A tti delle G iornate di approfondim ento
per anim atori m usicali
2 - 4 settem bre 2011
Celebriam o cantando
Le Solennità e le Feste del Signore
nel Tem po O rdinario
L a Chiesa contem pla e celebra i m isteri dello Sposo
I I^ Parte
G ianmartino M aria D urighello
urighe llo
Centro di Spiritualità Figlie della Chiesa
Casa di Preghiera “D omus A urea”
52
L’ UFFICIO
Ai primi Vespri, nell’ora della Cena e nell’ora in cui il Signore
“con l’elevazione delle sue mani in croce offrì al Padre per la
salvezza del mondo se stesso” (Cassiano), la Chiesa innalza l’inno
del Pange lingua (Genti tutte):
Canta, o lingua, il mistero
del Corpo glorioso e del prezioso Sangue,
che, frutto di un ventre generoso,
il Re dei popoli ha effuso per la salvezza del mondo.
[...] Il Verbo si è fatto carne, sulla croce e sull’altare.
Il pane è vera carne e il vino è vero sangue.
La fede viene a supplire alla povertà dei nostri sensi.
All’Ufficio delle Letture, mentre la notte veglia sul chicco di
grano morto e sepolto e attende con l’alba la sua risurrezione, la
Chiesa irrora il suo giardino cantando Sacris solemniis - Panis
angelicus:
Questo è il pane degli angeli, che diventa pane degli uomini.
O cosa ammirabile! Dio si è fatto cibo:
il povero, il servo e l’umile mangiano il Signore.
All’ora delle Lodi, nell’ora della prima luce della Creazione e
nell’ora della luce del risorto, la Chiesa canta Verbum supernum – O
salutaris hostia:
O ostia di salvezza, che spalanchi la porta del Cielo!
Dacci forza contro i nemici, e sostienici nel cammino
Verso l’unico e solo Padre.
53
INNI
PRIMI VESPRI
Pange lingua gloriosi – (Tantum ergo)
Composto da Tommaso d’Aquino sull’antico metro dell’inno di Venanzio
Fortunato Pange lingua gloriosi lauream certaminis, per il Venerdì santo.
Sei strofe di sei versi formati da due dipsodie trocaiche.
[traduzione letterale]
PANGE LINGUA GLORIOSI
1- Pange lingua, gloriosi
corporis mysterium,
sanguinisque pretiosi,
quem in mundi pretium
fructus ventris generosi
Rex effudit gentium.
[1- Canta o lingua del glorioso
corpo il mistero,
e del sangue prezioso
che in riscatto del mondo,
frutto di un ventre generoso,
effuse il Re delle genti.
2- Nobis datus, nobis natus
ex intacta Virgine,
et in mundo conversatus,
sparso verbi semine,
sui moras incolatus
miro clausit ordine.
2- A noi dato, per noi nato
da intatta Vergine,
e dimorato nel mondo,
sparso il seme della Parola
concluse la sua dimora terrena
secondo mirabile disposizione.
3- In supremae nocte cenae
recumbens cum fratribus,
observata lege plene
cibis in legalibus,
cibum turbae duodenae
se dat suis manibus.
3- Nella notte dell’ultima cena
sedendo a mensa con i fratelli
osservata in tutto la legge
con i cibi prescritti,
in cibo al gruppo dei dodici
si dona con le proprie mani.
4- Verbum caro panem verum
verbo carnem efficit,
fitque sanguis Christi merum,
et, si sensus deficit,
ad firmandum cor sincerum
sola fides sufficit.
4- Parola fatta carne, il pane vero
con la parola rende carne
e il vino diventa sangue di Cristo,
e, se i sensi sono insufficienti,
a confermare un cuore sincero
la sola fede è sufficiente.
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* 5- Tantum ergo sacramentum
veneremur cernui,
et antiquum documentum
novo cedat ritui;
præstet fides supplementum
sensuum defectui.
* 5. Un così grande sacramento,
dunque,
veneriamo prostrati,
e l’antica legge
ceda al nuovo rito;
la fede presti soccorso
dove i sensi difettano.
6. Genitori Genitoque
laus et iubilatio,
salus, honor, virtus quoque
sit et benedictio;
procedenti ab utroque
compar sit laudatio.
6. Al Genitore e al Generato
sia lode e giubilo,
salvezza, onore e potenza
e benedizione;
a colui che procede da entrambi
uguale sia la lode.]
UFFICIO
DELLE LETTURE
Sacris solemniis – (Panis angelicus)
La novità dell’Eucaristia coinvolge tutto quello che noi siamo...
Scritto da Tommaso d’Aquino, è composto di sette stanze in un complesso
schema ritmico (ABABCBC). Sul piano metrico possiamo osservare il
passaggio dalla metrica quantitativa classica alla metrica accentuativa
moderna.
Sacris solemniis juncta sint gaudia,
Et ex præcordiis sonent præconia;
Recedant vetera, nova sint omnia,
Corda, voces, et opera.
Noctis recolitur cena novissima,
Qua Christus creditur agnum et azyma
Dedisse fratribus juxta legitima
Priscis indulta patribus.
Post agnum typicum, expletis epulis,
Corpus Dominicum datum discipulis,
Sic totum omnibus, quod totum singulis,
Ejus fatemur manibus.
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Dedit fragilibus corporis ferculum,
Dedit et tristibus sanguinis poculum,
Dicens: «Accipite quod trado vasculum;
Omnes ex eo bibite».
Sic sacrificium istud instituit,
Cujus officium committi voluit
Solis presbyteris, quibus sic congruit,
Ut sumant, et dent ceteris.
* Panis angelicus fit panis hominum;
Dat panis cœlicus figuris terminum;
O res mirabilis: manducat Dominum
Pauper, servus et humilis.
Te, trina Deitas unaque, poscimus:
Sic nos tu visita, sicut te colimus;
Per tuas semitas duc nos quo tendimus,
Ad lucem, quam inhabitas.
[Alle sacre solennità congiunte siano le gioie
e dai cuori risuonino lodi;
recedano le cose vecchie, nuove siano tutte le cose,
i cuori, le voci, le opere.
Della notte si ricorda la cena ultima
nella quale Cristo si crede (si professa) che l’agnello e le azzime
abbia dato ai fratelli, secondo la legge
data agli antichi padri.
Dopo l’agnello simbolico, espletata la cena,
il Corpo del Signore confessiamo (abbia) dato ai discepoli,
così tutto a tutti, come tutto a ciascuno,
con le sue mani.
Diede ai fragili il cibo del corpo,
diede anche ai tristi la bevanda del sangue,
dicendo: prendete il calice che vi porgo;
tutti da lui bevete.
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Così questo sacrificio istituì,
il cui officio volle essere affidato
ai soli sacerdoti, ai quali così spetta,
che lo assumano, e lo diano agli altri.
* Pane angelico diventa pane degli uomini;
il pane del celeste mette fine alle figure;
o cosa mirabile: mangia il Signore
il povero, il servo e l’umile.
Te, trina e una Deità, preghiamo:
che così tu ci visiti, come ti celebriamo;
per le tue vie conducici dove tendiamo,
alla luce, che tu abiti. ]
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LODI
Verbum supernum – (O salutaris hostia)
di Tommaso d’Aquino
La novità
1. Verbum supernum prodiens,
Nec Patris linquens dexteram,
Ad opus suum exiens,
Venit ad vitæ vesperam.
[1. Il Verbo superno nascendo,
pur senza lasciare la destra del Padre,
alla sua opera uscendo (venendo),
giunse al vespro della vita.
2. In mortem a discipulo
Suis tradendus æmulis,
Prius in vitæ ferculo
Se tradidit discipulis.
2. Mentre in morte da un discepolo
Ai suoi nemici sta per essere
consegnato,
prima di essere consegnato a morte
si consegnò ai discepoli.
3. Quibus sub bina specie
Carnem dedit et sanguinem;
Ut duplicis substantiæ
Totum cibaret hominem.
3. Ad essi sotto due specie
Carne si diede e sangue;
per cibare di duplice sostanza
tutto l’uomo.
4. Se nascens dedit socium,
Convescens in edulium,
Se moriens in pretium,
Se regnans dat in præmium.
4. Nella nascita diede se stesso come
compagno (fratello),
nel banchetto si dà in cibo,
nella morte in prezzo (di redenzione),
nel regno in premio.
* 5. O salutaris hostia,
Quæ cæli pandis ostium,
Bella premunt hostilia;
Da robur, fer auxilium.
5. O ostia di salvezza,
che del cielo apri la porta,
le armi nemiche premono;
da’ forza, porta aiuto.
6. Uni trinoque Domino
Sit sempiterna gloria:
Qui vitam sine termino
Nobis donet in patria.
7. All’Uno e Trino Signore
Sia sempiterna gloria:
che vita senza fine
a noi doni nella Patria.
don Lorenzo Perosi
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ANTIFONE
Anche le Antifone del Salterio hanno offerto il testo per i più famosi canti
eucaristici della tradizione. Ne vediamo alcune:
SICUT NOVELLÆ OLIVARUM, cf Sal 127
Ecclesiæ filii sint in circuitu mensæ Domini.
[Come virgulti d’ulivo
i figli della Chiesa siano attorno alla mensa del Signore]
SAPIENTIA ÆDIFICAVIT SIBI DOMUM, cf. Pr 9
miscuit vinum, et posuit mensam, alleluja.
[La Sapienza ha si è costruita la casa,
e versato il vino, e ha preparato la mensa, alleluja]
ANGELORUM ESCA nutrivisti cf Sap 16,20
populum tuum,
et panem de cælo præstitisti eis, alleluja.
Hai nutrito il tuo popolo
con il cibo degli angeli,
gli hai dato pane del cielo, alleluja.
Ma soprattutto le Antifone ai Cantici evangelici nelle ore maggiori, che la
Liturgia riformata ha conservato:
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Ai primi Vespri (Magnificat)
O QUAM SUAVIS est Domine Spiritus tuus
qui ut dulcedinem tuam in filios demonstrares,
pane suavissimo
de cælo præstito,
esurientes reples bonis,
fastidiosos divites dimittens inanes.
Soave è il tuo spirito, Signore:
tu sei buono con i tuoi figli,
dai loro pane del cielo,
sazi di beni gli affamati,
rimandi i ricchi a mani vuote.
Alle Lodi (Benedictus)
EGO SUM PANIS VIVUS,
qui de cælo descendi:
si quis manducaverit ex hoc pane,
vivet in æternum, alleluja.
