Atti Parlamentari
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XIV LEGISLATURA
—
I
DISCUSSIONI
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
5
MAGGIO
2005
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
621.
SEDUTA DI GIOVEDÌ 5 MAGGIO 2005
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI
INDI
DEI VICEPRESIDENTI ALFREDO BIONDI E FABIO MUSSI
INDICE
RESOCONTO SOMMARIO .............................
V-XII
RESOCONTO STENOGRAFICO ......................
1-81
PAG.
Missioni .............................................................
Informativa urgente del Governo sugli esiti
dell’indagine relativa alla morte del funzionario del SISMI dottor Nicola Calipari .......
1
1
PAG.
(Interventi) ........................................................
6
Presidente .....................................................
6
Cicchitto Fabrizio (FI) ................................
6
Cossutta Armando (Misto-Com.it) .............
18
Craxi Bobo (Misto-LdRN.PSI) ...................
22
Fassino Piero (DS-U) ..................................
7
11
(Intervento del Presidente del Consiglio dei
ministri) .........................................................
1
Gasparri Maurizio (AN) .............................
Presidente .....................................................
1
Giordano Francesco (RC) ...........................
17
Martinelli Piergiorgio (Misto-ED) ..............
23
Pecoraro Scanio Alfonso (Misto-VU) ........
21
Berlusconi Silvio, Presidente del Consiglio
dei ministri ...................................................
1
N. B. Sigle dei gruppi parlamentari: Forza Italia: FI; Democratici di Sinistra-L’Ulivo: DS-U; Alleanza
Nazionale: AN; Margherita, DL-L’Ulivo: MARGH-U; Unione dei democratici cristiani e dei democratici
di centro: UDC; Lega Nord Federazione Padana: LNFP; Rifondazione comunista: RC; Misto: Misto;
Misto-Comunisti italiani: Misto-Com.it; Misto-SDI-Unità Socialista: Misto-SDI-US; Misto-Verdil’Unione: Misto-VU; Misto-Minoranze linguistiche: Misto-Min.linguist.; Misto-Liberal-democratici,
Repubblicani, Nuovo PSI: Misto-LdRN.PSI; Misto-Popolari-UDEUR: Misto-Pop-UDEUR; Misto-Ecologisti democratici: Misto-ED.
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XIV LEGISLATURA
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DISCUSSIONI
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II
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
5
MAGGIO
2005 —
N.
621
PAG.
Pisicchio Pino (Misto-Pop-UDEUR) ..........
20
Rossi Guido Giuseppe (LNFP) ..................
15
Tucci Michele (UDC) ...................................
13
Disegno di legge di conversione (Trasmissione dal Senato e assegnazione a Commissioni in sede referente) ..............................
23
PAG.
(Iniziative per potenziare il gruppo investigativo impegnato nelle indagini su Unabomber e per accelerare la liquidazione
delle indennità richieste dalle parti offese
nonché misure per contrastare la criminalità nella provincia di Treviso –
n. 2-01507) ...................................................
42
Palma Nitto Francesco (FI) ....................... 42, 44
Gruppi parlamentari (Modifica nella composizione) ..........................................................
24
Saponara Michele, Sottosegretario per l’interno ..............................................................
42
Trasferimento a Commissione in sede legislativa dei progetti di legge n. 4599 ed
abbinate ........................................................
24
(Iniziative per l’ampliamento dell’organico dei
vicecommissari di polizia – n. 2-01536) ..
46
(La seduta, sospesa alle 11,30, è ripresa alle
11,40) .............................................................
25
Riccio Eugenio (AN) ................................... 46, 48
Votazione per l’elezione di due componenti
l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ...............................................................
25
Presidente .....................................................
25
Sull’ordine dei lavori ......................................
26
Presidente ..................................................... 26, 30
Bianco Gerardo (MARGH-U) ....................
30
Boccia Antonio (MARGH-U) ......................
26
Proclamazione del risultato della votazione
per schede per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ..................................................
30
Presidente .....................................................
30
Commissione parlamentare per le questioni
regionali (Modifica nella composizione) ..
35
Gruppo parlamentare Misto (Modifica nella
composizione di componenti politiche) ...
35
Saponara Michele, Sottosegretario per l’interno ..............................................................
47
(Misure a favore dell’area industriale della
Valbasento – n. 2-01548) ...........................
48
Boccia Antonio (MARGH-U) ......................
50
Molinari Giuseppe (MARGH-U) ................
48
Ventucci Cosimo, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri .............
49
(Presunta abnormità di un’ordinanza emessa
dai giudici del tribunale di Bologna –
n. 2-01549) ...................................................
52
Barbieri Emerenzio (UDC) ......................... 52, 53
Giuliano Pasquale, Sottosegretario per la
giustizia .........................................................
52
(Emergenza ambientale nella Valle del Sacco
– n. 2-01538) ...............................................
55
Coluccini Margherita (DS-U) ..................... 55, 58
(La seduta, sospesa alle 13,10, è ripresa alle
13,15) .............................................................
35
Interpellanze urgenti (Svolgimento) .............
35
(Misure a favore del settore bieticolo-saccarifero nazionale – n. 2-01532) ..................
35
Tortoli Roberto, Sottosegretario per l’ambiente e la tutela del territorio ..................
37
Delfino Teresio, Sottosegretario per le politiche agricole e forestali ...........................
57
(La seduta, sospesa alle 15,15, è ripresa alle
18,15) .............................................................
59
Missioni (Alla ripresa pomeridiana) ............
59
Ripresa svolgimento interpellanze urgenti ..
59
(Iniziative per riaprire i percorsi adottivi con
la Bielorussia – n. 2-01547) ......................
59
Prestigiacomo Stefania, Ministro per le pari
opportunità ...................................................
61
Zama Francesco (FI) .................................. 35, 38
(Misure per impedire il pericolo di infezione
derivante dall’errato invio di provette contenenti il virus dell’influenza asiatica –
n. 2-01531) ...................................................
39
Galeazzi Renato (DS-U) ............................. 39, 41
Zinzi Domenico, Sottosegretario per la salute .................................................................
40
Ruzzante Piero (DS-U) ............................... 59, 64
Atti Parlamentari
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XIV LEGISLATURA
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DISCUSSIONI
III
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Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
5
MAGGIO
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N.
621
PAG.
(Orientamenti del Governo relativi alla futura
destinazione dell’aeroporto di Boccadifalco
di Palermo – n. 2-01521) ..........................
66
Lo Presti Antonino (AN) ............................ 66, 71
Tassone Mario, Sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti .............................
69
(Proposta di variante a un progetto di trasporto pubblico riguardante il comune diPadova – n. 2-01545) .................................
73
Saia Maurizio (AN) ..................................... 73, 76
Tassone Mario, Sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti .............................
75
PAG.
(Contrasti tra la direzione ed i docenti del
Conservatorio E. R. Duni di Matera –
n. 2-01550) ...................................................
76
Adduce Salvatore (DS-U) ........................... 76, 77
Ricevuto Giovanni, Sottosegretario per
l’istruzione, l’università e la ricerca ..........
77
Sull’ordine dei lavori ......................................
80
Presidente .....................................................
80
Ordine del giorno della prossima seduta ...
80
N. B. I documenti esaminati nel corso della seduta e le comunicazioni all’Assemblea non lette in aula sono
pubblicati nell’Allegato A.
Gli atti di controllo e di indirizzo presentati e le risposte scritte alle interrogazioni sono pubblicati
nell’Allegato B.
SEDUTA PRECEDENTE: N. 620 — MERCOLEDÌ 4 MAGGIO 2005
Atti Parlamentari
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XIV LEGISLATURA
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SOMMARIO
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V
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
5
MAGGIO
2005 —
N.
621
RESOCONTO SOMMARIO
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
PIER FERDINANDO CASINI
esprime apprezzamento per la ribadita
alleanza con gli Stati Uniti d’America, che
peraltro è tale da salvaguardare la piena
dignità nazionale.
La seduta comincia alle 9,30.
La Camera approva il processo verbale
della seduta di ieri.
Missioni.
PRESIDENTE comunica che i deputati
complessivamente in missione sono ottantadue.
Informativa urgente del Governo sugli esiti
dell’indagine relativa alla morte del
funzionario del SISMI dottor Nicola
Calipari.
PRESIDENTE comunica la prevista articolazione del dibattito (vedi resoconto
stenografico pag. 1).
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del
Consiglio dei ministri, rende all’Assemblea
la seguente informativa:
(Vedi resoconto stenografico pag. 1).
FABRIZIO CICCHITTO, manifestata
condivisione, a nome del gruppo di Forza
Italia, per l’informativa resa dal Presidente
del Consiglio, connotata da equilibrio politico, sottolinea i positivi risultati conseguiti dal Governo in occasione di sequestri
di cittadini italiani verificatisi in Iraq;
osservato, inoltre, che il contingente italiano opera nell’ambito di una missione
che mira a consentire la stabilizzazione in
senso democratico del predetto paese,
PIERO FASSINO, espressi sentimenti di
cordoglio ai familiari del dottor Calipari e
delle vittime di Nassiriya e di solidarietà ai
militari italiani impegnati in Iraq, rileva
che nella ricostruzione dei fatti contenuta
nel rapporto della commissione mista persistono ancora numerose zone d’ombra
che non possono indurre a considerare
chiuso il caso; chiede pertanto all’Esecutivo di esigere che l’Amministrazione statunitense crei le condizioni per consentire
alla magistratura italiana di accertare la
verità. Osservato inoltre che non si intendono alterare i rapporti con gli Stati Uniti,
a nome dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L’Ulivo e della Margherita, DL-L’Ulivo, nonché della componente politica SDI-Unità socialista del
gruppo Misto e dei deputati Repubblicani
europei, invita il Governo a tenere conto
della nuova fase che si è aperta in Iraq e
ad adottare scelte finalizzate a trasformare l’impegno militare italiano in un
sostegno politico alla transizione democratica in Iraq.
MAURIZIO GASPARRI, manifestata la
condivisione dei deputati del gruppo di
Alleanza nazionale per l’informativa resa
dal Presidente del Consiglio dei ministri,
sottolinea che il rapporto di amicizia con
gli Stati Uniti è scevro di qualsiasi forma
di sudditanza, come dimostrato dalla mancata condivisione delle conclusioni delle
indagini relative alla morte di Nicola Calipari; rileva, inoltre, che la missione internazionale in Iraq è volta a garantire,
nel predetto paese, il ripristino dei valori
di legalità, democrazia e libertà.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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—
SOMMARIO
—
VI
SEDUTA DEL
MICHELE TUCCI, nel dare atto al
Governo di essersi comportato in maniera
ineccepibile nel caso del sequestro della
signora Sgrena e di aver dimostrato fermezza nei confronti dell’Amministrazione
statunitense, pur ritenendo necessario accertare la verità, auspica che prosegua il
dialogo tra Italia e Stati Uniti al fine di
pervenire ad un accordo politico tra i due
paesi. Osserva quindi che il piano di ritiro
del contingente militare italiano dall’Iraq,
peraltro già prospettato dall’Esecutivo, non
può essere condizionato dal tragico epilogo
del sequestro di Giuliana Sgrena, ma deve
inserirsi nelle strategie internazionali definite dalle Nazioni Unite.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI, sottolinea
che il coraggio e il senso del dovere
dimostrati da Nicola Calipari non devono
essere strumentalizzati a fini politici, soprattutto da parte di chi, per pregiudizio
ideologico, opera inaccettabili distinguo
nei confronti del terrorismo islamico.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
ALFREDO BIONDI
GUIDO GIUSEPPE ROSSI, nel ritenere
che il tragico epilogo del sequestro della
signora Sgrena sia il frutto di una serie di
eventi negativi, osserva che il disimpegno
dall’Iraq deve essere a breve oggetto di
riflessione, manifestando condivisione per
la linea fin qui seguita dal Governo.
FRANCESCO GIORDANO osserva che
le conclusioni cui sono pervenute le indagini sulla morte del dottor Calipari svolte
dall’Amministrazione statunitense e dal
Governo divergono clamorosamente sulle
eventuali responsabilità, stante l’impunità
che viene assicurata ai militari statunitensi. Ribadisce quindi la necessità di
procedere al ritiro immediato dall’Iraq del
contingente militare italiano – come prospettato in una mozione presentata oggi
dalla sua parte politica – non solo per le
ragioni ispirate dal pacifismo, ma soprattutto per tutelare la dignità e l’autonomia
dell’Italia.
Camera dei Deputati
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5
MAGGIO
2005 —
N.
621
ARMANDO COSSUTTA, nel giudicare
non credibile la versione americana dell’uccisione del dottor Nicola Calipari, che
legittima il dubbio che la vicenda sia stata
frutto di un atto deliberato, preannunzia
la presentazione di una mozione volta a
chiedere il ritiro immediato delle truppe
italiane dall’Iraq.
PINO PISICCHIO, premesso che non si
intende mettere in discussione l’alleanza
con gli Stati Uniti e la serietà dell’azione
svolta dai servizi di informazione e sicurezza italiani, sottolinea la necessità che
sia riconosciuta la responsabilità colposa
dei militari americani implicati nella vicenda relativa alla morte del dottor Nicola
Calipari; ritiene infatti inopportuno limitarsi, al riguardo, a prendere atto di una
mera divergenza di valutazioni.
ALFONSO PECORARO SCANIO, nel
giudicare inadeguata la versione dei fatti
fornita dal Presidente del Consiglio, chiede
che il Governo si attivi per demandare
l’accertamento della verità relativamente
alla vicenda della morte del dottor Calipari alla Corte penale internazionale de
L’Aja, sollecitando a tal fine il Governo
statunitense a riconoscerne la giurisdizione. Preannunzia inoltre la presentazione di un documento di indirizzo volto
a chiedere il ritiro del contingente italiano
dall’Iraq.
BOBO CRAXI, nel ritenere che l’intendimento di mettere in discussione il legame tra Stati Uniti e Italia non contribuisca all’accertamento della verità, sottolinea la necessità di individuare precise
responsabilità per l’accaduto, al fine di
assumere le iniziative conseguenti.
PIERGIORGIO MARTINELLI invita il
Governo ad attivarsi affinché si pervenga
all’accertamento della verità senza dare
adito a strumentalizzazioni né mettere in
discussione il rapporto di amicizia con gli
Stati Uniti. Rinnova, altresı̀, le espressioni
di cordoglio ai familiari del dottor Nicola
Calipari.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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—
SOMMARIO
—
VII
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
5
MAGGIO
2005 —
N.
621
Trasmissione dal Senato di un disegno di
legge di conversione e sua assegnazione
a Commissioni in sede referente.
Votazione per schede per l’elezione di due
componenti l’Autorità per le garanzie
nelle comunicazioni.
PRESIDENTE comunica che il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il disegno di legge n. 5827, di
conversione del decreto-legge n. 35 del
2005.
Il disegno di legge è assegnato alle
Commissioni riunite I e V in sede referente ed al Comitato per la legislazione
per il parere di cui all’articolo 96-bis,
comma 1, del regolamento.
Ricorda altresı̀ che il calendario dei
lavori
dell’Assemblea
prevede
l’inizio della discussione sulle linee generali
del predetto disegno di legge di conversione nella seduta di lunedı̀ 9 maggio 2005: si intende conseguentemente
adeguato, ai sensi del comma 5 dell’articolo 96-bis del regolamento, il termine
per la conclusione dell’esame in sede
referente.
PRESIDENTE ricorda che nella seduta
del 22 marzo scorso l’Assemblea non è
risultata in numero legale per procedere
all’elezione.
Avverte altresı̀ che ciascun deputato
riceverà una scheda ripartita in due sezioni, relative, rispettivamente, alla commissione per le infrastrutture e le reti ed
alla commissione per i servizi e i prodotti
e potrà, in relazione a ciascuna commissione, indicare un solo nome. Saranno
considerate nulle le espressioni di voto,
riferite a ciascuna commissione, che rechino più di una indicazione nominativa.
Risulterà eletto colui che, per ogni commissione, otterrà il maggior numero di
voti.
Indı̀ce la votazione per schede.
Modifica nella composizione di gruppi
parlamentari.
(Segue la votazione).
Dichiara chiusa la votazione ed invita i
deputati segretari a procedere allo spoglio
delle schede.
Avverte che l’esito della votazione sarà
comunicato nel prosieguo della seduta.
(Vedi resoconto stenografico pag. 24).
Sull’ordine dei lavori.
Trasferimento a Commissione in sede legislativa di progetti di legge.
PRESIDENTE propone il trasferimento
alla II Commissione in sede legislativa del
disegno di legge n. 4599 ed abbinate.
(Cosı̀ rimane stabilito).
Sospende brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 11,30, è ripresa
alle 11,40.
ANTONIO BOCCIA lamenta preliminarmente l’eccessivo ricorso dell’Esecutivo
agli strumenti della decretazione d’urgenza e della questione di fiducia; osservato, inoltre, che molte disposizioni recate
dal decreto-legge in tema di competitività,
nel testo trasmesso – peraltro tardivamente – dal Senato, sono sprovviste dei
requisiti prescritti dall’articolo 77 della
Costituzione e dalla legge n. 400 del 1988,
invita la Presidenza ad intervenire presso
il Governo affinché sia garantito il puntuale rispetto del comma 2 dell’articolo
96-bis del regolamento.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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—
SOMMARIO
—
VIII
SEDUTA DEL
PRESIDENTE, nell’assicurare che riferirà al Presidente della Camera le considerazioni svolte dal deputato Boccia, sottolinea l’esigenza di tenere distinta la responsabilità politica del Governo da quella
di carattere ordinamentale che compete al
Presidente della Camera, anche nei rapporti con l’altro ramo del Parlamento;
rileva inoltre che la procedura prospettata
in riferimento all’iter del disegno di legge
di conversione del provvedimento d’urgenza richiamato dal deputato Boccia risulta conforme al disposto regolamentare
ed ai precedenti.
GERARDO BIANCO esprime apprezzamento per le considerazioni svolte dal
deputato Boccia e per le precisazioni rese
dal Presidente.
Proclamazione del risultato della votazione per l’elezione di due componenti
l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
PRESIDENTE comunica il risultato
della votazione per l’elezione di due componenti l’Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni:
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N.
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Proclama eletti commissario per le infrastrutture e le reti il dottor Nicola D’Angelo e commissario per i servizi e i prodotti il dottor Sebastiano Sortino.
Modifica nella composizione della Commissione parlamentare per le questioni
regionali.
(Vedi resoconto stenografico pag. 35).
Modifica nella composizione di componenti politiche del gruppo parlamentare Misto.
(Vedi resoconto stenografico pag. 35).
PRESIDENTE sospende brevemente la
seduta.
La seduta, sospesa alle 13,10, è ripresa
alle 13,15.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
FABIO MUSSI
Presenti e votanti 351
Svolgimento di interpellanze urgenti.
Per la commissione per le infrastrutture e le reti:
Schede bianche 158
Schede nulle 5
FRANCESCO ZAMA illustra la sua interpellanza n. 2-1532, sulle misure a favore del settore bieticolo-saccarifero nazionale.
Ha ottenuto voti: Nicola D’Angelo 182
Voti dispersi 6
Per la commissione per i servizi e i
prodotti:
Schede bianche 161
Schede nulle 5
Ha ottenuto voti: Sebastiano Sortino
182
Voti dispersi 3
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di
Stato per l’ambiente e la tutela del territorio, sottolineato che, ai sensi della direttiva 2003/87/CE, non sono previsti criteri correttivi per le quote di emissione del
singolo impianto, anche a fronte di una
maggiore disponibilità di barbabietole,
precisa tuttavia che la stagionalità connessa alla produzione dello zucchero, in
base ai meccanismi di rilascio e restituzione delle quote, non penalizza i produttori del mercato comunitario. Fa presente,
altresı̀, che il Governo non ha la facoltà di
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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—
SOMMARIO
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IX
SEDUTA DEL
adottare meccanismi compensativi addizionali rispetto a quelli previsti dalla normativa europea.
FRANCESCO ZAMA, nel dichiararsi assolutamente insoddisfatto della risposta,
sollecita il Governo ad adottare, analogamente a quanto avviene in altri paesi
europei, opportune iniziative per affrontare la grave crisi del settore saccarifero.
RENATO GALEAZZI illustra l’interpellanza Violante n. 2-1531, sulle misure per
impedire il pericolo di infezione derivante
dall’errato invio di provette contenenti il
virus dell’influenza asiatica.
DOMENICO ZINZI, Sottosegretario di
Stato per la salute, sottolineata la congruità delle misure di biosicurezza adottate nei laboratori, assicura che il Ministero della salute, su impulso dell’Organizzazione mondiale della sanità e della
Commissione europea, si è attivato immediatamente coinvolgendo nelle necessarie
procedure la Direzione generale della sanità militare del Dicastero della difesa,
atteso che il laboratorio che in Italia ha
ricevuto i campioni di virus H2N2 fa parte
di una struttura NATO. È stata quindi
data immediata comunicazione all’Organizzazione mondiale della sanità dell’avvenuta distruzione dei predetti campioni,
alla quale si è proceduto il 14 aprile
scorso.
RENATO GALEAZZI si dichiara insoddisfatto della risposta, che giudica superficiale ed elusiva dei quesiti formulati
nell’atto ispettivo.
NITTO FRANCESCO PALMA rinunzia
ad illustrare l’interpellanza Antonio Leone
n. 2-1507, sulle iniziative per potenziare il
gruppo investigativo impegnato nelle indagini su Unabomber e per accelerare la
liquidazione delle indennità richieste dalle
parti offese nonché misure per contrastare
la criminalità nella provincia di Treviso.
MICHELE SAPONARA, Sottosegretario
di Stato per l’interno, fa presente che, a
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N.
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seguito dell’evento criminoso recentemente
verificatosi nel duomo di Motta di Livenza,
sono state ulteriormente intensificate le
indagini volte ad identificare il responsabile ed è stato adeguatamente incrementato l’organico del gruppo investigativo
interforze al quale, dall’aprile del 2003,
sono state affidate, sotto il coordinamento
dell’autorità giudiziaria, tutte le attività di
intelligence e di informazione riguardanti
gli episodi criminosi riconducibili a Unabomber. Nell’assicurare, inoltre, che si è
provveduto ad intensificare l’attività di
prevenzione e di controllo del territorio
interessato, rileva che il Dicastero dell’interno sta ultimando l’istruttoria relativa
alle richieste presentate per ottenere i
benefici previsti dalla vigente normativa a
favore delle vittime del terrorismo.
NITTO FRANCESCO PALMA prende
atto con soddisfazione dell’incremento del
personale assegnato al gruppo investigativo
interforze e dell’efficacia dell’azione di
prevenzione svolta nelle aree territoriali
interessate; invita tuttavia a procedere con
sollecitudine alla concessione dei benefici
economici alle vittime, anche in considerazione del fatto che è stata accertata la
natura terroristica del reato ascritto al
criminale denominato Unabomber.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
ALFREDO BIONDI
NITTO FRANCESCO PALMA si dichiara, in conclusione, sufficientemente
soddisfatto della risposta.
EUGENIO RICCIO illustra la sua interpellanza n. 2-1536, sulle iniziative per
l’ampliamento dell’organico dei vicecommissari di polizia.
MICHELE SAPONARA, Sottosegretario
di Stato per l’interno, osservato preliminarmente che nel marzo scorso il Ministero dell’interno ha chiesto al Dipartimento della funzione pubblica l’autorizzazione ad assumere 2.538 unità di personale della Polizia di Stato, tra le quali
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—
SOMMARIO
—
X
SEDUTA DEL
rientrano gli idonei non vincitori dei concorsi richiamati nell’atto di sindacato
ispettivo, rileva che la graduale assunzione, entro il 2008, dei predetti idonei è
prevista da un apposito emendamento,
presentato dalla competente Commissione
del Senato, riferito al decreto-legge n. 45
del 2005; esclude, infine, che in attuazione
del comma 542 dell’articolo 1 della legge
finanziaria per il 2005 possa procedersi
all’ampliamento dell’organico dei commissari di Polizia.
EUGENIO RICCIO si dichiara pienamente soddisfatto.
GIUSEPPE MOLINARI illustra l’interpellanza Boccia n. 2-1548, sulle misure a
favore dell’area industriale della Valbasento.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di
Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, precisa che la realizzazione degli
investimenti industriali richiamati nell’atto
ispettivo non risulta tra le iniziative coperte da finanziamento pubblico, né tanto
meno alla stessa può essere attribuito
carattere di priorità rispetto ad altre iniziative analoghe. Fa tuttavia presente che
sarebbe stata individuata una soluzione
per prevedere uno stanziamento a favore
dell’area della Valbasento nell’ambito della
prossima legge finanziaria.
ANTONIO BOCCIA, nel dichiararsi insoddisfatto della risposta, sollecita il Governo ad istituire un tavolo di confronto
per scongiurare la chiusura di importanti
siti industriali e la conseguente riduzione
dei livelli occupazionali nel territorio della
Valbasento.
EMERENZIO BARBIERI rinunzia ad illustrare l’interpellanza Volontè n. 2-1549,
sulla presunta abnormità di un’ordinanza
emessa dai giudici del tribunale di Bologna.
PASQUALE GIULIANO, Sottosegretario
di Stato per la giustizia, premesso che
l’attività giudiziaria è insindacabile da
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N.
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parte del Ministero della giustizia, salvo il
caso di abnormità del provvedimento, che
si ritiene insussistente nella fattispecie in
esame, osserva che l’ordinanza del tribunale del riesame di Bologna appare tuttavia censurabile in alcune parti delle sue
motivazioni.
EMERENZIO BARBIERI esprime insoddisfazione per il fatto che la risposta
ha confermato la totale assenza di obiettività delle motivazioni dell’ordinanza richiamata nel suo atto ispettivo.
MARGHERITA COLUCCINI illustra la
sua interpellanza n. 2-1538, sull’emergenza ambientale nella Valle del Sacco.
TERESIO DELFINO, Sottosegretario di
Stato per le politiche agricole e forestali,
premesso che l’esposizione dei consumatori ai rischi derivanti dai fenomeni inquinanti nella Valle del Sacco sono stati
scongiurati grazie al tempestivo intervento
dei servizi veterinari, dà conto, nel dettaglio, delle iniziative assunte e degli specifici provvedimenti adottati dagli organismi
competenti e dal Governo al fine di affrontare la suddetta emergenza ambientale, nonché di garantire le risorse necessarie al risarcimento dei danni.
MARGHERITA COLUCCINI invita il
Governo a coinvolgere la regione Lazio e
gli enti locali interessati nell’adozione di
iniziative idonee ad affrontare lo stato di
emergenza ambientale verificatosi nella
Valle del Sacco.
PRESIDENTE sospende la seduta fino
alle 18,15.
La seduta, sospesa alle 15,15, è ripresa
alle 18,15.
Missioni.
PRESIDENTE comunica che i deputati
complessivamente in missione alla ripresa
pomeridiana della seduta sono ottantatre.
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SOMMARIO
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XI
SEDUTA DEL
Si riprende lo svolgimento
di interpellanze urgenti.
PIERO RUZZANTE illustra la sua interpellanza n. 2-1547, sulle iniziative per
riaprire i percorsi adottivi con la Bielorussia.
STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro
per le pari opportunità, premesso che l’Italia ha sempre intrattenuto un rapporto
privilegiato con la Bielorussia, ricorda che
il Governo ha sollecitato l’intervento della
commissione per le adozioni internazionali al fine di favorire la ripresa delle
procedure di adozione interrotte nel dicembre 2004 su decisione del Presidente
della Bielorussia, che ha inteso applicare,
in relazione alle medesime procedure, criteri restrittivi. Dà quindi conto delle iniziative assunte dall’Esecutivo sia per il
ripristino della situazione preesistente sia
per la definizione di rapporti bilaterali per
l’assistenza in loco ai bambini bielorussi,
ad eccezione di quelli affetti da gravi
patologie o problemi psicofisici per i quali
si renda necessaria l’accoglienza in altri
paesi.
PIERO RUZZANTE ringrazia il ministro Prestigiacomo per l’attenzione rivolta
alla delicata materia oggetto dell’atto
ispettivo; nel dichiararsi, inoltre, parzialmente soddisfatto, auspica che il Governo
individui soluzioni idonee relativamente ai
percorsi adottivi già avviati, al fine di
tutelare i minori ed i rapporti affettivi
instaurati con le famiglie che li hanno già
accolti per alcuni periodi.
ANTONINO LO PRESTI illustra la sua
interpellanza n. 2-1521, sugli orientamenti
del Governo relativi alla futura destinazione dell’aeroporto di Boccadifalco di
Palermo.
MARIO TASSONE, Sottosegretario di
Stato per le infrastrutture e i trasporti,
premesso che l’Aeronautica militare ritiene inopportuno continuare ad utilizzare
e gestire l’aeroporto di Boccadifalco di
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Palermo, preannunzia che, per la prossima
settimana, è stata convocata un’apposita
riunione, alla quale prenderanno parte
tutti i soggetti istituzionalmente interessati, nel corso della quale saranno affrontati i problemi che ostacolano il cambio di
status giuridico – da militare a civile – del
predetto aeroporto e si terrà conto delle
istanze rappresentate nell’atto di sindacato
ispettivo; precisa, in particolare, che sono
emerse divergenze in ordine alle ipotesi di
una cessione – frazionata ovvero nella sua
interezza – dell’area interessata.
ANTONINO LO PRESTI, nel dichiararsi
soddisfatto per la disponibilità mostrata
dal rappresentante del Governo a tenere
conto delle posizioni espresse nel suo atto
ispettivo, giudica incomprensibili le ragioni
di un’eventuale rinunzia, da parte dell’Aeronautica militare, ad utilizzare l’aeroporto di Boccadifalco.
MAURIZIO SAIA illustra la sua interpellanza n. 2-1545, sulla proposta di variante a un progetto di trasporto pubblico
riguardante il comune di Padova.
MARIO TASSONE, Sottosegretario di
Stato per le infrastrutture e i trasporti,
rileva che la struttura ministeriale più
volte richiamata nell’atto ispettivo non ha
mai escluso la possibilità di realizzare
tratte in regime promiscuo, non corrispondendo pertanto al vero quanto riportato
da organi di stampa locale in merito ad un
presunto definanziamento del progetto di
trasporto pubblico del comune di Padova.
MAURIZIO SAIA, nel dichiararsi soddisfatto della risposta, lamenta che la
nuova amministrazione comunale di Padova oppone spesso difficoltà strumentali
all’attuazione di progetti di indubbia utilità.
SALVATORE ADDUCE, illustra l’interpellanza Violante n. 2-1550, sui contrasti
tra la direzione ed i docenti del Conservatorio E. R. Duni di Matera.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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SOMMARIO
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XII
SEDUTA DEL
GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario
di Stato per l’istruzione, l’università e la
ricerca, rileva che il Governo si riserva di
adottare i provvedimenti conseguenti all’esito dell’istruttoria avviata presso il Conservatorio E. R. Duni di Matera, ove
persiste un grave stato di tensione tra il
direttore, da una parte, il corpo docente e
le organizzazioni sindacali, dall’altra.
SALVATORE ADDUCE, nel dichiarare
di non potersi ritenere soddisfatto, sottolinea che le determinazioni assunte dal
direttore del Conservatorio richiamato
nell’atto ispettivo non sono connotate dalla
necessaria correttezza e trasparenza.
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nione della Conferenza dei presidenti di
gruppo relativamente all’articolazione dei
lavori dell’Assemblea nelle sedute di lunedı̀ 9 e martedı̀ 10 maggio 2005, con
particolare riferimento all’iter del disegno
di legge di conversione n. 5827 (vedi resoconto stenografico pag. 80).
Ordine del giorno
della prossima seduta.
PRESIDENTE comunica l’ordine del
giorno della prossima seduta:
Lunedı̀ 9 maggio 2005, alle 15.
Sull’ordine dei lavori.
PRESIDENTE comunica le determinazioni assunte a seguito dell’odierna riu-
(Vedi resoconto stenografico pag. 80).
La seduta termina alle 20.
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DISCUSSIONI
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SEDUTA DEL
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RESOCONTO STENOGRAFICO
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
PIER FERDINANDO CASINI
La seduta comincia alle 9,30.
TEODORO BUONTEMPO, Segretario,
legge il processo verbale della seduta di
ieri.
dei gruppi in ordine decrescente, secondo
la rispettiva consistenza numerica. È previsto un tempo aggiuntivo per il gruppo
Misto.
(Intervento del Presidente del Consiglio
dei ministri)
(È approvato).
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi
dell’articolo 46, comma 2, del regolamento,
i deputati Gianfranco Conte, Deodato, Di
Virgilio, Giordano, Martinelli, Sgobio,
Stradella e Viceconte sono in missione a
decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati complessivamente
in missione sono ottantadue, come risulta
dall’elenco depositato presso la Presidenza
e che sarà pubblicato nell’allegato A al
resoconto della seduta odierna.
Ulteriori comunicazioni all’Assemblea
saranno pubblicate nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.
Informativa urgente del Governo sugli esiti
dell’indagine relativa alla morte del
funzionario del SISMI dottor Nicola
Calipari (ore 9,38).
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca
lo svolgimento di un’informativa urgente
del Governo sugli esiti dell’indagine relativa alla morte del funzionario del SISMI
dottor Nicola Calipari.
Dopo l’intervento del Presidente del
Consiglio dei ministri, onorevole Silvio
Berlusconi, interverranno i rappresentanti
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il
Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Berlusconi.
SILVIO BERLUSCONI, Presidente del
Consiglio dei ministri. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, l’impossibilità di raggiungere conclusioni condivise sullo svolgimento dei fatti di quella tragica sera del
4 marzo significa certamente che l’inchiesta congiunta, avviata d’accordo con il
Presidente Bush, non è riuscita a portare
a compimento sino in fondo il suo compito. Conviene tuttavia ricordare che la
decisione americana di condividere con il
Governo italiano l’attività di accertamento
di cause e di responsabilità del tragico
incidente in cui ha perso la vita il dottor
Calipari è una decisione senza precedenti,
che il Governo di Washington ha assunto
in adesione ad una nostra richiesta precisa.
I contenuti della nostra posizione e
delle nostre aspettative, all’indomani di
quella tragedia, erano stati enunciati con
chiarezza dal ministro degli affari esteri,
Gianfranco Fini, nel suo intervento in
questa stessa aula l’8 marzo scorso: il
dovere di fare luce sui punti ancora oscuri,
il dovere di individuare le responsabilità e,
nel caso del loro accertamento, di chiedere
la punizione dei colpevoli.
La commissione ha lavorato intensamente ed ha lavorato con la partecipa-
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DISCUSSIONI
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SEDUTA DEL
zione attiva della delegazione italiana, affidata ad alti funzionari di riconosciuta
competenza ed autonomia di giudizio, i
quali hanno dato prova del loro elevato
valore morale e professionale nel corso
delle indagini.
Le indagini, oggettivamente condizionate dalla mancanza della preservazione
dello scenario del luogo dell’incidente, si
sono tuttavia svolte, com’è stato riconosciuto a conclusione dei lavori – cito
testualmente dal comunicato congiunto e
ne sottolineo ogni parola –, in un clima di
grande collaborazione reciproca e con
piena facoltà operativa di accesso e di
acquisizione di informazioni da parte dei
rappresentanti italiani, la stessa identica
facoltà che è stata accordata ai loro omologhi stranieri. Ciononostante, alcuni
punti, profilatisi come controversi sin dall’inizio dell’indagine, sono rimasti tali.
La delegazione statunitense e quella
italiana hanno redatto i rapporti, che sono
stati resi pubblici nei giorni scorsi. Sono
certo che li conoscete e che li avete già
esaminati con cura. Avrete avuto modo, in
particolare, di analizzare in ogni dettaglio
il rapporto presentato dai rappresentanti
italiani, che ho tenuto a trasmettere immediatamente ai Presidenti dei due rami
del Parlamento: un rapporto in cui è
contenuta un’accurata e, direi, meticolosa
ricostruzione di quella drammatica vicenda.
Dal raffronto fra i due testi emerge in
tutta evidenza la misura di una discrepanza, che tocca aspetti tutt’altro che
secondari, relativi alla dinamica del fatto,
alle regole di ingaggio, al coordinamento
con le autorità competenti in Iraq. Da
entrambe le parti viene riconosciuta la
fatalità di un incidente che è costato la
vita ad uno dei più validi servitori su cui
poteva contare lo Stato italiano, un professionista ritenuto alleato leale e fidato
anche dagli Stati Uniti.
Si riconosce, altrettanto concordemente, la necessità di porre in essere
misure operative concrete per scongiurare
il rischio che incidenti del genere abbiano
a ripetersi. Ma la discrepanza sulle cause
e le modalità di svolgimento di questo
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tragico incidente si è rivelata irriducibile,
rendendo impossibile la definizione di
conclusioni congiunte; e non sarò certo io
a minimizzare la portata del disaccordo.
Taluni lo hanno fatto, nel mondo politico come sulla stampa, osservando che,
nella sostanza, i contenuti del rapporto
italiano si specchiano in quello americano.
Anche se osservazioni di questo tipo confermano indirettamente il clima di grande
collaborazione in cui l’inchiesta si è svolta
e di cui sono certamente espressione i
molti punti di convergenza tra i due
rapporti, non posso essere d’accordo.
Per limitarmi ad un aspetto essenziale
in cui le conclusioni rispettive divergono,
un conto è concludere, come hanno fatto
gli americani, per l’assenza di responsabilità disciplinari ed un altro è rilevare,
come abbiamo fatto noi, e – cito tra
virgolette – « sulla base delle evidenze
acquisite », l’assenza di volontarietà.
Non occorre essere degli esperti di
diritto penale per lamentare che l’assenza
di dolo – la volontarietà, appunto – non
esclude affatto la colpa, che è ascrivibile a
negligenza, a imprudenza o anche a semplice imperizia: non è affatto questa – ne
converrete – una differenza di poco conto.
Inoltre, ed indipendentemente da valutazioni di volontarietà e dalla concomitanza
di circostanze fortuite oggettivamente sfavorevoli (la visibilità resa precaria dalle
cattive condizioni del tempo, il tragico
imprevisto dell’ambasciatore americano
Negroponte, che ha reso necessario l’allestimento senza preavviso del posto di
blocco, la difficoltà di comunicazione tra il
centro di coordinamento e l’unità operativa), non abbiamo potuto non rilevare
l’irregolarità di una postazione di blocco
che è risultata sprovvista di meccanismi di
segnalazione che la rendessero chiaramente visibile; una postazione allestita
senza istruzioni scritte o comunque precise, il cui funzionamento era, pertanto,
affidato alla discrezionalità dell’unità operativa che vi era preposta; una postazione
collocata al buio, a breve distanza dall’uscita di una curva, in condizioni certo
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DISCUSSIONI
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3
SEDUTA DEL
poco indicate per tutelare la sicurezza
tanto dei militari quanto dei conducenti
dei veicoli civili in avvicinamento.
La divergenza sulle conclusioni dell’indagine va però presa per quello che è:
l’impossibilità di ricondurre entro una
prospettiva unitaria la ricostruzione dei
fatti di parte – la parte italiana e la parte
americana – porta a conclusioni divergenti.
Da parte americana sono stati ritenuti
attendibili deposizioni e dati che non coincidono con i riscontri che abbiamo raccolto noi e che sono a noi risultati attendibili. Più in particolare, le dichiarazioni
rese dai due italiani superstiti contrastano
con quelle rese dai militari statunitensi.
Posto che imparzialità e buona fede
degli inquirenti statunitensi non possono
essere messe in discussione (credo che, a
tale riguardo, siamo tutti d’accordo), non
possiamo che rispettarne le conclusioni,
rilevando che non coincidono con le nostre. È questa l’opinione degli stessi americani sul conto delle nostre risultanze e,
del resto, anche il rapporto americano –
in questo, sı̀, converge con il nostro –
riconosce che non tutto ha funzionato
come avrebbe dovuto nella predisposizione
e nel funzionamento di quel posto di
blocco.
Le raccomandazioni del rapporto statunitense, alla redazione del quale hanno
contribuito anche, e attivamente, i nostri
rappresentanti, si soffermano, infatti, diffusamente sulla necessità di rivedere a
fondo segnaletica, regole di ingaggio e
procedure post-incidenti per prevenire il
ripetersi di errori che, nella circostanza,
anche gli inquirenti americani non hanno
potuto fare a meno di rilevare. Se tu
cambi le regole, vuol dire che riconosci
implicitamente che le regole di prima non
andavano bene.
In particolare, le raccomandazioni prevedono: una più precisa segnaletica per i
posti di blocco, includendo anche simboli
internazionali, segnali di avvertimento di
maggiore visibilità e di più facile collocazione; l’impiego di altre misure non letali,
con l’intento di ampliare il ventaglio delle
opzioni disponibili ai militari, in alterna-
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tiva all’uso delle armi da fuoco; una revisione delle modalità operative delle postazioni, una campagna di pubblica informazione; un riesame dei siti più frequentemente adibiti a posto di blocco. Infine, è
stata raccomandata una guida di riferimento che definisca una procedura postevento, onde preservare i luoghi degli
incidenti per le successive indagini che si
rendessero eventualmente necessarie.
Anche se ci rendiamo conto che, essendo quella la strada principale di Bagdad e con un traffico notevole, era difficile conservare i luoghi dell’incidente
senza deviare il traffico.
Sarebbe quindi falso affermare che
l’inchiesta congiunta sia rimasta del tutto
priva di esiti. Nessuno pretende, tuttavia,
di avere la verità in tasca e immaginare
che il doveroso accertamento della verità
sulla tragedia del 4 marzo debba equivalere ad una ricerca aprioristica di capri
espiatori ovvero ad una altrettanta aprioristica assoluzione di ogni eventuale responsabile. Ciò significherebbe avere una
visione distorta del significato e degli scopi
dell’inchiesta.
Mi sembrano quindi del tutto fuori
luogo
espressioni
come
« schiaffo »,
« strappo », « rottura », impiegate da diverse parti per commentare l’esito di questa indagine congiunta. Accuse almeno
altrettanto paradossali quanto le critiche
rivolte al Governo per il suo coinvolgimento nella gestione della vicenda del
rapimento e della liberazione di Giuliana
Sgrena, che alcuni autorevoli commentatori giudicano adesso eccessivo. Un’accusa
di aver fatto troppo, che, in un certo
senso, ci fa onore perché ci viene rivolta
da parte di chi, evidentemente, avrebbe
preferito rimproverarci di non aver fatto
abbastanza (Applausi dei deputati dei
gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell’Unione dei democratici cristiani e
dei democratici di centro e della Lega Nord
Federazione Padana).
Con l’esito di questa inchiesta non ha
nulla a che vedere la qualità dei nostri
rapporti con gli Stati Uniti. Se si ritiene
attendibile una visione dei fatti piuttosto
che un’altra, non può essere evidente-
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DISCUSSIONI
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SEDUTA DEL
mente l’amicizia a far cambiare idea. È
una constatazione elementare che vale
tanto per gli Stati Uniti quanto, ovviamente, per l’Italia.
L’amicizia degli Stati Uniti verso l’Italia
è fuori discussione. Ne hanno dato testimonianza a più riprese le massime autorità degli Stati Uniti, dal Presidente Bush
al Segretario Rice che, sin dai momenti
immediatamente successivi alla tragica
scomparsa del dottor Calipari, hanno tenuto ad esprimere il loro più profondo
dolore e il loro più profondo rammarico
per l’accaduto. E, ancora ieri – lo sapete
– il Presidente Bush, alla vigilia di questo
dibattito parlamentare, ha voluto ribadire
questi suoi sentimenti.
