Basilea 2
Terzo Pilastro
Informativa al pubblico
situazione al 31/12/2009
Gruppo Bancario
Sommario
Introduzione
Tavola 01 - Requisito informativo generale
Informativa Qualitativa
Struttura e organizzazione della funzione di gestione dei rischi
Sistema dei controlli interni
Obiettivi e politiche di gestione dei rischi
Rischio di credito
Rischio di mercato
Rischio operativo
Rischio tasso d’interesse sul banking book
Rischio liquidità
Altri rischi
Tavola 02 - Ambito di applicazione
Informativa Qualitativa
Denominazione della Banca cui si applicano gli obblighi dell’informativa
Illustrazione dell’area di consolidamento rilevante per i fini prudenziali e di bilancio
Informativa Quantitativa
Tavola 03 - Composizione del patrimonio di vigilanza
Informativa Qualitativa
Informativa Quantitativa
Tavola 04 – Adeguatezza patrimoniale
Informativa Qualitativa
Informativa Quantitativa
Tavola 05 – Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche
Informativa Qualitativa
Definizioni di crediti “scaduti” e “deteriorati” utilizzate ai fini contabili
Descrizione delle metodologie adottate per determinare le rettifiche di valore
Informativa Quantitativa
Tavola 06 – Rischio di credito: Informativa sui portafogli assoggettati al metodo standardizzato
e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti
di capitale nell’ambito dei metodi IRB
Informativa Qualitativa
Informativa Quantitativa
Tavola 07 – Rischio di credito: informativa sui portafogli cui si applicano gli approcci IRB
Tavola 08 – Tecniche di Attenuazione del Rischio
Informativa Qualitativa
Informativa Quantitativa
Tavola 09 – Rischio di controparte
Informativa Qualitativa
Informativa Quantitativa
Tavola 10 – Operazioni di cartolarizzazione
Informativa Qualitativa
Informativa Quantitativa
Tavola 11 – Rischi di mercato: informazioni per le banche che utilizzano il metodo dei
modelli interni per il rischio di posizione, per il rischio di cambio e per il rischio
di posizione in merci (IMA)
Tavola 12 – Rischio operativo
Informativa Qualitativa
Tavola 13 – Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse
nel portafoglio bancario
Informativa Qualitativa
Informativa Quantitativa
Tavola 14 – Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario
Informativa Qualitativa
Informativa Quantitativa
Dichiarazione del Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari
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Introduzione
Al fine di rafforzare la disciplina di mercato, la Banca d’Italia, con
circolare 263 del 27 dicembre 2006 “Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale
per le Banche”, che ha recepito gli ordinamenti di convergenza internazionale
della misurazione del capitale e dei coefficienti patrimoniali (direttive UE N.
2006/48 e 2006/49 e il Nuovo Accordo di Basilea sul Capitale), ha introdotto
obblighi
di
pubblicazione
di
informazioni
riguardanti
l’adeguatezza
patrimoniale, l’esposizione ai rischi e le caratteristiche generali dei sistemi
preposti all’identificazione, alla misurazione e alla gestione di tali rischi (Titolo
IV - Informativa al pubblico – Terzo Pilastro di Basilea2).
Detta informativa, integrando i requisiti patrimoniali minimi (primo
pilastro) e il processo di controllo prudenziale (secondo pilastro), consente agli
operatori di disporre di informazioni fondamentali su patrimonio di vigilanza,
esposizione e processi di valutazione dei rischi e, di conseguenza,
sull’adeguatezza patrimoniale degli intermediari.
Le informazioni pubblicate nel presente documento, nel rispetto di tale
disposto normativo, hanno carattere sia qualitativo che quantitativo, sono rese
su base consolidata e sono classificate in tavole così come previsto nell’Allegato
A del Titolo IV Capitolo 1 Sezione II della menzionata circolare n. 263 della
Banca d’Italia.
Per completezza si specifica altresì che le informazioni relative al
patrimonio di vigilanza ed agli assorbimenti patrimoniali sono pubblicate nella
parte F della nota integrativa del bilancio consolidato. Inoltre, ulteriori
informazioni relative ai vari tipi di rischi a cui il Gruppo è esposto sono
riportate nella parte E della nota integrativa del bilancio consolidato.
Tutti gli importi, se non diversamente indicato, sono espressi in migliaia
di euro.
La normativa di riferimento per la predisposizione dell’informativa “Terzo
Pilastro di Basilea 2” prevede che gli enti creditizi adottino presidi organizzativi
idonei a garantire la conformità degli adempimenti informativi rispetto alla
relativa disciplina prudenziale e che le soluzioni adottate siano inquadrate
nell’ambito del sistema dei controlli interni. In tale contesto il Gruppo Banca
delle Marche prevede che il documento di informativa al pubblico, redatto dalle
competenti funzioni aziendali, sia valutato e validato dal Comitato Presidio
Rischi sia con riferimento alla qualità delle informazioni ed al rispetto dei
requisiti minimi di informativa e viene sottoposto alla verifica del Collegio
Sindacale per quanto riguarda l’adeguatezza delle procedure adottate. Il
Consiglio di Amministrazione a sua volta è chiamato a valutare l’adeguatezza
qualitativa delle informazioni riassunte per la rappresentazione ai terzi
dell’adeguatezza patrimoniale, dell’esposizione ai rischi e delle caratteristiche
generali dei sistemi preposti all’identificazione, alla misurazione e alla gestione
dei rischi stessi ed è organo deputato all’approvazione del documento
“informativa al pubblico”. Il documento è inoltre soggetto ai controlli e
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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all’attestazione del Dirigente Preposto alla Redazione dei Documenti Contabili
Societari ai sensi dell’art. 154 bis del TUF.
Il Gruppo Banca delle Marche pubblica questa informativa al pubblico
(Pillar 3), e i successivi aggiornamenti, sul proprio sito internet
www.bancamarche.it, nella sezione dedicata al Bilancio e Informativa al
Pubblico.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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Tavola 1.
Requisito informativo generale
Informativa Qualitativa
La disciplina prudenziale, contenuta nella circolare Banca d’Italia n.
263/2006, impone agli intermediari l’adozione di nuove metodologie di
gestione e controllo dei rischi, e li incentiva a dotarsi di una strategia e di un
processo di controllo strutturato della propria adeguatezza patrimoniale.
Agli investimenti in tecnologia e risorse per il miglioramento delle prassi
gestionali fanno riscontro benefici connessi a tecniche più accurate di
misurazione dei rischi e nella gestione attiva ed integrata dei medesimi.
Tali aspetti si traducono in vantaggi potenziali, in termini di maggiore
efficienza e di stimolo alla competitività, anche a favore degli altri soggetti
esterni (clientela, investitori, risparmiatori ecc.).
I rischi a cui il Gruppo Banca delle Marche è potenzialmente esposto
hanno richiesto la predisposizione ed attivazione di metodologie e strumenti
orientati a gestirli e necessari a misurare il capitale appropriato per
fronteggiarli, avvalendosi di idonei strumenti e tecniche di mitigazione e
traslazione.
Viene, pertanto, attribuita forte enfasi alla gestione e al controllo dei
rischi, presupposto indispensabile per garantire un’adeguata creazione di
valore, mantenendo la solidità finanziaria del Gruppo medesimo.
In tal senso, assumono rilievo i presidi organizzativi e di controllo a
fronte delle singole tipologie di rischio che, inserendosi nel sistema
organizzativo e dei controlli interni, ne assicurano una gestione efficace,
efficiente e corretta. Il complesso delle regole interne, procedure operative e
strutture di controllo opera in maniera integrata a diversi livelli, allo scopo di
assicurare l’efficienza dei processi operativi, tutelare il patrimonio aziendale,
minimizzare le perdite inattese, garantire l’affidabilità del Gruppo e il corretto
svolgimento dell’attività, nel rispetto della normativa interna ed esterna.
Struttura e organizzazione della funzione di gestione dei rischi
La Capogruppo, nel gennaio 2008, ha istituito la Funzione di Gestione del
Rischio, che esercita la funzione di controllo ai sensi del regolamento congiunto
Banca d’Italia / Consob in materia di organizzazione degli intermediari e delle
disposizioni prudenziali di Vigilanza della Banca d’Italia, assegnandone la
responsabilità alla Direzione Centrale Pianificazione e Controllo Rischi per tutto
il Gruppo Banca delle Marche.
La Direzione applica e mantiene le politiche e le procedure del sistema di
gestione dei rischi, presiedendo al funzionamento del sistema e verificandone il
rispetto.
Assicura la valutazione del capitale assorbito e della relativa adeguatezza
e verifica l’efficacia delle misure prese per rimediare alle carenze riscontrate,
presentando agli Organi Aziendali relazioni sull’attività svolta e fornendo loro
consulenza in materia di gestione del rischio.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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Nell’ambito della Direzione Centrale Pianificazione e Controllo Rischi,
vengono attuati gli orientamenti strategici attraverso la formulazione del Piano
strategico, dei Budget annuali, della Policy sul credito, realizzando l’allocazione
del capitale per Banca e Gruppo in maniera consona ai fabbisogni rivenienti dal
Piano strategico medesimo.
La definizione ed attuazione delle politiche di risk management
rispondono al fine della gestione e contenimento del rischio assunto dal
Gruppo, per il raggiungimento delle finalità strategiche.
Nella Direzione Centrale Pianificazione e Controllo Rischi sono presenti
funzioni di indirizzo e di misurazione della performance a diversi livelli (rete,
cliente, prodotto, processi) che fanno capo al Servizio Pianificazione e Controllo
di gestione, e funzioni di presidio dei rischi con l’obiettivo di contenimento e
gestione dei rischi declinati, realizzati nell’ambito dell’Area Capital
Management. Quest’ultima è suddivisa in due servizi – Alm e Risk
Management, Politiche del Credito – che sovrintendono, ciascuno per la propria
competenza, ai sistemi di gestione del rischio.
Le suddette attività di gestione dei rischi vengono riportate e discusse
nella riunione mensile del Comitato Presidio Rischi, organo collegiale avente
potere deliberativo, consultivo e informativo, costituito allo scopo di assicurare
il presidio e la gestione integrata dei rischi e la salvaguardia del valore
aziendale.
Il Comitato Presidio Rischi ha la funzione di attuare le linee guida
derivanti dalle decisioni assunte dal Consiglio di Amministrazione in tema di
gestione e controllo dei rischi, assicurando l’indirizzo e il coordinamento delle
principali azioni, nel rispetto delle indicazioni delle Autorità di Vigilanza.
In tale ambito verifica la coerenza dei requisiti patrimoniali e dell’impatto
del rischio con le politiche di gestione del patrimonio, accertando che
l‘esposizione complessiva ai rischi rientri nei limiti regolamentari e altresì che
l’evoluzione del profilo rischio/rendimento sia coerente con le linee strategiche
definite dal Consiglio di Amministrazione. Inoltre esamina la valutazione
sull’adeguatezza attuale e prospettica del capitale economico e regolamentare
del Gruppo (Internal Capital Adequacy Assessment Process, ICAAP).
Il Comitato Presidio Rischi, per i rischi diversi dai rischi di mercato e di
controparte, rischi di tasso di interesse su portafoglio bancario, rischi di
liquidità e rischi derivanti da cartolarizzazione, le cui attività sono conferite al
Comitato ALM, valuta e approva le metodologie, le procedure e il reporting
verso l’Alta Direzione; inoltre, valida le policy per l’approvazione del Consiglio
di Amministrazione.
Il Gruppo, nella gestione dei rischi, utilizza “modelli di funzionamento”
definiti in specifiche policy approvate dal Consiglio di Amministrazione della
Capogruppo e delle società controllate, articolati in strutture e processi
operativi, sistemi gestionali, metodi di lavoro e flussi informativi, reportistica
periodica volta a misurare i fattori di rischio secondo un processo continuativo.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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Tale approccio è conforme alla Circolare della Banca d’Italia n. 263/2006,
che ha imposto ad ogni intermediario di introdurre sistemi di gestione del
rischio e di sviluppare il processo ICAAP. Tale sistema di analisi aziendale è
volto a sistematizzare tutti gli elementi ed i fattori importanti per il buon
governo dei rischi aziendali, ai fini della prudente e sana gestione, nel rispetto
del principio di proporzionalità, legata alla dimensione e alla complessità delle
banche.
Le attività svolte nel continuo a presidio della gestione del rischio del
Gruppo trovano la loro sintesi nel processo ICAAP di valutazione
dell’adeguatezza patrimoniale tra il patrimonio assorbito dai rischi (capitale
interno) e i mezzi patrimoniali (capitale) individuati per la sua copertura.
Attraverso l’ICAAP il Gruppo compie l’autonoma valutazione della propria
adeguatezza patrimoniale, tenendo conto del livello dei rischi, della struttura di
governo e di controllo, del sistema di gestione dei rischi, degli obiettivi
strategici e delle variabili di contesto.
In tale ambito la funzione di gestione dei rischi assicura lo sviluppo e
l’aggiornamento
delle
metodologie
e
degli
strumenti
connessi
all’identificazione, valutazione e controllo dei rischi aziendali e di Gruppo,
promuovendo la cultura del rischio a livello aziendale e, in particolare, ha il
compito di:
• garantire la formulazione della Policy dei singoli rischi;
• individuare le metodologie e gli strumenti finalizzati all’identificazione,
misurazione, valutazione, controllo, gestione e attenuazione dei rischi
rilevanti sottoponendoli all’approvazione dei Comitati di presidio dei
Rischi;
• assicurare la coerenza tra le strategie espresse dal Consiglio di
Amministrazione e i limiti previsti dalla normativa aziendale per
l’assunzione dei singoli rischi;
• predisporre adeguata informativa per il Collegio Sindacale e per le altre
funzioni di controllo;
• fornire assistenza e supporto alle Strutture coinvolte nel processo ICAAP,
in particolare nella gestione delle azioni correttive;
• curare il processo di reporting per i Comitati di presidio dei rischi per le
materie di loro specifica competenza;
• valutare la copertura di eventuali oscillazioni derivanti da rischi assunti,
proponendo, nel caso, operazioni di capital management da sottoporre
all’approvazione del Consiglio di Amministrazione.
Sistema dei controlli interni
Il sistema dei controlli interni, costituito dalle regole, procedure e
strutture organizzative, è finalizzato, tramite la misurazione, gestione e
monitoraggio dei rischi, ad una conduzione dell’impresa sana, corretta e
coerente con gli obiettivi strategici prefissati.
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Il sistema dei controlli interni, tipicamente articolato su tre livelli, è la
struttura su cui si basa l’attività che un efficace sistema di governo societario
attribuisce all’organo di controllo.
Controllo e governo societario concorrono al buon funzionamento
dell’impresa, nel rispetto degli obiettivi di sana e prudente gestione, onde
perseguire una duratura creazione di valore, aumentare la fiducia degli
investitori e assicurare la stabilità e la redditività di lungo periodo.
Il governo societario di Banca Marche e delle società del Gruppo è
fondato sul modello di amministrazione e controllo tradizionale, con la corretta
individuazione e separazione delle funzioni di:
• supervisione strategica, che determina indirizzi e obiettivi aziendali
strategici e verifica la loro attuazione;
• gestione dell’operatività aziendale, volta a realizzare gli obiettivi strategici;
• controllo della regolarità dell’attività di amministrazione e dell’adeguatezza
degli assetti organizzativi e contabili.
Il sistema dei controlli coinvolge, con diversi ruoli, gli Organi societari e
l’organizzazione aziendale e di Gruppo.
In tale ambito, la funzione di Audit del Gruppo assicura, in linea con gli
indirizzi formulati dalla Capogruppo, il processo di revisione interna del sistema
di gestione dei rischi, al fine di garantire che il Gruppo sia dotato, nel continuo,
di una governance dei rischi adeguata e coerente con i propri obiettivi
strategici e con le risk policy in vigore. Inoltre, effettua un’attività di revisione
sull’adeguatezza e sulla rispondenza del processo di determinazione dell’ICAAP
rispetto ai requisiti stabiliti dalla normativa, individuando le aree di
miglioramento e verificandone, nel tempo, l’attivazione e l’impatto degli
interventi attuati.
La funzione di Compliance, istituita in seno alla Capogruppo, ha il
compito di verificare che la normativa e le procedure interne siano coerenti con
l’evoluzione delle norme esterne. Inoltre, ha la responsabilità di relazionare agli
Organi Aziendali sui rischi di compliance in una visione sistemica e di
individuare, ove opportuno, idonee soluzioni per l’attenuazione/eliminazione di
tale classe di rischi, condividendole con le altre funzioni facenti parte del
sistema dei controlli, ciascuna per i propri ambiti di competenza. La funzione
ha il compito di valutare i rischi legali e reputazionali legati alla non conformità
alla normativa esterna (ad es. Vigilanza) o di autoregolamentazione ( statuti,
codici di condotta, codici di autodisciplina).
A seguito della scelta dell’Italia quale “Stato Membro di Origine”, Banca
Marche ha istituito il Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili
societari ai sensi dell’art. 154-bis del TUF. La normativa prevede che egli
disponga di adeguati poteri e mezzi per l’esercizio dei compiti attribuitigli, tra
cui l’accesso libero ad ogni informazione ritenuta rilevante per l’assolvimento
dei propri compiti, sia all’interno della società che all’interno delle società del
gruppo, la partecipazione ad audiendum alle riunioni del Consiglio di
Amministrazione in cui è discusso e approvato il progetto di bilancio e ogni
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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altro argomento di particolare rilevanza in ambito amministrativo-contabile che
rientri nell’esercizio della propria funzione, la facoltà di dialogare con ogni
organo amministrativo e di controllo, la facoltà di approvare le procedure
aziendali, quando esse hanno impatto sul bilancio, bilancio consolidato,
relazione semestrale, o sui documenti soggetti ad attestazione; la
partecipazione al disegno dei sistemi informativi che hanno impatto sulla
situazione economica, patrimoniale e finanziaria.
Obiettivi e politiche di gestione dei rischi
RISCHIO DI CREDITO
Il rischio di credito
è il rischio che, nell'ambito di un'operazione
creditizia, il debitore non assolva, anche solo in parte, agli obblighi di rimborso
del capitale e di pagamento degli interessi.
L’attività creditizia costituisce la principale attività esercitata dalla
Capogruppo Banca Marche e dalle controllate Carilo e Medioleasing.
La politica del credito del Gruppo Banca Marche, anche nel corso del
2009, si distingue per la particolare attenzione rivolta al sostegno finanziario
dei territori d’insediamento, nei quali si propone nella propria veste di leader
del mercato, e nella propria strategia di ampliamento delle quote di mercato in
zone di espansione prevalentemente al di fuori della regione Marche.
Pur in presenza del difficile momento congiunturale, il sostegno
all’economia locale si è ulteriormente concretizzato nello sviluppo e nel
mantenimento di relazioni privilegiate con la piccola e media impresa, anche
ottimizzando e valorizzando le relazioni con il canale dei “confidi” che fornisce
un adeguato supporto dell’attività di finanziamento, nonché con i liberi
professionisti e, in particolare, con il segmento delle famiglie.
Il comparto delle famiglie, inoltre, si caratterizza da specifiche attività
finalizzate al rilancio del credito al consumo e all’offerta di mutui casa
strutturata con modalità maggiormente flessibili rispetto al passato. Le Banche
del Gruppo, inoltre, hanno aderito alla proposta ABI di “sospensione dei debiti
delle piccole e medie imprese”.
L’esigenza di perseguire i propri obiettivi strategici in ambito creditizio,
ha portato all’approvazione, da parte dei Consigli di Amministrazione delle
Banche del Gruppo, di un documento di definizione delle linee guida di politica
creditizia del Gruppo (c.d. Loan Policy) che assicura l’adozione e l’utilizzo di
principi creditizi, norme e processi per l’erogazione del credito e il suo
monitoraggio al fine di permettere una più consapevole ed efficiente
allocazione del capitale economico e regolamentare a disposizione del Gruppo
Bancario.
Le strategie e le politiche creditizie sono state indirizzate alla
diversificazione del portafoglio con l’obiettivo di limitare la concentrazione delle
esposizioni su singole controparti o gruppi e su specifici settori di attività; ciò
nell’ambito di un’efficiente selezione della clientela affidata sulla quale
procedere a un’accurata analisi del merito creditizio. A tal proposito la policy
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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creditizia si è arricchita di uno specifico regolamento per la verifica delle
situazioni di concentrazione sulla propria clientela, sui settori di attività
economica agiti nonché sui possibili rischi di concentrazione in ambiti
geografici.
L’obiettivo primario, quindi, permane il mantenimento dell’elevata qualità
del portafoglio impieghi, perseguito con il completamento di specifiche
procedure informatiche finalizzate all’integrazione dei sistemi di valutazione del
merito di credito basati su modelli di rating interno (cfr. Nuove disposizioni di
vigilanza prudenziale per le banche – Basilea2 - circolare Banca d’Italia n. 263
del 27/12/2006) e con strumenti di mitigazione del rischio nell’ambito dei
processi di erogazione e monitoraggio del credito.
Per quanto riguarda il sistema di rating interno, è già disponibile per la
clientela imprese e famiglie della Capogruppo e della CARILO il modello di
rating andamentale di controparte (PD), attribuito in funzione dell’analisi del
bilancio, del profilo andamentale e dei dati andamentali esterni.
Lo sviluppo della modellistica ha riguardato anche la valutazione delle
operazioni in prima accettazione il cui motore di calcolo, già presente e in fase
di revisione sul segmento Retail, è in corso di test per l’attivazione, presso la
Capogruppo, all’interno della procedura di concessione affidamenti (PEF) per gli
altri segmenti di clientela.
I modelli di rating uniscono alla componente statistica del modello il
giudizio di esperti del settore del credito mediante un processo strutturato
denominato “override”, attraverso un applicativo, già disponibile nella
Capogruppo e presto esteso alle società controllate, che consente lo
svolgimento, in maniera strutturata, di tutte le fasi per la richiesta e
l’eventuale modifica del giudizio finale.
Il modello statistico sulla perdita in caso di insolvenza (LGD – Loss Given
Default), per la cui stima la capogruppo dispone di una dettagliata e profonda
base dati sulle sofferenze estinte arricchita con informazioni reperite sui
supporti cartacei, è già stato sviluppato internamente secondo le specifiche
regolamentari in modo da tenere in conto tutti i costi rilevanti, diretti e
indiretti, collegati al recupero del credito e l’effetto di attualizzazione dei flussi.
La Capogruppo ha già avviato le attività per il suo utilizzo distribuito, già nelle
fasi di istruttoria, degli affidamenti e per la modulazione dei prezzi (pricing
risk-adjusted). Le evidenze sui tassi di rientro in bonis per le diverse categorie
di default consentono di completare la stima del tasso di recupero osservato
sulle sole esposizioni trasferite a sofferenza (c.d. cure rate).
A seguire saranno formalizzate le azioni per la distribuzione della
modellistica a tutte le società del Gruppo.
Riguardo all’esposizione in caso di insolvenza (EAD – Exposure At
Default), il Gruppo sta avviando una specifica attività di analisi per la
generazione del modello di stima.
