ANIMALI IN ECOLOGIA
Quaderno didattico realizzato con il contributo della Regione Emilia Romagna
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PREMESSA
Animali esotici: amici o “invasori”?
Molte specie animali ormai “di casa” negli ambienti della nostra penisola provengono da altri
paesi o addirittura da altri continenti. In questo senso, presa ad esempio la fauna della nostra
provincia, è possibile suddividere le specie animali presenti in due grandi gruppi: specie
autoctone o indigene ovvero originarie del nostro territorio e specie alloctone o esotiche
ovvero provenienti da luoghi diversi rispetto a quelli in cui attualmente vivono.
Nel corso degli anni se da un lato, per cause in gran parte riconducibili alla influenza
dell’uomo, le comunità biotiche del nostro territorio hanno visto la scomparsa di alcune specie
autoctone, dall’altro un contingente di specie esotiche, introdotte con modalità e finalità
diverse, è entrato a farne parte. I nuovi ospiti sono spesso accomunati da una elevata
capacità di adattamento e da una forte competitività per le risorse (cibo, spazio), al punto da
costituire una minaccia per le specie indigene. Sempre più spesso voci autorevoli provenienti
dal WWF (Fondo mondiale per la natura) e dall’UCN (Unione mondiale per la conservazione
della natura e delle sue risorse) mettono in evidenza come l’introduzione nella fauna europea
di specie non autoctone abbia avuto gravi conseguenze sull’ecosistema. Secondo recenti studi
condotti dall’Invasive Species Specialist Group, la commissione istituita dall’UCN per
monitorare la diffusione delle specie alloctone, il fenomeno è così diffuso da costituire la
seconda causa di estinzione della flora e della fauna del globo dopo il disboscamento delle
foreste.
Il problema non riguarda quegli animali che spontaneamente, a causa di variazioni climatiche
o per carenza di cibo, si spostano da una zona all’altra. A destare preoccupazione sono
piuttosto le specie introdotte intenzionalmente o accidentalmente dall'uomo che di solito sono
causa di gravi squilibri ambientali.
Ma a che scopo sono stati introdotte nel nostro paese queste specie alloctone? Le motivazioni
e le finalità sono varie. Alcuni animali sono stati introdotti per scopi ornamentali (es. il
carassio, la tartaruga dalle orecchie rosse, ecc.), altri per ragioni commerciali (es. la
nutria, il gambero rosso, ecc.), altri ancora per scopi venatori (es. il fagiano, il daino) o per
la pesca sportiva (es. il siluro).
Con questo Quaderno vorremmo raccontare la storia di alcuni di questi “invasori” per dare la
possibilità a tutti di conoscerne meglio le caratteristiche, la provenienza, le abitudini, nonché
le interazioni con l’uomo e con l’ambiente.
Sono descritti dapprima gli ospiti “indesiderati” recentemente introdotti nel nostro
territorio che costituiscono una grave e accertata minaccia per la biodiversità, ovvero:
-La nutria
-Il siluro
-La tartaruga dalle orecchie rosse
-Il gambero rosso della Louisiana
-La rana toro
Segue poi una descrizione sintetica di altre specie esotiche che fanno oramai parte della
fauna naturalizzata della nostra provincia:
Fauna ittica: pesce gatto, carassio, persico trota, persico sole, gambusia, carpa
Mammiferi: daino, istrice, marmotta
Uccelli: fagiano
Per finire passeremo in rassegna alcuni animali esotici che, recentemente sono entrati nelle
nostre case in virtù di “animali da compagnia” quali:
- Il camaleonte
- L’iguana
- Il cincillà
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-
Il
Il
Il
Il
Il
porcellino di’India
criceto
coniglio nano
furetto
pitone moluro
Glossario minimo
IMMISSIONE - trasferimento o rilascio, intenzionale o accidentale, di una entità faunistica
(di una specie). Un’immissione intenzionale viene indicata con il termine traslocazione.
INTRODUZIONE - traslocazione di una entità faunistica in un’area posta al di fuori del suo
areale di documentata presenza naturale in tempi storici.
SPECIE - E' l’unità base di ogni sistema di classificazione degli organismi animali e vegetali.
Ogni specie raggruppa individui che presentano caratteristiche simili e che sono in grado di
accoppiarsi e dare prole feconda.
SPECIE ALLOCTONA O ESOTICA - Specie animale o vegetale che non appartiene alla fauna
originaria di una determinata area, ma che vi è giunta per l’intervento intenzionale o
accidentale dell’uomo.
SPECIE AUTOCTONA O INDIGENA - Specie o sottospecie animale o vegetale naturalmente
presente in una determinata area nella quale si è originata o è giunta senza l’intervento
diretto (intenzionale o accidentale ) dell’uomo.
SPECIE NATURALIZZATA - specie alloctona per una determinata area ove è rappresentata
da una o più popolazioni che si autosostengono, cioè non sono sostenute da continue
immissioni
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LA NUTRIA
Myocastor corpus
ORIGINE E DIFFUSIONE – Venne importata
in Italia negli anni sessanta dal Sud America,
per essere allevata come animale da pelliccia.
L’introduzione
massiccia
in
ambiente
è
avvenuta quando, al tramontare della moda
passeggera delle "pellicce di castorino, molti
allevatori hanno intenzionalmente liberato i loro
animali nelle campagne circostanti le zone di
allevamento.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - La nutria
è un Mammifero e appartiene alla famiglia dei
Roditori. Molto simile ad un grande topo, può essere lunga dai 40 ai 60 cm per circa 7-10 kg
di peso, presenta una testa grossa e un muso corto. La coda 30-45 cm è cilindrica con peli
radi, le zampe sono corte a cinque dita, e quelle posteriori sono provviste di membrana
natatoria. Il pelo è morbido e di colore castano.
HABITAT - Vive e si accoppia lungo le rive dei laghi o dei fiumi, e a volte
anche nelle zone salmastre.
ALIMENTAZIONE E ABITUDINI – Si nutre prevalentemente di radici,
tuberi, foglie e chicchi di cereali, ma mangia anche la carne e il pesce. E’
un abile sommozzatore con apnee anche di 5 minuti. Le coppie scavano le loro tane lunghe
circa un metro e larghe 60 centimetri e costruiscono piattaforme sull'acqua usate per il
riposo e la pulizia. Gregaria e prevalentemente notturna forma piccoli clan matriarcali.
Sensibile agli inverni rigidi. In natura vive fino a 4 anni, in cattività fino a 8 anni.
RIPRODUZIONE - Il periodo riproduttivo è variamente esteso, con 1-2 nidiate; dopo 4
mesi e mezzo nascono 2-6 piccoli di ben 50-200 g rivestiti di pelo e con occhi aperti, capaci
di nuotare appena a 24 ore dalla nascita. La maturitá sessuale è raggiunta a 3-5 mesi.
RAPPORTI CON L’AMBIENTE E CON L’UOMO
Minaccia alla biodiversità ‒ La nutria, in quanto naturalizzata, è una specie selvatica non
cacciabile, secondo la legge n.157/92 sulla caccia, ma può essere oggetto di azioni di
controllo numerico/eradicazione ed è ritenuta, secondo la Raccomandazione del Consiglio
d’Europa n. 77/1999, specie invasiva con minaccia per la biodiversità.
La rapidità riproduttiva determina il sovraffollamento di molte aree da parte di questi
animali. Uno dei pochi fattori di controllo numerico di questa specie è rappresentato dagli
inverni rigidi e dai lunghi periodi di siccità. Mentre in Sud America, molti grossi felini
carnivori predano le nutria, in Europa soltanto i cuccioli possono essere vittima di predatori
come volpi, faine, cani randagi, poiane, oltre che del siluro e del luccio.
La nutria ha trovato un habitat straordinario nella Pianura Padana dove ha colonizzando con
successo quasi tutte le nicchie ecologiche degli ambienti acquatici. Può causare gravi danni
alla vegetazione degli ambienti umidi, con effetti negativi sull’intero ecosistema locale,
sottraendo rifugio, zone di nidificazione e di alimentazione ad alcune specie di uccelli
acquatici.
Distruzione delle rive fluviali - L’escavazione dei cunicoli che utilizza come tane è
sufficiente ad indebolire seriamente gli argini. Il roditore sud-americano sarebbe inoltre
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fortemente indiziato per il danneggiamento di alcune importanti opere idraulico-agrarie (es.
canali di bonifica).
Danneggiamento delle colture agricole - I danni arrecati al settore agricolo derivano
dalla dieta della nutria che è in prevalenza vegetariana, con particolare predilezione delle
parti fibrose delle piante acquatiche, come ad esempio radici o tessuti. La nutria spesso
abbandona i canali per alimentarsi nei campi, in particolare predilige quelli di barbabietole e
di mais di cui sembra essere molto ghiotta. Nella dieta del roditore sono inoltre presenti
anche molluschi di acqua dolce.
Diffusione della leptospirosi - Topi e ratti sono la fonte primaria di patologie come la
leptospirosi. A seguito di una indagine sul rischio sanitario l'Istituto Zooprofilattico di
Brescia ha recentemente certificato che le nutrie selvatiche non sono portatrici di virus
infettivi per l'uomo e per gli animali da allevamento.
IL SILURO
Silurus Glanis
ORIGINE E DIFFUSIONE – Originario dei
paesi dell’est Europa, è stato introdotto in
Italia tra gli anni ‘60 e ‘70 nei laghetti per la
pesca a pagamento. Incautamente immesso
dai pescatori nelle acque lente di pianura (Po,
affluenti e canali laterali), ora è presente
ovunque e costituisce una vera minaccia alla
biodiversità dei corsi d’acqua.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - La specie Silurus glanis appartiene alla famiglia dei
Siluridae, ordine Siluriformes. Questo pesce di enormi dimensioni (un adulto può arrivare a
pesare quasi un quintale e raggiungere una lunghezza di 2 metri) ha la pelle priva di squame,
ricoperta di una sostanza viscida e gelatinosa, che oltre a proteggerlo dalle malattie, gli
permette di scivolare indenne tra massi e ostacoli del fondale. Ha numerosi denti piccoli ma
taglienti come rasoi. Nella parte interna delle branchie, esiste una vera e propria rastrelliera
appuntita, che non permette ad eventuali prede inghiottite, di fuggire attraverso i suoi
enormi opercoli branchiali. Ha un corpo tronco-conico a sezione rotondeggiante. Gli occhi
sono piccoli, per cui ci vede pochissimo, ma ha un buon olfatto e sei lunghi barbigli, che gli
consentono di localizzare con esattezza la provenienza di qualsiasi vibrazione emessa in
acqua, arrivando così sulle prede anche in condizioni di scarsa visibilità, dovuta al buio e
all'acqua torbida.
HABITAT - Laghi, fiumi, zone a lenta corrente e in tratti profondi. Corsi minori, anse, canali.
Letto in terra, melma e sabbia con presenza di numerose tane: tronchi sommersi, radici,
frasche, relitti di vario genere. Anche in acque torbide. Sopporta temperature piuttosto
elevate. Con il freddo rallenta il proprio metabolismo entrando in una specie di letargo.
