PER UNA QUALITÀ DI... QUALITÀ Autovalutare l’azienda (risultati, processi, sistema organizzativo) per raggiungere il successo durevole 1 GLI AUDIT AUDIT = esame e controllo sistematico dei conti e delle registrazioni contabili, con conseguente correzione e aggiustamento, al fine di pervenire ad una attestazione di regolarità (Webster’s Dictionary) Caratteristiche base: -Riferimento ad uno standard di prestazioni: norme contabili, principi contabili, … -Utilizzo di criteri di valutazione e/o di misura definiti -Conduzione da parte di soggetti diversi dai responsabili delle attività oggetto di audit -Utilizzo di criteri di campionamento statistico per attribuire alla totalità le conclusioni tratte dall’audit parziale -Scopo di dare adeguata confidenza (assicurare), al soggetto che ha commissionato l’audit, che le attività oggetto di esame e controllo sono conformi alle regole, procedure o standard di riferimento 2 GLI AUDIT DELLA QUALITÀ Dai sistemi contabili gli audit si sono estesi ad altri campi: Sistemi di Gestione per la Qualità, Sistemi di Gestione Ambientali …, con riferimento a definiti standard di prestazioni: ISO 9000, ISO 14001 … In seguito gli audit sono stati estesi a tutte le attività aziendali governate da regole e procedure definite (Total Quality Management) A seconda del soggetto che l’ha commissionato si distinguono: -Audit di prima parte: il soggetto valuta se stesso -Audit di seconda parte: il cliente valuta il fornitore -Audit di terza parte: un soggetto indipendente valuta il fornitore per tutti i clienti e le parti interessate. A seconda degli scopi gli audit possono mirare a: -Assicurazione (interna o esterna) di conformità ad uno standard -Dimostrare l’eccellenza (premi EQA, EFQM, MBA, Deming) -Pianificare il miglioramento (autodiagnosi organizzativa) 3 DAGLI AUDIT ALLA CERTIFICAZIONE DEI SISTEMI QUALITÀ Inizialmente gli audit della Qualità riguardavano i processi diretti alla realizzazione dei prodotti, e avevano come oggetto il ciclo di vita del prodotto: commerciale, progettazione e sviluppo, approvvigionamenti, realizzazione, manutenzione e assistenza. Tali audit erano pertanto diretti a dare adeguata fiducia ai manager che i processi del ciclo di vita del prodotto si svolgessero secondo le regole e procedure pianificate (audit di prima parte) In seguito gli audit sono stati estesi anche alle parti e componenti realizzate dai fornitori, i quali dovevano pertanto accettare di essere periodicamente ispezionati dai tecnici del cliente o di enti terzi, ma su incarico specifico del cliente (audit di seconda parte). Ciò ha però portato i fornitori a dover rispettare standard, procedure, requisiti e specifiche diversi cliente per cliente, con ispezioni basate su criteri differenziati: si è ben presto sentito l’esigenza di unificare e condividere gli standard: nascono così le norme ISO 9000 e le verifiche ispettive condotte da Enti terzi per la certificazione di conformità erga omnes (audit di terza parte) 4 SCOPO DELLA VALUTAZIONE: L’ASSICURAZIONE QUALITÀ 1. Scopo: Assicurazione interna della Qualità Audit interni Standard ISO 9000 Garanzia al management 2. Scopo: Assicurazione esterna della Qualità Audit esterni Sistema Qualità Fiducia al cliente Il fine (lo scopo di audit) determina il mezzo (cioè il tipo di audit). Se lo scopo dell’audit è dare garanzia al management o fiducia al cliente del rispetto di procedure e requisiti pianificati o concordati, la valutazione (assicurazione interna o esterna) non può essere che una verifica di conformità ad uno standard: l’oggetto saranno i processi e il sistema organizzativo (Sistema Qualità) propri e/o dei fornitori. 5 SCOPO DELLA VALUTAZIONE: LA SODDISFAZIONE DEI CLIENTI 3. Scopo: Soddisfazione del cliente Standard ISO 9000 + Obiettivi Soddisfaz. Cliente Valutazione interna Soddisfazione del cliente Sistema Qualità e processi Risultati Soddisfaz. Cliente Se lo scopo dell’audit è la soddisfazione del cliente non ha senso escludere dall’autovalutazione i risultati, valutati a fronte degli obiettivi pianificati di customer satisfaction (capability), delle prestazioni proprie del passato (trend) e delle prestazioni dei concorrenti (competitività). L’orizzonte dunque si allarga: •obiettivo fondamentale è soddisfare i clienti (farsi scegliere dai clienti) •dai risultati di soddisfazione dei clienti si risale ai processi che li determinano •si instaura la cultura dell’orientamento al cliente •si considerano anche elementi diversi dalla realizzazione del prodotto •il fine diagnostico degli audit aumenta: si punta al miglioramento 6 SCOPO DELLA VALUTAZIONE: MIGLIORAMENTO DI TUTTI I RISULTATI 4. Scopo: competitività Modello di riferimento Obiettivi aziendali prestazioni concorrenti Autovalutazion e Miglioramento risultati/obiettivi Fattori sistemici e processi Risultati Qui lo scopo dell’audit non è solo la soddisfazione del cliente ma è esteso a tutti i risultati/obiettivi aziendali pianificati, confrontando le proprie prestazioni, attuali e passate, e le prestazioni dei concorrenti. Perciò la valutazione: •misura il performance gap tra tutti gli obiettivi e i risultati di business (TQM) •con il fine diagnostico di individuare le debolezze di capacità (capability) e le relative cause nei processi e nei fattori sistemici •per migliorare i risultati rispetto agli obiettivi pianificati •costituisce pertanto un’autodiagnosi organizzativa del business aziendale 7 AUDIT DI AUTOVALUTAZIONE PER IL MIGLIORAMENTO Ha queste caratteristiche fondamentali: -è audit di prima parte, poiché condotto direttamente dall’Azienda su di sé -l’Azienda non è solo l’oggetto della valutazione, ma ne è soprattutto il soggetto: non può delegare ad altri un momento così importante per la propria competitività; anche se, per le competenze necessarie, si avvarrà di consulenti ed esperti sarà sempre il management a guidare l’autovalutazione -richiede nel management un atteggiamento di ascolto verso: 1. la voce dei clienti e degli stakeholder 2. la voce dei processi e del sistema organizzativo 3. la voce del personale interno -ha come scopo: 1. individuare le debolezze (e le forze) rispetto gli obiettivi che si pone 2. ricercarne le cause nei processi e nel sistema organizzativo 3. pianificare il miglioramento delle capability 4. integrare l’autovalutazione nella pianificazione strategica e operativa -ha un preminente carattere diagnostico. 8 IL MODELLO: L’AZIENDA E LE SUE MISSIONI Perché sia efficace l’autovalutazione richiede un modello, un quadro di riferimento (framework) semplice, di immediata comprensione, facilmente utilizzabile per il miglioramento. Qui si propone il modello di autodiagnosi organizzativa di Tito Conti. Pertanto il modello: non può essere uno standard di riferimento, rispetto al quale valutare la sola conformità dell’Azienda non può essere un modello di eccellenza, come quello dei premi EQA, MBA, Deming, … (ma deve guidare verso l’eccellenza chi eccellente non è!) deve essere diagnostico per indentificare le debolezze e le loro cause, ai fini della pianificazione del miglioramento deve essere personalizzabile ovvero in grado di adattarsi alle specificità e e caratteristiche proprie dell’Azienda che lo applica deve basarsi sui risultati e sul gap di prestazioni rispetto agli obiettivi. il modello deve basarsi sugli scopi e obiettivi dell’Azienda, le sue missioni 9 IL MODELLO: L’EVOLUZIONE DELLE MISSIONI AZIENDALI Soddisfazione attese degli azionisti 1. Azienda Obiettivi di business Soddisfazione attese degli azionisti 2. Azienda Obiettivi di business Soddisfazione attese dei clienti 10 1. Questa è la visione paleoindustriale dei fini dell’impresa: unico obiettivo è garantire l’equilibrio economico, patrimoniale e finanziario dell’Azienda e il rendimento finanziario per gli azionisti. 2. Recentemente si è presa coscienza che nessun obiettivo durevole può esser raggiunto se si trascura la soddisfazione e la fidelizzazione dei clienti, patrimonio dell’Azienda faticosamente conquistato , premessa e condizione per ogni altro traguardo IL MODELLO: LA VISIONE MODERNA DELLE MISSIONI Azionisti Soddisfazione/contributo degli stakeholder 3. Azienda Obiettivi di business e d’immagine dell’Azienda Dipendenti Business partner Società Soddisfazione attese dei clienti 3. Nella visione moderna delle missioni aziendali, gli obiettivi strategici economicofinanziari si raggiungo solo considerando i contributi ricevuti e le attese da soddisfare delle parti interessate (stakeholder): le decisioni del management devono pertanto bilanciare sforzi, risorse impiegate e benefici ottenuti tra tutti i soggetti che a vario titolo partecipano e sono coinvolti nell’attività aziendale, al fine di ottimizzare i contributi e i risultati di ciascun attore. 11 IL MODELLO COMPLETO Azionisti Attese e contributi stakeholder Architetture Organizzative Processi Strategie e piani Leadership Risorse Umane Business partner Società Obiettivi business e immagine Preferenze dei clienti Altre Risorse Fattori sistemici Dipendenti Processi Missioni La parte destra rappresenta le missioni, da cui derivano gli obiettivi da raggiungere (risultati): spostandoci verso la parte sinistra troviamo i modi con cui l’Azienda può raggiungere gli obiettivi: ogni risultato si raggiunge mediante i processi; efficacia, efficienza e flessibilità dei processi dipendono da una serie di fattori variamente correlati e interagenti, i fattori sistemici, critici per la pianificazione, la gestione e il controllo dei processi e per il raggiungimento dei risultati. 