Il Sistema Interno di Rating è oggetto di rigorosi processi di convalida
(intesi come insieme formalizzato di attività, strumenti e procedure per
stabilire l’accuratezza delle stime delle componenti di rischio) e sta
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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progressivamente influenzando le fasi gestionali di determinazione del pricing,
della concessione e rinnovo degli affidamenti e di misurazione dei rischi
associati. L’indicazione del livello di rating delle controparti “rated” è presente,
da tempo, nelle principali procedure operative delle Banche del Gruppo.
La visione integrata nel Gruppo Bancario è garantita da una procedura
informatica per la gestione dell’anagrafe di gruppo e di una mappa dei gruppi
economici e finanziari della clientela (sempre a livello consolidato) con la quale
è possibile visionare e governare tutte le informazioni della clientela,
presupposto indispensabile per le attività di costruzione del sistema interno di
rating e per le nuove segnalazioni di vigilanza.
Nell’ambito delle attività di monitoraggio andamentale, in unione alle
indicazioni fornite dal Sistema Interno di Rating, la Capogruppo ha provveduto
all’adeguamento dei dati che determinano il punteggio PUARC (Punteggio Unico
Aziendale Rischio Cliente). Il menzionato punteggio viene attribuito alle singole
posizioni affidate al fine di valutare i comportamenti operativi della clientela,
rendendo più efficiente ed efficace il sistema dei controlli, monitorando
l’andamento delle posizioni medesime al fine di intervenire tempestivamente a
tutela delle ragioni di credito del Gruppo.
La procedura “S.G.R. - Sistema gestione del rischio” monitora le posizioni
affidate mettendo a disposizione degli organi decisionali una “scrivania
elettronica” tramite la quale intervenire in tempi rapidi nei casi di insorgenza di
anomalie. Si sostanzia, pertanto, nel costante monitoraggio del portafoglio
crediti a qualsiasi livello gerarchico.
Il modulo “SGS – Sistema gestione sofferenze”, integrato con il
precedente SGR, consente la gestione e la contabilizzazione dei rapporti
trasferiti a sofferenza. La procedura, inoltre, contiene le informazioni
necessarie alla stima della perdita in caso di insolvenza (LGD).
Le attività di controllo andamentale delle posizioni affidate includono la
rilevazione automatica delle posizioni che presentano pagamenti in ritardo o
scaduti (past-due), iscrizioni pregiudizievoli (ipoteche giudiziali e legali), quella
di protesti e fallimenti e dei flussi di ritorno ricevuti dalla Centrale dei Rischi, la
rappresentazione della clientela interessata da “sofferenza allargata”.
Le fasi di istruttoria e di concessione sono supportate dalla procedura PEF
- pratica di fido elettronica - che consente la gestione di tutta la fase di
istruttoria che incorpora la componente di valutazione qualitativa necessaria a
completare il processo di attribuzione del rating di controparte.
La PEF automatizza alcune fasi gestionali di fondamentale importanza nel
processo di concessione del credito quale la determinazione dello scoring di
prima accettazione, razionalizzando ed omogeneizzando quello già in uso da
tempo per il segmento Retail (privati/famiglie).
L’adozione delle procedure “Anagrafe di gruppo” e “Mappa dei gruppi
economici e finanziari di gruppo”, permettono la gestione aggregata a livello di
Gruppo Bancario della composizione ed esposizione delle controparti e dei
gruppi economici dei clienti comuni, supportando e ottimizzando le fasi di
attività di gestione del rischio.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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La Vice Direzione Generale Mercato della Capogruppo effettua la propria
attività deliberativa e di presidio del rischio di credito, nonché di indirizzo
dando disposizioni operative a livello di Gruppo Bancario.
Rilevante è l’attività di verifica del trend congiunturale svolto
periodicamente mediante uno studio monografico sull’andamento dei settori
merceologici di maggiore importanza tra quelli presenti sul territorio in cui
opera il Gruppo Bancario.
Inoltre, in attuazione alle disposizioni contenute nel Regolamento di
Gruppo, la Vice Direzione Generale Mercato della Capogruppo formula pareri
preventivi di coerenza alle politiche imprenditoriali di Gruppo relativamente alla
concessione, da parte delle altre Aziende appartenenti al Gruppo Banca
Marche, di finanziamenti di importo rilevante.
Sono svolte attività di verifica sulle posizioni in comune con le controllate
affinché il censimento/classificazione sia il più possibile omogeneo e al fine di
tutelare al meglio le ragioni di credito del Gruppo Bancario.
La mitigazione del rischio di credito è un tema fondamentale nella
definizione delle politiche creditizie del Gruppo Bancario che, prescindendo
dalle metodologie adottate per la determinazione del merito creditizio, continua
a essere indirizzata verso l’accrescimento delle capacità professionali delle
risorse impiegate nel processo di concessione ed erogazione del credito, con
investimenti effettuati e programmati in formazione. Permane, comunque,
fondamentale l’importanza riguardo all’analisi e l’individuazione della capacità
del richiedente di generare autonome risorse finanziarie.
Con il Nuovo Accordo di Basilea, inoltre, si è avuto un ampliamento delle
tecniche di attenuazione del rischio di credito riconosciute ai fini del calcolo
dell’assorbimento
patrimoniale
purché
assistito
da
precisi
requisiti
organizzativi, economici e legali.
Allo scopo la Capogruppo dispone di un apposito applicativo di Gestione
Amministrativa delle Garanzie (GAG) per assicurare la conformità della
garanzia alle indicazioni normative (verifica della “certezza giuridica”, della
validità, efficacia e opponibilità ai terzi). Essa gestisce le caratteristiche
peculiari di ogni tipo di garanzia, in particolare raccoglie in forma strutturata le
informazioni riguardanti gli immobili in garanzia e utilizzabili ai fini della
rivalutazione periodica prevista dalla normativa. Evidenzia, inoltre, il valore di
mercato dei pegni su titoli.
A livello di strategie operative, per le controparti del segmento delle
imprese, al fine di frazionare il rischio “settore/cliente”, il Gruppo Bancario ha
dato alla propria rete commerciale indirizzi di sostegno finanziario per iniziative
specifiche frazionate e, per quanto riguarda il settore edile, con unità
immobiliari commercialmente appetibili.
Le iniziative di finanziamento, normalmente, devono essere sostenute
anche dagli imprenditori con la giusta immissione di mezzi di rischio.
Al fine di limitare la durata delle operazioni a M/T si è disposto,
soprattutto per quelle strumentali (opifici ecc.) di ridurre entro i 10 anni
(incluso il preammortamento) la durata delle operazioni ipotecarie, o di
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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indirizzare la clientela verso forme di sostegno finanziario erogate dal Gruppo
Banca Marche attraverso operazioni di leasing erogate dalla società
Medioleasing.
Particolarmente importanti sono le operazioni assistite da garanzie
personali dell’imprenditore e, per le piccole e medie imprese, anche quelle
rilasciate dai consorzi di garanzia (Confidi) a favore dei propri associati.
Gli affidamenti concessi alla clientela privata (retail) sono costituiti
prevalentemente da mutui residenziali destinati all’acquisto dell’abitazione e
sono sempre assistiti da garanzia ipotecaria conforme a quanto previsto dalla
normativa sul credito fondiario (Loan to Value pari o inferiore all’80%).
RISCHIO DI MERCATO
Il rischio di mercato è il rischio generato dall’operatività sui mercati
riguardanti gli strumenti finanziari, le valute e le merci ed agisce soprattutto
sul portafoglio di negoziazione.
Il processo di gestione dei rischi di mercato nel Gruppo Banca delle
Marche è volto a valutare e gestire tutte le posizioni esposte ai fattori di rischio
rilevanti per gli investimenti finanziari:
• rischio di posizione sul portafoglio di negoziazione a fini di Vigilanza, che si
compone di:
a. rischio generico su titoli di debito, di capitale e relativi derivati, legato
alla volatilità dei fattori di rischio tipici dei mercati in cui ogni
portafoglio opera ed alla sensitivity degli strumenti in portafoglio
rispetto ai fattori stessi;
b. rischio specifico su titoli di debito e di capitale e relativi derivati,
legato alla natura dell’emittente dei titoli di debito e di capitale che
compongono i portafogli: per le obbligazioni è legato al rischio di
default dell’emittente, per le azioni è il rischio non diversificabile;
c. rischio di posizione su quote di O.I.C.R.;
• rischio di regolamento: il rischio connesso con la mancata consegna alla
scadenza del contratto dei titoli o degli importi di denaro dovuti dalla
controparte per operazioni relative al portafoglio di negoziazione di
vigilanza;
• rischio di cambio, riferito all’intero bilancio, rappresentativo del rischio di
subire perdite per effetto di avverse variazioni dei corsi delle divise estere.
Le società del Gruppo che effettuano operazioni rientranti nell’ambito del
portafoglio di negoziazione sono Banca Marche e Carilo. Di conseguenza, il
rischio di mercato è in capo a tali società del Gruppo.
Al fine di ottenere una maggiore completezza conoscitiva dei rischi di
mercato di tutto il portafoglio finanziario, la Banca ha deciso di estendere il
controllo gestionale dei predetti rischi anche al portafoglio bancario delle
Banche del Gruppo (Banking Book).
Il portafoglio finanziario è stato articolato in una struttura ad albero,
costituita da Portafogli Elementari e Portafogli Aggregati. La finalità di tale
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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articolazione è quella di delineare centri di profitto specifici, atti a trattare
classi di strumenti finanziari omogenei per tipologia di rischi da essi rivenienti,
per mercati di riferimento o per finalità operativa.
La definizione dell’operatività caratteristica di ogni portafoglio,
corrispondente all’individuazione dello specifico ruolo strategico assegnato ad
ognuno di essi, consente, inoltre, di riferire agli stessi la misurazione e la
valutazione del profilo di rischio-rendimento nell’ambito della policy definita.
Il modello di governance definito a presidio del processo di controllo del
rischio di mercato del Gruppo si fonda sui seguenti principi:
• separazione tra i processi di assunzione ed i processi di controllo del
rischio di mercato;
• sviluppo dei processi di controllo e gestione del rischio di mercato,
coerentemente con la struttura gerarchica del Gruppo e mediante un
processo di deleghe;
• chiarezza delle responsabilità degli organi e delle funzioni aziendali e
adeguatezza dei flussi informativi;
• conformità dei processi di gestione e monitoraggio del rischio con le
indicazioni della vigilanza prudenziale.
Il processo di gestione del rischio si articola in quattro sotto-processi:
a) Definizione / revisione modello.
La metodologia relativa al rischio di mercato, sia in fase di prima
applicazione sia in fase di eventuali aggiornamenti, viene validata dal
Comitato ALM ed approvata dal Consiglio di Amministrazione. Il modello
definito ed approvato è comunicato alle funzioni competenti responsabili
della relativa implementazione.
b) Limiti e soglie di sorveglianza.
Il sistema dei controlli interni prevede che per ogni tipologia di portafoglio
siano fissati limiti e soglie di sorveglianza in termini di:
• posizione nominale;
• rischio;
• loss warning level.
Il livello di capitale assorbito assegnato dal Consiglio di Amministrazione
(limite di rischio) indica quanta parte del patrimonio viene allocata al
portafoglio complessivo per lo svolgimento dell’operatività sui mercati
finanziari e costituisce un indicatore della massima perdita potenziale del
valore del portafoglio, entro un certo intervallo di confidenza e in un
determinato orizzonte temporale, a fronte di variazioni avverse di una
serie di fattori di mercato (tassi di interesse, tassi di cambio, corsi dei titoli
azionari, volatilità, ...)
c) Monitoraggio rischi e reporting.
Lungo la catena dei poteri delegati o sub-delegati, nel caso in cui risulti
dalle posizioni rilevate giornalmente il superamento dei limiti operativi
prefissati, la posizione deve essere sottoposta alla valutazione del
soggetto gerarchicamente superiore, il quale lo approva per iscritto,
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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tenuto conto della stabilità degli obiettivi aziendali. Sia in caso di
approvazione sia in caso contrario, lo stesso darà indicazioni per la
gestione dello sconfinamento e le eventuali azioni correttive.
Il processo è curato dal Servizio ALM e Risk Management, che è
responsabile del reporting giornaliero e della conservazione di tutta la
documentazione.
Inoltre, mensilmente il Servizio ALM e Risk Management predispone la
reportistica periodica da indirizzare al Comitato ALM, contenente
l’andamento dei rischi e della correlata performance.
L’insieme del set informativo fornito al Comitato Alm permette di
individuare eventuali azioni di mitigazione dei rischi attraverso la
ridefinizione degli indirizzi o di appropriate politiche di copertura.
d) Analisi impatti nuove tipologie di strumenti finanziari.
Tale sottoprocesso è attivato in caso di acquisizione di nuove tipologie di
strumenti finanziari, per le quali è previsto che il Servizio ALM e Risk
Management effettui una valutazione di impatto sul profilo di rischio di
mercato ed un’analisi sull’eventuale necessità di implementazione di
modellistica aggiuntiva. I risultati di tale analisi sono riferiti al Comitato
ALM per l’approvazione dell’operazione.
Per il calcolo delle configurazioni di rischio e per la valutazione dei limiti
il Gruppo ha utilizzato fino al 30 giugno 2009 la modellistica standard di
Vigilanza, i cui algoritmi sono stati riprodotti con strumenti informatici e
utilizzati per le elaborazioni giornaliere gestionali.
A partire da luglio 2009, la Capogruppo ha sostituito tale modellistica
introducendo un modello di Value at Risk (VaR) di tipo parametrico, con
approccio delta-normal, per il calcolo del rischio generico sui titoli di debito e
dei rischi generico e specifico sui titoli di capitale e sulle quote di O.I.C.R..
Il calcolo del VaR è basato su un orizzonte temporale di 10 giorni
lavorativi, un intervallo di confidenza del 99% ed una profondità delle serie
storiche per le volatilità e le correlazioni pari a 150 giorni lavorativi.
In conseguenza dell’introduzione delle nuove modalità di calcolo dei
rischi di mercato, a luglio 2009 il Consiglio di amministrazione ha aggiornato la
Market Risk Policy, modificando coerentemente i limiti e le soglie di attenzione
sui portafogli. Tale policy era stata introdotta nell’ottobre 2008 al fine di
rafforzare il presidio in termini di valutazione e di elaborazione dei rischi dei
nuovi strumenti finanziari, mediante una stringente definizione del processo di
operatività in nuove tipologie di strumenti finanziari e con la progressiva
evoluzione dei modelli di calcolo dei rischi di mercato, con approcci sempre più
sofisticati. La Capogruppo prevede, infatti, di evolvere ulterioremente la
modellistica VaR, introducendo un approccio di simulazione storica nel primo
semestre del 2010.
Nell’ambito del citato aggiornamento alla Policy, sono state ridefinite
alcune regole relative agli strumenti finanziari ammessi nei portafogli e
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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all’holding period delle posizioni di trading, che deve essere coerente
all’orizzonte temporale utilizzato per il calcolo del VaR.
La policy è stata applicata senza apportare modifiche nell’assetto del
governo dei rischi.
Inoltre, la Capogruppo ha adottato un approccio di rischio incrementale
per effettuare prove di stress, basandosi sull’ipotesi di effetti distorsivi causati
da possibili crisi nei mercati finanziari. In particolare, si è ipotizzato un
aumento significativo della volatilità dei singoli fattori di rischio ed una
contemporanea diminuzione delle loro correlazioni (e che, quindi, il portafoglio
non possa beneficiare appieno degli effetti di mitigazione del rischio derivanti,
in situazione di normalità, dalla diversificazione delle attività).
RISCHIO OPERATIVO
Il rischio operativo è il rischio di subire perdite derivanti
dall’inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi
interni, oppure da eventi esogeni. Nel rischio operativo è compreso il rischio
legale, mentre non sono inclusi quelli strategici e di reputazione. Tale rischio va
riferito all’intera attività bancaria e finanziaria delle società del Gruppo.
Il Gruppo Banca delle Marche ha definito il quadro complessivo per la
gestione dei rischi operativi assegnando specifici ruoli e responsabilità,
emanando apposita normativa interna e definendo processi organizzativi per la
valutazione e misurazione, gestione, controllo e mitigazione.
Al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo sono attribuite
funzioni relative alle scelte strategiche e di indirizzo sul governo dei rischi
operativi, mentre al Collegio Sindacale è assegnato il compito di vigilare
sull’adeguatezza e sulla rispondenza del sistema di gestione e controllo.
Il Comitato Presidio Rischi è il principale referente per le attività di
analisi, misurazione, monitoraggio e mitigazione dei rischi operativi. Tale
organo ha il compito di attuare le linee guida derivanti dalle decisioni assunte
dal Consiglio di Amministrazione in tema di gestione e controllo di tali rischi,
assicurando il coordinamento e l’indirizzo delle principali azioni.
La responsabilità delle attività relative al sistema di gestione dei rischi
operativi è assegnata alla funzione responsabile della gestione dei Rischi a
livello accentrato per tutte le società del Gruppo. La funzione di ORM
(Operational Risk Management – nucleo specialistico della funzione di gestione
dei rischi) è responsabile della definizione, implementazione e manutenzione
del modello di misurazione e controllo nonché dell’attuazione del framework
metodologico ed organizzativo complessivo; inoltre è responsabile della
misurazione del profilo di rischio, del reporting verso gli organi di vertice e
della verifica dell’efficacia degli interventi di mitigazione. Il modello adottato
prevede responsabilità decentrate presso tutte le strutture delle società del
Gruppo al fine della raccolta e censimento degli eventi di perdita operativa e
della valutazione prospettica dell’analisi di scenario. La responsabilità del
riscontro, nella contabilità aziendale, dei dati di perdita raccolti, è assegnata
alle funzioni di Contabilità Generale delle singole società del Gruppo; i presidi
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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ed i controlli di secondo livello, anche ai fini della validazione dei dati raccolti
vengono effettuati dall’unità accentrata di ORM presso la funzione di Risk
Management.
La Capogruppo e le società del Gruppo si sono dotate, ai fini del metodo
adottato per il calcolo dei requisiti patrimoniali (TSA), di adeguati controlli
interni e di un efficace sistema di gestione dei rischi operativi, oltre ai
meccanismi di governo societario previsti dalle Disposizioni di Vigilanza.
In conformità alle prescrizioni regolamentari, il sistema di gestione
prevede responsabilità chiaramente assegnate e contempla gli elementi
caratterizzanti previsti dalla Vigilanza:
• la classificazione delle attività per linee di business;
• il sistema di raccolta e conservazione dei dati di perdita (LDC);
• la valutazione dell’esposizione ai rischi operativi (RSA);
• il sistema di reporting.
Il sistema di gestione, i cui requisiti di idoneità sono attestati dagli organi
societari, viene certificato dal processo di autovalutazione annuale, eseguito da
tutte le società del Gruppo che rientrano nel perimetro TSA, e sottoposto alla
verifica periodica da parte della funzione di revisione interna.
Il monitoraggio dei rischi operativi è realizzato mediante specifici
reporting periodici riguardanti dati interni di perdita, confronto con i dati
esterni consortili (ABI-DIPO – Database delle Perdite Operative) e
posizionamento a livello di sistema, valutazione prospettica dell’analisi di
scenario per i principali ambiti mappati. Sulla base delle informazioni censite
vengono attivati gli eventuali interventi ai fini della mitigazione.
Il sistema di gestione dei rischi operativi è stato implementato nel corso
del 2009, in termini di modello organizzativo, metodologie adottate e processi
definiti, al fine di abilitare la Banca ed il Gruppo alla futura adozione dei Metodi
Avanzati (AMA) in ottica regolamentare.
Il Gruppo Banca delle Marche attua una politica tradizionale di
trasferimento del rischio operativo mediante opportune coperture assicurative
volte alla mitigazione degli impatti derivanti da eventuali perdite inattese.
Inoltre, il Gruppo si è dotato di un piano di continuità operativa che definisce e
norma processi, responsabilità e presidi per la gestione di tutte le iniziative
finalizzate al contenimento, entro livelli accettabili, dei danni conseguenti ad
eventi estremi quali incidenti o catastrofi.
RISCHIO TASSO D’INTERESSE SUL BANKING BOOK
Il Gruppo Banca Marche, allo scopo di misurare e monitorare il rischio di
tasso di interesse, si è dotato di un sistema di Asset & Liability Management
(ALM), con il principale obiettivo di favorire una macrogestione integrata e
strategica delle poste di bilancio attive e passive e degli strumenti fuori
bilancio. Tale gestione è finalizzata, nel breve periodo, al controllo e
all’ottimizzazione del risultato economico dell’esercizio e, nel lungo periodo,
alla massimizzazione del valore patrimoniale del Gruppo.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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Il Gruppo si avvale di una politica di gestione del rischio tasso (Interest
Rate Risk Policy), comprendente un sistema di limiti/soglie di sorveglianza
coerente con la natura e la complessità dell’attività svolta, anche in relazione al
rischio insito nei nuovi prodotti e tipi di attività.
La gestione del rischio di tasso è accentrata presso la Capogruppo, che
definisce le linee guida per la gestione integrata dei rischi a livello di Gruppo ed
è responsabile della redazione della relativa Policy. I soggetti principalmente
coinvolti nel modello di gestione del rischio tasso di interesse sono i seguenti:
• la funzione di Risk Management, che assicura il controllo del rischio tasso,
definendo il modello di gestione del rischio, sottoponendolo a prove di
stress e monitorando il rispetto dei limiti/soglie di sorveglianza;
• il Comitato ALM, con ruolo di elaborazione delle politiche di gestione e di
controllo del rischio tasso, in coerenza con gli obiettivi di rischiorendimento definiti dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo;
• l’Area Finanza della Capogruppo e le funzioni di concessione del credito,
che operano sugli strumenti finanziari e sui prodotti del banking book,
ciascuna per le proprie competenze, in coerenza con le linee guida definite
nella Policy per la gestione del rischio di tasso e nel rispetto dei
limiti/soglie di sorveglianza definiti dal Consiglio di Amministrazione della
Capogruppo.
Le fonti di generazione del rischio di tasso per la Banca sono state
individuate nei processi del credito, della raccolta e della finanza per finalità
diverse da quelle di negoziazione.
L’indicatore di riferimento per il calcolo dell’indicatore di rischio, del
livello dei limiti e delle soglie di sorveglianza è misurato in termini di sensitivity
di valore economico delle attività e passività in bilancio rispetto a uno shift
parallelo della curva dei tassi di ±200 bps, in rapporto al patrimonio di
vigilanza. In particolare, è considerata la variazione di valore economico
generata dal solo scenario avverso: quindi si utilizza lo scenario di shift verso
l’alto oppure quello verso il basso, scegliendo quello che dei due genera una
riduzione di valore.
Viene inoltre determinato, tramite il modello di reddito, l’impatto sul
margine di interesse a seguito di shift verso l’alto e verso il basso della curva
dei tassi, in questo caso di ±100 bps.
