UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI SIENA FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA DI AREZZO Corso di Laurea in Scienze della formazione e dell’educazione Indirizzo EDUCATORE PER L’INFANZIA PRONTUARIO PER IL TIROCINANTE Gentili Studentesse e Studenti, nell’accingervi ad iniziare il percorso di tirocinio, la prima operazione da fare riguarda la scelta della struttura, che può essere un ente, una cooperativa, un’azienda, un’agenzia, ed altro ancora, dove svolgere il tirocinio, coerentemente con il vostro iter didattico. Per aiutarvi in questo, siete invitati a prendere visione dell’elenco, comprendente le strutture ritenute idonee ad accogliervi e con le quali è stata attivata una specifica convenzione. Tale elenco è scaricabile dal sito http://www.unisi.it/IRF seguendo il percorso: Offerta formativa – Tirocinio – tra gli allegati il documento “Elenco strutture (specifico per ogni indirizzo) Per ogni struttura troverete indicato il sito nel quale potrete trovare tutte le informazioni che vi saranno necessarie per meglio effettuare il tirocinio. Una volta effettuata la scelta, siete invitati a prendere contatti sia con il docente del vostro corso di laurea che assumerà la funzione di tutor universitario, sia con il referente della struttura, che diventerà il vostro tutor aziendale. Completate queste operazioni preliminari, dovrete scaricare il modulo Progetto Formativo al seguente indirizzo http://www.unisi.it/IRF seguendo il percorso: Offerta formativa → Tirocinio → tra gli allegati il documento “Progetto formativo” che dovrà essere compilato e corredato delle firme richieste (in duplice copia originale), e consegnato al Prof. Sergio Angori per il Corso di Laurea il Scienze dell’educazione e della formazione, al Prof. Claudio Melacarne per il Corso di Laurea Magistrale in Pedagogia dei Processi formativi e Ricerca filosofica indicativamente un mese prima dell’inizio del tirocinio, per l’inoltro al Placement Office e l’attivazione della copertura assicurativa1. 1 L’Ufficio Placement Office una volta ricevuto il progetto formativo ed attivata la copertura assicurativa invierà all’ente ospitante del tirocinante un documento in cui sono indicate le date di inizio e termine della copertura assicurativa. Prima di iniziare il periodo di tirocinio è necessario prendere visione del documento Linee guida per effettuare il tirocinio che è riportato di seguito a pagina 3. Le Linee guida vi saranno utili sia durante lo svolgimento del tirocinio che per la stesura della relazione finale. La relazione finale deve essere discussa e condivisa con il vostro tutor universitario. I criteri per redigere tale documento sono reperibili alla pagina 17 di questo prontuario. Una volta terminato il tirocinio, dovrete inoltre consegnare la seguente documentazione finale: 1. Modulo ore effettuate, firmato da voi e controfirmato dal vostro tutor aziendale. Il modulo è scaricabile al seguente indirizzo http://www.unisi.it/IRF seguendo il percorso: Offerta formativa → Tirocinio → tra gli allegati il documento “Modulo ore effettuate” 2. Certificazione di tirocinio, da sottoporre alla firma sia del tutor aziendale che del tutor universitario e scaricabile al seguente indirizzo http://www.unisi.it/IRF seguendo il percorso: Offerta formativa → Tirocinio → tra gli allegati il documento “Certificazione di tirocinio triennale” 3. Questionario di valutazione, da stampare dopo essere stato compilato on line. Per la compilazione, si accede dal sito http://www.unisi.it/IRF cliccando su Portale e-learning e seguendo il percorso: I miei corsi→Tirocinio laurea triennale→Materiali→Questionario di valutazione Per informazioni Corso di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione: Prof. Sergio Angori mercoledì dalle 9,00 alle 12,00 e-mail: [email protected] tel.: 0575926274 Corso di Laurea Magistrale in Pedagogia dei processi formativi e Ricerca filosofica: Prof. Claudio Melacarne martedì dalle ore 11,00 alle ore 13,00 e-mail: [email protected] tel.: 0575/926273 N.B.: il tirocinante che conclude il tirocinio prima della data di scadenza della copertura assicurativa deve chiedere al tutor aziendale di inviare una e-mail all’indirizzo [email protected] in cui si dichiari che il tirocinante ha concluso in anticipo il tirocinio con la relativa motivazione (es.: perché il progetto si è concluso, ecc.). 