F.I.S.M.
FEDERAZIONE ITALIANA SCUOLE MATERNE
ROVIGO
RAPPORTI
SCUOLA FAMIGLIA
2013
Relatrice: Dr. Martina Cavallari
Psicologa ad indirizzo clinico
La comunicazione
Per formazione ed esperienza
… Scuola e famiglia devono seguire un
progetto comune, ricoprendo insieme un
ruolo formativo in senso ampio
• SCUOLA:
•FAMIGLIA:
Ha il compito di conoscere e
Contesto primario di
collaborare con la famiglia
apprendimento
per favorire il successo
formativo del bambino
Ha una grande
responsabilità nella crescita
e nella costituzione
dell’identità personale di
ogni bambino.
La comunicazione
GLI STUDI SULLA COMUNICAZIONE
1949 Shannon e Weaver pubblicano
“La teoria matematica della
comunicazione” in cui definiscono la
comunicazione come
“il trasferimento di informazioni da un
emittente ad un ricevente a mezzo di
messaggi”.
Docente: Martina Cavallari
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Il modello di Shannon e Weaver
(1949)
DECODIFICA
CODIFICA
EMITTENTE
MESSAGGIO
CANALE
MESSAGGIO
RICEVENTE
RUMORI
CODICE
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Docente: Martina
Cavallari
martinacavallari@hotmail
il modello di Lasswell_Braddock
(1948-58)
Evidenzia gli elementi da approfondire per comprendere e dominare il
processo comunicativo.
Dice
Attraverso
Chi
che
quale
(trasmettitore)
Cosa
canale
(messaggio)
Studi
sul
controllo
Analisi
del
contenuto
A chi
(ricevitore)
Con quale
effetto
(risultato)
Analisi
del
pubblico
Analisi
dei
risultati
Analisi
dei
media
E’ fondamentale verificare
il codice culturale di emittente e ricevente.
Il filtro culturale può portare a fraintendimenti del messaggio.
* Integrazioni di Braddock: “In quali circostanze?”; “A quale scopo?”
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I modelli analizzati non considerano
però che la comunicazione avviene
entro dei sistemi-ambiente che la
influenzano.
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Pertanto è necessario aggiungere altre
domande:
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1. Quali sono le relazioni sociali
esistenti tra emittente e ricevente?
2. Qual è il contesto situazionale in cui
la comunicazione ha luogo?
3. Quali sono i sistemi di credenze,
valori e norme, dei soggetti coinvolti?
4. Qual è i bagaglio esperienziale di
tali soggetti?
5. Quali sono gli schemi interpretativi
e comportamentali dei soggetti?...
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Nel 1971 per opera di Paul Watzlawick
con i colleghi della scuola di Palo Alto
(J. Helmick Beavin, D. Jackson)
abbiamo la pubblica del rivoluzionario
“Pragmatica della comunicazione umana”
La definizione di comunicazione cambia.
Comunicazione è
qualsiasi evento,oggetto, comportamento
che modifica il valore di probabilità del
comportamento futuro di un organismo.
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W. Sostiene che nel processo di
comunicazione esistono 5 principi
chiave cha aiutano a codificarne le
dinamiche
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i 5 assiomi della
comunicazione
Evidenziati negli studi di Watzlawick
I principio: Non si può non
comunicare
Tutto il comportamento è comunicazione, per comprendere la
comunicazione di una persona è necessario “ascoltarla” nella
sua globalità. Anche un segno di diniego è comunicazione.
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II principio: Ogni comunicazione ha
un aspetto di contenuto e un aspetto
di relazione…di
modo che il secondo classifica il
primo ed è quindi metacomunicazione. Nel processo di
comunicazione si trasmettono informazioni e/o contenuti,
inoltre vengono definiti anche i rapporti di posizione
reciproca, cioè il tipo di relazione tra gli attori. Questo
richiama il concetto di ruolo.
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III principio: ogni comunicazione è
composta da un modulo numerico e da
un modulo analogico.
