Basilea 2 Terzo Pilastro Informativa al pubblico situazione al 31/12/2009 Gruppo Bancario Sommario Introduzione Tavola 01 - Requisito informativo generale Informativa Qualitativa Struttura e organizzazione della funzione di gestione dei rischi Sistema dei controlli interni Obiettivi e politiche di gestione dei rischi Rischio di credito Rischio di mercato Rischio operativo Rischio tasso d’interesse sul banking book Rischio liquidità Altri rischi Tavola 02 - Ambito di applicazione Informativa Qualitativa Denominazione della Banca cui si applicano gli obblighi dell’informativa Illustrazione dell’area di consolidamento rilevante per i fini prudenziali e di bilancio Informativa Quantitativa Tavola 03 - Composizione del patrimonio di vigilanza Informativa Qualitativa Informativa Quantitativa Tavola 04 – Adeguatezza patrimoniale Informativa Qualitativa Informativa Quantitativa Tavola 05 – Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Informativa Qualitativa Definizioni di crediti “scaduti” e “deteriorati” utilizzate ai fini contabili Descrizione delle metodologie adottate per determinare le rettifiche di valore Informativa Quantitativa Tavola 06 – Rischio di credito: Informativa sui portafogli assoggettati al metodo standardizzato e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti di capitale nell’ambito dei metodi IRB Informativa Qualitativa Informativa Quantitativa Tavola 07 – Rischio di credito: informativa sui portafogli cui si applicano gli approcci IRB Tavola 08 – Tecniche di Attenuazione del Rischio Informativa Qualitativa Informativa Quantitativa Tavola 09 – Rischio di controparte Informativa Qualitativa Informativa Quantitativa Tavola 10 – Operazioni di cartolarizzazione Informativa Qualitativa Informativa Quantitativa Tavola 11 – Rischi di mercato: informazioni per le banche che utilizzano il metodo dei modelli interni per il rischio di posizione, per il rischio di cambio e per il rischio di posizione in merci (IMA) Tavola 12 – Rischio operativo Informativa Qualitativa Tavola 13 – Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa Qualitativa Informativa Quantitativa Tavola 14 – Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa Qualitativa Informativa Quantitativa Dichiarazione del Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari Informativa al pubblico al 31/12/2009 03 05 05 05 07 09 09 13 16 17 20 21 23 23 23 23 25 27 27 28 30 30 31 32 32 32 33 34 45 45 47 48 49 49 51 52 52 54 55 55 62 66 67 67 69 69 76 77 77 79 80 2 Introduzione Al fine di rafforzare la disciplina di mercato, la Banca d’Italia, con circolare 263 del 27 dicembre 2006 “Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le Banche”, che ha recepito gli ordinamenti di convergenza internazionale della misurazione del capitale e dei coefficienti patrimoniali (direttive UE N. 2006/48 e 2006/49 e il Nuovo Accordo di Basilea sul Capitale), ha introdotto obblighi di pubblicazione di informazioni riguardanti l’adeguatezza patrimoniale, l’esposizione ai rischi e le caratteristiche generali dei sistemi preposti all’identificazione, alla misurazione e alla gestione di tali rischi (Titolo IV - Informativa al pubblico – Terzo Pilastro di Basilea2). Detta informativa, integrando i requisiti patrimoniali minimi (primo pilastro) e il processo di controllo prudenziale (secondo pilastro), consente agli operatori di disporre di informazioni fondamentali su patrimonio di vigilanza, esposizione e processi di valutazione dei rischi e, di conseguenza, sull’adeguatezza patrimoniale degli intermediari. Le informazioni pubblicate nel presente documento, nel rispetto di tale disposto normativo, hanno carattere sia qualitativo che quantitativo, sono rese su base consolidata e sono classificate in tavole così come previsto nell’Allegato A del Titolo IV Capitolo 1 Sezione II della menzionata circolare n. 263 della Banca d’Italia. Per completezza si specifica altresì che le informazioni relative al patrimonio di vigilanza ed agli assorbimenti patrimoniali sono pubblicate nella parte F della nota integrativa del bilancio consolidato. Inoltre, ulteriori informazioni relative ai vari tipi di rischi a cui il Gruppo è esposto sono riportate nella parte E della nota integrativa del bilancio consolidato. Tutti gli importi, se non diversamente indicato, sono espressi in migliaia di euro. La normativa di riferimento per la predisposizione dell’informativa “Terzo Pilastro di Basilea 2” prevede che gli enti creditizi adottino presidi organizzativi idonei a garantire la conformità degli adempimenti informativi rispetto alla relativa disciplina prudenziale e che le soluzioni adottate siano inquadrate nell’ambito del sistema dei controlli interni. In tale contesto il Gruppo Banca delle Marche prevede che il documento di informativa al pubblico, redatto dalle competenti funzioni aziendali, sia valutato e validato dal Comitato Presidio Rischi sia con riferimento alla qualità delle informazioni ed al rispetto dei requisiti minimi di informativa e viene sottoposto alla verifica del Collegio Sindacale per quanto riguarda l’adeguatezza delle procedure adottate. Il Consiglio di Amministrazione a sua volta è chiamato a valutare l’adeguatezza qualitativa delle informazioni riassunte per la rappresentazione ai terzi dell’adeguatezza patrimoniale, dell’esposizione ai rischi e delle caratteristiche generali dei sistemi preposti all’identificazione, alla misurazione e alla gestione dei rischi stessi ed è organo deputato all’approvazione del documento “informativa al pubblico”. Il documento è inoltre soggetto ai controlli e Informativa al pubblico al 31/12/2009 3 all’attestazione del Dirigente Preposto alla Redazione dei Documenti Contabili Societari ai sensi dell’art. 154 bis del TUF. Il Gruppo Banca delle Marche pubblica questa informativa al pubblico (Pillar 3), e i successivi aggiornamenti, sul proprio sito internet www.bancamarche.it, nella sezione dedicata al Bilancio e Informativa al Pubblico. Informativa al pubblico al 31/12/2009 4 Tavola 1. Requisito informativo generale Informativa Qualitativa La disciplina prudenziale, contenuta nella circolare Banca d’Italia n. 263/2006, impone agli intermediari l’adozione di nuove metodologie di gestione e controllo dei rischi, e li incentiva a dotarsi di una strategia e di un processo di controllo strutturato della propria adeguatezza patrimoniale. Agli investimenti in tecnologia e risorse per il miglioramento delle prassi gestionali fanno riscontro benefici connessi a tecniche più accurate di misurazione dei rischi e nella gestione attiva ed integrata dei medesimi. Tali aspetti si traducono in vantaggi potenziali, in termini di maggiore efficienza e di stimolo alla competitività, anche a favore degli altri soggetti esterni (clientela, investitori, risparmiatori ecc.). I rischi a cui il Gruppo Banca delle Marche è potenzialmente esposto hanno richiesto la predisposizione ed attivazione di metodologie e strumenti orientati a gestirli e necessari a misurare il capitale appropriato per fronteggiarli, avvalendosi di idonei strumenti e tecniche di mitigazione e traslazione. Viene, pertanto, attribuita forte enfasi alla gestione e al controllo dei rischi, presupposto indispensabile per garantire un’adeguata creazione di valore, mantenendo la solidità finanziaria del Gruppo medesimo. In tal senso, assumono rilievo i presidi organizzativi e di controllo a fronte delle singole tipologie di rischio che, inserendosi nel sistema organizzativo e dei controlli interni, ne assicurano una gestione efficace, efficiente e corretta. Il complesso delle regole interne, procedure operative e strutture di controllo opera in maniera integrata a diversi livelli, allo scopo di assicurare l’efficienza dei processi operativi, tutelare il patrimonio aziendale, minimizzare le perdite inattese, garantire l’affidabilità del Gruppo e il corretto svolgimento dell’attività, nel rispetto della normativa interna ed esterna. Struttura e organizzazione della funzione di gestione dei rischi La Capogruppo, nel gennaio 2008, ha istituito la Funzione di Gestione del Rischio, che esercita la funzione di controllo ai sensi del regolamento congiunto Banca d’Italia / Consob in materia di organizzazione degli intermediari e delle disposizioni prudenziali di Vigilanza della Banca d’Italia, assegnandone la responsabilità alla Direzione Centrale Pianificazione e Controllo Rischi per tutto il Gruppo Banca delle Marche. La Direzione applica e mantiene le politiche e le procedure del sistema di gestione dei rischi, presiedendo al funzionamento del sistema e verificandone il rispetto. Assicura la valutazione del capitale assorbito e della relativa adeguatezza e verifica l’efficacia delle misure prese per rimediare alle carenze riscontrate, presentando agli Organi Aziendali relazioni sull’attività svolta e fornendo loro consulenza in materia di gestione del rischio. Informativa al pubblico al 31/12/2009 5 Nell’ambito della Direzione Centrale Pianificazione e Controllo Rischi, vengono attuati gli orientamenti strategici attraverso la formulazione del Piano strategico, dei Budget annuali, della Policy sul credito, realizzando l’allocazione del capitale per Banca e Gruppo in maniera consona ai fabbisogni rivenienti dal Piano strategico medesimo. La definizione ed attuazione delle politiche di risk management rispondono al fine della gestione e contenimento del rischio assunto dal Gruppo, per il raggiungimento delle finalità strategiche. Nella Direzione Centrale Pianificazione e Controllo Rischi sono presenti funzioni di indirizzo e di misurazione della performance a diversi livelli (rete, cliente, prodotto, processi) che fanno capo al Servizio Pianificazione e Controllo di gestione, e funzioni di presidio dei rischi con l’obiettivo di contenimento e gestione dei rischi declinati, realizzati nell’ambito dell’Area Capital Management. Quest’ultima è suddivisa in due servizi – Alm e Risk Management, Politiche del Credito – che sovrintendono, ciascuno per la propria competenza, ai sistemi di gestione del rischio. Le suddette attività di gestione dei rischi vengono riportate e discusse nella riunione mensile del Comitato Presidio Rischi, organo collegiale avente potere deliberativo, consultivo e informativo, costituito allo scopo di assicurare il presidio e la gestione integrata dei rischi e la salvaguardia del valore aziendale. Il Comitato Presidio Rischi ha la funzione di attuare le linee guida derivanti dalle decisioni assunte dal Consiglio di Amministrazione in tema di gestione e controllo dei rischi, assicurando l’indirizzo e il coordinamento delle principali azioni, nel rispetto delle indicazioni delle Autorità di Vigilanza. In tale ambito verifica la coerenza dei requisiti patrimoniali e dell’impatto del rischio con le politiche di gestione del patrimonio, accertando che l‘esposizione complessiva ai rischi rientri nei limiti regolamentari e altresì che l’evoluzione del profilo rischio/rendimento sia coerente con le linee strategiche definite dal Consiglio di Amministrazione. Inoltre esamina la valutazione sull’adeguatezza attuale e prospettica del capitale economico e regolamentare del Gruppo (Internal Capital Adequacy Assessment Process, ICAAP). Il Comitato Presidio Rischi, per i rischi diversi dai rischi di mercato e di controparte, rischi di tasso di interesse su portafoglio bancario, rischi di liquidità e rischi derivanti da cartolarizzazione, le cui attività sono conferite al Comitato ALM, valuta e approva le metodologie, le procedure e il reporting verso l’Alta Direzione; inoltre, valida le policy per l’approvazione del Consiglio di Amministrazione. Il Gruppo, nella gestione dei rischi, utilizza “modelli di funzionamento” definiti in specifiche policy approvate dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo e delle società controllate, articolati in strutture e processi operativi, sistemi gestionali, metodi di lavoro e flussi informativi, reportistica periodica volta a misurare i fattori di rischio secondo un processo continuativo. Informativa al pubblico al 31/12/2009 6 Tale approccio è conforme alla Circolare della Banca d’Italia n. 263/2006, che ha imposto ad ogni intermediario di introdurre sistemi di gestione del rischio e di sviluppare il processo ICAAP. Tale sistema di analisi aziendale è volto a sistematizzare tutti gli elementi ed i fattori importanti per il buon governo dei rischi aziendali, ai fini della prudente e sana gestione, nel rispetto del principio di proporzionalità, legata alla dimensione e alla complessità delle banche. Le attività svolte nel continuo a presidio della gestione del rischio del Gruppo trovano la loro sintesi nel processo ICAAP di valutazione dell’adeguatezza patrimoniale tra il patrimonio assorbito dai rischi (capitale interno) e i mezzi patrimoniali (capitale) individuati per la sua copertura. Attraverso l’ICAAP il Gruppo compie l’autonoma valutazione della propria adeguatezza patrimoniale, tenendo conto del livello dei rischi, della struttura di governo e di controllo, del sistema di gestione dei rischi, degli obiettivi strategici e delle variabili di contesto. In tale ambito la funzione di gestione dei rischi assicura lo sviluppo e l’aggiornamento delle metodologie e degli strumenti connessi all’identificazione, valutazione e controllo dei rischi aziendali e di Gruppo, promuovendo la cultura del rischio a livello aziendale e, in particolare, ha il compito di: • garantire la formulazione della Policy dei singoli rischi; • individuare le metodologie e gli strumenti finalizzati all’identificazione, misurazione, valutazione, controllo, gestione e attenuazione dei rischi rilevanti sottoponendoli all’approvazione dei Comitati di presidio dei Rischi; • assicurare la coerenza tra le strategie espresse dal Consiglio di Amministrazione e i limiti previsti dalla normativa aziendale per l’assunzione dei singoli rischi; • predisporre adeguata informativa per il Collegio Sindacale e per le altre funzioni di controllo; • fornire assistenza e supporto alle Strutture coinvolte nel processo ICAAP, in particolare nella gestione delle azioni correttive; • curare il processo di reporting per i Comitati di presidio dei rischi per le materie di loro specifica competenza; • valutare la copertura di eventuali oscillazioni derivanti da rischi assunti, proponendo, nel caso, operazioni di capital management da sottoporre all’approvazione del Consiglio di Amministrazione. Sistema dei controlli interni Il sistema dei controlli interni, costituito dalle regole, procedure e strutture organizzative, è finalizzato, tramite la misurazione, gestione e monitoraggio dei rischi, ad una conduzione dell’impresa sana, corretta e coerente con gli obiettivi strategici prefissati. Informativa al pubblico al 31/12/2009 7 Il sistema dei controlli interni, tipicamente articolato su tre livelli, è la struttura su cui si basa l’attività che un efficace sistema di governo societario attribuisce all’organo di controllo. Controllo e governo societario concorrono al buon funzionamento dell’impresa, nel rispetto degli obiettivi di sana e prudente gestione, onde perseguire una duratura creazione di valore, aumentare la fiducia degli investitori e assicurare la stabilità e la redditività di lungo periodo. Il governo societario di Banca Marche e delle società del Gruppo è fondato sul modello di amministrazione e controllo tradizionale, con la corretta individuazione e separazione delle funzioni di: • supervisione strategica, che determina indirizzi e obiettivi aziendali strategici e verifica la loro attuazione; • gestione dell’operatività aziendale, volta a realizzare gli obiettivi strategici; • controllo della regolarità dell’attività di amministrazione e dell’adeguatezza degli assetti organizzativi e contabili. Il sistema dei controlli coinvolge, con diversi ruoli, gli Organi societari e l’organizzazione aziendale e di Gruppo. In tale ambito, la funzione di Audit del Gruppo assicura, in linea con gli indirizzi formulati dalla Capogruppo, il processo di revisione interna del sistema di gestione dei rischi, al fine di garantire che il Gruppo sia dotato, nel continuo, di una governance dei rischi adeguata e coerente con i propri obiettivi strategici e con le risk policy in vigore. Inoltre, effettua un’attività di revisione sull’adeguatezza e sulla rispondenza del processo di determinazione dell’ICAAP rispetto ai requisiti stabiliti dalla normativa, individuando le aree di miglioramento e verificandone, nel tempo, l’attivazione e l’impatto degli interventi attuati. La funzione di Compliance, istituita in seno alla Capogruppo, ha il compito di verificare che la normativa e le procedure interne siano coerenti con l’evoluzione delle norme esterne. Inoltre, ha la responsabilità di relazionare agli Organi Aziendali sui rischi di compliance in una visione sistemica e di individuare, ove opportuno, idonee soluzioni per l’attenuazione/eliminazione di tale classe di rischi, condividendole con le altre funzioni facenti parte del sistema dei controlli, ciascuna per i propri ambiti di competenza. La funzione ha il compito di valutare i rischi legali e reputazionali legati alla non conformità alla normativa esterna (ad es. Vigilanza) o di autoregolamentazione ( statuti, codici di condotta, codici di autodisciplina). A seguito della scelta dell’Italia quale “Stato Membro di Origine”, Banca Marche ha istituito il Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari ai sensi dell’art. 154-bis del TUF. La normativa prevede che egli disponga di adeguati poteri e mezzi per l’esercizio dei compiti attribuitigli, tra cui l’accesso libero ad ogni informazione ritenuta rilevante per l’assolvimento dei propri compiti, sia all’interno della società che all’interno delle società del gruppo, la partecipazione ad audiendum alle riunioni del Consiglio di Amministrazione in cui è discusso e approvato il progetto di bilancio e ogni Informativa al pubblico al 31/12/2009 8 altro argomento di particolare rilevanza in ambito amministrativo-contabile che rientri nell’esercizio della propria funzione, la facoltà di dialogare con ogni organo amministrativo e di controllo, la facoltà di approvare le procedure aziendali, quando esse hanno impatto sul bilancio, bilancio consolidato, relazione semestrale, o sui documenti soggetti ad attestazione; la partecipazione al disegno dei sistemi informativi che hanno impatto sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria. Obiettivi e politiche di gestione dei rischi RISCHIO DI CREDITO Il rischio di credito è il rischio che, nell'ambito di un'operazione creditizia, il debitore non assolva, anche solo in parte, agli obblighi di rimborso del capitale e di pagamento degli interessi. L’attività creditizia costituisce la principale attività esercitata dalla Capogruppo Banca Marche e dalle controllate Carilo e Medioleasing. La politica del credito del Gruppo Banca Marche, anche nel corso del 2009, si distingue per la particolare attenzione rivolta al sostegno finanziario dei territori d’insediamento, nei quali si propone nella propria veste di leader del mercato, e nella propria strategia di ampliamento delle quote di mercato in zone di espansione prevalentemente al di fuori della regione Marche. Pur in presenza del difficile momento congiunturale, il sostegno all’economia locale si è ulteriormente concretizzato nello sviluppo e nel mantenimento di relazioni privilegiate con la piccola e media impresa, anche ottimizzando e valorizzando le relazioni con il canale dei “confidi” che fornisce un adeguato supporto dell’attività di finanziamento, nonché con i liberi professionisti e, in particolare, con il segmento delle famiglie. Il comparto delle famiglie, inoltre, si caratterizza da specifiche attività finalizzate al rilancio del credito al consumo e all’offerta di mutui casa strutturata con modalità maggiormente flessibili rispetto al passato. Le Banche del Gruppo, inoltre, hanno aderito alla proposta ABI di “sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese”. L’esigenza di perseguire i propri obiettivi strategici in ambito creditizio, ha portato all’approvazione, da parte dei Consigli di Amministrazione delle Banche del Gruppo, di un documento di definizione delle linee guida di politica creditizia del Gruppo (c.d. Loan Policy) che assicura l’adozione e l’utilizzo di principi creditizi, norme e processi per l’erogazione del credito e il suo monitoraggio al fine di permettere una più consapevole ed efficiente allocazione del capitale economico e regolamentare a disposizione del Gruppo Bancario. Le strategie e le politiche creditizie sono state indirizzate alla diversificazione del portafoglio con l’obiettivo di limitare la concentrazione delle esposizioni su singole controparti o gruppi e su specifici settori di attività; ciò nell’ambito di un’efficiente selezione della clientela affidata sulla quale procedere a un’accurata analisi del merito creditizio. A tal proposito la policy Informativa al pubblico al 31/12/2009 9 creditizia si è arricchita di uno specifico regolamento per la verifica delle situazioni di concentrazione sulla propria clientela, sui settori di attività economica agiti nonché sui possibili rischi di concentrazione in ambiti geografici. L’obiettivo primario, quindi, permane il mantenimento dell’elevata qualità del portafoglio impieghi, perseguito con il completamento di specifiche procedure informatiche finalizzate all’integrazione dei sistemi di valutazione del merito di credito basati su modelli di rating interno (cfr. Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche – Basilea2 - circolare Banca d’Italia n. 263 del 27/12/2006) e con strumenti di mitigazione del rischio nell’ambito dei processi di erogazione e monitoraggio del credito. Per quanto riguarda il sistema di rating interno, è già disponibile per la clientela imprese e famiglie della Capogruppo e della CARILO il modello di rating andamentale di controparte (PD), attribuito in funzione dell’analisi del bilancio, del profilo andamentale e dei dati andamentali esterni. Lo sviluppo della modellistica ha riguardato anche la valutazione delle operazioni in prima accettazione il cui motore di calcolo, già presente e in fase di revisione sul segmento Retail, è in corso di test per l’attivazione, presso la Capogruppo, all’interno della procedura di concessione affidamenti (PEF) per gli altri segmenti di clientela. I modelli di rating uniscono alla componente statistica del modello il giudizio di esperti del settore del credito mediante un processo strutturato denominato “override”, attraverso un applicativo, già disponibile nella Capogruppo e presto esteso alle società controllate, che consente lo svolgimento, in maniera strutturata, di tutte le fasi per la richiesta e l’eventuale modifica del giudizio finale. Il modello statistico sulla perdita in caso di insolvenza (LGD – Loss Given Default), per la cui stima la capogruppo dispone di una dettagliata e profonda base dati sulle sofferenze estinte arricchita con informazioni reperite sui supporti cartacei, è già stato sviluppato internamente secondo le specifiche regolamentari in modo da tenere in conto tutti i costi rilevanti, diretti e indiretti, collegati al recupero del credito e l’effetto di attualizzazione dei flussi. La Capogruppo ha già avviato le attività per il suo utilizzo distribuito, già nelle fasi di istruttoria, degli affidamenti e per la modulazione dei prezzi (pricing risk-adjusted). Le evidenze sui tassi di rientro in bonis per le diverse categorie di default consentono di completare la stima del tasso di recupero osservato sulle sole esposizioni trasferite a sofferenza (c.d. cure rate). A seguire saranno formalizzate le azioni per la distribuzione della modellistica a tutte le società del Gruppo. Riguardo all’esposizione in caso di insolvenza (EAD – Exposure At Default), il Gruppo sta avviando una specifica attività di analisi per la generazione del modello di stima. Il Sistema Interno di Rating è oggetto di rigorosi processi di convalida (intesi come insieme formalizzato di attività, strumenti e procedure per stabilire l’accuratezza delle stime delle componenti di rischio) e sta Informativa al pubblico al 31/12/2009 10 progressivamente influenzando le fasi gestionali di determinazione del pricing, della concessione e rinnovo degli affidamenti e di misurazione dei rischi associati. L’indicazione del livello di rating delle controparti “rated” è presente, da tempo, nelle principali procedure operative delle Banche del Gruppo. La visione integrata nel Gruppo Bancario è garantita da una procedura informatica per la gestione dell’anagrafe di gruppo e di una mappa dei gruppi economici e finanziari della clientela (sempre a livello consolidato) con la quale è possibile visionare e governare tutte le informazioni della clientela, presupposto indispensabile per le attività di costruzione del sistema interno di rating e per le nuove segnalazioni di vigilanza. Nell’ambito delle attività di monitoraggio andamentale, in unione alle indicazioni fornite dal Sistema Interno di Rating, la Capogruppo ha provveduto all’adeguamento dei dati che determinano il punteggio PUARC (Punteggio Unico Aziendale Rischio Cliente). Il menzionato punteggio viene attribuito alle singole posizioni affidate al fine di valutare i comportamenti operativi della clientela, rendendo più efficiente ed efficace il sistema dei controlli, monitorando l’andamento delle posizioni medesime al fine di intervenire tempestivamente a tutela delle ragioni di credito del Gruppo. La procedura “S.G.R. - Sistema gestione del rischio” monitora le posizioni affidate mettendo a disposizione degli organi decisionali una “scrivania elettronica” tramite la quale intervenire in tempi rapidi nei casi di insorgenza di anomalie. Si sostanzia, pertanto, nel costante monitoraggio del portafoglio crediti a qualsiasi livello gerarchico. Il modulo “SGS – Sistema gestione sofferenze”, integrato con il precedente SGR, consente la gestione e la contabilizzazione dei rapporti trasferiti a sofferenza. La procedura, inoltre, contiene le informazioni necessarie alla stima della perdita in caso di insolvenza (LGD). Le attività di controllo andamentale delle posizioni affidate includono la rilevazione automatica delle posizioni che presentano pagamenti in ritardo o scaduti (past-due), iscrizioni pregiudizievoli (ipoteche giudiziali e legali), quella di protesti e fallimenti e dei flussi di ritorno ricevuti dalla Centrale dei Rischi, la rappresentazione della clientela interessata da “sofferenza allargata”. Le fasi di istruttoria e di concessione sono supportate dalla procedura PEF - pratica di fido elettronica - che consente la gestione di tutta la fase di istruttoria che incorpora la componente di valutazione qualitativa necessaria a completare il processo di attribuzione del rating di controparte. La PEF automatizza alcune fasi gestionali di fondamentale importanza nel processo di concessione del credito quale la determinazione dello scoring di prima accettazione, razionalizzando ed omogeneizzando quello già in uso da tempo per il segmento Retail (privati/famiglie). L’adozione delle procedure “Anagrafe di gruppo” e “Mappa dei gruppi economici e finanziari di gruppo”, permettono la gestione aggregata a livello di Gruppo Bancario della composizione ed esposizione delle controparti e dei gruppi economici dei clienti comuni, supportando e ottimizzando le fasi di attività di gestione del rischio. Informativa al pubblico al 31/12/2009 11 La Vice Direzione Generale Mercato della Capogruppo effettua la propria attività deliberativa e di presidio del rischio di credito, nonché di indirizzo dando disposizioni operative a livello di Gruppo Bancario. Rilevante è l’attività di verifica del trend congiunturale svolto periodicamente mediante uno studio monografico sull’andamento dei settori merceologici di maggiore importanza tra quelli presenti sul territorio in cui opera il Gruppo Bancario. Inoltre, in attuazione alle disposizioni contenute nel Regolamento di Gruppo, la Vice Direzione Generale Mercato della Capogruppo formula pareri preventivi di coerenza alle politiche imprenditoriali di Gruppo relativamente alla concessione, da parte delle altre Aziende appartenenti al Gruppo Banca Marche, di finanziamenti di importo rilevante. Sono svolte attività di verifica sulle posizioni in comune con le controllate affinché il censimento/classificazione sia il più possibile omogeneo e al fine di tutelare al meglio le ragioni di credito del Gruppo Bancario. La mitigazione del rischio di credito è un tema fondamentale nella definizione delle politiche creditizie del Gruppo Bancario che, prescindendo dalle metodologie adottate per la determinazione del merito creditizio, continua a essere indirizzata verso l’accrescimento delle capacità professionali delle risorse impiegate nel processo di concessione ed erogazione del credito, con investimenti effettuati e programmati in formazione. Permane, comunque, fondamentale l’importanza riguardo all’analisi e l’individuazione della capacità del richiedente di generare autonome risorse finanziarie. Con il Nuovo Accordo di Basilea, inoltre, si è avuto un ampliamento delle tecniche di attenuazione del rischio di credito riconosciute ai fini del calcolo dell’assorbimento patrimoniale purché assistito da precisi requisiti organizzativi, economici e legali. Allo scopo la Capogruppo dispone di un apposito applicativo di Gestione Amministrativa delle Garanzie (GAG) per assicurare la conformità della garanzia alle indicazioni normative (verifica della “certezza giuridica”, della validità, efficacia e opponibilità ai terzi). Essa gestisce le caratteristiche peculiari di ogni tipo di garanzia, in particolare raccoglie in forma strutturata le informazioni riguardanti gli immobili in garanzia e utilizzabili ai fini della rivalutazione periodica prevista dalla normativa. Evidenzia, inoltre, il valore di mercato dei pegni su titoli. A livello di strategie operative, per le controparti del segmento delle imprese, al fine di frazionare il rischio “settore/cliente”, il Gruppo Bancario ha dato alla propria rete commerciale indirizzi di sostegno finanziario per iniziative specifiche frazionate e, per quanto riguarda il settore edile, con unità immobiliari commercialmente appetibili. Le iniziative di finanziamento, normalmente, devono essere sostenute anche dagli imprenditori con la giusta immissione di mezzi di rischio. Al fine di limitare la durata delle operazioni a M/T si è disposto, soprattutto per quelle strumentali (opifici ecc.) di ridurre entro i 10 anni (incluso il preammortamento) la durata delle operazioni ipotecarie, o di Informativa al pubblico al 31/12/2009 12 indirizzare la clientela verso forme di sostegno finanziario erogate dal Gruppo Banca Marche attraverso operazioni di leasing erogate dalla società Medioleasing. Particolarmente importanti sono le operazioni assistite da garanzie personali dell’imprenditore e, per le piccole e medie imprese, anche quelle rilasciate dai consorzi di garanzia (Confidi) a favore dei propri associati. Gli affidamenti concessi alla clientela privata (retail) sono costituiti prevalentemente da mutui residenziali destinati all’acquisto dell’abitazione e sono sempre assistiti da garanzia ipotecaria conforme a quanto previsto dalla normativa sul credito fondiario (Loan to Value pari o inferiore all’80%). RISCHIO DI MERCATO Il rischio di mercato è il rischio generato dall’operatività sui mercati riguardanti gli strumenti finanziari, le valute e le merci ed agisce soprattutto sul portafoglio di negoziazione. Il processo di gestione dei rischi di mercato nel Gruppo Banca delle Marche è volto a valutare e gestire tutte le posizioni esposte ai fattori di rischio rilevanti per gli investimenti finanziari: • rischio di posizione sul portafoglio di negoziazione a fini di Vigilanza, che si compone di: a. rischio generico su titoli di debito, di capitale e relativi derivati, legato alla volatilità dei fattori di rischio tipici dei mercati in cui ogni portafoglio opera ed alla sensitivity degli strumenti in portafoglio rispetto ai fattori stessi; b. rischio specifico su titoli di debito e di capitale e relativi derivati, legato alla natura dell’emittente dei titoli di debito e di capitale che compongono i portafogli: per le obbligazioni è legato al rischio di default dell’emittente, per le azioni è il rischio non diversificabile; c. rischio di posizione su quote di O.I.C.R.; • rischio di regolamento: il rischio connesso con la mancata consegna alla scadenza del contratto dei titoli o degli importi di denaro dovuti dalla controparte per operazioni relative al portafoglio di negoziazione di vigilanza; • rischio di cambio, riferito all’intero bilancio, rappresentativo del rischio di subire perdite per effetto di avverse variazioni dei corsi delle divise estere. Le società del Gruppo che effettuano operazioni rientranti nell’ambito del portafoglio di negoziazione sono Banca Marche e Carilo. Di conseguenza, il rischio di mercato è in capo a tali società del Gruppo. Al fine di ottenere una maggiore completezza conoscitiva dei rischi di mercato di tutto il portafoglio finanziario, la Banca ha deciso di estendere il controllo gestionale dei predetti rischi anche al portafoglio bancario delle Banche del Gruppo (Banking Book). Il portafoglio finanziario è stato articolato in una struttura ad albero, costituita da Portafogli Elementari e Portafogli Aggregati. La finalità di tale Informativa al pubblico al 31/12/2009 13 articolazione è quella di delineare centri di profitto specifici, atti a trattare classi di strumenti finanziari omogenei per tipologia di rischi da essi rivenienti, per mercati di riferimento o per finalità operativa. La definizione dell’operatività caratteristica di ogni portafoglio, corrispondente all’individuazione dello specifico ruolo strategico assegnato ad ognuno di essi, consente, inoltre, di riferire agli stessi la misurazione e la valutazione del profilo di rischio-rendimento nell’ambito della policy definita. Il modello di governance definito a presidio del processo di controllo del rischio di mercato del Gruppo si fonda sui seguenti principi: • separazione tra i processi di assunzione ed i processi di controllo del rischio di mercato; • sviluppo dei processi di controllo e gestione del rischio di mercato, coerentemente con la struttura gerarchica del Gruppo e mediante un processo di deleghe; • chiarezza delle responsabilità degli organi e delle funzioni aziendali e adeguatezza dei flussi informativi; • conformità dei processi di gestione e monitoraggio del rischio con le indicazioni della vigilanza prudenziale. Il processo di gestione del rischio si articola in quattro sotto-processi: a) Definizione / revisione modello. La metodologia relativa al rischio di mercato, sia in fase di prima applicazione sia in fase di eventuali aggiornamenti, viene validata dal Comitato ALM ed approvata dal Consiglio di Amministrazione. Il modello definito ed approvato è comunicato alle funzioni competenti responsabili della relativa implementazione. b) Limiti e soglie di sorveglianza. Il sistema dei controlli interni prevede che per ogni tipologia di portafoglio siano fissati limiti e soglie di sorveglianza in termini di: • posizione nominale; • rischio; • loss warning level. Il livello di capitale assorbito assegnato dal Consiglio di Amministrazione (limite di rischio) indica quanta parte del patrimonio viene allocata al portafoglio complessivo per lo svolgimento dell’operatività sui mercati finanziari e costituisce un indicatore della massima perdita potenziale del valore del portafoglio, entro un certo intervallo di confidenza e in un determinato orizzonte temporale, a fronte di variazioni avverse di una serie di fattori di mercato (tassi di interesse, tassi di cambio, corsi dei titoli azionari, volatilità, ...) c) Monitoraggio rischi e reporting. Lungo la catena dei poteri delegati o sub-delegati, nel caso in cui risulti dalle posizioni rilevate giornalmente il superamento dei limiti operativi prefissati, la posizione deve essere sottoposta alla valutazione del soggetto gerarchicamente superiore, il quale lo approva per iscritto, Informativa al pubblico al 31/12/2009 14 tenuto conto della stabilità degli obiettivi aziendali. Sia in caso di approvazione sia in caso contrario, lo stesso darà indicazioni per la gestione dello sconfinamento e le eventuali azioni correttive. Il processo è curato dal Servizio ALM e Risk Management, che è responsabile del reporting giornaliero e della conservazione di tutta la documentazione. Inoltre, mensilmente il Servizio ALM e Risk Management predispone la reportistica periodica da indirizzare al Comitato ALM, contenente l’andamento dei rischi e della correlata performance. L’insieme del set informativo fornito al Comitato Alm permette di individuare eventuali azioni di mitigazione dei rischi attraverso la ridefinizione degli indirizzi o di appropriate politiche di copertura. d) Analisi impatti nuove tipologie di strumenti finanziari. Tale sottoprocesso è attivato in caso di acquisizione di nuove tipologie di strumenti finanziari, per le quali è previsto che il Servizio ALM e Risk Management effettui una valutazione di impatto sul profilo di rischio di mercato ed un’analisi sull’eventuale necessità di implementazione di modellistica aggiuntiva. I risultati di tale analisi sono riferiti al Comitato ALM per l’approvazione dell’operazione. Per il calcolo delle configurazioni di rischio e per la valutazione dei limiti il Gruppo ha utilizzato fino al 30 giugno 2009 la modellistica standard di Vigilanza, i cui algoritmi sono stati riprodotti con strumenti informatici e utilizzati per le elaborazioni giornaliere gestionali. A partire da luglio 2009, la Capogruppo ha sostituito tale modellistica introducendo un modello di Value at Risk (VaR) di tipo parametrico, con approccio delta-normal, per il calcolo del rischio generico sui titoli di debito e dei rischi generico e specifico sui titoli di capitale e sulle quote di O.I.C.R.. Il calcolo del VaR è basato su un orizzonte temporale di 10 giorni lavorativi, un intervallo di confidenza del 99% ed una profondità delle serie storiche per le volatilità e le correlazioni pari a 150 giorni lavorativi. In conseguenza dell’introduzione delle nuove modalità di calcolo dei rischi di mercato, a luglio 2009 il Consiglio di amministrazione ha aggiornato la Market Risk Policy, modificando coerentemente i limiti e le soglie di attenzione sui portafogli. Tale policy era stata introdotta nell’ottobre 2008 al fine di rafforzare il presidio in termini di valutazione e di elaborazione dei rischi dei nuovi strumenti finanziari, mediante una stringente definizione del processo di operatività in nuove tipologie di strumenti finanziari e con la progressiva evoluzione dei modelli di calcolo dei rischi di mercato, con approcci sempre più sofisticati. La Capogruppo prevede, infatti, di evolvere ulterioremente la modellistica VaR, introducendo un approccio di simulazione storica nel primo semestre del 2010. Nell’ambito del citato aggiornamento alla Policy, sono state ridefinite alcune regole relative agli strumenti finanziari ammessi nei portafogli e Informativa al pubblico al 31/12/2009 15 all’holding period delle posizioni di trading, che deve essere coerente all’orizzonte temporale utilizzato per il calcolo del VaR. La policy è stata applicata senza apportare modifiche nell’assetto del governo dei rischi. Inoltre, la Capogruppo ha adottato un approccio di rischio incrementale per effettuare prove di stress, basandosi sull’ipotesi di effetti distorsivi causati da possibili crisi nei mercati finanziari. In particolare, si è ipotizzato un aumento significativo della volatilità dei singoli fattori di rischio ed una contemporanea diminuzione delle loro correlazioni (e che, quindi, il portafoglio non possa beneficiare appieno degli effetti di mitigazione del rischio derivanti, in situazione di normalità, dalla diversificazione delle attività). RISCHIO OPERATIVO Il rischio operativo è il rischio di subire perdite derivanti dall’inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni. Nel rischio operativo è compreso il rischio legale, mentre non sono inclusi quelli strategici e di reputazione. Tale rischio va riferito all’intera attività bancaria e finanziaria delle società del Gruppo. Il Gruppo Banca delle Marche ha definito il quadro complessivo per la gestione dei rischi operativi assegnando specifici ruoli e responsabilità, emanando apposita normativa interna e definendo processi organizzativi per la valutazione e misurazione, gestione, controllo e mitigazione. Al Consiglio di Amministrazione della Capogruppo sono attribuite funzioni relative alle scelte strategiche e di indirizzo sul governo dei rischi operativi, mentre al Collegio Sindacale è assegnato il compito di vigilare sull’adeguatezza e sulla rispondenza del sistema di gestione e controllo. Il Comitato Presidio Rischi è il principale referente per le attività di analisi, misurazione, monitoraggio e mitigazione dei rischi operativi. Tale organo ha il compito di attuare le linee guida derivanti dalle decisioni assunte dal Consiglio di Amministrazione in tema di gestione e controllo di tali rischi, assicurando il coordinamento e l’indirizzo delle principali azioni. La responsabilità delle attività relative al sistema di gestione dei rischi operativi è assegnata alla funzione responsabile della gestione dei Rischi a livello accentrato per tutte le società del Gruppo. La funzione di ORM (Operational Risk Management – nucleo specialistico della funzione di gestione dei rischi) è responsabile della definizione, implementazione e manutenzione del modello di misurazione e controllo nonché dell’attuazione del framework metodologico ed organizzativo complessivo; inoltre è responsabile della misurazione del profilo di rischio, del reporting verso gli organi di vertice e della verifica dell’efficacia degli interventi di mitigazione. Il modello adottato prevede responsabilità decentrate presso tutte le strutture delle società del Gruppo al fine della raccolta e censimento degli eventi di perdita operativa e della valutazione prospettica dell’analisi di scenario. La responsabilità del riscontro, nella contabilità aziendale, dei dati di perdita raccolti, è assegnata alle funzioni di Contabilità Generale delle singole società del Gruppo; i presidi Informativa al pubblico al 31/12/2009 16 ed i controlli di secondo livello, anche ai fini della validazione dei dati raccolti vengono effettuati dall’unità accentrata di ORM presso la funzione di Risk Management. La Capogruppo e le società del Gruppo si sono dotate, ai fini del metodo adottato per il calcolo dei requisiti patrimoniali (TSA), di adeguati controlli interni e di un efficace sistema di gestione dei rischi operativi, oltre ai meccanismi di governo societario previsti dalle Disposizioni di Vigilanza. In conformità alle prescrizioni regolamentari, il sistema di gestione prevede responsabilità chiaramente assegnate e contempla gli elementi caratterizzanti previsti dalla Vigilanza: • la classificazione delle attività per linee di business; • il sistema di raccolta e conservazione dei dati di perdita (LDC); • la valutazione dell’esposizione ai rischi operativi (RSA); • il sistema di reporting. Il sistema di gestione, i cui requisiti di idoneità sono attestati dagli organi societari, viene certificato dal processo di autovalutazione annuale, eseguito da tutte le società del Gruppo che rientrano nel perimetro TSA, e sottoposto alla verifica periodica da parte della funzione di revisione interna. Il monitoraggio dei rischi operativi è realizzato mediante specifici reporting periodici riguardanti dati interni di perdita, confronto con i dati esterni consortili (ABI-DIPO – Database delle Perdite Operative) e posizionamento a livello di sistema, valutazione prospettica dell’analisi di scenario per i principali ambiti mappati. Sulla base delle informazioni censite vengono attivati gli eventuali interventi ai fini della mitigazione. Il sistema di gestione dei rischi operativi è stato implementato nel corso del 2009, in termini di modello organizzativo, metodologie adottate e processi definiti, al fine di abilitare la Banca ed il Gruppo alla futura adozione dei Metodi Avanzati (AMA) in ottica regolamentare. Il Gruppo Banca delle Marche attua una politica tradizionale di trasferimento del rischio operativo mediante opportune coperture assicurative volte alla mitigazione degli impatti derivanti da eventuali perdite inattese. Inoltre, il Gruppo si è dotato di un piano di continuità operativa che definisce e norma processi, responsabilità e presidi per la gestione di tutte le iniziative finalizzate al contenimento, entro livelli accettabili, dei danni conseguenti ad eventi estremi quali incidenti o catastrofi. RISCHIO TASSO D’INTERESSE SUL BANKING BOOK Il Gruppo Banca Marche, allo scopo di misurare e monitorare il rischio di tasso di interesse, si è dotato di un sistema di