2 LINEE GUIDA PER EFFETTUARE IL TIROCINIO IL TIROCINIO Dispositivi metodologici Educatore professionale - Educatore dell’infanzia A cura del Prof. Claudio Melacarne e della Dott.ssa Valentina Mucciarelli Università degli Studi di Siena 3 Il tirocinio come esperienza formativa e professionalizzante Le esperienze di tirocinio orientativo sono destinate a facilitare l’incontro con realtà lavorative (imprese, amministrazioni pubbliche, enti pubblici e privati ivi compresi quelli del terzo settore, ordini e collegi professionali) stimate necessarie per la conoscenza di determinate figure professionali, delle modalità di lavoro e delle dinamiche del mercato del lavoro nonché per una prima sperimentazione/valutazione delle soggettive capacità e dei propri interessi professionali e per lo sviluppo progressivo di una cultura del lavoro che implichi la consapevolezza del significato e dell’importanza del lavoro nell’esistenza personale, ma anche per farsi conoscere dall’azienda mediante la valutazione del proprio potenziale e della propria affidabilità. È da considerare rilevante il contributo che l’esperienza del tirocinio è in grado di offrire alla impegnativa impresa della costruzione di un progetto professionale personale, pensando soprattutto alla sua capacità di espletamento della funzione di verifica di eventuali scelte progettuali, di percorrimento di territori inediti e di esplorazione di alternative. L’incontro e la relazione con l’esperienza lavorativa, insieme alla ridefinizione del campo cognitivo, contribuiscono alla generazione di nuove modalità di rappresentazione e valutazione di sé, degli altri, della realtà. Nel luogo di lavoro è da trovare un contesto grazie al quale allo studente è concesso di “mettersi alla prova”, verificare l’insieme delle conoscenze/competenze possedute, validare saperi/abilità/capacità, valutarsi, confrontarsi con un’esperienza in virtù della quale “scoprirsi”, finanche sorprendersi, in fatto di motivazioni, attitudini, aspettative, competenze e per questo individuare le componenti essenziali della personale traiettoria lavorativa. Il tirocinio può rappresentare anche una preziosa opportunità in termini di valutazione del “divario di competenze”, vale a dire dello scarto esistente in fatto di sapere, fare, essere, tra quello che si conosce e si sa e quello che si dovrebbe conoscere e sapere, tra quello che si fa e quello che si dovrebbe saper fare, tra quello che si è e quello che si dovrebbe essere, e quindi della eventuale sostanziale corrispondenza tra le risorse possedute e le necessità lavorative richieste da un ruolo professionale. In questo senso il tirocinio sollecita processi di rielaborazione/riorganizzazione dei personali schemi interpretativi, codici di comportamento, modelli concettuali utilizzati nonché verifiche di aspettative e valori soggettivi. Nel tirocinio occorre trovare altresì un’attività significativa in tema di apprendimento della conoscenza esplicita e implicita mediante l’esperienza, di interazione tra conoscenza formale e conoscenza empirica, tra conoscenza decontestualizzata e conoscenza contestuale, di percezione di sé come studente attivo, di verifica di sé in un contesto concreto e dinanzi ad una situazione operativa reale, di consolidamento del senso di autonomia e di canalizzazione efficace di risorse sul personale progetto formativo, di comparazione delle rappresentazioni sulle professioni e di co-costruzione eventuale di nuove rappresentazioni su un lavoro professionale. Nella medesima attività di tirocinio è da individuare anche una significativa esperienza di incremento della consapevolezza su uno specifico ruolo professionale allo scopo di poter affrontare meglio la scelta del proprio futuro lavorativo, di sperimentazione dell’utilizzo di teorie, metodi e strumenti di base di una pratica professionale, di riflessione sull’esperienza vissuta come motivazione e stimolo all’acquisizione di ulteriori apprendimenti teorici, nonché di ricognizione della necessità di formazione aggiuntiva o di formazione continua che è