ALIMENTAZIONE E ABITUDINI - Molto vorace, si nutre di organismi animali di ogni genere
vivi o morti, avannotti e pesci anche di grosse dimensioni, rane, topi, uccelli e piccoli
mammiferi. Di giorno non si muove molto, ama stare riparato dalla corrente in buche
profonde, gira solo se le acque sono torbide o il cielo coperto. Di notte caccia in continuazione
soprattutto in acque basse. Facilmente adattabile, tollera la cattività.
RIPRODUZIONE - Il siluro ha un ciclo di riproduzione annuale. Non è semplice distinguere il
maschio dalla femmina. Il periodo della frega (ovvero il periodo riproduttivo) è localizzato
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normalmente tra la fine d’aprile e la fine di luglio e ha luogo in prossimità delle rive dove il
maschio costruisce un nido incassato tra la vegetazione. La riproduzione ha generalmente
luogo la notte, ed è accompagnata da una parata nuziale durante la quale il maschio si
arrotola intorno alla femmina stimolando così la deposizione delle uova che di solito sono
piuttosto numerose, fino a 300.000 nei grossi esemplari. Subito dopo la femmina abbandona
il nido, mentre il maschio rimane in zona durante tutta l’incubazione delle uova
comportandosi in modo particolarmente aggressivo verso tutto ciò che si avvicina al nido. La
schiusa avviene all'incirca dopo ventiquattro giorni. Gli avannotti cominciano a nuotare 3 o 4
giorni dopo la schiusa e hanno la tendenza a restare raggruppati; in questo periodo
assomigliano ad un gruppo di grossi girini.
RAPPORTI CON L’AMBIENTE E CON L’UOMO
Minaccia alla biodiversità ‒Il siluro compete in modo pesante, per la risorsa cibo, con
alcune specie di pesci predatori autoctoni: sembra infatti che i siluri giovani utilizzino le
stesse risorse alimentari (ciprinidi di piccola e media taglia come carpe, cavedani, tinche) del
pesce persico e del luccio (la cui presenza in alcune aree è oggi estremamente ridotta).
Diventato adulto preda di tutto.
La Regione Emilia Romagna sta procedendo, con apposito atto deliberativo in corso di
adozione, allo svolgimento di una ricerca scientifica per meglio approfondire le conoscenze
sulla biologia, la diffusione ed ogni altra tematica inerente, utile all'obiettivo finale di
"estirpazione" del Siluro d'Europa dalle acque del bacino del Po e dalle altre acque
interne interessate.
CURIOSITA’ - Il siluro: mostro d'acqua dolce: nell’Antichità, la voracità del siluro ha
inspirato timore nelle popolazioni rivierasche dei fiumi e dei laghi dell’Est Europa. Gli antichi
greci conoscevano già il siluro, come testimonia la "Storia degli Animali" scritta da Aristotele
(360 AC): gli abitanti vicino ai laghi pensavano che il siluro fosse un pesce portatore di
malaugurio. Presentato come mostro delle acque dolci, il siluro divorava, secondo le
leggende, bambini e giovani ragazze.
LA TARTARUGA DALLE ORECCHIE ROSSE
Trachemys scripta elengans
ORIGINE E DIFFUSIONE - E’ una tartaruga d’acqua dolce originaria del sud degli Stati Uniti
(valle del Mississippi), dall’Illinois al Golfo del Messico, ma si trova oggi in molte parti del
mondo. Nel nostro paese è giunta per scopi ornamentali e fino al 1998, anno in cui l'Unione
Europea ne vietò l'importazione, l'Italia ne acquistava dagli Stati Uniti circa 2 milioni di
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esemplari l'anno. Oltre il 95% degli animali commercializzati a pochi mesi di vita non
raggiungeva il secondo anno di età. Il destino dei sopravvissuti, se correttamente allevati e
alimentati, era però di crescere in pochi anni fino a dimensioni che superavano i 25 cm di
lunghezza e circa 1-1,3 kg di peso. Diventate ingombranti, le Trachemys sono state liberate
in ambiente dalle stesse persone che le avevano inconsapevolmente acquistate e allevate
come animale domestico "piccolo" e poco esigente.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - La tartaruga dalle orecchie rosse o tartaruga della
Florida è un Rettile dell’ordine delle Testuggini. Il carapace (il “guscio”) ha una forma ovale
ed ha una superficie liscia e leggermente convessa, mentre il piastrone (sotto la pancia) è
piatto sia nei maschi che nelle femmine. Il colore del carapace è verde nei giovani, e diventa
progressivamente più scuro all’invecchiare dell’animale. La cute è per lo più verde con strisce
gialle, ma dietro il timpano è presente una caratteristica macchia rossa, che rende questa
sottospecie inconfondibile. Le dimensioni degli adulti variano da 12,5 a 28 cm (le femmine
raggiungono le taglie maggiori).
HABITAT - Trachemys scripta elegans occupa un’ampia varietà di habitat, dai piccoli stagni
ai fiumi; preferisce le zone d’acqua calma, ricche di vegetazione e con un fondo fangoso. E’
diurna.
ALIMENTAZIONE E ABITUDINI - Le Trachemys sono onnivore e in natura si alimentano di
pesci, rane, girini, vermi, lumache, insetti, larve, animali morti e piante acquatiche. Gli
individui giovani sono prevalentemente carnivori, infatti occupano le acque più basse, dove
abbondano gli insetti. Man mano che crescono, si spostano verso acque più profonde, dove è
meno facile trovare prede animali, e scelgono una dieta prevalentemente vegetariana.
Sebbene sia un’abilissima nuotatrice questa tartaruga trascorre molto tempo ad esporsi al
sole, su rocce o tronchi semisommersi, ma anche galleggiando sull’acqua. Questo tipo di
comportamento, tipico dei rettili, ha la funzione principale di permettere la termoregolazione.
Raramente si avventura sulla terraferma, se non per deporre le uova o per cercare un nuovo
corso d’acqua. E’ un animale piuttosto timido e al minimo segno di pericolo si getta in acqua.
RIPRODUZIONE - Allo stato naturale i maschi raggiungono la maturità sessuale a 2-5 anni
di età, a una lunghezza del piastrone di 9-10 cm. Le femmine diventano sessualmente
mature quando raggiungono una lunghezza di 15-19,5 cm (spesso nei rettili l’insorgenza
della maturità sessuale dipende dalla taglia raggiunta, più che dall’età).
La stagione riproduttiva varia secondo la località geografica, ma generalmente va da marzo a
luglio. Il maschio corteggia la femmina mettendosi davanti a lei e carezzandone la testa e il
collo con le lunghe unghie degli arti anteriori; la copula vera e propria dura circa 15 minuti.
Quando è pronta a deporre le uova, dopo circa 4-6 settimane, la femmina cerca una zona
adatta per scavare un nido, in genere un’area di terreno umido vicino all’acqua. Le uova
vengono emesse a intervalli di 40 secondi. Al termine la femmina ricopre il nido con terriccio
e detriti. Le uova sono ovoidali e hanno un guscio flessibile. Durante l’incubazione assorbono
acqua, e diventano più grandi e più rigide.
In un anno vengono deposte fino a tre covate. Il numero di uova deposto per covata va da 4
a 23, a seconda delle dimensioni della femmina. Le uova impiegano 2-3 mesi per schiudere, e
a volte la schiusa avviene dopo l’inverno. I piccoli alla nascita misurano 2-3,5 cm, e alla fine
della prima stagione di crescita raggiungono le dimensioni di 3,5-5,5 cm.
RAPPORTI CON L’AMBIENTE E CON L’UOMO
Minaccia alla biodiversità - Nel Sud Europa (Italia compresa), la tartaruga dalle orecchie
rosse lotta per la sopravvivenza con la "Testuggine palustre europea" (Emys Orbicularis),
l'unica testuggine acquatica autoctona in Italia, una specie protetta da una direttiva europea
dato che attualmente è in pericolo di estinzione!
CURIOSITA’ - Nei soggetti adulti il riconoscimento del sesso non presenta difficoltà. Le
femmine raggiungono una taglia maggiore dei maschi, i quali presentano una coda più lunga
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e le unghie degli arti anteriori molto lunghe. Nei soggetti giovani il riconoscimento del sesso è
molto difficile.
Il sesso delle tartarughe è legato alla temperatura di incubazione delle uova. Se le uova
vengono incubate al di sotto dei 27°C nascono solo maschi (tempo di incubazione 100-120
giorni), sopra i 30°C nascono femmine (tempo di incubazione 60-70 giorni). A temperature
intermedie nascono maschi e femmine in proporzione variabile. In commercio si trovano
quasi tutti soggetti di sesso femminile. Infatti negli allevamenti, per accelerare la schiusa,
vengono utilizzate temperature di incubazione delle uova superiori a 30°C.
AVETE UNA TARTARUGA DALLE ORECCHIE ROSSE IN CASA?
I soggetti importati prima dell’entrata in vigore del regolamento dell’Unione Europea
n.2473/98 che ne vieta l’importazione sono di libera detenzione. Chi ha nascite di queste
tartarughe è tenuto alla compilazione del Registro di detenzione (Decreto ministeriale del
22.02.01), ma solo se intende cederle. In ogni caso è necessario denunciare le nascite al
Corpo Forestale dello Stato.
È VIETATO ABBANDONARE LE TARTARUGHE NEI PARCHI, LAGHI, ECC:; PER INFORMAZIONI
CONTATTARE IL CENTRO SOCCORSO ANIMALI “IL PETTIROSSO” DI MODENA (TEL
339.8183676, 339.3535192)
IL GAMBERO ROSSO DELLA LOUISIANA
Procambarus clarkii
ORIGINE E DIFFUSIONE - Anche se non ci sono certezze, si
può ipotizzare il suo trasporto attivo verso l’Europa agli inizi degli
anni ’70. In Italia fece la sua comparsa inizialmente nella
provincia di Torino, probabilmente fuggito da un allevamento
intensivo sperimentale che allevava questi gamberi per scopi
alimentari.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE – I cosiddetti “gamberi d’acqua dolce” sono, in generale,
compresi in alcune famiglie incluse tra i Crostacei Decapodi Macruri (= dalla grande coda);
nello stesso raggruppamento dei Macruri compaiono anche le note aragoste, gli astici, le
cicale e gli scampi, che popolano le acque marine.
Crostaceo dalla livrea di un rosso inconfondibile e di grandi dimensioni, ha un aspetto
robusto, con addome simmetrico ripiegato su se stesso in fase di riposo; le prime paia di
zampe possiedono chele. Buoni camminatori, sono anche in grado di effettuare repentini
spostamenti all’indietro flettendo l’addome e l’ampio ventaglio caudale.
HABITAT - Pur essendo originario di regioni tropicali, la sua diffusione incontrollata è il
risultato di una adattabilità oltre ogni aspettativa.
Perfettamente acclimatato in ogni tipo di ambiente acquatico naturale o artificiale (stagni,
laghetti di cava, fossati, canali, torrenti), è in grado di tollerare le condizioni ambientali più
difficili e diversificate come ad esempio:
- acque decisamente scadenti e inquinate;
- quasi totale prosciugamento dei corpi idrici, evento che supera esponendo le branchie
all’aria e sfruttando l’ossigeno atmosferico;
- notevoli variazioni di salinità;
- temperature inferiori allo 0°C, cui fa fronte interrandosi sul fondo.
