REGOLAMENTARE IL SISTEMA DI
ACCOGLIENZA
SCELTE, PROSPETTIVE E PUNTI IN ATTENZIONE IN
EMILIA ROMAGNA
Monica Pedroni – Servizio Politiche Familiari, Infanzia e Adolescenza
Pompei 15 maggio 2014
Leggi dello Stato
(dalla legge 184/83 e successive modifiche)
Le regioni, nell‘ambito delle proprie competenze e sulla base
di criteri stabiliti dalla Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, definiscono gli standard minimi dei
servizi e dell'assistenza che devono essere forniti dalle
comunità di tipo familiare e dagli istituti e verificano
periodicamente il rispetto dei medesimi.
Lo stato, le regioni e gli enti locali, nell‘ambito delle proprie
competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei
rispettivi bilanci, intervengono con misure di sostegno e di
aiuto economico in favore della famiglia affidataria.
La Regione
La L.R. 2/03 ha recepito molti dei contenuti della
legge 328/2000, non più vincolante per le
regioni dopo la modifica del titolo V della
costituzione, come:
- Autorizzazione di strutture e servizi socioassistenziali e socio-sanitari (art. 35)
- Vigilanza sui servizi e le strutture (art. 36)
La Regione
L.R. 14/08 “Norme in materia di politiche per le giovani
generazioni” (art.1)
- la Regione riconosce i bambini, gli adolescenti e i giovani
come soggetti di autonomi diritti e come risorsa
fondamentale ed essenziale della comunità regionale
…
- … la Regione persegue il benessere e il pieno sviluppo
dei bambini, degli adolescenti e dei giovani che vivono
sul suo territorio e delle loro famiglie come condizione
necessaria allo sviluppo sociale, culturale ed
economico della società regionale
art.31 L.R. 14/08: affidamento familiare e
accoglienza in comunità
1. La Regione, per l'attuazione dei diritti dei bambini e
degli adolescenti temporaneamente allontanati dalla
famiglia, attribuisce pari dignità all'affidamento
familiare e all'inserimento all'interno di comunità
che garantiscono un'accoglienza di tipo familiare, pur
nel riconoscimento delle specificità di ciascuna
opzione. La scelta del tipo di accoglienza, nel rispetto
dei provvedimenti giudiziari, è determinata dalle
esigenze del bambino, dell'adolescente e della sua
famiglia e dall'opportunità di ridurre al minimo la
permanenza fuori dalla famiglia d'origine.
art.31 L.R. 14/08 affidamento familiare e
accoglienza in comunità (segue)
2. La Regione garantisce, tramite i competenti servizi
territoriali, a ciascun bambino o adolescente che
deve essere allontanato dal proprio contesto
familiare e sociale, anche insieme a uno dei genitori,
la protezione necessaria e un percorso educativo
personalizzato di alta qualità, qualunque sia la forma
di accoglienza predisposta per lui, all'interno di un
quadro di risposte differenziate, per soddisfarne gli
specifici bisogni di sostegno, tutela, riparazione ed
accompagnamento, anche oltre il diciottesimo anno
d'età.
art.31 L.R. 14/08 affidamento familiare e
accoglienza in comunità (segue)
3. La Regione favorisce un'azione di monitoraggio e
di raccordo tra le diverse realtà territoriali, in
modo da perseguire omogeneità di opportunità
ed efficacia nel sistema di accoglienza in tutto il
territorio regionale.
4. La Regione, in attuazione dell'articolo 35 della
legge regionale n. 2 del 2003, stabilisce con
direttiva unitaria le condizioni per l'affidamento
familiare e i requisiti strutturali e organizzativi per
l'accoglienza in comunità.