strutturale allo svolgimento di un lavoro qualificato e di consapevolezza delle realtà lavorative come luoghi di produzione della conoscenza. La valenza formativa e orientativa della partecipazione ad un contesto lavorativo dipende non poco dalla rielaborazione dell’esperienza e dalla codificazione delle conoscenze/capacità guadagnate. Tale valenza è tanto più consistente quanto più l’esperienza è progettualmente strutturata e dunque articolata in una serie di attività in grado di destare curiosità, interesse, appassionamenti, riflessione nel corso dell’azione. Bruno Rossi 4 Il tirocinio come partecipazione ad una comunità di pratiche Soprattutto a partire dalla fine degli anni ‘80 si può registrare in ambiti disciplinari diversi una diffusa attenzione e valorizzazione del sapere pratico. La pratica è riconosciuta come contesto epistemologico e storico in cui si trasmettono e al contempo si generano conoscenze, luogo sociale e fisico in cui si compie l’apprendimento e il lavoro, costrutto analitico che contribuisce a chiarire come si apprende e si sviluppa la conoscenza professionale. Molti ambiti di ricerca convergono così nel riconoscere nella pratica un luogo in grado di produrre epistemologicamente conoscenza e nell’interpretare i professionisti come soggetti epistemici che apprendono da ciò che fanno, che producono dei saperi capaci di interpretare e risolvere i problemi, che elaborano costrutti con cui conversare con le situazioni che incontrano. La conoscenza prodotta dalla pratica è una forma di conoscenza che si situa dentro le azioni, è una conoscenza che si dispiega negli schemi corporei, senza passare attraverso una comprensione esplicita. Le competenze che i professionisti mettono in evidenza in situazioni di pratica non corrispondono alla capacità di descrivere come saper intervenire o al possedere un pensiero consapevole riguardo alla conoscenza rivelata dalle nostre azioni. La conoscenza che il professionista sviluppa nel corso dell’azione rimane per lo più implicita. La pratica infatti trova il suo radicamento nella dimensione “inespressa” e “agita” della conoscenza. Il tirocinio si configura così come esperienza di avvicinamento all’esperienza nella quale lo studente può apprendere, osservando e partecipando a pratiche differenti, sia delle conoscenze esplicite, sia delle conoscenze tacite. La conoscenza tacita infatti è fortemente radicata nel contesto nel quale si sviluppa e nelle azioni in cui si materializza Non si organizza in logiche formali e sistematiche, non si esprime in termini simbolici o verbali. Il carattere tacito e inespresso della conoscenza è il tratto che distingue la conoscenza dei pratici da quella dei teorici. Apprendere nella pratica non significa quindi affermare che tutto ciò che facciamo è apprendimento. Parlare di un apprendimento nella pratica significa chiamare in causa un costrutto, che, per l’importanza che ricopre negli studi riguardanti la formazione e l’apprendimento in età adulta, richiede precisazioni e definizione di confini. Perché avvenga apprendimento è necessario che sia garantito ai partecipanti, ai tirocinanti, l’accesso alla pratica come risorsa per imparare, e questo sia che si parli di novizi che entrano a far parte di una comunità, sia che si parli di membri di una comunità che, rispetto a determinate pratiche, si riconoscono come novizi. Nel dettaglio apprendere nella pratica non significa apprendere un oggetto, ma “una struttura emergente” prodotta dai membri di una determinata comunità attraverso una negoziazione di significato che si muove tra continuità e discontinuità. La negoziazione di significato è un processo aperto, potenzialmente sempre in grado di includere nuovi elementi. Il tirocinio permette di confrontarsi con storie, riflessioni, artefatti che nel loro insieme definiscono una comunità di professionisti (siano questi formatori, educatori o animatori) e ne incorporano i saperi. Per il tirocinante, l’analisi di un documento, le domande che può rivolgere a dei testimoni privilegiati, le mansioni routinarie che inizialmente può essere chiamato a svolgere, diventano conseguentemente dei momenti di formazione in quanto sono potenzialmente attività che generano conoscenza