ANNO III SETTEMBRE 2010 N. 3 IN QUESTO NUMERO T.Q.M. (Total Quality Management) Per la valutazione della qualità globale Un esempio di applicazione Il paziente con diabete in ospedale: che fare? quali evidenze per un’assistenza di qualità? Complicanze croniche e nefropatia diabetica: conoscerla per evitarla norme per gli autori Le proposte di pubblicazione saranno accettate a giudizio del comitato di redazione. Ogni articolo esprime il lavoro e/o le convinzioni degli autori i quali assumono la responsabilità di quanto dichiarato. Quando l’articolo esprime o può coinvolgere la responsabilità o l’immagine dell’istituzione di appartenenza o quando gli autori parlano a nome della medesima, occorrerà una liberatoria scritta dei relativi responsabili. La pubblicazione dei lavori è gratuita; il materiale anche originale pervenuto, anche se non pubblicato, non sarà restituito. Gli autori sono tenuti a specificare se la proposta di pubblicazione è stata inoltrata presso altre riviste. Il comitato editoriale si riserva di eseguire, nell’eventualità che appaia opportuno, un lavoro di revisione formale del testo, ferma restando la conservazione dei contenuti espressi dall’Autore, per renderli conformi allo stile della Rivista La rivista In...formazione OSDI pubblica lavori di interesse didattico, scientifico e assistenziali riguardanti il diabete e gli argomenti correlati. Indicare, oltre al proprio indirizzo, il numero di fax e l’indirizzo e-mail per l’eventuale corrispondenza. La struttura del lavoro dovrà conformarsi alle seguenti indicazioni: - Titolo: il titolo deve essere il più possibile conciso, ma chiaramente esplicativo della natura del lavoro. - Nome dell’Autore (o degli Autori): nomi e cognomi per esteso in lettere maiuscole; accanto a ciascun nome uno o più asterischi con riferimento alla successiva indicazione. - Indicazione, preceduta dal relativo numero di asterischi, per ciascun autore della qualifica o struttura di appartenenza; va indicato l’indirizzo e-mail dell’Autore cui fare riferimento. - Riassunto: il riassunto dovrà essere non superiore alle 300 parole e illustrare succintamente scopo del lavoro e risultati. - I riferimenti bibliografici dovranno essere riportati in calce al lavoro numerati progressivamente in cifre arabe poste tra parentesi quadre: indicando il cognome e le iniziali del nome dell’Autore, il titolo dell’articolo per esteso, il titolo della rivista, il volume (in corsivo), i numeri della prima e dell’ultima pagina e l’anno. Le bozze di stampa inviate agli autori devono essere corrette e restituite entro 4 giorni. Il materiale dovrà essere inviato all’indirizzo e-mail: [email protected] o su supporto digitale a: Chiandetti Roberta SOC 1 Medicina Generale Azienda Ospedaliero-Universitaria 33100 Udine ANNO III SETTEMBRE 2010 N. 3 IN QUESTO NUMERO T.Q.M. (Total Quality Management) Per la valutazione della qualità globale Un esempio di applicazione Il paziente con diabete in ospedale: che fare? quali evidenze per un’assistenza di qualità? som ma rio Complicanze croniche e nefropatia diabetica: conoscerla per evitarla IN...FORMAZIONE Periodico trimestrale dell’Associazione OSDI Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani Via Guelfa, 9 - 40138 Bologna www.osdi.it Autorizzazione del tribunale di Lecce n. 1014 - marzo 2009 DIRETTORE RESPONSABILE Roberta Chiandetti VICE-DIRETTORE Maria Teresa Branca COMITATO SCIENTIFICO Roberta Chiandetti Maria Teresa Branca Rosanna Toniato Lia Cucco COMITATO DI REDAZIONE Carla Aliberti Annunziata Bondioli Anna Cioffi Roberto Crovetto Giuseppe Frigau Lucia Melita Rosetta Nocciolini Anna Satta Hai Annamaria Tesei Lorena Urbani Claudio Vitiello PROGETTAZIONE GRAFICA, IMPAGINAZIONE E STAMPA Carra Editrice 73042 Casarano (Le) Tel. 0833.502319 5 7 16 27 33 Editoriale del direttore di Roberta Chiandetti vita associativa a cura di Roberta Chiandetti nursing diabetologico a cura di Lia Cucco Articoli originali La nefropatia diabetica a cura di Cristiano Abbati T.Q.M. (Total Quality Management) PER LA VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ GLOBALE a cura di Tatiana Lai direttore Cari colleghi, ben trovati Ci ritroviamo dopo la pausa estiva e dopo il nostro ultimo Incontro a Firenze in occasione del Congresso Nazionale, nella speranza che l’estate sia servita a tutti noi per recuperare le forze e la voglia di fare. Con piacere presento questo numero che contiene alcuni contributi scritti da voi che raccontano la voglia di approfondire aspetti clinici ed organizzativi che sempre più caratterizzano l’infermieristica ma anche la semplicità della quotidianità e della voglia di stare insieme , pazienti e non, non solo per gli obiettivi terapeutici ma per il piacere di condividere qualche cosa e questa è forse la cura più motivante che si possa offrire… All’interno della rivista troviamo di Roberta Chiandetti un prezioso articolo sul paziente diabetico ospedalizzato che viene proposto anche su vostra richiesta: niente di più opportuno stante che le casistiche ospedaliere ed internistiche in particolare attestano un significativo impatto epidemiologico del diabete mellito, con ricoveri motivati prevalentemente da complicanze vascolari e dall’ instabile compenso metabolico, spesso favorito dalle patologie concomitanti. La complessità organizzativa richiede sempre più una gestione integrata intra e interdisciplinare, allo scopo di favorire un adeguato controllo metabolico con conseguente riduzione della durata dei ricoveri, delle complicanze, della mortalità. Inoltre vi è la necessità operativa di trasferire nella pratica clinica la notevole mole di dati pubblicati in N. 3 settembre 2010 del O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I editoriale 5 EDITORIALE DEL DIRETTORE N. 3 settembre 2010 6 letteratura, in grado di condizionare l’approccio gestionale sia all’interno dei reparti di degenza che nelle realtà ambulatoriali e territoriali . Mi auguro, quindi, che questo possa essere il primo di alcuni articoli che approfondiranno un problema sul quale noi tutti sentiamo la necessità di migliorare le nostre conoscenze.…. Infine, su richiesta di molti di voi, mi sono permessa di inserire un altro stralcio della relazione sulla ricerca infermieristica presentata a Firenze all’interno del Simposio omonimo. E’ indubbio che i percorsi di appro- fondimento e di ricerca devono rappresentare il futuro al quale tendere, come singoli professionisti ma anche come gruppo professionale. Va garantita ai nostri pazienti non solo la migliore assistenza sulla base delle evidenze più recenti, ma anche il nostro impegno per agire a livello organizzativo a supporto dei programmi di cura che vogliamo erogare. Come sempre mi auguro che la rivista sia o diventi per voi uno strumento di consultazione, di aggiornamento, di svago. Buona lettura OSDI CALABRIA N. 3 settembre 2010 Il 24 Aprile scorso si è svolto a Catanzaro nella sede Universitaria della Facoltà di Medicina e Chirurgia, il corso ECM organizzato dall’OSDI sez. Calabria. Tema del corso Il Diabete Mellito: screening delle complicanze croniche aperto a 60 partecipanti. Il Direttivo della Calabria, ha scelto questo tema per aprire l’anno 2010, in quanto il Diabete Mellito è una malattia metabolica la cui incidenza cresce vertiginosamente e caratterizzata da un ampio spettro di complicanze acute e croniche. Per tale motivo il diabete può essere definito come una patologia di rilevanza sociale sia per l’ampia diffusione che per i costi di gestione legati alle complicanze. 7 VITA ASSOCIATIVA N. 3 settembre 2010 Da ciò si evince che uno degli obiettivi fondamentali nella cura del diabete è la prevenzione delle complicanze croniche, che purtroppo caratterizzano la storia naturale della malattia e la cui insorgenza è fortemente influenzata dallo scompenso glicemico. È stato ampiamente dimostrato da studi clinici che il DM mal compensato determina: • aumento della mortalità cardiovascolare da 2 a 4 volte; • nuovi casi di nefropatia; • nuovi casi di cecità in pazienti adulti; • malattie vascolari ed amputazione degli arti inferiori; L’infermiere ha un ruolo determinante nella prevenzione e nel monitoraggio delle complicanze del DM seguendo – la programmazione dello screening – il monitoraggio delle complicanze già sviluppate – l’autocontrollo – la terapia educazionale tutto ciò in stretta collaborazione con il team diabetologico. 