Asset & Liability Management (ALM), con il principale obiettivo di favorire una macrogestione integrata e strategica delle poste di bilancio attive e passive e degli strumenti fuori bilancio. Tale gestione è finalizzata, nel breve periodo, al controllo e all’ottimizzazione del risultato economico dell’esercizio e, nel lungo periodo, alla massimizzazione del valore patrimoniale del Gruppo. Informativa al pubblico al 31/12/2009 17 Il Gruppo si avvale di una politica di gestione del rischio tasso (Interest Rate Risk Policy), comprendente un sistema di limiti/soglie di sorveglianza coerente con la natura e la complessità dell’attività svolta, anche in relazione al rischio insito nei nuovi prodotti e tipi di attività. La gestione del rischio di tasso è accentrata presso la Capogruppo, che definisce le linee guida per la gestione integrata dei rischi a livello di Gruppo ed è responsabile della redazione della relativa Policy. I soggetti principalmente coinvolti nel modello di gestione del rischio tasso di interesse sono i seguenti: • la funzione di Risk Management, che assicura il controllo del rischio tasso, definendo il modello di gestione del rischio, sottoponendolo a prove di stress e monitorando il rispetto dei limiti/soglie di sorveglianza; • il Comitato ALM, con ruolo di elaborazione delle politiche di gestione e di controllo del rischio tasso, in coerenza con gli obiettivi di rischiorendimento definiti dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo; • l’Area Finanza della Capogruppo e le funzioni di concessione del credito, che operano sugli strumenti finanziari e sui prodotti del banking book, ciascuna per le proprie competenze, in coerenza con le linee guida definite nella Policy per la gestione del rischio di tasso e nel rispetto dei limiti/soglie di sorveglianza definiti dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo. Le fonti di generazione del rischio di tasso per la Banca sono state individuate nei processi del credito, della raccolta e della finanza per finalità diverse da quelle di negoziazione. L’indicatore di riferimento per il calcolo dell’indicatore di rischio, del livello dei limiti e delle soglie di sorveglianza è misurato in termini di sensitivity di valore economico delle attività e passività in bilancio rispetto a uno shift parallelo della curva dei tassi di ±200 bps, in rapporto al patrimonio di vigilanza. In particolare, è considerata la variazione di valore economico generata dal solo scenario avverso: quindi si utilizza lo scenario di shift verso l’alto oppure quello verso il basso, scegliendo quello che dei due genera una riduzione di valore. Viene inoltre determinato, tramite il modello di reddito, l’impatto sul margine di interesse a seguito di shift verso l’alto e verso il basso della curva dei tassi, in questo caso di ±100 bps. La reportistica relativa alla misurazione del rischio di tasso di interesse viene sottoposta con frequenza mensile al Comitato ALM. Sia per la Capogruppo che per le singole Legal Entities (Carilo e Medioleasing) vengono prodotti degli indicatori di variazione del margine di interesse sul margine complessivo e di variazione del valore economico sul patrimonio di vigilanza in caso di shock paralleli della curva. La reportistica prodotta è corredata da opportuni approfondimenti relativi alle principali poste di bilancio (mutui, prestiti obbligazionari e operazioni fuori bilancio). Il Comitato ALM, nel valutare i risultati delle analisi sul rischio tasso di interesse, approva eventuali azioni correttive mirate all’attenuazione del rischio in oggetto individuando le politiche di copertura ritenute più idonee; ciò Informativa al pubblico al 31/12/2009 18 nell’ottica di immunizzare il portafoglio bancario dalle variazioni di fair value della raccolta e degli impieghi causate dai movimenti della curva dei tassi di interesse. In particolare per le coperture di fair value, le operazioni in essere sono coperture specifiche con cui le Banche del Gruppo riducono il rischio tasso di interesse su strumenti finanziari del passivo (prestiti obbligazionari emessi), negoziando contratti di Interest Rate Swap (IRS) con controparti istituzionali. Per la Controllata Carilo le coperture sono stipulate con la Capogruppo, che provvede a replicare specularmente tali coperture sul mercato. Si elencano di seguito le diverse tipologie di copertura in essere, descrivendo gli strumenti finanziari oggetto delle stesse e la natura dei rischi coperti: • copertura di prestiti obbligazionari a tasso fisso, con l’obiettivo di immunizzare le variazioni di fair value della raccolta obbligazionaria a tasso fisso delle Banche del Gruppo, causate dai movimenti della curva dei tassi di interesse. Tali tipologie di copertura riguardano tassi fissi plain vanilla, zero coupon o step up callable; • copertura di prestiti obbligazionari a tasso variabile con opzione da non scorporare, con l'obiettivo di immunizzare le variazioni di fair value della raccolta obbligazionaria a tasso variabile, causate dall'effetto dei movimenti della curva dei tassi di interesse sulla componente di derivati strettamente connessi agli strumenti ospite. Si tratta di prestiti a tasso variabile con opzione implicita strettamente correlata allo strumento ospite (prevalentemente della tipologia Cap), che pertanto non deve essere scorporata per la contabilizzazione al fair value. Gli strumenti di copertura sono basis swap con opzioni su tassi (Cap); • copertura di prestiti obbligazionari strutturati, con l'obiettivo di immunizzare dai movimenti della curva dei tassi di interesse le variazioni di fair value di quelle obbligazioni strutturate che devono essere separate dai derivati incorporati, per la contabilizzazione di questi ultimi al fair value con variazioni al conto economico. Gli strumenti coperti sono rappresentati dai prestiti obbligazionari strutturati emessi dalle Banche del Gruppo, privati dei derivati che devono essere scorporati, mentre sono designati quali strumenti di copertura le componenti IRS di equity swap (escludendo la parte equity linked). Inoltre, la Capogruppo ha effettuato coperture di cash flow al fine di immunizzare le variazioni dei flussi finanziari futuri dei mutui indicizzati a parametri di mercato, attribuibili a riduzioni dei tassi, in ottica di stabilizzazione del margine di interesse (ottica ALM).L’oggetto coperto è rappresentato dai flussi di interesse dei mutui determinati applicando il parametro di indicizzazione al debito residuo di ogni bucket temporale (o, nel caso di copertura con IRS bullet, all’ammontare di debito che residua alla data di termine della copertura), per i bucket temporali relativi ai periodi su cui la copertura è definita. Informativa al pubblico al 31/12/2009 19 RISCHIO LIQUIDITA’ Il rischio di liquidità si manifesta tipicamente come difficoltà (o impossibilità) a reperire i fondi per far fronte ai propri impegni di pagamento. In questo contesto si distingue tra: • mismatch liquidity risk, ovvero il rischio di liquidità implicito nella struttura stessa delle attività e passività del Gruppo per via della trasformazione delle scadenze operata dagli intermediari finanziari, tale per cui il profilo dei flussi di cassa in uscita non risulta perfettamente compensato dal profilo dei flussi di cassa in entrata (con riferimento sia alle scadenze contrattuali che comportamentali); • contingency liquidity risk, ovvero il rischio che eventi futuri possano richiedere un ammontare di liquidità significativamente superiore a quanto precedentemente pianificato dal Gruppo; in altri termini, è il rischio di non riuscire a far fronte ad impegni di pagamento improvvisi ed inattesi a breve e brevissimo termine. Il rischio di liquidità può essere generato da fattori diversi, sia interni, sia esterni al Gruppo. Per quanto le fonti del rischio possano essere concomitanti e fra loro correlate, per finalità espositive possono essere suddivise a seconda che l’origine del rischio sia riconducibile a: 1. eventi negativi specifici al Gruppo; 2. eventi negativi di sistema; 3. operazioni e prodotti; 4. trend di mercato. Le linee guida di governo del rischio liquidità, di cui il Gruppo Banca delle Marche si è dotato, si basano sui seguenti principi: • separazione tra i processi di gestione della liquidità (Liquidity Management) ed i processi di controllo del rischio di liquidità (Liquidity Risk Controlling); • condivisione delle decisioni e chiarezza delle responsabilità tra organi direttivi, di controllo ed operativi; • conformità dei processi di gestione e monitoraggio del rischio di liquidità con le indicazioni della vigilanza prudenziale; • sviluppo dei processi di gestione e di controllo del rischio di liquidità coerentemente con la struttura gerarchica del Gruppo e mediante un processo di deleghe. Il modello complessivo per la gestione ed il monitoraggio del rischio di liquidità si articola su due ambiti: 1. la gestione della liquidità di breve termine (o liquidità operativa), ovvero la gestione degli eventi che impattano sulla posizione di liquidità del Gruppo nell’orizzonte temporale da 1 giorno fino a 6 mesi, con l’obiettivo primario del mantenimento della capacità del Gruppo di far fronte agli impegni di pagamento ordinari e straordinari, minimizzandone i costi; in tale ambito vengono monitorati gli sbilanci tra fonti in entrata e in uscita, nonché i limiti ed i livelli di sorveglianza; Informativa al pubblico al 31/12/2009 20 2. la gestione della liquidità di medio/lungo termine (liquidità strutturale), ovvero la gestione degli eventi che impattano sulla posizione di liquidità del Gruppo nell’orizzonte temporale oltre i 6 mesi, con l’obiettivo primario del mantenimento di un adeguato rapporto dinamico tra passività ed attività a medio/lungo termine. La Funzione di Risk Management ha la responsabilità del monitoraggio della liquidità nel suo complesso, con riferimento sia alla liquidità di breve termine che strutturale. A tal fine svolge le seguenti attività: • definisce i criteri di rappresentazione dei singoli report; • verifica che i livelli di liquidità siano conformi ai limiti e alle soglie di sorveglianza definite nella Policy aziendale; • produce la reportistica complessiva per gli organi competenti e per il Comitato ALM. In ottica di salvaguardare al meglio il patrimonio del Gruppo nelle fasi iniziali di una crisi di liquidità e garantire il normale corso degli affari anche in condizioni di stress e/o crisi di liquidità prolungate, il Gruppo Banca delle Marche ha predisposto un Contingency Liquidity Plan orientato ad identificare i segnali di pre-allarme sia di tipo endogeno (crisi specifica) che esogeno (crisi sistemica). Gli indicatori di contingency sono rilevati costantemente dalla funzione di ALM e Risk Management. In caso di stress/crisi di liquidità, in considerazione del livello di gravità della stessa, evidenziato dagli indicatori di cui sopra, vengono attivate procedure di monitoraggio e/o comunicazione propedeutiche all’attivazione delle funzioni aziendali responsabili della gestione e del monitoraggio della liquidità. In ogni caso il Comitato ALM, nel valutare i risultati delle analisi sul rischio liquidità (operativa e strutturale), anche in presenza di un normale corso degli affari, definisce con cadenza mensile eventuali azioni correttive mirate all’attenuazione del rischio in oggetto. ALTRI RISCHI Il Gruppo ha individuato e presidia inoltre altri rischi, rappresentati da: • concentrazione, rischio che singole posizioni o gruppi di esposizioni connesse si caratterizzino per una sovraesposizione rispetto ad una situazione di equidistribuzione e frazionamento del rischio; • residuo, rischio che le tecniche riconosciute per l’attenuazione del rischio di credito risultino meno efficaci del previsto; • controparte, rischio che la controparte di una transazione, avente ad oggetto determinati strumenti finanziari, risulti inadempiente prima del regolamento della transazione stessa; • strategico, rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da cambiamenti del contesto operativo o da decisioni aziendali errate, attuazione inadeguata di decisioni, scarsa reattività a variazioni del contesto competitivo; Informativa al pubblico al 31/12/2009 21 • reputazionale, rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da una percezione negativa dell’immagine del Gruppo da parte di clienti, controparti, azionisti, investitori o autorità di vigilanza; • derivante da cartolarizzazione, rischio che la sostanza economica dell’operazione di cartolarizzazione non sia pienamente rispecchiata nelle decisioni di valutazione del rischio. Anche tali rischi sono gestiti e presidiati con procedure e strumenti formalizzati in specifiche policy approvate dal Consiglio di Amministrazione della Capogruppo e recepite dalle società controllate. Informativa al pubblico al 31/12/2009 22 Tavola 2. Ambito di applicazione Informativa qualitativa Denominazione della Banca cui si applicano gli obblighi dell’informativa. Banca delle Marche Spa, Capogruppo del Gruppo Bancario Banca delle Marche iscritto all’albo dei Gruppi Bancari. Illustrazione dell’area di consolidamento rilevante per i fini prudenziali e di bilancio. Il bilancio consolidato, redatto sulla base dei principi contabili internazionali, comprende: • con il metodo del consolidamento integrale, il bilancio di Banca Marche e delle aziende sulle quali la Banca esercita il controllo, indicate di seguito: 1. Banca delle Marche Gestione Internazionale Lux S.A.; 2. Carilo - Cassa di Risparmio di Loreto SpA; 3. Focus Gestioni Società di Gestione del Risparmio SpA; 4. Medioleasing SpA; • con il metodo del patrimonio netto la SE.BA Spa, in cui la Capogruppo esercita un’influenza notevole. Dall’area di consolidamento è stata esclusa la Montefeltro Leader soc.cons.a.r.l., in quanto trattasi di una partecipazione in un’entità ad esclusivo carattere territoriale locale e il cui consolidamento patrimoniale ed economico risulta irrilevante rispetto al bilancio consolidato del Gruppo. Rispetto al 31.12.2008 le società collegate Aviva Assicurazioni SpA, Aviva Life SpA e S.E.DA. SpA non rientrano nel perimetro di consolidamento, in quanto sono state classificate quali “Attività in via di dismissione” secondo quanto previsto dall’IFRS 5. Pertanto i dati delle stesse nello Stato Patrimoniale sono stati riclassificati nella voce 150, “Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione”. Nell’area di consolidamento integrale sono comprese, tra l’altro, anche: • le società veicolo Marche Mutui 2, Marche Mutui 3 e Marche Mutui 4 verso le quali, pur in assenza di legame partecipativo, esiste nella sostanza una relazione di controllo a fronte delle operazioni di cartolarizzazione di mutui poste in essere dalla Capogruppo, perfezionate, nell’ordine, nel mese di ottobre 2006, nel mese di luglio 2008 e nel mese di giugno 2009; • la società veicolo Medioleasing Finance Srl verso la quale esiste nella sostanza una relazione di controllo a fronte della cartolarizzazione posta in essere dalla società controllata Medioleasing Spa nel mese di maggio 2008; • il fondo “Focus Impresa” gestito dalla controllata Focus Gestioni SGR. Informativa al pubblico al 31/12/2009 23 Il consolidamento integrale consiste nell’acquisizione “linea per linea” degli aggregati di stato patrimoniale e di conto economico delle società controllate. Dopo l’attribuzione ai terzi in voce propria, delle quote di loro pertinenza del patrimonio e del risultato economico, il valore della partecipazione viene annullato in contropartita al valore residuo del patrimonio della controllata. Le differenze risultanti da questa operazione, se positive, sono rilevate – dopo l’eventuale imputazione ad elementi dell’attivo o del passivo della controllata – come avviamento nella voce attività immateriali. Le differenze negative sono imputate al conto economico. Le attività, passività, proventi ed oneri tra imprese consolidate vengono integralmente eliminati. I bilanci della Capogruppo e delle altre società utilizzati per predisporre il bilancio consolidato fanno riferimento alla stessa data. Il metodo del patrimonio netto prevede l’iscrizione iniziale della partecipazione al costo ed il suo successivo adeguamento di valore sulla base della quota di pertinenza nel patrimonio netto della partecipata. Le differenze tra il valore della partecipazione ed il patrimonio netto della partecipata di pertinenza sono incluse nel valore contabile della partecipata. La quota di pertinenza del risultato d’esercizio della partecipata è rilevata in specifica voce del conto economico consolidato. La valutazione con il metodo del patrimonio netto è stata effettuata sulla base degli ultimi bilanci o situazioni contabili disponibili. Le quote di patrimonio netto e di risultato economico di pertinenza di terzi sono iscritte nelle specifiche voci del passivo e del conto economico. Si precisa che non sussistono, all’interno del Gruppo, impedimenti che ostacolino il rapido trasferimento di risorse patrimoniali o di fondi. Le Banche del Gruppo applicano per i requisiti patrimoniali individuali a fronte dei rischi di credito, controparte, mercato ed operativo una riduzione del 25%, in quanto, a livello consolidato, il patrimonio di vigilanza è superiore ai requisiti minimi obbligatori. Informativa al pubblico al 31/12/2009 24 Informativa quantitativa Tavola 2.1 - Area di Consolidamento 31.12.2009 Denominazione Sede Settore Percentuale di Partecipazione Tipo di Rapporto X X Trattamento ai Fini del Bilancio Trattamento ai Fini della Vigilanza Tipologia di Attività A.1 Consolidate Integralmente Integrale Integrale Bancaria 99,98 1 Integrale Integrale Finanziaria 78,81 1 Integrale Integrale Bancaria 100,00 1 Integrale Integrale Finanziaria 100,00 1 Integrale Integrale Finanziaria Veicolo Cartolarizzazione Crediti - 3 Integrale Integrale Finanziaria Conegliano (TV) Veicolo Cartolarizzazione Crediti - 3 Integrale Integrale Finanziaria Marche Mutui 4 Conegliano (TV) Veicolo Cartolarizzazione Crediti - 3 Integrale Integrale Finanziaria Medioleasing Finance Conegliano (TV) Veicolo Cartolarizzazione Crediti - 3 Integrale Integrale Finanziaria Fondo Focus Impresa Ancona Fondo Comune di investimento Mobiliare Chiuso 80,77 3 Integrale Integrale Finanziaria Fornitura Servizi alle banche 42,67 - Patrimonio Netto Patrimonio Netto Non Finanziaria Banca Marche SpA Banca delle Marche Gestione Internazionale LUX S.A. Carilo S.p.A. - Cassa di Risparmio di Loreto Ancona Attività Bancaria Lussemburgo Gestione Collettiva di Fondi Loreto (AN) Attività Bancaria Focus Gestioni SGR S.p.A. Jesi (AN) Gestione Collettiva del Risparmio Medioleasing S.p.A. Ancona Erogazione Leasing Finanziario ed Operativo Marche Mutui 2 Roma Marche Mutui 3 A.2 Consolidate con il Metodo del Patrimonio Netto SE.BA. S.p.A. Jesi (AN) Tipo di rapporto: 1. maggioranza dei diritti di voto nell'assemblea ordinaria 2. influenza dominante nell'assemblea ordinaria 3. altra forma di controllo Informativa al pubblico al 31/12/2009 25 La società Montefeltro Leader Scrl, società promotrice di Programmi Comunitari, di cui il Gruppo bancario detiene il 25,89% del capitale sociale, è esclusa dal perimetro di consolidamento sia ai fini del Bilancio Consolidato redatto secondo i Principi Internazionali IAS/IFRS, sia ai fini della nozione di Gruppo così come definito dalla Normativa di Vigilanza, in quanto si tratta di una partecipazione in un'entità a carattere esclusivamente territoriale. Come già premesso, rispetto al precedente esercizio, il perimetro di consolidamento è variato a causa dell'uscita dalla suddetta area delle due società assicurative, Aviva Assicurazioni S.p.A e Aviva Life S.p.A., e della società di software SE.DA. S.p.A. a seguito della classificazione di tali attività nella Voce 150 di Stato Patrimoniale “Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione” in quanto oggetto di accordi di cessione. L’Accordo Quadro sottoscritto nel 1999 tra la Commercial Union Italia S.p.A. (oggi Aviva Italia S.p.A.) e Banca Marche prevedeva una “Clausola di Way-out”, secondo la quale, le due contraenti si concedevano reciprocamente opzioni di acquisto e di vendita sulle proprie partecipazioni attuali e future in CU Life (oggi Aviva Life S.p.A.) e CU Assicurazioni (oggi Aviva Assicurazioni S.p.A.). In data 7 maggio 2009, sulla base del “Contratto di Put & Call”, Banca Marche ha esercitato l’opzione di vendita (put) del 50% delle azioni di Aviva Life S.p.A. e Aviva Assicurazioni S.p.A. dando mandato al Presidente ed al Direttore Generale di finalizzare la vendita con Aviva Italia S.p.A. per il complessivo corrispettivo di 29,5 milioni di euro. In data 21 dicembre 2009 il Consiglio di Amministrazione della Banca ha deliberato la sottoscrizione, congiuntamente agli altri attuali azionisti della S.E.DA. S.p.A., del contratto preliminare di vendita, a favore del Consorzio KGS Consorzio Stabile a.r.l., delle n. 151.574 azioni ordinarie della S.E.DA. S.p.A. (39,48 % del capitale della società partecipata).Il contratto prevede la reciproca promessa, rispettivamente, di KGS e degli attuali soci della S.E.DA., di acquistare e di vendere il 60% del capitale della predetta Società in due distinte tranche. La prima tranche, relativa al 30% del capitale, dovrà essere effettuata entro 31 gennaio 2010 e, la seconda, pari ad un ulteriore 30%, entro 24 mesi dalla data dell’acquisto della prima tranche. Inoltre, il consorzio KGS concede una put-option, esercitabile a partire dal 56° mese successivo alla Prima Cessione e fino alla scadenza del 60° mese, in favore di ciascuno degli attuali soci della S.E.DA. S.p.A. (ai sensi dell’art. 1331 c.c.), avente ad oggetto la partecipazione residua posseduta da ciascuno di essi nell’ambito del restante 40% del capitale della partecipata. Informativa al pubblico al 31/12/2009 26 Tavola 3. Composizione del patrimonio di vigilanza Informativa qualitativa Il patrimonio di vigilanza è stato calcolato sulla base delle disposizioni emanate dalla Banca d’Italia (Circolare 263 del dicembre 2006 e 12° aggiornamento della Circolare 155 del febbraio 2008) a seguito della nuova disciplina prudenziale per le banche e i gruppi bancari introdotta dal Nuovo Accordo di Basilea sul Capitale (Basilea 2). Il patrimonio di vigilanza è costituito dal patrimonio di base, dal patrimonio supplementare, al netto degli elementi da dedurre. Il patrimonio di base è rappresentato dagli elementi patrimoniali di qualità primaria. In particolare, il capitale versato (composto da azioni ordinarie), i sovrapprezzi di emissione, le riserve e l’utile del periodo costituiscono gli elementi positivi del patrimonio di base; ad essi vengono sottratti gli elementi negativi, costituiti da azioni proprie, avviamento e immobilizzazioni immateriali. La Normativa Banca d’Italia stabilisce la deduzione dal patrimonio di base dei “filtri prudenziali” negativi. Il patrimonio supplementare, dato dalla differenza fra i relativi elementi positivi e negativi, include, fra gli elementi positivi, le riserve da valutazione e le passività subordinate di secondo livello. Dal patrimonio di base e supplementare vengono dedotte, al 50% ciascuno, le interessenze azionarie in enti creditizi e finanziari superiori al 10% ma inferiori al 20% del capitale dell’ente partecipato. Dal patrimonio di base e dal patrimonio supplementare vengono dedotte le partecipazioni che il Gruppo Bancario detiene in società di assicurazione (Aviva Assicurazioni S.p.A. e Aviva Life S.p.A. entrambe con quote del 50% del loro capitale). Infatti, sino al 31 dicembre 2012, le interessenze azionarie e gli strumenti subordinati detenuti in società di assicurazioni, se acquistati prima del 20 luglio 2006, vengono dedotti integralmente dal totale del patrimonio di base e supplementare, anziché al 50% ciascuno. Si specifica che nel patrimonio supplementare della Capogruppo sono compresi i prestiti obbligazionari subordinati indicati nella Tabella 3.2. Informativa al pubblico al 31/12/2009 27 Informazione quantitativa Tavola 3.1 - Composizione del Patrimonio di Vigilanza Elementi positivi del Patrimonio di Base - Capitale - Sovraprezzi di emissione - Riserve - Utile del periodo Filtri prudenziali: incrementi del Patrimonio di base: - Fair value option: variazioni del proprio merito creditizio Totale elementi positivi del Patrimonio di Base Elementi negativi del Patrimonio di Base - azioni o quote proprie - avviamento - altre immobilizzazioni immateriali - variazione del proprio merito creditizio - riserve negative su Attività finanziarie disponibili per la vendita: titoli di capitale e quote di O.I.C.R. - riserve negative su Attività finanziarie disponibili per la vendita: titoli di debito Totale elementi negativi del Patrimonio di Base Patrimonio di Base al lordo degli elementi da dedurre Deduzione del Patrimonio di base Interessenze azionarie in enti creditizi e finanziari superiori al 10% e inferiori al 20% del capitale dell'ente partecipato TOTALE PATRIMONIO DI BASE (TIER1) Elementi positivi del Patrimonio Supplementare: - riserve da valutazione - passività subordinate di 2° livello Totale elementi positivi del Patrimonio Supplementare Patrimonio Supplementare al lordo degli elementi da dedurre Interessenze azionarie in enti creditizi e finanziari superiori al 10% e inferiori al 20% del capitale dell'ente partecipato Totale degli elementi da dedurre TOTALE PATRIMONIO SUPPLEMENTARE (TIER2) Elementi da dedurre dal totale del patrimonio di base e supplementare: - partecipazioni in Società di Assicurazione TOTALE PATRIMONIO DI VIGILANZA TOTALE PATRIMONIO DI TERZO LIVELLO TOTALE PATRIMONIO DI VIGILANZA E DI TERZO LIVELLO Informativa al pubblico al 31/12/2009 31.12.2009 558.404 120.862 457.601 55.196 1.078 1.078 1.193.141 2.639 2.776 32.591 165 5.448 43.619 1.149.522 453 1.149.069 3.616 528.107 531.723 531.723 453 453 531.270 28.250 28.250 1.652.089 1.652.089 28 Tavola 3.2 - Caratteristiche degli strumenti subordinati Tipologia d'emissione Prestito Obbligaz. Subordinato Prestito Obbligaz. Subordinato Prestito Obbligaz. Subordinato Prestito Obbligaz. Subordinato Prestito Obbligaz. Subordinato Denominazione BDM DC15 TV SUB CALL BDM 24ST15 TV -SUB BDM EUR 15/06/2016 BDM EUR TV% 17 S/U C CRL SUB TV 05/012 Eur V Informativa al pubblico al 31/12/2009 Tasso di interesse EURIBOR 3M +0,50 EURIBOR (6M+0,7)/2 EURIBOR 3M+55BP EURIBOR 3M+0,35 (EURIBOR 6M+0,65)/2 Step Up Sì No Sì Sì No Data di emissione 22/12/2005 24/09/2008 15/06/2006 01/06/2007 14/10/2005 Data di scadenza Valuta 22/12/2015 24/09/2015 15/06/2016 01/06/2017 10/10/2012 EUR EUR EUR EUR EUR 29 Capitale emesso Capitale al 31.12.2009 Valore di bilancio Apporto al Patrimonio di Vigilanza 65.000 180.000 120.000 180.000 10.000 65.000 180.000 120.000 180.000 6.000 63.079 177.880 119.822 161.348 6.025 62.888 177.068 119.782 162.344 6.025 555.000 551.000 528.154 528.107 Tavola 4. Adeguatezza patrimoniale Informativa qualitativa Il Gruppo Banca delle Marche valuta la propria adeguatezza patrimoniale e prospettica, in ambito di Primo e Secondo Pilastro di Basilea2, attraverso specifici processi coordinati dalla funzione di gestione del rischio. Per quanto riguarda il Primo Pilastro, l’adeguatezza patrimoniale del Gruppo è presidiata nelle attività di monitoraggio e gestione nel continuo dei coefficienti patrimoniali regolamentari, verificandone il loro andamento rispetto alle attese di Budget e di Piano strategico. A livello consolidato e individuale viene effettuato, per le componenti del Gruppo, il monitoraggio e la previsione del coefficiente di solvibilità regolamentare, evidenziando sia l'evoluzione prospettica del coefficiente (Patrimonio di vigilanza / Attività ponderate per il rischio), sia la verifica della crescita prevista rispetto ai "plafond" operativi assegnati alle banche del Gruppo per i mesi residui dal budget. Il calcolo del coefficiente di solvibilità viene prodotto trimestralmente per finalità regolamentari e, nelle cadenze intermedie, viene monitorato con i dati andamentali aggiornati. Per quanto concerne il Secondo Pilastro, nel processo di valutazione dell’adeguatezza patrimoniale (processo ICAAP) vengono considerati, oltre ai rischi di primo pilastro (credito, controparte, mercato, operativo), anche gli altri rischi definiti rilevanti per il Gruppo. Nell’ambito del processo ICAAP sono stati autonomamente definiti rilevanti per il Gruppo, e quindi assoggettati a valutazione per l’adeguatezza patrimoniale, i seguenti rischi non appartenenti al primo pilastro: • rischio di concentrazione; • rischio di tasso di interesse derivante da attività diverse dalla negoziazione; • rischio di liquidità; • rischio residuo; • rischio derivante da cartolarizzazione; • rischio strategico; • rischio di reputazione. Il calcolo dei fabbisogni di capitale derivante dall’esposizione ai suddetti rischi (c.d. capitale interno) viene effettuato per i rischi del Primo Pilastro sulla base delle norme regolamentari, su quelli di Secondo Pilastro in funzione della loro misurabilità mediante modelli interni, e riguarda i seguenti rischi: 1. Rischio di credito; 2. Rischio di controparte; 3. Rischio di mercato; 4. Rischio operativo; 5. Rischio di concentrazione; 6. Rischio tasso nel banking book. Le altre tipologie di rischio, come il rischio di liquidità, il rischio residuo, il rischio strategico ed il rischio reputazionale, non sono state considerate ai fini Informativa al pubblico al 31/12/2009 30 del calcolo del capitale interno, ma valutate in funzione dell’adeguatezza del loro presidio. Inoltre la disciplina di vigilanza prudenziale (Circ. 263/06 e successive modifiche) prevede che vengano effettuate prove di stress per una migliore valutazione dell’esposizione ai rischi, dei relativi sistemi di attenuazione e controllo e, ove ritenuto necessario, dell’adeguatezza del capitale interno. Per prove di stress si intendono le tecniche quantitative e qualitative con le quali le banche valutano la propria vulnerabilità a eventi eccezionali ma plausibili; esse si estrinsecano nel valutare gli effetti sui rischi del Gruppo di eventi specifici (analisi di sensibilità) o di movimenti congiunti di un insieme di variabili economico-finanziarie in ipotesi di scenari avversi (analisi di scenario). I risultati delle prove di stress costituiscono oggetto del processo di controllo prudenziale. Il Gruppo, nell’ambito del resoconto ICAAP, con riferimento ai dati del 31 dicembre 2009 consolidati, ha confermato una situazione di solidità, anche attraverso gli stress test, attestata da un congruo margine residuo rispetto ai requisiti patrimoniali. Informativa quantitativa Tavola 4.1 - Adeguatezza Patrimoniale Attività Rischio di Credito Esposizioni verso amministrazioni e banche centrali Esposizioni verso enti territoriali Esposizioni verso enti senza scopo di lucro ed enti del settore pubblico Esposizioni verso banche multilaterali di sviluppo Esposizioni verso intermediari vigilati Esposizioni verso imprese ed altri soggetti Esposizioni al dettaglio Esposizioni garantite da immobili Esposizioni scadute Esposizioni appartenenti a categorie ad alto rischio per fini regolamentari Esposizioni verso organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) Altre esposizioni Esposizioni verso cartolarizzazioni TOTALE RISCHIO DI CREDITO ATTIVITA' RISCHIO DI MERCATO Metodologia Standardizzata Rischio di posizione TOTALE RISCHI DI MERCATO ATTIVITA' RISCHIO OPERATIVO Rischi operativi Metodo base Metodo standardizzato Metodi avanzati TOTALE RISCHI OPERATIVI REQUISITO PATRIMONIALE COMPLESSIVO Attività di rischio ponderate Coefficiente patrimoniale di base (TIER 1 Capital ratio) Coefficiente patrimoniale totale (Total Capital Ratio) Informativa al pubblico al 31/12/2009 31.12.2009 158 1.858 10.687 10 16.476 492.241 199.253 259.429 132.096 258 75 22.935 5.833 1.141.309 21.591 21.591 752 77.242 77.994 1.240.894 15.511.175 7,41% 10,65% 31 Tavola 5. Rischio di credito: informazioni generali riguardanti tutte le banche Informazione qualitativa Definizioni di crediti “scaduti” e “deteriorati” utilizzate ai fini contabili Per il Gruppo Banca delle Marche, le definizioni delle diverse categorie di crediti deteriorati coincidono con le definizioni di Vigilanza. Più in dettaglio, le esposizioni deteriorate sono suddivise nelle seguenti categorie: Sofferenze Esposizioni nei confronti di soggetti debitori che si trovano in stato d’insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili. Incagli Esposizioni nei confronti di soggetti in temporanea situazione di obiettiva difficoltà, che sia prevedibile possa essere rimossa in un congruo periodo di tempo. Esposizioni ristrutturate Esposizioni per le quali le società del Gruppo, a causa del deterioramento delle condizioni economico-finanziare del debitore, acconsentono a modifiche delle originarie condizioni contrattuali che diano luogo ad una perdita. Le rinegoziazioni dei mutui eseguite secondo quanto disposto dal D.L. 93 del 27/5/2008 “Disposizioni a difesa del potere di acquisto delle famiglie” (c.d. legge “Tremonti”), se appartenenti a controparti attribuite in precedenza a una delle categorie di crediti deteriorati sono state esposte tra le esposizioni ristrutturate sulla base delle indicazioni ricevute dall’Organo di Vigilanza. Esposizioni scadute e/o sconfinanti Esposizioni diverse da quelle classificate a sofferenza, incaglio o fra le esposizioni ristrutturate che, alla data di riferimento della segnalazione, risultano scadute e/o sconfinanti da oltre 180 giorni con carattere continuativo. Per alcune tipologie di esposizione (essenzialmente banche, amministrazioni centrali e clientela non residente, nonché le esposizioni garantite da immobili), le disposizioni di Vigilanza non prevedono l’utilizzo del termine dei 180 giorni, ma fissano il termine in 90 giorni. Si prescinde dall’esistenza di eventuali garanzie (personali o reali) poste a presidio delle esposizioni. Le esposizioni scadute e/o sconfinanti possono essere determinate facendo riferimento, alternativamente, al singolo debitore o alla singola transazione, ad esclusione di quelle ricadenti nel portafoglio “ esposizioni garantite da immobili” che sono sempre determinate con il metodo della singola transazione. Informativa al pubblico al 31/12/2009 32 Descrizione delle metodologie adottate per determinare le rettifiche di valore Il valore di bilancio dei crediti viene costantemente sottoposto alla verifica della sussistenza di eventuali perdite di valore, che potrebbero determinare una riduzione del loro presumibile valore di realizzo. I crediti che presentano una riduzione di valore per un’obiettiva evidenza di perdita, sono sottoposti a valutazione analitica. Rientrano in tale ambito i crediti ai quali è stato attribuito lo status di sofferenza, incaglio, ristrutturato o di scaduto/sconfinato secondo le attuali normative. Per le sofferenze e per gli incagli che presentano evidenze oggettive di perdite, l’ammontare della rettifica di valore di ciascun credito è pari alla differenza tra il valore di bilancio dello stesso al momento della valutazione ed il valore attuale dei previsti flussi di cassa futuri, calcolato applicando il tasso di interesse effettivo originario. I flussi di cassa previsti tengono conto dei tempi di recupero attesi e del presumibile valore di realizzo delle eventuali garanzie. Per gli incagli e per le esposizioni ristrutturate che non rilevano evidenze individuali di perdita e per le esposizioni scadute e/o sconfinanti, la valutazione viene effettuata sulla base delle stime di perdite medie rilevate sulle specifiche tipologie di portafoglio crediti. La perdita per riduzione di valore è iscritta a conto economico nella voce 130 a) “Rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento di crediti”. La componente della rettifica riconducibile all’attualizzazione dei flussi finanziari viene rilasciata per competenza secondo il meccanismo del tasso di interesse effettivo ed imputata tra le riprese di valore. Se vengono meno i motivi che sono alla base della riduzione di valore dell’attività, vengono effettuate a conto economico delle riprese di valore che, comunque, non possono determinare un valore contabile superiore al costo ammortizzato del credito in assenza delle precedenti rettifiche. I crediti per i quali non sono state individuate singolarmente evidenze oggettive di perdita e cioè, di norma, i crediti in bonis sono sottoposti a valutazione collettiva. Tale valutazione avviene per categorie omogenee di crediti e le relative percentuali di perdita sono stimate tenendo conto delle garanzie reali e delle serie storiche, fondate su elementi osservabili alla data della valutazione, che consentano di stimare il valore della perdita latente in ciascuna categoria di crediti. In particolare, il Gruppo ha effettuato una macrosuddivisione della clientela per segmenti (Imprese; Pubblica Amministrazione; Banche; Finanziarie; Famiglie; Altro) e per classi omogenee di rischio secondo una media trimestrale del punteggio PUARC (cfr par. Tavola1 - Requisito informativo generale). Nella stima delle perdite subite, determinate da fattori o eventi osservabili e quantificabili al momento della valutazione e non ancora contabilmente rilevate (incurred loss), si è tenuto conto di un orizzonte temporale di un anno come quantificazione del tempo necessario perché tali eventi producano conseguenze economiche. Informativa al pubblico al 31/12/2009 33 Le rettifiche di valore determinate collettivamente sono imputate nel conto economico, alla voce 130 a) “Rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento di crediti”. Informativa quantitativa Si precisa che i dati riportati nelle Tavole seguenti possono differire da analoghe informazioni riportate nella Parte E della nota integrativa del Bilancio Consolidato essendo costruiti sulla base dei criteri adottati dalla circolare 263 del 27 gennaio 2006 ai fini del calcolo del rischio di credito sulle esposizioni. Informativa al pubblico al 31/12/2009 34 Tavola 5.1 - Distribuzione delle attività finanziarie per portafogli di appartenenza e per qualità creditizia Portafogli/ Qualità Sofferenze Esposizioni Deteriorate Esposizioni Esposizioni Incagli Ristrutturate Scadute Altre Esposizioni Rischio Paese Altre Attività Totale Valori medi Attività Finanziarie di Negoziazione Attività Finanziarie Disponibili per la Vendita Attività Finanziarie detenute sino alla scadenza Crediti verso Banche Crediti verso Clientela Attività Finanziarie Valutate al Fair Value Attività Finanziarie in corso di dismissione Derivati di copertura 481.458 - 1.621 441.468 - 17.038 - 743 479.066 - - 116.536 539.378 312.387 16.360.372 19.039 4.058 19.766 118.900 539.378 312.387 17.779.402 19.039 4.058 19.766 271.202 555.276 374.060 17.158.480 18.994 2.029 55.473 Totale 481.458 443.089 17.038 479.809 - 17.371.536 18.792.930 18.435.512 Valori Medi 415.402 360.524 21.436 313.075 - 17.325.076 18.435.512 L'esposizione media, distinta per portafoglio di appartenenza e per qualità creditizia dell'esposizione, è stata costruita sulla base della media aritmetica dei valori contenuti nelle “informativa al pubblico”, riferite al 31.12.2009 ed al 31.12.2008. Informativa al pubblico al 31/12/2009 35 Tavola 5.2 - Esposizioni creditizie lorde totali e medie verso Banche Tipologia di Esposizione/ Portafoglio Contabile Attività Finanziarie di Negoziazione Esposizione Lorda Attività Finanziarie Valutate al Fair Value Esposizione Media Esposizione Lorda Esposizione Media Attività Finanziarie Disponibili per la Vendita Esposizione Lorda Derivati di Copertura Fair Value Positivi Crediti verso Banche Esposizione Media Esposizione Lorda Esposizione Media Esposizione Lorda Esposizioni Fuori Bilancio Esposizione Media Esposizione Lorda Totale Esposizione Lorda Esposizione Media Esposizione Media Esposizioni creditizie lorde totali e medie verso banche A. Esposizioni per cassa: e) Altre attività - - - - 60.183 69.409 312.387 375.440 - - - - 372.570 444.849 Totale A - - - - 60.183 69.409 312.387 375.440 - - - - 372.570 444.849 b) Altre 57.225 49.454 - - - - - - 18.736 13.354 59.717 70.168 135.678 132.975 Totale B 57.225 49.454 - - - - - - 18.736 13.354 59.717 70.168 135.678 132.975 Totale A+B 57.225 49.454 - - 60.183 69.409 312.387 375.440 18.736 13.354 59.717 70.168 508.248 577.824 a) Sofferenze b) Incagli c) Esposizioni ristrutturate d) Esposizioni scadute B. Esposizioni fuori bilancio: a) Deteriorate La tabella mostra la distribuzione per portafogli contabili delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso banche. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario. L’esposizione media, è stata determinata come media aritmetica semplice sulla base dei dati pubblicati nel Bilancio al 31.12.2009 e al 31.12.2008. Informativa al pubblico al 31/12/2009 36 Tavola 5.3 - Esposizioni creditizie lorde totali e medie verso Clientela Tipologia di Esposizione/ Portafoglio Contabile Attività Finanziarie di Negoziazione Esposizione Lorda Attività Finanziarie Valutate al Fair Value Esposizione Media Esposizione Lorda Esposizione Media Attività Finanziarie Disponibili per la Vendita Esposizione Lorda Derivati di Copertura Fair Value Positivi Crediti verso Clientela Esposizione Media Esposizione Lorda Esposizione Lorda Esposizione Media Esposizione Media Attività Finanziarie in corso di dismissione Esposizione Lorda Esposizioni Fuori Bilancio: Garanzie rilasciate ed impegni Esposizione Media Totale Esposizione Lorda Esposizione Media Esposizione Lorda Esposizione Media Esposizioni creditizie lorde totali e medie verso clientela A. Esposizioni per cassa: a) Sofferenze - - - - - - 763.834 674.160 - - - - - - 763.834 674.160 b) Incagli - - - - - - 489.653 398.519 - - - - - - 489.653 398.519 c) Esposizioni ristrutturate - - - - - - 17.179 21.628 - - - - - - 17.179 21.628 d) Esposizioni scadute - - - - - - 482.305 315.078 - - - - - - 482.305 315.078 e) Altre attività - - 19.039 18.994 479.195 487.807 16.428.418 16.114.708 - - 4.058 2.029 - - 16.930.710 16.623.538 Totale A - - 19.039 18.994 479.195 487.807 18.181.389 17.524.093 - - 4.058 2.029 - - 18.683.681 18.032.923 B. Esposizioni fuori bilancio: a) Deteriorate 2.364 2.176 - - - - - - - - - - 74.483 41.057 76.847 43.233 b) Altre 59.311 219.573 - - - - - - 1.031 42.119 - - 3.020.156 2.258.604 3.080.498 2.520.296 Totale B 61.675 221.749 - - - - - - 1.031 42.119 - - 3.094.639 2.299.661 3.157.345 2.563.529 Totale A+B 61.675 221.749 19.039 18.994 479.195 487.807 18.181.389 17.524.093 1.031 42.119 4.058 2.029 3.094.639 2.299.661 21.841.026 20.596.451 La tabella mostra la distribuzione per portafogli contabili delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso la clientela. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario. L’esposizione media, è stata determinata come media aritmetica semplice sulla base dei dati pubblicati nel Bilancio al 31.12.2009 e al 31.12.2008. Informativa al pubblico al 31/12/2009 37 Tavola 5.4 - Distribuzione settoriale delle esposizioni per cassa e "fuori bilancio" verso clientela Rettifiche di valore di portafoglio 5.491 1.874 - 3.617 - - - - 637.062 240.675 - 396.387 121.281 39.827 - 81.454 763.834 282.376 - 481.458 1 72 6 - 66 18 8 - 10 408.638 42.183 - 366.455 80.924 5.988 - 74.936 489.653 48.185 - 441.468 A.3 Esposizioni ristrutturate - - - - - - - - - - - - - - - - 1.597 23 - 1.574 15.582 118 - 15.464 17.179 141 - 17.038 A.4 Esposizioni scadute - - - - - - - - 7.811 155 - 7.656 - - - - 348.681 2.250 - 346.431 125.813 834 - 124.979 482.305 3.239 - 479.066 A.5 Altre esposizioni 303.111 - - 303.111 221.138 - - 221.138 232.991 - 138 232.853 175.251 - 1 175.250 12.170.807 - 64.477 12.106.330 3.827.412 - 3.430 3.823.982 16.930.710 - 68.046 16.862.664 Totale A 303.111 - - 303.111 221.139 - - 221.139 246.365 2.035 138 244.192 175.269 8 1 175.260 13.566.785 285.131 64.477 13.217.177 4.171.012 46.767 3.430 4.120.815 18.683.681 333.941 68.046 18.281.694 B.1 Sofferenze - - - - - - - - - - - - - - - - 11.654 - - 11.654 95 - - 95 11.749 - - 11.749 B.2 Incagli - - - - - - - - 3 - - 3 - - - - 49.950 - - 49.950 3.250 - - 3.250 53.203 - - 53.203 B.3 Altre attività deteriorate - - - - - - - - - - - - - - - - 11.695 - - 11.695 200 - - 200 11.895 - - 11.895 B.4 Altre esposizioni 738 - - 738 19.990 - - 19.990 31.067 - - 31.067 644 - - 644 2.771.970 - - 2.771.970 256.089 - - 256.089 3.080.498 - - 3.080.498 Totale B 738 - - 738 19.990 - - 19.990 31.070 - - 31.070 644 - - 644 2.845.269 - - 2.845.269 259.634 - - 259.634 3.157.345 - - 3.157.345 303.849 - - 303.849 241.129 - - 241.129 277.435 2.035 138 275.262 175.913 8 1 175.904 16.412.054 285.131 64.477 16.062.446 4.430.646 46.767 3.430 4.380.449 21.841.026 333.941 68.046 21.439.039 Esposizione Netta Esposizione Lorda Esposizione Netta Esposizione Lorda Esposizione Netta Esposizione Lorda Esposizione Netta Esposizione Netta - - Rettifiche di valore specifiche Rettifiche di valore specifiche - - Esposizione Lorda Esposizione Lorda - 1 Esposizione Netta - - Rettifiche di valore specifiche - - Rettifiche di valore specifiche - - Rettifiche di valore specifiche - Rettifiche di valore specifiche Rettifiche di valore di portafoglio Totale 31.12.2009 - Esposizione Lorda Rettifiche di valore di portafoglio Altri Soggetti - Esposizione Netta Rettifiche di valore di portafoglio Imprese non Finanziarie A.2 Incagli Esposizione Lorda Rettifiche di valore di portafoglio Imprese di Assicurazione A.1 Sofferenze Esposizioni/ Controparte Rettifiche di valore di portafoglio Società Finanziarie Rettifiche di valore di portafoglio Altri Enti Pubblici Rettifiche di valore specifiche Governi e Banche Centrali A. Esposizioni per cassa: B. Esposizioni fuori bilancio: Totale A+B 31.12.2009 La tabella mostra la distribuzione settoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso clientela. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario. Informativa al pubblico al 31/12/2009 38 Tavola 5.5 Distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e "fuori bilancio" verso banche - distribuzione mondiale Esposizioni/ Aree Geografiche Italia Esposisizione Lorda Altri Paesi Europei Rettifiche di valore Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di valore America Esposizione Netta Esposisizione Lorda Asia Rettifiche di valore Esposizione Netta Esposisizione Lorda Resto del mondo Rettifiche di valore Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di valore Totale 31.12.2009 Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di valore Esposizione Netta A. Esposizioni per cassa: A.1 Sofferenze - - - - - - - - - - - - - - - - - - A.2 Incagli - - - - - - - - - - - - - - - - - - A.3 Esposizioni ristrutturate - - - - - - - - - - - - - - - - - - A.4 Esposizioni scadute - - - - - - - - - - - - - - - - - - A.5 Altre esposizioni 268.328 - 268.328 81.103 - 81.103 17.148 - 17.148 197 - 197 5.794 - 5.794 372.570 - 372.570 Totale A 268.328 - 268.328 81.103 - 81.103 17.148 - 17.148 197 - 197 5.794 - 5.794 372.570 - 372.570 B. Esposizioni fuori bilancio: B.1 Sofferenze - - - - - - - - - - - - - - - - - - B.2 Incagli - - - - - - - - - - - - - - - - - - B.3 Altre attività deteriorate - - - - - - - - - - - - - - - - - - B.4 Altre esposizioni: 57.196 - 57.196 63.995 - 63.995 14.199 - 14.199 286 - 286 2 - 2 135.678 - 135.678 Totale B 57.196 - 57.196 63.995 - 63.995 14.199 - 14.199 286 - 286 2 - 2 135.678 - 135.678 325.524 - 325.524 145.098 - 145.098 31.347 - 31.347 483 - 483 5.796 - 5.796 508.248 - 508.248 Totale A+B 31.12.2009 La tabella mostra la distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso banche. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario. Informativa al pubblico al 31/12/2009 39 Tavola 5.5.a - Distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e "fuori bilancio" verso banche - distribuzione nazionale Esposizioni/ Aree Geografiche Italia Nord Ovest Esposisizione Lorda Rettifiche di valore Italia Nord Est Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di valore Italia Centro Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di valore Italia Sud ed Isole Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di valore Totale 31.12.2009 Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di valore Esposizione Netta A. Esposizioni per cassa: A.5 Altre esposizioni 100.857 - 100.857 635 - 635 166.836 - 166.836 - - - 268.328 - 268.328 Totale A 100.857 - 100.857 635 - 635 166.836 - 166.836 - - - 268.328 - 268.328 B.4 Altre esposizioni: 19.103 - 19.103 - - - 38.093 - 38.093 - - - 57.196 - 57.196 Totale B 19.103 - 19.103 - - - 38.093 - 38.093 - - - 57.196 - 57.196 119.960 - 119.960 635 - 635 204.929 - 204.929 - - - 325.524 - 325.524 A.1 Sofferenze A.2 Incagli A.3 Esposizioni ristrutturate A.4 Esposizioni scadute B. Esposizioni fuori bilancio: B.1 Sofferenze B.2 Incagli B.3 Altre attività deteriorate Totale A+B 31.12.2009 La tabella mostra la distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso banche. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario. Informativa al pubblico al 31/12/2009 40 Tavola 5.6 - Distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e "fuori bilancio" verso clientela - distribuzione mondiale Esposizioni/ Aree Geografiche Italia Esposisizione Lorda Altri Paesi Europei Rettifiche di Valore Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di Valore America Esposizione Netta Esposisizione Lorda Asia Rettifiche di Valore Esposizione Netta Esposisizione Lorda Resto del mondo Rettifiche di Valore Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di Valore Totale Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di Valore Esposizione Netta A. Esposizioni per cassa: A.1 Sofferenze 761.071 280.025 481.046 2.759 2.347 412 4 4 - - - - - - - 763.834 282.376 481.458 A.2 Incagli A.3 Esposizioni ristrutturate A.4 Esposizioni scadute 489.006 48.181 440.825 624 4 620 - - - - - - 23 - 23 489.653 48.185 441.468 17.179 141 17.038 - - - - - - - - - - - - 17.179 141 17.038 482.222 3.238 478.984 83 1 82 - - - - - - - - - 482.305 3.239 479.066 A.6 Altre esposizioni 16.841.329 67.912 16.773.417 79.855 134 79.721 8.603 - 8.603 2 - 2 921 - 921 16.930.710 68.046 16.862.664 Totale A 18.590.807 399.497 18.191.310 83.321 2.486 80.835 8.607 4 8.603 2 - 2 944 - 944 18.683.681 401.987 18.281.694 11.749 - 11.749 - - - - - - - - - - - - 11.749 - 11.749 52.689 - 52.689 514 - 514 - - - - - - - - - 53.203 - 53.203 B. Esposizioni fuori bilancio: B.1 Sofferenze B.2 Incagli B.3 Altre attività deteriorate B.4 Altre esposizioni 11.895 - 11.895 - - - - - - - - - - - - 11.895 - 11.895 3.076.058 - 3.076.058 3.703 - 3.703 737 - 737 - - - - - - 3.080.498 - 3.080.498 Totale B 3.152.391 - 3.152.391 4.217 - 4.217 737 - 737 - - - - - - 3.157.345 - 3.157.345 21.743.198 399.497 21.343.701 87.538 2.486 85.052 9.344 4 9.340 2 - 2 944 - 944 21.841.026 401.987 21.439.039 Totale A+B 31.12.2009 La tabella mostra la distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso clientela. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario. Informativa al pubblico al 31/12/2009 41 Tavola 5.6.a - Distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e "fuori bilancio" verso clientela - distribuzione nazionale Esposizioni/ Aree Geografiche Italia Nord Ovest Esposisizione Lorda Rettifiche di Valore Italia Nord Est Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di Valore Italia Centro Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di Valore Italia Sud ed Isole Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di Valore Totale 31.12.2009 Esposizione Netta Esposisizione Lorda Rettifiche di Valore Esposizione Netta A. Esposizioni per cassa: A.1 Sofferenze 7.980 4.694 3.286 40.411 16.331 24.080 643.124 232.036 411.088 69.556 26.964 42.592 761.071 280.025 481.046 18.899 3.634 15.265 35.132 2.621 32.511 369.066 33.531 335.535 65.909 8.395 57.514 489.006 48.181 440.825 - - - 463 5 458 14.807 121 14.686 1.909 15 1.894 17.179 141 17.038 28.840 270 28.570 20.091 99 19.992 385.413 2.562 382.851 47.878 307 47.571 482.222 3.238 478.984 A.6 Altre esposizioni 242.685 1.136 241.549 748.458 2.128 746.330 14.874.863 59.203 14.815.660 975.323 5.445 969.878 16.841.329 67.912 16.773.417 Totale A 298.404 9.734 288.670 844.555 21.184 823.371 16.287.273 327.453 15.959.820 1.160.575 41.126 1.119.449 18.590.807 399.497 18.191.310 B.1 Sofferenze 136 - 136 214 - 214 10.808 - 10.808 591 - 591 11.749 - 11.749 B.2 Incagli 204 - 204 4.711 - 4.711 43.200 - 43.200 4.574 - 4.574 52.689 - 52.689 A.2 Incagli A.3 Esposizioni ristrutturate A.4 Esposizioni scadute B. Esposizioni fuori bilancio: B.3 Altre attività deteriorate - - - 97 - 97 11.506 - 11.506 292 - 292 11.895 - 11.895 B.4 Altre esposizioni 31.038 - 31.038 358.896 - 358.896 2.519.604 - 2.519.604 166.520 - 166.520 3.076.058 - 3.076.058 Totale B 31.378 - 31.378 363.918 - 363.918 2.585.118 - 2.585.118 171.977 - 171.977 3.152.391 - 3.152.391 329.782 9.734 320.048 1.208.473 21.184 1.187.289 18.872.391 327.453 18.544.938 1.332.552 41.126 1.291.426 21.743.198 399.497 21.343.701 Totale A+B 31.12.2009 La tabella mostra la distribuzione territoriale delle esposizioni per cassa e fuori bilancio verso clientela. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario. Informativa al pubblico al 31/12/2009 42 Tavola 5.7 - Distribuzione temporale per durata residua contrattuale delle attività e passività finanziarie Voci/Scaglioni temporali Attività per cassa A.1 Titoli di Stato A.2 Titoli di debito quotati A.3 Quote O.I.C.R. A.5 Finanziamenti - banche - clientela Passività per cassa B.1 Depositi - banche - clientela B.2 Titoli di debito B.3 Altre passività Operazioni "fuori bilancio" C.1 Derivati finanziari con scambio di capitale - posizioni lunghe - posizioni corte C.2 Derivati finanziari senza scambio di capitale - posizioni lunghe - posizioni corte C.3 Depositi e finanziamenti da ricevere - posizioni lunghe - posizioni corte C.4 Impegni irrevocabili a erogare fondi - posizioni lunghe - posizioni corte C.5 Garanzie finanziarie rilasciate da oltre 1 giorno a 7 giorni a vista da oltre 7 giorni a 15 giorni da oltre 15 giorni a 1 mese da oltre 1 mese fino a 3 mesi da oltre 3 mesi fino a 6 mesi da oltre 6 mesi fino a 1 anno da oltre 1 anno fino a 5 anni Oltre 5 anni Durata indeterminata 4.498.784 422 12.193 33.500 4.452.669 128.556 4.324.113 7.326.836 6.718.231 80.992 6.637.239 52.048 556.557 36.962 36.962 36.962 763.949 160.000 160.000 45.653 558.296 41.785 1.236 12 40.537 40.537 215.773 90.000 90.000 94.517 31.256 193.579 52.843 3.514 137.222 594 136.628 529.852 173.002 173.000 2 246.279 110.571 633.263 29.831 12.527 590.905 116.812 474.093 1.431.914 25.557 25.557 1.379.516 26.841 528.026 59.975 6.544 461.507 461.507 1.332.692 29.225 29.225 1.292.450 11.017 1.525.089 1.184 14.123 1.509.782 587 1.509.195 880.348 56.587 56.587 822.248 1.513 4.742.188 137.174 82.538 4.522.476 1.836 4.520.640 3.933.925 111.238 111.238 3.789.262 33.425 5.660.425 4.886 342.918 5.312.621 5.312.621 930.229 206.761 206.761 401.134 322.334 28.479 28.479 28.479 389 389 389 - - 13.712 26.583 47.051 46.827 16.067 15.615 32.559 32.764 102.956 102.917 10.725 10.719 12.846 12.416 12.168 469 - 79.217 73.656 4.214 99 - - 3.008 5 3.020 39 6.147 508 - - - - - - - - - - - - - 451 68.084 451 - - - 16.353 12.935 8.421 75.155 - 2.476 La tabella mostra la distribuzione temporale per durata residua contrattuale delle attività finanziarie e delle passività finanziarie. I valori riportati sono quelli utilizzati ai fini dell'informativa di bilancio e si riferiscono sia a posizioni classificate nel Portafoglio di Negoziazione di Vigilanza che nel Portafoglio Bancario. Informativa al pubblico al 31/12/2009 43 Tavola 5.8 - Esposizioni per cassa verso clientela: dinamica delle rettifiche di valore specifiche Causali/ Categorie A. Rettifiche complessive iniziali - di cui: esposizioni cedute non cancellate B. Variazioni in aumento B.1 rettifiche di valore B.2 trasferimenti da altre categorie di esposizioni deteriorate B.3 altre variazioni in aumento C. Variazioni in diminuzione C.1 riprese di valore da valutazione C. 2 riprese di valore da incasso C.3 cancellazioni C.4 trasferimenti ad altre categorie di esposizioni deteriorate C.5 altre variazioni in diminuzione D. Rettifiche complessive finali - di cui: esposizioni cedute non cancellate Informativa al pubblico al 31/12/2009 Sofferenze Incagli Esposizioni ristrutturate Esposizioni scadute 235.139 905 168.908 120.849 29.427 138 101.228 91.377 244 2 - 3.598 141 13.332 10.112 43.651 7.184 - - 4.408 121.671 46.931 6.904 67.835 2.667 82.470 30.480 8.353 33 103 25 - 3.220 13.691 3.889 1.963 - - 43.316 77 7.442 1 282.376 1.699 288 48.185 1.020 1 141 - 397 3.239 216 44 Tavola 6. Rischio di credito: Informativa sui portafogli assoggettati al metodo standardizzato e alle esposizioni creditizie specializzate e in strumenti di capitale nell’ambito dei metodi IRB Informativa qualitativa La Capogruppo e le altre società del Gruppo utilizzano la metodologia standardizzata, prevista per la determinazione dei requisiti di vigilanza a fronte del rischio di credito (Circ. 263/06 Titolo II – Capitolo 1, Parte Prima). Detta metodologia standardizzata prevede la suddivisione delle esposizioni in diversi portafogli, secondo la natura della controparte oppure delle caratteristiche tecniche del rapporto, e l’applicazione di coefficienti di ponderazione distinti su ciascuno di essi. Per il calcolo del requisito patrimoniale nell’ambito del metodo standardizzato, la normativa prevede anche la possibilità di determinare i coefficienti di ponderazione sulla base delle valutazioni del merito creditizio rilasciate da agenzie esterne riconosciute da Banca d’Italia. Il Gruppo Banca delle Marche, sul portafoglio “Amministrazioni Centrali e Banche Centrali”, si avvale delle valutazioni esterne del merito creditizio rilasciate dalla società di rating FITCH e utilizza le indicazioni di SACE quale ECA per i coefficienti della controllata Medioleasing. L’accreditamento di FITCH quale ECAI e di SACE quale ECA è stato effettuato da ciascuna società del Gruppo mediante comunicazione scritta alla Banca d’Italia. Inoltre la Banca si avvale della società Standard & Poor’s al fine di valutare le posizioni verso le cartolarizzazioni aventi un rating a breve termine e verso le cartolarizzazioni diverse da quelle aventi un rating a breve termine. Per le altre esposizioni si fa invece riferimento ai diversi fattori di ponderazione previsti dalla normativa per la metodologia standardizzata, come segue: 1. le esposizioni verso le amministrazioni centrali e le banche centrali di Stati membri dell’Unione Europea, denominate nella valuta locale, sono ponderate a zero se la corrispondente provvista è denominata nella medesima valuta; 2. le esposizioni nei confronti di intermediari vigilati, aventi durata originaria pari o inferiore a tre mesi, sono ponderate al 20 per cento; 3. alle esposizioni classificate nel portafoglio al dettaglio si applica un fattore di ponderazione pari al 75 per cento; 4. alle esposizioni garantite da ipoteca su immobili residenziali e a quelle derivanti da operazioni di leasing aventi ad oggetto tali tipologie di immobili si applica una ponderazione del 35 per cento su una quota non eccedente l’80 per cento del valore dell’immobile; Informativa al pubblico al 31/12/2009 45 5. alle esposizioni garantite da ipoteca su beni immobili non residenziali (immobili destinati a uffici, al commercio o ad altre attività produttive) e a quelle derivanti da operazioni di leasing aventi ad oggetto tali tipologie di immobili si applica una ponderazione del 50 per cento su una quota non eccedente il 50 per cento del valore dell’immobile. Informativa al pubblico al 31/12/2009 46 Informativa quantitativa Nel prospetto che segue vengono indicate le esposizioni per il rischio di credito e di controparte associate a ciascuna classe di ponderazione. Le esposizioni sono quelle determinate secondo le regole di Vigilanza prudenziale e tengono già conto degli effetti delle tecniche di mitigazione del rischio (compensazioni, garanzie, ecc.). Tavola 6.1 - Portafogli assoggettati al Metodo standardizzato Portafogli Standard Amministrazioni Centrali e Banche Centrali Intermediari Vigilati Enti Territoriali Enti Senza Scopo Di Lucro ed Enti del Settore Pubblico Banche Multilaterali di Sviluppo Imprese e Altri Soggetti Esposizioni al Dettaglio Esposizioni Verso Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (O.I.C.R.) Esposizioni Garantite da Immobili Esposizioni Scadute Esposizioni ad Alto Rischio Cartolarizzazioni Altre Esposizioni Totale Informativa al pubblico al 31/12/2009 35 % DI PONDERAZIONE 50 75 58 2.309 151.232 59.511 3.281.202 0 1.124.457 218 4.639 - 20 9.845 394.558 109.266 257.965 641 60.037 - - 550 - - 20.783 280.337 46.480 31.963 5.266.052 - 1.430.434 911.306 5.266.052 - Totale 100 150 200 1250 Deduzioni dal Patrimonio di Vigilanza 127.003 221 81.991 6.065.394 10 - - - 1.134.303 521.836 111.796 339.956 5.280 6.276.663 3.340.723 - - 831 - - - 1.381 - 2.794.941 18.468 3.250 - - 2.279 773.109 1.929 280.281 579.238 - 1.611 - 4.805 - 8.063.272 1.370.815 1.611 77.247 592.582 29.156 3.029.769 3.281.202 7.333.049 579.238 1.611 4.805 21.837.466 29.156 47 Tavola 7. Rischio di credito: informativa sui portafogli cui si applicano gli approcci IRB Il Gruppo non utilizza sistemi interni per il calcolo del requisito patrimoniale regolamentare a fronte dei rischi di credito. Ai fini del computo del Capitale Interno, la Capogruppo e le altre società del Gruppo utilizzano la metodologia standardizzata, prevista per la determinazione dei requisiti di vigilanza (Circ. 263/06 Titolo II – Capitolo 1, Parte Prima). La misurazione del Capitale Interno a fronte del rischio di credito viene effettuata gestionalmente, con periodicità mensile, con le medesime modalità stabilite dalla normativa del Primo Pilastro. Peraltro, mette conto evidenziare che il CdA della Capogruppo, con delibera del 5/12/2007, ha introdotto il Sistema Interno di Rating in Banca Marche disciplinando le disposizioni operative con l’emanazione di un fascicolo normativo interno (Fascicolo n°183). Il Sistema Interno di Rating consentirà, per il futuro, la quantificazione del rischio di credito anche mediante metodologie di calcolo regolamentari più avanzate (IRB) ovvero mediante modelli interni di Credit VaR. Il sistema di rating, elaborato dalla Capogruppo Banca Marche ed esteso alla controllata CARILO, è attualmente differenziato per portafogli di clientela omogenea sotto il profilo del rischio per i quali sono stati sviluppati specifici modelli (andamentali/prima accettazione). Informativa al pubblico al 31/12/2009 48 Tavola 8. Tecniche di Attenuazione del Rischio Informativa qualitativa Le norme di Vigilanza consentono l’utilizzo ai fini prudenziali di strumenti di attenuazione del rischio di credito e indicano puntuali requisiti di ammissibilità, giuridici, economici ed organizzativi e le modalità di calcolo della riduzione del predetto rischio. Nell’ambito della gestione del rischio di credito, il Gruppo si avvale di tecniche di attenuazione del rischio previste dalla normativa di Vigilanza Prudenziale individuate nel documento di Loan Policy. Il Gruppo ha predisposto processi e procedure diretti ad assicurare la certezza giuridica e l’effettività delle proprie garanzie. Il carattere vincolante dell’impegno giuridico e il reale valore della garanzia, in questo modo, sono certificati da un preciso iter informatico/procedurale che consente di beneficiare delle attenuazioni del rischio derivanti dalle garanzie nel rispetto delle disposizioni normative. Il Gruppo Banca delle Marche non utilizza tecniche di compensazione contabili in bilancio e ai fini di vigilanza per posizioni reciproche tra l’Istituto e la controparte. Adotta comunque politiche di mitigazione del rischio di controparte per le operazioni in derivati finanziari e creditizi negoziati fuori borsa, sottoscrivendo contratti contenenti clausole di netting (ISDA Master Agreement, per le operazioni in derivati, e ISMA Repurchase Agreement, per le operazioni di pronti contro termine). Ad ulteriore garanzia su tale rischio, nel corso del 2009 sono stati attivati numerosi contratti di Credit Support Annex (CSA), con le principali Istituzioni Finanziarie con le quali la Capogruppo ha operazioni in derivati OTC in essere. Particolare rilevanza riveste il riconoscimento delle esposizioni assistite da garanzia ipotecaria su immobili residenziali e non residenziali. L’inserimento delle esposizioni con garanzia ipotecaria immobiliare nel portafoglio “Esposizioni garantite da immobili” richiede, infatti, che siano soddisfatte le condizioni di ammissibilità definite dalla normativa di vigilanza prudenziale (Cfr. Circ. 263, Titolo II, Capitolo 1, Parte prima, Sezione IV ). Il Gruppo ha pertanto predisposto una procedura di revisione statistica del valore della garanzia, a presidio dei crediti immobiliari, basata sulla registrazione informatica delle informazioni catastali e peritali dei beni posti a garanzia del credito. Il Gruppo Banca delle Marche si avvale anche di strumenti di mitigazione di tipo personale, ma valutabili ai fini di Vigilanza solo in presenza di garanzia concessa da intermediario vigilato o pubblica amministrazione, e di tipo finanziario, solo nel caso di pegno su titoli emessi dallo Stato o da intermediari vigilati. Attualmente l’utilizzo delle garanzie è volto esclusivamente alla copertura del rischio di credito in quanto le coperture sul rischio controparte, che emergono dalle operazioni di Pronti contro Termine, riguardano titoli con Informativa al pubblico al 31/12/2009 49 caratteristiche tali da rendere del tutto remota l’eventualità di inefficacia della garanzia. Il rischio residuo, pertanto, viene presidiato sulle garanzie ricevute a fronte dei soli impieghi creditizi. Il credito erogato dal Gruppo è assistito, in prevalenza, da garanzie di natura reale ed, in minor misura, da garanzie personali. Le garanzie finanziarie ammissibili sono prevalentemente a copertura di operazioni di pronti contro termine. I titoli sono emessi dallo Stato italiano e da intermediari vigilati. Per quanto riguarda l’esposizione potenziale al rischio di mercato, si rileva che i pronti contro termine hanno scadenza inferiore all’anno. Le altre garanzie reali sono rappresentate da ipoteche su beni immobili, a fronte di esposizioni per l’acquisto di immobili prevalentemente residenziali ed in minore misura non residenziali. Per quanto attiene le operazioni su derivati creditizi, queste hanno per controparti banche e istituzioni finanziarie, che si collocano in area investment grade. La principale concentrazione di garanzie è relativa al credito e si riferisce a garanzie reali legate ai finanziamenti per mutui alla clientela Retail che, di fatto, non comporta un’effettiva concentrazione del rischio in virtù dell’elevato frazionamento del rischio, implicito per la tipologia di clientela. Peraltro, sono in vigore disposizioni specifiche sui finanziamenti per mutui ipotecari con importo superiore ai 3 milioni di euro, soglia oltre la quale il valore della garanzia viene aggiornato con perizie periodiche del bene. Per le operazioni sotto la soglia di rilevanza è attivato un costante aggiornamento del valore degli immobili attraverso la rilevazione dei valori medi del mercato mobiliare. Le informazioni sulle valutazioni sono fornite, con cadenza annuale, da operatori specializzati del settore. Le garanzie personali utilizzabili ai fini di vigilanza, come evidenziato nell’informativa quantitativa, coprono una quota molto contenuta dell’esposizione creditizia complessiva. I garanti sono rappresentati prevalentemente da Intermediari vigilati ed enti territoriali quali, enti pubblici ed associazioni di categoria. La tavola seguente riguarda le esposizioni soggette a rischio di credito, coperte da garanzia. Informativa al pubblico al 31/12/2009 50 Informativa quantitativa Tavola 8.1 - Esposizioni coperte da garanzie Portafoglio Amministrazioni Centrali e Banche Centrali Intermediari Vigilati Enti Territoriali Enti senza scopo di lucro ed Enti del Settore Pubblico Banche Multilaterali di Sviluppo Organizzazioni Internazionali Imprese e Altri Soggetti Esposizioni al Dettaglio Esposizioni a Breve Termine Verso Imprese Esposizioni Verso Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (O.I.C.R.) Esposizioni Garantite da Immobili Esposizioni sotto forma di obbligazioni Bancarie Garantite Esposizioni Scadute Esposizioni ad alto rischio Altre esposizioni Totale Informativa al pubblico al 31/12/2009 Garanzie reali finanziarie 191.501 191.501 Altre garanzie 9.845 2.141 641 830 6.399.456 562.210 19 6.975.142 Garanzie personali 30.861 15.227 46.088 Derivati su crediti - Totale 9.845 33.002 15.227 641 830 6.399.456 562.210 191.520 7.212.731 51 Tavola 9. Rischio di controparte Informativa qualitativa Il rischio di controparte è il rischio che la controparte di una transazione avente a oggetto determinati strumenti finanziari risulti inadempiente prima del regolamento della transazione stessa. Si tratta di una particolare fattispecie del rischio di credito, che genera una perdita se le transazioni poste in essere con una determinata controparte hanno un valore positivo al momento dell’insolvenza. A differenza del rischio di credito generato da un finanziamento, dove la probabilità di perdita è unilaterale in capo alla sola Società erogante, il rischio di controparte crea un rischio di perdita di tipo bilaterale. Il Gruppo Banca delle Marche misura l’esposizione al rischio di controparte, come dettato dalla normativa, per tutte le posizioni in strumenti finanziari del portafoglio bancario e del portafoglio di negoziazione appartenenti alle seguenti tipologie di strumenti: • Derivati finanziari e creditizi negoziati fuori borsa • Security Financing Transaction (SFT o Pronti contro Termine) • Operazioni con regolamento a lungo termine (LST) Il requisito patrimoniale è ottenuto applicando il modello basato sull’approccio standard, che prevede il metodo del “valore corrente”, per i derivati OTC e le operazioni a lungo termine, e il metodo di CRM (Credit Risk Mitigation) semplificato sul valore a pronti delle operazioni di pronti contro termine del portafoglio bancario. Con il metodo del “ valore corrente “, al fair value dell’esposizione (costo di sostituzione), viene applicata la formula prevista dalla normativa di vigilanza prudenziale per determinare, mediante l’aggiunta di add-on regolamentari, l’”equivalente creditizio” al quale si applicano i coefficienti di ponderazione differenziati in base alla natura della controparte. Relativamente alle modalità di applicazione del metodo CRM é possibile far riferimento alla definizione illustrata nel capitolo del Rischio di credito;. Nel Gruppo Banca delle Marche il rischio di controparte viene generato dall’attività di negoziazione in derivati con la clientela, a complemento dell’attività creditizia e commerciale, e dall’attività in strumenti finanziari in conto proprietà. Le operazioni con la clientela sono relative a soluzioni finanziarie poste in essere dall’Area Finanza mediante la conclusione di contratti derivati esclusivamente di copertura, contro l'eventuale andamento sfavorevole dei mercati finanziari. Sono comprese anche le operazioni con l’estero richieste da operatori in grado di documentare l’esistenza di una futura disponibilità di divisa estera o di un futuro impegno di pagamento, compreso anche l’impegno a rimborsare un finanziamento in divisa. Per tali operazioni l’Area Finanza, ricevuta la proposta contrattuale da parte del proponente l’operazione deve, propedeuticamente alla Informativa al pubblico al 31/12/2009 52 predisposizione dell’operazione, verificare la presenza della copertura creditizia (fido) sulla singola controparte (cliente). Tale attività viene svolta mediante la verifica della capienza (c.d. esposizione originaria) sui fidi in essere ovvero a seguito della proposta di un nuovo affidamento da parte della funzione commerciale proponente. Le operazioni effettuate con la clientela sono poi specificatamente “pareggiate” con controparti istituzionali. Analogamente alle transazioni per conto della clientela, anche per l’operatività in conto proprio e per quella di negoziazione pareggiata con le istituzioni finanziarie (compresa l’operatività in pronti contro termine attivi e passivi), l’Area finanza deve verificare la capienza della copertura creditizia ovvero predisporre un’apposita richiesta di istruttoria dell’affidamento al Servizio Concessione e Pricing. Nelle consuete attività di monitoraggio andamentale sulla clientela, l’Area Concessione, mediante il Servizio Monitoraggio Crediti, verifica le posizioni sconfinanti con operatività in derivati OTC intervenendo in presenza di anomalie sulla base dei regolamenti interni dei crediti. Il Gruppo Banca delle Marche non utilizza tecniche di compensazione contabili in bilancio e ai fini di Vigilanza per posizioni reciproche tra l’Istituto e la controparte. Comunque, tutte le operazioni in derivati finanziari e creditizi negoziati fuori borsa dalla Capogruppo sono stipulate con controparti con le quali è stato sottoscritto un contratto ISDA Master Agreement e ISMA Repurchase Agreement per le operazioni di pronti contro termine, contenenti clausole di netting. Come ulteriore forma di attenuazione del rischio la Capogruppo ha sottoscritto con primarie controparti istituzionali accordi di cash collateral nell’ambito della stipula di Credit Support Annex. La policy del rischio di controparte adottata dal Gruppo Banca delle Marche prevede, a rafforzamento dei processi operativi di istruttoria e controllo delle singole posizioni, anche la fissazione di soglie di sorveglianza complessive di rischio assegnate alla clientela ordinaria e alle attività in conto proprio e di limiti complessivi di rischio assegnati alle istituzioni finanziarie. In tale ambito sono valutate le singole controparti che esprimono una forte correlazione tra l’andamento positivo del mark to market e il grado di rischio della controparte (wrong-way risk). Informativa al pubblico al 31/12/2009 53 Informativa quantitativa Tavola 9.1 - Rischio di controparte: derivati e pronti contro termine 31.12.2009 Tipologia di strumento Fair value lordo positivo Derivati Finanziari Over The Counter: 137.441 -su tassi di interesse e titoli di debito -su titoli di capitale ed indici azionari -su tassi di cambio ed oro 127.543 268 9.630 Fair value netto compensato Compensazioni - Metodo del Valor Corrente 137.441 199.068 127.543 268 9.630 173.987 2.059 23.022 Derivati creditizi 1.192 - 1.192 2.242 Portafoglio di negoziazione: Credit Default Products 1.192 1.192 - 1.192 1.192 2.242 2.242 Tipologia di strumento Pronti contro termine passivi Valore di bilancio 629.007 Valore di bilancio al netto delle compensazioni Compensazioni - Metodo del Valor Corrente 629.007 629.645 La tabella rappresenta l’esposizione del gruppo bancario al rischio di controparte per gli strumenti derivati over the counter e per operazioni di pronti contro termine, classificate sia nel Portafoglio di Negoziazione che nel Portafoglio Bancario. Ai fini della tabella sono considerati tutti i derivati finanziari e creditizi negoziati fuori borsa (OTC) con qualunque controparte (istituzionale, corporate, retail, ecc.) e i Pronti Contro Termine sia attivi che passivi. Nell’ambito di questi ultimi sono comprese operazioni di rifinanziamento per 450,03 mln verso Amministrazioni e Banche Centrali. La tabella espone anche il rischio di controparte, calcolato secondo il Metodo del valore corrente, sui derivati di tipo Domestic Currency Swap, ai fini delle Segnalazioni di Vigilanza Prudenziale. Ai fini gestionali, su tali derivati non sussiste alcun rischio di controparte, in quanto sono perfettamente coperti dalla raccolta in certificati di deposito denominata nella stessa valuta. Tavola 9.2 Valori nozionali dei contratti derivati creditizi Tipologia di prodotti Credit Default Swap Informativa al pubblico al 31/12/2009 Portafoglio di negoziazione di vigilanza Acquisti di Vendite di protezione protezione 15.000 - Portafoglio bancario Acquisti di protezione Vendite di protezione - - 54 Tavola 10. Operazioni di cartolarizzazione Informativa qualitativa Nell’ambito delle iniziative volte ad assicurare il soddisfacimento del fabbisogno finanziario, il Gruppo Banca delle Marche ha utilizzato lo strumento della cartolarizzazione al fine di ampliare il bacino di raccolta di fondi rispetto a quello offerto dalle tradizionali emissioni obbligazionarie, sia domestiche che internazionali. Il reperimento di raccolta a costi competitivi, su varie scadenze e per importi largamente superiori rispetto a quelli assorbibili da altri canali istituzionali, rappresenta l’obiettivo prevalente dell’attuale operatività della Capogruppo sul mercato delle ABS. In effetti, lo strumento della cartolarizzazione, utilizzato su base continuativa sulle varie tipologie di attivi, consente di realizzare un volano di “autofinanziamento” ad hoc per il rispettivo tipo di impiego creditizio. Al 31 dicembre 2009 il Gruppo ha perfezionato 5 operazioni di cartolarizzazione, di cui tre Residential Mortgages Backed Securities (RMBS), un Lease Backed Securities (LBS) ed una, l’ultima della serie, perfezionata il 24 luglio 2009, di tipo “misto”, avente ad oggetto mutui residenziali e commerciali. Tutte le operazioni perfezionate sono di tipo “tradizionale”, cioè realizzate mediante la cessione di un determinato portafoglio di attività ad una Società Veicolo appositamente costituita ex lege 130/99, che ne ha finanziato l’acquisto mediante l’emissione di titoli. Nell’ambito delle operazioni di cartolarizzazione “ proprie” del Gruppo Banca delle Marche è importante distinguere tra: • cartolarizzazioni che attraverso la trasformazione dei crediti ceduti in titoli rifinanziabili si inquadrano nella politica di rafforzamento della posizione di liquidità del Gruppo ( “auto cartolarizzazioni”); • cartolarizzazioni strutturate con l’obiettivo di conseguire vantaggi economici riguardanti l’ottimizzazione del portafoglio crediti e la diversificazione delle fonti di finanziamento ( “cartolarizzazioni in senso stretto”.) Pur non qualificandosi come operazioni di cartolarizzazione in senso stretto, la descrizione delle operazioni di “ auto cartolarizzazione “ è riportata per completezza nella “ Informativa qualitativa”. Le stesse informazioni, invece, non contribuiscono ai dati numerici inseriti nelle tabelle. Cartolarizzazioni in senso stretto Operazione Marche Mutui Nel mese di marzo 2003 la Capogruppo Banca delle Marche (Originator) ha perfezionato il suo primo RMBS, cedendo pro soluto alla Società Veicolo Marche Mutui S.r.l. (Issuer) un portafoglio di crediti in bonis derivanti da mutui fondiari assistiti da garanzia ipotecaria di primo grado, per un ammontare pari ad € 344 milioni circa. Informativa al pubblico al 31/12/2009 55 Il Prezzo di Cessione dei Crediti, pari al valore di carico degli stessi, è stato finanziato attraverso l’emissione, in data 31 marzo 2003, di titoli per un importo complessivo pari ad € 353,010 milioni, che ha consentito anche la costituzione di una Riserva di Cassa di € 8,61 milioni (Cash Reserve) volta ad evitare eventuali tensioni di liquidità alla SPV. Ai titoli è stato attribuito il rating dalle due principali agenzie, Moody’s Investors Service e Standard & Poor’s, alle quali è stato altresì assegnato il compito di monitorare periodicamente, con cadenza trimestrale, l’operazione. Ai fini dell’assegnazione del rating i titoli sono stati suddivisi in cinque tranches, di cui due, le classi A1 e A2 (rispettivamente di € 35 e € 281,8 milioni), senior, due, le classi B e C (rispettivamente di € 16,2 e € 11,4 milioni), mezzanine ed una, la classe D (di € 8,61 milioni), junior, ordinate sulla base del grado di priorità con cui devono essere rimborsate dalla Società Veicolo. Le classi senior e mezzanine sono state quotate presso il Luxembourg Stock Exchange e collocate presso investitori istituzionali, nazionali ed esteri; la tranche junior, priva di rating, è stata invece interamente sottoscritta inizialmente dall’Originator. In base al Contratto di Servicing, Banca delle Marche ha assunto il ruolo di “servicer” dell’operazione; in virtù di tale impegno contrattuale, essa mantiene i rapporti con i clienti, continuando a gestire i mutui appartenenti al portafoglio ceduto, ed elabora con cadenza trimestrale il Servicer Report, all’interno del quale sono riportate in modo dettagliato le informazioni sull’andamento del portafoglio cartolarizzato, in termini sia di grandezze stock sia di valori flusso. Ai sensi del Contratto di Cash Allocation, Management, Payment and Agency Agreement, Banca delle Marche svolge altresì il ruolo di cash manager dell’operazione. Operazione Marche Mutui 2 Nel mese di ottobre 2006 la Capogruppo Banca delle Marche (Originator) ha perfezionato il suo secondo RMBS, cedendo pro soluto alla Società Veicolo Marche Mutui 2 S.c.a.r.l. (Issuer) un portafoglio di crediti in bonis derivanti da mutui fondiari assistiti da garanzia ipotecaria di primo grado, per un ammontare pari ad € 631 milioni circa. Il Prezzo di Cessione dei Crediti, dato dal valore di carico degli stessi, è stato finanziato attraverso l’emissione, in data 20 ottobre 2006, di titoli per un pari importo. Ai titoli è stato attribuito il rating dalle due principali agenzie, Moody’s Investors Service e Standard & Poor’s, alle quali è stato altresì assegnato il compito di monitorare periodicamente, con cadenza trimestrale, l’operazione. Ai fini dell’assegnazione del rating i titoli sono stati suddivisi in cinque tranches, di cui due, le classi A1 e A2 (rispettivamente di € 88,4 e € 511,45 milioni), senior, due, le classi B e C (rispettivamente di € 12 e € 15,8 milioni), Informativa al pubblico al 31/12/2009 56 mezzanine ed una, la classe D (di € 3,785), junior, ordinate sulla base del grado di priorità con cui devono essere rimborsate dalla Società Veicolo. Le classi senior e mezzanine sono state quotate presso l’Irish Stock Exchange e collocate presso investitori istituzionali, nazionali ed esteri; la tranche junior, priva di rating, è stata invece interamente sottoscritta inizialmente dall’Originator. In base al Contratto di Servicing, Banca delle Marche ha assunto il ruolo di “servicer” dell’operazione; in virtù di tale impegno contrattuale, essa mantiene i rapporti con i clienti, continuando a gestire i mutui appartenenti al portafoglio ceduto, ed elabora con cadenza trimestrale il Servicer Report, all’interno del quale sono riportate in modo dettagliato le informazioni sull’andamento del portafoglio cartolarizzato, in termini sia di grandezze stock sia di valori flusso. Operazione Medioleasing Finance Nel mese di maggio 2008 Medioleasing S.p.A. (Originator), società controllata al 100% dalla Capogruppo Banca Marche, ha perfezionato il suo primo LBS (Leasing Backed Securities), cedendo pro soluto a Medioleasing Finance, società a responsabilità limitata (Issuer) costituita ai sensi della legge 130/99, un portafoglio di crediti nascenti da contratti di locazione finanziaria per un ammontare di circa 400 milioni di euro. Medioleasing Finance ha finanziato il pagamento del prezzo di acquisto del portafoglio mediante l’emissione di titoli, collocati per 300 milioni di euro presso la Banca Europea per gli Investimenti (BEI). La partecipazione della BEI all’operazione, in qualità di sottoscrittore dei titoli con rating AAA, è finalizzata alla promozione di progetti di investimento realizzati da imprese di piccole e medie dimensioni operanti all’interno del territorio della Repubblica Italiana; in tale ottica, i fondi ricevuti da Medioleasing dovranno essere utilizzati, entro 18 mesi dalla data di perfezionamento dell’operazione, per il finanziamento di iniziative aventi determinate caratteristiche, per un volume complessivo di 600 milioni circa (importo pari al 200% dell’erogazione BEI). Dal punto di vista di Medioleasing S.p.A. e del Gruppo Banca delle Marche, l’intervento della BEI ha permesso di allungare la durata media della provvista, così garantendo maggiore stabilità alla struttura finanziaria, e al tempo stesso di ottenere risorse finanziarie a condizioni estremamente competitive in termini di spread. Tali vantaggi sono tanto più apprezzabili in una fase, come quella attuale, caratterizzata da una forte instabilità dei mercati finanziari. Il prezzo di cessione dei Crediti è stato finanziato da Medioleasing Finance attraverso l’emissione, in data 23 maggio 2008, di titoli per un importo complessivo pari ad euro 411.500.000. La differenza tra l’ammontare dei titoli emessi ed il prezzo di cessione del Portafoglio, pari ad euro 6.101.084, corrisponde alla linea di liquidità disponibile alla Società Veicolo. Informativa al pubblico al 31/12/2009 57 Ai titoli è stato attribuito il rating dall’Agenzia Moody’s Investors Service, che ha richiesto la suddivisione dei titoli in tre tranches: • Classe Senior di euro 300.000.000 - rating Aaa – sottoscritta da Banca Europea per gli Investimenti; • Classe Mezzanine di euro 105.400.000 - rating A2 – sottoscritta da Medioleasing S.p.A.; • Classe Junior di euro 6.100.000 - priva di rating – sottoscritta da Medioleasing S.p.A. Con particolare riferimento alla Classe Mezzanine, in caso di eventuale miglioramento dei mercati finanziari, Medioleasing potrà valutare la possibilità di collocare le note sul mercato. I titoli emessi da Medioleasing Finance hanno un profilo di ammortamento “bullet”, con rimborso integrale del capitale atteso al termine del nono anno dall’emissione. Data tale struttura dei titoli, è previsto un meccanismo di revolving periodico del portafoglio; in pratica, al fine di consentire al veicolo di mantenere un volume di attivi pari al valore dei titoli emessi, Medioleasing S.p.A. cederà trimestralmente a Medioleasing Finance portafogli successivi, selezionati in modo da garantire caratteristiche di omogeneità rispetto al portafoglio iniziale. A garanzia del buon funzionamento dell’operazione, la Capogruppo Banca delle Marche è intervenuta nella transazione in qualità di Garante della Liquidità, garantendo l'adempimento delle obbligazioni in capo a Medioleasing Finance relativamente al pagamento degli interessi ed al rimborso del capitale sui titoli. Alla scadenza del nono anno dall’emissione, Medioleasing avrà un’opzione per il riacquisto da Medioleasing Finance del portafoglio di leasing allora in essere; il prezzo di vendita del portafoglio sarà utilizzato dalla Società Veicolo per il rimborso integrale dei titoli emessi. Qualora tale opzione non venga esercitata, Banca Marche sarà chiamata, in qualità di Garante della Liquidità, a fornire a Medioleasing Finance la liquidità necessaria al rimborso dei titoli. Medioleasing interviene nell’operazione, oltre che come Originator, anche in qualità di Servicer della Società Veicolo, mantenendo la gestione dei crediti ceduti e l’abituale relazione con la clientela interessata dalla cartolarizzazione. Operazioni di “ auto cartolarizzazione” Operazione Marche Mutui 3 In data 30 maggio 2008 la Capogruppo Banca delle Marche (Originator) ha stipulato un contratto di cessione con la Società Veicolo Marche Mutui 3 S.r.l. (Issuer), ai fini del perfezionamento, avvenuto nel mese di luglio 2008, del suo terzo RMBS. Nell’ambito della suddetta operazione, Banca delle Marche ha ceduto pro soluto a Marche Mutui 3 un portafoglio di crediti in bonis derivanti da mutui fondiari ed ipotecari, per un ammontare al 30 aprile 2008 (Valuation Date) pari ad euro 986 milioni circa. Informativa al pubblico al 31/12/2009 58 Il Prezzo di Cessione dei Crediti, pari al valore di carico degli stessi, è stato finanziato attraverso l’emissione, in data 8 luglio 2008, di titoli per un importo complessivo di € 999,594 milioni, che ha consentito anche la costituzione di una Riserva di Cassa di € 14,043 milioni (Cash Reserve), volta ad evitare eventuali tensioni di liquidità alla Società Veicolo. Ai titoli è stato attribuito il rating dall’Agenzia Moody’s Investors Service, a cui è stato altresì assegnato il compito di monitorare periodicamente, con cadenza semestrale, l’operazione. Ai fini dell’assegnazione del rating i titoli sono stati suddivisi in due tranches, di cui una senior, la classe A (di € 936,250 milioni), ed una junior, la classe J (di € 63,344 milioni), in base al grado di priorità con cui la Società Veicolo procederà ad effettuare i rimborsi. La classe A, dotata di rating, è stata quotata presso il Luxembourg Stock Exchange e riacquistata dall’Originator per essere utilizzata in operazioni di rifinanziamento (REPO) sul mercato monetario con la Banca Centrale Europea. Per questo motivo, i titoli senior sono stati strutturati in modo da possedere tutti i requisiti richiesti dalla normativa in materia (quotazione in un mercato regolamentato, rating fornito da almeno una delle Agenzie di Rating, emissione in forma dematerializzata,…). Anche la classe J, priva di rating, è stata sottoscritta dall’Originator. In base al Contratto di Servicing, Banca delle Marche ha assunto il ruolo di “servicer” dell’operazione; in virtù di tale impegno contrattuale, essa è tenuta a mantenere i rapporti con i clienti, continuando a gestire i mutui appartenenti al portafoglio ceduto, e ad elaborare con cadenza semestrale (dicembre; giugno) il Servicer Report, all’interno del quale sono riportate in modo dettagliato le informazioni sull’andamento del portafoglio cartolarizzato, in termini sia di grandezze stock sia di valori flusso. Ai sensi del Contratto di Cash Allocation, Management and Payment Agreement, Banca delle Marche svolge altresì il ruolo di cash manager dell’operazione. Operazione Marche Mutui 4 In data 30 giugno 2009 la Capogruppo Banca delle Marche (Originator) ha stipulato un contratto di cessione con la Società veicolo Marche Mutui 4 società a responsabilità limitata (Issuer) appositamente costituita ai sensi della legge 130/99, ai fini del perfezionamento, avvenuto poi nel mese di luglio 2009, della quarta cartolarizzazione di crediti nascenti da contratti di mutuo. Nell’ambito della suddetta operazione, Banca delle Marche ha ceduto pro soluto a Marche Mutui 4 un portafoglio di crediti in bonis derivanti da mutui ipotecari, residenziali e commerciali, per un ammontare al 31 maggio 2009 (Valuation Date) pari ad € 1,881 miliardi circa. Il Prezzo di Cessione dei Crediti, pari al valore di carico degli stessi, è stato finanziato attraverso l’emissione, in data 24 luglio 2009, di titoli per un importo complessivo pari ad € 1,960 miliardi. Ciò ha consentito la costituzione di una Riserva di Cassa di € 65 milioni (Cash Riserve), volta ad evitare eventuali tensioni di liquidità alla SPV. Informativa al pubblico al 31/12/2009 59 Ai titoli è stato attribuito il rating dall’Agenzia Moody’s Investors Service, a cui è stato altresì assegnato il compito di monitorare con cadenza semestrale l’operazione. Ai fini dell’assegnazione del rating i titoli sono stati suddivisi in due tranches, di cui una senior, la classe A (di € 1,505 miliardi), ed una junior, la classe J (di € 454,450 milioni). La classe A, dotata di rating, è stata quotata presso il Luxembourg Stock Exchange e riacquistata da Banca delle Marche per essere utilizzata in operazioni di rifinanziamento (REPO) sul mercato monetario con la Banca Centrale Europea. Per questo motivo, i titoli senior sono stati strutturati in modo da possedere tutti i requisiti richiesti dalla normativa in materia (quotazione in un mercato regolamentato, rating fornito da almeno una delle Agenzie di Rating, emissione in forma dematerializzata,…). Anche la classe J, priva di rating, è stata sottoscritta da Banca delle Marche. In base al Contratto di Servicing, Banca delle Marche ha assunto il ruolo di “servicer” dell’operazione; in virtù di tale impegno contrattuale, essa è tenuta a mantenere i rapporti con i clienti, continuando a gestire i mutui appartenenti al portafoglio ceduto, e ad elaborare con cadenza semestrale (febbraio; agosto) il Servicer Report, all’interno del quale sono riportate in modo dettagliato le informazioni sull’andamento del portafoglio cartolarizzato, in termini sia di grandezze stock sia di valori flusso. Ai sensi del contratto di Cash Allocation, Management and Payment Agreement, Banca delle Marche svolge altresì il ruolo di cash manager dell’operazione. Metodi per il calcolo degli importi delle esposizioni Il Rischio derivante da cartolarizzazioni è il rischio che la sostanza economica dell’operazione di cartolarizzazione non sia pienamente rispecchiata nelle decisioni di valutazione e di gestione del rischio. Dalla Circolare 263/2006 e dalle linee guida fornite dal Comitato di Basilea, scaturiscono le seguenti considerazioni: • le autorità di Vigilanza pongono particolare attenzione sull’effettivo trasferimento del rischio derivante dalle operazioni di cartolarizzazione, richiedendo, già in sede di Pillar 1, requisiti stringenti per il riconoscimento di vantaggi patrimoniali; • tali vantaggi si concretizzano in seguito alla verifica del sostanziale trasferimento del rischio interno all’operazione. L’errata valutazione della sostanza economica comporterebbe una patrimonializzazione inadeguata e la sostanziale inadeguatezza delle procedure di misurazione e controllo degli altri rischi (primo su tutti il rischio di credito). Attualmente, le cartolarizzazioni poste in essere dal Gruppo, tre relative a mutui residenziali, una di tipo “misto” (mutui residenziali e commerciali) ed una relativa a crediti in leasing, presentano assorbimenti patrimoniali pari all’assorbimento delle attività cedute, in quanto quest’ultimo risulta inferiore al Informativa al pubblico al 31/12/2009 60 teorico assorbimento delle posizioni detenute dal Gruppo verso tali cartolarizzazioni. Comunque, la Capogruppo analizza, attraverso il Servizio Alm e Risk Management, funzione deputata al controllo del rischio di cartolarizzazione, gli effetti derivanti dal mancato trasferimento del rischio insito nelle cartolarizzazioni con il costante controllo del mantenimento dei requisiti di validità dell’operazione nel tempo. Operazioni di cartolarizzazione:politiche Contabili Le regole per la rilevazione contabile delle operazioni di cartolarizzazione dei crediti, regolate dai principi contabili internazionali (IAS – International Accounting Standards) nel documento IAS 39 (paragrafi relativi alla derecognition degli attivi oggetto di cessione), sono suddivise come segue: In caso di derecognition degli attivi ceduti Qualora siano stati trasferiti effettivamente tutti i rischi e i benefici in capo agli attivi ceduti, il cedente (Originator) provvede all’eliminazione contabile degli stessi dal proprio bilancio, rilevando in contropartita il corrispettivo ricevuto e l’eventuale utile o perdita da cessione. Le attività cedute sono quindi cancellate dallo Stato Patrimoniale del cedente e l’utile o la perdita da cessione, nonché l’eventuale credito relativo al corrispettivo della vendita, sono registrati in bilancio alla data di perfezionamento della cessione. In caso di mancata derecognition degli attivi ceduti Qualora l’operazione di cartolarizzazione non soddisfi i requisiti richiesti dallo Ias 39 per la derecognition degli attivi ceduti, il cedente deve provvedere al mantenimento degli stessi nel proprio bilancio, provvedendo all’iscrizione del finanziamento come contropartita del corrispettivo ricevuto. Il portafoglio di crediti oggetto di cessione continua quindi ad essere classificato nella categoria di crediti di cui faceva originariamente parte e continua ad essere misurato al costo ammortizzato e valutato (analiticamente o in forma collettiva) come se la transazione non avesse mai avuto luogo. Ciò accade ad esempio nel caso in cui il cedente sottoscrive integralmente la classe di titoli junior oppure mette a disposizione dell’operazione una garanzia collaterale. Per le cessioni perfezionate prima del 1° gennaio 2004 (Marche Mutui), il Gruppo si è avvalso dell’esenzione dai requisiti di conformità ai principi IAS consentita in sede di prima applicazione degli stessi, lasciando così tendenzialmente invariate, dal punto di vista contabile, le modalità di registrazione dell’operazione rispetto alle precedenti situazioni economicopatrimoniali del Gruppo. Per le cessioni realizzate successivamente a tale data (Marche Mutui 2, Marche Mutui 3, Marche Mutui 4 e Medioleasing Finance), hanno trovato puntuale applicazione le norme previste dallo IAS 39 in materia di derecognition delle attività cedute sopra sintetizzate; di conseguenza, avendo Informativa al pubblico al 31/12/2009 61 mantenuto nella “sostanza” tutti i rischi ed i benefici collegati agli attivi ceduti, il Gruppo ha dovuto trattenere questi ultimi in bilancio. Informativa quantitativa Tavola 10.1 - Esposizioni sottostanti alle attività cartolarizzate Cartolarizzazioni tradizionali A. Attività sottostanti proprie A.1 Oggetto di integrale cancellazione dal bilancio 31.12.2009 124.038 - Mutui fondiari assistiti da garanzia ipotecaria 1. Sofferenze 2. Incagli 3. Esposizioni ristrutturate 4. Esposizioni scadute 5. Altre attività 124.038 5.318 118.720 A.2 Non cancellate 676.546 - Mutui fondiari ed ipotecari 1. Sofferenze 2. Incagli 3. Esposizioni ristrutturate 4. Esposizioni scadute 5. Altre attività 279.867 4.493 2.224 5.065 268.085 - Locazione finanziaria 1. Sofferenze 2. Incagli 3. Esposizioni ristrutturate 4. Esposizioni scadute 5. Altre attività 396.679 1.207 5.364 14.768 375.340 La tabella evidenzia le esposizioni sottostanti alle attività cartolarizzate, suddivise per tipologia di esposizione, e per qualità creditizia dell'esposizione. Il Punto “A.1 Oggetto di integrale cancellazione dal bilancio” riguarda le esposizioni sottostanti alla prima cartolarizzazione effettuata dalla Capogruppo, Banca Marche, nel Marzo 2003, per le quali la Società Capogruppo si è avvalsa dell'esenzione offerta dai principi IAS/IFRS in sede di prima applicazione di quest'ultimi. Di conseguenza è rimasta invariata la prassi contabile di registrazione dell'operazione, rispetto alla precedente normativa. Il Punto “A.2 Non cancellate”, fa riferimento alle ultime operazioni di cartolarizzazione poste in essere dal Gruppo Bancario, per le quali è stata applicata la pratica prevista dallo IAS 39 (derecognition delle attività cedute). Il Gruppo, avendo di fatto mantenuto tutti i rischi ed i benefici collegati alle attività cedute, ha continuato a registrare nel proprio attivo tali crediti. Informativa al pubblico al 31/12/2009 62 Tavola 10.2 - Posizioni derivanti dalle operazioni di cartolarizzazione ripartite per tipologia di attività cartolarizzate e per tipologia di esposizioni 31.12.2009 Esposizioni per cassa Mezzanine Junior Senior Totale A. Oggetto di integrale cancellazione dal bilancio - 4.931 7.644 12.575 Marche Mutui 1 (Mutui fondiari assistiti da garanzia ipotecaria) - 4.931 7.644 12.575 B. Non cancellate - 105.400 18.094 123.494 Marche Mutui 2 (Mutui fondiari assistiti da garanzia ipotecaria) Medioleasing Finance (Locazione finanziaria) - 105.400 11.994 6.100 11.994 111.500 Totale - 110.331 25.738 136.069 La tabella mostra le posizioni sottostanti alle operazioni di cartolarizzazione, principalmente costituite da Titoli emessi dalla Società Veicolo. L'operazione di cartolarizzazione Marche Mutui 1, beneficiando dell'esenzione concessa dagli IAS/IFRS in sede di prima applicazione, è stata oggetto di integrale cancellazione dal bilancio. Tavola 10.3 - Tipologia delle esposizioni per fasce di ponderazione Cartolarizzazioni proprie Mutui residenziali Locazione finanziaria 20% 10 - Totale 31.12.2009 Fasce di Ponderazione 35% 50% 75% 100% 254.902 4.573 11.079 7.776 - 285.692 36.771 58.883 150% 1.527 15.333 Totale 279.867 396.679 254.902 16.860 676.546 290.265 47.850 66.659 La tabella mostra le esposizioni verso le cartolarizzazioni distinte per fascia di ponderazione e tipologia di operazione. Gli importi sono presentati secondo le disposizioni della disciplina di vigilanza e si riferiscono alle esposizioni verso cartolarizzazioni proprie nel portafoglio bancario. Si precisa che non sono considerate le esposizioni verso cartolarizzazioni che si riferiscono ad operazioni che non sono riconosciute come “cartolarizzazioni in senso stretto” ai fini di vigilanza prudenziale, perché non realizzano l’effettivo trasferimento del rischio di credito. Informativa al pubblico al 31/12/2009 63 Operazioni di cartolarizzazione effettuate nel periodo In data 30 giugno 2009 Banca delle Marche (Originator) ha posto in essere un’operazione di auto-cartolarizzazione. In particolare ha stipulato un contratto di cessione con Marche Mutui 4 società a responsabilità limitata (Issuer) appositamente costituita ai sensi della legge 130/99, ai fini del perfezionamento, avvenuto poi nel mese di luglio 2009, della quarta cartolarizzazione di crediti nascenti da contratti di mutuo. Nell’ambito della suddetta operazione, Banca delle Marche ha ceduto pro soluto a Marche Mutui 4 un portafoglio di crediti in bonis derivanti da mutui ipotecari, residenziali e commerciali, per un ammontare al 31 maggio 2009 (Valuation Date) pari ad €1,882 miliardi. Il portafoglio oggetto di cessione (Collateral), selezionato in base ad un set di criteri “di blocco”, è contraddistinto dalle seguenti caratteristiche: • tipologia di attività cartolarizzate: mutui ipotecari residenziali e commerciali; • qualità degli attivi cartolarizzati: crediti in bonis; • distribuzione delle attività cartolarizzate: • nord: 6,57%; • centro: 86,07 % • sud: 7,36 %; • numero di mutui: 15.935; • numero di mutuatari: 14.270; • LTV medio ponderato: 50,6%. Il Prezzo di Cessione dei Crediti, pari al valore di carico degli stessi, è stato finanziato attraverso l’emissione, in data 24 luglio 2009, di titoli per un importo complessivo pari ad € 1,96 miliardi. Ciò ha consentito la costituzione di una Riserva di Cassa di € 65,868milioni (Cash Riserve), volta ad evitare eventuali tensioni di liquidità alla SPV. Ai titoli è stato attribuito il rating dall’Agenzia Moody’s Investors Service, a cui è stato altresì assegnato il compito di monitorare con cadenza semestrale l’operazione. Ai fini dell’assegnazione del rating i titoli sono stati suddivisi in due tranches, di cui una senior (la classe A) ed una junior (la classe J), in base al grado di priorità con cui la Società Veicolo procederà ad effettuare i rimborsi. La classe A, dotata di rating, è stata quotata presso il Luxembourg Stock Exchange e riacquistata da Banca delle Marche per essere utilizzata in operazioni di rifinanziamento (REPO) sul mercato monetario con la Banca Centrale Europea. Per questo motivo, i titoli senior sono stati strutturati in modo da possedere tutti i requisiti richiesti dalla normativa in materia (quotazione in un mercato regolamentato, rating fornito da almeno una delle Agenzie di Rating, emissione in forma dematerializzata). Anche la classe J, priva di rating, è stata sottoscritta da Banca delle Marche. Nella strutturazione dell’operazione è stata prevista un’opzione (Opzione di Riacquisto del Portafoglio in blocco), in base alla quale Banca delle Marche, Informativa al pubblico al 31/12/2009 64 trascorsi 18 mesi dalla data di emissione dei titoli, può riacquistare dall'acquirente, in blocco, il portafoglio mutui in quel momento in essere. In base al Contratto di Servicing, Banca delle Marche ha assunto il ruolo di “servicer” dell’operazione; in virtù di tale impegno contrattuale, essa è tenuta a mantenere i rapporti con i clienti, continuando a gestire i mutui appartenenti al portafoglio ceduto ed assicurando il corretto trasferimento degli incassi generati dal portafoglio sul Conto Incassi (Issuer Collection Account) aperto a nome della società veicolo presso Deutsche Bank – Milano in qualità di Account Bank. In qualità di servicer, la Banca è tenuta altresì ad elaborare con cadenza semestrale (gennaio; luglio) il Servicer Report - all’interno del quale sono riportate in modo dettagliato le informazioni sull’andamento del portafoglio cartolarizzato, in termini sia di grandezze stock sia di valori flusso - e ad inviare tale documento alle controparti coinvolte nell’attività di monitoraggio (Società Veicolo, Arranger, Corporate Servicer, Cash Manager ed Agenzie di Rating). Tavola 10.4 - Operazioni di cartolarizzazione effettuate nel periodo di riferimento Marche Mutui 4- Mutui ipotecari, residenziali e commerciali Attività cedute: 1. Sofferenze 2. Incagli 3. Esposizioni ristrutturate 4. Esposizioni scadute 5. Altre attività Totale 1.881.951 1.881.951 Passività emesse dalla Società Veicolo: Classe A (Rating: Aaa) Classe J (Rating: Unrated) Totale 1.505.550 454.450 1.960.000 Informativa al pubblico al 31/12/2009 65 Tavola 11. Rischi di mercato: informazioni per le banche che utilizzano il metodo dei modelli interni per il rischio di posizione, per il rischio di cambio e per il rischio di posizione in merci (IMA) La tavola non viene compilata perché il Gruppo non utilizza sistemi interni per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte dei rischi di mercato. Informativa al pubblico al 31/12/2009 66 Tavola 12. Rischio operativo Informativa qualitativa Il requisito patrimoniale a livello di Gruppo è calcolato utilizzando il metodo Standardizzato “combinato” (TSA - Traditional Standardised Approach). Tale approccio prevede che la Capogruppo adotti il metodo TSA in combinazione con il metodo adottato dalle controllate: TSA per tutte le società del gruppo ad eccezione della controllata lussemburghese Banca Marche Gestione internazionale Lux S.A. (metodo Base – BIA). Ulteriori dettagli sono forniti nella Tavola 1 – Requisito informativo generale – Rischio operativo. Per l’utilizzo del metodo Standardizzato, la banca si è dotata di un efficace sistema di gestione dei rischi operativi sottoposto ad un processo di auto-valutazione volto a valutare la qualità del sistema, la sua rispondenza alle prescrizioni normative ed alle esigenze operative e di mercato; tale autovalutazione è soggetta alla verifica della funzione di revisione interna e sottoposta annualmente all’organo con funzione di supervisione strategica per l’attestazione del rispetto dei requisiti d’idoneità previsti dalla normativa. Nel metodo Standardizzato, il requisito patrimoniale a fronte dei rischi operativi si determina applicando al margine di intermediazione, distinto nelle 8 linee di business regolamentari secondo le quali è suddivisa l’attività aziendale, coefficienti specifici che variano da un minimo del 12% ad un massimo del 18%. Le linee di business regolamentari sono: • servizi finanziari per l’impresa; • negoziazione e vendita; • servizi bancari al dettaglio; • servizi bancari a carattere commerciale; • servizi di pagamento e regolamento; • gestioni fiduciarie; • gestioni patrimoniali; • intermediazione al dettaglio. Il Gruppo Banca Marche ha sviluppato un modello interno, in linea con i requisiti normativi previsti dalle Disposizioni di Vigilanza, che utilizza i metodi avanzati AMA per giungere ad una stima del capitale a rischio. Allo stato attuale, il modello viene utilizzato ai soli fini gestionali interni e si basa sull’utilizzo, di due delle quattro componenti previste dalla regolamentazione (dati interni e dati esterni di perdita operativa); esse fanno riferimento alle evidenze empiriche che rivestono sicuramente un ruolo fondamentale e preponderante rispetto alle altre due componenti più prettamente qualitative e soggettive (analisi di scenario, fattori del contesto operativo e del sistema dei controlli interni). Informativa al pubblico al 31/12/2009 67 La metodologia attualmente sviluppata si basa sull’analisi dei dati storici interni di perdita operativa (rilevati e censiti dai vari responsabili decentrati, quindi controllati e validati dalla funzione centrale di ORM) opportunamente integrati con i dati esterni consortili ottenuti grazie alla partecipazione al DIPO (Database Italiano Perdite Operative) gestito in sede ABI (Associazione Bancaria Italiana). Nel modello vengono applicate tecniche attuariali di tipo LDA (Loss Distribution Approach) che prevedono lo studio e la modellizzazione separata delle distribuzioni di frequenza e di impatto dei dati storici e quindi il calcolo della perdita aggregata attraverso tecniche analitiche o di simulazione. Il capitale a rischio viene stimato su un orizzonte temporale di un anno con un intervallo di confidenza al 99,9% come previsto dalla regolamentazione. Informativa al pubblico al 31/12/2009 68 Tavola 13. Esposizioni in strumenti di capitale: informazioni sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa qualitativa Esposizioni in strumenti di capitale incluse nel portafoglio bancario: differenziazione delle esposizioni in funzione degli obiettivi perseguiti. Gli investimenti in strumenti di capitale presenti nel Gruppo Bancario assolvono a più funzioni, di seguito indicate: • strategiche: partecipazioni in società sottoposte ad influenza notevole, classificate nella Voce 100 – Partecipazioni: Tavola 13.1 - Composizione della Voce 100 – Partecipazioni Valore di Bilancio SE.BA. Montefeltro Leader scarl Totale • 339 19 358 strumentali all’attività operativa delle Banche appartenenti al Gruppo e istituzionali: partecipazioni in associazioni di categoria, società consortili, società, enti ed istituzioni legate al territorio classificate nella Voce 40 – Attività finanziarie disponibili per la vendita: Tavola 13.2 - Composizione della Voce 40 - Attività finanziarie disponibili per la vendita Livello 1: Conafi Prestitò S.p.A. Livello 2: Partecipazione Ariston Thermo S.p.A. Livello 3: Partecipazioni Confidicoop Marche Soc.Cooperativa Partecipazione Banca d'italia Partecipazione Centro agroalimentare di Macerata S.r.l. Partecipazione Swift Bruxelles Partecipazione Interporto Marche S.p.A. Partecipazione Meccano società consortile per azioni Partecipazione Siteba S.p.A. Partecipazione S.s.b. S.p.A. Partecipazione Centro factoring S.p.A. Partecipazione Soc.reg.di gar.Marche S.c.a.r.l. Partecipazione Soggetto Intermediario Locale App.Centr. S.c.a.r.l. Partecipazione Aerdorica s.p.a. Partecipazione Finanziaria Regionale Abruzzese S.p.A. Partecipazione Nuova Via Trento S.p.A. Partecipazione Pesaro Parcheggi S.p.A. Partecipazione Fermano leader soc.cons.r Partecipazione P.b. s.r.l. Partecipazione Sgr società di Gestione per il Realizzo S.p.A. Part.Ass.rass.int.musica sacra virg Totale Informativa al pubblico al 31/12/2009 Valore di Bilancio 958 958 6.500 6.500 12.928 2.483 6.827 7 26 1.196 71 7 12 86 465 4 915 77 231 240 1 3 276 1 20.386 69 • di investimento finanziario: partecipazioni in private equity detenute dal Fondo Focus Impresa, classificate nella Voce 30 – Attività finanziarie valutate al fair value: Tavola 13.3 - Composizione della Voce 30 - Attività finanziarie valutate al fair value Valore di Bilancio Maritime Holding S.p.A. Finifast S.p.A. Erydel S.p.A. Totale Tavola 13.4 - Composizione della Voce 150 - Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione: 4.155 5.540 754 10.449 Valore di Bilancio Aviva Assicurazioni S.p.A. Aviva Life S.p.A. SE.DA. S.p.A. Totale 3.498 24.752 4.058 32.308 Contabilizzazione e valutazione degli strumenti di capitale inclusi nel portafoglio bancario. Le esposizioni in strumenti di capitale incluse nel portafoglio bancario sono classificate nelle voci di bilancio “Attività finanziarie disponibili per la vendita”, “Attività finanziarie valutate al fair value” e “Partecipazioni”. Vengono, quindi, di seguito riportati: a) i criteri contabili relativi ai portafogli di classificazione degli strumenti di capitale inclusi nel portafoglio bancario; b) le modalità di determinazione del fair value degli strumenti finanziari adottati dal Gruppo; c) le modalità di determinazione delle perdite di valore. a) Criteri contabili relativi ai portafogli di classificazione strumenti di capitale inclusi nel portafoglio bancario degli Attività finanziarie disponibili per la vendita Criteri di iscrizione L’iscrizione iniziale dell’attività finanziaria avviene alla data di regolamento per i titoli di debito o di capitale ed alla data di erogazione nel caso di crediti. La rilevazione iniziale delle attività avviene al fair value, comprensivo dei costi o proventi di transazione direttamente attribuibili allo strumento stesso. Se l’iscrizione avviene a seguito di riclassificazione dal portafoglio delle attività detenute fino a scadenza o, in rare circostanze, dal portafoglio delle attività detenute per la negoziazione, il valore di iscrizione è rappresentato dal fair value al momento del trasferimento. Criteri di classificazione Vengono incluse in questo portafoglio le interessenze azionarie non gestite con finalità di negoziazione e non qualificabili di controllo o di collegamento e quote OICR. Informativa al pubblico al 31/12/2009 70 Criteri di valutazione e di rilevazione delle componenti reddituali Successivamente alla rilevazione iniziale, le attività disponibili per la vendita continuano ad essere valutate al fair value. La determinazione del fair value è basata su prezzi ufficiali rilevati alla data di bilancio, se gli strumenti sono quotati in mercati attivi; per gli strumenti finanziari non quotati in mercati attivi il fair value è determinato facendo ricorso a tecniche di valutazione. I titoli di capitale, per i quali non sia possibile determinare il fair value in maniera attendibile, sono mantenuti al costo. Gli utili e le perdite derivanti da variazioni di fair value sono rilevati in una specifica riserva di patrimonio netto, voce 140 “Riserve da valutazione”. La componente reddituale risultante dall’applicazione del costo ammortizzato viene rilevata a conto economico, alla voce 10 “Interessi attivi e proventi assimilati”. Le attività finanziarie disponibili per la vendita sono sottoposte ad una verifica volta ad individuare l’esistenza di obiettive evidenze di riduzione di valore; eventuali perdite per riduzione di valore vanno a conto economico alla voce 130 b) “Rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento di attività finanziarie disponibili per la vendita”. Oltre che per la rilevazione di una perdita per riduzione di valore, gli utili o le perdite cumulati nella riserva di patrimonio netto vengono registrati a conto economico al momento della dismissione dell’attività alla voce 100 b) “Utili (Perdite) da cessione o riacquisto di attività finanziarie disponibili per la vendita”. Qualora i motivi della perdita di valore siano rimossi a seguito di un evento verificatosi successivamente alla rilevazione della riduzione di valore, vengono effettuate riprese di valore con imputazione a patrimonio netto. I dividendi sono registrati nella voce di conto economico 70 “Dividendi e proventi simili”. Criteri di cancellazione Le attività finanziarie vengono cancellate quando scadono i diritti contrattuali sui flussi finanziari derivati dalle attività stesse o quando l’attività finanziaria viene ceduta trasferendo sostanzialmente tutti i rischi e benefici connessi alla proprietà dell’attività. Attività finanziarie valutate al fair value Criteri di iscrizione L’iscrizione iniziale dell’attività finanziaria avviene alla data di regolamento. All’atto della rilevazione iniziale le attività finanziarie valutate al fair value vengono rilevate al fair value del corrispettivo dato che normalmente è determinabile facendo riferimento al costo della transazione. Criteri di classificazione Sono classificate in questa categoria le attività finanziarie che si intende valutare al fair value con impatto a conto economico (ad eccezione degli strumenti di capitale che non hanno un fair value attendibile) quando la Informativa al pubblico al 31/12/2009 71 designazione del fair value consente di eliminare o di ridurre le significative distorsioni nella rappresentazione contabile del risultato economico e patrimoniale degli strumenti finanziari. Criteri di valutazione e di rilevazione delle componenti reddituali Successivamente alla rilevazione iniziale, le attività sono valutate al loro fair value. Per la determinazione del fair value degli strumenti finanziari quotati in un mercato attivo, vengono utilizzate le quotazioni di mercato. In assenza di un mercato attivo viene utilizzato il corrispettivo pagato (valore di rilevazione iniziale). Gli utili e le perdite derivanti dalla variazione di fair value delle attività finanziarie sono rilevati nella voce 110 “Risultato netto delle attività e passività finanziarie valutate al fair value” di conto economico. Gli eventuali dividendi conseguiti su titoli di capitale classificati in tale portafoglio, sono rilevati nella voce 70 di conto economico “Dividendi e proventi assimilati”. Criteri di cancellazione Le attività finanziarie vengono cancellate quando scadono i diritti contrattuali sui flussi finanziari derivati dalle attività stesse o quando l’attività finanziaria viene ceduta trasferendo sostanzialmente tutti i rischi/benefici ad essa connessi. Partecipazioni Criteri di iscrizione Le partecipazioni sono iscritte al costo. Criteri di classificazione La voce include le interessenze detenute in società collegate. Si considerano “collegate” le società in cui si detiene il 20% o una quota superiore dei diritti di voto e le società che per particolari legami giuridici debbono considerarsi sottoposte ad influenza notevole, ossia il potere di partecipare alla determinazione delle politiche finanziarie e gestionali della partecipata senza averne il controllo o controllo congiunto. Criteri di valutazione e di rilevazione delle componenti reddituali Ad ogni periodo di rendicontazione viene accertata l’eventuale obiettiva evidenza che il valore di una partecipazione possa aver subito una riduzione. Se esistono evidenze che il valore di una partecipazione possa aver subito una riduzione, si procede alla stima del valore recuperabile della partecipazione stessa, tenendo conto del valore attuale dei flussi finanziari futuri che la partecipazione potrà generare, incluso il valore di dismissione finale dell’investimento. Qualora il valore di recupero risulti inferiore al valore contabile, la relativa differenza è rilevata a conto economico, nella voce 240 “Utili (Perdite) delle partecipazioni”. Informativa al pubblico al 31/12/2009 72 Qualora i motivi della perdita di valore siano rimossi a seguito di un evento verificatosi successivamente alla rilevazione della riduzione di valore, vengono effettuate riprese di valore con imputazione a conto economico, nella stessa voce 240. Criteri di cancellazione Le partecipazioni vengono cancellate quando scadono i diritti contrattuali sui flussi finanziari derivati dalle attività stesse o quando la partecipazione viene ceduta trasferendo sostanzialmente tutti i rischi e benefici ad essa connessi. Il risultato della cessione è imputato a conto economico alla voce 240 “Utili (Perdite) delle partecipazioni”. b) Modalità di determinazione del fair value degli strumenti finanziari adottati dal Gruppo Titoli quotati e non quotati Nel caso di titoli quotati su mercati attivi, la determinazione del fair value è basata sulle quotazioni del mercato di riferimento desumibili da providers internazionali e rilevate l’ultimo giorno valido dell’esercizio o del periodo di riferimento. Un mercato è definito attivo qualora le quotazioni, che riflettono normali operazioni di mercato, sono prontamente e regolarmente disponibili ed esprimono il prezzo di effettive operazioni di mercato, la significatività dei prezzi. Nel caso di titoli non quotati su mercati attivi il fair value è determinato applicando tecniche di valutazione finalizzate alla determinazione del prezzo che lo strumento avrebbe avuto alla data di valutazione. La determinazione del fair value è ottenuta attraverso l’applicazione di metodologie diffuse a livello di mercati e modelli valutativi interni. Per i titoli di capitale vengono utilizzati i prezzi desumibili da transazioni comparabili, i multipli di mercato di società direttamente confrontabili, nonché modelli di valutazione di tipo patrimoniale, reddituale e misto. In particolare nell’ambito dei portafogli “negoziazione” e “disponibile per la vendita”, viene utilizzato il prezzo ‘denaro’ per i titoli con rimanenze finali positive e il prezzo ‘lettera’ per i titoli con rimanenze finali negative. Per quanto riguarda i titoli azionari quotati su mercati regolamentati italiani ed esteri, vengono utilizzati i prezzi denaro/lettera distribuiti giornalmente dalle borse di quotazione. c) Modalità di determinazione delle perdite di valore Attività finanziarie Ad ogni data di rendicontazione le attività finanziarie non iscritte al fair value con variazioni a conto economico sono sottoposte ad un test di impairment (perdita di valore) al fine di verificare se esistono obiettive evidenze che possano far ritenere non interamente recuperabile il valore di carico delle attività stesse. Informativa al pubblico al 31/12/2009 73 Nel caso di attività finanziarie disponibili per la vendita, tale verifica è svolta nel rispetto di quanto previsto dal principio IAS 39 § 59; si ha evidenza di riduzione di valore quando sussistono uno o più eventi (ad esempio eventi di default) che generano aspettative di mancato recupero dei flussi attesi. Per gli strumenti di capitale quotati in mercati attivi l’evidenza è data dal prezzo di mercato che comporti una riduzione di valore al di sotto del costo superiore al 50% o nel caso in cui esso permanga al di sotto del valore di carico per oltre 18 mesi; in questi casi la perdita di valore è normalmente ritenuta durevole. Per gli strumenti di capitale non quotati in mercati attivi la valutazione dell’evidenza di impairment viene effettuata considerando sia indicatori interni inerenti la società oggetto di valutazione sia esterni, che permettano di ottenere un FV della società. Per quanto riguarda i fattori interni sono ritenuti rilevanti ai fini dell’impairment il conseguimento di risultati economici negativi, un significativo scostamento degli obbiettivi di budget comunicati al mercato, l’annuncio/l’avvio di piani di ristrutturazione, il downgrading da parte di una società specializzata di almeno due classi, il deterioramento della qualità creditizia dell’emittente; viene inoltre condotta un’analisi specifica relativa alla rilevanza strategica dell’investimento. Per quanto riguarda i fattori esterni la valutazione dell’evidenza di riduzione di valore (IAS 39 § 61) include informazioni circa cambiamenti con effetto avverso che si sono verificati nell’ambiente tecnologico, di mercato, economico o legale in cui l’emittente opera, e indica che il costo dell’investimento in uno strumento rappresentativo di capitale può non essere recuperato. La presenza di un indicatore di impairment interno e di un fair value derivante dall’analisi dei multipli di mercato inferiore di oltre il 50% rispetto al valore di carico, o inferiore al valore di carico per un periodo superiore a 18 mesi, comporta la rilevazione dell’impairment. Qualora la variazione negativa di fair value sia considerata impairment, la perdita di valore rilevata nell’esercizio e l’eventuale riserva di patrimonio netto sono imputate a conto economico. Partecipazioni Per le partecipazioni di influenza notevole, lo IAS 36 dispone che venga effettuato un test di impairment finalizzato alla determinazione del valore recuperabile (recoverable amount) riferibile alle stesse; se tale valore è durevolmente inferiore al valore di carico delle partecipazioni, è necessario effettuare una svalutazione (impairment loss). Il valore recuperabile viene definito come il valore più alto tra il fair value al netto dei costi di vendita e il valore d’uso dell’attività. Il fair value al netto dei costi di vendita, a sua volta, è definibile come l’ammontare ottenibile dalla vendita della partecipazione in una libera transazione fra parti consapevoli e disponibili, mentre il valore d’uso coincide con il valore attuale dei flussi finanziari futuri attesi che si suppone deriveranno dalla detenzione della partecipazione. Informativa al pubblico al 31/12/2009 74 Da ciò deriva che non è sempre necessario determinare sia il fair value al netto dei costi di vendita che il suo valore d’uso: se uno dei due dati è superiore al valore contabile, infatti, non occorre stimare l’altro. Inoltre, qualora non vi sia ragione di credere che le due stime divergano sensibilmente, possono essere utilizzate indistintamente come proxy del valore realizzabile. Per il Gruppo, poiché le partecipazioni in oggetto sono in società non quotate, è assunto come fair value al netto dei costi di vendita di riferimento il valore di società simili operanti nello stesso settore quotate presso mercati regolamentati. A tal fine è stato calcolato il valore del capitale giornaliero di un panel di aziende quotate comparabili; tale valore (Equity Value) è ottenuto moltiplicando i prezzi di mercato di ciascuna società per il numero di azioni in circolazione. All’Equity Value viene poi sommata algebricamente la Posizione Finanziaria Netta per ottenere l’Enterprise Value (EV). Vengono poi calcolati diversi EV medi in base a differenti orizzonti temporali presi come riferimento per il calcolo delle capitalizzazioni e si procede poi alla definizione dei rapporti (multipli) con grandezze economicopatrimoniali delle società quotate. Tali multipli vengono poi applicati alle stesse grandezze economicopatrimoniali della società oggetto di valutazione e, sottraendo algebricamente la PFN della società valutata e eliminando i valori estremi, si ottiene l’Equity Value teorico della stessa. Nel caso in cui non sia possibile determinare il fair value al netto dei costi di vendita, si procede alla stima del valore d’uso. Informativa al pubblico al 31/12/2009 75 Informativa quantitativa Tavola 13.5 Esposizioni in strumenti di "Capitale" - Portafoglio Bancario Portafoglio Contabile Voce 30 - Attività finanziarie valutate al Fair Value: - Livello 1 - Livello 2 - Livello 3 Voce 40 - Attività finanziarie disponibili per la vendita: - Livello 1 - Livello 2 - Livello 3 Voce 100 - Partecipazioni: - quotate - non quotate Vece 150 - Attività non correnti e gruppi di attività in via di dismissione: Partecipazioni: - quotate - non quotate Valore di Bilancio Utili/ Perdite realizzate nel periodo Fair Value Plusvalenze/ Minusvalenze a Patrimonio Netto 10.449 10.449 20.386 958 6.500 12.928 358 358 32.308 10.449 10.449 20.386 958 6.500 12.928 x - - 2.376 335 2.041 - 32.308 x - - Plus/Minus computate nel Patrimonio di Base -165 -165 - - Nella tabella sono evidenziate le partecipazioni del portafoglio bancario, suddivise per portafoglio contabile di appartenenza. Le “Plusvalenze/minusvalenze a patrimonio netto: di cui computate nel patrimonio di base/supplementare” sono imputate a rettifica negativa del Patrimonio di Base (si veda Sezione 3 - Tavola 3.1). Informativa al pubblico al 31/12/2009 76 Tavola 14. Rischio di tasso di interesse sulle posizioni incluse nel portafoglio bancario Informativa qualitativa Il rischio di tasso di interesse è il rischio, ovvero la probabilità, che variazioni del tasso di interesse producano effetti negativi sulla situazione economico-patrimoniale del Gruppo. Il rischio di tasso nasce tradizionalmente dalle differenze in termini di “mapping” temporale delle scadenze e dalle differenti metodologie di determinazione del tasso tra le poste attive e passive del bilancio. Attraverso l’adozione di tecniche di ALM, la Capogruppo gestisce le principali fonti che originano il rischio di tasso di interesse: 1. rischio di revisione del tasso: derivante dagli sfasamenti temporali nella data di revisione del tasso delle attività, delle passività e delle poste fuori bilancio, che possono esporre il reddito e il valore economico a fluttuazioni impreviste al variare dei tassi d'interesse; 2. rischio di curva dei rendimenti: le asimmetrie nelle scadenze e nei tempi di revisione del tasso possono esporre il Gruppo anche a mutamenti nell'inclinazione e conformazione della curva dei rendimenti; 3. rischio di base: risultante da un'imperfetta correlazione nell'aggiustamento dei tassi attivi e passivi su strumenti con caratteristiche di revisione del prezzo analoghe. Il Gruppo Banca delle Marche utilizza le tecniche ALM per il controllo e la gestione dei rischi finanziari con due approcci tra loro complementari: prospettiva degli utili correnti (o Maturity Gap) e prospettiva dei valori di mercato (Duration Gap, Sensitivity Analysis). Il modello di reddito secondo l‘approccio degli utili correnti riguarda un’analisi di breve periodo ed ha l’obiettivo di stimare l’impatto sul margine di interesse derivante da un’eventuale variazione dei tassi di mercato. L’indicazione dell’esposizione al rischio di interesse è data dal confronto tra l’ammontare delle attività e delle passività sensibili alle fluttuazioni nei tassi di interesse, in quanto soggette rispettivamente a reinvestimento o rifinanziamento o a revisione del tasso. Il gapping period cui si riferisce la misurazione del rischio è definito pari a un anno. Il gapping period è poi ulteriormente suddiviso in un numero variabile di sotto-periodi (maturity buckets). Il gap è definito dalla differenza tra valore delle Attività sensibili e Passività sensibili, dove con poste “rate sensitive” si intendono quelle poste che scadono o subiscono una revisione contrattuale entro la fine del maturity bucket. Il secondo modello adottato dal Gruppo per la gestione del rischio di tasso è il Modello di valore economico, il quale è finalizzato ad effettuare un’analisi di più lungo periodo, volta a stimare il rischio di una riduzione del valore economico del patrimonio netto del Gruppo (e quindi del rendimento per gli azionisti) derivante da una variazione inattesa nei tassi. Il modello si basa Informativa al pubblico al 31/12/2009 77 sull’esame della diversa reattività ai tassi del valore economico delle attività e delle passività. Il parametro di sensitività usato è la duration (o durata media finanziaria). Questa è utilizzata come misura di sensibilità del prezzo di un’operazione finanziaria al variare del tasso di interesse (Modified Duration): la duration esprime, infatti, la perdita percentuale di prezzo subita in seguito ad un aumento dell’1% del tasso di interesse. Pertanto, un valore di duration elevato indica una maggiore esposizione al rischio per il Gruppo dovuto a quella specifica operazione finanziaria. Le poste a vista con clientela (conti correnti attivi e passivi e depositi a risparmio) vengono, all’interno dell’analisi, modellizzate secondo una logica comportamentale. Sulla base di un’analisi degli andamenti storici e con l’applicazione di strumenti statistici, viene distinta una componente stabile (core deposit) ed una fortemente volatile (quest’ultima ottenuta come differenza tra il volume actual e il core deposit). Per la componente stabile viene identificato un profilo di persistenza, l’altra componente viene identificata come una posta a tasso fisso a giorno. Tale analisi è prevista allo stato attuale solo per la Capogruppo Banca Marche; per la controllata Carilo viene semplicemente predeterminata la duration finanziaria di tali poste (sempre nell’ipotesi di una certa anelasticità delle poste a vista). I finanziamenti con opzione di rimborso anticipato a favore del cliente (PO con put a favore del sottoscrittore) vengono prudenzialmente considerati, ai fini del monitoraggio del rischio tasso, come strumenti di raccolta con durata finanziaria calcolata in funzione della prima data utile di esercizio della put. Qualora l’opzione di rimborso anticipato fosse a favore della Banca (PO con call a favore dell’emittente), nel momento in cui viene determinata la volontà di avvalersi della facoltà di rimborso prima della scadenza, il finanziamento viene riposizionato sulla nuova data di rimborso, altrimenti viene trattato senza accorgimenti particolari. La determinazione ed il monitoraggio della posizione di rischio del Gruppo Banca delle Marche e delle componenti avviene con cadenza mensile. Informativa al pubblico al 31/12/2009 78 Informativa quantitativa La posizione aperta al rischio tasso del gruppo è prevalentemente in Euro (posizione lunga € 22,3 mld, corta € 21,7 mld). L’esposizione in altre valute assume un valore marginale (posizione lunga € 0,106 mld, corta € 0,067 mld, al netto delle componenti pareggiate dei Certificati di Deposito in Yen e delle loro coperture con DCS), le valute diverse dall’Euro vengono perciò raggruppate (voce “non Euro”). L’indicatore delta margine d’interesse per uno shock positivo parallelo della curva di 100 bps, espresso in termini percentuali rispetto al margine d’interesse atteso, si attesta, al 31 dicembre 2009, a circa 2,81% (di cui 2,76% euro e 0,05% non euro). In caso di shock negativo della curva lo stesso indicatore si attesta a -6,55% (di cui -6,50% euro e -0,05% non euro). Il livello dell’indicatore indica che il margine d’interesse del Gruppo è impattato favorevolmente da ipotetiche variazioni dei tassi verso l’alto. L’effetto asimmetrico è spiegato dal maggiore impatto che lo scenario di discesa ipotizzato avrebbe sugli impieghi rispetto alla raccolta, dato l’attuale livello dei tassi d’interesse sulla parte breve della curva, che in ogni caso rende tale scenario difficilmente realizzabile. L’indicatore di sensitivity del valore economico del Gruppo, espresso come rapporto percentuale rispetto al patrimonio di vigilanza della variazione del valore economico del Gruppo rispetto a uno shift parallelo della curva dei tassi è pari a -12,52% in caso di aumento dei tassi di 200 bps su tutte le scadenze (di cui -12,43% euro e 0,09% non euro). L’indicatore passa a 16,72% (di cui 16,86% euro e -0,14% non euro) nel caso di uno shift di pari entità, ma inverso. Il livello dell’indicatore è significativamente più basso di quello registrato a fine 2008 (-21,75%) sia per effetto della riduzione della duration degli attivi sia per l’applicazione al 31dicembre2009 di una modifica procedurale volta ad escludere l’effetto degli spread commerciali sulle poste a tasso variabile. La sensitivity del valore economico del Gruppo fa riferimento soprattutto all’incremento della domanda di mutui a tasso fisso da parte della clientela osservata nel biennio 2007-2008, a fronte dei livelli crescenti dei tassi di interesse, e si ritiene in buona misura temporaneo. Infatti, considerata anche la successiva fase di repentina riduzione dei tassi, il fenomeno di nuovi mutui a tasso fisso si è notevolmente ridimensionato dai primi mesi del 2009 mentre si è affermata una tendenza da parte della clientela a preferire i finanziamenti a tasso variabile, dato il basso livello dei tassi di interesse a breve. Informativa al pubblico al 31/12/2009 79 Dichiarazione del Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari Informativa al pubblico al 31/12/2009 80