ai diversi oneri collegati alla loro gestione. I secondi contengono il valore del fatturato lordo, le variazioni delle giacenze di prodotti finiti, semi-lavorati o in corso di lavorazione, gli incrementi delle immobilizzazioni per lavori o produzioni interni e i ricavi accessori di gestione (collegati alle eventuali prestazioni – lavorazioni o servizi – effettuate per conto terzi). Nell’elaborazione dei conti economici nazionali il calcolo del Pil, il Prodotto Interno Lordo, ossia il valore delle attività economiche svolte nel Paese in un anno, avviene sulla base di tre elementi essenziali – la produzione di tutte le imprese, la spesa delle famiglie e quella della pubblica amministrazione – e il primo dei tre dati è ottenuto sommando proprio il valore aggiunto di tutte le aziende nazionali. | 161 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 162 tAvoLA 45 IL vALore AGGIunto SeConDo LA StrutturA D’ImpreSA milioni di euro 2008 2009 2010 Produzione Post-produzione Distribuzione Proiezione VALORE AGGIUNTO NEI QUATTRO SEMENTI D’ATTIVITÀ 3.414,0 1.579,6 1.088,4 1.080,2 1.758,4 986,5 2.003,5 77,7 240,2 643,9 601,9 663,8 531,3 920,2 711,2 217,8 187,6 235,8 202,2 153,4 207,7 163,3 1.299,2 70,1 331,1 201,1 1.265,4 114,3 259,1 315,4 TOTALE TOTALE DEL COMPARTO CINEMATOGRAFICO E DI VIDEO 3.872,2 2.411,1 1.926,2 1.946,2 1.758,4 2.114,5 2.003,5 1.901,6 1.954,3 2008 2009 2010 328,3 175,9 399,7 799,5 220,1 375,4 219,8 152,4 807,5 346,3 380,4 211,8 324,0 793,3 244,6 Quote per classi Da 0 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più 2002 2003 2004 2005 2006 2007 VALORE AGGIUNTO PER CLASSI DIMENSIONALI 2002 2003 2004 2005 2006 2007 305,2 142,4 487,7 2.806,9 129,7 319,6 239,4 313,7 1.383,7 154,6 143,6 313,5 423,0 730,1 315,9 492,2 145,1 258,4 837,7 212,6 556,0 234,5 173,3 586,6 207,8 526,4 162,5 263,5 937,7 224,2 Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). tAvoLA 46 IL vALore AGGIunto neL Settore DeLL’AuDIovISIvo valore aggiunto in milioni di euro Settore Cinema Musica Anno 2008 valore Quota valore Anno 2009 Trend Quota valore Anno 2010 Trend Quota PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TV, DI REGISTRAZIONI SONORE 2,132 36,78% 2,035 -4,55% 35,23% 2,051 +0,78% 33,33% 2,003 34,56% 1,901 -5,09% 32,91% 1,954 +2,79% 31,76% 0,129 2,22% 0,134 +3,87% 2,32% 0,097 -27,61% 1,57% Settore Radio Televisione ATTIVITÀ DI PROGRAMMAZIONE E TRASMISSIONE RADIO-TV 3,664 63,22% 3,742 +2,13% 64,77% 0,222 3,84% 0,200 -9,91% 3,47% 3,441 59,38% 3,541 +2,90% 61,30% 4,102 +9,62% 66,67% 0,222 +11,00% 3,61% 3,880 +9,57% 63,06% Audiovisivo TOTALE ATTIVITÀ DEL MACROSETTORE AUDIOVISIVO 5,796 100,00% 5,777 -0,32% 100,00% 6,153 +6,51% 100,00% Fonte dell’elaborazione: rilevazioni Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). hanno improntato a lungo la matrice dei loro modelli organizzativi, e dal valore aggiunto si ricava quindi una dimensione della loro efficienza, in quanto all’acquisto di beni o servizi corrispondono le poste di bilancio in assoluto più rilevanti di tutto il loro conto economico (senza peraltro che nei rendiconti ne venga presentata, nella larga maggioranza dei casi, una puntuale scomposizione con specifiche attribuzioni di pertinenza alla loro origine). Come mostrano i dati (tavola 41), lungo tutto il periodo 2002-2010 nel segmento della produzione la quota dell’acquisto di beni e servizi si attesta fra il 66,7% e l’80,0% dei ricavi; nelle attività di post-produzione (ultimi tre anni) fra il 64,9% e il 73,6%; per le case 162 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 163 di distribuzione fra l’89,0% e il 92,0%; per le società dell’esercizio fra l’80,0% e l’83,5%. Tutto il comparto nel suo insieme fa segnare un’incidenza compresa, nel corso dei nove anni, fra il 68,1% e l’80,1%, a eccezione del triennio iniziale 2002-2004 quando le percentuali complessive si erano fermate al 51,1%, al 58,7% e al 62,6%. In rapporto al fatturato – su cui è calcolato appunto il valore aggiunto – l’incidenza ricorrente degli acquisti risulta tanto elevata (e pure altalenante) da apparire disomogenea rispetto alle misure standard di molti altri comparti e settori. Anche per questo, eventuali confronti fra le dimensioni del valore aggiunto sono proponibili principalmente a titolo indicativo (tavola 46). tAvoLA 47 Dove SI formA IL vALore AGGIunto DeL CompArto milioni di euro 2008 2009 2010 Produzione Post-produzione Distribuzione Proiezione QUOTE PERCENTUALI DEL VALORE AGGIUNTO PER SEGMENTI D’ATTIVITÀ 88,17% 65,52% 56,51% 55,50% 61,06% 46,65% 52,47% 3,88% 6,20% 26,70% 31,25% 34,10% 30,21% 43,52% 35,50% 5,63% 7,78% 12,24% 10,40% 8,73% 9,83% 8,15% 68,32% 3,69% 17,41% 10,58% 64,75% 5,85% 13,26% 16,14% Quote per classi QUOTE PERCENTUALI DEL VALORE AGGIUNTO PER CLASSI DIMENSIONALI 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 19,74% 11,56% 8,02% 42,46% 18,22% 19,47% 10,84% 16,58% 40,59% 12,52% Da 0 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più 2002 7,88% 3,68% 12,59% 72,49% 3,36% 2003 13,26% 9,93% 13,01% 57,39% 6,41% 2004 7,46% 16,28% 21,96% 37,90% 16,40% 2005 25,29% 7,46% 13,28% 43,04% 10,93% 2006 31,62% 13,34% 9,86% 33,36% 11,82% 2007 24,89% 7,69% 12,47% 44,35% 10,60% 16,38% 8,78% 19,96% 39,90% 10,98% Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). Dentro i confini del comparto le dimensioni del valore aggiunto generato dalle aziende costituisce un parametro cui raramente si fa riferimento, ma resta un indicatore funzionale a dare un volto all’efficienza gestionale nell’ambito di tutta una struttura d’impresa specifica, soprattutto se commisurato in base ai segmenti di attività e alle diverse classi di addetti (tavola 47). In merito al comparto cinema emerge in particolare la capacità di creare valore da parte della classe da 20 a 249 addetti, che da sola costruisce il 40% del valore aggiunto generato dal totale degli operatori, ma anche l’insospettabile apporto delle società di fascia più bassa, da 0 a 9 addetti, che pur in un trend “sismografico” si mantiene intorno a una media del 20%. Un valore aggiunto a modalità variabile. Ancor più del dato in termini monetari e delle relative quote nella formazione del valore aggiunto complessivo, un indice valido a valutare l’efficienza gestionale delle società dei quattro segmenti e delle diverse classi è poi espresso dal rapporto tra fatturato e valore aggiunto (tavola 48). | 163 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 164 tAvoLA 48 I LIveLLI DI vALore AGGIunto rISpetto AL fAtturAto milioni di euro Produzione Post-produzione Distribuzione Proiezione 2002 2003 2004 2005 2006 2009 2010 VALORE AGGIUNTO RISPETTO AL FATTURATO NEI QUATTRO SEGMENTI DI ATTIVITÀ 59,36% 33,98% 30,88% 38,07% 34,17% 38,81% 33,06% 45,68% 26,55% 28,58% 27,01% 44,11% 50,33% 43,90% 48,05% 49,78% 48,49% 38,79% 37,86% 37,04% 44,32% 33,45% 24,39% 27,91% 22,70% 30,78% 46,92% 36,73% 28,90% 39,70% INCIDENZA COMPLESSIVA NEL COMPARTO CINEMATOGRAFICO E DI VIDEO TOTALE 53,66% 44,01% 43,67% 39,28% 35,98% Quote per classi Da 0 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più 2007 35,41% 41,37% 41,58% VALORE AGGIUNTO RISPETTO AL FATTURATO PER CLASSI DIMENSIONALI 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 37,72% 30,02% 27,26% 47,97% 35,16% 35,80% 38,24% 30,13% 57,97% 38,65% 38,73% 35,99% 37,82% 65,24% 29,25% 38,73% 32,84% 25,24% 63,50% 30,83% 15,31% 66,77% 38,88% 54,67% 53,63% 41,87% 33,61% 31,89% 44,27% 33,03% 42,45% 36,14% 21,67% 39,19% 33,44% 41,18% 2008 36,74% 37,47% 43,77% 52,99% 33,29% 31,56% 37,06% 33,50% 28,50% 33,45% Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). tAvoLA 49 QuAL È IL vALore AGGIunto meDIo DI oGnI AzIenDA migliaia di euro 2009 2010 MEDIA DEL VALORE AGGIUNTO PER SOCIETÀ NEI QUATTRO SEGMENTI DI ATTIVITÀ Produzione 993,62 440,12 286,35 263,91 251,99 223,80 228,92 299,56 Post-produzione 160,23 112,42 Distribuzione 516,73 1.764,13 1.592,58 1.828,66 1.558,12 2.849,08 2.168,32 1.178,51 Proiezione 196,79 158,36 207,80 181,07 148,22 205,31 166,54 224,00 293,87 163,88 949,13 365,92 TOTALE 2002 773,20 2003 2004 2005 2006 2007 2008 VALORE AGGIUNTO MEDIO PER LE SOCIETÀ DEL COMPARTO 465,57 362,49 349,23 310,84 368,19 313,74 309,72 318,34 2009 2010 VALORE AGGIUNTO MEDIO DELLE SOCIETÀ PER CLASSI DIMENSIONALI migliaia di euro 2002 2003 Da 1 a 9 addetti 65,91 Da 10 a 19 730,58 Da 20 a 49 460,18 Da 50 a 249 42.538,86 Con 250 e più 12.977,40 66,79 1.185,21 2.510,64 23.453,83 19.330,25 2004 2005 2006 2007 2008 29,14 95,43 105,91 98,95 56,04 66,88 67,80 1.551,99 671,87 998,50 706,92 621,83 790,87 743,37 3.880,84 2.509,43 1.926,08 2.486,17 2.756,55 1.058,87 2.189,79 11.589,36 10.216,68 8.755,97 13.396,61 9.926,51 9.176,85 10.170,53 26.332,33 15.190,00 15.991,07 13.190,23 15.728,21 20.375,94 14.390,23 Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). Nella loro alternanza i coefficienti rispecchiano, per la profondità dei reciproci scostamenti, la stagionalità che contraddistingue l’attività cinematografica; tuttavia in linea di continuità confermano in generale la capacità di creare valore da parte delle società. Il rendimento è ovviamente legato alle diverse tipologie di attività svolte dalle aziende dei quattro segmenti e alla struttura organizzativa che vi si riscontra (tavola 49). Fra le case di produzione, così come fra i gestori dell’esercizio (seppure in forma più attenuata), la 164 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 165 piccola dimensione è ampiamente preponderante e quindi la media del valore aggiunto resta a distanza dal livello individuato fra quelle di distribuzione. Per la stessa ragione è di risalto il largo margine che sul piano dei rendimenti medi separa le fasce dimensionali inferiori dalle classi con oltre 20, 50 o 250 addetti. L’analisi degli indici medi consente però di osservare anche l’altra faccia della medaglia. Quando si considera il valore aggiunto per addetti si sottolineano le potenzialità degli operatori minori che, facendo leva sulle proprie prestazioni personali o su un ricorso minimo ad altre risorse umane, riescono a esprimere un’efficienza di gestione per ogni unità attiva all’altezza delle imprese di maggiori dimensioni (tavola 50). Può forse apparire singolare che il dato di cui è accreditata la classe delle medie e grandi imprese (con oltre 250 dipendenti) si posizioni lontano da quelli attribuiti alle altre fasce. Ma non si tratta di una disparità del tutto anomala: in molti settori a consumo diffuso le logiche di mercato impongono ai gruppi leader e di maggiori dimensioni un’organizzazione più complessa e investimenti nelle politiche di marketing decisamente onerosi, che si riflettono su risultati complessivi molto alti e “capitari”, invece, di proporzionalità inversa. tAvoLA 50 IL vALore AGGIunto per ADDetto DeLLe SoCIetà DI CInemA milioni di euro Produzione Post-produzione Distribuzione Proiezione TOTALE 2009 2010 VALORE AGGIUNTO PER ADDETTO NEI QUATTRO SEGMENTI DI ATTIVITÀ 218,79 124,73 79,73 65,90 67,78 56,92 52,25 81,03 201,41 427,27 405,11 405,50 350,24 685,22 480,87 57,97 41,25 47,17 40,51 29,48 37,39 27,90 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 70,23 50,96 226,51 37,56 72,43 88,33 170,58 57,14 VALORE AGGIUNTO PER ADDETTO DEL COMPARTO CINEMATOGRAFICO 188,38 128,80 95,65 84,55 77,94 87,26 70,51 71,24 75,73 VALORE AGGIUNTO PER ADDETTO SECONDO LE CLASSI DIMENSIONALI migliaia di euro Da 1 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 85,36 64,93 154,36 398,99 28,27 99,47 102,66 87,93 231,86 42,49 38,14 143,41 128,10 113,07 71,39 137,27 58,75 89,43 110,68 32,69 160,34 84,96 65,51 78,42 33,49 140,79 58,65 86,32 123,91 30,06 76,61 51,66 93,93 84,13 31,61 100,64 66,00 38,79 92,93 49,40 98,02 63,09 76,52 98,95 38,75 Fonti dell’elaborazione: rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007), per il periodo 2002-2007, e Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) per il periodo 2008-2010 (Roma). Si ritiene in genere più congruo per misurare la capacità di generare valore e l’efficienza della gestione riferirsi al valore della produzione invece che al fatturato. Il calcolo del valore aggiunto appare più appropriato, in quanto permette di considerare tutti i ricavi che ogni società produce e non solo quelli relativi alla sua attività tipica, ma questo coefficiente è rilevabile dalle statistiche dell’Istat elaborate secondo la classificazione Ateco 2007, quindi soltanto a partire dal 2008. I dati percentuali scendono comprensibilmente rispetto a quelli calcolati sul fatturato, ma le riduzioni sono contenute e le quote di valore aggiunto restano in ogni caso apprezzabili (tavola 51). | 165 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 166 tAvoLA 51 LA CApACItà DI CreAre vALore QuALe ASSET GeStIonALe vALore DeLLA proDuzIone In mILIonI 2008 2009 2010 vALore AGGIunto In mILIonI DI euro 2008 2009 2010 vALore AGGIunto Su vALore proDuzIone 2008 2009 2010 PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 2.939,8 1.051,2 1.299,2 1.265,4 34,45% 42,58% 43,03% 295,3 POST-PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 256,7 322,7 77,7 70,1 114,3 26,31% 27,31% 35,42% 1.543,0 DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 943,2 964,0 711,2 331,1 259,1 46,09% 35,10% 26,87% 3.500,9 769,0 6.108,3 3.050,6 680,8 862,5 PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA 163,3 201,1 315,4 29,54% 36,57% TOTALE ATTIVITÀ CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E DI PROGRAMMI TELEVISIVI 4.940,4 5.069,1 2.003,5 1.901,6 1.954,3 32,80% 36,49% 21,23% 36,55% * Il valore aggiunto è calcolato dall’Istat al costo dei fattori. Fonte dell’elaborazione: rilevazioni Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). reDDItIvItà Un altro elemento di valutazione significativo rilevabile dalle statistiche Istat a partire dal 2008 corrisponde al cosiddetto Mol, il Margine Operativo Lordo, che serve a evidenziare la redditività di un’impresa. Rispetto all’individuazione dell’ammontare del valore aggiunto, il suo processo di misurazione contempla infatti la sottrazione anche del costo del lavoro ed è quindi funzionale a valutare la capacità da parte di una società di creare reddito, cioè utili, con la sua attività, prima di mettere in conto i costi che derivano non dal ciclo produttivo vero e proprio ma da altri tipi di gestione. Come quella finanziaria, in termini di interessi passivi (sostenuti per esempio a carico dell’eventuale indebitamento contratto con le banche o con i fornitori), o quella fiscale, che comporta il pagamento di tasse e imposte, o ancora quella patrimoniale, in tema di deprezzamento dei beni (con i relativi accantonamenti) e di ammortamenti collegati agli investimenti operati nell’acquisizione degli stessi beni, sia materiali sia immateriali come i diritti di sfruttamento delle opere cinematografiche. Il Mol si colloca in sostanza sulla soglia del reddito netto, voce che corrisponde al saldo finale dei conti economici ed esprime in pratica l’esito finale di un anno di attività con il segno più degli utili conseguiti o quello meno delle perdite accusate a chiusura dei bilanci. A suffragio della percezione di una rete d’impresa del cinema strutturalmente più consistente di quanto possa far presumere la sua appariscente farraginosità si può osservare che le considerazioni emerse in tema di attività operativa, di produzione di fatturato e d’efficienza gestionale valgono sostanzialmente anche sotto il profilo della capacità di generare reddito (tavola 52). 166 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 167 tAvoLA 52 IL mArGIne operAtIvo SeConDo LA StrutturA D’ImpreSA margine operativo in milioni di euro Produzione Post-produzione Distribuzione Proiezione Totale Da 1 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più totALe mArGIne operAtIvo 2008 2009 2010 moL meDIo per AzIenDA 2008 2009 2010 vALore DeL moL per ADDetto 2008 2009 2010 MARGINE OPERATIVO LORDO NEI QUATTRO SEGMENTI 416,51 738,23 727,92 0,097 0,170 0,169 0,020 38,28 14,79 50,94 0,078 0,023 0,072 0,039 620,98 256,66 175,88 1,893 0,913 0,644 0,419 28,42 84,36 190,45 0,028 0,093 0,220 0,004 1.104,20 1.094,05 1.145,21 0,172 0,178 0,186 0,038 0,039 0,010 0,175 0,015 0,040 0,041 0,039 0,115 0,034 0,044 MARGINE OPERATIVO LORDO NELLE CLASSI DIMENSIONALI 113,06 251,96 255,40 0,019 0,044 0,045 0,043 188,26 73,71 76,67 0,222 0,265 0,269 0,018 158,29 8,23 158,77 1,091 0,057 1,072 0,037 601,32 548,86 534,48 6,992 6,237 6,852 0,063 93,40 211,29 119,87 6,671 12,428 7,051 0,013 0,013 0,022 0,002 0,063 0,030 0,065 0,022 0,037 0,066 0,018 Fonte dell’elaborazione: rilevazioni Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). Perché il Mol è un indice chiave. L’arco di tempo coperto dalle rilevazioni è ristretto e antecedente al biennio 2011-2012, segnato maggiormente dagli effetti di una congiuntura economica progressivamente negativa, quindi i dati relativi al margine operativo si pongono in diretta correlazione con quelli già esposti a proposito del fatturato e del valore aggiunto dei segmenti e delle classi dimensionali del comparto, anche per le medie aziendali e per addetto, così come in riferimento agli altri settori dell’audiovisivo (tavola 53) da cui traspare solo una leggera contrazione delle quote di Mol conseguite dal cinema a confronto con quelle attinenti al valore aggiunto. tAvoLA 53 IL mArGIne operAtIvo neL Settore DeLL’AuDIovISIvo margine operativo in milioni di euro Settore Cinema Musica Anno 2008 valore Quota valore Anno 2009 Trend Quota valore Anno 2010 Trend Quota PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TV, DI REGISTRAZIONI SONORE 1,182 37,14% 1,188 -0,51% 36,61% 1,207 +0,75% 33,67% 1,104 34,69% 1,094 -0,90% 33,71% 1,145 +4,75% 31,97% 0,078 2,45% 0,094 +20,51% 2,90% 0,062 -35,10% 1,70% Settore Radio Televisione ATTIVITÀ DI PROGRAMMAZIONE E TRASMISSIONE RADIO-TV 2,000 62,85% 2,057 +2,85% 63,39% 0,134 4,21% 0,095 -29,10% 2,93% 1,866 58,64% 1,962 +5,14% 60,46% 2,377 +15,55% 66,33% 0,111 +16,84% 3,10% 2,266 +5,30% 63,23% Audiovisivo TOTALE ATTIVITÀ DEL MACROSETTORE AUDIOVISIVO 3,182 100,00% 3,245 +1,98% 100,00% 3,584 +10,44% 100,00% Fonte dell’elaborazione: rilevazioni Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). Attestata sopra il 20%, la positività del differenziale che si riscontra fra l’incidenza del margine operativo lordo sul valore aggiunto (tavola 54) e quella rilevata a sua volta per | 167 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 168 lo stesso valore aggiunto sul valore della produzione (tavola 51) sta a significare come l’efficienza produttiva e gestionale si riflettono sulle proiezioni di redditività delle imprese. E a misurare la prospettiva per ogni società di raggiungere i propri obiettivi di raggiungimento del profitto è in particolare il rapporto fra Mol e valore della produzione. È il coefficiente chiave che porta in sede di bilancio al passaggio più delicato, in quanto esprime proprio quella parte di valore di tutta l’attività produttiva svolta che, una volta detratte tasse e imposte (e aver scontato eventuali ammortamenti e accantonamenti), si concretizza in reddito netto, cioè in utili o passivi effettivi. tAvoLA 54 LA CApACItà DI GenerAre reDDIto neLLe SoCIetà DI CInemA Indicatori di valore del margine operativo lordo moL Su vALore DeLLA proDuzIone 2008 2009 2010 moL Su vALore AGGIunto* 2008 2009 2010 INDICI DI REDDITIVITÀ NEI QUATTRO SEGMENTI Produzione Post-produzione Distribuzione Proiezione TOTALE COMPARTO 11,89% 12,94% 40,24% 3,69% 18,07% 24,20% 5,56% 27,21% 12,39% 22,14% 24,76% 15,78% 18,24% 22,08% 22,59% 39,62% 49,18% 87,31% 17,40% 55,11% 56,82% 21,08% 77,51% 41,95% 57,53% 57,52% 44,57% 67,88% 60,38% 58,60% 34,44% 35,75% 39,60% 75,19% 42,43% 67,11% 33,54% 5,45% 67,96% 60,99% 67,13% 36,19% 48,99% 67,37% 48,99% INDICI DI REDDITIVITÀ PER CLASSI DIMENSIONALI Da 1 a 9 addetti Da 10 a 19 Da 20 a 49 Da 50 a 249 Con 250 e più 13,85% 11,66% 16,78% 21,68% 12,85% 23,10% 9,73% 1,29% 31,04% 30,74% 22,53% 12,56% 13,71% 35,34% 17,72% * Il valore aggiunto è calcolato dall’Istat al costo dei fattori. Fonte dell’elaborazione: rilevazioni Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). 12. pochi i profitti dichiarati al fisco In quale percentuale e sotto quale segno il margine operativo lordo si traduce per ogni società in reddito netto non è però statisticamente rilevato. Esiste un unico campo di parziale osservazione ed è rappresentato dalle analisi effettuate dal Dipartimento delle Finanze del Mef-Ministero dell’Economia e delle Finanze attraverso la banca dati degli studi di settore nell’arco dei sei anni dal 2005 al 2010. Fra le 206 attività alle quali si applica il regime di imposizione tributaria degli studi di settore figura infatti anche quella denominata “Produzioni e distribuzioni cinematografiche, di video, attività radiotelevisive” e classificata con il codice UG94U12. 12 168 | La definizione originaria del 2005 “Produzioni cinematografiche e di video”, contrassegnata con il codice SG94U, è stata aggiornata una prima volta nel 2006 con l’allargamento alle “attività radiotelevisive”. In seguito all’introduzione della classificazione europea Ateco 2007, la codificazione è cambiata prima in TG94U e poi nel 2010 la denominazione “Produzioni” è stata modificata in “Produzioni e distribuzioni”. 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 169 rICAvI e profIttI La banca dati è alimentata con i bilanci fiscali contenuti nelle dichiarazioni dei redditi annuali presentate dalle ditte individuali e dalle società all’Agenzia delle Entrate ed è arrivata nel 2010 a censire 5.134 posizioni contributive: un numero che si pone esattamente a metà strada fra i totali delle 6.139 imprese rilevate nello stesso anno dall’Istat e delle 4.228 registrate invece dalla Gestione ex Enpals (tavola 55). tAvoLA 55 tutte Le CASe DI CInemA neGLI StuDI DI Settore Contribuenti 2005 2006 2007 2008 2009 2010 850 17,04% 875 17,04% 849 17,02% 3.288 65,94% 4.137 82,96% 840 16,36% 3.419 66,60% 4.259 82,96% FINO A 30.000 EURO DI RICAVI D’ATTIVITÀ Persone fisiche Quota su totale 933 19,67% Persone fisiche Quota su totale Società o enti * Quota su totale Persone + società Quota su totale 752 15,85% 3.058 64,48% 3.810 80,33% 994 19,99% 1.046 20,56% 835 16,71% OLTRE 30.000 EURO DI RICAVI D’ATTIVITÀ 848 17,06% 3.130 62,95% 3.978 80,01% 839 16,49% 3.203 62,95% 4.042 79,44% 881 17,63% 3.281 65,66% 4.162 83,29% * La voce è comprensiva di società di capitali, enti e società di persone. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). La natura dello strumento di tassazione, che prevede anche una scomposizione fra i soggetti che denunciano più o meno di 30mila euro di ricavi, sembra escludere la presenza delle imprese di medie e grandi dimensioni, nonostante siano prevalenti i contribuenti che operano in forma di società di capitali (tavola 56). La media generale di 309,9mila euro di ricavi denunciati nel 2010 corrisponde in effetti a un totale complessivo di 1,591 miliardi, che è pari esattamente a un terzo del fatturato di 4,699 miliardi di euro rilevato dall’Istat nello stesso anno. Le cifre relative alla media dei redditi denunciati appaiono inoltre in linea con quelle espresse dalle statistiche per i diversi segmenti: 154,37mila euro in produzione; 240,50 in post-produzione; 590,25 in distribuzione; 143,92 nell’esercizio; 182,12 nel complesso di tutto il comparto. Quella totale di 1,591 miliardi di euro è assai vicina all’ammontare del fatturato di 1,621 miliardi conseguito dalle due classi dimensionali minori, composte da 5.896 aziende (5.611 da 0 a 9 addetti e 285 da 10 a 29 dipendenti). Gli stessi dati relativi alla media dei redditi denunciati non lasciano tuttavia presupporre in prima istanza una redditività all’altezza delle proiezioni espresse dalle statistiche in termini di valore aggiunto e di margine operativo lordo. Sostanzialmente allineati sono quelli riferiti alle persone fisiche e alle società di persone, ma si tratta solo della metà (2.507) dei soggetti, mentre per l’altro 50% costituito dalle società di capitali la disomogeneità del rapporto fra ricavi e redditi è di tutta evidenza. | 169 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 170 tAvoLA 56 Le CASe DI proDuzIone e DIStrIbuzIone DAvAntI AL fISCo valori in migliaia di euro Numero di contribuenti Ricavi o compensi medi* Reddito medio dichiarato* Rapporto reddito su ricavi** Numero di contribuenti Ricavi o compensi medi* Reddito medio dichiarato* Rapporto reddito su ricavi** Numero di contribuenti Ricavi o compensi medi* Reddito medio dichiarato* Rapporto reddito su ricavi** Numero di contribuenti Ricavi o compensi medi* Reddito medio dichiarato* Rapporto reddito su ricavi** 2005 2006 2007 2008 2009 2010 5.088 335,3 28,6 8,53% 4.997 343,7 27,3 7,94% 4.987 316,4 20,0 6,32% 5.134 309,9 21,5 6,93% 1.885 46,1 21,6 46,85% 1.716 54,7 25,5 46,61% 1.699 47,7 22,9 48,00% 1.715 46,3 22,8 49,24% SOCIETÀ DI CAPITALI ED ENTI 2.310 2.359 2.437 571,4 579,5 620,0 24,0 37,0 32,8 4,20% 6,38% 5,29% 2.499 605,4 27,7 4,46% 2.521 555,4 16,1 2,90% 2.627 540,8 19,7 3,64% 782 141,4 29,9 21,14% 76 126,5 26,5 20,95% 792 115,1 24,7 21,46% TOTALE CONTRIBUENTI 4.743 4.972 318,8 315,0 23,6 31,0 7,40% 9,84% PERSONE FISICHE 1.685 1.842 47,3 47,8 21,5 22,9 45,45% 47,90% SOCIETÀ DI PERSONE 748 771 150,2 144,4 26,9 32,0 17,91% 22,16% 766 141,3 32,2 22,79% * Si tratta di ricavi o compensi medi denunciati al fisco e di reddito medio d’impresa o da lavoro autonomo dichiarato. ** La quota di reddito in percentuale sui ricavi non compare nelle rilevazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate ma è stata calcolata in base agli indici ufficiali riportati nelle tavole statistiche degli studi di documentazione della stessa amministrazione tributaria e riprodotti in tabella. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). L’eloquenza dei confronti. È in parte nell’ordine delle cose che la veste societaria sia strumentale anche a una funzione di “schermo fiscale” a fronte di una struttura di tassazione oggettivamente incidente e allo stesso modo può essere valutata la graduale contrazione che la media dei redditi dichiarati mostra di accusare dal 2008 al 2010, probabilmente per la concomitanza delle difficoltà create dall’involuzione della situazione economica più che in ragione di una cattiva gestione aziendale. Rimane in ogni caso molto profondo il divario che separa i valori di attività riferiti alle denunce degli operatori che agiscono in proprio da quelli dichiarati dai contribuenti in forma di società di capitali o di persone (tavole 57 e 58). Le distanze diventano ancora più sensibili se si confrontano le posizioni considerate dall’amministrazione fiscale aderenti ai parametri degli studi di settore di categoria – i dati definiti “congrui naturali” o “per adeguamento” (da parte degli stessi contribuenti, in adesione alle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate) – e quelle giudicate “non congrue” o “non adeguate” perché del tutto incoerenti con i cosiddetti indicatori di normalità economica stabiliti dall’ordinamento tributario (tavola 59). Nell’ambito dei soggetti con oltre 30mila euro di ricavi si registrano ad esempio fra le posizioni contributive considerate non adeguate solo redditi negativi. 170 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 171 tAvoLA 57 Le DenunCe DeGLI operAtorI Che LAvorAno In proprIo AnnI ContrIbuentI DAtI ConGruI nAturALI o per ADeGuAmento DIChIArAzIonI non ConGrue e non ADeGuAte valori in numero ricavi reddito medio Quota di ricavi reddito medio Quota di migliaia di soggetti o compensi d’impresa o di reddito o compensi d’impresa o di reddito di euro valutati medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* PERSONE FISICHE FINO A 30.000 EURO DI RICAVI O COMPENSI 2005 2006 2007 2008 2009 2010 933 964 1.046 835 850 875 2005 2006 2007 2008 2009 2010 752 848 839 881 849 840 16,2 18,0 18,3 18,7 16,8 16,1 8,4 11,3 12,0 11,4 9,7 8,7 51,85% 62,77% 65,57% 60,96% 57,74% 54,03% 11,6 11,3 12,5 12,8 12,9 9,4 3,2 4,2 4,6 4,0 3,9 1,0 27,58% 37,17% 36,80% 31,25% 30,23% 10,64% 18,8 20,0 19,6 18,6 22,4 20,3 22,59% 25,41% 25,75% 20,19% 28,57% 29,94% PERSONE FISICHE FINO A 30.000 EURO DI RICAVI O COMPENSI 88,6 87,1 88,2 92,1 81,3 80,8 40,9 42,9 45,8 50,1 44,0 41,3 46,16% 49,25% 51,92% 54,39% 54,12% 51,11% 83,2 78,7 76,1 92,1 78,4 67,8 * La quota di reddito in percentuale sui ricavi non compare nelle rilevazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate ma è stata calcolata in base agli indici ufficiali riportati nelle tavole statistiche degli studi di documentazione della stessa amministrazione tributaria e riprodotti in tabella. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). tAvoLA 58 IL DIvArIo frA rICAvI e reDDItI DeLLe SoCIetà per IL fISCo AnnI ContrIbuentI DAtI ConGruI nAturALI o per ADeGuAmento DIChIArAzIonI non ConGrue e non ADeGuAte valori in numero ricavi reddito medio Quota di ricavi reddito medio Quota di migliaia di soggetti o compensi d’impresa o di reddito o compensi d’impresa o di reddito di euro valutati medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* SOCIETÀ DI PERSONE 2005 2006 2007 2008 2009 2010 748 771 766 782 767 792 151,9 183,1 178,9 182,6 158,8 123,5 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2.310 2.359 2.437 2.499 2.521 2.627 666,6 728,7 865,2 784,2 720,7 637,1 32,7 44,4 46,4 43,9 35,6 31,3 21,52% 24,25% 25,93% 24,04% 22,41% 25,34% 143,9 64,0 87,0 82,8 74,8 85,9 4,7 6,2 11,6 1,5 11,9 1,9 3,26% 9,68% 13,33% 1,81% 15,91% 2,21% 300,1 358,7 391,0 425,0 343,1 341,8 -29,3 -12,9 -11,4 -8,3 -24,2 -38,1 n.c. n.c. n.c. n.c. n.c. n.c. SOCIETÀ DI CAPITALI ED ENTI 42,7 70,6 80,1 63,4 47,5 47,8 6,40% 9,69% 9,25% 8,08% 6,59% 7,50% * La quota di reddito in percentuale sui ricavi non compare nelle rilevazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate ma è stata calcolata in base agli indici ufficiali riportati nelle tavole statistiche degli studi di documentazione della stessa amministrazione tributaria e riprodotti in tabella. La sigla “n.c.” significa “non calcolabile” in quanto i valori dei redditi sono negativi rispetto a quelli positivi dei ricavi o compensi dell’anno. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). | 171 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 172 tAvoLA 59 QuAnto DIChIArA AL fISCo ChI fAtturA DI pIÙ AnnI ContrIbuentI DAtI ConGruI nAturALI o per ADeGuAmento DIChIArAzIonI non ConGrue e non ADeGuAte valori in numero ricavi reddito medio Quota di ricavi reddito medio Quota di migliaia di soggetti o compensi d’impresa o di reddito o compensi d’impresa o di reddito di euro valutati medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* DATI AGGREGATI DI SOCIETÀ E PERSONE FISICHE CON OLTRE 30.000 EURO DI RICAVI 2005 2006 2007 2008 2009 2010 3.810 3.978 4.042 4.162 4.137 4.259 431,4 443,3 511,2 473,2 451,7 399,9 40,3 57,8 63,8 55,9 44,4 43,0 9,34% 13,03% 13,65% 11,81% 9,83% 10,75% 254,0 280,4 300,5 323,9 261,3 286,0 -19,2 -6,8 -3,7 -1,9 -11,9 -28,9 n.c. n.c. n.c. n.c. n.c. n.c. * La quota di reddito in percentuale sui ricavi non compare nelle rilevazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate ma è stata calcolata in base agli indici ufficiali riportati nelle tavole statistiche degli studi di documentazione della stessa amministrazione tributaria e riprodotti in tabella. La sigla “n.c.” significa “non calcolabile” in quanto i valori dei redditi sono negativi rispetto a quelli positivi dei ricavi o compensi dell’anno. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). Vi è poi un ulteriore raffronto che rende complesso l’apprezzamento della reale redditività delle imprese e delle condizioni che le possono rendere più o meno profittevoli: quello con i consuntivi dello studio di settore applicato alla categoria – contigua all’imprenditoria cinematografica – degli attori e registi nell’ambito delle libere professioni (esposti in dettaglio nel capitolo successivo). Mentre società e ditte individuali dichiarano in complesso una media di ricavi quattro volte superiore a quella calcolata dal fisco, registi e attori denunciano ad esempio un livello di redditi inferiore da 2,5 a 3 volte, con un rapporto di reddito sui ricavi che risulta praticamente decimato. Il dislivello si genera essenzialmente nel bacino delle persone fisiche, dove i ricavi per gli operatori di produzione e distribuzione risultano mediamente pari a un terzo dei compensi cumulati da autori e interpreti e i redditi corrispondono alla metà. Fra le società di persone i valori sono invece pressoché coincidenti, mentre per società di capitali ed enti le differenze (proprio per la struttura dell’impianto fiscale e la ricostruzione dei vari cespiti che concorrono alla formazione dei redditi complessivi delle imprese) i ricavi appaiono maggiori di circa il 60% e i redditi dal 60% al 90%. Il cinema non rappresenta comunque un’anomalia e le analisi dell’Agenzia delle Entrate sugli studi di settore applicati alle imprese mostrano come i valori delle sue attività conducano a considerarlo fra i grandi contribuenti del sistema produttivo. 172 | 07_Capitolo 6 13/06/13 18:01 Pagina 173 tAvoLA 60 profeSSIonIStI e GrAnDI ContrIbuentI per IL fISCo Analisi delle attività professionali numero rICAvI reDDIto meDIo QuotA DI secondo gli studi di settore 2010 totALe DI o CompenSI D’ImpreSA o DI reDDIto con valori in migliaia di euro ContrIbuentI meDI DIChIArAtI LAvoro Autonomo Su rICAvI* Farmacie 15.556 1.234,4 109,7 8,88% Società editoriali 18.723 391,9 22,4 5,71% Concessionarie di automobili 13.446 743,1 14,8 1,99% Spedizionieri e corrieri 4.896 706,2 41,9 5,93% Studi notarili 4.306 700,3 318,2 45,44% Vivai e centri di floricoltura 1.389 557,7 17,9 3,21% Agenzie di viaggio, tour operator 8.632 487,3 14,7 3,01% Villaggi turistici, campeggi 2.055 487,2 43,7 8,97% Sale giochi e biliardi 3.297 378,5 55,3 14,61% Alberghi e hotel 31.486 368,4 14,7 3,99% Concessionarie di pubblicità 3.938 346,2 25,8 7,45% produzione-distribuzione cinema e video 5.134 309,9 21,5 6,93% Librerie e bookstore 3.373 297,3 11,2 3,75% Studi di ingegneria 7.479 288,6 48,3 16,73% Studi di commercialisti 5.262 269,2 30,5 11,33% Software house 52.057 261,5 31,4 12,00% Servizi di pompe funebri 5.092 261,4 48,4 18,51% Discoteche, sale da ballo, night club 1.449 254,8 -1,3 n.c. Società di pubbliche relazioni 10.965 235,6 30,8 13,07% Convegni, traduzioni, interpretariato 6.521 204,7 24,2 11,82% Servizi di ristorazione 92.581 196,5 14,3 7,27% Gioiellerie, oreficerie e orologerie 17.349 190,7 17,0 8,91% Stazioni di servizio per carburanti 17.444 180,0 20,6 11,44% Ricerche di mercato e sondaggi 2.116 160,4 34,2 21,32% Agenzie immobiliari 185.438 156,5 39,0 24,92% Centri benessere e termali 2.466 138,7 -2,2 n.c. Servizi assicurativi e finanziari 70.672 131,7 42,1 31,96% Stabilimenti balneari 5.880 127,6 15,4 12,07% Bar e caffè, enoteche 104.481 121,0 16,8 13,88% Studi di design 5.700 113,2 38,7 34,18% * La quota di reddito in percentuale sui ricavi non compare nelle rilevazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate ma è stata calcolata in base agli indici ufficiali riportati nelle tavole statistiche degli studi di documentazione della stessa amministrazione tributaria e riprodotti in tabella. La sigla “n.c.” significa “non calcolabile” in quanto i valori dei redditi sono negativi rispetto a quelli positivi dei ricavi e compensi dell’anno. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). | 173 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 174 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 175 CAPITOLO 7 «C’ERA UN ATTORE CHE AVEVA CENTO PAIA DI SCARPE: TANTE GLIENE AVEVANO TIRATE» Antonio De Curtis, in arte Totò nel ruolo di Antonio De Fazio in L’imperatore di Capri di Luigi Comencini (1949) Il mercato del lavoro D a cinque anni ormai il mercato del lavoro in Italia subisce una progressiva erosione. A inizio 2008 il tasso di occupazione a livello nazionale si attestava ancora al 59,0% delle forze lavoro e invece lo si ritrova a fine 2012 al 56,4%, avendo subito un ulteriore regresso dell’1,2% rispetto al 2011, mentre il tasso di disoccupazione è salito dal 6,1% all’11,6% con un passivo in valori assoluti di oltre 1 milione di senza lavoro (da 1,647 milioni di unità a 2,744 milioni). In questo contesto, determinato da uno scenario economico internazionale – e soprattutto europeo – in pesante difficoltà, anche il mondo dello spettacolo ha accusato i colpi di una crisi che si trascina da cinque anni. Nel 2011 (i dati relativi al mercato del lavoro del settore, rilevabili dal repertorio del sistema previdenziale, sono aggiornati fino a tale data) risultano dispersi 4.920 impieghi rispetto al 2010, con un decremento dell’1,64%. Si è ridotto di conseguenza il monte retributivo complessivo (-1,88%) ed è altresì diminuito, sebbene di poco, il novero delle aziende attive (tavola 1). Da parte sua il comparto cinematografico mostra d’avere in parte contrastato come nei tre anni precedenti gli effetti recessivi. Le imprese iscritte alla Gestione Ex Enpals, l’ente previdenziale, sono ad esempio aumentate addirittura del 7,09%; il che significa che ben 280 società si sono aggiunte a quelle già attive nel comparto cinematografico e audiovisivo, mentre le altre attività del settore hanno accusato un saldo negativo di 288 aziende. Un altro incremento – per quanto lieve, pari allo 0,17% – va ascritto al totale delle retribuzioni riconosciute a tutta la comunità professionale cinematografica. Traspaiono tuttavia segnali di cedimento a fronte della profonda involuzione econo- 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 176 mica e finanziaria dell’intero Paese, che i risultati in regresso dei ricavi nelle sale registrati nel 2012 dovrebbero fare emergere con maggiore chiarezza attraverso l’aggiornamento al 2012 anche dei dati statistici sul mercato del lavoro. Dopo tre miglioramenti consecutivi a partire dal 2008, il numero di operatori in cinematografia nel 2011 si è rivelato in regresso (-1.265 unità), sia pure in misura inferiore (-1,49%) di quanto fatto registrare in media (-2,17%) dagli altri comparti e dal macrosettore dello spettacolo (-1,64% come detto, cinema compreso) nel suo complesso. L’osservazione del trend occupazionale, secondo le rilevazioni statistiche della Gestione ex Enpals (Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport Professionistico), non si mostra in sostanza del tutto positivo (tavola 1)1. TAVOLA 1 SOLO IL CINEMA CONTRASTA LA CRISI DEL SETTORE Variazioni percentuali su anni precedenti MACROSETTORE SPETTACOLO 2008 2009 2010 2011 COMPARTO CINEMATOGRAFICO 2008 2009 2010 2011 Addetti contribuenti Enpals +5,1% -0,3% +3,4% -1,64% +6,5% +4,3% +4,9% -1,49% Imprese in attività +3,3% +1,5% +5,5% -0,02% +0,2% +4,9% +6,7% +7,09% +13,9% -3,4% +7,2% -1,88% +16,5% -4,4% +5,6% +0,17% Monte retributivo annuo Elaborazione su dati dei rapporti Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi e Le attività d’impresa nel mondo dello spettacolo e dello sport professionistico, per gli anni 2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). L’analisi dettagliata delle diverse componenti dell’industria del cinema rivela però il consolidamento di alcuni suoi progressi, principalmente sotto il profilo strutturale, che sembrano delineare un quadro meno fosco di quanto si potrebbe essere autorizzati a prevedere. 1. La capacità di resistenza del grande schermo Il primo presupposto di conforto proviene dalla sostanziale tenuta del comparto cinematografico in termini di consistenza e caratteristiche dell’occupazione – anche rispetto alle altre attività del settore dello spettacolo – in quanto non denuncia pericolosi cedimenti a fronte di un generalizzato andamento declinante del sistema economico e produttivo nazionale. A dirlo sono appunto i dati della Gestione ex Enpals, gli unici fondamentali per valutare 1 176 | L’Enpals è confluito nell’Inps dal 1° gennaio 2012 per effetto del decreto-legge numero 201 del 6 dicembre 2011, convertito con modifiche nella legge numero 214 del 27 dicembre 2011. Il trasferimento amministrativo delle risorse strumentali, umane e finanziarie è stato disposto attraverso successivi decreti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, mentre le strutture operative dell’ex Enpals – sia centrali sia periferiche – hanno proseguito, secondo gli stessi compiti istituzionali, le loro attività come in passato. 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 177 principalmente le prestazioni artistiche in rapporto anche a tutte le attività dello spettacolo in generale. Il cinema continua a essere per numero di addetti e per importo del monte retributivo il principale bacino professionale fra tutti i comparti (tavola 2)2. TAVOLA 2 IL MERCATO DEL LAVORO NEL SETTORE DELLO SPETTACOLO Comparti e anni 2004 2009 2010 2011 Cinema Radiotelevisione Musica Teatro Trattenimenti poliv. Impianti sportivi Altre attività** TOTALE SPETTACOLO Cinema su totale TUTTI I CONTRIBUENTI ISCRITTI ALL’EX ENPALS 68.927 74.658 76.442 72.608 77.343 80.863 26.375 28.980 30.896 28.787 26.522 25.890 71.111 69.133 66.068 63.483 61.443 54.362 20.321 21.181 21.262 22.348 24.468 26.637 39.781 35.106 34.711 47.689 50.021 51.390 20.427 17.456 20.477 23.043 28.303 29.809 12.112 12.269 14.925 18.613 22.664 22.779 259.054 258.783 264.781 276.571 290.764 289.724 26,61% 28,85% 28,87% 26,25% 26,60% 27,91% 2005 2006 2007 2008 84.840 25.768 53.559 24.928 53.954 30.577 25.855 299.511 26,32% 83.575 25.585 50.476 24.329 52.493 30.797 27.336 294.591 28,37% Cinema Radiotelevisione Musica Teatro Trattenimenti poliv. Impianti sportivi Altre attività** TOTALE SPETTACOLO Cinema su totale TUTTE LE IMPRESE IN ATTIVITÀ REGISTRATE ALL’EX ENPALS 3.288 3.241 3.471 3.520 3.529 3.701 1.421 1.425 1.479 1.430 1.431 1.417 7.150 6.312 3.018 5.742 4.931 4.339 2.154 2.066 2.333 2.381 2.437 2.375 6.640 6.086 6.693 6.606 6.091 6.483 3.109 3.044 3.827 4.358 4.630 4.904 1.333 1.386 1.453 1.613 3.446 3.686 25.095 23.560 25.274 25.650 26.500 26.905 13,10% 13,75% 13,73% 13,72% 13,31% 13,75% 3.948 1.438 4.047 2.490 6.605 5.317 4.541 28.386 13,90% 4.228 1.435 3.845 2.468 6.115 5.398 4.887 28.376 14,90% MONTE RETRIBUTIVO ANNUO DI TUTTI GLI ADDETTI IN MILIONI DI EURO Cinema 670,6 761,7 818,0 761,3 887,3 850,0 897,8 Radiotelevisione 658,7 619,1 691,1 679,5 713,4 716,0 752,6 Musica 464,7 466,8 453,8 439,7 478,5 459,0 452,3 Teatro 165,8 171,0 167,4 177,0 205,2 198,9 202,5 Trattenimenti poliv. 264,9 262,9 285,2 363,6 415,1 413,5 450,3 Impianti sportivi 221,0 212,4 235,5 255,4 337,8 289,7 400,8 Altre attività** 28,3 33,7 33,3 42,5 59,7 64,5 78,1 TOTALE SPETTACOLO* 2.474,0 2.527,6 2.684,3 2.719,0 3.097,0 2.991,6 3.206,5 Cinema su totale 27,10% 30,13% 30,47% 27,99% 28,65% 28,41% 28,00% 899,4 707,9 431,9 188,7 456,8 375,3 84,8 3.146,2 28,59% * La somma aritmetica delle retribuzioni dei vari comparti riportate in tabella risulta inferiore alla cifra indicata quale “totale spettacolo” essendo quest'ultima comprensiva anche delle migliaia di euro accreditate a ogni voce e non trascritte per brevità. ** Nel comparto “Altre attività” la Gestione ex Enpals comprende imprese fornitrici di servizi nei vari settori dello spettacolo; aziende non dello spettacolo che effettuano comunque versamenti ai fini pensionistici per contribuenti iscritti all’ente e società la cui posizione amministrativa è considerata provvisoria in attesa di accertamenti. Elaborazione sui dati dei rapporti Statistiche sull’occupazione e sulle retribuzioni dei Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport. Serie storiche anni 2000-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2010) e Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). 2 I dettagli relativi alla classificazione Ateco 2007 sono esposti nel capitolo precedente. | 177 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 178 Lo dicono anche però quelli elaborati dall’Istat (Istituto nazionale di statistica) secondo la nuova classificazione europea Ateco 2007, rivolti soprattutto all’occupazione dipendente, come esposto nel capitolo precedente, e in grado di offrire un quadro comparativo fra il cinema e gli altri comparti del settore audiovisivo, sebbene aggiornati per ora soltanto fino al 2010. Pur tradendo un trend parzialmente in deficit, nelle rilevazioni dell’ultimo triennio, il novero di addetti delle società cinematografiche rappresenta la larga maggioranza, con una percentuale superiore del 15% alla consistenza delle persone occupate da quell’emittenza televisiva che secondo una percezione diffusa viene invece ritenuta, anche per quanto riguarda l'ambito occupazionale e professionale, la colonna portante delle attività (tavola 3). TAVOLA 3 LA STRUTTURA OCCUPAZIONALE NEL SETTORE DELL’AUDIOVISIVO Persone occupate* Settore Cinema Musica ANNO 2008 Numero Trend Quota ANNO 2009 Numero Trend Quota ANNO 2010 Numero Trend Quota PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TV, DI REGISTRAZIONI SONORE 37.486 57,39% 5.700 -4,76% 56,26% 34.767 -2,61% 56,07% 35.560 +14,16% 54,44% 33.840 -4,83% 53,33% 32.833 -3,00% 52,94% 1.926 2,95% 1.860 -3,42% 2,93% 1.944 +4,51% 3,13% Settore Radio Televisione ATTIVITÀ DI PROGRAMMAZIONE E TRASMISSIONE RADIO-TV 27.829 42,61% 27.751 -0,28% 43,74% 27.237 4.258 6,52% 4.331 +1,71% 6,83% 4.162 23.571 36,09% 23.420 -0,64% 36,91% 23.075 Imprese 65.315 TOTALE ATTIVITÀ DEL SETTORE AUDIOVISIVO - 100,00% 63.451 -2,24% 100,00% 62.004 -1,85% 43,93% -3,90% 6,71% -1,47% 37,22% -2,79% 100,00% * Sono definite dall'Istat “persone occupate” tutte le unità di lavoro – a tempo indeterminato o determinato – poste a libro paga delle aziende. Fonti dell'elaborazione: rilevazioni dell’Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). TAVOLA 4 DOVE SI COLLOCANO PER L’ISTAT GLI ADETTI DEL CINEMA Addetti in migliaia su base dati Istat* ANNO 2008 Occupati Quota* Trend ANNO 2009 Occupati Quota* Trend ANNO 2010 Occupati Quota* Trend STATISTICHE SULLA STRUTTURA DELLE IMPRESE Comparto cinema** 0,35 100,00% +14,16% 0,33 100,00% -4,79% 0,32 100,00% -3,00% Settore audiovisivo** 65,31 54,44% 63,45 53,33% -2,24% 62,00 52,94% -2,79% Macrosettore dei media 109,24 32,55% 106,79 31,69% -2,24% 103,80 31,62% -1,22% Informazione-comunicazione 574,42 6,20% 583,98 5,80% +1,49% 569,30 5,76% -2,51% TOTALE NAZIONALE** 17.305,00 0,20% +0,79% 16.960,00 0,20% -2,02% 16.694,00 0,19% -0,05% * Le quote esprimono l’incidenza percentuale del numero di persone occupate nel cinema rispetto a quello rilevato negli apparati produttivi d’ordine di grandezza superiore – settore dell’audiovisivo; macrosettore delle attività editoriali e audiovisive; sistema dei servizi di informazione e comunicazione; totale nazionale del sistema produttivo – nei quali si inquadra il comparto cinema secondo la classificazione delle attività economiche Ateco 2007. ** La voce “Comparto cinema” corrisponde alla classe 59.1 del codice Ateco “Attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, registrazioni musicali e sonore”; quella “Settore audiovisivo” ai gruppi 59 e 60; la definizione “Macrosettore dei media” alla sezione JA “Editoria, audiovisivi, attività radiotelevisive”; quella “Informazione-comunicazione” alla divisione J “Servizi di informazione e comunicazione”. Il totale nazionale esprime il numero globale delle persone occupate in tutte le aziende del paese. Fonte dell'elaborazione: rilevazioni dell’Istat Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). 178 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 179 L’UNIVERSO DI RIFERIMENTO Lungo le coordinate generali del mercato del lavoro delineate dall’Istituto nazionale di statistica, si può inoltre osservare come l’apporto della rete d’impresa del cinema sul piano dell’occupazione sia preminente pure a livello del macrosettore comprensivo di tutte le attività editoriali digitali e analogiche, con una quota stabilmente fissa oltre il 31%, fino a mantenere una certa visibilità (fra il 5% e il 6%) anche nel mare magnum dei servizi di informazione e comunicazione, dove è incontenibile il ruolo delle telecomunicazioni, in particolare della telefonia (tavola 4). All’origine di questa positiva risposta alla crescente tensione cui negli anni più recenti è stato sottoposto in genere il mercato del lavoro si può d’altra parte rinvenire un elemento strutturale delle attività cinematografiche3. Nell’ambito del comparto audiovisivo, come già rilevato in passato, è soprattutto il cinema infatti portatore di una lunga e consolidata pratica di quegli impieghi a termine, per così dire a commessa, che principalmente nell’arco dell’ultimo decennio si sono introdotti e diffusi anche negli altri settori dell’industria e dei servizi con varie modulazioni, dando corpo a una vasta tipologia di lavori discontinui e occasionali o cosiddetti atipici4. Dai contratti a progetto, di inserimento, a chiamata (lavoro intermittente), interinali e di formazione oppure anche in termini gratuiti sotto la veste di stages per quanto riguarda la posizione professionale dei dipendenti, la somministrazione di forme di precariato ha pervaso anche quella di genere autonomo, con prestazioni di collaboratori in regime di partita Iva, solo formalmente indipendenti. E l’applicazione dei contratti a termine e part-time si è diffusa soprattutto nei già fragili ambiti del primo impiego, dell’occupazione giovanile e del re-impiego di quanti sono stati oggetto di processi di ristrutturazione o dismissione. Se a inizio 2011, ad esempio, il 78,6% dei rapporti di lavoro in atto nel Paese era a tempo pieno mentre il 9,8% si esplicava part-time e l’11,6% si riferiva a inquadramenti di natura atipica, a fine 2012 le quote 3 4 È obbligato a iscriversi alla Gestione ex Enpals dell’Inps chiunque svolga un’attività professionale – e anche se solo occasionalmente – nell’ambito dello spettacolo e dello sport compresa tra quelle elencate nell’articolo 3 del Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato numero 708 del 16 luglio 1947 (e successive modifiche) che ne individua i profili. La competenza assicurativa e previdenziale della Gestione ex Enpals non è determinata dal settore merceologico in cui opera l’impresa, il datore di lavoro o il committente per conto del quale viene svolta l’attività, bensì dalla qualifica professionale del prestatore d’opera (riconducibile appunto alle categorie tassativamente previste per legge e dalla normativa, fissata per esempio da ultimo con le circolari 7 e 8 del 30 marzo 2006 dell’Enpals) e indipendentemente dalla natura subordinata o autonoma del rapporto di lavoro. Indicazioni in questo senso appaiono anche nel documento L’assetto normativo in materia di tutela pensionistica dei lavoratori dello spettacolo e dello sport. Efficacia e limiti (relazione a cura dell’Area Contributi e Vigilanza-Direzione Contributi dell’Enpals, trasmessa al Nucleo di valutazione e controllo strategico dell’ente, Roma 2011): «Questa specificità, che in effetti ha anticipato la tendenza generale in atto di estensione della tutela assicurativa a tutti i soggetti che operano nel mondo del lavoro, si afferma più agevolmente nel settore dello spettacolo per via delle caratteristiche strutturali delle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, che sovente mal si prestano a essere inquadrate in una definita fattispecie contrattuale essendo permeate da un mix di tratti di subordinazione e di elementi di autonomia, nell’ambito del quale l’intuitus personae costituisce l’elemento che qualifica in modo decisivo il rapporto fra lavoratore e l’organizzazione della manifestazione di spettacolo». | 179 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 180 corrispondenti sono scese del 2,2% al 76,4% per i primi e salite del 10,0% e dell’11,2% per le altre due categorie contrattuali, arrivate a coprire rispettivamente il 10,7% e il 12,9%5. ANAGRAFE, INDICI E TASSI DEL LAVORO Con la sua configurazione produttiva consolidata storicamente sulle prestazioni a progetto, il cinema vanta una indubbia consuetudine di rapporti con la flessibilità e questa dimestichezza consente di assimilare almeno in parte i contraccolpi di circostanze e congiunture meno favorevoli e di sapersi conformare – quanto meno inizialmente – all’andamento contrastante del ciclo economico (tavola 3)6. La diminuzione dei contribuenti iscritti si è riflessa per esempio in una relativa, per quanto modesta, crescita del saggio medio di occupazione – salito nel 2011 da 74,1 giornate di lavoro annue a 75,5 – e il fenomeno si rivela peraltro comune anche agli altri comparti, fatta eccezione per il teatro (tavola 5). TAVOLA 5 SAGGIO DI OCCUPAZIONE NEI COMPARTI DELLO SPETTACOLO Comparti e anni 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 VALORI MEDI DI IMPIEGO DEGLI ADDETTI IN GIORNATE LAVORATIVE ANNUE Cinema 86,7 83,0 81,2 76,7 81,4 73,6 74,1 Radiotelevisione 236,7 209,3 214,2 215,7 241,5 247,4 249,0 Musica 52,9 55,9 53,8 53,9 59,6 64,0 4,9 Teatro 87,7 84,7 81,1 78,4 82,1 78,8 80,8 Trattenimenti polivalenti 71,2 79,9 83,5 91,7 96,8 96,4 100,1 Impianti sportivi 179,2 196,5 190,3 176,7 183,8 187,3 188,0 Altre attività* 43,6 47,1 39,0 37,0 41,6 43,3 43,6 TOTALE SPETTACOLO 95,8 95,6 6,2 94,3 96,9 101,1 101,7 75,5 250,1 66,5 78,3 103,9 187,9 44,1 103,3 * Nel comparto “Altre attività” la Gestione ex Enpals comprende: imprese fornitrici di servizi nei vari rami dello spettacolo; aziende non dello spettacolo che effettuano comunque versamenti ai fini pensionistici per contribuenti iscritti all’ente; infine società la cui posizione amministrativa è considerata provvisoria in attesa di accertamenti. Fonti dei dati: Statistiche sull’occupazione e sulle retribuzioni dei Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport. Serie storiche anni 20002009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2010); Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2010, a cura della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2011) e Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). 5 6 180 | I dati nazionali relativi ai tassi di occupazione e disoccupazione, così come quelli riferiti alle posizioni professionali e ai regimi contrattuali, sono tratti dal Rapporto sulla Coesione Sociale (vol. I e II, anni 2011 e 2012) edito dall’Istat-Istituto nazionale di statistica (Roma, febbraio 2012 e febbraio 2013) e dalle rilevazioni del Servizio statistiche congiunturali sull’occupazione e sui redditi dello stesso Istat. Tutti i datori di lavoro sono tenuti a denunciare alla Gestione ex Enpals in via telematica i lavoratori occupati, compresi i contratti di collaborazione e a progetto, indicando per ciascuno di essi la retribuzione giornaliera e tutte le altre informazioni richieste per l’iscrizione e l’accertamento dei contributi. Sono inoltre obbligati a comunicare tutte le variazioni rispetto alla denuncia iniziale (licenziamenti, assunzioni, modifiche di qualifica, variazioni di retribuzione, risoluzione di contratti e così via). Anche i datori di lavoro non aderenti, neppure di fatto, alla disciplina collettiva posta in essere dalle organizzazioni sindacali sono obbligati, nel versare la contribuzione previdenziale, al rispetto dei trattamenti retributivi stabiliti dalla disciplina collettiva. 