A tti delle G iornate di approfondim ento per anim atori m usicali 2 - 4 settem bre 2011 Celebriam o cantando Le Solennità e le Feste del Signore nel Tem po O rdinario L a Chiesa contem pla e celebra i m isteri dello Sposo I I^ Parte G ianmartino M aria D urighello urighe llo Centro di Spiritualità Figlie della Chiesa Casa di Preghiera “D omus A urea” 52 L’ UFFICIO Ai primi Vespri, nell’ora della Cena e nell’ora in cui il Signore “con l’elevazione delle sue mani in croce offrì al Padre per la salvezza del mondo se stesso” (Cassiano), la Chiesa innalza l’inno del Pange lingua (Genti tutte): Canta, o lingua, il mistero del Corpo glorioso e del prezioso Sangue, che, frutto di un ventre generoso, il Re dei popoli ha effuso per la salvezza del mondo. [...] Il Verbo si è fatto carne, sulla croce e sull’altare. Il pane è vera carne e il vino è vero sangue. La fede viene a supplire alla povertà dei nostri sensi. All’Ufficio delle Letture, mentre la notte veglia sul chicco di grano morto e sepolto e attende con l’alba la sua risurrezione, la Chiesa irrora il suo giardino cantando Sacris solemniis - Panis angelicus: Questo è il pane degli angeli, che diventa pane degli uomini. O cosa ammirabile! Dio si è fatto cibo: il povero, il servo e l’umile mangiano il Signore. All’ora delle Lodi, nell’ora della prima luce della Creazione e nell’ora della luce del risorto, la Chiesa canta Verbum supernum – O salutaris hostia: O ostia di salvezza, che spalanchi la porta del Cielo! Dacci forza contro i nemici, e sostienici nel cammino Verso l’unico e solo Padre. 53 INNI PRIMI VESPRI Pange lingua gloriosi – (Tantum ergo) Composto da Tommaso d’Aquino sull’antico metro dell’inno di Venanzio Fortunato Pange lingua gloriosi lauream certaminis, per il Venerdì santo. Sei strofe di sei versi formati da due dipsodie trocaiche. [traduzione letterale] PANGE LINGUA GLORIOSI 1- Pange lingua, gloriosi corporis mysterium, sanguinisque pretiosi, quem in mundi pretium fructus ventris generosi Rex effudit gentium. [1- Canta o lingua del glorioso corpo il mistero, e del sangue prezioso che in riscatto del mondo, frutto di un ventre generoso, effuse il Re delle genti. 2- Nobis datus, nobis natus ex intacta Virgine, et in mundo conversatus, sparso verbi semine, sui moras incolatus miro clausit ordine. 2- A noi dato, per noi nato da intatta Vergine, e dimorato nel mondo, sparso il seme della Parola concluse la sua dimora terrena secondo mirabile disposizione. 3- In supremae nocte cenae recumbens cum fratribus, observata lege plene cibis in legalibus, cibum turbae duodenae se dat suis manibus. 3- Nella notte dell’ultima cena sedendo a mensa con i fratelli osservata in tutto la legge con i cibi prescritti, in cibo al gruppo dei dodici si dona con le proprie mani. 4- Verbum caro panem verum verbo carnem efficit, fitque sanguis Christi merum, et, si sensus deficit, ad firmandum cor sincerum sola fides sufficit. 4- Parola fatta carne, il pane vero con la parola rende carne e il vino diventa sangue di Cristo, e, se i sensi sono insufficienti, a confermare un cuore sincero la sola fede è sufficiente. 54 * 5- Tantum ergo sacramentum veneremur cernui, et antiquum documentum novo cedat ritui; præstet fides supplementum sensuum defectui. * 5. Un così grande sacramento, dunque, veneriamo prostrati, e l’antica legge ceda al nuovo rito; la fede presti soccorso dove i sensi difettano. 6. Genitori Genitoque laus et iubilatio, salus, honor, virtus quoque sit et benedictio; procedenti ab utroque compar sit laudatio. 6. Al Genitore e al Generato sia lode e giubilo, salvezza, onore e potenza e benedizione; a colui che procede da entrambi uguale sia la lode.] UFFICIO DELLE LETTURE Sacris solemniis – (Panis angelicus) La novità dell’Eucaristia coinvolge tutto quello che noi siamo... Scritto da Tommaso d’Aquino, è composto di sette stanze in un complesso schema ritmico (ABABCBC). Sul piano metrico possiamo osservare il passaggio dalla metrica quantitativa classica alla metrica accentuativa moderna. Sacris solemniis juncta sint gaudia, Et ex præcordiis sonent præconia; Recedant vetera, nova sint omnia, Corda, voces, et opera. Noctis recolitur cena novissima, Qua Christus creditur agnum et azyma Dedisse fratribus juxta legitima Priscis indulta patribus. Post agnum typicum, expletis epulis, Corpus Dominicum datum discipulis, Sic totum omnibus, quod totum singulis, Ejus fatemur manibus. 55 Dedit fragilibus corporis ferculum, Dedit et tristibus sanguinis poculum, Dicens: «Accipite quod trado vasculum; Omnes ex eo bibite». Sic sacrificium istud instituit, Cujus officium committi voluit Solis presbyteris, quibus sic congruit, Ut sumant, et dent ceteris. * Panis angelicus fit panis hominum; Dat panis cœlicus figuris terminum; O res mirabilis: manducat Dominum Pauper, servus et humilis. Te, trina Deitas unaque, poscimus: Sic nos tu visita, sicut te colimus; Per tuas semitas duc nos quo tendimus, Ad lucem, quam inhabitas. [Alle sacre solennità congiunte siano le gioie e dai cuori risuonino lodi; recedano le cose vecchie, nuove siano tutte le cose, i cuori, le voci, le opere. Della notte si ricorda la cena ultima nella quale Cristo si crede (si professa) che l’agnello e le azzime abbia dato ai fratelli, secondo la legge data agli antichi padri. Dopo l’agnello simbolico, espletata la cena, il Corpo del Signore confessiamo (abbia) dato ai discepoli, così tutto a tutti, come tutto a ciascuno, con le sue mani. Diede ai fragili il cibo del corpo, diede anche ai tristi la bevanda del sangue, dicendo: prendete il calice che vi porgo; tutti da lui bevete. 56 Così questo sacrificio istituì, il cui officio volle essere affidato ai soli sacerdoti, ai quali così spetta, che lo assumano, e lo diano agli altri. * Pane angelico diventa pane degli uomini; il pane del celeste mette fine alle figure; o cosa mirabile: mangia il Signore il povero, il servo e l’umile. Te, trina e una Deità, preghiamo: che così tu ci visiti, come ti celebriamo; per le tue vie conducici dove tendiamo, alla luce, che tu abiti. ] 57 LODI Verbum supernum – (O salutaris hostia) di Tommaso d’Aquino La novità 1. Verbum supernum prodiens, Nec Patris linquens dexteram, Ad opus suum exiens, Venit ad vitæ vesperam. [1. Il Verbo superno nascendo, pur senza lasciare la destra del Padre, alla sua opera uscendo (venendo), giunse al vespro della vita. 2. In mortem a discipulo Suis tradendus æmulis, Prius in vitæ ferculo Se tradidit discipulis. 2. Mentre in morte da un discepolo Ai suoi nemici sta per essere consegnato, prima di essere consegnato a morte si consegnò ai discepoli. 3. Quibus sub bina specie Carnem dedit et sanguinem; Ut duplicis substantiæ Totum cibaret hominem. 3. Ad essi sotto due specie Carne si diede e sangue; per cibare di duplice sostanza tutto l’uomo. 4. Se nascens dedit socium, Convescens in edulium, Se moriens in pretium, Se regnans dat in præmium. 4. Nella nascita diede se stesso come compagno (fratello), nel banchetto si dà in cibo, nella morte in prezzo (di redenzione), nel regno in premio. * 5. O salutaris hostia, Quæ cæli pandis ostium, Bella premunt hostilia; Da robur, fer auxilium. 5. O ostia di salvezza, che del cielo apri la porta, le armi nemiche premono; da’ forza, porta aiuto. 6. Uni trinoque Domino Sit sempiterna gloria: Qui vitam sine termino Nobis donet in patria. 7. All’Uno e Trino Signore Sia sempiterna gloria: che vita senza fine a noi doni nella Patria. don Lorenzo Perosi 58 ANTIFONE Anche le Antifone del Salterio hanno offerto il testo per i più famosi canti eucaristici della tradizione. Ne vediamo alcune: SICUT NOVELLÆ OLIVARUM, cf Sal 127 Ecclesiæ filii sint in circuitu mensæ Domini. [Come virgulti d’ulivo i figli della Chiesa siano attorno alla mensa del Signore] SAPIENTIA ÆDIFICAVIT SIBI DOMUM, cf. Pr 9 miscuit vinum, et posuit mensam, alleluja. [La Sapienza ha si è costruita la casa, e versato il vino, e ha preparato la mensa, alleluja] ANGELORUM ESCA nutrivisti cf Sap 16,20 populum tuum, et panem de cælo præstitisti eis, alleluja. Hai nutrito il tuo popolo con il cibo degli angeli, gli hai dato pane del cielo, alleluja. Ma soprattutto le Antifone ai Cantici evangelici nelle ore maggiori, che la Liturgia riformata ha conservato: 59 Ai primi Vespri (Magnificat) O QUAM SUAVIS est Domine Spiritus tuus qui ut dulcedinem tuam in filios demonstrares, pane suavissimo de cælo præstito, esurientes reples bonis, fastidiosos divites dimittens inanes. Soave è il tuo spirito, Signore: tu sei buono con i tuoi figli, dai loro pane del cielo, sazi di beni gli affamati, rimandi i ricchi a mani vuote. Alle Lodi (Benedictus) EGO SUM PANIS VIVUS, qui de cælo descendi: si quis manducaverit ex hoc pane, vivet in æternum, alleluja. Io sono il pane vivo disceso dal cielo: chi mangerà di questo pane, vivrà in eterno, alleluja. Ai secondi Vespri (Magnificat) O SACRUM CONVIVIUM! (Tommaso d’Aquino) in quo Christus sumitur: recolitur memoria passionis ejus: mens impletur gratia: et futuræ gloriæ nobis pignus datur, alleluja. Mistero della Cena! Ci nutriamo di Cristo, si fa memoria della sua passione, l’anima è ricolma di grazia, ci è donato il pegno della gloria, alleluja. 