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ALIMENTAZIONE E ABITUDINI – E’ onnivoro; ha un regime alimentare molto vario e si
ciba sia di resti animali che di detriti vegetali. Questo cambaride ha inoltre spiccate abitudini
fossorie legate alle condizioni idriche. In periodi di magra, infatti, scava negli argini lunghe
gallerie che possono oltrepassare il metro, provocando la destabilizzazione dei manufatti
approntati dall’uomo.
RIPRODUZIONE – È caratterizzato da un’elevata velocità di accrescimento che lo porta a
raggiungere la taglia massima di 15 cm con un peso di circa 1 etto, ma soprattutto da un
forte tasso riproduttivo: una femmina può riprodursi anche 2 volte all’anno dando alla luce
fino a 700 larve che saranno pronte a riprodursi a loro volta 6-7 mesi più tardi.
RAPPORTI CON L’AMBIENTE E CON L’UOMO – L’avventata introduzione di queste specie
nel nostro paese ha portato con sé più danni all’ambiente e all’uomo che non benefici.
Questa specie è infatti responsabile di:
- pesanti fenomeni di predazione e competizione con organismi autoctoni come il gambero di
fiume (Austropotamobius pallipes);
- sensibili modificazioni degli ambienti acquatici e delle catene alimentari;
- introduzione di parassiti ed agenti patogeni (la peste del gambero);
- instabilità idrogeologica e danni economici (una caratteristica di questa specie è infatti
l’abitudine di scavare gallerie nei fondali e negli argini che delimitano gli ambienti acquatici in
cui vive; l’intensa attività di scavo ha talvolta causato dispersioni idriche nei fossati e parziali
crolli delle sponde).
CURIOSITA’ - Pesca miracolosa: anche chi non è mai andato a pesca riuscirà facilmente a
catturare i gamberi. Basta una semplice attrezzatura, canna da pesca e guadino, e qualche
pezzo di carne (es. fegato) come esca. Calata la lenza in uno dei tanti canali di bonifica del
nostro territorio basterà attendere pochi minuti e il “miracolo” sarà sotto i vostri occhi: uno,
due, tre, quattro gamberi rossi si precipiteranno con le loro chele sulla vostra esca e non la
lasceranno nemmeno una volta estratti dall’acqua. Il bottino è assicurato, la cena pure!
Gamberi rossi a tavola: mangiare il gambero della Louisiana è certamente un esperienza da
provare. Si tratta di un crostaceo dal gusto delicato anche se la percentuale di parte
commestibile rispetto ad altri organismi acquatici simili, è certamente inferiore. C è chi lo
propone come antipasto, chi nella “zuppa di pesce”, fatto sta che la quantità e la qualità di
proteina che il P. clarkii può fornirci è significativamente superiore a quella messa a
disposizione da altri crostacei ritenuti universalmente molto più nobili e pregiati.
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LA RANA TORO
Rana catesbeiana
ORIGINE E DIFFUSIONE – La rana toro è originaria dell’America settentrionale, a est delle
Montagne Rocciose; importata in Europa probabilmente già nel secolo scorso, venne
introdotta intorno al 1935 in alcune località della Pianura Padana, e in particolare nel
mantovano, da dove, in seguito ad acclimatazione, si diffuse nelle regioni vicine. Attualmente
è naturalizzata in Lombardia , Veneto, Emilia (ove è nota in pianura, in diverse stazioni delle
province di Ferrara, Modena, Bologna e Piacenza), Toscana e Lazio.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - La rana toro, appartiene all’ordine Anura (anfibi “senza
coda”) in particolare alla famiglia delle Ranidae. Grande e massiccia (supera i 20 cm di
lunghezza e i 1500 g di peso), si distingue dalle altre specie per le notevoli dimensioni del
timpano grande quanto l’occhio nelle femmine e ancor più nei maschi. Colorazione dorsale
verdastra, con macchie scure, ventre biancastro. La larva può raggiungere i 15 cm di
lunghezza e presenta un colore di fondo olivastro con macchiettatura nera.
HABITAT - Frequenta ambienti umidi con presenza di acqua tutto l’anno come laghi, paludi,
fiumi situati in zone boschive boschi, ma anche in prossimità di prati o di aree antropizzate.
ALIMENTAZIONE E ABITUDINI - E’ molto vorace e si alimenta con qualunque animale che
riesce catturare: artropodi, altre rane, serpenti ed anche piccoli mammiferi ed uccelli. E’
attiva di notte e non si allontana mai molto dall’acqua. Gli adulti tendono ad essere solitari, i
maschi in periodo riproduttivo emettono un caratteristico richiamo profondo (simile al
muggito di un toro) e difendono aggressivamente il territorio dove attirano le femmine.
RIPRODUZIONE - Le uova, deposte in estate, vengono prodotte in gran numero (fino a
2000 per ogni femmina), e formano un’ampia massa gelatinosa; lo sviluppo larvale è assai
prolungato: le larve, di notevoli dimensioni, passano l’inverno in ibernazione e completano la
metamorfosi l’estate successiva alla nascita; a volte capita che la metamorfosi si compia
anche dopo due o tre anni.
RAPPORTI CON L’AMBIENTE E CON L’UOMO
Minaccia alla biodiversità - La rana toro tende a colonizzare bacini artificiali e stagni e può
dare problemi di competizione con altri anfibi autoctoni, come la Rana verde, e fenomeni di
predazione su anfibi e serpenti del genere Natrix, pulcini di folaga e di anatre.
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Fauna naturalizzata: IL PESCE GATTO - Ictalurus melas
ORIGINE E DIFFUSIONE - Specie originaria dell’America settentrionale (Usa e Canada), fu
importata in Italia all’inizio del secolo. In Emilia Romagna, il pesce gatto viene intensamente
allevato per scopi alimentari. Nelle province di Modena e Reggio Emilia, lo si trova spesso nei
canali di bonifica della bassa pianura, che vengono continuamente ripopolati da esemplari che
sfuggono agli allevamenti.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - Pesce della famiglia degli Ictaluridi. Il corpo è tozzo,
privo di squame. La testa è grossa e appiattita con occhi piccoli e sporgenti. L’ampia bocca è
circondata da 8 lunghi barbigli. E’una specie molto resistente, sopravvive egregiamente in
acque asfittiche (in carenza di ossigeno) e, infossandosi nella melma, sopporta bene anche
periodi di siccità.
RAPPORTI CON L’AMBIENTE E CON L’UOMO - In condizioni ambientali favorevoli si
moltiplica rapidamente ed essendo molto vorace sottrae nutrimento e distrugge le altre
specie, divenendo ben presto la specie dominante; in condizioni ambientali meno favorevoli
tende invece ad occupare una propria nicchia ecologica e interferisce ben poco con la
restante fauna ittica.
CURIOSITA’- I nomi dialettali usati per il pesce gatto sono: pés gat e bucacia.
Fauna naturalizzata IL CARASSIO - Carassius carassius
ORIGINE E DIFFUSIONE - Probabilmente di origine asiatica (forse proviene dalla Cina), il
carassio nel passato fu introdotto a più riprese in varie regioni europee. In Italia è distribuito
irregolarmente, ma ha una presenza abbastanza uniforme nei corsi d’acqua della Pianura
Padana dove è molto comune e dove spesso è la specie dominante (canali di bonifica). Nel
modenese è abbondante nel tratto di pianura dei fiumi Panaro (fino a Spilamberto) e Secchia
(fino all’altezza di Castellarano).
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - Appartiene alla famiglia dei Ciprinidi. Anche se di
dimensioni notevolmente inferiori (un carassio adulto può raggiungere al massimo i 35-40 cm
di lunghezza e i 3 kg di peso), è molto simile per aspetto e abitudini alla Carpa.
CURIOSITA’ - Il nome dialettale del carassio è: bastérd e rugòn. Affine al carassio, e
difficilmente distinguibile a prima vista, è il carassio dorato. Questo non è altro che la forma
selvatica del comune “pesce rosso” (nome dialettale péss ròss), una delle tante varietà del
carassio dorato selezionate a scopo ornamentale, molte delle quali furono importate in
passato in Europa dall’oriente. Nei nostri fiumi ha la stessa distribuzione del carassio comune;
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i maschi di questa specie, però, sono molto rari o mancano del tutto, per cui le femmine
lasciano che le loro uova vengano fecondate dal carassio comune o dalla carpa.
Fauna naturalizzata PERSICO TROTA - Micropterus salmoides
ORIGINE E DIFFUSIONE - Originario del Nord America; in Italia, le prime introduzioni
risalgono alla fine del 1800, da allora si è ampiamente diffuso nel bacino del Po. Nella Pianura
Modenese e Reggiana, la sua presenza è limitata ai pochi ambienti adatti alla sua biologia. Si
rinviene talvolta anche nel medio corso dei fiumi Panaro e Secchia, all’altezza cioè delle
“casse d’espansione”, dalle quali numerosi esemplari sfuggono stagionalmente ed entrano nei
fiumi.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - Il persico trota appartiene alla famiglia dei Centrarchidi.
E’ un vorace predatore di pesci e anfibi ma solo in rari casi, quando l’ambiente gli è
particolarmente favorevole, può divenire così numeroso da distruggere la fauna ittica
presente. In genere, il persico trota riesce ad integrarsi perfettamente con la fauna locale,
occupando una propria nicchia ecologica.
CURIOSITA’ - È noto con il nome dialettale di branzino branzèin o di boccalone; in America
è noto invece con il nome di black bass.
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Fauna naturalizzata IL PERSICO SOLE – Lepomis gibbosus
ORIGINE E DIFFUSIONE - Specie di origine nord-americana, introdotta in Italia da quasi
100 anni, ha rapidamente colonizzato gli ambienti idonei delle zone di pianura. Ambienti di
elezione sono i laghi e gli stagni e, più in generale, le acque stagnanti o a lento corso, limpide
e ricche di vegetazione. Il persico sole è comune nelle acque del Po e nei tratti terminali dei
suoi affluenti (anche del Secchia e del Panaro) dove la corrente è più lenta, e nei canali di
bonifica.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - Come il persico trota appartiene alla famiglia dei
Centrarchidi. E’ inconfondibile per la forma del corpo discoidale e per la vivace colorazione
tipica dei maschi. E’ un attivo predatore di larve di insetti, crostacei, molluschi e uova ed
avannotti di altre specie di pesci. Dove il cibo è abbondante e l’ambiente idoneo, può
moltiplicarsi a tal punto da risultare dannoso per la fauna ittica autoctona.
CURIOSITA’ - Il nome dialettale del persico sole è pesce orologio (pèss arloi).
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Fauna naturalizzata LA GAMBUSIA – Gambusia affinis
ORIGINE E DIFFUSIONE - La specie è originaria delle regioni sud-orientali dell’America
settentrionale. In Italia fu introdotta nel 1922, dapprima nell’Agro Pontino e quindi nelle altre
regioni, come forma di lotta biologica contro la malaria, per la grande voracità manifestata
dalla gambusia per le uova di zanzara. E’ comune nelle acque dolci e salmastre delle zone
costiere, e se le condizioni climatiche invernali non sono troppo rigide, anche nelle acque
interne. Nelle province di Modena e Reggio, la gambusia frequenta quasi esclusivamente i
canali di bonifica.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - Appartiene alla famiglia dei Gelicidi ed è la più piccola
tra le specie ittiche delle nostre acque dolci: le femmine raggiungono al massimo 5-6 cm di
lunghezza, mentre i maschi non superano i 3 cm.
