sottoPassaggio a Nord Ovest Dalle parole ai numeri, con l'auspicio di poter passare - in tempi ragionevolmente veloci - ai fatti. Un convegno, quello del 18 gennaio scorso alla Camera di Commercio di Savona, che ha consentito di mettere un punto fermo al discorso, fin qui troppo frammentario, sulla realizzazione dell' Autostrada delle Alpi del Mare, ovvero del collegamento tra Albenga, la Valle Bormida e Predosa, dove si incontrano l'autostrada dei Trafori e la diramazione verso la A7 Genova - Milano. Parterre d'eccezione, con i rappresentanti di quattro province, quelle del Ponente ligure e del Basso Piemonte, ormai consapevoli, ad ogni livello, della necessità di avere a disposizione un collegamento costa ligure - pianura padana alternativo agli itinerari costieri (Autofiori e Savona-Genova) ormai vicini alla congestione - e già sovrasaturi nei periodi di punta estivi. “E' tempo di dare alcune risposte - ha sottolineato il presidente della Ca- “ I numeri presentati al convegno di gennaio alla Camera di Commercio di Savona dimostrano che l'Autostrada delle Alpi del Mare è una priorità strategica per Piemonte, Liguria ma anche Lombardia. Sarà costosa, perché prevede 80 km in galleria, ma “s'ha da fare” mera di Commercio di Savona, Giancarlo Grasso, introducendo i lavori - e soprattutto di cominciare a discutere nel concreto, scegliere il tracciato definitivo, ricercare il consenso sul territorio attraversato, inventarsi soluzioni finanziarie che prevedano il forte coinvolgimento di capitali privati assieme al necessario sostegno dello Stato”. Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, si è detto felice della decisione di indicare il nuovo collegamento come Autostrada delle Alpi del Mare, “simbolo di un grande disegno programmatorio che può dare un futuro ai nostri ter- ritori e che nello stesso tempo ha una valenza nazionale ed europea sia perché è fondamentale per evitare il congestionamento costiero sia in quanto i rapporti con la sponda sud del Mediterraneo rappresentano la sfida economica dell'Europa per i prossimi 50 anni”. “Stiamo parlando di questa autostrada da 40 anni - ha aggiunto Luigi Sappa, presidente della società per l'Autostrada Albenga-Garessio-Ceva ed ex sindaco di Garessio -. Abbiamo tenuto accesa una speranza: ora si tratta di prendere delle decisioni condivise e incisive, anche modificando le ipotesi ori- segue a pag. 2 2 N°1 - 2010 ginarie, alla ricerca di una compatibilità economica che tuttavia non può mettere in secondo piano il fatto che quest'opera è assolutamente strategica per tutto il nord ovest italiano”. “Il Comune di Savona - ha detto il sindaco Federico Berruti nel suo intervento di saluto ha le sue priorità in campo trasportistico, che sono l'esigenza di avere ferrovie più efficienti anche senza potenziare le infrastrutture e di migliorare radicalmente la mobilità stradale con la realizzazione dell'Aurelia bis. Ma alzando la nostra visione oltre la città appare evidente come l'autostrada tra il ponente e la pianura padana rappresenta l'infrastruttura più interessante per decongestionare il nodo di Savona”. “Questo territorio - è intervenuto il presidente della Provincia Angelo Vaccarezza - ha avuto tante opportunità di crescita infrastrutturale, ma gli interessi particolari hanno trasformato autentiche occasioni di sviluppo in arabeschi incomprensibili, che hanno vanificato i progetti e fatto sparire i finanziamenti. La lezione è che da soli non si va da nessuna parte, e non è un problema di colore politico o di area geografica ristretta. I tecnici devono darci il progetto migliore, poi toccherà a noi politici andare sul territorio a cercare e trovare il consenso”. E in effetti sono state diverse le ipotesi progettuali al centro degli interventi tecnici, svolti dal professor Pietro Genco della facoltà di Economia dell'Università di Genova e dell'ingegner Enrico Ghislandi, direttore generale della società di progettazioni Sina. E' emersa dalle due relazioni la situazione di grande criticità dell'attuale sistema autostradale Autostrada da 6 miliardi Lunga 119 km di cui 80 in galleria ligure e piemontese. Il tratto Savona - Genova, ad esempio, calcolando in circa 60 mila veicoli al giorno la capacità massima di assorbimento, arriva nella media annua a saturare il 92,5% di tale capacità. Tenendo conto che nei mesi estivi il traffico è superiore del 25% alla media annua, si capisce subito che in questo periodo l'autostrada è sopra i livelli di saturazione, vale a dire che crea delle code, degli intasamenti e forti diseconomie. Non solo tra Savona e Genova, tuttavia, ma anche tra Pietra Ligure e Finale, tra Spotorno e Savona. Con un tasso di aumento del traffico come registrato negli ulti- mi otto anni, nel 2020 i livelli di criticità si estenderanno a tutto il tratto tra Albenga e Genova, e si diffonderanno anche verso il Piemonte, interessando la Savona - Carcare, l'intero nodo tra Genova e l'Appennino, la Predosa - Tortona. Serve quindi una sorta di “gronda”, come può anche essere definita la Albenga - Predosa, in quanto il completamento stesso della terza corsia sulla Albenga - Genova, oltre ad essere difficile da realizzare sul piano tecnico, potrebbe solo spostare di pochi anni la saturazione, ma non evitarla. I problemi di un nuovo collegamento sono comunque comples- si. Intanto, il tracciato. Tra Albenga e Millesimo (o Carcare), ci sono 47 chilometri, passando per Gazzo e Calizzano. L'80% del percorso è in galleria e il 18% in viadotto. A questo tracciato vanno aggiunti i 9,2 km della bretella autostradale che dovrebbe collegare Gazzo a Garessio (di cui 7,1 km in galleria). Più lunga (56 km) l'ipotesi di passare direttamente da Garessio e poi tornare verso Millesimo: il percorso in galleria salirebbe all'88% del totale, con i viadotti al 10%. Genco e Ghislandi hanno individuato come scelta di base un'alternativa che segue il corridoio Albenga - Carcare - Predosa, con raccordo in superstrada per Garessio. La lunghezza complessiva indicata è pari a 119 km, di cui 77 in galleria. Un itinerario, hanno aggiunto, che potrebbe attrarre un traffico giornaliero medio di quasi 30 mila veicoli (di cui oltre 6 mila pesanti) nel tratto Albenga Carcare e oltre 23 mila tra Altare e Predosa. Il traffico costiero verrebbe alleggerito, secondo i vari tratti, tra il 24 e il 46% (veicoli leggeri) e tra il 28 e il 36% (veicoli pesanti). Il tempo medio di percorrenza scenderebbe di mezz'ora per chi è diretto a Torino e di 45 minuti per chi va a Milano. Altro problema sono i costi. I relatori li hanno stimati in circa 5.760 milioni di euro, mentre la costruzione richiederebbe 5 anni. Impensabile che i soggetti privati possano finanziare l'intera opera: il capitale non sarebbe remunerato a tassi accettabili nemmeno con una concessione di 50 anni. Il punto di equilibrio - hanno aggiunto - si potrebbe trovare in un mix che veda lo Stato mettere a disposizione il 60% delle risorse e i privati contribuire con il 40%. Cifre piuttosto crude, realisti- che, da inserire in un'azione che comunque sia il sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Giachino, sia gli assessori regionali Daniele Borioli (Piemonte) e Carlo Ruggeri (Liguria) si sono impegnati a portare avanti, proprio nella considerazione che la soluzione del problema è di interesse nazionale, al di là dei costi e del tracciato. Comunque bisognerà preliminarmente trovare il consenso degli enti locali che saranno attraversati dal tracciato, mentre è già corsa contro il tempo per arrivare ad inserire l'opera nella programmazione finanziaria per il prossimo anno, almeno per quanto riguarda la progettazione. “Abbiamo un difetto - ha sottolineato l'on. Giachino -, vediamo i problemi troppo da vicino, non pensiamo in grande, in campo logistico, come invece facevano Cavour e i programmatori dell'Ottocento. Lo Stato ha il terzo debito pubblico del mondo, non possiamo ragionevolmente pensare che possa accollarsi in un prossimo futuro il costo di quest'opera. Che tuttavia va fatta. Bisogna coinvolgere anche la Lombardia, che ha tutto da guadagnare con la nuova autostrada. Abbiamo bisogno di creare un patto per lo sviluppo del Nord Ovest, mettendo assieme le Regioni, le Camere di Commercio, le Fondazioni bancarie, amministratori comunali, provinciali, il sistema delle imprese. Dobbiamo portare tutto a sintesi, rapidamente, per arrivare al prossimo Documento di programmazione finanziaria con le carte pronte”. Registrazione: Tribunale di Savona al numero 129 del 17 ottobre 1957 Direttore responsabile: Sergio Ravera Redazione e amministrazione: 17100 Savona Via Quarda Inferiore Telefono 019.83.141 con dieci linee automatiche Abbonamento annuale euro 4,00 Editore: Azienda Speciale della Camera di Commercio per la Formazione Professionale e la Promozione Tecnologica e Commerciale. Presidente: Giancarlo Grasso. 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Grasso: un'opera senza alternative N° 1 - 2010 3 Autostrada Alpi-Mare: l'intervento del presidente camerale: “Uniti e determinati” di Giancarlo Grasso* Mi piace ricordare che tra le prime e più rilevanti iniziative di una presidenza camerale che ha attraversato l'arco di tutti gli anni Duemila, c'è stata quella rivolta a affrontare il problema dei collegamenti nel Ponente della Liguria. Un'attività che si era formalmente concretizzata nel luglio del 2001 con una delibera del Consiglio della Camera di Commercio di Savona in cui si esprimeva l'auspicio che la politica, attraverso i vari livelli istituzionali, si facesse interprete delle esigenze di competitività delle imprese e svolgesse un ruolo determinante per affermare la centralità della logistica e delle infrastrutture di trasporto su questo territorio. Nel dicembre dello stesso anno, la Giunta Camerale, nel quadro delle indicazioni formulate dalla Regione Liguria riguardo le infrastrutture di preminente interesse nazionale, avrebbe poi approvato un ordine del giorno dove si richiamava, tra le priorità da sostenere, oltre al completamento del raddoppio ferroviario costiero e alla realizzazione di una nuova via Aurelia a monte dei centri urbani, l'avvio della progettazione di un'autostrada tra Albenga, Garessio e Ceva, da utilizzare quale collegamento tra Autofiori e A6 Savona - Torino alternativo all'itinerario costiero, pericolosamente vicino, soprattutto nel periodo estivo, al congestionamento e comunque generatore di forti diseconomie a causa dei tempi lunghi di percorrenza. L'iniziativa era da ritenere inoltre complementare ad una seconda ipotesi di bretella tra la Savona - Torino e l'autostrada A 26 Voltri - Gravellona Toce, con terminali previsti a sud nel nodo di Carcare e in territorio piemontese a Predosa, dove dalla A 26 si dirama il raccordo verso Tortona e la rete padana. A livello nazionale va ricordato che in occasione dell'approvazione della manovra economica 2003, la Camera dei De- putati impegnava il Governo ad inserire il progetto dell'autostrada della Valle Tanaro nei programmi del Cipe. Nel giugno del 2003 la stessa Giunta Camerale ribadiva l'auspicio che la Albenga - Garessio - Ceva fosse inserita nella delibera Cipe relativa alle grandi infrastrutture di interesse nazionale, anche perché fortemente inserita nel contesto dei corridoi trans europei in quanto complementare al percorso costiero e di fondamentale importanza per i collegamenti tra il corridoio tirrenico, l'itinerario Lione - Torino - Milano - Trieste e l'asse tra i porti liguri ed i porti del Mare del Nord. Un auspicio raccolto dalla Regione Liguria che il mese successivo, nel luglio del 2003, chiese al Governo l'inserimento della nuova autostrada Albenga - Garessio - Ceva nell'aggiornamento del primo programma delle infrastrutture strategiche di cui alla Legge Obiettivo, perché in grado di completare e integrare l'autostrada Asti - Cuneo e la prevista autostrada Carcare - Predosa, già a sua volta inserita nella programmazione Cipe. La delibera regionale incaricava inoltre il Servizio Infrastrutture e Porti di predisporre uno studio di fattibilità sulla base degli approfondimenti progettuali già svolti dalla Facoltà di Economia dell'Università di Genova per conto della Camera di Commercio di Savona e poneva le basi per un coinvolgimento più ampio del ministero delle Infrastrutture, dell'Anas e della Regione Piemonte. L'inserimento tra le opere strategiche del raccordo A 10 - A 6 è del 2004, subito seguito da un impegno degli enti istituzionali ed economici di Piemonte e Liguria a sostenere le ulteriori iniziative politiche e tecniche. Nel febbraio del 2005, a cura del Comune di Cairo Montenotte e con finanziamento dello Stato, era stato completato lo studio di fattibilità della bretella Carcare - Predosa e con le risorse avanzate venne studiata un'ipotesi di prolungamento dell'autostrada tra Carcare e il mare, nel Ponente savonese. Anche la Albenga - Garessio - Ceva, nel frattempo, era diventata a percorso variabile, con la proposta di attestarla più a sud, intorno a Millesimo. Nel 2006 si valutò l'opportunità di fondere i due tratti autostradali in un unico tracciato, tra il Ponente savonese e Predosa, attraverso la Valle Bormida. Ed è questo lo stato dell'arte, oggi, dell'infrastruttura di collegamento che la Camera di Commercio ha proposto di indicare come l'Autostrada delle Alpi del Mare. Ci sono stati degli affinamenti, delle modifiche, ulteriori ipotesi di tracciato su cui discutere in base ai preziosi elementi conoscitivi, sia tecnici sia economici, che ci sono stati forniti dai relatori della giornata di studi. La valutazione finale su queste proposte e la scelta definitiva sono onere e onore delle Regioni, delle Province e dei Comuni del nostro territorio. Sono passati quasi dieci anni dalla ripresa di iniziativa sui nodi delle infrastrutture nel Ponente ligure. Ma non sono cambiate le considerazioni che erano state alla base dell'urgenza di affrontare il problema. La crescita del traffico giornaliero sull'Autofiori si scontra con la complessa praticabilità di potenziare l'attuale infrastruttura realizzando una terza corsia. In aggiunta, i progetti di crescita strutturale del porto di Savona - Vado richiedono alle La Camera di Commercio di Savona in prima linea da 10 anni a sostegno delle iniziative per realizzare il nuovo asse di collegamento tra Riviera e Pianura Padana spalle la disponibilità di collegamenti efficienti al servizio di merci che devono essere inoltrate rapidamente e attraverso l'itinerario più semplice. Gli scambi internazionali, il turismo, il porto e l'industria richiedono la realizzazione della nuova autostrada che è anche parte integrante e importante del sistema logistico multipolare del Nord Ovest, in diretto collegamento con le aree retro portuali di Alessandria, il polo agroalimentare di Cuneo, i futuri centri intermodali diffusi tra Mondovì e Torino. E' anche vero che un'opera può essere indispensabile - e questa lo è - ma non realizzabile, se non ci sono le condizioni economiche per investirvi gli ingenti capitali necessari. Le risorse pubbliche non sono infinite, anzi si potrebbe meglio dire che sono finite, in questo settore. La strada percorribile è quindi quella del coinvolgimento di investitori privati, come indicato dalle due Regioni che per agevolarne l'intervento hanno approvato due leggi “fotocopia” che consentono alle istituzioni liguri e piemontesi di agire come soggetti promotori di