Risanamento conservativo con cambio di destinazione d’uso, di immobili
denominati “ex-succursale Datini” di proprietà della Provincia di Prato, per la
realizzazione di quattro centri semiresidenziali per persone con disabilità, ove
trasferire i servizi gestiti dalle cooperative sociali C.U.I. e New naif
CAPITOLATO SPECIALE D’APPALTO
Prato lì
I Progettisti
1
PARTE I - OGGETTO ED AMMONTARE DELL’APPALTO - DESCRIZIONE, FORMA E
PRINCIPALI DIMENSIONI DELLE OPERE..............................................................................4
TITOLO I - INTRODUZIONE .......................................................................................................4
ART. 1. PREMESSA ......................................................................................................................4
ART. 2. INTERPRETAZIONE DEL CONTRATTO E DEL CAPITOLATO SPECIALE DI
APPALTO.......................................................................................................................................5
TITOLO II – OGGETTO , FORMA E AMMONTARE DELL’APPALTO..............................5
ART. 3. OGGETTO DELL’APPALTO .........................................................................................5
ART. 4. FORMA E AMMONTARE DELL’APPALTO ...............................................................5
ART. 5. OPERE ESCLUSE DALL’APPALTO.............................................................................7
TITOLO III - PRESTAZIONI PROFESSIONALI E SPECIALISTICHE INTEGRATIVE...8
ART. 6. GENERALITÀ .................................................................................................................8
ART. 7. DESCRIZIONE SINTETICA DEL PROGETTO ESECUTIVO .....................................8
ART. 8. FORMA E PRINCIPALI DIMENSIONI DELLE OPERE ..............................................8
ART. 9. DATI QUANTITATIVI DI RILIEVO E DI PROGETTO...............................................9
ART. 10. RAPPRESENTANZA DELL’APPALTATORE............................................................9
ART. 11. PARTICOLARI MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DEI LAVORI E DELLE
PRESTAZIONI PROFESSIONALI E SPECIALISTICHE ...........................................................9
ART. 12. PRESTAZIONI PROFESSIONALI E SPECIALISTICHE INTEGRATIVE................9
ART. 13. DICHIARAZIONI E CERTIFICAZIONI ....................................................................10
TITOLO IV – PRESCRIZIONI GENERALI SULLA QUALITA’ E LA PROVENIENZA
DEI MATERIALI ...........................................................................................................................10
ART. 14 - CONDIZIONI COMUNI A TUTTI I LAVORI E MATERIALI .....................................................10
ART. 15 - PRESCRIZIONI GENERALI - PROVE .................................................................................10
ART. 16 – MATERIE PRIME.............................................................................................................10
TITOLO V – PRESCRIZIONI TECNICHE PER L’ESECUZIONE DELLE OPERE..........48
ART. 17 – PRESCRIZIONI TECNICHE PER L’ESECUZIONE DEI LAVORI ..............................................48
ART.18 - INFISSI ESTERNI ...............................................................................................................70
ART.19 – INFISSI INTERNI ..............................................................................................................72
TITOLO VI – NORME PER LA MISURAZIONE E VALUTAZIONE DEI LAVORI .........74
ART.20 - MISURAZIONE E VALUTAZIONE DEI LAVORI ....................................................................74
TITOLO VII - MODALITÀ DI ESECUZIONE VERIFICHE E PROVE IN CORSO DI
OPERA E MODALITÀ DI COLLAUDO DEGLI IMPIANTI..................................................77
ART. 21. GENERALITÀ .............................................................................................................77
ART. 22. ACCETTAZIONE DEGLI IMPIANTI ........................................................................78
ART. 23. VERIFICHE E PROVE IN CORSO D'OPERA DEGLI IMPIANTI ...........................79
2
ART. 24. VERIFICHE PROVVISORIE A LAVORI ULTIMATI ..............................................80
ART. 25. LAVORI COMPENSATI A CORPO/MISURA ..........................................................84
ART. 26. ECCEZIONI DELL’APPALTATORE.........................................................................84
ART. 27. LAVORI EVENTUALI NON PREVISTI....................................................................84
ART. 28. LAVORI IN ECONOMIA............................................................................................85
ART. 29. ONERI PER LA SICUREZZA.....................................................................................85
TITOLO VIII - ORDINE DA TENERSI NELL’ESECUZIONE DEI LAVORI .....................86
ART. 31. ORDINE DA TENERSI NELL’ANDAMENTO DEI LAVORI .................................86
TITOLO I - NORME PARTICOLARI ........................................................................................86
ART. 34. OSSERVANZA DEL CAPITOLATO GENERALE E DI PARTICOLARI
DISPOSIZIONI DI LEGGI, DECRETI E REGOLAMENTI ......................................................86
3
PARTE I - OGGETTO ED AMMONTARE DELL’APPALTO - DESCRIZIONE, FORMA E
PRINCIPALI DIMENSIONI DELLE OPERE
TITOLO I - INTRODUZIONE
ART. 1. PREMESSA
Il progetto prevede un intervento di risanamento conservativo dei due plessi ex scolastici, siti a Prato, in via
di Reggiana 24, nelle vicinanze dell’Istituto Datini.
Le opere consistono in:
• rimozione dei due container adibiti a centrali termiche;
• demolizione di tettoia esterna, di parte dei tramezzi interni, dei pannelli del controsoffitto interno, di
rivestimenti ceramici;
• smontaggio e recupero degli infissi;
• recupero e riutilizzo dei vecchi impianti elettrico e idrico-sanitario;
• realizzazione di cappotto esterno, di nuovi tramezzi in cartongesso, di nuovo controsoffitto interno;
• esecuzione degli impianti termico, elettrico ed idrico-sanitario;
• realizzazione di intonaci, pavimenti, rivestimenti;
• fornitura e posa di sanitari, rubinetterie e accessori.
I lavori
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•
dell’appalto comprendono gli interventi illustrati e descritti negli elaborati allegati e principalmente:
Elaborati grafici;
Relazione Tecnica Generale;
Computo metrico;
Computo metrico estimativo;
Quadro economico
Elenco prezzi;
Capitolato Speciale d’Appalto;
Schema di contratto;
Cronoprogramma dei lavori;
Piano di sicurezza e di coordinamento
Sono compresi nell’appalto tutti i lavori, le prestazioni, le forniture e le provviste necessarie per dare il
lavoro completamente compiuto e secondo le condizioni stabilite dal presente schema di contratto, con le
caratteristiche tecniche, qualitative e quantitative previste dal progetto esecutivo con i relativi allegati.
L’appalto comprende, inoltre, il rilascio di tutta la documentazione di legge relativa alla conformità degli
impianti eseguiti e degli as-built finali.
L’esecuzione di tutti i servizi, i lavori, lo svolgimento di tutte le procedure, la realizzazione di tutti gli
apprestamenti e la fornitura in opera di tutte le attrezzature di protezione individuale e collettiva atti a
consentire il pieno rispetto delle norme per la prevenzione degli infortuni e la tutela della salute dei
lavoratori, secondo le specifiche disposizioni del progetto dell’Amministrazione, secondo le ulteriori
disposizioni di cui al presente capitolato e secondo quanto disposto dalla normativa vigente in materia di
sicurezza, di igiene dei luoghi di lavoro, di prevenzione infortuni.
Sono dunque compresi nell’appalto tutti i lavori, le prestazioni, le forniture e le provviste necessarie per dare
il lavoro completamente compiuto e perfettamente funzionante secondo le condizioni stabilite dal Capitolato
4
Speciale di Appalto, con le caratteristiche tecniche, qualitative e quantitative previste negli elaborati
progettuali.
L’esecuzione dei lavori deve essere sempre e comunque effettuata secondo le regole dell’arte e l’Appaltatore
deve conformarsi alla massima diligenza nell’adempimento dei propri obblighi.
ART. 2. INTERPRETAZIONE DEL CONTRATTO E DEL CAPITOLATO SPECIALE DI
APPALTO
In caso di discordanza tra gli elaborati di progetto si adotta la soluzione più aderente alle finalità per le quali
l’intervento è stato progettato e comunque quella maggiormente rispondente ai criteri di ragionevolezza e
buona norma tecnica di esecuzione.
In caso di norme del capitolato speciale di appalto tra loro non compatibili o ancora apparentemente non
compatibili, trovano applicazione in prima istanza le norme eccezionali o quelle che fanno eccezione a regole
generali; in seconda istanza, quelle maggiormente conformi a disposizioni legislative o regolamentari o
ancora derivanti dall’ordinamento giuridico; in terza istanza quelle di maggior dettaglio e infine quelle di
carattere ordinario.
L’interpretazione delle disposizioni del contratto, del capitolato speciale e dei relativi allegati deve essere
condotta tenendo conto delle finalità del contratto di appalto e dei risultati ricercati con l’attuazione del
progetto.
TITOLO II – OGGETTO , FORMA E AMMONTARE DELL’APPALTO
ART. 3. OGGETTO DELL’APPALTO
L’appalto ha per oggetto: il risanamento conservativo dei due plessi ex scolastici, siti a Prato, in via di
Reggiana 24, nelle vicinanze dell’Istituto Datini, comprensivo del rifacimento degli impianti termico, idricosanitario ed elettrico.
I lavori verranno appaltati dalla Provincia di Prato in forza della Delibera di Giunta n°324 del
12/12/2012 nella quale si da atto che le Cooperative sociali C.U.I. e New naif si assumono
l’onere delle spese della ristrutturazione degli immobili oggetto dell’appalto.
I pagamenti saranno effettuati dalle suddette Associazioni in forza del citato atto, i cui rapporti
con la Provincia di Prato, ai fini della gestione del contratto d’appalto, verranno regolati
mediante stipula di contratto di concessione degli spazi in questione, a carico delle stesse
Cooperative.
L’appaltatore, prenderà atto di tali accordi stipulati fra la Provincia di Prato (debitore
originario) e le Cooperative sociali CUI e New naif (terzo), con la sottoscrizione del contratto di
appalto nel quale dichiarerà di aderire alla suddetta convenzione, rendendo irrevocabile la
stipulazione a suo favore, e di liberare espressamente il debitore originario.
ART. 4. FORMA E AMMONTARE DELL’APPALTO
Il presente appalto è stipulato a corpo, ai sensi dell’art.83, del D.Lgs 163/2006.
L’importo complessivo dei lavori e delle forniture previsti nell’appalto ammonta ad € 512.652,33 (euro
cinquecentododicimilaseicentocinquantadue/33) IVA esclusa, di cui € 510.679,53 sottoposti a ribasso d’asta
e € 1.972,80 per costi della sicurezza non soggetti a ribasso d’asta, ripartito come dai seguenti prospetti:
5
Categoria
Tipo di
Contratto
Lavori edili
OG1
CORPO
310.290,61
Impianti termici e di condizionamento
OS28
CORPO
94.280,35
Impianti elettrici
OS30
CORPO
106.108,57
CORPO
1.972,80
LAVORI
Oneri per la sicurezza
Importo totale LAVORI A CORPO
(IVA esclusa compresi oneri per la sicurezza)
Importo (euro)
512.652,33
510.679,53
IMPORTO TOTALE LAVORI A BASE DI GARA soggetti a ribasso
SCHEDA DI RIFERIMENTO AI FINI DEL BANDO DI GARA:
Indicazioni speciali
ai fini della gara
Entità del
Prevalente o
subappalto
scorporabile o
(relativamente
subappaltabile
alla categoria
specifica)
Lavorazione
Cat.
Class.
Tipo di
contratto
Importo
(euro)
%
Lavori edili
OG1
II
Corpo
311.489,29
60,76 PREVALENTE
Impianti termici e
condizionamento
OS28
I
Corpo
94.644,56
Impianti elettrici
OS30
I
Corpo
106.518,48
Corpo
512.652,33
IMPORTO TOTALE IVA ESCLUSA
(compresi oneri per la sicurezza)
SCORPORABILE/
subappaltabile
SCORPORABILE/
20,78
subappaltabile
18,46
20%
30%
30%
100,00
Requisiti di partecipazione e specifiche relative al subappalto:
OG1 - categoria prevalente –
possesso dei requisiti
possesso dell’attestazione SOA (OG1 classifica II) relativa ai lavori da eseguire;
subappalto: opere subappaltabili al 20% (ai sensi dell’art. 122 c.7 del codice – procedura negoziata art. 57
c.6 del codice);
OS28 - categoria “superspecializzata” (SIOS – art. 107 del dPR 207/10) – importo superiore al 15%
dell’importo totale dei lavori;
possesso dei requisiti : qualificazione obbligatoria (art. 109 c.2 lett.b del dPR 207/10),
Il possesso dei requisiti può essere dimostrato come riportato all’ art.90 del dPR 207/10 o con il possesso
dell’attestazione SOA in OS28 classifica I, o della SOA in OG11 classifica I.
l’offerente può:
a) possedere la relativa qualificazione in proprio,
b) se privo di qualificazione ha l’obbligo di qualificarsi in ATI, ovvero tramite avvalimento. In tal caso
potrà eseguire dette opere in proprio ovvero subappaltarle in parte o fino al 30%,
OS30 - categoria “superspecializzata” (SIOS – art. 107 del dPR 207/10) – importo superiore al 15%
dell’importo totale dei lavori;
possesso dei requisiti : qualificazione obbligatoria (art. 109 c.2 lett.b del dPR 207/10),
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Il possesso dei requisiti può essere dimostrato come riportato all’ art.90 del dPR 207/10 o con il possesso
dell’attestazione SOA in OS30 classifica I, o della SOA in OG11 classifica I.
l’offerente può:
a) possedere la relativa qualificazione in proprio,
b) se privo di qualificazione ha l’obbligo di qualificarsi in ATI, ovvero tramite avvalimento. In tal caso
potrà eseguire dette opere in proprio ovvero subappaltarle in parte o fino al 30%,
N.B. Nel caso delle opere comprese nelle categorie OS28, OS3 (in questo caso ricompresa nella categoria
OG1) e OS30, trattandosi di opere impiantistiche, vige comunque l’obbligo di esecuzione da parte di
installatori aventi i requisiti di cui agli art. 3 e 4 del DM 37/2008, in quanto l’esecutore dovrà rilasciare la
certificazione degli impianti.
Il contratto è stipulato a corpo.
L’importo dei lavori a corpo, come determinato in seguito all’offerta complessiva in sede di gara, resta fisso
ed invariabile, senza che possa essere invocata da alcuna delle parti contraenti, per tali lavori, alcuna
successiva verifica sulla misura o sul valore attribuito alla quantità di detti lavori.
L’importo del contratto può variare nei limiti di cui all’articolo 132 della legge n. 163 del 2006 e s.m.i. e per
le condizioni previste dal presente Schema di Contratto ovvero, con valore integrativo, dagli articoli 161 e
162 del D.P.R. 207/10.
L’importo delle opere per la sicurezza, non soggetto a ribasso di asta, ammonta a Euro 1.972,80
(millenovecentosettantadue/80) oltre a IVA di legge.
L’importo contrattuale è determinato dall’importo dei lavori al netto del ribasso di aggiudicazione sull’elenco
dei prezzi posto a base di gara aumentato dell’importo degli oneri per la sicurezza e la salute nel cantiere e
non oggetto dell’offerta ai sensi del combinato disposto dell’articolo 131,comma 3, del D.lgs. 163/2006.
Il ribasso percentuale offerto dall’aggiudicatario in sede di gara si estende e si applica ai prezzi unitari in
Elenco, utilizzabili esclusivamente ai fini di cui al punto seguente.
I prezzi unitari di cui al punto precedente, ancorchè senza valore negoziale ai fini dell’appalto e della
determinazione dell’importo complessivo dei valori, sono vincolanti per la definizione, valutazione e
contabilizzazione di eventuali varianti, addizioni o detrazioni in corso d’opera, qualora ammissibili, ordinate
ed autorizzate.
ART. 5. OPERE ESCLUSE DALL’APPALTO
Restano escluse dall’appalto tutte le opere che non sono indicate negli elaborati di contratto, che la Stazione
Appaltante si riserva di affidare ad altre imprese senza che l’Appaltatore possa sollevare eccezioni o pretesa
alcuna.
L’Appaltatore non può procedere alla richiesta di proroghe dei tempi stabiliti contrattualmente o ancora alla
richiesta di maggiori compensi o risarcimenti di sorta in ragione delle disposizioni impartite dalla Provincia di
Prato.
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TITOLO III - PRESTAZIONI PROFESSIONALI E SPECIALISTICHE INTEGRATIVE
ART. 6. GENERALITÀ
Le prestazioni specialistiche e professionali, i servizi e i lavori che formano l’oggetto dell’appalto possono
riassumersi come appresso, salvo le maggiori e più dettagliate specifiche che sono riportate negli elaborati
grafici e di computo metrico che compongono il progetto esecutivo, e nella documentazione allegata alla
lettera di invito che fanno parte integrante e sostanziale del contratto di appalto.
ART. 7. DESCRIZIONE SINTETICA DEL PROGETTO ESECUTIVO
I plessi in oggetto saranno destinati a quattro centri semiresidenziali per persone con disabilità, un modulo
uffici e due moduli polivalenti. Il progetto prevede il mantenimento della struttura e dell’involucro dei plessi
e la redistribuzione interna degli spazi attraverso la demolizione di parte delle tramezzature prefabbricate
presenti e relativa realizzazione di nuove tramezzature in cartongesso, compreso la diversa localizzazione
dei servizi igienici e l’aggiunta di alcuni blocchi di servizi, seppur riutilizzando le adduzioni e gli scarichi
presenti, il rifacimento dell’impianto elettrico e dell’impianto di condizionamento caldo/freddo.
Nello specifico si opererà mantenendo sostanzialmente invariate le distribuzioni delle due metà dei plessi
opposte agli ingressi, compreso il corridoio longitudinale di servizio, e realizzando un blocco servizi ed una
mensa per ogni centro.
Da segnalare la completa sostituzione dei pannelli del controsoffitto, mantenendo la struttura di sostegno, e
relativa sostituzione.
Si prevede esternamente anche la realizzazione di un cappotto esterno e di una tettoia lignea per entrambi i
plessi.
Nel prezzo complessivo a corpo sono comprese e compensate tutte le opere provvisionali, gli apprestamenti
e ogni onere per dare il lavoro finito a regola d’arte; tutti gli oneri diretti e indiretti per il trasporto in
cantiere, lo scarico e il trasporto di tutto il materiale nel luogo dove devono essere eseguite le opere; tutti
gli oneri per i trasporti a discarica di imballaggi e quanto altro necessario ai trasporti; ogni onere e spesa
per l’elaborazione e la consegna di tutta la documentazione tecnica necessaria per comprovare l’esecuzione
dei lavori a regola d’arte e funzionale all’espletamento di ogni pratica tecnico amministrativa che sarà in
ogni tempo richiesta ad insindacabile parere del Direttore dei Lavori.
Le aree a disposizione per i baraccamenti di cantiere e lo stoccaggio ordinato dei materiali da utilizzare
devono essere ubicate come indicate nel layout di cantiere.
L’appaltatore deve pertanto provvedere alla fornitura in opera di una cartellonistica e segnaletica provvisoria
verticale e orizzontale per la direzione dei flussi veicolari e per l’individuazione delle aree, e inoltre deve
provvedere alla rimozione della segnaletica provvisoria al termine dei lavori.
Tutti gli oneri diretti e indiretti sono compresi e compensati nel corrispettivo nell’appalto appalto.
