sottoPassaggio a Nord Ovest
Dalle parole ai numeri, con l'auspicio di poter passare - in tempi ragionevolmente veloci - ai
fatti. Un convegno, quello del
18 gennaio scorso alla Camera di Commercio di Savona,
che ha consentito di mettere un
punto fermo al discorso, fin qui
troppo frammentario, sulla realizzazione dell' Autostrada delle Alpi del Mare, ovvero del
collegamento tra Albenga, la
Valle Bormida e Predosa, dove si incontrano l'autostrada
dei Trafori e la diramazione
verso la A7 Genova - Milano.
Parterre d'eccezione, con i rappresentanti di quattro province, quelle del Ponente ligure e
del Basso Piemonte, ormai consapevoli, ad ogni livello, della necessità di avere a disposizione un collegamento costa
ligure - pianura padana alternativo agli itinerari costieri
(Autofiori e Savona-Genova)
ormai vicini alla congestione
- e già sovrasaturi nei periodi
di punta estivi. “E' tempo di
dare alcune risposte - ha sottolineato il presidente della Ca-
“
I numeri presentati al convegno
di gennaio alla Camera di Commercio
di Savona dimostrano che l'Autostrada
delle Alpi del Mare è una priorità strategica per Piemonte, Liguria ma anche
Lombardia. Sarà costosa, perché prevede 80 km in galleria, ma “s'ha da fare”
mera di Commercio di Savona, Giancarlo Grasso, introducendo i lavori - e soprattutto di
cominciare a discutere nel concreto, scegliere il tracciato definitivo, ricercare il consenso
sul territorio attraversato, inventarsi soluzioni finanziarie
che prevedano il forte coinvolgimento di capitali privati assieme al necessario sostegno
dello Stato”.
Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, si è detto felice della decisione di indicare il nuovo collegamento
come Autostrada delle Alpi del
Mare, “simbolo di un grande
disegno programmatorio che
può dare un futuro ai nostri ter-
ritori e che nello stesso tempo
ha una valenza nazionale ed
europea sia perché è fondamentale per evitare il congestionamento costiero sia in quanto i
rapporti con la sponda sud del
Mediterraneo rappresentano la
sfida economica dell'Europa
per i prossimi 50 anni”. “Stiamo parlando di questa autostrada da 40 anni - ha aggiunto Luigi Sappa, presidente della società per l'Autostrada Albenga-Garessio-Ceva ed ex sindaco di Garessio -. Abbiamo
tenuto accesa una speranza: ora
si tratta di prendere delle decisioni condivise e incisive, anche modificando le ipotesi ori-
segue a pag. 2
2
N°1 - 2010
ginarie, alla ricerca di una
compatibilità economica che
tuttavia non può mettere in secondo piano il fatto che quest'opera è assolutamente strategica
per tutto il nord ovest italiano”.
“Il Comune di Savona - ha detto il sindaco Federico Berruti
nel suo intervento di saluto ha le sue priorità in campo trasportistico, che sono l'esigenza di avere ferrovie più efficienti anche senza potenziare
le infrastrutture e di migliorare radicalmente la mobilità stradale con la realizzazione dell'Aurelia bis. Ma alzando la nostra visione oltre la città appare evidente come l'autostrada
tra il ponente e la pianura padana rappresenta l'infrastruttura più interessante per decongestionare il nodo di Savona”.
“Questo territorio - è intervenuto il presidente della Provincia Angelo Vaccarezza - ha avuto tante opportunità di crescita infrastrutturale, ma gli interessi particolari hanno trasformato autentiche occasioni di
sviluppo in arabeschi incomprensibili, che hanno vanificato i progetti e fatto sparire i finanziamenti. La lezione è che
da soli non si va da nessuna
parte, e non è un problema di
colore politico o di area geografica ristretta. I tecnici devono darci il progetto migliore, poi toccherà a noi politici
andare sul territorio a cercare
e trovare il consenso”.
E in effetti sono state diverse
le ipotesi progettuali al centro
degli interventi tecnici, svolti
dal professor Pietro Genco della facoltà di Economia dell'Università di Genova e dell'ingegner Enrico Ghislandi, direttore generale della società
di progettazioni Sina. E' emersa dalle due relazioni la situazione di grande criticità dell'attuale sistema autostradale
Autostrada
da 6 miliardi
Lunga 119 km di cui 80 in galleria
ligure e piemontese. Il tratto
Savona - Genova, ad esempio,
calcolando in circa 60 mila veicoli al giorno la capacità massima di assorbimento, arriva
nella media annua a saturare il
92,5% di tale capacità. Tenendo conto che nei mesi estivi il
traffico è superiore del 25% alla media annua, si capisce subito che in questo periodo l'autostrada è sopra i livelli di saturazione, vale a dire che crea
delle code, degli intasamenti e
forti diseconomie. Non solo tra
Savona e Genova, tuttavia, ma
anche tra Pietra Ligure e Finale, tra Spotorno e Savona. Con
un tasso di aumento del traffico come registrato negli ulti-
mi otto anni, nel 2020 i livelli
di criticità si estenderanno a
tutto il tratto tra Albenga e Genova, e si diffonderanno anche
verso il Piemonte, interessando la Savona - Carcare, l'intero nodo tra Genova e l'Appennino, la Predosa - Tortona.
Serve quindi una sorta di “gronda”, come può anche essere definita la Albenga - Predosa, in
quanto il completamento stesso della terza corsia sulla Albenga - Genova, oltre ad essere difficile da realizzare sul piano tecnico, potrebbe solo spostare di pochi anni la saturazione, ma non evitarla.
I problemi di un nuovo collegamento sono comunque comples-
si. Intanto, il tracciato. Tra Albenga e Millesimo (o Carcare),
ci sono 47 chilometri, passando
per Gazzo e Calizzano. L'80%
del percorso è in galleria e il 18%
in viadotto. A questo tracciato
vanno aggiunti i 9,2 km della
bretella autostradale che dovrebbe collegare Gazzo a Garessio
(di cui 7,1 km in galleria). Più
lunga (56 km) l'ipotesi di passare direttamente da Garessio e poi
tornare verso Millesimo: il percorso in galleria salirebbe all'88%
del totale, con i viadotti al 10%.
Genco e Ghislandi hanno individuato come scelta di base un'alternativa che segue il corridoio
Albenga - Carcare - Predosa, con
raccordo in superstrada per Garessio. La lunghezza complessiva indicata è pari a 119 km, di
cui 77 in galleria. Un itinerario, hanno aggiunto, che potrebbe attrarre un traffico giornaliero medio di quasi 30 mila veicoli (di cui oltre 6 mila
pesanti) nel tratto Albenga Carcare e oltre 23 mila tra Altare e Predosa. Il traffico costiero verrebbe alleggerito, secondo i vari tratti, tra il 24 e il
46% (veicoli leggeri) e tra il
28 e il 36% (veicoli pesanti).
Il tempo medio di percorrenza scenderebbe di mezz'ora per
chi è diretto a Torino e di 45
minuti per chi va a Milano.
Altro problema sono i costi. I
relatori li hanno stimati in circa 5.760 milioni di euro, mentre la costruzione richiederebbe 5 anni. Impensabile che i
soggetti privati possano finanziare l'intera opera: il capitale
non sarebbe remunerato a tassi accettabili nemmeno con una
concessione di 50 anni. Il punto di equilibrio - hanno aggiunto - si potrebbe trovare in un
mix che veda lo Stato mettere
a disposizione il 60% delle risorse e i privati contribuire con
il 40%.
Cifre piuttosto crude, realisti-
che, da inserire in un'azione
che comunque sia il sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Giachino, sia gli assessori regionali Daniele Borioli
(Piemonte) e Carlo Ruggeri
(Liguria) si sono impegnati a
portare avanti, proprio nella
considerazione che la soluzione del problema è di interesse
nazionale, al di là dei costi e
del tracciato. Comunque bisognerà preliminarmente trovare il consenso degli enti locali che saranno attraversati dal
tracciato, mentre è già corsa
contro il tempo per arrivare ad
inserire l'opera nella programmazione finanziaria per il prossimo anno, almeno per quanto riguarda la progettazione.
“Abbiamo un difetto - ha sottolineato l'on. Giachino -, vediamo i problemi troppo da vicino, non pensiamo in grande,
in campo logistico, come invece facevano Cavour e i programmatori dell'Ottocento. Lo
Stato ha il terzo debito pubblico del mondo, non possiamo
ragionevolmente pensare che
possa accollarsi in un prossimo futuro il costo di quest'opera. Che tuttavia va fatta. Bisogna coinvolgere anche la
Lombardia, che ha tutto da guadagnare con la nuova autostrada. Abbiamo bisogno di creare un patto per lo sviluppo del
Nord Ovest, mettendo assieme le Regioni, le Camere di
Commercio, le Fondazioni bancarie, amministratori comunali, provinciali, il sistema delle
imprese. Dobbiamo portare tutto a sintesi, rapidamente, per
arrivare al prossimo Documento di programmazione finanziaria con le carte pronte”.
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Grasso: un'opera
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N° 1 - 2010
3
Autostrada Alpi-Mare: l'intervento del presidente camerale: “Uniti e determinati”
di Giancarlo Grasso*
Mi piace ricordare che tra le
prime e più rilevanti iniziative
di una presidenza camerale che
ha attraversato l'arco di tutti gli
anni Duemila, c'è stata quella
rivolta a affrontare il problema
dei collegamenti nel Ponente
della Liguria. Un'attività che si
era formalmente concretizzata
nel luglio del 2001 con una delibera del Consiglio della Camera di Commercio di Savona in cui si esprimeva l'auspicio che la politica, attraverso i
vari livelli istituzionali, si facesse interprete delle esigenze
di competitività delle imprese
e svolgesse un ruolo determinante per affermare la centralità della logistica e delle infrastrutture di trasporto su questo
territorio.
Nel dicembre dello stesso anno, la Giunta Camerale, nel quadro delle indicazioni formulate dalla Regione Liguria riguardo le infrastrutture di preminente interesse nazionale, avrebbe poi approvato un ordine del
giorno dove si richiamava, tra
le priorità da sostenere, oltre al
completamento del raddoppio
ferroviario costiero e alla realizzazione di una nuova via Aurelia a monte dei centri urbani,
l'avvio della progettazione di
un'autostrada tra Albenga, Garessio e Ceva, da utilizzare quale collegamento tra Autofiori e
A6 Savona - Torino alternativo all'itinerario
costiero, pericolosamente vicino, soprattutto nel periodo
estivo, al congestionamento
e comunque generatore di forti diseconomie
a causa dei tempi lunghi di percorrenza.
L'iniziativa era
da ritenere inoltre complementare ad una seconda ipotesi di bretella tra la
Savona - Torino e l'autostrada
A 26 Voltri - Gravellona Toce,
con terminali previsti a sud nel
nodo di Carcare e in territorio
piemontese a Predosa, dove dalla A 26 si dirama il raccordo
verso Tortona e la rete padana.
A livello nazionale va ricordato che in occasione dell'approvazione della manovra economica 2003, la Camera dei De-
putati impegnava il Governo
ad inserire il progetto dell'autostrada della Valle Tanaro nei
programmi del Cipe.
Nel giugno del 2003 la stessa
Giunta Camerale ribadiva l'auspicio che la Albenga - Garessio - Ceva fosse inserita nella
delibera Cipe relativa alle grandi infrastrutture di interesse nazionale, anche perché fortemente inserita nel contesto dei corridoi trans europei in quanto
complementare al percorso costiero e di fondamentale importanza per i collegamenti tra il
corridoio tirrenico, l'itinerario
Lione - Torino - Milano - Trieste e l'asse tra i porti liguri ed
i porti del Mare del Nord.
Un auspicio raccolto dalla Regione Liguria che il mese successivo, nel luglio del 2003,
chiese al Governo l'inserimento della nuova autostrada Albenga - Garessio - Ceva nell'aggiornamento del primo programma delle infrastrutture strategiche di cui alla Legge Obiettivo, perché in grado di completare e integrare l'autostrada
Asti - Cuneo e la prevista autostrada Carcare - Predosa, già
a sua volta inserita nella programmazione Cipe.
La delibera regionale incaricava inoltre il Servizio Infrastrutture e Porti di predisporre uno
studio di fattibilità sulla base
degli approfondimenti progettuali già svolti dalla Facoltà di
Economia dell'Università di
Genova per conto della Camera di Commercio di Savona e
poneva le basi
per un coinvolgimento più ampio del ministero delle Infrastrutture, dell'Anas e della Regione Piemonte. L'inserimento tra le opere strategiche del
raccordo A 10 - A 6 è del 2004,
subito seguito da un impegno
degli enti istituzionali ed economici di Piemonte e Liguria
a sostenere le ulteriori iniziative politiche e tecniche. Nel febbraio del 2005, a cura del Comune di Cairo Montenotte e
con finanziamento dello Stato,
era stato completato lo studio
di fattibilità della bretella Carcare - Predosa e con le risorse
avanzate venne studiata un'ipotesi di prolungamento dell'autostrada tra Carcare e il mare, nel Ponente savonese. Anche la Albenga - Garessio - Ceva, nel frattempo, era diventata a percorso variabile, con la
proposta di attestarla più a sud,
intorno a Millesimo.
Nel 2006 si valutò l'opportunità di fondere i due tratti autostradali in un unico tracciato, tra il Ponente savonese e
Predosa, attraverso la Valle Bormida.
Ed è questo lo stato dell'arte,
oggi, dell'infrastruttura di collegamento che la Camera di
Commercio ha proposto di indicare come l'Autostrada delle Alpi del Mare. Ci sono stati
degli affinamenti, delle modifiche, ulteriori ipotesi di tracciato su cui discutere in base ai
preziosi elementi conoscitivi,
sia tecnici sia economici, che
ci sono stati forniti dai relatori della giornata di studi. La valutazione finale su queste proposte e la scelta definitiva sono onere e onore delle Regioni, delle Province e dei Comuni del nostro territorio.
Sono passati quasi dieci anni
dalla ripresa di iniziativa sui
nodi delle infrastrutture nel Ponente ligure. Ma non sono cambiate le considerazioni che erano state alla base dell'urgenza
di affrontare il problema. La
crescita del traffico giornaliero sull'Autofiori si scontra con
la complessa praticabilità di potenziare l'attuale infrastruttura
realizzando una terza corsia.
In aggiunta, i progetti di crescita strutturale del porto di Savona - Vado richiedono alle
La Camera di Commercio di
Savona in prima linea da 10 anni a
sostegno delle iniziative per realizzare il nuovo asse di collegamento tra
Riviera e Pianura Padana
spalle la disponibilità di collegamenti efficienti al servizio di
merci che devono essere inoltrate rapidamente e attraverso
l'itinerario più semplice. Gli
scambi internazionali, il turismo, il porto e l'industria richiedono la realizzazione della nuova autostrada che è anche parte integrante e importante del
sistema logistico multipolare
del Nord Ovest, in diretto collegamento con le aree retro portuali di Alessandria, il polo
agroalimentare di Cuneo, i futuri centri intermodali diffusi
tra Mondovì e Torino.
E' anche vero che un'opera può
essere indispensabile - e questa lo è - ma non realizzabile,
se non ci sono le condizioni
economiche per investirvi gli
ingenti capitali necessari. Le
risorse pubbliche non sono infinite, anzi si potrebbe meglio
dire che sono finite, in questo
settore. La strada percorribile
è quindi quella del coinvolgimento di investitori privati, come indicato dalle due Regioni
che per agevolarne l'intervento hanno approvato due leggi
“fotocopia” che consentono alle istituzioni liguri e piemontesi di agire come soggetti promotori di infrastrutture di rilievo regionale e interregionale.
I capitali privati possono essere attirati solo da opere che garantiscano un'accettabile remunerazione. Nel caso dell'autostrada, dove comunque sarà necessario un forte cofinanziamento pubblico, la garanzia è
fornita solo dall'entità del bacino di traffico e, nel nostro caso, dai veicoli che potranno essere dirottati dal percorso Al-
benga - Savona - Voltri - Predosa oltre che dal nuovo traffico generato lungo l'asse autostradale stesso. E' un dato di
fatto che sostanzialmente dà ragione a chi ha proposto di fondere le due ipotesi di autostrada in un unico collegamento,
capace così di moltiplicare il
bacino di traffico.
