9
°
GIOVEDÌ
17 DICEMBRE 2015
ore 20.30
VENERDÌ
18 DICEMBRE 2015
ore 20.3 0
OTTAVIO DANTONE | Direttore
BERIT SOLSET | Soprano
DELPHINE GALOU | Contralto
MARTIN VANBERG | Tenore
MATTHEW BROOK | Basso
CORO MAGHINI
CLAUDIO CHIAVAZZA | Maestro del coro
Bach
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GIOVEDÌ
17 DICEMBRE 2015
ore 20.3 0
VENERDÌ
18 DICEMBRE 2015
ore 20.3 0
OTTAVIO DANTONE | Direttore
BERIT SOLSET | Soprano
DELPHINE GALOU | Contralto
MARTIN VANBERG | Tenore
MATTHEW BROOK | Basso
CORO MAGHINI
CLAUDIO CHIAVAZZA | Maestro del coro
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Messa in si minore BWV 232
per soli, coro e orchestra (1724/49)
I Missa
Kyrie
1 Kyrie eleison
2 Christe eleison
3 Kyrie eleison
Gloria
4 Gloria in excelsis
5 Et in terra pax
6 Laudamus te
7 Gratias agimus tibi
8 Domine Deus
9 Qui tollis peccata mundi
10 Qui sedes ad dexteram Patris
11 Quoniam tu solus sanctus
12 Cum sancto Spiritu
II
1
2
3
4
5
6
7
8
9
Symbolum Nicenum
Credo in unum Deum
Patrem omnipotentem
Et in unum Dominum
Et incarnatus est
Crucifixus
Et resurrexit
Et in Spiritum Sanctum Dominum
Confiteor
Et expecto
III Sanctus
Sanctus
IV Osanna, Benedictus,
Agnus Dei et Dona nobis pacem
1 Osanna in excelsis
2Benedictus
3 Osanna in excelsis
4 Agnus Dei
5 Dona nobis pacem
Durata: 2h 10’ ca.
Ultima esecuzione Rai a Torino:
21 febbraio 2003, Jeffrey Tate,
Juliane Banse, Katja Lytting,
Steve Davislim, Christian Gerhaher,
Franz-Josef Selig, Coro Maghini,
Claudio Chiavazza.
Il concerto di giovedì 17 dicembre è trasmesso in collegamento diretto su Rai 5, e in
streaming audio-video su www.osn.rai.it.
Il concerto di venerdì 18 dicembre è trasmesso in collegamento diretto su Radio 3
per il programma “Radio 3 Suite”. La ripresa televisiva è effettuata dal Centro di
Produzione Rai di Torino.
JOHANN SEBASTIAN BACH
Messa in si minore BWV 232 per soli, coro e orchestra
È radicata in molti la convinzione che la Messa rappresenti un genere
musicale specificamente legato alla confessione cattolica e che pertanto
anche le Messe bachiane costituiscano un “omaggio” alla tradizione
romana e conseguentemente una deviazione dallo spirito e dalla liturgia
luterane. In realtà, la prassi musicale ammetteva l’intonazione di mottetti
latini e la realizzazione in stile concertante dei testi dell’Ordinarium
Missae in particolari circostanze di carattere solenne. Al tempo di Bach
sappiamo che a Lipsia nelle prime due feriae delle tre feste principali
(Natale, Pasqua, Pentecoste), come pure nelle altre feste particolari
dell’anno liturgico, era consentito eseguire a più voci (figuraliter) il Kyrie,
il Gloria e il Sanctus; nel caso dei primi due testi c’è da tenere presente che
la terminologia corrente li designava globalmente con la parola Missa.
Questo termine è appunto quello che compare nella partitura bachiana
della cosiddetta Messa in si minore (BWV 232) per indicare le prime due
parti della composizione, inviate dal Kantor nel 1733 al nuovo sovrano,
il duca Federico Augusto Il, per sollecitare una nomina nella cappella di
corte, nomina poi avvenuta solo alla fine del 1736.
A Dresda, capitale del ducato di Sassonia nei cui confini è compresa anche
Lipsia, vigeva una situazione alquanto anomala, poiché a dispetto della
generale fede luterana dei suoi abitanti il sovrano era cattolico (il padre
Federico Augusto I era stato politicamente costretto ad abbracciare il
credo romano essendo stato eletto re di Polonia). La duplice confessione
aveva portato alla creazione di due distinte cappelle di corte, una per i
riti della chiesa luterana e l’altra per quelli della chiesa cattolica. Che le
Messe o le sezioni di Messa scritte da Bach siano state proposte anche
a Dresda non è documentato, ma se esse lo furono si può pensare che
abbiano potuto avere una doppia destinazione. [...]