infrastrutture di rilievo regionale e interregionale. I capitali privati possono essere attirati solo da opere che garantiscano un'accettabile remunerazione. Nel caso dell'autostrada, dove comunque sarà necessario un forte cofinanziamento pubblico, la garanzia è fornita solo dall'entità del bacino di traffico e, nel nostro caso, dai veicoli che potranno essere dirottati dal percorso Al- benga - Savona - Voltri - Predosa oltre che dal nuovo traffico generato lungo l'asse autostradale stesso. E' un dato di fatto che sostanzialmente dà ragione a chi ha proposto di fondere le due ipotesi di autostrada in un unico collegamento, capace così di moltiplicare il bacino di traffico. Sul tracciato il discorso è aperto e forse la soluzione definitiva non è stata ancora disegnata. Due sono comunque i criteri generali ai quali, secondo logica, non si può sfuggire: il primo è che sono i veicoli a scegliere quale strada percorrere e che di solito, per non dire sempre, scelgono quella che possono percorrere in tempi più rapidi; il secondo è che occorre ragionare per lotti funzionali, come succede per tutte le autostrade. Semmai si tratterà di decidere quale tratto realizzare per primo. Anche perché, ed è l'ultima considerazione che mi sento di esporre, non possiamo aspettare tempi biblici. Il traffico generato dal nuovo porto di Vado Ligure comincerà a entrare e uscire dai varchi fra tre-quattro anni, mentre l'Autofiori prosegue la sua corsa verso la saturazione. Continuiamo a porci delle domande mentre già dovremmo dare delle risposte. Questo è il nostro grande problema. Speriamo di poter cominciare, attraverso un impegno condiviso, a voltare pagina. * Presidente della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Savona 4 N°1 - 2010 Introdotti dal presidente della Camera di Commercio di Savona Giancarlo Grasso e dal presidente della società per l'Autostrada Albenga - Garessio - Ceva, Luigi Sappa, i lavori del convegno sull'Autostrada delle Alpi del Mare - moderati dal capo redattore GR3 Rai di Torino, Carlo Cerrato - hanno avuto come momento centrale di riflessione la relazione svolta congiuntamente da Pietro Genco, ordinario di economia e gestione delle imprese presso l'Università di Genova e da Enrico Ghislandi, direttore tecnico della società di progettazione SINA S.p.A., che hanno condotto l'analisi dell'opera sotto il profilo economico e tecnico-progettuale, mettendone in luce le motivazioni che la rendono necessaria e le opportunità che la sua realizzazione aprono per i territori attraversati, per l'intero Nord Ovest e per il sistema Italia nel suo complesso. I due relatori hanno presentato una sintesi degli studi che hanno elaborato e che confermano il rilievo che l'iniziativa assume sia nel quadro dei collegamenti intracomunitari sia quale unico itinerario in grado di scongiurare la saturazione del corridoio costiero. Il problema sarà quello di trovare le risorse finanziarie necessarie, visto l'alto costo della nuova tratta autostradale, in gran parte da costruire in galleria. Ma fondamentale è oggi farla assumere come iniziativa strategica, da inserire nella programmazione dello Stato. L'analisi della dinamica storica della domanda relativa all'A10 (Ventimiglia-Savona e SavonaGenova), ed all'autostrada A6 Torino-Savona, è stata condotta collegando i profili quantitativi e qualitativi del traffico (tipologia dei veicoli transitanti, tipologia di traffico, stagionalità della domanda) alle differenti motivazioni sottostanti alla domanda di trasporto autostradale (turismo, attività produttive, pendolarismo). I risultati di questa analisi riguardano l'arco temporale 2000-2008 ed evidenziano che, per le tre arterie considerate, i flussi mantengono ritmi di crescita sostenuti, con un tasso medio annuo riferito ai veicoli effettivi pari a +2,34% per la Ventimiglia - Savona, +1,61% per la Savona - Genova, + 2,96% per la Torino - Savona. Tassi analoghi, anche se più contenuti, si registrano in termini di veicoli teorici (rispettivamente +1,80%; + 1,31%, + 3,05%). Flussi di traffico Emerge inoltre che, sul sistema autostradale considerato, i flussi di veicoli pesanti hanno presentato tassi di crescita più elevati rispetto ai veicoli leggeri. In sostanza si è registrato un incremento nella rilevanza dei flussi di merci, le cui presumibili aree di origine e destinazione riguardano, a livello internazionale, Paesi confinanti o prossimi all'Italia (Spagna, Francia, Svizzera e Germania), e, a livello Nazionale, prevalentemente le aree situate oltre Appennino delle regioni più industrializzate del Paese. L'incidenza dei veicoli pesanti (in termini di veicoli teorici medi giornalieri) risulta particolarmente significativo per l' A10 Ventimiglia - Savona, dove il peso raggiunge il 22 %, contro il 18 % per l' A10 Genova - Savona, ed il 18% per l' A6 Torino - Savona. Viene confermato quindi il ruo- Direttissima stradale tra il mare e l'Europa Le motivazioni e le grandi opportunità di una scelta strategica In alto, da sinistra, il presidente della Albenga - Garessio - Ceva, Luigi Sappa, con i relatori tecnici: professor Pietro Genco e ingegner Enrico Ghislandi. Sopra, il sindaco di Savona Federico Berruti e il presidente della Provincia di Savona Angelo Vaccarezza durante gli interventi di saluto lo importante svolto dalla tratta Ventimiglia - Savona nel rispondere sempre più spesso alle esigenze di mobilità connesse alla movimentazione di merci e genericamente alla domanda di trasporto espressa da veicoli pesanti. Tipologia dei flussi di traffico Il sistema autostradale in esame è caratterizzato da un peso rilevante del traffico passante, ovvero da quella tipo- logia di traffico che, al contrario di quello locale, comporta un netto squilibrio tra gli oneri connessi alle esternalità negative (inquinamento, contributo alla saturazione della capacità di offerta infrastrutturale, incidentalità e così via), e i benefici connessi alla funzione di supporto che una infrastruttura di trasporto fornisce a favore del tessuto socioeconomico del territorio interessato. Stagionalità della domanda La domanda di mobilità relativa alle tre arterie risulta contraddistinta da marcata stagionalità, con un significativo incremento della domanda nei mesi estivi. In particolare, nel 2008 lo scostamento del Traffico Giornaliero Medio, calcolato sul terzo trimestre (luglio-settembre) rispetto al TGM calcolato su base annua, risulta pari a + 25,45% per la tratta A10 Ventimiglia - Savona , a + 19,40% per la tratta A10 Savona - Genova, e a + 22,68% per la tratta Torino - Savona. Non va peraltro trascurato che, agli incrementi dei livelli di domanda determinati dai cicli annuali dell'attività turistica specifici della Riviera ligure di Ponen- te, si aggiungono e si sovrappongono i picchi di domanda (di breve periodo) relativi ai week-end, quando al traffico pendolare e commerciale si sostituisce quello a matrice turistica proveniente dalle regioni oltre Appennino. La dinamica della domanda L'analisi della dinamica prospettica della domanda relativa al sistema infrastrutturale ha consentito in primo luogo di valutare la capacità dell'infrastruttura di far fronte alla futura domanda di mobilità nell'area oggetto di studio; in secondo luogo è risultata strumentale alla successiva valutazione dei traffici potenzialmente acquisibili da una nuova bretella autostradale di collegamento. N° 1 - 2010 Sviluppo dei traffici e implicazioni sui livelli di servizio del sistema infrastrutturale 5 Punti critici in aumento tra Liguria e Piemonte Le analisi previsionali effettuate sono state orientate in primo luogo a valutare l'evoluzione del grado di utilizzo del sistema a partire dalla situazione attuale, facendo ricorso a un indicatore sintetico ed approssimativo ma non privo di significato, quale il livello di saturazione dell'infrastruttura, fissato, nel nostro studio, ad un valore prudenziale del TGM (traffico giornaliero medio) pari a 55.000 - 60.000 veicoli. Rispetto ai due valori estremi della suddetta classe di variazione del TGM, la situazione al 2008 del grado di utilizzo del sistema infrastrutturale è riportato nella Tabella 1. Da un primo esame dei dati si evidenziano situazioni fortemente eterogenee in riferimento alle diverse arterie. Se si considera il tasso di utilizzo dell'infrastruttura, riferito all'anno, e si assume come soglia di saturazione un volume di traffico pari a 60.000 veicoli, emerge una situazione di criticità allarmante per la sola tratta A10 Savona - Genova, dove si registra complessivamente un livello di utilizzo già oggi prossimo alla saturazione (92,54%). Al contrario sussisterebbero problemi meno pressanti per le altre due arterie. Se tuttavia si fa riferimento al TGM calcolato sul III trimestre (luglio, agosto, settembre), appare evidente che, a motivo della già rilevata stagionalità della domanda, nei mesi estivi i livelli di utilizzazione crescono in modo significativo, evidenziando situazioni di sovra-saturazione dell' A10 Savona - Genova e di possibile criticità per l' A10 Ventimiglia - Savona. Le criticità attuali e prospettiche crescono qualora si faccia riferimento ai fenomeni di punta che si manifestano Il convegno è stato seguito su maxischermo anche fuori dalla Sala Magnano. Sotto, gli interventi di Carla Roncallo, capo dipartimento Anas della Liguria, e di Graziano Moro, assessore ai Trasporti della Provincia di Alessandria per brevi periodi, ma che presentano i caratteri della sistematicità, in relazione a giornate di arrivi/partenze durante l'alta stagione turistica e nei week-end o anche dovuti a fattori incidentali. In queste circostanze il livello di servizio delle tratte a minore capacità o prossime ai nodi di intersezione degli assi autostradali, evidenzia tutta la sua precarietà. Ne conseguono fenomeni di code e altre for- me di abbassamento della qualità del servizio offerto (riduzione della velocità di deflusso, aumenti nei tempi di percorrenza, riduzione dei livelli di sicurezza, aumento dell'incidentalità, ecc.) che conducono, inevitabilmente, a penalizzare le differenti attività (produttive e urbane) che hanno sede nei centri costieri collegati all'infrastruttura autostradale. Del resto ulteriori approfondimenti condotti per alcune trat- te elementari dell' A10 Ventimiglia - Savona, che hanno evidenziato marcate situazioni di criticità riguardanti specifiche sezioni della stessa (a titolo esemplificativo si considerino le tratte Pietra Ligure - Finale Ligure e Spotorno Savona ). Se poi si proiettano a diversi orizzonti temporali futuri i tassi di crescita registrati negli ultimi otto anni, le situazioni di criticità in atto sono destinate ad acuirsi (in- vestendo più pesantemente l'A10 Ventimiglia-Savona - Tabella 2) e, quel che è più importante, ai livelli TGM del III trimestre, hanno l'esito di ridurre sensibilmente i tempi prevedibili per la saturazione. Un'ulteriore verifica della capacità del sistema autostradale, insistente direttamente o indirettamente sull'arco costiero del ponente ligure, di fronteggiare l'evoluzione della domanda di mobilità nel periodo 2000-2008 e prevedibile all'orizzonte temporale del 2015 e 2020, è stata condotta inserendo nel campo di indagine i flussi movimentati lungo l' A7 Genova - Serravalle e l' A26 Genova Voltri Gravellona Toce e diramazione A7 (Tabella 3). Per la valutazione delle situazioni funzionali delle infrastrutture in esame si è adottata la metodologia seguita dall'Highway Capacity Manual secondo cui la qualità del deflusso veicolare viene “misurata” da un indicatore basato sul rapporto del flusso di veicoli equivalenti transitati sull'infrastruttura in oggetto, in un determinato lasso temporale, rispetto alla capacità dell'infrastruttura nel medesimo arco di tempo (rapporto F/C). Le caratteristiche prestazionali della rete di I° livello analizzata vengono espresse attraverso una scala quantitativa di criticità, di seguito riportata: - Criticità Nulla: F/C < 0,25; - Criticità Bassa: 0,25<F/C < 0,5; - Criticità Media: 0,5<F/C < 0,75; - Criticità Alta: F/C >0,75. Le valutazioni eseguite, per i diversi scenari di analisi (stato attuale, 2015, 2020), forniscono livelli di criticità medio-alta relativamente all'intera rete. Anticipando quanto più approfonditamente verrà esposto di seguito, la realizzazione di un collegamento autostradale come quello proposto in questo studio consente di eliminare, o quanto meno contenere, le criticità emergenti in virtù della capacità addizionale acquisibile all'intero sistema per effetto dell'intervento in questione. 6 N°1 - 2010 La situazione attuale di pesante congestionamento, nonché i prospettati livelli di saturazione che, in tempi ravvicinati, possono determinarsi in diversi punti del sistema autostradale del ponente ligure, hanno implicazioni che vanno ben oltre gli effetti, sia pure rilevanti, di carattere meramente trasportistico. Un sistema autostradale, come è noto, è chiamato infatti a fronteggiare esigenze di mobilità di merci e persone che si generano, da un lato, nel territorio su cui l'infrastruttura insiste e quindi costituisce anche un importante fattore di competitività e di sviluppo delle attività produttive insediate nel territorio stesso; dall'altro, in ambiti territoriali più vasti rispetto ai quali svolge funzioni fondamentali di accessibilità, di integrazione e di scambio, da cui discendono altri fattori di competitività, di attrattività e di valorizzazione di specifiche risorse locali. Rinviando a studi più complessi e approfonditi la valutazione in termini socio-economici di un mancato intervento volto a rafforzare la capacità del sistema in questione, vanno qui svolte alcune rapide considerazioni sulla valenza strategica che esso assume nei riguardi di: Rete transeuropea dei trasporti (TEN-T). L' A10 infatti, dopo aver collegato Genova a Ventimiglia (Confine di Stato), prosegue come Autoroute 8 in territorio francese fino ad Aix-en-Provence, ponendosi altresì quale componente essenziale della dorsale Lisbona-Ankara. L'autostrada A10 costituisce inoltre l'arteria lungo la quale si muove il traffico costiero pesante e leggero di- La nuova autostrada avrà un ruolo importante nella rete europea dei trasporti. Sotto, la strada provinciale tra Calizzano e Millesimo retto verso la direttrice costituita dal Corridoio 5, ed è destinata anche a ricevere significativi flussi di traffico aventi origine o destinazione nel Sud del Mediterraneo. E' appena il caso di osservare che un collasso dell'arteria autostradale determinerebbe notevoli disservizi lungo le direttrici di traffico che collegano, attraverso la linea costiera, i Paesi dell'Unione con l'area del Nord Ovest italiano, vanificando i rilevanti investimenti comunitari e nazionali destinati al Corridoio 5, e, al tempo stesso, determinando severi vincoli, per il sistema infrastrutturale del Ponente Ligure, di assicurare il processo di avvicinamento dei Paesi della sponda Sud del Mediterraneo all'Europa. Dai disservizi un forte impatto sull'economia Mobilità, portualità e logistica del Nord-Ovest. Le tre infrastrutture autostradali localizzate nel ponente ligure costituiscono una componente essenziale del sistema autostradale ligure e nord-occidentale, anche in funzione del ruolo di rafforzamento dell'effetto rete per l'intero sistema (itinerari alternativi nei collegamenti tra il Nord, la costa dell'Alto Tirreno e quella francese). Il forte congestionamento