INTEGRA RICERCA & SVILUPPO “LA DEFORMABILITA’ DEGLI AMMASSI ROCCIOSI. CONFRONTO TRA I RISULTATI DI PROVE SU PIASTRA E LE CORRELAZIONI CON GLI INDICI DI AMMASSO?” Pietrantoni M. (2012) “Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista Geologia Tecnica&Ambientale del Consiglio Nazionale dei Geologi” “This article was first published in Geologia Tecnica&Ambientale, publisher: Consiglio Nazionale dei Geologi” “Cet article a été publié pour la première fois sur Geologia Tecnica&Ambientale, éditions Consiglio Nazionale dei Geologi” “Este artículo se publicó por primera vez en la revista Geologia Tecnica&Ambientale, casa editorial : Consiglio Nazionale dei Geologi” 52 Pietrantoni - gt&a, 3/2012, 52-73 La deformabilita’ degli ammassi rocciosi. Confronto tra i risultati di prove su piastra e le correlazioni con gli indici di ammasso. Il caso della nuova diga sul torrente Sessera (Biella) The deformation modulus of rock mass - Comparison of plate load tests and indirect estimates using rock mass indexes. The case of new Sessera Dam (Biella, Italy) Massimo Pietrantoni1 Riassunto La valutazione della deformabilità degli ammassi rocciosi rappresenta una importante componente degli studi di progettazione, in particolare per le infrastrutture di notevole importanza quali le grandi dighe. La nuova diga sul Torrente Sessera (BI), in corso di progettazione, rappresenterà una opera di ingegneria idraulica assai significativa per il contesto italiano, trattandosi di una diga ad arco-gravità dell’altezza di circa 100m. Questo progetto ha dato la possibilità di realizzare una prova di carico su piastra all’interno di un cunicolo profondo, preceduta dall’acquisizione di numerosi dati di indagine, all’esterno e all’interno del cunicolo stesso, tramite rilievi geostrutturali, carotaggi, indagini geofisiche e prove di laboratorio, che hanno consentito di caratterizzare compiutamente l’ammasso roccioso. Questo articolo presenta i risultati della prova di carico su piastra confrontandoli con le stime del modulo di deformabilità ottenute tramite correlazioni empiriche con gli indici d’ammasso (GSI, RMR, Q). I dati presentati in questo articolo possono essere considerati peculiari poiché associano i risultati della prova ad una completa e specifica caratterizzazione geomeccanica del sito, che consente di verificare l’affidabilità dei due metodi e la loro applicabilità. Abstract In sensitive projects such as large dams, evaluation of rock mass deformability is an important component of field studies. The new Sessera dam, which is under study, is a 100m high arc-gravity dam and it will represent an important hydraulic infrastructure in Italy. During the design of this dam a plate load test was conducted inside a small deep trial tunnel. The plate load test was carried out along with several other surface and underground investigations such as geo-structural and geophysical surveys, boreholes and laboratory tests. These investigations have led to the acquisition of relevant data for a complete characterization of the test site. This article presents the results of the plate load test, compared with estimates of rock mass deformability through empiric correlations with rock mass indexes (GSI, RMR, Q). Data presented in this article can be considered valuable because it brings together the results of the plate load test with a complete characterization of the specific rock mass, verifying the reliability of the results. The following conclusions have been drawn from this study: - Empiric correlations for estimation of rock mass deformability represent a useful tool for preliminary designs or for low-dependent rock deformability works. - These correlations should be used with a conser- 1 INTEGRA s.r.l. Via di Sant’Erasmo, 16 – Roma. www.integer.it – [email protected] 53 vative approach in final designs of important works and with low fractured rock masses. In these cases, the use of site tests, and among these the large plate load test, is recommended in order to establish a reliable estimate of rock mass deformability. Site tests also represent a calibration tool for a correct application of empiric correlations. - For a better application of plate load tests, they should be carried out together with a complete geomechanical characterization of the site, through site and laboratory tests and geological surveys. Termini chiave/Keywords: Prova su piastra, ammasso roccioso, deformabilità, indice di ammasso (GSI, RMR, Q) Plate load test (PLT), rock mass, deformability, rock mass index (GSI, RMR, Q) Introduzione La valutazione dei parametri di deformabilità degli ammassi rocciosi rappresenta una delle tematiche di maggiore complessità nel campo della Geologia Applicata e della Geomeccanica. Soprattutto in opere di Ingegneria CivileIdraulica di grande importanza (dighe, gallerie, grandi edifici) la corretta valutazione del comportamento deformativo della roccia costituisce un elemento progettuale di grande importanza e a volte dimensionante. Come è noto, la corretta valutazione di questo parametro è fortemente influenzata dal grado di fratturazione a varia scala dell’ammasso oltre che