Al di sopra del problema “confessionale”, sta la particolare natura di
quello che già CarI Friedrich Zelter definiva nel 1811, “verosimilmente
il più grande capolavoro musicale che il mondo abbia visto”. Non è
eccessivamente imprudente sostenere che quasi tutti i venticinque
numeri di cui consta la partitura non sono pagine originali, ma parodie
o adattamenti più o meno rilevanti di opere precedenti. Il fatto è
appurato (o ritenuto assai probabile) in tredici casi, ma sussistono buone
possibilità che quasi tutti i restanti brani siano elaborazioni di altre
pagine perdute. Tanto più mirabile, comunque, appare l’opera bachiana
se si considera che essa è tutta o in gran parte il frutto di un montaggio
razionale e perfettamente equilibrato che sul piano dei risultati musicali
s’impone come creazione originale ed unica. L’ambivalenza che è propria
della tecnica della parodia e che la Messa in si minore porta in sé come
un segno di grandezza pareggia quell’altra ambivalenza che sposa due
riti e due confessioni e fonde in un unico corpo le due grandi espressioni
del pensiero cristiano, la teologia della gloria di ascendenza cattolica e
la teologia della croce di ascendenza luterana. Realizzata, dunque, in
almeno tre distinti momenti (1724, 1733, 1747-49) e uscita dalle mani
dell’artifex come una aggregazione naturale di sostanze varie, come
una concrezione o condensazione di elementi stilistici affini oppure
contrapposti, l’opera è di quelle che più apertamente manifestano, nella
sua quasi esasperata monumentalità e nella sua irripetibile polivalenza,
la concordia delle idee, l’armonia dei gesti, il razionale patto di alleanza
che compone ogni interna contraddizione, ogni esterno dissidio.
È nella forma architettonica - sognata, ideata, realizzata infine - che le
virtù de l’invenzione musicale, anche di quella sperimentata in altri
campi e poi trasferita sotto l’impulso logico ed implacabile della parodia
in altre celesti sfere, offrono le migliori garanzie di riuscita.
Paradossalmente il materiale che è stato estratto da un gruppo
non omogeneo di opere risalenti a tempi diversi si ricompone, con
stupefacente coordinazione, in un corpo organico nel quale testo e
musica procedono riconoscendosi l’uno nell’altro.
La tripartizione del Kyrie pare scontata (ma in due delle successive
“Messe luterane”, BWV 235 e 236, questa sezione non osserverà la
distribuzione in trittico) e sembra ripetere in alcuni particolari di stesura
il corrispondente movimento di una Messa dovuta a Johann Hugo
Wilderer. L’osservazione è di quelle che fanno soltanto cronaca e che non
scalfiscono la purezza del monumento.
Un motto di quattro battute apre perentoriamente la pagina con un tutti
significativamente mancante delle solenni trombe; segue un lungo
intervento strumentale, introduzione al grande Kyrie, che sviluppa
in forma fugata (poi ripreso dal coro) un tema dall’incedere solenne,
patriarcale, processionale, tortuoso e teso in una costante progressione
verso l’alto e secondo formule “ ostinate”.
Un sentimento funebre di cordoglio anima la pagina ed un tono epico si
intravede nella possente architettura a 5 voci. Di tutt’altra natura è, invece,
il secondo Kyrie che fissa il testo su un’arcaica struttura mottettistica,
riducendo a 4 le voci, Il Christe centrale è, per contrasto con la pietas di
cui è circondato, un brano luminoso, elaborato sotto forma di duetto, in
tonalità maggiore (contro il minore delle altre due sezioni); da notare
che in questo caso, come nei casi degli altri due duetti (nn. 7 e 14), la
struttura a due è richiamata in coincidenza di testi che riguardano la
seconda persona della Trinità.
Nella suddivisione del Gloria in otto episodi (quattro affidati al coro e
quattro ai solisti) parrebbe difficile riconoscere a prima vista l’esecuzione
di un piano organico prestabilito. E tuttavia, il testo dell’hymnus angelicus
sembra essere stato sottoposto ad analisi e risolto musicalmente in
maniera conseguente.
Il simbolismo e l’aderenza allo spirito e alla forma dell’inno sono ad ogni
passo evidenti e di grandissima qualità è sempre il discorso musicale,
che forse solo nel caso dell’aria per basso con corno da caccia (Quoniam)
sembra conoscere un cedimento. Ma la temperatura è elevata nei brani
corali, tutti a 5 voci ad eccezione del Gratias, parodia di un brano a
quattro: dal tripudiante Gloria con l’eterea fuga sull’Et in terra pax (che
chiama in causa la multitudo militiae coelestis di cui parla Luca 2, 14)
all’apoteosi del Cum Sancto Spiritu, dal Gratias agimus con la sua arcaica
gravitas mottettistica al patetico e insieme superbo Qui tollis. E splendidi
fiori si raccolgono nel giardino delle altre due arie, quasi concepite
come pannelli corrispondenti (un violino solista nel Laudamus, un oboe
d’amore nel Qui sedes; ma in entrambi i casi l‘accompagnamento è
affidato agli archi). Un caso particolare è il duetto: le due voci - acute propongono dapprima simultaneamente i due primi versetti (sul Padre e
sul Figlio) ma alternandosi nelle proposte dei due testi e conducendo il
discorso in imitazione; sul terzo versetto, quello dell’Agnus Dei, invece, le
due voci procedono in perfetto parallelismo e su un unico testo. Fatto non
trascurabile è l’aggiunta della parola altissime all’espressione Domine
Fili unigenite Jesu Christe; la parola non trova riscontro nel Missale
Romanum ma figura come tropo nel Graduale della Thomaskirche (sec.