che già oggi si manifesta sul nodo genovese e lungo la dorsale costiera fra Savona e Genova, nonché i prospetta- ti livelli di saturazione che andranno a ridurre ulteriormente il livello di servizio lungo la tratta Ventimiglia-Savona della A10, sono quindi destinati a determinare nel prossimo futuro pericolosi effetti negativi nei confronti del sistema autostradale e trasportistico complessivo dell'area, comportando criticità notevoli per quanto concerne gli assi di penetrazione da Genova verso il Nord d'Italia. Tali criticità sono inoltre destinate ad aggravarsi progressivamente se si tiene conto dell'imponente sviluppo dei flussi di traffico lungo la dorsa- le costiera tra Spagna, Francia e Italia e all'incremento delle movimentazioni portuali negli scali di Vado Ligure, Savona, Voltri e Genova, porti per i quali è prevista dai Piani Regolatori portuali la realizzazione di opere di potenziamento dell'offerta. I sempre più frequenti fenomeni di “colli di bottiglia” che si manifestano lungo le tratte della A10 impattano negativamente anche sul sistema logistico-portuale ligure, rendono complesso e difficoltoso il regolare afflusso/deflusso di mezzi pesanti ai/dai porti della Regione, con significativi costi in termini di riduzione dell'efficienza complessiva e della competitività dei nodi portuali e consequenziale riduzione dell'hinterland di riferimento dei medesimi. Utenti del sistema autostradale e comunità locale. Le criticità attuali e prospettiche relative all'A10 determinano l'insorgere di una pluralità di costi per gli utenti dell'infrastruttura (“costo generalizzato del trasporto”), a seguito della riduzione della velocità di percorrenza, dei rilevanti sprechi in termini di tempo, del consistente incremento dello stress, della riduzione dei livelli di sicurezza e dell'incremento dell'incidentalità. L'impatto socio economico del non intervento dovrà inoltre tener conto delle rilevanti esternalità negative che ricadono sulla comunità locale come quella provocata dal traffico passante o quella connessa al non funzionamento del sistema di mobilità locale e la riduzione del livello di qualità urbana dei centri costieri. N° 1 - 2010 A10: la terza corsia non risolve i problemi Al di là di ogni aspetto tecnico, economico e ambientale Al di là degli aspetti tecnico-ingegneristici, economico-finanziari ed ambientali, un'ipotesi di sviluppo autostradale che prevedesse il potenziamento della rete esistente non risolverebbe i problemi. Agli orizzonti temporali 2015 e 2020 si è proceduto ad implementare una soluzione che considerasse la realizzazione della terza corsia per entrambi i sensi di marcia nel tratto compreso tra lo svincolo di Albenga e quello di Albissola al fine di valutare il recupero prestazionale dell'arteria, attraverso questo tipo di intervento. Tale tipo di soluzione comporterebbe, per le arterie considerate, un recupero solo parziale dei livelli prestazionali senza incidere, soprattutto sulle tratte in prossimità dei nodi di Savona e di Genova. Sulla base di questa considerazione, è opportuna la ricerca di una soluzione basata sulla realizzazione di una nuova maglia secondo una logica di rete transeuropea. In effetti è giustificata la scelta di un asse trasversale incentrato sul nodo di Albenga. Lo studio di prefattibilità tecnica della Bretella Albenga-Predosa si pone a valle di una serie di iniziative volte ad esaminare il potenziamento delle dotazioni infrastrutturali dell'area dell'entroterra e della zona costiera del Savonese.In particolare le iniziative erano L'intervento al convegno di Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere e della Camera di Commercio di Cuneo. A lato, tratto appenninico dell'autostrada Savona Torino. Sotto, il colle di San Bernardo, tra Albenga e Garessio volte a migliorare le relazioni fra le aree dell'Albenganese, della Valle del Bormida, del Cuneese e della Costa Ligure tra loro nonché con la Pianura Padana e gli itinerari internazionali. La riconsiderazione di tali relazioni diviene ancor più sentita anche a seguito del potenziamento degli hub portuali di Vado e Savona e dello stato di criticità della viabilità costiera. Le principali iniziative, promosse nell'ultimo quin- quennio, cui si fa riferimento sono le seguenti: - Albenga - Garessio - Ceva: studio di fattibilità promossa dalla società Ceva-Garessio-Albenga, per il collegamento fra la costa dell'Albenganese ed il Piemonte. - Borghetto S.Spirito - Carcare - Predosa: la proposta ha preso il suo avvio dallo studio di fattibilità della Bretella Carcare-Predosa promosso dal comune di Cairo Montenotte per il collegamento della valle del Bormida alla Pianura Padana; iniziativa che ha trovato continuità con la viabilità co- stiera verso Ovest con il successivo studio di fattibilità della prosecuzione della Bretella Carcare-Predosa sino al collegamento con la A10 Genova-Ventimiglia in località Borghetto S. Spirito. - Bretella Albenga-MillesimoPredosa: a seguito di un esame ragionato delle iniziative già citate, la Provincia di Savona ha infine redatto uno “Studio di opportunità” che definisce un corridoio per un nuovo itinerario autostradale denominato Albenga-Millesimo-Predosa che, a partire dalla Pianura Padana presso Predosa, se- 7 gue le Valli del Bormida da Nord sino a Bardineto e scende poi sul versante costiero ligure ad Albenga - Ceriale; l'accesso a Garessio, e quindi al basso Piemonte, dalla nuova autostrada è garantito dall'uscita prevista a Bardineto - Calizzano e dal miglioramento della viabilità ordinaria di collegamento tra Val Tanaro e bassa Val Bormida, nonché dal collegamento presso Millesimo alla A6. Con la proposta citata, confortata dai risultati delle analisi trasportistiche, la Provincia di Savona ritiene possano essere soddisfatte: - le esigenze di collegamento della costa con l'entroterra padano e gli itinerari internazionali, non solo ai fini turistici ma anche in vista del potenziamento degli hub portuali; - le esigenze di sviluppo delle aree dell'Albenganese e di riconversione della Valle del Bormida; - le esigenze di connessione fra l'area costiera ed il Cuneese; - la decongestione del tratto della Autostrada A10 compreso fra Albenga e Genova, nonché del nodo di Genova. 8 N°1 - 2010 Corridoio Valbormida, con passante a Carcare L'ipotesi di collegamento Albenga - Predosa Facendo seguito allo studio della Provincia di Savona, si è sviluppato un approfondimento del tratto di collegamento fra la Carcare-Predosa ed Albenga, finalizzato prevalentemente ad una verifica di fattibilità tecnica e trasportistica di diverse alternative che differiscono principalmente per due aspetti: a. Il collegamento a Garessio per il quale vengono esaminate accanto a quella prevista nello studio citato (collegamento Garessio - Bardineto) due diverse soluzioni: - Una ubica il collegamento per Garessio più a ovest di Bardineto in località Gazzo. - La seconda sposta l'asse principale facendolo passare per Garessio b. L'ubicazione del collegamento della A6 alla Carcare-Predosa per il quale è prevista una soluzione che realizza un nuovo collegamento sulla A6 in prossimità di Millesimo e prosegue poi verso Nord collegandosi al tracciato della CarcarePredosa di cui ai precedenti studi in località Dego. La seconda soluzione prevede invece il collegamento sulla A6 ubicato a Carcare, in prossimità di Altare, come già ipotizzato nello studio predisposto dal Comune di Cairo Montenotte. Sono state esaminate anche le seguenti alternative: - Tracciato 1: è il tracciato base e segue nel tratto centrale fra Albenga e l'Autostrada A6 il corridoio indicato dalla Provincia di Savona; esso si ricollega alla A6 a Carcare invece che a Millesimo. Il tracciato 1 è completato da una bretella di collegamento con Garessio ed il basso Cuneese. Per quanto riguarda la posizione della bretella sopracitata e la posizione della stessa, verificato che il passaggio fra la alta valle del Bormida e quella del Tanaro verso Garessio comporta la realizzazione di una galleria di circa 9 km, si è proposto in alternativa lo spostamento del collegamento in prossimità della località Gazzo: soluzione che consente di realizzare gallerie di lunghezza più limitata intervallate da tratti all'aperto. - Tracciato 2: esso realizza un'alternativa del tracciato 1 che passa direttamente per Garessio, sostituendo la bretella di collegamento con Garessio, al fine di rendere piu' forte e diretto il collegamento con l'area piemontese. Considerata la barrie- ra orografica fra le due valli, la soluzione comporta per contro la realizzazione di gallerie di notevole lunghezza. - Variante ai Tracciati 1 e 2: essa realizza il collegamento con l'A6 a Millesimo invece che a Carcare prevedendo il collegamento alla Carcare-Predosa in prossimità di Dego come suggerito dal documento della Provincia di Savona. I collegamenti alla A6 ed all'area piemontese restano quelli previsti nello studio citato. Ai fini delle successive valutazioni in merito alla sostenibilità dell'iniziativa dal punto di vista economico-finanziario, è stato scelto il tracciato 1, compresa la bretella per Garessio, che, unitamente alla Carcare-Predosa (studio del Comune di Cairo Montenotte), realizza il collegamento Albenga-Predosa. Necessari 3,5 miliardi di finanziamenti statali E' stata elaborata una stima di massima del costo di realizzazione dell'intervento considerando, a prezzi 2009, valori basati sull'esperienza maturata in ambiti analoghi. La soluzione individuata [tracciato 1 della tratta Albenga - Altare (Carcare) + bretella per Garessio e tracciato Altare (Carcare) -Predosa] è stata analizzata nel dettaglio giungendo alle valutazioni riportate nella tabella qui a lato. Alla valutazione del costo di realizzazione si è pervenuti considerando la possibilità che nella fase di appalto dei lavori potesse essere ottenuto un ribasso sugli stessi dell'ordine del 25%. In questo modo, l'investimento totale necessario si riduce a circa 5,76 miliardi di euro. Il quadro economico-finanziario è stato completato attraverso la stima dei principali ricavi e costi connessi alla gestione dell'infrastruttura. Per la valutazione economico-finanziaria del progetto si è proceduto a calcolare il TIR (Tasso interno di rendimento) e il VAN (Valore attuale netto) assumendo diverse ipotesi di tassi di attualizzazione e di altri parametri essenziali ai fini del calcolo (data di inizio del progetto, tempi di realizzazione, ecc.). Considerata la rilevanza del costo (determinato da fattori quali le caratteristiche morfologiche del territorio attraversato, la più severa normativa attuale in materia di sicurezza autostradale, ecc.) è evidente che la variabile chiave dell'equilibrio economico-finanziario del progetto è connessa alle modalità di copertura dell'intervento. In quest'ottica, un'ipotesi di copertura del fabbisogno finanziario in assenza di contributi pubblici, dà luogo a un TIR di progetto pari a 1,27%. Si tratta di una condizione del tutto inadeguata ad attrarre finanziamenti totalmente a carico di operatori privati, in relazione al costo del capitale, reperibile sul mercato finanziario. Da una prima stima di valori di Tir “soddisfacenti” per un operatore privato, è emerso che la composizione delle fonti di finanziamento deve prevedere un contributo pubblico a partire dal 60% del costo di costruzione. Un “by-pass” per evitare il grande blocco Le problematiche che dovranno necessariamente essere approfondite sotto il profilo tecnico - ingegneristico riguardano in particolare i seguenti aspetti: caratteristiche geometriche dei tracciati e opere d'arte all'aperto (viadotti); geologia, geotecnica e opere in sotterraneo; cantierizzazione e gestione delle terre e rocce da scavo; altri aspetti ambientali. Ma saranno fondamentali anche altre valutazioni. Valutazioni trasportistiche Già in questa fase di studio si è ritenuto opportuno procedere ad una serie di valutazioni preliminari riguardanti l'impatto della nuova infrastruttura sulla rete viaria. Nelle valutazioni che seguiranno verrà evidenziato come tale nuova arteria consenta un notevole sgravio dei nodi di Savona e di Genova, che allo stato attuale risultano trovarsi spesso in condizioni critiche, soprattutto nei fine settimana del periodo estivo, a causa dei forti traffici dovuti ai rientri dalla riviera ligure verso Torino, Milano e tutta la pianura Padana. La previsione dei flussi di traffico che verranno acquisiti dalla nuova infrastruttura è di fondamentale importanza, alla luce dell'attuale situazione del traffico e delle previsioni di sviluppo fu- turo della mobilità, al fine di procedere ad una corretta analisi di alcuni aspetti tecnici ed economici quali, in particolare, la compatibilità ambientale, la sostenibilità finanziaria e la convenienza economica dell'opera. Scenari prefigurati e analisi dei risultati della simulazione Le simulazioni di traffico sono state effettuate all'orizzonte temporale attuale (2009), ottenuto, come detto, attualizzando i dati del 2008, a quello ipoteticamente corrispondente all'entrata in esercizio della nuova infrastruttura (2015) ed infine ad un ulteriore scenario futuro di esercizio dell'infrastruttura (2020). In tale orizzonte temporale sono stati considerati due scenari infrastrutturali di riferimento (rete attuale e rete implementata con il nuovo intervento in progetto), al fine di poter effettuare un confronto diretto dei traffici in diversione. Pertanto, le simulazioni sono state effettuate secondo i seguenti scenari: - scenario 1: simulazione dello stato attuale (anno 2009), ricostruzione dei flussi presenti sulla rete autostradale considerata; ripartiti secondo veicoli leggeri e pesanti; tale scenario rappresenta lo stato attuale della mobilità ed il punto di partenza per le successive ela- N° 1 - 2010 borazioni; - scenario 2: simulazione dei traffici previsti al 2015 sulla rete infrastrutturale attuale comprensiva del completamento dell'autostrada Asti-Cuneo; - scenario 3: simulazione dei traffici previsti al 2015 sulla rete infrastrutturale comprensiva e del completamento della Asti-Cuneo e dell'eventuale bretella di collegamento Albenga-Predosa; - scenario 4: simulazione dei traffici previsti al 2020 sulla rete infrastrutturale attuale comprensiva del completamento dell'autostrada Asti-Cuneo, ove non fosse presente la bretella. Di seguito si riportano i risultati ottenuti per lo scenario 3, di riferimento per le successive valutazioni economico-finanziarie. Scenario 3 - Bretella Albenga-Predosa e completamento dell'autostrada Asti-Cuneo (anno 2015) Nello scenario 3 si è ipotizzato che, all'anno 2015 l'offerta infrastrutturale risulti comprensiva della bretella di collegamento AlbengaPredosa e del completamento della Asti-Cuneo. Dal confronto con lo scenario 2 appare evidente come una quota rilevante dei flussi registrati sulla bretella Albenga-Predosa sia da attribuirsi all'acquisizione di quote di traffico veicolare precedentemente presenti sulla “Autostrada dei Fiori”. Tali flussi, in assenza della nuova infrastruttura, utilizzavano infatti la tratta autostra- 9 dale di collegamento tra Savona e Genova e, successivamente, a seconda delle diverse relazioni Origine - Destinazione, l'autostrada A6 o l'autostrada A26. Si ottiene quindi un utile sgravio delle tratte terminali della A6 (in direzione Savona) e della A26 (in direzione Genova), oltre ovviamente ad un contenimento dei traffici della A10 nelle tratte comprese tra Albenga e Savona e tra Savona e Genova. Per quanto riguarda le quote di traffico attratto, analizzando le tratte della A6, della A26 e della A10 (vedi tabella 6) si vede come la quota di traffico leggero mediamente sottratta a tali arterie oscilli tra il 24% ed il 46%, e la quota di traffico pesante tra il 28% ed il 54%. 