ART. 8. FORMA E PRINCIPALI DIMENSIONI DELLE OPERE
La forma e le dimensioni delle opere, che formano oggetto dei lavori oggetto dell’appalto risultano dai
documenti allegati al contratto, salvo le maggiori indicazioni che saranno fornite dal Direttore dei Lavori in
sede di esecuzione dei lavori .
Salvo quanto espressamente specificato, nessuna delle opere indicate negli elaborati di contratto è esclusa
dall’appalto.
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ART. 9. DATI QUANTITATIVI DI RILIEVO E DI PROGETTO
1. I dati quantitativi di rilievo e di progetto possono essere desunti dagli elaborati di contratto. Tali dati
hanno una valenza unicamente indicativa e non sono impegnativi per la Provincia di Prato, che si riserva la
facoltà di aggiornare, integrare, o ancora modificare i dati riportati.
2. Tutti le quantità e i dati dimensionali e di superficie espressi sui documenti di contratto e in particolare sui
computi del progetto esecutivo devono essere oggetto di specifiche e puntuali verifiche da parte
dell’Appaltatore.
3. L’Appaltatore non potrà per nessun motivo sollevare eccezioni, richiedere varianti al progetto esecutivo o
ancora avanzare richieste di maggiori compensi o proroghe del tempo di esecuzione dei lavori in ragione dei
dati di cui al precedente comma 1.
ART. 10. RAPPRESENTANZA DELL’APPALTATORE
1. L’Appaltatore deve nominare, a seguito dell’aggiudicazione dell’appalto, il soggetto fisico personalmente
incaricato quale Responsabile del Coordinamento Generale delle Attività di Appalto, il quale agirà come
rappresentante dell’Appaltatore fino alla data di emissione del certificato di regolare esecuzione delle opere.
2. L’Appaltatore deve ugualmente nominare, alla stipula del contratto di appalto, la persona fisica incaricata
di svolgere le funzioni del Responsabile del Coordinamento Generale delle Attività di Appalto in caso di
impedimento o assenza di quest’ultimo.
3. Il Responsabile del Coordinamento Generale delle Attività di Appalto deve essere a perfetta conoscenza di
tutti i rapporti contrattuali che intercorrono tra tutti i soggetti – fisici o giuridici - a qualsiasi titolo coinvolti
nelle attività di appalto.
4. Il Responsabile del Coordinamento Generale delle Attività di Appalto deve essere in possesso di tutti i
poteri di delega necessari per gestire compiutamente tutte le attività di appalto.
5 Tutti i contatti con il personale della Provincia di Prato inerenti lo svolgimento del contratto di appalto
devono essere tenuti unicamente e esclusivamente dal Responsabile del Coordinamento Generale delle
Attività di Appalto.
6. La mancata designazione del Responsabile del Coordinamento Generale delle Attività di Appalto da parte
dell’Appaltatore o il mancato possesso dei necessari poteri di delega, costituiscono inadempimento grave
alle condizioni di contratto e pertanto comportano la risoluzione del contatto medesimo.
ART. 11. PARTICOLARI MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DEI LAVORI E DELLE
PRESTAZIONI PROFESSIONALI E SPECIALISTICHE
I lavori e le prestazioni professionali e specialistiche di cui al presente appalto devono essere svolti e resi
dall’appaltatore secondo i tempi e secondo le modalità di intervento richiamati negli atti contrattuali.
ART. 12. PRESTAZIONI PROFESSIONALI E SPECIALISTICHE INTEGRATIVE
L’importo di tutte le prestazioni professionali e specialistiche da svolgersi secondo le specifiche di cui al
presente articolo è compreso e pienamente compensato con il corrispettivo per l’esecuzione dei lavori.
L’Appaltatore non avrà pertanto diritto a compensi aggiuntivi né a risarcimenti di sorta e non potrà sollevare
eccezione alcuna o richiedere rimborsi per lo svolgimento di tutte le prestazioni professionali e le relative
spese da sostenere che sono funzionali all’espletamento delle prestazioni di cui al presente articolo secondo
le indicazioni e le disposizioni che verranno in ogni tempo e modo ordinate dalla Stazione Appaltante e
secondo le disposizioni di legge vigenti.
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ART. 13. DICHIARAZIONI E CERTIFICAZIONI
1. L’appaltatore deve rilasciare tutta la documentazione di legge prevista per la certificazione e la conformità
degli interventi eseguiti.
2. L’importo delle prestazioni professionali relative al rilascio della documentazione di legge prevista per la
certificazione e la conformità degli interventi eseguiti è compreso e pienamente compensato con il
corrispettivo per l’esecuzione dei lavori.
3. L’Appaltatore non avrà pertanto diritto a compensi aggiuntivi né a risarcimenti di sorta e non potrà
sollevare eccezione alcuna o richiedere rimborsi per lo svolgimento di tutte le prestazioni professionali e le
relative spese da sostenere che sono funzionali all’espletamento delle suddette prestazioni.
TITOLO IV – PRESCRIZIONI GENERALI SULLA QUALITA’ E LA PROVENIENZA
DEI MATERIALI
ART. 14 - CONDIZIONI COMUNI A TUTTI I LAVORI E MATERIALI
Si premette che per norma generale ed invariabile resta convenuto contrattualmente che nei prezzi unitari
ed a corpo dei lavori si intende compensata ogni spesa principale e provvisionale, ogni fornitura, ogni
consumo, l'intera mano d'opera, ogni trasporto, ogni lavorazione, e magistero per dare tutti i lavori
completamente in opera nel modo descritto e ciò anche quando non sia completamente dichiarato nei
rispettivi articoli di elenco.
Si conviene poi espressamente che le eventuali designazioni di provenienza dei materiali contenuti nel
presente Capitolato, non danno in alcun modo diritto all'appaltatore di richiedere variazioni nei prezzi e
maggiori compensi per le maggiori spese che esso dovesse eventualmente sostenere nel caso che, dalle
provenienze indicate non potessero aversi tali e tanti materiali da corrispondere ai requisiti ed alla esigenza
di lavoro.
ART. 15 - PRESCRIZIONI GENERALI - PROVE
I materiali in genere occorrenti per la costruzione delle opere dovranno pervenire da località ritenute
dall'Impresa di sua convenienza, purché siano riconosciuti dalla Direzione Lavori di buona qualità in
relazione alla natura del loro impiego. L'Impresa ha l'obbligo di prestarsi, tutte le volte che la Direzione
Lavori lo riterrà necessario, alle prove dei materiali impiegati o da impiegarsi e delle varie categorie di
impasti cementizi; essa provvederà a tutte sue spese al prelevamento ed invio dei campioni ed alla
esecuzione delle prove necessarie presso gli Istituti sperimentali a ciò autorizzati. Dei campioni può essere
ordinata la conservazione negli uffici Comunali, munendoli di sigilli e firme della Direzione Lavori e
dell'Impresa nei modi più atti a garantirne l'autenticità. L'Impresa è obbligata a rimuovere dai cantieri i
materiali non accettati dalla Direzione Lavori ed a demolire le opere costruite con i materiali non riconosciuti
di buona qualità. In particolare i materiali e le apparecchiature elettriche dovranno essere conformi a quanto
prescritto dalle norme CEI.
ART. 16 – MATERIE PRIME
Materiali in genere
Tutti i materiali, i prodotti ed i componenti in genere occorrenti per la costruzione delle opere, proverranno
da quelle località che l’Impresa riterrà di sua convenienza, purché ad insindacabile giudizio della Direzione
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dei Lavori, siano riconosciuti della migliore qualità e rispondano ai requisiti ed alla certificazioni
normativamente indicati ed ai requisiti specifici elencati nei capitoli del presente Capitolato.
Si riportano di seguito le prescrizioni generali sulla qualità e la provenienza dei materiali che potranno
essere utilizzati.
a) Acqua - L’acqua dovrà essere dolce, limpida, priva di materie terrose, priva di sali (particolarmente
solfati e cloruri) in percentuali dannose e non essere aggressiva. Nel caso in cui si rendesse necessario,
dovrà essere trattata per permettere un grado di purità adatta all’intervento da eseguire, oppure additivata
per evitare l’insorgere di reazioni chimico-fisiche con produzione di sostanze pericolose. In merito di veda
l’allegato I del D.M. 9 gennaio 1996.
b) Calci aeree - Le calci aeree dovranno rispondere ai requisiti di accettazione vigenti al momento
dell’esecuzione dei lavori. In base al R. Decreto 16 novembre 1939 n. 2231, “Norme per l’accettazione delle
calci”, capo I, le calci aeree si dividono in:
calce grassa in zolle, di colore pressoché bianco, è il prodotto della cottura di calcari di adatta composizione
morfologica e chimica;
calce magra in zolle è il prodotto della cottura di calcari a morfologia e composizione chimica tali da non
dare calci che raggiungano i requisiti richiesti per le calci di cui alla lettera a);
calce idrata in polvere è il prodotto dello spegnimento completo delle calci predette, fatto dallo stabilimento
produttore in modo da ottenerla in polvere fina e secca.
Si dicono calci aeree magnesiache quelle contenenti più del 20% di MgO.
Per le calci aeree devono essere soddisfatte le seguenti limitazioni, nelle quali le quantità sono espresse
percentualmente in peso:
CALCI AEREE
Calce grassa in zolle
Calce magra in zolle
Calce idrata in polvere Fiore di calce
Calce idrata
da costruzione
Contenuto
in CaO + MgO
94%
94%
91%
82%
Contenuto
in umidità
Contenuto
in carboni e impurità
3%
6%
3%
6%
e devono rispondere ai seguenti requisiti fisico-meccanici:
CALCI AEREE
Rendimento
in grassello
Calce grassa in zolle
2,5 Mc/ton.
Calce magra in zolle
1,5 Mc/tonn.
Calce idrata in polvere fiore di calce
calce da costruzione
Residuo al vaglio da
900 maglie /cmq
1%
2%
Residuo al vaglio da
4900 maglie/cmq
5%
15%
Prova di stabilità
di volume
sì
sì
La calce grassa in zolle dovrà provenire da calcari puri, essere recente, perfetta e di cottura uniforme, non
bruciata né vitrea né lenta ad idratarsi. Infine sarà di qualità tale che, mescolata con la sola quantità di
acqua dolce necessaria alla estinzione, si trasformi completamente in una pasta soda a grassello tenuissimo,
senza lasciare residui maggiori del 5% dovuti a parti non bene decarburate, silicose od altrimenti inerti.
La calce viva in zolle al momento dell’estinzione dovrà essere perfettamente anidra; non sarà usata quella
ridotta in polvere o sfiorita: si dovrà quindi preparare la calce viva nella quantità necessaria e conservarla in
luoghi asciutti ed al riparo dall’umidità.
Dopo l’estinzione la calce dovrà conservarsi in apposite vasche impermeabili rivestite di tavole o di
muratura, mantenendola coperta con uno strato di sabbia. La calce grassa destinata agli intonaci dovrà
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essere spenta almeno sei mesi prima dell’impiego; quella destinata alle murature da almeno 15 giorni.
L’estinzione delle calci aeree in zolle sarà eseguita a bagnolo o con altro sistema idoneo, ma mai a getto.
c) Calci idrauliche e Cementi
Calci idrauliche
Le calci idrauliche, dovranno rispondere alle prescrizioni contenute nella Legge 6 maggio 1965, n.595,
nonché ai requisiti di accettazione contenuti nel D.M. 31 agosto 1972.
Si dividono in:
• calce idraulica in zolle: prodotto della cottura di calcari argillosi di natura tale che il prodotto cotto
risulti di facile spegnimento;
• calce idraulica e calce eminentemente idraulica naturale o artificiale in polvere: prodotti ottenuti con
la cottura di marne naturali oppure di mescolanze intime ed omogenee di calcare e di materie
argillose, e successivi spegnimento, macinazione e stagionatura;
• calce idraulica artificiale pozzolanica: miscela omogenea ottenuta dalla macinazione di pozzolana e
calce aerea idratata;
• calce idraulica siderurgica: miscela omogenea ottenuta dalla macinazione di loppa basica di alto
forno granulata e di calce aerea idratata.
L’uso della calce idrata dovrà essere preventivamente autorizzato dalla Direzione dei Lavori.
Per le calci idrauliche devono essere soddisfatte le seguenti limitazioni:
Perdita al
fuoco
CALCI IDRAULICHE
Calce idraulica naturale in
zolle
Calce idraulica naturale o
artificiale in polvere
Calce eminentemente
idraulica naturale o
artificiale in polvere
Calce idraulica artificiale
pozzolanica in polvere
Calce idraulica artificiale
siderurgica in polvere
contenuto in Contenuto in Rapporto di
MgO
carbonati
costituzione
10%
5%
5%
10%
5%
10%
5%
10%
5%
10%
Contenut Residuo
o in Mno insolubile
1,5%
5%
5%
2,5%
Devono inoltre essere soddisfatti i seguenti requisiti fisico-meccanici:
CALCI IDRAULICHE
IN POLVERE
Calce idraulica naturale
o artificiale in polvere
Calce eminentemente
idraulica naturale o
artificiale
Calce idraulica artificiale
pozzolanica
Calce idraulica artificiale
siderurgica
Resistenze meccaniche su malta normale battuta 1:3
tolleranza del 10%
Resistenza a trazione dopo
Resistenza a compressione
28 giorni di stagionatura
dopo 28 giorni di stagionatura
Prova di stabilità
del volume
5 Kg/cmq
10 Kg/cmq
sì
10 Kg/cmq
100 Kg/cmq
sì
10 Kg/cmq
100 Kg/cmq
sì
10 Kg/cmq
100 Kg/cmq
sì
12
È ammesso un contenuto di MgO superiore ai limiti purché rispondano alla prova di espansione in autoclave.
Tutte le calci idrauliche in polvere devono:
lasciare sul setaccio da 900 maglie/cmq un residuo percentuale in peso inferiore al 2% e sul setaccio da
4900 maglie/cmq un residuo inferiore al 20%;
iniziare la presa fra le 2 e le 6 ore dal principio dell’impasto e averla già compiuta dalle 8 alle 48 ore del
medesimo;
essere di composizione omogenea, costante, e di buona stagionatura.
Dall’inizio dell’impasto i tempi di presa devono essere i seguenti:
Inizio presa: non prima di un’ora
Termine presa: non dopo 48 ore
d) Cementi
I cementi, da impiegare in qualsiasi lavoro, dovranno rispondere, per composizione, finezza di macinazione,
qualità, presa, resistenza ed altro, alle norme di accettazione di cui alla Legge 26 maggio 1965 n. 595 e al
D.M. 31 agosto 1972, e successive modifiche ed integrazioni. Per quanto riguarda composizione,
specificazione e criteri di conformità per i cementi comuni, si farà riferimento a quanto previsto dal D.M. 19
settembre 1993 che recepisce le norme unificate europee con le norme UNI ENV 197.
Ai sensi della legge 26 maggio 1965 n. 595, e successive modifiche, i cementi si dividono in:
a) Cementi normali
Cemento portland: prodotto ottenuto per macinazioni di clinker (consistente essenzialmente in silicati
idraulici di calcio), con aggiunta di gesso o anidride dosata nella quantità necessaria per regolarizzare il
processo di idratazione;
Cemento pozzolanico: miscela omogenea ottenuta con la macinazione di clinker portland e di pozzolana
o di altro materiale a comportamento pozzolanico, con la quantità di gesso o anidride necessaria a
regolarizzare il processo di idratazione;
Cemento d’altoforno: miscela omogenea ottenuta con la macinazione di clinker portland e di loppa
basica granulata di alto forno, con la quantità di gesso o anidride necessaria per regolarizzare il
processo di idratazione.
b) Cemento alluminoso: prodotto ottenuto con la macinazione di clinker costituito essenzialmente da
alluminati idraulici di calcio.
c) Cementi per sbarramenti di ritenuta: cementi normali, di cui alla lettera A, i quali abbiano i particolari
valori minimi di resistenza alla compressione fissati con decreto ministeriale e la cui costruzione è
soggetta al regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 1° novembre 1959, n.
1363
d) Agglomeranti cementizi: per agglomeranti cementizi si intendono i leganti idraulici che presentano
resistenze fisiche inferiori o requisiti chimici diversi da quelli che verranno stabiliti per i cementi normali.
Essi si dividono in agglomerati cementizi:
- a lenta presa;
- a rapida presa.
Gli agglomerati cementizi in polvere non devono lasciare, sullo staccio formato con tela metallica
unificata avente apertura di maglie 0,18 (0,18 UNI 2331), un residuo superiore al 2%; i cementi normali
ed alluminosi non devono lasciare un residuo superiore al 10% sullo staccio formato con tela metallica
unificata avente apertura di maglia 0,09 (0,09 UNI 2331).
In base all’art. 5 del r.d. n. 2229 del 16 novembre 1939 il cemento deve essere esclusivamente a lenta
presa e rispondere ai requisiti di accettazione prescritti nelle norme per i leganti idraulici in vigore all’inizio
della costruzione. Per lavori speciali il cemento può essere assoggettato a prove supplementari.
13
CEMENTI
NORMALI E AD
ALTA
RESISTENZA
Resistenza a flessione:
Dopo
24 ore
Kg/cm2
Normale
Ad alta resistenza
Ad alta resistenza e
rapido indurimento
Cemento Alluminoso
Cemento per
sbarramenti di
ritenuta
Dopo 3
giorni
Kg/cm2
Resistenza a compressione
Dopo
Dopo
Dopo 3 Dopo 7
28
24 ore giorni
giorni
giorni
2
2
Kg/cm
Kg/cm
Kg/cm2
Kg/cm2
40
60
175
60
70
175
325
Dopo 7
giorni
Kg/cm2
Dopo
28
giorni
Kg/cm2
325
425
Dopo
90
giorni
Kg/cm2
-
-
40
40
60
-
80
175
325
-
525
-
175
60
-
80
175
325
-
525
-
-
-
-
-
-
-
-
225
350
Il costruttore ha l’obbligo della buona conservazione del cemento che non debba impiegarsi
immediatamente nei lavori, curando tra l’altro che i locali, nei quali esso viene depositato, siano asciutti e
ben ventilati. L’impiego di cemento giacente da lungo tempo in cantiere deve essere autorizzato dal
Direttore dei Lavori sotto la sua responsabilità.
L’art. 9 dello stesso decreto prescrive che la dosatura di cemento per getti armati deve essere non inferiore
a 300 kg per mc di miscuglio secco di materia inerte (sabbia e ghiaia o pietrisco); per il cemento alluminoso
la dosatura minima può essere di 250 kg per mc. In ogni caso occorre proporzionare il miscuglio di cemento
e materie inerti in modo da ottenere la massima compattezza.
Il preventivo controllo si deve di regola eseguire con analisi granulometrica o con misura diretta dei vuoti
mediante acqua o con prove preliminari su travetti o su cubi.
I cementi normali e per sbarramenti di ritenuta, utilizzati per confezionare il conglomerato cementizio
normale, armato e precompresso, devono essere previamente controllati e certificati secondo procedure di
cui al regolamento C.N.R. – I.C.I.T.E. del “Servizio di controllo e certificazione dei cementi”, allegato al
decreto 9 marzo 1988 n. 126 (rapporto n. 720314/265 del 14 marzo 1972).