XIV) relativamente a quattro Gloria.
La distribuzione della materia nel Symbolum Nicenum obbedisce,
ovviamente a criteri del tutto diversi dominati da strutture architettoniche
rigorose e fra loro corrispondenti ed equidistanti: raggiunta mediante
una operazione di adeguamento, di calibrature, poiché inizialmente il
Symbolum era suddiviso in otto (e non in nove) numeri. [...]
Il Symbolum si apre con un brano che è un vero e proprio mottetto a
7 voci (5 vocali e 2 strumentali) con basso continuo. In senso tecnico,
la pagina funge da “intonazione”, sostituisce il celebrante al quale la
liturgia affida le prime parole del testo (Credo in unum Deum).
La realizzazione mottettistica bachiana s’ispira a modelli arcaici (si pensi
al Monteverdi sacro o allo Schütz dei Geistliche Konzerte) e utilizza un
tema a valori larghi direttamente attinto dal Credo autentico gregoriano
(nel quarto modo, ipofrigio che si ritrova anche nel Gesangbuch di
Gottfried Vopelius (1682).
Non è senza significato ricordare, e il fatto testimonia ancora una volta
dell’attenzione che Bach prestava alla conoscenza dei contemporanei,
che lo stile di questa “intonazione” è parente prossimo di quelle create
da Giovanni Battista Bassani per cinque dei suoi sei Credo della raccolta
di Messe intitolata Acroama Missale (pubblicata ad Augsburg nel 1709);
tale raccolta venne interamente copiata sotto il controllo di Bach intorno
al 1740 e il Kantor si fece premura di aggiungervi, rispettando lo
“stile antico”, l’intonazione del Credo per la quinta Messa. La poderosa
costruzione mottettistica del brano in questione osserva rigorosamente
lo stile contrappuntistico, ma all’imitazione che governa le parti vocali si
aggiunge una figurazione ostinata affidata al basso continuo; alle
cinque voci si sommano le parti dei violini I e Il, sempre proponenti lo
scultoreo tema ecclesiastico. A questo brano introduttivo segue il Patrem,
dapprima cantato dai bassi in concomitanza con le parole Credo in unum
Deum riaffermate dalle altre tre voci (il coro è qui a quattro voci), e poi
trasferito sulle altre voci.
Carattere arcaico ha ancora il “lamento” del Crucifixus che risulta da una
trasformazione (parodia) della prima parte del coro introduttivo alla
cantata BWV 12, e più ancora il Confiteor che utilizza come cantus firmus
la corrispondente melodia del Credo gregoriano, presente nel citato
graduale della Thomaskirche.
Le restanti parti dell’Ordinarium Missae sono state suddivise da Bach in
due sezioni che rispettano la prassi liturgica propria di Lipsia; l’Osanna
e il Benedictus, che nel Missale Romanum sono parti integranti del
Sanctus, sono concepiti come brani a se stanti. Come già sappiamo, per la
prima sezione il Kantor ha ripreso senza modifiche un Sanctus composto
nel 1724 e più volte eseguito nei giorni del Natale e della Pasqua di anni
successivi.
La composizione si presenta a 6 voci e dotata di un organico strumentale
superiore a quello proprio dalle altre sezioni della Messa. L’incedere
solenne e grandioso della prima parte trova un elemento di contrasto
nella dinamica fuga sul Pleni sunt coeli (che ricorda quella del mottetto
Singet dem Herrn). In quest’ultimo passo è da notare l’adozione di
un’espressione che si discosta da quella del Missale Romanum, là dove è
detto “pIeni sunt coeli gloria tua”, Bach usa la dizione “gloria ejus” (come
avverrà anche nei Sanctus BWV 237 e 238) che riporta quel passo alla
veste biblica originale (lsaia 6, 3).
L’Osanna comporta l’impiego di un doppio coro; siamo ancora in
presenza, dunque, di un’altra disparità nella distribuzione dei ruoli vocali
a conferma dell’indipendenza con la quale le singole sezioni sono state
elaborate. Nella sua forma originale, l’Osanna (che è la parodia del brano
iniziale di una cantata profana perduta) doveva avere un’introduzione
strumentale (quella stessa che ora chiude l’episodio), poi soppressa da
Bach al momento di trasformare la pagina in una composizione sacra
agganciata al Sanctus.
Il Benedictus è una toccante aria per tenore, forse la più significativa di
tutta la Messa in si minore, con uno strumento melodico concertante non
indicato, ma individuabile in un flauto traverso.
Bipartito è l’Agnus Dei che si presenta nella tradizionale suddivisione con
il Dona nobis pacem elaborato in maniera indipendente: quest’ultima
sezione è una parodia “di secondo grado” dal momento che si tratta
di una rielaborazione del Gratias agimus tibi (n. 6) il quale a sua volta
ripeteva la propria origine da una pagina della Cantata BWV 29.