8 L’obiettivo di questo corso è stato quello di rendere consapevoli gli infermieri che operano in campo diabetologico del ruolo che svolge lo scompenso glicemico sulle complicanze del diabete, di fornire nozioni sulla patogenesi delle complicanze del diabete e relativo trattamento, di Individuare gli esami strumentali per la valutazione delle complicanze e di rimarcare l’importanza della terapia educazionale come prevenzione delle complicanze. Il corso è iniziato con l’introduzione del Prof. Agostino Gnasso (Prof. di Medicina Interna presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Magna Graecia“ di Catanzaro e Direttore dell’U.O. Malattie del Metabolismo) sull’epidemiologia, prevenzione e trattamento del Diabete. I successivi interventi hanno focalizzato le diverse complicanze di questa malattia: prevenzione e trattamento della Macroangiopatia Diabetica (dott.ssa C. Irace), prevenzione e trattamento della retinopatia diabetica (dott. V. Scorcia) e l’assistenza infermieristica nella FAG con la collega F. De Giorgio, prevenzione e trattamento della nefropatia diabetica (dott. Pipicelli). Grande interesse ha avuto nel pomeriggio la sessione sul piede diabetico neuropatico (dott. G. Grossi) e l’intervento del podologo (dott. Marseglia). Il corso si è concluso con l’intervento della collega S. Belvedere sulla terapia educazionale nella prevenzione delle complicanze nel DM tipo 2. Raffaella Fiorentino Presidente OSDI CALABRIA dopo l’ultimo incontro avvenuto per scambiarci gli auguri di Natale, adesso siamo qui ad aprire l’estate (anche se nel corso della serata è piovuto!!!...ma non abbiamo mollato…anzi è riuscita una splendida grigliata!!!): Raffaella, Francesca, Caterina, Simona, la dott.ssa Titti….ed i nostri “splendidi ragazzi”: Vito ed Antonio (i padroni di casa), Giuseppe, Pasquale, Stani, Francesco, Domenica, Fionà , Antonella, Salvatore, Giovanna, Sandro e tanti altri! E’ bello stare insieme, non pensando al proprio ruolo ben definito, ma semplicemente per la voglia di amalgamare le proprie esperienze. N. 3 settembre 2010 Il 30 Maggio scorso il nostro team diabetologico si è ritrovato in una serata all’insegna della condivisione e dell’amicizia. E’ stata un’esperienza a dir poco entusiasmante, staff infermieristico, medici e pazienti, quest’ultimi seguiti presso il nostro centro per “DM tipo1”, tutti insieme, non per controlli dei diari né per terapia educazionale o altro di carattere scientifico, ma semplicemente per il desiderio di trascorrere una serata insieme per approfondire le amicizie, confrontarsi, condividere, ma soprattutto riscoprire di non essere soli in questo cammino. Allora eccoci tutti insieme, VITA ASSOCIATIVA “AMICI DI VITA” Ed ecco le riflessioni di alcuni ragazzi in merito alla serata: “Ritengo che incontri di questo genere aiutino il -malato- ad effettuare un raffronto tra la propria condizione e quella altrui. Il confronto e le differenze riscontrate aiutano a sviluppare maggiore cultura sull’argomento e la possibilità di applicare possibili miglioramenti sulla gestione della propria malattia. Stare in- 9 N. 3 settembre 2010 VITA ASSOCIATIVA La vita è creare un mondo particolare intorno a te, dove le cose sono come piacciono a te, dove la tua storia è del genere che si desidera ... e che le persone intorno a te possano darti ciò che tu non puoi dare a te stesso... Il problema è quello di adattarsi quando le cose cambiano, il problema è che tu cambi, il problema è essere flessibili per correggersi ... il proble- 10 sieme con ragazzi che hanno le stesse difficoltà, esigenze, variazioni di umore, da la possibilità di non sentirsi necessariamente diversi, oppure l’esatto contrario. Tutti uguali, anche se con il diabete, ma non diverso. Ragione per cui anche poche ore trascorse insieme danno altissimo valore aggiunto allo stato d’animo dell’individuo. La dimostrazione la si può vedere dai commenti rilasciati sulle bacheche di Facebook di tutti noi il giorno dopo la serata. Incontri di questo genere vanno promossi ed incrementati, l’argomento diabete viene trattato per inerzia delle condizioni. Gli individui per natura sono portati a parlare dell’argomento diabete, la naturalità del trattamento dell’argomento non implica che qualcuno ne parli in maniera artificiale, ma tutto avviene con naturale spontaneità. Stare insieme inoltre genera un inconscio senso di conforto ed una tangibile sensazione di piacevole compagnia. Condividere la stessa malattia è chiaro che aiuta a non sentirsi soli. (Pasquale) “L’impressione di sabato è stata a dir poco sensazionale... in prim’ordine perché è bello vedere per la prima volta -il diabete- essere sottomesso da Noi (però mai messo in 2° piano)....... e poi trovare persone allettanti come tutto il vostro STAFF è una cosa entusiasmante!!!!!!!!!!! Speriamo si ripeta al più presto il tutto con la stessa allegria. UN BACIO E GRAZIE (Giuseppe) “E’ stato molto bello per me conoscere i miei –colleghi- e stare con voi che siete sempre speciali...” (Domenica) ma è trovare persone meravigliose che ti illuminino la vita, e lasciare agire (Vito) Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro, A.O. “Mater Domini”, U.O. Malattie del Metabolismo I.P. Raffaella Fiorentino PIANIFICAZIONE E ORGANIZZAZIONE DI UN PERCORSO DI CURA SULLE EVIDENZE DISPONIBILI VITA ASSOCIATIVA IX CONGRESSO NAZIONALE OSDI DAL SIMPOSIO SULLA RICERCA INFERMIERISTICA “Per poter parlare del nursing come scienza, bisogna dimostrare che esso si presta ad essere oggetto di ricerca scientifica[…]Se oggi, in tutte le professioni come l’industria, l’indagine scientifica serve a risolvere dei problemi e fornisce la base alle attività di programmazione, perché dovrebbe fare eccezione proprio la professione infermieristica?” Virginia Henderson un interesse primario per l’assistenza infermieristica e per le persone cui sono rivolti i servizi . Ma allora se è vero come è vero, che nel contesto sanitario è spesso l’offerta a determinare la domanda, allora il problema è che gli infermieri non sanno bene quali merci offrire ai loro clienti, anche se quei clienti avrebbero bisogno delle loro merci. Di conseguenza, generalmente, si limitano a fare i rivenditori dei prodotti altrui.(2). N. 3 settembre 2010 Da tempo ormai l’evoluzione nella formazione e nell’applicabilità delle competenze dell’infermiere è oggetto di dibattito. Per migliorare il ruolo degli infermieri, già in un documento elaborato dal Comitato Europeo per la Sanità del Consiglio d’Europa nell’aprile 1996 (1) venne allora suggerito di considerare con attenzione la ricerca nell’assistenza infermieristica, partendo dal presupposto che “una pratica basata sulla ricerca avrebbe migliorato la qualità dell’assistenza infermieristica e quindi lo status della professione”. Infatti nel documento si legge: “La ricerca infermieristica intende sviluppare conoscenze che siano di guida e di sostegno a tutto il campo della pratica infermieristica ed alla sua disciplina”, il che presuppone la consapevolezza ed il riconoscimento delle funzioni e delle responsabilità dell’assistenza infermieristica entro il sistema sanitario di una società che sta cambiando e richiede la comprensione e la valutazione dei fenomeni che rivestono 11 VITA ASSOCIATIVA N. 3 settembre 2010 12 L’assenza di una chiara “classificazione dei problemi” di competenza e di un “repertorio di programmi standard” con le relative conoscenze, inibisce l’espressione di una professionalità piena. (3) Sempre più quindi nella nostra attività si rende allora necessario riprogettare interventi, percorsi, realtà considerando • gli obiettivi da raggiungere a breve e medio termine, • le risorse disponibili, • i processi gestionali da attivare e/o presidiare per il conseguimento dei risultati attesi. Il metodo di lavoro deve basarsi sull’assistenza richiesta dal paziente, rilevata dalla stesura del piano di assistenza infermieristica , prescindendo dalle risorse esistenti. Solo così si arriverà ad una programmazione che ci consenta di: – identificare le necessità assistenziali di ogni paziente, – pianificare le prestazioni infermieristiche necessarie ad ogni paziente, – quantificare il carico di lavoro che ne deriva, espresso come il tempo necessario per realizzare le prestazioni infermieristiche, – determinare il numero di infermieri necessari nei diversi turni di presenza. L’evoluzione dei modelli organizzativi e professionali di assistenza erogata, da quelli base “funzionali-per compiti” ai più avanzati “case management” e oltre, ha portato ad identificare modalità assistenziali le cui evidenze dimostrano che “approcci innovativi nell’organizzazione delle cure, come l’utilizzo dell’infermiere specialista e del case manager, sono correlati ad un aumentato risparmio di risorse, alla soddisfazione del paziente e ad un miglior coordinamento delle cure.”(4). Il passaggio è quindi verso una riduzione dei bisogni assistenziali attraverso il loro soddisfacimento e ad una riduzione degli sprechi in termini di economia sanitaria. In un ambito come quello della cura delle patologie croniche in generale e della malattia diabetica in particolare, l’Infermiere dedicato all’assistenza in diabetologia e la consulenza specialistica possono rappresentare validi strumenti per la costruzione dei PDTA più adeguati. La formazione specifica attraverso l’attuazione di corsi d’aggiornamento professionale può essere finalizzata al miglioramento di programmi di: • Educazione terapeutica • Autogestione/Empowerment • Corsi di educazione strutturata su diversi temi (piede, alimentazione, dieta, conta dei carboidrati, autocontrollo, prevenzione complicanze); • interventi educativi individuali. Circa la consulenza infermieristica e la presenza di un eventuale Ambulatorio di consulenza specialistica, non si dimentichi l’ Articolo 13 del codice deontologico. “L’infermiere assume responsabilità in base al proprio livello di competenza e ricorre, se necessario, all’intervento o alla consulenza di infermieri esperti o specialisti. Presta consulenza ponendo le proprie conoscenze ed abilità a disposizione della comunità Professionale”. Considerando che l’assistenza diabetologica italiana è di buon livello, per ottenere dei miglioramenti, tenendo presente l’incremento dei costi e l’aumento della domanda, sarà necessario lavorare sull’efficienza e l’efficacia del Sistema Salute, attraverso una gestione del cambiamento che utilizzi le seguenti strategie generali (5): • Migliorare l’informazione • Implementare le best practices • Promuovere azioni coordinate a vario livello. Roberta Chiandetti VITA ASSOCIATIVA N. 3 settembre 2010 Per l’OMS il futuro dell’assistenza sanitaria mondiale sarà condizionato dalla sfida delle malattie croniche, che richiedono una risposta assistenziale complessa, prolungata nel tempo, con interventi coordinati di vari sanitari, terapie essenziali e, se necessario, strumenti per il controllo, il tutto ottimizzato da un sistema che promuova la partecipazione attiva della persona con la malattia. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 1 - Consiglio di Europa - European Health Committee (CDSP) Strasburgo 29.4.1996 “Ricerca infermieristica: rapporto e raccomandazioni” 2 - Codifica e valorizzazione economica del lavoro infermieristico - C.De Pieri “la ricerca e il management” 2008 3 - Mintzberg H., 1985, Progettazione dell’organizzazione aziendale, Il Mulino, Bologna 4 - Neisner J. and Raymond, B., “Nurse Staffing and Care Delivery Models: A Review of The Evidence”, Kaiser Permanente Institute for Health Policy, March 2002 5 - Paola Pisanti Presidente della Commissione nazionale diabete Direzione Generale della Programmazione Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali. 13 Inserto Pubblicitario a cura di BD Medical - Diabetes Care UN’INIEZIONE DI FIDUCIA Negli ultimi anni sono state sviluppate nuove insuline e nuovi farmaci per la cura del diabete, ma una minore attenzione è stata dedicata ad un gesto tanto semplice quanto importante nella terapia insulinica: l’iniezione. la scelta della lunghezza dell’ago e del suo diametro, dunque, è ancora più importante sia da un punto di vista psicologico (soprattutto per chi inizia una terapia iniettiva), che sul piano terapeutico. Ogni giorno, più volte al giorno, le persone con diabete devono iniettare insulina o altri farmaci per il trattamento della loro condizione cronica, penetrando un organo protettivo importante e vitale, quale è la pelle. Un’estesa indagine epidemiologica (3) sulle abitudini terapeutiche di oltre 4.300 pazienti ha evidenziato un’elevata incidenza di errori durante l’iniezione; i più comuni sono rappresentati da iniezioni intramuscolari dovuti ad una errata tecnica (plica, angolo di iniezione e tempo di somministrazione), dalla mancata rotazione del sito di iniezione e dal riutilizzo degli aghi per penna; tutti questi fattori portano alla somministrazione di dosi non corrette di insulina con conseguenze anche gravi di ipo e iperglicemie e la formazione di lipodistrofie. Recentemente, un importante studio ha messo in evidenza alcune caratteristiche peculiari di questo organo che hanno un forte impatto anche sulla iniezione e sulla tecnica da utilizzare. Tale studio dimostra che in pazienti adulti con diabete di diversa età, origine etnica, BMI e genere, lo spessore della pelle (epidermide-derma), analizzato nei 4 siti comunemente usati per l’iniezione di insulina (addome, cosce, braccia, glutei) (1) NON varia significativamente nei differenti gruppi di pazienti. Il valore massimo rilevato è di 2.7 mm (glutei, BMI >=30 kg/m2). Alla luce di questi apprendimenti, I primi risultati di tale indagine sono stati presentati al Terzo Workshop sulla Tecnica di Iniezione (T.I.T.AN, 10-13 settembre 2009, Atene, Grecia), discussi e dibattuti da 127 esperti, tra medici, personale infermieristico, educatori e psicologi provenienti da 27 diversi Paesi. In seguito al lavoro di questo gruppo sono state riformulate le nuove raccomandazioni per la tecnica di iniezione per pazienti diabetici. Le nuove raccomandazioni ed i recenti studi sulla pelle mostrano in particolare come gli aghi corti, fino a ieri considerati principalmente per uso pediatrico, siano in realtà sicuri ed efficaci su tutti i pazienti, qualunque sia il loro indice di massa corporea. In particolare, uno specifico studio ha dimostrato che un ago da 4 mm attraversa in modo confortevole lo spessore della pelle, raggiungendo il tessuto sottocutaneo e nel contempo minimizzando il rischio di iniezioni intramuscolari. (2) Lo stesso studio ha anche dimostrato che un ago da 4 mm garantisce un controllo glicemico equivalente ad aghi più lunghi, non provoca maggiori perdite di insulina nè eventi avversi come ipo e iperglicemie (2). I pazienti hanno inoltre mostrato una forte preferenza per l’ago da 4 mm, trovandolo più semplice da utilizzare e meno doloroso. (2) Ne deriva che, utilizzando un ago da 4 mm, i pazienti affetti da diabete potranno beneficiare di una iniezione semplificata e meno dolorosa considerando che: - l’ago da 4 mm non richiede la tecnica del pizzico, spesso difficile da comprendere e da effettuare correttamente per il paziente. - consente inoltre di iniettare facilmente e autonomamente in ogni sito, anche nelle braccia, usate oggi solo dal 17.9 % dei pazienti (3) poichè difficili da utilizzare senza l’ausilio di un familiare o di una terza persona. dei siti di iniezione e quindi di diminuire la comparsa di complicanze, legate all’iniezione, come le lipodistrofie. di dedicare maggiore tempo ad aspetti delicati ed importanti della terapia iniettiva, come quello psicologico. E comporta inoltre dei vantaggi per gli Operatori Sanitari che hanno in carico e a cuore l’educazione del paziente diabetico, rendendola più snella e più semplice e consentendo loro BD Medical - Diabetes Care, un’iniezione di fiducia per ogni paziente Questo comporta una serie di benefici per il paziente, tra cui la possiblità di effettuare in modo migliore e corretto la rotazione (1) Gibney MA, Arce CH, Byron KJ, Hirsch LJ. Skin and subcutaneous adipose layer thickness in adults with diabetes at sites used for insulin injections: implications for needle length recommendations. CMRO 2010; 26 (6): 1519–1530. (2) Hirsch LJ, Gibney MA, Albanese J, et al. Comparative glycemic control, safety and patient ratings for a new 4 mm x 32G insulin pen needle in adults with diabetes. CMRO 2010; 26 (6): 1531–1541. (3) The 2008-2009 Insulin Injection Technique Questionnaire Survey: Results And Analysis – Risultati per l’Italia. N. 3 settembre 2010 O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I nursing diabetologico a cura di Lia Cucco LA PERSONA CON DIABETE IN OSPEDALE L a persona con diabete in ospedale è un paziente fragile, che richiede una gestione multidisciplinare, percorsi integrati di cura e dimissione protetta. Spesso si parla di ricoveri impropri per il DRG 294 (persona con diabete di età superiore ai 35 anni), di costi notevolissimi per le giornate di degenza ( per il diabete il tasso di ospedalizzazione passa da 91 a 89 ricoveri ogni 100 mila abitanti-dati SDO 2008) [1], di costi indiretti per giorni di lavoro persi e qualità di vita. Composizione spesa pazienti diabetici Fonte OSMED 2008 Farmaceutica FT; Specialistica SPA; Ricoveri SDO 18 La persona con diabete viene spesso considerata difficile perché questa sindrome, seppure cosi diffusa, è di fatto di gestione complessa quando va ad interagire con altre sindromi, con l’età, con la gravidanza, con gli interventi chirurgici, con la nutrizione artificiale e con una mole notevole di terapia orale a cui spesso, se non è preesistente, bisogna aggiungere la terapia insulina. Tanti anni fa, quando l’insulina non era neanche umana e le siringhe erano di vetro, ricordo lo stress di noi infermieri di medicina che andavamo a cercare il medico per il dosaggio della terapia, dopo il risultato della glicemia di laboratorio del prelievo effettuato un’ora prima... I progressi delle terapie, le possibilità di automonitoraggio capillare e in continuo, le evidenze sull’approccio educativo, FRAGILITÀ E CONTROLLO GLICEMICO Numerose evidenze si sono accumulate sull’associazione tra i livelli glicemici durante la degenza e l’esito della degenza stessa. Alcuni studi hanno messo in evidenza nei reparti di terapia non intensiva un’associazione tra i livelli glicemici e mortalità intraospedaliera, frequenza di trasferimento in terapia intensiva, durata della degenza, frequenza di infezioni nosocomiali. NURSING DIABETOLOGICO In particolare, in ambito sia chirurgico sia medico viene segnalato un aumento delle complicanze infettive per glicemie >220 mg/dl e un miglior esito per glicemie all’ingresso inferiori a 126 o comunque < 200 mg/dl. Nei degenti non critici, negli Standard Italiani per il Diabete Mellito 2009-2010, vengono indicati come obiettivi glicemici valori <140 mg/dl pre-prandiali e <180 mg/dl post- prandiali, senza elevato rischio di ipoglicemia; sussistendo rischi di ipoglicemia, i valori dovrebbero essere innalzati. In pazienti in situazione critica, in terapia intensiva medica o chirurgica, i valori di glicemia dovrebbero essere compresi tra 140 e 180 mg/dl, valutando sempre il rischio di ipoglicemia. Studi recenti ricalcano l’effetto negativo delle crisi ipoglicemiche in pazienti diabetici con infarto acuto del miocardio (IMA) rispetto a un aumentato rischio di morte a 2 anni. Pertanto la segnalazione di ipoglicemie è altrettanto se non più importante