Sul tracciato il discorso è aperto e forse la soluzione definitiva non è stata ancora disegnata. Due sono comunque i criteri generali ai quali, secondo
logica, non si può sfuggire: il
primo è che sono i veicoli a scegliere quale strada percorrere
e che di solito, per non dire sempre, scelgono quella che possono percorrere in tempi più
rapidi; il secondo è che occorre ragionare per lotti funzionali, come succede per tutte le autostrade. Semmai si tratterà di
decidere quale tratto realizzare per primo.
Anche perché, ed è l'ultima considerazione che mi sento di
esporre, non possiamo aspettare tempi biblici. Il traffico generato dal nuovo porto di Vado Ligure comincerà a entrare
e uscire dai varchi fra tre-quattro anni, mentre l'Autofiori prosegue la sua corsa verso la saturazione.
Continuiamo a porci delle domande mentre già dovremmo
dare delle risposte. Questo è il
nostro grande problema. Speriamo di poter cominciare, attraverso un impegno condiviso, a voltare pagina.
* Presidente della Camera di
Commercio,
Industria, Artigianato
e Agricoltura di Savona
4
N°1 - 2010
Introdotti dal presidente della Camera di Commercio
di Savona Giancarlo Grasso e dal presidente della società per l'Autostrada Albenga - Garessio - Ceva, Luigi Sappa, i lavori del convegno sull'Autostrada delle
Alpi del Mare - moderati dal capo redattore GR3 Rai di
Torino, Carlo Cerrato - hanno avuto come momento
centrale di riflessione la relazione svolta congiuntamente da Pietro Genco, ordinario di economia e gestione delle imprese presso l'Università di Genova e da Enrico Ghislandi, direttore tecnico della società di progettazione SINA S.p.A., che hanno condotto l'analisi
dell'opera sotto il profilo economico e tecnico-progettuale, mettendone in luce le motivazioni che la rendono necessaria e le opportunità che la sua realizzazione aprono per i territori attraversati, per l'intero Nord
Ovest e per il sistema Italia nel suo complesso. I due
relatori hanno presentato una sintesi degli studi che
hanno elaborato e che confermano il rilievo che l'iniziativa assume sia nel quadro dei collegamenti intracomunitari sia quale unico itinerario in grado di scongiurare la saturazione del corridoio costiero. Il problema sarà quello di trovare le risorse finanziarie necessarie, visto l'alto costo della nuova tratta autostradale, in gran parte da costruire in galleria. Ma fondamentale è oggi farla assumere come iniziativa strategica,
da inserire nella programmazione dello Stato.
L'analisi della dinamica storica
della domanda relativa all'A10
(Ventimiglia-Savona e SavonaGenova), ed all'autostrada A6 Torino-Savona, è stata condotta collegando i profili quantitativi e
qualitativi del traffico (tipologia
dei veicoli transitanti, tipologia
di traffico, stagionalità della domanda) alle differenti motivazioni sottostanti alla domanda di trasporto autostradale (turismo, attività produttive, pendolarismo).
I risultati di questa analisi riguardano l'arco temporale 2000-2008
ed evidenziano che, per le tre arterie considerate, i flussi mantengono ritmi di crescita sostenuti,
con un tasso medio annuo riferito ai veicoli effettivi pari a +2,34%
per la Ventimiglia - Savona,
+1,61% per la Savona - Genova,
+ 2,96% per la Torino - Savona.
Tassi analoghi, anche se più contenuti, si registrano in termini di
veicoli teorici (rispettivamente
+1,80%; + 1,31%, + 3,05%).
Flussi di traffico
Emerge inoltre che, sul sistema
autostradale considerato, i flussi di veicoli pesanti hanno presentato tassi di crescita più elevati rispetto ai veicoli leggeri.
In sostanza si è registrato un incremento nella rilevanza dei flussi di merci, le cui presumibili
aree di origine e destinazione
riguardano, a livello internazionale, Paesi confinanti o prossimi all'Italia (Spagna, Francia,
Svizzera e Germania), e, a livello Nazionale, prevalentemente
le aree situate oltre Appennino
delle regioni più industrializzate del Paese.
L'incidenza dei veicoli pesanti
(in termini di veicoli teorici medi giornalieri) risulta particolarmente significativo per l' A10
Ventimiglia - Savona, dove il
peso raggiunge il 22 %, contro
il 18 % per l' A10 Genova - Savona, ed il 18% per l' A6 Torino - Savona.
Viene confermato quindi il ruo-
Direttissima stradale
tra il mare e l'Europa
Le motivazioni e le grandi opportunità di una scelta strategica
In alto, da sinistra, il presidente della Albenga - Garessio - Ceva, Luigi Sappa, con i relatori tecnici: professor Pietro Genco e ingegner
Enrico Ghislandi. Sopra, il sindaco di Savona Federico Berruti e il
presidente della Provincia di Savona Angelo Vaccarezza durante gli
interventi di saluto
lo importante svolto dalla tratta Ventimiglia - Savona nel rispondere sempre più spesso alle esigenze di mobilità connesse alla movimentazione di merci e genericamente alla domanda di trasporto espressa da veicoli pesanti.
Tipologia dei flussi di traffico
Il sistema autostradale in esame è caratterizzato da un peso rilevante del traffico passante, ovvero da quella tipo-
logia di traffico che, al contrario di quello locale, comporta
un netto squilibrio tra gli oneri connessi alle esternalità negative (inquinamento, contributo alla saturazione della capacità di offerta infrastrutturale, incidentalità e così via),
e i benefici connessi alla funzione di supporto che una infrastruttura di trasporto fornisce a favore del tessuto socioeconomico del territorio interessato.
Stagionalità della domanda
La domanda di mobilità relativa
alle tre arterie risulta contraddistinta da marcata stagionalità, con
un significativo incremento della domanda nei mesi estivi. In
particolare, nel 2008 lo scostamento del Traffico Giornaliero
Medio, calcolato sul terzo trimestre (luglio-settembre) rispetto al
TGM calcolato su base annua, risulta pari a + 25,45% per la tratta A10 Ventimiglia - Savona , a
+ 19,40% per la tratta A10 Savona - Genova, e a + 22,68% per la
tratta Torino - Savona.
Non va peraltro trascurato che,
agli incrementi dei livelli di domanda determinati dai cicli annuali dell'attività turistica specifici della Riviera ligure di Ponen-
te, si aggiungono e si sovrappongono i picchi di domanda (di breve periodo) relativi ai week-end,
quando al traffico pendolare e
commerciale si sostituisce quello a matrice turistica proveniente dalle regioni oltre Appennino.
La dinamica della domanda
L'analisi della dinamica prospettica della domanda relativa al sistema infrastrutturale ha consentito in primo luogo di valutare la
capacità dell'infrastruttura di far
fronte alla futura domanda di mobilità nell'area oggetto di studio;
in secondo luogo è risultata strumentale alla successiva valutazione dei traffici potenzialmente
acquisibili da una nuova bretella
autostradale di collegamento.
N° 1 - 2010
Sviluppo dei traffici e implicazioni
sui livelli di servizio
del sistema infrastrutturale
5
Punti critici
in aumento
tra Liguria
e Piemonte
Le analisi previsionali effettuate sono state orientate in primo luogo a valutare l'evoluzione del grado di utilizzo del sistema a partire dalla situazione attuale, facendo ricorso a
un indicatore sintetico ed approssimativo ma non privo di
significato, quale il livello di saturazione dell'infrastruttura, fissato, nel nostro studio, ad un
valore prudenziale del TGM
(traffico giornaliero medio) pari a 55.000 - 60.000 veicoli.
Rispetto ai due valori estremi
della suddetta classe di variazione del TGM, la situazione
al 2008 del grado di utilizzo
del sistema infrastrutturale è
riportato nella Tabella 1.
Da un primo esame dei dati si
evidenziano situazioni fortemente eterogenee in riferimento alle diverse arterie. Se si
considera il tasso di utilizzo
dell'infrastruttura, riferito all'anno, e si assume come
soglia di saturazione un volume di traffico pari a
60.000 veicoli, emerge una
situazione di
criticità allarmante per la
sola tratta A10
Savona - Genova, dove si
registra complessivamente un livello di
utilizzo già oggi prossimo alla saturazione (92,54%). Al
contrario sussisterebbero problemi meno pressanti per le
altre due arterie.
Se tuttavia si fa riferimento al
TGM calcolato sul III trimestre (luglio, agosto, settembre), appare evidente che, a
motivo della già rilevata stagionalità della domanda, nei
mesi estivi i livelli di utilizzazione crescono in modo significativo, evidenziando situazioni di sovra-saturazione dell'
A10 Savona - Genova e di
possibile criticità per l' A10
Ventimiglia - Savona.
Le criticità attuali e prospettiche crescono qualora si faccia riferimento ai fenomeni
di punta che si manifestano
Il convegno è stato seguito su maxischermo anche fuori dalla Sala Magnano. Sotto, gli interventi di Carla Roncallo, capo dipartimento Anas della Liguria, e di Graziano Moro, assessore ai Trasporti della Provincia di Alessandria
per brevi periodi, ma che presentano i caratteri della sistematicità, in relazione a
giornate di arrivi/partenze
durante l'alta
stagione turistica e nei
week-end o
anche dovuti
a fattori incidentali.
In queste circostanze il livello di servizio delle tratte a minore
capacità o
prossime ai
nodi di intersezione degli assi autostradali, evidenzia tutta la sua
precarietà. Ne conseguono
fenomeni di code e altre for-
me di abbassamento della
qualità del servizio offerto (riduzione della velocità di deflusso, aumenti nei tempi di
percorrenza,
riduzione dei
livelli di sicurezza, aumento dell'incidentalità, ecc.) che
conducono,
inevitabilmente, a penalizzare le differenti attività
(produttive e
urbane) che
hanno sede
nei centri costieri collegati all'infrastruttura autostradale.
Del resto ulteriori approfondimenti condotti per alcune trat-
te elementari dell' A10 Ventimiglia - Savona, che hanno
evidenziato marcate situazioni di criticità
riguardanti
specifiche sezioni della
stessa (a titolo esemplificativo si considerino le
tratte Pietra
Ligure - Finale Ligure e
Spotorno Savona ).
Se poi si
proiettano a
diversi orizzonti temporali futuri i tassi di crescita registrati negli ultimi otto anni,
le situazioni di criticità in atto
sono destinate ad acuirsi (in-
vestendo più pesantemente
l'A10 Ventimiglia-Savona - Tabella 2) e, quel che è più importante, ai livelli TGM del III
trimestre, hanno l'esito di ridurre sensibilmente i tempi
prevedibili per la saturazione.
Un'ulteriore verifica della capacità del sistema autostradale, insistente direttamente
o indirettamente sull'arco costiero del ponente ligure, di
fronteggiare l'evoluzione della domanda di mobilità nel periodo 2000-2008 e prevedibile all'orizzonte temporale del
2015 e 2020, è stata condotta inserendo nel campo di indagine i flussi movimentati
lungo l' A7 Genova - Serravalle e l' A26 Genova Voltri Gravellona Toce e diramazione A7 (Tabella 3).
Per la valutazione delle situazioni funzionali delle infrastrutture in esame si è adottata la
metodologia seguita dall'Highway Capacity Manual secondo cui la qualità del deflusso veicolare viene “misurata”
da un indicatore basato sul
rapporto del flusso di veicoli
equivalenti transitati sull'infrastruttura in oggetto, in un determinato lasso temporale, rispetto alla capacità dell'infrastruttura nel medesimo arco
di tempo (rapporto F/C).
Le caratteristiche prestazionali della rete di I° livello analizzata vengono espresse attraverso una scala quantitativa
di criticità, di seguito riportata:
- Criticità Nulla: F/C < 0,25;
- Criticità Bassa: 0,25<F/C < 0,5;
- Criticità Media: 0,5<F/C < 0,75;
- Criticità Alta: F/C >0,75.
Le valutazioni eseguite, per
i diversi scenari di analisi (stato attuale, 2015, 2020), forniscono livelli di criticità medio-alta relativamente all'intera rete.
Anticipando quanto più approfonditamente verrà esposto di seguito, la realizzazione di un collegamento autostradale come quello proposto in questo studio consente di eliminare, o quanto meno contenere, le criticità emergenti in virtù della capacità
addizionale acquisibile all'intero sistema per effetto dell'intervento in questione.
6
N°1 - 2010
La situazione attuale di pesante
congestionamento, nonché i prospettati livelli di saturazione che,
in tempi ravvicinati, possono determinarsi in diversi punti del sistema autostradale del ponente
ligure, hanno implicazioni che
vanno ben oltre gli effetti, sia pure rilevanti, di carattere meramente trasportistico. Un sistema autostradale, come è noto, è chiamato infatti a fronteggiare esigenze di mobilità di merci e persone che si generano, da un lato,
nel territorio su cui l'infrastruttura insiste e quindi costituisce anche un importante fattore di competitività e di sviluppo delle attività produttive insediate nel territorio stesso; dall'altro, in ambiti territoriali più vasti rispetto ai
quali svolge funzioni fondamentali di accessibilità, di integrazione e di scambio, da cui discendono altri fattori di competitività,
di attrattività e di valorizzazione
di specifiche risorse locali.
Rinviando a studi più complessi
e approfonditi la valutazione in
termini socio-economici di un
mancato intervento volto a rafforzare la capacità del sistema in
questione, vanno qui svolte alcune rapide considerazioni sulla valenza strategica che esso assume
nei riguardi di:
Rete transeuropea dei trasporti (TEN-T).
L' A10 infatti, dopo aver collegato Genova a Ventimiglia
(Confine di Stato), prosegue
come Autoroute 8 in territorio
francese fino ad Aix-en-Provence, ponendosi altresì quale componente essenziale della dorsale Lisbona-Ankara.
L'autostrada A10 costituisce
inoltre l'arteria lungo la quale
si muove il traffico costiero
pesante e leggero di-
La nuova autostrada avrà un ruolo
importante nella rete europea dei
trasporti. Sotto, la strada provinciale tra Calizzano e Millesimo
retto verso la direttrice costituita dal Corridoio 5, ed è destinata anche a ricevere significativi flussi di traffico aventi origine o destinazione nel
Sud del Mediterraneo.
E' appena il caso di osservare
che un collasso dell'arteria autostradale determinerebbe notevoli disservizi lungo le direttrici di traffico che collegano, attraverso la linea costiera, i Paesi dell'Unione con l'area del Nord Ovest italiano,
vanificando i rilevanti investimenti comunitari e nazionali
destinati al Corridoio 5, e, al
tempo stesso, determinando
severi vincoli, per il sistema
infrastrutturale del Ponente Ligure, di assicurare il processo
di avvicinamento dei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo all'Europa.
Dai disservizi
un forte impatto
sull'economia
Mobilità, portualità e logistica
del Nord-Ovest.
Le tre infrastrutture autostradali
localizzate nel ponente ligure costituiscono una componente essenziale del sistema autostradale ligure e nord-occidentale, anche in funzione del ruolo di rafforzamento dell'effetto rete per l'intero sistema (itinerari alternativi
nei collegamenti tra il Nord, la
costa dell'Alto Tirreno e quella
francese). Il forte congestionamento che già oggi si manifesta
sul nodo genovese e lungo la dorsale costiera fra Savona e Genova, nonché i prospetta-
ti livelli di saturazione che andranno a ridurre ulteriormente il
livello di servizio lungo la tratta
Ventimiglia-Savona della A10,
sono quindi destinati a determinare nel prossimo futuro pericolosi effetti negativi nei confronti del sistema autostradale e trasportistico complessivo dell'area,
comportando criticità notevoli
per quanto concerne gli assi di
penetrazione da Genova verso il
Nord d'Italia. Tali criticità sono
inoltre destinate ad aggravarsi
progressivamente se si tiene conto dell'imponente sviluppo dei
flussi di traffico lungo la dorsa-
le costiera tra Spagna, Francia e
Italia e all'incremento delle movimentazioni portuali negli scali di Vado Ligure, Savona, Voltri
e Genova, porti per i quali è prevista dai Piani Regolatori portuali la realizzazione di opere di potenziamento dell'offerta.