12 LA VISIONE SINISTRA – DESTRA Azionisti Attese e contributi stakeholder Architetture Organizzative Processi Strategie e piani Leadership Risorse Umane Business partner Società Preferenze dei clienti Altre Risorse Fattori sistemici Obiettivi business e immagine Dipendenti Processi Missioni I modelli normati attualmente in uso e finalizzati agli audit di conformità (ISO 9000) o agli audit di eccellenza (i premi EQA, MBA, Deming, EFQM) sono impostati con un percorso da sinistra verso destra: ne risulta un’analisi che parte dalle cause (fattori sistemici e processi) per predeterminarne gli effetti (gli obiettivi e i risultati). È un percorso illogico per l’autodiagnosi organizzativa finalizzata al miglioramento. 13 LA VISIONE DESTRA – SINISTRA Attese e contributi stakeholder Processi Strategie e piani Leadership Risorse Umane Architetture Organizzative Obiettivi business e immagine Dipendenti Business partner Società Preferenze dei clienti Altre Risorse Fattori sistemici Azionisti Processi Missioni Per l’autodiagnosi organizzativa finalizzata al miglioramento è più logico e coerente partire dagli effetti (i risultati confrontati con gli obiettivi) per poi risalire alle cause: prima i processi, il luogo in cui si costruiscono i risultati, e successivamente se lì, nei processi, non vi si trovano elementi causali, si indagano i fattori sistemici. Infatti … … ci si rivolge al medico perché si avvertono i sintomi, il medico conduce l’analisi e con la diagnosi definisce le cause, per predisporre la cura mediante la prognosi!! 14 IL CICLO PDCA NEI SISTEMI QUALITÀ S T A K E H O L D E R 1. RESPONSABILITÀ DELLA DIREZIONE C L I E N T E 2. GESTIONE RISORSE P A D 4. MISURAZ. ANALISI MIGLIORAMENTO C INPUT 3. REALIZZAZIONE PRODOTTO/SERVIZIO OUTPUT Processo n ... Processo 2 Processo 1 Modello di gestione per processi 15 S T A K E H O L D E R C L I E N T E IL MODELLO NELLA FASE DI PIANIFICAZIONE (PLAN) Scenari Esterni Capacità Capacità Attese Risorse Umane Strutture Organizzative Processi Strategie e piani Leadership Attese e contributi stakeholder Obiettivi business attese dei manager Altre Risorse Attese dei clienti Valutazioni prestazioni Misure prestazioni Risultati Nella pianificazione le missioni si trasformano in obiettivi, strategie e piani per raggiungerli, ricevendo gli input le attese, le capacità, i risultati e le prestazioni passate. 16 IL MODELLO NELLA FASE DI ESECUZIONE (DO) Fattori sistemici Processi Missioni Risorse Umane Strutture Organizzative Processi Strategie e piani Leadership Attese e contributi stakeholder Obiettivi business attese dei manager Altre Risorse Attese dei clienti Misure Gestione, correzione e miglioramento Risultati Nella fase di esecuzione giungono ai responsabili funzionali e ai process owner i dati degli indicatori relativi alle misure di prestazioni correnti dei processi e ai risultati presso i clienti, per permettere la gestione, la correzione o il miglioramento dei piani e delle risorse necessarie per la loro attuazione. 17 IL MODELLO NELLA FASE DI AUTOVALUTAZIONE (CHECK) Fattori sistemici Processi Missioni Risorse Umane Processi Strategie e piani Leadership Attese e contributi stakeholder Strutture Organizzative Obiettivi business attese dei manager Altre Risorse Attese dei clienti 1. 2. 3. Raccolta e analisi dei dati Diagnosi Aree di miglioramento Analisi, valutazioni Interviste, questionari Misure e audit Risultati e sondaggi Fattori sistemici Processi Missioni Diagnosi trasversale, dai risultati, ai processi, ai fattori sistemici Con l’analisi trasversale, destra-sinistra, si individuano le aree su cui pianificare, condurre e verificare il necessario miglioramento. 18 IL MODELLO NELLA FASE DI MIGLIORAMENTO (ACT) Il modello presentato non è un modello della Qualità, né un modello TQM. Si sviluppa sulla base della Qualità e dei suoi principi, e li estende all’intera organizzazione, al fine del miglioramento: è un modello di business. 1.Si basa sulle missioni dell’Azienda, i risultati da raggiungere 2.evidenzia i processi che permettono di raggiungerli 3.Evidenzia i fattori sistemici che rendono possibili i processi e il raggiungimento delle missioni (fattori critici di successo). Tra questi tre elementi esistono delle relazioni e interazioni di causa – effetto: relazioni dirette, tra risultati e processi Relazioni indirette e mediate dai processi, tra risultati e fattori sistemici. Processo 1 Processo 2 Fattori sistemici Processo 3 Missione 1 Missione 2 Missione 3 Con il miglioramento si pianificano le decisioni e azioni necessarie per raggiungere i propri obiettivi, agendo sui fattori sistemici e sui processi. 