delle iperglicemie. Anche nelle persone con ictus il diabete ne condiziona la ripresa, sia a breve termine che nella riabilitazione. In particolare, valori compresi tra 108 e 144, si associano a un aumento della N. 3 settembre 2010 sul management e anche i cambiamenti nella professione infermieristica in termini di responsabilità e autonomia nelle decisioni, fanno apparire preistorici quei tempi. Per chi si occupa di persone con diabete, il ricovero improprio è vissuto come una sconfitta perché oggi con l’educazione e con la capillarità degli interventi, i ricoveri potrebbero essere evitati o più appropriati, o più tempestivi anche con il contributo considerevole degli infermieri. Gli infermieri in ospedale incontrano persone con diabete noto prima del ricovero, diabete di prima diagnosi durante il ricovero e persistente dopo la dimissione, e infine persone con iperglicemia comparsa durante il ricovero e scomparsa alla dimissione. Nella mia esperienza, ma anche nel confronto con i colleghi, le maggiori criticità evidenziate dagli infermieri non specialisti riguardano il controllo glicemico, la terapia insulinica, le modalità di educazione, la consulenza, la dimissione. Pertanto il nursing nella cheto- acidosi diabetica, nel coma iperosmolare e nelle ipoglicemie gravi, non verrà trattato in questo articolo che invece vuole porre l’attenzione su alcune zone d’ombra che la stragrande maggioranza degli infermieri si trova ad affrontare, cercando di dare risposte a partire dagli Standard Italiani per la Cura del Diabete Mellito 2009-2010 e sperando di stimolare idee perché le idee, a differenza delle mele, quando le scambiamo raddoppiano. 19 NURSING DIABETOLOGICO N. 3 settembre 2010 20 mortalità intraospedaliera e dopo 30 giorni. Invece, per evitare una iperinsulinizzazione fetale e ipoglicemia neonatale, nelle ultime fasi della gravidanza si raccomanda un controllo glicemico delle madri molto stretto, da 70 – 120 a 70 -90, anche se occorrono ulteriori studi controllati per arrivare alle evidenze. In cardiochirurgia, valori glicemici controllati perioperatori si associano a minor rischio di infezioni sternali profonde e ridotta mortalità. La misurazione della glicemia capillare è pertanto essenziale, l’emoglobina glicosilata deve essere prelevata al momento del ricovero. In situazioni non critiche, in pazienti che non si alimentano per via orale, il controllo del glucosio nel sangue capillare dovrebbe essere effettuato ogni 4 -6 ore, mentre per chi si alimenta normalmente, sono necessari rilievi preprandiali e prima di coricarsi, con possibilità di rilevazioni postprandiali e all’occorrenza notturni. Controlli molto più frequenti sono invece necessari in corso di infusione insulinica endovenosa continua: ogni 1 – 2 ore, secondo le necessità. Inoltre, il monitoraggio glicemico deve essere praticato in tutti i pazienti non noti come diabetici, ma in terapia con farmaci che comportano un rischio di iperglicemia, come corticosteroidi ad alte dosi, octreotide , immunosoppressori, o in corso di nutrizione enterale o parenterale. I dati del monitoraggio devono essere ordinatamente riportati in cartella, possibilmente su apposita scheda, in modo da facilitarne lettura e univoca interpretazione da parte di tutti gli operatori. E’ quindi fondamentale indicare l’orario, la distanza dai pasti, brevi note per le rilevazioni fuori schema. Le ipoglicemie devono essere sempre riportate in cartella, segnalando orario e possibile causa (terapia, non assunzione adeguata di carboidrati ecc). Malnutrizione, scompenso cardiaco, insufficienza renale o epatica, neoplasie, sepsi o infezioni possono aggravare il rischio di ipoglicemie. Riduzione di dose di cortisonici, diminuzione non programmata di introito di carboidrati, vomito, richiedono controlli glicemici per prevenire l’ipoglicemia. Il monitoraggio glicemico in continuo potrebbe portare notevoli vantaggi per l’alto numero di rilevazioni in tempo reale. FRAGILITÀ E TERAPIA Nei pazienti non stabilizzati e/o in fase critica, la terapia ipoglicemizzante orale viene spesso sospesa per l’inadeguatezza della stessa al controllo glicemico e/o per la presenza di patologie , come scompenso cardiaco congestizio, malattie polmonari croniche, insufficienza renale, in prossimità di un intervento chirurgico, per le possibili ipoglicemie… Pertanto viene preferita la somministrazione di insulina. Solitamente viene prescritta una terapia insulinica sottocutanea a schemi programmati, con controlli pre e post prandiali, con eventuali algoritmi di correzione sulla base dei valori glicemici. L’uso di somministrazione di terapia al bisogno (slid-ing scale), cioè iniettare insulina regolare a intervalli fissi (4-6 ore) solo se la glicemia supera una soglia prefissata, è oggi ritenuto inadeguato, perché intervenendo dopo il suo verificarsi l’iperglicemia non viene prevenuta e si espone il paziente al rischio di ipoglicemia successiva, inoltre questa modalità di terapia non tiene conto dell’insulinizzazione basale. Gi infermieri devono ovviamente conoscere le caratteristiche delle insuline (regolare, analoghi rapidi, analoghi lenti, insuline ritardate) e le differenze che esistono sull’inizio e sui picchi di azione. L’orario della somministrazione delle insuline preprandiali è diverso a seconda del tipo di insulina e deve essere coerente Un protocollo a conduzione infermieristica di una certa notorietà è il protocollo di infusione di insulina di Yale (modificato da A Goldberg). Esso non è stato realizzato per cheto acidosi o stati iperglicemici iperosmolari o quando la glicemia supera i 500 mg/dl, situazioni che richiedono intervento medico per provvedimenti specifici. Il protocollo è da utilizzare in unità di cura intensiva su pazienti adulti con iperglicemia e richiede l’intervento medico se la risposta alla somministrazione di insulina è inattesa o se insorgono situazioni nelle quali esso è inapplicabile. Inoltre si suggeriscono frequenti misurazioni di elettroliti sierici, in particolar modo di potassio. Il protocollo prevede l’infusione di insulina regolare, in pompe di infusione, in quantità di 1 U di insulina regolare per 1 ml di soluzione fisiologica allo 0.9% NaCl, con incrementi di 0.5 U /ora. Vengono quindi stabiliti il target glicemico, un bolo iniziale e una velocità di infusione iniziale. NURSING DIABETOLOGICO Spesso sia in unità di terapia intensiva che in reparti ordinari, medici e chirurgici, in pazienti critici o in pazienti che non si alimentano per via orale, viene prescritta la terapia insulinica endovenosa per infusione continua. Gli infermieri possono trovarsi a gestire questo tipo di terapia oltre che nelle emergenze metaboliche come la cheto-acidosi e lo scompenso iperosmolare, nel periodo perioperatorio, negli interventi di cardiochirurgia e di trapianto d’organo, nello shock cardiogeno, in corso di terapia steroidea ad alte dosi, per la definizione delle dose insulinica in previsione dell’inizio o del ritorno alla terapia sottocutanea. L’insulina da utilizzare è sempre la regolare. (Standard Italiani per il Diabete Mellito). E’ indispensabile l’uso di pompe da infusione. Esistono diversi algoritmi che possono essere gestiti dagli infermieri. N. 3 settembre 2010 con l’assunzione del pasto. In ospedale bisogna prestare particolare attenzione all’intervallo tra terapia, distribuzione e assunzione del vitto, in particolare quando la terapia insulinica non è preesistente e la persona non ha nessuna conoscenza sul rapporto insulina carboidrati e sulle caratteristiche di bio-disponibilità dell’insulina. La corretta gestione della terapia insulinica deve tener conto anche della tecnica di iniezione, con particolare riguardo alle zone di somministrazione e alla loro rotazione, alla temperatura del farmaco al momento dell’iniezione. Ancora oggi è molto frequente usare come zona di iniezione il braccio, ritenuto più comodo rispetto all’addome dove invece, correttamente, deve essere iniettata l’insulina rapida o analogo rapido per la maggiore velocità di assorbimento, oppure la rotazione tra i diversi siti di iniezione, piuttosto che all’interno dello stesso sito, aumentando cosi le variabili di assorbimento. La non corretta modalità di somministrazione crea confusione tra quello che le persone istruite nei Servizi di Diabetologia sanno e le incongrue modalità ospedaliere, con il risultato che, a seconda dei vissuti dei pazienti e di come loro hanno interiorizzato l’autorevolezza della fonte, gestiranno in futuro la terapia. Per chi inizia la terapia insulinica in ospedale, alla dimissione, si aprono diversi scenari: l’arrangiarsi a casa, perché non c’è stato nessun tipo di addestramento, un’ autosomministrazione non corretta da rivalutare o, se corretta, da rafforzare. La dimissione senza addestramento e messa in sicurezza minima del paziente può essere causa di riospedalizzazione a breve- medio termine, con grave responsabilità degli infermieri. In ogni caso, dopo un ricovero, le modalità di somministrazione dell’insulina devono essere rivalutate da un infermiere educatore, adeguando conoscenze e performance e valutando le risorse del paziente. 