DGR 1904/2011 “Direttiva in materia di affidamento
familiare, accoglienza in comunità e sostegno alle
responsabilità familiari”
(SOSTITUISCE LA DGR 846/2007)
INDICE
Parte I: Disposizioni generali e comuni
Parte II: Affidamento Familiare
Parte III: Accoglienza in comunità
DGR 1904/2011 (segue)
“Direttiva in materia di affidamento familiare, accoglienza in
comunità e sostegno alle responsabilità familiari”
CONTENUTI PRINCIPALI
• Centralità dei diritti del bambino (art. 31 L.R. 14 del 2008)
• Sostegno alla famiglia di origine (per prevenire
l’allontanamento o diminuirne la durata)
• Formazione famiglie e educatori
• Autorizzazione per tutte le tipologie di comunità
• Integrazione socio-sanitaria
• Le reti di famiglie
UNA FINALITÀ FONDAMENTALE
Non solo “allontanare meno” ma anche
“allontanare meglio”:
il collocamento del bambino fuori famiglia
“deve avere una funzione educativa e non
di sola protezione… deve essere “strumento
per l’aiuto e il recupero della famiglia”
ALCUNE SCELTE DI CAMBIAMENTO RISPETTO
ALLA DIRETTIVA PRECEDENTE (dgr 846/2007)
• la delibera diventa socio-sanitaria
• escono dalla direttiva le comunità per soli maggiorenni
• la comunità madre/bambino ospita solo situazioni di
genitorialità gravemente compromessa
• escono dalla direttiva le case per donne maltrattate
con figli
• la supervisione (almeno mensile) è richiesta a tutte le
comunità
IL TEMA DEL SOCIO-SANITARIO
DGR 1904/2011 - Parte I – Disposizione generali e comuni:
Punto 5. Metodologia del lavoro integrato e progetto quadro
Con atto successivo sono definite le modalità e gli strumenti per la
valutazione multi dimensionale. Il progetto quadro, definito in prima
istanza in sede di valutazione congiunta tra Servizio sociale e Azienda
unita sanitaria locale
DGR 1904/2011 - PARTE III Accoglienza in comunità
Punto 1. Accoglienza integrata
Tutte le comunita possono accogliere casi complessi necessitanti di un
progetto educativo individualizzato integrato che prevede la
compartecipazione tecnico-finanziaria del sociale e del sanitario
Accoglienza integrata
Sono sempre considerati casi complessi, dovunque
accolti, ragazzi con disabilita accertata ai sensi della L.R.
9 febbraio 2008, n. 4 “Disciplina degli accertamenti della
disabilita - ulteriori misure di semplificazione ed altre
disposizioni in materia sanitaria e sociale” e i ragazzi
vittime di maltrattamento o abuso, nonché i minori con
diagnosi di problematiche di natura psico-patologica,
situazioni riconosciute in sede di valutazione
multidimensionale, che non necessitano di assistenza
neuropsichiatrica in strutture terapeutiche intensive o
post-acuzie (DGR n. 911/2007)
Perché inserire in DGR 1904/2011 il tema dell’integrazione
In Emilia-Romagna, la materia dell’integrazione sociosanitaria relativa all’ambito “Famiglia, Infanzia, Età
Evolutiva” è a tutt’oggi disciplinata dalla delibera
regionale DGR 1637* del 1996, delibera ormai desueta,
che di fatto rimanda la regolamentazione della materia
“ad accordi locali e a protocolli operativi, progetti socioeducativi, soci-terapeutici, e socio-riabilitativi”.
*DGR 1637/1996 “Delibera di identificazione degli interventi socio-assistenziali a carico
del bilancio sociale e degli interventi sociali a rilievo sanitario a carico del fondo
sanitario nazionale”.