I sempre più frequenti fenomeni
di “colli di bottiglia” che si manifestano lungo le tratte della A10
impattano negativamente anche
sul sistema logistico-portuale ligure, rendono complesso e difficoltoso il regolare afflusso/deflusso di mezzi pesanti ai/dai porti della Regione, con significativi costi in termini di riduzione
dell'efficienza complessiva e della competitività dei nodi portuali e consequenziale riduzione dell'hinterland di riferimento dei medesimi.
Utenti del sistema autostradale e comunità locale.
Le criticità attuali e prospettiche
relative all'A10 determinano l'insorgere di una pluralità di costi
per gli utenti dell'infrastruttura
(“costo generalizzato del trasporto”), a seguito della riduzione della velocità di percorrenza, dei rilevanti sprechi in termini di tempo, del consistente incremento
dello stress, della riduzione dei
livelli di sicurezza e dell'incremento dell'incidentalità. L'impatto socio economico del non intervento dovrà inoltre tener conto delle rilevanti esternalità negative che ricadono sulla comunità locale come quella provocata dal traffico passante o quella
connessa al non funzionamento
del sistema di mobilità locale e
la riduzione del livello di qualità
urbana dei centri costieri.
N° 1 - 2010
A10: la terza corsia
non risolve i problemi
Al di là di ogni aspetto tecnico, economico e ambientale
Al di là degli aspetti tecnico-ingegneristici, economico-finanziari ed ambientali, un'ipotesi di
sviluppo autostradale che prevedesse il potenziamento della
rete esistente non risolverebbe
i problemi.
Agli orizzonti temporali 2015 e
2020 si è proceduto ad implementare una soluzione che considerasse la realizzazione della terza
corsia per entrambi i sensi di marcia nel tratto compreso tra lo svincolo di Albenga e quello di Albissola al fine di valutare il recupero prestazionale dell'arteria, attraverso questo tipo di intervento. Tale tipo di soluzione comporterebbe, per le arterie considerate, un recupero solo parziale dei livelli prestazionali senza
incidere, soprattutto sulle tratte
in prossimità dei nodi di Savona
e di Genova.
Sulla base di questa considerazione, è opportuna la ricerca di
una soluzione basata sulla realizzazione di una nuova maglia
secondo una logica di rete transeuropea. In effetti è giustificata
la scelta di un asse trasversale
incentrato sul nodo di Albenga.
Lo studio di prefattibilità tecnica
della Bretella Albenga-Predosa
si pone a valle di una serie di iniziative volte ad esaminare il potenziamento delle dotazioni infrastrutturali dell'area dell'entroterra
e della zona costiera del Savonese.In particolare le iniziative erano
L'intervento al
convegno di Ferruccio Dardanello, presidente di
Unioncamere e
della Camera di
Commercio di
Cuneo. A lato,
tratto appenninico dell'autostrada Savona Torino. Sotto, il
colle di San Bernardo, tra Albenga e Garessio
volte a migliorare le relazioni fra
le aree dell'Albenganese, della
Valle del Bormida, del Cuneese
e della Costa Ligure tra loro nonché con la Pianura Padana e gli
itinerari internazionali. La riconsiderazione di tali relazioni diviene ancor più sentita anche a seguito del potenziamento degli hub
portuali di Vado e Savona e dello stato di criticità della viabilità
costiera. Le principali iniziative,
promosse nell'ultimo
quin-
quennio, cui si fa riferimento sono le seguenti:
- Albenga - Garessio - Ceva: studio di fattibilità promossa dalla società Ceva-Garessio-Albenga, per
il collegamento fra la costa dell'Albenganese ed il Piemonte.
- Borghetto S.Spirito - Carcare
- Predosa: la proposta ha preso
il suo avvio dallo studio di fattibilità della Bretella Carcare-Predosa promosso dal comune di Cairo Montenotte per il collegamento della valle del Bormida
alla Pianura Padana; iniziativa
che ha trovato
continuità con
la viabilità
co-
stiera verso Ovest con il successivo studio di fattibilità della prosecuzione della Bretella Carcare-Predosa sino al collegamento
con la A10 Genova-Ventimiglia in
località Borghetto S. Spirito.
- Bretella Albenga-MillesimoPredosa: a seguito di un esame
ragionato delle iniziative già citate, la Provincia di Savona ha infine redatto uno “Studio di opportunità” che definisce un corridoio
per un nuovo itinerario autostradale denominato Albenga-Millesimo-Predosa che, a partire dalla Pianura Padana presso Predosa, se-
7
gue le Valli del Bormida da Nord
sino a Bardineto e scende poi sul
versante costiero ligure ad Albenga - Ceriale; l'accesso a Garessio, e quindi al basso Piemonte,
dalla nuova autostrada è garantito dall'uscita prevista a Bardineto - Calizzano e dal miglioramento della viabilità ordinaria di collegamento tra Val Tanaro e bassa Val Bormida, nonché dal collegamento presso Millesimo alla
A6. Con la proposta citata, confortata dai risultati delle analisi trasportistiche, la Provincia di Savona ritiene possano essere soddisfatte:
- le esigenze di collegamento della costa con l'entroterra padano
e gli itinerari internazionali, non
solo ai fini turistici ma anche in vista del potenziamento degli hub
portuali;
- le esigenze di sviluppo delle aree
dell'Albenganese e di riconversione della Valle del Bormida;
- le esigenze di connessione fra
l'area costiera ed il Cuneese;
- la decongestione del tratto della Autostrada A10 compreso fra
Albenga e Genova, nonché del
nodo di Genova.
8
N°1 - 2010
Corridoio Valbormida,
con passante a Carcare
L'ipotesi di collegamento Albenga - Predosa
Facendo seguito allo studio della Provincia di Savona, si è sviluppato un approfondimento del
tratto di collegamento fra la Carcare-Predosa ed Albenga, finalizzato prevalentemente ad una verifica di fattibilità tecnica e trasportistica di diverse alternative
che differiscono principalmente
per due aspetti:
a. Il collegamento a Garessio per
il quale vengono esaminate accanto a quella prevista nello
studio citato (collegamento Garessio - Bardineto) due diverse soluzioni:
- Una ubica il collegamento per
Garessio più a ovest di Bardineto in località Gazzo.
- La seconda sposta l'asse principale facendolo passare per
Garessio
b. L'ubicazione del collegamento della A6 alla Carcare-Predosa per il quale è prevista una
soluzione che realizza un nuovo collegamento sulla A6 in
prossimità di Millesimo e prosegue poi verso Nord collegandosi al tracciato della CarcarePredosa di cui ai precedenti studi in località Dego.
La seconda soluzione prevede invece il collegamento sulla A6 ubicato a Carcare, in prossimità di
Altare, come già ipotizzato nello studio predisposto dal Comune di Cairo Montenotte.
Sono state esaminate anche le seguenti alternative:
- Tracciato 1: è il tracciato base e segue nel tratto centrale
fra Albenga e l'Autostrada A6
il corridoio indicato dalla Provincia di Savona; esso si ricollega alla A6 a Carcare invece che a Millesimo. Il tracciato 1 è completato da una
bretella di collegamento con
Garessio ed il basso Cuneese.
Per quanto riguarda la posizione della bretella sopracitata e la posizione della stessa,
verificato che il passaggio fra
la alta valle del Bormida e quella del Tanaro verso Garessio
comporta la realizzazione di
una galleria di circa 9 km, si è
proposto in alternativa lo spostamento del collegamento in
prossimità della località Gazzo: soluzione che consente di
realizzare gallerie di lunghezza più limitata intervallate da
tratti all'aperto.
- Tracciato 2: esso realizza un'alternativa del tracciato 1 che passa direttamente per Garessio,
sostituendo la bretella di collegamento con Garessio, al fine
di rendere piu' forte e diretto il
collegamento con l'area piemontese. Considerata la barrie-
ra orografica fra le due valli, la
soluzione comporta per contro
la realizzazione di gallerie di
notevole lunghezza.
- Variante ai Tracciati 1 e 2: essa realizza il collegamento con
l'A6 a Millesimo invece che a
Carcare prevedendo il collegamento alla Carcare-Predosa in
prossimità di Dego come suggerito dal documento della Provincia di Savona. I collegamenti alla A6 ed all'area piemontese restano quelli previsti nello
studio citato.
Ai fini delle successive valutazioni in merito alla sostenibilità
dell'iniziativa dal punto di vista
economico-finanziario, è stato
scelto il tracciato 1, compresa la
bretella per Garessio, che, unitamente alla Carcare-Predosa (studio del Comune di Cairo Montenotte), realizza il collegamento
Albenga-Predosa.
Necessari 3,5 miliardi di finanziamenti statali
E' stata elaborata una stima di massima del
costo di realizzazione dell'intervento considerando, a prezzi 2009, valori basati sull'esperienza maturata in ambiti analoghi. La
soluzione individuata [tracciato 1 della tratta Albenga - Altare (Carcare) + bretella per
Garessio e tracciato Altare (Carcare) -Predosa] è stata analizzata nel dettaglio giungendo alle valutazioni riportate nella tabella
qui a lato.
Alla valutazione del costo di realizzazione si
è pervenuti considerando la possibilità che
nella fase di appalto dei lavori potesse essere ottenuto un ribasso sugli stessi dell'ordine del 25%. In questo modo, l'investimento totale necessario si riduce a circa 5,76 miliardi di euro.
Il quadro economico-finanziario è stato completato attraverso la stima dei principali ricavi e costi connessi alla gestione dell'infrastruttura. Per la valutazione economico-finanziaria del progetto si è proceduto a calcolare il TIR (Tasso interno di rendimento) e
il VAN (Valore attuale netto) assumendo diverse ipotesi di tassi di attualizzazione e di
altri parametri essenziali ai fini del calcolo
(data di inizio del progetto, tempi di realizzazione, ecc.).
Considerata la rilevanza del costo (determinato da fattori quali le caratteristiche
morfologiche del territorio attraversato,
la più severa normativa attuale in materia di sicurezza autostradale, ecc.) è
evidente che la variabile chiave dell'equilibrio economico-finanziario del progetto è connessa alle modalità di copertura dell'intervento.
In quest'ottica, un'ipotesi di copertura del fabbisogno finanziario in
assenza di contributi pubblici, dà
luogo a un TIR di progetto pari a
1,27%. Si tratta di una condizione del tutto inadeguata ad attrarre finanziamenti totalmente a
carico di operatori privati, in relazione al costo del capitale,
reperibile sul mercato finanziario. Da una prima stima di
valori di Tir “soddisfacenti”
per un operatore privato, è
emerso che la composizione delle fonti di finanziamento deve prevedere un
contributo pubblico a partire dal 60% del costo di
costruzione.
Un “by-pass”
per evitare
il grande blocco
Le problematiche che dovranno necessariamente essere approfondite sotto il profilo tecnico - ingegneristico riguardano in particolare i seguenti aspetti: caratteristiche geometriche dei tracciati e opere d'arte all'aperto (viadotti); geologia, geotecnica e
opere in sotterraneo; cantierizzazione e gestione delle
terre e rocce da scavo; altri
aspetti ambientali. Ma saranno fondamentali anche
altre valutazioni.
Valutazioni trasportistiche
Già in questa fase di studio
si è ritenuto opportuno procedere ad una serie di valutazioni preliminari riguardanti l'impatto della nuova
infrastruttura sulla rete viaria. Nelle valutazioni che seguiranno verrà evidenziato
come tale nuova arteria consenta un notevole sgravio
dei nodi di Savona e di Genova, che allo stato attuale
risultano trovarsi spesso in
condizioni critiche, soprattutto nei fine settimana del
periodo estivo, a causa dei
forti traffici dovuti ai rientri dalla riviera ligure verso
Torino, Milano e tutta la pianura Padana.
La previsione dei flussi di
traffico che verranno acquisiti dalla nuova infrastruttura è di fondamentale importanza, alla luce dell'attuale
situazione del traffico e delle previsioni di sviluppo fu-
turo della mobilità, al fine di
procedere ad una corretta analisi di alcuni aspetti tecnici
ed economici quali, in particolare, la compatibilità ambientale, la sostenibilità finanziaria e la convenienza
economica dell'opera.
Scenari prefigurati e analisi
dei risultati della simulazione
Le simulazioni di traffico sono state effettuate all'orizzonte temporale attuale (2009),
ottenuto, come detto, attualizzando i dati del 2008, a
quello ipoteticamente corrispondente all'entrata in esercizio della nuova infrastruttura (2015) ed infine ad un
ulteriore scenario futuro di
esercizio dell'infrastruttura
(2020). In tale orizzonte temporale sono stati considerati due scenari infrastrutturali di riferimento (rete attuale e rete implementata con il
nuovo intervento in progetto), al fine di poter effettuare un confronto diretto dei
traffici in diversione. Pertanto, le simulazioni sono state
effettuate secondo i seguenti scenari:
- scenario 1: simulazione dello stato attuale (anno 2009),
ricostruzione dei flussi presenti sulla rete autostradale considerata; ripartiti secondo veicoli leggeri e pesanti; tale scenario rappresenta lo stato attuale della
mobilità ed il punto di partenza per le successive ela-
N° 1 - 2010
borazioni;
- scenario 2: simulazione dei
traffici previsti al 2015 sulla rete infrastrutturale attuale comprensiva del completamento dell'autostrada
Asti-Cuneo;
- scenario 3: simulazione dei
traffici previsti al 2015 sulla rete infrastrutturale comprensiva e del completamento della Asti-Cuneo e
dell'eventuale bretella di
collegamento Albenga-Predosa;
- scenario 4: simulazione dei
traffici previsti al 2020 sulla rete infrastrutturale attuale comprensiva del completamento dell'autostrada
Asti-Cuneo, ove non fosse
presente la bretella.
Di seguito si riportano i risultati ottenuti per lo scenario 3, di riferimento per le
successive valutazioni economico-finanziarie.
Scenario 3 - Bretella Albenga-Predosa e completamento dell'autostrada Asti-Cuneo
(anno 2015)
Nello scenario 3 si è ipotizzato che, all'anno 2015 l'offerta infrastrutturale risulti
comprensiva della bretella
di collegamento AlbengaPredosa e del completamento della Asti-Cuneo. Dal confronto con lo scenario 2 appare evidente come una quota rilevante dei flussi registrati sulla bretella Albenga-Predosa sia da attribuirsi all'acquisizione di quote
di traffico veicolare precedentemente presenti sulla
“Autostrada dei Fiori”. Tali flussi, in assenza della nuova infrastruttura, utilizzavano infatti la tratta autostra-
9
dale di collegamento tra Savona e Genova e, successivamente, a seconda delle diverse relazioni Origine - Destinazione, l'autostrada A6
o l'autostrada A26. Si ottiene quindi un utile sgravio
delle tratte terminali della
A6 (in direzione Savona) e
della A26 (in direzione Genova), oltre ovviamente ad
un contenimento dei traffici della A10 nelle tratte comprese tra Albenga e Savona e
tra Savona e Genova.
Per quanto riguarda le quote di traffico attratto, analizzando le tratte della A6, della A26 e della A10 (vedi tabella 6) si vede come la quota di traffico leggero mediamente sottratta a tali arterie
oscilli tra il 24% ed il 46%,
e la quota di traffico pesante tra il 28% ed il 54%.
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N°1 - 2010
Manca la Lombardia
per fare massa critica
Giachino: serve un patto di tutto il Nord-Ovest
Borioli:
“Iniziamo
da Predosa”
“Siamo di fronte ad un'iniziativa fondamentale per il Basso Piemonte - ha sottolineato
l'assessore ai Trasporti della
Regione Piemonte Daniele Borioli -. E non siamo nemmeno
all'anno zero. A metà dicembre abbiamo sottoscritto un'intesa istituzionale tra le due Regioni con l'obiettivo di giungere alla realizzazione degli
studi di progetto. Siamo anche
consapevoli - ha aggiunto - che
si tratta di un'opera molto impegnativa dal punto di vista finanziario e delicata per quanto riguarda la ricerca del consenso, che dovrà vedere un
ruolo forte delle amministrazioni provinciali chiamate a
coordinare il territorio”.