I cementi indicati nella legge 26 maggio 1965, n. 595, saggiati su malta normale, secondo le prescrizioni e
le modalità indicate nel successivo art. 10, debbono avere i seguenti limiti minimi di resistenza meccanica,
con tolleranza del 5%:
I cementi devono soddisfare i seguenti requisiti nei quali le quantità sono espresse percentualmente in
peso:
CEMENTI NORMALI
E AD ALTA
RESISTENZA E
CEMENTI PER
SBARRAMENTI DI
TENUTA
Portland
Pozzolanico
Residuo Conte- ContePerdita
insolu- nuto
nuto di
al fuoco
bile
di SO3 MgO
Normale
Ad alta
resistenza
Ad alta
resistenza e
rapido
indurimento
Normale
risultato
positivo
del saggio
di pozzolanicità
contenu
to di
zolfo da
solfuri
contenuto
di
Al2O3
<5
<3
< 3,5
<4
---
---
---
<5
<3
<4
<4
---
---
---
<5
<3
<4
<4
---
---
---
<7
< 16
< 3,5
<3*
Sì
---
---
14
D’altoforno
Cemento Alluminoso
Agglomerato
Cementizio
Ad alta
resistenza
Ad alta
resistenza e
rapido
indurimento
Normale
Ad alta
resistenza
Ad alta
resistenza e
rapido
indurimento
Normale
Ad alta
resistenza
Ad alta
resistenza e
rapido
indurimento
<7
< 16
<4
<3*
Sì
---
---
<7
< 16
<4
<3*
Sì
---
---
<5
<3
< 3,5
< 7**
---
<2
---
<5
<3
<4
< 7**
---
<2
---
<5
<3
<4
< 7**
---
<2
---
<5
<3
<3
<3
---
<2
< 35
<5
<3
<3
<3
---
<2
< 35
<5
<3
<3
<3
---
<2
< 35
---
---
< 3,5
<4
---
---
---
[*] Solubile in HC1
[**] È ammesso per il cemento d'altoforno anche un contenuto di MgO superiore al 7%, purché detto
cemento risponda alla prova di indeformabilità in autoclave (v.art. 4, comma 2°). Il clinker di cemento
portland impiegato deve naturalmente corrispondere come composizione a quella definita per il cemento
Portland.
I cementi d’altoforno contenenti più del 7% di MgO non debbono dare alla prova di espansione in autoclave
una dilatazione superiore a 0,50%.
Dall’inizio dell’impasto i tempi di presa debbono essere i seguenti:
INIZIO PRESA
TERMINE PRESA
CEMENTI NORMALI E AD ALTA RESISTENZA
non prima di 30 minuti
non dopo 12 ore
CEMENTO ALLUMINOSO
non prima di 30 minuti
non dopo 10 ore
CEMENTI PER SBARRAMENTI DI RITENUTA
non prima di 45 minuti
non dopo 12 ore
AGGLOMERATI CEMENTIZI A LENTA PRESA
non prima di 45 minuti
non dopo 12 ore
AGGLOMERATI CEMENTIZI A RAPIDA PRESA
almeno un minuto
al più 30 minuti
Il D.M. 13 settembre 1993 fissa la corrispondenza tra le denominazioni dei cementi di cui alla norma UNIENV 197/1 e quelli indicati nelle norme italiane previgenti.
Norme italiane (art. 2, legge n.
ENV 197/1
595/1965 e D.M. attuativi)
Cemento Portland (CEM I)
Cemento Portland
Cementi Portland compositi (CEM II/A-S; CEM II/A-D; CEM II/A-P;
CEM II/A-Q; CEM II/A-V; CEM II/A-W; CEM II/A-T; CEM II/A-L;
CEM II/B-L; CEM II/A-M)
Cemento d'altoforno (CEM III/A; CEM III/B; CEM III/C)
Cemento d'altoforno
Cemento Portland composito (CEM II/B-S)
Cemento pozzolanico (CEM IV/A;CEM IV/B)
Cemento pozzolanico
15
Cemento Portland alla pozzolana (CEM II/B-P; CEM II/B-Q)
Cemento Portland alle ceneri volanti (CEM II/B-V; CEM II/B-W)
Cemento Portland allo scisto calcinato (CEM II/B-T)
Cemento Portland composito (CEM II/B-M)
Cemento composito (CEM V/A; CEM V/B)
Cemento
Cemento
Cemento
Cemento
Cemento
d'altoforno [*]
pozzolanico [*]
Portland [*]
d'altoforno [*]
pozzolanico [*]
[*] In funzione della composizione del cemento.
Tali cementi devono riportare le indicazioni dei limiti minimi di resistenza a compressione a 28 giorni di cui
all’art. 1 del D.M. 3 giugno 1968.
I cementi, gli agglomeranti cementizi e le calci idrauliche in polvere debbono essere forniti o:
in sacchi sigillati;
in imballaggi speciali a chiusura automatica a valvola che non possono essere aperti senza lacerazione;
alla rinfusa.
Se i leganti idraulici sono forniti in sacchi sigillati essi dovranno essere del peso di 50 Kg. chiusi con legame
munito di sigillo. Il sigillo deve portare impresso in modo indelebile il nome della ditta fabbricante e del
relativo stabilimento nonché la specie del legante. Deve essere inoltre fissato al sacco, per mezzo del sigillo,
un cartellino resistente sul quale saranno indicati con caratteri a stampa chiari e indelebili:
la qualità del legante;
lo stabilimento produttore;
la quantità d’acqua per la malta normale;
le resistenze minime a trazione e a compressione dopo 28 giorni di stagionatura dei provini.
Se i leganti sono forniti in imballaggi speciali a chiusura automatica a valvola che non possono essere aperti
senza lacerazione, le indicazioni di cui sopra debbono essere stampate a grandi caratteri sugli imballaggi
stessi.
I sacchi debbono essere in perfetto stato di conservazione; se l’imballaggio fosse in ogni modo manomesso
o il prodotto avariato, la merce può essere rifiutata.
Se i leganti sono forniti alla rinfusa, la provenienza e la qualità degli stessi dovranno essere dichiarate con
documenti d’accompagnamento della merce.
Le calci idrauliche naturali, in zolle, quando non possono essere caricate per la spedizione subito dopo
l’estrazione dai forni, debbono essere conservate in locali chiusi o in sili al riparo degli agenti atmosferici. Il
trasporto in cantiere deve eseguirsi al riparo dalla pioggia o dall’umidità.
e) Pozzolane - Le pozzolane saranno ricavate da strati depurati da cappellaccio ed esenti da sostanze
eterogenee o di parti inerti: qualunque sia la provenienza dovranno rispondere a tutti i requisiti prescritti dal
r.d. 16 novembre 1939, n. 2230 e successive modifiche ed integrazioni.
Agli effetti del suddetto decreto s’intendono per pozzolane tutti quei materiali d’origine vulcanica che
impastati intimamente con calce danno malte capaci di far presa e di indurire anche sott’acqua e che
presentano un residuo non superiore al 40% ad un attacco acido basico. Si considerano materiali a
comportamento pozzolanico tutti quelli che, pur non essendo d’origine vulcanica, rispondono alle condizioni
della precedente definizione.
Agli effetti delle presenti norme si dividono in pozzolane energiche e pozzolane di debole energia.
Le pozzolane ed i materiali a comportamento pozzolanico devono dar luogo alle seguenti resistenze con la
tolleranza del 10%.
16
Resistenza a
trazione (su malta
normale) dopo 28
gg.:
Resistenza a
pressione (su
malta normale)
dopo 28 gg.:
Pozzolane
Energetiche
5 Kg/cm2
25 Kg/cm2
Pozzolane di
debole
energia
3 Kg/cm2
12 Kg/cm2
Composizione della malta normale
- tre parti in peso del materiale da provare
- una parte in peso di calce normale
Dopo 7 giorni di stagionatura in ambiente umido non
deve lasciare penetrare più di mm 7 l’ago di Vicat del
peso di kg 1 lasciato cadere una sola volta
dall’altezza di mm 30.
- tre parti in peso di pozzolana
- una parte in peso di calce normale
Dopo 7 giorni di stagionatura in ambiente umido non
deve lasciare penetrare più di mm 10 l’ago di Vicat
del peso di kg 1 lasciato cadere una sola volta
dall’altezza di mm 30.
La pozzolana ed i materiali a comportamento pozzolanico devono essere scevri da sostanze eterogenee. La
dimensione dei grani della pozzolana e dei materiali a comportamento pozzolanico non devono superare
mm 5.
f) Gesso - Il gesso dovrà essere di recente cottura, perfettamente asciutto, di fine macinazione in modo da
non lasciare residui sullo staccio di 56 maglie a centimetro quadrato, scevro da materie eterogenee e senza
parti alterate per estinzione spontanea. Il gesso dovrà essere conservato in locali coperti e ben riparati
dall’umidità.
L’uso di esso dovrà essere preventivamente autorizzato dalla Direzione dei Lavori.
I gessi si dividono in:
TIPO
60% di
volume
Gesso
da 60% di
stucco
volume
Gesso da forma 70% di
(scagliola)
volume
Gesso comune
RESISTENZA
TRAZIONE
(dopo tre giorni)
DUREZZA MASSIMA
ALLA RESISTENZA
COMPRESSIONE
(dopo tre giorni)
acqua
in
15 kg/cm2
acqua
in
20 kg/cm2
40 kg/cm2
acqua
in
20 kg/cm2
40 kg/cm2
ALLA
Materiali inerti per conglomerati cementizi e per malte
a) Inerti ed aggregati
In base al D.M. 9 gennaio 1996, Allegato I, gli inerti, naturali o di frantumazione, devono essere costituiti da
elementi non gelivi e non friabili, privi di sostanze organiche, limose ed argillose, di gesso, ecc., in
proporzioni nocive all’indurimento del conglomerato od alla conservazione delle armature.
Gli inerti, quando non espressamente stabilito, possono provenire da cava in acqua o da fiume, a seconda
della località dove si eseguono i lavori ed in rapporto alle preferenze di approvvigionamento: in ogni caso
dovranno essere privi di sostanze organiche, impurità ed elementi eterogenei.
Gli aggregati devono essere disposti lungo una corretta curva granulometrica, per assicurare il massimo
riempimento dei vuoti interstiziali.
Tra le caratteristiche chimico-fisiche degli aggregati occorre considerare anche il contenuto percentuale di
acqua, per una corretta definizione del rapporto a/c, ed i valori di peso specifico assoluto per il calcolo della
17
miscela d’impasto. La granulometria inoltre dovrà essere studiata scegliendo il diametro massimo in
funzione della sezione minima del getto, della distanza minima tra i ferri d’armatura e dello spessore del
copriferro.
La ghiaia o il pietrisco devono avere dimensioni massime commisurate alle caratteristiche geometriche della
carpenteria del getto ed all’ingombro delle armature.
Gli inerti normali sono, solitamente, forniti sciolti; quelli speciali possono essere forniti sciolti, in sacchi o in
autocisterne. Entrambi vengono misurati a metro cubo di materiale assestato su automezzi per forniture di
un certo rilievo, oppure a secchie, di capacità convenzionale pari ad 1/100 di metro cubo nel caso di minimi
quantitativi.
b) Sabbia
In base al r.d. n. 2229 del 16 novembre 1939, capo II, la sabbia naturale o artificiale dovrà risultare bene
assortita in grossezza, sarà pulitissima, non avrà tracce di sali, di sostanze terrose, limacciose, fibre
organiche, sostanze friabili in genere e sarà costituita di grani resistenti, non provenienti da roccia
decomposta o gessosa.
Essa deve essere scricchiolante alla mano, non lasciare traccia di sporco, non contenere materie organiche,
melmose o comunque dannose; deve essere lavata ad una o più riprese con acqua dolce, qualora ciò sia
necessario, per eliminare materie nocive e sostanze eterogenee.
Le dimensioni dei grani costituenti la sabbia dovranno essere tali da passare attraverso un vaglio di fori
circolari del diametro:
di 2 mm se si tratta di lavori di murature in genere;
di 1 mm se si tratta degli strati grezzi di intonaci e di murature di paramento;
di ½ mm se si tratta di colla per intonaci e per murature di paramento.
L’accettabilità della sabbia dal punto di vista del contenuto in materie organiche verrà definita con i criteri
indicati nell’allegato 1 del D.M. 3 giugno 1968 e successive modifiche ed integrazioni, sui requisiti di
accettazione dei cementi.
In base a tale decreto, la sabbia normale è una sabbia silicea, composita, a granuli tondeggianti, d’origine
naturale proveniente dal lago di Massaciuccoli in territorio di Torre del Lago, la cui distribuzione
granulometrica deve essere contenuta nel fuso granulometrico individuato dalla tabella seguente:
Designazione
tela
2,00 UNI 2331
1,70 UNI 2331
1,00 UNI 2331
0,50 UNI 2331
0,15 UNI 2331
0,08 UNI 2331
della Luce netta (in mm) Residuo
peso)
2,00
0
1,70
5±5
1,00
33 ± 5
0,50
67 ± 5
0,15
88 ± 5
0,08
98 ± 2
cumulativo (percentuale in
Per ogni partita di sabbia normale, il controllo granulometrico deve essere effettuato su un campione di 100
g.
L’operazione di stacciatura va eseguita a secco su materiale essiccato ed ha termine quando la quantità di
sabbia che attraversa in un minuto qualsiasi setaccio risulta inferiore a 0,5 g.
La sabbia da impiegarsi nella formazione dei calcestruzzi, dovrà avere le qualità stabilite dal D.M. 27 luglio
1985 e successive modifiche ed integrazioni, che approva le “Norme tecniche per l’esecuzione delle opere in
cemento armato normale e precompresso e per le strutture metalliche”.
c) Ghiaia e pietrisco
Per la qualità di ghiaie e pietrischi da impiegarsi nella formazione dei calcestruzzi valgono le stesse norme
prescritte per le sabbie.
18
In base al r.d. n. 2229 del 16 novembre 1939, capo II, la ghiaia deve essere ad elementi puliti di materiale
calcareo o siliceo, bene assortita, formata da elementi resistenti e non gelivi, scevra da sostanze estranee,
da parti friabili, terrose, organiche o comunque dannose.
La ghiaia deve essere lavata con acqua dolce, qualora ciò sia necessario per eliminare le materie nocive.
Qualora invece della ghiaia si adoperi pietrisco questo deve provenire dalla frantumazione di roccia
compatta, durissima, silicea o calcarea pura e di alta resistenza alle sollecitazioni meccaniche, esente da
materie terrose, sabbiose e, comunque, eterogenee, non gessosa né geliva, non deve contenere impurità né
materie pulverulenti, deve essere costituito da elementi, le cui dimensioni soddisfino alle condizioni indicate
per la ghiaia.
Il pietrisco deve essere lavato con acqua dolce qualora ciò sia necessario per eliminare materie nocive.
Le dimensioni degli elementi costituenti ghiaie e pietrischi dovranno essere tali da passare attraverso un
vaglio di fori circolari del diametro:
– di 5 cm se si tratta di lavori di fondazione o di elevazione, muri di sostegno, piedritti, rivestimenti di scarpe
e simili;
– di 4 cm se si tratta di volti di getto;
– di 3 cm se si tratta di cappe di volti o di lavori in cemento armato od a pareti sottili.
Gli elementi più piccoli delle ghiaie e dei pietrischi non devono passare in un vaglio a maglie rotonde in un
centimetro di diametro, salvo quando vanno impiegati in cappe di volti od in lavori in cemento armato ed a
pareti sottili, nei quali casi sono ammessi anche elementi più piccoli.
Se il cemento adoperato è alluminoso, è consentito anche l’uso di roccia gessosa, quando
l’approvvigionamento d’altro tipo risulti particolarmente difficile e si tratti di roccia compatta, non geliva e di
resistenza accertata.
d) Pomice
La pomice dovrà presentare struttura granulare a cavità chiuse, con superfici scabre, dovrà essere asciutta,
scevra da sostanze organiche, da polvere o da altri elementi estranei.
Il peso specifico apparente medio della pomice non dovrà essere superiore a 660 kg/m3.
e) Perlite espansa
Si presenta sotto forma di granulato, con grani di dimensioni variabile da 0 a 5 mm di diametro,
completamente esente da polvere o da altre sostanze estranee e dovrà essere incombustibile ed
imputrescibile.
Il peso specifico apparente della perlite espansa è compreso tra i 60 ed i 120 kg/m3.
f) Vermiculite espansa
Si presenta sotto forma di granulato, con grani di dimensioni variabile da 0 a 12 mm di diametro,
completamente esente da ogni tipo d’impurità e dovrà essere incombustibile ed imputrescibile.
Il peso specifico apparente della vermiculite espansa è compreso tra i 70 ed i 110 kg/m3 a seconda della
granulometria.
g) Polistirene espanso
Si presenta sotto forma di granulato, con grani di dimensioni variabile da 2 a 6 mm di diametro,
completamente esente da ogni sostanza estranea e dovrà essere inattaccabile da muffe, batteri, insetti e
resistere all’invecchiamento.
Il peso specifico apparente del polistirene espanso è compreso tra i 10 ed i 12 kg/m3 a seconda della
granulometria.
h) Argilla espansa
Si presenta sotto forma di granulato, con grani a struttura interna cellulare chiusa e vetrificata, con una
dura e resistente scorza esterna.
In base alla circolare n. 252 AA.GG./S.T.C. del 15 ottobre 1996, per granuli di argilla espansa e scisti di
argilla espansa, si richiede:
19
nel caso di argilla espansa: superficie a struttura prevalentemente chiusa, con esclusione di frazioni
granulometriche ottenute per frantumazione successiva alla cottura;
nel caso di scisti espansi: struttura non sfaldabile con esclusione di elementi frantumati come sopra indicato.
Ogni granulo, di colore bruno, deve avere forma rotondeggiante ed essere privo di materiali attivi, organici
o combustibili; deve essere inattaccabile da acidi ed alcali concentrati, e deve conservare le sue qualità in
un largo intervallo di temperatura. I granuli devono galleggiare sull’acqua senza assorbirla.
Il peso specifico dell’argilla espansa è compreso tra i 350 ed i 530 kg/m3 a seconda della granulometria.
Additivi
Gli additivi per gli impasti cementiti si intendono classificati come segue:
fluidificanti; aeranti; ritardardanti; acceleranti; fludificanti-aeranti; fluidificanti-ritardanti; fluidificantiacceleranti; antigelo-superfluidificanti.
Per le modalità di controllo ed accettazione il Direttore dei Lavori potrà fare eseguire delle prove od
accertare l’attestazione di conformità alle norme.
Pietre naturali e marmi
a) Pietre naturali
Le pietre naturali da impiegarsi nelle murature e per qualsiasi altro lavoro, dovranno essere a grana
compatta e ripulite da cappellaccio, esenti da piani di sfaldamento, da screpolature, peli, venature e scevre
di sostanze estranee; dovranno avere dimensioni adatte al particolare loro impiego, offrire una resistenza
proporzionata all’entità della sollecitazione cui saranno soggette, e devono essere efficacemente aderenti
alle malte.
Saranno, pertanto, assolutamente escluse le pietre marnose e quelle alterabili all’azione degli agenti
atmosferici e dell’acqua corrente.