19 IL CRUSCOTTO Fattori sistemici Processi Risultati Misure correnti su indicatori Misure correnti su risultati Valutazioni: approccio estensione, efficacia Audit su stato di controllo dei processi Sondaggi, questionari, interviste Δ ± risultati/obiettivi Aree di debolezza dei fattori Trend di miglioramento Δ ± risultati/obiettivi Allineamento con i risultati Trend di miglioramento Δ ± risultati/obiettivi Benchmarking best-in-class Trend di miglioramento Cause nei fattori sistemici Cause nei processi 20 Risultati Consuntivi misure correnti Risultati di autovalutazione Elaborazioni Diagnosi trasversale IL COLLEGAMENTO CON LA PIANIFICAZIONE AZIENDALE Plan Do Anno n Check Act Piano di miglioramento Autovalutazione Plan Do Check Act Anno n + 1 L’autovalutazione è la fase di check del ciclo PDCA che inizia con la pianificazione (Plan) strategica e operativa, si svolge durante l’anno con la sua esecuzione (Do) e termina con il piano di azioni conseguenti all’autovalutazione (Act). Nell’anno n + 1 la fase di pianificazione integrerà anche il piano di miglioramento dell’anno n precedente e la fase di autovalutazione (Check) prenderà in considerazione non solo il piano dell’anno n + 1, ma anche i risultati dell’autovalutazione e il piano di miglioramento dell’anno n + 1. In questo modo l’autovalutazione entra nel processo di pianificazione aziendale. 21 68 Risorse Umane 52 Strategie e piani Architetture Organizzative 70 65 Attese e contributi stakeholder Obiettivi business e immagine 65 Dipendenti 55 Business part. 60 Società 60 Preferenze dei clienti 56 Altre Risorse 70 Fattori sistemici Azionisti 70 Processi 50 Leadership PUNTEGGI Processi Risultati Il modello è finalizzato a individuare le aree di debolezza, e potrebbe fare a meno dei punteggi, che però possono essere utili per giudizi sintetici e per confronti. Se si vuole dare un punteggio, occorre stabilire una scala specifica, da 0 a 100, per ciascuna categoria di ciascuna delle tre aree (risultati, processi, fattori sistemici), predefinendo comportamenti e situazioni che determinano i punteggi min, max e intermedi (0; 25; 50; 75; 100). 22 0,20 Ris. Umane 0,25 Strategie e piani Architetture Organizzative 0,20 1 Attese e contributi stakeholder Obiettivi business e immagine 0,20 Dipendenti 0,20 Busin. part. 0,10 Società 0,10 Preferenze dei clienti 0,25 Altre Risorse 0,10 Fattori sistemici (totale pesi = 1) Azionisti 0,15 Processi 0,25 Leadership PESI Processi (totale pesi = 1) Risultati (totale pesi = 1) Per l’area risultati i pesi in frazioni di unità esprimono le priorità date dal management alle attese da soddisfare in funzione del contributo di ogni portatore di interesse (somma = 1) Per l’area processi si assume pari a 1 la somma dei pesi, la cui ripartizione dipende dagli specifici processi dell’Azienda. Anche per l’area fattori sistemici i pesi in frazioni di unità esprimono l’importanza data dal management alle diverse categorie, in funzione dell’ambiente competitivo (somma = 23 1) 13,6 Risorse Umane 13 Strategie e piani Architetture Organizzative 14 65 Attese e contributi stakeholder Obiettivi business e immagine 13 Dipendenti 11 Busin. part. 6 Società 6 Preferenze dei clienti 14 Altre Risorse 7 Fattori sistemici (punteggio = 60,1) Azionisti 10,5 Processi 12,5 Leadership PUNTEGGI PESATI Processi (punteggio = 65) Risultati (punteggio = 60,5) Il punteggio pesato = punteggio X peso di ogni categoria esprime così il contributo che ciascuna di esse dà al punteggio dell’area di riferimento = somma dei punteggi pesati delle categorie ad essa appartenenti In questo modo, con soli tre numeri (tra 0 e 100) si esprime una valutazione dello stato dell’organizzazione ai fini del miglioramento e si individuano le aree e le categorie su cui occorre intervenire con maggiore decisione. 24 I CRITERI PER LA VALUTAZIONE DEI RISULTATI L’area dei risultati, parte iniziale dell’autovalutazione, fa riferimento agli obiettivi •definiti dal management nel Piano strategico •definiti dal management nel Piano di miglioramento corrente •risultanti dall’Autovalutazione precedente •risultanti come feed-back dall’autovalutazione in corso Dei risultati occorrerà valutare: Δ ± rispetto agli obiettivi pianificati Δ ± rispetto alle attese dei destinatari di tali risultati (clienti, azionisti, …) Δ ± rispetto ai migliori concorrenti trend di miglioramento (confronto con le prestazioni passate) rispetto agli obiettivi pianificati, alle attese dei loro destinatari, ai migliori concorrenti I punteggi da attribuire alle categorie dell’area risultati seguono questo principio: stabilire una scala specifica, da 0 a 100, per ciascuna categoria dell’area predefinendo comportamenti e situazioni che determinano i punteggi min, max e intermedi (0 ; 25 ; 50 ; 75 ; 100). Il punteggio potrà derivare da dati oggettivi (ROI, ROE, quota di mercato …) o da rilevazione soggettive sondaggi, interviste, questionari (soddisfazione dei clienti, clima organizzativo e soddisfazione dei dipendenti, soddisfazione dell’ambiente sociale, …). 