2003
”LA PRIVATIZZAZIONE DEL
RAPPORTO DI LAVORO E LA
GESTIONE STRATEGICA DEL
PERSONALE”
R. Giovannetti UNIVERSITA’
C.CATTANEO CASTELLANZA (VA)
2003
PERCORSO
• LE NUOVE REGOLE DEL LAVORO PUBBLICO
– Inquadramento culturale della riforma
– Inquadramento tecnico-giuridico della riforma
– Approfondimento sui poteri datoriali
– Approfondimento sui rapporti legge-contratto
• NUOVI SISTEMI DI GESTIONE DEL LAVORO
PUBBLICO
2003
PRIVATIZZAZIONE DEL RAPPORTO
DI LAVORO
STRUMENTI AVANZATI DI
GESTIONE DEL PERSONALE
e GESTIONE DELLE RELAZIONI
SINDACALI
2003
INQUADRAMENTO CULTURALE
DELLA RIFORMA DEL LAVORO
PUBBLICO
2003
LA RIFORMA DEL LAVORO PUBBLICO
 Accrescere l’efficienza
 Razionalizzare costo del
personale e contenere la spesa
entro i vincoli di finanza pubblica
OBIETTIVI
 Realizzare la migliore
utilizzazione delle risorse umane
attraverso cura della formazione e
applicazione di condizioni uniformi
a quelle del lavoro privato
2003
FLESSIBILIZZAZIONE
DELL’ORGANIZZAZIONE
Riduzione del ruolo della legge e valorizzazione
degli atti organizzativi, fino alla configurazione
privatistica degli atti determinativi
dell’organizzazione degli uffici
2003
PIU’ FLESSIBILITÀ NELL’UTILIZZO DEL
FATTORE LAVORO E RAFFORZAMENTO
ORIENTAMENTO AI RISULTATI
La “privatizzazione” dei
rapporti di lavoro
Nell’ambito dei rapporti di lavoro la posizione della p.a.
viene assimilata a quella del privato datore di lavoro
P.A. = datore di lavoro privato
2003
IL PERNO DELLA RIFORMA:
ATTIVARE CIRCUITI DI RESPONSABILITA’
 La riforma punta molto sulla dirigenza, direttamente
responsabilizzata nella sfera della gestione
 Si prevedono meccanismi per stimolare la dirigenza,
imitando l’azione che il mercato svolge nei confronti
delle imprese
 L’accento viene posto non più sul valore garantistico
della legalità (che ovviamente permane), bensì sui
principi
aziendalistici
di
efficacia,
efficienza,
economicità
LE CULTURE ECONOMICA ED ORGANIZZATIVA CHIEDONO
SPAZIO A QUELLA GIURIDICA
2003
L’ATTUAZIONE DELLA RIFORMA
I risultati della riforma dipendono in gran parte dalle
azioni di riorganizzazione condotte dagli enti
• Riduzione del ruolo della
legge
• Autonomia organizzativa
• Configurazione privatistica
dell’organizzazione degli
uffici
• Responsabilizzazione a tutti i
livelli
LIBERAZIONE
DI ENERGIE E
SPAZI DI
AZIONE
2003
INQUADRAMENTO GIURIDICO
DELLA RIFORMA DEL LAVORO
PUBBLICO
2003
IL LAVORO PUBBLICO
CONTRATTI
LEGGE
LAVORO
PUBBLICO
ATTI
PUBBLICISTICI
POTERE
DATORIALE
2003
LA RIFORMA
 Traccia il confine tra “ambiente pubblicistico” e
“ambiente privatistico”
 Definisce entro precisi confini le specificità del lavoro
pubblico
 Introduce, definisce e disciplina la fonte contrattuale
(collettiva e individuale)
 Introduce, definisce e disciplina il potere di
organizzazione e gestione del datore di lavoro pubblico
 Supera la specialità del lavoro pubblico
2003
IL CONFINE TRA “AMBIENTE PUBBLICISTICO” E
“AMBIENTE PRIVATISTICO
ART. 2 CO. 1 D. LGS. 165/2001
Le amministrazioni pubbliche definiscono, secondo principi
generali fissati da disposizioni di legge e, sulla base dei
medesimi, mediante atti organizzativi, secondo i rispettivi
ordinamenti:
- Linee fondamentali di organizzazione degli uffici
- Uffici di maggiore rilevanza
- Modi di conferimento degli incarichi
- Dotazioni organiche complessive
2003
LE SPECIFICITA’ DEL LAVORO PUBBLICO ENTRO
PRECISI CONFINI
ART. 2 CO. 2 D. LGS. 165/2001
I rapporti di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni
pubbliche sono disciplinati dalle disp. del Capo I, Tit. II,
del libro V del codice civile e dalle leggi sui rapporti di
lavoro subordinato dell’impresa, fatte salve le diverse
disposizioni contenute nel presente decreto
2003
INTRODUZIONE DELLA FONTE CONTRATTUALE
ART. 2 CO. 3 D. LGS. 165/2001
I rapporti di lavoro sono regolati contrattualmente sia sul
piano individuale sia collettivo
2003
INTRODUZIONE E DEFINIZIONE DEL POTERE DEL
DATORE DI LAVORO
ART. 5 CO. 2 D. LGS. 165/2001
Nell’ambito delle leggi e degli atti organizzativi pubblicistici
le determinazioni per l’organizzazione degli uffici e le misure
inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte dagli
organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del
privato datore di lavoro
2003
SUPERAMENTO DELLA SPECIALITA’ DEL
LAVORO PUBBLICO
ART. 63 CO. 1 D. LGS. 165/2001
La competenza a decidere su tutte le controversie (tranne
le procedure concorsuali per assunzioni) è devoluta al
giudice ordinario. Il giudice ordinario decide anche sulle
liti legate a comportamenti antisindacali o che riguardano la
contrattazione collettiva
ART. 69 CO. 1 D. LGS. 165/2001
Salvo che per materie sottoposte a riserva di legge, le
norme di pubblico impiego cessano di essere
applicabili a seguito della stipulazione dei contratti collettivi
2003
SITUAZIONI A CONFRONTO
PRE-RIFORMA
 Rapporto di lavoro conglobato nel
“pubblico”
 Rapporto di lavoro costituito e
gestito con atti amministrativi
 Potere dell’amministrazione basato
sulla legge per soddisfare un
superiore interesse pubblico
 Posizione di supremazia speciale
dell’amministrazione
 Per il dipendente, solo posizioni di
interesse legittimo
POST-RIFORMA
 Rapporto di lavoro regolato
negozialmente
 Rapporto costituito con il contratto
individuale e gestito con atti di
diritto comune
 Potere dell’amministrazione
esercitato dai dirigenti con la
capacità e i poteri del privato datore
di lavoro
 Posizioni nel rapporto di lavoro
sullo stesso piano
 Per il dipendente, diritti ed obblighi
2003
DOPO LA RIFORMA
 Trovano applicazione tutte le norme dettate per il
lavoro alle dipendenze dei privati salvo normative
speciali (ad esempio, assunzioni, eccedenze di
personale, incompatibilità..)
 I rapporti di lavoro sono regolati contrattualmente
(viene quindi meno la regolazione unilaterale)
 La pubblica amministrazione, nell’ambito del rapporto
di lavoro, è come il privato datore di lavoro
 C’è il passaggio della giurisdizione al giudice
ordinario
2003
GLI EFFETTI DELLA RIFORMA SUGLI
ATTI DI GESTIONE
 Non è più l’atto di nomina a costituire il rapporto, ma
il contratto individuale
 Gli atti di gestione non sono più atti di diritto
amministrativo, ma atti di diritto comune (muta il
regime giuridico del rapporto)
 Quindi, gli atti di gestione:

non devono essere motivati se non quando
previsto (p.es. dal contratto collettivo)

non vi è decadenza per farne valere l’illegittimità
2003
PRIMA E DOPO LA RIFORMA
PRIMA
DOPO
DIRITTO
AMMINISTRATIVO




LEGALITA’
TIPICITA’
IMPARZIALITA’
FORMALITA’
DIRITTO DEL
LAVORO



COMPOSIZIONE
DI INTERESSI
REGOLAZIONE
DEL CONFLITTO
DIRITTI ED
OBBLIGHI DELLE
PARTI
MANAGEMENT




CONSEGUIMENTO
OBIETTIVI
QUALITA’
ECONOMICITA’
EQUITA’
2003
GLI EFFETTI DELLA RIFORMA SUL
FUNZIONAMENTO ORGANIZZATIVO
 C’è un datore di lavoro che si identifica nel dirigente
 Il dirigente-datore di lavoro, responsabilizzato sui risultati, è chiamato a:

gestire al meglio la “risorsa umana” (motivare, promuovere lo sviluppo
professionale…)

gestire il conflitto (saper negoziare)
 Non basta più solo “amministrare”: è necessario soprattutto “gestire”
 L’organizzazione non è più “un dato esterno alla sua azione”, ma una
“leva gestionale” (da un’organizzazione statica a un’organizzazione
adattiva, flessibile, controllabile ed efficiente)
 L’organizzazione diventa funzionale agli obiettivi (organizzazione e
gestione per obiettivi)
2003
NUOVO MODELLO ORGANIZZATIVO PER LE
AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE
E’ imperniato su due aspetti centrali
ORGANIZZAZIONE
 Processi di delega e snellimento
delle strutture
 Passaggio da una forma
burocratica (piramide) a una forma
decentrata (ragnatela)
GESTIONE
 Utilizzo di sistemi di gestione



programmazione e verifica
degli obiettivi
gestione del personale
tecnologie informatiche e
della comunicazione
2003
FASE PRE-RIFORMA
Attività di diritto pubblico
P. A.
ATTIVITÀ INTERNA
ATTIVITÀ ESTERNA
GESTIONE
GESTIONE
ORGANIZZAZIONE PERSONALE
2003
PRIMA FASE DELLA PRIVATIZZAZIONE
Attività di diritto pubblico
P. A.
Attività di diritto privato
ATTIVITÀ INTERNA
ATTIVITÀ ESTERNA
GESTIONE
GESTIONE
ORGANIZZAZIONE PERSONALE
• individuale
• collettivo
2003
SECONDA FASE DELLA PRIVATIZZAZIONE
Attività di diritto pubblico
P. A.
Attività di diritto privato
ATTIVITÀ INTERNA
ATTIVITÀ ESTERNA
GESTIONE
GESTIONE
ORGANIZZAZIONE PERSONALE
• individuale
• collettivo
2003
IL POTERE DIRETTIVO
DEL DATORE DI LAVORO
2003
IL RAPPORTO PRIVATISTICO
 Potere direttivo
 Potere di vigilanza
 Potere disciplinare
ESERCITA POTERI
PRIVATISTICI
 Divieto di discriminare
 Rispetto dignità
 Tutela professionalità
I POTERI SONO
LIMITATI DAI DIRITTI
DEL LAVORATORE
 Retribuire
 Tutelare la salute
 Tutela ass. e prev.