CURIOSITA’ – il nome dialettale della gambusia è panzòun.
Fauna naturalizzata LA CARPA - Cyprinus carpio
ORIGINE E DIFFUSIONE - La carpa, che è originaria dell’Asia e forse dell’Europa orientale,
fu introdotta in Europa occidentale dai Romani per la sua rusticità e per la facilità con cui si
riproduce. L’allevamento della ebbe grande sviluppo tra il 1400 e il 1600, ed essa è tuttora,
insieme alla trota, una delle specie più sfruttate per l’acquacoltura. Nella provincia modenese,
la carpa è abbondante nel tratto di pianura del Panaro fino a Bomporto, poi diviene più rara a
causa dell’inquinamento delle acque. Nel Secchia, a causa del regime torrentizio, la presenza
della carpa è scarsa. La carpa è invece assai diffusa nei canali di bonifica della pianura,
ambienti ricchissimi dal punto di vista trofico (del nutrimento).
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - Fra le specie di Ciprinidi delle acque dolci italiane, la
carpa è quella che raggiunge le maggiori dimensioni, superando talora anche 1 metro di
lunghezza e 20 kg di peso. Particolare della arpa è la presenza sul labbro superiore di 4
barbigli (due lunghi e due corti). La vive solitamente nelle pozze erbose a fondo fangoso, nei
laghi e nei fiumi a corso lento. È una specie estremamente tollerante e resistente.
CURIOSITA’ - I nomi dialettali della carpa sono gobbo (gob), e chèrpa.
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Fauna naturalizzata L’ ISTRICE – Hystrix cristata
ORIGINE E DIFFUSIONE - In origine questa specie era distribuita solo in Africa (dal
Marocco all’Egitto, dal Senegal all’Etiopia ed alla Tanzania settentrionale) e fu introdotta dai
Romani in Italia. In Italia l’istrice è presente nelle regioni centro-meridionali, tra cui la Sicilia,
è abbondante soprattutto sul versante tirrenico e si sta espandendo verso nord e verso ovest.
In Emilia Romagna dal 1919 al 1970 si ha notizia di sole 4 catture, probabilmente di animali
erratici. In seguito la specie ha espanso il suo areale ed ha colonizzato stabilmente la collina
forlivese, ravennate, bolognese, modenese, con segnalazioni più frequenti anche nella zona
costiera.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE – L’istrice è un Mammifero Roditore. Appartiene alla
famiglia degli Istricidi. La sua caratteristica predominante è rappresentata dagli aculei che
ricoprono la parte superiore e posteriore del dorso, lunghi dai 3 ai 30 cm, di colore nerastro
corneo con la terminazione bianca e con strie biancastre; gli aculei della coda sono cavi e
capaci di produrre un caratteristico tintinnio. Soggetto a muta, l’istrice rivela la sua presenza
sul territorio grazie al ritrovamento degli aculei. Ha scarse possibilità di essere predato.
Quando si sente minacciato assume un atteggiamento tipico: erige gli aculei e vibra la coda
in atteggiamento di difesa, sfregando gli artigli contro l’ostacolo più vicino.
CURIOSITA’ - L’istrice è una specie protetta ai sensi della L.11/02/1992, n.157, in quanto
considerata non cacciabile. Rigorosamente protetta dalla Convenzione di Berna (L.5/8/1981,
n.503, in vigore per l’Italia dal 1/6/1982).
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Fauna naturalizzata IL DAINO - Dama dama
ORIGINE E DIFFUSIONE - Originariamente il daino era presente in Turchia,
successivamente, grazie alle continue introduzioni si è diffuso in molti paesi europei. In Italia
il daino, alla fine della seconda guerra mondiale, era limitato alle antiche tenute di caccia,
oggi invece sono presenti numerose popolazioni, concentrate soprattutto in Toscana e
nell’Appennino settentrionale. In Emilia Romagna l’areale del daino si presenta assai
frammentato, la continuità maggiore si riscontra tra il Bolognese e il Modenese.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - Il daino è un Ungulato, appartiene all’ordine degli
Artiodattili e alla famiglia dei Cervidi. Ha dimensioni intermedie tra il cervo e il capriolo; il
maschio può raggiungere un’altezza al garrese, ovvero alla spalla, di 80 cm, e può pesare
sino a 100 kg (la femmina è più bassa e più leggera e pesa al massimo circa 60 kg). Il
carattere che permette di distinguere il daino dal cervo è sicuramente il mantello che, nella
maggior parte dei casi è pomellato (marrone con macchie chiare laterali). I maschi hanno il
palco (corna palmate e non ramificate come quello dei cervi) ed ogni anno, in primavera, lo
perdono per riformarne subito uno nuovo più grande e maestoso da utilizzare nella stagione
degli amori (autunno). E’ un erbivoro ruminante. I predatori principali del daino sono la lince
e il lupo, qualora siano presenti e la volpe, soprattutto per gli esemplari più giovani.
RAPPORTI CON L’AMBIENTE CON L’UOMO - Il daino può rivelarsi competitivamente
superiore agli altri cervidi, data anche la sua elevata adattabilità. Ciò lo rende spesso, in
quanto alloctono, una presenza indesiderabile. Il daino è uno degli ungulati meno sensibili al
disturbo causato dalle attività dell’uomo ed è in genere quello più facilmente avvistabile. I
danni e le interazioni con le attività economiche causati dal daino sono talvolta abbastanza
rilevanti: il pascolo nei prati da sfalcio e nelle coltivazioni di erba medica e cereali, la
brucatura di apici fogliari di frutteti e vigneti, la rottura dei rami delle viti in seguito alla
trazione esercitata durante l’alimentazione.
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Fauna naturalizzata: LA MARMOTTA - Marmota marmota
ORIGINE E DIFFUSIONE - Originaria delle Alpi e dei Monti Tatra, la marmotta è stata
introdotta nei Pirenei e nell'Appennino Settentrionale. Il piú antico insediamento appenninico
risale al secondo dopoguerra e si trova sul Monte Cimone; altre colonie di marmotte sono
presenti sul Monte Giovo e sul Monte Cimoncino.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - La marmotta è un mammifero roditore della famiglia
degli Sciuridi (è parente stretta dello scoiattolo). Vive in alta montagna, oltre i 1000 m di
altitudine fino ai limiti delle nevi persistenti; preferisce pendii ripidi e soleggiati, privi di
vegetazione arborea, zone rocciose, praterie alpine. In piena estate, nelle pietraie e nelle
praterie d'altitudine, é facile sentire il grido fischiante di qualche marmotta allarmata; con piú
fortuna si puó avvistare qualche esemplare "spanciato" su una roccia in un bagno di sole, o
ritto davanti all'imboccatura della tana in attenta osservazione. Vive in colonie: il
comportamento gregario ha significato di difesa sociale dai predatori che sono rappresentati
da Volpe, Mustelidi (Faina, Donnole) ed Aquila reale.
PROTEZIONE ESISTENTE - Con l'entrata in vigore della L.27/12/1977, n.968, la Marmotta
è soggetta ad un regime di protezione totale, confermato dalla L.n.157/92. Specie protetta
dalla Convenzione di Berna (L.5/8/1981, n. 503, in vigore per l'Italia dal 1/6/1982).
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Fauna naturalizzata: IL FAGIANO -
Phasianus colchicus
ORIGINE E DIFFUSIONE - E’ originario dell’Asia dove vive in foreste rade e praterie.
Portato in Europa per scopi venatori probabilmente già nel Medioevo, oggi è presente anche
nell’America Settentrionale, Hawaii e Nuova Zelanda.
In Italia è molto comune; nella nostra provincia è riscontrabile un po’ ovunque, anche se
privilegia le aree coltivate con facile accesso all’acqua.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE - Questo Galliforme è caratterizzato da una coda molto
lunga in entrambi i sessi, anche se nel maschio è molto più appariscente. Anche il piumaggio
è vivacemente colorato nel maschio. La colorata livrea svolge un duplice ruolo: di attrazione
sessuale verso la femmina e di aggressione nei confronti di altri maschi che sono allontanati
dal territorio e dalle femmine. Gli ormoni femminili, invece inibiscono il piumaggio multicolore
così da assicurare un mimetismo alla femmina e alla covata.
Fauna esotica “domestica”: IL CAMALEONTE
ORIGINE E DIFFUSIONE
La maggior parte delle specie di camaleonti si trovano
in Africa (due terzi nel solo Madagascar) e in altre
regioni tropicali, sebbene vi siano camaleonti anche in
alcune zone dell'Europa meridionale, nello Sri Lanka, in
India e Asia Minore.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE
I camaleonti sono di dimensioni molto variabili; si va
dai 60 cm circa a meno di 10 cm delle specie più piccole. Molte specie hanno la testa
"decorata" da protuberanze nasali, rostri, corna, o creste; queste decorazioni sono in genere
più evidenti nei maschi.
I principali elementi morfologici che accomunano tutte le specie di camaleonti sono la
struttura delle zampe, gli occhi, la mancanza di orecchie, e la lingua. Le zampe dei
camaleonti hanno due dita principali, ciascuna delle quali presenta due o tre artigli. Le dita
servono al camaleonte come una tenaglia per afferrarsi saldamente ai rami. Le zampe
anteriori presentano due artigli sul dito esterno e tre su quello interno; nelle zampe posteriori
questi numeri sono invertiti.
Gli occhi dei camaleonti rappresentano un caso unico nel mondo animale. Possono ruotare e
mettere a fuoco indipendentemente l'uno dall'altro; senza spostarsi, il camaleonte è in grado
di osservare l'ambiente circostante a 360°. Quando punta una preda, il camaleonte rivolge
verso di essa entrambi gli occhi, recuperando la visione stereoscopica e quindi la percezione
della profondità.
Come i serpenti, non hanno orecchie e pare siano sordi (o per lo meno, incapaci di udire
suoni trasportati dalle vibrazioni dell'aria). Alcune specie risulta che comunichino attraverso
vibrazioni nei rami.
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I camaleonti hanno la lingua incredibilmente lunga (talvolta più lunga del loro stesso corpo),
e sono in grado di estrofletterla molto velocemente. La loro lingua termina con una pallina di
muscolo appiccicosa, che serve per catturare gli insetti; non appena la preda viene colpita, la
lingua viene ritratta velocemente e l'insetto viene rapidamente masticato dai forti denti.
Si nutrono generalmente di insetti, soprattutto locuste, mantidi e grilli, ma le specie più
grandi arrivano a nutrirsi di piccoli uccelli. Contrariamente a un'opinione diffusa, la maggior
parte dei camaleonti non mangia le mosche.
Alcune specie di camaleonti possono mutare il colore della pelle. Il colore assunto da un
camaleonte dipende da numerosi fattori, non tutti legati al mimetismo; per esempio, alcune
colorazioni rivelano determinate condizioni fisiche o fisiologiche o stati emozionali, come
paura, o sono usate nei combattimenti come forma di minaccia nei confronti dell'avversario.
Anche la temperatura e le condizioni di luce influiscono sulla loro colorazione.
HABITAT I camaleonti sono specie principalmente arboree ma possono anche vivere nei
cespugli o (per le specie più piccole) nell'erba. Diverse specie di camaleonti si sono adattate a
diversi habitat, dalla foresta pluviale e tropicale alla savana fino alle zone semi-desertiche e
steppose.