25 VALUTAZIONE DEI RISULTATI: CUSTOMER SATISFACTION La valutazione della customer satisfaction deve verificare la misura in cui la Qualità dei prodotti e servizi dell’Azienda, la sua immagine e la sua capacità di comunicazione sono in grado di acquisire nuovi clienti e conservare i clienti: la soddisfazione dei clienti può costituire motivo per essere considerati dai clienti, non necessariamente per essere scelti dai medesimi. Le voci da ascoltare sono: •front end (tutti coloro che a vario titolo entrano in comunicazione con i clienti) •le segnalazioni positive e/o negative dei clienti (ringraziamenti, reclami) •dati di difettosità: ritiri o richiami, interventi d’assistenza, ritorni dai clienti, … •tasso d’interventi in assistenza in garanzia •sconti che si deve concedere per ottenere la vendita •rapporto vendite/tentativi di vendita •rotazione clienti: clienti acquisiti, clienti persi, …incidente critico •interviste/questionari a clienti propri e della concorrenza, … •sondaggi per l’insoddisfazione o di immagine su non-clienti Scala: da 0 a 100 (50 = media dei concorrenti; 100 = best in class) Pesi: in frazione d’unità (somma = 1) Attenzione: non bisogna trascurare i clienti interni, le cui attese e soddisfazione possono essere fondamentali; tuttavia il punteggio di soddisfazione del sondaggi su clienti interni non va considerato per il punteggio dell’area customer satisfaction. 26 VALUTAZIONE DEI RISULTATI : IL BUSINESS Gli obiettivi possono essere di due tipi: •Generali: sono possibili confronti con la concorrenza, il settore (redditività, produttività, ritorno degli investimenti, quota di mercato, …) •Specifici dell’Azienda: i confronti possono esser più difficili con l’esterno (costo di prodotto, costo di processi, …) Si possono individuare tre gruppi: 1.Obiettivi puntuali, che devono essere raggiunti con il minimo scostamento possibile: si ritiene raggiunto un obiettivo il cui risultato sta in un intervallo tra il valore target e un + 5% (rischio: previsioni cautelative per beneficiare di varianti positive) 2.Obiettivi di miglioramento, per i quali è stabilito un margine di miglioramento, ma come target di minima, auspicando anche risultati migliori: occorre considerare non solo il raggiungimento dell’obiettivo ma anche il modo in cui è stato raggiunto (rischio: i sistemi premianti portino ad azioni dirette a conseguire l’obiettivo ma che compromettono altri obiettivi) 3.Obiettivi di lungo periodo, senza un target specifico: occorre definire un indicatore che permetta di valutare se e in quale misura si è sulla giusta strada. Il punteggio si basa sul grado di raggiungimento dei target. 27 VALUTAZIONE DEI RISULTATI: GLI STAKEHOLDER • Azionisti: mediante interviste agli azionisti di controllo (o equivalenti), condotti dai consulenti, si valuta il grado di soddisfazione delle loro attese (redditività dell’investimento e politica dei dividendi, aumento di valore delle quote, rapporto con il management, disponibilità a fornire altro capitale, …) • dipendenti: medianti analisi di clima organizzativo (questionario) si valuta la soddisfazione, motivazione, committment, …, mentre si cerca conferma dei dati rilevati mediante indicatori indiretti (assenteismo, turn over, … • business partner: occorre valutare, mediante questionari incrociati e incontri personali, la mutua soddisfazione, in merito ai prodotti/servizi scambiati, ai prezzi praticati e ai rapporti interaziendali • società e ambiente: mediante interviste con gli amministratori locali e/o persone di enti e associazioni di rilievo si cerca di capire il grado di impatto negativo (da minimizzare) e di impatto positivo (da massimizzare) sulla comunità di riferimento, evidenziando le reciproche attese e disponibilità alla collaborazione reciproca. Punteggio per ogni elemento = 0; 25; 50; 75; 100, in base a una valutazione soggettiva del grado di raggiungimento dei target, fondata sui interviste, questionari e sondaggi. Punteggio totale della categoria = media dei punteggi pesati degli elementi. 