professionale. Apprendere la conoscenza pratica significa quindi confrontarsi, osservare con attenzione dei particolari significativi, partecipare alle pratiche, chiedere e domandare informazioni su aspetti specifici della professione, mantenersi in una posizione di ricerca verso l’esperienza. Loretta Fabbri 5 IL TIROCINIO Permette di avvicinare I LUOGI DELLA FORMAZIONE ALLA PROFESSIONE (Università) IL MONDO DEL LAVORO (Istituzioni, associazioni, agenzie formative, ...) Offre l’opportunità allo studente di: Osservare professionale e partecipare ad una realtà lavorativa, organizzativa, Apprendere dall’esperienza. I luoghi del tirocinio diventano “testi” e “contesti” da leggere e su cui riflettere Verificare le proprie rappresentazioni, aspettative, attitudini, i propri interessi, la propria predisposizione a svolgere una professione Orientarsi nel mondo del lavoro 6 1. Il ruolo del tirocinante Il tirocinio può definire esperienze di quantità e di qualità molto diverse. A tal proposito, uno degli elementi fondamentali da prendere in considerazione, a fianco del dibattito sul contenuto formativo di tale esperienza, riguarda le diverse possibili tipologie di approccio e di inserimento nei servizi educativi, nelle agenzie formative, nei progetti di intervento nei quali lo studente compie il tirocinio stesso. In linea teorica, sono ipotizzabili diverse tipologie di tirocinio che corrispondono ad un diverso ruolo del tirocinante. Per gli studenti di Scienze dell’Educazione e della Formazione è possibile individuarne almeno due: 1) tirocinio “osservativo”: prevede che lo studente svolga la sua esperienza nel servizio compiendo una raccolta sistematica di dati oggettivi (documenti, materiali, artefatti, elementi di sviluppo storico dell’istituzione e di anamnesi della situazione, ecc.) e soggettivi (protocolli osservativi raccolti con l’uso di tecniche e supporti differenziati) che lo mettono in grado di conoscere e di descrivere il servizio stesso, o sue parti significative, sul piano sia qualitativo che quantitativo; 2) tirocinio “partecipativo”: prevede che lo studente venga inserito strutturalmente nell’équipe degli operatori del servizio affiancando in ogni momento l’azione del personale già esperto. In questo tipo di tirocinio si riproducono le logiche di una “bottega artigiana”, in cui l’inserimento del tirocinante (“novizio”) è “legittimo – periferico” e può essere accompagnato gradualmente alla conoscenza di metodi e strumenti difficilmente oggetto di apprendimento in sede teorica. Ogni tirocinante entra quindi in un contesto dove è legittimato dai membri dell’organizzazione a partecipare soltanto ad alcune pratiche, quelle semplici da svolgere e comprensibili per un novizio. La partecipazione quindi è inizialmente periferica (si osserva, si partecipa a piccole esperienze) e con il tempo può divenire, rispetto alla complessità del contesto e dei compiti, più centrale (fare ed essere responsabile di alcune attività). Tirocinante Pratiche periferiche Pratiche Pratic centrali he 7 Il tirocinio partecipativo prevede che il tirocinante conduca direttamente alcune attività offrendogli la possibilità di misurarsi direttamente con la realtà, di impegnarsi e verificare di persona gli apprendimenti derivanti dai corsi universitari frequentati e le conoscenze apprese nei momenti guidati del tirocinio. In tal senso, si potrebbe ipotizzare che il tirocinio, proprio perché è una partecipazione periferica e legittima ad una struttura educativa o formativa, dovrebbe prevedere: 1) un momento iniziale “osservativo”, ossia finalizzato alla conoscenza del servizio che la struttura ospitante offre; 2) un momento “partecipativo” per meglio comprendere le proprie rappresentazioni, aspettative, attitudini, potenzialità, predisposizioni rispetto ad una realtà lavorativa che si dovrà incontrare dopo la laurea, verificare e mettere in pratica gli apprendimenti acquisiti; 3) un momento riflessivo sull’esperienza vissuta che permetta di transitare “dal conoscere per comprendere al riflettere per apprendere”. 