Io sono il pane vivo
disceso dal cielo:
chi mangerà di questo pane,
vivrà in eterno, alleluja.
Ai secondi Vespri (Magnificat)
O SACRUM CONVIVIUM! (Tommaso d’Aquino)
in quo Christus sumitur:
recolitur memoria passionis ejus:
mens impletur gratia:
et futuræ gloriæ nobis pignus datur, alleluja.
Mistero della Cena!
Ci nutriamo di Cristo,
si fa memoria della sua passione,
l’anima è ricolma di grazia,
ci è donato il pegno della gloria, alleluja.
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Un tema... eucaristico:
O quam suavis, Ave verum, Sanctus “Missa de Angelis”
La melodia dell’antifona O Quam suavis, che la Liturgia ci propone al
Magnificat dei Primi Vespri, è tutta costruita come un tropo (aggiunta di
un testo) sulla precedente melodia del Sanctus della Messa VIII “De
Angelis”.
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Con l’istituzione della solennità del Corpus Domini verranno
commissionati nuovi testi per la nuova solennità. Il testo dell’antifona O
quam suavis, quindi, verrà accolto sulla melodia del Sanctus della Messa
“De Angelis”. Indubbiamente non a caso, ma perché si è ravvisata una
certa affinità di contenuto tra la melodia del Sanctus ed il tema eucaristico.
Se prendiamo in esame un altro importante testo eucaristico, l’Ave verum,
ci accorgiamo che anche in questo caso la melodia gregoriana è presa dal
Sanctus della messa VIII.
Una più profonda comprensione del fenomeno la possiamo avere se
consideriamo la collocazione liturgica originaria dell’Ave verum, che nasce
come motetto per l’elevazione. Il motetto per l’elevazione, come anche la
toccata d’organo in vece del motetto, venivano eseguiti quindi a
contemplazione dello straordinario momento della elevazione e ostensione
del Ss. Sacramento dopo la consacrazione. Ostensione che assumeva nel
clima della Controriforma un importante momento a conferma della fede
cattolica nella presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche.
Il Sanctus non veniva eseguito come è oggi tutto intero da capo a fondo,
ma si fermava dopo la prima parte con il primo Hosanna. Dopo l’epiclesi,
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la consacrazione e l’elevazione, riprendeva sullo stesso tema il Benedictus
con il secondo Hosanna. Durante l’elevazione appunto poteva essere
intonato un motetto eucaristico.
Questo uno schema tipico di esecuzione:
Sanctus - Pleni sunt coeli – Hosanna
Ave verum
Benedictus - Hosanna
Oggi la Liturgia prescrive che durante le parti presidenziali non si
sovrappongano né canti né suono d’organo. Il supremo momento della
transustanziazione, che era sottolineato un tempo con un canto devozionale
o con il suo d’organo, oggi sceglie il silenzio, come il miglior modo di
accogliere e contemplare questo mistero.
Potrebbe però essere interessante riproporre questo schema ad esempio
nel contesto di un concerto spirituale. Non solo come esempio di una prassi
storica, ma per il fascino e la forza meditativa che tale prassi può ancora
oggi donarci.
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ALTRI CANTI EUCARISTICI
PROPOSTI DAL MAGISTERO E/O DALLA TRADIZIONE
Dell’innumerevole numero di testi e canti eucaristici proposti dal
Magistero e/o dalla Tradizione ne ricordiamo alcuni1:
Ave verum, Adoro te devote, O esca viatorum, Anima Christi.
1. Ave verum – vedi pagine precedenti
2. Adoro te devote
– cf Liber Usualis pag. 1855
È un rytmus, attribuito a Tommaso d’Aquino (?) in metro trocaico (nb:
eccezione nel primo verso, “perimetrico”, con una sillaba in più).
Inserito nel Messale Romano di Pio V (1570), oggi è proposto per le
Adorazioni eucaristiche e nelle preghiere di ringraziamento al termine
della Messa (cf MR).
1. A DÓR O T E DEV ÓT E , látens Déitas,
Quæ sub his figúris, vere látitas:
Tibi se cor meum totum súbjicit,
Quia, te contémplans, totum déficit.
2. Visus, tactus, gustus, in te fállitur,
Sed audítu solo tuto créditur:
Credo quidquid díxit Dei Fílius;
Nil hoc verbo veritátis vérius.
(Nil hoc veritátis Verbo vèrius).
3. In cruce latébat sola Déitas,
At hic látet simul et humánitas:
Ambo támen crédens átque cónfitens,
Peto quod petívit latro pœnitens.
1
Al convegno di qualche anno fa avevamo raccolto in due fascicoletti una ricca antologia
di canti eucaristici in lingua viva e in lingua latina.
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4. Plagas, sicut Thomas, non intúeor,
Deum támen meum te confíteor.
Fac me tibi imper mágis crédere,
In te spem habére, te dilígere.
5. O memoriále mortis Dómini,
Panis vivus, vitam præstans hómini,
Præsta meæ menti de te vívere,
Et te illi semper dulce sápere.
6. Pie pellicáne, Jesu Dómine,
Me immúndum munda tuo sánguine,
Cujus una stilla salvum fácere,
Totum mundum quit ab ómni scélere.
7. Jesu, quem velátum nunc aspício,
Oro fíat illud, quod tam sítio:
Ut, te reveláta cernens fácie,
Visu sim beátus tuæ glóriæ. Amen.
[1. Adoro te devotamente, Deità che ti nascondi,
Che sotto queste figure, in verità ti nascondi:
A te il mio cuore tutto si abbandona,
Perché, te contemplando, tutto vien meno.
2. La vista, il tatto, il gusto, in te si ingannano
Ma con l'udito soltanto in sicurezza si crede:
Credo tutto ciò che ha detto il Figlio di Dio;
Nulla è più vero di questa parola di verità.
3. In croce si nascondeva la sola Deità,
Ma qui è celata insieme anche l'umanità:
Eppure ambedue credendo e professando,
Chiedo ciò che domandò il ladrone penitente.
4. Le piaghe, come Tommaso, non vedo,
tuttavia confesso te mio Dio.
Fa’ che io sempre più creda in te,
che in Te io abbia speranza, che te io ami.
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5. Oh memoriale della morte del Signore,
Pane vivo, che dai vita all’uomo,
Concedi alla mia anima di vivere di te,
E di gustare te lì (nelle specie eucaristiche) sempre dolcemente.
6. Pio pellicano, Signore Gesù,
Purifica me, immondo, col tuo sangue,
Del quale una goccia può salvare
Il mondo intero da ogni peccato.
7. Gesù, che velato ora contemplo,
Prego che avvenga ciò che tanto bramo,
Che, te contemplando col volto rivelato,
A tal visione io sia beato della tua gloria. Amen.
A ogni strofa il canto congiunge una enunciazione dottrinale e
un’invocazione contemplante.
Ad esempio, nella prima strofa è presentato il concetto della presenza
reale, ma nascosta, di Cristo nell’Eucaristia. Il canto si apre con “Adoro te
devote”, con la devota azione adorante di questa Presenza nascosta.
L’adorazione unisce nello stesso atto il contemplare e il professare
l’identità del corpo storico e del corpo eucaristico di Cristo.
Ricordiamo come all’origine il verbo «adorare» era riferito al signore
che si voleva onorare, ed etimologicamente nasce dal gesto di ossequio che
consisteva nell’inchinarsi e portare la mano del signore alla propria bocca
per il bacio d’ossequio: ad orem, da cui appunto adorare.
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Nel Cristianesimo il termine comincerà ad essere riferito solo a Dio.
Adoro ed adorando percepisco la sua grandezza, la sua maestà, la sua
bellezza, la sua bontà. E qui la sua presenza reale e nascosta.
Ma “adoro” è congiunto all’avverbio “devote”-devotamente.
Devotamente indica insieme l’attaccamento, il servizio e l’interiorità.
È fuorviante ora pensare alla devozione come pratica esteriore. La
devozione come pratica esteriore è una conseguenza: la devozione è in
primo luogo la disposizione del cuore.
Tommaso d’Aquino in un altro suo scritto descrive la devozione in
quanto “prontezza e disponibilità della nostra volontà a uniformarsi alla
volontà di Dio e offrire se stessa a Dio”. È in questo senso che la
devozione interiore prende corpo in atti di devozione.
“Perché… quia te contemplans – contemplando te – totum deficit”
Occorre tener presente il periodo in cui nascono questa solennità e
questi testi. Oltre che essere un periodo caratterizzato dalla difficoltà a
credere nella presenza reale di Cristo nell’eucaristia, era anche un periodo
nel quale per una serie di motivi non era così agevole e frequente la
comunione per i fedeli.
Pensiamo alle condizioni poste per poter accedere alla comunione,
quali il lungo periodo di digiuno, uno stato di penitenza, la confessione,
l’astensione da rapporti coniugali.
Ad una non frequente possibilità di ricevere l’eucaristia ecco
rispondere l’esigenza di una frequente comunione spirituale, della
mostranza e dell’ostensione. È proprio in questo periodo, e precisamente
nel 1196, l’introduzione dell’Elevazione nella Messa come in sostanza
ancora oggi noi la concepiamo, con la mostranza dell’ostia ai fedeli
sottolineata (fino alla riforma del Vaticano II) dal suono del campanello.
Con la elevazione e con la mostranza tutti i fedeli erano aperti alla
possibilità della contemplazione e della comunione spirituale. È ancora in
questo periodo che nasce l’esigenza di aiutare la contemplazione
all’Elevazione prima con un motetto e successivamente (cf XVI sec) con
una toccata all’organo.
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Ricordiamo ancora che oggi non è permesso il suono strumentale puro
durante le parti presidenziali. Alla radice di questa indicazione stanno
motivazioni di ordine storico-pastorale e teologico. Da un lato (in negativo)
togliendo il suono strumentale, ci si è voluto mettere al riparo da abusi ed
eccessi proprio nel momento culminante della S. Messa; ma soprattutto (in
positivo) con questa indicazione è sottolineato come nessun suono più del
silenzio può offrirsi ad accompagnare il mistero che si perpetua sull’altare.
L’immenso repertorio che proprio nelle Elevazioni ci è stato donato
nella storia non deve assolutamente cadere nel disuso. Sono pagine di
intima contemplazione che possono e devono a mio avviso trovare degna
collocazione in altri momenti della celebrazione, come ad esempio
l’Offertorio e la Comunione, ma anche prima della celebrazione, in attesa
del canto di Introito.
