VITA
DORIA.
ANDREA
voL.
n.
c-ii
r
Digitizedby
VjA.
4
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j;^
-
*
,.".?''
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VIJFA
DI
ANDREA
DOMA
F. D. GUERRAZZI
VOLUME
SECONDO.
MILANO.
CASA
EDITRICE
ITALIANA
DI
M.
OUIOOMI.
1864.
1
„„.,Goog,c
NB.
Dritti
di
Tutte
le
verranno
MduzioAe
copie
non
e
rl^itiduziDne
della
munite
considerate
come
t
firma
iservaU.
deW
editore
contraffatte.
Tip.
Chiigoiil.
CONTINUAZIONE
DEL
Prima
di
mandava
CAPITOLO
voltarglile spalle,la
Carlo
a
la suprema
da
incontrare
chesche, di cui
la
mandò
seconda
del
fuori
Tarmata
delle
andavano
di
due
galeotte
in
di
minori
che
qua
e
parve
di là salutaronsi
subbisso.
un
pendi cavalli,veniva
gnuola,
Ferdinando
ChmikRAZZi.
nella
Su
con
quasi
trettanti
al-
chiamati
sentirono
che
tante
quale
cannonate,
queste navi,
con
istu-
il fiore della cavalleria
spa-
quale splendeva principalissimo
Cortez
Vita
e
dagli Spagnuoli
scarzapini; per l'allegrezzagrande
punto
la
con
navi,
cento
quel
gli
Capocassino,
galee del Mendozza,
legni
di
dall'altro
e
giusto
promontorio
conserva
tur-
la
artiglierie^
le
con
che
qui
capitano Cigala genovese
miracolo,
per
davanti,
sbucava
il
prima
fortuna
dogli
blandizie, facen-
lato
un
fondo
a
scampò
comparve
VIL
d" A.
conquistatore del Messico,
Poria, Voi.
II.
1
6
e
VITA
UUoa, padre di Alfonso lo storico,
Francesco
in
gliuoli;
compagnia di parecchidel parentado e ficapitanavala eletta schiera Ferdinando
Alvarez duca di Alba, ed era venuta a proprie
spese, reputandomercede bastevole dei perigli
r acquisto
delle indulgenze
dal sommo
largite
Pontefice.
Ottimo
sarebbe
consiglio
subito
mano
stato
allo sbarco; ma
quellodi
tere
met-
i
come
rosi
ma-
Carlo
grossicontro la spiaggia,
rompevano
temendo ne accadesse sconcio alle navi,e troppo
ne
avessero
a
i soldati,
soffriretravaglio
dogli
paren-
attendere Tarmata del
spedìente
prima di operare lo sbarco ordinò
eziandio
Mendozza
,
ad
un
tratto, che questo si differisse.Intanto,
mandava
trombetto
un
suo
compiacendoall'uso,
ad Assan agà governatore di Algericon le solite
e le solite minacce, le qualii
profferte,
codardi non aspettano mai, e i fortirespingono
sempre. Narrasi ch" a confermare la costanza
e cristiano
agà, il quale fu eunuco
i
rinnegatodella isola di Sardegna,giovassero
dell'Assan
vaticinii di certa vecchia mora,
efae n^
tempi
il naufragio
di Dèegodi
presagito
Vera, e la rotta di Ugo di Moncada, avveratisi
entrambi ; se non che poi avendo progoosUcaio
delle armi imperiali
la mina
per cotesto partii
esito tanto diverso atteso la espugiMurìone
con
sdorsi
aveva
DI
di Tunisi, si
A.
7
DORIA
scaduta di credito;
macostd
era
striliaYa affermando
non
voluto dire di
avere
Tunisi,bensì di Algeri,
e Io vedrebbero. L*Asossia che nei vaticiniiponesse fede,o
san,
come
credo
simulasse per incorare la gente,
piuttosto
£atto sta,che respinse
il messaggiocon male parole,
e subito dopo trattifuora ottocento
Turchi,
la più parte giannizzeri,
fiore di gente,e molti
Arabiaaspettandoda un punto all'altrodi vedere
e quantipigliavano
comparirei terrazzani,
soldo dal Barbarossa,a cui aveva
speditocelerissimi messi, si
ma
disposenon
farsi animosamente
pure a resistere,
contro lo Imperatore,
e
allo aperto combatterlo.
Ottenuta
il vento,
a
ed
risposta,
gì'Imperiali
presero a
simile
terra ;
schiere; ebbe
né
contrastarono
furono
essendo
ciascuna tre
lo sbarco
le fanterie
mettere
ventimila
calato
divise in tre
pezzi di artiglieria,
giiArabi
e
i Turchi;
lasci2u*onlimarciare dentro la
all'opposto
spiaggiaun miglio;quivi i nostri sostarono,
luogo acconcio
pigliandocerte alture giudicate
le artiglierie
per battere la città,e piantatevi
trincero e fossati.
con
ripararsi
sarea,
di Giulia CeAlgeri,un dì nota col nome
alle spalle,il quale per
ha un monte
essere
gliantichi estiagevolmentedifendibile,
Cai!lo
inar"uìo
dispaiata
impresa a espugnarsi.
attesero
a
8
VITA
avvisò assediarla dalla partedi Levante
campì,riponendoin
una
tenere
a
la
di
scanso
delle tre nazioni menate
gnuoli,Tedeschi
a
ognuno,
con
seco,
tre
tese,
con-
Spa*
ed Italiani;i
primi avevano
i secondi le falde,
cima dei colli,
i terzi si sarebbono
alloggiati
per la
Poiché gli Arabi non
pianura verso il mare.
si erano
mossi ad impedirelo sbarco, ormai
confidavano i cristiani arieno occupato Algeri
senza
molestia,e s' ingannavano: imperciocché
stavano
attorno a trarre in terra
alloraquando
le artiglierie,
ecco
e i cavalli,
gliArabi
apparire
i monti, e quincibalestrare sassi,e di ogni
su
maniera saettume
contro
: questi
gliSpagnuoli
mentre
risoluti senza
badare
al
numero
messa
mano
agliarbibusi a cavalletto e a qualchesagro *
gli ributtarono. In cotesta fazione crebbe in
fama di eccellente capitanoAlvaro di Sande,
Arabi irrompenti
il quale,sgombrati
a forza gli
dalle alture,
le occupò e le tenne ; tuttavia,
nuta
vela notte, gliSpagnuolinon
trovanono requie,
saglio
conciossiachè gliArabi, togliendo
a beri fuochi loro, lanciassero colà nugolidi
ed a peronde essi ebbero a spegnerli
freccio,
,
*
Sagro fu
da campo ; gittava
pezzo di artiglieria
da otto a dodici libbre di palla;chiamavasi ancora
quarto
siccome
alla più parte delle ardi cannone,
tiglierie
e il nome,
n
un
di allora,
gliveniva da
un
uccello di
rapina.
DI
nettare
A.
le armi ; venuto
su
9
DORU
i nostri
giorno,
a combattere,sicché
inaspriti
con
di corto
uccisione dei nemici si levarono
molta
fastidio dattorno.
Per altra parte
,
Boria,si faceva fretta a l^avaredi
pigliarono
ri-
quel
instando il
le
nave
tiglierie,
ar-
le
che il trae i cavalli
monto
vettovaglie
si avvicinava con segnali
sinistri.
Il vento
,
di tramontana
sommoveva
crescendo di minuto
con
le onde,
veemenza
: appena
nùgolonispaventevoli
ebbe più modo
tra
non
,
rovesciò
onde
su
in minuto
e
rotolava
fera
fu buio, la bufulmini
e
tuoni
la terra torrenti di freddissima pioggia,
ne
dicie
rimasero le vettovaglie
guaste,fra-
le
si
era
rizziti
polverie le corde di archibuso,intii corpi,che per metterli al coperto non
maggiore
potuto per anche provvedere,
la mina
sul
impeto del vento
presero prima a
runa
0
minando
correre
la notte
che le navi
mare
e
non
su
travolte dallo
dalla violenza dei marosi
su
reggersi
l'altra a
le àncore,poi
sfasciarsi fra loro,
Cosi
rompersi sopra la spiaggia.
intera ; più atroce il giorno,il quale^
a
rivelando il danno
passato,ne minacciava altro
Il signoreCamillo Colonna
aveva
peggiore.
di là dal fosso,a guardiadel campo italiano^
il
tre compagniedi soldati vecchi; traversava
fosso un ponticello
di sotto certipoggi prossimi
alla città;ora queste compagnie,esposte
e
IO
VITA
fittenel fango^ab»
riparoalla pioggia»
brìvidite si erano
di forze ;
aggomitolate
pme
la quale miseria considerando i Turefai, eon
molto sfòrzo di cavalli fecero impeto contro dì
dacché i nostri,
loro,e fu facile vittòria,
prilli
senza*
di armi
in parte fuggirono,
difendersi,
in parte caddero trucidati,
i secondi peròtroppo
trovandosi ad
più dei primi:qualcheitaliano,,
atte
a
picca,si provò a morire non sc^i^a
vendetta,ma
quindia breve Tarme glicadde
di mano, e anch'essi giacquero
I TurcM
spenti.
i
e gliÀrabi, salitiin baldanza,perseguitando
si avventarono
al ponte, e passatolo,
fuggitivi^
ai^salironoil campo italiano-speranzosi
di sterminarlo,
e lo facevano, però che le artiglierie
per colpadelle munizioni bagnate,e gliarchireno
busi, tacevano; mentre pertanto scemi di teraiuto si raccomandavano
a Dio, la sa^
avere
una
Iute
venne
donde
nettino Doria
se
l'attendevano meno.
allo impetodei csl^
(contrastando
valloni tutta la ciurma
della
àncore si reggeva appena;
con
Gian-
sua
galea)su
le
pure arando ilfondo
le àncore,e via via cedendo,si accostava
spiaggia:colpitoadesso dallo imminente
scempio del campo italiano che gli stava su
gliocchi, né lo potendosopportare, recisi gli
ormeggi,si abbrivò ad investiresu la costa per
sovvenirli con prontissimo
Non devo
soccorso.
alla
DI
però che altri afferma in
tacere
atto
paci a
sua
perobèaltre galeeinear
fare così ,
a
reggere
nmodiio,
gli rovinarono
lo avrebbero
e
s'eglia quel modo
in
uà
evitava l'nrto;cbi Ah
non
giudicare:
questo
addosso
fracassato senz'altro^
loro racconti il vero, ardao
è
anzi
a
impossibile
sicuro, che
tino,presso i suoi medesimi
di
cotesto
arerei parte elezione; essersi trovato^
mm
costretto
noi
11
DORI A
JU
Giannet-
nemici,ebbe fama
fra quantiallora vi«
capitanodiligentissimo
vesserò,
e
risohito cosi, che deliberata appena
^ Quantunque però egli
impresala eseguiva
co' suoi Genovesi combattesse pertinacemente
in
si versava
dal numero,
tuttavia,
sopraffatto
estremo
pericolo,
quando lo Imperatorelo notò
da lungi,e non
glireggendoilcuore che tanto
uomo
capitasse
male, mandò il colonnelloÀn«
tonio d'Arragonaa trarlo d'impacciocon
tre
compagnie cappate di archibusieri italiani.Si
rinfrescò la battaglia,
i nostri am^
e comecché
cavalieri mori, massime di
mazzassero
parecchi
che per combattere ,piò
destrierano smontati
quelli
una
,
da cavallo,
pure non
allora Camillo Colonna
la potevano sgsurare;
e
di furore^ accolti
divampanti
*
Jeannetin Doria
t
Brantdme, Vie d^André Daria:
de mer
q«i de son temps feut le plusdiligent
capitaine
—
«
«
Gonzaga»
int(^mo a sé gli
Ferrante
que
on
eust
sceo
voir.
»
—
12
VITA
uomini
più valorosi,e concitando le squadre
dello Spinola,
si precipitarono
nella mischia,e
oppressii nemici,vinsero ; nocque ai fattiloro
la vogliadello stravincere,
si cacimperciocché
dietro ai fuggitivi
Classerò
e tanto
per finirli,
da cotesto empito lasciaronsi trasportare,che
arrivarono quasi sotto le porte della città;i
pochi fuggiaschi,
sportidei luoghi,
per via di
tragetti
scomparvero come
per incanto dinanzi
ai loro occhi, lasciandoespostigì'
inseguenti
al fulminare delle artiglierie
raglie.
su le mupiantate
I cristiani per tentare lo assalto mancavano
di arnesi e di balia ; e poiché
la sosta fruttava
morti,le qualinon
dicare,
venpotevano né manco
deliberarono ritirarsi,
e fu il consiglio
tardo,che Assan
agà
raccolti intorno
,
a
jsè i
li perpiù proditra i Turchi e i Giannizzeri,
cosse
forte irrompendofuori delle porte, e gli
sgominò cosi, che non se ne sarebbe salvato
neppure uno, se non
i quali
a
con
piedi,
"
erano
i cavalieridi Rodi,
la cotta pagonazza
il gonfalonecon
corsaletto,drappellando
ultimi fra tutti combatterono
croce,
;
nondimanco
si poteva
la
mente
disperata-
dal balenare che facevano,
prevederecome
non
fossero per durare,
la morte
ne
Imperatore,sebbene
ai pericoli,
si aggirava
sgomento pelcampo
uso
e
di momento
sul
diradava le fila. Lo
in momento
ve-
DI
A.
13
DORIÀ
bianco,con
mando:
sclavoce
pietosa
fiatvoluntas ttial fiatvoluntas tuat
Lo esempio dei buoni cavalieridi Rodi punse
di vergogna e di compassione i loro compagni
di arme,
i qualifatta testa da capo con
soldati e capitaniaccorsero
ordine promiscuo,
Stilodi
manto
un
alla riscossa : molti uccisero,molti rimasero
la virtù
ma
non
vinse il numero,
cisi;
uc-
molto
al difetto delle armi, però
potè supplire
si potesche degliarchibusi,
come
notai, non
sero
e di picche
valere,o poco ; di partigiane
meno
non
fatto
avessero
combattessero
con
tempo,
senza
e
non
mentre
provvista,
le balestre
a
repugnanza,
milizie cristiane,
massime
i Turchi
cocca, da poco
lasciate dalle
a cui
francesi,
dama
ma-
Luisa di Savoia,dopo la
di Pavia,
battaglia
di armarsi di archibugio,
impose l'obbligo
ed essi lo fecero,per obbedire, non
già per
servirsene,
però che durassero parecchio
tempo
chi
le balestre. Ora dalle balestre i Tura preferire
sferravano verrettoni capacidi passare le
mazzavano
più salde corazze; con gliarchi comuni ama
furia di freccie,dalla lontana,le
milizie scopertedi difese.Lo
rannoda e
perìcolo,
di Tedeschi,animandole
dal
mosso
Imperatore,
spingetre compagnie
le parole
denti
con
più ar-
ch'ei seppe; e queste pure andarono e
combatterono finché bastarono loro le forze ei
14
VITA
pieneil
mosi
più facampo di soldati uccisi;dei capitani
ci» giacevaspento o urtato da impeto
inresistibilesi ripiegava
indietro,
quando parve
la vHa:
a
ormai
pareva
fatale la rotta;
Carlo per la salvezza del campo»
di Cristo
e
la persona
per onora
stessa fama mettersi con
per la sna
allo sbaraglio
; per tanto
prepostosi
airnltimo
nanza
tedesco,stretto in ordibattaglione
tro
Consi ficcò nel mezzo
della battaglia.
di ferro vennero
una
dopo
questa massa
l'altraa rompersile onde dei cavalli turchi e
mori; i nostri sbarattati ebbero agioa racco^
i cs^ìtani,
al cimento,
vi$tolo Imperatore
gUersi;
curate
non
la spossatezza er le ferite,tornarono
alla zuffa; fu
lungamentee
combattuto ; all'ultimo parve
duramente
la fortuna si vergognasse,
perchè i nostri poterono rincalzare i
ritìraronsi
nemici, i qualia posta loro spossati
non
bensi come
giàin sembianza di vinti,
gente,
che tenendo
a
la vendetta in pugno,
sca
la differi-
tempo più opportuno.
Contro l'esercitocristiano combatterono
gliuomini, ma
eziandio
non
vati
glielementi lea terribilescompiglio:
la pioggia
e il vento
che per tutto quel di non
mai
dato
avevano
di furore: dusera
rante
pace, verso
raddoppiarono
la giornata,
ora
questa, ora quell'altra
nave
era ita a rompersisopra la spiaggia,
e per
pure
DI
18
DORU
?.
quanto lungo si stendeva il lido tu miravi galleggiare
tavole^casse, di o^i maniera antenne
e
foni,e/ vista troppo più miserabile,
corpidi
afinegati
; tra
donne
e
la furia del
dìbattevansiuomini,
mare
difficile
cavalli;
scampare
la morte
da^Ue acque, né ad egnimodo gliscampatitro*
la vita in terra; imperciocché
i Turchi
va?va»o
vietatamenteve
li finissero:
inlelice un
né
caso,
si
sa
e
su
come,
se
tutti parve
pure non
da parte
credere,che nell'uomo,messa
srivogKa
ogniconsiderazione di merito o di demerito,fac*
il quale si
eia più speciela strage di quello,
destina ai piacevoli
studi e ai diletti,
l'altro
che deldedicato alle fortune peper professione
ricolose
fu questo.Certa cortigiana,
: il caso
vane
gioe
bellissima
su
quante
ne
traessero
seco
cadde in mare
vestita com'era
gliSpagnuoli,
di splendide
vesti e ornata
di oro e di gemme;
costei,0 l'assistessela sorte, o in graziadegli
toro
sforzi supremiche Io aborrimento
della morte
persuade alle creature, giunse semiviva alla
ma
spiaggia,
quivil'attese un feroce,e tale la
zagaglianel petto, che il
percòsse di una
ferro le usci fuor fuori delle spalle.
Descrìvere quanta la desolazione e gli urli
fa caso, né il muggito del mare,
e il piantonon
né il fracasso dei legniche o si rompevano
vetRTtandofra loro o contro gliscoglicome
16
VITA
basti dirne tanto, che
tri si stritolavano;
cen-
navi perirono,
e quindici
galee: di
tocinquaEta
di munizioni, di armi, di masserizie
artigliere,
In mezzo
si parla.
a cosi
non
e di vittovaglie
fiera stretta si aspettavaun
dello Imperatore,
comando
eglisi contentò domandare che
le ore undici e mezza
facesse : fugli
ora
risposto
di notte : dopo tornò a chiedere quanto tempo
le galee avrebbero potuto per forza di remi
evitare l'investimento su la costa, e gli dissero:
stoso
forse due ore. Serenatosi a questo,fein vista,esclamò: =5
Pigliate
coraggio
tuttii frati
ora
quantisiete,perchètra mezza
de' miei regni anzi del
e tutte le monache
mondo, pregherannoper noi!
Andrea, uomo
comandandosi
pio a modo suo, molto racsi fidava anco
agliaiuti del cielo,
ma
,
=»
molto
nella
virtù : per tutto queldi egli
propria
di opera, di costanza e
maraviglioso
comparve
di consiglio:
ai capitani,
che disperati
di poter
della bufera,volevano ad
reggere all'impeto
dichiarò gliavrebbe tenuti
ogni costo allontanarsi,
e come
per traditori,
le
tali mandati
a
fondo
eglipoi con la sua armata
artiglierie;
stette quanto più gliera
la
concesso
rasente
costa per sovvenire al bisogno,
e ciò con
tanto
danno e pericolo,
che delle quindici
tacchiate
galeesbaalla spiaggia,
undici furono sue; né
con
18
VITA
e caso
partorito
profitto,
si, sàrìa
che
stato
guadagno,con difficoltàinfinitarnsuoidò
avviso alio Imperatore
non
potersi
pia reggere
in mare;
accostarsi alta spiaggiaimpossibile;
andrebbe ad aspettarlo
al capo Matafus: egli'
subita partita
con
quincisi rimovesse e per
tanto di
,
cammino
litorano convenisse alla posta.Parve
buono il partito,
anzi unico; peròda
mandare
avrebbe
strema
cosi presto ad
non
esecuzione
si potere
come
dacché la gente digiunae
desiderato,
di forze
mettersi in
valeva
non
mezzo
a
passo, e
notte procellosa
per lande
a
movere
impervienon parve prudente:alla vittovaglia
lo Imperatoreprovvide
ordinando si ammazzassero
da battaglia;
i cavalli da traino,ed anco
che
scadenti : a quelmodo cibaronsi,
però degli
di legname per fare abbrustolire le carni pur
troppo non pativanodifetto,ed a quel modo
si riconfortarono. Ancora
tanto
la
cura
della
vita
mette
pericolante
gliuomini in cervello,
parecchistudiavano asciugarea cotesti fuochi
buona quantità
di polvere,
che fece poi,come
la mano
suol dirsi,
di Dio.
Nella notte
e' fu
un
gran, tempestare fra i
dovessero ritirarsio no:
se
imperiali
capitani
quasitutti opinaronodoversi,però che
nelle
faccende di Stato l'onore stia dove Tutile sta;
altri al contrario,
tra
e pi'imo
qaQSiiFerdinando
DI
A.
19
DOBIA
Cortez,il qualedisse : per
suo
avviso
iu"n
tere
po-
contingenzadel caso proporre né
l'alternativa;
anco
imperciocchépei cavalieri
cristiani l'utilefosse l'onore,oltreil qualeegU
non
capivache cosa fos^e Stato^sostanza^patria,
né nulla,e più oltre accenné famiglia,
dendosi
nel dire, dichiarò con giuramento
che,
lasciato gliSpadove k) ImperatcN'e
gliavesse
liani,
gnuolie solo la metà dei Tedeschi e degliItaeglisarebbe rimasto a fare la prova di
vincere Algeriod a morire sotto le sue mura.
La quale iattanza essendo stata riferita allo
di partirsi,
fece
fermo a quell'ora
imperatore,
lo chiamasse al consiglio,
si che non
però che
nalla
Cario intendesse brae
che
ma
non
e ne
ritirarsi,
dimostrare
si potrebbe
avesse
glia,
vo-
maggiore;
tuttavia desiderava che la consulta dei
pitani
ca-
venisse a persuadere,
e quasiglielo
glielo
imponesse: onde procuròtenerne lontani quelli
che avrebbero mosso
contrasto ; della qualecosa
Ferdinando
Gortez,per testimonianza dell'UUoa,
si dolse
piùche deUa perditadi cinquesmeraldi
del valsente di centomila scudi e più,
giudicati
i qualiportandoegliaddosso, in mezzo
a codesta
nel
battaglia,
scompigliata
glicascarono
fango e non li potè più riavere. Il Brantòme
ricorda il medesimo
furono
fatto,ma
già smerahli,bensi
una
scrive che
perlada
non
lui wùr
'
20
VITA
con
parola decente)
(per significarlo
quistata
patra
nel Messico, appo cui quellabevuta da Cleo-
nel banchetto
con
Marcantonio, avrebbe
bagattella,
però che
reputarsi
dovuto
ce
fermi
raf-
pera; ma non dice la
grossa quanto una
Avendoci il Cortez, continua sempre il
qualità.
Brantóme, fatto incidere sopra le parole:
Inter natos muKerum
surrexit major.
non
==3
=
Accadde che, mentre
ai suoi amici
lo mostrava
nella rada di
inumare, non
Napoli,glicascasse
permissionedi Dio, il qualevolle punire
senza
della santa
quel modo la profanazione
non
leggenda.Questo poi mi piacqueriferire,
perchè io creda vero, anzi anco alla novella
sì
deiruiloa aggiungomediocrissima fede, ma
cersi
tapaiano da non
per la ragione,che a me
le cose
capacidi chiarire le qualitàdei
tempi e gliumori degliuomini.
peratore
un
Appena si fu messo
po'di lume, lo Imavendo disposto
cominciò a ritirarsi,
l'esercito in ottima ordinanza; da prima procedeva
taglia
r avanguardia
la batin mezzo,
sottile,
a
composta di feritie d' infermi,e di chi
per età
0
sesso
per
armi; veniva ultimo
né
gagliardo:
di
i
atto alle
apparivameno
il retroguardo
grosso e
Mori, com'era
da
prevedersi,
subito sopra a tribolarli»
farglisi
fidatinella velocità dei cavalli;senonchè gli
mancarono
DI
*
21
DORIA
A.
a cui sovveniva in buon
archibugieri,
punto la
asciutta,
polvere
piantatoin terra il cavalletto,
li bersagliavano
alla lontana, onde, dopo parecchie
morti, levarono
costoro
a
Cosi andarono
perseguitarli.
ad
tratto
un
sette
il
miglia,
quando
trovaronsi trattenuti da
dalla pioggia,
che
ingrossato
teneva
in collo: tentarono
nuoto,
ma
la corrente
di
ruzzo
un
fiume
il mare
burraacoso
alcuni
passarloa
li
portò via: sovvenne
Boria, il quale,con la
all'uopo Giannettino
ciurma delle
in
galeefracassate,si era messo
Il genovese inducompagnia dello Imperatore.
stre, con
maravigliapari al benefizio dei mal
costruì
condotti,
con"e
legname,donde
per
per incanto
avevano
ponte di
tempissimo il di veniente
poterono passare fanti
lo
un
e
cavalieri; alcuni
valicato nella notte rimontando
la sorgente,e
però
verso
nate
questo modo, dopo tre giordi cammino, giunseroa salvamento
al
a
capo Matafus, avendo
di
perseguitarli
i Mori. Quivi Andrea, alacre e vispo,attendeva
risarcire V armata.
Lo Imperatore
toa
stochè vide cotesto vecchio (entravaallora nel
dell'età sua) sul quale
anno
settantacinquesimo
pareva che il tempo
cessato
e
la sventura
mi
ha
=
aiutato in
sero
potes-
glifavellò
Padre mio, poichéDio non
questa santa, giustae cri-
ambe
nulla, presegli
queste parole:
non
le mani,
etTBimuzzx. Vita di A. Doriu. Voi. II.
2
2^
VITA
impresa,bisognacredere che Tuomo non
deva tenersi sicuro se non dopo il colpofatto;
lee,
quindilo consolò per la perditadelle gafronte rispose:
serena
con
a cui Andrea
stiana
=t
Pazienza!
=t
ne
faremo
tavia
Tut-
delle altre. =
e
Imperatorepromiselo ristorerebbe,
il patto; imperciocché
quindi a breve
lo
tenne
tremila ducati
gliassegnasse
annui
sopra
le
di Napoli
pronotariato
gliconcedesse, che poi glimutò con la
città di Tursi, conferitagli
per sé e suoi eredi
rendite fiscalidi
a
Napoli;
il
titolo di marchesato.
Raccolto l'esercito
a
Matafus,
e
matosi
quivifer-
riprenderefiato,statuirono
tornarsene
a casa, ma
poichéi legni,reliquia
del naufragio,
furono riputati
non
capacia tanta
strieri
gente, lo Imperatorefece gittarnefuori i debellissimi da battaglia.
fatta
Quanto per siftanto
da
determinazione
storie;
valieri,
ca-
si
,
valevano
un
occhio;in parte Taifettoche l'uomo
neglianimali domestici: sicché troviamo
soldati e popolipoco civili,
tra cavalli,
pone
che
liani
deve
i
gnificare;
può con paroleconvenienti sidelle quereleloro vanno
piene le
causa
.di ciò in parte il pregio che
non
ma
sentissero amarezza
e
femmine
non
più che tutto,
fanno
per
mio
differenza
o
avviso,la
poca;
causa
attribuirsiallo spettacolo
il quale
insolito,
DI
A.
23
PORIA
percotel'animo più forte del consueto,
e poiperchèil
più pietoso;
la bilancia,
per
ché
comec-
bocca
grano che tra-
ultimo,proviamo
essere
conta
più grave deglialtri.Il vecchio Brantóme racil caso
con
sendomi
parolesi acconce, che, ese sempre
invano,
provato a far meglio,
ho tolto a riportarle
tali e quali,senoncbè le
E' bisognòbuttare
volgonella nostra favella:
yia il carico intero,eccetto gliuomini,
i cavalli potessero essere
però che né anco
salvi 0 vuoi giannetti
di Spagna o destrieridi
Napolipoderosi a studio eletti e feroci e di
vi fu cuore, il quale
valore inestimabile;
non
rimanesse trafittodi angoscia,
nel vederli
non
=»
,
ire
a
a
notare
per l'alto mare
salvamento
bensì
a
,
mica
non
collo teso
e
a
voltandosi
capo
da lontano, finché reggeva
nuoto
e
con
sforzarsi uscirne
e
levato
verso
seguitando,
loro la
léna,col
la vista i dilettipadroni,i
lacrimando,li miravano, dato il tuffo,
uno
l'altro scomparire
$otto
Genova
con
dopo gliuomini
vista che tanto
morti
fendesse ilcuore,
dei cadaveri dei
la
Ho
l'acqua.
quali,
dopo
discorso
vecchi marinari,che mi hanno
come,
terra,
non
a
contato
rac-
ci fu
quanto quella
povericavalli annegatisopra
spiaggia.
==
Primi
ad
imbarcarsi
gl'Italiani;
seguironoi
Tedeschi,ultimi gliSpagnuoli,fosse elezione
24
0
VITA
fortuna ;
nella
come
lo
con la spadaignuda
Imperatore,
perc}iè
mano, vigilava
veruno, cosi amico
nemico, disturbasse Io imbarco; quando
e
tutti ei li vide saliti su
bene che anima
viva
le navi, ed assicuratosi
non
rimaneva
in terra,
capitanadi Andrea Doria. Ma la
subita vicenda
con
fortuna,che pareva placata,
tornò in furore così,che prima si compisselo
da capo, il cielo e
imbarco, ecco scompigliati
entrò nella
di qua
il mare,
di là sbatacchia
modo, che trovandosene
alcune in
le navi per
nese
pessimo ar-
per le passate burrasche,sfasciaronsi con
di quantivi erano
la morte
sopra saliti.Due
investirono sul lido
di loro,risospinte
indietro,
donde
erano,
sferrato pur dianzi;Spagnuoli
i qualivistisicircuitida copiaimmensa
avevano
di nemici, e
conoscendo
davano ad intendere
con
salva la vita; di ciò
Turchi,presero
a
statuirono morire
a
carne
come
cenni volersi rendere
paghi gli Arabi e i
; allora gliSpagnuoli
conviene ad uomini
di
combattendo
e con
gliarchibugi
alla disperata,
arrivarono
picchee co'pugnali
cuore,
le
far
non
la resistenza vana,
e
con
farsi strada attraverso
alla moltitudine: districatisi
dalla folta,sempre
chiusi in
incamminaronsi verso
glia,
Algeri
; dove
rinvennero
batta*
giunti,
gnuoli
agà,e gliSpa-
grazia
presso Assan
che glistavano attorno,mossi
rinnegati
,
SW
VITA
valendosi^ dì
portidi Sicilia;partiti
questi,
di seilocco,
si eondussero,
vento
utk gagliardo
Ai^
Carlo prìDiaa Maiorca^ poi a Cartagena,
dnea diritto a Genova; il primo per ritirarsi
ai
di Miorada
nel monastero
confessati umilmente
presso Olmeto, dove,
i suoi
peccati fece penitenza
bevendo acqua e mangiandopane: cosa
che grave pel buono Imperatore,
più enorme
il qualefu vinto dalla gola cosi,che,infermo
,
e
presso alla morte,
da orbo
*;
se
Amate
pigliava
piuttosto
sulle spalleche smettere
le leccornie
il secondo si confessasse*dei suoipec-
Siccome io scrivo pelpopolo,cosi mi sembra fare opera
meritoria strappare di dosso ai superbil'ammanto di gloria
*
dì cui i viventi codardi,
e la storia mentitrice anch'essa
dità.
copertiper mostrarli nella loro meschina nunotai
Già altrove
come
imperatore
questo magno
gli hanno
tremasse
alla vista di
un
topo; ed
anco
ho detto come
lo
Cornelio Agrippa; ora udiamo
a^uindolasse l'astrologo
della sua ghìottomia
Nel mangiare ha S. Maestà sem:
pre
la mattina svegliata
ella pigliava
una
eccesso.
sco*
zucchero e speziarle,
della di cappone pesto col latte,
poi
A
desinava
molte varietà
tornava
a riposare. mezzogiorno
di vivande,et poco presso vesp^ro merendava, et all'hora
di notte se ne andava alla cena mangiando cose tutte da generare
humori grossiet viscosi.
Badovaro,Notizie delH
Stati e Corti di Carlo V imperatoreet del re cattolicoms.;
disse una
e altrove:
volta al maggiordomo Monfalconetrò con sdegno, che aveva corrotto il giudizio
con dare
ordine a'cuochi perchètutti1 cibi erano insipidi,
dal quale
le fu risposto
Non so come
dovere trovare più modi da
:
=
.
.
.
—
«=
=
compiacerealla Maestà vostra^se
io non
fo prova di farle
DI
cali
A.
27
QORIA
sappiamo;sappiamo però che, con
dette opera a riparar^
il
diligenza,
istapeodia
d^Eo sofferto dalle sue galeee a fabbricarne
noQ
dj^e
nuove.
Tale ebbe fin^ una
una
di
vivanda di potaggiodi rilogi
(minestra
nuova
ii che
logli),
la
che mai
stato
Ho
impresa,la qualesarebbe
sia
on"-
quel maggiore et più lungo riso
veduto in lei.
Badovaro,loc, cit. r
mosse
a
—
—
detto eziandio che l'abusò della cioccolata,
rara
cosa
quei tempi per guisa che la chiamassero teobroma o
bevanda degliDei , valse non
poco ad affrettarela demalinconica cbe lo sorprese negliulUmi anni della
menza
vanna
sua
vita,ingenitain lui per gliumori di sua madre GioInvano il cardinale Loaysa,con
la matta,
revole
onoin confessione di queassai lo riprendeva
fianchezza,
sta
che gioverebbetroppo
sua ghiottonerìa,
affermandogli
a
=
più alla salute
dell'anima astenendosi da questopeccato,
Miseranda cosa era vedero come
che col darsi la disciplina.
Carlo,in
onta
a
ottenesse
questo maligno appetito,
agevolmente
si sforzasse di
la
dispensadi digiunare;e non
da vantaggiolo
risparmiarepiù alle sue spaUe castigando
stomaco; innocenti quelle;
questopeccatore.Avido di alici,
di ranocchi e di anguille,
di pasticci
bota
ne mangiava a sasotto
vita di
gliocchi
del medico.
Così il Prescott nella
—
FilippoII al cap. Ultimi giornidi Carlo V.
i Borboni questa
di
gloria
casa
di Austria
e
larono
Emu-
la superarono.
LuigiXIY teneva cibi da divorare in ogni stanza
da letto delle
del suo palazzo,ed eziandio nelle camere
sue
regiebaldracche : il suo en cas non differiva dalla
colazione di Carlo V, dacché dopo cena ei si facesse apparecchiare
ciotola di brodo ristretto,
un
cappone, ed
boccia di vino accanto il letto,
mai nella notte
caso
una
una
lo
un
pigliassse
po^ di languore.
28
VITA
si fosse dato
se
riuscita,
ottimamente
del
consigli
vecchio
Doria; ma
vizio della potenza, che
retta ai
questo è proprio
messa
anco
da
colui che può
degliadulatori,
partela piaggeria
non
patirefreno alla sua volontà,termina col
credere che tutto gliabbia a fare di berretta,
la morte:
cosi, come
glielementi, anco
Carlo V, incolse a Filippo
nella
II suo figliuolo
anco
a
Manica,
e
ad antichi
i secondi memorando
Di Carlo cosi allora
"
moderni
Possiate dir:
Napoleoneper la Russia.
i poeti:
cantavano
Cosi i poeti;
ma
uscio
vinta,la terra, e l'onde,
Signor,quanto il sol vede è
"
dominatori;tra
al nido,ond'ella
l'aquila
Giunta
e
e.
vostro
e
mio.
?
Dio, col declinare del ciglio,
mini
glifaceva sentire,che, coronati o no, gliuotutta polveredavanti a lui.
sono
Tra Carlo Ve Francesco I, le pacie le tregue
fiato e combattere
soste per ripigliare
erano
feroci megliodi prima:pertanto,in guerra
fossero
o
mai:
Doria
no,
a
non
ismettevano
le mutue
questo modo, avendo
fese
of-
Giannettino
levato
monsignore Granvela, consigliere
di Carlo,da Siena per condurlo a Barcellona,
i Francesi
glitesero insidie alle isole Yeres
e lo pigliavano,
accorto fosse stato il
se
meno
il quale,
Giannettino^
procedendosempre, come
,
DI
dicono
A.
con
gliSpagnuoli,
spediinnanzi
29
DORIA
la barba sopra la spalla,
i mari,che,
a speculare
fregata
retrocedendo in fretta,
gliporse avviso del tratto;
allora eglitornò a Genova, ed alle due che già
conduceva, aggiunse
quattro galeedi scorta: le
una
francesi erano
sette,ma
sirimasero ad aspettarlo.
non
Più atroci fattisi commisero
per la parte
dei cesarei;
Alfonso Davalos,marchese del Vasto,
fece
goso
ammazzare
a
tradimento
Cesare
Antonio Rincone,oratori del
e
uno
fine di
a
Venezia,V altro
delle
svaligiarli
a
Fre-
cia,
di Fran-
re
a
Costantinopoli,
commissioni ;
pieno di atrocità. Cesare,nonostante
e
fu
caso
la tregua,
Antonio di passare pel paese dei
consigliava
colui che di persona
come
Grigioni
; ma
questi,
era
grave, preferi
per sua comodità scendere
il Po
in barca,
mette
foce nel Po,
burchi
e
là,dove
ecco
sotto Pavia il Ticino
uscire di agguato parecchi
ed
spagnuoli
che
assaltare le due bar-
degliambasciatori ; restarono morti di colta
il Rincone, il capitano
Roniforte e il Fregoso
:
a
questo dissero poi arieno voluto salvare la
la spada,
vita,
senonchè,menando alla disperata
né consentendo
a
cedere,e' fu mestieri
zarlo
ammaz-
il conte Camillo da Sessa
risparmiarono
i quali
del Fregoso,e i barcaroli,
luogotenente
stello
però furono sostenuti in carcere segretanel cala
di Cremona, perchènon
si palesasse
;
30
VITA
scelleraggine
; e non
che V
ci riuscirono,
i daiiari
i servitori,
le lettere,
barca,dov' eraoo
e
i
facendo
bagagli,
forza di remi
dalla corrente, scampò
se
ne
ma
Imperatore;
a
successo.
dette carico al
allora,come
accuse
più dalle
e
seconds^
vere;
i saN
Di questa
Davalos,e alla
ora,
dichiarazionie le protesteper
false
e
Piacenza,dove
tutto il
vati raccontarono
immanità
a^tra
le
usavano
dalle
purgarsi
furonvi
anco
i
ma
come
anco
allora,
adesso,tutti
giuramenti,
si avverano
i quali
questirifugi
per puntelli,
alla stregua che lo edificio minaccia
raddoppiansi
mina. Il marchese Davalos,che si^afifermava
fino del passaggio
oratori
inconsapevole
degli
di Francia
su
le terre lombarde, finsecercarli,
dopo molte ricerche (e poteva risparmiare
le poche)dopo due mesi, dietrola scorta
dei barcaroli glirinvenne sepolti
sotto poca
ciati:
stracterra, sicché le fierein parte gliavevano
Cesare Fregosofu riconosciuto da certa
ferita che aveva, in una- mano,
e la mogliedi
da pietànon
che da desiderio
meno
lui,mossa
di vendetta,questamano
dentro una
riposta
e
,
borsa recò in Francia per infiammare Tanitìio
del Re e della baronia. Non pertantoil marchese
del Vasto
faceva spargere voce, che senz'altro
i malandrini gliavessero
morti per derubarli
e
non
glifu creduto :
allora mise
fuori
pi
31
DORIA
A.
le quali
letteredello Imperatore^
gliordinavano
mai ponesse loro le mani addosso,non
che,caso
glimalmenasse
aveva
cara
la
grazia
considerando cbe per queste lettere
non
SU",
per quanto
del pas*
si ccHAtraddiceva alla pretesaignoranza
oratoridi Francia per le terre lombarde
saggiodegli
; e
cosi
e
come
esse
Carlo
palesarono
valsero
lui^
scolpare
del tradimento/
partecipe
noa
a
Per ultimo,il Marchese
lo fecero sospettare.
ricorse al
di
partito
che chiarivano
mandare
mentitore
e
attorno
marrano
cartelli
chiunque
gliopponesse cotesto misfatto,e sé parato a
provarlocon le solite spavalderìe;
ma, anco a
che una stoccata
queitempi,cominciava a capirsi
fa prova della perizia
o della fortuna di
della verità del fatto;però
cui la mena,
non
.ognuno
si tenne
la fede, che
aveva.
Quanto
a
giurò al Papa, quando fu in Lucca, sé
innocente da cotesta strage,e promisecavare
dei malfattori,
vendetta strepitosa
e fossero qualunque,
Carlo
ed in
volta che
tempi ci
costituiti,
ogni
qualunquedignità
in cotesti
glivenissero scoperti
; ma
che dello spergiura
erano
confessori,
fatto,e da farsi,assolvevano,e sicredeva potére
il fascio delle
propriecolpemettere sul
la valigia
confessore,come
sopra la groppa di
somiere e dirgli:
un
tu, ch'io ti pago
portalo
la fatica.
32
VITA
Oltre questa,che yeramente
causa,
fu potentissima
lo infortunio affricano,
le armi
sche vittoriose in
Ungheria,fornivano
occasione da
turchea
cesco
Fran-
lasciarsipassare: onde
Pelino nuovo
spedito,
per via sicura,il capitano
da
oratore a Solimano, ed ottenuta promessa
non
lui,che avrebbe mandato la
sua
flottacol Bar-
barossa nel Mediterraneo,ruppe
guerra, di
un
Imperatoreda tre lati,nella Borgogna,
nel Brabante,e a Perpignanocon tale disegno,
tratto allo
che tutti questi
campimostrassero
e
bianza
sem-
di riunirsi per fare impressione
in Italia,
ciò a fine di sconcertare lo Imperatore
da qual parte avesse
a schermirsi.
perplesso,
Di queste guerre raccontano
le storie generali
:
da noi vuoisi toccare quella
di Perpignano
soltanto,
però che in essa Andrea Doria pigliasse
parte.Il marchese del Vasto,che stava a buona
guardiaa Milano,trovandosi a fronte in Torino
un
condottiere accorto
Langé, potè, per
qual fu monsignoredi
credibili indizi,persuadersi
i Francesi non
per allora,
onde
rompere la guerra in Italia,
come,
un
tenere
di
a
ligenza
spedivain di-
Cicognaa Cesare, per avvertirlo a
occhio Perpignano
; ma Cesare lo rì-
lìiandò indietro,
con
il Marchese:
governo;
pensassero
di ammonire
la commissione
attendesse
dell'altrolasciasse la
a
badare
cura
a
il
suo
lui: cosi
34
VITA
^
disegnocapitòmale
che
more;
a
folli di-
zeri
si vollero aspettarecerti Sviz-
ora
assoldati dal Re, ed
ne
cagionedelle
ora
ilBarbarossa,
come
dava sicurezza l'oratore Polino; e,
piùche
colpadella superba vanità dei
il
Francesi,la qualevietò, che si accogliesse
di Giampaolo Orsino, che, contro il
consiglio
si avessero
a piantare
parere dell'Annebò, giudicava
\b artiglierie,
glio
non
già contro la partememunita
bensì contro la più debole della
ronia
muraglia.Tirando in lungo lo assedio,la bae punta di
spagnuolase ne commosse,
dando
orgogliofece capo al duca di Alba, domandi essere condotta
accesissime parole
con
dal
col nemico; lo Imperatore,
a combattere
per altro,per
3
,
canto
Francesi
a
si
suo,
una
ricordare per
Delfino
^
e
posto in assetto, per dare ai
battitura tale,che se ne avessero
era
un
qualicose il
l'assedio
partitosciogliere
pezzo; per le
riputòbuon
ritirarsipiù dentro le
Cessato
terre di Francia.
sottentrarne
ecco
un
travaglio,
altro due cotanti più fiero.Il Barbarossa con^
centodieci galee,
ed un nugolodi fusto,uscito
dal Bosforo sul finire dello Aprile,giunge in
Sicilia ed arde Reggio.
tanta
DiegoGaetano,con setSpagnuolinella Rocca, resiste; in grazia
della figliuola
bellissima glisi^perdona
la vita,
il Barbarossa,
ebbe cara
menata
e quella,
seco
un
A«
DI
cosi,che indi
poi tenne
a
«38
DORIA
in grado
piuttosto
di consorte, che di schiava. Andrea
obbedendo
dello
ai comandi
mata
Imperatore,parte con l'arper Barcellona,dove imbarcatolo insieme
alcune insegnedi fanti e di cavalli,
lo conduce
incontrata per via cosa al
a Genova, non
con
molesta,sia per parte dei Turchi
dei Francesi,e questa fu l'ultima volta che
loro andare
0
l'Imperatore
albergònel palazzoDoria, dove
stette otto giorni:
e vi convennero
a visitarlo
il marchese del Vasto,Ferrante Gonzaga e Pierluigi
Farnese. A Pierluigi
che glidiceva : ilPapa
torno
a Bologna per conferire insieme inaspettarlo
alle faccende della cristianità,
rispose:
tendere
quanto alla pace con Francia non volerne inparola; su le altre pratiche
negoziereb-
bero
lo
per via di ambasciatori ;
moveva
a
tale acerbezza
ilrovello che veramente
contro
contro
il
il
re
di Francia,ed
Papa,
non
di lui,né dei suoi, segno
nudriva profondo
anco
il rancore
avendo visto per parte
alcuno
di
parzialità
contro i
sostenuto
Ch'egliaveva
essendo stata
Francesi in Italia; la quale cosa
udita con
angustiagrande dal Papa, operosi,
nese,
ch'egli
spedisseincontanente il cardinale Farche con parole
peratore,
blande raumiliando lo Imlo persuase ad abboccarsi col Papa
Pallavicino. In coa Busseto,luogodi Gerolamo
nelle guerre
3ft
VITA
parlamentocon
Papa, affichè la pace
testo
fermasse:
ducato
fervorose
preciinstava il
fra i princìpi
cristianisi
toccò della necessità di conferire il
di Milano
a
remossa
principeitalico,
ogniingerenzaaustriaca,e ciò conforme alle
della lega di Napoli
vestirne
: propose incapitolazioni
Orazio Farnese suo nepote, col quale
tratto si verrebbe a torre di mezzo
ogni pretesto
alle diuturne pretensioni
di Francia, ed
ai sospetti
dei governiitaliani,
tra
dall'almentre
parte se lo confermava in certo modo nella
essendo
sua potestà;
peròche Orazio suo nipote,
a un
punto genero di Carlo,veniva ad essere
stessa
una
cosa
con
di Savoia sarebbe
lui ; per questo modo
mimi;
stato restituitonei suoi do-
così composte le faccende
e
il duca
della cristianità
in assetto
durevole,
poteva darsi opera»
di esito prosperoso, alla lega
isperanza
con
dei
cristianiper
principi
purgare la Europa dalla
infamia dei Turchi; quanto
a
danaro, vìvesse
sicuro,
egligliene
promettevatanto da bastargli
ch'ella
qualsivoglia
impresaper grandissima
fosse. Non si conchiuse nulla ; che lo Imperatore
si mostrò intorato a volerla sgarare ad ogni
a
modo
con
condochè
Francesco,andandone
in questo,se-
come
eglidiceva,la sua reputazione
Cesare: ai
Carlo,e quelladello impero come
danari provvide
accomodandosi con Cosimo duc;a
DI
A.
37
DORI A
di
Firenze,che glipagò dugentomilascudi a
patto lo mettesse in possesso delle fortezze di
Firenze,di Pisa e di Livorno.
Taccionsi le guerre combattute da Carlo contro
i Turchi^ e né anco
si ricordano le altre
i Francesi
contro
ai fatthnei
fuori d'Italia;
stringendomi
qualis'innestala
Dona»
turchesca,rasentando le
dirò, che Tarmata
senza
d'Italia,
dusse
vita del
altro danno
recare
si
con*
dove dopo essersi unita
Marsiglia,
francese,che comandava
monsignoredi
ghienne,ed ora forte di ventidue galeee
a
navi grosse,
Il Re
ad espugnare
mosse
ste
co-
alla
Enciotto
di-
Nizza.
la
in vista di torsi da dosso od attenuare
infamia dello
chiamato i Turchi ai danni
avere
della cristianità,
fece
ai Genovesi
significare
di nulla;i Turchi,dal dare
temessero
una
non
mano
vano
dovenon
espugnazionedi Nizza in fuori,
fare altro,e non
lo avrebbono fatto,e
avendo
fede alle parole,
per meglioprocacciare
dal Barbarossa che liberasse parecchi
ottenuto
Genovesi tenuti al remo
gli
sopra le sue galee,
alla
rimandò
né
a
Genova
mise minore
di San
Remo
cortesemente
studio
delle
a
senza
ristorare
riscatto;
gli uomini
sopra di loro ;
perciocché
il diavolo ride, im-
prede fatte
carità e cortesie di cui
novesi
iscopodi staccare i Gedalla devozione dello Imperatoreo per
avessero
GuBRiuzzT.
Vita
per
di A. Daria. Voi. II.
3
38
VITA
lo meno
e siccome
sospetti;
renderglieli
né l'altra poterono i Francesi
cosa
né l'una
conseguire»
cosi ruppero in querimoniegrandicontra la ingratitudine
dei Genovesi,ma
essi ne rimasero
le beffe
con
antico il
e
col danno; che dei Francesi
bandire .ladrocui
vezzo
non
è
hanno
potuto rubare.
Il
capitanoPolino
non
mancò
d'intimare la
ai Nizzardi minacciando
resa
curato
non
sperpetue: questi,
lo esterminio,vollero correre
ogni
fortuna per mantenersi in fede al duca
di Savoia; e fin qui fecero bene; poi,trasportati
più rea
da eccessivo zelo
a
pel dilettosignore,
sero
preil Grimaldo spedito
colpidi archibugio
dal Polino
a
fine
cotesto
e
lo ammazzarono;
pessimamente.Certo
i Nizzardi avessero
se
che,
potuto presagire,
dopo tre secoli,sarieno stati dati per giunta,
e
qui fecero male,
non
avrebbono
anzi
fatto prova di tanto ardore:
vente
popolisi governinosoi principi
teresse:
col cuore
sempre con lo indi pretesti
poi e di parolebelle per
bruttissime non
si patimai peonestare
cose
nuria;
uomini paratia farle,
e ci ha sempre
natura
che
dispose,
ma
i
,
ed uomini
altresì che le lodano, e
con
ischia-
pervertono la coscienza pubblica:più
mazzo
tardi
della stoil giudizio
ria;
severo
sopraggiunge
senonché questa ai mali compitinon
rì-
DI
A.
39
BORIA
para, e agliavvenire poco, essendo il comune
della gente o incurioso,
o accidioso.
fu notabile questo: i
Nello assedio di Nizza
Turchi, dopo abbattuto
murato
e
vi
le artiglierie
stione
baun
di fresco,salirono su le macerie
insegna;i Francesi,qualunque
andarono essi,
non
cagione,
piantaronouna
ne
con
fosse la
mandsurono i Toscani condotti da Lione
bensì
prioredi Capua ad emulare i Turchi,
vi salirono anch'essi ; ma
scani,
poi Turchi e Todalla virtù dei cittadini,
mente
duravennero
Strozzi
e
dei
respinti;
restarono
ne
l'alfiere la
e
un
sì contano.
morti
Turchi
un
in cotesto
cento,
ci persero
e
insegna;dei Toscani
gheronedella bandiera
Se di siffatta ventura
i Turchi, massime
scontro
da
:
con
que,
venticin-
i feritinon
ne
lassero
arrovel-
i Giannizzeri,non
importa dire; basti che, prima di andare a già*
cersi,deliberarono rinnovare pel giorno
seguente
più che mai furiosa la batteria; ma il Pelino,
del
cui gravava forse la infamia propria,
e quella
suo
signore,s'intromise perchè il Barbarossa
tirasse su le navi i Giannizzeri,
che,
presagendo
in
caso
di presa della terra,per opera di queste
bestie sarebbe
corso
sangue
come
acqua. I
cittadiniresisterono al secondo assalto con
pari e
*
diversa fortuna
*
; onde
Si là testimonianza eziandio di
un
virtù
meritarono lode
terzo
assalto;qui
40
VITA
dal nemico
stesso^ il
quale,comecché
cito,pure gliaccolse in fede
le medesime
con
condizioni
sotto il duca Carlo
vano
:
a
del
nome
le
con
però se
si trovò costretto Andrea
infero^
a
Re
qualivive-questo partito
Odinet
conte
di
diverso consiglio
Monforte governatoredella città,
tenne
Paolo
Simeoni
della
casa
Balbi da
Chieri,cavaliere di Rodi^castellano della Rocca;
il
quale,comecché
e per
fanciulli,
Barbarossa
^
ci
avesse
dentro
giàstato
essere
donne
alla catena
sapesse quanto terribileuomo
e
del
fosse
finché l'anima
costui,tuttavoUa statui resistere,
glibastasse.
infiammati
Francesi^di uguale ira
il virtuoso cavaliere,
presero
Turchi
contro
e
Segurana, donna del popolo,per
le sue mirabili prove di valore;era di età matura; 37 anni
ella contava, forte di corpo, ma
bruita,sicché l'appellavano
donna maufacia; ciò non
vieta che poetie pittori
la possano anzi la devano abbellire.Ella di mano
propria
presa una insegnafrancese la piantòa ritroso su le mura;
donna italiana,
tanto
si rammenta:
fece una
e appena
diciassette anni dopo un conte piemontese,
trecento
Cammino
sime
Cavour, dì mano
propriapiantava sopra le medevano
mura
pelsuo verso la medesima insegna;e lo invidiatutti:e questo si chiamò rigenerare
l'Italia.Ahi Dio I
n Monfort non capitolò,
bensì si chiuse nel castello col Simeoni
scansando armi, munizioni,e perfinole campane
fu, che
venne
in fama
dalla città.
^
Egli si trovava nel 1535 a Tunisi,e fu tra i principali
del Castello,
a impadronirsi
e a ributtarne ilBarbala vittoriadello Imperatore.
rossa; onde rimase agevolata
42
era
VITA
mentre
fondata sul macigno.
Intanto,
intomo
cavano
a
coleste opere,
lettere del marchese
vennero
si affati-
intercette
del Vasto
di
promettitrici
pronto e valido soccorso, della qualecosa tanto
i Turchi e i Francesi,che in
rimasero sbigottiti
in furia tirando indietro le
artiglierie
si levarono dallo assedio ; e con grandeansietà
durarono tutta la notte vigilando
e accendendo
fretta
e
di sorpresa: alla domane,
fuochi per sospette^
vedendo
non
comparirepersona, arrossirono
della paura, ed attesero a
il tempo,
lo concesse
non
l'assalto;
ripigliare
che la pioggiadi*
onde
il campo,
Tarmata
rotta
impedi tenere
turca
si ridusse ad Antibo, la francese
a
To-
Andrea
Doria,
dopo sopraggiunse
ventidue galeela gente del
che trasportava
su
Davalos ; però la impresa di Nizza doveva ,torfunesta per tutti;
nare
imperciocchésopra la
loner Poco
costa
di Villafranca si levasse
di vento, che,
subito gruppo
sbattuta l'armata
di
un
dopo avere
alla spiaggia
sue
Andrea, spinse
parecchie
galee,
la perditadi tutte le
le qualisi ruppero con
il marchese del Vasto
nondimanco
artiglierie:
dai Turchi innanzi
soccorse
Nizza,saccheggiata
in onta alle supplicazioni
che sgombrassero,
del
tro,
Pelino; onde il Marchese^ non potendo con alla sovvenne
di belle parole.
Andrea, colto
il destro,sguizzòa Genova, evitando di met-
DI
tersi al cimento
A.
cosi
sicché Lione Strozzi
43
DORIÀ
com'era;
scoDc(tiassato
e
Sali
capitanodel
barossa, andatigli
dietro,non
Bar*
poterono cavarne
altro,che ripescare
con
andate
a
gliarganile artiglierie
di Villafranca,
lungola spiaggia
fondo
trofei della fortuna,non
Nel Piemonte
fece per
di Mondovi,
e
Carignano,
della virtù ^.
il Davalos
non
potendo quietare,
di
consiglio
Andrea
la condusse
a
e
ci mise
Colonna' conte
di
dentro
la
bene:
a
impresa
poi prese
difenderlo Pirro
Narrano
Stìpacciano.
come
costui,baldanzoso
troppo,si fosse vantato che
senz'altro aiuto lo avria tenuto tre mesi,e non
erano
che giàco*
passatiquindici
giorni,
anco
minciava
soccorso.
serpentareil Marchese per averne
Andrea, consultato dal Davalos, gli
a
scrisse, che dove lo potesse sovvenire senza
0 con
però si guarpericolo
dasse
poco, sì il facesse,
da
battaglia;
perocché,
ingaggiare
tunque
quaned
di fanterìe «tesse parial nemico
lo superasse, troppo gliapparivainferiore
cavalli;e poi, la posta che si metteva in
,
anco
di
*
DI
qui
si conosce
quanto sìa falsal'accusa che
mette
quando afferma che ilfiarbarossa non
volle assalire Andrea quando con
quattro galee andò a
le supnonostante
traverso
su la spiaggiadi Yillafranca,
plicazioni
si potere a cagione
del Pelino,allegandonon
la pariglia
dello scilocco contrario,
e ciò per rendergli
per
alla Prevesa.
avergliAndrea fatto spalla
innanzi il Brantòme
,
DigitizedbyVjOOQIC
44
VITA
ugualeda entrambe le parti;
lo Imperatore
in caso
di sinistro
correndo perìcolo
avventura
non
non
era
solo della Italia,bensì
Germania, dove mal domi
era
fremevano
da credersi eziandio che, le
per la
durino
anco
della
i baroni
cose
:
andando
la
si sarebbe
Inghilterra
sciolta,dacché di questa maniera leghe
ad un patto,il quale,
sebbene non vi si
peggio,la lega con
leggaespresso, non per questo le regge meno,
ed è, che le partimantengansisempre intere
il subbissò
in fine doversi temere
e gagliarde:
che
ne
verrebbe dalia cresciuta audacia dei Turchi
stanziati
Lione. Giusto in
quelpunto che
ei stava suggellando
la lettera,
€fccogli
giungere
sopragdel Davalos che lo
nuovo
dispaccio
chiarisce della necessità di venire a giornata:
di aiutare il presidio
non
potere fare a meno
di Carignano,
perchè,essendo composto delle
tre nazioni
il suo
a
tedesca
spagnuolà,
e
veva
moitaliana^
pericoloa inestimabile concitazione
l'intero esercito formato
a sua
volta
stessi
degli
di cavalli
popoli
; se i nemici superavano
eglistava sopra di loro confanti; e poi,quanto
i Francesi la vincevano in numero,
a cavalli,
se
i suoi andavano
innanzi per prodezza:inoltre
doversi da lui senza
dimora cavare
dallo
partito
conciossiachè non possedendopecunia
esercito,
da fargli
le nuove
paghe, temeva forte glisi
tre
,
DI
sbandasse
:
e
doversi considerare altresìche da
lui si sosteneva
la buona
torto dal
chiamato
Andrea
dispaccio,
che
ragione,
di Monluc
della
anco
nota
empietà,
oltraggio
con
Chiesa. Nonostante
mandò
0 credesse
scritta,
così:
ed
ilTurco in aiuto
ed iattura della santa
la
Tavito
solo si faceva fondamento
ma
ingiustizia,
avendo
stituire
re-
patogli
usurretaggio
dei
Re; pessima poi quella
nemici,la quale,
non
della
intendendo
causa,
al duca di Savoia
a
4S
DORIA
A.
come
la
sua
questo
lettera
prima
o fosse per
consigliava,
argutamente ilmaresciallo
in questa congiuntura,
la qualedice
oltreché tale forse
ho
come
consiglia,
veduto più volte,
contro al suo
proprio
parere,
sé mostra
renitente al detto dei più, per poe
tere
poi, sa la cosa procedemale, dire, per
s=
me
fui contrario,e
ma
non
e
mi
non
mancai
vollero dare retta.
dissimulazione governano
di avvertirlo,
Grande
il mondo,
e
fraude
nel
stro
no-
più che in ogni altro.
forse da noi sarà
Questa memoranda
battaglia,
descritta in altra parte;intanto giovi
sapere, che,
al D'Ànal Davalos,cosi la sconsigliarono
come
ghienne,e che come il Davalos,viste le bande
dei Tedeschi e la cavalleriadel Baglione
rotte,
}a giornata
perdutasi ritirò a pregiudicando
cipizio
in Asti,il D'Anghiennedeiparimirando
lo scempio,che le picchespagnuole
menavano
mestiere forse
s==
46
VITA
o yogliam
battaglia,
dire centro dello esercito,
si diede al disperato,
alla disfatta,
tentò
e non
potendosopravvivere
deirarmatura
la spada la goletta
con
passarsi
e svenarsi. Ventura
fu,che monsignoredi San
varsi
Giuliano, mastro di campo, il quale per tro-
dei
e d^lla sua
Grigioni,
in parte dove
poteva vedere
della
notasse
come
battaglia,
archibusieri guasconidopo
lato del Marchese
lo insieme
gliSvizzeri e gli
avere
stro
vinto il sini-
si fossero avventati
tro
con-
il
delle picchetedesche e spabattaglione
gnuole,le quali,scioltigliordini,
per inseguire
i Grigioni
francese mal potendo
e la battaglia
onde arrivando profurono disperse,
resistere,
prio
si voin quel punto che il D'Anghienne
leva
tana:
finire,
gli gridòcon gran voce dalla lonche la giornata
per Dio, non fate,signore,
t=
è vinta.
Affermano
cotesto
sua
veste
che
quello,
paura
chi ad
ei si
glistorici il marchese
di da sé stesso
fu da
della
==
disforme, e
si mostrava
fanno fede
una
cosa,
Davalos in
certo
a
verso
di-
Milano
:
dola
attribuenparecchi,
chi ad un'altra,
ma
che
fuggissein Asti,incamuffato dentro una
sero,
negra perchè noi ravvisassero e pigliassembra vero; imperciocchéil-marenon
sciallo
Monluc nelle sue Memorie
ci narri,che
addosso
venutogli
l'uzzolo di farlo prigioniero.
DI
A.
47
BORIA
abbattuta con
una
^ietroa briglia
di gentiluomini
francesi; se nonché, avendo
juano
scorto dalla lontana che procedevaserrato
4lentro uno squadrone
di cavalleggieri
le lan«
con
"5ie in resta, rivolto accompagnidisse loro:
e' sarà bene tornarcene
con
Dio, afiBnsignori,
gli corse
=3
chè
accada che
non
sonati.
invece di
sonare
restiamo
t=
Io vorrei credere in questaparteilBrantome,
il
la paura, la quale si
quale racconta, come
cacciò addosso,e non senza ragione,
al Marchese,
che cascando prigioniero
gliavrebbono fatto pagare
il fio della mala morte
del Fregosoedel
l'animo di cimentarsi con
Rincone, glitogliesse
la solita prodezza
dove aggiunge
nella battaglia,
sere,
una
sentenza, degna al tutto di esgravissima
ho inteso
come
merita, considerata:
affermare da uomini sommi, che mente
trista,
=*
sia incapace
qualchebrutta colpadeturpata
di valore,
e quando mai il valore ci fosse stato
volta congiunto,
ecco
ne
se
una
separa in un
facendo luogo a perpeattimo e per sempre,
tua
o
da
ansietà,non
rimorso.
meno
che alla tribolazione del
^=ai
ogni modo, se il Marchese ebbe paura,
ché
lo sgomentò la coscienza,fu per poco; dacs
con
più alacre che mai si diede a
ispirito
"«raccogliere
glisbandati,a rifornire di gentele
Ad
48
VITA
compagniee provvederedanari
Io secondava
molto
in tutte queste cose
che
apprensionito
e
vettovaglie:
Andrea Doria
la potenza
imperiale
minasse in Italia: eglispedivain fretta
non
tando
corrieria Napoli»a Roma, a Firenze, solleciogni maniera soccorsi: dicono mettesse
del suo ; e può darsi,ma io non
fuori moneta
ci credo ; corrisposero
tutti minacciati dal pericolo
vincolo tra gliuomini
: supremo
comune
r interesse : sempre più degli
altrisollecitoCosimo
*
duca
di Firenze,tiranno fresco
e
pauroso
dello agitarsi
che faceva l'emulo Pietro Strozzi
lui odiato del
da
pariche
eglipertanto
componesse
provvidedi danaro Ridolfo Baglione
perchèrile sue squadredi cavallirotte alla
mila
Ceresuola;al Doria scrisse tenere prontidueda Otto da Montaguto;e
fanti capitanati
il Doria senza
frapporreindugiandò a levarli
le galee*
e trasportatili
a Livorno
su
a Lerici
e alla Spezia,
glispinsesubito verso Milano,
desiderati a sollevare glispiriti
dove giunsero
abbattuti. Davvero non
ci voleva diligenza
nore
mil'odio e la
di quellache sanno
inspirare
dalla furia di quel Piero
paura per ripararsi
temuto
;
,
Strozzi,che
anco
ai Francesi parve avventato ;
infatti costui per le
*
corre alla
alpidei Grigioni
Questo afferma unico il Sigonionella vita di Andrea»
ed aggiunge che ne accattò dagliamici genovesi.
50
VITA
però che questi
stremi di gente,e stremi di pecunia,
capitani,
che capaciad aiutare altrui,
non
vano
appena potereggere sé stessi; dubitavano,che le terre
non
lo sovvenissero,e
a
torto ;
avessero
sottoposle,
per poco se ne appartassero,
e Pirro Colonna da Carignano
a ribellarsi,
sortite per poco
minacciava
il destro. Né
glieneporgessero
per questo si smarrisce Piero,
alla rotta della Seriche raccoglie
i superstiti
anco
via ; altrine
tite
aggiungecondotti a sue spese, menfacendo cucire sopra la sua veste,
le insegne,
e
dei suoi la
; salta
a
croce
rossa
del marchese
del Vasto
Piacenza,quincia Montobbio
Farnese
dei Fieschi;poi,Pierluigi
0
e
stello
ca-
tante
aiu-
connivente,
passatoin Piemonte, assalta
pigliaAlba.
ÀI Barbarossa,infastiditodei Francesi quanto
narsene
questifastidivano lui, fu data licenza di torin Costantinopoli
cicon
piccolo
; egli,
e tuttavia lo provanzo, portò infamia infinita,
seguirono
lodi eccelse e larghissimi
doni:
con
la Liguria,desiderò di non
frontarsi
afcosteggiando
col vecchio Doria; per la qualecosa
fece significare
alla Repubblica,
che, se così le
sarebbe passato senza
offendere e per
piacesse,
offeso: gli fu risposto,
senza
essere
compenso
magarit A Vado, dove sostò,la presentarono
di
elette,
di.vittovaglie
stoffedi seta
e
di vel^
DI
luti;né Andrea
zioni
di altri
e
glisi mostrò
presenti,ma
dietro Giannettino
con
tenerlo d'occhio,ed anco,
il
SI
DORIA
k.
di
taglio,
di munì*
avaro
glispediva
galee per
pitasse
glieneca-
intanto
trenta
mai
caso
sterminarlo
a
tratto
un
da credersi,
che il Barbarossa^potendonon
si sarebbe
mostrato
essendosi
imbattuto
cortese ; ed
meno
in certa
è
gli
in vero,
di Savona
nave
carica di mercanzie, egli,tanto
:
per
non
dere
per-
il vizio,
se Tacciuffò :
bino
passandoper Piomchiese il figliuolo
trove
di Synam, di cui alè detto,e perchèdapprimail D'Appiano
lo negava, disertò Capoliveri
pose
all'Elba,
e si disa nabissare Piombino; allora gli ebbero
il danno ch'egli
a dare il fanciullo,
e a pagargli
rogante:
aveva
fatto;pena condegna al debole arguastòPortò Ercole, distrusse Talamone:
qui commise immane atto di vendetta
nella
barbarica;però che, avendo udito come
meo
chiesa del luogo giacessero
le ossa di Bartoloda
Talamone,
uomo
delle
al governo
valoroso che, trovandosi
galeedel Papa,
V isola di Metelino
scorrazzava
aveva
mentre
dato
il
terrare
guasto ai poderi del padre suo, lo fece disote
buttarlo ai cani; né
ordinò. che la
pago
a
tanto
di lui si riducesse in
casa
nere.
ce-
Da' Orbetello,in graziadelle provvisioni
del duca Cosimo
fu
le cittàlittorane
respinto;
52
VITA
si rifece su
della Cbiesa lasciò intatte,
ma
di
Napoli,Precida,Salerno
mise
a
ferro
e
a
e
città munita
Pezzuole ; Ischia
fiamma, avendo
che appartenevaal marchese
quelle
conosciuto
Del Vasto, ma
la
di grosse
non
artiglierie
potè su*
perare; Liparivuotò di gente; e glischiavi
che trasse seco di qui,e d'altrove sommarono
avendo modo
di
a
dodicimila,i quali non
stanziare,né volontà di nudrire,in parte morivano;
piùinfermarono;tuttavia di entrambi
la sorte era pari,
perchègliuni e glialtrisenza
in mare.
Delle giunte
pietàordinava si gittassero
si parla;cose
solite allora,
a questa derrata non
i
e
non
disusale
anco
adesso.
L'odio antico di Carlo
ormài
cesco
imperatoree di Franinacerbito,
ingiurie
re,, per nuove
pareva
spetto
rigiuntolà dove i nemici,ogni umano
ad altro non
badino, che a
postergando,
finirsitra loro:
e
di vero, dai fatti,
era
cosi. Carlo, stretta
Vili
lega con
da
gomentarsi
ar-
co
Enri-
deliberòportaregli
estremi
d'Inghilterra,
danni alla Francia; doveva l'inglese
assaltarla
dalla Normandia, e dalla Piccardia;eglidalla
Fiandra: raccolto in fretta uno
la più
esercito,
parte Tedeschi,si mise in campo, e provò su
le prime la fortuna propizia;
tosto
prese o piute
rictiperò
Lucemburgo,poi Commerci
Ligni;per ultimo San Desiderio;qui gli si
DI
A.
