Material handling
Utilizzare una
“moneta
di scambio”
Nicola Brenda, Alessandro Creazza, Fabrizio Dallari
Centro di Ricerca sulla Logistica – Università Carlo Cattaneo LIUC
Pallet in legno
Mercato Italia
“Una piattaforma orizzontale
caratterizzata da un’altezza
minima, compatibile con la
movimentazione tramite carrelli
transpallet e/o elevatori a forche
o altre appropriate attrezzature di
movimentazione, impiegata per
la raccolta, l’immagazzinamento,
la movimentazione e il trasporto
di merci e carichi”. Così viene
definito il pallet, che da strumento
di lavoro sì è trasformato in una
moneta di scambio.
Il pallet in legno: dalle origini
ai nostri giorni1
La comparsa ufficiale del pallet risale all’ultimo
conflitto mondiale, quando le truppe statunitensi ne fecero un uso massiccio per l’approvvigionamento di materiale bellico e di sussistenza. In
seguito, lo sbarco delle truppe alleate nei territori occupati ne diffuse l’utilizzo anche in Europa.
L’estrema versatilità, la robustezza e la praticità
di utilizzo del pallet in breve tempo rivoluzionarono le modalità di spedizione e stivaggio delle
merci favorendone l’impiego anche in ambito
industriale. Il primo modello di servizio comune risale alla prima metà degli anni ’50, quando le ferrovie austriache (OBB) proposero un
pallet a quattro vie non reversibile di dimensioni
800x1200 mm (pallet Eur). Tuttavia è la Germania che elabora le prime normative per i pallet
standard, presto seguita da Francia, Inghilterra e Svezia. Quindi, nel 1954 le ferrovie austriache depositano presso l’UIC (Union International des Chemins de Fer) il primo capitolato tecnico per la tutela del pallet Eur. In Italia il capitolato del pallet Eur viene ufficializzato nel 1956,
con ODG delle FS e due fornitori iscritti: Marta
di Lodi e Viani di Borghetto Lodigiano.
Nel 1961 le ferrovie tedesche, austriache e svizzere (alle quali in seguito si unirono altre ferrovie
europee, tra cui FS) formano il “Polo Europeo
dei Pallet” (PEP) con lo scopo di creare una rete comune di scambio e definire alcune linee
guida per favorire la circolazione dei pallet nelle reti distributive.
Negli anni Sessanta, sulla scia della crescente
industrializzazione, aumenta la richiesta di pallet e si affacciano sul mercato europeo grandi
costruttori come Gebhardt e Baumann in Germania e Manustock in Francia. Anche in Italia
entrano sul mercato importanti produttori, tra
cui Piero della Valentina e Toscana Pallets, e si
procede alla standardizzazione a cura dell’UNI
(Ente nazionale italiano di unificazione).
Nel 1974 arriva in Europa Chep (Commonwealth Handling Equipment Pool), prima società di
noleggio.
Per raggiungere l’omogeneità dimensionale, nel
1982 viene introdotto in Itala il pallet “Centromarca”, delle stesse dimensioni del pallet Eur
ma caratterizzato da un peso e un prezzo inferiori. Tali aspetti ne favorirono la rapida diffusione
sul territorio nazionale contribuendo a rendere
l’Italia uno dei maggiori produttori europei.
Negli anni Novanta si assiste a un forte sviluppo
del settore della riparazione e si affacciano sul
1 Per una trattazione approfondita, si rimanda a : S.
Cerullo, “Il pallet in legno”, ed. Il Sole 24Ore, 2001
32
settembre 2008
mercato dei pallet due nuove società di noleggio:
Prs (Pallet Return System) e Lpr (Logistic Packaging Return). Pariteticamente si diffondono nuove tecnologie e certificazioni per il commercio dei
pallet. Nel 1991 i responsabili delle ferrovie e le
associazioni di produttori di Germania, Svizzera
e Francia fondano l’EPAL (European Pallet Association) con lo scopo di salvaguardare il commercio del pallet Eur attraverso un rigido sistema di controllo su produttori, riparatori e commercianti. Il Sistema EPAL è diventato operativo
dal 1995 e coinvolge, attraverso la presenza di
comitati tecnici in ciascun Paese, anche Slovenia (dal 1996), Belgio, Spagna e Gran Bretagna
(1997), Italia e Irlanda (1999), USA (2000), Polonia (2002), Portogallo (2003) e Olanda (2005). Il
Comitato EPAL italiano, costituito da produttori, riparatori, Ferrovie dello Stato, trasportatori e
utilizzatori, garantisce a livello nazionale, attraverso la SGS (Société Générale de Surveillance), la
qualità dei pallet Eur-EPAL.