LINEE DI INDIRIZZO PER LA REALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI INTEGRATI NELL’AREA
DELLE PRESTAZIONI SOCIO-SANITARIE RIVOLTE AI MINORENNI
ALLONTANATI O A RISCHIO DI ALLONTANAMENTO (in corso di definizione)
Valutazione e presa in carico integrata tra sociale e sanitario
Si danno indicazioni agli Enti Locali ed alle Aziende Unità Sanitarie
Locali, nella realizzazione di interventi relativi all’area della
protezione, tutela, cura e riabilitazione dell’infanzia e
adolescenza e del sostegno alle responsabilità genitoriali. Per
“casi complessi” si intendono:
- i minori con disabilità accertata;
- minori con diagnosi di problematiche di natura psico-patologica;
- minori vittime di maltrattamento, abuso, trauma e violenza
assistita.
LINEE DI INIDIRIZZO PER LA REALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI INTEGRATI NELL’AREA
DELLE PRESTAZIONI SOCIO-SANITARIE RIVOLTE AI MINORENNI
ALLONTANATI O A RISCHIO DI ALLONTANAMENTO (in corso di definizione)
In un ottica fortemente preventiva la valutazione e la presa in
carico sono effettuate nelle situazioni che potrebbero richiedere
interventi di sostegno alla domiciliarità, affido e interventi
semiresidenziali o residenziali
Equipe territoriali e Unità di Valutazione Multiprofessionale
(UVM) sono i dispositivi organizzativi che presidiano i percorsi
La compartecipazione finanziaria relativa agli interventi attivati
sui “casi complessi” sarà ripartita al 50% tra bilancio sociale e
bilancio sanitario
PARTE III – ACCOGLIENZA IN COMUNITA’
Cap. 1 – Accoglienza integrata
Cap. 2 – Le strutture di accoglienza residenziali e
semiresidenziali
2.1 Obiettivi dell’accoglienza
2.2 Risorse umane: adulti accoglienti e
personale
Cap. 3 – Carta dei servizi
Cap. 4 – Progetto educativo individualizzato
Cap. 5 – Progetto di vita
Cap. 6 – Obblighi informativi
Cap. 7 – Requisiti strutturali
Cap. 8 – Tipologie
Cap. 9 – Struttura residenziale per persone dipendendi da sostanze d’abuso
con figli minori
Cap. 10 – Tipologie sperimentali e nucleo di valutazione
Cap. 11– Autorizzazione al funzionamento
LE TIPOLOGIE DI COMUNITÀ PREVISTE DALLA
DGR 1904/2011
•Comunità familiare
•Comunità casa famiglia multiutenza
•Comunità educativa
•Comunità educativo-integrata
•Comunità di pronta accoglienza
•Gruppo appartamento
•Comunità per l’autonomia
•Comunità per gestanti e per madri con bambino
OBIETTIVI DELL’ACCOGLIENZA
(Parte III, cap. 2.1)
• “Qualunque comunità di accoglienza per
minorenni deve perseguire i seguenti obiettivi:
- assicurare una connotazione di tipo familiare
attraverso relazioni affettive personalizzate e
personalizzanti, serene, rassicuranti e tutelanti e una
familiare condivisione della quotidianità capace di
orientare in senso educativo ogni suo aspetto (…)
ALCUNI TEMI “CENTRALI” della DGR 1904/2011
SUL SISTEMA DI ACCOGLIENZA
• La qualificazione del personale (Parte III cap. 2.2.2)
• La qualificazione degli adulti accoglienti
impegnati nella gestione di comunità familiari e di comunità
casa-famiglia (Parte III cap. 2.2.1)
• Per ogni tipologia di comunità è indicato:
– Requisiti strutturali (assimilabili alle civili abitazioni)
– tipo di accoglienza (caratteristiche specifiche)
– capacità ricettiva (numero di accolti)
– rapporto numerico (personale presente/minorenni
accolti)
IN PARTICOLARE: la formazione adulti
accoglienti (1)
esperienza documentabile nell’ambito delle
attività di cui alla presente direttiva, anche
come figure di supporto, di almeno dodici
mesi e svolgimento di un adeguato percorso
conoscitivo e di preparazione, curato dai
servizi pubblici, anche in collaborazione con le
associazioni e gli altri soggetti esperti nel
campo dell’accoglienza cosi articolato:
IN PARTICOLARE: la formazione adulti
accoglienti (II)
formazione di base, minimo quattordici ore,
coincidente di norma con il percorso formativo
attivato per le famiglie affidatarie (o comunque
promossi o coordinati dalle Province);
- percorso di conoscenza e valutazione della
disponibilità, con esito positivo svolto dai servizi
pubblici competenti ed indirizzato ad esplorare la
presenza di motivazioni e competenze educative
adeguate per svolgere l’esperienza della comunità
familiare o della comunità casa-famiglia;
-
-
IN PARTICOLARE: la formazione adulti
accoglienti (III)
- formazione specifica, minimo ventiquattro ore,
per acquisire le competenze necessarie a
gestire la comunità (l’accesso a tale tranche
formativa avviene a seguito dell’esito positivo
del percorso di conoscenza);
- tirocinio di almeno ottanta ore presso una
comunità familiare o una comunità casafamiglia che si svolga nelle varie fasi della
giornata.