Te contemplans. Giovanni Paolo II così ci esortava: “Non risparmiamo
il nostro tempo per andare a incontrarlo nell’adorazione e nella
contemplazione piena di fede”. Un pressante invito a cercare uno spazio
nel nostro tempo per andare e restare in contemplazione davanti a Cristo
eucaristia.
La contemplazione quindi come mezzo attivo attraverso il quale noi
riceviamo in senso forte il mistero. Attraverso cui lo interiorizziamo e ci
apriamo alla sua azione salvifica.
“Maria concepì il Verbo prima con la mente che con il corpo, anzi a
nulla sarebbe valso portare Cristo nel suo grembo se non lo avesse portato
con amore anche nel suo cuore” (Agostino d’Ippona).
Oggi viviamo una più evidente facilità nell’accostarci alla comunione
quotidiana. È… più facile ricevere la comunione. Ma, viene da chiederci,
prima e durante e dopo avere ricevuto il corpo eucaristico di Cristo, l’ho
davvero così concepito dentro di me? L’ho così atteso, desiderato, voluto
da concepirlo nel mio cuore prima che nel mio grembo? Quanto è il mio
desiderio di assumere quel corpo?
Oggi è importante accompagnare la grazia dell’agevolazione a ricevere
l’eucaristia con una rinnovata energia contemplante del Mistero. In
funzione di una comunione del cuore che precede, accompagna e sviluppa
quella sacramentale che trova nella manducazione dell’ostia il suo
realizzarsi fisico, concreto, reale.
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Ancora la prima strofa: quia te contemplans totum deficit. Tutto viene
meno. L’oblio di tutto. Un oblio di tutto che tutto racchiude. Obliando tutto
entriamo in un effetto di guarigione… entro in Dio e il mio si fa piccolo,
purificato, guarito dall’orgoglio e dalle malattie dell’anima, dai pensieri
malvagi. L’omeneto vecio da debellare, come amava dire Maria Oliva
Bonaldo.
La contemplazione dell’ostia ha come primo effetto che io scorgo la
mia piccolezza e la mia vecchiezza. E la mia piccolezza diventa una porta
aperta verso la Carità e quindi verso la Comunione totale con l’universo
creato, con i fratelli. È la Carità che rinvigorisce la Fede ed alimenta la
Speranza.
2. O esca viatórum
1. O esca viatorum,
o panis angelórum,
o manna coélitum,
esuriéntes ciba,
dulcédine non priva
corda quæréntium.
1. O cibo dei pellegrini,
o pane degli angeli,
o manna dei celesti,
gli affamati nutri,
della dolcezza non privare
i cuori di quelli che ti cercano.
2. O lympha, fons amóris,
qui puro Salvatóris,
e corde prófluis
te sitiéntes pota,
hæc sola nostra vota,
his una súfficis.
2. O linfa, fonte di amore,
che dal puro cuore del
Salvatore
sgorghi,
a chi ha sete di te dà da bere,
questi soli i nostri voti,
a loro questa sola cosa basta.
3. O Jesu, Tuum vultum,
quem cólimus occúltum,
sub panis spécie,
fac, ut remóto velo,
post líbera in cælo
cernámus fácie.
3. O Gesù, il tuo volto,
che veneriamo nascosto,
sotto la specie del pane,
fa, che, rimosso il velo,
poi nel cielo
a viso libero contempliamo.
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4. Desidero, mi Jesu,
hoc angelorum esu
ut me reficias.
Fac, Jesu mi benigne,
accedam semper digne
ad hac divinas epulas.
4. Desidero, o mio Gesù,
che di questo cibo degli angeli
tu mi ristori.
Fa, Gesù mio benigno,
che io mi accosti sempre
degnamente
a questo divino banchetto.
5. Hic cibus nutrimentum,
hic potus alimentum
sit meae animae,
det gratiam dum spiro,
sit in agone diro
pignus futurae gloriae.
5. Questo cibo nutrimento,
questa bevanda alimento
sia alla mia anima,
mi dia grazia mentre spiro,
sia nella terribile dipartita
pegno della futura gloria.
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4. Anima Christi –
Erroneamente attribuito da alcuni a sant’Ignazio di Loyola, il testo risale
alla prima metà XIV sec. – Giovanni XXII ne attribuisce indulgenze.
Il Messale Romano, in Appendice, lo riporta insieme ad altri testi da
recitarsi dal celebrante dopo l’Eucaristia (cf MR).
Più un tempo che oggi ricordiamo come il sacerdote terminata
l’Eucaristia restasse ancora in preghiera. Oggi la strettezza dei tempi,
l’accavallarsi delle messe, e le urgenze pastorali fanno sì che subito dopo la
Messa il sacerdote subisca l’assalto dei fedeli che lo cercano per questo o
per l’altro motivo…
Anima di Cristo, santificami,
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami,
acqua del costato di Cristo,
lavami.
Passione di Cristo, fortificami.
Oh buon Gesù, esaudiscimi.
Nelle tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io sia
separato da Te.
Dal nemico difendimi.
Nell'ora della mia morte
chiamami,
e comandami di venire a Te,
Perché con i tuoi Santi ti lodi,
nei secoli dei secoli.
Amen.
Anima Christi, sanctifica me.
Corpus Christi, salva me.
Sanguis Christi, inebria me.
Aqua lateris Christi, lava me.
Passio Christi, conforta me.
O bone Jesu, exaudi me.
Intra vulnera tua absconde me.
Ne permittas a Te me separari.
Ab hoste maligno defende me.
In hora mortis meae voca me,
Et jube me venire ad Te,
Ut cum Sanctis tuis laudem Te
In saecula saeculorum.
Amen.
Cf Liber Cantus pag. 743
72
Sono testi che uniscono alla contemplazione un esplicito intento
formativo-catechetico sul tema eucaristico.
L’adorazione sfocia nella contemplazione e nell’esigenza di crescere
nella comprensione… la crescita nella comprensione spinge
all’adorazione…
Val la pena fermarci a meditare questi testi stupendi. Lo facciamo con
l’aiuto di Inos Biffi:
Eucaristia e poesia in Tommaso d'Aquino
- Inos Biffi
[da “L’Osservatore Romano 22 maggio 2008]
Il primo splendore che promana dal linguaggio lineare, rigoroso,
intellettivamente trasparente delle composizioni poetiche eucaristiche di
san Tommaso d'Aquino è lo splendore della verità: splendor veritatis.
Ma a questa precisione teologica, propria di uno "scolastico", si
uniscono mirabilmente la pietà e lo stupore ammirato e contemplativo,
che accendono e trasfigurano quella teologia. Il mistero irraggia
dall'esperienza del credente divenuto poeta; la teologia ineccepibile si
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riveste della bellezza e dell'emozione della lirica. La fides - direbbe
sant'Ambrogio - si fa canora.
Del resto, di là dagli inni letterariamente poetici, un diffuso soffio di
viva poesia pervade e anima tutta la composizione dell'Ufficio e della
Messa in onore del Corpo e del Sangue del Signore, di cui l'Angelico
è autore, dove largamente si incontrano e si fondono la limpidità e la
precisione dell'idea con la vibrazione e l'abbandono del sentimento.
All'origine di questa diffusa poeticità si trova la sorgente stessa, a
cui attinge tutta questa esuberante composizione, ossia la Scrittura, i cui
testi riccamente intessono questo Ufficio e questa Messa. E, tuttavia,
non si tratta di semplici citazioni ripetute fedelmente e opportunamente
scelte e collocate: spesso un tocco felice di artista le rimodella e le
ricrea, rivestendole di bellezza e di attrattiva nuova. Tutta una poesia
biblica si diffonde dalla innumerevole serie di antifone e responsori, che
a sua volta la musica e il canto liturgico hanno concorso a esaltare e a
rendere ancora più appassionata e contemplativa.
Ma volgiamo qui l'attenzione agli Inni eucaristici dell'Angelico, in
cui è possibile cogliere, in una varietà di intrecci, la storia e la teologia
dal linguaggio puntuale, la lode, l'adorazione e l'implorazione.
Il "mistero del corpo glorioso, e del prezioso sangue (gloriosi
corporis mysterium, sanguinisque pretiosi)" porta alla memoria di
Tommaso anzitutto L'ULTIMA CENA, con i tratti di amicizia e di fraternità
che l'hanno contrassegnata. Così egli canta nel Pange, lingua: "Dato a
noi e per noi nato da una vergine illibata, trascorsa nel mondo la sua
vita e sparso il seme della parola, mirabilmente concluse il suo
soggiorno. La notte dell'ultima cena, giacendo a mensa coi fratelli,
osservata fedelmente coi cibi rituali la legge antica, dona se stesso in
cibo ai dodici". E nel Verbum supernum: "Il Verbo celeste, veniente
dal Padre, e sempre alla sua destra, portando a compimento la sua
opera, giunse alla sera della vita. Uno dei discepoli lo consegnava ai
suoi nemici per esser messo a morte, ed egli si offrì loro in cibo di vita".
E, allo stesso modo, nel Lauda, Sion: "Solenne è celebrato il
giorno che ricorda la prima istituzione di quest'agape". Il "pane vivo e
vitale (panis vivus et vitalis)" "nella mensa della santa cena alla
compagnia dei dodici fratelli senza dubbio fu donato", mentre, insieme,
"Cristo dispose che in sua memoria si compisse quello che egli fece
nella cena".
74
NELL'EUCARISTIA LE ANTICHE PREFIGURAZIONI SI COMPIONO e i
vecchi riti sono finiti, e sopraggiunge una realtà nuova: "Il pane del
cielo porta a compimento le prefigurazioni (dat panis caelicus figuris
terminum)" (Sacris sollemniis). Esso "nei simboli è prefigurato:
quando è immolato Isacco, quando è scelto l'agnello della Pasqua e ai
padri è offerta in dono la manna. In questa mensa del nuovo re, la
nuova Pasqua della legge nuova svuota la Pasqua (il passaggio)
antica. La novità fa fuggire la vecchiezza, la verità fa dileguare
l'ombra, la luce dissipa le tenebre" (Lauda, Sion). "Dopo la
consumazione dell'agnello che lo adombrava ai discepoli fu dispensato
il Corpo del Signore (Post agnum typicum expletis epulis, / corpus
dominicum datum discipulis)" (Sacris sollemniis).