21 NURSING DIABETOLOGICO N. 3 settembre 2010 22 Il monitoraggio della glicemia è effettuato ogni ora fino alla stabilizzazione, raggiunta con 3 valori consecutivi entro il target, e quindi ogni 2 ore. Stabilizzati i valori per 12-24 ore i controlli glicemici possono essere effettuati ogni 4 ore in assenza di cambiamenti significativi delle condizioni cliniche o dell’alimentazione. Il ritorno a controlli più frequenti della glicemia deve essere valutato in presenza di situazioni che possano influenzare i valori glicemici. Le modificazioni della velocità di infusione sono determinate non solo sul valore assoluto, ma anche dalla direzione e dalla velocità delle modificazioni glicemiche. (Standard Italiani 2009/2010). Un altro protocollo, sperimentato in Italia, è il DDD (Desio Diabetes Diagram, DDD). Il protocollo, applicato in pazienti con sindrome coronarica acuta, ricoverati in UTIC, con diabete noto o glicemia > 200 mg/dl, prevede uno schema per aggiustamenti percentuali della velocità di infusione dell’insulina in base ai valori glicemici riscontrati e alla loro variazione percentuale rispetto ai valori precedenti. [3] Come per tutti i protocolli, anche per l’infusione di insulina, nell’implementazione valgono le raccomandazioni rispetto alla definizione, alla condivisione, alla validazione e alla revisione, a partire dalle evidenze scientifiche, dal contesto e dalle risorse disponibili. In entrambi i Protocolli citati, ad esempio, il target glicemico è tarato su glicemia 100-139 mg/dl, più basso rispetto a quello attualmente raccomandato, ma entrambi conservano la caratteristica di algoritmici dinamici. La fase di ripristino della terapia sottocutanea è particolarmente delicata e quando viene prescritta bisogna organizzarla in sicurezza, per esempio tenendo conto dei cambi turno e della disponibilità in reparto delle insuline per l’uso sottocutaneo . Viene in genere prescritta la somministrazione di insulina NPH o basale 2 o 3 ore prima e di insulina regolare o analoghi rapidi 1- 2 ore prima dell’interruzione dell’infusione endovenosa. FRAGILITÀ E ANZIANITÀ Particolare attenzione va riservata nelle geriatrie alle persone con diabete. Il Welsh Community Diabetes Study ha valutato il considerevole impatto del diabete sulle capacità fisiche e cognitive degli anziani (età media 75 anni), il danno significativo nelle attività di vita quotidiana (ADL, activities of daily living), nelle ADL estese (comprendenti la valutazione delle attività domestiche/sociali), nei test di screening cognitivi e nella qualità di vita. [4] Nei diabetici vi è un aumento del rischio di caduta di quasi tre volte e un rischio raddoppiato di riportare lesioni conseguenti con una maggiore frequenza di fratture nei soggetti di sesso femminile. Inoltre si ha un rischio più elevato di comorbilità e quindi di essere affetti dalle comuni sindromi geriatriche come la adverse drug reactions da polifarmacoterapia, la depressione, il decadimento cognitivo e la demenza, l’incontinenza urinaria e fecale, le cadute traumatiche, compromissioni funzionali, disabilità, la sincope e il dolore cronico misto. L’identificazione precoce degli anziani fragili è fondamentale prima, durante il ricovero e alla dimissione. Nei pazienti anziani affetti da diabete tipo 2 è stata dimostrata la possibilità di alterazioni precoci delle funzioni cognitive. La disfunzione cognitiva di un diabetico anziano può non essere diagnosticata e avere ripercussioni considerevoli, come un aumentato tasso di ricovero ospedaliero, minori capacità autoassistenziali, probabilità inferiori di un follow-up specialistico e un rischio incrementato di istituzionalizzazione . PROCESSO DI NURSING, CONSULENZA E DOCUMENTAZIONE L’elemento critico per fornire una pianificazione dell’assistenza infermieristica efficace è la sua rilevanza come identificato dagli accertamenti del paziente. L’accertamento è necessario nelle aree: fisica, psicologica, socioculturale, spirituale, cognitiva, funzionale , di sviluppo, economica e dello stile di vita. Questi dati, insieme ai risultati delle indagini mediche e degli studi diagnostici, sono documentati nella cartella del paziente e costituiscono le fondamenta per lo sviluppo del piano di assistenza. Un piano di assistenza ben scritto comunica lo stato di salute, presente e passato, i bisogni, i problemi da risolvere e quelli risolti, registra i modelli di risposta del paziente agli interventi. L’individuazione delle priorità infermie- NURSING DIABETOLOGICO ristiche e delle diagnosi infermieristiche permette la pianificazione , la realizzazione e la valutazione finale. Nella pianificazione, soprattutto nelle malattie croniche, dobbiamo avere ben chiari gli obiettivi di dimissione, una volta individuate le priorità dei pazienti, per permettere un ritorno a casa in sicurezza. Individuare i problemi dei pazienti, formulare diagnosi infermieristiche appropriate, potrebbe essere di grande aiuto per una sorta di epidemiologia di bisogni/problemi che portano la persona con diabete in ospedale, al di là delle diagnosi mediche. Bisogna però che gli infermieri ospedalieri abbiano ben chiaro che l’ospedalizzazione è un momento particolare nella storia della persona con diabete e dentro la sua storia deve essere ricondotta. Non si possono ignorare per esempio i saperi dei pazienti rispetto alla malattia, l’autogestione nella terapia insulinica può essere mantenuta se c’è adeguata competenza e stabilità clinica, così pure l’autogestione del microinfusore, che però deve essere rimosso se non si hanno le competenze per la corretta gestione. Queste situazioni vanno comunque concordate con l’équipe di cura, così come andrebbero affrontate situazioni di insufficiente conoscenza. In ogni caso, di fronte a situazioni assistenziali problematiche, abbiamo il dovere di fornire consulenza e diritto a riceverla, per fornire un’assistenza di qualità. La consulenza di un infermiere esperto potrebbe aiutare ad inquadrare un problema assistenziale, non riconosciuto o a cui non si sa dare soluzione per mancanza di competenze specifiche. Il consulente può essere un facilitatore e prevedere un percorso di empowerment del collega che partecipa attivamente alla diagnosi o impara a riconoscere i problemi [6]. Il Gruppo Tecnico di Consulenza Infermieristica della Azienda Sanitaria n° 2 Isontina così ha definito la consulenza N. 3 settembre 2010 In uno studio, da poco pubblicato su JAMA [5] si è potuto evidenziare come un ricovero per malattia non critica in anziani con età superiore a 65 anni, abbia determinato un indicatore (adjusted hazard ratio) di rischio per sviluppo di demenza di 1,4 e un ricovero per patologia critica di 2.3, ribadendo pertanto la convinzione che un ricovero ospedaliero debba essere effettuato solo se assolutamente indispensabile e monitorizzando con attenzione i principali meccanismi in grado di determinare un decadimento delle condizioni cognitive e tra queste le alterazioni metaboliche e soprattutto le glicemie. Per evitare alterazioni glicemiche, particolare attenzione va riservata all’alimentazione e alla terapia insulinica. Se i cambiamenti nell’ alimentazione per quantità e qualità, devono essere sempre valutati dagli infermieri e dai dietisti, nelle persone anziane bisogna sempre assicurarsi personalmente o con il care giver che ci sia l’assunzione coerente di carboidrati in corso di terapia insulinica o farmaci orali con rischio di ipoglicemia. 23 NURSING DIABETOLOGICO infermieristica: “Fornire informazioni e consigli su metodiche e tecniche infermieristiche nella materia di competenza, tramite un confronto di professionalità, il cui obiettivo è il cambiamento”. In ogni caso la consulenza dovrebbe essere documentata. La lettera di dimissione infermieristica, per il paziente e per altri operatori, dovrebbe contenere indicazioni rispetto agli schemi terapeutici, con indicazioni degli orari di assunzione e delle interferenze con i pasti, tenendo anche conto della quantità di farmaci da assumere. Sono utili indicazioni su come comportarsi in caso di ipoglicemia; se è stata instaurata terapia insulinica sono necessarie poche e semplici informazioni sull’autosomministrazione e sull’ autocontrollo glicemico. Le conoscenze acquisite e le eventuali carenze, nonché le abilità andrebbero comunicate, tramite la lettera, agli altri operatori. Infine il documento dovrebbe riportare la data di un appuntamento per il Servizio di diabetologia, e/o con singoli operatori del team diabetologico, concordato con il paziente e con il Servizio. N. 3 settembre 2010 CONCLUSIONI La persona con diabete in ospedale oltre alla fragilità intrinseca determinata dalla malattia, può incorrere in fragilità di sistema, quando non sono previsti percorsi strutturati, non c’è condivisione di protocolli assistenziali ed educativi, è carente la possibilità di richiedere consulenza, manca l’aggiornamento condiviso su problematiche di comune interesse. D’altra parte sta crescendo tra gli infermieri ospedalieri, in particolare delle medicine, delle cardiologie, delle nefrologie e delle geriatrie, un maggior interesse per un’assistenza condivisa alle persone con diabete, così come gli infermieri di diabetologia sempre più hanno necessità di interagire con i colleghi portatori di altre competenze specifiche impegnati anch’essi con le persone con diabete. A molti di loro ci uniscono le fatiche delle malattie croniche: lo scompenso cardiaco, l’insufficienza respiratoria, insufficienza renale e l’invecchiamento della popolazione. Queste esigenze di aggiornamento dovrebbero essere esplicitate ai servizi di aggiornamento delle Asl, per organizzare eventi ecm in campo che vedano la partecipazione, in corsi finalizzati alla costruzione di percorsi e protocolli comuni per la persona con diabete, gli infermieri che si occupano delle complicanze del diabete, per un reciproco scambio e messa in comune di conoscenze, di buone pratiche, di evidenze, da cui partire per costruire reali percorsi di cambiamento. BIBLIOGRAFIA [1] Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero. Dati SDO 2008. Ministro della Salute. [2] Goldberg PA, Roussel MG, Inzucchi SE.Clinical results o fan updated insulin infusion protocol in critically ill patients Diabetes Spectrum 2005; 18:188-193. [3] [Avanzini F,Marelli G, Donzelli W, Sorbara L, Palazzo E, Bellato L, Colombo E, De Martini M. Protocollo di infusione di insulina a gestione infermieristica per il controllo intensivo della glicemia. G It Diabetol Metab 2007; 27:202-211]. 