dalle incertezze provocate del passaggio di scala dai campioni di piccole dimensioni, usualmente utilizzati per le prove di laboratorio, al volume significativo degli ammassi. Nel campo della geomeccanica si sono andate diffondendo varie correlazioni per la stima del modulo di deformabilità a partire dagli indici di caratterizzazione degli ammassi rocciosi (GSI, RMR, Q). L’apparente semplicità di applicazione di questi metodi, che consente di ricavare le caratteristiche di deformabilità della roccia con impegni e costi relativamente contenuti, da un lato permette di sviluppare la progettazione di opere di piccola o media importanza con una certa facilità, ma con adeguata affidabilità, dall’altro deve mettere in guardia dalla loro applicazione generalizzata in opere di primaria importanza. Per la progettazione di opere importanti vengono generalmente utilizzate le prove di carico su piastra di medie-grandi dimensioni (50100 cm), che nel tempo sono state perfezionate, sia nelle tecniche di esecuzione, sia nei metodi di interpretazione. Si tratta tuttavia di prove molto impegnative, che richiedono importanti opere di contrasto per raggiungere livelli di sollecitazione nella roccia rappresentativi dei carichi di progetto e tali comunque da sviluppare deformazioni significative. Per garantire il necessario contrasto si fa generalmente uso di cunicoli di prova in modo da disporre due piastre a contrasto sollecitate dai martinetti di spinta. La realizzazione di questo cunicolo rappresenta di fatto un progetto nel progetto e sono ovvie le criticità, procedurali oltre che ed economiche, che portano ad ostacolare lo sviluppo di queste prove, giustificabili solo per opere di primaria importanza, adeguatamente finanziate fin dalle fasi di progettazione. Le condizioni economiche nazionali degli ultimi decenni hanno portato ad un rapido declino degli investimenti infrastrutturali e a finanziamenti limitati e frazionati che raramente consentono lo sviluppo di una progettazione condotta con criteri scientificamente accettabili. Tra le contrazioni degli investimenti infrastrutturali si evidenzia il quasi totale blocco della realizzazione di dighe nel territorio nazionale. Da questo punto di vista, la progettazione della nuova diga sul Torrente Sessera, programmata dal Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese con un finanziamento del Ministero delle Politiche Agricole, ha rappresentato una opportunità per sviluppare indagini di un certo pregio tecnico-scientifico e tra queste la citata prova su piastra in cuni- 54 colo. Nel caso in esame si è rivelata assai utile la presenza di una galleria esistente, non rivestita, che costituisce la derivazione delle acque dell’attuale diga e che passa nel sottosuolo di una spalla della futura diga. Questa galleria ha pertanto rappresentato l’opportunità per eseguire, oltre che indagini di tipo standard e rilievi geostrutturali in ammassi profondi, non interessati da fenomeni di alterazione, anche la suddetta prova su piastra. Caratteristiche della nuova diga La diga in progetto è ubicata sul torrente Sessera, nell’alta valle Sesia, circa 200 m a valle della confluenza con il torrente Dolca, dove attualmente è situata l’esistente diga sul Sessera. Il sito della nuova diga è localizzato in un’area di intersezione di tre territori comunali: Vallanzengo, Trivero e Mosso, in provincia di Biella. Il nuovo invaso, di circa 11.57 x 106 m3 di capacità destinata ad uso irriguo (prevalente) ed idroelettrico, sommergerà lo sbarramento esistente, che pertanto, all’avvio degli invasi sperimentali, verrà dismesso secondo specifiche procedure e disposizioni inserite nel cronoprogramma dei lavori. Il serbatoio artificiale verrà realizzato mediante la costruzione di una diga muraria a volta, del tipo ad arco-gravità (tipologia Ab2 del D.M. LL.PP. 24/03/1982). Dal punto di vista dimensionale, la struttura, nella sezione maestra, è prevista di larghezza 38.53 m alla base e di 4.75 m al coronamento. Il corpo diga è sagomato con paramento di monte con curvatura 209.81 m e di valle con curvatura 129.96 m e verrà realizzato a conci di 21 m ciascuno, che verranno iniettati all’esaurirsi dei processi di presa e raffreddamento, nel periodo della massime prevedibili contrazioni del calcestruzzo. All’interno della struttura muraria sono collocati tre ordini di cunicoli longitudinali di ispezione e raccolta dei drenaggi provenienti dalla fondazione, previsti di 200 mm di diametro e posti ad interasse 250 cm. Per garantire la tenuta in fondazione dello sbarramento sarà realizzato uno schermo di iniezioni costituito da tre file di fori disposti a quinconce, di lunghezza variabile da 40 a 20 m, posti a 2.5 m di interasse. In elevazione la tenuta verrà affidata ad un dispositivo a nastro in PVC, due sul lato di monte e uno sul lato di valle. La struttura di calcestruzzo dello sbarramento verrà collegata alla stretta di imposta mediante un pulvino di calcestruzzo atto a regolarizzare la roccia di imposta e a trasferire in maniera continua alla roccia di fondazione le sollecitazioni indotte dalla struttura in elevazione. Fig. 1 – Foto-simulazione della nuova