E, cantando l'istituzione dell'Eucaristia, l'Angelico illustra il suo
mistero. L'EUCARISTIA È IL RICORDO DELLA MORTE DI CRISTO. In uno dei
suoi versi più appassionati egli esclama: "O memoriale della morte del
Signore (O memoriale mortis Domini)" (Adoro te). Essa è "il corpo
glorioso (gloriosus corpus)" e "il prezioso sangue (sanguis pretiosus)"
(Pange, lingua).
Il tema speciale del suo canto - dichiara il poeta - è IL "PANE VIVO E
VITALE (Laudis thema specialis, panis vivus et vitalis)", "il pane degli
angeli" che "diviene il pane degli uomini (Panis angelicus fit panis
hominum)" (Lauda, Sion).
Da qui la sorpresa ammirazione, che un altro verso esprime con
vibrante commozione: "O cosa mirabile: il servo, povero e umile, si
nutre del Signore" (Sacris sollemniis). E, se "nascendo Cristo si è fatto
compagno, e alimento cenando con i suoi", "nella morte si offre in
riscatto, e si dà come premio nel regno" (Verbum supernum).
Ma al poeta teologo preme precisare con rigore I VARI ASPETTI DEL
MISTERO EUCARISTICO: la sostanza, la conversione, le specie
eucaristiche, la loro frazione, i ministri e quanti ricevono il sacramento.
Il Lauda, Sion li fa passare analiticamente: "Ai discepoli di Cristo
questo dogma è consegnato: il pane si trasforma in carne e il vino in
sangue. Sotto diverse apparenze - segni senza sostanza - realtà sublimi
si nascondono: la carne che è nutrimento, il sangue che è bevanda. E,
pure, sotto l'una e l'altra specie Cristo resta tutto intero: non spezzato
da ch i lo assume, non infranto, non diviso, viene assunto nella sua
75
integrità. Lo riceve uno, lo ricevon mille: quanto questi tanto quello, né
assunto è consumato. E alla frazione del sacramento, non turbarti, ma
ricorda: tanto Cristo è celato nel frammento, quanto lo è nella totalità.
La realtà non patisce divisione, la frazione coinvolge solo i segni, né lo
stato si riduce e neppure la statura di chi è simboleggiato. Lo ricevono i
buoni, lo ricevono i cattivi, ma con esito ineguale, di vita oppur di
morte: di morte per gli iniqui, di vita per i buoni: vedi dunque di una
stessa comunione quanto l'effetto sia dissimile".
L'inno Verbum supernum focalizzerà: ai discepoli "sotto le due
specie donò la carne e il sangue, al fine di nutrire con la duplice
sostanza tutto l'uomo".
Quanto ai ministri dell'Eucaristia, sono unicamente i presbiteri: "Ha
istituito così questo sacrificio, di esso incaricando i soli presbiteri: a
loro incombe di consumarlo e di elargirlo agli altri" (Sacris
sollemniis).
E un'altra sottolineatura degli Inni eucaristici di Tommaso - e di
tutta la sua teologia eucaristica - è la necessità assoluta e
IMPRESCINDIBILE DELLA FEDE: sola fides.
I sensi giudicano e si fermano secondo le apparenze: non sanno
andare oltre, non riescono a raggiungere, sotto le specie, la presenza
della sostanza, cioè del Corpo e del Sangue di Cristo. Vedono giusto
solo quanto alle apparenze; ma, di là da esse, non sono in grado di
percepire nulla. Perciò è detto che essi vengono meno, e falliscono. La
presenza reale del Signore è attestata unicamente dalla fede, che si pone
in ascolto della sua Parola: "Il Verbo fatto carne con la sua parola rese
la propria carne pane vero, mentre il vino diventa il sangue di Cristo;
che, se i sensi si smarriscono, la sola fede basta a rassicurare il cuore
sincero". "La fede sopperisca all'infermità dei sensi (praestet fides
supplementum sensuum defectui)" (Pange, lingua). "La fede
ardimentosa, di là dall'ordine naturale, conferma quello che non
comprendi e quello che non vedi" (Lauda, Sion). "La vista, il tatto, il
gusto non ti avvertono: si crede senza esitazione solo per quello che
l'udito ha ascoltato. Credo a tutto quello che il Figlio di Dio ha
asserito: nulla è più vero della parola di verità" (Adoro te).
Il Corpus Domini è sorto come festa speciale dedicata al culto e
all'esaltazione del Corpo e del Sangue di Cristo, ed è esattamente
L'INVITO ALLA LODE E ALL'ADORAZIONE che ricorre negli Inni eucaristici
76
di san Tommaso. Così nel Pange, lingua: "Canta, o lingua, il mistero
del corpo glorioso e del prezioso sangue, effuso, per riscattare il
mondo, dal re delle genti, frutto di un grembo generoso". "Prostràti,
veneriamo un così grande sacramento (Tantum ergo sacramentum
veneremur cernui)".
La memoria dell'istituzione dell'Eucaristia e l'adorazione del Corpo
e del Sangue del Signore si accompagnano e si alternano negli Inni di
san Tommaso con una intensa e calda implorazione: "Ti chiediamo, o
Dio trino e uno: come noi ti onoriamo, così vieni a visitarci, e sulle tue
vie sii guida alla mèta cui tendiamo: alla luce che tu inabiti" (Sacris
sollemniis).
"O Gesù, Pastore buono, veramente pane, abbi di noi pietà: sii tu a
pascolarci e a custodirci; facci tu vedere il bene nella terra dei viventi.
Tu, che conosci tutto e tutto vali, che qui pasci noi mortali, rendi i tuoi
commensali di quaggiù, i coeredi e i compagni dei santi cittadini"
(Lauda, Sion).
Ma soprattutto nell'Adoro te devote la lode al Corpo e al Sangue
del Signore mirabilmente si fonde in APPASSIONATA E LIRICA
PREGHIERA. La sacra dottrina del teologo, tutta intrisa di Scrittura, e la
vena ispirata del poeta si fondono con la devozione accesa dell'orante,
quasi con lo spasimo del mistico, che parla dall'abbondanza del cuore e
che brama di vedere Cristo di là dai veli e dai nascondimenti del
sacramento. L'inno è stato definito "una di quelle composizioni
armoniose e geniali, insieme ricche e semplici, che sono servite, più di
molti libri, a formare la pietà cattolica" (Wilmart). "Poema teologico",
accuratamente strutturato nel ritmo e nelle assonanze, è, insieme, tutta
una invocazione personale a Gesù nell'Eucaristia: "Devotamente ti
adoro, o verità nascosta, che ti celi veramente sotto queste forme. Il
mio cuore tutto a te si sottomette, poi che a contemplarti si sente tutto
venir meno (Adoro te devote, latens veritas, / te quae sub his formis
vere latitas. // Tibi se cor meum totum subicit, / quia te contemplans
totum deficit)".
La non visione di Cristo, che nell'Eucaristia è assoluta, non deve
attenuare l'adesione; la deve, anzi, accrescere, suscitando l'abbandono
confidente del ladro in croce o la confessione dell'apostolo Tommaso,
pur nella mancanza della constatazione e del contatto delle piaghe.
Le assenze dell'Eucaristia devono incrementare la fede, che dà inizio
all'intimità divina, la speranza e l'amore: "Sulla croce era nascosta solo
77
la divinità, ma qui è occulta anche l'umanità; e, pure, l'una e l'altra
credendo e professando, chiedo quello che ha implorato il ladro
penitente. Con Tommaso non ravviso le ferite, e tuttavia ti proclamo
mio Dio. Fa' che sempre più io creda, che in te speri e che ti ami".
L'Eucaristia è il MEMORIALE DELLA MORTE DEL SIGNORE. La
definizione di Tommaso diventa una piissima esclamazione: "O
memoriale della morte del Signore, pane vivo e fonte di vita per l'uomo
(O memoriale mortis Domini, / panis vivus vitam praestans homini)".
Memoriale della morte e pane vivo, del quale si domanda di vivere per
sempre e di gustare la dolcezza, l'Eucaristia è anche sangue che fluisce
dal petto squarciato di Gesù, assimilato a un pio pellicano e invocato a
purificare dall'immondezza: un sangue tanto prezioso, di cui anche una
sola goccia sarebbe bastata a salvare da ogni delitto il mondo intero:
"Donami di vivere sempre di te, e di non cessare mai di assaporare la
tua dolcezza (Praesta mihi semper de te vivere, / et te mihi semper dulce
sapere)".
"Pio pellicano, Gesù Signore, mondami col tuo sangue nella mia
impurità: una sua sola goccia basterebbe a salvare da ogni crimine il
mondo intero". Soprattutto gli ultimi devoti e commossi accenti rivolti
personalmente a Cristo rivelano in tutto il suo incanto e la sua emozione
la poesia eucaristica di san Tommaso teologo e mistico del Corpo e del
Sangue del Signore. La tradizione non conosce elevazioni eucaristiche
più devote e più belle di queste e si comprende perché la Chiesa le
abbia assunte e ancora le usi per cantare la propria adorazione e il
proprio fervore. "O Gesù, che ora scorgo ancor velato, quando si
avvererà quello di cui ho tanta sete? Cioè di contemplarti apertamente e
quindi di essere beato nella visione della tua gloria (Ihesu, quem
velatum nunc aspicio, / quando fiet illud quod tam sicio? / Ut te revelata
cernens facie, / visu sim beatus tuae gloriae)".
Per altro, questi versi rivelano il senso e l'esito della teologia e del
lavoro teologico di Tommaso, che nella conclusione della sua vita
sentiva e giudicava tutti i suoi scritti come "paglia". Egli era impaziente
che tutto l'enuntiabile, tutto il castello dei concetti si convertissero e
sfociassero alla res, alla realtà. Ma questa è la sete di ogni credente, cui
la Rivelazione, grazie allo Spirito, abbia confidato i "segreti di Dio": lo
prende l'accoramento di vedere Cristo e in lui di vedere Dio. Com'è
detto da Dante nella Commedia: "Che del disïo di sé veder n'accora"
(Purgatorio, canto V, 57).
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Così, per sua natura, dovrebbe sempre essere la vera teologia: non
quella che si attarda nel sospetto o perde troppo tempo a dialogare con
una cultura che, mancando della fede, neppure può capire che cosa sia
un sapere tutto sospeso alla divina Parola. Se, poi, in tema di Eucaristia
oggi c'è un'urgenza, è quella di ridire e di ammirare il miracolo e la
grazia della presenza reale, in virtù della transustanziazione, che tanto
ha attratto la mente e il cuore del Dottore Angelico.