Rimane altrettanto fuori discussione
l’amicizia e la lealtà del Governo italiano
e dell’Italia verso gli Stati Uniti. Non
dovrebbe nemmeno esserci bisogno di evidenziare le ragioni, oggi più che mai
attuali, di un’alleanza che poggia su fondamenta incrollabili. Il suoi pilastri sono i
principi comuni di democrazia e di libertà,
principi che l’Italia e l’Europa possono
oggi annoverare tra i loro valori fondanti
anche grazie al sacrificio generoso di decine di migliaia di giovani americani che,
nella seconda guerra mondiale prima e poi
in quel terribile conflitto non dichiarato
che è stata la guerra fredda, li hanno
affermati proteggendoli dalla minaccia dei
totalitarismi che imperversavano nel nostro continente. Principi comuni che siamo
ora impegnati a consolidare ogni giorno,
lavorando fianco a fianco dei nostri amici
americani, contro la minaccia del totalitarismo del nuovo millennio, quella del
terrorismo fondamentalista, che ha svelato
il suo volto più crudo e spietato in quella
tragica mattina dell’11 settembre 2001, che
portò persino il quotidiano Le Monde a
pubblicare in prima pagina il titolo: « Siamo tutti americani ». Un proclama che
conserva per noi, tutto intero, il suo valore
e il suo significato (Applausi dei deputati
dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza
Nazionale, dell’Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della
Lega Nord Federazione Padana).
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La nostra amicizia, l’amicizia tra l’Italia
e gli Stati Uniti ha superato prove più
difficili di questa. È un’amicizia sincera,
leale e non subalterna; lo dimostra anche
il fatto che, in questo caso, non abbiamo
inteso accettare conclusioni dell’inchiesta
che erano in contraddizione con la nostra
ricostruzione dei fatti e nelle quali non
potevamo quindi riconoscerci.
Rimane immutato il nostro impegno a
fare il possibile per accertare la verità su
tutte le circostanze e le eventuali responsabilità dalle quali è dipesa la tragica
scomparsa di un eroico servitore della
Repubblica, che ha sacrificato la vita nello
svolgimento di una missione delicata e
pericolosa e al quale, italiani ed americani,
hanno reso unanimemente omaggio (Applausi). Si tratta di un impegno che intendiamo onorare per il riguardo che
dobbiamo alla memoria del dottor Calipari, un dovere che sentiamo di avere
anche nei riguardi dei familiari, ai quali la
sua morte prematura lo ha strappato anzitempo.
La magistratura italiana ha avviato
un’inchiesta per arrivare ad un accertamento quanto più possibile puntuale e
scrupoloso dei lati ancora oscuri della
vicenda. L’azione dei nostri magistrati
potrà contare sul fermo sostegno del Governo. Offriamo un sostegno consapevole
delle difficoltà obiettive che si frappongono alle indagini e dei rischi che le
accompagnano: un sostegno risoluto a superare le prime e ad affrontare senza
tentennamenti i secondi.
Passo adesso ad un punto su cui nei
giorni scorsi si è concentrata l’attenzione
di alcune forze politiche, in particolare
dell’opposizione; in realtà, non di tutta
l’opposizione, come è doveroso dare atto.
Mi riferisco al rapporto tra l’inchiesta
sulle circostanze della morte del dottor
Calipari e la continuazione dell’impegno
italiano per la ricostruzione dell’Iraq. Su
questo punto credo che sia bene sgomberare il campo da ogni equivoco: non
abbiamo alcuna intenzione di stabilire
alcun nesso tra la valutazione della vi-
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DISCUSSIONI
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cenda in cui ha perso la vita il nostro
funzionario ed il ruolo del nostro paese in
Iraq.
È forse il caso di rammentare a coloro
che se ne mostrano immemori o inconsapevoli che l’Italia è presente in Iraq in
adempimento ad una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Ricordo anche che, lungo tutto il corso della crisi
irachena, la diplomazia italiana si è adoperata assiduamente per assicurare che
all’ONU fosse restituito il ruolo centrale
che ad esso compete.
La risoluzione 1546, adottata dal Consiglio di sicurezza l’8 giugno del 2004,
riconosce come importante ed essenziale
per la libertà, l’ordine e la sicurezza degli
iracheni il sostegno internazionale al ripristino, appunto, della sicurezza e della
stabilità in Iraq. Tale risoluzione richiede
espressamente agli Stati membri di offrire
un contributo secondo forme e modi da
concordare con il Governo iracheno.
Infatti, i nostri uomini e le nostre
donne sono impegnati al fianco di uomini
e donne di paesi nostri alleati a concorrere
al ristabilimento di queste condizioni di
stabilità e sicurezza, in adesione ad una
precisa richiesta del Governo iracheno. Si
tratta di un Governo cui ora non bisogna
più aggiungere la postilla limitativa dell’aggettivo « interinale » perché ormai, pur
nell’ambito di una transizione politica ed
istituzionale ancora da portare a pieno
compimento, dopo il voto di fiducia della
Assemblea nazionale irachena della settimana scorsa ed il suo formale insediamento di pochi giorni fa, il Governo iracheno è il Governo iracheno tout court.
Questo vuol dire che si tratta di un
Governo pienamente ed indiscutibilmente
legittimo, espressione diretta della volontà
di libertà e di democrazia che gli iracheni
hanno manifestato con straordinario coraggio, recandosi a votare lo scorso 30
gennaio.
La formazione del nuovo governo iracheno è lo specchio del procedere del
nuovo Iraq sul cammino dell’ordine e della
democrazia. Si tratta di una strada ancora
tutta in salita, disseminata di insidie e
trappole, purtroppo spesso più reali che
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metaforiche. Un percorso impervio, dunque, lungo il quale sono stati compiuti
innegabili passi avanti.
La recrudescente ondata di violenza
degli ultimi giorni, la cui coincidenza con
il varo del nuovo esecutivo non va certo
considerata casuale, ci rammenta che la
situazione della sicurezza e dell’ordine
pubblico in Iraq è ancora ben lontana da
un minimo di accettabile stabilità. Occorre, quindi, insistere nell’impegno ed
assistere le forze del nuovo Iraq, libero e
democratico, in quello che adesso, nell’approssimarsi della redazione di una nuova
Carta costituzionale che rifletta adeguatamente gli equilibri compositi della società
irachena, si preannuncia come un passaggio particolarmente delicato, e non solo
sotto il profilo della sicurezza.
Il consolidamento, sul piano sia istituzionale che politico, di una cultura del
dialogo inclusiva e rispettosa della ricchezza delle articolazioni della società civile irachena va considerato altrettanto
vitale, e l’Italia si adopera attivamente per
assicurare che nel nuovo Iraq questa cultura metta radici profonde e durature.
L’azione dell’Italia per la ricostruzione
dell’Iraq – un’azione, occorre sempre
averlo presente, che è coerente con il
nostro fattivo appoggio agli sforzi di democratizzazione e di modernizzazione in
atto in altre parti del mondo, dall’Afghanistan al Medio Oriente, per non dimenticare i vicini Balcani – è un’azione non
isolata. Sono impegnati nell’assistere la
formazione delle istituzioni e delle strutture civili e militari del nuovo Iraq non
solo gli alleati della forza multinazionale,
ma anche la NATO e la stessa Unione
europea. E desidero ricordare come proprio l’Italia si sia adoperata per ottenere
un coinvolgimento attivo dell’Europa, a
definitivo superamento delle divisioni del
passato. Il nostro impegno sul piano internazionale troverà presto un nuovo significativo coronamento con la convocazione di una conferenza internazionale,
sulla quale abbiamo insistito e insistiamo
da tempo.
Non c’è quindi alcun motivo di pronunciare oggi un « tutti a casa », che
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suonerebbe ancora una volta tanto irresponsabile quanto incomprensibile. Rimane, certo, sul nostro orizzonte la prospettiva di un graduale disimpegno dall’Iraq delle truppe italiane che vi sono
presenti. Si tratta di una prospettiva che
potrà tuttavia concretarsi solo a misura
che l’evoluzione della situazione sul terreno lo consentirà, a misura che il nuovo
Iraq sarà in grado di provvedere da solo
al suo ordine e alla sua sicurezza e il suo
nascente Governo ci dirà di non avere più
bisogno della nostra assistenza. In ogni
caso, questa prospettiva si dispiegherà in
modo certo non unilaterale, bensı̀ nei
tempi e nei modi che concerteremo con i
nostri alleati, ad iniziare dai nostri amici
iracheni.
Oggi come ieri – direi oggi più di ieri
– riteniamo sia doveroso perseverare nell’opera che abbiamo intrapreso per aiutare
l’Iraq e il Medio Oriente a costruire un
futuro di democrazia e di pace. Una pace
vera, basata sulla fratellanza dei popoli e
non sull’equilibrio del terrore. L’impegno
concorde, al di là delle legittime differenti
opinioni, l’impegno di tutti per la realizzazione di questo sogno – un progetto
ambizioso, ripeto, non un’utopia – sarebbe
l’omaggio migliore e più degno al sacrificio
di Nicola Calipari e degli altri nostri
connazionali che a questo progetto ambizioso hanno offerto la loro vita. Vi ringrazio (Applausi dei deputati dei gruppi di
Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell’Unione dei democratici cristiani e dei
democratici di centro, della Lega Nord
Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI).
(Interventi)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Cicchitto. Ne ha facoltà.
FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell’esporre le
ragioni dell’adesione del gruppo di Forza
Italia alla comunicazione del Presidente
del Consiglio, che è caratterizzata da un
grande equilibrio politico, desidero con-
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centrare brevemente l’attenzione su tre
punti: il contesto generale; l’obiettivo per il
quale il dottor Calipari ha perso la vita;
alcuni elementi della vicenda con i quali
dobbiamo fare i conti.
Il contesto generale è quello tracciato
poco fa dal Presidente del Consiglio: siamo
in Iraq con l’obiettivo di realizzare la
risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU n. 1546.
Il perseguimento di questo obiettivo ha
portato a dei risultati. Il nostro paese è
stato coinvolto successivamente, dopo la
conclusione della fase di guerra; ebbene,
successivamente a quella fase, la nostra
azione, insieme a quella dell’alleanza, ha
portato alle elezioni e alla formazione di
un nuovo Governo: un salto di qualità !
Non vi è, quindi, un elemento di
guerra; certamente vi è uno stato di guerriglia, che presenta anche elementi di
terrorismo fondati sul rapimento. Queste
azioni sono compiute non soltanto nei
confronti dei paesi presenti in Iraq: sono
state colpite altre nazioni, che hanno assunto posizioni di politica estera completamente diverse da quella italiana. Sul
terreno di una risposta positiva, sul terreno della volontà di salvare la vita dei
rapiti, rivendichiamo al Governo italiano il
merito di aver ottenuto dei risultati in
occasione di diverse drammatiche vicende:
la liberazione di tre dei quattro operatori
privati della sicurezza, le due Simone e,
adesso, la vicenda di Giuliana Sgrena.
Abbiamo ottenuto dei risultati che altri
paesi – anche quelli che non si trovano in
Iraq, come la Francia – non hanno ottenuto. Abbiamo conseguito tali risultati
seguendo una determinata metodologia,
sulla quale – credo sia una delle rare
occasioni – tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento hanno realizzato
e trovato un’intesa. Non abbiamo intrapreso la strada dei blitz; abbiamo cercato,
e trovato, la strada della trattativa con i
rapitori e con le forze ad essi vicine.
Questo implica una serie di problematiche
e di questioni con le quali, se si devono
raggiungere dei risultati, ci si deve sporcare le mani.
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DISCUSSIONI
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SEDUTA DEL
Al riguardo, mi unisco a quanto affermato poco fa dal Presidente del Consiglio
nel respingere certe lezioni impartiteci da
qualche giornale, il quale, forse, avrebbe
preferito scrivere dei titoli sui morti e,
invece, ha dovuto farli sui rapiti che sono
stati salvati. Rivendichiamo ciò ad onore
dell’azione che il Governo italiano, d’intesa
anche con l’opposizione, ha sviluppato.
Ebbene, ci si muove su un terreno
estremamente difficile, quello della guerriglia e dei rapimenti. Su questo terreno si
è verificato un incidente: noi lo riteniamo
tale. Escludiamo nel modo più assoluto
che vi sia stata volontarietà nell’azione
dell’esercito statunitense che ha portato
alla morte del dottor Calipari. Come sostenuto nella relazione del Presidente del
Consiglio, la non volontarietà esclude il
dolo, ma non la colpa !
Nella ricostruzione italiana, presente
nella relazione di Ragaglini e Campregher,
si colgono le contraddizioni e gli errori
commessi in questa vicenda, a nostro avviso, dagli americani. Del resto, chi legga
con attenzione la relazione predisposta dai
rappresentanti statunitensi noterà che le
raccomandazioni che essi rivolgono al loro
stesso esercito per la gestione dei posti di
blocco sono parallele all’analisi da noi
svolta sugli errori commessi.
Ci stiamo misurando, quindi, su una
divergenza di interpretazione, qui ribadita
dal Presidente del Consiglio: una divergenza di lettura delle responsabilità che
hanno portato al tragico incidente che ha
portato alla morte del dottor Calipari.
Per concludere, l’esposizione svolta dal
Presidente del Consiglio mette in evidenza
due cose che dimostrano il fatto che il
Governo italiano è sul campo in Iraq in un
contesto e con degli scopi molto precisi:
accompagnare lo sviluppo di quel paese
verso l’acquisizione della libertà e della
democrazia di uno Stato degno di questo
nome, mantenere il rapporto di alleanza
con gli Stati Uniti d’America con tutta la
dignità nazionale che è richiesta e che
caratterizza l’impostazione del Governo
italiano.
Quindi, nel momento stesso in cui ribadiamo le ragioni dell’alleanza e il pro-
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posito di rimanere in Iraq con quell’obbiettivo e anche di lavorare alle condizioni
per la nostra fuoriuscita, allo stesso tempo
marchiamo in modo netto le divergenze
che vi sono state con il Governo degli Stati
Uniti: divergenze che non drammatizziamo, ma che nemmeno vogliamo accantonare e mettere da parte.
La nostra adesione alla comunicazione
fatta dal Presidente del Consiglio discende
non soltanto dal nostro riconoscimento di
un’azione sul campo svolta dal Governo
italiano, dalle sue strutture operative e dal
Sismi che ha portato a salvare Giuliana
Sgrena, come precedentemente altri rapiti,
e che ha visto il Governo italiano avere su
questo terreno risultati e successi che altri
Governi, anche con posizioni diverse, non
hanno avuto, ma anche da una posizione
equilibrata e dignitosa che, al contempo,
sottolinea quella divergenza senza mettere
però in discussione le conseguenze politiche dovute, che sono quelle di mantenere
l’alleanza e la nostra presenza in Iraq,
confermando tutti gli obiettivi politici che
già in partenza ci eravamo dati, cioè quelli
di arrivare ad una situazione tale per cui
si creeranno le condizioni per far uscire il
nostro paese dall’Iraq in quanto sarà l’Iraq
stessa a comunicarci di avere raggiunto la
stabilità, la libertà e la democrazia (Applausi dei deputati del gruppi di Forza
Italia e di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO. Signor Presidente,
ringrazio il Presidente del Consiglio per le
informazioni che ha voluto dare al Parlamento. Prima di svolgere alcune considerazioni sulle sue comunicazioni e su
questo delicato passaggio, vorrei ancora
una volta esprimere il cordoglio alla famiglia per la morte di Nicola Calipari, cosı̀
come voglio accomunare a questo cordoglio quello verso i soldati e i carabinieri e
gli uomini morti a Nassiriya e in Iraq ed
esprimere, al contempo, la nostra solidarietà a tutti i nostri uomini, sia a quelli in
divisa che ai funzionari dei servizi che
sono impegnati in quel difficilissimo teatro
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DISCUSSIONI
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e che lı̀ agiscono ogni giorno a nome del
nostro paese.
Dalla lettura del rapporto italiano e di
quello americano, e anche di quello che lei
ha qui puntualmente detto, risulta un’evidente discrası̀a di interpretazione e di
ricostruzione delle vicende che non è su
punti marginali. Peraltro, persistono ancora zone d’ombra che, naturalmente, non
significano il fatto che chi abbia lavorato
in queste settimane non abbia cercato di
ricostruire con puntualità, zone d’ombra
su quale fosse l’effettivo livello di informazione tra i servizi italiani e quelli
americani, su quali siano state effettivamente le disposizioni nella catena di comando americana, cosı̀ come rimangono
incertezze e zone d’ombra sulla dinamica
degli eventi, sull’esistenza o meno di immagini fotografiche e dell’eventuale loro
interpretazione, la rimozione immediata
dell’auto sul luogo dell’incidente, che ha
alterato la possibilità di una relazione
compiuta che avrebbe consentito la ricostruzione della dinamica dell’incidente:
molte cose su cui occorre ancora appurare
la verità.
Da questa prima considerazione vorrei
trarre una prima conclusione: il fatto che
siano stati redatti due rapporti e che la
commissione abbia tratto le sue conclusioni in questo modo non può portarci a
considerare chiuso il caso. Nessuno vuole,
men che meno noi dell’opposizione, alterare i rapporti tra gli Stati Uniti e l’Italia,
che sono rapporti di alleanza solidi a cui
noi stessi teniamo, ma essere alleati e
riconfermare la solidità di questa alleanza
non significa rinunciare alla ricerca della
verità.
Lo dobbiamo alla famiglia Calipari, lo
dobbiamo ai soldati e ai funzionari italiani
che sono impegnati ogni giorno in quel
teatro di guerra, i quali devono sapere
esattamente di quale solidarietà a sostegno
e assunzione di responsabilità possono
godere, e lo dobbiamo al paese perché è
morto in quella notte tragica un funzionario dello Stato che era lı̀ a rappresentare l’Italia. L’accertamento della verità
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rimane, quindi, per noi una priorità che
non è risolta dalla pubblicazione del rapporto della commissione.
Nessuno vuole cercare dei capri espiatori – per riferirci ad un’espressione che
lei, Presidente Berlusconi, ha usato – ma,
la verità sı̀, e noi chiediamo quindi che si
operi per mettere la magistratura italiana,
a cui a questo punto è delegata la ricerca
della verità, nelle condizioni di avere tutte
le informazioni e tutte le possibilità di
accesso alle conoscenze che consentono di
accertare la verità. In questo quadro, sollecitiamo il Governo italiano ad esigere
che il Governo americano presti alla magistratura italiana tutta la collaborazione
necessaria perché l’accertamento della verità sia possibile; perché è evidente che la
magistratura italiana potrà tendere a questo obiettivo sulla base della collaborazione non soltanto dei nostri organi istituzionali, ma anche del Governo americano stante che una serie di conoscenze e
di informazioni sono più in possesso degli
americani che non dei nostri. Da questo
punto di vista, e ciò non lo dico per
nessuna polemica recriminatoria ma per il
futuro, non so se sia stata, alla luce delle
risultanze, un’opportuna scelta quella di
affidare l’accertamento della verità ad una
commissione congiunta, perché l’esito dice
che, in realtà, tale strumento non ha avuto
l’efficacia che ci si proponeva, ma questo
lo dico senza alcuna valutazione polemica
contro nessuno.
Una seconda questione, che ritengo sia
doveroso porre in quest’aula, è che noi
riteniamo che dal Governo degli Stati Uniti
debbano venire delle scuse. Fino ad oggi
questa espressione dal Governo degli Stati
Uniti non è venuta. Sono venute espressioni di cordoglio, sono venute espressioni
di riconoscimento a Nicola Calipari, giustamente definito un eroe, e sono venute
espressioni che ribadiscono l’alleanza e
l’amicizia con l’Italia ma, ripeto, non sono
venute parole di scusa. Ora, i fatti portano
a dire che si è trattato probabilmente di
un incidente tragico. Ma un incidente
tragico non assolve dalle responsabilità !
Lei stesso, Presidente Berlusconi, nel suo
discorso svolto qui, ha sottolineato che
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l’assenza di un’intenzione dolosa non significa che non ci siano delle responsabilità. Allora, se ci sono delle responsabilità,
è bene che chi le ha le riconosca e chieda
scusa. È morto un uomo, è morto in un
check-point americano; è morto un uomo
che gli stessi americani definiscono un
eroe. La lettura del rapporto – e lei,
Presidente Berlusconi, lo ha ricordato anche nella sua relazione – indica che, in
ogni caso, comunque si ricostruisca quello
che è successo, ci sono state delle gravi
inadempienze nel modo di gestire il checkpoint che sottolineano che ci sono state
delle responsabilità. Credo, quindi, che
chiedere un atto di risarcimento morale e
politico al Governo degli Stati Uniti sia un
fatto di dignità del nostro paese e sia un
fatto di giustizia verso la famiglia Calipari
e verso l’Italia, a maggior ragione perché
siamo alleati. Quando si è alleati l’alleanza
si fonda su un rapporto di fiducia e di
affidabilità, piena e totale, e quando qualche cosa incrina quel rapporto di fiducia
e di affidabilità è bene che chi ha la
responsabilità di averlo incrinato compia
degli atti che siano capaci di ricostituirlo
e ricostruirlo nella sua pienezza (Applausi
dei deputati dei gruppi dei Democratici di
sinistra-L’Ulivo, della Margherita, DLL’Ulivo e Misto-Comunisti italiani). Noi
chiediamo che ci sia da parte del Governo
italiano una richiesta esplicita al Governo
americano di un atto che abbia un valore
morale e politico non marginale, ma importante proprio per le relazioni tra il
nostro paese e gli Stati Uniti.
La terza ed ultima considerazione riguarda la situazione in Iraq e la parte
finale del suo rapporto. Anche l’episodio
dell’uccisione di Nicola Calipari indica
quanto sia grave la situazione in Iraq.
Ogni giorno noi siamo di fronte ad episodi
di tensione e di violenza. Anche oggi i
giornali italiani ci parlano di sessanta
morti ieri nella città di Herbil e di episodi
di violenza che ogni giorno si ripetono in
Iraq.
Quella notte tragica in cui Nicola Calipari ha trovato la morte non vi è stato
soltanto un tragico incidente: è avvenuto
un tragico incidente che si colloca in una
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sequenza lunghissima di episodi di violenza che quotidianamente scuotono
l’Iraq !
Allora, io credo che di questo si debba
prendere atto, per vedere come affrontare
una situazione di instabilità, che quel
paese continua a conoscere, particolarmente acuta. Tutto ciò indica che lı̀ è in
corso una guerra. Ed io lo sottolineo
perché c’è un’ambiguità tuttora irrisolta
nell’atteggiamento del Governo italiano:
non si può continuare a dire che siamo lı̀
in una missione di pace in un contesto che
è quotidianamente caratterizzato dall’essere un contesto di guerra.
Ma quello che a me interessa in questo
momento sottolineare non è tanto questo.
Sono note le difformità di giudizio tra il
Governo e l’opposizione sulla guerra in
Iraq e sull’opportunità di una presenza
italiana. Quello che voglio dire è che anche
la vicenda di cui stiamo discutendo oggi
sollecita a definire una strategia di uscita
dalla guerra irachena, e in particolare dal
regime di occupazione militare, e di sostegno politico alla transizione democratica in Iraq.
D’altra parte, sono maturati, negli ultimi mesi, eventi e fatti di particolare
importanza: vi sono state elezioni generali
in Iraq, con quella grande partecipazione
che tutti abbiamo salutato come un importante evento; qualche settimana fa, è
stato eletto il nuovo presidente dell’Iraq,
nella persona del leader curdo Talabani;
da due giorni, l’Iraq ha un Governo nella
pienezza dei poteri. Tutto questo determina un quadro nuovo che porta a dire
che esistono le condizioni per accelerare il
trasferimento dei poteri alle autorità irachene, che si tratta di rafforzare ulteriormente ogni attività che consenta agli iracheni di essere titolari della propria sicurezza, che vi sono le condizioni per concentrare
lo
sforzo
della
comunità
internazionale nell’azione di ricostruzione
economica (e, a questo fine, emerge l’utilità e l’urgenza di convocare una nuova
conferenza internazionale che definisca
quegli obiettivi della nuova fase).
In questo quadro, allora, è chiaro che
si colloca in modo diverso – e deve essere
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collocato in modo diverso – anche il
problema della presenza delle truppe militari che fino ad oggi sono state in Iraq.
Signor Presidente del Consiglio, vorrei segnalarle che, proprio questa mattina, le
agenzie hanno battuto la notizia che anche
il Governo giapponese ha annunciato di
avviare il ritiro delle proprie truppe dall’Iraq entro la fine di quest’anno. E il
Giappone è l’ultimo dei paesi, dopo la
Spagna, la Polonia, la Tailandia, l’Ucraina,
la Bulgaria, la Repubblica Dominicana,
l’Honduras e la Norvegia !
Allora, io credo che si ponga una
riflessione anche per il Governo italiano.
Nel momento in cui il quadro in Iraq sta
conoscendo una trasformazione che evolve
sempre più verso una dimensione politica
della transizione, è evidente che anche noi
dobbiamo collocarci sempre di più dentro
quello schema.
Noi non abbiamo stabilito, signor Presidente del Consiglio, alcun automatismo
tra la morte di Calipari ed una richiesta di
ritiro delle truppe italiane in Iraq, anche
perché la richiesta di ritirare le truppe
italiane in Iraq l’abbiamo avanzata in
questo Parlamento anche prima che avvenisse la tragica vicenda in cui è morto
Calipari (Applausi dei deputati dei gruppi
dei Democratici di sinistra-L’Ulivo e della
Margherita, DL-L’Ulivo). Non abbiamo...
PRESIDENTE. Onorevole Fassino...
PIERO FASSINO. Ho finito, signor Presidente.
Non abbiamo stabilito alcun rapporto
automatico: sarebbe stato un atteggiamento ritorsivo, sbagliato e non degno
della delicatezza della vicenda di cui
stiamo discutendo. Quello che, invece, noi
le chiediamo è una valutazione sulla fase
nuova e diversa che si può aprire in Iraq.
E questa fase nuova e diversa si può aprire
e può essere accelerata nella sua implementazione dall’assunzione di una dimensione più politica della presenza internazionale in Iraq e dal superamento della
sola presenza militare come unica modalità con cui la comunità internazionale
aiuta l’Iraq, oggi, ad acquisire un regime
democratico stabile.
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Insomma, a nome dei gruppi dell’Ulivo,
a nome dei Democratici di sinistra, della
Margherita, dei Socialisti italiani, dei Repubblicani, noi chiediamo al Governo di
valutare la fase nuova che si sta determinando...
GIORGIO LA MALFA, Ministro per le
politiche comunitarie. Dei repubblicani europei (Commenti) !
PIERO FASSINO. Va bene, va bene...
PRESIDENTE. Ministro La Malfa, mi
scusi, lasciamo concludere l’onorevole Fassino.
PIERO FASSINO. La Malfa, stiamo discutendo di una questione di valore morale e politico più alto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L’Ulivo, della Margherita, DL-L’Ulivo,
Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti
democratici italiani, Misto-Verdi-l’Unione) !
Concludo, signor Presidente.
A nome di questi gruppi, chiediamo al
Governo italiano di valutare la nuova fase
e di adottare scelte che predispongano il
rientro delle truppe italiane dall’Iraq, di
definire tempi e modalità di questi rientri
e di portare, quanto prima, tutto ciò
all’attenzione del Parlamento (Applausi dei
deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L’Ulivo, della Margherita, DLL’Ulivo, Misto-Comunisti italiani, MistoSocialisti democratici italiani – Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Gasparri (Una voce dai banchi
dell’opposizione: Arieccolo !). Ne ha facoltà.
MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, il gruppo di Alleanza Nazionale
condivide il senso e il contenuto delle
dichiarazioni del Presidente del Consiglio
(Commenti)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per
cortesia. Vi chiedo di consentire all’onorevole Gasparri di intervenire. Onorevole
Gasparri, a lei la parola.
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MAURIZIO GASPARRI. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il gruppo di Alleanza nazionale condivide il senso e la sostanza delle
comunicazioni del Presidente del Consiglio, comunicazioni esaustive su tutte le
varie vicende al centro di questa situazione: la tragica uccisione, la morte di
Calipari, che ancora una volta, oggi, tutti
i componenti del mio gruppo e tanti di noi
che in quei giorni tragici hanno avuto la
possibilità di visitare i familiari e di toccare con mano lo sgomento di una famiglia di servitori dello Stato (al riguardo,
ricordo che anche la moglie di Calipari è
una funzionaria dello Stato, impegnata in
un’attività analoga a quella del super
eroico marito) vogliono ricordare con
commozione e con cordoglio.
Credo che le comunicazioni del Presidente del Consiglio abbiano ribadito una
situazione di chiarezza sui rapporti con gli
alleati, rapporti di lealtà assoluta – una
lealtà che non è incrinata da questa tragica vicenda –, ma rapporti che non sono
assolutamente incrinati o condizionati da
qualsiasi forma di sudditanza: lealtà sı̀,
dunque, ma sudditanza no ! Mi sembra
che questo sia uno dei punti ribaditi
ancora una volta nelle comunicazioni
odierne.
L’affermazione molto chiara sulla non
condivisione delle conclusioni delle varie
inchieste e delle posizioni espresse dagli
Stati Uniti credo sia molto esplicita, molto
chiara, e le parole del Presidente del
Consiglio l’hanno voluto sottolineare ancora una volta: l’impossibilità di conclusioni condivise. Più chiari di cosı̀, nel
Parlamento italiano, di fronte alla pubblica opinione nazionale ed internazionale,
credo non si potesse essere.
Non abbiamo accettato, dunque, le conclusioni degli Stati Uniti. Non ci sono state
conclusioni condivise. C’è un rapporto
(oggi è stato richiamato) meticoloso e
preciso che contesta alcune modalità, fatti
che non abbiamo condiviso, ad esempio le
modifiche dei luoghi dove si è verificata
l’uccisione di Calipari. Certamente, è un
comportamento che non ha facilitato accertamenti e verifiche. Le modalità stesse
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del posto di blocco, pur comprendendo la
drammatica ed anomala situazione di
emergenza che si vive a Bagdad e in Iraq,
potevano e dovevano essere diverse, per
evitare un epilogo cosı̀ tragico.
Non si incrina un’alleanza, ma non si
rinuncia alla verità sulla uccisione di Calipari. Credo che questo sia il senso di una
posizione che anche il nostro gruppo non
può non condividere.
Si è parlato, giustamente, della presenza in Iraq. Poc’anzi, l’onorevole Fassino
ha ricordato le notizie battute, questa
mattina, dalle agenzie circa la posizione
del Giappone. Onorevole Fassino, questa
mattina, le agenzie hanno battuto tragiche
notizie su ulteriori attentati in Iraq. Gli
attentati che si sono verificati questa mattina in Iraq, come nei giorni scorsi, hanno
riguardato, non le truppe internazionali
impegnate in quell’area in operazioni di
pace, ma quei cittadini iracheni che si
mettono in coda per diventate soldati o
poliziotti per contribuire all’autogoverno
della propria nazione !
Lı̀ si semina il terrore, per impedire
l’autogoverno dell’Iraq (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di
Forza Italia); tale situazione va ricordata.
Siamo, dunque, sul posto per consentire
agli iracheni di potersi arruolare nel loro
esercito, nella loro polizia; ciò, non perché
aggrediscano altri popoli, come dianzi, ai
tempi di Saddam Hussein, ma affinché
possano governare il territorio. Non sappiamo quando ciò avverrà; tutti ci auguriamo sia il prima possibile, ci mancherebbe altro ! Infatti, non solo per noi
diminuirebbero gli attuali rischi ma, soprattutto, quella parte cosı̀ martoriata del
mondo diventerebbe finalmente un paese
dove un governo espressione della popolazione locale avrebbe la capacità di garantire sicurezza ed autogoverno. Siamo lı̀
per favorire questo percorso, ma oggi,
ancora una volta, gli attentati hanno colpito gli iracheni che vogliono organizzarsi
per essere, per cosı̀ dire, padroni in casa
propria; tale è la realtà quotidiana di quel
paese.
Dianzi, si è riconosciuto come sia stato
un bene la celebrazione delle elezioni;
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SEDUTA DEL
onorevole Fassino, ciò è vero ma, a mio
avviso, senza l’impegno multinazionale, assunto anche da parte dell’Italia, quelle
elezioni cui tutti abbiamo plaudito – e che
lei ricordava – non si sarebbero tenute. Il
tentativo di governo dell’Iraq autonomo
non si sarebbe compiuto (Applausi dei
deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e
di Forza Italia).
La situazione di quei luoghi non è
quella occidentale dove, a breve, si voterà
in Inghilterra, da poco si è votato in Italia,
e via dicendo; lı̀, non è cosı̀: se non
fossimo stati presenti anche noi sul posto
assumendoci i rischi connessi, le elezioni
non si sarebbero potute svolgere. Dunque,
si è trattato di una novità positiva, un
passo nel percorso di costruzione della
democrazia; percorso al quale l’Italia ha
dato, sta dando e, a mio avviso, continuerà
a dare ancora un contributo importante
ed essenziale. Siamo consapevoli dei rischi
che l’Italia, per cosı̀ dire, si è accollata; se
li sono accollati militari e funzionari dei
servizi segreti, ma anche giornalisti, volontari, lavoratori. In questi anni, mentre
tra i caduti di Nassiriya si contano non
solo carabinieri e soldati ma anche due
civili, hanno perso la vita altri soldati
(caduti durante esercitazioni o in operazioni militari) e giornalisti come Balboni.
È morto un lavoratore, Quattrocchi, non
un mercenario ! Un lavoratore che era sul
posto per lavorare e garantire alla sua
famiglia un reddito (Applausi dei deputati
dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza
Italia).
Abbiamo sicuramente pagato un prezzo
e Calipari è l’ultimo eroe di questa storia;
ma abbiamo dato un contributo al ripristino della legalità, della democrazia e
della libertà in quella parte del mondo. E
l’Italia, che compostamente si è ritrovata
in quei giorni di Nassiriya e in altre
occasioni, ha anche dimostrato al mondo
di essere un paese consapevole di condividere con altre nazioni – con Governi di
qualsiasi orientamento, di centro, di destra
o di sinistra – un impegno comune assumendosi la sua parte di rischi e responsabilità per costruire democrazia e libertà
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nel mondo. E di ciò eravamo orgogliosi
allora, ma lo siamo – con sobrietà, e però
con fermezza – anche oggi.
In questo contesto, sulla vicenda drammatica di Calipari, vogliamo verità; gli
eroi, infatti, si onorano con la ricerca
accanita e decisa della verità. Le conclusioni cui giunge la versione statunitense
non ci hanno soddisfatto, non le condividiamo, e lo abbiamo ribadito; quelle nostre, realistiche, hanno tuttavia, per cosı̀
dire, sgombrato il campo dall’ipotesi – che
pure si era sostenuta nelle ore immediatamente successive all’evento – della volontarietà. Si osservò allora, infatti, che
non si poteva accettare l’ipotesi di tragica
fatalità; si sostenne ciò anche in Parlamento e sulla stampa. Ma non vi era stata
volontarietà; ciò mi sembra ora un fatto
condiviso, non solo dall’Italia e dagli Stati
Uniti ma dall’intero Parlamento italiano. Il
Presidente del Consiglio ha dichiarato
poc’anzi come l’assenza di volontarietà
non escluda la colpa e la conseguente
responsabilità, la negligenza, l’improvvisazione, le modalità, quanto l’ampia relazione illustra. Aspetti sui quali si continuerà a discutere, nelle istituzioni politiche, nelle inchieste della magistratura, nel
dibattito internazionale che proseguirà,
nella lealtà ma anche nella chiarezza.
Infatti, la lealtà è fatta anche di non
rinuncia alla verità. Tuttavia, non vi è
stata volontarietà; non si trattava di un’imboscata, piuttosto, vi è stata una colpa
gravissima. Aggiungerei, anzi, che oggi, a
mio avviso, nessuno nega si sia trattato di
una drammatica, tragica fatalità; una vicenda che non si può archiviare con
facilità e che merita, invece, ulteriori approfondimenti. Ma non era certamente un
complotto, un’imboscata o quant’altro; lo
puntualizzo perché anche tale ipotesi fu
sostenuta, mentre oggi mi pare sia maturata la convinzione, condivisa dal Parlamento e dalle forze parlamentari, che non
di tale evenienza si trattò.
Certo, ancora molto deve essere accertato. Comunque, signor Presidente del
Consiglio, il nostro gruppo condivide
quanto ella ha riferito nelle sue comunicazioni e la ringrazia per la fermezza delle
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parole, la chiarezza e gli atti consegnati
all’attenzione del Parlamento i quali consentono, ovviamente, ulteriori riflessioni
ed approfondimenti. Infatti, riteniamo giusto preservare la ragioni di un’alleanza che
fa parte della storia dell’Italia di questo
dopoguerra; esigere, nella lealtà, la verità
e quindi rinunciare ad ogni forma di
sudditanza; confermare la validità dell’impegno in Iraq ed onorare ancora una
volta, oggi, la memoria di tutti i caduti
(Calipari e tanti altri, militari e civili);
rivendicare con orgoglio l’impegno dell’Italia per garantire a quel popolo la costruzione di un futuro di democrazia.
Quando quel popolo sarà finalmente
libero dal terrore, e sarà un popolo che
non aprirà le sue giornate con l’attentato
del giorno, allora anche quel popolo, e
tutti noi, renderemo omaggio, ancora una
volta, ad un eroe come Calipari (Applausi
dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia – Congratulazioni) !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Tucci. Ne ha facoltà.
MICHELE TUCCI. La ringrazio, Presidente Casini. Desidero innanzitutto ricordare che, già in occasione del dibattito
sulla fiducia al suo nuovo Governo, lei,
signor Presidente del Consiglio, ha voluto
informare il Parlamento della possibilità
che l’inchiesta bilaterale per la morte di
Calipari a Bagdad giungesse a conclusioni
differenziate tra i rappresentanti dei due
paesi, che componevano la stessa commissione d’inchiesta. In quel momento, si
trattava solo di indiscrezioni, ma lei garantı̀ che mai l’Italia avrebbe sottoscritto
una conclusione non condivisa e che
avrebbe subito riferito al Parlamento se
ciò si fosse verificato.
Occorre darle atto, onorevole Berlusconi, della tempestività con la quale ha
chiesto al Presidente Casini la calendarizzazione del dibattito e, soprattutto, occorre darle atto del buonsenso, dell’autorevolezza, dell’indipendenza e della determinazione con cui il Governo si è comportato in tutta la vicenda del sequestro di
Giuliana Sgrena, cosı̀ come è avvenuto, del
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resto, nelle precedenti occasioni nelle
quali dei cittadini italiani sono rimasti
coinvolti nelle azioni di terrorismo in Iraq.
Purtroppo, ad un passo dal coronamento di un’operazione ineccepibile, per
la migliore riuscita della quale erano state
tempestivamente intraprese le più accurate iniziative diplomatiche e di intelligence, ed era stata altresı̀ chiesta ed ottenuta la condivisione dei rappresentanti
dell’opposizione, è accaduto l’irreparabile,
e l’Italia ha perso, caduto da eroe, uno dei
suoi migliori servitori.
Tuttavia, anche in tale frangente, lei,
signor Presidente del Consiglio, ha agito
con la determinazione e con l’autorevolezza che la nazione, colpita al cuore nella
sua dignità, le riconosce senza ombra di
dubbio. Lei ha convocato l’ambasciatore
USA, affinché fossero chiarite le circostanze che avevano determinato la morte
del nostro agente, ed ha ottenuto – il che
non era mai accaduto in passato –, da
parte degli Stati Uniti d’America, la pronta
costituzione di una commissione d’inchiesta paritetica.
Nulla dunque, signor Presidente del
Consiglio, può esserle addebitato: anzi, a
lei va il convinto ringraziamento nostro e
della nazione intera. Nulla può esserle
addebitato, come dicevo, per le conclusioni
non condivise cui è pervenuta la commissione d’inchiesta, e che sono il prodotto di
fondamentali punti di disaccordo tra le
parti sulle regole di ingaggio, sul coordinamento con le autorità competenti in
Iraq e sulle responsabilità dei soldati di
presidio a quel tragico check point.
La parte statunitense parla di tragico
incidente, e non riscontra responsabilità
alcuna da parte dei suoi militari, mentre i
commissari italiani, nella loro relazione,
contestano agli Stati Uniti di non aver
permesso la ricostruzione della dinamica
dei fatti, e di non aver permesso, dunque,
l’accertamento puntuale della verità.
Tale divergenza ha impedito che si
giungesse ad una conclusione univoca, sicché, come ha chiarito il ministro degli
affari esteri, non si poteva chiedere al
Governo italiano di sottoscrivere una ri-
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costruzione degli avvenimenti che non corrisponde a ciò che è accaduto quella sera.
La ricerca della verità, signor Presidente del Consiglio – dell’unica verità –,
deve continuare, ed è ora affidata alla
magistratura italiana, la quale opera, come
lei stesso ha sottolineato, con il pieno
sostegno del Governo. È altrettanto auspicabile, tuttavia, che tra Roma e Washington, sul piano diplomatico, si continui a
dialogare per giungere ad un accordo
politico che eviti ricadute negative sui
rapporti tra i due paesi, fermo restando
che l’accertamento della verità deve essere
comunque perseguito.
Noi siamo ben consapevoli del sangue
che i soldati americani hanno versato in
nome della libertà e della democrazia, per
liberare l’Europa dalla tragedia delle dittature che l’hanno stretta in una morsa di
terrore, nel secolo scorso, e delle vite che
hanno immolato – e continuano ad immolare – per liberare i popoli afgano ed
iracheno e per contrastare e sconfiggere,
come tutti auspichiamo, quel terribile e
dilagante fenomeno rappresentato dal terrorismo integralista globale, di fronte al
quale nessuno – e nessuna parte del
mondo – può sentirsi sicuro.
Comprendiamo, quindi, signor Presidente del Consiglio, che quei militari che
oggi agiscono in Iraq – esseri umani, pur
sempre fragili, anche se generosi nell’impegno che portano avanti – avvertano il
bisogno di sentirsi tutelati, soprattutto nel
momento in cui le difficili condizioni in
cui operano e l’imponderabile brutalità
degli eventi – tra cui, non dimentichiamolo, gli attacchi strategici dei kamikaze –
ingenerano in loro paura e disorientamento, tali da indurli a reazioni spesso
incontrollabili. Tutto ciò è ancora più vero
quando si tratta di soldati di scarsa esperienza, come quelli del check point di
Bagdad, che il rapporto americano dichiara addirittura al primo giorno di servizio.
Comprendiamo tutto ciò, ma siamo
altresı̀ convinti che la verità vada affermata. L’impegno del Governo è stato totale
ed è, per noi, convincente, ma vi è chi dai
risultati non condivisi dell’inchiesta sulla
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morte di Calipari trae argomenti per chiedere l’immediato ritiro del contingente
italiano dall’Iraq. Noi siamo convinti che
sia sbagliato trarre conseguenze di tal
genere. Restano, infatti, ferme le ragioni di
fondo dell’alleanza tra Italia e Stati Uniti
d’America e ancor più solide sono le
ragioni della presenza delle truppe italiane
in Iraq. Siamo andati in Iraq come forza
di pace, per aiutare il processo di ricostruzione e normalizzazione di quella
realtà umana e sociale e, dunque, siamo in
Iraq per gli iracheni.