La reportistica relativa alla misurazione del rischio di tasso di interesse
viene sottoposta con frequenza mensile al Comitato ALM. Sia per la
Capogruppo che per le singole Legal Entities (Carilo e Medioleasing) vengono
prodotti degli indicatori di variazione del margine di interesse sul margine
complessivo e di variazione del valore economico sul patrimonio di vigilanza in
caso di shock paralleli della curva. La reportistica prodotta è corredata da
opportuni approfondimenti relativi alle principali poste di bilancio (mutui,
prestiti obbligazionari e operazioni fuori bilancio).
Il Comitato ALM, nel valutare i risultati delle analisi sul rischio tasso di
interesse, approva eventuali azioni correttive mirate all’attenuazione del rischio
in oggetto individuando le politiche di copertura ritenute più idonee; ciò
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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nell’ottica di immunizzare il portafoglio bancario dalle variazioni di fair value
della raccolta e degli impieghi causate dai movimenti della curva dei tassi di
interesse.
In particolare per le coperture di fair value, le operazioni in essere sono
coperture specifiche con cui le Banche del Gruppo riducono il rischio tasso di
interesse su strumenti finanziari del passivo (prestiti obbligazionari emessi),
negoziando contratti di Interest Rate Swap (IRS) con controparti istituzionali.
Per la Controllata Carilo le coperture sono stipulate con la Capogruppo, che
provvede a replicare specularmente tali coperture sul mercato.
Si elencano di seguito le diverse tipologie di copertura in essere,
descrivendo gli strumenti finanziari oggetto delle stesse e la natura dei rischi
coperti:
• copertura di prestiti obbligazionari a tasso fisso, con l’obiettivo di
immunizzare le variazioni di fair value della raccolta obbligazionaria a
tasso fisso delle Banche del Gruppo, causate dai movimenti della curva dei
tassi di interesse. Tali tipologie di copertura riguardano tassi fissi plain
vanilla, zero coupon o step up callable;
• copertura di prestiti obbligazionari a tasso variabile con opzione da non
scorporare, con l'obiettivo di immunizzare le variazioni di fair value della
raccolta obbligazionaria a tasso variabile, causate dall'effetto dei
movimenti della curva dei tassi di interesse sulla componente di derivati
strettamente connessi agli strumenti ospite. Si tratta di prestiti a tasso
variabile con opzione implicita strettamente correlata allo strumento
ospite (prevalentemente della tipologia Cap), che pertanto non deve
essere scorporata per la contabilizzazione al fair value. Gli strumenti di
copertura sono basis swap con opzioni su tassi (Cap);
• copertura di prestiti obbligazionari strutturati, con l'obiettivo di
immunizzare dai movimenti della curva dei tassi di interesse le variazioni
di fair value di quelle obbligazioni strutturate che devono essere separate
dai derivati incorporati, per la contabilizzazione di questi ultimi al fair
value con variazioni al conto economico. Gli strumenti coperti sono
rappresentati dai prestiti obbligazionari strutturati emessi dalle Banche del
Gruppo, privati dei derivati che devono essere scorporati, mentre sono
designati quali strumenti di copertura le componenti IRS di equity swap
(escludendo la parte equity linked).
Inoltre, la Capogruppo ha effettuato coperture di cash flow al fine di
immunizzare le variazioni dei flussi finanziari futuri dei mutui indicizzati a
parametri di mercato, attribuibili a riduzioni dei tassi, in ottica di stabilizzazione
del margine di interesse (ottica ALM).L’oggetto coperto è rappresentato dai
flussi di interesse dei mutui determinati applicando il parametro di
indicizzazione al debito residuo di ogni bucket temporale (o, nel caso di
copertura con IRS bullet, all’ammontare di debito che residua alla data di
termine della copertura), per i bucket temporali relativi ai periodi su cui la
copertura è definita.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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RISCHIO LIQUIDITA’
Il rischio di liquidità si manifesta tipicamente come difficoltà (o
impossibilità) a reperire i fondi per far fronte ai propri impegni di pagamento.
In questo contesto si distingue tra:
• mismatch liquidity risk, ovvero il rischio di liquidità implicito nella struttura
stessa delle attività e passività del Gruppo per via della trasformazione
delle scadenze operata dagli intermediari finanziari, tale per cui il profilo
dei flussi di cassa in uscita non risulta perfettamente compensato dal
profilo dei flussi di cassa in entrata (con riferimento sia alle scadenze
contrattuali che comportamentali);
• contingency liquidity risk, ovvero il rischio che eventi futuri possano
richiedere un ammontare di liquidità significativamente superiore a quanto
precedentemente pianificato dal Gruppo; in altri termini, è il rischio di non
riuscire a far fronte ad impegni di pagamento improvvisi ed inattesi a
breve e brevissimo termine.
Il rischio di liquidità può essere generato da fattori diversi, sia interni, sia
esterni al Gruppo. Per quanto le fonti del rischio possano essere concomitanti e
fra loro correlate, per finalità espositive possono essere suddivise a seconda
che l’origine del rischio sia riconducibile a:
1. eventi negativi specifici al Gruppo;
2. eventi negativi di sistema;
3. operazioni e prodotti;
4. trend di mercato.
Le linee guida di governo del rischio liquidità, di cui il Gruppo Banca delle
Marche si è dotato, si basano sui seguenti principi:
• separazione tra i processi di gestione della liquidità (Liquidity
Management) ed i processi di controllo del rischio di liquidità (Liquidity
Risk Controlling);
• condivisione delle decisioni e chiarezza delle responsabilità tra organi
direttivi, di controllo ed operativi;
• conformità dei processi di gestione e monitoraggio del rischio di liquidità
con le indicazioni della vigilanza prudenziale;
• sviluppo dei processi di gestione e di controllo del rischio di liquidità
coerentemente con la struttura gerarchica del Gruppo e mediante un
processo di deleghe.
Il modello complessivo per la gestione ed il monitoraggio del rischio di
liquidità si articola su due ambiti:
1. la gestione della liquidità di breve termine (o liquidità operativa), ovvero
la gestione degli eventi che impattano sulla posizione di liquidità del
Gruppo nell’orizzonte temporale da 1 giorno fino a 6 mesi, con l’obiettivo
primario del mantenimento della capacità del Gruppo di far fronte agli
impegni di pagamento ordinari e straordinari, minimizzandone i costi; in
tale ambito vengono monitorati gli sbilanci tra fonti in entrata e in uscita,
nonché i limiti ed i livelli di sorveglianza;
Informativa al pubblico al 31/12/2009
20
2. la gestione della liquidità di medio/lungo termine (liquidità strutturale),
ovvero la gestione degli eventi che impattano sulla posizione di liquidità
del Gruppo nell’orizzonte temporale oltre i 6 mesi, con l’obiettivo primario
del mantenimento di un adeguato rapporto dinamico tra passività ed
attività a medio/lungo termine.
La Funzione di Risk Management ha la responsabilità del monitoraggio
della liquidità nel suo complesso, con riferimento sia alla liquidità di breve
termine che strutturale. A tal fine svolge le seguenti attività:
• definisce i criteri di rappresentazione dei singoli report;
• verifica che i livelli di liquidità siano conformi ai limiti e alle soglie di
sorveglianza definite nella Policy aziendale;
• produce la reportistica complessiva per gli organi competenti e per il
Comitato ALM.
In ottica di salvaguardare al meglio il patrimonio del Gruppo nelle fasi
iniziali di una crisi di liquidità e garantire il normale corso degli affari anche in
condizioni di stress e/o crisi di liquidità prolungate, il Gruppo Banca delle
Marche ha predisposto un Contingency Liquidity Plan orientato ad identificare i
segnali di pre-allarme sia di tipo endogeno (crisi specifica) che esogeno (crisi
sistemica). Gli indicatori di contingency sono rilevati costantemente dalla
funzione di ALM e Risk Management.
In caso di stress/crisi di liquidità, in considerazione del livello di gravità
della stessa, evidenziato dagli indicatori di cui sopra, vengono attivate
procedure di monitoraggio e/o comunicazione propedeutiche all’attivazione
delle funzioni aziendali responsabili della gestione e del monitoraggio della
liquidità.
In ogni caso il Comitato ALM, nel valutare i risultati delle analisi sul
rischio liquidità (operativa e strutturale), anche in presenza di un normale
corso degli affari, definisce con cadenza mensile eventuali azioni correttive
mirate all’attenuazione del rischio in oggetto.
ALTRI RISCHI
Il Gruppo ha individuato e presidia inoltre altri rischi, rappresentati da:
• concentrazione, rischio che singole posizioni o gruppi di esposizioni
connesse si caratterizzino per una sovraesposizione rispetto ad una
situazione di equidistribuzione e frazionamento del rischio;
• residuo, rischio che le tecniche riconosciute per l’attenuazione del rischio
di credito risultino meno efficaci del previsto;
• controparte, rischio che la controparte di una transazione, avente ad
oggetto determinati strumenti finanziari, risulti inadempiente prima del
regolamento della transazione stessa;
• strategico, rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale
derivante da cambiamenti del contesto operativo o da decisioni aziendali
errate, attuazione inadeguata di decisioni, scarsa reattività a variazioni del
contesto competitivo;
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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• reputazionale, rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del
capitale derivante da una percezione negativa dell’immagine del Gruppo
da parte di clienti, controparti, azionisti, investitori o autorità di vigilanza;
• derivante da cartolarizzazione, rischio che la sostanza economica
dell’operazione di cartolarizzazione non sia pienamente rispecchiata nelle
decisioni di valutazione del rischio.
Anche tali rischi sono gestiti e presidiati con procedure e strumenti
formalizzati in specifiche policy approvate dal Consiglio di Amministrazione
della Capogruppo e recepite dalle società controllate.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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Tavola 2.
Ambito di applicazione
Informativa qualitativa
Denominazione della Banca cui si applicano gli obblighi
dell’informativa.
Banca delle Marche Spa, Capogruppo del Gruppo Bancario Banca delle
Marche iscritto all’albo dei Gruppi Bancari.
Illustrazione dell’area di consolidamento rilevante per i fini
prudenziali e di bilancio.
Il bilancio consolidato, redatto sulla base dei principi contabili
internazionali, comprende:
• con il metodo del consolidamento integrale, il bilancio di Banca Marche e
delle aziende sulle quali la Banca esercita il controllo, indicate di seguito:
1. Banca delle Marche Gestione Internazionale Lux S.A.;
2. Carilo - Cassa di Risparmio di Loreto SpA;
3. Focus Gestioni Società di Gestione del Risparmio SpA;
4. Medioleasing SpA;
• con il metodo del patrimonio netto la SE.BA Spa, in cui la Capogruppo
esercita un’influenza notevole.
Dall’area di consolidamento è stata esclusa la Montefeltro Leader
soc.cons.a.r.l., in quanto trattasi di una partecipazione in un’entità ad esclusivo
carattere territoriale locale e il cui consolidamento patrimoniale ed economico
risulta irrilevante rispetto al bilancio consolidato del Gruppo.
Rispetto al 31.12.2008 le società collegate Aviva Assicurazioni SpA, Aviva
Life SpA e S.E.DA. SpA non rientrano nel perimetro di consolidamento, in
quanto sono state classificate quali “Attività in via di dismissione” secondo
quanto previsto dall’IFRS 5. Pertanto i dati delle stesse nello Stato Patrimoniale
sono stati riclassificati nella voce 150, “Attività non correnti e gruppi di attività
in via di dismissione”.
Nell’area di consolidamento integrale sono comprese, tra l’altro, anche:
• le società veicolo Marche Mutui 2, Marche Mutui 3 e Marche Mutui 4 verso
le quali, pur in assenza di legame partecipativo, esiste nella sostanza una
relazione di controllo a fronte delle operazioni di cartolarizzazione di mutui
poste in essere dalla Capogruppo, perfezionate, nell’ordine, nel mese di
ottobre 2006, nel mese di luglio 2008 e nel mese di giugno 2009;
• la società veicolo Medioleasing Finance Srl verso la quale esiste nella
sostanza una relazione di controllo a fronte della cartolarizzazione posta in
essere dalla società controllata Medioleasing Spa nel mese di maggio
2008;
• il fondo “Focus Impresa” gestito dalla controllata Focus Gestioni SGR.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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Il consolidamento integrale consiste nell’acquisizione “linea per linea”
degli aggregati di stato patrimoniale e di conto economico delle società
controllate. Dopo l’attribuzione ai terzi in voce propria, delle quote di loro
pertinenza del patrimonio e del risultato economico, il valore della
partecipazione viene annullato in contropartita al valore residuo del patrimonio
della controllata.
Le differenze risultanti da questa operazione, se positive, sono rilevate –
dopo l’eventuale imputazione ad elementi dell’attivo o del passivo della
controllata – come avviamento nella voce attività immateriali. Le differenze
negative sono imputate al conto economico.
Le attività, passività, proventi ed oneri tra imprese consolidate vengono
integralmente eliminati.
I bilanci della Capogruppo e delle altre società utilizzati per predisporre il
bilancio consolidato fanno riferimento alla stessa data.
Il metodo del patrimonio netto prevede l’iscrizione iniziale della
partecipazione al costo ed il suo successivo adeguamento di valore sulla base
della quota di pertinenza nel patrimonio netto della partecipata. Le differenze
tra il valore della partecipazione ed il patrimonio netto della partecipata di
pertinenza sono incluse nel valore contabile della partecipata. La quota di
pertinenza del risultato d’esercizio della partecipata è rilevata in specifica voce
del conto economico consolidato. La valutazione con il metodo del patrimonio
netto è stata effettuata sulla base degli ultimi bilanci o situazioni contabili
disponibili. Le quote di patrimonio netto e di risultato economico di pertinenza
di terzi sono iscritte nelle specifiche voci del passivo e del conto economico.
Si precisa che non sussistono, all’interno del Gruppo, impedimenti che
ostacolino il rapido trasferimento di risorse patrimoniali o di fondi.
Le Banche del Gruppo applicano per i requisiti patrimoniali individuali a
fronte dei rischi di credito, controparte, mercato ed operativo una riduzione del
25%, in quanto, a livello consolidato, il patrimonio di vigilanza è superiore ai
requisiti minimi obbligatori.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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Informativa quantitativa
Tavola 2.1 - Area di Consolidamento 31.12.2009
Denominazione
Sede
Settore
Percentuale di
Partecipazione
Tipo di
Rapporto
X
X
Trattamento ai
Fini del Bilancio
Trattamento ai
Fini della Vigilanza
Tipologia di Attività
A.1 Consolidate Integralmente
Integrale
Integrale
Bancaria
99,98
1 Integrale
Integrale
Finanziaria
78,81
1 Integrale
Integrale
Bancaria
100,00
1 Integrale
Integrale
Finanziaria
100,00
1 Integrale
Integrale
Finanziaria
Veicolo Cartolarizzazione Crediti
-
3 Integrale
Integrale
Finanziaria
Conegliano (TV)
Veicolo Cartolarizzazione Crediti
-
3 Integrale
Integrale
Finanziaria
Marche Mutui 4
Conegliano (TV)
Veicolo Cartolarizzazione Crediti
-
3 Integrale
Integrale
Finanziaria
Medioleasing Finance
Conegliano (TV)
Veicolo Cartolarizzazione Crediti
-
3 Integrale
Integrale
Finanziaria
Fondo Focus Impresa
Ancona
Fondo Comune di investimento Mobiliare Chiuso
80,77
3 Integrale
Integrale
Finanziaria
Fornitura Servizi alle banche
42,67
- Patrimonio Netto
Patrimonio Netto
Non Finanziaria
Banca Marche SpA
Banca delle Marche Gestione Internazionale
LUX S.A.
Carilo S.p.A. - Cassa di Risparmio di Loreto
Ancona
Attività Bancaria
Lussemburgo
Gestione Collettiva di Fondi
Loreto (AN)
Attività Bancaria
Focus Gestioni SGR S.p.A.
Jesi (AN)
Gestione Collettiva del Risparmio
Medioleasing S.p.A.
Ancona
Erogazione Leasing Finanziario ed Operativo
Marche Mutui 2
Roma
Marche Mutui 3
A.2 Consolidate con il Metodo del Patrimonio Netto
SE.BA. S.p.A.
Jesi (AN)
Tipo di rapporto:
1. maggioranza dei diritti di voto nell'assemblea ordinaria
2. influenza dominante nell'assemblea ordinaria
3. altra forma di controllo
Informativa al pubblico al 31/12/2009
25
La società Montefeltro Leader Scrl, società promotrice di Programmi
Comunitari, di cui il Gruppo bancario detiene il 25,89% del capitale sociale, è
esclusa dal perimetro di consolidamento sia ai fini del Bilancio Consolidato
redatto secondo i Principi Internazionali IAS/IFRS, sia ai fini della nozione di
Gruppo così come definito dalla Normativa di Vigilanza, in quanto si tratta di
una partecipazione in un'entità a carattere esclusivamente territoriale.
Come già premesso, rispetto al precedente esercizio, il perimetro di
consolidamento è variato a causa dell'uscita dalla suddetta area delle due
società assicurative, Aviva Assicurazioni S.p.A e Aviva Life S.p.A., e della
società di software SE.DA. S.p.A. a seguito della classificazione di tali attività
nella Voce 150 di Stato Patrimoniale “Attività non correnti e gruppi di attività in
via di dismissione” in quanto oggetto di accordi di cessione.
L’Accordo Quadro sottoscritto nel 1999 tra la Commercial Union Italia
S.p.A. (oggi Aviva Italia S.p.A.) e Banca Marche prevedeva una “Clausola di
Way-out”, secondo la quale, le due contraenti si concedevano reciprocamente
opzioni di acquisto e di vendita sulle proprie partecipazioni attuali e future in
CU Life (oggi Aviva Life S.p.A.) e CU Assicurazioni (oggi Aviva Assicurazioni
S.p.A.). In data 7 maggio 2009, sulla base del “Contratto di Put & Call”, Banca
Marche ha esercitato l’opzione di vendita (put) del 50% delle azioni di Aviva
Life S.p.A. e Aviva Assicurazioni S.p.A. dando mandato al Presidente ed al
Direttore Generale di finalizzare la vendita con Aviva Italia S.p.A. per il
complessivo corrispettivo di 29,5 milioni di euro.
In data 21 dicembre 2009 il Consiglio di Amministrazione della Banca ha
deliberato la sottoscrizione, congiuntamente agli altri attuali azionisti della
S.E.DA. S.p.A., del contratto preliminare di vendita, a favore del Consorzio
KGS Consorzio Stabile a.r.l., delle n. 151.574 azioni ordinarie della S.E.DA.
S.p.A. (39,48 % del capitale della società partecipata).Il contratto prevede la
reciproca promessa, rispettivamente, di KGS e degli attuali soci della S.E.DA.,
di acquistare e di vendere il 60% del capitale della predetta Società in due
distinte tranche. La prima tranche, relativa al 30% del capitale, dovrà essere
effettuata entro 31 gennaio 2010 e, la seconda, pari ad un ulteriore 30%,
entro 24 mesi dalla data dell’acquisto della prima tranche. Inoltre, il consorzio
KGS concede una put-option, esercitabile a partire dal 56° mese successivo
alla Prima Cessione e fino alla scadenza del 60° mese, in favore di ciascuno
degli attuali soci della S.E.DA. S.p.A. (ai sensi dell’art. 1331 c.c.), avente ad
oggetto la partecipazione residua posseduta da ciascuno di essi nell’ambito del
restante 40% del capitale della partecipata.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
26
Tavola 3.
Composizione del patrimonio di vigilanza
Informativa qualitativa
Il patrimonio di vigilanza è stato calcolato sulla base delle disposizioni
emanate dalla Banca d’Italia (Circolare 263 del dicembre 2006 e 12°
aggiornamento della Circolare 155 del febbraio 2008) a seguito della nuova
disciplina prudenziale per le banche e i gruppi bancari introdotta dal Nuovo
Accordo di Basilea sul Capitale (Basilea 2).
Il patrimonio di vigilanza è costituito dal patrimonio di base, dal
patrimonio supplementare, al netto degli elementi da dedurre.
Il patrimonio di base è rappresentato dagli elementi patrimoniali di
qualità primaria. In particolare, il capitale versato (composto da azioni
ordinarie), i sovrapprezzi di emissione, le riserve e l’utile del periodo
costituiscono gli elementi positivi del patrimonio di base; ad essi vengono
sottratti gli elementi negativi, costituiti da azioni proprie, avviamento e
immobilizzazioni immateriali.
La Normativa Banca d’Italia stabilisce la deduzione dal patrimonio di base
dei “filtri prudenziali” negativi.
Il patrimonio supplementare, dato dalla differenza fra i relativi elementi
positivi e negativi, include, fra gli elementi positivi, le riserve da valutazione e
le passività subordinate di secondo livello.
Dal patrimonio di base e supplementare vengono dedotte, al 50%
ciascuno, le interessenze azionarie in enti creditizi e finanziari superiori al 10%
ma inferiori al 20% del capitale dell’ente partecipato.
Dal patrimonio di base e dal patrimonio supplementare vengono dedotte
le partecipazioni che il Gruppo Bancario detiene in società di assicurazione
(Aviva Assicurazioni S.p.A. e Aviva Life S.p.A. entrambe con quote del 50% del
loro capitale). Infatti, sino al 31 dicembre 2012, le interessenze azionarie e gli
strumenti subordinati detenuti in società di assicurazioni, se acquistati prima
del 20 luglio 2006, vengono dedotti integralmente dal totale del patrimonio di
base e supplementare, anziché al 50% ciascuno.
Si specifica che nel patrimonio supplementare della Capogruppo sono
compresi i prestiti obbligazionari subordinati indicati nella Tabella 3.2.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
27
Informazione quantitativa
Tavola 3.1 - Composizione del Patrimonio di Vigilanza
Elementi positivi del Patrimonio di Base
- Capitale
- Sovraprezzi di emissione
- Riserve
- Utile del periodo
Filtri prudenziali: incrementi del Patrimonio di base:
- Fair value option: variazioni del proprio merito creditizio
Totale elementi positivi del Patrimonio di Base
Elementi negativi del Patrimonio di Base
- azioni o quote proprie
- avviamento
- altre immobilizzazioni immateriali
- variazione del proprio merito creditizio
- riserve negative su Attività finanziarie disponibili per la vendita: titoli di capitale e quote di
O.I.C.R.