Le pietre da taglio oltre a possedere i requisiti ed i caratteri generali sopra indicati, dovranno avere struttura
uniforme, essere prive di fenditure, cavità e litoclasi, essere sonore alla percussione e di perfetta
lavorabilità.
b) Pietra da taglio
La pietra da taglio da impiegare nelle costruzioni dovrà presentare la forma e le dimensioni di progetto, ed
essere lavorata, secondo le prescrizioni che verranno impartite dalla Direzione dei Lavori all’atto
dell’esecuzione, nei seguenti modi:
a) a grana grossa, se lavorata semplicemente con la punta grossa senza fare uso della martellina per
lavorare le facce viste, né dello scalpello per ricavarne spigoli netti;
b) a grana ordinaria, se le facce viste saranno lavorate con la martellina a denti larghi;
c) a grana mezza fina, se le facce predette saranno lavorate con la martellina a denti mezzani;
d) a grana fina, se le facce predette saranno lavorate con la martellina a denti finissimi.
In tutte le lavorazioni, esclusa quella a grana grossa, le facce esterne di ciascun concio della pietra da taglio
dovranno avere gli spigoli vivi e ben cesellati per modo che il giunto fra concio e concio non superi la
larghezza di 5 mm per la pietra a grana ordinaria e di 3 mm per le altre.
Qualunque sia il genere di lavorazione delle facce viste, i letti di posa e le facce di congiunzione dovranno
essere ridotti a perfetto piano e lavorati a grana fina. Non saranno tollerate né smussature agli spigoli, né
cavità nelle facce, né stuccature in mastice o rattoppi. La pietra da taglio che presentasse tali difetti verrà
rifiutata e l’Impresa dovrà sostituirla immediatamente, anche se le scheggiature o gli ammacchi si
verificassero dopo il momento della posa in opera fino al momento del collaudo.
20
Materiali ferrosi e metalli vari
a) Materiali ferrosi
I materiali ferrosi dovranno presentare caratteristiche di ottima qualità essere privi di difetti, scorie,
slabbrature, soffiature, ammaccature, soffiature, bruciature, paglie e da qualsiasi altro difetto apparente o
latente di fusione, laminazione, trafilatura, fucinatura e simili; devono inoltre essere in stato di ottima
conservazione e privi di ruggine. Sottoposti ad analisi chimica devono risultare esenti da impurità e da
sostanze anormali.
La loro struttura micrografica deve essere tale da dimostrare l’ottima riuscita del processo metallurgico di
fabbricazione e da escludere qualsiasi alterazione derivante dalla successiva lavorazione a macchina od a
mano che possa menomare la sicurezza d’impiego.
Si dovrà tener conto del D.M. 27 luglio 1985 “Norme tecniche per l’esecuzione delle opere in c.a. normale e
precompresso e per le strutture metalliche”, della legge 5 novembre 1971 n. 1086 “Norme per la disciplina
delle opere in conglomerato cementizio armato normale e precompresso ed a strutture metalliche” e della
legge 2 febbraio 1974 n. 74 “Provvedimenti per la costruzione con particolari prescrizioni per le zone
sismiche”
Essi dovranno rispondere a tutte le condizioni previste dal D.M. 26 marzo 1980 (allegati nn. 1, 3 e 4) ed alle
norme UNI vigenti (UNI EN 10025 gennaio 1992) e presentare inoltre, a seconda della loro qualità, i
seguenti requisiti:
1) Ferro - Il ferro comune dovrà essere di prima qualità, eminentemente duttile e tenace e di marcatissima
struttura fibrosa. Esso dovrà essere malleabile, liscio alla superficie esterna, privo di screpolature, saldature
e di altre soluzioni di continuità.
L’uso del ferro tondo per cemento armato, sul quale prima dell’impiego si fosse formato uno
strato di ruggine, deve essere autorizzato dalla Direzione dei Lavori.
2) Acciaio trafilato o dolce laminato. — Per la prima varietà è richiesta perfetta malleabilità e lavorabilità a
freddo e a caldo, tali da non generare screpolature o alterazioni; esso dovrà essere inoltre saldabile e non
suscettibile di prendere la tempera; alla rottura dovrà presentare struttura lucente e finemente granulare.
L’acciaio extra dolce laminato dovrà essere eminentemente dolce e malleabile, perfettamente lavorabile a
freddo ed a caldo, senza presentare screpolature od alterazioni; dovrà essere saldabile e non suscettibile di
prendere la tempra.
3) Acciaio fuso in getto. — L’acciaio in getti per cuscinetti, cerniere, rulli e per qualsiasi altro lavoro, dovrà
essere di prima qualità, esente da soffiature e da qualsiasi altro difetto.
4) Acciaio da cemento armato normale. — In base al D.M. 9 gennaio 1996 viene imposto il limite di 14 mm
al diametro massimo degli
conseguenza al successivo
caratteristiche meccaniche.
Per diametri superiori ne è
Consiglio superiore dei lavori
acciai da c.a. forniti in rotoli al fine di evitare l’impiego di barre che, in
raddrizzamento, potrebbero presentare un decadimento eccessivo delle
ammesso l’uso previa autorizzazione del Servizio tecnico centrale, sentito il
pubblici.
5) Acciaio da cemento armato precompresso. — Le prescrizioni del D.M. 9 gennaio 1996 si riferiscono agli
acciai per armature da precompressione forniti sotto forma di:
-Filo: prodotto trafilato di sezione piena che possa fornirsi in rotoli;
-Barra: prodotto laminato di sezione piena che possa fornirsi soltanto in forma di elementi rettilinei;
-Treccia: gruppi di 2 e 3 fili avvolti ad elica intorno al loro comune asse longitudinale; passo e senso di
avvolgimento dell’elica sono eguali per tutti i fili della treccia;
-Trefolo: gruppi di fili avvolti ad elica in uno o più strati intorno ad un filo rettilineo disposto secondo l’asse
longitudinale dell’insieme e completamente ricoperto dagli strati. Il passo ed il senso di avvolgimento
dell’elica sono eguali per tutti i fili di uno stesso strato.
I fili possono essere lisci, ondulati, con impronte, tondi o di altre forme; vengono individuati mediante il
diametro nominale o il diametro nominale equivalente riferito alla sezione circolare equipesante. Non è
consentito l’uso di fili lisci nelle strutture precompresse ad armature pre-tese.
21
Le barre possono essere lisce, a filettatura continua o parziale, con risalti; vengono individuate mediante il
diametro nominale.
Gli acciai che saranno impiegati quali armature nei getti di cemento armato normale saranno dei tipi
prescritti dal D.M. 27.07.1985 e successivi aggiornamenti e precisamente:
- acciai in barre ad aderenza migliorata tipo FeB44K;
- acciai trafilati in fili lisci o nervati di diametro fra 4 e 12 mm., eventualmente assemblati in reti o tralicci
elettrosaldati.
L’acciaio utilizzato deve avere una concentrazione di 137Cs e 60 Co inferiore ad 1 Bq/kg.
Gli acciai saranno controllati per l'accettazione in cantiere, a cura del Direttore dei Lavori per le strutture in
c.a., con il prelievo da ogni partita del numero di spezzoni previsto dalle Norme sopracitate ed il loro invio
ad un Laboratorio ufficiale per le prove di resistenza a cura e spese dell'Impresa.
Gli acciai per strutture metalliche dovranno rispondere ai requisiti di cui al già citato D.M. 27.07.1985 e
successivi aggiornamenti.
Saranno laminati a caldo dei tipi Fe360, Fe430, Fe510 o altri diversi purché venga garantita alla costruzione,
con adeguata documentazione e salvo l'insindacabile giudizio della Direzione Lavori, una sicurezza
adeguata.
Potranno inoltre essere impiegati elementi di lamiera grecata o profilati formati a freddo, per l'accettazione
dei quali si fa riferimento alla norma C.N.R. 10022-85.
Per l'esecuzione di parti in getto si devono impiegare getti di acciaio FeG400, FeG450, FeG520, UNI 3158
(Dicembre 1977) di provenienza e natura documentata.
Per quanto riguarda le modalità esecutive, le prescrizioni, le precauzioni ed i controlli nell'esecuzione delle
strutture metalliche vigono le norme di cui al citato D.M. 27.07.1985 che si intende perciò come qui
interamente trascritto.
Ciò in particolare per quanto riguarda le unioni saldate, bullonate e chiodate.
Gli acciai per carpenteria e per getti dovranno essere identificabili mediante apposito contrassegno o
marcatura, specie per quanto riguarda il tipo di acciaio impiegato (punto 6.8. citato D.M.).
Gli elementi delle strutture in acciaio, anche in assenza di specifica disposizione progettuale o della
Direzione Lavori, dovranno essere idoneamente protetti dalla corrosione (punto 6.11. citato D.M.).
Gli acciai per carpenteria saranno controllati in cantiere, se non qualificati, secondo le modalità del citato
D.M. 27.07.1985, dal Direttore dei Lavori delle strutture o, in sua mancanza all'atto delle lavorazioni, dal
tecnico responsabile della fabbricazione, che se ne assumerà la responsabilità.
I controlli e le prove sono a cura e spese dell'Impresa.
b) Ghisa
La ghisa dovrà essere di prima qualità e di seconda fusione dolce, tenace, leggermente malleabile,
facilmente lavorabile con la lima e con lo scalpello; la frattura sarà grigia, finemente granulosa e
perfettamente omogenea, esente da screpolature, vene, bolle, sbavature, asperità ed altri difetti capaci di
menomarne la resistenza. Dovrà essere inoltre perfettamente modellata.
È assolutamente escluso l’impiego di ghise fosforose.
- I chiusini e le caditoie saranno in ghisa grigia o ghisa sferoidale secondo la norma UNI 4544, realizzati
secondo norme UNI EN 124 di classe adeguata al luogo di utilizzo, in base al seguente schema:
Luogo di utilizzo
Per carichi elevati in aree speciali
Per strade a circolazione normale
Per banchine e parcheggi con presenza di veicoli pesanti
Per marciapiedi e parcheggi autovetture
Classe
E 600
D 400
C 250
B 125
Portata
t 60
t 40
t 25
t12,5
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c) Trafilati, profilati, laminati
Devono presentare alle eventuali prove di laboratorio, previste dal Capitolato o richieste dalla Direzione dei
Lavori, caratteristiche non inferiori a quelle prescritte dalle norme per la loro accettazione; in particolare il
ferro tondo per cemento armato, dei vari tipi ammessi, deve essere fornito con i dati di collaudo del
fornitore.
Il r.d. n. 2229 del 16 novembre 1939, capo II, prescrive che l’armatura del conglomerato è normalmente
costituita con acciaio dolce (cosiddetto ferro omogeneo) oppure con acciaio semi duro o acciaio duro, in
barre tonde prive di difetti, di screpolature, di bruciature o di altre soluzioni di continuità.
Dalle prove di resistenza a trazione devono ottenersi i seguenti risultati:
1) per l’acciaio dolce (ferro omogeneo): carico di rottura per trazione compreso fra 42 e 50 kg/mm², limite
di snervamento non inferiore a 23 kg/mm², allungamento di rottura non inferiore al 20 per cento.
Per le legature o staffe di pilastri può impiegarsi acciaio dolce con carico di rottura compreso fra 37 e 45
kg/mm² senza fissarne il limite inferiore di snervamento;
2) per l’acciaio semiduro: carico di rottura per trazione compreso fra 50 e 60 kg/mm²; limite di snervamento
non inferiore a 27 kg/mm², allungamento di rottura non inferiore al 16%;
3) per l’acciaio duro: carico di rottura per trazione compreso fra 60 e 70 kg/mm², limite di snervamento non
inferiore a 31 kg/mm², allungamento di rottura non inferiore al 14%.
d) Metalli vari
Il piombo, lo stagno, il rame e tutti gli altri metalli o leghe metalliche da impiegare devono essere delle
migliori qualità, ben fusi o laminati a seconda della specie di lavori a cui sono destinati, e scevri da ogni
impurità o difetto che ne vizi la forma, o ne alteri la resistenza o la durata.
e) Legnami
I legnami, da impiegare in opere stabili o provvisorie, di qualunque essenza essi siano, dovranno rispondere
a tutte le prescrizioni di cui al D.M. 30 ottobre 1912 ed alle norme UNI vigenti; saranno provveduti fra le più
scelte qualità della categoria prescritta e non presenteranno difetti incompatibili con l’uso a cui sono
destinati: dovranno quindi essere di buona qualità, privi di alburno, fessure, spaccature, esenti da nodi
profondi o passanti, cipollature, buchi od altri difetti, sufficientemente stagionati tranne che non siano stati
essiccati artificialmente, presentare colore e venatura uniforme.
Possono essere individuate quattro categorie di legname:
Caratteristiche
1a categoria
Tipo di legname
Assolutamente sano
Alterazioni cromatiche
Immune
Perforazioni provocate da insetti o
Immune
funghi
Tasche di resina
Escluse
2a categoria
Sano
Lievi
3a categoria
Sano
Tollerate
Immune
Immune
Max spessore mm 3
Escluso
Canestro
Escluso
Cipollature
Lesioni
Fibratura
Deviazione massima delle fibre rispetto all’asse longitudinale del
pezzo
Escluse
Escluse
Regolare
Escluse
Escluse
Regolare
Escluse
Escluse
Regolare
1/15
(pari al 6,7%)
1/8
(pari al 12,5%)
1/5
(pari al 20%)
Nodi
Aderenti
Aderenti
Diametro
Max
1/5
della
di- Max
1/3
della
Aderenti per almeno
2/3
di- Max 1/2 della di-
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mensione minima di
sezione e in ogni caso
max cm 5
La somma dei diametri
Frequenza dei nodi in cm 15 di dei vari nodi non deve
oltrepassare i 2/5 della
lunghezza della zona più nodosa
larghezza di sezione
Fessurazioni alle estremità
Assenti
mensione minima di mensione minima di
sezione e in ogni caso sezione
max cm 7
La somma dei diametri La somma dei diametri
dei vari nodi non deve dei vari nodi non deve
oltrepassare i 2/3 della oltrepassare i ¾ della
larghezza di sezione
larghezza di sezione
Lievi
Tollerate
Max 1/20 della di- Max 1/10 della diSmussi nel caso di segati a
Assenti
mensione che ne è mensione che ne è
spigolo vivo
affetta
affetta
NB: 4a categoria (da non potersi ammettere per costruzioni permanenti): tolleranza di guasti, difetti,
alterazioni e smussi superanti i limiti della 3a categoria.
I legnami destinati alla costruzione degli infissi dovranno essere di prima scelta, di struttura e fibra
compatta e resistente, non deteriorata, perfettamente sana, dritta, e priva di spaccature sia in senso radiale
che circolare; dovranno essere perfettamente stagionati, presentare colore e venatura uniforme, essere privi
di alburno ed esenti da nodi, cipollature, buchi o altri difetti. Potranno essere tollerati piccoli nodi fissi e radi
solo nei telai fissi purché non ricadenti negli spigoli.
Il tavolame dovrà essere ricavato dai tronchi più diritti, affinché le fibre non risultino tagliate dalla sega.
I legnami rotondi o pali dovranno provenire dal tronco dell’albero e non dai rami, dovranno essere
sufficientemente diritti, in modo che la congiungente i centri delle due basi non esca in nessun punto del
palo. Dovranno inoltre essere scortecciati per tutta la loro lunghezza e conguagliati alla superficie; la
differenza tra i diametri medi delle estremità non dovrà oltrepassare i 15 millesimi della lunghezza né il
quarto del maggiore dei 2 diametri.
Nei legnami grossolanamente squadrati ed a spigolo smussato, tutte le facce dovranno essere spianate e
senza scarniture, tollerandosene l’alburno o lo smusso in misura non maggiore di un sesto del lato della
sezione trasversale.
I legnami a spigolo vivo dovranno essere lavorati e squadrati a sega con le diverse facce esattamente
spianate, senza rientranze o risalti, e con gli spigoli tirati a filo vivo, senza alburno né smussi di sorta.
I legnami si misurano per cubatura effettiva; per le antenne tonde si assume il diametro o la sezione a metà
altezza; per le sottomisure coniche si assume la larghezza della tavola nel suo punto di mezzo.
Il legname, salvo diversa prescrizione, deve essere nuovo, nelle dimensioni richieste o prescritte.
Qualora sorgessero dubbi sulla stagionatura dei materiali adoperati, oppure nel caso di contestazioni,
saranno prelevati dei campioni e saranno inviati, a cura dell'impresa ai laboratori nazionali preposti per la
ricerca del tasso di umidità nei campioni stessi.
Tutte le spese dovranno essere sostenute dall'impresa appaltatrice.
Tra le essenze resinose non sarà accettato l'abete bianco.
Per quanto riguarda la resistenza al fuoco si fa riferimento alla norma UNI 9504/89 “Procedimento analitico
per valutare la resistenza al fuoco degli elementi costruttivi in legno”, riferibile sia al legno massiccio che al
legno lamellare, trattati e non, articolata in:
determinazione della velocità di penetrazione della carbonizzazione;
determinazione della sezione efficace ridotta (sezione resistente calcolata tenendo conto della riduzione
dovuta alla carbonizzazione del legno);
verifica della capacità portante allo stato limite ultimo di collasso nella sezione efficace ridotta più sollecitata
secondo il metodo semiprobabilistico agli stati limite.
Colori e vernici
Tutte le pitture dovranno essere di recente produzione, non dovranno presentare fenomeni di
sedimentazione o di addensamento, peli, gelatinizzazioni. Verranno approvvigionati in cantiere in recipienti
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sigillati recanti l'indicazione della ditta produttrice, il tipo, la qualità, le modalità d'uso e di conservazione del
prodotto, la data di scadenza. I recipienti andranno aperti solo al momento dell'impiego e in presenza della
D.L. I prodotti dovranno essere pronti all'uso fatte salve le diluizioni previste dalle ditte produttrici nei
rapporti indicati dalle stesse; dovranno conferire alle superfici l'aspetto previsto e mantenerlo nel tempo.
Per quanto riguarda i prodotti per la pitturazione di strutture murarie saranno da utilizzarsi prodotti non
pellicolanti secondo le definizioni della norma UNI 8751 anche recepita dalla Raccomandazione NORMAL M
04/85. Tutti i prodotti dovranno essere conformi alle norme UNI e UNICHIM vigenti ed in particolare: UNI
4715, UNI 8310 e 8360 (massa volumica), 8311 (PH) 8306 e 8309 (contenuto di resina, pigmenti e cariche),
8362 (tempo di essiccazione).
Metodi UNICHIM per il controllo delle superfici da verniciare: MU 446, 456-58, 526, 564, 579, 585. Le prove
tecnologiche da eseguirsi prima e dopo l'applicazione faranno riferimento alle norme UNICHIM, MU 156,
443, 444, 445, 466, 488, 525, 580, 561, 563, 566, 570, 582, 590, 592, 600, 609, 610, 611.
Sono prove relative alle caratteristiche del materiale: campionamento, rapporto pigmenti-legante, finezza di
macinazione, consumo, velocità di essiccamento, spessore; oltre che alla loro resistenza: agli agenti
atmosferici, agli agenti chimici, ai cicli termici, ai raggi UV, all'umidità.
In ogni caso i prodotti da utilizzarsi dovranno avere ottima penetrabilità, compatibilità con il supporto,
garantendogli buona traspirabilità. Tali caratteristiche risultano certamente prevalenti rispetto alla durabilità
dei cromatismi.
I materiali impiegati nelle opere da pittore dovranno essere sempre della migliore qualità.