La verità non può essere mistificata né,
addirittura, nascosta. Siamo in Iraq non
per un atto di subordinazione, né di
sudditanza agli Stati Uniti, ma perché
siamo un grande paese protagonista della
civiltà occidentale, convinto membro delle
Nazioni Unite, componente del G8, realtà
di riferimento non solo per l’Europa, ma
per il mondo intero. Un grande paese,
onorevoli colleghi, deve sapersi assumere
le responsabilità che gli competono. Deve
sapersi spendere, con i suoi mezzi, ma –
soprattutto – con i suoi principi, per gli
altri, per la democrazia dei paesi che non
la conoscono, per arginare con la forza
della pace il terrorismo che insanguina il
mondo. Sono questi i motivi per cui il
piano di ritiro dall’Iraq, signor Presidente
del Consiglio, che era già nei progetti del
Governo, nel contesto della risoluzione
ONU n. 1546, deve seguire logiche proprie
e non può – e non deve – apparire come
un gesto di ritorsione nei confronti degli
Stati Uniti perché, fino a questo momento,
non hanno contribuito in modo soddisfacente – è una nostra convinzione – all’accertamento della verità sulla morte di
Calipari.
La nostra missione in Iraq ha riscosso
l’apprezzamento e la riconoscenza del
mondo intero: degli Stati Uniti, dei paesi
arabi, delle stesse autorità irachene e del
Segretario generale dell’ONU, Kofi Annan.
Ritirarci all’improvviso e non seguire, inopinatamente, un piano già impostato sarebbe vile ed irresponsabile, come penso
ritengano serenamente anche i componenti più avveduti dell’opposizione.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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DISCUSSIONI
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SEDUTA DEL
Signor Presidente del Consiglio, nel ribadirle l’apprezzamento per il comportamento tenuto dal Governo, la sollecitiamo
a seguire, con la massima attenzione,
l’evolversi di questa delicatissima vicenda,
come ha – del resto – fatto fino a questo
momento, nel rispetto della salvaguardia,
della dignità e dell’autonomia dovute ad
un grande paese quale l’Italia. Grazie,
signor Presidente del Consiglio (Applausi
dei deputati dei gruppi dell’Unione dei democratici cristiani e dei democratici di
centro e di Forza Italia – Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha
facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio,
onorevoli colleghi, l’intervento del gruppo
della Lega Nord Federazione Padana non
può che iniziare con un ricordo ammirato
del coraggio del dottor Nicola Calipari, il
coraggio e l’abnegazione che tanti altri
uomini e donne, servitori dello Stato, dimostrano tutti i giorni, rischiando la vita
– e, talvolta, perdendola – non a causa di
una pattuglia americana in Iraq, come nel
caso di Calipari, ma cercando, magari, di
impedire una rapina ai danni di uno
sventurato cittadino in una qualsiasi delle
città italiane. Tanto coraggio e tanto senso
del dovere non possono, perciò, essere
strumentalizzati a fini politici di parte.
Occorre essere chiari. Occorre definire,
con onestà intellettuale il quadro d’insieme all’interno del quale è maturata la
tragedia.
Occorre affermare a chiare lettere,
senza « se » e senza « ma », che la causa di
questa morte è il rapimento della signora
Giuliana Sgrena da parte di terroristi che,
probabilmente, in passato hanno ucciso,
decapitato, mutilato, al di là di ogni logica,
al di là di ogni legittimità derivante da una
volontà resistenziale o da una lotta per
l’autodeterminazione. Assassini e non resistenti, complici di assassini e non combattenti della libertà (Applausi dei deputati
del gruppo della Lega Nord Federazione
Padana): questi erano e questi sono gli
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individui che hanno rapito tutti gli ostaggi
italiani ed europei in questi ultimi mesi !
Siamo persuasi che da parte di tutti –
destra e sinistra, maggioranza e opposizione – occorre condannare con grande
forza gli autori del terrore e del terrorismo. Non possono esservi zone d’ombra,
distinguo, articoli di fondo o dibattiti che
mettano in dubbio questa certezza.
Purtroppo, ciò non è avvenuto con la
signora Sgrena, con le altre due Simone,
con le loro dichiarazioni, con la loro
visione tutta ideologica, che tendeva quasi
a giustificare e ad umanizzare gli assassini
che le avevano rapite, ribaltando sugli
Stati Uniti e sulle nostre truppe presenti
militarmente in Iraq la responsabilità degli
eventi.
Questa condanna del terrore non vi è
stata per rigidità ideologica e per calcolo
politico. Non si vuole e non si voleva
permettere, in nessun modo, al Governo in
carica di vedere legittimata la propria
azione contro il terrorismo islamico internazionale. Non si voleva legittimare questa
azione da parte di ampi settori del mondo
di sinistra; e ciò ha come conseguenza –
marginale sı̀, ma non per questo meno
inquietante – la proliferazione, negli ambienti della sinistra radicale, tollerati e
non banditi dalla sinistra cosiddetta ufficiale, dei soliti ignoti che scrivono sui muri
di Milano, durante i cortei per la festa dei
lavoratori, « dieci, cento, mille Nassiriya »
(Applausi dei deputati del gruppo della Lega
Nord Federazione Padana).
Chiedo ai colleghi dell’opposizione e al
mondo culturale ad essi contiguo – il
Manifesto e signora Sgrena compresi – di
essere severissimi contro questo tipo di
manifestazioni di odio.
È agli atti che il Governo italiano, in un
clima di concordia nazionale, non ha lesinato uomini e mezzi per salvare la vita
degli ostaggi, della signora Sgrena e, precedentemente, delle due Simone. Questo
clima di concordia, tuttavia, non era stato
concesso dalle sinistre nel caso dei primi
quattro ostaggi e della morte di Fabrizio
Quattrocchi. La solita storia, tutta italiana,
degli ostaggi di serie B e di serie A
(Applausi dei deputati dei gruppi della Lega
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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DISCUSSIONI
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SEDUTA DEL
Nord Federazione Padana e di Alleanza
Nazionale) ! E ricordo anche con un certo
imbarazzo, colleghi del centrodestra, la
nostra debolezza culturale nei confronti
dei giudizi dei nostri avversari politici:
Quattrocchi e compagni, bollati come mercenari al soldo degli americani, degni solo
di poca considerazione; le due Simone e la
Sgrena limpidi e luminosi esempi di virtù
civile e democratica, cui tutto il paese
doveva rendere omaggio (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale). La
solita storia che già Pasolini ci ricordava
durante gli scontri di Valle Giulia: da una
parte, i poliziotti figli del popolo, dall’altra,
i borghesi rivoluzionari. Pochi applausi
per Quattrocchi, poche commemorazioni,
poche autorità per chi non si era piegato
e non ha ringraziato i propri rapitori.
Ho voluto ricordare questa sperequazione tra ostaggi proprio perché è la
diretta conseguenza della mancata e totale
condanna del terrorismo iracheno. Chi
non compie questa analisi, come fa la
sinistra italiana, non ha i titoli per giudicare la vicenda Calipari o per pontificare
sul presunto asservimento del nostro paese
agli americani.
Qualcuno, forse, ha dimenticato il caso
del Cermis, quando Presidente del Consiglio era l’onorevole D’Alema, ministro
della giustizia l’onorevole Diliberto e Presidente degli Stati Uniti d’America un tale
Bill Clinton, attore e soggetto principale di
quel famoso « Ulivo mondiale », che qualcuno voleva proporre su tutta la scena
della politica globale.
Ebbene, quell’episodio fu incommensurabilmente più grave di quello che è
avvenuto al check point n. 541 sulla strada
dell’aeroporto per Bagdad (Applausi dei
deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana). In quel frangente, non vi
fu la levata di scudi, non vi fu una
sollevazione di un caso politico, ma si
parlò di incidente e di fatalità.
Forse con maggiore coerenza anche
oggi si potrebbe intervenire con più razionalità su quanto avvenuto a Bagdad.
Noi, che invece abbiamo fatto questa analisi, possiamo esprimere un giudizio con
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serenità e oggettività. Riteniamo il rapporto italiano equilibrato e oggettivamente
verosimile e condividiamo la scelta del
Governo di non accettare la versione delle
autorità statunitensi. Riteniamo che non ci
sia stata assolutamente premeditazione,
come qualcuno velatamente ha insinuato o
sta insinuando, e a questo proposito sarebbe altamente opportuno il totale silenzio della signora Sgrena sulla questione.
Riteniamo che questa tragedia sia
frutto di una serie di eventi negativi,
rafforzati dalla eccezionalità e dalla pericolosità della situazione ambientale e dalla
segretezza della missione compiuta dai
nostri apparati di intelligence. D’altronde,
questa è anche l’analisi compiuta da un
collega dell’opposizione, l’onorevole Angioni, in un’intervista ad un quotidiano
nazionale, nella quale dichiara: Hanno
sbagliato tutti: carenze di pianificazione
statunitense e di comunicazione degli italiani.
Utilizzare questa vicenda, come fa la
sinistra, per fare dell’antiamericanismo un
buon partito o per sollevare la questione
del ritiro delle truppe dall’Iraq non fa
bene al nostro paese e non fa bene alla
verità. In altra sede, tuttavia, e con altra
serietà noi pensiamo che il tema, come è
già stato anticipato dal Presidente del
Consiglio, di un ritiro graduale e concertato con gli alleati debba essere oggetto di
riflessione a breve.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
ALFREDO BIONDI (ore 10,50)
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Si tratta di
un disimpegno che è la graduale logica
conseguenza e conclusione di un impegno
politico, militare ed umanitario che sicuramente, pur in un quadro tragico come
quello iracheno, ha dato i suoi frutti e
anche chi era fieramente e duramente
contrario in questo momento ha dovuto
prendere atto – l’intervento dell’onorevole
Fassino né è testimonianza – che passi in
avanti nella situazione irachena sono stati
fatti.
In conclusione, il gruppo della Lega
Nord rende onore al dottor Nicola Calipari
Atti Parlamentari
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SEDUTA DEL
e a tutti i servitori dello Stato caduti
nell’adempimento del loro dovere e condivide l’azione del Governo intesa a tutelare in ogni modo l’azione dei nostri
uomini impegnati nelle Forze armate e nei
servizi di intelligence. Si tratta di una
tutela che, vista la pericolosità della missione, deve tener conto ma non può essere
assolutamente subordinata a qualsiasi tipo
di relazione internazionale, per quanto
positiva e amichevole questa relazione
possa essere.
La Lega Nord auspica, infine, maggiore
responsabilità da chi è stato parte in causa
di queste dolorose vicende. Signor Presidente del Consiglio, la dignità di un paese
si dimostra in questa difficile situazione.
Tutti facciano la loro parte (Applausi dei
deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza
Nazionale) !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, ci sono clamorose divaricazioni su
aspetti decisivi nelle due verità che ci sono
state presentate da una Commissione mista italo-americana. Lei, peraltro, non le
ha negate.
Le versioni coincidono su alcuni
aspetti, ma divergono nella sostanza, signor Presidente del Consiglio, ossia sulle
responsabilità. Sono figlie di logiche diverse e sicuramente alludono a idee opposte sulla modalità di gestione dei sequestri e sulla possibilità o meno di aprire
trattative con il nemico.
Dalla versione italiana appaiono ovvie e
persino clamorose le responsabilità americane, ma gli Stati Uniti d’America non
possono permettersi la messa in discussione e in stato di accusa di un qualunque
loro soldato impegnato in azioni di guerra.
L’impunità è la condizione necessaria per
garantire e tutelare il loro ruolo di governo per via militare nella fase attuale
della globalizzazione. Non possono concedersi neanche un capro espiatorio, figurarsi l’individuazione di qualche responsabilità nella catena di comando militare !
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Finora il Governo italiano ha tenuto un
atteggiamento di totale subalternità agli
interessi americani nell’area.
Nella cosiddetta coalizione dei volenterosi, che si va sempre più sgretolando –
giorno dopo giorno, ormai, vengono determinati annunci di ritiro delle truppe di
tanti paesi da quel territorio –, voi comunque siete stati i più fedeli alleati degli
americani. Evidentemente, signor Presidente del Consiglio, tutto ciò non è servito
a risparmiarci l’umiliazione e il dolore
della morte di Calipari. Signor Presidente
del Consiglio, Calipari era un eccellente,
straordinario, servitore dello Stato. Non
era certamente funzionale a nessun altro
tipo di progetto politico, come lei qui oggi
ha detto.
È tutto a posto per quello che è successo nel carcere di Abu Ghraib, figuriamoci se si tratta di fuoco amico in una
notte di Bagdad ! Quella pattuglia, messa lı̀
ad attendere, pare, l’ambasciatore Negroponte, introietta la logica della guerra
preventiva. Anche in un posto di blocco si
spara preventivamente. Vi basta una telefonata di Bush per risolvere la controversia ? Dai banchi di Forza Italia si dice che
questa telefonata certifica il ruolo da protagonista ed il prestigio del nostro paese
nel panorama internazionale e conferma
che i rapporti tra Italia ed USA continuano ad essere saldi ed improntati alla
reciproca lealtà e correttezza. L’incidente
è chiuso, tutto come prima e pacche sulle
spalle, signor Presidente del Consiglio ?
La verità è che questa guerra è intollerabile, in tutte le sue manifestazioni !
Questa guerra non è finita. Ogni giorno ci
viene offerta una cronaca di conflitti ed un
escalation di morti. Questa guerra continua ! Fallisce in tutti i suoi obiettivi dichiarati. È intollerabile per il popolo iracheno, ma determina anche una corruzione delle relazioni internazionali. Dopo
Abu Ghraib, e per l’Italia anche dopo la
vicenda del Cermis, avremmo bisogno di
una forte iniziativa politico diplomatica,
che denunci l’omertà del Governo degli
Stati Uniti d’America. C’è una extralegalità, che è eletta a sistema !
Atti Parlamentari
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DISCUSSIONI
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Esiste o meno un problema per l’intera
comunità internazionale, signor Presidente
del Consiglio, se uno dei suoi componenti
si sottrae sistematicamente a regole che
sono comuni ? È chiaro ora perché gli
americani non hanno mai sottoscritto il
Protocollo per la Corte penale internazionale, tentando piuttosto un sistematico
boicottaggio dello stesso, con accordi bilaterali ? È un problema, per l’Europa,
tutto ciò ? E per l’Italia, che è stata sede
di sottoscrizione di quel trattato, è o no un
problema la permanente impunità delle
responsabilità dei militari americani ?
E voi del Governo come fate oggi a
restare ancora nel pantano iracheno con
le nostre truppe ? Come fate a non abbandonare quel teatro militare ? Noi abbiamo chiesto il ritiro immediato delle
nostre truppe, da sempre. Abbiamo oggi
depositato una mozione, che è aperta alla
firma di tutti coloro che vogliono chiedere
il ritiro immediato, per rendere ancora più
cogente questa nostra volontà. Noi oggi vi
chiediamo di ritirare quelle truppe e vi
chiediamo anche: non sentite ora lesa
anche la dignità e l’autonomia del nostro
paese ? Se non per pacifismo, signor Presidente del Consiglio – che immagino,
come avete ripetutamente detto, non rientri nella vostra direttrice di iniziativa politica e nel vostro DNA –, almeno per
spirito di sovranità, volete oggi ritirare
quelle truppe dall’Iraq ? Questo vi chiediamo, con grande determinazione e con
grande forza !
E guardate che ve lo dice chi ha anche
sostenuto un atteggiamento, che in qualche misura voi avete provato ad intraprendere, ovverosia una strada alternativa alla
logica militare sulla vicenda degli ostaggi,
riuscendo anche a conseguire alcuni risultati, ma è del tutto evidente che vi è un
problema di dignità, di autonomia e di
sovranità del nostro paese. Per le necessità
pacifiste, per le necessità politiche e per la
collocazione internazionale di questo
paese, voi oggi dovreste ritirare le truppe !
Non lo fate ed è questa la vostra più
grande colpa (Applausi dei deputati dei
gruppi di Rifondazione comunista e MistoVerdi-l’Unione) !
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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Armando Cossutta. Ne ha facoltà.
ARMANDO COSSUTTA. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, lei
ha esposto le conclusioni alle quali sono
pervenute le autorità italiane e le suddette
– lo abbiamo visto – sono nettamente
diverse da quelle esposte dalle autorità
americane. Vi sono due versioni clamorosamente opposte e l’opinione pubblica ne
esce obiettivamente disorientata.
Un fatto è sicuro ed è che il fuciliere
americano Mario Lozano ha ucciso l’alto
funzionario italiano Nicola Calipari.
La domanda: lo ha ucciso per un
tragico errore o lo ha ucciso perché lo
doveva uccidere ? Non lo sappiamo ! Forse,
lo potremmo sapere se i magistrati italiani
potessero interrogarlo a fondo (Commenti
dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale) !
ANTONINO LO PRESTI. Ai tempi del
KGB dicevate queste cose !
NICOLÒ CRISTALDI. Vergogna !
ANTONINO LO PRESTI. Ai tempi del
KGB facevate queste cose !
MAURA COSSUTTA. Fascista !
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, in
Parlamento
si
possono
liberamente
esporre le proprie opinioni !
ARMANDO COSSUTTA. Posso parlare,
signor Presidente ?
PRESIDENTE. Prego, onorevole Armando Cossutta.
ARMANDO COSSUTTA. Ripeterò questa frase, perché desidero esprimerla con
chiarezza.
Un fatto è sicuro ed è che il fuciliere
americano Mario Lozano ha ucciso l’alto
funzionario italiano Nicola Calipari.
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Domanda: lo ha ucciso per un tragico
errore o lo ha ucciso perché doveva ucciderlo ? Non lo sappiamo !
GUSTAVO SELVA. È un’infamia !
MAURA COSSUTTA. Vergogna !
ARMANDO COSSUTTA. Potremmo saperlo, forse, se i magistrati italiani potessero interrogarlo a fondo, ma le autorità
americane non lo permettono, perché i
militari americani non sono processabili
da nessuna magistratura del mondo ! Mai,
neanche quando compiono atti o reati
tremendi, come la strage del Cermis di
qualche anno fa ! Non sono processabili
neppure dal Tribunale internazionale de
L’Aja, al quale gli Stati Uniti non hanno
mai aderito e non intendono aderire.
Tra Italia e Stati Uniti è insorto un
drammatico contrasto, che ha alle sue
origini la totale avversione delle autorità
americane circa le modalità dell’azione
condotta dall’Italia per liberare Giuliana
Sgrena, la presenza stessa dei servizi segreti italiani e le loro iniziative per la
liberazione dei precedenti ostaggi.
Domanda: i servizi segreti americani
volevano dare un segnale, una sorta di
tragico stop al lavoro dei servizi italiani, là,
in quei territori ed in quelle situazioni
dove loro sono e vogliono essere padroni
unici ed assoluti ? Sono domande lecite e
legittime.
I comandi americani in questo caso
sapevano tutto. Ne erano stati informati e
ne erano a conoscenza per conto loro.
È credibile che la più potente ed efficiente macchina da guerra del mondo si
sia dimenticata di avvertire in tempo la
squadra del fuciliere Lozano ? Non è credibile !
È credibile che la più esperta organizzazione spionistica del mondo, la CIA, si
sia dimenticata di schiacciare quel click
che avrebbe impedito di mettere in chiaro
le moltissime ed ostentatissime cancellature e di far leggere a tutto il mondo le
parti antiitaliane più scabrose del suo
rapporto che diceva di voler tenere nascoste ? Non è credibile !
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Comunque, Calipari è stato ucciso per
un errore fatale o per una trappola mortale; di fronte ad una tale tremenda vicenda dovremmo accontentarci di prenderne atto e basta ?
Come la mettiamo, signor Presidente
del Consiglio, con questo affronto americano ? Il Presidente Bush non le ha neppure chiesto scusa: tante pacche sulle
spalle, ma fatti zero ! È lei che ha scelto
il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti
ed ha abbandonato l’Europa ed ora si
trova solo, isolato dal mondo.
Come intende muoversi ? Io non chiedo
ovviamente decisioni estreme verso gli
Stati Uniti, ma dignità, fine della sudditanza dell’Italia al dominio degli Stati
Uniti e che l’Italia concretamente ritiri
subito i suoi militari dall’Iraq non solo per
ciò che è accaduto (anche per questo !),
ma perché è ora di finirla con questa
guerra che l’Italia non ha mai voluto e in
cui non vuole più essere coinvolta né
direttamente né indirettamente !
O vogliamo aspettare che siano prima
gli stessi americani a venir via dall’Iraq, da
una guerra che il mondo intero ha condannato ?
Si dice persino che gli Stati Uniti sono
andati in Iraq non per il petrolio, come
sappiamo, non per il dominio di quella
strategica zona geopolitica, non per cercare di distruggere le armi di sterminio
che non esistevano, ma perché hanno il
dovere di portare la democrazia dove non
c’è e, quando occorra, anche con la forza.
Ciò è assurdo ! La democrazia, onorevoli colleghi, va difesa, va estesa, ma non
con questi mezzi. Da ragazzo mi avevano
insegnato che la rivoluzione non si esporta
sulla punta delle baionette, adesso mi si
vorrebbe insegnare che la democrazia si
può esportare sulla punta dei missili.
Basta signori del Governo, basta onorevoli colleghi, noi presentiamo oggi stesso,
con altri gruppi della sinistra, una mozione per chiedere formalmente il ritiro
immediato dei nostri soldati (Applausi dei
deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani) !
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DISCUSSIONI
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SEDUTA DEL
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Pisicchio. Ne ha facoltà.
PINO PISICCHIO. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, ad un’Assemblea parlamentare corre l’obbligo di saper distinguere la umanissima emozione nei confronti del fedele servitore dello Stato dal
soppesamento politico del tragico evento e
delle sue conseguenze sul piano delle relazioni internazionali.
Se dal punto di vista della solidarietà
umana il Parlamento rende omaggio a
Nicola Calipari, interpretando i sentimenti
della nazione, sul piano politico si interroga sui punti oscuri di un tragico incidente che, tuttavia, non è privo di responsabilità. Un tragico incidente le cui cause
possono essere, certo, oggetto di interpretazioni diverse, ma il cui esito non diverge
nella sostanza.
Vorremmo subito chiarire che in noi
non alberga nessuna pregiudizialità ideologica nei confronti dell’operato del Governo, anzi, vorremmo mettere in guardia
da tentativi di strumentalizzazione della
vicenda in chiave antiamericana o per
trarre indebite conclusioni sul ruolo dei
servizi italiani.
Su due fatti, quindi, occorre fare chiarezza. L’alleanza con gli Stati Uniti e la
qualità e la serietà dei servizi italiani sono
fuori discussione, né l’uccisione di Nicola
Calipari deve essere utilizzata come argomento per gettare un cono d’ombra sulla
partecipazione italiana all’alleanza di
pace.
Tuttavia, le risultanze dei due rapporti,
quello americano e quello italiano, convergono sulle valutazioni finali, vale a dire
sul fatto che non vi era intenzionalità
nell’azione dei militari americani, non
c’era dolo nell’omicidio, ma – si legge nel
rapporto italiano – i militari erano stressati, disorganizzati, carenti nelle segnalazioni del posto di blocco, probabilmente
avevano operato fuori dalle regole di ingaggio.
In ogni attività professionale che comporti rischio una tale sequenza di deficienze è negligenza grave. In una zona di
guerra la negligenza di militari addetti alla
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sicurezza è colpa grave e lo stesso Presidente Berlusconi lo ha ammesso oggi. Per
tale motivo non possiamo fermarci a registrare una divergenza di valutazioni
nella dinamica delle azioni senza esigere
che venga riconosciuta la responsabilità
colposa dei militari americani dei quali,
grazie ad Internet, conosciamo persino i
nomi.
Si può essere alleati lealissimi, senza
mai rinunciare ad esigere comportamenti
rispettosi. È la regola che da De Gasperi,
a Moro, ad Andreotti, a Craxi, ha sempre
caratterizzato le relazioni di amicizia italo-statunitensi.
Noi, dunque, incoraggiamo il Governo
italiano a tutelare le ragioni di un’amicizia
con il popolo americano, ma insieme chiediamo che la regola e la lezione di grande
dignità iscritte nella tradizione della politica estera italiana siano fatte proprie da
questo Governo per la dignità del nostro
paese, certamente, ma anche per la memoria del dottor Calipari.
Inoltre, vorrei ancora aggiungere un’altra notazione. Esiste un mistero tra i
misteri della liberazione degli ostaggi in
Iraq che riguarda la questione dei riscatti.
Gli americani dichiarano che furono pagati 10 milioni di euro per la liberazione
della Sgrena; inoltre, un’agenzia di stampa
italiana ha fatto osservare, analizzando i
conti delle missioni italiane, che diversi
milioni di euro non avevano avuto destinazioni specifiche nel bilancio ufficiale,
lasciando supporre che anche per altri
ostaggi sia stato adottato il sistema di
pagamento dei riscatti. Su questa delicata
questione gli italiani hanno diritto di avere
una parola finale, chiara e convincente.
Noi, in quest’aula, ancora la stiamo attendendo.
Vorrei fare un’ultima considerazione. Il
Presidente del Consiglio dei ministri ha
parlato oggi di un graduale disimpegno
della presenza italiana in Iraq. Già ne ha
fatto cenno lo scorso autunno e lo ha
ripetuto oggi. Signor Presidente, prendiamo atto delle sue affermazioni e, tuttavia, le chiediamo di mettere mano ad
una strategia concreta, aperta al confronto
con l’opposizione, per dare esito compiuto
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DISCUSSIONI
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alle sue affermazioni. Siamo pronti a fare
la nostra parte e attendiamo da lei una
parola in questo senso a nome del Governo (Applausi dei deputati del gruppo
Misto-Popolari-UDEUR).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, la ricostruzione fatta dal
Presidente del Consiglio dei ministri in
aula è onestamente limitata e, soprattutto,
assolutamente inadeguata...
Scusi, signor Presidente, ma in aula vi
è un tale caos che non riesco a svolgere il
mio intervento.
IGNAZIO LA RUSSA. Non c’è nessuno !
PRESIDENTE. Onorevole Pecoraro
Scanio, mi dispiace, ma purtroppo esiste
questa cattiva abitudine. Onorevoli colleghi, vi prego di ascoltare con l’attenzione
che meritano l’oratore e il tema su cui ci
stiamo confrontando.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, il problema è che alcuni
colleghi urlano. Se parlassero a bassa voce
non vi sarebbero difficoltà e potrei svolgere il mio intervento.
PRESIDENTE. Gli « urlatori » hanno
avuto la loro epoca, adesso vanno di moda
i « melodici » !
ALFONSO PECORARO SCANIO. Il
problema da noi rilevato è che il Presidente del Consiglio è venuto in aula a
darci notizie, limitandosi a considerare
come una semplice discrepanza quello che
in realtà è un problema molto grave.
Infatti, era stato garantito lo svolgimento
di un’inchiesta fatta da una commissione
congiunta per l’accertamento della verità.
Al contrario, il dato reale fornito è che, ad
oggi, non abbiamo la verità sull’omicidio
di Nicola Calipari. È questo il dato.
Il Governo è venuto ad illustrare una
situazione che resta tuttora estremamente
« ombrosa », a dir poco – comunque molto
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dubbia – soprattutto senza fornire alcuna
garanzia su quali saranno le modalità per
l’accertamento della verità. Infatti, ha riferito che la magistratura italiana svolgerà
un’inchiesta senza però aggiungere a quali
iniziative il Governo darà vita affinché tale
inchiesta risulti efficace.
Sappiamo perfettamente che non è
stata assicurata alcuna collaborazione da
parte delle autorità statunitensi, tanto che
gli stessi omissis, inseriti nella relazione
americana per non rivelare i nomi, sono
stati svelati solo da una circostanza che
non è chiaro se attribuire ad una leggerezza o ad un altro pezzo di intrigo
internazionale. Quindi, il dato esposto al
Parlamento è quello del fallimento dell’azione del Governo che, nonostante l’annuncio di un’inchiesta congiunta che
avrebbe assicurato la verità, è venuto a
riferire in aula, attraverso il Presidente del
Consiglio, che l’accertamento promesso
non è stato fatto. Quindi, spetterà alla
magistratura italiana, tuttavia priva di
strumenti, dover rendere giustizia alla famiglia Calipari, all’Italia e alla comunità
internazionale, quella stessa giustizia che
fino ad oggi non solo non abbiamo visto,
ma sulla quale non disponiamo neppure di
elementi.
Peraltro, sulla base di notizie riportate
da organi di informazione degli Stati Uniti,
emerge addirittura il sospetto che coloro
che hanno sparato sull’auto su cui viaggiavano Nicola Calipari, Giuliana Sgrena e
l’altro ufficiale, potrebbero non appartenere alle truppe regolari americane ma
alle cosiddette milizie private o guardie di
sicurezza dell’organizzazione Blackwater,
da sempre sostenuta dall’ambasciatore Negroponte. Dunque, negli Stati Uniti si apre
addirittura un dibattito sul fatto che non
si capisce se a sparare siano stati soldati
americani o addirittura guardie private. Di
fronte a questo caos, che ha portato alla
presentazione di interrogazioni anche nel
Parlamento statunitense, riteniamo eccessivamente semplificatorio quanto è stato
affermato in questa sede.
In primo luogo, chiediamo un’azione
del Governo italiano affinché il caso sia
affrontato dalla Corte penale internazio-
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SEDUTA DEL
nale. Siamo consapevoli del fatto che il
Governo statunitense non riconosce l’autorità di tale Corte, ma riteniamo che non
debba essere la magistratura italiana, che
dispone di strumenti limitati, ad esaminare un caso cosı̀ complesso e che si debba
chiedere al Governo degli Stati Uniti di
accettare, in via eccezionale, l’autorità
della Corte penale de L’Aja, per questo
caso specifico, dal momento che aveva
precedentemente accettato la commissione
congiunta. Riteniamo si tratti di una proposta saggia e chiediamo a tutte le forze
politiche, in particolare dell’Unione del
centrosinistra, di impegnarsi seriamente
per l’accertamento della verità. Ci sembra
che questa sia la via giusta per ottenere
tale accertamento: di fronte a due diverse
relazioni, una italiana e l’altra americana,
quale istanza migliore se non la Corte
penale internazionale, in cui l’Italia ha
fortemente creduto, tanto che ieri abbiamo approvato la concessione di un
contributo al suo funzionamento ?
L’ultima considerazione riguarda il
fatto che il Presidente del Consiglio ha
continuato a parlare anche della permanenza delle truppe in Iraq. Ebbene, signor
Presidente, onorevoli colleghi, l’azione che
si sta conducendo in Iraq è un’azione di
war keaping, di mantenimento della
guerra, e non di peace keaping, perché ogni
giorno vi sono decine e decine di morti in
azioni di guerra. È dunque evidente, per
quanto ci riguarda, che il dibattito di oggi
deve essere aggiornato con un voto conclusivo. Chiederemo la convocazione della
Conferenza dei presidenti di gruppo per
stabilire il prosieguo del dibattito stesso,
che non ha senso termini senza un voto
del Parlamento, al quale verrebbe impedito di esprimere il proprio giudizio su
questa gravissima vicenda. Presenteremo,
auspicabilmente con tutte le forze dell’Unione di centrosinistra, una mozione
per chiedere il rientro delle truppe italiane
e l’affidamento alla Corte penale internazionale della competenza sul caso Calipari
(Applausi dei deputati del gruppo MistoVerdi-l’Unione).
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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Craxi. Ne ha facoltà.
BOBO CRAXI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che il Governo
italiano abbia svolto con un certo rigore e
una certa professionalità il proprio compito, innanzitutto raggiungendo il felice
risultato di salvare una vita umana, quella
della giornalista Giuliana Sgrena, cosı̀
come ha manifestato un certo coraggio
nella volontà di fare luce sulla tragica
vicenda che ha coinvolto il nostro servitore
dello Stato, Calipari.
Ad ogni buon conto, questa vicenda ha
messo in rilievo che non ci può essere la
volontà di recidere il saldo legame di
amicizia fra gli alleati, che non può essere
messo in discussione, e il Presidente del
Consiglio ha fatto bene a sottolinearlo. In
ogni caso, non aiuta il raggiungimento
della verità e l’accrescimento della dignità
del nostro paese un certo antiamericanismo con toni da anni Cinquanta, che è
riecheggiato stamane in quest’aula.
Naturalmente, però, una visione non
condivisa dei fatti non può essere soltanto
frutto di un distorto modo di vedere le
cose: « quattro occhi » avrebbero dovuto
vedere meglio di due. In questo caso la
mancanza di volontarietà nell’accaduto
non può, e non deve per nessuna ragione
escludere responsabilità.
Vi sono evidenti responsabilità, e credo
che il Governo debba sollecitare non più e
soltanto l’accertamento della verità, ma
anche l’ammissione delle responsabilità. In
questo si rinsalda l’amicizia: se si rende
con evidenza che alleanza e amicizia si
fondano anzitutto sul carattere di reciprocità. Assieme queste due nazioni hanno
lavorato sul difficile teatro iracheno.
Certo, non è in discussione la nostra
presenza lı̀ oggi, ma è in discussione,
oramai, il carattere progressivo di un estenuante conflitto civile fra fazioni ed etnie
rivali, che non riesce a far rientrare l’Iraq
in una condizione di normalità.
Ci dobbiamo domandare, allora, sino a
quando, e soprattutto come, si pensa che
in Iraq possa cessare quel precario, difficile equilibrio: come e senza il conforto di
Atti Parlamentari
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SEDUTA DEL
una presenza occidentale. Se si preparano
dei tempi lunghi, è allora bene saperlo e
prepararci, cosı̀, a resistere ad un’eventuale prolungata presenza nell’area, sino a
giungere alla consuetudine di una permanenza delle truppe straniere in Iraq.
È questa la volontà del Governo italiano ? Io penso di no ! E dovrebbe essere
anche nell’interesse del Governo americano e della sua amministrazione iniziare
a promuovere quella che ormai tanti osservatori definiscono la cosiddetta exit
strategy, ossia una strategia d’uscita dall’Iraq.
È stata tirata in ballo in queste settimane un’analoga vicenda, in cui si registrò
un forte contrasto fra il nostro Governo e
l’amministrazione americana. Penso che,
oggi come allora, su questioni che riguardano la salvaguardia della vita dei cittadini, il carattere di autonomia e di dignità
nazionale, il Governo, gli italiani abbiano
compiuto il proprio dovere sino in fondo:
hanno, cioè, mantenuto alto il proprio
senso dello Stato, la propria dignità, il
senso della propria autonomia.
È per questo che il solenne riconoscimento all’eroe Calipari, giunto dal presidente Bush, dovrà coincidere con le scuse
alla famiglia e con la punizione di chi ha
fatto fuoco e ha strappato ai suoi cari una
vita umana.
Ecco perché penso che una vicenda di
questa natura segnali la necessità di un
riordino, di un riequilibrio dei rapporti tra
noi e gli Stati Uniti. Penso che tutto ciò, in
quest’aula, dinanzi al sostegno politico
necessario e ad una responsabilità maggiore, con le finalità di un nuovo equilibrio
di pace, di stabilità e di cooperazione fra
i popoli, non mancherà, non potrà mancare, e potrà venire dal Governo e dall’opposizione !
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare
l’onorevole Martinelli. Ne ha facoltà.
PIERGIORGIO MARTINELLI. Signor
Presidente, i gravi fatti di sangue che
giornalmente avvengono in Iraq ci aiutano
in parte a fornire una risposta sulle cause
della tragica morte del dirigente del SISMI
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Nicola Calipari. L’ordine mai pervenuto ai
militari di rimuovere il posto di blocco a
tutela del passaggio dell’ambasciatore Negroponte (poiché rientrato in elicottero),
unito alla tensione e allo stress dei militari
costretti ad una lunga permanenza in zona
a grande rischio di attentati, dai quali
subiscono quotidianamente grandi perdite
in vite umane, hanno contribuito a determinare questo grave incidente: evento non
imputabile a dolo, ma sicuramente colposo.
Le parole del Presidente Bush, di stima,
rivolte alla figura del compianto Calipari,
si possono leggere come assunzione di
responsabilità di quanto accaduto. Signor
Presidente del Consiglio, riteniamo che a
nome di tutto il Governo si debba fare
chiarezza sul tragico episodio ed accertare
tutta la verità, senza che ciò dia adito a
strumentalizzazioni sui buoni rapporti di
amicizia con il popolo americano.
La invitiamo ad attivarsi presso
l’Unione europea per accelerare il completo trasferimento delle responsabilità
militari nelle mani del nuovo Governo
iracheno.
Concludo questo mio breve intervento,
rinnovando alla famiglia il senso di profondo cordoglio.
PRESIDENTE. È cosı̀ esaurita la trattazione dell’informativa urgente del Governo.
Trasmissione dal Senato di un disegno di
legge di conversione e sua assegnazione
a Commissioni in sede referente (ore
11,22).
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato
ha trasmesso alla Presidenza il seguente
disegno di legge: S. 3344 – « Conversione
in legge, con modificazioni, del decreto
legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell’ambito del Piano di
azione per lo sviluppo economico, sociale
e territoriale. Deleghe al Governo per la
modifica del codice di procedura civile in
materia di processo di cassazione e di
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SEDUTA DEL
arbitrato, nonché per la riforma organica
della disciplina delle procedure concorsuali » (approvato dal Senato) (5827).
A norma del comma 1 dell’articolo
96-bis del regolamento, il suddetto disegno
di legge è stato deferito, in pari data, in
sede referente, alle Commissioni riunite I
(Affari costituzionali) e V (Bilancio) –
Parere delle Commissioni II (ex articolo
73, comma 1-bis, del regolamento), III, IV,
VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del regolamento, per gli aspetti attinenti alla
materia tributaria), VII, VIII, IX, X (ex
articolo 73, comma 1-bis, del regolamento), XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del
regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), XII, XIII,
XIV e della Commissione parlamentare
per le questioni regionali.
Il suddetto disegno di legge, ai fini
dell’espressione del parere previsto dal
comma 1 del predetto articolo 96-bis, è
altresı̀ assegnato al Comitato per la legislazione di cui all’articolo 16-bis del regolamento.
Poiché il calendario dei lavori dell’Assemblea prevede l’inizio della discussione
generale del suddetto disegno di legge
nella seduta di lunedı̀ 9 maggio, ai sensi
del comma 5 dell’articolo 96-bis del regolamento, il termine previsto dal comma 4
del medesimo articolo per la conclusione
dell’esame in sede referente si intende
conseguentemente adeguato. Il termine di
cui al comma 3 dell’articolo 96-bis del
regolamento, concernente la presentazione
di questioni pregiudiziali, è fissato per le
ore 13 di lunedı̀ 9 maggio; eventuali questioni pregiudiziali presentate entro tale
termine saranno votate nella mattinata di
martedı̀ 10 maggio.
Modifica nella composizione
di gruppi parlamentari.
PRESIDENTE. Comunico che il deputato Vittorio Sgarbi, con lettera in data
odierna, ha reso noto di essersi dimesso
dal gruppo parlamentare di Forza Italia e
di voler aderire al gruppo parlamentare
misto, cui risulta pertanto iscritto.
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Trasferimento a Commissione in sede legislativa dei progetti di legge n. 4599 ed
abbinate (ore 11,24).
PRESIDENTE. Ricordo di aver comunicato nella seduta di ieri, a norma del
comma 6 dell’articolo 92 del regolamento,
che la II Commissione permanente (Giustizia) ha deliberato di chiedere il trasferimento in sede legislativa, dei seguenti
progetti di legge, ad essa attualmente assegnati in sede referente:
« Disposizioni in materia di lotta contro
lo sfruttamento sessuale dei bambini e la
pedopornografia anche a mezzo INTERNET » (4599) (La Commissione ha elaborato un nuovo testo). A tale disegno di
legge sono abbinate le proposte di legge:
Mazzuca: « Norme per la prevenzione e
contro la reiterazione dell’abuso familiare
sui minori e dei reati connessi alla pedofilia » (311); Buttiglione ed altri: « Modifiche alla legge 3 agosto 1998, n. 269, e altre
misure contro la pedofilia » (382); Mussolini: « Modifiche all’articolo 600-ter del
codice penale, in materia di pornografia
minorile » (408); Prestigiacomo: « Modifica
all’articolo 609-quinquies del codice penale concernente il reato di corruzione di
minorenne » (593); Mussolini: « Norme in
materia di violenza sessuale sui minori »
(726); Butti: « Norme per la corretta utilizzazione della rete Internet a tutela dei
minori » (953); Massidda ed altri: « Disposizioni per la lotta alla pedofilia » (1029);
Foti: « Modifiche agli articoli 600-bis e
600-ter del codice penale in materia di
prostituzione minorile e di pornografia
minorile » (1346); Marras e Vitali: « Disposizioni per la lotta alla pedofilia » (1489);
Deodato e Bondi: « Nuove norme per contrastare e prevenire la violenza e lo sfruttamento sessuali in danno di minori »
(2038); Burani Procaccini ed altri: « Disposizioni per la prevenzione dei reati connessi alla pedofilia » (2415); Francesca
Martini ed altri: « Nuove norme per il
contrasto e la prevenzione dello sfruttamento sessuale a danno dei minori »
(2422); Cirielli ed altri: « Modifiche alla
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legge 27 dicembre 1956, n. 1423, e alla
legge 22 maggio 1975, n. 152, in materia di
lotta alla pedofilia » (2521); Pecorella:
« Modifica dell’articolo 16 della legge 3
agosto 1998, n. 269, recante l’obbligo da
parte degli operatori turistici di comunicare agli utenti la punibilità dei reati
inerenti la prostituzione e la pornografia
minorile, anche se commessi all’estero »
(2669); CÈ ed altri: « Nuove norme in
materia di pedofilia e pornografia minorile » (2864); Cima ed altri: « Norme per la
protezione dei minori che utilizzano la
rete INTERNET » (3122); Francesca Martini ed altri: « Norme per favorire una
corretta utilizzazione della rete INTERNET da parte dei minori e introduzione
dell’articolo 528-bis del codice penale,
concernente la pubblicazione sulla rete
INTERNET di materiale osceno » (3235);
Milanese e Antonio Russo: « Modifiche agli
articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600sexies e 600-septies del codice penale e
dell’articolo 17 della legge 3 agosto 1998,
n. 269, in materia di tutela dei minori
dallo sfruttamento e dall’abuso sessuale »
(3691); Santori ed altri: « Disposizioni per
la lotta alla pedofilia » (4299); Perrotta:
« Disposizioni in materia di lotta alla pedofilia » (4466); Francesca Martini ed altri:
« Introduzione dell’articolo 414-bis del codice penale, concernente la pedofilia e la
pedopornografia culturale » (5359).
Per consentire alla stessa Commissione
di procedere all’abbinamento richiesto
dall’articolo 77 del regolamento sono
quindi trasferite in sede legislativa anche
le proposte di legge nn. 311, 382, 408, 593,
726, 953, 1029, 1346, 1489, 2038, 2415,
2422, 2521, 2669, 2864, 3122, 3235, 3691,
4299, 4466 e 5359, attualmente assegnate
in sede referente e vertenti sulla stessa
materia.
Se non vi sono obiezioni, rimane cosı̀
stabilito.
(Cosı̀ rimane stabilito).