GLI STRUMENTI PREVISTI DALLA DGR
nell’affidamento familiare:
Ipotesi progettuale, poi progetto di accompagnamento
nell’accoglienza in comunità:
Progetto quadro, poi
– progetto educativo individualizzato
oppure
– progetto educativo individualizzato integrato (per le
comunità educativo-integrate)
progetto di vita:
Quando il ragazzo diventa maggiorenne…
PROGETTO QUADRO
“delinea la prospettiva di progetto e
comprende sia le scelte fondamentali di
intervento per la famiglia d’origine che
quelle per il ragazzo, con tempi e modalità
di verifica”
PROGETTO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO
“Il progetto educativo individualizzato viene
definito e realizzato dalla comunità, in
stretto raccordo con gli operatori dei
servizi territoriali, ed é commisurato ai
tempi di permanenza previsti nel progetto
quadro definito dai servizi.”
PROGETTO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO (segue)
È volto a:
• aiutare il bambino o ragazzo a cogliere il senso della
esperienza che sta vivendo
• curarne l’integrazione nel nuovo contesto sociale
sollecitare l’acquisizione delle autonomie promuovere e
sostenere l’autostima; supportarne l’integrazione nei
vari ambiti di vita; assicurarne il sostegno morale ed
educativo negli eventuali percorsi giudiziari; gestirne il
rapporto con la famiglia in accordo con i servizi sociali e
sanitari competenti, e in conformità con quanto
eventualmente disposto dal Tribunale per i minorenni.
PROGETTO DI VITA
“Il progetto di vita viene elaborato nella sua
forma completa entro due mesi dal
compimento del diciottesimo anno di età e
sottoscritto dal servizio sociale territoriale
competente, dal responsabile della comunità e
dal ragazzo”
CHI DEVE USARE QUESTI STRUMENTI?
Progetto quadro/ipotesi progettuale
nell’affidamento familiare
Il servizio sociale con l’Azienda USL competente. Il
progetto quadro ( o l’I.P.) viene completato a seguito di un periodo di
osservazione, della durata di norma di tre mesi, che impegna sia i
servizi territoriali che le strutture di accoglienza. Il progetto quadro
viene verificato in collaborazione tra i professionisti di riferimento del
bambino e i soggetti accoglienti.