60 Un tema... eucaristico: O quam suavis, Ave verum, Sanctus “Missa de Angelis” La melodia dell’antifona O Quam suavis, che la Liturgia ci propone al Magnificat dei Primi Vespri, è tutta costruita come un tropo (aggiunta di un testo) sulla precedente melodia del Sanctus della Messa VIII “De Angelis”. 61 Con l’istituzione della solennità del Corpus Domini verranno commissionati nuovi testi per la nuova solennità. Il testo dell’antifona O quam suavis, quindi, verrà accolto sulla melodia del Sanctus della Messa “De Angelis”. Indubbiamente non a caso, ma perché si è ravvisata una certa affinità di contenuto tra la melodia del Sanctus ed il tema eucaristico. Se prendiamo in esame un altro importante testo eucaristico, l’Ave verum, ci accorgiamo che anche in questo caso la melodia gregoriana è presa dal Sanctus della messa VIII. Una più profonda comprensione del fenomeno la possiamo avere se consideriamo la collocazione liturgica originaria dell’Ave verum, che nasce come motetto per l’elevazione. Il motetto per l’elevazione, come anche la toccata d’organo in vece del motetto, venivano eseguiti quindi a contemplazione dello straordinario momento della elevazione e ostensione del Ss. Sacramento dopo la consacrazione. Ostensione che assumeva nel clima della Controriforma un importante momento a conferma della fede cattolica nella presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche. Il Sanctus non veniva eseguito come è oggi tutto intero da capo a fondo, ma si fermava dopo la prima parte con il primo Hosanna. Dopo l’epiclesi, 62 la consacrazione e l’elevazione, riprendeva sullo stesso tema il Benedictus con il secondo Hosanna. Durante l’elevazione appunto poteva essere intonato un motetto eucaristico. Questo uno schema tipico di esecuzione: Sanctus - Pleni sunt coeli – Hosanna Ave verum Benedictus - Hosanna Oggi la Liturgia prescrive che durante le parti presidenziali non si sovrappongano né canti né suono d’organo. Il supremo momento della transustanziazione, che era sottolineato un tempo con un canto devozionale o con il suo d’organo, oggi sceglie il silenzio, come il miglior modo di accogliere e contemplare questo mistero. Potrebbe però essere interessante riproporre questo schema ad esempio nel contesto di un concerto spirituale. Non solo come esempio di una prassi storica, ma per il fascino e la forza meditativa che tale prassi può ancora oggi donarci. 63 ALTRI CANTI EUCARISTICI PROPOSTI DAL MAGISTERO E/O DALLA TRADIZIONE Dell’innumerevole numero di testi e canti eucaristici proposti dal Magistero e/o dalla Tradizione ne ricordiamo alcuni1: Ave verum, Adoro te devote, O esca viatorum, Anima Christi. 1. Ave verum – vedi pagine precedenti 2. Adoro te devote – cf Liber Usualis pag. 1855 È un rytmus, attribuito a Tommaso d’Aquino (?) in metro trocaico (nb: eccezione nel primo verso, “perimetrico”, con una sillaba in più). Inserito nel Messale Romano di Pio V (1570), oggi è proposto per le Adorazioni eucaristiche e nelle preghiere di ringraziamento al termine della Messa (cf MR). 1. A DÓR O T E DEV ÓT E , látens Déitas, Quæ sub his figúris, vere látitas: Tibi se cor meum totum súbjicit, Quia, te contémplans, totum déficit. 2. Visus, tactus, gustus, in te fállitur, Sed audítu solo tuto créditur: Credo quidquid díxit Dei Fílius; Nil hoc verbo veritátis vérius. (Nil hoc veritátis Verbo vèrius). 3. In cruce latébat sola Déitas, At hic látet simul et humánitas: Ambo támen crédens átque cónfitens, Peto quod petívit latro pœnitens. 1 Al convegno di qualche anno fa avevamo raccolto in due fascicoletti una ricca antologia di canti eucaristici in lingua viva e in lingua latina. 64 4. Plagas, sicut Thomas, non intúeor, Deum támen meum te confíteor. Fac me tibi imper mágis crédere, In te spem habére, te dilígere. 5. O memoriále mortis Dómini, Panis vivus, vitam præstans hómini, Præsta meæ menti de te vívere, Et te illi semper dulce sápere. 6. Pie pellicáne, Jesu Dómine, Me immúndum munda tuo sánguine, Cujus una stilla salvum fácere, Totum mundum quit ab ómni scélere. 7. Jesu, quem velátum nunc aspício, Oro fíat illud, quod tam sítio: Ut, te reveláta cernens fácie, Visu sim beátus tuæ glóriæ. Amen. [1. Adoro te devotamente, Deità che ti nascondi, Che sotto queste figure, in verità ti nascondi: A te il mio cuore tutto si abbandona, Perché, te contemplando, tutto vien meno. 2. La vista, il tatto, il gusto, in te si ingannano Ma con l'udito soltanto in sicurezza si crede: Credo tutto ciò che ha detto il Figlio di Dio; Nulla è più vero di questa parola di verità. 3. In croce si nascondeva la sola Deità, Ma qui è celata insieme anche l'umanità: Eppure ambedue credendo e professando, Chiedo ciò che domandò il ladrone penitente. 4. Le piaghe, come Tommaso, non vedo, tuttavia confesso te mio Dio. Fa’ che io sempre più creda in te, che in Te io abbia speranza, che te io ami. 65 5. Oh memoriale della morte del Signore, Pane vivo, che dai vita all’uomo, Concedi alla mia anima di vivere di te, E di gustare te lì (nelle specie eucaristiche) sempre dolcemente. 6. Pio pellicano, Signore Gesù, Purifica me, immondo, col tuo sangue, Del quale una goccia può salvare Il mondo intero da ogni peccato. 7. Gesù, che velato ora contemplo, Prego che avvenga ciò che tanto bramo, Che, te contemplando col volto rivelato, A tal visione io sia beato della tua gloria. Amen. A ogni strofa il canto congiunge una enunciazione dottrinale e un’invocazione contemplante. Ad esempio, nella prima strofa è presentato il concetto della presenza reale, ma nascosta, di Cristo nell’Eucaristia. Il canto si apre con “Adoro te devote”, con la devota azione adorante di questa Presenza nascosta. L’adorazione unisce nello stesso atto il contemplare e il professare l’identità del corpo storico e del corpo eucaristico di Cristo. Ricordiamo come all’origine il verbo «adorare» era riferito al signore che si voleva onorare, ed etimologicamente nasce dal gesto di ossequio che consisteva nell’inchinarsi e portare la mano del signore alla propria bocca per il bacio d’ossequio: ad orem, da cui appunto adorare. 66 Nel Cristianesimo il termine comincerà ad essere riferito solo a Dio. Adoro ed adorando percepisco la sua grandezza, la sua maestà, la sua bellezza, la sua bontà. E qui la sua presenza reale e nascosta. Ma “adoro” è congiunto all’avverbio “devote”-devotamente. Devotamente indica insieme l’attaccamento, il servizio e l’interiorità. È fuorviante ora pensare alla devozione come pratica esteriore. La devozione come pratica esteriore è una conseguenza: la devozione è in primo luogo la disposizione del cuore. Tommaso d’Aquino in un altro suo scritto descrive la devozione in quanto “prontezza e disponibilità della nostra volontà a uniformarsi alla volontà di Dio e offrire se stessa a Dio”. È in questo senso che la devozione interiore prende corpo in atti di devozione. “Perché… quia te contemplans – contemplando te – totum deficit” Occorre tener presente il periodo in cui nascono questa solennità e questi testi. Oltre che essere un periodo caratterizzato dalla difficoltà a credere nella presenza reale di Cristo nell’eucaristia, era anche un periodo nel quale per una serie di motivi non era così agevole e frequente la comunione per i fedeli. Pensiamo alle condizioni poste per poter accedere alla comunione, quali il lungo periodo di digiuno, uno stato di penitenza, la confessione, l’astensione da rapporti coniugali. Ad una non frequente possibilità di ricevere l’eucaristia ecco rispondere l’esigenza di una frequente comunione spirituale, della mostranza e dell’ostensione. È proprio in questo periodo, e precisamente nel 1196, l’introduzione dell’Elevazione nella Messa come in sostanza ancora oggi noi la concepiamo, con la mostranza dell’ostia ai fedeli sottolineata (fino alla riforma del Vaticano II) dal suono del campanello. Con la elevazione e con la mostranza tutti i fedeli erano aperti alla possibilità della contemplazione e della comunione spirituale. È ancora in questo periodo che nasce l’esigenza di aiutare la contemplazione all’Elevazione prima con un motetto e successivamente (cf XVI sec) con una toccata all’organo. 67 Ricordiamo ancora che oggi non è permesso il suono strumentale puro durante le parti presidenziali. Alla radice di questa indicazione stanno motivazioni di ordine storico-pastorale e teologico. Da un lato (in negativo) togliendo il suono strumentale, ci si è voluto mettere al riparo da abusi ed eccessi proprio nel momento culminante della S. Messa; ma soprattutto (in positivo) con questa indicazione è sottolineato come nessun suono più del silenzio può offrirsi ad accompagnare il mistero che si perpetua sull’altare. L’immenso repertorio che proprio nelle Elevazioni ci è stato donato nella storia non deve assolutamente cadere nel disuso. Sono pagine di intima contemplazione che possono e devono a mio avviso trovare degna collocazione in altri momenti della celebrazione, come ad esempio l’Offertorio e la Comunione, ma anche prima della celebrazione, in attesa del canto di Introito. Te contemplans. Giovanni Paolo II così ci esortava: “Non risparmiamo il nostro tempo per andare a incontrarlo nell’adorazione e nella contemplazione piena di fede”. Un pressante invito a cercare uno spazio nel nostro tempo per andare e restare in contemplazione davanti a Cristo eucaristia. La contemplazione quindi come mezzo attivo attraverso il quale noi riceviamo in senso forte il mistero. Attraverso cui lo interiorizziamo e ci apriamo alla sua azione salvifica. “Maria concepì il Verbo prima con la mente che con il corpo, anzi a nulla sarebbe valso portare Cristo nel suo grembo se non lo avesse portato con amore anche nel suo cuore” (Agostino d’Ippona). Oggi viviamo una più evidente facilità nell’accostarci alla comunione quotidiana. È… più facile ricevere la comunione. Ma, viene da chiederci, prima e durante e dopo avere ricevuto il corpo eucaristico di Cristo, l’ho davvero così concepito dentro di me? L’ho così atteso, desiderato, voluto da concepirlo nel mio cuore prima che nel mio grembo? Quanto è il mio desiderio di assumere quel corpo? Oggi è importante accompagnare la grazia dell’agevolazione a ricevere l’eucaristia con una rinnovata energia contemplante del Mistero. In funzione di una comunione del cuore che precede, accompagna e sviluppa quella sacramentale che trova nella manducazione dell’ostia il suo realizzarsi fisico, concreto, reale. 