PRESIDENTE. Dovremmo ora procedere alla votazione per schede per l’elezione di due componenti l’Autorità per le
garanzie nelle comunicazioni. Al fine di
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consentire l’allestimento delle cabine per
la votazione stessa, sospendo brevemente
la seduta.
La seduta, sospesa alle 11,30, è ripresa
alle 11,40.
Votazione per schede per l’elezione di due
componenti l’Autorità per le garanzie
nelle comunicazioni.
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca
la votazione per schede per l’elezione di
due componenti l’Autorità per le garanzie
nelle comunicazioni, ai sensi dell’articolo
1, comma 3, della legge 31 luglio 1997,
n. 249.
Ricordo che nella seduta del 22 marzo
è mancato il numero legale per procedere
alla predetta elezione.
Ricordo, altresı̀, che ciascun deputato
riceverà una scheda ripartita in due sezioni, relative rispettivamente alla commissione per le infrastrutture e le reti e
alla commissione per i servizi e i prodotti.
Analogamente a quanto avvenuto il 16
e il 22 marzo, la Presidenza ha provveduto
a predisporre una scheda nella quale è
stampato, per ciascuna commissione, sulla
base delle indicazioni pervenute dai gruppi
interessati, un nominativo.
Ogni deputato potrà, in relazione a
ciascuna delle due Commissioni, esprimere
il proprio voto barrando la casella in
corrispondenza del nominativo stampato
ovvero indicando un diverso nominativo
nella riga sottostante.
Saranno considerate nulle le espressioni di voto, relative a ciascuna delle
commissioni, che rechino più di una indicazione nominativa. L’errore o comunque l’invalidazione riguardante il voto per
una sola delle commissioni indicate nella
scheda non comporterà l’invalidazione
dell’espressione di voto riguardante l’altra
commissione.
Risulterà eletto a norma dell’articolo
56, comma 2, del regolamento, colui che,
per ciascuna commissione, otterrà il maggior numero di voti.
Passiamo alla votazione.
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Prima di procedere alla chiama dei
deputati, avverto che la Presidenza ha
autorizzato a votare per primi alcuni deputati che ne hanno fatta espressa e
motivata richiesta con congruo anticipo
rispetto all’inizio dell’appello nominale.
Indico la votazione per schede e invito
i deputati segretari a dare inizio alla
chiama.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione ed invito i
deputati segretari a procedere allo spoglio
delle schede.
Avverto che l’esito della votazione sarà
comunicato nel prosieguo della seduta.
Sull’ordine dei lavori (ore 12,41).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente,
ho insistito per chiedere la parola al
termine della parte antimeridiana della
seduta perché intendo sollevare una questione ai sensi dell’articolo 41 del regolamento. Inoltre, devo dirle con molta franchezza che approfitto ben volentieri del
fatto che, nella turnazione al banco della
Presidenza, ci sia lei, in quanto so di poter
contare sull’attenzione e sulla comprensione delle problematiche che mi accingo
a sollevare.
La questione che intendo porre, signor
Presidente, è relativa alla comunicazione,
resa dal Presidente della Camera questa
mattina all’Assemblea, dell’avvenuta trasmissione dal Senato del cosiddetto decreto-legge sulla competitività e dell’incardinamento di quest’ultimo nei lavori della
Camera che ne ha fatto la Presidenza
stessa.
Lei sa, signor Presidente, dal momento
che talvolta ho interloquito anche con lei,
che nel corso dell’attuale legislatura ho più
volte sollevato la questione di un utilizzo
piuttosto « disinvolto », da parte del Governo, della decretazione d’urgenza. Ho
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evidenziato più volte, inoltre, come tale
utilizzo disinvolto di uno strumento eccezionale e straordinario (come recita l’articolo 77 della Costituzione) da parte del
Governo tendesse a stravolgere i rapporti
tra il potere legislativo e quello esecutivo.
C’è stata tutta una serie di risposte –
anche del Presidente Casini; una volta del
ministro per i rapporti con il Parlamento
– e sono state fornite assicurazioni. Tuttavia, non si è mai giunti ad una conclusione operativa.
Signor Presidente, non pongo tale questione a caso: al 31 marzo 2005, le leggi di
conversione di decreti-legge, in questa legislatura, sono 165, su 501 provvedimenti
approvati, pari al 33 per cento. Signor
Presidente, questi numeri parlano da soli:
il 33 per cento di decreti-legge sull’intera
produzione legislativa di questa legislatura
con maggioranza di centrodestra. Ribadisco: il 33 per cento ! Consideri, signor
Presidente, che le leggi di iniziativa governativa sono 403 su 501, ossia l’80 per
cento delle leggi approvate in questa legislatura.
Vi è stato un momento nel quale il
ministro per i rapporti con il Parlamento,
non certo per rispondere a me ma per
diligenza, in quanto esponente del Governo noto per la sua precisione, meticolosità e puntualità, ha risposto affermando
– come se si trattasse di un’attenuante ! –
che il centrosinistra, nella precedente legislatura ha fatto lo stesso. Signor Presidente, colgo l’occasione per dire che, a
parità di condizioni, ossia dopo quattro
anni – al 31 marzo del 2000 –, nella
precedente legislatura, i decreti-legge
erano stati 141, su 724 provvedimenti, pari
al 19,5 per cento, ossia 20 punti percentuali in meno dell’attuale legislatura ! Le
leggi di iniziativa governativa erano 577 su
724, pari al 79 per cento, ossia un punto
percentuale in meno.
Ho fornito tali dati, signor Presidente,
sebbene il confronto sia improprio, perché
nella scorsa legislatura – e lei lo ricorderà
– non vi era una maggioranza con un’ottantina di deputati in più, a differenza di
quanto si registra nell’attuale legislatura.
Pertanto, la decretazione d’urgenza è del
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tutto ingiustificata. Non solo: lei ricorderà
che all’inizio del 1996 noi « ereditammo »,
per un’interpretazione – poi corretta –
della ripetitività dei decreti-legge, una
trentina di decreti-legge che fummo « costretti » a convertire in legge.
Quindi, nonostante il confronto sia improprio, i dati comunque dimostrano che
la percentuale è altissima e che, già oggi,
quando manca ancora un anno alla scadenza della legislatura, si evidenzia uno
svantaggio per la maggioranza di centrodestra.
In particolare, poi, signor Presidente,
sul decreto-legge che stiamo per esaminare
– quello sulla cosiddetta competitività – si
annuncia la posizione della questione di
fiducia da parte del Governo. È già avvenuto al Senato.
Anche il ministro Giovanardi, che ci
ricordava questi dati, da un po’ di tempo
non ci invia più il « libricino » della Presidenza, forse perché i numeri non tornano più ed il confronto che amava fare
è cominciato a diventare negativo. Infatti,
il centrosinistra, nella scorsa legislatura,
ha posto la questione di fiducia soltanto 16
volte: manca un anno alla fine della legislatura e già siamo stati « sorpassati » !
Signor Presidente, ho citato questi numeri, perché le mie considerazioni non
fossero ritenute ostruzionistiche o propagandistiche o fondate sul nulla. Sono basate su dati certi, che ho tratto dalle
pubblicazioni del Servizio studi della Camera e, quindi, hanno un fondamento.
Questo provvedimento è un prototipo,
nel senso che presenta tutti i vizi che ho
sollecitato più volte all’attenzione della
Presidenza della Camera. Sicuramente, signor Presidente, vi è la violazione dell’articolo 77 della Costituzione, che prevede
l’adozione della decretazione d’urgenza in
casi straordinari di necessità e di urgenza.
Signor Presidente, ogni persona di
buon senso troverà in questo decretolegge, cosı̀ come modificato dal Senato,
delle norme che non sono legate a casi
straordinari di necessità e di urgenza.
Sono state aggiunte delle deleghe sulla
modifica del codice di procedura civile,
sulle funzioni della Cassazione, sull’arbi-
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trato, sulla riforma delle procedure fallimentari, sulla bancarotta. L’articolato del
decreto-legge reca norme (sulle dichiarazioni dei coniugi, sulla separazione dei
coniugi e potrei andare avanti) che, sicuramente, non trattano di casi straordinari
di necessità e di urgenza.
Signor Presidente, so di abusare della
sua pazienza ed anche della sua attenzione, ma ricorderà queste parole: « Nel
corso dell’esame parlamentare relativo al
decreto-legge in questione, sia di iniziativa
parlamentare sia per emendamenti parlamentari, in ordine a tali norme, a parte il
fatto che non si ravvisa la sussistenza dei
requisiti di straordinaria necessità ed urgenza, si deve rilevare un’attinenza soltanto indiretta alle disposizioni dell’atto
originario, cosicché viene sottoposta per la
promulgazione una legge che converte un
decreto-legge notevolmente ed ampiamente diverso da quello da me a suo
tempo emanato ». Poi si aggiungeva: « Questo modo di procedere configura uno stravolgimento dell’istituto del decreto-legge,
non conforme al principio ricordato dall’articolo 77 e alle norme dettate in proposito dalla legge n. 400 del 1988 che, pur
essendo una legge ordinaria, ha valore
ordinamentale in quanto è preposta all’ordinato impiego della decretazione d’urgenza e deve, quindi, essere del pari rigorosamente osservata. Tutto ciò mette in
evidenza la necessità che il Governo non
soltanto segua criteri rigorosi nella predisposizione dei decreti-legge, ma vigili successivamente nella fase dell’esame parlamentare, allo scopo di evitare che il testo
originario venga trasformato, fino a diventare non più rispondente ai principi e ai
presupposti costituzionali ed ordinamentali richiamati ».
« Tutto ciò – questo è l’aspetto che più
riguarda il Presidente della Camera –
postula inoltre l’esigenza imprescindibile
che identica e rigorosa vigilanza sia esercitata dagli organi delle Camere specificatamente preposti alla produzione legislativa, significativamente le Commissioni
competenti in sede primaria e consultiva ».
Si tratta del messaggio del Presidente
della Repubblica alle Camere a proposito
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del decreto-legge sulle quote latte, se ricordo bene. Signor Presidente, come lei sa,
al Senato il Governo – cosı̀ segue i suoi
provvedimenti per mantenerli conformi
all’articolo 77 – ha presentato un maxiemendamento che ha stravolto il testo. Il
Presidente del Senato, in ossequio al messaggio, ha fatto in modo che esso fosse
rispettato e adesso avremo al nostro esame
un provvedimento che contiene questi elementi.
Mi consenta, signor Presidente, di andare al cuore dell’argomento.
PRESIDENTE. Fino adesso, dove eravamo ? Agli arti... ?
ANTONIO BOCCIA. Intendo arrivare
alla conclusione per chiarire il motivo per
cui pongo questo problema alla Presidenza
della Camera e, quindi, a lei.
Presidente, lei probabilmente non avrà
fatto il conto, perché giustamente non è
sua responsabilità: oggi è il 5 maggio e il
decreto-legge scade il 15. È improprio che
ciò avvenga. Si lasciano alla Camera dei
deputati, se si vuole rispettare il dettato
costituzionale, dieci giorni di tempo per
approvare questo decreto. È il modo di
dire che questo è un passaggio obbligato e
formale e che, quindi, dobbiamo concludere in fretta e rapidamente, tant’è che
sono già stati fissati i termini per la
presentazione degli emendamenti in Commissione prima ancora che arrivasse il
provvedimento. Già sappiamo che lunedı̀
lo dobbiamo discutere in Assemblea, martedı̀ probabilmente sarà posta la fiducia e
nel giro di sette giorni possibilmente dovremo esaminarlo, quasi certamente,
senza emendarlo.
Mi rivolgo a lei, signor Presidente,
perché il Presidente della Camera non si
può limitare ad emettere un comunicato
stampa, una lettera, una presa di posizione
od a rispondere al sottoscritto, come a
tanti altri colleghi dell’opposizione, che
farà il possibile. Qui si tratta di passare
dalle parole ai fatti – l’ho già detto una
volta –, altrimenti si corre il rischio che
l’istituto camerale finisce per assumere
l’etichetta di chi abbaia alla luna, cioè di
chi parla ma è impotente.
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Quindi, si tratta di dire al Presidente
del Senato in modo formale o anche
informale che non possiamo consentire
che avvengano queste cose, con tutto il
rispetto per l’autonomia dell’altra Camera,
ma non è giusto che ci siano lasciati solo
sette giorni per approvare un decretolegge.
In secondo luogo, bisognerebbe dire al
ministro per i rapporti con il Parlamento
che ormai siamo in una condizione oggettiva di emergenza. Siamo alla fine della
legislatura ed è una situazione delicata. Se
passiamo questi ultimi 9 mesi « a botte » di
decreti-legge forzanti la costituzionalità,
l’articolo 77 e le regole della vita parlamentare, non ci sentiamo più garantiti.
Inoltre, signor Presidente, le devo dire in
maniera specifica – e la prego di attivare
i suoi buoni uffici – che vi è anche una
trasgressione del nostro regolamento,
perché con la fattispecie che stiamo esaminando è sicuramente violato il secondo
comma dell’articolo 96-bis del nostro regolamento. Tale norma prevede che nella
relazione del Governo sia dato conto dei
presupposti di necessità e di urgenza. Non
c’è una parola ! Non è possibile che io
possa avere equivocato, per cui ci sono dei
riferimenti che, però, non si capiscono.
No, non c’è proprio una parola !
Chiediamo che il Presidente della Camera chieda a sua volta al Governo, prima
della discussione sulle linee generali del
provvedimento prevista per lunedı̀ prossimo, almeno un’integrazione della relazione, affinché si ottemperi al secondo
comma dell’articolo 96-bis del regolamento, dando atto dei motivi dell’urgenza
delle norme che sono state aggiunte nel
corso dell’esame del provvedimento al Senato. Faranno degli arzigogoli, si arrampicheranno sugli specchi, però almeno
avremo rispettato il regolamento della Camera... !
Ci sono dei rilievi di ordine costituzionale, regolamentare e di prassi, oltre che
di convenienza, che richiedono un’attenzione « concreta » da parte del Presidente
della Camera. Capisco, anche se non condivido, che il Presidente del Consiglio dei
ministri abbia una qualche intolleranza al
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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DISCUSSIONI
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29
SEDUTA DEL
fatto che il 6-7 per cento di un gruppo
parlamentare possa essere alla fine dirompente quando impedisce alla sua stessa
maggioranza di andare avanti, e che
quindi questo passaggio di rispetto della
rappresentatività democratica sia vissuto
come un incidente negativo, perverso, da
rimuovere, perché frena il normale corso
delle cose, perché la democrazia viene
vissuta come una sofferenza. Però, Presidente, le regole della vita parlamentare
prevedono che i deputati debbano poter
presentare proposte emendative.
Noi deputati dobbiamo poter discutere
e, d’altronde, se gli stessi ministri Castelli
e Giovanardi dicono che la norma che
riduce la pena per la bancarotta deve
essere modificata, allora perché non elaboriamo un emendamento che modifichi il
testo del provvedimento, in modo da poterlo rinviare al Senato mercoledı̀ sera ?
Ciò, peraltro, in piena conformità alle
regole di un corretto bicameralismo.
C’è bisogno di tanti arzigogoli, quando,
seguendo le norme della Costituzione, chi
ha una maggioranza cosı̀ ampia ha anche
la possibilità di ottenere un risultato nel
rispetto delle procedure e delle regole
della democrazia ? Se questo non si fa, c’è
qualcosa di misterioso.
Personalmente, sono portato a ritenere
che si ha preoccupazione non delle proposte emendative che può presentare l’opposizione, bensı̀ di quelle che la stessa
maggioranza può avanzare ! Si vuole tappare la bocca ai deputati della stessa
maggioranza !
Noi dell’opposizione non possiamo che
stigmatizzare tutto ciò, chiedendo al Presidente della Camera, come ho fatto, di
porre in essere degli atti concreti nei
confronti del Governo, del ministro per i
rapporti con il Parlamento e del Presidente del Senato, per le sue responsabilità,
anche nei confronti dell’Assemblea, nell’attuazione dell’articolo 96-bis del regolamento.
Da ultimo, Presidente, deve essere
chiaro che la Presidenza della Camera non
può comprimere i tempi parlamentari per
l’esame di questo provvedimento. L’Assemblea e la Commissione non possono essere
Camera dei Deputati
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costrette ad esaminare un provvedimento
cosı̀ complesso il sabato e la domenica !
L’Assemblea non può discuterlo con l’incubo della questione di fiducia, sapendo
che martedı̀ o mercoledı̀ sarà costretta a
votarlo. Tutto ciò ingenera il dubbio che la
democrazia parlamentare sia fortemente
compromessa da un esecutivo che, evidentemente, non solo la considera un fastidio,
ma coglie tutte le occasioni anche per
sopraffare il potere legislativo attribuito al
Parlamento e non all’esecutivo, imponendo
cosı̀ già oggi regole che poi, nella riforma
della Costituzione, vorrebbe diventassero
regole generali.
Sollecito pertanto la Presidenza ad evitare che ciò accada e ad attivare ogni suo
buon ufficio per passare, questa volta,
dalle parole ai fatti (Applausi dei deputati
dei gruppi della Margherita, DL-L’Ulivo e
dei Democratici di sinistra-L’Ulivo).
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole
Boccia. Come lei vede, io applico il regolamento con criteri di grande larghezza,
perché ho rispetto degli argomenti, che
posso anche soggettivamente condividere,
dal punto di vista della strutturazione dei
lavori parlamentari, in ordine alla prevalenza che io attribuirei sempre all’iniziativa parlamentare, magari compensandola
con quella del Governo, ed anche nell’utilizzo dei decreti-legge.
Non è il caso di fare ciò che lei ha
fatto, nella sua diligenza ed intelligenza,
vale a dire la classifica del prima e del
dopo, perché se prima si è fatto male, non
è detto che l’imitazione debba comportare
miglioramenti; la recidiva non è un’attenuante, ma un’aggravante. Pertanto, non
mi vorrei addentrare nella questione. Dobbiamo, tuttavia, tenere presente la differenza che separa le responsabilità politiche del Governo dalle responsabilità ordinamentali proprie del Presidente della
Camera, anche con riferimento ai rapporti
con l’altro ramo del Parlamento. Il bicameralismo che lei invoca prevede anche
una diversità di comportamento, di opinione e di selezione, anche con riferimento
alle strutture in cui, nell’ambito di quell’Assemblea, si svolgono i dibattiti.
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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DISCUSSIONI
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30
SEDUTA DEL
Alla Presidenza della Camera è pervenuto in questa fase e con questi tempi il
decreto-legge da lei richiamato; qualora lo
stesso non presentasse le caratteristiche
che lei censura, quella di non straordinaria necessità ed urgenza, i parlamentari
avranno la facoltà di sollevare le questioni
attinenti alla differenza che separa questo
tipo di iniziativa e di reclamare l’introduzione delle eccezioni che questa eventuale
carenza comporterebbe.
Per il resto, il Presidente della Camera
ha applicato i precedenti, in base ai quali
i tempi sono ristretti; in questa ristrettezza, si richiede che da parte della Presidenza, nell’organizzazione dei lavori, subordinata, nella fase in cui si stabilisce
l’ordine del giorno, anche alla valutazione
della Conferenza dei presidenti di gruppo,
vi sia la scelta di avere lunedı̀, ad esempio,
gli strumenti previsti... Quindi, secondo le
disposizioni dell’articolo 96-bis del regolamento, il Presidente, in casi particolari,
anche in relazione alla data di trasmissione del disegno di legge di conversione
dal Senato, può modificare i termini di cui
ai commi 3 e 4.
Ho richiamato testualmente il comma 5
dell’articolo 96-bis del regolamento, perché, in questo modo mi risulta più facile
spiegarmi, dal momento che ho una certa
tendenza a parlare più del necessario (lei,
invece, possiede la felice capacità di sintesi
che tutti abbiamo ammirato) !
Le assicuro che riferirò al Presidente
della Camera ciò che lei ha rilevato. Mi
auguro che, nell’ambito dei buoni rapporti
che intercorrono, a livello istituzionale, tra
Camera e Senato e tra Governo e Parlamento, i suoi richiami siano ascoltati. Lei
ha detto che le parole sono parole, mentre
i fatti sono fatti, ma in Parlamento si parla
ed i fatti appartengono più all’esecutivo
che al Parlamento, poiché l’esecutivo si
assume la responsabilità politica delle proprie decisioni.
Per quanto riguarda il rispetto del
regolamento, riferirò al Presidente della
Camera le sue osservazioni, che del resto
risultano agli atti; comunque, mi farò
carico di riferirle. Lei ha detto che le
faceva piacere parlare con me, come an-
Camera dei Deputati
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che a me piace ascoltare, quando le argomentazioni sono, come le sue, suffragate
da un esame dei fatti e dal desiderio di
collaborare al buon funzionamento del
Parlamento, nei confronti del quale tutti
dobbiamo essere non solo consenzienti,
ma sostenitori.
La ringrazio, comunque, e farò ciò che
devo fare, perché questa sua istanza, cosı̀
motivata, sia portata a conoscenza del
Presidente della Camera.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente,
vorrei esprimere tutto il mio apprezzamento per le considerazioni che sono state
espresse in ordine a problemi giuridici e
regolamentari; ciò dimostra che in Parlamento vi sono ancora persone di grande
esperienza e finezza, come lei ed il collega
Boccia, che raffinano, in termini anche giuridici, le questioni. Pertanto, il Parlamento
possiede ancora una grande vitalità (vorrei
sottolineare questo aspetto positivo).
Temevo che il Governo si fosse nascosto sotto i « catafalchi » allestiti per le
votazioni, ma ritengo che, invece, sia completamente assente (quindi, non c’è problema). Credo che, peraltro, non dovesse
essere presente.
In ogni caso, rinnovo il mio apprezzamento per questo dialogo molto positivo e
fruttuoso, che potrebbe diventare anche oggetto di tesi di laurea. Forse sarebbe bene
che le università si interessassero di questi
dialoghi cosı̀ fecondi fra un eccellente Presidente e un eccellente parlamentare, l’onorevole Boccia.
PRESIDENTE. Per quello che mi riguarda, potrebbe essere l’università della
quarta età ! La ringrazio comunque dell’apprezzamento.
Proclamazione del risultato della votazione per l’elezione di due componenti
l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
PRESIDENTE. Comunico il risultato
della votazione per l’elezione di due com-
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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DISCUSSIONI
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SEDUTA DEL
ponenti l’Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni:
Presenti e votanti 351.
Per la Commissione per le infrastrutture e le reti:
Ha ottenuto voti: Nicola D’Angelo 182.
Voti dispersi 6
Schede bianche 158
Schede nulle 5
Per la Commissione per i servizi ed i
prodotti:
Ha ottenuto voti: Sebastiano Sortino
182.
Voti dispersi 3
Schede bianche 161
Schede nulle 5
Proclamo eletto commissario per le
infrastrutture e le reti il dottor Nicola
D’Angelo, nato a Roma il 2 settembre
1958.
Proclamo eletto commissario per i servizi ed i prodotti il dottor Sebastiano
Sortino, nato a Sortino (Siracusa) il 9
settembre 1938.
Hanno preso parte alla votazione:
Abbondanzieri Marisa
Adduce Salvatore
Agostini Mauro
Albertini Giuseppe
Albonetti Gabriele
Alfano Ciro
Alfano Gioacchino
Anedda Gian Franco
Annunziata Andrea
Armani Pietro
Arnoldi Gianantonio
Arrighi Alberto
Azzolini Claudio
Baiamonte Giacomo
Banti Egidio
Barbieri Emerenzio
Bellini Giovanni
Camera dei Deputati
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N.
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Bellotti Luca
Benedetti Valentini Domenico
Benvenuto Giorgio
Bertolini Isabella
Bertucci Maurizio
Bettini Goffredo Maria
Bianchi Giovanni
Bianco Enzo
Bianco Gerardo
Bielli Valter
Bimbi Franca
Blasi Gianfranco
Boccia Antonio
Bogi Giorgio
Bolognesi Marida
Bondi Sandro
Bonito Francesco
Bornacin Giorgio
Borriello Ciro
Bottino Angelo
Bova Domenico
Brancher Aldo
Bruno Donato
Brusco Francesco
Buemi Enrico
Buffo Gloria
Buglio Salvatore
Bulgarelli Mauro
Buontempo Teodoro
Burani Procaccini Maria
Butti Alessio
Calzolaio Valerio
Caminiti Giuseppe
Camo Giuseppe
Canelli Vincenzo
Cannella Pietro
Carbonella Giovanni
Cardinale Salvatore
Carli Carlo
Carlucci Gabriella
Carra Enzo
Carrara Nuccio
Casero Luigi
Castagnetti Pierluigi
Cazzaro Bruno
Cento Pier Paolo
Cesaro Luigi
Chianale Mauro
Chiti Vannino
Cialente Massimo
Ciani Fabio
Cima Laura
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
DISCUSSIONI
Cola Sergio
Colasio Andrea
Coluccini Margherita
Conte Gianfranco
Conte Giorgio
Conti Riccardo
Cordoni Elena Emma
Coronella Gennaro
Cosentino Nicola
Cossiga Giuseppe
Cossutta Maura
Craxi Bobo
Crisci Nicola
Cristaldi Nicolò
Crosetto Guido
Crucianelli Famiano
Cuccu Paolo
D’Agrò Luigi
Dalle Fratte Paolo
Dameri Silvana
Damiani Roberto
D’Antoni Sergio Antonio
De Brasi Raffaello
de Ghislanzoni Cardoli Giacomo
De Laurentiis Rodolfo
Delbono Emilio
Delfino Teresio
Dell’Anna Gregorio
De Luca Vincenzo
De Simone Titti
Diana Lorenzo
Di Giandomenico Remo
Di Luca Alberto
Di Serio D’Antona Olga
Di Teodoro Andrea
Duca Eugenio
Duilio Lino
Falsitta Vittorio Emanuele
Fanfani Giuseppe
Fassino Piero
Fioroni Giuseppe
Fistarol Maurizio
Floresta Ilario
Fluvi Alberto
Folena Pietro
Fontana Gregorio
Foti Tommaso
Franceschini Dario
Franci Claudio
Franz Daniele
Fratta Pasini Pieralfonso
Fumagalli Marco
—
32
Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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Galante Severino
Galeazzi Renato
Galli Daniele
Gallo Giuseppe
Galvagno Giorgio
Gambale Giuseppe
Garagnani Fabio
Garnero Santanchè Daniela
Gasperoni Pietro
Gastaldi Luigi
Gentiloni Silveri Paolo
Germanà Basilio
Giacco Luigi
Giachetti Roberto
Giacomelli Antonello
Giordano Francesco
Giorgetti Alberto
Gironda Veraldi Aurelio
Giudice Gaspare
Giulietti Giuseppe
Grandi Alfiero
Grignaffini Giovanna
Grillini Franco
Grotto Franco
Guerzoni Roberto
Iannuzzi Tino
Innocenti Renzo
Jacini Giovanni
Kessler Giovanni
La Grua Saverio
Lainati Giorgio
Landi di Chiavenna Gian Paolo
Lavagnini Roberto
Leccisi Ivano
Lenna Vanni
Leone Antonio
Lettieri Mario
Lezza Giuseppe
Licastro Scardino Simonetta
Liotta Silvio
Loddo Santino Adamo
Lolli Giovanni
Lo Presti Antonino
Lorusso Antonio
Losurdo Stefano
Lucà Mimmo
Lucchese Francesco Paolo
Lucidi Marcella
Lulli Andrea
Lumia Giuseppe
Luongo Antonio
Lupi Maurizio Enzo
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
DISCUSSIONI
Lusetti Renzo
Maceratini Giulio
Maggi Ernesto
Magnolfi Beatrice Maria
Mancini Giacomo
Mancuso Gianni
Maninetti Luigi
Mantovani Ramon
Maran Alessandro
Marcora Luca
Mariani Raffaella
Marinello Giuseppe Francesco Maria
Mariotti Arnaldo
Martella Andrea
Martini Luigi
Mascia Graziella
Mattarella Sergio
Maurandi Pietro
Mauro Giovanni
Mazzarello Graziano
Mazzocchi Antonio
Mazzoni Erminia
Mazzuca Poggiolini Carla
Meduri Luigi Giuseppe
Menia Roberto
Mereu Antonio
Merlo Giorgio
Meroi Marcello
Migliori Riccardo
Milana Riccardo
Milanato Lorena
Minniti Marco
Minoli Rota Fabio Stefano
Molinari Giuseppe
Monaco Francesco
Mondello Gabriella
Morgando Gianfranco
Mormino Nino
Moroni Chiara
Mosella Donato Renato
Motta Carmen
Muratori Luigi
Nannicini Rolando
Napoli Osvaldo
Nespoli Vincenzo
Nieddu Gonario
Nigra Alberto
Onnis Francesco
Oricchio Antonio
Orsini Andrea Giorgio Felice Maria
Ottone Rosella
Pacini Marcello
—
33
Camera dei Deputati
—
SEDUTA DEL
5
MAGGIO
2005 —
N.
Palma Nitto Francesco
Palmieri Antonio
Palumbo Giuseppe
Panattoni Giorgio
Paniz Maurizio
Paoletti Tangheroni Patrizia
Paolone Benito
Papini Andrea
Parisi Arturo Mario Luigi
Paroli Adriano
Pasetto Giorgio
Patarino Carmine Santo
Patria Renzo
Pecorella Gaetano
Pennacchi Laura Maria
Pepe Antonio
Pepe Luigi
Pepe Mario
Peretti Ettore
Perlini Italico
Perrotta Aldo
Petrella Giuseppe
Pettinari Luciano
Pezzella Antonio
Pinotti Roberta
Pinto Maria Gabriella
Pisa Silvana
Pisicchio Pino
Pistone Gabriella
Pittelli Giancarlo
Potenza Antonio
Preda Aldo
Quartiani Erminio Angelo
Raffaldini Franco
Rainisio Giovanni
Raisi Enzo
Ranieli Michele
Rava Lino
Reduzzi Giuliana
Ria Lorenzo
Riccio Eugenio
Ricciotti Paolo
Ricciuti Riccardo
Rocchi Carla
Rognoni Carlo
Romani Paolo
Romano Francesco Saverio
Romoli Ettore
Rosato Ettore
Rositani Guglielmo
Rossi Nicola
Rotundo Antonio
621
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
DISCUSSIONI
Ruggeri Ruggero
Rugghia Antonio
Ruggieri Orlando
Rusconi Antonio
Russo Antonio
Russo Spena Giovanni
Ruta Roberto
Rutelli Francesco
Ruzzante Piero
Sabattini Sergio
Saia Maurizio
Sandri Alfredo
Santori Angelo
Sanza Angelo
Saponara Michele
Saro Giuseppe Ferruccio
Savo Benito
Scalia Giuseppe
Scaltritti Gianluigi
Scherini Gianpietro
Schmidt Giulio
Sciacca Roberto
Sedioli Sauro
Selva Gustavo
Sgobio Cosimo Giuseppe
Siniscalchi Vincenzo
Sinisi Giannicola
Spina Diana Domenicantonio
Spini Valdo
Squeglia Pietro
Sterpa Egidio
Stradiotto Marco
Stramaccioni Alberto
Susini Marco
Tabacci Bruno
Taborelli Mario Alberto
Tanoni Italo
Tarantino Giuseppe
Tarditi Vittorio
Tedeschi Massimo
Testoni Piero
Tidei Pietro
Tocci Walter
Tolotti Francesco
Tortoli Roberto
Trantino Enzo
Trupia Lalla
Tucci Michele
Tuccillo Domenico
Valpiana Tiziana
Ventura Michele
Verdini Denis
—
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Camera dei Deputati
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SEDUTA DEL
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Verro Antonio Giuseppe Maria
Vertone Saverio
Viale Eugenio
Vigni Fabrizio
Villani Miglietta Achille
Villari Riccardo
Villetti Roberto
Visco Vincenzo
Vito Alfredo
Vito Elio
Volontè Luca
Volpini Domenico
Zaccaria Roberto
Zacchera Marco
Zama Francesco
Zanetta Valter
Zanettin Pierantonio
Zanotti Katia
Zara Stefano
Zorzato Marino
Zuin Michele
Zunino Massimo
Sono in missione:
Airaghi Marco
Alemanno Giovanni
Angioni Franco
Aprea Valentina
Armosino Maria Teresa
Ballaman Edouard
Berlusconi Silvio
Berselli Filippo
Biondi Alfredo
Boato Marco
Bonaiuti Paolo
Bono Nicola
Bricolo Federico
Brugger Siegfried
Cè Alessandro
Cicu Salvatore
Colucci Francesco
Contento Manlio
Cusumano Stefano
D’Alia Giampiero
Deodato Giovanni
Di Virgilio Domenico
Dozzo Gianpaolo
Fini Gianfranco
Frigato Gabriele
Galati Giuseppe
Giorgetti Giancarlo
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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—
DISCUSSIONI
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35
SEDUTA DEL
Giovanardi Carlo
Intini Ugo
La Malfa Giorgio
Landolfi Mario
Manzini Paola
Mariani Paola
Maroni Roberto
Martinat Ugo
Martinelli Piergiorgio
Martino Antonio
Martusciello Antonio
Matteoli Altero
Miccichè Gianfranco
Molgora Daniele
Mussi Fabio
Nan Enrico
Pecoraro Scanio Alfonso
Pescante Mario
Pisanu Beppe
Possa Guido
Prestigiacomo Stefania
Ramponi Luigi
Rosso Roberto
Santelli Jole
Scajola Claudio
Scarpa Bonazza Buora Paolo
Soro Antonello
Sospiri Nino
Stefani Stefano
Stradella Francesco
Stucchi Giacomo
Tanzilli Flavio
Tassone Mario
Tremaglia Mirko
Urso Adolfo
Valducci Mario
Valentino Giuseppe
Viceconte Guido
Viespoli Pasquale
Vietti Michele Giuseppe
Vitali Luigi
Modifica nella composizione della Commissione parlamentare per le questioni
regionali.
PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Camera ha chiamato a far
parte della Commissione parlamentare per
le questioni regionali il deputato Cesare
Ercole, in sostituzione del deputato Ugo
Parolo, dimissionario.
Camera dei Deputati
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N.
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Modifica nella composizione di componenti politiche del gruppo parlamentare misto.
PRESIDENTE. Comunico che il deputato Nerio Nesi ha reso noto, con lettera
pervenuta in data odierna, di voler aderire, nell’ambito del gruppo parlamentare
Misto, alla componente politica SDI-Unità
socialista.
Il rappresentante della suddetta componente ha a sua volta comunicato di aver
accolto tale richiesta.
Sospendo brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 13,10, è ripresa
alle 13,15.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
FABIO MUSSI
Svolgimento di interpellanze urgenti.
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca
lo svolgimento di interpellanze urgenti.
(Misure a favore del settore bieticolosaccarifero nazionale – n. 2-01532)
PRESIDENTE. L’onorevole Zama ha
facoltà di illustrare la sua interpellanza
n. 2-01532 (vedi l’allegato A – Interpellanze
urgenti sezione 1).
FRANCESCO ZAMA. Signor Presidente,
il settore bieticolo-saccarifero nazionale è
attualmente in uno stato di drammatica
crisi, conseguente alla concorrenza degli
altri paesi dell’Unione europea, che possono produrre a costi inferiori rispetto a
quelli italiani. Tra i tanti problemi si
aggiunge ora il recepimento della direttiva
CE 2003/87 sull’emission trading.
Vorrei ricordare che l’emission trading
consiste nell’istituzione di un vero e proprio mercato delle emissioni, che consente
lo scambio di quote di CO2 tra singoli
impianti e tra Stati di paesi industrializzati. Per l’emission trading è prevista una
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
—
—
DISCUSSIONI
—
36
SEDUTA DEL
prima fase di attuazione nel periodo 20052007, seguita da una seconda fase nel
quinquennio 2008-2012.
Dal 1o gennaio 2005 tutti gli impianti
ricompresi nella direttiva suddetta devono
possedere un’autorizzazione all’emissione
in atmosfera di gas serra. Ad ogni impianto ricompreso nella direttiva è stata
assegnata una quota di emissione corrispondente in pratica alla quantità di CO2
che l’impianto può emettere nell’anno di
riferimento. A fine anno, il gestore dell’impianto deve calcolare la quantità di
CO2 effettivamente emessa, il cui calcolo
deve essere convalidato da una società di
certificazione. A questo meccanismo si
aggiungeranno ulteriori complicate procedure.
Non intendo addentrarmi in considerazioni molto lunghe sulle conseguenze,
per la nostra economia in generale, dell’applicazione del Protocollo di Kyoto, nel
quadro di una situazione già fortemente
critica, oltretutto per ottemperare a direttive non sufficientemente supportate da
basi scientifiche certe sul fatto che il
rilascio di anidride carbonica prodotta da
attività umane risulti cosı̀ catastrofico per
il cambiamento climatico. Tuttavia, lasciamo da parte tali considerazioni.
Ritornando all’argomento dell’interpellanza in esame, si rileva che il meccanismo
con cui è stata calcolata per ogni singolo
stabilimento la quota annuale di emissioni
di CO2 non tiene in alcun conto, da una
parte, che il periodo di calcolo corrisponde
ad annate di bassa produzione e che,
dall’altra, non concede correttivi per tener
conto dell’aumentata disponibilità di materia prima (le barbabietole per la produzione di zucchero) per la prossima campagna 2005.
Pertanto, è evidente che la situazione
che si verificherà sin dalla prossima campagna, se non verranno apportati i necessari correttivi, sarà assolutamente insostenibile da parte delle imprese saccarifere italiane. Infatti, i dati permettono
di anticipare che alle imprese del settore,
nel loro complesso, sono state attribuite
quote di emissione di anidride carbonica
Camera dei Deputati
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2005 —
N.
621
del tutto insufficienti a produrre la quota
loro attribuita dai regolamenti comunitari.
In particolare, per produrre la quota di
zucchero spettante, le imprese, nel loro
complesso, emetteranno CO2 per 1.397.728
quote, mentre ne sono state attribuite
soltanto 1.151.000. Il differenziale, pari a
circa il 20 per cento, è insostenibile e
darebbe luogo all’impossibilità di ritirare
tutta la produzione bieticola, già in fase di
avanzata vegetazione, con incalcolabili
danni economici per gli agricoltori e un
aggravamento delle condizioni già disastrate per l’industria di trasformazione. In
proposito, ricordo che l’unico utilizzo delle
bietole è nella produzione di zucchero,
altrimenti esse devono essere buttate e
quindi non è cosı̀ semplice affrontare il
discorso della campagna.
Fra l’altro, per gli zuccherifici appartenenti alla stessa società o gruppo, è
normale il trasferimento di barbabietole
da uno stabilimento all’altro; quindi, rispetto ai valori di emissione assegnati, vi
può essere eccedenza da una parte e
carenza dall’altra. Infatti, uno stabilimento
può avere problemi tecnici o cali produttivi, mentre la società trasferisce la sua
produzione altrove perché non può esimersi dal ricevere e dal trasformare in
zucchero tutte le bietole coltivate o contrattate per l’annata.
È imminente, infine, e aggrava la situazione, l’approvazione della nuova organizzazione comune di mercato dello
zucchero nell’ambito dell’Unione europea,
per cui si prevede che il numero degli
zuccherifici operanti in Italia – attualmente sono 19; ricordo che quando ho
iniziato questo mestiere erano 82 – venga
ridotto a 8 o 9. La produzione non più
effettuata negli zuccherifici che andranno
chiusi, di cui si consente la prosecuzione
per ragioni economiche, dovrà essere assorbita almeno in parte – ma è auspicabile interamente – dagli zuccherifici
destinati a rimanere in funzione, con il
potenziamento degli impianti o con il
prolungamento del periodo di durata
della campagna. È dunque impensabile,
Atti Parlamentari
XIV LEGISLATURA
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—
DISCUSSIONI
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37
SEDUTA DEL
in tale scenario, aggravare i già pesanti
oneri connessi alla ristrutturazione suaccennata, obbligando gli operatori ad acquisire quote dal conto generale quando
le emissioni danno luogo a disponibilità
nell’ambito della stessa società.
Aggiungo un’ulteriore considerazione.
Come è noto, la produzione di zucchero
ha carattere stagionale e in Italia riguarda
i mesi di agosto e settembre. Occorre
tuttavia considerare l’andamento stagionale: siamo soggetti agli eventi meteorologici e inoltre la produzione può essere più
o meno abbondante e spostarsi nel tempo,
andando anche oltre il periodo della campagna saccarifera.
È pertanto necessario, oltre all’adeguamento delle quote per la campagna 2005,
un chiarimento da parte del ministero in
merito alla facoltà di mantenere all’interno delle medesime imprese le quote di
emissione assegnate ai siti produttivi esistenti anche dopo la loro chiusura, attraverso il libero trasferimento negli stabilimenti residui di una stessa impresa: vale
a dire, a un’impresa che ha diversi stabilimenti e che per ristrutturarsi, in base
alla nuova normativa comunitaria e alla
nuova OCM zucchero, deve chiudere alcuni stabilimenti, deve essere riconosciuta
la possibilità di trasferire quote di emissione della CO2 agli stabilimenti residui,
che hanno bisogno di una quota maggiore.
Sarebbe penalizzante, da una parte, rinunciare alle quote di emissione con la
chiusura degli stabilimenti e, dall’altra,
acquistare quote dal paniere comune nazionale.
Osservo che una legislazione in tal
senso è stata introdotta in Germania,
Olanda, Belgio e Francia, e che regole
analoghe sono applicate anche in Svezia,
in quanto ciascuno Stato membro ha tentato in tal modo di porre rimedio alla
situazione. Regole apparentemente differenti, ma il cui effetto è sostanzialmente
analogo, sussistono in Gran Bretagna, dove
il libero trasferimento di quote è lecito
ancorché per un periodo limitato di
tempo, e in Irlanda, dove le quote attribuite agli stabilimenti chiusi non vengono
Camera dei Deputati
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disperse nella riserva unica nazionale, ma
finiscono alla riserva comune del singolo
settore produttivo.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di
Stato per l’ambiente e la tutela del territorio, onorevole Tortoli, ha facoltà di rispondere.
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di
Stato per l’ambiente e la tutela del territorio. Signor Presidente, in merito all’interpellanza n. 2-01532, presentata dall’onorevole Zama ed altri, relativa alle
iniziative per consentire la compensazione
delle quote di emissione di CO2 nell’ambito degli stabilimenti per la produzione
dello zucchero appartenenti alla stessa
società o gruppo, compensazione regolata
dal mercato comunitario attraverso la direttiva CE 2003/87, si riferisce quanto
segue.
Il criterio con cui sono state calcolate
le quote di emissione di CO2 per ogni
singolo impianto non prevede meccanismi
correttivi per tener conto dell’aumentata
disponibilità di barbabietola per l’anno
2005, in quanto qualsiasi aggiustamento
delle quote di emissioni a valle della
decisione di assegnazione è contrario ai
dettami della direttiva stessa. Infatti, l’articolo 11, paragrafo 1, della direttiva
stabilisce che, per il triennio 2005-2007,
il Governo decide in merito alle quote
totali di emissioni da assegnare in tale
periodo ai gestori di ciascun impianto
(cosiddetta decisione di assegnazione). Il
paragrafo 4 dello stesso articolo stabilisce
che ogni anno venga rilasciata ai gestori
degli impianti regolati dalla direttiva una
parte delle quote totali di emissioni, stabilite attraverso la « decisione di assegnazione ».