10 N°1 - 2010 Manca la Lombardia per fare massa critica Giachino: serve un patto di tutto il Nord-Ovest Borioli: “Iniziamo da Predosa” “Siamo di fronte ad un'iniziativa fondamentale per il Basso Piemonte - ha sottolineato l'assessore ai Trasporti della Regione Piemonte Daniele Borioli -. E non siamo nemmeno all'anno zero. A metà dicembre abbiamo sottoscritto un'intesa istituzionale tra le due Regioni con l'obiettivo di giungere alla realizzazione degli studi di progetto. Siamo anche consapevoli - ha aggiunto - che si tratta di un'opera molto impegnativa dal punto di vista finanziario e delicata per quanto riguarda la ricerca del consenso, che dovrà vedere un ruolo forte delle amministrazioni provinciali chiamate a coordinare il territorio”. Le prime iniziative da mettere in cantiere, secondo l'assessore piemontese, sono la scelta del corridoio dove far passare l'autostrada e l'acquisizione di quest'opera nel primo aggiornamento della programmazione del Cipe. “Dobbiamo inserire l'autostrada nel contesto delle opere strategiche - ha sottolineato Borioli - dove già si trova, grazie all'accordo di programma quadro tra Stato e Piemonte, il tratto tra Predosa e Strevi. E' evidente che un'opera come quella proposta potrà essere realizzata a lotti funzionali. Con questa ottica noi pensiamo di poter mettere a bando questo primo tratto con uno zoccolo di finanziamento pubblico da noi stimato in 315 milioni di euro. Tra l'altro il sostegno pubblico sarebbe più facile da portare a casa se questo primo tassello facesse parte di una programmazione più ampia, come l'intero itinerario tra Albenga e Predosa”. Ruggeri: “Costruire il consenso” “Itinerario costiero e collegamenti verticali sono due facce della stessa medaglia - ha osservato l'assessore alle Infrastrutture della Regione Liguria Carlo Ruggeri -. E vanno viste in un disegno unitario. Così se da un lato guardiamo ai grandi lavori per l'Aurelia bis, tra Savona e Albissola e tra Andora e Alassio, dall'altro sosteniamo con forza il potenziamento dei collegamenti con il Basso Piemonte e l'area padana. La Regione Liguria ha approvato la legge sulle infrastrutture di interesse regionale e interregionale, è stata firmata l'intesa con il Piemonte e, adottati alcuni correttivi che gli uffici stanno elaborando, abbiamo gli strumenti per poter avviare le iniziative comuni di cui si parla da qualche anno e di cui fa parte, come priorità, l'autostrada tra Albenga e Predosa”. I tecnici hanno messo le carte in tavola, indicando una serie di opzioni, le opportunità e i problemi che ciascuna si porta dietro. “Agli amministratori pubblici - ha rilevato Carlo Ruggeri - spetta il compito di pesare le varie ipotesi, sia per quanto riguarda l'efficacia della soluzione, i costi, le salvaguardie ambientali tra cui la necessità di evitare l'attraversamento dei siti di interesse comunitario. E, certo non ultimo, la verifica del grado di consenso da parte delle comunità locali. Ma è sotto gli occhi di tutti il deterioramento delle condizioni di percorribilità dell'attuale sistema autostradale tra Liguria e Basso Piemonte. Dobbiamo ringraziare i turisti per la loro pazienza, anche se non pochi, senza dubbio, li abbiamo già persi”. Questa è un'autostrada che costa quanto il Terzo Valico dei Giovi e quasi la metà dell'Alta Velocità in Val di Susa. Ma dobbiamo per questo rinunciarci? No, perché bisogna saper guardare oltre il limitato orizzonte che siamo abituati a scrutare”. Bartolomeo Giachino, sottosegretario, torinese, ai Trasporti, ha provato a diradare con alcuni ricorsi storici la sensazione di scetticismo che i grandi numeri “snocciolati” dai tecnici avevano creato tra gli invitati al convegno nella Sala Magnano della Camera di Commercio di Savona. “Se ci confrontiamo con chi in passato si è occupato di infrastrutture - ha rilevato Giachino - noi dovremmo sentirci piccoli piccoli. Se Vittorio Emanuele II si rallegrava per il fatto che la barriera delle Alpi ci teneva lontani dai pericoli costituiti dai nostri vicini, Cavour gli faceva invece notare che sarebbe stato meglio bucarla quella barriera, per sentirci in Europa, moltiplicare i rapporti, gli scambi, l'amicizia. Non dobbiamo certo avere paura di passare sotto le montagne o di costruire dei ponti”. D'altra parte, ha aggiunto, Sopra, Bartolomeo Giachino, sottosegretario ai Trasporti. A sinistra, Daniele Borioli, assessore del Piemonte, e Carlo Ruggeri, assessore della Liguria. Sotto, la Statale 30, tra Spigno e Acqui Terme avere delle reti di collegamento efficienti e strutturate è il solo modo per innescare una nuova fase di sviluppo di questa parte d'Italia che non ha più il sostegno della grande industria. “L'Italia non è cresciuta in Europa - ha detto il sottosegretario - e il Nord Ovest è cresciuto meno della già insoddisfacente media nazionale. Abbiamo sbagliato politica energetica e oggi paghiamo 20 miliardi di euro in più per l'energia rispetto ai nostri competitori. Vogliamo perdere anche la logistica delle merci?” L'autostrada delle Alpi del Mare è costosa ma indispensabile, non solo per le merci ma anche per il turismo. Può essere realizzata a lotti funzionali, diluendo la spesa, ricorrendo ai capitali pri- vati. “Ma una cosa è certa ha sottolineato Bartolomeo Giachino -. Al momento manca un convitato importante. Questa non è solo un'autostrada ligure e piemontese, ma anche lombarda: è una Milano - Sanremo in edizione moderna. Bisogna coinvolgere la Regione Lombardia e ragionare su un patto a tre per lo sviluppo. Le tre Regioni, il sistema delle Camere di Commercio, le Amministrazioni provinciali e comunali, le Fondazioni bancarie devono fare massa critica. Per giungere ad un accordo tra Stato e Regioni, finalizzato ad inserire la realizzazione dell'autostrada nel prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria. Questa è la strada maestra”. Passerà alla storia come l'edizione dei record il VI Salone dell'Agroalimentare ligure, vetrina in esclusiva dei prodotti regionali, ospitata dal Complesso Monumentale di Santa Caterina a Finalborgo. Ad organizzarla sono state Regione e Unioncamere Liguria, in collaborazione con Camera di Commercio di Savona, Provincia, Comune di Finale Ligure, e con il sostegno di Coldiretti, Confederazione Italiana Agricoltori e Confagricoltura. Dal 12 al 14 marzo, oltre 300 espositori liguri (119 savonesi), si sono dati appuntamento in una full-immersion nelle produzioni tipiche della nostra regione. Un vero boom i visitatori: oltre 180 mila, il doppio del 2009. “Questi sono i numeri di un Salone accreditato tra gli eventi più noti non solo nel nostro territorio ma anche a livello nazionale - dice Cristina Bolla di Oro Argento Group, braccio operativo della tre giorni finalese -. Anche i laboratori di degustazione della Sala Liguria hanno fatto il tutto esaurito. Folla anche all'Arena Eventi ed al 'Pesto Corner' curato dalla Confraternita del pesto”. Giancarlo Grasso, presidente camerale di Savona, ha espresso soddisfazione per l'iniziativa, nata sotto i migliori auspici con apertura dell'area dedicata al pescato del Mar Ligure. “La sfida di un'iniziativa che si rinnova ogni anno - ha detto il presidente della Camera di Commercio -, è riuscire a dimostrare al consumatore, disposto a spendere qualche soldo in più, che il prodotto ligure è qualitativamente superiore. La qualità non è uno slogan, deve essere una certezza. A noi spetta il compito di trasmettere questo messaggio ai consumatori, mentre le imprese hanno il compito di ritrovarsi con fiducia all'interno di questi spazi”. “Finale Ligure - ha proseguito Grasso - è la location ideale per questo evento, fortemente voluto dalla Camera di Savona sin dalle origini: un territorio tipicamente turistico, che si presenta unito a consumatori e ospiti, così come uniti sono gli Enti che investono sull'iniziativa, visto che in Liguria non ci sono grossi marchi, ma piuttosto una miriade di piccole ditte e piccoli operatori, che qui possono riuscire a proporsi ad un grande pubblico. Ma - ha aggiunto - il Salone è anche ulteriore conferma che il percorso di collaborazione fra Enti locali (Regione, Unioncamere, Comune, Provincia, Comunità Monta- 11 La qualità fuori porta N° 1 - 2010 Successo del sesto Salone dell'Agroalimentare Ligure a Finalborgo Trecento stand e “boom” di visitatori Aromi e sapori tra i chiostri e nelle piazze na e Camera di Commercio) è un modello vincente e sta interessando diverse iniziative della nostra regione con l'obiettivo di valorizzare il territorio. La presenza di tante aziende liguri è la testimonianza dell'interesse per la manifestazione”. “La Liguria - ha concluso il presidente camerale -, si colloca tra le regioni italiane che possono vantare una gran varietà di prodotti tradizionali e di composizioni alimentari. Nell'Atlante regionale se ne contano ad oggi 279, di cui il 40% dalla provincia di Savona. Olio, vini, basilico e da ultimo le acciughe sotto sale hanno ricevuto il riconoscimento europeo Igp, Dop o Doc”. Soddisfazione diffusa, comunque. Giovanni Ferrari Barusso, vicesindaco di Finale Ligure, ha sottolineato la scelta dello splendido borgo medioevale come sede più idonea per una manifestazione di grande rilievo e affluenza. Angelo Vaccarezza, presidente della Provincia, ha ricordato “la necessità di promuovere la qualità dei nostri prodotti per competere nella sfida del mercato”. D'altronde, ha proseguito, “è fondamentale saperci presentare in Italia e in Europa con una vetrina come questa”. Giancarlo Cassini, assessore all'Agricoltura della Regione, ha osservato come questo di Finalborgo sia, tra i quattro eventi liguri di settore ('Liguria da bere' a La Spezia, 'Pesto e dintorni' a Lavagna, 'Olio e oliva' a Imperia, oltre a Finalborgo), il più autorevole “perché la formula è giusta: l'azione di tante forze che collaborano alla realizzazione di un evento importante”. “Possiamo dire che l'evento - ha proseguito Cassini - abbia contribuito a far crescere il numero dei produttori agricoli che trasformano, confezionano, commercializzano”. Laura Sergi Immagini del Salone. La regìa di OroArgento Group ridisegna il centro storico di Finalborgo, dove i chiostri del Complesso sono diventati Via dei Sapori, Largo del Dolce, Largo dell'Olio o AgriPiazza. Piazza Aycardi è per tre giorni Piazza della Focaccia, Piazza del Tribunale diventa Largo delle Bontà. A Largo dei Fiori e degli Aromi, c'è Giampietro Pamparino, finalese, che ha appena inaugurato a Pietra Ligure una nuova attività dedicata a liquori, marmellate e altri prodotti a base di chinotto. Ricorda ancora “la grande perdita di piante di chinotto nel 1956 e nel 1985, con le gelate che ci avevano messo in ginocchio”. La ditta produce liquori, gelatine, miele di chinotto. Attiva da mezzo secolo, il record produttivo è stato di 50 quintali di chinotti (una pianta ne può produrre dai 30 ai 40 kg). “Avevamo 100 piante prima del 2004, 300 due anni fa. Poi abbiamo preso vecchi chinotechi da ripristinare, e oggi contiamo 6700 piante non tutte ancora in piena produzione”. Ad AgriPiazza, c'è un'arnia aperta su cui si concentrano gli sguardi: è dell'azienda di Luana Fornaro di Quiliano, miele e olio artigianali. Ha un laboratorio a Savona, e poi terreni a Quiliano, Sassello e Stella. “Lavoro da 13 anni, ho iniziato con quattro arnie, oggi ne ho 160!”. L'azienda agricola Le Giaire di Bianco Mariagrazia, anche agriturismo, è presidiata da un cavaliere medioevale: “Sono specializzato in travestimenti. A Calizzano, per la fattoria didattica, divento gnomo”. Nei laboratori, si prepara l'elisir di Arquebuse (da un'antica ricetta dell'erborista Antonio Massa), e poi c'è la lavorazione segue a pag. 12 12 N°1 - 2010 dei funghi, le confetture di pesche di Murialdo, mostarde di castagne secche, la zucca di Rocchetta, le arance pernambuco candite. L'Antico Frantoio 'Tavian' di Liliana Vigliola di Vado Ligure espone confezioni di aglio, olive in salamoia, peperoncini, filetti di branzino. “Ma principalmente produciamo olio”, dicono con orgoglio Michela e Mirco. All'Agriturismo Fratelli Oddone di Bardineto si contano 70 mucche e 10 maiali, ma anche cavalli per le passeggiate. Spiccano salumi, salsicce e formaggi. L'azienda agricola “Il Caminetto dei Giuli” di Mioglia presenta melanzane, caponate, crema di capperi, pomodori secchi, marmellata di ciliegine al limone o di zucca al cioccolato... “indica- ta per il pesce ed i frutti di mare, ma a Mioglia, da provarsi sul bollito!”. L'Apicoltura Castellano di Cairo è un fiorire di vasetti di miele, inframezzati da premi per “miglior miele dell'anno”. Al Largo del Dolce, la pasticceria - cioccolateria “La Riviera di Alassio”, da trent'anni in attività, sfoggia la propria produzione di “Baci della Riviera”. La pasticceria Sergio Barberis di Spotorno produce Pane del pescatore classico con burro o con olio, chifferi, gubelletti. Lavora stabilmente a Cairo Montenotte e stagionalmente a Spotorno. Imboccando Via dei Sapori, ecco l'azienda agricola bio Ferrari di Dego, con salumi, formaggio fresco e stagionato di latte vaccino, yogurt, ricotta, burro, giuncata. “Il latte delle pecore lo compriamo a Cairo - dice Nadia -. La pecora è un animale che dà poco latte, bisognerebbe averne troppe...”