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 181 Le rilevazioni statistiche sul panorama dell’occupazione nell’ambito dello spettacolo, che costituisce il bacino di competenza della Gestione ex Enpals, confermano in ogni caso che il cinema continua a rappresentare il comparto-guida di tutto il settore. In linea con la sua leadership in termini di spettacoli prodotti e fatturati d’attività complessivi, è infatti l’attività che con il maggior numero di addetti (28,37% del totale) vanta anche il secondo volume di occupazione professionale con 6,309 milioni di giornate lavorate all’anno (pari al 20,75%) a un passo dal sistema radiotelevisivo (21,05%) con i suoi 6,398 milioni di ore lavorative (tavola 6). Ancora più rilevante è poi il fatto che questo monte di giorni lavorativi costituisce per il cinema un primato storico, non essendo mai stato raggiunto prima del 2011 il livello di 6,309 milioni di ore. TAVOLA 6 CHI LAVORA DI PIÙ NELLO SPETTACOLO Volumi di attività nel 2011 GIORNI ANNUI LAVORATI QUOTA SU GIORNI TOTALI QUOTA DI OCCUPATI Cinema Radiotelevisione Impianti sportivi Trattenimenti polivalenti Musica Teatro Altre attività* TOTALE SPETTACOLO 6.309.912,5 6.398.808,5 5.786.756,3 5.454.022,7 3.356.654,0 1.904.960,7 1.205.517,6 30.416.632,3 20,75% 21,05% 19,02% 17,93% 11,03% 6,26% 3,96% 100,00% 28,37% 8,68% 10,46% 17,82% 17,13% 8,26% 9,28% 100,00% * Nel comparto “Altre attività” la Gestione ex Enpals comprende imprese fornitrici di servizi nei vari settori dello spettacolo; aziende non dello spettacolo che effettuano comunque versamenti ai fini pensionistici per contribuenti iscritti all’ente e società la cui posizione amministrativa è considerata provvisoria in attesa di accertamenti. Elaborazione sui dati del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). Sono risultati che in rapporto al novero delle aziende iscritte alla Gestione ex Enpals – rappresentanti solo il 14,90% del numero globale – esprimono la crescente produttività del sistema cinematografico e si giustificano in virtù principalmente del superiore assetto organizzativo e strutturale della sua imprenditoria, la cui consistenza (+7,09% nel 2011 sul 2010, a fronte del lieve calo dello 0,03% accusato in generale dal settore) continua peraltro a crescere ininterrottamente dal 2005, con un incremento complessivo del parcoaziende nei sei anni pari al 30,45% (vedi ancora tavola 2)7. 7 I datori di lavoro possono essere: imprese di spettacolo a struttura industriale (cosiddetti. “Impresari o produttori”), che esercitano un’attività economica volta alla realizzazione di servizi nell’ambito dello spettacolo – quali appunto i produttori di pellicole cinematografiche – ma anche altri soggetti che assumono alle proprie dipendenze personale artistico e tecnico per la produzione e la realizzazione di spettacoli da tenersi in luoghi pubblici o privati; organizzazioni senza impresa, considerando tali i semplici datori di lavoro (non imprenditori) che non esercitano un’attività economica organizzata (ad esempio enti pubblici o associazioni artistico-culturali) o che, pur svolgendo un’attività economica organizzata, la esercitano saltuariamente senza carattere di professionalità; imprese che prestano servizi collegati allo spettacolo, come sale di doppiaggio, case di sviluppo e stampa di pellicole cinematografiche, cinema, teatri o altre sale di proiezione. | 181 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 182 Dalla diretta correlazione con la capacità occupazionale in termini sia di addetti sia di tempi d’impiego, discende altresì il primato per quanto concerne il monte retributivo annuo cumulato dai suoi operatori, risultato corrispondente nel 2011 al 28,59% dell’apporto globale alla Gestione ex Enpals e arrivato a sfiorare quota 900 milioni di euro (899.414.927,75 per la precisione), mostrandosi in grado di muoversi in controtendenza agli altri comparti grazie a un ulteriore, graduale aumento dello 0,17% rispetto al 2010, con 1,55 milioni di euro in più, mentre il settore nel suo insieme ha subito una contrazione dell’1,91% equivalente a 60,26 milioni di euro e ha visto ridursi l’importo del monte retributivo di tutto lo spettacolo da 3,206 miliardi a 3,146 miliardi di euro. 2. È il cinema a sostenere l’audiovisivo L’indicatore probabilmente più significativo della proattività del cinema viene espresso dalla facoltà di creare più lavoro – artistico e tecnico, oltre che amministrativo – rispetto a tutte le altre aziende del settore. I contribuenti attivi ai quali ogni impresa cinematografica ricorre in media per avvalersi delle loro prestazioni risultano 19,76: in contenuto calo rispetto agli anni precedenti e in particolare agli ultimi tre, ma si tratta di un numero superiore di quasi due volte all’indice d’impiego cumulativo dello spettacolo (10,38) e migliore anche di quello del comparto radiotelevisivo (17,83 addetti), la cui operatività, come noto, è fondamentalmente basata su strutture fisse (tavola 7). TAVOLA 7 CONTRIBUENTI MEDI PER OGNI IMPRESA DI SPETTACOLO Comparti e anni 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Cinema Radiotelevisione Musica Teatro Trattenimenti polivalenti Impianti sportivi Altre attività* TOTALE SPETTACOLO Delta cinema su totale 20,96 18,56 9,94 9,43 5,99 6,57 9,08 10,32 2,03 23,03 20,33 10,95 10,25 5,76 5,73 8,85 10,98 2,09 22,02 20,88 21,89 9,11 5,18 5,35 10,27 10,47 2,10 20,62 20,13 11,05 9,38 7,21 5,28 11,53 10,78 1,91 21,91 18,53 12,46 10,04 8,21 6,11 6,57 10,97 1,99 21,84 18,27 12,52 10,37 7,92 6,07 6,17 10,76 2,02 21,49 17,91 13,23 10,01 8,16 5,75 5,69 10,55 2,03 19,76 17,83 13,12 9.85 8,58 5,70 5,59 10,38 1,90 * Nel comparto “Altre attività” la Gestione ex Enpals comprende imprese fornitrici di servizi nei vari settori dello spettacolo; aziende non dello spettacolo che effettuano comunque versamenti ai fini pensionistici per contribuenti iscritti all’ente e società la cui posizione amministrativa è considerata provvisoria in attesa di accertamenti. Fonti dei dati: Statistiche sull’occupazione e sulle retribuzioni dei Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport. Serie storiche anni 20002009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2010); Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2010, a cura della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2011) e Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). 182 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 183 IL TREND DELL’OCCUPAZIONE Osservando l’andamento del mercato occupazionale nell’intera area dello spettacolo TAVOLA 8 CHI CREA O TAGLIA POSTI DI LAVORO SULLE SCENE Ultimi 12 anni Addetti Indice base attivi 2000=100 SETTORI 2000* 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 SETTORI 2000* 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 SETTORI 2000* 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Variazioni di unità Variazioni percentuali 67.948 72.617 69.653 65.449 68.827 74.658 76.442 72.608 77.343 80.863 84.840 83.575 CINEMA 100,00 106,87 +4.669 102,50 -2.964 96,32 -4.204 101,29 +3.378 109,87 +5.831 112,50 +1.784 106,85 -3.834 113,82 +4.735 119,00 +3.520 124,86 +3.077 122,99 -1.265 +6,87% -4,08% -6,03% +5,16% +8,47% +2,39% -5,02% +6,52% +4,55% +4,91% -1,49% 49.417 53.588 65.037 73.306 71.111 69.139 66.068 63.483 61.443 54.362 53.559 50.476 MUSICA 100,00 108,44 +4.171 131,60 +11.449 148,34 +8.269 143,89 -2.195 139,90 -1.972 133,69 -3.071 128,46 -2.585 124,33 -2.040 110,00 -7.081 108,38 -803 102,14 -3.083 Addetti Indice base attivi 2000=100 Variazioni di unità Variazioni percentuali 23.822 23.115 24.195 26.513 26.375 28.980 30.896 28.787 26.522 25.890 25.768 25.585 RADIOTELEVISIONE 100,00 97,03 -707 101,56 +1.080 111,29 +2.318 110,71 -138 121,65 +2.605 129,69 +1.916 120,84 -2.109 111,33 -2.265 108,68 -632 108,16 -122 107,40 -183 -2,96% +4,67% +9,58% -0,52% +9,87% +6,61% -6,82% -7,86% -2,38% -0,47% -0,71% +8,44% +21,36% +12,71% -2,99% -2,77% -4,44% -3,91% -3,21% -11,52% -1,47% -5,75% 17.688 17.897 19.407 19.834 20.321 21.181 21.262 22.348 24.468 26.637 24.928 24.329 TEATRO 100,00 101,18 +209 109,71 +1.510 112,13 +427 114,88 +487 119,74 +860 120,20 +81 126,34 +1.086 138,33 +2.120 150,59 +2.169 140,93 -1.709 137,54 -599 +1,18% +8,43% +2,20% +2,45% +4,23% +0,38% +5,10% +9,48% +8,86% -6,41% -2,40% TRATTENIMENTI-IMPIANTI-VARIE* 51.595 100,00 51.002 98,85 -593 -1,14% 64.558 125,12 +13.556 +26,57% 69.362 134,43 +4.804 +7,44% 72.320 140,16 +2.958 +4,26% 64.831 125,65 -7.489 -10,35% 70.113 135,89 +5.282 +8,14% 89.345 173,16 +19.232 +27,43% 100.988 195,73 +11.643 +13,03% 103.978 201,52 +2.990 +2,96% 110.386 213,94 +6.408 +6,16% 110.626 214,41 +240 +0,21% 210.470 218.219 242.850 254.464 257.954 258.783 264.781 276.671 290.764 289.724 299.511 294.591 TOTALE SPETTACOLO 100,00 106,87 +7.749 115,38 +24.631 120,90 +11.614 122,56 +3.490 122,95 +829 125,80 +5.998 131,45 +11.890 138,14 +14.093 137,65 -1.040 142,30 +9.787 139,96 -4.920 +3,68% +11,28% +4,78% +1,37% +0,32% +2,31% +4,49% +5,09% -0,35% +3,37% -1,64% * La voce accorpa, per opportunità di sintesi, tre diversi comparti: “Trattenimenti vari e spettacoli polivalenti”, “Impianti sportivi” e “Attività varie”. Fonti dei dati: Statistiche sull’occupazione e sulle retribuzioni dei Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport. Serie storiche anni 2000-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2010); Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2010, a cura della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2011) e Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). | 183 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 184 si può inoltre notare come sia in realtà il cinema a supportare, per tutto l’arco degli ultimi anni, lo sviluppo del cosiddetto sistema audiovisivo (tavola 8). In base ai dati della Gestione ex Enpals si registra il costante depauperamento di addetti negli ambiti televisivi e radiofonici (5.311 contribuenti iscritti in meno dal 2006 in poi, con uno scarto negativo del 17,19%) e il contestuale sviluppo invece della comunità del grande schermo con 7.133 operatori attivi in più, pari al 9,33% (in raffronto al 2005 il ripopolamento risulta ancora più considerevole in quanto l’ingresso di nuove unità sale a 10.967 per un balzo in avanti del 15,10%)8. Se è vero che nella nuova economia dell’audiovisivo in espansione l’industria televisiva rimane il primo, più importante motore e polmone finanziario e che insieme alla rete internet può vantarvi una netta prevalenza sul piano dell’offerta di prodotto e della sua distribuzione (cumulando un’audience che rappresenta di per sé gran parte della domanda globale), appare in sostanza altrettanto certo che in termini di mercato del lavoro è sempre il cinema a costituirne il principale ed essenziale presidio. Tale consapevolezza vale a ristabilire un corretto punto di vista: lo è soprattutto sotto il profilo delle prestazioni professionali e come tale continua a restarne il cuore artistico. LE QUALIFICHE PROFESSIONALI Anche le ultime statistiche della Gestione ex Enpals confermano ad esempio che l’attività cinematografica conta il maggior numero di contribuenti iscritti in dieci dei venti gruppi di operatori che compongono l’universo professionale dello spettacolo e che in sette di quei dieci casi arriva a coprire ben oltre il 50% degli addetti (tavola 9). Si tratta delle tre principali aree del bacino creativo, artistico e di scena (attori e generici; registi, aiuto registi e sceneggiatori; scenografi, arredatori e costumisti) e di quattro del bacino tecnico e amministrativo (operatori e maestranze del raggruppamento A; organizzatori, direttori e ispettori; truccatori e parrucchieri; dipendenti da imprese di noleggio film) e questa prevalente presenza nelle rispettive categorie vale ancora una volta a sottolineare il superiore grado di evoluzione sul terreno di assetti 8 184 | L’attività lavorativa nel campo dello spettacolo è definita non in base alla partecipazione o meno del pubblico quanto invece in attinenza esclusiva con «il fine di rappresentare un evento visivo» – così come un testo letterario o musicale piuttosto che un’esibizione artistica – «con personale abilità degli interpreti, rivolti a provocare […] il divertimento, in senso culturalmente ampio, degli spettatori». Chiunque contribuisca all’organizzazione e allo svolgimento di queste manifestazioni d’attività è perciò considerato (in osservanza al Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato numero 708 del 16 luglio 1947, articolo 3, e dei provvedimenti che ne hanno disposto le successive modifiche) quale operatore professionale occupato nel settore dello spettacolo. 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 185 strutturali e di organizzazione gestionale dell’imprenditoria cinematografica nei confronti degli altri comparti dello spettacolo9. TAVOLA 9 GENTE E MESTIERI DI SPETTACOLO: QUANTO CONTA IL CINEMA Artisti e tecnici per categorie professionali Enpals nel 2011 Addetti totali nello spettacolo Attori e generici Impiegati Operatori e maestranze (A)**** Organizzatori, direttori e ispettori*** Registi, aiuto registi, sceneggiatori Operatori e maestranze (B)**** Tecnici (produzione e realizzazione) Scenografi, arredatori e costumisti Truccatori e parrucchieri Coreografi, ballerini e modelli Dipendenti da imprese di noleggio film Concertisti e orchestrali Conduttori e animatori Artisti lirici e cantanti Direttori di scena e di doppiaggio Amministratori Direttori e maestri d’orchestra Dipendenti strutture spettacolo** Lavoratori degli impianti Autonomi esercenti attività musicali TOTALE GENERALE 65.188 33.340 13.555 6.077 5.981 8.576 10.960 3.185 1.570 22.864 427 36.445 19.461 10.041 530 1.153 978 24.622 27.587 2.051 294.591 Iscritti del comparto cinema Numero Quota 45.357 11.466 8.020 4.052 3.261 3.202 3.180 1.769 841 570 402 361 348 332 229 89 46 26 22 2 83.575 Altro comparto più rappresentato 69,58% 10.593 - Teatro 34,39% 15.892 - Radio e TV 59,16% 2.097 - Radio e TV 66,68% 1.058 - Radio e TV 54,52% 1.728 - Radio e TV 37,33% 1.475 - Teatro 29,01% 2.603 - Altre attività 55,54% 434 - Musica 53,56% 297 - Altre attività 2,49% 14.281 - T.v.s.p.* 94,14% 15 - T.v.s.p.* 0,99% 25.848 - Musica 1,78% 6.711 - T.v.s.p.* 3,30% 7.391 - Musica 43,20% 166 - Teatro 7,71% 836 - Teatro 4,70% 837 - Musica 0,10% 21.762 - T.v.s.p.* 0,07% 26.367 - Impianti sport 0,09% 1.974 - Altre attività 28,37% 52.493 - T.v.s.p.* * La sigla T.v.s.p. corrisponde alla categoria “Trattenimenti vari e spettacoli polivalenti”. ** In questo gruppo la classificazione della Gestione ex Enpals contempla i “dipendenti imprese di spettacoli viaggianti, ippodromi, scuderie, cinodromi, case da gioco, sale da gioco, sale giochi, sale scommesse e addetti alla ricezione delle scommesse”. *** La denominazione amministrativa della categoria è:“Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. **** La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. Fonte: Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). 9 Le figure e le qualifiche professionali in cinematografia, secondo la convenzionale nomenclatura gestionale adottata internazionalmente, vengono ricondotte essenzialmente a cinque tipologie: creativa (creative staff), in capo a soggettisti, sceneggiatori, scenografi, compositori e costumisti; artistica (artistic labour), in cui confluiscono in linea di massima produttori, registi, direttori di montaggio e fotografia e coreografi; di scena (performing labour), comprendente attori e comparse, eventuali musicisti e ballerini; tecnica (technical line), che include direttori di scena e doppiaggio, assistenti alla regia, responsabili di casting, operatori di ripresa, tecnici del suono e delle luci, elettricisti, attrezzisti, montatori del set, sarti, truccatori, parrucchieri e così via; amministrativa (administrative work), con agenti di produzione, funzionari della contabilità, addetti ad acquisti, noleggi e approvvigionamenti (Fabrizio Perretti e Giacomo Negro in Economia del cinema. Principi economici e variabili strategiche del settore cinematografico, Etas, Milano 2003, pp. 64-90). | 185 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 186 La radiografia dell’impianto occupazionale del cinema nel 2011 non presenta in generale scostamenti particolarmente sensibili rispetto al 2010 (tavola 10). TAVOLA 10 COME CAMBIA LA COMUNITÀ PROFESSIONALE DEL CINEMA Categorie professionali censite dall’Enpals CONTRIBUENTI ATTIVI DEL COMPARTO CINEMA SECONDO I GRUPPI PROFESSIONALI 2009 2010 2011 2011 su 2009 AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA Attori e generici 45.137 47.236 45.357 Registi, aiuto registi e sceneggiatori 3.230 3.336 3.261 Scenografi, arredatori e costumisti 1.623 1.778 1.769 Coreografi, ballerini e modelli 471 551 570 Concertisti e orchestrali 199 276 361 Conduttori e animatori 327 366 348 Artisti lirici e cantanti 213 413 332 Direttori di scena e di doppiaggio 236 231 229 Direttori e maestri d’orchestra 56 56 46 +230 (+0,50%) +31 (+0,96%) +146 (+8,99%) +99 (+21,02%) +162 (+81,40%) +21 (+6,42%) +119 (+55,86%) -7 (-2,96%) -10 (-17,85%) AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Impiegati 10.697 11.608 11.466 Operatori e maestranze (A)* 7.219 7.633 8.020 Organizzatori, direttori e ispettori** 3.956 3.897 4.052 Operatori e maestranze (B)* 3.128 3.251 3.202 Tecnici (produzione e realizzazione) 2.665 2.845 3.180 Truccatori e parrucchieri 740 763 841 Dipendenti da imprese di noleggio film 513 448 402 Amministratori 83 91 89 Dipendenti strutture spettacolo*** 0 38 26 Lavoratori degli impianti 0 20 22 Autonomi esercenti attività musicali 100 3 2 TOTALE GENERALE CINEMA 80.863 84.840 83.575 +769 (+7,19%) +801 (+11,09%) +96 (+2,42%) +74 (+2,49%) +515 (+19,51%) +101 (+13,64%) -111 (-21,63%) +6 (+7,22%) +26 (n.c.) +22 (n.c.) -98 (n.c.) +2.712 (+3,35%) * La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. ** La denominazione ufficiale della categoria è “Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. *** In questo gruppo la classificazione della Gestione ex Enpals contempla i “dipendenti imprese di spettacoli viaggianti, ippodromi, scuderie, cinodromi, case da gioco, sale da gioco, sale giochi, sale scommesse e addetti alla ricezione delle scommesse”. Fonte: Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per l’anno 2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per l’anno 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2010 2011 e 2012). Quello di maggiore rilievo riguarda la figura degli attori, diminuiti di 1.879 unità, passando in valori assoluti da 47.236 a 45.357 e in quote percentuali dal 71,39% al 69,58% dell’intero mondo dello spettacolo. Un altro piccolo collasso va registrato fra registi e sceneggiatori: 75 in meno con 3.261 contribuenti contro 3.336 del 2010, per una perdita che ha determinato anche la riduzione della presenza complessiva riscontrata nell’insieme dei vari comparti da 6.044 a 5.981 (63 in meno). Un fenomeno analogo a quello dell’ambito degli attori del comparto cinema si è verificato nel settore teatrale, dove gli artisti iscritti al ruolo ex Enpals risultano scesi di 488 unità, e pertanto il numero degli interpreti in uscita dai due loro ambiti d’im186 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 187 pegno più tradizionali ammonta a 2.367. Il totale complessivo di tutto il settore spettacolo presenta tuttavia un saldo negativo nettamente inferiore, pari a 980 unità, e la circostanza potrebbe significare che almeno una parte (non necessariamente tutti e 1.387) abbia trovato spazio negli altri ambiti dello spettacolo (tavole 12 e 13). IL TURNOVER DEGLI OPERATORI Dalla serie di dati statistici rilevati dall’istituto previdenziale di settore traspare inoltre nel comparto cinematografico una sequenza di scarti di misura relativamente inferiore, pur tuttavia di particolare interesse e significato, nelle qualifiche professionali che impegnano gli addetti in occupazioni a tempo indeterminato (tavole 10 e 11). Fra gli impiegati ad esempio si è passati da 11.608 a 11.466 (-142), a fronte di un saldo per tutto il settore minore: questi in totale nello spettacolo erano TAVOLA 11 TURNOVER NELLE CATEGORIE PROFESSIONALI DEL CINEMA Gruppi e qualifiche di ingressi professionali precedente del comparto cinema Variazioni assolute del numero Variazioni percentuali di ingressi di addetti sull’anno precedente e uscite rispetto all’anno precedente 2009 2010 2011 2009 2010 2011 AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA Attori e generici Registi, aiuto registi e sceneggiatori Scenografi, arredatori e costumisti Coreografi, ballerini e modelli Concertisti e orchestrali Conduttori e animatori Direttori di scena e di doppiaggio Artisti lirici e cantanti Direttori e maestri d’orchestra +7.457 -16 +47 +29 +22 +41 +8 +21 +18 +2.099 +106 +155 +80 +77 +39 -5 +200 0 -1.879 -75 -9 +19 +85 +204 -2 -81 -10 AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Impiegati +3.277 +641 -142 Operatori e maestranze (A)* +143 +414 +387 Organizzatori, direttori e ispettori** 0 +154 +155 Operatori e maestranze (B)* +109 +123 -49 Tecnici (produzione e realizzazione) +202 -180 +335 Truccatori e parrucchieri +62 +23 +78 Dipendenti da imprese di noleggio film +62 -65 -46 Amministratori +1 +7 -2 Altre categorie*** +97 -39 -11 CINEMA NEL COMPLESSO -3.520 +3.977 -1.265 +19,79% +3,59% +2,98% +6,56% +12,42% +14,33% +3,50% +10,93% +47,36% +4,65% +3,28% +9,55% +16,98% +38,69% +11,92% -2,11% +93,89% 0,00% -3,97% -2,24% -0,50% +3,45% +30,80% +55,73% -0,87% -19,61% -17,86% +42,61% +2,02% 0,00% +3,61% +8,20% +9,14% +13,74% +1,21% +4,55% +5,84% +5,73% +4,11% +3,93% +6,75% +3,10% -14,61% +9,63% +39,00% +4,91% -1,22% +5,07% +3,98% -1,51% +11,77% +10,22% 10,27% -2,20% -18,03% -1,49% * La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. ** La denominazione ufficiale della categoria è “Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. *** Nella voce “Altre categorie” sono compresi tre gruppi professionali del repertorio Gestione ex Enpals: “lavoratori autonomi esercenti attività musicali”, “dipendenti imprese di spettacoli” e “lavoratori degli impianti e circoli sportivi”. Fonti dell’elaborazione: Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex ‘Enpals (Roma). | 187 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 188 33.404 e sono diventati 33.340 (-64) nel 2011. Anche il gruppo “operatori e maestranze B” del cinema ha registrato un decremento seppur leggero: da 3.251 teste a 3.202 (49 in meno, che rappresentano in pratica il saldo negativo della categoria in tutto il complesso dello spettacolo, da 8.624 a 8.576 persone, corrispondente a 48 unità). In contrapposizione a queste contrazioni sono viceversa aumentati operatori e maestranze del raggruppamento A, da 7.633 a 8.020 (57 in più), così come i componenti del gruppo “produzione cinematografica di audiovisivi e di spettacolo”, ossia organizzatori, direttori, ispettori, segretari di produzione e responsabili di edizione, con il passaggio da 3.897 a 4.052 iscritti (+155), a fronte di una contemporanea discesa negli altri comparti dello spettacolo – da 2.087 si sono ridotti di 62 teste a 2.025, 37 delle quali nel solo sistema radiotelevisivo – che ha portato il loro totale complessivo del settore a crescere fra il 2010 e il 2011 di appena 96 unità. Vi è poi un ulteriore scostamento da considerare: quello del “gruppo tecnici”, che nel comparto cinematografico si è rafforzato addirittura di 335 nuovi occupati salendo da 2.845 a 3.180 – si tratta di un divario positivo dell’11,77% – in linea con l’incremento generale che ha visto rinfoltire tutto il settore di 855 addetti (+8,46%), dal momento che i 10.105 contribuenti del 2010 sono divenuti poi 10.960. 3. Come la tecnologia cambia la mappa della comunità Dal quadro delle variazioni negli organici delle diverse figure professionali in attività si ha per la prima volta una rappresentazione plastica dell’evoluzione tecnologica che permea in generale tutto il settore dello spettacolo, ma che in particolare investe e coinvolge principalmente il cinema, per sua congenita natura e secondo la tradizione, il comparto da sempre tecnologicamente più avanzato fra tutti. In verità questa fase di trasformazione – che vede in aumento figure e qualifiche professionali dell’area tecnica a fronte del regresso di quelle dell’area amministrativa – appare in atto ormai da tempo (come testimoniano gli spostamenti registrati nelle stagioni immediatamente precedenti), ma si può dire che è proprio nel 2011 che i suoi effetti risultano più evidenti anche attraverso i dati occupazionali e sulla natura degli impieghi (tavola 11). Questo fenomeno si è peraltro accompagnato a un’altra evoluzione che – quasi a fare da contraltare – ha coinvolto principalmente il comparto televisivo (tavola 12). Il crescente spazio ricoperto nei palinsesti dai cosiddetti reality e soprattutto dai talent show sta determinando un progressivo dimagrimento dei cast di artisti professionali (ballerini, cantanti, concertisti, orchestrali e performer vari) così come il graduale diradarsi del loro impiego. In un solo anno per esempio, il “gruppo ballo figurazione e moda” è passato da 23.931 unità a 22.864 (-1.067), quello “concertisti e orchestrali” da 39.414 a 36.445 (-2.969) con un regresso concentrato pressoché to188 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 189 talmente nel comparto musica per un decremento da 28.119 a 25.848 unità pari a 2.271 (tavola 13). Allo stesso modo si sfoltisce il raggruppamento “conduttori e animatori” (passati in tutto il settore da 20.041 a 19.461, con un differenziale negativo pari a -8,19%), di coloro cioè che “presidiano” i format più tradizionali dell’offerta di programmazione10. Per la gente d’arte il fulcro resta il cinema. Ne consegue che, oltre ad assecondare la sua connaturata predisposizione all’innovazione tecnologica, il cinema si riafferma maggiormente nel vasto corpo dell’audiovisivo quale primo centro di gravità per le principali figure professionali e autoriali delle aree creative, artistiche e di scena. Gli operatori della sezione cinematografica iscritti alla Gestione ex Enpals dell’Inps prevalgono largamente in cinque delle nove categorie di questa area: gli attori sono ben 45.357 contro i 10.593 del teatro, i 1.338 del comparto musicale e i soli 1.004 della radiotelevisione; così come ai 3.261 registi e sceneggiatori cinematografici fanno riscontro i 1.728 di TV e radio, i 601 colleghi teatrali e i 261 della musica. Per quanto concerne i direttori di scena e di doppiaggio se ne contano 229 nel cinema, 166 in teatro, 89 in ambito musicale e solamente 5 in radio-TV, mentre si annoverano 1.769 scenografi e costumisti che operano sui set rispetto ai 434 impegnati nelle attività musicali, ai 410 sui palcoscenici e ai 311 negli studi televisivi e radiofonici. Tutto il deficit professionale delle reti TV. La prevalenza dei gruppi delle aree artistiche, creative e di scena nel cinema è analoga (di poco superiore al 65%) a quella che si riscontra complessivamente nel teatro e che si commuta in predominio nella musica (oltre l’85%), il cui bacino di operatori appare tuttavia sensibilmente più contenuto. Viceversa, il sistema radio- 10 Va notato che agli artisti non è più riservata da tempo una specifica lista di collocamento, dovendo confluire in quelle generali gestite dai Centri per l’impiego regionali. Nonostante un’annosa “battaglia” condotta dalle rappresentanze sindacali e professionali, continuano a essere esclusi dalla possibile corresponsione delle indennità di disoccupazione previste per tutte le altre categorie. L’Inps-Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha ribadito l’improprietà della corresponsione dell’indennità di disoccupazione agli artisti con la circolare numero 105 (agosto 2011), ritenendo che la loro figura sia assimilabile a quella definita nella sentenza della Corte di Cassazione, numero 12355 del 20 maggio 2010, che prevede l’esclusione per quanti operano «nella più ampia autonomia dei compiti assunti, in quanto espressione personalistica del soggetto, che svolgono la propria attività senza l’apporto dell’imprenditore». La questione ha origine dall’effettiva valutazione della figura dell’artista sotto il profilo amministrativo e giuridico e dal fatto che per definire tale ratio operi quale unico riferimento il Regio Decreto-legge numero 1827 del 1935 (articolo 40, comma 1, punto 5). Nonostante sia ormai – e da lungo tempo – in evidente contrasto con la realtà attuale dell’organizzazione della produzione e della condizione di lavoro degli artisti nello spettacolo, questa normativa non vale a configurare la fattispecie secondo cui l’Inps riconosce la concessione dei sussidi di disoccupazione. | 189 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 190 TAVOLA 12 TREND DELLE PROFESSIONI NEI COMPARTI RADIO-TV E TEATRO Categorie professionali censite dall’Enpals Comparto radiotelevisivo 2009 2010 2011 Comparto teatrale 2009 2010 2011 AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA Attori e generici 1.053 1.128 1.004 Registi, aiuto registi e sceneggiatori 1.779 1.708 1.728 Scenografi, arredatori e costumisti 328 321 311 Coreografi, ballerini e modelli 15 25 58 Concertisti e orchestrali 272 285 250 Conduttori e animatori 1.527 1.469 1.514 Artisti lirici e cantanti 63 56 45 Direttori di scena e di doppiaggio 21 4 5 Direttori e maestri d’orchestra 8 5 6 11.177 591 397 1.589 2.176 194 560 148 37 11.081 610 402 1.865 2.314 237 549 142 47 10.593 601 410 1.877 2.142 224 623 166 52 AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Impiegati 16.007 15.933 15.882 Operatori e maestranze (A)* 2.165 2.126 2.097 Organizzatori, direttori e ispettori** 1.082 1.095 1.058 Operatori e maestranze (B)* 54 57 54 Tecnici (produzione e realizzazione) 1.293 1.299 1.327 Truccatori e parrucchieri 208 195 190 Dipendenti da imprese di noleggio film 0 2 3 Amministratori 15 4 3 Altre categorie*** 0 46 40 TOTALE GENERALE COMPARTI 25.890 25.768 25.585 1.929 697 344 1.491 2.208 41 0 724 0 24.637 1.995 705 366 1.525 2.242 53 1 750 44 24.938 1.871 614 367 1.475 2.363 54 1 836 60 4.329 * La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. ** La denominazione ufficiale della categoria è “Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. *** Nella voce “Altre categorie” sono compresi tre gruppi professionali del repertorio Gestione ex Enpals: “lavoratori autonomi esercenti attività musicali”, “dipendenti imprese di spettacoli” e “lavoratori degli impianti e circoli sportivi”. Fonte: Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi per il 2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2010, 2011 e 2012). televisivo denuncia la prepotente liofilizzazione delle sue risorse artistiche, precipitate ormai al di sotto del 20%, mentre persino nei restanti comparti si collocano ancora oltre il 42%. D’altra parte il fenomeno è segnalato dalla vistosa modificazione dei palinsesti di programmazione di tutte le maggiori reti. I ripetuti rimpasti in corso da alcuni anni sulle tipologie di trasmissione hanno portato alla proliferazione dei cosiddetti talk show e talent show e di appuntamenti quotidiani dedicati alla cucina e alla gastronomia: una produzione che consente l’abbattimento dei costi e richiede solo in minima parte l’apporto professionale delle aree artistiche, creative e di scena. Un’anagrafe popolata da attori e musici. Ai fini puramente statistici, dai dati consuntivi delle liste anagrafiche riportate nei prospetti (tavole 12 e 13), si può evincere come la compagine più folta in assoluto di tutto il settore sia quella degli attori con 65.188 componenti (il 69,58% dei quali attivi nel cinema), davanti ai 36.445 concertisti e orchestrali 190 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 191 TAVOLA 13 TREND DELLE PROFESSIONI NEGLI ALTRI COMPARTI Operatori iscritti all’ex Enpals per qualifica professionale Comparto musicale 2009 2010 2011 AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA Attori e generici 1.524 1.461 1.338 Registi, aiuto registi e sceneggiatori 238 259 261 Scenografi, arredatori e costumisti 450 443 434 Coreografi, ballerini e modelli 5.571 5.537 5.191 Concertisti e orchestrali 28.438 28.119 25.848 Conduttori e animatori 2.086 2.213 2.209 Artisti lirici e cantanti 7.709 7.620 7.391 Direttori di scena e di doppiaggio 84 95 89 Direttori e maestri d’orchestra 782 799 837 AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Impiegati 2.079 2.050 2.068 Operatori e maestranze (A)** 2.035 1.998 1.909 Organizzatori, direttori e ispettori*** 176 172 189 Operatori e maestranze (B)** 1.190 1.249 1.163 Tecnici (produzione e realizzazione) 997 1.093 1.116 Truccatori e parrucchieri 185 185 175 Dipendenti da imprese di noleggio film 0 6 3 Amministratori 117 150 148 Altre categorie*** 701 110 107 TOTALE GENERALE COMPARTI 54.362 53.559 50.476 Altri comparti del settore* 2009 2010 2011 7.176 84 200 15.849 8.229 15.102 1.415 22 22 6.344 131 252 15.953 8.420 16.818 1.557 39 32 6.896 130 261 15.168 7.844 15.166 1.650 41 37 1.892 614 249 2.431 2.466 161 0 55 47.915 103.792 1.818 670 375 2.542 2.626 264 18 79 52.568 110.396 2.043 915 411 2.682 2.974 310 18 77 54.003 110.626 * I comparti di attività che insieme con cinema, radio-TV e musica completano il repertorio della Gestione ex Enpals sono tre: “Trattenimenti vari e spettacoli polivalenti”; “Impianti sportivi” e “Attività varie”. ** La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. *** Nella voce “Altre categorie” sono compresi tre gruppi professionali del repertorio Gestione ex Enpals: “lavoratori autonomi esercenti attività musicali”, “dipendenti imprese di spettacoli” e “lavoratori degli impianti e circoli sportivi”. Fonte: Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi per il 2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2010, 2011 e 2012). (il 72,52% è iscritto alla sezione musica), alla categoria degli impiegati con i suoi 33.340 addetti (il 47,66% fa parte del sistema radiotelevisivo), al nucleo dei 27.587 lavoratori degli impianti e circoli sportivi (il 95,54% fa ovviamente capo al comparto degli impianti sportivi) e a quello dei 24.662 dipendenti di imprese di spettacoli viaggianti, ippodromi, scuderie, cinodromi, case da gioco, sale da gioco, sale giochi, sale scommesse e agenzie di ricezione delle scommesse (l’88,24% dei quali opera nell’ambito dei trattenimenti vari e spettacoli polivalenti, anche se in definitiva ad assorbirne la quasi totalità è la rete delle sale giochi e delle ricevitorie). Segue poi il raggruppamento “ballo figurazione e moda”, comprendente in prevalenza coreografi, tersicorei – il termine ufficiale che designa i danzatori – ballerini e modelli con 22.864 esponenti (anche in questo caso la maggioranza, il 62,46%, appartiene al bacino dei trattenimenti vari e spettacoli polivalenti). Fra le altre quattordici qualifiche nessun’altra supera la soglia di 20mila unità, che resta | 191 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 192 assai lontana per tutte le categorie a eccezione delle figure dei conduttori e animatori con 19.461 operatori (il 75,69% è contribuente attivo nei frammentati segmenti dei trattenimenti e spettacoli polivalenti e delle attività varie)11. Per quanto concerne il comparto musicale si può in particolare sottolineare come non sembra essere ancora giunta a conclusione la lunga e travagliata fase di transizione del passaggio da uno standard tecnologico all’altro, che nell’ultimo decennio l’ha visto primo e più diretto protagonista della rivoluzione digitale e alle prese con il flagrante dilagare della pirateria e la parallela diffusione di riproduzioni offside. 4. Giorni di lavoro: il record è storico Considerando la crescita delle figure professionali dell’area tecnica, maggiormente stabilizzate in termini di livelli e periodi di impiego, non si può escludere a priori che l’evoluzione tecnologica sia all’origine – quanto meno parzialmente – dell’altra circostanza significativa già posta in evidenza all’inizio. Ossia il primato che il 2011 ha portato al cinema italiano: quello delle giornate lavorate in un anno – 6.309.912,5 ore per l’esattezza – da tutti i suoi operatori professionali; record che supera di oltre 13mila giorni il tetto massimo finora raggiunto, nel 2008 (tavola 14). A legittimazione di questo rilievo suona la circostanza che lo sviluppo occupazionale sembra interessare in primo luogo quanti seguono materialmente, nelle loro specifiche competenze professionali, la lavorazione del prodotto lungo tutta la sua fase di realizzazione fisica. Anche se l’evoluzione tecnologica comporta, come noto, fenomeni di resilienza, cioè di rimbalzi all’indietro, che si possono verificare in altri segmenti d’attività, sia a monte sia a valle. 11 192 | Date le caratteristiche del mercato del lavoro nello spettacolo, improntato ai rapporti di lavoro a tempo determinato e temporaneo oltre che contrassegnato da una marcata abbondanza di soggetti (soprattutto di giovane età e ai primi approcci professionali), e in considerazione del basso livello di buona parte delle fasce retributive, non si può oggettivamente escludere in via preventiva la presenza nell’attività d’impresa di pratiche di elusione ed evasione contributiva. È un aspetto difficile e che sfugge, in quanto sommerso, a qualsiasi possibilità di censimento o anche di sommario accertamento. La moltitudine di soggetti che si colloca alla base della piramide degli occupati sembra in effetti legittimare la presunzione che una certa porzione di personale – molto giovane data la comune età media di pertinenza – e di lavori occasionali, in particolare nella produzione cosiddetta minore (documentari promozionali, video sussidiari alla formazione e all’insegnamento o illustrativi delle realtà sociali e industriali), gestiti attraverso agenzie di intermediazione (è usuale il caso dei figuranti speciali), finisca per alimentare quell’area delle attività in nero che secondo le stime di ricerche e indagini sul campo sottraggono alla contabilità ufficiale in tutti i settori e a livello nazionale oltre il 20% delle forze di lavoro e del reddito prodotto. Alcune organizzazioni sindacali sostengono che oltre al lavoro in nero e all’evasione contributiva tout court sono diffuse altre pratiche illegali o illecite, prevalentemente sotto forma di prove non pagate o di versamento dei contributi senza la materiale corresponsione però di alcuna retribuzione a chi ha prestato la sua opera. 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 193 TAVOLA 14 ANDAMENTO DELL’IMPIEGO LAVORATIVO IN CINEMATOGRAFIA Ultimi undici anni Giornate lavorate all’anno in migliaia Numero Variazioni Indice base giorni percentuale 2000=100 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 5.041,1 5.709,1 5.814,2 5.612,5 5.966,5 6.195,6 6.206,6 5.570,5 6.296,6 5.954,7 6.286,6 6.309,9 +15,44% +13,25% +1,84% - 3,47% +6,31% +3,84% +0,18% -10,25% +13,03% -5,42% +5,57% +0,37% 100,00 113,25 115,33 111,33 118,35 122,90 123,11 110,50 124,90 118,12 124,70 125,16 Media giornate lavorate annue per addetto Numero Variazioni Indice base giorni percentuale 2000=100 74,2 78,6 83,5 85,8 86,7 83,0 81,2 76,7 81,4 73,5 74,1 75,5 +7,52% +5,92% +6,23% +2,75% +1,04% -4,26% -0,96% -5,54% +6,12% -9,70% +0,81% +1,89% 100,00 105,92 112,53 115,63 116,84 111,85 109,43 103,36 109,70 99,05 99,86 01,75 Elaborazione sulle rilevazioni dei rapporti: Statistiche sull’occupazione e sulle retribuzioni dei Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport. Serie storiche anni 2000-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2010) e Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per il 2010 a cura della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2011) e per il 2011 a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma 2012). Digitale: più o meno occupazione? Dallo screening dei turnover che interessano le varie qualifiche (tavola 10) si può anche cogliere ad esempio uno dei progressivi effetti della digitalizzazione delle sale di proiezione: i dipendenti delle imprese di noleggio film – che erano già diminuiti del 12,6% nel 2010 rispetto al 2009 – si sono ulteriormente ridotti del 10,2% nel 2011. Il decremento totale di 111 unità nel biennio sale pertanto in percentuale al 21,6%. Ciò non toglie che l’alveo degli addetti del cinema occupati pressoché a tempo pieno continui a mostrare fra entrate e uscite un bilancio positivo. Il trend confortante dell’offerta occupazionale e del ricorso alle prestazioni lavorative da parte del cinema è ribadito indirettamente dal raffronto con l’andamento riscontrato negli altri comparti e nel settore nel suo complesso. Per il terzo anno consecutivo, la media per addetto dei giorni lavorativi annui e il totale delle giornate di lavoro raggiunto da tutti gli addetti dello spettacolo risultano in ascesa e la componente cinematografica vi contribuisce in misura significativa (tavola 15). Nel caso delle medie per addetto rimane costante a 0,72 il proprio delta a fronte di una media complessiva in crescita mentre sotto il profilo del monte-giornate eleva la propria quota dal 20,32% al 20,73%. 5. Prototipi ma a pianta stabile In ogni sistema produttivo l’evoluzione tecnologica porta a modificare e a trasformare nel tempo, oltre alla mappa del lavoro, gli impianti strutturali delle imprese. E in sintonia con | 193 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 194 TAVOLA 15 TUTTE LE GIORNATE DI LAVORO NELLO SPETTACOLO Giorni annui per addetto Cinema Radiotelevisione Musica Teatro Trattenimenti polivalenti* Impianti sportivi Altre attività** TOTALE SPETTACOLO Delta cinema su totale Milioni di giorni annui 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 LA MEDIA PER ADDETTO DEI GIORNI LAVORATIVI ANNUI 86,7 83,0 81,2 76,7 81,4 73,5 236,7 209,3 214,2 215,7 241,5 247,4 52,9 55,9 53,8 53,9 59,6 64,0 87,7 84,7 81,1 78,4 82,1 78,8 71,2 79,9 83,5 91,7 96,8 96,4 179,2 196,5 190,3 176,7 183,8 187,3 43,6 47,1 39,0 37,0 41,6 43,3 95,8 95,6 96,2 94,3 101,0 101,1 0,90 0,86 0,84 0,81 0,80 0,72 74,1 249,0 64,9 80,8 100,1 188,0 43,6 101,7 0,72 75,5 250,1 66,5 78,3 103,9 187,9 44,1 103,3 0,72 TOTALE DELLE GIORNATE DI LAVORO ALL’ANNO IN OGNI COMPARTO 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Cinema Radiotelevisione Musica Teatro Trattenimenti polivalenti* Impianti sportivi Altre attività** TOTALE SPETTACOLO Quota % cinema 5,966 6,243 3,760 1,782 2,762 3,661 0,528 24,705 24,15% 6,195 6,065 3,867 1,793 2,804 3,430 0,577 24,734 25,04% 6,206 6,619 3,556 1,724 2,896 3,895 0,582 25,481 24,35% 5,570 6,208 3,424 1,752 4,374 4,072 0,688 26,089 21,35% 6,296 6,400 3,662 2,008 4,842 5,201 0,942 29,358 21,44% 5,954 6,405 3,481 1,942 4,954 4,460 0,986 29,304 20,32% 2010 2011 6,254 6,416 3,475 2,014 5,400 5,748 1,128 30,460 20,53% 6,309 6,398 3,356 1,904 5,454 5,786 1,205 30,431 20,73% * La definizione completa della categoria è: “Trattenimenti vari e spettacoli polivalenti”. ** Nel comparto “Altre attività” la Gestione ex Enpals comprende imprese fornitrici di servizi nei vari settori dello spettacolo; aziende non dello spettacolo che effettuano comunque versamenti ai fini pensionistici per contribuenti iscritti all’ente e società la cui posizione amministrativa è considerata provvisoria in attesa di accertamenti. Fonti dei dati: Statistiche sull’occupazione e sulle retribuzioni dei Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport. Serie storiche anni 20002009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2010) e Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2010, a cura della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2011 e 2012). la percezione del cinema come attività dello spettacolo in cui gli assetti aziendali e i modelli di organizzazione produttiva incidono in maggior misura – per quanto sia al tempo stesso considerato per antonomasia l’industria dei prototipi – si ha una situazione in ragione della quale è proprio il comparto cinematografico a contrassegnare in modo prevalente lo sviluppo professionale non solo dell’audiovisivo, ma di tutto il settore. Oltre che segnalata dai numeri delle alterazioni nel tempo delle diverse figure di operatori, la graduale trasformazione del mix di competenze e qualifiche che ne attraversa il panorama professionale è confermata dalle modifiche in via di maturazione anche sul piano dei livelli e dei periodi d’impiego dei suoi addetti (tavola 16). Senza dimenticare l’effetto collaterale che questo processo induce: l’intensità con cui l’innovazione tecnologica incide sulle professionalità di tante figure contribuisce infatti a sospingerne in soluzione di continuità l’evoluzione. Va ricordato che i ruoli Enpals prevedono l’inquadramento di ben 192 categorie diverse 194 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 195 di lavoratori (157 per lo spettacolo e 35 per lo sport) in base a un decreto ministeriale del 2005 che a distanza di otto anni appare sempre più bisognoso di un incisivo aggiornamento, in assonanza con la profonda e progressiva specializzazione che le nuove tecnologie hanno inevitabilmente introdotto in tanti profili lavorativi12. TAVOLA 16 I PERIODI D’IMPIEGO PER QUALIFICA PROFESSIONALE Categorie professionali della Gestione ex Enpals NUMERO MEDIO ANNUO DI GIORNATE LAVORATE PER ADDETTO 2007 2008 2009 2010 2011 AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA Attori e generici 11,5 11,1 Registi, aiuto registi e sceneggiatori 100,5 95,8 Scenografi, arredatori e costumisti 112,3 103,0 Coreografi, ballerini e modelli 77,2 57,7 Concertisti e orchestrali 21,1 40,9 Conduttori e animatori 47,6 80,5 Artisti lirici e cantanti 23,7 15,3 Direttori di scena e di doppiaggio 127,1 112,6 Direttori e maestri d’orchestra 15,2 51,0 9,6 95,0 103,8 49,3 31,2 74,0 15,8 111,5 65,7 9,4 94,5 96,3 39,2 33,8 75,0 23,8 106,4 51,8 9,2 97,1 100,6 44,3 38,9 95,0 16,0 122,6 39,7 AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Impiegati 231,6 215,6 Operatori e maestranze (A)** 118,7 101,7 Organizzatori, direttori e ispettori* 111,5 114,6 Operatori e maestranze (B)** 182,7 185,3 Tecnici (produzione e realizzazione)*** 124,3 135,4 Truccatori e parrucchieri 74,9 73,3 Amministratori 221,4 149,7 Dipendenti da imprese di noleggio film 251,6 229,5 Dipendenti strutture spettacolo* Lavoratori impianti sportivi Autonomi esercenti attività musicali 39,7 MEDIA GENERALE CINEMA 81,2 70,1 239,3 104,4 116,1 182,3 159,2 62,3 159,2 260,5 22,1 73,6 243,9 103,8 117,5 183,8 136,6 59,8 186,9 269,7 149,0 266,8 29,0 74,1 244,6 101,5 116,3 185,8 136,5 59,2 179,2 240,8 198,0 240,2 27,0 75,5 * La denominazione ufficiale della categoria è “Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. ** La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. *** In questo gruppo la classificazione della Gestione ex Enpals contempla i “dipendenti imprese di spettacoli viaggianti, ippodromi, scuderie, cinodromi, case da gioco, sale da gioco, sale giochi, sale scommesse e addetti alla ricezione delle scommesse”. Elaborazione sui dati del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per l’anno 2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals e per l’anno 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma). 12 Il decreto ministeriale in questione si compone di due dispositivi: “Adeguamento delle categorie dei lavoratori assicurati obbligatoriamente presso l’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei lavoratori dello spettacolo” e “Integrazione e ridefinizione delle categorie dei soggetti assicurati al fondo pensioni per i lavoratori dello spettacolo, istituito presso l’Enpals”. È stato emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze il 15 marzo 2005 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» numero 80 del 7 aprile 2005) e integrato successivamente dal dicastero del Lavoro con le circolari 7 e 8 del 30 marzo 2006. | 195 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 196 TAVOLA 17 LA NOMENCLATURA DELLE PROFESSIONI DEL CINEMA RAGGRUPPAMENTO A* – TEMPO DETERMINATO (120-259 GIORNI LAVORATIVI ANNUI) Gruppo canto (4 su 4) 011 Artisti lirici 012 Cantanti di musica leggera 013 Coristi e vocalisti 014 Maestri del coro, assistenti, aiuti Gruppo attori (6 su 13) 022 Attori cinematografici e audiovisivi 023 Attori di doppiaggio 028 Suggeritori cinematografici 029 Generici e figuranti speciali 823 Acrobati, stuntman e contorsionisti 824 Maestri d’armi Gruppo conduttori e animatori (3 su 3) 031 Presentatori 032 Disc-jockey 033 Animatori Gruppo registi e sceneggiatori (7 su 7) 041 Registi 042 Aiuto registi 043 Sceneggiatori 044 Dialoghisti e adattatori 045 Direttori della fotografia, light designer 046 Soggettisti 047 Video-assist Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo (9 su 9) 051 Direttori di produzione 052 Ispettori di produzione 053 Segretari di produzione 054 Segretari di edizione 055 Cassieri di produzione 056 Organizzatori generali, location manager 057 Responsabili di edizione 058 Casting director 059 Documentalisti audiovisivi Gruppo Direttori di scena e doppiaggio (3 su 3) 061 Direttori di scena 062 Direttori di doppiaggio 063 Assistenti di scena e di doppiaggio Gruppo Direttori e Maestri d’orchestra (4 su 5) 071 Direttori d’orchestra 072 Sostituti direttori d’orchestra 073 Maestri collaboratori 075 Compositori Gruppo concertisti e orchestrali (4 su 5) 081 Concertisti e solisti 082 Professori d’orchestra 083 Orchestrali 085 Consulenti assistenti musicali Gruppo ballo figurazione e moda (2 su 8) 091 Coreografi e assistenti coreografi 092 Ballerini e tersicorei Gruppo amministratori (2 su 4) 101 Amministratori di formazioni artistiche 102 Amministratori di produzione Gruppo tecnici (2 su 9) 111 Tecnici del montaggio, del suono e sound designer 115 Tecnici di sviluppo, stampa, luci, scena, effetti speciali e altri tecnici Gruppo operatori e maestranze (4 su 6) 121 Operatori di ripresa 122 Aiuto operatori di ripresa 123 Maestranze 126 Fotografi di scena Gruppo scenografi (6 su 6) 133 Architetti, arredatori 132 Costumisti, modisti, figurinisti e sarti 133 Scenografi 134 Bozzettista 135 Story board artist 136 Creatori di fumetti, illustrazioni e disegni finalizzati all’animazione Gruppo truccatori e parrucchieri (2 su 2) 141 Truccatori 142 Parrucchieri Gruppo lavoratori autonomi esercenti attività musicali (1 su 1) 500 Lavoratori autonomi esercenti attività musicali RAGGRUPPAMENTO B* – TEMPO DETERMINATO (260-311 GIORNI LAVORATIVI ANNUI) Gruppo operatori e maestranze (4 su 5) 154 Artieri ippici 155 Operatori di cabina di sale cinematografiche 157 Maschere, custodi, guardarobieri, addetti alle pulizie e al facchinaggio dipendenti dagli enti ed imprese esercenti pubblici spettacoli 158 Maschere, custodi, guardarobieri, addetti alle pulizie e al facchinaggio dipendenti dalle imprese della produzione cinematografica, del doppiaggio e dello sviluppo e stampa Gruppo impiegati (5 su 5) 201 Impiegati amministrativi e tecnici dipendenti dalle imprese radiofoniche, televisive o di audiovisivi 202 Impiegati amministrativi e tecnici dipendenti dagli enti ed imprese esercenti pubblici spettacoli 203 Impiegati amministrativi e tecnici dipendenti dalle imprese della produzione cinematografica, del doppiaggio e dello sviluppo e stampa 204 Autisti dipendenti dagli enti ed imprese esercenti pubblici spettacoli e dalle imprese della produzione cinematografica, del doppiaggio e dello sviluppo e stampa 205 Operai dipendenti dagli enti ed imprese esercenti pubblici spettacoli e dalle imprese della produzione cinematografica, del doppiaggio e dello sviluppo e stampa Gruppo dipendenti da imprese di noleggio film (2 su 2) 231 Impiegati dipendenti dalle imprese esercenti il noleggio e la distribuzione dei film 232 Operai dipendenti dalle imprese esercenti il noleggio e la distribuzione dei film RAGGRUPPAMENTO C – TEMPO INDETERMINATO (OLTRE 312 GIORNI LAVORATIVI ANNUI) Comprende tutti gli altri addetti del settore cinema e dello spettacolo inquadrati con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, mentre gli appartenenti ai raggruppamenti “A” e “B” sono regolati da un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato. * Il prospetto si riferisce soltanto ai 18 gruppi e alle 70 qualifiche professionali (precedute dallo specifico codice d’inquadramento) relativi al settore cinema. Non compaiono due gruppi che comprendono operatori attivi esclusivamente in altri comparti. Le cifre fra parentesi a fianco della denominazione dei vari gruppi stanno a indicare il numero delle categorie d’ambito cinematografico rispetto a quelle che l’ente previdenziale vi include per tutte le attività dello spettacolo (le qualifiche previste in totale sono 157, più altre 35 nel settore sportivo). Fonte: Tabella lavoratori iscritti al fondo pensioni lavoratori dello spettacolo suddivisi per raggruppamenti, Gestione ex Enpals. 196 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 197 Le varie tipologie professionali sono inoltre formalmente suddivise in tre raggruppamenti, in ragione dei diversi regimi contributivi validi ai fini del compimento dell’annualità di contribuzione: A, quando i versamenti corrispondono ad almeno 120 giornate lavorative senza però superare la soglia delle 259; B, se il pagamento degli oneri sociali accumulato rientra invece in un arco di giorni di lavoro compreso fra il minimo di 260 e il massimo di 311; C, qualora le giornate lavorate accreditate ai fini previdenziali oltrepassino la quota di 31213. Alla base delle prime due tipologie si pongono in pratica i rapporti di lavoro a tempo determinato, mentre per l’accesso alla terza si mostra cogente un regime contrattuale a tempo pieno, ossia indeterminato (tavola 17). TAVOLA 18 COME SI EVOLVE L’OCCUPAZIONE PIÙ STABILE Gruppi professionali con più di 100 giorni lavorativi annui NUMERO DI OPERATORI PER CATEGORIA 2008 2009 2010 2011 2011 su 2010 Media giorni lavorati 2011 Impiegati Dipendenti da imprese di noleggio film Lavoratori degli impianti Dipendenti strutture spettacolo A TEMPO INDETERMINATO 7.690 10.697 11.608 451 513 448 0 0 20 0 0 38 11.466 402 22 26 -0,3% -10,2% +10,0% -31,5% 244,6 240,8 240,2 198,0 A TEMPO DETERMINATO 3.019 3.128 3.251 82 83 91 2.463 2.665 2.845 3.743 3.956 3.897 7.076 7.219 7.633 24.524 28.261 29.831 3.202 89 3.180 4.052 8.020 30.459 -1,5% -2,2% +11,7% +3,9% +5,1% +2,1% 185,8 179,2 136,5 116,3 101,5 172,1 Operatori e maestranze (B)* Amministratori Tecnici (produzione e realizzazione) Organizzatori, direttori e ispettori Operatori e maestranze (A)* TOTALE GENERALE * La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. Elaborazione sui dati del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2010 della Consulenza StatisticoAttuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). 13 Si segnala in proposito Rapporto 2009. Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia (Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, Roma 2010) alle pagine 65-67 e 74. Per cinque anni sono state al lavoro due Commissioni Parlamentari (la fine della XVI legislatura ne ha provocato lo scioglimento, con la conseguente necessità di una loro ricomposizione) con l’obiettivo di predisporre un riordino del settore, anche per quanto concerne le politiche di sostegno allo sviluppo e di finanziamento attraverso risorse pubbliche. La Commissione Lavoro intendeva presentare – uniformemente ai suoi scopi istituzionali – un testo di legge unificato sulla previdenza dei settori dello spettacolo, dello sport e dell’intrattenimento. Da parte sua, la Commissione Cultura aveva da tempo all’ordine del giorno una proposta di legge quadro (di carattere definito “bipartisan”) sul riassetto istituzionale dell’intero macrosettore. Rispetto al progetto di provvedimento in via di elaborazione della Commissione Lavoro, risultava tuttavia contrastante l’orientamento espresso da questo secondo organismo parlamentare in tre articoli contenuti nelle bozze preliminari del testo posto in discussione e relativi appunto al sistema pensionistico e d’assistenza. | 197 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 198 LIVELLI E PERIODI D’IMPIEGO Analizzando le segmentazioni del panel di operatori per qualifica, intensità del turnover, livelli e periodi d’impiego (tavola 15) si delinea la progressiva trasformazione della mappa professionale del cinema. Per quanto scenda lievemente il numero medio di giorni lavorati in un anno – 172,1 contro i 180,7 del 2010 (-4,7%) – continua in effetti a consolidarsi l’occupazione più stabile in termini di numero di impieghi: +2,1% rispetto al 2010 (tavola 18). Questo ulteriore progresso porta così al 24,2% (corrispondente a 5.935 posti di lavoro) l’incremento complessivo rispetto al 2008. La rimodulazione degli impieghi a maggiore stabilità appare frutto di una combinazione di circostanze simultanee. Da una parte diminuisce il numero – 49, pari all’1,5% – di operatori iscritti alla categoria “Operatori e maestranze del raggruppamento B” (ossia con una contribuzione che somma da 260 a 311 giorni lavorativi annui), dall’altra aumenta – di 387 unità, corrispondenti al 5,1% – quello degli stessi occupati appartenenti però al raggruppamento A (da 120 a 259 giornate lavorative di contribuzione all’anno), così come quello – di 155, per una quota del 3,9% – di organizzatori, direttori e ispettori di produzione. Con un saldo complessivo di +493 impieghi (+4,18%). A supporto di tale osservazione si può ricavare, attraverso il confronto fra le figure professionali impiegate a tempo determinato (tavola 18), una seconda, indiretta indicazione relativa alla manifestazione come accennato di una crescente diffusione delle tecnologie avanzate, digitali e informatiche in genere, nel comparto cinematografico. Emerge in effetti un’altra categoria in espansione: quella dei tecnici di produzione e realizzazione, con 335 persone in più, che corrispondono a un incremento dell’11,7% rispetto al novero del 2010. 