53
DORIA
voltava la sorte,
però che la dìatuma difesa
opposta dalla piazzadesse agio al re di Fràn*
eia di mettere in piediun esercito di quarantamila
uomini
con*
duemila uomini
di
ed
arme
altrettanti cavalleggieri
; il popolo eziandio
ed
commosse,
vivere libero
anteponendo
si
in terra
minazione
deserta,che schiavo in paese salvo sotto dosero
straniera,
primachèglienemandasil comando,
i
le biade nei
arse
campi,colmò
riera
pozzi,fece intorno ai Tedeschi solitudine fodella morte. I due eserciti,
Tuno
contro
Taltro avanzandosi,si trovarono
a
fronte divisi
dalla Marna, che allora menava
le acque grosse :
inferocitii principi;
dei soldati,chi anelante
la vendetta,
e
da lontano, fra
chi la
rapina,si
cercati
erano
assedii di città,
scontri
mezzo
incendi,e sangue per finirsi; gliocchi
dei popolidi Europa,anzi del mondo sta-
di arme,
condo
campi francesi: glianimi secerti
vogliee gì'interessi pendevano in-
fissi su
v^DO
le
i
,
,
fra la speranza
e
il timore,intorno all'esito
della
imminente
tutto
nonostante
e
battaglia
ebbe luogo,all'opposto
non
questo, la battaglia
usci la pace. Tanto chi le mira da lungio
ne
delle faccende
per di fuori s' ingannanel giudizio
si trovò
Lo Imperatorenon
politiche.
^
mai
cosi vicino ad
Oinauuzzi.
essere
oppresso
ora
come
Vita di A, Voria, Voi. II.
4
DigitizedbyVjOOQIC
,
54
in
VITA
ai saoi trionfi^
né il
mezzo
tanto
in forze
re
di Francia
che sembrava
di presente,
come
condotto al verde. Le
cause
del subito mutarsi
che ricavo sparsamente da paImperatore^
recchi
sciava
scrittori,
giudicaronsi
queste: eglilagovernare la più partedella impresada
dre,
GuglielmoFurstembergosoldato per mani lanelle armi singolarissimo:
per ardire e per perizia
dello
un
tempo
costui stette
di Francia,ina n'ebbe licenza
i vizii superassero le
virtù^
allo stipendio
o
sia che
sendo
perchè,esstidissero
cessato il bisognodelle sue
virtù,infai vizii.Notte tempo, andando
egliin
volta a speculareil paese con
un
ragazzo di
compagnia,ed un mugnaio per guida,capitò
nelle mani ai cavalleggeri
francesi.11Re, appena
lo seppe prigione,
volle che glimozzassero
se
il capo addirittura,
essendone stato trattenuto,
ma
più tardi
sue
o
potè, però che Cario,
avendo preso monsignore
di Roccasurione principe
del sangue, glifece sapere che avrebbe
tenuto vita per vita ; onde al Furstembergo
fu
riscattarsipagando trentamila ducati
poi concesso
di taglia;
oltre questa, che non
fu mediocre
che aveva
perdita,attesa la conoscenza
costui
dei
luoghi,terre,
Francesi,fece
che tirando
non
amarezza
l'acquaal
forze ed umori
il vedere
suo
Enrico
dei
Vili
mulino, attendeva
di
allo acquisto
al mondo
in di
S5
BORIA
A.
DI
darsi
Bologna senza
un
pensiero
di di
le vettOTaglie
del resto:
si prevedevapresto
e
assottigliavansi
,
avrebbero
a
cessare
non
tanto
la devastazione
per
delle campagne,
quanto e più per lo
sche
sperpero, che ne facevano quellebestie tedese
; ancora,
i denari
le
stavano
vettovaglie
cessati
erano
e
da
un
peccato vecchio di tutti gliStati,ma
naturale
di
dal
diceva di trentamila
Re,
fanti
^
pezzo,
confronto
dacché
scarso,
e
sare,
ces-
stria
dell'Au-
vizio: lo esercito,a
quello raccolto
per
si
arrivava ai
non
con
cento
cinqueventicinque,
poco più poco meno,
tra italiani,
deschi
e tecavalleggeri
borgognoni
;
né dava minor molestia della scarsezza^
la pessima composizione
di
stesso
Cesare
come
quello,
potuto sperimentareallo assalto
aveva
di San
Desiderio, dove
per
difetto di bande
italiane agilissime
in simili fazioni^gli toccò
ad
molte morti
sissime
con
e dolororespinto
al pensieroil mal
tutte; glitornava
essere
,
ricavato dalla invasione
costrutto
dalla parte di Provenza, dove
molto
meglioin
dal mare,
e
con
Andrea
pure
che ora,
Doria
e
non
s' inoltrò
sovvenuto
al fianco,solertissimo
provvidissimo
capitanosu
vissero al mondo:
la
arnese,
di Francia
quantine
poteva tenere per niente
che quanto più
considerazione^
si metteva
66
VITA
dentro il paese più si allontanava da quella,
che
oggi con vocabolo soldatesco si chiama
base delle operazioni
di rovescio,
; onde in caso
circondato da popoliinviperiti
correva
pericolo,
,
che
casa:
non
uno
del
affermano
suo
esercito tornasse
altresì (e
vivo
a
stici
gliscrittorichiesa-
alla virtù di sto)
queche la reginadi Francia,sorella dello Imperatore,
ne
assegnano
il vanto
glimandasse
Gabriello Gusmano
un
frate dell'ordine dei
di
predicatori,
religioso
di stupenda dottrina
santa vita (s'intende)
e
(e questo s'intende anco più),il qualelo raumiliò tutto, facendolo pentire
di tante vite perse
a
danno
della cristianità,
mentre
bene
tanto
nella esaltazione della
adoperarsi
Fede contro la nequiziadel Turco, Forse,non
si vuole negare, le parole del frate avranno
il peso loro nella bilancia,
io penso,
messo
ma
arieno potuto
che nell'animo
dello
Imperatorepotesse di più
la considerazione della empietà dei Tedeschi»
ì qualiposta la obbedienza in non
cale,rotto
minacciati di
ogni ordine di disciplina,
i capitani,
taluni percossi,
superandoi
morte
simi
mede-
Turchi nell'avara crudeltà,
dove passavano,
lasciavano traccia di fuoco
seme
di odio immortale
:
il tempo, che per ultimo
e
di sangue
con
a
dirsi t
può sopra lo
stesso*
né, mirabile
mutò questagente prava in nulla: tale
metallo,
68
VITA
pace
a
fra Carlo
Francesco, e chi succedesse
e
loro,e questo fu
così per parere
di guerra contro
messo
il solito: in
caso
condo
se-
il
di seicento
Turco, ilRe sovvenisse lo Imperatore
uomini
di
arme
e
mille
e questo
cavalleggieri,
la pernonostante
suasione
pure fu scrittoe sottoscritto,
di Carlo che non
gli avrebbe mai
di Francesco,che
avuti,e quella
mai
dati : di
un
cuore
solo,e
gliavrebbe
non
ferocie unite
con
i cultori della
e
su
riformata perseguiterebbero;
religione
poiché si trattava fare del male,
questo patto si
Carlo darebbe
tennero
al duca
fede
anco
di Orleans
troppo:
in
moglie o
la propriafigliuola
la dote della Fiandra,
con
bene inteso,il
e dei Paesi Bassi,ritenendone,
la nepote,
possesso vita durante, ovvero
di Ferdinando re dei Romani, dotandola
Milanese, da consegnarsi
un
matrimonio:
altro
anno
dopo
lo
figlia
del
mato
consu-
pigliava
e il secondo:
poi per decidersi tra il primo partito
avrebbe
questo patto è piùche probabile
la morte
rescisso lo Imperatore,
ma
pra
prese sodi sé annullarlo: imperciocchéil duca di
Orleans,dopo conchiusa la pace, essendo stato
da cui fu accolto con
a reverire lo Imperatore
nel tornarsene
grande dimostrazione di affetto,
da febbre,indi a non
in Francia,sopraggiunto
molto perì;taluno disse di peste,altri di altro
un
anno
DI
male, non
cose
tutte
amore.
pinatogli
pro-
terremo
Gonzaga; delle quali
a Dio
proposito,
piacendo,
luogopiùacconcio : intanto
alla tragedia
dei Fieschi,che
narrare
di veleno
Ferdinando
in
a
59
DORIA
chi sostenne
mancò
da
A.
con
animo
ci siamo condotti'
mi
purgato da
apparecchio
odio
e
da
CAPITOLO
Cause
successi
dei
è
sieno
del
e
Cause
minuto.
—
Genova.
imperatore
ruota
del
e
piglia al Papa quattro galee
che
ne
il Doria
segue;
del Vescovo.
e
Carlo
V.
a
tentare
novità.
della
congiura
vende
quattro
sentisse
—
vulzio
del
veri
o
n
la
tramare
secolo
al
intorno
verosimili.
e
quale
a
Fiesco
questo
a
Roma
protettore dei
capitolazionifatte
tra
negozio.
s'indetta
—
fini
di Piacenza
patti
scopo:
—
Palazzo
col
ponimento
pro-
nia
Sma-
—
Dei
—
dità
ere-
il conte
del
congiura.
Il duca
—
quello
tra Roma
tempo
decimosesto.
drea
An-
la
eccita
rifarsi,
quale il prezzo delle galee.
volentieri
e
intera
ottiene
di
galee al Fiesco,
:
Andrea.
specialidi nimicizia
Novelle
—
Gianluigi di
d'imitazione
vendita
Cause
^
ria.
Do-
ria.
imperiale Do-
contro
ultimo
Francia, smaniosa
^
di
della
per
Andrea
Civitavecchia
a
citatori
in-
di odio
Cause
vescovo
giudica
romana
popolo
e
i Farnesi
e
contro
e
contro
qualità.
grasso
III
luigi.
Gian-
e
sue
e
Fiesco.
conte
brio
obbro-
Gianluigi
di
Paolo
del
eredità
della
liana
ita-
e condizioni
in
questo
popolo
,
lo
contro
La
•
di
tra
Doria
patrizi
congiura
Negozio
parallelo
e
Giannettino
Tessitori
Farnesi
Nobiltà, stato
finte dell'odio
e
cittadini ;
della
dei
ci vengono.
Catilina,
Boria.
dei
storica
Gianluigi Fiesco..Calunnie
vere
Giannettino
scuola
questa bisogna attenerci. Garta-
a
donde
conte
di lui. Di
Umori
La
molteplici.
umani
sperimentale:
tidiyche
Vili.
Se il
del
cardinale
Papa
sco.
FieTri-
Francesi, inverosimiglianza delle
loro.
Supposta consulta
tra
il Fie-
VITA
seo
il Verriaa.
e
DI
61
DOMA
A.
Pretesa consulta di Montobbio.
—
—
Chi fosse Giovambattista
Verrina; chi Raffaele Sacco;
Calcagno.
piplomn di nobiltà largito
chi Vincenzo
-*
dal carnefice.
Sebastiano Granara
i tessitorivesi.
genoal
del
Conte
Verrina
Larghezze
popolo.
cipale
prin-
—
—
e
—
della
congiura. Se ilSacco fosse uomo
codardo.
Quali i complicidella congiurarammentati
dalla storia e dai ricordi del tempo.
Gianluigiin
Domanda
licenza ad Andrea
graziadella gente Doria.
di mandare
in corso
una
galerae ne ha repulsa,
autore
—
—
—
—
richiede Giannettino
ne
gente in città.
ai confini
l'ottiene.
e
Il duca
—
prontia
—
di Piacenza
II Conte mette
tiene 5000 fanti
quel di Genova. Di ciò
indizio il duca di Firenze,ne avvisa invano l'Imavuto
peratore.
Si esamina se sieno verosimili certi partiti
che si suppongono
i Doria.
propostidi ammazzare
La notte del 2 Gennaio destinata ad eseguirela congiura.
Arti del Fiesco per ingannareGiannettino,
e lo
inganna. Avvisi del Gonzaga e del Figuerroaal prìncipe
Andrea
che non 'gliattende.
Gianluigivisita
Andrea infermo,e lo inganna.
Altri avvisi di Giocamo
entrare
su
—
—
—
—
—
Geroor^OUBlin
laui
5i sohenaiacfi
il conte
giudicare,
—
che nft
Perchè
Fiesco.
—
S^otha
Forza
fiianliiigìtefv.
—
Andrea
s'ingannassea
di animo
del Conte
giocarecol cavallo sotto i balconi al Dona.
raccomanda la moglie al Panza ;
Operositàdi Gianluigi;
col Verrina;
ode i rapportidel Calcagno; si acconta
e
chiuse
e sono
invitare gente a cena ; vanno
chiave;suo discorso ai convenuti. Tutti si chiamano
manda
a
—
suo
a
tranne
paratia seguitarlo
ammazzarli
,
due;
chi dice tre;
vogliono
patisce. Si presenta
svela la congiura;parole che ha con
il Fiesco
non
lo
—
moglie e le
lei;si partecrucciato;dopo vestite le armi si presentò
chele accolgonoplaudenti. Si movono,
ai congiurati,
forta.
ma
prima il Conte torna alla moglie, che non si consingolareinsistenza del suo
Augurii contrarli;
alla
—
62
VITA
Quale strada ei
cane.
tenesse.
Cornelio
quelladi
dell'Arco;Ottobuono
san
al ponte dei Cattane! trova
tolta d'impaccio;tenta
la
la porta
piglia
luigi
Tommaso; Gianò
galeaincagliata;
la porta della Darsena per
avere
riesce;occupa a forza di arme quelladel
sena.
vino; dalla galea e dalla porta si versa gente in Darla c;|ttà.
Girolamo speditoa levare a rumore
Le ciurme tentano rompere la catena, la plebecorre
luigi
le galee;pericolo
-a saccheggiare
estremo; accorre Gianal riparo;passandodi galeain galeacasca, sopra
delle
lui tre soldati a rifascio;
muoiono tutti.—Sacco
affricani rotta la catena si salvano su la
galee,galeotti
Temperanza invano inseguitada due galee del Menribile
servi della pena irromponoin città:ordozza; galeotti
Madonna
tumulto.
Peretta,desta al rumore,
rimane morto
avvisa Giannettino,
che, ilo a speculare,
Se
alla porta di san Tommaso; chi lo ammazzasse.
tori
Tristizie di mali scritGianluigibramasse sangue.
il merito della generosità. Costanza
per torgli
di animo del vecchio Doria ilnica;
a cavallo e
monta
frode
e
non
—
—
—
—
—
—
arriva
Sestri ; li conosciuta la morte
a
di Giannettino
^
i«oiiduca di Fìtmìxa^
Jniiano; pai_pfìr_majsa^A VdHri, drado
Masone.
Taluni pairizii
dei più animosi
spediscecorrieri a Cosimo
M^A
vicweai
si chiùde
a
—
al
ci si trovò anco lo
palazzo;chi fossero;
storico Bonfadio.
Figuerroaoratore di Cesare vuol
fuggire,è trattenuto dal Lasagna che lo conduce in
palazzo. Chi fosse il Lasagna e natura della borghesia.
convengono
—
—
—
Provvidenza della
Signoria;
gente
mandata
pigliare
linguaa san Tommaso percossa e messa
in
in
fuga; ripara casa Cenluriona;
torna
a mettersi in
cammino, dalla porta di san Tommaso è respintamalsconcia.Il Lomellino preso si libera.
Altre provvia
—
denze
defla
Signoriaper difendersi.
Il conte Giroa san
Siro;gliannunziano la morte del fratello;
deliberano egliprosegua la impresa in terra; il Ver—
lamo
DigitizedbyVjOOQIC
_
'
DI
rina torna
'
alla
galeaper vigilareil porto
aperto alla salute
a
63
DORIA
A.
intendere
uno
scampo.
la imnXB del
e
,
tenere
putati
Signoriamanda deFiesco;atterrititornano
^
allato al cardinale Doaddietro;il Riccio ammazzato
ria.
Seconda deputazione
essere messa
; corre pericolo
rimane
Ettore Fiesco,il qualefavellando
alle coltella;
udite le
di Gianluigi;
Girolamo scopre la morte
con
gnoria
proposte di Girolamo va a riferirne in palazzo.La SiSul giornoGirolamo non vedendo
cuore.
ripiglia
si avvia ad assalireil palazzo,
dove
comparire risposta
che glidà la Signoria.
capitaPaolo Panza: commissione
Il Panza offre perdono intere ed a tutti purchò
Girolamo accetta, e si ritiraa
sgombrino dalla città'.
Ifontobbio. Verrina, Ottobono e Calcagno su la galea
gnoria
si salvano a Marsiglia. Fine della congiura.La Si—
,
^
manda
a
richiamare
Andrea, che
bianza
torna in sem-
si smentisce presto; vuole
ma.
misericordioso;
il cadavere di Gianluigiappeso alle forche: dissuaso
lasciato a marcire
da' suoi,gli nega sepolturacristiana;
glianze
là dove cadde,dopo due mesi sparisce. CondoFardel Papa e di Pierluigi
e congratulazioni
—
-aasa;
l'altro
ilJDoxia si allestisce a dimostrare all'uno e alla sua gratitudine. Trattatitra AgostinoLand!
—
Pierluigi.Il Farnese e il
di scherma
a vicenda,
Gonzaga giocano
per ingannarsi
Lo Imperatore manda
il Menfanno frutto.
e non
dozza per condolersi col Doria, e fintamente anco
egli.
e
il Doria
per
ammazzare
—
—
Provvisioni di Cosimo
il Doria, le
duca
di Firenze
per
rere
soccor-
tava
qualifurono sincere perchè gliscot-
ogni moto per la libertà vera o finta che fosse.
Danni del Doria; pigliadanari in accatto da Adamo
alla condi Adamo
dotta
Centurioni;prepone Marco figliuolo
dell'armata. Quanta parte delle «poglie dei Fiesebi si appropriasse
Andrea; e quanta ilduca Farnese
e quanta il Papa. Singolareofferta di un Giulio Laudi.
Ogni rimanente sostanza di GianluigiFiesco va divisa
64
VITA
fra la
di Genova,
repubblica
Antonio
e
AgostinoDoria
Pontremoli.
Imperatore ripiglia
stino
Valditaro,
prezzo di sangue, all'ultimo tocca ad AgoLaudi. La tradizione sola indica il luogo dove
Il conte
Girolamo
sorgeva il palazzo di Yialata.
ed Ettore Fiesco. Lo
—
Montobbio
munisce
e
Calcagno.Andrea
aderenti suoi,
rina
per le difeseVer-
vi convengono
e
insta
perchè al Fiesco,e agli
si osservi la fede e
non
l'ottiene.
non
Proponesidal Senato a Gerolamo Fiesco la cessione
tata;
di Montobbio per cinquantamilascudi,che viene rifiu-
—
allora si dichiara la guerra. Assedio ed espugnazione
di Varese e di Gariseto;
il castellanoNicelli notte
co' terrazzani
scampò
tempo
è i soldati. Provvisioni
timori del
eletti;
grosse per la guerra; qualili ufficiali
Senato genovese. Si descrive Montobbio; l'assedio va
la morte di Francesco I
ma
male; si pende a smetterlo,
di Francia, e i soccorsi di Firenze
re
e
di Milano
fermano
con-
tune
l'assedio;estreme forglianimi; si ripiglia
Nuovo esempio
ributtansì i patti.
degliassediati;
di che sappia la protezionedei realidi Francia.
Gli
assediati si arrendono.
Strageper impetoe sono le
infami.
meno
Ragioni per mettere fìne al sangue;
—
—
—
lettera
11
di
pietosissima
sterminio del Fiesco
al Senato, che
la
e
cosa
sollecitadal Senato
infame
un
si abbiano
a
il capo
risparmiatodalla fortuna
Fiesco
mozzo;
impiccato.Di Cornelio Fiesco
—
battista
Giovam-
Cangialanza
ScipioneFiesco.
Porto Ercole; consegnasi
—
—
Ritratto dei Doria in sembianza
gatto e perchè.
il
e
ignorasiil fine.Unico
nemica
Fiasco è preso a
al Doria,il quale lo fa mazzerare.
—
fare,e ilSenato spedisce
col boia. Girolamo
risposta
Ottobuono
lo
simulacro di cesso;
prosi appellano;i giudici
domandano
Verrina hanno
è
—
degliaderenti suoi,e la spunta.
si suole
i condannati
Angiola Caterina Fiesco.
di Cesare
Figuerroaoratore
S'instituisce come
suora
Infamia di scrittori.
di percotereun
Immaginazioni di romanzieri e di
66
VITA
dal confronto di fatti di natura
conforme.
Ai
giorninostri s'industriarono parecchi
surrogare
titoloamalla scuola sperimentale
bizioso,
con
italiana,
maniera
una
di scienza,
che
non
è propriamente
metaGsica, né poesia,e che tuttavolta guasta ad un punto metafisica,storia e
poesia;ed abusando costei della
possiedechiunqueviene dopo di
vista sul passato cavandone
s' inerpica
a
mo'
suo
su
I
per
la
per
generali,
le cime degliarbori
e* strane
singolari
col titolodi sistemi.
innamopadridi questa maniera portati,randosene
si danno
suole oltre al giusto,
come
di fatti,che trovati poi
la storia in cerca
sottopongono
modo
a
al mondo
stendere
concetti
stampandotiastrattezze
che annunzia
facoltà che
a
sostegno dei mostruosi
di cariatidi *
così della verità delle
con
edifizi
inestimabile
iscapito
del
giudizio
degliuomini. A noi, cui siffattascuola non piacque
recheremo
mai, e parcia dritto,
la storia
*
Cariatidi
le
sono
di queste
cose
figure,che
narra
come
si pongono
Vitruvio
come
sotto
chitravi;
gliar-
Caria città dei
Peloponneso per essersi collegataco' barbari contro 1
Greci, questiper vendetta la espugnassero, e trucidati
le donne in servitù. Gli architetti
gli uomini menarono
la infamia posero le
del tempo per eternarne
immagini
nei pubbliciedifiziia sostenere
delle medesime
travi
archi0
simili in
peso soverchio.
att^giamento di cui
si tribola sotto
un
DI
della
A.
67
DOBIA
di Gianluigi
Fiesco,e
congiura
che la generarono, col metodo
maestri d'Italia.
delle cause
appreso dai
stri
no-
Fiesco,nato di nobilissima
Gianluigi
contava nel millecinquecentoquarantasette
stirpe,
anni, bello era e biondo, di poca
venticinque
barba, e di aspetto gentile;
glifu padreSiniIl conte
assai
baldo,mostratosi sempre, mentrechè visse,
al principe
Andrea, o perchèveramente
parziale
perchè,cosi fingendo,
gliparesse
dità
provvederemeglio alla sicurezza ed alle comolo amasse,
sue
;
o
difatticorre
fama
credibile
,
che lo
Carlo pei conforti di Andrea, lo investisse,
imperatore
lo facesse investiredal duca
0 piuttosto
di Milano, del feudo di Pontremoli per fellonia
del conte di Noceto ricaduto alla camera
im-
però i
periale:
'
suoi
pre
semseguitarono
maggiori
rono
co* Grimaldi parte guelfa,e fieramente fuavversi al Boria ed agliSpinolaperpetui
né senza
non
senza
ragione,come
ghibellini;
Fiesca noverasse
la casa
ben
prò, imperciocché
quattrocentomitrati
tra vescovi
e
arcivescovi
,
parecchicardinali e due papi,né, a crescerne
la superbia,
che si faceva
laicali,
mancavano
fregi
di aver dato alla Siciliaanco un re.
vsyfito
Lo stato del giovaneconte, non
tanto da costituirlo
di corona, pure era superiore
principe
cittadino convenga; di
a quelloche a privato
4
68
VITA
egliè
vero
certo
trentadue
sopra
più parte munite
Genova
a
fino
Sestri
a
esercitasse dominio
che
e
o
ronale
ba-
trentatrè castella la
di rocche
e
di
torno
atartiglierie:
terre dalla Polcevera
possedeva
a Monéglia;
poi in Lunigiana,
poi in Lombardia;
nita
sudditi molti; rendita infi-
*. Fra le tristicondizioni questasperimentiamo
paziente
quellache, facendoti imti spingeall'acre
della civile uguaglianza,
voluttà del dominio,massime poi,
se altri
pessima come
si attenti accenderti
T emulazioni
con
e
i
prusi.
so-
luigi,
questo modo e cresciuto Gianagevolecosa è credere, che fumasse di
Nato
a
dicono con molto fondamento
la quale,
superbia,
di verità,
venisse in lui fomentata dalla madre
sti
Maria,dacché anch' ella nacque e crebbe tra fache usciva
come
pari,forse maggiori,
quella
di casa
della Rovere, onde si trovava a parte*
al Doria, per attribuirealla conGli scrittori parziali
giura
di Gianluigicause
lo
assicurano
prave,
povero. Lo
Scaraboni
di B.
dice
aver
letto nello archivio mediceo
Buoninsegni del
una
tera
let-
sulta,
Giugno 1547 donde reche la casa
Fiesca non godesse di rendita annua
oltre agliottomila scudi di oro: le sono
fandonie;ebbe
dominio su trentatrè castella,e la madre massaia, vissuta
durante la minorità dei
16
a Montobbio
figliuoli
,
con
gliavanzi fattipagò i debiti creatidal marito per menare
largavita,tra glialtri quello di dodicimila scudi d'oro
pagatial duca Francesco Maria Sforza per la investitura
di Pontremoli.
DI
A.
69
DORIA
di
ciparedella grandigia
due
famiglie
magnatizie,
né la modestia era
mai stata il pregio
di quelladella Rovere. Quali i modi, e quali
le paroleadoperate
8a cotesta femmina per sernoi ignoriamo
pentare il figliuolo
; pure a im"
che le passioni,
facile,
maginarseli
quantunque
forme più o meno
con
rudi, si manifestino in
ogni tempo tutte ad un mo^o. Riferiscono altresi che il giovaneconte, anco senza
pungolo»
sarebbe stato portato
a immanità,peròche molto
si dilettassenella lettura della Catilinariadi Sallustio,
della vita di Nerone
dettata da Svetonio,
delle opere di Niccolò Machiavello; ma
tu
abbi queste accuse
in conto di novelle,che i
e
viliseguacidella fortuna
prodiganosempre
in
biasimo dei vinti: se il Fiesco restava di sopra,
andrebbe
chi sa di quanto improperio
gravatala
di Andrea, e per opera di queidessi t
Né queste le sole, che glifurono cortesi del
memoria
di Gatie del torbido sguardo
irrequieto,
a Gatìlina spinta
e miseria,
e libidine come
lina,
moto
finoal delitto.Anco
di lui,non
Gatilina fu vinto; e ilvitupero
la storia scrissero i
però cosi di fuga,circa
saoi nemici:
patrizi
a
considerazione queste due
meritano
lina
Gaticose
:
da eroe^ e che la repubblica
battaglia
a breve minò
romana
quinci
peiviziidi
medesimi, che a Gatilina glirinfacciavano.
quei
mori
ch'egli
^maoLàMO,
in
Vita
MA.Doria^
Voi. II.
B
70
VITA
troppo dista il
"]lomanqaefosse di Gatilina,
dal patrizio
romano
genovese ; e fieutile a chi
lelo,
legge,caro a noi, mettere qui un breve paralscritto sopra le traccio di Jacobo Campané timido amico della
non
naccio,uomo
volgare,
ilquale,
giura,
verità,
composto un librodi questaconlo dedicò a Ferdinando Gonzaga.Lucio
Fiesco sortirono inclito
e Gianluigi
SergioCatilina,
sangue : di ambizione,e di audacia pari;
della discordia dei cittadini,
striosissimi
indua prevalersi
entrambi:
in ambedue
si videro di
virtù mirabili
segni:ancora, Tuno e
l'altronello studio di conciliarsi glianimi col
co'benefiziie coi
facile costume, coU'ossequio,
del fare diversi,
Nelle cause
che
doni, singolari.
a
mosse,
quanto sembra,Catilina la povertàdel
censo, e quantunque conoscesse
scelleraggine
la sua, nonniente altro che scelleraggine
essere
non
poca
,
dimanco
si ostinò
opposto il conte
a
commetterla ; spinseroall'
Fiesco la invidia,
la emulazione,
la impazienza
dell'all'alterigia
propria,
la cupidità
di gloria:
forse altre
altrui,
terigia
le quali
cause
si, ma non ignobili,
incognite
al delittospecie
tutte ebbero virtù d'impartire
di generosità.
Ecci altresì chi afferma le angustie
di pecuniaavere
fatto forza al Conte, il
Bonfadio tra questi;
fu vero, còsi
ma
come
non
non
è verosimile;
conciossiachè stando
anco
a
DI
A.
7i
DOMA
quelloche dicono,essere
ilsuo
patrimonio
vato
gra-
di ventimila scudi di debito,
che
essi per chi
Né
torre danaro
cosa
possiedetrentatrè
in presto denota
bensì talvolta bisogno
di
tano
mon-
castella?
pia,
ino-
sempre
a spesa
sopperire
ed abbiamo veduto
presagitae straordinaria,
Andrea stesso accattarne
dal Centurione,
da Erasmo
e da altri.
Doria, dal Pallavicino,
non
Come
nelle cause,
nelle forme
lina
e
se
vuoisi favellare il vero,
nei modi
furono
Catidisuguali
il Fiesco; il primo per aggrondatura
ribile,
tere per occhi chiazzati di sangue, pallido
e
in faccia,e stravolto sempre ; Taltro di aspetto
ad un
dignitoso
giocondo^piacevole,
punto e
Calilina anco
infame
venusto.
prima della congiura
anzi reputatovesano;
per libidinie delitti,
al contrario sariasi in ognitempo tenuto
Gianluigi
in mezzo
poi al tempo iìicui
incolpevole,
visse,santissimo,
però che non sia vero, e non
libro eh' egliamoreg-r
si trovi scritto su verun
come
con
fingonoromanzieri e tragedi,
glasse,
.
ed invece ci trovi la
la sorella di Giannettino,
moglie Leonora
Catilina ebbe
fare
e
glifosse
usanza
diletta.
sommamente
uomini
con
e questi
a
perduti,
rotti a
tutti glialtri antepose;
diverso il Fiesco scelse alla opera
cuori di salda fede,e nello
forse
più sinceri di
mal
amore
lui. Il Fiesco
pagni
com-
di patria
giovane
72
VITA
Catilina attempato nella callidità,
nello-
supera
ingegno,e nella costanza, avendo saputo con
tudine,
sagaciastupendaallestirele forze della moltimantenere
e
nei
pochi,per
la segretezza,
difficile
eziandio
modo
che
Cicerone
anco
ne
sarebbe stato preso ;
però che,se vogliamogiudicare
la trama
di
senza
a scoprire
passione,
Catilina troppo più contribuiva la insania di lui,
la solerzia del Consolo.
che
vinto
dalla
dagliuomini,Gianluigi
ultimo Catilina prese le armi
forse per
il Conte
sé,
ma
fortuna
contro
contro
:
per
la
patria,
la patria
mai.
non
queidi
In
0
Catilina' giacque
corse
ci credè,
i\gridoe Gianluigi
finse crederci,
e forse artatamente
eglistesso, che
volte
fece spargerlo
Giannettino Doria
sidiasse
gì'inla vita, avendo procurato parecchie
il veleno,e poichéin questo
propinargli
riuscito,
avere, per ultimo,commesso
%ì capitanoLercaro, che, appena chiudesse gli
Non ci era bisogno
C/Chi Andrea, lo ammazzasse.
non
era
in
perché Gianluigi
pigliasse
Giannettino,comparendo anco questi
vane,
giodi tanto
odio
e
bello,quantunque di bellezza affatto
quelladel Conte, ch'ebbe persona
neri, occhi grandied azzurri,
robusta,capelli
e nella faccia più espressione
d'imperio,che
di bontà; tristoveramente
non
era^ senonchè
disforme
a
74
VITA
Arrogiche
spingonoa inevitabile perdizione.
Andrea, procedendosempre con vesti dimesse,
si mostrando per le vie con maggiorecompagnia^
non
in pache di un servo, professandosi
lese
osservantissimo della legge,
poteva gettare
a molti polvere
negliocchi,non però a tutti;
che i modi suoi
che non
di quelli^
mancavano
co' modi
di Cosimo
e
il vecchio dei Medici
sapessero
com'ei
ragonassero^
pa-
di nascosto
le mani
allungasse
sopra le leggie sopra i
menta
lento e cauto gettandole fondamagistrati,
della grandezzadella propriafamiglia;
senonchè
Giannettino veniva talora
a
gli
guastar-
i
disegnicon le iattanze soldatesche,e le
dalla fortuna;
improntitudini
propriedei guastati
che per le vie passava rumoroso
dazzo
pel codi una
turba di staffieri:il nugolo dei
com' è da credersi,
e degliadulatori,
parasiti,
lo lasciava un momento;
di
non
eglisplendido
vesti sfoggiate,
insultante,ed anco
orgoglioso,
a sprazzi
benelSco;ma glioltraggi
nocevangU,
lo avvantaggiavano
strati
i doni, perchèbalee non
là
modi
ai
come
se
incivilirecavano
fossero sassate; né
molestia
cotesti
agliemuli
cittadini soltanto,bensi
pacifici
ed
agli
stessi amorevoli della casa Doria,i quali,
pensosi
delle propriefortune, ed anco
di quelle
della patria,ne avvisarono Andrea, che, seancora
DI
condo
a
A.
75
DORIA
il solito dei vecchi,si metteva
in quattro
difendere Giannettino a lui più caro
delle
pupilledegliocchi.
Né la città pativadifetto di pessimi
umori ;
mestica
di avanzo;
n'era
oltre la doce
all'opposto
tirannide minacciata da Giannettino,
quel sentirsi di di in di stretta maggiormente
tornava
a
dagliugnoli dell'aquila
imperiale,
molti fuori di misura fastidioso.La spartizione
dell'autorità dello Stato
conto
si trovava
essersi fatta tra nobili
questi anco
in misura
non
e
a
fin di
nobili,e
fra
giusta,per guisa
che i vecchi del
porticodi San Pietro,soperchiando
in virtù della leggei nuovi del portico
di San Luca, questi,
di quanto tolsero loro le
donde
rifattia furia di brogli,
si erano
leggi,
di peggioper lo
con
gozzaiepresenti,
pericolo
avvenire:. il popolominuto brontolava,imperciocché
strature
eglivolentieri si astenga dalle magiincapace,
per elezione,sentendosene
ma
non
intenda
a
venin pattorimanerne escluso
legge.Unico contento il popolo grasso, o
vogliamodire i mercanti, oliera degliStati,
per
dacché
medesimo
come
l'oliera rompe
i muri
al punto
che li sorregge, cosi i mercanti,mantenendo
lo Stato co' guadagni,
lo rovinano con
la viltà;né
da cui abbia pratica
può negs^rsi
della storia,
insegnandogli
questa,che se i pa-
76
VITA
trizi nuocono
con
il
T emalazicHìi,
coi
papolò
viziola Filtà;
tumulti,dei mercanti sia proprio
a
minino
purchéì guadagnicam-
tutto si accomodano
:
neir abbondanza
penuriacaro
^Ua
moria
;
vendono
molto, nella
forniscono detizie,
alla prosperità
tirannide che li conosce,
bare. La
paura, tocca certi tasti di ordine,
di disordine,
che mandano
a bene o a male
quando ha
e
i traffici,
e i mercanti per paura inferociscono,
facendo mostra di valore per la tuteladei fondachi,
mentre
per la
non
patria
si moverebbero
quanto hanno
tre
lungo il braccio. Anco nelle alclassi del consorzio,
civileoccorrono
abietti,
i mercanti quasituttiservi volontari della gleba.
e forse anco
Accortezza,
spaventopersuasero
dopo la congiuraa far correre
voce, che dei
nobili
veruno
s'indettasse col Conte
a
caso
:
pensato, fossero tuttistaticoltialla sprovvista
si tentò,che altri credesse similmente del popolo
poco frutto; che troppo si conobbe
andato d' accordo,però che oltre le cagioni
con
essere
addotte lo stimolasse la fame,
precipuo
incentivo a novità,ed, a quei tempi,infiniti
gU operai stanziati in Genova: affermano, gli
sero
storici quellidella sola arte dei tessitorifospare troppo: capo del
popoloGiovambattista Verrina,uomo del quale,
trentamila,e
avvero dire, non
mi
sappiamo molto,
ma
che i
DI
77
DORIA
A,
pochifatti chiariscono anima antica,e
biasimo
a
forza onesto
intemerato
attestano
dei
lo stesso
suoi nemici
ce
lo
cittadino;egli perpetuo
ecoleo
ai fianchi del Fiesco,o
quanto
contro
sia
trambi
perchèensi proponessero scopo e pratichepari,
credo piuttosto,
d' accordo nelle praticome
o
che,
almeno nel riposto
differissero,
pra
animo, soi fini della impresa.
Questi gl'impulsi
propriie domestici; gli
estemi non che mancassero
abbondavano; prima
di tutti instavano iì Papa, e i Farnesi,e questi,
non
tanto per odio contro lo Imperatore,
Andrea; taluno nega che Paolo III
la è cosa, che
alla congiura,ma
partecipasse
può negare : i Farnesi odiavano Andrea,
perchè Cesare, conferendo con esso lui i neegligliavesse
gozii di Stato, massime d' Italia,
mai si trovasse
a tenersi Milano, e caso
persuaso
si
non
costretto
a
Ottavio,occupando però
genero
investisse il
disfarsene,ne
con
forte presidio
i castelli di Milano, e di Cremona:
non
che disdicono fosse
neppure di quelli
desiderio del Papa di acquistare
Milano,e per
mancano
conseguente la
ma
e'
sono
causa
che
prelati
quelli
attendenti alla Curia
il Doria,
dell'odio contro
romana,
lo sostengono^ed
come
Apollonio
fatti;
Filareto, il cardinale Pallavicino,ed altri sifpure
anco
il Pallavicino accorda
che nel
78
VITA
congresso
di Bnsseto, il Papa,poichéebbe
invano
per
goziato
ne-
che Cesare restituisse
ottenere
il ducato alla Francia,s' industriò
a
farlo
stria,
nipoteOttavio,e Margheritadi Aufin là
la quale avvisata in fretta,corse
cedere al
per sollecitare la pratica;forse la sgaravano,
Ferdinando Gonzaga,odiatore perpetuo dei
se
Farnesi
i
qualilo
carbone,trovandocisi
ricambiavano
a
a
misura
presente non
caso
di
avesse
storia dei fattichiarirà
sturbato il trattato. La
meglioil vero ; intanto si tenga per certo che
nei tempi,giustala comune
opinione,furono
del Fiee istigatori
reputatii Farnesi partecipi
sco
i ministri di Cesare lo rinfacciarono tamente
aperOrsini dopo la strage di
a Cammino
:
Pierluigi,
quasi ad ammonirlo, che l'uomo,
Oltre questa che ho
quàl semina, tal raccoglie.
detto,tra i Farnesi
il Doria
e
di dissìdio,meno
causa
ci fu un'altra
grave in sé,
che
ma
s'inciprignì
per le offese scambievoli: era morto
ImperialeDoria vescovo
poco primamonsignore
di Sagena in Corsica, e abbate di San Fruttuoso,
ricco,tra le altre sostanze, di molta
per
pecuniainvestitanel
certo
i suoi
fama,
come
dirsi
se
denari
non
erano
suole, esagerava;
di
Napoli:
pochi, ma la
é da
però non
reame
la Curia ci stendesse sopra in
le mani;
Andrea, che
dita
ren-
corsaro
era
un
e
timo
at-
ge-
-
epperòin
novese,
tenero
DI
verbo
di Roma,
79
DOaiA
A.
chiese
quattrini
punto meno
gli si rendessero gli
averi del Vescovo, e tutti,
e subito. Allora la
Curia
almanaccando
romana,
secondo il solito,
Ruota di Roma;
sottopose la lite alla sacra
che sarebbe stato un contare
Andrea, persuaso
le
ragionipeggio che aglisbirri,non ci
infatti i giudici
né manco:
romani
comparve
sue
decisero in prò del Papa invocato ilsantissimo
drea
Andi Dio, e in omaggiodella giustizia.
nome
ricorse in
e
dinanzi
appello
lo fece mandando
ad altrigiudici,
Giannettino
a
Civitavecchia
chiarle
ghermirequattro galeedel Papa, e rimorversi,
dia Genova:
e sottosopra,
con
giudici
fu giustizia
pari.I Genovesi più o meno
sbrizzolatisempre di pinzocherolevandone al
a
cielo le stimate,si accalcarono intorno Andrea
fosse ita la faccenda;
come
per sapere
=t
rispose:
leva la mia
L'andò
pei
roba
me,
a
suoi
dà il torto co' suoi
più
soldati. =j
a
partito
e
ed
giudici,
forte di lui in mare,
Però
cui
non
questo fu di
trovarono
al
allora
averi. Levossene
mi fo
Papa
aveva
Roma,
per
me
a
mi
Roma
ragioneco' miei
mente
un
altro
il Doria,
Genovesi
quanta
e
Genova
a
sua
io che mi trovo
sovveniva
posto
catturare
a
piedi,il
Qd io levo la
Mi; egliche è più forte di
egli
Papa
di
si
gli
staggirne
infinito rumore.
80
VITA
al Doria reluttante toccò
onde
fece
a
patto che nel restituirele galeesi
a
di sottoporrela lite a'
tra le
parti.Intanto Roma
la eredità del Vescovo
fama,
cedere, e lo
cordasse
ac-
convenuti
giudici
chiarito
aveva
Imperialeminore
della
stinati
più grave di molti carichi desollievo di parenti
Il Mascardo
poveri.
per di
e
a
prelatoafferma,
che
offerisse al Doria
quando che
in dono
da lui; e
il cardinale Farnese
la
volesse accettarla
è vero;
il
Sigonioal
contrario narra, che il Cardinale gliproponesse
di fare a mezzo
(probabilmentequando era
sicuro di perderel'intero)
e questo arieggia
mo;
meglioall'avarizia di Roma; ma Andrea fer-
Delegatala
Napoli,questiper manco
tutto
0
Nunzio
di
non
0
niente.
dolo, la decise in via sommaria
a
causa
di
al
scan-
favore di
Andrea.
Milano
mune
negato al Papa era causa di odio codel
contro Cesare e Andrea; lo spoglio
Vescovo
ma
di
Paolo ni
ne
Imperatore,
per
solo
a
al Doria,
peculiare
altre speciali
contro Io
Sagona causa
aveva
cui intendeva tenerlo basso
offésa,quanto
a
schermo
della
sua
non
potenza:
pre-
lungotroppo raccontarle tutte,bastino
queste più cocenti. Carlo V aveva
percosso di
fiere battiture i Luterani,
in prò
ma
piuttosto
della propriaautorità, che per interesse di
82
di
VITA
del Fiesco sottoscrìtto
da
mano
tadini
col qualesi
genovesi,
tentare
a
né il Marchese
cose
in
nuove
citparecchi
dichiaravano
benefizio
del Re
di mandare
mancava
di tenere
al Doria, ammonendolo
rati
pa;
le carte
la barba
pra
so-
il memoriale
ma
spalla,
questigittava
affatto immeritevole di
sul fuoco reputandolo
fede e falso,
messi da parte
anco
imperciocché,
la
la età novella del Fiesco,la indole mansueta,
doveva portargli
Tafifetto,
come
ch'egli
la reverenza
era
a Cesare, non
tore,
tu-
a suo
da sup-
porsich'eivolesse commettersi
in balia del Fre-
goso, vecchio nemico
glie
sua, tra le fami-
di
casa
dei
qualierano occorse
sempre offese,ed
anzi perfino
un
Fiesco,colpadi un
uccisioni,
Fregoso,fu tratto già per Genova a coda di
cavallo,morte
onde
non
sabatica^che infame:
meno
spedilettere al
Davalos che del tutto deponesse
il sospetto,
e si
vire
guardassedal disseril suo pupillo
Gianluigi
tore,
presso lo Imperae quegli,
per contentare l'amico gliel
mise,
proavvertendolo,
pur tuttavia nel riscrivergli
che se ne pentirebbe.
Novelle tutte,messe
fuori per piaggiare,
per
colorire le calunnie,ed
tazione
per istudio d'imidegliantichi,febbre del secolo di cui
anco
scriviamo: allora,
più che avanzarsi col
ingegno
,
parve bello
proprio
V altrui
saccheggiare
,
e
DI
A.
83
DORIA
eruditi che originali:
comparirescrittoripiuttosto
facile però ravvisare in questo la traccia
di Siila,
che presenteCesare giovanetto
terebbe
divenadulto peggiore
di due Marii,e ai prieghi altrui non lo uccide,e di Marcello che a
Nola, invece di
Sanzio, volle
con
amicarsi cotesto
altresì che Andrea
della lista dei
le mani addosso
mettere
a
cio
Lu-
nefizi
paroleaccorte, e co'beferocissimo ; aggiungono
imitasse Marcello nell'arsione
sbaglianocon-
congiuratima
,
,
ciossiachè Tito Livio,
nel libro terzo della Deca
terza, testimoni
come
Marcello,invece di
la lettura dei nomi
Annibale
mandandone
Or
ora
ne
facesse
dei traditori,
tato
ribut-
inquisizione
diligente
poimegliodi sessanta
sotto la
ce
lo confermassero
:
intorno al memoriale
Fregosoabbiansi
che
scure.
il concetto della congiura,
esporremo come
in mano,' sorgesse nell'animo
di mano
del Fiesco, quanto dondolasse,e
al
curare
tras-
per
qualiargomenti
intanto le
scorse
di-
cose
rinvenuto addosso
invecerie: sta fermo,
la barca dov'erano le carte del
Fregosoe
del JWncone potèriparare
mandando
a Piacenza,
delusa
a
la brama
del marchese
assassino.
contribuirono
Altri,dissero,
a
e può essere,
Gianluigi
Renata di Francia
duchessa
come
dare la
pinta
di Ferrara,Piero Strozzi,
Pierluca
altri si tace
Fiesco, CanginoGonzagae degli
;
84
VITA
di Francia e quelle
le parti
seguivano
quanti
fatto a
dello Impero avversavano,
non
avranno
tri
aldi aizzamenti con Pierluigi
e con
risparmio
fazione,
a opere utili alla propria
per ispingerli
eerto
alla nemica.
dannose
Espostele
cause,
vorrebbe
ragione
che io discorressi
che ilConte
dei fini0 veri o verosimili,
si propose
nella
impresazarosa
;
i
sero
primirima-
niera
sepoltinel suo petto,che di questa madisegninon si mettono in carta : intorno
ai secondi,oltre quelli
nel favellare
che adombrammo
delle cause impellenti
l'animo del Conte,
e* pare che lo
Tambizione
movessero
della cittàdove
signore
indole maligna,
opperòprona
di costituirsi
si sentiva vassallo ;
alla vendetta
non
che lo sforzasse,e questo chiarirà la
sembra
storia;forse lo indusse desiderio di riformare
lo Stato
ma
e
a
e
migliorefondamento
di
giustizia,
ciò non
parzialità
è certo,a ogni modo, con pariimtendesse
possiamoaffermare sicuro,eh' egliindistribuire megliogliufficie lo esercizio
del potere tra i nobili del portico
nuovo
dotta
quellidel porticovecchio,che la cosa concon
cotesti termini
quanto avrebbe
messo
non
la
poteva durare:
se,
plebea parte del
diubci è dato accertare: senza
non
reggimento
bio di lusingherie
ei non
faceva a spilluzzico
col popolo,ma
questo,secondo il consueto, chi
DI
A.
85
DORIA
e i patrizi,
pia divisa opprimerepiù blandisce,
dall'uzzolodi prepptere,
costumano
pre,
semagitati
di rado pur troppo anco
che
e non
quelli
dalle viscere del popolo.
Però,è da
pure escono
credersi che s'egli
se
ne
dimenticava,del popolo
si sarebbe ricordato ilVerrina. Questo dentro
avrebbe potuto per avventura
alla patria,e di
fare altro,che mutare
soma
;
di fuori
non
spagnuolarenderla francese,e quindidifflcile
la carne
se di tutto queltafferuglio
a
giudicarsi
valesse il giunco;pure a danni saremmo
dati
angiùdi li; soprusiavrebbero patito
maggiori
;
il guadagno poteva ridursi nella voltabilitàdei
Francesi,e nel tedio in cui cadono presso loro
le cose, che hanno con
più ardente brama appetito,
mentre
una
grappa
la
mano
dello spagnuolo
sembra
di ferro murata
sopra le
che
cose
di spiriti
: però essendo
alteri,
Gianluigi
piglia
come
e
giovanepieno di baldanza e di cupidità
di gloria,
fierazionale supporre, che avrebbe
colto tutt^le congiunture
stato
per procurarsi
le condizioni d'Italia:
anco
e mutare, potendo,
sperata
La quale anco
a cotestitempifu opera dimosi
ijnicamentee di vili: possibile
aglianise, posponendoil propriointeresse alla
a repentaglio
messo
Patria,avesse
per lei gli
—
averi
mano
e
la vita ;
e
ciò chiariremo
con
prove in
più tardi.
OuBRXAZZi.
Vita di A. D^ria.
Voi. U.
0
86
VITA
glielmo
Non sarà troppo arrisicato accertare,che Gudi Bellay,
oratore di Francia presso il
ogni via per noallo Stato che l'Ospitava
a simile
cere
(officio
commise
di gente allora e poi ordinario),
razza
di dare
di Gianluigi
a Pierluca Fiesco consorte
nelle buche intorno a lui per iscoprire
paese ;
Senato
di Genova, tentando
che nel
conosciuto,
costui avendo
entrava
non
chela
vanga
anco
terreno
il
tato
ten-
manico,
tirò innanzi la
e su
pratica,
quelsubito venne
si avesse a recare
fino
conchiuso,che Gianluigi
Farnese dove avrebbe
a Piacenza dal duca Pierluigi
inteso il resto; e il Conte andò, parandosegliinnanzi giustacausa a colorireilviaggio,
qual era quelladi rendergli
omaggio,per le
castella di Calestano,
e di Borgodi Val di Taro,
fosse feudo imperiale,
il quale,comecché
pure
dipendevadal Duca per trovarsi sul Piacentino:
negoziandoinsieme il Duca e il Conte,per dare
a questo plausibile
coperturadi assoldarefanti
e
raunarli
a
Genova
senza
si accordarono
sospettoaltrui,
che il
primo venderebbe al secondo
le quattrogaleech'egli
tenere
teneva, o figurava
del Papa; però Gianluigi,
aglistipendii
procedendocol calzare di piombo,volle presentirne
il suo conAndrea, a cui disse che senza
senso
non
cosa
avrebbe
assai si
mosso
della quale
foglia;
molto
compiacqueil vecchio,
con-
DI
fortandolo
farlo,però che,
a
di iriaDO
gliparesse
87
DORIA
A.
a
torre
gente nemica, da
che bene,
e
un
cotesti legni
lato
non
dall'altropensava, che
via per
il giovanile
gnava
bisoisfogare
rigoglio
cosi eglia cui non
aprirea Gianluigi:.
una
dato penetrare nel cupo animo del Conte ;
Paolo Panza suo
che ci 4eggeva
maestro
era
ma
,
dissuase il trattato,
apèrto, consultato all'uopo
prò. Il prezzo delle galee chiarisce
in parte lo scopo dello acquisto,
poiché oggisi
i pattidi cotesto contratto stipulato
conoscono
ma
senza
Piacenza
il 23
Ottobre
qualisono:
la
per le quattro galee chiamate la Capitana,
Padrona,la Vittoria,
e la Caterina paghiilConte
scudi d'oro; un terzo subito:
trentaquattromila
terzo per Pasquadi Natale del 1546 : ilsaldo
un
a
al medesimo
teimine
1545
1
dell'anno
guarentiadel pagamento
successivo;in
s' ipotecava
il castello
di Calestano.
Ora, da quanto
dei
un
occorre
tempi,si giudicacbe
scritto nei ricordi
una
galeavalesse ad
bel circa ventimila scudi; di fatti il Bran-
tóme racconta
come
si trovasse presen4ie
a Malta,
soldasignorede la Rone gentil
tino di Poitiers,
giocatoreper la vita,vinse di
tratto a Giovannanclrea nipoteadottivo del
un
principeDoria diecimila scudi di oro ; della
qualcosa stizzitoGiovannandrea propose di gio«
quando
certo
88
VITA
carsi
e
oro,
galea di
una
contro
ventimila scudi di
a
il soldatino accettò,senonchè
prastato
sol'altro,
volle fare nulla:
non
ne
alquanto,
dato
perchè,eglidisse,io non vorrei che questo solla ga«
di ventura, dopo avermi guadagnato
—
lea, andasse vantandosi in Francia avermela
Anco Cammino
vinta con altro,che con le carte.
=»
Porzio, avendo
di notare
occasione
sulle
sue
rie
sto-
galeedi Pierluigi
grandissimomercato.
delle
la compra
fatta dal Fiesco,la chiama
un
parrà strano tenere, che, senza
secondo fine,il duca di Piacenza s'inducesse
Donde
a
non
in quel negozio
un
scapitare
quarantaseimila
ducati almanco.
Dall'essere state da Andrea
galeeal Papa,taluno
coteste
staggite
credè argomentare che le
al duca Pierluigi^
fu mala
ma
appartenessero
prova, dacché,volendo Apdrea ricattarsia ogni
non
patto per
via di rappresagUa,
non
istettea guardarla
pel sottile;
gligiovavacredere,che
borsa e
il padrefacesse col figliuolo
tutta una
tanto
cosi credè. Paolo III sofferse acerbamente
Tà-
delle galere,
a causa
piùche peraltro,
lienazion^
la quales'industria
della consueta avarizia dei preti
sicare
salva senza arria guadagnare
sempre a man
mai nulla,e ne rimangonotestimonianze
storiche ; tra le altre basti la lettera scrittadal
cardinale Farnese
al Duca
suo
padre il
nove
90
VITA
per le
moso
immaginidi
numero
infinitodi per*
sonaggiper dottrina o per prodezzaeccellenti,
di cui
sorgeva sul poggiodi Garignanoa manca
da un lato ha
guarda la basilica dell'Assunta,
il mare, dall'altrola valle del Bisagno,
a oriente
si stende sino
la costa
di
a
a occidente
Portofino,
promontorioin promontoriotocca
capo
di Noli. Con
molti
e
V estremo
diversi nomi
lo troverai
come
Violato,
appellato
Viola,
daglistorici,
Violacio e Violata: il volgochiama tuttora quei
del palazzofu di
luoghiViovà; il vero nome
però che quiviappresso, in antico,un
della chiesa di
canonico Fiesco della collegiata
Santa Maria in Via lata di Roma, facesse per
Via lata
sua
devozione
fabbricare sul medesimo
poggio,
immagine della basilica ro«
dura
mana;
questachiesa protettadalla religione
la
anco
adesso, ma non ha guari ebbe mozza
cuspidedel campanileo per timore di ruìna,
a me
0 per altra causa
ignota.
si accontò
col cardinale
A Roma
Gianluigi
Trivulzio protettore
dei Francesi,il qualesenza
più in piccolo,una
dubbio
io avrà
efficacissimidiscorsi inani-
con
*
impresa; qualiessi fossero io ignoro;
altri sasseli,
beato lui! Ma certo, che il Cardinale,
mito
alla
come
la storia di
altriimmagina,ricontasse al Conte
casa
sarebbe
perciocché
sua
parmi che fòsse,im*
di tempo espresso
perdita
non
stata
A.
DI
dandomi
91
DORIA
credere che
la dovesse sapere
Gianluigi
un poco megliodi lui. Ài retori succedono,
i quali
i calunniatori,
dopo arerei
piùtrista genia,
ritratto il Conte di ambizione e d'ingegno
sciato,
sfaa
ora
ce
lo affermano
patto che al fratello Girolamo
a
la condotta
di
in balia della Francia,
mettesse
com-
di sei
galee;a lui quella
duecento uomini di arme
fesa
pagatiper la didi Montobbio,e il comando
di non so quanti
cavalli col soldo
aggiungonoperò
dopo il suo
di dodicimila
ritorno
Genova, e parrebbe
suoi fidatissimi;
tavia
tut-
a
ai
cosi,e ci dicono,che tocca
la contano
non
scudi Tanno:
si riservasse a ratificareil contratto
per conferirne assieme
Genova, approvò addirittura ogni cosa
appena
Antonio Foderato
mandando
per
eglise
opinionedi
Roma
a
reso
vana
aperse col Verrina,e
ne
co' capitoli
sulta,
ogniconcotesti strani storiografi,
sottoscritti
; così,dopo avere
suo
si
lo ricercò del
mazzare
severo; turpe amquestilo ripiglia
cesi,
il nemico e fuggire;
glistessi Fran-
parere;
come
avrebbono
che
dispregio;
tolto in
si trucidi sta bene,
Centurione,il
"
sud
della terra,
da rifare
a
uno
feroce e codardo,lo
di animo
uomo
con
esso
Andrea, Adamo
Marco
figliuolo
e
a
modo
in Genova
i maggiorenti
popoloha
tersene
suo, ed eglimetné
né Spagnuoli,
col braccio del
ma
Stato
capo;
e
Giannettino
92
VITA
FraDcesi:
quanto
lui
a
intendere
non
mutare
bensì volere libertà.Dopo questo discorso,
soma,
si pentisse
dei capitoli
che Gianluigi
fingono,
in fretta
mandasse
e
sottoscritti,
servitore
un
le traccio del Foderato
su
Stupidecose
non
tro.
indieper chian^arlo
abboccate da uomini stupidi
che tristi.Sappiamo di loro, e fermiamoci
meno
tanto, che
a
il concetto
del Conte,
sione,
disegnatocirca alla sua estenche a
si stringeva
a meno,
per ora non
sostituire sé nella signoria
di Genova; poi da
non
bene
anco
nasce
cosa
cosa,
Affermano
circa
il tempo
e
e
non
tobbio per consultare la
Verrina, Vincenzo
Sacco:
a
se
ciò fu,pensa
si sa
cosa
perchè,a
con
se
sanno
di che
tenessero
Intanto
Mon-
tista
Giovambat-
Calcagno,e
Raffaelle
cotesto consulte
tenersi segrete,nondimanco
che
=s
si riducesse
eziandio,che Gianluigi
quel tomo,
a
la governa.
sero
aves-
ci ha scrittori
e quali
gionamenti
ranegoziassero,
gola.
viruna
senza
preterire
giovidire
chi costoro
si fossero:
intorno al Verrina toccammo
già qualchecenno
più vari i giudizi
allora e poi circa a questo uomo
; secondo gU
scrittoriparziali
al vivere libero,
o svisceratialla
di sopra: vari i racconti,e
monarchia
cascato
che
per
più o
meno
tirannica,diventa
eroe
paginedi Plutarco,o ladro,
di vizii
di averi,per appetiti
angustia
fuori dalle
DI
A.
93
DORTA
desiderava sovvertire la cittàper mettere le mani
su
qael di altrui; a noi non comparisce
degno
di tanta
lode
frammenti
arduo
e
né di tanta
che ci
avanzano
infamia; dai pochi
dei suoi costumi
ricompornefiguraintera;pure possiamo
affermare,ch'ei fosse di nobile schiatta,e lo
ricaviamo da
questo,che, preso
mozzarono
gli
Fiesco,mentre
il capo
è noto
a
Montobbio,
assieme al conte Girolamo
il Gangialancia
impiccarono
; ora
costituisseun pritagliata
vilegio
i plebei:
di nobiltà;appendevansi
appo
i maggiorenti
ed in China, all'opposto
gl'Israeliti
i plebei
e strangolavano,
decapitarono
strangolano
Tra noi più
e' sono
tutte opinioni.
e decapitano;
di un patrizio
provò a questo modo la gentilezza
dellasua prosapia
; se il carnefice ne dovesse fare
le maraviglie
tu pensa, il quale,spiccando
un
come
la te^ta
capo dal busto,non
si sarà mai creduto dalle
migliaconiare pei posteridel giustiziato
pia
inodiplomadi nobiltà,fandonia,ch'ei patisse
tori
scritaccordandosi la più parte degli
di averi,
il Conte di denari,onde taluno
com'ei provvedesse
che ciò confessa e pur persiste
a sostenerlo
milla
un
misero,ad evitarela contraddizione racconta, che
egli
gliaccattasse dagliamici,e non si accorgono
che l'uomo industre,il qualetrova credito presso
di sé
gliamici facoltosi,
prima ha da ispirare
aiuti
buona estimazione,e poi,che con questi
94
VITA
si cava
leggieri
di
di
angustie:pertantonobile,
per nulla al verde, sembra
piacesseal Verrina, promovere sempre le
e
che
di sostanze
del
popolo,onde
si argomenta,
lui potesse essere
parti
che quanto
a
il fine propostosi:
affatto generoso
abitando
con
seco
usanza
egliin Carignanopigliò
ed avendo agio di trattenersi
Gianluigi,
lui domesticamente, vuoisi credere, che
si
questinei consigli
accordassero: per
il Conte
potè trattare
cattivandosene lo affetto,
mercè le
col
terposizion
in-
sua
popolo
carezze
e
i
benefizi : trovatosi insieme col consolo dei tessitori
torno
Granara, volle informarsi in-
Sebastiano
allo stato dell'arte,
e sentendolo
al verde, scarsi i lavori,i salari
caro
del vivere
ridotto
grami, e pel
parecchi operaiversarsi nella
i bisognosi
gliraccomandò, mandassegli
inopia,
al palazzo,non
già in frotta,bensì alla spicciolata,
i qualiandati,dopo avergli
compianti
furono da lui amorevolmente
come
la
casa
Fiesca
avvertiti a
mentarsi
ram-
dimostrasse
in
ogni tempo viscere pel dopolo: di presente
dai suoi fattori grano a credenza;
pigliassero
fortuna: alle necessità
a miglior
pagherebbonlo
della famiglia
solo desiderare, che
sovvenissero;
ciò non si divulgasse,
perchèDio non conta la
carità ambiziosa,la qualericeve la sua mercede
nella superbiaappagata: altri all'opposto
af-
DI
A.
98
DORIA
ferma, ch'ei ne chiamò
alcuni
pochiin palazzo,
questitutti sudditi suoi, a cui pose mensa,
ed essi mangiaronoe bevvero, e poi caldi di
vino glisi proffersero
non
largamente:
negaao
e
la esibizione del grano, ma
accertano, che fu
da tuttirifiutata; più bello il secondo racconto,
il
più vero
striò
primo.Insomma il Verrina s'induvenne
presto in
per modo, che Gianluigi
del popolo.
cima allo amore
Ci è chiaro altresì
che della congiurafu parte principale
il Verrina,
avendone
sicuro riscontro nelle letteredi
RaflfaelleSacco
nelle
che pauroso, il Verrina
offre giustificare
deposizioni,
sue
costui fosse autore, capo, mezzo,
come
della congiura*
:
lo aggravasse
costante
uomo
e
fine
lo manifestano
*
Lettere stampate dal signoreA. Olivieri bibliotecario
della Università di Genova
in appendice alla congiuradi
GianluigiFiesco dettata da
insomma
autore
è
frammento
di Andrea
Doria
Cappelloni;la quale
della vita scritta dal medesimo
:
pregio,e più l'avrebbero
Questo il
Lorenzo
tratto a
Saeeo al magnificomessere
le si hanno
se
meritamente
fossero ridotte
a
in molto
zione.
le-
buona
cui si allude. Lettera di Raffaello
Pierfrancesco Robio Grimaldo
del 9
luglioi547, 3 giorniprima il suppliziodel conte
Girolamo,del Verrina, e del Gangialancia: ho inteso
che Verrina tuoi persuadere,ch'io sìa stato T autore del
disordine seguito,e non
mune
lui, parendogliche per la coinclinazione si ha contro i Savonesi glisarà facile,
giustoche vede esser morto Vincenzo Calcagnoqualpoteva
ben chiarire la verità,
E
assente.
e che io sono
la innocenza sua, e la colpa del
qui si offre mostrare
s=
=
Verrina.
96
VITA
la parteFiesca nelF
lo studio di mantenere
combattere
a
fortuna, la pertinacia
la
causa
della libertà,e finalmente
la
versa
av-
per
morte
più, per ricerca che mi abbia
storie di più non
e dettando
trovai,
incontrata. Di
fatto,non
aggiungo.
nero
Calcagnole notizieci vennato in Varese,si accomodò
scarse:
prima
;
per paggiocon Sinibaldo padre di Gianluigi
in officiodi
morto Sinibaldo,durò col figliuolo
Anco
Vincenzo
su
massime
capieriere.Gli scrittori,
come
figure,
quadri,spiccanti
per
aggruppare
nei
ritratto Verrina
i
costumano
dipintori
contrasto, dopo averci
e
ed
cuore
un
dere*
inten-
del lietovivere ;
amico
possiamo credere eh' ei col
fosse un' anima
ad
ci danno
arruffato,
il Calcagnomite
noi
moderni, per
;
suo
padrone
per lui visse
,
mori
per lui.
Quanto a Raffaello Sacco,egliera,
come
dice,
studiò
legge;negliStati del Conte
tenne ufficiodi giudice
se lo tolse
; poi Gianluigi
appresso in condizione di auditore;eglisegui
savonese,
e
la fortuna del Fiesco
non
senza
mistura
teresse
d'in-
cia,
che parteggiò
pel re di Franprivato,
un
po'perchècol favore di questo sperava
salire in grandezza,e un po' pel rancore
che
ogni Savonese sentiva allora per Genova ; costui
fu compagno
al Conte in Roma
e
a
Piacenza,
98
VITA
alla
altri partecipasse
Se, dopo qaesti,
giura
con-
io credo di si ; di fattitalunisi rammen-
sparsamente in questa storia,e frugando
tano
cesco
Gasparo Botto, Fran-
eziandio nominati
trovo
Curio detto Becchino,Benedetto
Cirese,
Magiolo,Francesco Verze,e PierfranFiesco, questidi Genova; ScipioneGar-
Girolamo
cesco
Girolamo
setto,'
questialtri del
Sacco
Francesco
e
dominio
di Genova; né certo
soli,però,a parere mio, con
che
parecchila
Macchione
conoscessero
i
questa distinzione,
nei generali,
la
e
nei particolari
assentissero;
pochi,e forse i soli
e di ciò porge testimonianza
prima ricordati,
lo stesso Sacco quando si confessa in colpadi
avere
taciuto,non gliparendo ufficiodi uomo
dabbene sventare cose
onde il suo padronene
avesse
come
a perderelo Slato e la vita,
anco
lo hanno fattoaltri che pure lo sapevano
non
tre
|
,
ed avrebbono potutopalesarle,
e non
stanno
di
manco
nei loro letti.
La consulta di Montobbio
da quasi
riportata
tutti glistorici,
ed in taluni comparisceamplijficazionerettorica,
in altri (questipiù parziali
pei Doria)un misto di rettorica e di malignità.
ilSacco
Quegliimmagina al Verrina oppositore
spauritoe tremante, questi,meglioavvisando,
dacché il Sacco
di Gianluigi
nelle
compagno
sue
doveva ormai espellegrinazioni
politiche,
,
è
DI
sere
À.
dorIia
domestico cosi nella
venire la
pelledi
da parte il Sacco
oca
99
da
congiura
a
non
tirsi
sen-
mette
favellarne,
glisurroga il Calcagno
vedeva
uomo
che, dal padrone in fuori,non
più in là,a'cenni del qualeteneva affilateanima
del Verrina
e
spada: naturalmente i consigli
s'immaginanotutti immani: secondo lui age*
vele cogliere
la città alla sprovvista
presidiata
da soliduecentocinquanta
di cui almeno
soldati,
venti sudditi suoi; le galeein darsena custodite
da poca guardia
senale
; le armi chiuse neir ardel Boria. Il Sacco (cosimesser
loni
Cappeldi Giovannandrea
di
figliuolo
segretario
Giànneltino)
rispondendocomincia col dire che
le gambe sotto (e se fosse uomo
glitremano
da tremarglile gambe lo dimostra la lettera
scritta al conte Gerolamo a Montobbio),
parere
facili i partiti
ma
rischiosi,
poi tal bove crede
andare
a
pascere
e
e
,
va
al macello ; i Genovesi
ed' essi volerneli
la libertà,
I Da
privare
dalla fedeltà
troppe cose doversi essi guardare,
di Genova
zia
e dalla solerper Andrea,.dalnome,
dalla esedi lui; superati
crazione
questipericoli,
universale,e dalla pubblicavendetta:
che principi,
o vegliitalianio vqgli
impossibile
il Fiesco:
forestieri, consentissero ingrandire
inoltre doversi porre mente alloerario disperso,
di San Giorgiomesso
al banco
a ruba, alla iatamare
•
100
della
tura
4
VITA
e della privata
fortuna,rotti
pubblica
commerci, guaste le industrie,nabissatà la
città; e, posto
che tutto andasse in filo
ancora
popolo genovese
il Conte che il
presumeva
lo acclamerebbe padrone?
Questo dabbene
ebbe
segretario
di ruota,
ogni cosa
e
come
—
vedete
; come
non
allora si fa
toccarlo. Verrina
avvertenza
lasciò tasto
senza
piegareda
lui
a
a
magina
e s'imferoci,
partiti
più cauti,non però meno
che suggerisse
nella massima
parte le
dello astuto
ammannite dalla sagacia
provvidenze
Conte.
Le
qualifurono
:
innanzi tratto tenersibene
edificatiAndrea, Giannettino
e
na
l'altragenteDo-
e i blandimenti ; e questo
gliossequii
Gianluigipotè con tanta efficacia conseguire,
con
che Andrea, ormai
vecchio di ottantun'anno,e
vava
"malescio,nella conversazione del giovanetro-
mediocre
non
gliaveva
posto
sollievo: Giannettino altresì
amore;
tanto
vero
avendo
il Conte chiesto ad Andrea
armare
la
Papa
galeatenuta
per mandarla
questo,che
licenza di
fuori della condotta col
in corso, né
questi
potendoglielo
consentire a cagionedello Imperatore,
che intendeva la tregua pattuita
col Turco si
osservasse, egliturbato per credersi guaito il
senza
disegnodi raccogliere
sospettogente ia
il
Genova, ne mosse
a Giannettino,
querimonia
DI
101
DORIA
A.
mare
arqualebaldanzoso glidisse : non mancasse
la galea,e spedirla
in Levante che poi
i basti.
per la strada si aggiusterebbero
«
»
Anco
sembra tersi
per questo fatto che non
porivocare in dubbio, rimane chiaritodi che
sorta libertà
godesseGenova, dove un cittadino
non
poteva mandare fuori legnoin corso senza
11 beneplacito*
di Andrea; e quanta la superbia
di Giannettino,
che tale faceva caso dei voleri,
che di Andrea, dello stesso Imperatore.
non
Giannettino
favellò
non
a
luigi,
sordo, che Gian-
lasciarla freddare,
prese
senza
in città gente
avvezza
a
a
introdurre
in
fazioni arrisicate,
dal duca
in parte fornitagli
parte suoi vassalli,
Farnese ; furonci
senza
di
anco
soldo,cessata
quelli che
rimasti
,
la guerra di Smalcalda
non
farsi dell'asapevano, per cosi dire,che cosa
nima loro: a stornare ognisospetto,
partedi questi
riducendosi
entrò sfilatamente in veste rusticana,
di nascosto
al
di Vialata,
palagio
parte
trattialla scoperta in catene
ci furono
a questo modo
forzati;
ne
radunò
come
trecento.