Progetto di accompagnamento/PEI
o PEII
I contenuti del progetto quadro costituiscono la base per la
costruzione del progetto educativo individualizzato, frutto della
collaborazione coordinata di tutti i soggetti coinvolti
nell’allontanamento (principalmente la comunità)
Le reti di famiglie
Soggetto “nuovo” per la direttiva, ha un ruolo
essenziale per gli interventi preventivi
all’allontanamento, ma anche a fianco di famiglie
affidatarie e comunità come supporto e “sollievo”:
in quest’ultimo caso per potere “accogliere” un ragazzo
deve:
• avere svolto il percorso della famiglia accogliente
• concordare l’accoglienza stessa con il servizio sociale
competente
Attenzione al
monitoraggio dei fenomeni
• Sistema
composto da:
informativo
• SISAM - Cartella informatizzata minori regionale
regionale
• Sistemi informativi sociali locali
minori
• Altre fonti
informative
• Report
• SIPS
• SINPIA-ER
• Rilevazioni ad hoc
ALCUNI DATI
La difficoltà del crescere
Problematiche familiari dei minori in carico al 31/12/11
I bambini e ragazzi residenti al
Nucleo
Nucleo
maltrattante/abus
abbandonico
01/01/2012 sono 704.716, il 16%
ante
2%
2%
circa della popolazione totale
Dipendenze
3%
7,7% l’incidenza sui residenti dei
Problemi sanitari
bambini e ragazzi in carico ai servizi
3%
sociali (al 31/12/2011 circa 54.500 )
con differenze provinciali: dal 13%
Problemi specifici
del minore
(PC) al 6,2% (FC)
5%
5,8% bambini e ragazzi seguiti dalle
Unità Neuropsichiatria Infantile (poco
Gravi
oltre 41.000 nel 2011)
conflittualita'
Probl. socio13%
52% i bambini e ragazzi in carico per
problemi abitativi/economici della famiglia
educative/relazion
ali
17%
Altre
3%
Problemi
economici
abitativi e non
52%
I MINORI IN AFFIDO e IN
STRUTTURA RESIDENZIALE
1814 in struttura residenziale
(comprende i minori stranieri non
accompagnati)
1614 in affidamento
familiare e parentale (tempo
pieno e part time)
3428 bambini/ragazzi in
struttura residenziale o in
affido
•
•
•
•
… di cui “FUORI FAMIGLIA”
1232 in struttura
residenziale senza la
presenza della madre
1265 in affido familiare e
parentale a tempo pieno
2497 fuori famiglia
in carico ai servizi territoriali della regione
al 31/12/2011 dati provvisori
compresi i ragazzi 18-21 anni (continuità progettuale) e i non accompagnati
fonte: flusso informativo regionale SISAM-ER
Quanto durano affidi e presenze in struttura
14.5
Altre strutture
21.7
13.7
Comunità familiare
9.4
11.9
11.9
Comunità socio-educativa
9.7
11.0
14.5
Comunità casa famiglia
8.6
Comunità madre/ bambino
Fino a 3 mesi
0%
3-6 mesi
8.1
17.6
12.4
14.5
6 mesi-1 anno
19.3
25.0
18.9
18.8
24.9
20.6
11.6
26.8
12.9
19.6
30.6
19.3
22.4
1-2 anni
2-4 anni
19.3
6.9
4 più anni
0%
Bambini e ragazzi
con intervento di
affido a tempo
pieno e part time
per durata di
permanenza
Minori con
intervento di
inserimento in
struttura resid. per
tempo di
permanenza
23.1
T. pieno
20%
4.7 5.2 9.5
40%
15.0
T. parziale 4.33.4 14.6
Fino a 3 mesi
3-6 mesi
60%
24.2
23.2
6 mesi-1 anno
• in carico ai servizi territoriali al 31/12/11
• fonte: flusso SISAM-ER
80%
100%
41.4
23.8
1-2 anni
30.7
2-4 anni
4 più anni
Bambini e ragazzi con intervento di affido a tempo pieno/parziale
in corso al 31.12.2011 per durata di permanenza e TIPO DI AFFIDO
Giudiziale
6.0
Consensuale
12.9
10%
20%
6 mesi- 1 anno
50.7
23.1
14.5
19.2
0%
Fino a 6 mesi
7.4
30%
26.8
19.7
40%
50%
1-2 anni
60%
19.7
70%
2-4 anni
80%
90%
4 più anni
100%
Lo sguardo rivolto alle forme di gestione
dei Servizi Territoriali di Tutela in ER
gli
•
•
enti gestori sono 67, ••
di cui: •
(9 tipologie di gestione) •
•
•
•
29 comuni singoli
10 Unioni di Comuni
9 AUSL
6 Comune capofila/Associazioni
5 ASP
4 Azienda sociale/speciale
2 AUSL e Comuni in accordo di programma
1 Comunità montana
1 Istituzione comunale per gestione distrettuale
Il documento di linee guida
per il riordino del servizio sociale territoriale
(in corso di stesura)
Un concetto fondante del documento è quello della “Coprogettazione personalizzata e accompagnamento”
Co-progettare (con la persona, la sua rete familiare, amicale e
sociale) gli interventi mirati a superare ed a gestire la
condizione di disagio o di esclusione sociale, attraverso
approcci abilitanti che favoriscano per quanto possibile
l’autonomia delle persone e la responsabilizzazione della
persona e dell’intera rete rispetto ai risultati; ciò implica (….)