6. Un lungo sequel: l’occupazione più stabile Accorpando i quattro gruppi professionali considerati ne scaturisce una performance complessiva notevole: +828 posti di lavoro rispetto al 2010, con un guadagno di 4,69 punti percentuali, mentre totalmente la comunità professionale del cinema ha accusato in corrispondenza una perdita di forze di lavoro pari all’1,49% (tavola 1). Si è trattato su questo fronte del terzo miglioramento consecutivo dal 2008 in poi – con 667 impieghi in più nel 2009 e 658 nel 2010 – e anche del risultato percentualmente più consistente (+4,09% nel 2009 sul 2008 e +3,87% l’anno successivo), che ha così portato a inizio 2012 a contare la “conquista” nel triennio di 2.153 occupazioni stabili in più, per un progresso cumulato che presenta un saldo positivo pari al 13,20%. Un’evoluzione certamente non da poco, considerando che nello stesso periodo il totale degli addetti del comparto cinematografico è aumentato complessivamente con minore intensità, ossia dell’8,05%. E che sopperisce alla constatazione della crescente strutturazione delle società di cinema, sotto l’aspetto sia della configurazione operativa sia della loro organizzazione produttiva e realizzativa. 198 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 199 È come se il cinema italiano continuasse a girare sulla stabilizzazione degli impieghi una propria serie di film: pur con il 28,37% di contribuenti iscritti rispetto al totale del settore e con solo il 14,90% delle imprese attive nei vari comparti è comunque arrivato ad annoverare ben il 36.53% – 30.459 su 85.707 – di tutti gli occupati stabili dello spettacolo (tavole 19 e 20). TAVOLA 19 GLI OCCUPATI PIÙ STABILI NEL CINEMA Occupazione più stabile nel cinema Contribuenti attivi iscritti Imprese attive iscritte Contribuenti attivi per impresa Occupati più stabili* Quota su totale addetti comparto Addetti stabili a impresa 2008 2009 2010 2011 77.343 3.529 21,91 24.524 31,70% 6,95 80.863 3.701 21,85 28.261 34,94% 7,64 84.840 3.948 21,49 29.831 35,16% 7,55 83.575 4.228 19,77 30.459 36,53% 7,20 * Sono considerati addetti a maggiore stabilità i contribuenti attivi iscritti ai gruppi professionali della Gestione ex Enpals che nell’anno d’impiego hanno cumulato almeno 120 giorni lavorativi. Elaborazione sulle rilevazioni del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). TAVOLA 20 GLI OCCUPATI PIÙ STABILI NEGLI ALTRI COMPARTI Occupati più stabili nel 2011 Contribuenti attivi iscritti Imprese attive iscritte Contribuenti attivi per impresa Occupati più stabili* Quota su totale addetti comparto Addetti stabili a impresa TV E RADIO 25.585 1.435 17,82 14.469 56,55% 10,08 TEATRO 24.329 2.468 9,85 3.468 14,35% 1,40 MUSICA ALTRE ATTIVITÀ** 50.476 110.626 3.845 16.402 13,12 6,74 4.196 55.248 8,31% 49,94% 1,09 3,36 * Sono considerati addetti a maggiore stabilità i contribuenti attivi iscritti ai gruppi professionali della Gestione ex Enpals che nell’anno d’impiego hanno cumulato almeno 120 giorni lavorativi. ** Nella voce “Altre attività” sono compresi i tre comparti: Trattenimenti vari e spettacoli polivalenti; Impianti sportivi; Varie attività. Elaborazione sulle rilevazioni del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). Se si valuta il numero di imprese attive che hanno versato negli ultimi anni contributi sociali – prima all’Enpals e poi alla Gestione ex Enpals dell’Inps – si può osservare in realtà che il numero medio di addetti a maggiore stabilità (ossia con più di 120 giorni lavorativi annui) per ogni impresa di cinema è stato oggetto di una certa scrematura, da 7,52 nel 2008 a 7,63 nel 2009, fino a 7,55 nel 2010 e a 7,20 nel 2011. Nell’ultimo tratto di questo periodo la media di giorni lavorati all’anno dagli occupati a maggiore stabilità è anche diminuita da 180,7 giornate nel 2010 a 172,1 nel 2011. Se è vero perciò che gli impieghi stabilizzati sono cresciuti del 2,10% rispetto al 2010, è altresì accertato che il tempo lavorativo è diminuito di 8,6 giorni, ossia del 4,76%. | 199 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 200 Lavori in corso: il processo di consolidamento. I due fenomeni appaiono correlati fra loro: mentre cresce il numero di addetti stabili, si dirada leggermente il tempo richiesto dalle aziende di cinema ad ognuno di loro. Il dato sembra peraltro trovare conferma nell’aumento che il novero di imprese attive iscritte all’Enpals ha fatto registrare nel 2011 rispetto al 2010. Con una conseguenza che si potrebbe definire ad alto tasso di probabilità: il profilo produttivo delle aziende di cinema sta proseguendo nella sua graduale conformazione verso una maggiore e più diffusa organizzazione delle strutture operative, grazie anche a un’accresciuta maturazione gestionale delle nuove tecnologie, dopo il loro primo e un po’ disorganico impatto14. Vi è d’altra parte a testimoniarlo, anche per quanto riguarda questo aspetto, la diversa configurazione giuridica e amministrativa assunta dall’imprenditoria cinematografica nell’ultimo lasso di tempo, attraverso il progressivo passaggio dalla veste di società di persone a quella di società di capitali (il cambiamento risale al 2008) e poi con il graduale consolidamento di questa evoluzione, che non è solo formale, dal momento che comporta specifiche e più onerose condizioni patrimoniali e contabili. IL PERSONALE DIPENDENTE DELLE AZIENDE A questo scenario si sovrappone il quadro occupazionale fornito dalle statistiche dell’Istat, focalizzate sugli addetti delle aziende, con riferimento in particolare al personale dipendente e ai rapporti contrattuali regolarmente formalizzati. Per quanto non coincidente con quello della Gestione ex Enpals, il campo d’osservazione dell’Istituto nazionale di statistica (riguardante l’intero territorio italiano e tutte le attività economiche, prevalentemente sotto gli aspetti della produzione industriale) presenta tuttavia alcuni profili di relativa compatibilità. Se nel primo figurano ad esempio oltre 2mila imprese in meno (2.191 nel 2010, in netta riduzione comunque rispetto alle 2.847 del 2008 in gran parte grazie alla contestuale crescita delle registrazioni all’ente mutualistico) è pur vero che oltre il 60% delle società censite nel secondo – 3.803 su 6.139 nel 2010 – sono del tutto prive di addetti e che, come descritto nel precedente capitolo, si rileva anche la presenza di circa mille imprese artigiane. Appare inoltre certo che se da un lato una loro buona parte non è iscritta all’ex Enpals, dall’altro una certa porzione di titolari senza dipendenti vi aderisce comunque in proprio, ai fini pensionistici. 14 200 | Il repertorio Enpals qualifica le imprese in 40 diverse tipologie. In 10 di queste rientrano le aziende considerate e registrate come attive nel settore cinema: stabilimenti di produzione cinematografica (111); imprese di produzione cinematografica (codice 112); imprese di produzioni varie (shorts pubblicitari, fotoromanzi, eccetera, codice 113); imprese di sviluppo e stampa (114); imprese di doppiaggio (115); imprese di distribuzione e noleggio (121); esercizi esclusivamente cinematografici (122); esercizi cinematografici polivalenti (123); imprese organizzatrici di festival (532); imprese esercenti attività di fornitura di servizi nei vari settori dello spettacolo (codice 713). 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 201 Si può inoltre osservare che il numero di addetti a maggiore stabilità riscontrabile nei rapporti dell’ex Enpals – ad esempio 29.831 nel 2010 – si pone a una distanza mediana dai due valori censiti dall’Istat quali persone occupate, cioè a libro paga delle imprese (32.823 nello stesso anno) e quali dipendenti effettivi – 25.804 prendendo sempre a riferimento il 2010 – assunti a tempo indeterminato e determinato (tavola 21). TAVOLA 21 TUTTO IL BACINO OCCUPAZIONALE DEL CINEMA Posizioni lavorative e bacini professionali ANNO 2008 Numero Quota ANNO 2009 Numero Quota ANNO 2010 Numero Quota Dipendenti diretti Altre persone occupate Totale occupati Istat STATISTICHE ISTAT SULLE PERSONE OCCUPATE 28.413 79,90% 26.692 78,88% 7.147 20,10% 7.148 21,12% 35.560 100,00% 33.840 100,00% 25.814 7.019 32.833 78,62% 21,38% 100,00% Addetti a progetto Occupati stabili Totale addetti ex Enpals STATISTICHE GESTIONE EX ENPALS SUGLI ADDETTI 52.819 68,29% 52.602 65,05% 24.524 31,71% 28.261 34,95% 77.343 100,00% 80.863 100,00% 55.009 29.831 84.840 64,84% 35,16% 100,00% STIME SUL BACINO PROFESSIONALE 35.560 40,24% 33.840 39,15% 52.819 59,76% 52.602 60,85% 88.379 100,00% 86.442 100,00% 32.833 55.009 87.842 37,38% 62,62% 100,00% Totale persone occupate (Istat) Addetti a progetto (ex Enpals) TOTALE ADDETTI DEL COMPARTO Fonti dell’elaborazione: Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) realizzate dall’Istat (Roma, 2013); Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma). Un discorso analogo vale per altri due dati che le statistiche Istat forniscono in merito al costo del personale sostenuto complessivamente dalle aziende cinematografiche e al monte retributivo corrisposto in salari e stipendi (con regolare periodicità) ai suoi dipendenti diretti, nel 2010 pari rispettivamente a 809,1 milioni di euro e a 601,7 milioni (tavola 22). Il monte retributivo calcolato dall’ex Enpals nello stesso anno per gli occupati delle aree tecniche e amministrative assomma infatti a 553,0 milioni (61,6% del totale di 897,8 milioni). Le differenze appaiono sostanzialmente attribuibili alla diversa natura delle due rilevazioni e alle differenti caratteristiche della definizione metodologica delle figure lavorative e delle qualifiche professionali, essendo una basata sui rapporti contrattuali e l’altra sulle posizioni previdenziali. Esemplare per contenuti del tutto incomparabili, proprio a causa dei valori considerati su cui si fondano le elaborazioni, appare innanzitutto la disomogeneità fra la misurazione Istat delle ore lavorate nelle aziende rispetto a quella dell’ex Enpals per le giornate lavorative accreditate agli addetti suoi contribuenti, in ampia maggioranza appartenenti alle aree artistiche, creative e di scena. | 201 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 202 TAVOLA 22 LE COORDINATE ISTAT DEL PERSONALE DIPENDENTE D’AZIENDA Valori in milioni di euro Dipendenti*** Salari-stipendi* Costo personale Occupati*** Ore lavorate** 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TELEVISIVI 15.604 12.664 13.651 16.390 15.840 17.331 20.119 18.499 17.470 291,2 274,8 330,4 357,0 352,4 340,8 469,3 413,0 402,9 403,9 379,3 445,0 473,6 474,3 466,5 634,7 560,9 537,4 19.555 17.590 18.023 20.982 20.976 22.719 25.205 23.640 22.440 29.254 21.851 23.000 28.282 25.564 26.544 32.477 30.033 29,023 Dipendenti*** Salari-stipendi* Costo personale Occupati*** Ore lavorate** POST-PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TELEVISIVI 959 29,3 39,4 1.526 1.768 1.376 41,3 55,3 2.133 2.044 1.295 46,8 63,4 2.140 2.193 Dipendenti*** Salari-stipendi* Costo personale Occupati*** Ore lavorate** DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TELEVISIVI 1.193 1.507 1.486 1.637 1.517 1.343 1.479 42,8 58,6 49,3 71,4 58,2 60,2 62,8 59,5 80,6 67,0 97,5 80,0 83,7 90,2 1.764 1.906 1.912 2.089 1.910 1.685 1.825 2.135 2.473 2.469 2.663 2.620 2.604 2.675 1.462 52,4 74,5 1.768 2.457 1.519 59,8 83,2 1.811 2.531 5.355 86,4 116,7 6.299 8.780 5.520 92,0 124,9 6.432 8.757 Dipendenti*** Salari-stipendi* Costo personale Occupati*** Ore lavorate** PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO 3.758 4.549 5.000 4.992 5.204 58,5 63,3 40,5 73,3 84,5 62,0 87,3 73,5 85,0 114,0 5.274 6.136 6.517 6.779 6.679 6.194 6.684 7.335 7.467 6.992 5.557 94,2 126,7 6.745 9.211 5.856 100,1 134,9 7.004 9.203 TOTALE PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO Dati Istat 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Dipendenti*** 20.555 18.720 20.137 23.019 22.561 24.231 28.413 26.692 25.804 Salari-stipendi* 396,1 396,8 453,2 513,5 495,1 495,3 661,7 593,2 601,7 Costo personale 547,6 547,3 512,3 687,6 668,4 676,7 899,3 807,6 809,1 Occupati*** 26.593 25.632 26.452 29.850 29.565 31.149 35.560 33.840 32.823 Ore lavorate** 37.583 31.008 32.804 38.412 36.176 38.359 46.123 43.314 42.504 * Nella metodologia Istat sono definiti “salari e stipendi” le retribuzioni nette corrisposte direttamente e con carattere di periodicità agli addetti. ** Il dato relativo alle ore lavorate è espresso in migliaia, così come corrispondono a milioni di euro quelli monetari riferiti alle retribuzioni. *** L’Istat definisce “dipendenti” tutte le unità di lavoro – a tempo indeterminato o determinato – poste a libro paga delle aziende e “persone occupate”“ tutti gli addetti che prestano la loro opera sotto ogni altra forma di rapporto contrattuale. Fonti dell’elaborazione: per il periodo 2002-2007, le rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007) e per il periodo 2008-2010 Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). LA DISTRIBUZIONE TERRITORIALE Fra i dati più significativi nel processo di evoluzione del cinema italiano, il consolidamento negli anni del numero medio di addetti per impresa, attestato a livello nazionale intorno alle 20 unità per azienda, assume senza dubbio un rilievo particolare. La distribuzione territoriale delle attività (tavola 23) segnala come questa tendenza si stia diffondendo con una trasposizione di valori però che vede le Regioni storicamente più forti arretrare più o 202 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 203 meno sensibilmente e quelle per tradizione meno attrezzate svilupparsi invece con un certo dinamismo. Se è assodato che il Lazio continua a fare registrare la punta massima di 25,81 occupati per impresa e che la Lombardia resta sempre a una distanza relativamente contenuta con una media di 22,92, è altrettanto vero che i loro indici in raffronto al 2010 (pari rispettivamente a 29,01 e 24,29) si sono assottigliati. E in regresso si rivelano anche i rapporti operatoriazienda del Veneto (addirittura da 21,17 a 11,30) e delle altre Regioni cinematograficamente più attive, come Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Friuli-Venezia Giulia15. TAVOLA 23 QUANTO LAVORO CREANO LE IMPRESE IN OGNI REGIONE Suddivisione territoriale ITALIA Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia Romagna NORD Toscana Umbria Marche Lazio CENTRO Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna SUD E ISOLE NUMERO MEDIO DI CONTRIBUENTI EX ENPALS PER OGNI AZIENDA DI CINEMA 2007 2008 2009 2010 2011 20,62 7,81 5,00 31,61 3,17 15,70 8,51 5,42 11,07 20,26 6,05 5,19 4,47 31,22 27,47 5,66 2,00 8,04 5,28 3,75 3,38 5,11 7,96 6,02 21,91 8,03 3,33 23,67 3,18 11,37 11,13 7,77 8,04 16,26 6,27 4,10 4,96 28,23 24,99 4,17 2,66 8,43 6,09 2,61 3,45 12,80 7,47 8,45 21,84 7,17 1,16 24,66 4,51 18,80 10,39 8,55 8,36 17,68 6,26 5,93 5,14 29,11 26,32 5,97 1,00 9,90 6,80 2,53 3,45 6,41 7,56 7,29 21,49 10,41 6,87 24,29 4,52 21,17 13,40 9,97 10,62 18,73 8,83 6,35 5,94 29,01 26,50 7,24 1,00 10,47 7,02 3,00 3,93 11,41 8,88 8,98 19,77 8,63 1,50 22,92 5,00 11,30 10,12 8,69 9,66 17,01 7,74 7,65 7,44 25,81 23,75 8,41 1,00 11,72 7,53 3,09 4,00 15,44 17,48 11,23 Elaborazione sulle rilevazioni dei rapporti Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi per gli anni 2007-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals; per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). 15 Nel 2011 si è in pratica verificato un fenomeno inverso a quello cui si è assistito nel 2010. All’aumento delle imprese attive registrate nelle liste ex Enpals si è affiancata la contrazione dei contribuenti iscritti, mentre nell’arco dei dodici mesi precedenti, la riduzione del numero delle aziende era stata accompagnata dall’aumento dei prestatori d’opera. In proposito se ne ha riscontro in Rapporto 2011. Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia (Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, Roma 2012), nel capitolo 7 La comunità professionale alle pp. 218-220. | 203 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 204 7. La grande ripresa occupazionale del Sud Al contrario, stanno mostrando una sempre maggiore capacità di creare lavoro le imprese del Sud. Alle spalle di Lazio e Lombardia (e davanti a tutte le altre Regioni, Nord compreso) si trovano ora Campania, Sicilia e Sardegna. Vi sono inoltre cinque realtà territoriali che da un quinquennio vedono le loro società in grado di generare sempre più opportunità d’impiego e quattro di queste fanno parte del Centro-Sud: oltre alla stessa Campania, sono Puglia, Calabria e Marche. L’unica dell’area settentrionale a riuscire a fare altrettanto è il Trentino-Alto Adige. Questa fase di assestamento è visibile esaminando anche l’andamento del bacino occupazionale in valori assoluti. La serie dei dati (tavola 24) mostra un mercato sostanzialmente dinamico. Sul medio-lungo termine (periodo 2007-2011) è confermata ad esempio la crescita generalizzata dell’impiego di addetti. Negli ultimi cinque anni gli aumenti più sensibili si sono registrati in Lazio, Sicilia, Lombardia e Campania, che hanno visto incrementare di ben 7.117 unità il numero di contribuenti iscritti nelle liste ex Enpals, a fronte di un incremento globale in tutto il Paese di pochissimo superiore, essendosi attestato a 7.122. In termini percentuali i progressi più rilevanti, oltre che della stessa Sicilia – dove gli operatori rispetto al 2007 sono più che triplicati – sono appannaggio della Sardegna e del Trentino-Alto Adige, che hanno visto accresciuta più di due volte la loro comunità professionale. Nel breve termine (2011 su 2010) si notano invece segnali di contrazione che – dato l’andamento economico generale – con ogni probabilità sono proseguiti anche nel 2012. Il ricorso al lavoro degli operatori professionali è sceso ad esempio in tutti i maggiori poli cinematografici, in particolare al Nord – a eccezione della Lombardia – e al Centro, mentre è cresciuto sensibilmente al Sud, con Campania, Sicilia, Sardegna e Puglia in prima linea. Colpisce in particolare l’espansione dell’attività in Sicilia, ottava Regione nel 2007 per numero di contribuenti iscritti all’Enpals, salita al quarto posto nel 2008, poi scesa al settimo sia nel 2009 sia nel 2010, finendo per balzare addirittura al terzo nel 2011 con un incremento di addetti in soli dodici mesi pari al 52,79%, tale da superare la soglia di 2mila operatori e sopravanzare Regioni cinematograficamente consolidate come Emilia Romagna, Veneto e Piemonte. Rispetto a queste ultime tre Regioni si è peraltro sensibilmente avvicinata sotto l’aspetto occupazionale anche la Campania, con poco meno di 2mila addetti attivi. Da notare che le sei Regioni con oltre 1.000 operatori professionali nel 2007 (nell’ordine Lazio, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Campania) – diventate provvisoriamente sette nel 2008 con l’aggiunta della Sicilia, per tornare l’anno successivo a sei – sono definitivamente passate a otto a partire dal 2010 grazie al ritorno della stessa Sicilia e all’aggiunta della Toscana, che anche nel 2011 si è confermata sopra quota 1.000 (tavola 24). A questa soglia si avvicina anche la Puglia – stabilmente in nona posizione fin dal 2007 – che con oltre 800 operatori, contro i poco più di 500 di cinque anni prima, è la prima delle Regioni per così dire minori a sfiorare una percentuale di addetti 204 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 205 attivi rispetto al totale nazionale pari all’1% (mentre sopra lo 0,50% si situano soltanto Marche e Sardegna con un peso specifico corrispondente rispettivamente allo 0,72% e allo 0,60%). TAVOLA 24 REGIONE PER REGIONE TUTTI GLI ADDETTI DEL CINEMA Suddivisione regionale ITALIA Piemonte Valle d’Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia Romagna NORD Toscana Umbria Marche Lazio CENTRO Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna SUD E ISOLE ADDETTI DEL COMPARTO CINEMA ISCRITTI COME CONTRIBUENTI ALL’ENPALS 2007 2008* 2009 2010 2011 2011 su 2007 76.453 1.570 5 19.128 89 1.916 230 347 2.481 25.766 859 161 362 46.585 47.967 238 6 1.013 513 45 88 610 207 2.720 68.942* 1.457 10 16.217 105 1.251 334 373 1.867 21.614 885 123 382 41.958 43.348 167 8 1.172 560 34 76 1.806 157 3.980 80.863 1.449 7 19.556 176 2.031 343 419 2.091 26.172 933 190 381 49.431 50.935 221 5 1.574 687 33 107 892 227 3.756 84.840 2.166 55 19.315 181 2.266 362 459 2.285 27.089 1.148 197 446 51.566 53.357 239 4 1.582 759 33 122 1.415 240 4.394 83.575 +7.122 (+9,3%) 1.994 +424 (+27,0%) 9 +4 (+80,0%) 20.173 +1.045 (+ 5,4%) 185 +96 ( +107,8%) 1.255 -661 (-34,5%) 314 +84 (+36,5%) 374 +27 (+7,7%) 2.010 -471 (-18,9%) 26.314 +548 (+2,1%) 1.045 +186 (+21,6%) 222 +61 (+37,8%) 603 +241 (+66,5%) 49.631 +3.046 (+6,5%) 51.501 +3.534(+7,3%) 227 -9 (-3,7%) 5 -1 (-16,6%) 1.887 +874 (+86,2%) 806 +293 (+57,1%) 34 -11 (-24,4%) 132 +44 (+50,0%) 2.162 +1.552 (+254,4%) 507 +300 (+144,9%) 5.760 +3.040 (+111,7%) * Si segnala che i dati relativi alla suddivisione territoriale dei contribuenti iscritti nel comparto cinema per il 2008 si riferiscono a una “popolazione” di addetti pari a 68.942 unità rispetto a quella di 77.343 unità riportata nelle altre statistiche di ordine generale relative alla composizione complessiva della comunità professionale e della platea di imprese attive aderenti in quello stesso anno al sistema previdenziale. Elaborazione sulle rilevazioni dei rapporti Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi per gli anni 2007-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). 8. Mai così in basso la quota di addetti di Roma e Lazio Non appare tuttavia di secondo piano il “cedimento” occupazionale del Lazio, che accusa in soli dodici mesi la perdita di 1.870 contribuenti iscritti alla Gestione ex Enpals (-3,62%) e ha al suo interno tutti i posti di lavoro che il Centro mostra in meno (1.856 pari a -3,47%) nel 2011 rispetto al 2010. Dal momento che la Regione laziale si identifica praticamente con Roma, se ne può dedurre che la capitale effettiva del cinema nazionale – dove si registra la presenza di ben il 45,48% di tutte le imprese attive registrate dall’ente previdenziale – stia pagando in termini di consistenza l’andamento recessivo della congiuntura economica. | 205 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 206 Per la prima volta sotto il 60%. È la prima volta in assoluto che la percentuale degli operatori della cinematografia romano-centrica scende sotto il 60% del totale nazionale. Ancora più sensibile, date le proporzioni, appare la riduzione degli “organici” in Veneto: 1.011 unità in meno, corrispondenti al 44,61%. Percentualmente la performance peggiore spetta alle Valle d’Aosta, la cui perdita di 46 addetti su 55 rappresenta addirittura l’83,63%. Oltre al Veneto, a registrare tagli di rilievo in valori assoluti sono l’Emilia Romagna con un deficit di 175 unità (-7,65%), il Piemonte con il minor apporto di 172 operatori (-7,94%) e la Toscana, la cui comunità professionale nel 2011 presenta un saldo negativo di 103 membri (-8,97%). Parzialmente più contenute risultano le 85 assenze – che valgono però 18,51 punti percentuali – nella pianta organica di Liguria e le 48 di Friuli-Venezia Giulia, che contano comunque per una quota abbastanza ragguardevole del 13,26%. Al segno meno di queste otto regioni (sei settentrionali e due centrali, cui se ne aggiunge una sola del Sud, l’Abruzzo) si contrappone il trend positivo delle altre undici, dove spicca l’espansione occupazionale della Lombardia, con 858 presenze in più, corrispondenti al 4,44%, la sola del Nord insieme con il Trentino-Alto Adige (+4, pari al 2,21%) a mostrare un mercato del lavoro in attivo. Il nuovo decentramento degli operatori professionali. Tutto il Sud viceversa – a esclusione dell’Abruzzo, in difetto di 12 unità (-5,02%) – ha aumentato il proprio organico addirittura di 1.366 addetti: quasi un terzo in più in confronto al 2010 (31,08% è la quota), oltre metà dei quali apportati dalla sola Sicilia in virtù di 747 nuovi operatori (+52,79%). Altri 305 li ha conferiti la Campania (+19,28%); 267 la Sardegna che ha più che raddoppiato (+111,25%) i contribuenti iscritti all’istituto previdenziale; 47 la Puglia (+6,19%); 10 la Calabria (+8,19%); solo 1 a testa, infine, la Basilicata e il Molise. Di tutto rispetto si dimostra comunque il bilancio delle ultime due Regioni, entrambe del Centro, in positivo: arriva a 157 il numero di nuovi ingressi nel bacino occupazionale delle Marche (+35,20%), mentre il progresso dell’Umbria si ferma a 25, con il considerevole guadagno percentuale tuttavia del 12,69%. Sotto il profilo occupazionale si sta lentamente producendo in sostanza un parziale decentramento delle attività cinematografiche rispetto ai poli storicamente più sviluppati. Le nove Regioni che nell’ultimo quinquennio considerato (2007-2011) hanno sempre vantato il maggior numero di contribuenti iscritti sono passate per esempio da una quota cumulativa di addetti attivi pari al 98,18% nel 2009 a quella corrispondente al 96,83% del 2011, cedendo alle altre undici Regioni 1,36 punti percentuali di impieghi professionali (tavola 25). All’interno di questo fenomeno si profila in particolare una minore incidenza (per quanto limitata) proprio delle due “aree capitali” del cinema nazionale, dal momento che la quota cumulativa di competenza di Lazio e Lombardia si è alleggerita nello stesso periodo di quasi 1,5 punti percentuali, passando dall’85,30% all’83,51%. 206 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 207 TAVOLA 25 DOVE SI CONCENTRA L’OCCUPAZIONALE NEL CINEMA QUOTA DI ADDETTI SUL TOTALE NAZIONALE NELLE NOVE REGIONI CON OLTRE 800 CONTRIBUENTI EX ENPALS ANNO 2008 ANNO 2009 ANNO 2010 ANNO 2011 1. Lazio 2. Lombardia 3. Emilia R. 4. Sicilia 5. Piemonte 6. Veneto 7. Campania 8. Toscana 9. Puglia TOTALE 60,85% 23,52% 2,71% 2,62% 2,11% 1,81% 1,70% 1,28% 0,81% 97,61% 1. Lazio 2. Lombardia 3. Emilia R. 4. Veneto 5. Campania 6. Piemonte 7. Toscana 8. Sicilia 9. Puglia TOTALE 61,12% 24,18% 2,58% 2,51% 1,94% 1,79% 1,15% 1,10% 0,85% 98,19% 1. Lazio 60,78% 2. Lombardia 22,76% 3. Emilia R. 2,69% 4. Veneto 2,67% 5. Piemonte 2,55% 6. Campania 1,86% 7. Sicilia 1,66% 8. Toscana 1,35% 9. Puglia 0,89% TOTALE 97,21% 1. Lazio 59,38% 2. Lombardia 24,13% 3. Sicilia 2,58% 4. Emilia R. 2,40% 5. Piemonte 2,38% 6. Campania 2,25% 7. Veneto 1,50% 8. Toscana 1,25% 9. Puglia 0,96% TOTALE 96,83% Fonte dell’elaborazione: Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per l’anno 2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals; per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). TAVOLA 26 INCIDENZA DELLE MACRO-AREE SULL’OCCUPAZIONE Suddivisione territoriale Nord Centro Sud e Isole ADDETTI DEL COMPARTO CINEMA ISCRITTI COME CONTRIBUENTI ATTIVI ALL’EX ENPALS 2007 2008 2009 2010 2011 2011 su 2010 2011 su 2007 33,71% 62,74% 3,55% 31,36% 62,87% 5,77% 32,37% 62,99% 4,64% 31,43% 62,96% 5,61% 31,49% 61,62% 6,89% +0,06% -1,34% +1,28% -2,22% -1,12% +3,34% Fonte dell’elaborazione: Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2007-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals; per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). A livello di macro-aree si ha modo di valutare il graduale – lento ma costante – sviluppo delle risorse professionali nelle Regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle settentrionali e centrali (tavola 26). In sostanza, i dati regionali segnalano la migliore capacità negli ultimi tre anni di creare lavoro da parte delle realtà cinematografiche delle Regioni meridionali e di quelle minori mentre quelli territoriali per macro-aree confermano che questa vitalità proviene principalmente dalle attività sviluppate nel Sud e nelle isole. I segnali di ripresa di province e territori interni. Considerando il fluttuare dei dati da un anno all’altro non appare facile individuare le circostanze che possono essere all’origine di questa promettente evoluzione. Sembra ad esempio ampiamente legittimo intravedere nelle pieghe del fenomeno l’attivismo di alcune Film Commission, che hanno portato avanti nuove iniziative in campo regionale in grado di creare alternative di insediamento lavorativo e realizzativo ai poli produttivi più consolidati. Per quanto le posizioni di questi ultimi siano “difese” e supportate a loro volta dalle rispettive Film Commission, si può presumere che l’apertura stessa degli ambiti operativi (ad esem| 207 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 208 pio in tema di locations o di festival) abbia contribuito al trasferimento di porzioni di mercato. Non va inoltre sottovalutato l’apporto che alcuni specifici interventi relativi alla creazione di sedi istituzionali come Cineporti, Case del Cinema, cineteche e studi tecnici (di più recente costituzione proprio nelle Regioni periferiche e in quelle del Centro-Sud andando a formare autentici giacimenti di risorse per l’intera filiera) possono aver dato ai rispettivi bacini professionali, così come la costruzione relativamente recente dei multiplex che costellano oggi tante province, in particolare nei territori interni, ha certamente contribuito all’allargamento della base occupazionale16. I TRATTAMENTI ECONOMICI Nell’analisi dei valori economici del mercato del lavoro occorre considerare che ogni riferimento ai trattamenti e ai livelli retributivi così come al monte retributivo riscontrati dalla Gestione ex Enpals non corrispondono né alle remunerazioni nette né a quelle lorde riconosciute materialmente agli operatori professionali, bensì al costo del loro impiego sostenuto complessivamente dalle società che ne richiedono le prestazioni17. A 16 A proposito dello sviluppo di attività d’impresa e occupazionale registrato dalla Gestione ex Enpals negli ultimi anni (con il conseguente maggior numero di aziende e contribuenti che risultano aver corrisposto nel periodo più recente i contributi previdenziali e assistenziali) non va esclusa fra le motivazioni di tale progressivo aumento una più estesa e incisiva azione ispettiva e di controllo avviata per contrastare l’evasione e l’elusione dei versamenti degli oneri sociali (le cosiddette “trattenute di legge”); un intervento che, secondo quanto richiamato dalla Gestione ex Enpals, ha generato in alcuni ambiti territoriali risultati davvero significativi. 17 Per il calcolo dei contributi si deve fare riferimento alla retribuzione imponibile, rappresentata da tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro in denaro o in natura, al lordo di qualsiasi ritenuta, in dipendenza del rapporto di lavoro (comprese le indennità di trasporto e le maggiorazioni retributive dovute ai trasfertisti), con esclusione di alcune somme corrisposte a titolo specifico secondo quanto prescrive la legge, come per esempio quelle che l’artista riceve a titolo di rimborso spese a piè di lista (debitamente documentate per vitto, alloggio e trasporto). Non sono inoltre soggette a contribuzione le attività artistiche di carattere marginale, ovvero le retribuzioni annue lorde fino a un massimo di 5.000,00 euro per esibizioni dal vivo in spettacolo, di divertimento o di celebrazione di tradizioni popolari e folcloristiche, effettuate da giovani fino a 18 anni, da studenti fino a 25 anni, da pensionati con non meno di 65 anni e da coloro che svolgono altra attività lavorativa per la quale sono già iscritti ad altra gestione previdenziale obbligatoria (decreto legge numero 159 del 1° ottobre 2007, articolo 39 quater). In ogni caso la retribuzione minima giornaliera e oraria non può essere inferiore al minimale stabilito annualmente. In base alla legge numero 38 del 1989 il limite minimo di retribuzione giornaliera per l’assolvimento degli obblighi contributivi di legge, riferito ai settori di competenza dell’ex Enpals, è stato fissato per il 2012 (circolare numero 21 del 9 febbraio 2012) in 45,70 euro (44,49 euro nel 2011), corrispondente al 9,5% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti di 481 euro (468,35 euro nel 2011). Di conseguenza il carico contributivo di base ex Enpals pari al 33% non può essere inferiore a quello commisurato (15,08 euro) sullo stesso minimale, anche quando viene pattuito un cachet giornaliero inferiore a 45,70 euro. Lo stipendio minimo contributivo mensile (minimale giornaliero per 26) è a sua volta pari a 1.188,20 euro (1.156,74 nel 2011). 208 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 209 versare i contributi sociali da destinare all’ente previdenziale sono infatti sia gli addetti sia i loro datori di lavoro e pertanto le rilevazioni statistiche analizzate si riferiscono all’effettivo importo che ogni prestazione lavorativa comporta a qualsiasi titolo e in tutte le sue forme18. La percentuale di contribuzione di base alla Gestione ex Enpals da calcolare in rapporto alla retribuzione riconosciuta corrisponde al 33%, di cui il 23,81% a carico dell’impresa e il 9,19% a carico dell’occupato. Risultano inoltre dovuti – secondo varie e specifiche modalità – un cosiddetto contributo di solidarietà pari al 5%, di cui il 2,50% a carico dell’azienda e il 2,50% a carico del prestatore d’opera, e un’aliquota aggiuntiva dell’1% a carico sempre di quest’ultimo19. L’entità dei tributi varia inoltre secondo l’anzianità d’iscrizione dei contribuenti all’istituto mutualistico, seguendo due percorsi diversi: uno per gli operatori iscritti alla forma pensionistica obbligatoria prima del 31 dicembre 1995 e l’altro per i lavoratori registratisi a partire dal 1° gennaio 199620. Nell’ipotesi in cui la prestazione venga effettuata a favore di committenti privati, come capita sovente agli artisti in occasione per esempio di partecipazioni o interventi spot, così come di cerimonie o festeggiamenti, i contributi vengono versati dagli organizzatori degli 18 19 20 Fino al 31 dicembre 2011 l’ex Enpals rilasciava a ogni lavoratore iscritto un libretto personale sul quale, con cadenza settimanale, i datori di lavoro dovevano registrare i periodi di occupazione, l’ammontare della retribuzione giornaliera corrisposta e dei contributi versati. Dal 1° gennaio 2012 l’obbligatorietà del libretto di lavoro è stata abolita e quindi non sussiste più per gli addetti la necessità di andare a ritirarlo presso le sedi territoriali dell’ente e i datori di lavoro non hanno più l’onere della timbratura delle giornate lavorate. Società, agenzie, impresari o altri committenti che ingaggiano lavoratori dello spettacolo sono ora obbligati a immatricolarsi presso la Gestione ex Enpals denunciando l’inizio della propria attività e segnalando ogni periodo di sospensione o di ripresa della stessa; devono effettuare telematicamente (entro il 25° giorno del mese successivo a quello di pertinenza) la denuncia mensile delle attività soggette a contribuzione e delle somme dovute all’ente previdenziale; sono infine tenuti a disporre il versamento dei contributi (tramite modello F24, come ogni altra azienda) entro il giorno 16 del mese successivo a quello di competenza. L’applicazione dell’aliquota aggiuntiva risale al decreto-legge numero 384 del 19 settembre 1992 (articolo 3 ter) convertito dalla legge numero 438 del 14 novembre 1992, mentre quella del contributo di solidarietà è stata varata con il decreto legislativo numero 182 del 30 aprile 1997 (articolo 1, commi 8 e 14). Con la legge numero 335 dell’8 agosto 1995 (articolo 2, comma 18) è stato introdotto il massimale annuo della base contributiva e pensionabile per i lavoratori dello spettacolo iscritti a forme pensionistiche obbligatorie che insieme con il precedente parametro di base, il massimale di retribuzione giornaliera, è funzionale al calcolo del contributo di solidarietà e dell’aliquota aggiuntiva. Entrambi i massimali vengono aggiornati di anno in anno sulla scorta degli indici di rivalutazione Istat e operano sul calcolo delle remunerazioni sia per gli addetti già registrati prima del 31 dicembre 1995 sia per i colleghi immatricolati a partire dal 1° gennaio 1996. Il massimale annuo per il 2012 risulta pari a 96.145,00 euro (93.622 nel 2011); il massimale di retribuzione giornaliera 2012 è stato invece fissato in 700,93 euro (contro i 682,50 euro del 2011). | 209 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 210 eventi, dai gestori delle manifestazioni e dai committenti in generale21. Anche per questo, tenuto conto sia della complessità della gestione degli oneri sociali e di quelli accessori sia della rapidità dei rapporti (come nel caso di un’esibizione unica), i professionisti dello spettacolo si costituiscono di frequente in enti o società, frapponendo fra loro stessi e la Gestione ex Enpals un sostituto d’imposta. 9. Quale abisso fra lordo, netto e costo del lavoro Le cifre esposte nei resoconti dell’ente previdenziale in merito ai redditi da lavoro si possono in sostanza considerare figurative rispetto alle remunerazioni effettive che gli addetti del settore conseguono concretamente in relazione al loro impegno professionale. In linea generale il compenso netto percepito da un operatore costituisce secondo i casi dal 69% al 71% della retribuzione lorda riportata – per così dire – a busta paga e rappresenta solamente dal 56% al 61% del costo del lavoro complessivo sostenuto dal datore di lavoro o committente. Una significativa indicazione della reale ripartizione dei compensi lordi e netti, degli oneri sociali e previdenziali fra prestatori d’opera e datori di lavoro, cui va soggetta la remunerazione delle prestazioni professionali, può essere condotta a titolo esemplificativo assumendo come punto di riferimento un contratto di lavoro autonomo occasionale che prevede quale retribuzione lorda l’importo medio – corrisposto con maggiore ricorrenza negli ambiti dello spettacolo – di 1.500 euro a pagamento di una giornata di lavoro (tavola 27). Nel rendere conto dei livelli retributivi, dei parametri legati alle diverse qualifiche e ai vari comparti dello spettacolo, il panel offerto dalle rilevazioni statistiche dell’ente di previdenza resta naturalmente di totale validità e fornisce i necessari termini di confronto e di analisi dei trattamenti economici in atto in tutto il settore. 21 210 | Il contributo di solidarietà viene applicato per gli addetti immatricolati prima del 31 dicembre 1995 sulla parte di retribuzione giornaliera eccedente il massimale imponibile relativo a ciascuna fascia retributiva (tavola 27), mentre per quelli immatricolati a partire dal 1° gennaio 1996 su quella di retribuzione annua eccedente l’importo di 96.149,00 euro. L’aliquota aggiuntiva (allineata a quanto previsto nella gestione Inps ed equiparata da sempre tra autonomi e subordinati) si applica invece: per i primi sulla parte di retribuzione eccedente l’importo di 141,68 euro e sino al massimale di retribuzione giornaliera imponibile relativa a ogni fascia retributiva; per i secondi sulla parte di retribuzione annua eccedente la prima fascia di retribuzione pensionabile pari a 44.204,00 euro e sino al massimale annuo di retribuzione imponibile di 96.149,00 euro (ai fini di una corretta determinazione dei conteggi l’assicurato deve comunicare sempre al committente o datore di lavoro l’importo complessivo percepito in occasione di precedenti rapporti di lavoro svolti nel corso dello stesso anno solare). 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 211 TAVOLA 27 QUALE DIVARIO FRA COMPENSO NETTO E COSTO DEL LAVORO BASE DELLA REMUNERAZIONE LORDA: 1.500,00 EURO IMMATRICOLAZIONE PRIMA DEL 31-12-1995 IMMATRICOLAZIONE DOPO IL 31-12-1995 CALCOLO DELLA RETRIBUZIONE NETTA PERCEPITA DALL’OPERATORE PROFESSIONALE 1.500,00 Retribuzione lorda 1.500,00 -315,00 Ritenuta d’acconto Ire (21,00%)** -315,00 -128,83 Trattenuta ex Enpals base (9,19%)* -91,90 -2,45 Contributo di solidarietà (2,50%)*** -12,50 -12,60 Aliquota aggiuntiva (1,00%)**** -10,00 1.041,12 Compenso netto effettivo 1.070,60 143,88 Carico contributivo liquidato a ex Enpals***** 114,40 1.185,00 +315,00 +333,78 +2,45 1.836,23 336,23 DETERMINAZIONE DEL COSTO DEL LAVORO A CARICO DEL COMMITTENTE Retribuzione netta****** Ritenuta d’acconto Ire (21,00%)** Trattenuta ex Enpals base (23,81%)* Contributo di solidarietà (2,50%)*** Costo del lavoro reale Carico contributivo liquidato a ex Enpals***** 1.185,00 +315,00 +238,10 +12.50 1.750,60 253,60 * La trattenuta ex Enpals base del 33% (di cui il 9,19% a carico del prestatore d’opera e il 23,81% del datore di lavoro) viene calcolata sul massimale giornaliero di riferimento, fissato secondo i parametri dell’ente previdenziale per il 2012 in 1.401,86 euro. ** La ritenuta d’acconto Ire è intesa quale imposta sul reddito ed è commisurata alla retribuzione lorda. *** La base imponibile per la determinazione del contributo di solidarietà si ottiene sottraendo dal compenso lordo il massimale giornaliero di riferimento (in questo caso: 1.500,00 euro meno 1.401,86 = 98,14 euro) e applicando quindi le aliquote del 2,50% a carico sia degli operatori professionali sia dei committenti (imprese, enti o soggetti privati) delle prestazioni. **** La base imponibile per il calcolo dell’aliquota aggiuntiva applicata a carico del prestatore d’opera (nella misura dell’1%) è ottenuta sottraendo dal massimale di retribuzione giornaliera di 1.401,86 euro il valore della prima fascia di retribuzione pensionabile fissato per il 2012 in 1.260,18 euro e risulta pertanto pari a 141,68 euro. ***** Il carico contributivo complessivo liquidato alla Gestione ex Enpals da parte degli addetti e dei datori di lavoro assomma nel primo caso (immatricolazioni precedenti al 31 dicembre 1995) a 480,11 euro e nel secondo caso (immatricolazioni successive al 31 dicembre 1995) a 365,00 euro. ****** La retribuzione netta imputata quale costo del lavoro è pari alla retribuzione lorda privata della ritenuta d’acconto Ire. I REDDITI DA LAVORO Dopo sette anni di crescita ininterrotta, nel 2011 il livello di retribuzione media giornaliera degli occupati nel settore cinema ha subito un regresso, scivolando da 142,82 euro a 142,54. Nonostante questo rimbalzo, la retribuzione media annua degli operatori cinematografici è invece salita di 178,81 euro (+1,69%) e per la prima volta ha superato – di 28,90 euro, pari allo 0,27% – quella media di tutto il settore: 10.761,7 euro contro 10.732,8 (la media dello spettacolo, una volta escluso il cinema, scenderebbe in realtà a 10.647,87 euro, per una differenza di 114 euro). Fino all’anno prima il divario era invece sfavorevole e pari a 178,81 euro (tavola 28). Per il secondo anno consecutivo è stato inoltre ridotto il divario nei confronti dei compensi medi degli addetti del comparto radiotelevisivo, storicamente attestati a livelli assai superiori rispetto a quelli di tutte le altre attività del settore spettacolo. Da uno scarto pari al 63,44% del 2009 – equivalente a 17.549,9 euro – la retribuzione media annua unitaria è passata nel 2010 a un divario del 62,42% (pur corrispondente a una distanza moneta| 211 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 212 ria ancora di poco superiore: 17.578,9 euro) e nel 2011 a una differenza del 61,10%, vale a dire di 16.904,2 euro. In pratica il delta è sceso da 2,73 del 2009 prima a 2,66 e poi nel 2011 a 2,57 e si sta invertendo quel trend che nel giro di soli dodici mesi portò la retribuzione unitaria nel cinema rispetto alla TV da uno scostamento del 57,31% del 2008 (in valore monetario 15.417,8 euro) a quello appunto del 63,44% del 2009. D’altronde, la larga parte degli occupati del sistema radiotelevisivo opera nelle aree tecniche e amministrative, con regimi contrattuali a tempo pieno e quindi con trattamenti economici in media più congrui. Non a caso il comparto radio-TV copre appena l’8,68% del parco di risorse umane dello spettacolo, ma incide del 22,51% sul monte retributivo globale del settore (tavola 29). TAVOLA 28 EVOLUZIONE DEI COMPENSI DA LAVORO NELLO SPETTACOLO Comparti ex Enpals 2004 Cinema Radiotelevisione Musica Teatro Trattenimenti poliv.* Impianti sportivi Altre attività** MEDIA SETTORE 112,39 105,50 123,58 3,04 95,88 60,36 53,54 100,14 Cinema Radiotelevisione Musica Teatro Trattenimenti poliv.* Impianti sportivi Altre attività** MEDIA SETTORE 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 RETRIBUZIONI MEDIE GIORNALIERE IN EURO PER ADDETTO 122,94 131,80 136,67 141,02 142,74 142,82 102,07 104,41 109,45 111,41 111,81 113,10 120,70 127,60 128,39 130,64 131,86 130,12 95,36 97,08 101,03 102,15 102,39 100,54 93,74 98,45 83,13 85,72 83,47 83,39 61,91 60,45 62,72 64,94 65,40 69,73 58,35 57,18 61,77 63,32 65,44 69,25 102,19 105,34 104,22 105,51 104,56 105,27 142,54 110,62 128,66 99,01 83,75 64,85 70,33 103,39 RETRIBUZIONI MEDIE ANNUE IN EURO PER ADDETTO 9.743,27 10.202,52 10.700,92 10.485,07 11.481,93 10.111,27 10.582,96 10.761,77 24.974,41 21.363,01 22.368,59 23.604,40 26.899,77 27.661,25 28.161,90 27.666,06 6.534,85 6.752,26 6.868,68 6.926,26 7.787,48 8.443,72 8.444,78 8.555,89 8.159,05 8.073,27 7.873,20 7.920,17 8.348,61 8.073,10 8.123,63 7.752,48 6.830,66 7.488,75 8.216,42 7.624,40 8.298,37 8.046,12 8.347,33 8.701,62 10.819,01 12.167,74 11.500,71 11.083,63 11.933,58 12.246,74 13.109,24 12.185,31 2.336,53 2.746,76 2.231,16 2.283,35 2.634,29 2.833,74 3.019,30 3.101,55 9.590,86 9.767,26 10.137,81 9.831,11 11.086,35 10.325,68 10.705,95 10.732,87 * La definizione completa della categoria è:“Trattenimenti vari e spettacoli polivalenti”. ** Nel comparto “Altre attività” la Gestione ex Enpals comprende imprese fornitrici di servizi nei vari rami dello spettacolo; aziende non dello spettacolo che effettuano comunque versamenti ai fini pensionistici per contribuenti iscritti all’ente; infine società la cui posizione amministrativa è considerata provvisoria in attesa di accertamenti. Elaborazione sulle rilevazioni dei rapporti: Statistiche sull’occupazione e sulle retribuzioni dei Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport. Serie storiche anni 2000-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2010) e Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per il 2010 a cura della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). Al tempo stesso si è acuita nel periodo più recente la tendenza dei network televisivi a realizzare produzioni seriali a budget sempre più contenuti, con effetti economici che si sono proiettati sui costi di beni e servizi sviluppati dall’industria video-cinematografica. Su questo terreno è intervenuto come noto anche l’ultimo contratto collettivo nazionale per i dipendenti da aziende dell’industria cineaudiovisiva formulato il 21 dicembre 2011 e sottoscritto a fine gennaio 2012 tra le parti sociali: Anica e Unin212 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 213 TAVOLA 29 A CONFRONTO I GUADAGNI MEDI DEL CINEMA Peso dei comparti nel bacino ex Enpals Cinema Radiotelevisione Musica Teatro Trattenimenti polivalenti Impianti sportivi Altre attività** TOTALE SPETTACOLO NUMERO ADDETTI 83.575 25.585 50.476 24.329 52.493 30.797 27.336 294.591 INCIDENZA PER CENTO 28,37% 8,68% 17,13% 8,26% 17,83% 10,45% 9,28% 100,00% RETRIBUZIONI IN MILIONI € 899,41 707,83 431,87 188,61 456,77 375,27 84,78 3.146,28* INCIDENZA PER CENTO 28,59% 22,51% 13,74% 6,00% 14,53% 11,94% 2,69% 100,00% COMPENSO MEDIO ANNUO IN EURO 10.761,71 27.666,02 8.555,89 7.752,48 8.701,62 12.185,31 3.101,55 10.680,87 * La somma aritmetica delle retribuzioni dei vari comparti riportate in tabella risulta inferiore alla cifra indicata quale “totale spettacolo” essendo quest’ultima comprensiva anche delle ulteriori migliaia di euro delle singole voci non trascritte per brevità. ** Nel comparto “Altre attività” la Gestione ex Enpals comprende imprese fornitrici di servizi nei vari settori dello spettacolo, aziende non dello spettacolo che effettuano comunque versamenti ai fini pensionistici per contribuenti iscritti all’ente e società la cui posizione amministrativa è considerata provvisoria in attesa di accertamenti. Elaborazione su dati del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011 a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). dustria da una parte e Slc-Cgil, FISTel-Cisl e Uil Com dall’altra. Oltre ad aver recepito gli indirizzi introdotti dal precedente accordo interconfederale del 28 giugno 2011 in termini di relazioni industriali e di sviluppo della contrattazione di secondo livello (che affida la concertazione agli ambiti territoriali e aziendali) è stata infatti costituita una Commissione Paritetica per la corretta applicazione del Codice degli Appalti, per monitorare le attività e cercare di contenere le forme di dumping e di concorrenza sleale22. Si eleva il livello dei compensi. La congruità dei trattamenti economici si basa sui parametri cosiddetti sindacali e la sottoscrizione del nuovo contratto collettivo formalizzato nel gennaio 2012 – che si applica a varie categorie professionali del comparto – ha senza dubbio contribuito al parziale miglioramento della base retributiva degli addetti in cinematografia. Al di là dell’aumento, spalmato sul triennio di vigenza 20122013-2014, dei minimi tabellari, che vanno dai 76,27 euro del primo livello d’inquadramento ai 189,92 euro del settimo e assegnano al quarto – quello più diffuso e di tradizionale riferimento – 122,80 euro, il rinnovo dell’intesa aveva infatti disposto la corresponsione di 280 euro lordi una tantum a valere appunto sul 2011 (l’elemento di garanzia per le aziende che non sottoscrivono il secondo livello di contrattazione è stato invece previsto a decorrere dal 2013 e fissato a 200 euro). Alla diversa natura delle disposizioni di natura economica previste nel contratto (l’una 22 Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti dell’industria cineaudiovisiva (Roma, gennaio 2011). | 213 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 214 tantum agisce sul livello di compenso medio conseguito nel 2011) appare legato anche il discordante andamento delle retribuzioni giornaliere e annuali (tavola 30). TAVOLA 30 TREND DEI TRATTAMENTI ECONOMICI NEL CINEMA Ultimi dodici anni 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Retribuzione media giornaliera Valori Variazioni Indice base in euro percentuali 2000=100 112,79 +7,12% 100,00 118,67 +5,21% 105,21 116,30 -2,00% 103,11 112,73 -3,07% 99,94 112,39 -0,30% 99,64 122,94 +9,38% 100,13 131,80 +7,20% 116,85 136,67 +3,69% 121,17 141,02 +3,18% 125,02 142,74 +1,20% 126,55 142,82 +0,05% 126,62 142,54 -0,19% 126,37 Retribuzione media annua per addetto Valori Variazioni Indice base in euro percentuali 2000=100 8.368,23 +15,19% 100,00 9.329,77 +11,49% 111,49 9.708,12 +4,05% 116,01 9.667,07 -0,42% 115,52 9.743,27 +0,78% 116,43 10.202,62 +4,71% 121,92 10.700,92 +4,89% 127,87 10.485,07 -2,92% 125,29 11.480,93 +29,85% 137,19 10.111,27 -11,92% 120,82 10.582,96 +4,66% 126,46 10.761,77 +1,69% 128,60 Elaborazione sulle rilevazioni dei rapporti: Statistiche sull’occupazione e sulle retribuzioni dei Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport. Serie storiche anni 2000-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma, 2010) e Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per il 2010 a cura della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). Dopo sei anni di graduale seppur leggera ascesa, la media delle retribuzioni giornaliere riconosciute agli operatori cinematografici mostra di aver subito nel 2011 una piccola limatura di 28 centesimi di euro, pari allo 0,19%. Di converso, la media fra le remunerazioni annue di tutti gli occupati ha fatto segnare, dopo quello del 2010, un altro piccolo progresso (+1,69%) di 178,81 euro. LA REMUNERAZIONE PROFESSIONALE I consuntivi statistici dell’ex Enpals rappresentano la sintesi di una miriade di situazioni che, in riferimento alle specifiche condizioni di lavoro delle diverse qualifiche professionali, sono sul piano pratico del tutto particolari. Due parametri giocano un ruolo decisivo: l’intensità d’impiego degli operatori di determinate categorie rispetto ad altre (tavole 14 e 16) e la consistenza numerica dei rispettivi gruppi (tavola 9). Ai livelli di retribuzione media giornaliera delle differenti figure (tavola 31) non corrispondono quelli delle remunerazioni medie annuali (tavola 32). La griglia dei compensi annui mostra in effetti una tendenziale coerenza degli emolumenti riconosciuti alle categorie lavorative delle aree tecniche e amministrative, mentre evidenzia un’accentuata discontinuità fra i gruppi di quelle creative, artistiche e di scena, dove sia la quantità sia la frequenza e la durata delle prestazioni condizionano fortemente gli standard dei redditi da lavoro capitari. Lo dimostra il fatto stesso che in merito ai trattamenti economici giornalieri vi sono dodici categorie pro214 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 215 fessionali alle quali è attribuita una paga superiore a quella che rappresenta la media (142,54 euro) di tutto il comparto e che fra questi dodici gruppi compaiono tutti quelli dell’ambito artistico e creativo. Sul fronte dei compensi annuali a collocarsi invece sopra la media di comparto (10.761,77 euro) sono tredici qualifiche, delle quali soltanto cinque però appartengono all’area di ideazione e recitazione. Ne è chiara riprova la posizione degli attori, che si piazzano all’ultimo posto assoluto rispetto al guadagno medio unitario all’anno, nonostante partano da un cachet giornaliero che si presenta come il terzo più consistente in assoluto. TAVOLA 31 TREND DELLE PAGHE GIORNALIERE NEL CINEMA Operatori del comparto cinema ex Enpals RETRIBUZIONE MEDIA GIORNALIERA IN EURO AD ADDETTO PER QUALIFICA PROFESSIONALE 2009 2010 2011 AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA Conduttori e animatori 8.366,88 1.925,76 Registi, aiuto e sceneggiatori 393,60 533,34 346,07 Attori e generici 173,69 397,70 306,49 Artisti lirici e cantanti 205,10 442,51 501,60 Direttori e maestri d’orchestra 780,11 379,90 172,60 Direttori di scena e di doppiaggio 193,34 212,68 197,83 Scenografi, arredatori e costumisti 186,66 214,29 173,20 Coreografi, ballerini e modelli 226,97 196,41 176,80 Concertisti e orchestrali 273,86 105,91 106,91 2007 2008 1.807,28 334,14 334,92 184,27 190,40 207,71 176,21 195,49 107,07 1.664,66 340,34 322,13 277,36 269,99 186,59 174,48 154,45 148,21 AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Autonomi esercenti attività musicali 153,16 78,20 Truccatori e parrucchieri 201,78 212,85 197,48 Amministratori 164,25 171,38 185,47 Organizzatori, direttori e ispettori 150,16 155,63 146,14 Dipendenti da imprese di noleggio film 114,22 104,35 115,65 Tecnici (produzione e realizzazione)*** 122,84 118,90 118,94 Impiegati 88,15 82,74 104,46 Operatori e maestranze (A)** 103,25 103,23 105,07 Lavoratori impianti sportivi Dipendenti strutture spettacolo* 60,22 Operatori e maestranze (B)** 60,02 55,16 56,69 MEDIA GENERALE CINEMA 131,80 194,32 142,74 145,55 201,53 169,84 146,07 123,02 118,46 104,97 101,23 79,29 75,51 56,64 142,82 198,57 194,45 177,33 141,52 117,61 115,62 107,59 100,34 78,89 67,48 55,49 142,54 * La denominazione ufficiale della categoria è “Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. ** La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. *** In questo gruppo la classificazione della Gestione ex Enpals contempla i “dipendenti imprese di spettacoli viaggianti, ippodromi, scuderie, cinodromi, case da gioco, sale da gioco, sale giochi, sale scommesse e addetti alla ricezione delle