ALLEVAMENTO
Il camaleonte è un rettile piuttosto difficile da allevare e molto esigente dal punto di vista
alimentare; alcune specie si adattano con relativa facilità a vivere in un terrario,
adeguatamente curato e possono vivere anche 7/8 anni, altre sono così delicate da riuscire a
"sopravvivere" in cattività pochi mesi o addirittura poche settimane. Per questi motivi il suo
allevamento è consigliabile solo ad esperti.
Molto importante è la presenza, all’interno del terrario, di alcuni rami di una o più piante non
tossiche dato che alcune specie a volte ne mangiano le foglie. Ottime sono il Pothos o il ficus
Benjamino. Di primaria importanza è la costante pulizia del terrario. E’ necessario evitare
l’accumulo di escrementi e di insetti morti che potrebbero causare l’insorgere di muffe e
batteri. E’ bene evitare l’utilizzo di substrati, come si fa per altri rettili, in quanto potrebbero
venire ingeriti e provocare blocchi intestinali letali.
E’ indispensabile una buona idratazione. A differenza di molti rettili però, i Camaleonti
difficilmente bevono l’acqua da una ciotola ma, come in natura, leccano l’acqua che gocciola
o si deposita sulle foglie. Per questo è importante utilizzare uno sgocciolatore come quelli
utilizzati per irrigare le piante, o più semplicemente un vasetto con un tubicino.
CURIOSITA’
Il nome camaleonte viene dal greco e significa "leone di terra" (da chamai e leon).
Fauna esotica “domestica”: L’IGUANA
ORIGINE E DIFFUSIONE
In natura è possibile rinvenirle nelle zone delle foreste
tropicali caldo umide dell'America Centrale, Meridionale,
anche se si stanno diffondendo in alcune zone secche del
Messico per via dei disboscamenti. L’iguana è sotto la
protezione della II° appendice della convenzione di Washington, per questo deve essere
sempre accompagnata dal certificato CITES.
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CARATTERISTICHE DISTINTIVE
L’iguana è un rettile. Il colore di fondo più comune é il verde brillante attraversato da strisce
trasversali più scure sul corpo e sulla coda che tendono a diventare più scure con l’avanzare
dell’età. La colorazione varia in base all’età (è più brillante nei giovani esemplari), alla
provenienza geografica (in alcune popolazioni il colore di fondo è arancione o blu-grigio),
all’umore e lo stato di salute dell’animale. La caratteristica che permette la distinzione tra
maschi e femmine una volta raggiunta la maturità sessuale è, nei maschi, la presenza di una
giogaia molto sviluppata e di pori femorali ben visibili.
HABITAT
L’iguana è un specie arboricola e in natura tende a vivere nelle vicinanze dei corsi d’acqua
dove trova rifugio in caso di pericolo; esistono singole popolazioni, di solito di animali più
piccoli, che vivono in ambienti più secchi.
ALLEVAMENTO
Le iguana vivono prevalentemente tutta la vita sopra dei grandi alberi e quando scendono al
suolo lo fanno per deporre le uova, accoppiarsi o semplicemente per spostarsi in un’altra
zona.
La loro dieta è strettamente erbivora, anche se a volte si nutrono di insetti. Trascorrono la
maggior parte della giornata al sole o comunque in un posto caldo per favorire la digestione.
La notte la passano in un rifugio-tana, sperando di non essere svegliate da qualche
predatore.
Al momento dell'acquisto è necessario porre attenzione alla provenienza dell'iguana (farm,
cattura,
cattività).
Le farm sono dei grandi capannoni dove vengono portate le uova, trovate deposte nelle
foreste, e una volta schiuse vengono spedite nei vari paesi europei.
Di cattura, come dice il nome stesso, vengono catturate nel luogo d'origine per poi venire
spedite.
E’ consigliabile acquistare un esemplare nato in cattività. Le iguane provenienti da farm o di
cattura, oltre al fatto morale di portare via un animale dal suo habitat naturale e di privare la
natura di nuove generazioni, sono da evitare in quanto non sempre godono di buona salute.
Non è raro trovare animali di cattura o di farm con parassiti interni (endoparassiti) oppure
molto aggressive che, nel peggior dei casi, smettono di alimentarsi.
L'aggressività nelle iguana non è da sottovalutare, specialmente negli esemplari maschi. Le
iguana infatti usano come mezzo di attacco o di difesa la loro lunga coda e se costrette
mordono.
Il terrario, meglio se in legno marino trattato con del flatting, è molto importante in quanto
deve cercare di ricreare il loro habitat naturale. Le dimensioni minime per un solo esemplare
adulto saranno 2,50 metri di lunghezza x 2,50 metri di altezza x 1,50 metri di profondità.
Le iguana sono animali che hanno capacità di termoregolazione, di conseguenza si dovranno
creare delle zone più calde e delle zone più fredde.
Per creare queste zone è sufficiente mettere degli spot (semplicissime lampadine) di wattaggi
adeguati.
Da evitare assolutamente sono le rocce riscaldanti in quanto le Iguana sono abituate a
ricevere il calore dall'alto verso il basso, non il contrario.
Obbligatorio per la salute dell'animale è l'uso di neon UVB-UVA. I raggi che questi neon
emettono permettono all'animale di assimilare e fissare la D3, speciale vitamina utile per
fissare il calcio nelle ossa e quindi per una corretta crescita.
Sia gli spot che il neon all'interno del terrario devono venire schermati con della rete (mai
vetro o plexygass), per evitare contatti con l'ospite in modo da evitare sgradevoli bruciature.
La temperatura diurna nella zona calda deve essere intorno ai 30°C mentre in quella fredda
intorno ai 25°C; di notte quando si spegneranno le luci e rimarrà solamente lo spot notturno
si deve fare attenzione che la temperatura non scenda sotto i 20°C. L'umidità, che deve
essere costante e intorno all’80%, è un fattore molto importante nel momento della muta,
ovvero quando il rettile rinnova lo strato di pelle.
Ultimo ritocco da fare al terrario prima dell'allestimento, sono i fori per il riciclo dell'aria.
Questi fori devono essere sfalsati, cioè, da un lato devono essere bassi, mentre nel lato
opposto fatti nella parte alta. Un piccolo trucco per vedere se l'areazione va bene è quello di
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controllare se sul vetro del terrario si crea la classica condensa; ciò non deve avvenire
neanche con margini di umidità elevati.
Per quanto riguarda il substrato sono sconsigliati sabbia, ghiaia e cortecce perché se ingerite
possono causare blocco intestinale; i pellettati per conigli possono ammuffire velocemente
per l'alta umidita'. Sono quindi consigliati i tappetini sintetici (da cambiare o lavare spesso) o
la carta da giornali.
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Fauna esotica “domestica”: PICCOLI RODITORI
In questa sezione parleremo dei piccoli roditori più diffusi nelle case come “animali da
compagnia”.
I roditori sono mammiferi e quindi allattano i piccoli e li seguono fino allo svezzamento. Sono
caratterizzati dall’essere molto diffusi e prolifici, tanto che ne esistono più di 700 specie
raggruppate in 351 generi e 32 famiglie tra cui sono comprese topi, criceti, cavie, castori e
scoiattoli.
Tra le loro prerogative troviamo la continua crescita degli incisivi e la frequente abitudine di
rosicchiare, il letargo parziale o totale nei mesi freddi, i reni strutturati in modo da
risparmiare acqua e l’attitudine alla coprofagia (ingestione delle feci).
IL CINCILLA'
ORIGINE E DIFFUSIONE
E' originario delle montagne delle Ande (Perù, Cile e
Argentina), in zone comprese tra i 3000 e i 5000
metri.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE
E’ un Roditore dei Sottordine lstricomorfi (come la
cavia) e della Famiglia dei Cincillidi. Tempo addietro lo
si allevava per la sua morbidissima pelliccia, ora è una
specie protetta allo stato selvatico e si possono
possedere solo esemplari nati in cattività. L'adulto pesa circa 400 - 600 grammi con la
femmina leggermente più grande del maschio.
Generalmente il colore è grigio, ma esistono molte varietà, tra cui nero e bianco.
Allo stato naturale i cincillà sono notturni, ma hanno dei periodi di attività diurna. Sono molto
socievoli, docili e piuttosto timidi. Sono caratterizzati dal non andare in letargo e dall’essere
piuttosto longevi: la vita media è di 15 anni, ma possono arrivare a 20; in casi eccezionali
addirittura a 35.
La femmina raggiunge la maturità sessuale tra i 3 e i 5 mesi e la gestazione dura 110-120
giorni.
Il numero medio di piccoli è di 2, con un range che varia da 1 a 5. I piccoli, come nel caso
delle cavie, sono precoci: nascono come copie in miniatura degli adulti, ricoperti di pelliccia e
con gli occhi aperti, in grado di camminare.
HABITAT
Il cincillà, considerata la sua provenienza, è adattato ad un clima freddo e asciutto.
ALLEVAMENTO
I cincillà sono animali molto agili e attivi, in grado di spiccare grandi salti, quindi richiedono
gabbie molto spaziose che dovranno essere di metallo, perché i cincillà amano rosicchiare. Il
pavimento può essere costituito da rete metallica o essere solido, ricoperto da giornali,
trucioli o altro, ma è indispensabile la presenza di una ruota di dimensioni adeguate, per
permettere all'animale di fare esercizio e di un po’ di rametti o una pietra pomice o dei
blocchetti di minerali, da rosicchiare per favorire il consumo degli incisivi. Deve essere
disponibile acqua fresca e pulita, fornita con un abbeveratoio a goccia. I cincillà sono
vegetariani; richiedono elevati livelli di fibra e bassi livelli di grassi. L'alimentazione di base è
costituita da fieno (preferibilmente di erba medica). Come il coniglio e la cavia, il loro sistema
digestivo è molto delicato e sopporta male i cambi bruschi
di alimentazione o gli alimenti inadatti (soprattutto grassi). Qualunque cambio di
alimentazione deve essere molto graduale.
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Fauna esotica “domestica”: PICCOLI RODITORI
IL PORCELLINO D'INDIA
ORIGINE E DIFFUSIONE
La cavia è originaria dell'America meridionale, in particolare della
regione delle Ande.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE
Il porcellino d’India, chiamato anche cavia, è caratterizzato da un
corpo tozzo i cui colori fondamentali sono nero, bianco e marrone,
arti corti e coda assente. I denti, come in tutti i roditori, sono a crescita continua. La vita
media è di 3-4 anni, anche se possono raramente arrivare a 7-8 anni. La gravidanza dura
mediamente 63 giorni. Il numero medio di piccoli è tre (ma può andare da 1 a 6). I piccoli
sono molto precoci. Infatti, nascono coperti di pelo, con gli occhi aperti e camminano;
iniziano a mangiare cibo solido entro pochi giorni. E' un animale gregario e crepuscolare; non
scava tane ma cerca rifugio in ripari naturali o in tane abbandonate. E' strettamente
erbivoro: in natura si nutre di erbe, radici, frutta e semi.
In natura forma dei "branchi" con una rigida struttura gerarchica, in cui un maschio
dominante costituisce un harem e non tollera l'attività sessuale di altri maschi.
HABITAT
Il suo ambiente naturale è dominato da una vegetazione di erbe alte con un clima è asciutto,
semi - arido, stabile tutto l'anno, caratterizzato da giornate temperate e notti fredde.