diga sul Torrente Sessera Fig. 1 – Rendering of the new Sessera dam 55 Si riportano nel seguito le dimensioni caratteristiche dello sbarramento in progetto: •superficie imbrifera sottesa: 51.01 km2 •quota coronamento 957.40 m s.m. •quota di massimo invaso 954.65 m s.m. •quota massima di regolazione 951.00 m s.m. •altezza dello sbarramento (DM 1982) m 97.40 Breve inquadramento geologico La zona dell’alta Val Sessera, oggetto del presente studio, nel settore prealpino del Biellese, rappresenta un’area molto importante dal punto di vista geologico. Essa è, infatti, caratterizzata dalla presenza di due grandi complessi litologici: la Zona Ivrea-Verbano e la Zona Sesia-Lanzo, separati dalla Linea del Canavese, una discontinuità molto antica lungo la quale sono avvenuti importanti movimenti di subduzione ed esumazione delle placche con formazione delle falde alpine. La linea del Canavese ricade a monte della nuova diga, nell’ambito del futuro bacino idrografico. La zona della stretta individuata per il sito della nuova diga è costituita da una formazione gabbro-dioritica appartenente al Corpo Basico di Ivrea. Fig. 2 – La spalla sinistra della futura diga (vista da monte) Fig. 2 – Left bank of the future dam (view from uphill) Fig. 3 – La spalla destra della futura diga (vista da valle); sullo sfondo la diga esistente Fig. 3 – Right bank of the future dam (view from downhill); on the back the existing dam Dal punto di vista macroscopico la roccia ha struttura granulare a grana grossa, colore nerastro con sfumature verdastre e puntinature biancastre più o meno abbondanti. E’ formata essenzialmente da plagioclasio e da pirosseno rombico interstiziale, con secondari cristalli di biotite, orneblenda e olivina. Nelle varietà dioritiche aumenta la presenza di quarzo. Il passaggio da una litologia all’altra (nel campo delle rocce gabbro-dioritiche) è molto sfumato e spesso difficile da riconoscere alla scala del campione a mano. Dioriti e Gabbri si distinguono infatti sulla base della composizione del plagioclasio e secondariamente in base all’indice di colore (spostandosi dalla diorite al gabbro il colore diventa più scuro per la maggiore presenza di minerali femici). In linea generale si può notare che nella zona del sito diga esistente prevalgono le litologie più dioritiche e verso valle le rocce si spostano maggiormente nel campo dei gabbri. Generalmente la tessitura è isotropa con una struttura che le analisi petrografiche hanno individuato come “facies a granuliti”; solo localmente si nota una certa isorientazione dei cristalli e superfici patinate, saponose al tatto. La roccia risulta affiorante sulla quasi totalità dei versanti. Solo in limitate aree è presente una sottile coltre detritico-eluviale o sono 56 presenti accumuli di detrito, sempre di debole spessore. La copertura alluvionale nell’alveo del corso d’acqua è pressoché assente. Negli affioramenti la roccia si presenta in genere fresca o poco alterata; i processi di alterazione creano solo una decolorazione o patine di colore rossastro o brunastro. L’alterazione è limitata a pochi cm dalle superfici di frattura e si estende in profondità solo attraverso i giunti più aperti. Fig. 4-5 - Alcuni dettagli delle rocce gabbro-dioritiche affioranti nel sito-diga Fig. 4-5 – Some details of the gabbro-dioritic rocks outcropping in the dam site Indagini eseguite Nell’area interessata dal progetto sono state eseguite, nelle fasi di progettazione preliminare e definitiva che si sono succedute a distanza di circa 4 anni, varie attività di studio e di indagine geologica e geotecnica. Oltre agli studi tramite rilievi geologici, geostrutturali e studi di foto-interpretazione, sono state eseguite specifiche campagne di indagini geotecniche, in sito e in laboratorio, che hanno previsto: - sondaggi a carotaggio continuo, verticali e variamente inclinati, fino a 80 metri di profondità; - prove di assorbimento d’acqua in foro in pressione tipo Lugeon; - prove sismiche in foro singolo down-hole e in coppia di fori cross-hole; - prove di iniezione di miscele cementizie in terna di fori; - stendimenti sismici a rifrazione; - prove di laboratorio su carote di roccia (peso di volume, misure di velocità di onde soniche, prove di compressione uniassiale semplici e con misura della deformazioni assiali e radiali, prove “point load”, prove di trazione indiretta tipo “brasiliana”, analisi petrografiche, prove triassiali). Per l’esecuzione di queste indagini si è dovuto far ricorso anche ad elicotteri per il trasporto dei mezzi viste le condizioni morfologiche molto complesse (dai caratteri tipicamente rupestri con balze rocciose e scarpate sub-verticali) che hanno limitato l’accessibilità soprattutto in sponda destra, dove alcune indagini sono state rimandate alla fase esecutiva. Oltre a queste indagini, in un certo senso di tipo “standard” è stata poi eseguita una prova di carico su piastre contrapposte Æ50cm con misura delle deformazioni della roccia tramite estensimetri multibase. La prova è stata eseguita all’interno di una galleria di piccola sezione, utilizzata per la derivazione delle acque della diga esistente, che passa al di