28 VALUTAZIONE DEI PROCESSI • Scelta dei processi prioritari: occorre individuare i processi chiave o critici per il raggiungimento dei risultati/obiettivi; sarà il management a indicare una prima lista dei processi assolutamente prioritari in tale senso. • Altri processi: inoltre è necessario valutare anche altri processi importanti per i risultati/obiettivi (alto peso) ma deboli verso i concorrenti (alto gap di prestazioni); • Misure: i dati per misurare i processi sono: 1. Misure correnti degli indicatori di processo 2. Audit di processo (tipo ISO 9000) 3. Customer satisfaction dei clienti del processo (interni o esterni) 4. Allineamento indici di customer satisfaction con indicatori interni 5. Trend di miglioramento 6. Benchmarking con analoghi processi o processi di concorrenti • Scala: da 0 a 100 per ogni indicatore • Punteggio per ogni processo = media dei punteggi • Punteggio totale della categoria = media dei punteggi pesati (ordine di priorità) dei processi posto in valutazione . 29 I CRITERI PER LA VALUTAZIONE DEI FATTORI SISTEMICI L’area dei fattori sistemici comprende le seguenti categorie: Leadership Strategie e piani Risorse Umane Strutture Organizzative Altre risorse Ogni categoria comprende diversi fattori: Es. nella categoria Risorse Umane sono individuabili, tra gli altri, questi fattori: • Pianificazione Risorse Umane • Gestione e sviluppo Risorse Umane • Coinvolgimento ed Empowerment • Prestazioni Ogni fattore può comprendere diversi elementi: Es. il fattore Coinvolgimento ed Empowerment può comprendere il coinvolgimento nei valori, il coinvolgimento nei fini, la delega ed empowerment, … L’elenco dei fattori e degli elementi deve essere predefinito! Ad ogni fattore si attribuisce un peso in frazione di unità (somma = 1); ad ogni elemento e ad ogni fattore si attribuisce un punteggio da 0 a 100 sulla base di tre criteri: approccio, estensione, efficacia [NB = si può partire direttamente dai fattori, trascurando il livello degli elementi] Partendo dagli elementi, il punteggio del fattore è la media dei punteggi dei suoi elementi. Se si parte dai fattori, il punteggio del fattore è diretto. Il punteggio della categoria è la media dei punteggi pesati dei fattori. 30 LA VALUTAZIONE DEI SINGOLI ELEMENTI Ogni singolo elemento di un fattore è valutato secondo tre criteri: Approccio (scala da 0 a 100) Estensione (scala da 0 a 1) Efficacia (scala da 0 a 100) Approccio = è il giudizio espresso dal valutatore sul “come” l’Azienda ha realizzato il “cosa espresso dall’elemento (o insieme di elementi che costituiscono il fattore). Il giudizio, basato sull’efficacia potenziale, la sistematicità e il feed back/controllo dell’approccio, è espresso sulla base di interviste, questionari, colloqui, focus group. Per il punteggio del fattore contano solo gli elementi che superano 25 punti (soglia minima) Es. se l’elemento in valutazione è l’ascolto del personale, si giudicherà come l’Azienda cerca di assicurare tale ascolto (punteggio: 75) Estensione = è la stima espressa dal valutatore di quanto l’ approccio significativo (cioè > 25 punti) sia diffuso nell’Azienda, oppure la porzione dell’Azienda in cui l’approccio supera la soglia minima. Es. L’ approccio > 25 punti è diffuso in una porzione pari allo 0,6 dell’Azienda. Efficacia = è la misura di quanto l’approccio significativo (cioè > 25 punti) abbia avuto l’effetto atteso, secondo il giudizio espresso da un campione significativo del personale aziendale, cioè di coloro che sono i suoi utenti , coinvolti mediante questionario. Es. L’approccio > 25 punti è efficace al 75%. Punteggio totale dell’elemento: (P.ti approccio X P.ti estensione + P.ti efficacia) : 2 (75 X 0,60 + 75) : 2 = 60 31 VALUTAZIONE DEI FATTORI SISTEMICI: LEADERSHIP I criteri di valutazione dei fattori sistemici sono indicati alle precedenti pag. 30 e 31; elenchiamo ora gli elementi da valutare per quei criteri, categoria per categoria. •Importanza della leadership: è l’intangibile più importante e difficile da valutare, per cui conviene ricorrere a due fonti 1. Interviste da parte di consulenti esperti in risorse umane al management 2. Questionario ad un campione significativo del personale aziendale •Aspetti da valutare: 1. Leadership interpersonale: capacità di guidare le persone agli obiettivi 2. Leadership dei valori: capacità di diffondere in Azienda i valori fondamentali per il successo 3. Leadership imprenditoriale: capacità di perseguire il successo competitivo dell’Azienda. •Punteggio per la leadership = seguire quanto indicato a pag. 30 e 31 o valutazione soggettiva (è un’intangibile) da parte dell’esperto (0, 25; 50; 75; 100), ponderata o valutata in