ALLEVAMENTO
La gabbia in cui viene alloggiata la cavia deve essere a prova di denti e di fuga. I materiali
consigliati sono acciaio, plastica o plexiglas, mentre il legno non è adatto per motivi igienici.
Non devono essere presenti punte o margini taglienti che possano causare ferite. Deve
essere collocata in un ambiente tranquillo, non esposto a rumori eccessivi e confusione e
riparata dalla esposizione diretta al sole.
La lettiera deve essere costituita da materiale non tossico, assorbente e facile da sostituire. I
materiali da preferirsi sono carta a pezzetti, fieno o trucioli (purché non di cedro e non
trattati con materiali tossici).
Le cavie tendono a rovesciare i contenitori dei cibo e dell'acqua o a defecarci dentro. Perciò è
indicato utilizzare abbeveratoi a goccia, assicurandosi di frequente che funzionino
correttamente e non siano bloccati.
Un elemento essenziale dell'arredo è costituito da una casetta che funga da tana, in cui la
cavia, animale molto timido, possa rifugiarsi se si sente minacciato.
La cavia è un erbivoro stretto. E' molto importante evitare cambi bruschi di alimentazione,
che possono facilmente causare disturbi intestinali.
E' inoltre un animale molto difficile nelle abitudini alimentari: se viene fornito un tipo di
alimento che non ha imparato a conoscere da piccolo, lo può rifiutare. Anche un
cambiamento dei contenitori dei cibo può causare un rifiuto ad alimentarsi.
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Fauna esotica “domestica”: PICCOLI RODITORI
IL CRICETO
ORIGINE E DIFFUSIONE
Il criceto selvatico è originario dell’Europa centrale e orientale e
dell’Asia minore.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE
Il criceto selvatico, è lungo circa 35 cm (compresi i 5 cm della coda)
ed ha un pelo folto e liscio. Vanta una dentatura specializzata che
comprende 2 incisivi,
molari e premolari in grado di crescere
continuamente per tutta la vita. Mancano però i canini. Dietro la bocca sono presenti tasche
guanciali utilizzate per immagazzinare cibo. La vista non è molto acuta, ma gli altri sensi la
compensano: l’olfatto è comunque il senso principale del criceto. Il criceto è una animale
notturno: dorme quasi tutto il giorno, svegliandosi ogni tanto per mangiare o per bere, e
diventa attivo di notte. Durante la notte il criceto selvatico viaggia alla ricerca di cibo che
accumula nelle sue capienti tasche guanciali per trasportarlo alla tana. Il criceto ama la vita
solitaria e possiede uno spiccato senso del territorio che marca con i suoi forti odori.
Al di fuori del periodo degli accoppiamenti, infatti, ama vivere da solo ed ogni intruso viene
scacciato con aggressività. Perfino i cuccioli si allontanano dalla madre a sole 3 settimane di
vita, appena raggiunto un minimo livello di autosufficienza. Talvolta, grazie alla sua innata
aggressività può anche riuscire a sfuggire a qualche predatore ringhiando, digrignando i
denti, soffiando e soprattutto gonfiando le sacche guanciali che fanno apparire la testa molto
più grande di quanto non lo sia.
Il criceto selvatico è onnivoro e si nutre oltre che di semi anche di piante erbacee, radici,
frutti spontanei, cereali, insetti, lumache e vermi.
All’inizio dell’inverno il criceto selvatico chiude le entrate delle sue gallerie con della terra e si
rifugia nella camera centrale della sua tana dove, allo scendere delle temperature, cade in un
letargo discontinuo, svegliandosi ad intervalli regolari ogni 5-7 giorni per mangiare e per fare
i propri bisogni.
HABITAT
Vive in terreni solidi, asciutti e fertili dove costruisce la sua tana composta da una grande
camera centrale imbottita di paglia finissima e da camere più piccole destinate
all’immagazzinamento del cibo o al deposito degli escrementi. La tana della femmina,
diversamente dalla tana del maschio, presenta più aperture per far sì che i piccoli, che
giocano in prossimità dell’ingresso, possano velocemente trovare rifugio in caso di pericolo.
ALLEVAMENTO
La gabbia deve essere sufficientemente spaziosa da permettere una certa attività, a prova di
fuga, facile da pulire e priva di punte e margini taglienti. I materiali migliori sono acciaio,
plastica dura, plexiglas o vetro, che resistono alla corrosione.
E' preferibile un pavimento solido con abbondante lettiera di materiale che non sia tossico e
polveroso, quale carta a pezzetti e trucioli. La gabbia va arredata con una ruota e altri oggetti
per l'esercizio, ad esempio piccoli tubi orizzontali e verticali posti nella gabbia, attraverso cui i
criceti amano molto correre e scatole con diverse aperture attraverso cui possano infilarsi. E'
molto importante fornire una casetta che il criceto utilizzerà come nido.
Almeno una volta alla settimana si deve procedere ad una pulizia accurata della gabbia e
degli elementi di arredo.
I contenitori dell'acqua e dei cibo andrebbero puliti e disinfettati tutti i giorni.
In cattività i criceti si riproducono tutto l'anno. La gravidanza dura circa 16 giorni nel criceto
dorato e 18 in quello russo. Nei giorni precedenti e successivi al parto la femmina non deve
essere disturbata, evitando di maneggiarla e di pulire la gabbia.
Deve avere a disposizione abbondante materiale per fare il nido (sono consigliati fazzoletti di
carta) e una scorta di cibo sufficiente. I piccoli non vanno toccati per i primi 7 giorni di vita.
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Alla nascita sono completamente inetti, nudi e con gli occhi chiusi, ma presentano già gli
incisivi.
E' opportuno lasciare a disposizione del cibo sul pavimento della gabbia, in modo che sia
facilmente accessibile, ad esempio del pellet inumidito; anche l'acqua deve essere facilmente
raggiungibile dai piccoli. I piccoli orfani non hanno possibilità di sopravvivere.
Fauna esotica “domestica”: PICCOLI RODITORI
IL CONIGLIO NANO
ORIGINE E DIFFUSIONE
I conigli nani sono originari dell'Europa centrale e meridionale
e deL Nord Africa.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE
Il coniglio nano appartiene alla stessa famiglia della lepre. La
struttura dei corpo e la taglia variano considerevolmente
secondo la razza: si va dalle razze giganti come il gigante
fiammingo che può arrivare a 8 kg, al nano olandese che pesa
meno di un kg. Le razze riconosciute sono più di 60 e i
mantelli e i tipi di pelo comprendono moltissime varietà. La durata della vita è di 5-10 anni,
raramente può arrivare fino a 15.
I conigli hanno una vista eccellente, con un esteso campo visivo che permette di vedere in
tutte le direzioni senza muovere la testa.
Le orecchie, essendo molto vascolarizzate, hanno un ruolo importante nella
termoregolazione; sono delicate e sensibili e non devono assolutamente essere utilizzate per
afferrare il coniglio.
I conigli sono animali gregari; vivono in gruppi in tane che scavano nel terreno con le unghie.
Generalmente durante il giorno restano nascosti nelle tane ed escono la sera per alimentarsi
muovendosi con una serie di salti che eseguono con le lunghe zampe posteriori.
I conigli si riproducono molto in fretta, la stagione riproduttiva va da febbraio a settembre e
nei climi miti dura tutto l'anno. La maturità sessuale si verifica tra i 4 e i 6 mesi di età ed una
coniglia può avere da 4 a 8 cucciolate all'anno, con un numero che va da 3 a 12 piccoli per
cucciolata.
La gravidanza dura mediamente 31-32 giorni. I piccoli nascono nudi, ciechi e con le orecchie
chiuse.
Diversi giorni prima del parto, la coniglia inizia a strapparsi il pelo dall'addome e dalla parte
ventrale del torace per imbottire il nido; si tratta quindi di un comportamento normale.
ALLEVAMENTO
La gabbia deve essere sufficientemente spaziosa, robusta, priva di elementi taglienti e facile
da pulire con un altezza tale da permettere al coniglio di alzarsi sugli arti posteriori.
Il pavimento deve essere costituito da plexiglas o metallo per prevenire lesioni alle zampe,
ricoperto di lettiera (stracci, segatura, paglia o fieno, ma non segatura o i trucioli di cedro).
Nel caso la gabbia sia sistemata all'aperto, occorre che sia almeno in parte protetta dalla luce
solare diretta per evitare i colpi di calore, cui i conigli sono facilmente soggetti.
All'interno della gabbia è necessario sia posta una casetta che funga da tana, in cui il coniglio,
animale timido per natura, possa nascondersi quando si sente minacciato. Il resto dell'arredo
sarà rappresentato da recipienti per l'acqua e il cibo che non possano essere rovesciati.
L'abbeveratoio ideale è quello a goccia, facile da mantenere pulito. La pulizia della gabbia
dovrà essere quotidiana, anche se i conigli possono essere facilmente addestrati ad utilizzare
una cassetta per i bisogni, come i gatti, il che permette di lasciarli liberi per casa. Mai però
25
senza sorveglianza, in quanto amano rodere e possono non solo rovinare il mobilio ma anche
rosicchiare fili elettrici, con immaginabili conseguenze.
I conigli sono coprofagi e mangiano direttamente dall'ano un tipo particolare di feci che
costituisce un'importante fonte di proteine, vitamine e minerali.
Fauna esotica “domestica”: IL FURETTO
IL FURETTO
ORIGINE E DIFFUSIONE
Il furetto è diffuso in tutto il mondo ad eccezione dell’Australia, delle
Isole Oceaniche, del Madagascar e dell’Antartide.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE
Il furetto è un mammifero ed è la “forma domestica” della puzzola
europea. Si tratta di un piccolo animale la cui lunghezza varia dai
50 cm circa nei maschi ai 30 cm circa nelle femmine, dalla forma piuttosto stretta e lunga e
in perenne movimento. Il peso oscilla dai 700 gr ai 2 kg nel maschio e dai 600 gr ai 900 gr
nelle femmine. Ha una vita media che va dai 5 agli 11 anni. Esistono furetti con mantelli
estremamente diversi: oltre al tipo originale giallo-bruno con muso, zampe e coda più scuri,
troviamo l’albino, il cannella e l’argento.
Tutta la pelle del furetto è ricoperta da ghiandole odorifiche, soprattutto tra i polpastrelli,
responsabili dell’emissione di un odore sessuale molto forte che può essere eliminato solo con
la castrazione.
ALLEVAMENTO
Il furetto è un animale simpaticissimo, socievole e molto giocherellone ma è necessario che
venga abituato sin da piccolo al rapporto con l’uomo. Si adatta bene anche in presenza di
animali quali gatti e cani di piccola taglia; va invece evitato il contatto con roditori, conigli e
uccelli in quanto considerati dal furetto come potenziali prede.