Le prime iniziative da mettere in cantiere, secondo l'assessore piemontese, sono la
scelta del corridoio dove far
passare l'autostrada e l'acquisizione di quest'opera nel primo aggiornamento della programmazione del Cipe. “Dobbiamo inserire l'autostrada nel
contesto delle opere strategiche - ha sottolineato Borioli
- dove già si trova, grazie all'accordo di programma quadro tra Stato e Piemonte, il
tratto tra Predosa e Strevi. E'
evidente che un'opera come
quella proposta potrà essere
realizzata a lotti funzionali.
Con questa ottica noi pensiamo di poter mettere a bando
questo primo tratto con uno
zoccolo di finanziamento pubblico da noi stimato in 315
milioni di euro. Tra l'altro il
sostegno pubblico sarebbe
più facile da portare a casa se
questo primo tassello facesse parte di una programmazione più ampia, come l'intero itinerario tra Albenga e Predosa”.
Ruggeri:
“Costruire
il consenso”
“Itinerario costiero e collegamenti verticali sono due facce della stessa medaglia - ha
osservato l'assessore alle Infrastrutture della Regione Liguria Carlo Ruggeri -. E vanno viste in un disegno unitario. Così se da un lato guardiamo ai grandi lavori per l'Aurelia bis, tra Savona e Albissola e tra Andora e Alassio,
dall'altro sosteniamo con forza il potenziamento dei collegamenti con il Basso Piemonte e l'area padana. La Regione Liguria ha approvato la legge sulle infrastrutture di interesse regionale e interregionale, è stata firmata l'intesa con
il Piemonte e, adottati alcuni
correttivi che gli uffici stanno
elaborando, abbiamo gli strumenti per poter avviare le iniziative comuni di cui si parla
da qualche anno e di cui fa parte, come priorità, l'autostrada
tra Albenga e Predosa”.
I tecnici hanno messo le carte
in tavola, indicando una serie
di opzioni, le opportunità e i
problemi che ciascuna si porta dietro. “Agli amministratori pubblici - ha rilevato Carlo
Ruggeri - spetta il compito di
pesare le varie ipotesi, sia per
quanto riguarda l'efficacia della soluzione, i costi, le salvaguardie ambientali tra cui la
necessità di evitare l'attraversamento dei siti di interesse
comunitario. E, certo non ultimo, la verifica del grado di
consenso da parte delle comunità locali. Ma è sotto gli occhi di tutti il deterioramento
delle condizioni di percorribilità dell'attuale sistema autostradale tra Liguria e Basso
Piemonte. Dobbiamo ringraziare i turisti per la loro pazienza, anche se non pochi, senza
dubbio, li abbiamo già persi”.
Questa è un'autostrada che
costa quanto il Terzo Valico
dei Giovi e quasi la metà dell'Alta Velocità in Val di Susa.
Ma dobbiamo per questo rinunciarci? No, perché bisogna saper guardare oltre il limitato orizzonte che siamo
abituati a scrutare”. Bartolomeo Giachino, sottosegretario, torinese, ai Trasporti, ha
provato a diradare con alcuni ricorsi storici la sensazione di scetticismo che i grandi numeri “snocciolati” dai
tecnici avevano creato tra gli
invitati al convegno nella Sala Magnano della Camera di
Commercio di Savona.
“Se ci confrontiamo con chi
in passato si è occupato di
infrastrutture - ha rilevato Giachino - noi dovremmo sentirci piccoli piccoli. Se Vittorio Emanuele II si rallegrava
per il fatto che la barriera delle Alpi ci teneva lontani dai
pericoli costituiti dai nostri vicini, Cavour gli faceva invece notare che sarebbe stato
meglio bucarla quella barriera, per sentirci in Europa,
moltiplicare i rapporti, gli scambi, l'amicizia. Non dobbiamo
certo avere paura di passare sotto le montagne o di costruire dei ponti”.
D'altra parte, ha aggiunto,
Sopra, Bartolomeo Giachino, sottosegretario ai Trasporti. A sinistra, Daniele
Borioli, assessore del Piemonte, e Carlo Ruggeri, assessore della Liguria. Sotto, la Statale 30, tra Spigno e Acqui Terme
avere delle reti di collegamento efficienti e strutturate è il solo modo per innescare una nuova fase di sviluppo di questa parte d'Italia che non ha più il sostegno della grande industria.
“L'Italia non è cresciuta in
Europa - ha detto il sottosegretario - e il Nord Ovest è
cresciuto meno della già insoddisfacente media nazionale. Abbiamo sbagliato politica energetica e oggi paghiamo 20 miliardi di euro in
più per l'energia rispetto ai
nostri competitori. Vogliamo
perdere anche la logistica
delle merci?”
L'autostrada delle Alpi del
Mare è costosa ma indispensabile, non solo per le merci ma anche per il turismo.
Può essere realizzata a lotti funzionali, diluendo la spesa, ricorrendo ai capitali pri-
vati. “Ma una cosa è certa ha sottolineato Bartolomeo
Giachino -. Al momento manca un convitato importante.
Questa non è solo un'autostrada ligure e piemontese,
ma anche lombarda: è una
Milano - Sanremo in edizione moderna. Bisogna coinvolgere la Regione Lombardia e ragionare su un patto a tre per lo sviluppo. Le
tre Regioni, il sistema delle Camere di Commercio,
le Amministrazioni provinciali e comunali, le Fondazioni bancarie devono fare
massa critica. Per giungere ad un accordo tra Stato
e Regioni, finalizzato ad inserire la realizzazione dell'autostrada nel prossimo
Documento di programmazione economica e finanziaria. Questa è la strada
maestra”.
Passerà alla storia come l'edizione dei record il VI Salone dell'Agroalimentare ligure, vetrina in esclusiva dei
prodotti regionali, ospitata
dal Complesso Monumentale di Santa Caterina a Finalborgo. Ad organizzarla
sono state Regione e Unioncamere Liguria, in collaborazione con Camera di Commercio di Savona, Provincia,
Comune di Finale Ligure, e
con il sostegno di Coldiretti,
Confederazione Italiana Agricoltori e Confagricoltura. Dal
12 al 14 marzo, oltre 300
espositori liguri (119 savonesi), si sono dati appuntamento in una full-immersion
nelle produzioni tipiche della nostra regione. Un vero
boom i visitatori: oltre 180
mila, il doppio del 2009.
“Questi sono i numeri di un
Salone accreditato tra gli
eventi più noti non solo nel
nostro territorio ma anche a
livello nazionale - dice Cristina Bolla di Oro Argento
Group, braccio operativo della tre giorni finalese -. Anche
i laboratori di degustazione
della Sala Liguria hanno fatto il tutto esaurito. Folla anche all'Arena Eventi ed al
'Pesto Corner' curato dalla
Confraternita del pesto”.
Giancarlo Grasso, presidente camerale di Savona, ha
espresso soddisfazione per
l'iniziativa, nata sotto i migliori auspici con apertura
dell'area dedicata al pescato del Mar Ligure. “La sfida
di un'iniziativa che si rinnova ogni anno - ha detto il presidente della Camera di Commercio -, è riuscire a dimostrare al consumatore, disposto a spendere qualche
soldo in più, che il prodotto
ligure è qualitativamente superiore. La qualità non è uno
slogan, deve essere una certezza. A noi spetta il compito di trasmettere questo messaggio ai consumatori, mentre le imprese hanno il compito di ritrovarsi con fiducia
all'interno di questi spazi”.
“Finale Ligure - ha proseguito Grasso - è la location ideale per questo evento, fortemente voluto dalla Camera
di Savona sin dalle origini:
un territorio tipicamente turistico, che si presenta unito a consumatori e ospiti, così come uniti sono gli Enti
che investono sull'iniziativa,
visto che in Liguria non ci sono grossi marchi, ma piuttosto una miriade di piccole
ditte e piccoli operatori, che
qui possono riuscire a proporsi ad un grande pubblico.
Ma - ha aggiunto - il Salone
è anche ulteriore conferma
che il percorso di collaborazione fra Enti locali (Regione, Unioncamere, Comune,
Provincia, Comunità Monta-
11
La qualità fuori porta
N° 1 - 2010
Successo del sesto Salone dell'Agroalimentare Ligure a Finalborgo
Trecento stand e “boom” di visitatori
Aromi e sapori
tra i chiostri
e nelle piazze
na e Camera di Commercio)
è un modello vincente e sta
interessando diverse iniziative della nostra regione con
l'obiettivo di valorizzare il territorio. La presenza di tante
aziende liguri è la testimonianza dell'interesse per la
manifestazione”.
“La Liguria - ha concluso il
presidente camerale -, si colloca tra le regioni italiane che
possono vantare una gran
varietà di prodotti tradizionali e di composizioni alimentari. Nell'Atlante regionale se ne contano ad oggi
279, di cui il 40% dalla provincia di Savona. Olio, vini,
basilico e da ultimo le acciughe sotto sale hanno ricevuto il riconoscimento europeo
Igp, Dop o Doc”.
Soddisfazione diffusa, comunque. Giovanni Ferrari Barusso, vicesindaco di Finale
Ligure, ha sottolineato la scelta dello splendido borgo medioevale come sede più idonea per una manifestazione
di grande rilievo e affluenza.
Angelo Vaccarezza, presidente della Provincia, ha ricordato “la necessità di promuovere la qualità dei nostri
prodotti per competere nella sfida del mercato”. D'altronde, ha proseguito, “è fondamentale saperci presentare in Italia e in Europa con
una vetrina come questa”.
Giancarlo Cassini, assessore all'Agricoltura della Regione, ha osservato come
questo di Finalborgo sia, tra
i quattro eventi liguri di settore ('Liguria da bere' a La
Spezia, 'Pesto e dintorni' a
Lavagna, 'Olio e oliva' a Imperia, oltre a Finalborgo), il
più autorevole “perché la formula è giusta: l'azione di tante forze che collaborano alla realizzazione di un evento importante”. “Possiamo
dire che l'evento - ha proseguito Cassini - abbia contribuito a far crescere il numero dei produttori agricoli che
trasformano, confezionano,
commercializzano”.
Laura Sergi
Immagini del Salone. La
regìa di OroArgento Group
ridisegna il centro storico di
Finalborgo, dove i chiostri
del Complesso sono diventati Via dei Sapori, Largo del
Dolce, Largo dell'Olio o AgriPiazza. Piazza Aycardi è per
tre giorni Piazza della Focaccia, Piazza del Tribunale diventa Largo delle Bontà.
A Largo dei Fiori e degli Aromi, c'è Giampietro Pamparino, finalese, che ha appena inaugurato a Pietra Ligure una nuova attività dedicata a liquori, marmellate e
altri prodotti a base di chinotto. Ricorda ancora “la
grande perdita di piante di
chinotto nel 1956 e nel 1985,
con le gelate che ci avevano messo in ginocchio”. La
ditta produce liquori, gelatine, miele di chinotto. Attiva da mezzo secolo, il record produttivo è stato di 50
quintali di chinotti (una pianta ne può produrre dai 30 ai
40 kg). “Avevamo 100 piante prima del 2004, 300 due
anni fa. Poi abbiamo preso
vecchi chinotechi da ripristinare, e oggi contiamo 6700 piante non tutte ancora
in piena produzione”.
Ad AgriPiazza, c'è un'arnia
aperta su cui si concentrano
gli sguardi: è dell'azienda di
Luana Fornaro di Quiliano,
miele e olio artigianali. Ha
un laboratorio a Savona, e
poi terreni a Quiliano, Sassello e Stella. “Lavoro da 13
anni, ho iniziato con quattro arnie, oggi ne ho 160!”.
L'azienda agricola Le Giaire di Bianco Mariagrazia,
anche agriturismo, è presidiata da un cavaliere medioevale: “Sono specializzato in
travestimenti. A Calizzano,
per la fattoria didattica, divento gnomo”. Nei laboratori, si prepara l'elisir di Arquebuse (da un'antica ricetta dell'erborista Antonio Massa), e poi c'è la lavorazione
segue a pag. 12
12
N°1 - 2010
dei funghi, le confetture di pesche di Murialdo, mostarde di
castagne secche, la zucca di
Rocchetta, le arance pernambuco candite.
L'Antico Frantoio 'Tavian' di
Liliana Vigliola di Vado Ligure espone confezioni di aglio,
olive in salamoia, peperoncini, filetti di branzino. “Ma principalmente produciamo olio”,
dicono con orgoglio Michela
e Mirco. All'Agriturismo Fratelli Oddone di Bardineto si
contano 70 mucche e 10 maiali, ma anche cavalli per le passeggiate. Spiccano salumi, salsicce e formaggi. L'azienda agricola “Il Caminetto dei Giuli”
di Mioglia presenta melanzane, caponate, crema di capperi, pomodori secchi, marmellata di ciliegine al limone o di
zucca al cioccolato... “indica-
ta per il pesce ed i frutti di mare, ma a Mioglia, da provarsi
sul bollito!”. L'Apicoltura Castellano di Cairo è un fiorire di
vasetti di miele, inframezzati
da premi per “miglior miele
dell'anno”. Al Largo del Dolce, la pasticceria - cioccolateria “La Riviera di Alassio”, da
trent'anni in attività, sfoggia la
propria produzione di “Baci
della Riviera”.
La pasticceria Sergio Barberis
di Spotorno produce Pane del
pescatore classico con burro o
con olio, chifferi, gubelletti. Lavora stabilmente a Cairo Montenotte e stagionalmente a Spotorno.
Imboccando Via dei Sapori,
ecco l'azienda agricola bio Ferrari di Dego, con salumi, formaggio fresco e stagionato di
latte vaccino, yogurt, ricotta,
burro, giuncata. “Il latte delle
pecore lo compriamo a Cairo
- dice Nadia -. La pecora è un
animale che dà poco latte, bisognerebbe averne troppe...”.
Tra i produttori di amaretti c'è
la Giacobbe snc di Sassello.
“Siamo due famiglie di piccoli artigiani a lavorare in azienda - dice Stefania -, con otto
dipendenti fissi più altri stagionali”.
Giovanni Corigliano produce
piante in vaso, fiori e aromatiche. “Apparteneva ai nonni di
mio marito - ci dice Caterina . Lui è coltivatore diretto dall'età di 14 anni e dal 2000 l'ha
rilevata”. Al Giardino dei Sapori e dei Profumi, c'è la società agricola Cascina “Magione” di Mauro Carle e Claudia
Mossio di Osiglia. Formaggi e
salumi ottenuti da bovini, ovini, suini (55-60 capi). Nelle
stalle, anche capi di vacche
Jersey inglesi, che regalano un
latte eccellente. All'Auditorium dei Sapori, i Viticoltori
Ingauni di Ortovero elencano
le loro produzioni di zona: ormeasco, pigato, vermentino,
rossese, sciac-trà… “Da 33 anni sul mercato, una delle cantine più vecchie della Liguria
- dicono Claudio e Alex -. In
Cooperativa 200 soci e 4 dipendenti”.
L'azienda Silvestri di Nasino
propone fiori di tiglio e peduncoli di ciliegia per infusi e ti-
sane, timo, succo di uva fragola, gelatina di vin brûle o di
pompelmi di Nasino, marmellate di mandarina, confettura
di castagne al rum, olio, olive.
Tra i peperoncini piccanti, spicca l'habanero.
L'azienda biologica di Gio Batta Vio in Albenga è certificata
dal 1989. “Le vigne le abbiamo sempre avute, dal 2000 abbiamo iniziato a vinificare in
cantine”. Grande richiesta da
Stati Uniti, Olanda e qualcosa
dalla Svizzera. “La vendita all'estero risente meno del prezzo, il 'di più' per la qualità te lo
riconoscono volentieri”. Un vino tipico rosso Igt è il “Bacilò”
delle colline savonesi. Nello
stand dell’azienda agricola Vincenzo Bellissimo di Albenga,
oltre a piante in vaso, sono esposte bottiglie di Sparagus (liquore all'asparago violetto di Albenga), Articioc (grappa al carciofo violetto di Albenga), liquori al carciofo e Mirtella (liquore al mirto). L'azienda di
Maria Giovanna Grana ha superato i 40 anni di attività in
regione Ticiallo, e oggi propone il pigato Grana. Riferisce un pezzo di storia (controversa): parrebbe che il vitigno
sia originario dalla Tessaglia
(Grecia).