68 Ancora la prima strofa: quia te contemplans totum deficit. Tutto viene meno. L’oblio di tutto. Un oblio di tutto che tutto racchiude. Obliando tutto entriamo in un effetto di guarigione… entro in Dio e il mio si fa piccolo, purificato, guarito dall’orgoglio e dalle malattie dell’anima, dai pensieri malvagi. L’omeneto vecio da debellare, come amava dire Maria Oliva Bonaldo. La contemplazione dell’ostia ha come primo effetto che io scorgo la mia piccolezza e la mia vecchiezza. E la mia piccolezza diventa una porta aperta verso la Carità e quindi verso la Comunione totale con l’universo creato, con i fratelli. È la Carità che rinvigorisce la Fede ed alimenta la Speranza. 2. O esca viatórum 1. O esca viatorum, o panis angelórum, o manna coélitum, esuriéntes ciba, dulcédine non priva corda quæréntium. 1. O cibo dei pellegrini, o pane degli angeli, o manna dei celesti, gli affamati nutri, della dolcezza non privare i cuori di quelli che ti cercano. 2. O lympha, fons amóris, qui puro Salvatóris, e corde prófluis te sitiéntes pota, hæc sola nostra vota, his una súfficis. 2. O linfa, fonte di amore, che dal puro cuore del Salvatore sgorghi, a chi ha sete di te dà da bere, questi soli i nostri voti, a loro questa sola cosa basta. 3. O Jesu, Tuum vultum, quem cólimus occúltum, sub panis spécie, fac, ut remóto velo, post líbera in cælo cernámus fácie. 3. O Gesù, il tuo volto, che veneriamo nascosto, sotto la specie del pane, fa, che, rimosso il velo, poi nel cielo a viso libero contempliamo. 69 4. Desidero, mi Jesu, hoc angelorum esu ut me reficias. Fac, Jesu mi benigne, accedam semper digne ad hac divinas epulas. 4. Desidero, o mio Gesù, che di questo cibo degli angeli tu mi ristori. Fa, Gesù mio benigno, che io mi accosti sempre degnamente a questo divino banchetto. 5. Hic cibus nutrimentum, hic potus alimentum sit meae animae, det gratiam dum spiro, sit in agone diro pignus futurae gloriae. 5. Questo cibo nutrimento, questa bevanda alimento sia alla mia anima, mi dia grazia mentre spiro, sia nella terribile dipartita pegno della futura gloria. 71 4. Anima Christi – Erroneamente attribuito da alcuni a sant’Ignazio di Loyola, il testo risale alla prima metà XIV sec. – Giovanni XXII ne attribuisce indulgenze. Il Messale Romano, in Appendice, lo riporta insieme ad altri testi da recitarsi dal celebrante dopo l’Eucaristia (cf MR). Più un tempo che oggi ricordiamo come il sacerdote terminata l’Eucaristia restasse ancora in preghiera. Oggi la strettezza dei tempi, l’accavallarsi delle messe, e le urgenze pastorali fanno sì che subito dopo la Messa il sacerdote subisca l’assalto dei fedeli che lo cercano per questo o per l’altro motivo… Anima di Cristo, santificami, Corpo di Cristo, salvami. Sangue di Cristo, inebriami, acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, fortificami. Oh buon Gesù, esaudiscimi. Nelle tue piaghe, nascondimi. Non permettere che io sia separato da Te. Dal nemico difendimi. Nell'ora della mia morte chiamami, e comandami di venire a Te, Perché con i tuoi Santi ti lodi, nei secoli dei secoli. Amen. Anima Christi, sanctifica me. Corpus Christi, salva me. Sanguis Christi, inebria me. Aqua lateris Christi, lava me. Passio Christi, conforta me. O bone Jesu, exaudi me. Intra vulnera tua absconde me. Ne permittas a Te me separari. Ab hoste maligno defende me. In hora mortis meae voca me, Et jube me venire ad Te, Ut cum Sanctis tuis laudem Te In saecula saeculorum. Amen. Cf Liber Cantus pag. 743 72 Sono testi che uniscono alla contemplazione un esplicito intento formativo-catechetico sul tema eucaristico. L’adorazione sfocia nella contemplazione e nell’esigenza di crescere nella comprensione… la crescita nella comprensione spinge all’adorazione… Val la pena fermarci a meditare questi testi stupendi. Lo facciamo con l’aiuto di Inos Biffi: Eucaristia e poesia in Tommaso d'Aquino - Inos Biffi [da “L’Osservatore Romano 22 maggio 2008] Il primo splendore che promana dal linguaggio lineare, rigoroso, intellettivamente trasparente delle composizioni poetiche eucaristiche di san Tommaso d'Aquino è lo splendore della verità: splendor veritatis. Ma a questa precisione teologica, propria di uno "scolastico", si uniscono mirabilmente la pietà e lo stupore ammirato e contemplativo, che accendono e trasfigurano quella teologia. Il mistero irraggia dall'esperienza del credente divenuto poeta; la teologia ineccepibile si 73 riveste della bellezza e dell'emozione della lirica. La fides - direbbe sant'Ambrogio - si fa canora. Del resto, di là dagli inni letterariamente poetici, un diffuso soffio di viva poesia pervade e anima tutta la composizione dell'Ufficio e della Messa in onore del Corpo e del Sangue del Signore, di cui l'Angelico è autore, dove largamente si incontrano e si fondono la limpidità e la precisione dell'idea con la vibrazione e l'abbandono del sentimento. All'origine di questa diffusa poeticità si trova la sorgente stessa, a cui attinge tutta questa esuberante composizione, ossia la Scrittura, i cui testi riccamente intessono questo Ufficio e questa Messa. E, tuttavia, non si tratta di semplici citazioni ripetute fedelmente e opportunamente scelte e collocate: spesso un tocco felice di artista le rimodella e le ricrea, rivestendole di bellezza e di attrattiva nuova. Tutta una poesia biblica si diffonde dalla innumerevole serie di antifone e responsori, che a sua volta la musica e il canto liturgico hanno concorso a esaltare e a rendere ancora più appassionata e contemplativa. Ma volgiamo qui l'attenzione agli Inni eucaristici dell'Angelico, in cui è possibile cogliere, in una varietà di intrecci, la storia e la teologia dal linguaggio puntuale, la lode, l'adorazione e l'implorazione. Il "mistero del corpo glorioso, e del prezioso sangue (gloriosi corporis mysterium, sanguinisque pretiosi)" porta alla memoria di Tommaso anzitutto L'ULTIMA CENA, con i tratti di amicizia e di fraternità che l'hanno contrassegnata. Così egli canta nel Pange, lingua: "Dato a noi e per noi nato da una vergine illibata, trascorsa nel mondo la sua vita e sparso il seme della parola, mirabilmente concluse il suo soggiorno. La notte dell'ultima cena, giacendo a mensa coi fratelli, osservata fedelmente coi cibi rituali la legge antica, dona se stesso in cibo ai dodici". E nel Verbum supernum: "Il Verbo celeste, veniente dal Padre, e sempre alla sua destra, portando a compimento la sua opera, giunse alla sera della vita. Uno dei discepoli lo consegnava ai suoi nemici per esser messo a morte, ed egli si offrì loro in cibo di vita". E, allo stesso modo, nel Lauda, Sion: "Solenne è celebrato il giorno che ricorda la prima istituzione di quest'agape". Il "pane vivo e vitale (panis vivus et vitalis)" "nella mensa della santa cena alla compagnia dei dodici fratelli senza dubbio fu donato", mentre, insieme, "Cristo dispose che in sua memoria si compisse quello che egli fece nella cena". 74 NELL'EUCARISTIA LE ANTICHE PREFIGURAZIONI SI COMPIONO e i vecchi riti sono finiti, e sopraggiunge una realtà nuova: "Il pane del cielo porta a compimento le prefigurazioni (dat panis caelicus figuris terminum)" (Sacris sollemniis). Esso "nei simboli è prefigurato: quando è immolato Isacco, quando è scelto l'agnello della Pasqua e ai padri è offerta in dono la manna. In questa mensa del nuovo re, la nuova Pasqua della legge nuova svuota la Pasqua (il passaggio) antica. La novità fa fuggire la vecchiezza, la verità fa dileguare l'ombra, la luce dissipa le tenebre" (Lauda, Sion). "Dopo la consumazione dell'agnello che lo adombrava ai discepoli fu dispensato il Corpo del Signore (Post agnum typicum expletis epulis, / corpus dominicum datum discipulis)" (Sacris sollemniis). E, cantando l'istituzione dell'Eucaristia, l'Angelico illustra il suo mistero. L'EUCARISTIA È IL RICORDO DELLA MORTE DI CRISTO. In uno dei suoi versi più appassionati egli esclama: "O memoriale della morte del Signore (O memoriale mortis Domini)" (Adoro te). Essa è "il corpo glorioso (gloriosus corpus)" e "il prezioso sangue (sanguis pretiosus)" (Pange, lingua). Il tema speciale del suo canto - dichiara il poeta - è IL "PANE VIVO E VITALE (Laudis thema specialis, panis vivus et vitalis)", "il pane degli angeli" che "diviene il pane degli uomini (Panis angelicus fit panis hominum)" (Lauda, Sion). Da qui la sorpresa ammirazione, che un altro verso esprime con vibrante commozione: "O cosa mirabile: il servo, povero e umile, si nutre del Signore" (Sacris sollemniis). E, se "nascendo Cristo si è fatto compagno, e alimento cenando con i suoi", "nella morte si offre in riscatto, e si dà come premio nel regno" (Verbum supernum). Ma al poeta teologo preme precisare con rigore I VARI ASPETTI DEL MISTERO EUCARISTICO: la sostanza, la conversione, le specie eucaristiche, la loro frazione, i ministri e quanti ricevono il sacramento. Il Lauda, Sion li fa passare analiticamente: "Ai discepoli di Cristo questo dogma è consegnato: il pane si trasforma in carne e il vino in sangue. Sotto diverse apparenze - segni senza sostanza - realtà sublimi si nascondono: la carne che è nutrimento, il sangue che è bevanda. E, pure, sotto l'una e l'altra specie Cristo resta tutto intero: non spezzato da ch i lo assume, non infranto, non diviso, viene assunto nella sua 75 integrità. Lo riceve uno, lo ricevon mille: quanto questi tanto quello, né assunto è consumato. E alla frazione del sacramento, non turbarti, ma ricorda: tanto Cristo è celato nel frammento, quanto lo è nella totalità. La realtà non patisce divisione, la frazione coinvolge solo i segni, né lo stato si riduce e neppure la statura di chi è simboleggiato. Lo ricevono i buoni, lo ricevono i cattivi, ma con esito ineguale, di vita oppur di morte: di morte per gli iniqui, di vita per i buoni: vedi dunque di una stessa comunione quanto l'effetto sia dissimile". L'inno Verbum supernum focalizzerà: ai discepoli "sotto le due specie donò la carne e il sangue, al fine di nutrire con la duplice sostanza tutto l'uomo". Quanto ai ministri dell'Eucaristia, sono unicamente i presbiteri: "Ha istituito così questo sacrificio, di esso incaricando i soli presbiteri: a loro incombe di consumarlo e di elargirlo agli altri" (Sacris sollemniis). E un'altra sottolineatura degli Inni eucaristici di Tommaso - e di tutta la sua teologia eucaristica - è la necessità assoluta e IMPRESCINDIBILE DELLA FEDE: sola fides. I sensi giudicano e si fermano secondo le apparenze: non sanno andare oltre, non riescono a raggiungere, sotto le specie, la presenza della sostanza, cioè del Corpo e del Sangue di Cristo. Vedono giusto solo quanto alle apparenze; ma, di là da esse, non sono in grado di percepire nulla. Perciò è detto che essi vengono meno, e falliscono. La presenza reale del Signore è attestata unicamente dalla fede, che si pone in ascolto della sua Parola: "Il Verbo fatto carne con la sua parola rese la propria carne pane vero, mentre il vino diventa il sangue di Cristo; che, se i sensi si smarriscono, la sola fede basta a rassicurare il cuore sincero". "La fede sopperisca all'infermità dei sensi (praestet fides supplementum sensuum defectui)" (Pange, lingua). "La fede ardimentosa, di là dall'ordine naturale, conferma quello che non comprendi e quello che non vedi" (Lauda, Sion). "La vista, il tatto, il gusto non ti avvertono: si crede senza esitazione solo per quello che l'udito ha ascoltato. Credo a tutto quello che il Figlio di Dio ha asserito: nulla è più vero della parola di verità" (Adoro te). Il Corpus Domini è sorto come festa speciale dedicata al culto e all'esaltazione del Corpo e del Sangue di Cristo, ed è esattamente L'INVITO ALLA LODE E ALL'ADORAZIONE che ricorre negli Inni eucaristici 76 di san Tommaso. Così nel Pange, lingua: "Canta, o lingua, il mistero del corpo glorioso e del prezioso sangue, effuso, per riscattare il mondo, dal re delle genti, frutto di un grembo generoso". "Prostràti, veneriamo un così grande sacramento (Tantum ergo sacramentum veneremur cernui)". La memoria dell'istituzione dell'Eucaristia e l'adorazione del Corpo e del Sangue del Signore si accompagnano e si alternano negli Inni di san Tommaso con una intensa e calda implorazione: "Ti chiediamo, o Dio trino e uno: come noi ti onoriamo, così vieni a visitarci, e sulle tue vie sii guida alla mèta cui tendiamo: alla luce che tu inabiti" (Sacris sollemniis). "O Gesù, Pastore buono, veramente pane, abbi di noi pietà: sii tu a pascolarci e a custodirci; facci tu vedere il bene nella terra dei viventi. Tu, che conosci tutto e tutto vali, che qui pasci noi mortali, rendi i tuoi commensali di quaggiù, i coeredi e i compagni dei santi cittadini" (Lauda, Sion). Ma soprattutto nell'Adoro te devote la lode al Corpo e al Sangue del Signore mirabilmente si fonde in APPASSIONATA E LIRICA PREGHIERA. La sacra dottrina del teologo, tutta intrisa di Scrittura, e la vena ispirata del poeta si fondono con la devozione accesa dell'orante, quasi con lo spasimo del mistico, che parla dall'abbondanza del cuore e che brama di vedere Cristo di là dai veli e dai nascondimenti del sacramento. L'inno è stato definito "una di quelle composizioni armoniose e geniali, insieme ricche e semplici, che sono servite, più di molti libri, a formare la pietà cattolica" (Wilmart). "Poema teologico", accuratamente strutturato nel ritmo e nelle assonanze, è, insieme, tutta una invocazione personale a Gesù nell'Eucaristia: "Devotamente ti adoro, o verità nascosta, che ti celi veramente sotto queste forme. Il mio cuore tutto a te si sottomette, poi che a contemplarti si sente tutto venir meno (Adoro te devote, latens veritas, / te quae sub his formis vere latitas. // Tibi se cor meum totum subicit, / quia te contemplans totum deficit)". La non visione di Cristo, che nell'Eucaristia è assoluta, non deve attenuare l'adesione; la deve, anzi, accrescere, suscitando l'abbandono confidente del ladro in croce o la confessione dell'apostolo Tommaso, pur nella mancanza della constatazione e del contatto delle piaghe. Le assenze dell'Eucaristia devono incrementare la fede, che dà inizio all'intimità divina, la speranza e l'amore: "Sulla croce era nascosta solo 77 la divinità, ma qui è occulta anche l'umanità; e, pure, l'una e l'altra credendo e professando, chiedo quello che ha implorato il ladro penitente. Con Tommaso non ravviso le ferite, e tuttavia ti proclamo mio Dio. Fa' che sempre più io creda, che in te speri e che ti ami". L'Eucaristia è il MEMORIALE DELLA MORTE DEL SIGNORE. La definizione di Tommaso diventa una piissima esclamazione: "O memoriale della morte del Signore, pane vivo e fonte di vita per l'uomo (O memoriale mortis Domini, / panis vivus vitam praestans homini)". Memoriale della morte e pane vivo, del quale si domanda di vivere per sempre e di gustare la dolcezza, l'Eucaristia è anche sangue che fluisce dal petto squarciato di Gesù, assimilato a un pio pellicano e invocato a purificare dall'immondezza: un sangue tanto prezioso, di cui anche una sola goccia sarebbe bastata a salvare da ogni delitto il mondo intero: "Donami di vivere sempre di te, e di non cessare mai di assaporare la tua dolcezza (Praesta mihi semper de te vivere, / et te mihi semper dulce sapere)". "Pio pellicano, Gesù Signore, mondami col tuo sangue nella mia impurità: una sua sola goccia basterebbe a salvare da ogni crimine il mondo intero". Soprattutto gli ultimi devoti e commossi accenti rivolti personalmente a Cristo rivelano in tutto il suo incanto e la sua emozione la poesia eucaristica di san Tommaso teologo e mistico del Corpo e del Sangue del Signore. La tradizione non conosce elevazioni eucaristiche più devote e più belle di queste e si comprende perché la Chiesa le abbia assunte e ancora le usi per cantare la propria adorazione e il proprio fervore. "O Gesù, che ora scorgo ancor velato, quando si avvererà quello di cui ho tanta sete? Cioè di contemplarti apertamente e quindi di essere beato nella visione della tua gloria (Ihesu, quem velatum nunc aspicio, / quando fiet illud quod tam sicio? / Ut te revelata cernens facie, / visu sim beatus tuae gloriae)". Per altro, questi versi rivelano il senso e l'esito della teologia e del lavoro teologico di Tommaso, che nella conclusione della sua vita sentiva e giudicava tutti i suoi scritti come "paglia". Egli era impaziente che tutto l'enuntiabile, tutto il castello dei concetti si convertissero e sfociassero alla res, alla realtà. Ma questa è la sete di ogni credente, cui la Rivelazione, grazie allo Spirito, abbia confidato i "segreti di Dio": lo prende l'accoramento di vedere Cristo e in lui di vedere Dio. Com'è detto da Dante nella Commedia: "Che del disïo di sé veder n'accora" (Purgatorio, canto V, 57). 78 Così, per sua natura, dovrebbe sempre essere la vera teologia: non quella che si attarda nel sospetto o perde troppo tempo a dialogare con una cultura che, mancando della fede, neppure può capire che cosa sia un sapere tutto sospeso alla divina Parola. Se, poi, in tema di Eucaristia oggi c'è un'urgenza, è quella di ridire e di ammirare il miracolo e la grazia della presenza reale, in virtù della transustanziazione, che tanto ha attratto la mente e il cuore del Dottore Angelico. V – Sacro Cuore di Gesù - solennità Venerdì della III settimana dopo Pentecoste - opp. se il Corpus Domini si festeggia di domenica, il venerdì immediatamente successivo Iesu mitis et humilis corde, fac cor nostrum secundum cor tuum Pompeo Batoni 79 Strettamente collegata al Corpus Domini è la solennità del Sacro Cuore di Gesù, che si celebra Venerdì della III settimana dopo Pentecoste - opp. se il Corpus Domini si festeggia di domenica, il venerdì immediatamente successivo. Ex Corde scisso… Sulle ante del tabernacolo della cappella delle Figlie della Chiesa, qui alla Domus Aurea di Ponte Galeria, è inciso questo versetto tratto da un inno del Sacro Cuore: Ex corde scisso Ecclesia Cristo jugata nascitur. Dal cuore trafitto nasce la Chiesa sposata a Cristo. Il cuore di Cristo è contemplato come la fonte di una creazione, da cui sgorgano fiumi inesauribili di salvezza. La Chiesa è generata come sposa a questa fonte, e il suo cammino è tutto un anelito di conformazione piena al cuore dello Sposo: Iesu mitis set humilis corde fac cor nostrum secundum cor tuum. Gesù mite ed umile di cuore, trasforma-fa’ il nostro cuore secondo il tuo cuore. Questo passo del Vangelo di Matteo è il filo conduttore nella liturgia di questa solennità, nella Liturgia eucaristica e nell’Ufficio. 2 modi diversi di contemplare il Sacro cuore: 1. P. Batoni - Il cuore: fiamma viva carità; Le spine: avvolgono il cuore, per i peccati commessi dall’umanità, che il Cristo viene a redimere; La croce: culmine della carità 2. Sano di Pietro, Caterina beve al costato di Cristo, particolare di Madonna col Bambino, Angeli e Santi, sec. XV (settimo decennio), Siena, Pinacoteca Nazionale (n. 261) Sul piano iconografico ci sono fondamentalmente due modalità di rappresentazione del Sacro Cuore. La prima è quella che trova un esempio emblematico nell’opera di Pompeo Batoni. Gesù reca in mano il cuore coronato di spine, sormontato dalla croce e avvolto da fiamme ardenti di carità. Oggi la Chiesa preferisce orientare più che al primo tipo, più oleografico, alla contemplazione del Cristo crocifisso e del suo cuore trafitto, fonte di salvezza per quanti vengono a Lui: “Così è avvenuto per la devozione al Sacro Cuore: certe immagini di tipo oleografico, talvolta sdolcinate, inadeguate ad esprimere il robusto contenuto teologico, non favoriscono l’approccio dei fedeli al mistero del Cuore del Salvatore. 80 Nel nostro tempo è visto con favore l’orientamento a rappresentare il Sacro Cuore rapportandosi al momento della Crocifissione, in cui si manifesta in sommo grado l’amore di Cristo. Il Sacro Cuore è Cristo crocifisso, con il costato aperto dalla lancia dal quale scaturiscono sangue ed acqua (cf. Gv 19,34)”. [DPPL 172] * alle origini della festa - origine devozionale e fondamento teologico I primordi della devozione al Sacro Cuore vanno ricercati nell’esperienza di alcuni santi e mistici del Medioevo quali, nella Germania del XIII secolo, Matilde di Mgdeburgo, Matilde di Hackenborn, Gertrude di Hefta… e in Italia Chiara da Montefalco, Caterina da Siena… Occorre però aspettare il XVII secolo perché la devozioni al Sacro Cuore entri nella Liturgia, inizialmente in alcune chiese locali, per trovare con Pio IX nel 1856 l’estensione della festa alla chiesa universale. Nel XVII sec. in Francia fiorisce il movimento devozionale al Sacro Cuore con S. Margherita Maria Alacoque e S. Giovanni Eudes. Nel 1672 G. Eudes ottiene il permesso dal vescovo di Rennes di celebrare nella sua comunità (oratoriani) una festività in onore del S. Cuore di Gesù. Nel 1685-86 è la data di una celebrazione della festa del S. Cuore nel Noviziato di Paray le Monial, presente M.M. Alacoque. Nel XVIII sec. si apre il dibattito teologico sull’oggetto del culto: il cuore in senso reale o il cuore in senso metaforico (Giansenisti). - 1765. Clemente XIII autorizza la festa per la Chiesa di Polonia e a Roma nella Confraternita del S. Cuore, come contemplazione del Cuore e riparazione per le offese ricevute. - 1765. La S. Congregazione dei Riti afferma che è il cuore carneo, simbolo dell’Amore del Cristo, al centro della devozione. 81 - Pio VI, con la bolla «Auctorem fidei», conferma la dichiarazione del 1765. Il cuore è oggetto di devozione in quanto “inseparabilmente unito con la Persona del Verbo” - Sorgono in Europa Congregazioni maschili e femminili con il carisma della devozione al Sacro Cuore. Nel 1856 Pio IX estende la festa alla Chiesa universale, nella data attuale. La devozione conosce un felice incremento, con costruzione e dedicazione di cappelle, oratori... Nasce la pia pratica del 1° venerdì del mese; vengono composte le Litanie del Sacro cuore; il mese di giugno dedicato alla devozione del S. Cuore. Alcune encicliche, consolidano tale devozione. Cf Leone XIII, Annum Sacrum; Pio XI, Miserentissimus Redemptor; Pio XII, Haurietis Aquas. Il Messale Romano del 1970 riprende per lo più i testi di Pio XI (1929) integrati con nuove letture per i cicli A, B, C; con l’aggiunta di una nuova colletta e qualche ritocco alle orazioni (sono ancora vivi i termini legati agli intenti originari dell’estensione della devozione, quali “riparazione” ed “espiazione”) e un nuovo Prefazio ricco di ispirazione biblico-patristica. dal Prefazio: Innalzato sulla croce, nel suo amore senza limiti donò la vita per noi, e dalla ferita del suo fianco effuse sangue e acqua, simbolo dei sacramenti della Chiesa, perché tutti gli uomini, attirati dal cuore del Salvatore, attingessero con gioia alla fonte perenne della salvezza. Infine, ricordiamo l’importanza che tale festa assume per la congregazione delle Figlie della Chiesa. Nella solennità del Corpus Domini del 1913 la fondatrice, Maria Oliva Bonaldo, vive la folgorazione con l’ispirazione dell’opera. Nella solennità del S. Cuore del 1938 l’opera avrà ufficialmente il suo inizio con l’approvazione del Santo Padre. 82 * Il S. Cuore di Gesù nella Pietà popolare – Dal Direttorio su pietà popolare e Liturgia 166. Il venerdì che segue la seconda domenica dopo Pentecoste la Chiesa celebra la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. Oltre alla celebrazione liturgica, molte altre espressioni di pietà hanno come oggetto il Cuore di Cristo. Non v’è dubbio infatti che la devozione al Cuore del Salvatore è stata ed è tuttora una delle espressioni più diffuse e più amate della pietà ecclesiale. Intesa alla luce della divina Scrittura, l’espressione «Cuore di Cristo» designa il mistero stesso di Cristo, la totalità del suo essere, la sua persona considerata nel suo nucleo più intimo ed essenziale: Figlio di Dio, sapienza increata; carità infinita, principio di salvezza e di santificazione per l’intera umanità. Il «Cuore di Cristo» è Cristo, Verbo incarnato e salvatore, intrinsecamente proteso, nello Spirito, con infinito amore divino-umano verso il Padre e verso gli uomini suoi fratelli. 167. Come hanno spesso ricordato i Romani Pontefici, la devozione al Cuore di Cristo ha un solido fondamento nella Scrittura. Gesù, che è uno con il Padre (cf. Gv 10,30), invita i suoi discepoli a vivere in intima comunione con lui, ad assumere la sua persona e la sua parola come norma di condotta e rivela se stesso come maestro «mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Si può dire, in un certo senso che la devozione al Cuore di Cristo è la traduzione in termini cultuali dello sguardo che, secondo la parola profetica ed evangelica, tutte le generazioni cristiane volgeranno a colui che è stato trafitto (cf. Gv 19,37; Zc 12,10), cioè al costato di Cristo, trafitto dalla lancia, dal quale scaturì sangue ed acqua (cf. Gv 19,34), simbolo del «mirabile sacramento di tutta la Chiesa». Il testo giovanneo che narra l’ostensione delle mani e del costato di Cristo ai discepoli (cf. Gv 20,20) e l’invito da lui rivolto a Tommaso di stendere la sua mano e di metterla nel suo costato (cf. Gv 20,27) ha avuto anch’esso un notevole influsso nell’origine e nello sviluppo della pietà ecclesiale verso il Sacro Cuore. 83 168. Quei testi e altri che presentano il Cristo quale Agnello pasquale, vittorioso se pur immolato (cf. Ap 5,6), furono oggetto di assidua meditazione da parte dei Santi Padri, che ne svelarono le ricchezze dottrinali e talora invitarono i fedeli a penetrare nel mistero di Cristo per la porta aperta del suo fianco. Così dice sant’Agostino: «L’ingresso è accessibile: Cristo è la porta. Anche per te si aprì quando il suo fianco fu aperto dalla lancia. Ricorda che cosa ne uscì; quindi scegli per dove tu possa entrare. Dal fianco del Signore che pendeva e moriva sulla croce uscì sangue ed acqua, quando fu aperto dalla lancia. Nell’acqua è la tua purificazione, nel sangue la tua redenzione» (Enarratio in Ps. 138,2). 169. Il Medioevo è stato un’epoca particolarmente feconda per lo sviluppo della devozione al Cuore del Salvatore. Uomini insigni per santità e dottrina, come san Bernardo († 1153), san Bonaventura († 1274), e mistici come santa Lutgarda († 1246), santa Matilde di Magdeburgo († 1282), le sante sorelle Matilde († 1299) e Gertrude († 1302) del monastero di Hefta, Ludovico di Sassonia († 1378), santa Caterina da Siena († 1380) approfondirono il mistero del Cuore di Cristo, in cui videro la «casa di rifugio» ove ripararsi, la sede della misericordia, il luogo per l’incontro con lui, la sorgente dell’infinito amore del Signore, la fonte dalla quale sgorga l’acqua dello Spirito, la vera terra promessa e il vero paradiso. 170. Nell’epoca moderna (XVI-XVII-XVIII ndr) il culto al Cuore del Salvatore conobbe nuovi sviluppi. In un tempo in cui il giansenismo proclamava i rigori della giustizia divina, la devozione al Cuore di Cristo costituì un efficace antidoto per suscitare nei fedeli l’amore al Signore e la fiducia nella sua infinita misericordia, di cui il Cuore è pegno e simbolo. San Francesco di Sales († 1622), che assunse come norma di vita e di apostolato l’atteggiamento fondamentale del Cuore di Cristo, cioè l’umiltà, la mansuetudine (cf. Mt 11,29), l’amore tenero e misericordioso; santa Margherita Maria Alacoque († 1682), a cui il Signore mostrò ripetutamente le ricchezze del suo Cuore; san Giovanni Eudes († 1680), san Giovanni Bosco († 1888) e altri santi e sante sono stati insigni apostoli della devozione al Sacro Cuore. 84 171. Le forme di devozione al Cuore del Salvatore sono molto numerose; alcune sono state esplicitamente approvate e frequentemente raccomandate dalla Sede Apostolica. Tra queste sono da ricordare: - la consacrazione personale, che secondo Pio XI, «fra tutte le pratiche riferentesi al culto del Sacro Cuore è senza dubbio la principale» (Lettera enciclica Miserentissimus Redemptor); cf anche (Gíovanni Paolo II, Canonizzazione di Padre La Colombière, 31 maggio 1992) CONSACRAZIONE AL SACRO CUORE Io..., dono e consacro al Cuore adorabile di Gesù la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze per non più servirmi di alcuna parte del mio essere, se non per onorarlo, amarlo e glorificarlo. È questa la mia irrevocabile volontà: essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, rinunciando a tutto ciò che può dispiacergli. Ti scelgo, Sacro Cuore di Gesù, come unico oggetto del mio amore, custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e incostanza, riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro nell'ora della mia morte. Sii, o Cuore di bontà e di misericordia, la mia giustificazione presso Dio Padre e allontana da me la sua giusta indignazione. Cuore amoroso di Gesù, pongo in te la mia fiducia, perchè temo tutto dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà. Distruggi in me quanto può dispiacerti. Il tuo puro amore s'imprima profondamente nel mio cuore in modo che non ti possa più dimenticare o essere separato da te. Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poichè voglio vivere e morire come tuo vero devoto. Sacro Cuore di Gesù, confido in te! [S. Margherita Maria Alacoque] - la consacrazione della famiglia, mediante la quale il nucleo familiare, già partecipe in virtù del sacramento del matrimonio del mistero di unità e di amore fra Cristo e la Chiesa, viene dedicato al Signore, perché egli regni nel cuore di ognuno dei suoi membri; 85 - le Litanie del Cuore di Gesù, approvate nel 1891 per tutta la Chiesa, di contenuto segnatamente biblico e arricchite di indulgenze; L IT A NIE DEL SA CRO CUOR E Signore, pietà Cristo, pietà Signore, pietà Cristo, ascoltaci Cristo, esaudiscici. Signore, pietà Cristo, pietà Signore, pietà Cristo, ascoltaci Cristo, esaudiscici Padre celeste, Dio Figlio redentore dei mondo, Dio Spirito Santo, Dio Santa Trinità, unico Dio abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi Cuore di Gesù, Figlio dell'Eterno Padre Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio Cuore di Gesù, maestà infinita Cuore di Gesù, tempio santo di Dio Cuore di Gesù, tabernacolo dell'Altissimo Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo Cuore di Gesù, fornace ardente di amore Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità Cuore di Gesù, colmo di bontà e di amore Cuore di Gesù, degnissimo di ogni lode Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori Cuore di Gesù, in cui si trovano tutti i tesori di sapienza e di scienza Cuore di Gesù, in cui abita tutta la pienezza della divinità Cuore di Gesù, in cui il Padre si compiacque Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto abbi pietà di noi 86 abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi Cuore di Gesù, desiderio della patria eterna Cuore di Gesù, paziente e misericordioso, Cuore di Gesù, generoso verso tutti quelli che ti invocano Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi Cuore di Gesù, propiziazione per i nostri peccati. Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione Cuore di Gesù, vita e risurrezione nostra Cuore di Gesù, pace e riconciliazione nostra Cuore di Gesù, vittima per i peccatori Cuore di Gesù, salvezza di chi spera in te Cuore di Gesù, speranza di chi muore. Cuore di Gesù, gioia di tutti i santi abbi pietà di noi abbi pietà di noi Agnello dì Dio che togli i peccati dei mondo Agnello di Dio che togli i peccati dei mondo Agnello di Dio che togli i peccati dei mondo perdonaci, Signore esaudiscici, Signore abbi pietà di noi Cuore di Gesù che bruci di amore per noi: infiamma il cuore del nostro d'amore per te. abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi abbi pietà di noi (Iesu mitis, et humilis Corde fac cor notrum secundum Cor tuum) Preghiamo O Padre, che nel Cuore dei tuo direttissimo Figlio ci dai la gioia di celebrare le grandi opere del tuo Amore per noi, fa' che da questa fonte inesauribile attingiamo l'abbondanza dei tuoi doni. Per Cristo Nostro Signore. Amen - l’atto di riparazione, formula di preghiera con cui il fedele, memore dell’infinita bontà di Cristo, intende implorare misericordia e riparare le offese recate in tanti modi al suo Cuore dolcissimo; 87 Atto di riparazione. Prostrati dinanzi al tuo altare, noi intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini il tuo amatissimo Cuore. Gesù dolcissimo: il tuo amore immenso per gli uomini viene purtroppo, con tanta ingratitudine, ripagato di oblio, di trascuratezza, di disprezzo. Memori però che pure noi altre volte ci macchiammo di tanta ingratitudine, ne sentiamo vivissimo dolore e imploriamo la tua misericordia. Desideriamo riparare con volontaria espiazione non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che, errando lontano dalla via della salvezza, ricusano di seguire Te come pastore e guida, ostinandosi nella loro infedeltà, o, calpestando le promesse del Battesimo, hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge. E mentre intendiamo espiare il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l'immodestia e le brutture della vita e dell'abbigliamento; le insidie tese alle anime innocenti dalla corruzione dei costumi; la profanazione dei giorni festivi; le ingiurie scagliate contro di Te e i tuoi Santi; gli insulti rivolti al tuo Vicario e l'ordine sacerdotale; le negligenze e gli orribili sacrilegi con i quali è profanato lo stesso Sacramento dell'amore divino e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da Te fondata. Intanto come riparazione dell'onore divino offeso, Ti presentiamo quella soddisfazione che Tu stesso offristi un giorno sulla croce al Padre e che ogni giorno si rinnova sugli altari: Te l'offriamo accompagnata con le espiazioni della Vergine Madre, di tutti i Santi e delle anime pie. Promettiamo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto potremo, con l'aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l'indifferenza verso sì grande amore, con la fermezza della fede, la santità della vita, l'osservanza perfetta della legge evangelica e specialmente della carità. Inoltre d'impedire, con tutte le forze, le ingiurie contro di Te e attrarre quanti più potremo, a seguire e imitare Te. 88 Accogli, te ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per intercessione della B.V. Maria Riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione, e conservaci nella fedele obbedienza a Te e nel tuo servizio fino alla morte, col dono della perseveranza, così che possiamo un giorno pervenire a quella patria, dove Tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Amen. - la pratica dei nove primi venerdì del mese, che trae origine dalla «grande promessa» fatta da Gesù a santa Margherita Maria Alacoque. In un’epoca in cui la comunione sacramentale era molto rara presso i fedeli, la pratica dei nove primi venerdì del mese contribuì significativamente al ripristino della frequenza ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Nel nostro tempo la devozione dei primi venerdì del mese, se praticata in modo pastoralmente corretto, può recare ancora indubbi frutti spirituali. È necessario tuttavia che i fedeli siano convenientemente istruiti: sul fatto che non si deve riporre in tale pratica una fiducia che rasenta la vana credulità, la quale, in ordine alla salvezza, annulla le insopprimibili esigenze della fede operante e l’impegno di condurre una vita conforme al Vangelo; sul valore assolutamente predominante della domenica, la «festa primordiale», che deve essere caratterizzata dalla piena partecipazione dei fedeli alla celebrazione eucaristica. 172. La devozione al Sacro Cuore costituisce una grande espressione storica della pietà della Chiesa per Gesù Cristo, suo Sposo e Signore; essa richiede un atteggiamento di fondo fatto di conversione e riparazione, di amore e di gratitudine, di impegno apostolico e di consacrazione nei confronti di Cristo e della sua opera salvifica. Perciò la Sede Apostolica e i Vescovi la raccomandano, ne promuovono il rinnovamento: nelle espressioni linguistiche ed iconografiche; nella presa di coscienza delle sue radici bibliche e del suo collegamento con le massime verità della fede; nell’affermazione del primato dell’amore a Dio e al prossimo, come contenuto essenziale della devozione stessa. 89 173. La pietà popolare tende ad identificare una devozione con la sua rappresentazione iconografica. Ciò è un fatto normale, che ha senza dubbio aspetti positivi, ma può anche dar luogo ad alcuni inconvenienti: un tipo iconografico, non più rispondente al gusto dei fedeli, può condurre ad un minor apprezzamento dell’oggetto della devozione, indipendentemente dal suo fondamento teologico e dai suoi contenuti storico-salvifici. Così è avvenuto per la devozione al Sacro Cuore: certe immagini di tipo oleografico, talvolta sdolcinate, inadeguate ad esprimere il robusto contneuto teologico, non favoriscono l’approccio dei fedeli al mistero del Cuore del Salvatore. Nel nostro tempo è visto con favore l’orientamento a rappresentare il Sacro Cuore rapportandosi al momento della Crocifissione, in cui si manifesta in sommo grado l’amore di Cristo. Il Sacro Cuore è Cristo crocifisso, con il costato aperto dalla lancia dal quale scaturiscono sangue ed acqua (cf. Gv 19,34). Ogni devozione al Sacro Cuore ci porta quindi al mistero della Croce. Al cuore nel costato aperto di Cristo crocifisso, fonte inesauribile di Salvezza. La stessa Liturgia ci conduce amorevolmente per mano in questo mistero. Il versetto al Vangelo, comune nei tre anni, è tratto dal Vangelo: Prendete il mio giogo sopra di voi, dice il Signore, e imparate da me, che sono mite e umile di cuore. L’antifona all’ Offertorio è la stessa che incontriamo nella Domenica delle Palme2. Un’antifona che alla sensibilità odierna potrebbe apparire… brutta, in realtà ci permette in modo stupendo di cantare e far nostra la pressante domanda di conformazione a sé che Gesù rivolge a ognuno di noi: Il mio cuore (è Gesù che parla) si aspettava obbrobrio e miseria e attesi qualcuno 2 Per un commento si rimanda agli atti del convegno sulla Quaresima ppgg. 132ss 90 che prendesse parte alla mia tristezza, ma non ci fu nessuno Ho cercato chi mi consolasse, e non l’ho trovato… All’Offertorio, quindi, nel momento in cui noi nei simboli del pane e del vino offriamo la nostra vita, cantiamo con queste parole le parole che Gesù dice al nostro cuore: Ho cercato un cuore che si unisse al mio, e non l’ho trovato. Quella di Gesù è una ferita aperta che chiama incessantemente… Un costato aperto che ci chiama. Che chiama noi a entrare nel suo cuore. Affinché in questo cuore aperto tutta l’umanità sia abbracciata e riconciliata. Testi per il «Proprium Missae» INTROITO Sal 32,11.19 (comune) Di generazione in generazione durano i pensieri del suo Cuore, per salvare dalla morte i suoi figli e nutrirli in tempo di fame. V. Sal 80,2.3.11 Salmo responsoriale Anno A - Salmo 102 L’amore del Signore è per sempre. Anno B - da Isaia 12 Attingeremo con gioia Alle sorgenti della salvezza. Anno C - Salmo 22 Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Al Vangelo (comune) Mt 11,29 Prendete il mio giogo sopra di voi, dice il Signore, e imparate da me, che sono mite e umile di cuore. Oppure il versetto proprio degli anni A-B-C 91 OFFERTORIO Sal 68,21 (comune) Improperium exspectavit Cor meum et miseriam, Et sustinui qui simul contristaretur et non fuit; consolantem me quaesivi et non inveni. [Il mio cuore si aspettava obbrobrio e miseria e attesi qualcuno che prendesse parte alla mia tristezza, ma non ci fu nessuno Ho cercato chi mi consolasse, e non l’ho trovato...]. Comunione Anno A - Mt 11,29 «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime». Anno B - Gv 7,377,37-38 Dice il Signore: «Chi ha sete, venga a me e beva chi crede in me; sgorgheranno da lui fiumi di acqua viva». Anno C - Lc 15,6 «Rallegratevi con me, perché la mia pecora perduta è stata ritrovata». oppure Gv 19,34 Unus militum - Un soldato gli trafisse il costato con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. 92 UFFICIO Del ricco patrimonio della tradizione riportiamo le Antifone dei II Vespri 1. ant. Unus militum lancea latus ejus aperuit Et continuo exivit sanguis et aqua. 2. ant. Stans Jesus clamabat dicens: Si quis sitit veniat ad me et bibat. 3. ant. In caritate perpetua dilexit nos Deus, ideo exaltatus a terra, attraxit nos ad Cor suum miserans. 4. ant. Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis et ego reficias vos. 5. ant. Fili praebe mihi cor tuum Et oculi tui custodiant vias meas. E l’inno, En ut superba. In quest’inno voglio in particolarmodo evidenziare nella terza strofa “Ex corde scisso Ecclesia cristo fugata nascitur”. Inno EN UT SUPERBA 1. En ut superba criminum Et sæva nostrorum cohors Cor sauciavit innocens Merentis haud tale Dei! 2. Vibrantis hastam militis Peccata nostra dirigunt: Ferrumque diræ cuspidis Mortale crimen acuit. [1. Ecco come la superba e fiera coorte dei nostri crimini ha piagato l’innocente cuore di un tale Dio che non meritava. 2. I nostri peccati dirigono l’asta del soldato che sta per scagliarla il crimine mortale acuisce il ferro della punta crudele. 93 3. EX CORDE SCISSO ECCLESIA CHRISTO JUGATA NASCITUR: Hoc ostium Arcæ in latere est: Genti ad salutem positum. 3. DAL CUORE SQUARCIATO CHIESA, SPOSATA A CRISTO NASCE: questa è la porta dell’arca posta in salvezza alle genti. 4. Ex hoc perennis gratia, Ceu septiformis fluvius; Stolas ut illic sordidas Lavemus Agni in sanguine. 4. Da questo grazia perenne, come fiume in sette rivi; affinché lì laviamo le anime sordide nel sangue dell’Agnello. 5. Turpe est redire ad crimina, Quæ Cor beatum lacerent: Sed æmulemur cordibus Flammas amoris indices. 5. Turpe è tornare ai peccati, che lacerano il Cuor beato: ma sprizziamo dai nostri cuori fiamme indici di amore. 6. Gloria tibi Domine (Jesu tibi sit gloria) qui Corde fundis gratiam cum Patre et almo Spiritu in sempiterna saecula. Amen. 6. Gloria a te Signore (Gesù a te sia gloria) che dal Cuore effondi grazia col Padre e lo Spirito generatore nei sempiterni secoli. Amen. LA Antifone della Liturgia delle Ore secondo il rito romano ordinario Primi Vespri Le antifone dei Primi Vespri riassumono tre temi fondamentali della devozione al Sacro Cuore, che ripercorrono nelle letture della Messa nei tre anni A, B, C: - Il riferimento alla profezia “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” e a Gesù innalzato da terra che ci attira a sé, come il serpente innalzato nel deserto da Mosè; - il riferimento al Vangelo di Matteo: Imparate da me, che sono mite e umile di cuore; - il riferimento al Buon Pastore. 94 1. O eterno amore di Dio! Innalzato da terra, Gesù ci attira al suo cuore. 2. Imparate da me, mite e umile di cuore: e troverete riposo. 3. Io, pastore buono, nutro il mio gregge, per lui do la mia vita. Al Magnificat Ho portato sulla terra il fuoco dell’amore. Come vorrei che divampasse in tutto il mondo! Ufficio delle Letture 1. In te è la sorgente della vita: ci disseti al torrente delle tue delizie. (Sal 35) 2. Dall’angoscia del mio cuore ti chiamo: innalzami, o Dio, sopra la roccia. (Sal 60) 3. I confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio. (Sal 97) Lodi mattutine 1. Davanti alla folla proclamava: chi ha sete, venga a me, e beva. 2. Venite a me, voi che siete stanchi e oppressi, e io vi farò riposare. 3. Figlio, dammi il tuo cuore; i tuoi occhi seguano le mie vie. Al Benedictus Nella sua bontà misericordiosa, Dio venne a visitarci e a redimere il suo popolo, alleluja. 95 Ora Terza O mio popolo, che male ti ho fatto? Che dolore ti ho dato? Rispondi! Ora Sesta Il mio cuore è ridotto come cera, tremano tutte le mie ossa. Ora Nona La lancia del soldato aprì il fianco di Gesù: e ne uscì sangue ed acqua. Secondi Vespri 1. Domina, Signore, in mezzo ai tuoi nemici: il tuo giogo è leggero. (Sal 109) 2. Grazia e misericordia è il Signore: ha dato un cibo a quelli che lo temono. (Sal 110) 3. Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. (Fil 2,6-11) Al Magnificat Il Signore ci ha accolti nel suo cuore, ricordando la sua misericordia, alleluja. Tra il periodo estivo e l’autunno il calendario liturgico contempla 2 feste di origine orientale, tra loro strettamente collegate: la Trasfigurazione il 6 agosto e l’Esaltazione della S. Croce, 40 gg. dopo, il 14 settembre, in quanto secondo la tradizione la Trasfigurazione avvenne 40 gg. prima della crocifissione. 96 VI – Trasfigurazione del Signore – 6 agosto - festa Icona della trasfigurazione (scuola di Novgorod XV sec). Cristo è al vertice della montgna. O, meglio, egli stesso è la montagna, la roccia. E lui, nostra roccia, è avvolto dalla gloria luminosa. Egli è roccia ed è luce. La sua veste bianca è splendida come la neve… La luce irradia dal centro che è Cristo e da lui si espande. Una luce che si diffonde. In forma di tre raggi scende a illuminare la montagna dove si trovano i discepoli. All’esclamazione dei discepoli “È bello per noi stare qui”, segue il mandato di scendere nella quotidianità. E questa luce che ci ha abbracciati e si è riversata su di noi, diventa per noi impegno di missione. 97 * alle origini della festa * La sua origine è probabilmente legata alla dedicazione della Chiesa della Trasfigurazione sul Tabor. Dal IV sec. (e dal Medioevo anche in occidente) i Padri identificano il monte della Trasfigurazione con il monte Tabor (cf Cirillo di Gerusalemme, Girolamo). Nel V secolo abbiamo le prime testimonianze di una festa della Trasfigurazione nella chiesa nestoriana e nel VII sec. nella Siria occidentale. Ma già nel VI sec. sono testimoniate 3 chiese sul Tabor (cf Anonimo Piacentino), e il secolo successivo è documentata la presenza di un gran numero di monaci (cf testimonianza del monaco e vescovo Arculfo, pellegrino in Terra santa nel tardo VII sec.). Nel IX sec. il numero delle chiese sul Tabor sale a 4. Alla metà di questo secolo abbiamo le prime testimonianze della festa nelle chiese di Occidente (Germania, Spagna e alcune chiese d’Italia, come Napoli). Nel X secolo in Francia, quindi tra l’XI e il XII anche a Roma. Un importante ruolo per la diffusione della festa in Occidente lo ha Pietro il Venerabile, abate di Cluny. Nel XIII sec. la situazione in Oriente subisce un drastico mutamento con la distruzione delle chiese sul Tabor ad opera dei sultani Al malik al Adil e Baibars. Nel 1457, papa Callisto III la estende alla Chiesa universale – nell’occasione del ringraziamento per la vittoria contro i Turchi a Belgrado (6 agosto 1456 – Giovanni da Capestrano). Solo nel 1631, dopo quattro secoli dalla distruzione delle chiese, i Francescani ritornano sul Tabor. La costruzione dell’attuale basilica risale agli anni 1854-1924. 98 VII – Esaltazione della S. Croce – 14 settembre - festa Piero della Francesca (XV sec) – Invenzione e prova della vera Croce * alle origini della festa All’origine della festa troviamo l’incontro di due eventi: il ritrovamento delle reliquie della Santa Croce e la dedicazione della Basilica del SS. Sepolcro in Gerusalemme e successivamente la restituzione del legno della croce. Da qui nascono due tradizioni, una nordica con festa il 3 maggio, e l’altra più tipicamente romana con festa il 14 settembre. Con la Riforma del Vaticano II le due tradizioni vengono a fondersi in un’unica festa il 14 settembre. 99 - IV sec. – A Gerusalemme si celebra una festa, in riferimento alla dedicazione della Basilica del SS. Sepolcro (14 settembre 335) in seguito al ritrovamento delle reliquie della S. Croce (Costantino I, S. Elena e Macario vescovo di Gerusalemme) - Nel VII sec. si aggiunge anche il riferimento alla restituzione del legno della croce (628) dai Persiani all’imperatore d’Oriente Eraclio I, dopo che l’imperatore persiano Cosroe I l’aveva sottratta a Gerusalemme (614). Nello stesso secolo la devozione si diffonde anche nelle chiese d’Occidente, sviluppandosi in due tradizioni, nordica il 3 maggio, e romana il 14 settembre con ostensione della reliquia della S. Croce. - 1963 Le due tradizioni vengono fuse, accogliendo entrambi le date con differenziazione dei contenuti: - il 3 maggio memoria del Ritrovamento della reliquia della Croce; - il 14 settembre festa del Trionfo della Croce (memoria della riconquista della reliquia dalle mani dei Persiani). - 1970 – Con la Riforma liturgica del Vaticano II la data del 3 maggio è stata soppressa, ed è rimasta la solennità dell’Esaltazione della S. Croce il 14 settembre. I temi sono comuni a quelli propri della Quaresima e del Triduo santo. Nb. La Chiesa Ortodossa venera entrambi gli eventi nell’unica data del 14 settembre e il 1 agosto la Processione del Venerabile Legno della Croce. 100 VIII – Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – ultima domenica del Tempo Ordinario - solennità * alle origini della festa La regalità di Cristo è tema antico, ma la solennità liturgica di Cristo re è molto recente, essendo stata inserita nel calendario da Pio XI nel 1925. La data da sola ci dice molto su alcune delle motivazioni che hanno spinto il pontefice a volere questa solennità: la regalità di Cristo celebrata come solennità in un periodo storico in cui l’uomo… si crede re e dittatore… Vogliamo soffermarci sull’icona per antonomasia di Cristo re, Il Cristo pantocrator con il libro in una mano e nell’altra lo scettro. Lo scettro prima di divenire segno di potere, rappresenta il bastone del pastore e del filosofo. Soltanto in quanto pastorale è in mano al re. A ricordare a lui e a noi che egli è guida del popolo a lui affidato. Egli guida il suo popolo con il bastone del pastore e con il libro della Parola, legge di verità e libertà. Il salmo responsoriale dell’anno è il salmo 22, Il Signore è il mio pastore. E la lettura di Ezechiele ci porta ancora a contemplare il volto di Cristo re e pastore: “Io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura”. 101 Un’altra immagine vogliamo contemplare. Il buon ladrone di Tiziano Vecellio. Teniamo presente il Vangelo proclamato in questa solennità. Nell’anno A è proposto il Vangelo di Matteo cap. 25. Gesù è giudice nell’amore: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare…”. Nell’anno B viene proposto il dialogo di Gesù con Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo”. E nell’anno C il dialogo di Gesù con il buon ladrone: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno” “Oggi sarai con me nel Paradiso”. Nel dipinto di Tiziano il volto di Gesù è tutto irradiato di luce. E il buon ladrone è colto nel momento in cui egli è staccato dalla croce, con gli occhi rivolti verso il Paradiso, verso cui sembra quasi nuotare. Tiziano coglie in modo mirabile questo «Oggi» della promessa di Gesù, e aiuta noi a contemplare questa promessa: Oggi, sarai con me nel Paradiso. - Nel 1925, Pio XI istituisce la solennità di Gesù Cristo nostro Signore, re dell’Universo (Enciclica Quas primas). Cristo è celebrato come sovrano e pastore sull’umanità intera, sulla storia e sul tempo. Pace e Giustizia sono i segni del suo Regno. Fissata originariamente nella domenica di ottobre precedente la festa di Ognissanti è stata quindi assegnata all’ultima domenica del Tempo Ordinario, con un chiaro riferimento all’Avvento escatologico del Cristo e all’instaurazione definitiva del suo Regno. - la festa è celebrata con grande solennità anche nelle chiese riformate. La Chiesa luterana la inserisce tra le Festività Maggiori. 102 Temi Glorificazione di Cristo Re e Signore della Storia * Gesù Alfa e Omega - Gesù inizio e fine della Storia, dà senso alla Storia (Ap 1,5-8) - “Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1,12-20) * Gesù vince la morte e proclama la vita - Gesù “primizia di coloro che sono morti” (1 Cor 15,20; Ap 1,5), risorgendo vince la morte e proclama un regno di vita, nell’amore, per l’eternità. * Regalità come servizio e donazione: il re crocifisso, il re buon pastore, il re giudice nell’amore - icona della croce: è mediante la croce, mediante la donazione, l’offerta della propria vita, che Gesù, re di un regno che non è di questo mondo (Gv 18,33-37), porta l’umanità alla salvezza, nella vita vera (Lc 23,35-43); - icona del buon pastore: il buon pastore conosce e pasce le sue pecore, cerca la smarrita e cura quella ferita (Ez 34,11) - icona del giudice: quando Gesù verrà alla fine dei tempi, sarà re e giudice, ma nello stesso stile della croce e del pastore: il suo giudizio sarà sull’amore (Mt 25,31-46) * Un Regno di sacerdoti per il nostro Dio - in Cristo noi siamo chiamati ad essere partecipi del suo sacerdozio regale (Clletta B), un Regno di sacerdoti per il nostro Dio e Padre (Ap 1,5-8). - servire è regnare: (Colletta B). In quanto chiamati a partecipare all’unico sacerdozio regale di Cristo, siamo anche chiamati a regnare-servire con Lui nella giustizia e nell’amore, a donare anche noi la nostra vita per amore dei fratelli (Colletta C). 103 Testi del proprio della Messa INTROITO (comune) Ap 5,12.1-6 L’Agnello immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza E sapienza e forza e onore: a lui gloria e potenza nei secoli, in eterno. V. Sal 71 Salmo responsoriale Anno A - Salmo 22 Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Anno B - Salmo 92 Il Signore regna, si riveste di splendore. Anno C - Salmo 121 Andremo con gioia Alla casa del Signore. Al Vangelo (comune) - cf Mc 11,10 Benedetto colui che viene Nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide. Offertorio (comune) Sal 2,8 Chiedimi e ti darò in eredità le genti e in tuo dominio le terre più lontane. 104 Comunione Comunione (comune) - Sal 28.10-11 Re in eterno siede il Signore: benedirà il suo popolo nella pace. anno A - Cf Mt 25,31-32 «Il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria per giudicare tutte le genti». anno B - Gv 18,37 «Io sono re e sono venuto nel mondo per rendere testimonianza della verità». anno C - Lc 23,42-43 «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». «Oggi sarai con me in paradiso». INDICE L’Ufficio 53 Altri canti eucaristici proposti dalla tradizione 64 Eucarestia e poesia in Tommaso d’Aquino 73 Sacro Cuore di Gesù 79 All’origine della festa 81 Il Sacro Cuore nella pietà popolare 83 Testi per il Proprium Missae 91 Trasfigurazione del Signore 97 L’Esaltazione della Santa Croce 99 Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo 101 Testi per il Proprium Missae 104 105 106 Editrice Suore Figlie della Chiesa Promanuscripto - Roma 2012 107 [email protected] www-figliedellachiesa.org