scommesse”. Elaborazione sui dati del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per il 2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale e per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals (Roma). Per quanto riguarda i compensi per le aree tecniche e amministrative, un’indicazione più specifica proviene senza dubbio dalle statistiche dell’Istat sulla struttura del sistema pro| 215 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 216 TAVOLA 32 QUANTO SI GUADAGNA IN MEDIA ALL’ANNO NEL CINEMA Addetti RETRIBUZIONE MEDIA ALL’ANNO IN EURO PER GLI OPERATORI DI OGNI GRUPPO PROFESSIONALE del comparto cinema ex Enpals 2007 2008 2009 2010 2011 Conduttori e animatori Registi, aiuto e sceneggiatori Direttori di scena e di doppiaggio Scenografi, arredatori e costumisti Direttori e maestri d’orchestra Coreografi, ballerini e modelli Concertisti e orchestrali Artisti lirici e cantanti Attori e generici AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA 271.033,8 142.506,2 135.546,0 39.556,8 51.093,9 32.876,6 31.576,2 24.573,5 23.947,7 22.058,0 22.180,3 20.961,9 22.071,8 17.978,2 16.969,0 11.857,6 13.374,9 11.339,8 9.862,7 6.014,7 11.332,8 8.716,2 7.663,2 5.778,4 4.331,7 3.335,6 3.618,9 4.860,7 6.770,4 7.925,3 4.390,4 1.997,4 4.414,5 2.942,3 3.148,2 158.142,7 33.047,0 22.875,9 17.552,6 10.718,6 6.842,1 5.765,3 4.437,7 2.963,5 AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Categorie di RETRIBUZIONE MEDIA ALL’ANNO IN EURO PER GLI OPERATORI DI OGNI GRUPPO PROFESSIONALE addetti del comparto cinematografico 2007 2008 2009 2010 2011 Amministratori 22.880,1 25.655,6 29.526,8 31.743,1 31.177,5 Dipendenti da imprese di noleggio film 29.194,6 23.948,3 30.126,8 33.178,5 28.320,4 Impiegati 20.415,5 17.838,7 24.997,3 25.602,1 26.316,5 Lavoratori impianti sportivi 21.154,5 18.996,7 Organizzatori, direttori e ispettori*** 16.742,8 17.835,2 16.966,8 17.163,2 16.458,7 Tecnici (produzione e realizzazione) 18.422,5 16.099,1 18.935,2 16.181,6 15.782,1 Dipendenti strutture spettacolo* 11.251,0 13,361,0 Truccatori e parrucchieri 15.113,3 15.601,9 12.303,0 12.051,5 11.511,4 Operatori e maestranze (B)** 10.221,1 10.334,6 10.410,4 10.310,0 Operatori e maestranze (A)** 10.498,5 10.969,4 10.507,7 10.184,5 Autonomi esercenti attività musicali 6.080,4 1.728,2 1.310,0 5.361,3 MEDIA GENERALE CINEMA 10.485,0 11.480,9 10.111,2 10.582,9 10.761,7 * In questo gruppo la classificazione della Gestione ex Enpals contempla i “dipendenti imprese di spettacoli viaggianti, ippodromi, scuderie, cinodromi, case da gioco, sale da gioco, sale giochi, sale scommesse e addetti alla ricezione delle scommesse”. ** La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. *** La denominazione ufficiale della categoria è “Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. Elaborazione sulle rilevazioni dei rapporti Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals; per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). duttivo. Queste rilevazioni sono focalizzate sui dipendenti regolarmente contrattualizzati a tempo indeterminato e determinato e ne misurano il livello retributivo medio secondo i diversi segmenti d’attività del comparto. Chi sale di più nella scala dei guadagni. Emerge ad esempio la retribuzione nettamente migliore degli addetti alla distribuzione rispetto a quelli impiegati in produzione e – in misura ancora più considerevole – degli occupati nel circuito delle sale di proiezione, il cui trattamento economico mostra tuttavia negli anni un graduale, seppure relativo miglio216 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 217 ramento, del quale appare legittimo intravedere l’origine nella progressiva concentrazione degli impianti e soprattutto delle società di gestione con la conseguente crescita dimensionale e organizzativa delle risorse umane impegnate nel settore dell’esercizio (tavola 33). Un altro segmento che mostra un livello di remunerazione relativamente alto è quello della post-produzione e la circostanza testimonia con ogni probabilità il rilievo strategico che le nuove tecnologie digitali hanno assunto nel comparto, favorendo di conseguenza un migliore riconoscimento economico per il personale più specializzato. Sono tuttavia riscontrabili anche due fenomeni costanti per tutto l’arco di tempo considerato dalle statistiche Istat sugli addetti che accomunano i quattro ambiti di lavoro del comparto: il periodico incremento della retribuzione media e il contemporaneo contenimento delle ore lavorate. Si tratta di un duplice indicatore della sempre maggiore strutturazione che le imprese cinematografiche stanno assumendo nel loro complesso e nella combinazione dei due tratti caratteristici della loro gestione imprenditoriale in termini di produttività ed efficienza. Come già segnalato, tendono a razionalizzare la propria organizzazione: da un lato attraverso l’occupazione maggiormente stabilizzata (adeguamento della pianta organica, congruità della remunerazione, pianificazione della risorsa tempo) e, dall’altro con un ricorso più appropriato all’opportunità offerta dalla connaturata configurazione del mercato del lavoro all’impiego temporaneo, a progetto e su commessa, ossia a termine. TAVOLA 33 I TEMPI DI LAVORO E I GUADAGNI MEDI PER OGNI ADDETTO Migliaia di euro 2008 2009 2010 Retribuzione* Ore lavorate** PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TELEVISIVI 18,66 21,70 24,20 21,78 22,24 19,63 23,32 1.874 1.725 1.684 1.725 1.677 1.531 1.614 22,32 1.623 23,06 1.661 Retribuzione* Ore lavorate** POST-PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TELEVISIVI 30,62 1.843 30,02 1.485 36,21 1.693 Retribuzione* Ore lavorate** DISTRIBUZIONE CINEMATOGRAFICA, DI VIDEO E PROGRAMMI TELEVISIVI 35,94 38,90 33,18 43,61 55,71 44,85 42,51 1.789 1.641 1.661 1.626 1.727 1.938 1.808 35,90 1.680 39,37 1.666 16,14 1.203 16,68 1.586 TOTALE PRODUZIONE, DISTRIBUZIONE E PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO Dati Istat 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 Retribuzione* 19,27 21,20 22,50 22,31 21,94 20,44 23,29 22,32 Ore lavorate** 1.828 1.656 1.629 1.668 1.603 1.583 1.623 1.622 2010 23,32 1.647 Retribuzione* Ore lavorate** 2002 2003 2004 2005 2006 PROIEZIONE CINEMATOGRAFICA E DI VIDEO 15,59 14,01 14,70 17,03 16,24 1,648 1.469 1.467 1.495 1.343 2007 16,96 1.657 17,10 1.708 * I valori di retribuzione (in migliaia di euro) indicati in tabella corrispondono a quelli della voce “salari e stipendi” che nella metodologia Istat sono rappresentati dalle retribuzioni nette corrisposte direttamente e con carattere di periodicità agli addetti. ** Le ore lavorate si riferiscono all’arco dell’intero anno. Fonti dell’elaborazione: per il periodo 2002-2007, le rilevazioni dell’Istat Aggregati dei conti territoriali per branca di attività economica (fino al 2007) e per il periodo 2008-2010 Statistiche nazionali sulla struttura delle imprese (dati dal 2008) (Roma, 2013). | 217 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 218 LE FASCE RETRIBUTIVE Dal modesto saggio complessivo di utilizzazione della popolazione artistica e tecnica discende in generale un livello di remunerazione assai contenuto per la sua più che larga maggioranza. Il quadro è ricostruito dalla suddivisione per decili dell’intera composizione della comunità professionale in base alle medie annue sia dei periodi di impiego sia delle remunerazioni, dove si registra in particolare un aumento generalizzato dei limiti massimi delle diverse fasce retributive anche quando il numero di giorni lavorativi accumulati nel corso dell’anno si rivela pari o inferiore a quello raggiunto nei dodici mesi precedenti (probabilmente si sono manifestati i primi effetti benefici del rinnovo contrattuale del gennaio 2012 che ha interessato ampie fasce di addetti). A fronte del diffuso regresso del 2009 – con l’80% degli operatori in sofferenza rispetto al 2008 – e a quello più contenuto del 2010, quando il 40% “meno pagato” aveva comunque raccolto di più in confronto a dodici mesi prima, nel 2011 sono maturati valori superiori per tutti, con la sola eccezione del secondo decile. Resta in ogni caso notevolmente elevata la percentuale di operatori – più di sette su dieci – che hanno conseguito nell’anno una retribuzione inferiore a 10.761,77 euro, che corrisponde alla stessa media generale di tutto il comparto (tavola 34). TAVOLA 34 DISTRIBUZIONE DEI PERIODI D’IMPIEGO E DELLE RETRIBUZIONI Valori dei decili per tutti gli addetti del comparto cinema ex Enpals Fino al 10% di occupati Fino al 20% Fino al 30% Fino al 40% Primo 50% di unità Fino al 60% Fino al 70% Fino all’80% Fino al 90% degli addetti Compreso l’ultimo 10% LIMITE MASSIMO DI GIORNATE LAVORATE IN CORSO D’ANNO 2008 2009 2010 2011 1 1 2 3 8 23 78 156 266 312 1 1 2 3 6 21 78 170 302 312 1 1 2 3 6 19 74 172 311 312 1 1 2 3 6 22 78 180 311 312 QUOTA MASSIMA DI RETRIBUZIONE ANNUA IN EURO SECONDO LA DISTRIBUZIONE IN DECILI 2008 2009 2010 2011 69,44 121,66 200,00 396,00 918,00 2.878,45 7.843.77 15.816,98 26.152,88 27.309,90 67,50 96,74 159,00 300,00 660,00 2.335,30 7.539,87 17.247,25 30.842,93 - 73,37 100,00 160,75 300,00 512,74 2.097,17 7.453,70 17.095,3 30.846,02 - 76,09 96,09 162,07 307,20 685,38 2.400,00 7.958,98 17.221,89 31.037,57 - Elaborazione sulle rilevazioni statistiche del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). La distribuzione per decili delle retribuzioni annue nel cinema è profondamente segnata dalla copiosità del suo apparato occupazionale. L’analoga rilevazione riferita a tutto il settore mostra in effetti valori sempre superiori. In particolare, nel raffronto con gli altri comparti appare davvero penalizzante il divario con quello radiotelevisivo che, dal primo all’ultimo gradino presenta scarti notevoli, mentre assume contorni meno netti il distacco da musica e teatro, accreditati rispettivamente di valori superiori solo fino al quinto e al sesto livello. 218 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 219 Se si considera che i valori medi per l’intero complesso di addetti del cinema corrispondono a 75,5 in merito alle giornate lavorative annue, a 142,54 euro relativamente al compenso medio giornaliero e a 10,76mila euro per quanto riguarda la remunerazione annua, si può rilevare come il confronto proposto dalla distribuzione delle retribuzioni per decili porti a rivelare la capacità dell’ultimo 30% di soggetti – 25.072 su 83.575 – di compensare, in misura decisamente elevata, gli standard di retribuzione dell’altro 70% di colleghi e di riequilibrarne quasi del tutto, ai fini della media generale, il basso livello di redditi da lavoro annui23. 10. Quando l’ultimo 10% ribalta i valori Il differenziale che separa la fascia alta degli interpreti e degli autori più noti e apprezzati (protagonisti del cosiddetto star system) dal resto di una platea di soggetti estremamente ampia appare in effetti enorme. L’alto livello dei compensi riconosciuti agli artisti di primo piano è il fattore moltiplicatore che consegna all’apparato professionale del cinema la migliore media delle retribuzioni giornaliere fra tutti i comparti (tavola 29) rispetto a un saggio d’occupazione piuttosto contenuto (tavole 5 e 14) – è il quarto in assoluto – e inferiore allo stesso indice medio del settore (75,5 giornate lavorative all’anno contro 103,3). In considerazione di questo specifico aspetto – comune altresì al mondo dello sport professionistico – la Gestione ex Enpals attua un regime di compensazione che, nei casi di emolumenti molto superiori alla media, prefissa ai fini previdenziali la “spalmatura” delle prestazioni professionali su più giorni di contribuzione accreditabili rispetto al numero di quelli effettivamente dedicati alla lavorazione (tavola 35). Questo regime si applica a gran parte degli addetti, in quanto è previsto per gli operatori iscritti alla forma pensionistica obbligatoria prima del 31 dicembre 1995. Per i colleghi diventati contribuenti a partire dal 1° gennaio 1996, il massimale di retribuzione imponibile è correlato invece alla remunerazione annua, fissata per il 2012 a 96.145,00 euro. 23 I rapporti d’analisi e le statistiche Enpals riportavano fino al 2008 anche il livello massimo conseguito dai contribuenti appartenenti al decimo decile nella distribuzione delle retribuzioni di settore. Quei dati molto “selettivi”, accessibili solo a un 10% di artisti da red carpet, si prestavano a essere abbinati in via presuntiva ai possibili percettori e per questo da allora non vengono più comunicati, in osservanza delle norme che regolano anche amministrativamente il rispetto dalle privacy. Quell’anno il limite del reddito da lavoro toccato dai protagonisti meglio pagati fra tutti quelli appartenenti all’ultimo e più ricco 10% della popolazione dello spettacolo italiano era stato di 9.253.050 euro nel cinema, di 4.315.782 nella televisione, di 3.161.572 per il teatro e di 1.600.924,20 euro per la musica (da notare come la somma degli ultimi tre emolumenti annuali restasse comunque al di sotto del singolo “tetto” record raggiunto in campo cinematografico). | 219 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 220 TAVOLA 35 QUALE REGIME ENPALS PER LE FASCE DI REDDITO PIÙ ALTE FASCE DI RETRIBUZIONE GIORNALIERA IMPONIBILE A CONTRIBUZIONE Anno di contribuzione 2012 Anno di contribuzione 2013 Da euro A euro Da euro A euro 700,94 1.401,86 1.401,87 3.504,65 3.504,66 5.607,44 5.607,45 7.710,23 7.710,24 9.813,02 9.813,03 12.616,74 12.616,75 15.420,46 15.420,47 Ad libitum 721,97 1.443,93 3.609,80 5.775,67 7.941,55 10.107,42 12.995,25 15.888,08 1.443,92 3.609,79 5.775,66 7.941,54 10.107,41 12.995,24 15.888,07 Ad libitum GIORNATE EFFETTIVE ACCREDITATE 1 2 3 4 5 6 7 8 MASSIMALE DI RETRIBUZIONE GIORNALIERA IMPONIBILE ANNO 2012 ANNO 2013 709,93 1.401,86 2.102,79 2.803,72 3.504,65 4.205,58 4.906,51 5.607,44 721.96 1.443,92 2.165,87 2.887,83 3.609,79 4.331,75 5.053,71 5.779,66 Fonte: Fasce di retribuzione giornaliera ed i relativi massimali di retribuzione giornaliera imponibile, nelle circolari numero 21 del 6 febbraio 2012 e numero 22 dell’8 febbraio 2013 (Parte III – Paragrafo 17) a cura dell’Area Contributi e Vigilanza-Ufficio Normativa e Circolari Gestione ex Enpals (Roma). LA QUOTAZIONE REPUTAZIONALE Ai livelli più elevati di retribuzione entra in gioco quell’elemento determinante, che fa la differenza, consistente nella cosiddetta quotazione reputazionale. La remunerazione nel mondo dello spettacolo e dell’arte si pone difatti in diretto rapporto con il palmarès individuale e aumenta col crescere della carriera, in ragione delle esperienze acquisite, del numero di prestazioni già fornite, della capacità d’interagire con gli altri attori di una specifica produzione, dell’esito delle precedenti opere alle quali si è partecipato e in base al loro apprezzamento sia da parte del pubblico sia nei termini dei risultati economici conseguiti. E nel quadro generale del settore, il corpo professionale del cinema presenta senza dubbio le opportunità più favorevoli (ancorché di difficile ricerca e ad alta volatilità) per conseguire i credits artistici che aprono la strada al successo. I riflessi di questa peculiarità si ripropongono sui compensi medi nelle varie qualifiche professionali (tavola 36) dello spettacolo. Ne fanno fede le cinque leadership che i “mestieri” cinematografici esprimono nelle aree creative, artistiche e di scena, oltre a collocarsi al secondo posto in altre tre delle quattro restanti categorie. Al contrario, in campo tecnico e amministrativo a farla da padrone è come scontato il sistema radiotelevisivo, che cede il primato al cinema solamente nel trattamento economico degli amministratori. Peso economico: tecnici 6, artisti 4. Le rilevazioni statistiche sui trattamenti economici di gente e mestieri del cinema forniscono semmai in sede di compendio indicazioni più oggettive per quanto concerne il “peso” economico delle diverse professioni all’interno dell’industria audiovisiva e del film. Nel 2011 le figure delle aree creative artistiche e di scena hanno ricoperto una quota pari al 37,5% del monte retributivo globale del comparto cinematografico, perdendo poco meno di un punto percentuale rispetto al 2010. Dopo essere passati dal 29,7% del 2007 (quando però la classifica220 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 221 zione Enpals prevedeva un diverso inquadramento dei ruoli lavorativi), al 37,9% del 2008 e del 2009, i gruppi di queste aree erano infatti approdati nel 2010 al 38,4% (tavola 37). A ovvia compensazione gli operatori delle aree tecniche e amministrative nel 2011 hanno totalizzato cumulativamente il 62,5% del totale delle retribuzioni dichiarate alla Gestione ex Enpals. In precedenza erano scese dal 70,2% del 2007 al 62,1% nel biennio successivo e infine al 61,6% dodici mesi più tardi. TAVOLA 36 I COMPENSI MEDI PER PROFESSIONE NELLO SPETTACOLO Gruppi professionali d’attività ex Enpals RETRIBUZIONE MEDIA ALL’ANNO IN EURO PER GLI OPERATORI DELLO SPETTACOLO Cinema TV e radio Teatro Musica Conduttori e animatori Registi, aiuto e sceneggiatori Direttori di scena e di doppiaggio Scenografi, arredatori e costumisti Direttori e maestri d’orchestra Coreografi, ballerini e modelli Concertisti e orchestrali Artisti lirici e cantanti Attori e generici AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA 158.142,7 18.113,5 33.047,0 30.702,3 22.785,9 16.009,5 17.552,6 22.710,0 10.718,6 7.878,7 6.842,1 915,2 5.765,3 34.442,1 4.437,7 5.921,5 2.963,5 2.437,9 5.197,1 9.504,7 15.793,7 7.695,2 6.491,6 4.172,8 4.110,4 6.132,1 5.878,5 1.045,4 11.905,6 19.619,2 14.456,7 21.960,8 4.805,4 5.713,1 12.806,4 2.723,8 AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Gruppi professionali RETRIBUZIONE MEDIA ALL’ANNO IN EURO PER GLI OPERATORI DELLO SPETTACOLO dei comparti d’attività Cinema TV e radio Teatro Musica Amministratori 31.177,5 12.967,0 13.674,1 12.180,7 Impiegati 26.316,5 30.690,4 22.216,0 28.184,2 Organizzatori, direttori e ispettori 16.458,7 24.606,8 12.609,8 14.036,1 Tecnici (produzione e realizzazione)*** 15.782,1 25.381,4 9.369,6 10.141,4 Truccatori e parrucchieri 11.511,4 21.609,2 7.088,5 6.577,8 Operatori e maestranze B** 10.310,0 10.947,1 4.091,4 5.387,9 Operatori e maestranze A** 10.184,5 26.719,3 10.428,7 23.532,7 MEDIA GENERALE CINEMA* 10.761,7 27.666,0 7.752,4 8.555,8 * La media generale è riferita al complesso di tutti i 20 gruppi professionali delle varie attività dello spettacolo e non alle sole 16 categorie di operatori comprese in questa tavola dedicata ai quattro tradizionali – e più omogenei – comparti del settore. ** La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. *** La denominazione ufficiale della categoria è “Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. Elaborazione sulle rilevazioni dei rapporti Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). Presenza numerica: artisti 6, tecnici 4. In relazione ai rispettivi pesi numerici (tavola 38) queste proporzioni nell’ultimo quadriennio risultano in pratica ribaltate. L’incidenza quantitativa di ideatori, autori e interpreti si mantiene difatti costante sopra il 62,5%, mentre gli operatori tecnici e amministrativi – in un’alternanza di contenuti rialzi o ribassi – soltanto nel 2011 sono arrivati a toccare il valore di 37,5%. | 221 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 222 TAVOLA 37 IL PESO RETRIBUTIVO DELLE DIVERSE CATEGORIE DI LAVORO Gruppi professionali ex Enpals del cinema EVOLUZIONE DEL MONTE RETRIBUTIVO ANNUO (IN MILIONI DI EURO) IN CINEMATOGRAFIA Quota 2007 Quota 2008 Quota 2009 Quota 2010 Quota 2011 AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA Attori e generici 10,5% (80,10) 19,2% (166,34) 15,6% (132,80) Registi, aiuto e sceneggiatori 16,0% (122,70) 18,3% (159,31) 12,6% (106,10) Conduttori e animatori -(-) 9,0% (77,15) 5,4% (46,59) Scenografi, arred. e costumisti 3,0% (23,39) 4,0% (34,78) 3,4% (29,18) Coreografi, ballerini e modelli 0,2% (1,34) 0,6% (5,00) 0,5% (4,10) Concertisti e orchestrali 0,0% (0,65) 0,1% (0,76) 0,1% (0,66) Artisti lirici e cantanti 0,0% (0,04) 0,2% (1,30) 0,2% (1,68) Direttori e maestri d’orchestra 0,0% (0,06) 0,1% (0,73) 0,1% (0,63) TOTALE AREE**** 29,7% 37,9% 37,9% 16,7% (148,71) 11,8% (105,33) 5,6% (49,60) 3,4% (30,17) 0,5% (4,22) 0,1% (0,99) 0,2% (1,81) 0,1% (0,55) 38,4% 14,9% (134,41) 12,0% (108,42) 6,1% (55,03) 3,4% (31,05) 0,4% (3,90) 0,2% (2,08) 0,1% (1,47) 0,1% (0,49) 37,5% AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Impiegati 36,4% (281,28) 27,3% (237,18) 31,4% (267,39) Operatori e maestranze (A)* -(-) 8,7% (74,28) 9,3% (79,18) Organizzatori, dir., ispettori** 7,5% (57,71) 7,7% (66,75) 7,9% (67,12) Tecnici (prod. e realiz.) 4,5% (34,98) 4,6% (39,65) 5,9% (50,46) Operatori e maestranze (B)* -(-) 3,5% (30,85) 3,9% (32,32) Dipendenti noleggio film 2,3% (17,92) 1,2% (10,80) 1,7% (15,45) Truccatori e parrucchieri 1,4% (11,18) 1,2% (10,57) 1,1% (9,10) Direttori di scena e di doppiaggio 1,5% (3,88) 0,6% (5,46) 0,6% (5,20) Amministratori 0,0% (0,75) 0,2% (2,10) 0,3% (2,45) Altre categorie*** 17,6% (135,85) 0,0% (0,02) 0,0% (0,05) TOTALE AREE**** 70,2% 62,1% 62,1% 33,1% (297,19) 8,9% (80.20) 7,5% (66,88) 5,1% (46,03) 3,8% (33,84) 0,7% (4,86) 1,0% (9,19) 0,8% (5,10) 0,5% (2,88) 0,1% (0,85) 61,6% 33,5% (301,74) 9,0% (81,68) 7,4% (66,69) 5,5% (50,18) 3,6% (33,01) 1,2% (11,38) 1,1% (9,68) 0,6% (5,23) 0,3% (2,82) 0,1% (0,77) 62,5% * La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. ** La denominazione ufficiale della categoria è “Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. *** Nel 2008 è cambiata la classificazione Enpals dei gruppi professionali; pertanto nella voce “Altre categorie” sono state accorpate per quanto riguarda il 2007 varie tipologie che in seguito non hanno più fatto parte della classificazione amministrativa dell’ente e per quanto concerne il 2008 e gli anni successivi sono state invece ricomprese per comodità di esposizione tre figure: “lavoratori autonomi esercenti attività musicali”; “dipendenti imprese di spettacoli” e “lavoratori degli impianti e circoli sportivi”. **** La somma aritmetica del monte retributivo delle varie categorie professionali indicate in tabella risulta comprensiva anche delle frazioni percentuali inferiori allo 0,0% delle singole voci non riportate in quanto inferiori al decimale di punto. Elaborazione sulle rilevazioni dei rapporti Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2007-2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). LE CLASSI DI REDDITO FISCALE Anche se sussistono alcune differenze, la retribuzione imponibile è la medesima utilizzata ai fini fiscali. Per determinare la base imponibile contributiva si applica infatti il principio di competenza, sulla base del quale il reddito di lavoro ai fini previdenziali è costituito da tutte le somme e i valori maturati a qualunque titolo nel periodo di riferimento in relazione al rapporto di lavoro. In sede di imponibile fiscale si sommano poi eventuali proventi – in genere di natura patrimoniale o di origine immobiliare – che concorrono a costituire il reddito complessivo, ma nel regime tributario degli studi di settore 222 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 223 ciò che viene sottoposto ad analisi da parte dell’Agenzia delle Entrate è proprio il reddito da lavoro autonomo o d’impresa24. TAVOLA 38 L’INCIDENZA NUMERICA DEI VARI GRUPPI PROFESSIONALI Quote di addetti EVOLUZIONE DELLE CATEGORIE PROFESSIONALI DEL CINEMA SUL PARCO TOTALE ADDETTI del cinema sul totale dei gruppi ex Enpals Quota 2007 Quota 2008 Quota 2009 Quota 2010 Quota 2011 AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA Attori e generici 54,4% (41.561) 54,7% (37.680) 55,8% (45.137) Registi, aiuto e sceneggiatori 4,1% (3.102) 4,5% (3.118) 4,0% (3.230) Scenografi, arred. e costumisti 1,5% (1.116) 2,3% (1.576) 2,0% (1.623) Coreografi, ballerini e modelli 0,0% (304) 0,6% (442) 0,5% (471) Concertisti e orchestrali 0,0% (113) 0,3% (177) 0,1% (199) Conduttori e animatori - (-) 0,4% (286) 0,4% (327) Artisti lirici e cantanti 0,0% (8) 0,3% (192) 0,2% (213) Direttori di scena e doppiaggio 0,2% (158) 0,3% (228) 0,2% (236) Direttori e maestri d’orchestra 0,0% (5) 0,0% (38) 0,0% (56) TOTALE AREE**** 60,6% 64,7% 63,1% 55,7% (47.236) 3,9% (3.336) 2,1% (1.778) 0,6% (551) 0,3% (276) 0,4% (366) 0,5% (413) 0,3% (231) 0,0% (56) 63,8% 54,2% (45.357) 3,9% (3.261) 2,1% (1.769) 0,7% (570) 0,4% (361) 0,4% (348) 0,4% (332) 0,3% (229) 0,0% (46) 62,5% AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Impiegati 18,8% (14.392) 11,2% (7.690) 13,6% (10.967) Operatori e maestranze (A)* 6,0% (4.618) 8,7% (7.076) 8,9% (7.219) Organizzatori, dir., ispettori** 4,5% (3.447) 5,4% (3.743) 4,6% (3.743) Operatori e maestranze (B)* 2,2% (1.641) 4,4% (3.019) 3,9% (3.128) Tecnici (prod. e realiz.) 5,1% (3.931) 3,6% (2.463) 3,3% (2.665) Truccatori e parrucchieri 1,0% (740) 0,9% (678) 0,9% (740) Dipendenti noleggio film 0,8% (635) 0,7% (451) 0,6% (513) Amministratori 0,0% (33) 0,1% (82) 0,1% (83) Altre categorie*** 0,8% (628) 0,0% (3) 0,1% (100) TOTALE AREE**** 39,4% 35,3% 36,9% 13,7% (11.608) 8,9% (7.633) 4,6% (3.897) 3,8% (3.251) 3,6% (2.845) 0,9% (763) 0,5% (448) 0,1% (91) 0,0% (61) 36,2% 13,7% (11.466) 9,6% (8.020) 4,8% (4.052) 3,8% (3.202) 3,8% (3.180) 1,0% (841) 0,5% (402) 0,1% (89) 0,0% (50) 37,5% * La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. ** La denominazione ufficiale della categoria è “Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. *** Nel 2008 è cambiata la classificazione Enpals dei gruppi professionali; pertanto nella voce “Altre categorie” sono state accorpate per quanto riguarda il 2007 varie tipologie che in seguito non hanno più fatto parte della classificazione amministrativa dell’ente e per quanto concerne il 2008 e gli anni successivi sono state invece ricomprese per comodità di esposizione tre figure: “lavoratori autonomi esercenti attività musicali”; “dipendenti imprese di spettacoli” e “lavoratori degli impianti e circoli sportivi”. **** La somma aritmetica dell’incidenza numerica delle varie categorie professionali indicate in tabella risulta comprensiva anche delle frazioni percentuali inferiori allo 0,0% delle singole voci non riportate in quanto inferiori al decimale di punto. Elaborazione sulle rilevazioni dei rapporti Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi, per gli anni 2007-2008-2009 a cura del Coordinamento Statistico-Attuariale dell’Enpals, per il 2010 della Consulenza Statistico-Attuariale dell’Enpals e per il 2011 della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma). Nei repertori dell’amministrazione finanziaria relativi alle libere professioni e alle varie categorie di lavoratori autonomi che confluiscono nel settore dei servizi compare per esem24 Il criterio per ottenere la retribuzione imponibile giornaliera su cui applicare l’aliquota contributiva ai fini del versamento alla Gestione ex Enpals è stabilito dal decreto del Presidente della Repubblica numero 1420 del 31 dicembre 1971 (articolo 2, comma 5). | 223 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 224 pio la comunità di attori e registi e si può così avere una prima visibilità dei valori delle retribuzioni – e delle relative capacità reddituali – degli operatori in ambito cinematografico rispetto alle altre attività (tavola 36), considerando che a livello nazionale il reddito unitario più elevato si è registrato nelle libere professioni (49.500 euro), seguito appunto dal settore dei servizi (26.900 euro), da quello manifatturiero (29.200 euro) e infine dal commercio (20.400 euro). Si tratta di medie complessive e perciò indicative per un raffronto generale, ma non si deve dimenticare comunque che interpreti e autori comprendono una quota pari al 58,1% del totale di addetti annoverati nel comparto tra le varie qualifiche (sono inoltre, fra tutte le tipologie artistiche dell’audiovisivo e del settore spettacolo, le uniche prese in considerazione nelle rilevazioni fiscali) e possono quindi riflettere, almeno parzialmente, l’incidenza economica e il range di remunerazione che il cinema esprime nel contesto generale del mondo dei professionisti (non imprenditori in proprio) e del mercato del lavoro (tavola 39). TAVOLA 39 PROFESSIONISTI E GRANDI CONTRIBUENTI PER IL FISCO Analisi delle attività professionali secondo gli studi di settore 2010 con valori in migliaia di euro Amministratori immobiliari Avvocati (di studio) Attori e registi Medici (di ambulatorio e diagnostici) Disegnatori (studi di design) Sarti (maestri di taglio) Agenti immobiliari Agenti assicurativi e finanziari Ingegneri (di studio) Pubblicitari (e pubbliche relazioni) Consulenti e promotori finanziari Tributaristi e revisori contabili Architetti (di studio) Edicolanti Geometri (di studio) Veterinari Tecnici d’informatica Agronomi e periti agrari Psicologi NUMERO RICAVI REDDITO MEDIO QUOTA DI TOTALE DI O COMPENSI D’IMPRESA O DI REDDITO CONTRIBUENTI MEDI DICHIARATI LAVORO AUTONOMO SU RICAVI* 10.464 98,9 34,2 34,58% 107.440 91,6 57,6 62,88% 4.402 91,5 56,5 61,75% 108.214 89,8 69,8 77,73% 12.295 86,5 26,1 30,17% 2.584 84,0 8,2 9,76% 26.731 78,1 19,7 25,22% 54.468 72,1 36,0 49,93% 53.466 67,3 44,0 65,38% 5.588 62,5 27,2 43,52% 12.951 59,4 42,7 71,88% 11.152 55,9 31,1 55,63% 55.645 49,3 29,6 60,04% 16.665 46,9 17,4 37,10% 51.938 44,9 28,2 62,80% 8.530 43,5 19,9 45,74% 13.313 43,2 33,0 76,39% 6.237 36,5 25,6 70,13% 15.085 29,5 21,7 73,56% * La quota di reddito in percentuale sui ricavi non compare nelle rilevazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate ma è stata calcolata in base agli indici ufficiali riportati nelle tavole statistiche degli studi di documentazione della stessa amministrazione tributaria e riprodotti in tabella. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). I guadagni secondo l’Agenzia delle Entrate. Una rappresentazione più dettagliata dei redditi di attori e registi (oltre a quelli attivi principalmente in campo cinematografico, che costituiscono la larghissima maggioranza, è compresa una ristretta compagine di provenienza 224 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 225 teatrale) è rintracciabile poi nella serie storica delle analisi effettuate dal Dipartimento delle Finanze del Mef-Ministero dell’Economia e delle Finanze e rilevabile dalla banca dati degli studi di settore nell’arco di sei anni dal 2005 al 2010. Definite prima come “Creazioni e interpretazioni nel campo della regia di spettacolo” (codice SK28U), le prestazioni delle due categorie professionali vengono indicate dal 2008 – in seguito alla riforma della classificazione statistica Ateco – sotto la denominazione “Attività nel campo della recitazione e della regia” col nuovo codice UK28U. È uno dei 206 ambiti ai quali si applica il regime di imposizione fiscale degli studi di settore e rientra in un bacino di contribuzione davvero vasto, formato da oltre 3,48 milioni di posizioni tributarie, in maggioranza individuali (più del 63%, contro il 37% di società), costituite cioè da persone fisiche25. Oltre che al lavoro autonomo e alle libere professioni, gli studi di settore si applicano in effetti ad alcune attività imprenditoriali nelle quali prevale la configurazione societaria e pertanto il 20% dei 3,48 milioni di soggetti monitorati è costituito da società di persone e il 17% da quelle di capitali o da enti (ossia con altre vesti giuridiche). È il caso ad esempio della sezione UG94U “Produzioni e distribuzioni cinematografiche, di video, e di attività radiotelevisive” – i cui dati sono esposti nel precedente capitolo L’attività d’impresa – dove due posizioni tributarie su tre fra le 5.134 rilevate nel 2010 fanno capo a forme societarie: in totale 3.419, pari al 66,59% (il 51,17% di queste, ossia 2.627, sono società di capitali o enti e il 15,42%, cioè 792, di persone). Come richiamato all’inizio del paragrafo “I trattamenti economici”, una parte di autori e interpreti ricorre comunque alla costituzione di società, funzionali ad agire quali sostituti d’imposta. Fra i 4.402 soggetti fiscali contati nel 2010 “nel campo della recitazione e della regia” figurano – seppure con una frequenza minore rispetto al dato generale di tutte le posizioni tributarie – 362 società (15 in più del 2009), corrispondenti all’8,22% del totale: 288 di capitali o enti (6,54%) e 74 di persone (1,68%). Si tratta in genere dei professionisti più affermati, che lavorano con maggiore intensità e godono di un’alta quotazione reputazionale. In verità le identità fiscali erano più di 5.300 fino al 2007, ma nel 2008 è stato introdotto il nuovo regime cosiddetto dei “minimi” – riservato alle persone fisiche “esercenti attività d’impresa o arti o professioni” che conseguono ricavi o compensi in misura non superiore a 30mila euro – e in tre anni 900 attori o registi della classe di imposizione inferiore sono usciti dall’area d’applicazione degli studi settoriali, scegliendo di aderire all’imposta sostitutiva prevista appunto per la tassazione dei “minimi” in luogo dell’Irpef, con esonero dagli obblighi Iva ed esenzione dall’Irap. L’Agenzia delle Entrate contempla infatti due categorie di soggetti, suddivisi in base alla so- 25 La struttura stessa del sistema di tassazione degli studi di settore, cui sono sottoposti i soggetti professionali che agiscono in autonomia (l’Agenzia delle Entrate tende a fissare parametri medi di ricavi e relativi imponibili in base ai quali verificare le denunce dei redditi effettivamente dichiarati dai contribuenti), consente con i suoi meccanismi d’accertamento pressoché automatici di analizzare per ogni categoria gli introiti globali realizzati nell’anno da persone o società e il reddito imponibile da loro realmente dichiarato, valutandone poi gli eventuali scostamenti dagli standard “tecnici” stimati, individuati con i cosiddetti “indicatori di normalità economica”. | 225 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 226 glia di 30mila euro: un limite di reddito annuo forse non eccessivamente elevato in termini assoluti, che però nel caso della popolazione professionale del cinema può essere riferito soltanto ai due ultimi decili (tavola 30). Quell’esodo rimarca quindi il livello relativamente contenuto dei redditi conseguiti da una porzione crescente di artisti, a fronte di un regime fiscale – come quello degli studi di settore – approntato per valutare e verificare il maggior volume di contribuzione possibile e di conseguenza i redditi di medio-alta levatura ritenuti di più ampia diffusione. 11. Due emisferi diversi sopra e sotto 30mila euro All’interno del gruppo di 4.402 attori e registi aderenti agli studi di settore – in pratica un campione corrispondente all’8,70% dei 50.572 operatori che l’ex Enpals nel 2010 conteggiava nelle due qualifiche – risultano per esempio 1.830 posizioni reddituali (41,57% del totale), inferiori allo standard di 30mila euro, tutte attribuite a persone fisiche, contro le 2.572 (58,43%) situate nell’altra fascia (tavola 40). TAVOLA 40 QUANTI REGISTI E ATTORI NEGLI STUDI DI SETTORE CONTRIBUENTI 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Persone fisiche Quota su totale FINO A 30.000 EURO DI RICAVI O COMPENSI 2.162 2.278 2.489 1.893 46,72% 45,86% 46,69% 40,38% 1.850 41,09% 1.830 41,57% Persone fisiche Quota su totale Società o enti * Quota su totale Persone + società Quota su totale OLTRE 30.000 EURO DI RICAVI O COMPENSI 2.122 2.332 2.474 2.442 45,85% 46,95% 46,41% 52,09% 344 357 368 353 7,43% 7,19% 6,90% 7,53% 2.466 2.689 2.842 2.785 53,28% 54,14% 53,31% 59,62% 2.305 51,20% 347 7,71% 2.605 58,91% 2.209 50,19% 363 8,24% 2.572 58,43% * La voce è comprensiva di società di capitali, enti e società di persone. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). È proprio nell’ambito di contribuzione delle persone fisiche che si può riscontrare un quadro di remunerazioni in qualche misura compatibile con i dati esposti in precedenza, relativi alle rilevazioni della Gestione ex Enpals. Al novero di persone fisiche (autori e attori) che nelle dichiarazioni all’Agenzia delle Entrate denunciano remunerazioni annue fino a 30mila euro sono infatti attribuiti per il 2010, secondo le statistiche del fisco, ricavi o compensi medi di 14,0mila euro e redditi medi pari a 10,3mila euro (tavola 38), mentre la media teorica della retribuzione annua dei 50.592 interpreti, registi, aiuto registi e sceneggiatori (47.256 i primi e 3.336 gli altri) iscritti all’ente previdenziale risulterebbe nel medesimo anno – in base ai suoi stessi dati – pari a 5,02mila euro. In realtà i possibili allineamenti potrebbero esaurirsi qui. Dal momento che all’estensione 226 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 227 del parco di iscritti all’istituto mutualistico si contrappone la selezionata composizione del bacino di soggetti aderenti agli studi di settore; una platea che per quasi il 59% (quella con compensi annui superiori a 30mila euro) appartiene alle fasce di reddito più alte delle due qualifiche professionali. Dove i valori si decuplicano. Lo dimostrano, nell’ambito della stessa categoria di persone fisiche, gli indici riferiti appunto ai contribuenti con un imponibile di oltre 30mila euro. I prospetti dell’amministrazione tributaria riportano medie praticamente decuplicate: 134,9mila euro per ricavi o compensi nel 2010 e 109,8mila euro per i redditi. Ma l’analisi dei dati fiscali definisce un’altra coordinata generale. Conduce in effetti ad assimilare la posizione reddituale degli attori e registi con accreditati ricavi annui inferiori a 30mila euro alla situazione che in termini di remunerazione attiene agli operatori posti nella distribuzione che nel monte retributivo 2010, rispetto a tutti gli addetti iscritti alla Gestione ex Enpals, sono sotto la media – quasi coincidente – di compensi annui del nono decile pari a 30.842,23 euro. I valori dei contribuenti (persone e società) che denunciano compensi superiori alla soglia “fiscale” sembrano invece avere il loro riferimento più appropriato in quei soggetti che si collocano sulla punta più elevata, quasi estrema, della ripartizione per decili. Al di sopra cioè di quella media di 30mila euro che potrebbe essere assunta quale autentica linea di demarcazione fra le classi di reddito della stessa comunità professionale del cinema. In pratica si può desumere dall’analisi proposta dalla stessa Agenzia delle Entrate che gli studi di settore censiscono nella fascia “fiscale” più bassa soltanto il 4% di tutti i registi e, in primo luogo, degli attori che in realtà vi si riscontrano secondo le rilevazioni dell’ex Enpals; mentre in quella più alta arrivano a inquadrare quasi il 50% di quell’altra porzione di interpreti e (soprattutto) di autori che di fatto, in base alle statistiche retributive dell’ente previdenziale, si devono davvero mettere in conto. Il profilo fiscale dei professionisti del cinema mette in evidenza un altro divario che in generale ne seleziona le condizioni. I soggetti che operano quali persone fisiche, pur dichiarando una media annua di ricavi o compensi nettamente inferiore a quella delle società, denunciano – cosa comune peraltro a tutte le categorie contemplate negli studi di settore – un reddito imponibile medio praticamente moltiplicato: 60,5mila euro nel 2010 contro i 7,5mila delle 288 società di capitali o enti e i 28,2mila delle 74 società di persone26. È uno scostamento che resta pressoché inalterato negli anni, indipendentemente dalle eventuali variazioni dei proventi da lavoro, risultanti peraltro in calo da quando hanno cominciato a manifestarsi – soprattutto nell’ultimo lasso di tempo, secondo le analisi della stessa Agenzia delle Entrate – le ripercussioni di una situazione economica in palese impasse (tavola 41). 26 A titolo indicativo si rileva che il consuntivo nazionale per gli studi di settore di tutte le categorie professionali indica quale reddito medio per le persone fisiche la somma di 27.300 euro, per le società di persone la cifra di 37.500 e per le società di capitali ed enti l’importo di 31.600 euro. | 227 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 228 TAVOLA 41 LE DICHIARAZIONI DEI REDDITI DI ATTORI E REGISTI VALORI IN MIGLIAIA DI EURO 2005 Numero di contribuenti Ricavi o compensi medi* Reddito medio dichiarato* Rapporto reddito su ricavi** 4.627 85,5 50,7 59,30% Numero di contribuenti Ricavi o compensi medi* Reddito medio dichiarato* Rapporto reddito su ricavi** 2006 2007 2008 2009 2010 TOTALE CONTRIBUENTI 4.967 5.331 86,0 85,2 53,2 52,9 61,86% 62,09% 4.688 94,6 58,3 61,63% 4.502 93,3 58,2 62,38% 4.402 91,5 56,5 61,75% 4.284 68,6 53,8 78,42% PERSONE FISICHE 4.610 4.963 69,9 70,0 55,3 55,0 78,11% 78,57% 4.335 78,2 61,3 78,39% 4.155 77,4 61,3 79,20% 4.039 76,5 60,5 79,08% Numero di contribuenti Ricavi o compensi medi* Reddito medio dichiarato* Rapporto reddito su ricavi** 266 342,5 5,2 1,52% SOCIETÀ DI CAPITALI ED ENTI 275 281 339,2 338,5 21,8 22,4 6,42% 6,62% 262 350,3 16,2 4,62% 268 330,3 20,7 6,27% 288 292,8 7,5 2,56% Numero di contribuenti Ricavi o compensi medi* Reddito medio dichiarato* Rapporto reddito su ricavi** 77 135,2 34,2 25,28% SOCIETÀ DI PERSONE 82 87 144,0 137,0 37,3 32,3 25,90% 23,57% 91 141,0 37,0 26,24% 79 127,6 25,3 19,82% 74 123,5 28,2 22,93% * Si tratta di ricavi o compensi medi denunciati al fisco e di reddito medio d’impresa o da lavoro autonomo dichiarato. ** La quota di reddito in percentuale sui ricavi non compare nelle rilevazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate ma è stata calcolata in base agli indici ufficiali riportati nelle tavole statistiche degli studi di documentazione della stessa amministrazione tributaria e riprodotti in tabella. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). 12. Perché le società sembrano scudi fiscali Si può rilevare come il reddito d’impresa o di lavoro autonomo in rapporto ai ricavi o compensi dichiarati (pari al 61,75% per tutti i 4.402 contribuenti censiti) passi dal 79,08% delle 4.039 persone fisiche al 22,93% delle 74 società di persone e scenda addirittura al 2,56% per le 288 società di capitali. Appare peraltro sintomatico che nell’ambito dei contribuenti in veste di persone fisiche questo rapporto si mantenga relativamente costante fra le diverse classi reddituali: nel caso dei soggetti con oltre 30mila euro di proventi – pari all’81,39% – risultando anche migliore di quello (73,57%) riscontrabile nella fascia sotto i 30mila euro (tavola 42) e in grado perfino di posizionare a livelli di “sostenibilità” pure il dato aggregato con le società e gli enti portandolo a quota 67,04% (tavola 44). In capo a questi ultimi soggetti, il quoziente di redditi denunciati rispetto ai ricavi dichiarati si riduce drasticamente adagiandosi sul 24,25% per le società di persone e precipitando nel 2010 al 4,82% per enti e società di capitali, che fanno segnare i valori più bassi in assoluto degli ultimi cinque anni. 228 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 229 TAVOLA 42 LE DENUNCE VIRTUOSE DELLE PERSONE FISICHE ANNI CONTRIBUENTI DATI CONGRUI NATURALI O PER ADEGUAMENTO DICHIARAZIONI NON CONGRUE E NON ADEGUATE Valori in Numero Ricavi Reddito medio Quota di Ricavi Reddito medio Quota di migliaia di soggetti o compensi d’impresa o di reddito o compensi d’impresa o di reddito di euro valutati medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* PERSONE FISICHE FINO A 30.000 EURO DI RICAVI O COMPENSI 2005 2.162 14,2 10,3 72,53% 11,0 4,4 2006 2.278 13,9 10,4 74,82% 10,6 4,8 40,00% 45,28% 2007 2.489 13,4 9,9 73,88% 11,8 6,0 50,85% 2008 1.893 13,7 9,5 69,34% 12,3 6,7 54,47% 2009 1.850 13,1 8,9 67,94% 12,1 6,8 56,20% 2010 1.830 14,0 10,3 73,57% 10,8 4,5 41,66% PERSONE FISICHE CON OLTRE 30.000 EURO DI RICAVI O COMPENSI 2005 2.122 124,4 100,5 80,79% 125,0 72,3 57,84% 2006 2.332 125,7 103,0 81,94% 116,7 63,3 54,24% 2007 2.474 131,5 106,7 81,14% 92,6 55,9 60,37% 2008 2.442 131,3 105,8 80,58% 94,1 54,8 58,23% 2009 2.305 132,9 108,2 81,41% 85,0 49,6 58,35% 2010 2.209 134,9 109,8 81,39% 72,2 39,7 54,98% * La quota di reddito in percentuale sui ricavi non compare nelle rilevazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate ma è stata calcolata in base agli indici ufficiali riportati nelle tavole statistiche degli studi di documentazione della stessa amministrazione tributaria e riprodotti in tabella. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). TAVOLA 43 IL DIVARIO FRA RICAVI E REDDITI DELLE SOCIETÀ PER IL FISCO ANNI CONTRIBUENTI DATI CONGRUI NATURALI O PER ADEGUAMENTO DICHIARAZIONI NON CONGRUE E NON ADEGUATE Valori in Numero Ricavi Reddito medio Quota di Ricavi Reddito medio Quota di migliaia di soggetti o compensi d’impresa o di reddito o compensi d’impresa o di reddito di euro valutati medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* SOCIETÀ DI PERSONE 2005 77 145,8 37,0 25,37% 30,0 6,3 21,00% 2006 82 184,4 46,4 25,16% 48,2 15,2 31,53% 2007 87 143,3 38,6 26,93% 115,8 11,3 9,76% 2008 91 142,1 40,9 28,78% 135,7 18,9 13,92% 2009 79 133,0 29,8 22,40% 110,7 11,4 10,30% 2010 74 138,1 33,5 24,25% 70,8 9,1 12,85% 2005 266 307,3 7,8 2,54% 437,3 -2,0 n.c. 2006 275 488,5 54,5 11,15% 247,5 12,6 5,09% 2007 281 305,6 37,2 12,17% 378,4 4,3 1,13% 2008 262 292,6 32,1 10,97% 418,6 -2,9 n.c. 2009 268 238,1 31,3 13,14% 456,8 6,2 1,35% 2010 288 329,4 15,9 4,82% 238,9 -4,8 n.c. SOCIETÀ DI CAPITALI ED ENTI * La quota di reddito in percentuale sui ricavi non compare nelle rilevazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate ma è stata calcolata in base agli indici ufficiali riportati nelle tavole statistiche degli studi di documentazione della stessa amministrazione tributaria e riprodotti in tabella. La sigla “n.c.” significa “non calcolabile” in quanto i valori dei redditi sono negativi rispetto a quelli positivi dei ricavi e dei compensi dell’anno. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). | 229 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 230 Il sensibile divario fra ricavi e redditi nelle dichiarazioni delle società diventa ancora più rimarchevole confrontando le denunce giudicate in linea con i parametri degli studi di settore di categoria – i dati definiti “congrui naturali” o “per adeguamento” (da parte degli stessi contribuenti, in adesione alle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate) – con quelle invece che non rispondono, secondo la definizione appropriata, agli indicatori di normalità economica fissati dall’amministrazione tributaria e considerate “non congrue” o “non adeguate”. A fronte degli scompensi abbastanza limitati che si registrano per i soggetti a titolo di persone fisiche, dove il rapporto fra redditi e ricavi non scende mai sotto il 50%, nemmeno per le posizioni valutate non congrue, in capo alle società di persone e di capitali i già bassi valori riscontrati per quelle congrue si frazionano ancor più vistosamente per le “cartelle” valutate non adeguate, diventando anche in alcuni casi del tutto negativi (tavola 43). TAVOLA 44 QUANTO DICHIARANO GLI ARTISTI CHE GUADAGNANO DI PIÙ ANNI CONTRIBUENTI DATI CONGRUI NATURALI O PER ADEGUAMENTO DICHIARAZIONI NON CONGRUE E NON ADEGUATE Valori in Numero Ricavi Reddito medio Quota di Ricavi Reddito medio Quota di migliaia di soggetti o compensi d’impresa o di reddito o compensi d’impresa o di reddito di euro valutati medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* medi dichiarati lavoro autonomo su ricavi* DATI AGGREGATI DI SOCIETÀ E PERSONE FISICHE CON OLTRE 30.000 EURO DI COMPENSI 2005 2.466 140,8 90,6 64,34% 227,5 44,9 19,73% 2006 2.689 143,6 99,4 69,22% 172,5 31,6 18,39% 2007 2.842 142,8 100,4 70,31% 181,4 38,1 21,00% 2008 2.795 140,9 99,6 70,69% 216,2 32,0 14,80% 2009 2.652 139,9 101,0 72,19% 220,4 31,5 14,29% 2010 2.572 149,9 100,5 67,04% 130,2 22,7 17,43% * La quota di reddito in percentuale sui ricavi non compare nelle rilevazioni diffuse dall’Agenzia delle Entrate ma è stata calcolata in base agli indici ufficiali riportati nelle tavole statistiche degli studi di documentazione della stessa amministrazione tributaria e riprodotti in tabella. Fonte: Banca dati studi di settore del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Roma, 2013). Non appare tuttavia possibile percepire fino a che punto a incidere sul livello dei proventi e sulla redditività delle attività degli operatori siano le “naturali” difese da una tassazione oggettivamente pesante (soprattutto sulle prestazioni da lavoro) piuttosto che la contrastata situazione economica degli ultimi anni, l’andamento in sofferenza del settore o una cattiva gestione professionale. Nei consuntivi del Dipartimento delle Finanze sono fra l’altro riportati solo i numeri totali delle dichiarazioni aderenti agli studi di settore e non viene indicata per esempio la scomposizione relativa alle dichiarazioni congrue oppure no, secondo le diverse forme giuridiche dei contribuenti. Non si ha quindi modo di valutare l’evoluzione dei diversi valori nel corso del tempo e delineare le condizioni che possono averne influenzato il trend, al di là delle agevolazioni perseguibili con opportuni e strumentali “scudi fiscali”. OCCUPAZIONE GIOVANILE E PARI OPPORTUNITÀ La valutazione delle classi reddituali induce inevitabilmente la focalizzazione del di230 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 231 scorso sulla ristretta fascia di attori e registi che si pongono ai vertici della professione. Si tratta di un’inquadratura che è in aperta contrapposizione all’altro, principale focus cui conduce qualsiasi analisi del mercato del lavoro del cinema: l’estrema popolosità proprio della categoria attoriale. Nessun altro gruppo professionale, nell’intero settore dello spettacolo, vanta infatti tanti soggetti e quindi un novero così numeroso di operatori impegnati fin dai primi passi della loro carriera a conseguire gli stessi range di reputazione e remunerazione, in condizioni di competitività e concorrenzialità che è possibile forse intravedere in un solo altro comparto, quello musicale, fra i cantanti e i musicisti agli inizi della loro attività. Il 90% di chi lavora nel cinema ha meno di 53 anni. Quello cinematografico resta in ogni caso un universo dai riferimenti e dalle referenze del tutto particolari. Il settore dello spettacolo conta il maggior numero in assoluto di ventenni, oltre che di under 23 e 27, la cui compagine è formata addirittura da 13.607 unità. In base ai dati della Gestione ex Enpals, il settore ha visto anche ridursi nel 2011 da 24 a 23 anni l’età del 20% dei più giovani dei suoi addetti – sono 9.071 – con un riflesso che si è proiettato sulla quasi totalità della popolazione professionale (75.218 su 83.575) la cui età è scesa da 54 a 53 anni (tavola 45). TAVOLA 45 QUANTO È GIOVANE LA GENTE DI CINEMA Decili delle età nello spettacolo Fino al 10% di occupati Fino al 20% Fino al 30% Fino al 40% Primo 50% di unità Fino al 60% Fino al 70% Fino all’80% Fino al 90% degli addetti Ultimo 10%** CINEMA MUSICA TEATRO TV-RADIO T.V.S.P.