HA DEGLI
OBBLIGHI
 Mettere a
disposizione il lavoro
 Diligenza,
obbedienza, fedeltà
HA DEGLI
OBBLIGHI
 Diritti patrimoniali
 Diritti personali
 Diritti sindacali
HA DEI
DIRITTI
DATORE DI
LAVORO
PUBBLICO
PRESTATORE
DI LAVORO
2003
Art. 2086 c.c. Direzione e gerarchia nell’impresa
L’imprenditore è il capo dell’impresa e da lui dipendono
gerarchicamente i suoi collaboratori
• I regolamenti aziendali, o “interni” o “di fabbrica”, sono un
complesso di regole predisposte unilateralmente
dall’imprenditore in base al potere di organizzazione e di
direzione della propria azienda, che gli compete in base agli artt.
2086 e 2104 del c.c.
• il prestatore di lavoro deve osservare le disposizioni per
l’esecuzione e la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore.
2003
Contenuti dei “regolamenti aziendali”

Passaggi tra le aree

Conferimento, revoca e valutazione incarichi di P.O.

Completamento disciplina sul trattamento di
trasferta

Recesso consensuale dei dirigenti

Attribuzione di diverso profilo professionale

Part time (per esempio, attività incompatibili)
2003
ART. 2094 Prestatore di lavoro subordinato
E’ prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante
retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio
lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la
direzione dell’imprenditore.
• La natura contrattuale del rapporto di lavoro; tipico contratto di
scambio che consiste nel sinallagma tra retribuzione e attività
lavorativa subordinata.
• La subordinazione consiste nella messa a disposizione delle
proprie forze lavoro a favore dell’altra parte, che le indirizza
secondo i suoi scopi e si esplica nell’assoggettamento della
prestazione ai criteri direttivi del datore.
• Le direttive non riguardano il merito della prestazione ma le
modalità del relativo disimpegno in relazione alle esigenze
dell’azienda.
2003
ART. 2104 Diligenza del prestatore di lavoro
Il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla
natura della prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa
Deve inoltre osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la
disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai
collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende
• Il potere di organizzazione e di direzione spetta al datore di
lavoro.
• La prestazione lavorativa del dipendente deve rispondere agli
obblighi di buona fede nell’adempimento delle obbligazioni.
• Il merito delle disposizioni impartite dal datore di lavoro ai propri
dipendenti non può essere sindacato né dal giudice né dal
lavoratore, a meno che le stesse non siano di impossibile
soluzione oppure illecite, perché contrastanti con norme poste a
tutela dei lavoratori.
2003
Limiti generali al potere del datore di lavoro
DIVIETO DI DISCRIMINAZIONE
• Sono nulli tutti gli atti e i patti diretti a ledere in qualsiasi modo
la posizione del lavoratore per motivi: sindacali, politici, religiosi,
di sesso, etnici, di lingua, di razza.
(Art. 15 Statuto lavoratori; art. 13, legge 903/1977; art. 4,
comma 2, legge 125/1991 )
• Riguarda la maggior parte dei poteri aventi riflessi sul rapporto
di lavoro: trasferimenti, assegnazione di mansioni, sanzioni
disciplinari, incarichi, aumenti retributivi.
• La normativa impone al datore di lavoro un esercizio non
arbitrario e in sostanza imparziale dei propri poteri
2003
I poteri datoriali mirano a soddisfare, in via immediata, non un
interesse esterno e generale, bensì un interesse interno ed
egoistico (l’interesse organizzativo del soggetto datoriale)
• Il potere organizzativo privatistico del datore di lavoro trova
fondamento nel contratto di lavoro subordinato.
• E’ con il contratto individuale che il lavoratore subordinato si
assoggetta, in cambio della retribuzione, al potere organizzativo
dell’imprenditore e agli atti direttivi unilaterali che ne sono
espressione.
• Il potere organizzativo privatistico si esprime attraverso atti
di autonomia negoziale (atti di gestione).
• Gli atti unilaterali di organizzazione sono espressione del potere
direttivo e della supremazia di “diritto comune” conferiti al datore
di lavoro dal diritto di credito della prestazione lavorativa, che
nasce a sua volta dal contratto che ha costituito il rapporto di
lavoro
2003
GLI ATTI DI GESTIONE
come espressione del potere datoriale privato
• Regolamenti interni
• Contratti individuali di lavoro
• Comunicazioni del competente dirigente
• Gli atti di gestione NON devono assumere la forma e il
contenuto di un atto amministrativo: deliberazione.
determinazione, decreto, ordinanza
• La motivazione non è un elemento necessario della
decisione, se non quando è prescritta dalla legge o dal
CCNL
2003
Sindacabilità degli atti organizzativi e di gestione del
personale
adottati dal datore di lavoro privato
Nel regime privatistico gli atti di organizzazione e di
gestione del personale, essendo manifestazione di
autonomia negoziale, sono sindacabili solo con
riferimento ai vizi tipici dell’attività di diritto privato e in
particolare con riferimento all’eventuale violazione dei
diritti risultanti da norme di legge e dalle disposizioni
dei contratti collettivi e del contratto individuale di
lavoro, nonché con riferimento alla correttezza e
buona fede nella esecuzione del contratto di lavoro.
2003
Sindacabilità degli atti organizzativi e di gestione del
personale
adottati dal datore di lavoro privato
• La tendenziale irrilevanza giuridica, nel diritto privato,
dei motivi concreti degli atti negoziali, comporta la
impossibilità, oltre i limiti detti, di un sindacato sui
motivi degli atti organizzativi e di gestione del
personale posti in essere dal datore di lavoro e la
impossibilità di configurare, rispetto ad essi, vizi
analoghi a quello dell’eccesso di potere.
• I poteri del datore di lavoro sono assoggettati al
controllo sindacale ma non a quello giudiziario
2003
Ruolo e responsabilità di risultato della dirigenza
Riconoscimento delle “prerogative manageriali” cioè del
potere, peculiare del management, di fissare unilateralmente
regole e assetti dell’organizzazione
• Potere di fatto: nel senso che il suo esercizio si riflette
solo indirettamente sulla posizione di lavoro; si esprime
quando il datore di lavoro, nel definire unilateralmente gli
assetti organizzativi, decide di sopprimere strutture o
servizi, con riflessi indiretti sui lavoratori che vi sono
addetti
• Il “buon andamento” non costituisce più un criterio di
valutazione di ogni singolo atto della P.A., ma il
risultato atteso dell’azione complessiva posta in
essere dalla dirigenza anche attraverso l’esercizio dei
poteri datoriali
2003
La dirigenza viene dotata di ampi autonomi poteri
organizzativi e di gestione: Questo però ha un prezzo.
Il prezzo è che l’operato della dirigenza non è più
sottoposto ad un giudizio di regolarità formale dei
singoli atti, ma ad un giudizio sul complessivo
risultato della gestione. E poiché non soltanto le
scelte, ma anche le “non scelte” dei dirigenti in tema
di gestione del personale hanno un costo,
l’immobilismo e l’acquiescenza alle tradizionali
logiche burocratiche hanno
un costo,
non
rappresenteranno più una garanzia, non “copriranno”
più i dirigenti”
(D’Orta, in comm. Carinci, 452)
2003
I RAPPORTI TRA LA LEGGE E IL
CONTRATTO COLLETTIVO
2003
DEROGABILITA’ DELLE DISCIPLINE DI LEGGE,
REGOLAMENTO O STATUTO
ART. 2 D. LGS. 165/2001
Eventuali disposizioni di legge, regolamento o statuto, che
introducano discipline dei rapporti di lavoro la cui applicabilità
sia limitata ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche, o a
categorie di essi, possono essere derogate dai successivi
contratti o accordi collettivi e, per la parte derogata, non sono
ulteriormente applicabili, salvo che la legge disponga
espressamente in senso contrario
2003
AUTOMATICA CADUCAZIONE DELLE DISCIPLINE
DEL PUBBLICO IMPIEGO
ART. 69 D. LGS. 165/2001
Cessazione delle disposizioni di legge generali o speciali del
pubblici impiego dal momento della sottoscrizione dei
contratti 1998/2001
2003
COMPETENZA ESCLUSIVA DEI CONTRATTI A
DEFINIRE TRATTAMENTI ECONOMICI
ART. 2 D. LGS. 165/2001
L’attribuzione
di
trattamenti
economici
può
avvenire
esclusivamente mediante contratti collettivi o, alle condizioni
previste, mediante contratti individuali. Le disposizioni di legge,
regolamenti o atti amministrativi che attribuiscono incrementi
retributivi non previsti da contratti cessano di avere efficacia a far
data dall’entrata in vigore dal relativo rinnovo contrattuale. I
trattamenti economici più favorevoli in godimento sono riassorbiti
con le modalità e nelle misure previste dai contratti collettivi e i
risparmi di spesa che ne conseguono incrementano le risorse
disponibili per la contrattazione collettiva
2003
I SISTEMI DI GESTIONE DEL
PERSONALE
2003
La gestione del personale consiste nello sviluppo di un
insieme di azioni di direzione, impulso, motivazione e
controllo del personale, finalizzate al perseguimento di
determinati obiettivi
La politica del personale è l’insieme delle intenzioni,
degli obiettivi e dei princìpi ispiratori espressi in materia di
personale dalla “direzione generale” dell’organizzazione
per definire il corso delle azioni relative
2003
La gestione delle risorse umane
Una visione integrata supportata da un processo di
comunicazione continua
2003
La gestione del personale si realizza nella modalità
di organizzazione del lavoro, nelle relazioni che si
attuano e nei sistemi di gestione messi in campo
dall’organizzazione
ORGANIZZAZIONE
DEL LAVORO
SISTEMI DI
GESTIONE DEL
PERSONALE
RELAZIONI
INTERPERSONALI
2003
ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
RUOLI / MANSIONI
UFFICI / SERVIZI
STRUTTURE ORGANIZZATIVE
PROCEDURE/PROCESSI
2003
TENDENZE GENERALI DI RIORGANIZZAZIONE
Il processo
tende a
ricomporsi ...
la divisione
verticale del
lavoro si attenua...