la promozione dell’empowerment del singolo e della
comunità;
COMUNITÀ PER MINORI IN RER PER TIPOLOGIA E PROVINCIA
FONTE ANAGRAFE PRESIDI RER OTTOBRE 2013
PROVINCIA
Tipologia Struttura
PC
PR
RE
MO
BO
FE
RA
FC
RN Totale Val. %
Casa famiglia
3
6
6
9
22
18
16
16
35
131
40,3
Pronta Accoglienza
1
1
2
2
3
0
1
2
1
13
4,0
Educativa residenziale
4
9
7
13
19
4
7
17
2
82
25,2
Educativo-integrata resid.
0
1
0
2
0
0
1
2
6
1,8
Comunità familiare
1
6
2
4
5
2
1
6
2
29
8,9
Comunità per gestanti e madri
con bambino
2
5
4
3
11
2
0
10
3
40
12,3
Comunità sperimentali
0
0
0
0
1
0
0
1
0
2
0,6
Gruppo appartamento
1
0
0
7
3
2
0
3
0
16
4,9
Comunità per l’autonomia (DGR
1904/2011)
0
0
0
1
2
0
0
0
0
3
0,9
Totale
12
28
21
41
66
28
26
57
43
322
100,0
Val. %
3,7
8,6
6,5 13,2 20,6 8,6
8,0 17,5 13,2 100,0
Minori (solo 0-17 anni) in comunità per tipologia e provincia al 1/1/2012
Fonte Rilevazione Strutture - SIPS
Tipologia Struttura
PC
PR
RE
MO
BO
FE
RA
FC
RN
Totale
Val. %
Casa Famiglia
4
1
13
20
44
11
16
9
42
160
13,6
Comunità di Pronta Accoglienza
6
6
12
10
19
0
5
11
4
73
6,2
Comunità Familiare
3
15
3
14
25
3
6
5
17
91
7,8
Comunità Educativa
28
45
46
110
148
32
39
83
17
548
46,7
Comunità Educativo-Psicologica
(ora educativo-integrata)
0
5
0
5
0
0
0
11
0
21
1,8
Comunità per gestanti e MadreBambino
5
32
21
34
89
11
0
43
17
252
21,5
Comunità Alta Autonomia
0
0
0
12
13
0
0
4
0
29
2,5
Totale complessivo
46
104
95
205
338
57
66
166
97
1.174
100,0
Val. %
4,4
10,3
8,5
16,4
28,6
5,4
5,3 13,3
7,8
100,0
% Minori in Comunità su Pop <18
anni residente
0,13
0,19
0,11
0,17
0,23 0,14 0,11 0,26 0,18
0,18
MINORI NELLE COMUNITÀ DELLA REGIONE PER MOTIVO DI INGRESSO AL 1.1.2012
400
350
300
250
200
357
150
260
249
100
154
50
0
18
36
35
60
5
AFFIDAMENTI FAMILIARI E PARENTALI AL 1.1.2012
Valori assoluti
Tasso affidi per 1000 abitanti
Tempo
parziale
Tempo
pieno
Totale
Popolazione
minorile
residente
Piacenza
30
142
172
Parma
4
122
Reggio E.