. Tra i produttori di amaretti c'è la Giacobbe snc di Sassello. “Siamo due famiglie di piccoli artigiani a lavorare in azienda - dice Stefania -, con otto dipendenti fissi più altri stagionali”. Giovanni Corigliano produce piante in vaso, fiori e aromatiche. “Apparteneva ai nonni di mio marito - ci dice Caterina . Lui è coltivatore diretto dall'età di 14 anni e dal 2000 l'ha rilevata”. Al Giardino dei Sapori e dei Profumi, c'è la società agricola Cascina “Magione” di Mauro Carle e Claudia Mossio di Osiglia. Formaggi e salumi ottenuti da bovini, ovini, suini (55-60 capi). Nelle stalle, anche capi di vacche Jersey inglesi, che regalano un latte eccellente. All'Auditorium dei Sapori, i Viticoltori Ingauni di Ortovero elencano le loro produzioni di zona: ormeasco, pigato, vermentino, rossese, sciac-trà… “Da 33 anni sul mercato, una delle cantine più vecchie della Liguria - dicono Claudio e Alex -. In Cooperativa 200 soci e 4 dipendenti”. L'azienda Silvestri di Nasino propone fiori di tiglio e peduncoli di ciliegia per infusi e ti- sane, timo, succo di uva fragola, gelatina di vin brûle o di pompelmi di Nasino, marmellate di mandarina, confettura di castagne al rum, olio, olive. Tra i peperoncini piccanti, spicca l'habanero. L'azienda biologica di Gio Batta Vio in Albenga è certificata dal 1989. “Le vigne le abbiamo sempre avute, dal 2000 abbiamo iniziato a vinificare in cantine”. Grande richiesta da Stati Uniti, Olanda e qualcosa dalla Svizzera. “La vendita all'estero risente meno del prezzo, il 'di più' per la qualità te lo riconoscono volentieri”. Un vino tipico rosso Igt è il “Bacilò” delle colline savonesi. Nello stand dell’azienda agricola Vincenzo Bellissimo di Albenga, oltre a piante in vaso, sono esposte bottiglie di Sparagus (liquore all'asparago violetto di Albenga), Articioc (grappa al carciofo violetto di Albenga), liquori al carciofo e Mirtella (liquore al mirto). L'azienda di Maria Giovanna Grana ha superato i 40 anni di attività in regione Ticiallo, e oggi propone il pigato Grana. Riferisce un pezzo di storia (controversa): parrebbe che il vitigno sia originario dalla Tessaglia (Grecia). Per Origine Laboratorio Liquori Valbormida di Cengio ci sono i giovani Luca e Alessandro che hanno pubblicizzato la prima vodka 'bio' con acqua di Lurisia (distillato di frumento tenero bio, morbida, non filtrata) e 'sfornato' le loro prime produzioni a base di erbe locali nel luglio 2006. Il Birrificio Scarampola è specializzato nella produzione di birra in bottiglia: Maurizio Ghidetti Flibus segue l'azienda da 8 anni: prima a Cairo, palazzo Scarampi, ora a Millesimo. N° 1 - 2010 Expo 2010, vetrina del prodotto Savona 13 La più importante rassegna commerciale della provincia Domenico Sartori è cavaliere gastronomo dell'azienda “Il Pesto di Domenico” di Ceriale: “Sono da cinque anni al timone dell'azienda, la prima volta al Salone, ma da sempre mi porto dietro la passione per il basilico”. Alla Saletta della Cucina Preistorica, ricavata all'interno dell'antica 'Cappella Oliveri', il Museo Archeologico del Finale ha imbandito una tavola medioevale. Mandorle, noci, uva passa, datteri, garofani e farina, gli ingredienti dell'antica ricetta della torta in Balconada. Simona pesta nel mortaio sale grosso da cucina con erba menta, finocchio, lavanda, timo “da sminuzzare, raccogliere in garza e mettere nella vasca da bagno”. Ai Presidi Slow Food, grande ceste con l'asparago violetto di Albenga, a cura dell'azienda agricola Montano di Maria Luisa Parodi a Ceriale e, per il Chinotto di Savona, l'azienda agricola Alessandro Parodi di Finale Ligure. Presidio anche per la castagna essiccata nei tecci di Calizzano e Murialdo. E poi, ancora, dai giovani dell'alberghiero Migliorini di Finale, il gelato di loro produzione e, da Millesimo, l'Associazione Tartufai e Tartuficoltori Liguri ed i Produttori Valle Bormida e Giovo. Infine la torrefazione: oltre a Minuto Caffè, anche La Genovese da Albenga, Caffè dal 1936. Per tutti i gusti e tutti i palati, quindi, giunti qui anche da tutta la Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Svizzera, Francia, e pure irlandesi e inglesi. Da record anche la partecipazione dei negozi del centro storico di Finalborgo. Folto pubblico in Piazza della Focaccia e al Largo delle Bontà (mozzarelle fior di latte, testaroli al pesto, panissa ligure, focaccia alle cipolle, focaccia al formaggio di Recco, ecc.), e al Mercato del Pesce, con orate, branzini del Tigullio, acciughe di Monterosso al Mare. Folla ininterrotta per il fritto de “Il Gagollo”, coop di Vado Ligure, che ha servito “tra i 200 e i 250 kg di pesce - dice Giorgia Zavaglia - pescato quasi tutto a Bergeggi, poi a Noli ed Imperia dai nostri pescherecci”. Tra gli eventi collaterali, una citazione per quelli di domenica 14, curati dalla Camera di Commercio: i segreti dell'olio di oliva, l'oliva taggiasca, la filiera corta della carne, alcuni “matrimoni” con i salumi, le eccellenze enologiche savonesi. Infine i sei premi “Salone dell'Agroalimentare Ligure”. A conquistarli, l'azienda agricola Siccardi Claretta di Imperia (Azienda al femminile); la fattoria didattica 'Valdolivo' di Patrone Sergio a Cogoleto (per Agriturismo); l'azienda Ottonello Rita Cascina Salvega di Casella (Produttore di prodotti di nicchia); Paolo Massobrio, giornalista (per i media); Consorzio di Tutela dell'Olio Extravergine di oliva Dop Riviera Ligure (Ambasciatore dei prodotti liguri nel mondo). Il Premio Speciale è andato a Silvio Torre, enogastronomo appassionato non solo della cucina di 'mare', ma ancor più delle tradizioni dell'entroterra. L. S. La Camera di Commercio di Savona ha partecipato, con ampio rilievo, all'edizione n.18 di Expo Savona, la più importante rassegna commerciale della provincia. L'Ente camerale ha patrocinato l'evento insieme a Comune e Provincia di Savona, a Ente Fiera e al Sistema Confcommercio. “La Camera ha deciso di onorare in modo veramente adeguato la sua partecipazione a questa rassegna che rappresenta un appuntamento molto atteso dai commercianti e dagli artigiani della nostra provincia - ha detto il presidente di Palazzo Lamba Doria Giancarlo Grasso. - É giusto che la Camera di Commercio, in quanto ente istituzionale di riferimento dell'economia provinciale, attivi tutte le risorse possibili per promuovere le produzioni e i punti di forza del suo territorio”. “La Camera di Commercio ha sottolineato il Segretario Generale Eliana Tienforti - all'interno di uno stand di 100 metri quadrati, ha voluto ospitare alcune imprese della nostra realtà territoriale per sottolineare il ruolo camerale di servizio alle imprese. Proprio a testimonianza di questa funzione rimarcata dal legislatore, la nostra scelta è stata quella di ospitare nello stand aziende significative in quanto rappresentative dell'eccellenza del nostro artigianato. Si tratta, infatti, delle aziende che hanno ricevuto il marchio 'Artigiani in Liguria' e che testimoniano il valore culturale e tradizionale delle nostre produzioni”. Spazio, nello stand, anche alle Aziende Speciali e ad Assonautica, espressione del sistema camerale, punto di riferimento per l'accoglienza e per i servizi al diportismo. Uno stand, quello della Camera di Commercio, che ha attirato anche visivamente i visitatori. Sono stati ricostruiti, come scenario, gli interni di Palazzo Lamba Doria, in particolare il terzo piano con le bifore per offrire un ambiente accogliente e attraente per il pubblico. Un gozzo in legno, posizionato da Assonautica e le piastrelle dipinte a mano, provenienti direttamente dalla manifestazione alassina di Miss Muretto, organizzata dalle Aziende Speciali, hanno completato lo spazio. Durante tutta la durata della manifestazione lo stand ha ospitato le lavorazioni artigianali del nostro territorio. Grande rilievo, infatti, è stato dato all'iniziativa regionale del marchio Artigiani in Liguria promuovendo tutti i dieci ambiti che fanno parte del marchio, ma soprattutto quelli della nostra provincia: ceramica e vetro, ma anche lavorazione del cioccolato, del ferro battuto e delle decorazioni floreali. L'artigianato savonese è stato valorizzato da una serie di eventi che si sono succeduti nelle giornate dell'Expo. L'Associazione Ceramisti, in particolare, ha messo a disposizione nello stand un tornio con dimostrazioni della lavorazione ceramica. Per quanto riguarda l'artigianato legato al cioccolato, ci sono state dimostrazioni in un apposito laboratorio di lavorazione e decorazione. Ampio rilievo anche ai servizi camerali con particolare attenzione alle agevolazioni offerte con la Comunicazione Unica che costituisce una notevole semplificazione nella comunicazione per la creazione di imprese. Nello stand era a disposizione un ampio materiale sull'argomento e, in questo senso, anche la quarta pagina di copertina del catalogo dell'Expo riportava i servizi che offre la Camera di Commerci. Silvia Campese 14 N°1 - 2010 Un raggio di sole nel cielo di Ferrania Primo passo del piano di riconversione dell'azienda valbormidese Ferrania Solis ha avviato la produzione e la commercializzazione di moduli fotovoltaici in silicio cristallino, nell'ambito di un programma che prevede anche la progettazione e l'installazione di impianti fotovoltaici di bassa, media e alta potenza. Nello stabilimento in cui per decenni sono state realizzate le pellicole foto e cinematografiche Ferrania e le lastre radiografiche utilizzate per la diagnostica in Italia e all'estero, oggi si producono moduli fotovoltaici di ultima generazione con un marchio, Ferrania Solis, che nel nome e nel logo richiama una realtà tecnologica che ha fatto la storia dell'industria italiana. Ferrania Solis è controllata dal Gruppo Messina, attraverso le partecipate Finemme Spa e Ferrania Technologies SpA. L'inizio della nuova attività industriale testimonia concretamente l'impegno del Gruppo ad investire nel settore delle energie rinnovabili ed è per questo che l'iniziativa è stata presentata ad autorità e stampa agli inizi di marzo. “Questo è il primo importante passo verso il rilancio produttivo di Ferrania - ha sottolineato, a nome degli azionisti, Stefano Messina -. Crediamo che il settore delle energie rinnovabili abbia delle grandi potenzialità e i nostri investimenti dimostrano l'impegno dell'azienda per una nuova avventura industriale”. Per Messina sarà fondamentale la collaborazione con il territorio per giungere anche alla definizione di un progetto strategico che preveda la realizzazione della centrale a biomasse indispensabile per “dare gambe” all'insediamento di iniziative imprenditoriali in grado di creare valore e occupazione: “Ci impegneremo anche su questo fronte, in quanto il settore energetico sarà decisivo per l'indotto economico della vallata, che già ha beneficiato del flusso di investimenti necessario ad avviare Ferrania Solis. Molti dei lavori sono stati infatti eseguiti da imprese locali”. Con una prima fase di investimenti per oltre 11,2 milioni di euro, in aggiunta al totale già investito negli ultimi cinque anni dal Gruppo sull'operazione Ferrania, pari a circa 30 milioni, Ferrania Solis si pone sul mercato nazionale ed internazionale come azienda in cui know-how e competitività rispondono alle crescenti richieste nell'ambito della produzione di energia da fonte solare. Un settore in crescita e che, a livello nazionale, ha visto notevolmente incrementare la potenza complessiva in- Tecnico al lavoro nell'assemblaggio dei pannelli solari. A destra, i primi pannelli fotovoltaici sistemati nel grande piazzale di Ferrania, a scopo sperimentale stallata nell'ultimo triennio. “Ci siamo impegnati fin dall'inizio, con dispendio di energie e ingenti capitali, per rilanciare e riconvertire il sito produttivo di Ferrania e non abbiamo rinunciato a farlo nonostante le difficoltà incontrate e quelle che ancora ci attendono - ha sottolineato il presidente di Ferrania Technologies Andrea Gais parlando a nome del Gruppo assieme al cugino Stefano Messina -. Da questo impegno è maturata l'esigenza di concentrarsi su nuove sfide, come quella delle energie alternative e delle fonti rinnovabili. Crediamo che il settore delle rinnovabili abbia grandi potenzialità sia sul versante occupazionale sia per il rilancio del tessuto industriale della zona, nell'ottica delle nuove tecnologie legate alla green economy”. Lo start-up prima fase di Ferrania Solis (produzione pannelli) ha una capacità produttiva di 70 mila moduli (pari a 15 megawatt di potenza installata) che aumenterà a 140 mila moduli (circa 30 Mw) entro il 2011, con possibili ulteriori successivi sviluppi. La fabbrica fotovoltaica rappresenta in Liguria il primo grande insediamento industriale del settore e grazie alla riconversione, in fase di attuazione, e al reimpiego di maestranze, riveste un importante ruolo di rilancio nell'ambito della Valle Bormida. “Il settore fotovoltaico è in tumultuoso sviluppo - ha spiegato l'amministratore delegato di Ferrania Solis Ernesto Salamoni -. Nel 2006 in Italia la potenza installata era di soli 9 megawatt; sono diventati mille nel 2009 ed entro quest'anno potrebbero raddoppiare, per giungere a 3 mila nel 2013 ed a 16 mila nel 2016. La Liguria, con 6,9 chilowatt installati per chilometro quadrato, è tra le ultime regioni in Italia, e non vanno bene nemmeno Val d'Aosta e Piemon- La presentazione di Ferrania Solis. Da sinistra, Giuseppe Cortesi, a.d. Ferrania Technologies, gli azionisti Andrea Gais e Stefano Messina, l'amministratore delegato di Ferrania Solis, Ernesto Salamoni te. Per questo il mercato del Nord Ovest è tra i più promettenti. Quello che nasce con Ferrania Solis è un centro di eccellenza made in Italy in un contesto, come quello nazionale, il cui mercato è coperto attualmente per i 2/3 da impianti fotovoltaici realizzati con pannelli importati dall'estero”. Ferrania Solis si propone, quindi, quale base per la creazione del centro di eccellenza del fotovoltaico del Nord Ovest con l'obiettivo di una filiera industriale il più possibile integrata da sviluppare con il sostegno, le sinergie e l'aiuto della Regione Liguria e del Ministero dello Sviluppo Economico nell'ambito delle opportunità offerte dai Poli di Innovazione e dal neonato Parco Tecnologico Valle Bormida. Presenti all'incontro anche Giovanni Calvini, presidente di Confindustria Genova e Fabio Atzori, presidente dell'Unione Industriali di Savona. “La nuova realtà produttiva - ha rilevato l'ingegner Atzori - rappresenta un segnale significativo di fiducia verso il recupero di questa grande area industriale. Il settore dell'energia è strategico per il Paese, per Savona e tutta la Valle Bormida. Lo sviluppo di tutte le iniziative potrà avere risvolti occupazionali importanti. E' giusto attendere risposte certe riguardo agli altri progetti industriali in discussione per il sito di Ferrania, a cominciare dalla stessa centrale a biomasse, per la quale mi auguro possa ripartire velocemente l'iter di realizzazione”. N° 1 - 2010 15 Reparti produttivi di Ferrania Solis. La nuova attività occupa, dopo i lavori di ristrutturazione, l'ex reparto dove si producevano le lastre radiografiche Numeri e risorse di Ferrania Solis La “mission” aziendale di Ferrania Solis è costituita da: - Produzione e commercializzazione di moduli fotovoltaici - Progettazione, commercializzazione ed installazione impianti fotovoltaici - Ricerca e sviluppo per l'ottimizzazione dei processi produttivi, lo sviluppo di nuove tecnologie e la relativa industrializzazione Ferrania Solis ha iniziato la produzione di moduli fotovoltaici in silicio cristallino che sono disponibili sul mercato. E' inoltre attiva nella progettazione e realizzazione di impianti fotovoltaici, anche chiavi in mano, per tutti gli usi, in particolare industriali, su tutto il territorio nazionale in collaborazione con partner selezionati. Ferrania Solis nasce dalla volontà e dall'impegno del Gruppo Messina nell'ambito del progetto di reindustrializzazione nella val Bormida, in provincia di Savona. Con la prima linea produttiva si arriva ad una capacità di circa 15 MW. Il piano industriale prevede successivi investimenti per arrivare a 30 MW di produzione nel 2011, per salire successivamente a 60MW. Ferrania Solis si propone come riferimento tecnologico e di servizi nel campo dell'energia fotovoltaica nel sito di Ferrania, ricco di 80 anni di storia, esperienza e leadership nel settore chimico, fotografico e medicale, con il proprio know-how e la passione per l'innovazione. Ferrania Solis vuole fare della capacità di analisi, delle aspettative del cliente, della competenza e della rapidità nei rapporti con il mercato le principali leve competitive e di diversificazione. Il prodotto, “made in Italy”, è garantito da un Sistema di Qualità' consolidato e risponde pienamente alle caratteristiche di efficienza ed affidabilità richieste. I numeri essenziali Partecipata da Ferrania Technologies SpA (50%) e Finemme Spa (50%) Capitale sociale: 7,9 milioni di euro Area occupata: 19 mila mq Investimenti in corso: 11,2 milioni di euro Impianto produttivo Collocazione - attualmente in fabbricato ristrutturato di 1.750 metri quadrati - entro 2011 nel nuovo fabbricato di 8mila mq per il cui allestimento sono già in corso lavori di bonifica