Il furetto può essere facilmente addestrato, come un gatto, a utilizzare una cassettina per i
propri bisogni, ma di solito non sceglie mai un solo punto della casa, bensì 4 o 5; sarà quindi
necessario sistemare più cassettine nei luoghi da esso scelti. Può essere liberato in casa, ma
prima, considerata la sua indole molto curiosa, bisognerà eliminare ogni più piccola fessura
nella quale si può infilare, così come sarà necessario allontanare tutto ciò che può arrecargli
danno se ingerito: sostanza tossiche, oggetti di gomma morbida e fili elettrici. Se solo in
casa, è consigliabile tenerlo chiuso in gabbia, preferibilmente di acciaio inossidabile e di
dimensioni almeno di 1x0,5x0,5 m. Una parte di questa gabbia deve essere chiusa, per
formare una tana nella quale il furetto può entrare attraverso un’apertura circolare. In
generale, i furetti devono mangiare 3 o 4 volte al giorno per un totale di 150 gr.
L’alimentazione dovrebbe essere costituita soprattutto da carne e fegato freschi anche se,
attualmente, in commercio esistono croccantini preconfezionati che andrebbero integrati con i
cibi sopra elencati in caso di gravidanza. Si devono evitare dolci, latte in grande quantità,
ossa di piccole dimensioni, alimenti ricchi di carboidrati e cibo per cani.
Se non si desidera far riprodurre i furetti è consigliabile sottoporli a castrazione per rendere il
maschio meno aggressivo e per impedire che la femmina vada incontro ad una grave
malattia provocata dal calore prolungato. Essendo i furetti sensibili al virus responsabile del
cimurro nel cane, devono essere vaccinati contro tale malattia.
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Fauna esotica “domestica”: IL PITONE MOLURO
IL PITONE MOLURO (Pitone delle
rocce indiano)
ORIGINE E DIFFUSIONE
Il suo ambiente originario è dato da acquitrini,
risaie, rive fluviali, foreste umide, radure e zone
coltivate di Pakistan, India, Bangladesh, Nepal,
Sri Lanka, Burma, Laos, Vietnam, Tailandia,
Malesia, Cambogia, Cina e Indonesia.
Sono animali fortemente minacciati a causa della
loro pelle, molto richiesta in pelletteria, da un commercio indiscriminato per fornire i
collezionisti di animali vivi e dalla progressiva scomparsa dei suo habitat prediletti.
Come tutti i Boidi, il Python molurus bivittatus è stato incluso nelle liste CITES (appendice 2)
ed in numerose norme nazionali ed internazionali sulle tutela della fauna e sul commercio
delle specie selvatiche.
CARATTERISTICHE DISTINTIVE
Il Pitone Moluro è uno dei serpenti più grandi al mondo (insieme al Pitone reticolato,
all'Anaconda verde, al Pitone di Seba e alla Morelia ametista) e può superare l’incredibile
lunghezza di 5 metri nel caso di femmine, “limitandosi” a poco meno di 5 metri nel caso dei
maschi. Il più grande serpente detenuto in cattività (rettilario "Serpent Safari", situato nell'
Illinois "USA") è un Python molurus bivittatus, dal peso di circa 182 kg e della lunghezza di
circa 8 m.)
La colorazione di fondo è bruno-grigiastra o bruno-giallastra-dorata, a grandi macchie
quadrangolari, disposte su tre fasce (una dorsale e due laterali), più scure, di color mattonerossiccio scuro e bordate da una sottile banda più chiara del colore di fondo.
Il capo è caratterizzato da un' unica grande macchia a forma di freccia che nel mezzo è
attraversata, per un tratto, da una linea del colore di fondo. Sui lati gli occhi sono attraversati
da una fascia di colore scuro che dalle aperture nasali giunge allargandosi alla base della
nuca.
In natura sono cacciatori crepuscolari o notturni e trascorrono il giorno acciambellati in mezzo
ai cespugli o sui rami bassi, prendendo il sole tra la vegetazione. Poi, con il calare delle
tenebre, il pitone comincia la sua caccia spostandosi tra la vegetazione in cerca di una preda
che viene individuata con l’aiuto di speciali organi chiamati fossette termo-recettive capaci di
percepire il calore della preda. Una volta individuata, si dirigono su di essa e scattano
fulminei, azzannandola con un potente morso e avvolgendola fino a soffocarla nelle proprie
spire in pochi attimi.
Le prede sono costituite da mammiferi, uccelli, sauri, delle misure adeguate. I giovani
possono nutrirsi di topi e giovani ratti, ma ben presto, man mano che cresceranno, si
rivolgeranno prima ai ratti giganti e poi alle specie da cortile tipo galline e polli, fino a capre,
maiali, ecc. che spesso predano anche fin nei pressi delle abitazioni. La riproduzione in natura
avviene, di solito, nei periodi invernali; i maschi sono maturi sessualmente dopo i 3 metri e le
femmine sui 4 metri, lunghezza che raggiungono in 3-4 anni. Vengono deposte da 30 a 90100 uova, che le femmine coveranno fino alla loro schiusa. La schiusa avviene dopo 55-80
giorni, i piccoli lunghi 55-60cm sono subito indipendenti ed abbandonati al loro destino.
HABITAT
Durante l’evoluzione si sono adattati a moltissimi ambienti, come foreste pluviali, margini
degli acquitrini e delle zone paludose, le rive fluviali, le foreste umide, le radure, ma non
disdegnano sporadiche incursioni nelle fattorie e nelle le zone coltivate.
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ALLEVAMENTO
Il pitone moluro è un animale che si trova facilmente in commercio, con prezzi abbastanza
accessibili, ma è importante ricordare che, oltre ad essere un animale selvatico adattato ad
habitat completamente diversi da quelli italiani, si tratta di serpenti che raggiungono
dimensioni notevoli e che, in caso di attacco, possono essere molto pericolosi.
Non dobbiamo infatti dimenticare che noi siamo mammiferi, con odore da mammifero e
quindi rappresentiamo per l’ignaro serpente nient’altro che una potenziale preda.
Prima dell’acquisto è quindi necessario tener conto delle sue caratteristiche ed esigenze al
fine di non trovarci impreparati e non poter così garantire il benessere del nostro amico.
Prima fra tutte, è importante non sottovalutare le notevole dimensioni che questo può
raggiungere anche in virtù del fatto che in cattività può vivere più o meno 20-25 anni.
Non bisogna poi dimenticare che un pitone moluro adulto di 5-6 anni può anche mangiare 2-3
conigli (in alcuni casi anche di più) ogni 15-20 giorni e defecare feci di volume superiore (non
di poco) a quelle umane.
La teca, con le misure adeguate ad ospitare questa specie, presenta, a seconda della taglia
dell' animale, una lunghezza dai 60 ai 300 cm, una larghezza dai 50 ai 100 cm e una altezza
dai 40 ai 100 cm. L'aerazione deve essere ottima e la temperatura differenziata con un valore
minimo di 25°C e una massima di 32°C . E’ necessario, inoltre, un contenitore d’acqua
adeguatamente grande per permettergli di bere e di immergersi, da tenere sempre pulito e
con acqua fresca in modo da permettere all' animale di bagnare tutto il corpo. Spessissimo
questi pitoni defecano in acqua per cui è bene garantire un cambio frequente utilizzando
quindi una bacinella dell'acqua facilmente svuotabile e lavabile.
La teca dovrà inoltre essere dotata di un substrato di materiale vegetale apposta per rettili;
da evitare assolutamente la sabbia e i sassi, tutti materiali non igienici, abrasivi per la pelle
del pitone e che potrebbero essere accidentalmente inghiottiti e provocare pericolose
occlusioni intestinali.
La luce deve essere fornita da un neon che emette u.v.b. indispensabili per la crescita
dell’animale e per evitare forme di rachitismo, osteoporosi o avitaminosi dovuta dalla
mancanza di luce solare.
Quando si maneggia un pitone moluro è necessaria, sempre, la presenza di almeno due
persone, in modo da fare fronte ad un eventuale incidente. Sebbene non velenoso, infatti il
morso di questi serpenti è molto doloroso. I pitoni moluri appena nati mangiano ogni 3-4
giorni, quelli subadulti ogni 6-7 giorni e gli adulti ogni 10-12 giorni.
Il pitone moluro è comunque un rettile che non si adatta ai neofiti, specie se acquistato già
adulto.
RICORDIAMO COMUNQUE CHE LA MORTALITA’ DEGLI ANIMALI
ESOTICI A DUE ANNI DALLA VENDITA SI ATTESTA INTORNO AL
60-98%.
28
Cosa dice la legge in materia di fauna selvatica ed esotica…
-
Dichiarazione universale dei diritti dell’animale. Tutti gli animali nascono uguali davanti
alla vita ed hanno gli stessi diritti all’esistenza. Ogni animale ha diritto al rispetto. L’uomo, in
quanto specie animale, non può attribuirsi il diritto di sterminare gli altri animali, o di
sfruttarli violando questo diritto. Ogni animale ha diritto alla considerazione, alle cure e alla
protezione dell’uomo.
-
Convenzione di Washington o CITES (Convention on International Trade in
Endangered Species of Wild Fauna and Flora) del 3/3/1973. Questa convenzione
nasce dall’esigenza di controllare il commercio degli animali e delle piante in quanto lo
sfruttamento commerciale è, assieme alla distruzione degli habitat naturali nei quali vivono,
una delle principali cause dell’estinzione e della rarefazione in natura di numerose specie. La
Convenzione è un accordo internazionale che impedisce il commercio e la cattura di fauna e
flora in via d'estinzione. In Italia la convenzione di Washington è entrata in vigore nel 1980.
-
Decreto del Ministero dell'ambiente 27 aprile 1993 "Istituzione presso il Ministero
dell'ambiente della commissione scientifica per l'applicazione della convenzione di
Washington sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione"
-
Legge del 14 Agosto 1991, n° 281 – Legge quadro in materia di animali di affezione
e prevenzione del randagismo. Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di
affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono,
al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e
l’ambiente.
-
Legge 11 febbraio 1992, n° 157 – Norme per la protezione della fauna selvatica
omeoterma e per il prelievo venatorio. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello
Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale. L’esercizio
dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della
faune selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole. Le regioni provvedono
ad emanare norme relative alla gestione ed alla tutela di tutte le specie della fauna selvatica
in conformità alla presente legge, alle convenzioni internazionali ed alle direttive
comunitarie.
-
La Legge Regionale 15 febbraio 1994, n°8 “Disposizioni per la protezione della
fauna selvatica e per l’esercizio dell’attività venatoria”. Con questa legge la Regione
disciplina la gestione, la protezione e il raggiungimento ed il mantenimento dell’equilibrio
faunistico ed ecologico in tutto il territorio regionale e ne regolamenta il prelievo venatorio
programmato. In pratica questa legge è l’applicazione, a livello regionale, della legge 157/92
sopra citata.
-
Decreto Interministeriale del 19 aprile 1996. Regolamenta la detenzione degli animali
selvatici ritenuti pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica. Sono da considerare
potenzialmente pericolosi per l'incolumità e la salute pubblica, tutti gli esemplari vivi di
mammiferi e rettili selvatici, ovvero provenienti da riproduzioni in cattività che, in particolari
condizioni ambientali e/o comportamentali, possono arrecare con la loro azione diretta effetti
mortali o invalidanti per l'uomo o che non sottoposti a controlli sanitari o trattamenti di
prevenzione possono trasmettere malattie infettive all'uomo.