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Non a caso, nel 2003, la “International Diabetes Federation“ ha dedicato a questo tema la Giornata Mondiale del Diabete. Allo stato attuale un diabetico su 3 viene colpito da nefropatia, indipendentemente dal fatto che sia affetto da diabete tipo 1 o tipo 2. I casi di nefropatia sono aumentati notevolmente negli ultimi 20 anni, non soltanto perché sono sempre più numerose le persone affette da diabete, ma anche perché si osservano sempre più casi di diabete mellito ad insorgenza giovanile. L’incidenza annua di nuovi casi di nefropatia diabetica è dell’1% a 10 anni di malattia, arrivando al 10-25% dopo 25 anni. O P E R AT O R I S A N I TA R I D I D I A B E T O L O G I A I TA L I A N I LA NEFROPATIA DIABETICA N. 3 settembre 2010 Cristiano Abbati, infermiere U.O.D. Diabetologia/Endocrinologia Ospedale di Tivoli (Roma) Master 1° L. in Management per le funzioni di coordinamento / Master in tecniche nefrologiche e dialitiche [email protected] - Consigliere Regionale OSDI Lazio Figura 1 - Incidenza di nefropatia diabetica nel mondo INTRODUZIONE I reni svolgono un ruolo essenziale per la sopravvivenza; ad essi spettano molteplici compiti come filtrare il sangue, eliminare i prodotti del metabolismo cellulare ed i liquidi in eccesso, mantenere l’equilibrio acido-base, sintetizzare e secernere ormoni (eritropoietina, renina, vitamina D). La perdita graduale della funzionalità renale avviene per un fenomeno chiamato 27 ARTICOLO ORIGINALE N. 3 settembre 2010 28 “progressione della malattia renale“ e può avere un’evoluzione lentissima, lenta, rapida o rapidissima. Ciascun rene contiene circa 1 milione e mezzo di unità funzionali, denominate nefroni. Quando buona parte di essi viene distrutta, i nefroni “ superstiti “ aumentano il loro carico di lavoro garantendo all’organismo un’efficiente regolazione e depurazione (ipertrofia compensatoria). Questo stato di iperfiltrazione però non dura in eterno, in quanto i rimanenti nefroni vanno incontro ad un danno da superlavoro per cui il parenchima renale comincia a sclerotizzarsi. Il danno dei piccoli vasi glomerulari è determinato da un fenomeno chiamato glicosilazione non enzimatica; questo termine indica un processo in cui il glucosio si attacca alle proteine formando nuove specie di AGE (Advanced Glicosylated End products). Queste AGE stimolano la formazione di sostanze che favoriscono l’infiammazione, lo stress ossidativo e aumentano la permeabilità dei capillari. Alla progressiva riduzione della massa nefronica corrispondono diversi stadi di insufficienza renale, secondo la National Kidney Foundation: • I.R. lieve: con clearance della creatinina compresa tra 90 e 60 ml/min ; • I.R. moderata: con clearance della creatinina compresa tra 59 e 30 ml/min; • I.R. severa: con clearance della creatinina compresa tra 29 e 15 ml/min; • uremia: con clearence della creatinina inferiore a 15 ml/min. Il decorso clinico della nefropatia diabetica presenta 4 fasi : 1) fase preclinica: è stato stimato duri tra i 7 ed i 13 anni di malattia; di solito non sono presenti variazioni dei parametri ematochimici o urinari ma alterazioni strutturali e funzionali del rene. 2) nefropatia incipiente: si verifica dopo 10 – 15 anni di malattia con comparsa di ipertensione arteriosa, microalbumi- nuria ed aumento del filtrato glomerulare. 3) nefropatia conclamata: si manifesta dopo 10 – 20 anni di malattia con proteinuria clinica persistente e presenza di lesioni istologiche rilevanti. 4) uremia: il filtrato glomerulare tende a ridursi progressivamente ed in seguito all’instaurarsi dei sintomi classici dell’uremia si ricorre al trattamento emodialitico, alla dialisi peritoneale o al trapianto renale. La nefropatia si associa quasi sempre alla retinopatia diabetica, ma anche a cardiopatie, come l’ipertrtofia ventricolare sinistra. Figura 2 - Alterazioni strutturali e funzionali del rene SINTOMATOLOGIA La nefropatia diabetica si sviluppa così lentamente che il paziente può sentirsi bene per molti anni, anche se i reni sono già in parte danneggiati. Alla progressione della nefropatia sopraggiungono poliuria e polidipsia, astenia, inappetenza, dimagrimento, pallore cutaneo, nausea, vomito, mal di stomaco, edemi, sindrome delle “gambe senza riposo “. Negli stadi successivi compaiono anemia, acidosi metabolica, iperfosforemia, ipocalcemia ed aumento del paratormone. TRATTAMENTO Il trattamento farmacologico della nefropatia diabetica prevede l’impiego di PREVENZIONE Non sempre il diabete conduce alla nefropatia: ad essa si arriva solo nel caso in cui non si attui un accurato controllo della glicemia ( HbA1c < 7 % ) e della pressione arteriosa. Il primo passo è quindi la PREVENZIONE PRIMARIA che consiste nell’evitare o ridurre la comparsa di microalbuminuria. (8) Il controllo metabolico tende a prevenire l’insorgenza di microalbuminuria ed il suo successivo sviluppo verso la proteinuria franca. Per questa, come per altre complicazioni del diabete, vale la regola che prevenire è più facile che curare. La PREVENZIONE SECONDARIA consiste nell’evitare che la microalbuminuria crei le premesse per un danno renale ulteriore. E’ importante seguire con regolarità la dieta prescritta, raggiungere e mantenere il peso corporeo ideale, bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, correggere eventuali dislipidemie, abolire il fumo di sigaretta. La pressione arteriosa deve essere controllata frequentemente in quanto rappresenta un fattore accelerante l’evoluzione della nefropatia. Nei pazienti diabetici la pressione arteriosa deve essere mantenuta al di sotto di 130/80 mmHg mentre in quelli con proteinuria al di sotto di 120/70 mm/Hg. (7) Per tale motivo risulta utile posizionare al paziente l’holter pressorio per monitore la pressione arteriosa nell’arco delle 24 ARTICOLO ORIGINALE Figura 3 - Misurazione della glicemia capillare N. 3 settembre 2010 farmaci antipertensivi, in specie ACEinibitori (inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina) e ARB (antagonisti recettoriali dell’angiotensina II), somministrati nella dose massima tollerata dal paziente. (5) Gli ACE inibitori sono controindicati in caso di stenosi dell’arteria renale. Dopo un breve periodo di terapia devono essere monitorizzati la potassiemia e la creatininemia ; in caso di aumento significativo di quest’ultima la terapia va modificata o sospesa. L’associazione delle due classi di farmaci sembra mostrare un’efficacia maggiore rispetto all’impiego di un solo farmaco. Sia gli ACE-inibitori che gli antagonisti recettoriali dell’angiotensina II agiscono modificando positivamente l’emodinamica glomerulare e quindi diminuiscono la pressione di filtrazione. Per questa loro proprietà nefroprotettiva, l’impiego di tali farmaci è indicato in presenza di microalbuminuria anche nei pazienti diabetici normotesi. Nei pazienti con nefropatia in stadio avanzato è necessaria una restrizione dietetica delle proteine (dieta ipoproteica) in modo da rallentare il declino della funzionalità renale. Il concetto su cui si basa la terapia dietetica è quello di introdurre nell’organismo un quantitativo proteico non superiore a quello eliminabile dal rene malato. Bisogna inoltre che il paziente faccia particolare attenzione all’assunzione di alimenti contenenti quantità eccessive di fosforo e potassio. 29 ARTICOLO ORIGINALE N. 3 settembre 2010 ore e correggere eventuali squilibri pressori. Anche nei pazienti diabetici con nefropatia avanzata l’utilizzo di farmaci antipertensivi rallenta la progressione della malattia (PREVENZIONE TERZIARIA). (6) ESAMI DIAGNOSTICI Per la diagnosi di microalbuminuria e proteinuria è sufficiente un campione di urine ed una striscia reattiva nel corso di un esame di routine di laboratorio. La clearance della creatinina è un test molto valido per il monitoraggio della filtrazione a livello glomerulare. Per l’esecuzione della clearence della creatinina è necessario far raccogliere al paziente un campione di urine nell’arco delle 24 ore e sottoporlo ad un prelievo venoso di sangue il mattino successivo. Il termine “ clearence “ indica la quantità di sangue depurato dalla creatinina in un minuto. I valori normali sono 95 – 135 ml/min nell’uomo ed 85 – 125 ml/min nella donna. E’ necessario che il paziente eviti attività fisica intensa nelle 8 ore precedenti l’esame. Una stima indiretta più agevole è rappresentata dal calcolo del filtrato glomerulare con la formula di Cockroft e Gault che si esegue tramite la seguente formula: (140 – età del paziente) x il peso ideale valore della creatinina x 72 (se uomo) (x 0,85 se donna) L’ecografia renale utilizza onde ultrasoniche ad alta frequenza e consente di valutare le strutture e le dimensioni dei reni, di verificare la presenza di calcoli, cisti, neoplasie e di misurare lo spessore della corticale renale ma non consente di visualizzare la funzionalità renale. Una condizione di ipotrofia indica uno stato di sofferenza renale. 