2. Entrare dentro un contesto organizzativo Entrare in un’organizzazione significa confrontarsi con un contesto che ha una sua storia, una struttura, delle procedure di lavoro e dei linguaggi specifici. Una scuola, un’agenzia formativa, un’istituzione, una cooperativa, un’associazione sono organizzazioni che, pur distinguendosi per obiettivi, modalità di lavoro e competenze dei professionisti, si caratterizzano per presentarsi al tirocinante come ambiti strutturati non immediatamente comprensibili da uno sguardo esterno. Un’organizzazione si configura così come un contesto complesso e ambiguo, nel quale vengono a intrecciarsi più piani. Per questo motivo, comprendere per esempio quali sono le attività più importanti che caratterizzano una professione, che tipo di competenze richiede quel particolare lavoro, quali pratiche eccellenti si adottano in quel contesto, implica per il tirocinante l’adozione di lenti di interpretazione specifiche. Alcuni esempi tratti da colloqui informali con degli studenti possono fornire un esempio dei problemi incontrati quando si entra in un nuovo contesto: Esempio ripreso da un’esperienza personale “Quando sono entrata all’Università...non mi aspettavo che fosse tutto così caotico. […] sembrava tutto abbastanza difficile, non sapevo a chi rivolgermi, chi poteva aiutarmi... ” – Mancanza di esperienza e di strumenti per orientarsi nell’esperienza. Esempio ripreso da un’esperienza professionale “Sono entrata in un asilo...nessuno mi diceva cosa dovevo fare o dove andare […] ho avuto bisogno di osservare” – La tirocinante trova una prima strategia per apprendere dall’esperienza: l’osservazione. Esempio ripreso da un’esperienza in ambito non formale “Quando sono entrato a far parte del gruppo degli sbandieratori... avevo delle aspettative […] quando sono entrato ho sentito una forte responsabilità […] ripetevo all’infinito ogni esercizio per paura di sbagliare una volta che sarei uscito in 8 pubblico” – Il tirocinante trova una seconda soluzione: la partecipazione ad attività semplici per preparasi ad attività più complesse. Un compito specifico del tirocinante è quello di comprendere il contesto organizzativo, approfondire la conoscenza di alcune specifiche attività, sperimentarsi come ‘novizio’ in piccole e marginali attività in un ambiente controllato. Metaforicamente entrare in un’organizzazione come tirocinante significa aprire un breve processo di ricerca finalizzato al prendere contatto con alcune realtà lavorative. La prima operazione che viene richiesta ad un tirocinante è quella di decentrarsi dal proprio punto di vista e di utilizzare delle ‘lenti’ di interpretazione dell’esperienza capaci di offrire spunti di riflessione e di approfondimento su: 1) l’organizzazione; 2) le attività specifiche svolte (le pratiche); 3) i profili professionali. 1. L’organizzazione La ricostruzione dello sfondo nel quale si entra a fare tirocinio permette di comprendere i vincoli che definiscono la specificità del contesto ed i limiti entro cui coloro che vi lavorano possono esercitare la propria professione. Al riguardo, possono essere individuati alcuni indicatori per comprendere il contesto organizzativo: - il mandato istituzionale è generalmente formalizzato nei documenti ufficiali come lo statuto. L’analisi del mandato istituzionale permette di comprendere lo sfondo culturale specifico di quell’organizzazione, gli obiettivi generali che l’organizzazione si prefigge di perseguire; - i servizi erogati formalizzati spesso in una ‘carta dei servizi’. Possono essere erogati dentro e fuori l’organizzazione e definiscono ciò che viene prodotto da un particolare contesto organizzativo, sia questo un ufficio, un gruppo di lavoro, un reparto, una scuola, una classe. Per esempio un’organizzazione può fornire attività di consulenza esterna, servizi offerte alle famiglie, ai bambini, agli adolescenti, alla cittadinanza, servizi di cura e di assistenza, servizi di formazione, ecc.. Per il tirocinante l’obiettivo di questa prima fase informativo-conoscitiva non si limita soltanto ad individuare gli aspetti giuridico-istituzionali che caratterizzano ciascun ente, ma dovrebbe essere anche quello di sollecitare una riflessione formativa a valenza professionalizzante favorendo la comprensione delle modalità con cui i diversi professionisti: 1) interpretano il contesto nel quale lavorano; 2) traducono nella pratica un mandato istituzionale e le finalità dichiarate in progetti educativi/formativi; 3) rendono chiari i vincoli entro cui la professione viene esercitata. 