Per Origine Laboratorio Liquori Valbormida di Cengio ci sono i giovani Luca e Alessandro
che hanno pubblicizzato la prima vodka 'bio' con acqua di Lurisia (distillato di frumento tenero bio, morbida, non filtrata) e 'sfornato' le loro prime produzioni a base di erbe locali nel
luglio 2006.
Il Birrificio Scarampola è specializzato nella produzione di
birra in bottiglia: Maurizio Ghidetti Flibus segue l'azienda da
8 anni: prima a Cairo, palazzo
Scarampi, ora a Millesimo.
N° 1 - 2010
Expo 2010, vetrina
del prodotto Savona
13
La più importante rassegna commerciale della provincia
Domenico Sartori è cavaliere
gastronomo dell'azienda “Il
Pesto di Domenico” di Ceriale: “Sono da cinque anni al timone dell'azienda, la prima
volta al Salone, ma da sempre
mi porto dietro la passione per
il basilico”.
Alla Saletta della Cucina Preistorica, ricavata all'interno dell'antica 'Cappella Oliveri', il
Museo Archeologico del Finale ha imbandito una tavola
medioevale. Mandorle, noci,
uva passa, datteri, garofani e
farina, gli ingredienti dell'antica ricetta della torta in Balconada. Simona pesta nel mortaio sale grosso da cucina con
erba menta, finocchio, lavanda, timo “da sminuzzare, raccogliere in garza e mettere nella vasca da bagno”.
Ai Presidi Slow Food, grande ceste con l'asparago violetto di Albenga, a cura dell'azienda agricola Montano di
Maria Luisa Parodi a Ceriale
e, per il Chinotto di Savona,
l'azienda agricola Alessandro
Parodi di Finale Ligure. Presidio anche per la castagna essiccata nei tecci di Calizzano
e Murialdo.
E poi, ancora, dai giovani dell'alberghiero Migliorini di Finale, il gelato di loro produzione e, da Millesimo, l'Associazione Tartufai e Tartuficoltori Liguri ed i Produttori Valle Bormida e Giovo. Infine la
torrefazione: oltre a Minuto
Caffè, anche La Genovese da
Albenga, Caffè dal 1936.
Per tutti i gusti e tutti i palati,
quindi, giunti qui anche da tutta la Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Svizzera, Francia, e pure irlandesi
e inglesi. Da record anche la
partecipazione dei negozi del
centro storico di Finalborgo.
Folto pubblico in Piazza della Focaccia e al Largo delle
Bontà (mozzarelle fior di latte, testaroli al pesto, panissa
ligure, focaccia alle cipolle,
focaccia al formaggio di Recco, ecc.), e al Mercato del Pesce, con orate, branzini del Tigullio, acciughe di Monterosso al Mare. Folla ininterrotta
per il fritto de “Il Gagollo”,
coop di Vado Ligure, che ha
servito “tra i 200 e i 250 kg di
pesce - dice Giorgia Zavaglia
- pescato quasi tutto a Bergeggi, poi a Noli ed Imperia dai
nostri pescherecci”.
Tra gli eventi collaterali, una
citazione per quelli di domenica 14, curati dalla Camera
di Commercio: i segreti dell'olio di oliva, l'oliva taggiasca, la filiera corta della carne, alcuni “matrimoni” con i
salumi, le eccellenze enologiche savonesi.
Infine i sei premi “Salone dell'Agroalimentare Ligure”. A
conquistarli, l'azienda agricola Siccardi Claretta di Imperia
(Azienda al femminile); la fattoria didattica 'Valdolivo' di Patrone Sergio a Cogoleto (per
Agriturismo); l'azienda Ottonello Rita Cascina Salvega di
Casella (Produttore di prodotti di nicchia); Paolo Massobrio,
giornalista (per i media); Consorzio di Tutela dell'Olio Extravergine di oliva Dop Riviera Ligure (Ambasciatore dei
prodotti liguri nel mondo). Il
Premio Speciale è andato a Silvio Torre, enogastronomo appassionato non solo della cucina di 'mare', ma ancor più
delle tradizioni dell'entroterra.
L. S.
La Camera di Commercio di
Savona ha partecipato, con ampio rilievo, all'edizione n.18 di
Expo Savona, la più importante rassegna commerciale della
provincia. L'Ente camerale ha
patrocinato l'evento insieme a
Comune e Provincia di Savona, a Ente Fiera e al Sistema
Confcommercio.
“La Camera ha deciso di onorare in modo veramente adeguato la sua partecipazione a
questa rassegna che rappresenta un appuntamento molto atteso dai commercianti e dagli
artigiani della nostra provincia
- ha detto il presidente di Palazzo Lamba Doria Giancarlo
Grasso. - É giusto che la Camera di Commercio, in quanto ente istituzionale di riferimento dell'economia provinciale, attivi tutte le risorse possibili per promuovere le produzioni e i punti di forza del
suo territorio”.
“La Camera di Commercio ha sottolineato il Segretario Generale Eliana Tienforti - all'interno di uno stand di 100 metri quadrati, ha voluto ospitare
alcune imprese della nostra
realtà territoriale per sottolineare il ruolo camerale di servizio
alle imprese. Proprio a testimonianza di questa funzione rimarcata dal legislatore, la nostra scelta è stata quella di ospitare nello stand aziende significative in quanto rappresentative dell'eccellenza del nostro
artigianato. Si tratta, infatti, delle aziende che hanno ricevuto
il marchio 'Artigiani in Liguria' e che testimoniano il valore culturale e tradizionale delle nostre produzioni”. Spazio,
nello stand, anche alle Aziende Speciali e ad Assonautica,
espressione del sistema camerale, punto di riferimento per
l'accoglienza e per i servizi al
diportismo.
Uno stand, quello della Camera di Commercio, che ha attirato anche visivamente i visitatori. Sono stati ricostruiti, come scenario, gli interni di Palazzo Lamba Doria, in particolare il terzo piano con le bifore per offrire un ambiente accogliente e attraente per il pubblico.
Un gozzo in legno, posizionato da Assonautica e le piastrelle dipinte a mano, provenienti
direttamente dalla manifestazione alassina di Miss Muretto, organizzata dalle Aziende
Speciali, hanno completato lo
spazio. Durante tutta la durata
della manifestazione lo stand
ha ospitato le lavorazioni artigianali del nostro territorio.
Grande rilievo, infatti, è stato
dato all'iniziativa regionale del
marchio Artigiani in Liguria
promuovendo tutti i dieci ambiti che fanno parte del marchio,
ma soprattutto quelli della nostra provincia: ceramica e vetro, ma anche lavorazione del
cioccolato, del ferro battuto e
delle decorazioni floreali.
L'artigianato savonese è stato
valorizzato da una serie di
eventi che si sono succeduti
nelle giornate dell'Expo. L'Associazione Ceramisti, in particolare, ha messo a disposizione nello stand un tornio con
dimostrazioni della lavorazione ceramica. Per quanto riguarda l'artigianato legato al
cioccolato, ci sono state dimostrazioni in un apposito laboratorio di lavorazione e decorazione. Ampio rilievo anche ai servizi camerali con
particolare attenzione alle agevolazioni offerte con la Comunicazione Unica che costituisce una notevole semplificazione nella comunicazione per la creazione di imprese. Nello stand era a disposizione un ampio materiale sull'argomento e, in questo
senso, anche la quarta pagina di copertina del catalogo
dell'Expo riportava i servizi
che offre la Camera di Commerci.
Silvia Campese
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N°1 - 2010
Un raggio di sole
nel cielo di Ferrania
Primo passo del piano di riconversione dell'azienda valbormidese
Ferrania Solis ha avviato la
produzione e la commercializzazione di moduli fotovoltaici in silicio cristallino, nell'ambito di un programma che
prevede anche la progettazione e l'installazione di impianti fotovoltaici di bassa, media
e alta potenza.
Nello stabilimento in cui per
decenni sono state realizzate
le pellicole foto e cinematografiche Ferrania e le lastre radiografiche utilizzate per la
diagnostica in Italia e all'estero, oggi si producono moduli
fotovoltaici di ultima generazione con un marchio, Ferrania Solis, che nel nome e nel
logo richiama una realtà tecnologica che ha fatto la storia
dell'industria italiana.
Ferrania Solis è controllata dal
Gruppo Messina, attraverso le
partecipate Finemme Spa e
Ferrania Technologies SpA.
L'inizio della nuova attività industriale testimonia concretamente l'impegno del Gruppo
ad investire nel settore delle
energie rinnovabili ed è per
questo che l'iniziativa è stata
presentata ad autorità e stampa agli inizi di marzo.
“Questo è il primo importante passo verso il rilancio produttivo di Ferrania - ha sottolineato, a nome degli azionisti, Stefano Messina -. Crediamo che il settore delle energie rinnovabili abbia delle grandi potenzialità e i nostri investimenti dimostrano l'impegno
dell'azienda per una nuova avventura industriale”. Per Messina sarà fondamentale la collaborazione con il territorio
per giungere anche alla definizione di un progetto strategico che preveda la realizzazione della centrale a biomasse indispensabile per “dare
gambe” all'insediamento di iniziative imprenditoriali in grado di creare valore e occupazione: “Ci impegneremo anche su questo fronte, in quanto il settore energetico sarà decisivo per l'indotto economico della vallata, che già ha beneficiato del flusso di investimenti necessario ad avviare
Ferrania Solis. Molti dei lavori sono stati infatti eseguiti da
imprese locali”.
Con una prima fase di investimenti per oltre 11,2 milioni di
euro, in aggiunta al totale già
investito negli ultimi cinque
anni dal Gruppo sull'operazione Ferrania, pari a circa 30 milioni, Ferrania Solis si pone
sul mercato nazionale ed internazionale come azienda in
cui know-how e competitività
rispondono alle crescenti richieste nell'ambito della produzione di energia da fonte solare. Un settore in crescita e
che, a livello nazionale, ha visto notevolmente incrementare la potenza complessiva in-
Tecnico al lavoro nell'assemblaggio dei pannelli solari. A destra, i primi pannelli
fotovoltaici sistemati nel grande piazzale di Ferrania, a scopo sperimentale
stallata nell'ultimo triennio.
“Ci siamo impegnati fin dall'inizio, con dispendio di energie e ingenti capitali, per rilanciare e riconvertire il sito
produttivo di Ferrania e non
abbiamo rinunciato a farlo nonostante le difficoltà incontrate e quelle che ancora ci attendono - ha sottolineato il presidente di Ferrania Technologies Andrea Gais parlando a
nome del Gruppo assieme al
cugino Stefano Messina -. Da
questo impegno è maturata l'esigenza di concentrarsi su nuove sfide, come quella delle
energie alternative e delle fonti rinnovabili. Crediamo che
il settore delle rinnovabili abbia grandi potenzialità sia sul
versante occupazionale sia per
il rilancio del tessuto industriale della zona, nell'ottica delle
nuove tecnologie legate alla
green economy”.
Lo start-up prima fase di Ferrania Solis (produzione pannelli) ha una capacità produttiva di 70 mila moduli (pari a
15 megawatt di potenza installata) che aumenterà a 140 mila moduli (circa 30 Mw) entro il 2011, con possibili ulteriori successivi sviluppi. La
fabbrica fotovoltaica rappresenta in Liguria il primo grande insediamento industriale
del settore e grazie alla riconversione, in fase di attuazione, e al reimpiego di maestranze, riveste un importante ruolo di rilancio nell'ambito della Valle Bormida.
“Il settore fotovoltaico è in
tumultuoso sviluppo - ha spiegato l'amministratore delegato di Ferrania Solis Ernesto
Salamoni -. Nel 2006 in Italia
la potenza installata era di soli 9 megawatt; sono diventati
mille nel 2009 ed entro quest'anno potrebbero raddoppiare, per giungere a 3 mila nel
2013 ed a 16 mila nel 2016.
La Liguria, con 6,9 chilowatt
installati per chilometro quadrato, è tra le ultime regioni in
Italia, e non vanno bene nemmeno Val d'Aosta e Piemon-
La presentazione di Ferrania Solis.
Da sinistra, Giuseppe Cortesi, a.d.
Ferrania Technologies, gli azionisti
Andrea Gais e Stefano Messina, l'amministratore delegato di Ferrania
Solis, Ernesto Salamoni
te. Per questo il mercato del
Nord Ovest è tra i più promettenti. Quello che nasce con
Ferrania Solis è un centro di
eccellenza made in Italy in un
contesto, come quello nazionale, il cui mercato è coperto
attualmente per i 2/3 da impianti fotovoltaici realizzati
con pannelli importati dall'estero”.
Ferrania Solis si propone,
quindi, quale base per la creazione del centro di eccellenza del fotovoltaico del Nord
Ovest con l'obiettivo di una
filiera industriale il più possibile integrata da sviluppare con il sostegno, le sinergie
e l'aiuto della Regione Liguria e del Ministero dello Sviluppo Economico nell'ambito delle opportunità offerte
dai Poli di Innovazione e dal
neonato Parco Tecnologico
Valle Bormida.
Presenti all'incontro anche
Giovanni Calvini, presidente di Confindustria Genova
e Fabio Atzori, presidente
dell'Unione Industriali di Savona. “La nuova realtà produttiva - ha rilevato l'ingegner Atzori - rappresenta un
segnale significativo di fiducia verso il recupero di questa grande area industriale.
Il settore dell'energia è strategico per il Paese, per Savona e tutta la Valle Bormida. Lo sviluppo di tutte le
iniziative potrà avere risvolti occupazionali importanti.
E' giusto attendere risposte
certe riguardo agli altri progetti industriali in discussione per il sito di Ferrania, a
cominciare dalla stessa centrale a biomasse, per la quale mi auguro possa ripartire
velocemente l'iter di realizzazione”.
N° 1 - 2010
15
Reparti produttivi di Ferrania Solis. La nuova attività occupa, dopo
i lavori di ristrutturazione, l'ex reparto dove si producevano le lastre
radiografiche
Numeri e risorse
di Ferrania Solis
La “mission” aziendale di Ferrania Solis è costituita da:
- Produzione e commercializzazione di moduli fotovoltaici
- Progettazione, commercializzazione ed installazione
impianti fotovoltaici
- Ricerca e sviluppo per l'ottimizzazione dei processi
produttivi, lo sviluppo di nuove tecnologie e la relativa
industrializzazione
Ferrania Solis ha iniziato la
produzione di moduli fotovoltaici in silicio cristallino che
sono disponibili sul mercato.
E' inoltre attiva nella progettazione e realizzazione di impianti fotovoltaici, anche chiavi in mano, per tutti gli usi, in
particolare industriali, su tutto il territorio nazionale in collaborazione con partner selezionati.
Ferrania Solis nasce dalla volontà e dall'impegno del Gruppo Messina nell'ambito del
progetto di reindustrializzazione nella val Bormida, in
provincia di Savona.
Con la prima linea produttiva
si arriva ad una capacità di
circa 15 MW. Il piano industriale prevede successivi investimenti per arrivare a 30
MW di produzione nel 2011,
per salire successivamente a
60MW.
Ferrania Solis si propone come riferimento tecnologico e
di servizi nel campo dell'energia fotovoltaica nel sito di Ferrania, ricco di 80 anni di storia, esperienza e leadership
nel settore chimico, fotografico e medicale, con il proprio
know-how e la passione per
l'innovazione.
Ferrania Solis vuole fare della capacità di analisi, delle
aspettative del cliente, della
competenza e della rapidità
nei rapporti con il mercato le
principali leve competitive e
di diversificazione.
Il prodotto, “made in Italy”, è
garantito da un Sistema di
Qualità' consolidato e risponde pienamente alle caratteristiche di efficienza ed affidabilità richieste.
I numeri essenziali
Partecipata da Ferrania Technologies SpA (50%) e Finemme Spa (50%)
Capitale sociale: 7,9 milioni
di euro
Area occupata: 19 mila mq
Investimenti in corso: 11,2 milioni di euro
Impianto produttivo
Collocazione
- attualmente in fabbricato ristrutturato di 1.750 metri
quadrati
- entro 2011 nel nuovo fabbricato di 8mila mq per il cui
allestimento sono già in corso lavori di bonifica e demolizione propedeutici alla costruzione
Occupazione
Gli addetti nella fase di “star
up” sono 32 e saliranno a 54
entro la fine del 2010; a regime, nel 2011, dovrebbero attestarsi a 76. Il piano industriale prevede che l'azienda,
nel 2012, raggiunga i 60 milioni di fatturato.