A
appena fosse avvenuto, indetcol duca Farnese, che questi
taronsi Gianluigi
sostenere
avrebbe
il moto
tenuto
su
le
mosse
ai confini tremila
fanti,la qualeproposta molto volentierifu dal
che avrebbe potuto
Duca assentita,
come
quella
la
aprirgli
via
OuBRRAZZi.
a
tenersi Genova
Vita dì A. Doriu, Voi. II.
per sé. Gli sto7
102
VITA
rici toscani ricordano
di tali
maneggi
avesse
che per opera
lo scaltritoduca di Firenze,
dei suoi fidati pose mano
certa lettera in
su
fumo
qualemandò con la chiave
che non
fece
allo Imperatore,
in diligenza
ne
genti,
caso, perchèdivertito allora in negozipiù urla fortuna,che volge
0 perchècosi voglia
i casi umani. Sul proposito
dei tremila fanti
al
tenuti prontidal Duca, gliscrittoriparziali
Doria aggiungono:
gava
che, mentre il popotosi sfocifra del Farnese,la
•
a
a
e
mandare
far carne,
a
ruba le
dovevano
case
dei cittadini,
e
essi introdursi in città,
oltre,
parteoccupare le porte,partespingendosi
del palazzo,dove su quel primo
impadronirsi
bollore chiamato il popolo,il Verrina, senza
concioni,avrebbe posta sul capo al Conte
la berretta ducale ; glischiamazzi del popolo
tante
sarieno stati tenuti in conto
se
bono
di universale
clamazione;
ac-
taluno contrastasse,
gliavrebTanto
punto parolae gola.
ad un
tagliato
basterebbe al diritto,
fosse bastato a sostese
nerlo
la forza. Anco qui calunnia,
e imitazione
classica ,
il trovato a Marcantonio
arieggiando
il diadema a Cesare.
che presenta nei lupercali
noti,e i troppi
Dopo questiapparecchi
piùche
ci rimasero
della
chi scrisse in infamia
sconosciuti,
congiuraracconta
essere
del Verrina,che nella
primaproposta
delle
congiuntura
stata
DI
del
nozze
A.
marchese
103
DORIÀ
Giulio
Cybo cognato dì
sorella di Giannettino,
la Peretta
con
GiaBluigi
egliconvitasse a banchetto Andrea, Giannettino,
i figliuoli
ambasciatore cesareo,
suoi,ilFiguerroa
della terra, e a
e quantipiù potesse caporali
tavola tutti
misericordia trucidassersi;
senza
l'avvertenza di
Andrea
che
Gianluigi
su
per la sua
andava a mangiarefuori di
non
decrepitezza
ciò non
po,
inciammettere
casa, Verrina rispose;,
in
imperciochèeglisi faceva forte entrargli
casa
con
due
suoi fratelli,
e otto
o
dieci
scannarlo. Al Conte
devotissimi,
e quivi
a
lui
piacque
il partito,
e siccome mostrava
raccapriccio
al troppo sangue, Verrina riprendeva
che in simili
faccende
non
aveva
non
mai vistoche iltroppo
loni
sangue guastasse,bensì il poco. Cosi ilCapelche s'industria a torre, o ahneno ad attenuare
nei Doria la macchia di fede tradita.Più
di lui
non
immaginosoil Sigonio,
sarebbe
come
supporre, che
un
stato
simulare
potendodistroppo semplice
vecchio di ottantun' anno
fosse condotto da Fassuolo
fin sul
si
Carignano
dà ad intendere
peldiletto di assistere a conviti,
che
Andrea
ci sarebbe stato
chiamato
non
tutore
come
per questo,bensì per sottoscrivere,
dei Fiesco,non
in virtù del
so qualestrumento
quale il conte
; e non
Girolamo
cedeva
avverte,che
se
certe
a
sue
risdizioni
giu-
questomodo
104
VITA
poteva forse chiamarcisi Andrea,
come
nettino
e
disegnonon
messa
prende
com-
Gianlo dovessero accompagnare
i figliuoli^
i maggiorenti
molto meno
di Genova.
di
si
non
ce
Di fatti egliafferma che
fu dato
ammazzare
cotesto
a
vece
seguito,
proponendosiinil principe
Doria ad una
novella che si doveva celebrare in santo
Andrea, il quale concerto del paririmase
senza
vi avrebbe
non
conclusione,
perchèpresentirono,
bensi vi sarebbe
Principené Giannettino,
andato il conte Filippino
a farvila solita
assistitoil
offerta per la partedi Andrea. Questa pure imitazione,
non
giure
peròclassicama moderna, delle con-
dei Pazzi,e
e ad arte
dell'Olgiati,
imaginata
per rendere la cosa piùabbominevole colTorrore del sacrilegio.
Ora
riamo
pertanto,esposte le falsetrame, discorle vere,
o
meglio accertate.
alla
precedente
almeno
Pareva
quelleche
ci
opportuna la
elezione del
sono
notte
Doge, che
doveva farsi il quattrodi gennaio; ma ilConte,
lo indugionon
temendo
vizio, volle
pigliasse
glieventi: i trecento fanti già in
precipitare
casa, glialtri tremila prontiai confini: il popolo
i nobili malcontenti,
minuto disposto,
vogliosi
di vederne la fine; la galea venuta
da
Civitavecchia la vigilia
di Natale aveva
dato
fondo sotto Sarzano. Andrea il primodell'anno
nuovo
106
VITA
Conte, ingenuo e mansueto, dopo riverito a
mo' di figliuolo
Andrea, prese a informarsi a
parte
a
parte del
dolente,lo consolò
onde
il vecchio
se
suo
con
ne
male,
e
a
mostrarsene
paroletutte amorevoli;
senti
come
ricreato;ciò
gano
Giovannandrea,Pafatto,recatisisu i ginocchi
di Giannettino,
li vezzeggiò,
figli
li baciò, con
varii giochili divertì,
sicché egli
ridere festoso,
un' allegria
un
era
; della quale
Andrea maraviglioso
natosi
chicosa
diletto,
pigliando
il Figuerroa,
verso
glisusurrò nell'orecda fraudoehio se gliparesse il Conte uomo
lenza
lo
e da
rispondesse
sangue. Clìe cosa
gione
Spagnuolo s'ignora;forse gliavrà dato rae un
un
po'persuaso.
po' per piaggeria,
tolse commiato,
Declinando il giorno,
Gianluigi
dinanzi Giannettino,gli raccomandò
e
capitatogli
ad ordinare, che per quellanotte tenessero
aperta la bocca del porto, e quegliil
Giocante della Casabianca,alfieredella
promise.
guardiacorsa, nella primaora della notte venne
ad avvisare Andrea come, ito ai quartieri
per
i soldati a rilevare i posti,
vato
troavesse
cavarne
luigi,
mancarne
e tuttisudditi di Gianparecchi,
Andrea non
della qualenovità pigliando
Giannettino reputòspediente
lieve alterazione,
non
tenergli
più oltre nascosta la licenza data^
al Fiesco di mandare in corso la galea,
a patto
e
Carlo
DI
che dì notte
uscire di
non
A.
t07
DORIA
l'armasse» e di
notte
la facesse
Genova, aflBnchè il Turco dolo,
ignoranvenisse danno alla città; sen**
ne
z' altro il Conte
essersi valso dei soldati simI*
diti suoi per tenere in rispetto
la partenza
su
le ciurme: di qui tra Giannettino e Andrea
volendo quegliche
diverbii^
corsero
la
data ad
ogni modo andasse innanzi,ed
può credersi,facesse valere come
data da
Andrea
si attribuisse
parola
a scusarsi,
la
pulsa
re-
invidia
a
anzi i commettimali
ch'egliportasse a Gianluigi,
avere
com'egli,andato in
sparso voce
disservito il Conte presso lo
Ispagna,avesse
ond' egliaveva
voluto a quelmodo
Imperatore,
smentire l'addebito. Quanto allo Imperatore
pendolo
poi, difiScilegliarrivasse agliorecchi; e sagì'importerebbe
poco : ad ogni modo
assaissimo alla gente Doria
premere
bene edificatigliamici di casa *.
Forse cotesta fu baldanza
'
Da
una
del 17
«
c
e
c
€
lettera di
GianluigiFiesco
si ricava:
aprile1546
«
e
gagliardo,
al duca
essere
dt Piacenza
venuto
di
giudiziodeve averlo disservito presso l'Imperatore,perchè il principeDoria
la maravigliadi Cesare per l'acquigli ha partecipato
sto delle galeresenza
e ildivieto di mansua
licenza^
dare la quarta in corso
tutto ciò perchè non
e
possono
patirech'ei sia servo del Duca, e lo insidiano
danno. »
per recargli
certo
Giannettino dove
a
,
«
di animo
tenersi
suo
108
VITA
di mente
può darsi che invece fosse orgoglio
di
siiperba
; tuttavia che Giannettino mancasse
è da
tenere l'occhio addosso a Gianluigi
non
aveva
tanto in
credersi,
opinione,
ma, per sua
da reputarsisicuro. Nelle lettere del
mano
ricordare come
occorre
Sacco, giàda noi citato,
e
il
giornostesso
della
di
congiura,
buona
ora,
nomina, fosse a trovare il
persona che non
Conte in Carignano,
farlo gnore
sie gliproponesse
della città;di
forte,e
non
se
che
il Conte
la
sgridò
la cacciò via davanti, mentre
rifinivadi serpentare,
che tanto
ella
quel
romperla,e ch'egli
con
risoluti di
governo erano
buttava la fortuna fuori della finestra. Il Fiesco
ed
i
per
a
compagni
dove
ispia;
suoi tennero
mai
cotesta
persona
nettino
l'avesse inviato Gian-
fare le forche,dal rapporto dello
potè trarne
caduto
ac-
argomento per aquetare il
sospetto,caso mai glifosse
Quanto al vecchio Andrea
sorto nella mente.
dirò, che
i Genovesi
ime spesso non
per ordinario sentono
di sé,la qualeestimativa io penso
meritamente
lunga, i partiti
sperienza
quasi
e la fortuna piuttostoutili,
sempre riuscitigli
onde in graziadi
chè diminuire crescessero,
vediamo
manga
l'uomo ricome
questa prosunzione
perchè sé troppo
preso quasisempre,
reputa capace, e altrui troppo sempliceoimche in lui la
DI
A.
109
DORIÀ
belle. Il
versa
talora in altra e dinuoce
giudizio
maniera, imperciocché,
argomentandoche
le azioni altrui devano
discorso
con
mettonsi
essere
pari al tuo,
sempre
mentre
in balia della insania
,
avviene,che
condotte
spesso
e
com-
dell'avventatezza,
quello,
colgainopinato
che ad ogniverso ti pareva impossibile.
Se poi
Andrea s'ingannasse
per estimare troppo o
non
troppo poco Gianluigi,
posso chiarire; prudentissimo,anzi trincato egliera, e un giovancello lo vinse: di qui,a cui preme guardarsi,
gegno.
prenda 'insegnamentoa bene operare lo inMerita
che
da
ti
noi
si riferisca un
caso
su
parecchistorici ed è, che
uscendo di palazzoDoria,poichéfu
Gianluigi,
montato
suo
giannettobriosissimo,
sopra un
prese a farlo corvettare sopra la piazzasotto
i balconi di Andrea ostentando la sua perizia
che dimostra
neir arte del maneggio; cosa
1'anima sua
cotesto
su
quanto impero avesse
pre
nature
forti,che apparendoquasisemuomo:
fra popoliprima di tracollarenella servitù,
sembrano
quasigliultimi tratti della spirante
cui
si accordano
libertà. Smesse
casa, muta
le corvette
veste,
e
chiamato
se
a
ne
va
difilatoa
sé Paolo Panza,
tessa,
gliraccomanda che tenga compagniaalla Concon
qualchelietalettura,o giocondano-
HO
VITA
velia la diverta;la visiterebbe
dal
Io
più tardi; ode
istruzioni
e con
nuove
Calcagnoi rapporti^
Ikenzay poi^tolti seco dieci uomini^ scende
da capo
in città,
e si acconta
col Verrina,che
forse
glidice niente essere mutato
l'aspettava;
il fatto: raccolga
nella notte si strigherebbe
meni a casa; veda condurci
e glieli
congiurati,
anco
gente la quale,
quantunque non partecipe
della congiura,
verso
pure eglisappiadi animo aval governo, e ai Boria: perchè i chiamati
non
sospettassero,e venissero volentieri,
dica loro
ci 'sarebbe
a
cena:
egliconvitargli
una
grandeadunanza,non mancherebbero dame,
andarono degliuni e deglialtri chi dice ventotto, chi trenta, chi più,e ordine era dato alla
guardialasciasse entrare tutti,uscire nessuno:
i convenuti poi,condotti da servi discretidentro
una
sala,quivierano lasciatichiusi a chiave:
di veglia
videro apparecchio,
bensì udirono
non
di arme, e la misteriosa frequenza
che
remore
palesaqualchegrave successo, o che sta per
tri
accadere;chi era a parte non istupiva,
glial-
si, e
temevano;
pure tutti,è da credere,
pienidi*ansietà
aspettassero
le porte,
spalancarsi
pallidoin faccia e agcomparireGianluigi
grondato
vola
lungata; eglisi fece a capo di una
ambo
le mani si
; rimane in piedie con
avventura.
e
Di
la fine della strana
un
tratto
ecco
DI
A.
m
BORIA
agguanta allo spigolo
; le due candele che sole
ardevano colà si mette a destra e a sinistra;
mtorno
meno
con
e
alla tavola sì
venuti,
dispongonocuriosi i consecondo il digradare
della luce più o
taluni al buio; allora egli
rischiarati;
per testimonianza dei presenti,
è fama, che favellasse cosi: t=
Amici,
voce
commossa,
compagni miei,
invitarvi
a
io intendo
secolo
non
cena,
io vi ho
tratti qui
né mi disdico ;
imbandirvi
fu mai
e
con
lo
la cena, che
fia tale che
da
lungo
vista in Italia:io vi ho invitato
liberare la
patriae voi dalla tirannide
di Andrea Boria, e da quella
imminente e più
grave di Giannettino,il quale, è noto, poco
innanzi recatosi dallo Imperatorein Ispagna,
averglichiesto con V accordo dei nobili del
porticovecchio, potersidopo la morte dello
zio scoprirsi
addirittura padronedella città,
e
tanto essergli
stato di leggieri
però
concesso;
che fausto ai despotisorga quel giornoin cui
mirino spenta una
Di ciò porgergli
repubblica.
sicurissima notizia il signoreduca Pierluigi
a
Farnese
con
le lettere eh' eglimetteva
vanti
loro da-
(è qui buttò su la tavola un fascio di
rissero.
le leggessero,
le ponderassero,
e si chiafogli),
Giannettino (e a parecchi
veva
di loro doFiesco
com' egli
essere
noto),consapevole
sarebbe stato per patire
non
questa cosa giam-
H2
VITA
mai,
s' industriò
veleno
con
gine se
con
o
era
non
ogni via
con
levarlo di
mezzo
ferro,nella qualescelleragdebito alla fedeltà
averne
riuscito,
ed alla
altrui,
sua
buona
adesso
fortuna;.
poisapere di certo,Giannettino avere commesso
al capitanoLercaro, che appena morto Andrea
(alquale per essergli
aggravato di molto il
di vita; forse
male rimanevano più pochi giorni
di patria
ore) lo finisse;onde amore
prima,
i più imbelli tra
di sé, che arma
e poi cura
i disegni...
a troncargli
glianimali,costringerlo
Giunto a questa parte del suo ragionamento
il Fiesco si spaventònel considerare come
gli
dalla novità del caso, e
astanti,parte sorpresi
ond'egli
parte atterritinon si commovessero,
allora parlòdi forza:
Ora qualisembianti sono
questi^che mi
«
voi? 0
mostrate
della città
Pensavate
e
che volevate mutare
le vostre
a
suono
di
le sorti
querele?
forse, che le congiurestessero nel
consultare sempre, e venire all'attodelle mani
mai? Non volete essere
Doveva aspetmeco?
tarmi
siffattafede da voi?
Cosi
premiatemeL
che intendo farvi liberi?!
Si riscosse
a
tanto
uno
dei raccolti,
e
spondendo
ri-
animo.
pigliate
per tutti disse: =
Conte,che noi non saremo
per mancarvi mai. ==i
Ma
non
Gianluigi,
si mostrando
pago di
co-
114
VITA
discansi: sembra
però che
i mentovati
dissentissero mica dalla
non
di animo
manco
patrizii
impresa,bensì
per
si tirassero indietro dalla ba-
ruifa. Comunque sia,ordinate per tal
guisain
questa parte le cose, fece portare vivande e
datesca
vino, ed eglinopresero, cosi in piedialla solriconfortarsene.
a
apparecchio,
nella commesMentre i congiurati
trattengonsi
alla moglie
sazione,il Conte sale in camera
senza
Eleonora
e
si favella:
da tanto
di voi punto
men
=i
La dama, che io
teggio
cor-
affetto,
tempo con sì acceso
a
bella, oggi si è disposta
darmisi del tutto in balia...
E
siccome
la Contessa
allo strano
discorso
si affannava,
le scoperse
consolandola,
Gianluigi,
cotesta donna
e
essere
Genova,
la esecuzione
e.
la tramata
giura,
con-
imminente; di questo
lei
sentendo infinitapaura e con
esso
il Panza, presero entrambi a scongiurare
luigi
Gian-
Leonora
mescolando
disegno,
giù il pernicioso
i pianti
le persuasioni,
le carezze
con
si aspettava ad altro,imco'terrori.Fors'egli
perciocché
sbuCfando gridò,se avessero
piùcaro
a
che
Panza
mettere
Giannettino
rincalzava.
lo
==
scannasse.
coteste
calunnie di gente trista;
prove
=«
Siccome
senz' altro
il
essere
eglisoggiunseaverne
in mano
: ad ognimodo
lendo,
ormai, anco vonon
potersi
più tirare indietro ; piglias-
DI
A.
118
DORIA
pertantoin buona parte quanto stava per
accadere ; dopo ciò,malissimo soddisfatto,
fece
sero
sta per voltarsi,
e mentre
quincipartirsi,
da lui avuto
in delizia,
un
cane
grossissimo
davanti
si levò diritto mettendogli
le zampe
della quale
quasiper trattenerlo;
sopra le spalle
per
cosa
crucciato
a
punto
un
se
commosso,
e
scacciò dattorno ordinando lo incatenassero
lo
giù
'
nel cortile.
Senza
perdere altro tempo, ito in camera,
si chiuse neir arme
la
da capo a pie,e con
rotella in braccio e la piccain mano
tornò ai
che,al vederselo compariredinanzi
congiurati,
buite
Distria quel modo
prestante, applaudirono.
disse:
poi picche,e spade ai congiurati
andiamo. Voleva non
rivedere più la sua Leonora,
la passionelo vinse,sicché tornò a
ma
lei per raumiliarla con dolci parole,
la pree
gava
di starsi di animo lieto;non
glilevasse
al
maggioreuopo
volta eglinon
ne
ella
come
cavò costrutto,perchè,
tanto
non
tremavano
a
verga,
e
pito
stre-
glirisposero:
a
coraggioaltrui,
mento
sé, pensandoal ci-
in cui si metteva, di
ammazzato,
chiaro
casa
che potere dare
impossibile
procurarsene
essere
per questa
il Panza, nello udire per
di arme,
==
il coraggio:
manco
e
se
Dio
si
ch'egli
ammazzare
non
andava
o
di
rimediava,vedevano
a
buttare
giù
H6
VITA
nel
precipizio.Allora
t=
risoluto Gianluigi
cluse:
con-
orsù, Leonora, fate forza all'animo
=s
vostro, domani
Signoradi
od io sarò morto,
Genova.
voi
o
meco
=
quel dì lo
funestassero,ed in tempi nei qualiRe, Imperatori,
in
e lo stesso Papa tenevano
astrologhi
di cui o speravano o impauCorte,ai presagi
rivano,
il volgoci
sarà maraviglia
se anco
non
Narrano
che
in
sinistri presagi
prestassefede. Tali si estimarono
certi corvi
al.suo cavallo,
e lo
precorrenti
pertinacia
di questo così, che quasicon le
incespicare
toccò terra; però se la impresafosse
ginocchia
sarebbero mancati gliaugurii
ita a bene non
che il cane,
è tuttavia da tacersi,
non
felici;
con
a catena, quando ei passò
quantunque messo
petuoso
pel cortile,
glisi posse traverso le gambe imin modo
che s' egliera
men
pronto
,
ad
la punta
appuntellare
stramazzava; ond'ebbe
buona 1 II Sacco,che
:
non
—
che
i Romani
loro.
—
il Conte
a
della
spada per
dire: Dio
ce
terra
la mandi
gliprocedevaa lato,soggiunse
vi turbate per tanto ; fate
come
interpretavano
gliauguriia
Ma
e
spesso con danno
tirò innanzi,
cluse
con-
dano
gliscrittoridiscor; messi a confronto ed esaminati i luoghi^
parmi piùverosimile questa,che il Conte, dopo
Anco
su
la via che tenne,
—
modo
co-
DI
H7
nORIA
A.
mandato il Yerrina al ponte dei Cattane!
avere
per isfeirarvila
allabocca della
galea,e accostarla bel bello
Darsena,si conducesse un'ora
all'anticaportadi San-
prima della mezzsmotte
t'Andrea
assieme
comitiva.
Quelli
che Gianluigi
traesse a
credere,
danno ad intendere,ch'egli
congiurati,
cui preme
forza i
tutta la
a
far
ordinasse con
terribilesi uccidesse
voce
senza
si attentasse uscire di schiera;
chiunque
qualecosa come
potesse conoscersi di
rimissione
la
notte
per cotesto laberinto di vicolinon
si comprende,
per lui si rasse
speriuscire in così arrisicata avventura
con
e
ancora
meno
come
Da
compagni.
questarazza
spedìCornelio
due
0
tre
luigi
Gian-
cinquantafanti a pigliare
con
la porta all'Arco
Santo Andrea
,
e
ciò fu prestoeseguito;
guardie uccise, alcune più
ferite.Presa la porta ed avutane
Prìone,e San Donato
dopo
notizia per
traversata la
piazza
dei
ilConte arrivò al ponte dei CatSalvaghi,
laneì; quivicommise al minor fratello Ottobuono Fiesco^e al Calcagnouna
squadramaggiore
di soldati,perchècon
essa
pel borgo a
della porta
Prè si affrettasseroa impadronirsi
di San
Tommaso
all'altroestremo
della città:
sebbene
quila faccenda riuscì a pennello,
con
^è il capitano
alquantopiù di resistenza,
si arrese se prima gravementefeLercaro non
anco
OuBBiuzzi.
Vita di A. Doria. Voi. II.
d
118
rito
VITA
lo atterrarono, restandoci morto
non
fratello, V alfiere
con
il sao
diecina di soldati.
una
quei tempi altre tre porte,
dell'Àcquasola e di
ed erano
la Carbonara
di poca imporOricina;ma a queste, come
tanza,
non
provvidero.
notando con inquietudine
Intanto Gianluigi,
che la galeanon
chiesta la causa,
si moveva,
sforzi su: adoperandoci
premi,
seppe essersiincagliata
dopo mezz'ora la trassero d'impaccio,
Aveva
la città in
,
,
avviandola
la bocca
verso
di Darsena.
Gianluigi,
disegnandoassalire
dalla parte di terra
dalla parte di mare,
e
la Darsena
al medesimo
momento
.
pensato che la galea,
aveva
mettersi dietro la
giuntaap))ena
a
desse il segno
con
una
cannonata:
Darsena,
poi si
mase
ri-
la città; bensì,fatto
per non ispaventare
il conto del tempo, quando gliparve ora, spedì
innanzi
sé Tommaso
a
Verze,con
Assereto,per nome
soprandei più maneschi, a
alquanti
potesse la porta di Darsena per via
di astuzia;tosto giuntoil Verze picchia;
mandato
do-
torre
su
se
qual fosse, dice
il nome;
lo sapessero uomo
nettino, gli schiudono alquantola
e
comecché
troppo impetuoso costui si
la
dando
soglia
la insidia
e
avventa
lo riconoscono,
di Gian-
imposta:
per
pare
occu-
adito ai custodi di tare
sospetrichiuderla a furia; allora lui
DI
A.
119
DOBIA
lo sgomento ; onde correndo porpiglia
tano
I congiurati,
male nuove
tra
a Gianluigi.
e quel secondo
pel primo intoppodella galea,
e
i suoi
della porta,temendo
cominciano
a
il Conte, senza
certi
che si abbuiassero le cose,
balenare;ma
alquantoripresili
ordina al
punto smarrirsi,
pitano
ca-
Borgogninosalgacon la sua squadra
da lui fatti
legnicon somma
previdenza
ammannire, assaltie rompa dal lato del mare
la porta della gabella
del vino, e con
rapidi
accenti
mostra il modo
gliene
per lo appunto;
il Capitanocome
fece,sFcchè,
glifu insegnato
ferendo ed ammazzando
alla sprovvista
i custodi,
molto lievemente coippìil comando. Irrompono
i soldati del Conte
punto in Darsena
ad
un
medesimo
dalla porta del vino
e
dalla
galea:qui con mirabile prestezza ordinata la
tello
ci mette a capo Taltro fragente in manipoli,
Girolamo
perchècorra la città col grido
di popolo,
menando
rumore
popolo,e libertà,
e di tamburi; dato assetto alle galee
di.pifferi,
la posta a San Siro. Colo raggiungerebbe;
testa faccenda delle galees' intristiva imperciocché
la maestranza
della Darsena, e la plebe
massime da quella
uscita dai borghicircostanti,
di Prè (che non volle in cotesta occasione far
torto al nome, significando
appunto in dialetto
genovese Prede),facevano le viste di volerle
,
120
VITA
mettere
a
ruba
:
anco
le ciurme,accortesi correre
di pescare nel torbido,bollivano;
stagione
nello indugio
si mise a
pericolo,
però Gianluigi
cacciare dinanzi a sé quanti
glistavano attorno,
salitisu le galee,
subito le presidiassero,
perchè,
ed eglidietro,
passandodi galeain galea,qui
dava secondo la congiunturaconsigli,
là comandi.
In questopunto la fortuna glitroncava
ì disegni
e la vita;le galee,
a
cagionedelle
onde per cotesto trambusto
accostandosi
commosse,
ed
mareg-
scostandosi,
così che, mentre
mette il piedesopra
Gianluigi
un
assito,glimanca
sotto, ed eglitracolla giù
che lo seguitavano.
in un fasciocon gli
a^tri
deva
Splenla gente agitata
la luna,ma
limpidissima
dal frastuono,
che intomo
dai moti scomposti,
si levava infinito,
e più che altro dalla ansietà,
avvertendola
avvertì la caduta; forse anco
non
giavanoora
non
r avrebbero
ora
potuto salvare ; sicché vuoisi
credere,che cause della sua morte fossero meno
il peso dell'armatura,e la melma
dentro
qualelo
impegolato,
quanto la percossa
rovinarono addosso,
che gli
soldati,
trovarono
dei tre
e
la
rinvennero morti accanto
a
lui.
Difficileaffermare se, lui vivo,si sarebbe tuto
poimpedireil sacco delle galee e la fuga
,
delle ciurme, che le
terribilise
umane
belve
punte nel medesimo
mo
sperimentiaistante dai
122
VITA
ragionevole
supporre,
pur
che in
qualchenon
lontano porto della riviera stanziassero.
Gli altri galeotti
servi della pena, chi si,chi
no,
rotti i
ceppi,trassero nella cittàdove pure
Di questisi riagguantò
la plebe.
la
parte scontando poche ore di male
scorrazzava
massima
,
usata
libertà,
con molti anni di pena meritam^te
inasprita.
che urlava
gridadiverse e terribili,
il popolo; qui libertà,
li Francia ; altrove GattOi
delle
Gatto,e più che tutto Fiesco,lo strepito
dei tamburi, e dei pifferi,
lo
armi, il suono
strascinio delle catene, si può immaginarese
il cuore a molti di spavento: dei vecchi
empissero
nobili,e dei mercanti grassinon si parla
in casa tutto avné manco
: chi si asserragliava
vilito,
chi dalla disperazione
cavava
ardimento,
taluno per gli
oscuri vicoli fuggiva;
le altremol*
che
tiplici
immaginidi terrore fingachi legge,
Intanto le
me
debito di sobrietà: pure
preme
giovinotare, esempio non
della fortuna: mentre
col
nome
la
dello strazio
ignobile
tutta la città echeggia
del Fiesco,e
impresa,ecco
questo mi
sembra
il Conte
ormai
certata
ac-
dibattendosi
nel pantano trae V ultimo fiato.
Madonna
Peretta
destatasi,
(mogliedi Andrea),
e sembrandole
porgeva mente allo strepito,
che faccia una galea
troppo maggioredi quello
DI
quando
123
BORIA
A.
leva l'ancora,
Giannettino,
sveglia
tecipandogli
parle
sue
apprensioni:
questi,dopo
viene nel medesimo
porto ascolto,
più
molto
avviso,
che restava
stabilitola partenzadella lea
gasi facesse quanto piùsi poteva di cheto per
iscansare
e dal Turco ;
quereledalloimperatore
alcun sospetto,
glicadde in pensiero
pure non
onde gittatasi
addosso una
veste marinaresca,
senza
più compagnia,che di un paggiosolo»
il quale lo precedevacon
minò
la torcia,s'incamalla porta di San Tommaso
per pigliare
linguadi quanto accadesse : quigiuntochiamò
il Lercaro; conosciuto da quei di dentro alla
la imposta
entrato glisi
voce, aprirongli
; quivi
fece incontro AgostinoBigellotti
daBarga con
lo archibugio
si badando
in mano
dal quale non
come
Giannettino,
quelloch'era soldato
della guardia
di Genova, costui potèspararglielo
a brucia pelo nel petto.
E qui cade in acconcio discorrere se Gianluigi,
come
parecchi,
pur troppo lo accusano
fosse assetato del sangue altrui; in ispeciedi
tori
quellodei Doria. Anzi taluno dei tristipiaggia,
della fortuna ardisce affermare
vera,
ad
a
cosa
il qualenel calare
patrizio,
sero
Carignanoin cittàglidomandava se aves-
che
giù da
come
a
certo
ammazzare
lui potere mettere
tuttii nobili vecchi,
còcendo
in salvo
qualchesuo
con-
124
VITA
eglirispondesse: tutti,comindando
miei parenti,
a
imperciocchése si principia
sorte,
dai
—
,
fare eccezione,chi vorrà
Y altro
e
,
alcuno.
questo modo
a
ammazzeremo
non
—
Certo che simili
fine
a
creda,
fuori l'uno,ehi
cavare
senza
forse
e
Conte, ma
rivolgimenti
possano
sangue, arduo è che
deglialtri lo
meno
tra levare di mezzo
chi cede,corre
spegnere
dursi
conuomo
credeva
il
chi contrasta,
divario
e
grande; quella
è necessità,
questa talento di sangue; guerra la
prima,la
bontà
seconda
beccheria. Però indizio della
dell'animo di lui tu lo hai neir essersi egli
astenuto
di commettere
il
ad Ottobuono, che
capitanoSebastiano
mazzasse
am-
Lercaro,
stode
cu-
il quale
della porta di San' Tommaso
,
sapeva essersi preso il carico di ammazzarlo,
credesse,
posto eziandio che cosi eglinon
è sicuro, che eglidesiderava di farlo credere
e
altrui; adesso
pei feroci
ciò somministra
anco
come
consapevoli
troppo argomento di offendere,
degliuomini la vendetta faccia prova
pelcomune
la pena
della ingiuria
nei privati,
e nel pubblico
attesti il delitto: ad ogni modo Sputavanoil
Lercaro, ed era, lancia del Boria; onde spegnere
devoto e prodepotevaparere ben
uomo
fatto. Né anco
i più ostilia Gianluigi
possono
mai si espressolo ordinasse,
non
negare, ch'egli
DI
A,
iìS
DORIA
di assaltare il palazzo
drea:
di Anproibisse
questo poinon gliattribuiscono a bontà,
che le robe dei Boria
a cupidigia;
all'opposto
samente
desiderando intere per sé
voleva le runon
bassero
i soldati e a provvidenza
astuta
temendo
,
,
che nel
la gente di Ottobuono
saccheggio
si sbandasse,lasciata senza
la porta;
presidio
riserbandolo a farlo con maggioreagiopiù tarai
;
od anco
anzi havvi perfino
chi attesta,
a peritanza;
che
morto
Giannettino,tanto assalse gli
^
uccisori lo spavento, che rimasero
il
qualeindugiofu
Andrea
li come
pietriti,
im-
che il
causa
si salvasse.Cosi fatteasserzioni non
meritano seria disamina,perchèo affermano
concetti dell'animo
o riposti
inverosimili,
non
corrispondonoi successi :
fiore di
senno
che
a
chio
vec-
a
cose
a
cui
chiunqueabbia
dal Conte si desiderasse,
appariràcome
i Boria ponessersi
in salvo : aperte
loro le vie della terra
presumersiche in
tanta
da per sé stessi,o da
fossero.avvertiti
: di vero
,
e
del
mare
; né
da
vicinanza della città o
qualcheloro
fidato non
lia
LuigiGiuBoria,che vigilava
indi a breve
preposto alla fregatadel
nettino
notizia del caso, e Giandargli
alla
andò proprioa mettersi in mano
all'attenzionedel lettore
morte ; né sarà fuggito
lui uccidesse non
come
già lancia e cagnotto
del Fiesco, bensì un soldato della guardiadi
il porto,venne
a
126
VITA
di qualcheruggine
Genova, forse per isgararsi
antiea.
Andrea, alla
del fiero accidente,
cipitò
pre-
nuova
dal letto :
piùtempo
vita
per sentirsi infermo; conobbe bisognargli
in
voleva sopravvivere,
se pure non
e gagliardia
modo
certo
,
a
proprionon
sé stesso
:
aveva
la virtù deir animo
glisomministrò ambedue; chiese di Giannettino
nascosto
più volte e supplicòa non tenergli
,
nulla; sé
essere
parato
contentare, pure
il
caso
per
di mantenersi
adottivi
non
poteva
tutto;
non
lo poterono
gliparendo questo
non
dire,ninna
spacciato
; donde
fece
a
buona nuova,
nuova
in lui più urgente la
in vita:
contare
sopra
per ora,
lo
cessità
ne-
i
nipoti
perocché
il
maggioreGiovannandrea toccasse appena il
nono
adesso,nimico
pollone
anno, egli
decrepito,
a
conservare
in fiorela casa;
indugi,né
seco
il tempo nion pativa
poteva salvare tutti; salito
pertanto a cavallo in compagniadi Filippino,
di
AgostinoBoria, scortato da soli quattro
famigliari,
fuggivail Fiesco in quelpunto già
La moglie Peretta con le sue donne rimorto.
parò
nel monastero
dei Canonici regolari
di San
e
Teodoro
accanto
nascose
iu
al Palazzo di Fassuolo ; la moglie
di Giannettino co'tre figliuoli
si
e le figlie
la costanza
di
quello
Gesù
del vecchio
e
Maria. Ammirando
indomito,mi
mette
ri-
A,
DORIA
bi*ezzo cotesto immenso
amor
DI
persuade,
seco,
solo
e
dei Boria ; forse
1
non
127
che
^proprio,
lui andare la fortuna
cun
alcuno
periglio
correvano
fanciulli; poteva per avventura
dell'indole generosa
conoscenza
che tutto
più
sì contendeva
caduto
egliera
il costume
a
assicurarlo la
di
Gianluigi,
il costume vecchio di Genova,dove
piuttosto
d'imperi,
per cupidità
che per odio di persona
sco
lo
cui
in
tuttavia sopra il Fie-
grandissimoerrore,
si mantenne
accenno
inalterato cosi,che
di tratto in tratto
:
né
sempre
eccezione
qualchesanguinosa
non
incontrasse. Altrinon
sofferto lasciarsi addietro tutti i
be
avreb-
ed
nipoti,
bracciato
almanco, il maggiore,avrebbe condotto ab-
uno
al collo
seco.
A
lugubrinovelle: quivie
Sestri lo aspettavano
non
altrove seppe
la
di Giannettino;non
pianse^ma scrisse
duca di Firenze,e al Gonzaga viceré
a Cosimo
di Milano, entrambi provatida lui fidatissimi
morte
allo
e
Imperatore,
nemici mortali di
ognimoto
perchèin fretta
capace a sturbarne la tirannide,
e in furia avviassero armati su quel di Genova;
poi salito sopra la fregatadei Costi giunsea
si arrampicò
Veltri,e da Veltri su per l'erta giogaia
fino a Masene, castello degli
Spinola^
cuni
patrizii
però furono codardi : alal contrario animosi, i qualio non avvertito
al paaccorsero
curato il pericolo,
e
non
Non
tutti i
128
VITA
lazzo per sovvenire,essi dicevano,alla Patria,
e
della
gl'interessi
forse il credevano, in fatto
storie tengono ricordo
propriafazione.
Le
Niccolò Franco
decano
del Senato, e
di
terregno
nello in-
rolamo
il cardinale Gi-
magistratosupremo,
tista
Doria, Bonifacio Lomellino,GiovambatGrfmaldo con Antonio Calvo,e Cristoforo
Pallavicino; eranvi altresì Ettore Fiesco,e Benedetto
Fiesco tlanevari consorti di
Gianluigi
,
ai
fedele Talfiere Giocante co' sud
qualirimase
trabanti corsi : ci si trovò presente anco
Bonfadio, di questifatti narratore
e
testa
verace
poco:
l'oratore
grado,perchè volesse
lo faceva,ma
lo condusse
stare
a
al
ed autorità sua
del
cosuo
e
ogni patto fuggire,
ilquale
Paolo Lasagna,
fermo, sotto buona
palazzo
;
confermò
la baldanza
Figuerroain
ad
lo rattenne
confortandolo
molto maligno
troppo minore
fortuna comparve
Jacopo
dove
scorta
la presenza,
con
be
crebglianimi esitanti,
ai risoluti: né
questo fo il
solò benefizio,
che il Lasagna rese ai patrizii
:
datosi intorno
a
generaletrambusto
suoi, venendo
ai
insieme
tutt'uomo^messe
copiadi
nel
amici ed aderenti
per questp modo
a
levare forza
ed aumentarla al governo. Che
Congiurati,
poi il Lasagna,borgheseessendo^ operasse a
quelmodo, veruno
pensandocome
maraviglierà
bi borghesia
procedaper ordinario troppopiùne-
130
VITA
eccetto uno,
nelle
case
quivivicine. Anco
di Adamo
Centurione
là rinvennero raccolti Francesco
Grimaldo,Domenico
Boria
altrimaggiorenti
con
della terra; onde, rinnovata
la
non
la
loro
con
che sul momento
vennero
d'accordo,
pratica,
ci era di meglio,che mandare
a
zione
esecudel palazzo
da prima
ilconsiglio
: speculata
il cammino
via e uditala quieta,
ripresero
della porta di San
Tommaso
passare per
:
amore
colà arrivatidomandarono
e
nero
l'otten-
non
con
per forza e furono respinti
ferite;ci rimase preso Lomellino, il
; tentarono
busse
e
mani
quale menava
piediper
e
parte: glialtri
riuscire dall'altra
addietro
più
istetteguari,
gliraggiunse
tornarono
che di passo, ma non
il compagno
svincolatosi a morsi
e
a
càlci dai
nemici.
Frattanto la
non
Signoria
istava con
le mani
alla cintola: raccolti i soldati li dispose
intorno
al
ai
palagio:
fesa
assegnò la didei canti delle strade;trasse le artiglierie
in piazza
tenendoci allato i bombardieri con
le miccio
cittadini accorsi
accese.
Dal lato
suo
né
anco
lamo
Giro-
giovaneassai e
comunque
strò
pingue della persona, pure in cotesta notte motentennava,
i
e
singolare
prestanza,tenuti in
suoi,comecché ad ognimomento
urtarsi
con
ischiamazzo
buono
ordine
venissero
infinitoa cotesta banda
a
DI
A.
131
DORIA
popolo:giunse alla Chiesa di San
Siro ; pòstaassegnata.Qui la fortuna grinchiodò
la sua ruota. L'Àssereto,
il
e a quanto sembra
essersi smarad annunziargli
rito
Verrina,vennero
farlo
ma
Gianluigi;
più basso aggiungevano
rarono:
delibeaddirittura: però subito partito,
morto
la impresain
Girolamo proseguirebbe
gilare
terra, il Verrina tornerebbe su la galeaa viil porto ; e in ognievento a tenere aperta
alla salute una
via; parve cotesto il più prudente
e per avventura
consiglio,
era, ma
spesso
i consigli
migliori,
non
isperimentiamo
più prudenti
dal
però che a Girolamo, col partirsi
il più accorto, e risoluto
meno
Verrina,venne
la previdenzadello
aiutante, e ai congiurati
ondate
scampo
La
di
di
rubò
l'animo.
udendo avvicinarsi il Fiesco,
liberava
deSignoria,
tore,
centra due consorti suoi Etspedirgli
Fiesco per ispiare
la mente
e Francesco
lui: profferirsi
parataad accordarsi con modi
civili senza
mettere
la città al cimento
di
dare
an-
ma
: partirono,
poivolendo dare
sottosopra
richiamatili
maggiore autorità alla deputazione,
loro un Giambattista Leraddietro,aggiunsero
caro,
e un
Bernardo
Interiano
del cardinale Girolamo
conserva
misersi in cammino^
che
popoleschi
pagnia
Castagnain comdi
Doria; questi
ma
incontrati certi
dissero loro villania,
e temendo
132
VITA
peggio,il Cardinale,a cui parve che la dignità
ricusò farsi più oltre;mensua
ne
tre
scapitasse,
trabante della guardia,o
un
retrocedevano,
acpigliasse
sospetto della turba che rispinta
calcavaaiscomposta, e a tumulto, o per quale
altra disgrazia,
ed uccise di
sparòTarchibugio,
colta un Francesco Riccio proprioal lato del
di svolgerlo,
Cardinale,onde non ci fu più verso
a
glifacessero,
per quante supplicazioni
volere rendere servizio in tanto
Patria. Crescendo di minuto
estremo
in minuto
alla
il pericolo,
considerato che si correva
troppo grossa
là dentro,chiusi,gliassalti,
posta ad aspettare
e
Ettore Fiesco,Ansaldo
Giustiniano,Ambrogio
e Giovanni Imperiale
Balbiano,come
Spinola,
di andare a conferire
più animosi,si proffessero
col Fiesco
andarono
,
di fattie ben ebbero
mestiere sentirsi saldo il cuore,
imperciocché,
conati infinitiGirolamo
con
raggiunto
Siro stanno esponendogli
a San
l'ambasciata,
ed un altro popolescochiamato il
l'Assereto,
si misero a gridare
che prò pa: a
Marigliano
role?
tutti:rifacTanto e'bisognaammazzargli
ciamoci
E posta mano
alle coltella
da questi.
racolo
glialtri fuggirono
presero a menare;
per miLomellino stette a un peloche
; Agostino
ci restasse ucciso;più tenace deglialtri
non
Ettore Fiesco,confidando forse nella parentela.
mentre
DI
cominciò
modi
dire
a
con
A.
i33
DORIA
voce
sommessa;
che
—
t Da quando in qua si accolgono
questi
a questa guisaamici e
parenti»i quali
s'intromettono pacieri
del bene comune
! Allora
quietaronsi
; poi,riconosciuto dai soldati per la
che aveva
in casa
usanza
tenne
Fiesco,otGianluigi
facoltà di favellaread agiocon Girolamo :
nella conferenza,egliche astuto era, alternando
ad arte parole,
luigi,
il caso di Gianvenne
a scoprire
sono
e
si
circa ai finaliintendimenti di Girolamo,
accOTse
come
ne
anco
nell'animo di lui fossero
chiari,dacché
quegliinsisteva sempre nel
volere consegnato subito il palagio
dichiarando
che in quanto al resto si sarebbe, provveduto
Ettore parendoaverne
a bello agio.Ad
cavato
chiudendo
più del bisogno,
pensò a scansarsi ; onde, conavrebbe riferitoai padri,e saria
ne
la risposta,
tornato
con
prese licenza. La
riebbe i
notizia della sorte toccata a Gianluigi
padrida morte a vita,i quali,ripresocoraggio,
si ammannirono
a sostenere gliassaltidelle
bande del Fiesco. Dall'altra parte la impresa
macchina
del Fiesco apparivacome
a cui
una
si fosse rotta corda o catena ; non andava più:
nelle rivoluzioniè morte
quel sostare a mezzo
intoratidei compagnisuoi,col
espressa : i meno
della notte, di mano
favore dell'ultima vigilia
sicché quandoGirolamo,
in mano
spulezzavano,
GoKRSAZZi.
Vita di A, Boria, Voi. II./
9
134
VITA
tardi impaziente
trovò
trasse innanzi,
degl*indagi
di taliapparecchi
munito
accorse
ilpalagio,
che ben
baruiFa
con
potrebbespuntarla
non
al contrario dovesse consultare con
il modo
nesca;
ma-
denza
pru-
dello assalto.
In questa si metteva
po'di lume,
un
terrore
senza
non
si
si
e
come
accorse
rolamo
Gisottigliata
as-
glidurasse la gente dintorno; però
beato
che invece di pensare ad assalti,
conobbe
glifosse
lui,se
palazzose
non
si
era
concesso
si stava
fermi
ritirarsiin salvò. In
su
tuttavia
le difese,
dell'esito,
rando
ignoapprensione
senza
le forze dell'avversario; secondochè spesso
tanza
succede fra i combattenti,se non
paura, esidall'un
per
lato
e
sicché
dall'altro;
Paolo
provvidenza
quando ci videro capitare
Panza, che,
imbelle essendo,andò
uomo
immune
da
finto crederlo
metteref
a
qualunqueconnivenza
riesco ; lo crederono veramente
senza
tennero
anco
tempo fra
testarsi
procoi
bero
e* avrebsincero,
sapendolobugiardo:
in ciò affaticandosi
mezzo,
l'oratore
anni cavare
commisero
le
cui pareva mille
Figuerroa,
gambe da cotesto ginepraio,
gli
andasse
alla volta di Girolamo
promessa di perdono intero ed
cose
in còtesta notte commesse,
a
con
,
con
tutti,per le
pattoperò,
co*suoi dalla città senza indugio
ch'egli
brasse.
sgomÀI ìpunto
in cui Girolamo si trovava ri-
DI
dotto
pubblicaper
135
DORIA
pei^òvolle
bazza ;
era
A.
io pegoo
della
la osservanza
la fede
capitolaBioM»
qualefu tosto, e vdoDtieri,da Asibeo^o
della repubblica,
a
nome
Seuaregàsegretario
la
conceduta* Allora il conte Giroiafifto
del senato
datò
Carigoano/dove
saliva iu
sollecito ricapito
ad alcune faccende domestiche,si ricolse a Mon"*
tobbio, forte
arnese
di guerra dei conti Fieschi«
del successo,
II Verrina,informato
levare Ottobono
Fiesco,ilCalcagnocon
dei soldati dalla porta di San
mandò
a
la banda
Tommaso,
e
cevuti
ri-
il Marigliano,
e
galeal'Assereto,
quantidi quel perdono verdemeezo crederono
fidare,navigòper Marsiglia,
non
conducendo
potersi
la
su
Sebastiano
seco
e
Vincenzo
in pegno
di
Promontorio
non
Vaccari,piuttosto
molestato
cavarne
riscatto;di
del Varo,
glirestituì in
per
turione,
Serra,Manfredo Cen-
vero,
viaggio,che
giuntialla foce
libertà.
ebbe fine questa stupenda
questo modo
congiura,e i Senatori,osserva uno storico,
terono
poA
del terzo
narsene
giornodi gennaiotora mangiare.Prima
a casa
pararsi
però di seBenedetto Centu*
spedironoin diligenza
al
rione,
e
mezzo
Domenico
Dorià
a
Masone
peìr
i^ggtia-
punto per punto del successo,
gliareil Principe
a venire quanto prima potesse a
supplicandolo
felicitare della sua presenza Genova; Andrea
186
VITA
parfi«libito.Messo
che
.oana.
ilpiedein casa,
ancora
ayava
come
colui,
cici,
tentato il terreno^comin-
il seinbiante doloroso di mite
mùstrare
uscivano dalla
mastìzia;acm
che. tutte ozailie tutte
sua
bocca
benignenon
parole,
fossero;si
dellesue robe^
se col danno
professava
conteiktp
e.ccm., parte del proprio
aveva
potuto
sangue
rendtf a salva la Patria : rispetto
a punire
raccomandava
si camminasse
adagio,però che in
rischio di scambiare
quei,primi fervei si corresse
la .vendetta per giusto
castigo:
sopra tutto
si astenessero mettere
a
la mano
nel sangue, chiudendo
questo«ogniadito all'ammenda : quanto
lui essQre di avviso, che i {hù incolpati
si
bandissero in perpetuo ; gli altricon
esiliitem-
in ogni secolo giusti,
porand. Sensi di uomo
ia quellopoi santissimi,
lustre di
e pure
erano
vecchio astuto. In breve però,fatto capace come
cotesti nobili e borghesi
con
potesse in Genova
baleno del
duQ fiatanti
più,di prima, manda
rancore;
rippsta
ciò nella occasione della
pata
sco-
fattadel cadaveredi Gianluigi
Fiesco^quattro
giornidopo ch'ei si fu annegato, dal pescatale
Palli^ao: ordinava di botto si strascinasse
ci si lasciassespetalleJwcbe, ci .siappendesse»
tacolo
di Judibrio,
e di terrore;ma
suoi
partigiani
ammonendolo
lo svolsero,comecché
che il
popolominuto
i consorti
a
non
stento,
aveva
I3«
VITA
fece ricapitare
gitidalle galeredel Doria^glieli
CAB
vKù
dilttrio
di proteste^ne conteiitd di tanto
gb nmidò
tv»
amhasciaUHi
a
Genova ^r
con-
dalersi del paeoy tm i qualifu il conte Agostino
iMnbasciatori eeposero eome
della
La"di: «questi
GOttgium il^Papa
il Ehiea
e
odore
piane*aelpama
stati
eeQq[)r# ed
ecaao
capace ài
nemerito
non
vivessero
iK)n
alonno, scrupolosi
4^oin6
da cosa
fuggire
a priacipe
tapto be^
dispiacile
recare
erano
di
della cvistiaiiiti;
a se
atevasa
sparso
novelle in eentraripi,
doversi attribuiretutto
a
seminare
godono^
peiveraa, che maligoaiido.
g^f"te
zizzania tra p^sone
nate per amarsi,estimarsi.
Andrea
ripose in pubbliconon essere mestieri
; é^, per «ò stessa dimostrai^i la cosa,
proteste
nm
potereil padredei fedelidesiderare
v
opere borae,
e
il Duca
alunno di tanto
se
non
degna
ad ambedue
scuola,altresì
^ intanto profferire
greto
propriocol cuoce. In seglij^ffibasciatori
prese a negoziarecon
maseime eoi come Agostino
Landi,come potesse
il Duca^ e rendere a quelmodo al
ammazzare
vecchie Papa pane per focaccia; e per modo
egliseppe industriarsicol Laudi,cbe prima che
et partisse
d% Genova^ glipromisedi attendere
umilisdime grane,
e
,
mi
serio avedece
se
ci fosae^verso
I^ca, e mettere Piacenza
il quale trattato
dello faaperatore;
il
di ammazzare
nelle mani
avendo
ef-
DI
fetto,Andrea
A.
139
DORIA
si
obbliga?aa dare una figliuola
di Giannettino in moglieal soo figlivfrfo»
eprovveéeie i» guisache la maestà di Cario V ri*
da pariiw
semzio
munerts"e
tanto quaun
lificato.
Gli oratori,
torMndo
che Atidrea
non
avera
fecero fede al Ditea,
contro di lui ; solo dolersid^Ha
del Fiesco ;
ingratitudine
Mirabile quiesto,
conte
dì soc^tto
pur Msbra
e
sua
ilDuca
^rte,
se
e
doHa
la be?ve.
si facciano di
leggieri
agi fraudulenti,
onde il popolo signigninfdolare
ficando
il caso per via dì prorerbio
ha detto: in
ci hanno pelliche di volpe.
non
pellìeceria^
SiccoBie fot al duca Famose
premesse troppo
che Andrea/cosìeglispediva
più lo Imperatore,
in diligenza
Ottavio Baiardo al viceré di Milano
cosi della
con
larghissime
proteste,e profferte
persóna
come
dello Stato, e Ferdinando
zaga,
Gon-
in
ch'era diritto^
pigliatolo
parolaaccet^
delle
tava. Sai^t^
curioso seguirei ghirigori
te qualiil Duca si schermi dal
con
sottigliezze,
perte,
Gonzaga,dacché adesso le carte ci sono scoche ilPapa, con letteredel
e si conosca
7 gennaio1547
tasse
scritte dal Gopollatto,
gliviein ogni maniera
il Gonzaga
soccorrere
,
ma
Duca
qui'iftonè luogo opportano per questo^Il
po'per simulazione,un po'per cupidKtà di dominio,'
che divorando cr^ce, sotto colore
«ttì
•
di fellonìa occupò i castelli dei Fiesco sul
140
VITA
Piacentino Calestano,e Vàlditaro,
dove si erano
rincWasi Cofnefio
e
ma
Scipione,
poilaseièin
Vàlditaro a'guardarlo
Cofhelft).DopOaterMptesidTatl9iLtion temere
al Boiardo andasse
sorprese; eortmise da capo
à
Mttano,è* facesse capace
il 'Gonzagacorrergli
debito confiscate 1 dèe
ea-
sielfi a
della felloniadel Conte,per icui
cagioiie
al
alfe Camera hnperiale;
eglinoerano ricantiti
cìie rispose
11 Goiiiaga,
tdtto queétocamminare
ritto
pei suoi piedi,ma non compreiidère
qual diil Dtica di castigare,
avesse
e fneiio poi
si sostituissealla Camera imperiale
^H'efcome
fetto d^impadronirii
deicasteHi; BDuca
oppose
le Sue ragioni,
11Honzig^ contfaippose
le sue ;
dà una
; chi
parie e dairaltra corsero proteste
aveva
in matfo
lo strìnse.'
oltre^lle lettere,mafl^
al
imperatore,
Doris Don RodrigoM^ndozza |)rincipale
In corte,
doglio
perchèglimanifestasse quale e quantoil cordeiranimo
che agsuo ; non
pìresumere
guagliasse
quellodi lui,padreorbato del figlio
della sua predilezióne
; riiacorrerci poco ; còme
Lo
sincero costui thiariremo
Cósiniò duca
fra p(l!co^
dt FIrehze,éhe fece provvìaoni
ad assoMafe feingranSfesime
teatitfàndOi'geme
lizia,
duliamitutte le' ordifiaBzfe
terie,raccoglietelo
e
adunò
mettendole in spuntodi taferere; a Pisa
ì suoi cavalli
guidatida ChiappinoVi-
DI
da Roma
telii,
rde
dett6^ sua
chiame
Stefano Goton"a gmearmi 'p^ehè iriCMi^efite si par-
reekÉri meisi
tisM)^'S|"6£
aoètseialore
14!
DORIA
A.
a
Qtim"a
date
Vega
dt'Claito a Roim» al Tolèctoi4cerè
aHoefaè ittH«ss«r0«sansa iadup» le
di^NafM»)i^
galM di ^tMm e di Napolitarso H maro Hgndi pnaoipeatterrito
s6ea;fmtfal)iksdle€it«(tifie
daua'jdba diiiiteTtàl
Qiwi^
-**
tiMi
gliktaroAo
daìMecttei
il p#sodet«CBQfef,
orisaJaeopo
e
dàlersi,
a
drm; lòfse aoéco
congnMlarsicon
sincero perchèet andava
pvepmmtefesse.
i daam
'^^avìsfiia^i
^
sue
?
Andel
^
parò eèe le
da capo a fondo
riforatire
a
Àndrm,
mani
k
mettere
forse avrebbe
a
di
gateesi avessero
di ^a"^a£EÌ ;
la.sti^onde no-
addosso ai lidri
niente,
poi a
eeomks^; ed era dà temersi die partorisse
p^lio nella f lebe^te quale,se per aikra quietava^
era ffiiraee^o^Andrea/ trovandosi a secco
menate
a
certo
di' pècmria,fUela soÈnmifmteò^ Adamo
Geatu-
rimasero d^acecrdei^
non
riaoe; còb-quaie
lo
di-preporreMarce
-taipeiatore,
sentii^
disfi-
glinotoéà
finché
lei aife eoadotta delt^armata,
noB'Ibsse
giuntoa
contetttente età Giévannan-
i^ote dt entrambi. Buraat^ eoleMo anno,
ed^'SÉico quettodepo, fo me^ierì cenipt^ le
ifiurtnepagando^lesMii^tieiie
mgU^; indi a poi
forzatie
il delitto/
e la preda somministrarono
énà
143
VITA
scWifi di
«vaBzo.
cotofilidamiì
ne
qnmdo pure fossero stati
Affidfea'se
folte irmiffioiA,
Ma
mille
vlstotal^p^mttfciira^
paròche della sestMEa
gliri»dftse aggutatare^ben qMt*
dei PieéclH
data
toréUci eaeteHi; neìk^ polentad' ii»"ei"tìliiia
si
da Cario V ii 4^9 giAgao 1«M
Atigvsia
Gaf ega^ MwtaTMite,
legge,eh# forino Terriglia,
Calice,'
Veppio,GnmMt», GtoodùtA,Croce»Val
Mar*
di Trel^m» Garbagna,Vergo,Mestaguto,
salarUi,e Viwhme; e peichèaiP arbore eadato
qoh
ognoBo coTPe
per t^gM^ il duca Pierluigi,
di Galestano e Val di Taro dopo è»*
contento
in
molìte la Rocoat,e le mwa,
foile
anco
Mon-
tobbio. Il
Papa, no» potendo ghermirealtare,
si prete ie-^re galee rimaste tiel porto di Cisi saranno
e figliuolo
vitaveccliia;
poi*ira padreni i Fiasco si attentarcele aprire
aggiustati;
bocca, nen siq^ndo dinanci qualtribumle por*
tare le ragioni
kn*Otoltreché non avevmie feilo
di
mode p^ lirlo.
enetellano di Varese, nel S2 gen*
poteiranotrovare
pagarie'^inè
Giulio LaoA
naie* 1347, diehim^
renderlo,
4mi*
tei
al Dorìa eaeer«l paralo
a
patto,e fu che si donal^se
a
lui. Atudciagli
nspoee
al eomniie
di Ge"om,
il castrilo appartenere
e
presta gKeto
"(aantopi(t
restìtMissemegliohmìshe.
ratora
tenne
per m,
e
Pentremoli io fanpte*
dì
dicono per eopsìglt
Andrea, dacché cjiiToccup^ sta
come
a
cavallo
DI
Lombardia
A»
143
BORIA
ed in
Tweaua;
quei tmipi
era un
c^ciq io gota mco^ al duca Pierluigi.
NiGenova .a. Yarcise aggUiuaise
RocoatagUata,.^
di
icvisitra il eeinaie
gli4trì ^adidaroDf
Tomi
a Agostiae
GeiiOTa^'Aataiiio
Doria» ed Ettore
Fies^a; il f^mdo toco^to in a^rtei a4 Aatonio
trova siebiamas^ Sa^lo Stefano Dai^aitfo;
degli
altri oou mi capitòrintraoeiaraeil mmo^
Vai
di.Tara pù" tardi tìob» A^bIìbo Landi^ e me*
tra
e
x
riiò titolodi Modèrna
a
camf^
di saiigue, ma
lo
Del pa^
lo l^attezcò,
Jfioq^aiiK^
principato.
éì Ydaltìa giàiiceiaiiionon rimase pietra
lafipiO"
ciso
in^ima Iliadeoolà mie6$a{)QrtaTa
so|^a pietra;
il decreto mi qualesi proihkamurare
case
l'areamaledetta; oggila solatradizicmepuò
su
incUcareil Ui«go dove la nobile, ma^ne sorgea^e,
.
.
Il Verrina»il Ca.lcag00i,e
parecehi
compagni,
da
Ricondussero tra^ecso ilPiemonte
Marsig^a,
iKodnte Gjjrelamo Fiescoche ata raggiungere
ed a munire gagliartendoYa a radunare genti;,
dameata Montobtno ; Giov^francescoNicelli
di.Cariselo;
ilj"astello
Andrea intuto
pnefiidjaya
con
le
sne
molte aderenze
e
con
le suearden*
instava.perohèi paUi contiasifìe
j^ortasioni
Yfì"nti dal Sciata co' Fresco non si oss^fas,da^un: lato mostraira Ja repttbUica
non
sero:
potere con
né
sicures^za,
con
decora sopportare
144
VITA
il fumo
negliocchi
da Genova;
di M(mtobbio
da cotesta
dieci
a
lato la
miglia
portasempre
repaniiniassalti o ad invasioni di
dicava bràe ; aggiunguerra ordinate;e fin (pti
geva
fede ai ribdli ;
poi non doversi osservai^
sostenevalo in questola scienza infelicedei giureconsulti
aperta
a
,
usi per ordinario a irovare sembianza
di
tra ^
scelleratezza,
ragionea qualsivoglia
altri un
tale di cui il
nome
marita esi^re
non
tratto fuoridall'oblio
devano
rispon; costoro, consultati
la fede piLbMica
:
discrepanza
insufficientea impedireil castigodfi misfatti
si atroci,
pè potersiaffermare impegnatala fede
fosse stato
conciossiachè ilpartito
non
pubblica,
senza
—
proposto, nò discusso,ne
di Senatori
a
vinto da
^conda
della repubblica
cosa
: vulgata
estorte
dalla paura
non
deUe
numero
gittimo
le-
costumanze
in dirittole {promesse
fare
e
obbligo,
lenza,
cadila suprema vioessere
quivi(notasofisma)
alando sforzato non un individuo,
od una
necessità
bensì la intera repubblica;
famiglia,
il supplizio
dei parricidi,
lo ecche tramarono
cidio
della Patria,
salo per vendétta,
non
quanto»
più per salutare terrore dei superstiti.
I padrida un lato cchosapevoli
da qualparte
tirasse il vento, e dalf*altro repugnanti
a ravvilupparsi
in una guerra contro il Papa,il Duca
di Piacenza,e la Francia,mentre
lo Impera-
e
146
VITA
Marchio, e Pau*
insisteva,
e siccome
ributtato^
in cotesti luòghipel Duca,
stinò,coiniiiissÀrii
glifecero
sapere
ver
potevo consentire;do-
non
senza
eglinoossenrare gliordini del signore
servitù. Da
tutte queste cause
a noi
pigliare
note, e forse da altre, che ignoriamo,mosso
il Senato
,
del Boria, e
indefesso
conquidere'
degliaderenti suoi, giudicòproporre
pattial
Panxa
Paolo
a
11
nonostante
a
Girolamo
conte
cui
commise
di
ducati perchè
cinqvanfamila
tobbio,è si tevasse di
a
tribolarle con
successo,
al Senato
si
fino
offerirgli
Mon-
cedesse
le terre della
blica
repub-
la guerra. Se questo fosse
pareva
negozio,dacdiè
buon
su
di
permetto
avrebbe
fatto
nella spesa trovava
un
penso,
com-
fuori dal
ginestraio;
quelle
'H Senato a
medesilne cause
che persuadevano
la superbiadì Girolamo,
umiliarsi, amnentavano
levati ad
e dei compagni suoi; i quali,
alte speranze, non
solo per gliaiuti del Duca,
e
ma
re
cavava
altresì per
quelttaltamente poderosidel
di Francia, si ricusarono
di netto.
Allora
partitodi Andrea, è i cinquantainila
si stanziarono per la guerriai.
vinse il
scudi
Paolo
Mwieglia,è
Padìo Centurione si fecero
ad -tósaiire Varese
ne
se
e
con hteilevAtoria se
Cariseto resistè due gitami,
inipadronìKiDÓ.
nonché la tori^e,
battuta furiosamente,tra-
DI
147
DORIA
À.
coUaQdo, gliassediali calaroBO
i quali
patti,
a
Gan^o
o non vofitomforte»
negò il capitiuio
ciò co» poca reputae
lessa^0 non potesisé,
zione
di lui,e manco
vantaggi»,
perohè filoyanfranceftco Nicelli casteliano"notte
uscito co' fidati
e
Mti
co' tefrazzant
donne, si mise in salvo sul contado
andare
Per
rono
con
contro
due
Montobbio
córsi,confidandone
colonnelli Francesco
delle universe
al comando
e
,
uomini
di Pia-
si aa»nanni-
levarono
provvisioni;
grosse
fanti,massime
a
e
tempo
duemila
la condotta
Domenico
Doria;
milizie preposero
Doria, commissari di guerra elessero
Filippino
Gristofano Grimaldo,quel desso che nel 1K35
fu Doge, e Lionardo Cattaneo: capitano
generale
di tutta la impresaelessero Agostino
nola.
Spicustodi dei confini Lamba
Andarono
ria,Bernardo
però che
Do*
Lomellino, e Gabriele Mmeglia,
corresse
tutta la
voce
gente di Nura
peva,
procintodi prendereTarme, e si sache il duca di Piacenza, difettando di
stsure in
archibugi,
per
oratore
a
mezzo
del Valilo- Armiano
Venezia avev^
facoltà di'
cavarne
solo per
suo
richiesto al Senaft) la
ottomila da Breseia,e la
cinque,0 più assai del Duca
in sos^tto dei Francési stanziatigrossi
stesalo
nel Piemcmte. E' fu dura cosa
le
carreggiare
ottenne
148
VITA
e non
meno
artiglierìe
per coleste aspre giogaie,
difficile
piaatarle
per modo che potesserofare
buon frutto,sorgendoMontobbio isolato da tre
due torrenti;
puntisoi»ra un colle rieinto^da
ci si sale da
lato solo,da tramontaaa; ma
un
qui naturafanente
i
ben
mura
spe^e
Rocca
acconcissima
Dato
mano
erano
con
ripari
maggiori,
quindicipiedi,e con una
alle difese come
al trarre, ben
agliassalitoridi
impresa,imperciocchénel
premesse
sparassero
ben
alle offese.
si conobbe
quanto
terminare presto la
corso
di
diecimila cannonate,
pochi di
e
s^za
costrutto ; anzi dei cannoni
roventiti
parecchi
troppo arcon
morte, e ferite degli
spaccaronsi
che ci stavano attorno: poco dopo il
artiglieri
stia
tempo ruppe in isconoi acquazzonicon molesognò
infinitadei soldati prividi ricovero,
e bi-
smettere.
Forse" i Genovesi,a cui la feroce
del vecchio Doria giàtornava
improntitudine
sazievole,sarìensi affatto remos^i dalla
impresa, se due casi di fresco accaduti non
confermati nella statuita deliberazione;
gliavessero
il primo fu la morte di Francesco re
di Francia, onde si presagi e bene
che il
successore
rebbe
m
quellenovelliziedel regno si sada partiti
il secondo
astenuto
arrisicati,
i soccorsi che oltre la speranza giungevano
in
,
fretta dalla parte delduca
,
di Firenze, e del
DI
viceré di Milano:
149
DORIA
A.
di fatti questimandò
quat*
bande di archibugieri
fanti,quegliparecchie
trecento
Paolo
con
dia Castello,
e talune di
ca-
condotte da Chiappino Vitelli con
valleggeri
Contro ai congiurati
munizioni e artiglierie.
la guerra dei tiranni vecchi
comune
era
e
dei
nuovi.. La
stagionerimessa al buono, Agostino
alle
Spinola dopo data miglioredisposizione
il dieci maggio ripigliò
a battere la
artiglierie,
che in breve
e questa volta con
frutto,
muraglia,
atterrò tanto tratto da rendere possibile
lo
ne
di queidi dentro
assalto : né pertantole cose
sariensi avute disperate,
i fanti, per manse
canza
di paga,
e
non
bandire
che
negli aiuti
pace,
e
preso
a
tuare;
tumul-
ciò saputo dallo
meglio,mandò
a
avessero
se
perli
Spinola,
per corromintorno parecchitrombetti
gliassediati si confidavano
di Francia mettessero
quelloil duca
senza
si saria attentato
V animo
di Piacenza
in
non
passo; a chiunque
venisse talento sortire dal castello per queldì,
e
movere
Taltro appresso,
egliassicurava transito libero
rolamo,
e le robe salve. Allora Gipagare taglia,
d'accordo con gli
temendo di guai,venne
senza
altridi mandare
Girolamo
Garaventa
Assereto allo
Spinolaper
ottenere
e
erano
libero
e
Tommaso
patti;vinti
chiesero ilpasso
volevano parere vincitori,
con
arme
GuBKiuzzi.,
Vita
e
furono
bagaglie;
di A, Doria
Voi. II.
le
gravicon10
150
VITA
dizioni facilmente
accettare
non
era
fermo
rono
esaminasegreto consiglio,
a
ci fosse
mettersi in salvo
correndo
cui
le lievi. Ridottosi il Fiesco coi
fidatissimi suoi
se
respintedà
col favore delle tenebre
verso
ci fosse,
parve che non
divario tra Cariseto e Montobbio,però
e
,
che in Cariseto fossero tutti di
cuore;
un
eli
pur troppo il Giuda in casa, ond' era da
temersi che o prima,o al momento
della fuga
avere
fosse dato avviso al nemico^ il
ne
sto
quale,giu-
cagionedel caso di Cariseto^stava a
buona
guardia:inoltre al conte Girolamo il
permetterei passisolleciti
corpo pingue non
della fuga.