e demolizione propedeutici alla costruzione Occupazione Gli addetti nella fase di “star up” sono 32 e saliranno a 54 entro la fine del 2010; a regime, nel 2011, dovrebbero attestarsi a 76. Il piano industriale prevede che l'azienda, nel 2012, raggiunga i 60 milioni di fatturato. Un gruppo legato da 90 anni al trasporto navale Messina: parte dal mare l'avventura valbormidese La storia del gruppo imprenditoriale che oggi gestisce anche l'insediamento di Ferrania inizia nel 1921 quando Giuseppe Messina, dopo varie esperienze armatoriali, si trasferisce a Genova. Affida l'attività al primogenito Ignazio, allora diciottenne, che inizia servizi regolari di linea utilizzando navi di bandiera italiana. Nel 1929 la società prende il nome di “Ignazio Messina & C.” e, grazie al consenso ottenuto dal mondo mercantile per i servizi svolti in Nord Africa, ottiene il “Guidone postale” tra Italia e Libia. Nel 1935 la compagnia arriva a collegare Mar Rosso, Arabia Saudita e Africa Orientale. Alla fine della seconda Guerra Mondiale, nonostante la perdita di quasi la totalità della flotta, la “Ignazio Messina” riprende l'attività ed estende i collegamenti alla Tunisia, Algeria, Libano, Egitto e Afri- ca Occidentale. Dal 1956, entrano in azienda i figli Gianfranco, Giorgio e Paolo. Nel 1968, la compagnia genovese si specializza nei servizi regolari ro-ro container. Durante la chiusura del canale di Suez seguita alla crisi del 1956, le navi Messina sono le uniche, di nazionalità italiana, a garantire il servizio di linea per l'Africa Orientale ed il Mar Rosso. Nel 1975 è sempre una nave della Messina ad attraversare per prima il riaperto Canale di Suez e ad iniziare il servizio contenitori per il Mar Rosso ed il Golfo Arabico, esteso, in seguito, ad India, Pakistan e Sud Africa. Nel 1982 scompare il fondatore della Compagnia e tra la fine degli anni 80 ed inizi 90, approda in azienda la quarta generazione con Andrea Gais, Massimo, Ignazio, Stefano e successivamente Emanuele Messina. Grave perdi- ta per il gruppo nel 2008 con la scomparsa del vice presidente, ingegner Giorgio Messina. L'armamento come core business Le caratteristiche che identificano la prima compagnia italiana di navi ro-ro/portacontenitori e la seconda al mondo, si leggono in questi numeri: un giro d'affari di oltre 335 milioni di euro, più di 1000 dipendenti, 16 navi di proprietà alle quali si aggiungeranno 4 nuove costruzioni recentemente ordinate in consegna dal 2011 presso i Cantieri Daewoo, oltre 55mila contenitori di proprietà, 77 vagoni ferroviari, 250mila mq di Terminal (Ronco e Canepa) nel porto di Genova, un movimento annuo nel solo porto del capoluogo ligure di oltre 240.000 teu, 173.000 metri lineari di rotabili e 106.000 tonn. di merce varia. La Ignazio Messina & C. SpA opera su linee specializzate con capolinea a Genova e scali nei porti principali del Sud Europa, Africa Occidentale ed Orientale, Sud Africa, Arabia Saudita, Mar Rosso, Golfo Arabico, India, Pakistan, Libano, Egitto, Algeria, Libia, Malta, Tunisia. Al Gruppo genovese, controllato dalle famiglie Messina e Gais, fa capo anche Finemme Spa, la holding che detiene, oltre ad attività e partecipazioni legate al core business del trasporto marittimo internazionale (liquido e secco), anche alcune partecipazioni in aziende operanti in altri settori quali quello immobiliare, finanziario ed industriale, tra cui, appunto, Ferrania Technologies. 16 N°1 - 2010 La Fiera Florovivaistica IPM (Internationale Pflantzen Messe) che si svolge tutti gli anni ad Essen, laboriosa città al centro del distretto industriale della Ruhr in Germania, fra le Capitali Europee della Cultura 2010 come lo fu Genova qualche anno fa, è una grande vetrina della produzione europea e mondiale di fiori, di piante e ogni tipo di attrezzatura per floricoltori, hobbisti e fioristi nonché per gli amanti delle composizioni floreali e per l'arredamento floreale. E' un grande evento che si caratterizza per la presenza soprattutto di operatori del Nord Europa e sempre più anche del Medio Oriente e del Nord Africa, fino alla lontana Cina che si affaccia al mercato floricolo con prepotenza, per il consolidarsi di rapporti già esistenti e la visibilità di offerta commerciale. A livello ligure la partecipazione all'evento è caratterizzata dalla presenza sia del progetto Regione-Unioncamere, sia della gestione operativa affidata alla Camera di Savona. Lo spazio espositivo, progettato da Unioncamere Liguria con risorse compartecipate Regione-Unioncamere Liguria, è stato realizzato con materiale dei produttori Flor.A.S e Acea e gestito in collaborazione con personale camerale di Savona, dell'Istituto Regionale per la Floricoltura di Sanremo e dell'Agenzia Turistica Regionale In Liguria. Lo spazio espositivo molto innovativo ed esclusivo ha voluto essere una vetrina delle aree di produzione floricola e florovivaistica di eccellenza del ponente ligure e una cassa di risonanza promozionale per gli operatori che già da anni partecipano a IPM con il marchio collettivo floricolo “d'Albenga”. L'Istituto Regionale per la Floricoltura di Sanremo ha inoltre fornito materiale illustrativo delle prove sperimentali, garantendo presenza e assistenza nello stand. Alcuni prototipi di nuove varietà di margherite in prova e composizioni di piante grasse sono state esposte nello spazio espositivo. Tre video hanno mandato in continuo immagini della produzione e del sistema distributivo. “Questa novità - ha dichiarato il presidente camerale, Giancarlo Grasso - è la dimostrazione che se un progetto è serio e condiviso anche altri soggetti possono sostenerlo con entusiasmo come stanno facendo le associazioni dei produttori e di questa serietà va dato atto ad Acea e Floras che hanno promosso e coinvolto la Camera e la Regione dal 2002 nell'iniziativa promozionale”. Le associazioni di categoria agricole, Acea e Floras, in ap- I fiori di Albenga in vetrina a Essen Iniziativa di Regione, Unioncamere e produttori positi incontri al Centro Sperimentale di Albenga con i rappresentanti di Regione, Unioncamere e Agenzia In Liguria, hanno definito collegialmente di promuovere il marchio “d'Albenga” e l'immagine turistica del territorio mentre la Camera di Savona ha finanziato alcune iniziative collaterali e promozionali. “Gli spazi espositivi - ricorda il segretario generale della Camera di Commercio di Savona Eliana Tienforti - hanno proposto una grande immagine del territorio di produzione floricola e florovivaistica albenganese e hanno creato una cassa di risonanza promozionale per gli operatori che già da anni partecipano a IPM.” Sono stati distribuiti al pubblico e agli operatori interessati depliant e brochure che illustravano le caratteristiche delle produzioni ingaune, allo scopo di supportare il lavoro informativo e promozionale di tutti gli operatori della filiera. Distribuiti al pubblico e agli operatori anche i poster della Floras, con materiale turistico abbinato, e i nuovi cataloghi floricoli che illustrano le caratteristiche delle produzioni albenganesi con il codice a barre unico. Inoltre tutti gli operatori aderenti (6 aziende) hanno avuto materiale illustrativo e turistico dove erano descritte le iniziative. La Camera di Commercio di Savona, in questo contesto, ha realizzato alcune specifiche azioni quali: - sostegno all'attività dello stand a supporto della presentazione del marchio floricolo con una uscita pubblicitaria sulla rivista della fiera TaspoToday che arrivava allo stand di ogni espositore; - predisposizione di un comunicato stampa distribuito presso i due Press Center a tutti i giornalisti della fiera - distribuzione di piante aromatiche (lavanda e rosmarino) sugli oltre 250 tavoli dei ristoranti della fiera promuovendo così la conoscenza delle piante aromatiche a tutti gli Sopra, lo “scenario” del padiglione di Regione e Unioncamere Liguria a IPM 2010, la fiera florovivaistica di Essen: un'importante vetrina per i fiori e le piante del ponente ligure avventori, - distribuzione presso lo stand di materiale informativo in lingua di tipo turistico ligure e savonese - pubblicazione di un annuncio sul marchio “d'Albenga” relativo alla produzione floricola ingauna nella edizione di fine gennaio della Markt in Grun (rivista specialistica di maggiore diffusione fra i garden center tedeschi) per oltre 7 mila abbonati. Infine sono stati distribuiti depliant regionali sulla ricettività turistica locale e su specifici pacchetti di offerta, molto apprezzati, e informazioni sulle caratteristiche del territorio. Durante le giornate espositive la standista di madre lingua tedesca, il personale dell'Istituto regionale, di Acea e della Camera di Savona hanno svolto una azione di rete delle varie presenze liguri, cercando di raccogliere indicazioni e proporre iniziative per una migliore e più coordinata presenza dell'Ente pubblico locale a servizio delle aziende espositrici. Aziende che sono di significative dimensioni e dalla influente capacità di penetrazione sul mercato ma che non agiscono sinergicamente in un momento che segna il punto di incontro di un comparto in cerca di sicurezze sul prodotto e sui rapporti e di accordi sempre più garantiti. Guglielmo Bonaccorti N° 1 - 2010 17 “Esserci è importante per conoscere i mercati” L'obiettivo della “spedizione” savonese in Germania I produttori albenganesi presenti cercano a IPM notizie e informazioni dirette, in particolare per quanto riguarda l'andamento dei prezzi del mercato del Nord Europa e le tipologie di prodotto che fanno tendenza. Quindi per i floricoltori l'obiettivo è un momento di raccolta dati e comunicazione per un comparto della filiera che si sente sempre più dipendente dai comportamenti dei consumatori finali e dei distributori. Il ruolo dei commercianti è in rapida evoluzione. Con il consolidamento del Consorzio Acea per i mercati dell'Est europeo si è evidenziata una nuova consapevolezza associativa, dettata anche dalle difficoltà recenti del mercato oltre che da un sano spirito corporativo, che comunque è auspicabile si affermi. Attualmente ogni commerciante attrezza e allestisce il proprio stand e conferma la propensione ad un comportamento ancora individualista. Ma la tendenza ora più urgente, sia per i co- sti che per la necessità di creare un'immagine del Sistema Albenga potrà, se ben condotta, portare ad una evoluzione positiva di questa mentalità. E' significativo il fatto che le Associazioni di categoria agricole abbiano proposto la prospettiva di un percorso condiviso di riconoscimento per i prodotti dell'area albenganese auspicabilmente sotto il logo “d'Albenga” Rispetto alla presenza delle scorse edizioni dal 2002 al 2009, la partecipazione a IPM 2010 è risultata apprezzata per l'insieme di iniziative ideate e realizzate. Da quest'an- no la fiera ha voluto poi spostare i giorni di apertura dal fine settimana ai giorni lavorativi, dal martedì al venerdì, concretizzando un flusso più equilibrato fra operatori specializzati e pubblico generico rispetto alle passate edizioni, tendenza riscontrata da tutti gli operatori savonesi per una maggiore continuità di presenza e un lavoro più specifico con ogni potenziale cliente interessato. Da riscontri raccolti durante le giornate espositive, gli operatori hanno avuto la percezione di poter essere supportati nelle loro iniziative da Camera di Commercio, Regione e Unioncamere, ma la concreta operatività di gestione e di lancio delle iniziative sul mercato dipenderà molto dall'atteggiamento degli stessi operatori e dalla coesione fra produttori e commercianti nel mettere a punto gli strumenti più idonei per raggiungere i clienti con un prodotto dalla qua- lità ineccepibile e soprattutto dall'uso di un marchio di origine. Ci sono stati numerosi contatti e interessamenti con operatori stranieri, alcuni dei quali hanno sollecitato la diffusione del marchio e la sua veloce applicazione; esistono concrete aspettative anche da parte di clienti nor- deuropei per una produzione unica sul mercato identificata come merita e valorizzata con l'apporto di una qualche certificazione. Paradossalmente, i clienti finali riconoscono che il prodotto di Albenga merita un apprezzamento maggiore ma non è riconoscibile rispetto a prodotti di altre zone. scono singolarmente con la loro presenza in fiera, curando direttamente l'allestimento degli spazi espositivi, non manifestandosi in una omogenea e continua azione di promozione e valorizzazione di un prodotto abbastanza identificato nelle piante aromatiche e fiorite in vaso. Aziende di significative dimensioni e dalla influente capacità di penetrazione sul mercato non agiscono sinergicamente in un momento che segna il punto di incontro di un mer- cato in rapida evoluzione. Di anno in anno infatti il comparto segna la presenza di nuove aree produttive e la trasformazione continua della proposta commerciale che si ritiene lasci sempre meno spazio all'iniziativa del singolo operatore. Da tutta questa serie di considerazioni emerge, dopo otto anni di esperienza, la necessità di un tavolo di confronto fra i rappresentanti del mondo floricolo ligure sia albenganese che sanremese sul significato e le prospettive della presenza a IPM Essen 2011, ripensando un lancio del “Sistema Albenga” abbinato ad un percorso condiviso e non solo come etichetta di immagine. Andrà anche prevista una apposita promozione per la prossima Euroflora. L'impegno dell'Assessorato regionale è ormai consolidato e gli operatori potrebbero essere contattati prima dell'estate per progettare una presenza più coordinata. I grandi numeri di IPM 2010 Un evento mondiale con 1.400 espositori La mostra internazionale di Essen, alla quale hanno partecipato oltre 1.400 espositori di 41 Paesi su una superficie di 110 mila mq e che ha registrato oltre 60 mila visitatori qualificati di 76 Paesi, si è da tempo affermata come l'evento di maggior rilevanza tecnica ed economica per il settore florovivaistico europeo; il 70% degli operatori presenti dichiara di essere soddisfatto del successo commerciale dell'evento. La partecipazione italiana risale al 1983 con 12 aziende che oggi sono diventate oltre 50 nel padiglione italiano e 100 in totale, portando gli operatori del Bel Paese come secondo gruppo straniero rappresentato dopo gli olandesi. I produttori albenganesi e liguri presenti in modo singolo nel 2010 sono stati 6. Rispetto alla presenza delle edizioni dal 2002 al 2009, la partecipazione a IPM 2010 è risultata apprezzata per l'insieme di iniziative realizzate ma soprattutto per la forte impronta dello stand, che ha fatto da volano di interesse del- la produzione floricola “d'Albenga” e dell'intero territorio come immagine turistica Dai riscontri raccolti, gli operatori e i visitatori hanno avuto la percezione della reale consistenza dell'attività produttiva del settore. Una grande foto aerea ha messo in rilievo la vastità e la parcellizzazione delle superfici produttive lasciando intuire l'immenso potenziale ma purtroppo la scarsa propensione a fare sistema. La presenza inoltre nella giornata inaugurale di un folto gruppo di imprenditori agricoli regionali, coordinati dai funzionari addetti alla floricoltura, ha permesso di far conoscere agli agricoltori l'iniziativa e percepire il significato della presenza ad Essen e le sensazioni del mercato. Durante l'esposizione il personale regionale e camerale ha svolto un'azione di raccordo delle varie