- riserve negative su Attività finanziarie disponibili per la vendita: titoli di debito
Totale elementi negativi del Patrimonio di Base
Patrimonio di Base al lordo degli elementi da dedurre
Deduzione del Patrimonio di base
Interessenze azionarie in enti creditizi e finanziari superiori al 10% e inferiori al 20% del capitale dell'ente
partecipato
TOTALE PATRIMONIO DI BASE (TIER1)
Elementi positivi del Patrimonio Supplementare:
- riserve da valutazione
- passività subordinate di 2° livello
Totale elementi positivi del Patrimonio Supplementare
Patrimonio Supplementare al lordo degli elementi da dedurre
Interessenze azionarie in enti creditizi e finanziari superiori al 10% e inferiori al 20% del capitale dell'ente
partecipato
Totale degli elementi da dedurre
TOTALE PATRIMONIO SUPPLEMENTARE (TIER2)
Elementi da dedurre dal totale del patrimonio di base e supplementare:
- partecipazioni in Società di Assicurazione
TOTALE PATRIMONIO DI VIGILANZA
TOTALE PATRIMONIO DI TERZO LIVELLO
TOTALE PATRIMONIO DI VIGILANZA E DI TERZO LIVELLO
Informativa al pubblico al 31/12/2009
31.12.2009
558.404
120.862
457.601
55.196
1.078
1.078
1.193.141
2.639
2.776
32.591
165
5.448
43.619
1.149.522
453
1.149.069
3.616
528.107
531.723
531.723
453
453
531.270
28.250
28.250
1.652.089
1.652.089
28
Tavola 3.2 - Caratteristiche degli strumenti subordinati
Tipologia d'emissione
Prestito Obbligaz. Subordinato
Prestito Obbligaz. Subordinato
Prestito Obbligaz. Subordinato
Prestito Obbligaz. Subordinato
Prestito Obbligaz. Subordinato
Denominazione
BDM DC15 TV SUB CALL
BDM 24ST15 TV -SUB
BDM EUR 15/06/2016
BDM EUR TV% 17 S/U C
CRL SUB TV 05/012 Eur V
Informativa al pubblico al 31/12/2009
Tasso di
interesse
EURIBOR 3M +0,50
EURIBOR (6M+0,7)/2
EURIBOR 3M+55BP
EURIBOR 3M+0,35
(EURIBOR 6M+0,65)/2
Step
Up
Sì
No
Sì
Sì
No
Data di
emissione
22/12/2005
24/09/2008
15/06/2006
01/06/2007
14/10/2005
Data di
scadenza
Valuta
22/12/2015
24/09/2015
15/06/2016
01/06/2017
10/10/2012
EUR
EUR
EUR
EUR
EUR
29
Capitale
emesso
Capitale
al 31.12.2009
Valore di
bilancio
Apporto al
Patrimonio di
Vigilanza
65.000
180.000
120.000
180.000
10.000
65.000
180.000
120.000
180.000
6.000
63.079
177.880
119.822
161.348
6.025
62.888
177.068
119.782
162.344
6.025
555.000
551.000
528.154
528.107
Tavola 4.
Adeguatezza patrimoniale
Informativa qualitativa
Il Gruppo Banca delle Marche valuta la propria adeguatezza patrimoniale
e prospettica, in ambito di Primo e Secondo Pilastro di Basilea2, attraverso
specifici processi coordinati dalla funzione di gestione del rischio.
Per quanto riguarda il Primo Pilastro, l’adeguatezza patrimoniale del
Gruppo è presidiata nelle attività di monitoraggio e gestione nel continuo dei
coefficienti patrimoniali regolamentari, verificandone il loro andamento rispetto
alle attese di Budget e di Piano strategico.
A livello consolidato e individuale viene effettuato, per le componenti del
Gruppo, il monitoraggio e la previsione del coefficiente di solvibilità
regolamentare, evidenziando sia l'evoluzione prospettica del coefficiente
(Patrimonio di vigilanza / Attività ponderate per il rischio), sia la verifica della
crescita prevista rispetto ai "plafond" operativi assegnati alle banche del
Gruppo per i mesi residui dal budget. Il calcolo del coefficiente di solvibilità
viene prodotto trimestralmente per finalità regolamentari e, nelle cadenze
intermedie, viene monitorato con i dati andamentali aggiornati.
Per quanto concerne il Secondo Pilastro, nel processo di valutazione
dell’adeguatezza patrimoniale (processo ICAAP) vengono considerati, oltre ai
rischi di primo pilastro (credito, controparte, mercato, operativo), anche gli
altri rischi definiti rilevanti per il Gruppo.
Nell’ambito del processo ICAAP sono stati autonomamente definiti
rilevanti per il Gruppo, e quindi assoggettati a valutazione per l’adeguatezza
patrimoniale, i seguenti rischi non appartenenti al primo pilastro:
• rischio di concentrazione;
• rischio di tasso di interesse derivante da attività diverse dalla
negoziazione;
• rischio di liquidità;
• rischio residuo;
• rischio derivante da cartolarizzazione;
• rischio strategico;
• rischio di reputazione.
Il calcolo dei fabbisogni di capitale derivante dall’esposizione ai suddetti
rischi (c.d. capitale interno) viene effettuato per i rischi del Primo Pilastro sulla
base delle norme regolamentari, su quelli di Secondo Pilastro in funzione della
loro misurabilità mediante modelli interni, e riguarda i seguenti rischi:
1. Rischio di credito;
2. Rischio di controparte;
3. Rischio di mercato;
4. Rischio operativo;
5. Rischio di concentrazione;
6. Rischio tasso nel banking book.
Le altre tipologie di rischio, come il rischio di liquidità, il rischio residuo, il
rischio strategico ed il rischio reputazionale, non sono state considerate ai fini
Informativa al pubblico al 31/12/2009
30
del calcolo del capitale interno, ma valutate in funzione dell’adeguatezza del
loro presidio.
Inoltre la disciplina di vigilanza prudenziale (Circ. 263/06 e successive
modifiche) prevede che vengano effettuate prove di stress per una migliore
valutazione dell’esposizione ai rischi, dei relativi sistemi di attenuazione e
controllo e, ove ritenuto necessario, dell’adeguatezza del capitale interno. Per
prove di stress si intendono le tecniche quantitative e qualitative con le quali le
banche valutano la propria vulnerabilità a eventi eccezionali ma plausibili; esse
si estrinsecano nel valutare gli effetti sui rischi del Gruppo di eventi specifici
(analisi di sensibilità) o di movimenti congiunti di un insieme di variabili
economico-finanziarie in ipotesi di scenari avversi (analisi di scenario). I
risultati delle prove di stress costituiscono oggetto del processo di controllo
prudenziale.
Il Gruppo, nell’ambito del resoconto ICAAP, con riferimento ai dati del 31
dicembre 2009 consolidati, ha confermato una situazione di solidità, anche
attraverso gli stress test, attestata da un congruo margine residuo rispetto ai
requisiti patrimoniali.
Informativa quantitativa
Tavola 4.1 - Adeguatezza Patrimoniale
Attività Rischio di Credito
Esposizioni verso amministrazioni e banche centrali
Esposizioni verso enti territoriali
Esposizioni verso enti senza scopo di lucro ed enti del settore pubblico
Esposizioni verso banche multilaterali di sviluppo
Esposizioni verso intermediari vigilati
Esposizioni verso imprese ed altri soggetti
Esposizioni al dettaglio
Esposizioni garantite da immobili
Esposizioni scadute
Esposizioni appartenenti a categorie ad alto rischio per fini regolamentari
Esposizioni verso organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR)
Altre esposizioni
Esposizioni verso cartolarizzazioni
TOTALE RISCHIO DI CREDITO
ATTIVITA' RISCHIO DI MERCATO
Metodologia Standardizzata
Rischio di posizione
TOTALE RISCHI DI MERCATO
ATTIVITA' RISCHIO OPERATIVO
Rischi operativi
Metodo base
Metodo standardizzato
Metodi avanzati
TOTALE RISCHI OPERATIVI
REQUISITO PATRIMONIALE COMPLESSIVO
Attività di rischio ponderate
Coefficiente patrimoniale di base (TIER 1 Capital ratio)
Coefficiente patrimoniale totale (Total Capital Ratio)
Informativa al pubblico al 31/12/2009
31.12.2009
158
1.858
10.687
10
16.476
492.241
199.253
259.429
132.096
258
75
22.935
5.833
1.141.309
21.591
21.591
752
77.242
77.994
1.240.894
15.511.175
7,41%
10,65%
31
Tavola 5.
Rischio di credito: informazioni generali
riguardanti tutte le banche
Informazione qualitativa
Definizioni di crediti “scaduti” e “deteriorati” utilizzate ai fini
contabili
Per il Gruppo Banca delle Marche, le definizioni delle diverse categorie di
crediti deteriorati coincidono con le definizioni di Vigilanza.
Più in dettaglio, le esposizioni deteriorate sono suddivise nelle seguenti
categorie:
Sofferenze
Esposizioni nei confronti di soggetti debitori che si trovano in stato
d’insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni
sostanzialmente equiparabili.
Incagli
Esposizioni nei confronti di soggetti in temporanea situazione di obiettiva
difficoltà, che sia prevedibile possa essere rimossa in un congruo periodo di
tempo.
Esposizioni ristrutturate
Esposizioni per le quali le società del Gruppo, a causa del deterioramento
delle condizioni economico-finanziare del debitore, acconsentono a modifiche
delle originarie condizioni contrattuali che diano luogo ad una perdita.
Le rinegoziazioni dei mutui eseguite secondo quanto disposto dal D.L. 93
del 27/5/2008 “Disposizioni a difesa del potere di acquisto delle famiglie” (c.d.
legge “Tremonti”), se appartenenti a controparti attribuite in precedenza a una
delle categorie di crediti deteriorati sono state esposte tra le esposizioni
ristrutturate sulla base delle indicazioni ricevute dall’Organo di Vigilanza.
Esposizioni scadute e/o sconfinanti
Esposizioni diverse da quelle classificate a sofferenza, incaglio o fra le
esposizioni ristrutturate che, alla data di riferimento della segnalazione,
risultano scadute e/o sconfinanti da oltre 180 giorni con carattere continuativo.
Per alcune tipologie di esposizione (essenzialmente banche, amministrazioni
centrali e clientela non residente, nonché le esposizioni garantite da immobili),
le disposizioni di Vigilanza non prevedono l’utilizzo del termine dei 180 giorni,
ma fissano il termine in 90 giorni. Si prescinde dall’esistenza di eventuali
garanzie (personali o reali) poste a presidio delle esposizioni.
Le esposizioni scadute e/o sconfinanti possono essere determinate
facendo riferimento, alternativamente, al singolo debitore o alla singola
transazione, ad esclusione di quelle ricadenti nel portafoglio “ esposizioni
garantite da immobili” che sono sempre determinate con il metodo della
singola transazione.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
32
Descrizione delle metodologie adottate per determinare le
rettifiche di valore
Il valore di bilancio dei crediti viene costantemente sottoposto alla
verifica della sussistenza di eventuali perdite di valore, che potrebbero
determinare una riduzione del loro presumibile valore di realizzo.
I crediti che presentano una riduzione di valore per un’obiettiva evidenza
di perdita, sono sottoposti a valutazione analitica. Rientrano in tale ambito i
crediti ai quali è stato attribuito lo status di sofferenza, incaglio, ristrutturato o
di scaduto/sconfinato secondo le attuali normative.
Per le sofferenze e per gli incagli che presentano evidenze oggettive di
perdite, l’ammontare della rettifica di valore di ciascun credito è pari alla
differenza tra il valore di bilancio dello stesso al momento della valutazione ed
il valore attuale dei previsti flussi di cassa futuri, calcolato applicando il tasso di
interesse effettivo originario. I flussi di cassa previsti tengono conto dei tempi
di recupero attesi e del presumibile valore di realizzo delle eventuali garanzie.
Per gli incagli e per le esposizioni ristrutturate che non rilevano evidenze
individuali di perdita e per le esposizioni scadute e/o sconfinanti, la valutazione
viene effettuata sulla base delle stime di perdite medie rilevate sulle specifiche
tipologie di portafoglio crediti. La perdita per riduzione di valore è iscritta a
conto economico nella voce 130 a) “Rettifiche/riprese di valore nette per
deterioramento di crediti”. La componente della rettifica riconducibile
all’attualizzazione dei flussi finanziari viene rilasciata per competenza secondo
il meccanismo del tasso di interesse effettivo ed imputata tra le riprese di
valore.
Se vengono meno i motivi che sono alla base della riduzione di valore
dell’attività, vengono effettuate a conto economico delle riprese di valore che,
comunque, non possono determinare un valore contabile superiore al costo
ammortizzato del credito in assenza delle precedenti rettifiche.
I crediti per i quali non sono state individuate singolarmente evidenze
oggettive di perdita e cioè, di norma, i crediti in bonis sono sottoposti a
valutazione collettiva.
Tale valutazione avviene per categorie omogenee di crediti e le relative
percentuali di perdita sono stimate tenendo conto delle garanzie reali e delle
serie storiche, fondate su elementi osservabili alla data della valutazione, che
consentano di stimare il valore della perdita latente in ciascuna categoria di
crediti. In particolare, il Gruppo ha effettuato una macrosuddivisione della
clientela per segmenti (Imprese; Pubblica Amministrazione; Banche;
Finanziarie; Famiglie; Altro) e per classi omogenee di rischio secondo una
media trimestrale del punteggio PUARC (cfr par. Tavola1 - Requisito
informativo generale).
Nella stima delle perdite subite, determinate da fattori o eventi
osservabili e quantificabili al momento della valutazione e non ancora
contabilmente rilevate (incurred loss), si è tenuto conto di un orizzonte
temporale di un anno come quantificazione del tempo necessario perché tali
eventi producano conseguenze economiche.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
33
Le rettifiche di valore determinate collettivamente sono imputate nel
conto economico, alla voce 130 a) “Rettifiche/riprese di valore nette per
deterioramento di crediti”.
Informativa quantitativa
Si precisa che i dati riportati nelle Tavole seguenti possono differire da
analoghe informazioni riportate nella Parte E della nota integrativa del Bilancio
Consolidato essendo costruiti sulla base dei criteri adottati dalla circolare 263
del 27 gennaio 2006 ai fini del calcolo del rischio di credito sulle esposizioni.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
34
Tavola 5.1 - Distribuzione delle attività finanziarie per portafogli di appartenenza e per qualità creditizia
Portafogli/ Qualità
Sofferenze
Esposizioni Deteriorate
Esposizioni
Esposizioni
Incagli
Ristrutturate
Scadute
Altre Esposizioni
Rischio
Paese
Altre Attività
Totale
Valori medi
Attività Finanziarie di Negoziazione
Attività Finanziarie Disponibili per la Vendita
Attività Finanziarie detenute sino alla scadenza
Crediti verso Banche
Crediti verso Clientela
Attività Finanziarie Valutate al Fair Value
Attività Finanziarie in corso di dismissione
Derivati di copertura
481.458
-
1.621
441.468
-
17.038
-
743
479.066
-
-
116.536
539.378
312.387
16.360.372
19.039
4.058
19.766
118.900
539.378
312.387
17.779.402
19.039
4.058
19.766
271.202
555.276
374.060
17.158.480
18.994
2.029
55.473
Totale
481.458
443.089
17.038
479.809
-
17.371.536
18.792.930
18.435.512
Valori Medi
415.402
360.524
21.436
313.075
-
17.325.076
18.435.512
L'esposizione media, distinta per portafoglio di appartenenza e per qualità creditizia dell'esposizione, è
stata costruita sulla base della media aritmetica dei valori contenuti nelle “informativa al pubblico”, riferite
al 31.12.2009 ed al 31.12.2008.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
35
Tavola 5.2 - Esposizioni creditizie lorde totali e medie verso Banche
Tipologia di
Esposizione/
Portafoglio
Contabile
Attività Finanziarie
di Negoziazione
Esposizione
Lorda
Attività Finanziarie
Valutate al Fair Value
Esposizione
Media
Esposizione
Lorda
Esposizione
Media
Attività Finanziarie
Disponibili per la
Vendita
Esposizione
Lorda
Derivati di Copertura
Fair Value Positivi
Crediti verso Banche
Esposizione
Media
Esposizione
Lorda
Esposizione
Media
Esposizione
Lorda
Esposizioni Fuori
Bilancio
Esposizione
Media
Esposizione
Lorda
Totale
Esposizione
Lorda
Esposizione
Media
Esposizione
Media
Esposizioni creditizie lorde totali e medie verso banche
A. Esposizioni per cassa:
e) Altre attività
-
-
-
-
60.183
69.409
312.387
375.440
-
-
-
-
372.570
444.849
Totale A
-
-
-
-
60.183
69.409
312.387
375.440
-
-
-
-
372.570
444.849
b) Altre
57.225
49.454
-
-
-
-
-
-
18.736
13.354
59.717
70.168
135.678
132.975
Totale B
57.225
49.454
-
-
-
-
-
-
18.736
13.354
59.717
70.168
135.678
132.975
Totale A+B
57.225
49.454
-
-
60.183
69.409
312.387
375.440
18.736
13.354
59.717
70.168
508.248
577.824
a) Sofferenze
b) Incagli
c) Esposizioni ristrutturate
d) Esposizioni scadute
B. Esposizioni fuori bilancio:
a) Deteriorate
La tabella mostra la distribuzione per portafogli contabili delle esposizioni per cassa e fuori bilancio
verso banche. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a
posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario.
L’esposizione media, è stata determinata come media aritmetica semplice sulla base dei dati
pubblicati nel Bilancio al 31.12.2009 e al 31.12.2008.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
36
Tavola 5.3 - Esposizioni creditizie lorde totali e medie verso Clientela
Tipologia di
Esposizione/
Portafoglio
Contabile
Attività Finanziarie
di Negoziazione
Esposizione
Lorda
Attività Finanziarie
Valutate al Fair Value
Esposizione
Media
Esposizione
Lorda
Esposizione
Media
Attività Finanziarie
Disponibili per la
Vendita
Esposizione
Lorda
Derivati di Copertura
Fair Value Positivi
Crediti verso Clientela
Esposizione
Media
Esposizione Lorda
Esposizione
Lorda
Esposizione Media
Esposizione
Media
Attività Finanziarie
in corso di
dismissione
Esposizione
Lorda
Esposizioni Fuori
Bilancio: Garanzie
rilasciate ed impegni
Esposizione
Media
Totale
Esposizione Lorda
Esposizione Media
Esposizione Lorda
Esposizione Media
Esposizioni creditizie lorde totali e medie verso clientela
A. Esposizioni per cassa:
a) Sofferenze
-
-
-
-
-
-
763.834
674.160
-
-
-
-
-
-
763.834
674.160
b) Incagli
-
-
-
-
-
-
489.653
398.519
-
-
-
-
-
-
489.653
398.519
c) Esposizioni
ristrutturate
-
-
-
-
-
-
17.179
21.628
-
-
-
-
-
-
17.179
21.628
d) Esposizioni scadute
-
-
-
-
-
-
482.305
315.078
-
-
-
-
-
-
482.305
315.078
e) Altre attività
-
-
19.039
18.994
479.195
487.807
16.428.418
16.114.708
-
-
4.058
2.029
-
-
16.930.710
16.623.538
Totale A
-
-
19.039
18.994
479.195
487.807
18.181.389
17.524.093
-
-
4.058
2.029
-
-
18.683.681
18.032.923
B. Esposizioni fuori bilancio:
a) Deteriorate
2.364
2.176
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
74.483
41.057
76.847
43.233
b) Altre
59.311
219.573
-
-
-
-
-
-
1.031
42.119
-
-
3.020.156
2.258.604
3.080.498
2.520.296
Totale B
61.675
221.749
-
-
-
-
-
-
1.031
42.119
-
-
3.094.639
2.299.661
3.157.345
2.563.529
Totale A+B
61.675
221.749
19.039
18.994
479.195
487.807
18.181.389
17.524.093
1.031
42.119
4.058
2.029
3.094.639
2.299.661
21.841.026
20.596.451
La tabella mostra la distribuzione per portafogli contabili delle esposizioni per cassa e fuori bilancio
verso la clientela. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a
posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario.
L’esposizione media, è stata determinata come media aritmetica semplice sulla base dei dati
pubblicati nel Bilancio al 31.12.2009 e al 31.12.2008.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
37
Tavola 5.4 - Distribuzione settoriale delle esposizioni per cassa e "fuori bilancio" verso clientela
Rettifiche di valore di portafoglio
5.491
1.874
-
3.617
-
-
-
-
637.062
240.675
-
396.387
121.281
39.827
-
81.454
763.834
282.376
-
481.458
1
72
6
-
66
18
8
-
10
408.638
42.183
-
366.455
80.924
5.988
-
74.936
489.653
48.185
-
441.468
A.3 Esposizioni ristrutturate
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
1.597
23
-
1.574
15.582
118
-
15.464
17.179
141
-
17.038
A.4 Esposizioni scadute
-
-
-
-
-
-
-
-
7.811
155
-
7.656
-
-
-
-
348.681
2.250
-
346.431
125.813
834
-
124.979
482.305
3.239
-
479.066
A.5 Altre esposizioni
303.111
-
-
303.111
221.138
-
-
221.138
232.991
-
138
232.853
175.251
-
1
175.250
12.170.807
-
64.477
12.106.330
3.827.412
-
3.430
3.823.982
16.930.710
-
68.046
16.862.664
Totale A
303.111
-
-
303.111
221.139
-
-
221.139
246.365
2.035
138
244.192
175.269
8
1
175.260
13.566.785
285.131
64.477
13.217.177
4.171.012
46.767
3.430
4.120.815
18.683.681
333.941
68.046
18.281.694
B.1 Sofferenze
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
11.654
-
-
11.654
95
-
-
95
11.749
-
-
11.749
B.2 Incagli
-
-
-
-
-
-
-
-
3
-
-
3
-
-
-
-
49.950
-
-
49.950
3.250
-
-
3.250
53.203
-
-
53.203
B.3 Altre attività deteriorate
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
11.695
-
-
11.695
200
-
-
200
11.895
-
-
11.895
B.4 Altre esposizioni
738
-
-
738
19.990
-
-
19.990
31.067
-
-
31.067
644
-
-
644
2.771.970
-
-
2.771.970
256.089
-
-
256.089
3.080.498
-
-
3.080.498
Totale B
738
-
-
738
19.990
-
-
19.990
31.070
-
-
31.070
644
-
-
644
2.845.269
-
-
2.845.269
259.634
-
-
259.634
3.157.345
-
-
3.157.345
303.849
-
-
303.849
241.129
-
-
241.129
277.435
2.035
138
275.262
175.913
8
1
175.904
16.412.054
285.131
64.477
16.062.446
4.430.646
46.767
3.430
4.380.449
21.841.026
333.941
68.046
21.439.039
Esposizione Netta
Esposizione Lorda
Esposizione Netta
Esposizione Lorda
Esposizione Netta
Esposizione Lorda
Esposizione Netta
Esposizione Netta
-
-
Rettifiche di valore specifiche
Rettifiche di valore specifiche
-
-
Esposizione Lorda
Esposizione Lorda
-
1
Esposizione Netta
-
-
Rettifiche di valore specifiche
-
-
Rettifiche di valore specifiche
-
-
Rettifiche di valore specifiche
-
Rettifiche di valore specifiche
Rettifiche di valore di portafoglio
Totale 31.12.2009
-
Esposizione Lorda
Rettifiche di valore di portafoglio
Altri Soggetti
-
Esposizione Netta
Rettifiche di valore di portafoglio
Imprese non Finanziarie
A.2 Incagli
Esposizione Lorda
Rettifiche di valore di portafoglio
Imprese di Assicurazione
A.1 Sofferenze
Esposizioni/
Controparte
Rettifiche di valore di portafoglio
Società Finanziarie
Rettifiche di valore di portafoglio
Altri Enti Pubblici
Rettifiche di valore specifiche
Governi e Banche Centrali
A. Esposizioni per cassa:
B. Esposizioni fuori bilancio:
Totale A+B 31.12.2009
La tabella mostra la distribuzione settoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso clientela.