185
Modena
Provincia
Tempo
parziale
Tempo
pieno
Totale
43.958
0,7
3,2
3,9
126
69.143
0,1
1,8
1,8
266
451
95.467
1,9
2,8
4,7
29
256
285
118.961
0,2
2,2
2,4
Bologna
48
164
213
151.970
0,3
1,1
1,4
Ferrara
11
51
62
47.137
0,2
1,1
1,3
Ravenna
13
71
84
60.050
0,2
1,2
1,4
Forlì-Cesena
14
105
119
63.384
0,2
1,7
1,9
Rimini
15
88
101
54.646
0,3
1,6
1,8
Totale
349
1.265
1.613
704.716
0,5
1,8
2,3
Fonte: flusso informativo SISAM-ER (minori in carico ai Servizi sociali)
Tavolo di Monitoraggio per l’applicazione
della DGR 1904/2011
ISTITUITO CON DETERMINA DEL DIRETTORE GENERALE N. 14648/2012
Compiti del tavolo
• contribuire a verificare la corretta applicazione della
Direttiva 1904/2011 ed a rilevare le principali criticità
emerse;
• elaborare e trasmettere all’Assessore alla Promozione
delle Politiche sociali e al Direttore generale alla
sanità e politiche sociali documenti sull’esito del
monitoraggio, eventualmente corredati da proposte.
Tavolo di Monitoraggio
composizione complessiva
• 1 dirigente del Servizio Politiche familiari Infanzia e
adolescenza
• 1 dirigente del Servizio Salute Mentale, dipendenze
patologiche, salute nella carceri o suo delegato
• 2 rappresentanti dei Comuni Singoli o associati, indicati dalla
Cabina di regia sociale e sanitaria
• 1 rappresentante delle Amministrazioni provinciali, indicato
dalla Cabina di regia sociale e sanitaria
• 1 coordinatore dell’integrazione socio-sanitaria di Azienda
Unità Sanitaria Locale
• 1 rappresentante delle Commissioni per l’autorizzazione al
funzionamento (Ausl)
• 6 rappresentanti dei coordinamenti dei soggetti gestori delle
Comunità di accoglienza per minori e Associazioni di famiglie
affidatarie
Tavolo di Monitoraggio
composizione 6 rappresentanti dei coordinamenti
• 1 rappresentante dei soggetti gestori delle Comunità
familiari per minori
• 1 rappresentante soggetti gestori delle Comunità casa
famiglia-multiutenza
• 1 rappresentante dei soggetti gestori delle Comunità di
pronta accoglienza e per l’autonomia
• 1 rappresentante dei soggetti gestori delle Comunità
educative e educativo-integrate
• 1 rappresentante dei soggetti gestori delle Comunità per
gestanti e madre-bambino
• 1 rappresentante delle Associazioni di famiglie affidatarie
Tavolo di Monitoraggio
Incontri realizzati
Il tavolo nel periodo di ottobre 2012 – dicembre
2013 si è incontrato a cadenza mensile per
approfondire tematiche, individuate dalle
componenti il tavolo di monitoraggio e
dall’Assessorato Politiche Sociali, quali priorità ed
urgenze per sostenere e qualificare il sistema di
protezione e tutela dell’infanzia ed il sistema di
accoglienza dei minori collocati fuori dalla loro
famiglia di origine.