-
Codice Penale - Art 672 - Omessa custodia e malgoverno di animali. Art.727 –
Maltrattamento di animali. Questo articolo è stato modificato dalla Legge del 22 novembre
1993, n°473: chiunque incrudelisce verso animali senza necessità o li sottopone a strazio o
sevizie o a comportamenti e fatiche insopportabili per le loro caratteristiche anche
etologiche, o li detiene in condizioni incompatibili con la loro natura o abbandona animali
domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con una ammenda che
può superare i 5000 Euro. Codice Civile - Art. 2052 - Danni da animali.
-
La Legge Regionale n° 11/93 "Tutela e sviluppo della fauna ittica e regolazione
della pesca in Emilia Romagna" attribuisce particolare rilevanza, ai fini della tutela e del
29
ripristino delle specie ittiche tipiche delle acque regionali, al controllo delle specie alloctone
con maggiore incidenza sull'ecosistema, ed in particolare del Siluro d'Europa (Silurus Glanis).
COSA FARE SE SI TROVA
UN ANIMALE SELVATICO FERITO?
RACCOGLIERLO O NO?
Durante una passeggiata nel parco, ma anche nel giardino di casa, o sul marciapiede, può
capitare a chiunque di trovare un uccellino o un riccio o un altro animale selvatico in
difficoltà. Il nostro istinto ci induce a raccogliere il piccolo e portarlo a casa per "allevarlo".
Questo atteggiamento, che certamente dimostra sensibilità nei confronti della natura, non
sempre però si rivela il migliore per la salute dell’animale. Gran parte dei nidiacei, ad
esempio, abbandona spontaneamente il nido (merli, passeri, civette…) quando ancora non sa
volare bene, pur essendo seguito e alimentato dai genitori. Raccogliere uno di questi nidiacei
significa strapparlo alle cure dei genitori, sicuramente più valide del più esperto e attento
veterinario.
l’Art.29 della LR n°8/94 precisa che e’ fatto divieto a chiunque di manipolare, prelevare,
detenere o vendere uova e nuovi nati ed in genere di esemplari di fauna selvatica con
particolare riferimento ai piccoli di ungulati. Chi raccoglie uova e nuovi nati di fauna per
salvaguardarli da sicura distruzione o morte deve darne comunicazione entro e non oltre
ventiquattr’ore al competente Ufficio provinciale o ad una guardia venatoria o all’organismo di
gestione delle zone di protezione, affinché provvedano agli opportuni interventi di tutela.
COME CAPIRE SE UN ANIMALE È IN DIFFICOLTÀ?
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Una delle principali preoccupazioni per chi trova un animale deve essere quella di capire se
realmente l'animale versa in condizioni di difficoltà. Le implicazioni di questo giudizio sono
molto importanti.
I sintomi da cui capire se l'animale è in difficoltà sono numerosi:
In generale pelo o penne sporchi, opachi e sciupati sono il sintomo più appariscente, insieme
spesso a un grave stato di dimagrimento;
La posizione innaturale delle ali (che ne evidenzia una possibile frattura), delle zampe, della
testa;
L'incapacità di sostenersi sulle zampe o di spiccare il volo;
La presenza di ferite, penne o pelo incrostati di sangue e altri essudati in prossimità della
lacerazione;
Uccelli troppo piccoli per poter volare ed essere autonomi.
Attenzione: alcune volte l'animale, seppur sano, tende ad assumere atteggiamenti che
potrebbero trarci in inganno, questo allo scopo di salvaguardare la prole presente nelle
vicinanze attirando l'attenzione su di sé.
COME SI CATTURA UN ANIMALE SELVATICO IN DIFFICOLTÀ?
Il metodo più efficace è quello di avvicinarsi lentamente e con un gesto veloce ricoprirlo con
una coperta o un panno che dovrà essere rapidamente richiuso senza far fuggire l'animale,
senza stringerlo eccessivamente. Ricordiamo però che, proprio perché "selvatici", questi
animali quasi sempre uniscono paura e sgomento per la presenza "umana, e spesso sfociano
in manifestazioni aggressive e complicano così ogni nostro intervento in loro aiuto. Alcuni
animali selvatici possono mordere, artigliare e beccare. Munitevi di guanti spessi e
maneggiate l'animale facendo attenzione a non avvicinarlo al corpo e al volto. Non
improvvisate cure veterinarie.
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SE SI TRATTA DI UOVA NON ANCORA SCHIUSE?
Il prelievo di uova dai nidi è severamente vietato e sanzionato dalla legislazione vigente. Può
capitare di imbattersi in un nido di uccello, soprattutto di quelle specie che ne costruiscono a
terra o su arbusti bassi, con una o più uova, e pensare che si tratti di uova "abbandonate",
perché in quel momento non vi sono gli adulti nelle vicinanze, o perché al tatto risultano
assolutamente fredde. Bisogna assolutamente evitare di prelevarle; infatti molte specie
iniziano a incubare le uova solo dopo averne deposte un certo numero. Inoltre prelevare le
uova implica avviare un'incubazione artificiale e la conseguente cura dei pulcini, che risulta
estremamente complessa. Esistono poi specie che intenzionalmente depongono le uova a
terra , senza costruire veri e propri nidi, dando l'impressione di essere veramente
abbandonate.
SE SI TRATTA DI UN MAMMIFERO?
Il ritrovamento di mammiferi è meno frequente rispetto a quello degli uccelli, ma è comunque
possibile imbattersi in un riccio, sia per la sua abbondanza che per la frequentazione di
ambienti urbani e giardini. Può capitare di rinvenire volpacchiotti che spinti dalla fame si
spingono fuori dalla tana, oppure cuccioli di pipistrello caduti a terra da un posatoio o
perdendo la presa dal grembo della madre. Durante una passeggiata nel bosco si possono
incontrare cuccioli di capriolo e altri cervidi acquattati a terra. ATTENZIONE: in quest'ultimo
caso non si tratta di abbandono, ma di normale atteggiamento mimetico che i cuccioli
adottano per ripararsi dai predatori quando la madre si allontana per nutrirsi, e quindi
l'ultima cosa di cui hanno bisogno è del vostro "aiuto". Allontanatevi immediatamente dal
cucciolo senza fargli neanche una carezza, ciò potrebbe indurre l’abbandono da parte della
madre che sente il vostro odore e non riconosce più il piccolo.
SE SI TRATTA DI UN CUCCIOLO O DI UN PULCINO?
Se si tratta di animali molto giovani, cuccioli, come i riccetti o i pulcini, disponeteli in una
scatola e sistemate accanto una borsa d'acqua calda oppure una bottiglia di plastica riempita
con acqua calda. Non porre la scatola con l'animale su stufe o termosifoni accesi.
Se si tratta di un pulcino esistono due principali situazioni, che dobbiamo valutare:
- Nidiacei feriti o in reale stato di pericolo (minacciati da gatti o altri predatori, finiti in mezzo
alla strada…): per sopravvivere hanno bisogno di cure da parte dell'uomo.
- Nidiacei sani, anche se ancora incapaci di volare e non in pericolo: devono essere lasciati
nel luogo di ritrovamento.
CHE FARE SE UN UCCELLO O UN PIPISTRELLO ENTRANO IN CASA?
Se entra un pipistrello in casa la soluzione migliore è spalancare ogni finestra della stanza che
offre una possibilità di uscita all'esterno, chiudere ogni apertura che non conduca all'esterno
e lasciarlo tranquillo per un po'. Troverà da solo la strada per uscire. Se dovesse incontrare
difficoltà lo si può dirigere verso l'uscita agitando una scopa in alto e sfruttando la sua
capacità di ecolocazione. Lo stesso vale per gli uccelli. Anche in questo caso la miglior cosa è
aprire ogni via di uscita e dar loro il tempo e la tranquillità per trovarla. Se è notte è
consigliabile spegnere la luce della stanza in cui il volatile è entrato. È possibile che con
piccoli uccelli si incontrino delle difficoltà. In tal caso si può cercare di operare come per i
pipistrelli agitando degli oggetti in alto per spingere l'animale verso l'uscita. In casi estremi si
deve cercare di stancare l'uccello facendolo continuamente volare fino a che questo non
atterra al suolo. Lo si può catturare gettandogli sopra un telo leggero e facendo attenzione al
piumaggio.
COME BISOGNA TRASPORTARE UN ANIMALE SELVATICO FERITO?
Per mammiferi molto giovani è sufficiente una scatola di cartone con fogli di giornale sul
fondo. Per mammiferi adulti occorrono contenitori più robusti e l'intervento di esperti.
Riponete l'animale nella scatola, assicurandovi che non possa uscirne. Evitate di mettere nella
scatola alimenti o acqua, per evitare che si sporchi, infettando le eventuali ferite. Tenete lo
scatolone in un luogo riparato, il più possibile tranquillo e al buio: l'animale si tranquillizzerà
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evitando di aumentare lo stress causato dalle ferite, che a volte può essergli fatale.
Ricordiamo che i certi Mammiferi roditori, scavatori o dotati di robuste dentature possono
facilmente bucare il cartone e sfuggire.
Se si tratta di un uccello, procuratevi una scatola di cartone di dimensioni adeguate (poco più
grandi dell'uccello in questione) e per favorire l'aerazione praticate dei fori sulla parte alta
della scatola. Sul fondo della scatola sistemate dei fogli di giornale.
IMPORTANTE: non utilizzare gabbiette o trasportini per gatti, evitare sacchetti di plastica,
troppi spostamenti, luoghi rumorosi, contatto con la gente. Non occorre nutrire gli animali
raccolti, anzi, è meglio evitarlo per non rischiare di peggiorare le condizioni dell’animale
dandogli cibi sbagliati.
PER ANIMALI SELVATICI
FERITI O IN DIFFICOLTA’ TELEFONARE A:
CENTRO SOCCORSO ANIMALI
Centro fauna selvatica – “il Pettirosso”
339.8183676 o 339.3535192
VIGILI PROVINCIALI
059.209704 o 059.209721
MODENA SOCCORSO – 118
FORZE DELL’ORDINE – 112 – 113
VIGILI DEL FUOCO - 115
32
•
SITI CONSIGLIATI
Centro di recupero di animali selvatici feriti a Modena
www.centrosoccorsoanimali.org; www.centrofaunaselvatica.it
•
Corpo Forestale dello Stato
www.corpoforestale.it
•
Ministero dell’Ambiente e di Tutela del Territorio
www.minambiente.it
•
Ermesambiente
www.ermesambiente.it
•
ENPA ente nazionale protezione animali
www.enpa.it
•
LAV Lega ENPA ente nazionale protezione animali
www.enpa.it
•
WWF Italia
www.wwf.it
•
Oasi e aree tutelate dal WWF
www.oasiwwf.it
•
LIPU lega italiana protezione uccelli.
www.lipu.it
•
Progetti “life natura”
www.lifenatura.it
•
Parchi e riserve naturali in Emilia Romagna
www.regione.emilia-romagna.it/parchi
•
La Società Italiana dei medici Veterinari degli Animali Selvatici e da Zoo
http://www.sivaszoo.it/
•
Enciclopedia on-line sugli animali
www.animalinelmondo.com
•
Portale sul mondo degli animali
www.animalieanimali.it
•
Qua la zampa - 1000 links su animali e natura
www.qualazampa.it
•
Animali domestici
www.amicianimali.it
Si ringrazia il Centro di Educazione di Carpi-Novi-Soliera per la gentile concessione
di parte dei contenuti di questo manuale.
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Scarica

ANIMALI IN ECOLOGIA - Comune di Formigine