È evidente, pertanto, che a seguito della
suddetta decisione di assegnazione, non è
possibile operare aggiustamenti di alcun
tipo sulle quote assegnate, ma si può solo
procedere al rilascio delle stesse.
La stagionalità legata alla produzione
dello zucchero non penalizza i produttori
nell’ambito del mercato comunitario degli
scambi di quote di emissioni di CO2.
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DISCUSSIONI
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SEDUTA DEL
Infatti, le quote di emissioni sono rilasciate entro il 28 di febbraio di ogni
anno, mentre la restituzione delle stesse
da parte dei gestori degli impianti deve
avvenire entro il 30 aprile di ogni anno.
Ciò implica che, al momento della restituzione delle quote, il gestore dell’impianto possiede sia le quote rilasciate per
coprire il fabbisogno produttivo dell’anno
precedente, sia le quote rilasciate per
coprire il fabbisogno produttivo dell’anno
in corso.
Poiché la totalità delle quote rilasciate
al gestore può essere utilizzata dallo
stesso per adempiere all’obbligo di restituzione, il gestore dovrebbe acquistare
quote sul mercato solo nel caso in cui la
sua produzione annuale sia risultata doppia rispetto a quella che mediamente si
verifica.
La direttiva stabilisce che le quote di
emissioni siano assegnate a ciascun impianto regolato dalla direttiva anche nel
caso in cui lo stesso gestore gestisce più
di non impianto. Tuttavia, tale dettame
non impedisce al gestore di utilizzare
quote assegnate per uno dei suoi impianti
per adempiere agli obblighi di istituzione
di un altro impianto sempre da lui gestito. Pertanto, qualora si verifichi una
carenza di quote su un impianto ed un
eccesso di quote su un altro, le stesse
possono essere trasferite da un impianto
all’altro.
Nel caso in cui gli impianti relativi allo
stesso gruppo sono gestiti da gestori diversi non è possibile avvalersi di tale
flessibilità. Tuttavia, come stabilito dall’articolo 28 della direttiva, i gestori possono
avanzare al Governo la richiesta di costituire un « raggruppamento » di impianti
per la stessa attività, governato con regole
da essi stabilite e gestito da un amministratore fiduciario, al quale sarà concesso
un quantitativo totale di quote di emissione calcolato per gli impianti dei gestori
facenti parte del raggruppamento e che
sarà responsabile della restituzione di
quote di emissione uguali al totale delle
emissioni degli impianti del raggruppamento. Nell’ambito delle regole di gestione
del raggruppamento, i gestori degli im-
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pianti possono decidere una ripartizione
delle quote diversa da quella effettuata dal
Governo.
Nel caso in cui venga effettuato un
potenziamento dell’impianto, tale da configurarsi come una modifica significativa
dell’impianto stesso, questo verrà considerato come un nuovo entrante nel mercato
degli scambi e, pertanto, avrà una assegnazione ex novo.
Nel caso, invece, in cui l’impianto incrementi la produzione per soddisfare un
aumento della domanda di zucchero del
mercato, non è possibile procedere a nessun tipo di aggiustamento delle quote
assegnate e, pertanto, l’impianto dovrà
ricorrere al mercato delle quote di emissioni per adempiere agli obblighi previsti
dalla direttiva.
Alla luce delle considerazioni svolte, il
Governo non ha la facoltà di adottare
meccanismi addizionali rispetto a quelli
già previsti dalla direttiva per permettere
che la compensazione avvenga nell’ambito
degli stabilimenti appartenenti alla stessa
società o gruppo.
PRESIDENTE. L’onorevole Zama ha
facoltà di replicare.
FRANCESCO ZAMA. Signor Presidente,
mi dichiaro del tutto insoddisfatto della
risposta dell’onorevole sottosegretario,
poiché non so quali siano (anche perché
nella lettura della risposta forse qualcosa
mi sarà sfuggito) i meccanismi perversi di
queste direttive. Siamo però di fronte ad
una casa che sta crollando, il settore
bieticolo-saccarifero nel suo complesso;
abbiamo dei problemi che sono già al di là
dell’immaginabile. Probabilmente, l’Italia
smetterà di produrre lo zucchero: pazienza, andremo a fare qualche altro mestiere !
Perché gli altri Stati riescono ad effettuare compensazioni, ad approvare leggi ad
hoc, e noi in Italia non riusciamo ad apprestare le provvidenze necessarie per tenere
in piedi il nostro settore produttivo ?
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XIV LEGISLATURA
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DISCUSSIONI
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SEDUTA DEL
Quanto al Protocollo di Kyoto, che
costerà moltissimo alla nostra economia
(anche se si tratta di questioni più generali), in questo momento le quote attribuite alle aziende del settore bieticolosaccarifero si riferiscono a danni di produzione laddove questa è scarsa per le
sfavorevoli condizioni meteorologiche. Nel
2005 vi sono le condizioni per produrre la
quota comunitaria: ci troveremo costretti
a non produrla con le quote assegnate
oppure a gravare sulle fabbriche e le
società del settore, con oneri assolutamente insopportabili. Siamo sull’orlo del
fallimento e la prospettiva non è molto
rosea. Comunque, si fa quel che si può !
(Misure per impedire il pericolo di infezione derivante dall’errato invio di provette contenenti il virus dell’influenza
asiatica – n. 2-01531)
PRESIDENTE. L’onorevole Galeazzi ha
facoltà di illustrare l’interpellanza Violante
n. 2-01531 (vedi l’allegato A – Interpellanze
urgenti sezione 2), di cui è cofirmatario.
RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, signor sottosegretario, ritengo che
questo argomento sia ancora attuale, anche se il fatto si riferisce ormai al 13
aprile; è sopravvenuta peraltro una situazione che, a mio giudizio, non va sottovalutata né liquidata in termini semplicistici.
L’Organizzazione mondiale della sanità
ha lanciato l’allarme in tutto il mondo
perché 3747 laboratori hanno ricevuto il
virus H2N2, responsabile alla fine degli
anni cinquanta della famosa epidemia di
influenza asiatica, che provocò, come sappiamo, milioni di vittime. Questo virus ha
tra l’altro girato per il mondo fino alla fine
degli anni sessanta e occorre tenere conto
che le giovani generazioni, quelle nate cioè
dopo il 1968-1970 non sono immunizzate
contro questo virus, che è classificato
come altamente infettivo.
È accaduto per errore, e questo è stato
detto, che un istituto con un discreto
carisma e sicuramente funzionale, il Col-
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lege of american pathologist, ha sbagliato
ad inviare in giro nel mondo tali provette.
Può sembrare un fatto banale, ma noi
siamo interessati a sapere come e perché
si sia verificato tale errore, e perché queste provette sono arrivate anche in Italia,
esattamente presso la caserma Ederle di
Vicenza (centro NATO), su cui l’Italia non
ha giurisdizione. Non sappiamo, dunque,
come mai quelle provette siano arrivate né
cosa accada in quel laboratorio della
NATO.
Siamo rispettosi dei trattati internazionali e delle competenze degli organismi
militari, non credo vada sottovalutata l’importanza di conoscere cosa accade nei
laboratori di quella struttura che, tra
l’altro, si trova nel nostro paese.
Il problema in questione viene liquidato affermando che l’errore è stato determinato da una ditta privata, che ha
spedito i materiali, la Meridian Bioscience
di Cincinnati, nell’Ohio (come riferito dal
Washington Post). Il fatto stesso che sia
stata una società privata, per errore, a far
girare nel mondo il virus è una questione
che merita attenzione e che non va né
liquidata in termini riduttivi, né dicendo
che non è accaduto nulla perché poi vi si
è posto rimedio.
Il sottosegretario ci ha risposto in Commissione che queste provette sono state
prima sterilizzate e poi sicuramente incenerite. Riteniamo, quindi, che siano state
rispettate tutte le precauzioni e predisposte le salvaguardie necessarie ad impedire
la diffusione di questo virus che poteva
essere destruente.
Con questa interpellanza urgente non
vogliamo creare allarmismi o agitare spauracchi, tuttavia è facile immaginare cosa
sarebbe potuto accadere nel caso in cui si
fosse verificato un incidente nel trasporto,
con la rottura di queste provette e la loro
conseguente dispersione nell’ambiente:
un’epidemia di influenza asiatica nel terzo
millennio.
Noi riteniamo opportuno sapere come
tutto ciò sia potuto accadere e perché. Si
tratta di due domande a cui dobbiamo
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SEDUTA DEL
cercare di dare risposta, perché non possiamo permetterci che accada nuovamente. Può, infatti, succedere che un computer impazzisca o che un operaio di una
ditta di spedizioni commetta qualche errore e metta in moto un meccanismo
inarrestabile, causando la dispersione del
virus in tutto il mondo. Nel caso oggetto
dell’interpellanza in esame vi è stato, probabilmente, qualche cosa che non ha funzionato. Fra l’altro, nel nostro paese neanche l’Istituto superiore della sanità è riuscito ad esprimere un’opinione su quanto
è accaduto, essendo stato lasciato completamente all’oscuro, anche perché lo stesso
non ha competenza e giurisdizione per
intervenire su fatti che sono, come in
questo caso, relegati all’ambito militare
della NATO.
Non voglio insistere più di tanto, ma
alcune grandi domande e perplessità permangono anche dopo le rassicurazioni
fornite dal Governo. Non è mia intenzione,
come dicevo prima, assurgere al ruolo
dell’agitatore e dell’allarmista, però noi
sappiamo che, dopo l’11 settembre, negli
Stati Uniti giravano buste che contenevano
una polverina – antrace –, rispetto alle
quali non si è mai saputo chi le spedisse;
e questo problema, come sappiamo, non è
stato mai risolto perché non si è mai
trovato il responsabile. A tale riguardo,
sono state fatte illazioni secondo le quali
tali buste erano partite addirittura da un
laboratorio di ricerca americano.
Ciò detto, noi potremmo veramente
trovarci, senza volere con questo agitare il
fantasma del bioterrorismo, in una situazione molto difficile, proprio perché non
conosciamo i vari passaggi e non siamo
neanche autorizzati a sapere perché e
come si sono verificate queste serie di
errori.
Ritengo pertanto doveroso ed opportuno che, per la salvaguardia del bene
pubblico della salute, il Governo fornisca
su questi fatti una risposta approfondita e
svolga anche un’indagine, eventualmente
anche riservata, per comprendere che cosa
effettivamente è successo.
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PRESIDENTE. Il sottosegretario di
Stato per la salute, dottor Domenico Zinzi,
ha facoltà di rispondere.
DOMENICO ZINZI, Sottosegretario di
Stato per la salute. Signor Presidente, in
ordine all’interpellanza urgente in esame,
riferisco che il 12 aprile scorso l’Organizzazione mondiale della sanità ha reso
pubblica informativa, relativa all’indagine
internazionale sulla distribuzione del virus
A/H2N2, elencando i paesi e i rispettivi
lavoratori che avevano erroneamente ricevuti campioni contenenti il virus dell’influenza asiatica. La risposta era già in
itinere, poiché i competenti ministeri dei
paesi interessati, su richiesta dell’Organizzazione mondiale della sanità, stavano
procedendo, in collaborazione con le istituzioni interessate, ad eseguire quanto
indicato dall’OMS.
La decisione di distruggere tutti i test
contenenti il ceppo A/H2N2 è da considerarsi solo una misura precauzionale. Le
misure di biosicurezza adottate dai laboratoristi sono sufficienti sia per la sicurezza e protezione dei lavoratori sia per
quella ambientale.
L’Organizzazione mondiale della sanità
e le autorità sanitarie nazionali hanno
sempre raccomandato di utilizzare dispositivi di protezione adeguati nei casi in cui
si manipolano ceppi influenzali che non
hanno circolato di recente nell’uomo e nei
confronti dei quali la popolazione in generale potrebbe non avere tassi anticorpali
protettivi.
Tali raccomandazioni fanno parte, ormai, del bagaglio tecnico-scientifico degli
operatori; si tratta di « precauzioni universali » che costituiscono un principio
generale per la difesa degli operatori (peraltro, recepite nel nostro ordinamento
con il decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, in materia di sicurezza e
salute dei lavoratori), ed anche della popolazione, dal rischio di contagio di malattie trasmissibili. Qualora tali precauzioni vengano rispettate, il rischio di una
malattia trasmissibile tramite materiale di
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SEDUTA DEL
laboratorio è molto più basso del rischio
di trasmissione da uomo a uomo nel caso
di malattie naturalmente diffuse.
Il Ministero della salute, allertato dall’Organizzazione mondiale della sanità e
dalla Commissione europea tramite il sistema di comunicazione rapida tra le
autorità sanitarie nazionali degli Stati
membri, si è attivato immediatamente ed
ha coinvolto nelle necessarie procedure la
Direzione generale della sanità militare del
Ministero della difesa.
Tale coinvolgimento si è reso necessario
poiché il laboratorio che in Italia ha
ricevuto i campioni fa parte di una struttura NATO, ricadendo, pertanto, nella giurisdizione degli Stati Uniti d’America ed in
quella di specifici accordi bilaterali.
I campioni ricevuti dal laboratorio sono
stati distrutti tramite un processo di sterilizzazione « spinta » e, successivamente,
di incenerimento, nel pomeriggio del 14
aprile ultimo scorso, alla presenza di rappresentanti dell’autorità sanitaria locale,
del Ministero della difesa e della Polizia
giudiziaria.
È stata data immediatamente informazione all’Organizzazione mondiale della
sanità ed alla Commissione europea della
distruzione dei campioni. Il nostro paese e
la Germania, grazie al tempestivo interessamento delle autorità sanitarie nazionali,
sono stati i primi in Europa a rispondere
alle richieste dell’Organizzazione mondiale
della sanità distruggendo il virus e fornendone
dichiarazione
testimoniale
scritta.
Va precisato, inoltre, che il Centro
nazionale dell’Organizzazione mondiale
della sanità per la sorveglianza dell’influenza, con sede presso il Dipartimento
malattie infettive parassitarie ed immunomediate dell’Istituto superiore di sanità
non ha partecipato alle attività dei laboratori citati in quanto non è ricompreso
nella rete sottoposta a certificazione
esterna di qualità da parte del College of
american patologist; pertanto, non ha mai
ricevuto campioni di virus H2N2.
Inoltre, nessuno dei laboratori periferici italiani afferenti al Centro nazionale
per la sorveglianza dell’influenza e parte-
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cipanti alle attività di sorveglianza virologica, condotta annualmente in Italia nell’ambito del programma mondiale dell’Organizzazione mondiale della sanità, non
ha mai ricevuto campioni di virus influenzali dalla suddetta associazione americana.
PRESIDENTE. L’onorevole Galeazzi ha
facoltà di replicare.
RENATO GALEAZZI. Signor Presidente, devo dire che sono perplesso, oltre
che insoddisfatto: avendo ripetuto la risposta già fornita dal sottosegretario Alberti Casellati in Commissione, il sottosegretario Zinzi non ha dato risposta ai due
quesiti principali: come mai è avvenuto
l’incidente ? Com’è stato possibile che si
verificasse un errore simile ?
Voglio ribadire che non abbiamo alcuna certezza sul fatto che l’errore non si
possa ripetere. Peraltro, l’errore si è ripetuto nei confronti di un laboratorio sul
quale non abbiamo alcuna giurisdizione.
Non so quali ricerche facciano nel
laboratorio virologico della caserma
Ederle di Vicenza, ma mi pare che si
voglia semplicisticamente ridurre la portata di un errore come quello che si è
verificato. In Commissione, il presidente
ha rivolto le stesse due domande: com’è
avvenuto l’incidente ? E perché si è verificato ? Del resto, anche il collega Ercole si
lagnava per un’interpretazione che, a suo
giudizio, è semplicistica e riduttiva.
Affermare che uno spedizioniere privato si è sbagliato e che nulla è successo
mi sembra un atto superficiale che non
affronta il problema in un’epoca non tranquilla per tanti aspetti.
Non ha nulla a che fare con questo
episodio, ma vorrei far presente che di
determinati virus che si diffondono nel
mondo, in primis quello dell’HIV, non
conosciamo l’origine né sappiamo dove
andranno a finire.
Non nutro dubbi sull’efficienza della
Organizzazione mondiale della sanità né
sul fatto che abbia garantito con l’allarme
la distruzione di questi campioni, ma, a
mio avviso, occorre un approfondimento
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SEDUTA DEL
dell’episodio. Ribadisco, dunque, la mia
insoddisfazione.
(Iniziative per potenziare il gruppo investigativo impegnato nelle indagini su
Unabomber e per accelerare la liquidazione delle indennità richieste dalle parti
offese nonché misure per contrastare la
criminalità nella provincia di Treviso –
n. 2-01507)
PRESIDENTE. L’onorevole Nitto Palma
ha facoltà di illustrare l’interpellanza Antonio Leone n. 2-01507 (vedi l’allegato A –
Interpellanze urgenti sezione 3), di cui è
cofirmatario.
NITTO FRANCESCO PALMA. Signor
Presidente, per l’illustrazione rimando al
testo scritto dell’interpellanza urgente e a
quanto ebbi modo di illustrare in altra
seduta, quando si stabilı̀ il rinvio dell’interpellanza stessa.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di
Stato per l’interno, onorevole Saponara,
ha facoltà di rispondere.
MICHELE SAPONARA, Sottosegretario
di Stato per l’interno. Signor Presidente,
onorevoli deputati, onorevole Nitto Palma,
dopo il gravissimo attentato verificatosi il
13 marzo scorso, a Motta di Livenza, in
provincia di Treviso, ricordato dagli onorevoli Leone e Palma, sono state ulteriormente intensificate le indagini volte ad
identificare l’autore degli episodi criminosi
che si susseguono da più di un decennio
nel triangolo compreso tra le province di
Pordenone, Treviso, Venezia e, in alcuni
casi, in provincia di Udine.
In merito alle strategie investigative, ai
mezzi e al personale impegnati nella ricerca del responsabile di questi vili attentati, l’impegno delle Forze dell’ordine e
della magistratura è incessante e si realizza attraverso forme di coordinamento
delle indagini anche sotto il profilo tecnologico.
In questi ultimi anni, l’obiettivo è stato
quello di far convergere informazioni ad
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un unico centro investigativo che pianificasse una strategia unica nelle indagini.
Ricordo che, a tal fine, in seguito ad una
direttiva del Ministero dell’interno, emanata il 29 aprile 2003, è stato istituito il
gruppo investigativo interforze al quale
sono state affidate, sotto il coordinamento
dell’autorità giudiziaria, le attività di intelligence e di informazione riguardanti gli
episodi riconducibili a Unabomber.
Il gruppo, composto da personale particolarmente qualificato della Polizia di
Stato e dell’Arma dei carabinieri, costituisce l’unico nucleo di riferimento per le
procure della Repubblica di Venezia e
Trieste, alle quali è affidato il coordinamento delle attività informative ed investigative.
In merito alla qualificazione giuridica e
penale dei fatti, la procura della Repubblica presso il tribunale di Venezia ha
precisato che, di intesa con la procura
della Repubblica di Trieste, ha ritenuto di
ipotizzare, in relazione ai delitti di lesioni
volontarie e detenzione e porto di esplosivi, l’aggravante delle finalità di terrorismo, fatto questo che ha consentito di
attribuire alle procure distrettuali di Venezia e Trieste i procedimenti prima di
competenza di più procure dei due distretti.
Dalla data di istituzione, il citato
gruppo interforze, al quale sono confluite
le informazioni e le indagini raccolte negli
anni, ha svolto un’attenta analisi del materiale probatorio ed investigativo e ha
elaborato ed eseguito programmi di indagine che non escludono alcuna ipotesi di
ricerca.
Il supporto scientifico a tale attività è
assicurato dal RIS di Parma, affiancato da
esperti della polizia scientifica e dalle
strutture universitarie e di ricerca di volta
in volta interpellate in ragione degli approfondimenti necessari alle indagini.
Per conseguire livelli ottimali di
scambi di informazioni e di efficienza
sono stati definiti i protocolli operativi
tra l’organo investigativo unitario e l’autorità giudiziaria.
Le procure impegnate nelle indagini,
recependo la citata direttiva del ministro
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dell’interno, hanno stabilito le regole operative nei rapporti tra tali uffici giudiziari
ed il gruppo investigativo interforze.
I due procuratori distrettuali hanno,
inoltre, emanato una direttiva congiunta
rivolta agli uffici di polizia giudiziaria dei
distretti di corte d’appello di Venezia e di
Trieste tesa ad ottimizzare i rapporti collaborativi tra il gruppo interforze e gli
organi investigativi territoriali.
Per soddisfare al meglio le esigenze di
ordine logistico, le due procure hanno
messo a disposizione del gruppo interforze
locali appositamente attrezzati presso
l’aula bunker del palazzo di giustizia di
Mestre.
L’organizzazione interna del gruppo
prevede tre distinti settori di impiego del
personale: analisi merceologiche, azioni di
sistema (acquisizione e valutazione dei
dati e delle segnalazioni), attività di indagine sul territorio.
In questo quadro, da ultimo, il 21
marzo scorso si è svolta a Venezia una
riunione alla quale hanno partecipato i
magistrati delle procure della Repubblica
di Venezia e Trieste, nonché gli investigatori della Polizia di Stato e dei carabinieri.
Faccio presente, inoltre, che il comando
generale dei carabinieri, dopo l’episodio di
Motta di Livenza, ha integrato il gruppo
interforze con altri sei militari.
Sottolineo, altresı̀, che accanto all’avanzato coordinamento di natura investigativa
ed all’impegno profuso nell’indagine, è
stata parallelamente intensificata, in tutte
le province interessate, l’attività di prevenzione e di controllo del territorio per
uscire a percepire qualsiasi segnale indicativo utile.
Sul piano generale del contrasto alla
criminalità nella provincia di Treviso, riferisco che i dati statistici del 2004, relativi
all’andamento delle denunce per illeciti
penali, non evidenziano, in generale, elementi di particolare criticità.
Complessivamente sono stati denunciati
27 mila 802 reati, che rappresentano il
14,8 per cento del totale di quelli denunciati nel Veneto, con un’incidenza pari a
3.496 ogni 100 mila abitanti, inferiore sia
a quella regionale sia a quella nazionale.
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Circa il 70 per cento del totale generale
è costituito dai furti, che sono stati 19 mila
63, di cui 2 mila 375 in appartamento,
attribuibili, in larga misura, a nomadi o a
giostrai, ad extracomunitari di provenienza nordafricana e balcanica e a pregiudicati italiani provenienti da altre regioni.
Nel territorio della provincia di Treviso,
pur non essendo interessato da manifestazioni criminali tipiche delle regioni ad alta
incidenza mafiosa, sono presenti sodalizi
nordafricani, albanesi e macedoni dediti al
traffico ed allo spaccio di stupefacenti,
nonché al favoreggiamento ed allo sfruttamento della prostituzione.
Recenti episodi criminosi hanno richiamato l’attenzione sulle attività di alcune
comunità cinesi, che anche in questa provincia hanno incrementato gli investimenti
in attività imprenditoriali.
Nel 2004, comunque, gli indici relativi
a tutte le più gravi e frequenti tipologie di
reato risultano, nella provincia di Treviso,
sensibilmente inferiori sia alle medie regionali sia a quelle nazionali.
I dati relativi allo scorso anno evidenzano, inoltre, l’efficacia dell’attività di contrasto svolta dalle forze dell’ordine trevigiane, che hanno conseguito percentuali di
individuazione ed arresto degli autori di
reati superiori alle medie regionali e nazionali: infatti, l’indice provinciale delle
persone denunciate dalle forze di polizia
per 100 mila abitanti è stato pari a 1.105,
nella regione è stato pari a 1.061, a livello
nazionale a 1.072.
In particolare, sono stati arrestati i
responsabili di 25 casi di usura denunciati,
dell’86 per cento degli episodi di ricettazione, con l’arresto di 232 persone, di oltre
il 70 per cento delle estorsioni, con l’arresto di 28 persone, e di oltre il 52 per
cento degli autori di tutti quei reati classificati, nelle tabelle statistiche delle forze
dell’ordine, sotto la voce « altri delitti ».
Per quanto riguarda gli organici della
questura di Treviso e del commissariato di
pubblica sicurezza di Conegliano Veneto,
secondo dati aggiornati allo scorso mese di
aprile, sono in servizio, nei vari ruoli della
Polizia di Stato, complessivamente 312
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dipendenti, rispetto ad una previsione organica di 314, con un saldo negativo di
appena due unità, più favorevole rispetto
alla media nazionale di tali uffici che
denota una carenza di circa il 4 per cento.
A tale personale vanno aggiunti quarantuno dipendenti dell’amministrazione
civile del Ministero dell’interno, i quali
consentono di liberare personale di polizia
da compiti burocratici ed amministrativi.
Recentemente, la conferenza permanente
per l’organizzazione tecnica della Polizia
di Stato ha deliberato l’assegnazione alla
questura di Treviso di ulteriori nove dipendenti, di cui sei per il servizio del
poliziotto di quartiere, che saranno inviati
non appena disponibili.
Tornando alle questioni – cui lei, onorevole Palma, tiene molto – relative alle
tragiche conseguenze degli attentati di
Unabomber, informo che, in ordine alle
cinque richieste attualmente presentate
per ottenere i benefici della normativa a
favore delle vittime del terrorismo, il Ministero dell’interno, solo al termine dell’istruttoria – che assicuro sarà svolta in
tempi più che rapidi – potrà portare le
accennate richieste all’esame della commissione consultiva per le vittime del terrorismo e della mafia, prevista dal decreto
del Presidente della Repubblica n. 510 del
1999, ai fini della verifica della sussistenza
dei requisiti diversi da quello sanitario, cui
è subordinata la concessione dei benefici
economici.
In attesa, quindi – e voglio tranquillizzarla definitivamente, onorevole Palma
–, che si giunga all’accertamento della
matrice terroristica degli eventi delittuosi,
segnalo che sono state di recente presentate due proposte di legge di iniziativa
parlamentare – una, al Senato, a carattere
interpretativo e l’altra, presso questo ramo
del Parlamento, intesa ad introdurre una
lex specialis – per estendere alle vittime di
Unabomber i benefici previsti dalla normativa a favore delle vittime del terrorismo.
PRESIDENTE. L’onorevole Palma ha
facoltà di replicare.
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NITTO FRANCESCO PALMA. Signor
Presidente, desidero innanzitutto ringraziare il sottosegretario di Stato per l’interno, onorevole Saponara, per essersi
sobbarcato all’ingrato compito di procedere ad un’inaspettata sostituzione di un
altro suo collega.
Prendo atto con soddisfazione, onorevole Saponara, del fatto che si è proceduto, cosı̀ come era stato richiesto dall’interpellanza in oggetto, ad un sensibile
aumento del personale in servizio presso il
gruppo interforze deputato a seguire le
indagini su Unabomber. Prendo analogamente atto con soddisfazione che, nelle
zone in cui più ricorrente è stata l’azione
di questo delinquente, è stata intensificata
l’attività di prevenzione e di controllo del
territorio, al fine di riuscire a percepire
qualsiasi segnale indicativo.
Mi consenta tuttavia, onorevole Saponara, di fare appello, oltre che alla sua
autorevolezza, anche alla sua esperienza, e
di rappresentare talune perplessità in ordine a quella parte della sua risposta che
riguarda sı̀ Unabomber, ma che concerne,
molto più da vicino, le vittime. Spesso,
infatti, si tratta di persone in tenera età,
che hanno riportato gravi lesioni proprio
in ragione dell’attività del citato criminale.
Nella sostanza, se non ho compreso
male le sue parole, si afferma che l’istruttoria – ma non riesco a comprendere a
quale istruttoria si faccia riferimento, se
all’indagine preliminare o ad altro – sarà
svolta in termini più che rapidi e che, una
volta definita la sussistenza del reato terroristico, si procederà ad avviare la pratica
presso la commissione consultiva per le
vittime del terrorismo. Credo di non aver
compreso male, perché sarebbe questo il
senso del richiamo a due proposte di legge
che sarebbero pendenti presso il Parlamento.
Onorevole Saponara, mi scusi, ma la
natura terroristica del reato è già stata
sostanzialmente conclamata dall’atteggiamento tenuto dalla procura di Venezia e di
Trieste e, principalmente, dallo spostamento di competenza, che, proprio in
ragione della qualificazione terroristica del
reato, ha comportato che alcuni processi
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non fossero più trattati dalle autorità di
Treviso o di Pordenone, ma fossero concentrati in capo alle autorità giudiziarie di
Venezia e di Trieste.
Aggiungo, onorevole Saponara, che se
per ipotesi si dovesse esaminare la definizione dell’indagine preliminare come il
presupposto per avviare successivamente
la pratica presso la commissione consultiva, si verificherebbe il paradosso – già
occorso – di non poter procedere a tale
liquidazione ogni qual volta il reato rimanga nei confronti di ignoti.
Onorevole Saponara, si è in presenza di
una ragazzina che, ormai due anni e
mezzo fa, ha perso un occhio a seguito di
un’azione di Unabomber, protetta da una
famiglia che ha sicuramente affrontato,
nei limiti del suo possibile, le spese relative
alle terapie necessarie, probabilmente con
la solidarietà che è una caratteristica tipica della zona, ma che ancora non ha
avuto una tangibile presenza dello Stato.
So perfettamente che proprio di recente si
sono avviati – e mi dispiace che nella sua
risposta ciò non è citato – accertamenti
sanitari, ma credo che il compito dello
Stato, una volta avuta come certa la matrice terroristica di un determinato reato,
sia di accelerare il più possibile le pratiche
necessarie a quella forma di indennizzo di
cui lo stesso Stato, con una legge, si è fatto
carico. Mi auguro, onorevole Saponara,
che ella, nel suo ruolo di sottosegretario,
possa farsi autorevole portavoce di queste
mie parole all’interno del suo ministero.
Per ciò che concerne la seconda parte
della risposta, prendo atto con soddisfazione che si è assunta la decisione di
potenziare il personale delle strutture
della Polizia di Stato esistenti nella provincia, con 9 dipendenti, 6 dei quali per
dare corso al servizio di poliziotto di
quartiere, un servizio che – ella lo sa
molto meglio di me – ha già avuto positivi
risultati nelle zone in cui è stato sperimentato. Mi permetta, tuttavia di sottoporre alla sua esperienza talune considerazioni. Nella risposta si fa riferimento ad
una serie di dati statistici che, presi nella
loro freddezza numerica, ed anche in una
rappresentazione comparativa anch’essa
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assolutamente numerica, non sembrano
dare il senso di ciò che sta accadendo.
Mi importa poco – e credo che molto
poco importi alle persone che mi onoro di
rappresentare – che nella provincia di
Treviso il numero dei reati sia inferiore
rispetto alla media nazionale o regionale.
Il problema è capire se negli ultimi anni il
numero dei reati commessi nella provincia
di Treviso è aumentato o no e, qualora sia
aumentato, in quale misura lo sia.
Onorevole Saponara, per chi, come me,
frequenta, e a maggior ragione per chi vi
vive, quelle zone è pacifico l’aumento dell’allarme sociale. Quando leggo che vi sono
circa tremila furti in appartamenti, se
dovessi analizzare il dato secondo la mia
esperienza romana, probabilmente lo terrei in poco conto; ma se lo analizzo con
la mia esperienza veneta, devo dire che
tale dato è preoccupante, perché, essendo
le persone di quella zona abituate a vivere
in villette che si trovano in aperta campagna, una presenza cosı̀ rilevante di furti
in appartamento ha come conseguenza
non solo l’allarme sociale, ma una profonda modifica delle condizioni e delle
abitudini di vita cui tali persone hanno,
finora, uniformato il proprio comportamento.
Inoltre, signor sottosegretario, quando
leggo che la maggior parte dei reati, se non
quasi tutti, sono commessi da nomadi,
giostrai e da extracomunitari nordafricani
o slavi, dico che anche su tale dato dovremmo ragionare, perché siamo in presenza di una delinquenza che non è autoctona, ma, importata e per ciò che
riguarda gli extracomunitari, mi permetto
di rappresentarle che tale tipo di delinquenza avviene ad opera di extracomunitari, presuntivamente clandestini, in una
zona in cui la presenza degli extracomunitari regolari è già superiore al 10 per
cento, ossia 4 punti percentuali in più
rispetto a quelli che sono considerati gli
standard di assorbenza per una corretta
integrazione. Vede, dunque, come il problema, oltre ad avere una sua valenza
criminale, ne ha anche una sociologica.
Infatti, se lo Stato non riesce ad intervenire con prontezza e con la durezza
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necessaria, gli effetti sotto il profilo sociologico possono essere devastanti e possono
creare anche forme di intolleranza che
taluno può strumentalizzare, assumendo
nei loro confronti un’aggettivazione completamente diversa.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
ALFREDO BIONDI (ore 14,10)
NITTO FRANCESCO PALMA. Infine,
ho letto con attenzione i dati dei dipendenti della Polizia di Stato, ma mancano
completamente quelli dei carabinieri, che
pure sarebbe stato utile conoscere, per
capire se la presenza del personale delle
forze dell’ordine è adeguata al contrasto
alla criminalità nella zona.
So perfettamente che la colpa di ciò
non è da attribuire a questo Governo,
bensı̀ al precedente, che ha ritenuto di
posizionare il commissariato di pubblica
sicurezza in quel di Conegliano, anziché in
altra zona del territorio trevigiano. Mi
richiamo a Conegliano, perché qui già vi
era una compagnia dei carabinieri. Quindi,
sostanzialmente, ci troviamo ad avere una
parte del territorio coperto da due forti
strutture delle forze dell’ordine (una compagnia dei carabinieri e un commissariato
di polizia) ed un’altra parte del territorio
– peraltro quella, forse, più vicina ai
confini del veneziano – assolutamente
sfornita di una struttura di questo genere.
Credo che, in questa situazione, non si
possa immaginare che solo 41 dipendenti
dell’amministrazione civile siano in grado
di assumere su di sé il carico di lavoro
burocratico e che, conseguentemente, oltre
ad essi, molti dei 312 dipendenti della
Polizia di Stato saranno impiegati in attività di ufficio.
In altri termini, sono sufficientemente
soddisfatto per la sua risposta. Però, credo
che questo problema debba essere affrontato al di fuori della freddezza statistica e
di ciò le chiedo di farsi portavoce. Ritengo
che il Ministero dell’interno si debba fare
carico delle possibili conseguenze di una
mancata repressione del fenomeno. Onorevole Saponara, oggettivamente so quanto
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ella sia autorevole e la prego di farsi
portavoce di tale richiesta. Credo che il
Ministero dell’interno possa, in qualche
modo, prestare maggiore attenzione a tale
situazione, se del caso potenziando il personale (rispetto al potenziamento già determinato in nove unità) e, principalmente,
dotando le forze dell’ordine della zona di
quei mezzi e di quelle strutture logistiche
necessarie ai fini del contrasto alla criminalità che la gente di quel territorio correttamente e legittimamente chiede.
(Iniziative per l’ampliamento dell’organico dei vicecommissari di polizia –
n. 2-01536)
PRESIDENTE. L’onorevole Riccio ha
facoltà di illustrare la sua interpellanza
n. 2-01536 (vedi l’allegato A – Interpellanze
urgenti sezione 4).
EUGENIO RICCIO. Signor Presidente,
onorevole sottosegretario, con questa interpellanza si ripropone il problema della
opportunità dell’utilizzazione delle graduatorie a scorrimento degli idonei nei
concorsi pubblici delle Forze armate.
Vi è l’obbligo ricadente dalle norme
dell’articolo 97 della Costituzione, dall’articolo 15 del decreto del Presidente della
Repubblica n. 487 del 9 maggio 1994 e
dell’articolo 20 della legge n. 488 del 1999,
anche in relazione a ciò che questo Governo ha già fatto con l’articolo 14-bis del
decreto-legge 24 giugno 2003, n. 174, che
ha autorizzato l’utilizzazione delle graduatorie degli idonei nei concorsi banditi nelle
date 2 dicembre 2000, 6 aprile 2001 e 15
marzo 2002.
In questo momento, inoltre, è in corso
di conversione il decreto-legge n. 45 del
2005 assegnato alla Commissione affari
costituzionali del Senato e che credo
andrà in aula prossimamente. Esso tratta
di questa problematica ma, nella sua
prima stesura da parte del Governo, non
comprendeva espressamente il riferimento
a ciò che sto per dire. Infatti, l’interpellanza era stata presentata con specifico
riferimento a una graduatoria, ossia quella
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degli idonei del concorso a 640 posti di
allievo viceispettore di polizia, indetto con
decreto ministeriale 23 novembre 1999,
anche con la speranza di avere una risposta valevole in generale per tutti i casi
similari.
Il problema è stato posto da numerosi
atti ispettivi presentati da colleghi di maggioranza e di opposizione che hanno trovato risposte spesso non soddisfacenti. Ne
cito alcuni: l’interpellanza urgente Mazzoni n. 2-01480 e l’interpellanza urgente
Siniscalchi n. 2-01495.
Il problema è avvertito particolarmente
nel Mezzogiorno d’Italia, dove le crescenti
difficoltà economiche e il conseguente
maggiore rischio di infiltrazioni malavitose
impongono una visibile presenza dello
Stato che si materializza attraverso una
maggiore presenza delle forze dell’ordine.
Esso si comincia ad avvertire anche nella
mia regione, il Molise, spesso ritenuta una
sorta di isola felice, che è assurta in questi
giorni agli onori della cronaca nazionale a
causa dell’efferato delitto di cui è accusato
Angelo Izzo.
Al Governo, quindi, chiediamo delle
risposte certe, perché ci siamo adoperati
anche nella scorsa finanziaria a reperire le
risorse necessarie al bisogno. Tali risorse
sono state incluse nella legge n. 311 del
2004. È ciò che ci chiedono i cittadini, che
mal comprenderebbero l’opportunità di
bandire nuovi concorsi con le inevitabili
lungaggini in termini di tempo e con le
maggiori spese conseguenti.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di
Stato per l’interno, onorevole Saponara,
ha facoltà di rispondere.
MICHELE SAPONARA, Sottosegretario
di Stato per l’interno. Signor Presidente,
onorevoli deputati, onorevole Riccio, le
questioni sollevate da lei e dagli altri
firmatari dell’interpellanza sono state già
dibattute, come lei già ha premesso, in
questa Assemblea in risposta ad altre due
interpellanze urgenti presentate di recente
dall’onorevole Mazzoni e dall’onorevole Siniscalchi.
Esse sono state affrontate e risolte (un
minimo di soddisfazione i colleghi inter-
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pellanti l’hanno avuta; quindi, a furia di
insistere – gutto cavat lapidem – qualche
cosa si ottiene e forse lei, onorevole Riccio,
concluderà con soddisfazione il suo intervento di replica) con mirati interventi in
linea con la vigente disciplina in materia
di assunzioni di personale. In particolare,
nello scorso mese di marzo il Ministero
dell’interno ha chiesto alla Presidenza del
Consiglio dei ministri – Dipartimento della
funzione pubblica l’autorizzazione all’assunzione di 2358 unità, distribuite tra i
vari ruoli degli appartenenti alla Polizia di
Stato, a far conto sul fondo appositamente
stabilito dall’articolo 1, comma 96, della
legge finanziaria per il 2005. Informo, per
tranquillità dell’interpellante, che tra queste unità di personale da assumere rientrano i 289 idonei non vincitori del concorso a 640 posti di allievo viceispettore,
nonché i candidati idonei non vincitori dei
concorsi per l’accesso al ruolo dei commissari della Polizia di Stato, espletati nel
2004.
Aggiungo che è in corso di esame da
parte del Senato, in sede di discussione del
disegno di legge di conversione del decreto-legge 31 marzo 2005, n. 45, un emendamento proposto dalla Commissione referente, che prevede che le autorizzazioni
alle assunzioni relative alla Polizia di
Stato, di cui al citato comma 96 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2005,
debbano essere utilizzate per assicurare il
soddisfacimento delle esigenze prioritarie
dell’amministrazione, nonché – lo sottolineo – la graduale assunzione entro l’anno
2008 degli idonei non vincitori dei concorsi a viceispettore e a vicecommissario,
richiamati dagli onorevoli interpellanti.
Preciso, in conclusione, che il comma
542 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre
2004, n. 311 (la già citata legge finanziaria
per il 2005) si riferisce alle sole modalità
di assunzione degli agenti della Polizia di
Stato per le esigenze di potenziamento del
cosiddetto poliziotto di quartiere, ciò
escludendo che in attuazione di tale disposizione possa darsi luogo ad un ampliamento dell’organico dei commissari di
polizia. Penso che forse l’interpellante
possa dichiararsi soddisfatto.
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PRESIDENTE. Vediamo se la profezia
si avvera...
L’onorevole Riccio ha facoltà di replicare.
EUGENIO RICCIO. Si, signor Presidente, la profezia si avvera: mi dichiaro
pienamente soddisfatto della risposta. A
furia di battere su questo argomento,
finalmente pare che abbiamo trovato la
« quadra », come si dice ! Mi auguro che
quell’emendamento presso il Senato, che è
stato peraltro da me anche sollecitato,
possa trovare accoglimento in questo provvedimento e che finalmente si possa risolvere un problema che credo stia a cuore
a tutti noi, soprattutto alle popolazioni del
Mezzogiorno d’Italia.
(Misure a favore dell’area industriale
della Valbasento – n. 2-01548)
PRESIDENTE. L’onorevole Molinari ha
facoltà di illustrare l’interpellanza Boccia
n. 2-01548 (vedi l’allegato A – Interpellanze
urgenti sezione 5), di cui è cofirmatario.
GIUSEPPE MOLINARI. Signor sottosegretario, la Valbasento sta attraversando
una lunga e grave crisi industriale. I suoi
occupati sono al limite della soglia di
sostenibilità fisiologica degli impianti. Dal
2003 ad oggi si sono persi 450 posti di
lavoro. Le crisi della PNT ex Pirelli, della
Dow Chemical, della Nylstar 1 hanno di
fatto smobilitato una parte significativa
delle produzioni chimiche dell’area. Queste iniziative non sono state sostituite e
l’area industriale vive ora un’agonia senza
precedenti.
È di questi giorni la vertenza Ergom
relativa a 128 dipendenti del settore dell’indotto FIAT, che sembra essersi chiusa
favorevolmente in attesa della presentazione del piano industriale che dovrebbe
garantire la sopravvivenza produttiva dell’impianto e su cui certo bisognerà tenere
alta la guardia, per il rispetto degli impegni assunti in prefettura a Matera. È di
questi giorni l’annuncio da parte di
Nylstar 2 di una possibile cassa integra-
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zione per crisi produttiva, che dimezzerebbe la produzione. Si tratterebbe di una
cinquantina di dipendenti su oltre 100 che
andrebbero in cassa integrazione per alcune settimane.
Sulla Nylstar si accumulano nubi dense
legate ad una crisi strutturale di mercato,
dovuta all’invasione delle fibre indiane e
cinesi. La Consob – è notizia di questi
giorni – sta analizzando i conti Snia e
punta l’attenzione proprio su Nylstar.
La situazione è molto delicata. Nel
luglio 2003, al tempo della crisi della
Nylstar 1 che portò alla chiusura dell’impianto con 113 lavoratori posti in mobilità,
si affermò che Nylstar 2 non correva
rischi, perché si trattava di un impianto
moderno, efficiente e competitivo. Ora
sembrano essere smentite quelle affermazioni che hanno riecheggiato anche in
quest’aula, perché presentammo un’interrogazione a risposta immediata a cui rispose il ministro Giovanardi.