Un gruppo legato da 90 anni al trasporto navale
Messina: parte dal mare
l'avventura valbormidese
La storia del gruppo imprenditoriale che oggi gestisce
anche l'insediamento di Ferrania inizia nel 1921 quando
Giuseppe Messina, dopo varie esperienze armatoriali, si
trasferisce a Genova. Affida
l'attività al primogenito Ignazio, allora diciottenne, che
inizia servizi regolari di linea
utilizzando navi di bandiera
italiana. Nel 1929 la società
prende il nome di “Ignazio
Messina & C.” e, grazie al
consenso ottenuto dal mondo mercantile per i servizi
svolti in Nord Africa, ottiene
il “Guidone postale” tra Italia
e Libia.
Nel 1935 la compagnia arriva a collegare Mar Rosso,
Arabia Saudita e Africa Orientale. Alla fine della seconda
Guerra Mondiale, nonostante la perdita di quasi la totalità della flotta, la “Ignazio Messina” riprende l'attività ed estende i collegamenti alla Tunisia,
Algeria, Libano, Egitto e Afri-
ca Occidentale. Dal 1956, entrano in azienda i figli Gianfranco, Giorgio e Paolo.
Nel 1968, la compagnia genovese si specializza nei servizi regolari ro-ro container.
Durante la chiusura del canale di Suez seguita alla crisi del 1956, le navi Messina
sono le uniche, di nazionalità italiana, a garantire il servizio di linea per l'Africa Orientale ed il Mar Rosso. Nel 1975
è sempre una nave della Messina ad attraversare per prima il riaperto Canale di Suez
e ad iniziare il servizio contenitori per il Mar Rosso ed
il Golfo Arabico, esteso, in
seguito, ad India, Pakistan e
Sud Africa.
Nel 1982 scompare il fondatore della Compagnia e tra la
fine degli anni 80 ed inizi 90,
approda in azienda la quarta generazione con Andrea
Gais, Massimo, Ignazio, Stefano e successivamente Emanuele Messina. Grave perdi-
ta per il gruppo nel 2008 con
la scomparsa del vice presidente, ingegner Giorgio Messina.
L'armamento come
core business
Le caratteristiche che identificano la prima compagnia
italiana di navi ro-ro/portacontenitori e la seconda al
mondo, si leggono in questi
numeri: un giro d'affari di oltre 335 milioni di euro, più di
1000 dipendenti, 16 navi di
proprietà alle quali si aggiungeranno 4 nuove costruzioni recentemente ordinate in
consegna dal 2011 presso i
Cantieri Daewoo, oltre 55mila contenitori di proprietà,
77 vagoni ferroviari, 250mila mq di Terminal (Ronco e
Canepa) nel porto di Genova, un movimento annuo nel
solo porto del capoluogo ligure di oltre 240.000 teu,
173.000 metri lineari di rotabili e 106.000 tonn. di merce varia.
La Ignazio Messina & C. SpA
opera su linee specializzate
con capolinea a Genova e
scali nei porti principali del
Sud Europa, Africa Occidentale ed Orientale, Sud Africa,
Arabia Saudita, Mar Rosso,
Golfo Arabico, India, Pakistan, Libano, Egitto, Algeria,
Libia, Malta, Tunisia.
Al Gruppo genovese, controllato dalle famiglie Messina e
Gais, fa capo anche Finemme Spa, la holding che detiene, oltre ad attività e partecipazioni legate al core business del trasporto marittimo internazionale (liquido e
secco), anche alcune partecipazioni in aziende operanti in altri settori quali quello
immobiliare, finanziario ed industriale, tra cui, appunto,
Ferrania Technologies.
16
N°1 - 2010
La Fiera Florovivaistica IPM
(Internationale Pflantzen Messe) che si svolge tutti gli anni
ad Essen, laboriosa città al centro del distretto industriale della Ruhr in Germania, fra le Capitali Europee della Cultura
2010 come lo fu Genova qualche anno fa, è una grande vetrina della produzione europea
e mondiale di fiori, di piante e
ogni tipo di attrezzatura per
floricoltori, hobbisti e fioristi
nonché per gli amanti delle
composizioni floreali e per l'arredamento floreale. E' un grande evento che si caratterizza
per la presenza soprattutto di
operatori del Nord Europa e
sempre più anche del Medio
Oriente e del Nord Africa, fino alla lontana Cina che si
affaccia al mercato floricolo
con prepotenza, per il consolidarsi di rapporti già esistenti e la visibilità di offerta commerciale.
A livello ligure la partecipazione all'evento è caratterizzata dalla presenza sia del progetto Regione-Unioncamere,
sia della gestione operativa affidata alla Camera di Savona.
Lo spazio espositivo, progettato da Unioncamere Liguria
con risorse compartecipate Regione-Unioncamere Liguria, è
stato realizzato con materiale
dei produttori Flor.A.S e Acea
e gestito in collaborazione con
personale camerale di Savona,
dell'Istituto Regionale per la
Floricoltura di Sanremo e dell'Agenzia Turistica Regionale
In Liguria.
Lo spazio espositivo molto innovativo ed esclusivo ha voluto essere una vetrina delle aree
di produzione floricola e florovivaistica di eccellenza del
ponente ligure e una cassa di
risonanza promozionale per gli
operatori che già da anni partecipano a IPM con il marchio
collettivo floricolo “d'Albenga”. L'Istituto Regionale per la
Floricoltura di Sanremo ha inoltre fornito materiale illustrativo delle prove sperimentali, garantendo presenza e assistenza
nello stand. Alcuni prototipi di
nuove varietà di margherite in
prova e composizioni di piante grasse sono state esposte nello spazio espositivo. Tre video
hanno mandato in continuo immagini della produzione e del
sistema distributivo.
“Questa novità - ha dichiarato
il presidente camerale, Giancarlo Grasso - è la dimostrazione che se un progetto è serio e condiviso anche altri soggetti possono sostenerlo con
entusiasmo come stanno facendo le associazioni dei produttori e di questa serietà va dato
atto ad Acea e Floras che hanno promosso e coinvolto la Camera e la Regione dal 2002 nell'iniziativa promozionale”.
Le associazioni di categoria
agricole, Acea e Floras, in ap-
I fiori di Albenga
in vetrina a Essen
Iniziativa di Regione, Unioncamere e produttori
positi incontri al Centro Sperimentale di Albenga con i rappresentanti di Regione, Unioncamere e Agenzia In Liguria,
hanno definito collegialmente
di promuovere il marchio “d'Albenga” e l'immagine turistica
del territorio mentre la Camera di Savona ha finanziato alcune iniziative collaterali e promozionali.
“Gli spazi espositivi - ricorda
il segretario generale della Camera di Commercio di Savona Eliana Tienforti - hanno proposto una grande immagine del
territorio di produzione floricola e florovivaistica albenganese e hanno creato una cassa
di risonanza promozionale per
gli operatori che già da anni
partecipano a IPM.”
Sono stati distribuiti al pubblico e agli operatori interessati
depliant e brochure che illustravano le caratteristiche delle produzioni ingaune, allo scopo di supportare il lavoro informativo e promozionale di tutti gli operatori della filiera. Distribuiti al pubblico e agli operatori anche i poster della Floras, con materiale turistico abbinato, e i nuovi cataloghi floricoli che illustrano le caratteristiche delle produzioni albenganesi con il codice a barre unico. Inoltre tutti gli operatori
aderenti (6 aziende) hanno avuto materiale illustrativo e turistico dove erano descritte le
iniziative.
La Camera di Commercio di
Savona, in questo contesto, ha
realizzato alcune specifiche
azioni quali:
- sostegno all'attività dello stand
a supporto della presentazione del marchio floricolo con
una uscita pubblicitaria sulla
rivista della fiera TaspoToday che arrivava allo stand di
ogni espositore;
- predisposizione di un comunicato stampa distribuito presso i due Press Center a tutti i
giornalisti della fiera
- distribuzione di piante aromatiche (lavanda e rosmarino) sugli oltre 250 tavoli dei
ristoranti della fiera promuovendo così la conoscenza delle piante aromatiche a tutti gli
Sopra, lo “scenario” del padiglione
di Regione e Unioncamere Liguria
a IPM 2010, la fiera florovivaistica
di Essen: un'importante vetrina per
i fiori e le piante del ponente ligure
avventori,
- distribuzione presso lo stand
di materiale informativo in
lingua di tipo turistico ligure
e savonese
- pubblicazione di un annuncio sul marchio “d'Albenga”
relativo alla produzione floricola ingauna nella edizione
di fine gennaio della Markt
in Grun (rivista specialistica
di maggiore diffusione fra i
garden center tedeschi) per
oltre 7 mila abbonati.
Infine sono stati distribuiti depliant regionali sulla ricettività
turistica locale e su specifici
pacchetti di offerta, molto apprezzati, e informazioni sulle
caratteristiche del territorio.
Durante le giornate espositive
la standista di madre lingua tedesca, il personale dell'Istituto regionale, di Acea e della
Camera di Savona hanno svolto una azione di rete delle varie presenze liguri, cercando di
raccogliere indicazioni e proporre iniziative per una migliore e più coordinata presenza
dell'Ente pubblico locale a servizio delle aziende espositrici.
Aziende che sono di significative dimensioni e dalla influente capacità di penetrazione sul
mercato ma che non agiscono
sinergicamente in un momento che segna il punto di incontro di un comparto in cerca di
sicurezze sul prodotto e sui
rapporti e di accordi sempre
più garantiti.
Guglielmo Bonaccorti
N° 1 - 2010
17
“Esserci è importante
per conoscere i mercati”
L'obiettivo della “spedizione” savonese in Germania
I produttori albenganesi presenti cercano a IPM notizie e
informazioni dirette, in particolare per quanto riguarda l'andamento dei prezzi del mercato del Nord Europa e le tipologie di prodotto che fanno
tendenza. Quindi per i floricoltori l'obiettivo è un momento
di raccolta dati e comunicazione per un comparto della
filiera che si sente sempre più
dipendente dai comportamenti dei consumatori finali e dei
distributori.
Il ruolo dei commercianti è in
rapida evoluzione. Con il consolidamento del Consorzio
Acea per i mercati dell'Est europeo si è evidenziata una nuova consapevolezza associativa, dettata anche dalle difficoltà recenti del mercato oltre
che da un sano spirito corporativo, che comunque è auspicabile si affermi. Attualmente
ogni commerciante attrezza e
allestisce il proprio stand e
conferma la propensione ad
un comportamento ancora individualista. Ma la tendenza
ora più urgente, sia per i co-
sti che per la necessità di creare un'immagine del Sistema Albenga potrà, se ben condotta, portare ad
una evoluzione positiva di
questa mentalità. E' significativo il fatto che le Associazioni di categoria agricole abbiano proposto la prospettiva di un percorso condiviso di riconoscimento per i
prodotti dell'area albenganese auspicabilmente sotto il logo “d'Albenga”
Rispetto alla presenza delle
scorse edizioni dal 2002 al
2009, la partecipazione a IPM
2010 è risultata apprezzata
per l'insieme di iniziative ideate e realizzate. Da quest'an-
no la fiera ha voluto
poi spostare i giorni
di apertura dal fine
settimana ai giorni lavorativi, dal martedì
al venerdì, concretizzando un flusso più equilibrato fra operatori specializzati e pubblico generico rispetto alle passate edizioni,
tendenza riscontrata da tutti
gli operatori savonesi per una
maggiore continuità di presenza e un lavoro più specifico
con ogni potenziale cliente interessato.
Da riscontri raccolti durante le
giornate espositive, gli operatori hanno avuto la percezione di poter essere supportati
nelle loro iniziative da Camera di Commercio, Regione e
Unioncamere, ma la concreta operatività di gestione e di
lancio delle iniziative sul mercato dipenderà molto dall'atteggiamento degli stessi operatori e dalla coesione fra produttori e commercianti nel mettere a punto gli strumenti più
idonei per raggiungere i clienti con un prodotto dalla qua-
lità ineccepibile e soprattutto
dall'uso di un marchio di origine.
Ci sono stati numerosi contatti e interessamenti con
operatori stranieri, alcuni dei
quali hanno sollecitato la diffusione del marchio e la sua
veloce applicazione; esistono concrete aspettative anche da parte di clienti nor-
deuropei per una produzione unica sul mercato identificata come merita e valorizzata con l'apporto di una qualche certificazione. Paradossalmente, i clienti finali riconoscono che il prodotto di Albenga merita un apprezzamento maggiore ma non è riconoscibile rispetto a prodotti di altre zone.
scono singolarmente con la
loro presenza in fiera, curando direttamente l'allestimento degli spazi espositivi, non
manifestandosi in una omogenea e continua azione di
promozione e valorizzazione
di un prodotto abbastanza
identificato nelle piante aromatiche e fiorite in vaso. Aziende di significative dimensioni e dalla influente capacità
di penetrazione sul mercato
non agiscono sinergicamente in un momento che segna
il punto di incontro di un mer-
cato in rapida evoluzione. Di
anno in anno infatti il comparto segna la presenza di nuove aree produttive e la trasformazione continua della
proposta commerciale che si
ritiene lasci sempre meno spazio all'iniziativa del singolo
operatore.
Da tutta questa serie di considerazioni emerge, dopo otto anni di esperienza, la necessità di un tavolo di confronto fra i rappresentanti del
mondo floricolo ligure sia albenganese che sanremese
sul significato e le prospettive della presenza a IPM Essen 2011, ripensando un lancio del “Sistema Albenga” abbinato ad un percorso condiviso e non solo come etichetta di immagine. Andrà
anche prevista una apposita promozione per la prossima Euroflora. L'impegno dell'Assessorato regionale è ormai consolidato e gli operatori potrebbero essere contattati prima dell'estate per
progettare una presenza più
coordinata.
I grandi numeri di IPM 2010
Un evento mondiale
con 1.400 espositori
La mostra internazionale di
Essen, alla quale hanno partecipato oltre 1.400 espositori di 41 Paesi su una superficie di 110 mila mq e che ha
registrato oltre 60 mila visitatori qualificati di 76 Paesi, si
è da tempo affermata come
l'evento di maggior rilevanza
tecnica ed economica per il
settore florovivaistico europeo; il 70% degli operatori presenti dichiara di essere soddisfatto del successo commerciale dell'evento. La partecipazione italiana risale al
1983 con 12 aziende che oggi sono diventate oltre 50 nel
padiglione italiano e 100 in totale, portando gli operatori del
Bel Paese come secondo
gruppo straniero rappresentato dopo gli olandesi. I produttori albenganesi e liguri
presenti in modo singolo nel
2010 sono stati 6.
Rispetto alla presenza delle
edizioni dal 2002 al 2009, la
partecipazione a IPM 2010 è
risultata apprezzata per l'insieme di iniziative realizzate
ma soprattutto per la forte impronta dello stand, che ha fatto da volano di interesse del-
la produzione floricola “d'Albenga” e dell'intero territorio
come immagine turistica Dai
riscontri raccolti, gli operatori e i visitatori hanno avuto la
percezione della reale consistenza dell'attività produttiva
del settore. Una grande foto
aerea ha messo in rilievo la
vastità e la parcellizzazione
delle superfici produttive lasciando intuire l'immenso potenziale ma purtroppo la scarsa propensione a fare sistema. La presenza inoltre nella
giornata inaugurale di un folto gruppo di imprenditori agricoli regionali, coordinati dai
funzionari addetti alla floricoltura, ha permesso di far conoscere agli agricoltori l'iniziativa e percepire il significato
della presenza ad Essen e le
sensazioni del mercato.
Durante l'esposizione il personale regionale e camerale
ha svolto un'azione di raccordo delle varie presenze liguri, cercando di raccogliere indicazioni e proporre iniziative
per una migliore e più coordinata presenza dell'Ente pubblico a servizio delle aziende.
Infatti oggi gli operatori agi-
18
N°1 - 2010
Un forte incremento della cassa integrazione, che ha superato nell'arco del 2009 i due
milioni di ore tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria, che si accompagna
ad una diminuzione delle imprese artigiane e delle attività commerciali: è questa la
difficile situazione economica della provincia di Savona,
fotografata dai dati raccolti
dal Comitato provinciale dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale di Savona, presieduto da Giancarlo Battaglino, relativi alla situazione
economica della provincia e,
in particolare, agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e mobilità) autorizzati.