La c. numerica è la comunicazione verbale, l’analogica è la
non verbale. E’ opportuno mantenerli coerenti, diversamente
rischieremo di creare caos negli altri od inviare messaggi
contraddittori. L’aspetto di contenuto ha più probabilità di
essere trasmesso con un modulo numerico, mentre l’aspetto
relazionale con un modulo analogico. (es due persone possono
essere concordi sul contenuto, e quindi sul numerico, ma non
su chi deve prendere la decisione, e quindi sul relazionale,
cioè sull’analogico)
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IV principio: l’interpretazione del
messaggio dipende dalla
punteggiatura.
Il topo dice: ho addestrato lo sperimentatore, quando premo la lava mi dà da mangiare. Questo
principio ci dice che è importante comunicare in modo chiaro, e confrontarsi seguendo una modalità
orientata al problema.
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V principio: le comunicazioni sono
simmetriche e complementari, a seconda
che siano basate sull’uguaglianza o sulla
differenza.
Questo influisce sul modo di ascoltare e recepire il messaggio. Nel
complementare un individuo assume la posizione superiore, primaria,
one-up e l’altro la posizione secondaria, one-down
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Must per una comunicazione
efficace
• Gli obiettivi della comunicazione
L’E deve individuare con precisione i destinatari
del messaggio ed il tipo di risposta che desidera
ottenere
• L’esecuzione del messaggio
Nella formulazione del messaggio è necessario
tenere conto dell’esperienza e delle modalità di
decodifica del R
• La trasmissione del messaggio
L’E deve trasmettere il messaggio scegliendo
canali adeguati per raggiungere effettivamente il
destinatario
(es. no campagna pubblicitaria in centro
commerciale per target medio-alto)
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Nella comunicazione devo trasformare
l’informazione in messaggio, mirato al
mio target.
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Nella comunicazione rifletto come e
quanto considero l’altro…
La comunicazione è un atto di
reciproco influenzamento
Modifica cioè i comportamenti di E e R,
può avere grande potere persuasivo
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La comunicazione deve
• Venir memorizzata
• Convincere
• Influenzare
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L’efficacia comunicativa si basa
su 3 elementi
1.Il logos (la logica)
2.Il pathos (l’emotività)
3.L’ethos (l’etica)
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Zoom
Il logos
Deve:
• essere il fulcro del messaggio
• avere un significato oggettivo
Può aiutare perché:
• Fornisce al cliente motivazioni razionali
Ma se troppo argomentato, Può rivelarsi
dannoso perchè:
• darà un senso di sterile aridità
• farà abbassare l’attenzione, favorendo il
distacco d’interesse
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Zoom
Il pathos
Può aiutare perché:
• conferisce credibilità
• Cattura l’attenzione del R
• porta il cervello a convertire emozioni,
sensazioni e stati d’animo in
concettualizzazioni del contenuto
(logos)
• Favorisce la memorizzazione
Può rivelarsi dannoso se:
• genera sensazioni negative
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Zoom
L’ethos
Deve:
• trasmettere la sensazione che chi ci sta
parlando creda veramente in ciò che dice
Attenzione perché Traspare da:
• comunicazione verbale
• comunicazione non verbale (soprattutto)
Può rivelarsi pericoloso se:
• non siete convinti del nucleo della vostra
comunicazione
• la vostra modulazione della comunicazione,
specie non verbale, è influenzata da fattori non
pertinenti con il fulcro della comunicazione
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Atteggiamenti che favoriscono la
comunicazione
Descrizione ed analisi neutra dei
problemi
Delucidazioni e orientamento al
problema
Disponibilità, ascolto
Professionalità, competenza
Atteggiamenti che bloccano la comunicazione
- Valutazione e giudizio
- Controllo pressione, forzatura
- Superiorità, distacco, freddezza
- Incompetenza, superficialità, approssimazione
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La comunicazione
non verbale
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Ricordiamo che nella percezione del
messaggio
Solo il 7% è costituito dal messaggio
verbale
Il 38 % dal tono della voce
Il 55% dal contatto visivo
L’interlocutore è fortemente focalizzato
sui messaggi percettivi, specie i visivi.