9 Strumenti Di seguito si propone una scheda da utilizzare come griglia di interpretazione del contesto nel quale si entra come tirocinante. L’organizzazione formale Fase conoscitiva – descrittiva Questa fase si realizza solitamente nel primo contatto con l'ente. Può essere approfondita in corso d’opera utilizzando le conoscenze che emergono dai colloqui con esperti e dai documenti consultati Descrizione dell'ente o dell'azienda Denominazione e natura giuridica dell'ente Es: ente pubblico, azienda privata (industria, commercio, artigianato, ecc.) servizi alle persone e terzo settore (volontariato, cooperative sociali, ecc.) Ambito d'intervento Domanda di formazione, produzione di risposte formative, qualità della formazione, sistemi di erogazione, gestione delle competenze e valutazione delle risorse, ecc. Tipologia professionale degli operatori Profili, ruoli professionali (operatori e responsabili di uffici di formazione, tutor, coordinatori, esperti consulenti, esperti in gestione delle competenze, direttori didattici, ecc.) Compiti istituzionali Possono essere evidenziati finalità e compiti connessi con il settore di intervento considerato (le informazioni possono essere ricavate, secondo i casi, dalla legge istitutiva e successive modifiche, dallo statuto e dall'eventuale regolamento, da delibere, direttive, ordini di servizio, ecc.) Struttura Organizzazione interna, organi, numero e profilo professionale degli addetti, con rapporto di lavoro stabile o a contratto, come collaborazione esterna, come attività di volontariato .................................. Sinergie con altri enti Delimitazione territoriale, collaborazioni, sinergie, possibili interferenze con altri enti, servizi aventi analoghe competenze o finalità Storia dell’ente La storia può estendersi, a partire dai dati cronologici e dalle vicende essenziali, all'entità e qualità dei servizi resi, ai controlli e alle verifiche operanti, ai cambiamenti di indirizzi e metodi, con particolare riguardo all'ultimo triennio. 10 2. La pratica Entrare dentro un contesto organizzativo non significa soffermarsi soltanto su ciò che l’organizzazione ed i suoi membri dichiarano di perseguire, ma implica la capacità di osservare la pluralità di pratiche di lavoro che vi si riscontrano. Una pratica può essere intesa come “ciò che i professionisti fanno in uno specifico contesto” e aiuta a definire quindi che tipo di professionisti sono (pratica=attività=insieme di azioni specifiche). Per comprendere la professionalità di un educatore professionale, di un educatore dell’infanzia, di un animatore socio-culturale è necessario quindi prendere in considerazione le attività che vengono svolte e come queste vengono interpretate dalle persone che le gestiscono (es: un educatore dell’infanzia gestisce il rapporto con i genitori e gli attribuisce un suo specifico significato. Il tirocinante può osservare come questa attività viene svolta dai diversi educatori e come questi la interpretano in modo differente). La pratica indica quindi ciò che gli attori organizzativi fanno e che significato danno a quello che fanno in quello specifico contesto (schema 1). Schema 1 Per un tirocinante può essere proficuo provare ad intercettare le pratiche che caratterizzano il contesto nel quale è inserito. Per esempio: - pratiche di cura; - pratiche di progettazione; - pratiche formative (formazione d’aula); - pratiche di accompagnamento; - pratiche di valutazione; - pratiche di ascolto; - pratiche di amministrative; - pratiche di controllo; - pratiche di insegnamento; - ecc. Ciò che fanno i professionisti Pratica lavorativa Con chi negoziano quello che fanno Il significato che attribuiscono a quello che fanno E’ quindi chiara la complessità di un’organizzazione, anche piccola, in cui i professionisti possono partecipare a molte pratiche di lavoro, pur avendo ruoli diversi e competenze differenti. Per il tirocinante si tratta di comprendere alcuni aspetti: quali pratiche caratterizzano il contesto osservato, quali sono ritenute più importanti e significative dagli attori coinvolti, con chi devono confrontarsi, quali sono i problemi che incontrano. Possiamo distinguere una lettura delle pratiche significative che caratterizzano il contesto (per esempio, dentro un asilo nido si riconoscono più pratiche: pratiche di accoglienza, pratiche ludiche, pratiche narrative, pratiche di comunicazione con la famiglia) e una descrizione specifica di ogni pratica (le modalità con cui ogni pratica, ogni attività individuata si realizza). 