Alberto Basso
(dal programma di sala del 4 ottobre 1990)
MISSA (Kyrie e Gloria)
coro (a 5 voci)
Kyrie eleison
soprani I e II
Christe eleison
coro (a 4 voci)
Kyrie eleison
coro (a 5 voci)
Gloria in excelsis Deo
et in terra pax hominibus bonae voluntatis.
soprano
Laudamus te, benedicimus te,
adoramus te, glorificamus te.
coro (a 4 voci)
Gratias agirnus tibi
propter magnam gloriam tuam.
soprano e tenore
Domine Deus, Rex coelestis, Deus Pater omnipotens,
Domine Fili unigenite Jesu Christe altissime.
Domine Deus, Agnus Dei, Filius Patris.
coro (a 4 voci)
Qui tollis peccata mundi, miserere nobis,
Qui tollis peccata mundi, suscipe deprecationem nostram.
contralto
Qui sedes ad dexteram Patris, miserere nobis.
basso
Quoniarn tu solus sanctus, tu solus Dominus,
tu solus altissimus, Jesu Christe.
coro (a 5 voci)
Cum Sancto Spiritu, in gloria Dei Patris.
Amen.
SYMBOLUM NICENUM
coro (a 5 voci)
Credo in unum Deum.
coro (a 4 voci)
Patrem omnipotentem, factorem coeli et terrae
visibiliutn otnniurri et invisibiliutn.
soprano e contralto
Et in unum Dominum Jesum Christum, Filium Dei unigenitum
et ex Patre natum ante omnia saecula.
Deum de Deo, lumen de lumine, Deum verum de Deo vero,
genitum non factum consubstantialem Patri,
per quem omnia facta sunt.
Qui propter nos homines et propter nostram salutem
descendit de coelis.
Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine.
et homo factus est.
coro (a 5 voci)
Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine
et homo factus est.
coro (a 4 voci)
Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Pilato,
passus et sepultus est.
coro (a 5 voci)
Et resurrexit tertia die secundum Scripturas,
et ascendit in coelum, sedet ad dexteram Dei Patris,
et iterum venturus est cum gloria judicare vivos et mortuos,
cujus regni erit finis.
basso
Et in Spiritum Sanctum Dominum et vivificantem,
qui ex Patre Filioque procedit,
qui cum Patre et Filio simul adoratur et congloroficatur,
qui locutus est per Prophetas.
Et unam sanctam catholicam et apostolicam Ecclesiam.
coro (a 5 voci)
Confiteor unum baptisma in remissionem peccatorum,
et expecto resurrectionem mortuorum
et vitam venturi saeculi.
Amen.
SANCTUS
coro (a 6 voci)
Sanctus Dominus Deus Sabaoth,
Pleni sunt coeli et terra gloria ejus.
OSANNA, BENEDICTUS, AGNUS DEI ET DONA NOBIS PACEM
coro (a 8 voci)
Osanna in excelsis.
tenore
Benedictus qui venit in nomine Domini.
contralto
Agnus Dei qui tollis peccata mundi,
miserere nobis.
coro (a 4 voci)
Dona nobis pacem.
OTTAVIO DANTONE
Diplomato in organo e in clavicembalo al Conservatorio “Giuseppe Verdi”
di Milano, è stato premiato al Concorso Internazionale di Parigi e di Bruges
e tiene corsi di perfezionamento di clavicembalo, musica da camera, basso
continuo e improvvisazione.
Dal 1996 è il direttore musicale dell’Orchestra Accademia Bizantina di
Ravenna ed è ospite delle istituzioni più prestigiose, tra cui la Staatskapelle
di Berlino, la Philharmonie e la Konzerthaus.
Nel 1999 ha tenuto il suo debutto operistico con la prima esecuzione
moderna del Giulio Sabino di Sarti e l’Accademia Bizantina al Teatro
Alighieri di Ravenna. Fra gli impegni recenti: ha inaugurato la stagione
2014/15 dirigendo il Messiah di Haendel sul podio dell’Orchestra I
Pomeriggi Musicali di Milano, ha diretto Il barbiere di Siviglia ad Oviedo, è
stato impegnato nelle produzioni di Tancredi e Orfeo all’Opéra de Lausanne,
La verità in cimento e La clemenza di Tito all’Opernhaus di Zurigo, Le nozze
di Figaro alla Staatsoper di Amburgo, Il barbiere di Siviglia e Don Giovanni
a Bilbao, La Cenerentola all’Opéra National de Paris. In campo sinfonico
terrà concerti con l’Orchestra Filarmonica della Scala, i Duisburger
Philharmoniker, l’Orchestre de Chambre de Lausanne, la Kammerorchester
Basel e l’Orchestra of the Age of Enlightenment di Londra. Ha inoltre
diretto importanti produzioni, fra le quali, Il viaggio a Reims, Così fan tutte
e Rinaldo al Teatro alla Scala, Rinaldo al Glyndebourne Opera Festival e alla
Royal Albert Hall di Londra, L’Arbore di Diana al Teatro Real di Madrid, Una
cosa rara al Palau de les Arts di Valencia, L’italiana in Algeri alla Staatsoper
di Berlino e all’Opéra de Lausanne, Juditha Triumphans al Teatro La Fenice
di Venezia, Tito Manlio al Barbican Centre di Londra e a Dortmund, Giulio
Cesare all’Opéra de Lausanne, Orlando e Rinaldo al Beaune Festival, Le
nozze di Teti e Peleo e L’Edipo Colono al Rossini Opera Festival di Pesaro,
Ascanio in Alba al Teatro Comunale di Bologna, Nina, ossia la pazza per
amore di Paisiello nelle produzioni del Teatro alla Scala, del Piccolo Teatro
di Milano e di Ravenna Festival, Marin Faliero (con Mariella Devia e Michele
Pertusi) al Teatro Regio di Parma.