Tutte le pitture saranno del tipo ecologico.
a) Olio di lino cotto
L’olio di lino cotto sarà ben depurato, di colore assai chiaro e perfettamente limpido, di odore forte ed
amarissimo al gusto, scevro di adulterazioni con olio minerale, olio di pesce, ecc. Non dovrà lasciare alcun
deposito né essere rancido e, disteso sopra una lastra di vetro o di metallo, dovrà essiccare completamente
nell’intervallo di 24 ore. Avrà acidità nella misura del 7%, impurità non superiore all’1% ed alla temperatura
di 15°C presenterà una densità compresa fra 0,91 e 0,93.
b) Acquaragia (essenza di trementina)
Dovrà essere limpida, incolore, di odore gradevole e volatissima. La sua densità a 15°C sarà di 0,87.
c) Biacca
La biacca o cerussa (carbonato basico di piombo) deve essere pura, senza miscele di sorta e priva di
qualsiasi traccia di solfato di bario.
d) Bianco di zinco
Il bianco di zinco dovrà essere in polvere finissima, bianca, costituita da ossido di zinco e non dovrà
contenere più del 4% di sali di piombo allo stato di solfato, né più dell’1% di altre impurità; l’umidità non
deve superare il 3%.
e) Minio
Sia il piombo (sesquiossido di piombo) che l’alluminio (ossido di alluminio) dovrà essere costituito da polvere
finissima e non contenere colori derivati dall’anilina, né oltre il 10% di sostanze estranee (solfato di bario,
ecc.).
f) Latte di calce
Il latte di calce sarà preparato con calce grassa, perfettamente bianca, spenta per immersione. Vi si potrà
aggiungere la quantità di nerofumo strettamente necessaria per evitare la tinta giallastra.
g) Colori all’acqua, a colla o ad olio
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Le terre coloranti destinate alle tinte all’acqua, a colla o ad olio, saranno finemente macinate e prive di
sostanze eterogenee e dovranno venire perfettamente incorporate nell’acqua, nelle colle e negli oli, ma non
per infusione. Potranno essere richieste in qualunque tonalità esistente.
h) Vernici
Le vernici che si impiegheranno per gli interni saranno a base di essenza di trementina e gomme pure e di
qualità scelta; disciolte nell’olio di lino dovranno presentare una superficie brillante.
È escluso l’impiego di gomme prodotte da distillazione.
Le vernici speciali eventualmente prescritte dalla Direzione dei Lavori dovranno essere fornite nei loro
recipienti originali chiusi.
i) Encaustici
Gli encaustici potranno essere all’acqua o all’essenza, secondo le disposizioni della Direzione dei Lavori. La
cera gialla dovrà risultare perfettamente disciolta, a seconda dell’encaustico adottato, o nell’acqua calda alla
quale sarà aggiunto sale di tartaro, o nell’essenza di trementina.
l) Smalti
Potranno essere composti da resine naturali o sintetiche, oli, resine sintetiche, pigmenti cariche minerali ed
ossidi vari. Dovranno possedere forte potere coprente, facilità di applicazione, luminosità e resistenza agli
urti.
m) Pitture ad olio ed oleosintetiche
Potranno essere composte da oli, resine sintetiche, pigmenti e sostanze coloranti. Dovranno possedere un
alto potere coprente, risultare resistenti all'azione degradante dell'atmosfera, delle piogge acide, dei raggi
ultravioletti.
n) Pitture all'acqua (idropitture)
Sospensioni acquose di sostanza inorganiche, contenenti eventualmente delle colle o delle emulsioni di
sostanza macromolecolari sintetiche.
o) Tempere
Sono sospensioni acquose di pigmenti e cariche (calce, gesso, carbonato di calcio finemente polverizzati),
contenenti come leganti colle naturali o sintetiche (caseina, vinavil, colla di pesce). Si utilizzeranno
esclusivamente su pareti interne intonacate, preventivamente preparate con più mani di latte di calce,
contenente in sospensione anche gessi il polvere fine.
Le pareti al momento dell'applicazione dovranno essere perfettamente asciutte.
Dovranno possedere buon potere coprente e sarà ritinteggiabile.
p) Pitture ai silicati
Sono ottenute sospendendo in una soluzione di vetro solubile (silicati di sodio e di potassio) pigmenti
inorganici o polveri di caolino, talco o gesso. Dovranno assicurare uno stabile legame con il supporto che
andrà opportunamente preparato eliminando completamente tracce di precedenti tinteggiature. Non si
potranno applicare su superfici precedentemente tinteggiate con pitture a calce.
q) Pitture cementizie
Sospensioni acquose di cementi colorati contenenti colle. Dovranno essere preparate in piccoli quantitativi a
causa del velocissimo tempo di presa. L'applicazione dovrà concludersi entro 30 minuti dalla preparazione,
prima che avvenga la fase di indurimento. Terminata tale fase sarà fatto divieto diluirle in acqua per
eventuali riutilizzi.
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r) Pitture emulsionate
Emulsioni o dispersioni acquose di resine sintetiche e pigmenti con eventuali aggiunte di prodotti
plastificanti (solitamente dibutilftalato) per rendere le pellicole meno rigide. Poste in commercio come paste
dense, da diluirsi in acqua al momento dell'impiego. Potranno essere utilizzate su superfici interne ed
esterne. Dovranno essere applicate con ottima tecnica e possedere colorazione uniforme. Potranno essere
applicate anche su calcestruzzi, legno, cartone ed altri materiali. Non dovranno mai essere applicate su
strati preesistenti di tinteggiatura, pittura o vernice non perfettamente aderenti al supporto.
Pitture antiruggine e anticorrosive - Dovranno essere rapportate al tipo di materiale da proteggere ed alle
condizioni ambientali.
Il tipo di pittura verrà indicato dalla D.L. e potrà essere del tipo oleosintetica, ad olio, al cromato di zinco.
s) Pitture e smalti di resine sintetiche
Ottenute per sospensioni dei pigmenti e delle cariche in soluzioni organiche di resine sintetiche, possono
anche contenere oli siccativi (acriliche, alchidiche, oleoalchidiche, cloroviniliche, epossidiche, poliuretaniche,
poliesteri, al clorocaucciù, siliconiche). Essiccano con grande rapidità formando pellicole molto dure.
Dovranno essere resistenti agli agenti atmosferici, alla luce, agli urti. Si utilizzeranno dietro precise
indicazioni della D.L. che ne verificherà lo stato di conservazione una volta aperti i recipienti originali.
t) Pitture intumescenti
Sono in grado di formare pellicole che si gonfiano in caso di incendio, producendo uno strato isolante
poroso in grado di proteggere dal fuoco e dal calore il supporto su cui sono applicate.
Dovranno essere della migliore qualità, fornite nelle confezioni originali sigillate e di recente preparazione.
Da utilizzarsi solo esclusivamente dietro precise indicazioni della D.L.
u) Prodotti diversi (sigillanti e supporti elastici)
Tutti i prodotti di seguito descritti vengono considerati al momento della fornitura. Il Direttore dei lavori ai
fini della loro accettazione, può procedere ai controlli (anche parziali) su campioni della fornitura oppure
richiedere un attestato di conformità della stessa alle prescrizioni di seguito indicate.
Per il campionamento dei prodotti ed i metodi di prova si fa riferimento ai metodi UNI esistenti.
v) Sigillanti
Sono i prodotti utilizzati per riempire in forma continua e durevole i giunti tra elementi edilizi (in particolare
nelle pareti esterne, nelle partizioni interne, ecc.) con funzione di tenuta all'aria, all'acqua, alle vibrazioni e al
rumore).
Oltre a quanto specificato nel progetto, o negli articoli relativi alla destinazione d'uso, si intendono
rispondenti alle seguenti caratteristiche:
– compatibilità chimica con il supporto al quale sono destinati;
– diagramma forza deformazione (allungamento) compatibile con le deformazioni elastiche del supporto al
quale sono destinati;
– durabilità ai cicli termoigrometrici prevedibili nelle condizioni di impiego, cioè con decadimento delle
caratteristiche meccaniche ed elastiche che non pregiudichino la sua funzionalità;
– durabilità alle azioni chimico-fisiche di agenti aggressivi presenti nell'atmosfera o nell'ambiente di
destinazione.
Il soddisfacimento delle prescrizioni predette si intende comprovato quando il prodotto risponde al progetto
od alle norme UNI 9610 e 9611 e/o in possesso di attestati di conformità; in loro mancanza si fa riferimento
ai valori dichiarati dal produttore ed accettati dalla Direzione dei lavori.
z) Supporti elastici
Si intendono i prodotti utilizzati per eliminare il contatto diretto tra più elementi strutturali o di ripartizione.
Tali prodotti dovranno resistere alle sollecitazioni meccaniche senza trasferire vibrazioni tra uno strato e
l’altro della struttura.
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Oltre a quanto specificato nel progetto, o negli articoli relativi alla destinazione d'uso, si intendono forniti
rispondenti alle seguenti caratteristiche:
– compatibilità chimica con il supporto al quale essi sono destinati;
– durabilità ai cicli termoigrometrici prevedibili nelle condizioni di impiego (cioè con un decadimento delle
caratteristiche meccaniche che non pregiudichino la loro funzionalità);
– durabilità alle azioni chimico-fisiche dovute ad agenti aggressivi presenti nell'atmosfera o nell'ambiente di
destinazione;
– caratteristiche meccaniche adeguate alle sollecitazioni previste durante l'uso.
– durabilità alle azioni meccaniche;
Il soddisfacimento delle prescrizioni predette si intende comprovato quando il prodotto risponde ad una
norma UNI e/o è in possesso di attestati di conformità; in loro mancanza si fa riferimento ai valori dichiarati
dal produttore ed accettati dalla Direzione dei lavori.
Semilavorati
Laterizi
I laterizi da impiegare per lavori di qualsiasi genere, dovranno corrispondere alle norme per l’accettazione di
cui al R.D. 16 novembre 1939, n. 2233 e al D.M. 26 marzo 1980, allegato 7, ed alle norme U.N.I. vigenti (da
5628-65 a 5630-65; 5632-65, 5967-67, 8941/1-2-3 e 8942 parte seconda).
Agli effetti del R.D. 16 novembre 1939, n. 2233 si intendono per laterizi materiali artificiali da costruzione,
formati di argilla, contenente quantità variabili di sabbia, di ossido di ferro, di carbonato di calcio, purgata,
macerata, impastata, pressata e ridotta in pezzi di forma e di dimensioni prestabilite, pezzi che, dopo
asciugamento, vengono esposti a giusta cottura in apposite fornaci.
I laterizi di qualsiasi tipo, forma e dimensione debbono nella massa essere scevri da sassolini e da altre
impurità; avere facce lisce e spigoli regolari; presentare alla frattura (non vetrosa) grana fine ed uniforme;
dare, al colpo di martello, suono chiaro; assorbire acqua per immersione; asciugarsi all’aria con sufficiente
rapidità; non sfaldarsi e non sfiorire sotto l’influenza degli agenti atmosferici e di soluzioni saline; non
screpolarsi al fuoco; avere resistenza adeguata agli sforzi ai quali dovranno essere assoggettati, in relazione
all’uso.
Essi devono provenire dalle migliori fornaci, presentare cottura uniforme, essere di pasta compatta,
omogenea, priva di noduli e di calcinaroli e non contorti.
Agli effetti delle presenti norme, i materiali laterizi si suddividono in:
a) materiali laterizi pieni, quali i mattoni ordinari, i mattoncini comuni e da pavimento, le pianelle per
pavimentazione, ecc.;
b) materiali laterizi forati, quali i mattoni con due, quattro, sei, otto fori, tavelle, tavelloni, forme speciali per
volterrane, per solai di struttura mista, ecc.;
c) materiali laterizi per coperture, quali i coppi e le tegole di varia forma ed i rispettivi pezzi speciali.
I mattoni pieni e semipieni, i mattoni ed i blocchi forati per murature non devono contenere solfati alcalini
solubili in quantità tale da dare all’analisi oltre lo 0.5 di anidride solforica (SO3).
a) I mattoni pieni per uso corrente dovranno essere parallelepipedi, di lunghezza doppia della larghezza,
salvo diverse proporzioni dipendenti da uso locale, di modello costante e presentare, sia all’asciutto che
dopo prolungata immersione nell’acqua, una resistenza allo schiacciamento non inferiore a 140 kg/cm2 ed
inoltre, se dotati di fori passanti, l'area complessiva di questi dovrà essere inferiore al 15% dell'area lorda
della faccia forata ed ogni foro avere area inferiore allo 0,03 della superficie lorda della faccia forata. La
distanza minima tra un foro ed il perimetro esterno del mattone deve essere di almeno 2,00 cm per i
mattoni di paramento a vista e di 1,2 cm per i mattoni per interni e per i mattoni comuni. I fori dovranno
essere distribuiti pressoché uniformemente sulla faccia del pezzo.
28
b) Per i mattoni e blocchi semipieni l'area complessiva dei fori deve essere inferiore al 45% dell'area
lorda dalla faccia forata ed ogni foro avere area non superiore a 4,5 cmq resistenza alla compressione non
inferiore a 80 kg/cmq in direzione dei fori e 20 kg/cmq in direzione ortogonale.
I mattoni forati ed i tavelloni dovranno pure presentare una resistenza alla compressione di almeno Kg. 16
per cmq. sulla superficie totale premuta.
Malte, Calcestruzzi e Conglomerati
In base al D.M. 3 giugno 1968 le proporzioni in peso sono le seguenti: una parte di cemento, tre parti di
sabbia composita perfettamente secca e mezza parte di acqua (rapporto acqua: legante 0,5).
Il legante, la sabbia, l’acqua, l’ambiente di prova e gli apparecchi debbono essere ad una temperatura di 20
± 2°C. L’umidità relativa dell’aria dell’ambiente di prova non deve essere inferiore al 75%.
Ogni impasto, sufficiente alla confezione di tre provini, è composto di: 450 g di legante, 225 g di acqua,
1350 g di sabbia.
Le pesate dei materiali si fanno con una precisione di ± 0,5%.
In base al D.M. 9 gennaio 1996 - Allegato 1, la distribuzione granulometrica degli inerti, il tipo di cemento e
la consistenza dell’impasto, devono essere adeguati alla particolare destinazione del getto, ed al
procedimento di posa in opera del conglomerato.
Il quantitativo d’acqua deve essere il minimo necessario a consentire una buona lavorabilità del
conglomerato tenendo conto anche dell’acqua contenuta negli inerti.
Partendo dagli elementi già fissati il rapporto acqua-cemento, e quindi il dosaggio del cemento, dovrà
essere scelto in relazione alla resistenza richiesta per il conglomerato.
L’impiego degli additivi dovrà essere subordinato all’accertamento dell’assenza di ogni pericolo di
aggressività.
L’impasto deve essere fatto con mezzi idonei ed il dosaggio dei componenti eseguito con modalità atte a
garantire la costanza del proporzionamento previsto in sede di progetto.
Per quanto applicabile e non in contrasto con le presenti norme si potrà fare utile riferimento alla norma
UNI 9858 (maggio 1991).
In particolare, i quantitativi dei diversi materiali da impiegare per la composizione delle malte e dei
conglomerati, secondo le particolari indicazioni che potranno essere imposte dalla Direzione dei Lavori o
stabilite nell’elenco prezzi, dovranno corrispondere alle seguenti proporzioni:
a) Malta Comune
Calce spenta in pasta
0,25/0,40
Sabbia
0,85/1,00
m3
m3
b) Malta comune per intonaco rustico (rinzaffo).
Calce spenta in pasta 0,20/0,40
m3
Sabbia
0,90/1,00
m3
c) Malta comune per intonaco civile (Stabilitura).
Calce spenta in pasta t 0,35/0,4
m3
Sabbia vagliata
m3
0,800
d) Malta grossa di pozzolana.
Calce spenta in pasta
0,22
Pozzolana grezza
1,10
m3
m3
e) Malta mezzana di pozzolana.
Calce spenta in pasta
0,25
Pozzolana vagliata
1,10
m3
m3
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f) Malta fina di pozzolana.
m3
Calce spenta in pasta
0,28
g) Malta idraulica.
Calce idraulica
da 3 a 5
q
Sabbia
0,90
m3
h) Malta bastarda.
Malta di cui alle lettere a), b), g)
Aggiornamento cementizio a lenta presa
1,00
1,50
i) Malta cementizia forte.
Cemento idraulico normale
da 3 a 6
q
Sabbia
1,00
m3
l) Malta cementizia debole.
Agglomerato cementizio a lenta presa
da 2,5 a 4
Sabbia
1,00
m) Malta cementizia per intonaci.
Agglomerato cementizio a lenta presa
Sabbia
6,00
1,00
m3
q
q
m3
q
m3
n) Malta fine per intonaci.
Malta di cui alle lettere c), f), g) vagliata allo straccio fino
o) Malta per stucchi.
Calce spenta in pasta
Polvere di marmo
0,45
0,90
m3
m3
p) Calcestruzzo idraulico di pozzolana.
Calce comune
0,15
m3
Pozzolana
0,40
Pietrisco o ghiaia
0,80
m3
m3
q) Calcestruzzo in malta idraulica.
Calce idraulica
da 1,5 a 3 q
Sabbia
0,40
Pietrisco o ghiaia
0,80
m3
m3
r) Conglomerato cementizio per muri, fondazioni, sottofondi.
Cemento
da 1,5 a 2,5
q
Sabbia
0,40
m3
Pietrisco o ghiaia
0,80
m3
s) Conglomerato cementizio per strutture sottili.
Cemento
da 3 a 3,5
q
Sabbia
0,40
m3
Pietrisco o ghiaia
0,80
m3
Quando la Direzione dei Lavori ritenesse di variare tali proporzioni, l’Impresa sarà obbligata ad uniformarsi
alle prescrizioni della medesima, salvo le conseguenti variazioni di prezzo in base alle nuove proporzioni
30
previste. I materiali, le malte ed i conglomerati, esclusi quelli forniti in sacchi di peso determinato, dovranno
ad ogni impasto essere misurati con apposite casse, della capacità prescritta dalla Direzione dei Lavori, che
l’Impresa sarà in obbligo di provvedere e mantenere a sue spese costantemente su tutti i piazzali ove verrà
effettuata la manipolazione.
La calce spenta in pasta non dovrà essere misurata in fette, come viene estratta con badile dal calcinaio,
bensì dopo essere stata rimescolata e ricondotta ad una pasta omogenea consistente e bene unita.
L’impasto dei materiali dovrà essere fatto a braccia d’uomo, sopra aree convenientemente pavimentate,
oppure a mezzo di macchine impastatrici o mescolatrici.
In riferimento al D.M. 3 giugno 1968, la preparazione della malta normale viene fatta in un miscelatore con
comando elettrico, costituito essenzialmente:
da un recipiente in acciaio inossidabile della capacità di litri 4,7, fornito di mezzi mediante i quali possa
essere fissato rigidamente al telaio del miscelatore durante il processo di miscelazione;
da una paletta mescolatrice, che gira sul suo asse, mentre è azionata in un movimento planetario attorno
all’asse del recipiente.
Le velocità di rotazione debbono essere quelle indicate nella tabella seguente:
VELOCITÀ
Bassa
Alta
PALETTA MESCOLATRICE
giri/minuto
140 ± 5
285 ± 10
MOVIMENTO PLANETARIO
giri/minuto
65 ± 5
125 ± 10
I sensi di rotazione della paletta e del planetario sono opposti ed il rapporto tra le due velocità di rotazione
non deve essere un numero intero.