* MACROSETTORE 20 23 27 30 34 38 43 48 55 - 23 27 31 34 38 42 45 49 54 - 23 27 29 32 36 39 43 48 55 - 28 32 36 39 41 44 47 51 55 - 21 23 25 28 30 33 36 41 47 - 22 25 28 31 35 38 42 47 53 - * La sigla T.v.s.p. corrisponde alla categoria “Trattenimenti vari e spettacoli polivalenti”. ** All’ultimo decile non può materialmente essere attribuito un limite massimo d’età: si contano comunque anche alcuni contribuenti novantenni, mentre non si conoscono contribuenti attivi centenari. Elaborazione sulle rilevazioni del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). Si tratta dell’unico “ringiovanimento” registrabile fra tutti i comparti dello spettacolo e di conseguenza nell’intero complesso di contribuenti attivi del macrosettore. In generale si rileva anzi una certa maturazione della popolazione globale dello spettacolo, che vede elevarsi da 21 a 22 l’età del primo decile e da 34 a 35 gli anni d’età del suo 50% più giovane. | 231 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 232 La disparità economica costa alle donne il 29%. In questo scenario si inserisce anche la distribuzione per genere delle risorse umane. Nella documentazione statistica elaborata dall’ente previdenziale non risulta disponibile una suddivisione per comparti delle forze lavoro tra maschi e femmine e occorre affidarsi alla ripartizione generale riguardante l’intero macrosettore dello spettacolo. Estrapolando i gruppi professionali nei quali i contribuenti attivi del cinema compongono la rappresentanza maggioritaria, è possibile rilevare comunque la disparità di trattamento sotto il profilo economico che separa uomini e donne, con un differenziale nella retribuzione media giornaliera – riflessa dai livelli d’impiego e all’origine poi dei rispettivi redditi annui da lavoro – che sfiora in generale il 29% a sfavore del sesso femminile, con la sua punta massima in regia e sceneggiatura dove il dislivello tocca il 57,20% (tavola 46). TAVOLA 46 SE LO SPETTACOLO NON RISPETTA LE PARI OPPORTUNITÀ Gruppi professionali ex Enpals CONTRIBUENTI ISCRITTI SECONDO a rappresentanza maggioritaria LE CATEGORIE PROFESSIONALI di addetti del comparto cinema Maschi Quota Femmine Quota RETRIBUZIONE MEDIA DIFFERENZIALE GIORNALIERA IN EURO DI COMPENSO* Maschi Femmine Incidenza AREE CREATIVE ARTISTICHE E DI SCENA Attori e generici 35.979 55,2% 29.209 44,8% 212,22 Registi, aiuto registi e sceneggiatori 3.758 59,8% 2.403 40,2% 264,27 Scenografi, arredatori e costumisti 1.005 31,5% 2.180 68,5% 157,05 Direttori di scena e di doppiaggio 314 59,3% 216 40,7% 162,61 146,17 153,99 139,86 156,68 35,94% 57,20% 11,80% 3,69% AREE TECNICHE E AMMINISTRATIVE Impiegati 17.889 53,7% 15.451 46,3% 118,68 Operatori e maestranze (A)** 10.905 80,5% 2.650 19,5% 109,74 Organizzatori, direttori ispettori*** 3.013 49,6% 3.064 50,4% 145,08 Operatori e maestranze (B)** 4.912 57,3% 3.664 42,7% 59,16 Tecnici (produzione e realizzazione) 9.483 86,5% 1.477 13,5% 100,47 Truccatori e parrucchieri 384 25,5% 1.186 75,5% 156,75 Dipendenti da imprese di noleggio film 160 37,5% 267 62,5% 131,95 MACROSETTORE SPETTACOLO 169.446 57,5% 125.145 42,5% 115,61 93,07 71,24 103,16 43,72 102,12 124,92 103,57 86,26 23,89% 37,54% 34,13% 28,54% 1,63% 23,88% 24,88% 28,38% * L’incidenza del differenziale di compenso fra i due generi è calcolata in percentuale sulla retribuzione media dei diversi gruppi professionali, ricavata a sua volta dalle retribuzioni complessive di maschi e femmine. Esempio: la retribuzione media giornaliera assoluta, cioè per tutto il macrosettore dello spettacolo nel 2011, ammonta a 103,03 euro mentre lo scarto fra i compensi di maschi (115,61 euro) e femmine (86,26 euro) è pari a 29,35 euro e tale valore corrisponde a un differenziale del 28,38%. Lo scompenso risulta a sfavore delle addette femminili in tutte le qualifiche professionali tranne due: gruppo “tecnici di produzione e realizzazione” (100,47 euro di retribuzione media giornaliera per gli uomini contro 102,12 per le donne) e “lavoratori autonomi esercenti attività musicali” (90,37 rispetto a 93,49 euro). ** La Gestione ex Enpals prevede due gruppi “Operatori e maestranze” (“coloro che prestano attività artistica e tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”) assunti a tempo determinato: quello denominato A comprende chi conta da 120 a 259 giorni di contribuzione annua; quello B invece gli addetti che ne sommano da 260 a 311. *** La denominazione ufficiale della categoria è “Gruppo produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”. Elaborazione sulle rilevazioni del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). In realtà, i soggetti femminili sono quasi il 15% in meno di quelli maschili. Le mancanze di pari opportunità traspaiono tuttavia dall’analisi delle rispettive fasce di età dei generi. Fino a 24 anni – cioè nell’ambito in cui risultano più intensi i fenomeni 232 | 08_Capitolo 7 13/06/13 18:03 Pagina 233 di overbooking nella disponibilità di addetti e di parcellizzazione delle occupazioni – le donne, soprattutto nella fascia 20-24 anni, sono più numerose dei maschi: 28.438 (9,65%) contro 26.914 (9,13%). Tra i 24 e i 29 anni, quando il lavoro si pone spesso in alternativa a una diversa scelta di vita, la parte femminile della comunità professionale perde invece la sua prevalenza e passa in minoranza rispetto a quella maschile, con una differenza che cresce progressivamente fino a raggiungere il suo apice (+5,29%) nel range 40-49 anni, secondo un andamento altalenante che passa dallo scarto di +4,12% in capo ai trentenni a quello di +4,06 nella classe dei cinquantenni (tavola 47). TAVOLA 47 FINO A 24 ANNI PIÙ DONNE CHE UOMINI NELLO SPETTACOLO Classi di età nel 2010 dei contribuenti ex Enpals MASCHI Numero Quota* FEMMINE Numero Quota* TOTALE SPETTACOLO Numero Quota* FINO A 20 ANNI Con meno di 14 anni Da 15 a 19 anni d’età VENTENNI Da 20 a 24 Da 25 a 29 TRENTENNI Da 30 a 34 Da 35 a 39 QUARANTENNI Da 40 a 44 Da 45 a 49 CINQUANTENNI Da 50 a 54 Da 55 a 59 SESSANTENNI Da 60 a 64 Da 65 a 69 SETTANTENNI E OLTRE Da 70 a 74 75 e oltre TOTALE DI TUTTE LE ETÀ 6.546 2.214 4.332 44.410 20.368 24.042 47.599 23.623 23.976 39.242 20.439 18.803 22.520 13.620 8.900 7.204 4.996 2.208 1.925 1.165 760 169.446 6.683 2.020 4.663 45.101 21.755 23.346 35.473 19.122 16.351 23.661 13.175 10.486 10.544 6.686 3.858 2.842 1.894 948 843 499 344 125.145 13.229 4.234 8.995 89.511 42.123 47.388 83.072 42.745 40.327 62.822 33.614 29.289 31.476 19.365 12.111 10.046 6.890 3.156 2.768 1.664 1.104 294.591 2,22% 0,75% 1,47% 15,07% 6,91% 8,16% 16,16% 8,02% 8,14% 13,32% 6,94% 6,38% 7,64% 4,62% 3,02% 2,45% 1,70% 0,75% 0,66% 0,40% 0,26% 57,52% 2,27% 0,69% 1,58% 15,31% 7,38% 7,93% 12,04% 6,49% 5,55% 8,03% 4,47% 3,56% 3,58% 2,27% 1,31% 0,96% 0,64% 0,32% 0,29% 0,17% 0,12% 42,48% 4,49% 1,44% 3,05% 30,38% 14,29% 16,09% 28,20% 14,51% 13,69% 21,35% 11,41% 9,94% 11,22% 6,89% 4,33% 3,41% 2,34% 1,07% 0,95% 0,57% 0,38% 100,00% * La quota corrisponde all’incidenza percentuale che ogni singola classe di età per genere ricopre sul totale dei contribuenti attivi (sia maschi sia femmine) del macrosettore dello spettacolo nel suo complesso. Elaborazione sulle rilevazioni del rapporto Lavoratori e imprese dello spettacolo e dello sport professionistico: principali dati occupazionali e retributivi. Anno 2011, a cura della Consulenza Statistico Attuariale Gestione ex Enpals (Roma, 2012). Oltre la soglia del mezzo secolo la componente femminile trova però ancora meno spazio e opportunità di lavoro di quanto venga concesso ai colleghi maschili: meno della metà fino a 60 anni e quasi un terzo fino a 70. Soltanto oltre quota 75 anni il differenziale recupera qualche punto a favore delle donne, in virtù anche del fatto che la vitalità (con la connaturale attività) delle donne permane, nello spettacolo come in tutti gli altri ambiti della vita, decisamente superiore a quella degli uomini. | 233 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 234 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 235 CAPITOLO 8 «CIÒ CHE IL PUBBLICO RECLAMA È L’IMMAGINE DELLA PASSIONE, NON LA PASSIONE PER SE STESSA» Il filosofo e saggista Roland Barthes (1915-1980) nel suo libro Mythologies (Miti d’oggi, Einaudi, Torino 1989) La realtà d’impresa I l passaggio ormai definitivo dalla celluloide al digitale non sta smaterializzando solo la pellicola. Sta dematerializzando anche buona parte della tradizionale struttura industriale cinematografica in un processo che richiama uno degli elementi fondanti del film, ossia la costruzione dell’immaginario felicemente analizzata da Roland Barthes nel suo Miti d’oggi del 1970 cui appartiene la frase riportata in esergo. Fino all’edizione del 2009 di questo Rapporto si potevano trovare in testa ai prospetti in cui si riportavano le dimensioni del volume d’affari delle maggiori imprese del comparto nomi dalla storia più o meno lunga ma molto rappresentativi, come Technicolor, Kodak, Blockbuster, Deluxe, Thomson, Grass Valley e Ims Manufacturing. Rappresentavano fisicamente lo scheletro dell’industria del cinema, fatto di materiali, stabilimenti e laboratori così come di un’estesa catena di punti vendita su tutto il territorio. Oggi la gran parte è scomparsa e dietro le poche presenze rimaste vi sono profonde e radicali riconversioni al digitale come nel caso di Deluxe, Grass Valley e Dubbing Brothers. Oppure il tentativo di tenere in vita almeno il marchio storico come ha cercato di fare il gruppo Thomson con Technicolor prima di smembrare o cedere i suoi insediamenti: Grass Valley ora è di proprietà del fondo d’investimenti Francisco Partners mentre Euphon Technicolor è stata sciolta. Vi sono poi in liquidazione altre aziende di riferimento come la stessa Kodak Versamark, Ims Manufacturing, General Digital Disk Manufacturing, Equipe Service Group, MovieWorks. Si ripropone in parte quello che è avvenuto nel circuito dell’esercizio con l’avvento delle grandi catene di multiplex e la graduale scomparsa di brand di più lunga tradizione ma di minori dimensioni e solidità 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 236 patrimoniale. Nel declino dell’home video italiano si assiste intanto ad altri movimenti sotto traccia, con la chiusura dell’attività anche da parte di grandi compagnie come Paramount, che ha posto in liquidazione la sua controllata Paramount Home Entertainment Italy. Chi sembra mantenere intatta la sua forza d’immagine è invece l’industria del film. Rupert Murdoch ha dovuto cedere ad esempio alle pressioni dei grandi investitori istituzionali e dei mercati finanziari, che dopo varie tempestose vicende di alcuni suoi tabloid gli chiedevano di tutelare l’immagine e il valore degli altri asset del gruppo. Ha così deciso di separare le attività di entertainment da quelle editoriali, lasciando queste ultime sotto l’attuale logo di News Corp e di riunire le prime sotto il nome di 21st Century Fox «per rendere omaggio al grande patrimonio dei nostri studi cinematografici». Cosa dice il confronto dei risultati di bilancio. Il repertorio delle principali società di cinema è rappresentato oggi in larga prevalenza dalle imprese che fanno o distribuiscono film. Ma la congiuntura attuale è tutt’altro che facile e per questo il campione che compone la ricognizione annuale sui maggiori protagonisti dell’attività d’impresa è stato selezionato, al fine di poter mettere a confronto i risultati di bilancio del 2011 con quelli del 2012, sebbene i rendiconti relativi all’ultimo anno vengano approvati dalle assemblee dei soci e quindi pubblicati soltanto nella tarda primavera. Complici le difficoltà di mercato indotte dalle crisi generalizzate delle economie, la presentazione dei rendiconti dell’esercizio 2012 non si è in effetti rivelata particolarmente sollecita. La verifica delle ripercussioni di congiuntura sui conti aziendali è in ogni caso possibile sul 25% del campione prescelto di 160 società e senza voler entrare nel merito dei singoli casi consente di valutare quanto il livello di resistenza del comparto – strutturalmente più alto di quello di molti altri settori e della generale percezione – sia messo a dura prova dalla contrastata evoluzione del mercato. TAVOLA 1 LE PRINCIPALI SOCIETÀ OPERATIVE PER RICAVI IN EURO Società del campione (sede) SETTORE Rai Cinema (RM) P-D Medusa Film (RM) P-D Warner Bros. Ent. Italia (RM) P-D Taodue (RM) P The Space Cinema 1 (RM) E Fandango (RM) P-D Eagle Pictures (MI) P Technicolor (MI) I The Walt Disney Co. Italia (MI) D Cattleya (RM) P Universal P. International Italia P Filmauro (RM) P Deluxe Italia Holding (RM) I RICAVI 2011 359.492.846 206.776.614 112.670.031 107.803 106.951.803 69.696.622 69.560.224 65.177.802 64.805.142 61.077.622 51.858.359 45.195.296 44.396.889 RICAVI 2012 347.037.768 191.357.200 52.457.907 - RISULTATO 2011 17.960.457 4.829.108 1.234.942 566 1.049.245 215.934 883.442 -8.828.669 996.948 -146.421 314.769 -4.546.216 2.195.235 RISULTATO 2012 16.987.383 31.585.825 72.839.866 3.464.598 - Segue 236 | 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 237 segue TAVOLA 1 LE PRINCIPALI SOCIETÀ OPERATIVE PER RICAVI IN EURO Società del campione (sede) SETTORE Lux Vide Finanziaria (RM) Pozzoli (MI) Italian International Film (RM) Publispei (RM) Prima TV (MI) The Space Cinema 2 (RM) The Space Cinema 3 (PD) Telecinco Cinema SAU (Spagna) Rainbow (AN) Cinemeccanica (MI) Ares Film (RM) 20th Century Fox Home Ent. (MI) Universal Pictures Italia (RM) Uci Nord (RM) Uci Italia (RM) Uci Centro (RM) 20th Century Fox Italy (RM) De Angelis Film Prod. (RM) Terminal Video Italia (BO) Moviemax Media Group (MI) Cinecittà Luce SpA (RM) Casanova Multimedia (RM) Palomar (RM) Opus Proclama (MI) Uci Sud (RM) Centro Sperimentale Cin. (RM) Replic (MI) Mercurio Cinematografica (MI) Bim Distribuzione (RM) Uci Nord Est (RM) Atlantyca Entertainment (MI) Cinelandia (CO) Colorado Film Production (MI) Itc Movie (BO) Paramount Home Ent. (MI) Uci Nord Ovest (RM) Circuito Cinema (RM) Sony Pictures Home Ent. (RM) Icet Studios (MI) DueA Film (RM) Indiana Production Company (MI) Arvato Services Italia (BG) Videa Cde (RM) Mediaport Cinema (RM) Magnolia Fiction (BG) CG Home Video (FI) P I P-D P D E E P P I P D P-D E E E D P D P P-D-S P P S E S I P D E D E P P D E E D S P P D P-D E P D RICAVI 2011 RICAVI 2012 RISULTATO 2011 RISULTATO 2012 40.438.674 40.250.458 40.119.305 39.372.286 38.506.192 38.341.789 36.788.790 37.456.101 33.625.906 30.258.104 29.916.801 28.684.783 26.060.618 25.267.797 24.391.152 23.117.987 22.457.425 22.413.830 21.608.499 21.389.403 21.220.185 19.653.590 19.538.961 19.446.323 18.621.814 16.911.770 16.634.881 16.512.561 15.886.677 15.483.940 15.409.752 15.284.836 15.007.682 13.743.174 13.641.823 12.717.792 12.334.446 11.437.844 11.399.959 11.217.065 11.118.066 10.997.940 10.772.280 10.757.202 10.614.103 10.575.452 34.576.164 33.964.000 29.146.887 23.144.501 13.238.465 23.752.203 15.916.322 14.520.385 1.174.954 18.691.546 2.041.048 - 207.298 -251.782 1.102.951 1.588.403 -9.947.586 1.359.789 1.538.134 5.670.044 8.270.653 -3.955.870 2.201.320 -184.259 564.930 289.677 -2.321.311 421.275 274.682 24.186 254.859 -1.337.350 -1.052.010 384.219 -650.997 -26.452.395 234.466 6.951 -922.035 548.480 2.945 1.036.121 904.597 649.069 1.013.976 -834.302 335.243 789.890 -406.710 -881.837 30.555 29.644 72.299 194.193 670.62 -925.046 -542.240 216.303 -422.794 3.759.000 3.128.469 973.963 -456.750 204.689 8.742 23.398 14.070 156.776 -718.564 Segue | 237 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 238 segue TAVOLA 1 LE PRINCIPALI SOCIETÀ OPERATIVE PER RICAVI IN EURO Società del campione (sede) SETTORE Albatross Entertainment (RM) P Hasbro Italy (MI) I Panalight (RM) S Lumière & Co. (MI) P Ehome Italia Service (MI) I Indigo Film (RM) P Andrea Leone Films (RM) P-D Sofind (CT) E Moviemedia (MI) S Grass Valley Italia (RM) I Uci Roma Est (RM) E Mondo TV (MI) P-D Moviemax Italia (RM) P Apulia Film Commission (BA) S Cin Cin (BS) E Dall’Angelo Pictures (RM) P Sani 2000 (RM) E Duplas Avelca (MI) I Technicolor Milan (PV) I Sac-Servizi Ausiliari Cinema (RM) S PayperMoon (MI) P Ciao Ragazzi! (MI) P Uci Campi Bisenzio (RM) E Agidi (MO) P-D Videe (PN) D Sacher Film (RM) P Koch Media (MI) D Triboo (MI) D-S Arcadia (MI) E Cineworld Group (CA) E Dynit (BO) D La BiBi.it (RM) S Cristaldi Pictures (RM) P Minerva Pictures Group (RM) P Artis Edizioni Digitali (MI) P Quantum Marketing Italia (MI) S International Video 80 (RM) P Starplex (BS) E Cinehollywood (MI) E Think | Cattleya (RM) P Ariston (IM) E Microcinema (MI) S Alto Verbano (MI) P Immagine e Cinema (RM) P Cvd-Cine-Video Doppiatori (RM) S Yamato (MI) D RICAVI 2011 9.468.260 9.331.549 9.318.292 9.222.608 9.170.141 8.867.583 8.788.677 8.164.494 7.838.663 7.780.986 7.706.142 7.623.854 7.566.000 7.484.573 7.439.617 7.339.969 7.267.019 7.126.676 7.158.960 7.068.189 6.990.835 6.675.060 6.674.346 6.005.053 6.503.356 6.628.114 6.309.100 5.775.231 5.681.178 5.655.144 5.634.553 5.337.684 5.232.855 5.202.725 5.152.522 5.118.876 4.924.246 4.805.539 4.782.413 4.726.071 4.527.084 4.523.693 4.372.610 4.134.622 4.112.171 4.025.058 RICAVI 2012 8.609.467 7.495.185 7.958.514 8.408.003 7.275.882 5.166.346 6.049.862 1.886.779 13.867.228 5.973.538 6.058.731 2.128.078 3.537.902 5.586.271 RISULTATO 2011 22.484 1.507.635 1.149.301 1.862 168.159 253.831 141.359 153.565 91.755 65.255 1.002.128 -556.354 -1.159.000 2.457.980 1.437.912 259.565 44.252 57.332 -1.080.387 1.159.694 81.879 -176.937 152.522 27.144 59.889 31.149 21.809 238.620 248.689 -660.243 155.953 157.463 162.294 15.371 8.546 447.933 135.239 33.464 -28.009 116.967 58.606 17.971 -26.509 -190.240 2.728 60.156 RISULTATO 2012 1.454.465 150.403 84.974 618.568 1.455.404 398.063 858.029 15.184 396.271 51.188 288.323 -299.167 49.184 1.056 Segue 238 | 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 239 segue TAVOLA 1 LE PRINCIPALI SOCIETÀ OPERATIVE PER RICAVI IN EURO Società del campione (sede) SETTORE RICAVI 2011 RICAVI 2012 RISULTATO 2011 Emme Cinematografica (RM) D-E 4.003.897 34.496 Pumaisdue (RM) S 3.991.740 -73.023 Bianca Film (RM) P 3.825.097 67.909 Eurolab Italia (RM) I 3.588.566 42.001 Dubbing Brothers Int. It. (RM) I 3.582.396 106.972 Cineteam (RM) I 3.193.284 314.145 R&C Produzioni (RM) P 3.152.956 853.080 409.709 F.lli Cartocci (RM) S 3.055.568 -591.302 Aurora Film (RM) P 3.050.436 68.156 Arco Program (MI) E 2.819.424 230.094 F.lli Reposi (TO) E 2.774.939 165.032 Gruppo Alcuni (TV) P 2.597.111 -10.264 Romantica Entertainment (RM) P 2.543.971 2.878.613 6.681 Cineverbano (NO) E 2.534.843 393.169 Fono Roma Film Recording (RM) S 2.501.115 -46.778 Conto TV (CZ) D 2.425.320 -173.935 Top Ten Group (RM) S 2.369.673 13.447 Lumiq (TO) P-D 2.350.257 10.416 Pcm Audio (RM) S 2.346.719 -646.535 Mikado Film (RM) P-D 2.315.007 2.424.899 Sony Pictures Releasing It. (RM) D 2.251.860 -6.720.218 Circuito Cinema Genova (GE) E 1.956.034 94.936 Bolero Film (RM) P 1.847.339 45.380 Post in Europe (RM) D 1.844.670 2.819.720 6.120 Circuito Cinema Qualità (MI) E 1.659.827 228.071 Jean Vigo Italia (RM) P 1.538.092 25.448 MovieWorks (RM) S 1.356.186 -142.403 Dauphine Film Company (RM) P 1.325.384 9.390 Mo-Net (MI) D 1.255.705 1.330.933 -23.767 11 Marzo Cinem. (RM) P 1.126.868 30.277 Circuito Cinema Torino (TO) E 1.209.455 6.652 Circuito Cinema Bologna (BO) E 1.131.641 784.778 -11.029 Nexo Digital (MI) D 1.063.854 -367.794 LEGENDA: P=PRODUZIONE D=DISTRIBUZIONE E=ESERCIZIO I=INDUSTRIA S=SERVIZI RISULTATO 2012 243.979 5.598 4.871 -128.145 7.068 - Fonte dell’elaborazione: banca dati Telemaco-InfoCamere-Registro delle Imprese e Borsa Italiana per le società quotate. | 239 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 240 TAVOLA 2 LE PRINCIPALI SOCIETÀ DI PRODUZIONE PER RICAVI IN EURO Società del campione (sede) SETTORE Rai Cinema (RM) P-D Medusa Film (RM) P-D Warner Bros. Ent. Italia (RM) P-D Taodue (RM) P Fandango (RM) P-D Eagle Pictures (MI) P Cattleya (RM) P Universal P. International Italia P Filmauro (RM) P Lux Vide Finanziaria (RM) P Italian International Film (RM) P-D Publispei (RM) P Telecinco Cinema SAU (Spagna) P Rainbow (AN) P Ares Film (RM) P Universal Pictures Italia (RM) P-D De Angelis Film Prod. (RM) P Moviemax Media Group (MI) P Cinecittà Luce SpA (RM) P-D-S Casanova Multimedia (RM) P Palomar (RM) P Mercurio Cinematografica (MI) P Colorado Film Production (MI) P Itc Movie (BO) P DueA Film (RM) P Indiana Production Company (MI) P Videa Cde (RM) P-D Magnolia Fiction (BG) P Albatross Entertainment (RM) P Lumière & Co. (MI) P Indigo Film (RM) P Andrea Leone Films (RM) P-D Mondo TV (MI) P-D Moviemax Italia (RM) P Dall’Angelo Pictures (RM) P PayperMoon (MI) P Ciao Ragazzi! (MI) P Agidi (MO) P-D Videe (PN) D Sacher Film (RM) P Cristaldi Pictures (RM) P Minerva Pictures Group (RM) P Artis Edizioni Digitali (MI) P International Video 80 (RM) P Think | Cattleya (RM) P M2 Pictures (RM) P RICAVI 2011 359.492.846 206.776.614 112.670.031 107.803.566 69.696.622 69.560.224 61.077.622 51.858.359 45.195.296 40.438.674 40.119.305 39.372.286 37.456.101 33.625.906 29.916.801 26.060.618 22.413.830 21.389.403 21.220.185 19.653.590 19.538.961 16.512.561 15.007.682 13.743.174 11.217.065 11.118.066 10.772.280 10.614.103 9.468.260 9.222.608 8.867.583 8.788.677 7.623.854 7.566.000 7.339.969 6.990.835 6.675.060 6.005.053 6.503.356 6.628.114 5.232.855 5.202.725 5.152.522 4.924.246 4.726.071 4.709.049 RICAVI 2012 347.037.768 191.357.200 72.839.866 33.964.000 29.146.887 23.752.203 18.691.546 2.041.048 8.408.003 5.166.346 1.886.779 2.128.078 8.932.214 RISULTATO 2011 17.960.457 4.829.108 1.234.942 21.644.901 215.934 883.442 -146.421 314.769 -4.546.216 207.298 1.102.951 1.588.403 5.670.044 8.270.653 2.201.320 564.930 24.186 -1.337.350 -1.052.010 384.219 -650.997 548.480 1.013.976 -834.302 29.644 72.299 670.620 -542.240 22.484 1.862 253.831 141.359 -556.354 -1.159.000 259.565 81.879 -176.937 27.144 59.889 31.149 162.294 15.371 8.546 135.239 116.967 92.953 RISULTATO 2012 16.987.383 31.585.825 11.907.100 3.759.000 3.128.469 204.689 156.776 -718.564 618.568 398.063 15.184 -299.167 145.496 Segue 240 | 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 241 segue TAVOLA 2 LE PRINCIPALI SOCIETÀ DI PRODUZIONE PER RICAVI IN EURO Società del campione (sede) SETTORE RICAVI 2011 RICAVI 2012 RISULTATO 2011 Alto Verbano (MI) P 4.372.610 -26.509 Immagine e Cinema (RM) P 4.134.622 -190.240 Bianca Film (RM) P 3.825.097 67.909 R&C Produzioni (RM) P 3.152.956 853.080 409.709 Aurora Film (RM) P 3.050.436 68.156 Gruppo Alcuni (TV) P 2.597.111 -10.264 Romantica Entertainment (RM) P 2.543.971 2.878.613 6.681 Lumiq (TO) P-D 2.350.257 10.416 Mikado Film (RM) P-D 2.315.007 2.424.899 Bolero Film (RM) P 1.847.339 45.380 Jean Vigo Italia (RM) P 1.538.092 25.448 Dauphine Film Company (RM) P 1.325.384 9.390 11 Marzo Cinem. (RM) P 1.126.868 30.277 LEGENDA: P=PRODUZIONE D=DISTRIBUZIONE E=ESERCIZIO I=INDUSTRIA S=SERVIZI RISULTATO 2012 243.979 5.598 - Fonte dell’elaborazione: banca dati Telemaco-InfoCamere-Registro delle Imprese e Borsa Italiana per le società quotate. | 241 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 242 TAVOLA 3 I MAGGIORI OPERATORI DEI SEGMENTI FICTION E TV MOVIES Società del campione (sede) SETTORE RICAVI 2011 RICAVI 2012 RISULTATO 2011 Taodue (RM) P 107.803.566 72.839.866 21.644.901 Cattleya (RM) P 61.077.622 -146.421 Lux Vide Finanziaria (RM) P 40.438.674 207.298 Publispei (RM) P 39.372.286 1.588.403 Ares Film (RM) P 29.916.801 2.201.320 De Angelis Film Prod. (RM) P 22.413.830 24.186 Casanova Multimedia (RM) P 19.653.590 384.219 Palomar (RM) P 19.538.961 23.752.203 -650.997 Itc Movie (BO) P 13.743.174 -834.302 DueA Film (RM) P 11.217.065 29.644 Magnolia Fiction (BG) P 10.614.103 2.041.048 -542.240 Albatross Entertainment (RM) P 9.468.260 22.484 Dall’Angelo Pictures (RM) P 7.339.969 5.166.346 259.565 PayperMoon (MI) P 6.990.835 1.886.779 81.879 Ciao Ragazzi! (MI) P 6.675.060 -176.937 Artis Edizioni Digitali (MI) P 5.152.522 8.546 International Video 80 (RM) P 4.924.246 135.239 Immagine e Cinema (RM) P 4.134.622 -190.240 Romantica Entertainment (RM) P 2.543.971 2.878.613 6.681 Dauphine Film Company (RM) P 1.325.384 9.390 LEGENDA: P=PRODUZIONE D=DISTRIBUZIONE E=ESERCIZIO I=INDUSTRIA S=SERVIZI RISULTATO 2012 11.907.100 204.689 -718.564 398.063 15.184 5.598 - Fonte dell’elaborazione: banca dati Telemaco-InfoCamere-Registro delle Imprese e Borsa Italiana per le società quotate. 242 | 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 243 TAVOLA 4 LE PRINCIPALI CASE DI DISTRIBUZIONE PER RICAVI IN EURO Società del campione (sede) SETTORE RICAVI 2011 RICAVI 2012 RISULTATO 2011 The Walt Disney Co. Italia (MI) D 64.805.142 52.457.907 996.948 Prima TV (MI) D 38.506.192 -9.947.586 20th Century Fox Home Ent. (MI) D 28.684.783 23.144.501 -184.259 Universal Pictures Italia (RM) P-D 26.060.618 564.930 20th Century Fox Italy (RM) D 22.457.425 13.238.465 274.682 Terminal Video Italia (BO) D 21.608.499 254.859 Bim Distribuzione (RM) D 15.886.677 2.945 Atlantyca Entertainment (MI) D 15.409.752 904.597 Paramount Home Ent. (MI) D 13.641.823 1.174.954 335.243 Sony Pictures Home Ent. (RM) D 11.437.844 -881.837 Arvato Services Italia (BG) D 10.997.940 194.193 Videa Cde (RM) P-D 10.772.280 670.620 CG Home Video (FI) D 10.575.452 216.303 Mondo TV (MI) P-D 7.623.854 8.408.003 -556.354 Videe (PN) D 6.503.356 59.889 Koch Media (MI) D 6.309.100 13.867.228 21.809 Triboo (MI) D-S 5.775.231 238.620 Dynit (BO) D 5.634.553 5.973.538 155.953 Yamato (MI) D 4.025.058 5.586.271 60.156 Emme Cinematografica (RM) D-E 4.003.897 34.496 Conto TV (CZ) D 2.425.320 -173.935 Mikado Film (RM) P-D 2.315.007 2.424.899 Sony Pictures Releasing It. (RM) D 2.251.860 -6.720.218 Post in Europe (RM) D 1.844.670 2.819.720 6.120 Mo-Net (MI) D 1.255.705 1.330.933 -23.767 Nexo Digital (MI) D 1.063.854 -367.794 LEGENDA: P=PRODUZIONE D=DISTRIBUZIONE E=ESERCIZIO I=INDUSTRIA S=SERVIZI RISULTATO 2012 3.464.598 973.963 -456.750 14.070 618.568 396.271 51.188 1.056 4.871 -128.145 - Fonte dell’elaborazione: banca dati Telemaco-InfoCamere-Registro delle Imprese e Borsa Italiana per le società quotate. | 243 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 244 TAVOLA 5 I MAGGIORI CIRCUITI DELL’ESERCIZIO PER RICAVI IN EURO Società del campione (sede) SETTORE RICAVI 2011 RICAVI 2012 RISULTATO 2011 The Space Cinema 1 (RM) E 106.951.803 1.049.245 The Space Cinema 2 (RM) E 38.341.789 1.359.789 The Space Cinema 3 (PD) E 36.788.790 1.538.134 Uci Nord (RM) E 25.267.797 289.677 Uci Italia (RM) E 24.391.152 -2.321.311 Uci Centro (RM) E 23.117.987 421.275 Uci Sud (RM) E 18.621.814 234.466 Uci Nord Est (RM) E 15.483.940 1.036.121 Cinelandia (CO) E 15.284.836 649.069 Uci Nord Ovest (RM) E 12.717.792 789.890 Circuito Cinema (RM) E 12.334.446 -406.710 Mediaport Cinema (RM) E 10.757.202 -925.046 Sofind (CT) E 8.164.494 153.565 Uci Roma Est (RM) E 7.706.142 1.002.128 Cin Cin (BS) E 7.439.617 7.275.882 1.437.912 Sani 2000 (RM) E 7.267.019 44.252 Uci Campi Bisenzio (RM) E 6.674.346 152.522 Arcadia (MI) E 5.681.178 248.689 Cineworld Group (CA) E 5.655.144 -660.243 Starplex (BS) E 4.805.539 33.464 Cinehollywood (MI) E 4.782.413 -28.009 Ariston (IM) E 4.527.084 58.606 Emme Cinematografica (RM) D-E 4.003.897 34.496 Arco Program (MI) E 2.819.424 230.094 F.lli Reposi (TO) E 2.774.939 165.032 Cineverbano (NO) E 2.534.843 393.169 Circuito Cinema Genova (GE) E 1.956.034 94.936 Circuito Cinema Qualità (MI) E 1.659.827 228.071 Circuito Cinema Torino (TO) E 1.209.455 6.652 Circuito Cinema Bologna (BO) E 1.131.641 784.778 -11.029 LEGENDA: P=PRODUZIONE D=DISTRIBUZIONE E=ESERCIZIO I=INDUSTRIA S=SERVIZI RISULTATO 2012 1.455.404 7.068 Fonte dell’elaborazione: banca dati Telemaco-InfoCamere-Registro delle Imprese e Borsa Italiana per le società quotate. 244 | 09_Capitolo 8 13/06/13 18:05 Pagina 245 TAVOLA 6 LE MAGGIORI INDUSTRIE TECNICHE E DI SERVIZI PER RICAVI IN EURO Società del campione (sede) SETTORE RICAVI 2011 RICAVI 2012 RISULTATO 2011 Technicolor (MI) I 65.177.802 -8.828.669 Deluxe Italia Holding (RM) I 44.396.889 2.195.235 Pozzoli (MI) I 40.250.458 34.576.164 -251.782 Cinemeccanica (MI) I 30.258.104 -3.955.870 Opus Proclama (MI) S 19.446.323 -26.452.395 Centro Sperimentale Cin. (RM) S 16.911.770 15.916.322 6.951 Replic (MI) I 16.634.881 14.520.385 -922.035 Icet Studios (MI) S 11.399.959 30.555 Hasbro Italy (MI) I 9.331.549 8.609.467 1.507.635 Panalight (RM) S 9.318.292 1.149.301 Ehome Italia Service (MI) I 9.170.141 7.495.185 168.159 Moviemedia (MI) S 7.838.663 7.958.514 91.755 Grass Valley Italia (RM) I 7.780.986 65.255 Apulia Film Commission (BA) S 7.484.573 2.457.980 Duplas Avelca (MI) I 7.126.676 57.332 Technicolor Milan (PV) I 7.158.960 -1.080.387 Sac-Servizi Ausiliari Cinema (RM) S 7.068.189 6.049.862 1.159.694 Triboo (MI) D-S 5.775.231 238.620 La BiBi.it (RM) S 5.337.684 157.463 Quantum Marketing Italia (MI) S 5.118.876 6.058.731 447.933 Microcinema (MI) S 4.523.693 17.971 Cvd-Cine-Video Doppiatori (RM) S 4.112.171 3.537.902 2.728 Pumaisdue (RM) S 3.991.740 -73.023 Fono Roma Film Recording (RM) S 2.501.115 -46.778 Top Ten Group (RM) S 2.369.673 13.447 Pcm Audio (RM) S 2.346.719 -646.535 MovieWorks (RM) S 1.356.186 -142.403 LEGENDA: P=PRODUZIONE D=DISTRIBUZIONE E=ESERCIZIO I=INDUSTRIA S=SERVIZI RISULTATO 2012 -422.794 8.742 23.398 1.454.465 150.403 84.974 858.029 288.323 49.184 - Fonte dell’elaborazione: banca dati Telemaco-InfoCamere-Registro delle Imprese e Borsa Italiana per le società quotate. | 245 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 246 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 247 Testimonianze 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 248 a cura di MEDIA Salles Elisabetta Brunella e Francesca Mesiano Raccolta dati: Silvia Mancini - Elaborazioni statistiche: Paola Bensi con la collaborazione di Giulia Nelli «FUTURE CINEMAS WILL BE MORE THAN AUDITORIUMS. IT IS ALL ABOUT QUALITY, EVERYWHERE». Thomas Hoegh, Fondatore di Arts Alliance DigiTraining Plus 2012, Amsterdam La digitalizzazione dei cinema in Europa: per molti un traguardo, per altri un rischio D alle rilevazioni condotte da MEDIA Salles sull’andamento della digitalizzazione in Europa (36 Paesi dall’Islanda alla Russia1) risulta che oltre due terzi degli schermi digitali nel Continente sono ormai passati alle nuove tecnologie. Le statistiche al 1° gennaio 2013 mostrano infatti che a quella data 25.085 schermi europei erano ormai dotati di proiettori digitali2, con un incremento del 37% rispetto a dodici mesi prima. Delle oltre 25.000 installazioni digitali, quasi tre quarti sono situate in soli sei mercati, cioè quelli che, per numero di schermi complessivi, sono i maggiori d’Europa. In base al numero delle installazioni digitali al 1° gennaio 2013, troviamo infatti al primo posto la Francia, che rappresenta, con 5.150 proiettori digitali, il 20,5% del totale europeo. È seguita dal Regno Unito (3.544/14,1%), dalla Germania (3.134/12,5%), dall’Italia (2.112/8,4%), dalla Russia (2.100/8,4%) e infine dalla Spagna (1.800/7,2%). Insieme questi sei territori valgono il 71% del parco digitale europeo, una percentuale ancora più elevata rispetto al loro peso sugli schermi complessivi (68%). 1 2 Paesi presi in considerazione da MEDIA Salles: Andorra, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito. Si considerano schermi digitali quelli con proiettori che abbiano la tecnologia DLP CinemaTM o SXRDTM. 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 249 TaBELLa 1 schErmi diGiTaLi* in Europa pEr paEsE (aL 1° GEnnaio di oGni anno) paese Andorra Austria Belgio Bulgaria Cipro Croazia Danimarca Estonia Finlandia Francia Germania Grecia Irlanda Islanda Italia Lettonia Liechtenstein Lituania Lussemburgo Malta Norvegia Paesi Bassi Polonia Portogallo Regno Unito Rep. Ceca Romania Russia Serbia Slovacchia Slovenia Spagna Svezia Svizzera Turchia Ungheria Totale Europa 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 1 14 4 6 2 4 3 2 3 1 10 1 1 1 1 1 55 16 20 5 21 31 1 25 3 3 18 1 33 1 1 7 6 12 1 205 18 35 4 5 1 34 96 23 3 31 13 23 30 5 159 1 3 2 21 5 14 1 527 35 76 4 6 1 66 151 2 36 3 38 13 35 34 8 14 284 1 31 2 33 5 16 1 2 897 84 98 17 7 10 2 12 253 162 8 38 7 80 2 21 2 48 56 53 44 303 2 14 90 9 50 8 28 20 7 1.535 239 144 23 6 8 25 5 48 904 566 31 112 7 434 3 5 22 2 61 105 177 181 667 50 40 351 6 10 9 252 38 60 62 31 4.684 2 306 331 57 15 9 137 13 86 1.885 1.238 59 142 14 912 11 13 24 6 268 252 324 317 1.397 133 61 941 7 36 16 770 153 139 205 56 10.335 3 393 428 77 18 90 286 18 180 3.649 2.011 75 192 28 1.519 16 18 33 6 423 540 592 387 2.724 299 112 1.485 13 76 17 1.545 272 315 266 159 18.265 3 508 480 101 21 100 392 18 250 5.150 3.134 81 289 35 2.112 28 2 21 33 22 415 808 827 392 3.544 383 136 2.100 29 115 18 1.800 634 494 360 250 25.085 * Si considerano schermi digitali quelli con proiettori che abbiano la tecnologia DLP CinemaTM o SXRDTM. Il corsivo è qui utilizzato per i dati stimati. Fonte: MEDIA Salles. GLi schErmi diGiTaLi in Europa sono iL 70%, ma iL Tasso di pEnETrazionE varia nEi divErsi paEsi Al di là dei numeri assoluti, un dato assai indicativo per valutare la diffusione delle nuove tecnologie è il tasso di penetrazione del digitale, ovvero la percentuale di schermi digitali rispetto agli schermi totali. | 249 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 250 TaBELLa 2 schErmi diGiTaLi nEi 6 principaLi mErcaTi EuropEi (aL 1° GEnnaio di oGni anno) paese Germania Spagna Francia Italia Russia Regno Unito Tot. 6 territori Totale Europa % dei 6 territori sul totale Europa 2003* 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2 2 3 1 3 11 16 2 2 3 1 1 7 16 30 2 1 6 4 1 10 24 55 31 7 21 25 1 33 118 205 96 21 34 31 3 159 344 527 151 33 66 38 31 284 603 897 162 50 253 80 90 303 938 1.535 566 252 904 434 351 667 3.174 4.684 68,8% 53,3% 43,6% 57,6% 65,3% 2011 2012 2013 1.238 2.011 3.134 770 1.545 1.800 1.885 3.649 5.150 912 1.519 2.112 941 1.485 2.100 1.397 2.724 3.544 7.143 12.933 17.840 10.335 18.265 25.085 67,2% 61,1% 67,8% 69,1% 70,8% 71,1% * a febbraio 2003. Il corsivo è qui utilizzato per i dati stimati. Fonte: MEDIA Salles. Grafico 1 schErmi diGiTaLi nEi 6 principaLi mErcaTi EuropEi rispETTo aL ToTaLE EuropEo (aL 1° GEnnaio di oGni anno) 100% – 90% – 30% – 20% – 8,5% 7,2% 10% – 2004 Francia 2005 Regno Unito Germania – – 2007 18,2% 8,4% 8,3% 8,4% 11,0% 12,5% 14,9% 14,1% 20,0% 20,5% 7,4% 6,5% – 2006 19,3% 16,5% 10,2% – – – 0% – 10,9% 10,0% 8,1% 2008 Italia 2009 Russia 2010 2011 Spagna 2012 – 40% – 3,7% 4,0% 5,4% 7,5% 3,5% 0,6% 3,3% 7,5% 9,1% 5,9% 4,2% 3,4% 5,9% 0,5% 6,7% 5,2% 9,3% 8,8% 12,2% 16,8% 18,2% 3,3% 1,8% 10,6% 3,3% 12,1% 1,8% 12,0% 6,7% 7,3% 15,1% 3,6% 14,2% 19,7% 13,5% 31,7% 23,3% 30,2% 18,2% 16,1% 56,4% _ 50% – 28,9% – 60% – 29,2% 32,2% 38,9% – 70% – 30,9% 32,8% 34,7% 42,4% 46,7% – 80% – 2013 Resto dell’Europa Fonte: MEDIA Salles. I 25.085 schermi digitali rappresentano complessivamente circa il 70% degli oltre 36.200 attivi nei Paesi analizzati da MEDIA Salles. Peraltro, il dato medio europeo cela grandi disparità a seconda dei singoli Paesi. Tra di essi, alcuni si collocano decisamente al di sopra della media europea rilevata all’inizio del 2013, altri a un livello pari a quello della media, altri ancora sensibilmente al di sotto. Le disparità appaiono evidenti già all’analisi dei sei principali mercati europei che abbiamo citato sopra. 250 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 251 Se Francia e Regno Unito sono molto vicini alla digitalizzazione totale, superando la soglia del 90%, Germania e Russia presentano un’incidenza di schermi digitali vicina al 70% e quindi alla media del Continente, mentre decisamente al di sotto del dato medio si trovano l’Italia (tra il 50 e il 60%) e la Spagna, che non oltrepassa nemmeno nel 2012 lo spartiacque del 50%. Quanto ai restanti territori, accanto a chi – come Norvegia, Lussemburgo e Paesi Bassi – ha già completato il processo di digitalizzazione, troviamo ancora Paesi in cui gli schermi digitali rappresentano una percentuale molto bassa del parco sale. Tra questi si trovano piccoli e medi mercati, come la Serbia, la Lituania e l’Estonia, ma anche territori ben più estesi e popolosi, come la Grecia e la Turchia. Grafico 2 pErcEnTuaLE di schErmi diGiTaLi nEi sinGoLi paEsi rispETTo aL ToTaLE EuropEo Al primo gennaio 2009 NL A RU E B 5,9% 5,5% I 5,2% 3,3% 3,6% PL 6,4% 3,5% D P 10,6% 2,9% N 3,1% CH UK Altri 1,8% 19,7% 12,0% F 16,5% Al primo gennaio 2013 D 12,5% I 8,4% UK 14,1% NL E PL 3,2% S 7,2% 3,3% 2,5% A 2,0% CH 2,0% B 1,9% Altri F 13,9% 20,5% RU 8,4% Fonte: MEDIA Salles. carToGramma 1 Tasso di pEnETrazionE dEGLi schErmi diGiTaLi nEi paEsi EuropEi (aL 1° GEnnaio 2013) 90%-100% 80%-89% 70%-79% 60%-69% 50%-59% 40%-49% 20%-29% Fonte: MEDIA Salles. 0%-19% | 251 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 252 I dati al 1° gennaio 2013 confermano anche il consolidamento di un fenomeno già rilevato nel 2012, ovvero la minore percentuale di crescita degli schermi digitali 3D rispetto agli schermi 2D, che ha come effetto una progressiva diminuzione dell’incidenza della tecnologia 3D sul totale degli schermi digitali. La percentuale di installazioni 3D sul complesso degli schermi digitali nell’insieme dell’Europa Occidentale – dove la digitalizzazione è un fenomeno più maturo – ha subito un netto calo nell’ultimo biennio: è infatti passata dal 78% del 1° gennaio 2011, al 64% del 1° gennaio 2012 fino a scendere a quota 53% all’inizio del 2013. Sebbene le percentuali del 3D siano tuttora sensibilmente più alte, lo stesso fenomeno è visibile anche in Europa Centrale e Orientale e nel bacino del Mediterraneo. Qui, se all’inizio del 2011 la quasi totalità degli schermi digitali era 3D (97%), il tasso di penetrazione della tecnologia 3D si è abbassato all’84% al 1° gennaio 2012 e ancora all’80% al 1° gennaio 2013. Analizzando i territori singolarmente, si può affermare che la diminuzione dell’incidenza del 3D è particolarmente evidente nei mercati che hanno oltrepassato il “tipping point” della transizione ed è ancora più manifesta in quelli che sono ormai vicini alla digitalizzazione al 100%. È il caso, ad esempio, della Francia, dove a gennaio 2013 il 3D era installato nel 55% degli schermi digitali, contro una percentuale pari al 65% a gennaio 2012. Lo stesso è avvenuto in Austria, dove l’incidenza del 3D è passata dal 63% del 1° gennaio 2012 al 56% dell’inizio di quest’anno, nel Regno Unito (da 54% a 44%), in Germania (dal 77% al 54%), in Italia (dal 68% al 54%). Osservando mercati che sono più maturi dal punto di vista della digitalizzazione, possiamo stimare che il tasso di penetrazione del 3D si assesterà intorno al 50%. Grafico 3 % degli schermi 3D sul totale degli schermi digitali pErcEnTuaLE dEGLi schErmi 3d suL ToTaLE dEGLi schErmi diGiTaLi 100% – 90% – 97,0% 91,4% 80% – 252 | 84,5% 75,2% 70% – 79,6% 78,0% 70,8% 60% – 63,7% 50% – 40% – 52,7% 47,7% 30% – 20% – 10% – 0% – giu-09 gen-10 Europa Occidentale Fonte: MEDIA Salles. 96,6% 90,0% giu-10 gen-11 gen-12 gen-13 Europa Centrale e Orientale e Bacino del Mediterraneo 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 253 LE sfidE pEr LE piccoLE saLE E pEr iL sETTorE indipEndEnTE: comE diGiTaLizzarE iL 30% dEGLi schErmi EuropEi chE non è ancora passaTo aLLa nuova TEcnoLoGia? Rilevare che il 70% delle sale europee è ormai digitale – e che di conseguenza si sono verificate le condizioni per l’abbandono del 35mm da parte della distribuzione – comporta anche una riflessione su quel 30% di schermi che ancora non è passato alle nuove tecnologie e una domanda sul suo futuro. Già da qualche anno MEDIA Salles ha cercato di rispondere al quesito: “Quali tipologie di cinema hanno adottato le nuove tecnologie e quali invece sono ancora da digitalizzare?”. La pubblicazione The European Digital Cinema Report3, elaborata in collaborazione con l’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo, aveva offerto le prime evidenze sulla relazione che intercorre tra la velocità della transizione al digitale e la tipologia delle sale o le dimensioni delle società d’esercizio. MEDIA Salles ha ritenuto, quindi, importante proseguire su questa traccia, approfondendo lo studio della digitalizzazione dei cinema europei classificati a seconda del numero totale dei loro schermi. Grafico 4 Tasso di pEnETrazionE dEGLi schErmi diGiTaLi pEr TipoLoGia di cinEma (aL 1° GEnnaio 2012) 100% – 95% 80% – 77% 65% 61% 55% 60% – 49% 50% 48% 58% 58% 52% 51% 43% 40% – 10% – 61% 64% 50% – 49% 20% – 76% 71% 71% 70% – 30% – 89% 86% 90% – 31% 22% 20% 16% 12% 6% 57% 62% 51% 69% 59% 53% 42% 35% 37% 34% 32% 26% 23% 28% 29% 0% – 1 schermo 2 schermi Federazione Russa 3-5 schermi Francia 6-7 schermi Polonia Italia 8-11 schermi Germania >= 12 schermi Spagna Valore medio dei sei Paesi considerati Note: la situazione della Spagna è ad aprile 2012. Fonte: MEDIA Salles. 3 MEDIA Salles – European Audiovisual Observatory, The European Digital Cinema Report. Understanding digital cinema roll-out, Dicembre 2011. Cfr. http://www.obs.coe.int/oea_publ/european_digital_cinema.html. | 253 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 254 Un iniziale risultato di questa ricerca, che ha preso in considerazione la situazione all’inizio del 2012 in alcuni dei maggiori mercati europei, ossia Francia, Germania, Italia, Spagna, Russia e Polonia, è stato pubblicato nel DiGiTalk 20124. I dati di questo primo monitoraggio confermano l’esistenza di una situazione profondamente diversa con riferimento al passaggio alle nuove tecnologie tra i multiplex (cioè i complessi con almeno 8 schermi) e le altre tipologie di cinema con un numero inferiore di sale. Al 1° gennaio 2012, infatti, nei siti con almeno 12 sale, il digitale presentava un tasso di penetrazione altissimo, che raggiungeva il 95% in Francia e il 71% in Germania e in Italia. L’incidenza si manteneva alta presso i cinema con 8-11 schermi (pari all’89% in Francia e al 76% in Polonia), mentre era progressivamente decrescente presso le altre tipologie di cinema. Fatta eccezione per la Russia, nella quale le monosale erano passate al digitale nel 49% dei casi e i cinema con due schermi nel 65% dei casi, negli altri Paesi esaminati la penetrazione digitale nei cinema più piccoli risultava alla fine del 2011 ancora molto bassa: i valori minori si riscontravano in Spagna, in Germania e in Italia, Paesi nei quali la diffusione dei proiettori digitali risultava essere pari rispettivamente al 6%, al 12% e al 16% nelle monosale e al 23%, al 26% e al 32% nei cinema con due schermi. Come già era emerso anche nel Rapporto pubblicato da MEDIA Salles e dall’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo, esiste il rischio che gli operatori che hanno difficoltà a effettuare la conversione al digitale vengano a trovarsi sempre di più ai margini del mercato fino a dover cessare l’attività per mancanza di prodotto compatibile coi loro proiettori 35mm. Se si considera che tali operatori – vista la tipologia delle loro sale – appartengono verosimilmente al settore indipendente e/o di qualità, è logico prospettare un impatto fortemente negativo nel medio-lungo periodo, a un livello non solo economico, ma anche sociale e culturale. Infatti sono questi generalmente i tipi di strutture che ancora consentono la fruizione cinematografica in centri medio-piccoli o in zone rurali. Per fronteggiare il rischio della sparizione di queste realtà sono state elaborate forme diverse di finanziamento sia di carattere privato sia pubblico da parte delle istituzioni europee e di autorità nazionali e regionali. Una prima panoramica sui vari tipi di intervento a sostegno della digitalizzazione in Europa, come quelli dei Paesi Bassi e della Norvegia, è stata pubblicata nel Focus sulla digitalizzazione delle sale in Italia e in Europa elaborato da MEDIA Salles per l’edizione 2011 di questo Rapporto5. 4 5 254 | MEDIA Salles, The digital offer in Europe. Where are digital screens located? What are the advantages for spectators?, in DiGiTalk 2012. Ideas, experiences and figures on digital cinema from DigiTraining Plus 2012, pp. 49-54. Febbraio 2013. Rapporto 2011. Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia, Edizione Fondazione Ente dello Spettacolo, Roma 2012. 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 255 Continuiamo perciò di seguito a presentare altri interventi adottati a livello nazionale in Europa da cui i Paesi ancora lontani dal completamento della transizione digitale – tra cui l’Italia – possano trarre spunti interessanti. poLonia: una variETà di modELLi Economici pEr i divErsi Tipi di cinEma Con oltre 38 milioni di biglietti venduti nel 2012 e quasi 1.200 schermi totali, la Polonia è uno dei maggiori mercati dell’Europa Centro-Orientale. Per quanto riguarda le nuove tecnologie, con 592 schermi digitali la Polonia risultava aver convertito, già all’inizio del 2012, circa la metà delle sue sale. I dati disponibili per il 2013 hanno evidenziato un ulteriore incremento (+39,7%) degli schermi digitali, che hanno raggiunto, al 1° gennaio 2013, quota 827 e rappresentano ormai tre quarti del parco sale polacco. Dal primo proiettore digitale installato a Varsavia nel 2007, la transizione alle nuove tecnologie ha quindi mantenuto un ritmo elevato e ora la Polonia si avvicina sempre più alla digitalizzazione al 100%. Questo processo è stato possibile grazie a diversi modelli economici. Da un lato, le tre maggiori società d’esercizio del Paese – Multikino, Helios e Cinema City – hanno ormai completato la conversione dei propri schermi utilizzando il modello VPF. Multikino aveva già digitalizzato nel 2011 le sue 208 sale di allora, mentre al 30 giugno 2012 risultava avere 223 schermi, tutti digitali. Hanno invece completato la digitalizzazione al 100% nei primi sei mesi del 2012 Helios, con 149 schermi, e Cinema City, con 339 schermi. Se le grandi catene hanno avuto la possibilità di digitalizzarsi ricorrendo alle proprie risorse e ad accordi con i distributori, diversi schemi di supporto pubblico sono stati resi disponibili, a livello nazionale e locale, per i cinema di minori dimensioni e commercialmente più deboli. L’istituto nazionale di cinematografia – il Polish Film Institute – ha lanciato nel giugno del 2011 un programma di sostegno alla digitalizzazione destinato specificamente ai cinema di qualità e d’essai, con l’obiettivo di creare luoghi di spettacolo con un ruolo culturale che siano allo stesso tempo all’avanguardia nelle tecnologie di proiezione. Per ottenere il finanziamento, i cinema devono quindi innanzitutto entrare a far parte della rete dei cinema d’essai dimostrando di avere una programmazione principalmente incentrata sulle produzioni europee e nazionali (il 25% delle proiezioni deve essere dedicato ai film polacchi, e di questi almeno 10 titoli devono essere delle prime uscite dell’anno in corso). Inoltre, il cinema deve dimostrare di fare almeno 300 proiezioni all’anno e di svolgere attività di educazione all’immagine. Se la domanda viene accettata, il cinema riceve un finanziamento pari al 50% dei costi dell’attrezzatura digitale (cioè circa 40.000 euro, secondo le stime sui costi dei proiettori) ed entra in una rete di cinema digitali (Polish Digital Cinemas Network, consultabile al sito www.c-kino.pl). Alla fine del 2012, 84 cinema avevano aderito all’iniziativa. | 255 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 256 Oltre a questo schema di finanziamento nazionale, esistono in Polonia iniziative regionali di supporto alla digitalizzazione. Tra queste, vale la pena segnalare in particolare il progetto “Malopolska Digital Cinemas Network”, nato nel 2010 su iniziativa della Fundacja Rozwoju Kina, organizzazione di sostegno al settore cinematografico con sede a Cracovia. L’iniziativa ha la particolarità di considerare la sala cinematografica come un elemento chiave dell’offerta turistica di una certa area. Partendo da questo presupposto, il progetto, che è supportato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), ha lo scopo di valorizzare l’attrattiva turistica della regione della Piccola Polonia – e in particolare dei centri di dimensioni ridotte – attraverso il miglioramento dell’infrastruttura cinematografica e della sua offerta al pubblico. Il finanziamento copre il 75% dei costi netti di conversione: acquisto del proiettore e del server, adattamento del sistema audio, lavori di adeguamento della cabina di proiezione e anche installazione della tecnologia 3D. Grazie a questo schema è stato possibile digitalizzare 18 cinema, perlopiù monoschermi, nella regione della Piccola Polonia. Ne è un esempio il cinema della cittadina di Wadowice, luogo di origine di Papa Giovanni Paolo II, che ha incluso nella sua programmazione contenuti legati al turismo religioso incentrato sulla figura del Pontefice. GErmania: L’inTErvEnTo fEdEraLE E La sinErGia con iL supporTo dEi LändEr La FFA. In Germania, l’intervento finanziario a livello federale per la digitalizzazione delle sale è gestito dalla FFA, l’istituzione di sostegno al settore cinematografico tedesco, che ha tra i suoi obiettivi il supporto alla produzione nazionale e la sua promozione all’estero, nonché il miglioramento delle strutture dell’industria cinematografica. Il meccanismo di finanziamento alla digitalizzazione è stato lanciato nel febbraio del 2011, grazie alla collaborazione tra la FFA e la Commissione Federale per la Cultura e i Media (BKM), e prevede un finanziamento a fondo perduto per l’iniziale conversione dal 35mm al digitale. Per ricevere il supporto, i cinema, con al massimo 6 schermi o situati in città con meno di 50.000 abitanti, devono dimostrare di avere conseguito incassi pari ad almeno 40.000 euro – oppure 8.000 spettatori per schermo – negli ultimi tre anni e di non aver superato i 260.000 euro di incassi netti. Il finanziamento della FFA è cumulabile con altre forme di sostegno, come quelli attivati dai Länder. Nel periodo 2011-2016 la FFA ha previsto un investimento per il digitale pari a 15 milioni di euro, a cui si aggiungono altre risorse grazie al coinvolgimento dei distributori (50 hanno confermato la loro adesione). Il modello economico, che si basa quindi sia sull’intervento pubblico sia su risorse private che provengono da coloro che maggiormente beneficeranno dei vantaggi della digitalizzazione, si basa sullo schema seguente. Le singole società di distribuzione attive in Germania firmano un accordo con FFA – in base al quale si impegnano a pagare una quota del finanziamento, chiamata Virtual Print Fee (VPF), 256 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 257 pari a 500 euro per la prima uscita di ogni film nei cinema digitalizzati, durante le prime tre settimane di distribuzione – fino a che i 20 milioni di euro promessi saranno stati pagati o finché tutti i cinema tedeschi che rispondono ai requisiti sopraccitati saranno stati convertiti. Contemporaneamente, i cinema concludono un contratto con la FFA che consente di ricevere il 18,5% dei costi riconosciuti, fino ad un massimo di 13.000 euro per schermo per la conversione. Ogni ulteriore supporto secondo il modello VPF per i cinema e i distributori legati da questo contratto è escluso. Un’alternativa per i cosiddetti cinema commerciali (tutti quelli con un giro d’affari annuale di più di 260.000 euro e che non abbiano accordi con intermediari) è il modello “VPF-Hub” che è stato lanciato all’inizio del 2012 e che ha già registrato l’adesione di oltre 400 schermi. “VPF-Hub” è un’impresa indipendente che può mettere in atto il cofinanziamento VPF per i cinema indipendenti, eventualmente in aggiunta ad altre risorse, anche pubbliche. Il supporto a livello regionale: il Baden-Württemberg. Il supporto fornito a livello nazionale dalla FFA è cumulabile con i diversi schemi regionali messi in atto dai Länder. Tra questi, citiamo a titolo d’esempio quello lanciato da MFG, l’agenzia cinematografica del Baden-Württemberg che, dopo aver sostenuto la fase iniziale della transizione dei cinema alla proiezione digitale, ha esteso e intensificato il suo impegno nel 2010, con la creazione del programma speciale per la digitalizzazione. È stato avviato uno schema di finanziamento che, con un budget totale di 1.300.000 euro, ha portato all’introduzione della nuova tecnologia in 76 schermi nel Baden-Württemberg già alla fine del 2011. Altri 1.500.000 euro sono stati messi a disposizione per la digitalizzazione cinematografica entro il 2014. Il Baden-Württemberg può essere quindi considerato un pioniere in questo campo, oltre che una delle regioni tedesche più avanzate ed aperte dal punto di vista dei finanziamenti alla transizione digitale dei cinema. Gabriele Röthemeyer, direttore di MFG, e Uschi Freynick, consulente per i finanziamenti al cinema, nel varare questo schema, si sono poste l’obiettivo di mantenere sia la qualità della programmazione sia il grande numero dei cinema nel Baden-Württemberg. Il supporto finanziario alla digitalizzazione è dunque orientato a garantire la competitività dei piccoli cinema e di quelli situati in zone periferiche, dove spesso essi sono l’unica forma di intrattenimento culturale disponibile. Il supporto è legato strettamente a criteri qualitativi, con particolare attenzione ai cinema d’essai e con una programmazione dedicata soprattutto ai film europei e tedeschi, o addirittura alle sale che abbiano ricevuto i premi per la programmazione di qualità conferito annualmente da MFG. Tutti i cinema commerciali, di qualità e d’essai nel Baden-Württemberg, fino a un massimo di sei schermi per cinema, possono fare richiesta per il finanziamento. Tuttavia, ogni anno, soltanto uno schermo per cinema può ricevere il sostegno, che consiste in un finanziamento pari al 25% delle spese ammissibili, con un tetto di 18.000 euro. Il costo di proiettore e server, così come le spese per l’installazione, sono considerati ammissibili. | 257 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 258 La selezione viene effettuata dalla commissione che assegna i fondi per l’innovazione in campo cinematografico. Particolarmente vantaggiosa per gli esercenti, inoltre, è la possibilità di combinare il supporto di MFG con altri tipi di finanziamento pubblico, come, in particolare, quelli di FFA e BKM. La diGiTaLizzazionE non è soLo un camBiamEnTo TEcnoLoGico. QuaLi sono LE nuovE opporTuniTà? QuaLi LE prospETTivE pEr i cinEma dEL fuTuro? Il passaggio alla proiezione digitale non è – o non dovrebbe essere – la mera sostituzione di una tecnologia con un’altra. Sarebbe infatti uno spreco di energia e risorse se questo cambiamento, con l’impegno e le difficoltà che comporta anche a livello finanziario, si traducesse soltanto nell’utilizzo di un nuovo proiettore per continuare a fare ciò che si è sempre fatto, senza ricercare un apprezzabile vantaggio per gli spettatori. Si tratta invece di individuare le potenzialità che le nuove tecnologie offrono alle sale, in termini di miglioramento dell’esperienza cinematografica, ad esempio attraverso una maggiore flessibilità nella programmazione e l’ampliamento dell’offerta – a cominciare da quella dei film sino agli spettacoli dal vivo – oppure l’integrazione con nuovi strumenti come i social media per meglio rispondere alle esigenze dei diversi tipi di pubblico, creando un’offerta varia e differenziata, quasi “à la carte”. A questo proposito risulta indicativa una prima indagine condotta da MEDIA Salles sulle aspettative degli esercenti europei. Dal questionario somministrato a coloro che hanno partecipato ai corsi “DigiTraining Plus” sulle tecnologie digitali, è emerso che arricchire l’esperienza del pubblico è il principale obiettivo che gli esercenti si prefiggono con l’adozione del digitale. Grafico 5 iL diGiTaLE E L’offErTa cinEmaToGrafica Quanto ritiene che le tecnologie digitali abbiano consentito (o potranno consentire) alla/e sua/e sala/e di…? – Ampliare l’offerta Valore medio 2.68 con eventi sportivi – Ampliare l’offerta con film Legenda 2.76 non europei o non statunitensi 1 = per niente – Ampliare l’offerta con un maggior 2 = poco 3.00 numero di film europei 3 = abbastanza – Ampliare l’offerta 4 = molto 3.23 con la pubblicità – 5 = moltissimo Accrescere il 3.33 numero di spettatori – Ridurre i costi di programmazione, 3.35 del personale, ecc. – Ampliare l’offerta con cortometraggi / 3.45 documentari / produzioni locali – Ampliare l’offerta con spettacoli 3.64 artistici / teatrali / musicali – 3.82 Ampliare l’offerta con il 3D – Arricchire l’esperienza 3.95 di visione dello spettatore – 1 2 3 4 5 Per niente Abbastanza Moltissimo Nota: l’analisi si basa sui questionari che MEDIA Salles ha sottoposto (nelle diverse edizioni, dal 2004 al 2012) ai partecipanti del corso “DigiTraining Plus: European Cinemas Experiencing New Technologies” 258 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 259 I contenuti aggiuntivi. Tra le risorse che il digitale ha messo a disposizione dei cinema dal punto di vista dell’offerta al pubblico, ricoprono un posto di rilievo quei contenuti che sono comunemente noti come alternativi, ma che – per il ruolo che possono rivestire nella programmazione di un cinema dove il cuore dell’offerta deve rimanere il film – ci sembra più corretto definire aggiuntivi. Negli ultimi anni questi contenuti – che, come emerge dall’indagine di MEDIA Salles,vengono ritenuti particolarmente utili per ampliare l’offerta della sala – si sono fatti strada in Europa. Gli incassi che hanno generato hanno pesato per l’1% del box office nel 2011 e dovrebbero arrivare al 3% nel 2015, oltrepassando la soglia dei 30 milioni di euro. Al di là della loro incidenza economica, già adesso, comunque, sono importanti nel mix strategico di sale che vogliano crearsi un posizionamento specifico e fidelizzare il pubblico. Rispetto ad una prima fase “pionieristica”, non solo è migliorata la procedura di consegna dei contenuti alle sale, ma si sono adottati dei contratti standard e gli aspetti tecnici sono diventati più facilmente gestibili. Si è dunque consolidata, ed è diventata più agevolmente reperibile, l’offerta di contenuti, sia “live” sia preregistrati, che consentono di estendere il ruolo dei cinema trasformandoli in “spazi per eventi”. E se restano sfide da affrontare (l’abilità di assicurarsi materiale di prima qualità, le risorse limitate per il marketing, l’ampio spettro di quote VPF, il limitato ventaglio di piattaforme satellitari), sono molte le opportunità che si offrono alle sale: creare eventi speciali, raggiungere pubblici nuovi e differenziati e, in conclusione, esplorare aree non ancora battute. approfondimEnTo conTEnuTi aGGiunTivi: i consiGLi di chrisTinE cosTELLo* aGLi EsErcEnTi EuropEi - Iniziate a sperimentare i contenuti di alta qualità che sono già disponibili: l’opera, il balletto e gli eventi di musica rock. Vi porteranno pubblici diversi e vi aiuteranno ad incrementare gli incassi a metà settimana. Per massimizzare il potenziale commerciale, dotatevi di un collegamento satellitare che vi consentirà gli eventi “live”. - Non esitate a innovare: la prenotazione dei contenuti alternativi è piuttosto semplice adesso e sta assumendo procedure standard. I fornitori che operano da più anni sono affidabili ed è facile trattare con loro. - Date ad un membro del vostro team delle responsabilità chiare nel campo dei contenuti innovativi: diventerà il vostro punto di riferimento e imparerà a reperire il miglior materiale a disposizione. * Christine Costello, Direttrice di More2Screen, è stata una relatrice dell’edizione 2012 del corso di formazione “DigiTraining Plus: European Cinemas Experiencing New Technologies” (Amsterdam, 29 agosto-2 settembre 2012). More2Screen, con sede in Gran Bretagna, fornisce dal 2006 contenuti aggiuntivi basandosi su una rete di 3.000 schermi in tutto il mondo. | 259 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 260 Il cinema on demand. In molti settori del largo consumo “to customize” è stato il mantra della svolta del secolo. Offrire prodotti e servizi il più possibile su misura del singolo cliente, dare a ciascun consumatore la percezione di poter personalizzare il prodotto che acquista: questo il cuore della customization. Se la programmazione affrancata dalla fisicità della pellicola offre maggiore flessibilità, perché non portare questo vantaggio all’estremo e “reinventare” il ruolo dello spettatore? Un esempio di questo nuovo approccio è il cosiddetto “cinema on demand”, ovvero la creazione di piattaforme online grazie alle quali lo spettatore stesso diventa programmatore della sala, con una scelta “à la carte” che comprende anche contenuti aggiuntivi. Progetti di questo tipo, come I like cinema! in Francia e We Want Cinema nei Paesi Bassi, si basano sull’utilizzo dei social media, come Facebook o Twitter, che permettono alla sala di raggiungere più facilmente il pubblico intercettandone i gusti e agli spettatori di esprimere interattivamente i propri interessi. L’obiettivo finale è dunque adattare la programmazione alle esigenze dei diversi segmenti di pubblico. In un momento in cui è diffusa l’idea che la sala cinematografica subisca la concorrenza di internet e delle altre piattaforme per la fruizione di film e contenuti, il cinema on demand vuole rappresentare una risposta che – utilizzando le risorse della tecnologia e della rete e sfruttando i vantaggi della distribuzione digitale – rimette al centro il cinema come luogo di esperienza anche sociale e pertanto non sostituibile fino in fondo dallo schermo di un computer o di un tablet. Accessibilità. Un’altra “promessa” del digitale è che la sala diventi un luogo più accessibile, che consenta a persone con disabilità sensoriali di godere appieno dell’esperienza cinematografica. L’articolo 7 della Direttiva sui Servizi di Media Audiovisivi (AVMSD) dell’Unione Europea recita: «Gli Stati membri incoraggiano i fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione a garantire che i loro servizi diventino gradualmente accessibili per le persone con disabilità visiva o uditiva». L’accessibilità è un tema che gli esercenti di tutt’Europa già si trovano – o si troveranno assai presto – ad affrontare, sotto la spinta di nuovi provvedimenti legislativi: le tecnologie digitali offrono in proposito interessanti soluzioni. Con la pellicola 35mm, il canale audio per disabili uditivi veniva creato dal processore audio, mentre il canale narrativo per gli ipovedenti o i non vedenti era disponibile soltanto con un “Accessibility Disc for Digital Theatre Systems”. Il digitale ha decisamente migliorato questa situazione: i canali per persone con disabilità uditiva o visiva, infatti, sono già inclusi nei files con cui è fornito il film alla sala. Per il loro utilizzo non sono richieste attrezzature speciali o particolarmente complicate. Per i non udenti, possono agevolmente essere proiettati dei sottotitoli sul grande 260 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 261 schermo. Questo potrebbe tuttavia risultare svantaggioso per la sala, qualora il resto del pubblico non gradisse questi sottotitoli (che nel caso di film sottotitolati per ragioni linguistiche risulterebbero aggiuntivi). Sono stati quindi ideati dispositivi individuali, come minischermi o occhiali, che il cinema può mettere a disposizione di chi li richieda. Il trasmettitore/ricevitore degli occhiali, inoltre, supporta anche le tracce audio con le descrizioni per gli ipovedenti. comE saranno LE saLE dEL domani? Se l’obiettivo nel breve periodo resta ancora quello di reperire le risorse necessarie per il passaggio al digitale degli schermi commercialmente più deboli, a medio-lungo termine si può ipotizzare che l’attenzione si concentrerà sull’utilizzo delle nuove tecnologie per il miglioramento dell’offerta e della fruizione cinematografica. Thomas Hoegh, artista ed imprenditore, fondatore di Arts Alliance, un’organizzazione che investe nel mondo della cultura e dello spettacolo, è convinto che la sfida del futuro consista nel “mettere lo spettatore al centro”. Questo comporterà un nuovo modo di programmare, dando al pubblico – o per meglio dire alle diverse tipologie di pubblico – la possibilità di scegliere che cosa vedere sul grande schermo. E saranno gli spettatori stessi che – attraverso i social media – faranno “pubblicità” al loro cinema preferito, parlando a chi condivide i loro interessi. L’offerta delle sale potrà così allargarsi a una varietà di contenuti – quelli che noi chiamiamo aggiuntivi – che spazieranno dal teatro alla musica, dallo sport ai programmi educativi e che secondo Hoegh, arriveranno tra dieci anni a pesare per il 20% degli incassi, presentandosi come l’area passibile di più forte crescita. Tutto questo con l’obiettivo di fare dello “spazio cinema” molto più di una sala e di aprirlo ad altre funzioni, come quelle che possono essere richieste dalle imprese, per attività di comunicazione, promozione e formazione. Una lunga vita si apre dunque di fronte alle sale se useranno la tecnologia per ascoltare “i pubblici”, comunicare con loro e offrire il massimo della qualità. | 261 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 262 FONTI Grispello, Luigi, La digitalizzazione del sistema sale italiano. Una missione impossibile?, DGT online informer n. 65 del 15 dicembre 2010, www.mediasalles.it. 