base al punteggio medio del questionario 32 VALUTAZIONE DEI FATTORI SISTEMICI: STRATEGIE E PIANI I criteri di valutazione dei fattori sistemici sono indicati alle precedenti pag. 30 e 31; elenchiamo ora gli elementi da valutare per quei criteri, categoria per categoria. •Importanza delle strategie: questa categoria esprime come l’Azienda sviluppa la propria visione e missione e in coerenza con esse formule strategie e piani competitivi e li diffonde nell’organizzazione (deployment) •Aspetti da valutare: 1. Sviluppo degli obiettivi: capacità di formulare obiettivi per l’Azienda, i clienti e tutte gli stakeholder (azionisti, dipendenti, business partner, società), dando a ciascuno un peso (= priorità) adeguata alla situazione concreta 2. Formulazione delle strategie: capacità di formulare le strategie in base agli input necessari (voce del mercato, voce dei processi, voce del personale) 3. Deployment: capacità di diffondere ai pertinenti livelli dell’organizzazione gli obiettivi, le strategie, i piani, e di motivare al loro raggiungimento. •Punteggio per le strategie = seguire quanto indicato a pag. 30 e 31 o valutazione soggettiva (è un’intangibile) da parte dell’esperto (0, 25; 50; 75; 100), in funzione del grado di maturità dei tre punti indicati 33 VALUTAZIONE DEI FATTORI SISTEMICI: RISORSE UMANE I criteri di valutazione dei fattori sistemici sono indicati alle precedenti pag. 30 e 31; elenchiamo ora gli elementi da valutare per quei criteri, categoria per categoria. •Importanza delle risorse umane: questo intangibile esprime come l’Azienda riesce a dotarsi di personale adeguato, svilupparne le capacità, soddisfarne le legittime esigenze e impiegarne al max le potenzialità per raggiungere i risultati pianificati. Gli strumenti: 1. Interviste da parte di consulenti esperti in risorse umane al management 2. Questionario ad un campione significativo del personale aziendale •Aspetti da valutare: 1. Pianificazione delle risorse umane: reclutamento, sviluppo, impiego, premiazione e crescita del personale, in modo integrato con la pianificazione generale 2. Gestione reale del piano delle risorse umane: effettività delle azioni sul personale previste nel piano 3. Deployment: capacità di diffondere ai pertinenti livelli dell’organizzazione gli obiettivi, le strategie, i piani, e di motivare al loro raggiungimento 4. Crescita della cultura del miglioramento continuo: capacità di coinvolgere realmente le persone nel controllo e miglioramento dei processi •Punteggio per le Ris. Umane = seguire quanto indicato a pag. 30 e 31 o valutazione soggettiva (è un’intangibile) da parte dell’esperto (0, 25; 50; 75; 100), ponderata in base al punteggio medio del questionario 34 VALUTAZIONE DEI FATTORI SISTEMICI: ALTRE RISORSE I criteri di valutazione dei fattori sistemici sono indicati alle precedenti pag. 30 e 31; elenchiamo ora gli elementi da valutare per quei criteri, categoria per categoria. •Importanza delle altre risorse: sono gli strumenti che l’Azienda impiega per perseguire i propri obiettivi. •Aspetti da valutare: 1. Risorse finanziarie: sono coerenti con obiettivi, strategie e piani? 2. Risorsa “Informazione”: esiste una strategia di informazione, il Sistema Informativo è coerente con strategie e piani? È gestito ad un adeguato livello informatico? 3. Risorse materiali: è l’area “acquisti”; è coerente con strategie e piani, si pratica la valutazione dei fornitori, si ottimizzano costi e tempi, si sviluppa la partnership? 4. Risorse tecnologiche: innovazione tecnologica, non solo di prodotto ma anche di processo •Punteggio per le altre risorse = seguire quanto indicato a pag. 30 e 31 o valutazione soggettiva da parte dell’esperto (0, 25; 50; 75; 100) 35 VALUTAZIONE DEI FATTORI SISTEMICI: ORGANIZZAZIONE I criteri di valutazione dei fattori sistemici sono indicati alle precedenti pag. 30 e 31; elenchiamo ora gli elementi da valutare per quei criteri, categoria per categoria. •Importanza dell’Organizzazione: rappresenta i modi con cui l’Azienda organizza, coordina e gestisce le risorse umane e le altre risorse 1. Interviste da parte di consulenti esperti in risorse umane al management 2. Questionario ad un campione significativo del personale aziendale •Aspetti da valutare: 1. Assetto organizzativo: è ancora burocratico-funzionale o è evoluto verso una struttura snella, per processi? 2. Orientamento alle missioni: l’organizzazione è customer centric? È un learning organization, attenta ai cambiamenti, flessibile? 3. Orientamento ai processi: come sono presidiati i processi aziendali? Esiste ed è attivo il Sistema di Gestione per la Qualità ai fini dell’assicurazione Qualità dei prodotti e servizi erogati? 