30 Per la preparazione all’esame è richiesta una dieta specifica da iniziare due giorni prima in modo da evitare eccessive quantità di aria all’interno dell’intestino. L’esame può avvalersi dell’ausilio del color e del power doppler che permettono di valutare con esattezza la vascolarizzazione del rene. La scintigrafia renale con valutazione del filtrato glomerulare sfrutta le caratteristiche di alcuni radiofarmaci di venire captati ed eliminati dai reni in modo proporzionale alla funzionalità renale. Le immagini ottenute forniscono informazioni sulla morfologia renale, il grado di perfusione e di funzionalità. L’elaborazione computerizzata dei dati acquisiti permette di visualizzare le curve attività/tempo renali e la velocità di filtrazione glomerulare (VFG). La scintigrafia renale rappresenta un esame molto dettagliato ma che prevede l’esposizione a radiazioni ionizzanti e per tale motivo va riservata solo a casi molto selezionati. Prima di effettuare l’esame è importante che il paziente sia ben idratato. STUDI CONDOTTI SULLA NEFROPATIA DIABETICA Lo studio DCCT (Diabetes Control and Complications Trial) condotto negli USA tra il 1983 e il 1993 sotto l’egida del National Institute of Health ha coinvolto 1441 pazienti con diabete tipo 1 in 29 centri degli Usa e Canada e li ha divisi in due gruppi. In un primo gruppo si è cercato di mantenere la glicemia media al di sotto dei 150 mg/dl mediante l’uso di una terapia insulinica intensiva, nell’altro gruppo è stato utilizzato uno schema tradizionale con insulina. La terapia intensiva rispetto a quella convenzionale preveniva lo sviluppo di microalbuminuria nel 50 % dei pazienti che, all’inizio dello studio, erano normoalbuminurici. (1) CONCLUSIONI Tutti sappiamo che le malattie si prevengono o si curano anche con lo stile di vita, cioè abitudini alimentari e non, che hanno un effetto Figura 4 - L’iperglicemia come fattore di progressione della nefropatia significativo sullo stato di salute. La consapevolezza spesso non si acLo studio UKPDS (United Kingdom compagna a fatti concreti e le buone Prospective Diabetes Study) della durata norme rimangono disattese. di circa 20 anni, ha coinvolto 5000 pazienti Si devono adottare abitudini alimentari con diabete tipo 2 in 23 centri caratterizzate da una riduzione delle cadell’Inghilterra, dell’Irlanda del Nord e lorie ed un aumento dell’apporto di fibre, della Svezia. l’attività fisica deve essere regolare, specie Lo studio ha evidenziato come nei di tipo aerobico e molto importante è pazienti affetti da diabete tipo 2, lo stretto l’abolizione del fumo. controllo glicemico (HbA1c < 7 %) ha Purtroppo la società moderna ostacola ridotto del 25% il rischio di sviluppare talvolta l’adozione di tali precauzioni: si nefropatia e retinopatia. (2) mangia in fretta, male e spesso fuori casa, Lo studio HOPE (Heart Outcomes non c’è tempo per l’attività fisica, si conPrevention Evaluation) ha coinvolto 9541 tinua a fumare. pazienti con normo e microalbuminuria Il controllo metabolico intensivo è ed ha documentato come l’utilizzo di la migliore arma a nostra disposizione, da ACE-inibitori ha rallentato la progressione applicare già al momento dell’esordio della nefropatia riducendo del 24 % la della malattia. probabilità di progressione verso la maGrazie all’utilizzo di nuovi farmaci e croalbuminuria.(4) all’affinamento delle conoscenze specifiche Lo studio STENO condotto in Daniacquisite nel campo, le complicazioni del marca e Olanda tra il 1998 ed il 2005 diabete sono nettamente diminuite in ha documentato come la pressione artequesti ultimi anni. riosa è strettamente collegata alla perdita ARTICOLO ORIGINALE coinvolto 11140 pazienti affetti da diabete tipo 2, seguendoli per 5 anni. Dallo studio è emerso che il trattamento intensivo della glicemia con glicazide a rilascio modificato, perindopril e indapamide in prevenzione per il danno d’organo, ha ridotto di 1/5 il rischio di malattie renali. N. 3 settembre 2010 In questa figura si può vedere come nei pazienti diabetici tipo 1, più elevata è la glicemia (espressa da valori di HbA1c) maggiore è la perdita della funzionalità renale (espressa come perdita di filtrato glomerulare). della funzione renale; tanto maggiore è la pressione arteriosa, tanto più rapido è il deterioramento della funzione del rene. (3) Lo studio ADVANCE pubblicato il 6 Giugno 2008, condotto in ben 20 Paesi, è lo studio più ampio mai realizzato al mondo per la cura del diabete; esso ha 31 N. 3 settembre 2010 ARTICOLO ORIGINALE BIBLIOGRAFIA 32 1. The Diabets Control and Complications Trial Research Group: The effect of intensive treatment on the development and progression of long-term complications in insulin dependent diabetes mellitus. N Engl J Med 1993;329:977-86. 2. UK Prospective Diabetes Study (UKPDS) Group. Effect of intensive bloodglucose control with metformin on complications in overweight patients with type 2 diabetes (UKPDS 34). Lancet. 1998;352:854-865. 3. Gaede P., Vedel P., Parving H., Pedersen O. Intensified multifactorial intervention in patients with type 2 diabetes mellitus and microalbuminuria: the Steno type 2 randomised study. Lancet 353:606-8, 1999 4. Heart Outcomes Prevention Evaluation ( HOPE ) Study Investigators. Effects of ramipril on cardiovascular and microvascular outcomes in people with diabetes mellitus: results of the HOPE study and MICRO-HOPE substudy. Lancet. 2000;335:253-9. 5. Lewis EJ, Hunsicker LG, Clarke WR, Berl T, Pohl MA, Lewis JB, Ritz E, Atkins RC, Rohode R, Raz I. Collaborative Study Group: Renoprotective effect of the angiotensin-receptor antagonist irbesartan in patients with nephropathy due to type 2 diabetes. N Engl J Med 345: 851- 860, 2001 6. Viberti G, Wheeldon NM, for the MARVAL Study Investigators. Microalbuminuria reduction with valsartan in patients with type 2 diabetes mellitus: Blood pressure independent effect. Circulation 106: 672-678, 2002 7. 2003 European Society of Hypertension-European Society of cardiology guidelines for the management of arterial hypertension. J Hypertension 2003 Jun;21(6):1011-53. 8. Ruggenenti P, Fassi A, Ilieva AP, Bruno S, Iliev IP, Brusegan V, Rubis N, Gherardi G, Arnoldi F, Ganeva M, Ene-Iordache B, Gaspari F, Perna A, Bossi A, Trevisan R, Dodesini AR, Remuzzi G. Bergamo Nephrologic Diabetes Complications Trial (BENEDICT) Investigators. Preventing microalbuminuria in type 2 diabetes. N Engl J Med 351:1941-51 2004 SITI INTERNET VISITATI www.diabete.net www.medicina.it www.medicitalia.it www.progettodiabete.org www.renalgate.it www.renediabete.it www.siditalia.it ARTICOLO ORIGINALE Infermiera Tatiana Lai Diabetologia Ospedale di Muravera - Cagliari mail: [email protected] T.Q.M. (Total Quality Management) PER LA VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ GLOBALE Un esempio di applicazione all’interno del servizio di diabetologia dell’ospedale di Muravera (Ca) dell’intervento, altrimenti rimane fine a se stessa. Dobbiamo sempre essere pronti a rispondere alle esigenze anche con una diversa qualità individuale, perché poi l’individuo forma l’organizzazione e l’organizzazione poi fornisce il servizio; però l’organizzazione è formata da individui e l’individuo deve partecipare a questo progetto di qualità con una disponibilità la più ampia possibile, con flessibilità, con capacità di integrazione, tutti requisiti che in inglese si riassumono in una sola parola “mission”, ma che ci consentono di riuscire a fare la cosa giusta al momento giusto “. (tab. 1) SODDISFAZIONE DEL PAZIENTE N. 3 settembre 2010 Finora tutti abbiamo pensato di fare qualità ed abbiamo voluto fornire qualità senza averne però gli strumenti che nei paesi anglosassoni esistono ormai da molto tempo; finalmente si stanno diffondendo anche da noi, per cui siamo in grado di definire e identificare i processi di qualità in maniera più concreta. La qualità non può prescindere da un dato fondamentale di base che è quello di ricercare la soddisfazione del paziente (o del cliente, perché questo discorso è valido per qualunque tipo di attività, ma comunque noi la rapportiamo al problema Sanità); la soddisfazione del paziente è la condicio sine qua non per valutare la qualità. Noi dobbiamo tendere esclusivamente a questo obiettivo, identificando la qualità nel rapporto con il paziente; esistono però problemi di informazione, di accesso ai servizi, di risposta ai bisogni dei pazienti, di efficienza nell’organizzazione. Solitamente noi cerchiamo di essere efficienti ma la nostra efficienza deve poi essere misurata in termini di efficacia