V – Sacro Cuore di Gesù - solennità
Venerdì della III settimana dopo Pentecoste
- opp. se il Corpus Domini si festeggia di domenica,
il venerdì immediatamente successivo
Iesu mitis et humilis corde,
fac cor nostrum secundum cor tuum
Pompeo Batoni
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Strettamente collegata al Corpus Domini è la solennità del Sacro Cuore
di Gesù, che si celebra Venerdì della III settimana dopo Pentecoste - opp.
se il Corpus Domini si festeggia di domenica, il venerdì immediatamente
successivo.
Ex Corde scisso… Sulle ante del tabernacolo della cappella delle Figlie
della Chiesa, qui alla Domus Aurea di Ponte Galeria, è inciso questo
versetto tratto da un inno del Sacro Cuore: Ex corde scisso Ecclesia Cristo
jugata nascitur. Dal cuore trafitto nasce la Chiesa sposata a Cristo.
Il cuore di Cristo è contemplato come la fonte di una creazione, da cui
sgorgano fiumi inesauribili di salvezza. La Chiesa è generata come sposa a
questa fonte, e il suo cammino è tutto un anelito di conformazione piena al
cuore dello Sposo: Iesu mitis set humilis corde fac cor nostrum secundum
cor tuum. Gesù mite ed umile di cuore, trasforma-fa’ il nostro cuore
secondo il tuo cuore. Questo passo del Vangelo di Matteo è il filo
conduttore nella liturgia di questa solennità, nella Liturgia eucaristica e
nell’Ufficio.
2 modi diversi di contemplare il Sacro cuore:
1. P. Batoni - Il cuore: fiamma viva carità; Le spine: avvolgono il cuore,
per i peccati commessi dall’umanità, che il Cristo viene a redimere; La
croce: culmine della carità
2. Sano di Pietro, Caterina beve al costato di Cristo, particolare di
Madonna col Bambino, Angeli e Santi, sec. XV (settimo decennio), Siena,
Pinacoteca Nazionale (n. 261)
Sul piano iconografico ci sono fondamentalmente due modalità di
rappresentazione del Sacro Cuore. La prima è quella che trova un esempio
emblematico nell’opera di Pompeo Batoni. Gesù reca in mano il cuore
coronato di spine, sormontato dalla croce e avvolto da fiamme ardenti di
carità.
Oggi la Chiesa preferisce orientare più che al primo tipo, più
oleografico, alla contemplazione del Cristo crocifisso e del suo cuore
trafitto, fonte di salvezza per quanti vengono a Lui:
“Così è avvenuto per la devozione al Sacro Cuore: certe immagini di tipo
oleografico, talvolta sdolcinate, inadeguate ad esprimere il robusto
contenuto teologico, non favoriscono l’approccio dei fedeli al mistero del
Cuore del Salvatore.
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Nel nostro tempo è visto con favore l’orientamento a rappresentare il
Sacro Cuore rapportandosi al momento della Crocifissione, in cui si
manifesta in sommo grado l’amore di Cristo. Il Sacro Cuore è Cristo
crocifisso, con il costato aperto dalla lancia dal quale scaturiscono
sangue ed acqua (cf. Gv 19,34)”. [DPPL 172]
* alle origini della festa
- origine devozionale e fondamento teologico
I primordi della devozione al Sacro Cuore vanno ricercati
nell’esperienza di alcuni santi e mistici del Medioevo quali, nella
Germania del XIII secolo, Matilde di Mgdeburgo, Matilde di
Hackenborn, Gertrude di Hefta… e in Italia Chiara da Montefalco,
Caterina da Siena…
Occorre però aspettare il XVII secolo perché la devozioni al
Sacro Cuore entri nella Liturgia, inizialmente in alcune chiese locali,
per trovare con Pio IX nel 1856 l’estensione della festa alla chiesa
universale.
Nel XVII sec. in Francia fiorisce il movimento devozionale al
Sacro Cuore con S. Margherita Maria Alacoque e S. Giovanni
Eudes.
Nel 1672 G. Eudes ottiene il permesso dal vescovo di Rennes di
celebrare nella sua comunità (oratoriani) una festività in onore del S.
Cuore di Gesù.
Nel 1685-86 è la data di una celebrazione della festa del S. Cuore
nel Noviziato di Paray le Monial, presente M.M. Alacoque.
Nel XVIII sec. si apre il dibattito teologico sull’oggetto del
culto: il cuore in senso reale o il cuore in senso metaforico
(Giansenisti).
- 1765. Clemente XIII autorizza la festa per la Chiesa di Polonia
e a Roma nella Confraternita del S. Cuore, come contemplazione del
Cuore e riparazione per le offese ricevute.
- 1765. La S. Congregazione dei Riti afferma che è il cuore
carneo, simbolo dell’Amore del Cristo, al centro della devozione.
81
- Pio VI, con la bolla «Auctorem fidei», conferma la
dichiarazione del 1765. Il cuore è oggetto di devozione in quanto
“inseparabilmente unito con la Persona del Verbo”
- Sorgono in Europa Congregazioni maschili e femminili con il
carisma della devozione al Sacro Cuore.
Nel 1856 Pio IX estende la festa alla Chiesa universale, nella data
attuale. La devozione conosce un felice incremento, con costruzione
e dedicazione di cappelle, oratori...
Nasce la pia pratica del 1° venerdì del mese; vengono composte le
Litanie del Sacro cuore; il mese di giugno dedicato alla devozione
del S. Cuore.
Alcune encicliche, consolidano tale devozione. Cf Leone XIII,
Annum Sacrum; Pio XI, Miserentissimus Redemptor; Pio XII,
Haurietis Aquas.
Il Messale Romano del 1970 riprende per lo più i testi di Pio XI
(1929) integrati con nuove letture per i cicli A, B, C; con l’aggiunta
di una nuova colletta e qualche ritocco alle orazioni (sono ancora
vivi i termini legati agli intenti originari dell’estensione della
devozione, quali “riparazione” ed “espiazione”) e un nuovo Prefazio
ricco di ispirazione biblico-patristica.
dal Prefazio:
Innalzato sulla croce,
nel suo amore senza limiti donò la vita per noi,
e dalla ferita del suo fianco effuse sangue e acqua,
simbolo dei sacramenti della Chiesa,
perché tutti gli uomini,
attirati dal cuore del Salvatore,
attingessero con gioia alla fonte perenne della salvezza.
Infine, ricordiamo l’importanza che tale festa assume per la
congregazione delle Figlie della Chiesa.
Nella solennità del Corpus Domini del 1913 la fondatrice,
Maria Oliva Bonaldo, vive la folgorazione con l’ispirazione
dell’opera. Nella solennità del S. Cuore del 1938 l’opera avrà
ufficialmente il suo inizio con l’approvazione del Santo Padre.
82
* Il S. Cuore di Gesù nella Pietà popolare
– Dal Direttorio su pietà popolare e Liturgia
166. Il venerdì che segue la seconda domenica dopo Pentecoste la
Chiesa celebra la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Oltre alla
celebrazione liturgica, molte altre espressioni di pietà hanno come
oggetto il Cuore di Cristo. Non v’è dubbio infatti che la devozione al
Cuore del Salvatore è stata ed è tuttora una delle espressioni più
diffuse e più amate della pietà ecclesiale.
Intesa alla luce della divina Scrittura, l’espressione «Cuore di
Cristo» designa il mistero stesso di Cristo, la totalità del suo essere, la
sua persona considerata nel suo nucleo più intimo ed essenziale:
Figlio di Dio, sapienza increata; carità infinita, principio di salvezza e
di santificazione per l’intera umanità. Il «Cuore di Cristo» è Cristo,
Verbo incarnato e salvatore, intrinsecamente proteso, nello Spirito,
con infinito amore divino-umano verso il Padre e verso gli uomini
suoi fratelli.
167. Come hanno spesso ricordato i Romani Pontefici, la devozione al
Cuore di Cristo ha un solido fondamento nella Scrittura.
Gesù, che è uno con il Padre (cf. Gv 10,30), invita i suoi discepoli a
vivere in intima comunione con lui, ad assumere la sua persona e la
sua parola come norma di condotta e rivela se stesso come maestro
«mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Si può dire, in un certo senso che
la devozione al Cuore di Cristo è la traduzione in termini cultuali
dello sguardo che, secondo la parola profetica ed evangelica, tutte le
generazioni cristiane volgeranno a colui che è stato trafitto (cf. Gv
19,37; Zc 12,10), cioè al costato di Cristo, trafitto dalla lancia, dal
quale scaturì sangue ed acqua (cf. Gv 19,34), simbolo del «mirabile
sacramento di tutta la Chiesa».
Il testo giovanneo che narra l’ostensione delle mani e del costato di
Cristo ai discepoli (cf. Gv 20,20) e l’invito da lui rivolto a Tommaso
di stendere la sua mano e di metterla nel suo costato (cf. Gv 20,27) ha
avuto anch’esso un notevole influsso nell’origine e nello sviluppo
della pietà ecclesiale verso il Sacro Cuore.
83
168. Quei testi e altri che presentano il Cristo quale Agnello pasquale,
vittorioso se pur immolato (cf. Ap 5,6), furono oggetto di assidua
meditazione da parte dei Santi Padri, che ne svelarono le ricchezze
dottrinali e talora invitarono i fedeli a penetrare nel mistero di Cristo
per la porta aperta del suo fianco. Così dice sant’Agostino:
«L’ingresso è accessibile: Cristo è la porta. Anche per te si aprì
quando il suo fianco fu aperto dalla lancia. Ricorda che cosa ne uscì;
quindi scegli per dove tu possa entrare. Dal fianco del Signore che
pendeva e moriva sulla croce uscì sangue ed acqua, quando fu aperto
dalla lancia. Nell’acqua è la tua purificazione, nel sangue la tua
redenzione» (Enarratio in Ps. 138,2).