sotto della spalla sinistra della diga in progetto. La prova è stata eseguita con i criteri previsti nelle norme ISRM, raggiungendo un carico di prova massima di 11.5 MPa con vari cicli di carico e scarico. Per questo articolo si omette di riportare l’insieme dei risultati delle indagini volendo concentrare l’attenzione sui risultati della prova 57 su piastra. Solo con riferimento alle caratteristiche di deformabilità, si evidenzia che i valori del modulo di Young ricavati dalle prove di laboratorio di compressione uniassiale (con misura delle deformazioni assiali e radiali) sono risultati molto variabili; in media pari a circa 78GPa per il modulo tangente e circa 60GPa per quello secante, misurato nel campo di tensioni fino a 200MPa. La forte variabilità dipende dalle suddivisioni interne dei campioni, ma anche dalla tipologia di rottura che avviene sempre in modo fragile rendendo difficoltosa la misura precisa della deformazione a rottura. Non sono state osservate significative correlazioni con la profondità. La preparazione di tali aree è avvenuta mediante spianatura con piccoli demolitori ed utilizzando un apposito comparatore in grado di assicurare il parallelismo delle aree di carico contrapposte. Le superfici di carico sono state successivamente livellate con un getto di un sottile strato di malta cementizia. La prova su piastra in cunicolo. Preparazione della prova e acquisizione dei dati propedeutici La prova è stata eseguita all’interno della galleria che deriva le acque della diga esistente verso la centrale del Piancone. La galleria è costituita da un cunicolo di forma a ferro di cavallo, di dimensioni 2.0m di larghezza per 2.2m di altezza circa, scavata in roccia con esplosivo; il fondo e i piedritti del cunicolo sono rivestiti da un sottile strato di calcestruzzo mentre la volta è in roccia non rivestita. La prova è stata eseguita con due piastre contrapposte ∅50cm, misurando le deformazioni della roccia tramite estensimetri multibase posizionati in fori coassiali alle piastre (procedura ISRM). Nelle foto seguenti sono mostrate le fasi principali dell’installazione della strumentazione di carico e di misura. La pressione di prova è applicata direttamente alla roccia mediante dispositivi ad elevata deformabilità costituiti da martinetti piatti circolari (∅int = 16 cm e ∅est = 50 cm). Per ciascuna prova sono state preparate due aree di carico situate in posizione diametralmente opposta rispetto all’asse del cunicolo. Al centro di ciascuna area è eseguito un foro di sondaggio di diametro ∅76 mm e lunghezza minima 3.5 m, all’interno del quale è stato installato un estensimetro a più basi. Fig. 6, 7 – Esecuzione del foro coassiale e regolarizzazione della superficie Fig. 6, 7 – Co-axial borehole and regularization works of the surface test 58 Fig. 10, 11 – Installazione degli estensimetri multibase e applicazione della piastre Fig. 10, 11 – Installation of extensimeters and plates Fig. 8, 9 – Regolarizzazione della superficie e allettamento con malta cementizia Fig. 8, 9 – Regularization works of the surface test with mortar L’attrezzatura di contrasto è costituita da un tubo metallico realizzato in parti componibili e da due ripartitori rigidi collegati alle due estremità del tubo di contrasto per mezzo di vitoni di regolazione. Tra i due ripartitori e le aree di carico sono stati posizionati, per l’applicazione del carico, due martinetti piatti a corona circolare. I valori di tensione sono rilevati mediante un trasduttore di pressione posizionato sulla linea di pressurizzazione in prossimità dei martinetti piatti. Fig. 12, 13 – Installazione dei martinetti e collegamento dei sensori alla centralina di acquisizione dati Fig. 12, 13– Installation of gauges and cabling of sensors 59 Gli spostamenti superficiali che avvengono a seguito dell’applicazione della tensione sono rilevati da tre comparatori sulla roccia poco esterni alla piastra (5cm dal bordo della piastra) disposti a 120° e collegati da trasduttori. Un secondo tipo di strumentazione, costituito da un estensimetro multibase installato all’interno dei fori di sondaggio eseguiti al centro delle aree di carico, consente di misurare gli spostamenti a 5 differenti profondità dalla superficie di carico. Gli strumenti interni sono montati in modo tale da misurare gli spostamenti relativi di ciascun ancoraggio rispetto alla testa di misura, posta alla profondità nominale di 0 cm. Per ricavare gli spostamenti assoluti dei singoli ancoraggi si assume come punto fisso di riferimento quello relativo all’ancoraggio situato più in profondità. Il trasduttore a questo collegato fornisce pertanto la misura dello spostamento assoluto della testa di misura e con riferimento a tale valore si ricavano, per differenza, gli spostamenti assoluti degli ancoraggi situati alle altre profondità. Il rilevamento degli spostamenti in superficie e in profondità avviene mediante trasduttori di tipo induttivo, collegati ad una apposita centralina di condizionamento multicanale. Questa è munita anche di schede elettroniche per l’alimentazione del trasduttore di pressione installato sul circuito di pressurizzazione e del