Capisco,che se quanto sono per dire io lo
Italiani ne facciano senno,
esporrò perchè gì'
a
e' tornerà lo stesso
,
che
mettere
l'acqua
nel
il quale
vaglio;
pure non lo vo tacere. Cornelio,
essendo giuntoa raccogliere
alla Mirandola più
le supplicazioni
che co' danari una grossa
eoo
banda di soldati spasimavadi sovvenire ilfratello
fu impeditodai
e gliamici pericolanti,
Francesi allora in praticadi accordo con lo
Così fu sempre : la Francia,quando
Imperatore.
ne
va
come
La
del
suo
il sangue altrui conta
interesse,
acqua, la roba nulla.
conchìusione della consulta
Girolamo
e
degliamici
del conte
suoi fu che ormai
non
DI
limaneya
altro
A.
che rendersi,e questo
partito,
fecero commettendosi
V undici
accadde
Ora
alla fede del Senato ; ciò
giugno dopo quarantadue
,
giornidi assedio, ma
durò
151
DORIA
presa
tutta la im-
veramente
quattro mesi.
resta
a
vedere la fede,
e
la
viiicitori.I soldati del Doria, appena
pietàdei
messo
il
gno,
piede nel castello,taglianoa pezziil Calcail Manara, e quantialtri sospettaronosi
fossero trovati alla morte
del
in Senato la domanda
partito
Girolamo,e dei compagnisuoi,non mancò
Messa
conte
chi
di Giannettino.
a
inclinasse
a
misericordia, industriandosi
giovanile;
colpacon la leggerezza
ed averla punita a safBcienza le morti avvenute,
attenuare
e
la
lo schiantamento
di
una
casa
tra le
si ripuche se non
genovesiprincipalissima;
tasse
il passato bastevole castigo,altro vi se
ne
aggiungesse^
purchénon di sangue. La fede
'senza badare se data
pubblica si osservasse
modi
con
solenni; fallo,in ogni
più o meno
da imputarsipiuttosto
cui la impea
gnava,
caso,
che a cui la riceveva : vile sotterfugio,
e
alla dignità
del Senato ingiurioso
essere
quello,
che lo chiariva vinto dalla paura: ma più che
tutto percoteva le menti di pietà
«certa lettera
di suora
AngiolaCaterina Fiesco sorella del
alla Signoria,
conte Girolamo,mandata
con la
,
162
VITA
qualeimploravala vita del fratello:certo ella
scrittura unica per quellaaffettuosa
apparisce
eloquenza,che la passioneispira;a me per
istudio di brevità non
si concede riportarla
tera;
inchi ne ha vaghezza la legganelle note
di AgostinoOlivieri alla congiuradel Fiesco
dettata dal Cappelloni;
gioviperò alla nostra
storia porne qui due passi:
le supplico
di ricordarsi come
manchino
da quelli
non
il qualeperdonoglifu confermato
glifu perdonato,
—
per
decreto
da
"
loro medesimi:
di
poi piacquea quelledi non più levarlo.
In fondo;
strissime
vostre illuprego le Signorie
con
lacrime, e sospiriamarissimi
si voglianoricordare che questo poverino
fu figliuolo
di quellafelice memoria
sciagurato
del signorSinibaldo Fiesco (ahi!dolcissimo
lui fu
padre, dove sei?) che anco
la qualecurò
autore della unione e libertà,
—
—
mentre
visse del continuo mantenere.
Tutto questo era
giuntoalle
niente contro
istanze del
»
volere
rigido
feroce,
Figuerroa,
il
suole, nella bonaccia,quanto si mostrò
il qualesosteneva,
più codardo nella procella,
che il Senato in ogni caso mancava
di facoltà
dimento
per rimettere ai Fiesco il delittodi alto tracome
commesso
Impero contro
da vassallie
dello
pensionati
feudatari!,e vassalli imperiali.
154
VITA
si evitano ie consegu^ze
di tali infelicideliberazioni
poi per la malignavirtù di
loro, gli Stati prima perdono il credito;poi
;
sempre
,
la vita.
ormai
Condannati
GirQlamo, e i settatori
tuttavia si pretese giudicarli,
né
erano;
carono
man-
storici cui bastò la fronte di affermare,
del processo fu fatta con
compilazione
certo è, che glisottoposcrupolosa;
diligenza
sero
che la
al tormento,
il conte
e
glialtri: di già vedemmo
0
dubitando
scrivesse
come
Girolamo
come
il Sacco,
trovarsi aggravatodal Verrina,
Pierfrancesco Grimaldo
a
pendo
sa-
sandosi.
scu-
si attacche Tuomo
chi
0 sia
prigioni,
alla vita quanto più sente sdrucciolarsela
sotto, ovvero
perchè lo estremo della miseria
tolgaad un punto lume alla mente, e virtù al
I
cuore,
sembra,
difese salute ;
che sul serio sperassero dalle
nonostante
imperciocché,
condannatoria,essi sì accinsero
ed
appello,
Hontobbio
Fondamente
la
a
tenza
sen-
porre
inter-
havvi certa lettera,
scrittada
al Senato
del 7
1547,
luglio
di
un
Magno pretore, e di un Egidio
rolamo,
il conte Gigiudice,i qualiavvisavano come
intendano
il Verrina,e il Cangialanza
continuare a difendersi in ogni modo, avendo
le quali
a
questo fine esebito le loro scritture,
però eglinohanno ributtato per cinquedistinte
DI
A.
1S5
DORIA
ragioni,che insomma
poi riduconsi ad una,
ch'è" il Principeaverli ormai condannati,e
costoro avrebbono
a questa ora
a capireche»
dallo sporgere il collo in fuori,
non
glirimane
altro partito
tuttavia chiedono rispoa pigliare;
sta
l'ebbero:
e
governarsi;
per sapere come
la portò il boia, il quale il conte Girolamo e
il Verrina con nobilesco costume
siderio
Dedecapitò,
Gangialanza
plebeamenteappese.
Polidamanfe pretore,ed Egidiogiudice,
vano
avedel
ragionea dire inutileil proseguimento
minciarlo
incoprocesso; avrebbono fatto meglioa non
né
manco
; ma
si sarebbe
forse allora non
colpati
potuto, secondo le regole,porre gl'inalla tortura
per
indizi
cavarne
di complici
; questa e
ghiacciata
tma
la
non
tra
al-
cesso,
per cui parve utile instituireilproinutileproseguirlo
; iltorto Thanno gli
i qualilepidamenteaffermano
storici,
ribelli presia Montobbio
fossero
scrupolosogiudicati.
Quale la fine di Cornelio
ridotto
e
fare
causa
e
cbe
e
con
come
i
riguardo
ci fu dato rinvenire;
non
vivere in Francia,io penso,
esercitassela milizia; ma di lui,illegittimo
povero, forse
a
non
fu notata,
o
se
avvertita,
premiatala prodezza
; forse mori di morte
precoce, o piuttosto,
percosso da tante sciagure,
amò giorni
di mesta oscurità.Di Scipione
quieti
non
156
VITA
si ha ricordo,e
non
fanciullo,
sappiamo come, quantunque
raina
iscampassedalla comune
dei suoi; condannato
parte, si ebbe bando
a
di ognisuo avere ; spenti
perpetuocon la perdita
peratore
poi Carlo V, e Andrea, chiese al novello Imsi rivedesse ; se ottenne
giustizia,
si ridusse a vivere in patria,
non
e se
mi è noto ; ma sembra di no, imperciocché
sasse
spodi Roberto,
in Francia Alfonsina Strozzi figlia
che fu cavaliere di Santo Spirito,
con
lei procreasse generosa prole,
ed ottenesse
esso
in corte onoranze, e stati al paridei principali
di Francia ^
gentiluomini
sco
Sopra tutte truce la fine di Ottobuono riela sentenza
:
la sorte il condusse
a
militare in Siena fra
le armi francesi ; caduta Siena,con
valorosi uomini
si chiuse in Porto Ercole; mille in tutti;
gli assalirono il marchese di Marignano e
fioredi
fanti,
ChiappinoVitelli con cinquemila
Doria ci andò, per comando
e Andrea
soldati,
e
,
dello
con
Imperatore,
dal lato del
non
uso
la
*
a
mare:
cotesta
era
ci comandava
ma
trentotto
non
galeea
mente
pareva, e veraimpresada sostenersi»
non
Piero Strozzi,
stume
per antico cocedere,se primanon mirava
disperazione
proprioin faccia;in
Fed.
darlo
circon-
Federici. Della
fattipre-
Fiesco^
Genova, FaronL
famiglia
DI
Sto
A.
li ridussero al verde,in
che il Boria
157
DORI A
graziadelle
prestòal marchese di Ma-
rignano;minati
i forti,i difensori
uccisi,Piero die
voce
contro
glierie,
arti-
di andare
con
più prodi
una
galea
turchesca per affrettarla
allariscossa;
ad altri altre novelle; partiné più si
Tarmata
rivide,e ai rimasti toccò rendersi a discrezione;
i soldati,
spoglidell'arme,e di
che
ogni valsente
portavano addosso, ebbero licenza di
con
Dio;
dare
an-
Doria,
i ribelli consegnansi
al
affinchè sopra le
no
galeeli trasportassea Livor; tra questi agognata preda da lui Ottobuono Fiesco. Andrea lo fece riporredentro a
ora
un
sacco, e poi con lunga vece ora tuffare,
trarre fuora dall'acqua
rire.
perchèsi sentisse moGli scrittoridei gestidel Doria tacciono
del caso
e a
dritto;dacché si comprenda il
il quale,inteso durante
cruccio di un uomo,
della protutta la vita a fondare la grandezza
pria
miri un dì schiantato l'erede su
famiglia,
in
cui si appoggia
tutta la sua speranza ; anco
simi
i tempi,e gliesempi tristisparte lo scusano
in certa guisail costume di
; lo giustifica
,
esercitarsi tra gente barbara
,
:
e
derato
tuttociò consi-
capriccio
puoi astenerti da sentire racche, dopo otto anni dalla
per un uomo
tezza
congiuraFiesco, su lo estremo della decrepi(così che da un punto all'altro doveva
pure
non
168
VITA
aspettarela chiamata per comparirealla presenza
di Dio) DOD rifùggiTa
spaventareilmon-^
do
con
mai. E
Io
dell'odio che
spettacolo
nondimanco
anco
in
me
perdofia
riarde implacabile
non
giàcontro Andrea Doria,bensi
i qualisi attentarono
contro i vituperosi
scrittori,
salutarlomagnanimo. Da un altro fattosi
l'odio più che ognialtra
palesaeziandio,come
forza, valesse a tenere tanto lungamente
unita r anima al corpo del Doria
il quale è
volle farsiritrattare,
questo,che, comunque decrepito,
l'odio,non
,
,
in sembianza di percoterecon la verga un
che fu l'arme dei Fiesco,quasiper tenere
gatto,
immagine, che
sempre dinanzi agliocchi una
gliricordasse il compilodi sterminare la casa
Fiesca, finché glibastasse il fiato.
Romanzieri
alla
cose
ella
Tragedifantasticarono intorno
Leonora Cybo,mogliedi Gianluigi,
strane
Schiller finse che,aggirandosi
e false. Lo
durante la notte della congiuraper le vie
di Genova
mantello
e
iu traccia del marito, rinvenisse il
rosso
che costumava
portareGiannet-
Doria, e in quelloper celarsi nella ba*
ruflfasi avvolgesse,
onde poi Gianluigi,
biandola
scamin mezzo
al tumulto pel suo nemico,
miseramente
la trucidasse;
diverso il Tedaldi
Pores (che se la morte non
lo mieteva immaturo
tino
sarebbe
cresciuto bella fama
dby
ci
italiana).
m
sul iido pazza
la Leonora
mostra
perdutoconsorte:
Eleonora
peldolore del
di tutto questo è niente:
ora
siconsolò
cke si
ooscritto,
159
DORIA
A.
presto.In
e
libro ma-
nella biblioteca etnea
conserva
di Genova, dettato da
certo
Buonarroti ed ha p^
di diverse famiglie
titolo: Alberi genealogici
gènotato, com'ella si maritasse in
noTesi,occorre
seconde
un
nozze
ChiappinoVitellimarchese
con
di Cotona, soldato di Cosimo
di Firenze,
duca
immane, dicono,per corpulenzain guisa,che
una
coscia superasse
sua
della
moglie;e,
dei truci comandi
esecutore
migliadel
che
non
in grossezza la vita
quelloche spaventa di più,
primo marito
suo
cotesta
in danno della fa*
donna
,
dacché
altresì,
apparisce
difettava di tenerezza
se
patissemancanza
:
di solerzia
troviamo
pei suoi
,
teressi,
in-
com'ella accomodasse
sopraibanchi di San
grossicapitali
Dalle quali
notiziesbalza fuori una considerazione,
Giorgio.
che parcibuona, ed è, che gliuomini,
nel 1549
invece di sbraciare alle donne
non
virtù che
farebbero molto bene a rispettare
possiedono,
quelleche hanno.
Adesso, affinchè conchiudiamo conveniente-
siente
questa parte della vita di Andrea
rimane
riesco
ria,
Bo-
luigi
congiuradi GianI panegio no.
risti
potesse approdare
a
di Andrea
vedere
se
affermano
la
che,
risoluti,
come
460
VITA
ella fu pazza,
scellerata,
per
cause
su
si
potendoreggere
interne ed esterne ; e discorrendo
le inteme, dicono
capitale
sopra
non
ilConte
come
potessefare
ordine di cittadini;
non
veruno
i nobili alieni da mutare
inerte,se
non
non
pedimento
stato,opperò im-
tocchi ; nemici potentissimi
non
su i borghesi,
se
offesi;
operosi,
che lo arieno toltoin odio come
come
quelli
pressore
opdei traffici,
della libertà,
e perturbatore
quiete;
qualidesiderano sempre, e sia qualunque,
forse tutto al più poteva sperare di rinvenire
timo
seguitonel popolominuto; ma questo all'ul-
ed
poteva difficilmente tenersi da
i cittadini nella roba
offendere
nella persona, onde gli
bero
avrebstrettiin legapelcomune
offesi,
pericolo,
la forza
respinto
o
con
la forza,e così la città
sarebbe caduta in guerra civilee moltiplice
finita;
e ine né anco
avesse
comparivache Gianluigi
del Verrina,né pegno
preso accerto dei disegni
dei fattisuoi. Arrogii torbidipelcaro della vitin
tovaglia
non
cui allora si
si sarebbe
Conte;
e
poi,o
reggere, Andrea
mancato
come
versava
la città,
di che
attribuire la
voleva fare
vivo? E morto,
colpaaK
a
Gianluigi
come
resistere
di tanti amici,consorti
aglisforzi palesio segreti
suoi? Come alle insidiedi Carlo
e collegati
alla fortuna,
di luì?
e alle armi
imperatore,
Inani cose
tutte per piaggeria
o per errore.
dby
462
VITA
DI
A.
ImperatoreCarlo V,
DORU
il
quale, sprofondato
nella guerra dei luterani in Germania,e atterrito
il
dai tumulti di Napoli,essendogli
corso
lo
di Genova aveva preso
gridoche il rivolgimento
piega favorevole al Fiesco, spediin diligenza
Ferdinando
a
Gonzaga,affinchè s' industriasse
luigi,
con
ogni argomento tenersi in divozione Gianin modo solenne che,quapromettendogli
lunque
convenuto
con
lui,eglilo
patto avesse
avrebbe
A
fallo osservato.
senza
questo si riduce T amicizia dei Principi;
cui ci si fida toccano
e
a
e
il danno; né
più ha
per ordinario le beffe
forza presso di loro la
rirà
Farnese lo chiaPierluigi
fra poco; né credo già,che possa maravigliarsene
tra le arti di
alcuno, imperciocché
regno si annoveri precipuala ragionedi Stato,
la qualeviene costituita dal rinnegamentodi
delta
ognisenso morale,dairoblio dell'amicizia,
Affilata del
e dello stesso amore.
consanguineità
continuo su la cote del più acerbo interesse,
e il caso
parentela,
Tanima
dei
re
di
diventa alla per fine
un
rasoio.
CAPITOLO
IX.
Qualii concetti di Ferdinando ilCattolico nello istituirela
di Spagna: procura estenderla a Napolima
Inquisizione
Piero di Toledo vuole
poise ne rimane, e perchè.
introdurla a Napoli; il Papa prima per interesse si
oppone, e poi per interesse acconsente; lo teotadue volte
invano; alla terza contrasta un Bozzuto poiarcivescovo
di Avignone ed in ultimo cardinale;il Viceré ricorre
alia forza»ed è vinto. I rispettivi
si mettono
tra mezzo
di
tra il popolo e il Viceré, e persuadono i Napolitani
mandare
deputatia Cesare,e rimettersene al suo giudizio.
Principedi Salerno eletto deputato domanda
pati.
parere; consiglidel Martelli e di Bernardo Tasso stamsto
Dialogo di Torquato Tasso del Piacere oneil prinGiannone giudicando
su questo proposito.
cipe
7—
—
—
di Salerno
di Cosimo
sé condanna.
Soccorsi
—
del Doria
e
di Firenze al
Toledo; il quale inorgoglito
le mani addosso a cinque giovaninobili,
mette
e
il boia decapitarli,
i giudici
ricusandosi condannarli,
ne
fa scannare
affricano.
tre da un
moro
suo
Popolo
perisce
dà nelle furie;lo quietaPasquale Caracciolo;lo invii rispettivi
pre
seme come;
Scipionedella Somma
li a tagliarci
peratore
nervi al popolo. Giustizia dello Imquale:nuovo tumulto e miracolo della paura.
La Inquisizione
si mette da parte, ma i Napolitani
gano
pala vittoria;
cara
multe, e condanne; al principe
duca
—
—
—
di Salerno tocca
Doria. —Se
chiarirsi ribelle.
Andrea
—
Considerazioni
sul
pigliasse
parte nella congiuracontro
164
VITA
Farnese e quanta; prima praticaappiccata
dal
Pierluigi
Doria col Landi; seconda praticacon Girolamo Pallavicino;
di Pierluigi
strana persecuzione
contro
questo
barone,e strano caso, che mostra potenza di femmina
Don
Ferrante Gonzaga presentito
dallo
a che arrivi.
Imperatorescredita il trattato di Andrea, e lo assume
Farnese bastardo di
per sé. Particolari sopra Pierluigi
Paolo III;legittimato
per concessione di Giulio II; si
ammoglia con la Girolama Orsina;milita contro Roma
tria;
insieme al Borbone
e piglia
parte alio eccidio della Pa—
—
Caso
Firenze è
sotto
nefando
casso
del vescovo
dalla milizia con
infamia.
di
zioni
Fano; se vero; obieil Varchi confutate; prognostici
del suo
contro
astrologo; bestiai caccia di un giovane famigliare
del cardinale di Ferrara.
Astutezza di Pierluigi,
e
co' suoi segretari;— è fattoduca
modi da lui praticati
di
della Chiesa;poi marchese
di Castro,e gonfaloniere
la signoria
Novara ; il Papa vorrebbe procurargli
di Milano;
ma
non
riesce; i Veneziani lo scrivono sul
Giulia da Varano
libro di oro.
spogliatadal papa
—
—
—
—
—
—
di Camerino
e
per darlo al nepote Ottavio.
—
Di Panna
Piacenza,e loro fortuna;il Papa propone infeudarle
trovando contrasto in concistoro le baratta
Pierluigi;
Camerino
e Nepi; i cardinali a mala pena
con
tono;
consenqualcheduno nega sempre.
Pierluigi
governa
il bene del popolo,abbatte 1 feucivilmente,promuove
suoi ordinamenti.
Il Gonzaga tenta ifeudadatarii;
lo Impedatari piacentini. Sua corrispondenza
con
ratore;
ed esquisite
fraudolenze di lui.
Pierluigi
con
a
—
—-
—
—
incredibile celeritàcostruisce la cittadelladi Piacenza.
•—
corrispondenzadel Gonzaga con lo Imperatore,
ilqualeaccetta la congiura;solo raccomanda
non
Altra
si mettano
le mani
addosso al Farnese.
—
Come
il Gonzaga
la volontà di Cesare ai congiurati;
interpetri
si tentenna
a
questimettono fuori nuove
pretensioni;
concederle e perchè.
Ottavio genero di Carlo vìsita
—
—
Digitizetì
by VjOOQIC
DI
ilpadrePierluigi:
nuovo
A.
168
DORI A
alla congiura.
intoppo
IlGon-'
—
alla scoperta che i congiurati
zaga avvisa l'Imperatore
intendono ammazzare
ilDuca; e Carlo approva. "— Avvisi
dati al duca dal Caro,dal Buoncambi
e dalGiovio;
è
lo avvertisse il
Papa; questiil di cbe gli
trucidavano il figliuolo
si vantava felicepiù di Tiberio,
Modo
te*
PlaCy Cabal e Prope,Il gesuitaSegneri.
nello ammazzare
nuto
lui si scanesso
nano
con
Pierluigi;
due preti;
Il popolo infuria e vuole il Duca;
glibuttano i corpidei preti;il Duca legano fuori di
finestra per un piede;non
lo ravvisando ilpopolobuttano
I soldati del morto
Duca
dono
cegiù anco lui.
alla fortuna e vanno
a salvare Parma; i congiurati
il
dato
le
il
j
artiglierie,
Gonzaga muove
segno con
da Greipona
La cittàsi pro]peroccupare Piacenza.
testa
lettere al Papa a profferire manda
incolpevole,
rare
seglidevota;per prepotenza poi è costretta a dichianon
vero
—
—
•—
—
che si sottoponespontanea
il
e
finché regna non
di obbligarei
la vuole
Cesare.
lo facesse
al Duca
se
sepolturacristiana;
Gonzaga, e per qualicause.
a
—
—
Chi desse
diseppellire
Cesare tiene Piacenza
rendere.
Se ci sia bisogno
—
lo concedano
pretial perdono; e come
lippo
FiTetrastico contro Io Imperatore.
essi.
II rende Piacenza ai Farnesi e perchè.
lonio
ApolDuca
del
col vice-segretario
Fiiareto segretario
sostenuti e messi al tormento; qualile cagioni.—
s^mo
del Duca con buono acAnnibal Caro altro segretario
corgimento
si salva.
Come il Papa sentisse la nuova
sastici;
della stragedel figliuolo:
novelle degli scrittori chiealtre novelle e peggioridegl'imperiali;
quello,
Il Papa volendo rendere Parma
che ci è di vero.
alla Chiesa scopre nemici tutti i suoi; e Ottavio in
trastargli;
procintodi legarsicoli'omicida di suo padre per con—
—
—
—
—
di ciò si
accuora
e
muore.
—
Andrea
ria esulta della morte
a
Do-
s' è vero, che rimandasse
di Pierluigi;
consolare il Papa la lettera stessa, che questi
GuBRBAZZi.
Vita di A, Boria, Voi. II,
11
466
^
VITA
Pierluigi. Sospetti
Congiuradi GiulioCibo:
di
Giannettino compare
di Andrea per la sua vita.
tino.
»
—
—
di discordia tra la marchesa
cause
tocca
di Giaimet-
scrittoin occasione delia morte
giiaveva
gliuolo
Ricciarda e il fi-
Giulio;questi usurpa lo Stato.alla madre; gli
dal Doria, e da
lo ripiglia
sovvenuto
lasciarlo;
a
dei Medici.
Cosimo
Carlo V
—
e
ordina lo restituisca,
sidie
costringano. InGiulio inasprito
di Cosimo.
congiuraribellare
è preso,
Genova ai Francesi;nelle sue reti irretisce;
commette
Cosimo
a
e
al Doria lo
-—
—
martoriato,e fatto in due
questo
su
Carlo y
—
caso.
tocchi
a
Milano.
derazioni
Consi-
—
nali.
Ipocrisiedi s"7ittorive-
—
disegnalabbricare una
fortezza
a
nova;
Ge-
Ai nobili
pratichedell'oratore cesareo col Doria.
vecchi la proposta piace e perchè,
e Andrea ci
acconsente
e non
pei conforti del Senato si ricrede,
crolla più. Insidie spagnuole.
Il Papa dà la sveglia
a Genova:
accorte provvidenzee animose.
Viaggio
Don
del principe
Filippodi Spagna in Italia. Lusso
smodato
e
sequele dello esempio nei costumi spadi scrittorivenali.
I cortigiani
gnuoli. Stupidità
stiraziano Andrea pensando averlo agguindiHato,
ed egli
Arti del Gonzaga.
Se sia
fìngenon avvedersene.
verosimile che Cosimo duca di Firenze partecipasse
alle
insidie,e se, partecipandovi
prima,vi persistessepoi;
perchènon andasse a Genova per complirviFilippo;
se verosimile ci mandasse
il figliuolo
Francesco col
donativo di 100,000ducati.
Filippotenta pigliare
di Andrea.
albergonel palazzodel Doge, e risposta
Mentre gliSpagnuolisi tengono sicuridi occupare Genova,
il Gonzaga manda
avvisi essere
andati airsu'iai
di Filipposedato dal duca di Alva;
disegni; sdegno'
pigliaterra a Ventimiglia,tocca Savona, arriva a
Genova.
Menzogne di scrittorivenali.
Tumulti di
Genova per le soverchierie degliSps^gnuoU.
Ingresso,
che ci fa Filippo:viltà antica e moderna.
Caso del
—
—
—
-**
—
—
—
--
—
—
—
—
'
—
—
—
--
•-•
—
DI
ì$7
DORIÀ
A.
Fornari;e nuova insistenzadel Gonzaga su lafortezza.
Se giusti
i rimproverideiPamericano Prescott su i giùdel secolo decimodizii d«i politici
massime
sesto.
italiani,
Riforma del Garibetto che fosse;la leggedel
1528 di cattiva diventa pessima.
-^
—
Che
i carneficidr Cristo sì
la tunica dì lui
,
gliè
cerata
laspartissero
fatto vero,
e
tavia
tut-
potrebbeessere sioibolo di questo,che gli
si prevalsero
dei popoli
oppressori
sempre della
: cosi
religione
per onestare truci proponimenti
Ferdinando
il Cattolico,
a torre via fin le
delle sette
c^sero
ed ebrea,le
moresca
rifiorirecon
dici
ra-
qualifa-
la libertà della coscienza
instituinella
la libertà civile,
Spagna la Inquisizione
mica al modo praticato
finlìdalla
; e non
mente
e ladraChiesa,sibbene perfidamenteinsidiosa,
omicida; però che dove,con la sentenza
del giudice,
disperava
quantunque corrottissimo,
Re
si
ripromisegiungerecon
del frate armata dì corda e di fiamma;
la mano
avendo egli,o piuttosto
nella quale cosa
pa*
tarla
rendogliavere trovato il conto, si avvisò piandi Napoli.Senonchè, a
in mezzo
anco
arrivare cotesto
i baroni
regie,sorsero
i qualidimostrarono quivinon
essere
atterriti,
Àrabi né Ebrei ; il popolo tutto di una
leggee
contrastare
di
un
le intenzioni
sangue ; cotesto,
arnese
in
mano
ai frati
lo Stato,schiantando
a sconvolgere
capacissimo
168
VITA
le sostanze,
molto
le vite delle
e
più poi, che presso
in poca
e
riverenza la
famiglie;
principati
si tei Napoletani
neva
del giurareligione
mento,
il falso testimonio
così, da
comune
pur troppo era, peccatoenorme
parere, come
contro a Dio.
non
IlCattolico per queste,che, comunque
verissime, e per altre più
si provarono
pure
strane,
vità
giudicòprudenterimanersi da fare noPiù
circa alle faccende della Inquisizione.
di Viceré
tardi,governandoNapoliin qualità
Pietro di Toledo marchese di Villafranca,
stui,
coun
po'per abbassare i baroni, dai quali
si sapeva aborrito,
e un
po'per compiacere al
nazione
geniodi Carlo V, che intendendo alla domi-
cause,
assoluta
e
in
in un
perseguitava
mocrazia,
paese la de-
altro l'aristocrazia,
striò
s'indu-
un
intromettervela per via di straforo. A tale
scopo
il cardinale di
del Toledo, e
pratichein
facultà,ma non
fece
Paolo
cono
Burgos,fratello come didi lui,
certo della famiglia
corte
ne
di Roma
venne
a
per ottenere
capo,
la
ché
impercioc-
III astutissimo,considerato bene
il
consentire Tabspediente
della baronia napoletana,
la quale
bassamento
co' suoi umori, impedivache il dominio
spanel regno, e nella Italia;
gnuolooltrapotesse
ma
più tardi,atterritodella dottrina dei Lute-
negozio,non
estimò
170
VITA
signoria
spagnaoianel regno dì Na*rono
poli,senonchè, a guastare ogni cosa, si rizzasuole, gliuomini dei mezzani
su, come
i quali,
la resistenza
partiti,
quantunque predicassero
giusta,e savio ammannire le armi,
il popolo a perseverare
tuttavia scongiurando
nella divozione di Cesare, lo consigliavano
a
le
che a lui recassero
con
eleggeredeputati,
tra il
querelela istanza di definire la causa
popolo e ilViceré. Il popolo,invece di pigliare
sassi cotesti sciagurati,
a
come
suole,
lasciatosi,
abbindolare da loro,elesse deputati
allo imperatore
lerno,
Ferdinando Sanseverino principe
di SaDita per la
suo
consorte
ria
per via della madre. Ma-
Arragona,che fu nipotedi Ferdinando
il Cattolico,
e Placido Sangrocavaliere di molto
seguito.
Il principedi Salerno, prima di accettare
come
quel carico,sembrandogli
pur troppo fu
cagionedi guai,volle consultare il parere dei
Vincenzo
telli
Martra i qualiprecipui
cortigiani,
maggiordomo,e Bernardo Tasso segretario
del primo più cauto, meglio
; fu il consiglio
genererò quellodel secondo, e per ventura ci
rimangono entrambi stampatinelle opere loro,
anzi TorquatoTasso gli pigliòad argomento
del suo dialogodel Gonzaga, ovvero
del Piacere
onesto. Il Giannone
appuntò nella sua stodi
DI
ria civile ii
tne^so
171
DORI A
Principedi leggerezza
per
cotesto
a
A.
propriocomodo
cimento, ma
avesse
della bontà
a
se
essersi
lo studio del
sura
la mi-
somministrare
delle azioni umane,
si dovrebbe portare sul senno
mal
dizio
giu-
dello storico
se
napoletano
eglisi fosse
; imperciocché,
provvidamenteastenuto dairoffendere la Curia
romana,
e
avrebbe
non
lio,
provato la miseria,lo esi-
per ultimo la dodicenne
lo tenne,
con
Carlo Emanuele
cui
ingiustizia
parialla slealtà,un
re dì Sardegnaper avvantaggiare
i suoi interessi con
Il viceré Toledo,
glitoccava
in
prigionia
Roma.
poiché sentendosi debole
rodere il freno, disse si contenterebbe
aspettarela risoluzione di Cesare, e
ad
spedivamessi su messi agi'imperiali
chiedendo armi e soldati per
cagnottiin Italia^
drea
Ancol popolo.Principale
tra questi
isgararla
viatele
Doria, che allestitesubito le galee,e inalla Spezia,
v' imbarcò mille Spagnuoli
trettanti
forniti dal Gonzaga viceré dì Milano, ed alintanto
Italiani da Cosimo
qualigiunseroa tempo
in
ministri ai furori del Toledo
*
che
--^
9
Veramente
nella vita di Gosimo
duca
dì Firenze,i
Napoli per
*. La
servire
storia rani-
scrittadal Gim
trovo,
da lui furono date prore piùsplendide
di devozione:
il duca ai primo avviso ha spedito
t
quattrocolonnelli,
Otto da
Giordano
Montauto,ChiappinoVitelli,
Orsino,
172
VITA
menta,
che per la parte di Andrea
daronci altresì Marco
Doria
an-
Centurione
luogotenente
dei
delle sue galee,
ed Antonio Doria capitano
Ora il viceré,tra per questied altri
presidii.
da Sicilia e da Roma,
aiuti che glivennero
fece mettere le mani addosso
superbia
a cinquegiovani
nobili,per un po'di rumore
che menarono
in piazzacontro
glisbirri,tre
dei qualiordinò che ad ogni patto si condannassero
che un Lappedo
a morte, nonostante
presidentedel Consiglionegasse sottoscrivere
la sentenza, più che ilterrore del delittopotendo
che la moltitudine sbigottita
in lui la lusinga,
dalla strage quetasse, siccome glieneporgeva
di Somma
di guerra
consigliere
speranza Scipione
lo esempio fresco del Focillo,e dei^sucon
il tusurroni suoi compagni, strozzati i quali,
multo
cessò. E' sembra, che anco
per le gabelle
salitoin
al boia l'infame beccheria repugnasse,
troviamo che il Toledo, impaziented'
facesse
scannare
affricano dinanzi
»
»
»
"
"
—
da
un
indugio,
suo
moro
castello sopra
un
e
Luppano per soldare 4000 fanti scelti;
già avendone la metà imbarcati con la reputazionedi
quellearmi e con la offerta di maggiori forze, bisognando, fa non piccolacagione di spaventare i Napoletani dal persistere
nella quasicominciata ribellione.»
Lib. HI, pag. 149. Giunti.
e
Lucantonio
quei miseri
al largodel
dacché
A.
DI
173
DORIA
tappeto di panno nero ; né pago di tanto,sali
a
cavallo,e scorrazzando su e giù la città,
bravava
tata,
ma
il
popolo.
—
l*avriacon-
^
li i solitirispettivi
a fare delle
anco
braccia croce,
Certo e' non
affinchè il
popolo non desse nei
che un negoziotanto
mazzi, e a scongiurarlo
arruffasse da capo, nella giubene avviato non
stizia
dello imperatore
ponesse fiducia intera;
fine
e PasqualeCaracciolo aggiungeva:
a
dei conti i tre scannati gentiluomini
di
erano
noi altri,
però il popolonon si ha da pigliare
—
tanta
smania
dei fatti nostri; lasci ritirare le
gambe a cui scottano i piedi. Per
paroleil popoloimmelensito perse la
—
menare
le mani
e
-
si strinse soh)
a
le
quali
balia di
il
negare
di Somma
saluto al viceré;però Scipione
avendo
ardito voltarsialla moltitudine per dirle:
ti
vampando
sieno troncati i piedie le mani
questa di—
—
glisi strinse addosso con gliurli:
a te troncati il collo, i piedi,
e le mani, e a
tuttaquantitraditoridella Patria ci sono :
sbracciando visi attorno, non
volta i respettivi,
mettere
sudarci acqua e sangue, giunsero
senza
a riincolume il viceré in castello: dopo
—
—
ciò,sembrando
loro
avere
salvata la Patria,
tesero
at-
tranquilli
gli effettidella sperimentata
giustizia
imperiale.
La giustizia
venne
e fu questa: deponessero
174
VITA
le armi
;
in tutto
e
per tutto obbedissero al vi*-
cerè. Bandita in
piazza,proruppe un tumulto
mondo,
quale in cotesti paesi costuma ; pareva ilfinimolta piacevolezza
con
e il Summonte
ci
che
narra
dacché
un
arrivò fino ad operare miracoli,
Giovambattista
Caraffa cavaliere ge-
rosolomitano,il quale,per
piùreg*
potersi
non
piedia cagionedella podagra,si era
fatto portaredai suoi famigli
a braccia per udire
la relazione del cavaliere Sangro, tutto sottosopra
dalla paura, guarito
di un tratto saliscappando
in cima al campaniledi San Lorenzo;
non
modò
dimanco, dopo la prima sfuriata,si accoanche questa, affermando il Sangro con
acerba fosse acla risposta
compagnata
giuramentocome
gere in
istruzioni tali da rimandare
con
tutti contenti
,
come
una
popolo insensato nella
pasqua
sua
a
casa;
fede credè,e
e
il
cesse
le armi.
Il di di San Lorenzo,di cui ilmartirio è per
lo appunto simbolo della vita del popolo,ar-^
rostito simapre,e
non
consumato
mai, fu pubblicato
intero il
regioindulto^il qualediceva:
la Inquisizione
si mettesse
da parte, alia
città le artiglierie
si restituissero,
le are con
tiglierie
==3
il titolodi fedelissima: dall'altrolato,
in pena di avere
centomila
ragione,
pagasse di multa
ducati,ventiquattro
capidel tumulto
avuto
47S
DORIA
A.
DI
perdono si eccettuassero; a cui il Vicerèj
ìd graziadella sua particolare
munificenza,ne
furono
che in un giorno
s^giunsealtri trentasei,
dsJ
condannati
a
morte
Tarrato della confisca
con
dei beni: ebbero ventura, che avvertitiin tempo,
di Sa«
poterono mettersi in salvo. Al principe
di ogni
sopportare
maniera strazi;alla fine dimesso tornò in patria
lemo
a
trattenuto
in corte toccò
il resto
pigliarsene
; dove invelenito con
nelle
quotidiane,,
vita insidiato conobbe
mezzo
men
sicuro
che intero ;
ribellandoti
mentre
intero
e
quanto sia
nella
afOitto,
bellandoti
riimperciocché
intero tu ilfaccia quando te ne torna
o venire a patto;
destro,e allora puoivincere,
ribellarsi a
il
sostanze
liazioni
umi-
a
quando
riparo.Da
gomento basti
larti
ti converrà ribelti cada in acconcio,
meno
ti troverai oppresso
mettere
mezzo
prima che
tu
ci possa
questo pel nostro stftanto, che Andrea Boria,
tutto
cavarne
dell'Austria,
aglistipendi!
solo non rifuggì,
sollecito accorse
ma
non
a spegnere
di libertàin Italia»
nel sangue ognispirito
aiutando
e
dopo i corpi,a incatenare glispirili,
la Inqui-*
chiodo nel cuore
un
come
a
piantarci
sieione: però male, a nostro avviso,si consiglia
chiunquesostiene,che per esso la Italiaserbò
della libertà quel tanto, che la condizione pes*^
sima dei tempi concedeva,dacché rimane chiacol farsi condottiero
176
rito che
VITA
istette per lui
non
,
se
la
patrianon
neirinferno della servitù.
isprofondava
Esponendo la congiuradel Fiesco notammo
in qual modo
Andrea della venuta di Agostino
Laudi a Genova si approfittasse
per mettere uà
la quale sempre
po'di addentellato alla vendetta»
agognò, e in breve ottenne; tuttavia non
sembra vero, ch'ei fosse parte precipuanella
TUUoa nelle
Farnese^ come
strage di Pierluigi
vite di don Ferrante Gonzaga e di Carlo V si
industriò dare ad intendere; mi adopereròa
la cosa
affinchè tocchi ad ognuno
investigare
la infamia che gli spetta: piaceai potenti
tuffare
il braccio nel sangue e fino al gomito
e poi si arrovellano
quando ci trovano interesse,
sul capo altrui; cosi non
a rovesciarne la colpa
ha da essere ; chi bebbe il dolce (sedolce fu)
gustiTamaro.
Si trova
come
Andrea, accontatosi
con
don
Giovanni di Lucca, ed in ciò
sollecitazionidel
ad infiammare
defesse
spintidalle inGonzaga, pigliassero
l'aqimo di Cesare, affinchè non
lasciasse impunitoil Farnese
per le tante
giurie
in-
lo ase da 'questo ottennero
senso
arrecategli;
di congiurargli
contro, avendolo rinvenuto
adesso,che alle vecchie
maravigliosamente
disposto
il favore manifesto
gozzaieaggiungevasi
fatto a Piero Strozzi nel fuggirsi
di Lombardia^
178
VITA
affinchè
legittima,
in casa,
servirlo;ma
e
lo zio Duca
Girolamo, come
a
di
le sostanze
trassero
quello
gliens'impegnò di
succede,venne
pruritodi moglie,giustoin quel punto che se
la senti vietata,e di colta la prese ;'poi,
piuidella mala parata,sbiettò,
e il Duca, cui
roso
giuntato,
occupa violentemente
né qui si ferma, che messe
le
Cortemaggiore,
parve rimanere
mani
addosso
a
Lodovica
e
a
Cammilla,madre
mogliedi Girolamo, le getta in prigione;e
turbati il carcomecché
dal nequissimocaso
dinale
i Veneziani,lo Imperatore
e il
Triulzio,
a
Papa s' interponessero
per indurre il Duca
anzi insensi più miti, ei non
si volle piegare,
cocciandosi
si andava schermendo
con
gione
ogniraammìnicoli, che ora imputavaal Conte
che
non
so
quantiomicidi,ed ora pretendeva,
screditarlo
glisi umiliasse ; non mancò perfino
settatore delle partidi
presso Carlo V come
Francia. Ma cosa anco più strana fu,che in onta
di tutto questo,Caramilla si chiarì gravida;
carne
ciò accadesse,può essere e può non ess^e
stero
misecondoché il figliuolo
lamo
spettassea Giroe
davvero,o assentisse a lasciarcorrere, che
si credesse
da
nel negare
prima perfidiano
il fatto,
il ventre pregnante stava lidisperata
ma
testimonianza del vero : supplicato
il Duca perchè
liberasse la donna, per tema che a cagione
suo:
DI
delle
A.
179
DORIA
invelenito
angustiedell'aaimo sconciasse,
rifiatò.
Girolamo pertanto inteso anima
,
e
corpo
a
vendicarsi del Duca,
mercè
a
prometteva consegnare,
di'suoi aderenti,
una
porta di Piacenza
cui si fosse presentatoad
accettata
drea,
e Anoccuparlji,
scrissealloImperatore:
la proposta,ne
questiperò, che avendo provato il
di tirannide senza
Gonzaga arnese capicissimo
in Italia,
lui non
moveva
ne ricercava il
foglia
cosi sul
parere, e il Gonzagasegretissimamente
declinare di luglio
lo ammoniva
:
potereanche
di una
ma
egliimpadronirsi
porta della città,
partitosicuro giacendo
questo non sembrargli
Tosso nella presa della cittadella:pericoloso
poi
servirsi di Girolamo Pallavicino come
quello,
di cui massimamente
il Duca, ne
sospettando
faceva codiare i passia Crema dov' erasi ridotto
la fortuna*aperto
una
a vivere : avergli
pratica,
la quale egligiudicava
sicurissima perchè negoziata
—
con
uomo,
che tenuto
dal Duca
in
di fedele,glidava adito di tradirloa
cetto
conman
salva, e peròesortare lo Imperatorea mostrarsi
aliano dalle profferte
del Doria, anco
correre
a
per
non
che le carte si avessero
ad imbrogliare.
pericolo,
È verosimile,che ilGonzagaoperasse
quel modo
di
non
siderio
gelosiadi Andrea, o peldeavere
compagni nella impresa.
per
180
VITA
disegnoglicomparisse
miglioredavvero, e più inteso al suo feroce
allo Imperatoreforse
proponimento;ed anco
ed in fine perchèil
piacque non
suo
crescere
il fascio dei suoi debiti
Andrea, mulinando
verso
nella mente
cui
fino d'allora tale concetto
non
presagiva
avrebbe
drea
garbareallo astuto genovese. Certo Andella
fin quinon può sostenersi incolpevole
e né anco
dopo si rimase
strage di Pierluigi,
che menò a morte
da insidiarlo,
la congiura
ma
cordo
quel gramo fu tramata dal Gonzaga con l'acdello Imperatore,
e questo sarà
meglio
chiarito da quelloche verrò esponendo.
Intanto giovimettere alquante
paroleintorno
gliuolo
Farnese fu fial Duca di Piacenza. Pierluigi
dovuto
che lo ebbe da certa
di papa Paolo III,
femmina
dicono di casa Ruffina,allorché,
romana,
essendo
cardinale dei Santi Cosimo
e
miano,
Da-
andò
legatoper Alessandro VI nella
di Ancona, né Pierluigi
fu il solo figlio
marca
che rallegrasse
il
la vita al buon pontefice,
quale,se lasciò dubbi i posteriche ei fosse
desiderò non
ci
sua
santo, circa alla paternità
avessero
a
cascare
dubbi ; di fattioltre
a
luigi
Pier-
cio,
Paolo, Ranucglisi noverarono
figliuoli
Costanza, e forse anco Isabella,né mica
tutti delia sola Ru£Bna, bensì da altre donne.
Giulio II
con
la bolla dell'8
luglio1505
le-
DI
Ì81
DORI A
A.
e Paolo, e
gittimòPierluigi
poichégrande a
cotesti tempi era la reputazione
della casa Farnese
per aderenze e per facoltà,il cardinale
dei santi Cosimo e Damiano vide ambite le nozze
del
dalle primetra le famiglie
primogenito
alle altre la
d'Italia;
principesche
eglipreferì
Orsina di Pitigliano,
la Girolama ammoe con
gliò
di dodici anni,cui la
Pierluigi
giovancello
seconda mogliein breve partorìAlessandro,
suo
Ottavio,
Ranuccio,Orazio
esercitò la milizia,
e
e
Vittoria:
tempo
un
ma
gloria
pure senza
anni
infamia,imperciocchédi ventiquattro
con
si trovasse
non
nello esercito del Borbone
la Patria,e
di
conserva
con
Sciarra
contro
e
mino
Cam-
Colonna,masnadieri piuttostoché
capitani,
di
empisseRoma
da Clemente
la
di sangue:
da Carlo V venne
rapinee
VII
e
dove stanziava
con
quando
statuita
*
impresadi Firenze,costui,ci
da Nocera
e
fu chiamato
duemila
fanti;
tra
però comparve fra i primia fare la massa
famia
Fulignoe Spello
specied'in; e perchéveruna
rita
alla vita di lui,dopo avere femancasse
la patria
Roma, volle dare di una lanciata
in Firenze ;
anco
indi
a
breve fu
dalla milizia
là
causa.
Dei
raccontare
Guerrazzi.
e
ma
ci si trattenne
casso
dal marchese
poco, che
del Vasto
conosce
ignominia
; né se m
suoi costumi piglia
vergogna
con
a
ribrezzo. Il Varchi, in fine delle
Vita di A. Boria. Voi. IL
12
182
VITA
lo immane
storie,narra
di Fano, il
vescovo
Ludovico Muratori
era
vero
Gheri
di Cosimo
quale lo
stesso
preposto
nega, quantunque
non
ripigli
ratori
fuori;ma il Muper averlo messo
pretee dei buoni, però sentiva passione
il Varchi
al
caso
di cosiffattenefandigie,
e di
divulgarsi
sarebbe
celarle,se
bene
col tacerle si
colpe.Altri poicotesta scelleaffermando ilVarchi
ragginealla ricisa disdice,
averla cavata fuori da Pierpaolo
che
Vergerio,
di Capo d'Istriasi fece luterano,e
di vescovo
allegain testimonio 1' apologiadettata contro
da monsignordella Casa: gli
è tempo
ilVergerlo
lo trattanto non
tenesse
Pierluigi
perso, imperciocché
la vergogna, che in pubbliconon se ne
del fatto Giulio
vantasse, e si citino complici
da Pie di Luco, e Nicolò conte di Pitigliano;
né tolgonofede al racconto le infermità ond'era
emendassero
tutto
le
guasto, conoscendosi
come
esse
non
lo
dallo sprofondarsi
in ognimaniera
impedissero
libidine. Tuttavolta i devoti della reputazione
di Roma
argomento,
dicono,ci
dal
l'avventura per un altro
il quale è questo: il Varchi, essi
contrastano
venisse assoluto
Pierluigi
in grazia
di una bolla,
misfatto,
e questa
accerta
come
riusci
non
per quante ricerche s'instituissero
rinvenire : al che si risponde,
che il Varchi notava
altresì simile assoluzione
essere
accaduta
DI
in segreto, ed aVere
A.
scovo
composto la bolla il ve-
Ottaviano
di Cesena
Cortese,per la qualecosa,
essere
183
BORIA
e
Spiriti,
Jacopo
potendocotesta carta
agevolmentesoppressa,
abbiano
non
cato
man-
di farlo per torre di mezzo
testimonio
un
di vergogna; anzi tu crederai addiritturacosi,
se
che
consideri,
in Castello Santo
conservato
di cui è discorso
in
nello inventario delle bolle,
se
non
notate
esso
Angiolo,la
occorre, aè
due
altre bolle,che si ricordano
compilatonel 1532, dove,
di scritture nuove
si trovano
manco
nello inventario custodito in
e
bolla
sótto
Ancona,
la rubrica
raccolte da Sebastiano Gan-
dulfo,tu vedi la bolla dell'assoluzione generale
del Duca,
e
l'altra per la
bando
colpa del contrabchiusa
del sale, e.nondimanco
clausula:
e
per
ogni altro
Ora
eccesso.
chi .può
dire,che l'assoluzione dell'atroce violenza
a
si trovasse
non
coda
e
suo
vescovo
citata
eser-
di Fano
insinuata cosi di straforo alla
di bene
questitiriRoma
Oltre
altri ancora.
vuoi prova della mostruosa
ad ogni pie sospìnto
tu
fascio:
al
del initissimo
della frode del sale? Di
costuma;
se
danno
la
con
a
ciò,
libidine di
ne
incontri
stui,
coun
cendo
compiasingolarissime
queste.Pierluigi,
all'andazzo dei tempi,ed alla superstizione
ordinava
propria,in capo 'di ogni anno
(ilquale ad un punto faceva
astrologo
184
VITA
ufficio da
ne
: di questi
medico) il prognostico
a me
rimangono,
quellodel 1537
noti,sette dal 1537
al 1544;
anni
settanta
gli presagisce
naturale per copiadi
di vita,0 circa,
e morte
umori 0 soverchio di coito dopo il bagordo
; nel
trentotto lo ammonisce
a non
incapparenella
peste, e gì'indovina che procederàcamalaccio
crescendo
secondo il solito,e cosi di seguito
dei mali, che, a quanto
sempre le previsioni
sembra,
non
cavallino di
virtù di renderlo
avevano
prima *.Dimostrazione del
pure delP uomo,
non
la somministra
scritta da Roma
che racconta
ma
certa
a
meno
costume
altresì del tempo
lettera di Marco
Francesco
messere
te
Braccio,
cio,
del Ric-
bestiai caccia di Pierluigi
una
del cardinale Farnese
giovanefamigliare
di Ferrara,e ilgiudizio,
che di cotesto fatto porad
genitordominus ab Jove receptus tibi
tua erit natura70 vel circitèr...mors
annos
pollìcetur
sed provenietex nimia humorura
seu caubertate,
lis,
tharralisuifocatione ob nimium coitum post crapulam.
nodora eridiano in signoScorpii
Luna cum
praecavendum admonet, ne ia scàbiem gaìlicamdilabaris. Eris
ad venereas
illecebras^solitoproclivior. Ad
ii
guarnsolito procUvio7\
Venus libi gaudiael
Hbet venerem
salubritatem solitorobustiorem pollicetur,
dumCdrporis
modo
nimiam
bibitionem,crapulam crebram, sive nimium
coitum effugias qe in alterationem incidas,
aut
seminis effusionem,
et cruciagonoream, idest human!
tus renales,
dolore podagrico.
cum
•
aliquali
*
»
»
»
»
»
"
un
t
Saturnus
—
—
—
"
»
9
»
"
—
I8C
VITA
gare in
in
ogni età,e all'ultimo,
cui ci si fida^
sicché i nostri antichi solevano
esiziale,
nire,
ammo-
andare a far capo meno
pellicceria
pelli
di asino, che di volpe; e poichéle gherminelle alla lunga irretiscono cui le tende, cosi
resti preso, invece di misericordia provochi
se
in
'
le befife,
e ben
far frode
non
Né
si deve lamentare
camminava
Pierluigi
fuori di casa,
ma
nelle
suoi
co' famigliari
ed
era
diletto di
ti sta, che chi trova
e
mura
con
se
ganna.
altri lo in-
co'si insidioso
domestiche
tresì
al-
glistessi segretari:
che,
in virtù di cosiffatto vezzo,
egli stava negoziandola lega con la
acconsentire allo Imperatore,
e
Francia,fingeva
ciò con l'Annibal Caro suo segretario,
usando
all'uno dei qualicontenere parechiministri,
fidava
che nascondava gelosamenteall'altro.
quello,
Tale fu l'uomo che Paolo III pontefice
massimo
elesse per fondamento
della propria
mentre
Iho ha mandato
in Lombardia
per poste, e certo
ne
stcOo
che doveva pur farecompiacere
tanto Signore
un
biasimato,
se Cupido Iho aveva
fare che sia ito allo stato
presOy e non
come
disperato.
Questo tratto di lettera si legge in nota a pag. 26S
delia Guerra
degliSpagnuolicontro Papa Paolo IV del
Nores, pubblicataper cura di L. Scarabelii. Dopo ciò
sembra, che non abbiano valore di sorta le avvertenze
scrittedal signorArbib nella edizione per lui fattaa Fi*
renze
delie Stòrie del Varchi
-Gheri.
intorno al
caso
di Cosimo
DI
A.
187
DORIÀ
e forse tanto
più lo ebbe caro^ quanto
famiglia,
duca
da prima Io assunse
Io meritava meno;
ad un punto il gondi Castro
conferendogli
dallo
falonierato della Chiesa, poi gliottenne
Imperatoreil marchesato di Novara; per ultimo
di Milano,
la signoria
intendeva procurargli
anco
i disegni.
ma
qui fu dove glisi troncarono
I Veneziani,un
servare
giornoinflessibilia condotti
incontaminato il libro di oro, oggi ri,
a
salute
cercare
con
la viltà,scrivevano
sopra l'albo dei nobili il nome
di
stardo.
baPierluigi
da prima ebbe
di Pierluigi
figliuolo
rano,
Nepi; poi.Camerino
retaggioantico dei VaOttavio
,
usurpato
e
di Guidubaldo
a
di Giulia da Varano,
danno
Feltrico della Rovere
rito,
ma-
suo
il qualedai Veneziani,paurosi
che il Papa
da
sovvenirli nella guerra
Turco, fu derelitto.
cessasse
Il
studioso di promovere
Papa, sempre
grandezzadi casa
sua,
conferire in feudo
a
veramente
tenacissima
venne
in
coteste
due
a
tenere, non
che formavano
li le ridusse in
finché visse;lui morto
la
e
cenza:
Pia-
città appartennero
la Chiesa,
cessò mai dì pretendere,
parte dello
sua
il
pensierodi
Parma
Pierluigi
al ducato di Milano,ma
sempre
contro
esarcato.
potestàe
le
lio
Giu-
occupò
si tolsero alla Chiesa,
188
le
di
le
VITA
Leone X per cederle da capo al re
ripigliò
di Milano; all'ultimo
Francia conquistatore
la Chiesa. Lo impero non poterà
ricuperava
razionalmente mettere
innanzi
diritto di sorte
alcuna, imperciocchélo
imperatoreMassimiliano
ceduto
avesse
a
sime
sopra le mede-
capitolo
ispeciale
con
Giulio Piacenza,consenziente
papa
che
Ferdinando il Cattolico,
Carlo V
nel 1521
confermò:
almeno
si afferma
quanto
a
stesso
Parma
tutte le medesime
spettava alla Chiesa per
di Piacenza,anzi
poilo
con
gioni
ra-
qualchedunadi più:
cosi nella scrittura intorno
alle cose
di Piacenza, dettata dall'ÀnnibalCaro
in
del Cardinale
nome
morto
avendo
Pierluigi,
la città
a
dello
nome
Farnese,quando,dopo
Gonzaga occupato
Imperatore,questicon
il
restituirla,
ogni maniera amminicoli si scansava
proponendo,tra le altre cose, assegnare in iscambio di Parma
entrata
e
pei nipotidel
Ora, per
scudi
quarantamila
Papa.
Piacenza
al nostro
tornare
racconto, il
di
dinale
car-
studiandosi andare a' versi del
Gambara
dei
Collegio
Farnese
Cardinali s'infeudassero in Pierluigi
dalla
Parma
ducati dipendenti
e Piacenza
come
Santa Sede:
giudicavail Papa sarebbe stato
dacché a
dai Cardinali bene accolto il partito,
Pontefice,saltò
su
conti fatti,
tenuto
a
a
proporre
al
calcolo le spese di
man-
DI
tenimento
tavolta
con
in
189
DORIA
delle fortezze vecchie,della fabbrica
delle ìiuove, dei
poco
A.
non
presidii,
civanzo
ne
che delle munizioni,
faceva la Chiesa; tut-
accadde
cosi ; allora per ispuntarla
del Sacro Collegio^
offerse
la opposizione
non
baratto Camerino
al nipote:
Nepi togliendoli
ripresoil negoziatoa questo modo potè
andare, sempre però con inciampie non poparire
chi, che qualcheCardinale si asteneva da comin Concistoro,
contro,
qualchealtro protestò
il Caraffa fu visto in quel dì visitare
e
le sette chiese come
si costuma
zione
per la espiadi qualchegrosso peccato.
Giustizia vuole, che per noi si dica come
investito di cotesti ducati, non
si
.Pierluigi,
4H)mportasse già contro i popolitiranno,anzi
attendesse,
per quanto lo concedevano i tempi,
e
'
felicitarli:forse
l'arte
deloperò cosi, a norma
il
nota ai Principi
nuovi, di gratificarsi
e questi
vinti,
popolo per opprimere i signori,
a
venire destramente
; 0
a
capo
forse lo persuase
dello incauto aiutatore
a
mitezza lo stesso
che induce il villano ad ingrassare
consiglio,
il bue; tuttavia la storia glienedeve tener
allora vissero principi,
e
conto, imperciocchéhanno cessato anco
non
adesso,i qualinon seppero
V arte che
con
reggere i popoliné manco
i contadini a governare le bestie.
adope^Sino
190
VITA
Ad
sotto
pertanto i feudatari,avvezzi
abbattere
la Chiesa
vivere secondo
a
egliordinò che,
alle castella,dove
cessato
imbestiavano
il libito prio,
proil vivere dentro
la vita, si riducessero
ad abitare le città,mutava
la elezione
tolse
e deglialtri ufficiali,
consiglio
affrancò
ed istituendo la milizia,
via i privilegi,
i popolidal vassallaggio,
dacché una volta ar-
del
non
rolati,
dovessero servire altritranne
il Duca
da lui; quello
prattutto
poi che soCapitani
preposti
Laudi,
Agostino
glifece nimico giurato
fu il partito
dei feudi di Bardi
preso di privarlo
e di Campiano.
Ferdinando Gonzaga,poichétentati gliumori
li trovò più che disposti
a dargli
ecco
mano,
e
i
come
ammanniva
la trama,
e
ciò moltissimo per
compiacereall'odio propriocontro ai Farnesi,
altresì all'imperiale
e molto
padrone,il quale
il governo di
mentr'eglisi portava a pigliare
tendeva
Milano, glifece sapere, che morto il Papa,inrimettere le mani
sopra Parma
nel febbraio del 1547
e
Ferdinando
cenza*:
Piavisa
av-
fidandosi
Imperatore,come
Pierluigi,
di soverchio nel Papa, non
si guardavacon le
debite diligenze,
quindiagevolesorprenderlo;
lo supplicava,
cosi per suo
per la quale cosa
lo
*
Lettera di F.
Gonzaga al
suo
NataleMusi.
segretario
DI
A.
fargli
sapere,
rubarglialcuna delle
a
gOTemo,
di
191
DORIA
il destro
capitando
se
due
terre volesse
servita. Carlo, che di casa
stare
re-
di Austria era,
desiderava esserne
visato
avrisponde:magari! ma
prima: allora il Gonzaga riscrive avere
rinvenuto
modo
un
Sa
acconcio
Vostra
a
rubare
Maestà, che
cenza*:
Pia-
nel robbare
(almanco chiamava le cose col suo vero nome
costui, e scrivendo allo Imperatoredi Austria
gli canta in faccia,che il modo del rubare ei
ha
lo
luogo, la maggiore diflSpresenta è lo unire le gentisenza
sapere) un
a
coltà che si
scandalo, che
hanno
fare il furto:
a
ora
la
col mettere insieme
presenterebbe
che
gente per Montobbio (però s'ingannava,
la batteva da piratae corsaro, e il Duca, il
quale teneva, più eh' ei non sospettasse,occhio
comodità
si
alla penna,
aveva
di
dall'aprile
preso fumo
ed ordinato fino
sentinelle alla custodia
mettere
diligenzadi Francesco Clerici
della
castellano di Campiano) e cosi gittare
dei confini per
polverenegliocchi
per
suo
buona
che
*
un
Presa
una
porta,
avviso sarebbe caduta la terra, a patto,
ci si fosse
che
al Duca.
di gente;
mano
suo
Leuera
potuto intromettere di colta
a
questo fine farebbe,
servitore insultasse certo
del medesimo:
del 6
maggio i547.
fidato di
192
VITA
mettersi in salvo
lui; questi
fingesse
a
Crema,
speditocartellidi sfida; egli
offeso per siffatticartelli,
Gonzaga, fingendosi
dato,
fisicarii a sbertire il suo
mandare
fingerebbe
la trama, ripail qualefingendo
rerebbe
scoprire
avrebbe
donde
Piacenza,donde
a
e
e si metterebbe
cartelli,
raunati
uomini
vita: per
attorno
otto
sfide,
o
dieci
la
pretestodi guardarsi
sotto
poi che si avesse a dare
al trattato,egli
invierebbe altriquindici
la notte
esecuzione
uomini
e
rinnoverebbe
che
senza
cosi si troverebbero
in
ad occupare
venticinque
di
voce
spargerebbe
la porta: in tanto
trecento
raccogliere
di Montobbio, ma
più,di seicento:
e
sapesse dell'altro,
uno
fanti per aiutare Tassodio
in verità avrieno ad essere
siccome
Lodi,dov'ei
da
ne
farebbe la mostra, per giungere
sogna
a Piacenza bistro
maepassare il Po, ordinerebbe al suo
di
casa
contorno,
e
comperasse legna od altro in quel
mandasse barche per levarle: egli
poi cavalcherebbe
fino
Lodi sotto colore di
a
se
complireil fratello;
nonché, appena avvisato del caso, piegherebbe
costà in compagniadei suoi gencon
diligenza
tiluomini,
sesto al negozio
: in breve
e darebbe
recarsi
messi
a
Mantova
per
dentro alla terra duemila
cavalli manderebbe
che chi si attentasse
fuori
in
un
fanti,e
bando
cento
terribile,
qualunquemodo
sov-
194
tare
che
VITA
Siena
Parma
con
e
Piacenza,
e
paaroso
di onestà venisse
importunamente
il suo
a trattenere
augusto padrone (anco a
ovviava al
quei tempi si chiamavano augusti),
la
pericolodicendo: che quanto al mantenere
un
senso
fede ai Sanesi
non
ci
da
era
pensarciné
manco,
essendosi
eglinomostrati per lo addietro tanto
contumaci; e poi si lasciasse servire, ch'egli
avrebbe condotto la praticacon tale ragione,
che mutandosi i tempi,la Maestà Sua potrebbe
la lettera
a beneplacito,
e conchiude
rigettarla
con
queste notabilissimeparole:
Sapendo
la poca carità che passa tra il Papa e me,
a
può ben credere ch'io non mi muova
sto
queservitio.
per volontà di fargli
Tutti questi tramestìi non
si erano
potuti
condurre,senzachè ne scappasse fuori un qualche
odore, però che un segreto in due, diflS=
=*
cilmente,ma
di rado in tre,
pure si custodisce,
disperatopoi in quattro; e mosso
tura
per avvenda particolari
avvisi,il Papa non rifiniva
mai
sollecitare il Duca
a
costruire la cittadella
di Piacenza,e Antonfrancesco
di lui scriveva nel
al Duca:
si
la
=i
il
Papa
non
Rainieri per
27
missione
com-
maggio 1547
dice altro
se
non
se
eleggaun prospero giornonel qualesi getti
prima pietradella fabbrica,la quale la Sua
Santità felicitacol segno
della
sua
santissima
DI
benedizione.
195
DORIA
A.
il Duca
Veramente
=3
in questa
imperciocchéV avesse
già posta tre giorniprima: tuttavia fece buon
viso alla benedizione,
quantunque serotìna,e
dalle
che si può cavare
cavò tutto il partito
ne
benedizioni papali per tirare su le mura
di
cittadella: quindi facendo lavorare indefesso
una
luigi
grandissiina
quantitàdi muratori, PierTebbe
dentro piccolospaziodi tempo
condotta a termine di difesa; dal qualefatto
i congiurati
pigliavano
argomento di venire alla
avvertendo essi,che
conchiusione del negozio,
parte
una
non
assonnava
,
volta ultimata,le difficoltàsarebbero loro
cresciute nelle mani
non
mestiere
aveva
cotanti: il
due
glifacessero
Gonzaga
dintorno calca,
tuttavia serpentaloserpentava Carlo V,
di
suo
non
poca
a
rumore
ormai
fatte domandare
il Duca;
contro
soccorso,
e
tendoci
met-
i genavvertiva,
tiluomini
mazza
essere
piacentini
levarsi
e
di
disposti
solo
a
cose
sostegno: per hone-
rebbero
negozio,
dopo seguitoil colpomandeche
uomini a posta per significargli,
di
non
gli accettando egli,nella sua qualità
uomini dello Imperaviceré di Milano, come
tore,
stare
il
si sarebbero dati al
Sua
Maestà
sì tengono
anno,
ma
non
re
dove
di Francia. Lad-
si voglia
subito,
scoprire
capaci di durare
dentro questo tempo
otto
me"i
0
un
bisogna,ch'ei
196
VITA
la rendere ai
Piacenza a patto di non
pigli
Farnesi ; e qualoraegliricusi il partito e' si
ad ogni
confessano costretti di fare la cosa
modo, perchèil Duca lavora di forza intorno
si
,
alla fortezza,
bre,
e intende averla fornita in otto-
questo avvenisse, e' si dovrieno
molto più, che il Papa
tenere per ispacciati;
dizione,
negoziail parentadocol re di Francia a conche piglila difesa del Ducato; consideri
che
se
zione
diligenzaquesta deliberadi volere mandare
a compimento in ogni
che si possano
la impresa,e il pericolo
modo
voltarsialla Francia : questa occasione perduta,
pensiche per. tempo lunghissimonon si presenterebbe
Lo Imperatore
un'altra pari in bontà.
rispondevaa tale informazione del
Gonzaga con la lettera del 12 luglio1547;
con
la usata
—
mediante
un
male
dava
cui, accettando il trattato,raccoman-
mondo
di cautele
perchènon
capitasse
la
sero
impresa,e soprattuttonon si mettesle mani addosso a Pierluigi
Farnese.
Dacché di poche trame ci rimanga cosi continuo
—
e
grave
a
patente il filo come
chi
legge conoscere
Gonzaga le volontà del
fia
di questa,non
Ferrante
come
padroneintendesse,
altrui le interpretasse,
si. chiarirà
e come
e
sacramento
che, anco
con
un
potria
meno^
convertirsiin peccato mortale: sacramenti poi
suo
DI
197
DORIA
A.
né le intenzioni dello Im*
parole»
peratore: pertanto il Gonzaga faceva capireai
le volontà di Carlo:
tali essere
congiurati
desiderare lo Imperatore,per alquantidi si
ma
soprassedesse,
poi in ciò rimettersene a
loro: non
l'
sì muova
fogliasenza sicurezza delesito: la persona del Duca
si guasti
non
solo si cacci fuori dalla terra libero : però egli
Gonzaga non si può dissimulare punto come
lo indugiosia pieno di pericolo,
e prudentissima. la prigionia
del Farnese. Fatto il colpo,
il conte Giovanni Ànguissola
ed ì compagnisuoi
msìndino subito ad offerirgli
la città a questi
:
patti
1.° Dentro un giorno
risolvasi a tenerla oa
avendolo a fare contro
lasciarla,
imperciocché,
non
erano
le
—
»
un
nemico potente,non
possono stare
2.''Tutti i feudatarii del Ducato,
e
fare
a
drone;
pa-
in balia dì altrisignori.
a/t7erdarannosi
vengano
senza
omaggio a
senza
Sua
zione,
ecce-
Maestà,
mancando, confischinsi loro i beni. 3.^.Non
si lìberi il Duca
non
corra
berato
pel razionale sospetto,che lia
Parma
per tentare di rifarsi.
4.** Il ducato riducasi a devozione
5.^ Tengasiil Duca
Parma
non
venga
in
di Sua Maestà.
finché anco
imprigionato
potere dello Imperatore.
6.^ Di quanto accadde
in cotesto di,sia di omi-^
sia di gtMdagm^non si abbia
cidii,
OuBRRAZzi.
Vita di A, Dqria. Voi. II.
'
a
cercare,
«
13
DigitizedbyVjOOQIC,
198
né
VITA
iltutto
reputandosi
inquisire,
in buona
fatto
e
stato
acqui-
guerra.
Dopo speditesimili istruzioni ai congiurati,
nel ragil Gonzaga,scrivendo allo Imperatore,
guagliarlo
besco
vantavasi del tiro furdell'operato,
i capidai congiurati
di farsi mandare
toli,
ricisa di accettarlio
la intimazione
con
ricusarli dentro
ore:
ventiquattro
per cotesto
di
modo, egliavvertiva,si toglievia il pericolo
e
lasciare la città nelle mani dei congiurati,
si riversa sul capo a costoro l'odio della prigionia
del Duca, come
ratore
quellache dallo Impestata dissentita
e da lui Gonzaga
era
,
assentita per forza.
Ma
se
ai
congiurati
premeva
altresì di
non
fare
a
far
prèsto,premeva
fidanza: però aggiunsero
ducessero
per patto: le rendite della citta siriai tempi dei duchi di Milano
come
e
dei
Papi; le
decidano
a
cause
da
Piacenza; il
mille scudi in
Gonzaga, non
giù si
preve-
di facoltà per
dendp questo intoppo,mancava
onde dichiarò averne
assentire similiconcessioni,
a
riferireallo Imperatore;forse anco
pensò che
cedere,
poteva con-
i
congiurati
alle strette, non
si sarieno gingillati
a badare il
tardo.
rinodo nel giunco,e prese errore ; di qui nuovo
V informato delle nuove
Carlo,
pretensioni,
nicchia per parere, ma
poi promette: quanto
allo attendere,il tempo darebbe consiglio.
ma
mettendo
,
DI
199
DORIA
A.
In questo tempo Ottavio Farnese,partendosi
allo
improvvisodallacorte del
Piacenza
verso
per visitaresuo padre: e
si arruffa.Il Gonzaga,
traendo
da capo la matassa
dal
così
mina
socero, s'incam-
pel suo odio,
argomento di profitto
scrive allo Imperatore:
lestia
darglimo-
caso
ne
—
di volere in
propositodei congiurati
il che è contro
ogni modo ammazzare
Pierluigi,
il
la mente
è tutto
di Vostra Maestà,
questo non
ma
perchèalla fine,morto
ancora,
fosse,mi parria che poco caso si hamsse
di lui,quanto che, essendo venuto
ora
Ottavio, verosimilmente
si havrà
questo conflitto dov'essi
non
mi
a
ch'egli
a
fare
ilDuca
trovare
possono
in
curare
assi-
da loro ho cercato, chè
perdove i colpinon
si danno
simile,
di salvarlo come
in
a
un
caso
misura, è
difficilepotere assicurare di
cosa
et massimamente
persona
le difese.
su
quando,eglisi
tesse
met-
—
Nonostante
i
tenne
questo avviso,Carlo V non tratal contrario,esigendoessi
congiurati;
omicidio
qualsivoglia
fatto in quel di, non
della impunitàper
capitolo
e
o
guadagno commesso
si rimase dal darla; né
Carlo
da
nuova
conferma
era
tal
del
uomo
non
sapere, che
cosa
capitoloadombrasse: inutili allora coinutili anco
teste ipocrisie,
adesso; pure non
la sua
si smisero,né si smetteranno : conosce
cotesto
pedanteriaanco
la frode.