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Women in Digital Cinema: Gabriele Röthemeyer, MFG Filmförderung Baden-Württemberg, DGT Online Informer, n. 82 del 22 giugno 2012. Siti internet Ministero per i Beni e le Attività Culturali - www.beniculturali.it. Programma MEDIA - http://ec.europa.eu/culture/media/index_en.htm. MEDIA Salles - www.mediasalles.it. 262 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 263 | 263 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 264 a cura di Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Roberto Paolo Nelli product placement made in italy Una visione d’insieme dell’esperienza italiana dal 2004 al 2011 L’analisi dell’esperienza complessiva di applicazione del product placement all’interno dei film italiani prodotti dal 2004 al 2011 è stata oggetto di un ampio progetto di ricerca, condotto nel 2012 nell’ambito del corso di “Comunicazione e identità d’azienda” della Laurea magistrale in “Comunicazione per l’impresa, i media e le organizzazioni complesse” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano1. 1. La metodologia della ricerca Il progetto di ricerca, finalizzato a rilevare in modo uniforme e sistematico le caratteristiche assunte dagli inserimenti delle marche nei film italiani dal 2004 al 2011, ha preso in esame per ciascun anno i primi 30 film (al 100% nazionali e le coproduzioni di maggioranza) per presenze totali realizzate in Italia e negli altri Paesi dal giorno di uscita nelle sale fino al maggio 2012. Per l’individuazione delle marche inserite a norma del Decreto legislativo n. 28/2004 (“Decreto Urbani”) e del relativo Decreto ministeriale applicativo del 30 luglio 2004 sono stati visionati i titoli di coda di ciascuno dei 30 film presi in esame per ogni anno, alla ricerca del cosiddetto “idoneo avviso” finalizzato a informare il pubblico della presenza all’interno dell’opera di prodotti a titolo di paid product placement. L’obbligo di rendere trasparente e riconoscibile il “collocamento pianificato” dei brand all’interno delle opere cinematografiche di produzione italiana ha rappresentato l’esclusivo punto di riferimento per l’individuazione dei film che hanno colto l’opportunità offerta dalla normativa. Non sono state pertanto considerate tutte le altre eventuali marche presenti in ogni opera, anche se genericamente ringraziate nei titoli di coda e persino se agevolmente visibili durante la visione. 1 Il progetto si è articolato in quattro tesi di laurea svolte da Federica Battaglia, Elena Cazzaniga, Silvia Gandolfi e Sofia Meroni. Per un approfondimento dei risultati della ricerca si veda R.P. Nelli (a cura di), Product placement Made in Italy. Le marche nei film italiani dal 2004 al 2011, Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, Roma 2013. 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 265 Sono stati così identificati nel suo complesso 114 film nei confronti dei quali è stata condotta l’analisi dettagliata degli inserimenti a titolo di product placement, adottando un apposito protocollo di ricerca che ha incluso venti variabili, ognuna a sua volta articolata in più item misurabili attraverso scale di tipo nominale, ordinale o a intervalli, relative all’esecuzione dei placement, ovvero quelle variabili che i numerosi studi condotti a livello nazionale e internazionale hanno dimostrato possono essere in grado di determinare l’efficacia della comunicazione nei confronti dello spettatore. L’analisi ha preso come unità di riferimento la durata in secondi di ogni singolo inserimento di marca, spezzando idealmente la scena in più segmenti di tempo ogni volta che le variabili oggetto di studio (per esempio, la nitidezza, la dinamicità, la superficie occupata, il ruolo svolto dalla marca ecc.) registravano una modificazione sostanziale: ogni segmento omogeneo di tempo è stato pertanto analizzato separatamente rilevandone tutte le caratteristiche riportate nel protocollo della ricerca. Complessivamente sono stati rilevati ben 55.000 secondi di placement (circa 15 ore e mezzo, l’8% in media della durata di ogni film) riferiti a 356 marche diverse, presenti almeno una volta in almeno uno delle 114 opere degli otto anni considerati. 2. L’andamento degli inserimenti a titolo di product placement nel tempo L’andamento degli inserimenti a titolo di product placement nelle opere analizzate negli otto anni considerati segue il trend tipico del ciclo di vita (tavola 1) con riferimento a tutte le principali variabili che definiscono il fenomeno, ovvero il numero di film contenenti inserimenti commerciali, la durata totale in secondi dell’esposizione al product placement, la durata media degli inserimenti per film (grafico 1), il numero di marche diverse inserite e il tempo medio di presenza di ciascun brand nei lungometraggi per ogni anno. Dall’analisi del grafico è possibile rilevare le quattro fasi che caratterizzano il ciclo di vita: – la progressiva crescita iniziale, dall’introduzione del product placement nel 2004 fino al 2006; – la successiva veloce accelerazione fino al picco raggiunto nel 2008 e nel 2009 per quanto riguarda la durata media degli inserimenti per singola marca; – la riduzione dell’impiego del product placement nel corso del 2009 per quanto concerne il numero sia di film che di marche coinvolte, in corrispondenza al consolidarsi della crisi economica; – la significativa ripresa registrata negli anni successivi in termini sia di numero di film contenenti gli inserimenti di brand, sia di numero di marche inserite, ma con una durata totale e media dei placement per film e per marca che tendono ancora a diminuire per evitare affollamenti eccessivi, il che delinea il raggiungimento di una maturità nell’impiego del product placement in Italia. Interessante è infine notare che la ripresa degli inserimenti delle marche nei film italiani | 265 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 266 dopo il rallentamento registrato nel 2009 risulta in netta controtendenza rispetto alla contrazione degli investimenti pubblicitari, che invece permane anche negli anni successivi. Anche questa constatazione può essere interpretata come un segnale della consapevolezza maturata da parte delle aziende circa le opportunità offerte dall’investimento nell’ambito della produzione cinematografica, traendo benefici non solo di carattere fiscale, ma anche nell’ottica della comunicazione commerciale in un periodo di ridimensionamento dei budget complessivi. TavoLa 1 L’andamEnTo nEGLi anni dEGLi insErimEnTi a TiToLo di producT pLacEmEnT N. film Durata degli inserimenti (secondi) Durata dei film (secondi) anno 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Totale Totale Media per film Totale Media per film 6 570 7 934 10 4.921 19 12.023 19 13.123 14 8.844 18 7.492 21 7.408 114 55.315 95,00 133,43 492,10 632,79 690,68 631,71 416,22 352,76 485,22 37.920 46.920 60.900 114.000 115.560 87.000 112.560 127.680 702.540 6.320,00 6.702,86 6.090,00 6.000,00 6.082,11 6.214,29 6.253,33 6.080,00 6.162,63 Numero degli inserimenti N. marche diverse inserite Totale 7 14 42 104 97 46 74 91 356 7 17 55 128 113 56 83 99 558 Media per film 1,17 2,43 5,50 6,74 5,95 4,00 4,61 4,71 4,89 % media Durata della durata media degli degli inserimenti inserimenti sul totale (secondi) della durata dei film 1,50% 1,99% 8,08% 10,55% 11,36% 10,17% 6,66% 5,80% 7,87% 81,43 54,94 89,47 93,93 116,13 157,93 90,27 74,83 99,13 Grafico 1 26 750 24 700 22 650 600 Numero di film 20 550 18 500 16 450 14 400 12 350 10 300 250 8 200 6 150 4 100 2 50 0 0 2004 2005 2006 Numero di film con product placement 266 | Durata media per film (secondi) iL cicLo di viTa dEL producT pLacEmEnT in iTaLia: numEro di fiLm E duraTa mEdia dEGLi insErimEnTi pEr opEra 2007 2008 2009 2010 2011 Durata media degli inserimenti per film (secondi) 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 267 3. i caratteri dei 114 film che contengono product placement I 114 film del campione analizzato che al loro interno contengono product placement hanno realizzato complessivamente dalla data di uscita nelle sale presenze che non differiscono in media in modo statisticamente significativo negli anni di riferimento della ricerca a livello sia italiano che in totale. Altrettanto non statisticamente significative risultano le differenze sia della numerosità media che della durata media degli inserimenti all’interno dei 114 film a seconda del fatto che siano al 100% italiani o realizzati in coproduzione. La durata media degli inserimenti non differisce nemmeno tra i film che hanno ottenuto almeno un premio nei vari concorsi nazionali e internazionali e quelli che non ne hanno ricevuto alcuno, mentre tra i due insiemi di opere differisce in modo statisticamente significativo il numero medio di inserimenti per film, che ammontano a 5,69 per i lungometraggi non premiati e a 3,84 per quelli premiati (tavola 2). TavoLa 2 LE diffErEnzE in rELazionE aLL’oTTEnimEnTo o mEno di un prEmio Numero medio di inserimenti per film Dev. std. Durata totale degli inserimenti Durata media degli inserimenti per film Dev. std. Numero di film Numero totale di inserimenti film premiati film non premiati Totale film 3,84 3,04 19.204 391,92 629,90 49 188 5,69 4,75 36.111 555,55 835,93 65 370 4,89 4,19 55.315 485,22 755,60 114 558 Occorre osservare che il numero medio di premi conseguiti differisce in modo statisticamente significativo a seconda del fatto che i film siano coprodotti oppure siano nazionali al 100%: infatti, a fronte di un numero totale di 163 riconoscimenti conseguiti dai 114 lungometraggi considerati, la media di quelli ottenuti dai 95 film italiani raggiunge appena l’unità, mentre per le 19 coproduzioni arriva a 3,6 premi. Infine, suddividendo i 114 film in due classi a seconda del superamento o meno sia del numero medio di marche collocate a livello complessivo (pari a 4 per film), sia del tempo di durata media dell’esposizione ai brand registrata sempre a livello complessivo (pari a 485 secondi per opera) è possibile constatare che le presenze medie ottenute dai film in Italia e in totale risultano significativamente superiori (tavola 3) in corrispondenza alla classe di opere che supera i due livelli predefiniti di intensità del product placement per numero di marche e per durata dell’inserimento. In conclusione, dalla ricerca emerge la chiara tendenza da parte delle aziende all’inserimento di un maggior numero di marche nei film di produzione al 100% italiana, appartenenti per lo più al genere della commedia, che possano potenzialmente conseguire un elevato livello di successo, esprimibile più in termini di spettatori nelle sale che di giudizi della critica o di premi ottenibili nei diversi concorsi nazionali e internazionali. | 267 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 268 TavoLa 3 LE prEsEnzE rEGisTraTE dai fiLm a sEconda dELL’inTEnsiTà dEL producT pLacEmEnT durata totale degli inserimenti per film Presenze in Italia Presenze negli altri Paesi europei Presenze totali Presenze in Italia Presenze negli altri Paesi europei Presenze totali Più di 485 secondi Fino a 485 secondi Più di 485 secondi Fino a 485 secondi Più di 485 secondi Fino a 485 secondi numero di marche inserite Più di 4 marche Fino a 4 marche Più di 4 marche Fino a 4 marche Più di 4 marche Fino a 4 marche numero di film 34 80 34 80 34 80 numero di film 46 68 46 68 46 68 presenze medie 1.702.610,21 961.404,49 24.536,82 63.643,31 1.727.147,03 1.025.047,80 presenze medie 1.477.453,00 982.915,71 14.297,11 77.471,32 1.491.750,11 1.060.387,03 dev. std. 1.274.585,48 1.094.887,76 48.862,05 232.189,11 1.302.167,03 1.134.765,50 dev. std. 1.157.887,47 1.186.869,89 29.266,22 251.154,27 1.172.979,45 1.236.418,87 4. L’analisi degli inserimenti delle marche negli otto anni considerati Nel corso degli otto anni considerati si è affermata la tendenza nettamente prevalente di inserire un solo prodotto o un solo marchio in ogni scena da parte di ciascuna azienda inserzionista: infatti nell’81,3% del tempo complessivo di esposizione del periodo viene rilevata la presenza di un solo prodotto, seguita dalla scelta di collocarne due uguali (8,3%); la terza opzione è invece quella dell’inserimento di un numero più elevato di prodotti uguali, che nel 7,3% del tempo totale risultano essere contemporaneamente più di cinque nella medesima scena. Considerando solo l’ultimo triennio la tendenza risulta confermata, ma con un orientamento di fondo al collocamento di un maggiore numero di marchi: infatti, dal 2010 al 2011 la quota di tempo relativo alla presenza di un solo prodotto passa dal 67,2% al 61,3%, mentre la percentuale riguardante la compresenza di due prodotti sale dal 13,9% al 19,9%. Vi è da rilevare tuttavia che solo nei due terzi del tempo di esposizione rilevato negli otto anni ogni marca inserzionista occupa la scena in modo esclusivo con il proprio prodotto o marchio, mentre nel restante 34% del tempo due o più brand di aziende diverse condividono la presenza sullo schermo; inoltre, in alcuni casi compaiono anche marche che non sono segnalate nei titoli di coda a titolo di product placement, ma solo genericamente ringraziate per la loro collaborazione. Un altro aspetto che caratterizza la realizzazione degli inserimenti nel periodo considerato è il fatto che solo in poco più della metà del tempo totale di placement (52%) il marchio del prodotto collocato risulta presente sulla scena in modo più o meno visibile. In molti casi, infatti, non appare sullo schermo e il prodotto viene identificato per alcuni suoi caratteri peculiari e, di conseguenza, la riconoscibilità del brand da parte dello spet268 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 269 tatore è subordinata alla precedente conoscenza del prodotto. Questa situazione è tipica dei gioielli, di molti prodotti di abbigliamento e accessori e di alcune autovetture. Un’ultima tendenza che si registra negli otto anni esaminati è quella relativa alla ripetizione dell’inserimento dello stesso prodotto o marchio più volte all’interno del medesimo film: infatti, mediamente solo il 13% del tempo complessivo dei placement rilevati si riferisce a una marca che appare una sola volta all’interno dello stesso film mentre l’87% del tempo riguarda brand che invece si ripropongono più volte; questa tendenza alla ripetizione della presenza aumenta in maniera rilevante negli ultimi anni, raggiungendo una percentuale del tempo che oscilla intorno al 97% del totale. Per quanto riguarda le modalità di realizzazione dell’inserimento (tavola 4), dalla ricerca è emerso che negli otto anni la quasi totalità del tempo di esposizione a prodotti e marchi è di tipo visivo (97,3%). Solo nello 0,6% del tempo il riferimento è uditivo, mentre nel 2,1% il prodotto o il marchio sono visibili e allo stesso tempo il brand viene menzionato da un personaggio o da una voce fuori campo. Dopo i primi due anni nei quali le aziende hanno manifestato una cerca cautela nel rendere prominenti i loro inserimenti commerciali, a partire dal 2006 si registra una svolta a favore del placement uditivo (1,4% del tempo complessivo annuo) o audiovisivo (2,4%), che raggiunge il suo apice nel 2008, quando questo tipo di inserimenti concentra il 5,6% del tempo totale di esposizione alle marche; dal 2009 si assiste infine a una riproposta di modalità di placement orientate per lo più all’esposizione visiva. TavoLa 4 LE modaLiTà di rEaLizzazionE dEi producT pLacEmEnT (sEcondi) modalità di inserimento Anno 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Totale Visiva 570 928 4.733 11.828 12.378 8.664 7.407 7.298 53.806 Uditiva 0 6 69 137 15 8 65 34 334 Audiovisiva 0 0 119 58 730 172 20 76 1.175 modalità di inserimento Totale 570 934 4.921 12.023 13.123 8.844 7.492 7.408 55.315 Visiva 100,0% 99,4% 96,2% 98,4% 94,3% 98,0% 98,9% 98,5% 97,3% Uditiva 0,0% 0,6% 1,4% 1,1% 0,1% 0,1% 0,9% 0,5% 0,6% Audiovisiva 0,0% 0,0% 2,4% 0,5% 5,6% 1,9% 0,3% 1,0% 2,1% Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Il ruolo assunto dalla marca nel contesto dell’inserimento (tavola 5) a livello complessivo nell’intero periodo considerato risulta abbastanza ridotto; occorre tuttavia osservare che dopo i primi due anni di timida sperimentazione – nei quali il ruolo assunto dalla marca è irrilevante quasi nel 70% del tempo complessivo – si assiste a un netto cambiamento di approccio e nel biennio successivo il brand viene a rivestire un ruolo in qualche modo rilevante in oltre il 50% della durata dei placement; dal 2008 la percentuale di inserimenti almeno abbastanza importanti si stabilizza intorno al 40% del tempo, ma negli ultimi due anni si rileva la tendenza verso una polarizzazione, ovvero i placement risultano essere per lo più irrilevanti (il 51,5% nel 2011) oppure essenziali (il 26,3 sempre nel 2011). | 269 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 270 TavoLa 5 iL ruoLo assunTo daLLa marca nEL conTEsTo di insErimEnTo (sEcondi) anno 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Totale ruolo ruolo poco ruolo abbastanza ruolo ininfluente importante importante importante Totale media Totale media Totale media Totale media 389 64,83 0 0,00 181 30,17 0 0,00 653 93,29 0 0,00 281 40,14 0 0,00 78 7,80 2.342 234,20 1.897 189,70 520 52,00 211 11,11 4.777 251,42 2.933 154,37 1.673 88,05 2.719 143,11 6.141 323,21 1.398 73,58 2.702 142,21 424 30,29 4.727 337,64 3.270 233,57 423 30,21 3.167 175,94 892 49,56 581 32,28 689 38,28 3.815 181,67 556 26,48 736 35,05 353 16,81 11.456 100,49 19.435 170,48 11.277 98,92 6.360 55,79 20,7% 35,1% 20,4% 11,5% ruolo essenziale Totale media 0 0,00 0 0,00 84 8,40 2.429 127,84 163 8,58 0 0,00 2.163 120,17 1.948 92,76 6.787 59,54 12,3% Totale 570 934 4.921 12.023 13.123 8.844 7.492 7.408 55.315 100,0% Per quanto riguarda le modalità di integrazione della marca nella specifica scena di inserimento (tavola 6), l’associazione con un personaggio, di norma un protagonista, è quella che maggiormente concentra il tempo complessivo di esposizione, pari in media al 78,4% negli otto anni considerati, seguita dal collocamento di prodotti in qualità di elementi funzionali alla scena (10,7%) o di mero arredo scenico (8,3%) e infine dall’inserimento come messaggio pubblicitario (2,6%). Anche in questo caso vengono rilevate delle differenze di approccio nel periodo dal 2006 al 2009, quando i secondi relativi agli inserimenti associati a un personaggio risultano superiori all’80%, sfiorando quasi il 90% nel 2006 e nel 2009; mentre negli ultimi due anni si verifica una sorta di inversione di tendenza, poiché tale percentuale si riduce significativamente, assestandosi intorno al 60% circa, a favore della durata sia degli inserimenti in qualità di elementi funzionali alla scena, sia di quelli come mero arredo scenico, che vengono a superare il 10% del tempo complessivo di esposizione. TavoLa 6 LE modaLiTà di inTEGrazionE dELLa marca nELLa spEcifica scEna di insErimEnTo (sEcondi) anno 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Totale 270 | mero arredo Advertisement scenico product placement Totale 44 209 468 1.071 793 107 1.088 801 4.581 media 7,33 29,86 46,80 56,37 41,74 7,64 60,44 38,14 40,18 Totale 0 125 38 195 692 117 140 158 1.465 media 0,00 17,86 3,80 10,26 36,42 8,36 7,78 7,52 12,85 Elemento Elemento funzionale associato a un alla scena personaggio Totale media Totale media 68 11,33 458 76,33 11 1,57 589 84,14 52 5,20 4.363 436,30 725 38,16 10.032 528,00 797 41,95 10.841 570,58 688 49,14 7.932 566,57 1.895 105,28 4.369 242,72 1.679 79,95 4.770 227,14 5.915 51,89 43.354 380,30 Totale 570 934 4.921 12.023 13.123 8.844 7.492 7.408 55.315 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 271 È interessante rilevare che nelle situazioni in cui il prodotto viene legato a un personaggio del film la nitidezza percettiva della marca risulta prevalentemente elevata, giungendo a concentrare ben il 44,9% della durata totale degli inserimenti. La nitidezza degli inserimenti associati ai personaggi si è rivelata particolarmente alta negli anni della forte crescita del product placement in Italia, dal 2006 al 2008, quando le durate corrispondenti arrivavano a coprire rispettivamente il 51%, il 60,9% e il 63% del tempo totale di esposizione. Altrettanto elevata risulta la nitidezza relativa ai prodotti inseriti come elemento funzionale alla scena che, se nell’intero periodo considerato occupa il 7,1% del tempo totale, negli ultimi due anni appare in netta crescita, arrivando a concentrare nel 2011 ben il 13,9% del tempo complessivo di esposizione. Viceversa, la nitidezza percettiva dei prodotti che rappresentano un mero arredo scenico si rivela per lo più ridotta, ovvero bassa (4,3%) o media (2,4%). 5. Le categorie merceologiche e le marche inserite a titolo di product placement Per quanto riguarda le 23 categorie merceologiche prese in considerazione nell’analisi (tavola 7), la più presente negli otto anni oggetto d’analisi è quella dell’Abbigliamento e accessori che concentra ben 15.537 dei 55.315 secondi totali, pari a circa il 28%. Seguono, in ordine decrescente, Turismo/Viaggi con 6.508 secondi (11,8%), Gioielli con 6.282 (11,4%), Auto/Moto con 6.243 (11,3%), Prodotti di lusso con 2.883 (5,2%), Alimentari con 2.509 (4,5%) e infine Bevande alcoliche con 2.259 secondi (4,1%). Coerentemente con le disposizioni di legge, non sono stati riscontrati casi di inserimento a scopo commerciale di prodotti a base di tabacco. Le categorie merceologiche che hanno investito maggiormente nel product placement sono dunque quelle dei beni con un elevato contenuto simbolico, che si prestano bene a caratterizzare in modo forte e univoco un personaggio o una situazione socioculturale e che offrono vantaggi alle aziende inserzioniste grazie all’endorsement fornito da un attore famoso. Per quanto riguarda le specifiche marche inserite a titolo di product placement, nel corso degli otto anni oggetto d’analisi, sono state collocate nel maggior numero di film (tavola 8) Telecom (con i vari brand, quali Tim, Alice, Impresa Semplice) citato nei titoli di coda di ben 23 lungometraggi; Intimissimi, presente in 15; Fiat e Coca-Cola, entrambe inserite in 7; Audi presente in 6; Chronotech, Lete, Alfa Romeo, Lancia, S. Pellegrino, Sky, Wind, Garofalo e Sony collocate in 5 film. Tra le marche che complessivamente nel lasso di tempo considerato superano i 1.000 secondi di placement (tavola 9) emergono Fornarina, che concentra ben 5.275 secondi di presenza nel solo Scusa ma ti chiamo amore (2008), pari al 9,5% del tempo totale registrato nei 114 film esaminati; Anjel, che in 3 opere – Un’estate al mare (2008), La fidanzata di papà (2008) e soprattutto Diverso da chi? (2009) – totalizza 3.859 secondi di placement (7%); Costa Crociere, presente in 2 due film – Italians (2009) e soprattutto Natale in crociera (2007) – per un totale di 2.232 secondi di esposizione (4%). | 271 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 272 TavoLa 7 LE caTEGoriE mErcEoLoGichE insEriTE nEGLi oTTo anni considEraTi categorie merceologiche 2004 Abbigliamento e accessori 227 Turismo/Viaggi 64 Gioielli Auto/Moto 151 Prodotti di lusso 98 Alimentari Bevande alcoliche Altre attività industriali o di servizi Finanza/Assicurazioni Bevande non alcoliche Telefonia/Telecomunicazioni 30 Abbigliamento e attrezzature per lo sport Informatica/Fotografia/ Elettronica di consumo Editoria Distribuzione commerciale Prodotti per la cura della persona Arredamento Farmaceutici/Sanitari Prodotti per la cura della casa Giochi Elettrodomestici Enti/Istituzioni Tabacco Totale 570 2005 13 73 291 152 17 3 243 112 - 2006 1.066 80 1.090 761 192 275 24 263 339 72 - 2007 3.341 2.499 527 1.542 659 959 396 124 202 297 340 318 2008 6.963 1.811 569 449 370 343 184 505 550 47 438 2009 1.482 1.123 3.400 905 396 46 108 196 201 475 - 2010 1.154 677 931 442 193 898 756 1.403 128 181 238 2011 1.291 181 1.495 1.023 157 759 398 425 118 207 403 405 Totale 15.537 6.508 6.282 6.243 2.883 2.509 2.259 2.030 1.989 1.965 1.660 1.399 % 28,1% 11,8% 11,4% 11,3% 5,2% 4,5% 4,1% 3,7% 3,6% 3,6% 3,0% 2,5% 31 296 117 189 440 24 152 1.249 2,3% 934 403 10 3 47 4.921 310 98 83 102 22 43 23 21 12.023 154 255 223 58 15 13.123 39 21 12 8.844 109 116 73 102 8 59 7.492 120 132 123 12 7 7.408 1.135 2,1% 611 1,1% 526 1,0% 216 0,4% 134 0,2% 66 0,1% 59 0,1% 35 0,1% 21 0,0% 0,0% 55.315 100,0% TavoLa 8 LE marchE coLLocaTE in aLmEno 5 fiLm nEGLi oTTo anni considEraTi marca Telecom Intimissimi Fiat Coca-Cola Audi Chronotech Lete Alfa Romeo Lancia S. Pellegrino Sky Wind Garofalo Sony Totale Totale generale 272 | durata totale 1.117 678 648 352 741 807 505 489 336 184 144 84 82 82 6.249 55.315 % sul totale 2,02% 1,23% 1,17% 0,64% 1,34% 1,46% 0,91% 0,88% 0,61% 0,33% 0,26% 0,15% 0,15% 0,15% 11,30% 100,0% numero di film 23 15 7 7 6 5 5 5 5 5 5 5 5 5 durata media per film 48,57 45,20 92,57 50,29 123,50 161,40 101,00 97,80 67,20 36,80 28,80 16,80 16,40 16,40 114 485,22 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 273 TavoLa 9 LE marchE prEsEnTi pEr un ToTaLE di più di 1000 sEcondi nEGLi oTTo anni considEraTi marca Fornarina Anjel Costa Crociere Poste Italiane San Domenico Hotel Boccadamo Telecom BVLGARI Totale Totale generale durata totale 5.275 3.859 2.232 1.627 1.575 1.381 1.117 1.010 18.076 55.315 % sul totale 9,54% 6,98% 4,04% 2,94% 2,85% 2,50% 2,02% 1,83% 32,70% 100,0% numero di film 1 3 2 4 1 1 23 3 durata media per film 5.275,00 1.286,33 1.116,00 406,75 1.575,00 1.381,00 48,57 336,67 114 485,22 In generale, osservando il comportamento prevalente delle marche inserzioniste nel corso del periodo oggetto d’analisi è possibile rilevare come pochissime abbiano utilizzato il product placement in modo regolare nel tempo: i dati mostrano infatti un andamento altalenante e discontinuo della presenza e della durata degli inserimenti della stragrande maggioranza dei brand negli anni presi in considerazione, svelando come l’investimento non sia stato pianificato secondo un’ottica di medio-lungo periodo per conferire continuità alla strategia di comunicazione. Più esattamente, solo due marche – Telecom e Intimissimi – hanno effettuato un collocamento regolare rispettivamente in ben 23 e 15 film negli otto anni considerati; altre due – Fiat e Coca-Cola (con solo 352 secondi di placement complessivi) – hanno attuato un inserimento in 7 lungometraggi in 4 anni sin dal 2005; Audi è stata presente in 6 film; nove marche (Chronotech, Lete, Alfa Romeo, Lancia, S. Pellegrino, Sky, Wind, Pasta Garofalo e Sony) hanno effettuato un collocamento in 5 produzioni, dodici marche in 4, diciassette in 3, quarantatre in 2 e ben duecentosettanta marche sono state inserite una sola volta in un unico film. È interessante notare la presenza di aziende italiane tra quelle che nel corso degli anni hanno inserito le loro marche in un numero elevato di film, rivelando così il loro interesse sia verso una forma di comunicazione innovativa come il product placement, sia più in generale verso la produzione cinematografica Made in Italy. Più dettagliatamente, dall’esame della tavola 10, è possibile rilevare che il maggior tempo di esposizione ai product placement nei film di produzione al 100% italiana è detenuto da dieci marche che esprimono il Made in Italy, quali Fornarina, Anjel, Costa Crociere, Poste Italiane, San Domenico Hotel di Taormina, Boccadamo, Telecom, Perugina, BVLGARI e Chronotech, per una percentuale pari al 38,70% del tempo complessivo degli inserimenti nelle opere italiane e del 35,2% della durata totale dei placement rilevati in quelle analizzate. Per quanto riguarda invece le coproduzioni, tra le prime dieci marche per tempo totale di placement (pari al 52,3% della durata complessiva degli inserimenti nei film coprodotti e al 4,8% del totale in generale) compaiono fondamentalmente brand stranieri, quali The Beverly | 273 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 274 Hilton, Tumi, BMW, Richemont, Volkswagen, Acer e Porsche; solo tre marche italiane (Banca di Roma, BVLGARI e Bersano) vi sono presenti, per una durata totale pari al 9,4%. TavoLa 10 LE principaLi marchE pEr duraTa di EsposizionE nEi fiLm aL 100% iTaLiani E coprodoTTi film al 100% italiani Fornarina Anjel Costa Crociere Poste Italiane San Domenico Hotel Boccadamo Telecom Perugina BVLGARI Chronotech Altre 307 marche Totale film coprodotti The Beverly Hilton Tumi BMW Richemont Volkswagen Banca di Roma BVLGARI Acer Bersano Porsche Altre 54 marche Totale Totale generale durata totale 5.275 3.859 2.232 1.606 1.575 1.381 1.075 861 857 807 30.759 50.287 % 10,5% 7,7% 4,4% 3,2% 3,1% 2,7% 2,1% 1,7% 1,7% 1,6% 61,2% 100,0% % sul totale 9,5% 7,0% 4,0% 2,9% 2,8% 2,5% 1,9% 1,6% 1,5% 1,5% 55,6% 90,9% 715 399 264 260 243 181 153 152 143 127 2.391 5.028 55.315 14,2% 7,9% 5,3% 5,2% 4,8% 3,6% 3,0% 3,0% 2,8% 2,5% 47,6% 100,0% 1,3% 0,7% 0,5% 0,5% 0,4% 0,3% 0,3% 0,3% 0,3% 0,2% 4,3% 9,1% 100,0% 6. L’analisi della prominenza del product placement nell’esperienza italiana L’analisi degli inserimenti delle marche a titolo di product placement negli anni dal 2004 al 2011 è stata impostata per poter giungere a valutare la prominenza dei placement, ovvero il grado con il quale gli inserimenti visivi e/o uditivi dei brand sono stati realizzati con modalità tali da attrarre l’attenzione del pubblico. Poiché secondo la teoria più consolidata gli inserimenti fortemente prominenti sono quelli nei quali la marca è resa altamente individuabile, occupa una superficie ampia ed è collocata in una posizione centrale sullo schermo, è stata condotta una cluster analysis basata appunto sui tre fondamentali aspetti che determinano la prominenza – nitidezza percettiva, localizzazione della marca e superficie di schermo occupata – e avente come unità di riferimento il tempo di esposizione al brand inserito. 274 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 275 I risultati dell’analisi hanno condotto a individuare l’esistenza di due ampi cluster di prominenza degli inserimenti ed è possibile pertanto affermare che negli otto anni considerati le aziende abbiano adottato due strategie alternative di presenza nei film (grafico 2): – la prima strategia appare caratterizzata da un livello di prominenza elevato e nel complesso concentra il 51,3% della durata totale dei placement degli otto anni; questo approccio ha raggiunto il suo massimo livello di adozione nel periodo dal 2006 al 2008, per poi ridimensionarsi e assestarsi negli ultimi tre anni su una media inferiore al 40% del tempo complessivo; – la seconda strategia risulta contraddistinta da un livello di prominenza basso o medio e concentra il 48,7% del tempo degli inserimenti degli otto anni. Questo approccio è stato tipicamente adottato nelle prime fasi di avvio del product placement per poi riconquistare progressivamente quote percentuali di durata degli inserimenti negli anni successivi al raggiungimento dell’apice del suo impiego e concentrare in media nell’ultimo triennio analizzato circa il 60% del tempo complessivo. Grafico 2 Percentuale del tempo complessivo degli inserimenti L’andamEnTo nEL TEmpo dELLa prominEnza dEL producT pLacEmEnT 100% – 10,5% 90% – 29,8% 80% – 37,1% 34,2% 62,9% 65,8% 2009 2010 43,8% 49,9% 70% – 65,4% 66,1% 60% – 50% – 89,5% 40% – 70,2% 30% – 56,2% 50,1% 20% – 34,6% 33,9% 2007 2008 10% – 0% – 2004 2005 2006 Prominenza bassa o media 2011 Prominenza alta Entrando nel dettaglio, la strategia che adotta una prominenza elevata si caratterizza per: – una nitidezza percettiva completa del prodotto o del marchio; – una collocazione degli inserimenti sullo schermo nell’84% del tempo caratterizzata della presenza diffusa di più prodotti in più zone diverse dello schermo in senso statico o a causa di inserimenti dinamici; nel restante tempo i placement risultano in posizione centrale; | 275 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 276 – una superficie occupata sullo schermo molto ampia, in oltre il 38% del tempo compresa tra il 41% e il 100% e in circa il 29% addirittura superiore all’81% dello schermo. D’altro canto, la strategia che adotta una prominenza bassa o media si caratterizza per: – una nitidezza percettiva del prodotto o del marchio bassa o parziale nel 42% e media nel 51% del tempo complessivo; – una collocazione degli inserimenti sullo schermo per circa il 20% del tempo nei quattro quadranti laterali, per il 24% centrale e per il restante 56% del tempo diffusa in più aree dello schermo; – una superficie occupata sullo schermo piuttosto ridotta, nell’87% del tempo compresa tra lo 0% e il 40% dello schermo, con circa due terzi del totale non superiore al 10% dello schermo. A fronte delle differenze descritte i due cluster non si distinguono invece significativamente per il numero di prodotti presenti nella scena, né per il fatto che appaiano in movimento o siano statici, né che sia presente o meno il marchio del prodotto inserito. A livello generale, le marche che nel periodo esaminato hanno mostrato il più elevato livello di prominenza degli inserimenti per il maggior tempo complessivo (tavola 11) sono Fornarina in Scusa ma ti chiamo amore del 2008 (per il 94% del tempo complessivo di esposizione), Costa Crociere in Natale in crociera del 2007 e in Italians del 2009 (per il 96% del tempo totale di placement negli anni considerati), San Domenico Hotel in Grande, grosso e… Verdone del 2008 (95%) e Boccadamo in Matrimonio a Parigi del 2011 (84%). TavoLa 11 LE marchE con iL maGGior LivELLo di prominEnza dEGLi insErimEnTi nEGLi oTTo anni Fornarina Costa Crociere San Domenico Hotel Boccadamo Poste Italiane BVLGARI The Beverly Hilton Artigli Perugina Telecom prominenza degli inserimenti (secondi) Bassa/media alta Totale 306 4.969 5.275 81 2.151 2.232 70 1.505 1.575 213 1.168 1.381 793 834 1.627 283 727 1.010 0 715 715 0 700 700 183 678 861 487 630 1.117 7. Le principali strategie di product placement adottate dalle aziende negli otto anni considerati Allo scopo di delineare i principali orientamenti strategici adottati dalle aziende negli otto anni di esperienza di product placement nei film italiani, i dati relativi agli inserimenti di prodotti e di marchi rilevati all’interno dei 114 film oggetto dell’analisi sono stati rielaborati in modo tale da evidenziare la cosiddetta “centralità del placement”, concetto 276 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 277 che viene a dipendere, oltre che dalla prominenza dell’inserimento, anche dall’integrazione della marca nella specifica situazione nella quale viene inserita e dal ruolo assunto nell’intreccio narrativo. Di conseguenza, la centralità del placement può assumere diversi gradi di intensità all’interno di due estremi: - da un lato, quello di bassa intensità (“placement periferico”), nel quale la marca contribuisce solo marginalmente allo svolgimento della storia; - dall’altro lato, quello di alta intensità (“placement centrale”), nel quale il brand occupa una posizione di rilievo sulla scena e costituisce un elemento tematico fondamentale, detenendo un ruolo importante nell’intreccio narrativo o contribuendo a delineare il carattere di un personaggio significativo. Con l’obiettivo di rilevare la centralità degli inserimenti nel complesso dei 114 film analizzati sono state preliminarmente definite due situazioni opposte di integrazione, intesa in senso ampio, della marca nel contesto narrativo: – una situazione di “alto livello di integrazione”, nella quale la marca risulta associata a un personaggio della vicenda in una scena nella quale assume un ruolo importante o essenziale per la comprensione della narrazione; – una situazione di “basso livello di integrazione”, nella quale il brand svolge un ruolo irrilevante, poco importante o solo abbastanza importante e appare come mero arredo scenico, come advertisement product placement oppure come elemento funzionale alla scena. Successivamente i tempi di esposizione ai due diversi gradi di integrazione così individuati sono stati incrociati con i due cluster di prominenza in precedenza descritti, giungendo così a identificare quattro diversi approcci strategici in funzione della centralità del placement realizzati da alcune aziende nell’ambito di determinati film. 1. Un primo tipo di strategia viene perseguita dalle marche che presentano un alto grado sia di integrazione che di prominenza dell’inserimento, raggiungendo il livello massimo di centralità dei placement. In questo ambito si collocano gli inserimenti di 74 marche, ma quelli di maggior durata sono rappresentati da Costa Crociere in Natale in crociera (2007), San Domenico Hotel in Grande, grosso e… Verdone (2008), Fornarina in Scusa ma ti chiamo amore (2008), BVLGARI in Natale a New York (2006) e Alfa Romeo in Milano Palermo - Il ritorno (2007), che insieme concentrano il 69% del tempo totale di esposizione agli inserimenti di questa natura negli otto anni considerati. Vi è da rilevare che il collocamento delle marche secondo questo approccio per un lungo tempo di esposizione fa ritenere che le aziende abbiano ipotizzato un’elaborazione da parte dello spettatore a livello cosciente, con conseguenti impatti sulle dimensioni del ricordo, del riconoscimento e dell’atteggiamento. 2. Un secondo tipo di strategia viene attuata dai brand che realizzano un inserimento con un elevato livello di prominenza, ma con un ridotto grado di integrazione nel contesto; tale strategia, pur conducendo a elevati livelli di ricordo e di riconoscimento, appare rischiosa, in quanto l’atteggiamento dello spettatore può eventualmente risultare negativo se la presenza della marca viene percepita troppo prominente in un contesto nel | 277 10_Testimonianze 14/06/13 11:30 Pagina 278 quale non sembra connessa con la trama del film. In questo ambito si collocano gli inserimenti di diversi brand (89 in totale), ma per brevi periodi di tempo; le marche principali sono Diadora in L’allenatore nel pallone 2 (2008), GS in Questa notte è ancora nostra (2008) e Grimaldi Lines in Milano Palermo - Il ritorno (2007), che insieme concentrano il 18% del tempo complessivo. 3. Un terzo tipo di strategia viene realizzato dalle marche che scelgono un inserimento con un basso grado di prominenza, ma ben integrato nel contesto narrativo. In questo ambito si collocano gli inserimenti di 65 brand, tra i quali principalmente Poste Italiane in alcune situazioni del film Benvenuti al Sud (2010), Mercedes-Benz in Natale in Sud Africa (2010) e BVLGARI in alcune scene di Grande, grosso e… Verdone (2008), che congiuntamente concentrano il 27% del tempo complessivo relativo agli inserimenti di questo tipo. Occorre rilevare che la realizzazione di un inserimento con questa tipologia di centralità viene teoricamente ritenuta efficace sotto l’ipotesi che lo spettatore effettui un’elaborazione dello stimolo del product placement secondo una delle due seguenti alternative: – a livello non cosciente, nel caso in cui il consumatore abbia poca o molta familiarità con la marca, con un conseguente effetto positivo sull’atteggiamento, pur in assenza di ricordo e di riconoscimento; – a livello cosciente, nel caso in cui la marca goda di un’esposizione lunga e ripetuta durante il film, il prodotto sia di interesse per il consumatore, il brand sia familiare, l’opera cinematografica sia coinvolgente e stimoli reazioni affettive, il che consente di registrare un impatto positivo in termini di ricordo, di riconoscimento e anche di atteggiamento. 4. Un quarto tipo di strategia viene infine perseguita dalle marche che scelgono di effettuare un inserimento che presenta contemporaneamente un ridotto grado di integrazione e di prominenza e pertanto raggiunge il livello minimo di centralità. In questo ambito si collocano molti inserimenti di marche (ben 165 in totale), ma i principali (rappresentanti il 24% del tempo totale) sono costituiti dai molteplici placement di Lete in Grande, grosso e… Verdone (2008), Il mio miglior nemico (2006), Manuale d’amore 2 - Capitoli successivi (2006), Natale a New York (2006) e Natale in crociera (2007); di Nastro Azzurro in Boris - Il film (2011) e Happy Family (2010); di Erreà ne L’allenatore nel pallone 2 (2008); di Sant’Anna ancora ne L’allenatore nel pallone 2 (2008) e in Tutte le donne della mia vita (2007) e, infine, di Telecom con numerosi brevi inserimenti in film quali Femmine contro Maschi (2011), L’allenatore nel pallone 2 (2008), Manuale d’amore 2 - Capitoli successivi (2006), Natale a Miami (2005), Natale in crociera (2007), Nero bifamiliare (2007), Scusa ma ti voglio sposare (2010) e Sharm El Sheikh - Un’estate indimenticabile (2010). Anche per quanto concerne questa strategia, la teoria identifica due ipotesi sottostanti che presuppongono due tipologie di elaborazione alternative: – la prima a livello non cosciente, nel caso in cui il consumatore abbia poca o molta familiarità con la marca e al tempo stesso sia anche fortemente coinvolto nel film e/o stimolato sotto il profilo emotivo, il che conduce a realizzare un effetto positivo sull’atteggiamento nei confronti del brand inserito, pur senza registrare un impatto sul ricordo e sul riconoscimento; 278 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 279 – la seconda a livello debolmente cosciente, nel caso in cui la marca goda di un’esposizione lunga e ripetuta durante il film, il prodotto sia di interesse per il consumatore e la marca sia familiare, il che conduce a registrare un impatto positivo in termini di ricordo, di riconoscimento e di atteggiamento. 8. La relazione tra il numero di marche collocate e la durata totale degli inserimenti La considerazione congiunta del numero di marche collocate in ciascuno dei 114 film e della corrispondente durata complessiva degli inserimenti fa emergere una distribuzione alquanto disomogenea: osservando infatti il grafico 3 si nota chiaramente la coesistenza di alcune situazioni nelle quali un numero elevato di brand è presente sia per durate molto lunghe (rappresentate dalle aree più grandi dei cerchi) che per durate più brevi (raffigurate dalle aree più piccole) e di altre circostanze nelle quali un numero ridotto di marche è altrettanto presente per tempi sia lunghi che brevi. La differenza più evidente è tra il film Scusa ma ti chiamo amore (2008), nel quale è presente a titolo di product placement un solo brand visibile per 5.275 secondi, Milano Palermo - Il ritorno (2007) in cui sono collocate ben 19 marche per un totale di 1.206 secondi e Vacanze di Natale a Cortina (2011) che ne presenta 18 e un tempo complessivo di esposizione ancora inferiore (852 secondi). Grafico 3 21 20 19 18 17 16 15 14 13 12 11 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0 Milano Palermo - Il ritorno Vacanze di Natale a Cortina Scusa ma ti chiamo amore - Numero di marche La comBinazionE dELLa duraTa ToTaLE dEGLi insErimEnTi E dEL numEro di marchE coLLocaTE in ciascun fiLm nEL TEmpo 0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 28 30 32 34 36 38 40 42 44 46 48 50 52 54 56 58 60 62 64 66 68 70 72 74 76 78 80 82 84 86 88 90 92 94 96 98 100 102104 106 108110112114 116 118 | 279 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 280 Dalla tavola 12, nella quale sono indicati i primi 15 film per durata totale dei placement negli otto anni considerati, è altrettanto possibile rilevare l’esistenza di una grande eterogeneità nella distribuzione del numero delle marche collocate e delle durate complessive e medie degli inserimenti. TavoLa 12 La variaBiLiTà dEL numEro di insErimEnTi nEi primi 15 fiLm pEr duraTa ToTaLE di PLACEMENT Titolo del film durata totale Scusa ma ti chiamo amore (2008) 5.275 Natale in crociera (2007) 3.754 Diverso da chi? (2009) 3.458 Grande, grosso e… Verdone (2008) 2.306 Natale a New York (2006) 1.684 Natale in Sud Africa (2010) 1.495 Benvenuti al Sud (2010) 1.473 Matrimonio a Parigi (2011) 1.465 Italians (2009) 1.207 Milano Palermo - Il ritorno (2007) 1.206 Il mio miglior nemico (2006) 1.167 Ho voglia di te (2007) 1.158 Matrimonio alle Bahamas (2007) 1.134 Natale a Beverly Hills (2009) 1.081 Sharm El Sheikh - Un’estate indimenticabile (2010) 1.073 Totale 28.936 Totale generale 55.315 % sul totale 9,54% 6,79% 6,25% 4,17% 3,04% 2,70% 2,66% 2,65% 2,18% 2,18% 2,11% 2,09% 2,05% 1,95% 1,94% 52,30% 100,00% numero di inserimenti 1 16 6 5 10 7 3 5 6 19 8 16 10 5 9 126 558 durata media 5.275,00 234,63 576,33 461,20 168,40 213,57 491,00 293,00 201,17 63,47 145,88 72,38 113,40 216,20 119,22 229,65 99,13 Ora, sebbene il confronto tra alcuni film possa far ipotizzare l’esistenza di una tendenza all’incremento dei tempi complessivi di esposizione ai product placement con l’aumentare del numero delle marche inserite – circostanza che di per sé rappresenterebbe una condizione preoccupante, in quanto traducibile in una potenziale saturazione del tempo di fruizione del film da parte degli inserimenti commerciali –, in realtà la relazione tra la durata totale dei placement e il numero di brand collocati risulta essere solo debolmente lineare e diretta (R2=0,155). Pertanto, con l’obiettivo di individuare se dall’esperienza complessivamente maturata in Italia nell’applicazione del product placement alla produzione nazionale possa emergere un’indicazione tendenziale di riferimento per determinare la durata massima potenziale degli inserimenti con finalità commerciali, è stata stimata la migliore funzione di regressione che pone in relazione la durata totale degli inserimenti a titolo di product placement registrati in 113 film2 con il corrispondente numero di marche collocate. Tra le diverse al- 2 280 | È stato infatti escluso il film Scusa ma ti chiamo amore (2008) che costituisce un’eccezione rispetto alle situazioni che si sono di norma registrate negli otto anni considerati; in ogni caso l’inclusione di quest’opera non avrebbe modificato in modo particolarmente significativo i risultati dell’analisi. 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 281 ternative testate, la funzione che meglio risulta esprimere il fenomeno oggetto d’analisi (F=160,08), spiegando ben il 59% della sua variabilità, è la seguente (grafico 4): b b0 + x1 ( ( y=e con: y = durata totale degli inserimenti in ciascun film; x = numero di inserimenti di marche in ciascun film; b0 = 6,68338; b1 = -3,62719; R2 = 0,591. Grafico 4 Durata totale degli inserimenti (secondi) La rELazionE Tra La duraTa ToTaLE dEGLi insErimEnTi E iL numEro di marchE coLLocaTE 4000 – 3750 – 3500 – 3250 – 3000 – 2750 – 2500 – 2250 – 2000 – 1750 – 1500 – 1250 – 1000 – 750 – 500 – 250 – 0– 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 Osservando la curva – che esprime nella sua forma debolmente a S il classico ciclo di vita già individuato nell’esperienza del product placement in Italia nei primi otto anni di applicazione – è possibile constatare come questa delinei: – da un lato, la tendenza all’aumento della durata totale di esposizione agli inserimenti a mano a mano che aumenta il numero di brand inseriti nel film e ciò in modo particolare nella parte iniziale della curva. Infatti, nel passaggio da 2 a 4 marche inserite l’incremento percentuale del tempo totale di esposizione stimato dalla funzione è pari al 148% e quello del tempo medio è del 24%, mentre nel passaggio da 4 | 281 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 282 a 8 marche collocate l’incremento percentuale del tempo totale di esposizione è pari al 57%; – dall’altro lato, il contenimento della durata totale del tempo di presenza delle marche sulla scena entro un limite “fisiologico”, oltre il quale il film rischierebbe di essere interpretato dal pubblico come un mero “contenitore pubblicitario”, con la conseguenza che la durata media di esposizione a ciascuna brand tende necessariamente a decrescere all’aumento del numero degli inserimenti. Infatti, nel passaggio da 8 a 12 marche inserite l’incremento percentuale del tempo totale di esposizione stimato dalla funzione è pari al 16% con una riduzione del tempo medio del 22%. In conclusione, la funzione stima un valore massimo di esposizione totale agli inserimenti commerciali pari a 666 secondi (circa un 11% della durata media di un film) in corrispondenza all’inserimento di 20 marche e definisce il limite nel raggiungimento di circa 800 secondi complessivi di product placement. 282 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 283 | 283 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 284 a cura di CFS Legal Leonardo Coletti Gli esportatori italiani di cinema italiano 1. L’identikit dell’esportatore italiano di prodotto cinematografico Chi scrive ha sempre trovato non poche difficoltà nel raccontare ai non addetti ai lavori in cosa consistesse il lavoro svolto dagli esportatori cinematografici. Difficoltà spesso connesse alla natura ontologicamente effimera dell’oggetto della commercializzazione ovvero il bene immateriale costituito dall’opera dell’ingegno: mi sono infatti spesso sentito chiedere «ma insomma, che fanno questi esportatori, vendono all’estero i DVD dei film?», evocando così l’immagine di un piazzista con una grossa valigia colma di dischi dedito alla vendita dei supporti ottici ai cugini d’Oltralpe. L’attenzione dell’interlocutore di turno veniva poi invece immediatamente catalizzata dal racconto degli aspetti artistici e produttivi della filiera cinematografica, più concreti ed evocativi di fascino e di atmosfere dal sapore epico, addirittura eroico, se rapportato alla narrazione delle gesta di produttori del calibro di Goffredo Lombardo, Dino De Laurentiis e Franco Cristaldi. Forse maggiore comprensione della figura dell’esportatore, ma non minore disinteresse verso la categoria dei “sales agents” è stato spesso riscontrato da parte degli altri esponenti della filiera più impegnati a fare i conti con il mercato domestico che non con le prospettive di diffusione del prodotto italiano all’estero. Disinteresse che si riscontra anche da parte del Legislatore italiano: è emblematico che in nessun provvedimento normativo di settore sia rinvenibile una compiuta definizione di impresa di esportazione cinematografica1. 1 Ad esempio il D.lgs 28/2004 (cosiddetto “Legge Urbani”) all’Art. 3 (“Imprese cinematografiche”), primo comma, stabilisce che: «Ai fini del presente decreto, per impresa di produzione, di distribuzione, di esportazione, di esercizio e di industria tecnica, si intende l’impresa cinematografica che abbia sede legale e domicilio fiscale in Italia», fornendo così una definizione sostanzialmente tautologica dell’impresa. 