Raffrontando i dati del 2009
con quelli del 2007 e del 2008,
balza agli occhi come la situazione sia andata progressivamente peggiorando con
una crescita esponenziale della cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Anche se
Giancarlo Battaglino sottolinea come “le statistiche non
siano da leggere con occhio
troppo critico”, i dati relativi alla situazione della provincia di Savona richiedono
molta attenzione, poiché, aggiunge Battaglino, “mettono
in evidenza una situazione
economica stagnante che, anche per il 2010, non sembra
essere attrezzata per poter
sperare in una ripresa significativa”.
Alcuni dati su cui riflettere,
partendo dalle ore autorizzate relative alla cassa integrazione ordinaria. Nel 2007 la
provincia di Savona aveva
registrato un consuntivo di
278.234 ore integrate, dato
lievemente diminuito nel 2008,
con 258.170 ore, ma poi esploso nel 2009 con 1 milione
245.397 ore: un aumento, tra
il 2007 e il 2009, pari al
347,61 per cento (ossia
967.163 ore in più). In crescita anche la cassa integrazione straordinaria. Le ore
autorizzate nella provincia di
Savona nel 2007 ammontavano a 315.087, raddoppiate
nel 2008 con 641.708 ore e
ancora cresciute nel 2009 con
762.100 ore, per un incremento percentuale, nel biennio 2007-2009, del 141,87
per cento (447.013 ore in più).
Facendo la somma tra le ore
di cassa integrazione ordinaria e straordinaria si passa
dalle 593.321 ore del 2007 ai
2 milioni 007.497 del 2009
per una crescita del 238,35
per cento (1.414.176 ore integrate in più).
In crescita anche la disoccupazione nella provincia di Savona. Le domande di disoc-
La cassa integrazione
sale a 2 milioni di ore
La crisi “fotografata” da Giancarlo Battaglino, presidente dell'Inps
“
Il 2009, nel raffronto con i due
anni precedenti, emerge come un “anno orribile” per l'economia, mentre i
deboli segnali di ripresa produttiva
rinviano al secondo semestre del 2010
l'appuntamento con l'uscita
dalla recessione
cupazione presentate dai lavoratori e accolte (tra disoccupazione ordinaria e speciale e disoccupazione da requisiti ridotti) ammontavano nel 2008 a 8.713 unità,
mentre nel 2009 sono salite
a 9.896 per un incremento
del 13,58 per cento (1.183
unità). Più pesanti i dati sulla mobilità. Se nel 2008 l'indennità di mobilità era assegnata a 92 unità, nel 2009 il
numero ha raggiunto le 362
unità per una crescita del
293,48 per cento.
“Il 2009 - sottolinea Battaglino - ha visto crescere gli
ammortizzatori sociali: un
dato che preoccupa soprattutto se visto nella sua progressione a partire dal 2007.
Il timore è che nel 2010 non
ci sia più spazio per le proroghe nell'ambito della cassa integrazione ordinaria,
mentre per l'assegnazione della straordinaria i parametri
sono più rigidi e complessi,
con l'obbligo di dimostrare
dati alla mano una ristruttu-
razione in corso, uno stato di
crisi di settore e una condizione di crisi aziendale. Pertanto quest'anno le imprese
dovranno accedere ad ammortizzatori sociali in deroga”. Battaglino sottolinea una
certa preoccupazione da parte dell'Inps per il rischio di
aumento della disoccupazione nel 2010. “Dal nostro osservatorio sulle aziende - rileva il presidente provinciale dell'Inps - abbiamo notato
come le imprese si stiano stabilizzando rispetto al 2007 su
una produzione inferiore. Se,
ad esempio, un'azienda produceva 100 e oggi produce
70, per mantenere in equilibrio i costi per unità di prodotto dovrà necessariamente
diminuire il numero delle
unità lavorative, per cui temiamo che nel corso dell'anno si verifichi un'ulteriore
perdita di posti. Quindi, la timida ripresa economica del
2010, che qui vedremo forse
nel secondo semestre dell'anno, non preserverà dalle dif-
ficoltà i lavoratori e, di conseguenza, le famiglie. L'auspicio è che nel primo semestre gli ammortizzatori in deroga siano sufficienti”.
Infine, difficile, in base ai dati forniti dall'Inps, anche la
situazione del settore artigiano e del commercio savonese. Per quanto riguarda il lavoro autonomo relativo alle
imprese artigiane, nel 2009
le attività cessate sono state
982, mentre le nuove iscrizioni solo 841 per un meno
14,35 per cento (pari a meno
141 unità).Gli addetti attivi
nel 2009 nel settore artigiano erano nel totale 11.417
(9.448 maschi e 1.969 femmine). Più critica la situazione nel settore del commercio: nel 2009 le cessazioni
sono state ben 1.670, mentre
le aperture solo 1.008, con
una perdita secca di 662 unità
locali. In totale gli addetti nel
commercio nel 2009 erano
7.537 maschi e 5.424 donne.
Silvia Campese
N° 1 - 2010
19
Pensionati di lungo corso
un terzo ha passato gli 80
Popolazione longeva, ma gli assegni sono leggeri
Edilizia e artigianato sono tra i settori che più hanno risentito
della congiuntura avversa. Nell'industria, crescita esponenziale della cassa integrazione. Nell'altra pagina, la sede Inps di
Savona e, sotto, il presidente Giancarlo Battaglino
Altrettanto interessanti, per
fotografare la situazione
economica della provincia
di Savona, sono i dati, sempre forniti dall'Inps, relativi
al “pianeta pensioni”. “Ciò
che emerge immediatamente dalla lettura delle informazioni raccolte dall'Istituto Nazionale di Previdenza
Sociale di Savona - fa notare il presidente Giancarlo
Battaglino - è che la popolazione savonese è longeva, ma, per la maggior parte, i livelli retributivi sono
piuttosto bassi. Un altro dato fa riflettere, anche se, in
realtà, rispecchia la situazione nazionale e non costituisce un aspetto particolare della nostra provincia: il
rapporto pressoché paritario tra numero di lavoratori
e numero di pensionati”.
Per quanto riguarda la longevità, la quarta età, gli ultra ottantenni, sfiorano il 30
per cento dei pensionati,
ma il 75 per cento delle pensioni ha un importo lordo
che va da 0 a 1.000 euro al
mese, di cui il 44 per cento si ferma a 500 euro al
mese, mentre solo il 3,5 per
cento supera i 2.000 euro
mensili. “Da questi dati - ha
detto il presidente del Comitato Provinciale Inps - si
può desumere come nella
provincia non vi sia una forte economia con livelli retributivi elevati, ma, al contrario, si denota come la
maggior parte dei redditi
che hanno contribuito a calcolare la pensione siano
molto bassi e variegati nelle diverse tipologie di lavoro, tra il lavoro autonomo e
il lavoro stagionale, essendo la nostra una provincia
che si presta molto a tali tipologie di lavoro”.
Scendendo nei particolari
e partendo da due dati,
286.646, il numero di residenti nell'anno 2009 nella
provincia di Savona, e
175.680, il numero della popolazione attiva, compresa
cioè tra i 16 e i 64 anni, al
primo gennaio 2010 le pensioni totali Inps risultano essere 105.263 erogate a favore di 92.975, pari all'88,32
per cento, considerando che
il numero delle pensioni è
comprensivo di tutte le tipologie e non è riferito al
numero dei pensionati in
quanto esistono molti bititolari, pertanto il rapporto è
tra la popolazione attiva e
le pensioni. Estremamente
interessante, in questo senso, il rapporto tra la popolazione attiva e i lavoratori
occupati. Rispetto alla popolazione attiva, i lavoratori occupati risultano 98.792,
pari al 56,21 per cento e al
34,45 per cento sulla popolazione residente. I lavoratori occupati risultano così
suddivisi per tipologia: 59,59
per cento dipendenti industria e servizi, 15,80 per
cento commercianti, 12,91
per cento artigiani, 4,90 per
cento agricoli, 6,80 per cento parasubordinati. Ancor
più interessante il rapporto
tra lavoratori occupati e numero delle pensioni e tra
lavoratori occupati e numero pensionati: sono 1,07 le
pensioni per ogni occupato, e 0,94 pensionati per
ogni occupato. Un dato che,
secondo Battaglino, rientra
nella media nazionale riflettendo il quadro dell'insieme
della situazione pensionistica italiana.
Entrando ancora nel dettaglio e suddividendo le pensioni per classe d'importo,
emerge che le pensioni superiori al minimo sono il
45,80 per cento (48.207),
quelle che non superano il
trattamento minimo sono il
17,82 per cento (18.753),
le pensioni e gli assegni sociali sono il 2,64 per cento
(2.792), le invalidità civili e
di accompagnamento sono
il 10,39 per cento (10.940)
e i titolari di più pensioni
sono 23,35 per cento
(24.581). Colpiscono particolarmente i dati che emergono da un'analisi delle fasce pensionistiche per età
e per reddito. La fascia di
pensionati che ha meno di
54 anni costituisce l'1,68
per cento (1.561 unità); la
fascia tra i 55 ed i 64 anni
costituisce il 15,53 per cento (pari a 14.438 unità); la
fascia da 65 a 79 anni costituisce il 53,60 per cento (pari a 49.838 unità); infine, la fascia dagli 80 anni in su costituisce il 29,19
per cento (27.138 unità),
dato che peraltro mette in
evidenza la longevità di chi
risiede in provincia di Savona.
Inoltre, il 44,37 per cento
delle pensioni è compreso
in una fascia di reddito tra
0 e 500 euro, il 31, 97 per
cento tra 501 e 1.000 euro,
il 15,85 per cento tra 1.001
e 1.500 euro, il 4,25 per cento tra 1.501 e 2.000 euro e
solo 3,56 per cento oltre i
2.001 euro.
S. Camp.
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N°1 - 2010
Ecco le imprenditrici
del “made in Savona”
Giovani, grintose e con molte idee: sono le donne artigiane
Sono giovani, preparate, combattive e non temono la concorrenza maschile: è questo
il profilo delle artigiane al
femminile della provincia di
Savona. Un mondo da scoprire, una vitale risorsa per
l'economia provinciale, fatta
di impegno, di fatica, di quotidiano lavoro, sempre con
quel tocco femmineo che si
distingue per grinta, per fantasia e per volontà di rinnovare il proprio prodotto in nome della qualità.
Proprio la ricerca della qualità sembra essere la chiave
del successo delle artigiane
del Savonese che, all'unanimità, hanno sottolineato come la ricerca dell'eccellenza
le abbia aiutate ad affrontare
il momento di forte crisi economica. Curare la propria bottega o la piccola impresa, migliorare e promuovere attraverso tutti i canali possibili,
in Italia e all'estero, il proprio
prodotto, instaurare un rapporto di fiducia con il cliente: sono queste le strategie alla base del successo delle donne artigiane
che, nella piccola dimensione del mondo
artigiano, si
possono definire vere e proprie imprenditrici in grado
di affrontare il
mercato con
competitività.
Non meno importante lo spirito associativo che vede le
artigiane savonesi iscritte e,
in molti casi, impegnate attivamente nelle organizzazioni di categoria, CNA e Confartigianato.
Paola Freccero, 48 anni, titolare della Pasta Fresca “Fratelli Delfino” a Toirano, attiva nella CNA, prosegue una
tradizione da anni al femminile. “Mia suocera, originaria di Sciarborasca, vicino a
Cogoleto, dove con la famiglia gestiva un mulino con la
produzione di pasta secca, negli anni sessanta ha avviato
un'attività di laboratorio e punto vendita a Borghetto Santo
Raffaella Iaffaldano nella sua pasticceria; sotto, Giuliana Pastorino col figlio Cristiano e, a sinistra, Paola Freccero
Spirito - dice Paola Freccero.
- Nel 1988 abbiamo intrapreso una collaborazione con la
ditta 'Oliva', la prima a occuparsi di surgelati, che ci aveva contattato affinché le fornissimo pasta fresca per la
vendita. Il mercato ha preso
piede in poco tempo e così
abbiamo deciso di lavorare in
modo autonomo attrezzando un laboratorio a Toirano”. Oggi l'attività di Paola Freccero,
che lavora con
il marito e il
cognato, produce, confeziona e surgela pasta per
vendita all'ingrosso offrendo un prodotto di alta qualità. “Prepariamo solo prodotti che piacciono anche a noi - spiega - con
formaggio scelto, farina proveniente da un mulino antico, boragine della piana di Albenga, uova pastorizzate. Tra
i nostri prodotti segnaliamo
ravioli ripieni di pesce, mezzelune con gamberetti e zucchine, margherite di cernia, il
tutto con pasta sottile e delicata. Non manca la concorrenza della grande industria,
ma il prodotto di qualità ha
sempre una sua nicchia di mercato”.
La passione per il proprio la-
voro sta anche alla base dell'attività di Giuliana Pastorino, titolare di “SD Serramenti” a Millesimo. 46 anni,
venti dipendenti, iscritta alla
CNA. Porta avanti l'impresa
con il proprio compagno e il
figlio in un'ampia sede di 5.500
metri quadrati, di cui 3.500
coperti. “È una realtà che mi
riempie di soddisfazione, nata e cresciuta dalla passione
- osserva Giuliana Pastorino
- e che ci vede protagonisti
nella produzione di serramenti in alluminio e, di recente,
anche in PVC. Abbiamo aperto la prima sede a Roccavignale nel 1994 e poi nel 2007
ci siamo trasferiti a Millesimo. Ci siamo sistemati in una
posizione strategica, tra Liguria e Piemonte, e ci distinguiamo per tecnologia e qualità. Soprattutto, abbiamo creato in azienda un clima di affetto e collaborazione con i
dipendenti, come in una grande famiglia, e anche questo
aspetto ci premia attraverso
una responsabilizzazione che
coinvolge tutti e che ha effetti positivi sul mercato”.
Lavoro e impegno quotidiano anche in una realtà più piccola come quella di Michelle Bernat, 33 anni, iscritta alla CNA, titolare del laboratorio ceramico “Mi-Art” ad Albissola Marina. Un'altra “storia” di generazioni al femminile, visto che sino all'anno
scorso Michelle era titolare
con la madre, mentre oggi ha
intestato a sé la ditta. “La mia
attività - ha detto - nasce dalla passione: dopo gli studi al
Liceo Artistico e alla scuola
di Design di Genova presso
la Facoltà di Architettura ho
deciso di intraprendere questo percorso. Ci occupiamo
soprattutto di decoro tradizionale, dallo stile Bianco e Blu
al Levantino, ma realizziamo
anche pezzi moderni, sempre
nell'ambito dell'oggettistica:
animaletti, tazzine, scatole,
vasi, piatti, qualche lampada”. Tra le produzioni moderne, di particolare interesse alcuni pezzi caratterizzati da
cristalli speciali e aggiunte di
vetro. “La concorrenza delle
N° 1 - 2010
21
Da sinistra, la legatoria Finalborgo
di Anna Maria Arobba, la ceramista Silvia Calcagno di Off Gallery
ad Albissola Marina e Arianna Cavallaro, titolare delle Bontà del Belvedere, ad Altare
grandi produzioni industriali
è ovviamente pesante - sottolinea Michelle Bernat - ma
l'artigianato di qualità si distingue sempre e noi cerchiamo di far conoscere il nostro
lavoro partecipando a fiere e
mostre dell'artigianato di rilievo”.
Competenza e capacità di incidere e farsi spazio sul mercato per Raffaella Iaffaldano, 40 anni, iscritta alla CNA,
titolare della “Pasticceria Riviera” di Alassio con nove dipendenti, un bancone di 4 metri per la pasticceria e 5 per il
bar. “Il locale - racconta - è
aperto da più di trent'anni. Io
l'ho rilevato sei anni fa e, appena possibile, ho rinnovato
completamente l'arredo. Vantiamo una produzione artigianale d'eccezione: il famoso
bacio della Riviera di Alassio, baci di dama, biscotti secchi di frolla, venti tipi di brio-
ches tra cui una speciale, prodotta solo da noi, fatta di sfoglia e mandorla. Inoltre, il nostro Bacione, un maxi bacio
di Alassio, da noi prodotto e
brevettato e baci normali o
mignon”. Non meno pregiata la gelateria con una scelta per tutti i gusti. Grande capacità imprenditoriale e abilità nella promozione premiano Raffaella Iaffaldano che,
pur in un momento di crisi,
è in controtendenza e a breve espanderà la sua attività
con l'apertura di una filiale a
Carpi, vicino a Modena. “Ci
siamo affermati, per la qualità dei nostri prodotti, in tanti concorsi nazionali - ha detto - e ci proponiamo sempre
in nuovi settori, non ultimo
quello della produzione di
torte monumentali per matrimoni. Il nostro motto è qualità e gentilezza: il cliente ci
ripaga sempre”.