Numerose sono le sue registrazioni televisive e radiofoniche in Italia e
all’estero. Dal 2003 incide regolarmente per Decca e per Naïve.
È stato più volte ospite dell'OSN Rai e nel 2013 ha diretto il Messiah di
Händel.
BERIT SOLSET
Ha studiato all'Accademia di Musica Norvegese di Stato a Oslo e alla Scuola
statale di Musica di Karlsruhe. Ha debuttato nella lirica come Woodmaiden
in Ophelia – death by water singing di Henrik Hellstenius. Tra i ruoli
interpretati: Susanna ne Le nozze di Figaro, Rosina nel Barbiere di Siviglia,
Belinda in Dido and Aeneas di Purcell, Abel nel Primo omicidio di Scarlatti,
Sigrun nella prima mondiale di Malleus Maleficarum di Ragnar Rasmussen
e ha cantato in Melancholia di Georg Friedrich Haas. Il suo repertorio spazia
dal Rinascimento e dal Barocco sino alla musica contemporanea. Collabora
con direttori quali Bayl, Boman, Bucknall, Böck, Dantone, Gaudenz, Labadie,
Parkman, Parrott, V. Petrenko, Petrou, Wilder e Willens.
Gli appuntamenti più importanti delle passate stagioni l'hanno vista
impegnata nella Messa in Fa minore di Bruckner con la Oslo Philharmonic
Orchestra, in Die Schöpfung di Haydn e nel Sogno di una notte di mezza
estate di Mendelssohn con l'Orchestra della Radio Norvegese e ha registrato
Die Geburt Jesu Christi con la Kölner Akademia, con cui ha cantato anche la
Passionskantate di Hertel e l'Oratorio di Natale di Agricola. Si citano ancora
Iphis in Jephtha di Heandel con l'Accademia Bizantina e la prima mondiale
di The Lapse of Time di Christophersen. Ha collaborato spesso in Italia con
l'Orchestra Haydn di Bolzano e Trento; inoltre si è esibita nella Passione
secondo Matteo di Bach con la Filarmonica di Oslo, in Die Schöpfung di
Haydn a Oslo con l'Ensemble Allegria e in forma semi-scenica al Gloger
Festival, nel Messiah di Haendel a Oslo, nell'Oratorio di Natale di Bach a
Trondheim, nel Requiem di Carl Rütti a Sandefjord e in concerto nei festival
musicali di Tromsoe, Gloppen e Sunnmøre.
Tra i prossimi impegni: Oreste di Haendel a Brema, Il giardino d'amore di
Scarlatti al Musikfestspiele Sanssouci di Potsdam, la Messa in si minore
di Bach a Tromsoe, il Gloria di Vivaldi con Fabio Biondi e l'Orchestra di
Stavanger, l'Oratorio di Natale di Bach a Örebro, la Nona di Beethoven a
Sidney, Peer Gynt a Tokyo e Dido and Aeneas di Purcell alla Arctic Opera.
DELPHINE GALOU
Nata a Parigi, ha studiato filosofia alla Sorbona, pianoforte e canto. Nel
2004 è stata selezionata come “Scoperta dell'anno” dall'associazione
francese per la promozione di giovani artisti (ADAMI).
Ha deciso di specializzarsi nel repertorio barocco, collaborando con
ensemble come Balthasar Neumann Ensemble (Thomas Hengelbrock),
I Barocchisti (Diego Fasolis), Accademia Bizantina (Ottavio Dantone),
Collegium 1704 (Václav Luks), la Venice Baroque Orchestra (Andrea
Marcon), Il Complesso Barocco (Alan Curtis), Les Siècles (François-Xavier
Roth), Les Arts Florissants (Jonathan Cohen), Le Concert des Nations (Jordi
Savall), l'Ensemble Matheus (Jean-Christophe Spinosi), Les Musiciens
du Louvre Grenoble (Marc Minkowski), Le Concert d'Astrée (Emmanuelle
Haïm), Les Ambassadeurs (Alexis Kossenko) e Les Talens Lyriques
(Christophe Rousset).