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 285 Per trovare anche solo una definizione di impresa di esportazione bisogna far riferimento alla normativa comunitaria come ad esempio alle misure di attuazione del programma di sostegno al settore audiovisivo europeo (Media 2007) tra cui, di recente, l’“Invito a presentare proposte – EACEA/07/13 – Media 2007 – Sviluppo, distribuzione, promozione e formazione – Sostegno alla distribuzione transnazionale dei film europei – Sistema di sostegno ‘agente di vendita’ 2013”2 secondo cui, sales agent è «[…] qualsiasi società europea che funga da agente intermediario per il produttore, specializzata nello sfruttamento commerciale di un film mediante commercializzazione e concessione di licenze a distributori o ad altri acquirenti per territori stranieri […]». Le linee guida del suddetto bando, precisano tale definizione qualificando «Gli agenti di vendita europei: Tutte le società europee che agiscono in qualità di intermediario per il produttore, specializzate nello sfruttamento commerciale di un film promuovendo e concedendo in licenza un film a distributori o altri compratori per i territori stranieri […]»3. La figura dell’esportatore di film viene quindi codificata in ambito UE come un «intermediario per il produttore» ovvero, un mandatario del produttore specializzato nella concessione a terzi (distributori locali o altro) di licenze di sfruttamento di diritti di utilizzazione economica del film su territori diversi da quello di provenienza del produttore (o diversi dai territori riservati ai coproduttori in caso di coproduzioni internazionali). Nel contesto italiano l’“agente di vendita” o “venditore estero” o “esportatore cinematografico”, fatta eccezione per le strutture di vendita all’estero collocate all’interno dei principali gruppi televisivi (Rai Trade per la Rai e Mediaset Distribution per il gruppo Mediaset), risponde al profilo di una piccola impresa4, spesso a conduzione poco più che familiare, specializzata nella concessione a terzi su vari territori esteri di licenze di sfruttamento di film-lungometraggi prettamente di nazionalità italiana sulla base di un contratto di mandato in via esclusiva (unidirezionale a favore dell’agente) con il produttore. Inoltre la maggior parte di tali imprese è attiva nella commercializzazione di libraries composte da film di catalogo di cui, in alcuni casi, controllano – direttamente o indirettamente – anche la proprietà, mentre solo pochissime sono dedite quasi esclusivamente alla vendita di titoli recenti (prodotti da non più di due/tre anni). Gran parte delle imprese di esportazione italiana è associata all’Unefa (Unione Nazionale Esportatori Film e Audiovisivi) che attualmente a propria volta aderisce nuovamente all’Anica dopo circa un quinquennio di “scisma”. Unefa, che oggi annovera 7 associati, è un’associazione non riconosciuta senza scopo di lucro che si prefigge, tra l’altro, lo scopo 2 3 4 Pubblicato in «Gazzetta ufficiale dell’Unione europea» del 23 febbraio 2013 – C54/10. Linee guida permanenti EACEA/2013 relative al Sostegno alla Distribuzione Transnazionale dei film europei, pubblicate dall’Eacea per conto della Commissione Europea. Per “Piccola Impresa” viene in questa sede adottata la definizione fornita dalla raccomandazione 1442 del 6 maggio 2003, della Commissione Europea ovvero quando il numero di dipendenti è inferiore a 50, quando il fatturato annuo o il totale dell’attivo dello Stato Patrimoniale annuo non supera i 10 milioni di euro. | 285 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 286 di «rappresentare nei confronti delle Autorità e dei terzi la categoria degli esportatori di film e audiovisivi, tutelarne gli interessi generali e favorire lo sviluppo tecnico ed economico della categoria stessa». 2. Le principali dinamiche contrattuali preposte al funzionamento del business. il ruolo di festival e mercati I contratti che l’esportatore cinematografico, nell’esercizio della propria attività di impresa, normalmente conclude sono volti (i) da un lato a disciplinare il rapporto con il proprio dante causa produttore/titolare dei diritti dominicali sul film e (ii) dall’altro lato a disciplinare i rapporti con i propri aventi causa distributori locali, buyer, emittenti o altre tipologie di intermediari che definiremo per comodità “importatori”. iL rapporTo EsporTaTorE-produTTorE Sotto il primo profilo, l’esportatore normalmente conclude con il produttore (o comunque con il titolare dei diritti dominicali sul film, se diverso dal produttore) contratti ascrivibili allo schema del mandato senza rappresentanza irrevocabile a titolo oneroso e a tempo determinato. Oggetto del mandato è costituito dall’incarico concesso dal mandante al mandatario al fine di trattare e concludere la concessione a terzi di tutti i diritti di utilizzazione economica del film in qualsiasi formato e attraverso qualsiasi mezzo di sfruttamento, per tutti i territori del mondo, fatta eccezione per il territorio italiano e/o altri territori di pertinenza di eventuali coproduttori in caso di coproduzioni maggioritarie italiane (in caso di coproduzioni minoritarie il coproduttore minoritario non ha generalmente il diritto di designare il venditore estero). Il mandato ha generalmente una durata media tra i 7 e i 10 anni e sovente viene contemplata la facoltà per il mandatario di concludere con i propri aventi causa contratti di licenza “ultrattivi” e cioè di durata superiore a quella dello stesso mandato tra produttore ed esportatore. A titolo di corrispettivo il mandatario/esportatore percepisce una provvigione che oscilla tra il 15 e il 25% dei ricavi generati dallo sfruttamento del film (generalmente quando vi è concessione di minimi garantiti da parte del venditore tale percentuale vira verso il 25% per remunerare il rischio di impresa che, in tale ipotesi, per il venditore è sensibilmente più alto). A volte (sempre meno a dir la verità per le ragioni che diremo) il mandatario/esportatore concede al produttore anticipi minimi garantiti non restituibili ma recuperabili su tutti i ricavi generati dallo sfruttamento del film (detti “minimi garantiti”). Si tratta di somme che il produttore generalmente utilizza per la copertura del budget del film e che vengono concesse dal venditore estero per cercare di accaparrarsi le opere che appaiono per varie ragioni (che possono andare dal prestigio o da “precedenti” di box office particolarmente lusinghieri del regista fino all’apprezzamento che storicamente riceve un dato 286 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 287 autore in un certo contesto territoriale) più appetibili commercialmente per il mercato estero. Tra le principali obbligazioni del produttore/titolare vi sono quelle (i) di garantire al mandatario il pacifico godimento dei diritti concessi e quella (ii) di consegnargli tempestivamente i materiali tecnici di base del film e i documenti necessari a consentirgli di dare esecuzione al contratto. Sotto tale profilo sono astrattamente identificabili tre categorie di documenti e materiali che il produttore è tenuto a consegnare all’esportatore a propria cura e spese: a) lettere di accesso: si tratta delle lettere con cui il produttore autorizza lo stabilimento di sviluppo e stampa presso cui sono depositati i materiali tecnici del film a consentire al venditore di accedervi per estrarne i duplicati necessari alla commercializzazione dell’opera sul territorio estero; b) materiali e documenti filmici: si tratta di materiali tecnici (ad esempio copie 35mm del film in versione originale per effettuare il sottotitolaggio, “beta” digitali 16/9 con dialoghi originali, musiche ed effetti, trailer, beta digitali con gli “extras” del film come making of e interviste, lista dialoghi del film e del trailer, lista titoli di testa e di coda, ecc.) e documenti (ad esempio programma musicale del film e del trailer, certificati di nazionalità del film, visto censura del film e della presentazione, catena dei diritti completa ovvero copia di tutti i contratti di acquisizione dei diritti, ecc.) che devono essere consegnati al venditore a cura e spese del produttore; c) materiali pubblicitari: si tratta di quei materiali (ad esempio CD con foto digitali del film, “artwork” del manifesto italiano del film, DVD contenente tutti i loghi da includere nel cosiddetto billing block, sinossi del film in versione originale, pressbook italiano e inglese ecc.) necessari ad effettuare attività promo-pubblicitaria dell’opera nel rispetto di eventuali obblighi che il produttore abbia contratto verso terzi. Tra le principali obbligazioni del mandatario (oltre a quella, cardine, di eseguire il mandato adottando la diligenza del buon padre di famiglia) vi è quella (i) di garantire la presenza del film ad un certo numero di festival e mercati, (ii) di rendicontare periodicamente al produttore l’andamento delle vendite e (iii) di anticipare le spese strettamente connesse alla partecipazione del film a festival e mercati. Sotto tale ultimo profilo il venditore, nell’ambito di un “tetto” concordato con il produttore, anticipa infatti i costi connessi tra l’altro a: traduzioni, adattamenti e applicazioni laser dei sottotitoli inglesi sulla prima copia del film, sottotitolaggio delle copie successive (compreso il costo dell’impressione dei sottotitoli sulla seconda copia), realizzazione di duplicati vari, costi di grafica come ideazione di brochure, pagine pubblicitarie, pannelli, artwork estero, traduzioni di pressbook e materiale pubblicitario vario, costi di partecipazione, iscrizione, trasporti, trasferimenti e assicurazione ai mercati, realizzazione di proiezioni del film nei maggiori mercati e festival, magazzinaggio e movimentazione materiali, ecc. Si tratta di costi che per l’appunto vengono anticipati dall’esportatore e recuperati solo sui ricavi generati dallo sfruttamento del film. Sotto il profilo delle condizioni economiche da applicare ai clienti finali propri aventi | 287 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 288 causa, il venditore ha generalmente ampia discrezionalità. È di prassi tuttavia talvolta prevedere un barème (tariffario) di valori al di sotto del quale il venditore è tenuto a ottenere la preventiva autorizzazione scritta del produttore prima di concludere il contratto con il cliente finale. Discorso a parte meritano i cosiddetti “diritti derivati” sul film (ovvero i diritti di elaborazione dell’opera filmica come ad esempio i diritti di remake, prequel, sequel, spin off, ecc.) in relazione ai quali talvolta il venditore viene investito dal produttore del potere di negoziarne con terzi l’eventuale cessione ai fini della realizzazione di un’opera derivata in lingua diversa da quella italiana. iL rapporTo EsporTaTorE-imporTaTorE LocaLE Una volta concluso il mandato con il produttore, l’esportatore diviene quindi titolare del diritto di concedere a terzi licenze di sfruttamento inerenti tutti i diritti di utilizzazione economica del film attraverso ogni tecnologia e modalità di sfruttamento5 sui territori contemplati nel mandato (generalmente, lo ribadiamo, tutto il mondo fatta eccezione per i territori di provenienza del produttore o di eventuali coproduttori). Nell’esecuzione del proprio mandato, l’esportatore si interfaccia con varie tipologie di clienti/aventi causa che possono essere, a seconda della tipologia di diritto oggetto di concessione: 5 288 | Convenzionalmente, ai fini dello sfruttamento all’estero, il complesso dei diritti di utilizzazione economica dell’opera filmica si divide in cinque grandi categorie: 1) Diritti televisivi e radiofonici: in sede di comunicazione al pubblico, tramite diffusione radiofonica e/o televisiva, nonché di messa a disposizione nel luogo e nel momento prescelti dall’utente sia a pagamento che non a pagamento, sia in chiaro che con qualsiasi sistema di codifica del segnale che ne condizioni d’accesso (a titolo meramente esemplificativo: free tv, pay tv, pay-per-view, video on demand, near video on demand, subscription video on demand, pay per pay, pay per channel, TV interattiva, canali tematici etc.), ivi inclusi tutti i servizi televisivi, anche on demand, effettuati tramite qualsiasi rete, incluse quelle telematiche, mediante l’utilizzo di qualsivoglia protocollo di comunicazione (compresa la cosiddetta Internet Protocol Television – IPTV) e fruibili dall’utente tramite qualsivoglia terminale, fisso e/o mobile. 2) Diritti cinematografici: (a titolo meramente esemplificativo: theatrical, non theatrical, public video, etc.) in qualsiasi forma e modo, sia a pagamento che non a pagamento e tramite qualsivoglia mezzo tecnico e/o tecnologia di proiezione; 3) Diritti video: (a titolo esemplificativo home video e commercial video ecc.) su qualsiasi supporto (a titolo meramente esemplificativo: videocassette, video dischi, dischi laser, DVD, UMD, dischi e videogrammi analogici o digitali, di qualunque genere e tipo etc.) e tramite qualsiasi canale distributivo (a titolo meramente esemplificativo: rental, sell through, in abbinamento editoriale, door to door, edicola, etc.); 4) Diritti di sfruttamento elettronico multimediale interattivo e non: sia online (esemplificativamente: internet e mobile wireless technology – ivi compresi i digital extension, streaming e downloading), che offline (CD-i, CD-ROM, PlayStation, ecc.) attraverso qualsiasi canale distributivo e/o piattaforma, con ogni più esteso diritto di registrazione e di elaborazione con qualsiasi modalità e/o terminale di accesso; 5) Diritti ancillari: (ad esempio navi, hotel e linee aeree). 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 289 a) intermediari-importatori: si tratta di soggetti intermediari che acquisiscono in licenza l’intero complesso dei diritti di sfruttamento del film e a propria volta concludono accordi con terzi (sub)distributori per le varie piattaforme di sfruttamento (Theatrical, Home Video ecc.) ed emittenti televisive (Diritti TV); b) emittenti televisive: sono i broadcaster locali che acquisiscono i soli diritti di diffusione televisiva (free o pay) del film; c) distributori theatrical: si tratta di distributori locali che acquisiscono il solo diritto theatrical finalizzato a realizzare l’uscita in sala del film; d) distributori home video: si tratta di distributori locali che acquisiscono il solo diritto “video” finalizzato a sfruttare il supporto fisico (DVD o blu-ray) del film attraverso tutti i canali denominati home video, ivi incluso quello dell’edicola; e) navi, linee aeree, hotel: si tratta delle compagnie di navigazione ed aeree e dei gruppi proprietari di hotel e alberghi che acquisiscono i cosiddetti “diritti ancillari” ovvero il diritto di proiettare il film all’interno, rispettivamente, delle navi, degli aeromobili e delle camere di albergo; f) aggregatori di contenuti web: si tratta di soggetti che acquisiscono i cosiddetti diritti multimediali ovvero quelli di sfruttare il film in modalità streaming o downloading attraverso la rete Internet. La tipologia di licenze che gli esportatori concludono con i propri aventi causa sono ascrivibili a tre macro-categorie: a) contratti “flat”: si tratta di contratti in cui il licenziatario locale versa al venditore un corrispettivo forfettario omnicomprensivo (flat license fee) a fronte del quale acquisisce il diritto di sfruttare commercialmente tutti i (o alcuni) diritti del film per un dato periodo di tempo. Nei contratti flat il corrispettivo a favore del venditore è, come detto, forfettario e omnicomprensivo e in quanto tale è completamente slegato dai ricavi generati dallo sfruttamento del film sul territorio. Ne consegue che il licenziatario non sarà tenuto ad alcun tipo di rendicontazione nei confronti del venditore; b) contratti “in semplice distribuzione”: si tratta di licenze con cui il venditore concede al proprio avente causa il diritto di sfruttare il film attraverso tutte le (o alcune) piattaforme a fronte di una revenue sharing sui proventi che vengono generati dallo sfruttamento del film sul territorio; c) contratti “a minimo garantito”: si tratta di licenze con cui il venditore ottiene dal proprio cliente licenziatario un anticipo minimo garantito (“MG”) a valere sui futuri proventi che verranno generati dallo sfruttamento del film. Solo una volta (e se) recuperato il minimo garantito anticipato (oltre alle spese di distribuzione), il venditore avrà diritto a ricevere dal proprio cliente i cosiddetti “superi” (overages), ovvero una percentuale sui proventi generati dallo sfruttamento del film. Analogamente a quanto avviene nel rapporto tra esportatore e produttore del film, il distributore locale/importatore avrà diritto a recuperare in prededuzione assoluta dal 100% dei proventi generati dallo sfruttamento del film, i costi di distribuzione (P&A) e il minimo garantito anticipati. Sotto tale profilo si configurano sostanzialmente due modelli di re| 289 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 290 cupero: (i) recupero “off-the-top” in cui il distributore locale ha diritto a recuperare dal 100% dei proventi del film i costi anticipati e l’eventuale MG senza diritto a trattenere una propria provvigione e (ii) recupero con “distribution fee” in cui il distributore ha diritto a trattenere una percentuale sui proventi a titolo di provvigione di distribuzione mentre provvederà a recuperare i costi e l’eventuale MG anticipati solo sulla quota di revenues di titolarità del venditore. Il primo modello è più favorevole al venditore (perché inizia prima a ricevere “superi”), mentre il secondo modello al distributore locale poiché è remunerato da subito (con la distribution fee per l’appunto) il lavoro che svolge. Le modalità di conclusione dei contratti di licenza sono ovviamente plasmate sulle esigenze di celerità e snellezza nella formalizzazione degli accordi che spesso discendono dalle caratteristiche del luogo dove l’accordo viene concluso (sovente uno dei mercati cinematografici sparsi per il globo). In un tale contesto sorge la necessità di munire i singoli operatori addetti alle vendite (i seller) di strumenti semplici ed efficaci per concludere l’accordo con il buyer magari proprio all’interno dello stand o spazio espositivo ove è posizionato l’esportatore. In tale contesto è piuttosto diffuso l’utilizzo dei cosiddetti “deal memo” ovvero delle puntuazioni di accordo che racchiudono gli elementi essenziali del futuro contratto (“long form”) che verrà poi concluso in un secondo momento. Sempre nell’ottica della semplificazione, stanno ricevendo grande diffusione nelle transazioni internazionali di diritti cinematografici (ed audiovisivi) le condizioni generali di contratto stilate dall’Ifta6. Si tratta di un testo contrattuale di international licensing piuttosto equilibrato tra la posizione del licenziante (venditore) e quella del licenziatario (distributore locale o altro) con previsioni molto analitiche e di dettaglio volte a disciplinare praticamente ogni aspetto delle dinamiche contrattuali tra le parti. Tali condizioni sono generalmente allegate a dei deal terms ovvero delle condizioni particolari di contratto che derogano alle condizioni generali e rappresentano il vero fulcro degli accordi (soprattutto economici) intervenuti tra le parti. Le condizioni generali Ifta contengono inoltre una clausola compromissoria di larghissima diffusione che devolve ogni controversia che dovesse sorgere dall’interpretazione o esecuzione del contratto di licenza internazionale a un arbitrato amministrato dalla stessa Ifta, che ha sede in Los Angeles. iL ruoLo di fEsTivaL E mErcaTi Abbiamo precedentemente fatto cenno alla circostanza che una delle principali obbligazioni di cui si fa carico l’esportatore è quella di garantire la presenza del film a un certo numero di festival e mercati. Questo perché, ancora oggi, la presenza fisica dell’opera e la sua relativa fruibilità al grande pubblico delle principali rassegne cinemato- 6 290 | L’Independent Film & Television Alliance è la più grande associazione di produttori, distributori e venditori indipendenti del mondo con 150 aderenti in 23 Paesi. Ifta, tra l’altro, organizza annualmente il più grande mercato cinematografico e audiovisivo del mondo, l’American Film Market (Afm) che si svolge a Los Angeles nel mese di novembre. 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 291 grafiche e ai “tecnici” presenti ai principali eventi fieristici rappresenta un’occasione unica di visibilità che spesso contribuisce al successo planetario del film in termini di critica, di pubblico e (quindi) di box office. A tal fine per “festival” si intende una rassegna cinematografica in forma di competizione tra varie opere articolata in sezioni in cui una giuria di “addetti ai lavori” seleziona la vincitrice. Gli esportatori che hanno un film in concorso, sfruttano ovviamente il festival ai fini promozionali, in quanto la partecipazione del lungometraggio (spesso accompagnata dalla presenza del regista e del cast principale) rappresenta una vetrina insostituibile (si pensi, una per tutte, alle immagini delle “passerelle” con le stelle del cinema, come ad esempio la celebre “Montée des Marches” a Cannes). Inoltre poiché le proiezioni del film durante il festival sono aperte anche al pubblico, esse rappresentano un importante “test” di gradimento dell’opera verso il fruitore finale. Si segnala inoltre che i costi per garantire la presenza della copia del film selezionato e spesso anche quelli di hospitality del regista e/o del lead cast sono a carico dell’organizzazione del festival. Per “mercato” si intende invece un evento fieristico riservato agli operatori del settore e destinato principalmente a favorire l’incontro tra domanda (proveniente dai buyer di tutto il mondo) ed offerta (proveniente dai venditori) di diritti di sfruttamento di opere cinematografiche. Durante il mercato l’esportatore, che è in genere fisicamente presente all’interno di uno stand collocato nello spazio espositivo principale, provvede tra l’altro ad organizzare, a propria cura e spese, incontri con i compratori, eventi mondani connessi ai propri prodotti, acquisizioni di pubblicità tabellare sulle principali riviste di settore diffuse nell’ambito del mercato e soprattutto le cosiddette proiezioni di mercato del film ovvero proiezioni theatrical riservate ai buyer. A differenza di ciò che accade per il festival, tutte le spese connesse alla presenza delle copie del film nonché all’attività promo-pubblicitaria in favore dell’opera sono sostenute dall’esportatore. Infine si segnala che in alcuni casi l’evento coniuga in sé sia lo status di “festival” che quello di “mercato”, come accade ad esempio a Cannes e Berlino, mentre in altri casi rappresenta o solamente un festival, come a Venezia, Toronto e Tokyo, o un mercato come l’American Film Market. Ciò non toglie che l’esportatore sarà presente anche ai soli festival, soprattutto se un proprio film partecipa alla competizione filmica. Questo perché la circostanza, come abbiamo detto in precedenza, è motivo di prestigio per l’esportatore ed inoltre, a latere della suddetta competizione, si possono svolgere trattative aventi come oggetto la commercializzazione del film data la costante presenza all’evento dei buyer. 3. il (poco) sostegno pubblico all’esportazione - cenni iL TAX CREDIT aGLi EsporTaTori: un’opporTuniTà mancaTa La normativa italiana in materia di tax credit (Legge 244/2007 – Finanziaria 2008) non prende in considerazione gli esportatori. La Legge contempla infatti produttori, eser| 291 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 292 centi, distributori “domestici” e investitori esterni, ma – inspiegabilmente - non gli esportatori. La Direzione Generale per il Cinema del MiBac in risposta ad un quesito inoltrato dall’Unefa ad ottobre del 2011, infatti «conferma la possibilità, per le imprese che distribuiscono all’estero, di accedere al beneficio previsto dall’art. 1, comma 327, lettera b) n. 3, della legge n. 244 del 2007, e disciplinato nel dettaglio negli articoli 2 e 3 del d.m. 21.1.2010 “investitori esterni e distributori”, naturalmente alle condizioni e con le modalità previste in tali specifiche disposizioni. A differenza del tax credit per la distribuzione di cui al comma 327, lettera b) nn. 1 e 2, difatti, che si applica solo alla distribuzione “nazionale”, la misura agevolativa precitata è concessa alle imprese di distribuzione cinematografica, senza distinguere se tale attività sia svolta in Italia o all’estero. Una diversa soluzione, d’altra parte, precluderebbe la partecipazione al regime fiscale di un segmento decisivo della filiera cinematografica quale quello delle imprese esportatrici, tradendo lo spirito del sistema normativo introdotto nel 2007 e limitandone inopinatamente gli effetti positivi – economici ma prima ancora artistico-culturali – sull’intero comparto». Al di là della petizione di principio contenuta nella suddetta nota, circa il riconoscimento della natura “decisiva” del segmento dell’esportazione rispetto alla filiera, dalla Legge viene invece ammessa la possibilità agli esportatori di beneficiare della sola misura “ibrida” del cosiddetto tax credit “20% distributori in produzione”, ovvero di una misura pensata per i distributori domestici che consente agli esportatori di beneficiare dello stesso credito di imposta (seppur ridotto dal 40 al 20%) previsto per gli investitori esterni (all’art. 1, comma 327, lettera b n. 3, della legge n. 244 del 2007) e quindi solo sugli importi in danaro investiti nella produzione di un film di Interesse Culturale, con esclusione quindi della possibilità di poter agevolare del suddetto credito di imposta per le spese di distribuzione e per eventuali minimi garantiti concessi al produttore. Non è quindi previsto che i distributori internazionali possano accedere al tax credit destinato esclusivamente ai distributori nazionali (comma 327, lettera b nn. 1 e 2 della legge n. 244 del 2007) per le spese di distribuzione. E tantomeno per i minimi garantiti concessi. Tale lacuna normativa discrimina la figura degli esportatori di cinema rispetto agli altri operatori della filiera (segnatamente i distributori domestici) vulnerando le potenzialità di investimento sull’esportazione del film e si auspica pertanto che venga, prima o poi, colmata. LE aLTrE misurE di sosTEGno in iTaLia “Sulla carta” il D.Lgs. 28/2004 (“Legge Urbani”) prevede due forme di finanziamento all’esportazione, una diretta ed un’altra indiretta “gestita” dal produttore. La prima, che è disciplinata dagli artt. 12, comma 1, lett. b) e 14, comma 3 del D.Lgs. 28/2004 (e relativi decreti attuativi), stabilisce che alle imprese di esportazione «[…] sono concessi contributi per la distribuzione all’estero di film riconosciuti di interesse culturale. Detti contributi sono erogati in misura proporzionale alle cessioni effettuate ad imprese estere di diritti di sfruttamento economico di film riconosciuti di interesse 292 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 293 culturale, nonché al numero di ingressi realizzati all’estero dai medesimi film […]». A causa dell’esaurimento delle risorse disponibili tuttavia non sono stati più stanziati fondi a copertura di tale previsione normativa sin dal 2008. La seconda è una previsione contemplata nell’ambito del Fondo alla Produzione di cui all’art. 13 del suddetto Decreto, e dall’art. 3 del d.m. 12/04/2007 (“Modalità tecniche per il sostegno alla produzione ed alla distribuzione cinematografica”) in cui vengono riconosciute al produttore «spese occorrenti per le vendite all’estero» del film per un importo fino al 4% del costo industriale dell’opera (con un tetto di 80.000 euro per i film riconosciuti di interesse culturale che scendono a 30.000 per le opere prime e seconde). Peccato che poi la scelta se destinare tali risorse all’esportazione oppure alla copertura di altre voci di budget del film sia rimessa al produttore il quale, quasi sempre, sceglie di destinare tale importo alla produzione. Si segnala inoltre il supporto dell’Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – che sostiene il comparto dell’esportazione assumendo i costi di taluni spazi espositivi in alcuni mercati cinematografici esteri e quello del MiSe che sostiene talune sporadiche manifestazioni all’estero. LE misurE di sosTEGno in Europa Il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo attuano sin dai primi anni Novanta un programma di sostegno al settore audiovisivo europeo (il “Programma Media”). Con decisione n. 1718/2006/CE tale Programma è stato confermato ed ampliato e prende il nome di “Media 2007”. Uno degli obiettivi dichiarati del Media 2007 è quello di «favorire e sostenere una maggiore distribuzione transnazionale di recenti film europei fornendo fondi ai distributori in funzione dei risultati da loro ottenuti sul mercato, per altri reinvestimenti in nuovi film europei non nazionali»7. Il Programma, con particolare riferimento ai sales agents mira quindi a supportare la circolazione di film europei non nazionali sul mercato comunitario e internazionale mediante misure di incoraggiamento dell’esportazione tra cui l’erogazione di un fondo da reinvestire: a) per finanziare il minimo garantito o gli anticipi pagati per i diritti di vendita internazionali di nuovi film europei non nazionali; b) per coprire i costi della promozione, del marketing e della pubblicità di nuovi film europei non nazionali. L’ultimo bando pubblicato prevede un budget complessivo di 1.5 milioni di euro e il contributo finanziario assegnato avviene sotto forma di sovvenzione e non può superare il 50% del totale dei costi ammissibili. Infine si segnala il Fondo Eurimages che opera in maniera complementare al Programma Media, offrendo sostegno alla distribuzione solo per gli Stati Membri esclusi 7 Cfr. “Invito a presentare proposte – EACEA/07/13”– Media 2007. | 293 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 294 dal Programma Media, ovvero: Bosnia Erzegovina, Croazia, Serbia, Repubblica di Macedonia e Turchia. Il Fondo provvede a finanziare fino al 50% delle spese (eleggibili) di distribuzione con un tetto di 8.000 Euro. 4. Lo scenario attuale. L’analisi dei fattori di crisi del settore Le aziende italiane attive nell’esportazione di film, aderenti all’Unefa, soltanto dieci anni fa erano 22. Nel 2013 se ne contano, tra aderenti e non, circa una decina (numero che include anche Rai Trade), delle quali più della metà dedite soltanto alla commercializzazione dei grandi cataloghi di film del passato a cui si deve aggiungere qualche produttore che commercializza soltanto opere di produzione propria. Questa contrazione seguita alla chiusura di storiche imprese di esportazione, non è stata dovuta semplicemente alla crisi della produzione (che – anzi – dopo i tristi anni Novanta è tornata a sfornare film interessanti e validi), ma piuttosto a un meccanismo perverso alimentato in parte dal sistema creditizio italiano, in parte dalla disattenzione dei produttori e dello Stato per la cosiddetta “filiera” dalla quale, per motivi diversi, la parte esportazione e soprattutto le aziende di esportazione italiane sono considerate l’ultima pedina della scacchiera. Le cifre pubblicate in un lodevole lavoro dell’Anica8, parlano di oltre il 50% di film italiani affidati ad aziende nazionali. In realtà, a ben vedere, quel 50% è formato da un numero di film che vengono considerati “invendibili” o “troppo difficili” dagli esportatori stranieri, per cui non soltanto quando approdano a un esportatore italiano sono già passati per il sicuro rifiuto di tutti i loro colleghi francesi, inglesi e tedeschi, ma nell’inutile percorso alla ricerca di un minimo garantito (che verosimilmente non arriverà mai), si penalizza in ogni caso il film, che viene letteralmente “buttato in mano” all’azienda italiana di turno, in tempi troppo stretti per preparare degnamente e accuratamente un mercato. Senza contare che molti dei minimi garantiti in ogni caso concessi da venditori europei esteri, vengono in realtà sovvenzionati dai fondi europei del Programma Media, il cui meccanismo solo apparentemente virtuoso di “apertura” ai film europei non nazionali, produce la necessità per l’impresa di esportazione di avere – appunto – nel listino pellicole non nazionali, che sono semplicemente l’escamotage per poter presentare al Media un listino plurinazionale, ma i cui singoli incassi sono irrilevanti ai fini delle sovvenzioni ricevute dal Progetto, il quale non entra nel merito dei ricavi del singolo film, ma sul globale della penetrazione e degli incassi cinematografici in Europa dell’intero listino. Ne consegue – chiaramente – facendo riferimento alle cifre elargite dal Programma Media ai sales agents, che ci sono notevoli finanziamenti agli esportatori stranieri che – trattando di grandi film che hanno uscite cinema importanti – vengono successivamente 8 294 | Cfr. L’export di cinema Italiano 2006-2010, Quaderno n. 6 dell’Anica, Roma 2011. 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 295 reinvestiti su minimi garantiti di film non nazionali con un effetto che tende quindi a privilegiare i grandi venditori stranieri a scapito dei (piccoli) italiani. Non ultimo, c’è da considerare che il notevole coinvolgimento di Rai Cinema nella produzione, obbliga il produttore – in forza di una previsione standardizzata nei contratti di preacquisto stipulati – a concedere in prelazione la commercializzazione estera a favore di Rai Trade. Cosa in sé assolutamente comprensibile in una logica aziendale, che diventa assai meno logica quando non c’è una data limite entro la quale Rai Trade debba pronunciarsi e liberare il produttore dall’impegno. Quindi di nuovo, ci si ritrova in ritardo nell’affidamento del prodotto a chicchessia – stranieri o Rai Trade compresa –, per cui viene spesso vanificato il risultato di mercato, in quanto affrontato fuori tempo massimo e senza adeguata preparazione. Altro fattore di criticità è dato dal regime dell’iva applicabile al mandato senza rappresentanza tra produttore a venditore italiano. Infatti, la direttiva 12/02/2008, n. 2008/8/CE ha modificato l’art. 7 del D.P.R. 633/72 stabilendo che le prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti passivi iva (come il caso delle vendite estere effettuate dall’esportatore per conto del produttore) sono tassabili nello Stato di residenza del committente (il produttore nel nostro caso), soggetto passivo. Diversamente da quanto accadeva in precedenza, quando almeno le prestazioni rese extra UE erano esenti da iva, ora vi sono soggette anche le cessioni o concessioni di beni immateriali effettuate su territorio extra UE. Ne consegue che il venditore estero riceverà dal produttore una fattura passiva per la quota produttore (pari a un importo oscillante tra l’85 e il 75% del ricavo lordo derivante dalla vendita del diritto di sfruttamento del film) maggiorata dell’iva al 21%. In pratica su una media di percentuale sulle vendite pari al 20%, il distributore italiano restituisce poi al produttore l’80% più il 21% di iva, e cioè 96,80 euro su ogni cento, procurando uno evidente scompenso di cassa che influisce enormemente sul flusso di liquidità operativa. Anche in tale direzione si auspica un intervento “illuminato” del nostro Legislatore. Infine, come detto in precedenza, gli strumenti di sostegno dello Stato Italiano alle esportazioni sono pochi o nulli. Ed infatti: (i) gli strumenti di sostegno all’export previsti dalla “Legge Urbani” o sono privi di fondi o sono “filtrati” dal produttore che ne dispone solo per la copertura del proprio budget; (ii) la normativa sul tax credit non considera eleggibili le spese effettuate dall’esportatore e i minimi garantiti concessi al produttore, azzerando di fatto la possibilità e la convenienza per l’esportatore di accedere alla normativa di benefici fiscali; (iii) l’Ice supporta solo alcuni mercati finanziando i costi degli spazi; (iv) il MiSe supporta alcune sporadiche manifestazioni al di fuori dei programmi Italia Cinema. Ma – anche data la scarsità dei mezzi a disposizione – si registra come – in generale – l’approvazione delle istanze dagli esportatori avvenga con estremo ritardo rispetto alla data di presentazione delle domande, con conseguenti intuitive ricadute sull’efficienza organizzativa dell’esportatore che ha bisogno, invece, di rapidità e certezze (anche finanziarie) per poter preparare tempestivamente la partecipazione al serrato calendario di festival e mercati esteri che costituisce il fulcro nevralgico dell’export cinematografico. | 295 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 296 a cura di Museo Nazionale del Cinema Donata Pesenti Campagnoni Maria Grazia Girotto il caso museo nazionale del cinema I naugurato il 19 luglio 2000, il Museo ha avuto dalla sua apertura alla Mole Antonelliana oltre 6.000.000 di visitatori, diventando uno dei musei più visitati di Torino e del Piemonte e ottenendo numerosi consensi a livello internazionale. In realtà, pochi scommettevano sul Museo quando è foTo 1 stato aperto: le caratteristiche dell’edificio, Torino. Ricordo Nazionale: opposte a quelle richieste per l’allestimento di un architettura d’Antonelli museo del cinema, ma anche il carisma della Mole Giacomo Brogi, Torino 1883-1884 Antonelliana (Foto 1), il monumento simbolo di Torino che rischiava di schiacciare un museo privo di una consolidata tradizione museologica, potevano compromettere seriamente la riuscita di un progetto che aveva già avuto diversi tentativi di allestimento non andati in porto. Quando poi – finalmente – il Museo è stato aperto, non poche voci hanno sottolineato come la cifra dell’allestimento realizzato dallo scenografo svizzero François Confino, molto spettacolare, effimero, più destinato a una mostra temporanea che a un museo permanente, avrebbe portato a una morte rapida e certa. I fatti hanno invece messo in luce che l’allestimento e l’edificio costituiscono proprio due delle chiavi principali del successo del Museo Nazionale del Cinema. La storia C’è tuttavia un altro fattore, meno evidente, che ha posto per così dire le fondamenta per il successo del Museo alla Mole Antonelliana: Torino, culla della Settima Arte e luogo con una forte tradizione fotografica, ha conservato nel tempo la sua netta impronta di città sensibile al cinema, sempre aperta a riproporsi come un polo importante nel set- 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 297 foTo 2 tore. La stessa nascita del Museo del Maria Adriana Prolo (1908-1991), fondatrice del Museo Cinema racconta come la Torino della del Cinema fine degli anni Trenta fosse recettiva verso un progetto in apparenza velleitario: quello di Maria Adriana Prolo (Foto 2) che, all’inizio del 1941, decide di creare un luogo dedicato alla memoria e alla celebrazione della cinematografia subalpina e dei suoi protagonisti. È un’idea nata qualche anno prima, grazie a una ricerca di materiali sulla letteratura piemontese (fatta nel 1938 con Francesco Pastonchi1) che consente all’allora giovane studiosa di scoprire la centralità del foTo 3 ruolo svolto da Torino nell’ambito della Il Museo del Cinema, nell’aprile 1942, in una sala al primo piano della Mole Antonelliana prima produzione cinematografica2. La risposta della città al progetto di creare un museo del cinema è subito positiva, nonostante vi siano pochissime esperienze analoghe nel mondo, per di più note solo a una ristretta élite, e nonostante Maria Adriana Prolo parta senza il supporto di un piano strategico concreto. Nell’arco di pochi mesi, riesce a ottenere contributi per il suo progetto da importanti soggetti della scena imprenditoriale piemontese come la Fiat, la Lancia e le Cartiere Burgo; per ospitare il nascente museo, il Municipio le mette a disposizione alcuni locali della Mole Antonelliana che, dal 1938, non era più la sede del Museo del Risorgimento ed era in cerca 1 2 «Fu allora che incontrai il poeta Carlo Chiaves e Guido Volante, che avevano scritto entrambi delle sceneggiature, e Ernesto Maria Pasquali che aveva lasciato il giornalismo per la regia. Non riuscendo a trovare materiale su di loro, sfogliai, volume dopo volume, le riviste di cinema muto che avevo trovato alla Biblioteca Nazionale». In Maria Adriana Prolo, Naissance d’un Musée (Le Musée du Cinéma de Turin), in «Cahiers du cinéma», 33, marzo 1954, p. 19. Maria Adriana Prolo, Torino cinematografica prima e durante la guerra (Appunti), in «Bianco e Nero», II, 10, Roma, ottobre 1938, pp. 60-89. L’articolo è una sorta di mappa storica delle case di produzione torinesi e dei periodici di cinema dell’epoca, «appunti presi qua e là, data l’inesistenza di una storia della cinematografia italiana in cui cercare notizie sul passato cinematografico di Torino». | 297 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 298 di una nuova identità3 (Foto 3); uomini di cinema, come il critico cinematografico Mario Gromo e il regista Giovanni Pastrone, la affiancano per sostenere la sua impresa. La ragione più probabile dell’immediato riscontro è che il progetto beneficia di un clima d’opinione tendenzialmente disponibile verso questo tipo di iniziative: non tanto sotto il profilo culturale, dal momento che in quegli anni nel campo della critica letteraria e artistica si continua a guardare alla Settima Arte con sospetto e sufficienza, quanto dal punto di vista del più ampio contesto economico-produttivo. Un contesto in cui da tempo è tematizzata l’esigenza di ridare fiato e risorse alla vecchia, fruttuosa industria cinematografica torinese. Dagli inizi degli anni Trenta (e in particolare tra il 1932 e il 1933) è infatti in atto a Torino una campagna stampa a favore della rinascita della cinematografia cittadina. «Torino deve ridiventare un centro produttivo della cinematografia [...] chiamiamo a foTo 4 raccolta i giovani, quelli che vogliono ed Maria Adriana Prolo in occasione dell’inaugurazione del hanno l’intenzione di mettersi alla testa Museo del Cinema a Palazzo Chiablese, 27 settembre 1958 di buone iniziative», è scritto nell’editoriale di una testata specializzata come «La Vita Cinematografica»4 a pochi mesi di distanza da un vero e proprio battage condotto parallelamente (nella prima settimana del dicembre 1932) da «La Gazzetta del Popolo» e da «La Stampa»5. «Risorgerà a Torino un’industria cinematografica?» si domanda del resto su quest’ultima testata Mario Gromo in una serie di articoli che, 3 4 5 298 | Il 14 aprile 1942 compare sulla «Gazzetta del Popolo» un articolo, a firma di Alberto Rossi, che descrive in termini entusiastici il “museo storico-artistico della cinematografia italiana”: «sono andato a trovare la signorina Prolo, dentro alla Mole Antonelliana […]. La Direttrice mi descrive a uno a uno i suoi tesori [….]. Ecco alcune vecchie macchine da presa, di brevetto italiano, […] le macchine perforatrici della pellicola […] tante e tante altre macchine. Ma la cosa più curiosa che abbiamo visto è un numero – del giugno 1910! – della “Fotografia artistica” in cui un fotografo artista, Achille Calabi, patrocinava caldamente l’istituzione a Torino di un museo nazionale della cinematografia. Era appena nato, il cinema, e già voleva passare alla storia! Comunque, con trentadue anni di ritardo, ecco accontentato il signor Calabi». Agire senz’altro ritardo, in «La Vita Cinematografica», 15 giugno 1933. Mario Gromo, Risorgerà a Torino un’industria cinematografica?, Arte e industria, Gli uomini e i mezzi, La parola a due tecnici dell’obbiettivo, in «La Stampa», pubblicati rispettivamente il 1, 2, 3, 4 dicembre 1932; Mario Gromo, Il cinematografo, L’età d’oro del cinematografo, Le cause del declino e le possibilità di domani, Come potrà avvenire la rinascita, I primi segni della ricostruzione, in «La Gazzetta del Popolo», pubblicati rispettivamente il 30 novembre, 1, 2, 3, 4 dicembre 1932. 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 299 guardando al cinema come inscindibile connubio di arte e industria, segnalano l’immutata possibilità per il capoluogo piemontese di ripercorrere i fasti del passato: «Torino, come già un tempo, può dare un grande contrifoTo 5 buto a un più vivo rigoglio dell’industria Henri Langlois e Maria Adriana Prolo, Parigi 1954 cinematografica italiana, la quale può legittimamente collocarsi fra quelle della radio e della moda, facendosi di quest’ultima la più efficace divulgatrice»6. Del resto, che l’iniziativa della giovane ricercatrice s’inscriva in un contesto particolarmente favorevole è testimoniato anche dalle parole con cui, nel gennaio del 1946, il Comune la invita a partecipare a una «riunione di studiosi e tecnici della materia», informandola che: «è intendimento della Civica Amministrazione promuovere il risorgere nella [...] Città di un centro dell’attività cinematografica, a continuazione di una nota tradizione artistica e tecnica»7. Quando poi, nel 1955, Maria Adriana Prolo ottiene finalmente una sede per allestire e aprire il suo Museo a Torino (inaugurato il 27 settembre del 1958 a Palazzo Chiablese), la risposta dei torinesi, subito favorevole, conferma che aveva avuto ragione nel portare avanti la sua “battaglia ideologica” contro il decentramento del Museo a Roma (Foto 4). Nel dopoguerra, infatti, l’apertura del Museo si era prospettata di anno in anno più difficoltosa, intralciata da un contesto nazionale ostile alla creazione di un museo del cinema nel capoluogo piemontese e, per contro, tenace propulsore di un trasferimento delle collezioni in una sede romana. Come sappiamo, Maria Adriana Prolo vincerà la sua battaglia: «È una grande vittoria aver ottenuto Palazzo Chiablese – commenta alla notizia Henri Langlois, fondatore della Cinémathèque française – Questo obbligherà Roma a smetterla con la politica di asfissia nei vostri confronti […]. A partire dal momento in cui il suo Museo avrà il suo Palazzo a Torino, cambieranno tattica, sapendo che non ci sarà più alcuna possibilità di portarvi a Roma; il punto di vista italiano prevarrà su quello romano»8 (Foto 5). Dalle molte testimonianze orali sappiamo anche che Torino accoglie molto bene la na- 6 7 8 Mario Gromo, Gli uomini e i mezzi , in «La Stampa», 3 dicembre 1932. Lettera della Città di Torino a Maria Adriana Prolo del 15 gennaio 1946, Archivio Museo Nazionale del Cinema, coll. A21/1. Lettera di Henri Langlois a Maria Adriana Prolo del 26 maggio 1955, Archivio Museo Nazionale del Cinema, coll. A50/1. La lettera è pubblicata in Maria Adriana Prolo - Henri Langlois, Le Dragon et l’Alouette. Correspondance 1948-1979, a cura di Sergio Toffetti, Museo Nazionale del Cinema, Torino 2002, pp. 25-26. | 299 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 300 foTo 6 scita del Museo del Cinema: pur non potendo contare sugli strumenti della comunicazione disponibili oggi, le sale di Palazzo Chiablese e la saletta cinematografica diventano luoghi familiari ai torinesi e, a poco a poco, l’istituzione di Maria Adriana Prolo si radica silenziosamente nel territorio9. Aula del Tempio, Mole Antonelliana (foto di Giovanni Fontana) il museo alla mole antonelliana D’altro canto è oltremodo significativa la scelta di realizzare il nuovo Museo del Cinema nell’edificio simbolo di Torino, scelta che evidenzia la forte empatia della città con il cinema e dimostra come la creazione di Maria Adriana Prolo fosse da tempo un’identità sedimentata nella storia della città. Peraltro, come accennato all’inizio, la Mole Antonelliana non era il contenitore ideale per un museo del cinema. Prima di tutto perché interamente finestrato (Foto 6), laddove un museo del cinema dovrebbe essere una vera e propria “camera obscura” per poter mostrare il cinema nella sua essenza, i film; una conditio sine qua non che si scontrava anche con la necessità di rispettare l’architettura dell’edificio 9 300 | foTo 7 Aula del Tempio, Mole Antonelliana (foto di Giovanni Fontana) Sulla figura di Maria Adriana Prolo e sulla storia del Museo Nazionale del Cinema vedi Maria Adriana Prolo, Cinema: storia e museo in Luigi Carluccio - Maria Adriana Prolo, Il Museo Nazionale del Cinema, Cassa di Risparmio di Torino, Torino 1978, pp. IX-XIV; «Museo nazionale del cinema. Notiziario», 1-48, gennaio 1966-dicembre 1996; Maria Adriana Prolo, Museo del cinema. Torino. Attività dal 1941 al 1961, fascicolo s.d. e s.l.; Michelangelo Massano, La storia del Museo, i suoi preziosi documenti, i progetti..., in «Piemonte vivo», 3, giugno 1986, pp. 5-15; Franco Prono, Museo nazionale del cinema, Daniela Piazza Editore, Torino 1990; Liborio Termine, Il Museo del cinema, Elio Sellino Editore, Milano 1994; Donata Pesenti Campagnoni, Alla luce delle fondi d’archivio. Il volto storico del Museo Nazionale del Cinema di Torino in Carla Ceresa - Donata Pesenti Campagnoni (a cura di), Nero su Bianco. I fondi archivistici del Museo Nazionale del Cinema, Lindau, Torino 1997, pp. 32-37; Donata Pesenti Campagnoni, Maria Adriana Prolo, Museo Nazionale del Cinema, Torino 2002; Donata Pesenti Campagnoni - Carla Ceresa (a cura di), Tracce. Documenti del cinema muto torinese nelle collezioni del Museo Nazionale del Cinema, Il Castoro, Milano 2007, pp. 114-122; Donata Pesenti Campagnoni, Il Museo Nazionale del Cinema, Umberto Allemandi & C., Torino 2008. 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 301 foTo 8 antonelliano e di consentirne la visione nella sua inteAula del Tempio, chapelle Cabiria, rezza, ivi comprese le finestre. In secondo luogo, c’era Mole Antonelliana (foto di Jacopo l’architettura interna della Mole Antonelliana, con i suoi Maino) spazi non semplici da allestire: il vuoto vertiginoso della grande Aula del Tempio (Foto 7), per contro, le gallerie e le nicchie piuttosto anguste che lo delimitano e lo sovrastano; questi spazi dovevano adattarsi a un progetto che era strutturato sulle caratteristiche di una collezione decisamente atipica nel campo del collezionismo cinematografico e si proponeva di realizzare una sintesi di informazioni ma anche di emozioni; detto altrimenti, la finalità ultima del progetto era quella di far interagire la conoscenza del cinema con la sua percezione emozionale, restituendone pienamente la forza spettacolare. In questo senso, si è rivelata vincente la scelta di affidare foTo 9 l’allestimento a François Confino, già curatore di una ce- Aula del Tempio, chapelle Assurdo, Mole Antonelliana lebre mostra sul cinema a Parigi, Cité-Ciné, che aveva se- (foto di Sabrina Gazzola) gnato una svolta nella concezione della museografia del cinema. Apparentemente il progetto Confino sembrava attingere più ai criteri delle mostre temporanee che a quelli di un museo permanente: partiva dal presupposto di abbinare comunicazione e divertimento, di coinvolgere gli spettatori e trasportarli in luoghi ricchi di stimoli sensoriali, in spazi dove il confine tra allestimento e scenografia teatrale risulta molto labile. In realtà, Confino riproponeva una dimensione del cinema centrale nel rapporto con lo spettatore, che ha nell’effimero, nella finzione, nel sogno, nell’emozione i suoi poli di attrazione. E il suo modo di concepire la Settima Arte si è tradotto in un allestimento all’epoca innovativo, perché lo spazio espositivo è utilizzato come uno spazio scenico dove gli spettatori interagiscono con la rappresentazione, condotti oltre lo schermo e immersi in un universo di finzione come è quello filmico (Foto 8 e 9). D’altra parte, sembra esserci stata una simbiosi assoluta tra questa concezione espositiva e l’architettura della Mole Antonelliana caratterizzata «da vuoti grandiosi, spazialmente e luministicamente suggestivi» (è stato rilevato da uno dei suoi massimi studiosi, Franco Rosso): un’architettura scenografica per definizione, simbolo della Torino proiettata verso la modernità che, grazie all’intervento di François Confino, rappresenta oggi un esempio riuscito di come un edificio storico, così originale e nello stesso tempo difficile da “trattare”, possa esaltare la modernità e il fascino di un museo altrettanto insolito. Basti pensare alla soluzione adottata rispetto al suo essere un edificio finestrato da occultare ma allo stesso tempo da esibire nella sua architettura originale. Terminato il ciclo di proiezioni sulla cupola, | 301 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 302 le tende che coprono le finestre dell’edificio e i corrisponfoTo 10 denti piccoli schermi del percorso espositivo si alzano e la Aula del Tempio, Mole Antonelliana viene inondata dalla luce naturale: un Mole Antonelliana momento che non esitiamo a definire emozionante e che (foto di Giulio Lapone) fa ritrovare all’edificio antonelliano il suo ruolo di grande protagonista dello spettacolo (Foto 10). È dunque da una concezione museografica innovativa e da un riuscito confronto con l’architettura dell’Antonelli che si arriva nel luglio del 2000 all’apertura di un museo diventato negli anni uno dei più visitati in Italia. In un primo tempo, l’elemento chiave del successo è sembrato essere prevalentemente la Mole Antonelliana (ivi compresa la salita al tempietto panoramico sulla città) che, peraltro, con il Museo del Cinema aveva ritrovato finalmente una sua funzione, al di là della sua scontata notorietà, della sua simbolicità. A poco a poco, però, ha incominciato a delinearsi anche il ruolo del nuovo Museo o meglio, a imporsi sulla scena il binomio Mole-Museo: l’uno fungeva da cassa di risonanza dell’altro. Superato l’“effetto novità”, il temuto calo di pubblico non si è avverato, senza dubbio grazie anche al contesto di una città che stava compiendo grandi sforzi per rilanciare il settore turistico, puntando sulla valorizzazione del patrimonio storico-architettonico e su iniziative di carattere culturale in grado di attrarre visitatori e di migliorare la visibilità e l’immagine della città. Una rinnovata popolarità di Torino “città del cinema” – con la riapertura del Museo alla Mole Antonelliana, la presenza dei festival e di altri soggetti che operano nel settore con investimenti, strutture, servizi e competenze d’eccezione – ha contribuito a destare l’interesse dei media e dei visitatori e a rafforzare il ruolo del Museo nell’aggregare le molteplici attività cinematografiche (Figura 1). fiGura 1 Torino E cinEma Torino, città dove è nata e si è sviluppata negli anni Dieci l’industria cinematografica nazionale, rinnova con successo la sua vocazione per il cinema attraverso un sistema che si compone di molteplici realtà: • Museo Nazionale del Cinema • Festival • TorinoFilmLab • Film Commission Torino Piemonte • Cineporto • FIP – Film Investment Piedmont • Antenna Media • Lumiq Studios • DAMS, Università degli Studi di Torino • Polo Animazione - Enarmonia, Dipartimento Animazione SNC, etc. • Centro Nazionale del Cortometraggio • AIACE 302 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 303 E tuttavia non si sarebbe ottenuto foTo 11 questo successo se da parte del Cancellata storica, Mole Antonelliana, Museo del Cinema non fosse stata Mostra “Bellezze al bagno” (foto di Giovanni Fontana) messa in atto un’oculata strategia culturale e comunicazionale. Il Museo si distingue infatti, da una parte, come un attivo centro di sperimentazione di metodologie e pratiche (dall’attività di conservazione, a quella di restauro e di digitalizzazione), dall’altra come un luogo dinamico e in continuo cambiamento. Sono significativi in tal senso gli interventi di restyling che ripetutamente arricchiscono l’offerta della Mole Antonelliana e rispondono a differenti esigenze. Nascono infatti non solo a seguito dell’inevitabile obsofoTo 12 lescenza dell’allestimento e delle tecnologie impiegate, Mostra “Cose da un ma anche per ragioni museologiche e museografiche. E altro mondo” (2005) cioè, di volta in volta, dalla necessità di valorizzare nuove acquisizioni e attività (come nei casi più recenti della cappella dedicata alla Titanus e ai materiali donati da Guido Lombardo o dello spazio Juke-box dov’è possibile ascoltare brani di colonne sonore restaurate e digitalizzate dal Museo), di modificare e arricchire dal punto di vista storico e interpretativo il percorso di visita, di trasformare il Museo in uno spazio accogliente e partecipato, ampliandone l’accessibilità anche alle persone con disabilità. Ci piace citare a titolo d’esempio il progetto in corso d’opera di rifacimento dell’intero piano dedicato all’archeologia del cinema (apertura nella primavera del 2014) perché darà la possibilità di esporre anche le collezioni acquisite negli ultimi anni e, nel contempo, offrirà un percorso arricchito da nuove letture interpretative, modelli visivo-tattili, audiodescrizioni dei filmati, sussidi tecnologici per una visita autonoma e interattiva rivolta a tutte le tipologie di pubblico. Parallelamente agli interventi di restyling, contribuisce al “dinamismo” del Museo il ricco programma di mostre temporanee. In questo caso lo spazio espositivo “esce” dal Museo: oltre ad essere allestite lungo la rampa elicoidale e nell’Aula del Tempio, le esposizioni sfruttano infatti anche la cancellata esterna della Mole (Foto 11), creando un rapporto diretto con i passanti-spettatori che camminano lungo le strade circostanti la Mole e che percepiscono il Museo come una realtà attiva e amichevole. È stata esemplare in tal senso la mostra “Cose da un altro mondo” del 2005 (Foto 12 e 13), dedicata al cinema di fantascienza, che ha segnato un passaggio importante di integrazione con il territorio. | 303 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 304 foTo 13 Contrariamente alla tradizione del Mostra “Cose da un altro mondo” (2005) vecchio museo a Palazzo Chiablese e a quella di altri musei del cinema che concentrano in uno stesso luogo le loro diverse realtà (mi riferisco alla sala cinematografica, alla cineteca, alla biblioteca, all’archivio ecc.), la sede della Mole Antonelliana non ha spazio sufficiente per ospitare al suo interno queste differenti articolazioni. Questo vincolo in apparenza penalizzante è risultato un forte stimolo per