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CV e CNV
Nella comunicazione, oltre al linguaggio
(codice comunicativo arbitrario),
utilizziamo segnali non verbali, di tipo
analogico
Il linguaggio è quindi un’opzione
comunicativa aggiuntiva, che deve integrare
(e non prevaricare) le opzioni
comportamentali
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L’uomo possiede 2 canali comunicativi
il linguaggio
comportamento
il
(paralinguaggio)
In interazioni face to face vengono usati in
contemporanea
veicolati da segnali
Linguistici
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Paralinguistici
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Il linguaggio vs il
paralinguaggio
Il linguaggio mi permette di
comunicare solo la presenza o
l’assenza di un qualcosa, ma non la
gradazione della sua presenza, la
sfumatura emotiva…
La CNV mi permette di comunicare
prima di tutto il mio stato emotivo,
come mi sento in quel dato momento
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Il linguaggio è un codice arbitrario,
un sistema di segni definito e
mantenuto da un accordo sociale
La CNV non è arbitraria, ma esiste
un’analogia tra gesti e loro significati,
la maggior parte dei gesti non deriva
da convenzioni sociali ma da una
connessione diretta con ciò che
rappresentano
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I Rischi della CNV
La CNV presenta una maggior
indeterminazione semantica.
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Infatti
i collegamenti prevalentemente analogici tra
segni e significati,
la mancanza di agenti omogeneizzanti, (quali
ed. familiare, istruzione scolastica, cultura)
altri fattori di carattere percettivo, cognitivo, e
sociale,
invitano ad assumere una certa cautela nel
prevedere il significato di un segno, in altri casi è
opportuno valutare una gamma di significati
potenziali, in dipendenza soprattutto d
linguaggio e contesto
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E’ quindi più probabile fraintendere i
messaggi NV più dei V
Es. la parola libro ci attiva l’immagine mentale di un
libro,più o meno diverso, ma di un libro, non di una torta,
mentre una strizzata d’occhio…
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Secondo il modello di Bales
(1970)
linguistica
Comunicazione
verbale
Si può
comunicare
usando
Comunicazione
non verbale
Vocale
(parole pronunciate)
Non vocale
(parole scritte)
Canale uditivo
Canale visivo
Vocale
(qualità e intonazione
voce, velocità e ritmo,
pronuncia, accento,
dialetto, continuità, pause,
durata pause ripetizioni,
retorica, accentuazione per
enfasi)
Non vocale
(gesti, sguardi,
contatto oculare,
mimica facciale,
cenni del capo,
abiti, trucco,
pettinatura..)
Non linguistica
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Il volto
Può fornire informazioni di sfondo sulla
persona, ed es.:
-Età approssimativa
-Sesso
-Razza
-Nazionalità (a volte)
La conformazione del volto, entro certi
limiti, oltre a base genetica, ha base nelle
espressioni abituali e darci quindi info su
personalità…
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La voce
Ha 2 aspetti: statico e dinamico.
•Statico:
-Timbro (influisce molto sull’impressione che le
persone si formano degli altri, esistono n. stereotipi
sociali: “voce calda”, “voce gracchiante”)
-Pronuncia (info su area geografica e, a volte classe
sociale)
•Dinamico: modulazione durante interazione (tono,
volume, scansione,… )
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Abbigliamento, trucco,
acconciatura, accessori
Hanno importanza primaria nella rappresentazione
di sé, ad es. per esteriorizzazione status sociale e
ruolo.
Ciascun aspetto da solo è scarsamente significativo.
La valenza distintiva di tali elementi va sempre più
diminuendo per l’effetto uniformante di pubblicità e
mass media.
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Distanza interpersonale e
dislocazione nello spazio
• Ad angolo retto
• Tra 45 cm e 1,20 m
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Gli aspetti paralinguistici
vocali
• Tono voce
• Volume voce
• Velocità eloquio
• Pause
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Cinesica e gestualità
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Il sorriso
Per sorridere, coinvolgiamo in
un’espressione positiva occhi e bocca:
questo viene immediatamente
percepito dagli altri. E’ difficile non
rispondere ad un sorriso
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Contatto visivo
E’ una parte centrale del messaggio.
Non guardare negli occhi una persona dà l’impressione
che tu:
- Stia mentendo
- Disprezzi il R
- Sia timido
- Sia malfidato
- Stia nascondendo qualcosa
- Sia imbarazzato
- Sia distratto
- Sia diffidente
- Sia superficiale
Si crea un clima negativo.
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LIMITI E DIFFICOLTA’
1. Difficoltà di comunicazione
2. Difficoltà nel raggiungere rispetto
reciproco dei ruoli
3. Difficoltà nel conquistare la fiducia
da parte di entrambe le agenzie
educative.
LIMITI E DIFFICOLTA’
4. Problemi determinati da diversità
di lingua e cultura
5. Difficoltà nel comunicare eventuali
problemi di apprendimento e / o
comportamento
6. Difficoltà a riconoscere la continuità
educativa e formativa
Quali sono le radici di
queste difficoltà?
DIFESA
IGNORANZA
NON CONOSCENZA
MANCANZA DI DIALOGO
SCARSA CONOSCENZA E
RISPETTO DEI RUOLI
AGGRESSVITA’
Il rapporto con l’altro è
confronto di identità
• Estraneità
(punti di vista diversi che devono incontrarsi)
• Fusionalità
(trovare punti d’incontro)
• Specificità
(peculiarità da valorizzare)
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I RAPPORTI SCUOLA FAMIGLIA
DIPENDONO
- DAI CONTESTI,
- DALLE RAPPRESENTAZIONI,
- DAI SIGNIFICATI
CHE SI METTONO IN GIOCO
NELL’INTERAZIONE
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DESIDERABILITA’
SOCIALE E
IMBARAZZO
IMPORTANZA
DEL SETTING
DOVE SONO
CHI C’E’
CHI SENTE
STIMA VS
L’INTERLOCUTORE
CHI E’ L’ALTRO,
CHE COSA FA,
CHE COSA SA
RAPPRESENTAZIONI
MESSA IN
DISCUSSIONE DEL
PROPRIO RUOLO
ACCETTARE
L’INPUT CHE
COSA
COMPORTA
SIGNIFICATI
CONTESTI
SCUOLA-FAMIGLIA
DUE TERRITORI E UN CONFINE
Diversità di linguaggio,
(spesso) diversità di formazione e cultura
La diversità può determinare
Paura
Diffidenza
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Per questo nella relazione
scuola-famiglia è opportuno
Progettare un canovaccio colloquio
Parlare di cose e nn di persone
Nn esprimere giudizi sulle persone
e/o le situazioni
Nn attribuire colpe
Assumere pdv diversi
Fare metanalisi
Mediare
Must per la pianificazione e
gestione colloquio
• Definizione setting
• Ipotesi pdv genitore
• Ipotesi resistenze e meccanismi di
difesa genitore
• Stesura canovaccio
• Roleplaying
Perciò è opportuno
STARE SUL CONFINE
COME DOGANIERI
•limitare i passaggi di campo solo a quelli
consentiti;
•facilitare il riconoscimento e l’accettazione
dell’esatta appartenenza dei viaggiatori
(scuola/famiglia);
•facilitare il riconoscimento e l’accettazione
piena del proprio sistema di regole
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COME MEDIATORI
favorire le opportunità di dialogo e di
relazione;
sviluppare significati condivisi;
rispettare le peculiarità culturali di
ciascun interlocutore
A SCUOLA E FAMIGLIA E’ RICHIESTO DI…
• Rinunciare alla propria centralità, sentirsi
parte e non totalità
• Divenire consapevoli dell’interdipendenza
• Riconoscere l’altro, maturando un
profondo rispetto e comprensione del
punto di vista dell’altro; valorizzarlo non
giudicarlo
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• Costruire un’immagine positiva
condivisa del figlio/alunno
• Cogliere i limiti del proprio ruolo non
come debolezza, ma come conditio sine
qua non per esprimere al meglio la
propria specificità
• Lavorare secondo una strategia delle
connessioni ricercando integrazioni e
complementarietà
• Recuperare una responsabilità educativa
diffusa
CONCLUDENDO
La complessità del compito e dei
bisogni ai quali le agenzie educative
vengono chiamate a rispondere
richiedono:
-uno sguardo globale per la
comprensione
-azioni diverse ma sinergiche
-condivisione coerente di obiettivi e
strategie…
62
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