169. Il Medioevo è stato un’epoca particolarmente feconda per lo
sviluppo della devozione al Cuore del Salvatore. Uomini insigni per
santità e dottrina, come san Bernardo († 1153), san Bonaventura (†
1274), e mistici come santa Lutgarda († 1246), santa Matilde di
Magdeburgo († 1282), le sante sorelle Matilde († 1299) e Gertrude (†
1302) del monastero di Hefta, Ludovico di Sassonia († 1378), santa
Caterina da Siena († 1380) approfondirono il mistero del Cuore di
Cristo, in cui videro la «casa di rifugio» ove ripararsi, la sede della
misericordia, il luogo per l’incontro con lui, la sorgente dell’infinito
amore del Signore, la fonte dalla quale sgorga l’acqua dello Spirito, la
vera terra promessa e il vero paradiso.
170. Nell’epoca moderna (XVI-XVII-XVIII ndr) il culto al Cuore
del Salvatore conobbe nuovi sviluppi. In un tempo in cui il
giansenismo proclamava i rigori della giustizia divina, la devozione al
Cuore di Cristo costituì un efficace antidoto per suscitare nei fedeli
l’amore al Signore e la fiducia nella sua infinita misericordia, di cui il
Cuore è pegno e simbolo. San Francesco di Sales († 1622), che
assunse come norma di vita e di apostolato l’atteggiamento
fondamentale del Cuore di Cristo, cioè l’umiltà, la mansuetudine (cf.
Mt 11,29), l’amore tenero e misericordioso; santa Margherita Maria
Alacoque († 1682), a cui il Signore mostrò ripetutamente le ricchezze
del suo Cuore; san Giovanni Eudes († 1680), san Giovanni Bosco (†
1888) e altri santi e sante sono stati insigni apostoli della devozione al
Sacro Cuore.
84
171. Le forme di devozione al Cuore del Salvatore sono molto
numerose; alcune sono state esplicitamente approvate e
frequentemente raccomandate dalla Sede Apostolica. Tra queste sono
da ricordare:
- la consacrazione personale, che secondo Pio XI, «fra tutte le
pratiche riferentesi al culto del Sacro Cuore è senza dubbio la
principale» (Lettera enciclica Miserentissimus Redemptor);
cf anche (Gíovanni Paolo II, Canonizzazione di Padre La
Colombière, 31 maggio 1992)
CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE
Io..., dono e consacro al Cuore adorabile di Gesù la mia persona e
la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze per non più servirmi di
alcuna parte del mio essere, se non per onorarlo, amarlo e
glorificarlo.
È questa la mia irrevocabile volontà: essere tutto suo e fare ogni
cosa per suo amore, rinunciando a tutto ciò che può dispiacergli.
Ti scelgo, Sacro Cuore di Gesù, come unico oggetto del mio amore,
custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia
fragilità e incostanza, riparatore di tutte le colpe della mia vita e
rifugio sicuro nell'ora della mia morte.
Sii, o Cuore di bontà e di misericordia, la mia giustificazione presso
Dio Padre e allontana da me la sua giusta indignazione. Cuore
amoroso di Gesù, pongo in te la mia fiducia, perchè temo tutto dalla
mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà.
Distruggi in me quanto può dispiacerti. Il tuo puro amore s'imprima
profondamente nel mio cuore in modo che non ti possa più
dimenticare o essere separato da te.
Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poichè
voglio vivere e morire come tuo vero devoto. Sacro Cuore di Gesù,
confido in te! [S. Margherita Maria Alacoque]
- la consacrazione della famiglia, mediante la quale il nucleo
familiare, già partecipe in virtù del sacramento del matrimonio del
mistero di unità e di amore fra Cristo e la Chiesa, viene dedicato al
Signore, perché egli regni nel cuore di ognuno dei suoi membri;
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- le Litanie del Cuore di Gesù, approvate nel 1891 per tutta la
Chiesa, di contenuto segnatamente biblico e arricchite di indulgenze;
L IT A NIE DEL SA CRO CUOR E
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici.
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Padre celeste, Dio
Figlio redentore dei mondo, Dio
Spirito Santo, Dio
Santa Trinità, unico Dio
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, Figlio dell'Eterno Padre
Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo
nel seno della Vergine Maria
Cuore di Gesù,
sostanzialmente unito al Verbo di Dio
Cuore di Gesù, maestà infinita
Cuore di Gesù, tempio santo di Dio
Cuore di Gesù, tabernacolo dell'Altissimo
Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo
Cuore di Gesù, fornace ardente di amore
Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità
Cuore di Gesù, colmo di bontà e di amore
Cuore di Gesù, degnissimo di ogni lode
Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori
Cuore di Gesù, in cui si trovano tutti i tesori
di sapienza e di scienza
Cuore di Gesù,
in cui abita tutta la pienezza della divinità
Cuore di Gesù, in cui il Padre si compiacque
Cuore di Gesù,
dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto
abbi pietà di noi
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abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, desiderio della patria eterna
Cuore di Gesù, paziente e misericordioso,
Cuore di Gesù,
generoso verso tutti quelli che ti invocano
Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità
Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi
Cuore di Gesù, propiziazione per i nostri peccati.
Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe
Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte
Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia
Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione
Cuore di Gesù, vita e risurrezione nostra
Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra
Cuore di Gesù, vittima per i peccatori
Cuore di Gesù, salvezza di chi spera in te
Cuore di Gesù, speranza di chi muore.
Cuore di Gesù, gioia di tutti i santi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
Agnello dì Dio che togli i peccati dei mondo
Agnello di Dio che togli i peccati dei mondo
Agnello di Dio che togli i peccati dei mondo
perdonaci, Signore
esaudiscici, Signore
abbi pietà di noi
Cuore di Gesù che bruci di amore per noi:
infiamma il cuore del
nostro d'amore per te.
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
abbi pietà di noi
(Iesu mitis, et humilis Corde fac cor notrum secundum Cor tuum)
Preghiamo
O Padre, che nel Cuore dei tuo direttissimo Figlio ci dai la gioia di
celebrare le grandi opere del tuo Amore per noi, fa' che da questa fonte
inesauribile attingiamo l'abbondanza dei tuoi doni. Per Cristo Nostro
Signore. Amen
- l’atto di riparazione, formula di preghiera con cui il fedele,
memore dell’infinita bontà di Cristo, intende implorare
misericordia e riparare le offese recate in tanti modi al suo Cuore
dolcissimo;
87
Atto di riparazione.
Prostrati dinanzi al tuo altare, noi intendiamo riparare con
particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le
ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini il tuo
amatissimo Cuore.
Gesù dolcissimo: il tuo amore immenso per gli uomini viene
purtroppo, con tanta ingratitudine, ripagato di oblio, di
trascuratezza, di disprezzo.
Memori però che pure noi altre volte ci macchiammo di tanta
ingratitudine, ne sentiamo vivissimo dolore e imploriamo la tua
misericordia.
Desideriamo riparare con volontaria espiazione non solo i peccati
commessi da noi, ma anche quelli di coloro che, errando lontano
dalla via della salvezza, ricusano di seguire Te come pastore e
guida, ostinandosi nella loro infedeltà, o, calpestando le promesse
del Battesimo, hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.
E mentre intendiamo espiare il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci
proponiamo di ripararli ciascuno in particolare:
l'immodestia e le brutture della vita e dell'abbigliamento;
le insidie tese alle anime innocenti dalla corruzione dei costumi; la
profanazione dei giorni festivi; le ingiurie scagliate contro di Te e i
tuoi Santi;
gli insulti rivolti al tuo Vicario e l'ordine sacerdotale; le negligenze e
gli orribili sacrilegi con i quali è profanato lo stesso Sacramento
dell'amore divino e infine le colpe pubbliche delle nazioni che
osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da Te fondata.
Intanto come riparazione dell'onore divino offeso, Ti presentiamo
quella soddisfazione che Tu stesso offristi un giorno sulla croce al
Padre e che ogni giorno si rinnova sugli altari: Te l'offriamo
accompagnata con le espiazioni della Vergine Madre, di tutti i Santi
e delle anime pie.
Promettiamo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto
potremo, con l'aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e
dagli altri e l'indifferenza verso sì grande amore, con la fermezza
della fede, la santità della vita, l'osservanza perfetta della legge
evangelica e specialmente della carità.
Inoltre d'impedire, con tutte le forze, le ingiurie contro di Te e
attrarre quanti più potremo, a seguire e imitare Te.
88
Accogli, te ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per intercessione
della B.V. Maria Riparatrice, questo volontario ossequio di
riparazione, e conservaci nella fedele obbedienza a Te e nel tuo
servizio fino alla morte, col dono della perseveranza, così che
possiamo un giorno pervenire a quella patria, dove Tu col Padre e
con lo Spirito Santo vivi e regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli.
Amen.
- la pratica dei nove primi venerdì del mese, che trae origine dalla
«grande promessa» fatta da Gesù a santa Margherita Maria Alacoque.
In un’epoca in cui la comunione sacramentale era molto rara presso i
fedeli, la pratica dei nove primi venerdì del mese contribuì
significativamente al ripristino della frequenza ai sacramenti della
Penitenza e dell’Eucaristia. Nel nostro tempo la devozione dei primi
venerdì del mese, se praticata in modo pastoralmente corretto, può
recare ancora indubbi frutti spirituali. È necessario tuttavia che i fedeli
siano convenientemente istruiti: sul fatto che non si deve riporre in tale
pratica una fiducia che rasenta la vana credulità, la quale, in ordine alla
salvezza, annulla le insopprimibili esigenze della fede operante e
l’impegno di condurre una vita conforme al Vangelo; sul valore
assolutamente predominante della domenica, la «festa primordiale»,
che deve essere caratterizzata dalla piena partecipazione dei fedeli
alla celebrazione eucaristica.
172. La devozione al Sacro Cuore costituisce una grande espressione
storica della pietà della Chiesa per Gesù Cristo, suo Sposo e
Signore; essa richiede un atteggiamento di fondo fatto di
conversione e riparazione, di amore e di gratitudine, di impegno
apostolico e di consacrazione nei confronti di Cristo e della sua
opera salvifica. Perciò la Sede Apostolica e i Vescovi la
raccomandano, ne promuovono il rinnovamento: nelle espressioni
linguistiche ed iconografiche; nella presa di coscienza delle sue
radici bibliche e del suo collegamento con le massime verità della
fede; nell’affermazione del primato dell’amore a Dio e al prossimo,
come contenuto essenziale della devozione stessa.