mettere a punto offerte di programmi in grado di presentare (e rilanciare) le attività e le iniziative del Museo nella multisala cinematografica distaccata e nelle sedi periferiche che offrono così un’opportunità anche all’utenza più decentrata. Lo spazio di proiezione del Cinema Massimo (Foto 14), collocato come noto nella stessa area della Mole foTo 14 Antonelliana, non è una sua semplice Cinema Massimo (foto di Giovanni Fontana) appendice ma una continuazione del Museo, una sorta di “vetrina” finale che approfondisce la conoscenza e la valorizzazione del cinema, ospita i principali festival cinematografici cittadini, prevede l’organizzazione di retrospettive, anteprime, incontri, sonorizzazioni di film muti. Per quanto riguarda le sedi decentrate, la Bibliomediateca (Foto 15) e l’Archivio offrono un calendario intenso di appuntamenti che tengono conto delle attività in corso al foTo 15 Museo o nelle altre sedi, o che nascono Bibliomediateca (foto di Giovanni Fontana) dalla collaborazione con l’Università e altri soggetti. Donata Pesenti Campagnoni il museo oggi La molteplicità delle attività scientifiche e divulgative attuate dal Museo ne fanno un polo di iniziative culturali tra i più importanti al mondo: incremento, tutela e 304 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 305 diffusione del patrimonio (Figura 2), restauro di film, attività educative e iniziative editoriali, mostre temporanee e rinnovo dei percorsi allestitivi, rassegne e festival, incontri con autori e protagonisti del cinema sono solo alcune tra le più significative attività del ricco programma culturale sviluppato dall’istituzione. Il Museo in questi anni ha investito nell’organizzazione di eventi e nell’estensione della rete di collaborazioni con importanti istituzioni europee per la coproduzione di mostre di grande respiro con l’obiettivo di un posizionamento dell’istituzione e delle sue attività a livello nazionale e internazionale. Un cammino che in poco tempo ha consenfiGura 2 iL paTrimonio Il Museo Nazionale del Cinema conserva un ingente patrimonio di rari e preziosi materiali che documentano la storia della fotografia, del cinema e della sua “archeologia”: 1.702.130 materiali conservati Fotografie Manifesti, materiali pubblicitari e gadget Fascicoli e riviste Volumi Film Video Apparecchi e oggetti d’arte Documenti archivistici Fascicoli e documenti Registrazioni sonore 930.000 532.000 102.000 38.000 36.000 32.000 25.000 12.200 4.800 Collezioni online sul sito wwww.museocinema.it tito al Museo di assumere il ruolo di promotore culturale tra i più apprezzati e frequentati della città, intercettando sempre più pubblici nuovi e fidelizzando quelli esistenti. Tante sono le nuove linee di sviluppo e le attività in corso che abbracciano trasversalmente i vari settori museali: la moltiplicazione dell’offerta didattica rivolta alle scuole, attraverso progetti interdisciplinari, seminari e laboratori; le attività che coinvolgono, per esempio, il pubblico delle famiglie e dei neogenitori, oppure la terza età o foTo 16 i giovani; il consolidamento culturale Aula Paideia (foto di Mathieu Gasquet) e formativo della collaborazione con l’Università di Torino; la scelta di adottare modalità intese ad “aprire” la frequentazione del Museo anche alle persone ipodotate (non vedenti o ipovedenti, non udenti, ecc.) in un’ottica inclusiva che ha portato, tra l’altro, all’apertura dell’Aula Paideia, un nuovo spazio didattico accessibile a tutti (Foto 16). | 305 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 306 Infine, è in via di realizzazione un progetto di rinnovamento tecnologico delle aree espositive non solo con l’obiettivo di allargare l’accessibilità, ma anche con quello di migliorare l’esperienza del visitatore, permettergli di scegliere e programmare percorsi personalizzati, facilitare l’accesso e la conoscenza delle opere, anche non esposte, in un’ottica di partecipazione attiva. La comunicazione e la promozione La ricchezza delle collezioni, la spettacolarità dell’allestimento, l’abbinamento Museo/Mole Antonelliana, la fruibilità a più livelli (suggestivo-emozionale, storico-interpretativo) capace di coinvolgere un pubblico eterogeneo, sono stati i contenuti che hanno sotteso le attività di comunicazione e promozione e che hanno determinato, insieme agli altri fattori sopra menzionati, il grande successo di pubblico (Figura 3). fiGura 3 iL TEmpio dEL cinEma nEL cuorE di Torino - i pLus dEL musEo • Mole Antonelliana, edificio simbolo della città di Torino • Museo in verticale e Ascensore panoramico • Ricchezza delle collezioni • Allestimento spettacolare, di forte impatto • Fruibilità a più livelli (suggestivo-emozionale, storico-interpretativo) • Proiezioni nella multisala del Museo • Pubblico eterogeneo • Accessibilità allargata • Partecipazione attiva La comunicazione istituzionale ha tenuto conto dell’identità del Museo coerentemente alla sua mission e ha posto l’accento – ancora una volta – sulla capacità dell’ente di non lavorare in isolamento e secondo modalità auto-referenziali, ma di essere il promotore di accordi, collaborazioni e partnership con le istituzioni, i media e i soggetti privati nella costante ricerca di partner e sponsor a sostegno delle attività del Museo e dei festival. Il programma culturale attuato nel corso degli anni, insieme all’esperienza diretta del pubblico e degli stakeholder o tramite il “passaparola”, hanno creato un “brand” del Museo forte, in grado di coinvolgere un pubblico sempre più ampio, enti e aziende finanziatori, istituzioni e associazioni culturali. fiGura 4 comunicazionE E markETinG - sTrumEnTi • Promozione turistica (agevolazioni T.O., MICE, agenzie viaggi) • Noleggio Mole Antonelliana per eventi / visite in esclusiva • Fidelizzazione (adesione circuiti card, cral aziendali, convenzioni in occasione di grandi eventi, etc.) • Iniziative promozionali verso target specifici (feste in costume sul tema della mostra, proiezioni per neogenitori o anziani, attività per famiglie, etc.) • Attività editoriali • Fundraising • Partnership 306 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 307 Gli strumenti di comunicazione tradizionali, le attività di fidelizzazione di pubblico, le iniziative per la promozione turistica, con particolare attenzione a incentive per tour operator e agenzie di comunicazione, sono state affiancate, sin dall’apertura del Museo alla Mole, dall’attività di noleggio dell’edificio come location per eventi (Figura 4). L’allestimento suggestivo fa del Museo una location ideale, assolutamente originale, un ambiente prestigioso e al contempo insolito e informale per il suo utilizzo in esclusiva. Si organizzano, in orario di chiusura al pubblico, eventi in partnership di carattere istituzionale, ma anche eventi privati, visite, incontri, che diventano occasioni di networking, fundraising e moltiplicatori di comunicazione, un modo per raggiungere pubblici diversi. Il Museo è anche stato set di tantissime produzioni televisive e cinematografiche – lungometraggi e documentari d’autore, fiction televisive e videoclip musicali (Figura 5) – un fiGura 5 moLE anTonELLiana - riprEsE TELEvisivE E cinEmaToGrafichE (20 LuGLio 2000 – 31 marzo 2013) • Film / Documentari d’autore • Fiction TV • Soap opera • Cortometraggi / Videoclip musicali • Video promozionali / istituzionali • Programmi televisivi • Emittenti televisive italiane • Emittenti televisive estere 16 12 2 7 16 34 14 24 elemento divenuto importante negli anni, motivo per il quale oggi è anche una tappa nei percorsi di visita delle location dei film girati a Torino; citiamo, tra tanti, il film di Davide Ferrario Dopo mezzanotte (2004). Peraltro, il cineturismo, una realtà consolidata in altri Paesi europei, è un fenomeno relativamente recente nel nostro Paese. Da diversi anni però enti preposti alla promozione turistica e tour operator specializzati in tour sul cinema organizzano a Torino suggestivi itinerari che ripercorrono la storia del cinema nel capoluogo piemontese visitando i luoghi che sono stati set di alcuni famosissimi film, da War and Peace (1956; Guerra e pace) a Profondo rosso (1975) e a Così ridevano (1998). I risultati raggiunti nel corso degli anni con le varie attività – dove gli eventi stessi risultano essere strumenti di promozione del Museo – sono significativi e rappresentano circa il 40% degli ingressi al Museo (Figura 6). Lo sviluppo della comunicazione e del marketing è quello di azioni sul web capaci di avvicinare pubblici non abituali e di creare senso di comunità, rafforzando la percezione del fiGura 6 comunicazionE E markETinG - risuLTaTi (20 LuGLio 2000 – 31 marzo 2013) • Eventi istituzionali e privati (in orario straordinario) • Convenzioni • Conferenze stampa • Giornalisti, fotografi, TV • Tour Operator • Agenzie 420 216 (77 stabili e 139 temporanee) 157 ca. 17.000 222 (87 italiani e 135 stranieri) 50 | 307 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 308 Museo con il “passaparola globale” della rete. Social network e nuove tecnologie (smartphone, iPad, tag, web) sono dunque gli strumenti che faciliteranno la partecipazione del pubblico, non più soltanto destinatario finale dell’offerta culturale, ma soggetto attivo nella vita del Museo già in fase di progettazione delle attività. Il web e il mobile saranno sempre più il canale privilegiato per i progetti di fidelizzazione, di raccolta fondi (crowdfunding) e per favorire l’accessibilità a visitatori normalmente esclusi. dati di pubblico Con oltre 6.000.000 visitatori il Museo è all’8° posto tra i musei italiani più visitati d’Italia (Figure 7, 8, 9 e 10). Da un’indagine sul pubblico effettuata nel 2008, in un periodo campione coincidente con festività e ponti (Figura 11), emerge che il 70% dei visitatori è di età compresa tra i 27 e 65 anni, di livello culturale medio-alto (Figura 12); il 70% proviene dal Nord Italia e il 16% dall’estero, in particolare dalla Francia (Figura 13). Un’altra indagine, effettuata dal Museo nel corso di tutto il 2011 (Figura 14), evidenzia che il 90% dei visitatori proviene dal territorio nazionale, di cui il 73% da Torino e Piemonte, il 17% dal resto del Nord Italia, il rimanente 10% da altre Regioni, mentre i gruppi di visitatori dall’estero sono soprattutto di nazionalità francese, belga e svizzera. fiGura 7 308 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 309 fiGura 8 fiGura 9 | 309 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 310 fiGura 10 fiGura 11 310 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 311 fiGura 12 fiGura 13 | 311 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 312 fiGura 14 soci fondatori e stakeholder Il Museo Nazionale del Cinema è una Fondazione10, costituitasi nel 1992, che opera secondo le norme del diritto privato e annovera tra i soci fondatori Regione Piemonte, Città 10 312 | La Fondazione ha come finalità (articolo 3 dello Statuto): a) ricercare, acquisire, conservare, documentare secondo gli standard vigenti in ambito nazionale e internazionale i materiali e le opere che si riferiscono alla storia ed alla tecnica della fotografia, della cinematografia e dei nuovi linguaggi multimediali; b) allestire in sedi idonee un’esposizione permanente aperta al pubblico dei materiali e delle opere indicati al punto a); c) effettuare acquisti, scambi, prestiti per l’incremento delle collezioni esistenti, con specializzazione in materia di pre-cinema, e di tecniche della produzione e della riproduzione dell’immagine; d) ricevere in deposito, anche temporaneo, materiali e opere di proprietà di terzi indicati al punto a), curandone la conservazione e, ove del caso, la catalogazione, il restauro e l’eventuale esposizione al pubblico; e) incrementare e valorizzare le strutture e i servizi all’interno della Fondazione, relativi alle collezioni e a tutti gli altri settori di attività della Fondazione e renderli accessibili al pubblico; f) svolgere e promuovere qualsiasi attività informativa, di studio, di ricerca, di documentazione, didattica e promozionale, nell’ambito delle proprie finalità, in Italia ed all’estero; g) concorrere alla realizzazione in Torino, in collaborazione con le istituzioni competenti, di un polo europeo di documentazione, di ricerca, di formazione e di produzione in materia di comunicazione multimediale, in un quadro di relazioni internazionali… 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 313 di Torino, Provincia di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, GTT (Gruppo Torinese Trasporti) e Associazione Museo Nazionale del Cinema. Nello svolgimento delle proprie attività, la Fondazione entra in contatto direttamente o indirettamente con soggetti pubblici e privati che condividono o sono portatori di interesse per il Museo e le sue attività. A partire dalla Camera di Commercio di Torino, quale socio sostenitore, a enti amministrativi territoriali e ministeriali, musei nazionali e internazionali, festival, film commission, società di produzione e distribuzione cinematografiche, esercenti di cinema, istituzioni, scuole, Università e Accademie, Fondazioni bancarie, centri e associazioni culturali, aziende, società di servizi, fornitori, editori e media, collezionisti e personalità del mondo del cinema. L’elenco degli stakeholder è lunghissimo e sicuramente non esaustivo. L’impatto socio-economico L’impatto socio-economico deve ancora essere valutato in modo sistematico poiché il Museo è un’istituzione che si è sviluppata molto velocemente. Si può però affermare che da quando è stato riaperto alla Mole è cresciuto sia il numero delle aziende e dei fornitori direttamente collegati alle attività del Museo (2.400, di cui un centinaio stabilmente, che operano primariamente nel settore dei servizi), sia l’indotto, a partire dai gestori dei servizi aggiuntivi Museumstore e Caffetteria e dai nuovi esercizi che operano nel quartiere, caratterizzato da una vivace zona pedonale. Sicuramente il grande flusso di pubblico, sia per il Museo nel corso dell’anno che durante i festival (con una permanenza media in città di due o tre giorni), ha portato vantaggi commerciali e di immagine agli esercizi presenti nell’area. Hanno altresì avuto una ricaduta positiva (diretta e indiretta) le produzioni cinematografiche e televisive: il film e le sue location si sono infatti rivelati efficaci strumenti di promozione del Museo e del territorio. Sono circa 300 i soggetti – partner istituzionali, Fondazioni bancarie, istituzioni e organizzazioni culturali e aziende – che collaborano stabilmente a vario titolo con il Museo e con i festival. Questo dato è importante per valutare l’impatto del Museo in termini di immagine per le aziende che scelgono di sponsorizzare o di essere partner delle varie iniziative (Figura 15). fiGura 15 impaTTo socio-Economico 2000 - 2013 aziende e fornitori collaboratori, consulenti, professionisti dipendenti partner Istituzioni, Fondazioni bancarie ed enti culturali Sponsor e Sponsor tecnici Media partner 2.400 1.200 78 300 81 173 46 | 313 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 314 Il “brand” Museo ha progressivamente non solo aumentato il numero di visitatori, di attività, di partner e l’impatto mediatico, ma ha rappresentato, al contempo, per i donatori la garanzia di tutela e valorizzazione dei loro archivi. Negli ultimi anni si è infatti verificato un significativo incremento delle donazioni di importanti fondi, soprattutto legati al cinema e alla fotografia italiani (l’archivio Rosi, Petri, Ferreri, Peretti Griva…). In parallelo all’incremento delle attività, è cresciuto il numero dei dipendenti del Museo, che tiene conto anche del personale del Torino Film Festival, del TorinoFilmLab, del GLBT Film Festival e del CinemAmbiente. Il bilancio del Museo è pari a quasi 14 milioni di euro di cui oltre il 70% è relativo alla fornitura di servizi (Figura 16). fiGura 16 cosTi 2012 Costi totali Fornitura servizi Personale dipendente Oneri finanziari, imposte, ammortamenti Ente Museo – Mole Antonelliana Cinema Massimo Festival 13.843.000 71,24 % 16,17% 12,59% 29% 27,68% 7,70% 35,62% fiGura 17 EnTraTE 2012 contributi pubblici Regione Piemonte Città di Torino Ministero UE fondazione bancarie sbigliettamento sponsor, royalties, noleggi, servizi, attività oneri finanziari e plusvalenze 47,54% 20,34% 15,89% 5,42% 3,03% 13,08% 19,16% 14,75% 5,47% I contributi pubblici (Figura 17) ammontano a oltre il 47% delle entrate complessive, mentre quelli delle Fondazioni bancarie rappresentano il 13,08% e lo sbigliettamento 19,16%; altri ricavi derivanti da noleggi della struttura, royalties dei servizi quali Museumstore, Caffetteria, Photocorner, rassegne e manifestazioni, contributi su attività specifiche e sponsorizzazioni costituiscono quasi il 15%. A quest’ultimo dato andrebbe aggiunto quello dei servizi, delle forniture a titolo gratuito e le agevolazioni offerte da parte di aziende in cambio di visibilità, un dato certamente significativo che evidenzia come l’integrazione fra intervento pubblico e privato sia sempre più un elemento che caratterizza i progetti e le attività del Museo. Maria Grazia Girotto 314 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 315 | 315 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 316 a cura di Rai Cinema Paolo Del Brocco il cinema e il servizio pubblico Nel corso della sua storia la Rai ha sempre sostenuto e finanziato la migliore produzione cinematografica italiana. Alla fine degli anni Novanta però gli assetti del settore cinematografico subirono un rapido mutamento sia in termini di fruizione, con la nascita dell’home video e della pay tv, sia in termini legislativi con l’introduzione degli investimenti obbligatori sul cinema. In questo contesto Rai cercò di dare una risposta ad un modello obsoleto d’intervento sul cinema che determinava la frammentazione degli investimenti senza realmente incidere su un settore, fino ad allora, fondamentalmente “assistito” dall’intervento pubblico. Questo tipo di impostazione, infatti, non creava vantaggi né per l’industria né per Rai che non riusciva ad ottenere un adeguato presidio editoriale sul cinema e soprattutto non riusciva a gestire la catena del valore del prodotto cinematografico. Questi furono i presupposti su cui si basò la felice intuizione di Rai nel costituire una società giuridicamente separata, in grado di svolgere un ruolo attivo nel settore cinematografico, trasformando un obbligo d’investimento in un’opportunità per tutto il comparto. Nel 2000 nasce quindi Rai Cinema come un centro di competenza focalizzato ed integrato sulla produzione cinematografica, in grado di seguire l’intero processo ideativo, produttivo e distributivo in un’ottica unitaria, ottimizzando l’obbligo d’investimento sul cinema italiano attraverso l’attività di commercializzazione lungo le varie finestre di veicolazione del prodotto. Per gestire in modo integrato la filiera dei diritti, il cui valore nasce e si sviluppa a partire dalla sala, nel 2001 viene creata 01 Distribution che ha costituito un punto di forza per la società. Nei primi anni 2000, 01 Distribution ha contribuito ad assicurare una maggiore visibilità del cinema italiano d’autore presso un pubblico più vasto, modificandone strutturalmente il posizionamento. Se nel 2001 un film italiano d’autore usciva con 50 copie ed oggi questi numeri sono triplicati o quadruplicati, una parte del merito può essere attribuita al ruolo svolto dal servizio pubblico nel settore cinematografico. Dalla nascita ad oggi la società ha collaborato con circa 350 registi e 250 società di produzione, contribuendo a realizzare, a vario titolo, 450 film di cui oltre 210 tra opere prime e seconde, a dimostrazione dell’attenzione che Rai Cinema ripone sui giovani talenti. Solo nell’ultimo triennio sono 146 i titoli che la società ha contribuito a realizzare, di cui oltre 75 tra opere prime e seconde. Rai Cinema ha quindi rappresentato un fulcro per l’industria cinematografica italiana, accompagnando molti produttori indipendenti verso la realizzazione dei film e intervenendo in modo significativo nell’attività distributiva. 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 317 L’azienda, inoltre, ha focalizzato il proprio impegno sui film prodotti in Italia, valorizzando il territorio e utilizzando le locations straniere solo nel caso in cui fossero indispensabili per il meccanismo narrativo del film. Nel corso degli anni, l’attività di Rai Cinema ha contribuito alla produzione culturale del Paese, realizzando tanti film in grado di raccontare la realtà e la società in cui viviamo, utilizzando vari linguaggi e generi capaci di parlare a tanti pubblici differenti e in molti casi complementari a quello televisivo. Per questo motivo, la società ha adottato una linea d’indirizzo che le ha permesso, negli ultimi anni, di contribuire alla realizzazione di film che hanno ottenuto successo di pubblico come Qualunquemente (2011), Nessuno mi può giudicare (2011), Mine vaganti (2010), Tutto tutto niente niente (2012), Maschi contro Femmine (2010), Viva l’Italia (2012), Il giorno in più (2011), Bar Sport (2011); ma anche opere di autori affermati come Habemus Papam (2011) di Nanni Moretti, La nostra vita (2010) di Daniele Luchetti, Happy Family (2010) di Gabriele Salvatores, La Passione (2010) di Carlo Mazzacurati, Il villaggio di cartone (2011) di Ermanno Olmi, Noi credevamo (2010) di Mario Martone, Terraferma (2011) di Emanuele Crialese, Una sconfinata giovinezza (2010) di Pupi Avati, L’industriale (2011) di Giuliano Montaldo, Bella addormentata (2012) di Marco Bellocchio, Cesare deve morire (2012) dei fratelli Taviani, Romanzo di una strage (2012) di Marco Tullio Giordana, Il primo uomo (2012) di Gianni Amelio, Un giorno questo dolore ti sarà utile (2011) di Roberto Faenza, Reality (2012) di Matteo Garrone e infine, realizzando anche tante opere prime e seconde, con l’obiettivo di supportare il lavoro di molti giovani talenti di cui il cinema italiano ha bisogno. Fondamentale, per la società, è stata la presenza all’interno dei Festival internazionali più importanti che ha contribuito a trasmettere l’impegno del servizio pubblico nel cinema ed affermarsi come marchio di garanzia per la qualità dei contenuti. I riconoscimenti e i premi ottenuti dai film che la società ha contribuito a realizzare confermano la bontà dell’operato svolto da Rai Cinema in questi anni: a Cannes dal premio per la miglior interpretazione maschile ad Elio Germano per La nostra vita di Luchetti del 2010, al Grand Prix 2012 per Reality di Matteo Garrone; a Venezia, nel 2011, il premio speciale della giuria con Terraferma di Emanuele Crialese, il miglior film della sezione Controcampo con Scialla! (2011), opera prima di Francesco Bruni e ancora il premio della critica internazionale ottenuto da Là-bas - Educazione criminale (2012) di Guido Lombardi; Alì ha gli occhi azzurri (2012) di Claudio Giovannesi ha vinto nel 2012 il premio come miglior opera prima e il premio speciale della giuria a Roma; Cesare deve morire dei fratelli Taviani si è aggiudicato l’Orso d’Oro a Berlino nel 2012 ed infine, dei 72 David di Donatello assegnati nell’ultimo triennio, 46 premi sono stati ottenuti dalle opere che Rai Cinema ha contribuito a realizzare. Rai Cinema è oggi il primo produttore di cinema italiano e con il marchio 01, negli ultimi anni, ha ricoperto mediamente il quarto posto della classifica dei distributori, dopo le major, con un listino composto prevalentemente da film italiani, di cui una buona parte d’autore, e una quota di mercato che negli ultimi anni oscilla tra il 9 e il 12%. | 317 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 318 I film in sala, in questa prima parte dell’anno, hanno testimoniato un’offerta variegata ed equilibrata con commedie popolari come Il principe abusivo (2013), opera prima di Alessandro Siani, maggiore incasso dell’anno per 01 Distribution con oltre 14.300.000 €; Benvenuto Presidente! (2013) di Riccardo Milani con 8.500.000 € d’incassi; Mai Stati Uniti (2013) di Carlo Vanzina con 5.500.000 €; Educazione siberiana (2013) di Gabriele Salvatores, film in grado di guardare anche ai mercati stranieri e che ha superato i 4.300.000 €; Bianca come il latte rossa come il sangue (2013) di Giacomo Campiotti, capace di parlare al pubblico più giovane, ha superato 3.200.000 €; un’opera intelligente e di qualità come Viva la libertà (2013) di Roberto Andò con 2.300.000 € d’incasso; una divertente opera prima come Amiche da morire (2013) di Giorgia Farina che ha superato 1.900.000€. Accanto ai risultati ottenuti dai listini cinematografici, l’attività di commercializzazione si è consolidata per ciò che riguarda i canali tradizionali – l’home video fisico e la pay tv – e si è affacciata sui nuovi business originati dallo sviluppo delle nuove piattaforme, stipulando importanti accordi commerciali, formalizzati anticipando gli altri operatori con scelte in grado di ridefinire l’ambito competitivo in cui la società opera. Tra questi gli accordi stipulati con Apple per la distribuzione dei prodotti Rai Cinema attraverso electronic sell through e video on demand di iTunes e con Telecom e Fastweb utilizzando le loro nuove piattaforme Cubovision e Chili, oltre agli accordi siglati con Microsoft e Sony per veicolare i nostri prodotti su Xbox e PlayStation. A questo si aggiunge la nuova web tv free on demand Rai Cinema Channel, realizzata in collaborazione con Rai Net, che si posiziona come complemento del sito istituzionale raicinema.it promuovendo il cinema italiano di Rai Cinema attraverso materiali esclusivi e appositamente creati: trailer, backstage, eventi, premi, anteprime, partecipazioni ai Festival, videochat, Sneaking Preview. Rai Cinema Channel si rivolge agli appassionati del nostro cinema o semplicemente a chi vuole conoscere qualcosa in più sui nostri titoli e magari scoprire qualche retroscena del nostro settore. Rilevanti inoltre i documentari trasmessi su Rai Cinema Channel e i web movies, nuova linea editoriale dei film per la rete, che hanno riscosso un grande successo. La comunicazione è una delle leve strategiche per le aziende che operano nel cinema ed è per questo che Rai Cinema agisce sul posizionamento dei propri prodotti in maniera mirata e sinergica rispetto alle esigenze editoriali ed ai mercati di riferimento. La società lavora con l’obiettivo di rendere ogni film, che porta il marchio di Rai Cinema, sinonimo di qualità e garanzia dei contenuti per il pubblico. Il brand di 01 è stato realizzato per perseguire una strategia in grado di accogliere un portafoglio di prodotti molto diversi tra loro, facendo leva sulle particolari caratteristiche dei contenuti e di conseguenza sull’emotività e sui valori astratti di chi recepisce la comunicazione. Gli obiettivi di Rai Cinema, nel medio e lungo periodo, riguardano la piena implementazione delle strategie nel rispetto della mission dell’azienda rivolta al supporto e allo sviluppo della produzione culturale del Paese e dell’industria cinematografica italiana. Per questo motivo Rai Cinema cercherà di mantenere quanto più larga possibile la base produttiva, da cui nascono tutte le altre attività di sfruttamento della filiera cinematografica, 318 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 319 continuando a rappresentare un moltiplicatore economico per il comparto e per i livelli occupazionali delle aziende che vi operano, continuerà ad accompagnare i produttori indipendenti verso la realizzazione dei film e continuerà ad intervenire nell’attività distributiva con accordi mirati in grado di dare la giusta visibilità ad ogni film prodotto; proseguirà a competere sul mercato cinematografico con prodotti in grado d’incontrare il gusto del pubblico, offrendo sempre qualche spunto di riflessione in più rispetto al semplice intrattenimento; andrà avanti ad esplorare e sviluppare le potenzialità offerte dalle nuove piattaforme ed infine cercherà di continuare ad essere protagonista nei Festival internazionali più importanti, realizzando e promuovendo opere cinematografiche significative per il dibattito culturale italiano. | 319 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 320 a cura di Schermi di Qualità Cristina Loglio Gli schermi a sostegno della qualità di tutto il cinema italiano D alla 7a edizione, la cadenza di Schermi di Qualità, coincide con l’anno solare, da gennaio a dicembre, allineandosi con i tempi della DG Cinema: sarà quindi più facile, tanto per gli operatori quanto per i ricercatori, valutarne gli impatti sull’andamento della stagione cinematografica. Nato nel 2004 per iniziativa della Direzione Generale Cinema del MiBac e delle associazioni dell’esercizio cinematografico, Schermi di Qualità è un Progetto Speciale promosso dall’Agis di concerto con l’Anec, l’Anem, l’Acec e la Fice. Il Progetto ha lo scopo di valorizzare la promozione e la diffusione del cinema italiano ed europeo di elevato livello artistico e qualitativo, per una crescita complessiva del mercato nazionale e una maggiore visibilità del nostro cinema. Vi partecipa un numero elevato di Schermi, che si impegna a programmare una percentuale molto elevata – e proporzionata alle caratteristiche della località nella quale il Cinema è situato –: soltanto gli Schermi che, alla fine dell’anno, raggiungano i requisiti minimi si dividono il montepremi assegnato dal MiBac. TavoLa 1 schErmi di QuaLiTà 2006/2007 2007/2008 2008/2009 2009/2010 2010/2011 2011 2012 2013 1ª Ediz. 2ª Ediz. 3ª Ediz. 4ª Ediz. 5ª Ediz. 6ª Ediz. 7ª Ediz. 8ª Ediz. 820 686 699 875 736 724 792 783 510 459 527 574 540 592 657 Schermi iscritti Schermi che hanno inviato istanza per contributo Schermi che hanno ottenuto 255 il contributo Contributo base 10.588 Valore di un giorno eccedente ----i minimi Valore film in concorso ----% Giornate di programmazione n.d. Film It ed Eu qualità sul totale Programmazioni 370 457 508 439 439 509 7.662 ----- 6.203 ----- 5.369 13 3.421 29 1.140 6 3.409 17.07 ----61,4% ----59% ----60,9% ----64,6% ----74,7% 20.80 63,6% 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 321 I numeri conclusivi dal 2012 ancora più imponenti del solito: 792 Schermi si sono iscritti alla manifestazione (circa un terzo degli Schermi attivi in Italia), 509 hanno completato il percorso, risultando vincenti del contributo. Per effetto di alcune novità introdotte dal Regolamento 2012, il Premio è molto differenziato, con un premio base assegnato a tutti coloro che raggiungono i requisiti minimi, ma fortemente “accelerato” per le sale che superino il numero delle giornate minime e per quanti programmino film premiati nei principali festival, in particolare se presentati durante i mesi estivi. Il premio base è stato di 3.409,63 € che, per effetto degli “acceleratori” è più che raddoppiato in 28 casi. Il premio medio è stato di 5.245 €. La cifra unitaria, in assoluto, è certamente limitata ma esplica un effetto moltiplicatore, che va a vantaggio di tutta la filiera dalla produzione italiana ed europea di qualità, dalla distribuzione a tutte le tipologie di sala. «In virtù di questa specificità – ha affermato Nicola Borrelli, Direttore Direzione Generale Cinema – Schermi di Qualità è un Progetto speciale rivolto a tutta la filiera». TavoLa 2 schErmi di QuaLiTà – 7a EdizionE – anno 2012 schermi partecipanti Numero totale sale Spettatori totale Spettatori d’essai totale Spettatori d’essai italiani totale 792 742 14.844.733 8.285.231 4.393.450 schermi vincenti Numero totale sale Spettatori totale Spettatori d’essai totale Spettatori d’essai italiani totale 509 10.230.342 6.510.537 3.263.940 Non è da sottovalutare il fatto che Schermi di Qualità si svolge in ogni Regione italiana ed in ogni tipologia di cinema, dalla sala della comunità dei piccoli centri al multiplex, che può partecipare al Progetto con l’insieme della struttura oppure a sua scelta, con un solo schermo. | 321 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 322 TavoLa 3 schErmi di QuaLiTà - schErmi pEr rEGionE Totale schermi vincenti: 509 Regione Monosale ABRUZZO BASILICATA CALABRIA CAMPANIA EMILIA ROMAGNA FRIULI-VENEZIA GIULIA LAZIO LIGURIA LOMBARDIA MARCHE MOLISE PIEMONTE PUGLIA SARDEGNA SICILIA TOSCANA TRENTINO-ALTO ADIGE UMBRIA VAL D’AOSTA VENETO TOTALE 2 4 3 12 24 1 13 11 29 5 0 10 29 2 13 19 0 3 1 1 182 Multisale Multisale da 2 a 4 Schermi da 5 a 7 Schermi 2 0 0 0 3 0 20 2 18 1 6 0 44 7 8 1 27 10 7 3 0 0 17 0 30 5 5 0 11 0 19 2 3 0 0 2 0 0 10 1 230 34 Totale Multisale 2 0 3 22 19 6 51 9 37 10 0 17 35 5 11 21 3 2 0 11 264 Multiplex Complesso Totale 0 0 0 4 6 1 17 2 10 5 1 5 1 1 1 5 0 1 0 4 63 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 4 4 6 38 49 7 81 22 76 20 1 32 65 8 25 45 3 6 1 16 509 SCHERMI VINCENTI: 509 di cui Soci Fice: 190 di cui Schermi Essai: 399 di cui Acec: 32 i film Il 2012 è stato un anno difficile per il cinema in Italia, caratterizzato da un’estate poverissima di offerta e fortemente deludente al Box Office (-38% sul 2011) e anche meno forte sui titoli italiani di qualità, inclusi quelli di buon impatto popolare. Il film più visto negli Schermi di Qualità è stato il francese Intouchables (Quasi amici - Intouchables), che ha ottenuto il 50% in più degli spettatori del primo film italiano Benvenuti al Nord. E certamente l’impatto della top ten italiana in Schermi di Qualità (Benvenuti al Nord, Venuto al mondo, Reality, Magnifica presenza, Romanzo di una strage, Diaz, Tutti i santi giorni, Il rosso e il blu, Posti in piedi in Paradiso e Immaturi - Il viaggio – in totale 1.740.587 spettatori) è assai lontano dagli esiti della top ten in Schermi di Qualità della precedente edizione comparabile (5a edizione: 1° settembre 2010-31 agosto 2011- Benvenuti al Sud, Habemus Papam, La banda dei Babbi Natale, Qualunquemente, La Passione, La bellezza del somaro, La solitudine dei numeri primi, Immaturi, Noi credevamo, Barney’s Version - La versione di Barney – per un totale di 2.458.396 spettatori). Ma come sempre è nella profon322 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 323 dità dei film più autoriali e specifici che Schermi di Qualità esplica la sua piena efficacia consentendo ai film più difficili di raggiungere il pubblico, tanto nelle città metropolitane quanto nei piccoli centri. In particolare per quest’anno Schermi di Qualità ha assegnato un premio (sotto forma di segnalazione e incoraggiamento alla programmazione) al film Bellas Mariposas (al 3 giugno us: 215.000 € di incassi, 39.000 presenze – prima uscita il 25 ottobre 2012). TavoLa 4 schErmi di QuaLiTà – 7a EdizionE – anno 2012 schermi di Qualità – 7a edizione Esiti in schermi di Qualità di film “difficili” Terraferma I giorni della vendemmia Cesare deve morire Io sono Li L’ultimo terrestre Sette opere di misericordia % Giornate di programmazione in schermi di Qualità sul totale di giornate 56% 79% 71% 65% 74% 73% % incassi in schermi di Qualità sul totale incassi 68% 79% 82% 62% 76% 80% Ma certo il 2012 sarà ricordato come “l’anno europeo”, non soltanto per il successo di Quasi amici - Intouchables in testa alla classifica sui film più visti, ma anche per le ottime programmazioni di The Artist (Id.), The Iron Lady (Id.), Hugo Cabret (Id.), Shame (Id.), Les émotifs anonymes (Emotivi anonimi). Il Regolamento ha incoraggiato in modo particolare la programmazione di film presentati in concorso nei principali festival e inclusi nelle cinquine del David di Donatello e dei Nastri d’argento. Il punteggio legato ad ogni giorno di programmazione era ancora più “pesante” se estivo (da giugno a settembre). Hanno trovato così particolare sostegno opere come The Artist, Magnifica presenza, Gli equilibristi, This Must Be the Place, fino a titoli di nicchia come Il paese delle spose infelici e Sette opere di misericordia. Un esempio virtuoso di flessibilità nelle regole, che induce a comportamenti virtuosi, a vantaggio del pubblico, degli autori e di tutta la filiera industriale del cinema. | 323 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 324 a cura di Gerolamo Poponessi focus: la crisi del supporto fisico e gli effetti della digitalizzazione sul settore home video 1. La filiera Nell’analisi dell’industria cinematografica risulta particolarmente utile operare una distinzione tra i due canali di ricavo. Il primo è quello wholesale, traducibile come “all’ingrosso”; il secondo è chiamato retail ovvero della “vendita al dettaglio”. Nel primo settore vanno inseriti i soggetti che hanno la responsabilità editoriale e produttiva dell’opera: i protagonisti della produzione e della distribuzione, tra cui si trovano gli editori home video e i detentori dei diritti. Questi a loro volta possono vantare una percentuale sullo sfruttamento del film nelle fasi successive. Il canale retail racchiude invece tutti i segmenti che sono caratterizzati dal contatto finale con il pubblico. Il principale esponente di questa categoria è l’esercizio: il risultato raccolto da un film in sala ne determina infatti il valore per i seguenti step della filiera come l’home video tradizionale, contraddistinto dall’acquisto e dal noleggio di un supporto fisico, e il video on demand, in cui la fruizione del prodotto è smaterializzata. L’ultimo tratto del percorso prevede che l’opera acceda alla piattaforma televisiva, inizialmente in modalità pay-per-view, in un secondo momento in quella pay e infine nel riquadro della cosiddetta free tv. Il periodo temporale in cui una determinata opera è programmabile nel singolo segmento del canale retail è chiamato window, cioè finestra. Per quel che riguarda l’Italia non esistono regole che disciplinino rigidamente la durata delle windows. I passaggi che tuttavia un’opera filmica solitamente compie hanno inizio con l’uscita nelle sale. In un momento successivo, calcolabile tra le 12 e 15 settimane, è il turno del video on demand; un mese dopo si aprono le porte dell’home video, benché la possibilità di fruire del film nelle due ultime modalità presentate sia negata in concomitanza del lancio del film sulla pay-per-view, all’incirca tra gli 8 e i 12 mesi che seguono l’uscita nazionale, e infine sulla pay tv, 12 mesi dopo. L’opera in modalità on demand ritorna infine disponibile in concomitanza con il passaggio della stessa sulla free tv, solitamente a 24 mesi di distanza dall’uscita del prodotto nelle sale. 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 325 2. Grammatica dell’on demand Analizzando i segmenti che concorrono a formare il canale retail, quello del video on demand è indissolubilmente legato alla digitalizzazione dei contenuti e dei mezzi di comunicazione che ha interessato l’industria cinematografica negli ultimi anni. La rivoluzione digitale ha trasformato la modalità di distribuzione e le tendenze attive sul piano nazionale e internazionale rischiano di stravolgere il sistema di windows per come è stato sempre inteso. Tentare di comporre una panoramica del video on demand risulta complicato. In molti casi si ritiene, a torto, che tutte le offerte a pagamento al di fuori dei pacchetti “cinema” delle piattaforme di pay tv possano essere ricondotte a questa categoria. La modalità pay-per-view delle televisioni satellitari non può però essere definita come Vod dal momento che la visione dello spettacolo non dipende interamente dalla volontà del consumatore. In questa opzione infatti il palinsesto prevede sì proiezioni a orari differenti, ma è il cliente che adatta di volta in volta le proprie volontà agli schemi imposti dall’emittente. Ciò che caratterizza il Vod è invece che esso è tale solo nel momento in cui permette al pubblico di fruire di un’opera nel preciso momento in cui si intende farlo. La principale ripartizione all’interno dell’universo on demand è quella tra Vod TV based e Vod internet based. Appartengono al primo filone le offerte riconducibili alle piattaforme televisive satellitari e digitali terrestri. Diversamente, nella modalità internet based, l’acquisto o il noleggio di contenuti avviene attraverso il computer o dispositivi collegati alla rete come smartphone e Smart TV. Quest’ultima offerta è quella che sconta in maniera più netta l’ingombrante presenza di canali di trasmissione pirata e lo scetticismo che avvolge ancora oggi i metodi di pagamento online. L’ultima distinzione è quella tra Vod subscription oppure transactional. Nel primo caso il servizio è erogato attraverso un abbonamento la cui quota è fissa, a prescindere dalle quantità consumate. Nella modalità transactional si paga invece solo per le opere effettivamente noleggiate, anche se all’interno di questo settore si tende per comodità a far rientrare anche l’Electronic Sell Through, l’acquisto della copia elettronica. Una volta presentate le particolarità del settore, resta da capire quali saranno all’interno della filiera i soggetti che pagheranno a maggior prezzo la progressiva affermazione su scala mondiale di questa forma di offerta. Il settore home video, legato al supporto fisico, è stato certamente il primo a subire il colpo; anche gli altri rami però non sono stati esentati da ricadute negative: ne è testimonianza il progressivo logorio della storica sinergia tra cinema e televisione free, indebolita dai soggetti che hanno occupato, con sempre maggior “sfrontatezza”, i segmenti immediatamente successivi all’uscita in sala. | 325 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 326 3. home video in italia Il 2012 è stato per l’home video italiano un anno negativo per quel che riguarda i tre settori che lo compongono: vendita, noleggio ed edicola. Pur non essendo ancora disponibili dati ufficiali, secondo le stime Univideo per il 2012 il numero dei supporti fisici venduti, e-commerce incluso, edicola esclusa, è diminuito del 9%. Questo dato, solo parzialmente imputabile alla crisi economica che ha colpito il nostro Paese, si conferma in linea con il trend negativo che ha colpito il ramo a partire dal 2008. Anche il settore edicola, analizzato autonomamente, sta affrontando un periodo difficile. Per quanto il canale in questione ricopra ancora un peso fondamentale – nel 2011 ha rappresentato il 26,5% delle entrate del comparto home video –, il 2012 parla di una diminuzione dei ricavi pari al 12%. Infine, con una riduzione dei proventi da noleggio del 30%, il 2012 sarà ricordato come l’anno nero della categoria rental. Nel riflettere sul carattere straordinariamente negativo di questo dato non bisogna dimenticare la crisi su scala mondiale di Blockbuster, culminata con la chiusura dei punti vendita italiani. Nonostante l’home video stia attraversando un momento drammatico, la stagione 2012 consegna anche fotografie meno preoccupanti. I ricavi provenienti dalla vendita dei titoli blu-ray continuano ad essere in crescita, nonostante il tasso del 3% sia inferiore a quello degli anni precedenti. Il dato appena presentato è il sintomo di una confermata apertura del pubblico italiano alle novità tecnologiche, rafforzato anche dalla crescita dell’e-commerce. Le piattaforme commerciali online hanno infatti venduto un maggior numero di titoli in formato fisico, ottenendo il 14% di entrate in più dell’anno precedente. Un’inGrafico 1 numEro di pEzzi vEnduTi (dvd E BLu-raY) VARIAZIONE 2012 (stima) ? -9,00% VARIAZIONE vendita Blu-ray (miLioni di pEzzi) 2007 2008 2009 0,1 0,4 1 n.d. 231% 135,30% 2010 2 108,90% 2011 2,6 26,10% 2012 (stima) ? 3,00% VARIAZIONE EdicoLa (vaLorE in miLioni €) 2007 2008 2009 307 261 201 1,80% -15 -23 2010 164 -18,1 2011 130 -20,5 2012 (stima) ? -12% VARIAZIONE noLEGGio (vaLorE in miLioni €) 2007 2008 2009 218 161 115 -19,80% -26,20% -28,90% 2010 90 21,60% 2011 75 -16,50% 2012 (stima) ? -30% Dati Univideo 326 | milioni di pezzi (dvd e Blu-ray) venduti, e-commerce incluso, edicola esclusa 2007 2008 2009 2010 2011 35,9 30,7 28,4 27,3 23,3 -2,40% -14,40% -7,70% -3,70% -14,70% 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 327 TavoLa 1 - TavoLa 2 - TavoLa 3 focus: La ToTaLE prEdominanza dEi TiToLi sTaTuniTEnsi nELLE GraduaToriE homE vidEo classifica anno 2012 formati unificati (a valore) 1. The Twilight Saga: Breaking Dawn - Part 1, Eagle Pictures 2. The Avengers, Walt Disney 3. Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, Warner Entertainment Italia 4. Madagascar 3 - Ricercati in Europa, Universal Pictures 5. Sherlock Holmes - Gioco di ombre, Warner Entertainment Italia 6. Il gatto con gli stivali, Universal Pictures 7. The Amazing Spider-Man, Sony Pictures 8. I Puffi in 3D, Sony Pictures 9. Ribelle - The Brave, Walt Disney 10. Avatar, Twentieth Century Fox classifica anno 2012 blu-ray (a valore) 1. The Avengers, Walt Disney 2. Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno (2 blu-ray), Warner Entertainment Italia 3. Star Wars - La saga completa (9 blu-ray + senitype), Twentieth Century Fox 4. Avatar, Twentieth Century Fox 5. The Twilight Saga: Breaking Dawn - Part 1, Eagle Pictures 6. The Amazing Spider-Man, Sony Pictures 7. Harry Potter - La collezione completa (8 blu-ray), Warner Entertainment Italia 8. Il Signore degli Anelli - La Trilogia Extended Edition (6 blu-ray + 9 DVD), Medusa 9. Sherlock Holmes - Gioco di ombre, Warner Entertainment Italia 10. Il Cavaliere Oscuro - Trilogy Collection (5 blu-ray), Warner Entertainment Italia classifica anno 2012 dvd (a valore) 1. The Twilight Saga: Breaking Dawn - Part 1, Eagle Pictures 2. The Avengers, Walt Disney 3. Madagascar 3 - Ricercati in Europa, Universal Pictures 4. Il gatto con gli stivali, Universal Pictures 5. I Puffi in 3D, Sony Pictures 6. Ribelle - The Brave, Walt Disney 7. Lilli e il vagabondo, Walt Disney 8. Cenerentola, Walt Disney 9. Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, Warner Entertainment Italia 10. Il Re Leone, Walt Disney fluenza positiva su questi numeri l’hanno avuta di nuovo i titoli blu-ray, i cui ricavi provenienti dalle vendite in rete sono aumentati del 24%. Nell’analisi dell’home video il segmento dell’on demand, data l’assenza di un supporto materiale, viene solitamente trattato a parte. Per questo reparto le stime relative al 2012 per l’Italia parlano di una crescita significativa, anche se la grande quantità di contenuti differenti dai film calcolati nei conteggi degli enti di ricerca rende l’analisi tortuosa. Limitandosi alle opere cinematografiche, per il 2012 si stima una crescita del 50% rispetto al 2011, con un fatturato di quasi 45 milioni di euro. Nonostante in Europa ed in Italia questa fonte di ricavo sia principalmente imputabile al TV based on demand, nell’ultimo anno deve essere evidenziato il balzo in avanti dell’internet based. Quali sono allora gli ostacoli che a oggi si frappongono alla definitiva affermazione di un’offerta | 327 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 328 legale in rete? In primis la pirateria – il nostro Paese è ancora nella lista delle nazioni sotto osservazione da parte di Ustr (United States Trade Representative), l’ufficio statunitense che si occupa delle violazioni del diritto d’autore –, successivamente la mancanza di infrastrutture adeguate su tutto il territorio. Ultima, ma collegata ai fattori precedenti, una penetrazione di Smart TV e dispositivi in grado di collegarsi alla rete in ritardo rispetto alla media europea, nonostante nell’ultimo biennio l’incremento delle vendite di queste apparecchiature consentano di guardare alla situazione con maggiore ottimismo. Grafico 2 QuanTiTà Tv vEnduTE nEL 2011 iTaLia TV STANDARD 92,50% SMART TV 7,50% Europa TV STANDARD 88% SMART TV 12% 92,50% 88% 7,50% Dati Univideo 12% SMART TV SMART TV TV STANDARD TV STANDARD Grafico 3 vaLorE vEndiTE 2011 vaLorE vEndiTE 2010 TV STANDARD 96,40% SMART TV 3,60% TV STANDARD 80,70% SMART TV 19,30% 96,40% 80,70% 3,60% Dati Univideo 19,30% SMART TV SMART TV TV STANDARD TV STANDARD 4. La situazione in Europa I dati per l’home video relativi all’Europa sono fermi al 2011. Anche nel Vecchio Continente i trend sono simili a quelli registrati nel nostro Paese, con una riduzione del 9,2% delle unità vendute e del 12,1% degli introiti provenienti dal noleggio dei DVD. Di contro il blu-ray continua ad essere protagonista in positivo: +31,6% di pezzi venduti e +45,2% di supporti noleggiati. 328 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 329 Grafico 4 dvd E BLu-raY vEnduTi (miLioni) DVD venduti (Milioni) in Italia DVD venduti (Milioni) in Europa Blu-ray venduti (Milioni) in Italia Blu-ray venduti (Milioni) in Europa 2010 25,2 676, 8 2 48 2011 20,7 614,3 2,6 63,1 var 2010/2011 -17,80% -9,2 26,10% 31.6% Dati Ivf e Ihs Allo stesso modo sono contraddistinti dal segno “più” i numeri riguardanti il Vod, autore nel 2011 di una crescita del 20,1% in termini di ricavi complessivi. Come in Italia, esiste un forte discrimine tra quanto raccolto dal canale web e quanto da quello TV: se il primo può contare su un fatturato di 364,4 milioni di euro – Inghilterra, Francia e Germania influiscono per più del 50% – 848,4 milioni provengono invece dal ramo televisivo, per quanto l’on demand attraverso la rete stia facendo registrare anche qui percentuali di crescita più alte. Per quel che riguarda la distinzione tra transactional e subscription, sono cresciute del 41,7% le entrate provenienti da acquisti one off e gli introiti da abbonamenti hanno conosciuto un aumento del 26,5%. Mentre le prospettive di crescita per questo settore esistono e sono ampiamente comunicate, meno pubblicizzate sono le criticità che insidiano il corretto svolgimento del mercato. Il rischio infatti è che a guadagnare da questo boom siano principalmente i grandi distributori come iTunes, Amazon e Netflix. Nonostante l’intento di chi ha promosso la digitalizzazione dei contenuti e della distribuzione fosse promuovere un allargamento – e conseguente miglioramento – dell’offerta, esiste il pericolo che vengano svantaggiati ancora una volta i piccoli distributori indipendenti. Creare piattaforme all’interno delle quali caricare contenuti ha infatti un costo non trascurabile; a questo si deve poi aggiungere il fatto che, non vigendo in Europa un sistema legislativo che consenta l’acquisizione dei diritti on demand in esclusiva, diventa sempre più arduo differenziarsi. Il rischio reale insomma è che le scelte editoriali delle singole piattaforme finiscano con l’influire sempre meno. Collegata a queste dinamiche è la questione delle windows di programmazione. Come ricordato prima, in Italia l’ampiezza delle finestre è stabilita attraverso accordi che si potrebbero definire di prassi, ma non è ovunque così. In Francia, per esempio, è la legge che disciplina questa materia. Per quanto riguarda l’on demand, a partire dal giorno d’uscita del film nelle sale, sono 36 i mesi che un provider francese deve attendere prima di poter mettere a disposizione del proprio pubblico un determinato titolo. Se da un lato una simile disposizione certamente tutela alcuni rami della filiera, dall’altro potrebbe causare distorsioni difficilmente sanabili: una società con base in America avrebbe vita facile infatti nello sfruttare il principio comunitario della libertà di stabilimento per inserire all’interno della propria offerta titoli non liberamente proiettabili da alcuni concorrenti continentali. Per questo a livello comunita| 329 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 330 rio il dibattito sulle windows è molto vivace ed un cambio di rotta è auspicato da molti. Tra tutti, il Commissario Comunitario per la Cultura Androulla Vassiliou, nel corso del Mipcom 2012, ha aspramente criticato l’industria cinematografica europea, invitando gli addetti ai lavori a prendere esempio da quella statunitense, capace di comprendere i cambiamenti della società in maniera migliore. Sulla stessa linea d’onda la responsabile comunitaria per la Digital Agenda Neelie Kroes la quale si è detta certa che le possibilità aperte dal digitale rivoluzioneranno le modalità di distribuzione, rilanciando i prodotti europei in tutto il pianeta. Grafico 5 spEsa on dEmand spEsa (milioni €) Spesa On demand internet based Italia Spesa On demand internet based Europa Spesa On demand TV based Italia Spesa On demand TV based Europa 2007 0,5 48,6 90,3 516,9 2008 0,6 84,7 101,5 604,3 2009 0,9 138,4 101,4 649,6 2010 1,9 257 98,2 754,5 2011 8,2 364,4 90,4 848,4 var 2010/2011 324% 41,80% -8,00% 12,50% Nota: i dati si riferiscono all’intera gamma dei contenuti disponibili e non solo ai film. Dati Ivf e Ihs 5. L’on demand negli usa Gli Stati Uniti sono la nazione in cui la fruizione on demand ha raggiunto qualitativamente e quantitativamente i risultati migliori. Dei circa 18 miliardi di dollari complessivi di fatturato dell’industria dell’Home Entertainment, più di 5 sono arrivati dalla spesa digitale. Se la vendita dei titoli ha fatto registrare una riduzione dei ricavi per il 2,94% ed il noleggio è per la gran parte dei sottocanali in recessione, sono stati solamente il settore kiosk – il corrispettivo statunitense dell’edicola italiana, aumentato nel 2012 del 15% –, e soprattutto la trasmissione di contenuti sulla rete a permettere al settore di registrare una crescita, per quanto piccola (0,23%). Diversamente dalla realtà europea, dove la fruizione transactional ottiene riscontri più favorevoli, negli Stati Uniti la situazione è sbilanciata a favore della modalità subscription, dominata da Netflix, gruppo attivo dal 1997 e che inizialmente ha orientato il proprio business nel noleggio delle copie fisiche. Solo grazie all’evoluzione di internet, la crescita dello streaming e lo sviluppo di connessioni di qualità, Netflix ha previsto a partire dal 2008 la possibilità di vedere i film direttamente sul web attraverso un abbonamento a tariffa flat, ovvero fissa. Con 945 milioni di dollari di fatturato e 27,15 milioni di abbonati, nel 2012 Netflix è la più grande realtà di Vod degli Stati Uniti e si prepara all’invasione definitiva dell’Europa, dopo essere già approdata con successo in Gran Bretagna e Scandinavia. L’affermazione del modello Netflix passa attraverso tre questioni che devono essere esaminate in correlazione: l’offerta di contenuti, la concorrenza del mercato televisivo 330 | 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 331 e quella degli altri gruppi on demand. Per quanto riguarda il primo campo, l’iniziale difficoltà dei distributori a concedere i propri contenuti è progressivamente scemata: in questo senso si è rivelata importante per Netflix la possibilità di trasmettere i titoli della Disney e i contenuti di emittenti televisive come Starz ed Epix. Aumentando l’offerta sono anche aumentate le possibilità di stringere accordi con i grandi gruppi e la quasi totalità dei broadcaster che tuttavia non hanno abbandonato un atteggiamento diffidente. Questo perché, a causa della ricchezza dell’offerta, è diventata sempre più frequente presso i consumatori la pratica del cord-cutting, ovvero la rinuncia ai pacchetti “cinema” delle piattaforme televisive a favore dell’on demand sulla rete a tariffa flat. Infine, la produzione autonoma di contenuti programmati in esclusiva sul web, ha posto le basi per la trasformazione totale non solo delle windows ma delle fondamenta su cui l’industria cinematografica si è appoggiata per decenni. Grafico 6 spEsa in miLioni di $ nEGLi usa fonti Electronic Sell Through Transactional Vod Subscriptional Vod TOTALE DIGITALE TOTALE HOME ENTERTAINMENT 2011 602.85 1,784.43 1,603.14 3,990.42 17,959.1 2012 811.52 1,977.21 2,337.43 5,126.16 18,000.23 variazione 2011/2012 34,61% 10,80% 45,80% 25,46% 0,20% Dati Deg | 331 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 332 I contributi in appendice a questa edizione del Rapporto sono a cura di 10_Testimonianze 14/06/13 11:31 Pagina 333 Si ringraziano: Laura Fratellizzi Marta Morgante Matteo Zara www.comevoi.com In collaborazione con Con il sostegno di ISBN 979-88-85095-70-0 Copyright © 2013 Editing e grafica: Fondazione Ente dello Spettacolo - PRC srl - Roma Realizzazione a cura di: Area Studi Fondazione Ente dello Spettacolo Consulenza scientifica: Redento Mori Il Rapporto è scaricabile gratuitamente in versione pdf dal sito www.cineconomy.com by Fondazione Ente dello Spettacolo Via G. 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