I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni
classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
38
Tavola 5.5 Distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e "fuori bilancio" verso banche - distribuzione mondiale
Esposizioni/
Aree Geografiche
Italia
Esposisizione
Lorda
Altri Paesi Europei
Rettifiche di
valore
Esposizione Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
valore
America
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Asia
Rettifiche di
valore
Esposizione Netta
Esposisizione
Lorda
Resto del mondo
Rettifiche di
valore
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
valore
Totale 31.12.2009
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
valore
Esposizione
Netta
A. Esposizioni per cassa:
A.1 Sofferenze
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
A.2 Incagli
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
A.3 Esposizioni ristrutturate
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
A.4 Esposizioni scadute
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
A.5 Altre esposizioni
268.328
-
268.328
81.103
-
81.103
17.148
-
17.148
197
-
197
5.794
-
5.794
372.570
-
372.570
Totale A
268.328
-
268.328
81.103
-
81.103
17.148
-
17.148
197
-
197
5.794
-
5.794
372.570
-
372.570
B. Esposizioni fuori
bilancio:
B.1 Sofferenze
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
B.2 Incagli
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
B.3 Altre attività deteriorate
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
B.4 Altre esposizioni:
57.196
-
57.196
63.995
-
63.995
14.199
-
14.199
286
-
286
2
-
2
135.678
-
135.678
Totale B
57.196
-
57.196
63.995
-
63.995
14.199
-
14.199
286
-
286
2
-
2
135.678
-
135.678
325.524
-
325.524
145.098
-
145.098
31.347
-
31.347
483
-
483
5.796
-
5.796
508.248
-
508.248
Totale A+B 31.12.2009
La tabella mostra la distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso banche.
I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni
classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
39
Tavola 5.5.a - Distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e "fuori bilancio" verso banche - distribuzione nazionale
Esposizioni/
Aree Geografiche
Italia Nord Ovest
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
valore
Italia Nord Est
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
valore
Italia Centro
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
valore
Italia Sud ed Isole
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
valore
Totale 31.12.2009
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
valore
Esposizione Netta
A. Esposizioni per cassa:
A.5 Altre esposizioni
100.857
-
100.857
635
-
635
166.836
-
166.836
-
-
-
268.328
-
268.328
Totale A
100.857
-
100.857
635
-
635
166.836
-
166.836
-
-
-
268.328
-
268.328
B.4 Altre esposizioni:
19.103
-
19.103
-
-
-
38.093
-
38.093
-
-
-
57.196
-
57.196
Totale B
19.103
-
19.103
-
-
-
38.093
-
38.093
-
-
-
57.196
-
57.196
119.960
-
119.960
635
-
635
204.929
-
204.929
-
-
-
325.524
-
325.524
A.1 Sofferenze
A.2 Incagli
A.3 Esposizioni ristrutturate
A.4 Esposizioni scadute
B. Esposizioni fuori bilancio:
B.1 Sofferenze
B.2 Incagli
B.3 Altre attività deteriorate
Totale A+B 31.12.2009
La tabella mostra la distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso banche.
I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni
classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
40
Tavola 5.6 - Distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e "fuori bilancio" verso clientela - distribuzione mondiale
Esposizioni/
Aree Geografiche
Italia
Esposisizione
Lorda
Altri Paesi Europei
Rettifiche di Valore
Esposizione Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
Valore
America
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Asia
Rettifiche di
Valore
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Resto del mondo
Rettifiche di
Valore
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
Valore
Totale
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
Valore
Esposizione Netta
A. Esposizioni per cassa:
A.1 Sofferenze
761.071
280.025
481.046
2.759
2.347
412
4
4
-
-
-
-
-
-
-
763.834
282.376
481.458
A.2 Incagli
A.3 Esposizioni
ristrutturate
A.4 Esposizioni scadute
489.006
48.181
440.825
624
4
620
-
-
-
-
-
-
23
-
23
489.653
48.185
441.468
17.179
141
17.038
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
17.179
141
17.038
482.222
3.238
478.984
83
1
82
-
-
-
-
-
-
-
-
-
482.305
3.239
479.066
A.6 Altre esposizioni
16.841.329
67.912
16.773.417
79.855
134
79.721
8.603
-
8.603
2
-
2
921
-
921
16.930.710
68.046
16.862.664
Totale A
18.590.807
399.497
18.191.310
83.321
2.486
80.835
8.607
4
8.603
2
-
2
944
-
944
18.683.681
401.987
18.281.694
11.749
-
11.749
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
11.749
-
11.749
52.689
-
52.689
514
-
514
-
-
-
-
-
-
-
-
-
53.203
-
53.203
B. Esposizioni fuori
bilancio:
B.1 Sofferenze
B.2 Incagli
B.3 Altre attività
deteriorate
B.4 Altre esposizioni
11.895
-
11.895
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
11.895
-
11.895
3.076.058
-
3.076.058
3.703
-
3.703
737
-
737
-
-
-
-
-
-
3.080.498
-
3.080.498
Totale B
3.152.391
-
3.152.391
4.217
-
4.217
737
-
737
-
-
-
-
-
-
3.157.345
-
3.157.345
21.743.198
399.497
21.343.701
87.538
2.486
85.052
9.344
4
9.340
2
-
2
944
-
944
21.841.026
401.987
21.439.039
Totale A+B 31.12.2009
La tabella mostra la distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso clientela.
I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni
classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
41
Tavola 5.6.a - Distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e "fuori bilancio" verso clientela - distribuzione nazionale
Esposizioni/
Aree Geografiche
Italia Nord Ovest
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
Valore
Italia Nord Est
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche
di Valore
Italia Centro
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
Valore
Italia Sud ed Isole
Esposizione Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
Valore
Totale 31.12.2009
Esposizione
Netta
Esposisizione
Lorda
Rettifiche di
Valore
Esposizione Netta
A. Esposizioni per cassa:
A.1 Sofferenze
7.980
4.694
3.286
40.411
16.331
24.080
643.124
232.036
411.088
69.556
26.964
42.592
761.071
280.025
481.046
18.899
3.634
15.265
35.132
2.621
32.511
369.066
33.531
335.535
65.909
8.395
57.514
489.006
48.181
440.825
-
-
-
463
5
458
14.807
121
14.686
1.909
15
1.894
17.179
141
17.038
28.840
270
28.570
20.091
99
19.992
385.413
2.562
382.851
47.878
307
47.571
482.222
3.238
478.984
A.6 Altre esposizioni
242.685
1.136
241.549
748.458
2.128
746.330
14.874.863
59.203
14.815.660
975.323
5.445
969.878
16.841.329
67.912
16.773.417
Totale A
298.404
9.734
288.670
844.555
21.184
823.371
16.287.273
327.453
15.959.820
1.160.575
41.126
1.119.449
18.590.807
399.497
18.191.310
B.1 Sofferenze
136
-
136
214
-
214
10.808
-
10.808
591
-
591
11.749
-
11.749
B.2 Incagli
204
-
204
4.711
-
4.711
43.200
-
43.200
4.574
-
4.574
52.689
-
52.689
A.2 Incagli
A.3 Esposizioni ristrutturate
A.4 Esposizioni scadute
B. Esposizioni fuori bilancio:
B.3 Altre attività deteriorate
-
-
-
97
-
97
11.506
-
11.506
292
-
292
11.895
-
11.895
B.4 Altre esposizioni
31.038
-
31.038
358.896
-
358.896
2.519.604
-
2.519.604
166.520
-
166.520
3.076.058
-
3.076.058
Totale B
31.378
-
31.378
363.918
-
363.918
2.585.118
-
2.585.118
171.977
-
171.977
3.152.391
-
3.152.391
329.782
9.734
320.048
1.208.473
21.184
1.187.289
18.872.391
327.453
18.544.938
1.332.552
41.126
1.291.426
21.743.198
399.497
21.343.701
Totale A+B 31.12.2009
La tabella mostra la distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso
clientela. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni
classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
42
Tavola 5.7 - Distribuzione temporale per durata residua contrattuale delle attività e passività finanziarie
Voci/Scaglioni temporali
Attività per cassa
A.1 Titoli di Stato
A.2 Titoli di debito quotati
A.3 Quote O.I.C.R.
A.5 Finanziamenti
- banche
- clientela
Passività per cassa
B.1 Depositi
- banche
- clientela
B.2 Titoli di debito
B.3 Altre passività
Operazioni "fuori bilancio"
C.1 Derivati finanziari con scambio di capitale
- posizioni lunghe
- posizioni corte
C.2 Derivati finanziari senza scambio di capitale
- posizioni lunghe
- posizioni corte
C.3 Depositi e finanziamenti da ricevere
- posizioni lunghe
- posizioni corte
C.4 Impegni irrevocabili a erogare fondi
- posizioni lunghe
- posizioni corte
C.5 Garanzie finanziarie rilasciate
da oltre 1
giorno a 7
giorni
a vista
da oltre 7
giorni a 15
giorni
da oltre 15
giorni a 1
mese
da oltre 1
mese fino a 3
mesi
da oltre 3
mesi fino a 6
mesi
da oltre 6 mesi
fino a 1 anno
da oltre 1
anno fino a 5
anni
Oltre 5 anni
Durata
indeterminata
4.498.784
422
12.193
33.500
4.452.669
128.556
4.324.113
7.326.836
6.718.231
80.992
6.637.239
52.048
556.557
36.962
36.962
36.962
763.949
160.000
160.000
45.653
558.296
41.785
1.236
12
40.537
40.537
215.773
90.000
90.000
94.517
31.256
193.579
52.843
3.514
137.222
594
136.628
529.852
173.002
173.000
2
246.279
110.571
633.263
29.831
12.527
590.905
116.812
474.093
1.431.914
25.557
25.557
1.379.516
26.841
528.026
59.975
6.544
461.507
461.507
1.332.692
29.225
29.225
1.292.450
11.017
1.525.089
1.184
14.123
1.509.782
587
1.509.195
880.348
56.587
56.587
822.248
1.513
4.742.188
137.174
82.538
4.522.476
1.836
4.520.640
3.933.925
111.238
111.238
3.789.262
33.425
5.660.425
4.886
342.918
5.312.621
5.312.621
930.229
206.761
206.761
401.134
322.334
28.479
28.479
28.479
389
389
389
-
-
13.712
26.583
47.051
46.827
16.067
15.615
32.559
32.764
102.956
102.917
10.725
10.719
12.846
12.416
12.168
469
-
79.217
73.656
4.214
99
-
-
3.008
5
3.020
39
6.147
508
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
451
68.084
451
-
-
-
16.353
12.935
8.421
75.155
-
2.476
La tabella mostra la distribuzione temporale per durata residua contrattuale delle attività finanziarie e
delle passività finanziarie. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si
riferiscono sia a posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio
Bancario.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
43
Tavola 5.8 - Esposizioni per cassa verso clientela: dinamica delle rettifiche di valore specifiche
Causali/
Categorie
A. Rettifiche complessive iniziali
- di cui: esposizioni cedute non cancellate
B. Variazioni in aumento
B.1 rettifiche di valore
B.2 trasferimenti da altre categorie di esposizioni
deteriorate
B.3 altre variazioni in aumento
C. Variazioni in diminuzione
C.1 riprese di valore da valutazione
C. 2 riprese di valore da incasso
C.3 cancellazioni
C.4 trasferimenti ad altre categorie di esposizioni
deteriorate
C.5 altre variazioni in diminuzione
D. Rettifiche complessive finali
- di cui: esposizioni cedute non cancellate
Informativa al pubblico al 31/12/2009
Sofferenze
Incagli
Esposizioni
ristrutturate
Esposizioni
scadute
235.139
905
168.908
120.849
29.427
138
101.228
91.377
244
2
-
3.598
141
13.332
10.112
43.651
7.184
-
-
4.408
121.671
46.931
6.904
67.835
2.667
82.470
30.480
8.353
33
103
25
-
3.220
13.691
3.889
1.963
-
-
43.316
77
7.442
1
282.376
1.699
288
48.185
1.020
1
141
-
397
3.239
216
44
Tavola 6.
Rischio
di
credito:
Informativa
sui
portafogli
assoggettati
al
metodo
standardizzato e alle esposizioni creditizie
specializzate e in strumenti di capitale
nell’ambito dei metodi IRB
Informativa qualitativa
La Capogruppo e le altre società del Gruppo utilizzano la metodologia
standardizzata, prevista per la determinazione dei requisiti di vigilanza a fronte
del rischio di credito (Circ. 263/06 Titolo II – Capitolo 1, Parte Prima).
Detta metodologia standardizzata prevede la suddivisione delle
esposizioni in diversi portafogli, secondo la natura della controparte oppure
delle caratteristiche tecniche del rapporto, e l’applicazione di coefficienti di
ponderazione distinti su ciascuno di essi.
Per il calcolo del requisito patrimoniale nell’ambito del metodo
standardizzato, la normativa prevede anche la possibilità di determinare i
coefficienti di ponderazione sulla base delle valutazioni del merito creditizio
rilasciate da agenzie esterne riconosciute da Banca d’Italia. Il Gruppo Banca
delle Marche, sul portafoglio “Amministrazioni Centrali e Banche Centrali”, si
avvale delle valutazioni esterne del merito creditizio rilasciate dalla società di
rating FITCH e utilizza le indicazioni di SACE quale ECA per i coefficienti della
controllata Medioleasing.
L’accreditamento di FITCH quale ECAI e di SACE quale ECA è stato
effettuato da ciascuna società del Gruppo mediante comunicazione scritta alla
Banca d’Italia.
Inoltre la Banca si avvale della società Standard & Poor’s al fine di
valutare le posizioni verso le cartolarizzazioni aventi un rating a breve termine
e verso le cartolarizzazioni diverse da quelle aventi un rating a breve termine.
Per le altre esposizioni si fa invece riferimento ai diversi fattori di
ponderazione previsti dalla normativa per la metodologia standardizzata, come
segue:
1. le esposizioni verso le amministrazioni centrali e le banche centrali di Stati
membri dell’Unione Europea, denominate nella valuta locale, sono
ponderate a zero se la corrispondente provvista è denominata nella
medesima valuta;
2. le esposizioni nei confronti di intermediari vigilati, aventi durata originaria
pari o inferiore a tre mesi, sono ponderate al 20 per cento;
3. alle esposizioni classificate nel portafoglio al dettaglio si applica un fattore
di ponderazione pari al 75 per cento;
4. alle esposizioni garantite da ipoteca su immobili residenziali e a quelle
derivanti da operazioni di leasing aventi ad oggetto tali tipologie di
immobili si applica una ponderazione del 35 per cento su una quota non
eccedente l’80 per cento del valore dell’immobile;
Informativa al pubblico al 31/12/2009
45
5. alle esposizioni garantite da ipoteca su beni immobili non residenziali
(immobili destinati a uffici, al commercio o ad altre attività produttive) e a
quelle derivanti da operazioni di leasing aventi ad oggetto tali tipologie di
immobili si applica una ponderazione del 50 per cento su una quota non
eccedente il 50 per cento del valore dell’immobile.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
46
Informativa quantitativa
Nel prospetto che segue vengono indicate le esposizioni per il rischio di credito e di controparte
associate a ciascuna classe di ponderazione. Le esposizioni sono quelle determinate secondo le regole di
Vigilanza prudenziale e tengono già conto degli effetti delle tecniche di mitigazione del rischio
(compensazioni, garanzie, ecc.).
Tavola 6.1 - Portafogli assoggettati al Metodo standardizzato
Portafogli Standard
Amministrazioni Centrali e Banche Centrali
Intermediari Vigilati
Enti Territoriali
Enti Senza Scopo Di Lucro ed Enti del Settore Pubblico
Banche Multilaterali di Sviluppo
Imprese e Altri Soggetti
Esposizioni al Dettaglio
Esposizioni Verso Organismi di Investimento Collettivo
del Risparmio (O.I.C.R.)
Esposizioni Garantite da Immobili
Esposizioni Scadute
Esposizioni ad Alto Rischio
Cartolarizzazioni
Altre Esposizioni
Totale
Informativa al pubblico al 31/12/2009
35
% DI PONDERAZIONE
50
75
58
2.309
151.232
59.511
3.281.202
0
1.124.457
218
4.639
-
20
9.845
394.558
109.266
257.965
641
60.037
-
-
550
-
-
20.783
280.337
46.480
31.963
5.266.052
-
1.430.434
911.306
5.266.052
-
Totale
100
150
200
1250
Deduzioni dal
Patrimonio di
Vigilanza
127.003
221
81.991
6.065.394
10
-
-
-
1.134.303
521.836
111.796
339.956
5.280
6.276.663
3.340.723
-
-
831
-
-
-
1.381
-
2.794.941
18.468
3.250
-
-
2.279
773.109
1.929
280.281
579.238
-
1.611
-
4.805
-
8.063.272
1.370.815
1.611
77.247
592.582
29.156
3.029.769
3.281.202
7.333.049
579.238
1.611
4.805
21.837.466
29.156
47
Tavola 7.
Rischio
di
credito:
informativa
sui
portafogli cui si applicano gli approcci IRB
Il Gruppo non utilizza sistemi interni per il calcolo del requisito
patrimoniale regolamentare a fronte dei rischi di credito.
Ai fini del computo del Capitale Interno, la Capogruppo e le altre società
del Gruppo utilizzano la metodologia standardizzata, prevista per la
determinazione dei requisiti di vigilanza (Circ. 263/06 Titolo II – Capitolo 1,
Parte Prima).
La misurazione del Capitale Interno a fronte del rischio di credito viene
effettuata gestionalmente, con periodicità mensile, con le medesime modalità
stabilite dalla normativa del Primo Pilastro.
Peraltro, mette conto evidenziare che il CdA della Capogruppo, con
delibera del 5/12/2007, ha introdotto il Sistema Interno di Rating in Banca
Marche disciplinando le disposizioni operative con l’emanazione di un fascicolo
normativo interno (Fascicolo n°183). Il Sistema Interno di Rating consentirà,
per il futuro, la quantificazione del rischio di credito anche mediante
metodologie di calcolo regolamentari più avanzate (IRB) ovvero mediante
modelli interni di Credit VaR.
Il sistema di rating, elaborato dalla Capogruppo Banca Marche ed esteso
alla controllata CARILO, è attualmente differenziato per portafogli di clientela
omogenea sotto il profilo del rischio per i quali sono stati sviluppati specifici
modelli (andamentali/prima accettazione).
Informativa al pubblico al 31/12/2009
48
Tavola 8.
Tecniche di Attenuazione del Rischio
Informativa qualitativa
Le norme di Vigilanza consentono l’utilizzo ai fini prudenziali di strumenti
di attenuazione del rischio di credito e indicano puntuali requisiti di
ammissibilità, giuridici, economici ed organizzativi e le modalità di calcolo della
riduzione del predetto rischio.
Nell’ambito della gestione del rischio di credito, il Gruppo si avvale di
tecniche di attenuazione del rischio previste dalla normativa di Vigilanza
Prudenziale individuate nel documento di Loan Policy.
Il Gruppo ha predisposto processi e procedure diretti ad assicurare la
certezza giuridica e l’effettività delle proprie garanzie.
Il carattere vincolante dell’impegno giuridico e il reale valore della
garanzia, in questo modo, sono certificati da un preciso iter
informatico/procedurale che consente di beneficiare delle attenuazioni del
rischio derivanti dalle garanzie nel rispetto delle disposizioni normative.
Il Gruppo Banca delle Marche non utilizza tecniche di compensazione
contabili in bilancio e ai fini di vigilanza per posizioni reciproche tra l’Istituto e
la controparte. Adotta comunque politiche di mitigazione del rischio di
controparte per le operazioni in derivati finanziari e creditizi negoziati fuori
borsa, sottoscrivendo contratti contenenti clausole di netting (ISDA Master
Agreement, per le operazioni in derivati, e ISMA Repurchase Agreement, per le
operazioni di pronti contro termine). Ad ulteriore garanzia su tale rischio, nel
corso del 2009 sono stati attivati numerosi contratti di Credit Support Annex
(CSA), con le principali Istituzioni Finanziarie con le quali la Capogruppo ha
operazioni in derivati OTC in essere.
Particolare rilevanza riveste il riconoscimento delle esposizioni assistite
da garanzia ipotecaria su immobili residenziali e non residenziali. L’inserimento
delle esposizioni con garanzia ipotecaria immobiliare nel portafoglio
“Esposizioni garantite da immobili” richiede, infatti, che siano soddisfatte le
condizioni di ammissibilità definite dalla normativa di vigilanza prudenziale
(Cfr. Circ. 263, Titolo II, Capitolo 1, Parte prima, Sezione IV ).
Il Gruppo ha pertanto predisposto una procedura di revisione statistica
del valore della garanzia, a presidio dei crediti immobiliari, basata sulla
registrazione informatica delle informazioni catastali e peritali dei beni posti a
garanzia del credito.
Il Gruppo Banca delle Marche si avvale anche di strumenti di mitigazione
di tipo personale, ma valutabili ai fini di Vigilanza solo in presenza di garanzia
concessa da intermediario vigilato o pubblica amministrazione, e di tipo
finanziario, solo nel caso di pegno su titoli emessi dallo Stato o da intermediari
vigilati.
Attualmente l’utilizzo delle garanzie è volto esclusivamente alla copertura
del rischio di credito in quanto le coperture sul rischio controparte, che
emergono dalle operazioni di Pronti contro Termine, riguardano titoli con
Informativa al pubblico al 31/12/2009
49
caratteristiche tali da rendere del tutto remota l’eventualità di inefficacia della
garanzia.
Il rischio residuo, pertanto, viene presidiato sulle garanzie ricevute a
fronte dei soli impieghi creditizi.
Il credito erogato dal Gruppo è assistito, in prevalenza, da garanzie di
natura reale ed, in minor misura, da garanzie personali.
Le garanzie finanziarie ammissibili sono prevalentemente a copertura di
operazioni di pronti contro termine. I titoli sono emessi dallo Stato italiano e da
intermediari vigilati.
Per quanto riguarda l’esposizione potenziale al rischio di mercato, si
rileva che i pronti contro termine hanno scadenza inferiore all’anno.
Le altre garanzie reali sono rappresentate da ipoteche su beni immobili, a
fronte di esposizioni per l’acquisto di immobili prevalentemente residenziali ed
in minore misura non residenziali.
Per quanto attiene le operazioni su derivati creditizi, queste hanno per
controparti banche e istituzioni finanziarie, che si collocano in area investment
grade.
La principale concentrazione di garanzie è relativa al credito e si riferisce
a garanzie reali legate ai finanziamenti per mutui alla clientela Retail che, di
fatto, non comporta un’effettiva concentrazione del rischio in virtù dell’elevato
frazionamento del rischio, implicito per la tipologia di clientela. Peraltro, sono
in vigore disposizioni specifiche sui finanziamenti per mutui ipotecari con
importo superiore ai 3 milioni di euro, soglia oltre la quale il valore della
garanzia viene aggiornato con perizie periodiche del bene.
Per le operazioni sotto la soglia di rilevanza è attivato un costante
aggiornamento del valore degli immobili attraverso la rilevazione dei valori
medi del mercato mobiliare. Le informazioni sulle valutazioni sono fornite, con
cadenza annuale, da operatori specializzati del settore.
Le garanzie personali utilizzabili ai fini di vigilanza, come evidenziato
nell’informativa
quantitativa,
coprono
una
quota
molto
contenuta
dell’esposizione creditizia complessiva. I garanti sono rappresentati
prevalentemente da Intermediari vigilati ed enti territoriali quali, enti pubblici
ed associazioni di categoria.
La tavola seguente riguarda le esposizioni soggette a rischio di credito,
coperte da garanzia.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
50
Informativa quantitativa
Tavola 8.1 - Esposizioni coperte da garanzie
Portafoglio
Amministrazioni Centrali e Banche Centrali
Intermediari Vigilati
Enti Territoriali
Enti senza scopo di lucro ed Enti del Settore Pubblico
Banche Multilaterali di Sviluppo
Organizzazioni Internazionali
Imprese e Altri Soggetti
Esposizioni al Dettaglio
Esposizioni a Breve Termine Verso Imprese
Esposizioni Verso Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (O.I.C.R.)
Esposizioni Garantite da Immobili
Esposizioni sotto forma di obbligazioni Bancarie Garantite
Esposizioni Scadute
Esposizioni ad alto rischio
Altre esposizioni
Totale
Informativa al pubblico al 31/12/2009
Garanzie
reali
finanziarie
191.501
191.501
Altre
garanzie
9.845
2.141
641
830
6.399.456
562.210
19
6.975.142
Garanzie
personali
30.861
15.227
46.088
Derivati su
crediti
-
Totale
9.845
33.002
15.227
641
830
6.399.456
562.210
191.520
7.212.731
51
Tavola 9.
Rischio di controparte
Informativa qualitativa
Il rischio di controparte è il rischio che la controparte di una transazione
avente a oggetto determinati strumenti finanziari risulti inadempiente prima
del regolamento della transazione stessa.
Si tratta di una particolare fattispecie del rischio di credito, che genera
una perdita se le transazioni poste in essere con una determinata controparte
hanno un valore positivo al momento dell’insolvenza. A differenza del rischio di
credito generato da un finanziamento, dove la probabilità di perdita è
unilaterale in capo alla sola Società erogante, il rischio di controparte crea un
rischio di perdita di tipo bilaterale.
Il Gruppo Banca delle Marche misura l’esposizione al rischio di
controparte, come dettato dalla normativa, per tutte le posizioni in strumenti
finanziari del portafoglio bancario e del portafoglio di negoziazione
appartenenti alle seguenti tipologie di strumenti:
• Derivati finanziari e creditizi negoziati fuori borsa
• Security Financing Transaction (SFT o Pronti contro Termine)
• Operazioni con regolamento a lungo termine (LST)
Il requisito patrimoniale è ottenuto applicando il modello basato
sull’approccio standard, che prevede il metodo del “valore corrente”, per i
derivati OTC e le operazioni a lungo termine, e il metodo di CRM (Credit Risk
Mitigation) semplificato sul valore a pronti delle operazioni di pronti contro
termine del portafoglio bancario.
Con il metodo del “ valore corrente “, al fair value dell’esposizione (costo
di sostituzione), viene applicata la formula prevista dalla normativa di vigilanza
prudenziale per determinare, mediante l’aggiunta di add-on regolamentari,
l’”equivalente creditizio” al quale si applicano i coefficienti di ponderazione
differenziati in base alla natura della controparte.
Relativamente alle modalità di applicazione del metodo CRM é possibile
far riferimento alla definizione illustrata nel capitolo del Rischio di credito;.
Nel Gruppo Banca delle Marche il rischio di controparte viene generato
dall’attività di negoziazione in derivati con la clientela, a complemento
dell’attività creditizia e commerciale, e dall’attività in strumenti finanziari in
conto proprietà.
Le operazioni con la clientela sono relative a soluzioni finanziarie poste in
essere dall’Area Finanza mediante la conclusione di contratti derivati
esclusivamente di copertura, contro l'eventuale andamento sfavorevole dei
mercati finanziari. Sono comprese anche le operazioni con l’estero richieste da
operatori in grado di documentare l’esistenza di una futura disponibilità di
divisa estera o di un futuro impegno di pagamento, compreso anche l’impegno
a rimborsare un finanziamento in divisa.
Per tali operazioni l’Area Finanza, ricevuta la proposta contrattuale da
parte
del
proponente
l’operazione
deve,
propedeuticamente
alla
Informativa al pubblico al 31/12/2009
52
predisposizione dell’operazione, verificare la presenza della copertura creditizia
(fido) sulla singola controparte (cliente).
Tale attività viene svolta mediante la verifica della capienza (c.d.
esposizione originaria) sui fidi in essere ovvero a seguito della proposta di un
nuovo affidamento da parte della funzione commerciale proponente.
Le operazioni effettuate con la clientela sono poi specificatamente
“pareggiate” con controparti istituzionali.
Analogamente alle transazioni per conto della clientela, anche per
l’operatività in conto proprio e per quella di negoziazione pareggiata con le
istituzioni finanziarie (compresa l’operatività in pronti contro termine attivi e
passivi), l’Area finanza deve verificare la capienza della copertura creditizia
ovvero predisporre un’apposita richiesta di istruttoria dell’affidamento al
Servizio Concessione e Pricing.
Nelle consuete attività di monitoraggio andamentale sulla clientela, l’Area
Concessione, mediante il Servizio Monitoraggio Crediti, verifica le posizioni
sconfinanti con operatività in derivati OTC intervenendo in presenza di
anomalie sulla base dei regolamenti interni dei crediti.
Il Gruppo Banca delle Marche non utilizza tecniche di compensazione
contabili in bilancio e ai fini di Vigilanza per posizioni reciproche tra l’Istituto e
la controparte. Comunque, tutte le operazioni in derivati finanziari e creditizi
negoziati fuori borsa dalla Capogruppo sono stipulate con controparti con le
quali è stato sottoscritto un contratto ISDA Master Agreement e ISMA
Repurchase Agreement per le operazioni di pronti contro termine, contenenti
clausole di netting. Come ulteriore forma di attenuazione del rischio la
Capogruppo ha sottoscritto con primarie controparti istituzionali accordi di cash
collateral nell’ambito della stipula di Credit Support Annex.
La policy del rischio di controparte adottata dal Gruppo Banca delle
Marche prevede, a rafforzamento dei processi operativi di istruttoria e controllo
delle singole posizioni, anche la fissazione di soglie di sorveglianza complessive
di rischio assegnate alla clientela ordinaria e alle attività in conto proprio e di
limiti complessivi di rischio assegnati alle istituzioni finanziarie.
In tale ambito sono valutate le singole controparti che esprimono una
forte correlazione tra l’andamento positivo del mark to market e il grado di
rischio della controparte (wrong-way risk).
Informativa al pubblico al 31/12/2009
53
Informativa quantitativa
Tavola 9.1 - Rischio di controparte: derivati e pronti contro termine
31.12.2009
Tipologia di strumento
Fair value
lordo positivo
Derivati Finanziari Over The Counter:
137.441
-su tassi di interesse e titoli di debito
-su titoli di capitale ed indici azionari
-su tassi di cambio ed oro
127.543
268
9.630
Fair value
netto compensato
Compensazioni
-
Metodo del Valor
Corrente
137.441
199.068
127.543
268
9.630
173.987
2.059
23.022
Derivati creditizi
1.192
-
1.192
2.242
Portafoglio di negoziazione:
Credit Default Products
1.192
1.192
-
1.192
1.192
2.242
2.242
Tipologia di strumento
Pronti contro termine passivi
Valore di bilancio
629.007
Valore di bilancio al
netto delle
compensazioni
Compensazioni
-
Metodo del Valor
Corrente
629.007
629.645
La tabella rappresenta l’esposizione del gruppo bancario al rischio di
controparte per gli strumenti derivati over the counter e per operazioni di
pronti contro termine, classificate sia nel Portafoglio di Negoziazione che nel
Portafoglio Bancario.
Ai fini della tabella sono considerati tutti i derivati finanziari e creditizi
negoziati fuori borsa (OTC) con qualunque controparte (istituzionale,
corporate, retail, ecc.) e i Pronti Contro Termine sia attivi che passivi.
Nell’ambito di questi ultimi sono comprese operazioni di rifinanziamento
per 450,03 mln verso Amministrazioni e Banche Centrali.
La tabella espone anche il rischio di controparte, calcolato secondo il
Metodo del valore corrente, sui derivati di tipo Domestic Currency Swap, ai fini
delle Segnalazioni di Vigilanza Prudenziale. Ai fini gestionali, su tali derivati non
sussiste alcun rischio di controparte, in quanto sono perfettamente coperti
dalla raccolta in certificati di deposito denominata nella stessa valuta.
Tavola 9.2 Valori nozionali dei contratti derivati creditizi
Tipologia di prodotti
Credit Default Swap
Informativa al pubblico al 31/12/2009
Portafoglio di negoziazione di
vigilanza
Acquisti di
Vendite di
protezione
protezione
15.000
-
Portafoglio bancario
Acquisti di
protezione
Vendite di
protezione
-
-
54
Tavola 10. Operazioni di cartolarizzazione
Informativa qualitativa
Nell’ambito delle iniziative volte ad assicurare il soddisfacimento del
fabbisogno finanziario, il Gruppo Banca delle Marche ha utilizzato lo strumento
della cartolarizzazione al fine di ampliare il bacino di raccolta di fondi rispetto a
quello offerto dalle tradizionali emissioni obbligazionarie, sia domestiche che
internazionali.
Il reperimento di raccolta a costi competitivi, su varie scadenze e per
importi largamente superiori rispetto a quelli assorbibili da altri canali
istituzionali, rappresenta l’obiettivo prevalente dell’attuale operatività della
Capogruppo sul mercato delle ABS.
In effetti, lo strumento della cartolarizzazione, utilizzato su base
continuativa sulle varie tipologie di attivi, consente di realizzare un volano di
“autofinanziamento” ad hoc per il rispettivo tipo di impiego creditizio.
Al 31 dicembre 2009 il Gruppo ha perfezionato 5 operazioni di
cartolarizzazione, di cui tre Residential Mortgages Backed Securities (RMBS),
un Lease Backed Securities (LBS) ed una, l’ultima della serie, perfezionata il 24
luglio 2009, di tipo “misto”, avente ad oggetto mutui residenziali e
commerciali. Tutte le operazioni perfezionate sono di tipo “tradizionale”, cioè
realizzate mediante la cessione di un determinato portafoglio di attività ad una
Società Veicolo appositamente costituita ex lege 130/99, che ne ha finanziato
l’acquisto mediante l’emissione di titoli.
Nell’ambito delle operazioni di cartolarizzazione “ proprie” del Gruppo
Banca delle Marche è importante distinguere tra:
• cartolarizzazioni che attraverso la trasformazione dei crediti ceduti in titoli
rifinanziabili si inquadrano nella politica di rafforzamento della posizione di
liquidità del Gruppo ( “auto cartolarizzazioni”);
• cartolarizzazioni strutturate con l’obiettivo di conseguire vantaggi
economici riguardanti l’ottimizzazione del portafoglio crediti e la
diversificazione delle fonti di finanziamento ( “cartolarizzazioni in senso
stretto”.)
Pur non qualificandosi come operazioni di cartolarizzazione in senso
stretto, la descrizione delle operazioni di “ auto cartolarizzazione “ è riportata
per completezza nella “ Informativa qualitativa”. Le stesse informazioni,
invece, non contribuiscono ai dati numerici inseriti nelle tabelle.
Cartolarizzazioni in senso stretto
Operazione Marche Mutui
Nel mese di marzo 2003 la Capogruppo Banca delle Marche (Originator)
ha perfezionato il suo primo RMBS, cedendo pro soluto alla Società Veicolo
Marche Mutui S.r.l. (Issuer) un portafoglio di crediti in bonis derivanti da mutui
fondiari assistiti da garanzia ipotecaria di primo grado, per un ammontare pari
ad € 344 milioni circa.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
55
Il Prezzo di Cessione dei Crediti, pari al valore di carico degli stessi, è
stato finanziato attraverso l’emissione, in data 31 marzo 2003, di titoli per un
importo complessivo pari ad € 353,010 milioni, che ha consentito anche la
costituzione di una Riserva di Cassa di € 8,61 milioni (Cash Reserve) volta ad
evitare eventuali tensioni di liquidità alla SPV.
Ai titoli è stato attribuito il rating dalle due principali agenzie, Moody’s
Investors Service e Standard & Poor’s, alle quali è stato altresì assegnato il
compito di monitorare periodicamente, con cadenza trimestrale, l’operazione.
Ai fini dell’assegnazione del rating i titoli sono stati suddivisi in cinque
tranches, di cui due, le classi A1 e A2 (rispettivamente di € 35 e € 281,8
milioni), senior, due, le classi B e C (rispettivamente di € 16,2 e € 11,4
milioni), mezzanine ed una, la classe D (di € 8,61 milioni), junior, ordinate
sulla base del grado di priorità con cui devono essere rimborsate dalla Società
Veicolo.
Le classi senior e mezzanine sono state quotate presso il Luxembourg
Stock Exchange e collocate presso investitori istituzionali, nazionali ed esteri;
la tranche junior, priva di rating, è stata invece interamente sottoscritta
inizialmente dall’Originator.
In base al Contratto di Servicing, Banca delle Marche ha assunto il ruolo
di “servicer” dell’operazione; in virtù di tale impegno contrattuale, essa
mantiene i rapporti con i clienti, continuando a gestire i mutui appartenenti al
portafoglio ceduto, ed elabora con cadenza trimestrale il Servicer Report,
all’interno del quale sono riportate in modo dettagliato le informazioni
sull’andamento del portafoglio cartolarizzato, in termini sia di grandezze stock
sia di valori flusso.
Ai sensi del Contratto di Cash Allocation, Management, Payment and
Agency Agreement, Banca delle Marche svolge altresì il ruolo di cash manager
dell’operazione.
Operazione Marche Mutui 2
Nel mese di ottobre 2006 la Capogruppo Banca delle Marche (Originator)
ha perfezionato il suo secondo RMBS, cedendo pro soluto alla Società Veicolo
Marche Mutui 2 S.c.a.r.l. (Issuer) un portafoglio di crediti in bonis derivanti da
mutui fondiari assistiti da garanzia ipotecaria di primo grado, per un
ammontare pari ad € 631 milioni circa.
Il Prezzo di Cessione dei Crediti, dato dal valore di carico degli stessi, è
stato finanziato attraverso l’emissione, in data 20 ottobre 2006, di titoli per un
pari importo.
Ai titoli è stato attribuito il rating dalle due principali agenzie, Moody’s
Investors Service e Standard & Poor’s, alle quali è stato altresì assegnato il
compito di monitorare periodicamente, con cadenza trimestrale, l’operazione.
Ai fini dell’assegnazione del rating i titoli sono stati suddivisi in cinque
tranches, di cui due, le classi A1 e A2 (rispettivamente di € 88,4 e € 511,45
milioni), senior, due, le classi B e C (rispettivamente di € 12 e € 15,8 milioni),
Informativa al pubblico al 31/12/2009
56
mezzanine ed una, la classe D (di € 3,785), junior, ordinate sulla base del
grado di priorità con cui devono essere rimborsate dalla Società Veicolo.
Le classi senior e mezzanine sono state quotate presso l’Irish Stock
Exchange e collocate presso investitori istituzionali, nazionali ed esteri; la
tranche junior, priva di rating, è stata invece interamente sottoscritta
inizialmente dall’Originator.
In base al Contratto di Servicing, Banca delle Marche ha assunto il ruolo
di “servicer” dell’operazione; in virtù di tale impegno contrattuale, essa
mantiene i rapporti con i clienti, continuando a gestire i mutui appartenenti al
portafoglio ceduto, ed elabora con cadenza trimestrale il Servicer Report,
all’interno del quale sono riportate in modo dettagliato le informazioni
sull’andamento del portafoglio cartolarizzato, in termini sia di grandezze stock
sia di valori flusso.
Operazione Medioleasing Finance
Nel mese di maggio 2008 Medioleasing S.p.A. (Originator), società
controllata al 100% dalla Capogruppo Banca Marche, ha perfezionato il suo
primo LBS (Leasing Backed Securities), cedendo pro soluto a Medioleasing
Finance, società a responsabilità limitata (Issuer) costituita ai sensi della legge
130/99, un portafoglio di crediti nascenti da contratti di locazione finanziaria
per un ammontare di circa 400 milioni di euro.
Medioleasing Finance ha finanziato il pagamento del prezzo di acquisto
del portafoglio mediante l’emissione di titoli, collocati per 300 milioni di euro
presso la Banca Europea per gli Investimenti (BEI).
La partecipazione della BEI all’operazione, in qualità di sottoscrittore dei
titoli con rating AAA, è finalizzata alla promozione di progetti di investimento
realizzati da imprese di piccole e medie dimensioni operanti all’interno del
territorio della Repubblica Italiana; in tale ottica, i fondi ricevuti da
Medioleasing dovranno essere utilizzati, entro 18 mesi dalla data di
perfezionamento dell’operazione, per il finanziamento di iniziative aventi
determinate caratteristiche, per un volume complessivo di 600 milioni circa
(importo pari al 200% dell’erogazione BEI).
Dal punto di vista di Medioleasing S.p.A. e del Gruppo Banca delle
Marche, l’intervento della BEI ha permesso di allungare la durata media della
provvista, così garantendo maggiore stabilità alla struttura finanziaria, e al
tempo stesso di ottenere risorse finanziarie a condizioni estremamente
competitive in termini di spread. Tali vantaggi sono tanto più apprezzabili in
una fase, come quella attuale, caratterizzata da una forte instabilità dei
mercati finanziari.
Il prezzo di cessione dei Crediti è stato finanziato da Medioleasing
Finance attraverso l’emissione, in data 23 maggio 2008, di titoli per un importo
complessivo pari ad euro 411.500.000. La differenza tra l’ammontare dei titoli
emessi ed il prezzo di cessione del Portafoglio, pari ad euro 6.101.084,
corrisponde alla linea di liquidità disponibile alla Società Veicolo.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
57
Ai titoli è stato attribuito il rating dall’Agenzia Moody’s Investors Service,
che ha richiesto la suddivisione dei titoli in tre tranches:
• Classe Senior di euro 300.000.000 - rating Aaa – sottoscritta da Banca
Europea per gli Investimenti;
• Classe Mezzanine di euro 105.400.000 - rating A2 – sottoscritta da
Medioleasing S.p.A.;
• Classe Junior di euro 6.100.000 - priva di rating – sottoscritta da
Medioleasing S.p.A.
Con particolare riferimento alla Classe Mezzanine, in caso di eventuale
miglioramento dei mercati finanziari, Medioleasing potrà valutare la possibilità
di collocare le note sul mercato.
I titoli emessi da Medioleasing Finance hanno un profilo di
ammortamento “bullet”, con rimborso integrale del capitale atteso al termine
del nono anno dall’emissione.
Data tale struttura dei titoli, è previsto un meccanismo di revolving
periodico del portafoglio; in pratica, al fine di consentire al veicolo di
mantenere un volume di attivi pari al valore dei titoli emessi, Medioleasing
S.p.A. cederà trimestralmente a Medioleasing Finance portafogli successivi,
selezionati in modo da garantire caratteristiche di omogeneità rispetto al
portafoglio iniziale.
A garanzia del buon funzionamento dell’operazione, la Capogruppo Banca
delle Marche è intervenuta nella transazione in qualità di Garante della
Liquidità, garantendo l'adempimento delle obbligazioni in capo a Medioleasing
Finance relativamente al pagamento degli interessi ed al rimborso del capitale
sui titoli.
Alla scadenza del nono anno dall’emissione, Medioleasing avrà un’opzione
per il riacquisto da Medioleasing Finance del portafoglio di leasing allora in
essere; il prezzo di vendita del portafoglio sarà utilizzato dalla Società Veicolo
per il rimborso integrale dei titoli emessi.
Qualora tale opzione non venga esercitata, Banca Marche sarà chiamata,
in qualità di Garante della Liquidità, a fornire a Medioleasing Finance la liquidità
necessaria al rimborso dei titoli.
Medioleasing interviene nell’operazione, oltre che come Originator, anche
in qualità di Servicer della Società Veicolo, mantenendo la gestione dei crediti
ceduti e l’abituale relazione con la clientela interessata dalla cartolarizzazione.
Operazioni di “ auto cartolarizzazione”
Operazione Marche Mutui 3
In data 30 maggio 2008 la Capogruppo Banca delle Marche (Originator)
ha stipulato un contratto di cessione con la Società Veicolo Marche Mutui 3
S.r.l. (Issuer), ai fini del perfezionamento, avvenuto nel mese di luglio 2008,
del suo terzo RMBS. Nell’ambito della suddetta operazione, Banca delle Marche
ha ceduto pro soluto a Marche Mutui 3 un portafoglio di crediti in bonis
derivanti da mutui fondiari ed ipotecari, per un ammontare al 30 aprile 2008
(Valuation Date) pari ad euro 986 milioni circa.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
58
Il Prezzo di Cessione dei Crediti, pari al valore di carico degli stessi, è
stato finanziato attraverso l’emissione, in data 8 luglio 2008, di titoli per un
importo complessivo di € 999,594 milioni, che ha consentito anche la
costituzione di una Riserva di Cassa di € 14,043 milioni (Cash Reserve), volta
ad evitare eventuali tensioni di liquidità alla Società Veicolo.
Ai titoli è stato attribuito il rating dall’Agenzia Moody’s Investors Service,
a cui è stato altresì assegnato il compito di monitorare periodicamente, con
cadenza semestrale, l’operazione. Ai fini dell’assegnazione del rating i titoli
sono stati suddivisi in due tranches, di cui una senior, la classe A (di € 936,250
milioni), ed una junior, la classe J (di € 63,344 milioni), in base al grado di
priorità con cui la Società Veicolo procederà ad effettuare i rimborsi.
La classe A, dotata di rating, è stata quotata presso il Luxembourg Stock
Exchange e riacquistata dall’Originator per essere utilizzata in operazioni di
rifinanziamento (REPO) sul mercato monetario con la Banca Centrale Europea.
Per questo motivo, i titoli senior sono stati strutturati in modo da possedere
tutti i requisiti richiesti dalla normativa in materia (quotazione in un mercato
regolamentato, rating fornito da almeno una delle Agenzie di Rating, emissione
in forma dematerializzata,…). Anche la classe J, priva di rating, è stata
sottoscritta dall’Originator.
In base al Contratto di Servicing, Banca delle Marche ha assunto il ruolo
di “servicer” dell’operazione; in virtù di tale impegno contrattuale, essa è
tenuta a mantenere i rapporti con i clienti, continuando a gestire i mutui
appartenenti al portafoglio ceduto, e ad elaborare con cadenza semestrale
(dicembre; giugno) il Servicer Report, all’interno del quale sono riportate in
modo dettagliato le informazioni sull’andamento del portafoglio cartolarizzato,
in termini sia di grandezze stock sia di valori flusso.
Ai sensi del Contratto di Cash Allocation, Management and Payment
Agreement, Banca delle Marche svolge altresì il ruolo di cash manager
dell’operazione.
Operazione Marche Mutui 4
In data 30 giugno 2009 la Capogruppo Banca delle Marche (Originator)
ha stipulato un contratto di cessione con la Società veicolo Marche Mutui 4
società a responsabilità limitata (Issuer) appositamente costituita ai sensi della
legge 130/99, ai fini del perfezionamento, avvenuto poi nel mese di luglio
2009, della quarta cartolarizzazione di crediti nascenti da contratti di mutuo.
Nell’ambito della suddetta operazione, Banca delle Marche ha ceduto pro soluto
a Marche Mutui 4 un portafoglio di crediti in bonis derivanti da mutui ipotecari,
residenziali e commerciali, per un ammontare al 31 maggio 2009 (Valuation
Date) pari ad € 1,881 miliardi circa.
Il Prezzo di Cessione dei Crediti, pari al valore di carico degli stessi, è
stato finanziato attraverso l’emissione, in data 24 luglio 2009, di titoli per un
importo complessivo pari ad € 1,960 miliardi. Ciò ha consentito la costituzione
di una Riserva di Cassa di € 65 milioni (Cash Riserve), volta ad evitare
eventuali tensioni di liquidità alla SPV.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
59
Ai titoli è stato attribuito il rating dall’Agenzia Moody’s Investors Service,
a cui è stato altresì assegnato il compito di monitorare con cadenza semestrale
l’operazione. Ai fini dell’assegnazione del rating i titoli sono stati suddivisi in
due tranches, di cui una senior, la classe A (di € 1,505 miliardi), ed una junior,
la classe J (di € 454,450 milioni).
La classe A, dotata di rating, è stata quotata presso il Luxembourg Stock
Exchange e riacquistata da Banca delle Marche per essere utilizzata in
operazioni di rifinanziamento (REPO) sul mercato monetario con la Banca
Centrale Europea. Per questo motivo, i titoli senior sono stati strutturati in
modo da possedere tutti i requisiti richiesti dalla normativa in materia
(quotazione in un mercato regolamentato, rating fornito da almeno una delle
Agenzie di Rating, emissione in forma dematerializzata,…). Anche la classe J,
priva di rating, è stata sottoscritta da Banca delle Marche.
In base al Contratto di Servicing, Banca delle Marche ha assunto il ruolo
di “servicer” dell’operazione; in virtù di tale impegno contrattuale, essa è
tenuta a mantenere i rapporti con i clienti, continuando a gestire i mutui
appartenenti al portafoglio ceduto, e ad elaborare con cadenza semestrale
(febbraio; agosto) il Servicer Report, all’interno del quale sono riportate in
modo dettagliato le informazioni sull’andamento del portafoglio cartolarizzato,
in termini sia di grandezze stock sia di valori flusso.
Ai sensi del contratto di Cash Allocation, Management and Payment
Agreement, Banca delle Marche svolge altresì il ruolo di cash manager
dell’operazione.
Metodi per il calcolo degli importi delle esposizioni
Il Rischio derivante da cartolarizzazioni è il rischio che la sostanza
economica dell’operazione di cartolarizzazione non sia pienamente rispecchiata
nelle decisioni di valutazione e di gestione del rischio. Dalla Circolare 263/2006
e dalle linee guida fornite dal Comitato di Basilea, scaturiscono le seguenti
considerazioni:
• le autorità di Vigilanza pongono particolare attenzione sull’effettivo
trasferimento del rischio derivante dalle operazioni di cartolarizzazione,
richiedendo, già in sede di Pillar 1, requisiti stringenti per il riconoscimento
di vantaggi patrimoniali;
• tali vantaggi si concretizzano in seguito alla verifica del sostanziale
trasferimento del rischio interno all’operazione. L’errata valutazione della
sostanza economica comporterebbe una patrimonializzazione inadeguata e
la sostanziale inadeguatezza delle procedure di misurazione e controllo
degli altri rischi (primo su tutti il rischio di credito).
Attualmente, le cartolarizzazioni poste in essere dal Gruppo, tre relative
a mutui residenziali, una di tipo “misto” (mutui residenziali e commerciali) ed
una relativa a crediti in leasing, presentano assorbimenti patrimoniali pari
all’assorbimento delle attività cedute, in quanto quest’ultimo risulta inferiore al
Informativa al pubblico al 31/12/2009
60
teorico assorbimento delle posizioni detenute dal Gruppo verso tali
cartolarizzazioni.
Comunque, la Capogruppo analizza, attraverso il Servizio Alm e Risk
Management, funzione deputata al controllo del rischio di cartolarizzazione, gli
effetti derivanti dal mancato trasferimento del rischio insito nelle
cartolarizzazioni con il costante controllo del mantenimento dei requisiti di
validità dell’operazione nel tempo.
Operazioni di cartolarizzazione:politiche Contabili
Le regole per la rilevazione contabile delle operazioni di cartolarizzazione
dei crediti, regolate dai principi contabili internazionali (IAS – International
Accounting Standards) nel documento IAS 39 (paragrafi relativi alla
derecognition degli attivi oggetto di cessione), sono suddivise come segue:
In caso di derecognition degli attivi ceduti
Qualora siano stati trasferiti effettivamente tutti i rischi e i benefici in
capo agli attivi ceduti, il cedente (Originator) provvede all’eliminazione
contabile degli stessi dal proprio bilancio, rilevando in contropartita il
corrispettivo ricevuto e l’eventuale utile o perdita da cessione.
Le attività cedute sono quindi cancellate dallo Stato Patrimoniale del
cedente e l’utile o la perdita da cessione, nonché l’eventuale credito relativo al
corrispettivo della vendita, sono registrati in bilancio alla data di
perfezionamento della cessione.
In caso di mancata derecognition degli attivi ceduti
Qualora l’operazione di cartolarizzazione non soddisfi i requisiti richiesti
dallo Ias 39 per la derecognition degli attivi ceduti, il cedente deve provvedere
al mantenimento degli stessi nel proprio bilancio, provvedendo all’iscrizione del
finanziamento come contropartita del corrispettivo ricevuto.
Il portafoglio di crediti oggetto di cessione continua quindi ad essere
classificato nella categoria di crediti di cui faceva originariamente parte e
continua ad essere misurato al costo ammortizzato e valutato (analiticamente
o in forma collettiva) come se la transazione non avesse mai avuto luogo.
Ciò accade ad esempio nel caso in cui il cedente sottoscrive
integralmente la classe di titoli junior oppure mette a disposizione
dell’operazione una garanzia collaterale.
Per le cessioni perfezionate prima del 1° gennaio 2004 (Marche Mutui), il
Gruppo si è avvalso dell’esenzione dai requisiti di conformità ai principi IAS
consentita in sede di prima applicazione degli stessi, lasciando così
tendenzialmente invariate, dal punto di vista contabile, le modalità di
registrazione dell’operazione rispetto alle precedenti situazioni economicopatrimoniali del Gruppo.
Per le cessioni realizzate successivamente a tale data (Marche Mutui 2,
Marche Mutui 3, Marche Mutui 4 e Medioleasing Finance), hanno trovato
puntuale applicazione le norme previste dallo IAS 39 in materia di
derecognition delle attività cedute sopra sintetizzate; di conseguenza, avendo
Informativa al pubblico al 31/12/2009
61
mantenuto nella “sostanza” tutti i rischi ed i benefici collegati agli attivi ceduti,
il Gruppo ha dovuto trattenere questi ultimi in bilancio.
Informativa quantitativa
Tavola 10.1 - Esposizioni sottostanti alle attività cartolarizzate
Cartolarizzazioni tradizionali
A. Attività sottostanti proprie
A.1 Oggetto di integrale cancellazione dal bilancio
31.12.2009
124.038
- Mutui fondiari assistiti da garanzia ipotecaria
1. Sofferenze
2. Incagli
3. Esposizioni ristrutturate
4. Esposizioni scadute
5. Altre attività
124.038
5.318
118.720
A.2 Non cancellate
676.546
- Mutui fondiari ed ipotecari
1. Sofferenze
2. Incagli
3. Esposizioni ristrutturate
4. Esposizioni scadute
5. Altre attività
279.867
4.493
2.224
5.065
268.085
- Locazione finanziaria
1. Sofferenze
2. Incagli
3. Esposizioni ristrutturate
4. Esposizioni scadute
5. Altre attività
396.679
1.207
5.364
14.768
375.340
La tabella evidenzia le esposizioni sottostanti alle attività cartolarizzate,
suddivise per tipologia di esposizione, e per qualità creditizia dell'esposizione.
Il Punto “A.1 Oggetto di integrale cancellazione dal bilancio” riguarda le
esposizioni sottostanti alla prima cartolarizzazione effettuata dalla Capogruppo,
Banca Marche, nel Marzo 2003, per le quali la Società Capogruppo si è avvalsa
dell'esenzione offerta dai principi IAS/IFRS in sede di prima applicazione di
quest'ultimi. Di conseguenza è rimasta invariata la prassi contabile di
registrazione dell'operazione, rispetto alla precedente normativa.
Il Punto “A.2 Non cancellate”, fa riferimento alle ultime operazioni di
cartolarizzazione poste in essere dal Gruppo Bancario, per le quali è stata
applicata la pratica prevista dallo IAS 39 (derecognition delle attività cedute).
Il Gruppo, avendo di fatto mantenuto tutti i rischi ed i benefici collegati alle
attività cedute, ha continuato a registrare nel proprio attivo tali crediti.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
62
Tavola 10.2 - Posizioni derivanti dalle operazioni di cartolarizzazione ripartite per tipologia di attività
cartolarizzate e per tipologia di esposizioni
31.12.2009
Esposizioni per cassa
Mezzanine
Junior
Senior
Totale
A. Oggetto di integrale cancellazione dal bilancio
-
4.931
7.644
12.575
Marche Mutui 1 (Mutui fondiari assistiti da garanzia ipotecaria)
-
4.931
7.644
12.575
B. Non cancellate
-
105.400
18.094
123.494
Marche Mutui 2 (Mutui fondiari assistiti da garanzia ipotecaria)
Medioleasing Finance (Locazione finanziaria)
-
105.400
11.994
6.100
11.994
111.500
Totale
-
110.331
25.738
136.069
La tabella mostra le posizioni sottostanti alle operazioni di
cartolarizzazione, principalmente costituite da Titoli emessi dalla Società
Veicolo.
L'operazione di cartolarizzazione Marche Mutui 1, beneficiando
dell'esenzione concessa dagli IAS/IFRS in sede di prima applicazione, è stata
oggetto di integrale cancellazione dal bilancio.
Tavola 10.3 - Tipologia delle esposizioni per fasce di ponderazione
Cartolarizzazioni proprie
Mutui residenziali
Locazione finanziaria
20%
10
-
Totale
31.12.2009
Fasce di Ponderazione
35%
50%
75%
100%
254.902
4.573
11.079
7.776
- 285.692
36.771
58.883
150%
1.527
15.333
Totale
279.867
396.679
254.902
16.860
676.546
290.265
47.850
66.659
La tabella mostra le esposizioni verso le cartolarizzazioni distinte per
fascia di ponderazione e tipologia di operazione. Gli importi sono presentati
secondo le disposizioni della disciplina di vigilanza e si riferiscono alle
esposizioni verso cartolarizzazioni proprie nel portafoglio bancario. Si precisa
che non sono considerate le esposizioni verso cartolarizzazioni che si
riferiscono ad operazioni che non sono riconosciute come “cartolarizzazioni in
senso stretto” ai fini di vigilanza prudenziale, perché non realizzano l’effettivo
trasferimento del rischio di credito.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
63
Operazioni di cartolarizzazione effettuate nel periodo
In data 30 giugno 2009 Banca delle Marche (Originator) ha posto in
essere un’operazione di auto-cartolarizzazione. In particolare ha stipulato un
contratto di cessione con Marche Mutui 4 società a responsabilità limitata
(Issuer) appositamente costituita ai sensi della legge 130/99, ai fini del
perfezionamento, avvenuto poi nel mese di luglio 2009, della quarta
cartolarizzazione di crediti nascenti da contratti di mutuo. Nell’ambito della
suddetta operazione, Banca delle Marche ha ceduto pro soluto a Marche Mutui
4 un portafoglio di crediti in bonis derivanti da mutui ipotecari, residenziali e
commerciali, per un ammontare al 31 maggio 2009 (Valuation Date) pari ad
€1,882 miliardi.
Il portafoglio oggetto di cessione (Collateral), selezionato in base ad un
set di criteri “di blocco”, è contraddistinto dalle seguenti caratteristiche:
• tipologia di attività cartolarizzate: mutui ipotecari residenziali e
commerciali;
• qualità degli attivi cartolarizzati: crediti in bonis;
• distribuzione delle attività cartolarizzate:
• nord: 6,57%;
• centro: 86,07 %
• sud: 7,36 %;
• numero di mutui: 15.935;
• numero di mutuatari: 14.270;
• LTV medio ponderato: 50,6%.
Il Prezzo di Cessione dei Crediti, pari al valore di carico degli stessi, è
stato finanziato attraverso l’emissione, in data 24 luglio 2009, di titoli per un
importo complessivo pari ad € 1,96 miliardi. Ciò ha consentito la costituzione di
una Riserva di Cassa di € 65,868milioni (Cash Riserve), volta ad evitare
eventuali tensioni di liquidità alla SPV.
Ai titoli è stato attribuito il rating dall’Agenzia Moody’s Investors Service,
a cui è stato altresì assegnato il compito di monitorare con cadenza semestrale
l’operazione. Ai fini dell’assegnazione del rating i titoli sono stati suddivisi in
due tranches, di cui una senior (la classe A) ed una junior (la classe J), in base
al grado di priorità con cui la Società Veicolo procederà ad effettuare i rimborsi.
La classe A, dotata di rating, è stata quotata presso il Luxembourg Stock
Exchange e riacquistata da Banca delle Marche per essere utilizzata in
operazioni di rifinanziamento (REPO) sul mercato monetario con la Banca
Centrale Europea. Per questo motivo, i titoli senior sono stati strutturati in
modo da possedere tutti i requisiti richiesti dalla normativa in materia
(quotazione in un mercato regolamentato, rating fornito da almeno una delle
Agenzie di Rating, emissione in forma dematerializzata). Anche la classe J,
priva di rating, è stata sottoscritta da Banca delle Marche.
Nella strutturazione dell’operazione è stata prevista un’opzione (Opzione
di Riacquisto del Portafoglio in blocco), in base alla quale Banca delle Marche,
Informativa al pubblico al 31/12/2009
64
trascorsi 18 mesi dalla data di emissione dei titoli, può riacquistare
dall'acquirente, in blocco, il portafoglio mutui in quel momento in essere.
In base al Contratto di Servicing, Banca delle Marche ha assunto il ruolo
di “servicer” dell’operazione; in virtù di tale impegno contrattuale, essa è
tenuta a mantenere i rapporti con i clienti, continuando a gestire i mutui
appartenenti al portafoglio ceduto ed assicurando il corretto trasferimento degli
incassi generati dal portafoglio sul Conto Incassi (Issuer Collection Account)
aperto a nome della società veicolo presso Deutsche Bank – Milano in qualità di
Account Bank.
In qualità di servicer, la Banca è tenuta altresì ad elaborare con cadenza
semestrale (gennaio; luglio) il Servicer Report - all’interno del quale sono
riportate in modo dettagliato le informazioni sull’andamento del portafoglio
cartolarizzato, in termini sia di grandezze stock sia di valori flusso - e ad
inviare tale documento alle controparti coinvolte nell’attività di monitoraggio
(Società Veicolo, Arranger, Corporate Servicer, Cash Manager ed Agenzie di
Rating).
Tavola 10.4 - Operazioni di cartolarizzazione effettuate nel periodo di riferimento
Marche Mutui 4- Mutui ipotecari, residenziali e commerciali
Attività cedute:
1. Sofferenze
2. Incagli
3. Esposizioni ristrutturate
4. Esposizioni scadute
5. Altre attività
Totale
1.881.951
1.881.951
Passività emesse dalla Società Veicolo:
Classe A (Rating: Aaa)
Classe J (Rating: Unrated)
Totale
1.505.550
454.450
1.960.000
Informativa al pubblico al 31/12/2009
65
Tavola 11. Rischi di mercato: informazioni per le
banche che utilizzano il metodo dei
modelli interni per il rischio di posizione,
per il rischio di cambio e per il rischio di
posizione in merci (IMA)
La tavola non viene compilata perché il Gruppo non utilizza sistemi
interni per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte dei rischi di mercato.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
66
Tavola 12. Rischio operativo
Informativa qualitativa
Il requisito patrimoniale a livello di Gruppo è calcolato utilizzando il
metodo Standardizzato “combinato” (TSA - Traditional Standardised
Approach).
Tale approccio prevede che la Capogruppo adotti il metodo TSA in
combinazione con il metodo adottato dalle controllate: TSA per tutte le società
del gruppo ad eccezione della controllata lussemburghese Banca Marche
Gestione internazionale Lux S.A. (metodo Base – BIA). Ulteriori dettagli sono
forniti nella Tavola 1 – Requisito informativo generale – Rischio operativo.
Per l’utilizzo del metodo Standardizzato, la banca si è dotata di un
efficace sistema di gestione dei rischi operativi sottoposto ad un processo di
auto-valutazione volto a valutare la qualità del sistema, la sua rispondenza alle
prescrizioni normative ed alle esigenze operative e di mercato; tale
autovalutazione è soggetta alla verifica della funzione di revisione interna e
sottoposta annualmente all’organo con funzione di supervisione strategica per
l’attestazione del rispetto dei requisiti d’idoneità previsti dalla normativa.
Nel metodo Standardizzato, il requisito patrimoniale a fronte dei rischi
operativi si determina applicando al margine di intermediazione, distinto nelle
8 linee di business regolamentari secondo le quali è suddivisa l’attività
aziendale, coefficienti specifici che variano da un minimo del 12% ad un
massimo del 18%.
Le linee di business regolamentari sono:
• servizi finanziari per l’impresa;
• negoziazione e vendita;
• servizi bancari al dettaglio;
• servizi bancari a carattere commerciale;
• servizi di pagamento e regolamento;
• gestioni fiduciarie;
• gestioni patrimoniali;
• intermediazione al dettaglio.
Il Gruppo Banca Marche ha sviluppato un modello interno, in linea con i
requisiti normativi previsti dalle Disposizioni di Vigilanza, che utilizza i metodi
avanzati AMA per giungere ad una stima del capitale a rischio.
Allo stato attuale, il modello viene utilizzato ai soli fini gestionali interni e
si basa sull’utilizzo, di due delle quattro componenti previste dalla
regolamentazione (dati interni e dati esterni di perdita operativa); esse fanno
riferimento alle evidenze empiriche che rivestono sicuramente un ruolo
fondamentale e preponderante rispetto alle altre due componenti più
prettamente qualitative e soggettive (analisi di scenario, fattori del contesto
operativo e del sistema dei controlli interni).
Informativa al pubblico al 31/12/2009
67
La metodologia attualmente sviluppata si basa sull’analisi dei dati storici
interni di perdita operativa (rilevati e censiti dai vari responsabili decentrati,
quindi controllati e validati dalla funzione centrale di ORM) opportunamente
integrati con i dati esterni consortili ottenuti grazie alla partecipazione al DIPO
(Database Italiano Perdite Operative) gestito in sede ABI (Associazione
Bancaria Italiana). Nel modello vengono applicate tecniche attuariali di tipo
LDA (Loss Distribution Approach) che prevedono lo studio e la modellizzazione
separata delle distribuzioni di frequenza e di impatto dei dati storici e quindi il
calcolo della perdita aggregata attraverso tecniche analitiche o di simulazione.
Il capitale a rischio viene stimato su un orizzonte temporale di un anno con un
intervallo di confidenza al 99,9% come previsto dalla regolamentazione.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
68
Tavola 13. Esposizioni in strumenti di capitale:
informazioni sulle posizioni incluse nel
portafoglio bancario
Informativa qualitativa
Esposizioni in strumenti di capitale incluse nel portafoglio bancario:
differenziazione delle esposizioni in funzione degli obiettivi perseguiti.
Gli investimenti in strumenti di capitale presenti nel Gruppo Bancario
assolvono a più funzioni, di seguito indicate:
• strategiche: partecipazioni in società sottoposte ad influenza notevole,
classificate nella Voce 100 – Partecipazioni:
Tavola 13.1 - Composizione della Voce 100 – Partecipazioni
Valore di
Bilancio
SE.BA.
Montefeltro Leader scarl
Totale
•
339
19
358
strumentali all’attività operativa delle Banche appartenenti al Gruppo e
istituzionali: partecipazioni in associazioni di categoria, società consortili,
società, enti ed istituzioni legate al territorio classificate nella Voce 40 –
Attività finanziarie disponibili per la vendita:
Tavola 13.2 - Composizione della Voce 40 - Attività finanziarie disponibili per la vendita
Livello 1:
Conafi Prestitò S.p.A.
Livello 2:
Partecipazione Ariston Thermo S.p.A.
Livello 3:
Partecipazioni Confidicoop Marche Soc.Cooperativa
Partecipazione Banca d'italia
Partecipazione Centro agroalimentare di Macerata S.r.l.
Partecipazione Swift Bruxelles
Partecipazione Interporto Marche S.p.A.
Partecipazione Meccano società consortile per azioni
Partecipazione Siteba S.p.A.
Partecipazione S.s.b. S.p.A.
Partecipazione Centro factoring S.p.A.
Partecipazione Soc.reg.di gar.Marche S.c.a.r.l.
Partecipazione Soggetto Intermediario Locale App.Centr. S.c.a.r.l.
Partecipazione Aerdorica s.p.a.
Partecipazione Finanziaria Regionale Abruzzese S.p.A.
Partecipazione Nuova Via Trento S.p.A.
Partecipazione Pesaro Parcheggi S.p.A.
Partecipazione Fermano leader soc.cons.r
Partecipazione P.b. s.r.l.
Partecipazione Sgr società di Gestione per il Realizzo S.p.A.
Part.Ass.rass.int.musica sacra virg
Totale
Informativa al pubblico al 31/12/2009
Valore di
Bilancio
958
958
6.500
6.500
12.928
2.483
6.827
7
26
1.196
71
7
12
86
465
4
915
77
231
240
1
3
276
1
20.386
69
•
di investimento finanziario: partecipazioni in private equity detenute dal
Fondo Focus Impresa, classificate nella Voce 30 – Attività finanziarie
valutate al fair value:
Tavola 13.3 - Composizione della Voce 30 - Attività finanziarie valutate al fair value
Valore di
Bilancio
Maritime Holding S.p.A.
Finifast S.p.A.
Erydel S.p.A.
Totale
Tavola 13.4 - Composizione della Voce 150 - Attività non correnti e gruppi di attività in via
di dismissione:
4.155
5.540
754
10.449
Valore di
Bilancio
Aviva Assicurazioni S.p.A.
Aviva Life S.p.A.
SE.DA. S.p.A.
Totale
3.498
24.752
4.058
32.308
Contabilizzazione e valutazione degli strumenti di capitale inclusi nel
portafoglio bancario.
Le esposizioni in strumenti di capitale incluse nel portafoglio bancario
sono classificate nelle voci di bilancio “Attività finanziarie disponibili per la
vendita”, “Attività finanziarie valutate al fair value” e “Partecipazioni”.
Vengono, quindi, di seguito riportati:
a) i criteri contabili relativi ai portafogli di classificazione degli strumenti di
capitale inclusi nel portafoglio bancario;
b) le modalità di determinazione del fair value degli strumenti finanziari
adottati dal Gruppo;
c) le modalità di determinazione delle perdite di valore.
a) Criteri contabili relativi ai portafogli di classificazione
strumenti di capitale inclusi nel portafoglio bancario
degli
Attività finanziarie disponibili per la vendita
Criteri di iscrizione
L’iscrizione iniziale dell’attività finanziaria avviene alla data di
regolamento per i titoli di debito o di capitale ed alla data di erogazione nel
caso di crediti. La rilevazione iniziale delle attività avviene al fair value,
comprensivo dei costi o proventi di transazione direttamente attribuibili allo
strumento stesso. Se l’iscrizione avviene a seguito di riclassificazione dal
portafoglio delle attività detenute fino a scadenza o, in rare circostanze, dal
portafoglio delle attività detenute per la negoziazione, il valore di iscrizione è
rappresentato dal fair value al momento del trasferimento.
Criteri di classificazione
Vengono incluse in questo portafoglio le interessenze azionarie non
gestite con finalità di negoziazione e non qualificabili di controllo o di
collegamento e quote OICR.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
70
Criteri di valutazione e di rilevazione delle componenti reddituali
Successivamente alla rilevazione iniziale, le attività disponibili per la
vendita continuano ad essere valutate al fair value. La determinazione del fair
value è basata su prezzi ufficiali rilevati alla data di bilancio, se gli strumenti
sono quotati in mercati attivi; per gli strumenti finanziari non quotati in mercati
attivi il fair value è determinato facendo ricorso a tecniche di valutazione. I
titoli di capitale, per i quali non sia possibile determinare il fair value in
maniera attendibile, sono mantenuti al costo.
Gli utili e le perdite derivanti da variazioni di fair value sono rilevati in
una specifica riserva di patrimonio netto, voce 140 “Riserve da valutazione”. La
componente reddituale risultante dall’applicazione del costo ammortizzato
viene rilevata a conto economico, alla voce 10 “Interessi attivi e proventi
assimilati”.
Le attività finanziarie disponibili per la vendita sono sottoposte ad una
verifica volta ad individuare l’esistenza di obiettive evidenze di riduzione di
valore; eventuali perdite per riduzione di valore vanno a conto economico alla
voce 130 b) “Rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento di attività
finanziarie disponibili per la vendita”. Oltre che per la rilevazione di una perdita
per riduzione di valore, gli utili o le perdite cumulati nella riserva di patrimonio
netto vengono registrati a conto economico al momento della dismissione
dell’attività alla voce 100 b) “Utili (Perdite) da cessione o riacquisto di attività
finanziarie disponibili per la vendita”.
Qualora i motivi della perdita di valore siano rimossi a seguito di un
evento verificatosi successivamente alla rilevazione della riduzione di valore,
vengono effettuate riprese di valore con imputazione a patrimonio netto.
I dividendi sono registrati nella voce di conto economico 70 “Dividendi e
proventi simili”.
Criteri di cancellazione
Le attività finanziarie vengono cancellate quando scadono i diritti
contrattuali sui flussi finanziari derivati dalle attività stesse o quando l’attività
finanziaria viene ceduta trasferendo sostanzialmente tutti i rischi e benefici
connessi alla proprietà dell’attività.
Attività finanziarie valutate al fair value
Criteri di iscrizione
L’iscrizione iniziale dell’attività finanziaria avviene alla data di
regolamento. All’atto della rilevazione iniziale le attività finanziarie valutate al
fair value vengono rilevate al fair value del corrispettivo dato che normalmente
è determinabile facendo riferimento al costo della transazione.
Criteri di classificazione
Sono classificate in questa categoria le attività finanziarie che si intende
valutare al fair value con impatto a conto economico (ad eccezione degli
strumenti di capitale che non hanno un fair value attendibile) quando la
Informativa al pubblico al 31/12/2009
71
designazione del fair value consente di eliminare o di ridurre le significative
distorsioni nella rappresentazione contabile del risultato economico e
patrimoniale degli strumenti finanziari.
Criteri di valutazione e di rilevazione delle componenti reddituali
Successivamente alla rilevazione iniziale, le attività sono valutate al loro
fair value.
Per la determinazione del fair value degli strumenti finanziari quotati in
un mercato attivo, vengono utilizzate le quotazioni di mercato. In assenza di
un mercato attivo viene utilizzato il corrispettivo pagato (valore di rilevazione
iniziale).
Gli utili e le perdite derivanti dalla variazione di fair value delle attività
finanziarie sono rilevati nella voce 110 “Risultato netto delle attività e passività
finanziarie valutate al fair value” di conto economico. Gli eventuali dividendi
conseguiti su titoli di capitale classificati in tale portafoglio, sono rilevati nella
voce 70 di conto economico “Dividendi e proventi assimilati”.
Criteri di cancellazione
Le attività finanziarie vengono cancellate quando scadono i diritti
contrattuali sui flussi finanziari derivati dalle attività stesse o quando l’attività
finanziaria viene ceduta trasferendo sostanzialmente tutti i rischi/benefici ad
essa connessi.
Partecipazioni
Criteri di iscrizione
Le partecipazioni sono iscritte al costo.
Criteri di classificazione
La voce include le interessenze detenute in società collegate. Si
considerano “collegate” le società in cui si detiene il 20% o una quota
superiore dei diritti di voto e le società che per particolari legami giuridici
debbono considerarsi sottoposte ad influenza notevole, ossia il potere di
partecipare alla determinazione delle politiche finanziarie e gestionali della
partecipata senza averne il controllo o controllo congiunto.
Criteri di valutazione e di rilevazione delle componenti reddituali
Ad ogni periodo di rendicontazione viene accertata l’eventuale obiettiva
evidenza che il valore di una partecipazione possa aver subito una riduzione.
Se esistono evidenze che il valore di una partecipazione possa aver subito una
riduzione, si procede alla stima del valore recuperabile della partecipazione
stessa, tenendo conto del valore attuale dei flussi finanziari futuri che la
partecipazione potrà generare, incluso il valore di dismissione finale
dell’investimento.
Qualora il valore di recupero risulti inferiore al valore contabile, la
relativa differenza è rilevata a conto economico, nella voce 240 “Utili (Perdite)
delle partecipazioni”.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
72
Qualora i motivi della perdita di valore siano rimossi a seguito di un
evento verificatosi successivamente alla rilevazione della riduzione di valore,
vengono effettuate riprese di valore con imputazione a conto economico, nella
stessa voce 240.
Criteri di cancellazione
Le partecipazioni vengono cancellate quando scadono i diritti contrattuali
sui flussi finanziari derivati dalle attività stesse o quando la partecipazione
viene ceduta trasferendo sostanzialmente tutti i rischi e benefici ad essa
connessi.
Il risultato della cessione è imputato a conto economico alla voce 240
“Utili (Perdite) delle partecipazioni”.
b) Modalità di determinazione del fair value degli strumenti finanziari
adottati dal Gruppo
Titoli quotati e non quotati
Nel caso di titoli quotati su mercati attivi, la determinazione del fair value
è basata sulle quotazioni del mercato di riferimento desumibili da providers
internazionali e rilevate l’ultimo giorno valido dell’esercizio o del periodo di
riferimento. Un mercato è definito attivo qualora le quotazioni, che riflettono
normali operazioni di mercato, sono prontamente e regolarmente disponibili ed
esprimono il prezzo di effettive operazioni di mercato, la significatività dei
prezzi.
Nel caso di titoli non quotati su mercati attivi il fair value è determinato
applicando tecniche di valutazione finalizzate alla determinazione del prezzo
che lo strumento avrebbe avuto alla data di valutazione. La determinazione del
fair value è ottenuta attraverso l’applicazione di metodologie diffuse a livello di
mercati e modelli valutativi interni. Per i titoli di capitale vengono utilizzati i
prezzi desumibili da transazioni comparabili, i multipli di mercato di società
direttamente confrontabili, nonché modelli di valutazione di tipo patrimoniale,
reddituale e misto.
In particolare nell’ambito dei portafogli “negoziazione” e “disponibile per la
vendita”, viene utilizzato il prezzo ‘denaro’ per i titoli con rimanenze finali
positive e il prezzo ‘lettera’ per i titoli con rimanenze finali negative.
Per quanto riguarda i titoli azionari quotati su mercati regolamentati
italiani ed esteri, vengono utilizzati i prezzi denaro/lettera distribuiti
giornalmente dalle borse di quotazione.
c) Modalità di determinazione delle perdite di valore
Attività finanziarie
Ad ogni data di rendicontazione le attività finanziarie non iscritte al fair
value con variazioni a conto economico sono sottoposte ad un test di
impairment (perdita di valore) al fine di verificare se esistono obiettive
evidenze che possano far ritenere non interamente recuperabile il valore di
carico delle attività stesse.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
73
Nel caso di attività finanziarie disponibili per la vendita, tale verifica è
svolta nel rispetto di quanto previsto dal principio IAS 39 § 59; si ha evidenza
di riduzione di valore quando sussistono uno o più eventi (ad esempio eventi di
default) che generano aspettative di mancato recupero dei flussi attesi.
Per gli strumenti di capitale quotati in mercati attivi l’evidenza è data dal
prezzo di mercato che comporti una riduzione di valore al di sotto del costo
superiore al 50% o nel caso in cui esso permanga al di sotto del valore di
carico per oltre 18 mesi; in questi casi la perdita di valore è normalmente
ritenuta durevole.
Per gli strumenti di capitale non quotati in mercati attivi la valutazione
dell’evidenza di impairment viene effettuata considerando sia indicatori interni
inerenti la società oggetto di valutazione sia esterni, che permettano di
ottenere un FV della società. Per quanto riguarda i fattori interni sono ritenuti
rilevanti ai fini dell’impairment il conseguimento di risultati economici negativi,
un significativo scostamento degli obbiettivi di budget comunicati al mercato,
l’annuncio/l’avvio di piani di ristrutturazione, il downgrading da parte di una
società specializzata di almeno due classi, il deterioramento della qualità
creditizia dell’emittente; viene inoltre condotta un’analisi specifica relativa alla
rilevanza strategica dell’investimento. Per quanto riguarda i fattori esterni la
valutazione dell’evidenza di riduzione di valore (IAS 39 § 61) include
informazioni circa cambiamenti con effetto avverso che si sono verificati
nell’ambiente tecnologico, di mercato, economico o legale in cui l’emittente
opera, e indica che il costo dell’investimento in uno strumento rappresentativo
di capitale può non essere recuperato. La presenza di un indicatore di
impairment interno e di un fair value derivante dall’analisi dei multipli di
mercato inferiore di oltre il 50% rispetto al valore di carico, o inferiore al valore
di carico per un periodo superiore a 18 mesi, comporta la rilevazione
dell’impairment.
Qualora la variazione negativa di fair value sia considerata impairment,
la perdita di valore rilevata nell’esercizio e l’eventuale riserva di patrimonio
netto sono imputate a conto economico.
Partecipazioni
Per le partecipazioni di influenza notevole, lo IAS 36 dispone che venga
effettuato un test di impairment finalizzato alla determinazione del valore
recuperabile (recoverable amount) riferibile alle stesse; se tale valore è
durevolmente inferiore al valore di carico delle partecipazioni, è necessario
effettuare una svalutazione (impairment loss).
Il valore recuperabile viene definito come il valore più alto tra il fair value
al netto dei costi di vendita e il valore d’uso dell’attività.
Il fair value al netto dei costi di vendita, a sua volta, è definibile come
l’ammontare ottenibile dalla vendita della partecipazione in una libera
transazione fra parti consapevoli e disponibili, mentre il valore d’uso coincide
con il valore attuale dei flussi finanziari futuri attesi che si suppone deriveranno
dalla detenzione della partecipazione.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
74
Da ciò deriva che non è sempre necessario determinare sia il fair value al
netto dei costi di vendita che il suo valore d’uso: se uno dei due dati è
superiore al valore contabile, infatti, non occorre stimare l’altro. Inoltre,
qualora non vi sia ragione di credere che le due stime divergano sensibilmente,
possono essere utilizzate indistintamente come proxy del valore realizzabile.
Per il Gruppo, poiché le partecipazioni in oggetto sono in società non
quotate, è assunto come fair value al netto dei costi di vendita di riferimento il
valore di società simili operanti nello stesso settore quotate presso mercati
regolamentati.
A tal fine è stato calcolato il valore del capitale giornaliero di un panel di
aziende quotate comparabili; tale valore (Equity Value) è ottenuto
moltiplicando i prezzi di mercato di ciascuna società per il numero di azioni in
circolazione. All’Equity Value viene poi sommata algebricamente la Posizione
Finanziaria Netta per ottenere l’Enterprise Value (EV).
Vengono poi calcolati diversi EV medi in base a differenti orizzonti
temporali presi come riferimento per il calcolo delle capitalizzazioni e si
procede poi alla definizione dei rapporti (multipli) con grandezze economicopatrimoniali delle società quotate.
Tali multipli vengono poi applicati alle stesse grandezze economicopatrimoniali della società oggetto di valutazione e, sottraendo algebricamente
la PFN della società valutata e eliminando i valori estremi, si ottiene l’Equity
Value teorico della stessa.
Nel caso in cui non sia possibile determinare il fair value al netto dei costi
di vendita, si procede alla stima del valore d’uso.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
75
Informativa quantitativa
Tavola 13.5 Esposizioni in strumenti di "Capitale" - Portafoglio Bancario
Portafoglio Contabile
Voce 30 - Attività finanziarie valutate al Fair Value:
- Livello 1
- Livello 2
- Livello 3
Voce 40 - Attività finanziarie disponibili per la vendita:
- Livello 1
- Livello 2
- Livello 3
Voce 100 - Partecipazioni:
- quotate
- non quotate
Vece 150 - Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione:
Partecipazioni:
- quotate
- non quotate
Valore di
Bilancio
Utili/ Perdite
realizzate
nel periodo
Fair Value
Plusvalenze/
Minusvalenze a
Patrimonio Netto
10.449
10.449
20.386
958
6.500
12.928
358
358
32.308
10.449
10.449
20.386
958
6.500
12.928
x
-
-
2.376
335
2.041
-
32.308
x
-
-
Plus/Minus computate
nel Patrimonio di Base
-165
-165
-
-
Nella tabella sono evidenziate le partecipazioni del portafoglio bancario, suddivise per portafoglio
contabile di appartenenza.
Le “Plusvalenze/minusvalenze a patrimonio netto: di cui computate nel patrimonio di
base/supplementare” sono imputate a rettifica negativa del Patrimonio di Base (si veda Sezione 3 - Tavola
3.1).
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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Tavola 14. Rischio di tasso di interesse sulle
posizioni incluse nel portafoglio bancario
Informativa qualitativa
Il rischio di tasso di interesse è il rischio, ovvero la probabilità, che
variazioni del tasso di interesse producano effetti negativi sulla situazione
economico-patrimoniale del Gruppo.
Il rischio di tasso nasce tradizionalmente dalle differenze in termini di
“mapping” temporale delle scadenze e dalle differenti metodologie di
determinazione del tasso tra le poste attive e passive del bilancio.
Attraverso l’adozione di tecniche di ALM, la Capogruppo gestisce le
principali fonti che originano il rischio di tasso di interesse:
1. rischio di revisione del tasso: derivante dagli sfasamenti temporali nella
data di revisione del tasso delle attività, delle passività e delle poste fuori
bilancio, che possono esporre il reddito e il valore economico a fluttuazioni
impreviste al variare dei tassi d'interesse;
2. rischio di curva dei rendimenti: le asimmetrie nelle scadenze e nei tempi
di revisione del tasso possono esporre il Gruppo anche a mutamenti
nell'inclinazione e conformazione della curva dei rendimenti;
3. rischio di base: risultante da un'imperfetta correlazione nell'aggiustamento
dei tassi attivi e passivi su strumenti con caratteristiche di revisione del
prezzo analoghe.
Il Gruppo Banca delle Marche utilizza le tecniche ALM per il controllo e la
gestione dei rischi finanziari con due approcci tra loro complementari:
prospettiva degli utili correnti (o Maturity Gap) e prospettiva dei valori di
mercato (Duration Gap, Sensitivity Analysis).
Il modello di reddito secondo l‘approccio degli utili correnti riguarda
un’analisi di breve periodo ed ha l’obiettivo di stimare l’impatto sul margine di
interesse derivante da un’eventuale variazione dei tassi di mercato.
L’indicazione dell’esposizione al rischio di interesse è data dal confronto tra
l’ammontare delle attività e delle passività sensibili alle fluttuazioni nei tassi di
interesse, in quanto soggette rispettivamente a reinvestimento o
rifinanziamento o a revisione del tasso. Il gapping period cui si riferisce la
misurazione del rischio è definito pari a un anno. Il gapping period è poi
ulteriormente suddiviso in un numero variabile di sotto-periodi (maturity
buckets). Il gap è definito dalla differenza tra valore delle Attività sensibili e
Passività sensibili, dove con poste “rate sensitive” si intendono quelle poste che
scadono o subiscono una revisione contrattuale entro la fine del maturity
bucket.
Il secondo modello adottato dal Gruppo per la gestione del rischio di
tasso è il Modello di valore economico, il quale è finalizzato ad effettuare
un’analisi di più lungo periodo, volta a stimare il rischio di una riduzione del
valore economico del patrimonio netto del Gruppo (e quindi del rendimento per
gli azionisti) derivante da una variazione inattesa nei tassi. Il modello si basa
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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sull’esame della diversa reattività ai tassi del valore economico delle attività e
delle passività. Il parametro di sensitività usato è la duration (o durata media
finanziaria). Questa è utilizzata come misura di sensibilità del prezzo di
un’operazione finanziaria al variare del tasso di interesse (Modified Duration):
la duration esprime, infatti, la perdita percentuale di prezzo subita in seguito
ad un aumento dell’1% del tasso di interesse. Pertanto, un valore di duration
elevato indica una maggiore esposizione al rischio per il Gruppo dovuto a
quella specifica operazione finanziaria.
Le poste a vista con clientela (conti correnti attivi e passivi e depositi a
risparmio) vengono, all’interno dell’analisi, modellizzate secondo una logica
comportamentale. Sulla base di un’analisi degli andamenti storici e con
l’applicazione di strumenti statistici, viene distinta una componente stabile
(core deposit) ed una fortemente volatile (quest’ultima ottenuta come
differenza tra il volume actual e il core deposit). Per la componente stabile
viene identificato un profilo di persistenza, l’altra componente viene identificata
come una posta a tasso fisso a giorno. Tale analisi è prevista allo stato attuale
solo per la Capogruppo Banca Marche; per la controllata Carilo viene
semplicemente predeterminata la duration finanziaria di tali poste (sempre
nell’ipotesi di una certa anelasticità delle poste a vista).
I finanziamenti con opzione di rimborso anticipato a favore del cliente
(PO con put a favore del sottoscrittore) vengono prudenzialmente considerati,
ai fini del monitoraggio del rischio tasso, come strumenti di raccolta con durata
finanziaria calcolata in funzione della prima data utile di esercizio della put.
Qualora l’opzione di rimborso anticipato fosse a favore della Banca (PO con call
a favore dell’emittente), nel momento in cui viene determinata la volontà di
avvalersi della facoltà di rimborso prima della scadenza, il finanziamento viene
riposizionato sulla nuova data di rimborso, altrimenti viene trattato senza
accorgimenti particolari.
La determinazione ed il monitoraggio della posizione di rischio del Gruppo
Banca delle Marche e delle componenti avviene con cadenza mensile.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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Informativa quantitativa
La posizione aperta al rischio tasso del gruppo è prevalentemente in Euro
(posizione lunga € 22,3 mld, corta € 21,7 mld). L’esposizione in altre valute
assume un valore marginale (posizione lunga € 0,106 mld, corta € 0,067 mld,
al netto delle componenti pareggiate dei Certificati di Deposito in Yen e delle
loro coperture con DCS), le valute diverse dall’Euro vengono perciò
raggruppate (voce “non Euro”).
L’indicatore delta margine d’interesse per uno shock positivo parallelo
della curva di 100 bps, espresso in termini percentuali rispetto al margine
d’interesse atteso, si attesta, al 31 dicembre 2009, a circa 2,81% (di cui
2,76% euro e 0,05% non euro). In caso di shock negativo della curva lo stesso
indicatore si attesta a -6,55% (di cui -6,50% euro e -0,05% non euro). Il
livello dell’indicatore indica che il margine d’interesse del Gruppo è impattato
favorevolmente da ipotetiche variazioni dei tassi verso l’alto. L’effetto
asimmetrico è spiegato dal maggiore impatto che lo scenario di discesa
ipotizzato avrebbe sugli impieghi rispetto alla raccolta, dato l’attuale livello dei
tassi d’interesse sulla parte breve della curva, che in ogni caso rende tale
scenario difficilmente realizzabile.
L’indicatore di sensitivity del valore economico del Gruppo, espresso
come rapporto percentuale rispetto al patrimonio di vigilanza della variazione
del valore economico del Gruppo rispetto a uno shift parallelo della curva dei
tassi è pari a -12,52% in caso di aumento dei tassi di 200 bps su tutte le
scadenze (di cui -12,43% euro e 0,09% non euro). L’indicatore passa a
16,72% (di cui 16,86% euro e -0,14% non euro) nel caso di uno shift di pari
entità, ma inverso.
Il livello dell’indicatore è significativamente più basso di quello registrato
a fine 2008 (-21,75%) sia per effetto della riduzione della duration degli attivi
sia per l’applicazione al 31dicembre2009 di una modifica procedurale volta ad
escludere l’effetto degli spread commerciali sulle poste a tasso variabile.
La sensitivity del valore economico del Gruppo fa riferimento soprattutto
all’incremento della domanda di mutui a tasso fisso da parte della clientela
osservata nel biennio 2007-2008, a fronte dei livelli crescenti dei tassi di
interesse, e si ritiene in buona misura temporaneo. Infatti, considerata anche
la successiva fase di repentina riduzione dei tassi, il fenomeno di nuovi mutui a
tasso fisso si è notevolmente ridimensionato dai primi mesi del 2009 mentre si
è affermata una tendenza da parte della clientela a preferire i finanziamenti a
tasso variabile, dato il basso livello dei tassi di interesse a breve.
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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Dichiarazione del Dirigente preposto alla redazione
dei documenti contabili societari
Informativa al pubblico al 31/12/2009
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