89
173. La pietà popolare tende ad identificare una devozione con la
sua rappresentazione iconografica. Ciò è un fatto normale, che ha
senza dubbio aspetti positivi, ma può anche dar luogo ad alcuni
inconvenienti: un tipo iconografico, non più rispondente al gusto dei
fedeli, può condurre ad un minor apprezzamento dell’oggetto della
devozione, indipendentemente dal suo fondamento teologico e dai
suoi contenuti storico-salvifici.
Così è avvenuto per la devozione al Sacro Cuore: certe immagini
di tipo oleografico, talvolta sdolcinate, inadeguate ad esprimere il
robusto contneuto teologico, non favoriscono l’approccio dei fedeli
al mistero del Cuore del Salvatore.
Nel nostro tempo è visto con favore l’orientamento a
rappresentare il Sacro Cuore rapportandosi al momento della
Crocifissione, in cui si manifesta in sommo grado l’amore di Cristo.
Il Sacro Cuore è Cristo crocifisso, con il costato aperto dalla
lancia dal quale scaturiscono sangue ed acqua (cf. Gv 19,34).
Ogni devozione al Sacro Cuore ci porta quindi al mistero della Croce.
Al cuore nel costato aperto di Cristo crocifisso, fonte inesauribile di
Salvezza.
La stessa Liturgia ci conduce amorevolmente per mano in questo
mistero.
Il versetto al Vangelo, comune nei tre anni, è tratto dal Vangelo:
Prendete il mio giogo sopra di voi, dice il Signore, e imparate da me, che
sono mite e umile di cuore.
L’antifona all’ Offertorio è la stessa che incontriamo nella Domenica
delle Palme2. Un’antifona che alla sensibilità odierna potrebbe apparire…
brutta, in realtà ci permette in modo stupendo di cantare e far nostra la
pressante domanda di conformazione a sé che Gesù rivolge a ognuno di
noi:
Il mio cuore (è Gesù che parla)
si aspettava obbrobrio e miseria
e attesi qualcuno
2
Per un commento si rimanda agli atti del convegno sulla Quaresima ppgg. 132ss
90
che prendesse parte
alla mia tristezza,
ma non ci fu nessuno
Ho cercato chi mi consolasse,
e non l’ho trovato…
All’Offertorio, quindi, nel momento in cui noi nei simboli del pane e
del vino offriamo la nostra vita, cantiamo con queste parole le parole che
Gesù dice al nostro cuore: Ho cercato un cuore che si unisse al mio, e non
l’ho trovato. Quella di Gesù è una ferita aperta che chiama
incessantemente… Un costato aperto che ci chiama. Che chiama noi a
entrare nel suo cuore. Affinché in questo cuore aperto tutta l’umanità sia
abbracciata e riconciliata.
Testi per il «Proprium Missae»
INTROITO Sal 32,11.19 (comune)
Di generazione in generazione durano i pensieri del suo Cuore,
per salvare dalla morte i suoi figli e nutrirli in tempo di fame.
V. Sal 80,2.3.11
Salmo responsoriale
Anno A - Salmo 102 L’amore del Signore è per sempre.
Anno B - da Isaia 12 Attingeremo con gioia
Alle sorgenti della salvezza.
Anno C - Salmo 22
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Al Vangelo (comune) Mt 11,29
Prendete il mio giogo sopra di voi, dice il Signore,
e imparate da me, che sono mite e umile di cuore.
Oppure il versetto proprio degli anni A-B-C
91
OFFERTORIO Sal 68,21
(comune)
Improperium exspectavit
Cor meum et miseriam,
Et sustinui
qui simul contristaretur
et non fuit;
consolantem me quaesivi
et non inveni.
[Il mio cuore si aspettava obbrobrio e miseria
e attesi qualcuno
che prendesse parte
alla mia tristezza,
ma non ci fu nessuno
Ho cercato chi mi consolasse,
e non l’ho trovato...].
Comunione
Anno A - Mt 11,29
«Imparate da me, che sono mite e umile di cuore,
e troverete ristoro per le vostre anime».
Anno B - Gv 7,377,37-38
Dice il Signore:
«Chi ha sete, venga a me e beva chi crede in me;
sgorgheranno da lui fiumi di acqua viva».
Anno C - Lc 15,6
«Rallegratevi con me, perché la mia pecora perduta
è stata ritrovata».
oppure Gv 19,34
Unus militum - Un soldato gli trafisse il costato con la lancia
e subito ne uscì sangue e acqua.
92
UFFICIO
Del ricco patrimonio della tradizione riportiamo le Antifone dei II
Vespri
1. ant. Unus militum lancea latus ejus aperuit
Et continuo exivit sanguis et aqua.
2. ant. Stans Jesus clamabat dicens:
Si quis sitit veniat ad me et bibat.
3. ant. In caritate perpetua dilexit nos Deus,
ideo exaltatus a terra,
attraxit nos ad Cor suum miserans.
4. ant. Venite ad me omnes qui laboratis
et onerati estis
et ego reficias vos.
5. ant. Fili praebe mihi cor tuum
Et oculi tui custodiant vias meas.
E l’inno, En ut superba. In quest’inno voglio in particolarmodo evidenziare
nella terza strofa “Ex corde scisso Ecclesia cristo fugata nascitur”.
Inno EN UT SUPERBA
1. En ut superba criminum
Et sæva nostrorum cohors
Cor sauciavit innocens
Merentis haud tale Dei!
2. Vibrantis hastam militis
Peccata nostra dirigunt:
Ferrumque diræ cuspidis
Mortale crimen acuit.
[1. Ecco come la superba
e fiera coorte dei nostri crimini
ha piagato l’innocente cuore
di un tale Dio che non meritava.
2. I nostri peccati dirigono
l’asta del soldato che sta per
scagliarla
il crimine mortale acuisce
il ferro della punta crudele.
93
3. EX CORDE SCISSO ECCLESIA
CHRISTO JUGATA NASCITUR:
Hoc ostium Arcæ in latere est:
Genti ad salutem positum.
3. DAL CUORE SQUARCIATO
CHIESA,
SPOSATA A CRISTO NASCE:
questa è la porta dell’arca
posta in salvezza alle genti.
4. Ex hoc perennis gratia,
Ceu septiformis fluvius;
Stolas ut illic sordidas
Lavemus Agni in sanguine.
4. Da questo grazia perenne,
come fiume in sette rivi;
affinché lì laviamo le anime
sordide
nel sangue dell’Agnello.
5. Turpe est redire ad crimina,
Quæ Cor beatum lacerent:
Sed æmulemur cordibus
Flammas amoris indices.
5. Turpe è tornare ai peccati,
che lacerano il Cuor beato:
ma sprizziamo dai nostri cuori
fiamme indici di amore.
6. Gloria tibi Domine
(Jesu tibi sit gloria)
qui Corde fundis gratiam
cum Patre et almo Spiritu
in sempiterna saecula.
Amen.
6. Gloria a te Signore
(Gesù a te sia gloria)
che dal Cuore effondi grazia
col Padre e lo Spirito generatore
nei sempiterni secoli.
Amen.
LA
Antifone della Liturgia delle Ore secondo il rito romano ordinario
Primi Vespri
Le antifone dei Primi Vespri riassumono tre temi fondamentali della
devozione al Sacro Cuore, che ripercorrono nelle letture della Messa nei tre
anni A, B, C:
- Il riferimento alla profezia “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno
trafitto” e a Gesù innalzato da terra che ci attira a sé, come il serpente
innalzato nel deserto da Mosè;
- il riferimento al Vangelo di Matteo: Imparate da me, che sono mite e
umile di cuore;
- il riferimento al Buon Pastore.
94
1. O eterno amore di Dio!
Innalzato da terra, Gesù ci attira al suo cuore.
2. Imparate da me, mite e umile di cuore:
e troverete riposo.
3. Io, pastore buono, nutro il mio gregge,
per lui do la mia vita.
Al Magnificat
Ho portato sulla terra il fuoco dell’amore.
Come vorrei che divampasse in tutto il mondo!
Ufficio delle Letture
1. In te è la sorgente della vita:
ci disseti al torrente delle tue delizie. (Sal 35)
2. Dall’angoscia del mio cuore ti chiamo:
innalzami, o Dio, sopra la roccia. (Sal 60)
3. I confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio. (Sal 97)
Lodi mattutine
1. Davanti alla folla proclamava:
chi ha sete, venga a me, e beva.
2. Venite a me, voi che siete stanchi e oppressi,
e io vi farò riposare.
3. Figlio, dammi il tuo cuore;
i tuoi occhi seguano le mie vie.
Al Benedictus
Nella sua bontà misericordiosa,
Dio venne a visitarci e a redimere il suo popolo, alleluja.
95
Ora Terza
O mio popolo, che male ti ho fatto? Che dolore ti ho dato? Rispondi!
Ora Sesta
Il mio cuore è ridotto come cera, tremano tutte le mie ossa.
Ora Nona
La lancia del soldato aprì il fianco di Gesù: e ne uscì sangue ed acqua.
Secondi Vespri
1. Domina, Signore, in mezzo ai tuoi nemici:
il tuo giogo è leggero. (Sal 109)
2. Grazia e misericordia è il Signore:
ha dato un cibo a quelli che lo temono. (Sal 110)
3. Ecco l’Agnello di Dio,
che toglie il peccato del mondo. (Fil 2,6-11)
Al Magnificat
Il Signore ci ha accolti nel suo cuore,
ricordando la sua misericordia, alleluja.
Tra il periodo estivo e l’autunno il calendario liturgico contempla 2
feste di origine orientale, tra loro strettamente collegate: la
Trasfigurazione il 6 agosto e l’Esaltazione della S. Croce, 40 gg. dopo, il
14 settembre, in quanto secondo la tradizione la Trasfigurazione avvenne
40 gg. prima della crocifissione.
96
VI – Trasfigurazione del Signore
– 6 agosto - festa
Icona della trasfigurazione
(scuola di Novgorod XV
sec).
Cristo è al vertice della
montgna. O, meglio, egli
stesso è la montagna, la
roccia. E lui, nostra roccia, è
avvolto
dalla
gloria
luminosa. Egli è roccia ed è
luce. La sua veste bianca è
splendida come la neve…
La luce irradia dal centro
che è Cristo e da lui si
espande. Una luce che si
diffonde. In forma di tre
raggi scende a illuminare la
montagna dove si trovano i
discepoli.
All’esclamazione
dei
discepoli “È bello per noi
stare qui”, segue il mandato
di scendere nella quotidianità. E questa luce che ci ha abbracciati e si è
riversata su di noi, diventa per noi impegno di missione.