•
200
VITA
E
gliavvisi al duca Pierluigi
mancarono
non
lasciando da parte
che si badasse; conciossiachè,
fabbricare per ordinario
i qualisoglionsi
quelli,
e dal volgosi
dopo il fatto dalla prosunzione,
credono (e tutti siamo volgo un po') per sete
dì cose strane
gliè certo che Annibal Caro
in Milano
al Farnese : come
scrisse il 17 di luglio
mille pazzie;quivii servitori
corressero
da don Ferrante
del Duca vivere odiati e sospetti;
si potere cavare
non
nulla,come
quello
che soleva camminare
coperto,ma daglialtri
,
conoscersi manifesto
l'animo
fare rubberia,
per
avverso,
e se
potessero
avviso lo farebbo-
suo
più aperto del Caro, Vincenzo Bondove stanziava residente del
cambi d'Augusta,
Duca,il9 del medesimo mese lo ammoni avergli
no.
Anco
domandato l'oratore Veneziano
se
in Piacenza
si fossero scoperte congiure
; e
di
dettogli
essere
quegliaverlo fiducialmente avvertito,
costà da Milano due
no,
pitato
ca-
colò
volte in posta Nic-
Sacco
né ciò aversi
capitanodi giustizia,
a giudicare
$enza
cagione:anzi costui essersi
sbilanciato fino a svertare, che se gliriuscisse
stava per le mani,
certo tratto,il qualeallora gli
si saria accomodato
accontarsi il
insieme
per sempre;
capitanoSacco
da Trento
per arrivare di
dove si
conserva
essolui
accompagnatisi
,
erano
a
con
dati la posta
corte:
ambedue
202
VITA
lìceda
noia
:
lo imperatore
Tiberio;
disgradarne
equitu
che tra Tiberio e parecchiPapi così antichi
moderni
come
che Paolo
; ma
sanno
non
ci
corra
tutti
divario,
III lo dicesse da sé, non
Di questo poi occorre
testimonianze
capisce.
copia,fra le altre una, della verità della quale
si
in
non
*
Roma
dubitare ^
è permesso
Nella lettera scrìttadal Mendozza
U 18 Settembre 1547 si legge:e
del tempo
Tiberio
eo
contar
imperador.»
la morte
suas
Tra
oratore
di Cesare
gastòla mayor
a
parte
felicidades per compararse a
le favole dei presagi che annunziarono
di
anco
Pierluigi,
registro
questa : ud
di guardarsidaP^;
buffone,si dice, averlo consigliato
volendo indicare prima il luogo dove sarebbe accaduta
la strage, dacché
su
le monete
del Duca
Piacenza
parola
i nomi dei
con
latina abbreviata si segnasse Plac; e poi
congiuraticon la lettera iniziale che gì'incomincia,pe*
rocche si chiamassero Pallavicino,
Landi, Anguissokte ConIn questa,medesima
falonieri.
la Cabal
che
consorterìa,
la caduta dei Glarendon
ministri
maniera
rono
glioziosi formadopo
governòla Inghilterra
traendola daUe
que
inizialidei cin-
Clifford,
Arlington,
Bukingam, Ashley,Lau-
derdale;e i Gesuiti di trastullisolenni inventori composero
mento
Propcysiglacomprensiva la gran riforma,e l'avviadella loro vita propriasu la via del paradisoPovertà,
si legge
Ritiro,Orazione, Penitenza,Esami, come
nella vita del padre Segneri,la quale regola però non
fece ostacolo a cotesto buon gesuita,
si ricava daUe
come
di chiedere al granduca Cosimo ottimo vino,
sue
lettere,
da lui e dal Papa casse
e di accettare
di cioccotatte,
e
consolle
e bacili di ortolani e trote di libbre 25
preziose,
che se ne intenruna, ed altre coserelle per cui i gesuiti,
dono,
dicono,che chi fa buxma vita fa buona morte.
DI
Nel dì 10
203
DORIA
A.
forse nell'ora in cui il
settembre,
il conte Giovanni
Papa si vantava beatissimo^
le ore quindici
si presentain
verso
Ànguissola
compagniadi due fidatinell'anticamera del Duca
nel palazzoche si era murato in cittadella;
tri
alche Pierluigi
stava a mensa,
attendeva,
quivi
ed erano
Cammillo Fogliani,
e Giulio Coppellati
dottore : 4'Ànguissola
si mise a passeggiare
loro alternando colloquio:
con
esso
quando
il Duca fece avvertire gliattendenti che potevano
chiararono
dientrare, il Foglianie il Coppellati
ma
,
vanni
cedere il passo al potente conte Gioquestinoi consenti studioso di
,
deferenza al
mostrare
carattere
sacro
che
stivano
ve-
entrambi, essendo sacerdoti: il Conte
non
aveva
venne
tra
a
sentito il segno, che in breve
avendo stabilito
rintronare il palazzo,
anco
ilmomento
loro,che giunto
di far faccende,
alloral'AnLandi sparasse una pistola;
Agostino
fatto impetonella stanza del Ducagli
guissola
trasse *di
coltellatasul capo, ed un'altra
altrisconciamente lo lacerarono
nel petto; poi gli
;
una
né si rimasero
a
lui, che
ubbriachezza del sangue, o
o per altra causa
testimoni,
o
presidafla
perchèli temessero
finirono
noi ignota,
a
11 Gonfalonieri co'suoi
preti.
del Duca, che poca,
assalsedi repentela famiglia
anco
i due
per essersi sbandata
come
gente che vive
senza
204
VITA
si lasciò sopraffare
sospetto^e colta alla sprovvista,
tri,
; con
impetopari il Landi,con glialche in
presero
a
stragedei Lanzi,di cui
menare
salva otto
man
a
armi
maggioreglistavano dintorno,
numero
o
mazzarono
am-
dieci avendo
le
discoste.Levasi nella cittadellaorribile rumore
nella città,
comincia
che, propagandosi
a
far bollire il
accorrendo
popolo;i coógiurati,
al
attaccano
si
riparo,
alle catene del ponte levatoio
lo sollevano.Le altreguardiedella cittadella
e
là
inermi
disperse,
sbigottite,
Intanto il popolo,
ingrossando,
agevolmentesommettono.
al padrone,
infuria;se per amore
è incerto;e, poiché
0 per odio ai feudatàrii,
faceva le viste di scalare i muri,gliomicidii a
sbaldanzirlo gittano
giùi due cadaveri dei preti
nel fosso;quellodel' Duca
legano penzoloni
fuori di finestra per un piede;ma
il popolo
: Duca ! Duca ! peimperversa vie più gridando
rocché
e
qua
il
suo
e
in cotesto corpo straziatonon ravvisasse
la fune,buttano
: allora,
signore
tagliata
quellonel fosso ; al popolocascò il cuore,
poi di corto avrà pensato,"5he tanto di padroni
anco
e
non
ne
alle case
tranquillo
non
mancarono
da Terni
zaroso
mai, onde sarà tornato
mancano
e
botteghesue.
I soldati
senonchè Alessandro
al debito,
giudicando
capitanoprepostoa tutti,
tenere
la città senza
la
stacittadella,
DI
A.
205
DOEIA
tui recarsi ad afiforzare
Parma
co'fantidel conte
di Santaiiora,
e
lavicino
giàci si era avviato Sforza Palco'cavalli.I congiurati,
dopo presa la
della cittadella
porta al Po, con le artiglierie
diedero il segno alle vicine cittàdi Lodi e di
Cremona, secondo il concertato, e Ferdinando
Gonzaga,il qnalesi
trovava
in questa ultima
città,per
dice lo
ingenuoUUoa, che
toccavano
cose,
come
gente ad occupare
lo Stato,mandò
Piacenza*,parte
Alvaro di Luna
con
pelPo
e
Ruschino: cosi Piacenza
parte da Pavia col capitano
nelle mani
venne
dello
fellonescamente da
segnatagli
Imperatore con,
una
di trizi
pala volontà del
mano
contro
e ladri,
insanguinati
popolo\
11 Priore,
gliAnziani,e i Richiesti della città,
*
lì padre Affò dichiara falso quanto afferma il Campi
circa allo essersi condotto Don
del iO
Ferrante
Settembre,ed allegain prova
lo stesso di da
Milano
a
Genova
a
a
Cremona
certa
Diana
prima
letterascritta
Cardona
messa
pro-
di Don Ferrante. Ho preferito
sposa di Cesare figliuolo
il Campi,perchè ruiloa,coniemporaneo, nelle vite
V, e di Don Ferrante si accorda cen lui; ed è
sia per Io ingegno,ormai palesedel Gonpiù verosimile,
di Carlo
^
affinché
importanzadei sollecitipartiti,
male.
la trama non
capitasse
*
furono
Costoro (AlvaroLuna e il capitanoBuschino)
delle preziose
postia guardiadella cittadellagiàspogliata
danari,e gioiedel Duca. Campana. Vita di
suppellettili,
FilippoII, 1. I.
zaga, sia per la
206
VITA
scris*
piùinfuriaTa il tumulto,radunatisi,
nale
lettere dolentissime al Papa e al Cardisero
la cittàincolpevole,
Farnese protestando
e
sé disposti
a perseverare in fede,ma
non
valse,
che la tirannide,cupidadi onestare le opere
gere
costrinse la città a finsue
quanto più inique,
che glisi sottoponessevolontariamente in
virtù di certi patti,
accettò.
ch'eglidi leggeri
conservano
Questicapitolisi
tuttora,e fanno prova
mentre
che vecchie durano
fra noi la viltàe la prepotenza;
né le antiche vincono le moderne, né
ma
a quàlprò?
potrieno
riportarsi,
questequelle:
Infelice conforto è conoscere,
furono poco
Per tutto
di noi
meno
questo
Boria
non
che i nostri padri
e codardi
ipocriti,
dubito
*.
affermare che
debitore presso Dio e gli
uomini dell'omicidio di Pierluigi
Farnese,tranne
Andrea
*
non
va
incomincia cosi: Capitoli
ricercati
Questo documento
per la magnificacomunità di Placentia et stabiliti
per VIIL
et Ex, S. Ferdinando Gonzaga capitano
generaleet locotenente
de la Cesarea Maestà
tembre
in Placentia.
"
alla desiderata ebedientiade la Cesarea Maestà
nare
"
di Milano,cosi
"
di
Sep-
cittàdi Placentia essendo per ritorUaffetionatissima,
?»
"
in Italia.Alti XII
voluntariamente
come
se
e stato
glisottopone,
del bono animo
cosi in segno et memoria
et sincera
fidelitàsupplica
etc. " e il Gonzaga per naturale sequela
concede
ogni cosa
dimostrata
="
attesa
etc. E' pare
la devozione voluntariamente
proprio,che
avessero
bisogno di
far comparirevolontaria la dedizione di Piacenza.
DI
che
per la mala
A.
207
DORIA
"
intenzione ;
però iniquamente
dichiara dubbie
rUlloa, per cause a noi ignote,
le pratiche
del Gonzagaper ammazzare
ilDuca,
la città,
e meglio soddisfarlo quello
rubargli
che ha detto dei concerti del PrincipeDoria
co' congiurati,
che molti furono e potenti,
e poi
fra loro*. Anco il Goselne
nacque parentela
di Don Ferrante,
nella vita che
lino,segretario
scrisse di lui,attesta l'Imperatore
e il Gonzaga,
elettie di natura magnanima,avere
come
spiriti
dalla strage di Pierluigi
Farnese,anzi
rifuggito
essersi messa
ogni opera per loro a salvarlo,
di teraccomandando
ai congiurati^
in ìspecie
nerlo
in vita. Più sincero il Campana,nella vita
di Filippo
II, aggiunge:questo andare perfettamente,
e
senonchè
pure
è
posto la clausola:
aveva
e a lui
possibile;
era
noto
intendessero ammazzarlo
e
ad
i
come
se
giurati
con-
ognimodo,
nero
rubarlo;per la qualecosa chiesero ed ottenimpunità:anco TUUoa, scrivendo dei gesti
di Carlo Y, narra,
come
scrivesse
l'Imperatore'
Gonzaga,che, dovendosi
si destreggiasse
in modo
al
e'
per dare subito
soccorso
trucidare ilFarnese,
di trovarsiin
luogo
dini;
alla città ed ai citta-
stomegliodella opinionedei cortigiani
*
Di
fattiAndrea
quanto promisemantenne, ed
di Giannettino andò
sposa al
una
gliuola
fi-
figliodi Agostino
Landi.
dbyGOQgk
208
VITA
ce
riografi
ne
L'UlIoa^
hanno
gate.
chiarito le scritture alle-
ci conta
altresì,
come
fuori del fosso,e,
facesse trarre il corpo
postolodentro
una
cassa
il Gonzaga
copertadi velluto nero,
ordinò jnetosamente lo
dentro una
depositassero
Ora
ilpopolononio vituperasse.
chiesa,affinchè
le reliquie
sappiamo se il popolo volle vituperare
zaga,
fu pioilGondello sciaguratissimo
; né gli
bensì Barnaba
da Porro dottore di legge,
del Comune, che,andato co*suoi servitori
e priore
lo portònella vicina chiesa di Santa
a levarlo,
Maria degli
Speronidetta San Fermo, dove lo fece
tenere
tutta notte
a
porte chiuse,e la mattina
dipoi,acconciatolo dentro una
lo seppellì:
certo prima cura
ricercare del cadavere
cassa
del
di
legno,
Gonzaga fu
dell'odiato Duca,
e
volle
lo levassero di sotto terra,e sconficcata la cassa,
si
le membra
piacquecontemplarvi
ciò lo chiuse in altra cassa,
la
e la
suggellò,
commise
col
massime
propriosigillo
nori
in custodia dei Mi-
Osservanti della Chiesa
Campagna.Creda
lacere;dopo
della Madonna
in
zaga;
del Gonpietà
glifurono a co-
chi vuole alla
pensi,che
testa opera compagni Girolamo
Pallavicino e
Oliviero Casablanca, nemici mortalissimi del
morto:
•
se
forse fu voluttà di vendetta, ed
Vita di Don
Ferrante
Gonzaga.
anco
210
VITA
che
a perdonare
pretisi sentivano disposti
Tempestato lo Imperatoredalla figliuola
come
!
dal genero
e
scansò
ora
':
rendere
a
loro Piacenza,
ed
questopretesto,
con
che
apparisce,
ora
con
Parma
Siena
con
ne
l'altro
quel-
volta fosse proposto
certa
da lui,si rendesse Piacenza,ma
medesimo,
se
nel punto
né
si barattasse;
per quanto si ricava dalle lettere del cardinale
Farnese, sembra si facesse alla praticail viso
'
dell'uomo di
arme
;
però vuoisi credere
tutte lustre per parere,
per le
né
e
cesse,
Piacenza, né Parma
barattò
rese
le cose
menare
lunghe.Di fatti Carlo
le fossero
lo
impero,
con
Siena,
dopo FilippoII, per istaccare
i Farnesi dalle partidi Francia, restituiva le
che qui
mal tolte provincie
certe condizioni,
con
solo
nove
non
importadiscorrere.
*
In
anni
buito
per la Italia un tetrastico attriCaro, il quale diceva cosi:
quei tempi corse
alPÀnnìbal
M
Gapsaris ìDJossa Farnesias
*•
Sed
M
Tres
«Hanc
data
sant
sant
hederes
socer, hanc
Nolente Cesare
occiditnr beros,
jassa premia
:
sicarils.
Dnx, Margheretha,lBemelU.
genitor,hos spoliarit arus.
si trucida l'eroe Farnese:
volente
poi
si danno
e
gherita,
tre sono
premii ai sicari;
glieredi,ilduca. Mare i gemelli;quelloil suocero, questa U padre,
questialtri spogliail nonno.
*
Lettere dell'Annibal Caro scritte a
Farnese.
nome
nale
del Cardi-
DI
211
DORIÀ
A.
Il
e
Gonzaga^ nello intento
allo Imperatorela infamia
di sminuire
che loro fruttò cotesto
tradimento,mise le mani
Filareto
di della
a
non
con
lo
Apollonio
qualeil
stere
lasciato per assi-
aveva
sieme
qualebanchetto da nozze, e inlui presero il vice-segretario,
e asprissimamente
so
li tormentarono,
il
addosso ad
del Duca, il
segretario
morte
sua
sé
a
dicendo,volerne
ri*
e se
disegnidi Pierluigi,
nella congiuradel Fiesco,
tenuto mano
avesse
che su
la praticadi mettere
lo esercito
non
cavare
vero
circa i
francese nel Piacentino;ma
queste
no
0
cose
vere,
in sostanza,
poco
sero
fos-
importava,
bastava bensì le confessassero ; tuttaviaessi tacquero
di animo,
perchèignari
dei più riposti
del Duca; durò il Filareto
consigli
prigionetre anni ; e poiché il carcere a
pochiè cote, dove la virtù si affina,a molti
dove rompe ogniparteviriledell'anima,
scoglio
0
per costanza
uscitone condusse
divotamente
vitarifuggendo
ognicommercio
Ireneo Aflfò afferma
Annibal
o
la rimanente
Caro,
e
che
11 padre
umano.
che per poco
non
glifu
sua
tarono
agguan-
ventura
sersi
es-
fuori della città: quevilleggiare
sto
Il Caro, descrivendo nelle sue
vero.
trovato^
non
è
lettereil caso, racconta,
del
come
accaduta la strage
Duca, eglisi tirasse da parte recandosi
Rivoltapresso il conte Giulio Laudi, mentre
a
il
212
VITA
le sue robe
Spina,oltre a salvargli
il salvocondotto dal
a Piacenza, gliotteneva
Gonzaga di ridursi a Parma; ma india breve
il Gonzaga si pentiie volle anco
lui;ed egli,
fidandosi poco, non
prese già la via di Crema,
dov'eraqo già comparse le gentida Cremona,
la montagna a cagione delle
né tenne
verso
subito il Po, si
strade rotte, bensì traghettato
vano;
e pel Mantodilungavasu per lo Cremonese
dusse
poi ripassatoil Po a Brescello,si coni cavalleggeri
a Parma
datigli
man: nondimanco
suo
amico
,
dietro lo fallirono di poco, che la
sera
mona,
albergarononella città di Creed eglinei borghipresso ai frati del convento
essi
medesima
di San
Gismondo.
al
Gli scrittoriparziali
allora
la
e
nuova
mentre
di
anco
parecchi
del
fosse portata a
si tratteneva
mediocremente
costanza
caso
a
papa
Paolo
Perugia; uditala parve
si commovesse,
esclamasse
che ciò
Papato,copiosissimi
adesso,narrano
come
averne
anzi
con
romana
sospettatopiù volte,
incolto al Duca
per la soverchia
incuria: aggiungonoil cardinale Caraffa, che
e
era
poi fu Paolo IV, gravemente lo ammonisse, e
Ridolfo Pio cardinale di Carpi,
della utilitàdella
Chiesa zelatore,
si ristasse da rinfacciargli
non
che quelledue città,comesi
predetto,
avergli
alla Chiesa,
cosi non
le avrebbe gotoglievano
DI
dute
A.
213
DORI A
né la Chiesa né il Duca, e del
siglio
con-
essersiapprodato
; per le quali
cose»
non
essendo
suo
al cospetto del
comparso
dinale
Papa il car-
segno,
Gambara,promotore del mal sortito difu
ne
fieramente
di
a vituperio,
respinto
sconvolto si chiuse
che
in casa,
egli
dove
pochigiornidopo mori non dicendo parole
se
istruitoil
non
queste: che eglibene aveva
del come
il Papa e Pierluigi
Papa e Pierluigi
"
potesseroavere Parma
e
al Duca
già insegnato
e
Piacenza,ma
vivere
a
diverso dal costume
senza
non
avere
guardia,
de' principi.
Gli scrittori
»
afifermano come
ligiallo Imperatore
nei suoi discorsinon
tassava
ilPontefice
Carlo né
gli
della congiura,
ministrisuoi partecipi
e TÀdriani
in sospettodi questo,
venne
aggiunge:ch'egli
ilGonzagafece sapere al conte
solo allorquando
di Santafiora si astenesse
da moversi contro
perchésarebbe come
Imperatore;per ordine suo
ed
a
suo
contraffareallò
un
essendoci entrato,
tenerla. Arduo
nome
cenza,
Pia-
a
credersié questo,
tenuto pochi
più che nel concistoro,
ziava
giornidopo la triste ventura, il Papa annun-
molto
ai Cardinali
aver
della trama s
disse altresì:
*
"
di
Gompertum habemus
e
scopertoFerdinando
tore
au-
nel concistoro medesimo
Farnese
Pierluigi
Ferdinandum
OuBBRAZZi. Vita di A. X^orto,Voi. ti.
esse
duca
auctorem.
14
di
214
Panna
VITA
e
di Piacenza io Àlesssmdro
padredi
lui
Paolo IH
mai vendetta,ma si come
piglierò
luigi
massimo, e capo delia Chiesa, di Pierpontefice
di Santa Chiesa farò
e gonfaloniere
figlio
non
vendetta
a
tutto mio
andare
Senonchè
potere, sebbene
al martirio
la vendetta
mi
dessi
cre-
molti altri.»
come
gliImperatori
è più facile desiderare che eseguire.
Paolo non
ebbe facoltàdi
si potèvendicare,e né manco
rendere Parma alla Chiesa,come
pure intendeva
contro
di fare:
glisi rovesciarono contro come aspidi
da lui sperimentati
fino a cotesto punto
i nipoti
il cardinale Alessandro pelprimo;
ossequentissimi;
e siccome
egliostinavasi ad ogni modo
ebbe il dolore di sentire come
tavio,
Otspuntarla,
del tradito,stesse in procinto
figUuolo
di stringere
trastare
legacol traditore Gonzaga per conai suoi disegni
: questolo accorava
cosi,
che in breve tratto di tempo
ne
moriva
di affanno,
si potendocapacitare,
eglicosi esperto
degliumori degliuomini, che se i nepotilo
non
obbedito,ciò
solo
perchène
del continuo promosso
la grandezza^e
avesse
che nei tempi appellati
civili si perdona più
il padre,che chi
agevolmentechi ti ammazza
ti porta via, o ti menoma
la roba; e questo
ha scrittoMacchiavello,
e noi dopo lui più volte,
perchèlo abbiamo trovato tremendamente vero.
avevano
era
stato
DI
A.
tradizione conservò,ed
La
2i8
DORIÀ
qualchesto*
anco
allo annunzio
rico lasciava scritto,
come
della
assalisse Andrea
tanta gioia
strage di Pierluigi
da
cercato
capirein sé medesimo, epperò,
il breve col qualeil Papa,usando lo stilebugiardamente
non
che si costuma
pomposo
erasi
romana,
con
nella Curia
lui doluto per la
esso
dopo averlo
strage di Giannettino,e trovatolo,
fatto
molto
con
studio
rinviò
ricopiare,
glielo
quale,mutati i nomi e quanto era da
mutarsi; solo per maggiore strazio toccò degli
dacché quando
uffici della parentela
spirituale,
di Pierluigi
ad Ottavio figliuolo
nacquero da
glilevassero
Margheritaaustriaca due gemelli,
al sacro
fonte tre compari,il duca di Firenze,
tale
e
il marchese
del Vasto, e il Giannettino Doria.
Se
si dettassero adesso
per
me
libri
a
modo
di dramma, io
piglierei
questo fatto senza troppo
la cosa,- ma
componendo storie
approfondare
io devo
avuto
la
dire, che mi sembra
riguardoalla
consueta
e
natura
per la età,e
questigiornimedesimi viveva
grande per la sua vita, dimodoché
in
che, invece di provocare, avrebbe
lo lasciavano in pace.
Andrea Doria a Ferdinando
se
di Andrea,
pel bisogno
dissimulatrice;massime
poi che
qualefu chiusa,e
simulatrice
verosimile,
poco
in
travaglio
io penso,
messo
pegno
Infatti ci rimane di
Gonzaga una
let-
216
VITA
di in cui cadeva trucidato
tera scritta nei medesimo
la
con
Pierluigi,
quale gliracconta
disteso le vie che si tentavano
di levarlo dal mondo:
a
dal
re
per
di Francia
questo uopo, egli
sicariial borgo
essere statielettiquattro
afferma,
ed otto alla Mirandola da un Ga^
di Valditaro,
leotto da Pico, cui
assaltarlo mentre
dato
avevano
andava
al
il carico di
palazzo;peròegli
varsi
guardia,e metteva fiducia di salprima in Dio, e poi nell'ordine di usare
affinchè veruna
sottile diligenza,
nosciuta
persona scostava
a
buona
o
eziandio
forestieraentrasse in città;affermava
saputo, e forse glieloavranno
dato ad intendere^
essersiformata un'altra trama,
la qualeconsisteva nel mandare, sopra la galea
avere
del Fiesco,
un
ducento archibusieri,
sotto la
di Cornelio
mezzo
Bentivoglioa
Genova
,
della notte,
e
combatterla, finché
assalire la
sua
dotta
con-
nel
casa,
e
i banditi
genovesiingrossati
ai confini non
celerissimi
fossero giunti
con
passiad occupare la città per consegnarlaai
Francesi. Tuttavia vuoisi notare, che
molle di acciaio,
le
a
qualiquandosono
forza compresse,
dove di
un
mo' delle
da maggiore
tratto
spri-
maravigliosa
veemenza,
così accade della natura umana,
e se glianimi
ritenuti irrompono,lo fanno con impeto mor
tuendo e terribile
: di questo possiamovederne
gioninsi,vibrano
con
218
VITA
del
la congiura
giudicò
scrivendo
Fiesco
del macello
adesso
parricidio,
del duca
Farnese, per
a' versi dei
andare
Giovanni
conte
padroni,racconta
Anguissolacon tre
dei suoi, che secondo
entrato
convenuto
segno
dezza di animo
abbiamo
il
come
o
quattro
il solitolo accompagnavano,
in castello,e udito appena
loro,con
tra
incredibilegran-
fece l'ufficiosuo;
veduto,ammazzare
il
e
fu,siccome
alla sprovvista
un
forse
stroppio,e due pretiincolpevoli,
air Anguissola
contrastanti:
e certo non
ignoti,
uomo
e lusso di ferocia 1
paura fu questa di assassino,
Scrivendo talora libri,
nei quali,
ai fattive-
ramente
accaduti,andai di
uomini
e
casi
udii spesso
immaginati,
viziato vagheggiatore
ed
appormi l'accusa di
di ognimaniera
espositore
mi
condotto
sono
vere,
o
civanzo
nestando
tratto in tratto in-
a
efferatezze:
raccontare
sia venuto
a
me;
che
storie affatto
che le si reputano tali,
non
ne
ora
vedo
quale
né ad altrui;all'
e di molto
opposto parmi averci scapitato
:
nella mia immaginativa
allato dell'uomo
imperciocché
iniquoio potessimettere il virtuoso;
dove lasciava l'orma la scelleraggine
farci mettere
il piedealla pena umana
e
qualchevolta,
sempre
e
alla divina; alternare insomma
demoni
antidoti^
cosi ; il morto
ed
veleni
angioli;ora non è più
giacesu la bara^ e mi tocca di
DI
A.
119
DORfA
colpa trapassarein colpa,sicché,per
laberinto di opere fraudolenti
r anima
per
a
forza,considerando
adesso
la
mi
come
più lamentevole di
Ricciarda
Rimasta
patema
erede
condusse
a
forse
e
tutte.
Malaspinanacque
del marchese
gue,
san-
stesso
la terza,
raccontare
occorra
di
giudizio
mi scappò quasi
dopo due congiure
lo
e
sbigottisce^
incertezza balena. Tanto
e
lo immenso
figliuola
genita
primo-
Alberico di Massa
dello stato
marito
dopo la
Lorenzo
e
rara.
Car-
morte
Cibo, che
fu
nipoteper sorella di Lione X, e pronipote
di Innocenzo Vili; da questo matrimonio ebbe
due figliuoli
Giulio e Alberico; essendo ella
di natura
piuttosto
superba,che altera,quantunque
celebrassero il suo
consorte
simo
perfettiscavaliere,
separata
pure vivevasi a Roma
da lui, donde per via di Vicari governava il
suo
stato, che del marito, per quanto si ha
faceva o nessuno.
ricordo,
Questa
poco caso
divisione di corpi,
e più di animi,doveva partorire
pessimifrutti in famiglia,e di vero li
chinevole
dei figli
il maggiore,mostrandosi inpartorì;
al padre di preferenza
che alla ma^
la qualeper
dre, da questa fu preso in uggia,
delizia del figliuolo
minore
contrasto fece sua
lei. Di qui il sospetto in
a
ossequentissimo
Giulio,che la madre tentasse ogni via.di pri-
220
VITA
vario del marchesato
il testamento
al
chiamava
erede
Alberico: si trova altresì
dólFavo
che la madre
qualelo
di danaro
Ricciarda,largheggiando
col
minore, lasciasse sovente nella
figlinolo
che se ne facesse dare
inopiaGiulio,dicendogli
da suo padre^il qualeper natura generoso anco
troppo,invece di poterne somministrare altrui,
sovente
Lorenzo
di
una
mestieri accattarne
aveva
visse,le
cotale
cose
per
esso.
ché
Fin-
rimasero in termini
quietetorbida,che
è gu^ra,
non
né
può chiamarsi pace ; ma non si tosto ebbe
cessato di vivere,che Giulio, giovaneappena
i qualise
dai vassalli,
sovvenuto
dicianovenne,
molto
aborrivano
ch'era venuta
a
la marchesa
lontana, adesso
stanziare fra loro
la potevano
non
s' impadroni dello stato, e lei,
soffrire,
il cardinale Cibo
(quel desso tanto
famoso a cui Filippo
Strozzi lasciava,
morendo,
il suo
cio
sangue perchèse ne facesse un migliaccelesta
) imprigionò
impresa come
; ma
peto
OvOn imquellaeh' era stata condotta piuttosto
che con discorso,capitò
subito male, onde
e
suo
zio
,
stello,
Ricciarda,
riparòin Caagevolmenteliberatasi,
e
la
Giulio ebbe
a
fuga,riparandopresso
ventura
di salvarsi con
il marchese
Malaspina
di Fosdinuovo. Ricciarda usò della vittoriaconforme
persuadeval'indole di mala femmina,
; né il cognato prete è
per dì più inviperita
le
e
DI
da
credersi buttasse acqua
su
ne
pertanto i ribelli,
fortezze
di
via dì opere
per
221
DORIA
A.
diva
quel fuoco;ban-
atterrava
le case, le
murarie
rinforzava,
le forniva;tuttavolta,
interpo*
munizione
i parenti,
la donna
a malincuore
pacieri
di corto, preposto il
e
perdona al figliuolo,
neudosi
cardinale
dello stato,vassi a Roma.
al governo
Giulio,rimasto
Massa, ebbe odore, che la
a
lano,
lasciasse ordine al Castelmarchesa, partendo,
che, in caso di bisogno,
avesse
a chiedere
aiuto al Duca
la fortezza
e
essendo
ora
Doria
di Ferrara;e morta
Alberico:
pelsuo figliuolo
drea
questidisegnifatti palesiad Anlo stato
e
Cosimo
a
proprioconto;
nettino
addosso
Giulio, come
tutto
non
pensierodi
al solo
uomo
questi, che
averlo
a
sofferire
di accordo sbracciaronsi
finchè
Giulio,afper aizzare il giovane
da
occupasse
che
dusse
conpoi veramente
Cosimo, che emulo
di Ferrara, sentiva venirsi i brividi
vicino;però ambedue
a
il
la Peretta sorella di Gian-
in matrimonio;
del duca
di Firenze, accadde,
Andrea, perché fosse in
non
di maritare
con
duca
né l'altro ci trovassero
che né Tuno
trattato
lei,guardasse
aveva
di sperone,
non
capo
lo stato
materno:
di
bisognopiuttosto
è
a
credersi
se
ora,
freno
che
parole quei due astutissimi aggiungevano
di buone gambe. Giannetci camminasse
fatti,
alle
yGoosle
224
VITA
tino Doria
io accomodò
di ottocento
Cosimo
pezzi di artiglieria,
quattro^
di bombardieri
e
non
ma
ce
ne
carii di Giulio
fanti
di
e
di munizioni
per abbattere la Rocca
fu mestieri,
;
i
imperciocché
si-
tradimento
il
ammazzassero
a
allora Giulio ci
figliuoli;
Paolo da Castello solmise dentro a guardarla
dato
di Cosimo, e questo merita nota, perchè
del
da un lato testimonia la levitàdel giudizio
marchese, e dall'altro la manifesta complicità
Castellano
co' suoi
di Cosimo.
Levossi per simile immanità
e la Ricciarda in 'Roma
mosse
infinito,
lite davanti ai Tribunali
a
runtiore
subito
fine 4i diseredare
il
meglio
figliuolo
d'ingratitudine;
per causa
avvisata poi, le parve più spedlente ricorrere
allo Imperatore,che cotesti modi spicci
non
bene intesi in altrui,
che
tollerava,
pretendendo
gliuomini vassalliallo impero non rifiatassero,
io sto per dire,senza
il suo consenso, ed oggi
avendolo le vittorie germanicheimbaldanzito,
così che per pigliarsi
il mondo, pensava gli
avesse
a
bastare di stendere le braccia;ordinava
da ognisoldato Massa
pertanto:sgombrisi
e
la
subito ; si
nelle sue mani
depositi
custodisca presidiospagnuoloa
la Rocca ;
cui preponeva
il cardinale Cibo. Giulio,comecché
essere
fosse
stato
uso
a
nudrito in Corte dello
tenerlo in
reverenza
per
Imperatore
grande,tutta-
DI
ad
via
trava,
obbedire
e
diceva
223
DORIA
A.
cotesti comandamenti
a
cui
ricalci-
lo voleva sapere
non
se
fendere
didispostoa mettersi in isbaraglio4)er
essere
il fatto suo,
ma
Carlo
messo
com-
Andrea
Doria
ed
ad
per lo appunto
Cosimo
avendo
a
di ridurre il
giovanea partilo,
questi
lo zelo stemperato di servi, i qualipaurosi
con
perdutola graziadel padronesi
in quattro per ricuperarla,
tirano lo
mettono
improvvidogiovanea Pisa, e quiviglifanno
capire, che o con le buone o con le cattive
scrittori,
bisogna che si adatti ; anzi occorrono
il Cappelloni
che at^
e il Sigoniotra glialtri,
Cosimo averlo fatto addirittura prigione:
testano
di
a
avere
è mancato
me
confessare
fatto
del
a
che
modo
per siffattitiri Cosimo
posta^ che nella
ma
principe,
del
sua
natura
pareva
ci entrava
bargello
troppo più.Aggiungono
che Cosimo
ardentissime
devo
di chiarirlo,
ma
si
movesse
a
ciò per le
istanze del cardinale Cibo;
darsi,che il Cardinale in confronto
a
e
può
Cosimo
di un pelo;ma io non lo credo:
iscapitava
bastava a Cosimo
il bisognodi tenersi bene
edificato lo Imperatoreper fare quelloe peggio.
non
Poi per iscusarsi,
cosi Andrea
mandarono
voce
come
simo,
Co-
dintorno,che Giulio,
prevedendocontraria la sentenza che stava per
dare Ferdinando
Gonzaga eletto giudicedallo
J24
VITA
dre,
Imperatorenella controversia tra lui e la madi già messo
avesse
praticacol cardinale
nova,
di Lorena e con
gliStrozzi di ribellare GeAndrea, consegnarla
e dopo,imprigionato
^
ai Francesi,e questo
di Arezzo,
lino
rivelato certo Pao-
aveva
di Giulio;
grande famigliare
né veri. Giulio,
uscito
trovatitutti né verosimili,
salvo dalle
toscano, va
dell'ospite
accoglienze
a Roma, dove
s'ingegnatornare in graziaalla
con
madre, e par che ci jiesca,compiacendola
la renunzia dei suoi dirittisul marchesato,dal
si presaqualegià lo aveva dichiarato,come
giva,
decaduto
la madre
di
quantità
di Ferrante
la sentenza
in
moneta.
compenso
gli pagò
Giulio sembra
zaga;
Goncerta
si confermasse
in
più che mai a tentare cose nuove
Genova o altrove,
e certo avevano
troppa virtù
il tempo
a darglila pinta il giovanile
bollore,
e il cruccio delle
pravo, gliesempi nequissimi
tento
ingiurie
patite,dacché lo vediamo adesso inda ognilato pecunia
a raccogliere
; a tale
la dote della
scopo eglisi adoperòritirare anco
subodorata
moglie Peretta ; ma Andrea diritto,
la cosa, si andò
con
varie
scansando;
giravolte
questo sicuramente non valse a blandire Tanimo
del giovane.Quantunque le sieno cose
difficili
a provare per vie di scritture,
puossi
e
razionalmente credere,se
guardiamoalla qua-
226
VITA
dozza, che
rimettersi in tutto
€
braccia;»
sue
spose:
e volpevecchia, gliritristo,
era
di lui,se
l'altro:
ci pensasse bene, per»
chè
e
ilbazzicare che
gliriportassero
fatto co* Francesi;»
né
per tutto nelle
voleva eh' eglipoi venisse in sospetto
non
e
e
per ombra
manco
il Mendozza
e
:
»
avrebbe
da
capo:
onde il giovane,
che
presunzionemolta, e senno
tando
poco, ripulo Spagnuoloin tasca, proessersi messo
cede
di quello
che forse avria,
meno
rispettivo
cotesta arcata, adoperato.
Assicuratosi,
aveva
senza
credeva, da questa parte,si recò
come
dove venuto
rimase
avvisare
a
a
spada co' congiurati,
mezza
stabilitofra loro: mandassersi
aderenti
igli
nezia,
Ve-
dì Genova, che
ad
ci chiamassero
quantipiù uomini potessero,introducendoli
il conte
suo
su
alla volta
uno
Otlobuono
per
il conte
sotto
sotto vesti
mentite;
Fiesco in Valditaro,
che fu
feudo, radunasse
le mosse,
e
non
i sudditi rimasti fedeli
lasciare solo nel repentaglio
Giulio;eglipoi,tornato
colore di visitare la
a
nova
Ge-
nasse
moglie,me-
copiosacompagnia;gli dettero lettere
commendatizie
nirono
pei parentidei banditi,lo fordi danaro ; procurasse, che in certo determinato
giornola guardiadel palazzo del
Doge
si trovasse
tutta, e nella massima
composta di gente amica; e
parte
poichéa lui,come
DI
A.
227
DORIA
facile lo ingresso
in ognitèmpo
era
congiunto,
al Principe,
lo ammazzasse
senza
e
riguardo,
lui Foratore imperiale
otto o
esso
con
con
della città; agliaiuti di
dieci'dei maggiorenti
Ottobuono
Fiesco arieno tenuto prossimamente
dietro i Francesi dal Piemonte, dalla Mirandola
e
da Parma.
glidette
L'oratore di Francia
il contrassegno per
di Chental,che si doveva
la
che fosse: il Re
Artu
con
nova
Ge-
monsignore
tenere
venire
prontoa sove dicono,
fanti,
duemila
impresa con
a
tuttii cavalieri della
tavola tonda;a questo modo
disposta
ognicosa,
per Genova, in compagniadi
da Roma
mosse
Alessandro
Tommasi
addosso,e
buono
Fiesco
carte
sanese,
bianche
molta
con
col
nome
nia
pecu-
di Otto-
suoi. Dicono,
glipartigiani
che la madre, accortasi delle pratichedi Giulio,
lo tradisse porgendoneavviso all'Oratore
di Sua Maestà, ma
io credo piuttosto
lo facesse
intendere al Cardinale perchè si guardasse
da questo n' ebbe contezza
; e
così mi
per
gioverebbe
potere affermare
di questa nostra
rimedio
V Oratore
umana
natura,
ma
:
per carità
forse il
peggioredel male; che zio paterno
essendo il prete, stava in luogo del padre;se
nonché come
era
tire
obbligatoa senprete, non
le voci del sangue ; né a nulla che sappia
di
umano.
è
228
VITA
passidel giovaneConte sono
giuntoa Pontremoli,intanto che muta
Ormai
:
i
circondarlo
alla posta, ecco
una
iati
convalli
ca-
di
mano
spagnuolicondotti dal capitanoPietro
l'arresto:
Doreto,ed intimargli
egli,
opponendosi
soldati
mentre
levare i terrazzani a rumore,
tenta
che
quelli
serbavano gratamemoria
si mette
rilevato due
lo
di
alle armi, dove
mano
ferite casca
come
sca,
Fia-
casa
dopo avere
in terra; preso
e
gato
le-
imprigionanonel castello di Milano:
colà ricercato sottilmente da Niccolò Sacco
pitano
ca-
confessa partea partequanto
giustizia,
di colpacompi, e quanto disegnavaeseguire:
lo condannano
morte : per alcun tempo non
a
se
un
ne
parlapiù,e parve lo dimenticassero,
trovaronlo su la piazza
bel giorno,
e fu di sabato,
in due tocchi,tramezzo
del castello tagliato
a
di
due
torchi accesi. A
in
Genova
sostennero
gine,
indae dacché, dopo minuta
prigione,
non
si rinvenne in loro
bandirli,
uno
solo
si tenne
per
per
comune
non
tanti cittadini senza
peccato,si
tentarono
con-
degli
gramo
Ottaviano Zini^
più
altri decapitarono;
si chiamava
e
chi
parec-
che tale adoperassero
opinione,
parere che
avessero
fondamento
straziato
di verità;cosa
e dopo; costumando
praticata
prima di allora,
la tirannide,
dove trova offesa,farla pagare a
dove
quantiscopre colpevoli;
la sospettasol-
DI
tanto, ed
e
ad
A.
229
DORIA
per tutti: sono la paura,
il sospettoreati di ciii glieli
desta nel cuore.
anco
uno
Cqsì ho narrato, perchèin altro modo non
mi occorse, per ricerche instituite,
trovare scritto.
Che
in parte
più o meno
grave la colpafosse
considerata la natura
vera^ apparisceprobabile,
la impazienza
e le varie acerbissime
umana,
giovanile,
offese con le qualilo avevano
nito:
inveleperò tutto a quelmodo non deve essere
si persuaderà
passato, e di questo ogni uomo
di leggieri
dove pensi,
che JacopoBonfadio,il
quale per trovarsi in Genova, e allato a' Boria,
doveva pure sapere di quel caso
ben dentro,
afferma
di
che
Giulio
Andrea,
ammazzare
ebbe
non
e
mai
intenzione
che quanto confessò
fu per forza di tormenti, che
venduti dicono crudelissimi: e
glistessi storici
vuoi saggio
se
vecchie,per farne confronto
d'ipocrisie
con
le
ipocrisie
nuove, leggi
quanto scrive Alfonso Ulloa,
nella vita di Don Ferrante Gonzaga,intorno ad
Alberigofratellodi Giulio ed al Gonzaga, di
cui al primo cotesta morte
condo
approdò,e il seordinò.
»
»
"
»
»
«
Cotesta morte
dolse internamente
ed a tuttigliamici suoi,
signoreAlberigo,
Ferrante,che conoa Don
e principalmente
sceva, che quelloincauto e mal consigliato
cavaliere (che da fanciullo era stato messo
stato ingannato,
era
ai servigi
dell'Imperatore)
al
Oumouzzi.
Vita di A, Doria,
Voi. II.
15
230
VITA
»
e
trattato diversamente
»
valoroso
Misero!
per
una
non
e
animo, ed
quelloche il suo
altripensieri
ricercavaDO.
di
»
questo almeno
esposto, fatto a tocchi, sopra
glivalse
non
essere
pubblicapiazzai
Amico Platone, più
e Carlo,e
l'antico,
con
tutto
la verità,disse
amica
esso
lui quantireggono
amici quantitravagliansi,
e si
despoti
ripetono:
per noi,più amica la nostra
potenza; cosi eglinel concetto della monarchia
fanno
ammazzare
universale mirando
a
come
Genova, riputala,
d'Italia,intendeva
fortezza che
sottomettersi intieramente
rifabbricarci quellastessa
già murarono
Briglia,quasiper tenere
secondo
soldati
il suo
ella è, porto
veramente
i Francesi
e
in freno la
vecchio costume
dissero
città,"
e
eoa
presidiarla
A questo fine*l'Oratore imperiale
spagnuoli.
si industriava scalzare 1'animo
da
Doria, dimostrandogli
dei Francesi
un
di Andrea
lato le insidie
e prossimi
inviperiti,
potenti,
guisada temere di vederseli minare addosso
con
improvvisascorreria,e dall'altra i nemici
della Patria domi sì non
e scemi non
estirpati,
già di maltalento,bensì di forze,le quali col
tempo si rifanno ; lui troppo esperto per ignorare
che gliamici, massime
rallenon
politici,
gransidi tutte le contentezze degliamici, né
in
di tutte le disdette intristisconsi.
Ai nobili vecchi
DI
il
partitodi
A.
231
BORIA
fabbricare la fortezza
non
bava, usi dalla propriasicurtà in fuori
0
curare
isgarnon
dere,
ve-
nella Patria altro interesse;
e
poi secondo il costume antico si.adattavano
meglio a servire da una
parte per dominare
che vivere civilmente con uguaglianza
dall'altra,
le cose
ratore
sotto la legge.Andrea
esposte dall'Oveduto prima di lui,ed altre paaveva
recchie
onde in quella
che a lui erano
sfuggite,
subita perturbazione
deiranimo,e vinto altresì
,
,
dalle istanze dei suoi settatori^ lasciò andare
per modo, da farsi intendere che alla fabbrica
si sarebbe mostrato
contrario ; allora quenon
sti,
Adamo
pallaal balzo, mandarono
Centurione in I"pagn*per negoziareil trattato.
Ma non si potendole cose segretamentecondurre,
il Comune
che in' parte non
trasparissero,
si
di Genova, avuto odore del pericolo,
al Doria,e con
reca
preghierela libertà della
Patria gliraccomanda, che ormai in Italianon
colta la
glistranieri appella sua
lavasi libertà,
a rispettare
e lo supplica
non
a lui vecchio e senza
figliuoli
fama; pensi,
potere concedere la fortuna maggioreonoranza
servire in tutto
e
per tutto
quanto morire libero nella Patria per la sua
né già sperasse che i cittadini
virtù liberata,
di
quietosofferisseroGenova
ridotta alla odiosa
servitù;che avrieno tolto innanzi mandarla
a
232
VITA
fuoco
fiamme. ÀI Doria,rimx)sso
alquanto
il perìcolo
e rinfrancato l'animo, tornarono
gli
antichi concetti a galla,di porre sé, la sua
e Spagna; serva
e i suoi tra Genova
famiglia,
e
a
la Patria
di seconda
ma
in
libertà: breve; promise non
fortezza, né
dalla
remosse
:
mandata
delle
osservanza
lui d'insidie maestro,
con
del Fiesco fa caso, che il
le insidie ci furono
il duca
di
congiura
giovaneconte
di dissimulazione
e
e
di Carlo V
e
perciocché
impotentissime,
Alva,sotto colore di
condurlo
nipote
mandamento
coIspagna,avesse
da questo Imperatoredabbene di
con
Genova
della fermata
nire
ve-
in
concertarsi col viceré di
Gonzaga,e
mulazione
di si-
fu miracolo.
in Italia per cercarvi Massimiliano
per
nova
Ge-
avuto
corte ; né la
le insidie tornarono
don
a
fatte ai cittadini né per minacce, né
per blandizie si
E
avrebbe
Spagnuolì; e
ogni praticaa* monte,
promesse
forse,
la Italia potesse rivendicarsi
screduto,che
né
e
mano;
vogliocredere. Andrea in quel punto
la colpa antica di avere
suo
cuore
anco, io lo
maledi
Carlo
a
duca
Cosimo
per
Milano
sorpresa
che ci avrebbe
Ferdinando
di Firenze,di
cupare
oc-
nella occasione
fatto il
principe
nel prossimo viaggio
Filipposuo figliuolo
le terre d'Italia;questipersonaggi,
dopo
essersi data la posta
a
Piacenza, reputarono
234
sua
VITA
fortuna ad
rea
ed
soprassagliente
essere
,
di principi
barcava
imstranieri in Italia,
albergatore
Rosas, altri afferma
a
a
Barcellona,
dotto
Filippoper Genova, dopo avere conquantotto
Massimiliano in Ispagna;chi nota cinnate
essere, chi sessanta le galee capitaallora da Andrea, siculo la più parte, e
due di Antonio Boria,
o spagnuole;
napolitano,
ma
erra,
del Grimaldo
di Monaco
due, due del visconte
Cicala,diciannove di Andrea, fra bui la quìnin cotesti tempi reputata cosa
penda
stuquereme
: quaranta navi onerarie seguivano.
Quale
e
le vesti
quanto il corteo, gliarnesi preziosi,
sfoggiate,
gliarazzi,le bandiere,i suoni,altri
grosso che ricorda
i minuti particolari
chi ne
di questo viaggio,
racconti : hacci
volume
un
e
ha
lo legga: lo scrisse V Estrella spavoglia
gnuolo*. A noi basti saperne tanto, che su le
navi Filippoportava seco
il vasellame della
corte per comparirenei conviti onorevole,valutato
un
^
milione di
Il felicissimo
(notisi che
assalse la.fortuna di
sus
E' fu per comandamento
salpòda Rosas lo
viage del PrincipeDon
appena
mare)
Phelìpedesde Espana a
*
ch'ei
*. Tuttavia notisi,
oro
"
Tierras de la Baja Alemania.
espresso dello
"
Imperatore
viaggio a
V, che Filippocominciò in questo suo
banchettare in pubblicocon fasto asiatico,
e circondato
da cantanti e sonatori. Quale fosse lo impulso per tali
Carlo
esempidato
al costume
italiano si
cava
da questo:certo
DI
lo portava per
farlo vedere,
quasi per
uccella,
perchèa
chi
costuma
come
235
DORIA
A.
e
chiamo,
riruno
ve-
toglifemmine S da tutti prese,
in Italia,
vano,
insaccamassime
e più gliSpagnuoli
e meno
pareva loro che glidessero,che
davvero Tatjara crudeltà di Catalogna
da nessuno
la odierna austriaca,
fu vinta,
se
ne
togli
la quale è pure consorte di quella.
Veleggiavano
per Je coste d'ItaliaSu la me-'
desima galeraAndrea, il principe
il
Filippo,
donò,
se
duca di Alva,il Madruzzo
cardinale di Trento,
don
LuigiDavila commendatore di Alcantara,
don Gomez
capitanodella guardia,
Figuerroa,
Guittierez Lopez di Padigliamaggiordomoed
altri personaggiprepostia tali e tante cosi
ferire
svariate cariche,che troppo sarebbe lungo ri:
non
e
a
vederli parevapo svisceratiamici,tanto
rifinavano avvicendarsi oneste
accoglienze
il quale un dì
liete;più di tutti Filippo,
vistòpassare
contadino,
un
da^ mantellina di seta
arnesi cocon
perti
gallonato
cremisi,in compagnia di quattro
uomo
che portavano torce di cera bianca accese,
staffieri
,
si genuflesse
gannava,
pensando fosse il$S. Sacramento; e s'inera
lo stufato che portavano in tavola a Gabrio
Serbelionigovernatore di Milano.
^
Però alle feonnine donò
da
magnificosignore:alla
mogliedel governatore di Milano
del valsente di 5000 ducati
e
alla
un
sua
anello di diamanti
una
figliuola
lana
col-
di rubini di 3000.
by VjOOQIC
Digitged
236
VITA
Andrea, rendendogli
arringava
grazienon pure
orazione piena
e nella sua
grandi,
maravigliose,
di concetti superlativi
paragonòprima il padre
Carlo a Giulio Cesare e a F^ippo macedonio,
poi più modestamente sé ad Alessandro magno.
Gli Spagnuoli,
tenendo ormai di aver
agguindolato Andrea,comecché
urbanamente, lo proverbiavano,
lo davano
e
Andrea
divedere,
a
contrario affatto sicuro della solerzia
dire mostrando
di
Intanto chi di loro due
da questo.Don
al
lasciava
ligure
addarsene.
non
si apponesse
si chiariva
n^elpunto
Ferrante,giusto
in che l'armata
salpavada Rosas, aveva scritto
al Senato: essere
il principeDon Filippo
tito
pardi Spagna,ma siccome,venendo per mare,
gliera
tolto condurre
alla
stanza
qualieglisi
del
cevole
accompagnatura di-
grandezzagua,
per duemila
presenza
seco
il Senato:
dimandargli
cavallie duemila
proponeva
suo
così
onorare
co'
fanti,
in Genova
la
signoree padrone.Rispondeva
non
la potere concedere,se
non
gli
dequalità
Don Filippo;
uomini che traeva seco il principe
sistendo
inallora piglierebbe
consiglio;
replicava
vare
il Gonzaga: la guardiaaversi a troil Principe
sul posto appunto mentre
scendeva
sbandissero,ed i più
a terra; gl'indugi
il Senato pertinace
tristisospetti;
ammoma
dopo
informato del
numero
e
della
DI
Diva
A.
237
DORIA
alla scoperta: dal poco fidarsi non
capitatomai danno:
di venti
compagni
gliene
esser-
venisse in compagnia
se
gli aprirebbero;
e
più glichiuderebbero le porte in faccia.
Allora la collera del Gonzaga,come
colui che
vedeva ilmale esito dei suoi tirifurbeschi,
rotti
gli arginidette di fuori è di rinfaccimandò giù
con
diluvio.Di qua e di là si avvicendarono proteste
tirare di soverchio
; all'ultimo il Senato, per non
un
la corda,consentiva
a
Sestri con
Quanto
per
a
duecento cavalU
Cosimo
crederlo di
il Gonzaga
alloggiasse
ci
vogliemutate
lo stato,
come
vedova
e
egliaveva
Piombino
di garzone
,
in
trecento fanti.
buona
occorre
da questo: premuroso
crescere
e
ragione
lo tiamo
argomendi difendere e di
e
,
scritto allo Imperatore
mano
di
donna
male reggerebbe
pupillo,
V Elba per essere
agliassalti nemici, e meno
done
luogo aperto; desse a lui Piombino,spodestancare
i signori
vecchi, e gliconsentisse fortifila seconda,ed eglientrare mallevadore che
sarieno entrambi rimasti illesidaglisforzi dei
allo Imperatore
Francesi. Piacqueilpartito
per
molte
cause,
di cui
quelladi
principale,
fra loro, e tenerseli
Gli
non
ultima,per
arruffare i
come
non
dire
italiani
principi
filiattaccati al dito.
Appianipertantosi cacciarono via,e
consegnato a Cosimo, si munisce
bino,
Piomda lui
238
VITA
baluardi
gagliardissimi
con
e
ci furono
r opere che
che
quelli
tale novità,come
di Cosimo
e
meno
non
nel
nel nostro
anco
vivevano in
per
tudine
inquie-
l'Imperatore
ansiosa che del-
però che se questisuperava quello
potenza, queglivinceva questo di solerzia,
stando loro da canto
occasioni,
presero
e
fatte ammirò
Genovesi,commossi
si tengono in pregio.
I
in
ba,
cosi eziandio l'El-
Vauban, ed
il
passato secolo
;
stette
a
non
galee,
un
poteva córre
a
volo le
levare infinitequerimonie,
a
pelo che, saltatia tumulto
uscissero
a
mettere
su
le
raglie
sottosoprale mu-
fabbricate di fresco;ventura
drea,
fu che An-
sero
accorrendo, ordinasse le galeesi sferrasdal porto, e si discostassero in
il popolo,
vistositronco
alle promesse
mare
lora
; al-
il cammino, si placò
del Doria,il quale lo mallevava,
Imperatoreinformato gli avrebbe tolto
cotesto spino dall'occhio. Cesare Pallavicinofu
subito spedito
si sa con qualiara Corte,non
gomenti
(comecché si sappia i Genovesi avere
rono
su
gliscudi di oro),tirasempre fatto capitale
che lo
dalla loro
tedo
certo frate domenicano
un
confessore
dello
più facile riescivaal
Imperatore
; di
cotanto
Pallavicino cattivarsiil padre
dwnenicano, quanto, che questiavesse
contra
Cosimo
fece dei Frati di
san
Mul-
gine
rug-
la
soppressionech'ei
Marco
in odio del culto
per
A.
DI
da
loro serbato
omise
239
BORIA
pel Savonarola.
Il Multedo
non
scrupolodi coscienza del suo
lo spoglio
imperialepenitente
iniquoconsumato
in
mettere
suo
nome
a
a
danno
storico
; uno
della vedova
qui nota
e
e
del pupillo
bene, che
il frate
tro
era ; per aloperò da quel valentuomo
ch'egli
che avrebbe fatto meglio,
bisognavaconfessare,
dacché
era
entrato
su
tergli
questo tasto, a' met-
di coscienza tutto ilrimanente,
scrupolo
ed era troppo più, che eglisi teneva, come
i
cani cuccioli,
anco
con
pato.
ingiustizia
maggioreusura
A
Cesare,cui
stalo munito
bastava che Piombino
co' danari di
Cosimo,
non
fosse
parve
far sentire al
pretesto di giustizia,
vero, sotto
tirannellofiorentinoche
aveva
la rosa
una
stretta
poi trovò utile alla sua politicale
a lui sottoposti
inasprire
gozzaiefra i principi
speculandosu la discordia per allungaregli
ugnoli; quindia Giovanni De Luna, e al Men-
di mano;
e
dozza commetteva,
con
al
che preso possesso di Piombino,
soldati spagnuoli
lo
simo
Copresidiassero.
essere
quale sembrò, com'era difatti,
si risentiva;e Cesare
giuntato,
tassava
lo
all'opposto
secondochè gli
d'ingratitudine,
avendogli,
ottenuto dai Genovesi
rinfacciava,
faticail
quietopossesso
non
senza
molta
delle fortezze della isola
d'Elba ai Genovesi molestissime,
perchèda loro
ternate minacele
e
pericolo
per
la
prossimaCor-
240
VITA
sica;nondimanco
da Firenze per
Cosimo
a
imbroncito
al
compliredon Filippo
Genova; dicono ch'ei mandasse
Francesco in
compagniadi
narra
scusandosi,
vescovo
un
vo
arri-
suo
il
figliuolo
Ricasoli,
Giambattista Cini nella vita di
che glidavano
Cosimo, col travaglio/
Genova
si mosse
non
le
cose
di
da lui vigilate
pelserviziodello
Imperatore,
di Piombinoglisi
invece
perchèlo smacco
berato
era fittonel cuore, e però aveva
stesso deliseco
volere tanto precipitare
la sua
non
putazione,
reche ogni cenno
dello Imperatorelo
avesse
vere
sempre, e a qualunque sua vogliaa moma
amando
per sé
r amicizia di Cesare
;
e
per
non
Italia
la rimanente
la servitù,mentre
a
stupidamente
questa eglisi mostrava piuttosto
cupido che a dirittosollecitoridurre ; e quéste
sono
le
insomma
paroleche possono parere generose, ma
le proverai
un duca
inani,perchècome
di Fiorenza
potesse pigliare
queste arie
Imperatorenon
con
si
capisce,se
la Francia ;
ma
non
che
Io
con
menandosi
barca-
allora , invece
si sottometteva
di vendicarsi in libertà,
a
due
dipendenze;invece i Medici, e glialtripiccoli
di tale raavendo speriqientato
gione
italiani,
principi
che egliera come
ciarsi
cactrovarono
politica,
tra la incudine
e
ilmartello. Non
senza
cesco
cagionepoiho scrittodicono che andasse Franil principe
a complire
però che
Filippo,
242
VITA
per sé
mare
suoi in occasione che si dovessero fer-
e
Genova
a
; e
Filipposi avvide
siccome
si accostava, andò diritto
non
volteggiando
sentito
col domandargliin qual modo
glivenisse disalla
della Signorìa;
nel palazzo
albergare
quale recisa domanda Andrea risposereciso:
che
cotesta
essere
il Governo
la sede del Governo, né potere
trasferirsialtrove
senza*
scapitodi
Mentre cosi le cose passavano tra
reputazione.
sicuri dell'esito
piratae corsaro, e gliSpagnuoli,
di cotesta scherma, ne pigliavano
ecco
sollazzo,
rante
una
appressarsi
galea sottile,speditada FerGonzaga,annunziatrice essere le argute
insidie andate all'aria; all'erta il Senato, l'ingresso
della città alla gente in armi disdetto ;
la
guaste le insidie,se si potesse adoperarci
forza,si facesse ; altrimenti
Y animo
mettessero
in pace.
il qualealle stupende
di fingere
Filippo,
qualità
sortite dalla natura
l'ultima
mano
non
non
aveva
anco
dato
chiara
col freno dell'arte,
sdegnosodivolere più oltreandarsene
a
Genova;
T àncora a Savona; lo dissuadeva il
gitterebbe
duca di Alva; però mutato
animo, accoglieva
a
cortese quattro ambasciatori della repubblica
Yentimiglia,donde poi avendo con esso loro
a Savona, colà lo raggiunsero
a complirlo
mosso
altri otto oratori con a capo. AgostinoLomel*
DI
A.
243
DORIA
Benedetta Spinola,
e n' ebbe
poi l'ospitava
fama di gentile
e di magnifica
; dopo due giorni
nel palazzodi Fassuolo: però
stanza
pigliava
della Provvidenza,
primadi entrare, quasiammonimento
due migliadalla lanterna,la galea
a
lino;
Lione di Napoliruppe dentro
da
d'acquaaprendosi
cima
a fior
scoglio
uno
in fondo
:
comecché
fossero prontamente soccorsi,
a stento poterono
salvarsi quelli
che ci erano
su.
Don
Alonzo Oso-
rio ci perse tutte le sue robe,e don Luigidella
Cerda le robe e quasila vita,imperciocché
tanto
restasse
in
che sebbene si reggesse
mare
a
noto,
pelfreddo stava li per dare
gliultimi tratti.Su questa galea andavano i
fornimenti della cappella
del Principe,
di valore
per la spossatezzao
lieve ,
non
gente
accorsa
far prova
di
e
ne
patironogran
danno.
Della
in frotta dalla universa Italia a
abiezione,o
da
lungo sollecitatie
di ottenerne
isperanza
non
agoniadi comodi
mai, o per
conseguiti
per
dei nuovi,
di
o
per
paura
Andrea superò
perdere quelligiàavuti,si tace,
in isplendidezza
la stessa aspettativa
degli
molto, e piùche magnifici
SpagDuolimagnifici
studioso com'era
ostentatori di magnificenza,
di abbondare
nelle mostre, quanto più fermo
li niente
Lo
josa
cedere
nella sostanza.
storico Bonfadio,cui io
paragonare^
ove
non
non
sapreia
che
fosse ai rei scrittori
244
VITA
officiali,
narra
appellatisi
come,
oggidì
durante i quindici
giornipassatida Filippo a
Genova, ogni cosa procedesse
quietissimamente
(adesso direbbesi regnò l'ordine più perfetto)e
dovunque con plauso infinito Io accogliessero;
non
però nacque un tumulto; dunque le cose
di fattinon
uno,
passarono quietissimamente;
di diariche
due
furono i tumulti. La notte del 3 dicembre,
improvvisoromore, si udì il grido:
ammazza!
fuori
e il popolo traendo
levatosi allo
ammazza!
verne
imperversatoirrompe al molo, dove per le tacerca
gliSpagnuoli,glisostiene prigioni,
li minaccia,e trascorreva a peggio
cbe
; se non
a
comporre
il disordine
accorse
e subito dopo
Spinola,
il Doria stesso, i quali,riscattatinon
senza
molta fatica gliSpagnuoli
dalle mani del popolo,
li fece scortare alle navi ; troppo più grave fu
il caso
che avvenne
tre giorni
dopo.
Essendo giuntoa notiziadel Principe
si
come
Genova don Antonio d'Arze
trovasse rifuggito
a
condannato a morte
gentiluomospagnuolo,
per
del suo
dentro la vasca
avere
giardino
affogato
il proprionipote, fanciullo di otto anni, per
della sostanza di lui,mandò
iniquaingordigia
a mettergli
le mani addosso il suo Auditore Mi0 Minciacca, il quale chiese in grazia
gliacca
nella torre
in deposito
al Senato di pigliarlo
gente armata
il colonnello
prontissimocon
DI
A.
245
DORIA
del
che gli
di leggieri
cosa
venne
sentita:
conpalazzo,
il giornodopo il Miglìacca,
sotto pretesto
di andarlo a levare per ispedirlo
a Vadove gliavevano
la testa,
a mozzare
gliadolidde,
ci si condusse in compagnia di ottanta archibusieri,i quali
portavano le micce accese. Forse
rAuditore cotale adoperò per sospetto che gli
di
amici del gentiluomonon
glielocavassero
i Genovesi per natura
sotto, ma
odio
la fresca
chio
vec-
e tuttavia mareggianti
inviperiti,
per
ombrosi di qualnonmenochè
ingiuria,
che
violenza,vista tanta gente, chiusero
nuova
i rastrellidel
palazzoe
avrebbero
non
acerbi,dal
fecero sapere, che dentro
messo
aspettasseroalle porte; e
che
pochi,glialtri
avevano
: gli
ragione
arcWbusieri,arrecandosene, si avvisarono fare
impeto,e
i
Genovesi,non
meno
risoluti,
mente
aspra-
li respinsero.
Dapprima schiamazzi
e
nacce,
mi-
suole,batoste,e per ultimo
poi,come
feritee morte di parecchi
con
archibugiate
SpaIn un attimo la terra andò sossopra: le
gnuoli.
strade asserragliansi,
il popolosubito abbranca
che il
le armi allestite,
queste mancate, quelle
La scattò propriodi un pelo
furore ministra.
—
sangue ; tuttaviaanco
versandosi per le
questa volta i maggiorenti,
che la città non
corresse
lacrime giunsero
a
e con
preghiere
fra la
placareil popolo.Fiffono vistiavvolgersi
strade»con
GuBSBAZZb
Vita di A. Doria, Voi. II,
10
246
VITA
plebeil Doge
e
Andrea Doria,che inettoper la
Iroppa età ai sollecitimoti, si faceva trasportare
là dove il pericolo
stringeva
maggiore.
lettiga
La mattina di poi il Senato fu sollecito di
solenne ambasceria al Principe
mandare
una
la qualedopo avere
l'accaduto,
perchèscusasse
dato amplissimo
e alla guardia
torto al popolo,
stigo
del palazzo,con promessa di cavarne
quel ca-
in
che pur troppo meritavano,non
esemplare,
i modi adoperati
di riprendere
mancò
dagliarSiccome
x^hibusierinel fare violenza al palazzo.
la perdita
da un lato e dall'altroa bisticciarsi
era
sicura,il negozio
prestosi accomodò. Dopo
molta istanza supplicon
cato,
pochi giorniFilippo,
visitavaGenova. Anco quitaccio gliarazzi,
1 patrizi!
le donne, i drappi,
e i fiori,
sciorinati,
e le statue, e i sonetti,
e le iscrizioni,
proprio
jielmodo che si costuma anche oggi,
perocché
la piaggeria
come
cosa
goffanon sa inventare
nulla di nuovo
*, e Dio,che volle senza confino
la generosità
del cuore, mise un termine all'a*
Però
non
della
sarà male
mettere
qui in
nota
mento
l'acconcia-
di
rire
Andrea, non fosse altro,per chiala magnificenzasua e i costumi del tempo : e la stanza
haveva una
dove il Principealloggiò
gran sala apparata
casa
di ricchissimi arazzi di
con
di argento e dove si vedevano
lavorate
e tessute tutte
maravigliosoingegno
le favole,che i Poeti
oro
e
fingono di Giove. Vi era un baidi velluto pagonazzo con frangedi oro, in mezzo
fiacchino
A.
DI
247
DORIA
biezione. Solo
come
al
però tornerà curioso ricordare
Filippo^
appunto su la entratura della porta
quale si vedeva lo scudo imperialecon
di
ricamate
e
oro
e
le armi
di argeiUo. Più indietro vi
camera,
e
retrocamera
di oro, altre di tela di
ticamera,
un'an-
era
et ornate
acconce
alcune di ricchissimi
regali
ravigliosamente,
ma-
panni di broccato
di argento, et di velluto a
co' lettifornitidel medesimo. Tutto lo apparato delia
liste,
ogni banda
casa, in
ratione. La
stanza
oro
si entrava, era
che
dove
e
degno di ammi-
albergòil duca* di Alva
parata di ricchissimi arazzi di
oro
di
e
era
ch'essa
an-
con
tela,
lettifornitidel
medesimo, con molte sedie ricchissime di
appoggio fornite alla spagnuoladi velluto cremisino con
b9rchie e frangedi oro; et di questo modo stesso erano
parate le
di
l^ordine
stanze
di don
Antonio
Rogias.Si vedevano
e
di Toledo
quellestanze
ricchezza parate, che
non
di don Antonio
e
tanto bel-
con
arebbono
potuto
nere
te-
più anticamente queigrandi PrincipidegliAssiri e
dei Persi. Si vedeva più la grandezza et magniilcenzia
del principeDoria nel grande apparato per servire et ricreare
il Principe,
l'ordine
e dar piacerealia Sua corte,e nel belche in servire la tavola di Sua Altezza
imperciocchénon
nulla di fuori eccetto
volle che
in
casa
aveva
sua
quello,ch'egliaveva
veduto;
provsi portasse
tanto
magnificamenteordinato. Fece anco tavola al Duca di Alva
ch'erano alloggiati
et a tutti quelli
in pasplendidissima,
lazzo,
cbe
si sentiva pure
tanto silenzio et ordine,
con
non
di quelli
che il
che a ciò attendevano,ma che pareva,
uomo
favolosamente si legge,che
servizio si facesse da sé come
si servivano le tavole per incanto. Di questa maniera
vit9^^Principetutto
fu ser-
il tempo che fu in Genova ohe fu quindici
di.Si fecero dinanzi al palazzomolte feste et
giuochisi
di fuochi come
di altre maniere spassiet di grande inventione et ingegno,e fra le altre cose si vedeva la figura
e ro-
248
VITA
di Vacca, incontrasse poste in
due
statue,
Fede,
delle
una
luogoeminente
qualirappresentava
l'altrala Libertà,entrambe
e
raccomandarsi
lui,ed
a
per Dio! Alla Fede
in atto di
bene
erano
ci
la
date
raccoman-
quisizione;
la In-
con
provvide
alla Libertà troncando il capo atta
Giustizia di Arragona*.Però se non
lava, attcmdità del mondo
globo dinanzi ilpalazzo
d'oro sopra, dai quale, sempre che ^Qtia corona
usolvano
principeo gran signoreentrava in palasKzo,
coti
oun
di
modo
a
un
che pareva si sparasse
Cosi lo Ulioa spagnuolocortese nel 1. IV
"
rarliglìeria...
tante
rocchette
tanto
con
rumore,
nella sua
della Vita di Carlo V, il qualecontinuando
piacerealle donne genovesiscrive,che quando
testa per
Filippoentrò in Genova
e
cor^
:
t
per le tìnestresi vedevano
bellissime donne, che naturalmente
tuUe
le altre donne di
andava
che
andagio,'di
gente n'era cagione la
molte donne
somma
bellissimo
zano
quellad^tà avan-
»
e piùoltre :
bellezza,
e
gli
ch'e-
oltre la gran moltitudine di
beUezza e gentilezza
delle
riccamente adorne.
fare assai orrevole mostra
in
molte
di sé
Il Principepoi doveva
"
peròche
di Spagna
giannettino
tutto
cavalcasse
bianco,
e
un
nimento
for-
con
di tela di argento; portava addosso un saio di
velluto nero foderato dì velluto bianco listatodi frange
et
fiocchi 41
vergato di argento, et alcuni intertagU,e
seta
bianca
di
et oro
il giuppone'
erano
di
maravigliosafattura. Le calze,e
raso
bianco, e la ca{^
di saia
ne**
glistessi fornimenti. Le scarpe erano
et
et imbottite alla spagnuola,
di veUuto bianco tagliate
gra fiorentina con
in testa haveva
una
bianco,
*
ONiT.
berretta di velluto negro
un
nacchio
pen-
i
Magistrato
supremo,
AfUonio
con
Perez
e
ed
era
Giovanni della
Fil^fpolì.