11 Strumenti Di seguito si propongono due schede da utilizzare come griglia per: 1) classificare le pratiche caratterizzanti un contesto (Scheda 1); 2) descrivere ogni singola pratica (Scheda 2). Scheda 1 Pratiche caratterizzanti il contesto Nome pratica 1: (es: pratica di accoglienza) ... Nome pratica 2: (es: pratica di progettazione) ... Nome pratica 3: (es: pratica di ascolto) ... Nome pratica 4: ... Nome pratica 5: ... Nome pratica 6: ... Nome pratica 7: ... Nome pratica 8: ... 12 Scheda 2 Descrivere una singola pratica Nome pratica 1: Nome pratica 2: Nome pratica 3: Nome pratica 4: Nome pratica 5: Nome pratica 6: Nome pratica 7: Chi vi partecipa? Che ruolo gioca l’educatore, animatore o altro professionista? Che ruolo hanno gli altri soggetti coinvolti (bambini, adulti)? Che strumenti utilizza l’educatore, animatore? Che problemi incontra l’educatore, animatore durante l’attività? Come tenta di risolverli? Quali competenze ritieni siano necessarie per svolgere questa pratica? Quanto tempo richiede per essere svolta? Quali obiettivi persegue? 13 3. I professionisti Comprendere che cosa significa diventare un professionista implica prendere contatto con l’esperienza di chi già è esperto: della sua storia di formazione e di ciò che fa in uno specifico contesto. Questo comporta interrogarsi su: qual è la storia formativa del professionista con cui sto facendo tirocinio? A quali pratiche partecipa/non partecipa in questo particolare contesto di lavoro? Si tratta di descrivere quello che le persone fanno e come si collocano rispetto al contesto di lavoro. Infatti, il significato che assume una pratica dipende in parte dal singolo professionista (per esempio un animatore può interpretare la sua principale attività come quella di gestire le attività ludiche piuttosto che attività di gestire la dimensione progettuale) e chiama in causa parallelamente anche il contributo degli altri professionisti che nel lavoro quotidiano legittimano o minimizzano la significatività di tale pratica (gli altri possono interpretare la stessa attività in modo differente). Osservare un professionista al lavoro significa quindi “rubare con gli occhi” un sapere che altrimenti resterebbe patrimonio del singolo soggetto (esperto). Entrare dentro un’organizzazione richiede di potersi soffermare e riflettere sulla figura professionale che a noi interessa. Strumenti Di seguito si propone una scheda da utilizzare come griglia per descrivere una figura professionale (Scheda 1). Esempio di come la scheda 1 può essere compilata dal tirocinante Descrizione della figura professionale: educatore professionale A quali pratiche partecipa? Che ruolo gioca in queste attività? Pratiche di organizzazione: organizzazione dell’intervento di formazione E’ il responsabile Pratiche di progettazione: attività di progettazione Pratiche narrative: negoziazione degli obiettivi, metodologie e contenuti con il committente ……… Tenta di capire come soddisfare una bisogno… Che ruolo hanno gli altri soggetti coinvolti (bambini, adulti)? ……… Che problemi incontra il durante l’attività? Incertezza nel comprendere il bisogno dell’utente Compartecipano Che strume nti utilizza ? Saperi person ali e derivati dall’esp erienza ……… Come tenta di risolverli? ……… ……… ……… ……… ……… ……… ……… ……… Parla con alcuni colleghi e familiari Quali competenze dimostra di possedere per svolgere questa pratica? Capacità di ascolto e di interpretazione 14 (Scheda 1) Descrizione della figura professionale:... A quali pratiche partecipa? Che ruolo gioca in queste attività? Che ruolo hanno gli altri soggetti coinvolti (bambini, adulti)? Che strumenti utilizza? Che problemi incontra durante l’attività? Come tenta di risolverli? Quali competenze dimostra di possedere per svolgere questa pratica? 