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4 novembre 2009
Design litico
Marmomacc incontra il Design. Terza edizione
Sperimentare “ibrido” e “flessibile” nel design litico
Padiglione Scalvini Marmi, progetto di Francesco Lucchese (ph. Davide Turrini)
Non solo sculture e non solo elementi d’arredo, non oggetti primi né di serie, architetture d’interni o allestimenti, ma progetti ibridi,
polifunzionali, estensioni spaziali della solida struttura minerale della pietra quando investita del valore dell’idea, quando trasformata
dalla cultura di progetto.
Anche quest’anno Marmomacc “incontra il design” e tredici opere presentate al pubblico in occasione della 44° salone, declinano in un
ventaglio di ispirazioni un solo tema, i concetti di “ibrido” e “flessibile”.
La proposta unificante s’inserisce perfettamente nella traccia delineata dalle precedenti edizioni.
Era il 2007 quando il concetto di “leggerezza” ha investito di valore oppositivo, formalmente illogico, la natura della pietra avviandola
alla “smaterializzazione”, caratteristica peculiare attribuita ai materiali dalla trasformazione post-industriale.
Ha poi fatto seguito, lo scorso anno, la proposta di riflessione sul tema della “superficie”, spostamento dallo spessore e profondità della
materia all’attenzione per il linguaggio della sua “pelle”, strato ultimo in cui si consuma lo scambio comunicativo tra oggetto e soggetto.
La mostra “Hybrid and flexible”, a cura di Evelina Bazzo, è passaggio successivo lungo questa linea di pensiero incarnando
efficacemente alcune delle caratteristiche peculiari dei materiali della contemporaneità e insieme ritenute fondamentali per il design
contemporaneo.
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contemporaneo.
L’“ibrido” rompe gli schemi, non rientra nelle tassonomie, è insieme ambiguo e provocatorio, non ha ancora fissato una precisa identità
e senza ripetere realtà già esistenti va a definire nuove morfologie nella contaminazione. È fusion, incrocio di tipi, dove la linea di
confine tra naturale e artificiale si fa incerta proprio come le attuali espressioni del prodotto industriale di natura litica.
“Flessibile” è plasmabilità, metamorfosi, attitudine alla “piega”, adattabile alle forme di vita, reversibile. Il rimando è chiaramente alla
“fluidità” della società contemporanea dell’informazione attraverso una metafora, quella dei “fluidi”, apparentemente distante dalla
solidità connaturata alla materia litica in particolare.
I progettisti chiamati a collaborare con le realtà imprenditoriali inserite nel percorso tematico “Hybrid and flexible” distribuito tra i
padiglioni della 44esima edizione dell’esposizione veronese, aggiungono un nuovo capitolo al racconto contemporaneo che va a
consolidare la pietra tra i materiali protagonisti del design contemporaneo.
È proprio l’occasione della fiera a confermare la sorprendente attualità dei marmi e delle pietre, quando la creatività di architetti e
designer è posta in stretta partnership con la produzione a sfidarsi a tutto campo nel design, dalla scala dell’exhibit, quando il progetto
coinvolge l’intero padiglione, a quella dell’oggetto per i luoghi dell’abitare.
Nella promenade tra i padiglioni questi i progettisti e le aziende?presenti: Alberto Campo Baeza con Pibamarmi, Aldo Cibic con Santa
Margherita, Craig Copeland e Turan Dada con Henraux, Michele De Lucchi con MGM Furnari, Marco Fagioli e Emanuel Gargano con
Vaselli Marmi, James Irvine con Marsotto, Marta Laudani e Marco Romanelli con F.lli Mele, Francesco Lucchese con Scalvini Marmi,
Marco Piva con Lasa Marmo, Luca Scacchetti con Grassi Pietre, Tobia Scarpa con Testi Fratelli, Francesco Steccanella con Il Casone e
Patricia Urquiola con Budri.
Padiglione Santamargherita, progetto di Aldo Cibic (ph. © Alberto Parise)
Nella varietà dei litotipi presenti e interpretati secondo “design”, la più “ibrida” senza dubbio è l’essenza “Argilla” della collezione
“Second Life”: nuovo prodotto ricomposto offerto da Santamargherita alle mani di Aldo Cibic per trasformarla nell’allestimento “Pietra in
fiore”.
Il materiale prescelto, con la sua colorazione naturale, terrosa, rupestre, tavolozza propria dei componenti originari, è una pietra
agglomerata composta al novantacinque percento da materiale riciclato. Il costo di trasformazione è un investimento aggiunto di risorse
sul recupero del materiale al quale offre nuova vita.