Tavolo di Monitoraggio
Prima relazione presentata a dicembre 2013
• Il tema del governo del sistema sia territoriale che centrale
(distrettuale/provinciale/regionale)
• Il tema dell’integrazione socio-sanitaria
• Affidamento familiare
• comunità che accolgono ragazzi in alternativa all’istituto penale
minorile
• Lavoro di analisi dei costi del sistema di accoglienza
• L’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati
• La formazione del personale e degli adulti accoglienti
• proposte per un limitato «ritocco» alla direttiva
• il tema cruciale della vigilanza
TEMI IN ATTENZIONE E “LAVORI IN CORSO…”
• Approvato un documento di “Linee di indirizzo regionali per
l’accoglienza e la cura di bambini e adolescenti vittime di
maltrattamento/abuso (DGR 1677/2013)
• Approvazione di una circolare specifica sul tema della
Vigilanza sulle comunità che accolgono bambini e ragazzi (N.
8/2014)
• sottoscritto un Protocollo d’intesa con il Ministero del Lavoro
e delle Politiche Sociali (DGR 1947/2013) per allargare la
sperimentazione di P.I.P.P.I
• Nella prossima seduta della Cabina di Regia Regionale
prevista per il 22 maggio p.v. andranno due documenti:
- La proposta di “modifica” alla DGR 1904/2011
- Il documento sull’integrazione socio-sanitaria
DGR 1677/2013 « Linee di indirizzo regionali
per l’accoglienza e la cura di bambini e adolescenti
vittime di maltrattamento/abuso
• Definiscono il fenomeno della tutela dell’infanzia e adolescenza
come un problema di salute pubblica
• Suggeriscono l’adozione di una prospettiva «ecologica»
ispirata al modello di Bronfenbrenner
• Includono il tema della trascuratezza grave
• Offrono raccomandazioni operative nelle diverse fasi
dell’intervento: rilevazione – attivazione della rete dei servizi –
segnalazione all’A.G. – Valutazione multidisciplinare Trattamento
• Individuano un percorso organizzativo di livello regionale
(coordinamento) e territoriale (referente percorso M/A)
inoltre:
IN APPLICAZIONE delle “Linee di indirizzo regionali per
l’accoglienza e la cura di bambini e adolescenti
vittime di maltrattamento/abuso” è in
pubblicazione una Collana: “Maltrattamento/abuso
sul minore: i Quaderni per il professionista”
 1° quaderno: “Maltrattamento e abuso sul
minore: le fratture”
 2° quaderno: ”Aspetti medico-legali”
P.I.P.P.I.
(Programma di intervento per la Prevenzione
dell’istituzionalizzazione dei minori)
La Regione Emilia-Romagna ha recentemente (DGR 1947/2013)
sottoscritto un Protocollo d’intesa con il Ministero del Lavoro e
delle Politiche Sociali per allargare la sperimentazione di P.I.P.P.I.
coordinato dall’Università di Padova a quattro ambiti del
territorio emiliano-romagnolo (Bologna, Forlì, Modena, Reggio
Emilia)
Riteniamo che il programma, per la rigorosa cultura che lo
supporta e la metodologia utilizzata, rappresenti una preziosa
opportunità per ripensare il sistema di protezione e tutela
dell’infanzia ed il sostegno alla genitorialità
P.I.P.P.I. per la Regione Emilia-Romagna
rappresenta la possibilità di:
• Consolidare buone pratiche già in essere
(lavoro in équipe, supporto domiciliare, lavoro di rete, ecc)
• Sostenere l’innovazione di strumenti operativi
(RPM per la valutazione, Moodle per lo scambio di esperienze,
i gruppi con le famiglie, le famiglie di sostegno,
• Sviluppare competenze nella valutazione trasformativapartecipativa (maggior coinvolgimento della famiglia,
incentivare la motivazione degli operatori, ecc)
• promuove La formazione degli operatori/del sistema
(prossimità, rafforza le competenze, crea innovazione e
sollecita le relazioni-collaborazioni interservizi)
• aprire di spazi di dialogo e di riflessione con le altre Regioni
“nessuna strada ha mai condotto nessuna carovana fino a
raggiungere il suo miraggio, ma solo i miraggi hanno messo
in moto le carovane” (Henri Desroche)
…..grazie dell’attenzione
Scarica

DGR 1904 del 2011 Direttiva in materia di