Per rendere agevole l’introduzione dei materiali costituenti l’impasto, sono inoltre da rispettare le distanze
minime indicate tra il bordo del recipiente, quando è applicato ed in posizione di lavoro, e le parti
dell’apparecchio ad esso vicine.
L’operazione di miscelazione va condotta seguendo questa procedura:
– si versa l’acqua nel recipiente;
– si aggiunge il legante;
– si avvia il miscelatore a bassa velocità;
– dopo 30 secondi si aggiunge gradualmente la sabbia, completando l’operazione in 30 secondi;
– si porta il miscelatore ad alta velocità, continuando la miscelazione per 30 secondi;
– si arresta il miscelatore per 1 minuto e 30 secondi.
Durante i primi 15 secondi, tutta la malta aderente alla parete viene tolta mediante una spatola di gomma e
raccolta al centro del recipiente. Il recipiente rimane quindi coperto per 1 minuto e 15 secondi;
– si miscela ad alta velocità per 1 minuto.
I materiali componenti le malte cementizie saranno prima mescolati a secco, fino ad ottenere un miscuglio
di tinta uniforme, il quale verrà poi asperso ripetutamente con la minore quantità di acqua possibile, ma
sufficiente, rimescolando continuamente.
Nella composizione di calcestruzzi con malte di calce comune od idraulica, si formerà prima l’impasto della
malta con le proporzioni prescritte, impiegando la minore quantità di acqua possibile, poi si distribuirà la
malta sulla ghiaia o pietrisco e si mescolerà il tutto fino a che ogni elemento sia per risultare uniformemente
distribuito nella massa ed avviluppato di malta per tutta la superficie.
Per i conglomerati cementizi semplici od armati gli impasti dovranno essere eseguiti in conformità alle
prescrizioni contenute nel D.M. 26 marzo 1980 - D.M. 27 luglio 1985 e successive modifiche ed integrazioni.
L'Appaltatore è tenuto a garantire la resistenza del conglomerato cementizio posto in opera, sia che questo
sia confezionato a piè d'opera, sia che venga acquistato da produttore esterno (in quest'ultimo caso la
resistenza dovrà essere indicata nella bolla di consegna).
L'Appaltatore è tenuto, anche in assenza di specifica disposizione della D.L., ad effettuare i prelievi dagli
impasti ed il confezionamento dei provini nel numero e con le modalità prescritte dalle Norme in vigore.
31
Trascorsi i 28 gg. di stagionatura l’impresa, con la massima tempestività, dovrà inviare i provini ad una
laboratorio ufficiale (in accordo con la D.L. strutturale) per le prove di controllo. Tutte le prove che si
effettueranno saranno a cura e spese dell'Impresa.
Il tutto sarà registrato nel Giornale dei lavori e nel giornale dei getti.
La frode accertata nell'adempimento di quanto sopra, ed in particolare l'invio di provini non confezionati con
calcestruzzo usato nell'opera, è possibile causa di rescissione del contratto in danno all'Impresa.
I getti di calcestruzzo dovranno essere sospesi, anche in mancanza di ordine esplicito della Direzione Lavori,
quando la temperatura dell'aria a contatto del getto scendesse sotto lo 0°C per più di sei ore al giorno.
Qualora il gelo si verificasse per meno di sei ore al giorno, si getterà ugualmente, ma con acqua riscaldata e
coprendo e proteggendo il getto appena fatto.
Gli impasti, sia di malta che di conglomerato, dovranno essere preparati soltanto nella quantità necessaria,
per l’impiego immediato, cioè dovranno essere preparati volta per volta e per quanto possibile in vicinanza
del lavoro. I residui di impasto che non avessero, per qualsiasi ragione, immediato impiego dovranno essere
gettati a rifiuto, ad eccezione di quelli formati con calce comune, che potranno essere utilizzati però nella
sola stessa giornata del loro confezionamento.
Materiali per pavimentazioni e rivestimenti
I materiali per pavimentazione, pianelle di argilla, mattonelle o marmette di cemento, mattonelle greificate,
lastre e quadrelli di marmo, mattonelle di asfalto, mattonelle di granito, lastre e quadretti di porfido, ecc,
dovranno rispondere alle norme di cui al R.D. 16 novembre 1939, n. 2234 ed alle norme UNI vigenti.
a) Mattonelle, marmette e pietrini di cemento - Le mattonelle, le marmette ed i pietrini di cemento
dovranno essere di ottima fabbricazione e resistenti a compressione meccanica, stagionati da almeno tre
mesi, ben calibrati, a bordi sani e piani; non dovranno presentare né carie, né peli, né tendenza al distacco
tra il sottofondo e lo strato superiore.
La colorazione del cemento dovrà essere fatta con colori adatti, amalgamati ed uniformi.
TIPO DI
MATERIALE
Mattonelle
SPESSORE
COMPLESSIVO
almeno mm 25
SPESSORE STRATO
SUPERFICIALE
almeno mm 7
Marmette
almeno mm 25
almeno mm 7
Pietrini di
cemento
almeno mm 30
almeno mm 8
MATERIALI COSTITUENTI LO SPESSORE
SUPERFICIALE
cemento colorato
impasto di cemento, sabbia e scaglie di
marmo
cemento (la superficie sarà liscia, bugnata o
scanalata secondo il disegno prescritto)
b) Pavimenti a base di resine sintetiche - Saranno formati da piastrelle a superficie liscia costituite da un
impasto a composizione omogenea di fibre non dannose (escluso quindi l'amianto) miscelate con resine
poliviniliche e cumaroniche oltre a plastificanti, additivi inorganici, pigmenti.
Saranno a tinta unita o marmorizzate con colori a scelta della Direzione dei Lavori.
Dovranno presentare uniformità di colorazione attraverso l'intero spessore e corrispondere in tutto alle
norme del Regolamento Inglese B.S.S..
c) Gradini di cemento - I gradini di cemento dovranno essere di ottima fabbricazione e compressione
meccanica, stagionati da almeno tre mesi, ben calibrati, a bordi sani e piani o a testa di toro; non dovranno
presentare ne carie, ne peli, ne tendenza al distacco tra il sottofondo e lo strato di lisciatura superiore.
La colorazione del cemento dovrà essere fatta con colori adatti, amalgamati, uniformi.
Lo strato superficiale dovrà essere di assoluto cemento non inferiore a mm 7.
d) Piastrelle di Klinker, grès e grès ceramico fine e ceramica smaltata - Le mattonelle saranno di prima
scelta, greificate o klinkerizzate per tutto intero lo spessore, inattaccabili dagli agenti chimici e meccanici, di
forme esattamente regolari, a spigoli vivi, a superficie piana.
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Sottoposte ad un esperimento di assorbimento mediante goccie d'inchiostro, queste non dovranno essere
assorbite neanche in minima misura.
Le mattonelle saranno fornite nella forma, colore e dimensione che saranno richieste dalla direzione dei
lavori e meglio specificate nei documenti a base di offerta.
Le mattonelle in Klinker saranno ottenute da un impasto di argilla, caolino e silice, con l'aggiunta di
fondente e di coloranti od ossidi in percentuali opportune, sottoposte ad elevata compressione e cotte in
forno alla temperatura di 1400/1600^C.
Le mattonelle in grès saranno ottenute da un impasto analogo cotto in forno alla temperatura di circa
1200^C.
Le mattonelle in ceramica saranno ottenute da un impasto di argille, caolino, silice e fondenti, compresso e
cotto in forno ad almento 950^C, ricoperte sulla faccia superiore con smalto brillante od opaco, colorato o
disegnato, e nuovamente ricotto in forno a circa 850^C per ottenere la vetrificazione dello smalto.
Normativa di riferimento
UNI EN 87-163-121-159-176-177-178-186-187-188-98-99-100-101-102-103-104-105-106-122-154-155-202
BCRA REP - Regio Decreto 16 novembre 1939, n. 2234 - Appendice 1.
Sollecitazioni e caratteristiche dei materiali:
Le mattonelle dovranno essere in grado di resistere alle sollecitazioni statiche e/o dinamiche previste e/o
richieste in progetto.
I materiali dovranno essere classificati come di 1° scelta, in base alle tolleranze dimensionali e di forma ed
all'aspetto dei singoli elementi.
Principali caratteristiche:
resistenza alla flessione
> 350 kg/cmq
Klinker e grès ceramico fine
250 kg/cmq
grès
50 kg/cmq
ceramica smaltata
assorbimento in acqua
< 0,1% della massa (UNI-EN 99)
indice di resistenza all'abrasione
< 200 mmc
< 150 mmc per locali ad uso collettivo (UNI-EN102)
durezza superficiale
> 6 Mohs (UNI-EN 101)
coeff. di attrito superficiale
0,40 < a < 0,74 (B.C.R.A. REP.)
resistenza agli agenti chimici: i pavimenti ceramici non devono presentare apprezzabili segni di attacchi
chimici (UNI-EN 106)
Spessori:
Klinker e grès:
Grès ceramico e fine:
Ceramica smaltata:
da 8 a 18 mm
da 8 a 11 mm
da 6 a 12 mm
Dimensioni commerciali:
mm 75x150 / 100x100 / 150 x 150 / 100x200 / 200x200 / 300x300 / 400 x 400
Finitura superficiale pavimenti
a) Vinilico - Ottenuto da una composizione di resine viniliche, cariche inerti e pigmenti coloranti su tessuto
di ordito filato tubolare in pvc puro e trama in filato poliestere/pvc riproducente un effetto stuoia.
I materiali dovranno essere conformi alle raccomandazioni del Capitolato Uniplast "pavimenti vinilici
omogenei - caratteristiche CT 53 - metodi di prova CAT 64" ed essere privi di contenuti in amianto.
Viene commercializzato in teli
Caratteristiche principali:
• spessore minimo
da 2,7 mm
• finitura:
liscia o marmorizzata
• Peso minimo:
900 - 3000 g/mq
33
•
•
•
•
•
•
•
•
Resistenza all’usura:
UPEC-U3SP3 massima
Resistenza all’impronta: EN 433 – ISO 3415<0,1 mm.
Stabilità dimensionale:
EN 434<0,03% - curling =0.0mm.
Sedia a rotelle:
EN 985 traffico intenso > 25.000 cicli
Solidità colori alla luce: ISO NF 105 B 02 > 6/7
Comportamento acustico: DIN 52210/4 LW >15 dB
Comportamento elettrico: EN 1815<2kV (1.0 kV) – ISO DIS 10965 – 1 Class Bfl S1 – DIN 4102 B1
Resistenza agenti chimici: buona
b) Resina sintetica ad alta resistenza per pavimenti - Genericamente una resina può essere definita come
prodotto organico, solido o semisolido, d'origine naturale o sintetica, senza un preciso punto di fusione e,
generalmente, d'alto peso molecolare. Molte resine sono polimeri
Esistono numerose famiglie di resine che si differenziano le une dalle altre in base alla diversa composizione
chimica, che ha ripercussioni sulle proprietà fisico-chimiche dei materiali.
c) Resine epossidiche -Le resine epossidiche sono sostanzialmente dei polieteri, ma mantengono questo
nome sulla base del materiale di partenza utilizzato per produrle e in virtù della presenza di gruppi
epossidici nel materiale immediatamente prima della reticolazione.
La resina epossidica più usata è prodotta attraverso una reazione di policodensazione tra l’epicloroidrina e il
defenilpropano. Si utilizza un eccesso di epicloroidrina in modo da assicurare la presenza di gruppi epossidici
ad entrambi gli estremi del polimero a bassa massa molecolare (900-3000). In base al peso molecolare
questo polimero è un liquido viscoso o un solido fragile alto fondente.
Altre molecole contenenti dei gruppi idrossi, come l’idroquinone, i glicoli e il glicerolo, possono essere
utilizzati al posto del difenilpropano mentre non esiste sul mercato alcun prodotto contenente gruppi epossi
con prezzo concorrenziale rispetto all’epicloroidrina.
Le resine epossidiche subiscono i processi di cura in presenza di innumerevoli materiali tra cui poliammine,
poliammidi, fenol-formaldeide, urea-formaldeide, acidi e anidridi acide. Le reazioni che hanno luogo possono
essere reazioni di accoppiamento o di condensazione.
Nel caso delle reazioni con ammine, ad esempio, si ha l’apertura dell’anello epossidico a dare un legame
beta-idrossiamminico.
Gli acidi e le anidridi acide reagiscono attraverso l’esterificazione dei gruppi idrossilici secondari presenti
sulle resine epossidiche.
Le resine epossidiche possono subire processi di cura anche con polimerizzazione cationica usando come
catalizzatori degli acidi di Lewis come il BF3 che forma dei polieteri a partire dai gruppi epossi.
Il principale utilizzo delle resine epossidiche è nel campo dei rivestimenti, in quanto queste resine
combinano proprietà di flessibilità, adesione e resistenza chimica praticamente ineguagliabili.
Le resine epossidiche possono essere formate e laminate e permettono di creare articoli in materiale
rinforzato con fibra di vetro che hanno caratteristiche meccaniche, elettriche e chimiche migliori di quelli
ottenuti utilizzando, ad esempio, i poliesteri insaturi.
Per ciò che riguarda le proprietà delle resine necessarie e sufficienti a descrivere completamente le
caratteristiche di questi materiali, diamo qui di seguito un elenco.
Le proprietà elencate sono di vario tipo (da proprietà chimico-fisiche a proprietà che potremmo definire
commerciali).
Elenco proprietà:
• % di elementi volatili
• viscosità
• densità
• flash point
• pH
• acidità massima
• contenuto massimo di acqua
• tempo di gelo
• peso specifico
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•
•
•
•
•
•
•
•
•
modulo elastico (in tensione, torsione e compressione)
sforzo di snervamento (in tensione, torsione e compressione)
allungamento a rottura (in tensione, torsione e compressione)
resistenza all’impatto
temperatura di transizione vetrosa
temperatura di fusione
assorbimento dell'umidità
modulo elastico specifico
tempo di stoccaggio massimo alle varie temperature
Le proprietà dei polimeri che risultano importanti al fine di una loro completa caratterizzazione, devono
anche essere misurate con procedure adeguate.
Le norme ASTM (American Society for Testing and Materials) comprendono quelle relative alla maggiore
parte delle proprietà dei polimeri. È a queste norme che ci si riferisce comunemente per ottenere le
specifiche dei vari test. D’altronde si deve tenere conto che la normativa è un insieme di regole in
evoluzione e nessuna procedura è completamente corretta per ogni classe di polimeri.
Le proprietà dei polimeri dipendono in maniera sensibile dal tempo, dalla temperatura e dalla velocità con
cui viene applicato uno stato di sollecitazione meccanica. Quindi i risultati di una prova specifica non
risultano necessariamente corretti per caratterizzare il funzionamento del polimero in una qualsiasi
situazione di lavoro reale.
Le proprietà del polimero (e, in particolare, quelle della resina) possono essere utilizzate nella fase iniziale di
progettazione della particolare applicazione in modo da individuare i possibili materiali candidati a costituire
la struttura in progettazione.
Il condizionamento ambientale dei polimeri sotto analisi è molto importante nell’ottica della produzione di
risultati accurati e ripetibili. Per polimeri altamente igroscopici e con temperature di transizione basse le
condizioni ambientali in cui le misure vengono prodotte risultano estremamente importanti. Per i materiali
che assorbono molto poco l’umidità atmosferica e sono molto resistenti alla temperatura, invece, la normale
temperatura e le normali variazioni di umidità tipiche di un laboratorio non risultano critiche nella
determinazione dei risultati sperimentali.
Il processo di produzione dei campioni utilizzati risulta rappresentare un’ulteriore variabile rispetto alla quale
i risultati dei test sono molto sensibili.
Un altro fattore che risulta spesso trascurato è quello rappresentato dal numero di campioni testati. Le
norme ASTM richiedono normalmente di eseguire i test su almeno 5 campioni. In realtà un insieme di 5
campioni non risulta statisticamente particolarmente significativo. Specialmente quando si vanno a studiare
le caratteristiche meccaniche delle resine (o dei polimeri in generale) un insieme di 20 campioni permette di
ottenere risultati molto più significativi . Il maggiore tempo speso nel preparare e testare i campioni è
ampiamente giustificato dall’ottenimento di valori più accurati per i parametri fisico-chimici oggetto dello
studio che permettono di prendere decisioni molto più ponderate sul design dell’applicazione sotto esame.
Le comuni tipologie di prove che vengono eseguite su materiali polimerici, vengono di seguito elencate, con
l’obiettivo di non dare una descrizione accurata di come eseguire tali prove, giacché i testi delle norme
ASTM risultano più che esaurienti nello spiegare le linee guida degli esperimenti che devono essere eseguiti
per portare a termine le prove in oggetto, quanto piuttosto un orientamento a cui riferirsi. Il numero della
procedura ASTM (o di un’altra agenzia) associata alla prova considerata è fornito quando è possibile.
Infiammabilità:
Underwriters Laboratory (UL 94) - La norma UL94 è usata per misurare la velocità a cui un campione
standard brucia a seguito dell’applicazione di una fiamma
Oxygen Index (ASTM D2863) - Lo "oxigen index" rappresenta la percentuale minima di ossigeno che deve
essere presente in un gas con composizione simile all’aria in modo da poter supportare la propagazione di
35
una fiamma che bruci il materiale. Lo "oxigen index" rappresenta una caratteristica molto importante dei
materiali polimerici, e in particolare delle resine, usate nell’industria aeronautica.
Heat Deflection Temperature (ASTM D648) - La Heat Deflection Temperature (HDT) è spesso indicata come
"DTUL" (Deflection Temperature Under Load, temperatura di flessione sotto carico).
È la temperatura alla quale viene raggiunto un determinato ammontare di deflessione (tipicamente
0.25mm) in corrispondenza di un determinato carico applicato (0.45MPa o 1.8MPa).
Quando si usa la HDT per confrontare le prestazioni termiche delle resine si devono considerare moltissimi
parametri: lo spessore del campione, il metodo di fabbricazione, le condizioni in cui il materiale è stato
processato e il carico applicato.
Proprietà meccaniche:
Modulo elastico, sforzo di snervamento ed allungamento a rottura in tensione (ASTM D638)
I test meccanici in regime tensile permettono di ottenere il modulo elastico del materiale, oltre allo sforzo di
snervamento e alla deformazione e allo sforzo di rottura.
Modulo elastico in tensione: il rapporto tra il carico applicato al materiale e la deformazione che ne deriva
(considerando soltanto la regione lineare della curva sforzo-deformazione.
Allungamento in tensione: la misura di quanto il materiale può deformarsi nella direzione del carico
applicato prima di rompersi.
Le prove tensili vengono solitamente eseguite su dei campioni dalla forma caratteristica detta ad "osso di
cane".
Quando si confrontano materiali diversi è sempre necessario specificare il rate a cui sono stati condotti gli
esperimenti e bisogna che i rate siano adatti ai polimeri che si stanno studiando. La norma ASTM 638
raccomanda le velocità da utilizzare nelle prove di questo tipo.
Modulo elastico, sforzo di snervamento ed allungamento a rottura in flessione (ASTM D790)
Le proprietà meccaniche in regime di flessione sono più facilmente correlabili con le caratteristiche di parti
polimeriche all’interno di applicazioni.