presenze liguri, cercando di raccogliere indicazioni e proporre iniziative per una migliore e più coordinata presenza dell'Ente pubblico a servizio delle aziende. Infatti oggi gli operatori agi- 18 N°1 - 2010 Un forte incremento della cassa integrazione, che ha superato nell'arco del 2009 i due milioni di ore tra cassa integrazione ordinaria e straordinaria, che si accompagna ad una diminuzione delle imprese artigiane e delle attività commerciali: è questa la difficile situazione economica della provincia di Savona, fotografata dai dati raccolti dal Comitato provinciale dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale di Savona, presieduto da Giancarlo Battaglino, relativi alla situazione economica della provincia e, in particolare, agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e mobilità) autorizzati. Raffrontando i dati del 2009 con quelli del 2007 e del 2008, balza agli occhi come la situazione sia andata progressivamente peggiorando con una crescita esponenziale della cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Anche se Giancarlo Battaglino sottolinea come “le statistiche non siano da leggere con occhio troppo critico”, i dati relativi alla situazione della provincia di Savona richiedono molta attenzione, poiché, aggiunge Battaglino, “mettono in evidenza una situazione economica stagnante che, anche per il 2010, non sembra essere attrezzata per poter sperare in una ripresa significativa”. Alcuni dati su cui riflettere, partendo dalle ore autorizzate relative alla cassa integrazione ordinaria. Nel 2007 la provincia di Savona aveva registrato un consuntivo di 278.234 ore integrate, dato lievemente diminuito nel 2008, con 258.170 ore, ma poi esploso nel 2009 con 1 milione 245.397 ore: un aumento, tra il 2007 e il 2009, pari al 347,61 per cento (ossia 967.163 ore in più). In crescita anche la cassa integrazione straordinaria. Le ore autorizzate nella provincia di Savona nel 2007 ammontavano a 315.087, raddoppiate nel 2008 con 641.708 ore e ancora cresciute nel 2009 con 762.100 ore, per un incremento percentuale, nel biennio 2007-2009, del 141,87 per cento (447.013 ore in più). Facendo la somma tra le ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria si passa dalle 593.321 ore del 2007 ai 2 milioni 007.497 del 2009 per una crescita del 238,35 per cento (1.414.176 ore integrate in più). In crescita anche la disoccupazione nella provincia di Savona. Le domande di disoc- La cassa integrazione sale a 2 milioni di ore La crisi “fotografata” da Giancarlo Battaglino, presidente dell'Inps “ Il 2009, nel raffronto con i due anni precedenti, emerge come un “anno orribile” per l'economia, mentre i deboli segnali di ripresa produttiva rinviano al secondo semestre del 2010 l'appuntamento con l'uscita dalla recessione cupazione presentate dai lavoratori e accolte (tra disoccupazione ordinaria e speciale e disoccupazione da requisiti ridotti) ammontavano nel 2008 a 8.713 unità, mentre nel 2009 sono salite a 9.896 per un incremento del 13,58 per cento (1.183 unità). Più pesanti i dati sulla mobilità. Se nel 2008 l'indennità di mobilità era assegnata a 92 unità, nel 2009 il numero ha raggiunto le 362 unità per una crescita del 293,48 per cento. “Il 2009 - sottolinea Battaglino - ha visto crescere gli ammortizzatori sociali: un dato che preoccupa soprattutto se visto nella sua progressione a partire dal 2007. Il timore è che nel 2010 non ci sia più spazio per le proroghe nell'ambito della cassa integrazione ordinaria, mentre per l'assegnazione della straordinaria i parametri sono più rigidi e complessi, con l'obbligo di dimostrare dati alla mano una ristruttu- razione in corso, uno stato di crisi di settore e una condizione di crisi aziendale. Pertanto quest'anno le imprese dovranno accedere ad ammortizzatori sociali in deroga”. Battaglino sottolinea una certa preoccupazione da parte dell'Inps per il rischio di aumento della disoccupazione nel 2010. “Dal nostro osservatorio sulle aziende - rileva il presidente provinciale dell'Inps - abbiamo notato come le imprese si stiano stabilizzando rispetto al 2007 su una produzione inferiore. Se, ad esempio, un'azienda produceva 100 e oggi produce 70, per mantenere in equilibrio i costi per unità di prodotto dovrà necessariamente diminuire il numero delle unità lavorative, per cui temiamo che nel corso dell'anno si verifichi un'ulteriore perdita di posti. Quindi, la timida ripresa economica del 2010, che qui vedremo forse nel secondo semestre dell'anno, non preserverà dalle dif- ficoltà i lavoratori e, di conseguenza, le famiglie. L'auspicio è che nel primo semestre gli ammortizzatori in deroga siano sufficienti”. Infine, difficile, in base ai dati forniti dall'Inps, anche la situazione del settore artigiano e del commercio savonese. Per quanto riguarda il lavoro autonomo relativo alle imprese artigiane, nel 2009 le attività cessate sono state 982, mentre le nuove iscrizioni solo 841 per un meno 14,35 per cento (pari a meno 141 unità).Gli addetti attivi nel 2009 nel settore artigiano erano nel totale 11.417 (9.448 maschi e 1.969 femmine). Più critica la situazione nel settore del commercio: nel 2009 le cessazioni sono state ben 1.670, mentre le aperture solo 1.008, con una perdita secca di 662 unità locali. In totale gli addetti nel commercio nel 2009 erano 7.537 maschi e 5.424 donne. Silvia Campese N° 1 - 2010 19 Pensionati di lungo corso un terzo ha passato gli 80 Popolazione longeva, ma gli assegni sono leggeri Edilizia e artigianato sono tra i settori che più hanno risentito della congiuntura avversa. Nell'industria, crescita esponenziale della cassa integrazione. Nell'altra pagina, la sede Inps di Savona e, sotto, il presidente Giancarlo Battaglino Altrettanto interessanti, per fotografare la situazione economica della provincia di Savona, sono i dati, sempre forniti dall'Inps, relativi al “pianeta pensioni”. “Ciò che emerge immediatamente dalla lettura delle informazioni raccolte dall'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale di Savona - fa notare il presidente Giancarlo Battaglino - è che la popolazione savonese è longeva, ma, per la maggior parte, i livelli retributivi sono piuttosto bassi. Un altro dato fa riflettere, anche se, in realtà, rispecchia la situazione nazionale e non costituisce un aspetto particolare della nostra provincia: il rapporto pressoché paritario tra numero di lavoratori e numero di pensionati”. Per quanto riguarda la longevità, la quarta età, gli ultra ottantenni, sfiorano il 30 per cento dei pensionati, ma il 75 per cento delle pensioni ha un importo lordo che va da 0 a 1.000 euro al mese, di cui il 44 per cento si ferma a 500 euro al mese, mentre solo il 3,5 per cento supera i 2.000 euro mensili. “Da questi dati - ha detto il presidente del Comitato Provinciale Inps - si può desumere come nella provincia non vi sia una forte economia con livelli retributivi elevati, ma, al contrario, si denota come la maggior parte dei redditi che hanno contribuito a calcolare la pensione siano molto bassi e variegati nelle diverse tipologie di lavoro, tra il lavoro autonomo e il lavoro stagionale, essendo la nostra una provincia che si presta molto a tali tipologie di lavoro”. Scendendo nei particolari e partendo da due dati, 286.646, il numero di residenti nell'anno 2009 nella provincia di Savona, e 175.680, il numero della popolazione attiva, compresa cioè tra i 16 e i 64 anni, al primo gennaio 2010 le pensioni totali Inps risultano essere 105.263 erogate a favore di 92.975, pari all'88,32 per cento, considerando che il numero delle pensioni è comprensivo di tutte le tipologie e non è riferito al numero dei pensionati in quanto esistono molti bititolari, pertanto il rapporto è tra la popolazione attiva e le pensioni. Estremamente interessante, in questo senso, il rapporto tra la popolazione attiva e i lavoratori occupati. Rispetto alla popolazione attiva, i lavoratori occupati risultano 98.792, pari al 56,21 per cento e al 34,45 per cento sulla popolazione residente. I lavoratori occupati risultano così suddivisi per tipologia: 59,59 per cento dipendenti industria e servizi, 15,80 per cento commercianti, 12,91 per cento artigiani, 4,90 per cento agricoli, 6,80 per cento parasubordinati. Ancor più interessante il rapporto tra lavoratori occupati e numero delle pensioni e tra lavoratori occupati e numero pensionati: sono 1,07 le pensioni per ogni occupato, e 0,94 pensionati per ogni occupato. Un dato che, secondo Battaglino, rientra nella media nazionale riflettendo il quadro dell'insieme della situazione pensionistica italiana. Entrando ancora nel dettaglio e suddividendo le pensioni per classe d'importo, emerge che le pensioni superiori al minimo sono il 45,80 per cento (48.207), quelle che non superano il trattamento minimo sono il 17,82 per cento (18.753), le pensioni e gli assegni sociali sono il 2,64 per cento (2.792), le invalidità civili e di accompagnamento sono il 10,39 per cento (10.940) e i titolari di più pensioni sono 23,35 per cento (24.581). Colpiscono particolarmente i dati che emergono da un'analisi delle fasce pensionistiche per età e per reddito. La fascia di pensionati che ha meno di 54 anni costituisce l'1,68 per cento (1.561 unità); la fascia tra i 55 ed i 64 anni costituisce il 15,53 per cento (pari a 14.438 unità); la fascia da 65 a 79 anni costituisce il 53,60 per cento (pari a 49.838 unità); infine, la fascia dagli 80 anni in su costituisce il 29,19 per cento (27.138 unità), dato che peraltro mette in evidenza la longevità di chi risiede in provincia di Savona. Inoltre, il 44,37 per cento delle pensioni è compreso in una fascia di reddito tra 0 e 500 euro, il 31, 97 per cento tra 501 e 1.000 euro, il 15,85 per cento tra 1.001 e 1.500 euro, il 4,25 per cento tra 1.501 e 2.000 euro e solo 3,56 per cento oltre i 2.001 euro. S. Camp. 20 N°1 - 2010 Ecco le imprenditrici del “made in Savona” Giovani, grintose e con molte idee: sono le donne artigiane Sono giovani, preparate, combattive e non temono la concorrenza maschile: è questo il profilo delle artigiane al femminile della provincia di Savona. Un mondo da scoprire, una vitale risorsa per l'economia provinciale, fatta di impegno, di fatica, di quotidiano lavoro, sempre con quel tocco femmineo che si distingue per grinta, per fantasia e per volontà di rinnovare il proprio prodotto in nome della qualità. Proprio la ricerca della qualità sembra essere la chiave del successo delle artigiane del Savonese che, all'unanimità, hanno sottolineato come la ricerca dell'eccellenza le abbia aiutate ad affrontare il momento di forte crisi economica. Curare la propria bottega o la piccola impresa, migliorare e promuovere attraverso tutti i canali possibili, in Italia e all'estero, il proprio prodotto, instaurare un rapporto di fiducia con il cliente: sono queste le strategie alla base del successo delle donne artigiane che, nella piccola dimensione del mondo artigiano, si possono definire vere e proprie imprenditrici in grado di affrontare il mercato con competitività. Non meno importante lo spirito associativo che vede le artigiane savonesi iscritte e, in molti casi, impegnate attivamente nelle organizzazioni di categoria, CNA e Confartigianato. Paola Freccero, 48 anni, titolare della Pasta Fresca “Fratelli Delfino” a Toirano, attiva nella CNA, prosegue una tradizione da anni al femminile. “Mia suocera, originaria di Sciarborasca, vicino a Cogoleto, dove con la famiglia gestiva un mulino con la produzione di pasta secca, negli anni sessanta ha avviato un'attività di laboratorio e punto vendita a Borghetto Santo Raffaella Iaffaldano nella sua pasticceria; sotto, Giuliana Pastorino col figlio Cristiano e, a sinistra, Paola Freccero Spirito - dice Paola Freccero. - Nel 1988 abbiamo intrapreso una collaborazione con la ditta 'Oliva', la prima a occuparsi di surgelati, che ci aveva contattato affinché le fornissimo pasta fresca per la vendita. Il mercato ha preso piede in poco tempo e così abbiamo deciso di lavorare in modo autonomo attrezzando un laboratorio a Toirano”. Oggi l'attività di Paola Freccero, che lavora con il marito e il cognato, produce, confeziona e surgela pasta per vendita all'ingrosso offrendo un prodotto di alta qualità. “Prepariamo solo prodotti che piacciono anche a noi - spiega - con formaggio scelto, farina proveniente da un mulino antico, boragine della piana di Albenga, uova pastorizzate. Tra i nostri prodotti segnaliamo ravioli ripieni di pesce, mezzelune con gamberetti e zucchine, margherite di cernia, il tutto con pasta sottile e delicata. Non manca la concorrenza della grande industria, ma il prodotto di qualità ha sempre una sua nicchia di mercato”. La passione per il proprio la- voro sta anche alla base dell'attività di Giuliana Pastorino, titolare di “SD Serramenti” a Millesimo. 46 anni, venti dipendenti, iscritta alla CNA. Porta avanti l'impresa con il proprio compagno e il figlio in un'ampia sede di 5.500 metri quadrati, di cui 3.500 coperti. “È una realtà che mi riempie di soddisfazione, nata e cresciuta dalla passione - osserva Giuliana Pastorino - e che ci vede protagonisti nella produzione di serramenti in alluminio e, di recente, anche in PVC. Abbiamo aperto la prima sede a Roccavignale nel 1994 e poi nel 2007 ci siamo trasferiti a Millesimo. Ci siamo sistemati in una posizione strategica, tra Liguria e Piemonte, e ci distinguiamo per tecnologia e qualità. Soprattutto, abbiamo creato in azienda un clima di affetto e collaborazione con i dipendenti, come in una grande famiglia, e anche questo aspetto ci premia attraverso una responsabilizzazione che coinvolge tutti e che ha effetti positivi sul mercato”. Lavoro e impegno quotidiano anche in una realtà più piccola come quella di Michelle Bernat, 33 anni, iscritta alla CNA, titolare del laboratorio ceramico “Mi-Art” ad Albissola Marina. Un'altra “storia” di generazioni al femminile, visto che sino all'anno scorso Michelle era titolare con la madre, mentre oggi ha intestato a sé la ditta. “La mia attività - ha detto - nasce dalla passione: dopo gli studi al Liceo Artistico e alla scuola di Design di Genova presso la Facoltà di Architettura ho deciso di intraprendere questo percorso. Ci occupiamo soprattutto di decoro tradizionale, dallo stile Bianco e Blu al Levantino, ma realizziamo anche pezzi moderni, sempre nell'ambito dell'oggettistica: animaletti, tazzine, scatole, vasi, piatti, qualche lampada”. Tra le produzioni moderne, di particolare interesse alcuni pezzi caratterizzati da cristalli speciali e aggiunte di vetro. “La concorrenza delle N° 1 - 2010 21 Da sinistra, la legatoria Finalborgo di Anna Maria Arobba, la ceramista Silvia Calcagno di Off Gallery ad Albissola Marina e Arianna Cavallaro, titolare delle Bontà del Belvedere, ad Altare grandi produzioni industriali è ovviamente pesante - sottolinea Michelle Bernat - ma l'artigianato di qualità si distingue sempre e noi cerchiamo di far conoscere il nostro lavoro partecipando a fiere e mostre dell'artigianato di rilievo”. Competenza e capacità di incidere e farsi spazio sul mercato per Raffaella Iaffaldano, 40 anni, iscritta alla CNA, titolare della “Pasticceria Riviera” di Alassio con nove dipendenti, un bancone di 4 metri per la pasticceria e 5 per il bar. “Il locale - racconta - è aperto da più di trent'anni. Io l'ho rilevato sei anni fa e, appena possibile, ho rinnovato completamente l'arredo. Vantiamo una