Nella seduta del 22 luglio 2003, il
ministro Giovanardi, infatti, rispondendo
ad una nostra interrogazione, affermò testualmente: « Vi è l’assicurazione che, invece, la Nylstar 2, che occupa attualmente
100 dipendenti e che è stata rilanciata
anche attraverso l’intervento dello Stato
pari a 33 miliardi delle vecchie lire, continuerà la sua produzione ».
Chiediamo chiarezza sul futuro dell’impianto di Pisticci nell’ambito del processo
di acquisizione da parte di altri gruppi
industriali, in particolar modo del gruppo
Radici, degli impianti Nylstar.
Auspichiamo un confronto preventivo,
con il coinvolgimento delle parti sociali e
delle istituzioni, per valutare la necessità
di investimenti di supporto, studiare le
modalità per realizzarli e rilanciare il sito
industriale nel suo complesso. Per questo,
attraverso la nostra interpellanza, sollecitiamo il Governo a prendere visione del
problema e di interessarsene, considerata
la gravità della situazione e le incertezze
che incombono sui lavoratori, soprattutto,
sulle loro prospettive. Tutto questo è ovvio
che si ripercuote anche sulle società di
utilities della Valbasento, vale a dire Tecnoparco, costretta a ridimensionare l’ero-
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gazione di energia, acqua e vapore proprio
per la diminuzione della produzione degli
impianti ricadenti nel suo sito.
Esiste un problema anche per la CFP
(Caffaro Flexible Packaging) – quasi 100
dipendenti –, che ha chiesto di accedere ai
benefici del contratto di localizzazione per
Ottana in Sardegna e ciò, nonostante le
assicurazioni formulate da parte del sottosegretario Valducci nel corso dello svolgimento di interrogazione a risposta immediata in Commissione attività produttiva, non sgombra il campo da eventuali
disimpegni dal sito di Pisticci, su cui si
esprimono preoccupazioni da parte dei
lavoratori e dei sindacati.
Noi chiediamo di fare in modo che
quell’investimento possa essere destinato a
Pisticci, considerato che si tratta della
stessa tipologia di produzione.
La crisi descritta si riverbera sull’indotto. È il caso della società OMCM che si
occupa di manutenzione degli impianti del
sito e che ha posto in mobilità 16 dipendenti.
In questo contesto, si inserisce la vicenda del contratto Nuova Valsud (è una
vicenda paradossale). È dal dicembre 2003
che, all’indomani della crisi Dow Chemical
e Nylstar, presso il Ministero delle attività
produttive si è costituito un tavolo finalizzato ad attivare un contratto di programma con 4 aziende, pronte ad investire
in Valbasento. Si tratta di una serie di
investimenti che avrebbero dovuto dare
risposta occupazionale ai quasi 200 lavoratori attualmente in mobilità e con scadenze degli ammortizzatori sociali già superate, come nel caso del calzaturificio
Valbasento e della PNT.
Apprendiamo in una delle ultime risposte presso la Commissione attività produttiva che sarebbero cambiate le regole
del gioco e che i processi di reindustrializzazione sarebbero affidati in base al
decreto sulla competitività all’azione di
Sviluppo Italia.
È del tutto evidente che, di fronte a due
anni di lavoro, dire che era tutto sbagliato
e tutto da rifare costituisce un problema
grave che rischia di pregiudicare ogni
volontà di delocalizzare in Valbasento.
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Se questa è la volontà di aiutare il
Mezzogiorno come inizio del nuovo Governo non c’è male. Voglio qui affermare,
con i colleghi sottoscrittori, con il collega
Boccia, che il contratto di programma va
finanziato con risorse aggiuntive e non con
qualche partita di giro che andrebbe a
sottrarre altri investimenti già destinati
alla Valbasento.
Allora, quali sono le intenzioni del
Governo in merito a questo contratto di
programma ? Chiediamo di sapere se è
possibile costituire un tavolo di confronto
permanente a livello di ministero sulla
Valbasento e sul suo rilancio.
Vogliamo sapere se il Governo, attraverso lo strumento dei contratti di localizzazione, intenda sperimentare in Valbasento, area infrastrutturalmente dotata, la
possibilità di promuovere una ricerca di
investimenti da delocalizzare; investimenti
multinazionali dai grandi numeri, perché
quel sito ha bisogno di essere saturato per
gli impianti che vi sono e che ora costituiscono diseconomie a causa della loro
sottoutilizzazione.
Le variabili in grado di favorire investimenti non mancano e gli investimenti
previsti anche in materia energetica costituiscono un’occasione per il territorio.
Pertanto, chiediamo risposte certe e
definitive al Governo, perché non possiamo decretare la chiusura della principale area industriale lucana, le cui ripercussioni negative avrebbero effetti socialmente devastanti.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di
Stato alla Presidenza del Consiglio dei
ministri, senatore Ventucci, ha facoltà di
rispondere.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di
Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, parte delle notizie comunicate dall’onorevole Molinari suscitano sconforto in un comparto esiziale
per la serenità del vivere civile, quando si
evidenzia che un lavoratore perde il sostentamento per la propria famiglia o per
se stesso. Mi auguro dunque che la risposta che mi accingo a fornire possa ali-
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mentare, oltre alla speranza, anche la
certezza dell’avviamento di soluzioni positive.
La proposta di contratto di programma
denominato Nuova Valsud è stata oggetto
di una prima istruttoria conclusasi con
esito positivo. Il progetto presentato prevede la realizzazione nell’area Valbasento
della regione Basilicata di 4 iniziative
industriali nel settore dei materiali plastici
ed una iniziativa relativa ad una struttura
in grado di fornire servizi alle imprese
consorziate con laboratori di prove dei
materiali e di formazione, oltre a servizi di
consulenza ed elaborazione dati.
Gli investimenti risultati ammissibili
sono di 80.891.000,00 euro, le agevolazioni
massime
concedibili
sono
pari
a
52.282.500,00 euro e, nel complesso, prevedono una occupazione di 282 unità, di
cui 189 provenienti dalle liste di mobilità
di dipendenti delle aziende in crisi della
zona (tra le quali la Nylstar).
La regione Basilicata ha dichiarato la
sua disponibilità a cofinanziare il contratto di programma con un importo doppio rispetto a quanto già deliberato dalla
giunta del 24 novembre 2004, che risultava
essere, in origine, nel limite del 10 per
cento del contributo cedibile.
Per quanto riguarda il restante finanziamento del contributo pubblico, secondo
quanto dichiarato dal soggetto proponente,
questo non graverebbe sulle risorse stanziate per i contratti di programma, in
quanto la proposta era inserita tra quelle
previste dalla delibera CIPE n. 120/99
(Economie dell’Accordo Valbasento) e
nella conseguente intesa istituzionale di
programma sottoscritta il 5 gennaio 2000
tra il Governo e la regione Basilicata.
Sulla base di tale affermazione, è stata
avviata una interlocutoria con le amministrazioni interessate, dalla quale non è
risultato alcun perfezionamento sottoscritto di detto intento che consenta di
attribuire alla proposta la copertura del
finanziamento pubblico, né tanto meno un
eventuale carattere di priorità rispetto alle
altre molteplici iniziative in istruttoria e in
attesa di definizione (l’istanza in questione, infatti, è stata presentata in data 23
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giugno 2004 e, secondo l’ordine cronologico di presentazione, – requisito base per
la trasparenza della nuova procedura a
tutela degli altri soggetti proponenti –
occupa il settantasettesimo posto).
Si informa, come risulta da una nota
del Ministero dell’economia e delle finanze
che, in un incontro tenutosi a Palazzo
Chigi nei primi giorni di marzo ultimo
scorso, per interventi situati negli undici
comuni, tra i quali si configura anche il
comune di Pisticci, dov’è localizzata la
proposta del consorzio Nuova Valsud, sarebbe stata individuata una soluzione possibile, da approfondire con la Ragioneria
generale dello Stato, di prevedere una
dotazione a carico della prossima legge
finanziaria da utilizzare attraverso la legge
n. 181 del 1989 e/o altri strumenti.
PRESIDENTE. L’onorevole Boccia ha
facoltà di replicare.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente,
ringrazio il sottosegretario Ventucci; tuttavia, dichiararsi soddisfatti è pressoché
impossibile. Infatti, nonostante il sottosegretario abbia dimostrato tutto il suo rammarico per le circostanze riguardanti i
lavoratori interessati – quindi comprendo
che, dal punto di vista umano e personale,
vi sia tutta la sua solidarietà –, la risposta
fornita agli interpellanti non assicura una
risoluzione della questione.
Sostanzialmente, avevamo posto alcuni
problemi di cui il primo, immediato, riguardava il contratto Nuova Valsud.
In proposito, il ministro Marzano e la
struttura speciale, guidata dal dottor Ruta,
hanno ben operato nell’istruire tale intervento. In effetti, sia la quantificazione
dell’investimento, sia la quantificazione del
contributo, sia l’alta percentuale di lavoratori coinvolti (nuova collocazione per
189 lavoratori in mobilità) costituiscono
oggettivamente un buon risultato ed un’ottima prospettiva.
A noi era anche giunta notizia che il
Ministero delle attività produttive aveva
trasmesso il progetto al CIPE e che esisteva una graduatoria. Tuttavia, è anche
noto che sono state concesse deroghe in
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presenza di situazioni urgenti ed emergenti. Allora, l’ipotesi di un rinvio che
rimanderebbe il problema alla prossima
legge finanziaria ci rende totalmente insoddisfatti.
Ci stiamo occupando di quattro grandi
aziende che non operano soltanto nei
servizi, settore piuttosto collaterale rispetto al vero investimento, ma agiscono
nel comparto dei materiali plastici, in
continua evoluzione. Se esaminiamo le
domande presentate all’inizio del procedimento, si può verificare che il progetto va
avanti da circa due anni. Allora, se i
quattro imprenditori, determinati ad investire nel Mezzogiorno, sono costretti ad
aspettare quattro anni prima di poter
operare, è evidente che corrono il fortissimo rischio di andare fuori mercato, sia
dal punto di vista tecnologico che da
quello della domanda del prodotto. Tuttavia, questi imprenditori hanno resistito e
sono pronti ad investire in proprio, continuando a nutrire fiducia sulla produttività dell’operazione. È però anche vero
che, nel momento in cui si dice loro che
per il momento non se ne parla, si mette
a rischio la loro volontà di continuare.
Non si può, da una parte, dichiarare –
come avverrà nei prossimi giorni – che
occorre rilanciare lo sviluppo, accrescere
la competitività, mettere in campo iniziative per il Mezzogiorno, stanziare risorse
con nuovi meccanismi di investimento e,
allo stesso tempo, avere una situazione
pronta, definita, giudicata positiva in fase
di istruttoria, che aspetta solo l’inoltro al
CIPE per ottenere ciò che, in sede di
quantificazione, è stato ritenuto corretto
concedere, senza procedere ulteriormente.
Esiste una contraddizione nei comportamenti strategici del Governo.
Allora, la risposta risulta insoddisfacente, non solo per la delusione in merito
al procedimento, ma anche perché il problema resta irrisolto ed anzi corre il
rischio di aggravarsi. Infatti, se la soluzione in questione salta, diventa poi difficile individuarne altre. Tra l’altro, stiamo
parlando di risorse che in qualche modo
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sono già disponibili da tempo per quell’area. Infatti, si tratta di risorse che erano
già disponibili per la Valbasento.
Quindi, devo francamente osservare
che vi erano tutte le condizioni per una
deroga: l’emergenza, l’urgenza, la necessità
di sistemare 189 lavoratori in mobilità, le
risorse, che si sarebbero potute reperire
da vecchi finanziamenti riprogrammati.
Non si capisce, dunque, perché non si vada
avanti. Ho qualche dubbio, che ritenevo
potesse essere chiarito dalla risposta del
Governo, in ordine a possibili « scavalcamenti », nel senso che forse sono stati
giudicati più urgenti altri interventi e dunque è possibile che una deroga sia intervenuta per altre situazioni. Se cosı̀ fosse, il
nostro giudizio sarebbe ancora più negativo.
Esprimiamo quindi la nostra delusione
per la risposta, della quale non siamo
certamente soddisfatti. Intendo tuttavia
approfittare di questa occasione per valutare se sia possibile modificare la situazione rispetto alle informazioni fornite dal
sottosegretario. Nel caso contrario, non
sussiste tanto il problema della nostra
insoddisfazione, quanto quello della situazione di questa povera gente e del rilancio
della Valbasento. Su tale aspetto, vi è la
delusione più forte, in quanto la regione
Basilicata si è fatta carico di affrontare la
questione anche mettendoci del proprio, e
non è una prassi ordinaria che le regioni
meridionali concorrano in contratti di
programma per l’industrializzazione.
Vi è stata dunque buona volontà e
concreta disponibilità, poiché la Valbasento rappresenta un’area strategica per il
Mezzogiorno e soprattutto per la Basilicata. Auspico vi sia la possibilità, da parte
del nuovo ministro, di convocare un tavolo
di confronto con il consorzio industriale,
con la regione Basilicata, con i sindaci di
Matera, Ferrandino e Pisticci, vale a dire
dei maggiori comuni che insistono su quell’area, e con la struttura speciale, in modo
da valutare congiuntamente quali misure
possano essere adottate per evitare di
vanificare questa operazione, che era nella
sua fase conclusiva.
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Ritengo che debba essere compiuto
qualche sforzo in tal senso, per non correre il rischio di innescare in una situazione di difficoltà un processo negativo
destinato a moltiplicarsi e che, raggiunta
quella che si può definire una soglia
minima, rischia di mettere in crisi l’intero
sistema. Dunque, non soltanto non si risolve un problema che era sul punto di
essere risolto, ma viene dato un segnale
negativo alla rete che si è realizzata,
correndo il rischio di mettere in crisi un
sistema e rendendo molto più complesso il
recupero della situazione.
Ribadendo dunque l’insoddisfazione
per la risposta, desidero invitare il sottosegretario a dare un segnale per promuovere un’iniziativa che consenta almeno di
fare il punto della situazione con la regione e di studiare le possibili soluzioni.
Altrimenti, si predica bene e si razzola
male, e tra un anno il centrosinistra
erediterà guai da tutte le parti e dovrà
porre rimedio anche agli errori compiuti
in questi ultimi nove mesi.
(Presunta abnormità di un’ordinanza
emessa dai giudici del tribunale di Bologna – n. 2-01549)
PRESIDENTE. L’onorevole Emerenzio
Barbieri ha facoltà di illustrare l’interpellanza Volontè n. 2-01549 (vedi l’allegato A
– Interpellanze urgenti sezione 6), di cui è
cofirmatario.
EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, rinuncio ad illustrarla e mi riservo
di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Sta bene.
Il sottosegretario di Stato per la giustizia, senatore Giuliano, ha facoltà di
rispondere.
PASQUALE GIULIANO, Sottosegretario
di Stato per la giustizia. Signor Presidente,
gli onorevoli interpellanti, nel premettere
che già in data 6 aprile 2005 vi erano stati
episodi di occupazione e di atti vandalici
ai danni dei centri di permanenza tem-
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poranea per stranieri in alcune città italiane, pongono l’accento su quanto accaduto presso la sede della confraternita
della Misericordia di Modena. Infatti, essi
riferiscono che « (...) furono arrestati e
subito rimessi in libertà dal GIP, che ne
ordinò l’obbligo di dimora, un uomo ed
una donna con l’accusa di danneggiamento
di strutture di pubblica utilità ». Il successivo 26 aprile, il tribunale di Bologna ha
annullato il provvedimento del GIP.
Gli interpellanti, dopo aver sinteticamente riportato i passi salienti della motivazione, chiedono al signor ministro se
non consideri detta ordinanza abnorme e,
in caso positivo, quali iniziative intenda
adottare.
Al riguardo, si fa presente che le competenti articolazioni ministeriali hanno
immediatamente acquisito il testo integrale dell’ordinanza del tribunale distrettuale della libertà di Bologna, a firma del
dottor Libero Mancuso, in qualità di presidente estensore.
Dalla disamina della stessa, si evince
che la misura dell’obbligo di dimora venne
annullata – quanto all’indagato Pannarelli
Vincenzo – poiché non risultava essergli
stato attribuito alcuno specifico atto di
danneggiamento e, comunque, nessuna
delle condotte indicate nel capo di imputazione, mentre – in relazione alla posizione della coindagata Federica Guggia –
la misura venne revocata per cessate esigenze cautelari. Ciò a fronte di un dispositivo normativo che, in tali casi, prevede
che il tribunale della libertà « annulla,
riforma o conferma ». Gli altri autori del
danneggiamento non furono invece identificati.
Va premesso che, come è noto, il giudizio sul merito del provvedimento è naturalmente precluso in questa sede, atteso
che l’attività giudiziaria è insindacabile da
parte del Ministero della giustizia. Salvo il
caso di abnormità del provvedimento, che
è ritenuto sussistente dalla costante giurisprudenza della Corte di Cassazione e
della sezione disciplinare del Consiglio
superiore della magistratura, allorquando
al magistrato incolpato possa attribuirsi
un preordinato proposito di disapplicare
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la legge, oppure possa attribuirsi una grave
e macroscopica negligenza nell’esame e
nella risoluzione delle questioni giuridiche,
ovvero nella rilevazione dei presupposti
fattuali di problemi giuridici che si pongano alla sua attenzione. E, nella specie,
non ricorre alcuna di queste situazioni.
La lettura dell’ordinanza del tribunale
del riesame di Bologna può prestare il
fianco – per la verità –, nella parte
menzionata dagli onorevoli interroganti, a
talune osservazioni, laddove sembra riportare una corrente ideologica che criticherebbe in maniera severa, giustificandone le
reazioni, queste sı̀ a volte abnormi, la
istituzione di quelli che sono stati definiti,
anche questi sicuramente in maniera abnorme e direi provocatoria, luoghi di detenzione e non di permanenza temporanea.
A tal riguardo non può ignorarsi che la
finalità primaria della legge è quella di
apprestare un’idonea protezione degli
stranieri in attesa di essere rimpatriati.
Certamente censurabile appare la giustificazione riportata dal tribunale, ma per
la verità attribuita – come si legge testualmente nel provvedimento in questione –
ad un « vasto movimento di idee », secondo
cui dovrebbero ritenersi plausibili forme
di critica e di protesta, non disgiunte da
atti di violenza, nei confronti di questi
luoghi che sono di raccolta, e non già di
reclusione, di cittadini stranieri destinati
ad essere rimpatriati.
Anche se, per ragioni di obiettività, va
sottolineato che l’ordinanza scrutinata fa
salva la giusta punizione di tutti coloro
che, pur nell’ambito della protesta di cui
sopra, si abbandonano – come si legge
sempre nel suddetto provvedimento – « ad
incivili atti di distruzione di impianti e di
quanto si trovi all’interno degli edifici ».
In conclusione, non sembrano, allo
stato, sussistere nel caso di specie le condizioni per l’adozione dei provvedimenti
invocati dagli interpellanti.
PRESIDENTE. L’onorevole Emerenzio
Barbieri ha facoltà di replicare.
EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, devo dire con grande franchezza,
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tenendo conto del fatto che, come il sottosegretario sa, sono un deputato non
dell’opposizione ma della maggioranza,
che non mi ritengo particolarmente soddisfatto, non per le cose che il Governo ha
detto in risposta all’interpellanza dell’UDC,
ma perché alla base non vi è una valutazione a mio giudizio obiettiva di ciò che si
è verificato, fatto e prodotto con questa
ordinanza.
Il sottosegretario, in modo assolutamente corretto, dice che nel nostro Stato,
e tenendo conto dell’ordinamento vigente,
il Governo non può esprimere giudizi sulle
sentenze e sulle ordinanze. È purtroppo
vero che non vi è reciprocità, perché
alcuni giudici ed alcuni magistrati esprimono giudizi sull’operato del Parlamento e
dei partiti, facendone una ragione che
giustifica le loro prese di posizione.
Libero Mancuso, che è il presidente di
questo collegio, nei giorni a cavallo di tale
sentenza partecipava – lo dico perché so
che, oltre all’attenzione del Governo, vi è
anche quella del Presidente Biondi, sempre molto sensibile a tali questioni – ad
un convegno a Modena, dal titolo « Libertà
di parola in Italia non c’è » (ed è già
significativo il titolo stesso del convegno),
nel corso del quale affermava: « Si stanno
stravolgendo i princı̀pi della Costituzione ».
Un magistrato ha la facoltà di esprimere
un giudizio sull’operato del Parlamento. Il
Governo ha testè detto che, purtroppo,
non vi è la possibilità per i parlamentari
di esprimere giudizi sull’operato dei magistrati.
Aggiunge sempre Libero Mancuso: « Se
ci fosse stata un’informazione corretta » (e
questo nella lingua italiana vuol dire che
in Italia non vi è un’informazione corretta;
dico questo, Presidente, a proposito del
fatto che Berlusconi ha il « dominio » di
tutti i mezzi televisivi privati e pubblici)
« credo non sarebbe stato possibile portare
avanti una riforma tanto pericolosa per la
democrazia ». Un magistrato dice che la
riforma della Carta costituzionale, approvata da questa Camera e dal Senato e che
tornerà in quest’aula, è pericolosa per la
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democrazia ! A noi, invece, non è consentito criticare le ordinanze di Libero Mancuso !
Sottosegretario, vi è una disparità cui
occorre porre rimedio. Ciò che è consentito al magistrato deve essere consentito
anche al parlamentare ed al politico.
« Se leggiamo » – è sempre Mancuso
che parla – « il piano di rinascita democratica » (e ovviamente si riferisce a Gelli
e alla P2) « si parla del tentativo di isolare
la CGIL, di delegittimare la magistratura,
di comprare pezzi di partiti, di mortificare
la televisione nazionale, proclamando la
libertà di antenna » (vorrei che i cittadini
italiani si rendessero conto che hanno a
che fare anche con magistrati di questo
genere: la libertà d’antenna è diventata la
mortificazione della RAI !) « di comprare
giornali, riviste e periodici, di modificare
l’ordinamento giudiziario ». A noi non è
consentito, secondo l’interpretazione di Libero Mancuso, di modificare l’ordinamento giudiziario ! « È tutto quanto sta
avvenendo ora ». Poi aggiunge, perché questo, signor sottosegretario, è l’humus culturale in cui matura questa ordinanza:
« L’opera di revisione della Costituzione
inizia a partire dalla lotta di liberazione »
– siamo al sessantesimo anniversario e
Berlusconi non vi ha mai preso parte, ma
lo sport che si pratica più volentieri in
questo paese è quello di tirare le palle di
stoffa, sperando che siano sempre e solo di
stoffa nei confronti di Berlusconi; uno
sport diventato largamente condiviso e, da
alcune parti politiche, fortemente sollecitato –, « eppure De Gasperi, al termine del
conflitto, fece leva proprio sulla presenza
in Italia di una lotta popolare e di parte
di un esercito che lottava contro i nazifascismi ». A prescindere dal fatto che
Libero Mancuso cita De Gasperi in modo
assolutamente spropositato, mi preme
porre in rilievo l’humus in cui matura
l’ordinanza che testé abbiamo commentato.
Ma qual è l’aspetto grave di questa
ordinanza ? A mio giudizio, è incredibile;
difatti, se noi la leggiamo, essa finisce per
avallare comportamenti vandalici contro le
organizzazioni di volontariato. Questo è
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ciò che legittima questa ordinanza. Organizzazioni di volontariato che, nella fattispecie, hanno una sola responsabilità:
quella di collaborare con lo Stato. Mi pare
quindi che questa ordinanza sia dettata
proprio da una fortissima ideologia politica perché pregiudizialmente non sta
dalla parte degli offesi, ma dalla parte di
chi ha commesso gli atti vandalici per
ragioni di carattere politico.
Signor sottosegretario, come si fa a
scrivere in un’ordinanza che i centri di
permanenza temporanea sono impropriamente definiti di permanenza temporanea ? Ma che cosa vuol dire « impropriamente definiti » ? Il magistrato, nella fattispecie Libero Mancuso, vuole venirci a
spiegare che termini dobbiamo usare
quando approviamo le leggi ? È una cosa
incredibile ! Egli dice, nella sostanza, che
la legge è sbagliata ! Ma non può essere
riconosciuta ad un magistrato la facoltà di
dire che il Parlamento approva leggi sbagliate ! Se tale facoltà è riconosciuta al
magistrato, allora, allo stesso modo, deve
essere riconosciuta a noi la facoltà di dire
che le ordinanze sono sbagliate.
In tale ordinanza, inoltre, si stabilisce:
« Nella medesima legge ci sarebbero delle
lacune costituzionali che non consentirebbero l’esistenza di tali luoghi ». Ma ci
rendiamo conto della gravità della questione ?
Ecco perché, signor sottosegretario, ho
detto che mi ritengo parzialmente soddisfatto della sua risposta, proprio perché lei
ha spiegato, in modo assolutamente corretto, le ragioni per le quali non c’è
possibilità di intervento. Ma io, in forza
del fatto di rappresentare uno spicchio di
sovranità popolare (un seicentotrentesimo
di sovranità popolare), voglio dirle che mi
ribello all’imposizione per la quale a noi,
eletti dal popolo, non può essere consentito di criticare duramente le ordinanze,
che giudichiamo sbagliate, emesse da magistrati come Libero Mancuso.
Il rammarico finale è che noi, nel corso
di questi quattro anni, avremmo dovuto
occuparci di più per riformare alla radice
la giustizia di questo paese, evitando cosı̀
il continuo perpetrarsi di una situazione
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nella quale a noi, parlamentari, non è
consentito di criticare pesantemente ordinanze di questo genere.
PRESIDENTE. Il sottosegretario Giuliano avrebbe manifestato l’intenzione di
intervenire per fornire un’ulteriore precisazione, ma il regolamento purtroppo non
glielo consente.
PASQUALE GIULIANO, Sottosegretario
di Stato per la giustizia. Ne prendo atto.
(Emergenza ambientale nella Valle del
Sacco – n. 2-01538)
PRESIDENTE. L’onorevole Coluccini
ha facoltà di illustrare la sua interpellanza
n. 2-01538 (vedi l’allegato A – Interpellanze
urgenti sezione 7).
MARGHERITA COLUCCINI. Signor
Presidente, con questa interpellanza urgente si invita il Governo ad affrontare la
grave situazione ambientale presente nella
Valle del Sacco, che comprende una parte
della provincia di Roma e una parte della
provincia di Frosinone.
Le aziende zootecniche di questo territorio si trovano ad affrontare una pesantissima crisi causata dalla presenza,
riscontrata prima nel latte prodotto da
alcune aziende e poi nelle acque del fiume
Sacco, di una sostanza pesticida fortemente tossica, il betaesaclorocicloesano.
Gli allevatori della zona sono stati
sottoposti al blocco delle movimentazioni e
delle macellazioni degli animali ed alla
distruzione del latte prodotto, senza alcuna certezza rispetto al danno subito ed
agli sviluppi futuri in ordine alla sopravvivenza delle loro aziende.
Il betaesaclorocicloesano fa la sua
prima apparizione ufficiale nel dicembre
del 2004, quando il servizio veterinario
dell’ASL Roma G dispone il prelevamento
di un campione di latte bovino in
un’azienda locale ed il campione risulta
positivo. Segue una serie di atti ed eventi.
Il 20 marzo 2005 il servizio veterinario
dell’ASL competente dispone la distru-
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zione del latte prodotto e viene posto sotto
sequestro un silos contenente 60 mila chili
di mais della produzione agricola del 2004
risultato positivo al controllo. Il 30 marzo
2005 viene disposto il divieto di movimentazione e di macellazione degli animali,
ordine che viene esteso anche ad altre
aziende e, quindi, coinvolge anche altri
comuni della provincia di Frosinone.
L’ARPA, l’azienda regionale che effettua i
controlli sulla qualità ambientale, dispone
il controllo delle acque del fiume Sacco,
riscontrando che la concentrazione di betaesaclorocicloesano è particolarmente
elevata.
La mappa che si ricostruisce seguendo
la dislocazione delle aziende coinvolte ed
il percorso del fiume Sacco lascerebbe
dedurre che il problema sia generato dalle
acque reflue provenienti dalla zona industriale di Colleferro, sulla quale, peraltro,
la provincia di Roma ha da subito istituito
un’unità di crisi per l’emergenza ed ha
ordinato controlli al fine di verificare la
situazione delle tre discariche presenti
nella stessa zona.
A questo punto, bisogna fare un po’ di
cronistoria.
Quindici anni fa circa, durante alcuni
controlli effettuati in un terreno non lontano dal fiume Sacco, nel territorio del
comune di Colleferro, fu riscontrata la
presenza, insieme ad altri agenti chimici
inquinanti, di una quantità elevata di
betaesaclorocicloesano. Quei prelievi portarono alla scoperta di una discarica,
estesa per circa 5 ettari, nella quale furono
rinvenuti fusti interrati e scarti delle lavorazioni della Snia Bpd, proprietaria del
terreno, la quale operava, all’epoca, prevalentemente nella produzione di armi e
munizioni e nel settore chimico (per la
produzione di pesticidi ed altro).
Nel 1993, il tribunale di Velletri ordinava alla Snia Bpd la messa in sicurezza
e la bonifica dell’area. A sua volta, la Snia
Bpd affidava alla Secosvim, immobiliare
del gruppo, i lavori di bonifica del sito.
A questo punto, la Secosvim, che pure
aveva ottenuto la valutazione di impatto
ambientale dalla regione e, quindi, era in
condizione di procedere, presentava al
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Ministero dell’ambiente un progetto relativo non più alla messa in sicurezza del
sito e, quindi, alla sua bonifica, ma alla
realizzazione di una discarica destinata a
rifiuti tossici, contravvenendo, in tal modo,
al provvedimento del tribunale e cercando,
in maniera incomprensibile, di trasformare il problema in un affare di cui la
città ed il territorio di Colleferro non
sentivano – e non sentono – la necessità.
Per fortuna, il progetto veniva affossato in
sede di conferenza di servizi.
Nel 1999, la giunta Baldoni, allora al
governo della regione Lazio, si fece carico
di approvare un progetto per la bonifica
del sito, con la volontà precisa non soltanto di evidenziare le deficienze e le gravi
responsabilità manifestate anche dall’autorità locale, ma soprattutto per dare una
risposta ad una questione che pesa come
un macigno sulla testa delle migliaia di
cittadini che vivono e lavorano a Colleferro e nelle zone limitrofe.
Devo aggiungere che la giunta Storace,
che ha governato la regione Lazio dalla
primavera del 2000, non soltanto non ha
ripreso quel progetto – eppure, doveva
essere un atto necessario –, ma ha completamente abbandonato un’iniziativa che
potesse portare alla soluzione del problema.
Questo è, in sintesi, il quadro generale.
L’improvvisa ricomparsa della sostanza
nociva nel dicembre del 2004 ha fatto
scattare nuovamente l’allarme ed appare
riconnessa alla presenza di quei famigerati
fusti interrati. Infatti, il Corpo forestale
dello Stato afferma in un suo comunicato
che l’origine del grave inquinamento ambientale, causa di tanta preoccupazione e
di tanti danni economici, è verosimilmente
da attribuire alla presenza di quei fusti
tossici in un’area che attende una seria ed
urgente opera di bonifica.
Ma torniamo ad oggi. La mobilitazione
che, in questi ultimi tempi, ha visto in
testa sindaci caricarsi sulle spalle il problema, dando voce alle istanze e alle
preoccupazioni degli allevatori, dei cittadini e delle decine di aziende messe sul
lastrico e senza alcuna prospettiva, è segno
importante, che racconta la grande preoc-
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cupazione che esiste. A questa grande
preoccupazione ha corrisposto da subito
da parte del Governo una manifesta incomprensione di quanto stava per accadere e una presa di posizione che oggi
appare nella sua dimensione di vere e
propria beffa.
Dico questo, perché il ministro Alemanno, prima ha rimandato l’incontro
chiesto dai sindaci, fissato per il 19 aprile
– probabilmente, perché, in quei giorni,
era troppo preso dalla crisi di Governo e
dalla crisi del suo stesso partito – poi si
è presentato a Colleferro in soccorso del
sindaco Moffa, nonché suo collega di partito, nonché sottosegretario del primo e del
secondo Governo Berlusconi. In tale occasione – peraltro recentissima –, il ministro si è impegnato a stanziare 10 milioni di euro in favore delle aziende danneggiate da reperire nel famigerato « decreto sulla competitività ». Ma nel
maxiemendamento, approvato ieri attraverso il voto di fiducia che Berlusconi ha
imposto ai senatori del centrodestra, non
c’è traccia. Non viene destinato neanche
un centesimo a quel territorio e a quelle
aziende. In compenso, dalla riunione dell’unità di crisi, che si è svolta lunedı̀ scorso
presso il Dipartimento della protezione
civile, si è materializzato quello scenario
che comuni e provincia di Roma, sin
dall’inizio, volevano scongiurare, ossia che
l’emergenza nella Valle del Sacco sarà
commissariata. Ci sarà, quindi, una gestione che passa sulla testa dei cittadini e
degli amministratori locali. Vorrei porre le
seguenti domande: chi sarà il commissario ? Perché non delegare alla regione, al
presidente Marrazzo pieni poteri ? Queste
domande si aggiungono a quelle che chiedono di sapere quali saranno le misure
urgenti indifferibili che si vogliano adottare per contrastare e limitare i danni che
si sono già prodotti, quali protocolli di
interventi si intendano adottare e quali
risposte in termini di risorse saranno
fornite per fare in modo che venga offerta
la possibilità alle aziende di riprendere da
subito il loro lavoro. Infine, quali iniziative
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si intendano mettere in cantiere per portare a compimento, anzi per iniziare, la
bonifica dell’area inquinata.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di
Stato per le politiche agricole e forestali,
onorevole Delfino, ha facoltà di rispondere.
TERESIO DELFINO, Sottosegretario di
Stato per le politiche agricole e forestali.
Signor Presidente, l’interpellanza dell’onorevole Coluccini pone l’accento sull’emergenza ambientale che ha colpito il territorio in prossimità del fiume Sacco, che
scorre attraverso le province di Roma e
Frosinone, sfociando nel Golfo di Gaeta e
le cui acque sono state contaminate da
sostanze clororganiche riversatesi nel
corso d’acqua.
Dai primi accertamenti compiuti, l’inquinamento del fiume sarebbe stato causato dalla percolazione in acqua di agenti
chimici tossici situati in area occupata fino
a trent’anni fa da un’industria chimica
dove ora sono sepolti scorie e residui di
lavorazione; mi riferisco all’area dell’industria chimica ex Snia Bpd, situata a valle
della comune di Colleferro.
Le analisi, infatti, hanno individuato la
presenza di pesticidi (isomeri dell’esaclorocicloesano) nei campioni di latte.
Va subito detto che l’esposizione dei
consumatori al rischio legato alla presenza
di questo metabolita nelle produzioni animali destinate al consumo umano è stato
tempestivamente scongiurato grazie alle
iniziative adottate in tempi brevissimi dai
servizi veterinari.
Infatti, il fenomeno, che risale all’inizio
del mese di marzo, ha visto immediatamente impegnati l’Istituto zooprofilattico
sperimentale di Roma, l’ARPA Lazio, le
ASL competenti territorialmente, i NOE e
i NAS in una vasta attività di indagine ed
in accertamenti tecnici finalizzati all’individuazione delle cause della contaminazione.
A seguito di un incontro tenutosi presso
il Ministero delle politiche agricole e forestali con i rappresentanti delle organizzazioni agricole sulla situazione determi-
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natasi nell’area interessata, il ministro Alemanno ha chiesto l’intervento urgente
della Protezione civile e del Corpo forestale al fine di valutare e prevenire i
possibili rischi per gli allevamenti presenti
in zona e per i terreni utilizzati a pascolo
ed a foraggio.
Il ministro stesso, accompagnato dal
capo della Protezione civile e dal capo del
Corpo forestale, il 28 aprile scorso ha
effettuato un sopralluogo nell’area interessata.
È stato immediatamente disposto l’avvio di una campagna di controlli e di
indagini diretti a monitorare il territorio
dei sette comuni interessati dall’emergenza
– Gavignano, Segni, Anagni, Paliano, Morolo, Sgurgola e Supino – al fine di
individuare le cause e l’estensione delle
aree contaminate da pesticidi.
Un numero consistente di uomini (circa
50 forestali), appartenenti ai nuclei investigativi di polizia ambientale e forestale di
Frosinone e Roma, coordinati dalla struttura centrale del nucleo investigativo centrale ambientale e forestale, con l’ausilio
dei comandi delle stazioni locali, ha provveduto ad effettuare analisi delle acque,
delle sabbie e del terreno in prossimità del
fiume Sacco, con verifiche puntuali sui
foraggi, stoccati e non, e sulle aree coltivate.
Le analisi verranno effettuate dall’Istituto sperimentale per la patologia vegetale,
che fa capo al Ministero delle politiche
agricole e forestali.
Tutti i prelievi verranno georeferenziati
tramite GPS, cosı̀ da delimitare il perimetro dell’area contaminata e contribuire al
ripristino della regolare attività della filiera del latte nelle zone limitrofe, non
colpite dal fenomeno.
Ad ulteriore garanzia della salute pubblica, uomini altamente specializzati del
nucleo agroalimentare forestale stanno
compiendo accertamenti nell’intero comparto zootecnico.
Facendo riferimento a quanto esposto
dall’interpellante, riferisco che il Governo
interverrà a sostegno delle imprese agricole della regione Lazio, che hanno registrato casi di latte contaminato da pesti-
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cidi, con un previsto stanziamento di 10
milioni di euro per l’anno 2005 come
risarcimento temporaneo dei danni; stanziamento che sarà disposto con ordinanza
del Dipartimento della protezione civile.
Quindi, il Governo ha assunto tale impegno e lo manterrà.
Allo stato, l’azione del Governo, che il
2 maggio ultimo scorso ha tenuto una
prima riunione dell’unità di crisi, è incentrata ad accertare che le fonti inquinanti
non siano ancora attive e ad evitare che
l’inquinamento possa estendersi ulteriormente, colpendo le coltivazioni ed impedendo cosı̀ la regolare prosecuzione dell’attività zootecnica ed agricola nella zona
interessata.
Alla riunione, convocata dal capo del
Dipartimento di protezione civile, hanno
preso parte tutti i rappresentanti degli enti
interessati dall’emergenza – quindi, ovviamente, anche la regione –, al fine di
concordare le strategie da sviluppare per
la gestione della situazione ambientale e
sanitaria dell’area del fiume Sacco.
A seguito di tale riunione, è emersa la
necessità di affrontare la situazione di
crisi con l’emanazione di un’ordinanza e
con la contestuale nomina di un commissario governativo per l’emergenza. Quando
l’ordinanza sarà emanata, non escludo che
il Governo possa indicare, come in altre
situazioni di calamità e di emergenza, il
presidente della regione. Oggi, l’ordinanza
non è ancora stata emanata e, quindi, non
possiamo pronunciarci sulla pur giusta
preoccupazione espressa dall’interpellante
su tale questione. Però, ritengo esistano
precedenti fondati che ci inducono a ritenere credibile tale opzione.
L’ordinanza dovrà indirizzare le istituzioni a provvedere immediatamente alla
bonifica dei siti inquinanti già noti presenti nella zona, a proseguire gli accertamenti tecnico-scientifici in modo coordinato, a fornire direttive di carattere tecnico alle aziende che sono risultate interessate dall’inquinamento.
Ciò anche perché non si spiega come
solo quest’anno sia stata riscontrata la
presenza dell’insetticida nel latte, qualora
la fonte inquinante sia quella prospettata
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dall’ARPA, vale a dire l’area dell’industria
chimica ex Snia Bpd, situata a valle del
comune di Colleferro, che da decenni
conterrebbe residui di lavorazione e scorte
di prodotto sotterrate. La contaminazione
degli animali, inoltre, riscontrata con le
analisi effettuate nel decorso mese di
marzo, non può essere imputata all’irrigazione delle colture foraggere, in quanto
il clima piovoso, che ha caratterizzato
l’attuale stagione primaverile, lo escluderebbe.
Peraltro, le analisi nel 2005 sono state
effettuate per la prima volta su latte
concentrato, che ha evidenziato la presenza di residui dell’insetticida in questione; negli anni precedenti, invece, le
analisi venivano effettuate su latte diluito.
Quanto, infine, alla destinazione del
latte raccolto dagli allevamenti non direttamente interessati dalla contaminazione a
latte UHT, l’iniziativa deriva non da un’ordinanza sanitaria, ma dalla strategia commerciale adottata dalle centrali del latte.
Concludendo, vorrei rappresentare che
il Governo ritiene, alla luce dell’episodio
che si è verificato, di aver adottato collettivamente, nell’ambito dell’unità di crisi,
tutti i provvedimenti utili e necessari affinché tale situazione venga non solo monitorata, ma anche indagata nella sua
totalità, al fine di garantire sia, e prima di
tutto, i consumatori e la salute pubblica,
sia la possibilità di proseguire l’attività
agricola in quella zona.
PRESIDENTE. L’onorevole
ha facoltà di replicare.
Coluccini
MARGHERITA COLUCCINI. Signor
Presidente, il problema non è rappresentato dalla mia soddisfazione o meno,
perché mi piacerebbe che i numerosi condizionali adoperati dal sottosegretario Delfino fossero coniugati al tempo indicativo
presente. In primo luogo, infatti, sono
necessari gli stanziamenti per i quali si era
impegnato il ministro Alemanno, i quali
hanno evidentemente cambiato fonte di
reperimento (e mi auguro non abbiano
cambiato anche destinazione). Lei, signor
sottosegretario, adesso ha affermato che le
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risorse verranno reperite attraverso una
posta da individuare nel fondo della protezione civile: verificheremo se ciò avverrà
o meno, e saremo pronti anche a rilevarlo.
Auspico che vada veramente cosı̀, poiché
in quell’area la situazione è veramente
molto grave.
Per quanto concerne il commissariamento, dal momento che l’ordinanza non
è stata ancora emanata, vi invito vivamente a prendere in considerazione la
possibilità di coinvolgere sia la regione
Lazio, sia gli enti locali, i quali, in questa
fase di emergenza, stanno esercitando (in
particolare, i comuni) una funzione importante. Essi, infatti, stanno interpretando anche un ruolo di filtro rispetto alle
numerose preoccupazioni che provengono
dagli allevatori e dai cittadini di quel
territorio, i quali avvertono la sensazione
di vivere quasi su una sorta di « bomba ad
orologeria », che deve essere disinnescata,
evidentemente, con tempestività ed urgenza.
Auspico, pertanto, che gli impegni annunciati vengano realizzati, altrimenti è
chiaro che vi assumereste una responsabilità politica veramente rilevante, della
quale dovrete successivamente rispondere
ai cittadini.
PRESIDENTE. A questo punto, sospendo la seduta, che riprenderà alle
18,15, con lo svolgimento delle restanti
interpellanze urgenti all’ordine del giorno.
La seduta, sospesa alle 15,15, è ripresa
alle 18,15.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi
dell’articolo 46, comma 2, del regolamento,
i deputati Armani, Baldi, Brancher, Gianfranco Conte, Cordoni, Delfino, Giordano,
Moroni, Nesi, Raisi, Saponara, Sgobio,
Tortoli e Valpiana sono in missione a
decorrere dalla ripresa pomeridiana della
seduta.
Pertanto i deputati complessivamente
in missione sono ottantatré, come risulta
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dall’elenco depositato presso la Presidenza
e che sarà pubblicato nell’allegato A al
resoconto della seduta odierna.