Ha cantato al Théâtre des Champs-Elysées, all'Angers Opéra di Nantes,
all'Opéra de Montpellier, alla Royal Opera House di Londra, al Theater
St Gallen, al Teatro di Basilea, all'Haendel Festival di Karlsruhe, al
Schwetzingen Festival, alla Staatsoper di Berlino, al Theater an der Wien
e al Maggio Musicale Fiorentino. La sua discografia include il Vespro
per la festività dell'Assunta di Porpora con la direzione di Martin Gester
(Live recording Ambronay), Teuzzone di Vivaldi diretta da Jordi Savall
(Naïve), Orlando 1714 di Vivaldi con Federico Maria Sardelli (Naïve), La
Concordia dei Pianeti di Caldara sotto la guida di Andrea Marcon (Deutsche
Grammophon) e L'incoronazione di Dario di Vivaldi e la Petite Messe
Solennelle di Rossini diretta da Ottavio Dantone (Naïve).
MARTIN VANBERG
Il tenore svedese si è laureato all'Accademia dell'Opera di Copenaghen nel
2010. Nel 2011 ha fatto il suo debutto operistico all'Opera di Gothenburg
come Oronte nell'Alcina. Tra gli impegni delle passate stagioni si segnalano
il Conte Almaviva nel Barbiere di Siviglia e la partecipazione al Vespro della
Beata Vergine di Monteverdi all'Opera di Gothenburg, il ruolo del titolo
nella Jephtha di Haendel con l'Accademia Bizantina a Varsavia, Cephalus
ne Gli amori di Apollo e di Dafne di Cavalli a Copenaghen, Lysander nel
Sogno di una notte di mezza estate di Britten al Läckö Opera Festival, la
Messa in si minore di Bach con l'Orchestra di Gothenburg e con ReBaroque,
la Messa in do minore di Mozart a Malmö, l'Oratorio di Natale di Bach a
Stavanger e ha cantato più volte nel Requiem di Mozart.
In concerto si è esibito in sale quali Concertgebouw di Amsterdam,
Konzerthaus di Vienna, Kölner Philharmonie e Tivoli di Copenhagen.
Collabora regolarmente con Badea, Bayl, Bedford, Bernardini, Cummings,
Dantone, Dausgaard, Björkman, Dornwald, Ingebretsen, Layton, Malmberg,
Manze, Mortensen, Phipps, Rilling, Jensen, Soustrot e Toni.
Nella stagione 2014/15 ha cantato nella Passione secondo Giovanni di
Bach con l'Orchestra di Aarhus, nel Det bedste sted di Daniel Hjort alla
ØresundsOperan, nel Hion om natten di Christoffer Nobin con l'Orchestra
di Norrköping, ne La Creazione di Haydn a Stoccolma, nel St. Nicholas di
Britten a Witten, l'Oratorio di Natale di Bach a Odense e in varie produzioni
del Messiah di Haendel a Milano, Copenhagen, Lund e Stavanger.
Tra i futuri e recenti impegni: il Messiah di Haendel a Padova con I Solisti
Veneti e Scimone, Jephtha di Haendel a Beaune e la Passione secondo
Giovanni di Bach a Milano con Dantone e l'Accademia Bizantina, la Messa
in si minore di Bach a Tromsoe e il Magnificat di Bach a Poznan.
MATTHEW BROOK
Ha cantato con direttori quali Sir John Eliot Gardiner, Richard Hickox, Sir
Charles Mackerras, Harry Christophers, Christophe Rousset, Paul McCreesh
e Sir Mark Elder e con orchestre come la Philharmonia, la London
Symphony, la Filarmonica di San Pietroburgo, la Royal Philharmonic,
la Baroque Orchestra di Friburgo, l'English Baroque Soloists, Gabrieli
Consort & Players, la Royal Northern Sinfonia, l'Orchestre National de
Lille, l'Orchestre des Champs-Élysées, la Hallé Orchestra, la Melbourne
Symphony, la Tonhalle-Orchester di Zurigo, il Collegium Vocale Gent e la
City of London Sinfonia.
Tra gli impegni recenti e futuri: l'incisione di Anacreon di Rameau con
l'Orchestra of the Age of Enlightenment, Zebul in Jephtha con The Sixteen e
la vittoria di un Gramophone Award per il Requiem di Mozart con Dunedin
Consort. Brook ha cantato nella Passione secondo Giovanni di Bach con il
Monteverdi Choir e con Soli Deo Gloria a Chicago con John Nelson; nel
Requiem di Mozart con la Seattle Symphony Orchestra e Ludovic Morlot
e con l'Istituto Fryderyk Chopin di Varsavia; nel Messiah di Haendel con
I Pomeriggi Musicali di Milano e con la Washington National Cathedral;
ne La Creazione di Haydn con BBC NOW e la Haendel & Haydn Society di
Boston; nel Magnificat di Bach con l'Orchestra Arion Baroque a Montreal;
il ruolo di Valens nella Theodora con Early Music di Vancouver; il Requiem
di Fauré con l'Orchestre de Chambre de Paris e le cantate di Bach con la
Nederlandse Bachvereniging. Infine, ha cantato nell'Orfeo, nell'Ulisse e
nei Vespri di Monteverdi per l'Early Music Festival di Boston.