97
* alle origini della festa
* La sua origine è probabilmente legata alla dedicazione della Chiesa
della Trasfigurazione sul Tabor.
Dal IV sec. (e dal Medioevo anche in occidente) i Padri identificano il
monte della Trasfigurazione con il monte Tabor (cf Cirillo di
Gerusalemme, Girolamo).
Nel V secolo abbiamo le prime testimonianze di una festa della
Trasfigurazione nella chiesa nestoriana e nel VII sec. nella Siria
occidentale.
Ma già nel VI sec. sono testimoniate 3 chiese sul Tabor (cf Anonimo
Piacentino), e il secolo successivo è documentata la presenza di un gran
numero di monaci (cf testimonianza del monaco e vescovo Arculfo,
pellegrino in Terra santa nel tardo VII sec.). Nel IX sec. il numero delle
chiese sul Tabor sale a 4.
Alla metà di questo secolo abbiamo le prime testimonianze della festa
nelle chiese di Occidente (Germania, Spagna e alcune chiese d’Italia,
come Napoli).
Nel X secolo in Francia, quindi tra l’XI e il XII anche a Roma.
Un importante ruolo per la diffusione della festa in Occidente lo ha
Pietro il Venerabile, abate di Cluny.
Nel XIII sec. la situazione in Oriente subisce un drastico mutamento
con la distruzione delle chiese sul Tabor ad opera dei sultani Al malik al
Adil e Baibars.
Nel 1457, papa Callisto III la estende alla Chiesa universale –
nell’occasione del ringraziamento per la vittoria contro i Turchi a
Belgrado (6 agosto 1456 – Giovanni da Capestrano).
Solo nel 1631, dopo quattro secoli dalla distruzione delle chiese, i
Francescani ritornano sul Tabor. La costruzione dell’attuale basilica
risale agli anni 1854-1924.
98
VII – Esaltazione della S. Croce
– 14 settembre - festa
Piero della Francesca (XV sec) – Invenzione e prova della vera Croce
* alle origini della festa
All’origine della festa troviamo l’incontro di due eventi: il
ritrovamento delle reliquie della Santa Croce e la dedicazione della
Basilica del SS. Sepolcro in Gerusalemme e successivamente la
restituzione del legno della croce. Da qui nascono due tradizioni, una
nordica con festa il 3 maggio, e l’altra più tipicamente romana con festa il
14 settembre. Con la Riforma del Vaticano II le due tradizioni vengono a
fondersi in un’unica festa il 14 settembre.
99
- IV sec. – A Gerusalemme si celebra una festa, in riferimento alla
dedicazione della Basilica del SS. Sepolcro (14 settembre 335)
in seguito al ritrovamento delle reliquie della S. Croce
(Costantino I, S. Elena e Macario vescovo di Gerusalemme)
- Nel VII sec. si aggiunge anche il riferimento alla restituzione del legno
della croce (628) dai Persiani all’imperatore d’Oriente Eraclio
I, dopo che l’imperatore persiano Cosroe I l’aveva sottratta a
Gerusalemme (614).
Nello stesso secolo la devozione si diffonde anche nelle chiese
d’Occidente, sviluppandosi in due tradizioni, nordica il 3
maggio, e romana il 14 settembre con ostensione della reliquia
della S. Croce.
- 1963
Le due tradizioni vengono fuse, accogliendo entrambi le date
con differenziazione dei contenuti:
- il 3 maggio memoria del Ritrovamento della reliquia della
Croce;
- il 14 settembre festa del Trionfo della Croce (memoria della
riconquista della reliquia dalle mani dei Persiani).
- 1970 – Con la Riforma liturgica del Vaticano II la data del 3 maggio è
stata soppressa, ed è rimasta la solennità dell’Esaltazione della
S. Croce il 14 settembre.
I temi sono comuni a quelli propri della Quaresima e del Triduo
santo.
Nb. La Chiesa Ortodossa venera entrambi gli eventi nell’unica
data del 14 settembre e il 1 agosto la Processione del
Venerabile Legno della Croce.
100
VIII – Nostro Signore Gesù
Cristo Re dell’Universo
– ultima domenica del Tempo Ordinario - solennità
* alle origini della festa
La regalità di Cristo è tema antico, ma la solennità liturgica di Cristo
re è molto recente, essendo stata inserita nel calendario da Pio XI nel 1925.
La data da sola ci dice molto su alcune delle motivazioni che hanno spinto
il pontefice a volere questa solennità: la regalità di Cristo celebrata come
solennità in un periodo storico in cui l’uomo… si crede re e dittatore…
Vogliamo soffermarci
sull’icona per antonomasia
di Cristo re, Il Cristo
pantocrator con il libro in
una mano e nell’altra lo
scettro. Lo scettro prima di
divenire segno di potere,
rappresenta il bastone del
pastore e del filosofo.
Soltanto in quanto pastorale
è in mano al re. A ricordare
a lui e a noi che egli è guida
del popolo a lui affidato. Egli guida il suo popolo con il bastone del pastore
e con il libro della Parola, legge di verità e libertà.
Il salmo responsoriale dell’anno è il salmo 22, Il Signore è il mio
pastore.
E la lettura di Ezechiele ci porta ancora a contemplare il volto di
Cristo re e pastore: “Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”.
101
Un’altra immagine vogliamo contemplare. Il buon ladrone di Tiziano
Vecellio.
Teniamo presente il Vangelo
proclamato in questa solennità.
Nell’anno A è proposto il Vangelo di
Matteo cap. 25. Gesù è giudice
nell’amore: “Avevo fame e mi avete
dato da mangiare…”.
Nell’anno B viene proposto il
dialogo di Gesù con Pilato: “Il mio
regno non è di questo mondo”.
E nell’anno C il dialogo di Gesù con
il buon ladrone: “Gesù, ricordati di
me quando sarai nel tuo regno” “Oggi sarai con me nel Paradiso”.
Nel dipinto di Tiziano il volto di Gesù è tutto irradiato di luce. E il
buon ladrone è colto nel momento in cui egli è staccato dalla croce, con gli
occhi rivolti verso il Paradiso, verso cui sembra quasi nuotare. Tiziano
coglie in modo mirabile questo «Oggi» della promessa di Gesù, e aiuta noi
a contemplare questa promessa: Oggi, sarai con me nel Paradiso.
- Nel 1925, Pio XI istituisce la solennità di Gesù Cristo nostro
Signore, re dell’Universo (Enciclica Quas primas). Cristo è
celebrato come sovrano e pastore sull’umanità intera, sulla storia
e sul tempo. Pace e Giustizia sono i segni del suo Regno.
Fissata originariamente nella domenica di ottobre precedente la
festa di Ognissanti è stata quindi assegnata all’ultima domenica
del Tempo Ordinario, con un chiaro riferimento all’Avvento
escatologico del Cristo e all’instaurazione definitiva del suo
Regno.
- la festa è celebrata con grande solennità anche nelle chiese
riformate. La Chiesa luterana la inserisce tra le Festività
Maggiori.
102
Temi
Glorificazione di Cristo Re e Signore della Storia
* Gesù Alfa e Omega
- Gesù inizio e fine della Storia, dà senso alla Storia (Ap 1,5-8)
- “Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di
Lui” (Col 1,12-20)
* Gesù vince la morte e proclama la vita
- Gesù “primizia di coloro che sono morti” (1 Cor 15,20; Ap 1,5),
risorgendo vince la morte e proclama un regno di vita, nell’amore,
per l’eternità.
* Regalità come servizio e donazione: il re crocifisso, il re buon pastore, il
re giudice nell’amore
- icona della croce: è mediante la croce, mediante la donazione,
l’offerta della propria vita, che Gesù, re di un regno che non è di
questo mondo (Gv 18,33-37), porta l’umanità alla salvezza, nella
vita vera (Lc 23,35-43);
- icona del buon pastore: il buon pastore conosce e pasce le sue
pecore, cerca la smarrita e cura quella ferita (Ez 34,11)
- icona del giudice: quando Gesù verrà alla fine dei tempi, sarà re
e giudice, ma nello stesso stile della croce e del pastore: il suo
giudizio sarà sull’amore (Mt 25,31-46)
* Un Regno di sacerdoti per il nostro Dio
- in Cristo noi siamo chiamati ad essere partecipi del suo sacerdozio
regale (Clletta B), un Regno di sacerdoti per il nostro Dio e Padre
(Ap 1,5-8).
- servire è regnare: (Colletta B). In quanto chiamati a partecipare
all’unico sacerdozio regale di Cristo, siamo anche chiamati a
regnare-servire con Lui nella giustizia e nell’amore, a donare anche
noi la nostra vita per amore dei fratelli (Colletta C).
103
Testi del proprio della Messa
INTROITO (comune) Ap 5,12.1-6
L’Agnello immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza
E sapienza e forza e onore:
a lui gloria e potenza
nei secoli, in eterno. V. Sal 71
Salmo responsoriale
Anno A - Salmo 22
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Anno B - Salmo 92
Il Signore regna,
si riveste di splendore.
Anno C - Salmo 121
Andremo con gioia
Alla casa del Signore.
Al Vangelo (comune) - cf Mc 11,10
Benedetto colui che viene
Nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene,
del nostro padre Davide.
Offertorio (comune)
Sal 2,8
Chiedimi
e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio
le terre più lontane.
104
Comunione
Comunione (comune) - Sal 28.10-11
Re in eterno siede il Signore:
benedirà il suo popolo
nella pace.
anno A - Cf Mt 25,31-32
«Il Figlio dell’uomo
verrà nella sua gloria
per giudicare tutte le genti».
anno B - Gv 18,37
«Io sono re
e sono venuto nel mondo
per rendere testimonianza
della verità».
anno C - Lc 23,42-43
«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
«Oggi sarai con me in paradiso».
INDICE
L’Ufficio
53
Altri canti eucaristici proposti dalla tradizione
64
Eucarestia e poesia in Tommaso d’Aquino
73
Sacro Cuore di Gesù
79
All’origine della festa
81
Il Sacro Cuore nella pietà popolare
83
Testi per il Proprium Missae
91
Trasfigurazione del Signore
97
L’Esaltazione della Santa Croce
99
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo
101
Testi per il Proprium Missae
104
105
106
Editrice Suore Figlie della Chiesa
Promanuscripto - Roma 2012
107
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II Parte - Figlie della Chiesa