Il modulo elastico in flessione è il parametro più frequentemente utilizzato per confrontare le caratteristiche
meccaniche di differenti polimeri.
Altre proprietà meccaniche dei polimeri
Le proprietà meccaniche in compressione, lo sforzo di taglio e la rigidità sono altre proprietà meccaniche
della resina che risultano molto importanti anche in vista della realizzazione di applicazioni industriali. I test
associati sono molto più specifici di quelli descritti fino ad ora e sono per lo più legatialle specifiche
applicazioni, perdendo così di generalità.
Resistenza all’impatto
Ci sono due tipologie base di prove di resistenza all’impatto: quella del pendolo e quella del peso che cade.
Le prove di resistenza all’impatto sono estremamente importanti in quanto questa proprietà è una delle più
sensibili nei confronti di tutti i meccanismi che provocano la degradazione dei polimeri. Inoltre, molte
applicazioni hanno delle stringenti specifiche per quanto riguarda la resistenza all’impatto.
Impatto Izod (ASTM D256) - Impatto Tensile (ASTM D1822) - Impatto con corpo in caduta (o a goccia)
(ASTM D3029) - Test di impatto automatizzati
Prove di resistenza chimica
Non ci sono procedure standard per misurare la resistenza delle resine nei confronti dell’attacco da parte di
agenti chimici. Ciò è ovviamente legato al numero enorme di polimeri e di agenti chimici che esistono e che
hanno caratteristiche spesso estremamamente diverse.
Per evitare spiacevoli e pericolosi fallimenti dei materiali analizzati, è necessario che la prova venga
condotta nelle peggiori condizioni possibili.
La temperatura, lo stato di sollecitazione meccanica e il tempo sono dei parametri importanti che
concorrono a determinare la resistenza di una resina agli agenti chimici.
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Tubazioni e canali di gronda
a) Tubazioni in genere
Le tubazioni in genere, del tipo e dimensioni prescritte, dovranno seguire il minimo percorso compatibile col
buon funzionamento di esse e con le necessità dell’estetica; dovranno evitare, per quanto possibile, gomiti,
bruschi risvolti, giunti e cambiamenti di sezione ed essere collocate in modo da non ingombrare e da essere
facilmente ispezionabili, specie in corrispondenza di giunti, sifoni, ecc. Inoltre quelle di scarico dovranno
permettere il rapido e completo smaltimento delle materie, senza dar luogo ad ostruzioni, formazioni di
depositi ed altri inconvenienti.
Le condutture interrate all’esterno dell’edificio dovranno ricorrere ad una profondità di almeno 1 m sotto il
piano stradale; quelle orizzontali nell’interno dell’edificio dovranno per quanto possibile mantenersi
distaccate, sia dai muri che dal fondo delle incassature, di 5 cm almeno (evitando di situarle sotto i
pavimenti e nei soffitti), ed infine quelle verticali (colonne) anch’esse lungo le pareti o cavedi tecnici,
saranno disposte entro apposite incassature praticate nelle murature, di ampiezza sufficiente per eseguire le
giunzioni, ecc., e fissandole con adatti sostegni.
Quando le tubazioni siano soggette a pressione, anche per breve tempo, dovranno essere sottoposte ad
una pressione di prova eguale dal 1,5 a 2 volte la pressione di esercizio, a seconda delle disposizioni della
Direzione dei Lavori.
Circa la tenuta, tanto le tubazioni a pressione che quelle a pelo libero dovranno essere provate prima della
loro messa in funzione, a cura e spese dell’Impresa, e nel caso che si manifestassero delle perdite, anche di
lieve entità, dovranno essere riparate e rese stagne a tutte spese di quest’ultima.
Così pure sarà a carico dell’Impresa la riparazione di qualsiasi perdita od altro difetto che si manifestasse
nelle varie tubazioni, pluviali, docce, ecc. anche dopo la loro entrata in esercizio e sino al momento del
collaudo, compresa ogni opera di ripristino.
b) Fissaggio delle tubazioni
Tutte le condutture non interrate dovranno essere fissate e sostenute con convenienti staffe, cravatte,
mensole, grappe o simili, in numero tale da garantire il loro perfetto ancoraggio alle strutture di sostegno.
Tali sostegni eseguiti di norma in acciaio inox, dovranno essere in due pezzi, snodati a cerniera o con
fissaggio a vite, in modo da permettere la rapida rimozione del tubo, ed essere posti a distanze non
superiori a 1 m.
Le condutture interrate poggeranno, a seconda delle disposizioni della Direzione dei Lavori, o su baggioli
isolati in muratura di mattoni, o su letto costituito da un massetto di calcestruzzo, di gretonato, sabbia, ecc.,
che dovrà avere forma tale da ricevere perfettamente la parte inferiore del tubo per almeno 60°, in ogni
caso detti sostegni dovranno avere dimensioni tali da garantire il mantenimento delle tubazioni nell’esatta
posizione stabilita.
Nel caso in cui i tubi posino su sostegni isolati, il rinterro dovrà essere curato in modo particolare.
c) Tubi di acciaio
I tubi di acciaio (Mannesmann) dovranno essere trafilati e perfettamente calibrati. Quando i tubi di acciaio
saranno zincati dovranno presentare una superficie ben pulita e scevra da grumi; lo strato di zinco sarà di
spessore uniforme e ben aderente al pezzo, di cui dovrà ricoprire ogni parte.
d) Tubi di acciaio per scarichi di impianti idrici sanitari - pluviali
Detti tubi saranno tipo Luck o simili, di acciai laminato a freddo, di apposita qualità, saldato. I tubi, a
seconda dell’impiego per i quali sono destinati, dovranno essere delle lunghezze maggiormente rispondenti
alle normali esigenze applicative ed ai particolari problemi ricorrenti nelle costruzioni edili in genere.
I tubi dovranno essere smaltati sia internamente che esternamente, con speciale smalto nero, applicato a
fuoco, in modo da garantire una sicura resistenza agli agenti atmosferici e da rendere il tubo inattaccabile
dalla corrosione di acque nere e liquidi industriali in genere.
I tubi smaltati a freddo dovranno essere usati esclusivamente per scarichi di acque piovane.
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e) Tubi di ferro
Saranno del tipo “saldato” o “trafilato” (Mannesmann), a seconda del tipo e importanza della conduttura,
con giunti a vite e manicotto, rese stagne con guarnizioni di canapa e mastice di manganese. I pezzi speciali
dovranno essere in ghisa malleabile di ottima fabbricazione.
A richiesta della Direzione dei Lavori le tubazioni in ferro (elementi ordinari e pezzi speciali) dovranno essere
provviste di zincatura; i tubi di ferro zincato non dovranno essere lavorati a caldo per evitare la
volatilizzazione dello zinco; in ogni caso la protezione dovrà essere ripristinata, sia pure con stagnatura, là
dove essa sia venuta meno.
f) Tubi di cloruro di polivinile non plastificato
Norme UNI n. 4464 e 4465 per i lavori nei quali è previsto l’impiego di tubi di PVC n.p.; dovrà essere tenuto
conto che i materiali forniti oltre a rispondere alle norme UNI precitate dovranno essere muniti del “Marchio
di conformità” rilasciato dall’Istituto Italiano dei Plastici.
In materia si fa richiamo al D.M. 12 dicembre 1985 in G.U. n. 61 del 14 marzo 1986 riguardante “Norme
tecniche relative alle tubazioni”.
g) Tubi di lamiera di ferro zincato
Saranno eseguiti con lamiera di ferro zincato di peso non inferiore a 4,5 kg/m², con l’unione “ad
aggraffatura” lungo la generatrice e giunzioni a libera dilatazione (sovrapposizione di 5 cm).
h) Tubi di rame
I tubi di rame per la distribuzione dell'acqua calda e fredda all'interno delle abitazioni sono ammessi, purché
si tratti di rame elettrolitico con titolo di purezza non inferiore al 99,90% in rame, comprese eventuali
minime tracce di argento e fosforo non superiore a gr. 0,04%, e siano osservate tutte le prescrizioni del
D.P.R. 3/08/1968 n° 1095. I tubi di rame di distribuzione dell'acqua calda nell'impianto di riscaldamento
saranno di rame ricotto, serie pesante, senza giunzioni e saldature.
i) Canali di gronda
Potranno essere in rame o in lamiera di ferro zincato, e dovranno essere posti in opera con le esatte
pendenze che verranno prescritte dalla Direzione dei Lavori.
Sopra le linee di colmo o sommità displuviali si dispongono sulle coperture a tegole curve dei coppi speciali,
molto più grossi e più pesanti; per le coperture a lastre il colmo o viene coperto con lastre di piombo,
pesanti ed aderenti, o più economicamente con comuni tegoloni di colmo che vengono murati con malta di
cemento. Attorno al perimetro dei fumaioli e lungo i muri eventualmente superanti il tetto si protegge
l’incontro e si convogliano le acque con una fascia di rame o di lamiera zincata ripiegata, in modo che la
parte verticale formi una fasciatura della parete e la parte orizzontale, terminante a bordo rivoltato in dentro
o superiormente, segua l’andamento della falda accompagnando l’acqua sulla copertura inferiore. Le unioni
tra le lastre si fanno con saldature di stagno o lega da saldatore. Uguale protezione viene eseguita nei
compluvi, dove le falde si incontrano, provvedendovi con un grosso canale della stessa lamiera fissata lungo
la displuviale sopra due regoli di legno (compluvio), il quale deve avere un’ampiezza corrispondente alla
massa d’acqua che dovrà ricevere dalle falde e convogliarla fino alla gronda che in quel punto, per evitare il
rigurgito, verrà protetta da un frontalino.
I canali di gronda in rame o in lamiera zincata avranno una luce orizzontale da 15 a 25 cm e sviluppo da
150 cm circa in relazione alla massa d’acqua che devono ricevere; esternamente verranno sagomati in
tondo od a gola con riccio esterno, ovvero a sezione quadrata e rettangolare, secondo le prescrizioni della
Direzione dei Lavori, e forniti in opera con le occorrenti unioni o risvolti per seguire la linea di gronda; le
gronde vengono sostenute con robuste cicogne in ferro per sostegno, e chiodate poi alla struttura del tetto
secondo quanto sarà disposto e murate o fissate all’armatura della copertura a distanze non maggiori di
0,60 m i sostegni vengono disposti in modo che le gronde risultino leggermente inclinate verso i punti in cui
immettono nei doccioni di discesa. Questi sono formati dello stesso materiale delle gronde, hanno diametro
di circa 8-10 cm secondo la massa acquea da raccogliere, e se ne colloca uno ogni 40-45 mq di falda. Il
raccordo del doccione di scarico con la gronda è fatto mediante un gomito, nella cui sommità penetra un
pezzo di tubo di lamiera zincata, leggermente conico, chiodato e saldato col suo orlo superiore alla gronda;
l’orifizio è munito di reticella metallica per arrestare le materie estranee. I doccioni sono attaccati al muro
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per mezzo di staffe ad anelli disposte a distanza verticale di circa 2 metri; non è consigliabile incassarli nel
muro, per la difficoltà che si incontra per riparare eventuali guasti e perdite, ed il maggiore danno per
possibili infiltrazioni, a meno che i tubi di lamiera siano sostituiti da quelli in ghisa o in fibro-cemento o in
materia plastica (cloruro di polivinile) estremamente leggera, inattaccabile dagli acidi e molto resistente, di
facile posa, senza bisogno di cravatte di supporto, e la cui unione risulti indeformabile. A circa 3 m di altezza
dal marciapiede il doccione presenta un gomito, col quale immette in un tubo di ghisa catramata, incassato
nel muro, per maggiore difesa da eventuali ureti, e scarica a sua volta l’acqua nei canaletti stradali. Il tubo
di scarico in lamiera zincata non deve appoggiare alla parete perché i sali contenuti nella malta
corroderebbero il metallo ossidandolo. Le giunzioni dovranno essere chiodate con ribattini di rame e saldate
con saldature a ottone a perfetta tenuta; tutte le parti metalliche dovranno essere verniciate con doppia
mano di minio di piombo e olio di lino cotto.
Intonaci
Normativa di riferimento
Tutti i materiali componenti gli intonaci dovranno corrispondere alle seguenti normative di unificazione e
leggi:
• UNI Gruppo 399 Gessi, cementi - Malte, calcestruzzi
• UNI Gruppo 400 Aggregati, agenti espansivi ed additivi per impasti cementizi - Prodotti filmogeni di
protezione del calcestruzzo.
• R.D. n. 2231, 16 novembre 1939 (prescrizioni sulle calci)
• Legge n. 595, 26.5.1965 e D.M. 31.8.1972 (Caratteristiche tecniche e requisiti dei leganti idraulici)
• Circolare Ministeriale n. 1769 del Ministero dei Lavori Pubblici del 1964
• Circolare Ministeriale n. 3150 del Ministero dei Lavori Pubblici del 22.5.1967
• Classificazione agli artt. 40 e 41 del c.S.T.
Gli intonaci in genere dovranno essere eseguiti in stagione opportuna, dopo aver rimossa dai giunti delle
murature la malta poco aderente, ed avere ripulita e abbondantemente bagnata la superficie della parete
stessa.
Gli intonaci, di qualunque specie siano (lisci, a superficie rustica, a bugne, per cornici e quanto altro), non
dovranno mai presentare peli, screpolature, irregolarità negli allineamenti e negli spigoli, od altri difetti.
Quelli comunque difettosi o che non presentassero la necessaria aderenza alle murature, dovranno essere
demoliti e rifatti dall’impresa a sue spese.
La calce da usarsi negli intonaci dovrà essere estinta da almeno tre mesi per evitare scoppiettii, sfioriture e
screpolature, verificandosi le quali sarà a carico dell’impresa il fare tutte le riparazioni occorrenti.
Ad opera finita l’intonaco dovrà avere uno spessore non inferiore ai 15 mm. nelle pareti e 10 mm. nei
soffitti.
Gli spigoli sporgenti o rientranti verranno eseguiti ad angolo vivo oppure con opportuno arrotondamento a
seconda degli ordini che in proposito darà la Direzione dei Lavori.
Materiali
INERTI
Potranno essere costituiti da sabbia silicea, polvere di marmo, laterizi frantumati, pozzolana, ecc.
SABBIA
Dovrà provenire dal letto dei fiumi oppure da banchi in profondità, depositata da remote alluvioni oppure da
rocce frantumate; dovrà essere accuratamente lavata in modo da eliminare ogni traccia di sostanze
organiche.
È preferibile l'impiego di sabbia costituita da granuli spigolosi.
La granulometria della sabbia, passata al setaccio, sarà:
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- sabbia fine:
- sabbia media:
- sabbia grossa:
per intonaci con finitura liscia, con granuli da 0 a 0.5 mm;
per intonaci con finitura grezza, con granuli da 0.5 a 2 mm
per intonaci con finitura rustica con granuli da 2 a 5 mm.
POLVERE DI MARMO
Ottenuta dalla frantumazione di rocce calcaree; la granulometria è normalmente non superiore a 0.5 mm.
LATERIZI FRANTUMATI
Ottenuti da un'argilla composta chimicamente da silicato di alluminio, cotta e frantumata.
POZZOLANA
Ottenuta dalla frantumazione di rocce di origine vulcanica e vagliata con la medesima granulometria della
sabbia.
ACQUA
Dovrà essere pulita, esente da contenuti organici, priva di sali, con una temperatura da 14 a 20^c.
CALCE SPENTA E GRASSA (GRASSELLO)
Ottenuta dalla cottura di pietra calcarea con un contenuto di sostanze diverse dal carbonato di calcio
inferiore al 10% e del successivo trattamento con acqua per dare origine al processo di idratazione e
spegnimento.
Il grassello viene normalmente commercializzato in sacchi allo stato semiliquido.
CALCE IDRATA IN POLVERE
Ottenuta dalla idratazione della calce viva, dopo la cottura e frantumazione delle zolle di pietra calcarea, con
la sola quantità d'acqua necessaria alla idratazione stessa. Successivamente si procede alla macinazione per
ottenere il prodotto in polvere.
CALCE IDRAULICA
Ottenuta dalla cottura a 1100°C di pietra calcarea contenente dal 6 al 20% di argilla. In relazione al
rapporto argilla-calcare, si avranno calci debolmente idrauliche, (indice di idraulicità 0,10-0,16), mediante
idrauliche (0,10-0,31), propriamente idrauliche (0,31-0,42), eminentemente idrauliche (0,42-0,52).
Il processo di idratazione è analogo a quello delle calci.
CEMENTO
Il cemento normalmente usato è il Portland R 325. Impiegando cemento R 425 si ottiene una maggiore
rapidità di presa ed una migliore resistenza meccanica.
GESSO
Disidratando il gesso naturale (solfato di calcio budrato) a 250-300^C si ottiene il gesso cotto, composto
prevalentemente di anidride solubile e suscettibile di fare presa. La miscela di gesso cotto, piccole quantità
di selenite, ed anche colla, viene comunemente denominata "scagliola".
Per malte, intonaci e stucchi viene commercializzato il "gesso semidrato", ottenuto assoggettando ad
opportuno trattamento termico e quindi a macinazione fine la pietra da gesso unita a selenite.
VERMICULITE
Ottenuta sottoponendo a trattamento termico una particolare variazione morfologica della mica.
Il minerale, espandendosi, dà origine a granuli chimicamente inerti, incombustibili, imputrescibili.
La conduttività termica media della vermiculite granulare è pari a 0,06 W/m^c.
La dimensione dei granuli varia in relazione all'impiego (da 3 a 12 mm).
PERLITE
Ottenuta da un minerale di origine vulcanica (riolite), macinato, vagliato, essiccato e quindi espanso ad alta
temperatura. E' incombustibile e imputrescibile.
Si presenta in granuli fini.
ALTRI MATERIALI
- minerali silicei espansi a struttura vetrosa;
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-
granuli di polistirolo;
additivi aeranti;
additivi cellulosici;
additivi plastificanti;
resine sintetiche
Esecuzione degli intonaci - Criteri generali
Gli intonaci, sia interni che esterni, non dovranno essere eseguiti prima che le malte, allettanti le murature
su cui andranno applicati, abbiano fatto conveniente presa e comunque mai prima di benestare da parte
della D.L..
Gli intonaci non dovranno essere eseguiti in periodi di tempo con temperature troppo rigide od elevate.
Prescrizioni, in tale senso, saranno emanate dalla D.L..
Le operazioni di intonacatura dovranno essere precedute dalla rimozione, dalle strutture da intonacare, della
malta poco aderente, raschiando le connessure fino a conveniente profondità, ed, inoltre, dalla ripulitura e
bagnatura delle superfici, affinchè si verifichi la perfetta adesione fra le stesse e l'intonaco che dovrà esservi
applicato.
Nei locali, nei quali verranno installate rubinetterie, accessori, ecc. si dovrà tener conto dello spessore
dell'intonaco, in modo da evitare, in sede di esecuzione, sporgenze o affossamenti delle rubinetterie e degli
accessori.
Gli intonaci potranno essere applicati a spruzzo, mediante intonacatrici meccaniche, solo previo benestare
della D.L. che dovrà non solo autorizzare il metodo di posa, ma anche accertarsi della possibilità di
applicazione a macchina nei confronti di eventuali rischi di danni a persone ed a cose.