Le caratteristiche del pallet
Il pallet può essere definito come una “piattaforma orizzontale caratterizzata da un’altezza
minima, compatibile con la movimentazione
tramite carrelli transpallet e/o elevatori a forche o altre appropriate attrezzature di movimentazione, impiegata per la raccolta, l’immagazzinamento, la movimentazione e il trasporto di merci e carichi”. In relazione al materiale costruttivo si distinguono cinque categorie
di pallet:
• pallet in legno: questa tipologia di pallet è la
più diffusa e può essere realizzata con diverse
essenze legnose (abete, pino, faggio e pioppo); la presenza di materiale vergine gli conferisce elevate performance di resistenza sia statica che dinamica;
• pallet pressato: è composto di tavole di legno
ottenute da sottoprodotti di segheria (frantuma-
Fig. 1 - Classificazione dei pallet.
zione di particelle, segature, scarti, …) incollati
con resine sintetiche e poi pressati in stampi ad
alta temperatura. Possono essere impilati mediante incastro, riducendo il volume di trasporto a vuoto. Si tratta di pallet leggeri, con capacità di carico limitata;
• pallet in plastica: comparsi negli anni Settanta si distinguono in pallet leggeri (impilabili), fabbricati in polistirene espanso e pallet monoblocco (più robusti) realizzati in polietilene a elevata
densità. Sono utilizzati nei settori in cui le norme di sicurezza e d’igiene sono particolarmente restrittive;
• pallet in metallo (acciaio, alluminio): hanno
straordinarie caratteristiche di resistenza e durata, sono riparabili, ma presentano costi d’acquisto giustificabili solo per impieghi gravosi, ovvero per l’uso in circuiti chiusi o di movimentazione interna;
• pallet in cartone (pressato e ondulato): essendo particolarmente leggeri si prestano al
trasporto e alla movimentazione dei prodotti
promozionali della grande distribuzione (pallet
espositori) e nel settore delle movimentazioni
manuali interne.
I pallet di qualità certificata vengono denominati pallet standard. In virtù delle loro proprietà
conferiscono elevata stabilità all’unità di carico,
rendono i processi di scarico e carico più sicuri
ed efficienti e hanno vita media intorno ai 5-6
anni. La produzione del pallet standard rispetto
a un pallet non standard presenta dei vantaggi legati alla durata, alla standardizzazione del
processo produttivo e alla gestione dei flussi di
merci, nonostante la qualità elevata comporti
un costo di produzione maggiore. Le due principali tipologie di pallet standard sono:
• pallet Eur-Epal: è stato adottato da 19 reti
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Material handling
Utilizzare una
“moneta
di scambio”
ferroviarie europee con la terminologia di “europeo” ed è marcato con la sigla Eur, marchio
di proprietà di Epal a partire dal 1995, racchiusa in un ovale. Si tratta di un pallet piatto non
reversibile a quattro vie, riutilizzabile, realizzato
sulla base del capitolato tecnico UIC. Inizialmente di dimensioni 800 x 1200 mm, attualmente è
disponibile in 4 varietà;
• pallet CP (Chemical Pallet): anche l’industria
chimica ha perseguito nel tempo obiettivi di
standardizzazione per ridurre le varietà di pallet. Attualmente sono utilizzati nove tipi di pallet
contrassegnati da codici che vanno da “CP1”
a “CP9”, ognuno dei quali ha un proprio capitolato. Per produrre e riparare questi pallet occorre essere autorizzati dalla Apme, l’Associazione Europea delle Industrie Plastiche.
I pallet senza certificazione sono definiti nonstandard, sono progettati per un numero ridotto di movimentazioni e su specifica del cliente.