trasduttore di temperatura posizionato in vicinanza della struttura di contrasto per la misura della temperatura dell’aria nel corso della prova. L’acquisizione dei dati è avvenuto mediante calcolatore portatile. La pressurizzazione dei martinetti è stata realizzata mediante pompa elettrica ad alta pressione (35 MPa). I due fori utilizzati per l’installazione degli estensimetri sono stati eseguiti a carotaggio con rilevamento geomeccanico. Dai due carotaggi sono stati prelevati 4 campioni sui quali sono state effettuate in laboratorio: - determinazione del peso di volume; - prove di compressione uniassiale con misura delle deformazioni verticali. Le ancore dell’estensimetro sono state fissate secondo i criteri indicati nella procedura ISRM, concentrando i punti di misura nell’intervallo di volume della roccia in cui si presume avvengano gran parte delle deformazioni (circa 3 volte il diametro della piastra); il loro posizionamento di dettaglio è stato effettuato sulla base delle posizioni delle principali fessure riscontrate con i carotaggi eseguiti per l’alloggiamento degli estensimetri (evitando di posizionare le basi in corrispondenza delle principali fessure). Tale posizionamento è mostrato nelle figure seguenti. Fig. 14 – Carotaggio del foro estensimetrico lato monte Fig. 14 – Core recovery of the extensimeter borehole (uphill side) Fig. 15 – Carotaggio del foro estensimetrico lato valle Fig. 15 – Core recovery of the extensimeter borehole (downhill side) In definitiva gli ancoraggi sono stati posizionati alle seguenti profondità: 60 piastra A (monte) B (valle) A (monte) B (valle) ancoraggio ancoraggio ancoraggio 1 2 3 3.00 3.00 1.80 0.80 2.00 2.15 0.60 0.50 1.40 1.40 0.25 0.25 Fig. 16 – Schema della prova Fig. 16 – Sketch of the test I valori di RQD rilevati nei due fori estensimetrici sono risultati comparabili a quelli riscontrati negli altri fori di sondaggio, compresi tra 50 e 100%, ma con una grande prevalenza dei valori superiori a 75%, soprattutto per il foro lato monte. Il grafico dell’andamento dell’RQD è riportato nello sketch seguente. Nello stesso cunicolo sono state effettuate stazioni di rilevamento strutturale con misura della resistenza della roccia tramite sclerometro. Le caratteristiche di resistenza della roccia stimate con sclerometro sono risultate dell’ordine di 50MPa, nell’ambito dei valori inferiori del campo individuato con le prove di laboratorio eseguite nell’intero sito (40÷125MPa). Le prove di resistenza a compressione sui campioni prelevati dai carotaggi per gli estensimetri hanno evidenziato valori compresi tra 30 e 50MPa. Per il sito di prova in cunicolo è stato valutato un valore di GSI pari a 65, spostato verso i valori più elevati tra quelli stimati in superficie. Si ricorda che il metodo di classificazione GSI (Geological Strength Index) è un criterio qualitativo, corretto in vari modi per renderlo il più possibile obiettivo, ma in ogni caso affetto da un certo grado di soggettività. Si rimanda al paragrafo conclusivo per ulteriori considerazioni al riguardo. Con i rilievi geostrutturali eseguiti in cunicolo sono state misurate giaciture delle principali discontinuità che corrispondono con buona approssimazione a quelle della stazione eseguita in superficie in corrispondenza del sito di prova. Fig. 18 – Proiezione stereografica (isodense dei Fig. 17 – Valori RQD nei due fori estensimetrici Fig. 17 –RQD values in the extensimeter boreholes poli) per la stazione in cunicolo Fig. 18 – Stereographic projection (poles concentration); tunnel station 61 Fig. 19 – Proiezione stereografica (isodense dei poli) per la stazione in superficie Fig. 19 – Stereographic projection (poles concentration); surface station Nella figura 20 sono schematizzati in forma grafica i risultati dei rilievi geomeccanici nel tronco di cunicolo lungo 10m in adiacenza alla postazione della prova su piastra. Sono riportate le tracce dei giunti sulla superfici di scavo (calotta e piedritti) aperte e proiettate su piano orizzontale. I risultati della prova su piastra in cunicolo. La prova è stata eseguita applicando 4 diverse fasi di carico con pressione di: 2.5, 5.0, 7.5 e 11.5MPa. Ogni fase di carico (costituita da due cicli di carico e scarico) è avvenuta aumentando molto lentamente il carico e misurando lo spostamento corrispondente ai singoli gradini intermedi di carico; il carico massimo di ogni singola fase è stato mantenuto per il tempo necessario alla completa stabilizzazione della deformazione e in ogni caso per almeno 30 minuti. I moduli di Young sono stati calcolati utilizzando la formulazione di Boussinesq che fa riferimento alle ipotesi di tensione uniforme applicata su semispazio omogeneo, isotropo ed elastico, mediante piastra flessibile con foro centrale (prova standardizzata in “Test Method for determinino the In-Situ Modulus of deformation of Rock using the flexible plate loading method”/D4395-84/American Society for Testing and Materials): dove: $ q ! (1+ ! ) & z2 z2 E= ! # + 2 ! (1# ! ) ! ( z 2 + a & z 2 + A 2 0.5 z 2 + a 2 0.5 " ) ( ) %( $ ' q ! (1+ ! ) & z2 z2 2 2 0.5 2 2 0.5 ) ! E= # + 2 ! (1# ! ) ! ( z + a ) # 2 ! (1# ! ) ! ( z + A ) & z 2 + A 2 0.5 z 2 + a 2 0.5 ) " ) ( ) %( ( Fig. 20 – Risultati dei rilievi strutturali nel tronco di galleria prossimo alla nicchia di prova Fig. 20 – Results of the geo-structural survey in the tunnel test q: tensione applicata (MPa) ν coefficiente di Poisson (assunto pari a 0.2) d spostamento misurato z profondità sotto la superficie di carico (m) A raggio esterno del martinetto (0.25m) a raggio interno del martinetto (0.08m) Nella figura 21 sono illustrati i campi degli sforzi-deformazioni utilizzati per la determinazione dei moduli di deformabilità, che sono i seguenti: 62 Ed modulo di deformabilità nella fase di carico (primo ciclo di carico) Ea modulo di deformabilità nella fase di carico con stabilizzazione del cedimento (primo ciclo) Ee modulo di deformabilità nella fase di scarico (secondo ciclo) Nei grafici seguenti vengono mostrati i risultati ottenuti, per ognuna delle due piastre. Fig. 21 – Campi sforzi-deformazioni considerati per il calcolo dei moduli Fig. 21 – Stress-displacement ranges considered for the calculation of the moduli 63 Fig. 22 – Piastra A: trasduttore 1 (distanza dalla piastra: 0.00m) e differenza trasduttori 1-6 (distanza: 0.25m) Fig. 22 – Plate A: transducer 1 (depth from plate: 0.00m) and difference transducers 1-6 (depth: 0.25m) Fig. 23 – Piastra A: differenza trasduttori 1-5 (distanza dalla piastra: 0.60m) e 1-4 (distanza: 1.10m) Fig. 23 – Plate A: difference transducers 1-5(depth from plate: 0.60m) and 1-6 (depth: 1.10m) 64 Fig. 24 – Piastra A: differenza trasduttori 1-3 (distanza dalla piastra: 1.40m) e 1-2 (distanza: 2.00m) Fig. 24 – Plate A: difference transducers 1-3(depth from plate: 1.40m) and 1-2 (depth: 2.00m) Fig. 25 – Piastra A: deformazioni globali durante la fase di carico (compresa la fase stazionaria di carico) Fig. 25 – Plate A: overall displacements during load phase (including steady stress phase) misura pressione (n) (MPa) (nome) intervallo di intervallo di serie 65 prof. 0.00m prof. 0.25m prof. 0.60m prof. 1.10m prof. 1.40m dal piano dal piano dal piano dal piano dal piano di carico di carico di carico di carico di carico Modulo di deformabilità secante nella fase di carico (Ed) 1 5 0.00 1.98 Ad1 92464 98532 89152 79968 >120000 29 37 0.00 4.50 Ad2 69989 86056 75917 87390 >120000 66 76 0.00 7.03 Ad3 69563 87364 79047 90993 108240 114 130 0.00 11.50 Ad4 67192 84236 81833 81354 1013830 Modulo di deformabilità secante nella fase di carico con stabilizzazione del cedimento (Ea) 1 11 0.00 1.98 Aa1 92464 98532 89152 >120000 -29 45 0.00 4.50 Aa2 63790 79767 75782 87235 >120000 66 84 0.00 7.03 Aa3 65690 83334 79171 91135 >120000 114 138 0.00 11.50 Aa4 63681 79439 73930 81234 101233 prof. 2.00m dal piano di carico ->120000 101811 100128 ->120000 >120000 99981 Tab. 1 – Piastra A: moduli di deformabilità nelle fasi di carico (MPa) – strumenti coassiali Tab. 1 – Plate A: deformability moduli in loading phases (MPa) – co-axial instruments Fig. 26 – Piastra A: moduli di deformabilità nelle fasi di carico (MPa) – strumenti coassiali misura pressione (n) (MPa) (nome) intervallo di intervallo di serie Fig. 26 – Plate A: deformability moduli in loading phases (MPa) – co-axial instruments prof. 0.00m prof. 0.25m prof. 0.60m prof. 1.10m prof. 1.40m prof. 2.00m dal piano dal piano dal piano dal piano dal piano dal piano di carico Modulo di deformabilità secante nella fase di scarico (Ee) 23 27 1.99 0.00 Ae1 108202 >120000 59 64 4.50 0.00 Ae2 81546 101567 104 112 7.00 0.00 Ae3 76204 96671 138 150 11.50 0.00 Ae4 70890 84112 di carico di carico di carico di carico >120000 101088 104962 86252 >120000 116365 108742 81234 >120000 >120000 >120000 88579 -->120000 99981 di carico Tab. 2 – Piastra A: moduli di deformabilità nelle fasi di scarico (MPa) – strumenti coassiali Tab. 2 – Plate A: deformability moduli in unloading phases (MPa) – co-axial instruments 66 Fig. 27 – Piastra A: moduli di deformabilità nelle fasi di scarico (MPa) – strumenti coassiali Fig. 27 – Plate A: deformability moduli in unloading phases (MPa) – co-axial instruments Fig. 28 – Piastra B: trasduttore 1 (distanza dalla piastra: 0.00m) e differenza trasduttori 1-6 (distanza: 0.25m) Fig. 28 – Plate B: transducer 1 (depth from plate: 0.00m) and difference transducers 1-6 (depth: 0.25m) 67 Fig. 29 – Piastra B: differenza trasduttori 1-5 (distanza dalla piastra: 0.50m) e 1-4 (distanza: 0.80m) Fig. 29 – Plate B: difference transducers 1-5(depth from plate: 0.50m) and 1-6 (depth: 0.80m) Fig. 30 – Piastra B: deformazioni globali durante la fase di carico (compresa la fase stazionaria di carico) Fig. 30 – Plate B: overall displacements during load phase (including steady stress phase) misura pressione (n) (MPa) (nome) intervallo di intervallo di serie 68 prof. 0.00m prof. 0.25m prof. 0.50m prof. 0.80m prof. 1.40m prof. 2.15m dal piano dal piano dal piano dal piano dal piano dal piano di carico di carico di carico di carico Modulo di deformabilità secante nella fase di carico (Ed) 1 5 0.00 1.98 Bd1 92464 70380 >120000 --29 37 0.00 4.50 Bd2 61241 53273 100938 --66 76 0.00 7.03 Bd3 74051 56364 >120000 --114 130 0.00 11.50 Bd4 72360 54038 >120000 -- Modulo di deformabilità secante nella fase di carico con stabilizzazione del cedimento (Ea) 1 11 0.00 1.98 Ba1 92464 70380 >120000 --29 45 0.00 4.50 Ba2 54340 48554 100759 --66 84 0.00 7.03 Ba3 67622 53031 >120000 --114 138 0.00 11.50 Ba4 67093 50172 >120000 >120000 >120000 di carico di carico 80 ->120000 116546 -->120000 >120000 Tab. 3 – Piastra B: moduli di deformabilità nelle fasi di carico (MPa) – strumenti coassiali Tab. 3 – Plate B: deformability moduli in loading phases (MPa) – co-axial instruments Fig. 31 – Piastra B: moduli di deformabilità nelle fasi di carico (MPa) – strumenti coassiali misura pressione (n) (MPa) (nome) intervallo di intervallo di serie Fig. 31 – Plate B: deformability moduli in loading phases (MPa) – co-axial instruments prof. 0.00m prof. 0.25m prof. 0.50m prof. 0.80m prof. 1.40m prof. 2.15m dal piano dal piano dal piano dal piano dal piano dal piano di carico Modulo di deformabilità secante nella fase di scarico (Ee) 23 27 1.99 0.00 Be1 92744 70593 59 64 4.50 0.00 Be2 104844 65720 104 112 7.00 0.00 Be3 103914 62146 138 150 11.50 0.00 Be4 85391 58363 di carico di carico di carico di carico 104032 >120000 >120000 >120000 ----- ----- --90928 >120000 di carico Tab. 4 – Piastra B: moduli di deformabilità nelle fasi di scarico (MPa) – strumenti coassiali Tab. 4 – Plate B: deformability moduli in unloading phases (MPa) – co-axial instruments 69 Fig. 32 – Piastra B: moduli di deformabilità nelle fasi di scarico (MPa) – strumenti coassiali Fig. 32 – Plate B: deformability moduli in unloading phases (MPa) – co-axial instruments I risultati essenziali ricavati dalle prove possono sintetizzarsi nel seguente modo: • I valori del modulo di Young in fase di carico, calcolati con riferimento alle diverse profondità dei punti di misura (estensimetri) rispetto alla piastra di carico, risultano tra 60 e 100 GPa per entrambe le piastre. • In entrambe le piastre si sono riscontrate solo lievissime differenze tra i moduli istantanei e quelli misurati dopo l’attesa della stabilizzazione del cedimento; questa avviene generalmente dopo pochi minuti. • Le differenze tra i due cicli di carico e scarico per ogni fase di prova sono poco o per nulla apprezzabili e si differenziano solo per la mancanza di recupero della deformazione residua dopo il primo ciclo. • Nel primo ciclo di carico e scarico si ottiene sempre una deformazione irreversibile che rappresenta quasi il 50% della deformazione massima relativa al ciclo considerato. Nel secondo ciclo tale deformazione irreversibile è inapprezzabile. • In considerazione di questo comportamento i valori del modulo in fase di scarico (del secondo ciclo) sono sostanzialmente simili o solo leggermente superiori a quelli della fase di carico (come si ricava anche dall’andamento delle curve di carico e scarico che denotano un comportamento quasi perfettamente elastico). • Nella prova “A” i risultati degli estensimetri a profondità maggiore di 110cm hanno evidenziato deformazioni quasi 70 trascurabili (in realtà già quello a 110cm mostra deformazioni molto più basse degli altri). • Nella prova “B” le deformazioni sono apprezzabili solo nelle basi poste nei primi 50cm dalla base (a 80cm gli spostamenti sono trascurabili); questo potrebbe essere legato alla maggiore fratturazione individuata negli strati più superficiali. • Le deformazioni nell’ammasso sono quindi apprezzabili in un ambito di profondità inferiore ai teorici 3 diametri dell’impronta di carico. Stima del modulo di deformabilità ricavata da correlazioni empiriche. Come anticipato nell’introduzione, esistono in letteratura numerose correlazioni che legano il modulo di deformabilità agli indici di classificazione (GSI, RMR, Q) utilizzati correntemente negli studi geomeccanici. Questi indici permettono di assimilare gli ammassi rocciosi ad un mezzo “continuo” equivalente. Senza entrare nei dettagli dell’applicazione di questi indici (che non sono oggetto di questo articolo), si riassumono alcune delle principali correlazioni di letteratura utilizzate per la stima del modulo di deformabilità. Dopo l’introduzione della classifica RMR, Bieniawski (1973) ha proposto la seguente correlazione (applicabile solo per valori di RMR superiori a 55) tra modulo di deformabilità ⎛ D ⎞ σec GPa = E ⎜1 − ⎟ ⋅ indice RMR ( ) ⎝ 2 ⎠ 100 E (GPa) = 2*RMRb – 100 dove RMRb indica il valore di RMR base, che si differenzia dal valore di RMR asciutto (cioè con il corrispondente valore del parametro delle condizioni idrauliche) e da quello corretto con il parametro per l’orientazione delle discontinuità. Una modifica della relazione precedente, che tiene conto di dati di prova in rocce di qualità mediocre o scadente, è stata proposta da Serafim e Pereira (1983) e adottata poi dallo stesso Bieniawski (1989): E(GPa) = 10 RMRb −10 40 Una relazione per la stima del parametro di deformabilità dell’ammasso a partire dall’indice Q è stata invece proposta da Barton (1995) E (GPa ) = 10 ⋅ Q1 / 3 Tenendo conto della correlazione RMR = 50 + 15 log Q, la relazione sopra indicata è equivalente alla: E (GPa ) = 10 RMR −5 45 In seguito, Hoek et al. (2002) hanno osservato che la relazione precedente tende a sovrastimare i moduli dell’ammasso quando il modulo del materiale roccioso è basso. La relazione precedente è stata quindi modificata introducendo un termine direttamente collegato alle proprietà del materiale roccioso. Tenendo conto anche della sostituzione dell’indice di caratterizzazione GSI all’indice RMR e prendendo in conto il fattore di disturbo per lo scavo D, si ha: ⎛ D ⎞ σ c ⋅ 10 E (GPa ) = ⎜1 − ⎟ ⋅ 2 ⎠ 100 ⎝ GSI −10 40 ⋅ 10 per σ c < 100 MPa GSI −10 40 Una modifica dello stesso tipo è stata introdotta da Barton (2002). E (GPa) = 10 ⋅ (Qc )1/ 3 dove Qc è il valore di Q normalizzato nei confronti della resistenza a compressione della roccia, con Q≠Qc. Più recentemente Hoek and Diederichs (2006) hanno riesaminato i predetti metodi empirici per stimare il modulo di deformabilità dell’ammasso roccioso ed hanno aggiornato i per σ c < 100 71 criteri in precedenza esposti con la relazione: 1− D / 2 ⎛ ⎞ E (GPa) = 100 ⋅ ⎜ (( 75+ 25 D −GSI ) / 11) ⎟ ⎝ 1 + e ⎠ In base quest’ultima relazione, adottando un valore del fattore di disturbo D=0, e considerando il valore di GSI=65 stimato in maniera specifica per la porzione di ammasso interessata dalla prova su piastra (e in maniera per quanto possibile obiettiva), si ottiene un valore di E≅20GPa, quindi pari ad almeno un terzo dei valori misurati con la prova su piastra. Considerazioni finali I valori del modulo di deformabilità ottenuti con la prova su piastra sono risultati comparabili a quelli ricavati con le prove di laboratorio eseguite su provini di piccole dimensioni e almeno tre volte superiori a quelli stimati con le correlazioni empiriche illustrate nel paragrafo precedente. Tali dati possono portare alle seguenti considerazioni. o L’analogia tra i risultati della prova su piastra e quelli ottenuti in laboratorio potrebbe essere dovuta ad un effetto scala: è possibile cioè che anche nella prova su piastra di 50cm, che coinvolge volumi di roccia dell’ordine di 2-3 volte il diametro, non si riesca a prendere in considerazione l’insieme delle fessure presenti in un volume molto più ampio. Tuttavia, nel caso in esame, il grado di fratturazione nei fori estensimetrici è risultato sostanzialmente analogo, anche nelle porzioni superficiali, a quello medio riscontrato nell’intera zona a varie profondità. Quindi, anche aumentando il volume rappresentativo, l’effetto delle discontinuità su volumi maggiori non dovrebbe condizionare in maniera significativa il comportamento globale dell’ammasso e quindi i valori del modulo. o La forte differenza tra i valori ottenuti con la prova su piastra e quelli ricavati dalle correlazioni potrebbe essere dovuta ad una sottostima dell’indice GSI (come detto di tipo qualitativo) e/o ad una non corretta applicabilità della correlazione utilizzata (che in ogni caso è la meno conservativa tra quelle disponibili). o Per ottenere valori comparabili a quelli ricavati dalle prove su piastra si dovrebbe adottare, con la formula prima indicata, un valore di GSI sicuramente superiore ad 80, quindi spostato verso i valori massimi della classifica, indicati per rocce massive (“very well interlocked undisturbed rock mass blocks formed by trhee or less discontinuity sets with very wide joint spacing >100cm”); le condizioni dei giunti per questa classe sono definite “Very good. Very rough, fresh unweathered surfaces”. Queste caratteristiche sembrerebbero obiettivamente non applicabili all’ammasso roccioso in esame, seppur di ottime qualità. Da queste considerazioni si possono trarre le seguenti conclusioni: o le correlazioni di letteratura per la stima del modulo di deformabilità sono da considerare un utilissimo strumento per valutazioni preliminari e/o per la progettazione di opere in cui le caratteristiche di deformabilità degli ammassi rocciosi non rivestono un ruolo importante o addirittura dimensionante; o esse vanno tuttavia utilizzate con estrema cautela per opere di una certa importanza, soprattutto quando gli ammassi rocciosi manifestano condizioni di fratturazione scarsa e con giunti serrati; in questi casi il ricorso a prove in sito, e tra queste quelle su piastre di medie-grandi dimensioni, rappresenta ancora il metodo più affidabile per una corretta valutazione del modulo di deformabilità. Le prove possono poi costituire uno strumento di taratura che consenta l’applicazione delle correlazioni empiriche nell’ambito dello stesso sito di indagine. 72 Ringraziamenti Dott. Carmelo Iacopino. Direttore Generale del Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese. Ing. Domenico Castelli. STECI s.r.l. – Vercelli. Progettista della diga ASTM STP 477 pp. 89-116 Bieniawski Z. T. (1973). “Engineering Classification of Jointed Rock Masses”. Trans. S. African Inst. Civil Engrs 15, 335-342; Bieniawski Z. T. (1984). “Rock Mechanics Design in Mining and Tunnelling”, p. 272. Balkema, Rotterdam Bieniawski Z. T. (1989). “Engineering rock mass Riferimenti blibliografici ASTM (1998) “Standard Test Method for Determin- classifications”. John Wiley and Sons, New York ing the In Situ Modulus of Deformation of Rock Galera J. M., Álvarez M., Bieniawski Z. T. 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