produzione artigianale d'eccezione: il famoso bacio della Riviera di Alassio, baci di dama, biscotti secchi di frolla, venti tipi di brio- ches tra cui una speciale, prodotta solo da noi, fatta di sfoglia e mandorla. Inoltre, il nostro Bacione, un maxi bacio di Alassio, da noi prodotto e brevettato e baci normali o mignon”. Non meno pregiata la gelateria con una scelta per tutti i gusti. Grande capacità imprenditoriale e abilità nella promozione premiano Raffaella Iaffaldano che, pur in un momento di crisi, è in controtendenza e a breve espanderà la sua attività con l'apertura di una filiale a Carpi, vicino a Modena. “Ci siamo affermati, per la qualità dei nostri prodotti, in tanti concorsi nazionali - ha detto - e ci proponiamo sempre in nuovi settori, non ultimo quello della produzione di torte monumentali per matrimoni. Il nostro motto è qualità e gentilezza: il cliente ci ripaga sempre”. Una filosofia molto vicina anche al modo di lavorare di Silvia Calcagno, 35 anni, iscritta a Confartigianato, titolare del laboratorio e atelier “Off Gallery” di Albissola Marina. Dopo gli studi al Liceo Artistico e all'Accademia di Belle Arti di Genova, ha ottenuto la qualifica regionale di Ceramista Designer in grès. “Nel 2001 dice Silvia Calcagno - mi sono dedicata all'insegnamento inaugurando la scuola di ceramica 'Officine Artistiche', ma poi ho iniziato una vera e propria attività di produzione aprendo nel 2006 'Off Gallery'. Qui porto avanti due filoni: quello artistico e la produzione di oggettistica e design. Ci occupiamo anche di arredo e di recente abbiamo realizzato la copertura per un caminetto di grandi dimensioni, due metri per un metro e mezzo, con circa quaranta piastrelle in grés smaltato e oro a terzo fuoco”. Proprio il grés, la porcellana e le cotture ad alta temperatura sono le peculiarità dell'attività di Silvia Calcagno, inusuali ad Albisola. “Lavoriamo molto su ordinazioni ad hoc e su commissioni - ha detto, - sperimentiamo l'uso di terre sempre diverse provenienti da Italia, Spagna e Francia, accettiamo nuove sfide ponendoci solo come limite un taglio artistico. Instauriamo un rapporto di fiducia con il cliente e partecipiamo a fiere di alta qualità come quella di Aubagne, in Francia”. La qualità è di casa anche da “Le Bontà del Belvedere” ad Altare, di cui è titolare Arianna Cavallaro, 40 anni, iscritta a Confartigianato, che ha alle spalle un'attività di ristorazione, avviata dai suoceri, sempre ad Altare nel 1967. “Nel 2005 - sottolinea - abbiamo trasformato il ristorante-albergo in laboratorio dove produciamo confetture, gelatine di vino e frutta, baci di nocciole, castagne e caffè, il tutto realizzato con prodotti di qualità del nostro territorio: albicocca di Valleggia, farina del presidio Slow Food di Calizzano, nocciole IGP del Piemonte. Partecipiamo a grandi manifestazioni quali Il Salone del Gusto di Torino, Cheese a Bra, Tutto Food a Milano dove abbiamo vinto il premio per il Prodotto di Nicchia con il bacio di castagne”. Anche Arianna Cavallaro è certa che la qualità sia sempre premiata e abbia sempre spazio sul mercato e, in questo senso, lavora a diversi progetti, tra cui la realizzazione di prodotti in formato snack per raggiungere un pubblico diverso e più ampio, oltre alla nuova collaborazione con alberghi per le colazioni all'insegna del gusto con confetture speciali. Un impegno e un lavoro costante che premia in tutti i campi, come sottolinea Antonella Pedullà, 51 anni, parrucchiera, titolare di “Hair Team” di Finalpia, iscritta a Confartigianato. “Dopo le scuole medie - spiega - ho intrapreso una serie di corsi per specializzarmi in questo settore dove già lavoravano i miei genitori. L'attività è nata con mia mamma e mio papà, a Finale, negli anni sessanta. Negli anni settanta il trasferimento del negozio a Finalpia, per uomo e donna, di cui sono divenuta titolare. Si tratta di un'attività che nasce dalla passione e dall'impegno che ci premiano sempre. Infatti, nonostante la crisi e la contrazione del settore turistico anche nel nostro territorio, noi continuiamo a lavorare bene con una clientela fidelizzata”. Restando nel finalese, ma spostandosi in uno dei Borghi più belli d'Italia, Finalborgo, curiosa e originale è l'attività di Anna Maria Arobba, titolare della “Legatoria del Borgo”, iscritta a Confartigianato. “La mia bottega - ricorda - ha aperto nel 1983 come semplice rilegatoria per vecchi libri. Poi la passione e la decisione di dare spazio alla creatività ampliando la produzione. Tra gli oggetti di maggior successo ci sono i paralumi che produco a mano in cartapesta con fiori secchi, ma dalla carta sto spaziando ad altri materiali come la stoffa con cui realizzo album fotografici particolari, accessori e complementi vari, tra cui borsette e sciarpe. Si tratta di pezzi unici, quindi di un profotto molto impegnativo e faticoso che ha tempi di lavorazione lunghissimi. Un lavoro, però, che ripaga sempre, poiché il cliente riconosce, apprezza e sceglie la qualità”. Silvia Campese 22 N°1 - 2010 Nell'assemblea provinciale che si è tenuta nella sala dell'auditorium San Carlo di Albenga, è stata rinnovata la dirigenza della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) della provincia di Savona. Questi i risultati delle elezioni. Presidente: Aldo Alberto (riconfermato). Membri dell'esecutivo: Gianna Benedetti , Osvaldo Geddo, Valter Sparso, Gianluigi Nario. Rappresentanti dei gruppi di interesse economico: Jochen Mewes (floricoltu- Innovazioni organizzative e volontà di riconquistare al settore primario, anche nel Ponente, un ruolo strategico da protagonista, hanno caratterizzato l'assemblea generale provinciale della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) chiamata a rinnovare il quadro dirigente per il prossimo quadriennio prima in sede locale e poi nazionale. “Vogliamo ritornare ad essere protagonisti sconfiggendo il cemento che sottrae terreni alle colture, combattendo filiere di commercializzazione che ricaricano sui prezzi in modo insostenibile, evitando eccessi di burocrazia e di adempimenti inutili”, ha detto Aldo Alberto, riconfermato alla presidenza, indicando le principali linea d'azione del nuovo mandato. “Le cose sono maturate ha spiegato Alberto nel corso della sua relazione in occasione del rinnovo delle cariche direttive -, stiamo procedendo verso una riorganizzazione interna, avviando così uno sforzo collettivo della nostra confederazione, che d'ora in poi sarà presieduta dagli stessi produttori e non dai funzionari. In previsione dell'appuntamento assembleare abbiamo coinvolto e ascoltato il territorio della provincia con 12 assemblee di ba- Nuovi vertici: Alberto confermato presidente ra), Mauro Sandri (orticoltura), Sandro Gagliolo (olivicoltura), Giampaolo Pisano (agriturismo), Ilaria Giuliano (vendita diretta), Mirco Mastroianni (vitivinicoltura) e Luca Lanzalaco (giovani). Rappresentanti di zona: Fabrizio Briozzo (Albenga), Giuseppina Corso Stella (Ceriale), Innocenzo Divizia (Andora), Vincenzo Pam- parato (Finalese), Enrico Bertolotto (Savonese), Angelo Rizzo (Valle Bormida), Francesco Romano (Sassellese). Fanno parte del direttivo provinciale: Sergio Aicardi, Emanuela Ricci, Giancarlo Enrico, Gabriella Ardissone, Giuliano Negrino, Chiara Vergagni Chiara, Luciano Gallizia, Daniela Baldari, Giampaolo Enrico, So- nia Alberto, Gianni Panizza, Sabina Pastorino, Ivo Paccino, Fabrizio Giacobbe, G.B. Aimone Vio, Maurizio Pastorino, Marco Facollo, Giorgio Pesce, Vincenzo Bellissimo, Giovanni Zunino, Alessandro Salati, Aldo Castellano, Rinaldo Orione, Marco Boffrio, Riccardo Sancio, Enrico Codara, Giorgio Scarrone, Ugo Vallerga, Silvana Vella, Federico Pongibove, Simona Giannini, Benito Lagorio, Caterina Zorelli, Giovanni Canova. Aldo Alberto è stato confermato per altri 4 anni alla guida della Cia L'agricoltura non può perdere altro terreno Assemblea della Cia ad Albenga, tra opportunità e rischi se, molto partecipate e ricche di fermenti. Con il risultato che è stato possibile individuare alcune linee di sviluppo, partendo da una realistica analisi dello stato dell'agricoltura provinciale”. La novità dell'organigramma in cui si articola ora il direttivo della Cia provinciale consiste nell'adozione di una ripartizione della rappresentanza sulla base sia delle rivendicazioni e delle proposte territoriali, sia delle politiche specifiche dei vari settori in cui si articola l'attività agricola complessivamente intesa. Si è cioè data una base strutturale alle esigenze del territorio (comprensorio per comprensorio) e a quelle dei diversi comparti: floricoltura, orticoltura, vitivinicoltura, olivicoltura, agriturismo, vendita diretta. Ma la rivendicazione di maggior spessore anche operativo è stata quella avanzata dal presidente riconferma- “ Cambia la struttura della Confederazione Italiana Agricoltori, ma non cambiano i problemi: continua lo “scippo” dei campi per sempre nuove costruzioni, prezzi che si moltiplicano lungo le filiere distributive, eccessi di burocrazia e adempimenti inutili to per mettere al centro dell'attività della Cia provinciale i produttori, procedendo ad un'ampia rivisitazione delle incombenze che spettano alla struttura associativa. “Il compito di una confederazione come la nostra non si può certo limitare ad una consulenza di tipo tecnico. E' certamente fondamentale fornire servizi adeguati ai tempi e alle necessità delle aziende, ma non è sufficiente. La nostra consulenza - ha aggiunto deve essere a 360 gradi, puntuale e qualificata, ma dobbiamo anche fornire all'imprenditore tutte le analisi, i dati e tutte le possibili strategie per metterlo in condizione di prendere per la propria azienda le migliori decisioni possibili”. Non è mancata, infine, anche una rivendicazione di orgoglio, quando Alberto, ha ricordato che “la terra fa parte della nostra identità nazionale, e come tale va sostenuta. Dobbiamo essere fieri della nostra capacità di reazio- ne, della nostra caparbietà, della nostra voglia di fare, del nostro essere duri senza perdere la tenerezza”. E i nemici da cui guardarsi? Così li riassume Aldo Alberto: “ Li elencherei, per titoli, in questo modo: 1. Il governo avrebbe dovuto capire i motivi della nostra mobilitazione e la richiesta di decretare 'lo stato di crisi dell'agricoltura', chiamando tutti a raccolta con una Conferenza nazionale agricola. 2. Le indecisioni che ci portano a pagare il gasolio con la accisa perché in finanziaria non è stato inserito un centesimo nel capitolo di riferimento; 3. Una selva di norme che è diventata una burocrazia spaventosa: sul territorio ci siamo noi, non ci sono delinquenti o pericolosi terroristi; N° 1 - 2010 risolvere i problemi e dare so e sconcertato nell'attuaprospettive al settore. Noi le gestione del territorio è su questo terreno siamo di- che si ascoltano solo dichiasponibili e lo proclamiamo razioni tese a dare valutadi nuovo pubblicamente, zioni positive del patrimoognuno di noi si prenderà le nio immobiliare esistente, e responsabilità delle proprie ad una sorta di refrain sul decisioni. Su questa questio- tema “seconda casa è bello” ne non faremo sconti a nes- che sembra preludere a nuove corpose edificazioni. Non suno”. “I nostri prodotti sono di ta- mi sono scoperto ambientale qualità che potrebbero sta- lista dell'ultima ora ma non re quasi tutti in un cestino si può andare avanti così. natalizio”, ha ricordato Al- Ritengo che non sia un caberto passando a trattare il so che questa sensibilità e tema della qualità (fonda- preoccupazione sia stata mentale per affrontare il mer- espressa negli ultimi anni anche dall'Ucato) e della nione Procooperazione. Aldo Alber- vinciale deIl presidente ha aggiunto to: “Ritornano di gli Albergainfatti: “I nomoda le seconde tori. Se imstri ortaggi o case. Ma le lezioni prenditori in le nostre pian- del passato non so- campi così diversi si te sono trattano servite proprio preoccupano ti sia dalla a nulla?” della gestiogrande distrine del terribuzione che dal commercio in genere co- torio è un segnale che qualme prodotti civetta, prodot- che disagio esiste, non è solti che servono a dare, non tanto fumo”. solo guadagno, ma anche Alberto, di fronte alla comlustro a chi li vende. Do- plessità del mondo reale, ha vremmo trarre grande pro- saputo rilanciare una forte fitto da tutto ciò, ma lo fac- richiesta di partecipazione ciamo solo in parte perché e di condivisione di responabbiamo forse addirittura sabilità e di proposte. La rinel Dna uno sfrenato indi- cetta per come condurre nel vidualismo che limita il red- prossimo quadriennio la Cia dito delle nostre imprese”. può stare in questa sua fraInteressante, poi, un altro se: “Bisogna fare in modo passaggio della relazione del che nascano dagli associati presidente provinciale del- e dalle aziende gli stimoli la Cia, quando ha indicato che dovranno determinare una concordanza di posizio- le scelte e le proposte per la ni per quanto riguarda la ge- nostra agricoltura”. stione del territorio con gli Romano Strizioli operatori del turismo savonesi. Ha detto Aldo Alberto: “Il problema che mi lascia perples- “ 4. Una gestione del territorio che ha visto cedere negli anni in tutta la provincia ad urbanizzazioni più o meno selvagge, col rischio per l'agricoltura di perdere la massa critica minimale”. In modo inedito, la “nuova” Cia mette in evidenza come ci sia una unità di intenti con gli albergatori, anch'essi interessati alla difesa e alla valorizzazione del territorio, dei suoi prodotti e della sua natura. Il presidente ha fatto inoltre notare: “Abbiamo messo in piedi uno sforzo organizzativo che è appena all'inizio del suo percorso, uno sforzo che ha l'intenzione di creare nuovi gruppi dirigenti che possano traghettare la nostra agricoltura in un futuro fatto di nuovi progetti, di sinergie con altri settori. Gruppi dirigenti capaci di affrontare le nuove sfide per le aziende, i nostri prodotti e i mercati di riferimento”. Per quanto riguarda la collocazione della floricoltura ligure e italiana nei confronti del contesto europeo, nella relazione Alberto ha evidenziato: “L'agricoltura europea sta attraversando momenti difficili, e quella savonese non è certo da meno in fatto di difficoltà per le aziende. Le nostre produzioni pregiate e di nicchia ci hanno sinora abbastanza difeso dagli effetti della crisi ma oggi dobbiamo rilanciare con nuove iniziative per dare prospettive durature a tutto il settore. Le nazioni europee di maggior importanza agricola hanno definito il settore primario strategico per il loro futuro, individuando ed indicando strade di uscita dalla crisi e mettendo le mani nelle casse dello Stato anche con interventi diretti a sostegno delle aziende in difficoltà”. “Indispensabile unitarietà” è la formula con la quale la Cia provinciale intende affrontare e gestire i rapporti con le altre due organizzazioni degli agricoltori, Coltivatori Diretti e Confagricoltura. Interessante il passaggio che il presidente rinnovato Aldo Alberto ha dedicato a questo tema nella sua relazione. “Mi sono riletto la relazione che feci all'assemblea elettiva di quattro anni fa - ha sottolineato - vi era contenuto un forte appello in direzione di una decisa unità di intenti tra le confederazioni in difesa dell'agricoltura. Non posso fare a meno di invocare, nuovamente, un'indispensabile unitarietà delle organizzazioni agricole. Occorre battersi assieme per 23 N° 1 - 2010 24