La tecnologia
incorpora le
attività meno
qualificate ..
Le persone e le
conoscenze
diventano
centrali..
• Flessibilità del sistema
operativo
• innovazione e problem solving
diffusi
• velocità di risposta e
prontezza intrinseca
• Capacità di produrre qualità
• riduzione costi di
coordinamento e controllo
• figure ad alta qualificazione
• servizio al cliente
2003
Verso l’organizzazione flessibile
 il gruppo di lavoro diventa centrale rispetto al singolo
lavoratore
 l’autoregolazione interna del gruppo di lavoro prevale rispetto
alla regolazione esterna della gerarchia
 la ridondanza di skill è preferibile alle specializzazioni
 l’individuo controlla i processi e la tecnologia ed è
responsabile dei risultati
 la discrezionalità subentra alla prescrittività
 varietà del lavoro e flessibilità dei ruoli
2003
L’organizzazione flessibile:
attenuare i confini verticali
decisioni solo
al vertice
decisioni
distribuite
informazione
accentrata al
vertice
informazione
diffusa e condivisa
competenze generali
e leaderhip al vertice,
competenze tecniche
alla base
competenze diffuse
ricompense basate
sulla posizione
ricompense basate
sui risultati
2003
Il passaggio dalla leadership accentrata a quella distribuita
Alta
direzione
che gestisce
aspetti operativi
Managers
intermedi come
guardiani delle
politiche aziendali
La trasformazione realizzata
dalle aziende migliori
Operatori di linea che
eseguono le disposizioni senza
curarsi delle misure di performance
Alti
dirigenti
come
strateghi e
agenti del
cambiamento
Team leader che
danno potere al
gruppo per
migliorare i processi
Gruppi di lavoro che
governano processi
e misure di performance
2003
L’organizzazione flessibile:
attenuare i confini orizzontali
• Enfasi sul rapporto con i clienti
• utilizzo esteso dei team
• aggregazione e disaggregazione frequente di
unità
• riorientamento organi di staff
• sviluppo capacità di apprendimento
organizzativo
2003
Impiego esteso di team
Team di lavoro
team di
integrazione
management
team
team di
miglioramento
riducono le barriere
orizzontali interne al
nucleo operativo e alla
linea manageriale
intermedia
2003
Direzione del personale: un sistema a
responsabilità diffusa
• la responsabilità per le politiche e la gestione del personale è
riportata alla dirigenza, in base all’assetto organizzativo e di
ruoli che l’ente si è dato
• i dirigenti non sono specializzati nelle materie inerenti la
gestione del personale, ma come responsabili degli obiettivi
delle strutture intervengono nelle principali scelte di merito
nelle quali si esprime il potere del datore di lavoro
• la struttura centrale del personale si orienta verso una logica di
servizio; essa è preposta all’impostazione e alla verifica della
complessiva politica del personale, con la funzione di preparare
e sostenere le scelte di indirizzo di pertinenza dell’organo di
indirizzo politico ed anche il coordinamento attuato dagli organi di
direzione generale
2003
La direzione del personale nel nuovo contesto
della riforma del lavoro pubblico
Si chiede alla dirigenza di assumere ed esercitare realmente i
poteri che la legge concede, nel positivo e nel negativo:
• selezionare
• motivare
• valutare, premiare e sanzionare
• definire e gestire i processi di mobilità
• gestire le relazioni sindacali
momenti di verità della capacità di gestione delle risorse
umane
2003
Linee di evoluzione per le funzioni
del personale
2003
Direzione del personale:
un sistema a responsabilità diffusa…...
• la responsabilità per le politiche e la gestione del personale
spetta all’alta dirigenza in base all’assetto organizzativo e di
ruoli che l’azienda si è data
• i dirigenti, peraltro, non sono, né devono, essere
specializzati nelle materie inerenti la gestione del personale,
ma come responsabili degli obiettivi affidati alle rispettive
strutture intervengono nelle principali scelte di merito nelle
quali si esprime il potere del datore di lavoro
2003
……e clienti differenziati
• in corrispondenza la struttura centrale del personale si
orienta verso una logica di servizio, rivolta a una
pluralità di “clienti” che esprimono esigenze
differenziate
• essa è però anche preposta all’impostazione e alla
verifica della complessiva politica del personale, con
una funzione quindi orientata a preparare e sostenere le
scelte di indirizzo e il ruolo di coordinamento di
pertinenza della direzione generale
2003
Complessità della direzione del personale:
specializzazioni rilevanti
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
giuristi e avvocati del lavoro
psicologi
esperti di stipendi e contributi
analisti dei costi
economisti del lavoro
contrattualisti/negoziatori
formatori
analisti/progettisti di organizzazione
medici del lavoro
esperti di sicurezza
esperti di sistemi informativi e software
…….
2003
Complessità della direzione del
personale: tempi e ritmi di azione
• Stipendi e contributi : le scadenze certe del
quotidiano
• formazione, sviluppo, cambiamento: traguardi di
medio lungo periodo e non facile valutazione
• relazioni sindacali: operare tra pause e accelerazioni
• pianificazione, valutazioni: l’orizzonte annuale si sta
imponendo
• assunzioni, selezioni: verso una logica di progettocommessa ( i tempi sono negoziati insieme alle altre
condizioni del rapporto fornitore-cliente)
2003
I processi di gestione del personale
• Definizione,
comunicazione e
verifica delle politiche
generali del personale
• pianificazione
• valutazione
• fanno parte dell’attività di
governo dell’azienda. Si tratta
di stabilire regole e indirizzi, di
comunicarli, di farli rispettare;
hanno l’interlocutore e il
destinatario principale nel
vertice strategico
dell’organizzazione e
interessano poi particolarmente
tutta la linea del management
intermedio che deve divenirne il
braccio realizzatore
2003
I processi di gestione del personale
• Acquisizione e
selezione del
personale
• hanno a che fare con il
mercato del lavoro e con i
soggetti attivi in questo ambito;
in questo caso è forte la
proiezione
all’esterno
dell’azienda, tanto che tra i
destinatari principali dei servizi
svolti si devono considerare
tutti i possibili candidati
all’assunzione e quindi la
società esterna nel suo insieme.
2003
I processi di gestione del personale
• Gestione ordinaria
• formazione
• destinazione e
mobilità
• disciplina
• contenzioso
• attività destinate al supporto
della gestione corrente e degli
organi aziendali che ne sono
responsabili (alta dirigenza,
managers intermedi, quadri), in
relazione al normale
espletamento del rapporto di
lavoro ed anche a momenti
critici che richiedono
particolare sostegno
2003
I processi di gestione del personale
• Gestione retribuzioni e
previdenza
• servizi ai dipendenti
• Sono attività ricolte al personale
anche come servizi che
l’azienda mette a disposizione
come una sorta di welfare
aziendale, rivolto ai dipendenti
e a volte esteso anche alle loro
famiglie e protratto fin oltre il
pensionamento
2003
I processi di gestione del personale
• Relazioni sindacali
• vedono il supporto agli organi
aziendali combinarsi con il
confronto con le rappresentanze
sindacali interne ed esterne
all’azienda
e
quindi
l’esposizione a un ambiente più
ampio, influenzato anche da
soggetti politici e istituzionali e
sotto l’attenzione particolare
degli organi di informazione e
della pubblica opinione.
2003
Funzioni del personale e soggetti di
riferimento
Organi
Funzioni 
Pianificazione
Selezioni/
assunzioni
Destinazione/
Mobilità
(…..)
Organi
specialistici
interni
Capi di linea
Alta direzione Consulenti/
fornitori di
servizi
2003
DIRIGENTI
ALTRI
RUOLI
DI STAFF
PROFESSIONISTI DEL
PERSONALE
FORNITORI
DI SERVIZI
•candidati alle selezioni
•fornitori di servizi
•avvocati
•giudici del lavoro
•sindacati territoriali
•uffici del lavoro
•agenzie di intermediazione
•enti fiscali e previdenziali
•istituti di formazione
2003
Soggetti esterni
all’azienda
DIREZIONE
DEL
PERSONALE
Soggetti esterni
e interni all’azienda
che influenzano la
direzione del personale
Soggetti interni
all’azienda
consiglio di amministrazione
vertice strategico
alta e media dirigenza
quadri intermedi
altri dipendenti
rappresentanze sindacali interne
2003
La direzione del personale: gli aspetti
critici
• gestire la complessità della funzione: per soggetti, specializzazioni,
processi e fasi, ambiti organizzativi di riferimento
• attivare un sistema a responsabilità diffusa… e clienti differenziati …
• …in modo da definire ruoli multipli, ma chiaramente responsabilizzati
• integrarsi con le altre funzioni che incidono sull’organizzazione
(organizzazione, sistemi informativi, controllo di gestione...)
• bilanciare i due mercati del lavoro: interno ed esterno
• realizzare un sistema informativo come risorsa e condizione chiave di
evoluzione delle funzioni del personale
2003
L’assetto organizzativo delle funzioni del
personale
Le funzioni di direzione del personale come organo di
staff
• criticità degli organi si staff; si possono avere tensioni con la linea,
duplicazioni di funzioni e costi, contraddizione tra funzione di servizio
e regolazione/coordinamento
• si possono così individuare le seguenti funzioni:
– funzioni di corporate
– servizi professionali e consulenziali
– servizi operativi
direzione del personale
apporti esterni
automatizz.ne e servizi
esterni
2003
L’assetto organizzativo delle funzioni del
personale
L’inserimento della funzione del personale nella macrostruttura
• diretta collaborazione con il vertice dell’ente
• evitare la collocazione al’interno di funzioni ampie
L’assetto organizzativo interno della funzione
• divisione diffusa per “materia”:gestione giuridica, economica, rel.
Sindacali, ..
• Suddivisione “per poli di competenza”; si aggiungono funzioni
(formazione, sistema informativo..) con orientamento al servizio
• Suddivisione per clienti finali (dirigenti, dipendenti..)
• Unità decentrate
• schema organizzativo per progetti
2003
Ruoli multipli nella direzione del personale
Si tratta quindi di un’attività professionale organicamente
inserita nell’organizzazione (a responsabilità diffusa) e rivolta a
promuovere efficacia ed efficienza nell’utilizzo delle risorse
umane
• Gestore di servizi: assicura il
funzionamento efficiente dei
fondamentali sistemi operativi del
personale
• Promotore delle risorse umane:
stimola contributi elevati di
impegno e competenza
• Partner strategico: allinea i
meccanismi operativi del
personale con le politiche generali
• Agente di cambiamento:
accompagna la trasformazione
organizzativa
2003
FOCALIZZAZIONE SUL
FUTURO, SULLE STRATEGIE
PARTNER
STRATEGICO
AGENTE DEL
CAMBIAMENTO
PERSONE
PROCESSI
GESTORE
DI SERVIZI
PROMOZIONE
DEL PERSONALE
FOCALIZZAZIONE SUL QUOTIDIANO, SULL’OPERATIVITA’
2003
Funzioni proprie del personale
Funzioni
proprie delle
strutture
specialistiche
• standardizzazione (regole
e programmi)
• prestazione di servizi
interni
• gestione di relazioni
esterne (ruoli di confine)
Funzioni svolte in congiunzione con la linea
Funzioni decentrate alla linea
2003
Linee di evoluzione dell’offerta di servizi
(processi operativi di gestione del personale)
E’ utile considerare distintamente i principali macro-processi:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
pianificazione, definizione
dei fabbisogni
acquisizione e selezione
destinazione
gestione ordinaria (del
quotidiano)
retribuzione e gestione
previdenziale
valutazione
formazione e sviluppo
servizi vari (accessori)
contenzioso
relazioni sindacali
Per individuare le modalità di gestione più
adeguate per ciascuna attività:
• staff centrali
• decentramento alla linea
• centri di servizi
• centri di expertise
• fornitori esterni
2003
Dai processi operativi alle strategie e al
cambiamento
La reimpostazione (reengineering) dei servizi base
del personale (processi operativi) è la condizione
prima per poter affrontare gli aspetti ove è
maggiore l’orientamento alle persone e alle
strategie:
• promozione delle risorse umane
• partnership strategica
• gestione del cambiamento
2003
Gestire il mercato interno del lavoro: il
marketing del personale
•
•
–
–
–
–
–
•
•
•
•
•
Sviluppo di marketing interno e comunicazione diretta
segmentazione di politiche e interventi:
dirigenti
capi intermedi o quadri
specialisti/ professionals
categorie particolari
altro personale
attivazione canali differenziati (diretto, gerarchico, sindacale…)
focalizzazione sulla gestione delle competenze
gestione attiva dei processi di mobilità interna ed esterna
attivazione di sistemi informativi (curriculum, professionale)
comunicazione diffusa e dal basso (sondaggi d’opinione, ecc.)
I “canali” del marketing interno
2003
DIREZIONE DEL PERSONALE
SINDACATI
RSU
DIPENDENTI
DIRIGENTI
CAPI/QUADRI
2003
Bilanciare i due mercati del lavoro
MERCATO
INTERNO
• attivazione canali
• comunicazione
diretta
• profili
professionali
• progressione
orizzontale e
verticale
• valutazioni
• mobilità interna
MERCATO ESTERNO
• formule contrattuali atipiche
• contratti ad personam
• selezioni pubbliche
• mobilità esterna
• comunicazione esterna
• rapporti con centri di
formazione
2003
DIRETTORE GENERALE
PERSONALE
MERCATO INTERNO DEL LAVORO
MERCATO ESTERNO DEL LAVORO
2003
Integrazione delle funzioni che orientano
l’organizzazione
Il problema si pone tra:
• le diverse funzioni
come organizzazione,
sistemi informativi,
controllo di gestione,
personale
• tra le stesse e i livelli di
direzione complessiva
dell’ente
• tra le stesse e i
responsabili a livello
decentrato
Si può affrontare:
• diffondendo una base comune di
competenze economiche,
informatiche, organizzative
• attivando processi di
pianificazione congiunta
• attivando sistemi operativi
integrati, che facciano convergere
gli sforzi in un unico ambito di
attenzione
• con rotazione di persone nei
diversi ruoli e sentieri di carriera
“trasversali”
2003
Sistema informativo del personale
• Costituisce lo snodo cruciale per tutti i precedenti punti di evoluzione
(condizione essenziale di fattibilità)
• ha una pluralità di clienti/utilizzatori
• è il legante di tutte le attività di direzione del personale
• concezione unitaria e governo centrale del sistema
• accesso e intervento decentrato: può essere selettivo per materia
• si possono distinguere due principali sotto-sistemi.
 retribuzioni
 sviluppo risorse umane
2003
Le Funzioni Manageriali oggi
•
•
•
•
•
•
Definire, chiarire, comunicare Obiettivi
Pianificare (breve - medio/lungo)
Organizzare (delegare-distribuire)
Comunicare
Motivare (delegare, riconoscere, ascoltare…..)
Verificare, controllare, Valutare (BDG,
Valutazione RU, Piani…)
• Sviluppare (formazione, coaching, sperimentaz..)
2003
I SISTEMI DI GESTIONE DEL
PERSONALE
PIANIFICAZIONE DEL PERSONALE
DEFINIZIONE DEI RUOLI
VALUTAZIONE
 PROGRESSIONE DI CARRIERA
RETRIBUZIONE E INCENTIVAZIONE
 SELEZIONE
FORMAZIONE
MOBILITA’
2003
STRATEGIA/
STRUTTURA
PROCESSI
Qualità
richieste o
espresse nei
comportamenti
osservabili:
abilità,
conoscenze,
abitudini di lavoro
COMPETENZE:
- conoscenze
generali
- conoscenze
specifiche
- qualità/capacità
professionali
- abitudini di
lavoro
Qualità personali: tratti caratteriali,
motivazioni, concetto di sé, abilità cognitive
che costituiscono le determinanti ultime dei
comportamenti
PROFILI E
FAMIGLIE
POSIZIONI
ORGANIZ
ZATIVE
A …..
B …..
C ….
D ….
VALUTAZIONE
POTENZIALE
• RETRIBUZIONE
• PROGRESSIONE
• DI CARRIERA
VALUTAZIONE
PRESTAZIONI
•SELEZIONE INIZIALE
• FORMAZIONE
• MOBILITA’
Fig. 20.8 - Modello di gestione del
personale per competenze
SISTEMI OPERATIVI DEL PERSONALE
2003
Modelli di cultura organizzativa
Competenza
C
o
m
p
i
t
i
Azienda
Tecnocratica
Azienda
Burocratica
D
e
c
i
s
i
o
n
i
Gerarchia
Azienda
Manageriale
professionale
responsabilità
Azienda
Imprenditoriale
R
i
s
u
l
t
a
t
i
2003
Il processo di pianificazione del
personale
La programmazione del personale individua le
modalità
per
assicurare
la
disponibilità
quantitativa e qualitativa delle professionalità
necessarie per il raggiungimento degli obiettivi
dell’ente, assicurando anche il miglior utilizzo del
personale già inserito.
PIANIFICAZIONE STRATEGICA
PIANIFICAZIONE DEL PERSONALE
2003
Il Processo di Pianificazione
• Individuazione delle strutture organizzative in sede di
ordinamento degli uffici e dei servizi;
• definizione delle strutture di massimo livello con
delibera di giunta;
• definizione assetti interni alle strutture di massimo
livello con atto del dirigente;
• identificazione dei ruoli/posizioni e delle relative
attività, conoscenze, competenze;
• individuazione dei profili professionali necessari;
• definizione di un piano del personale, con relative
politiche del personale.
2003
L’Autonomia Organizzativa
Oggi gli enti hanno piena libertà di definire la propria
struttura organizzativa. Le riserve sono stabilite:
art.2 comma 1 d.l. 29/93
articolo 89 TU
linee
fondamentali
dell’organizzazione
degli
uffici,
individuazione uffici di maggiori dimensioni, dotazione
organica complessiva, modi di conferimento della titolarità
incarichi di direzione, definizione responsabilità giuridiche
dei singoli operatori...sono atti degli organi di governo
dell’ente
2003
Il Passaggio Logico
Il problema degli organici è divenuto di natura
prettamente gestionale, richiedendo quindi dei
meccanismi di programmazione (art.6 165/2001-art.91
T.U.) .
Tutto ciò ha sancito il passaggio da pianta organica a
dotazione organica (quante persone per categorie e
profili) sino al fabbisogno del personale che è in grado
di garantire flessibilità gestionale, attraverso una
programmazione triennale dei fabbisogni del
personale, da revisionare annualmente.
2003
Il Passaggio Logico
In questo modo la norma si è orientata a collegare in modo
diretto la programmazione del personale alla
programmazione di bilancio, spostando la logica dai
posti
ai
costi
creando così un legame tra programmazione finanziaria,
gestione per obiettivi e programmazione del personale,
spingendo inoltre all’utilizzo di forme flessibili di lavoro
2003
La Pianificazione della dotazione organica
La programmazione non si ferma alla definizione delle
assunzioni che si intendono fare nell’anno
Bisogna definire gli sviluppi interni e l’utilizzo delle forme
di lavoro flessibile
Gli enti sono inoltre chiamati a redigere delle norme di
carattere regolamentare che definiscano le modalità di
programmazione
2003
Il processo di pianificazione del personale
Il problema del dimensionamento degli organici deve essere
analizzato con riferimento a:
 le logiche e l'orizzonte temporale della decisione;
•i processi decisionali in tema di dotazione organica sono spesso attuati attraverso
decisioni particolari secondo una logica tesa a soddisfare esigenze emergenti
piuttosto che ad "ottimizzare" l'organico. In altri termini vi è spesso la tendenza a
non adottare sistemi espliciti e formalizzati di programmazione della dotazione
organica.
•I fattori che inducono ovvero limitano la necessità alla programmazione
formalizzata del personale sono sostanzialmente di due tipi:
•· fattori esogeni, derivanti cioè dall'ambiente esterno
•· fattori endogeni, derivanti cioè dall'assetto organizzativo interno all'azienda.
 i criteri e le informazioni che vengono utilizzati per decidere
2003
Il processo di pianificazione del personale
I fattori che inducono ovvero limitano la necessità e quindi la
propensione di un'azienda alla programmazione formalizzata del
personale sono sostanzialmente di due tipi:
 fattori esogeni : la loro presenza, in genere,
aumenta il bisogno di programmazione
stabilità del rapporto di lavoro
controllo dei mercati del lavoro da parte del sindacato
presenza di professioni difficilmente reperibili nel mercato del
lavoro
cambiamenti che mettono in discussione l’identità professionale di
lavoratori e l’attivazione di processi di riqualificazione;
vincoli legislativi
2003
Il processo di pianificazione del personale
 fattori endogeni:
sistemi informativi
cultura organizzativa
esperienze di programmazione
informazioni (produttività, costo, composizione)
sul personale
2003
Il processo di pianificazione del personale
 Elementi che influiscono sul dimensionamento
degli organici:
volumi di attività da sviluppare
la forza lavoro attuale (quantità e qualità) e livello di utilizzo
informatizzazione, meccanizzazione dei processi
volume di lavoro contrattualmente pattuito (orari, forme di
lavoro flessibile) e tasso di assenteismo
qualità dei risultati attesi
pratiche organizzative dell’ente (disegno delle mansioni,
procedure, lavoro di gruppo, ambiente fisico..)
politiche di esternalizzazione e internazionalizzazione
 : modalità e criteri di definizione della dotazione organica
2003
economico
tipo di parametro di riferimento
di produttività
di composizione dell'organico
interaziendali
confronti
intraziendali
intertemporali
tra valori effettivi e valori standard
direzione del processo
di determinazione dell'organico
top-down
(si determina il personale complessivo
che poi è distribuito tra le unità
operative)
bottom-up
(personale
complessivo
come
sommatoria delle rischieste delle unità
operative)
logica del processo decisionale
incrementale
base zero
approccio
analitico
negoziale
2003
Il processo di pianificazione del personale
le decisioni in termini di dimensionamento dell'organico fanno
riferimento all'individuazione di un rapporto equilibrato tra i fattori di
risultati che si intende ottenere e il numero di prestatori di lavoro ad essi
relativo (espresso più precisamente in termini di tempo-uomo).
•Ciò implica in primo luogo individuare:
•l'insieme di prestatori di lavoro;
•i parametri di misurazione dei risultati;
•la scelta delle grandezze di equilibrio tra risultati e
personale
2003
Il processo di pianificazione del personale
i parametri di misurazione dei risultati
parametri di produttività: rapporti tra output e organico
parametri di costo: costo lavoro/n° persone; costo lavoro/h
parametri di composizione dell’organico
Bisogna poi conoscere
il tasso di assenteismo
ore assenza/ore lavorabili x 100
numero casi assenza/organico medio
numero tot. Assenza/organico medio
numero tot. Gg. Assenza/numero casi
il tasso di turn-over
entrati + usciti/organico medio di periodo
inventario delle competenze
2003
Il processo di pianificazione del personale
CONFRONTI:
INTERAZIENDALI
INTRAZIENDALI
INTERTEMPORALI
TRA VALORI EFFETTIVI E VALORI STANDARD
(PARAMETRIZZAZIONE): lo std deve essere tarato sulla
specifica realtà organizzativa
Il processo decisionale deve essere inserito all’interno dei
sistemi di programmazione del personale e dell’ente
2003
Il processo di pianificazione del personale
Il processo decisionale:
la direzione del processo
la logica con cui si decide
l’approccio con cui si perviene alla decisione
2003
Il processo di pianificazione del personale
la logica con cui si decide
incrementale: il processo decisionale si focalizza
sull’incremento di personale che si può assegnare
alle varie unità
base zero: viene azzerata la situazione ogni anno e
si tiene conto dell’output programmato del periodo
oggi è necessario sviluppare una logica a base zero per
guadagnare efficienza e definire nuove modalità
organizzative di lavoro
2003
Il processo di pianificazione del personale
I SISTEMI DI PIANIFICAZIONE DEL
PERSONALE:
sistemi quantitativi-sintetici
dati storici - parametri
sistemi razionali
sistemi per obiettivi
2003
Dati sulla struttura org.va:
posizioni di lavoro
standard prestazioni
itinerari professionali
Decisioni strategiche
struttura org.va e sistemi
operativi
Dati ambientali:
mercato del lavoro
mercato di sbocco
sistema politico
tecnologia
Domanda prevista di
personale
Piano del personale
Dati individuali e
comportamentali:
dati anagrafici e professionali
retribuzioni e costi
prestazioni e potenziale
altri dati
Sistema di controllo
costi/produttività standard e
obiettivi
Politiche di:
selezione
formazione
sviluppo
valutazione
ricompensa
2003
Obiettivi della programmazione del personale
La programmazione del personale consiste più nella ricerca
di flessibilità che nell’introduzione di percorsi decisionali
rigidi
bisogna così adottare:
orizzonti temporali adeguati ai tempi di reattività
delle risorse;
frequenti aggiustamenti
tempestivi monitoraggi
linee di azione alternative
“quando la programmazione non è fatta dalla line si da ad
essa il bacio della morte”(S. Beer)
2003
Schema 1
Giunta
Dotazione organica
complessiva
Giunta
Piano assunzionale e delle
Progressioni verticali
Direzione
generale
Programmazioneplur
iennale di mediolungo periodo
Programmazione annuale
e/o triennale di brevemedio periodo
Definizione della Dotazione
organica di dettaglio e del
Piano di assegnazione del
personale e delle risorse per il
trattamento accessorio
Programmazione annuale
di breve periodo
PEG
2003
La Selezione
Con la selezione l’ente attua un’attività tesa a scegliere il
soggetto che tra gli altri risulta maggiormente idoneo a
ricoprire un determinato ruolo in virtù delle
conoscenze, delle competenze e delle motivazioni che
possiede.
Due approcci:
processo orientato al lavoro
processo orientato alla persona
evoluzione del concetto di lavoro
nascita dei profili
2003
Selezione del personale
PERSONA _____ coerenza______ ORGANIZZAZIONE
PERSONA
Modello delle competenze
Profilo professionale/famiglia
Obiettivi - Attività-relazioniconoscenze/competenzesviluppo ecc..
Modello organizzativo
Competenze:
Capacità
Attitudini
conoscenze/esperienze
Interessi/motivazioni
Sistemi di gestione del personale
Orientamento strategico dell’ente
2003
Le tecniche di selezione del personale
Test
questionari
dinamica di gruppo
prove scritte
 intervista
La Selezione come Atto Pubblico
2003
L’accesso alle PA è regolato dall’art. 36 d.l.29/93 e prevede il
rispetto dei seguenti principi:
• adeguata pubblicità per garantire imparzialità,
economicità e celerità
• adozione di meccanismi che garantiscano la trasparenza
• rispetto delle pari opportunità
• decentramento delle procedure di reclutamento
• composizione commissioni con esperti
L’art. 36 bis del d.l.29/93 (e il CCNL) prevede che sia
l’ordinamento degli uffici e dei servizi a disciplinare le modalità
di assunzione
più autonomia
da concorso pubblico a selezione pubblica
dal garantire accesso ed equità a trovare la giusta professionalità
La Selezione
2003
Le modalità di sviluppo:
la posizione da ricoprire, la situazione del mercato interno ed
esterno, le strutture che si occupano di selezione, vincoli di
natura legislativa o sindacale
La logica:
più autonomia, più flessibilità, regolamento “ampio” che
rimandi al bando
La selezione:
il profilo ideale sulla base delle tre “S”
Le tecniche:i colloqui, i test, le prove tecniche, gli assesment
centers
La Selezione
2003
La valutazione della selezione:
• indicatori di costo: costo per candidato
esaminato/assunto
• indicatori di tempo: dalla delibera all’assunzione
• indicatori di efficacia: qualità del personale assunto
2003
definizione di mansioni/ruoli
professionali
• riguarda i contenuti di • è collegata alla gestione
lavoro affidati alle
del personale
diverse posizioni di
• ha effetti sulla
lavoro operanti
motivazione del
all’interno delle unità
personale, sulla
organizzative
flessibilità organizzativa
e sulla produttività
• completa l’assetto
organizzativo (coerenza)
2003
arricchimento mansioni - linee guida
Bisogna aumentare responsabilità e professionalità
dei ruoli:
• ogni lavoratore “vede” il risultato produttivo
• feedback sulla qualità del risultato
• aspetti sfidanti della mansione
• La programmazione entra nella mansione
• consapevolezza degli obiettivi e delle risorse
disponibili
2003
Modalità di composizione delle
mansioni
 Specializzazione sequenziale
Rotazione
 Allargamento
 Arricchimento
 Gruppi di lavoro autonomi
2003
Progettazione micro-organizzativa
specializzazione sequenziale: a ogni posizione una
singola fase del processo operativo (one man / one job)
vantaggi:
specializzazione,
apprendimento
riduzione
tempi
svantaggi: bassa soddisfazione individuale, qualità
prestazioni
fattore critico: grado di complessità dei compiti
2003
Progettazione micro-organizzativa
rotazione: attribuzione di compiti
all’interno dello stesso processo
sequenziali
vantaggi: varietà compiti, flessibilità manodopera
svantaggi: riduzione di specializzazione
fattore critico: tempi di apprendimento
2003
Progettazione micro-organizzativa
allargamento: attribuzione di compiti in sequenza di
processo rispetto a quelli originari
vantaggi: maggiore contribuzione ai
complessivi, riduzione costi di interfaccia
processi
svantaggi: aumento tempi di set up
fattore critico: elevate interdipendenze, bassi tempi di
set up
2003
Progettazione micro-organizzativa
arricchimento: assegnazione ai lavoratori di compiti
aggiuntivi di complessità crescente
vantaggi: maggiore autonomia, riduzione tempi di
risposta alle anomalie
svantaggi: perdita del potere di controllo
fattore critico: adozione di un efficace sistema di
controllo dei risultati
2003
MOTIVAZIONE
SENSO DEL
COMPITO
VARIETA’
SIGNIFICATIVITA’
IDENTITA’
AUTONOMIA
RESPONSABILITA’
RISCONTRO
DIRETTO
CONOSCENZA
DEI
RISULTATI
MOTIVAZIONE
2003
dalla mansione al ruolo professionale
da mansione
insieme di attività da svolgere
a ruolo professionale
ciclo
di prestazioni nella sua globalità
e continuità
processo da seguire e ottimizzare
 contributo qualitativo al problem
solving in un contesto di relazioni
con altri ruoli organizzativi
2003
Ruolo organizzativo
• Interpretazione diversa da parte di ogni lavoratore
(componente discrezionale)
• interazione della dimensione oggettiva (compiti) con
quella soggettiva (qualità del lavoratore)
• modelli di comportamento stabili definiti anche dalle
aspettative del gruppo o dei soggetti con cui si
interagisce
• possibilità di tensioni e conflitti
2003
Qualità di comportamento nel contesto
• buone performances di contesto conseguono da una serie di
abilità connesse a doti personali, quali si manifestano
nell’attenzione, nell’impegno, nelle relazioni, nella visione, nella
cura di ciò che è al contorno di una prestazione tecnica.
• Tali qualità si concretano in comportamenti positivi per
l’organizzazione e consentono la piena esplicazione delle
conoscenze possedute.
• La maggior parte di queste qualità di comportamento sono
potenzialmente rilevanti per tutti i profili e le posizioni
organizzative
2003
La qualità dei comportamenti
organizzativi
• L’evidenza è molto semplice : in ogni
attività lavorativa emergono operatori che
hanno competenza e svolgono bene i loro
compiti; ve ne sono altri che esprimono
competenze inadeguate
2003
Il paradosso della produttività
proprio l’organizzazione imperniata sul
collettivo, sui teams, sulla collaborazione è
quella più sensibile ai differenziali di
prestazione individuale
Ciò può essere affrontato utilmente se si ragiona in
termini di apporti specifici ed anche personali
quindi valutabili e in certe condizioni anche misurabili,
rispetto ad un fenomeno che resta organizzativo e
collettivo nella sua essenza.
2003
componenti di ruolo e qualità di
riferimento
tecnica
CONOSCENZE
CAPACITA’
relazionale
ATTEGGIAMENTI
CAPACITA’
gestionale
RISULTATI
CAPACITA’
2003
analisi dei ruoli professionali
complessità
relazionale
complessità
complessità
gestionale
tecnica
2003
Natura del sistema di classificazione
• E’ un sistema misto che classifica
in base al lavoro ed alle capacità
necessarie per svolgerlo
• Apre a sviluppi di carriera basati su
competenze
2003
Utilizzo dei profili professionali
* Classificazione del lavoro (rapporto job
declaratoria)
* Flessibilizzare i ruoli (riprogettazione micro)
* Gestire il rapporto amministrativo (contratti
individuali)
* Gestire l’evoluzione professionale (progressione
orizzontale) in base alle competenze
* Base dati sistema informativo
2003
Il contratto individuale
• Il profilo è determinante per evitare che vi sia
un oggetto del contratto indeterminato che
rende nullo il contratto medesimo
• un profilo correttamente identificato e descritto
previene problemi di inquadramento
2003
Passaggio da gestione per mansioni a gestione
per competenze
• per una corretta gestione del sistema di
classificazione del personale vi è la necessità
di passare da una logica basata sulla
gestione per mansioni ad una basata sulla
gestione per competenze
2003
Concetto di competenza professionale
• È la base per rispondere alle richieste di
ruolo che emergono da un contesto
organizzativo complesso
• rappresentano quindi per l’azienda un
oggetto centrale di attenzione e
investimento
• per il quale occorre disporre di strumenti di
definizione e misurazione
2003
Gestione per competenze
Gestione per
mansioni
• Focus sulla
organizzazione
• il job è predefinito
e relativamente
rigido
• la retribuzione
dipende dal peso
della posizione
Gestione per competenze
Focus sulla persona
il “job” è evolutivo come
nelle professioni
La retribuzione dipende
dalle competenze e dal
valore generale dalla
persona
2003
Gestire l'evoluzione professionale
• Per gestire in modo non soggettivo ed
estemporaneo l'evoluzione professionale è
necessario predeterminare gli stadi della
professionalità all’interno del ruolo/profilo
• Ciò implica predefinire conoscenze e skill
necessarie per fare un determinato lavoro
• Il ragionamento vale sia per la progressione
orizzontale che per quella verticale
2003
Le politiche retributive e l’incentivazione
• La retribuzione costituisce una leva fondamentale per
gestire il personale in quanto contribuisce in modo
sostanziale ad attirare, trattenere e motivare il personale.
• I contratti di lavoro hanno aperto, nonostante
l’impossibilità formale di aumentare le retribuzioni oltre
il tasso di inflazione programmato, significativi spazi di
manovra
2003
Le politiche retributive e l’incentivazione
• La politica retributiva può essere valutata sulla base di
tre elementi:
• il livello delle retribuzioni;
• la struttura della retribuzione;
• la dinamica.
2003
Le politiche retributive e l’incentivazione
• la struttura della retribuzione:
•differenziazione verticale, vale a dire la differenziazione tra le
diverse posizioni dirigenziali o dei quadri e la differenziazione
tra le diverse categorie;
•differenziazione orizzontale, vale a dire la differenziazione
retributiva a parità di mansione in seguito ai diversi
inquadramenti tra posizione economica all’interno delle
categorie;
•differenziazione rispetto a posizioni equivalenti all’esterno o
all’interno dell’ente. Tale aspetto assume rilevanza in
particolare in quanto contribuisce alla percezione d'equità e
razionalità complessiva del sistema retributivo.
2003
Le politiche retributive e l’incentivazione
• la struttura della retribuzione:
•Retribuzione Fissa:
• retribuisce elementi permanenti della prestazione
quindi le COMPETENZE detenute dalle persone
•Retribuzione Variabile:
• retribuisce risultati di medio/breve periodo e
innesca circoli di motivazione e miglioramento della
prestazione
2003
Le politiche retributive e l’incentivazione
• la dinamica :
•variazione della retribuzione del tempo
•collegamento con sviluppo e gestione per
competenze
•sistemi basati sulla anzianità
•le scelte di dinamica effettuate a livello di contratti
decentrati
•le progressioni orizzontali e verticali e la gestione
della dinamica retributiva
2003
Le politiche retributive e l’incentivazione
• la retribuzione variabile:
• Con i sistemi di retribuzione variabile si collega parte della
retribuzione ad uno specifico risultato.
• Tale forma retributiva serve a rendere maggiormente
flessibile una parte dei costi del personale e a condividere
con il lavoratore parte dei rischi e dei successi dell'attività
aziendale.
• I sistemi di retribuzione variabile incentivante variano a
seconda del tipo di figura professionale a cui è ancorato
l'incentivo (esecutiva o di direzione) e del livello a cui sono
riferiti i risultati (individuale, di gruppo, aziendale).
2003
• la retribuzione variabile:
• Premio individuale:
– si premia lo sforzo e quindi la produttività individuale
• Incentivi di gruppo:
– si sensibilizzano gli individui a collaborare tra loro per ottenere un
determinato risultato; la decisione di aumentare la produttività non
è più una decisione individuale ma collettiva, alla quale deve
conformarsi l'impegno individuale.
• Premio aziendale - gain sharing :
– L’evoluzione massima della logica della condivisione degli obiettivi
si realizza con l’introduzione di sistemi di gain sharing, dove i
benefici derivanti dai risultati aziendali vengono distribuiti tra coloro
che hanno contribuito a produrli. Si ha in questo caso un sistema
di incentivi collegato alle performance complessive dell’azienda.
2003
LA VALUTAZIONE DEL
PERSONALE
• Il quadro contrattuale attuale in tema di
valutazione
• I sistemi di valutazione del personale
• Collegamento tra valutazione e programmazione
e controllo
2003
Il sistema di valutazione
permanente
• Metodologie permanenti
per valutare prestazioni e
risultati
• Anche ai fini della
progressione economica
• Competenza ai dirigenti
• Cadenza periodica
• Comunicata
tempestivamente al
dipendente
2003
I CONTRATTI DI LAVORO NELLE PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI
In tutti i contratti di lavoro dei diversi comparti si
introducono i sistemi di valutazione permanenti
La dirigenza e il personale dipendente dovranno
essere così sottoposti a valutazione periodica
Tutti gli istituti di tipo economico dovranno essere
gestiti attraverso i sistemi di valutazione (non esiste più
l’anzianità)
La dirigenza collega i propri livelli retributivi e la
possibilità di mantenere gli incarichi sulla sua capacità
di raggiungere i risultati
2003
IL CONTRATTO DELLA DIRIGENZA
Es. Enti Locali ART. 14
Verifica dei risultati e valutazione dei dirigenti
1. Gli enti, con gli atti previsti dai rispettivi ordinamenti
autonomamente assunti in relazione anche a quanto previsto
dall'art.1, comma 2 e 3 del D.Lgs.n.286/1999, definiscono
meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi,
dei rendimenti e dei risultati dell'attività svolta dai dirigenti, in
relazione ai programmi e obiettivi da perseguire correlati alle
risorse umane, finanziarie e strumentali effettivamente rese
disponibili.
2. Le prestazioni, le competenze organizzative dei dirigenti e il
livello di conseguimento degli obiettivi assegnati sono valutati con
i sistemi, le procedure e le garanzie individuate in attuazione del
comma 1 sulla base anche dei risultati del controllo di gestione...
2003
La legge 286 del 30 luglio 1999 sul riordino e
potenziamento degli strumenti di monitoraggio predispone
un sistema di controlli.
Si articolano in:
1) controllo di regolarità amministrativa contabile
2) controllo di gestione
3) valutazione della dirigenza: di competenza del
Nucleo di Valutazione
4) valutazione del controllo strategico.
2003
Sistemi di valutazione
• Prestazione
• Posizione
• Potenziale
P
P
P
2003
Il ciclo delle Risorse Umane
Ricompensa
Reclutamento
Selezione
Prestazione
Sviluppo/
Formazione
Valutazione
2003
La valutazione del personale
2003
Valutazione del personale:
formalizzata e non
A. FORMALIZZATA
• METODOLOGIA E
STRUMENTAZION
E
– Periodicità e
continuità
– Omogeneità
– Minori distorsioni
– Inserimento in un
sistema di utilizzo
razionale
A. NON FORMALIZZATA
• MODALITA'
SOGGETTIVE
–
–
–
–
Saltuarietà e casualità
Disomogeneità
Maggiori distorsioni
Impossibilità di
sistematizzazione dei
risultati
2003
LE FINALITA’ DELLA
VALUTAZIONE
migliorare le prestazioni orientandole verso una
sempre migliore partecipazione dei singoli al
raggiungimento degli obiettivi dell’ente;
censire il potenziale umano e le competenze detenute
in funzione delle attività e servizi erogati;
rendere esplicito, trasparente e analitico il processo di
valutazione informale presente in ogni organizzazione
superando i difetti di genericità e ambiguità dei sistemi
informali di valutazione;
2003
LE FINALITA’ DELLA
VALUTAZIONE
orientare i comportamenti organizzativi verso obiettivi
prevalenti o modalità nuove di lavoro;
definire occasioni formalizzate di scambio di
informazioni e valutazioni sulle condizioni di lavoro e su
tutti gli aspetti di micro-organizzazione relative all’unità;
Responsabilizzare;
Innescare il processo di cambiamento:
2003
Finalità della valutazione
• Riorientamento ruoli e
cultura consolidata
• Crescita professionale
• Responsabilizzazione
• Promozione del
processo di
cambiamento
2003
La valutazione riguarda...
• Le prestazioni
• dei singoli
• nello svolgimento dei
compiti/funzioni
connessi al loro ruolo
2003
Gli oggetti di valutazione
• Risultati a fronte di obiettivi
o piani di lavoro
• Crescita professionale,
acquisizione di nuove
competenze, esperienze
• Qualità, impegno,
coinvolgimento e più in
generale comportamenti sul
lavoro
2003
2003
Risultati
• Assegnazione di
obiettivi concordati a
inizio periodo
• adeguatamente
specificati nelle
dimensioni di risultato
• individuali o di gruppo
• sfidanti e orientati alla
soluzione di problemi
2003
Risultati
Caratteristiche degli obiettivi:
• specifici e realistici
• coerenti con la delega
• tendenzialmente non conflittuali
• formulati in maniera non equivocabile
• misurabili
• significativi
• novità e innovazione
• raggiungibili
2003
Risultati
Gli indicatori di performance:
gli indicatori di prestazione vengono formulati definendo, per ciascun
obiettivo, livelli diversi di conseguimento ai quali vengono collegati differenti
livelli di valutazione della prestazione.
Descrizione degli
obiettivi
Introdurre e rendere
operativo un nuovo
software
Parametri di misura
Indicatori di misura
Scadenza temporare:es 6 O) – 10% del tempo
mesi dall’avvio
S) – 5% del tempo
A) 0
M) + 10%
Ponderazione %
50%
2003
2003
Le politiche retributive e l’incentivazione
• la Direzione per obiettivi DPO:
– Sempre a livello individuale una modalità d'incentivazione basata
sui risultati è data dalla direzione per obiettivi.
– Questo sistema di incentivazione prevede l’erogazione a fine
periodo di un bonus, nel caso di raggiungimento di determinati
obiettivi definiti, in modo negoziale tra capo e subordinato, all’inizio
del periodo di riferimento.
– Le metodologie di direzione per obiettivi (detto anche MBO
management by objective) sono evidentemente adeguate, come
incentivi individuali solo relativamente alle posizioni di lavoro di
elevato livello (dirigenti e quadri) e sono metodologie che
richiedono complesse condizioni organizzative e manageriali per
essere applicate in modo corretto.
2003
Le politiche retributive e l’incentivazione
• la Direzione per obiettivi DPO:
– CONDIZIONI PER LA DIREZIONE PER OBIETTIVI
– consolidati sistemi di programmazione e controllo
– modelli organizzativi che favoriscano la responsabilizzazione, vale
a dire una definizione delle posizioni dirigenziale e di quadri che
sia struttura in modo tale da minimizzare elementi di
sovrapposizione di responsabilità e interdipendenza funzionale;
 una cultura aziendale capace di favorire l’orientamento ai risultati,
piuttosto che ai compiti o all’adempimento;
 una precedente esperienza di utilizzo di sistemi di valutazione
delle performance
2003
Definizione di competenze
 Comportamenti organizzativi osservabili correlati
causalmente a prestazioni di tipo superiore
 Combinazione
di
conoscenze,
capacità
e
comportamenti
importanti
per
il
successo
dell’organizzazione, la performance personale e il
miglioramento del contributo individuale.
2003
Le componenti delle competenze
 Conoscenze
 Esperienze
 Attitudini / Capacità osservabili attraverso:
 Comportamenti
 Motivazioni
 Concetto di sè
2003
Le componenti delle competenze
Attitudini / Capacità:
 Area dei rapporti con la variabilità (apprendimento,
cambiamento …)
 Area intellettuale (risoluzione problemi, analisi e
sintesi, flessibilità di pensiero e innovazione)
 Area gestionale (persone e risorse, organizzazione e
realizzazione, programmazione..)
 area relazionale
 area del controllo emotivo (controllo emotivo,
gestione dello stress ..)
2003
Sviluppo competenze
• Partecipazione a
momenti formativi
• Disponibilità/interesse
ad impegnarsi in nuove
attività
• Tensione/interesse
all’apprendimento
• Partecipazione a
processi di cambiamento
2003
Comportamenti
• Comportamenti che si
vogliono incentivare,
favorire e diffondere
• Comportamenti
rilevabili con una certa
precisione
• Discussi e comunicati a
inizio periodo
2003
Alcuni esempi di comportamenti da
incentivare
•
•
•
•
•
•
•
•
Capacità di gestione del personale
Capacità di programmazione e gestione
Capacità di trovare soluzioni in autonomia
Coinvolgimento e impegno
Stabilire buone relazioni (non entrare in conflitto)
Collaborare
Essere leader autorevoli e riconosciuti
Essere propensi all’innovazione
2003
Valutare e misurare
Valutare
Misurare
Attività di più ampia portata
che consiste nel prendere in
considerazione, con
attenzione ed eventualmente
avvalendosi di metodi di
osservazione ed analisi, gli
effetti di un fenomeno
oppure i pro ed i contro di
un'azione, ai fini di un
giudizio impegnativo
Rimanda all'idea di una
valutazione precisa dell'entità
e della dimensione di un
fenomeno, di uno stato o di
un oggetto, il cui manifestarsi
viene associato a quantità
rilevate attraverso strumenti
di misura
2003
Tecniche di valutazione
• Scale di valutazione (confronto del comportamento
con scale predeterminate di fattori)
• Metodo del confronto
• Distribuzione forzata
• Liste di controllo
• Metodo dell’incidente critico (lista di eventi critici; si
valuta sulla base della lista)
• Valutazione per obiettivi
2003
La metodologia di valutazione
• Definire con precisione gli oggetti
di valutazione
• Individuare fattori generali e fattori
specifici
• Descrivere il significato di ciascun
fattore
• Ponderare i fattori in funzione dei
ruoli
• Valutare:
Comportamenti organizzativi
Obiettivi
Competenze
2003
2003
Nella valutazione bisogna sviluppare le tecniche
ma soprattutto il processo
La valutazione del personale
SISTEMI DI
VALUTAZIONE
VALUTAZIONE DELLE
PRESTAZIONI
VALUTAZIONE DELLE
COMPETENZE
IL PROCESSO DI
VALUTAZIONE
ATTORI COINVOLTI
FASI DEL PROCESSO
2003
Le fasi del processo di valutazione
•Definizione da parte della Direzione Generale delle
politiche di sviluppo e gestione del personale e
delle relative finalità del sistema di valutazione
•Definizione dei ruoli organizzativi
•Progettazione del sistema di valutazione
•Il processo di valutazione
2003
Le fasi del processo di valutazione
•Introduzione del sistema di valutazione;
definizione dei tempi e delle fasi operative; ovvero
quando vengono definiti gli obiettivi, in quale periodo
effettuare il colloquio preliminare e la valutazione finale.
La definizione delle regole per il colloquio di valutazione;
la definizione delle modalità di comunicazione della
valutazione;
la definizione delle modalità di valutazione dei risultati del
sistema;
la definizione del legame tra valutazione e sistemi di
ricompensa e sviluppo.
2003
Le fasi del processo di valutazione
•l’individuazione di meccanismi e regole di garanzia e
tutela della correttezza della valutazione
•valutazione vera e propria: processo a cascata
•colloquio preliminare: a inizio periodo
•verifiche in itinere dell’andamento delle prestazioni
•analisi e valutazione dei risultati e alla loro
comunicazione e discussione della valutazione.
2003
Le fasi del processo di valutazione
Verifica dei risultati finali
In questa fase verranno elaborate le valutazioni
complessive dell’ente al fine di verificarne la
omogeneità e rispondenza a criteri standards; la
Direzione Generale potrà così richiedere il riesame di
valutazioni
effettuate
e
correggere
eventuali
distorsioni; infine verranno validate le valutazioni e
comunicate ai singoli dipendenti.
2003
2003
Gli errori di valutazione «universali»
più comuni
•
•
•
•
•
•
•
INDULGENZA
SEVERITA‘
APPIATTIMENTO
ALONE
MEMORIA
PREGIUDIZIO E STEREOTIPO
PROIEZIONE
2003
Il processo di valutazione delle prestazioni
2003
COMPORTAMENTI VALUTATIVI
Prestazione positiva
Riconoscere Punti Forti e
RISULTATI
Come sviluppare?
Accusare sui
comportamenti
Ripristinare autorità
Colloquio e
valutazione
negativa
Valutazione Punitiva
Valutazione di sviluppo
Valutazione di critica
Valutazione collusiva
Ricercare cause e
problemi
Cosa fare per migliorare?
Prestazione negativa
Colloquio e
valutazione
positiva
Nascondere i problemi,
salvare il rapporto
2003
ERRORI DA NON COMMETTERE NELLA
VALUTAZIONE DELLE PRESTAZIONI.1
•Tenere distinte tecniche e metodologie valutative e contrattazione
sindacale
•Attribuire la valutazione a soggetti esterni
•Limitare la valutazione al colloquio di fine periodo
•Limitare la valutazione all’erogazione di premi e “punizioni”
•Rinunciare alla valutazione degli obiettivi se non sono operativi
sofisticati sistemi di programmazione e controllo
•Introdurre il processo di valutazione senza formazione del personale
coinvolto
•Dare peso eccessivo a fattori oggettivi (es.anzianità) tra i fattori di
valutazione
2003
ERRORI DA NON COMMETTERE NELLA
VALUTAZIONE DELLE PRESTAZIONI.2
•Introdurre schede indifferenziate rispetto ai profili ed ai ruoli
organizzativi
•Prevedere fattori di valutazione generici e non adeguatamente
specificati
•Utilizzare sistemi di valutazione importati dall’esterno e non adeguati
agli enti
•Valutare il raggiungimento dei risultati senza che questi siano stati
comunicati ed esplicitati ad inizio periodo
•Non collegare la valutazione alle reali attività del servizio e agli
obiettivi di lavoro da realizzare
2003
COLLEGAMENTO TRA VALUTAZIONE E
PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
E’ importante costruire un sistema di valutazione collegato
al sistema di direzione per obiettivi e al Peg
Ogni dirigente dovrà essere valutato sulla base degli
obiettivi di gestione raggiunti, il suo sforzo personale, la
sua professionalità ed eventuali obiettivi specifici
2003
COLLEGAMENTO TRA VALUTAZIONE E
PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
Si dovranno così seguire le seguenti fasi:
•Costruzione del sistema di programmazione
•Costruire un sistema di valutazione che inglobi gli obiettivi di
gestione; Domande:
usiamo tutti gli obiettivi di Peg per valutare?
Sicuramente dobbiamo selezionare gli obiettivi più
significativi
individuiamo i più importanti e per gli altri facciamo
una valutazione di sintesi?
Si possono anche selezionarne solo alcuni
2003
COLLEGAMENTO TRA VALUTAZIONE E
PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
segue:
Ponderiamo i diversi obiettivi?
Può essere utile per individuare le priorità
•Rilevare a fine periodo quanti obiettivi abbiamo raggiunto
in termini assoluti e/o percentuali
•Definire così la valutazione del dirigente
•Costruire un sistema per fasce o punteggi che mi dica che
risultato ha ottenuto il dirigente (es. ha raggiunto 60 punti
su 100 o ha raggiunto la terza fascia su cinque possibili)
2003
Così potremo avere alcuni tipi di collegamento tra obiettivi di
Peg e valutazione del personale:
- Obiettivi del Peg riportati direttamente nella scheda di
valutazione del personale; questa modalità sarà applicabile per
coloro che direttamente sono responsabili degli obiettivi suddetti,
quindi responsabili di servizi cui sono attribuiti gli obiettivi di Peg;
- Parti di obiettivi di Peg o obiettivi individuali direttamente
derivati dai primi; per una buona gestione è corretto attribuire
specifiche parti di obiettivi complessivi a chi effettivamente vi
opera; si potrà così dare specifiche parti o far discendere
obiettivi a livelli più semplici per i collaboratori;
2003
Così potremo avere alcuni tipi di collegamento tra obiettivi di
Peg e valutazione del personale:
- Obiettivi del servizio non compresi nel Peg; si potrà prevedere
anche 1 o + obiettivi di servizio, ritenuti particolarmente
strategici, da attribuire al responsabile del servizio e/o a suoi
collaboratori. Si ricorrerà a questa scelta quando gli il Peg è
parziale e contiene obiettivi "scadenti" o quando vi sono aree di
intervento non previste dalla programmazione generale;
- Obiettivi individuali: si può prevedere anche l'attribuzione di
obiettivi individuali (di singole persone o piccoli gruppi) che
sono legati al miglioramento e al lavoro di singoli e che si ritiene
utile, per il miglioramento della gestione, inserire.
2003
Collegamento tra fasce di risultati e percentuali di raggiungimento degli obiettivi
Fascia
Insufficiente
0%
1: Fascia 2: non Fascia 3
Fascia 4:
adeguato
adeguato
sopra l’obiettivo
Fino a 50%
Dal 50% al 70% Dal 70% al
100%
Non raggiunto
Raggiunto
raggiunto
superato
parzialmente
Fascia 5:
eccezionale
Oltre 100%
Superato
abbondantemente
2003
SCHEDA DI VALUTAZIONE DEGLI OBIETTIVI INDIVIDUALI DELLA DIRIGENZA
Obiettivo
Ponderazione Raggiunto/
% di
Punteggio
Non
raggiungimento
raggiunto
o Fascia
Ob. 1 da Peg
20%
SI
Pb. 2 da Peg
15%
No
Altri Ob.
PEG
15%
SI
80%
12
Ob.
individuale
Ob. Di
servizio
Totale
20%
SI
100%
20
30%
SI
80%
24
100%
60%
12
0
68
Motivazioni
2003
La Formazione
La formazione rappresenta un incontro tra potenzialità e
bisogni dell’individuo e bisogni dell’ente.
L’obiettivo della formazione è il sapere, e il trasferimento
del sapere nell’organizzazione.
Perché formare?
• per favorire i processi di cambiamento culturale
• per soddisfare il fabbisogno di nuovo professioni
• per affrontare l’evoluzione dei processi e dei contenuti
lavorativi
Le organizzazioni apprendono se gli individui
apprendono.
2003
La Formazione
L’analisi dei fabbisogni:
il contesto organizzativo (organizzazione), il contenuto dei mestieri (job), le
competenze e le attitudini (individuo)
I contenuti del piano:
• linee generali dell’intervento formativo:
• destinatari: livello, profilo, contesto, la fase del ciclo prof., debito form.
• metodi didattici: lezione, metodo dei casi, role playing, action learning,
formazione/intervento
• aspetti organizzativi
La valutazione della formazione:
• qualità del contesto operativo dell’intervento (efficacia interna)
• gradimento e percezione dei partecipanti (qualità percepita)
• efficacia del processo del procedimento (efficacia esterna)
2003
Il processo della formazione
PROGETTAZIONE
ANALISI DEI BISOGNI
PROCESSO
VALUTAZIONE DEI
RISULTATI
INTERVENTI FORMATIVI
2003
C
0
N
T
R
A
T
T
A
Z
I
O
N
E
Strumenti di gestione del
personale
Incentivazione economica
Carriere
Politica retributiva
Valutazione del personale
Formazione
Organizzazione del lavoro
O
R
G
A
N
I
Z
Z
A
Z
I
O
N
E
2003
Le politiche del personale tra
contrattazione e gestione
• Le scelte di gestione del personale si muovo
sempre tra esercizio del potere di gestione e
relazioni sindacali
• Bisogna salvaguardare la gestione del datore di
lavoro
2003
La gestione del personale non è, in ultima istanza, un
problema di tecniche e metodologie specialistiche, è,
invece, un problema di volontà di dirigere, di capacità
decisionale, di leadership, di energia psicologica e
motivazionale. Le tecniche, le metodologie specifiche
vengono dopo, hanno un ruolo importante
nell’accompagnare e facilitare i processi di
cambiamento organizzativo, servono a dare ordine, ad
indirizzare meglio l’energia di trasformazione”
G. Rebora
2003
È il manager la chiave di volta della
direzione del personale
Le analisi Gallup sulla produttività in aziende
diverse hanno mostrato che
• non lo stipendio
• né i benefit
• né il prestigio dell’azienda
• ma il comportamento quotidiano del manager di
riferimento sono la principale determinante dei
risultati raggiunti dal personale
2003
Alle radici della produttività
• Dal test Q12 Gallup
esce una forte
correlazione tra alti
punteggi e
performance
produttiva del
lavoratore
• Ne esce un profilo di
lavoratore impegnato
che si contrappone al
non impegnato e al
“attivamente
disimpegnato”
2003
Caratteristiche delle migliori situazioni di lavoro
• Credibilità
– comunicazione aperta e accessibile
– competenza nel coordinare le risorse umane e tecniche
– integrità e coerenza nella leadership
• Rispetto
– sostegno dello sviluppo professionale
– collaborazione con gli operatori nelle decisioni importanti
– cura degli operatori come persone con proprie esigenze
• Correttezza
– equità - bilanciamento nella gestione delle ricompense
– imparzialità - assenza di fvoritismi in assunzioni e
promozioni
– giustizia - assenza di discriminazioni e procedure di appello
2003
Caratteristiche delle migliori situazioni di lavoro
(rilevazione great places to work)
• Orgoglio
– per il compito personale e i contributi individuali
– nel lavoro prodotto dal proprio team o gruppo di lavoro
– per i prodotti dell’organizzazione e la posizione nella comunità
• Socialità
– capacità di essere se stessi
– atmosfera amichevole e accogliente
– spirito di squadra o di famiglia
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2003