Na^. Mi-
260
VITA
-fuoco neir orcio,tra le arti di governo
,
fu in
facilmente la prima.
ogni tempo giudicata
l'altro caso di GiovamPoco dopo successe
battista
Fomari ch'era stato doge, sostenuto per
di pratiche
accusa
segretecon la Francia,allo
rante
scopo di ribellarla allo Imperatore.Don FerGonzaga,tenendole addirittura per provate
perchè estorte per via di tormento di bocca ad
frate francescano,e
Clemente provenzale,
un
lasse
imponeva si decolperchèglitornava crederle,
il Fomari, e
la necessità di costruire la
su
fortezza in Genova,
e
metterci dentro
presidio
che mai. Contro
spagnuolo,tornava più pertinace
del Gonzaga ostava quella
la pertinacia
del
Boria, lima contro lima,il qualealla ricisa gli
di fortezza e di presifece sapere, che insomma
dio
spagnuolonon ne voleva sapere, ed avesselo
avere
mosso
per inteso.Poco dianzi io giudicai
Andrea
a
cosiffattarisoluzione l'antico concetto,
che mi parve
tenere
delle sue
si Genova
mediazione dei suoi
terzato
un
po'di
del tutto serva,
azioni ;
vogliodire,
sottopostaallo Impero,ma a
norma
e
amore
e
forse ci entrò
sua:
di
forse in
non
rin-
vedere la Patria
maggiorcopia l'odio
gliSpagnuoliladri,che giàgliel'avevano
di ciò fosse,io mi
ma
manomessa;
comunque
contro
confermo
nella
maggiorfiloera
opinione,che di questa corda
l'utileproprio.
E quim| occorre
il
DI
A.
S8i
DORIA
storicoamericano
ammonire, che il Prescott,
virtù
nella
insigne,
storia del regno
il cattolicoe
quellidel
perchèinclinarono
a
donde
passioni,
la mpraledel nostra
cause
degli
retto, che
porre la
d'ognialtroFarebbe
questo non
a
felice
ricava indizio in-
paese. Ciò
parmi
utilità propriaa principio
delle nostre azioni è
e
sesto,
secolo decimo-
riferirele
alle generose
non
tici
poli-
che
alle ree ed interessate,
piuttosto
atti umani
per
di Ferdinando
d'Isabella riprendai
massime
italiani,
di
cosa
naturale,e
contrastare
merita biasimo
un
meno
americano,
né lode finché lo
studio della
che alla
propriautilitàcosi proceda,
utilità altrui non
né noccia: merita all'opposto
giovi
commendazione
quando prograndissima
cura
ed ottiene
lità
la uticon
procederecongiunta
altrui;degna è di biasimo se la utilitàdei
terzi od offenda o distrugga.
cesimo
Nel secolo sedii costumi perversi
dinario,
persuadevano
per orche un principe,
di tanto si credesse
di quanto danneggiavapopolie
avvantaggiato,
che
stati,sicché i nostri storicie politici,
quello
videro notarono : non creavano
giàessi la morale
testimonianza,
pubblica
; solo ne porgevano
pur
deplorandoche tanto la fosse scaduta,e molti
a migliorarla.
adoperandosi
Terminerò
forma
questo capitolotoccando della ri-
introdottaper opera di Andrea
Doria nelle
J82
VITA
leggistatuite da hii nel 1528: di cattiveei le
rese
pessime,e dair aristocrazia tirò lo Stato
Se ci avverrà di dettare la Vita
airoligarghico.
di Ambrogio Spinola,
a parte a
ne chiariremo
lo
e
parte le colpe,e glierrori,imperciocché,
di già,lo Spinolale avversasse
avvertimmo
con
contrai conati
tutti i nervi nel 1575
estremi di Giovannandrea
Lasciato stare il modo
Doria
a
non
meno
mantenerle.
della,composizionedei
dei componenti,
Consiglio
grande,e il numero
il Doria glitolse la facoltà dì dare il Doge alla
Repubblicasecondo le forme consuete ; il Condi ora in poinon estrassero più a sorte
siglietto
dal Consiglio
grande,bensì elessero a voti fra
i membri
del medesimo, con l'arroto degli
otto
dei Sette del
Priori del Banco di San Giorgio,
dacatori^
Sine dei cinque
Magistrato
degliStraordinari,
0 Censori supremi,ossia da quattrocentoventi
mandava
cittadini.Il Consigtielto
a
ventotto uomini fra i suoi componenti,
partito
davano balla di nominare ilDoge e
a questi
e
i Governatori. Tale
la riforma nota
col
nome
virsi
Garibetto,
perocchéAndrea costumasse serdi catesta voce
come
egli
per significare
sinuazione,
alle antiche leggidecretate da lui,a a sua in-
del
egliavesse
e
dei
ad
Andrea
doveva
capelli
garboe
compartito
zia;
gra-
aristocraticofino alla cima
parere cosi ;
ma
noi,che
tor-
DI
Diamo
i
sopra le
che
giudizii
orme
ci
A.
della storia per emendare
ne
compaiono errati,
argomento per confermarci
Andrea
la
non
253
BORIA
si piacquemai
caveremo
nella sentenza
che
della libertà,
né mai
al suo popolo: Geaova
largiva
il podere.
colono ama
amò
come
corto
l'ac-
CAPITOLO
X.
ha bisognodi vivere,
e vive.
decrepito;
Si parla di Dragut,-esi
in qual concetto lo
mostra
il Doria.
tenesse
Dragutte vigilaper ampliare nel
Mediterraneo lo imperio di Solimano.
Gasi di Affrica,
città in Affrica.
Arti del Dragutte per impadronirsene;
capitatemale le insidie ricorre alla forza,ed
sce,
anco
questa mescolata di frode,sicché all'ultimo riefa signore;né però la regge improwijjo
e se ne
e
Carlo Y ordina la impresa dell'Affrica,
0 crudele.
Imprese di Andrea
—
—
—
—
—
»
per le cose di mare, e Giovanni della
viceré di Sicilia per quelledi terra.
zia
Ingiusti-
ci prepone
Andrea
Vega
degl'improperi
deglistorici anco moderni contra il
ruina di
Dragul.
Dragut nabissa le coste d'Italia;
periali
Rapallo,e caso dello innamorato Magiacco. —Gl'impiglianoMonastif prima la terra, poi la ròcca
la morte
ria
di tuui i difensori.
Il Dragutte infucon
l'
le spiaggespagnuole per divertirela guerra dalsu
coltà.
diffiAffrica e invano. Assedio dell'Affrica,
e sue
—
—
,
—
Battesi la cortina invano ; scalata sA rivellino
zio
inutiliper onestare la disfatta. Screrespinta;
pretesti
—
—
Vega e don Garzia di Toledo.
sconfortate,i capi si rimettono in Andrea,
i quali
a Genova
a pigliarli;
e a Livorno
tra il viceré della
Le
milizie
che manda
—
celeremente portatisollevano le speranze
Disegnidel Dragutte di assalireda due partiilcampo;
il della Vega avvisalo lo previene,
fazione contro il DraOsservazioni su gli
gut, che rotto riparaalle navi.
—
.
degliassediatì.
—
DI
VITA
A.
255
DORIA
scrittoridi varie nazioni,che parlano di Andrea
ria.
Sortita
—
degli assediati respinta.
batterie
mare.
Il Doria
—
le fabbrica.
e come
galleggianti
le
inventa
S'è
—
vero*
ledo.
inventasse queste batterie don Garzìa di ToGl'Italianie i cavalieri di Rodi assaltano la
-*
e
la
piglianocon
di
la morte
di tutti i Turchi.
schiavi i cittadini e li
I cristiani fanno
ma
dal
che
simUe
terra
Si delibera
—
l'assalto della terra
Do-
ogni altra cosa
si trova
la
scarsa
—
vendono;
-
—
mata
L'ar-
preda.
—
patiscefortuna di mare.
dove propiziatosi
mano
Solili Dragutte va a Costantinopoli,
Il Dragutte
è creato da lui Sangiacco di Barberia.
alle Gerbe, va a chiudercelo il Doria; il quale
del Dragutte turpe proposta e n'è vergognosamente
muove
all'ospite
ributtato.
Il Dragutte gli sguizza di
lo stesso strattagemma che adoperò Annicon
mano
al
imperiale
ritorno
—
—
*—
Taranto.
^balea
trovato
morisse
il
—
Paolo
simo
attribuisce il mede-
Giovio
Gonsalvo Fernandez.
a
Dragutte.
Fortuna
—
e
Dove
—
quando
e
mutabilità.
sua
—
Parma; il duca
Ottavio si lega con Francia; papa e impero contra lui;
fanno frutto;il papa Giulio III perde in cotesta
non
guerra reputazione,pecunia e la vita dei nipote.
Guerra in Piemonte.
Guerra in Germania.
Fuga
dello imperatoreda Viilaco descritta.
Guerra di Siena.
Decadenza
di Carlo V.
di
Guerra
—
—
—
—
-—
—
Cosimo
dei Medici
e
Piero Strozzi.
—
Andrea
corre
soc-
vasse,
languidamente Cosimo; alcuni dicono che salaltriche perdessenavi cariche di grano: come
del Doria
si accorda la discrepanza. Gesti gloriosi
Andrea fugge davanti Lione Strozzi.
in Maremma.
Lione Strozzi va in Ispagna e p6r poco non
piglia
Barcellona.
Rotta di Ponza, dove Andrea Doria perde
sette galee e non
soccorre
Napoli. Commissione della
lerno
Francia al'Mormile;che per astio del principedi SaIl Doria tornando a Napolilibera Ortradisce.
*—
-*
—
—
—
—
betello dallo assedio.
—
Lettere falsatedal Mormile
per
S66
VITA
rannata
rimandare
turca»
per troppo zelo dà
di Francia
oratore
La guarra si valla
tutta
tutta la isola tranne
difesa di San
oomizioiii.
e
in Corsica*
Calvi
e
ArioMme
—
pania.
Genova
perde
nella
-^
—
Mirabile
San BoniCazìo.
-»
Bonifazio: si rende
rie
patti:opinionivasios^srdella resa: i pattinon
intorno alle cause
I Francesi rendono la pariglia
allo Impi^iAore
vano.
co' falsi sigilli
compensando le false lettere., Fraopia
offre rendere la Corsica al Senato di Genova» purfbò
a
«^
•*-«-
si stacchi dallo
Imperatore;il Senato e Andrea oe ragguagliano
Cesare.
Gagliardisoccorsi di Carlo;anco
duca di Firenae sovviene la impresa; pronrvi•*-
Cosimo
sioni di guerra
San
di
condotte di soldatiche fa l'ufficio
e
Giorgio.
lo stendardo di
san
precede Andrea
e
sbarca
-*-
Lorenzo.
libera
£rbalungae
a
Andrea
eletto capitanogeneralericeve
Andrea
-—
sbarca
nel
CristofanoPallavicino
--^
Calvi;
manda
ilpaese
di San
golfi)
e
ferro
a
e a
Fiorenzo» e
fUoco.
dia
asse-
poi pernome;
cosso
l'assedio in blocco.
la terra che porta il medesimo
dalla infinita mortalità muta
—
Agostino Spinola
-^
—
Manda
Angiolo Santo delk Vie ad assalire Bastia,
vincere
queglipigliala cittàe la ròcca; volendo poi straa
Furiani ò battuto due
volte.
Il Thermos
^
tenta offendere di fianco AgostinoSpinola.-^
Bella aaione
di Giovamoi
e
renzQ"
-^
per forza San f lotendo.
alla scoperta e si salva combat-
da Torino
poi n'esce
Andrea
in onta
che
soccorre
si ostina
alla
moria;
a
rimanere intomo
il Tbermes
—-
e
San Fiorenzo
ilSampiero,
ogni verso invano per sorprenderela suaMigisi ritirano a Corte.
San Fiorenzo
buiza,per disperati
viene a patti;Andrea ne propone dei crudeli: r^tlansi;alle istanze d«i suoi ricusa eedere in ai^ìarenza,
tentato
-^
in sostanza
ma
e
concede
si salvino i fiaoruseitieòrsi
ma
napolitani;
poisi pente; e presitrentalròedesi gli
mette
pace
al
remo.
^^
I Francesi abbandonano
di Castello Cambrese.
•—
Andrea
i Còrsi nella
ha da
levarsi
258
VITA
correggendol'errore
piendone
alla propriavita,riemdella morte, aggiungerli
lo spaziotra sé e il nepote Giovanralmente
nandrea; la quale cosa avrebbe dovuto natuadottivo Giannetfare il suo figliuolo
yuto
vivere Giannetlino,
e
tino : certo la volontà,comunque
tanto
uomo
può,
non
e
l'
indomata,del-
tuttavia,in parte,
penso, che possa. Narriamo dunque le gestedi
i suoi coetanei tutti,
Andrea decrepito,
mentre
e
dei discendenti i
il
sonno
dormono
più,da lungastagione
eterno.
Chi fosse
e come,
duto
caDraguttenarrammo,
in podestàdi Andrea, lo francasse non
già per cupidigiadi tagliaeccessiva,secondoche parecchifra gliantichi,
e taluno moderno
mostrato
scrittore si ostina a rinfacciargli
(avendo didiscreta meche la fu piuttostochè
schina)
al
; bensì perchèi Turchi si piegassero
costume
di fare
a
buona
guerra
o
almanco
non
incrudelissero. Che
poi il Rais turco fosse uomo
Veruno il seppe quanto
di guerra prestantissimo.
Andrea, il quale così lo tenne in pregio che
volle perpetuarne la immagine sopra le proprie
medagliedietro la sua: di fatti non si revoca
in dubbio che ritragga
il Dragutte
la testa che
vediamo
nel rovescio di
monete,
medaglie e
quelladisegnatanelle
dei principi
Dona
sigilli
descrittied illustratida Antonio
ed è
Olivieri,
DI
S59
DORIA
A.
prima della Tavola II '.Costai pertanto,dopo
la morte deirultimo Barbarossa,rimasto solo a
le cose dell'Affrica^
spiandodiligentisvigilare
la
od
le occasioni per confermare
simo
il dominio del
suo
venne
Signore,
sapere come
chiamata Affrica
nella città modernamente
a
Afrodisio
ovvero
Media, ed in antico Lepti,
culto che dentro
ampliare
e
pel
tempiovi professavano
sieme
ina Venere
dea, alcuni,congiurati
alla tirannide,o piuttosto,
0 per odio
secondochè
più spesso avviene, per vogliadi
farsi tiranni,spento il principela ressero, e
bene, almeno su i primordi,come
suole,procurando
metterla in fiore col ricoverarvi copia
di Ebrei
e
dal
un
solennissimo
di Arabi
e
e
i commerci.
Sembra
dustrie
in-
che la città
volta,o coi\ alterna
quattro prmcipalicittadini,dacché sappiamo
imperasseroo tutti in
vece
che
volentieri
a
Con
che la
una
co'doni
Dragut,essendosi propiziato
fra essi chiamato
tasserlo in
"
Spagna
i qualivi trasportaronole
Portogallo,
loro
uno
cacciati via dalla
Brambara, chiese
AiOfrica
come
accet-
cittadino,
persuaso che
glieloassentissero;
s' ingannò,
imperciocché
e
bara
quanto più si sbracciava il Bramil partito,
tanto megliogli
caldeggiare
ingenerosoconsiglioAndrea
circondata
scolpissero
ordinò
di catene.
o
consenti
260
VITA
altri si osttnavaDo
a
coDoscendo
rigettarlo,
terra
espresso che, entrato cittadino in piccala
il Gomandante di sessanta tra galee,
e
galeotte
legniminori,se dura un di senza farsi tiranno
gliè per roiracolo. Andate male le arti astute,
si pose mano
alle violente.Dragutte
incollerito
vointo
bandiva,poichécompagni non avevano
diventargli,
gliabitatori dell'Affrica si apparecchiassero
ad
obbedirlo
difendessero. Chiamato
servi; se
il Brambara
sapevano
si
in
greto
luogoseparecchie
miglialontano della città,gli
commette
segnatigli
quanto egliabbia da fare dopo conTurchi usi aglisbaragli
cinquecento
;
eglipoi va con le navi ad attelarsidinanzi la
briccolandoci di tratto in tratto qualche
città,
indi rinforza,
all'ultimopiglia
a
palla,
con
darla
bombar-
ruinoso fracasso. I terrazzani non
mendo
te-
assalti dalla parte di terra voltansi al
e
mare,
nella zuffa si
versano
intensissimi,
più che pareva loro di cavarla a bene;
ilBrambara ebbe agio,
sperto
per le qualicose
di accostarsiinosservato alle
com'era dei luoghi,
tanto
scalarle,e
mura,
correre
Così r Affrica cadde
co' Turchi
la città.
in potere del
Dragutte,
la goche posto subito termine al saccheggio,
vernò
prudente,la costituì emporio delle sue
di guerra,
prede,arsenale delle navi, arnese
cosi
a
difendere
come
ad offend^^
adattatìs-
DI
A.
261
DORIA
Simo, giacendoella sopra
una
estrema
lingua
di terra
di rimpettoalla Sicilia; donde
proprio
taneo,
istancontinuo, lo spiccarsi
però lo speculare
sicuro. Carlo V, non
e il ripararsi
tendo
popatirecotesto stecco ^n gliocchi,mosso
dai prieghidei popoli,ordinò a Giovanni
ancora
della Vega viceré di Sicilia,
e al Boria,
di condursi a fare cotesta impresa,preponendo
il primo al comando
della gente di terra, il
secondo a quellodell'armata.
Era mente
dei capi che gliapparecchicosi
in
un
segreto si ammannissero, che né anco
fumo ne traspirasse;
comandi questi
più facilia
darsi che
in vero,
ad ottenersi;
di ciò tosto
il Dragutteirrompe a tempestare
ragguagliato
in ognitempo per uscire
per le coste d'Italia;
adesso
in corso
meno,
glisaria bastato anco
causa
e ce n'era di avanzo,
giusta,
poilo moveva
conciossiaché intendesse stornare
la guerra dall'
Affrica. Gli storici contemporanei che diluviano
,
patire
comvituperii
sopra Dragutte,voglionsi
come
quelliche trasportala veemenza
del tempo, ma noi che conosciamo
delle passioni
Turchi e Spagnuolifossero belve
oggi come
siamo
pari,e del paribramosi di preda,bene posil modo di condurre la guerra
riprendere
col quale
nel Dragutte,
ma, oltreché dal modo
la sgarava di poco,
la conducevano gliSpagntioli
OvBiiuzzi,
Vita di A. Daria. Tol. II.
17
262
VITA
chi
che quanto al fine,i Turconfessare,
dobbiamo
la Italia su gliSpaconquistare
gnuoli,e gliSpagnuolicacciare via i Turchi
miravano
entrambi
dall'Affrica;
se
ladri di terre altrui;e
noi altri Italianidovevamo
o
scapitare
vantaggiarci
av-
Maometto che con la
con
piuttosto
con
o
Inquisizione,
questa piuttostoche con
è cosa
che renuzio a definire.
quello,
Draguttepertanto,presa una nave genovese
dei Caneti presso Trapani,la spoglia
del carico
peste,
voce
: che, lacero dalle tem; poi fa correre
gliè forza rientrare nei porti.11 Boria
tosto
torna
leasse
gutte,
invano il Dra-
sul mare-dove,cercato
esce
indietro per torsi
di Tunisi
su
la
nave
Mu-
traghettarlo
per prezzo
in Affrica: allora Draguttesguizza ftioridai
ruina lungole riviere.Rapallo
e mena
nascondigli,
andò sottosopra,e qui la tradizione
ne
re
racconta
e
accadesse la strana avventura, che forse
fie grave di leggere
a sollievo della mente
affaticata dalla storia dei continui infortuni.
non
Bartolommeo
ama
Magiocco,giovanerapallese,
una
giovanedonna e non è amalo : giàsi crede
che formosissima ella fosse,
bella o no piama
ceva
al giovanee basta. Nel buio della notte
irromponoi Turchi,la gente atterritadagliurli,
dai fuochi e dallo strepito
delle armi, non fugge,
vola: r aspra cura di sé vince ogni affetto;
né
DI
A.
203
DORIÀ
padre,né a congiunti
pensano, o se ci pensano
bandono
non
glisovvengono ; cosi lasciano in abdal Magiocco,che
la ritrosa amata
desta al rumore
trema
come
nicchia
e si ranfoglia,
nel buio; però al Magioccobastò Vbt
il viso colà dove tutti voltanimo di volgere
vano
le spalle,
né gli preme
morire, dacché
l'amor suo non
tanto vivere senza
pativa,e
cosi sperimentala fortuna cortese, che inosservato
della giovane,lei
penetra nella casa
svenuta si reca
e con
esso
seco
sopra le spalle,
a
si.riduce
a
salvamento:
che
a
tanta
giovanesi squagliasse,
e ramò, e forse lo amava
anco
prima,
che in molte donne è natura mostrarsi superbe
voli
quanto più si mirano attorno gli amanti detaluna viene per blandimenti propi: e se
zia
ad altre all'opposto piace essere
gnata
espunemica: ma
ciò agi'intendenti.
rocca
come
prova
di affettoil
affermano
cuore
della
,
Queste ed altrettaliaccortezze
giovarono
poco
al
Andrea, recatisiin nave
Dragut,imperciocché
nel golfodella Speziamille Spagnuoli,quinci
sferrando con ventidue galee,
venti sue e due
cilia,*
del Visconte Cicala,veleggia
per Napolie Sidove si aggiunge altre trentadue galee
tre del Papa comandate
imperiali
tutte,togline
dal iPriore
di Lombardia, e tre di Cosimo
duca
264
VITA
di Firenze cui
era
preposto Giordano
Orsino;
poi tocca Trapanidove si reca a Capoboono
Data e ricevuta
Mercurio.
giàpromontorio
della spiagqualchebatosta,su lo appressarsi
gia
fu conigliodei capitanioccupare innanzi
tratto Monastir terricciuolaprossimaall'Affrica,
la quale, per trovarsi povera di gente, Drabuon polsodi
con
un
presidiata
gutte aveva
essendo a temersi,
Turchi^e parve ottimo partito,
essi si sarieno travagliati
che mentre
intorno all'Affrica,
Dragutte,che se ne stava
lo sforzo dei Turchi e
fuori,colà raccogliesse
peto
degliArabi dalla universa Barberia,e fatto imsturbasse e minasse la impresa.
improvviso
—
La
dei nostri,e fu poca
più duro intoppooppose il castello,
chè
per-
terra cadde
fatica:
in
mano
si ebbe
prima non
se
non
se
ne
tutti i difensori: dei nostri
oltre sessanta,
dei
senza
come
più prestanti,
lo stianto di
un
cannone
contare
suole; una
zarono
ammazce
i
ne
mase
ri-
e
feriti^
galeraper
si sfasciò.
Dragutte,cruccioso per non avere potuto
zarrisce
imbizstornare le armi imperiali
dall'Affrica,
i^ mari, e dopo le liguri
manda
su
le spiagge córse, elbane,
fuoco e a sacco
a
fosche, e poi si arrischia fino alle spagnuole;
a
ma
Valenza
invano
fa danno, lo ributtarono
che Andrea
,
fermo
a
Maiorca,
più che mai
266
VITA
parte di
terra
con
rivellinopiù in alto spor*
un
gente in punta molto
la seconda
ardua
e
in fuori.Riconosciuta per
volta la terra^ parve
di
quellache dapprimanon
batterla
giudicando
impossibile
mare
ventilarono sul modo
,
terra. Alcuni
impresa più
comparisse,
dal lato del
di assalirla per
volevano si battesse
vellino^
prima il ricannoni,di che appariva
i
prevedendosiche
qualunque si
cortina: altri all'opposto
munito, arieno malconcio
fosse attentato
battere la
opinavanosi avesse
tura
combattere addirit-
a
la cortina schermendosi
vellino,
dai fuochi del ri-
sia
con
bersagliando
gliarchibusieri chi
stava attorno
sia costruendo
alle artiglierie,
il
travate. Prevalse in Consulta
e
terrapieni
secondo partito,
però che il buon costume di
incominciare gliassalti dai
guerra persuadesse
mente
luoghipiù deboli ; e di vero procedendoaltrasi corre
pericolo,che i soldati per la
troppa resistenza si scorino,
e più volte respinti
perdanola speranza del vincere. Tutto ilgiorno
durarono
ma
il
a
battere la terra
con
ventitré
noni,
can-
le cortine furono rinvenute oltre l'aspettativa
fecero migliorprova congagliarde:
tro
dove riusci agli archibusieri
rivellino,
condurre
a
tanto
man
innanzi
salva
le. trincee da
chiunque si
parapetto. Poiché l'esito aveva
gliare
bersa-
affacciasse al
mandato
VjOOQIC
tJy
Digitized
alla
DI
rovescia i
267
BORIA
si rìmasono;
presagi,
per quelgiorno
nella notte
comecché
presero la deliberazione,
paresse
ostica,di
Ijbo, e
la tentarono
secondo
A.
di
Sicilia: la
tentare
la scalata al rivel-
sul fare del
di, che
fu il
luglio,gliSpagnuolidel Terzo di
fortuna
non
arrise al valore,
o
piuttostogliSpagnuolipari alla ferocia non
la spigliatezza
necessaria a co|"ossedeyano
testa maniera di fazioni: fatto sta che dopo
il pie su i parapetti
furono
avere
messo
ne
ributtati. Gli storici parziali
e
agli Spagnuoli,
Spagnuoliraccontano, che si trattennero spontanei
da scendere giùdalle mura, avendoli per
cessero
carità avvertiti un Moro dabbene, che noi faperchèsarebbero caduti dentro un fosso
profondissimotutto irto di acuti e di triboli,
gliaspettava morte certa non menochè
novelle di cui gliuomini non
ingloriosa:
tiscono
pamassime
penuriaper onestare la disfatta,
se
o di Spagna o
questiuomini nascono
dove
di Francia.
Oltre
la pesantezza delle milizie
che fu la causa
onde la scavera
lata
spagntiole,
vuoisi in parte attribuire la
sinistrasse,
colpa air astio che si portavano tra loro il
Vega e il Toledo, il quale operò sì,che questi
si movesse
quando il giorno era chiaro,e
tardi
inopportunoIo sovvenissfe.Quantunque
questa colpa del Toledo non sia facUe a pròe
268
varsi,su
VITA
ciò mi
occorre
la invidia,
peccato assai
notare, che verameiite
negliuomini,
Corti,e poi io screzio tra
comune
propriovizio delle
i due capitani
ci viene cosi concordemente
stimoniato
tedaglistorici,che non si potrebbe
con
ragionemettere in dubbio.
di combattenti,sconfortati
Scemo
il campo
è
i
la inopiadelle
le munizioni logore,
superstiti,
che poche ed a stento si avevano
vettovaglie,
dalla Sicilia (dacchéil signordi Caa cavare
qualedoveva tenere provvedutoil
falli
e fornire certe squadredi cavalli,
campo
del giorno,
le promesse),le nuove
per gliapparecchi
che si udiva allestireil Dragut formidabili,
sempre più paurose, ebbero virtù di
i quali
mettere il cervello dei capitani
a partito,
fecero capo ad Andrea
perchè trovasse modo
di spuntare la impresa; e questispedisenza
frapporreindugioMarco Centurione con dieci
milleduegento
Spagalerea Genova a pigliarvi
e
gnuolilevati da Milano, nuove
artiglierie,
dal Senato,e dairOfiQcio
munizioni provvedute
il duca di Firenze dette due
di San Giorgio:
che il
mila palledi ferro,e copiadi polvere,
Centurione prette passandoda Livorno. Questi
rinforzi condotti al campo
con
diligente
stezza
preebbero virtù di rinfrancare glispiriti:
in buon punto,perchèal
certo essi capitarono
morano,
il
DI
A.
fu porto»avviso da
Vega
Perez
269
BORIA
un
Vergas.governatore
moro
di don
Luigi
della Goletta*, il
al campo,
qualeera stato chiamato per consiglio
come
Dragutteaccorso in aiuto dell'Affrica con
vascelli,
quattordici
dopo averli messi in sicuro
glia
dentro certo golfolontano una
trentina di misu
quellacosta, n' era sceso con settecento
*
Adoperandosigliscrittoridi storie a comporre ia vita
di Andrea
considerare attentamente
due
Doria, voglionsi
cose, lo stato loro e la nazione alla qualeappartengono :
1 Genovesi,e per ordinario gliSpagnuoli,levano a cielo
dove possono, dove no, o tacciono i fattio gliài*
Andrea
tutto il contrario costumano
terano;
i Francesi
e
i Fiorentini,
primi per astio di avere perdutola prevalenzasu
i mari dopo che gliebbe abbandonati il Doria,i secondi
che eglipigliasse
parte a ridurli-in servitù.
per rancore
i
Cosi
l'Adriani, che
pure
dettò storie sotto
ed è storico assai modesto, tuttavia
centra
il Doria,e
coglieogni occasione
pato
il Princi-
procedeacerbo
per aggravare le
colpe,e diminuire la sua virtù, e in questo luogo,
il pregiodelia diligenza,
afferma che Andrea
per torgli
tro
portò il soccorso
dopo la fazione terrestre combattuta conle discordie,
Mi Dragutte,il che non pare vero; come
anco
sue
che
ria
furono 'causa di molti danni, mette tra ilDo-
muni
Vega, mentre non ce ne furono o ci furono codrea
anzi a dubitare che tra Ancon
glialtricapitani;
basti avvertire che
correre
e il Vega ci potessero,
ebbe titolo di capitanosupremo
ma
Andrea
pel mare,
di terra governava il Vega. Occasione
le cose
mentre
di lite poteva darsi tra il Toledo e ilVega, imperciocché
delle galee napoil comando
letane,
quantunque quegliavesse
la condotta delie fanterie
pure glifu commessa
di Napoli.
e
il
,
270
VITA
di provato valore,
a cui avendo
aggiunto
co' doni, ed
molte bande di Arabi gratificatesi
mulinava
la fama della sua prodezza,
con
anco
titura
batpercotereil campo con qualcheimprovvisa
dall'altro gliasseda un lato, mentre
diati,
facendo impetosubitaneo fuori delle porte,
lo arieno tolto in mezzo
perlo.
quasi sicuri di romIl Vergas da prudentecapitano,
tese
atnon
Turchi
ad
essere
assalito sotto le mura,
che chi assalta ha
esperto
vantaggiocosi per
l'animo concitato come
per lo impeto che il
col corpo: e poi il combattere
corpo acquista
in luogoe punto medesimo
due nemici gli è
come
mettere
sempre
tutto il suo
sopra
postasola:
una
quindi,sotto pretesto di legnare,spedìdue
compagnie di archibusieri spagnuoliin certo
bosco a ponente, e dopo breve intervallo seguitò
le quali,
camminato
eglicon parecchie
squadre,
che ebbero forse due miglia,
occorsero
nei Mori
del campo
con
nei Turchi
e
:
fu da
una
affrettantisiallo assalto
battuto
parte « dall'altra com-
la solitarabbia che né dà, né spera
prevalseal fine la virtù dei nostri,
quartiere:
sicché Dragutte,
visti i suoi o spentio laceri
dà non
alle
potere più reggere le armi, riparò
navi, con le qualisi ridusse alle Gerbe, e quivi
stette
ad
aspettare la caduta
asilo dell'Affrica,
cruccioso
come
pure avrebbe
del
per
suo
non
voluto,sovvenire.
fidato
poterla,
DI
Gli
assediati
noD
dal
avevano
al debito, e
mancato
271
DORIA
A.
assaltarono il ^ampo;
da tre
ma
canto
punti,sortendo,
la farla torca si ruppe
la costanza
spagnuola,sicché
; ciò nonostante
aspramente respinti
contro
dello assedio
non
loro
accennavano
a
vennero
le
cose
sollecitarisoluzione,
molta gente in tanti scontri
imperciocché
di arme
fosse andata perduta,ed i ricordi
dei tempi lamentano, tra glialtri,mòrto un
Ferdinando
Toledo
del campo,
maestro
liere
cava-
di molta
vano
prodezza; né gliassediatifacepunto vista di balenare,anzi vie più nella
pote
difesa s' intoravano,animati da Hissè Rais ni-
loro
del
Dragutte,
giovaneferocissimo,preposto
come
capo ; ed bassi inoltre a notare, che,
per industria di Consalvo da Cordova,
sebbene
meritamente
salutalo
le fanterie
tali da
reggere
di Gran
nome
tano,
capi-
spagnuole fossero diventate
il paragone
superarlein campo
stavano
col
con
le turche
e
aperto,per dare gliassalti
di sotto alle italiane. L'arte delle
tiglierie,
ar-
quelladelle mine, aveva fatto
Piero Navarro notabili progressi,
con
pure non
costruite
da sfasciare agevolmentemuraglie
tsuati
il bisogno
sodezza e diligenza,
e secondo
con
riparate:in ultimo, per difendere fortezze,i
massime
Turchi
furono tenuti sempre,
si reputano
e
anco
che
singolari
piuttosto
ai di
stri
no-
rari.Già
872
VITA
accostavasi deltembre,e
se
del mese,
la
impresa non
si
da
prevedersi
che la perversa stagione,
o volenti,
repugnanti
di costà. Quando
avrebbe cacciati gl'imperiali
Andrea Doria, per fuggiredanno
e vergogna,
poichéle mine, le trin*
propose in Consiglio:
riuscitiinvano
cee, ed ogni altro sforzo erano
vinceva nel
corso
era
dalla parte di terra, si tentasse
questo scopo eglimise fuori
mare;
a
nuovo
trovato, il
due
l'assalto dal
galeredi
un
suo
quale fu questo: alleggerite
zavorra,
e
di attrezzi,
le assicurò
grosse catene, poi ci
costruì sopra travate, riempiendo di terra pesta
glispaziirimasti vuoti tra l'uno e V altro
bene
insieme
con
assito,e dietro a queste collocò i cannoni grossi
da
però più di quattro:
aggiuntointorno al corpo delle
battere mura^
forse avrà
anco
non
galeebotti vuote, affinchè queste sporgessero
lo trovo
non
su l'acqua, ma
più galleggianti
iattanza parmi si possa
scritto,epperò senza
dire,che quando don Barcelo, nel secolo passalo,
mise
in opera
nel famoso
bilterra
assedio di Gi-
le barche cannoniere descritte dal Botta
nel libro duodecimo
Americana, non
adattò
della sua
storia della Guerra
inventava, bensì ricordò,ed
Il Brantòme, sempre studioso
all'uopo.
di denigrare
il Doria, tolto a questo il merito
della invenzione delle batterie galleggianti,
l'at-
274
i
VITA
patti,forse presaghiche
gli menarono
tutti morti;
a
vendere
in Sicilia,
le donne andavano, per
storico,
nulla, ed i fanciullisi davano per.
uno
cosi dire,a
ci
giunta
; il saccheggio
se
palmo,e
quantipoterono
cimila,
giunsea ben die-
agguantare, di cui il numero
dove, nota
a
nuti,
otte-
schiavi
paesanimenarono
e
palmo
fintantoché caddero
combatterono
dei
la terra
contesero
ma
rarieno
non
le mani
dell'uomo
fu menato
peggioche
si fossero convertite in
falci fienaie,e tuttavia l'avara crudeltà dei ladroni
rimase delusa,o
trovato
0
modo
perchè, come
quantunque
ci fossero
ci
anco
di
perchèi terrazzani
causare
credo
avessero
venute
sero
aves-
altrove le robe,
le industrie,
piuttosto,
attecchito bene,
in fiore. Se
non
toccarono
gravial Dragut i danni del perdere,né anco
il Doria provò copiosigli utili della vittoria;
è vero; la fanteria spagnuola non aveva
pari
in fermezza , almeno
dal Gondopo che fu disciplinata
—
e
non
salvo: in
e nei
agilità,
italianidelle Bande
subiti moti
nere,
la superavano i ùmiì
dello Alvianò, e in generale
del Gariglianofu vinta massime
dalla
battaglia
delle nostre milizie;
fino dai tempi
e comecché
speditezza
di Ferdinando iiCattolicogliSpagnuoliavessero
banda
una
di escaladores,
che condotti da Orlenga fecero buona
prova nelle guerre di Granata,
pure dopo le loro conquiste
d'Italiacommisero
la impresa di assaltare le mura
miche
nepreferibilmente
agl'Italiani.
tutte. La
DI
275
DORU
A.
queglipkudse il prode nipótemiseramente
ammazzato,
questipiansela morte della moglie
se
che giustoallora cessò di vivere,e
Peretta,
quanto che le rimaneva
più amaro
sola
tanto
pagna
com-
delle antiche venture,'e consigliera
fidatissima : per modo
che
o
tu consideri lo
dei beni terreni,
o le
passionidell'animo,
trovò intera V
qui pure
che tra
sto
acqui-
corsaro
e
il dettato :
applicazione
che i
piratanon ci corrono
barili vuoti.
Rilevati i muri, messoci
gnuolo, e
di
viveri,gliassedianti
a
a
crescerne
tornano
le onde
Draguttevassi
di malo
la scontentezza
la fortuna,
onde
travagliare
su
presidio
spa-
fornitolodi munizioni
scarsamente
in Italia;
dentro
stettero
per
e
umore
li prese
zati
più di trabal-
in dubbio
della vita.
pidazione,
tresenza
non
Costantinopoli
fu
che infelice capitanoo colpevole
chi
un
tempo la stessa cosa peiTurchi,né peiTursoltanto ; ma
Solimano propiziato
prima co'
doni, e poi con paroleaccorte persuaso, crebbe
di grazia,al Dragutte,e lo promosse
Sana
giaccodi tutta la Barberia.
Adesso tì'oviamo attestato da parecchi
storici,
a
che scrissero dei
avvertito
gestidi Andrea, com'egli
del pericolo,
che correva
l'Affrica per
gU assalti imminenti
a
mezzo
che il
Draguttestava
lestendo
al-
il verno, andasse dirittamente
S76
a
yiTA
la qualecosa
rifornirla;
è yera, dacché il
isola delle Gerbe
mia
opinione
per
Dragntteessendosi
per
non
ridotto alla
racconciarvi il
naviglio,
po' di ricerca sapere,
sarebbe stato in punto
di tentare cose nuove, né poteva supporsi,
che
il novello Sangiaccovolesse imprendere
fazioni
zarose
prima dei rinforziche attendeva da Coé questo altro,che Andrea
: certo
stantioopoli
sul principio
studioso di opprimere
di marzo,
il Dragutteprima dello arrivo degliaiuti,salpò
ventitré galeeremigando a
da Genova con
riusciva
agevolecon nn
che fino a primaveranon
,
golfolanciato colà dove costui stava riparando
le navi.Circondano
ond'ella poco
contiene
solo da
per
l'isoladelle Gerbe bassi fondi
sporge fuori daf
; in
mare
bensì lievieminenze,e
colli;
un
mezzo
uno
non
tutte terra;
le navi entrando
lato ci si accostano
di
sé
angusto*canale dentro
certo
ché
comecgolfopoco anch'esso capace ; ilDragutte,
colto alla sprovvista,
ritrassesollecitamente
dentro al
golfole navi;
rinforzò di
artiglierie
del golfo,
e
torre,che sorgeva alla bocca
di qua e di là la munì di trincee da
una
condotte in
fretta con
la zappa,
di'bersagliatori
capacia
tenerne
gna
campadole
munen-
lontane
le saettie,
ed altrilegni
minori,che
fregate,
delle galee,
stante il molto immergersidi loro
Il Boria,ricoeglinon temeva.
nell'acqua,
le
—
DI
Doscinto per bene
277
BORIA
A.
il
luogo dintorno,si
fosse pìh agevolevedere,che pipersuase come
gliare
ilIh-agutte;
dell'
però si rivolse al signore
isola Solimano Schecchi
e con
preghieree
miste a minaccio assai lo stimolava
profferte
perchè^glielo
salva, e gli
consegnasse à man
diceva non
il Dragut soldato
sibbene
essere
tatto
,
,
ladrone
di mari, infesto cosi ai Turchi
ai Cristiani;
ma
aspettasse il
suo
come
l'onesto Moro
:
glirispondeva
queste medesime cose il Draguttedirgli
pei'lo
ditore
appunto di lui; ospiteil Dragutte,sé non tra; indegnosollecitarealtrui di tradimento :
nemico
in alto mare,
e
con
cere
prodiuomini desiderano vinnon
pretendonoaverli
battaglia,
virtù lo vincesse : i
gliemuli in
in
e
mano
bestie da
come
macello. Dura
meritata. Allora Andrea, non
meglio, si
mise
con
potendo fare di
sottile vigilanza
dire
a custo-
l'uscita del porto,e sicuro che
sguizzaredi
lezione
mano,
attese
non
glipotesse
ad averlo per
fame.
Di
fatti pareva
non
ci fosse proprio
verso
di
di sotto al Doria, molto più che il Moro
sfuggire
al Dragutte
signoredella Isola aveva fatto conoscere
tuttodì scemarsi la vittovaglia,
sità
e necesha legge
non
; pensasse pertantoai casi suoi.
la quale
Il Dragutteci pensò, e la necessità,
come
è suprema
GxJSBSAZzr.
suaditrice di mali, cosi pro-
Vita di A. Dor(a. Voi. II.
18
278
VITA
%V iasepiù stupenditroTati,
gDÒ il modo di cavarsi dallo impaccio;qpiaiiehe il Drs^tte
tunque sia più che irerosimite,
mai Tito Livio,anzi qod lo udisse
DOD
leggesse
ricordare né manco,
tagemma,
immaginò lo stesse stratin virtù del qualeAnnibale tra|^fuori
viarno madre
dal porto,o
dei
di
seno
sicule,e varatele in
mare
dei Tarentinì,le navi
mare,
le oppose
impedendo a quel modo,
df Taranto
alle Romane
che la Rocca
venisse rifornita vie via di'vettovaglia,
a rendersi per fame, che
costringendola
^.
altrimenti se ne giudicava
disparato
l'acquisto
Raccolti pertanto,quantipiù potè,marFaioli,
ed allettatilicon larghi
salari,il Draguttefece
beri,
spianaresentieri,colmare valli,abbattere alrendere insomma
agevolela via ; poi per
e
*
Se il Dragutte
non
lesse Tito
Livio, certo lo
aveva
letto Paolo
pitano
Giovo,ilquale scrivendo la vita del gran Caprocedein parte come Apelleallorché dipinseElena,
io vogliodire,ritraendo da parecchie
bellissime fanciulle
la immagine della
greche i più venusti trattiper ornarne
sua
eroina,cosi essendosi
trovato
Gonsidvo
ad assettare
di Nocera
seppe resistere il buon vescovo
alla tentazione di attribuirgli
lo strattagemma di Annibale,
Taranto,
non
le navi siperò alla rovescia,che queglitrasportò
eule dal golfonel mare
aperto, e questi^1 maare aperto
le avrebbe traslocate nel golfo.Se togliil Giovio,verun
altro storico attesta simile impresadel Gonsalvo;e vuoisi
che costui,
tenuto
in pregiodi scrittoreelegante,
porre mente
fu del pari reputato veridico.
non
DI
forza di
A.
279
DORIA
arganitirate le
navi in terra, e
le spinsein
sopra cilindri,
parteopposta del Golfo. Taluno
ciò
non
conseguisse
bensì scavando
mica
un
modatole
acco-
dalla
mare
racconta
ch*egli
nel modo
che ho sto,
espolungo canale fino all'altro
lato della isola: troppodura
questa
e
opera sarebbe stata
piena di difficoltà; però non ci sentiamo
fede:
a prestarci
disposti
anzi dubitiamo,
che invece di trainare le navi per lo appunto
la contraria sponda della isola,siasi consu
tentato
di
in parte dove potesseandare
trasportarle
anzi si avrebbe addiritturagiùinavvertito,
dicare che la
cosa
stesse
così,se dobbiamo
dere
cre-
il Campana nella vita
quanto ne riporta
di Fìlipiio
le navi fossero
II,il qualeattesta come
migliopiù oltre dal
luogo dove si trovavano prima; comunque però
andasse, fattosta che il Dragutte
giunsea sguizzare
al Doria, che mentre, vigilata
di mano
la
da un
bocca del porto, vive sicuro di pigliarlo
scirgli
riusei vede allo improvviso
momento
all'altro,
alle spallee impadronirsi
quasi su gli
occhi suoi della buona galeala Galifada lui
poco dianzi speditaa Napolied in Siciliaper
Per cotesto evento scemò
cavarne
provvisioni.
là reputazione
del Doria, il quale apprese, e
di,
veramento
atteso ad impararlo
un
aveva
po' tarquando si mette il nemico alla dicome,
trainate circa
mezzo
280
VITA
ed
sperazione bisognastare paratiai partiti
la necessità ;
aglisforzi stupendiche consiglia
la fama de! Dragntte
crebbe all'opposto
di accorto
che di valoroso capitano il
non
meno
al Sinam Bascià
quale indi a poco congiuntosi
la potèpisi volse a combattere Malta e non
gliare
se
avesera nei fatiche cotesta terra gli
; ma
ad
tornato
a riuscire funesta, imperciocché
dintorno con
là soe adoperandocisi
assalirla,
lita
prodezza,colto da una scheggiadi pietra
nel capo cessò di vivere con infinita allegrezza
,
,
di lui si sentì
della Cristianità,
che per la morte
dimostrando
sollevata,
così in
quanto pregio
ella avesse
la prestanzadi questocapitano
:
nel 1S64, e dopo
però questoaccadde più tardi,
come
ebbe
ch'egli
e
titure
percosso la Cristianitàdi fierebat-
sé onorato
nobili
con
Niccolò Macchiavello
nel
,
Storie,racconta
Piero
come
libro terzo
Albizzi
degli
messo
convito
amico
per ammonirlo,o nemico
a
gestidi guerra.
molti cittadini,
taluno
delle
avendo
o
suo
per minacciarlo
della istabilità
della fortuna
un
nappo
tro
glimandasse, dendi confetti,
chiodo, volendo
un
che si
significargli
ficcarne
quelloa conprovasse con
la ruota. Di fatti la esperienza
dimostra
come
tutte le
la cima,
o
umane
con
forza è che calino,e
cose, toccato
violenza
questo
o
biano
che ab-
gradatamente»
sanno
tutti;ma
MS
franto
VITA
curva
anch'egli
il capo
Dio
mi
un
sto ei dava
avverso
e
mendo:
fre-
nMnara
ofifmae. IM #06^
testimoDio Mirane
la DMtara
elà"e
tempi di cui favelliamo ce lo posse GaitoV
ed invailo: imperciocché
nonosilMEite toMei
e i moniti pnterDi,FiUppe li rinnova* Im
-motto minMi dìJn,
con
potenza ed ingegno
opperò con esito pie infeKoe.
Ciomineiava a dargU fastidioParma ^uasila*
nei
villa accenditrice di alto incen^o^ dke» il
ear-
dinaie del Monte
promise»se lasse stato Metto
ponteficedi rendere ad Ottavio Faraes^y «d
,
eletto
principalmente
per
questa
casa,
messa^
e
non
opera
dèitettaAoricK
quantunque prete^4"sswvMaps»fu poco. H Ganiagli/m^ml'i^pra
fatte imponeva Tobblifo
ragionedelle ingiurie
di fame
la paura
sempre
di nuove,
sotto eolore di
questo lo sovveniva
dozza, oratore cesafeo
eon
onestando
i'odio
e
«tHìtà(eéin
pabblìsa
molto
eatore #lft8n-
in coste di itoma^
e
per
soverchio ^elo
pel suo isìguorevopof alUsapas*
sione a noi ignota),
esponeva ailo tapcntase
lèsse i •i»*
di buona
come
poléttca^
consiglio
m' tienefisiiv^
mìci offesi avellia frfaeare
ovvoro
opprimerli;però ad Ottavio o- togUesso^"«nco
Piacenza
o
restituisseParma
sapere vederci,né
:
via di
mezzo
non
esserci;à Carlo austrìaco
piacque naturalmente
dei due
il primo.
partiti
DI
nulla bac^de
A.
283
DORIA
al yìugoIo di sangue ; opperòcom^
ai Geiisaga^
adoperassela
Rme
^a
industria
U fcmro. Ottavio,presentite
le
pWvjspoglitfe
iti ?dLp^ perel^è
ioaidie,momB
pigliin mano
la éiféfl^
del iMido 4eUa
1^1^
Chiesa, senonchè
abcHrriva apendere»
e il danaro
se
il
lo te«
poi dallo Imperatoreeglitre^
a
mava
: si
terga, ]^c la qualex^o^a glirispose
tavio
loaitttef»j"be
aittlass^,
an^o Dio; e siccome Otnéisa
p»
sèi
e
glifaceva notare come Dio non lo potesse,
seeMdo
sovvenire altraegm v"er0«imiilianza,
»eBte, che con la-le^ di Francia,ilPapa strinnelle spallenon
l^iuliM»
seppe dire altro: ci
che
badasse due volte,avvertisse bene a quello
facera* Otturi»reputandoquesteparole
consenso,
al fatto
o
facoltàdi provvedere
per lo masmo
cia.
«no
c(M»e«aegUo.gli
paresse, si lefàconla FranDi qui ima
dove
guerra lungae promiscua,
il Papa, noa
aU'nUimo
già
prese parte anco
a
difesaibensiad
oi^^sadi Parma, dove unite
te «uè
sdle armi imperiali,
perse pecunia,ftla pace «dell'
animo, e più di tutto
p^taKÌo^ft,
•amaro,. la vitadel aipc^ Giovambattista dalMonte^ tto«iO ^iaFO
per bontà
loMWito.ebe il fianca,
di ridurte
a
mal
per valore.
da troppavoglia
aaceso
e
Parma, sprovvede
partito
di milizie la parte del Piemonte
armi
occupata dalle
il Brissac succeduto al principe
imperiali,
284
VITA
di MelG, nell'altra parte tenuta
di iar inas»^:fenti^t»m«
procura allaordina
done grossa
dai Francesi,
di Franoi» a ""aà4^^^'P*^
mano
le
e »se#ttiyae qiiwrtii
Alpi alia sfilata,
gliparve bastafole aL suo 4ìsì«iìo«ssaHava
allo improvviso
Cbieri^San Damia*
e prendeva
messa
no, onde al Gonzaga,
'4a4)aFte0g"ii
siero
pen-
sare
,
di Parma
e
daUaMiraodala^toccò tomre
indietro
-dbe i
più che di passo par" yupedàii»
FranQesi.siallarga^ero.
Più fieronembo si addan^am in.£e£maBÌa^
dove Enrico II di Francia»
stretta legaco' principi
in
sotto i^otoredi riveadied»!a''
protestanti
libertàil Langravio^
contro Cesare tAtto
mosse,
lo impero; e fu in questa guerra» die aooadde
dinando
la vergognosa fuga dello Jmp^^tori^
e di Ferdei Romani smo Irat^kr-jii^rcitcre
cbò standosi eglinoad JnsfHruk
a skmiegza oon
la corte e gU oratori.i^iprìoiiipistfaniefi*Mai
rizio duca di Sasscmia^capodei
cdnfediffati^^
glielmo
-Guifttnni,
indettatosi.
segr^tis$imaieente43d'S0li
di Assia primog^ita del Laagravidie
Giovanni Alberta, duca di
eosi
Mechlenjbarfo,
si
c^teita4e]^w»0belft
spinsesubitaneo
gran ventura
a
cmt^o
vare
tqttiqueipesso^aggi
potaM sal-
nel fitto della natte, -per mesÉze piof^
dove ^ pracddeva
rovinose,fra sentieri fangosi,
appena
a
lume
di torce.
di
Principi
coro^s^
dn-
DI
A.
2SK
DORIÀ
chi, $^ marchesi vedevaasì a. gran stento movere
le ganèe fin^ ai paoedm mi
raffi(tfiito2d"
pam
paataiio: i^irXarl^.già
giui^o éel mate di gott^
dipde
lettiga^
trofioppi^ MA
il ca|^
spu^
dì-tratto
tratto
m
ed ai
li#to ^i^ànte,
ittosli^aML
tristiabiiwg^i
iroUatJi^jO altorao diceva: aonsi
sgcmaataaB^d, mmhh^,
lasse molto,
^kna^e
sol^ae castip da
sapulo beo egli4miKe
cbe MloadL, ohe
più 1^20
rietà si
era
ostósso cMtro
tanta
con
di lui*
ostentaira aisiakire
(fosììL
cFttccio per la patita«mozione,
teisera-
Parole inani
—
le
coQ
cotesto
V acerbità del
più di questo
deca«
/dokwoao asaai il «Mso
della propria
deoza: ùf^sUka ViUaeo, easietio su la Dra¥a,
e
dova iideoda cJie i Veneziani radunavano
lizia,
mi-
di avere
l'acqua
k^»;69spetto
fuggilo
ftinoiiehèavradogU inviatela
sotta le.grandaie^
Repubblica(aratoriper confortsuiFloa starsi di
si swti tutto ricreare.
buoi^a voglia,
ad albero cbeeaE poi«hè,
suol4Ìk«»i,
«oiae
and[)e"a Siena, tocca dal
sca, aoeatta, accetta^*
e eaeeiati
coatap% saltò k^ te^ta (K ribeUsu'si,
entrò
via
accolse
gliSpaiameli,
mutare
Fraiì0€^, cliH^il
e
in
basti
fu d^tto
Ì4"riptto^adeissa)
veee
di
quellii
(loavvertiialtrove
un
tempo in ItaUa
a Dio, die
Hbertà, e piaecia
riaiKpistarev
ora
e
jion
anche
si^.cosi. Gplà la guerra crebbe grossa
conciossiachè Coskno
terribile,
dei Medici
e
9M
VITA
Piero Strozzi ne facessero quasiun
pM' omibatierft
halle
le
coD
qii
éueHo
campo
a «aorte.
chioso
Cmmùmm-
le piewisiMì^^i
inènstrie,
eea-
la prartaiza éel bmc*
ew^
sìfMaeeorti,t'^altror
il prkDO,
ciò, e le impresearvisieate; fNr^Fi^e
e a dritto,
perchègi«KÌkaiMrt"««tiì»i»eiitel^
Strozzi qneHi";he-dìss^o # tei essere ^dttgencelere a pitissimo e valorosissimo (^^iliiio^
gliare
aUresi.a BMidarli
partHi,e più «proirte
in
attrai*
sie buoni
esecuzione;dei cofiiaftdameirti
se
miglicM^ore,
tmato
a
escire
camminare^
per
tri^i «meiìéiftore,
perà ptt fore
ad entrale
dove
piani,per menti, ^
nemioi in
volevaye
p^
a
palesi
ohe in eomhattere«'
i^i tefiope,
liberacene
deIn queste guerra 4h Siena,eerto^iofihper.
Anchreaa"»chè eoml)^deiraiìfimo,
tere
cantre
"
la libertà si
ftrwa^ava in ^ favore
della tirannide,
però che i Francesie lo Stidzzi
il vivere libero
eoneecesseropeeoedaerassero
fcmt)l^^^areoza
tonasse
e in Sieda
con
meno,
la sostanza
della libertà;solo precedeva
non
sincero il popolo^
tome
suoie^e some suole aon
tavia
tutlàranoide;^
godè della libertà e pati))erla
Andrea vi andò di mal^^ambe, equaado
piòtardiel^e a levare'di^'GormaHettMMto Spagnuoliper traghettarti^
sopra toisoste«mesi^ ei
cessità
glicondusse a Livorno,scusandosi con la nedi recarsi presto a Genova,ma Ceeimo,
dby
DI
sospittososempre,
operasi^
d^
A.
fier fermo
tdime
in ^odio del
287
DOBIA
suo
che
tale
o per
kicveaiexito,
ve-
aoemalQ lo aiuto^d^'wp^iaU nella gisum%
di^Coraba^;i qiMiU«ogpettì«^bbeeo a AismsEra
Àadrea, trovmdoai a P"Hrtor
^IkNpafiiaaAD
«he i»Frattoesi soc*
feum^ nw. volleifl^^diie
Forteeeoto^.
e é im§ik p^;iiare
(lutei
canwsefo
gliocdù
su
teetanda che
sette vaiavieliche
eoa
l'anaata
seema
di graoo ^ pi«K
di d«eiaftaQ?e
era un
galee^
speditepeieo prima,a Napoliegli
giocai^da-4iq)erati:
|à« (ardi,o- cedendo atte
istanze di CQsiieo,
credo piuttosto
i"bbe*
o come
d€^
ai «opaodi di Ciarlo,,
mmadò
Giaisawmdiiea in
dozsa
#oa
di Beraardine
«spmpagoia
g^ee
veatieiuque
in Maiemma,
ebbe
il mpote
ma
al servilo
litou-
periali
degrim-
fièamoQ adesso Cesimo
cedefole ai suoi desideri,
spesimeiUarlo
che adendo loro ordiipto,
efaesMagegnaspem
della Pescaia per imsaro
pigliiM^e
Cafitì^j^uae'
pedìfeche v^oisse a Gfosseto l'aiutodal luare,
^
a
eiie ilJDaiìa neaakò
IlivSiggii^aaoeeiitaaK'opgN^ité
(^recchiete questo ac^de sul finiredi doj^mbregovernando
le sue galeeMarco Centurione: questi biasimi
là medesima
si hanno, per mfo gtnfitziòìie
e IM! sso()ra
navi eoedìiie,aiat0ete»"o)iivcke^lODavogiioMe
salva*
rarid.sirà.
se ne
aoiomkiipf,poni il ef^p^^ Vj^Rtii
rono'tredici,
rimasero catturate;onde i panee sette ne
ìódalnoAndrea per le tredici salvale,
trattori
i dementre
giriétt
,
lo
vituperanoper le
sette
pendute.
M8
VITA
tkaroiio indietro
ne
86
cka i soMati
aU^ando
spagDQoM si rieosavaiie di fbfe ia Isurione se
sì saMafaao
dette pagln; wpékhè
pitHia non
iafattiera, ostie» a Goeime avere
pareDé»»oome
a
i debiti aUnii/pMpoeeehe
pagane
Ben
gnaoli
volgano
te
fH Spa-
iconbaltere,
glimettewere
altre^^
fflàbareass^n»
tensk, e invece lem
ohibiisieridei suoi
es^
a
ar-
in
(vogo
di assalire Casliglione
deità Pescaia pijgiianmo
Talamone, e non fu impresadegnadrpMBianè
:
lo lieero,ma
di stona, che soli quaranta Francesi vi slamano
di
presidio.
GesHBo ordine le fianoni,
ma
Tacqua al
càwme
scarse,
Non
le
quantiprigioni
agguantava, tanti
a
al
remo.
contenti i Francesi di tenere
le cose
tirava
mulino, perchè«revan^^"eon
miserieordia mette?
senza
tutta
suo
il Dona
di' %ena, si wlsero
la occuparono,
Tozione di Genova
successi mi
;
sollevate
allaCorsica
levmdela
e
qimsi
di sotto alli^4e-
fnima peròdi esporre
occorre
gunentidonde Andrea
toccare
ebbe
ad
testi
co-
di taluni ri?ol-
ehe,
a^eorgersi
satettitedell'astroimperiale,
come
lo a?e?t
guitalo
se-
meriggiocosi doveva Acaom^ap^lo
tramonte.
miraglio
amLione^treinpmre^i^lai^ia»
ilquale
perissimonon menechè'prede,
al
al
fu fratello a Piero Strozzi,e in gueata^i^rra
di Siena mori di un'
nel
archibugiatà
fiMieo
a
t»0
di
VITA
le mani
menare
non
fossero lasciate in
bitrio
ar-
Capitano;piti
bugiardodi tatti il Sidati,
i suoi solgomo accerta che Andrea, arringati
da Tatontaomini,
e confortatiK a portarsi
de!
il Priore,senonchè
contro
mosse
nel
largò
to al-
rinforzando tutta nette lo
e
mare,
il Tento
ilCapmentre
pelloni,
all'opposto
spinsea Yillafranca,
più Toreeondo di ogni altro^passò in
silenzio il
caso.
un
Lione, poichéinseguito
ilDoria
lo potereagguantare,tornò
non
sitia dove
tmtto
artatamente
condursi in ÀflHca
fece correre
contro
i
a
Marvolere
voce
ma
Pirati,
nobbe
co-
trattosi
nell'alberatura,
galee,
in ogni
negliornati,nelle bandiere come
altra cosa, in guisa da parere anco
agliocchi
dei meglioespertispagnuole,
luto
poisi volse risoallo improva Barcellona,dove
viso
comparso
nel di di San Bartolommo
fusione
empi di conin alto
trasformò
mare
e
le
sue
di paura
per
in mano,
e si tiene neralmente
l'universale,
gela sarebbe rese
cata
certo, ch'egli
se
che
ghi di gloria,
i suoi fossero statimeno^va^
di bottino: di
verolafMreda
sì ricorda grandissima;
che menarono
sette tiavi
cariche. 4i merci,altrilégni
minori,ed una galea
fornita di tutte punto vennero
in potestà
dei
che
vincitori,
e questaper curiosa vicenda,
scaim-
biato Lione
a
per Andrea
si
era
condotta
sa-
DI
291
BORIA
A.
latario fuori del porto oltre
la icwìe.
vaAmn,
e
aiioo
miglio;i cache si trovarono
borghesi
t
un
lascio andare assai
galea^Lioue
s(q[»rala
popolono ; lo
mafidò al remo. Andrea pia tardi quando seppe
libepo il mare
e rinforzato dalle tre galeedel
Duca
di Firenze^ andò in Ispagna,
donde trasferito
il Re di Boemia a Genova, quivisecondo
il consueto
nel propriopalazzo
gnificenza
macon regale
oapitò.
Afa più fiera battitura cosi nella roba come
corteseisaite
nella fama
senza
Andrea
riscatto,
ebbe
a
di Ponza, ilquiUemeritando
rilevarenel disastro
essere
partitamente
innanid tratto è mestieri avvertire
raoc(mtato,
carne
il
Enrico
U
di Francia,smanioso
di
care
appic-
lo inc^odio ai quattrocanti del mondo
per
ardervi deirtro l'odiato
Imperatore»
serpentasse
Solimano perchè an4;^o per quell'anno
3pedisse
la sua flottanel Mediterraneo,
dove congiuntasi
con
la
sua
che allestivaa Tolone,arieno potuto
nabissare il
e
reame
di
né Solimano
Sicilia;
dell'oratore fmncese
Spagna
non
che
alle premurose
Napoli
istanze
diede
ripulsa,
all'opposto
mandare centocinquanta
tra galee,
e gaprcttnise
leotte,
costituendone ammkagliogee le mandò
nerale
Rustan pascià,
della vanguara capitano,
dia
I primidemi questaarmata recaya
Dragutte.
alla Italiaardendo di edta
la to^re del faro di
292
VITA
Messina,e la chiesa della Madonna
procedendooltre
manda
a
della Grotta ;
ferro ed
Policastro,Zainetto,iiìsomma
dove
le branche.
potè allungare
E
per difetto di altmeofto non
a
fuoco
gio,
Reg-
tutte le terre
cendio
perchè lo inavesse
languidire
il-
a
la Corte di Francia
per crescerlo,
Cesare Mormile fuoruscito napolitano,
0
commise
a
di fazione
fanti
si
popolare,
e
cavalli
in Itdia
recasse
concertarsi in tutto
e
vere
scri-
a
e
per
coirArimon, che navigavasu la flottaturchesca, fornendolo a questo uopo di danari in
tutto
copia e di credenziali amplissime,
qualiappena
si affidano ai più provatiministri,
vogliodire,
in fondo,testimonio di
carte bianche col nome
levità dì cui le dava,
che le riceveva. Tanto
e
sembrare
contentarono,
e
anco
come
non
di merito per
quello
stare,
struggimento
potevaba-
troppo,
ma
non
se
ne
avviene sempre, il soverchio
il
coperchio,
imperciocchéin Corte
di Francia considerando come
il Mormile, per
ruppe
co'baroni di Napolinon avrebbe
popolesco,
attecchito,
pensarono affidareun carico in tutto
essere
di Salerno,
parial suo al Sanseverino principe
di già chiaritosi ribello allo Imperatore,
piuttosto
spasimanteche cupidodi vendetta: di ciò
informato
il Mormile
si fece
a
trovare
Torpore
d^ Cesare,e il cardinale di Mendozza
ai
di
qualiprofferse
rivelare la trama,
a
Renna,
che
si
DI
ordiva
a
danno
di
Napoli
"
carézze
con
comprende
tanto
e
,
meno,
Dio
si
leggieri
più gli sbraciavano
deliberati ad
il Mormile
Chiamava
—
e
d'impedirneper
sgorgo, di
a
quanto già erano
monio
e
in lui lo effetto: se costoro lo accogliessero
stava
quanto
293
BORIA
A.
i Santi,come
lo
naovessero
messe
pro-
gliene
osservar-
in testi-,
a
questo
angià astio contro il Sanseverìno deputato
contro la
ch'eglia simile impresa,né rancore
Francia (laqualein mal punto dopo avere messo
in costui tanta fede,e tanto in mal punto gliela
di avere
né manco
in
avara
voglia
toglieva),
tutti o parte i beni del ribellepringuiderdone
cipe,
i proprii,
di riacquistare
mai
o
cupidità
non
no;
ed ambi
—
i
dinale
Mendozza, l'oratore e ilcar-
hon
rispondevano:
capirsida sé che
—
unico
ci è mestieri
lui infiammava
il bel desio di tornarsi in
signoree padrone; lo
amore
cramenti,
sa-
suo
graziaal
suo
per la Patria
tutt'oro di
e questofargli
quaranta carati,
desiderare di chiudere in pace gliocchi nella
che cuopre le ossa
dei suoi, e dove al
terra
fonte fu redento cristiano: tuttavolta era
sacro
essere
.
certo, che
lo
Imperatorenella sua magnanimità
l'avrebbe costretto
beni,e
con
a tornare
del
la spoglia
al possesso dei suoi
servo
traditoreavrebbe
vestito il servo
la
oltre tutto questolui aspetfedele;
tare
riconoscenza dei cittadini salvati,
e la
Guerrazzi.
Vita di A, Boria, Voi, U.
19
294
VITA
fama
della storia: questo
perenne
essi
pegno. Al Mormile
ci mettevano
e
vano
glimalleva-
sarebbe bastato molto meno,
che ebbe
esporremo
L'armata
a
che
di
ora
si tirava a
Procida,ora
su
core,
le àn-
alla punta
altre volte altrove. Andrea
ed
Posilipo,
per
Napoli minacciate da
tanto sforzo di guerra palesee segreto, ebbe
d'imbarcare
ordine dallo Imperatóre
duemila
fanti tedeschi alla Spezia,e trasportarli
poli
a Naventinove galee,
e come
su
dato
glifu comancosi fece: poi si mise cautp a navigare
costa costa, sperandoin onta alla vigilanza
mica
nesbarcarli a Gateta,o in altro luogo più
destro della spiaggianapoletana
: si fermò
per
fare acqua in foce di Tevere, e quivi,
investigate
tenere
non
onde
ferme
poco.
cosi da starsi ferma
non
quello
dopo le variate impresesorse
turca
Ponza,ma
tra
ma
ramente
ve-
le
cose
di
sottilmente quante persone glioccorsero,
novità alcuna,
glivenne fattodi raccogliere
che il nemico stanziasse a Precida
giudicando
inteso ad impedire che Napolili sovvenisse,
ordinava ai Corniti procedessero
schivando
Circello per tema d'insidie,
e adagioperchè
,
monte
le ciurme
non
si affaticasserorisoluto di
di sotto per le bocche di Capri.Però
scivolargli
le spienon servivano a dovere il Doria,buono
se
ufficiorendevano al Dragutte,
sia ch'egli
ci ado-
DI
DORI
A.
29S
A
ché
sico piùlarghezza,
maggiorediligenza
costui dello appressarsi
deirarmata
riale
impeebbe avviso,
giustomentre se ne stava appiattato
dietro monte Circello,
e non
gliparendo
luogo adatto cotesto ad opprimerlo,né reputando
lo sforzo dell'armata di poterlo
senza
fare,
mandando
innanzi un
quinci di cheto partissi,
legnosparvierato
per avvertire il Rustan bascià
Andrea
starsi ammannito.
finché le forze gli
a
valsero non si mosse
di su il castellodella galea
essendosi messo
il buio fìtto,
a specolare,
ma
né per vegliare
che facesse udendo attorno rumore
perasse
alcuno, cedeva alla stanchezza
sempre
e
questié
volevano
non
avrebbe
manco
credersi
allargo:
trascurassero
non
vicino
loro
il debito,
Ponza ; tuttavia,
né
a
approdatoa
imperciocchél'armata
modo
si tenessero
le correnti forse li trasportaronopiù,
ma
òhe
da
ai Gomiti
dando
raccoman-
da circuirlianco
turca
in
starci discosto,
si fosse distesa per
mare
più aperto. La
mato
più parte deglistoricinarra come Andrea, chiain coperta,non
dal pericolo
vare
sapesse troaltro rimedio
quello di
afferma
al subitaneo
ordinare la
av^re
fortuna, fefmo
Andrea
caso,
eccetto
fuga,aia
haVvi tale che
mostrato
buon
in tutto di combattere
viso alla
qi;^antunque più dì due volte inferiore al nemico, al
quale intento commise, le galeequantomeglio
296
VITA
ad ora ad ora
sero
levaspotevano si stringessero,
i remi per aspettare le tarde, affinchè o
si salvassero
tutte
a
tutte.
perdessero
le miccie
pronticon
allora
si
o
accese
balestrare
di fuoco, in questa
un
avere
chi
I Tur-
ciato
comin-
turbine di ferro
un
di
gruppo
e
sando
palletraver-
e
spaziotra la Capitanadi Andrea
da vicino questa ultima,
la Spagnuola,rasenta
onde gliSpagnuolidomandano
con
gran voce,
lo
'
che
si
cosa
avessero
a
fare,e Andrea instando
una
rispondeva:
galeafacesse spallale
Di queste paci adoperassero
e vela.
role
sempre
remi
—
0
non
intesero
o
vollero intendere che
non
qualecosa subito si levò, e si
diffuse il grido:mlat vela!
Comincia la fuga; Andrea visto andare tutto
attende come
a rifascio,
glialtria salvarsi;gli
dietro la Capitanaspagnuola
due altre;
tenne
con
r ultima,per la
i Turchi
dettero la caccia,ma
durante
la
se non
pra
sogiunseroa mettere mano
stimabile
una
galerasola;però continuandola con ineardore fino alle cinquepomeridiane,
arrivarono ad agguantarne alla spicciolata
fino
notte
a
i
non
sette
con
entro vi settecento
qualifurono
dai Turchi,come
diietta di ciurma
remo:
vi cadde
quelliche
immediate
messi
tivano
paal
,
prigioneil nipotedel
MadruzColonnello Giorgio
eziandio
Cardinale di Trento
circa Tedeschi,
298
VITA
10 vele ai venti
allontanarsi: questo avvenne
e
per la industria del Mormile, il
dei
fellonescamente di uno
dosi
quale,valenfc^Iisegnati
in bianco,scrisse airArimone,oratore, come
detto,sopra Tarmata
turchesca per la parte di
Francia, che Sua Maestà
sapere che fino ad
cava
piiBsadi Napolinon
fu
cristianissima
un
altro
glifa*
alla im*
anno
poteva più attendere,
perciò
mente
ai casi suoi,negoziandodestraprovvedesse
perchèl'armata
che Solimano
senza
rare;
e
turca
perchè il Rustano
la
tornasse
a
avesse
a
senza
tinopoli
Costaninalbe-^
dondolio
in dono
mandaro.ngli
partita,
lui
gentomilascudi per compensare
della perditadelle prede,che
radunare
e
i
consentisse
ac-
duepagni
com-
si auguravano
la guerra avesse
tirato in
dette nella pania,
si ponon
tendo
se
lungo.L' Arimene
mai immaginareche il Mormile ci volesse
0 potesse mettere
duegéntomila scudi di suo;
li mise, non
rono
ce
difatti,
però di suo, che glifudati cavandoli dal donativo degli
ottocentomila scudi largito
dalla città di Napoli allo
Cosi ilfrancese Arimene venne
Imperatore.
tato,
giune
rese
dello zelo
irremediabile
il danno
a
cagione
che ei pose a disservire
irrequieto,
il Re, sécondochècostumano
quellii quali si
facendo
massime francesi,
appellano
diplomatici,
darsi un pensiero
al mondo
e disfacendo senza
DI
A.
299
DORIA
.
del
bene
quel
dello stato^ pure
fa da
momento
quando chiese
un
dopo agguardatolo
mite
chi in
aggradire
padrone,e paga. Al Moril premio della fellonia,
di
squarciasàcco,
dissero: si votasse a Dio se gli lasciavano la
di
bene. Il Principe
testa sopra le spalle,
e va
Salerno,dopo alcuni giorni
(ilCosto scrive otto)
che si fu partita
l'armata turca, giunsead Ischia
la sua
di ventisei galeeottimamente provcon
veduta
di archibusieri guasconi,
e se rimanesse
trasognato di
non
pezzo
a
ci trovare i Turchi, pensatelo
voi: avvertito della frode, fece forza di remi
per
ed
agguantarli,
Prevesa;
non
ma,
per
in
vero
gliraggiunsealla
quanto dicesse
persuase ilRustano
a tornare
pregasse,
ché
in dietro,sic-
lo seguitòfino
disperato
per
e
a
Costanti-
nopoli.
—
però Tarmata 4urca se ne andava
col Rustano; rimasero nel Mediterraneo
santa
sesNon
tutta
galeecomandate
le condusse
a
dal
Scio, facendo
Dragutte,il quale
le viste di volerci
cesi
le ventisei franglisi congiunsero
col Principedi Salerno, e parve
venute
volessero concedere almanco per qualchemese
la naafflitted' Italia,
tura
ma
requiealle fortune^
del Draguttenon
che nella
era di quelle,
e Andrea
Doria,che conosceva
pace riposino;
per prova di che pelo costui portava chiazzata
svernare:
colà
300
la
VITA
rifinivadi avvisare la
coda,non
di
Signoria
Genova
San
perchèfacesse intendere allo ufficiodi
in cotesto tempo principe
sica,
di CorGiorgio,
di occhio
tenesse
Calvi
principalmente
che conformi
e
dell'isola,
le marine
Bonifazio
si
;
Cosimo
avvisi mandasse
ma
di
benissimo
Firenze, principequanto altri mai
informato ;
tresì
leggeal-
i Governatori del Banco
di San
inetti o avari,non
dettero mente, e il
Giorgio,
guaio accadde presto e più grave di quello
il Boria. Di fatti il Dragutte
avesse
presagito
delle galeefrancesi usciti
e ilPelino ammiraglio
di Scio, dopo avere
la Elba e
messo
a sacco
Portoferraìo
tastato
si volsero alle coste
,
di
Siena,dove toltisiin nave Monsignoredi Theril Duca di Somma, Giovanni di Torino,
mes,
Giordano Orsino, Aurelio Fregoso,Vincenzo
Taddei con altri elettissimi capitani,
lacinquecento
e duemili traghettò
in Corsica;andava
fanti,
esso
con
loro assieme
córsi,
quelsì,famoso
nemico
mortale al
nome
molti
Sampierodi
sciti
fuoru-
Ornano,
per virtù
chità
illustridell'anti-
genovese,
militare da
in
con
e
ai più
anteporsi
che da paragonarsiai moderni; questi
novesi
breve capovolsero
la isola cosi, che ai Genon
rimasero
altro che
Bonifazio nelle
e Calvi
partimeridionali,
nelle occidentali della
isola. Bonifazio,
assalito
con
virtuosaferocia,
DI
si difese: ben
mente
le
A.
301
DORIA
diciotto giorni
resisterono
allo indefesso fulminare
mura
delle batterie
del
Dragutte,e aperta la trincea,sebbene
di ferocia che di
gara, io dirò piuttosto
con
ci si avventassero
onore,
non
Turchi,
e
la poteronospuntare: dicono,che la strenua
in tuttii Bonafazini
perseveranza
perchèvecchi
e
Francesi
e
donne
giovani,
chierici combatterono.,
non
(e dico tutti
ed uomini, laici
curati
glianni,
dalla
fosse mantenuta
malattie)
fede di miracoli,e sarà, che la religione
può
molto nei pettidei mortali,pure anco
l'amore
e
né
le
anco
della libertà è per sé solo capace di partorire
bella lode
con
miracoli;e le storie narrano
Antonio
Caneto commissario di Genova
preposto
alle difese. Pure alla fine Bonifazio calò
a
patti,
perchèridotti allo estremo, altri
perchèabbindolati: con paroleparche riferirò
che
i primi,
runa opinione
e l'altra.Affermano
alcuni dicono
gio
il Caneto facesse sapere airUfficio di San Giorvenuto
come,
oggimaiallo stremo di ogni
cosa,
non
avrebbe
potuto resistere se
sollecitamente
questo,per
vero
costà Domenico
e
noi
venivano
sov-
né a
gagliardamente,
dire,l'Ufficiomancò, inviando
Caraccioli con
di
parecchia
pecunia
gustie
pecuniaih cotesto anbensì ci fosse
a niente potesseapprodare,
i
mestiere di vettovaglie,
e di munizioni; ma
; e'sembra
che la
302
VITA
Genovesi
che giudicano
la
eoa
quelli,
pecuniaassettarsiognicosa; di fattiilColombo
dubitò lasciare
stesso, il qualefu si pio,non
erano
di
che per virtù di bei contanti si andava
scritto,
anco
in
paradiso
; il guaiofu
non
salvamento ; i Còrsi colsero il Garac-
giunsea
cioli per la via, e
Ciò
che il danaro
gliassedianti
glitolsero
vita
e
moneta.
agliassediati
fecero sapere
per levarli di speranza, e al punto stesso coi
di Altobello da Brando
mezzo
proposero loro
di rendersi a patti
salve le robe e
; avrebbono
la vita,e
volessero condursi ad abitare fuori
se
della ìsola
non
ma
cettarono,
impedimento.Acfu rotta o per
capitolazione
troverebbero
la
avarizia dei Turchi,o
0
per vendetta dei Córsi,
piuttosto
per ambedue, che tremendissime passioni
furono allora
che messa
saccheggio,
duegentodi
altri mandarono
Caneto.
e
sono.
Né
mano
nel sangue
al remo,
—
Giorgio,avendo
Quelliche inclinano alla
che
il Banco
di
un
speditoin diligenza
al commissario
lettereortatorie.
perchès'ingegnasse
quanto meglioper lui si potesse tener
stando in
zarono
ammaz-
tra loro il pro-commissario
córso,di cui tacciono il nome,
Caneto,con
al
cotesti valorosi uomini,»gli
diversa opinioneraccontano,
San
si rimasero
fermo»
procintodi partirein suo aiuto il
costui cadde in potestà
dei nemici»o
rinforzo,
DI
303
DORIA
A.
,
sia cbe lo
subito pensarono
e
cui
a
tradisse.I Francesi
ovvero
pigliassero,
di rendere
allo
parteggiava
per lui, la
Imperatore,
pariglia
tere,
di falsificare
le let-
del Mormile, trovando modo
al
quellaguisaalterate presentarle
la piglierebbe
Commissario,il qualetanto meno
in
e
in sospetto se
gillo
ci vedesse apposto sopra il si-
e questo argutamente fu
repubblica,
fatto togliendolo
dalle lettere vere. 11 Commis-^
avendo letto Tordine di consarto,aggiungono,
segnare
la terra cessando ogniresistenza,
e con
quei pattiche alla sua sagaciafosse riuscito
ottenere men
e
gravi,si strinse nelle spalle,
capitolò
quando intesero che il pre; i Francesi^
sidio
istetdomandava
circa a patti
non
rendersi,
tero su lo spilluzzico,
e cosi cadde la terra in
mato
casi"inanipotestàdi loro. Da simili prosperi
il Re di Francia mandava
tovaglia
copiadi vet-
della
e
di munizione
a
fornire i
comandamento
dove
le opere
Certo
e
le
sembravano
accadde,non
era
Di
tiglierie
ar-
luoghiacquistati;
per suo
fortificaronsi
renzo,
e San FioAjaccio,
Giordano Orsino rimase a compire
difenderle.
cose
di Genova
sopra
la Corsica
ormai del tutto
ma
come
spacciate,
le potendopiùrimanere depresse,
necessità che
vero
da guerra, massime
dovessero
avendo i Francesi
tornare
con
in fiore.
assai malcon-
304
VITA
oratori al Senato
mandato
siglio
nella
che volentieri Tavrebbono
Corsica restituito,
quante volte
per chiarirlo,
potestà della
con
la Francia
alle armate regiei suoi porti,
aprisse
legasse,
che
che tra nazioni amifacesse insomma
gliuffici,
si
costumansi,esso, ih ciò sbracciandosi
pra
so-
tutto Andrea
per
Doria, ragguagliò
punto
di ognicosa, spedendogli
punto lo Imperatore
^ tale effetto ambasciatori
nel
posta, e Andrea,
a
T abate di
particolare,
glimandò
suo
gro« prete svelto
i qualitutti in
sottile;
commissione
avevano
Cesare, come
e
Nestanza
so-
di rendere capace
i francesi si fossero
impadroniti
della Corsica col solo fine di staccare Genova
dalla
lega della Spagna, e tornare
del Mediterraneo : avere
tempo signori
come
un
i Genovesi
tassero,
gliaiusoli non
nere
ma
potere lungamentesostelo impegno;mosso
riroda questi
sospetti
duemila Spasul momento
peratore concesse
gnuolie duemila Tedeschi,ai qualiprepose per
condurli maestro
di campo
Lorenzo Figheroa:
intanto che allestirebbe soccorsi maggiori,
e
ordinava al Doria sovvenisse con le galee la
deliberato resistere finché le forze
Patria. Cosimo
duca
di Fiorenza, non
dare pace finché
cotesto incendio da casa
di
non
avesse
si potendo
allontanato
corso
promiseil soce archibusieria
duegentocavalleggeri
sua,
306
VITA
in loro
tanto
non
potendola
conoscere
che
con
rabbia di vendetta da
barbare
mani
proprieviscere;Andrea
navi onerarie e
quindici
le
loro
con
andarono
Lodi
maestro
lui Ludovico
con
del campo,
e
si laceravano
tiene dietro
trentasei lee:
gaVistarino di
commissari
per
le
stino
paghe Cattaneo Pinello e Paolo Casanuova;AgoSpinolaebbe titolo e grado di ten«[ite
Nelle storie è ricordo,cóme
Andrea
generale.
uscito la prima volta dal porto,colto da furiosissima
sione
intromisbufera,la quale durò senza
tenne per ventura
per bene diciotto giorni,
potercisi
riparareda capo; salpatopoi
di San
dette fondo nel golfo
r otto novembre
Fiorenzo il quindici
del medesimo
Un
mese.
di stette specolando
alla Mortella illuogoacconcio
a Olchini
poi varò il naviglio
per iscalare,
e quiviattese a mettere le milizie a terra,contrastanti
invano gliarchibusieri francesi arripa,
,
e
pone il campo
;
presso il convento
colà avendolo
di San Francesco
raggiunto
AgostinoSpinola
s'incominciò ad assediare San Fiorenzo.
dentro la piazzaGiordano
di Ornano
di San
córsi
occorre
e
—
vano
Sta-
dino
Orsini,Bernar-
parente di Sampiero,e Teramo
Fiorenzo
con
una
mano
di fuorusciti
ciente
napoletani,
gente tutta di cuore; suffiil presidio;scarso
il fodero. Qui non
raccontare
i casi di cotesto
assedio ; ci
DI
307
BORIA
A.
opere del continuo
dagliàssedianti, e con
pari pertinaciadagliassediati
sortite sanguinose
e senza
rifatte,
prò',guerra
interrotta mai, sperpero
non
varia,promiscua,
furono
così di uomini
come
di
disfatte
cose:
devano
più feroci acca-
le zuffe presso la Chiesa di Santa Maria
dove
esaminando
con
il terreno
menochè
non
drea
Anglièpagnuoli.
tutte questecose
diligenza
trincerati
stavano
pantanoso,
e
la difficoltà
deliberò miglior
degliapprocci,
consiglio
assicurare impassi
e convertire l'assedio
essere
in blocco:
questo scopo, ricinta la
a
torre della
Mortella di
lo
fece disperato
spaldie spianate,
forzò
appressarsial golfodelle navi nemiche; rini presidii
aglisbocchi delle vie,con ispessi
fortini li riparò,
il paese dintorno fece deserto:
in certo modo
la fame e con
strinse lega con
la febbre: ciò fatto spiccadodici galee e dodici
fuste
gnuoliad
Santo
con
e
parte spa-
assaltare Bastìa; le cbnduceva
gelo
An-
delle Vie, il'quale celere
moso
ani-
espugna
Andrea
soldati parte córsi
mandò
prima
a'
e
la città,poi la rocca;
reggere la terra
riacquistata
Ladano
se mite non
so, certo astuto,
Spinola,
ad assonnare
e capacissimo
glianimi crucciosi
animi arrendevoliammanle blandizie,
con
e gli
sire
servitù* IL presidio
còrso e francese di
a
un
Bastia si ritirò a
Furiani, donde
volendo
snir
308
VITA
darli la gente del Doria, baldanzosa
oltre il
dovere per la
viene due volte
vittoria,
riportata
Il Thermes, costretto a
aspramente respinta.
dallo assedio di Calvi sovvenuto a tempo,
partirsi
cammina
cauto
difilatoa percoteredi fianco
e
AgostinoSpinola,
perchèAndrea
sia costretto
posta l'assedio da
San
in questa fazione si crebbe
fama
di levare
sua
a
Giovanni
da Torino, che
Firenze tante
belle prove
renzo:
Fio-
quel
allo assedio di
anco
di valore
operò in
della Repubblica,perocché,traversando
vantaggio
terre
pantanose,riusci a
entrare
di straforo
nella cittàassediata
e
mulini
a
alla scoperta, né
alcune provportandoci
visioni,
braccia, e poi ne sortiva
circondato
armi, all'opposto
sempre
le mani
né
questo
bensì
tribolavano
fu
si ridusse incolume
tra i suoi
l'unico assalto al campo
:
vese,
geno-
e il Thermes
ogni giornoSàmpiero
il Doria;il quale,
ostinato
piuttosto
che costante, si
ogni modo
volle posare le
menando
mente
virtuosa-
era
domare
fitto in
V Orsino
parte e dall'altranon
cuore
con
di volere ad
la fame
:
l'
dal-
requiemai né posa,
le
gliuni ad offendere,gli altri a prevenire
di Sàmpiero
offese,ma
quel perpetuoaggirarsi
e del Thermes
non
partorendofrutto alcuno,
l'Orsino ebbe a sgomentarsi,
del
e poi cessare
rifinitopel soverchio della fatica.
tutto come
una
DI
A.
309
BORIA
Corte
razzava
perchèCarlotto Orsini scoril paese dintorno co' suoi cavalleggieri,
da opporgli
ed essi non
ché
sicavevano
cavalleria,
correvano
pericolodi vedersi scemi ora di
fuori dal
questa, ora dell'altra banda tagliata
grosso della gente. In quel torno comparve in
Corsica Piero Strozzi con diciassette galee,
ma
cesi^
sovvenne
poco le parlidei Córsi e dei Fran-
Ritiraronsi
a
essendo
la
bensì vi lasciò
del
stesso
sua
commissione
per Siena;
pagni
compagnia di Córsi,com-
una
Sampiero nel Piemonte, e
consegnava
a
al tempo
questo córso,di stupendo
che lo
valore,le regiepatenti,
creavano
stro
mae-
nella isola:
generaledegl'Italiani
si strinse a segreto colloquio
prima di partire
col Thermes ; quelloche glidicesse ignoriamo,
né da veruno
storico si accenna:
forse,chi sa,
di campo
fin d' allora
che
piano piano a
usanza
non
lo ammonisse
ad allestirsi
lasciare l'isola in balia di sé:
vecchia dei Francesi,i
dorano le
antichi sacerdoti,
a mo'
quali,
corna
ed
di fettucce la fronte della vittima,
darle della
scure
gli
de-
ornano
prima
di
sul capo.
quelloche non seppe fare
riuscirono a sovil valore,la fame potè;non
venirlo
gliamici, quando glistavano attorno
a
coglierela occasione;pensiamo, se
vigili
A
San
Fiorenzo
adesso lontani;pane
Omonuzzi.
solo
e
poco cibavano
fifa di A. Daria. To). II,
senza
20
310
VITA
e soldati:
capitani
distinzione
di acqua
pativano
le sorti volgedoloroso stremo:
ma
se
vano
agliassediati lacrimose,né anco gliasseeziandio
dianti le provavano liete:ai nostri giorni
l'aere intorno a San Fiorenzo sì spande
allora poimolto più,massime
grave o maligno,
durate un mese, avevano
che le sconcie piogge,
ridotto la stanza di cattiva pessima:le compagnie
del Doria comparivanopiù che miezzo
scemate
le vendemmiava
4
la morte.
Il Sam-
instava presso
pierodi questicasi ragguagliato,
il Thermes
con
perchè sortiti alla campagna
subito impeto si assalisse il campo, che a lui,
con
uso
a
diffidare mai
sicuro dì
della vittoria,
pareva
il Thermes, al quale
romperlo,ma
andavasi schermendo,
non
garbavail partito,
l'
suole dirsi gligirava
nel manico. Dale come
altra parte i capitani
della Repubblicanon
Andrea
tempestavano meno
se
San
Fiorenzo,ma
li morire
0
come
altri
e
levare il campo,
volesse vedere
non
pure
a
eglivie
:
dano
taluni siffattarisoluzione lo-
testimonio
sono
senile ; certo
i
tutti sotto
sepolti
li vincere
più irrigidiva:
di costanza
più lo
per ultimo
accusano
glivenne
in Andrea,
di
in
caparbietà
mano
San
sì aguzzasse il piolosul
si stima, che la perginocchio,
imperciocché
dita
Fiorenzo,ma
e' parve
delle vite sommasse
a
diecimila nel campo
DI
Sii
DORIA
A.
dei Genovesi, e
quasitutti morti d'infermità:
ImperialeDoria, Giustiniano Cicala,
dei Franchi, e Vincenzo Negrone,e
Luciano Spinolae Cattaneo Spinello
morironvi
Domenico
comecché
si facessero di Corsica trasportare
a Genova
curarsi della febbre
nulla
maligna,a
che il morbo
rono,
approda-
loro nelle
attaccato
per
li
ossa
nel sepolcro.
tito,
Sicché,tutto bene avverprecipitò
la carne
valse il giunco,
molto più,che
non
oltre la prima andata ci si ebbe a sciupare
altra
gente, e
di
e
da
non
guerra:
mandò
gnie
compa-
leva,la Spagna quattromila
fanti,
nuova
copia di
poca. Genova
munizioni
anco
inviarci il Polino
o
la Francia
con
la
bocca
vuoi da
o
si rimase
non
ma
flotta,
o
vuoi
da
tasse
sperimen-
di male
contraria,o procedesse
fece frutto,e San Fiorenzo ebbe
la fortuna
gambe,
a
non
calare
a
Andrea
patti.
li propose
nientemeno
infami
e
crudeli;pretendeva
libera facoltà per
forche
quantifuorusciti
dentro
a
difendere San
dare alle
còrsi avrebbe
Fiorenzo ; i
trovato
Napolitani
tentato
questisi sarebbe conmandarli in galeraa vita. Gli ributtò
con
parole graviGiordano Orsino, le quali,
al prode gentiluomo,
quanto procurarono onoranza
glipremevano
meno
;
per
altrettanto avvilirono il
e
alle
rancoroso
chio;
vec-
parolel'Orsino aggiunsemagna-
312
VITA
nimi
raccolti i soldati,
gli
fatti,imperciocché
fece
giuraredi morire tutti
prima di abbandonare
mano,
le armi
con
i
fato che loro si minacciava,e i
alla
compagni al
soldatigiurarono.
a cui mal seppe
genovesi,
capitani
ferocia di Andrea, e piuttosto
la intempestiva
che insolitatra gente presso la quale
mostruosa
—
I
combattersi
prestanza,posate le
armi, è argomento di lode non di odio, con
accesissime istarono,e comecché repreghiere
il mutuo
con
il fiero vecchio
luttante,condussero
a
più mitr
che non
in modo
a
aveva
: piega,ma
consigli
comparire:tanto allo accostarsi del sepolcro
piacqueal Doria la ferocia,che renunziata a
forza la sostanza, volle conservarne
l'apparenza:
lasse
però ordinava che nella convenzione si stipui Còrsi dovessero rimettersi impreteribilmente
in sua
: solo assenti,che prima
potestà
di pigliare
possesso di San Fiorenzo si canfacendo le viste di non accorger-^
sassero
; egli^
sene, gliavrebbe lasciati passare: veramente
che il Doria volesse delle sue parolefare fango
da temersi, o poco; tuttavia i profuera
non
ghi,
finché
in tratto
non
si conobbero
si tastavano
in salv»,di tratto
il collo; e
ragione,
perchéAndrea, parolao
tanto
a
non
non
trentatré di loro volle mettere
addosso;però non
li mandò
a
senza
parola,
le mani
morte, bensi al
314
VITA
lago, sebbene taccia la
forza che prima la mise in moto, qaelladura,
e questa corre
più lungo e funesto, che nou
si penserebbeo vorrebbe.
strutta
Andrea si levò di Corsica, dopo averla diin parte.
La lasciava,
tutta e riconquistata
cruccioso di avere, in obbedienza agliordini
duemila Spadello Imperatore,
a trasportare
renze,
gnuolia Napoli ì quali Cosimo duca di Fiprima chiese a Carlo per guardarele sue
coste dai Turchi e dai Francesi,
e gliottenne,
ammonito dal cardinale di Seguenza,
che pema
ricoli
i suoi statidella Italia meridionale,
paricorrevano
disdisse. A crescergli
Tira si
glieli
verso
Calvi,
egli
aggiunse
questo,che veleggiando
quei delle Pievi circostanti alla torre di Spano
in terra
che se avesse messo
a dire,
mandarongli
padronirsi
un
polso di gente ci sarebbe stato verso d' imdella torre,imperciocché
cino
il paese viassai si professasse
devoto alla Repubblica^
come
la navicella sul
3
ed
del
si
anco
era
aperto
trattato
un
con
taluno
tro
presidiodella Torre per esservi messi densalva.Andrea abboccò l'amo,e s'indusse
a mano
a
sbarcare
un
seicento fanti,
ai
s'inoltrasseronel
cuore
gr incontri,e cauti
dinava
qualior-
del paese,
sassero
scan-
copertiprocedessero
la torre; ciò male gì'
verso
incolse,
imperciocché
Giordano Orsino,che gliattendeva alla
e
DI
posta
con
addosso
A.
315
DORI A
duegentoCórsi disperati,
piombò loro
tratto mentre
a un
non
sgominandoli
potevano avvisare Andrea dello agguato,né questi
soccorrerli.Le
Pievi circostanti si levarono
morte
i traditi,
pur
troppo, ma
che
le armi, non
presidal terrore, gittate
volano alla spiaggia;
lagnalecosa
per
cercare
il Doria, o
perchèin
a
gono,
fugtemplando
con-
per la stizza che lo
gliasse
pi-
altra
correre
guisanon potessesocfulminando il mucchio degl'
e
inseguiti
dei persecutori,
gento
giunsea.ricovrare solo duedei suoi su le galee,
tevano
e conci così che metpietàa vederli.Però è da credersi che da
la sua natura,
tutte queste contrarietà inasprita
0
abbastanza
immansueta,
lo trasportasseoltre
le
i suoi stessi confini,allorché,
costeggiando
udito che Cosimo duca di Firenze
spiaggesanesi,
aveva
preso Ottobuono Fiesco,con focose istanze
lo
che
supplicò
a
lui lo consegnasse
:
giàdetto
dopo chiuso
fu
in altra partedi questastoria,
che
dentro un sacco lo fece senza
misericordia
zerare,
e
caso
degliuomini
per giudicio
é tale da deturpare
nome
maz-
cotesto
prudenti
anco
più
quelloche di Andrea Doria non sia.
Esponemmo già con modo sicuramente più
che a stilestorico non convenga, come
figurato
Andrea
si facesse quasiper forza erede degli
anni del suo figliuolo
Giannettino per empirne
illustre di
316
VITA
tra il
la lacuna
la
suo
DI
A.
DORIA
nepote e sè^ma
do
aggiuntan-
alla vita di Giovannandrea per continuare
la fortuna dei Dona, ebbe a patireil
sua
danno della sua
troppavecchiezza
e
della troppa
gioventùdi lui. Di fatticonducendo il giovane
nipotein Corsica dodici galeecon più spavalderia
che prudenza,
investi con una nell'Elba^
e vi perse anime e beni ; proseguendo
poinotte
gran vento, invece di entrare in Portovecchio sopra la costa orientaledella Corsica,
tempo
dà
con
galeedentro
sdrucite ebbe
lanca,dov' essendosegli
a
traverso
con
inestimabile danno
nove
di uomini
e
di
una
ca-
patire
a
Se Andrea
cose.
tuna
colpidi forpercosso da cosi duri e spessi
Carlo di Angiò:
esclamasse come
Sire
—
Dio, deh
—
! fa che il mio
ignoro;
ma
certo
calare sia
deve
a
avere
piccoli
passi
sentito che il
glidiventava grave sul capo; però
dopo tanti infortuniiun conforto glivenne, e fu
della fortuna,la quale,per tribolarci
carezza
ci accende e ci agghiaccia
con
meglio,
perpetua
braccio di Dio
di paura: il nipote
nandrea,
Giovansul finire del medesimo anno 1556 andando
vicenda di speranza
con
fuste
otto
e
incontrò
galeein Sicilia,
turche,e si pose immantinente
a
sette
le:
combatter-
grandesforzo cotesto,cinquene
due, tuttavia il cuore del
fuggirono
prese, gliene
di cose maggiori.
vecchio si sollevò nel presagio
certo
non
fu
CAPITOLO
condizione di salute dello
Misera
Prognosticidella
frate
a
XI.
e
vicina.
morte
sua
fantasimi delia
occasione solenne.
di Carlo Y
Minacce
—
di
—•
un
agitata. Renunzia
lo impero; sua diceria in
mente
sua
Filippoi suoi stati,meno
cotesta
ImperatoreCarlo Y.
—
—
Differenza tra la
zia
renun-
quelladel Washington : magnanimità
delle cause
che mo33ero
quest'ultimo. Lettera dello
Imperatore al principeDoria; gliraccomanda il figliuolo.
e
—
Andrea
—
manda
in dono
a
Carlo Y
una
carta
rina.
ma-
Incertezza storica: affermano che
Carlo,prima,
di partireper la Spagna,renunziasse lo impero al fratello
è vero :
affermano che risegnasse
e non
tri
glialstati a Filippoil 16 gennaio 1556, e non
è vero;
—
—
che
chiuso in San
mondane,
e
Giusto si staccasse
è vero; che
non
il
affattodalle cose
figlio
glifacesse
tare
sten-
il danaro
pel suo sostentamento, e non è vero; che
celebrasse l'esequie
è certo; che non
a sé vivo, e non
potendo accordare due orologiinsieme irridessela sua
presunzionedi
ad
un
volere che tutti i suoi
modo
su
le
cose
sudditi sero
pensasè certo:
di religione,
e non
Lutero
ammazzato
pentimento di non avere
la fede del salvocondolto,
contro
e certo avere
posto la
ultima benedizione al figliuolo
nasse
a patto che stermisua
e proteggesse la Inquisizione. Si
glieretici,
certo
il
—
accenna
alla guerra di Roma
contro
Paolo lY,
e a
quella
318
VITA
di Francia.
—
FilippoII non
di Castello Gambrese, se i Francesi
restituirela Corsica;
e si tenga San
dello adempimento del patto, ed è
di 92 anni si ritiradal comando, e
gliuolo
suo
luogotenenteGiovannandrea fi-
sottoscriva la pace
non
si
obbliganoa
Quintino in pegno
esaudito:
grave
—
raccomanda
Andrea
Filippoaccetta per
di Giannettino.
ornando
la chiesa
—
Andrea
di San
gentilizia
di Malta propone
maestro
a
i senili ozii svaga
Il granMatteo.
—
ai Turchi
la guerra contro
di Medinaceli viceré
il Duca
Barberia,Io seconda
la proposta:diligenze
di Sicilia,
e ilre Filippo
accoglie
Il duca di Medinaceli è creato
e provvedimentisuoi.
presa
capitanodella impresa; Andrea Doria approva la impurché si faccia presto; il Re lo mette a capo
nandrea:
solerzia sua, e del nipote Giovandi tutta la flotta;
ostacoli per la parte del Viceré di Napoli,
e per quelladel viceré di Milano. Giovannandrea
prega
il Mendozza
ammiraglio di rimanere con le galee di
Spagna, ma non lo può svolgere. A Genova prima
i soldati alle navi,poi le navi ai soldati;
colti
racmancano
le paghe: ammottigli uni e glialtri mancano
namento
sedato;disastri sul principiodel viaggio:la
nave
Spinolarompe sul lito con perditadi uomini e di
robe.
e quanto l'esercito,
Quanta fosse l'armata,
non
Ospitalemilitare in questa guerra ordinato come
lo fu mai prima di ora; e ci prepongono un vescovo.
Munizioni di pessima qualitàe ne danno colpa ai
di
—
—
—
—
—
Genovesi.
Armata
raccolta nel porto di Siracusa tenta
uscire ed é respinta;
ria;
naufragiodi una galea del Do—
chiare
Malta,poi ne parte e torna indietro a rimorle navi; ribellioni su le navi, e fattigravi che
L'armata giunta alle Gerbe predanavi
ne avvengono.
le prede spartiscansi,
come
ma
non
vati
ossermercantili;
salire
gliordini si fa un raffa arraffa: non si attenta asdue galeotte
i doni
turche èu le qualiandavano
del Qraguttea Solimano,ed Uccialya sollecitare
lo inva
a
DI
A.
vio dell'armata turca.
319
DORI A
I Mari della isola,che ai cristiani
—
alla
largasi professavanoamici, vicini gli avversano;
cosi per fare acqua bisogna andarci con
lo
esercito ordinato :
altre galeesopraggiunte
lendo
dopo,vofare acqua con manco
riguardo,ne rilevano una
Il mare
dolorosa sconfitta.
e il vento
spingono
reprocellosi
Tarmata da Tripoli
morìa fra i soldati e
;
le ciurme; dopo molte consulte l'armata dal Secco del
Palo torna alle Gerbe.
bito
Battaglia
aperta coi Mori, e sudopo gliaccordi,i quali cosi increscono agliSpaSi dà
gnuoli,che taluno per rovello si ammazza.
alla fabbrica del forte;e ordine che vi si tiene;
mano
si provvede a fornire di acqua le cisterne,ma per Pa—
—
—
—
—
vailzia dei mercanti
di Malta
Granmaestro
—
avvertito della
richiama
turca
si fa frutto.
non
poi ne
i
prossima venuta della flotta
suoi legni dalle Gerbe; ma
gnando
vergo-
rimanda
taluni.
il Duca
Mentre
—
tende
at-
multo
compimento del forte,accade tutra Mori e Spagnuoli,con
morte
e feritedi una
si riconciliano;
della
cerimonie e patti
parte e dell'altra;
dedizione dell'isola al re Filippo.
Si sollecitalo imbarco
è troppo tardi.
Avvisi spaventosida Malta.
ma
a
sollecitare il
--
—
il Duca
la Consulta sopra la sua
di lasciare la terra impegna la
intima
Giovannandreà
prima
ai rimasti,tornerebbe
vannandrea
corrono
galea;
fede
sua
pigliarli. Tra ilDuca e Gioparoleacerbe; propostida questo
a
—
Ordini funesti;
non
parecchipartiti
vengono accettati.
disdette continue;ScipioneDoria,commesso
a speculare
s
icché
si allarga,
ai far
la notte, per paura non
del giorno la flottaturca prima che vista casca addosso
—
ai Cristiani.
—
Soldati
e
marinai
scampo col
fede vati
arri-
cercano
i Barbareschi mutata
buttarsi in mare, ma
il re del Carvan,
al lido gli ammazzano;
di Tunisi
Xeco.
con
avvisi al Duca
Botta dell'armata.
—
la
mandano
sua
—
galea in terra; per
si
momento
lo infante
guardi dal
investe
Giovannandrea
un
e
se
ne
im-
320
VITA
padroniscoDOi forzati,
poi casca
Perdita di galee e di navi.
—
—
Al duca
—
rovescia.
—
La
Doria; sue
Virtù del
vano
galee si salMaldonato:—
parole
Morte
^
buon
suo
di Medinaceii
Turchi.
Molte
—
per virtù dei commendatore
egregiedi questo valentuomo.
deirAnguillara.
dei
potestà
in
di Flaminio
nato.
paggioinnomitutte le cose
vanno
notizia dello infortunio arriva ad
terribiliansietà.
Giovannandrea
—
alla
drea
An-
si
salva in terra;adunati a consulta i rimasti propone partiti
Si decide
estremi;il Duca si piega a dargliretta.
—
mica;
passare durante la notte su di una fregatala flotta nein molti sorge veementissima l'agonia
di sema
guirli;
nobiltà di animo
di Don Alvaro
glie
Sande,che scetentano
restare co' compagni. I nostri su nove
fregate
notte il passaggio,e non
una
riescono;sono più
siderazioni
Conavventurati la seconda volta e riparanoa Malta.
di Alfonso Ulloa scrittore della monografia
Doria: arriva |
Stato di Andrea
di questa impresa.
gli
un
corriero,vuole leggereda se le lettere e non
del nipotesi leva maraviglioriesce : saputo lo scampo
samente
Cade sfinito;
in piedi,e ringraziaDio.
si
che manda a Giovannandrea;
acconcia dell'anima;consigli
ultime parole;ordina essere
alla
sue
u^asportato
Funerali magnifici
decretati
sepolturasenza pompa.
—
—
'
—
—
dalla
Repubblica.
—
di vita.
—
Sue
Ultime
fisiphee
qualità
morali:
stume
co-
considerazioni.
di Sciatillon,
oratore di
Quando l'ammiraglio
Enrico li a Carlo V, glipresentòle sue lettere
versando dagliocchi fuori
di credenza, questi,
alcuna stilladi amaro
pianto,ebbe a dirgli:
deh I vogliatemi
in cortesia
ammiraglio,
cotesto lettere,
mirate,
aprire
imperciocché,
queste mie mani le qualipure, tante e tanto
t=
Messere
322
il
VITA
di Dio, al qualeavrebbe
giudizio
conto
dovuto
dere
ren-
di due maniere sangue ; sangue
sato
ver-
campi per sete di ambizione, e
dai roghie dalle mannaie
sangue risparmiato
in prò' della santissima religione. Anco per
su
tanti
c=
un'anima
dentro corpo
sana
d'avanzo; pensiamo se
stato
sano
con
ce
ne
sarebbe
uomo
mo
infer-
proprie,e delle eredate dalla
sicché fantasimi strani e paurosi
gosciavano
gliannon
volgevano
sconpure i sonni,ma lui sveglio
la mente, e di tratto in tratto glipareva
di malattie
madre!
udire distintala
voce
che per nome
ad un punto
egli,
materna
l'appellasse,
per la qualecosa
intenerito e spaurito,
rispondeva: Signora
lo
Statuiva pertantorisegnare
madre.,vengo.
del
scettro, e poichéper la invitta repugnanza
=
=
fratello Ferdinando,ch'elettore dei Romani
non
volle consentire che
eglilo deponessenelle mani
del figliuolo
l'ebbe a spezzare, cedendo
intero,
Ferdinando
lo
impero,e al figliuolo
glialtri
dominii della monarchia
spagnuola.
Il di venticinque
ottobre niillecinquecentocinnella grande sala del palazzo
gio
requantacinque,
anni
di Brusselle,Carlo Y, di cinquantasei
destra ad un
la mano
con
nato, sorreggendosi
alla spalla
bastone,e con la manca
appoggiato
di Guglielmod'Orange,giovanissimo
allora,e
sortito dai cielia diventare più tardi il flagello
a
DI
della casa
A.
323
DORIA
circondandolo i congiunti
Austria,
di
i cavalieri del Tosone di oro, i
più prossimi,
e i
grandiufficialidella Corona, i consiglieri,
di Fiandra,
baroni ftosidi Germania come
principali
di Spagna e d'Italia,parlòdi sé parole
umili ad un punto e superbe,
ma
più superbe,
onde le prime o non
parvero sincere,o parvero
dendo
prepotentedei mali,conchiuLa crudele infermità,
la qualeave-
strappatedal
:
=3
senso
torgli
ogni forza per durare alla
sere
regno, e già da molto tempo lui es-
vaio percosso,
fatica del
deciso
non
a
e
renunziarlo,
contribuivano
a
lo avria
da
dissuaderlo,
lo stato infelicedella madre
sua,
fatto}se
una
parte,
dall'altra la
del figliuolo
: remossi ormai
inesperienza
giovanile
da qualche
zargli
avannon
ostacoli,
tempo questi
scusa
Dio, per
presso gliuomini né verso
tenere
tale ufficioa
cui di
ora
in
ora
diventava
e confessati liberamente errorie colpe
più inetto;
li buttava tutti su le spalle
della sua ignoranza,
la sua ignoranzafosse stata qualità
come
se
distinta 'da lui domandando
di tutto perdono
fatto
aglioffesi,però che eglinon lo avesse
proprioa posta; di ristorareperò i danni patiti
iièanco per ombra ; per ultimo
non
accennava
,
voltatosi
»
»
Filipposoggiungeva:
dominii,che ogginelle vostre mani
a
voi aveste
"
Se
i vasti
commetto,
raccolto per via di eredità,
voi pure
324
VITA
profondamente
professarvene
grato,
V obbligo
quanto dunque non ha da crescere
avreste
a
sempre vivo,e per dono?
Tuttavolta,
paiagrande il
per quanto a me
debito vostro, io lo giudicherò
saldato,solo
vostro
che
venendovi,me
il bene dei sudditi vostri.
a cuore
pigliate
Regnatedunque in guisada meritarvi
la benevolenza loro ;
avete
come
incominciato,
osservate
temete
Dio, siate giusto,
proseguite;
la legge,anteponetea tutto la religione,
gliuolo,
di un fie possa r Onnipotente
gratificarvi
al qualevoi,quandovi sentirete sazio
di giorni
e dalle fatiche stanco,confidiate il
animo col qualeadesso
regno col medesimo
il mio.
io vi commetto
Qui ilfiglio
piegò
dinanzi a lui,
il padrelo benedisse,
1 ginocchio
essi,e con loro gliastanti;forse erano
piansero
sinceri,imperciocchévi abbiano corde dentro
di noi, le quali,
quantunque alterate dalle ree
vibrino sempre ; forse anco
passioni,
no, che il
piantoe il riso ponno essere mossi da cause
affatto materiali,
lo sbadiglio'e
lo starnuto,
e come
i cortigiani
proviamo contagiosi;
poi,per
di corte tengono ammannite
ognirappresentazione
"
le sembianze
sul teatro le
scene.
anco
diverse,
le lacrime
come
Washingtonnel deporrela
lontarie
perdono delle colpe invo-
chiedeva
presidenza
e deglierrori,e
di corpo
sano
e
di
DI
A.
325
DORIA
pieno dì vita,tornava ai campi,perchè
educasse
non
troppo durare nei magistrato
mente,
il
sé alla tirannide,aitnù
commossi, ed
rimasero
alla
servitù;tutti ne
adesso
leggendo
le memorabili
parole,a noi l'anima trema; gli
né ci ()enAmericani
non
a piangere,
pesarono
siamo noi,conciossiachè là dove lo esempioeccelso
della virUi comprendano
e l'ammirazione
il nostro spiritodirei
la pietàncm
entri a inumiil ciglio
le lacrime dovute alla miseria
con
anco
,
umana.
nel dieiasette
Carlo scrisse,
gennaiomiUecin-
lettere al Doria, con
quecentocinquantacinque,
le quali,
annunziato che la sua pardopoavergli
tenza
avrebbe luogoprima
per la Spagna non
della primavera,a cagionedella malattia che
lo tartassava, e dei molti negozii,
che doveva
in sesto, finiva cosi :
mettere
Quanto a quello
"
dite, circa al desiderio di venirmi
»
mi
"
vare
»
ponessero,
"
tornerebbe
1
vostra.
"
scirebbe
"
lo concedesse, vorrei movermi
1
vostra.
"
cbe
"
disfatto della
la età
se
la salute nostre
prima della
mia
non
tro-
si op-
partenza^ciò mi
lietissimo,
sapendo la devozione
Il
come
eunuuzzi.
e
a
piaceredi conferirecon voi mi riuche se la malattia me
cosi grande,
In difetto di che
io
Vita
posso
io alla volta
assicurarvi,
profondadi essere soddevozione vostra, vigilanza
e
^
causa
di A. Doria, Yol. IT,
21
326
1
»
»
»
»
»
»
»
"
VITA
zelo co' qualivi
a servirmi,cosi
adoperaste
coatinuarlia fare ver"o il Serenisvogliate
slconSimo imo
: per questo JBodo
figliuolo
serverà iu ambedue
vivente di
la memoria
quelloehe meritate, e uoa. cessate meritare da.ooi per tauti rispetti.
Desidero*che
il Nostro Signorevi colmi di felicità,,
e vi
prolunghila vita. Mi sarà di letiziaricevere
di tratto in tratto le vostre
Di
vero
Andrea
ixuov^.
»
e* sembra, che la
con
Carlo, anco
ridotto a San
Giusto,non
di
corrispondeaxa
quando questisi fu
rimanesse puotori-
che molti e minuti
gliscrittori,
della vita di
degliultimi giorni
ragguagliano
cisa,dacché
ci
Carlo y, ci hanuo
tramandato
la notizia che
Andrea
in dono un'ampissima
carta
glispedisse
della quale lo
marina, ottimamente disegnata,
inestimabile diietto.
Imperatorepigliava
Al nostro argomento non
fa più mestieri cotesto
Imperatoree noi possiamo buttarlo da
canto; tuttavia per mostrare
tribolazione incolga
allo
chiarire i casi che
varie opinioniche
al lettore quanta
storiografo
per
bene
racconta, basti esporre le
corrono
intorao
agliultimi
giornidi lui;dove non fosse altro questo ci
frutterà,
speriamo,venia,se dopo avere messo
siamo costretti
ognifaticaper appura^re un fa|to,
ad usare forme dubitativeassai
poi,nel riferirlo,
,
DI
più spasso che
non
327
BORIA
A.
Corre la opinione
vorremmo.
che
lo Imrperatore
Carlo,innanzi di tire
parper la Spagna, renunzlasse lo impero al
fratello Perdinando, e qiiestonon è vero, avendolo
comune
aJ contrario ad istanza di Ini ritenuto finché
fK)n
e
dei
dispostoglianimi deglielettori
avesse
popolia consentireil trapasso.Ancora,
sembra
che
certo,
della renunfcìa
il tempo
del rito solenne
deglialtri stati
Filippofosse
tobre
otquelloavvertito da noi,tityè il venticinque
della stipulazione
dell'atto
.1885; e quello
il sedici gennaio1586, e tuttavia da parecchi
si sostengono queste due
chi dice, che
di San
date
Giusto
contrario si trova
faccende
vi ha
erronee:
volta ridottosi al
una
di
che
mondana,
mentre
continui
consigli
sollécitodi
figliuolo,
di grave momento,
del governo di lui
e
di San
^li recò
Dio
al
venisse
sov-
consultarlo nelle
dei minimi
particolari
sere
eglidesiderasse es-
narrano
informato;sul qualeproposito
al Corriero che
torio
romi-
suo
tutto ei si chiudesse in
di ogni cura
spogliandosi
al
a
come,
fe novella della
Quintino domandasse
:
=
nata
giorIl Re
,
?c=
E poichéquegli
gli
già entrato a Parigi
ildispaccio
lo
risposedi no, aborrendo leggere
è
scaraventava
brio di
sul fuoco. Inóltre atfermano in obro-
FilippoII,come
riserbatisida Carlo
per
dai
centomila
ducati
provvedereal proprio
328
VITA
prima
sostentamento,
ne
levasse i doe
i"tù, e
glifacesse stentate eosi,elle«pessa ebbe
cava
a
penuria.Ora da carte a«teiilichesì ripatire
da primasi «ssegfissse
lo Imperatore
come
sedicimila ducati, i qnalitrovando poi scarsi
ed è di pia
se
gliaccrebbe fino a ventrafila;
Taltro
che, invece di
manifesto
,
eglicon
eavare
premurosa
ddnari da
soUecitndine
lippo
Fi-
f^iMe
procurava, in ciò^ moho valendosi della Camera
il Robertson ed altri^
di commercio
di Siviglia,
ventura
prima e dopo di lui,racc"mtano la sfrtpa avdeir esequiech'm fece c€^br^^
sé
a
vivo,dello essersi
della chiesa,e
steso dentro la bara nd
e
tattavia noa
i qualinegano
scrittori,
alla re^sa
sto funerale
mondo
fone
rispostealle antì-
quinciavere
dell'ufficiodei morti ;
Per
spettacoloso.
famoso
corre
n^zzo
ultimo
cano
man-
eote-
in tutto il
l'aneddoto,che pi^imido
logi,
eglimirabile dilettonel fabbricare e tenete oroognidi al mezzogiornoglirimetteva,e ché
poi-
conoM)e
nel rimetterli,
"^
uno
non
dava
accor-
cotl'altro,
egliebbe ad irridwe la sua
di
mentre
ne^
suo
fede, credessero ad
im
modo,
e cosi s^i dodici
settenrtire,
nove
giorniinnanzi
al
voluto che tutti i suoi sudditi,
avere
in fattordi
sunzione
pre-
di morire; aggiunseuneodidllo
testamento
in virtù
figliuolo,
còl
il suo
qualesupplicata
della obbedienza che glido-
330
VITA
che ^adrea
Doria
parte in eot^ta
guerra, ee^dUochè col ma"dare le^we galeenel
alla custodia delleeoste, e ^r
regno di Na{M"li
prese
non
trasportodelle miUaie
dei fo4ari.d"»r"
ne pariva
apil biaagnO)
casi saene
passo» che meglio
a
forse ci cadrà in aecoack) raecontarla albpore»
meglio altrove la gii^ra di Francia»e la
celebre xoUa di San Quintino»onde saliin taata
fama Emanuele Filiberto duca di Ss^oia. QneUo
come
che
noi preme
a
riferiresi è, "^
mentm
si
drea
negoziavala pace del Castello Cambrese» AnJDoriascrissea Filippo
II fervidissimeislaiiaccordarsico' Francesi
a non
ze» sqppHeandolo
se questi
{»rimanon si obbUgavwo a restitaire
.
a
Genova la isola di Goesiea
che
non
per Imo
si sarebbe
la Corsica
reso
non
e
San
pe^paUo,
Quinttaiofinché
mietere
si cwsegnasse.
Non ci
che Ànchr€A facessea fidarsitroppot
pern^olo
Come il i^ia volleycosi fu fatto; sefuitala
pace» Andrea, sentendosi grave di quasinov^uitadue anni» iJiaodòin l^agna il nipoteGioera
vannandrea
sd re Filippo
affinchèsi profferisse
comiìdJuogotenente
deiravo»e
che lo avrìa servita
con
a
farlo pei^suaso
la medesima
devozione
di luL Accolto con
assai
benigiair^Ate dalRe» v^ne
che
agevolmenteconfermato nell'ufficio»
.Andrea,e xol medesimo
per tanti anni esercitò
grado di lui,non
senza
di quelle
adoperarvi
pa-
DI
Toìe, che
Hi
-
A.
la tuteressafta cwtesia dei
becoa
n^spito,i
della/ sua
tutte
a
«enili o2ii andara
coH^attornare la ehiesa di San
ultima
sa^
re
tere
met-
toro,quando iianno blsogoe.
Anérea, dopo che ebbe dato
faooeiide
33i
DOftlA
sf
queste
agando
Matteo, dimora
di sé:
oggimai egli
si reputava ridetto in poKo, do?e procella
di
fortana non
lo potesse toccare, e s'ingannava,
un'altra
imperciocchéeHa gli apj^recchiasse
fieraed
batosta,ultima è vero, ma forse la piii
affannosa
Per
stata
se
gente
e
di tutte.
la pace
Castello Cambrese
dt
fatta abiKtà
a
FilippoII
di
essendo
e
reprimere,
stiantare le barbare scorrerie
glifosse riuscito,
le qualii Turchi des"Aavano quoticon
diaiìamenfe
Fra
la Cristianità,
Della
GiovMni
Valletta,
granmaestro dell'ordine OerosolkxHtano,
mise pratica con Don Giovanni BelMerda, duca
di MdMKnacelì
e
viceré di Sicilia,per
non
la-
di mano
occasione»
la péespera
Aiggire
nel quale partirecon
grandeanimo correndo il
viate
Duca, aggiunsele sue alle lettere ortalorfe inaffinchè fosse
dal 6f anmaestro
al re Filippo,
di pigiarsiil carico di cotesta impresa,
contento
smrsi
dalla Crtstianilà tntta desiderata;
tanto
e
né
anco
a
determinare
il Re
eitfurono
stieri
me-
imperciocché
troppiconforti,'
simo
per lunghisMediterraneo*bagnasse i
tratto il mare
332
VITA
suoi stati,e
di Gontìnoa
questiabbisognaasaro
difesa»mide i meieaiiti di ogniaanoae
vano
giistaattano
"m
perpetoafessa^BMiHafiwm^,
che avafano
sentito troracsi il Dingntte
a Tridi Barbeiìa eoa cmfaaeanto o poeht imo
perii
hnbi
Torchi,a però faeile opprimerlo;
e ^
del Re
certo
del Garvaa, se
iafeUoDìti contro
qualchecarezsa
potutiottraere
Dalle qualicose
e
non
aniai ai GnstNini,
Turchi in
gnisa,chooon
qualchedono
sì. s»rdÉ)wo
efficaci aiutatori éeUa
imptaaa.
il re Filippo,
muidaTa
mosso
attorno lettore eirsolariai gofornatori
dei'SiK"i
ed ordinassero;
stati,
perchèlo forze racoo^essero
costituìilduca di lifedinaceii
capitanogenerale
della impresa,
e al Gri^imestro di Malta
concesse
grandebalia,cufiunoMendosi noUa esperien«i
e
me;
preslan^sa
di Milano
Lombardia
ordinò al governatore
duemila
spedisse
uomnìdel
Terzo di
in Sitilia,
al viceré di
Napelirdel
finn Sanduemila Spagnnoli;«a
pariprovvedesse
ciò da Leiva si
retarne
lui sì
a
miKtare
in Affirica,
Don
partkse il prò oapìtano
Alvaro di Sandè, U quale dovova essere: capo
degliSpagnuoliUMà da Milano* Andrea Gndria,il qualeconsultato in tempo appcoTaia la
a patto-però .che postergatoio Inn*
impresa,
gagginispagnuole»con .sofasi^
ducesse,
condiltgenaasi
voltbpreposto jrirarmata intera,cone
con
esso
DI
eziaaéio
fefe"dk^ti
te
M
risico
333
I"ORIA
A.
facoltà di daire il
de)k" esemta,
moim
e
soo
reli
pa-
Afidraa,al
iMteiPe al
-affo*
nipoteGìinramiudreQi,
senza
iadt!^ al* eervizk^ del
elle si mettesse
GtovanRafidr^
Omerale, e'"iuesto
fece,appena
le tottere dev'aro a^Mee^na; dofè
gli pnw^Be
conferito il tenore
per
di
quellacol Ikica^questi,
d» teiivpo,
lo permasea
avvantaggiarti
àt
tersi
met-
soltemlator^ di firn Oiotanni
Bseno
Mendoasea, ammiragUo deH#
stanziate in
quet tomo
a
gake di Spagc^
Napoli,affinokè an-
si riéseesse a Messina, e sovvenisse la
ck-'egK
impresa; e Gtovannaadrea, a eni farve otttmo
vano,
ci '» aduleròeon tutti i nervi,ma inpartito,
peroòehèaven^ rammira|^o neevuti "rin bpàgna per
diiir pre^antissk^di tormrs^ie
la ^ETle del Re,
cui sembrava
a
di ItaUa
avessero
dipe. Un
altro ostacelo )^ane"]bl
venatm'e
qoei giorniaeeaéuta
ìnm
galee
bastare, gH tocoò ar"d"be-
a
di Milano, il
traendo
che le
cp^le,per
II
di Enrico
si
iato del go*
a^ms^o
ad
la morte
re
a
(U Franca
arruffare le
faeeeode,negò i.duemila
dasse
che
a
neno^ofte
pugnasse
il
oMsentMi
Spagoui^,e solo s'inpia iatdi (pando te chiaro
la morte
awentiatun»
(xrsà"re
Figuerroa,
ia
di
dei Re, la Franete
iraova
Spagna
re-
gueita* Intanto
u
Genova, per
334
YITA
isgravmi di 8|p«a, iieenziaTa le navi noleggiate
il Tene
a traspartsre
degliSpagmioK di Lombaréia,daeehè il Gof
mMdarii:
ernakNre
qoaodo
pm
le navi: eiMle e'fo
carooa
bob
curo
riputava si-
gliimodè, maamestieri alloggiaiii
per diverse terre liella riviera; Alta firn altre
I
davi si pelermio avete,
paghe,né
oi
fusione
allora mancarooo
le
la moneta,
d'in-
verso, senza
era
diUYe le nnèizie
e
^ire
a
in nave;
di
al commissario
taiéniglio;
entrato pei mezzi a sedare la oosa,
labarda sul capo: poi ritta su
una
insieme il eanunino
rìpigitano
qui cmiMeroto,
e
erano
diecina di
dettero di
una
diera
ban-
di Lombardia:
potute andare innanzi forse
una
da
raggiunte
Don Alvaro Sanéè e da Lorenzo di Pigueiroa,
i qualicon
buone
e meglioeoi saldarle
parole,
di {M'esentedi quattro pagbe, e promettendo
prossimoil pagamento del resto,le aM"OBÌr(mo,
miglia,
quando vennero
sicché ricondottele
a
Genova, te imbarcarono.
Bisognaperò avvertke,che oltre i duemila Spagnuob del Terzo di Lombardia, erano sUti,per
cune
alla diligenza
di Don Alvaro S8ndè,^rrofatte
bande
4ì Germani
ultime sopra
SpimUa, con'
e
barcarono
che s'imd'haliani^'
una
pmn
nave
voeata
funeistfpresagi,
impet^eèdoehè
^,
pena
us#ifó di porto, ^aMma
dava
di traverse
in
idal
tempoi^tle,
atteniti.
terra; pafecchi,
DI
si toffi"roDOin mare^
33S:
DORIA
k.
e" par
paura
di morire,
per8«i"o la Yìta,molte ari"i andarono
a
fondo
né
ie robe gimèlapiù ripeseafe,
isirpolenmo
roi^ tattt, cmde bi«»gnòternari» a rMavsi da
un
tempo
capo 6on" glialteitimM^^e logorare
il n«vigUo.
a risar^e
promso
Meht* éà N^fN^i mossero
le dilSeoltà,
imSfteto riferilo(e non
era i^ero)
pereioecbè^sseudo
al Yieerè,eome
V^dlona
fac^se
l'armata
Turca
stanziata atta
le viste di venir viaje le terre
Pugliafossefo mal torBiie di presidio/punsero
lasciastava i piedipetekègU ^agnuoli non
Kapoli,s^ermandeii necessari alla difesa
del Rtgìtto.
Gmì tra impedimenti
inintti,i quali
cicbiadsewo della stupida imp^fezìonedelFordinamenio deglieser"^i^
quantunque cofressero
metempi famosi per guerre, e per batteglie
nelle storie^ la malavoglia
moraSbili'
degliuo«
colte
mìni, l'emulazione e i dispettiessendosi racl'armata si
tafdi 4e gentie le provviste,
di
trovò in
punto a M^sina
Fattala
sui finiredell'ottobre.
geneiale
rassegna
uomini
da
furono contati quattordicimila
combattere, e chiunque
fiordi gente,e messa
fbudicarii
bandiere erab^is^BdO
ordme i quarantasette
no
di Spag"uoii,
e qvat'*
d'ItaKaììi,
trentaein^e
tro^diTedesehi. L's^ma^a sommò
a centQventidue
legni,ventotto navi grosse, due gaUooi,dodici
li vide ebbe
'm
a
336
VITA
e sediei^resette brigantini,
e grippi^
scùTcapini
gate. Delle galeetredici spettafsno sd prineipe
Dona:
Andrea
a
sette
Scipkm Dona
d»
Leira:
prese
cinque; dieci alla SietKa,com-
stiniano
di Terranoofa; al Giu-
del marchese
due
Sanek»
Dm
a
al Rapa
Gigala;
al duca éi Piren«e;alli IMtgiooe
tre; qn^ro
dtte al
di Malta cinque,e piftniia galeotta;
duca
Bandinello SauK ; due al capitanogenerale
di Medinaceli,e per ultimo una
a Don
Luigi
a FederigoStaite.
Osoni, ed una
nelle
Merita particolare
attenzione imo istituto,
mente
o mediocreaftitto,
precedenti
guerre negletto
abbastanza
pioso
cocurato, e fu l'ospedale
di Monaco
due
:
due al
di cerusichi/
di arnesi
ci preposero
ufficio,
e
a
veramente
adattato
nondimanco
deHa
la
fame,
conciossiachè
essendo
stato
"
i
»
avevano
e
c»i fa professione
munizioni
pareva
trenper tamila
la durata di quattromesi;
gente ebbe
e
a
occorra
il i^aricedelle
latto buona
che
,
portanti
i»iiim-
esercito ai lai"istri genovesi
gente tiaturalmente
i molti
zio
patirelo straincolse peggio,
scrìtto nett'Adriani
commesso
qualioltre
a
cui si ctb^
bisognedello
,
a
bastare,perchèammanite
uomini, e per
e
e
eletto di Maiorca, nobile
il tescOTO
del sacerdozio. Le
avessero
di farmachi,
e
atm»
e
crudele,
danari,che si^togilevano»
parte di btsmtto
di si
338
VITA
.
indietro le barche
mandato
ai rimastt cascò il cuore,
attennero; onde
animo
marinari, ripreso
quei trenta,
che forse
e
saltarono addosso
"
erano
lo
e n"m
levarli,
a
i
meno
i
a
rei,e pagarono,
smcede^ per tutti;tre impiccarono,
come
glialtri
misevo
in altra
nave
ammoUinati;
i
al
remo^
lo stesso
cadde
ac-
gli
migliorefortuna dequalipure erMìO Sieiliani,
con
il capitMo in camicia,
imperciocdtè
dopo messo
e rubalo ii legno scamparono
tutti;nien
peggioift una ter£a»nave, dove i soldati veliero
bria,
in Calabensì che il capitanoli conducesse
nendosi
ma
postia terra andaronst con Bio, asteda qualsivoglia
altro peecalo. Non era
a cotestitempi,
agevolecosa guidare
gente siffatta
e
mirabile
a
dirsi,non
si poteva
anco
mare
affer-
segna
impresa,e rinnovata la rasche
a Malta dei quattordicimila
soldati,
furono annoverati a Messina, ormai se ne rinvennero
cominciata
e
la
ottomila appena,
in parte morti.
essendo
giti,
fugin4"arte
Declinando il febbraio, le
galee arrivarono
alla Isola delle Oerbe, dove
di c(rfta sorpresero
due
sandria,
che venivano di Alesnavi terchesee,
quali^poetergatoogni pensierodi
i nostri oorsevo
la
a predare;
pubblicautilità,
prima sorgeva alla bocca detta Gantara dentro
il Canale,dove, paurosidi dare in secco
pele
,
DI
A.
339
BORIA
ritavansitutti ad inoltrarsi,
eccetto
cio di Leiva, che avendo
a. bordo
Don
San-
pilotaturco
dei luoghi,
lo condusse per un sentiero
praticbìssimo
che aveva
cora
T ànfondo; dell'aUra,
gittata
Scipione
presso la Rocchetta, s'impadroni
Doria. Costume, per geuierale
consentimento dai
marini osservato, era,
che
qualegaleadi
mata
ar-
prendesselegnonemico,su questo la propria
bandiera
inalzasse per fare intendere alle
altre,che. dovevano starsene lontane; dopo si
pitano
la preda con
spartiva
questa rs^ione;al Cadue parti
Geniale assegnavansi
con
una
che era
alla galea,
stata la
gioiaper giunta;,
prima a mettere la mano, addosso al nemico,
oltre Ja psurtele si dà la mancia ; ogni restante
si divide a rate ugualifra tutte le galeedella
flotta: in questa occasione
non
furono osservati
onde
regolané modo, chi arafifòaraffò,
contese
nale,
infinite,
e talvoltasangutììose.Nel fondo del Cadel
ormeggiatosu le ancore, in prossimità
Ponte pel quale l'isola delle Gerbe si unisce
la terra ferma, stavano due galeotteturche,
con
.Generale ordinò pie queste il Capitano
gliassero
e
wa
ardessersi,
che
Giovantiandi^ea,
non
giacevainfermo sopra la Capitana,
tendo
poadoperarsicon la persona, ne cemmise
lo incarico altrui,
e lo servirono tia^^di
e male,
intantochè i Turchi sbarcata l'artiglieria,
e ri-
si
340
VITA
dietro
paratala
certa
trincea di terra
aouaaD-
nita in fretta,si posero in istato di difenderle
in
i nostri gwdicarono
lasciarli
spediente
guisa»che
stare. Da
e
non
forse la ruina di tutta
tenuto
danno
ciò nacque
conto
come
la
in
inestimabile,
impresa,perchè,
esse
si trovassero
gioie,i qualiil Draguttemandava
Bascià ;
presentea Solimano,ed ai principali
badando, che le conduceva queirUcciaiy,
raglio,
temuto
corsale,e più tardi famoso ammiil qualeo sarebbe caduto in pot^e dei
danari, e
in
non
ora
Cristiani0 lo avrieno potuto spengere, e' fu per
si portòlo avviso del
Costantinopoli
sforzo di Spagna contro
la Barberia, e
nuovo
le accesissime istanze del Dragutteal Solimiano,
lo immediato invio della fiottanel
con
affinchè,
nelMediterraneo,le fortune turche pericolanti
esse, che
a
TAffrìca sovvenisse.
1 Mori deir isola,che
quando
i nostri erano
lontani si profferirono
amici,adesso,vedendoseli
in casa, si scopersero avversi,
tantoché per fare
tutto V esercito
acqua i nostri ebbero a mettere
in terra ed ordinsurlocome
a
pale.
camgiornata
Di fatti e' fu mestieri combatt^e
il
male
tutto
peggiorenon incolse,se
deve merito alla solerte prudenzadel Duca.
ne
i nostri dalla isola per
Poiché si furono partiti
al Secco del Palo,ecco sopraggiungervi
girsene
giorno,e
se
DI
341
DORIA
A.
altre otto
le qualivolendo
galeerimaste indietro,
temendo
guai od
pure fare acqua, e non
avendoci manco
lorosa
rilevarono una done
riguardo,
sconfitta con oltre a duegentomorti senza
contare i prigioni
e i feriti.Cosi, poichécon
si fu la nostra armata
riunita
tanto travaglio
al Secco
del Palo, mentre
sta per isferrare alla
volta di
il vento e il mare
Tripoli,
ridivengono
rimettendo lo impetoloro notte
non
tempestosi,
né giorno,
per modo che,arrivato ormai ilmezzo
né
del mese,
il Duca
facendo
punto le viste di
tere
smet-
di
pessimavoglia
molto più, che pei disegnidella navigazione,
il cibo pessimo e l'acqua
poca e salmastrosa
vedeva
le febbri,alle qualinon
raddoppiare
sovvenendo riparo che approdasse,
pigliavano
indole aflfatto
pestifera
; e i molti morti che ogni
,
se
ne
stava
,
,
dì si
a
avevano
buttare in mare,
come
vano
intristi-
dei casi
presenti,
sgomentavano dei futuri.
siccome semIl CapitanoGenerale pertanto,
pre
accade quando le cose vanno
per la peggio,
intimò la Consulta dei capitani
minori, a
cui non
potendo,a cagioned'infermità, Gioci mandò
vannandrea assistere,
in
sua
vece
sere
mes-
col consiglio
bolognese,
si governava; molti i pareri
e
Plinio Tommacello
del
quale molto
diversi; conclusione
il
veruna.
giornodi poi, e
QvBRRAzzi.
Vita di A. Daria,
sulta
Rinnovossi la Confu
Voi. II.
se
deliberato,
28
il
342
VITA
si mettesse
tempo
se
no
al buono, sì andasse
si stornasse
alle Gerbe ;
ma
a
poli,
Tri-
poiché
diventò sempre
invece di calmarsi,
stagione,
più rea, e le sventure, per essere state alcune
navi cariche di vettovaglie
respinteindietro,
crebbero, e la Imperialecapitanadelle navi
delle robe tutte e di non
la perdita
ruppe con
pochi marinari, fu preso partitodi tornare alle
la
Gerbe.
i
che
Qui gliaspettavanogliestremi infortunii,
rono
Mori, diventati alla scoperta nemici, intima-
sgombrasserodalla isola, guastarono
i pozzi,
infinititranelliinsidiaronli;
con
valse
Preultimo ruppero a' manifesta battaglia.
ai nostri
per
la virtù dei
nostri, ma
il danno
parve
rale
sicché il Genetroppo maggioredel benefizio,
se
ne
minciarono
maninconoso,quando cocomparirealla lontana certi Mori,
stava tutto
a
i
in terra talune banderuole,
quali,dopo avere piantate
si dileguarono:
curioso di sapere che
taluno si avvencosa
turò
questiatti significassero,
di andarne a pigliare,
ci trovae presele
rono
che i Mori conosciuto Terrore
scritto,
messo,
com-
del tutto deliberato posare le
armi, sariensi ridotti a devozione di Spagna,
avevano
a
cui promettevano tributo annuo,
si accordassero i
e
messo
e
intantochè
avrebbono dato ostaggi
patti,
presidio
spagnuolodentro il castello;
DI
non
Era
343
DORIA
stra
e
oflferta,
dopo qualchelu-
parere, si accettò
non
per
la
vera
parve
A.
a
braccia quadre.
proprio provvidenzacotesta,
così l'avarizia
nella
facevano
acceca
che
,
della
cupidità
sicura,sembrò
anzi
e
pure
tanti
parecchifebbricirapina,che ormai si
a
l'accordo
tradimento
spagmiolo(e qui nota la
tanti uomini
matta
fortuna, la quale mentre
illustriper bontà e per dottrina precipita
interi
espresso;
uno
di questo ribaldo ci conserva
nell'oblio,
chiamato
Ordenez
ne
in tanto
venne
ilnome)
furore,che
potendo far peggio,con le propriemani
si ammazzò.
Le
alla
leggiallora mandavano
forca chi rubava, costui per non potere rubare
non
s' impiccò.