Una volta giunti a destinazione diventano materiale da rifiuto/recupero, ma possono comunque essere riparati e riutilizzati. In Italia costituiscono la tipologia di pallet più diffusa e costano
sensibilmente meno rispetto a un pallet a norma. Si possono distinguere:
• pallet a perdere, monouso e costruiti con legno di modesto spessore (presentano un volume unitario medio di 0,023 m3);
• pallet ad uso limitato: utilizzano legno con sezioni più consistenti (volume unitario medio di
0,030 m3) e sono progettati per essere utilizzati per due o tre rotazioni;
• pallet personalizzati, realizzati il più delle volte
per impieghi gravosi o come base per imballaggi derivati da pallet.
Ulteriori classificazioni dei pallet possono definirsi in relazione alla reversibilità e al numero di
“vie di inforcamento”, ovvero le aperture (2 o 4)
che permettono l’ingresso delle forche dei carrelli impiegati per la movimentazione.
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Fig. 2 - La supply chain del pallet.
Un pallet è reversibile solo se entrambi i piani superiore e inferiore possono essere utilizzati indifferentemente come base di appoggio, mentre
è definito a due o a quattro vie a seconda che
permetta il passaggio delle forche solo sui due
lati opposti o su tutti i quattro lati.
Solitamente il piano di carico è formato da tavole regolarmente distanziate, ma si possono
avere anche pallet con piano di carico formato da una superficie piana (ad esempio pallet
espositori e pallet personalizzati).
Le normative di riferimento
Le caratteristiche tecniche dei pallet sono vincolate da normative specifiche valide a livello internazionale (norme ISO), europeo (norme EN)
e nazionale (norme UNI), che consentono agli
utilizzatori di movimentare, gestire e controllare
pallet con caratteristiche e dimensioni standardizzate, ovvero pallet interscambiabili e riutilizzabili. Tali norme riguardano:
• caratteristiche del prodotto: dimensioni e
tolleranze, componenti principali e materiali impiegati;
• aspetti prestazionali: prove statiche e dinamiche per testare le proprietà meccaniche del
pallet e prove per garantire la qualità degli assemblaggi;
• procedure e materiali necessari per la produzione e la riparazione dei pallet.
Esistono inoltre alcune norme di carattere qualitativo, promosse da organizzazioni internazionali e associazioni del settore, con l’obiettivo di
salvaguardare il commercio nazionale e internazionale del pallet standard:
• Capitolato tecnico UIC. Formulato dall’UIC per
rispondere alle esigenze di standardizzazione relative all’interscambio, la produzione, il commercio e
la riparazione del pallet in legno 800x1200 mm, fa
riferimento alla Fiche UIC 435-2 per la produzione, la Fiche UIC 435-4 per la riparazione e la Fiche
UIC 435-5 per la costruzione di un pallet piano a
4 entrate 1000x1200 e 1200x1000 mm.
• Regolamento tecnico EPAL. Comprende regole tecniche per la fabbricazione, il commercio, la
riparazione dei prodotti certificati e per il controllo
di qualità. Definisce le condizioni di omologazione di produttori e riparatori e vigila sulle attività di
fabbricazione, riparazione e commercializzazione,
per imporre il rispetto delle specifiche UIC. Infine
determina i criteri di scambio sulla base delle specifiche UIC e indica le società di controllo respon-
Material handling
Utilizzare una
“moneta
di scambio”
buiscono tramite operatori logistici e trasportatori con cui, sovente, hanno anche accordi
di gestione e movimentazione presso i centri
di distribuzione.
I riparatori assistono gli utilizzatori per la gestione del parco Epal nazionale, cercando di limitare le perdite di pallet sia riparandoli sia offrendo
agli utilizzatori pallet usati in cambio dei pallet
danneggiati. Da ultimo, lo smaltimento dei pallet
non riparabili è assicurato da appositi operatori,
mentre nel caso in cui vengono barattati con il
riparatore, quest’ultimo decide se smaltirli, ripararli o recuperare i componenti riutilizzabili.
