Atti Parlamentari — XIV LEGISLATURA — I DISCUSSIONI Camera dei Deputati — — SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2005 RESOCONTO SOMMARIO E STENOGRAFICO 621. SEDUTA DI GIOVEDÌ 5 MAGGIO 2005 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI INDI DEI VICEPRESIDENTI ALFREDO BIONDI E FABIO MUSSI INDICE RESOCONTO SOMMARIO ............................. V-XII RESOCONTO STENOGRAFICO ...................... 1-81 PAG. Missioni ............................................................. Informativa urgente del Governo sugli esiti dell’indagine relativa alla morte del funzionario del SISMI dottor Nicola Calipari ....... 1 1 PAG. (Interventi) ........................................................ 6 Presidente ..................................................... 6 Cicchitto Fabrizio (FI) ................................ 6 Cossutta Armando (Misto-Com.it) ............. 18 Craxi Bobo (Misto-LdRN.PSI) ................... 22 Fassino Piero (DS-U) .................................. 7 11 (Intervento del Presidente del Consiglio dei ministri) ......................................................... 1 Gasparri Maurizio (AN) ............................. Presidente ..................................................... 1 Giordano Francesco (RC) ........................... 17 Martinelli Piergiorgio (Misto-ED) .............. 23 Pecoraro Scanio Alfonso (Misto-VU) ........ 21 Berlusconi Silvio, Presidente del Consiglio dei ministri ................................................... 1 N. B. Sigle dei gruppi parlamentari: Forza Italia: FI; Democratici di Sinistra-L’Ulivo: DS-U; Alleanza Nazionale: AN; Margherita, DL-L’Ulivo: MARGH-U; Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro: UDC; Lega Nord Federazione Padana: LNFP; Rifondazione comunista: RC; Misto: Misto; Misto-Comunisti italiani: Misto-Com.it; Misto-SDI-Unità Socialista: Misto-SDI-US; Misto-Verdil’Unione: Misto-VU; Misto-Minoranze linguistiche: Misto-Min.linguist.; Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI: Misto-LdRN.PSI; Misto-Popolari-UDEUR: Misto-Pop-UDEUR; Misto-Ecologisti democratici: Misto-ED. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — II Camera dei Deputati — SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2005 — N. 621 PAG. Pisicchio Pino (Misto-Pop-UDEUR) .......... 20 Rossi Guido Giuseppe (LNFP) .................. 15 Tucci Michele (UDC) ................................... 13 Disegno di legge di conversione (Trasmissione dal Senato e assegnazione a Commissioni in sede referente) .............................. 23 PAG. (Iniziative per potenziare il gruppo investigativo impegnato nelle indagini su Unabomber e per accelerare la liquidazione delle indennità richieste dalle parti offese nonché misure per contrastare la criminalità nella provincia di Treviso – n. 2-01507) ................................................... 42 Palma Nitto Francesco (FI) ....................... 42, 44 Gruppi parlamentari (Modifica nella composizione) .......................................................... 24 Saponara Michele, Sottosegretario per l’interno .............................................................. 42 Trasferimento a Commissione in sede legislativa dei progetti di legge n. 4599 ed abbinate ........................................................ 24 (Iniziative per l’ampliamento dell’organico dei vicecommissari di polizia – n. 2-01536) .. 46 (La seduta, sospesa alle 11,30, è ripresa alle 11,40) ............................................................. 25 Riccio Eugenio (AN) ................................... 46, 48 Votazione per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ............................................................... 25 Presidente ..................................................... 25 Sull’ordine dei lavori ...................................... 26 Presidente ..................................................... 26, 30 Bianco Gerardo (MARGH-U) .................... 30 Boccia Antonio (MARGH-U) ...................... 26 Proclamazione del risultato della votazione per schede per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni .................................................. 30 Presidente ..................................................... 30 Commissione parlamentare per le questioni regionali (Modifica nella composizione) .. 35 Gruppo parlamentare Misto (Modifica nella composizione di componenti politiche) ... 35 Saponara Michele, Sottosegretario per l’interno .............................................................. 47 (Misure a favore dell’area industriale della Valbasento – n. 2-01548) ........................... 48 Boccia Antonio (MARGH-U) ...................... 50 Molinari Giuseppe (MARGH-U) ................ 48 Ventucci Cosimo, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri ............. 49 (Presunta abnormità di un’ordinanza emessa dai giudici del tribunale di Bologna – n. 2-01549) ................................................... 52 Barbieri Emerenzio (UDC) ......................... 52, 53 Giuliano Pasquale, Sottosegretario per la giustizia ......................................................... 52 (Emergenza ambientale nella Valle del Sacco – n. 2-01538) ............................................... 55 Coluccini Margherita (DS-U) ..................... 55, 58 (La seduta, sospesa alle 13,10, è ripresa alle 13,15) ............................................................. 35 Interpellanze urgenti (Svolgimento) ............. 35 (Misure a favore del settore bieticolo-saccarifero nazionale – n. 2-01532) .................. 35 Tortoli Roberto, Sottosegretario per l’ambiente e la tutela del territorio .................. 37 Delfino Teresio, Sottosegretario per le politiche agricole e forestali ........................... 57 (La seduta, sospesa alle 15,15, è ripresa alle 18,15) ............................................................. 59 Missioni (Alla ripresa pomeridiana) ............ 59 Ripresa svolgimento interpellanze urgenti .. 59 (Iniziative per riaprire i percorsi adottivi con la Bielorussia – n. 2-01547) ...................... 59 Prestigiacomo Stefania, Ministro per le pari opportunità ................................................... 61 Zama Francesco (FI) .................................. 35, 38 (Misure per impedire il pericolo di infezione derivante dall’errato invio di provette contenenti il virus dell’influenza asiatica – n. 2-01531) ................................................... 39 Galeazzi Renato (DS-U) ............................. 39, 41 Zinzi Domenico, Sottosegretario per la salute ................................................................. 40 Ruzzante Piero (DS-U) ............................... 59, 64 Atti Parlamentari — XIV LEGISLATURA — DISCUSSIONI III — Camera dei Deputati — SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2005 — N. 621 PAG. (Orientamenti del Governo relativi alla futura destinazione dell’aeroporto di Boccadifalco di Palermo – n. 2-01521) .......................... 66 Lo Presti Antonino (AN) ............................ 66, 71 Tassone Mario, Sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti ............................. 69 (Proposta di variante a un progetto di trasporto pubblico riguardante il comune diPadova – n. 2-01545) ................................. 73 Saia Maurizio (AN) ..................................... 73, 76 Tassone Mario, Sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti ............................. 75 PAG. (Contrasti tra la direzione ed i docenti del Conservatorio E. R. Duni di Matera – n. 2-01550) ................................................... 76 Adduce Salvatore (DS-U) ........................... 76, 77 Ricevuto Giovanni, Sottosegretario per l’istruzione, l’università e la ricerca .......... 77 Sull’ordine dei lavori ...................................... 80 Presidente ..................................................... 80 Ordine del giorno della prossima seduta ... 80 N. B. I documenti esaminati nel corso della seduta e le comunicazioni all’Assemblea non lette in aula sono pubblicati nell’Allegato A. Gli atti di controllo e di indirizzo presentati e le risposte scritte alle interrogazioni sono pubblicati nell’Allegato B. SEDUTA PRECEDENTE: N. 620 — MERCOLEDÌ 4 MAGGIO 2005 Atti Parlamentari — XIV LEGISLATURA — SOMMARIO — V Camera dei Deputati — SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2005 — N. 621 RESOCONTO SOMMARIO PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI esprime apprezzamento per la ribadita alleanza con gli Stati Uniti d’America, che peraltro è tale da salvaguardare la piena dignità nazionale. La seduta comincia alle 9,30. La Camera approva il processo verbale della seduta di ieri. Missioni. PRESIDENTE comunica che i deputati complessivamente in missione sono ottantadue. Informativa urgente del Governo sugli esiti dell’indagine relativa alla morte del funzionario del SISMI dottor Nicola Calipari. PRESIDENTE comunica la prevista articolazione del dibattito (vedi resoconto stenografico pag. 1). SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri, rende all’Assemblea la seguente informativa: (Vedi resoconto stenografico pag. 1). FABRIZIO CICCHITTO, manifestata condivisione, a nome del gruppo di Forza Italia, per l’informativa resa dal Presidente del Consiglio, connotata da equilibrio politico, sottolinea i positivi risultati conseguiti dal Governo in occasione di sequestri di cittadini italiani verificatisi in Iraq; osservato, inoltre, che il contingente italiano opera nell’ambito di una missione che mira a consentire la stabilizzazione in senso democratico del predetto paese, PIERO FASSINO, espressi sentimenti di cordoglio ai familiari del dottor Calipari e delle vittime di Nassiriya e di solidarietà ai militari italiani impegnati in Iraq, rileva che nella ricostruzione dei fatti contenuta nel rapporto della commissione mista persistono ancora numerose zone d’ombra che non possono indurre a considerare chiuso il caso; chiede pertanto all’Esecutivo di esigere che l’Amministrazione statunitense crei le condizioni per consentire alla magistratura italiana di accertare la verità. Osservato inoltre che non si intendono alterare i rapporti con gli Stati Uniti, a nome dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L’Ulivo e della Margherita, DL-L’Ulivo, nonché della componente politica SDI-Unità socialista del gruppo Misto e dei deputati Repubblicani europei, invita il Governo a tenere conto della nuova fase che si è aperta in Iraq e ad adottare scelte finalizzate a trasformare l’impegno militare italiano in un sostegno politico alla transizione democratica in Iraq. MAURIZIO GASPARRI, manifestata la condivisione dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale per l’informativa resa dal Presidente del Consiglio dei ministri, sottolinea che il rapporto di amicizia con gli Stati Uniti è scevro di qualsiasi forma di sudditanza, come dimostrato dalla mancata condivisione delle conclusioni delle indagini relative alla morte di Nicola Calipari; rileva, inoltre, che la missione internazionale in Iraq è volta a garantire, nel predetto paese, il ripristino dei valori di legalità, democrazia e libertà. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — SOMMARIO — VI SEDUTA DEL MICHELE TUCCI, nel dare atto al Governo di essersi comportato in maniera ineccepibile nel caso del sequestro della signora Sgrena e di aver dimostrato fermezza nei confronti dell’Amministrazione statunitense, pur ritenendo necessario accertare la verità, auspica che prosegua il dialogo tra Italia e Stati Uniti al fine di pervenire ad un accordo politico tra i due paesi. Osserva quindi che il piano di ritiro del contingente militare italiano dall’Iraq, peraltro già prospettato dall’Esecutivo, non può essere condizionato dal tragico epilogo del sequestro di Giuliana Sgrena, ma deve inserirsi nelle strategie internazionali definite dalle Nazioni Unite. GUIDO GIUSEPPE ROSSI, sottolinea che il coraggio e il senso del dovere dimostrati da Nicola Calipari non devono essere strumentalizzati a fini politici, soprattutto da parte di chi, per pregiudizio ideologico, opera inaccettabili distinguo nei confronti del terrorismo islamico. PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI GUIDO GIUSEPPE ROSSI, nel ritenere che il tragico epilogo del sequestro della signora Sgrena sia il frutto di una serie di eventi negativi, osserva che il disimpegno dall’Iraq deve essere a breve oggetto di riflessione, manifestando condivisione per la linea fin qui seguita dal Governo. FRANCESCO GIORDANO osserva che le conclusioni cui sono pervenute le indagini sulla morte del dottor Calipari svolte dall’Amministrazione statunitense e dal Governo divergono clamorosamente sulle eventuali responsabilità, stante l’impunità che viene assicurata ai militari statunitensi. Ribadisce quindi la necessità di procedere al ritiro immediato dall’Iraq del contingente militare italiano – come prospettato in una mozione presentata oggi dalla sua parte politica – non solo per le ragioni ispirate dal pacifismo, ma soprattutto per tutelare la dignità e l’autonomia dell’Italia. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 ARMANDO COSSUTTA, nel giudicare non credibile la versione americana dell’uccisione del dottor Nicola Calipari, che legittima il dubbio che la vicenda sia stata frutto di un atto deliberato, preannunzia la presentazione di una mozione volta a chiedere il ritiro immediato delle truppe italiane dall’Iraq. PINO PISICCHIO, premesso che non si intende mettere in discussione l’alleanza con gli Stati Uniti e la serietà dell’azione svolta dai servizi di informazione e sicurezza italiani, sottolinea la necessità che sia riconosciuta la responsabilità colposa dei militari americani implicati nella vicenda relativa alla morte del dottor Nicola Calipari; ritiene infatti inopportuno limitarsi, al riguardo, a prendere atto di una mera divergenza di valutazioni. ALFONSO PECORARO SCANIO, nel giudicare inadeguata la versione dei fatti fornita dal Presidente del Consiglio, chiede che il Governo si attivi per demandare l’accertamento della verità relativamente alla vicenda della morte del dottor Calipari alla Corte penale internazionale de L’Aja, sollecitando a tal fine il Governo statunitense a riconoscerne la giurisdizione. Preannunzia inoltre la presentazione di un documento di indirizzo volto a chiedere il ritiro del contingente italiano dall’Iraq. BOBO CRAXI, nel ritenere che l’intendimento di mettere in discussione il legame tra Stati Uniti e Italia non contribuisca all’accertamento della verità, sottolinea la necessità di individuare precise responsabilità per l’accaduto, al fine di assumere le iniziative conseguenti. PIERGIORGIO MARTINELLI invita il Governo ad attivarsi affinché si pervenga all’accertamento della verità senza dare adito a strumentalizzazioni né mettere in discussione il rapporto di amicizia con gli Stati Uniti. Rinnova, altresı̀, le espressioni di cordoglio ai familiari del dottor Nicola Calipari. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — SOMMARIO — VII Camera dei Deputati — SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissioni in sede referente. Votazione per schede per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. PRESIDENTE comunica che il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il disegno di legge n. 5827, di conversione del decreto-legge n. 35 del 2005. Il disegno di legge è assegnato alle Commissioni riunite I e V in sede referente ed al Comitato per la legislazione per il parere di cui all’articolo 96-bis, comma 1, del regolamento. Ricorda altresı̀ che il calendario dei lavori dell’Assemblea prevede l’inizio della discussione sulle linee generali del predetto disegno di legge di conversione nella seduta di lunedı̀ 9 maggio 2005: si intende conseguentemente adeguato, ai sensi del comma 5 dell’articolo 96-bis del regolamento, il termine per la conclusione dell’esame in sede referente. PRESIDENTE ricorda che nella seduta del 22 marzo scorso l’Assemblea non è risultata in numero legale per procedere all’elezione. Avverte altresı̀ che ciascun deputato riceverà una scheda ripartita in due sezioni, relative, rispettivamente, alla commissione per le infrastrutture e le reti ed alla commissione per i servizi e i prodotti e potrà, in relazione a ciascuna commissione, indicare un solo nome. Saranno considerate nulle le espressioni di voto, riferite a ciascuna commissione, che rechino più di una indicazione nominativa. Risulterà eletto colui che, per ogni commissione, otterrà il maggior numero di voti. Indı̀ce la votazione per schede. Modifica nella composizione di gruppi parlamentari. (Segue la votazione). Dichiara chiusa la votazione ed invita i deputati segretari a procedere allo spoglio delle schede. Avverte che l’esito della votazione sarà comunicato nel prosieguo della seduta. (Vedi resoconto stenografico pag. 24). Sull’ordine dei lavori. Trasferimento a Commissione in sede legislativa di progetti di legge. PRESIDENTE propone il trasferimento alla II Commissione in sede legislativa del disegno di legge n. 4599 ed abbinate. (Cosı̀ rimane stabilito). Sospende brevemente la seduta. La seduta, sospesa alle 11,30, è ripresa alle 11,40. ANTONIO BOCCIA lamenta preliminarmente l’eccessivo ricorso dell’Esecutivo agli strumenti della decretazione d’urgenza e della questione di fiducia; osservato, inoltre, che molte disposizioni recate dal decreto-legge in tema di competitività, nel testo trasmesso – peraltro tardivamente – dal Senato, sono sprovviste dei requisiti prescritti dall’articolo 77 della Costituzione e dalla legge n. 400 del 1988, invita la Presidenza ad intervenire presso il Governo affinché sia garantito il puntuale rispetto del comma 2 dell’articolo 96-bis del regolamento. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — SOMMARIO — VIII SEDUTA DEL PRESIDENTE, nell’assicurare che riferirà al Presidente della Camera le considerazioni svolte dal deputato Boccia, sottolinea l’esigenza di tenere distinta la responsabilità politica del Governo da quella di carattere ordinamentale che compete al Presidente della Camera, anche nei rapporti con l’altro ramo del Parlamento; rileva inoltre che la procedura prospettata in riferimento all’iter del disegno di legge di conversione del provvedimento d’urgenza richiamato dal deputato Boccia risulta conforme al disposto regolamentare ed ai precedenti. GERARDO BIANCO esprime apprezzamento per le considerazioni svolte dal deputato Boccia e per le precisazioni rese dal Presidente. Proclamazione del risultato della votazione per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. PRESIDENTE comunica il risultato della votazione per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Proclama eletti commissario per le infrastrutture e le reti il dottor Nicola D’Angelo e commissario per i servizi e i prodotti il dottor Sebastiano Sortino. Modifica nella composizione della Commissione parlamentare per le questioni regionali. (Vedi resoconto stenografico pag. 35). Modifica nella composizione di componenti politiche del gruppo parlamentare Misto. (Vedi resoconto stenografico pag. 35). PRESIDENTE sospende brevemente la seduta. La seduta, sospesa alle 13,10, è ripresa alle 13,15. PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI Presenti e votanti 351 Svolgimento di interpellanze urgenti. Per la commissione per le infrastrutture e le reti: Schede bianche 158 Schede nulle 5 FRANCESCO ZAMA illustra la sua interpellanza n. 2-1532, sulle misure a favore del settore bieticolo-saccarifero nazionale. Ha ottenuto voti: Nicola D’Angelo 182 Voti dispersi 6 Per la commissione per i servizi e i prodotti: Schede bianche 161 Schede nulle 5 Ha ottenuto voti: Sebastiano Sortino 182 Voti dispersi 3 ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l’ambiente e la tutela del territorio, sottolineato che, ai sensi della direttiva 2003/87/CE, non sono previsti criteri correttivi per le quote di emissione del singolo impianto, anche a fronte di una maggiore disponibilità di barbabietole, precisa tuttavia che la stagionalità connessa alla produzione dello zucchero, in base ai meccanismi di rilascio e restituzione delle quote, non penalizza i produttori del mercato comunitario. Fa presente, altresı̀, che il Governo non ha la facoltà di Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — SOMMARIO — IX SEDUTA DEL adottare meccanismi compensativi addizionali rispetto a quelli previsti dalla normativa europea. FRANCESCO ZAMA, nel dichiararsi assolutamente insoddisfatto della risposta, sollecita il Governo ad adottare, analogamente a quanto avviene in altri paesi europei, opportune iniziative per affrontare la grave crisi del settore saccarifero. RENATO GALEAZZI illustra l’interpellanza Violante n. 2-1531, sulle misure per impedire il pericolo di infezione derivante dall’errato invio di provette contenenti il virus dell’influenza asiatica. DOMENICO ZINZI, Sottosegretario di Stato per la salute, sottolineata la congruità delle misure di biosicurezza adottate nei laboratori, assicura che il Ministero della salute, su impulso dell’Organizzazione mondiale della sanità e della Commissione europea, si è attivato immediatamente coinvolgendo nelle necessarie procedure la Direzione generale della sanità militare del Dicastero della difesa, atteso che il laboratorio che in Italia ha ricevuto i campioni di virus H2N2 fa parte di una struttura NATO. È stata quindi data immediata comunicazione all’Organizzazione mondiale della sanità dell’avvenuta distruzione dei predetti campioni, alla quale si è proceduto il 14 aprile scorso. RENATO GALEAZZI si dichiara insoddisfatto della risposta, che giudica superficiale ed elusiva dei quesiti formulati nell’atto ispettivo. NITTO FRANCESCO PALMA rinunzia ad illustrare l’interpellanza Antonio Leone n. 2-1507, sulle iniziative per potenziare il gruppo investigativo impegnato nelle indagini su Unabomber e per accelerare la liquidazione delle indennità richieste dalle parti offese nonché misure per contrastare la criminalità nella provincia di Treviso. MICHELE SAPONARA, Sottosegretario di Stato per l’interno, fa presente che, a Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 seguito dell’evento criminoso recentemente verificatosi nel duomo di Motta di Livenza, sono state ulteriormente intensificate le indagini volte ad identificare il responsabile ed è stato adeguatamente incrementato l’organico del gruppo investigativo interforze al quale, dall’aprile del 2003, sono state affidate, sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria, tutte le attività di intelligence e di informazione riguardanti gli episodi criminosi riconducibili a Unabomber. Nell’assicurare, inoltre, che si è provveduto ad intensificare l’attività di prevenzione e di controllo del territorio interessato, rileva che il Dicastero dell’interno sta ultimando l’istruttoria relativa alle richieste presentate per ottenere i benefici previsti dalla vigente normativa a favore delle vittime del terrorismo. NITTO FRANCESCO PALMA prende atto con soddisfazione dell’incremento del personale assegnato al gruppo investigativo interforze e dell’efficacia dell’azione di prevenzione svolta nelle aree territoriali interessate; invita tuttavia a procedere con sollecitudine alla concessione dei benefici economici alle vittime, anche in considerazione del fatto che è stata accertata la natura terroristica del reato ascritto al criminale denominato Unabomber. PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI NITTO FRANCESCO PALMA si dichiara, in conclusione, sufficientemente soddisfatto della risposta. EUGENIO RICCIO illustra la sua interpellanza n. 2-1536, sulle iniziative per l’ampliamento dell’organico dei vicecommissari di polizia. MICHELE SAPONARA, Sottosegretario di Stato per l’interno, osservato preliminarmente che nel marzo scorso il Ministero dell’interno ha chiesto al Dipartimento della funzione pubblica l’autorizzazione ad assumere 2.538 unità di personale della Polizia di Stato, tra le quali Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — SOMMARIO — X SEDUTA DEL rientrano gli idonei non vincitori dei concorsi richiamati nell’atto di sindacato ispettivo, rileva che la graduale assunzione, entro il 2008, dei predetti idonei è prevista da un apposito emendamento, presentato dalla competente Commissione del Senato, riferito al decreto-legge n. 45 del 2005; esclude, infine, che in attuazione del comma 542 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2005 possa procedersi all’ampliamento dell’organico dei commissari di Polizia. EUGENIO RICCIO si dichiara pienamente soddisfatto. GIUSEPPE MOLINARI illustra l’interpellanza Boccia n. 2-1548, sulle misure a favore dell’area industriale della Valbasento. COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, precisa che la realizzazione degli investimenti industriali richiamati nell’atto ispettivo non risulta tra le iniziative coperte da finanziamento pubblico, né tanto meno alla stessa può essere attribuito carattere di priorità rispetto ad altre iniziative analoghe. Fa tuttavia presente che sarebbe stata individuata una soluzione per prevedere uno stanziamento a favore dell’area della Valbasento nell’ambito della prossima legge finanziaria. ANTONIO BOCCIA, nel dichiararsi insoddisfatto della risposta, sollecita il Governo ad istituire un tavolo di confronto per scongiurare la chiusura di importanti siti industriali e la conseguente riduzione dei livelli occupazionali nel territorio della Valbasento. EMERENZIO BARBIERI rinunzia ad illustrare l’interpellanza Volontè n. 2-1549, sulla presunta abnormità di un’ordinanza emessa dai giudici del tribunale di Bologna. PASQUALE GIULIANO, Sottosegretario di Stato per la giustizia, premesso che l’attività giudiziaria è insindacabile da Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 parte del Ministero della giustizia, salvo il caso di abnormità del provvedimento, che si ritiene insussistente nella fattispecie in esame, osserva che l’ordinanza del tribunale del riesame di Bologna appare tuttavia censurabile in alcune parti delle sue motivazioni. EMERENZIO BARBIERI esprime insoddisfazione per il fatto che la risposta ha confermato la totale assenza di obiettività delle motivazioni dell’ordinanza richiamata nel suo atto ispettivo. MARGHERITA COLUCCINI illustra la sua interpellanza n. 2-1538, sull’emergenza ambientale nella Valle del Sacco. TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali, premesso che l’esposizione dei consumatori ai rischi derivanti dai fenomeni inquinanti nella Valle del Sacco sono stati scongiurati grazie al tempestivo intervento dei servizi veterinari, dà conto, nel dettaglio, delle iniziative assunte e degli specifici provvedimenti adottati dagli organismi competenti e dal Governo al fine di affrontare la suddetta emergenza ambientale, nonché di garantire le risorse necessarie al risarcimento dei danni. MARGHERITA COLUCCINI invita il Governo a coinvolgere la regione Lazio e gli enti locali interessati nell’adozione di iniziative idonee ad affrontare lo stato di emergenza ambientale verificatosi nella Valle del Sacco. PRESIDENTE sospende la seduta fino alle 18,15. La seduta, sospesa alle 15,15, è ripresa alle 18,15. Missioni. PRESIDENTE comunica che i deputati complessivamente in missione alla ripresa pomeridiana della seduta sono ottantatre. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — SOMMARIO — XI SEDUTA DEL Si riprende lo svolgimento di interpellanze urgenti. PIERO RUZZANTE illustra la sua interpellanza n. 2-1547, sulle iniziative per riaprire i percorsi adottivi con la Bielorussia. STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro per le pari opportunità, premesso che l’Italia ha sempre intrattenuto un rapporto privilegiato con la Bielorussia, ricorda che il Governo ha sollecitato l’intervento della commissione per le adozioni internazionali al fine di favorire la ripresa delle procedure di adozione interrotte nel dicembre 2004 su decisione del Presidente della Bielorussia, che ha inteso applicare, in relazione alle medesime procedure, criteri restrittivi. Dà quindi conto delle iniziative assunte dall’Esecutivo sia per il ripristino della situazione preesistente sia per la definizione di rapporti bilaterali per l’assistenza in loco ai bambini bielorussi, ad eccezione di quelli affetti da gravi patologie o problemi psicofisici per i quali si renda necessaria l’accoglienza in altri paesi. PIERO RUZZANTE ringrazia il ministro Prestigiacomo per l’attenzione rivolta alla delicata materia oggetto dell’atto ispettivo; nel dichiararsi, inoltre, parzialmente soddisfatto, auspica che il Governo individui soluzioni idonee relativamente ai percorsi adottivi già avviati, al fine di tutelare i minori ed i rapporti affettivi instaurati con le famiglie che li hanno già accolti per alcuni periodi. ANTONINO LO PRESTI illustra la sua interpellanza n. 2-1521, sugli orientamenti del Governo relativi alla futura destinazione dell’aeroporto di Boccadifalco di Palermo. MARIO TASSONE, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, premesso che l’Aeronautica militare ritiene inopportuno continuare ad utilizzare e gestire l’aeroporto di Boccadifalco di Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Palermo, preannunzia che, per la prossima settimana, è stata convocata un’apposita riunione, alla quale prenderanno parte tutti i soggetti istituzionalmente interessati, nel corso della quale saranno affrontati i problemi che ostacolano il cambio di status giuridico – da militare a civile – del predetto aeroporto e si terrà conto delle istanze rappresentate nell’atto di sindacato ispettivo; precisa, in particolare, che sono emerse divergenze in ordine alle ipotesi di una cessione – frazionata ovvero nella sua interezza – dell’area interessata. ANTONINO LO PRESTI, nel dichiararsi soddisfatto per la disponibilità mostrata dal rappresentante del Governo a tenere conto delle posizioni espresse nel suo atto ispettivo, giudica incomprensibili le ragioni di un’eventuale rinunzia, da parte dell’Aeronautica militare, ad utilizzare l’aeroporto di Boccadifalco. MAURIZIO SAIA illustra la sua interpellanza n. 2-1545, sulla proposta di variante a un progetto di trasporto pubblico riguardante il comune di Padova. MARIO TASSONE, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, rileva che la struttura ministeriale più volte richiamata nell’atto ispettivo non ha mai escluso la possibilità di realizzare tratte in regime promiscuo, non corrispondendo pertanto al vero quanto riportato da organi di stampa locale in merito ad un presunto definanziamento del progetto di trasporto pubblico del comune di Padova. MAURIZIO SAIA, nel dichiararsi soddisfatto della risposta, lamenta che la nuova amministrazione comunale di Padova oppone spesso difficoltà strumentali all’attuazione di progetti di indubbia utilità. SALVATORE ADDUCE, illustra l’interpellanza Violante n. 2-1550, sui contrasti tra la direzione ed i docenti del Conservatorio E. R. Duni di Matera. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — SOMMARIO — XII SEDUTA DEL GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, rileva che il Governo si riserva di adottare i provvedimenti conseguenti all’esito dell’istruttoria avviata presso il Conservatorio E. R. Duni di Matera, ove persiste un grave stato di tensione tra il direttore, da una parte, il corpo docente e le organizzazioni sindacali, dall’altra. SALVATORE ADDUCE, nel dichiarare di non potersi ritenere soddisfatto, sottolinea che le determinazioni assunte dal direttore del Conservatorio richiamato nell’atto ispettivo non sono connotate dalla necessaria correttezza e trasparenza. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 nione della Conferenza dei presidenti di gruppo relativamente all’articolazione dei lavori dell’Assemblea nelle sedute di lunedı̀ 9 e martedı̀ 10 maggio 2005, con particolare riferimento all’iter del disegno di legge di conversione n. 5827 (vedi resoconto stenografico pag. 80). Ordine del giorno della prossima seduta. PRESIDENTE comunica l’ordine del giorno della prossima seduta: Lunedı̀ 9 maggio 2005, alle 15. Sull’ordine dei lavori. PRESIDENTE comunica le determinazioni assunte a seguito dell’odierna riu- (Vedi resoconto stenografico pag. 80). La seduta termina alle 20. Atti Parlamentari — XIV LEGISLATURA — DISCUSSIONI — 1 Camera dei Deputati — SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2005 — N. 621 RESOCONTO STENOGRAFICO PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI La seduta comincia alle 9,30. TEODORO BUONTEMPO, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri. dei gruppi in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica. È previsto un tempo aggiuntivo per il gruppo Misto. (Intervento del Presidente del Consiglio dei ministri) (È approvato). Missioni. PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell’articolo 46, comma 2, del regolamento, i deputati Gianfranco Conte, Deodato, Di Virgilio, Giordano, Martinelli, Sgobio, Stradella e Viceconte sono in missione a decorrere dalla seduta odierna. Pertanto i deputati complessivamente in missione sono ottantadue, come risulta dall’elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna. Ulteriori comunicazioni all’Assemblea saranno pubblicate nell’allegato A al resoconto della seduta odierna. Informativa urgente del Governo sugli esiti dell’indagine relativa alla morte del funzionario del SISMI dottor Nicola Calipari (ore 9,38). PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di un’informativa urgente del Governo sugli esiti dell’indagine relativa alla morte del funzionario del SISMI dottor Nicola Calipari. Dopo l’intervento del Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, interverranno i rappresentanti PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Berlusconi. SILVIO BERLUSCONI, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l’impossibilità di raggiungere conclusioni condivise sullo svolgimento dei fatti di quella tragica sera del 4 marzo significa certamente che l’inchiesta congiunta, avviata d’accordo con il Presidente Bush, non è riuscita a portare a compimento sino in fondo il suo compito. Conviene tuttavia ricordare che la decisione americana di condividere con il Governo italiano l’attività di accertamento di cause e di responsabilità del tragico incidente in cui ha perso la vita il dottor Calipari è una decisione senza precedenti, che il Governo di Washington ha assunto in adesione ad una nostra richiesta precisa. I contenuti della nostra posizione e delle nostre aspettative, all’indomani di quella tragedia, erano stati enunciati con chiarezza dal ministro degli affari esteri, Gianfranco Fini, nel suo intervento in questa stessa aula l’8 marzo scorso: il dovere di fare luce sui punti ancora oscuri, il dovere di individuare le responsabilità e, nel caso del loro accertamento, di chiedere la punizione dei colpevoli. La commissione ha lavorato intensamente ed ha lavorato con la partecipa- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 2 SEDUTA DEL zione attiva della delegazione italiana, affidata ad alti funzionari di riconosciuta competenza ed autonomia di giudizio, i quali hanno dato prova del loro elevato valore morale e professionale nel corso delle indagini. Le indagini, oggettivamente condizionate dalla mancanza della preservazione dello scenario del luogo dell’incidente, si sono tuttavia svolte, com’è stato riconosciuto a conclusione dei lavori – cito testualmente dal comunicato congiunto e ne sottolineo ogni parola –, in un clima di grande collaborazione reciproca e con piena facoltà operativa di accesso e di acquisizione di informazioni da parte dei rappresentanti italiani, la stessa identica facoltà che è stata accordata ai loro omologhi stranieri. Ciononostante, alcuni punti, profilatisi come controversi sin dall’inizio dell’indagine, sono rimasti tali. La delegazione statunitense e quella italiana hanno redatto i rapporti, che sono stati resi pubblici nei giorni scorsi. Sono certo che li conoscete e che li avete già esaminati con cura. Avrete avuto modo, in particolare, di analizzare in ogni dettaglio il rapporto presentato dai rappresentanti italiani, che ho tenuto a trasmettere immediatamente ai Presidenti dei due rami del Parlamento: un rapporto in cui è contenuta un’accurata e, direi, meticolosa ricostruzione di quella drammatica vicenda. Dal raffronto fra i due testi emerge in tutta evidenza la misura di una discrepanza, che tocca aspetti tutt’altro che secondari, relativi alla dinamica del fatto, alle regole di ingaggio, al coordinamento con le autorità competenti in Iraq. Da entrambe le parti viene riconosciuta la fatalità di un incidente che è costato la vita ad uno dei più validi servitori su cui poteva contare lo Stato italiano, un professionista ritenuto alleato leale e fidato anche dagli Stati Uniti. Si riconosce, altrettanto concordemente, la necessità di porre in essere misure operative concrete per scongiurare il rischio che incidenti del genere abbiano a ripetersi. Ma la discrepanza sulle cause e le modalità di svolgimento di questo Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 tragico incidente si è rivelata irriducibile, rendendo impossibile la definizione di conclusioni congiunte; e non sarò certo io a minimizzare la portata del disaccordo. Taluni lo hanno fatto, nel mondo politico come sulla stampa, osservando che, nella sostanza, i contenuti del rapporto italiano si specchiano in quello americano. Anche se osservazioni di questo tipo confermano indirettamente il clima di grande collaborazione in cui l’inchiesta si è svolta e di cui sono certamente espressione i molti punti di convergenza tra i due rapporti, non posso essere d’accordo. Per limitarmi ad un aspetto essenziale in cui le conclusioni rispettive divergono, un conto è concludere, come hanno fatto gli americani, per l’assenza di responsabilità disciplinari ed un altro è rilevare, come abbiamo fatto noi, e – cito tra virgolette – « sulla base delle evidenze acquisite », l’assenza di volontarietà. Non occorre essere degli esperti di diritto penale per lamentare che l’assenza di dolo – la volontarietà, appunto – non esclude affatto la colpa, che è ascrivibile a negligenza, a imprudenza o anche a semplice imperizia: non è affatto questa – ne converrete – una differenza di poco conto. Inoltre, ed indipendentemente da valutazioni di volontarietà e dalla concomitanza di circostanze fortuite oggettivamente sfavorevoli (la visibilità resa precaria dalle cattive condizioni del tempo, il tragico imprevisto dell’ambasciatore americano Negroponte, che ha reso necessario l’allestimento senza preavviso del posto di blocco, la difficoltà di comunicazione tra il centro di coordinamento e l’unità operativa), non abbiamo potuto non rilevare l’irregolarità di una postazione di blocco che è risultata sprovvista di meccanismi di segnalazione che la rendessero chiaramente visibile; una postazione allestita senza istruzioni scritte o comunque precise, il cui funzionamento era, pertanto, affidato alla discrezionalità dell’unità operativa che vi era preposta; una postazione collocata al buio, a breve distanza dall’uscita di una curva, in condizioni certo Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 3 SEDUTA DEL poco indicate per tutelare la sicurezza tanto dei militari quanto dei conducenti dei veicoli civili in avvicinamento. La divergenza sulle conclusioni dell’indagine va però presa per quello che è: l’impossibilità di ricondurre entro una prospettiva unitaria la ricostruzione dei fatti di parte – la parte italiana e la parte americana – porta a conclusioni divergenti. Da parte americana sono stati ritenuti attendibili deposizioni e dati che non coincidono con i riscontri che abbiamo raccolto noi e che sono a noi risultati attendibili. Più in particolare, le dichiarazioni rese dai due italiani superstiti contrastano con quelle rese dai militari statunitensi. Posto che imparzialità e buona fede degli inquirenti statunitensi non possono essere messe in discussione (credo che, a tale riguardo, siamo tutti d’accordo), non possiamo che rispettarne le conclusioni, rilevando che non coincidono con le nostre. È questa l’opinione degli stessi americani sul conto delle nostre risultanze e, del resto, anche il rapporto americano – in questo, sı̀, converge con il nostro – riconosce che non tutto ha funzionato come avrebbe dovuto nella predisposizione e nel funzionamento di quel posto di blocco. Le raccomandazioni del rapporto statunitense, alla redazione del quale hanno contribuito anche, e attivamente, i nostri rappresentanti, si soffermano, infatti, diffusamente sulla necessità di rivedere a fondo segnaletica, regole di ingaggio e procedure post-incidenti per prevenire il ripetersi di errori che, nella circostanza, anche gli inquirenti americani non hanno potuto fare a meno di rilevare. Se tu cambi le regole, vuol dire che riconosci implicitamente che le regole di prima non andavano bene. In particolare, le raccomandazioni prevedono: una più precisa segnaletica per i posti di blocco, includendo anche simboli internazionali, segnali di avvertimento di maggiore visibilità e di più facile collocazione; l’impiego di altre misure non letali, con l’intento di ampliare il ventaglio delle opzioni disponibili ai militari, in alterna- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 tiva all’uso delle armi da fuoco; una revisione delle modalità operative delle postazioni, una campagna di pubblica informazione; un riesame dei siti più frequentemente adibiti a posto di blocco. Infine, è stata raccomandata una guida di riferimento che definisca una procedura postevento, onde preservare i luoghi degli incidenti per le successive indagini che si rendessero eventualmente necessarie. Anche se ci rendiamo conto che, essendo quella la strada principale di Bagdad e con un traffico notevole, era difficile conservare i luoghi dell’incidente senza deviare il traffico. Sarebbe quindi falso affermare che l’inchiesta congiunta sia rimasta del tutto priva di esiti. Nessuno pretende, tuttavia, di avere la verità in tasca e immaginare che il doveroso accertamento della verità sulla tragedia del 4 marzo debba equivalere ad una ricerca aprioristica di capri espiatori ovvero ad una altrettanta aprioristica assoluzione di ogni eventuale responsabile. Ciò significherebbe avere una visione distorta del significato e degli scopi dell’inchiesta. Mi sembrano quindi del tutto fuori luogo espressioni come « schiaffo », « strappo », « rottura », impiegate da diverse parti per commentare l’esito di questa indagine congiunta. Accuse almeno altrettanto paradossali quanto le critiche rivolte al Governo per il suo coinvolgimento nella gestione della vicenda del rapimento e della liberazione di Giuliana Sgrena, che alcuni autorevoli commentatori giudicano adesso eccessivo. Un’accusa di aver fatto troppo, che, in un certo senso, ci fa onore perché ci viene rivolta da parte di chi, evidentemente, avrebbe preferito rimproverarci di non aver fatto abbastanza (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell’Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana). Con l’esito di questa inchiesta non ha nulla a che vedere la qualità dei nostri rapporti con gli Stati Uniti. Se si ritiene attendibile una visione dei fatti piuttosto che un’altra, non può essere evidente- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 4 SEDUTA DEL mente l’amicizia a far cambiare idea. È una constatazione elementare che vale tanto per gli Stati Uniti quanto, ovviamente, per l’Italia. L’amicizia degli Stati Uniti verso l’Italia è fuori discussione. Ne hanno dato testimonianza a più riprese le massime autorità degli Stati Uniti, dal Presidente Bush al Segretario Rice che, sin dai momenti immediatamente successivi alla tragica scomparsa del dottor Calipari, hanno tenuto ad esprimere il loro più profondo dolore e il loro più profondo rammarico per l’accaduto. E, ancora ieri – lo sapete – il Presidente Bush, alla vigilia di questo dibattito parlamentare, ha voluto ribadire questi suoi sentimenti. Rimane altrettanto fuori discussione l’amicizia e la lealtà del Governo italiano e dell’Italia verso gli Stati Uniti. Non dovrebbe nemmeno esserci bisogno di evidenziare le ragioni, oggi più che mai attuali, di un’alleanza che poggia su fondamenta incrollabili. Il suoi pilastri sono i principi comuni di democrazia e di libertà, principi che l’Italia e l’Europa possono oggi annoverare tra i loro valori fondanti anche grazie al sacrificio generoso di decine di migliaia di giovani americani che, nella seconda guerra mondiale prima e poi in quel terribile conflitto non dichiarato che è stata la guerra fredda, li hanno affermati proteggendoli dalla minaccia dei totalitarismi che imperversavano nel nostro continente. Principi comuni che siamo ora impegnati a consolidare ogni giorno, lavorando fianco a fianco dei nostri amici americani, contro la minaccia del totalitarismo del nuovo millennio, quella del terrorismo fondamentalista, che ha svelato il suo volto più crudo e spietato in quella tragica mattina dell’11 settembre 2001, che portò persino il quotidiano Le Monde a pubblicare in prima pagina il titolo: « Siamo tutti americani ». Un proclama che conserva per noi, tutto intero, il suo valore e il suo significato (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell’Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana). Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 La nostra amicizia, l’amicizia tra l’Italia e gli Stati Uniti ha superato prove più difficili di questa. È un’amicizia sincera, leale e non subalterna; lo dimostra anche il fatto che, in questo caso, non abbiamo inteso accettare conclusioni dell’inchiesta che erano in contraddizione con la nostra ricostruzione dei fatti e nelle quali non potevamo quindi riconoscerci. Rimane immutato il nostro impegno a fare il possibile per accertare la verità su tutte le circostanze e le eventuali responsabilità dalle quali è dipesa la tragica scomparsa di un eroico servitore della Repubblica, che ha sacrificato la vita nello svolgimento di una missione delicata e pericolosa e al quale, italiani ed americani, hanno reso unanimemente omaggio (Applausi). Si tratta di un impegno che intendiamo onorare per il riguardo che dobbiamo alla memoria del dottor Calipari, un dovere che sentiamo di avere anche nei riguardi dei familiari, ai quali la sua morte prematura lo ha strappato anzitempo. La magistratura italiana ha avviato un’inchiesta per arrivare ad un accertamento quanto più possibile puntuale e scrupoloso dei lati ancora oscuri della vicenda. L’azione dei nostri magistrati potrà contare sul fermo sostegno del Governo. Offriamo un sostegno consapevole delle difficoltà obiettive che si frappongono alle indagini e dei rischi che le accompagnano: un sostegno risoluto a superare le prime e ad affrontare senza tentennamenti i secondi. Passo adesso ad un punto su cui nei giorni scorsi si è concentrata l’attenzione di alcune forze politiche, in particolare dell’opposizione; in realtà, non di tutta l’opposizione, come è doveroso dare atto. Mi riferisco al rapporto tra l’inchiesta sulle circostanze della morte del dottor Calipari e la continuazione dell’impegno italiano per la ricostruzione dell’Iraq. Su questo punto credo che sia bene sgomberare il campo da ogni equivoco: non abbiamo alcuna intenzione di stabilire alcun nesso tra la valutazione della vi- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 5 SEDUTA DEL cenda in cui ha perso la vita il nostro funzionario ed il ruolo del nostro paese in Iraq. È forse il caso di rammentare a coloro che se ne mostrano immemori o inconsapevoli che l’Italia è presente in Iraq in adempimento ad una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Ricordo anche che, lungo tutto il corso della crisi irachena, la diplomazia italiana si è adoperata assiduamente per assicurare che all’ONU fosse restituito il ruolo centrale che ad esso compete. La risoluzione 1546, adottata dal Consiglio di sicurezza l’8 giugno del 2004, riconosce come importante ed essenziale per la libertà, l’ordine e la sicurezza degli iracheni il sostegno internazionale al ripristino, appunto, della sicurezza e della stabilità in Iraq. Tale risoluzione richiede espressamente agli Stati membri di offrire un contributo secondo forme e modi da concordare con il Governo iracheno. Infatti, i nostri uomini e le nostre donne sono impegnati al fianco di uomini e donne di paesi nostri alleati a concorrere al ristabilimento di queste condizioni di stabilità e sicurezza, in adesione ad una precisa richiesta del Governo iracheno. Si tratta di un Governo cui ora non bisogna più aggiungere la postilla limitativa dell’aggettivo « interinale » perché ormai, pur nell’ambito di una transizione politica ed istituzionale ancora da portare a pieno compimento, dopo il voto di fiducia della Assemblea nazionale irachena della settimana scorsa ed il suo formale insediamento di pochi giorni fa, il Governo iracheno è il Governo iracheno tout court. Questo vuol dire che si tratta di un Governo pienamente ed indiscutibilmente legittimo, espressione diretta della volontà di libertà e di democrazia che gli iracheni hanno manifestato con straordinario coraggio, recandosi a votare lo scorso 30 gennaio. La formazione del nuovo governo iracheno è lo specchio del procedere del nuovo Iraq sul cammino dell’ordine e della democrazia. Si tratta di una strada ancora tutta in salita, disseminata di insidie e trappole, purtroppo spesso più reali che Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 metaforiche. Un percorso impervio, dunque, lungo il quale sono stati compiuti innegabili passi avanti. La recrudescente ondata di violenza degli ultimi giorni, la cui coincidenza con il varo del nuovo esecutivo non va certo considerata casuale, ci rammenta che la situazione della sicurezza e dell’ordine pubblico in Iraq è ancora ben lontana da un minimo di accettabile stabilità. Occorre, quindi, insistere nell’impegno ed assistere le forze del nuovo Iraq, libero e democratico, in quello che adesso, nell’approssimarsi della redazione di una nuova Carta costituzionale che rifletta adeguatamente gli equilibri compositi della società irachena, si preannuncia come un passaggio particolarmente delicato, e non solo sotto il profilo della sicurezza. Il consolidamento, sul piano sia istituzionale che politico, di una cultura del dialogo inclusiva e rispettosa della ricchezza delle articolazioni della società civile irachena va considerato altrettanto vitale, e l’Italia si adopera attivamente per assicurare che nel nuovo Iraq questa cultura metta radici profonde e durature. L’azione dell’Italia per la ricostruzione dell’Iraq – un’azione, occorre sempre averlo presente, che è coerente con il nostro fattivo appoggio agli sforzi di democratizzazione e di modernizzazione in atto in altre parti del mondo, dall’Afghanistan al Medio Oriente, per non dimenticare i vicini Balcani – è un’azione non isolata. Sono impegnati nell’assistere la formazione delle istituzioni e delle strutture civili e militari del nuovo Iraq non solo gli alleati della forza multinazionale, ma anche la NATO e la stessa Unione europea. E desidero ricordare come proprio l’Italia si sia adoperata per ottenere un coinvolgimento attivo dell’Europa, a definitivo superamento delle divisioni del passato. Il nostro impegno sul piano internazionale troverà presto un nuovo significativo coronamento con la convocazione di una conferenza internazionale, sulla quale abbiamo insistito e insistiamo da tempo. Non c’è quindi alcun motivo di pronunciare oggi un « tutti a casa », che Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 6 SEDUTA DEL suonerebbe ancora una volta tanto irresponsabile quanto incomprensibile. Rimane, certo, sul nostro orizzonte la prospettiva di un graduale disimpegno dall’Iraq delle truppe italiane che vi sono presenti. Si tratta di una prospettiva che potrà tuttavia concretarsi solo a misura che l’evoluzione della situazione sul terreno lo consentirà, a misura che il nuovo Iraq sarà in grado di provvedere da solo al suo ordine e alla sua sicurezza e il suo nascente Governo ci dirà di non avere più bisogno della nostra assistenza. In ogni caso, questa prospettiva si dispiegherà in modo certo non unilaterale, bensı̀ nei tempi e nei modi che concerteremo con i nostri alleati, ad iniziare dai nostri amici iracheni. Oggi come ieri – direi oggi più di ieri – riteniamo sia doveroso perseverare nell’opera che abbiamo intrapreso per aiutare l’Iraq e il Medio Oriente a costruire un futuro di democrazia e di pace. Una pace vera, basata sulla fratellanza dei popoli e non sull’equilibrio del terrore. L’impegno concorde, al di là delle legittime differenti opinioni, l’impegno di tutti per la realizzazione di questo sogno – un progetto ambizioso, ripeto, non un’utopia – sarebbe l’omaggio migliore e più degno al sacrificio di Nicola Calipari e degli altri nostri connazionali che a questo progetto ambizioso hanno offerto la loro vita. Vi ringrazio (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell’Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI). (Interventi) PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Cicchitto. Ne ha facoltà. FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell’esporre le ragioni dell’adesione del gruppo di Forza Italia alla comunicazione del Presidente del Consiglio, che è caratterizzata da un grande equilibrio politico, desidero con- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 centrare brevemente l’attenzione su tre punti: il contesto generale; l’obiettivo per il quale il dottor Calipari ha perso la vita; alcuni elementi della vicenda con i quali dobbiamo fare i conti. Il contesto generale è quello tracciato poco fa dal Presidente del Consiglio: siamo in Iraq con l’obiettivo di realizzare la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU n. 1546. Il perseguimento di questo obiettivo ha portato a dei risultati. Il nostro paese è stato coinvolto successivamente, dopo la conclusione della fase di guerra; ebbene, successivamente a quella fase, la nostra azione, insieme a quella dell’alleanza, ha portato alle elezioni e alla formazione di un nuovo Governo: un salto di qualità ! Non vi è, quindi, un elemento di guerra; certamente vi è uno stato di guerriglia, che presenta anche elementi di terrorismo fondati sul rapimento. Queste azioni sono compiute non soltanto nei confronti dei paesi presenti in Iraq: sono state colpite altre nazioni, che hanno assunto posizioni di politica estera completamente diverse da quella italiana. Sul terreno di una risposta positiva, sul terreno della volontà di salvare la vita dei rapiti, rivendichiamo al Governo italiano il merito di aver ottenuto dei risultati in occasione di diverse drammatiche vicende: la liberazione di tre dei quattro operatori privati della sicurezza, le due Simone e, adesso, la vicenda di Giuliana Sgrena. Abbiamo ottenuto dei risultati che altri paesi – anche quelli che non si trovano in Iraq, come la Francia – non hanno ottenuto. Abbiamo conseguito tali risultati seguendo una determinata metodologia, sulla quale – credo sia una delle rare occasioni – tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento hanno realizzato e trovato un’intesa. Non abbiamo intrapreso la strada dei blitz; abbiamo cercato, e trovato, la strada della trattativa con i rapitori e con le forze ad essi vicine. Questo implica una serie di problematiche e di questioni con le quali, se si devono raggiungere dei risultati, ci si deve sporcare le mani. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 7 SEDUTA DEL Al riguardo, mi unisco a quanto affermato poco fa dal Presidente del Consiglio nel respingere certe lezioni impartiteci da qualche giornale, il quale, forse, avrebbe preferito scrivere dei titoli sui morti e, invece, ha dovuto farli sui rapiti che sono stati salvati. Rivendichiamo ciò ad onore dell’azione che il Governo italiano, d’intesa anche con l’opposizione, ha sviluppato. Ebbene, ci si muove su un terreno estremamente difficile, quello della guerriglia e dei rapimenti. Su questo terreno si è verificato un incidente: noi lo riteniamo tale. Escludiamo nel modo più assoluto che vi sia stata volontarietà nell’azione dell’esercito statunitense che ha portato alla morte del dottor Calipari. Come sostenuto nella relazione del Presidente del Consiglio, la non volontarietà esclude il dolo, ma non la colpa ! Nella ricostruzione italiana, presente nella relazione di Ragaglini e Campregher, si colgono le contraddizioni e gli errori commessi in questa vicenda, a nostro avviso, dagli americani. Del resto, chi legga con attenzione la relazione predisposta dai rappresentanti statunitensi noterà che le raccomandazioni che essi rivolgono al loro stesso esercito per la gestione dei posti di blocco sono parallele all’analisi da noi svolta sugli errori commessi. Ci stiamo misurando, quindi, su una divergenza di interpretazione, qui ribadita dal Presidente del Consiglio: una divergenza di lettura delle responsabilità che hanno portato al tragico incidente che ha portato alla morte del dottor Calipari. Per concludere, l’esposizione svolta dal Presidente del Consiglio mette in evidenza due cose che dimostrano il fatto che il Governo italiano è sul campo in Iraq in un contesto e con degli scopi molto precisi: accompagnare lo sviluppo di quel paese verso l’acquisizione della libertà e della democrazia di uno Stato degno di questo nome, mantenere il rapporto di alleanza con gli Stati Uniti d’America con tutta la dignità nazionale che è richiesta e che caratterizza l’impostazione del Governo italiano. Quindi, nel momento stesso in cui ribadiamo le ragioni dell’alleanza e il pro- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 posito di rimanere in Iraq con quell’obbiettivo e anche di lavorare alle condizioni per la nostra fuoriuscita, allo stesso tempo marchiamo in modo netto le divergenze che vi sono state con il Governo degli Stati Uniti: divergenze che non drammatizziamo, ma che nemmeno vogliamo accantonare e mettere da parte. La nostra adesione alla comunicazione fatta dal Presidente del Consiglio discende non soltanto dal nostro riconoscimento di un’azione sul campo svolta dal Governo italiano, dalle sue strutture operative e dal Sismi che ha portato a salvare Giuliana Sgrena, come precedentemente altri rapiti, e che ha visto il Governo italiano avere su questo terreno risultati e successi che altri Governi, anche con posizioni diverse, non hanno avuto, ma anche da una posizione equilibrata e dignitosa che, al contempo, sottolinea quella divergenza senza mettere però in discussione le conseguenze politiche dovute, che sono quelle di mantenere l’alleanza e la nostra presenza in Iraq, confermando tutti gli obiettivi politici che già in partenza ci eravamo dati, cioè quelli di arrivare ad una situazione tale per cui si creeranno le condizioni per far uscire il nostro paese dall’Iraq in quanto sarà l’Iraq stessa a comunicarci di avere raggiunto la stabilità, la libertà e la democrazia (Applausi dei deputati del gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Fassino. Ne ha facoltà. PIERO FASSINO. Signor Presidente, ringrazio il Presidente del Consiglio per le informazioni che ha voluto dare al Parlamento. Prima di svolgere alcune considerazioni sulle sue comunicazioni e su questo delicato passaggio, vorrei ancora una volta esprimere il cordoglio alla famiglia per la morte di Nicola Calipari, cosı̀ come voglio accomunare a questo cordoglio quello verso i soldati e i carabinieri e gli uomini morti a Nassiriya e in Iraq ed esprimere, al contempo, la nostra solidarietà a tutti i nostri uomini, sia a quelli in divisa che ai funzionari dei servizi che sono impegnati in quel difficilissimo teatro Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 8 SEDUTA DEL e che lı̀ agiscono ogni giorno a nome del nostro paese. Dalla lettura del rapporto italiano e di quello americano, e anche di quello che lei ha qui puntualmente detto, risulta un’evidente discrası̀a di interpretazione e di ricostruzione delle vicende che non è su punti marginali. Peraltro, persistono ancora zone d’ombra che, naturalmente, non significano il fatto che chi abbia lavorato in queste settimane non abbia cercato di ricostruire con puntualità, zone d’ombra su quale fosse l’effettivo livello di informazione tra i servizi italiani e quelli americani, su quali siano state effettivamente le disposizioni nella catena di comando americana, cosı̀ come rimangono incertezze e zone d’ombra sulla dinamica degli eventi, sull’esistenza o meno di immagini fotografiche e dell’eventuale loro interpretazione, la rimozione immediata dell’auto sul luogo dell’incidente, che ha alterato la possibilità di una relazione compiuta che avrebbe consentito la ricostruzione della dinamica dell’incidente: molte cose su cui occorre ancora appurare la verità. Da questa prima considerazione vorrei trarre una prima conclusione: il fatto che siano stati redatti due rapporti e che la commissione abbia tratto le sue conclusioni in questo modo non può portarci a considerare chiuso il caso. Nessuno vuole, men che meno noi dell’opposizione, alterare i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Italia, che sono rapporti di alleanza solidi a cui noi stessi teniamo, ma essere alleati e riconfermare la solidità di questa alleanza non significa rinunciare alla ricerca della verità. Lo dobbiamo alla famiglia Calipari, lo dobbiamo ai soldati e ai funzionari italiani che sono impegnati ogni giorno in quel teatro di guerra, i quali devono sapere esattamente di quale solidarietà a sostegno e assunzione di responsabilità possono godere, e lo dobbiamo al paese perché è morto in quella notte tragica un funzionario dello Stato che era lı̀ a rappresentare l’Italia. L’accertamento della verità Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 rimane, quindi, per noi una priorità che non è risolta dalla pubblicazione del rapporto della commissione. Nessuno vuole cercare dei capri espiatori – per riferirci ad un’espressione che lei, Presidente Berlusconi, ha usato – ma, la verità sı̀, e noi chiediamo quindi che si operi per mettere la magistratura italiana, a cui a questo punto è delegata la ricerca della verità, nelle condizioni di avere tutte le informazioni e tutte le possibilità di accesso alle conoscenze che consentono di accertare la verità. In questo quadro, sollecitiamo il Governo italiano ad esigere che il Governo americano presti alla magistratura italiana tutta la collaborazione necessaria perché l’accertamento della verità sia possibile; perché è evidente che la magistratura italiana potrà tendere a questo obiettivo sulla base della collaborazione non soltanto dei nostri organi istituzionali, ma anche del Governo americano stante che una serie di conoscenze e di informazioni sono più in possesso degli americani che non dei nostri. Da questo punto di vista, e ciò non lo dico per nessuna polemica recriminatoria ma per il futuro, non so se sia stata, alla luce delle risultanze, un’opportuna scelta quella di affidare l’accertamento della verità ad una commissione congiunta, perché l’esito dice che, in realtà, tale strumento non ha avuto l’efficacia che ci si proponeva, ma questo lo dico senza alcuna valutazione polemica contro nessuno. Una seconda questione, che ritengo sia doveroso porre in quest’aula, è che noi riteniamo che dal Governo degli Stati Uniti debbano venire delle scuse. Fino ad oggi questa espressione dal Governo degli Stati Uniti non è venuta. Sono venute espressioni di cordoglio, sono venute espressioni di riconoscimento a Nicola Calipari, giustamente definito un eroe, e sono venute espressioni che ribadiscono l’alleanza e l’amicizia con l’Italia ma, ripeto, non sono venute parole di scusa. Ora, i fatti portano a dire che si è trattato probabilmente di un incidente tragico. Ma un incidente tragico non assolve dalle responsabilità ! Lei stesso, Presidente Berlusconi, nel suo discorso svolto qui, ha sottolineato che Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 9 SEDUTA DEL l’assenza di un’intenzione dolosa non significa che non ci siano delle responsabilità. Allora, se ci sono delle responsabilità, è bene che chi le ha le riconosca e chieda scusa. È morto un uomo, è morto in un check-point americano; è morto un uomo che gli stessi americani definiscono un eroe. La lettura del rapporto – e lei, Presidente Berlusconi, lo ha ricordato anche nella sua relazione – indica che, in ogni caso, comunque si ricostruisca quello che è successo, ci sono state delle gravi inadempienze nel modo di gestire il checkpoint che sottolineano che ci sono state delle responsabilità. Credo, quindi, che chiedere un atto di risarcimento morale e politico al Governo degli Stati Uniti sia un fatto di dignità del nostro paese e sia un fatto di giustizia verso la famiglia Calipari e verso l’Italia, a maggior ragione perché siamo alleati. Quando si è alleati l’alleanza si fonda su un rapporto di fiducia e di affidabilità, piena e totale, e quando qualche cosa incrina quel rapporto di fiducia e di affidabilità è bene che chi ha la responsabilità di averlo incrinato compia degli atti che siano capaci di ricostituirlo e ricostruirlo nella sua pienezza (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L’Ulivo, della Margherita, DLL’Ulivo e Misto-Comunisti italiani). Noi chiediamo che ci sia da parte del Governo italiano una richiesta esplicita al Governo americano di un atto che abbia un valore morale e politico non marginale, ma importante proprio per le relazioni tra il nostro paese e gli Stati Uniti. La terza ed ultima considerazione riguarda la situazione in Iraq e la parte finale del suo rapporto. Anche l’episodio dell’uccisione di Nicola Calipari indica quanto sia grave la situazione in Iraq. Ogni giorno noi siamo di fronte ad episodi di tensione e di violenza. Anche oggi i giornali italiani ci parlano di sessanta morti ieri nella città di Herbil e di episodi di violenza che ogni giorno si ripetono in Iraq. Quella notte tragica in cui Nicola Calipari ha trovato la morte non vi è stato soltanto un tragico incidente: è avvenuto un tragico incidente che si colloca in una Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 sequenza lunghissima di episodi di violenza che quotidianamente scuotono l’Iraq ! Allora, io credo che di questo si debba prendere atto, per vedere come affrontare una situazione di instabilità, che quel paese continua a conoscere, particolarmente acuta. Tutto ciò indica che lı̀ è in corso una guerra. Ed io lo sottolineo perché c’è un’ambiguità tuttora irrisolta nell’atteggiamento del Governo italiano: non si può continuare a dire che siamo lı̀ in una missione di pace in un contesto che è quotidianamente caratterizzato dall’essere un contesto di guerra. Ma quello che a me interessa in questo momento sottolineare non è tanto questo. Sono note le difformità di giudizio tra il Governo e l’opposizione sulla guerra in Iraq e sull’opportunità di una presenza italiana. Quello che voglio dire è che anche la vicenda di cui stiamo discutendo oggi sollecita a definire una strategia di uscita dalla guerra irachena, e in particolare dal regime di occupazione militare, e di sostegno politico alla transizione democratica in Iraq. D’altra parte, sono maturati, negli ultimi mesi, eventi e fatti di particolare importanza: vi sono state elezioni generali in Iraq, con quella grande partecipazione che tutti abbiamo salutato come un importante evento; qualche settimana fa, è stato eletto il nuovo presidente dell’Iraq, nella persona del leader curdo Talabani; da due giorni, l’Iraq ha un Governo nella pienezza dei poteri. Tutto questo determina un quadro nuovo che porta a dire che esistono le condizioni per accelerare il trasferimento dei poteri alle autorità irachene, che si tratta di rafforzare ulteriormente ogni attività che consenta agli iracheni di essere titolari della propria sicurezza, che vi sono le condizioni per concentrare lo sforzo della comunità internazionale nell’azione di ricostruzione economica (e, a questo fine, emerge l’utilità e l’urgenza di convocare una nuova conferenza internazionale che definisca quegli obiettivi della nuova fase). In questo quadro, allora, è chiaro che si colloca in modo diverso – e deve essere Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 10 SEDUTA DEL collocato in modo diverso – anche il problema della presenza delle truppe militari che fino ad oggi sono state in Iraq. Signor Presidente del Consiglio, vorrei segnalarle che, proprio questa mattina, le agenzie hanno battuto la notizia che anche il Governo giapponese ha annunciato di avviare il ritiro delle proprie truppe dall’Iraq entro la fine di quest’anno. E il Giappone è l’ultimo dei paesi, dopo la Spagna, la Polonia, la Tailandia, l’Ucraina, la Bulgaria, la Repubblica Dominicana, l’Honduras e la Norvegia ! Allora, io credo che si ponga una riflessione anche per il Governo italiano. Nel momento in cui il quadro in Iraq sta conoscendo una trasformazione che evolve sempre più verso una dimensione politica della transizione, è evidente che anche noi dobbiamo collocarci sempre di più dentro quello schema. Noi non abbiamo stabilito, signor Presidente del Consiglio, alcun automatismo tra la morte di Calipari ed una richiesta di ritiro delle truppe italiane in Iraq, anche perché la richiesta di ritirare le truppe italiane in Iraq l’abbiamo avanzata in questo Parlamento anche prima che avvenisse la tragica vicenda in cui è morto Calipari (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L’Ulivo e della Margherita, DL-L’Ulivo). Non abbiamo... PRESIDENTE. Onorevole Fassino... PIERO FASSINO. Ho finito, signor Presidente. Non abbiamo stabilito alcun rapporto automatico: sarebbe stato un atteggiamento ritorsivo, sbagliato e non degno della delicatezza della vicenda di cui stiamo discutendo. Quello che, invece, noi le chiediamo è una valutazione sulla fase nuova e diversa che si può aprire in Iraq. E questa fase nuova e diversa si può aprire e può essere accelerata nella sua implementazione dall’assunzione di una dimensione più politica della presenza internazionale in Iraq e dal superamento della sola presenza militare come unica modalità con cui la comunità internazionale aiuta l’Iraq, oggi, ad acquisire un regime democratico stabile. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Insomma, a nome dei gruppi dell’Ulivo, a nome dei Democratici di sinistra, della Margherita, dei Socialisti italiani, dei Repubblicani, noi chiediamo al Governo di valutare la fase nuova che si sta determinando... GIORGIO LA MALFA, Ministro per le politiche comunitarie. Dei repubblicani europei (Commenti) ! PIERO FASSINO. Va bene, va bene... PRESIDENTE. Ministro La Malfa, mi scusi, lasciamo concludere l’onorevole Fassino. PIERO FASSINO. La Malfa, stiamo discutendo di una questione di valore morale e politico più alto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L’Ulivo, della Margherita, DL-L’Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l’Unione) ! Concludo, signor Presidente. A nome di questi gruppi, chiediamo al Governo italiano di valutare la nuova fase e di adottare scelte che predispongano il rientro delle truppe italiane dall’Iraq, di definire tempi e modalità di questi rientri e di portare, quanto prima, tutto ciò all’attenzione del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L’Ulivo, della Margherita, DLL’Ulivo, Misto-Comunisti italiani, MistoSocialisti democratici italiani – Congratulazioni). PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Gasparri (Una voce dai banchi dell’opposizione: Arieccolo !). Ne ha facoltà. MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza Nazionale condivide il senso e il contenuto delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio (Commenti)... PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia. Vi chiedo di consentire all’onorevole Gasparri di intervenire. Onorevole Gasparri, a lei la parola. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 11 SEDUTA DEL MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il gruppo di Alleanza nazionale condivide il senso e la sostanza delle comunicazioni del Presidente del Consiglio, comunicazioni esaustive su tutte le varie vicende al centro di questa situazione: la tragica uccisione, la morte di Calipari, che ancora una volta, oggi, tutti i componenti del mio gruppo e tanti di noi che in quei giorni tragici hanno avuto la possibilità di visitare i familiari e di toccare con mano lo sgomento di una famiglia di servitori dello Stato (al riguardo, ricordo che anche la moglie di Calipari è una funzionaria dello Stato, impegnata in un’attività analoga a quella del super eroico marito) vogliono ricordare con commozione e con cordoglio. Credo che le comunicazioni del Presidente del Consiglio abbiano ribadito una situazione di chiarezza sui rapporti con gli alleati, rapporti di lealtà assoluta – una lealtà che non è incrinata da questa tragica vicenda –, ma rapporti che non sono assolutamente incrinati o condizionati da qualsiasi forma di sudditanza: lealtà sı̀, dunque, ma sudditanza no ! Mi sembra che questo sia uno dei punti ribaditi ancora una volta nelle comunicazioni odierne. L’affermazione molto chiara sulla non condivisione delle conclusioni delle varie inchieste e delle posizioni espresse dagli Stati Uniti credo sia molto esplicita, molto chiara, e le parole del Presidente del Consiglio l’hanno voluto sottolineare ancora una volta: l’impossibilità di conclusioni condivise. Più chiari di cosı̀, nel Parlamento italiano, di fronte alla pubblica opinione nazionale ed internazionale, credo non si potesse essere. Non abbiamo accettato, dunque, le conclusioni degli Stati Uniti. Non ci sono state conclusioni condivise. C’è un rapporto (oggi è stato richiamato) meticoloso e preciso che contesta alcune modalità, fatti che non abbiamo condiviso, ad esempio le modifiche dei luoghi dove si è verificata l’uccisione di Calipari. Certamente, è un comportamento che non ha facilitato accertamenti e verifiche. Le modalità stesse Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 del posto di blocco, pur comprendendo la drammatica ed anomala situazione di emergenza che si vive a Bagdad e in Iraq, potevano e dovevano essere diverse, per evitare un epilogo cosı̀ tragico. Non si incrina un’alleanza, ma non si rinuncia alla verità sulla uccisione di Calipari. Credo che questo sia il senso di una posizione che anche il nostro gruppo non può non condividere. Si è parlato, giustamente, della presenza in Iraq. Poc’anzi, l’onorevole Fassino ha ricordato le notizie battute, questa mattina, dalle agenzie circa la posizione del Giappone. Onorevole Fassino, questa mattina, le agenzie hanno battuto tragiche notizie su ulteriori attentati in Iraq. Gli attentati che si sono verificati questa mattina in Iraq, come nei giorni scorsi, hanno riguardato, non le truppe internazionali impegnate in quell’area in operazioni di pace, ma quei cittadini iracheni che si mettono in coda per diventate soldati o poliziotti per contribuire all’autogoverno della propria nazione ! Lı̀ si semina il terrore, per impedire l’autogoverno dell’Iraq (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia); tale situazione va ricordata. Siamo, dunque, sul posto per consentire agli iracheni di potersi arruolare nel loro esercito, nella loro polizia; ciò, non perché aggrediscano altri popoli, come dianzi, ai tempi di Saddam Hussein, ma affinché possano governare il territorio. Non sappiamo quando ciò avverrà; tutti ci auguriamo sia il prima possibile, ci mancherebbe altro ! Infatti, non solo per noi diminuirebbero gli attuali rischi ma, soprattutto, quella parte cosı̀ martoriata del mondo diventerebbe finalmente un paese dove un governo espressione della popolazione locale avrebbe la capacità di garantire sicurezza ed autogoverno. Siamo lı̀ per favorire questo percorso, ma oggi, ancora una volta, gli attentati hanno colpito gli iracheni che vogliono organizzarsi per essere, per cosı̀ dire, padroni in casa propria; tale è la realtà quotidiana di quel paese. Dianzi, si è riconosciuto come sia stato un bene la celebrazione delle elezioni; Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 12 SEDUTA DEL onorevole Fassino, ciò è vero ma, a mio avviso, senza l’impegno multinazionale, assunto anche da parte dell’Italia, quelle elezioni cui tutti abbiamo plaudito – e che lei ricordava – non si sarebbero tenute. Il tentativo di governo dell’Iraq autonomo non si sarebbe compiuto (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia). La situazione di quei luoghi non è quella occidentale dove, a breve, si voterà in Inghilterra, da poco si è votato in Italia, e via dicendo; lı̀, non è cosı̀: se non fossimo stati presenti anche noi sul posto assumendoci i rischi connessi, le elezioni non si sarebbero potute svolgere. Dunque, si è trattato di una novità positiva, un passo nel percorso di costruzione della democrazia; percorso al quale l’Italia ha dato, sta dando e, a mio avviso, continuerà a dare ancora un contributo importante ed essenziale. Siamo consapevoli dei rischi che l’Italia, per cosı̀ dire, si è accollata; se li sono accollati militari e funzionari dei servizi segreti, ma anche giornalisti, volontari, lavoratori. In questi anni, mentre tra i caduti di Nassiriya si contano non solo carabinieri e soldati ma anche due civili, hanno perso la vita altri soldati (caduti durante esercitazioni o in operazioni militari) e giornalisti come Balboni. È morto un lavoratore, Quattrocchi, non un mercenario ! Un lavoratore che era sul posto per lavorare e garantire alla sua famiglia un reddito (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia). Abbiamo sicuramente pagato un prezzo e Calipari è l’ultimo eroe di questa storia; ma abbiamo dato un contributo al ripristino della legalità, della democrazia e della libertà in quella parte del mondo. E l’Italia, che compostamente si è ritrovata in quei giorni di Nassiriya e in altre occasioni, ha anche dimostrato al mondo di essere un paese consapevole di condividere con altre nazioni – con Governi di qualsiasi orientamento, di centro, di destra o di sinistra – un impegno comune assumendosi la sua parte di rischi e responsabilità per costruire democrazia e libertà Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 nel mondo. E di ciò eravamo orgogliosi allora, ma lo siamo – con sobrietà, e però con fermezza – anche oggi. In questo contesto, sulla vicenda drammatica di Calipari, vogliamo verità; gli eroi, infatti, si onorano con la ricerca accanita e decisa della verità. Le conclusioni cui giunge la versione statunitense non ci hanno soddisfatto, non le condividiamo, e lo abbiamo ribadito; quelle nostre, realistiche, hanno tuttavia, per cosı̀ dire, sgombrato il campo dall’ipotesi – che pure si era sostenuta nelle ore immediatamente successive all’evento – della volontarietà. Si osservò allora, infatti, che non si poteva accettare l’ipotesi di tragica fatalità; si sostenne ciò anche in Parlamento e sulla stampa. Ma non vi era stata volontarietà; ciò mi sembra ora un fatto condiviso, non solo dall’Italia e dagli Stati Uniti ma dall’intero Parlamento italiano. Il Presidente del Consiglio ha dichiarato poc’anzi come l’assenza di volontarietà non escluda la colpa e la conseguente responsabilità, la negligenza, l’improvvisazione, le modalità, quanto l’ampia relazione illustra. Aspetti sui quali si continuerà a discutere, nelle istituzioni politiche, nelle inchieste della magistratura, nel dibattito internazionale che proseguirà, nella lealtà ma anche nella chiarezza. Infatti, la lealtà è fatta anche di non rinuncia alla verità. Tuttavia, non vi è stata volontarietà; non si trattava di un’imboscata, piuttosto, vi è stata una colpa gravissima. Aggiungerei, anzi, che oggi, a mio avviso, nessuno nega si sia trattato di una drammatica, tragica fatalità; una vicenda che non si può archiviare con facilità e che merita, invece, ulteriori approfondimenti. Ma non era certamente un complotto, un’imboscata o quant’altro; lo puntualizzo perché anche tale ipotesi fu sostenuta, mentre oggi mi pare sia maturata la convinzione, condivisa dal Parlamento e dalle forze parlamentari, che non di tale evenienza si trattò. Certo, ancora molto deve essere accertato. Comunque, signor Presidente del Consiglio, il nostro gruppo condivide quanto ella ha riferito nelle sue comunicazioni e la ringrazia per la fermezza delle Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 13 SEDUTA DEL parole, la chiarezza e gli atti consegnati all’attenzione del Parlamento i quali consentono, ovviamente, ulteriori riflessioni ed approfondimenti. Infatti, riteniamo giusto preservare la ragioni di un’alleanza che fa parte della storia dell’Italia di questo dopoguerra; esigere, nella lealtà, la verità e quindi rinunciare ad ogni forma di sudditanza; confermare la validità dell’impegno in Iraq ed onorare ancora una volta, oggi, la memoria di tutti i caduti (Calipari e tanti altri, militari e civili); rivendicare con orgoglio l’impegno dell’Italia per garantire a quel popolo la costruzione di un futuro di democrazia. Quando quel popolo sarà finalmente libero dal terrore, e sarà un popolo che non aprirà le sue giornate con l’attentato del giorno, allora anche quel popolo, e tutti noi, renderemo omaggio, ancora una volta, ad un eroe come Calipari (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia – Congratulazioni) ! PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Tucci. Ne ha facoltà. MICHELE TUCCI. La ringrazio, Presidente Casini. Desidero innanzitutto ricordare che, già in occasione del dibattito sulla fiducia al suo nuovo Governo, lei, signor Presidente del Consiglio, ha voluto informare il Parlamento della possibilità che l’inchiesta bilaterale per la morte di Calipari a Bagdad giungesse a conclusioni differenziate tra i rappresentanti dei due paesi, che componevano la stessa commissione d’inchiesta. In quel momento, si trattava solo di indiscrezioni, ma lei garantı̀ che mai l’Italia avrebbe sottoscritto una conclusione non condivisa e che avrebbe subito riferito al Parlamento se ciò si fosse verificato. Occorre darle atto, onorevole Berlusconi, della tempestività con la quale ha chiesto al Presidente Casini la calendarizzazione del dibattito e, soprattutto, occorre darle atto del buonsenso, dell’autorevolezza, dell’indipendenza e della determinazione con cui il Governo si è comportato in tutta la vicenda del sequestro di Giuliana Sgrena, cosı̀ come è avvenuto, del Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 resto, nelle precedenti occasioni nelle quali dei cittadini italiani sono rimasti coinvolti nelle azioni di terrorismo in Iraq. Purtroppo, ad un passo dal coronamento di un’operazione ineccepibile, per la migliore riuscita della quale erano state tempestivamente intraprese le più accurate iniziative diplomatiche e di intelligence, ed era stata altresı̀ chiesta ed ottenuta la condivisione dei rappresentanti dell’opposizione, è accaduto l’irreparabile, e l’Italia ha perso, caduto da eroe, uno dei suoi migliori servitori. Tuttavia, anche in tale frangente, lei, signor Presidente del Consiglio, ha agito con la determinazione e con l’autorevolezza che la nazione, colpita al cuore nella sua dignità, le riconosce senza ombra di dubbio. Lei ha convocato l’ambasciatore USA, affinché fossero chiarite le circostanze che avevano determinato la morte del nostro agente, ed ha ottenuto – il che non era mai accaduto in passato –, da parte degli Stati Uniti d’America, la pronta costituzione di una commissione d’inchiesta paritetica. Nulla dunque, signor Presidente del Consiglio, può esserle addebitato: anzi, a lei va il convinto ringraziamento nostro e della nazione intera. Nulla può esserle addebitato, come dicevo, per le conclusioni non condivise cui è pervenuta la commissione d’inchiesta, e che sono il prodotto di fondamentali punti di disaccordo tra le parti sulle regole di ingaggio, sul coordinamento con le autorità competenti in Iraq e sulle responsabilità dei soldati di presidio a quel tragico check point. La parte statunitense parla di tragico incidente, e non riscontra responsabilità alcuna da parte dei suoi militari, mentre i commissari italiani, nella loro relazione, contestano agli Stati Uniti di non aver permesso la ricostruzione della dinamica dei fatti, e di non aver permesso, dunque, l’accertamento puntuale della verità. Tale divergenza ha impedito che si giungesse ad una conclusione univoca, sicché, come ha chiarito il ministro degli affari esteri, non si poteva chiedere al Governo italiano di sottoscrivere una ri- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 14 SEDUTA DEL costruzione degli avvenimenti che non corrisponde a ciò che è accaduto quella sera. La ricerca della verità, signor Presidente del Consiglio – dell’unica verità –, deve continuare, ed è ora affidata alla magistratura italiana, la quale opera, come lei stesso ha sottolineato, con il pieno sostegno del Governo. È altrettanto auspicabile, tuttavia, che tra Roma e Washington, sul piano diplomatico, si continui a dialogare per giungere ad un accordo politico che eviti ricadute negative sui rapporti tra i due paesi, fermo restando che l’accertamento della verità deve essere comunque perseguito. Noi siamo ben consapevoli del sangue che i soldati americani hanno versato in nome della libertà e della democrazia, per liberare l’Europa dalla tragedia delle dittature che l’hanno stretta in una morsa di terrore, nel secolo scorso, e delle vite che hanno immolato – e continuano ad immolare – per liberare i popoli afgano ed iracheno e per contrastare e sconfiggere, come tutti auspichiamo, quel terribile e dilagante fenomeno rappresentato dal terrorismo integralista globale, di fronte al quale nessuno – e nessuna parte del mondo – può sentirsi sicuro. Comprendiamo, quindi, signor Presidente del Consiglio, che quei militari che oggi agiscono in Iraq – esseri umani, pur sempre fragili, anche se generosi nell’impegno che portano avanti – avvertano il bisogno di sentirsi tutelati, soprattutto nel momento in cui le difficili condizioni in cui operano e l’imponderabile brutalità degli eventi – tra cui, non dimentichiamolo, gli attacchi strategici dei kamikaze – ingenerano in loro paura e disorientamento, tali da indurli a reazioni spesso incontrollabili. Tutto ciò è ancora più vero quando si tratta di soldati di scarsa esperienza, come quelli del check point di Bagdad, che il rapporto americano dichiara addirittura al primo giorno di servizio. Comprendiamo tutto ciò, ma siamo altresı̀ convinti che la verità vada affermata. L’impegno del Governo è stato totale ed è, per noi, convincente, ma vi è chi dai risultati non condivisi dell’inchiesta sulla Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 morte di Calipari trae argomenti per chiedere l’immediato ritiro del contingente italiano dall’Iraq. Noi siamo convinti che sia sbagliato trarre conseguenze di tal genere. Restano, infatti, ferme le ragioni di fondo dell’alleanza tra Italia e Stati Uniti d’America e ancor più solide sono le ragioni della presenza delle truppe italiane in Iraq. Siamo andati in Iraq come forza di pace, per aiutare il processo di ricostruzione e normalizzazione di quella realtà umana e sociale e, dunque, siamo in Iraq per gli iracheni. La verità non può essere mistificata né, addirittura, nascosta. Siamo in Iraq non per un atto di subordinazione, né di sudditanza agli Stati Uniti, ma perché siamo un grande paese protagonista della civiltà occidentale, convinto membro delle Nazioni Unite, componente del G8, realtà di riferimento non solo per l’Europa, ma per il mondo intero. Un grande paese, onorevoli colleghi, deve sapersi assumere le responsabilità che gli competono. Deve sapersi spendere, con i suoi mezzi, ma – soprattutto – con i suoi principi, per gli altri, per la democrazia dei paesi che non la conoscono, per arginare con la forza della pace il terrorismo che insanguina il mondo. Sono questi i motivi per cui il piano di ritiro dall’Iraq, signor Presidente del Consiglio, che era già nei progetti del Governo, nel contesto della risoluzione ONU n. 1546, deve seguire logiche proprie e non può – e non deve – apparire come un gesto di ritorsione nei confronti degli Stati Uniti perché, fino a questo momento, non hanno contribuito in modo soddisfacente – è una nostra convinzione – all’accertamento della verità sulla morte di Calipari. La nostra missione in Iraq ha riscosso l’apprezzamento e la riconoscenza del mondo intero: degli Stati Uniti, dei paesi arabi, delle stesse autorità irachene e del Segretario generale dell’ONU, Kofi Annan. Ritirarci all’improvviso e non seguire, inopinatamente, un piano già impostato sarebbe vile ed irresponsabile, come penso ritengano serenamente anche i componenti più avveduti dell’opposizione. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 15 SEDUTA DEL Signor Presidente del Consiglio, nel ribadirle l’apprezzamento per il comportamento tenuto dal Governo, la sollecitiamo a seguire, con la massima attenzione, l’evolversi di questa delicatissima vicenda, come ha – del resto – fatto fino a questo momento, nel rispetto della salvaguardia, della dignità e dell’autonomia dovute ad un grande paese quale l’Italia. Grazie, signor Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati dei gruppi dell’Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia – Congratulazioni). PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà. GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, l’intervento del gruppo della Lega Nord Federazione Padana non può che iniziare con un ricordo ammirato del coraggio del dottor Nicola Calipari, il coraggio e l’abnegazione che tanti altri uomini e donne, servitori dello Stato, dimostrano tutti i giorni, rischiando la vita – e, talvolta, perdendola – non a causa di una pattuglia americana in Iraq, come nel caso di Calipari, ma cercando, magari, di impedire una rapina ai danni di uno sventurato cittadino in una qualsiasi delle città italiane. Tanto coraggio e tanto senso del dovere non possono, perciò, essere strumentalizzati a fini politici di parte. Occorre essere chiari. Occorre definire, con onestà intellettuale il quadro d’insieme all’interno del quale è maturata la tragedia. Occorre affermare a chiare lettere, senza « se » e senza « ma », che la causa di questa morte è il rapimento della signora Giuliana Sgrena da parte di terroristi che, probabilmente, in passato hanno ucciso, decapitato, mutilato, al di là di ogni logica, al di là di ogni legittimità derivante da una volontà resistenziale o da una lotta per l’autodeterminazione. Assassini e non resistenti, complici di assassini e non combattenti della libertà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana): questi erano e questi sono gli Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 individui che hanno rapito tutti gli ostaggi italiani ed europei in questi ultimi mesi ! Siamo persuasi che da parte di tutti – destra e sinistra, maggioranza e opposizione – occorre condannare con grande forza gli autori del terrore e del terrorismo. Non possono esservi zone d’ombra, distinguo, articoli di fondo o dibattiti che mettano in dubbio questa certezza. Purtroppo, ciò non è avvenuto con la signora Sgrena, con le altre due Simone, con le loro dichiarazioni, con la loro visione tutta ideologica, che tendeva quasi a giustificare e ad umanizzare gli assassini che le avevano rapite, ribaltando sugli Stati Uniti e sulle nostre truppe presenti militarmente in Iraq la responsabilità degli eventi. Questa condanna del terrore non vi è stata per rigidità ideologica e per calcolo politico. Non si vuole e non si voleva permettere, in nessun modo, al Governo in carica di vedere legittimata la propria azione contro il terrorismo islamico internazionale. Non si voleva legittimare questa azione da parte di ampi settori del mondo di sinistra; e ciò ha come conseguenza – marginale sı̀, ma non per questo meno inquietante – la proliferazione, negli ambienti della sinistra radicale, tollerati e non banditi dalla sinistra cosiddetta ufficiale, dei soliti ignoti che scrivono sui muri di Milano, durante i cortei per la festa dei lavoratori, « dieci, cento, mille Nassiriya » (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana). Chiedo ai colleghi dell’opposizione e al mondo culturale ad essi contiguo – il Manifesto e signora Sgrena compresi – di essere severissimi contro questo tipo di manifestazioni di odio. È agli atti che il Governo italiano, in un clima di concordia nazionale, non ha lesinato uomini e mezzi per salvare la vita degli ostaggi, della signora Sgrena e, precedentemente, delle due Simone. Questo clima di concordia, tuttavia, non era stato concesso dalle sinistre nel caso dei primi quattro ostaggi e della morte di Fabrizio Quattrocchi. La solita storia, tutta italiana, degli ostaggi di serie B e di serie A (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 16 SEDUTA DEL Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale) ! E ricordo anche con un certo imbarazzo, colleghi del centrodestra, la nostra debolezza culturale nei confronti dei giudizi dei nostri avversari politici: Quattrocchi e compagni, bollati come mercenari al soldo degli americani, degni solo di poca considerazione; le due Simone e la Sgrena limpidi e luminosi esempi di virtù civile e democratica, cui tutto il paese doveva rendere omaggio (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale). La solita storia che già Pasolini ci ricordava durante gli scontri di Valle Giulia: da una parte, i poliziotti figli del popolo, dall’altra, i borghesi rivoluzionari. Pochi applausi per Quattrocchi, poche commemorazioni, poche autorità per chi non si era piegato e non ha ringraziato i propri rapitori. Ho voluto ricordare questa sperequazione tra ostaggi proprio perché è la diretta conseguenza della mancata e totale condanna del terrorismo iracheno. Chi non compie questa analisi, come fa la sinistra italiana, non ha i titoli per giudicare la vicenda Calipari o per pontificare sul presunto asservimento del nostro paese agli americani. Qualcuno, forse, ha dimenticato il caso del Cermis, quando Presidente del Consiglio era l’onorevole D’Alema, ministro della giustizia l’onorevole Diliberto e Presidente degli Stati Uniti d’America un tale Bill Clinton, attore e soggetto principale di quel famoso « Ulivo mondiale », che qualcuno voleva proporre su tutta la scena della politica globale. Ebbene, quell’episodio fu incommensurabilmente più grave di quello che è avvenuto al check point n. 541 sulla strada dell’aeroporto per Bagdad (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana). In quel frangente, non vi fu la levata di scudi, non vi fu una sollevazione di un caso politico, ma si parlò di incidente e di fatalità. Forse con maggiore coerenza anche oggi si potrebbe intervenire con più razionalità su quanto avvenuto a Bagdad. Noi, che invece abbiamo fatto questa analisi, possiamo esprimere un giudizio con Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 serenità e oggettività. Riteniamo il rapporto italiano equilibrato e oggettivamente verosimile e condividiamo la scelta del Governo di non accettare la versione delle autorità statunitensi. Riteniamo che non ci sia stata assolutamente premeditazione, come qualcuno velatamente ha insinuato o sta insinuando, e a questo proposito sarebbe altamente opportuno il totale silenzio della signora Sgrena sulla questione. Riteniamo che questa tragedia sia frutto di una serie di eventi negativi, rafforzati dalla eccezionalità e dalla pericolosità della situazione ambientale e dalla segretezza della missione compiuta dai nostri apparati di intelligence. D’altronde, questa è anche l’analisi compiuta da un collega dell’opposizione, l’onorevole Angioni, in un’intervista ad un quotidiano nazionale, nella quale dichiara: Hanno sbagliato tutti: carenze di pianificazione statunitense e di comunicazione degli italiani. Utilizzare questa vicenda, come fa la sinistra, per fare dell’antiamericanismo un buon partito o per sollevare la questione del ritiro delle truppe dall’Iraq non fa bene al nostro paese e non fa bene alla verità. In altra sede, tuttavia, e con altra serietà noi pensiamo che il tema, come è già stato anticipato dal Presidente del Consiglio, di un ritiro graduale e concertato con gli alleati debba essere oggetto di riflessione a breve. PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 10,50) GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Si tratta di un disimpegno che è la graduale logica conseguenza e conclusione di un impegno politico, militare ed umanitario che sicuramente, pur in un quadro tragico come quello iracheno, ha dato i suoi frutti e anche chi era fieramente e duramente contrario in questo momento ha dovuto prendere atto – l’intervento dell’onorevole Fassino né è testimonianza – che passi in avanti nella situazione irachena sono stati fatti. In conclusione, il gruppo della Lega Nord rende onore al dottor Nicola Calipari Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 17 SEDUTA DEL e a tutti i servitori dello Stato caduti nell’adempimento del loro dovere e condivide l’azione del Governo intesa a tutelare in ogni modo l’azione dei nostri uomini impegnati nelle Forze armate e nei servizi di intelligence. Si tratta di una tutela che, vista la pericolosità della missione, deve tener conto ma non può essere assolutamente subordinata a qualsiasi tipo di relazione internazionale, per quanto positiva e amichevole questa relazione possa essere. La Lega Nord auspica, infine, maggiore responsabilità da chi è stato parte in causa di queste dolorose vicende. Signor Presidente del Consiglio, la dignità di un paese si dimostra in questa difficile situazione. Tutti facciano la loro parte (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale) ! PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Giordano. Ne ha facoltà. FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, ci sono clamorose divaricazioni su aspetti decisivi nelle due verità che ci sono state presentate da una Commissione mista italo-americana. Lei, peraltro, non le ha negate. Le versioni coincidono su alcuni aspetti, ma divergono nella sostanza, signor Presidente del Consiglio, ossia sulle responsabilità. Sono figlie di logiche diverse e sicuramente alludono a idee opposte sulla modalità di gestione dei sequestri e sulla possibilità o meno di aprire trattative con il nemico. Dalla versione italiana appaiono ovvie e persino clamorose le responsabilità americane, ma gli Stati Uniti d’America non possono permettersi la messa in discussione e in stato di accusa di un qualunque loro soldato impegnato in azioni di guerra. L’impunità è la condizione necessaria per garantire e tutelare il loro ruolo di governo per via militare nella fase attuale della globalizzazione. Non possono concedersi neanche un capro espiatorio, figurarsi l’individuazione di qualche responsabilità nella catena di comando militare ! Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Finora il Governo italiano ha tenuto un atteggiamento di totale subalternità agli interessi americani nell’area. Nella cosiddetta coalizione dei volenterosi, che si va sempre più sgretolando – giorno dopo giorno, ormai, vengono determinati annunci di ritiro delle truppe di tanti paesi da quel territorio –, voi comunque siete stati i più fedeli alleati degli americani. Evidentemente, signor Presidente del Consiglio, tutto ciò non è servito a risparmiarci l’umiliazione e il dolore della morte di Calipari. Signor Presidente del Consiglio, Calipari era un eccellente, straordinario, servitore dello Stato. Non era certamente funzionale a nessun altro tipo di progetto politico, come lei qui oggi ha detto. È tutto a posto per quello che è successo nel carcere di Abu Ghraib, figuriamoci se si tratta di fuoco amico in una notte di Bagdad ! Quella pattuglia, messa lı̀ ad attendere, pare, l’ambasciatore Negroponte, introietta la logica della guerra preventiva. Anche in un posto di blocco si spara preventivamente. Vi basta una telefonata di Bush per risolvere la controversia ? Dai banchi di Forza Italia si dice che questa telefonata certifica il ruolo da protagonista ed il prestigio del nostro paese nel panorama internazionale e conferma che i rapporti tra Italia ed USA continuano ad essere saldi ed improntati alla reciproca lealtà e correttezza. L’incidente è chiuso, tutto come prima e pacche sulle spalle, signor Presidente del Consiglio ? La verità è che questa guerra è intollerabile, in tutte le sue manifestazioni ! Questa guerra non è finita. Ogni giorno ci viene offerta una cronaca di conflitti ed un escalation di morti. Questa guerra continua ! Fallisce in tutti i suoi obiettivi dichiarati. È intollerabile per il popolo iracheno, ma determina anche una corruzione delle relazioni internazionali. Dopo Abu Ghraib, e per l’Italia anche dopo la vicenda del Cermis, avremmo bisogno di una forte iniziativa politico diplomatica, che denunci l’omertà del Governo degli Stati Uniti d’America. C’è una extralegalità, che è eletta a sistema ! Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 18 SEDUTA DEL Esiste o meno un problema per l’intera comunità internazionale, signor Presidente del Consiglio, se uno dei suoi componenti si sottrae sistematicamente a regole che sono comuni ? È chiaro ora perché gli americani non hanno mai sottoscritto il Protocollo per la Corte penale internazionale, tentando piuttosto un sistematico boicottaggio dello stesso, con accordi bilaterali ? È un problema, per l’Europa, tutto ciò ? E per l’Italia, che è stata sede di sottoscrizione di quel trattato, è o no un problema la permanente impunità delle responsabilità dei militari americani ? E voi del Governo come fate oggi a restare ancora nel pantano iracheno con le nostre truppe ? Come fate a non abbandonare quel teatro militare ? Noi abbiamo chiesto il ritiro immediato delle nostre truppe, da sempre. Abbiamo oggi depositato una mozione, che è aperta alla firma di tutti coloro che vogliono chiedere il ritiro immediato, per rendere ancora più cogente questa nostra volontà. Noi oggi vi chiediamo di ritirare quelle truppe e vi chiediamo anche: non sentite ora lesa anche la dignità e l’autonomia del nostro paese ? Se non per pacifismo, signor Presidente del Consiglio – che immagino, come avete ripetutamente detto, non rientri nella vostra direttrice di iniziativa politica e nel vostro DNA –, almeno per spirito di sovranità, volete oggi ritirare quelle truppe dall’Iraq ? Questo vi chiediamo, con grande determinazione e con grande forza ! E guardate che ve lo dice chi ha anche sostenuto un atteggiamento, che in qualche misura voi avete provato ad intraprendere, ovverosia una strada alternativa alla logica militare sulla vicenda degli ostaggi, riuscendo anche a conseguire alcuni risultati, ma è del tutto evidente che vi è un problema di dignità, di autonomia e di sovranità del nostro paese. Per le necessità pacifiste, per le necessità politiche e per la collocazione internazionale di questo paese, voi oggi dovreste ritirare le truppe ! Non lo fate ed è questa la vostra più grande colpa (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e MistoVerdi-l’Unione) ! Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Armando Cossutta. Ne ha facoltà. ARMANDO COSSUTTA. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, lei ha esposto le conclusioni alle quali sono pervenute le autorità italiane e le suddette – lo abbiamo visto – sono nettamente diverse da quelle esposte dalle autorità americane. Vi sono due versioni clamorosamente opposte e l’opinione pubblica ne esce obiettivamente disorientata. Un fatto è sicuro ed è che il fuciliere americano Mario Lozano ha ucciso l’alto funzionario italiano Nicola Calipari. La domanda: lo ha ucciso per un tragico errore o lo ha ucciso perché lo doveva uccidere ? Non lo sappiamo ! Forse, lo potremmo sapere se i magistrati italiani potessero interrogarlo a fondo (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale) ! ANTONINO LO PRESTI. Ai tempi del KGB dicevate queste cose ! NICOLÒ CRISTALDI. Vergogna ! ANTONINO LO PRESTI. Ai tempi del KGB facevate queste cose ! MAURA COSSUTTA. Fascista ! PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in Parlamento si possono liberamente esporre le proprie opinioni ! ARMANDO COSSUTTA. Posso parlare, signor Presidente ? PRESIDENTE. Prego, onorevole Armando Cossutta. ARMANDO COSSUTTA. Ripeterò questa frase, perché desidero esprimerla con chiarezza. Un fatto è sicuro ed è che il fuciliere americano Mario Lozano ha ucciso l’alto funzionario italiano Nicola Calipari. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 19 SEDUTA DEL Domanda: lo ha ucciso per un tragico errore o lo ha ucciso perché doveva ucciderlo ? Non lo sappiamo ! GUSTAVO SELVA. È un’infamia ! MAURA COSSUTTA. Vergogna ! ARMANDO COSSUTTA. Potremmo saperlo, forse, se i magistrati italiani potessero interrogarlo a fondo, ma le autorità americane non lo permettono, perché i militari americani non sono processabili da nessuna magistratura del mondo ! Mai, neanche quando compiono atti o reati tremendi, come la strage del Cermis di qualche anno fa ! Non sono processabili neppure dal Tribunale internazionale de L’Aja, al quale gli Stati Uniti non hanno mai aderito e non intendono aderire. Tra Italia e Stati Uniti è insorto un drammatico contrasto, che ha alle sue origini la totale avversione delle autorità americane circa le modalità dell’azione condotta dall’Italia per liberare Giuliana Sgrena, la presenza stessa dei servizi segreti italiani e le loro iniziative per la liberazione dei precedenti ostaggi. Domanda: i servizi segreti americani volevano dare un segnale, una sorta di tragico stop al lavoro dei servizi italiani, là, in quei territori ed in quelle situazioni dove loro sono e vogliono essere padroni unici ed assoluti ? Sono domande lecite e legittime. I comandi americani in questo caso sapevano tutto. Ne erano stati informati e ne erano a conoscenza per conto loro. È credibile che la più potente ed efficiente macchina da guerra del mondo si sia dimenticata di avvertire in tempo la squadra del fuciliere Lozano ? Non è credibile ! È credibile che la più esperta organizzazione spionistica del mondo, la CIA, si sia dimenticata di schiacciare quel click che avrebbe impedito di mettere in chiaro le moltissime ed ostentatissime cancellature e di far leggere a tutto il mondo le parti antiitaliane più scabrose del suo rapporto che diceva di voler tenere nascoste ? Non è credibile ! Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Comunque, Calipari è stato ucciso per un errore fatale o per una trappola mortale; di fronte ad una tale tremenda vicenda dovremmo accontentarci di prenderne atto e basta ? Come la mettiamo, signor Presidente del Consiglio, con questo affronto americano ? Il Presidente Bush non le ha neppure chiesto scusa: tante pacche sulle spalle, ma fatti zero ! È lei che ha scelto il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti ed ha abbandonato l’Europa ed ora si trova solo, isolato dal mondo. Come intende muoversi ? Io non chiedo ovviamente decisioni estreme verso gli Stati Uniti, ma dignità, fine della sudditanza dell’Italia al dominio degli Stati Uniti e che l’Italia concretamente ritiri subito i suoi militari dall’Iraq non solo per ciò che è accaduto (anche per questo !), ma perché è ora di finirla con questa guerra che l’Italia non ha mai voluto e in cui non vuole più essere coinvolta né direttamente né indirettamente ! O vogliamo aspettare che siano prima gli stessi americani a venir via dall’Iraq, da una guerra che il mondo intero ha condannato ? Si dice persino che gli Stati Uniti sono andati in Iraq non per il petrolio, come sappiamo, non per il dominio di quella strategica zona geopolitica, non per cercare di distruggere le armi di sterminio che non esistevano, ma perché hanno il dovere di portare la democrazia dove non c’è e, quando occorra, anche con la forza. Ciò è assurdo ! La democrazia, onorevoli colleghi, va difesa, va estesa, ma non con questi mezzi. Da ragazzo mi avevano insegnato che la rivoluzione non si esporta sulla punta delle baionette, adesso mi si vorrebbe insegnare che la democrazia si può esportare sulla punta dei missili. Basta signori del Governo, basta onorevoli colleghi, noi presentiamo oggi stesso, con altri gruppi della sinistra, una mozione per chiedere formalmente il ritiro immediato dei nostri soldati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani) ! Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 20 SEDUTA DEL PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà. PINO PISICCHIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ad un’Assemblea parlamentare corre l’obbligo di saper distinguere la umanissima emozione nei confronti del fedele servitore dello Stato dal soppesamento politico del tragico evento e delle sue conseguenze sul piano delle relazioni internazionali. Se dal punto di vista della solidarietà umana il Parlamento rende omaggio a Nicola Calipari, interpretando i sentimenti della nazione, sul piano politico si interroga sui punti oscuri di un tragico incidente che, tuttavia, non è privo di responsabilità. Un tragico incidente le cui cause possono essere, certo, oggetto di interpretazioni diverse, ma il cui esito non diverge nella sostanza. Vorremmo subito chiarire che in noi non alberga nessuna pregiudizialità ideologica nei confronti dell’operato del Governo, anzi, vorremmo mettere in guardia da tentativi di strumentalizzazione della vicenda in chiave antiamericana o per trarre indebite conclusioni sul ruolo dei servizi italiani. Su due fatti, quindi, occorre fare chiarezza. L’alleanza con gli Stati Uniti e la qualità e la serietà dei servizi italiani sono fuori discussione, né l’uccisione di Nicola Calipari deve essere utilizzata come argomento per gettare un cono d’ombra sulla partecipazione italiana all’alleanza di pace. Tuttavia, le risultanze dei due rapporti, quello americano e quello italiano, convergono sulle valutazioni finali, vale a dire sul fatto che non vi era intenzionalità nell’azione dei militari americani, non c’era dolo nell’omicidio, ma – si legge nel rapporto italiano – i militari erano stressati, disorganizzati, carenti nelle segnalazioni del posto di blocco, probabilmente avevano operato fuori dalle regole di ingaggio. In ogni attività professionale che comporti rischio una tale sequenza di deficienze è negligenza grave. In una zona di guerra la negligenza di militari addetti alla Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 sicurezza è colpa grave e lo stesso Presidente Berlusconi lo ha ammesso oggi. Per tale motivo non possiamo fermarci a registrare una divergenza di valutazioni nella dinamica delle azioni senza esigere che venga riconosciuta la responsabilità colposa dei militari americani dei quali, grazie ad Internet, conosciamo persino i nomi. Si può essere alleati lealissimi, senza mai rinunciare ad esigere comportamenti rispettosi. È la regola che da De Gasperi, a Moro, ad Andreotti, a Craxi, ha sempre caratterizzato le relazioni di amicizia italo-statunitensi. Noi, dunque, incoraggiamo il Governo italiano a tutelare le ragioni di un’amicizia con il popolo americano, ma insieme chiediamo che la regola e la lezione di grande dignità iscritte nella tradizione della politica estera italiana siano fatte proprie da questo Governo per la dignità del nostro paese, certamente, ma anche per la memoria del dottor Calipari. Inoltre, vorrei ancora aggiungere un’altra notazione. Esiste un mistero tra i misteri della liberazione degli ostaggi in Iraq che riguarda la questione dei riscatti. Gli americani dichiarano che furono pagati 10 milioni di euro per la liberazione della Sgrena; inoltre, un’agenzia di stampa italiana ha fatto osservare, analizzando i conti delle missioni italiane, che diversi milioni di euro non avevano avuto destinazioni specifiche nel bilancio ufficiale, lasciando supporre che anche per altri ostaggi sia stato adottato il sistema di pagamento dei riscatti. Su questa delicata questione gli italiani hanno diritto di avere una parola finale, chiara e convincente. Noi, in quest’aula, ancora la stiamo attendendo. Vorrei fare un’ultima considerazione. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha parlato oggi di un graduale disimpegno della presenza italiana in Iraq. Già ne ha fatto cenno lo scorso autunno e lo ha ripetuto oggi. Signor Presidente, prendiamo atto delle sue affermazioni e, tuttavia, le chiediamo di mettere mano ad una strategia concreta, aperta al confronto con l’opposizione, per dare esito compiuto Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 21 SEDUTA DEL alle sue affermazioni. Siamo pronti a fare la nostra parte e attendiamo da lei una parola in questo senso a nome del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Popolari-UDEUR). PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà. ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, la ricostruzione fatta dal Presidente del Consiglio dei ministri in aula è onestamente limitata e, soprattutto, assolutamente inadeguata... Scusi, signor Presidente, ma in aula vi è un tale caos che non riesco a svolgere il mio intervento. IGNAZIO LA RUSSA. Non c’è nessuno ! PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro Scanio, mi dispiace, ma purtroppo esiste questa cattiva abitudine. Onorevoli colleghi, vi prego di ascoltare con l’attenzione che meritano l’oratore e il tema su cui ci stiamo confrontando. ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, il problema è che alcuni colleghi urlano. Se parlassero a bassa voce non vi sarebbero difficoltà e potrei svolgere il mio intervento. PRESIDENTE. Gli « urlatori » hanno avuto la loro epoca, adesso vanno di moda i « melodici » ! ALFONSO PECORARO SCANIO. Il problema da noi rilevato è che il Presidente del Consiglio è venuto in aula a darci notizie, limitandosi a considerare come una semplice discrepanza quello che in realtà è un problema molto grave. Infatti, era stato garantito lo svolgimento di un’inchiesta fatta da una commissione congiunta per l’accertamento della verità. Al contrario, il dato reale fornito è che, ad oggi, non abbiamo la verità sull’omicidio di Nicola Calipari. È questo il dato. Il Governo è venuto ad illustrare una situazione che resta tuttora estremamente « ombrosa », a dir poco – comunque molto Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 dubbia – soprattutto senza fornire alcuna garanzia su quali saranno le modalità per l’accertamento della verità. Infatti, ha riferito che la magistratura italiana svolgerà un’inchiesta senza però aggiungere a quali iniziative il Governo darà vita affinché tale inchiesta risulti efficace. Sappiamo perfettamente che non è stata assicurata alcuna collaborazione da parte delle autorità statunitensi, tanto che gli stessi omissis, inseriti nella relazione americana per non rivelare i nomi, sono stati svelati solo da una circostanza che non è chiaro se attribuire ad una leggerezza o ad un altro pezzo di intrigo internazionale. Quindi, il dato esposto al Parlamento è quello del fallimento dell’azione del Governo che, nonostante l’annuncio di un’inchiesta congiunta che avrebbe assicurato la verità, è venuto a riferire in aula, attraverso il Presidente del Consiglio, che l’accertamento promesso non è stato fatto. Quindi, spetterà alla magistratura italiana, tuttavia priva di strumenti, dover rendere giustizia alla famiglia Calipari, all’Italia e alla comunità internazionale, quella stessa giustizia che fino ad oggi non solo non abbiamo visto, ma sulla quale non disponiamo neppure di elementi. Peraltro, sulla base di notizie riportate da organi di informazione degli Stati Uniti, emerge addirittura il sospetto che coloro che hanno sparato sull’auto su cui viaggiavano Nicola Calipari, Giuliana Sgrena e l’altro ufficiale, potrebbero non appartenere alle truppe regolari americane ma alle cosiddette milizie private o guardie di sicurezza dell’organizzazione Blackwater, da sempre sostenuta dall’ambasciatore Negroponte. Dunque, negli Stati Uniti si apre addirittura un dibattito sul fatto che non si capisce se a sparare siano stati soldati americani o addirittura guardie private. Di fronte a questo caos, che ha portato alla presentazione di interrogazioni anche nel Parlamento statunitense, riteniamo eccessivamente semplificatorio quanto è stato affermato in questa sede. In primo luogo, chiediamo un’azione del Governo italiano affinché il caso sia affrontato dalla Corte penale internazio- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 22 SEDUTA DEL nale. Siamo consapevoli del fatto che il Governo statunitense non riconosce l’autorità di tale Corte, ma riteniamo che non debba essere la magistratura italiana, che dispone di strumenti limitati, ad esaminare un caso cosı̀ complesso e che si debba chiedere al Governo degli Stati Uniti di accettare, in via eccezionale, l’autorità della Corte penale de L’Aja, per questo caso specifico, dal momento che aveva precedentemente accettato la commissione congiunta. Riteniamo si tratti di una proposta saggia e chiediamo a tutte le forze politiche, in particolare dell’Unione del centrosinistra, di impegnarsi seriamente per l’accertamento della verità. Ci sembra che questa sia la via giusta per ottenere tale accertamento: di fronte a due diverse relazioni, una italiana e l’altra americana, quale istanza migliore se non la Corte penale internazionale, in cui l’Italia ha fortemente creduto, tanto che ieri abbiamo approvato la concessione di un contributo al suo funzionamento ? L’ultima considerazione riguarda il fatto che il Presidente del Consiglio ha continuato a parlare anche della permanenza delle truppe in Iraq. Ebbene, signor Presidente, onorevoli colleghi, l’azione che si sta conducendo in Iraq è un’azione di war keaping, di mantenimento della guerra, e non di peace keaping, perché ogni giorno vi sono decine e decine di morti in azioni di guerra. È dunque evidente, per quanto ci riguarda, che il dibattito di oggi deve essere aggiornato con un voto conclusivo. Chiederemo la convocazione della Conferenza dei presidenti di gruppo per stabilire il prosieguo del dibattito stesso, che non ha senso termini senza un voto del Parlamento, al quale verrebbe impedito di esprimere il proprio giudizio su questa gravissima vicenda. Presenteremo, auspicabilmente con tutte le forze dell’Unione di centrosinistra, una mozione per chiedere il rientro delle truppe italiane e l’affidamento alla Corte penale internazionale della competenza sul caso Calipari (Applausi dei deputati del gruppo MistoVerdi-l’Unione). Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Craxi. Ne ha facoltà. BOBO CRAXI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che il Governo italiano abbia svolto con un certo rigore e una certa professionalità il proprio compito, innanzitutto raggiungendo il felice risultato di salvare una vita umana, quella della giornalista Giuliana Sgrena, cosı̀ come ha manifestato un certo coraggio nella volontà di fare luce sulla tragica vicenda che ha coinvolto il nostro servitore dello Stato, Calipari. Ad ogni buon conto, questa vicenda ha messo in rilievo che non ci può essere la volontà di recidere il saldo legame di amicizia fra gli alleati, che non può essere messo in discussione, e il Presidente del Consiglio ha fatto bene a sottolinearlo. In ogni caso, non aiuta il raggiungimento della verità e l’accrescimento della dignità del nostro paese un certo antiamericanismo con toni da anni Cinquanta, che è riecheggiato stamane in quest’aula. Naturalmente, però, una visione non condivisa dei fatti non può essere soltanto frutto di un distorto modo di vedere le cose: « quattro occhi » avrebbero dovuto vedere meglio di due. In questo caso la mancanza di volontarietà nell’accaduto non può, e non deve per nessuna ragione escludere responsabilità. Vi sono evidenti responsabilità, e credo che il Governo debba sollecitare non più e soltanto l’accertamento della verità, ma anche l’ammissione delle responsabilità. In questo si rinsalda l’amicizia: se si rende con evidenza che alleanza e amicizia si fondano anzitutto sul carattere di reciprocità. Assieme queste due nazioni hanno lavorato sul difficile teatro iracheno. Certo, non è in discussione la nostra presenza lı̀ oggi, ma è in discussione, oramai, il carattere progressivo di un estenuante conflitto civile fra fazioni ed etnie rivali, che non riesce a far rientrare l’Iraq in una condizione di normalità. Ci dobbiamo domandare, allora, sino a quando, e soprattutto come, si pensa che in Iraq possa cessare quel precario, difficile equilibrio: come e senza il conforto di Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 23 SEDUTA DEL una presenza occidentale. Se si preparano dei tempi lunghi, è allora bene saperlo e prepararci, cosı̀, a resistere ad un’eventuale prolungata presenza nell’area, sino a giungere alla consuetudine di una permanenza delle truppe straniere in Iraq. È questa la volontà del Governo italiano ? Io penso di no ! E dovrebbe essere anche nell’interesse del Governo americano e della sua amministrazione iniziare a promuovere quella che ormai tanti osservatori definiscono la cosiddetta exit strategy, ossia una strategia d’uscita dall’Iraq. È stata tirata in ballo in queste settimane un’analoga vicenda, in cui si registrò un forte contrasto fra il nostro Governo e l’amministrazione americana. Penso che, oggi come allora, su questioni che riguardano la salvaguardia della vita dei cittadini, il carattere di autonomia e di dignità nazionale, il Governo, gli italiani abbiano compiuto il proprio dovere sino in fondo: hanno, cioè, mantenuto alto il proprio senso dello Stato, la propria dignità, il senso della propria autonomia. È per questo che il solenne riconoscimento all’eroe Calipari, giunto dal presidente Bush, dovrà coincidere con le scuse alla famiglia e con la punizione di chi ha fatto fuoco e ha strappato ai suoi cari una vita umana. Ecco perché penso che una vicenda di questa natura segnali la necessità di un riordino, di un riequilibrio dei rapporti tra noi e gli Stati Uniti. Penso che tutto ciò, in quest’aula, dinanzi al sostegno politico necessario e ad una responsabilità maggiore, con le finalità di un nuovo equilibrio di pace, di stabilità e di cooperazione fra i popoli, non mancherà, non potrà mancare, e potrà venire dal Governo e dall’opposizione ! PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Martinelli. Ne ha facoltà. PIERGIORGIO MARTINELLI. Signor Presidente, i gravi fatti di sangue che giornalmente avvengono in Iraq ci aiutano in parte a fornire una risposta sulle cause della tragica morte del dirigente del SISMI Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Nicola Calipari. L’ordine mai pervenuto ai militari di rimuovere il posto di blocco a tutela del passaggio dell’ambasciatore Negroponte (poiché rientrato in elicottero), unito alla tensione e allo stress dei militari costretti ad una lunga permanenza in zona a grande rischio di attentati, dai quali subiscono quotidianamente grandi perdite in vite umane, hanno contribuito a determinare questo grave incidente: evento non imputabile a dolo, ma sicuramente colposo. Le parole del Presidente Bush, di stima, rivolte alla figura del compianto Calipari, si possono leggere come assunzione di responsabilità di quanto accaduto. Signor Presidente del Consiglio, riteniamo che a nome di tutto il Governo si debba fare chiarezza sul tragico episodio ed accertare tutta la verità, senza che ciò dia adito a strumentalizzazioni sui buoni rapporti di amicizia con il popolo americano. La invitiamo ad attivarsi presso l’Unione europea per accelerare il completo trasferimento delle responsabilità militari nelle mani del nuovo Governo iracheno. Concludo questo mio breve intervento, rinnovando alla famiglia il senso di profondo cordoglio. PRESIDENTE. È cosı̀ esaurita la trattazione dell’informativa urgente del Governo. Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissioni in sede referente (ore 11,22). PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge: S. 3344 – « Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 24 SEDUTA DEL arbitrato, nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali » (approvato dal Senato) (5827). A norma del comma 1 dell’articolo 96-bis del regolamento, il suddetto disegno di legge è stato deferito, in pari data, in sede referente, alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) – Parere delle Commissioni II (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento), III, IV, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, VIII, IX, X (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento), XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), XII, XIII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali. Il suddetto disegno di legge, ai fini dell’espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è altresı̀ assegnato al Comitato per la legislazione di cui all’articolo 16-bis del regolamento. Poiché il calendario dei lavori dell’Assemblea prevede l’inizio della discussione generale del suddetto disegno di legge nella seduta di lunedı̀ 9 maggio, ai sensi del comma 5 dell’articolo 96-bis del regolamento, il termine previsto dal comma 4 del medesimo articolo per la conclusione dell’esame in sede referente si intende conseguentemente adeguato. Il termine di cui al comma 3 dell’articolo 96-bis del regolamento, concernente la presentazione di questioni pregiudiziali, è fissato per le ore 13 di lunedı̀ 9 maggio; eventuali questioni pregiudiziali presentate entro tale termine saranno votate nella mattinata di martedı̀ 10 maggio. Modifica nella composizione di gruppi parlamentari. PRESIDENTE. Comunico che il deputato Vittorio Sgarbi, con lettera in data odierna, ha reso noto di essersi dimesso dal gruppo parlamentare di Forza Italia e di voler aderire al gruppo parlamentare misto, cui risulta pertanto iscritto. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Trasferimento a Commissione in sede legislativa dei progetti di legge n. 4599 ed abbinate (ore 11,24). PRESIDENTE. Ricordo di aver comunicato nella seduta di ieri, a norma del comma 6 dell’articolo 92 del regolamento, che la II Commissione permanente (Giustizia) ha deliberato di chiedere il trasferimento in sede legislativa, dei seguenti progetti di legge, ad essa attualmente assegnati in sede referente: « Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo INTERNET » (4599) (La Commissione ha elaborato un nuovo testo). A tale disegno di legge sono abbinate le proposte di legge: Mazzuca: « Norme per la prevenzione e contro la reiterazione dell’abuso familiare sui minori e dei reati connessi alla pedofilia » (311); Buttiglione ed altri: « Modifiche alla legge 3 agosto 1998, n. 269, e altre misure contro la pedofilia » (382); Mussolini: « Modifiche all’articolo 600-ter del codice penale, in materia di pornografia minorile » (408); Prestigiacomo: « Modifica all’articolo 609-quinquies del codice penale concernente il reato di corruzione di minorenne » (593); Mussolini: « Norme in materia di violenza sessuale sui minori » (726); Butti: « Norme per la corretta utilizzazione della rete Internet a tutela dei minori » (953); Massidda ed altri: « Disposizioni per la lotta alla pedofilia » (1029); Foti: « Modifiche agli articoli 600-bis e 600-ter del codice penale in materia di prostituzione minorile e di pornografia minorile » (1346); Marras e Vitali: « Disposizioni per la lotta alla pedofilia » (1489); Deodato e Bondi: « Nuove norme per contrastare e prevenire la violenza e lo sfruttamento sessuali in danno di minori » (2038); Burani Procaccini ed altri: « Disposizioni per la prevenzione dei reati connessi alla pedofilia » (2415); Francesca Martini ed altri: « Nuove norme per il contrasto e la prevenzione dello sfruttamento sessuale a danno dei minori » (2422); Cirielli ed altri: « Modifiche alla Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 25 SEDUTA DEL legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e alla legge 22 maggio 1975, n. 152, in materia di lotta alla pedofilia » (2521); Pecorella: « Modifica dell’articolo 16 della legge 3 agosto 1998, n. 269, recante l’obbligo da parte degli operatori turistici di comunicare agli utenti la punibilità dei reati inerenti la prostituzione e la pornografia minorile, anche se commessi all’estero » (2669); CÈ ed altri: « Nuove norme in materia di pedofilia e pornografia minorile » (2864); Cima ed altri: « Norme per la protezione dei minori che utilizzano la rete INTERNET » (3122); Francesca Martini ed altri: « Norme per favorire una corretta utilizzazione della rete INTERNET da parte dei minori e introduzione dell’articolo 528-bis del codice penale, concernente la pubblicazione sulla rete INTERNET di materiale osceno » (3235); Milanese e Antonio Russo: « Modifiche agli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600sexies e 600-septies del codice penale e dell’articolo 17 della legge 3 agosto 1998, n. 269, in materia di tutela dei minori dallo sfruttamento e dall’abuso sessuale » (3691); Santori ed altri: « Disposizioni per la lotta alla pedofilia » (4299); Perrotta: « Disposizioni in materia di lotta alla pedofilia » (4466); Francesca Martini ed altri: « Introduzione dell’articolo 414-bis del codice penale, concernente la pedofilia e la pedopornografia culturale » (5359). Per consentire alla stessa Commissione di procedere all’abbinamento richiesto dall’articolo 77 del regolamento sono quindi trasferite in sede legislativa anche le proposte di legge nn. 311, 382, 408, 593, 726, 953, 1029, 1346, 1489, 2038, 2415, 2422, 2521, 2669, 2864, 3122, 3235, 3691, 4299, 4466 e 5359, attualmente assegnate in sede referente e vertenti sulla stessa materia. Se non vi sono obiezioni, rimane cosı̀ stabilito. (Cosı̀ rimane stabilito). PRESIDENTE. Dovremmo ora procedere alla votazione per schede per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Al fine di Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 consentire l’allestimento delle cabine per la votazione stessa, sospendo brevemente la seduta. La seduta, sospesa alle 11,30, è ripresa alle 11,40. Votazione per schede per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la votazione per schede per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 luglio 1997, n. 249. Ricordo che nella seduta del 22 marzo è mancato il numero legale per procedere alla predetta elezione. Ricordo, altresı̀, che ciascun deputato riceverà una scheda ripartita in due sezioni, relative rispettivamente alla commissione per le infrastrutture e le reti e alla commissione per i servizi e i prodotti. Analogamente a quanto avvenuto il 16 e il 22 marzo, la Presidenza ha provveduto a predisporre una scheda nella quale è stampato, per ciascuna commissione, sulla base delle indicazioni pervenute dai gruppi interessati, un nominativo. Ogni deputato potrà, in relazione a ciascuna delle due Commissioni, esprimere il proprio voto barrando la casella in corrispondenza del nominativo stampato ovvero indicando un diverso nominativo nella riga sottostante. Saranno considerate nulle le espressioni di voto, relative a ciascuna delle commissioni, che rechino più di una indicazione nominativa. L’errore o comunque l’invalidazione riguardante il voto per una sola delle commissioni indicate nella scheda non comporterà l’invalidazione dell’espressione di voto riguardante l’altra commissione. Risulterà eletto a norma dell’articolo 56, comma 2, del regolamento, colui che, per ciascuna commissione, otterrà il maggior numero di voti. Passiamo alla votazione. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 26 SEDUTA DEL Prima di procedere alla chiama dei deputati, avverto che la Presidenza ha autorizzato a votare per primi alcuni deputati che ne hanno fatta espressa e motivata richiesta con congruo anticipo rispetto all’inizio dell’appello nominale. Indico la votazione per schede e invito i deputati segretari a dare inizio alla chiama. (Segue la votazione). Dichiaro chiusa la votazione ed invito i deputati segretari a procedere allo spoglio delle schede. Avverto che l’esito della votazione sarà comunicato nel prosieguo della seduta. Sull’ordine dei lavori (ore 12,41). ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ho insistito per chiedere la parola al termine della parte antimeridiana della seduta perché intendo sollevare una questione ai sensi dell’articolo 41 del regolamento. Inoltre, devo dirle con molta franchezza che approfitto ben volentieri del fatto che, nella turnazione al banco della Presidenza, ci sia lei, in quanto so di poter contare sull’attenzione e sulla comprensione delle problematiche che mi accingo a sollevare. La questione che intendo porre, signor Presidente, è relativa alla comunicazione, resa dal Presidente della Camera questa mattina all’Assemblea, dell’avvenuta trasmissione dal Senato del cosiddetto decreto-legge sulla competitività e dell’incardinamento di quest’ultimo nei lavori della Camera che ne ha fatto la Presidenza stessa. Lei sa, signor Presidente, dal momento che talvolta ho interloquito anche con lei, che nel corso dell’attuale legislatura ho più volte sollevato la questione di un utilizzo piuttosto « disinvolto », da parte del Governo, della decretazione d’urgenza. Ho Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 evidenziato più volte, inoltre, come tale utilizzo disinvolto di uno strumento eccezionale e straordinario (come recita l’articolo 77 della Costituzione) da parte del Governo tendesse a stravolgere i rapporti tra il potere legislativo e quello esecutivo. C’è stata tutta una serie di risposte – anche del Presidente Casini; una volta del ministro per i rapporti con il Parlamento – e sono state fornite assicurazioni. Tuttavia, non si è mai giunti ad una conclusione operativa. Signor Presidente, non pongo tale questione a caso: al 31 marzo 2005, le leggi di conversione di decreti-legge, in questa legislatura, sono 165, su 501 provvedimenti approvati, pari al 33 per cento. Signor Presidente, questi numeri parlano da soli: il 33 per cento di decreti-legge sull’intera produzione legislativa di questa legislatura con maggioranza di centrodestra. Ribadisco: il 33 per cento ! Consideri, signor Presidente, che le leggi di iniziativa governativa sono 403 su 501, ossia l’80 per cento delle leggi approvate in questa legislatura. Vi è stato un momento nel quale il ministro per i rapporti con il Parlamento, non certo per rispondere a me ma per diligenza, in quanto esponente del Governo noto per la sua precisione, meticolosità e puntualità, ha risposto affermando – come se si trattasse di un’attenuante ! – che il centrosinistra, nella precedente legislatura ha fatto lo stesso. Signor Presidente, colgo l’occasione per dire che, a parità di condizioni, ossia dopo quattro anni – al 31 marzo del 2000 –, nella precedente legislatura, i decreti-legge erano stati 141, su 724 provvedimenti, pari al 19,5 per cento, ossia 20 punti percentuali in meno dell’attuale legislatura ! Le leggi di iniziativa governativa erano 577 su 724, pari al 79 per cento, ossia un punto percentuale in meno. Ho fornito tali dati, signor Presidente, sebbene il confronto sia improprio, perché nella scorsa legislatura – e lei lo ricorderà – non vi era una maggioranza con un’ottantina di deputati in più, a differenza di quanto si registra nell’attuale legislatura. Pertanto, la decretazione d’urgenza è del Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 27 SEDUTA DEL tutto ingiustificata. Non solo: lei ricorderà che all’inizio del 1996 noi « ereditammo », per un’interpretazione – poi corretta – della ripetitività dei decreti-legge, una trentina di decreti-legge che fummo « costretti » a convertire in legge. Quindi, nonostante il confronto sia improprio, i dati comunque dimostrano che la percentuale è altissima e che, già oggi, quando manca ancora un anno alla scadenza della legislatura, si evidenzia uno svantaggio per la maggioranza di centrodestra. In particolare, poi, signor Presidente, sul decreto-legge che stiamo per esaminare – quello sulla cosiddetta competitività – si annuncia la posizione della questione di fiducia da parte del Governo. È già avvenuto al Senato. Anche il ministro Giovanardi, che ci ricordava questi dati, da un po’ di tempo non ci invia più il « libricino » della Presidenza, forse perché i numeri non tornano più ed il confronto che amava fare è cominciato a diventare negativo. Infatti, il centrosinistra, nella scorsa legislatura, ha posto la questione di fiducia soltanto 16 volte: manca un anno alla fine della legislatura e già siamo stati « sorpassati » ! Signor Presidente, ho citato questi numeri, perché le mie considerazioni non fossero ritenute ostruzionistiche o propagandistiche o fondate sul nulla. Sono basate su dati certi, che ho tratto dalle pubblicazioni del Servizio studi della Camera e, quindi, hanno un fondamento. Questo provvedimento è un prototipo, nel senso che presenta tutti i vizi che ho sollecitato più volte all’attenzione della Presidenza della Camera. Sicuramente, signor Presidente, vi è la violazione dell’articolo 77 della Costituzione, che prevede l’adozione della decretazione d’urgenza in casi straordinari di necessità e di urgenza. Signor Presidente, ogni persona di buon senso troverà in questo decretolegge, cosı̀ come modificato dal Senato, delle norme che non sono legate a casi straordinari di necessità e di urgenza. Sono state aggiunte delle deleghe sulla modifica del codice di procedura civile, sulle funzioni della Cassazione, sull’arbi- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 trato, sulla riforma delle procedure fallimentari, sulla bancarotta. L’articolato del decreto-legge reca norme (sulle dichiarazioni dei coniugi, sulla separazione dei coniugi e potrei andare avanti) che, sicuramente, non trattano di casi straordinari di necessità e di urgenza. Signor Presidente, so di abusare della sua pazienza ed anche della sua attenzione, ma ricorderà queste parole: « Nel corso dell’esame parlamentare relativo al decreto-legge in questione, sia di iniziativa parlamentare sia per emendamenti parlamentari, in ordine a tali norme, a parte il fatto che non si ravvisa la sussistenza dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza, si deve rilevare un’attinenza soltanto indiretta alle disposizioni dell’atto originario, cosicché viene sottoposta per la promulgazione una legge che converte un decreto-legge notevolmente ed ampiamente diverso da quello da me a suo tempo emanato ». Poi si aggiungeva: « Questo modo di procedere configura uno stravolgimento dell’istituto del decreto-legge, non conforme al principio ricordato dall’articolo 77 e alle norme dettate in proposito dalla legge n. 400 del 1988 che, pur essendo una legge ordinaria, ha valore ordinamentale in quanto è preposta all’ordinato impiego della decretazione d’urgenza e deve, quindi, essere del pari rigorosamente osservata. Tutto ciò mette in evidenza la necessità che il Governo non soltanto segua criteri rigorosi nella predisposizione dei decreti-legge, ma vigili successivamente nella fase dell’esame parlamentare, allo scopo di evitare che il testo originario venga trasformato, fino a diventare non più rispondente ai principi e ai presupposti costituzionali ed ordinamentali richiamati ». « Tutto ciò – questo è l’aspetto che più riguarda il Presidente della Camera – postula inoltre l’esigenza imprescindibile che identica e rigorosa vigilanza sia esercitata dagli organi delle Camere specificatamente preposti alla produzione legislativa, significativamente le Commissioni competenti in sede primaria e consultiva ». Si tratta del messaggio del Presidente della Repubblica alle Camere a proposito Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 28 SEDUTA DEL del decreto-legge sulle quote latte, se ricordo bene. Signor Presidente, come lei sa, al Senato il Governo – cosı̀ segue i suoi provvedimenti per mantenerli conformi all’articolo 77 – ha presentato un maxiemendamento che ha stravolto il testo. Il Presidente del Senato, in ossequio al messaggio, ha fatto in modo che esso fosse rispettato e adesso avremo al nostro esame un provvedimento che contiene questi elementi. Mi consenta, signor Presidente, di andare al cuore dell’argomento. PRESIDENTE. Fino adesso, dove eravamo ? Agli arti... ? ANTONIO BOCCIA. Intendo arrivare alla conclusione per chiarire il motivo per cui pongo questo problema alla Presidenza della Camera e, quindi, a lei. Presidente, lei probabilmente non avrà fatto il conto, perché giustamente non è sua responsabilità: oggi è il 5 maggio e il decreto-legge scade il 15. È improprio che ciò avvenga. Si lasciano alla Camera dei deputati, se si vuole rispettare il dettato costituzionale, dieci giorni di tempo per approvare questo decreto. È il modo di dire che questo è un passaggio obbligato e formale e che, quindi, dobbiamo concludere in fretta e rapidamente, tant’è che sono già stati fissati i termini per la presentazione degli emendamenti in Commissione prima ancora che arrivasse il provvedimento. Già sappiamo che lunedı̀ lo dobbiamo discutere in Assemblea, martedı̀ probabilmente sarà posta la fiducia e nel giro di sette giorni possibilmente dovremo esaminarlo, quasi certamente, senza emendarlo. Mi rivolgo a lei, signor Presidente, perché il Presidente della Camera non si può limitare ad emettere un comunicato stampa, una lettera, una presa di posizione od a rispondere al sottoscritto, come a tanti altri colleghi dell’opposizione, che farà il possibile. Qui si tratta di passare dalle parole ai fatti – l’ho già detto una volta –, altrimenti si corre il rischio che l’istituto camerale finisce per assumere l’etichetta di chi abbaia alla luna, cioè di chi parla ma è impotente. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Quindi, si tratta di dire al Presidente del Senato in modo formale o anche informale che non possiamo consentire che avvengano queste cose, con tutto il rispetto per l’autonomia dell’altra Camera, ma non è giusto che ci siano lasciati solo sette giorni per approvare un decretolegge. In secondo luogo, bisognerebbe dire al ministro per i rapporti con il Parlamento che ormai siamo in una condizione oggettiva di emergenza. Siamo alla fine della legislatura ed è una situazione delicata. Se passiamo questi ultimi 9 mesi « a botte » di decreti-legge forzanti la costituzionalità, l’articolo 77 e le regole della vita parlamentare, non ci sentiamo più garantiti. Inoltre, signor Presidente, le devo dire in maniera specifica – e la prego di attivare i suoi buoni uffici – che vi è anche una trasgressione del nostro regolamento, perché con la fattispecie che stiamo esaminando è sicuramente violato il secondo comma dell’articolo 96-bis del nostro regolamento. Tale norma prevede che nella relazione del Governo sia dato conto dei presupposti di necessità e di urgenza. Non c’è una parola ! Non è possibile che io possa avere equivocato, per cui ci sono dei riferimenti che, però, non si capiscono. No, non c’è proprio una parola ! Chiediamo che il Presidente della Camera chieda a sua volta al Governo, prima della discussione sulle linee generali del provvedimento prevista per lunedı̀ prossimo, almeno un’integrazione della relazione, affinché si ottemperi al secondo comma dell’articolo 96-bis del regolamento, dando atto dei motivi dell’urgenza delle norme che sono state aggiunte nel corso dell’esame del provvedimento al Senato. Faranno degli arzigogoli, si arrampicheranno sugli specchi, però almeno avremo rispettato il regolamento della Camera... ! Ci sono dei rilievi di ordine costituzionale, regolamentare e di prassi, oltre che di convenienza, che richiedono un’attenzione « concreta » da parte del Presidente della Camera. Capisco, anche se non condivido, che il Presidente del Consiglio dei ministri abbia una qualche intolleranza al Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 29 SEDUTA DEL fatto che il 6-7 per cento di un gruppo parlamentare possa essere alla fine dirompente quando impedisce alla sua stessa maggioranza di andare avanti, e che quindi questo passaggio di rispetto della rappresentatività democratica sia vissuto come un incidente negativo, perverso, da rimuovere, perché frena il normale corso delle cose, perché la democrazia viene vissuta come una sofferenza. Però, Presidente, le regole della vita parlamentare prevedono che i deputati debbano poter presentare proposte emendative. Noi deputati dobbiamo poter discutere e, d’altronde, se gli stessi ministri Castelli e Giovanardi dicono che la norma che riduce la pena per la bancarotta deve essere modificata, allora perché non elaboriamo un emendamento che modifichi il testo del provvedimento, in modo da poterlo rinviare al Senato mercoledı̀ sera ? Ciò, peraltro, in piena conformità alle regole di un corretto bicameralismo. C’è bisogno di tanti arzigogoli, quando, seguendo le norme della Costituzione, chi ha una maggioranza cosı̀ ampia ha anche la possibilità di ottenere un risultato nel rispetto delle procedure e delle regole della democrazia ? Se questo non si fa, c’è qualcosa di misterioso. Personalmente, sono portato a ritenere che si ha preoccupazione non delle proposte emendative che può presentare l’opposizione, bensı̀ di quelle che la stessa maggioranza può avanzare ! Si vuole tappare la bocca ai deputati della stessa maggioranza ! Noi dell’opposizione non possiamo che stigmatizzare tutto ciò, chiedendo al Presidente della Camera, come ho fatto, di porre in essere degli atti concreti nei confronti del Governo, del ministro per i rapporti con il Parlamento e del Presidente del Senato, per le sue responsabilità, anche nei confronti dell’Assemblea, nell’attuazione dell’articolo 96-bis del regolamento. Da ultimo, Presidente, deve essere chiaro che la Presidenza della Camera non può comprimere i tempi parlamentari per l’esame di questo provvedimento. L’Assemblea e la Commissione non possono essere Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 costrette ad esaminare un provvedimento cosı̀ complesso il sabato e la domenica ! L’Assemblea non può discuterlo con l’incubo della questione di fiducia, sapendo che martedı̀ o mercoledı̀ sarà costretta a votarlo. Tutto ciò ingenera il dubbio che la democrazia parlamentare sia fortemente compromessa da un esecutivo che, evidentemente, non solo la considera un fastidio, ma coglie tutte le occasioni anche per sopraffare il potere legislativo attribuito al Parlamento e non all’esecutivo, imponendo cosı̀ già oggi regole che poi, nella riforma della Costituzione, vorrebbe diventassero regole generali. Sollecito pertanto la Presidenza ad evitare che ciò accada e ad attivare ogni suo buon ufficio per passare, questa volta, dalle parole ai fatti (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L’Ulivo e dei Democratici di sinistra-L’Ulivo). PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Boccia. Come lei vede, io applico il regolamento con criteri di grande larghezza, perché ho rispetto degli argomenti, che posso anche soggettivamente condividere, dal punto di vista della strutturazione dei lavori parlamentari, in ordine alla prevalenza che io attribuirei sempre all’iniziativa parlamentare, magari compensandola con quella del Governo, ed anche nell’utilizzo dei decreti-legge. Non è il caso di fare ciò che lei ha fatto, nella sua diligenza ed intelligenza, vale a dire la classifica del prima e del dopo, perché se prima si è fatto male, non è detto che l’imitazione debba comportare miglioramenti; la recidiva non è un’attenuante, ma un’aggravante. Pertanto, non mi vorrei addentrare nella questione. Dobbiamo, tuttavia, tenere presente la differenza che separa le responsabilità politiche del Governo dalle responsabilità ordinamentali proprie del Presidente della Camera, anche con riferimento ai rapporti con l’altro ramo del Parlamento. Il bicameralismo che lei invoca prevede anche una diversità di comportamento, di opinione e di selezione, anche con riferimento alle strutture in cui, nell’ambito di quell’Assemblea, si svolgono i dibattiti. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 30 SEDUTA DEL Alla Presidenza della Camera è pervenuto in questa fase e con questi tempi il decreto-legge da lei richiamato; qualora lo stesso non presentasse le caratteristiche che lei censura, quella di non straordinaria necessità ed urgenza, i parlamentari avranno la facoltà di sollevare le questioni attinenti alla differenza che separa questo tipo di iniziativa e di reclamare l’introduzione delle eccezioni che questa eventuale carenza comporterebbe. Per il resto, il Presidente della Camera ha applicato i precedenti, in base ai quali i tempi sono ristretti; in questa ristrettezza, si richiede che da parte della Presidenza, nell’organizzazione dei lavori, subordinata, nella fase in cui si stabilisce l’ordine del giorno, anche alla valutazione della Conferenza dei presidenti di gruppo, vi sia la scelta di avere lunedı̀, ad esempio, gli strumenti previsti... Quindi, secondo le disposizioni dell’articolo 96-bis del regolamento, il Presidente, in casi particolari, anche in relazione alla data di trasmissione del disegno di legge di conversione dal Senato, può modificare i termini di cui ai commi 3 e 4. Ho richiamato testualmente il comma 5 dell’articolo 96-bis del regolamento, perché, in questo modo mi risulta più facile spiegarmi, dal momento che ho una certa tendenza a parlare più del necessario (lei, invece, possiede la felice capacità di sintesi che tutti abbiamo ammirato) ! Le assicuro che riferirò al Presidente della Camera ciò che lei ha rilevato. Mi auguro che, nell’ambito dei buoni rapporti che intercorrono, a livello istituzionale, tra Camera e Senato e tra Governo e Parlamento, i suoi richiami siano ascoltati. Lei ha detto che le parole sono parole, mentre i fatti sono fatti, ma in Parlamento si parla ed i fatti appartengono più all’esecutivo che al Parlamento, poiché l’esecutivo si assume la responsabilità politica delle proprie decisioni. Per quanto riguarda il rispetto del regolamento, riferirò al Presidente della Camera le sue osservazioni, che del resto risultano agli atti; comunque, mi farò carico di riferirle. Lei ha detto che le faceva piacere parlare con me, come an- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 che a me piace ascoltare, quando le argomentazioni sono, come le sue, suffragate da un esame dei fatti e dal desiderio di collaborare al buon funzionamento del Parlamento, nei confronti del quale tutti dobbiamo essere non solo consenzienti, ma sostenitori. La ringrazio, comunque, e farò ciò che devo fare, perché questa sua istanza, cosı̀ motivata, sia portata a conoscenza del Presidente della Camera. GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. GERARDO BIANCO. Signor Presidente, vorrei esprimere tutto il mio apprezzamento per le considerazioni che sono state espresse in ordine a problemi giuridici e regolamentari; ciò dimostra che in Parlamento vi sono ancora persone di grande esperienza e finezza, come lei ed il collega Boccia, che raffinano, in termini anche giuridici, le questioni. Pertanto, il Parlamento possiede ancora una grande vitalità (vorrei sottolineare questo aspetto positivo). Temevo che il Governo si fosse nascosto sotto i « catafalchi » allestiti per le votazioni, ma ritengo che, invece, sia completamente assente (quindi, non c’è problema). Credo che, peraltro, non dovesse essere presente. In ogni caso, rinnovo il mio apprezzamento per questo dialogo molto positivo e fruttuoso, che potrebbe diventare anche oggetto di tesi di laurea. Forse sarebbe bene che le università si interessassero di questi dialoghi cosı̀ fecondi fra un eccellente Presidente e un eccellente parlamentare, l’onorevole Boccia. PRESIDENTE. Per quello che mi riguarda, potrebbe essere l’università della quarta età ! La ringrazio comunque dell’apprezzamento. Proclamazione del risultato della votazione per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione per l’elezione di due com- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 31 SEDUTA DEL ponenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: Presenti e votanti 351. Per la Commissione per le infrastrutture e le reti: Ha ottenuto voti: Nicola D’Angelo 182. Voti dispersi 6 Schede bianche 158 Schede nulle 5 Per la Commissione per i servizi ed i prodotti: Ha ottenuto voti: Sebastiano Sortino 182. Voti dispersi 3 Schede bianche 161 Schede nulle 5 Proclamo eletto commissario per le infrastrutture e le reti il dottor Nicola D’Angelo, nato a Roma il 2 settembre 1958. Proclamo eletto commissario per i servizi ed i prodotti il dottor Sebastiano Sortino, nato a Sortino (Siracusa) il 9 settembre 1938. Hanno preso parte alla votazione: Abbondanzieri Marisa Adduce Salvatore Agostini Mauro Albertini Giuseppe Albonetti Gabriele Alfano Ciro Alfano Gioacchino Anedda Gian Franco Annunziata Andrea Armani Pietro Arnoldi Gianantonio Arrighi Alberto Azzolini Claudio Baiamonte Giacomo Banti Egidio Barbieri Emerenzio Bellini Giovanni Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Bellotti Luca Benedetti Valentini Domenico Benvenuto Giorgio Bertolini Isabella Bertucci Maurizio Bettini Goffredo Maria Bianchi Giovanni Bianco Enzo Bianco Gerardo Bielli Valter Bimbi Franca Blasi Gianfranco Boccia Antonio Bogi Giorgio Bolognesi Marida Bondi Sandro Bonito Francesco Bornacin Giorgio Borriello Ciro Bottino Angelo Bova Domenico Brancher Aldo Bruno Donato Brusco Francesco Buemi Enrico Buffo Gloria Buglio Salvatore Bulgarelli Mauro Buontempo Teodoro Burani Procaccini Maria Butti Alessio Calzolaio Valerio Caminiti Giuseppe Camo Giuseppe Canelli Vincenzo Cannella Pietro Carbonella Giovanni Cardinale Salvatore Carli Carlo Carlucci Gabriella Carra Enzo Carrara Nuccio Casero Luigi Castagnetti Pierluigi Cazzaro Bruno Cento Pier Paolo Cesaro Luigi Chianale Mauro Chiti Vannino Cialente Massimo Ciani Fabio Cima Laura Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI Cola Sergio Colasio Andrea Coluccini Margherita Conte Gianfranco Conte Giorgio Conti Riccardo Cordoni Elena Emma Coronella Gennaro Cosentino Nicola Cossiga Giuseppe Cossutta Maura Craxi Bobo Crisci Nicola Cristaldi Nicolò Crosetto Guido Crucianelli Famiano Cuccu Paolo D’Agrò Luigi Dalle Fratte Paolo Dameri Silvana Damiani Roberto D’Antoni Sergio Antonio De Brasi Raffaello de Ghislanzoni Cardoli Giacomo De Laurentiis Rodolfo Delbono Emilio Delfino Teresio Dell’Anna Gregorio De Luca Vincenzo De Simone Titti Diana Lorenzo Di Giandomenico Remo Di Luca Alberto Di Serio D’Antona Olga Di Teodoro Andrea Duca Eugenio Duilio Lino Falsitta Vittorio Emanuele Fanfani Giuseppe Fassino Piero Fioroni Giuseppe Fistarol Maurizio Floresta Ilario Fluvi Alberto Folena Pietro Fontana Gregorio Foti Tommaso Franceschini Dario Franci Claudio Franz Daniele Fratta Pasini Pieralfonso Fumagalli Marco — 32 Camera dei Deputati — SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Galante Severino Galeazzi Renato Galli Daniele Gallo Giuseppe Galvagno Giorgio Gambale Giuseppe Garagnani Fabio Garnero Santanchè Daniela Gasperoni Pietro Gastaldi Luigi Gentiloni Silveri Paolo Germanà Basilio Giacco Luigi Giachetti Roberto Giacomelli Antonello Giordano Francesco Giorgetti Alberto Gironda Veraldi Aurelio Giudice Gaspare Giulietti Giuseppe Grandi Alfiero Grignaffini Giovanna Grillini Franco Grotto Franco Guerzoni Roberto Iannuzzi Tino Innocenti Renzo Jacini Giovanni Kessler Giovanni La Grua Saverio Lainati Giorgio Landi di Chiavenna Gian Paolo Lavagnini Roberto Leccisi Ivano Lenna Vanni Leone Antonio Lettieri Mario Lezza Giuseppe Licastro Scardino Simonetta Liotta Silvio Loddo Santino Adamo Lolli Giovanni Lo Presti Antonino Lorusso Antonio Losurdo Stefano Lucà Mimmo Lucchese Francesco Paolo Lucidi Marcella Lulli Andrea Lumia Giuseppe Luongo Antonio Lupi Maurizio Enzo Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI Lusetti Renzo Maceratini Giulio Maggi Ernesto Magnolfi Beatrice Maria Mancini Giacomo Mancuso Gianni Maninetti Luigi Mantovani Ramon Maran Alessandro Marcora Luca Mariani Raffaella Marinello Giuseppe Francesco Maria Mariotti Arnaldo Martella Andrea Martini Luigi Mascia Graziella Mattarella Sergio Maurandi Pietro Mauro Giovanni Mazzarello Graziano Mazzocchi Antonio Mazzoni Erminia Mazzuca Poggiolini Carla Meduri Luigi Giuseppe Menia Roberto Mereu Antonio Merlo Giorgio Meroi Marcello Migliori Riccardo Milana Riccardo Milanato Lorena Minniti Marco Minoli Rota Fabio Stefano Molinari Giuseppe Monaco Francesco Mondello Gabriella Morgando Gianfranco Mormino Nino Moroni Chiara Mosella Donato Renato Motta Carmen Muratori Luigi Nannicini Rolando Napoli Osvaldo Nespoli Vincenzo Nieddu Gonario Nigra Alberto Onnis Francesco Oricchio Antonio Orsini Andrea Giorgio Felice Maria Ottone Rosella Pacini Marcello — 33 Camera dei Deputati — SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2005 — N. Palma Nitto Francesco Palmieri Antonio Palumbo Giuseppe Panattoni Giorgio Paniz Maurizio Paoletti Tangheroni Patrizia Paolone Benito Papini Andrea Parisi Arturo Mario Luigi Paroli Adriano Pasetto Giorgio Patarino Carmine Santo Patria Renzo Pecorella Gaetano Pennacchi Laura Maria Pepe Antonio Pepe Luigi Pepe Mario Peretti Ettore Perlini Italico Perrotta Aldo Petrella Giuseppe Pettinari Luciano Pezzella Antonio Pinotti Roberta Pinto Maria Gabriella Pisa Silvana Pisicchio Pino Pistone Gabriella Pittelli Giancarlo Potenza Antonio Preda Aldo Quartiani Erminio Angelo Raffaldini Franco Rainisio Giovanni Raisi Enzo Ranieli Michele Rava Lino Reduzzi Giuliana Ria Lorenzo Riccio Eugenio Ricciotti Paolo Ricciuti Riccardo Rocchi Carla Rognoni Carlo Romani Paolo Romano Francesco Saverio Romoli Ettore Rosato Ettore Rositani Guglielmo Rossi Nicola Rotundo Antonio 621 Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI Ruggeri Ruggero Rugghia Antonio Ruggieri Orlando Rusconi Antonio Russo Antonio Russo Spena Giovanni Ruta Roberto Rutelli Francesco Ruzzante Piero Sabattini Sergio Saia Maurizio Sandri Alfredo Santori Angelo Sanza Angelo Saponara Michele Saro Giuseppe Ferruccio Savo Benito Scalia Giuseppe Scaltritti Gianluigi Scherini Gianpietro Schmidt Giulio Sciacca Roberto Sedioli Sauro Selva Gustavo Sgobio Cosimo Giuseppe Siniscalchi Vincenzo Sinisi Giannicola Spina Diana Domenicantonio Spini Valdo Squeglia Pietro Sterpa Egidio Stradiotto Marco Stramaccioni Alberto Susini Marco Tabacci Bruno Taborelli Mario Alberto Tanoni Italo Tarantino Giuseppe Tarditi Vittorio Tedeschi Massimo Testoni Piero Tidei Pietro Tocci Walter Tolotti Francesco Tortoli Roberto Trantino Enzo Trupia Lalla Tucci Michele Tuccillo Domenico Valpiana Tiziana Ventura Michele Verdini Denis — 34 Camera dei Deputati — SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Verro Antonio Giuseppe Maria Vertone Saverio Viale Eugenio Vigni Fabrizio Villani Miglietta Achille Villari Riccardo Villetti Roberto Visco Vincenzo Vito Alfredo Vito Elio Volontè Luca Volpini Domenico Zaccaria Roberto Zacchera Marco Zama Francesco Zanetta Valter Zanettin Pierantonio Zanotti Katia Zara Stefano Zorzato Marino Zuin Michele Zunino Massimo Sono in missione: Airaghi Marco Alemanno Giovanni Angioni Franco Aprea Valentina Armosino Maria Teresa Ballaman Edouard Berlusconi Silvio Berselli Filippo Biondi Alfredo Boato Marco Bonaiuti Paolo Bono Nicola Bricolo Federico Brugger Siegfried Cè Alessandro Cicu Salvatore Colucci Francesco Contento Manlio Cusumano Stefano D’Alia Giampiero Deodato Giovanni Di Virgilio Domenico Dozzo Gianpaolo Fini Gianfranco Frigato Gabriele Galati Giuseppe Giorgetti Giancarlo Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 35 SEDUTA DEL Giovanardi Carlo Intini Ugo La Malfa Giorgio Landolfi Mario Manzini Paola Mariani Paola Maroni Roberto Martinat Ugo Martinelli Piergiorgio Martino Antonio Martusciello Antonio Matteoli Altero Miccichè Gianfranco Molgora Daniele Mussi Fabio Nan Enrico Pecoraro Scanio Alfonso Pescante Mario Pisanu Beppe Possa Guido Prestigiacomo Stefania Ramponi Luigi Rosso Roberto Santelli Jole Scajola Claudio Scarpa Bonazza Buora Paolo Soro Antonello Sospiri Nino Stefani Stefano Stradella Francesco Stucchi Giacomo Tanzilli Flavio Tassone Mario Tremaglia Mirko Urso Adolfo Valducci Mario Valentino Giuseppe Viceconte Guido Viespoli Pasquale Vietti Michele Giuseppe Vitali Luigi Modifica nella composizione della Commissione parlamentare per le questioni regionali. PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali il deputato Cesare Ercole, in sostituzione del deputato Ugo Parolo, dimissionario. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Modifica nella composizione di componenti politiche del gruppo parlamentare misto. PRESIDENTE. Comunico che il deputato Nerio Nesi ha reso noto, con lettera pervenuta in data odierna, di voler aderire, nell’ambito del gruppo parlamentare Misto, alla componente politica SDI-Unità socialista. Il rappresentante della suddetta componente ha a sua volta comunicato di aver accolto tale richiesta. Sospendo brevemente la seduta. La seduta, sospesa alle 13,10, è ripresa alle 13,15. PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO MUSSI Svolgimento di interpellanze urgenti. PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti. (Misure a favore del settore bieticolosaccarifero nazionale – n. 2-01532) PRESIDENTE. L’onorevole Zama ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01532 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 1). FRANCESCO ZAMA. Signor Presidente, il settore bieticolo-saccarifero nazionale è attualmente in uno stato di drammatica crisi, conseguente alla concorrenza degli altri paesi dell’Unione europea, che possono produrre a costi inferiori rispetto a quelli italiani. Tra i tanti problemi si aggiunge ora il recepimento della direttiva CE 2003/87 sull’emission trading. Vorrei ricordare che l’emission trading consiste nell’istituzione di un vero e proprio mercato delle emissioni, che consente lo scambio di quote di CO2 tra singoli impianti e tra Stati di paesi industrializzati. Per l’emission trading è prevista una Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 36 SEDUTA DEL prima fase di attuazione nel periodo 20052007, seguita da una seconda fase nel quinquennio 2008-2012. Dal 1o gennaio 2005 tutti gli impianti ricompresi nella direttiva suddetta devono possedere un’autorizzazione all’emissione in atmosfera di gas serra. Ad ogni impianto ricompreso nella direttiva è stata assegnata una quota di emissione corrispondente in pratica alla quantità di CO2 che l’impianto può emettere nell’anno di riferimento. A fine anno, il gestore dell’impianto deve calcolare la quantità di CO2 effettivamente emessa, il cui calcolo deve essere convalidato da una società di certificazione. A questo meccanismo si aggiungeranno ulteriori complicate procedure. Non intendo addentrarmi in considerazioni molto lunghe sulle conseguenze, per la nostra economia in generale, dell’applicazione del Protocollo di Kyoto, nel quadro di una situazione già fortemente critica, oltretutto per ottemperare a direttive non sufficientemente supportate da basi scientifiche certe sul fatto che il rilascio di anidride carbonica prodotta da attività umane risulti cosı̀ catastrofico per il cambiamento climatico. Tuttavia, lasciamo da parte tali considerazioni. Ritornando all’argomento dell’interpellanza in esame, si rileva che il meccanismo con cui è stata calcolata per ogni singolo stabilimento la quota annuale di emissioni di CO2 non tiene in alcun conto, da una parte, che il periodo di calcolo corrisponde ad annate di bassa produzione e che, dall’altra, non concede correttivi per tener conto dell’aumentata disponibilità di materia prima (le barbabietole per la produzione di zucchero) per la prossima campagna 2005. Pertanto, è evidente che la situazione che si verificherà sin dalla prossima campagna, se non verranno apportati i necessari correttivi, sarà assolutamente insostenibile da parte delle imprese saccarifere italiane. Infatti, i dati permettono di anticipare che alle imprese del settore, nel loro complesso, sono state attribuite quote di emissione di anidride carbonica Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 del tutto insufficienti a produrre la quota loro attribuita dai regolamenti comunitari. In particolare, per produrre la quota di zucchero spettante, le imprese, nel loro complesso, emetteranno CO2 per 1.397.728 quote, mentre ne sono state attribuite soltanto 1.151.000. Il differenziale, pari a circa il 20 per cento, è insostenibile e darebbe luogo all’impossibilità di ritirare tutta la produzione bieticola, già in fase di avanzata vegetazione, con incalcolabili danni economici per gli agricoltori e un aggravamento delle condizioni già disastrate per l’industria di trasformazione. In proposito, ricordo che l’unico utilizzo delle bietole è nella produzione di zucchero, altrimenti esse devono essere buttate e quindi non è cosı̀ semplice affrontare il discorso della campagna. Fra l’altro, per gli zuccherifici appartenenti alla stessa società o gruppo, è normale il trasferimento di barbabietole da uno stabilimento all’altro; quindi, rispetto ai valori di emissione assegnati, vi può essere eccedenza da una parte e carenza dall’altra. Infatti, uno stabilimento può avere problemi tecnici o cali produttivi, mentre la società trasferisce la sua produzione altrove perché non può esimersi dal ricevere e dal trasformare in zucchero tutte le bietole coltivate o contrattate per l’annata. È imminente, infine, e aggrava la situazione, l’approvazione della nuova organizzazione comune di mercato dello zucchero nell’ambito dell’Unione europea, per cui si prevede che il numero degli zuccherifici operanti in Italia – attualmente sono 19; ricordo che quando ho iniziato questo mestiere erano 82 – venga ridotto a 8 o 9. La produzione non più effettuata negli zuccherifici che andranno chiusi, di cui si consente la prosecuzione per ragioni economiche, dovrà essere assorbita almeno in parte – ma è auspicabile interamente – dagli zuccherifici destinati a rimanere in funzione, con il potenziamento degli impianti o con il prolungamento del periodo di durata della campagna. È dunque impensabile, Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 37 SEDUTA DEL in tale scenario, aggravare i già pesanti oneri connessi alla ristrutturazione suaccennata, obbligando gli operatori ad acquisire quote dal conto generale quando le emissioni danno luogo a disponibilità nell’ambito della stessa società. Aggiungo un’ulteriore considerazione. Come è noto, la produzione di zucchero ha carattere stagionale e in Italia riguarda i mesi di agosto e settembre. Occorre tuttavia considerare l’andamento stagionale: siamo soggetti agli eventi meteorologici e inoltre la produzione può essere più o meno abbondante e spostarsi nel tempo, andando anche oltre il periodo della campagna saccarifera. È pertanto necessario, oltre all’adeguamento delle quote per la campagna 2005, un chiarimento da parte del ministero in merito alla facoltà di mantenere all’interno delle medesime imprese le quote di emissione assegnate ai siti produttivi esistenti anche dopo la loro chiusura, attraverso il libero trasferimento negli stabilimenti residui di una stessa impresa: vale a dire, a un’impresa che ha diversi stabilimenti e che per ristrutturarsi, in base alla nuova normativa comunitaria e alla nuova OCM zucchero, deve chiudere alcuni stabilimenti, deve essere riconosciuta la possibilità di trasferire quote di emissione della CO2 agli stabilimenti residui, che hanno bisogno di una quota maggiore. Sarebbe penalizzante, da una parte, rinunciare alle quote di emissione con la chiusura degli stabilimenti e, dall’altra, acquistare quote dal paniere comune nazionale. Osservo che una legislazione in tal senso è stata introdotta in Germania, Olanda, Belgio e Francia, e che regole analoghe sono applicate anche in Svezia, in quanto ciascuno Stato membro ha tentato in tal modo di porre rimedio alla situazione. Regole apparentemente differenti, ma il cui effetto è sostanzialmente analogo, sussistono in Gran Bretagna, dove il libero trasferimento di quote è lecito ancorché per un periodo limitato di tempo, e in Irlanda, dove le quote attribuite agli stabilimenti chiusi non vengono Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 disperse nella riserva unica nazionale, ma finiscono alla riserva comune del singolo settore produttivo. PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’ambiente e la tutela del territorio, onorevole Tortoli, ha facoltà di rispondere. ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l’ambiente e la tutela del territorio. Signor Presidente, in merito all’interpellanza n. 2-01532, presentata dall’onorevole Zama ed altri, relativa alle iniziative per consentire la compensazione delle quote di emissione di CO2 nell’ambito degli stabilimenti per la produzione dello zucchero appartenenti alla stessa società o gruppo, compensazione regolata dal mercato comunitario attraverso la direttiva CE 2003/87, si riferisce quanto segue. Il criterio con cui sono state calcolate le quote di emissione di CO2 per ogni singolo impianto non prevede meccanismi correttivi per tener conto dell’aumentata disponibilità di barbabietola per l’anno 2005, in quanto qualsiasi aggiustamento delle quote di emissioni a valle della decisione di assegnazione è contrario ai dettami della direttiva stessa. Infatti, l’articolo 11, paragrafo 1, della direttiva stabilisce che, per il triennio 2005-2007, il Governo decide in merito alle quote totali di emissioni da assegnare in tale periodo ai gestori di ciascun impianto (cosiddetta decisione di assegnazione). Il paragrafo 4 dello stesso articolo stabilisce che ogni anno venga rilasciata ai gestori degli impianti regolati dalla direttiva una parte delle quote totali di emissioni, stabilite attraverso la « decisione di assegnazione ». È evidente, pertanto, che a seguito della suddetta decisione di assegnazione, non è possibile operare aggiustamenti di alcun tipo sulle quote assegnate, ma si può solo procedere al rilascio delle stesse. La stagionalità legata alla produzione dello zucchero non penalizza i produttori nell’ambito del mercato comunitario degli scambi di quote di emissioni di CO2. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 38 SEDUTA DEL Infatti, le quote di emissioni sono rilasciate entro il 28 di febbraio di ogni anno, mentre la restituzione delle stesse da parte dei gestori degli impianti deve avvenire entro il 30 aprile di ogni anno. Ciò implica che, al momento della restituzione delle quote, il gestore dell’impianto possiede sia le quote rilasciate per coprire il fabbisogno produttivo dell’anno precedente, sia le quote rilasciate per coprire il fabbisogno produttivo dell’anno in corso. Poiché la totalità delle quote rilasciate al gestore può essere utilizzata dallo stesso per adempiere all’obbligo di restituzione, il gestore dovrebbe acquistare quote sul mercato solo nel caso in cui la sua produzione annuale sia risultata doppia rispetto a quella che mediamente si verifica. La direttiva stabilisce che le quote di emissioni siano assegnate a ciascun impianto regolato dalla direttiva anche nel caso in cui lo stesso gestore gestisce più di non impianto. Tuttavia, tale dettame non impedisce al gestore di utilizzare quote assegnate per uno dei suoi impianti per adempiere agli obblighi di istituzione di un altro impianto sempre da lui gestito. Pertanto, qualora si verifichi una carenza di quote su un impianto ed un eccesso di quote su un altro, le stesse possono essere trasferite da un impianto all’altro. Nel caso in cui gli impianti relativi allo stesso gruppo sono gestiti da gestori diversi non è possibile avvalersi di tale flessibilità. Tuttavia, come stabilito dall’articolo 28 della direttiva, i gestori possono avanzare al Governo la richiesta di costituire un « raggruppamento » di impianti per la stessa attività, governato con regole da essi stabilite e gestito da un amministratore fiduciario, al quale sarà concesso un quantitativo totale di quote di emissione calcolato per gli impianti dei gestori facenti parte del raggruppamento e che sarà responsabile della restituzione di quote di emissione uguali al totale delle emissioni degli impianti del raggruppamento. Nell’ambito delle regole di gestione del raggruppamento, i gestori degli im- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 pianti possono decidere una ripartizione delle quote diversa da quella effettuata dal Governo. Nel caso in cui venga effettuato un potenziamento dell’impianto, tale da configurarsi come una modifica significativa dell’impianto stesso, questo verrà considerato come un nuovo entrante nel mercato degli scambi e, pertanto, avrà una assegnazione ex novo. Nel caso, invece, in cui l’impianto incrementi la produzione per soddisfare un aumento della domanda di zucchero del mercato, non è possibile procedere a nessun tipo di aggiustamento delle quote assegnate e, pertanto, l’impianto dovrà ricorrere al mercato delle quote di emissioni per adempiere agli obblighi previsti dalla direttiva. Alla luce delle considerazioni svolte, il Governo non ha la facoltà di adottare meccanismi addizionali rispetto a quelli già previsti dalla direttiva per permettere che la compensazione avvenga nell’ambito degli stabilimenti appartenenti alla stessa società o gruppo. PRESIDENTE. L’onorevole Zama ha facoltà di replicare. FRANCESCO ZAMA. Signor Presidente, mi dichiaro del tutto insoddisfatto della risposta dell’onorevole sottosegretario, poiché non so quali siano (anche perché nella lettura della risposta forse qualcosa mi sarà sfuggito) i meccanismi perversi di queste direttive. Siamo però di fronte ad una casa che sta crollando, il settore bieticolo-saccarifero nel suo complesso; abbiamo dei problemi che sono già al di là dell’immaginabile. Probabilmente, l’Italia smetterà di produrre lo zucchero: pazienza, andremo a fare qualche altro mestiere ! Perché gli altri Stati riescono ad effettuare compensazioni, ad approvare leggi ad hoc, e noi in Italia non riusciamo ad apprestare le provvidenze necessarie per tenere in piedi il nostro settore produttivo ? Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 39 SEDUTA DEL Quanto al Protocollo di Kyoto, che costerà moltissimo alla nostra economia (anche se si tratta di questioni più generali), in questo momento le quote attribuite alle aziende del settore bieticolosaccarifero si riferiscono a danni di produzione laddove questa è scarsa per le sfavorevoli condizioni meteorologiche. Nel 2005 vi sono le condizioni per produrre la quota comunitaria: ci troveremo costretti a non produrla con le quote assegnate oppure a gravare sulle fabbriche e le società del settore, con oneri assolutamente insopportabili. Siamo sull’orlo del fallimento e la prospettiva non è molto rosea. Comunque, si fa quel che si può ! (Misure per impedire il pericolo di infezione derivante dall’errato invio di provette contenenti il virus dell’influenza asiatica – n. 2-01531) PRESIDENTE. L’onorevole Galeazzi ha facoltà di illustrare l’interpellanza Violante n. 2-01531 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 2), di cui è cofirmatario. RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, signor sottosegretario, ritengo che questo argomento sia ancora attuale, anche se il fatto si riferisce ormai al 13 aprile; è sopravvenuta peraltro una situazione che, a mio giudizio, non va sottovalutata né liquidata in termini semplicistici. L’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l’allarme in tutto il mondo perché 3747 laboratori hanno ricevuto il virus H2N2, responsabile alla fine degli anni cinquanta della famosa epidemia di influenza asiatica, che provocò, come sappiamo, milioni di vittime. Questo virus ha tra l’altro girato per il mondo fino alla fine degli anni sessanta e occorre tenere conto che le giovani generazioni, quelle nate cioè dopo il 1968-1970 non sono immunizzate contro questo virus, che è classificato come altamente infettivo. È accaduto per errore, e questo è stato detto, che un istituto con un discreto carisma e sicuramente funzionale, il Col- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 lege of american pathologist, ha sbagliato ad inviare in giro nel mondo tali provette. Può sembrare un fatto banale, ma noi siamo interessati a sapere come e perché si sia verificato tale errore, e perché queste provette sono arrivate anche in Italia, esattamente presso la caserma Ederle di Vicenza (centro NATO), su cui l’Italia non ha giurisdizione. Non sappiamo, dunque, come mai quelle provette siano arrivate né cosa accada in quel laboratorio della NATO. Siamo rispettosi dei trattati internazionali e delle competenze degli organismi militari, non credo vada sottovalutata l’importanza di conoscere cosa accade nei laboratori di quella struttura che, tra l’altro, si trova nel nostro paese. Il problema in questione viene liquidato affermando che l’errore è stato determinato da una ditta privata, che ha spedito i materiali, la Meridian Bioscience di Cincinnati, nell’Ohio (come riferito dal Washington Post). Il fatto stesso che sia stata una società privata, per errore, a far girare nel mondo il virus è una questione che merita attenzione e che non va né liquidata in termini riduttivi, né dicendo che non è accaduto nulla perché poi vi si è posto rimedio. Il sottosegretario ci ha risposto in Commissione che queste provette sono state prima sterilizzate e poi sicuramente incenerite. Riteniamo, quindi, che siano state rispettate tutte le precauzioni e predisposte le salvaguardie necessarie ad impedire la diffusione di questo virus che poteva essere destruente. Con questa interpellanza urgente non vogliamo creare allarmismi o agitare spauracchi, tuttavia è facile immaginare cosa sarebbe potuto accadere nel caso in cui si fosse verificato un incidente nel trasporto, con la rottura di queste provette e la loro conseguente dispersione nell’ambiente: un’epidemia di influenza asiatica nel terzo millennio. Noi riteniamo opportuno sapere come tutto ciò sia potuto accadere e perché. Si tratta di due domande a cui dobbiamo Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 40 SEDUTA DEL cercare di dare risposta, perché non possiamo permetterci che accada nuovamente. Può, infatti, succedere che un computer impazzisca o che un operaio di una ditta di spedizioni commetta qualche errore e metta in moto un meccanismo inarrestabile, causando la dispersione del virus in tutto il mondo. Nel caso oggetto dell’interpellanza in esame vi è stato, probabilmente, qualche cosa che non ha funzionato. Fra l’altro, nel nostro paese neanche l’Istituto superiore della sanità è riuscito ad esprimere un’opinione su quanto è accaduto, essendo stato lasciato completamente all’oscuro, anche perché lo stesso non ha competenza e giurisdizione per intervenire su fatti che sono, come in questo caso, relegati all’ambito militare della NATO. Non voglio insistere più di tanto, ma alcune grandi domande e perplessità permangono anche dopo le rassicurazioni fornite dal Governo. Non è mia intenzione, come dicevo prima, assurgere al ruolo dell’agitatore e dell’allarmista, però noi sappiamo che, dopo l’11 settembre, negli Stati Uniti giravano buste che contenevano una polverina – antrace –, rispetto alle quali non si è mai saputo chi le spedisse; e questo problema, come sappiamo, non è stato mai risolto perché non si è mai trovato il responsabile. A tale riguardo, sono state fatte illazioni secondo le quali tali buste erano partite addirittura da un laboratorio di ricerca americano. Ciò detto, noi potremmo veramente trovarci, senza volere con questo agitare il fantasma del bioterrorismo, in una situazione molto difficile, proprio perché non conosciamo i vari passaggi e non siamo neanche autorizzati a sapere perché e come si sono verificate queste serie di errori. Ritengo pertanto doveroso ed opportuno che, per la salvaguardia del bene pubblico della salute, il Governo fornisca su questi fatti una risposta approfondita e svolga anche un’indagine, eventualmente anche riservata, per comprendere che cosa effettivamente è successo. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la salute, dottor Domenico Zinzi, ha facoltà di rispondere. DOMENICO ZINZI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, in ordine all’interpellanza urgente in esame, riferisco che il 12 aprile scorso l’Organizzazione mondiale della sanità ha reso pubblica informativa, relativa all’indagine internazionale sulla distribuzione del virus A/H2N2, elencando i paesi e i rispettivi lavoratori che avevano erroneamente ricevuti campioni contenenti il virus dell’influenza asiatica. La risposta era già in itinere, poiché i competenti ministeri dei paesi interessati, su richiesta dell’Organizzazione mondiale della sanità, stavano procedendo, in collaborazione con le istituzioni interessate, ad eseguire quanto indicato dall’OMS. La decisione di distruggere tutti i test contenenti il ceppo A/H2N2 è da considerarsi solo una misura precauzionale. Le misure di biosicurezza adottate dai laboratoristi sono sufficienti sia per la sicurezza e protezione dei lavoratori sia per quella ambientale. L’Organizzazione mondiale della sanità e le autorità sanitarie nazionali hanno sempre raccomandato di utilizzare dispositivi di protezione adeguati nei casi in cui si manipolano ceppi influenzali che non hanno circolato di recente nell’uomo e nei confronti dei quali la popolazione in generale potrebbe non avere tassi anticorpali protettivi. Tali raccomandazioni fanno parte, ormai, del bagaglio tecnico-scientifico degli operatori; si tratta di « precauzioni universali » che costituiscono un principio generale per la difesa degli operatori (peraltro, recepite nel nostro ordinamento con il decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, in materia di sicurezza e salute dei lavoratori), ed anche della popolazione, dal rischio di contagio di malattie trasmissibili. Qualora tali precauzioni vengano rispettate, il rischio di una malattia trasmissibile tramite materiale di Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 41 SEDUTA DEL laboratorio è molto più basso del rischio di trasmissione da uomo a uomo nel caso di malattie naturalmente diffuse. Il Ministero della salute, allertato dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalla Commissione europea tramite il sistema di comunicazione rapida tra le autorità sanitarie nazionali degli Stati membri, si è attivato immediatamente ed ha coinvolto nelle necessarie procedure la Direzione generale della sanità militare del Ministero della difesa. Tale coinvolgimento si è reso necessario poiché il laboratorio che in Italia ha ricevuto i campioni fa parte di una struttura NATO, ricadendo, pertanto, nella giurisdizione degli Stati Uniti d’America ed in quella di specifici accordi bilaterali. I campioni ricevuti dal laboratorio sono stati distrutti tramite un processo di sterilizzazione « spinta » e, successivamente, di incenerimento, nel pomeriggio del 14 aprile ultimo scorso, alla presenza di rappresentanti dell’autorità sanitaria locale, del Ministero della difesa e della Polizia giudiziaria. È stata data immediatamente informazione all’Organizzazione mondiale della sanità ed alla Commissione europea della distruzione dei campioni. Il nostro paese e la Germania, grazie al tempestivo interessamento delle autorità sanitarie nazionali, sono stati i primi in Europa a rispondere alle richieste dell’Organizzazione mondiale della sanità distruggendo il virus e fornendone dichiarazione testimoniale scritta. Va precisato, inoltre, che il Centro nazionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per la sorveglianza dell’influenza, con sede presso il Dipartimento malattie infettive parassitarie ed immunomediate dell’Istituto superiore di sanità non ha partecipato alle attività dei laboratori citati in quanto non è ricompreso nella rete sottoposta a certificazione esterna di qualità da parte del College of american patologist; pertanto, non ha mai ricevuto campioni di virus H2N2. Inoltre, nessuno dei laboratori periferici italiani afferenti al Centro nazionale per la sorveglianza dell’influenza e parte- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 cipanti alle attività di sorveglianza virologica, condotta annualmente in Italia nell’ambito del programma mondiale dell’Organizzazione mondiale della sanità, non ha mai ricevuto campioni di virus influenzali dalla suddetta associazione americana. PRESIDENTE. L’onorevole Galeazzi ha facoltà di replicare. RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, devo dire che sono perplesso, oltre che insoddisfatto: avendo ripetuto la risposta già fornita dal sottosegretario Alberti Casellati in Commissione, il sottosegretario Zinzi non ha dato risposta ai due quesiti principali: come mai è avvenuto l’incidente ? Com’è stato possibile che si verificasse un errore simile ? Voglio ribadire che non abbiamo alcuna certezza sul fatto che l’errore non si possa ripetere. Peraltro, l’errore si è ripetuto nei confronti di un laboratorio sul quale non abbiamo alcuna giurisdizione. Non so quali ricerche facciano nel laboratorio virologico della caserma Ederle di Vicenza, ma mi pare che si voglia semplicisticamente ridurre la portata di un errore come quello che si è verificato. In Commissione, il presidente ha rivolto le stesse due domande: com’è avvenuto l’incidente ? E perché si è verificato ? Del resto, anche il collega Ercole si lagnava per un’interpretazione che, a suo giudizio, è semplicistica e riduttiva. Affermare che uno spedizioniere privato si è sbagliato e che nulla è successo mi sembra un atto superficiale che non affronta il problema in un’epoca non tranquilla per tanti aspetti. Non ha nulla a che fare con questo episodio, ma vorrei far presente che di determinati virus che si diffondono nel mondo, in primis quello dell’HIV, non conosciamo l’origine né sappiamo dove andranno a finire. Non nutro dubbi sull’efficienza della Organizzazione mondiale della sanità né sul fatto che abbia garantito con l’allarme la distruzione di questi campioni, ma, a mio avviso, occorre un approfondimento Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 42 SEDUTA DEL dell’episodio. Ribadisco, dunque, la mia insoddisfazione. (Iniziative per potenziare il gruppo investigativo impegnato nelle indagini su Unabomber e per accelerare la liquidazione delle indennità richieste dalle parti offese nonché misure per contrastare la criminalità nella provincia di Treviso – n. 2-01507) PRESIDENTE. L’onorevole Nitto Palma ha facoltà di illustrare l’interpellanza Antonio Leone n. 2-01507 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 3), di cui è cofirmatario. NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, per l’illustrazione rimando al testo scritto dell’interpellanza urgente e a quanto ebbi modo di illustrare in altra seduta, quando si stabilı̀ il rinvio dell’interpellanza stessa. PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, onorevole Saponara, ha facoltà di rispondere. MICHELE SAPONARA, Sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, onorevole Nitto Palma, dopo il gravissimo attentato verificatosi il 13 marzo scorso, a Motta di Livenza, in provincia di Treviso, ricordato dagli onorevoli Leone e Palma, sono state ulteriormente intensificate le indagini volte ad identificare l’autore degli episodi criminosi che si susseguono da più di un decennio nel triangolo compreso tra le province di Pordenone, Treviso, Venezia e, in alcuni casi, in provincia di Udine. In merito alle strategie investigative, ai mezzi e al personale impegnati nella ricerca del responsabile di questi vili attentati, l’impegno delle Forze dell’ordine e della magistratura è incessante e si realizza attraverso forme di coordinamento delle indagini anche sotto il profilo tecnologico. In questi ultimi anni, l’obiettivo è stato quello di far convergere informazioni ad Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 un unico centro investigativo che pianificasse una strategia unica nelle indagini. Ricordo che, a tal fine, in seguito ad una direttiva del Ministero dell’interno, emanata il 29 aprile 2003, è stato istituito il gruppo investigativo interforze al quale sono state affidate, sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria, le attività di intelligence e di informazione riguardanti gli episodi riconducibili a Unabomber. Il gruppo, composto da personale particolarmente qualificato della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri, costituisce l’unico nucleo di riferimento per le procure della Repubblica di Venezia e Trieste, alle quali è affidato il coordinamento delle attività informative ed investigative. In merito alla qualificazione giuridica e penale dei fatti, la procura della Repubblica presso il tribunale di Venezia ha precisato che, di intesa con la procura della Repubblica di Trieste, ha ritenuto di ipotizzare, in relazione ai delitti di lesioni volontarie e detenzione e porto di esplosivi, l’aggravante delle finalità di terrorismo, fatto questo che ha consentito di attribuire alle procure distrettuali di Venezia e Trieste i procedimenti prima di competenza di più procure dei due distretti. Dalla data di istituzione, il citato gruppo interforze, al quale sono confluite le informazioni e le indagini raccolte negli anni, ha svolto un’attenta analisi del materiale probatorio ed investigativo e ha elaborato ed eseguito programmi di indagine che non escludono alcuna ipotesi di ricerca. Il supporto scientifico a tale attività è assicurato dal RIS di Parma, affiancato da esperti della polizia scientifica e dalle strutture universitarie e di ricerca di volta in volta interpellate in ragione degli approfondimenti necessari alle indagini. Per conseguire livelli ottimali di scambi di informazioni e di efficienza sono stati definiti i protocolli operativi tra l’organo investigativo unitario e l’autorità giudiziaria. Le procure impegnate nelle indagini, recependo la citata direttiva del ministro Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 43 SEDUTA DEL dell’interno, hanno stabilito le regole operative nei rapporti tra tali uffici giudiziari ed il gruppo investigativo interforze. I due procuratori distrettuali hanno, inoltre, emanato una direttiva congiunta rivolta agli uffici di polizia giudiziaria dei distretti di corte d’appello di Venezia e di Trieste tesa ad ottimizzare i rapporti collaborativi tra il gruppo interforze e gli organi investigativi territoriali. Per soddisfare al meglio le esigenze di ordine logistico, le due procure hanno messo a disposizione del gruppo interforze locali appositamente attrezzati presso l’aula bunker del palazzo di giustizia di Mestre. L’organizzazione interna del gruppo prevede tre distinti settori di impiego del personale: analisi merceologiche, azioni di sistema (acquisizione e valutazione dei dati e delle segnalazioni), attività di indagine sul territorio. In questo quadro, da ultimo, il 21 marzo scorso si è svolta a Venezia una riunione alla quale hanno partecipato i magistrati delle procure della Repubblica di Venezia e Trieste, nonché gli investigatori della Polizia di Stato e dei carabinieri. Faccio presente, inoltre, che il comando generale dei carabinieri, dopo l’episodio di Motta di Livenza, ha integrato il gruppo interforze con altri sei militari. Sottolineo, altresı̀, che accanto all’avanzato coordinamento di natura investigativa ed all’impegno profuso nell’indagine, è stata parallelamente intensificata, in tutte le province interessate, l’attività di prevenzione e di controllo del territorio per uscire a percepire qualsiasi segnale indicativo utile. Sul piano generale del contrasto alla criminalità nella provincia di Treviso, riferisco che i dati statistici del 2004, relativi all’andamento delle denunce per illeciti penali, non evidenziano, in generale, elementi di particolare criticità. Complessivamente sono stati denunciati 27 mila 802 reati, che rappresentano il 14,8 per cento del totale di quelli denunciati nel Veneto, con un’incidenza pari a 3.496 ogni 100 mila abitanti, inferiore sia a quella regionale sia a quella nazionale. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Circa il 70 per cento del totale generale è costituito dai furti, che sono stati 19 mila 63, di cui 2 mila 375 in appartamento, attribuibili, in larga misura, a nomadi o a giostrai, ad extracomunitari di provenienza nordafricana e balcanica e a pregiudicati italiani provenienti da altre regioni. Nel territorio della provincia di Treviso, pur non essendo interessato da manifestazioni criminali tipiche delle regioni ad alta incidenza mafiosa, sono presenti sodalizi nordafricani, albanesi e macedoni dediti al traffico ed allo spaccio di stupefacenti, nonché al favoreggiamento ed allo sfruttamento della prostituzione. Recenti episodi criminosi hanno richiamato l’attenzione sulle attività di alcune comunità cinesi, che anche in questa provincia hanno incrementato gli investimenti in attività imprenditoriali. Nel 2004, comunque, gli indici relativi a tutte le più gravi e frequenti tipologie di reato risultano, nella provincia di Treviso, sensibilmente inferiori sia alle medie regionali sia a quelle nazionali. I dati relativi allo scorso anno evidenzano, inoltre, l’efficacia dell’attività di contrasto svolta dalle forze dell’ordine trevigiane, che hanno conseguito percentuali di individuazione ed arresto degli autori di reati superiori alle medie regionali e nazionali: infatti, l’indice provinciale delle persone denunciate dalle forze di polizia per 100 mila abitanti è stato pari a 1.105, nella regione è stato pari a 1.061, a livello nazionale a 1.072. In particolare, sono stati arrestati i responsabili di 25 casi di usura denunciati, dell’86 per cento degli episodi di ricettazione, con l’arresto di 232 persone, di oltre il 70 per cento delle estorsioni, con l’arresto di 28 persone, e di oltre il 52 per cento degli autori di tutti quei reati classificati, nelle tabelle statistiche delle forze dell’ordine, sotto la voce « altri delitti ». Per quanto riguarda gli organici della questura di Treviso e del commissariato di pubblica sicurezza di Conegliano Veneto, secondo dati aggiornati allo scorso mese di aprile, sono in servizio, nei vari ruoli della Polizia di Stato, complessivamente 312 Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 44 SEDUTA DEL dipendenti, rispetto ad una previsione organica di 314, con un saldo negativo di appena due unità, più favorevole rispetto alla media nazionale di tali uffici che denota una carenza di circa il 4 per cento. A tale personale vanno aggiunti quarantuno dipendenti dell’amministrazione civile del Ministero dell’interno, i quali consentono di liberare personale di polizia da compiti burocratici ed amministrativi. Recentemente, la conferenza permanente per l’organizzazione tecnica della Polizia di Stato ha deliberato l’assegnazione alla questura di Treviso di ulteriori nove dipendenti, di cui sei per il servizio del poliziotto di quartiere, che saranno inviati non appena disponibili. Tornando alle questioni – cui lei, onorevole Palma, tiene molto – relative alle tragiche conseguenze degli attentati di Unabomber, informo che, in ordine alle cinque richieste attualmente presentate per ottenere i benefici della normativa a favore delle vittime del terrorismo, il Ministero dell’interno, solo al termine dell’istruttoria – che assicuro sarà svolta in tempi più che rapidi – potrà portare le accennate richieste all’esame della commissione consultiva per le vittime del terrorismo e della mafia, prevista dal decreto del Presidente della Repubblica n. 510 del 1999, ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti diversi da quello sanitario, cui è subordinata la concessione dei benefici economici. In attesa, quindi – e voglio tranquillizzarla definitivamente, onorevole Palma –, che si giunga all’accertamento della matrice terroristica degli eventi delittuosi, segnalo che sono state di recente presentate due proposte di legge di iniziativa parlamentare – una, al Senato, a carattere interpretativo e l’altra, presso questo ramo del Parlamento, intesa ad introdurre una lex specialis – per estendere alle vittime di Unabomber i benefici previsti dalla normativa a favore delle vittime del terrorismo. PRESIDENTE. L’onorevole Palma ha facoltà di replicare. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare il sottosegretario di Stato per l’interno, onorevole Saponara, per essersi sobbarcato all’ingrato compito di procedere ad un’inaspettata sostituzione di un altro suo collega. Prendo atto con soddisfazione, onorevole Saponara, del fatto che si è proceduto, cosı̀ come era stato richiesto dall’interpellanza in oggetto, ad un sensibile aumento del personale in servizio presso il gruppo interforze deputato a seguire le indagini su Unabomber. Prendo analogamente atto con soddisfazione che, nelle zone in cui più ricorrente è stata l’azione di questo delinquente, è stata intensificata l’attività di prevenzione e di controllo del territorio, al fine di riuscire a percepire qualsiasi segnale indicativo. Mi consenta tuttavia, onorevole Saponara, di fare appello, oltre che alla sua autorevolezza, anche alla sua esperienza, e di rappresentare talune perplessità in ordine a quella parte della sua risposta che riguarda sı̀ Unabomber, ma che concerne, molto più da vicino, le vittime. Spesso, infatti, si tratta di persone in tenera età, che hanno riportato gravi lesioni proprio in ragione dell’attività del citato criminale. Nella sostanza, se non ho compreso male le sue parole, si afferma che l’istruttoria – ma non riesco a comprendere a quale istruttoria si faccia riferimento, se all’indagine preliminare o ad altro – sarà svolta in termini più che rapidi e che, una volta definita la sussistenza del reato terroristico, si procederà ad avviare la pratica presso la commissione consultiva per le vittime del terrorismo. Credo di non aver compreso male, perché sarebbe questo il senso del richiamo a due proposte di legge che sarebbero pendenti presso il Parlamento. Onorevole Saponara, mi scusi, ma la natura terroristica del reato è già stata sostanzialmente conclamata dall’atteggiamento tenuto dalla procura di Venezia e di Trieste e, principalmente, dallo spostamento di competenza, che, proprio in ragione della qualificazione terroristica del reato, ha comportato che alcuni processi Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 45 SEDUTA DEL non fossero più trattati dalle autorità di Treviso o di Pordenone, ma fossero concentrati in capo alle autorità giudiziarie di Venezia e di Trieste. Aggiungo, onorevole Saponara, che se per ipotesi si dovesse esaminare la definizione dell’indagine preliminare come il presupposto per avviare successivamente la pratica presso la commissione consultiva, si verificherebbe il paradosso – già occorso – di non poter procedere a tale liquidazione ogni qual volta il reato rimanga nei confronti di ignoti. Onorevole Saponara, si è in presenza di una ragazzina che, ormai due anni e mezzo fa, ha perso un occhio a seguito di un’azione di Unabomber, protetta da una famiglia che ha sicuramente affrontato, nei limiti del suo possibile, le spese relative alle terapie necessarie, probabilmente con la solidarietà che è una caratteristica tipica della zona, ma che ancora non ha avuto una tangibile presenza dello Stato. So perfettamente che proprio di recente si sono avviati – e mi dispiace che nella sua risposta ciò non è citato – accertamenti sanitari, ma credo che il compito dello Stato, una volta avuta come certa la matrice terroristica di un determinato reato, sia di accelerare il più possibile le pratiche necessarie a quella forma di indennizzo di cui lo stesso Stato, con una legge, si è fatto carico. Mi auguro, onorevole Saponara, che ella, nel suo ruolo di sottosegretario, possa farsi autorevole portavoce di queste mie parole all’interno del suo ministero. Per ciò che concerne la seconda parte della risposta, prendo atto con soddisfazione che si è assunta la decisione di potenziare il personale delle strutture della Polizia di Stato esistenti nella provincia, con 9 dipendenti, 6 dei quali per dare corso al servizio di poliziotto di quartiere, un servizio che – ella lo sa molto meglio di me – ha già avuto positivi risultati nelle zone in cui è stato sperimentato. Mi permetta, tuttavia di sottoporre alla sua esperienza talune considerazioni. Nella risposta si fa riferimento ad una serie di dati statistici che, presi nella loro freddezza numerica, ed anche in una rappresentazione comparativa anch’essa Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 assolutamente numerica, non sembrano dare il senso di ciò che sta accadendo. Mi importa poco – e credo che molto poco importi alle persone che mi onoro di rappresentare – che nella provincia di Treviso il numero dei reati sia inferiore rispetto alla media nazionale o regionale. Il problema è capire se negli ultimi anni il numero dei reati commessi nella provincia di Treviso è aumentato o no e, qualora sia aumentato, in quale misura lo sia. Onorevole Saponara, per chi, come me, frequenta, e a maggior ragione per chi vi vive, quelle zone è pacifico l’aumento dell’allarme sociale. Quando leggo che vi sono circa tremila furti in appartamenti, se dovessi analizzare il dato secondo la mia esperienza romana, probabilmente lo terrei in poco conto; ma se lo analizzo con la mia esperienza veneta, devo dire che tale dato è preoccupante, perché, essendo le persone di quella zona abituate a vivere in villette che si trovano in aperta campagna, una presenza cosı̀ rilevante di furti in appartamento ha come conseguenza non solo l’allarme sociale, ma una profonda modifica delle condizioni e delle abitudini di vita cui tali persone hanno, finora, uniformato il proprio comportamento. Inoltre, signor sottosegretario, quando leggo che la maggior parte dei reati, se non quasi tutti, sono commessi da nomadi, giostrai e da extracomunitari nordafricani o slavi, dico che anche su tale dato dovremmo ragionare, perché siamo in presenza di una delinquenza che non è autoctona, ma, importata e per ciò che riguarda gli extracomunitari, mi permetto di rappresentarle che tale tipo di delinquenza avviene ad opera di extracomunitari, presuntivamente clandestini, in una zona in cui la presenza degli extracomunitari regolari è già superiore al 10 per cento, ossia 4 punti percentuali in più rispetto a quelli che sono considerati gli standard di assorbenza per una corretta integrazione. Vede, dunque, come il problema, oltre ad avere una sua valenza criminale, ne ha anche una sociologica. Infatti, se lo Stato non riesce ad intervenire con prontezza e con la durezza Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 46 SEDUTA DEL necessaria, gli effetti sotto il profilo sociologico possono essere devastanti e possono creare anche forme di intolleranza che taluno può strumentalizzare, assumendo nei loro confronti un’aggettivazione completamente diversa. PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 14,10) NITTO FRANCESCO PALMA. Infine, ho letto con attenzione i dati dei dipendenti della Polizia di Stato, ma mancano completamente quelli dei carabinieri, che pure sarebbe stato utile conoscere, per capire se la presenza del personale delle forze dell’ordine è adeguata al contrasto alla criminalità nella zona. So perfettamente che la colpa di ciò non è da attribuire a questo Governo, bensı̀ al precedente, che ha ritenuto di posizionare il commissariato di pubblica sicurezza in quel di Conegliano, anziché in altra zona del territorio trevigiano. Mi richiamo a Conegliano, perché qui già vi era una compagnia dei carabinieri. Quindi, sostanzialmente, ci troviamo ad avere una parte del territorio coperto da due forti strutture delle forze dell’ordine (una compagnia dei carabinieri e un commissariato di polizia) ed un’altra parte del territorio – peraltro quella, forse, più vicina ai confini del veneziano – assolutamente sfornita di una struttura di questo genere. Credo che, in questa situazione, non si possa immaginare che solo 41 dipendenti dell’amministrazione civile siano in grado di assumere su di sé il carico di lavoro burocratico e che, conseguentemente, oltre ad essi, molti dei 312 dipendenti della Polizia di Stato saranno impiegati in attività di ufficio. In altri termini, sono sufficientemente soddisfatto per la sua risposta. Però, credo che questo problema debba essere affrontato al di fuori della freddezza statistica e di ciò le chiedo di farsi portavoce. Ritengo che il Ministero dell’interno si debba fare carico delle possibili conseguenze di una mancata repressione del fenomeno. Onorevole Saponara, oggettivamente so quanto Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 ella sia autorevole e la prego di farsi portavoce di tale richiesta. Credo che il Ministero dell’interno possa, in qualche modo, prestare maggiore attenzione a tale situazione, se del caso potenziando il personale (rispetto al potenziamento già determinato in nove unità) e, principalmente, dotando le forze dell’ordine della zona di quei mezzi e di quelle strutture logistiche necessarie ai fini del contrasto alla criminalità che la gente di quel territorio correttamente e legittimamente chiede. (Iniziative per l’ampliamento dell’organico dei vicecommissari di polizia – n. 2-01536) PRESIDENTE. L’onorevole Riccio ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01536 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 4). EUGENIO RICCIO. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, con questa interpellanza si ripropone il problema della opportunità dell’utilizzazione delle graduatorie a scorrimento degli idonei nei concorsi pubblici delle Forze armate. Vi è l’obbligo ricadente dalle norme dell’articolo 97 della Costituzione, dall’articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 9 maggio 1994 e dell’articolo 20 della legge n. 488 del 1999, anche in relazione a ciò che questo Governo ha già fatto con l’articolo 14-bis del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 174, che ha autorizzato l’utilizzazione delle graduatorie degli idonei nei concorsi banditi nelle date 2 dicembre 2000, 6 aprile 2001 e 15 marzo 2002. In questo momento, inoltre, è in corso di conversione il decreto-legge n. 45 del 2005 assegnato alla Commissione affari costituzionali del Senato e che credo andrà in aula prossimamente. Esso tratta di questa problematica ma, nella sua prima stesura da parte del Governo, non comprendeva espressamente il riferimento a ciò che sto per dire. Infatti, l’interpellanza era stata presentata con specifico riferimento a una graduatoria, ossia quella Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 47 SEDUTA DEL degli idonei del concorso a 640 posti di allievo viceispettore di polizia, indetto con decreto ministeriale 23 novembre 1999, anche con la speranza di avere una risposta valevole in generale per tutti i casi similari. Il problema è stato posto da numerosi atti ispettivi presentati da colleghi di maggioranza e di opposizione che hanno trovato risposte spesso non soddisfacenti. Ne cito alcuni: l’interpellanza urgente Mazzoni n. 2-01480 e l’interpellanza urgente Siniscalchi n. 2-01495. Il problema è avvertito particolarmente nel Mezzogiorno d’Italia, dove le crescenti difficoltà economiche e il conseguente maggiore rischio di infiltrazioni malavitose impongono una visibile presenza dello Stato che si materializza attraverso una maggiore presenza delle forze dell’ordine. Esso si comincia ad avvertire anche nella mia regione, il Molise, spesso ritenuta una sorta di isola felice, che è assurta in questi giorni agli onori della cronaca nazionale a causa dell’efferato delitto di cui è accusato Angelo Izzo. Al Governo, quindi, chiediamo delle risposte certe, perché ci siamo adoperati anche nella scorsa finanziaria a reperire le risorse necessarie al bisogno. Tali risorse sono state incluse nella legge n. 311 del 2004. È ciò che ci chiedono i cittadini, che mal comprenderebbero l’opportunità di bandire nuovi concorsi con le inevitabili lungaggini in termini di tempo e con le maggiori spese conseguenti. PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’interno, onorevole Saponara, ha facoltà di rispondere. MICHELE SAPONARA, Sottosegretario di Stato per l’interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, onorevole Riccio, le questioni sollevate da lei e dagli altri firmatari dell’interpellanza sono state già dibattute, come lei già ha premesso, in questa Assemblea in risposta ad altre due interpellanze urgenti presentate di recente dall’onorevole Mazzoni e dall’onorevole Siniscalchi. Esse sono state affrontate e risolte (un minimo di soddisfazione i colleghi inter- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 pellanti l’hanno avuta; quindi, a furia di insistere – gutto cavat lapidem – qualche cosa si ottiene e forse lei, onorevole Riccio, concluderà con soddisfazione il suo intervento di replica) con mirati interventi in linea con la vigente disciplina in materia di assunzioni di personale. In particolare, nello scorso mese di marzo il Ministero dell’interno ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica l’autorizzazione all’assunzione di 2358 unità, distribuite tra i vari ruoli degli appartenenti alla Polizia di Stato, a far conto sul fondo appositamente stabilito dall’articolo 1, comma 96, della legge finanziaria per il 2005. Informo, per tranquillità dell’interpellante, che tra queste unità di personale da assumere rientrano i 289 idonei non vincitori del concorso a 640 posti di allievo viceispettore, nonché i candidati idonei non vincitori dei concorsi per l’accesso al ruolo dei commissari della Polizia di Stato, espletati nel 2004. Aggiungo che è in corso di esame da parte del Senato, in sede di discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge 31 marzo 2005, n. 45, un emendamento proposto dalla Commissione referente, che prevede che le autorizzazioni alle assunzioni relative alla Polizia di Stato, di cui al citato comma 96 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2005, debbano essere utilizzate per assicurare il soddisfacimento delle esigenze prioritarie dell’amministrazione, nonché – lo sottolineo – la graduale assunzione entro l’anno 2008 degli idonei non vincitori dei concorsi a viceispettore e a vicecommissario, richiamati dagli onorevoli interpellanti. Preciso, in conclusione, che il comma 542 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (la già citata legge finanziaria per il 2005) si riferisce alle sole modalità di assunzione degli agenti della Polizia di Stato per le esigenze di potenziamento del cosiddetto poliziotto di quartiere, ciò escludendo che in attuazione di tale disposizione possa darsi luogo ad un ampliamento dell’organico dei commissari di polizia. Penso che forse l’interpellante possa dichiararsi soddisfatto. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 48 SEDUTA DEL PRESIDENTE. Vediamo se la profezia si avvera... L’onorevole Riccio ha facoltà di replicare. EUGENIO RICCIO. Si, signor Presidente, la profezia si avvera: mi dichiaro pienamente soddisfatto della risposta. A furia di battere su questo argomento, finalmente pare che abbiamo trovato la « quadra », come si dice ! Mi auguro che quell’emendamento presso il Senato, che è stato peraltro da me anche sollecitato, possa trovare accoglimento in questo provvedimento e che finalmente si possa risolvere un problema che credo stia a cuore a tutti noi, soprattutto alle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia. (Misure a favore dell’area industriale della Valbasento – n. 2-01548) PRESIDENTE. L’onorevole Molinari ha facoltà di illustrare l’interpellanza Boccia n. 2-01548 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 5), di cui è cofirmatario. GIUSEPPE MOLINARI. Signor sottosegretario, la Valbasento sta attraversando una lunga e grave crisi industriale. I suoi occupati sono al limite della soglia di sostenibilità fisiologica degli impianti. Dal 2003 ad oggi si sono persi 450 posti di lavoro. Le crisi della PNT ex Pirelli, della Dow Chemical, della Nylstar 1 hanno di fatto smobilitato una parte significativa delle produzioni chimiche dell’area. Queste iniziative non sono state sostituite e l’area industriale vive ora un’agonia senza precedenti. È di questi giorni la vertenza Ergom relativa a 128 dipendenti del settore dell’indotto FIAT, che sembra essersi chiusa favorevolmente in attesa della presentazione del piano industriale che dovrebbe garantire la sopravvivenza produttiva dell’impianto e su cui certo bisognerà tenere alta la guardia, per il rispetto degli impegni assunti in prefettura a Matera. È di questi giorni l’annuncio da parte di Nylstar 2 di una possibile cassa integra- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 zione per crisi produttiva, che dimezzerebbe la produzione. Si tratterebbe di una cinquantina di dipendenti su oltre 100 che andrebbero in cassa integrazione per alcune settimane. Sulla Nylstar si accumulano nubi dense legate ad una crisi strutturale di mercato, dovuta all’invasione delle fibre indiane e cinesi. La Consob – è notizia di questi giorni – sta analizzando i conti Snia e punta l’attenzione proprio su Nylstar. La situazione è molto delicata. Nel luglio 2003, al tempo della crisi della Nylstar 1 che portò alla chiusura dell’impianto con 113 lavoratori posti in mobilità, si affermò che Nylstar 2 non correva rischi, perché si trattava di un impianto moderno, efficiente e competitivo. Ora sembrano essere smentite quelle affermazioni che hanno riecheggiato anche in quest’aula, perché presentammo un’interrogazione a risposta immediata a cui rispose il ministro Giovanardi. Nella seduta del 22 luglio 2003, il ministro Giovanardi, infatti, rispondendo ad una nostra interrogazione, affermò testualmente: « Vi è l’assicurazione che, invece, la Nylstar 2, che occupa attualmente 100 dipendenti e che è stata rilanciata anche attraverso l’intervento dello Stato pari a 33 miliardi delle vecchie lire, continuerà la sua produzione ». Chiediamo chiarezza sul futuro dell’impianto di Pisticci nell’ambito del processo di acquisizione da parte di altri gruppi industriali, in particolar modo del gruppo Radici, degli impianti Nylstar. Auspichiamo un confronto preventivo, con il coinvolgimento delle parti sociali e delle istituzioni, per valutare la necessità di investimenti di supporto, studiare le modalità per realizzarli e rilanciare il sito industriale nel suo complesso. Per questo, attraverso la nostra interpellanza, sollecitiamo il Governo a prendere visione del problema e di interessarsene, considerata la gravità della situazione e le incertezze che incombono sui lavoratori, soprattutto, sulle loro prospettive. Tutto questo è ovvio che si ripercuote anche sulle società di utilities della Valbasento, vale a dire Tecnoparco, costretta a ridimensionare l’ero- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 49 SEDUTA DEL gazione di energia, acqua e vapore proprio per la diminuzione della produzione degli impianti ricadenti nel suo sito. Esiste un problema anche per la CFP (Caffaro Flexible Packaging) – quasi 100 dipendenti –, che ha chiesto di accedere ai benefici del contratto di localizzazione per Ottana in Sardegna e ciò, nonostante le assicurazioni formulate da parte del sottosegretario Valducci nel corso dello svolgimento di interrogazione a risposta immediata in Commissione attività produttiva, non sgombra il campo da eventuali disimpegni dal sito di Pisticci, su cui si esprimono preoccupazioni da parte dei lavoratori e dei sindacati. Noi chiediamo di fare in modo che quell’investimento possa essere destinato a Pisticci, considerato che si tratta della stessa tipologia di produzione. La crisi descritta si riverbera sull’indotto. È il caso della società OMCM che si occupa di manutenzione degli impianti del sito e che ha posto in mobilità 16 dipendenti. In questo contesto, si inserisce la vicenda del contratto Nuova Valsud (è una vicenda paradossale). È dal dicembre 2003 che, all’indomani della crisi Dow Chemical e Nylstar, presso il Ministero delle attività produttive si è costituito un tavolo finalizzato ad attivare un contratto di programma con 4 aziende, pronte ad investire in Valbasento. Si tratta di una serie di investimenti che avrebbero dovuto dare risposta occupazionale ai quasi 200 lavoratori attualmente in mobilità e con scadenze degli ammortizzatori sociali già superate, come nel caso del calzaturificio Valbasento e della PNT. Apprendiamo in una delle ultime risposte presso la Commissione attività produttiva che sarebbero cambiate le regole del gioco e che i processi di reindustrializzazione sarebbero affidati in base al decreto sulla competitività all’azione di Sviluppo Italia. È del tutto evidente che, di fronte a due anni di lavoro, dire che era tutto sbagliato e tutto da rifare costituisce un problema grave che rischia di pregiudicare ogni volontà di delocalizzare in Valbasento. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Se questa è la volontà di aiutare il Mezzogiorno come inizio del nuovo Governo non c’è male. Voglio qui affermare, con i colleghi sottoscrittori, con il collega Boccia, che il contratto di programma va finanziato con risorse aggiuntive e non con qualche partita di giro che andrebbe a sottrarre altri investimenti già destinati alla Valbasento. Allora, quali sono le intenzioni del Governo in merito a questo contratto di programma ? Chiediamo di sapere se è possibile costituire un tavolo di confronto permanente a livello di ministero sulla Valbasento e sul suo rilancio. Vogliamo sapere se il Governo, attraverso lo strumento dei contratti di localizzazione, intenda sperimentare in Valbasento, area infrastrutturalmente dotata, la possibilità di promuovere una ricerca di investimenti da delocalizzare; investimenti multinazionali dai grandi numeri, perché quel sito ha bisogno di essere saturato per gli impianti che vi sono e che ora costituiscono diseconomie a causa della loro sottoutilizzazione. Le variabili in grado di favorire investimenti non mancano e gli investimenti previsti anche in materia energetica costituiscono un’occasione per il territorio. Pertanto, chiediamo risposte certe e definitive al Governo, perché non possiamo decretare la chiusura della principale area industriale lucana, le cui ripercussioni negative avrebbero effetti socialmente devastanti. PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, senatore Ventucci, ha facoltà di rispondere. COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, parte delle notizie comunicate dall’onorevole Molinari suscitano sconforto in un comparto esiziale per la serenità del vivere civile, quando si evidenzia che un lavoratore perde il sostentamento per la propria famiglia o per se stesso. Mi auguro dunque che la risposta che mi accingo a fornire possa ali- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 50 SEDUTA DEL mentare, oltre alla speranza, anche la certezza dell’avviamento di soluzioni positive. La proposta di contratto di programma denominato Nuova Valsud è stata oggetto di una prima istruttoria conclusasi con esito positivo. Il progetto presentato prevede la realizzazione nell’area Valbasento della regione Basilicata di 4 iniziative industriali nel settore dei materiali plastici ed una iniziativa relativa ad una struttura in grado di fornire servizi alle imprese consorziate con laboratori di prove dei materiali e di formazione, oltre a servizi di consulenza ed elaborazione dati. Gli investimenti risultati ammissibili sono di 80.891.000,00 euro, le agevolazioni massime concedibili sono pari a 52.282.500,00 euro e, nel complesso, prevedono una occupazione di 282 unità, di cui 189 provenienti dalle liste di mobilità di dipendenti delle aziende in crisi della zona (tra le quali la Nylstar). La regione Basilicata ha dichiarato la sua disponibilità a cofinanziare il contratto di programma con un importo doppio rispetto a quanto già deliberato dalla giunta del 24 novembre 2004, che risultava essere, in origine, nel limite del 10 per cento del contributo cedibile. Per quanto riguarda il restante finanziamento del contributo pubblico, secondo quanto dichiarato dal soggetto proponente, questo non graverebbe sulle risorse stanziate per i contratti di programma, in quanto la proposta era inserita tra quelle previste dalla delibera CIPE n. 120/99 (Economie dell’Accordo Valbasento) e nella conseguente intesa istituzionale di programma sottoscritta il 5 gennaio 2000 tra il Governo e la regione Basilicata. Sulla base di tale affermazione, è stata avviata una interlocutoria con le amministrazioni interessate, dalla quale non è risultato alcun perfezionamento sottoscritto di detto intento che consenta di attribuire alla proposta la copertura del finanziamento pubblico, né tanto meno un eventuale carattere di priorità rispetto alle altre molteplici iniziative in istruttoria e in attesa di definizione (l’istanza in questione, infatti, è stata presentata in data 23 Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 giugno 2004 e, secondo l’ordine cronologico di presentazione, – requisito base per la trasparenza della nuova procedura a tutela degli altri soggetti proponenti – occupa il settantasettesimo posto). Si informa, come risulta da una nota del Ministero dell’economia e delle finanze che, in un incontro tenutosi a Palazzo Chigi nei primi giorni di marzo ultimo scorso, per interventi situati negli undici comuni, tra i quali si configura anche il comune di Pisticci, dov’è localizzata la proposta del consorzio Nuova Valsud, sarebbe stata individuata una soluzione possibile, da approfondire con la Ragioneria generale dello Stato, di prevedere una dotazione a carico della prossima legge finanziaria da utilizzare attraverso la legge n. 181 del 1989 e/o altri strumenti. PRESIDENTE. L’onorevole Boccia ha facoltà di replicare. ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Ventucci; tuttavia, dichiararsi soddisfatti è pressoché impossibile. Infatti, nonostante il sottosegretario abbia dimostrato tutto il suo rammarico per le circostanze riguardanti i lavoratori interessati – quindi comprendo che, dal punto di vista umano e personale, vi sia tutta la sua solidarietà –, la risposta fornita agli interpellanti non assicura una risoluzione della questione. Sostanzialmente, avevamo posto alcuni problemi di cui il primo, immediato, riguardava il contratto Nuova Valsud. In proposito, il ministro Marzano e la struttura speciale, guidata dal dottor Ruta, hanno ben operato nell’istruire tale intervento. In effetti, sia la quantificazione dell’investimento, sia la quantificazione del contributo, sia l’alta percentuale di lavoratori coinvolti (nuova collocazione per 189 lavoratori in mobilità) costituiscono oggettivamente un buon risultato ed un’ottima prospettiva. A noi era anche giunta notizia che il Ministero delle attività produttive aveva trasmesso il progetto al CIPE e che esisteva una graduatoria. Tuttavia, è anche noto che sono state concesse deroghe in Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 51 SEDUTA DEL presenza di situazioni urgenti ed emergenti. Allora, l’ipotesi di un rinvio che rimanderebbe il problema alla prossima legge finanziaria ci rende totalmente insoddisfatti. Ci stiamo occupando di quattro grandi aziende che non operano soltanto nei servizi, settore piuttosto collaterale rispetto al vero investimento, ma agiscono nel comparto dei materiali plastici, in continua evoluzione. Se esaminiamo le domande presentate all’inizio del procedimento, si può verificare che il progetto va avanti da circa due anni. Allora, se i quattro imprenditori, determinati ad investire nel Mezzogiorno, sono costretti ad aspettare quattro anni prima di poter operare, è evidente che corrono il fortissimo rischio di andare fuori mercato, sia dal punto di vista tecnologico che da quello della domanda del prodotto. Tuttavia, questi imprenditori hanno resistito e sono pronti ad investire in proprio, continuando a nutrire fiducia sulla produttività dell’operazione. È però anche vero che, nel momento in cui si dice loro che per il momento non se ne parla, si mette a rischio la loro volontà di continuare. Non si può, da una parte, dichiarare – come avverrà nei prossimi giorni – che occorre rilanciare lo sviluppo, accrescere la competitività, mettere in campo iniziative per il Mezzogiorno, stanziare risorse con nuovi meccanismi di investimento e, allo stesso tempo, avere una situazione pronta, definita, giudicata positiva in fase di istruttoria, che aspetta solo l’inoltro al CIPE per ottenere ciò che, in sede di quantificazione, è stato ritenuto corretto concedere, senza procedere ulteriormente. Esiste una contraddizione nei comportamenti strategici del Governo. Allora, la risposta risulta insoddisfacente, non solo per la delusione in merito al procedimento, ma anche perché il problema resta irrisolto ed anzi corre il rischio di aggravarsi. Infatti, se la soluzione in questione salta, diventa poi difficile individuarne altre. Tra l’altro, stiamo parlando di risorse che in qualche modo Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 sono già disponibili da tempo per quell’area. Infatti, si tratta di risorse che erano già disponibili per la Valbasento. Quindi, devo francamente osservare che vi erano tutte le condizioni per una deroga: l’emergenza, l’urgenza, la necessità di sistemare 189 lavoratori in mobilità, le risorse, che si sarebbero potute reperire da vecchi finanziamenti riprogrammati. Non si capisce, dunque, perché non si vada avanti. Ho qualche dubbio, che ritenevo potesse essere chiarito dalla risposta del Governo, in ordine a possibili « scavalcamenti », nel senso che forse sono stati giudicati più urgenti altri interventi e dunque è possibile che una deroga sia intervenuta per altre situazioni. Se cosı̀ fosse, il nostro giudizio sarebbe ancora più negativo. Esprimiamo quindi la nostra delusione per la risposta, della quale non siamo certamente soddisfatti. Intendo tuttavia approfittare di questa occasione per valutare se sia possibile modificare la situazione rispetto alle informazioni fornite dal sottosegretario. Nel caso contrario, non sussiste tanto il problema della nostra insoddisfazione, quanto quello della situazione di questa povera gente e del rilancio della Valbasento. Su tale aspetto, vi è la delusione più forte, in quanto la regione Basilicata si è fatta carico di affrontare la questione anche mettendoci del proprio, e non è una prassi ordinaria che le regioni meridionali concorrano in contratti di programma per l’industrializzazione. Vi è stata dunque buona volontà e concreta disponibilità, poiché la Valbasento rappresenta un’area strategica per il Mezzogiorno e soprattutto per la Basilicata. Auspico vi sia la possibilità, da parte del nuovo ministro, di convocare un tavolo di confronto con il consorzio industriale, con la regione Basilicata, con i sindaci di Matera, Ferrandino e Pisticci, vale a dire dei maggiori comuni che insistono su quell’area, e con la struttura speciale, in modo da valutare congiuntamente quali misure possano essere adottate per evitare di vanificare questa operazione, che era nella sua fase conclusiva. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 52 SEDUTA DEL Ritengo che debba essere compiuto qualche sforzo in tal senso, per non correre il rischio di innescare in una situazione di difficoltà un processo negativo destinato a moltiplicarsi e che, raggiunta quella che si può definire una soglia minima, rischia di mettere in crisi l’intero sistema. Dunque, non soltanto non si risolve un problema che era sul punto di essere risolto, ma viene dato un segnale negativo alla rete che si è realizzata, correndo il rischio di mettere in crisi un sistema e rendendo molto più complesso il recupero della situazione. Ribadendo dunque l’insoddisfazione per la risposta, desidero invitare il sottosegretario a dare un segnale per promuovere un’iniziativa che consenta almeno di fare il punto della situazione con la regione e di studiare le possibili soluzioni. Altrimenti, si predica bene e si razzola male, e tra un anno il centrosinistra erediterà guai da tutte le parti e dovrà porre rimedio anche agli errori compiuti in questi ultimi nove mesi. (Presunta abnormità di un’ordinanza emessa dai giudici del tribunale di Bologna – n. 2-01549) PRESIDENTE. L’onorevole Emerenzio Barbieri ha facoltà di illustrare l’interpellanza Volontè n. 2-01549 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 6), di cui è cofirmatario. EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, rinuncio ad illustrarla e mi riservo di intervenire in sede di replica. PRESIDENTE. Sta bene. Il sottosegretario di Stato per la giustizia, senatore Giuliano, ha facoltà di rispondere. PASQUALE GIULIANO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, gli onorevoli interpellanti, nel premettere che già in data 6 aprile 2005 vi erano stati episodi di occupazione e di atti vandalici ai danni dei centri di permanenza tem- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 poranea per stranieri in alcune città italiane, pongono l’accento su quanto accaduto presso la sede della confraternita della Misericordia di Modena. Infatti, essi riferiscono che « (...) furono arrestati e subito rimessi in libertà dal GIP, che ne ordinò l’obbligo di dimora, un uomo ed una donna con l’accusa di danneggiamento di strutture di pubblica utilità ». Il successivo 26 aprile, il tribunale di Bologna ha annullato il provvedimento del GIP. Gli interpellanti, dopo aver sinteticamente riportato i passi salienti della motivazione, chiedono al signor ministro se non consideri detta ordinanza abnorme e, in caso positivo, quali iniziative intenda adottare. Al riguardo, si fa presente che le competenti articolazioni ministeriali hanno immediatamente acquisito il testo integrale dell’ordinanza del tribunale distrettuale della libertà di Bologna, a firma del dottor Libero Mancuso, in qualità di presidente estensore. Dalla disamina della stessa, si evince che la misura dell’obbligo di dimora venne annullata – quanto all’indagato Pannarelli Vincenzo – poiché non risultava essergli stato attribuito alcuno specifico atto di danneggiamento e, comunque, nessuna delle condotte indicate nel capo di imputazione, mentre – in relazione alla posizione della coindagata Federica Guggia – la misura venne revocata per cessate esigenze cautelari. Ciò a fronte di un dispositivo normativo che, in tali casi, prevede che il tribunale della libertà « annulla, riforma o conferma ». Gli altri autori del danneggiamento non furono invece identificati. Va premesso che, come è noto, il giudizio sul merito del provvedimento è naturalmente precluso in questa sede, atteso che l’attività giudiziaria è insindacabile da parte del Ministero della giustizia. Salvo il caso di abnormità del provvedimento, che è ritenuto sussistente dalla costante giurisprudenza della Corte di Cassazione e della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, allorquando al magistrato incolpato possa attribuirsi un preordinato proposito di disapplicare Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 53 SEDUTA DEL la legge, oppure possa attribuirsi una grave e macroscopica negligenza nell’esame e nella risoluzione delle questioni giuridiche, ovvero nella rilevazione dei presupposti fattuali di problemi giuridici che si pongano alla sua attenzione. E, nella specie, non ricorre alcuna di queste situazioni. La lettura dell’ordinanza del tribunale del riesame di Bologna può prestare il fianco – per la verità –, nella parte menzionata dagli onorevoli interroganti, a talune osservazioni, laddove sembra riportare una corrente ideologica che criticherebbe in maniera severa, giustificandone le reazioni, queste sı̀ a volte abnormi, la istituzione di quelli che sono stati definiti, anche questi sicuramente in maniera abnorme e direi provocatoria, luoghi di detenzione e non di permanenza temporanea. A tal riguardo non può ignorarsi che la finalità primaria della legge è quella di apprestare un’idonea protezione degli stranieri in attesa di essere rimpatriati. Certamente censurabile appare la giustificazione riportata dal tribunale, ma per la verità attribuita – come si legge testualmente nel provvedimento in questione – ad un « vasto movimento di idee », secondo cui dovrebbero ritenersi plausibili forme di critica e di protesta, non disgiunte da atti di violenza, nei confronti di questi luoghi che sono di raccolta, e non già di reclusione, di cittadini stranieri destinati ad essere rimpatriati. Anche se, per ragioni di obiettività, va sottolineato che l’ordinanza scrutinata fa salva la giusta punizione di tutti coloro che, pur nell’ambito della protesta di cui sopra, si abbandonano – come si legge sempre nel suddetto provvedimento – « ad incivili atti di distruzione di impianti e di quanto si trovi all’interno degli edifici ». In conclusione, non sembrano, allo stato, sussistere nel caso di specie le condizioni per l’adozione dei provvedimenti invocati dagli interpellanti. PRESIDENTE. L’onorevole Emerenzio Barbieri ha facoltà di replicare. EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, devo dire con grande franchezza, Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 tenendo conto del fatto che, come il sottosegretario sa, sono un deputato non dell’opposizione ma della maggioranza, che non mi ritengo particolarmente soddisfatto, non per le cose che il Governo ha detto in risposta all’interpellanza dell’UDC, ma perché alla base non vi è una valutazione a mio giudizio obiettiva di ciò che si è verificato, fatto e prodotto con questa ordinanza. Il sottosegretario, in modo assolutamente corretto, dice che nel nostro Stato, e tenendo conto dell’ordinamento vigente, il Governo non può esprimere giudizi sulle sentenze e sulle ordinanze. È purtroppo vero che non vi è reciprocità, perché alcuni giudici ed alcuni magistrati esprimono giudizi sull’operato del Parlamento e dei partiti, facendone una ragione che giustifica le loro prese di posizione. Libero Mancuso, che è il presidente di questo collegio, nei giorni a cavallo di tale sentenza partecipava – lo dico perché so che, oltre all’attenzione del Governo, vi è anche quella del Presidente Biondi, sempre molto sensibile a tali questioni – ad un convegno a Modena, dal titolo « Libertà di parola in Italia non c’è » (ed è già significativo il titolo stesso del convegno), nel corso del quale affermava: « Si stanno stravolgendo i princı̀pi della Costituzione ». Un magistrato ha la facoltà di esprimere un giudizio sull’operato del Parlamento. Il Governo ha testè detto che, purtroppo, non vi è la possibilità per i parlamentari di esprimere giudizi sull’operato dei magistrati. Aggiunge sempre Libero Mancuso: « Se ci fosse stata un’informazione corretta » (e questo nella lingua italiana vuol dire che in Italia non vi è un’informazione corretta; dico questo, Presidente, a proposito del fatto che Berlusconi ha il « dominio » di tutti i mezzi televisivi privati e pubblici) « credo non sarebbe stato possibile portare avanti una riforma tanto pericolosa per la democrazia ». Un magistrato dice che la riforma della Carta costituzionale, approvata da questa Camera e dal Senato e che tornerà in quest’aula, è pericolosa per la Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 54 SEDUTA DEL democrazia ! A noi, invece, non è consentito criticare le ordinanze di Libero Mancuso ! Sottosegretario, vi è una disparità cui occorre porre rimedio. Ciò che è consentito al magistrato deve essere consentito anche al parlamentare ed al politico. « Se leggiamo » – è sempre Mancuso che parla – « il piano di rinascita democratica » (e ovviamente si riferisce a Gelli e alla P2) « si parla del tentativo di isolare la CGIL, di delegittimare la magistratura, di comprare pezzi di partiti, di mortificare la televisione nazionale, proclamando la libertà di antenna » (vorrei che i cittadini italiani si rendessero conto che hanno a che fare anche con magistrati di questo genere: la libertà d’antenna è diventata la mortificazione della RAI !) « di comprare giornali, riviste e periodici, di modificare l’ordinamento giudiziario ». A noi non è consentito, secondo l’interpretazione di Libero Mancuso, di modificare l’ordinamento giudiziario ! « È tutto quanto sta avvenendo ora ». Poi aggiunge, perché questo, signor sottosegretario, è l’humus culturale in cui matura questa ordinanza: « L’opera di revisione della Costituzione inizia a partire dalla lotta di liberazione » – siamo al sessantesimo anniversario e Berlusconi non vi ha mai preso parte, ma lo sport che si pratica più volentieri in questo paese è quello di tirare le palle di stoffa, sperando che siano sempre e solo di stoffa nei confronti di Berlusconi; uno sport diventato largamente condiviso e, da alcune parti politiche, fortemente sollecitato –, « eppure De Gasperi, al termine del conflitto, fece leva proprio sulla presenza in Italia di una lotta popolare e di parte di un esercito che lottava contro i nazifascismi ». A prescindere dal fatto che Libero Mancuso cita De Gasperi in modo assolutamente spropositato, mi preme porre in rilievo l’humus in cui matura l’ordinanza che testé abbiamo commentato. Ma qual è l’aspetto grave di questa ordinanza ? A mio giudizio, è incredibile; difatti, se noi la leggiamo, essa finisce per avallare comportamenti vandalici contro le organizzazioni di volontariato. Questo è Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 ciò che legittima questa ordinanza. Organizzazioni di volontariato che, nella fattispecie, hanno una sola responsabilità: quella di collaborare con lo Stato. Mi pare quindi che questa ordinanza sia dettata proprio da una fortissima ideologia politica perché pregiudizialmente non sta dalla parte degli offesi, ma dalla parte di chi ha commesso gli atti vandalici per ragioni di carattere politico. Signor sottosegretario, come si fa a scrivere in un’ordinanza che i centri di permanenza temporanea sono impropriamente definiti di permanenza temporanea ? Ma che cosa vuol dire « impropriamente definiti » ? Il magistrato, nella fattispecie Libero Mancuso, vuole venirci a spiegare che termini dobbiamo usare quando approviamo le leggi ? È una cosa incredibile ! Egli dice, nella sostanza, che la legge è sbagliata ! Ma non può essere riconosciuta ad un magistrato la facoltà di dire che il Parlamento approva leggi sbagliate ! Se tale facoltà è riconosciuta al magistrato, allora, allo stesso modo, deve essere riconosciuta a noi la facoltà di dire che le ordinanze sono sbagliate. In tale ordinanza, inoltre, si stabilisce: « Nella medesima legge ci sarebbero delle lacune costituzionali che non consentirebbero l’esistenza di tali luoghi ». Ma ci rendiamo conto della gravità della questione ? Ecco perché, signor sottosegretario, ho detto che mi ritengo parzialmente soddisfatto della sua risposta, proprio perché lei ha spiegato, in modo assolutamente corretto, le ragioni per le quali non c’è possibilità di intervento. Ma io, in forza del fatto di rappresentare uno spicchio di sovranità popolare (un seicentotrentesimo di sovranità popolare), voglio dirle che mi ribello all’imposizione per la quale a noi, eletti dal popolo, non può essere consentito di criticare duramente le ordinanze, che giudichiamo sbagliate, emesse da magistrati come Libero Mancuso. Il rammarico finale è che noi, nel corso di questi quattro anni, avremmo dovuto occuparci di più per riformare alla radice la giustizia di questo paese, evitando cosı̀ il continuo perpetrarsi di una situazione Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 55 SEDUTA DEL nella quale a noi, parlamentari, non è consentito di criticare pesantemente ordinanze di questo genere. PRESIDENTE. Il sottosegretario Giuliano avrebbe manifestato l’intenzione di intervenire per fornire un’ulteriore precisazione, ma il regolamento purtroppo non glielo consente. PASQUALE GIULIANO, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Ne prendo atto. (Emergenza ambientale nella Valle del Sacco – n. 2-01538) PRESIDENTE. L’onorevole Coluccini ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01538 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 7). MARGHERITA COLUCCINI. Signor Presidente, con questa interpellanza urgente si invita il Governo ad affrontare la grave situazione ambientale presente nella Valle del Sacco, che comprende una parte della provincia di Roma e una parte della provincia di Frosinone. Le aziende zootecniche di questo territorio si trovano ad affrontare una pesantissima crisi causata dalla presenza, riscontrata prima nel latte prodotto da alcune aziende e poi nelle acque del fiume Sacco, di una sostanza pesticida fortemente tossica, il betaesaclorocicloesano. Gli allevatori della zona sono stati sottoposti al blocco delle movimentazioni e delle macellazioni degli animali ed alla distruzione del latte prodotto, senza alcuna certezza rispetto al danno subito ed agli sviluppi futuri in ordine alla sopravvivenza delle loro aziende. Il betaesaclorocicloesano fa la sua prima apparizione ufficiale nel dicembre del 2004, quando il servizio veterinario dell’ASL Roma G dispone il prelevamento di un campione di latte bovino in un’azienda locale ed il campione risulta positivo. Segue una serie di atti ed eventi. Il 20 marzo 2005 il servizio veterinario dell’ASL competente dispone la distru- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 zione del latte prodotto e viene posto sotto sequestro un silos contenente 60 mila chili di mais della produzione agricola del 2004 risultato positivo al controllo. Il 30 marzo 2005 viene disposto il divieto di movimentazione e di macellazione degli animali, ordine che viene esteso anche ad altre aziende e, quindi, coinvolge anche altri comuni della provincia di Frosinone. L’ARPA, l’azienda regionale che effettua i controlli sulla qualità ambientale, dispone il controllo delle acque del fiume Sacco, riscontrando che la concentrazione di betaesaclorocicloesano è particolarmente elevata. La mappa che si ricostruisce seguendo la dislocazione delle aziende coinvolte ed il percorso del fiume Sacco lascerebbe dedurre che il problema sia generato dalle acque reflue provenienti dalla zona industriale di Colleferro, sulla quale, peraltro, la provincia di Roma ha da subito istituito un’unità di crisi per l’emergenza ed ha ordinato controlli al fine di verificare la situazione delle tre discariche presenti nella stessa zona. A questo punto, bisogna fare un po’ di cronistoria. Quindici anni fa circa, durante alcuni controlli effettuati in un terreno non lontano dal fiume Sacco, nel territorio del comune di Colleferro, fu riscontrata la presenza, insieme ad altri agenti chimici inquinanti, di una quantità elevata di betaesaclorocicloesano. Quei prelievi portarono alla scoperta di una discarica, estesa per circa 5 ettari, nella quale furono rinvenuti fusti interrati e scarti delle lavorazioni della Snia Bpd, proprietaria del terreno, la quale operava, all’epoca, prevalentemente nella produzione di armi e munizioni e nel settore chimico (per la produzione di pesticidi ed altro). Nel 1993, il tribunale di Velletri ordinava alla Snia Bpd la messa in sicurezza e la bonifica dell’area. A sua volta, la Snia Bpd affidava alla Secosvim, immobiliare del gruppo, i lavori di bonifica del sito. A questo punto, la Secosvim, che pure aveva ottenuto la valutazione di impatto ambientale dalla regione e, quindi, era in condizione di procedere, presentava al Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 56 SEDUTA DEL Ministero dell’ambiente un progetto relativo non più alla messa in sicurezza del sito e, quindi, alla sua bonifica, ma alla realizzazione di una discarica destinata a rifiuti tossici, contravvenendo, in tal modo, al provvedimento del tribunale e cercando, in maniera incomprensibile, di trasformare il problema in un affare di cui la città ed il territorio di Colleferro non sentivano – e non sentono – la necessità. Per fortuna, il progetto veniva affossato in sede di conferenza di servizi. Nel 1999, la giunta Baldoni, allora al governo della regione Lazio, si fece carico di approvare un progetto per la bonifica del sito, con la volontà precisa non soltanto di evidenziare le deficienze e le gravi responsabilità manifestate anche dall’autorità locale, ma soprattutto per dare una risposta ad una questione che pesa come un macigno sulla testa delle migliaia di cittadini che vivono e lavorano a Colleferro e nelle zone limitrofe. Devo aggiungere che la giunta Storace, che ha governato la regione Lazio dalla primavera del 2000, non soltanto non ha ripreso quel progetto – eppure, doveva essere un atto necessario –, ma ha completamente abbandonato un’iniziativa che potesse portare alla soluzione del problema. Questo è, in sintesi, il quadro generale. L’improvvisa ricomparsa della sostanza nociva nel dicembre del 2004 ha fatto scattare nuovamente l’allarme ed appare riconnessa alla presenza di quei famigerati fusti interrati. Infatti, il Corpo forestale dello Stato afferma in un suo comunicato che l’origine del grave inquinamento ambientale, causa di tanta preoccupazione e di tanti danni economici, è verosimilmente da attribuire alla presenza di quei fusti tossici in un’area che attende una seria ed urgente opera di bonifica. Ma torniamo ad oggi. La mobilitazione che, in questi ultimi tempi, ha visto in testa sindaci caricarsi sulle spalle il problema, dando voce alle istanze e alle preoccupazioni degli allevatori, dei cittadini e delle decine di aziende messe sul lastrico e senza alcuna prospettiva, è segno importante, che racconta la grande preoc- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 cupazione che esiste. A questa grande preoccupazione ha corrisposto da subito da parte del Governo una manifesta incomprensione di quanto stava per accadere e una presa di posizione che oggi appare nella sua dimensione di vere e propria beffa. Dico questo, perché il ministro Alemanno, prima ha rimandato l’incontro chiesto dai sindaci, fissato per il 19 aprile – probabilmente, perché, in quei giorni, era troppo preso dalla crisi di Governo e dalla crisi del suo stesso partito – poi si è presentato a Colleferro in soccorso del sindaco Moffa, nonché suo collega di partito, nonché sottosegretario del primo e del secondo Governo Berlusconi. In tale occasione – peraltro recentissima –, il ministro si è impegnato a stanziare 10 milioni di euro in favore delle aziende danneggiate da reperire nel famigerato « decreto sulla competitività ». Ma nel maxiemendamento, approvato ieri attraverso il voto di fiducia che Berlusconi ha imposto ai senatori del centrodestra, non c’è traccia. Non viene destinato neanche un centesimo a quel territorio e a quelle aziende. In compenso, dalla riunione dell’unità di crisi, che si è svolta lunedı̀ scorso presso il Dipartimento della protezione civile, si è materializzato quello scenario che comuni e provincia di Roma, sin dall’inizio, volevano scongiurare, ossia che l’emergenza nella Valle del Sacco sarà commissariata. Ci sarà, quindi, una gestione che passa sulla testa dei cittadini e degli amministratori locali. Vorrei porre le seguenti domande: chi sarà il commissario ? Perché non delegare alla regione, al presidente Marrazzo pieni poteri ? Queste domande si aggiungono a quelle che chiedono di sapere quali saranno le misure urgenti indifferibili che si vogliano adottare per contrastare e limitare i danni che si sono già prodotti, quali protocolli di interventi si intendano adottare e quali risposte in termini di risorse saranno fornite per fare in modo che venga offerta la possibilità alle aziende di riprendere da subito il loro lavoro. Infine, quali iniziative Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 57 SEDUTA DEL si intendano mettere in cantiere per portare a compimento, anzi per iniziare, la bonifica dell’area inquinata. PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali, onorevole Delfino, ha facoltà di rispondere. TERESIO DELFINO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, l’interpellanza dell’onorevole Coluccini pone l’accento sull’emergenza ambientale che ha colpito il territorio in prossimità del fiume Sacco, che scorre attraverso le province di Roma e Frosinone, sfociando nel Golfo di Gaeta e le cui acque sono state contaminate da sostanze clororganiche riversatesi nel corso d’acqua. Dai primi accertamenti compiuti, l’inquinamento del fiume sarebbe stato causato dalla percolazione in acqua di agenti chimici tossici situati in area occupata fino a trent’anni fa da un’industria chimica dove ora sono sepolti scorie e residui di lavorazione; mi riferisco all’area dell’industria chimica ex Snia Bpd, situata a valle della comune di Colleferro. Le analisi, infatti, hanno individuato la presenza di pesticidi (isomeri dell’esaclorocicloesano) nei campioni di latte. Va subito detto che l’esposizione dei consumatori al rischio legato alla presenza di questo metabolita nelle produzioni animali destinate al consumo umano è stato tempestivamente scongiurato grazie alle iniziative adottate in tempi brevissimi dai servizi veterinari. Infatti, il fenomeno, che risale all’inizio del mese di marzo, ha visto immediatamente impegnati l’Istituto zooprofilattico sperimentale di Roma, l’ARPA Lazio, le ASL competenti territorialmente, i NOE e i NAS in una vasta attività di indagine ed in accertamenti tecnici finalizzati all’individuazione delle cause della contaminazione. A seguito di un incontro tenutosi presso il Ministero delle politiche agricole e forestali con i rappresentanti delle organizzazioni agricole sulla situazione determi- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 natasi nell’area interessata, il ministro Alemanno ha chiesto l’intervento urgente della Protezione civile e del Corpo forestale al fine di valutare e prevenire i possibili rischi per gli allevamenti presenti in zona e per i terreni utilizzati a pascolo ed a foraggio. Il ministro stesso, accompagnato dal capo della Protezione civile e dal capo del Corpo forestale, il 28 aprile scorso ha effettuato un sopralluogo nell’area interessata. È stato immediatamente disposto l’avvio di una campagna di controlli e di indagini diretti a monitorare il territorio dei sette comuni interessati dall’emergenza – Gavignano, Segni, Anagni, Paliano, Morolo, Sgurgola e Supino – al fine di individuare le cause e l’estensione delle aree contaminate da pesticidi. Un numero consistente di uomini (circa 50 forestali), appartenenti ai nuclei investigativi di polizia ambientale e forestale di Frosinone e Roma, coordinati dalla struttura centrale del nucleo investigativo centrale ambientale e forestale, con l’ausilio dei comandi delle stazioni locali, ha provveduto ad effettuare analisi delle acque, delle sabbie e del terreno in prossimità del fiume Sacco, con verifiche puntuali sui foraggi, stoccati e non, e sulle aree coltivate. Le analisi verranno effettuate dall’Istituto sperimentale per la patologia vegetale, che fa capo al Ministero delle politiche agricole e forestali. Tutti i prelievi verranno georeferenziati tramite GPS, cosı̀ da delimitare il perimetro dell’area contaminata e contribuire al ripristino della regolare attività della filiera del latte nelle zone limitrofe, non colpite dal fenomeno. Ad ulteriore garanzia della salute pubblica, uomini altamente specializzati del nucleo agroalimentare forestale stanno compiendo accertamenti nell’intero comparto zootecnico. Facendo riferimento a quanto esposto dall’interpellante, riferisco che il Governo interverrà a sostegno delle imprese agricole della regione Lazio, che hanno registrato casi di latte contaminato da pesti- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 58 SEDUTA DEL cidi, con un previsto stanziamento di 10 milioni di euro per l’anno 2005 come risarcimento temporaneo dei danni; stanziamento che sarà disposto con ordinanza del Dipartimento della protezione civile. Quindi, il Governo ha assunto tale impegno e lo manterrà. Allo stato, l’azione del Governo, che il 2 maggio ultimo scorso ha tenuto una prima riunione dell’unità di crisi, è incentrata ad accertare che le fonti inquinanti non siano ancora attive e ad evitare che l’inquinamento possa estendersi ulteriormente, colpendo le coltivazioni ed impedendo cosı̀ la regolare prosecuzione dell’attività zootecnica ed agricola nella zona interessata. Alla riunione, convocata dal capo del Dipartimento di protezione civile, hanno preso parte tutti i rappresentanti degli enti interessati dall’emergenza – quindi, ovviamente, anche la regione –, al fine di concordare le strategie da sviluppare per la gestione della situazione ambientale e sanitaria dell’area del fiume Sacco. A seguito di tale riunione, è emersa la necessità di affrontare la situazione di crisi con l’emanazione di un’ordinanza e con la contestuale nomina di un commissario governativo per l’emergenza. Quando l’ordinanza sarà emanata, non escludo che il Governo possa indicare, come in altre situazioni di calamità e di emergenza, il presidente della regione. Oggi, l’ordinanza non è ancora stata emanata e, quindi, non possiamo pronunciarci sulla pur giusta preoccupazione espressa dall’interpellante su tale questione. Però, ritengo esistano precedenti fondati che ci inducono a ritenere credibile tale opzione. L’ordinanza dovrà indirizzare le istituzioni a provvedere immediatamente alla bonifica dei siti inquinanti già noti presenti nella zona, a proseguire gli accertamenti tecnico-scientifici in modo coordinato, a fornire direttive di carattere tecnico alle aziende che sono risultate interessate dall’inquinamento. Ciò anche perché non si spiega come solo quest’anno sia stata riscontrata la presenza dell’insetticida nel latte, qualora la fonte inquinante sia quella prospettata Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 dall’ARPA, vale a dire l’area dell’industria chimica ex Snia Bpd, situata a valle del comune di Colleferro, che da decenni conterrebbe residui di lavorazione e scorte di prodotto sotterrate. La contaminazione degli animali, inoltre, riscontrata con le analisi effettuate nel decorso mese di marzo, non può essere imputata all’irrigazione delle colture foraggere, in quanto il clima piovoso, che ha caratterizzato l’attuale stagione primaverile, lo escluderebbe. Peraltro, le analisi nel 2005 sono state effettuate per la prima volta su latte concentrato, che ha evidenziato la presenza di residui dell’insetticida in questione; negli anni precedenti, invece, le analisi venivano effettuate su latte diluito. Quanto, infine, alla destinazione del latte raccolto dagli allevamenti non direttamente interessati dalla contaminazione a latte UHT, l’iniziativa deriva non da un’ordinanza sanitaria, ma dalla strategia commerciale adottata dalle centrali del latte. Concludendo, vorrei rappresentare che il Governo ritiene, alla luce dell’episodio che si è verificato, di aver adottato collettivamente, nell’ambito dell’unità di crisi, tutti i provvedimenti utili e necessari affinché tale situazione venga non solo monitorata, ma anche indagata nella sua totalità, al fine di garantire sia, e prima di tutto, i consumatori e la salute pubblica, sia la possibilità di proseguire l’attività agricola in quella zona. PRESIDENTE. L’onorevole ha facoltà di replicare. Coluccini MARGHERITA COLUCCINI. Signor Presidente, il problema non è rappresentato dalla mia soddisfazione o meno, perché mi piacerebbe che i numerosi condizionali adoperati dal sottosegretario Delfino fossero coniugati al tempo indicativo presente. In primo luogo, infatti, sono necessari gli stanziamenti per i quali si era impegnato il ministro Alemanno, i quali hanno evidentemente cambiato fonte di reperimento (e mi auguro non abbiano cambiato anche destinazione). Lei, signor sottosegretario, adesso ha affermato che le Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 59 SEDUTA DEL risorse verranno reperite attraverso una posta da individuare nel fondo della protezione civile: verificheremo se ciò avverrà o meno, e saremo pronti anche a rilevarlo. Auspico che vada veramente cosı̀, poiché in quell’area la situazione è veramente molto grave. Per quanto concerne il commissariamento, dal momento che l’ordinanza non è stata ancora emanata, vi invito vivamente a prendere in considerazione la possibilità di coinvolgere sia la regione Lazio, sia gli enti locali, i quali, in questa fase di emergenza, stanno esercitando (in particolare, i comuni) una funzione importante. Essi, infatti, stanno interpretando anche un ruolo di filtro rispetto alle numerose preoccupazioni che provengono dagli allevatori e dai cittadini di quel territorio, i quali avvertono la sensazione di vivere quasi su una sorta di « bomba ad orologeria », che deve essere disinnescata, evidentemente, con tempestività ed urgenza. Auspico, pertanto, che gli impegni annunciati vengano realizzati, altrimenti è chiaro che vi assumereste una responsabilità politica veramente rilevante, della quale dovrete successivamente rispondere ai cittadini. PRESIDENTE. A questo punto, sospendo la seduta, che riprenderà alle 18,15, con lo svolgimento delle restanti interpellanze urgenti all’ordine del giorno. La seduta, sospesa alle 15,15, è ripresa alle 18,15. Missioni. PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell’articolo 46, comma 2, del regolamento, i deputati Armani, Baldi, Brancher, Gianfranco Conte, Cordoni, Delfino, Giordano, Moroni, Nesi, Raisi, Saponara, Sgobio, Tortoli e Valpiana sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta. Pertanto i deputati complessivamente in missione sono ottantatré, come risulta Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 dall’elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna. Si riprende lo svolgimento di interpellanze urgenti. (Iniziative per riaprire i percorsi adottivi con la Bielorussia – n. 2-01547) PRESIDENTE. L’onorevole Ruzzante ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01547 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 8). PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, per inquadrare il tema contenuto in quest’interpellanza, e prima di introdurre gli interrogativi che porrò al Governo, attraverso il ministro Prestigiacomo, vorrei fare una breve premessa. Vi è una grande amicizia che lega il popolo italiano a quello bielorusso. Tale amicizia nasce principalmente in seguito alla tragedia di Chernobyl del 1986. Tra l’altro, da pochi giorni è trascorso il diciannovesimo anniversario di tale tragedia. Il fallout radioattivo investı̀ il 70 per cento del territorio della Bielorussia, che fu il paese più colpito, nonostante la centrale nucleare di Chernobyl si trovasse nella Repubblica dell’Ucraina. Il 23 per cento del territorio bielorusso rimase fortemente contaminato: sono stati provocati ingentissimi danni alla salute della popolazione bielorussa; due milioni e mezzo di cittadini sono stati colpiti dalle radiazioni e, tra di essi, vi sono 500 mila bambini, con una incidenza fino a cento volte superiore per il cancro tiroideo rispetto al periodo precedente l’esplosione della centrale di Chernobyl. Ovviamente, è stata fortemente colpita anche l’economia nazionale di tale paese: ancora oggi più del 10 per cento della spesa pubblica della Bielorussia è impegnata per fronteggiare le conseguenze della tragedia Chernobyl. A tale tragedia seguı̀ una grande gara di solidarietà da parte di tutto il mondo, in particolar modo dell’Europa. L’Italia è stata ai primi posti in questa gara di solidarietà, attraverso Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 60 SEDUTA DEL forme di aiuti economici, collaborazioni di strutture ospedaliere nei confronti degli istituti per i minori, in particolare da parte di molti enti locali. Agli aiuti economici è successivamente seguita un’altra gara di solidarietà, avente ad oggetto l’ospitalità dei bambini bielorussi in Italia per periodi di uno, due o tre mesi. Obiettivo di questa ospitalità era ridurre l’esposizione alle radiazioni nucleari per i bambini bielorussi, che erano i più esposti ed i più a rischio, a causa della presenza di tali forme di radioattività particolarmente elevate. Anche quest’anno 35 mila bambini bielorussi saranno ospitati dalle famiglie italiane per il risanamento. Le analisi epidemiologiche hanno, infatti, dimostrato l’utilità e l’importanza della presenza dei bambini, anche per alcuni mesi, in territori non contaminati dalle radiazioni. Negli ultimi 13 anni, l’Italia ha ospitato più di trecentomila bambini provenienti dalle zone di Chernobyl: in maggioranza, si tratta di bimbi di famiglie bielorusse, ma una notevole percentuale di essi sono bambini che risiedono negli internati, negli istituti per gli orfani o per i bambini abbandonati o sottratti alle famiglie, a causa dei maltrattamenti ricevuti. Questa gara di solidarietà ha coinvolto diversi soggetti: enti locali, comuni, regioni, associazioni di volontariato, organizzazioni economiche ed aziende ospedaliere. Si calcola siano circa tra 2 e 3 milioni i cittadini, residenti in tutte le aree geografiche del nostro paese, che sono stati, in qualche modo, coinvolti o compartecipi in questa gara di solidarietà. Nessun altro paese europeo ha avuto un livello di coinvolgimento analogo a quello dell’Italia. Basti pensare che dal 1991 sono state circa 2.285 le adozioni di bambini bielorussi in paesi esteri e più della metà di queste hanno riguardato famiglie italiane. Questa è la dimostrazione del livello dei rapporti fra Italia e Bielorussia nel corso di questi anni. Questi sono, in sintesi, i motivi che legano in maniera del tutto particolare il popolo italiano a quello bielorusso. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Quando si ospita una bimba o un bimbo bielorusso – lo affermo anche per esperienza diretta – si crea un legame affettivo con l’intero popolo bielorusso. Credo che anche la presenza in quest’aula dell’ambasciatore e del console della Bielorussia (li ringrazio per essere qui) dimostri il particolare legame affettivo tra i nostri paesi. Fatta questa doverosa premessa, vengo ad esporre i motivi dell’interpellanza in esame, sottoscritta non solo da deputati dell’opposizione, ma anche da alcuni colleghi della maggioranza. Dal 6 ottobre 2004 (ossia, da circa sette mesi), si è creata una situazione di stallo e di rallentamento relativamente alle adozioni internazionali con la Bielorussia. Oltre 400 domande sono depositate e molte altre domande nominative sono in fase di definizione. Tengo a sottolineare al ministro Prestigiacomo, che conosce bene la materia delle adozioni, che la gran parte di queste domande di adozione riguarda bambini già grandi, di età compresa fra gli 8 e i 14 anni, che da anni risiedono negli orfanotrofi e che, in alcuni casi, presentano anche problemi di salute. Sono bambini che hanno già costruito, nella stragrande maggioranza, un rapporto solido con le famiglie italiane. Vengo ora alle domande che rivolgo al ministro Prestigiacomo. Innanzitutto, chiedo quali siano le iniziative che il Governo italiano ha adottato per riaprire i percorsi adottivi con la Bielorussia. In secondo luogo, chiediamo – vista la particolarità dei rapporti, che ho cercato di descrivere in premessa, di oltre 35 mila famiglie italiane e relativi comuni e associazioni con bambini, istituti e famiglie bielorusse – se il Governo non ritenga opportuno avviare rapporti bilaterali con la Bielorussia, tesi, da un lato, a garantire rapporti di più forte collaborazione e di sostegno alle famiglie ed alle autorità bielorusse, per ridurre od evitare l’abbandono dei minori, e, dall’altro, ad accelerare le adozioni con il nostro paese. Si chiede, poi, se il Governo non ritenga, dopo la visita, effettuata il 16 e 17 dicembre 2004, della presidente della com- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 61 SEDUTA DEL missione adozioni internazionali, dottoressa Cavallo (visita che aveva riaperto le speranze, anche se, a distanza di quattro mesi, nulla purtroppo è successo nella direzione del rapporto per le adozioni), di dovere organizzare una visita ufficiale in Bielorussia, per discutere con le autorità locali la situazione e stabilire assieme un percorso di riapertura dei rapporti in materia di sostegno ai minori e di adozioni. Infine, si chiede quali iniziative e rapporti bilaterali il Governo italiano stia realizzando per garantire sulle adozioni internazionali con la Bielorussia non solo un percorso di continuità, ma anche tempi più rapidi, a partire dai bambini più grandi in termini di età, già legati affettivamente alle famiglie italiane, viste anche le particolari condizioni di salute e i rischi connessi all’esposizione alle radiazioni, che aumentano sensibilmente nei bambini. Vorrei, infine, rassicurare che su questo tema, visto che sono in gioco i legami e gli affetti dei bambini, vi è una piena e totale disponibilità da parte dell’opposizione a collaborare. Credo che l’interpellanza in esame, sottoscritta da parlamentari di entrambi gli schieramenti, ne sia la concreta dimostrazione. Ritengo che trovare una positiva e rapida soluzione sia, innanzitutto, interesse dei bambini e risponda ai criteri sanciti da questo Parlamento nelle proprie leggi e nelle proprie risoluzioni, che hanno sempre posto il tema dei bambini al centro della nostra azione politica. PRESIDENTE. Il ministro per le pari opportunità, onorevole Prestigiacomo, ha facoltà di rispondere. STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro per le pari opportunità. In ordine all’interpellanza presentata dall’onorevole Ruzzante e sottoscritta da altri parlamentari, si rappresenta che l’Italia, cosı̀ come confermava lo stesso onorevole Ruzzante nella sua illustrazione, ha sempre avuto un rapporto privilegiato con la Bielorussia. A differenza degli altri Stati europei, che subito dopo il disastro di Chernobyl si aprirono all’accoglienza e poi, con il pas- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 sare degli anni, hanno notevolmente diminuito il flusso di minori accolti (come, ad esempio, la Spagna e la Germania), il nostro paese ha mantenuto fermo il flusso originario, tant’è vero che negli ultimi anni si rileva una media costante di 28 mila ingressi. In ordine a tali flussi, la competenza è del Ministero del welfare. Questo ministro ha la delega politica per le adozioni internazionali e, pertanto, ha seguito in modo ravvicinato l’andamento delle procedure presentate dalle nostre coppie e sollecitato l’intervento della Commissione per le adozioni internazionali, al fine della loro ripresa quando se ne è registrato, nel novembre 2004, il forte rallentamento, fino al blocco definitivo del dicembre 2004. È opportuno premettere che la maggior parte dei bambini bielorussi adottati sono bambini precedentemente accolti nell’ambito dei percorsi di risanamento e poi richiesti in adozione dalle coppie affidatarie. Dalla data di inizio del funzionamento della Commissione per le adozioni internazionali, il 16 dicembre 2000, a tutt’oggi, le adozioni dalla Bielorussia sono state 821 (9 nel 2000, 147 nel 2001, 185 nel 2002, 254 nel 2003 e 226 del 2004). Nel 2005 non è stato autorizzato alcun ingresso. Tutti questi bambini hanno manifestato problemi di salute più o meno seri. La ragione del blocco risiede nella nuova politica della Bielorussia in ordine alle adozioni internazionali. La svolta è stata segnata dalla presa di posizione del presidente Lukashenko, il quale, in data 6 ottobre 2004, ha tenuto un discorso molto chiaro riferendosi ai percorsi di risanamento e a tutti i paesi di accoglienza. Si tratta, dunque, di una decisione presa al più alto livello politico e molto forte, che riguarda tutti gli Stati con i quali, sino a quella data, la Bielorussia aveva mantenuto rapporti in materia di adozione o accoglienza umanitaria. Tale discorso è stato tenuto durante la cerimonia per la firma della deliberazione sul referendum repubblicano su « La protezione dei diritti dei bambini e dei giovani ». Il presidente Lukashenko ha dichia- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 62 SEDUTA DEL rato che « sarebbero state introdotte norme tese, da una parte, a responsabilizzare maggiormente i genitori nella gestione della potestà parentale e, dall’altra, a creare una rete di sostegno intorno ai bambini e ai giovani fino al raggiungimento della maggiore età, perché siano loro assicurati percorsi di vita sani ed operosi per una sistemazione lavorativa in patria, evitando cosı̀ l’inquinante contatto con l’estero ». Cito letteralmente le parole del presidente, il quale ha altresı̀ dichiarato che il fenomeno dei soggiorni per risanamento avrebbe dovuto azzerarsi e che ogni provvedimento autorizzatorio, sia per l’adozione sia per l’espatrio temporaneo, avrebbe dovuto recare la firma del ministro della pubblica istruzione, perché i paesi stranieri hanno reso i bambini in Bielorussia che hanno sperimentato percorsi di risanamento « dei consumatori elevati al quadrato ». Egli, rivolgendosi ai politici stranieri, ha chiesto che, ove davvero vogliano sostenere bambini Bielorussia, portino direttamente in Bielorussia il loro aiuto. La missione a Minsk, effettuata il 16 dicembre 2004 dalla presidente della Commissione, consigliere Carmela Cavallo, e dal consigliere diplomatico Ombretta Pacilio, è stata finalizzata ad accertare, da una parte, quale futuro sarebbe stato riservato alle procedure di adozione in corso e, dall’altra, a rappresentare la particolare disponibilità, nel corso di quasi vent’anni, dell’Italia in relazione all’accoglienza; tale posizione avrebbe potuto giustificare un diverso orientamento nei confronti del nostro paese. La viceministro della giustizia, onorevole Kovalova, nell’incontro con la delegazione italiana ha reso noto che erano allo studio dell’ufficio legislativo del Ministero della pubblica istruzione modifiche alla normativa sull’adozione e, marginalmente, anche alla legge sul diritto di famiglia. Si è appreso cosı̀ che le procedure di adozione instaurate dalle coppie straniere – quale che sia il paese di provenienza – erano state « differite », ovvero bloccate, Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 dal 6 ottobre scorso. Esse sarebbero riprese soltanto dopo l’introduzione delle modifiche richieste dal presidente Lukashenko. Quanto rappresentato dalla viceministro ha trovato pieno riscontro negli ingressi autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali negli ultimi sei mesi dell’anno 2004 (41 a luglio, 11 ad agosto, 16 a settembre, 33 ad ottobre, 10 a novembre, 0 dicembre). Nei primi quattro mesi del 2005 la Commissione non ha autorizzato alcun ingresso. Si prevedeva all’epoca come inizio del nuovo corso il mese di febbraio 2005, ma nulla si è mosso. È stato comunque assicurato che la documentazione già presentata dagli aspiranti genitori sarebbe stata fatta salva e che quindi non andava ripetuta, ma avrebbe dovuto seguire il diverso percorso procedurale previsto dalla nuova normativa. La viceministro ha ulteriormente chiarito che sarebbero stati proposti due percorsi procedurali, a seconda che si tratti di adozioni nominative (cioè relative al bambino accolto e già noto) o, invece, non nominative o generiche. La viceministro ha sottolineato che sarebbero state verificate le attuali condizioni di vita di tutti i minori bielorussi adottati all’estero a far data dal 1991 (si tratta di 2285 bambini). Sulla situazione di tali minori avrebbe dovuto essere presentata un’apposita relazione al Consiglio dei ministri bielorusso. La viceministro ha precisato inoltre che il ministero della pubblica istruzione avrebbe controllato ogni procedura di adozione ed avrebbe dato un parere vincolante ed ancora che la permanenza nella banca dati richiesta per un minore, affinché possa essere dichiarato adottabile, sarebbe stata non più di sei mesi, ma di un anno. In riferimento ai report post-adottivi, la viceministro ha dichiarato che essi sarebbero stati richiesti per cinque anni, ma con cadenza annuale e non più semestrale. È stato altresı̀ ulteriormente precisato che, ove si fosse trattato di adozioni nominative, la famiglia avrebbe potuto fare una domanda iniziale al ministero della pub- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 63 SEDUTA DEL blica istruzione, non corredata da alcun documento, esclusivamente per conoscere se il minore si trovi in situazione di adottabilità e solo nel caso si tratti di minore abbandonato, e quindi adottabile, si sarebbe potuta inoltrare la documentazione prevista. La nuova normativa bielorussa in materia di adozioni internazionali è entrata in vigore il 14 gennaio scorso. Essa è ispirata a criteri restrittivi per quanto riguarda l’adozione internazionale, che assume un più deciso carattere di sussidiarietà, rispetto a quella nazionale, ed è limitata ai soli casi di minori affetti da patologie non curabili in patria. Ad oggi, tuttavia, pur non essendo più le procedure ufficialmente sospese, permane una situazione non chiara, mentre non vengono ancora accettate nuove domande di adozione; anche le pratiche avviate prima dell’entrata in vigore della predetta legislazione sono rimaste bloccate. In particolare, in risposta a quesiti posti dall’interpellante, sintetizzo quanto segue. In primo luogo, circa le iniziative che il Governo italiano ha adottato per riaprire i percorsi adottivi con la Bielorussia, si evidenzia che tali iniziative sono consistite nella richiamata missione a Minsk svoltasi il 16 dicembre 2004, che ha avuto una ricaduta positiva in quanto comunque sono stati chiariti i termini della questione ed illustrate le nuove procedure. Va segnalato inoltre che la nostra ambasciata a Minsk ha compiuto negli ultimi mesi numerosi passi per sensibilizzare il Governo bielorusso sulla situazione di paralisi che si è venuta a creare e per gli orientamenti di maggior chiusura che paiono profilarsi anche in tema di soggiorni di risanamento. Sono stati inoltre intensificati i rapporti con l’ambasciata di Bielorussia in Italia. Approfitto per salutare il console e l’ambasciatore bielorussi, che oggi assistono dalle tribune ai nostri lavori. Tutto ciò al fine di ottenere la definizione a breve dei percorsi procedurali già iniziati. I rapporti con le autorità bielorusse sono sempre stati ottimi e si mantengono tali, ma è di tutta evidenza che non possono superare Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 una siffatta decisione politica. Essi assicurano però un’informazione in tempo reale degli eventi ed una considerazione delle istanze espresse dal nostro paese. È stata a più riprese e a vari livelli manifestata la viva attesa italiana che le procedure di adozione pendenti possano essere rapidamente portate a conclusione, sulla base di convergenti considerazioni di giustizia ed umanitarie – in particolar modo l’interesse dei bambini e le aspettative delle famiglie italiane –, con un’adeguata valutazione di ordine politico da parte bielorussa, nel quadro più generale delle relazioni tra i due paesi. Si è chiesto pertanto all’ambasciatore bielorusso in Italia di sottolineare alle autorità competenti la straordinaria valenza che i rapporti umani hanno nel contesto delle relazioni bilaterali, e quindi l’importanza di adoperarsi per preservarli. In secondo luogo, quanto ai rapporti bilaterali di collaborazione e di assistenza in loco con la Bielorussia, si fa presente che la Commissione per le adozioni internazionali ha sottoscritto con il centro adozione di Minsk ben tre protocolli per regolamentare le procedure di adozione anche in relazione a quelle dei bambini accolti; ha congruamente finanziato il progetto Zubrenok, finalizzato a riorganizzare una parte degli edifici della vecchia colonia sovietica ed a realizzare una casa famiglia adeguatamente attrezzata ad ospitare 20 bambini, cosı̀ da sottrarli ad un’istituzionalizzazione protratta ed offrire loro una migliore qualità di vita. Tale progetto prevede anche programmi di formazione professionale per ragazzi e giovani madri, sostegno alle istituzioni locali per programmi di affido familiare e finanziamento di progetti madre-bambino che consentano di sviluppare e sostenere la responsabilità delle giovani madri. In terzo luogo, per quanto attiene al quesito posto dall’interpellante in merito ad una possibile visita ufficiale in Bielorussia, tenuto conto del notevole numero delle procedure in corso con tale paese (458, di cui 205 nominative e 253 generiche) e nell’interesse superiore dei bambini Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 64 SEDUTA DEL accolti, è intenzione di questo ministero mantenere costante il dialogo con l’autorità politica bielorussa, anche attraverso una nuova missione, a contenuti non solo tecnici ma politici, ed ottenere quel riconoscimento che la generosità manifestata in questi 20 anni dai cittadini italiani, da sempre attestata a tutti livelli, meriterebbe rispetto agli altri paesi. In quarto luogo, quanto ai tempi più rapidi sollecitati dall’interpellante per le procedure dei preadolescenti e degli adolescenti, si sottolinea come l’Italia può soltanto limitarsi a rappresentare alle competenti autorità bielorusse i lunghi tempi di attesa, in quanto solo a queste ultime spetta la valutazione di ogni singolo caso di adozione. Infine, sembra a questo ministro doveroso concludere ricordando all’onorevole Ruzzante il principio fondamentale che già certamente conosce della Convenzione de L’Aja, quello di sussidiarietà, in base al quale l’adozione nei confronti di cittadini stranieri è l’ultima risposta all’abbandono del bambino; il paese di origine deve trovare all’interno del suo territorio le risorse adeguate per offrire a tutti i suoi bambini una famiglia sostitutiva in loco, ove la famiglia naturale non possa essere sostenuta, cosı̀ da superare le problematiche da cui è attraversata. Non può non essere, pertanto, condiviso in linea di principio il progetto di vita che il presidente Lukashenko disegna per i bambini bielorussi. È però necessario richiamare l’attenzione da parte della Bielorussia a tenere in considerazione le esigenze psicofisiche di quei bambini e di quegli adolescenti che già identificano nelle rispettive famiglie italiane i loro riferimenti affettivi e, altresı̀, a considerare che le modifiche legislative hanno bisogno di tempo, ma che tale tempo non può pregiudicare la vita dei bambini. Sarà per questi bambini e per le famiglie che manifestano disponibilità all’accoglienza che noi ci batteremo, affinché ogni progetto familiare, in Bielorussia come in qualsiasi altro paese, si possa realizzare in tempi ragionevoli. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Si rende noto, inoltre, all’onorevole Ruzzante che la Commissione per le adozioni internazionali ha svolto una proficua attività di ricerca sulle tematiche adottive ed è in corso la pubblicazione di un testo dal titolo: « Da accolto a figlio » che tratta specificamente, per la prima volta in Italia, la materia dell’adozione dei bambini accolti nell’ambito dei percorsi di risanamento, presentando il fenomeno dai vari punti di vista. Si sottolinea, in conclusione, che l’Italia in questi ultimi anni ha notevolmente ampliato il numero di nuovi paesi da cui provengono bambini e che il numero dei bambini adottati nell’anno 2004 ha segnato un aumento di circa il 30 per cento rispetto all’anno 2003 ed, ancora, che non soltanto è stato realizzato un maggior numero di adozioni, ma che la loro qualità, in termini di correttezza e trasparenza, ha raggiunto livelli davvero soddisfacenti, come testimoniato dalle autorità dei paesi di origine alla Commissione per le adozioni internazionali. Desidero, infine, ringraziare l’onorevole Ruzzante per il suo sincero interesse nei confronti della materia delle adozioni internazionali e mi auguro davvero che questo approccio, che non divide l’opposizione dalla maggioranza su temi di questo tipo, possa continuare ad essere cosı̀ positivo anche durante l’esame del disegno di legge che interviene proprio su tale materia, al fine di rendere ancora più fluida la procedura delle adozioni internazionali e di dare una risposta, cosı̀ come afferma la Convenzione de L’Aja, la migliore possibile ad ogni bambino del mondo. PRESIDENTE. L’onorevole ha facoltà di replicare. Ruzzante PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare il ministro Prestigiacomo per la risposta non formale e per l’attenzione dimostrata rispetto all’interpellanza; in particolar modo, mi riferisco al tema dei rapporti con la Bielorussia, ma più complessivamente anche al tema delle adozioni internazionali. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 65 SEDUTA DEL La piena disponibilità a ragionare e collaborare da parte dell’opposizione non è dimostrata soltanto da questa interpellanza urgente; ad esempio, sono notevoli i rapporti di interazione tra maggioranza e opposizione all’interno della stessa Commissione per l’infanzia, dove questi temi sono stati più volte affrontati, spesso con giudizi e percorsi unanimi. Credo che vi siano molti motivi di scontro in quest’aula e, se possiamo fare qualcosa di positivo su un tema che riguarda i minori, in qualsiasi parte del mondo essi si trovino, ciò va assolutamente fatto. Inoltre, la ringrazio anche per l’attenzione al tema delicato dei rapporti tra Italia e Bielorussia, ricordando però come nei fatti si sia stabilito un legame particolare: ogni anno, in media, 28 mila bambini sono ospitati dalle famiglie italiane. Tale ospitalità coinvolge migliaia di cittadini italiani e numerose comunità locali, da nord a sud, e rappresenta l’ennesima dimostrazione della generosità che il nostro paese da sempre ha sui temi sociali. Riguardo ai quesiti posti, mi dichiaro parzialmente soddisfatto. Non mi riferisco tanto alla sua risposta, perché credo che potrò dichiarare di essere definitivamente soddisfatto solo quando, dopo lo « zero » dei primi quattro mesi, torneremo effettivamente a vedere i segnali di una qualche apertura. Naturalmente, questa passa anche attraverso i rapporti bilaterali, e ringrazio per aver espresso disponibilità rispetto ad un percorso che deve coinvolgere le parti tecniche (quindi la Commissione per le adozioni internazionali), ma anche il rapporto politico. Infatti, credo che alcuni problemi possano essere risolti proprio a questo livello. Anch’io ringrazio la nostra ambasciata a Minsk e l’ambasciata bielorussa a Roma, perché rappresentano il tentativo di lasciare aperto un canale di dialogo, di rapporto e di confronto su queste tematiche. Credo che entrambe le ambasciate capiscano perfettamente quanto sia stabile ed importante il rapporto tra i due paesi, soprattutto tra le loro popolazioni. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 È sicuramente importante il percorso di sussidiarietà da lei richiamato; non lo contesto, perché per principio non contesto le leggi degli altri paesi. Anzi, giudico un percorso positivo quello che porta un maggior numero di bambini bielorussi a trovare una risposta nell’ambito delle famiglie di quel paese. Vorrei ricordare che nei percorsi di accoglienza in Italia e di rapporto con la comunità bielorussa non solo vengono ospitati minori, ma molte comunità locali hanno istituito una vera e propria « adozione di istituti », realizzando palestre e dando vita ad iniziative che hanno migliorato la qualità di vita nel paese di origine di questi bambini. Credo che anche questo aspetto vada sottolineato. Infatti, nella mia interpellanza ho rimarcato quanto sarebbe importante – e d’altra parte lei ha ripreso questo punto nella sua risposta – che l’Italia aiutasse un paese che ha vissuto determinati problemi e difficoltà, generate principalmente dall’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, con percorsi di aiuto e sostegno, affinché si trovino soluzioni in merito al problema dell’abbandono dei minori. Infatti, non dimentichiamo che il principio fondamentale della nostra azione deve essere quello della salvaguardia dei minori. Ma, proprio perché vogliamo salvaguardare quei minori, e soprattutto i loro legami e i loro affetti che si sono creati in anni di ospitalità da parte delle famiglie italiane, riteniamo debba essere trovata una soluzione rispetto ai percorsi adottivi già avviati e a quelli in fase di realizzazione. Concludo, a nome delle numerose famiglie che leggeranno il resoconto di questo dibattito nel sito della Camera, riportando il punto di vista di una coppia fra le tante, che mi ha scritto in questi giorni la seguente e-mail: « In questa sede » – scrive tale coppia – « non vogliamo giudicare la correttezza delle decisioni del Governo bielorusso e delle sue ragioni, né l’efficacia dell’operato delle istituzioni ita- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 66 SEDUTA DEL liane. Noi vogliamo solo far presente con forza che si sono create molte situazioni nelle quali vi sono bambini che vogliono essere adottati e famiglie che li vogliono adottare; che vi sono legami di affetto fortissimi tra questi bambini e le rispettive famiglie; che davanti a questo problema non si possono chiudere gli occhi e che alla situazione che si è creata si deve dare una risposta di umanità, nell’interesse, in primo luogo, dei bambini. Non possiamo credere che vi sia qualcuno, in Italia, in Bielorussia e in qualsiasi parte del mondo, che non capisca che le domande di adozione di questi bambini, che ci amano e che amiamo, non sono pratiche burocratiche, da gestire secondo vincoli o convenienze politiche. Dietro queste pratiche ci sono sentimenti, amore, lacrime, dolore, in qualche caso disperazione; ci sono cuori che si spezzano; per noi ogni partenza di bambini non è la fine di una vacanza, è la separazione dai nostri figli, e per loro è la separazione dai propri genitori ». (Orientamenti del Governo relativi alla futura destinazione dell’aeroporto di Boccadifalco di Palermo – n. 2-01521) PRESIDENTE. L’onorevole Lo Presti ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01521 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 2). ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, signor viceministro, l’interpellanza in esame riguarda il futuro di Boccadifalco, vale a dire di uno degli aeroporti più antichi d’Italia. Costruito sul finire degli anni Venti, Boccadifalco occupa una vasta area a sud di Palermo. Si tratta di una struttura che è stata mantenuta nel corso degli anni in modo eccellente, grazie alla presenza dell’Aeronautica militare. Tale struttura ha operato come aeroporto militare durante la guerra, e successivamente come aeroporto militare e parzialmente civile, e oggi è anche sede di uno dei più prestigiosi aereoclub d’Italia. È Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 una struttura magnifica – che personalmente conosco molto bene, in quanto palermitano e per avervi svolto il servizio militare –, che riveste interesse dal punto di vista storico e culturale. Essa comprende un orto botanico con esemplari di flora rarissimi, e le strutture aeronautiche che vi insistono rappresentano un raro esempio di « archeologia militare » di notevole rilevanza (mi riferisco ai viali, che offrono uno spettacolo di giardini, fiori, piante e alberi, agli hangar, ai magazzini, alla palazzina sede del comando, al circolo ufficiali). Una struttura, soggetta peraltro a un vincolo della sovrintendenza sull’orto botanico, che rappresenta dunque un momento storico e culturale della vita del nostro paese che oggi rischia di tramontare. Non so se il viceministro abbia visitato la città di Palermo, probabilmente sı̀: so che egli conosce l’impianto aeroportuale di Boccadifalco. Allora, forse, dovrebbe calarsi maggiormente in quella realtà, per viverla da dentro ed apprezzare la portata storica, culturale e ambientale del sito in oggetto. Oggi la situazione rischia di cambiare. Boccadifalco negli anni è diventato sede dei Nuclei elicotteri dei carabinieri e della polizia, della Guardia di finanza, del Corpo forestale della regione siciliana e, in ultimo, anche dei Vigili del fuoco. Tale struttura sta assumendo una caratteristica di polifunzionalità in materia di interventi di protezione civile, di soccorso. Attualmente, come detto, sono in forza presso la struttura numerosi reparti delle forze dell’ordine, mentre l’areoclub vi opera, anche se con molte difficoltà, incrementando ogni anno il numero dei soci e degli aerei. È, quindi, una struttura viva e vitale. Da qualche anno, però, la situazione sembra cambiare. L’aeronautica militare, infatti, ha avviato una politica di lenta, ma progressiva dismissione della propria presenza in quel sito, alleggerendo, col tempo, il numero degli uomini, delle strutture e dei mezzi, sino a giungere ad una presenza Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 67 SEDUTA DEL attuale non ancora simbolica, ma che rischia di diventarlo nei prossimi mesi. È presente, infatti, un distaccamento che svolge soltanto funzioni di rappresentanza e di controllo del traffico aereo. Nonostante quel che si pensi, il numero degli elicotteri che dal sito giornalmente si alzano in volo ed il numero degli aerei dell’aereoclub che svolgono attività di scuola di pilotaggio originano un numero di ore di volo consistente che necessita di un controllo del traffico aereo e di un servizio meteo, svolti dall’Areonautica militare. Da qualche tempo, però, gli stati maggiori hanno pensato di avviare la progressiva dismissione della presenza nel distaccamento, legando questa iniziativa ad un’altra vicenda manifestatasi in questi mesi. Mi riferisco ad una nuova utilizzazione di buona parte dei terreni a servizio dell’aeroporto, che, ormai, sono destinabili ad altro uso essendo terminate le esigenze belliche. È stata ventilata, quindi, l’esigenza di allocare in questi terreni la cosiddetta « Cittadella della polizia »: ottima iniziativa, apprezzata dai palermitani. Siamo d’accordo sul fatto che questi terreni, in gran parte inutilizzati, siti a nord dell’aeroporto possano diventare sede della « Cittadella della polizia », il che equivarrebbe a garantire alle forze dell’ordine un luogo idoneo al loro accoglimento. Tale progetto rappresenterebbe, inoltre, l’affermazione del principio della presenza dello Stato in un territorio come la provincia di Palermo, notoriamente a rischio d’infiltrazione criminosa. Questa vicenda, quindi, si lega al progetto di rilancio di parte della struttura, su cui siamo d’accordo. Ma si lega vieppiù, temiamo noi, al tentativo di abbandono del complesso edilizio, delle strutture, degli impianti logistici dell’aeroporto di Boccadifalco, che potrebbe aprire la strada, a nostro avviso, a future speculazioni. L’ENAC sarebbe disponibile ad assumersi la gestione dell’aeroporto e ha presentato un articolato progetto in tal senso, Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 nel quale si ipotizza la creazione di un centro congressi a servizio del traffico civile di piccolo cabotaggio (ad esempio, per gli uomini di affari) e del traffico in transito: un progetto di riqualificazione della struttura, di cui l’ENAC assumerebbe la gestione. Quando poi si scende nel dettaglio (e vi sono state riunioni, conferenze di servizio tra ENAC e aeronautica militare, ENAV ed altri su come orientarsi per il futuro) i nodi giungono al pettine, visto che non si comprende con quali risorse l’ENAC dovrebbe gestire tale struttura, mentre, d’altro canto, l’ENAV (che dovrebbe essere l’ente deputato al controllo del traffico aereo) ha fatto sapere di non essere minimamente interessato a sostituire l’aeronautica militare nella gestione del traffico aereo in quanto impossibilitato a farlo, stante per la necessità di utilizzare ingenti risorse di cui non dispone. Oggi, con il sacrificio di uomini preparatissimi dell’aeronautica militare si riesce benissimo a svolgere la funzione di controllo del traffico aereo con attrezzature e uomini che comunque costano, ma che rappresentano un costo consolidato nei decenni di funzionamento della struttura medesima. Siamo venuti al dunque. So che l’aeronautica è ferma su questa posizione. Signor ministro, credo che la risposta, purtroppo, sarà negativa, ma noi certamente non molleremo. La città di Palermo non intende assolutamente rinunziare all’aeroporto di Boccadifalco o riaprire la strada a future ipotesi di speculazione. Vi è infatti un dato che forse è sfuggito a molti: se l’aeronautica militare dovesse lasciare quella struttura, potrebbe tornare a rivivere una norma che prevede la restituzione di gran parte dei terreni allora assegnati al demanio dello Stato e all’aeronautica militare per costruire l’aeroporto ai proprietari che li concessero volontariamente (alcuni di quei terreni vennero espropriati, mentre altri concessi su base volontaria) con la condizione che i terreni stessi rimanessero sempre al Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 68 SEDUTA DEL servizio dell’infrastruttura aeroportuale e che vi permanesse l’aeronautica militare medesima. La preoccupazione è che nel momento in cui l’aeronautica dovesse lasciare l’impianto aeroportuale, non si saprebbe bene nelle mani di chi questo dovrebbe passare, dal momento che l’ENAC afferma di non avere i soldi e l’ENAV non intende sborsare alcun contributo per gestire il traffico aereo. Probabilmente i voli degli elicotteri sarebbero gestiti da qualcuno della polizia, della Guardia di finanza o dei carabinieri deputato a farlo: in tal modo, però, la pista aeroportuale sarebbe destinata a chiudere, la struttura ad essere abbandonata e chiusa definitivamente. Probabilmente, dopo qualche anno di mancato utilizzo, essa sarebbe destinata a chissà quale uso speculativo. Nel frattempo, verrebbe costruita la città della polizia e, di fatto, sparirerebbe nel dimenticatoio e nell’oblio l’attenzione, che invece intendiamo mantenere alta, su questo problema per il quale siamo pronti a promuovere anche altre iniziative di carattere parlamentare, sociale, culturale, per evitare che si compia quello che riteniamo sarebbe un autentico scempio di un sito che, dal nostro punto di vista, non deve assolutamente essere dismesso. Sono queste le preoccupazioni che ci animano, signor sottosegretario, e le soluzioni, aldilà della presa di posizione, secondo me non meditata da parte dell’aeronautica militare, che ci potrebbero essere. Infatti, se l’aeronautica militare continuasse ad insistere nel voler lasciare quel sito, motivo tra l’altro facilmente comprensibile in quanto luogo prestigioso e di rappresentanza, che potrebbe essere anche utilizzato proprio per tali finalità (ritengo infatti che il decoro delle nostre forze armate passi anche attraverso questo tipo di iniziative !), le preoccupazioni aumenterebbero e a quel punto qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità delle eventuali conseguenze: una dismissione forzata con l’apertura di ipotesi specula- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 tive che, francamente, vorremmo evitare. Senza contare il fatto che l’aeroclub, che vi ha sede, rischierebbe di chiudere: circa trecento sportivi associati a questa struttura non potrebbero più effettuare voli. Diverse persone che gravitano intorno a questo circuito virtuoso che produce ricchezza rischierebbero di non avere più la possibilità di operare. Al di là della risposta che lei, onorevole Tassone, fornirà alla mia interpellanza, che temo, ahimè, non sia in linea con quelle che sono le aspettative della comunità cittadina interessata, vediamo se è possibile trovare per il futuro una soluzione che contemperi le diverse esigenze e i diversi interessi in campo. Faccio riferimento, in particolare, allo sviluppo di sinergie tra le forze dell’ordine e l’Aeronautica militare, al fine di suddividere i costi di gestione della struttura, e alla creazione delle condizioni che consentono una cogestione della stessa. Una struttura come l’aeroporto di Boccadifalco rappresenta sicuramente un servizio utile per quella comunità cittadina e, come tale, non può andare dispersa in questo modo. Al di là dell’odierna discussione, desidererei comunque che rimanesse una porta aperta su questa vicenda. Per la verità, mi aspettavo che venisse a rispondere alla mia interpellanza il ministro della difesa, e non uno dei rappresentanti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Per carità, lei, onorevole Tassone, come è ovvio che sia, parlerà a nome del Governo, ma, se fosse venuto a rispondere il ministro della difesa, gli avrei rappresentato più da vicino le esigenze richiamate, sperando che lo stesso potesse cogliere, dal senso delle mie parole, la preoccupazione che sussiste in seno a quella comunità cittadina per il futuro di questa struttura. Cosı̀ non è: vedremo comunque di sollecitarlo magari in altra sede. Il mio augurio è che si possa giungere ad una soluzione positiva di questa vicenda, che consenta, ripeto, di contemperare le esigenze di tutti. Dico ciò in quanto Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 69 SEDUTA DEL non riesco a spiegarmi perché improvvisamente l’Aeronautica militare, dopo quasi ottant’anni di gestione dell’aeroporto di Boccadifalco, abbia deciso di non aver più il tempo e la voglia o le risorse per continuare a mantenerla. Tutto ciò è, a mio avviso, un po’ esagerato. Conseguentemente, ritengo che una decisione del genere vada riconsiderata da parte dell’Aeronautica militare. PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, onorevole Tassone, ha facoltà di rispondere. MARIO TASSONE, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, ho ascoltato attentamente quanto è stato affermato dall’onorevole Lo Presti in ordine alla vicenda oggetto dell’interpellanza. Nel rispondere all’onorevole interpellante tenterò di svolgere non un ragionamento preconcetto, ma delle valutazioni con riferimento alla situazione attuale e alle posizioni che si sono evidenziate, perseguendo soprattutto l’obiettivo di rimarcare il carattere dell’utilità della struttura in questione. D’altronde, lo stesso onorevole Lo Presti ha parlato lungamente dell’utilità e dell’opportunità dell’aeroporto di Boccadifalco. Come detto, con la mia risposta chiarirò come stanno andando le cose e cosı̀, tutti assieme, nell’ambito di un rapporto dinamico, ma sempre collaborativo e sinergico tra Parlamento e Governo, capiremo meglio la vicenda in questione. Con decreto ministeriale del ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 24 dicembre 2004, è stato istituito il gruppo di lavoro previsto dall’articolo 2, lettera c), del protocollo di intesa del 14 ottobre 2004, volto all’elaborazione di accordi di programma propedeutici al cambio di status giuridico da militare a civile, in ordine ai vari aeroporti interessati. In recepimento delle esigenze rappresentate dal Ministero dell’interno, si è convenuto di dare priorità alla revisione Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 dello status giuridico dell’aeroporto di Palermo-Boccadifalco, definendolo progetto pilota. Invero, l’aeroporto siciliano aveva già formato oggetto del protocollo di intesa sottoscritto in data 25 ottobre tra il Ministero dell’interno, il Ministero dell’economia e delle finanze, la regione siciliana ed il comune di Palermo, nonché della lettera di intenti del 22 luglio 2004 tra il Ministero dell’interno, lo stato maggiore dell’Aeronautica militare e l’ENAC, finalizzati a destinare al Dipartimento per la pubblica sicurezza un’area per la realizzazione di un complesso edilizio funzionale su una parte del sedime aeroportuale a cui lei faceva riferimento. Al fine di dare rapido impulso alla procedura, si è costituito un gruppo di lavoro « ristretto » per la definizione del dettaglio degli adempimenti tecnici e delle modalità attuative del cambio di status del citato rapporto. Di tale gruppo tecnico, coordinato dal rappresentante della Direzione generale della navigazione aerea, hanno fatto parte l’Aeronautica militare, il Genio difesa, l’ENAC e, da ultimo, l’Agenzia del demanio. In data 17 marzo, è stato definito il testo di accordo di programma, completo di un annesso tecnico e dei relativi allegati. Una volta approvato l’accordo, si sarebbe dato corso alla sottoscrizione del decreto interministeriale (difesa, infrastrutture, economia) per addivenire al cambio di status. Entro 30 giorni dall’emanazione del decreto interministeriale, il ministro della difesa avrebbe effettuato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, tramite l’Agenzia del demanio, la consegna provvisoria delle aree, dei manufatti e degli impianti dell’aeroporto, come individuati nell’annesso, procedendo alla contestuale assegnazione dei medesimi all’ENAC, in uso gratuito, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 8 del decreto legislativo 25 luglio 1997, n. 250. È stato previsto, altresı̀, di mantenere in uso governativo alla Guardia di finanza, alla Polizia di Stato, al Corpo dei vigili del Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 70 SEDUTA DEL fuoco (sono i soggetti a cui lei faceva poc’anzi riferimento), nonché alla regione Sicilia, Dipartimento protezione civile, le aree, i beni e gli impianti già nella disponibilità delle stesse amministrazioni. Pertanto, il ministro delle infrastrutture e dei trasporti avrebbe riservato in uso governativo al Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno un’area necessaria alla realizzazione di un complesso edilizio funzionale, previa verifica, da parte dell’ENAC, del progetto definitivo. Gli oneri relativi all’attuazione del trasferimento sarebbero stati a carico dell’ENAC, nell’ambito del proprio bilancio. Tuttavia, in sede di presentazione del predetto lavoro nella riunione interministeriale plenaria del 5 aprile scorso, si sono evidenziati criteri di individuazione dei presupposti dell’atto in esame diversi e nuovi rispetto a quelli che avevano costituito la base di lavoro e che implicano una revisione del documento. In particolare, l’Agenzia del demanio, richiamando l’attenzione sulla titolarità del diritto dominicale dei beni demaniali, ha evidenziato la necessità di individuare le parti del sedime aeroportuale di interesse sia del Ministero dell’interno, per la realizzazione della « cittadella della Polizia », sia del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, queste strettamente destinate al volo, riservandosi la piena disponibilità delle parti restanti. In ordine a tale posizione, l’amministrazione della Difesa, Aeronautica militare, ha evidenziato la necessità di dismettere il sedime nella sua interezza e non in modo frazionato, in quanto quest’ultimo sarebbe ostativo al proseguimento della riduzione degli oneri attualmente a proprio carico. L’ENAC ha altresı̀ sostenuto che il sedime aeroportuale, per sua stessa natura, è interamente destinato a fini di ruolo e che, in quanto tale, non è divisibile in parti adibite ad usi tra loro diversificati. Da ultimo, a sostenere l’esigenza del trasferimento dell’intero sedime è intervenuto anche il Ministero dell’interno, rappresentando che, in considerazione del Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 costante impegno delle forze di polizia nella lotta alla criminalità organizzata, le attività di volo sono, comunque, strumentali allo svolgimento delle attività di istituto da svolgere sul territorio. Stanti le descritte posizioni, per corrispondere alle esigenze di priorità ribadite dal Ministero dell’interno, si è proceduto a scorporare dal procedimento in corso la fase della delimitazione e della consegna provvisoria dell’area necessaria alla realizzazione del centro polifunzionale della Polizia di Stato. Il relativo accordo è stato sottoscritto, in data 5 aprile, tra il Ministero dell’interno, il Ministero della difesa – lo Stato Maggiore Aeronautica e Geniodife – nonché dell’Agenzia del demanio. Al fine di addivenire alla sottoscrizione dell’accordo di programma propedeutico all’adozione del decreto interministeriale, nonché alla definizione di una procedura condivisa, che consenta di operare il cambio di status anche per i restanti aeroporti, è necessario superare il contrasto tra chi (agenzia del demanio) sostiene che il sedime aeroportuale debba essere frazionato in ragione delle diverse destinazioni d’uso e coloro (Aeronautica militare, ENAC, Ministero dell’interno) che, viceversa, sostengono la necessità che il trasferimento del sedime avvenga nella sua interezza. A tal fine, onorevole Lo Presti ho convocato, per la prossima settimana, un’apposita riunione. Mi auguro di affrontare e di risolvere tutti i problemi, tenendo in conto delle sue valutazioni. Come vede, non c’è alcun disegno particolare. Quando una struttura diventa insostenibile rispetto ai compiti per cui è sorta, indubbiamente occorre « volturarla » per darle una destinazione più consona alle esigenze del territorio. La struttura di Boccadifalco non è più sostenibile da parte dell’Aeronautica militare. Dopo una lunga storia, l’Aeronautica militare ritiene debba essere data ad altri. ANTONINO LO PRESTI. Non è un corpo separato dello Stato, l’Aeronautica militare ! Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 71 SEDUTA DEL MARIO TASSONE, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. No, onorevole Lo Presti, l’Aeronautica militare non è un corpo separato dello Stato. C’è una strategia, un disegno, dei criteri della Difesa approvati da questo Parlamento, non da altri. C’è un distaccamento. Vediamo poi cosa si deve fare con riferimento alle dieci, dodici persone del distaccamento... ANTONINO LO PRESTI. No, no... MARIO TASSONE, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. No, io la dico tutta, perché tutte queste cose le abbiamo ascoltate ! Non mi riferisco a lei, che ha sviluppato un discorso molto corretto e serio. Oggi, si parla dell’aeroclub, di voli. Vediamo come si può articolare tutto ciò. Terrò presente questa situazione, ma attualmente l’aeroporto non svolge funzioni di difesa ! Tale aeroporto è stato superato da altre strategie della difesa. In questo momento, possiamo affrontare l’intera problematica della difesa. Lei ha fatto riferimento al collega, ministro della difesa. Non c’è dubbio che anche il Ministero della difesa si è fatto sentire attraverso alcune prese di posizione. In questa situazione, il sedime aeroportuale non è destinato ai privati. Deve essere funzionale ad un servizio pubblico di grande rilevanza. Ritengo che esista un grande progetto dove, non soltanto la cittadella, ma anche il supporto alle infrastrutture e al volo è necessario ed importante. Verifichiamo come sia possibile ricollocare tutte quella attività che sono state realizzate nel tempo. Ritengo che la problematica che lei ha evidenziato esista. Ma certamente ci troviamo in una fase storica diversa. L’ENAC è l’Ente nazionale dell’aviazione civile, non gestisce gli aeroporti. Quanto alle disponibilità finanziarie dell’ENAV, ovviamente valuteremo quali sarebbero le spese; lei sa che attraverso la riforma del trasporto aereo si tende ad Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 una catalogazione degli aeroporti tra quelli di interesse nazionale e quelli di interesse regionale: in tal caso, tuttavia, ci troviamo dinanzi ad una fattispecie alquanto particolare, diversa. Certo, si pone anche un problema di costi, per l’Aeronautica militare; se il centro di Boccadifalco non è funzionale come prima, l’Aeronautica militare effettuerà anche una valutazione dei costi per il mantenimento dello stesso. È un discorso lungo e antico quello che interessa Boccadifalco e forse è l’occasione, questa, di riprenderlo qui, in Assemblea; ciò è importante e fondamentale. Lei può star certo che porterò, nelle riunioni a livello ministeriale cui parteciperò, anche la sua valutazione cosi accorata, da lei effettuata con grande interesse e, soprattutto, con grande sensibilità; sensibilità di cui debbo darle pienamente atto questa sera. Si tratta di una problematica che già esisteva e della quale ho dovuto quindi prendere atto; essa infatti si è via via sedimenta nel tempo. Ma non vi è dubbio che esistano valutazioni coincidenti tra i Ministeri della difesa, dell’interno, dell’economia e delle finanze e, infine, delle infrastrutture e dei trasporti che, come lei sa, ha la responsabilità del sistema del trasporto aereo all’interno del nostro paese. Detto ciò, non vi è alcun dubbio che le sollecitazioni da lei rivolte cosı̀ cortesemente saranno – lo ribadisco ancora una volta – tenute presenti; vedremo come procedere in questa direzione per dare una risposta che tenga conto della storia, del funzionamento ma anche dell’aggiornamento delle funzioni di grande portata che l’aeroporto di Boccadifalco è chiamato ad assumere. PRESIDENTE. L’onorevole Lo Presti ha facoltà di replicare. ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario; devo dichiararmi soddisfatto, se non altro per Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 72 SEDUTA DEL l’apertura da lei, sottosegretario, mostrata alla fine dell’intervento. Già si intravedono spazi di discussione anche se poi mi è sembrato di capire, per la verità, che pochi sarebbero i margini per garantire la permanenza di una struttura come l’Aeronautica militare in quell’aeroporto. Però, mi sembra di comprendere che quanto è stato oggi discusso potrà formare oggetto di dibattito in riunioni a livello ministeriale sulle decisioni da assumere. Devo anche, oggettivamente, contestare alquanto alcune affermazioni. Per chi ci ascolta, osservo come la sintesi del suo discorso sia un po’ la seguente. Intanto, si trasferirebbero le aree alla Polizia di Stato, al Ministero dell’interno; si « sdemanializzerebbe » o, comunque, si concederebbe questa parte di aeroporto alla Polizia di Stato per realizzare la « Cittadella della Polizia ». Poi, quanto al resto, si vedrà; infatti, i problemi giuridici non sono indifferenti anche se si insiste, da parte dell’ amministrazione dell’interno, nella volontà di avere tutto, in ipotesi, per garantire una gestione complessiva, il che potrebbe essere anche una soluzione. Ribadisco che noi – parlo a nome dei colleghi che hanno firmato l’interpellanza (molti dei quali palermitani) e, soprattutto, della comunità cittadina – siamo d’accordo sull’ipotesi che si realizzi in quella zona « la Cittadella della Polizia »: è un grande passo avanti. L’ho sostenuto, a chiare lettere, nell’interpellanza; se avesse letto il testo, avrebbe... MARIO TASSONE, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. L’ho letto tutta ! ANTONINO LO PRESTI. È un grande passo avanti. Li accoglieremo a braccia aperte; siamo felici. Ma non mi si può osservare che le mutate esigenze di strategia della difesa sono alla base di questa decisione francamente incomprensibile per me ... MARIO TASSONE, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Non è utilizzando l’aeroporto per la difesa... Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 ANTONINO LO PRESTI. ...la decisione circa il programmato abbandono dell’Aeronautica militare. Guardi, bisognerebbe difendere il prestigio del sito; la inviterei a veramente a visitare con me quel sito. Non è necessario che vi siano strategie di difesa, poiché civiltà più antiche della nostra mettevano i soldati a guardia di un albero millenario ! Non voglio innescare una polemica, perché si è trattato di un confronto veramente civile, e soprattutto denso di contenuti; tuttavia, non mi si può rispondere che le mutate esigenze della difesa fanno sı̀ che l’Aeronautica militare decida, improvvisamente, di sbarazzarsi di Boccadifalco. Non si tratta, signor viceministro – perché ho raccolto la sua battuta polemica –, di difendere il posto di lavoro di dodici persone: assolutamente no, perché non è questo il problema ! Il problema, come lei ha avuto modo successivamente di sottolineare (e per questo la ringrazio), è difendere il prestigio di un insediamento, che può essere difeso soltanto con il prestigio di un’autorità militare che oggi ha grandi difficoltà nel relazionarsi con le autorità di polizia che in quella sede hanno allocato i loro nuclei elicotteri. Sa che cosa accade, signor viceministro ? Accade che l’Aeronautica militare è in difetto di uomini, perché glieli hanno progressivamente sottratti. Non è mai stato un aeroporto operativo dal punto di vista dell’atterraggio dei mezzi militari; magari vi avrà fatto transito qualche piccolo aero militare-scuola, ma si trattava soprattutto di un aeroporto nel quale aveva sede il telegruppo, vale a dire una struttura, operativa in tutta la Sicilia, composta da tecnici altamente qualificati, che si occupavano di comunicazioni, di sistemi radar e di sistemi radio dell’Aeronautica militare. Improvvisamente, venne deciso di spostare tale importante nucleo a Trapani, e da lı̀ è progressivamente iniziato l’assottigliamento della struttura militare. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 73 SEDUTA DEL Oggi, tuttavia, esistono problemi di gestione. La Polizia di Stato e l’Arma dei carabinieri, infatti, non ne vogliono sapere di mettere qualcuno a guardia della porta, del passo carraio o dell’ingresso nelle ore notturne, poiché non hanno personale sufficiente. L’Aeronautica militare, allora, compie sforzi enormi, ma ad un certo punto è costretta a chiudere il passo carraio di notte, poiché non ha la possibilità di mettervi a guardia degli uomini. Ricordo che un tempo vi era la leva obbligatoria – io stesso ho avuto l’onore di fare la guardia all’aeroporto di Boccadifalco, alternandomi nei turni con i miei colleghi –, ma oggi ciò è impossibile, perché non vi sono più uomini a disposizione per poterlo fare ! Vorrei rilevare, altresı̀, che la Polizia di Stato, oppure l’Arma dei carabinieri, che hanno i nuclei elicotteri distanti dal cuore vitale dell’aeroporto (vale a dire la palazzina comando, gli impianti logistici ed i magazzini), non vogliono svolgere tale funzione, ed allora dobbiamo conciliare anche queste esigenze ! In altri termini, esiste la fondata preoccupazione che, a causa dell’abbandono da parte dell’Aeronautica militare e trasferendo questo sito (almeno la parte che costituisce storicamente il cuore dell’aeroporto di Boccadifalco, nonché le strutture di alto valore storico, culturale ed architettonico), si possa aprire la strada non solo al degrado di tali strutture – che nessuno avrebbe l’interesse di tutelare ! –, ma anche a possibili speculazioni. Nessuno riesce a togliermi dalla testa questa idea, e non sono neanche il solo a pensarla in questo modo; tuttavia, si tratta di un’ipotesi non proprio peregrina. Vorrei ribadire che la presenza della Polizia di Stato non è inconciliabile, e comunque le sue parole, signor viceministro, lasciano intravedere – per carità, magari sono troppo ottimista, ma mi auguro che sia cosı̀ – un barlume di speranza. Comunque, vorrei tanto essere informato sugli esiti delle riunioni che svolgerete, nei prossimi giorni, a livello ministeriale, per meglio comprendere quali Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 saranno gli orientamenti in materia. Lei ha affermato che sarà valutato il modo con cui l’ENAV potrà gestire la nuova situazione, tuttavia so – e mi consenta di ribadirlo – che tale ente non intende, evidentemente, assumere la gestione del traffico aereo. Infatti, non dispone delle risorse finanziarie per farlo, e ciò costerebbe enormemente; tuttavia, vedremo cosa ci riserverà il futuro. Nel frattempo, vigileremo costantemente, seguendo con attenzione gli sviluppi della situazione. Mi farò carico, se me lo consentirà, di relazionarmi con lei e con il suo ufficio per capire meglio gli sviluppi ulteriori. Concludo il mio intervento esprimendo l’auspicio che, re melius perpensa, l’Aeronautica militare riveda tale posizione cosı̀ intransigente, perché quel sito potrebbe anche divenire una prestigiosa sede di rappresentanza della stessa Aeronautica militare, che non è un corpo separato dello Stato e che dovrebbe obbedire a logiche che non sono solo quelle strettamente connesse alla difesa, ma che potrebbero relazionarla in modo migliore alle esigenze di una comunità quale quella palermitana, che vede nel prestigio della stessa Aeronautica la garanzia per la tutela della sicurezza di un sito altrettanto prestigioso. (Proposta di variante a un progetto di trasporto pubblico riguardante il comune di Padova – n. 2-01545) PRESIDENTE. L’onorevole Saia ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01545 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 10). MAURIZIO SAIA. Signor Presidente, illustrerò molto brevemente la mia interpellanza urgente, anche considerata l’ampiezza sufficiente dell’esposizione scritta. Signor viceministro, si tratta di un innovativo progetto di sistema di trasporto cittadino nel comune di Padova, che trae le sue origini già dal 1998, ossia due Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 74 SEDUTA DEL amministrazioni comunali fa, successivamente modificato dall’amministrazione comunale nel 1999, attraverso un nuovo sistema di trasporto più moderno. Ciò è stato stabilito concordemente con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e tale progetto si chiama sistema intermedio a rete sir, in quanto studiato assieme ad altre tre linee. Parliamo della prima, attualmente in fase di costruzione: essa attraversa per alcuni chilometri il centro cittadino, con una tecnologia innovativa di tipo stradale a « via guidata ». Vi è stata una serie di importanti accordi con il ministero, stipulati nel corso degli ultimi cinque anni. Sono state circa otto le varianti apportate a tale progetto, sempre stabilite concordemente con il ministero, in particolare sulle problematiche relative alla scelta su sede unica – anziché promiscua – della città. Il finanziamento da parte del ministero è pari a circa il 60 per cento dell’opera, per un totale di oltre 36.777.000 euro. Con la precedente amministrazione comunale, che ha sostanzialmente gestito tale accordo assieme con il ministero, non si sono mai ravvisate problematiche di alcun genere nelle varie prescrizioni o raccomandazioni, secondo l’accordo che con il ministero era in essere. Improvvisamente, con la nuova amministrazione comunale, una banale – almeno cosı̀ ritenuta da chi in precedenza amministrava la città, ed io ero tra quelli – modifica su circa 300 metri del tracciato, secondo quanto apprendiamo dalla stampa e dalle dichiarazione dell’attuale assessore trasporti, avrebbe creato grandi difficoltà. Dette difficoltà sarebbero causate proprio da tale piccola modifica di 300 metri richiesta dai cittadini e, in particolare, dalle associazioni di categoria, con cui la precedente amministrazione aveva concordato in pieno tutti gli interventi di modifica. È, infatti, un progetto costruito insieme con la città e d’accordo con i cittadini. Tale modifica prevede la promiscuità della sede del sistema di trasporto in discussione, con la possibilità per i veicoli Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 privati di percorrere la stessa sede interessata dal sistema di trasporto sir1. Secondo le dichiarazioni che abbiamo letto sulla stampa, vi sarebbe stata, da parte del ministero, una forte obiezione a questo tipo di modifica, a tal punto che, sulle questioni inerenti questo tratto stradale, che interessa corso Vittorio Emanuele II, sulla base di queste notizie, sarebbe avvenuto presso gli uffici ministeriali un incontro fra l’attuale assessore comunale e il direttore generale dei sistemi di trasporto ad impianti fissi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ingegner Gargiulo, il quale, stando alla sua dichiarazione, non ammetterebbe repliche e, quindi, escluderebbe categoricamente la possibilità di variare la circolazione nei 300 metri in parola, prevedendo una corsia a sede esclusiva del sistema di trasporto pubblico. Ho già detto che, normalmente, il ministero, rispetto a tutte le proposte di circolazione suggerite dall’amministrazione comunale, in precedenza non aveva posto difficoltà di sorta, anche con riferimento a modifiche ben più pesanti dal punto di vista progettuale. Siamo qui a chiedere se le determinazioni del direttore generale, ingegner Gargiulo, riportate dagli organi di stampa corrispondano al vero. Vorrei ricordare che si è nuovamente formato un comitato di cittadini, che ha raccolto diverse migliaia di firme affinché si ritorni agli accordi precedenti, quelli assunti inizialmente con la precedente amministrazione. Chiediamo se, effettivamente, sia avvenuto presso il ministero questo tipo di incontro con l’assessore e se sia vero che vi sono state queste determinazioni dell’ingegner Gargiulo. Soprattutto, se le stesse fossero vere, chiediamo per quale ragione il direttore generale, ingegner Gargiulo, avrebbe eccepito, rispetto alle previsioni del progetto, la novità per cui in questi 300 metri si richiederebbe l’esclusività del passaggio del mezzo pubblico. Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 75 SEDUTA DEL Essendo i lavori in corso, chiediamo al Governo e, quindi a lei, signor sottosegretario, di illustrare le posizioni del ministero su un eventuale pericolo di revoca di una parte o di tutto il finanziamento, qualora non si ottemperasse a questo tipo di indicazione. PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti, onorevole Tassone, ha facoltà di rispondere. MARIO TASSONE, Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, onorevole Saia, nella sua interpellanza lei ha correttamente individuato le fasi che hanno caratterizzato l’iter approvativo della linea tranviaria di Padova in corso di realizzazione. Purtuttavia, in merito ai contenuti dell’incontro svoltosi presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Direzione generale dei sistemi di trasporto ad impianti fissi (da lei più volte richiamato) lo scorso 7 aprile 2005, cui si fa riferimento nell’atto, sono opportune alcune precisazioni. L’incontro in questione è stato indetto dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti al fine di fare il punto sullo stato di attuazione ed esaminare, insieme agli operatori locali, le problematiche ancora irrisolte. Nell’incontro sono stati, pertanto, affrontati i temi inerenti sia la linea sia la tecnologia di sistema. In particolare, l’assessore del comune di Padova ha evidenziato il superamento di alcune difficoltà che non avevano consentito, fino ad allora, la realizzazione di parte del tracciato ed ha esposto la soluzione individuata per la localizzazione del deposito. Relativamente al sistema, il soggetto attuatore APS ha fatto presente che alcune questioni (resina di attacco, deviatoi, marcia automatica) erano in fase di soluzione. Con l’occasione, è stata, inoltre, esposta dai tecnici dell’APS la proposta che la società medesima ha sottoposto al comune relativamente alle scelte definitive, volte ad aumentare la potenzialità della linea sir1 Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 in considerazione della futura realizzazione delle linee sir2 e sir3, senza modificare la tipologia di rotabile previsto progettualmente, nonché alla definitiva individuazione del sistema di alimentazione in Prato della Valle, confermando l’alimentazione a batterie del veicolo. In tale sede, pertanto, l’aspetto richiamato nell’atto cui si risponde è stato trattato solo marginalmente a conclusione dell’incontro. Nel merito, si evidenzia che la struttura ministeriale che è stata più volte citata nell’interpellanza, in linea con quanto previsto nel voto di approvazione del progetto, pur avendo fatto emergere l’opportunità che le linee tranviarie siano quanto più possibile realizzate in sede riservata e protetta, non ha mai escluso la possibilità di avere tratte in sede promiscua e, pertanto, non risulta corrispondente al vero quanto, come riferiscono gli onorevoli interpellanti, sarebbe stato riportato dalla stampa locale relativamente ad un presunto definanziamento dell’opera. A seguito di quanto emerso nell’incontro del 7 aprile scorso, con nota del successivo 12 aprile, è stato pertanto formalmente richiesto al comune di Padova il cronoprogramma aggiornato delle attività ancora da espletare per l’attuazione completa dell’intervento. Infine, si fa presente che sia l’intervento relativo alla metropolitana di Bologna, di cui all’interpellanza n. 2-01407 dell’onorevole Raisi che viene citata, sia la linea tranviaria di Padova fanno capo alle competenze della Direzione generale dei sistemi di trasporto ad impianti fissi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Questo è quanto mi è stato riferito dagli uffici. Vorrei aggiungere due battute. Certamente queste opere sono fondamentali e importanti. Bisogna fare presto e renderle funzionali ed adeguate alle esigenze di una città. Le posso assicurare che il ministero seguirà questa problematica e farà tesoro delle indicazioni che lei ha fornito. Come Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 76 Camera dei Deputati — SEDUTA DEL 5 MAGGIO 2005 — N. 621 vede, non ci sono state posizioni preconcette da parte del direttore generale cui lei faceva poc’anzi riferimento e sarò ben lieto, onorevole Saia, di essere a sua disposizione, con la mia direzione generale, per tutte le problematiche che venissero ad insorgere riguardo a quest’opera, rispetto alla quale anche io avverto la necessità e l’urgenza di andare avanti. Si rischia sempre di affossare tutto, invece dobbiamo andare avanti, perché credo che si tratti di una delle scelte più forti e più cogenti che questo Governo ha fatto: il rafforzamento del servizio pubblico nelle aree metropolitane; l’alleggerimento del traffico; la riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico; e, ovviamente, la salvaguardia forte della persona attraverso la riduzione dell’incidentistica stradale. que bene. Quindi, vi è il tentativo in relazione a tante opere pubbliche, di modificare il progetto o di creare inutili ostacoli, che non ci sono. Sono soddisfatto della sua risposta ma, soprattutto, le posso anticipare la soddisfazione, vista l’enorme attenzione della mia città su questo argomento, da parte dei cittadini, che in tutti i negozi, per protesta, avevano esposto, al di là delle posizioni politiche personali, l’interpellanza che testè abbiamo discusso. Mi pregerò di fornire anche la risposta, perché tutti i cittadini sappiano come stanno realmente le cose e la politica non diventi solo un esercizio di demagogia o il tentativo di falsificare ciò che questo Governo e anche i governi locali fanno o non fanno nei confronti degli interessi dei cittadini. PRESIDENTE. L’onorevole Saia ha facoltà di replicare. (Contrasti tra la direzione ed i docenti del Conservatorio E. R. Duni di Matera – n. 2-01550) MAURIZIO SAIA. Signor Presidente, credo che nella mia esperienza di parlamentare in questa legislatura raramente sia rimasto cosı̀ soddisfatto come questa sera. Quindi, la ringrazio, signor sottosegretario. Non poteva essere altrimenti, perché conosciamo da tempo l’attenzione del ministero per questo progetto. Abbiamo intuito la gravità della situazione anche a seguito della sollevazione – chiamiamola cosı̀ – avvenuta nei dovuti modi da parte dei cittadini e, in particolare, dei commercianti della zona di fronte al paventato rischio. Quindi, il tentativo dell’attuale amministrazione di mantenere la rigidità di alcuni elementi di questo progetto non ha altra chiave di lettura. Questa è un’ulteriore conferma, tra le tante, del fatto che la nuova amministrazione ha la tendenza a creare difficoltà su molti progetti avviati, voluti, finanziati, studiati e, in parte, già realizzati, in parte, iniziati dalla precedente amministrazione, quasi a voler dimostrare che ciò che la precedente amministrazione aveva fatto – ed era moltissimo – non andava comun- PRESIDENTE. L’onorevole Adduce ha facoltà di illustrare l’interpellanza Violante n. 2-01550 (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti sezione 11), di cui è cofirmatario. SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, rinuncerò volentieri all’illustrazione della mia interpellanza, non solo per guadagnare tempo, ma anche perché credo che il rappresentante del Governo sia già pronto a rispondere anche a prescindere dalle argomentazioni che potrei aggiungere in questa fase. Vorrei solo dire, a beneficio dei pochi che ci stanno seguendo, magari alla radio o via satellite o via Internet, che ho interpellato il ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca per sapere cosa intende fare per porre rimedio ad una situazione molto delicata, che si è venuta a creare nel Conservatorio musicale di Matera, dove l’attuale direttore sta praticamente litigando con tutti (docenti, allievi, sindacati, genitori degli allievi). Il direttore sta consumando un vero e proprio golpe – questa è la mia impressione Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 77 SEDUTA DEL – per cercare di essere riconfermato in quella carica e lo fa utilizzando mezzi molto discutibili e qualche volta illegittimi. Spero che la risposta sia all’altezza della gravità del problema. Mi riservo naturalmente di esporre qualche altra considerazione in sede di replica. PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Adduce, anche per la felice sintesi. Il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, Giovanni Ricevuto, ha facoltà di rispondere. GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca. I fatti menzionati nell’interpellanza in discussione sono in verità ben noti al ministero, anche per via dei numerosi esposti che di recente sono pervenuti e che segnalano, appunto, i contrasti esistenti all’interno del Conservatorio Duni di Matera, tra i docenti e i sindacati, da una parte, e il direttore, dall’altra. Dico quindi che emerge, anche per altra via, quello che è stato fortemente evidenziato dagli onorevoli interpellanti; vi è l’esistenza di un grave stato di tensione e di conflittualità. Il Ministero sta svolgendo gli approfondimenti necessari per acquisire quanto più possibile elementi di conoscenza e di conseguente valutazione, considerata anche la particolare fase di riorganizzazione della struttura del Conservatorio, in applicazione della recente normativa, che prevede l’adozione dello statuto di autonomia dell’istituto ed il rinnovo dei suoi organi di gestione. Un oggettivo accertamento dei fatti è oltremodo necessario – questo non sfugge –, anche perché da parte del direttore sono pervenuti chiarimenti e smentite, in merito alle vicende delle quali parliamo. Il Ministero si riserva di adottare tutti i provvedimenti consequenziali, ma sulla base delle risultanze dell’istruttoria avviata, fornendo comunque agli onorevoli interpellanti tutte le necessarie doverose informazioni. PRESIDENTE. L’onorevole Adduce ha facoltà di replicare. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, non posso dichiararmi soddisfatto. Come abbiamo potuto osservare, la risposta del rappresentante del Governo, che io ringrazio, non esaurisce nulla, perché non è riuscita a fornire alcuna valutazione circa quello che sta accadendo nel Conservatorio di Matera. D’altra parte – e lo apprezzo –, dalle parole del sottosegretario capisco che si apre una finestra, quanto meno per capire quello che sta accadendo, per verificare cioè il grave stato di tensione (come dice il sottosegretario) e la conflittualità enorme esistente. Avrei voluto che ciò che il sottosegretario definisce « istruttoria » fosse qualcosa di più e che cioè, attraverso l’utilizzo degli strumenti del Governo, del Ministero, si potesse rapidamente giungere ad un’ispezione, ad una verifica di ciò che sta accadendo. Non mi dichiaro soddisfatto della risposta e, a tale riguardo, vorrei esprimere alcune considerazioni, riassumendo i termini della questione, affinché rimangano agli atti (è l’interesse primario dei deputati in questo tipo di interlocuzione). Abbiamo ritenuto necessario presentare quest’interpellanza, perché verte su un argomento che reputiamo importantissimo per la vita di un’istituzione culturale di un territorio molto vasto (non solo quello di Matera e della sua provincia, ma di un’area che abbraccia sicuramente almeno una gran parte della stessa regione Puglia) ed, in particolare, sulla situazione che vive da almeno tre anni il Conservatorio musicale di Matera. Lo abbiamo fatto non senza un certo imbarazzo per la particolarità dell’istituzione di cui ci occupiamo e a seguito, soprattutto, di molteplici esposti che sono stati presentati. Il sottosegretario conferma che è pervenuta al ministro, con riferimento a tale vicenda, una serie copiosa di denunce, di petizioni e di reclami da parte del corpo docente del Conservatorio, degli allievi e anche di tanti genitori di allievi, interessati al buon andamento dell’attività didattica per i loro figli. In particolare, nell’inter- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 78 SEDUTA DEL pellanza mi sono permesso di segnalare la decisione ultima di tutti i sindacati dei docenti che hanno proclamato lo stato di agitazione, dopo che tutti gli esposti – mi permetterà il sottosegretario – le denunce e, soprattutto, le petizioni, pervenute al direttore prima e al ministro poi non hanno sortito alcun effetto. Parlavo di un certo imbarazzo, onorevole rappresentante del Governo, perché avremmo preferito constatare che certe, a volte inevitabili, vertenze fossero risolte all’interno di quelle (non so se sia giusto il termine in tal caso) corrette relazioni sindacali che sono alla base della civile convivenza nell’ambito di un contesto lavorativo, ancorché particolare come può essere quello di un conservatorio musicale, ma pur sempre caratterizzato, per comprensibili ragioni, da dinamiche spesso conflittuali che, tuttavia, mai dovrebbero trascendere i limiti del rispetto reciproco, come invece sta accadendo a Matera. D’altra parte, la questione merita la nostra e la vostra attenzione, signor rappresentante del Governo, per l’importanza di quella istituzione di alta formazione musicale che svolge un ruolo che trascende i ristretti confini di un territorio e per ciò che è accaduto e sta accadendo (lo spiegherò rapidamente). È evidente che ciò che abbiamo scritto nel testo dell’interpellanza non si riferisce soltanto ai problemi di natura sindacale, che, pur se di grandissimo interesse da parte di tutti noi, probabilmente vanno lasciate al libero confronto tra le parti. In questo caso, invece, ci troviamo di fronte a problemi che richiedono un intervento esterno, perché – come cercherò di spiegare – l’attuale direzione del Conservatorio di Matera sta mettendo in atto azioni che condizioneranno, se non saranno bloccate, la vita di quella istituzione in modo negativo nei prossimi anni. Il Conservatorio di Matera viene istituito il 3 settembre 1965 ed intitolato al musicista materano del settecento Egidio Romoaldo Duni, fondatore dell’opera comica in Francia. Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 Sin dai primissimi anni, all’importante istituzione culturale materana fu attribuito un ruolo significativo, come testimonia la decisione di affidare la direzione al grande musicista italiano Nino Rota, che lo dirige fino al 1970, sostituito da Raffaele Gervasio, grande compositore pugliese che lo ha diretto fino agli anni Ottanta. Dalla sua istituzione fino ai primi anni Ottanta il Conservatorio di Matera raggiunse la media di settecento allievi all’anno, diventando punto di riferimento culturale per Matera, la sua provincia e per buona parte dei territori delle province di Bari e Taranto. La notevole attività musicale dei suoi allievi e docenti – si contano circa 150 all’anno tra saggi e concerti dei docenti, fino una certa data, ovvero fino alla fase attuale – portò il conservatorio materano all’attenzione nazionale come esempio di scuola musicale moderna ed innovativa. Di questo troviamo testimonianza nei tantissimi articoli di numerose testate giornalistiche, specialistiche e meno, e soprattutto nello spazio che la RAI dedicò con servizi sull’innovazione didattica di questa nuova realtà musicale nazionale, diretta da grandi nomi del panorama musicale, come appunto i direttori Rota e Gervasio. Sono questi i brevissimi cenni della storia del Conservatorio musicale di Matera. Venendo ad oggi, la situazione è cambiata notevolmente. Il direttore non è un musicista, ma questo non necessariamente comporta un problema, se solo la sua direzione fosse caratterizzata da una forte grossa propensione allo sviluppo delle attività culturali e alla proiezione esterna di un’istituzione che, di per sé, dovrebbe svolgere un ruolo che va ben oltre i confini delle mura dell’istituto. Signor sottosegretario, in tre anni sono stati organizzati soltanto 15 concerti, mentre se ne tenevano 150 all’anno. Restano inutilizzate perfino le non grandi risorse disponibili; a questo proposito risulta che per le attività di produzione non sono spesi ben 52 mila euro, che rischiano di Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 79 SEDUTA DEL essere restituiti al Ministero. Gli allievi non superano oggi le 600 unità per i corsi tradizionali e circa 100 per i corsi di primo e secondo livello che, peraltro, non si riescono ad avviare, come già ho richiamato nel interpellanza. Ma quello che più colpisce è il livello di conflittualità a cui sono giunte le relazioni tra direttore, docenti, allievi e le loro rappresentanze democratiche. Siamo rimasti allibiti di fronte alla notizia riportata nei giorni scorsi – signor Presidente, le offro questa « chicca » – dai giornali di quanto accaduto nel corso di una riunione del collegio docente del Conservatorio, quando il direttore, evidentemente dopo un alterco con qualche docente, ha chiesto l’intervento dei carabinieri. Il collegio dei docenti, organo democratico che sovrintende praticamente a tutte le attività del Conservatorio, è stato sostanzialmente esautorato. Infatti, in quasi un anno è stato convocato soltanto due volte; alla prima occasione, il 16 marzo 2005, il direttore ha abbandonato la seduta senza motivazioni e senza deciderne l’aggiornamento. Ancora più grave è la situazione del consiglio di amministrazione, chiamato tra l’altro ad approvare il nuovo statuto – tanto per richiamare le novità legislative cui lei, signor sottosegretario, faceva riferimento molto opportunamente – in cui vengono fissati i requisiti e le modalità di candidatura e di elezione del direttore. Questo è un punto nodale della vicenda, riferendomi alle candidature per il ruolo di direttore e per gli altri organi istituzionali del Conservatorio. Adesso nel consiglio di amministrazione siedono due rappresentanti degli allievi, nominati – illegittimamente, a mio modo di vedere – dal direttore il 28 febbraio 2005, nonostante due giorni prima, il 26 febbraio, l’assemblea studentesca regolarmente convocata ed autorizzata dal direttore avesse all’unanimità eletto altri due rappresentanti, diversi da quelli inseriti dal direttore nel consiglio di amministrazione, cosı̀ come invece preve- Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 deva la norma. A nostro avviso si tratta di una situazione di illegittimità del consiglio di amministrazione. Il direttore non disdegna con iniziative autoreferenziali di autoassegnarsi incarichi di docente di storia della musica, senza neppure rispettare la procedura prevista. Gravi sono i problemi relativi alla trasparenza ed, infatti, il direttore impedisce sistematicamente la consultazione degli atti – signor sottosegretario, tale circostanza dovrebbe risultarvi – ai docenti che sospettano che le revisioni non corrispondano a quanto riportato successivamente dal direttore nelle formali deliberazioni. Un capitolo a parte andrebbe scritto per quanto riguarda l’attribuzione di incarichi in ambito familiare, in assenza, peraltro, degli adeguati titoli di studio richiesti. Mi fermo qui. I sindacati hanno richiamato i disagi procurati dalle suddette procedure adottate per i corsi accademici di primo e di secondo livello, che non risultano ancora attivati e per i quali ben 100 allievi, cui mi riferivo quando descrivevo le statistiche relative al Conservatorio, hanno già versato le quote contributive, pari a 500 euro per ciascuno, ed anche per non aver garantito, in una classe del corso ordinario, l’insegnamento di storia della musica. Vi è il legittimo sospetto che tutte queste attività poste in essere dal direttore siano finalizzate da una parte a realizzare un’artificiosa maggioranza (si veda la nomina illegittima di due allievi all’interno del consiglio di amministrazione) e dall’altra a costruire per sé, solo per sé e forse per sempre, i requisiti utili per la nomina a direttore del Conservatorio, in totale spregio della legge e dello stesso statuto vigente. Infatti, alla vigilia dell’approvazione del nuovo statuto, il direttore propone, secondo quanto denunciato dai sindacati, quali requisiti per la nomina a direttore l’aver diretto il conservatorio – ci domandiamo: perché non altre istituzioni od altri enti ? – e l’avere esercitato attività didattica (ci domandiamo: anche per un solo giorno ?), senza specificare per quanto Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 80 SEDUTA DEL tempo e senza mettere in evidenza le professionalità necessarie per quell’incarico. In questo modo, a Matera l’unico che potrà vantare i requisiti è l’attuale direttore. È chiaro l’intento discriminatorio nei confronti di numerosi docenti e dirigenti pubblici e privati che, con l’attività professionale e didattica svolta, ben potrebbero ambire a dirigere l’importante istituzione musicale. Proprio in considerazione di questa grave situazione, in data 29 aprile 2005 i sindacati CGIL, UIL e SNALS hanno concordemente proclamato lo stato di agitazione del personale ed hanno chiesto al prefetto di Matera di avviare la procedura di conciliazione prevista dalla legge, denunciando il comportamento antisindacale della dirigenza scolastica rispetto all’inosservanza delle norme contrattuali e alla definizione dello statuto di autonomia dell’istituto. Signor sottosegretario, è necessario altro per chiedere al ministro di assumere qualche seria decisione a favore della trasparenza e della buona amministrazione di una delle istituzioni più autorevoli del Mezzogiorno ? Ciò è necessario anche per evitare che ad assumere tali iniziative siano altri organi. PRESIDENTE. È cosı̀ esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all’ordine del giorno. Sull’ordine dei lavori (ore 19,55). PRESIDENTE. Comunico che in data odierna si è riunita la Conferenza dei presidenti di gruppo per fare il punto sull’organizzazione dei lavori dell’Assemblea della prossima settimana, in relazione all’esame del disegno di legge n. 5827 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di Camera dei Deputati — 5 MAGGIO 2005 — N. 621 procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali (Approvato dal Senato – scadenza: 15 maggio 2005), alla luce delle determinazioni assunte dalle Commissioni competenti in sede referente. Al riguardo è stato stabilito che nella seduta di lunedı̀ 9 maggio, a partire dalle ore 15, avranno luogo le discussioni sulle linee generali delle proposte di legge n. 4265 ed abbinate – Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati (Approvata dal Senato) e n. 5124 – Concessione di un contributo al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, con sede in Duino. Alle ore 17,30, con prosecuzione notturna, fino ad esaurimento del punto all’ordine del giorno, avrà luogo la discussione sulle linee generali del disegno di legge di conversione n. 5827. Il seguito dell’esame avrà luogo martedı̀ 10 maggio (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna, con votazioni a partire dalle ore 12), secondo l’ordine degli argomenti già stabilito dal calendario. Il termine per la presentazione degli emendamenti in Assemblea al decretolegge è stato fissato alle ore 20 di lunedı̀ 9 maggio. Ordine del giorno della prossima seduta. PRESIDENTE. Comunico l’ordine del giorno della prossima seduta Lunedı̀ 9 maggio 2005, alle 15: (ore 15) 1. – Discussione della proposta di legge: S. 255-379-623-640-658-660 – D’iniziativa dei senatori: BASTIANONI; MULAS ed altri; TOMASSINI; CARELLA; CARELLA; MASCIONI ed altri: Nuova disci- Atti Parlamentari XIV LEGISLATURA — — DISCUSSIONI — 81 Camera dei Deputati — SEDUTA DEL plina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati (Approvata, in un testo unificato, dalla XII Commissione permanente del Senato) (4265-A); e delle abbinate proposte di legge: BOLOGNESI ed altri; MASSIDDA; Alberta DE SIMONE ed altri; MOLINARI e LETTIERI; VALPIANA ed altri; STAGNO d’ALCONTRES ed altri; MEREU ed altri; GAMBALE (143-277-351-552-892-19832720-4404). — Relatore: Stagno d’Alcontres. 5 MAGGIO 2005 — N. 621 (ore 17,30) 3. – Discussione del disegno di legge: S. 3344 – Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali (Approvato dal Senato) (5827). La seduta termina alle 20. 2. – Discussione della proposta di legge: ROSATO ed altri: Concessione di un contributo al Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, con sede in Duino (5124-A). — Relatore: Mattarella. IL CONSIGLIERE CAPO DEL SERVIZIO RESOCONTI ESTENSORE DEL PROCESSO VERBALE DOTT. FABRIZIO FABRIZI Licenziato per la stampa alle 21,40.