Venuto
in
podestàdei
nostri il castello della
Isola,il Duca, considerando
bene
importanzadi
podestàdel Re un luogo
assicurare nella
così atto alle difese
rinforzarlo
e
la
come
accrescerlo:
alle offese,deliberò
a
questo scopo
mise
com-
disegnoad Antonio Conti,a cui in qualità
Don Sancio da Leiva,
consultori aggiunse
il
di
di Aldana ; fatto ed approvato
e
Don Bernardo
il
disegno,si pensò a
in esecuzione,e per
quasi a istituirsiuna
indugio
sollecitarlomeglio,venne
metterlo
senza
gara fra le diverse
per costruire i lavori ;
dacché si conobbe che dopo un
del campo
zioni
na-
manni,
gliAlepo' di
344
VITA
presero ad aprire
il fosso co' picconi,
Don Alvaro di Sandè si accollò
terra si saria trovato masso,
la
cura
di
tolsero
lieri uno
una
a
Generale,un
dei quattrocava*
cortina,
ilCapitano
fare gliItaliani,
uno
il Commendatore
Guime-
di
Malta, il quarto Giovannandrea,che,
QuiricoSpinola
sempre infermo,prepose all'opera
colonnello: il CapitanoDuca come
suo
l'esterno del castello provvidedi cavalieri,
e di
cortine,e di altre opere di arte,così corredava
il di dentro con magazzini,
e cisterne,
quartieri
dove raccomandava mettessero copiadi fodero,
ed acqua raccolta nel!'isola,
cattarsi
e in parteda racfici
dalle navi mercantili,
che peiloro traf-
rano
neir isola,se nonché poco van-,
capitavano
scrive lo
toggiose n'ebbe a cavare, a cagione,
poli
della Impresadi Triautore della Monografia
*
(donde in gran parte estraggoquesti
particolari),
dell'avariziadei mercanti,i quali
attendevano più a caricare lane et oglio
et altre
=
che in mettere acqua dentro lecisterne.
mercantie,
Intanto il Granmaestro di Malta,essendo stato
=5
in
avvertito come
si
a Costantinopoli
diligenza
la flottaper venirenel Mediterapparecchiasse
*
La
Historiadella Impresa di
per ordine
cose
del Serenis. Re
avvenute
di Barberia
Tripoli
cattolicoTanno
1560
fatta
con
le
ai GhristianinelTisola dcUe Zerbe. InVe-
netia presso Francesco
Rampazzettoii;66«
346
VITA
cagionedi un aspro, che vale quanto presso noi
ed uno
nero
un
moro
un
quattrino,
spagnuolovenall'arme rimase
a contesa, dato di piglio
lo spagnuolo,di qui andava
a
more
rumorto
tutta
dire il mercato
di
il Bazar,
la terra, rubarono
dei Mori, con
fu
parecchitra loro, e
causa
o
gliamo
vo-
uccisione
che lo imbarco
si ritardasse: alla fine,blanditigli
animi,reso
e per soddisfazione scambievole lo
tolto,
Xeco.(o Sciac,che si deva dire) della Isola,
il mal
ilmoro,
fatto giustiziare
e
il Duca
altre
soldato,che doveva morire per
colpe,ma
Mori, si
la
un
primadella rissa,
causa
venne
per omicidio dei
alla cerimonia del giuramento,
fu sparsa
quale il Duca
volle
voce
seguissecon
molta
forse che la pompa
credendo
lennità
so-
dei riti
più forte la fede degliAffricani;ma troppo maggiore legame ci vuole
infedele.Lo Xeco
stirpe
per tenersi stretta quella
giurò,stesa la destra sul Corano, poi se la pose
valesse
a
cementare
al cuore,
all'ultimo preso lo stendardo
lo sollevò tre volte : i patti
non
cattolico,
del Re
furono
impostigravi,epperò si sperava gliavrebbero
osservati;pagherebberoquei delle Gerbe, per
al re Filippo
seimila scudi
ogni capo dell'anno,
di oro, quattro struzzi,
tro
quatquattro gazzelle,
falconi,ed
sparsa la moneta
un
Terminato
il rito,
di argento in
copia
cammello.
di
oro
e
DI
347
DORIA
A.
popolo, il Duca mandò UD bando dintorno,
bile
perchèogni uomo
più presto che fosse possischifialle navi
attendesse ad imbarcarsi ; gli
al
salvo che uomini.
niente altro trasportassero
Ma
da
Ai
temersi
non
il
pericolo
vicino,e dall'altro l'avarizia tirando
tanto
velo
lato per
un
su
si attese
intelletto,
lo
un
canzie
mertrasportare
anco
molte,uomini pochi; tuttavia,
rando
opeeravamo
non
dirittamente,
più a tempo.
dieci di
maggio,due
il sole,arrivò
prima che
voga arrancata
letteredel Granmaestro
con
saettia,
al Duca
ore
a
a
tasse
tramontile
sot-
una
di Malta
Medinaceli,annunziatrice della partita
dal Gozzo
dell'armata Turchesca sei
prima
ore
quel medesimo di; ponesse cura a
di fidatissime
col mezzo
badarsi,imperciocché
il Piali bascià, ultimamente
spie avesse
saputo come
informato del numero
delle galeecristiane
di lei in
che si trovavano
condizioni in cui si
dell'essere
o
con
cagione della
intorno alle Gerbe, delle
non
ridotte,
erano
poco
milizia
o
con
rimasta
verun
menochè
a
presidio
in terra,
aveva
risoluto di ferire un
e il cavaliere
gran colpo,
: che
aggiunse
Capones apportatoredel dispaccio
la
passandopresso
galeareale,ne aveva
Giovannandrea,il qualesenza
avviso
a
tempo
tra
mezzo
capitani
sopra
aveva
la
bandito il
galeastessa, e
porto
mettere
dei
Consiglio
per lui
man-
348
VITA
ci si recasse
filato
dipregarlo
Al Duca parendoche lo indugio
anch'egli.
vizio,stava per moversi, quando
pigliasse
dava ferventemente
a
glisembrò vedere, e vide certo contristarsi in
che lo circondavano,
volto i capitani
e ciò pel
dubbio ch'egli
volta non fosse per
una
partito
tornare indietro,per la qualecosa ilDuca, che
fu cortese non
mehochè
altero gentiluomo,
su
la fede dì cavaliere cristiano promiseloro sarebbe
tornato a torgli
seco. Nella Consulta,
come
sigli
sempre nelle angustiesuccede, infinitii cone procellosi,
e discordi.Dicesi che in cotesta consulta Giovannandrea,quantunque giovane,
barbazzale
senza
averlo
a
il Duca
rampognasse
più volte,che se la
con
Costantinopoli
ranta
qua-
ammonito
voce
flotta turca, uscita da
sali
galee,avesse preso seco ilnavilio dei Corsparso per l'Egeo,e l'altrodel Dragutte,
ed égliall'opposto
potevano tenersi per giudicati,
averlo spedito
con
parte delle galeein
Sicilia ora
a
rimorchiare le navi cariche di
ed
per costruire il forte,
di fodero; e sebbene ci
ora
a
avesse
teriali
ma-
far provvista
rato
adope-
e di molta autorità,
non
pratiche
mai giuntoad ottenere credito presso di
essere
i consigli
dei giovani;
lui,use a disprezzare
che se glianni facessero bontà, il miglior
consigliere
persone
che
uomo
sapesse desiderare sarebbe di
DI
A.
Cerro, ilqualequanto
349
DORIA
piùinvecchia meglioprova
fa ; questo poirammemorargli
adesso,non
per
mica
di
bensì perchè in cotesto
querimonia,
frangente
glidesse retta; e quindiassai
causa
lo confortava
a
tornare
non
in terra,le milizie
lasciate neli'isola potersi
ottimamente
massime
sostenute
difendere,
dal forte;eglino,
solo che
bero
lamenti,tornerebvulgari
in breve cresciutidi forze a più giusta
bat-'
salvando ad un punto la impresa,
e quei
taglia,
resistere ai
sapessero
dessi che
Ma
che
quello,
a
mondo
mento.
avrebbero dato loro fama di tradi-
ora
ilDuca
la voleva intendere,come
dare
impegnatola sua fede di anCapitanialemanni, per cosa al
avendo
torre
non
non
i
'pativa
parere
di fare
fanciullo;
a
onde
che per ciò non
Giovannandrea rincalzava,
sarebbe ito con due galee
istesse,peròche egli
delle
Duca
0
ad
più sparvierate
imbarcarli
la rimanente armata
con
sì sarebbe
ridotto a
,
mentre
il
trattosi al
golfolanciato ai
largo
portidi
attesifermo su i remi,
gli'avrebbe
finché fosse comparsa o no la squadranemica;
ed anco
a
quel modo non ci era verso di farne
da quel
restare capace ii Duca, imperciocché
fiore dì cavalleria,
e da quelpessimocapi|ano
eh' ei fu sosteneva
che la fede data ai capitani
sticare
del pariimpegnataai soldati,
e sofiera
cavilliappartenerea Farisei non già
con
ovvero
Sicilia,
,
380
a
di
VITA
cavalieri;
peròstesse Giovannandrea
si scostare
non
con
l'armata,
e
contento
procurando
avacciarsi ammannisse
punto la mattina
su
glischifi per essere in
la gente a
l'alba a pigliare
bordo.
Giovannandrea»costretto ad obbedire,e
fidando
con-
provvederein tempo, ordinò
il che fealle navi senza
indugiopartissero;
danno, che, quando la fortuna ti
xjero, e con
si volta contro, la sapienzadiventa follia,
ed
sempre
di
i
mucchi di cenere;
di fatto
prudenticonsigli
i pratichi
delle fazioni marinaresche giudicano,
che
si fosse trovato
se
la
con
massa
di trenta
di gente
com' erano
armate
galeoni,
dintorno a sé, avrebbe potuto
e di artiglierie
forse vincere,e certo resistere all'urtodei nemici.
navi
di tre
e
Il Duca
sudava
acqua e sangue per istrisecondo il solito più annaspa e più
ma
garsi,
arruffa: fino air ultimo ebbe disdetta,
conciossiachè
essendosi
Guimerano
indettato col commendatore
di andare
galeradi lui,sali
nella fregata,
oltre lo spazio
quiviaspettandolo
di un'ora,
confusione
ma
con
la
il Guimerano
trovando
tra il buio
e
la
si recò su
fregata,
di un' altra barca alla galea: intanto si mise
di
giorno,e col giornosi scoperse precipitare
abbrivo
scorta
non
la
la flotta turca; allora il Guimerano
la
del Duca, affacciatosialla pafregata
DI
ratia della
a
con
gàlea,
gran voce
terra, ruinare
cosiffatta sorpresa assai
addosso
a
lo avvisava tornasse
il nemico.
Di
Scipione
accagionarono
ne
Boria, il quale,in
fuori
351
DORIA
A.
cotesta
notte,
speculare,si peritòdi
dato
man-
scostarsi
sicché né poteva
troppo dal grosso della flotta,
né avvisare in tempo, e i Turchi furono
scoprire
addosso a lui ed ai
quasi al punto medesimo
compagni suoi.
Qui incomincia una dolente storia; le galee
di ScipioneBoria prime a fuggire;
non
però
mente
salvaronsi,che anzi nella disonesta fugamalasi persero tutte. Bei soldati
implicandosi
in parte imbarcati su le galee,vinti dal
in mare
saldo,e gittatisi
terrore, rimase veruno
senonchè i Mori
salute alla spiaggia:
cercarono
delle Gerbe, col
cessare
della fortuna
anzi avendo
l'amicizia,
su
r animo
ripresoil
loro V avarizia
vento
soprav-
odio, su
V
e
rono
cessa-
quanticristiani ponevano le mani addosso tanti
bene fu sollécito
ammazzavano
e spogliavano;
ad
Don
accorrere
Alvaro Sandè
con
molti
chibugieri,
ar-
potè mettere fine alla strage
ebbe del pari facoltà per impedire,che
non
molta e luttuosase ne menasse.
Parve al Duca
ma
savio
se
in diligenza
ilRe
spedire
partito
e
lo infante di Tunisi
della fede tradita,
e
con
a
del Caravan
dolersi col Xeco
minacce
orribilispa-
352
VITA
perchèraffrenasse
ventarlo
ebbero
a
i
suoi, ma
salvarsi dandosela
ventura
a
questi
gambe,
avvisi
per via di persona fidata mandarono
al Duca si badasse dal Xeco, e lo tenesse come
e
il
al
più mortale nemico. Intanto i superstiti
e alle scimitarre dei Turcbi,nudi,
naufragio,
suo
si
dal freddo,dallo spavento sbigottiti
intirizziti
dentro il forte,argomento al preraccoglievano
sidio
di terrore. L' armata
non
pure di pietàma
correva
vecchia
essere
in rotta,
governo
si fidando nella galeareale
Giovannandrea,
non
per
senza
correva
grave, la
e
stire
spinsea invegittòdentro una
spiaggia,
poi si
tena,
barchetta;i forzati e glischiavi,rotta la cadella galea,
ma
s'impadronirono
per poco:
delle nostre
prima ordinarono a quattro galeotte
sopra la
per buttarci dentro fuoco
le si accostassero
ed
ma
arderla,
nelle mani
si
si attentando
ai Turchi. Sette sole
spinserosotto
ciurme
se
non
si pensavano
farlo,cascò
galeeper
il forte,ma
tura
ven-
cosi poco le
salve,che vivevano
come
si.sentissero il tagliodella scimitarra
collo. Il bascià
Piali,tempestandosul
sul
mare,
quattro
prese quellamattina diciannove galee,
del Doria^ cinquedi Napoli, due di Sicilia,
una
di Monaco, del marchese
una, due
del
chiamate
V
Papa,e
Elbiginae
di Terrariuova
due del Duca
di Firenze
la Toscana, una
di
Àn-
354
VITA
pra la galeacapitanadel Papa governata da
Flaminio dell'Àngoillara,
capitanoeccellente e
di molto
nelle
giudizio
faccende navali,mentre
la ciurma invasa dal fernetico tira con
sforzo il sartiame, rompe
i
quali,cadendo
rematori
la
e
con
l'albero
rovinoso
e
supremo
V antenna,
fracasso, molti
molti remi infransero;
a questo modo
galea impeditanel
salvare, e
sarebbe riuscito
corso
tuttavia,a renderne
la condizione,
fortuna
disperata
volle che,tagliate
le funi
all'antenna per lasciarla in balia del mare,
venisse a invilupparsi
nel timone, sicché
si
ella
non
fu giunta
sopragpresa dai nemici, i qualisaltativisq
potendopiù governare,
e
duo
ar-
le coltella in mano,
in breve
più parte misero in
pezzi,e fra i primi ilmisero Flaminio che, di
colto ferito nella testa e nel collo,rimase orribilmente
calpestato
; pochiserbarono in vita,
si rammenta
Galeazzo Farnese noe di questi
bile
che prode fu, ma
non
giovanetto,
operò
atti eroici,
la storia più che altri non
mentre
scia
lacrede,e a lei stessa non paia,piaggiatrice,
innominato un paggiodell'Anguillara,
da
benevolenza proseguito
lui con singolare
; visto
eglipertantoil suo diletto signoreestinto,e
sentendosi minacciato da uno
schiavo,che tra
con
feroce
e
la
bestiale esclamava
essere
il tempo, che ridottolo in potersuo
pur venuto
lo avrebbe
DI
Straziato a
libito:
suo
35S
DORIA
A.
ciò
"
a
Dìo
non
piaccia,
che io venga in potestà
di
risposeil paggio,
si vile uomo,
e poichéil mio
signorese n'è
andato, io volentierinella morte lo seguito;
vi rimase annegato.
poi gittatosi
capo volto nel mare
»
»
»
"
Difficilmenteoccorre
nelle storie capitanoda
nella sventura al duca di Medinaparagonarsi
né diligenza
sero,
celi,dacché né sapienza,
glivalin capo funesto,
tutto doveva tornargli
perfino
la pietà,perfinola fede. Strana ventura
di taluni uomini, cui
Nemesi
una
avversa
pose
templando
negliocchi la morte, il guasto nelle dita.Con-
eglidall'alto del castello lo strazio
dei suoi,poichéimpedirlo
non
poteva, glivenne
cuna
alvoglia,se pure avesse potuto, di cavarne
vendetta: al qualescopo ordinò,che caricata
una
colubrina si tirasse sopra le
mezza
più prossimegaleedel nemico
il pezzo
schiantò
con
,
messoci
fuoco,
violenza,che
tanta
le
dieci persone, fra le quali
scheggeammazzarono
del Duca, quanto a lui e' la scattò
tre famigliari
di un pelo,che un
frammento
più grosso gli
portassevia
La
nuova
netto
la testa.
della sconfittadolorosa
la celerità delle triste novelle,e
cotere
Andrea,
vita lo attaccava
mentre
un
giunsecon
venne
a
perfilo sottilissimo di
appena alle
cose
del mondo.
386
Un
VITA
mai
fato pareva
gli avesse tenuto cosi a
lungogliocchi apertiper vedere la mina dei
suoi ingenerosi
disegni:dubitò Giovannandrea
caduto in potestàdei Turchi: forse gli corse
brivido* per le ossa, temendo
di sorte più
un
funesta: tuttavolta
ridotto in ischiavilù,
anco
dacché Solimano costumasse
perduto,
dinegareil riscatto di persone di alto
altro
conto, e ormai in casa non
gliavanzava
fiato da Pagano in fuori,giovanetto
incapace
egliera
a
come
schermirsi dalle insidie dei nemici,e ahimè!
pur
troppo dalla
amici ;
e
non
acerba
meno
gli
decupidità
poi la potenza,interrotta nel
tidiano
quo-
ventura sarebbe stata,
esercizio,
tracolla;
e
grande,se
la
gumento
,
renunziata
casa
ogni speranza
cosi com'
sua
era
di
au-
restasse.
forse rimorsi,lo ingombrassero,
Quali pensieri,
a
noi
non
è dato
conoscere.
degliumani
che
tutte le
noi,ma
cose
Certo
concetti
nostre
hanno
damento
ogni fonvacilla quaggiù,
lor morte
come
sic-
lo individuo
proviamotroppo più
caduco della famiglia
e della città;peròl'uomo
deve soltanto augurarsi
di fabbricare eterno, o
almanco
durevole per quanto viene
concesso
facoltà,edificando per la Patria
sue
Umanità.
tre
Lo
spasimo supremo
alle
per la
di Andrea durò
e
giorni.
Per buona
fortuna Giovannandrea
non
era
DI
peritouè caduto
essersi salvo
a
387
BORIA
A.
nelle mani
ai Turchi:
la barchetta
su
dopo
terra,si strinse
a
parlamentocol Duca, don Alvaro Sandè,
il Commendatore
tra il
Guimerano.
Il Viceré
e
giava
ondeg-
dei
infortuni e la superbia
patiti
la qualegli aveva
spagnuola,
persuaso
di ributtare i consigli
di Giovannandrea non
di grado,moltissimo di anni;
poco a lui dispari
tuttavìa ade^sso,
comecché
ci si pieriluttante,
gava.
senso
Giovannandrea pertantodisse,
che al punto
in cui essi si trovavano
era
non
alcuna,doversi
averne
in balia del
ogni modo
condotti,prudenzasuprema
per tentare di uscire ad
caso
di costà,
e
questo
di fare col buttarsi dentro
e
cacciarsi in
tere
commet-
avere
divisato
sottile saettia,
una
ai nemici ;
gliopponessero
cotesto arrisicato partito
essere
; saperselo
ed una via
egliprimo; però non disperato,
mezzo
restando li chiusi,
di
salute lasciarla,
mentre
ed
ognigiornostremando,tornava
darsi per morti. Dove
disegnodi
torca, si
Malta, avvertire del
non
traverso
dato d' intomo
due
galee salvate,armarne
lo stesso che
la fortuna secondasse
condurli incolumi
sana
non
successo
a
di
il
l'armata
le
raccogliere
suo
rimaste
a
l'avo Andrea,perchè
istesse più in
eranglirimaste
che
spediente,
a
e quante galee
pensiero,
Genova glispedisse
; parergli
il Duca
si studiasse di fare al-
ChnBRRàzzi. Vita di A, Dorta» Vo). II.
23
396
VITA
trettento ìd
senaa
Sicilia,
turbarsi deHo
acca^
dato, perchèogni diritto ha sempre il suo ro-;
vescio, e viceversa: cosi l'audacia rimette in
bilicola bilancia se
pencola:
dunque la migliore
delle consulte adesso stare in questo,che,tronco
il dado: o asso
si gittasse
o
ogni consultarsi,
di
sei. Don Alvaro Sandè, riputatissimo
uomo
a parlare
dopo Giovannandrea,
guerra, pigliando
disse con
cipe
parolesuccinte,che il giovaneprinaveva
ragioneda vendere, per la quale
si attese ad ammancosa, buttati li i jciondolii,
e i rematori
fregata
Appena si sparse la fama
nire la
una
ecco
mica
dei
gio e di
di
maggiorelena.
di cosiffattadeliberazione,
frotta di uomini,
bensi cavalieridi alto ligdag-.
vulgari,
nella milizia,
bella fama acquistatasi
accalcarsi intorno al Duca, smaniando
essere
ma
con
così focose
se
non
lui: ci
lere
vo-
umili preci,
adoperavano
smanianti,che bene
e
per
respintesariensi mutate
si
nosceva
co-
in minacce
;
don Alvaro senza far motto,
disparte
domandato
e quando il Viceré gliebbe
se anil valentuomo rispose
si volesse partire,
ch'egli
queste nobilissime parole: anzi,se così piace
alla Eccellenza vostra qui rimarrommi
in
solo stava in
"
»
»
serviziodi Dio
»
dai
A
e
del Re,
e
per
non
separarmi
compagni,i qualiin questacome in altre
impresecon tanta fede mi hanno seguitato:.
DI
»
fo voto
"
rano
9
guida in
9r
muni
a
Dio, che
giàda
non
mezzo
a
»
terminarla ;
»
mi
da
parrebbeatto
mar-
manifesti :
cosi
pericoli
sul cominciare
avempio
speranze, comuni
»
8Sd
BORIA
cavaliere lasciarlisoli^
senza
»
»
A.
dobbiamo
co-*
della guerra \6
avere
i rischi nel
pari fortuna ci salvi,o pariforci spenga : però voi, mio signore,
tuna
pensate, che dalla salute vostra molto dipende
noi.
che ci possiamosalvare anco
in altra occasione pronunziate,
Queste parole,
»
arieno
senza
fallo avuta
virtù di avvampare
faccia dei cavalierispagnuoli,
per costume
ma
alteri,
piyttostochè
vinceva
vergogna,
varia maniera
mostra
di
cuore,
del sangue
uomo
né
coraggi,
quelpunto paura
decoroso per
quegliche più si
va
e
molto
in
costui col raffreddarsi
svapora l'animo.
L'effetto di
di
valdi
spa-
nelle zuffe,possiede
maggior
avventato
copia di
che V
in
la
questitramestii fu, che
allestireuna
fregatase n' ebbe ad
nove, e quando nella notte si mise
fitto si avventurarono
alla
rischiosa
invece
stare
appreil buio
zione:
naviga-
tana
procedevanocauti scansando dalla lonqualunqueoggettodesse loro ombra, cosi
dopo lungo avvolgersi
speculandodintorno»e
di conserva
veU'»
poi riunendosi per avanzare
a perderegran parte della notte, per la
nero
quale cosa Giavannandrea»misurando prossima
360
VITA
l'alba,ordinava stornassero,
il lido dae
piacque,afferrarono
di:
non
per
nell'animo:
e,
questo eglisi
come
ore
a
Dio
innanzi al
rimesso
mostrava
al contrario
tissime,
pienodi speranze lieprimo tentativo non glisi
perchè nel
fosse parato dinanzi ostacolo di sorte alcuna.
La
seguente nella medesima
sera
ora
del
giorno
provando
prima
tornarono
ad
adesso
la fortuna
benignapoterono, senza
cosa
Malta. Lo
imbarcarsi, e
molesta, ridursi
contrare
in-
salvamento in
a
scrittore della
Monografiadi questa
diciottesimo
sventurata
impresa conchiude il capitolo
della sua narrativa con le segueguti
siderazioni,
conle qualinon
potendo io rinvenire
gliori
più accomodate all'uopo, né sapendocon mipello:
riporterò
quasia caparolesignificare,
qui si possono considerare quanto sieno
«
della fortuna,
vedendo
t
instabili le
•
innanzi due Generali,
uno
"
r altro di un' armata
"
dalla cristianità
con
»
sere
»
colta tanto
»
vincie,et gentivennero,
»
loro ambasciatori
"
Et adesso
9
forzati a
»
nel mare,
cose
giuntinel
di esercito di terra,
di mare,
tante
essersi partiti
pompe,
paese nemico,
terrore, che Re,
a
poco
e
aver
e
poi esposto di
capi di
prò-
et altri mandarono
sottomettersia loro
nome.
piccolabarchetta essere
di annegarsi
in pericolo
fuggirsene
di essere presie
et in pericolo
in
una
862
VITA
Poi ricadde sfinito.Il venlidue di nofembre, non
si trovando balia da sorgere da letto,si volle
acconciare
che si dicono
delle cose,
dell'api-
del
giornoventiquattro,
che fu domenica, chiamato a sé dappresso
il Piscina,glimormorò
con
piccolavoce : sen-
ma
:
la mezzanotte
verso
«
"
tirsivenire manco,
»
eia di rivedere
ed ormai
non
nutrire fidu-
"
avrebbe pur
nipotecome
troppo desiderato,però eglida parte sua
novissimo avvertimento tanto gliraccome
mai dal servicomandasse:
si partisse
non
1
zio di
"
9
il
maestà
sua
cattolica:
avesse
cuore
a
qualunque tempo con ogni
sua
9
possa la servisse: il piccolotosone di
oro
gli ponesse accanto nella sepoltura,il
in Ispagna,
cosi paren»
grande poi riportasse
dogliben fatto. Dopo queste paroletacque,
in minuto venendo
meno
e di minuto
proprio
si spense il
come
lampada cui Tolio manca,
novembre
lunedi venticinque
1560 di novantatré anni, undici mesi e venticinque
giorni.
Andrea udisse quocome
Leggo nel Sigonio,
tidianamente
1
la Patria,ed in
1
"
»
la messa,
Madonna,
e
recitasse Tufficio della
i sette salmi
e
ed
penitenziali;
tresì
al-
le
scrittore,come
leggo nel medesimo
da lui fossero :
paroleultime bisbigliate
super
«
»
aspidemet
»
leonem
et
basiliscum ambulabis
draconem,
»
et
conculcabi$
Quelledesse,che papa
DI
A.
363
DORIA
Alessandro III si dice che
il
Se così
pie sul collo a
erano
fu, ipocrite
perchèpersuase
presso
morte,
a
tendo
metpronunziasse
FederigoBarbarossa.
le pratiche
religiose,
dalla volontà,mentre
V aniìna
in balia di sé stessa,
ormai
concetti di
superbiao feroci.
Il commendatore
Figuerroaoratore di Spagna
presso la Repubblicadi Genova, e Adamo
Centurione,fecero aprireil testamento per sapere
in che modo gliavessero
ad ordinare Tesequie, e trovarono sua volontà essere, che di
mulinala
notte
in
san
Matteo
lo trasportassero,
e
senza
lo
e così eseguirono.
seppellissero,
Dopo
tornato Giovannandrea
a Genova, la Signoria,
con
pubblicodecreto,glistatuì funerali magnifici,
pompa
dei
quali,se
verai
vaghezza,tropiglia
la descrizione neglistorici dei tempi.
Costume
di cui dettava vite fin qui, fu di
in fondo la notizia delle qualità
mettere
dell'
così fisiche come
uomo
e i detti o
spirituali,
arguti0 sentenziosi dei personaggi
argomento
delle loro scritture.Di Andrea Doria,nel corso
della presente storia,
ne
riportammoparecchi,
cosicché noi ci possiamopassare di questo carico,
di venirne appuntali.
tema
senza
Delle
sembianze
•sue
megliodelle paroleassai ragla immagine,che^ diligentemente
cisa,
inguaglierà
verrà posta, mi giovacrederlo,
a princìte
ne
364
VITA
pio del libro;pure
forte di membra,
e
scarso»
forse
anco
di
carae
deglianni
nello andare
e
che mai:
e
ricordo che fa alto, complesso
piuttosto
gno
più segali-
facpiaebbe pensosa, e mesta,
pracciglia,
soun
po'sinistra:aggrondatele
favellava
la bocca stretta,i labbri sottili:
rado; le più volte breve,e
se
talora il
nondimanco
ragionare
più largo,
usciva sempre stringatosenza
troppo come
senza
vano
: della sua
mo
pretesadottrina parlamdi già; fu vago di arti a mo' di tuttii
in guisa
vissuti in queitempii
ma
non
principi
suo
modo
di
,
,
da reggere il paragone co' Medici,co' D' Este,
né co' Farnesi: prodezzaebbe molta, ma
più
che
solo che tu
e s'intende,
prodezzacallidità,
facendo la guerra^ ci mettesse
pensi,com'egli,
galeedi suo : però vuoisi confessare che,dopo
la tarda deliberazione
,
e
prontissimo
eseguire
sobrietà fanno
si mostrò sempre nello
audacissimo. Della sua
testimonianza i novantaquattro
anni di vita vissuti senza
virtù
quasimalattia,
adesso tanto
più notabile,quantochèi
beneficati dalla fortuna reputinolo stravizio
della loro condizione,a quei
quasiprivilegio
tempi poi rarissimo e con esizio della propria
oltre
salute posero esempio d* intemperanza»
a Carlo Y, il figliuol
suo
FilippoII, a cui il
anco
sangue s'infracidò per
maniera
che mori
di
Di
A.
365
DORIA
0 male
fUriasi,
pedicolare,
e, per dirlapiù alla
i pidocchise lo mangiaronovivo;
casalinga,
don Pietro da Toledo, quel desso che presumeva
di Spaa Napolila inquisizione
piantare
gna,
venuto
Firenze in corte del duca
a
simo
Co-
genero, vi mori
di
per indigestione
e lo stesso Emanuele
giando
manFiliberto,
beccafichi,
suo
a
bevendo
e
macco,
vini fumosi di
Spagna,
fegato
la malattia di
inaspriva
di Savoia,che cessava
ereditaria nella famiglia
di vivere a cinquantadue
anni. Della pertinacia
non
sua
parlo,però che sia dote antica
dei liguri;
insomma
gliarnesi per diventare
personaggio
supremo, e liberatore della Patria,
anzi redentore della Italia,
eglipossedètutti;
forse
glimancò il concetto: scuse alla mancanza
glipossono essere, la gioventù
glisono, 0 piuttosto
nel serviziodei Principi,
la mala
logorata
mini
degliuoopinioneche nelle Corti si acquista
di
e
tanto
della umanità, la
mordace
non
vulgaredello stato suo se non povero,
in che nacassai prossimoalla povertà,
que
su
e quel doversi sempre
appoggiare
gli
che
meno
:
altri per sostenersi
o
per
fare da sé,egli,
come
il tetto, che
nel ventotto
anni,
suo
cura
e
Quando teva
posi dice,aveva messo
crescere.
contava
ormai
santadue
ses-
nel ventinove,compiendoil
palazzoin Fassuolo,si
confessava
(facen-
366
VITA
che
dolo incidere nella fasciatura marmorea^
la facciata di
tuttavia si vede traverso
dalle fatiche affranto: forse
non
era
che né
anco
vero;
allora
bisognavaandare
Carlo V,
e
vero
in
casa
era
Genova
forse questo
senza
piuttosto
questo altro,
padronedi sé, e gli
a' versi fuori di
con
potentiquanto lui,se
A
e
basti che
quello)
la
non
casa
con
Nobili
e i
Signoria,
più di lui.
Andrea
Doria
fu tale
ogni città potrebbemeritamente
andarne
altero qualunque
siccome
gloriarsi,
sì dica Padre della Patria,
ma
non
lignaggio,
uomo,
di cui
vina
della Libertà: questalaude di-
né restauratore
pochi,per lo più infelicinei
dimento
magnanimi conati;i qualipagarono l'alto arla vita, e, dolore troppo più
con
la lunga infamia dal secolo seracerbo! con
vile
imprecataalla loro memoria. Carità pertanto
che giustizia
non
vogliono,che questo
lauro con religioso
zelo si educhi unicamente
nova,
Ospitegrato a Gesopra la tomba di quelli.
non
penso demeritare di lei, togliendo,
giustala mia estimativa,
quelloche ad Andrea
Doria non
si deve, e largamenteconsentendogli
il dovuto. Troppo oggi i Liguriintendono
libertà che sia, e sanno
altrui co^
insegnare
m' essa
consista principalmente,
dentro
nello
è dovuta
a
,
esercizio dei diritticivilicomuni
a
tutti i cit-
DI
367
BORIA
A.
tadini^e fuori^nella potenza della Italiaunita
sotto
un
governo
solo
senza
pure
ombra
di
straniera,perchèpiglino
miscugliodi signoria
in mala parte il niego che faccio di liberatore
della Patria ad Andrea
in
e
Doria,che Genova
all'aristocrazia,
e né
mano
la rese,
se
non
serva,
manco
a
mise
tutta,
vassalla di Austria
di
e
Spagna,per sovvenirle,
pagato,a mantenere
fuori
in servitù popolie stati così italianicome
i premi della
d'Italia. Toccarono
ad Andrea
TÌta,dovizie,gaudio del comando, sorriso dei
di servi,vendette su i nemici;
padroni,piaggerie
più
giustoè che non usurpiagl'infelici
magnanimi di lui i premiidella morte.
PINB
DBL
SECONDO
BD
ULTIMO
VOLUME.
370
la
INDICE
--
decimosesto.
verosimili.
fini della
Dei
—
del secolo
d'imitazione
Smania
congiura.
congiura veri
Il duca di Piacenza vende
—
o
quattro
dita:
galeeal Fiesco, e a quale scopo : pattidella venSe il Papa
qualeil prezzo delie galee.
—
Palazzo dei
sentisse volentieri questo negozio.
nale
II Fiescoa
Roma
s'indetta col cardiFiesco.
—
—
-
Trivulzio protettoredei Francesi, inverosi V
fatte tra loro. Supposta
miglianzadelle capitolazioni
consulta tra ilFiesco
consulta di Montobbio.
ilTerrina.
e
tista
fosse Giovambat-
Chi
—
Pretesa
—
Verrina; chi Raffaele Sacco; chi Vincenzo
Diploma di nobiltà largitodal
Calcagno.
—
Sebastiano Granara
—
e
nefice.
car-
i tessitorigenovesi.
Larghezzedel Conte al popolo. Verrina
della congiura.
Se il Sacco
autore
principale
fosse uomo
codardo.
Quali i complici delia
congiura rammentati dalia storia e dai ricordi
del tempo.
Gianluigiin grazia della gente Do•;—
—
«
—
—
ria.
in
licenza ad Andrea
Domanda
—
corso
galerae
una
l'ottiene.
Giannettino
e
in città.
n duca
•—
ai confini
ciò avuto
invano
di
ne
—
prontia
repulsa,ne richiede
ha
Il Conte
di Piacenza
entrare
indizio il duca
di mandare
su
mette
gente
tiene 3000
fanti
quel di Genova.
di Firenze, ne
Di
avvisa
l'In^ratore. Si esamina se sieno verosimili
certi partiti
che si suppongono
proposti
ammazzare
—
i Doria.
*
^
La
notte
del 2
destinata ad
naio
Gen-
Arti
eseguirela congiura.
del Fiesco per ingannare Giannettino^
ganna.
e lo inAvvisi del Gonzaga e del Fìguerroa.
ai
luigi
GianprincipeAndrea che non gliattende.
visita Andrea infermo,e lo inganna.
tri
Alavvisi di Giocante Corso, e, quelloche ne segue.
Gianluigitentato- si schermisce
Perchè
Andrea s'ingannassea giudicareil conte Fiesco.
«^
-—
—
*-
«
371
INDICE
Forza di animo
—
del Conte
suo
e
cavallo sotto i balconi al Boria.
—
giocarecol
Operositàdi
raccomanda
la moglieal Panza ; ode i
Gianluigi;
rapportidel Calcagno; si acconta col Verrina;
manda
invitare gente a cena; vanno
e sono
chiave;suo discorso ai convenuti. Tutti
a
chiuse
a
si chiamano
tranne
paratia seguitarlo
dijsetre; voglionoammazzarli
,
due; chi
il Fiesco
lo
non
patisce. Si presenta alla moglie e le svela la
ciato;
congiura;paroleche ha con lei; si parte crucdopo vestite le armi si presenta ai congiurati,
che lo accolgonoplaudenti. Si movono,
ma
forta.
prima il Conte torna alla moglie,che non si consingolareinsistenza del
Augurii contrarii;
—
—
Quale strada ei
cane.
suo
tenesse.
Cornelio pi-
gliala porta dell'Arco;Ottobuono quelladi san
Tommaso
; Gianluigial ponte dei Cattanei trova
la galeaincagliata;
è tolta d'impaccio;tenta avere
la porta della Darsena
riesce;
per frode e non
forza
di
arnie
quelladel vino; dalla
occupa a
galeae dalla porta si versa gente in Darsena.
Girolamo
la città.
speditoa levare a rumore
—
•—
Le
ciurme
corre
a
accorre
tentano
rompere
la catena, la
plebe
saccheggiarele galee;pericoloestremo;
Gianluigial riparo;passandodi galea in
no
galeacasca, sopra lui tre sddati a rifascio ; muoioSacco delle galee galeotti
tutti,
affricani
—
,
rotta
la catena
si salvano
su
la Temperanza
vano
in-
inseguitada due galee del Mendozza; galeotti
città:orribile
servi della pena irrompono in
tumulto.
Madonna
Peretta, desta al rumore,
avvisa Giannettino,che, ito a speculare,rimane
morto
—
—
alla porta di san Tommaso; chi lo
Se Gianluigibramasse sangue.
zasse.
ammaz•—
stizie
Tri-
di mali scrittoriper torgllil merito della
generosità. Gostanza di animo del vecchio Do—
372
ria
INDICE
unica;monta
a
cavallo
conosciuta la morte
Cosimo
arriva
e
di Giannettino
duca di Firenze
Sestri ; li
a
corrieri
^ledisce
Groozagavicerò
di Milano; poi per mare a Yoltri,
donde si chiude
Taluni patrizi!
dei più animosi cona Masone.
vengono
al palazzo;chi fossero;
ci si trovò anco
lo storico Bonfiadio.
sare
Figuerroa oratore di Cevuol fuggire,ò trattenuto dal Lasagna che
lo conduce in palazzo.
Chi fosse il Lasagna e
delia borghesia. Provvidenza della Signoria;
natura
gente mandata a pigliare
linguaa san
Tommaso
in fuga; ripara in
percossa e messa
mettersi in cammino,
a
casa
Centurìona;toma
dalla porta di san
cia.
è respintamalconTommaso
a
e
al
-~
—
—
—
Il Lomellino
Altre provvidenze
preso si libera.
Il conte
della Signoriaper difendersi.
—
—
Siro; gli annunziano la morte
deliberano egliprosegua la impresa
del fratello;
alla galea per vigilare
in terra; il Verrina toma
Girolamo
a
san
il porto9
e
tenere
—
mente
aperto alla salute
po.
scam-
uno
a intendere la
Signoria manda
deputati
del Fiesco; atterrititornano
addietro;il
Riccio ammazzato
allato al cardinale Doria.
Seconda deputazione;corre
rimane
alle coltella;
Ettore
-
essere messa
pericolo
ilqualefavellando
Fiesco,
Girolamo
scopre la morte
udite le proposte di Girolamo
con
—
di Gianluigi;
va
a
rirne
rife-
Sul
La Signorìaripiglia
cuore.
palazzo.
risposta
giorno Girolamo non vedendo comparire
in
capitaPaolo
che gli dà la Signoria.Il
Panza: commissione
Panza offre perdono intero ed a tutti,purché
dove
si avvia ad assalireil palazzo,
sgombrinodalla città.Girolamo accetta,e
a
Ifontobbio.Verrina, Ottobono
e
tira
si ri-
Calcagno
galea si salvano a Marsiglia. Fine della
congiura.La Sigooriamanda a richiamare Ansu
la
—
373
INDICE
drea,che
in sembianza
torna
sì smentisee
appeso
ma
miserieordioso;
presto ;,vuole il cadavere
alle forche: dissuaso
di Gianluigi
da' suoi,
gli
lasciato a marcire là
s^oltura cristiana;
dove cadde, dopo due mesi sparisce. Condoglianze
del Papa e di Pierluigi
e congratulazioni
l'uno
Farnese; il Doria si allestisce a dimostrare ale all'altro la sua
gratitudine; Trattati
tra Agostino Laudi
e il Doria
per ammazzare
Il
Pierluigi. Farnese e il Gonzaga giocano di
scherma per ingannarsia vicenda,e non fanno
frutto.
Lo Imperatoremanda
il Mendozza
per
condolersi col Doria,e fintamente anco
egli.
nega
—
-—
—
—
Provvisioni
dì Cosimo
il Doria, le
gliscottava
correre
per socsincere perchè
quali furono
per la libertà vera o finta
del Doria; pigliadanari in accatto
Centurioni;prepone
Adamo
di
di Firenze
ogni moto
che fosse. Danni
da
duca
alla condotta
Adamo
gliuolo
fi-
Marco
della armata.
Quanta parte delle spogliedei Fieschi si appropriasse
Andrea; e quanta ilduca Farnese e quanta
il Papa. Singolare offerta di un
Giulio Laudi.
Ogni rimanente sostanza di GianluigiFiesco va
divisa fra la repubblicadi Genova
Antonio
e
Agostino Doria ed Ettore Fiesco. Lo Imperatore
Pontremoli. Yalditaro,
ripiglia
prezzo df sangue,
all'ultimo tocca ad AgostinoLaudi. La tradizione
sola indica il luogo dove sorgeva il palazzo di
,
Vialata.
Il conte
—
Girolamo
Montobbio
munisce
vi convengono per le difese Verrina e Calcagno.
Andrea
insta perchè al Fiesco , e agli aderenti
e
suoi, non
"i osservi la fede
Proponesidal
Senato
a
e
l'ottiene.
non
Gerolamo
*-
Fiesco la
sione
ces-
per cinquantamilascudi,che
sedio
allora si dichiara la guerra. Asviene rifiutata;
di Montobbio
ed
espugnazionedi Varese
GwRRàza,
Vita
e
di A. Doria. Voi. II.
di
Gariseto;il
U
374
INDICE
zani
castellanoNicelli notte tempo scampò co' terraz-
I soldati.Provvisioni grosse per la guerra;
timori del Senato genoqualili ufficialieietti;
vese.
e
Ifontobbio;l'assedio va male;
di Francesco I
la morte
ma
smetterlo,
Si descrive
si
pende
re
di Francia, e i soccorsi di Firenze
a
di Milano
e
l'assedio;
gli animi; si ripiglia
ributtansi i patti.
fortune degliassediati;
esempio di che sappiala protezionedei
confermano
estreme
Nuovo
realidi Francia.
—
Gli assediati si arrendono.
Strageper impetoe
le
sono
meno
infami.
—
-
gioni
Ra-
—
sima
per mettere fine al sangue; lettera pietosisdi suora
Caterina
Fiesco.
il FiAngiola
—
guerroa oratore di Cesare sollecitadal Senato lo
sterminio del Fiesco e degliaderenti suoi , e la
spunta. S'instituiscecome
si suole
infame simulacro
un
di processo; i condannati si appellano;
al Senato, che cosa si abbiano
i giudicidomandano
a
fare,e il Senato spediscela rispostacol
boia. Girolamo
il capo
Fiesco
e
Giovambattista Verrina
è
; il Cangialanza
impiccato.
Di Cornelio Fiesco ignorasi11 fine. Unico risparmiato
dalla fortuna nemica Scipione Fiesco.
Oltobuono Fiesco è preso a Porto Ercole; consegnasi
al Doria,il qualelo fa mazzerare.
famia
Inhanno
mozzo
—
—
di scrittori.
—
Ritratto del Doria
di percotere un gatto e
di romanzieri e di
in
bianza
sem-
ginazioni
Immaperchè.
poeti intomo alla
Leonora Cybo moglie di GianluigiFiesco ; sposa
in seconde nozze
simo
Chiappino Vitellisoldato di Coduca di Firenze ; allogadanaro a interesse
sul banco di San Giorgio. Se la congiura di
Gianluigi
cause
potesse riuscire;
per le qualigli
scrittori parziali
al Doria negano; si e:"aminano
queste cause e si confutano;primo a balenare
—
—
nell'amicizia
verso
il Doria
sventurato
fu Tim-
375
INDICE
peratore Cario V. Amicizia
di
che
re
valga;
gione
ra-
di
Stato,che sia,e quelloche diventi l'adei principiai fierirudimenti
di questa. Pag, 6S
nima
Capitolo
IX. Quali i concetti di Ferdinando
ilCatto*
lieo nello istituirela
cura
estenderla
a
di Spagna: prò*
Inquisizione
Napoli ma poi se ne rimane, e
poli;
Piero di Toledo vuole introdurla a Naperchè.
il Papa prima per interesse si oppone, e poi
per interesse acconsente; lo tenta due volte invano;
alla terza contrasta un Bozzuto poi arcivescovo di
Avignone ed in ultimo cardinale;ilViceré ricorre
alla forza,ed è vinto. I rispettivi
si mettono
tra
tra il popolo e il Viceré, e persuadono i
mezzo
di mandare
tersene
a Cesare,e rimetNapolitani
deputati
al suo giudizio. Principe di Salerno
elettodeputatodomanda
telli
parere; consiglidel MarTasso stampati.
e di Bernardo
Dialogo di
Torquato Tasso del Piacere onesto su questo proposito.
lerno
Giannone
giudicandoilprincipedi Sa—
—
—
—
sé condanna.
duca
Cosimo
i
di Firenze al
di
goglito
Toledo;il quale inor-
addosso
le mani
e
cinque giovani
ricusandosi condannarli,
ilboia
giudici
mette
e
nobili,
Soccorsi del Doria
—
ne fa scannare
decapitarli,
tre
a
da
un
suo
moro
af-
squale
Popolo dà nelle furie ; lo quietaPaCaracciolo ; lo inviperisce
Scipione della
I
Somma
e come; i rispettivi
sempre li a tagliare
nervi al popolo.—Giustizia delloImperatorequale:
fricano.
nuovo
—
tumulto
si
quisizione
cara
la
e
della paura.
La Inda parte,ma i Napolitani
gano
pa-
miracolo
mette
"
—
vittoria;
multe,e condanne; al principe
chiarirsi ribelle.
di Salerno tocca
sul Doria.
nella congiuracontro
—
—
Se Andrea
derazioni
Consi-
pigliasse
parte
Farnese e quanta;
Pierluigi
dal Doria col Laudi; seconda
prima praticaappiccata
strana
praticacon Girolamo Pallavicino;
«
376
INDICE
contro questo barone, e
persecuzionedi Pierluigi
caso, che mostra
strano
potenza di femmina
a
che
dallo
Gonzaga presentito
sume
Imperatprescredita il trattato di Andrea, e lo asFarnese
per sé. Particolari sopra Pierluigi
bastardo di Paolo III;legittimato
per concessione
di Giulio II;si ammoglia con la Girolama Orsina;
insieme al Borbone e piglia
milita contro Roma
parte alloeccidio delia Patria; sotto Firenze è
arrivi.
Don
—
Ferrante
—
casso
del
dalla milizia
con
infamia.
nefando
Gaso
—
Fano; se vero; obiezioni contro
il Varchi confutate; prognostici
del suo astrologo;
bestiai caccia di un giovane famigliare
del cardinale di Ferrara.^ Astutezza di Pierluigi,
co' suoi segretari;
da lui praticati
—è fatto
e modi
duca di Castro, e gonfaloniere
delia Chiesa;poi
marchese
di Novara; il Papa vorrebbe procurargli
di Milano; ma
la signoria
neziani
non
riesce; i Vedi
vescovo
—
—
—
lo scrivono sul libro di
oro.
Giulia da
—
dal papa di Camerino per darlo
spogliata
Di Parma e Piacenza,e loro
al nepote Ottavio.
fortuna;il Papa propone infeudarle a Pierluigi;
Varano
—
trovando
contrasto
in concistoro le baratta con
merino
Ca-
tono;
Nepi; i cardinali a mala pena consenqualchedunonega sempre.
Pierluigi
governa
civilmente,promuove il bene del popolo,
abbatte i feudatarii;
zaga
Il Gonsuoi ordinamenti.
tenta i feudatari piacentini. Sua corrispondenza
fraudolenze
lo Imperatore;ed esquisite
con
di lui.
incredibile celerità
con
Pierluigi
e
—
—
^
-—
—
costruisce la cittadelladi Piacenza.
Altra
—
rispondenza
cor-
Gonzaga con lo Imperatore,il
la congiura; solo raccomanda
non
del
qualeaccetta
si mettano
ilGonzaga
—
le mani
addosso al Farnese.
la volontà
interpetri
questimettono
—
Come
di Cesare ai
fuori nuove
giurati;
con-
pretensioni;
à78
INDICE
colsuoi; e Ottavio in procintodi legarsi
di ciò
l'omicida di suo padre per contrastargli;
tuttii
si
accuora
e
muore.
Andrea
—
Dorìa esulta della
solare
Pierluigi
; s'è vero, che rimandasse a conla lettera stessa,che questi
il'Papa
gliaveva
di
morte
scritto in occasione della morte
di
Giannettino compare
Andrea per la3ua vita.
^
di Giaunettino.
Pierluigi. Sospettidi
Congiuradi Giulio Cibo:
—
di discordia tra la marchesa
cause
dal Doria,
ordina
Doria
lo
a
il
e
dre;
ma-
lo ripiglia
sovvenuto
lasciarlo;
da Cosimo
e
Ricciarda
lo Stato alla
Giulio;questi usurpa
figliuolo
glitocca
*
—
dei Medici.
e commette
restituisca,
Cosimo
al
e
costringano. Insidie di Cosimo.
cesi;
Giulio inasprito
congiuraribellare Genova ai Frannelle*sue reti irretisce;
ò preso, martoriato,
e
lo
a
Carlo V
—
—
/atto in due tocchi
a
—
Milano.
—
Considerazioni
di scrittorivenali.
Ipocrisie
Carlo y disegnafabbricare una fortezzaa Genova;
Ai nobili
pratichedell'oratore cesareo col Dorìa.
vecchi la proposta piace e perchè,
drea
e Anci acconsente
pei conforti del Senato si
crolla più. Insidie spagnuole. IL
e non
ricrede,
Papa dà la svegliaa Genova: accorre provvidenze
e animoseViaggio del principeDon Filippo
di Spagna in Italia.
Lusso smodato e sequele
dello esempio nei costumi spagnuoli. Stupidità
I cortigiani
di scrittorivenali.
straziano Andrea
pensandoaverlo agguindolato,ed eglifingenon
Se sia veavvedersene.
Arti del Gonzaga.
rosimile
che Cosimo duca di Firenze partecipasse
alle insidie,
e se, partecipandovi
stesse
prima,vi persiandasse
a Genova
poi; perchènon
per comil figliuolo
se verosimile ci mandasse
plirvì
Filippo;
Francesco col donativo di 100,000 ducati.
lippo
Fitenta pigliare
nel palazzodel Doge, e
albergo
su
questo
caso.
—
—
—
—
—
—
—
—
•—
—
—
—
—
379
INDICE
gono
gliSpagnuolisi tensicuri di occupare Genova, il Gonzaga manda
andati all'ariai disegni;
avvisi essere
sdegno
di Filipposedato dal duca di Alva;
pigliaterra
tocca Savona, arriva a Genova.
a Yentimiglia,
Tumulti di Genova
Menzogne di scrittorivenali.
perle soverchierie degliSpagnuoli. Ingresso,
che ci fa Filippo:viltàantica e moderna.—
Gaso
del Fornari;e nuova
insistenza del Gonzaga su la
fortezza.
Se giusti
i rimproveridell'americano
Prescott su i giudizii
dei politici
massime
italiani,
rispostadi Andrea.
Mentre
—
—
—
—
—
—
—
del secolo decimosesto.
che
—
Riforma
fosse;la leggedel 1528 di
del Garibetlo
cattiva diventa pessima
Pag. 165
Capitolo
X.
di
ha bisogno
decrepito;
Si parladi Dragut, e
Imprese di Andrea
vivere,e
si mostra
vive.
—
in
--
qual concetto lo tenesse il Doria.
Draguttevigilaper ampliarenel Mediterraneo lo
Casi di Affrica,cittàin
imperio di Solimano.
Affrica.
Arti del Dragutteper impadronirsene;
capitatemale le insidie ricorre alla forza ed
—
—
—
—
,
anco
questa mescolata
riesce,e
se
0
fa
ne
mare,
e
Giovanni
quelledi
provvido
signore;né però la regge im-
crudele.
e ci
dell'Affrica,
di frode,sicché all'ultimo
—
Carlo V ordina la impresa
prepone Andrea
per le cose di
della Vega viceré di Sicilia per
degli
degl'improperi
Ingiustizia
11
moderni contra
Dragut. Dragut
nabissa le coste d'Italia;
mina di Rapallo,
e oaso
dello innamorato
Gl'imperialipigliano
Magiacco.
Monastir,prima la terra,poi la ròcca con
la morte
di tutti i difensori.
ria
Il Dragutteinfusu le spiaggespagnuole per divertirela guerra
dall'Affricae invano. Assedio dell'Affrica,
e sue
difficoltà. Battesi la cortina invano; scalata al
rivellino respinta;
inutili per onestare la
pretesti
terra.
—
storici anco
"-
—
—
—
380
INDICE
Screzio tra il viceré della
disiàtta.
Vega e don
Le milizie sconfortate,
i capi
Garzia di Toledo.
si rimettono in Andrea, che manda
e
a Genova
i qualiceleremeute portati
a pigliarli;
a Livorno
sollevano le speranze degliassediati.
Disegni
del Dragutte di assalire da due partiil campo;
fazione contro
il della Vega avvisato lo previene,
vazioni
il Dragut che rotto riparaalle navi. '— Osserche parsu
giiscrittoridi varie nazioni,
lano
Doria.
di Andrea
Sortita degli assediati
respinta. Si delibera l'assalto della terra dal
Il Dona
inventa le batterie galleggianti
mare.
—
—
—
,
—
—
—
e
le fabbrica.
come
S'è verosimile che
—
queste batteriedon Garzia di Toledo.
tasse
inven-
taliani
Gl'I-
—
i cavalieri di Rodi assaltano la terra
e
piglianocon
di tutti i Turchi.
la morte
I cristiani
—
schiavi i cittadini e li
fanno
la
e
vendono;
la preda.
di ogni altra cosa si trova scarsa
ma
L'armata
imperialeal ritorno patiscefortuna di
Il Dragutteva a Costantinopolidove
mare.
Solimano è creato da lui Sangiacco
propiziatosi
Il Draguttealle Gerbe, va a chiudi Barberia.
dercelo
il Doria ; il quale muove
all'ospitedel
Dragutte turpe proposta e n' è vergognosamente
Il Dragutteglisguizzadi mano
ributtato.
con
lo stesso strattagemma che adoperò Annibale a
—
—
^
,
—
—
Taranto.
trovato
morisse
—
—
a
-
Paolo Giovio attribuisce il medesimo
Gonsalvo
il
Fernandez.
Fortuna
Dragutte.
Decadenza
Dove
—
—
di Carlo V.
•—
e
e
quando
lità.
mutabi-
sua
Guerra di
Parma;
pero
Francia;papa e imlio
contra
lui; non fanno frutto;il papa GiuIII perde in cotesta guerra reputazione,
nia
pecuGuerra in Piemonte.
e la vita del nipote.
Guerra
in Germania.
Fuga dello imperatore
il duca
Ottavio si
lega con
—
—
—
da VillaGo descritta.
—
Guerra di Siena.
—
Cosimo
381
INDIDE
dei Medici
Strozzi.
Piero
e
languidamenteCosimo;
Andrea
—
alcuni
soccorre
dicono
vasse,
sal-
che
altri che
perdessenavi cariche di grano:
si accorda la discrepanza. Gesti gloriosi
come
del Doria in Maremma.
Andrea fugge davanti
Lione Strozzi.
Lione Strozzi va in Ispagna e
Rotta di Ponza,
per poco non pigliaBarcellona.
dove Andrea
Doria perde sette galee e non soccorre
—
—
—
^
Napoli.
—
Mormile;
Commissione
•
che
per astio del
Il Doria tornando
tradisce.
—
betello dallo assedio.
principedi
al
Salerno
Napoli libera Or^
a
Lettere falsate dal Mormile
—
per rimandare l'armata turca, e corruzioni.
di Francia per troppo zelo
Arimene
oratore
—
dà nella pania.
La guerra
—
Genova
—
e
della Francia
San
perde
Bonifazio.
fozio: si rende
della
cause
Francesi
a
resa
si volta tutta in Corsica.
tutta la isola tranne
Mirabile difesa di San
—
Calvi
Boni-
opinionivarie intorno alle
patti:
:
i
pattinon
si
osservano.
I
—
la
parigliaallo Imperatoreco'
falsi sigilli
cia
compensando le false lettere. Franoffrerendere la Corsica al Senato di Genova,
purchò si stacchi dallo Imperatore;il Senato e
Andrea ne ragguagliano
Cesare.
corsi
Gagliardisocdi Carlo;anco
Cosimo duca di Firenze sovviene
la impresa; provvisionidi guerra e condotte
di San Giorgio.
di soldati che fa l'ufficio
Andrea eletto capitanogenerale riceve lo stendardo
rendono
—
—
—
di
Lorenzo.
san
precede Andrea
sbarca
e a
fuoco.
—
a
e
—
libera
Cristofano Pallavicino
Calvi;
—
Agostino Spinola
Erbalunga e manda ilpaese a ferro
Andrea sbarca nel golfodi San Fiorenzo
porta il medesimo
poi percosso dalla infinitamortalità muta
nome;
l'assedioin blocco.
Manda Angiolo Santo delle
e
,
assedia la terra che
-~
—
Vie ad assalire Bastia, e
queglipigliala cittàe
Di^tizedby VjOOQIC
382
la
INDICE
rftcca;Toleiido poi
battuto due
di fianco
volte.
n Tliermes
-^
—
,
poi n'
e
combattendo.
San
intomo
che
esce
Andrea
—
Fiorenzo
è
Furiaoi
a
offendere
tenta
Bella azione
AgostinoSpinola.
Giovanni da Torino
Fiorenzo
stravincere
di
per forza San
alla scoperta e si salva
soccorre
si ostina
alla
in onta
rimanere
a
moria;
—
il
ogni verso invano
si
la sua vigilanza,
per disperati
per sorprendere
San Fiorenzo viene a patti;
ritirano a Corte.
Thermes
e
ilSampiero, tentato
-—
Andrea
ne
dei crudeli:
propone
alle
ributtansi;
istanze dei suoi ricusa cedere in apparenza, ma in
concede si salvino i fuorusciti còrsi e
sostanza
ma
poisi pente; e presitrentatrèCòrsi
napolitani;
I Francesi abbandonano
i
gli mette al remo.
—
Andrea
Còrsi nella pace di Castello Cambrese.
ba da levarsi dalla impresa di Corsica per condurre
soccorsi a Napoli;passando presso la torre
—
di
Spano,tratto in agguato, perde quattrocentoe
Giovannandrea
perde una galea
più uomini.
ne
'a Portoferraio investendo tra gliscogli
; nove
—
manda
di
prossimità
in
traverso
a
Portovocchio:
quasi a conforto di tante trafituiredi Andrea il
suo nipote
piglia
poco dopo cinquefusto turche. Pag^OSk
Capitolo XI. Misera condizione di salute dello Imperatore
Carlo V.
vicina.
un
frate
e
sua
morte
fantasimi della
agitata. Renunzia a Filippoi suoi
lo impero; sua diceria in cotesta occasione
—
meno
stati,
solenne.
Carlo Y
di
Minacce
—
mente
sua
della
Prognostici
—
Differenza tra la renunzia
—
di
quelladel Washington : magnanimità
delle cause
che mossero
quest'ultimo. Lettera
dello Imperatoreal principe
Doria;gliraccomanda
e
—
il
figliuolo.Andrea
una
che
—
carta marina.
—
manda
in dono
a
Carlo V
Incertezzastorica:affermano
Carlo,prima di partire
per la Spagna, renun-
38^
INDICE
ziasse Io
fermano
afimpero al fratelloe non è vero:
che risegnasse
glialtri stati a Filippoil
i6 gennaio 1556,e non è vero; che chiuso in San
—
Giusto si staccasse
non
non
affattodalle
mondane,
e
è vero; che ilfiglio
naro
glifacesse stentare il dalebrasse
pel suo sostentamento,e non è vero; che ce-
l'esequiea sé vivo, e non è certo; che
desse
potendo accordare due orologiinsieme irrila sua presunzionedi colereche tuttii suoi
sudditi pensassero ad un modo
è certo: certo il
e non
avere
cose
Lutero
ammazzato
vocondolto,e
certo
avere
su
le
cose
gione,
di reli-
pentimento di
contro
posto la
non
la fede del salsua
ultùna benedizione
al
a patto che sterminasse gli
figliuolo
cenna
eretici,e proteggesse la Inquisizione. Si ac—
Paolo lY,
alia guerra di Roma
contro
Andrea raccomanda
a
quelladi Francia.
e
lippo
Fi-
—
II
a
sottoscriva la pace di Castello Gami Francesi non
si obbliganoa restituire
non
brese,se
la Corsica;e si tenga San Quintino in pegno dello
adempimento del patto, ed è esaudito:
grave
di 92 anni si ritira dal comando, e Filippo accetta
Giovannandrea
figliuolo
per suo luogotenente
—
di Giannettìno.
Andrea
i senili ozii svaga
la chiesa gentilizia
di San Matteo.
—
nando
or-
Il
—
gran maestro
ai Turchi di
di Malta propone la guerra contro
Barberia,lo seconda il Duca di Me-
e ilre Filippoaccoglie
dinaceli viceré di Sicilia,
la proposta: diligenze
Il
e provvedimentisuoi.
duca di Medinaceli é creato capitano della presa;
im—
Doria approva la impresa purché
si faccia presto; il Re lo mette a capo di tutta la
solerzia sua, e dei nipoteGiovannandrea:
flotta;
Andrea
ostacoli per la parte del Viceré di Napoli, e per
quelladel viceré di Milano. Giovannandrea prega
il Mendozza
ammiraglio di rimanere
con
le
galee
384
INDICE
Spagna, ma non lo può svolgere. A 6ei soldati alle navi » poi le
nova
prima mancano
navi ai soldati;
raccolti gliuni e glialtrimancano
le paghe: ammottinamento
sedato;disastri sul
del viaggio:la nave
Spinolarompe sul
principio
di
—
lite con
fosse
perditadi
uomini
e
di robe.
Tarmata,e quanto l'esercito.
—
—
Quanta
litare
Ospitalemi-
lo fii
in questa guerra ordinato come
non
mai prima di ora; e ci prepongono un vescovo.
Munizioni di pessima qualità
e ne danno
colpaai
^
Genovesi.
raccolta nel porto di Siracusa
tenta uscire ed è respinta;
naufragiodi una galea
del
Armata
—
dietro
Malta,poi ne parte e torna ina rimorchiare le navi; ribellionisu
tonavi,
L'armata giunta
e fattigravi che ne avvengono.
alle Gerbe preda navi mercantili;
le prede
come
osservati gliordini si fa un
ma
non
spartiscansi,
si attenta assalire due galeotte
raffa arraffa: non
i doni del Dragutte
turche su le qualiandavano
l'armata
a Solimano,ed Uccialya sollecitarelo invio del-
Doria; va
a
turca.
stiani
della isola,che ai cri-
I Morì
•—
largasi professavanoamici vicini gli
cosi per fare acqua bisogna andarci
avversano;
lo esercito ordinato:
altre galee sopragcon
giunte
guardo,
rimanco
dopo, volendo fare acqua con
alla
,
—
ne
mare
e
da
rilevano
il vento
una
dolorosa sconfìtta.
—
Il
procellosi
respingono l'armata
moria fra i soldati e le ciurme;
Tripoli;
dopo molte consulte Tarmata dal Secco del Palo
torna alle Gerbe.
Battaglia
aperta coi Mori, e
subito dopo gliaccordi, i qualicosi increscono
za.
agliSpaguuoli,che taluno per rovello si ammazSi dà mano
aliafabbrica del forte;e ordine
che vi si tiene;si provvede a fornire di acqua
—
—
-
—
le cisterne,ma
si fa frutto.
—
per l'avarizia dei mercanti non
Granmaestro
di Malta avvertito
386
ma
INDICE
in molti sorge veeroentissima l'agoniadi seguirli
di Don Alvaro Sande,che
: nobiltà di animo
sceglierestare co'compagni. I nostri su
tentano
notte il passaggio, e
una
sono
a
più avventurati
Malta.
scrittoredella
—
nove
non
la seconda volta
gate
frescono;
rie-
parano
ri-
e
Considerazioni di Alfonso UUoa
monografiadi questa impresa.
Stato di Andrea
Doria: arriva
—
vuole
corriere,
leggereda se le lettere e non gliriesce: saputo
lo scampo del nipotesi leva maravigliosamente
in
si acconCade sfinito;
cia
piedi,e ringraziaDio.
dell'anima;consigliche manda a Giovannandrea; sye ultime parole;ordina essere trasportato
un
—
alla
senza
sepoltura
magnifici
pompa. —Funerali
decretati dalla Repubblica. Sue qualità
fisiche
—
e
morali: costume
di vita.
-—
Ultime considerazioni
Pag. 517
BIBLIOTECA DELLE FAMIGLI;
VOLUMI
al prezzo
1
PUBBLICATI
FLNORA
60^1
di centesimi
Poc«t«,precedute da
Discorso del pr. Cappellina.
4. ALFIERI.
Vita e Uttere,
7. LEOPARDI.
Prose.
di
3. GliRSENIO.
L'Imitazione
59
2 LEOPARDI.
e
5
e
a
Colombo
9. LAMARTINE.
o
13
i
16
e
19
e
21
a
25
e
27
e
29
e
32
e
34
e
36
a
e
e
71
a
76
a
67. FRA
BARTOLOMMlvO
S. CONCORDIO.
e\
68. P. A. G. Compendio di G
malica
francese-itaiii
69. GUERRAZZI.
Storia
d.
Moscone.
70.
Scritti vara.
74. Fiore di Classiche poetù
liane,
—
Móndo.
11. TASSO.
libtr,
Gerusalemme
12. PELLICO.
Le mie prigioni.
ta
Bat15. e 15 6ts. GUERRAZZI.
d i Beneven
lo.
g Ha
17. FOSCOLO.
iVo«e varie
18. PUOTI.
alVarle
Avviamento
dèlio scrivere.
20. PARINI.
Prose
e poesie.
Storia Romana
24. LA
FARINA.
ai
netti,
Giovaraccontata
4 volumi.
Mime
26. PETRARCA.
e scelta
di Poes-ie dei primi secoli
della lingua italiana.
lio
Vita di Giu28. LAMARTINE.
Cesare.
trad.
30. CESARE.
Commentari
da Camillo
Ugoni.
31. CAVALCA.
to
Volgarizzamendegli atti degli apostoli.
33. BARETTI.
Lettere Famigliari.
VELLI.
35. MACCHIA
Il Principe
e i Discorsi.
39. MONTI.
Prose' e .Poesie,volumi
1 a 4 (Comprendono:
Le
I Poemetti
die
Trage-
—
75. GOZZI.
81. WEBER.
40
a
42.
LA
L'Iliade:)-
82
narrata
43
a
46. BERNI.
47. DELLA
Orlando
CASA
84
86
e
Scritti
i
91
e
03
e
95
e
85. MONTI.
Prose.
90. GUERRAZZI,
i' AssvJr
Firenze. 5 numerico,
a
si in due
volumi.
92. Storia popolare dei Pi^r.i
94. GOZZI. N^^elle.
Il
buco
96. GUERRAZZI.
(un
muro,
numero
e
-2 ?
I doveri dtylii.r.
bis.PELLICO,
97 a
Storia popolar99. GIURIA.
96
102
a
e
Casa Savoja. (2 num.
101. VIRGILIO.
L'È
da
C
Trad.
Annibal
e
raez?
rdue numeri
L'Asie
105. GUERRAZZI.
106
a
inSbei voi. (ns.pr.
num,
108. PELLICO
Tragedie 2 l.
99
bis
a
-
.
mezzo
e
—
108 bis
Galateo.
di
(Amelia Caiani, ecjj
innamorato.
II
famiqìir
Compendio
83. GUERRAZZI.
e
lia
Storia d'Itaai Giovanetti.
FARINA.
Lettere
ria universale.
—
-
numero.
Vittorio Alfieri.
da
66
vo
Scoperta del Nuo-
MARMOCCHI.
10
;
e
-
Cristo, irad. del Cesari.
o
62. ARIOSTO.
F
Orlando
68SOAVE.
Novelle
mar
64. BEKCHET.'
Poesie.
65. SALIjUS^TIO.
Opere trj
'fc
.63
un
3
volumetto
a
109—
(2/3di num.)
sola Francesca
La
Rimi ni
Le
cantiche e il M.
fredo ( 2 num.)
'Vita Nuova.
47. bis. DANTE.
HO e 111;BALBI. Notizie Geografi
r
50. MOREAU
EieDE
JONNES.
L'Europa,1 num. e 1»3 (vr. "
dlf\
di Statìstica,
menti
112all5MARMOC6Hr.Descr
51. MARMOCCHI.
116 i\IACCHIAVÉLLI(Niccol.:
;
Cronologia.
52. DINO
Mente
di un. uomo
di St .;
Crónaca^FioCOMPAG^^I
scorso117 e 118 GOLDSklTH
dii .
un
rentina, prec.jdutadjj
compen
del prof.
Storia Romana.
A. Vwinucci.
(2 num.
53. PUOTI.
Poesie varie, li
1 19
PELLICO.
Regole Elementari
della lingua italiana.
LaDivina(.on,:i.I20al25 DANTE.
del Costa e ti"a..
54 e 55. FOSCOLO
con
note
(Ugo) Pm, 'Si? fané.
56 a 58. BRBWER.
della
La Chiave
(seinumeri j.
.
48
a
'
Nello stesso formato:
7/V
GUERRAZZI.
La
Torre di Nonza. Raccoiito
tempi (li PasqualePaoli. --Un
dei
còi;so
vol.^'"''''..S"^^
Cent.
^
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1)11.
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