CORO MAGHINI
E CLAUDIO CHIAVAZZA
Intitolato a una delle figure più significative della vita musicale di Torino,
Ruggero Maghini (direttore del Coro Rai dal 1950 per oltre vent’anni) il Coro
Maghini si è costituito nel 1995, sotto la direzione di Claudio Chiavazza,
in occasione di una produzione con l’OSN Rai, con cui collabora ancora
oggi affrontando pagine del repertorio sinfonico-corale di Bach, Mozart,
Beethoven, Verdi, Brahms, Grieg, Falla e Gershwin. Nel 2006, in occasione
del Concerto inaugurale del restaurato Auditorium Rai “A. Toscanini” di
Torino, ha preso parte alla Sinfonia n. 2 di Mahler diretta da Frühbeck de
Burgos; ha in seguito partecipato alla 47ª Semana de Musica Religiosa di
Cuenca con il War Requiem di Britten e la Messa da Requiem di Verdi. Più
recentemente ha cantato La Creazione di Haydn, The Messiah di Haendel e
la Messa in mi bemolle di Schubert. Collabora stabilmente con l’Academia
Montis Regalis e De Marchi per concerti nelle stagioni dell’Unione Musicale
di Torino e della Società del Quartetto di Milano. Ha partecipato alla 50ª
Settimana Internazionale di Musica Sacra di Monreale, al Festival di Musica
Antica di Bruges, all’Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, dove nel 2013
ha cantato ne La Clemenza di Tito di Mozart e nel 2014 nella Messa in si
minore di Bach. Affronta anche il repertorio per coro a cappella, dal barocco
alla musica contemporanea. A fianco del Coro è sorta, nel 2005, l’Accademia
Maghini per la formazione vocale dei coristi, sia amatoriali che professionisti,
e l’organizzazione di eventi quali la rassegna Musica nei luoghi dello spirito.
Claudio Chiavazza ha studiato presso il Conservatorio di Torino diplomandosi
in Clarinetto, Musica Corale e Direzione di coro. Si è perfezionato in direzione
corale con Peter Erdei presso l’Istituto Kodály in Ungheria. È direttore del
Coro Maghini. Ha diretto concerti in Europa spaziando dal canto gregoriano
alla polifonia vocale contemporanea, con diverse prime esecuzioni.
Ha collaborato con direttori quali Frühbeck de Burgos, Ahronovitch,
K. Petrenko, G. Albrecht, Järvi, Baudo, Preston, Tate, Mena, Noseda, Marshall,
Rilling, Hogwood, King, Dantone, De Marchi. Ha diretto diversi complessi
partecipando a festival quali MITO Settembre Musica, Tempus Paschale
di Torino, 50ª Settimana Internazionale di Musica Sacra di Monreale (Pa),
Armoniche Fantasie, Musica Recercata di Genova, Festival dei Saraceni,
5° Festival Musicale della Via Francigena, Les Baroquiales di Sospel, Musique
Sacrée di Avignone e Innsbrucker Festwochen der Alten Musik.
CORO MAGHINI
SOPRANI PRIMI
Chiara Albanese
Bettina Eickelberg
Roberta Giua Nadia Kuprina
Caterina Iora
Anna Piroli
Karin Selva
SOPRANI SECONDI
Valentina Argentieri
Cristina Camoletto Valentina Chirico Alessandra Maniccia
Teresa Nesci
Silvia Prot Arianna Stornello
CONTRALTI PRIMI
Elena Camoletto
Manuela Cattaneo Isabella Di Pietro
Vittoria Novarino
Maria Russo
CONTRALTI SECONDI
Giulia Beatini Elisa Brizzolari
Eliana Laurenti
Annalisa Mazzoni Svetlana Skvorzova
TENORI PRIMI
Stefano Gambarino
Massimo Lombardi Corrado Margutti
Phillip Peterson
Claudio Zinutti
PARTECIPANO AL CONCERTO
TENORI SECONDI
Alessandro Baudino
Adriano Gaglianello
Fabrizio Nasali
Marco Pollone
Rober Alecio Rieffel
VIOLINI PRIMI
*Roberto Ranfaldi, °Giuseppe Lercara, Constantin Beschieru, Lorenzo Brufatto,
Irene Cardo, Aldo Cicchini, Patricia Greer, Valerio Iaccio, Francesco Punturo,
Elisa Schack.
BASSI PRIMI
Sergio Alcamo Francesco Coppo Marco Milanesio
Dario Previato
Dario Ribechi
VIOLE
*Luca Ranieri, Geri Brown, Giovanni Matteo Brasciolu, Federico Maria Fabbris,
Margherita Sarchini, Clara Trullén Sáez.