Così Aldo Cibic adatta la materia composita allo spazio dell’esposizione fieristica trasformando il padiglione di Santamargherita in una
fresca istallazione, funzionale ad accomodarvisi, accogliente e mite, avvolta in lastre di agglomerato in ogni sua parte – calpestio,
sedute, pareti – compenetrate di vegetazione. Cespugli, erbetta e fiori sporgono da cavità e protuberanze come portassero a rivivere
rovine e macerie di pietra naturale.
L’attenzione per l’ambiente è protagonista anche dell’opera di Francesco Steccanella per Il Casone che coniuga la felice idea di sottili
lamelle di pietra serena appese a vibrare come “tintinnabula” alla costruzione di un paramento continuo che delinea lo spazio
dell’allestimento fieristico stratificando lamine orizzontali di lastre multicolore di recupero.
E se qui l’accostamento cromatico è lieve, la natura torna dirompente nell’Eden di intarsi lussureggianti composti da Patricia Urquiola per
Budri marmi. Avvolgente, totalizzante, curioso come solo il connubio tra la fresca creatività spagnola e la policromia delle pietre può
rendere possibile.
Le inferenze, le relazioni intertestuali tra i progetti presenti, non sono poche, anche nell’eterogeneità dei linguaggi figurativi, combinata
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Le inferenze, le relazioni intertestuali tra i progetti presenti, non sono poche, anche nell’eterogeneità dei linguaggi figurativi, combinata
con la varietà stessa dei marmi e delle pietre.
Così le colonne di Francesco Lucchese per Scalvini marmi trasformano il bianco statuario in una insolita corona di elementi luminosi
lasciandosi attraversare dalla luce posta all’interno della cavità longitudinale che la precisione della macchine ha reso possibile ricavando
poi, attraverso progressivi intagli, dagli elementi scartati, rispettivamente gambe per tavolini e sostegni per lavelli, in un flessibile e
ancora una volta sostenibile, riuso delle singole parti.
Padiglione MGM Furnari, progetto di Michele De Lucchi (ph. © MGM Furnari)
Complessità nell’intaglio, incastro di geometrie, ritornano nel pezzo unico pensato da Michele De Lucchi per MGM-Furnari. Incastro di
geometrie, multifunzionalità tra uso e fruizione estetica, ambiguità tra forme dell’architettura e scala dell’oggetto: la “torre dei
trampolini” nasce da un unico blocco, ritagliandone i profili scatolari l’uno nell’altro poi sovrapponendoli a ottenere un objet di prezioso
lirismo che regala alla materia nera, vulcanica, già fattasi solida, ovvero la lava, la malleabilità e plasticità del legno o della ceramica.
Interamente intagliate in pietra leccese le sedute componibili dalle forme piene e avvolgenti ma dal cuore leggero – sono infatti scavate
all’interno per facilitarne gli spostamenti – di Laudani e Romanelli per Fratelli Mele, adatte per interni quanto per esterni, per spazi
pubblici o privati.
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Padiglione Grassi Pietre, progetto di Luca Scacchetti (ph. © Alberto Parise)
Sempre tra le espressioni di progetto che interpretano il design attraverso la sperimentazione su litotipi italiani, lo spazio a effetto
scenico creato da Luca Scacchetti per Grassi Pietre, dove la pietra di Vicenza si fa cornice prospettica, scala, balaustra, oggetto, in un
unicum morbido e totalizzante.
L’azienda Vaselli Marmi con Marco Fagioli e Emanuel Gargano, meritando il primo premio al Best Communicator Award del 2009, si è
contraddistinta per un progetto dove il travertino è valorizzato “a tutto tondo”, matericamente e per coerenza cromatica. Pietra pensata
come “tessile”, cuce perimetralmente lo spazio racchiuso del padiglione attraverso la scansione regolare e dinamica insieme, di pannelli
verticali, medesimo spessore e diverse profondità raccordate, determinando un setto continuo dalla superficie bugnata all’esterno e
regolare verso lo spazio interno dove prendono “vita” le forme degli elementi d’arredo.
Ideale per chiudere il percorso di “Marmomacc incontra il design”, la proposta di Alberto Campo Baeza per Piba Marmi, “La Idea
Construída”, lo spazio espositivo ispirato ad un antiquarium archeologico ove osservare le collezioni come fossero reperti sulle pareti
esterne della struttura, raccogliersi poi nella pace avvolgente dello spazio interno ad osservare il gioco di riflessi di luce.
di Veronica Dal Buono
Sitografia web
AZIENDE
Cava Romana
Budri
Il Casone
Grassi Pietre
Henraux
Marsotto
MGM Furnari
Mele Design
Piba Marmi?
Santa Margherita
Scalvini
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Scalvini
Testi Fratelli
Vaselli marmi
DESIGNER
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James Irvine
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