Una filosofia molto vicina
anche al modo di lavorare di
Silvia Calcagno, 35 anni,
iscritta a Confartigianato, titolare del laboratorio e atelier “Off Gallery” di Albissola Marina. Dopo gli studi
al Liceo Artistico e all'Accademia di Belle Arti di Genova, ha ottenuto la qualifica
regionale di Ceramista Designer in grès. “Nel 2001 dice Silvia Calcagno - mi sono dedicata all'insegnamento inaugurando la scuola di
ceramica 'Officine Artistiche', ma poi ho iniziato una
vera e propria attività di produzione aprendo nel 2006
'Off Gallery'. Qui porto avanti due filoni: quello artistico
e la produzione di oggettistica e design. Ci occupiamo
anche di arredo e di recente
abbiamo realizzato la copertura per un caminetto di grandi dimensioni, due metri per
un metro e mezzo, con circa
quaranta piastrelle in grés
smaltato e oro a terzo fuoco”. Proprio il grés, la porcellana e le cotture ad alta
temperatura sono le peculiarità dell'attività di Silvia Calcagno, inusuali ad Albisola.
“Lavoriamo molto su ordinazioni ad hoc e su commissioni - ha detto, - sperimentiamo l'uso di terre sempre
diverse provenienti da Italia,
Spagna e Francia, accettiamo nuove sfide ponendoci
solo come limite un taglio
artistico. Instauriamo un rapporto di fiducia con il cliente e partecipiamo a fiere di alta qualità come quella di Aubagne, in Francia”.
La qualità è di casa anche da
“Le Bontà del Belvedere” ad
Altare, di cui è titolare Arianna Cavallaro, 40 anni, iscritta a Confartigianato, che ha
alle spalle un'attività di ristorazione, avviata dai suoceri,
sempre ad Altare nel 1967.
“Nel 2005 - sottolinea - abbiamo trasformato il ristorante-albergo in laboratorio dove produciamo confetture, gelatine di vino e frutta, baci di
nocciole, castagne e caffè, il
tutto realizzato con prodotti
di qualità del nostro territorio: albicocca di Valleggia, farina del presidio Slow Food
di Calizzano, nocciole IGP
del Piemonte. Partecipiamo
a grandi manifestazioni quali Il Salone del Gusto di Torino, Cheese a Bra, Tutto Food
a Milano dove abbiamo vinto il premio per il Prodotto di
Nicchia con il bacio di castagne”. Anche Arianna Cavallaro è certa che la qualità sia
sempre premiata e abbia sempre spazio sul mercato e, in
questo senso, lavora a diversi progetti, tra cui la realizzazione di prodotti in formato
snack per raggiungere un pubblico diverso e più ampio, oltre alla nuova collaborazione
con alberghi per le colazioni
all'insegna del gusto con confetture speciali.
Un impegno e un lavoro costante che premia in tutti i
campi, come sottolinea Antonella Pedullà, 51 anni, parrucchiera, titolare di “Hair
Team” di Finalpia, iscritta a
Confartigianato. “Dopo le
scuole medie - spiega - ho intrapreso una serie di corsi per
specializzarmi in questo settore dove già lavoravano i
miei genitori. L'attività è nata con mia mamma e mio papà,
a Finale, negli anni sessanta.
Negli anni settanta il trasferimento del negozio a Finalpia, per uomo e donna, di cui
sono divenuta titolare. Si tratta di un'attività che nasce dalla passione e dall'impegno che
ci premiano sempre. Infatti,
nonostante la crisi e la contrazione del settore turistico
anche nel nostro territorio, noi
continuiamo a lavorare bene
con una clientela fidelizzata”.
Restando nel finalese, ma spostandosi in uno dei Borghi più
belli d'Italia, Finalborgo, curiosa e originale è l'attività di
Anna Maria Arobba, titolare della “Legatoria del Borgo”, iscritta a Confartigianato. “La mia bottega - ricorda
- ha aperto nel 1983 come
semplice rilegatoria per vecchi libri. Poi la passione e la
decisione di dare spazio alla
creatività ampliando la produzione. Tra gli oggetti di
maggior successo ci sono i
paralumi che produco a mano in cartapesta con fiori secchi, ma dalla carta sto spaziando ad altri materiali come la stoffa con cui realizzo
album fotografici particolari,
accessori e complementi vari, tra cui borsette e sciarpe.
Si tratta di pezzi unici, quindi di un profotto molto impegnativo e faticoso che ha tempi di lavorazione lunghissimi. Un lavoro, però, che ripaga sempre, poiché il cliente riconosce, apprezza e sceglie la qualità”.
Silvia Campese
22
N°1 - 2010
Nell'assemblea provinciale che
si è tenuta nella sala dell'auditorium San Carlo di Albenga, è stata rinnovata la dirigenza della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) della provincia di Savona. Questi i risultati delle elezioni. Presidente: Aldo Alberto (riconfermato). Membri dell'esecutivo:
Gianna Benedetti , Osvaldo
Geddo, Valter Sparso, Gianluigi Nario. Rappresentanti dei
gruppi di interesse economico: Jochen Mewes (floricoltu-
Innovazioni organizzative e
volontà di riconquistare al
settore primario, anche nel
Ponente, un ruolo strategico da protagonista, hanno
caratterizzato l'assemblea
generale provinciale della
Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) chiamata a
rinnovare il quadro dirigente per il prossimo quadriennio prima in sede locale e
poi nazionale. “Vogliamo ritornare ad essere protagonisti sconfiggendo il cemento che sottrae terreni alle colture, combattendo filiere di
commercializzazione che ricaricano sui prezzi in modo
insostenibile, evitando eccessi di burocrazia e di adempimenti inutili”, ha detto Aldo Alberto, riconfermato alla presidenza, indicando le
principali linea d'azione del
nuovo mandato.
“Le cose sono maturate ha spiegato Alberto nel corso della sua relazione in occasione del rinnovo delle cariche direttive -, stiamo procedendo verso una riorganizzazione interna, avviando così uno sforzo collettivo della nostra confederazione, che d'ora in poi sarà
presieduta dagli stessi produttori e non dai funzionari. In previsione dell'appuntamento assembleare abbiamo coinvolto e ascoltato il
territorio della provincia con
12 assemblee di
ba-
Nuovi vertici: Alberto
confermato presidente
ra), Mauro Sandri (orticoltura), Sandro Gagliolo (olivicoltura), Giampaolo Pisano (agriturismo), Ilaria Giuliano (vendita diretta), Mirco Mastroianni (vitivinicoltura) e Luca Lanzalaco (giovani). Rappresentanti di zona: Fabrizio Briozzo
(Albenga), Giuseppina Corso
Stella (Ceriale), Innocenzo Divizia (Andora), Vincenzo Pam-
parato (Finalese), Enrico Bertolotto (Savonese), Angelo Rizzo (Valle Bormida), Francesco
Romano (Sassellese).
Fanno parte del direttivo provinciale: Sergio Aicardi, Emanuela Ricci, Giancarlo Enrico,
Gabriella Ardissone, Giuliano
Negrino, Chiara Vergagni Chiara, Luciano Gallizia, Daniela
Baldari, Giampaolo Enrico, So-
nia Alberto, Gianni Panizza,
Sabina Pastorino, Ivo Paccino, Fabrizio Giacobbe, G.B.
Aimone Vio, Maurizio Pastorino, Marco Facollo, Giorgio
Pesce, Vincenzo Bellissimo,
Giovanni Zunino, Alessandro
Salati, Aldo Castellano, Rinaldo Orione, Marco Boffrio, Riccardo Sancio, Enrico Codara,
Giorgio Scarrone, Ugo Vallerga, Silvana Vella, Federico
Pongibove, Simona Giannini,
Benito Lagorio, Caterina Zorelli, Giovanni Canova.
Aldo Alberto è stato confermato per
altri 4 anni alla guida della Cia
L'agricoltura non può
perdere altro terreno
Assemblea della Cia ad Albenga, tra opportunità e rischi
se, molto partecipate e ricche di fermenti. Con il risultato che è stato possibile individuare alcune linee di sviluppo, partendo da una realistica analisi dello stato dell'agricoltura provinciale”.
La novità dell'organigramma in cui si articola ora il
direttivo della Cia provinciale consiste nell'adozione
di una ripartizione della rappresentanza sulla base sia
delle rivendicazioni e delle
proposte territoriali, sia delle politiche specifiche dei
vari settori in cui si articola l'attività agricola complessivamente intesa. Si è cioè
data una base strutturale alle esigenze del territorio
(comprensorio per comprensorio) e a quelle dei diversi
comparti: floricoltura, orticoltura, vitivinicoltura, olivicoltura, agriturismo, vendita diretta.
Ma la rivendicazione di maggior spessore anche operativo è stata quella avanzata
dal presidente riconferma-
“
Cambia la struttura della Confederazione Italiana Agricoltori, ma non
cambiano i problemi: continua lo
“scippo” dei campi per sempre nuove
costruzioni, prezzi che si moltiplicano
lungo le filiere distributive, eccessi di
burocrazia e adempimenti inutili
to per mettere al centro dell'attività della Cia provinciale i produttori, procedendo ad un'ampia rivisitazione delle incombenze che
spettano alla struttura associativa. “Il compito di una
confederazione come la nostra non si può certo limitare ad una consulenza di tipo tecnico. E' certamente
fondamentale fornire servizi adeguati ai tempi e alle
necessità delle aziende, ma
non è sufficiente. La nostra
consulenza - ha aggiunto deve essere a 360 gradi, puntuale e qualificata, ma
dobbiamo anche fornire
all'imprenditore tutte le analisi, i dati e tutte le possibili strategie per metterlo in
condizione di prendere per
la propria azienda le migliori decisioni possibili”.
Non è mancata, infine, anche una rivendicazione di
orgoglio, quando Alberto,
ha ricordato che “la terra fa
parte della nostra identità
nazionale, e come tale va sostenuta. Dobbiamo essere
fieri della nostra capacità di
reazio-
ne, della nostra caparbietà,
della nostra voglia di fare,
del nostro essere duri senza
perdere la tenerezza”.
E i nemici da cui guardarsi? Così li riassume Aldo Alberto: “ Li elencherei, per
titoli, in questo modo:
1. Il governo avrebbe dovuto capire i motivi della nostra mobilitazione e la richiesta di decretare 'lo stato di crisi dell'agricoltura',
chiamando tutti a raccolta
con una Conferenza nazionale agricola.
2. Le indecisioni che ci portano a pagare il gasolio con
la accisa perché in finanziaria non è stato inserito un
centesimo nel capitolo di riferimento;
3. Una selva di norme che è
diventata una burocrazia spaventosa: sul territorio ci siamo noi, non ci sono delinquenti o pericolosi terroristi;
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risolvere i problemi e dare so e sconcertato nell'attuaprospettive al settore. Noi le gestione del territorio è
su questo terreno siamo di- che si ascoltano solo dichiasponibili e lo proclamiamo razioni tese a dare valutadi nuovo pubblicamente, zioni positive del patrimoognuno di noi si prenderà le nio immobiliare esistente, e
responsabilità delle proprie ad una sorta di refrain sul
decisioni. Su questa questio- tema “seconda casa è bello”
ne non faremo sconti a nes- che sembra preludere a nuove corpose edificazioni. Non
suno”.
“I nostri prodotti sono di ta- mi sono scoperto ambientale qualità che potrebbero sta- lista dell'ultima ora ma non
re quasi tutti in un cestino si può andare avanti così.
natalizio”, ha ricordato Al- Ritengo che non sia un caberto passando a trattare il so che questa sensibilità e
tema della qualità (fonda- preoccupazione sia stata
mentale per affrontare il mer- espressa negli ultimi anni
anche dall'Ucato) e della
nione Procooperazione.
Aldo Alber- vinciale deIl presidente
ha aggiunto to: “Ritornano di gli Albergainfatti: “I nomoda le seconde tori. Se imstri ortaggi o case. Ma le lezioni prenditori in
le nostre pian- del passato non so- campi così
diversi si
te sono trattano servite proprio preoccupano
ti sia dalla
a nulla?”
della gestiogrande distrine del terribuzione che
dal commercio in genere co- torio è un segnale che qualme prodotti civetta, prodot- che disagio esiste, non è solti che servono a dare, non tanto fumo”.
solo guadagno, ma anche Alberto, di fronte alla comlustro a chi li vende. Do- plessità del mondo reale, ha
vremmo trarre grande pro- saputo rilanciare una forte
fitto da tutto ciò, ma lo fac- richiesta di partecipazione
ciamo solo in parte perché e di condivisione di responabbiamo forse addirittura sabilità e di proposte. La rinel Dna uno sfrenato indi- cetta per come condurre nel
vidualismo che limita il red- prossimo quadriennio la Cia
dito delle nostre imprese”. può stare in questa sua fraInteressante, poi, un altro se: “Bisogna fare in modo
passaggio della relazione del che nascano dagli associati
presidente provinciale del- e dalle aziende gli stimoli
la Cia, quando ha indicato che dovranno determinare
una concordanza di posizio- le scelte e le proposte per la
ni per quanto riguarda la ge- nostra agricoltura”.
stione del territorio con gli
Romano Strizioli
operatori del turismo savonesi. Ha detto Aldo Alberto: “Il problema che mi lascia perples-
“
4. Una gestione del territorio che ha visto cedere negli anni in tutta la provincia
ad urbanizzazioni più o meno selvagge, col rischio per
l'agricoltura di perdere la
massa critica minimale”. In
modo inedito, la “nuova”
Cia mette in evidenza come
ci sia una unità di intenti con
gli albergatori, anch'essi interessati alla difesa e alla valorizzazione del territorio,
dei suoi prodotti e della sua
natura.
Il presidente ha fatto inoltre notare: “Abbiamo messo in piedi uno sforzo organizzativo che è appena all'inizio del suo percorso, uno
sforzo che ha l'intenzione di
creare nuovi gruppi dirigenti che possano traghettare la
nostra agricoltura in un futuro fatto di nuovi progetti,
di sinergie con altri settori.
Gruppi dirigenti capaci di
affrontare le nuove sfide per
le aziende, i nostri prodotti
e i mercati di riferimento”.
Per quanto riguarda la collocazione della floricoltura
ligure e italiana nei confronti del contesto europeo, nella relazione Alberto ha evidenziato: “L'agricoltura europea sta attraversando momenti difficili, e quella savonese non è certo da meno in fatto di difficoltà per
le aziende. Le nostre produzioni pregiate e di nicchia
ci hanno sinora abbastanza
difeso dagli effetti della crisi ma oggi dobbiamo rilanciare con nuove iniziative
per dare prospettive durature a tutto il settore. Le nazioni europee di maggior importanza agricola hanno definito il settore primario strategico per il loro futuro, individuando ed indicando strade di uscita dalla crisi e mettendo le mani nelle casse
dello Stato anche con
interventi diretti a sostegno
delle aziende in difficoltà”.
“Indispensabile unitarietà”
è la formula con la quale la
Cia provinciale intende affrontare e gestire i rapporti
con le altre due organizzazioni degli agricoltori, Coltivatori Diretti e Confagricoltura. Interessante il passaggio che il presidente rinnovato Aldo Alberto ha dedicato a questo tema nella
sua relazione. “Mi sono riletto la relazione che feci all'assemblea elettiva di quattro anni fa - ha sottolineato
- vi era contenuto un forte
appello in direzione di una
decisa unità di intenti tra le
confederazioni in difesa dell'agricoltura. Non posso fare a meno di invocare, nuovamente, un'indispensabile
unitarietà delle organizzazioni agricole. Occorre battersi assieme per
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