BASSI SECONDI
Riccardo Bertalmio
Riccardo Bovina
Renato Cadel Cesare Costamagna Ermanno Lo Gatto
MAESTRO DEL CORO
Claudio Chiavazza
VIOLINI SECONDI
*Roberto Righetti, Valentina Busso, Pietro Bernardin, Roberto D’Auria, Michal Ďuriš,
Alessandro Mancuso, Marcello Miramonti.
VIOLONCELLI
*Pierpaolo Toso, Ermanno Franco, Stefano Blanc, Michelangiolo Mafucci.
CONTRABBASSI
*Gabriele Carpani, Antonello Labanca.
FLAUTI
*Giampaolo Pretto, Fiorella Andriani.
OBOI
*Francesco Pomarico, Sandro Mastrangeli, Teresa Vicentini.
OBOI D’AMORE
*Francesco Pomarico, Teresa Vicentini.
CLARINETTI
*Enrico Maria Baroni, Franco Da Ronco.
FAGOTTI
*Andrea Corsi, Cristian Crevena.
CORNO DA CACCIA
*Ettore Bongiovanni
TROMBE PICCOLE
*Marco Braito, Daniele Greco D’Alceo, Alessandro Caruana.
TIMPANI
*Claudio Romano
CLAVICEMBALO
*Luca Guglielmi
ORGANO POSITIVO
*Stefano Demicheli
*prime parti ° concertini
CONCERTO
FUORI ABBONAMENTO
CLASSICA PER TUTTI
Torino - Auditorium Rai - Concerti
Stagione 2015.2016
4 concerti per le famiglie
con l’Orchestra Sinfonica Nazionale
della Rai
MERCOLEDÌ 23 DICEMBRE 2015
ore 20.30
CONCERTO DI NATALE
FIABA E MUSICA
MERCOLEDÌ 23 DICEMBRE 2015
ore 15.30
Concerto di Natale “Fiaba e Musica”
JURAJ VALČUHA | Direttore
MASSIMO MACRÌ | Violoncello
LORENZO BRANCHETTI | Attore
JURAJ VALČUHA | direttore
LORENZO BRANCHETTI (Milo Cotogno) | attore
Musiche di Ljadov, Grieg, Prokof’ev,
Rimskij-Korsakov, Dukas
Pëtr Il’ič Čajkovskij
Andante cantabile per violoncello
e orchestra d’archi
(dal Quartetto n.1 op. 11)
Sergej Prokof'ev
Cenerentola. Suite n. 1 op. 107
dal balletto ispirato alla fiaba di
Charles Perrault
Anatolij Ljadov
Baba Jaga, quadro musicale op. 56
da una leggenda popolare russa
Paul Dukas
L’apprendista stregone, scherzo
sinfonico da una ballata di Goethe
Edvard Grieg
Marcia dei troll
Nikolaj Rimskij-Korsakov
Volo del calabrone, episodio
dall’opera La fiaba dello zar Saltan
Poltrone numerate
in ogni settore
15,00 euro
Igor Stravinskij
Petruška. Quarto quadro dal balletto
(Festa popolare)
Auditorium Rai
"Arturo Toscanini" di Torino
Biglietteria
via Rossini 15
10124 - Torino
Tel: 011/8104653
011/8104961
Fax: 011/8170861
[email protected]
www.osn.rai.it
Biglietti in vendita dal
1° dicembre 2015
Poltrona numerata in
ogni settore: 10,00 euro
Poltrona numerata
Under 15 in ogni settore:
5,00 euro
www.facebook.com/osnrai
instagram.com/orchestrasinfonicarai
@OrchestraRai
SABATO 9 GENNAIO 2016
ore 16.00
presentazione di Massimo Bernardini
JAMES CONLON | direttore
Musiche di Varèse, Beethoven
SABATO 16 GENNAIO 2016
ore 16.00
presentazione di Massimo Bernardini
JURAJ VALČUHA | direttore
TRULS MØRK | violoncello
Musica di Schumann
SABATO 5 MARZO 2016
ore 16.00
presentazione di Massimo Bernardini
JURAJ VALČUHA | direttore
NIKOLAJ DEMIDENKO | pianoforte
Musica di Ligeti, Beethoven
I CONCERTI
10
°
GIOVEDÌ
7 GENNAIO 2016
ore 20.3 0
VENERDÌ
8 GENNAIO 2016
ore 20.3 0
JAMES CONLON | Direttore
Edgard Varèse
Intégrales, per strumenti a fiato
e percussioni
Franz Schreker
Kammersymphonie in un movimento
Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 5 in do minore op. 67
CARNET
da un minimo di 6 concerti scelti fra i due turni e in tutti i settori
Adulti: 24,00 euro a concerto Under 30: 5,00 euro a concerto
SINGOLO CONCERTO
Poltrona numerata: da 30,00 a 15,00 euro (ridotto giovani)
INGRESSO
Posto non assegnato: da 20,00 a 9,00 euro (ridotto giovani)
BIGLIETTERIA
Tel. 011/8104653 - 8104961 - Fax 011/8170861
[email protected] - www.osn.rai.it
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Programma - Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI