BULLISMO A SCUOLA Tiziana Ferrario, Gabriele Codini 2005 Cos’e’ il bullismo? Con bullismo si indica un fenomeno sociale tipico delle classi scolastiche, in cui uno o più studenti perseguitano sistematicamente, con diverse pratiche, uno studente più debole. DEFINIZIONI Sul dizionario Zingarelli (1993), al termine "bullo" corrisponde la definizione di: «prepotente, bellimbusto, che si mette in mostra con spavalderia», mentre sul Devoto e Oli (1993) il bullo è un «teppista, sfrontato», ma anche «in senso non cattivo, bellimbusto, che si rende ridicolo per la vistosità e l’eccentricità dell’abbigliamento». Bacchini Bisogna attendere il 1996 perché il termine "bullismo" compaia su alcuni dizionari nella sezione "neologismi". Il significato che noi oggi diamo al termine "bullismo" deriva da quello anglosassone. Sull’Oxford Dictionary del 1990, bully denota una «persona che usa la propria forza o potere per intimorire o danneggiare una persona più debole». Dalla comune radice derivano sia il verbo to bully che il sostantivo bullying. Bacchini Il significato inglese del termine non denota quindi un semplice atteggiamento, come accadeva nella lingua italiana, quanto una specifica modalità di relazione tra due persone, tra «un più forte, che si avvale della propria superiorità per danneggiare un soggetto più debole». In questa definizione viene espressa con chiarezza la matrice relazionale del fenomeno e sono presenti due dei principali criteri che la comunità scientifica è solita utilizzare per demarcare il fenomeno del bullismo da ciò che non lo è: l’esistenza di uno squilibrio nel rapporto di forza tra due o più persone; l’intenzione di arrecare un danno alla persona più debole. Una terza condizione, necessaria, per definire un fenomeno come bullismo concerne, infine, il perdurare nel tempo di un tale tipo di relazione squilibrata. Bacchini Il termine italiano è un calco dell'inglese bullying. In Scandinava, dove hanno avuto inizio le primissime ricerche sul fenomeno, si usa il termine mobbing (o mobbning). Tuttavia, sia nel mondo anglosassone che in Italia, con mobbing ci si riferisce unicamente ai fenomeni di prevaricazione interni all'ambiente di lavoro. Il mobbing sarebbe dunque il bullismo che avviene tra gli adulti, e il bullismo il mobbing che avviene tra i minori. Entrambi i fenomeni, inoltre, presentano caratteristiche analoghe, di solito in forme meno esasperate, del nonnismo degli ambienti militari. Da segnalare la sfumatura inevitabilmente fuorviante del termine "bullismo". Richiamando l'immagine classica dello studente "bullo" come non solo prepotente ma anche dotato di atteggiamenti ribelli e in parte marginalizzato dal gruppo dei pari, il "bullismo" tenderebbe ad essere visto come una variante del vandalismo o del teppismo, e quindi una forma di rifiuto delle regole della convivenza collettiva; o ancora, come una forma di violenza imposta da un singolo o un piccolo gruppo rispetto alla classe scolastica, sostanzialmente armonica. Viceversa, il bullismo si presenta come una forma di violenza antitetica a quelle rivolte contro le istituzioni e i loro simboli (docenti o strutture scolastiche): queste ultime sarebbe estroverse, dove il bullismo è invece introverso, una sorta di cannibalismo psicologico interno al gruppo. Inoltre è da sottolineare come spesso l'intera classe si possa fare complice del bullismo rivolto verso i più deboli del gruppo, tramite meccanismi di consenso tacito e passivo, più o meno consapevole. I primi studî sul bullismo si hanno nei paesi dell'area scandinava, a partire dall'inizio degli anni '70, e, poco dopo, anche nei paesi anglosassoni, in particolare Gran Bretagna e Australia. Con la seconda metà degli anni '90, ricerche analoghe sono condotte anche in Italia. LE DIMENSIONI DEL FENOMENO Bergen 35-40% vittime in prima battuta prevaricazioni, 15% coinvolto uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni (Olweus 86) FENOMENO BULLISMO Può essere attuato da singoli o da gruppi bullismo diretto: azioni aperte bullismo indiretto: isolamento nella maggior parte dei casi gruppi di 2 o 3 ragazzi necessaria inoltre una asimmetria nella relazione BULLISMO E SESSO I maschi sono maggiormente esposti al bullismo rispetto alle femmine (Olweus) le femmine sono maggiormente esposte a bullismo indiretto i maschi sono per la maggior parte gli attori di bullismo rivolto alle femmine COSA FANNO INSEGNANTI E GENITORI? Circa 50% vittime affermano che gli insegnanti non sono quasi mai intervenuti circa il 70% degli studenti affermano che non si è mai parlato in classe del fenomeno stesse % per il ruolo genitori DOVE AVVENGONO ATTI DI BULLISMO? Non è vero che atti avvengono solo nei percorsi di tragitto casa-scuola la scuola è senza dubbio il luogo in cui il bullismo si manifesta con maggiore frequenza BULLISMO FENOMENO DELLE GRANDI CITTA’? Smentita anche questa opinione la ricerca del nord Europa evidenzia la presenza di una maggiore consapevolezza del problema del bullismo nelle grandi città CARATTERISTICHE DEGLI ATTORI STABILITA’ NEL TEMPO il comportamento aggressivo è una caratteristica piuttosto stabile. Essere un bullo o una vittima è qualcosa che può durare a lungo spesso diversi anni il fenomeno non tende a scomparire spontaneamente IL BULLISMO E’ UNA CONSEGUENZA DELLA COMPETIZIONE? Non esiste correlazione con successo o insuccesso scolastico nella genesi esiste una conferma dell’insuccesso dopo la messa in atto degli atti sia dei protagonisti che delle vittime di atti di bullismo non c’è quindi conferma che l’atto aggressivo sia originato da voti bassi RUOLO CARATTERISTICHE ESTERIORI NESSUNA CORRELAZIONE correlazione solo con forz fisica i tratti fisici giocano un ruolo assai minore di quanto si crede possibile ruolo immigrazione(Olanda 90) CARATTERISTICHE DELLA VITTIMA VITTIME PASSIVE O SOTTOMESSE Più ansiose e insicure, se aggredite reagiscono piangendo, scarsa autonomia, si considerano fallite, sono spesso sole e abbandonate VITTIME PROVOCATRICI combinazione modello reattivo ansioso e aggressivo VITTIME PASSIVE O SOTTOMESSE Riassumendo: sembra che il comportamento e l’atteggiamento delle vittime passive segnalino agli altri l’insicurezza, l’incapacità, nonché l’impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti. Modello reattivo ansioso o sottomesso associato alla debolezza fisica VITTIME PROVOCATRICI Dimostrano una combinazione del modello reattivo ansioso e aggressivo CARATTERISTICHE DEL BULLO Forte bisogno di potere e dominio condizioni familiari spesso inadeguate comportamento strumentale (vantaggi) ricompensato con accresciuto prestigio bullismo può essere interpretato come aspetto di un più generale comportamento antisociale STILI EDUCATIVI E BULLISMO QUATTRO FATTORI: atteggiamento emotivo dei genitori stili educativi permissivi e tolleranti uso coercitivo del potere temperamento del bambino FATTORI FAVORENTI Conflitti tra genitori che coinvolgono i bambini NON SONO COLLEGABILI INVECE: condizioni socioeconomiche grado istruzione famiglia tipo abitazione fenomeno trasversale socialmente MECCANISMI DI GRUPPO MODELLI AGGRESSIVI - contagio sociale (bulli passivi - gregari) nel gruppo può avvenire l’indebolimento del controllo e dell’inibizione nei confronti delle tendenze aggressive ricompense con la vittoria sulla vittima riduzione del senso di responsabilità individuale ALTRI FATTORI Ruolo dei mass media? Temperamento del bambino REALTA’ DEL FENOMENO IN SCANDINAVIA è stato dimostrato in maniera convincente che il bullismo è un problema abbastanza rilevante nelle scuole elementari e medie. (Olweus) diritto fondamentale di ogni ragazzo nella scuola e in generale di sentirsi sicuro e di non essere oppresso e umiliato CHE FARE? Che Tipo di opinione sui valori sociali può acquisire uno studente che viene ripetutamente prevaricato da altri studenti senza che gli adulti intervengano? E’ priva di ogni fondamento l’idea che un atteggiamento tollerante e permissivo nei confronti di ragazzi aggressivi possa aiutare questi ragazzi a liberarsi dai propri modelli di comportamento antisociale BIBLIOGRAFIA PRIMI TESTI IN ITALIA ANNI 90 Dan Olweus, Bullismo a scuola, Giunti 1994 Sonia Sharp e Peter K.Smith, Bulli e prepotenti nella scuola, Erickson 1994 Studi sul bullismo I primi studî sul bullismo si hanno nei paesi dell'area scandinava, a partire dall'inizio degli anni '70, e, poco dopo, anche nei paesi anglosassoni, in particolare Gran Bretagna e Australia. Con la seconda metà degli anni '90, ricerche analoghe sono condotte anche in Italia. Studi sul bullismo 2 Da segnalare il caso del Giappone, dove ricerche analoghe e indipendenti sono portate avanti sin dalla prima metà degli anni '80, sul corrispettivo locale del bullismo, chiamato ijime, il quale si presenta in forme particolarmente intense e diffuse. Un confronto internazionale sul tema tra Giappone e resto del mondo si ha a partire dalla seconda metà degli anni '90. Ricavato da "http://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo" Olweus D. Bulli in Psicologia contemporanea, n. 133, 1996, pp. 23-28 Il bullismo è un fenomeno sommerso e molto diffuso. Si tratta di una forma di oppressione, in cui un bambino o un adolescente sperimenta, per opera di un compagno prevaricatore, una condizione di profonda sofferenza. L'autore studia le principali forme e conseguenze di questo fenomeno e propone dei principi metodologici di intervento. Olweus D. Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono Giunti, Firenze 1995, pp. 125 Sulla base di una serie di studi da lui compiuti, l'autore propone delle interpretazioni del fenomeno del bullismo a scuola, forma di oppressione nella quale la giovane vittima sperimenta una profonda situazione di sofferenza ad opera di un coetaneo. Dopo una prima parte dedicata all'informazione sul fenomeno, il testo offre dei suggerimenti per possibili interventi da attuare a livello di scuola, di classe e di individuo. Nell'ultima parte di questa edizione italiana Ada Fonzi fa il punto sulla ricerca relativa al fenomeno in Italia. Prina F. Bullismo e violenza a scuola Una ricerca in cinque scuole torinesi Città di Torino, Torino 1998, pp. 144 Il testo costituisce la sintesi del lavoro di ricerca sviluppatosi nell'ambito del progetto "Violenza nelle scuole, attenzione alle vittime", che si colloca da una parte tra le iniziative del progetto Itaca del Comune di Torino e dall'altra nel progetto giovani della Circoscrizione 5. Alla ricerca hanno partecipato cinque scuole medie, tre delle quali nel quartiere Vallette, e sono stati coinvolti anche tre educatori delle cooperative e associazioni che sviluppano interventi di educativa territoriale ed operano in collaborazione con gli insegnanti delle stesse scuole. Il rapporto è articolato in quattro parti: innanzitutto sono richiamati i principali riferimenti teorici e viene delineato il percorso di ricerca effettuato. Un secondo capitolo è dedicato ai risultati della ricerca sugli studenti, mentre un terzo sintetizza i risultati di quella sugli insegnanti. Il quarto capitolo descrive la parallela sperimentazione di attività didattiche finalizzate alla riflessione con gli studenti. Nella conclusione si traggono le fila dell'insieme del lavoro e si confrontano i risultati con le altre più significative ricerche. Sharp S. Smith P.K. Bulli e prepotenti nella scuola. Prevenzione e tecniche educative Erickson, Trento 1995, pp. 183 Il volume illustra una serie di strategie operative per affrontare il bullismo nella scuola. Esso fornisce informazioni sulla natura delle angherie tra compagni; descrive alcune tecniche di analisi del fenomeno; spiega come programmare un adeguato screening; presenta una politica globale per contenere e smorzare il bullismo; esamina infine nel dettaglio un'ampia gamma di interventi orientati a particolari ambiti della vita scolastica. Sonia Sharp è psicologa dell'educazione; Peter K. Smith è professore di psicologia al Dipartimento di Psicologia dell'Università di Sheffield. Bacchini D. Amodeo A. Vitelli R. Abbruzzese R. Ciardi A. La valutazione del bullismo negli insegnanti in Ricerche di Psicologia, n. 1, 1999, vol. 23, pp. 75-103 La finalità della ricerca qui descritta è di fornire un contributo, di tipo prevalentemente descrittivo, ad alcune questioni teoriche sul fenomeno del bullismo, focalizzando l'attenzione sul modo in cui gli insegnanti valutano il fenomeno delle prepotenze a scuola. In particolare gli autori si propongono di: 1) ampliare le conoscenze sul bullismo in Italia, integrando le informazioni fornite dai docenti con quelle raccolte in precedenti ricerche effettuate con ragazzi e confrontare i rispettivi giudizi; 2) valutare gli atteggiamenti degli insegnanti verso il bullismo, la loro percezione della gravità del fenomeno, delle sue cause e conseguenze, ed indagare le strategie di "coping" utilizzate per fronteggiarlo. Hanno collaborato all'indagine 218 insegnanti di 20 diverse scuole di Napoli (10 elementari e 10 medie inferiori). Coppola De Vanna A. La mediazione in ambito scolastico in Minorigiustizia, n. 2, 2000, pp. 138-152 L'articolo illustra un'esperienza di mediazione in ambito scolastico realizzata presso la scuola media Melo di Bari, a seguito di alcuni episodi di bullismo e di prevaricazione da parte di alcuni ragazzi, nei confronti di coetanei e docenti. Tale progetto ha voluta coinvolgere alunni, insegnanti e genitori, nella convinzione che fosse necessario non tanto elaborare dei metodi per superare le singole situazioni conflittuali, quanto riuscire a proporre una cultura della mediazione che contrastasse l'incombente subcultura dell'illegalità mafiosa. L'autrice dell'articolo è psicologa, psicoterapeuta, giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni di Bari, coordinatrice dell'Ufficio per la mediazione di Bari e presidente del Centro di mediazione CRISI, che è stato l'animatore di questo progetto