Produttori e riparatori
Il mercato italiano della produzione del pallet
Epal risulta fortemente concentrato, con aziende collocate principalmente nel Nord Italia. Per
quanto riguarda il fatturato annuo, il 60% delle
imprese non supera i 5 milioni di euro, il 25%
è compreso tra 5 e 10 milioni di euro mentre il
restante 15% supera i 10 milioni euro. Si tratta
pertanto di realtà medio-piccole, che per migliorare i propri risultati talvolta affiancano alla
produzione dei pallet quella di altre tipologie di
imballaggio in legno. La redditività del settore
è costantemente minacciata, sia a causa dalle
pressioni competitive dei paesi dell’Est, favoriti
dai minori costi di materie prime e mano d’opera, sia a causa del cosiddetto “mercato parallelo” che, basandosi sull’irresponsabilità di alcuni
attori della filiera, alimenta l’inefficienza dell’intero sistema (tutti gli attori pagano un maggior
costo a causa della fuoriuscita di pallet Epal dal
circuito convenzionale).
I riparatori certificati sono localizzati nei pressi
dei maggiori centri di utilizzo e produzione dei
pallet, in particolare nel Nord Italia e nel Lazio.
Si occupano della raccolta/ricezione, selezione, riparazione e ri-distribuzione dei pallet usati;
tali attività, in alcuni casi, possono essere svol-
36
settembre 2008
Fig. 4 - Produzione e riparazione Epal in Europa, 2006.
te anche da aziende di produzione che hanno
richiesto la doppia certificazione (produttore e
riparatore). Le aziende possono impiegare fino
a 30 operatori e raggiungere un fatturato complessivo di circa 10 milioni di euro3.
La produzione Epal europea negli ultimi anni è
notevolmente cresciuta, arrivando a superare i
52 milioni di unità nel 2006 (crescita del 9% rispetto al 2005). Questo fenomeno è una diretta conseguenza dell’allargamento dello standard Epal verso i Paesi dell’Est Europa, che
attualmente incidono per il 25% sulla produzione complessiva, soprattutto grazie al contributo della Polonia (8.771.735 unità). Anche la
riparazione è in aumento rispetto al 2005, con
un incremento medio del 10%. Pur mostrando
una crescita del 40%, la Polonia è fra le ultime
in Europa, in virtù di un mercato ancora in fase
di sviluppo, mentre la Germania si conferma al
primo posto.
La produzione nazionale presenta invece un an3 Fote: Gruppo Riparatori Pallet di Assoimballaggi, 2006
damento altalenante, soprattutto a causa delle incertezze relative al prezzo delle materie prime, che incide per il 74% del costo di produzione complessivo.
Rispetto ai circa 10 milioni di pallet prodotti nel
2002 la produzione è diminuita del 20% nel biennio 2003-2004, per poi risalire fino ai 9 milioni nel
2005 e diminuire nuovamente nel 2006 (figura 6).
L’aumento della produzione nel periodo 19992002 è conseguente alla necessità di sostituire
i precedenti parchi pallet (EUR e Centromarca)
con il nuovo standard Epal, mentre la flessione del 2003 e 2004 è legata soprattutto al ciclo
economico-industriale negativo che ha ridotto in
parte la domanda di trasporto e movimentazione. Analizzando la produzione nazionale in relazione alle tipologie di pallet prodotti, emerge che
la produzione di Epal incide per il 27% del totale in valore (il 20% in quantità), i CP per il 5,8% e
quelli non standard per il 67,2%.
L’andamento delle riparazioni nel periodo 19992004 evidenzia un profilo simile ai dati di produzione negli stessi anni. La repentina crescita dei
volumi prodotti ha infatti determinato il progres-
Fig. 3 - Concentrazione geografica di produttori e riparatori Epal, 2007.
sabili della qualifica delle imprese, del rispetto delle specifiche e della regolamentazione.
• Norma fitosanitaria. Nel 2002 la Convenzione Internazionale per la Protezione dei Vegetali (IPPC), struttura supervisionata dalla FAO
e riconosciuta dall’Organizzazione Internazionale del Commercio (WTO), ha elaborato lo
standard ISPM-15 (International Standards for
Phytosanitary Measures), per la regolamentazione degli imballaggi in legno nel commercio
internazionale. Tale norma è molto importante
ai fini della riduzione dei parassiti e per la protezione dal rischio di introduzione di organismi nocivi, soprattutto quando si importano/
esportano merci da un continente all’altro. Le
misure di intervento previste dall’ISPM-15 sono il trattamento termico (HT) e la fumigazione con bromuro di metile (MB). Gli imballaggi
in legno grezzo e il materiale da stivaggio trattati in conformità all’ISPM-15 vengono certificati attraverso l’apposizione del marchio “IPPC/FAO - FITOK2”.
2 Dal 2005 il soggetto gestore del marchio, in Italia, è il Consorzio Servizio Legno-Sughero - Comitato Tecnico FITOK
La filiera del pallet
La “catena logistica del pallet” (figura 2) può essere descritta in base agli attori che fanno della
gestione del pallet il proprio business principale:
gli “attori dell’offerta” e gli “utilizzatori” che se ne
servono per le loro attività operative. Nella prima categoria si possono distinguere, in modo
più o meno netto:
• produttori: aziende specializzate nella produzione di differenti tipologie di pallet in legno;
• riparatori: si occupano del ri-condizionamento dei pallet danneggiati;
• grossisti/importatori: commercializzano i pallet nuovi e usati prodotti in Italia e all’estero;
• noleggiatori: offrono la completa gestione del parco pallet, secondo la logica “pay
per use”.
Sul lato degli utilizzatori troviamo operatori logistici, aziende manifatturiere, aziende commerciali e trasportatori, ovvero tutti quei soggetti
che in modo diretto movimentano e gestiscono i pallet per movimentare le merci proprie e/
o per conto terzi.
I pallet Epal nuovi, la cui produzione in Italia è
stata di 8.522.683 unità nel 2006 (8,2% in meno rispetto al 2005), vengono realizzati sia as-
semblando i semi-lavorati di provenienza estera sia mediante lavorazione di materie prime.
Una quota di tale produzione viene immessa
sul mercato tramite il canale del commercio all’ingrosso degli imballaggi industriali, anche se
gran parte dei pallet venduti in Italia dai commercianti è di provenienza estera: l’import, stimato da Assolegno per l’anno 2006, è stato
pari a circa 5 milioni di pezzi originali più circa un milione di pallet “non Epal” fatti entrare illegalmente.
I produttori di pallet forniscono sia gli utilizzatori sia
i noleggiatori. Prendendo come riferimento Chep,
il maggiore operatore del noleggio pallet presente
in Italia, si stima un parco di oltre 9 milioni di pezzi,
13,5 milioni di pallet noleggiati (il 30% è destinato
alle esportazioni) e circa 1.000 clienti.
Le aziende manifatturiere (IDM) ricevono i pallet
dai fornitori di materie prime/componenti o semilavorati o dagli attori dell’offerta di pallet, che
possono arrivare sia dal circuito della produzione/importazione (pallet nuovi), sia da quello dei
pallet usati (commercio).
Le aziende della distribuzione si interfacciano
con i fornitori di beni e servizi da un lato e con
i clienti dall’altro; ricevono la merce e la distri-
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Fig. 5 - Ripartizione dei costi di
produzione di un pallet Epal, 2007.
sivo ampliamento del parco pallet Epal nazionale e un aumento proporzionale delle rotture.
Ciò spiega la forte crescita del settore nei primi
quattro anni (aumento medio delle riparazioni
del 265%). Questa tendenza viene ribaltata nel
biennio 2005-2006. In particolare, l’incremento del prezzo di acquisto dei pallet nel 2006 ha
favorito un maggior ricorso alla riparazione e al
riutilizzo dei pallet usati.
Analizzando nel dettaglio l’andamento dei prezzi, nel periodo 2001-2005 si è verificata una rapida flessione dei prezzi sia per i pallet nuovi
sia per quelli riparati omologati. Tuttavia il trend
degli ultimi anni e le previsioni per il futuro sono di un generale aumento del prezzo del pallet Epal, passato dai circa 7-7,2 euro per pallet del 2005 ai 8-8,2 euro per pallet del 2006 e
arrivato sino ai 8,8 euro di fine 2007. Le cause
sono da ricercare nel continuo incremento dei
costi dovuto sia al reperimento delle materie
prime sia all’adeguamento degli impianti produttivi per la realizzazione di pallet in linea con
gli standard indicati dalle normative. Il prezzo
di vendita di un pallet Epal sembra quindi de-
stinato a raggiungere per la fine del 2008 valori
superiori ai 9 euro.
Relativamente ai riparatori, la varietà di operazioni svolte rende difficile stabilire un prezzo medio di riparazione per un pallet Epal. Nel “caso
limite” di tre componenti rotte, recupero dal luogo di stoccaggio del cliente e consegna si pagano in media 3-3,5 euro per pallet riparato che
possono variare anche sensibilmente in funzione degli accordi intercorrenti tra i soggetti.
I noleggiatori di pallet
Le società di noleggio si occupano della gestione integrale del parco pallet dei propri clienti (siano essi aziende manifatturiere, distributive
od operatori logistici), creando dei propri circuiti di raccolta, controllo, selezione e riparazione,
offrendo un servizio completo di noleggio delle
attrezzature. Il noleggiatore si incarica inoltre di
recuperare i pallet vuoti a scadenze predefinite, li seleziona, li ripara presso i propri depositi
e li riconsegna al produttore.
La penetrazione del noleggio è principalmente rappresentato da tre grandi gruppi multina-
zionali. Chep, Prs e Lpr. La penetrazione in Italia è ancora inferiore a quella di altri Paesi europei, come la Gran Bretagna, la Francia, la Spagna e il Benelux, dove questo sistema è molto
più diffuso (60-70% del mercato rispetto a 810% in Italia).
Il mercato del noleggio è sostanzialmente rappresentato da tre grandi gruppi multinazionali.
Chep, Prs e Lpr. Chep (Commonwealth Handling Equipment Pool) rappresenta la realtà più
diffusa in Italia e si occupa della gestione integrale di attrezzature di movimentazione merci
(pallet, container, cassette). Fondata nel 1946
in Australia e giunta nel 1974 in Europa, Chep
opera oggi in cinque continenti e dispone di
una vasta rete di depositi in modo da rifornire
gli oltre 300.000 clienti. In Italia Chep movimenta circa 13 milioni di pallet in un anno4, mentre
si stima un parco pallet europeo di circa 55 milioni di unità.
Il sistema di Pallet Pooling proposto da Chep
permette al cliente di ordinare i pallet in base al
4 Fonte: Chep Italia, 2006
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proprio programma produttivo, senza dover affrontare spese di acquisto di un parco pallet o
di doverlo gestire in seguito a variazioni del volume di affari. Inoltre, Chep si assume la totale responsabilità della disponibilità, delle consegne e della raccolta delle attrezzature presso i punti di consegna finali nelle operazioni di
controllo e resa.
LPR (Logistic Packaging Return) è stata fondata nel 1992 a Toulouse (Francia). Acquisita da
Preussag, attraverso il gruppo francese Algeco,
nel 1997 ha iniziato la propria espansione penetrando il mercato spagnolo, italiano e infine quello del Regno Unito. Negli anni LPR ha progressivamente incrementato il proprio fatturato passando dai 10,9 milioni di euro del 1998 a oltre
69 milioni di euro nel 20045. Recentemente ha
chiuso i propri uffici in Italia. Il parco pallet è stimato in circa 4 milioni di unità, in parte presente
anche in Italia (relativamente soprattutto a merci di proprietà francese). L’offerta dell’azienda è
basata su tre tipologie di contratto che possono
corrispondere a una gestione completa del parco pallet aziendale (full service), al noleggio del
solo servizio di movimentazione dei pallet (transfer hire) fino ad offerte di noleggio di un pallet
per una singola movimentazione (one way trip).
Inizialmente orientata al settore industriale (comparto elettrico, chimico), la società nel mercato europeo si è recentemente inserita in settori quali agroalimentare e grande distribuzione.
Il controllo del rispetto degli standard qualitativi della riparazione, stabiliti di comune accordo
con produttori di pallet, riparatori e clienti, è affidato a un ente esterno.
Gli utilizzatori di pallet
Il 90% delle spedizioni delle aziende produttrici
e/o distributrici avviene su pallet, principalmente
Epal. L’industria di marca acquista in prevalenza pallet nuovi per garantire l’operatività dei si-
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Fig. 6 - Volumi di produzione e riparazione Epal, 99/06.
Fig. 7 - Quota sul fatturato delle tipologie di pallet prodotti, 2007.
stemi produttivi e dei sistemi di pallettizzazione
automatici (che spesso impediscono l’utilizzo
di pallet non conformi o fuori misura), oltre che
per evitare problematiche inerenti igiene, pulizia, odore o umidità.
Il 75% della produzione di pallet Epal è destinato
all’industria mentre operatori logistici e aziende
di distribuzione assorbono il restante 25% (figura 9). Per tutti questi attori il criterio determinante nell’acquisto di pallet Epal è il prezzo, mentre
5 www.lprgrp.com, Novembre 2006
poca rilevanza è data al servizio, anche se alcune aziende alimentari richiedono dei pallet opportunamente trattati per ragioni igieniche.
Tra le grandi imprese multinazionali è particolarmente sviluppata l’adesione a sistemi di pallet
pooling, modalità che incontra non pochi problemi nell’interfacciarsi con la distribuzione italiana (alcune insegne, Coop in primis, respingono le merci dei fornitori che non consegnano su Epal).
Occorre inoltre riscontrare il diffuso utilizzo di
pallet a perdere, ovvero pallet privi di certificazione. L’impiego di un pallet meno costoso rispetto all’Epal risulta ancora conveniente sia per la
pallettizzazione di prodotti a basso valore o caratterizzati da pesi non elevati (ad esempio, nel
caso di prodotti ortofrutticoli e per alcuni fornitori
dei dolci natalizi), sia ai fini della gestione amministrativa e contabile, poiché il pallet a perdere
non pone il problema del recupero.
I produttori rappresentano l’anello iniziale della
catena logistica e nella maggior parte dei casi
sono i diretti proprietari dei pallet utilizzati lungo la filiera. Tuttavia le politiche di gestione dei
pallet sono stabilite dalla GDO, che in molti casi
arriva a respingere quei supporti/imballaggi ritenuti non idonei alla catena distributiva progettata, opponendo problematiche inerenti la sicurezza di movimentazione ma anche a vincoli di
efficacia ed efficienza. Spesso, per ottimizzare
la gestione, le aziende della GDO centralizzano
i rifornimenti verso i propri Ce.Di, dove in media vengono movimentati 600.000 - 700.000
pallet l’anno.
Non essendo proprietarie dei pallet gestiti, le
imprese della GDO si limitano al reintegro dei
pallet persi e alla restituzione dei pallet vuoti ai
produttori, sia tramite interscambio diretto sia
attraverso il pagamento periodico dei buoni
pallet (documenti che certificano il debito/credito di pallet con gli operatori mittenti), a sca-
Fig. 8 - Andamento del prezzo del pallet Epal (*stima).
denze negoziate caso per caso. È abbastanza comune saldare il debito mediante pagamento in moneta al fine di lasciare l’industria
di marca libera di acquistare i pallet dal proprio
fornitore e risparmiare le spese per il trasporto di ritorno. Ciò vale anche per gli operatori
logistici, qualora siano essi stessi a occuparsi
della gestione dei Ce.Di. per conto della GDO
o della distribuzione delle merci per conto dei
produttori. Attualmente le aziende pagano in
media un valore di 6,5-7 euro per ogni pallet
che non sono in grado di restituire.
Aziende della GDO e operatori logistici in genere acquistano pallet Epal usati, mentre l’acquisto di pallet nuovi avviene in occasione delle
aperture di nuovi magazzini o piattaforme, per
i quali è necessario un parco pallet iniziale per
garantire l’operatività (rifornimento per gli addetti al picking e interscambio immediato). Nel caso siano gestiti dei pallet noleggiati, l’utilizzatore
si occupa unicamente della raccolta e selezione dei pallet da restituire, in attesa del successivo prelievo da parte delle aziende di noleggio
e della tracciatura degli stessi mediante utilizzo
di software dedicato.
La gestione del pallet è particolarmente critica
per gli operatori logistici che, interfacciandosi
con diversi attori, subiscono da un lato le modalità e le politiche di gestione del pallet scelte
dai committenti, e dall’altro devono far fronte
al potere contrattuale dei punti vendita appartenenti alle insegne della grande distribuzione.
Ulteriori complessità sorgono qualora gli operatori affidino la movimentazione e la distribuzione delle merci pallettizzate, rispettivamente, a cooperative di facchinaggio e a trasportatori terzi, poiché aumentano le difficoltà legate alla tracciabilità del pallet all’interno della
rete distributiva.
Il trasportatore, nel caso in cui assuma piena
responsabilità sui pallet trasportati, risponde in
prima persona della loro riconsegna e integrità. Inoltre, quando il trasportatore consegna la
merce alla grande distribuzione il più delle volte non riceve i pallet dovuti ma soltanto “buoni
pallet” i quali, se non conformi, non sono accet-
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Material handling
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“moneta
di scambio”
Fig. 9 - Tipologie di pallet prodotti in Italia e principali clienti di Epal.
tati dalle aziende mandanti e vengono addebitati loro periodicamente. Nel caso in cui siano
validi e il trasportatore operi per un 3PL, la responsabilità del recupero grava sulle spalle dell’operatore logistico.
Conclusioni
In conclusione, è opportuno evidenziare che la
gestione dei pallet, indipendentemente dal modello utilizzato (interscambio o pallet pooling) rappresenta comunque un costo che le aziende sostengono, nonostante la loro posizione nel mercato dei beni di largo consumo. Vi sono voci di
costo non trascurabili, che in parte dipendono
dal network adottato e in parte dalla necessità di
monitorare quantità e qualità dei supporti utilizzati in ciascuna fase del processo, soprattutto nei
punti in cui avviene il passaggio di responsabilità
(da trasportatore a ribalta del Ce.Di., da ribalta a
cooperativa, da cooperativa a trasportatore, da
trasportatore a ribalta del PdV, etc.).
Da uno studio6 condotto da C-log (Centro di Ricerca sulla Logistica dell’Università Carlo Cattaneo LIUC) si è evidenziato un costo unitario
6 F, Dallari, G. Marchet, “Il ruolo dei pallet nei moderni
sistemi distributivi”, Ed. Lampi di Stampa, 2007
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di gestione dei pallet compreso tra 80 centesimi di euro e 1,8 euro, destinato a crescere nel
prossimo futuro per almeno due fattori: in primo
luogo, l’aumento dei costi produzione dei pallet nuovi; secondariamente, la tendenza a centralizzare le consegne dei fornitori ai CeDi, con
conseguente aumento della distanza media dai
punti di consegna che impatterà sui costi del
trasporto di ritorno dei pallet vuoti.
In una visione complessiva della filiera dei beni
di largo consumo, i costi di gestione sopportati dalle aziende della GDO andrebbero aggiunti a quelli sopportati dalle aziende di produzione (indubbiamente superiori se non altro per il
maggior tempo di attraversamento dei pallet
nel proprio network) e dai fornitori di servizi logistici e di trasporto.
Evidentemente il sistema dell’interscambio è ancora lontano da poter essere considerato la soluzione ideale: il mercato parallelo, alimentato
dai comportamenti illeciti ancorché di una parte limitata dei soggetti, rischia di compromettere
l’efficienza degli operatori più virtuosi. Basti pensare che mentre le aziende della Grande Distribuzione Organizzata complessivamente dichiarano un tasso di reintegro (rotture, riparazioni e
perdite) inferiore al 5%, al contrario secondo In-
dicod-ECR le aziende di produzione accusano
un tasso di reintegro del 15/20%.
Analogamente nemmeno il pallet pooling è privo
di problemi, dovendo tra l’altro generare un utile per le aziende di noleggio le quali, a differenza
dell’interscambio, condividono solo parzialmente
con i propri clienti i savings derivanti da una corretta gestione operativa e dalle economie di scala che riescono a realizzare. Inoltre questo sistema, mutuato dai Paesi di matrice anglosassone,
presuppone un approccio culturale ancora poco diffuso in Italia qual è l’outsourcing dei servizi
logistici e delle attività accessorie.
In uno scenario che vede impegnate le aziende
della grande distribuzione in processi di progressiva centralizzazione delle vendite ai Ce.Di.
(maggiori percorrenze medie) e di outsourcing
della logistica fisica sino al rifornimento degli
scaffali (cambiamento culturale), potrebbe veder favorite nel prossimo futuro modalità di gestione del parco pallet alternative quali il pallet pooling o servizi di gestione in outsourcing
dei pallet Epal, purché riescano trovare la necessaria massa critica per capitalizzare le attuali inefficienze del sistema dell’interscambio
trasformandole in minori costi da condividere
tra tutti gli attori.
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Pallet in legno - Mercato Italia