Tab. 1 QUALITÀ DEI RAPPORTI informazione, accesso, risposta ai bisogni QUALITÀ DELLA ORGANIZZAZIONE efficienza, efficacia, immagine, trasparenza QUALITÀ DELL’INDIVIDUO Mission per FARE LA COSA GIUSTA AL MOMENTO GIUSTO 33 ARTICOLO ORIGINALE Ma la gestione della qualità totale o T.Q.M. (Total Quality Management) è una cosa che sembra facile, ma in realtà è molto difficile. Ora parliamo di qualità globale per ottenere la salute globale. Cosa significa qualità totale in sanità? Significa tutte queste cose (tab. 2): • anteporre il paziente agli operatori; • essere coscienti dei suoi bisogni; • soddisfare le sue richieste fin dal primo apparire; • riconoscere costi e danni perché dobbiamo anche sapere che se non facciamo qualità possiamo probabilmente provocare danni, anche se forse non nell’immediato. TOTAL QUALITY MANAGEMENT IN SANITA’ Tab. 2 ANTEPORRE IL PAZIENTE AGLI OPERATORI ESSERE COSCIENTI DEI BISOGNI DEI PAZIENTI SODDISFARE LE LORO RICHIESTE SIN DAL PRIMO APPROCCIO della organizzazione; all’interno dello staff, all’interno del team, ma si può intenderlo anche all’interno del nostro grande mondo diabetologico; all’esterno tutto ciò che ci ruota attorno, perché oggi abbiamo sentito con grande piacere che non siamo soli. Con quale strategia noi possiamo migliorare le nostre capacità comunicative? perché dobbiamo avere la nostra strategia!Anche qui vi sono una serie di cose che si possono fare, ma la strategia della comunicazione non è molto diversa, sia che si rivolga all’interno, sia che si rivolga all’esterno (tab.3). OBIETTIVO DELLA COMUNICAZIONE IN TERMINI DI QUALITÀ Tab. 3 MIGLIORARE LA GESTIONE DELL’ASSISTENZA ACCRESCENDO LA COMUNICAZIONE ALL’INTERNO ED ALL’ESTERNO DELLO STAFF RICONOSCERE COSTI E DANNI DI UNA CATTIVA QUALITÀ SOSTENERE E INCORAGGIARE GLI OPERATORI N. 3 settembre 2010 INCORAGGIARE E PREMIARE FEDELTÀ E PROFESSIONALITÀ 34 Infine esiste il problema dell’intervento sugli operatori; incoraggiarli, premiarli, gratificarli ma questa non è una cosa facile in un sistema pubblico; perché non abbiamo molte possibilità, però dobbiamo cercare di trovare sistemi premianti. Dobbiamo quindi entrare in quella che viene chiamata la “cultura della qualità totale”, che ha una serie di implicazioni di cui vorrei sottolineare solo l’importanza della informazione del paziente, la valutazione della risposta del paziente, in ultima analisi della “comunicazione”. La comunicazione è una componente fondamentale della qualità, senza comunicazione non si può fare qualità. L’obiettivo della comunicazione è migliorare la qualità nell’assistenza accrescendo la comunicazione stessa, quindi la comunicazione che migliora se stessa in una spirale all’interno e all’esterno Naturalmente tutto questo passa attraverso tecniche particolari di comunicazione. Queste si affineranno creando progetti formativi atti a sviluppare formazione specifica sul tema comunicazione. Quindi bisogna addestrare, migliorare il lavoro di gruppo e definire gli standard, cioè mettere in atto una serie di azioni che ci consentano di raggiungere livelli di qualità tali da poter essere misurati attraverso una verifica. Vi sono alcuni valori che devono essere alla base dei messaggi che noi vogliamo mandare e che vogliamo vengano recepiti (tab. 4): devono essere chiari, rilevanti, tempestivi, rapidi e, perché possano essere comprensibili, cioè possano essere recepiti, è bene che siano bidirezionali; devono poi tendere alla valorizzazione delle nostre attività e delle nostre competenze, nel senso che dobbiamo essere capaci di far sapere ai nostri pazienti, ai nostri “clienti”, che cosa noi sappiamo fare e che cosa siamo in grado di offrire. VALORI BASE DEI MESSAGGI Tab. 4 ACCESSIBILITÀ, BIDIREZIONALITÀ VALORIZZAZIONE DELLE ATTIVITÀ E DELLE COMPETENZE STANDARDIZZAZIONE DI PROCESSI, VERIFICHE E REVISIONI MIGLIORAMENTO DELLE CAPACITÀ DI COMUNICAZIONE Inoltre dobbiamo essere in grado di standardizzare i processi, per poterli poi verificare perché, se non abbiamo degli standard, non potremmo mai essere certi se quello ché stiamo facendo sia passibile di un ulteriore miglioramento. La capacità di comunicazione è molto importante, a volte è insita nelle persone,il più delle volte la dobbiamo imparare Vi è una scala di capacità comunicative che indica vari livelli di comunicazione “la scala delle microcapacità” (tab.5), che parte da una semplice partecipazione passiva fino a raggiungere via via momenti di partecipazione sempre più attiva, di intercomunicazione sempre più globale fino a giungere all’integrazione totale delle capacità operative delle persone che tra loro comunicano, attraverso l’ascolto, le possibilità di chiedere spiegazioni, di comprendere, di ribattere ecc. SCALA DELLA MICROCAPACITÀ Tab. 5 INTEGRAZIONE DELLE CAPACITÀ OPERATIVE Questo è sicuramente molto importante perché ci consente poi di giungere al momento della verifica in quanto dobbiamo interpretare anche la comunicazione come un processo di qualità che ha degli standard e dei criteri da rispettare. Ed ecco quindi l’importanza della bidirezionalità delle informazioni (Tab. 6): • informazioni ai pazienti o pubbliche relazioni, cioè quello che dobbiamo dire ai pazienti, sia in termini di colloquio singolo, sia in termini di informazioni di carattere generale che comunque non devono essere diverse fra loro come concetti, tecniche e modalità • informazioni dai pazienti, che ci forniscono moltissime notizie sia spontaneamente, sia a seguito di richieste o sollecitazioni, come i questionari, che ci consentono di avere risposte rispetto a progetti, programmi o proposte. La verifica della comunicazione segue un sistema detto a Z per cui dagli operatori passa al paziente con un coinvolgimento di continuo reciproco feed-back. CAPACITÀ OPERATIVE COMPLESSE (affermazioni, incongruità e messaggi complessi, concentrazione dell’ attenzione) CAPACITÀ INFLUENTI (spiegazioni, interpretazioni, autocomprensione, consiglio, indirizzamento dei timori, retroazioni) ASCOLTO ATTIVO (riflessione delle sensazioni, domande, incoraggiamento, parafrasi, riassunto) PARTECIPAZIONE Tab. 6 INFORMAZIONI AI PAZIENTI pubbliche relazioni N. 3 settembre 2010 ARTICOLO ORIGINALE CHIAREZZA, RILEVANZA, TEMPESTIVITÀ, RAPIDITÀ INFORMAZIONI DAI PAZIENTI spontanea e/o richiesta-sollecitata 1. Personale Informazione Retroazione 2. Personale Paziente Coinvolgimento Verifica Gestione BIBLIOGRAFIA • Ranci Ortigiosa E. (2000) La valutazione di qualità nei servizi sanitari ed. Franco Angeli • Galgano A. I sette strumenti delle qualità totali ed. Sole 24ore (1996) 35 10 settembre - Roma - Agriturismo Le Canfore - “Il Diabete ai tuoi piedi: prevenzione e cura del piede diabetico”. Sponsor non condizionante Roche Diagnostics 17-18 settembre - Fordongianus (Or) “L’Educazione terapeutica questa sconosciuta”. Sponsor non condizionante Roche Diagnostics. 17 settembre - Vietri sul Mare (Sa) “Il microinfusore un’opportunità per...i più fortunati? Sponsor non condizionante Roche Diagnostics. 1 ottobre - Catanzaro “Terapia insulinica e microinfusore”. Sponsor non condizionante Roche Diagnostics. 2 ottobre - Milano - Hotel Doria “La responsabilità professionale dell’infermiere diabetologico al passo con l’evoluzione della normativa professionale e con la documentazione assistenziale”. Sponsor non condizionante Terumo. 20 ottobre - Pomezia (Rm) “L’autogestione della persona con diabete insulino-trattato: il medico, l’infermiere, la persona con diabete”. Sponsor non condizionante Lifescan 30 ottobre - Como - Hotel Palace “Congresso Regionale OSDI Lombardia”. Corso OSDI. 30 ottobre - Perugia - Hotel Villa San Gallo “Congresso Regionale OSDI Umbria”. Corso OSDI. 30 ottobre - Castelfiorentino (Fi) “Congresso Regionale OSDI Toscana”. Corso OSDI. 5-6 novembre - Bormio (So) “L’inizio della terapia insulinica: la relazione come percorso creativo di incontro con il paziente”. Sponsor non condizionante Roche Diagnostics. 12 novembre - Catanzaro “Attività fisica e diabete”. Sponsor non condizionante Roche Diagnostics. 13 novembre - Porto San Giorgio (Ap) “Congresso Regionale OSDI Marche”. Corso OSDI. 19-20 novembre - Bologna “Il piede diabetico: dalla prevenzione alla cura”. Sponsor non condizionante A. Menarini Diagnostics. 19-20 novembre - Leonforte (En) - Villa Gussio “Autocontrollo strutturato: dalla teoria alla pratica”. Sponsor non condizionante Roche Diagnostics. 27 novembre - San Miniato (Pz) “Novità in Diabetologia”. Sponsor non condizionante Lifescan. 3 dicembre - Cervignano del Friuli (Ud) “Congresso Regionale OSDI FVG”. Corso OSDI. N. 3 settembre 2010 13-17 novembre - San Gimignano - II Livello SFO Sponsor non condizionante Bayer CORSI GLUCOLAB 2010 18 settembre Ascoli, 18 settembre Dozza, 9 ottobre Monsummano, 9 ottobre Taormina 16 ottobre Venezia, 16 ottobre Cagliari 37 N. 3 settembre 2010 38 Presidente Maria Teresa Branca [email protected] Past Presidente Rosetta Nocciolini [email protected] Vice Presidente Roberta Chiandetti [email protected] Segreteria Carolina Aliberti [email protected] Consiglieri Annunziata Bondioli Anna Cioffi Roberto Crovetto Giuseppe Frigau Lucia Melita Anna Satta Hai Anna Maria Tesei Lorena Urbani Claudio Vitiello [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] [email protected] Tesoriere Michele Galantino [email protected]