4. Comunicazioni interne: sono gestite in modo efficace e con strumenti ICT •Punteggio per l’organizzazione = seguire quanto indicato a pag. 30 e 31 o valutazione soggettiva (è un’intangibile) da parte dell’esperto (0, 25; 50; 75; 100), ponderata in base al punteggio medio del questionario 36 DIAGNOSI TRASVERSALE E MIGLIORAMENTO Tra questi fattori sistemici, processi e missioni esistono interazioni di causa – effetto: relazioni dirette, tra risultati e processi Relazioni indirette e mediate dai processi, tra risultati e fattori sistemici. Processo 1 Processo 2 Fattori sistemici Missione 1 Missione 2 Processo 3 Missione 3 Con il miglioramento si pianificano le decisioni e azioni necessarie per raggiungere i propri obiettivi, agendo sui fattori sistemici e sui processi. Individuare le cause (i processi e i fattori sistemici) degli effetti (risultati a fronte delle missioni/obiettivi), legate da un percorso sinistra – destra, richiede un’analisi trasversale, di tipo destra – sinistra. Fattori sistemici Processi Missioni Diagnosi trasversale, dai risultati, ai processi, ai fattori sistemici 37 IL MIGLIORAMENTO E I SUOI STRUMENTI Il miglioramento è l ’ insieme delle azioni intraprese per accrescere l’efficacia e l’efficienza delle attività e dei processi a vantaggio sia dell’Azienda, dei suoi Clienti e degli altri Stakeholder Perché sia efficace il miglioramento deve essere: pianificato, messo in atto, misurato, riesaminato Metodologia del miglioramento: coinvolgimento delle risorse, promozione dei progetti di miglioramento, ricerca delle possibili cause, definizione delle relazioni causa-effetto, attuazione delle azioni correttive e preventive, conferma dei miglioramenti, mantenimento del miglioramento conseguito, continuità del miglioramento In pratica: applicare il ciclo PDCA (plan, do, check, act) e consolidare il miglioramento ottenuto con il ciclo SDCA (standardize, do, check, act) Tra gli strumenti di miglioramento vi sono: il diagramma di Pareto e il diagramma di Ishikawa TUTTI I PROBLEMI DELL’AZIENDA STANNO IN UNA … MANO …basta ricordare la propria…MANO Infatti, comincia per M e ha 5 dita, in modo da ricordare i 5 fattori il cui nome inglese inizia per M 1. Men = persone 2. Methods = Metodi, procedure, istruzioni 3. Means = Mezzi, attrezzature, apparecchiature 4. Materials = Materiali, materiali di consumo 5. Measures = Misure, parametri, valori, calcoli Sono le cause tipiche di ogni effetto o problema 39 IL DIAGRAMMA DI PARETO Classifica le cause di un effetto, da quella più frequente a quella minore, e si basa sul principio di Pareto: solo poche cause sono responsabili della maggioranza degli effetti. Individuando le cause principali e agendo su queste, è possibile ottenere il massimo miglioramento con il minimo sforzo. •selezionare gli elementi da analizzare e scegliere l’unità di misura •selezionare il periodo di tempo in cui analizzare i dati •elencare gli elementi da sinistra a destra su un asse orizzontale, in ordine decrescente nell’unità di misura; le categorie contenenti gli elementi minori si possono raggruppare nella categoria “altre” posizionata all’estrema destra •costruire due assi verticali, all’estremità dell’asse orizzontale: l’asse di sinistra è nell’unità di misura scelta e la sua altezza deve essere uguale alla somma dei valori degli elementi, l’asse di destra ha la stessa altezza con scala da 0 a 100% •sopra ciascun elemento disegnare un rettangolo la cui altezza rappresenti il valore dell’unità di misura per quell’elemento •costruire la linea della frequenza cumulativa sommando il valore di ciascun elemento, da sinistra a destra Diagramma di Pareto per i problemi relativi a un telefono 100 500 98% 400 88% 80 72% 300 60 48% 200 40 100 20 0 Linea disturbata Linea aperta Allarme Non risponde Non suona IL DIAGRAMMA CAUSA-EFFETTO (o “di Ishikawa” o “a lisca di pesce”) Si utilizza per: – analizzare relazioni di causa-effetto – comunicare graficamente relazioni causa-effetto – facilitare la soluzione di problemi dal sintomo, alla causa, alla risoluzione – rappresentare le componenti delle diverse fasi di un processo È un metodo grafico ricorsivo che collega l’effetto alle causa di 1°, 2°, 3°, … livello, a seconda della profondità richiesta Le cause così individuate possono essere successivamente analizzate, a partire da quelle che hanno il peso maggiore Può essere preceduto da una sessione di brainstorming, le cui idee vengono poi razionalizzate attraverso il diagramma di causa-effetto. IL DIAGRAMMA CAUSA-EFFETTO (o “di Ishikawa” o “a lisca di pesce”) Causa 1. Causa 2. Causa 3. effetto Causa 4. Causa 5.