Corso di Energetica degli Edifici
Retrofit energetico
dell’involucro edilizio
Docenti:
Prof. Marco Dell’Isola
Ing. Fernanda Carmen Fuoco
Introduzione
Introduzione
Introduzione
Cause di dispersioni termiche comuni nell’edilizia contemporanea
Introduzione
Cause di dispersioni termiche comuni nell’edilizia contemporanea
Introduzione
Cause di dispersioni termiche comuni nell’edilizia contemporanea
Interventi di retrofit
Interventi di retrofit
•Isolamento dell’involucro opaco:
•Coperture piane e falde
•Basamenti e solai inferiori
Pareti verticali
Isolamento dell’involucro opaco
Coperture piane
• verificare che lo strato di impermeabilizzazione all’acqua sia efficiente per
prevenire il deterioramento della struttura.
•prevedere un buon isolamento (specie nelle villette isolate, la maggior parte
delle dispersioni in inverno – fino al 30-40% delle totali – si verificano proprio
attraverso la copertura mentre durante il periodo estivo, è proprio la copertura
ad assorbire una quantità tale di radiazione solare da essere causa dell’assenza
di comfort degli ambienti.
Coperture piane
Gli interventi sulle coperture piane variano a seconda della posizione dello strato
coibentante:
Isolamento all’estradosso o “tetto caldo”
in questo intervento lo strato di materiale isolante è posto tra lo strato di
impermeabilizzazione (sopra) e la barriera al vapore (sotto). È necessario, per
ovviare al problema del deperimento dello strato impermeabilizzante dovuto agli
agenti atmosferici e all’accumulo di calore, prevedere uno strato di protezione
aggiuntivo, ghiaia ed argilla espansa per tetti non praticabili, ghiaia di grossa
granulometria e pavimentazione se praticabili. Questa tecnica di coibentazione e
da preferirsi poichè particolarmente adatta ad eliminare i ponti termici e il
conseguente rischio di condense.
Coperture piane
Isolamento all’intradosso o “tetto rovescio”
il materiale isolante è posizionato sopra lo strato di impermeabilizzazione,
proteggendolo. In questo caso è l’isolamento termico ad essere sottoposto a stress
ed e quindi necessario l’impiego di un materiale isolante insensibile al gelo e
all’acqua. Il poliestere estruso è l’unico materiale che consente questo tipo
d’intervento. Ad esso si sovrappone uno strato di ghiaietto come protezione
dall’irraggiamento solare e dalle precipitazioni atmosferiche.
Questo sistema non richiede l’aggiunta di una barriera al vapore poichè tale
funzione viene svolta dallo strato impermeabilizzante
Coperture piane
Controsoffitto interno
la tecnica consiste nella coibentazione del solaio dall’interno dell’ambiente.
Si prevede la posa in opera di pannelli isolanti generalmente già finiti e solo da
tinteggiare, che vengono incollati o fissati con elementi di aggancio all’intradosso
della soletta, aventi spessore non inferiore ai 2 cm (e comunque di spessore
variabile in relazione alle dispersioni termiche della copertura). In alternativa è
possibile la creazione di una struttura di sostegno dei pannelli isolanti per
permettere il passaggio dei canali degli impianti e l’installazione di corpi
illuminanti.
Un limite di questo intervento è verificare che non si creino fenomeni di condensa
a causa dei ponti termici non corretti e che le altezze interne mantengano il limite
minimo consentito per legge.
Coperture falde
Come per le coperture piane, nei tetti a falde è possibile intervenire dall’interno o
dall’ esterno della struttura:
Isolamento dall’esterno:
in questo caso l’isolante è posto al di sotto del manto antimeteorico subito sotto le
tegole, i coppi o le lastre della copertura e sostenuto dalle falde del tetto.
Coperture falde
Isolamento dall’interno:
Sistema di facile esecuzione, utilizzato sia per interventi sul nuovo che
sull’esistente. Soluzione valida anche esteticamente.
La tecnica simile a quella utilizzata per le coperture piane con controsoffitto
interno. Qualora si tratti di un tetto in legno con travi a vista i pannelli isolanti
vengono fissati tra le travi e successivamente rivestiti con cartongesso.
Per ovviare al fenomeno della condensazione viene introdotta una barriera al
vapore continua, senza interruzioni, che permette di dosare il passaggio di vapore.
Tetto verde
Coperture
Sistemi di copertura microventilata con guaine impermeabili e
traspiranti
Coperture e Sistemi fotovoltaici integrati
Coperture e Sistemi solari termici integrati
Coperture e Sistemi solari termici integrati
Basamenti e solai inferiori
Interventi su solai inferiori e basamenti che confinano con ambienti risaldati
chiusi (box e cantine) ed aperti
Isolamento avviene dall’esterno in
modo da non interferire con la
pavimentazione interna eliminando, cosi, dei costi aggiuntivi.
Si stende uno strato di collante rasante (del tipo coat-Bond Index) sulla superficie
esterna del solaio tramite una spazzola dentata o a punti e, successivamente,
appoggiando i pannelli isolanti (in polistirolo espanso ed estruso, poliuretano,
fibra di legno, di vetro e minerale, …) con una leggera pressione. 24 ore dopo
l’incollaggio dei pannelli, viene steso un altro strato rasante sulla superficie dei
pannelli isolanti in cui e stata affogata un’armatura di rinforzo in fibra di vetro. Si
termina l’intervento con la finitura dell’intonaco esterno (del tipo decorPlaSt o
Sicicolor). Deriva un notevole risparmio energetico
Interventi su solai inferiori e basamenti che confinano con spazio aperto
Isolamento dall’esterno sia termico che acustico e si deve prevedere una
protezione contro gli agenti atmosferici realizzato con un intonaco plastico
Basamenti e solai inferiori
Isolamento dall’interno
Per solai contro terra o su vespai e igloo, l’intervento deve essere effettuato al di
sotto del massetto del solaio.
• idonea resistenza meccanica dell’isolante che deve sostenere il peso del massetto
soprastante
•nei solai contro terra si prevede uno strato di impermeabilizzazione al di sotto
dello strato isolante per fronteggiare l’umidità da risalita capillare.
•l’intervento più comune nelle abitazioni al piano terra è quello di creare tra il
terreno e la soletta, un’intercapedine di 50-60 cm di profondità per isolare il
pavimento e permettere la circolazione dell’aria.
•posa di elementi prefabbricati in file continue, detti “casseri a perdere” del tipo
igloo, di materiale plastico durevole nel tempo
•bocchette di sfiato per la ventilazione della camera d’aria sul muro perimetrale
•si realizza il nuovo solaio in cemento armato pronto a ricevere la pavimentazione
Pareti verticali
Isolamento a cappotto esterno
l’isolamento termico dei fabbricati dall’esterno, comunemente detto “a cappotto”
(o ETICS External Thermal Insulation Composite System), ha avuto le sue prime
applicazioni alcuni decenni fa e ancora oggi costituisce uno dei sistemi di
isolamento più efficaci sia per interventi sul nuovo che sull’esistente.
Vantaggi:
 velocizzazione delle opere di finitura delle pareti verticali in cantiere
 risoluzione in modo semplice del problema dei ponti termici
 eliminazione dei fenomeni di condensazione
 miglioramento dell’inerzia termica dell’edificio.
Pareti verticali
Isolamento a cappotto esterno
• La tecnica consiste nell’applicare sulla facciata esterna della parete,
preventivamente preparata, un rivestimento isolante tramite incollaggio e
tassellatura; 2 strati di intonaco rasante intramezzato ad una rete in fibra di vetro di
vario tipo ed infine il trattamento superficiale di finitura.
• La posa dei pannelli avviene dal basso verso l’alto sfalsando le fughe verticali
e orizzontali.
• Qualora la facciata esterna di supporto risulti notevolmente degradata, il
posizionamento dell’isolamento a cappotto avviene su delle guide a fissaggio
meccanico evitando qualsiasi trattamento e/o preparazione della parete verticale.
• Il tipo di isolante deve avere ottime caratteristiche meccaniche e tecniche per
resistere agli urti ed agli agenti atmosferici.
•Lo spessore dell’isolante in genere va da 8 a 15 cm.
Pareti verticali
Isolamento a cappotto interno
Consiste nell’applicazione, sulla parete interna della muratura, di una controparete
o parete composta da pannelli isolanti. L’intervento può essere realizzato o
mediante incollaggio dei pannelli direttamente a contatto con la muratura o
mediante un’orditura di supporto fissata alla muratura o con una controparete
interna in tavolato.
A differenza del cappotto esterno, questa tecnica non consente la correzione dei
ponti termici strutturali e può generare fenomeni di condensazione a causa della
scarsa inerzia termica della parete.
Per ovviare a tale problema si rende consigliabile l’uso di una barriera al vapore
sulla faccia interna della controparete.
Il cappotto interno è un facile intervento, a costi relativamente bassi, che risulta
una valida alternativa qualora risulti impossibile intervenire in altri modi o per
ragioni di vincoli architettonici-tecnici o economici.
Pareti verticali
Pareti verticali
Facciata ventilata
La parete ventilata è un sistema di coibentazione dall’esterno creato per
proteggere gli edifici dalle escursioni termiche e dagli agenti atmosferici.
L’intervento consiste nel fissare sulla parete di facciata esterna, tramite
incollaggio e tassellatura, l’isolante costituito in genere da pannelli semirigidi.
Successivamente “si appoggia” alla struttura portante, mediante un’orditura di
supporto fissata con dispositivi di ancoraggio meccanico, il rivestimento
costituito da lastre di varia natura (doghe, materiali lapidei o cementizi).
Rivestimento e struttura vengono tenuti a distanza in modo da creare
un’intercapedine d’aria di circa 5cm di spessore che risulta aperta alla due
estremità (superiore ed inferiore) in modo da permette la circolazione, in senso
ascendente, del flusso d’aria che si genera per la differenza di temperatura tra le
pareti esterne ed interne dell’intercapedine.
Pareti verticali
Facciata ventilata
Vantaggi
•eliminazione dei ponti termici e fenomeni di condensa
•efficace ventilazione della struttura muraria.
•tecnica di montaggio e manutenzione semplice
Svantaggi
•costo elavato
Pareti verticali
Intonaco isolante
La tecnica consiste nella sostituzione dell’intonaco tradizionale che viene
rimosso, con un nuovo intonaco a migliore prestazione termica composto
generalmente da materiali minerali espansi (perlite, vermiculite …) o da
materiali minerali fibrosi (lane di roccia, di vetro …) o ancora da sostanze
sintetiche unite con leganti idraulici e di speciali resine additivanti.
Lo strato minimo di applicazione deve avere uno spessore di 2 cm anche se è più
conveniente arrivare a spessori fino ai 6 cm per aumentarne le prestazioni
tecniche.
Gli intonaci sono protetti da rivestimenti (spesso la semplice pitturazione) che
devono essere traspiranti, protettivi dagli agenti atmosferici e garantire una
funzione di finitura.
Considerati i costi accessibili, questa tecnica è la più comune per risolvere i
problemi di isolamento delle pareti verticali.
Pareti verticali
Intonaco isolante
È tipicamente composto da una miscela a bassa conducibilità termica (λ ≅
0,05 W/mK), composta da inerti e leganti idraulici con aggiunta di polistirolo
espanso sciolto. Si applica su laterizio, calcestruzzo, murature termoisolanti tipo
lecablock, laterizi alveolari e porizzati
Materiali isolanti
 La natura di tali materiali può essere di origine sintetica, minerale o vegetale
 Le caratteristiche per impiego in edilizia sono: la resistenza al fuoco, muffe,
funghi, la traspirabilita e permeabilita.
 Polistirene espanso EPS o Polistirolo (EN 13163). Materiale versatile e di
costo contenuto.
Polistirene espanso estruso XPS (EN 13164). Costo più elevato
Poliutirene espanso rigido PUR (EN 13165)
Sughero (EN 13170). Trova impiego nelle controsoffittature
Lana di vetro. Isolamenti d solai non calpestabli
 Lana di roccia (EN 13162). Viene venduto sotto forma di Pannelli, feltri o
rotoli
Fibra di legno (EN 13171).
Argilla espansa (EN 14063). Per ottenere un efficace isolamento termico si
devono considerare spessori che superano da due a quattro volte gli spessori
standard necessari con l’impiego di lastre isolanti vere e proprie.
Perlite, vermiculite (EN 14316-1, EN 14317-1). Buone prestazioni di
isolamento termoacustico per solai sottotetto, su vespaio areato
Materiale murario
Metodi costruttivi del parametro murario sono influenzati dai livelli di efficienza che
si vogliono raggiungere. Dopo l’introduzione di limiti restrittivi (D.Lgs 193/2005 e
311/2006) l’uso aggiuntivo di materiale isolante da affiancare ai blocchi in laterizio
tradizionale della parete esterna risulta inevitabile.
 Blocchi in laterizio porizzato con materiale di origine organica
Blocchi in laterizio porizzato con materiale di origine inorganica
Blocchi in laterizio SUGHERO
Blocchi in laterizio rettificato
Blocchi in laterizio cellulare (il nuovo materiale unisce, oltre la grande capacità di
isolamento termico ed acustico, anche una estrema facilità di lavorazione simile a
quella del legno ma, al contrario di questo, è incombustibile ed assicura una
maggiore durata nel tempo)
Blocchi in cls cellulare autoclavato
Blocchi in laterizio porizzato
Materiale murario
•Isolamento dell’involucro
vetrato
Isolamento dell’involucro vetrato
Gli elementi vetrati (che siano finestre o facciate continue) devono garantire :
 una sufficiente illuminazione e ventilazione naturale del locale pari ad 1/8
(minimo di legge) della superficie calpestabile del locale
devono razionalizzare il bilancio energetico dell’edificio riducendo le dispersioni
in inverno e proteggendo dal surriscaldamento solare nei periodi estivi
devono assicurare un buon isolamento acustico
garantire sicurezza, durabilità e facilita di manutenzione.
Negli edifici di nuova costruzione l’involucro vetrato deve soddisfare dei
requisiti minimi richiesti dalla normativa nazionale riguardanti le prestazioni in
materia di resistenza meccanica, sicurezza, comfort visivo, raggiungimento dei
limiti di trasmittanza termica previsti dal d.lgs. n. 311/2006 e acustica regolati
dal decreto del 5 dicembre 1997.
Tipologie e caratteristiche del vetro
In commercio, i vetri di sicurezza sono i vetri temperati e stratificati.
Il vetro temperato è ottenuto tramite il trattamento termico della tempra. La
tecnica consiste nello stendere il vetro su di un tavolo a rulli, all’interno di un
forno che lo riscalda alla temperatura di tempra di 640 °c. Successivamente viene
rapidamente raffreddato con getti di aria che provocano l’indurimento degli strati
esterni superficiali del vetro. Gli strati interni, invece, si raffreddano
graduatamente e trovando le parti esterne già rigide e solide, entrano in
compressione.
Il vetro stratificato è realizzato unendo due o più strati di vetro ordinario alternato
a un foglio plastico di colore simil-latteo, solitamente polivinilbutirrale (PVB). Il
sandwich cosi ottenuto, viene poi scaldato a 70 °C e pressato con rulli per espellere
l’aria ed unire i materiali. La pellicola in PVB trasparente funge da collante tra i
due strati di vetro, evitando qualora vi sia un urto, che i frammenti di vetro si
propaghino nell’ambiente circostante.
Tipologie e caratteristiche del vetro
Caratteristiche fondamentale dei vetri in commercio
 Controllo solare ovvero la capacita dell’elemento vetrato di controllare e
limitare il flusso di calore negli interni degli ambienti, potenziando la sua
resistenza termica (aspetto energetico).
Controllo del flusso di luce entrante negli ambienti per evitare fenomeni di
abbagliamento interno e garantire al contempo la necessaria trasmissione luminosa
(interferenza ottica).
I parametri che esprimono le prestazioni ottiche ed energetiche nei confronti
dell’irraggiamento solare sono la trasmissione luminosa TL e il fattore solare g
ovvero il rapporto tra l’energia totale trasmessa all’interno del locale e l’energia
solare incidente sul vetro.
Il trattamento superficiale del vetro (coating) assicura:
 riduzione dell’emissività
corretto apporto di illuminazione naturale,
 procedimento chimico (coating pirolitici) oppure fisico (vetri magnetronici o
sottovuoto)
Tipologie e caratteristiche del vetro
 Vetri a controllo solare-riflettenti
• Caratterizzati dalla capacita di limitare l’apporto energetico della radiazione
solare esterna che colpisce la superficie trasparente facendola filtrare
parzialmente.
• Caratterizzati dalla capacità di limitare la trasmissione luminosa che in parte
viene assorbita, in parte riflessa, in parte trasmessa. in questo modo il caldo non si
diffonde nell’ambiente interno, ma viene contenuto.
Questi vetri danno un contributo sostanziale alla riduzione delle spese di
climatizzazione estiva, seppur a discapito della notevole riduzione della
luminosità interna. Viene utilizzato generalmente in edifici high tech ed in zone
geografiche caratterizzate da eccessivo surriscaldamento e discomfort luminoso.
Tipologie e caratteristiche del vetro
 Vetri basso-emissivi
• Caratterizzati da un ottimo isolamento termico
• Garantiscono una buona trasmissione luminosa
detti anche vetri ad isolamento termico rinforzato poichè riducono le dispersioni
energetiche anche in quantità maggiori rispetto ai vetri-riflettenti. Di solito il
rivestimento del vetro viene inserito “in faccia 3” per mantenere più
calda la lastra interna del vetro. Questi vetri sono utilizzati soprattutto in paesi con
climi freddi e nelle facciate esposte a Nord.
Tipologie e caratteristiche del vetro
 Vetri selettvi
Hanno caratteristiche intermedie tra i vetri riflettenti e i vetri basso emissivi.
A differenza dei vetri riflettenti permettono un maggior passaggio di luce visibile
limitando comunque l’apporto dei raggi infrarossi causa dei surriscaldamenti
estivi.
Sono adatti nei climi temperati caratterizzati dall’alternanza di stagioni fredde e
calde. Solitamente sono posizionati “in faccia 2” ovvero accoppiati a vetri bassoemissivi per aumentarne le prestazioni.
Vetrocamera
Quando parliamo di vetri a controllo solare, basso emissivi e selettivi parliamo
sempre di vetrocamera.
• Il vetrocamera è costituito da due pannelli di vetro separati da una camera
d’aria ermeticamente assemblati. Questo cuscino d’aria permette di isolare il
vetro esterno da quello interno, creando una differenza di temperatura tra essi tale
da variare sensibilmente la differenza di temperatura tra l’interno dei locali e
l’esterno.
Questo, infatti, offre una resistenza al passaggio del calore che avviene
dall’interno verso l’esterno in inverno e dall’esterno verso l’interno in estate.
• Lo spessore di una camera d’aria tradizionale, varia solitamente tra i 2 ed i 10
millimetri.
• L’ intercapedine costituisce un’efficace barriera contro il rumore.
Vetri serramenti ed infissi
Interventi:
 Sostituzione del vetro singolo
Bisogna verificare che lo spessore del vetro nuovo (basso emissivo o selettivo) da
inserire corrisponde a quello precedente o comunque consenta il suo inserimento
nell’infisso. Verificare che lo stato del telaio risulti in buone condizioni di tenuta
all’aria e all’acqua.
 Sostituzione del serramento
Bisogna valutare la compatibilità con il bene esistente, specie se di interesse storicoartistico.
In genere l’operazione si effettua nei serramenti con vetro singolo a cui si
preferiscono vetri basso emissivi e telai in legno massello, alluminio a taglio
termico o misti legno-alluminio.
L’ utilizzo di vetrocamera con gas nobili (argon o kripton) aumenta le proprietà di
isolamento termico del vetro.
La sostituzione dell’insieme dei serramenti nel complesso dell’edificio comporta
l’innalzamento di una classe di consumo del fabbisogno totale.
Vetri serramenti ed infissi
Interventi:
 Doppio serramento
Aggiunta di un serramento esterno indipendente (doppia finestra) se esistono
vincoli di natura estetica o per ragioni conservative in edifici di pregio storicoartistico.
La trasmittanza verrà calcolata sommando le resistenze dei due strati vetrati e
della camera d’aria interposta. I benefici ottenuti saranno il miglioramento delle
prestazioni termico-acustiche anche se risulteranno comunque inferiori rispetto
alla sostituzione dell’intero serramento.
 Isolamento con pellicole protettive
Le pellicole antisolari per vetri hanno risolto in buona parte tutti i problemi legati
alla protezione dalle radiazioni ultraviolette (responsabili del degrado dei mobili e
tappezzerie) e delle radiazioni infrarosse (causa del surriscaldamento dei locali) in
edifici in cui non fosse possibile o conveniente sostituire l’intero serramento o il
semplice vetro.
Le pellicole antisolari per vetri sono realizzate in poliestere adesivo e alluminio
vaporizzato.
Confronto con i relativi valori di Ug tra soluzioni tecniche a doppio e
triplo vetro con pellicole bassoemissive.
Vetri serramenti ed infissi
Interventi:
 Isolamento del sottofinestra
la tecnica prevede la posa in opera
di un pannello isolante con
barriera
al
vapore
per
ridurre/eliminare
i
possibili
fenomeni di condensa, lasciandolo
in vista qualora nel vano vada
alloggiato un radiatore. È possibile
in
alternativa,
completare
l’intervento verso l’interno del
locale inserendo un pannello in
cartongesso o tavolato in tavelle.
Come
tutti
gli
isolamenti
dall’interno, la tecnica ha il limite di
non eliminare i ponti termici
strutturali con la soletta.
Vetri serramenti ed infissi
Interventi:
 Isolamento del cassonetto
l’intervento consiste nella coibentazione
termica del cassonetto tramite uno strato
di materiale isolante rigido, sagomato,
di spessore non inferiore ai 2 cm.
La coibentazione deve essere applicata
su tutta la superficie del cassonetto
mediante un continuo e sottile strato di
adesivo e/o l’applicazione di tasselli
meccanici in modo da limitare le
infiltrazioni d’aria o acqua.
Nel caso si debba isolare un cassonetto
già in opera, è necessario verificare lo
spazio ed ingombro disponibile, quindi
isolare di conseguenza considerando
che anche spessori ridotti di isolante
comportano un drastico miglioramento
del comfort ambientale.
Schermatura elementi vetrati
I dispositivi schermanti agiscono a seconda dell’orientamento e della forma
dell’elemento vetrato da schermare, come supporto contro l’eccessivo
surriscaldamento degli ambienti. Per ogni facciata dell’edificio si valuta
l’esposizione e l’angolo d’incidenza solare per considerare l’elemento
schermante più efficace.
I sistemi si distinguono a seconda della loro posizione e integrazione
nell’edificio.
• Schermature esterne sono sicuramente più efficaci poichè impediscono ai raggi
solari di filtrare attraverso i serramenti, bloccando il calore all’esterno dell’edificio
e quindi, frenando il surriscaldamento degli ambienti interni.
Possono essere schermature esterne fisse orizzontali (balconi) adatte ad edifici
esposti a sud o verticali (per facciate esposte ad est o ovest).
Possono essere schermature mobili orizzontali o verticali.
•Schermature interne lasciano filtrare il calore attraverso i serramenti,
riflettendo da un lato una parte dell’energia verso l’esterno, ma non riuscendo
dall’altro a bloccare la diffusione di parte della stessa ed il suo assorbimento.
•Sistema combinato di elementi interni ed esterni.
•Schermature verdi che sfruttano l’impiego di alberi o piante rampicanti per
controllare il soleggiamento estivo su un edificio.
Impianti
Retrofit energetico
Il fabbisogno energetico di energia primaria di un edificio dipende:
dalle caratteristiche dell’involucro (opaco e trasparente)
dall’impianto di riscaldamento e dai suoi sottosistemi.
Pertanto occorre predisporre l’impianto attraverso scelte efficaci affinchè i
rendimenti siano ottimizzati e le perdite ridotte al minimo.
Controllo delle prestazioni energetiche degli impianti:
• Efficienza del sottosistema di emissione
i terminali radianti che lavorano a basse temperature come i pannelli radianti a
pavimento o soffitto, oltre a mantenere dei valori di rendimento di emissione tra i
più elevati, offrono una migliore efficienza in termini di comfort e funzionalità.
Lavorando a basse temperature, permettono di ridurre le perdite nel sottosistema
di distribuzione oltre che i costi di esercizio. Se l’impianto è ad acqua possibilità
di collegare pannello solare.
Retrofit energetico
Controllo delle prestazioni energetiche degli impianti:
• Efficienza di sottosistema regolazione
La valvola termostatica sostituisce la valvola manuale dei radiatori e ne regola
l’afflusso di acqua calda entrante. La valvola si chiude poco a poco quando la
temperatura del sensore si avvicina a quella desiderata e si spegne una volta
raggiuntala, interrompendo in questo modo l’arrivo dell’acqua calda che viene
convogliata verso gli altri caloriferi in ambienti non ancora perfettamente
riscaldati.
• Efficienza del sottosistema di distribuzione
L’isolamento dei canali costituisce la prima causa di perdite di calore del
sottosistema di distribuzione. un buon materiale isolante deve possedere un basso
coefficiente di conducibilità, ignifugo conforme alle norme, inattaccabile da muffe
ed umidità, non corrosivo a basso calore specifico e ovviamente duraturo.
I materiali più utilizzati sono a base di gomma sintetica, di schiume poliuretane e
di lana minerale.
Retrofit energetico
Controllo delle prestazioni energetiche degli impianti:
• Efficienza del sottosistema di produzione
Le perdite termiche di un generatore di calore concorrono a ridurre il rendimento
del sottosistema di produzione e la sua efficienza.
Le perdite di un generatore avvengono attraverso il mantello e attraverso il camino
a bruciatore spento o acceso. Le perdite possono essere ridotte garantendo un
adeguato isolamento dell’impianto o mantenendo la temperatura media di
funzionamento del generatore più bassa.
•Caldaie ad alta efficienza
•Pompe di calore
•Macchine ad assorbimento
Retrofit energetico
•Ventilazione meccanica controllata
Nel bilancio energetico, il fabbisogno di energia termica utile non è influenzato
esclusivamente dalle perdite per trasmissione ma anche da perdite di
ventilazione.
L’installazione di un sistema di ventilazione meccanica controllata (VMC)
permette, recuperando calore dall’aria in uscita ed evitando le perdite eccessive
dovute all’areazione naturale non controllata degli ambienti, di ridurre
sensibilmente il fabbisogno termico dell’edificio.
•L’utilizzo di un sistema di ventilazione meccanica controllata, poiché incide
notevolmente sul bilancio energetico complessivo, risulta indispensabile qualora
si voglia far rientrare l’edificio nella fascia alta della classificazione energetica.
• Oltre al risparmio energetico ottenuto con questo tipo d’intervento, bisogna
sottolineare come la corretta ventilazione degli ambienti garantisca una qualita
dell’aria interna necessaria al benessere.
Studio di fattibilità tecnico-economico
Studio di fattibilità tecnico-economico





L’analisi economica degli investimenti per la riqualificazione
energetica consente di valutare la redditività o il periodo nel quale,
rispetto alla soluzione iniziale, è rimborsato il supplemento di
capitale, SC, richiesto per effettuare gli interventi di riqualificazione
energetica proposti.
Essa prevede il confronto tra un maggior costo di investimento
iniziale, legato al singolo intervento, ed una serie di risparmi di
esercizio che, nel tempo, consentono di recuperare tale investimento
ed, eventualmente, conseguire ulteriori benefici dal funzionamento
dell’intervento stesso.
I metodi di valutazione economica maggiormente utilizzati e di
seguito descritti sono definiti “metodi semplici” in quanto
consentono al progettista una valutazione semplice ed immediata
della convenienza economica delle alternative progettuali proposte.
Nella fattispecie i metodi presentati sono:
il metodo del periodo di recupero del capitale o Simple Pay-Back
(SPB);
il metodo del Valore Attuale Netto o Net Present Value (VAN o
NPV).
Metodo SPB

Il metodo del SPB valuta il numero di anni N, nei quali il sovraccosto
dell’intervento iniziale SC, eguaglia i risparmi conseguiti, ovvero:
N
SC
n
F
k 1
K
dove Fk è il flusso di cassa relativo all’anno k-esimo che tiene conto dei
risparmi energetici, considerati come flussi in entrata, al netto degli
eventuali ulteriori esborsi considerati come flussi in uscita.
Questo metodo consente di valutare un progetto di retrofit in
funzione del periodo di recupero del capitale ovvero del tempo di
rimborso necessario a ripagare il sovraccosto iniziale; è quindi di
rapida valutazione ma non fornisce alcuna informazione sulla
redditività dell’investimento.
 Un valore accettabile di SPB è individuato intorno ai 3-5 anni

Metodo SPB
Metodo del VAN

Nel metodo del VAN i flussi di cassa, di diverso ammontare e distribuzione nel
tempo, vengono riportati ad un istante di tempo assunto come riferimento (la
serie di flussi di cassa, previsti nel periodo considerato, sono riportati al loro
valore attuale VA), questo valore è successivamente confrontato con l’esborso
iniziale SC, secondo la relazione:
n
VAN  
k 1
FK
1  a 
K
 SC
dove a è il tasso di attualizzazione, k è il numero di anni di vita dell’impianto.
 Con questo metodo è possibile considerare tutti gli effettivi costi di gestione e
ricavi generati dall’intervento stesso durante tutta la sua vita utile.
 Il valore del VAN decresce al crescere del tasso, pertanto la scelta del tasso di
attualizzazione è di elevata importanza nel definire la bontà dell’intervento
proposto; inoltre poiché questo metodo considera una differenza tra costi e
risparmi, e non il loro rapporto, c’è la possibilità che due soluzioni alternative
(che hanno diverso SC e diverso Fk) presentino uguale VAN. Ovviamente
l’intervento risulta economicamente accettabile solo se il VAN risulta positivo.

Metodo del VAN
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Retrofit energetico dell`involucro edilizio