Si riprende lo svolgimento
di interpellanze urgenti.
(Iniziative per riaprire i percorsi adottivi
con la Bielorussia – n. 2-01547)
PRESIDENTE. L’onorevole Ruzzante
ha facoltà di illustrare la sua interpellanza
n. 2-01547 (vedi l’allegato A – Interpellanze
urgenti sezione 8).
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente,
per inquadrare il tema contenuto in quest’interpellanza, e prima di introdurre gli
interrogativi che porrò al Governo, attraverso il ministro Prestigiacomo, vorrei fare
una breve premessa. Vi è una grande
amicizia che lega il popolo italiano a
quello bielorusso. Tale amicizia nasce
principalmente in seguito alla tragedia di
Chernobyl del 1986. Tra l’altro, da pochi
giorni è trascorso il diciannovesimo anniversario di tale tragedia. Il fallout radioattivo investı̀ il 70 per cento del territorio
della Bielorussia, che fu il paese più colpito, nonostante la centrale nucleare di
Chernobyl si trovasse nella Repubblica
dell’Ucraina. Il 23 per cento del territorio
bielorusso rimase fortemente contaminato:
sono stati provocati ingentissimi danni alla
salute della popolazione bielorussa; due
milioni e mezzo di cittadini sono stati
colpiti dalle radiazioni e, tra di essi, vi
sono 500 mila bambini, con una incidenza
fino a cento volte superiore per il cancro
tiroideo rispetto al periodo precedente
l’esplosione della centrale di Chernobyl.
Ovviamente, è stata fortemente colpita
anche l’economia nazionale di tale paese:
ancora oggi più del 10 per cento della
spesa pubblica della Bielorussia è impegnata per fronteggiare le conseguenze
della tragedia Chernobyl. A tale tragedia
seguı̀ una grande gara di solidarietà da
parte di tutto il mondo, in particolar modo
dell’Europa. L’Italia è stata ai primi posti
in questa gara di solidarietà, attraverso
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forme di aiuti economici, collaborazioni di
strutture ospedaliere nei confronti degli
istituti per i minori, in particolare da parte
di molti enti locali. Agli aiuti economici è
successivamente seguita un’altra gara di
solidarietà, avente ad oggetto l’ospitalità
dei bambini bielorussi in Italia per periodi
di uno, due o tre mesi. Obiettivo di questa
ospitalità era ridurre l’esposizione alle
radiazioni nucleari per i bambini bielorussi, che erano i più esposti ed i più a
rischio, a causa della presenza di tali
forme di radioattività particolarmente elevate. Anche quest’anno 35 mila bambini
bielorussi saranno ospitati dalle famiglie
italiane per il risanamento.
Le analisi epidemiologiche hanno, infatti, dimostrato l’utilità e l’importanza
della presenza dei bambini, anche per
alcuni mesi, in territori non contaminati
dalle radiazioni.
Negli ultimi 13 anni, l’Italia ha ospitato
più di trecentomila bambini provenienti
dalle zone di Chernobyl: in maggioranza,
si tratta di bimbi di famiglie bielorusse,
ma una notevole percentuale di essi sono
bambini che risiedono negli internati, negli
istituti per gli orfani o per i bambini
abbandonati o sottratti alle famiglie, a
causa dei maltrattamenti ricevuti.
Questa gara di solidarietà ha coinvolto
diversi soggetti: enti locali, comuni, regioni, associazioni di volontariato, organizzazioni economiche ed aziende ospedaliere. Si calcola siano circa tra 2 e 3
milioni i cittadini, residenti in tutte le aree
geografiche del nostro paese, che sono
stati, in qualche modo, coinvolti o compartecipi in questa gara di solidarietà.
Nessun altro paese europeo ha avuto un
livello di coinvolgimento analogo a quello
dell’Italia.
Basti pensare che dal 1991 sono state
circa 2.285 le adozioni di bambini bielorussi in paesi esteri e più della metà di
queste hanno riguardato famiglie italiane.
Questa è la dimostrazione del livello dei
rapporti fra Italia e Bielorussia nel corso
di questi anni.
Questi sono, in sintesi, i motivi che
legano in maniera del tutto particolare il
popolo italiano a quello bielorusso.
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Quando si ospita una bimba o un bimbo
bielorusso – lo affermo anche per esperienza diretta – si crea un legame affettivo
con l’intero popolo bielorusso. Credo che
anche la presenza in quest’aula dell’ambasciatore e del console della Bielorussia
(li ringrazio per essere qui) dimostri il
particolare legame affettivo tra i nostri
paesi.
Fatta questa doverosa premessa, vengo
ad esporre i motivi dell’interpellanza in
esame, sottoscritta non solo da deputati
dell’opposizione, ma anche da alcuni colleghi della maggioranza.
Dal 6 ottobre 2004 (ossia, da circa sette
mesi), si è creata una situazione di stallo
e di rallentamento relativamente alle adozioni internazionali con la Bielorussia.
Oltre 400 domande sono depositate e
molte altre domande nominative sono in
fase di definizione. Tengo a sottolineare al
ministro Prestigiacomo, che conosce bene
la materia delle adozioni, che la gran parte
di queste domande di adozione riguarda
bambini già grandi, di età compresa fra gli
8 e i 14 anni, che da anni risiedono negli
orfanotrofi e che, in alcuni casi, presentano anche problemi di salute. Sono bambini che hanno già costruito, nella stragrande maggioranza, un rapporto solido
con le famiglie italiane.
Vengo ora alle domande che rivolgo al
ministro
Prestigiacomo.
Innanzitutto,
chiedo quali siano le iniziative che il
Governo italiano ha adottato per riaprire
i percorsi adottivi con la Bielorussia.
In secondo luogo, chiediamo – vista la
particolarità dei rapporti, che ho cercato
di descrivere in premessa, di oltre 35 mila
famiglie italiane e relativi comuni e associazioni con bambini, istituti e famiglie
bielorusse – se il Governo non ritenga
opportuno avviare rapporti bilaterali con
la Bielorussia, tesi, da un lato, a garantire
rapporti di più forte collaborazione e di
sostegno alle famiglie ed alle autorità bielorusse, per ridurre od evitare l’abbandono
dei minori, e, dall’altro, ad accelerare le
adozioni con il nostro paese.
Si chiede, poi, se il Governo non ritenga, dopo la visita, effettuata il 16 e 17
dicembre 2004, della presidente della com-
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missione adozioni internazionali, dottoressa Cavallo (visita che aveva riaperto le
speranze, anche se, a distanza di quattro
mesi, nulla purtroppo è successo nella
direzione del rapporto per le adozioni), di
dovere organizzare una visita ufficiale in
Bielorussia, per discutere con le autorità
locali la situazione e stabilire assieme un
percorso di riapertura dei rapporti in
materia di sostegno ai minori e di adozioni.
Infine, si chiede quali iniziative e rapporti bilaterali il Governo italiano stia
realizzando per garantire sulle adozioni
internazionali con la Bielorussia non solo
un percorso di continuità, ma anche tempi
più rapidi, a partire dai bambini più
grandi in termini di età, già legati affettivamente alle famiglie italiane, viste anche
le particolari condizioni di salute e i rischi
connessi all’esposizione alle radiazioni,
che aumentano sensibilmente nei bambini.
Vorrei, infine, rassicurare che su questo
tema, visto che sono in gioco i legami e gli
affetti dei bambini, vi è una piena e totale
disponibilità da parte dell’opposizione a
collaborare. Credo che l’interpellanza in
esame, sottoscritta da parlamentari di entrambi gli schieramenti, ne sia la concreta
dimostrazione. Ritengo che trovare una
positiva e rapida soluzione sia, innanzitutto, interesse dei bambini e risponda ai
criteri sanciti da questo Parlamento nelle
proprie leggi e nelle proprie risoluzioni,
che hanno sempre posto il tema dei bambini al centro della nostra azione politica.
PRESIDENTE. Il ministro per le pari
opportunità, onorevole Prestigiacomo, ha
facoltà di rispondere.
STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro
per le pari opportunità. In ordine all’interpellanza presentata dall’onorevole Ruzzante e sottoscritta da altri parlamentari,
si rappresenta che l’Italia, cosı̀ come confermava lo stesso onorevole Ruzzante
nella sua illustrazione, ha sempre avuto un
rapporto privilegiato con la Bielorussia. A
differenza degli altri Stati europei, che
subito dopo il disastro di Chernobyl si
aprirono all’accoglienza e poi, con il pas-
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sare degli anni, hanno notevolmente diminuito il flusso di minori accolti (come, ad
esempio, la Spagna e la Germania), il
nostro paese ha mantenuto fermo il flusso
originario, tant’è vero che negli ultimi anni
si rileva una media costante di 28 mila
ingressi.
In ordine a tali flussi, la competenza è
del Ministero del welfare. Questo ministro
ha la delega politica per le adozioni internazionali e, pertanto, ha seguito in
modo ravvicinato l’andamento delle procedure presentate dalle nostre coppie e
sollecitato l’intervento della Commissione
per le adozioni internazionali, al fine della
loro ripresa quando se ne è registrato, nel
novembre 2004, il forte rallentamento,
fino al blocco definitivo del dicembre
2004.
È opportuno premettere che la maggior
parte dei bambini bielorussi adottati sono
bambini precedentemente accolti nell’ambito dei percorsi di risanamento e poi
richiesti in adozione dalle coppie affidatarie. Dalla data di inizio del funzionamento della Commissione per le adozioni
internazionali, il 16 dicembre 2000, a
tutt’oggi, le adozioni dalla Bielorussia sono
state 821 (9 nel 2000, 147 nel 2001, 185 nel
2002, 254 nel 2003 e 226 del 2004). Nel
2005 non è stato autorizzato alcun ingresso. Tutti questi bambini hanno manifestato problemi di salute più o meno seri.
La ragione del blocco risiede nella
nuova politica della Bielorussia in ordine
alle adozioni internazionali. La svolta è
stata segnata dalla presa di posizione del
presidente Lukashenko, il quale, in data 6
ottobre 2004, ha tenuto un discorso molto
chiaro riferendosi ai percorsi di risanamento e a tutti i paesi di accoglienza. Si
tratta, dunque, di una decisione presa al
più alto livello politico e molto forte, che
riguarda tutti gli Stati con i quali, sino a
quella data, la Bielorussia aveva mantenuto rapporti in materia di adozione o
accoglienza umanitaria.
Tale discorso è stato tenuto durante la
cerimonia per la firma della deliberazione
sul referendum repubblicano su « La protezione dei diritti dei bambini e dei giovani ». Il presidente Lukashenko ha dichia-
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rato che « sarebbero state introdotte
norme tese, da una parte, a responsabilizzare maggiormente i genitori nella gestione della potestà parentale e, dall’altra,
a creare una rete di sostegno intorno ai
bambini e ai giovani fino al raggiungimento della maggiore età, perché siano
loro assicurati percorsi di vita sani ed
operosi per una sistemazione lavorativa in
patria, evitando cosı̀ l’inquinante contatto
con l’estero ».
Cito letteralmente le parole del presidente, il quale ha altresı̀ dichiarato che il
fenomeno dei soggiorni per risanamento
avrebbe dovuto azzerarsi e che ogni provvedimento autorizzatorio, sia per l’adozione sia per l’espatrio temporaneo,
avrebbe dovuto recare la firma del ministro della pubblica istruzione, perché i
paesi stranieri hanno reso i bambini in
Bielorussia che hanno sperimentato percorsi di risanamento « dei consumatori
elevati al quadrato ». Egli, rivolgendosi ai
politici stranieri, ha chiesto che, ove davvero vogliano sostenere bambini Bielorussia, portino direttamente in Bielorussia il
loro aiuto.
La missione a Minsk, effettuata il 16
dicembre 2004 dalla presidente della Commissione, consigliere Carmela Cavallo, e
dal consigliere diplomatico Ombretta Pacilio, è stata finalizzata ad accertare, da
una parte, quale futuro sarebbe stato
riservato alle procedure di adozione in
corso e, dall’altra, a rappresentare la particolare disponibilità, nel corso di quasi
vent’anni, dell’Italia in relazione all’accoglienza; tale posizione avrebbe potuto giustificare un diverso orientamento nei confronti del nostro paese.
La viceministro della giustizia, onorevole Kovalova, nell’incontro con la delegazione italiana ha reso noto che erano
allo studio dell’ufficio legislativo del Ministero della pubblica istruzione modifiche
alla normativa sull’adozione e, marginalmente, anche alla legge sul diritto di
famiglia.
Si è appreso cosı̀ che le procedure di
adozione instaurate dalle coppie straniere
– quale che sia il paese di provenienza –
erano state « differite », ovvero bloccate,
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dal 6 ottobre scorso. Esse sarebbero riprese soltanto dopo l’introduzione delle
modifiche
richieste
dal
presidente
Lukashenko.
Quanto rappresentato dalla viceministro ha trovato pieno riscontro negli ingressi autorizzati dalla Commissione per le
adozioni internazionali negli ultimi sei
mesi dell’anno 2004 (41 a luglio, 11 ad
agosto, 16 a settembre, 33 ad ottobre, 10
a novembre, 0 dicembre). Nei primi quattro mesi del 2005 la Commissione non ha
autorizzato alcun ingresso. Si prevedeva
all’epoca come inizio del nuovo corso il
mese di febbraio 2005, ma nulla si è
mosso. È stato comunque assicurato che la
documentazione già presentata dagli aspiranti genitori sarebbe stata fatta salva e
che quindi non andava ripetuta, ma
avrebbe dovuto seguire il diverso percorso
procedurale previsto dalla nuova normativa.
La viceministro ha ulteriormente chiarito che sarebbero stati proposti due percorsi procedurali, a seconda che si tratti di
adozioni nominative (cioè relative al bambino accolto e già noto) o, invece, non
nominative o generiche. La viceministro ha
sottolineato che sarebbero state verificate
le attuali condizioni di vita di tutti i
minori bielorussi adottati all’estero a far
data dal 1991 (si tratta di 2285 bambini).
Sulla situazione di tali minori avrebbe
dovuto essere presentata un’apposita relazione al Consiglio dei ministri bielorusso.
La viceministro ha precisato inoltre che il
ministero
della
pubblica
istruzione
avrebbe controllato ogni procedura di adozione ed avrebbe dato un parere vincolante ed ancora che la permanenza nella
banca dati richiesta per un minore, affinché possa essere dichiarato adottabile,
sarebbe stata non più di sei mesi, ma di un
anno.
In riferimento ai report post-adottivi, la
viceministro ha dichiarato che essi sarebbero stati richiesti per cinque anni, ma
con cadenza annuale e non più semestrale.
È stato altresı̀ ulteriormente precisato che,
ove si fosse trattato di adozioni nominative, la famiglia avrebbe potuto fare una
domanda iniziale al ministero della pub-
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blica istruzione, non corredata da alcun
documento, esclusivamente per conoscere
se il minore si trovi in situazione di
adottabilità e solo nel caso si tratti di
minore abbandonato, e quindi adottabile,
si sarebbe potuta inoltrare la documentazione prevista.
La nuova normativa bielorussa in materia di adozioni internazionali è entrata
in vigore il 14 gennaio scorso. Essa è
ispirata a criteri restrittivi per quanto
riguarda l’adozione internazionale, che assume un più deciso carattere di sussidiarietà, rispetto a quella nazionale, ed è
limitata ai soli casi di minori affetti da
patologie non curabili in patria. Ad oggi,
tuttavia, pur non essendo più le procedure
ufficialmente sospese, permane una situazione non chiara, mentre non vengono
ancora accettate nuove domande di adozione; anche le pratiche avviate prima
dell’entrata in vigore della predetta legislazione sono rimaste bloccate.
In particolare, in risposta a quesiti
posti dall’interpellante, sintetizzo quanto
segue. In primo luogo, circa le iniziative
che il Governo italiano ha adottato per
riaprire i percorsi adottivi con la Bielorussia, si evidenzia che tali iniziative sono
consistite nella richiamata missione a
Minsk svoltasi il 16 dicembre 2004, che ha
avuto una ricaduta positiva in quanto
comunque sono stati chiariti i termini
della questione ed illustrate le nuove procedure. Va segnalato inoltre che la nostra
ambasciata a Minsk ha compiuto negli
ultimi mesi numerosi passi per sensibilizzare il Governo bielorusso sulla situazione
di paralisi che si è venuta a creare e per
gli orientamenti di maggior chiusura che
paiono profilarsi anche in tema di soggiorni di risanamento.
Sono stati inoltre intensificati i rapporti
con l’ambasciata di Bielorussia in Italia.
Approfitto per salutare il console e l’ambasciatore bielorussi, che oggi assistono
dalle tribune ai nostri lavori. Tutto ciò al
fine di ottenere la definizione a breve dei
percorsi procedurali già iniziati. I rapporti
con le autorità bielorusse sono sempre
stati ottimi e si mantengono tali, ma è di
tutta evidenza che non possono superare
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una siffatta decisione politica. Essi assicurano però un’informazione in tempo reale
degli eventi ed una considerazione delle
istanze espresse dal nostro paese. È stata
a più riprese e a vari livelli manifestata la
viva attesa italiana che le procedure di
adozione pendenti possano essere rapidamente portate a conclusione, sulla base di
convergenti considerazioni di giustizia ed
umanitarie – in particolar modo l’interesse dei bambini e le aspettative delle
famiglie italiane –, con un’adeguata valutazione di ordine politico da parte bielorussa, nel quadro più generale delle relazioni tra i due paesi. Si è chiesto pertanto
all’ambasciatore bielorusso in Italia di sottolineare alle autorità competenti la
straordinaria valenza che i rapporti umani
hanno nel contesto delle relazioni bilaterali, e quindi l’importanza di adoperarsi
per preservarli.
In secondo luogo, quanto ai rapporti
bilaterali di collaborazione e di assistenza
in loco con la Bielorussia, si fa presente
che la Commissione per le adozioni internazionali ha sottoscritto con il centro
adozione di Minsk ben tre protocolli per
regolamentare le procedure di adozione
anche in relazione a quelle dei bambini
accolti; ha congruamente finanziato il progetto Zubrenok, finalizzato a riorganizzare
una parte degli edifici della vecchia colonia sovietica ed a realizzare una casa
famiglia adeguatamente attrezzata ad
ospitare 20 bambini, cosı̀ da sottrarli ad
un’istituzionalizzazione protratta ed offrire loro una migliore qualità di vita.
Tale progetto prevede anche programmi di formazione professionale per
ragazzi e giovani madri, sostegno alle
istituzioni locali per programmi di affido
familiare e finanziamento di progetti madre-bambino che consentano di sviluppare
e sostenere la responsabilità delle giovani
madri.
In terzo luogo, per quanto attiene al
quesito posto dall’interpellante in merito
ad una possibile visita ufficiale in Bielorussia, tenuto conto del notevole numero
delle procedure in corso con tale paese
(458, di cui 205 nominative e 253 generiche) e nell’interesse superiore dei bambini
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accolti, è intenzione di questo ministero
mantenere costante il dialogo con l’autorità politica bielorussa, anche attraverso
una nuova missione, a contenuti non solo
tecnici ma politici, ed ottenere quel riconoscimento che la generosità manifestata
in questi 20 anni dai cittadini italiani, da
sempre attestata a tutti livelli, meriterebbe
rispetto agli altri paesi.
In quarto luogo, quanto ai tempi più
rapidi sollecitati dall’interpellante per le
procedure dei preadolescenti e degli adolescenti, si sottolinea come l’Italia può
soltanto limitarsi a rappresentare alle
competenti autorità bielorusse i lunghi
tempi di attesa, in quanto solo a queste
ultime spetta la valutazione di ogni singolo
caso di adozione.
Infine, sembra a questo ministro doveroso concludere ricordando all’onorevole
Ruzzante il principio fondamentale che
già certamente conosce della Convenzione
de L’Aja, quello di sussidiarietà, in base al
quale l’adozione nei confronti di cittadini
stranieri è l’ultima risposta all’abbandono
del bambino; il paese di origine deve
trovare all’interno del suo territorio le
risorse adeguate per offrire a tutti i suoi
bambini una famiglia sostitutiva in loco,
ove la famiglia naturale non possa essere
sostenuta, cosı̀ da superare le problematiche da cui è attraversata.
Non può non essere, pertanto, condiviso in linea di principio il progetto di vita
che il presidente Lukashenko disegna per
i bambini bielorussi. È però necessario
richiamare l’attenzione da parte della Bielorussia a tenere in considerazione le
esigenze psicofisiche di quei bambini e di
quegli adolescenti che già identificano
nelle rispettive famiglie italiane i loro
riferimenti affettivi e, altresı̀, a considerare
che le modifiche legislative hanno bisogno
di tempo, ma che tale tempo non può
pregiudicare la vita dei bambini. Sarà per
questi bambini e per le famiglie che manifestano disponibilità all’accoglienza che
noi ci batteremo, affinché ogni progetto
familiare, in Bielorussia come in qualsiasi
altro paese, si possa realizzare in tempi
ragionevoli.
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Si rende noto, inoltre, all’onorevole
Ruzzante che la Commissione per le adozioni internazionali ha svolto una proficua
attività di ricerca sulle tematiche adottive
ed è in corso la pubblicazione di un testo
dal titolo: « Da accolto a figlio » che tratta
specificamente, per la prima volta in Italia,
la materia dell’adozione dei bambini accolti nell’ambito dei percorsi di risanamento, presentando il fenomeno dai vari
punti di vista.
Si sottolinea, in conclusione, che l’Italia
in questi ultimi anni ha notevolmente
ampliato il numero di nuovi paesi da cui
provengono bambini e che il numero dei
bambini adottati nell’anno 2004 ha segnato un aumento di circa il 30 per cento
rispetto all’anno 2003 ed, ancora, che non
soltanto è stato realizzato un maggior
numero di adozioni, ma che la loro qualità, in termini di correttezza e trasparenza, ha raggiunto livelli davvero soddisfacenti, come testimoniato dalle autorità
dei paesi di origine alla Commissione per
le adozioni internazionali.
Desidero, infine, ringraziare l’onorevole
Ruzzante per il suo sincero interesse nei
confronti della materia delle adozioni internazionali e mi auguro davvero che
questo approccio, che non divide l’opposizione dalla maggioranza su temi di questo tipo, possa continuare ad essere cosı̀
positivo anche durante l’esame del disegno
di legge che interviene proprio su tale
materia, al fine di rendere ancora più
fluida la procedura delle adozioni internazionali e di dare una risposta, cosı̀ come
afferma la Convenzione de L’Aja, la migliore possibile ad ogni bambino del
mondo.
PRESIDENTE. L’onorevole
ha facoltà di replicare.
Ruzzante
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente,
innanzitutto vorrei ringraziare il ministro
Prestigiacomo per la risposta non formale
e per l’attenzione dimostrata rispetto all’interpellanza; in particolar modo, mi riferisco al tema dei rapporti con la Bielorussia, ma più complessivamente anche al
tema delle adozioni internazionali.
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La piena disponibilità a ragionare e
collaborare da parte dell’opposizione non
è dimostrata soltanto da questa interpellanza urgente; ad esempio, sono notevoli i
rapporti di interazione tra maggioranza e
opposizione all’interno della stessa Commissione per l’infanzia, dove questi temi
sono stati più volte affrontati, spesso con
giudizi e percorsi unanimi. Credo che vi
siano molti motivi di scontro in quest’aula
e, se possiamo fare qualcosa di positivo su
un tema che riguarda i minori, in qualsiasi
parte del mondo essi si trovino, ciò va
assolutamente fatto.
Inoltre, la ringrazio anche per l’attenzione al tema delicato dei rapporti tra
Italia e Bielorussia, ricordando però come
nei fatti si sia stabilito un legame particolare: ogni anno, in media, 28 mila bambini sono ospitati dalle famiglie italiane.
Tale ospitalità coinvolge migliaia di cittadini italiani e numerose comunità locali,
da nord a sud, e rappresenta l’ennesima
dimostrazione della generosità che il nostro paese da sempre ha sui temi sociali.
Riguardo ai quesiti posti, mi dichiaro
parzialmente soddisfatto. Non mi riferisco
tanto alla sua risposta, perché credo che
potrò dichiarare di essere definitivamente
soddisfatto solo quando, dopo lo « zero »
dei primi quattro mesi, torneremo effettivamente a vedere i segnali di una qualche apertura. Naturalmente, questa passa
anche attraverso i rapporti bilaterali, e
ringrazio per aver espresso disponibilità
rispetto ad un percorso che deve coinvolgere le parti tecniche (quindi la Commissione per le adozioni internazionali), ma
anche il rapporto politico. Infatti, credo
che alcuni problemi possano essere risolti
proprio a questo livello.
Anch’io ringrazio la nostra ambasciata
a Minsk e l’ambasciata bielorussa a Roma,
perché rappresentano il tentativo di lasciare aperto un canale di dialogo, di
rapporto e di confronto su queste tematiche. Credo che entrambe le ambasciate
capiscano perfettamente quanto sia stabile
ed importante il rapporto tra i due paesi,
soprattutto tra le loro popolazioni.
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È sicuramente importante il percorso
di sussidiarietà da lei richiamato; non lo
contesto, perché per principio non contesto le leggi degli altri paesi. Anzi, giudico
un percorso positivo quello che porta un
maggior numero di bambini bielorussi a
trovare una risposta nell’ambito delle famiglie di quel paese.
Vorrei ricordare che nei percorsi di
accoglienza in Italia e di rapporto con la
comunità bielorussa non solo vengono
ospitati minori, ma molte comunità locali
hanno istituito una vera e propria « adozione di istituti », realizzando palestre e
dando vita ad iniziative che hanno migliorato la qualità di vita nel paese di origine
di questi bambini. Credo che anche questo
aspetto vada sottolineato.
Infatti, nella mia interpellanza ho rimarcato quanto sarebbe importante – e
d’altra parte lei ha ripreso questo punto
nella sua risposta – che l’Italia aiutasse un
paese che ha vissuto determinati problemi
e difficoltà, generate principalmente dall’esplosione della centrale nucleare di
Chernobyl, con percorsi di aiuto e sostegno, affinché si trovino soluzioni in merito
al problema dell’abbandono dei minori.
Infatti, non dimentichiamo che il principio
fondamentale della nostra azione deve
essere quello della salvaguardia dei minori.
Ma, proprio perché vogliamo salvaguardare quei minori, e soprattutto i loro
legami e i loro affetti che si sono creati in
anni di ospitalità da parte delle famiglie
italiane, riteniamo debba essere trovata
una soluzione rispetto ai percorsi adottivi
già avviati e a quelli in fase di realizzazione.
Concludo, a nome delle numerose famiglie che leggeranno il resoconto di questo dibattito nel sito della Camera, riportando il punto di vista di una coppia fra
le tante, che mi ha scritto in questi giorni
la seguente e-mail: « In questa sede » –
scrive tale coppia – « non vogliamo giudicare la correttezza delle decisioni del
Governo bielorusso e delle sue ragioni, né
l’efficacia dell’operato delle istituzioni ita-
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liane. Noi vogliamo solo far presente con
forza che si sono create molte situazioni
nelle quali vi sono bambini che vogliono
essere adottati e famiglie che li vogliono
adottare; che vi sono legami di affetto
fortissimi tra questi bambini e le rispettive
famiglie; che davanti a questo problema
non si possono chiudere gli occhi e che
alla situazione che si è creata si deve dare
una risposta di umanità, nell’interesse, in
primo luogo, dei bambini. Non possiamo
credere che vi sia qualcuno, in Italia, in
Bielorussia e in qualsiasi parte del mondo,
che non capisca che le domande di adozione di questi bambini, che ci amano e
che amiamo, non sono pratiche burocratiche, da gestire secondo vincoli o convenienze politiche. Dietro queste pratiche ci
sono sentimenti, amore, lacrime, dolore, in
qualche caso disperazione; ci sono cuori
che si spezzano; per noi ogni partenza di
bambini non è la fine di una vacanza, è la
separazione dai nostri figli, e per loro è la
separazione dai propri genitori ».
(Orientamenti del Governo relativi alla
futura destinazione dell’aeroporto di Boccadifalco di Palermo – n. 2-01521)
PRESIDENTE. L’onorevole Lo Presti ha
facoltà di illustrare la sua interpellanza
n. 2-01521 (vedi l’allegato A – Interpellanze
urgenti sezione 2).
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, signor viceministro, l’interpellanza
in esame riguarda il futuro di Boccadifalco, vale a dire di uno degli aeroporti più
antichi d’Italia. Costruito sul finire degli
anni Venti, Boccadifalco occupa una vasta
area a sud di Palermo. Si tratta di una
struttura che è stata mantenuta nel corso
degli anni in modo eccellente, grazie alla
presenza dell’Aeronautica militare.
Tale struttura ha operato come aeroporto militare durante la guerra, e successivamente come aeroporto militare e
parzialmente civile, e oggi è anche sede di
uno dei più prestigiosi aereoclub d’Italia. È
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una struttura magnifica – che personalmente conosco molto bene, in quanto
palermitano e per avervi svolto il servizio
militare –, che riveste interesse dal punto
di vista storico e culturale. Essa comprende un orto botanico con esemplari di
flora rarissimi, e le strutture aeronautiche
che vi insistono rappresentano un raro
esempio di « archeologia militare » di notevole rilevanza (mi riferisco ai viali, che
offrono uno spettacolo di giardini, fiori,
piante e alberi, agli hangar, ai magazzini,
alla palazzina sede del comando, al circolo
ufficiali). Una struttura, soggetta peraltro
a un vincolo della sovrintendenza sull’orto
botanico, che rappresenta dunque un momento storico e culturale della vita del
nostro paese che oggi rischia di tramontare.
Non so se il viceministro abbia visitato
la città di Palermo, probabilmente sı̀: so
che egli conosce l’impianto aeroportuale di
Boccadifalco. Allora, forse, dovrebbe calarsi maggiormente in quella realtà, per
viverla da dentro ed apprezzare la portata
storica, culturale e ambientale del sito in
oggetto.
Oggi la situazione rischia di cambiare.
Boccadifalco negli anni è diventato sede
dei Nuclei elicotteri dei carabinieri e della
polizia, della Guardia di finanza, del
Corpo forestale della regione siciliana e, in
ultimo, anche dei Vigili del fuoco. Tale
struttura sta assumendo una caratteristica
di polifunzionalità in materia di interventi
di protezione civile, di soccorso. Attualmente, come detto, sono in forza presso la
struttura numerosi reparti delle forze dell’ordine, mentre l’areoclub vi opera, anche
se con molte difficoltà, incrementando
ogni anno il numero dei soci e degli aerei.
È, quindi, una struttura viva e vitale.
Da qualche anno, però, la situazione
sembra cambiare. L’aeronautica militare,
infatti, ha avviato una politica di lenta, ma
progressiva dismissione della propria presenza in quel sito, alleggerendo, col tempo,
il numero degli uomini, delle strutture e
dei mezzi, sino a giungere ad una presenza
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attuale non ancora simbolica, ma che
rischia di diventarlo nei prossimi mesi.
È presente, infatti, un distaccamento
che svolge soltanto funzioni di rappresentanza e di controllo del traffico aereo.
Nonostante quel che si pensi, il numero
degli elicotteri che dal sito giornalmente si
alzano in volo ed il numero degli aerei
dell’aereoclub che svolgono attività di
scuola di pilotaggio originano un numero
di ore di volo consistente che necessita di
un controllo del traffico aereo e di un
servizio meteo, svolti dall’Areonautica militare.
Da qualche tempo, però, gli stati maggiori hanno pensato di avviare la progressiva dismissione della presenza nel distaccamento, legando questa iniziativa ad
un’altra vicenda manifestatasi in questi
mesi. Mi riferisco ad una nuova utilizzazione di buona parte dei terreni a servizio
dell’aeroporto, che, ormai, sono destinabili
ad altro uso essendo terminate le esigenze
belliche. È stata ventilata, quindi, l’esigenza di allocare in questi terreni la
cosiddetta « Cittadella della polizia »: ottima iniziativa, apprezzata dai palermitani.
Siamo d’accordo sul fatto che questi
terreni, in gran parte inutilizzati, siti a
nord dell’aeroporto possano diventare
sede della « Cittadella della polizia », il che
equivarrebbe a garantire alle forze dell’ordine un luogo idoneo al loro accoglimento.
Tale progetto rappresenterebbe, inoltre,
l’affermazione del principio della presenza
dello Stato in un territorio come la provincia di Palermo, notoriamente a rischio
d’infiltrazione criminosa.
Questa vicenda, quindi, si lega al progetto di rilancio di parte della struttura, su
cui siamo d’accordo. Ma si lega vieppiù,
temiamo noi, al tentativo di abbandono
del complesso edilizio, delle strutture, degli impianti logistici dell’aeroporto di Boccadifalco, che potrebbe aprire la strada, a
nostro avviso, a future speculazioni.
L’ENAC sarebbe disponibile ad assumersi la gestione dell’aeroporto e ha presentato un articolato progetto in tal senso,
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nel quale si ipotizza la creazione di un
centro congressi a servizio del traffico
civile di piccolo cabotaggio (ad esempio,
per gli uomini di affari) e del traffico in
transito: un progetto di riqualificazione
della struttura, di cui l’ENAC assumerebbe
la gestione.
Quando poi si scende nel dettaglio (e vi
sono state riunioni, conferenze di servizio
tra ENAC e aeronautica militare, ENAV ed
altri su come orientarsi per il futuro) i
nodi giungono al pettine, visto che non si
comprende con quali risorse l’ENAC dovrebbe gestire tale struttura, mentre, d’altro canto, l’ENAV (che dovrebbe essere
l’ente deputato al controllo del traffico
aereo) ha fatto sapere di non essere minimamente interessato a sostituire l’aeronautica militare nella gestione del traffico
aereo in quanto impossibilitato a farlo,
stante per la necessità di utilizzare ingenti
risorse di cui non dispone.
Oggi, con il sacrificio di uomini preparatissimi dell’aeronautica militare si riesce
benissimo a svolgere la funzione di controllo del traffico aereo con attrezzature e
uomini che comunque costano, ma che
rappresentano un costo consolidato nei
decenni di funzionamento della struttura
medesima.
Siamo venuti al dunque. So che l’aeronautica è ferma su questa posizione.
Signor ministro, credo che la risposta,
purtroppo, sarà negativa, ma noi certamente non molleremo. La città di Palermo
non intende assolutamente rinunziare all’aeroporto di Boccadifalco o riaprire la
strada a future ipotesi di speculazione. Vi
è infatti un dato che forse è sfuggito a
molti: se l’aeronautica militare dovesse
lasciare quella struttura, potrebbe tornare
a rivivere una norma che prevede la
restituzione di gran parte dei terreni allora assegnati al demanio dello Stato e
all’aeronautica militare per costruire l’aeroporto ai proprietari che li concessero
volontariamente (alcuni di quei terreni
vennero espropriati, mentre altri concessi
su base volontaria) con la condizione che
i terreni stessi rimanessero sempre al
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servizio dell’infrastruttura aeroportuale e
che vi permanesse l’aeronautica militare
medesima.
La preoccupazione è che nel momento
in cui l’aeronautica dovesse lasciare l’impianto aeroportuale, non si saprebbe bene
nelle mani di chi questo dovrebbe passare,
dal momento che l’ENAC afferma di non
avere i soldi e l’ENAV non intende sborsare alcun contributo per gestire il traffico
aereo. Probabilmente i voli degli elicotteri
sarebbero gestiti da qualcuno della polizia,
della Guardia di finanza o dei carabinieri
deputato a farlo: in tal modo, però, la
pista aeroportuale sarebbe destinata a
chiudere, la struttura ad essere abbandonata e chiusa definitivamente. Probabilmente, dopo qualche anno di mancato
utilizzo, essa sarebbe destinata a chissà
quale uso speculativo. Nel frattempo, verrebbe costruita la città della polizia e, di
fatto, sparirerebbe nel dimenticatoio e nell’oblio l’attenzione, che invece intendiamo
mantenere alta, su questo problema per il
quale siamo pronti a promuovere anche
altre iniziative di carattere parlamentare,
sociale, culturale, per evitare che si compia quello che riteniamo sarebbe un autentico scempio di un sito che, dal nostro
punto di vista, non deve assolutamente
essere dismesso.
Sono queste le preoccupazioni che ci
animano, signor sottosegretario, e le soluzioni, aldilà della presa di posizione, secondo me non meditata da parte dell’aeronautica militare, che ci potrebbero essere.
Infatti, se l’aeronautica militare continuasse ad insistere nel voler lasciare quel
sito, motivo tra l’altro facilmente comprensibile in quanto luogo prestigioso e di
rappresentanza, che potrebbe essere anche
utilizzato proprio per tali finalità (ritengo
infatti che il decoro delle nostre forze
armate passi anche attraverso questo tipo
di iniziative !), le preoccupazioni aumenterebbero e a quel punto qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità delle
eventuali conseguenze: una dismissione
forzata con l’apertura di ipotesi specula-
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tive che, francamente, vorremmo evitare.
Senza contare il fatto che l’aeroclub, che
vi ha sede, rischierebbe di chiudere: circa
trecento sportivi associati a questa struttura non potrebbero più effettuare voli.
Diverse persone che gravitano intorno a
questo circuito virtuoso che produce ricchezza rischierebbero di non avere più la
possibilità di operare.
Al di là della risposta che lei, onorevole
Tassone, fornirà alla mia interpellanza,
che temo, ahimè, non sia in linea con
quelle che sono le aspettative della comunità cittadina interessata, vediamo se è
possibile trovare per il futuro una soluzione che contemperi le diverse esigenze e
i diversi interessi in campo. Faccio riferimento, in particolare, allo sviluppo di
sinergie tra le forze dell’ordine e l’Aeronautica militare, al fine di suddividere i
costi di gestione della struttura, e alla
creazione delle condizioni che consentono
una cogestione della stessa. Una struttura
come l’aeroporto di Boccadifalco rappresenta sicuramente un servizio utile per
quella comunità cittadina e, come tale,
non può andare dispersa in questo modo.
Al di là dell’odierna discussione, desidererei comunque che rimanesse una
porta aperta su questa vicenda. Per la
verità, mi aspettavo che venisse a rispondere alla mia interpellanza il ministro
della difesa, e non uno dei rappresentanti
del Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti. Per carità, lei, onorevole Tassone, come è ovvio che sia, parlerà a nome
del Governo, ma, se fosse venuto a rispondere il ministro della difesa, gli avrei
rappresentato più da vicino le esigenze
richiamate, sperando che lo stesso potesse
cogliere, dal senso delle mie parole, la
preoccupazione che sussiste in seno a
quella comunità cittadina per il futuro di
questa struttura. Cosı̀ non è: vedremo
comunque di sollecitarlo magari in altra
sede.
Il mio augurio è che si possa giungere
ad una soluzione positiva di questa vicenda, che consenta, ripeto, di contemperare le esigenze di tutti. Dico ciò in quanto
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non riesco a spiegarmi perché improvvisamente l’Aeronautica militare, dopo quasi
ottant’anni di gestione dell’aeroporto di
Boccadifalco, abbia deciso di non aver più
il tempo e la voglia o le risorse per
continuare a mantenerla. Tutto ciò è, a
mio avviso, un po’ esagerato. Conseguentemente, ritengo che una decisione del
genere vada riconsiderata da parte dell’Aeronautica militare.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di
Stato per le infrastrutture e i trasporti,
onorevole Tassone, ha facoltà di rispondere.
MARIO TASSONE, Sottosegretario di
Stato per le infrastrutture e dei trasporti.
Signor Presidente, ho ascoltato attentamente quanto è stato affermato dall’onorevole Lo Presti in ordine alla vicenda
oggetto dell’interpellanza. Nel rispondere
all’onorevole interpellante tenterò di svolgere non un ragionamento preconcetto,
ma delle valutazioni con riferimento alla
situazione attuale e alle posizioni che si
sono evidenziate, perseguendo soprattutto
l’obiettivo di rimarcare il carattere dell’utilità della struttura in questione. D’altronde, lo stesso onorevole Lo Presti ha
parlato lungamente dell’utilità e dell’opportunità dell’aeroporto di Boccadifalco.
Come detto, con la mia risposta chiarirò come stanno andando le cose e cosı̀,
tutti assieme, nell’ambito di un rapporto
dinamico, ma sempre collaborativo e sinergico tra Parlamento e Governo, capiremo meglio la vicenda in questione.
Con decreto ministeriale del ministro
delle infrastrutture e dei trasporti del 24
dicembre 2004, è stato istituito il gruppo
di lavoro previsto dall’articolo 2, lettera c),
del protocollo di intesa del 14 ottobre
2004, volto all’elaborazione di accordi di
programma propedeutici al cambio di status giuridico da militare a civile, in ordine
ai vari aeroporti interessati.
In recepimento delle esigenze rappresentate dal Ministero dell’interno, si è
convenuto di dare priorità alla revisione
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dello status giuridico dell’aeroporto di Palermo-Boccadifalco, definendolo progetto
pilota.
Invero, l’aeroporto siciliano aveva già
formato oggetto del protocollo di intesa
sottoscritto in data 25 ottobre tra il Ministero dell’interno, il Ministero dell’economia e delle finanze, la regione siciliana
ed il comune di Palermo, nonché della
lettera di intenti del 22 luglio 2004 tra il
Ministero dell’interno, lo stato maggiore
dell’Aeronautica militare e l’ENAC, finalizzati a destinare al Dipartimento per la
pubblica sicurezza un’area per la realizzazione di un complesso edilizio funzionale su una parte del sedime aeroportuale
a cui lei faceva riferimento.
Al fine di dare rapido impulso alla
procedura, si è costituito un gruppo di
lavoro « ristretto » per la definizione del
dettaglio degli adempimenti tecnici e delle
modalità attuative del cambio di status del
citato rapporto. Di tale gruppo tecnico,
coordinato dal rappresentante della Direzione generale della navigazione aerea,
hanno fatto parte l’Aeronautica militare, il
Genio difesa, l’ENAC e, da ultimo, l’Agenzia del demanio. In data 17 marzo, è stato
definito il testo di accordo di programma,
completo di un annesso tecnico e dei
relativi allegati. Una volta approvato l’accordo, si sarebbe dato corso alla sottoscrizione del decreto interministeriale (difesa,
infrastrutture, economia) per addivenire al
cambio di status.
Entro 30 giorni dall’emanazione del
decreto interministeriale, il ministro della
difesa avrebbe effettuato al Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti, tramite
l’Agenzia del demanio, la consegna provvisoria delle aree, dei manufatti e degli
impianti dell’aeroporto, come individuati
nell’annesso, procedendo alla contestuale
assegnazione dei medesimi all’ENAC, in
uso gratuito, ai sensi e per gli effetti
dell’articolo 8 del decreto legislativo 25
luglio 1997, n. 250.
È stato previsto, altresı̀, di mantenere
in uso governativo alla Guardia di finanza,
alla Polizia di Stato, al Corpo dei vigili del
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fuoco (sono i soggetti a cui lei faceva
poc’anzi riferimento), nonché alla regione
Sicilia, Dipartimento protezione civile, le
aree, i beni e gli impianti già nella disponibilità delle stesse amministrazioni. Pertanto, il ministro delle infrastrutture e dei
trasporti avrebbe riservato in uso governativo al Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno un’area
necessaria alla realizzazione di un complesso edilizio funzionale, previa verifica,
da parte dell’ENAC, del progetto definitivo. Gli oneri relativi all’attuazione del
trasferimento sarebbero stati a carico dell’ENAC, nell’ambito del proprio bilancio.
Tuttavia, in sede di presentazione del
predetto lavoro nella riunione interministeriale plenaria del 5 aprile scorso, si
sono evidenziati criteri di individuazione
dei presupposti dell’atto in esame diversi e
nuovi rispetto a quelli che avevano costituito la base di lavoro e che implicano una
revisione del documento. In particolare,
l’Agenzia del demanio, richiamando l’attenzione sulla titolarità del diritto dominicale dei beni demaniali, ha evidenziato
la necessità di individuare le parti del
sedime aeroportuale di interesse sia del
Ministero dell’interno, per la realizzazione
della « cittadella della Polizia », sia del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, queste strettamente destinate al
volo, riservandosi la piena disponibilità
delle parti restanti. In ordine a tale posizione, l’amministrazione della Difesa, Aeronautica militare, ha evidenziato la necessità di dismettere il sedime nella sua
interezza e non in modo frazionato, in
quanto quest’ultimo sarebbe ostativo al
proseguimento della riduzione degli oneri
attualmente a proprio carico.
L’ENAC ha altresı̀ sostenuto che il
sedime aeroportuale, per sua stessa natura, è interamente destinato a fini di
ruolo e che, in quanto tale, non è divisibile
in parti adibite ad usi tra loro diversificati.
Da ultimo, a sostenere l’esigenza del
trasferimento dell’intero sedime è intervenuto anche il Ministero dell’interno, rappresentando che, in considerazione del
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costante impegno delle forze di polizia
nella lotta alla criminalità organizzata, le
attività di volo sono, comunque, strumentali allo svolgimento delle attività di istituto da svolgere sul territorio.
Stanti le descritte posizioni, per corrispondere alle esigenze di priorità ribadite
dal Ministero dell’interno, si è proceduto a
scorporare dal procedimento in corso la
fase della delimitazione e della consegna
provvisoria dell’area necessaria alla realizzazione del centro polifunzionale della
Polizia di Stato. Il relativo accordo è stato
sottoscritto, in data 5 aprile, tra il Ministero dell’interno, il Ministero della difesa
– lo Stato Maggiore Aeronautica e Geniodife – nonché dell’Agenzia del demanio.
Al fine di addivenire alla sottoscrizione
dell’accordo di programma propedeutico
all’adozione del decreto interministeriale,
nonché alla definizione di una procedura
condivisa, che consenta di operare il cambio di status anche per i restanti aeroporti,
è necessario superare il contrasto tra chi
(agenzia del demanio) sostiene che il sedime aeroportuale debba essere frazionato
in ragione delle diverse destinazioni d’uso
e coloro (Aeronautica militare, ENAC, Ministero dell’interno) che, viceversa, sostengono la necessità che il trasferimento del
sedime avvenga nella sua interezza.
A tal fine, onorevole Lo Presti ho
convocato, per la prossima settimana,
un’apposita riunione. Mi auguro di affrontare e di risolvere tutti i problemi, tenendo
in conto delle sue valutazioni.
Come vede, non c’è alcun disegno particolare. Quando una struttura diventa
insostenibile rispetto ai compiti per cui è
sorta, indubbiamente occorre « volturarla »
per darle una destinazione più consona
alle esigenze del territorio.
La struttura di Boccadifalco non è più
sostenibile da parte dell’Aeronautica militare. Dopo una lunga storia, l’Aeronautica
militare ritiene debba essere data ad altri.
ANTONINO LO PRESTI. Non è un
corpo separato dello Stato, l’Aeronautica
militare !
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MARIO TASSONE, Sottosegretario di
Stato per le infrastrutture e i trasporti. No,
onorevole Lo Presti, l’Aeronautica militare
non è un corpo separato dello Stato. C’è
una strategia, un disegno, dei criteri della
Difesa approvati da questo Parlamento,
non da altri. C’è un distaccamento. Vediamo poi cosa si deve fare con riferimento alle dieci, dodici persone del distaccamento...
ANTONINO LO PRESTI. No, no...
MARIO TASSONE, Sottosegretario di
Stato per le infrastrutture e i trasporti. No,
io la dico tutta, perché tutte queste cose le
abbiamo ascoltate ! Non mi riferisco a lei,
che ha sviluppato un discorso molto corretto e serio.
Oggi, si parla dell’aeroclub, di voli.
Vediamo come si può articolare tutto ciò.
Terrò presente questa situazione, ma attualmente l’aeroporto non svolge funzioni
di difesa ! Tale aeroporto è stato superato
da altre strategie della difesa. In questo
momento, possiamo affrontare l’intera
problematica della difesa. Lei ha fatto
riferimento al collega, ministro della difesa. Non c’è dubbio che anche il Ministero della difesa si è fatto sentire attraverso alcune prese di posizione.
In questa situazione, il sedime aeroportuale non è destinato ai privati. Deve
essere funzionale ad un servizio pubblico
di grande rilevanza. Ritengo che esista un
grande progetto dove, non soltanto la
cittadella, ma anche il supporto alle infrastrutture e al volo è necessario ed
importante. Verifichiamo come sia possibile ricollocare tutte quella attività che
sono state realizzate nel tempo. Ritengo
che la problematica che lei ha evidenziato
esista. Ma certamente ci troviamo in una
fase storica diversa. L’ENAC è l’Ente nazionale dell’aviazione civile, non gestisce
gli aeroporti.
Quanto alle disponibilità finanziarie
dell’ENAV, ovviamente valuteremo quali
sarebbero le spese; lei sa che attraverso la
riforma del trasporto aereo si tende ad
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una catalogazione degli aeroporti tra
quelli di interesse nazionale e quelli di
interesse regionale: in tal caso, tuttavia, ci
troviamo dinanzi ad una fattispecie alquanto particolare, diversa.
Certo, si pone anche un problema di
costi, per l’Aeronautica militare; se il centro di Boccadifalco non è funzionale come
prima, l’Aeronautica militare effettuerà
anche una valutazione dei costi per il
mantenimento dello stesso.
È un discorso lungo e antico quello che
interessa Boccadifalco e forse è l’occasione, questa, di riprenderlo qui, in Assemblea; ciò è importante e fondamentale.
Lei può star certo che porterò, nelle riunioni a livello ministeriale cui parteciperò,
anche la sua valutazione cosi accorata, da
lei effettuata con grande interesse e, soprattutto, con grande sensibilità; sensibilità di cui debbo darle pienamente atto
questa sera.
Si tratta di una problematica che già
esisteva e della quale ho dovuto quindi
prendere atto; essa infatti si è via via
sedimenta nel tempo. Ma non vi è dubbio
che esistano valutazioni coincidenti tra i
Ministeri della difesa, dell’interno, dell’economia e delle finanze e, infine, delle
infrastrutture e dei trasporti che, come lei
sa, ha la responsabilità del sistema del
trasporto aereo all’interno del nostro
paese.
Detto ciò, non vi è alcun dubbio che le
sollecitazioni da lei rivolte cosı̀ cortesemente saranno – lo ribadisco ancora una
volta – tenute presenti; vedremo come
procedere in questa direzione per dare
una risposta che tenga conto della storia,
del funzionamento ma anche dell’aggiornamento delle funzioni di grande portata
che l’aeroporto di Boccadifalco è chiamato
ad assumere.
PRESIDENTE. L’onorevole Lo Presti ha
facoltà di replicare.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario; devo
dichiararmi soddisfatto, se non altro per
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l’apertura da lei, sottosegretario, mostrata
alla fine dell’intervento. Già si intravedono
spazi di discussione anche se poi mi è
sembrato di capire, per la verità, che pochi
sarebbero i margini per garantire la permanenza di una struttura come l’Aeronautica militare in quell’aeroporto. Però,
mi sembra di comprendere che quanto è
stato oggi discusso potrà formare oggetto
di dibattito in riunioni a livello ministeriale sulle decisioni da assumere.
Devo anche, oggettivamente, contestare
alquanto alcune affermazioni. Per chi ci
ascolta, osservo come la sintesi del suo
discorso sia un po’ la seguente. Intanto, si
trasferirebbero le aree alla Polizia di
Stato, al Ministero dell’interno; si « sdemanializzerebbe » o, comunque, si concederebbe questa parte di aeroporto alla
Polizia di Stato per realizzare la « Cittadella della Polizia ». Poi, quanto al resto, si
vedrà; infatti, i problemi giuridici non
sono indifferenti anche se si insiste, da
parte dell’ amministrazione dell’interno,
nella volontà di avere tutto, in ipotesi, per
garantire una gestione complessiva, il che
potrebbe essere anche una soluzione.
Ribadisco che noi – parlo a nome dei
colleghi che hanno firmato l’interpellanza
(molti dei quali palermitani) e, soprattutto,
della comunità cittadina – siamo d’accordo sull’ipotesi che si realizzi in quella
zona « la Cittadella della Polizia »: è un
grande passo avanti. L’ho sostenuto, a
chiare lettere, nell’interpellanza; se avesse
letto il testo, avrebbe...
MARIO TASSONE, Sottosegretario di
Stato per le infrastrutture e i trasporti. L’ho
letto tutta !
ANTONINO LO PRESTI. È un grande
passo avanti. Li accoglieremo a braccia
aperte; siamo felici. Ma non mi si può
osservare che le mutate esigenze di strategia della difesa sono alla base di questa
decisione francamente incomprensibile
per me ...
MARIO TASSONE, Sottosegretario di
Stato per le infrastrutture e i trasporti. Non
è utilizzando l’aeroporto per la difesa...
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ANTONINO LO PRESTI. ...la decisione
circa il programmato abbandono dell’Aeronautica militare. Guardi, bisognerebbe
difendere il prestigio del sito; la inviterei a
veramente a visitare con me quel sito.
Non è necessario che vi siano strategie
di difesa, poiché civiltà più antiche della
nostra mettevano i soldati a guardia di un
albero millenario !
Non voglio innescare una polemica,
perché si è trattato di un confronto veramente civile, e soprattutto denso di contenuti; tuttavia, non mi si può rispondere
che le mutate esigenze della difesa fanno
sı̀ che l’Aeronautica militare decida, improvvisamente, di sbarazzarsi di Boccadifalco.
Non si tratta, signor viceministro –
perché ho raccolto la sua battuta polemica
–, di difendere il posto di lavoro di dodici
persone: assolutamente no, perché non è
questo il problema ! Il problema, come lei
ha avuto modo successivamente di sottolineare (e per questo la ringrazio), è difendere il prestigio di un insediamento,
che può essere difeso soltanto con il
prestigio di un’autorità militare che oggi
ha grandi difficoltà nel relazionarsi con le
autorità di polizia che in quella sede
hanno allocato i loro nuclei elicotteri.
Sa che cosa accade, signor viceministro ? Accade che l’Aeronautica militare è
in difetto di uomini, perché glieli hanno
progressivamente sottratti. Non è mai
stato un aeroporto operativo dal punto di
vista dell’atterraggio dei mezzi militari;
magari vi avrà fatto transito qualche piccolo aero militare-scuola, ma si trattava
soprattutto di un aeroporto nel quale
aveva sede il telegruppo, vale a dire una
struttura, operativa in tutta la Sicilia,
composta da tecnici altamente qualificati,
che si occupavano di comunicazioni, di
sistemi radar e di sistemi radio dell’Aeronautica militare. Improvvisamente, venne
deciso di spostare tale importante nucleo
a Trapani, e da lı̀ è progressivamente
iniziato l’assottigliamento della struttura
militare.
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Oggi, tuttavia, esistono problemi di gestione. La Polizia di Stato e l’Arma dei
carabinieri, infatti, non ne vogliono sapere
di mettere qualcuno a guardia della porta,
del passo carraio o dell’ingresso nelle ore
notturne, poiché non hanno personale sufficiente. L’Aeronautica militare, allora,
compie sforzi enormi, ma ad un certo
punto è costretta a chiudere il passo
carraio di notte, poiché non ha la possibilità di mettervi a guardia degli uomini.
Ricordo che un tempo vi era la leva
obbligatoria – io stesso ho avuto l’onore di
fare la guardia all’aeroporto di Boccadifalco, alternandomi nei turni con i miei
colleghi –, ma oggi ciò è impossibile,
perché non vi sono più uomini a disposizione per poterlo fare !
Vorrei rilevare, altresı̀, che la Polizia di
Stato, oppure l’Arma dei carabinieri, che
hanno i nuclei elicotteri distanti dal cuore
vitale dell’aeroporto (vale a dire la palazzina comando, gli impianti logistici ed i
magazzini), non vogliono svolgere tale funzione, ed allora dobbiamo conciliare anche
queste esigenze ! In altri termini, esiste la
fondata preoccupazione che, a causa dell’abbandono da parte dell’Aeronautica militare e trasferendo questo sito (almeno la
parte che costituisce storicamente il cuore
dell’aeroporto di Boccadifalco, nonché le
strutture di alto valore storico, culturale
ed architettonico), si possa aprire la strada
non solo al degrado di tali strutture – che
nessuno avrebbe l’interesse di tutelare ! –,
ma anche a possibili speculazioni. Nessuno
riesce a togliermi dalla testa questa idea,
e non sono neanche il solo a pensarla in
questo modo; tuttavia, si tratta di un’ipotesi non proprio peregrina.
Vorrei ribadire che la presenza della
Polizia di Stato non è inconciliabile, e
comunque le sue parole, signor viceministro, lasciano intravedere – per carità,
magari sono troppo ottimista, ma mi auguro che sia cosı̀ – un barlume di speranza. Comunque, vorrei tanto essere informato sugli esiti delle riunioni che svolgerete, nei prossimi giorni, a livello ministeriale, per meglio comprendere quali
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saranno gli orientamenti in materia. Lei
ha affermato che sarà valutato il modo
con cui l’ENAV potrà gestire la nuova
situazione, tuttavia so – e mi consenta di
ribadirlo – che tale ente non intende,
evidentemente, assumere la gestione del
traffico aereo. Infatti, non dispone delle
risorse finanziarie per farlo, e ciò costerebbe enormemente; tuttavia, vedremo
cosa ci riserverà il futuro. Nel frattempo,
vigileremo costantemente, seguendo con
attenzione gli sviluppi della situazione.
Mi farò carico, se me lo consentirà, di
relazionarmi con lei e con il suo ufficio
per capire meglio gli sviluppi ulteriori.
Concludo il mio intervento esprimendo
l’auspicio che, re melius perpensa, l’Aeronautica militare riveda tale posizione cosı̀
intransigente, perché quel sito potrebbe
anche divenire una prestigiosa sede di
rappresentanza della stessa Aeronautica
militare, che non è un corpo separato
dello Stato e che dovrebbe obbedire a
logiche che non sono solo quelle strettamente connesse alla difesa, ma che potrebbero relazionarla in modo migliore
alle esigenze di una comunità quale quella
palermitana, che vede nel prestigio della
stessa Aeronautica la garanzia per la tutela della sicurezza di un sito altrettanto
prestigioso.
(Proposta di variante a un progetto di
trasporto pubblico riguardante il comune
di Padova – n. 2-01545)
PRESIDENTE. L’onorevole Saia ha facoltà di illustrare la sua interpellanza
n. 2-01545 (vedi l’allegato A – Interpellanze
urgenti sezione 10).
MAURIZIO SAIA. Signor Presidente,
illustrerò molto brevemente la mia interpellanza urgente, anche considerata l’ampiezza sufficiente dell’esposizione scritta.
Signor viceministro, si tratta di un
innovativo progetto di sistema di trasporto
cittadino nel comune di Padova, che trae
le sue origini già dal 1998, ossia due
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amministrazioni comunali fa, successivamente modificato dall’amministrazione comunale nel 1999, attraverso un nuovo
sistema di trasporto più moderno. Ciò è
stato stabilito concordemente con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e
tale progetto si chiama sistema intermedio
a rete sir, in quanto studiato assieme ad
altre tre linee. Parliamo della prima, attualmente in fase di costruzione: essa
attraversa per alcuni chilometri il centro
cittadino, con una tecnologia innovativa di
tipo stradale a « via guidata ». Vi è stata
una serie di importanti accordi con il
ministero, stipulati nel corso degli ultimi
cinque anni. Sono state circa otto le varianti apportate a tale progetto, sempre
stabilite concordemente con il ministero,
in particolare sulle problematiche relative
alla scelta su sede unica – anziché promiscua – della città.
Il finanziamento da parte del ministero
è pari a circa il 60 per cento dell’opera,
per un totale di oltre 36.777.000 euro. Con
la precedente amministrazione comunale,
che ha sostanzialmente gestito tale accordo assieme con il ministero, non si
sono mai ravvisate problematiche di alcun
genere nelle varie prescrizioni o raccomandazioni, secondo l’accordo che con il
ministero era in essere. Improvvisamente,
con la nuova amministrazione comunale,
una banale – almeno cosı̀ ritenuta da chi
in precedenza amministrava la città, ed io
ero tra quelli – modifica su circa 300
metri del tracciato, secondo quanto apprendiamo dalla stampa e dalle dichiarazione dell’attuale assessore trasporti,
avrebbe creato grandi difficoltà. Dette difficoltà sarebbero causate proprio da tale
piccola modifica di 300 metri richiesta dai
cittadini e, in particolare, dalle associazioni di categoria, con cui la precedente
amministrazione aveva concordato in
pieno tutti gli interventi di modifica. È,
infatti, un progetto costruito insieme con
la città e d’accordo con i cittadini.
Tale modifica prevede la promiscuità
della sede del sistema di trasporto in
discussione, con la possibilità per i veicoli
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privati di percorrere la stessa sede interessata dal sistema di trasporto sir1.
Secondo le dichiarazioni che abbiamo
letto sulla stampa, vi sarebbe stata, da
parte del ministero, una forte obiezione a
questo tipo di modifica, a tal punto che,
sulle questioni inerenti questo tratto stradale, che interessa corso Vittorio Emanuele II, sulla base di queste notizie,
sarebbe avvenuto presso gli uffici ministeriali un incontro fra l’attuale assessore
comunale e il direttore generale dei sistemi di trasporto ad impianti fissi del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ingegner Gargiulo, il quale, stando
alla sua dichiarazione, non ammetterebbe
repliche e, quindi, escluderebbe categoricamente la possibilità di variare la circolazione nei 300 metri in parola, prevedendo una corsia a sede esclusiva del
sistema di trasporto pubblico.
Ho già detto che, normalmente, il ministero, rispetto a tutte le proposte di
circolazione suggerite dall’amministrazione comunale, in precedenza non aveva
posto difficoltà di sorta, anche con riferimento a modifiche ben più pesanti dal
punto di vista progettuale.
Siamo qui a chiedere se le determinazioni del direttore generale, ingegner Gargiulo, riportate dagli organi di stampa
corrispondano al vero.
Vorrei ricordare che si è nuovamente
formato un comitato di cittadini, che ha
raccolto diverse migliaia di firme affinché
si ritorni agli accordi precedenti, quelli
assunti inizialmente con la precedente amministrazione.
Chiediamo se, effettivamente, sia avvenuto presso il ministero questo tipo di
incontro con l’assessore e se sia vero che
vi sono state queste determinazioni dell’ingegner Gargiulo. Soprattutto, se le
stesse fossero vere, chiediamo per quale
ragione il direttore generale, ingegner Gargiulo, avrebbe eccepito, rispetto alle previsioni del progetto, la novità per cui in
questi 300 metri si richiederebbe l’esclusività del passaggio del mezzo pubblico.
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Essendo i lavori in corso, chiediamo al
Governo e, quindi a lei, signor sottosegretario, di illustrare le posizioni del ministero su un eventuale pericolo di revoca di
una parte o di tutto il finanziamento,
qualora non si ottemperasse a questo tipo
di indicazione.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di
Stato per le infrastrutture e i trasporti,
onorevole Tassone, ha facoltà di rispondere.
MARIO TASSONE, Sottosegretario di
Stato per le infrastrutture e i trasporti.
Signor Presidente, onorevole Saia, nella
sua interpellanza lei ha correttamente individuato le fasi che hanno caratterizzato
l’iter approvativo della linea tranviaria di
Padova in corso di realizzazione. Purtuttavia, in merito ai contenuti dell’incontro
svoltosi presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Direzione generale dei sistemi di trasporto ad impianti
fissi (da lei più volte richiamato) lo scorso
7 aprile 2005, cui si fa riferimento nell’atto, sono opportune alcune precisazioni.
L’incontro in questione è stato indetto
dal Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti al fine di fare il punto sullo stato
di attuazione ed esaminare, insieme agli
operatori locali, le problematiche ancora
irrisolte. Nell’incontro sono stati, pertanto,
affrontati i temi inerenti sia la linea sia la
tecnologia di sistema. In particolare, l’assessore del comune di Padova ha evidenziato il superamento di alcune difficoltà
che non avevano consentito, fino ad allora,
la realizzazione di parte del tracciato ed
ha esposto la soluzione individuata per la
localizzazione del deposito.
Relativamente al sistema, il soggetto
attuatore APS ha fatto presente che alcune
questioni (resina di attacco, deviatoi, marcia automatica) erano in fase di soluzione.
Con l’occasione, è stata, inoltre, esposta
dai tecnici dell’APS la proposta che la
società medesima ha sottoposto al comune
relativamente alle scelte definitive, volte ad
aumentare la potenzialità della linea sir1
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in considerazione della futura realizzazione delle linee sir2 e sir3, senza modificare la tipologia di rotabile previsto progettualmente, nonché alla definitiva individuazione del sistema di alimentazione in
Prato della Valle, confermando l’alimentazione a batterie del veicolo.
In tale sede, pertanto, l’aspetto richiamato nell’atto cui si risponde è stato
trattato solo marginalmente a conclusione
dell’incontro.
Nel merito, si evidenzia che la struttura
ministeriale che è stata più volte citata
nell’interpellanza, in linea con quanto previsto nel voto di approvazione del progetto,
pur avendo fatto emergere l’opportunità
che le linee tranviarie siano quanto più
possibile realizzate in sede riservata e
protetta, non ha mai escluso la possibilità
di avere tratte in sede promiscua e, pertanto, non risulta corrispondente al vero
quanto, come riferiscono gli onorevoli interpellanti, sarebbe stato riportato dalla
stampa locale relativamente ad un presunto definanziamento dell’opera.
A seguito di quanto emerso nell’incontro del 7 aprile scorso, con nota del
successivo 12 aprile, è stato pertanto formalmente richiesto al comune di Padova il
cronoprogramma aggiornato delle attività
ancora da espletare per l’attuazione completa dell’intervento.
Infine, si fa presente che sia l’intervento relativo alla metropolitana di Bologna, di cui all’interpellanza n. 2-01407
dell’onorevole Raisi che viene citata, sia la
linea tranviaria di Padova fanno capo alle
competenze della Direzione generale dei
sistemi di trasporto ad impianti fissi del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Questo è quanto mi è stato riferito
dagli uffici. Vorrei aggiungere due battute.
Certamente queste opere sono fondamentali e importanti. Bisogna fare presto e
renderle funzionali ed adeguate alle esigenze di una città.
Le posso assicurare che il ministero
seguirà questa problematica e farà tesoro
delle indicazioni che lei ha fornito. Come
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vede, non ci sono state posizioni preconcette da parte del direttore generale cui lei
faceva poc’anzi riferimento e sarò ben
lieto, onorevole Saia, di essere a sua disposizione, con la mia direzione generale,
per tutte le problematiche che venissero
ad insorgere riguardo a quest’opera, rispetto alla quale anche io avverto la necessità e l’urgenza di andare avanti.
Si rischia sempre di affossare tutto,
invece dobbiamo andare avanti, perché
credo che si tratti di una delle scelte più
forti e più cogenti che questo Governo ha
fatto: il rafforzamento del servizio pubblico nelle aree metropolitane; l’alleggerimento del traffico; la riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico; e, ovviamente, la salvaguardia forte della persona
attraverso la riduzione dell’incidentistica
stradale.
que bene. Quindi, vi è il tentativo in
relazione a tante opere pubbliche, di modificare il progetto o di creare inutili
ostacoli, che non ci sono.
Sono soddisfatto della sua risposta ma,
soprattutto, le posso anticipare la soddisfazione, vista l’enorme attenzione della
mia città su questo argomento, da parte
dei cittadini, che in tutti i negozi, per
protesta, avevano esposto, al di là delle
posizioni politiche personali, l’interpellanza che testè abbiamo discusso. Mi pregerò di fornire anche la risposta, perché
tutti i cittadini sappiano come stanno
realmente le cose e la politica non diventi
solo un esercizio di demagogia o il tentativo di falsificare ciò che questo Governo
e anche i governi locali fanno o non fanno
nei confronti degli interessi dei cittadini.
PRESIDENTE. L’onorevole Saia ha facoltà di replicare.
(Contrasti tra la direzione ed i docenti del
Conservatorio E. R. Duni di Matera
– n. 2-01550)
MAURIZIO SAIA. Signor Presidente,
credo che nella mia esperienza di parlamentare in questa legislatura raramente
sia rimasto cosı̀ soddisfatto come questa
sera. Quindi, la ringrazio, signor sottosegretario. Non poteva essere altrimenti,
perché conosciamo da tempo l’attenzione
del ministero per questo progetto.
Abbiamo intuito la gravità della situazione anche a seguito della sollevazione –
chiamiamola cosı̀ – avvenuta nei dovuti
modi da parte dei cittadini e, in particolare, dei commercianti della zona di fronte
al paventato rischio. Quindi, il tentativo
dell’attuale amministrazione di mantenere
la rigidità di alcuni elementi di questo
progetto non ha altra chiave di lettura.
Questa è un’ulteriore conferma, tra le
tante, del fatto che la nuova amministrazione ha la tendenza a creare difficoltà su
molti progetti avviati, voluti, finanziati,
studiati e, in parte, già realizzati, in parte,
iniziati dalla precedente amministrazione,
quasi a voler dimostrare che ciò che la
precedente amministrazione aveva fatto –
ed era moltissimo – non andava comun-
PRESIDENTE. L’onorevole Adduce ha
facoltà di illustrare l’interpellanza Violante
n. 2-01550 (vedi l’allegato A – Interpellanze
urgenti sezione 11), di cui è cofirmatario.
SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, rinuncerò volentieri all’illustrazione
della mia interpellanza, non solo per guadagnare tempo, ma anche perché credo
che il rappresentante del Governo sia già
pronto a rispondere anche a prescindere
dalle argomentazioni che potrei aggiungere
in questa fase. Vorrei solo dire, a beneficio
dei pochi che ci stanno seguendo, magari
alla radio o via satellite o via Internet, che
ho interpellato il ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca per sapere
cosa intende fare per porre rimedio ad
una situazione molto delicata, che si è
venuta a creare nel Conservatorio musicale di Matera, dove l’attuale direttore sta
praticamente litigando con tutti (docenti,
allievi, sindacati, genitori degli allievi). Il
direttore sta consumando un vero e proprio golpe – questa è la mia impressione
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– per cercare di essere riconfermato in
quella carica e lo fa utilizzando mezzi
molto discutibili e qualche volta illegittimi.
Spero che la risposta sia all’altezza
della gravità del problema. Mi riservo
naturalmente di esporre qualche altra
considerazione in sede di replica.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole
Adduce, anche per la felice sintesi.
Il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, Giovanni
Ricevuto, ha facoltà di rispondere.
GIOVANNI RICEVUTO, Sottosegretario
di Stato per l’istruzione, l’università e la
ricerca. I fatti menzionati nell’interpellanza in discussione sono in verità ben
noti al ministero, anche per via dei numerosi esposti che di recente sono pervenuti e che segnalano, appunto, i contrasti
esistenti all’interno del Conservatorio Duni
di Matera, tra i docenti e i sindacati, da
una parte, e il direttore, dall’altra. Dico
quindi che emerge, anche per altra via,
quello che è stato fortemente evidenziato
dagli onorevoli interpellanti; vi è l’esistenza di un grave stato di tensione e di
conflittualità. Il Ministero sta svolgendo gli
approfondimenti necessari per acquisire
quanto più possibile elementi di conoscenza e di conseguente valutazione, considerata anche la particolare fase di riorganizzazione della struttura del Conservatorio, in applicazione della recente normativa, che prevede l’adozione dello
statuto di autonomia dell’istituto ed il
rinnovo dei suoi organi di gestione.
Un oggettivo accertamento dei fatti
è oltremodo necessario – questo non
sfugge –, anche perché da parte del direttore sono pervenuti chiarimenti e smentite, in merito alle vicende delle quali
parliamo. Il Ministero si riserva di adottare tutti i provvedimenti consequenziali,
ma sulla base delle risultanze dell’istruttoria avviata, fornendo comunque agli
onorevoli interpellanti tutte le necessarie
doverose informazioni.
PRESIDENTE. L’onorevole Adduce ha
facoltà di replicare.
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SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, non posso dichiararmi soddisfatto.
Come abbiamo potuto osservare, la risposta del rappresentante del Governo, che io
ringrazio, non esaurisce nulla, perché non
è riuscita a fornire alcuna valutazione
circa quello che sta accadendo nel Conservatorio di Matera. D’altra parte – e lo
apprezzo –, dalle parole del sottosegretario capisco che si apre una finestra,
quanto meno per capire quello che sta
accadendo, per verificare cioè il grave
stato di tensione (come dice il sottosegretario) e la conflittualità enorme esistente.
Avrei voluto che ciò che il sottosegretario definisce « istruttoria » fosse qualcosa
di più e che cioè, attraverso l’utilizzo degli
strumenti del Governo, del Ministero, si
potesse rapidamente giungere ad un’ispezione, ad una verifica di ciò che sta
accadendo.
Non mi dichiaro soddisfatto della risposta e, a tale riguardo, vorrei esprimere
alcune considerazioni, riassumendo i termini della questione, affinché rimangano
agli atti (è l’interesse primario dei deputati
in questo tipo di interlocuzione).
Abbiamo ritenuto necessario presentare quest’interpellanza, perché verte su
un argomento che reputiamo importantissimo per la vita di un’istituzione culturale
di un territorio molto vasto (non solo
quello di Matera e della sua provincia, ma
di un’area che abbraccia sicuramente almeno una gran parte della stessa regione
Puglia) ed, in particolare, sulla situazione
che vive da almeno tre anni il Conservatorio musicale di Matera. Lo abbiamo
fatto non senza un certo imbarazzo per la
particolarità dell’istituzione di cui ci occupiamo e a seguito, soprattutto, di molteplici esposti che sono stati presentati.
Il sottosegretario conferma che è pervenuta al ministro, con riferimento a tale
vicenda, una serie copiosa di denunce, di
petizioni e di reclami da parte del corpo
docente del Conservatorio, degli allievi e
anche di tanti genitori di allievi, interessati
al buon andamento dell’attività didattica
per i loro figli. In particolare, nell’inter-
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pellanza mi sono permesso di segnalare la
decisione ultima di tutti i sindacati dei
docenti che hanno proclamato lo stato di
agitazione, dopo che tutti gli esposti – mi
permetterà il sottosegretario – le denunce
e, soprattutto, le petizioni, pervenute al
direttore prima e al ministro poi non
hanno sortito alcun effetto.
Parlavo di un certo imbarazzo, onorevole rappresentante del Governo, perché
avremmo preferito constatare che certe, a
volte inevitabili, vertenze fossero risolte
all’interno di quelle (non so se sia giusto
il termine in tal caso) corrette relazioni
sindacali che sono alla base della civile
convivenza nell’ambito di un contesto lavorativo, ancorché particolare come può
essere quello di un conservatorio musicale,
ma pur sempre caratterizzato, per comprensibili ragioni, da dinamiche spesso
conflittuali che, tuttavia, mai dovrebbero
trascendere i limiti del rispetto reciproco,
come invece sta accadendo a Matera.
D’altra parte, la questione merita la
nostra e la vostra attenzione, signor rappresentante del Governo, per l’importanza
di quella istituzione di alta formazione
musicale che svolge un ruolo che trascende i ristretti confini di un territorio e
per ciò che è accaduto e sta accadendo (lo
spiegherò rapidamente).
È evidente che ciò che abbiamo scritto
nel testo dell’interpellanza non si riferisce
soltanto ai problemi di natura sindacale,
che, pur se di grandissimo interesse da
parte di tutti noi, probabilmente vanno
lasciate al libero confronto tra le parti. In
questo caso, invece, ci troviamo di fronte
a problemi che richiedono un intervento
esterno, perché – come cercherò di spiegare – l’attuale direzione del Conservatorio di Matera sta mettendo in atto azioni
che condizioneranno, se non saranno bloccate, la vita di quella istituzione in modo
negativo nei prossimi anni.
Il Conservatorio di Matera viene istituito il 3 settembre 1965 ed intitolato al
musicista materano del settecento Egidio
Romoaldo Duni, fondatore dell’opera comica in Francia.
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Sin dai primissimi anni, all’importante
istituzione culturale materana fu attribuito un ruolo significativo, come testimonia la decisione di affidare la direzione al
grande musicista italiano Nino Rota, che
lo dirige fino al 1970, sostituito da Raffaele Gervasio, grande compositore pugliese che lo ha diretto fino agli anni
Ottanta.
Dalla sua istituzione fino ai primi anni
Ottanta il Conservatorio di Matera raggiunse la media di settecento allievi all’anno, diventando punto di riferimento
culturale per Matera, la sua provincia e
per buona parte dei territori delle province di Bari e Taranto. La notevole attività musicale dei suoi allievi e docenti – si
contano circa 150 all’anno tra saggi e
concerti dei docenti, fino una certa data,
ovvero fino alla fase attuale – portò il
conservatorio materano all’attenzione nazionale come esempio di scuola musicale
moderna ed innovativa. Di questo troviamo testimonianza nei tantissimi articoli
di numerose testate giornalistiche, specialistiche e meno, e soprattutto nello spazio
che la RAI dedicò con servizi sull’innovazione didattica di questa nuova realtà
musicale nazionale, diretta da grandi nomi
del panorama musicale, come appunto i
direttori Rota e Gervasio. Sono questi i
brevissimi cenni della storia del Conservatorio musicale di Matera.
Venendo ad oggi, la situazione è cambiata notevolmente. Il direttore non è un
musicista, ma questo non necessariamente
comporta un problema, se solo la sua
direzione fosse caratterizzata da una forte
grossa propensione allo sviluppo delle attività culturali e alla proiezione esterna di
un’istituzione che, di per sé, dovrebbe
svolgere un ruolo che va ben oltre i confini
delle mura dell’istituto.
Signor sottosegretario, in tre anni sono
stati organizzati soltanto 15 concerti, mentre se ne tenevano 150 all’anno. Restano
inutilizzate perfino le non grandi risorse
disponibili; a questo proposito risulta che
per le attività di produzione non sono
spesi ben 52 mila euro, che rischiano di
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essere restituiti al Ministero. Gli allievi
non superano oggi le 600 unità per i corsi
tradizionali e circa 100 per i corsi di
primo e secondo livello che, peraltro, non
si riescono ad avviare, come già ho richiamato nel interpellanza.
Ma quello che più colpisce è il livello di
conflittualità a cui sono giunte le relazioni
tra direttore, docenti, allievi e le loro
rappresentanze democratiche. Siamo rimasti allibiti di fronte alla notizia riportata nei giorni scorsi – signor Presidente,
le offro questa « chicca » – dai giornali di
quanto accaduto nel corso di una riunione
del collegio docente del Conservatorio,
quando il direttore, evidentemente dopo
un alterco con qualche docente, ha chiesto
l’intervento dei carabinieri. Il collegio dei
docenti, organo democratico che sovrintende praticamente a tutte le attività del
Conservatorio, è stato sostanzialmente
esautorato. Infatti, in quasi un anno è
stato convocato soltanto due volte; alla
prima occasione, il 16 marzo 2005, il
direttore ha abbandonato la seduta senza
motivazioni e senza deciderne l’aggiornamento.
Ancora più grave è la situazione del
consiglio di amministrazione, chiamato tra
l’altro ad approvare il nuovo statuto –
tanto per richiamare le novità legislative
cui lei, signor sottosegretario, faceva riferimento molto opportunamente – in cui
vengono fissati i requisiti e le modalità di
candidatura e di elezione del direttore.
Questo è un punto nodale della vicenda,
riferendomi alle candidature per il ruolo
di direttore e per gli altri organi istituzionali del Conservatorio.
Adesso nel consiglio di amministrazione siedono due rappresentanti degli
allievi, nominati – illegittimamente, a mio
modo di vedere – dal direttore il 28
febbraio 2005, nonostante due giorni
prima, il 26 febbraio, l’assemblea studentesca regolarmente convocata ed autorizzata dal direttore avesse all’unanimità
eletto altri due rappresentanti, diversi da
quelli inseriti dal direttore nel consiglio di
amministrazione, cosı̀ come invece preve-
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deva la norma. A nostro avviso si tratta di
una situazione di illegittimità del consiglio
di amministrazione.
Il direttore non disdegna con iniziative
autoreferenziali di autoassegnarsi incarichi di docente di storia della musica, senza
neppure rispettare la procedura prevista.
Gravi sono i problemi relativi alla trasparenza ed, infatti, il direttore impedisce
sistematicamente la consultazione degli
atti – signor sottosegretario, tale circostanza dovrebbe risultarvi – ai docenti che
sospettano che le revisioni non corrispondano a quanto riportato successivamente
dal direttore nelle formali deliberazioni.
Un capitolo a parte andrebbe scritto
per quanto riguarda l’attribuzione di incarichi in ambito familiare, in assenza,
peraltro, degli adeguati titoli di studio
richiesti. Mi fermo qui.
I sindacati hanno richiamato i disagi
procurati dalle suddette procedure adottate per i corsi accademici di primo e di
secondo livello, che non risultano ancora
attivati e per i quali ben 100 allievi, cui mi
riferivo quando descrivevo le statistiche
relative al Conservatorio, hanno già versato le quote contributive, pari a 500 euro
per ciascuno, ed anche per non aver
garantito, in una classe del corso ordinario, l’insegnamento di storia della musica.
Vi è il legittimo sospetto che tutte
queste attività poste in essere dal direttore
siano finalizzate da una parte a realizzare
un’artificiosa maggioranza (si veda la nomina illegittima di due allievi all’interno
del consiglio di amministrazione) e dall’altra a costruire per sé, solo per sé e
forse per sempre, i requisiti utili per la
nomina a direttore del Conservatorio, in
totale spregio della legge e dello stesso
statuto vigente. Infatti, alla vigilia dell’approvazione del nuovo statuto, il direttore
propone, secondo quanto denunciato dai
sindacati, quali requisiti per la nomina a
direttore l’aver diretto il conservatorio – ci
domandiamo: perché non altre istituzioni
od altri enti ? – e l’avere esercitato attività
didattica (ci domandiamo: anche per un
solo giorno ?), senza specificare per quanto
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tempo e senza mettere in evidenza le
professionalità necessarie per quell’incarico. In questo modo, a Matera l’unico che
potrà vantare i requisiti è l’attuale direttore. È chiaro l’intento discriminatorio nei
confronti di numerosi docenti e dirigenti
pubblici e privati che, con l’attività professionale e didattica svolta, ben potrebbero ambire a dirigere l’importante istituzione musicale.
Proprio in considerazione di questa
grave situazione, in data 29 aprile 2005 i
sindacati CGIL, UIL e SNALS hanno concordemente proclamato lo stato di agitazione del personale ed hanno chiesto al
prefetto di Matera di avviare la procedura
di conciliazione prevista dalla legge, denunciando il comportamento antisindacale
della dirigenza scolastica rispetto all’inosservanza delle norme contrattuali e alla
definizione dello statuto di autonomia dell’istituto.
Signor sottosegretario, è necessario altro per chiedere al ministro di assumere
qualche seria decisione a favore della
trasparenza e della buona amministrazione di una delle istituzioni più autorevoli
del Mezzogiorno ? Ciò è necessario anche
per evitare che ad assumere tali iniziative
siano altri organi.
PRESIDENTE. È cosı̀ esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all’ordine del giorno.
Sull’ordine dei lavori (ore 19,55).
PRESIDENTE. Comunico che in data
odierna si è riunita la Conferenza dei
presidenti di gruppo per fare il punto
sull’organizzazione dei lavori dell’Assemblea della prossima settimana, in relazione
all’esame del disegno di legge n. 5827 –
Conversione in legge, con modificazioni,
del decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35,
recante disposizioni urgenti nell’ambito
del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale. Deleghe al
Governo per la modifica del codice di
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procedura civile in materia di processo di
cassazione e di arbitrato nonché per la
riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali (Approvato dal Senato
– scadenza: 15 maggio 2005), alla luce
delle determinazioni assunte dalle Commissioni competenti in sede referente.
Al riguardo è stato stabilito che nella
seduta di lunedı̀ 9 maggio, a partire dalle
ore 15, avranno luogo le discussioni sulle
linee generali delle proposte di legge
n. 4265 ed abbinate – Nuova disciplina
delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati (Approvata dal Senato) e n. 5124 – Concessione
di un contributo al Collegio del Mondo
Unito dell’Adriatico, con sede in Duino.
Alle ore 17,30, con prosecuzione notturna, fino ad esaurimento del punto all’ordine del giorno, avrà luogo la discussione sulle linee generali del disegno di
legge di conversione n. 5827. Il seguito
dell’esame avrà luogo martedı̀ 10 maggio
(antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna, con votazioni
a partire dalle ore 12), secondo l’ordine
degli argomenti già stabilito dal calendario.
Il termine per la presentazione degli
emendamenti in Assemblea al decretolegge è stato fissato alle ore 20 di lunedı̀
9 maggio.
Ordine del giorno
della prossima seduta.
PRESIDENTE. Comunico l’ordine del
giorno della prossima seduta
Lunedı̀ 9 maggio 2005, alle 15:
(ore 15)
1. – Discussione della proposta di legge:
S. 255-379-623-640-658-660 – D’iniziativa dei senatori: BASTIANONI; MULAS
ed altri; TOMASSINI; CARELLA; CARELLA; MASCIONI ed altri: Nuova disci-
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plina delle attività trasfusionali e della
produzione nazionale degli emoderivati
(Approvata, in un testo unificato, dalla XII
Commissione permanente del Senato)
(4265-A);
e delle abbinate proposte di legge:
BOLOGNESI ed altri; MASSIDDA; Alberta
DE SIMONE ed altri; MOLINARI e LETTIERI; VALPIANA ed altri; STAGNO
d’ALCONTRES ed altri; MEREU ed altri;
GAMBALE
(143-277-351-552-892-19832720-4404).
— Relatore: Stagno d’Alcontres.
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(ore 17,30)
3. – Discussione del disegno di legge:
S. 3344 – Conversione in legge, con
modificazioni, del decreto-legge 14 marzo
2005, n. 35, recante disposizioni urgenti
nell’ambito del Piano di azione per lo
sviluppo economico, sociale e territoriale.
Deleghe al Governo per la modifica del
codice di procedura civile in materia di
processo di cassazione e di arbitrato
nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali (Approvato dal Senato) (5827).
La seduta termina alle 20.
2. – Discussione della proposta di legge:
ROSATO ed altri: Concessione di un
contributo al Collegio del Mondo Unito
dell’Adriatico, con sede in Duino (5124-A).
— Relatore: Mattarella.
IL CONSIGLIERE CAPO
DEL SERVIZIO RESOCONTI
ESTENSORE DEL PROCESSO VERBALE
DOTT. FABRIZIO FABRIZI
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