15 3. Il tirocinio come esperienza di apprendimento riflessivo Valutare l’attività di tirocinio costituisce indubbiamente un’operazione complessa per la molteplicità delle variabili in campo e per la conseguente difficoltà di disporre di sufficienti strumenti e di adeguati criteri di valutazione. Per valutazione non si deve intendere la sola attività finale in cui si fa il bilancio dell’esperienza, ma può essere interpretata come un processo di ricerca e di validazione in corso d’opera dei saperi personali. Al riguardo, le schede presentate in precedenza possono essere utilizzate come promemoria per stendere la relazione finale ma anche come lenti di interpretazione da utilizzare durante il tirocinio. La relazione finale infatti non è un atto formale che testimonia una competenza acquisita, ma è un momento per il tirocinante di riflessione sull’esperienza vissuta e di comprensione della portata formativa e orientativa. Esempio di traccia 1. Parte descrittiva: descrizione del contesto. a) b) c) d) e) Dimensione istituzionale Obiettivi dichiarati Pratiche significative che lo caratterizzano Professionalità coinvolte nell’attività Ruolo e compiti di tali professionalità 2. Parte riflessiva: che cosa ho imparato. a) b) c) d) Descrizione delle attività a cui si è partecipato Come tirocinante novizio che cosa pensi ti differenzi dall’/dagli esperto/i che hai incontrato? L’evento, la situazione, l’attività che mi ha fatto riflettere di più. Perché? Quali idee, rappresentazioni del contesto o/e della professione ho cambiato rispetto a quando sono entrato come tirocinante? e) Che cosa ho imparato dalle pratiche a cui ho assistito o partecipato? 16 CRITERI PER LA STESURA DELLA RELAZIONE FINALE DI TIROCINIO La relazione finale di tirocinio descrive in modo sintetico l’attività svolta dallo studente all’interno dell’azienda/organizzazione. Lo standard di lunghezza per la relazione finale di tirocinio è pari a massimo 10 cartelle di circa 2000 battute per pagina spazi inclusi. La relazione deve contenere: 1) un’introduzione in cui si espongono gli obiettivi formativi del tirocinio; 2) la descrizione dell’ente ospitante; 3) la descrizione degli incarichi svolti dal tirocinante durante il periodo di stage; 4) la descrizione dei risultati raggiunti. Per un esempio di traccia vedere la pagina 16. Nella relazione occorre che: • le informazioni siano complete e, per quanto è possibile, chiare; • le informazioni principali siano fornite in modo sintetico, essenziale, nel testo del documento; • le informazioni secondarie (interviste, note, materiali documentari raccolti, siti internet consultati, ecc.) siano reperibili in Appendici od in altri documenti, di cui vengono, citati gli estremi; Nella copertina e nel frontespizio saranno indicati: • Ente od organizzazione (in questo caso è l’Università degli Studi di Siena, Corso di Laurea magistrale in “Pedagogia dei processi formativi e ricerca filosofica) • Titolo: sintetico, generalmente meno di tre righe • Autore del documento (rendendo evidenti Nome e COGNOME) e relativa firma • i nomi e le firme dei Tutor, con l’indicazione della loro rispettiva “affiliazione” (es.: Dpt. universitario XYZ o Ditta ABC) • Data di emissione (in questo caso sarà: Anno Accademico ____-____); • Numero di pagine da cui è composto il documento (numerazione a piede pagina del tipo: 1 di 52, 2 di 52, ecc.). Un esempio di frontespizio è riportato nell’allegato 1, pagina 18. 17 Allegato 1 UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI SIENA FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA DI AREZZO Corso di Laurea in Scienze della formazione e dell’educazione Indirizzo …. RELAZIONE DI TIROCINIO SU (QUI TITOLO SINTETICO) Candidato: Nome COGNOME ______________________ firma:___________________________ Tutor universitario Dott./Prof.. Nome COGNOME ______________________________________________________ Dipartimento di _________________________________________________________________ Tutor interno all’organizzazione Dott. / Sig. Nome COGNOME _____________________________________________________ Luogo: _______________________________________________________________________ Anno Accademico 2009-2010 18