Gli intonaci devono possedere le caratteristiche indicate nel progetto e le seguenti caratteristiche:
capacità di riempimento delle cavità ed uguagliamento delle superfici;
reazione al fuoco e/o resistenza all’incendio adeguata;
impermeabilità all’acqua e/o funzione di barriera all’acqua;
effetto estetico superficiale in relazione ai mezzi di posa utilizzati;
adesione al supporto e caratteristiche meccaniche.
Intonaci di tipo premiscelato per interni ed esterni
Gli intonaci interni ed esterni, potranno essere eseguiti, ove prescritto, anche con prodotti di tipo
premiscelato, forniti negli appostiti sacchi originali sigillati. Per i prodotti forniti premiscelati, la rispondenza
a norme UNI è sinonimo di conformità alle prescrizioni di cui al punto 2.5.3.
Saranno comunque ammessi soltanto gli intonaci del tipo a base calce e cemento, con esclusione di quelli a
base gessosa, e l'applicazione dovrà essere eseguita nel pieno rispetto delle modalità prescritte dal
produttore.
L'Appaltatore dovrà inoltre fornire per tali intonaci una garanzia scritta della durata di cinque
anni.
Intonaco rustico
Sul rustico delle pareti si eseguirà un intonaco grezzo di malta di cemento; sopra di questo verrà applicato
un impasto di cemento e granisello comune lavato e vagliato del calibro di mm. 4 ÷ 5 per uno spessore di
1cm. in modo da ottenere una superficie scabra. Predisposte le fasce verticali, sotto regolo di guida, in
numero sufficiente, verrà applicato alle murature un primo strato di malta, detto rinzaffo, gettato con forza
in modo che possa penetrare nei giunti e riempirli. Dopo che questo strato sarà alquanto asciutto, si
applicherà su di esso un secondo strato della medesima malta che si estenderà con la cazzuola o col
frattone stuccando ogni fessura e togliendo ogni asprezza, sicché le pareti riescano per quanto possibile
regolari.
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Dovrà essere eseguito con malta bastarda (cioè composta da due leganti, anzichè uno), oppure con malta di
calce idraulica e cemento confezionate con sabbia vagliata, nelle seguenti proporzioni:
- mc 1 di sabbia
- mc 0,30 di calce spenta o idrata
- kg 100 di cemento R 325
- mc 0,50 di acqua;
- mc 1 di sabbia
- kg 350 di calce idraulica;
- kg 100 di cemento R 325
- mc 0,50 di acqua.
L'arricciatura dovrà essere eseguita su superfici preventivamente spruzzate con malta dello stesso tipo di
quella che verrà utilizzata successivamente. Sulla superficie grezza dovranno essere predisposte opportune
fasce verticali di malta, eseguite con regoli "guida", in numero sufficiente, per un rivestimento piano ed
omogeneo. Verrà quindi applicato un primo strato di malta (rinzaffo) e si provvederà alla sua
regolarizzazione con regoli di legno o di alluminio.
Quando il rinzaffo avrà fatto presa, si applicherà su di esso lo strato della corrispondente malta fina
(arriccio) che si conguaglierà con la cazzuola e con il frattazzino, stuccando ogni fessura e togliendo ogni
asperità.
Intonaco comune o civile (stabilitura)
Appena l’intonaco grezzo avrà preso consistenza, si distenderà su di esso un terzo strato di malta fina (40
mm), che si conguaglierà con le fasce di guida per modo che l’intera superficie risulti piana ed uniforme,
senza ondeggiamenti e disposta a perfetto piano verticale o secondo le superfici degli intradossi.
L'arricciatura qualora fosse già essiccata, dovrà essere abbondantemente bagnata con acqua potabile.
La finitura superficiale, a seconda delle prescrizioni che verranno impartite dalla D.L., potrà essere eseguita
in modo da ottenere una superficie liscia (lavorata a frattazzo di metallo), ovvero scabra (lavorata con
tavola di legno, frattazzo di gommapiuma, a pettine, a punta di cazzuola, ecc.).
Intonaco naturale a calce
Intonaco traspirante protettivo di murature portanti e di tamponamenti in laterizio, mattone, tufo, pietra e
miste interne ed esterne. Il fondo deve essere pulito e consistente, privo di parti friabili, di polveri e muffe.
Dovrà essere eseguita una pulizia delle superfici con idrosabbiatura o sabbiatura e successivo idrolavaggio a
pressione per rimuovere completamente residui di precedenti lavorazioni (ove necessario) che possano
pregiudicare l’adesione.
L’intonaco sarà costituito premiscelato in polvere a base di calce idrata, cemento, sabbia calcarea a grana
tonda ed addittivi chimici..
I supporti in assorbenti dovranno venire rinzaffati con premiscelato in polvere a base di calce idrata,
cemento, sabbia calcarea a grana tonda ed addittivi chimici.
Si passerà poi alla predisposizione delle fasce di livello in perfetto piano per applicare l’intonaco a mano o
macchina, con finitura ad intonaco rustico sotto staggia, compresa la riquadratura di spigoli vivi rientranti e
sporgenti.
Per l’applicazione manuale: l’intonaco si preparerà seguendo le modalità riportate nelle schede tecniche.
L’applicazione avverà con la cazzuola come intonaco tradizionale. Ovviamente va sempre rispettata la ragola
dell’arte nella posa, ovvero eseguire passate successive per massimo 2 cm di spessore.
Per l’applicazione a spruzzo: con intonacatrice – miscelatore alta turbolenza, statore/ratore 06-3 o 07-2.5,
falgia di miscelazione rotorquil, tubo portamateriale 25x37 mm, lunghezza metri 10/20 e lancia spuzzatrice.
Intonaco rasato a gesso
Le superfici destinate a ricevere la finitura a gesso dovranno essere esenti da polvere ed afflorescenze. Nel
caso di superfici pretrattate con malta bastarda o con calce idraulica e cemento, queste dovranno
presentare una rugosità sufficiente a garantire l'aderenza dell'intonaco, ed essere prive di tracce di olio,
grasso e simili.
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Affinché la superficie risulti ben piana e verticale, dovranno essere predisposte opportune fasce in numero
sufficiente; la superficie da intonacare dovrà essere preventivamente bagnata per evitare l'assorbimento
dell'acqua d'impasto da parte della malta sottostante.
La finitura a gesso dovrà essere eseguita con spessore non inferiore a 3 mm, con un impasto composto da
kg 100 di gesso e mc 0,030 di calce spenta con aggiunta di acqua e colla. La superficie dovrà essere
perfettamente lisciata con lama metallica.
Intonaci all'intradosso dei solai e su strutture in cemento armato
Oltre a quanto prescritto in precedenza per l'esecuzione dei vari tipi di intonaco, l'Appaltatore dovrà sempre
eseguire sulle superfici di intradosso dei solai e delle volte e su tutte le strutture orizzontali e verticali di
conglomerato cementizio semplice od armato che successivamente dovessero essere intonacate, un primo
rinzaffo con malta di tipo analogo a quella che verrà impiegata successivamente.
Intonaci resistenti al fuoco
Di tipo analogo ai precedenti, dovranno essere omologati da certificazioni ufficiali rilasciate dagli uffici
competenti del Ministero degli Interni. Verrà applicato a spruzzo e sarà costituito da una miscela di materiali
inerti oppure fibre minerali selezionate e leganti particolari e additivi chimici.
Dovrà essere imputrescibile, inalterabile nel tempo e non emanare fumi e gas tossici non dovrà contenere
componenti a base di amianto, fibre vetrose, fibre minerali libere, ecc.
Tipi e spessori verranno definiti con il Produttore in ragione delle prestazioni di resistenza al fuoco richieste.
Rabboccature
Le rabboccature che occorressero su cls non eseguito correttamente. Prima dell’applicazione della malta. Le
connessioni saranno diligentemente pulite, fino a conveniente profondità, lavate con acqua abbondante e
poi riscegliate e profilate con apposito ferro.
Difetti degli intonaci
Gli intonaci, di qualunque tipo essi siano, non dovranno mai presentare peli, crepature, irregolarità negli
allineamenti e negli spigoli, nei piani, nei piombi, distacchi dalle murature, scoppietti, sfioriture e
screpolature, ecc.
Qualora ciò si verificasse, essi dovranno essere demoliti e rifatti a cura dell'Appaltatore, restando a suo
carico ogni e qualsiasi onere conseguente.
Protezione degli intonaci
L'Appaltatore dovrà avere la massima cura nel proteggere con teli, sacchi, stuoie gli intonaci dall'azione dei
raggi solari e, se necessario, provvedere a successive bagnature delle pareti intonacate; dovrà anche avere
la massima cura nel proteggere gli intonaci dall'azione di dilavamento della pioggia e dal gelo, ancorchè
questi si verifichi improvvisamente, perchè, come già precedentemente prescritto, gli intonaci dovranno
essere eseguiti in periodi di tempo idonei.
Additivi
Gli additivi sono sostanze di diversa composizione chimica, in forma di polveri o di soluzioni acquose,
classificati secondo la natura delle modificazioni che apportano agli impasti cementizi. La norma UNI 710172 classifica gli additivi aventi, come azione principale, quella di:
fluidificante e superfluidificante di normale utilizzo che sfruttano le proprietà disperdenti e bagnanti di
polimeri d’origine naturale e sintetica. La loro azione si esplica attraverso meccanismi di tipo elettrostatico e
favorisce l’allontanamento delle singole particelle di cemento in fase d’incipiente idratazione le une dalle
altre, consentendo così una migliore bagnabilità del sistema, a parità di contenuto d’acqua;
aerante, il cui effetto viene ottenuto mediante l’impiego di particolari tensioattivi di varia natura, come sali
di resine d’origine naturale, sali idrocarburi solfonati, sali d’acidi grassi, sostanze proteiche, ecc. Il processo
di funzionamento si basa sull’introduzione di piccole bolle d’aria nell’impasto di calcestruzzo, le quali
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diventano un tutt’uno con la matrice (gel) che lega tra loro gli aggregati nel conglomerato indurito. La
presenza di bolle d’aria favorisce la resistenza del calcestruzzo ai cicli gelo-disgelo;
ritardante, che agiscono direttamente sul processo d’idratazione della pasta cementizia rallentandone l’inizio
della presa e dilatando l’intervento d’inizio e fine-presa. Sono principalmente costituiti da polimeri derivati
dalla lignina opportunamente solfonati, o da sostanze a tenore zuccherino provenienti da residui di
lavorazioni agro-alimentari;
accelerante, costituito principalmente da sali inorganici di varia provenienza (cloruri, fosfati, carbonati, etc.)
che ha la proprietà di influenzare i tempi d’indurimento della pasta cementizia, favorendo il processo
d’aggregazione della matrice cementizia mediante un meccanismo di scambio ionico tra tali sostanze ed i
silicati idrati in corso di formazione;
antigelo, che consente di abbassare il punto di congelamento di una soluzione acquosa (nella fattispecie
quella dell’acqua d’impasto) e il procedere della reazione d’idratazione, pur rallentata nella sua cinetica,
anche in condizioni di temperatura inferiori a 0°.
Per ottenere il massimo beneficio, ogni additivazione deve essere prevista ed eseguita con la massima
attenzione, seguendo alla lettera le modalità d’uso dei fabbricanti.
Vetri e cristalli
I vetri e cristalli dovranno essere, per le richieste dimensioni, di un sol pezzo, di spessore uniforme, di prima
qualità, perfettamente incolori, molto trasparenti, privi di scorie, bolle, soffiature, ondulazioni, nodi, opacità
lattiginose, macchie e di qualsiasi altro difetto.
Le vetrature delle finestre, a seconda delle prescrizioni contenute nel presente capitolato potranno essere
costituite da unica lastra di vetro oppure da vetrata isolante a seconda della loro applicazione.
Normativa di riferimento
UNI
UNI
UNI
UNI
UNI
UNI
UNI
UNI
UNI
UNI
5832
6027
6028
6123
6486
6487
6534
6535
7142
7143
UNI
UNI
UNI
UNI
UNI
UNI
7144
7170
7171
7172
7306
7697
Vetro piano - termini e definizioni
Taglio del vetro piano in lastre - Termini e definizioni
Molatura del vetro piano in lastre - Termini e definizioni
Vetri piani - Vetri greggi
Vetri piani - Vetri lucidi tirati
Vetri piani - Cristalli lustri (lustrati e float)
Vetrazioni in opere edilizie - Progettazioni, materiali e posa in opera
Specchi di cristallo lustro incolore o di vetro lucido incolore
Vetri piani - Vetri temperati per edilizia ed arredamento
Vetri piani - Spessore dei vetri piani per vetrazioni in funzione delle loro dimensioni,
dell'azione del vento e del carico di neve
Vetri piani - Isolamento termico
Vetri piani - Isolamento acustico
Vetri piani - Vetri uniti al perimetro
Vetri piani - Vetri stratificati per edilizia ed arredamento
Vetri piani - Vetri profilati ad U
Vetri piani - Vetrazioni in edilizia - Criteri di sicurezza
Le vetrazioni dovranno rispondere ai seguenti criteri qualitativi:
- tutti i materiali vetrosi dovranno essere prodotti con il procedimento "float".
- le lastre dovranno essere perfettamente piane, con le due facce parallele, in un solo pezzo e della
qualità e dimensione adatta alle condizioni di impiego previste in progetto.
- le lastre chiare dovranno essere perfettamente trasparenti;
- le lastre riflettenti saranno ottenute per pirolisi ovvero mediante deposito in continuo di ossidi metallici.
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le lastre riflettenti dovranno essere sottoposte ad un trattamento di precontrazione, atto a migliorarne le
proprietà meccaniche (procedimento tecnico o chimico). Le lastre così trattate verranno abitualmente
denominate lastre temperate (UNI 7142).
le lastre chiare e/o colorate e/o riflettenti e/o temperate, ove richiesto, dovranno essere assemblate in
più strati, con l'interposizione di fogli di plastica (polivinilbutirrale) incollati fra di loro per l'intera
superficie. Le lastre così assemblate verranno abitualmente denominate lastre stratificate, corazzate,
antiproiettile, antisfondamento, ecc. (UNI 7172).
Lavorazioni speciali
Lastre armate con rete metallica a maglia quadra, saldata, atta a migliorarne le proprietà di resistenza
meccanica e di ritardante alla propagazione del fuoco (UNI 6123); lastre opportunamente realizzate e
composte per aumentarne la resistenza termica e meccanica alle alte temperature, nonchè le proprietà di
resistenza al fuoco e tenuta ai fumi.
Le lastre chiare e/o colorate e/o riflettenti e/o temperate e/o stratificate e/o speciali, se richiesto, potranno
essere composte con l'interposizione di un intercalare metallico, dando origine alle vetrate isolanti (UNI
7171). Lo spazio fra le lastre può essere semplice o doppio, in relazione alle prescrizioni di progetto,
costituito da aria disidratata oppure da miscele di gas inerti e realizzato mediante distanziatore saldato
direttamente alle lastre, oppure collegato alle stesse mediante giunto elastico.
L'assemblaggio dei materiali costituenti le vetrate dovrà essere effettuato in officina, in ambienti con
atmosfera controllata ed isolati dalle zone di taglio, smerigliatura e/o di lavorazioni con presenza di polvere.
Le lastre semplici e/o composte, in relazione alle loro condizioni di impiego ed alle prescrizioni di progetto,
potranno avere i bordi a tagliante tolto oppure molati a filo grezzo, oppure molati a filo lucido.
Se non diversamente specificato, i bordi delle vetrazioni da intelaiare dovranno essere lavorati a tagliante
tolto, mentre i bordi delle lastre da porre in opera a filo lucido dovranno essere lavorati con molatura a filo
lucido.
Non sarà ammesso il verificarsi di fenomeni di condensazione sulla faccia interna delle lastre nelle vetrazioni
isolanti.
La posa in opera delle vetrazioni in genere dovrà essere effettuata conformemente alla norma UNI 6534.
Caratteristiche luminose ed energetiche delle lastre riflettenti dovranno rispettare le prestazioni energetiche
e luminose indicate nel programma di sperimentazione e negli elaborati di progetto.
L'Appaltatore è tenuto a prendere attenta visione delle condizioni nell'ambito della quale le vetrazioni
verranno assemblate e poste in esercizio, fornendo per tempo raccomandazioni e/o suggerimenti alla
Committente e/o alla Direzione Lavori.
Le lastre dovranno essere tagliate, tenuto conto delle condizioni di impiego, delle tolleranze dimensionali,
delle operazioni di montaggio, delle deformazioni e/o movimenti relativi del sistema vetro/telaio/strutture
adiacenti (UNI 6534).
L'esatta tonalità della colorazione delle lastre, prescritta in progetto o dalla D.L., verrà definita sulla base di
campionature che l'Assuntore produrrà prima dell'esecuzione dei lavori.
Nelle vetrate isolanti i distanziatori metallici dovranno essere realizzati e montati in modo che:
- il materiale assorbente sia contenuto nel profilo in ragione di almeno 12 gr al ml e nelle proporzioni
prescritte dal fabbricante;
- le forature del profilo siano di dimensione e numero idoneo ad evitare la fuoriuscita del materiale
assorbente ed a favorire l'interscambio fra lo stesso e lo spazio interno;
- l'ermeticità dello spazio interno sia assicurata da un profilo a doppia gola sulle due facce, atto a ricevere
una doppia sigillatura costituita da butile (interno) e caucciù polisolfurico (esterno), oppure da altro
materiale idoneo a soddisfare i tests riportati nella norma UNI 7171;
- l'interconnessione dei profili sia realizzata in modo tale da garantire la continuità del profilo e la
presenza di materiale assorbente in tutta la lunghezza dello stesso;
- il profilo sia dimensionato in relazione alle sollecitazioni a cui verrà sottoposto una volta montato ed in
condizioni di esercizio;
- il profilo così come le superfici delle lastre, prima della messa in opera, siano stati accuratamente puliti
e sgrassati con prodotti compatibili con le resine di successiva applicazione.
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Le lastre stratificate dovranno essere realizzate ed assemblate in modo tale, che la composizione delle
stesse (spessori e numero di strati) sia progettata in ragione delle sollecitazioni, alle quali la vetrazione nel
suo complesso sarà sottoposta, tenuto conto dei sistemi di montaggio previsti (intelaiate, a filo lucido ecc.).
Particolari prestazioni per vetrazioni corazzate e/o antiproiettile potranno essere precisate in allegato alla
presente specifica.
Se non diversamente specificato, per vetrazioni in esercizio normale, lo spessore di ogni singola lastra potrà
variare da 3 mm a 5 mm, mentre lo spessore del materiale plastico non dovrà essere inferiore a 0,28 mm.
Le lastre temperate dovranno essere realizzate con dimensioni e spessori idonei alle sollecitazioni a cui
verranno sottoposte nelle condizioni di esercizio ed in relazione al tipo di montaggio previsto (intelaiate, a
filo lucido ecc.).
Il procedimento termico o chimico utilizzato per la tempera delle lastre, dovrà essere scelto in relazione alle
prestazioni meccaniche richieste, alla planarità delle superfici, agli spessori, all'accoppiamento o meno con
altre lastre ecc..
Nel caso di utilizzo di lastre colorate esposte all'irraggiamento solare, siano esse singole o accoppiate,
l'innalzamento della temperatura, conseguente alle proprietà assorbenti della lastra, potrebbe generare
tensioni nella massa vetrosa non controllabili e tali da produrre rotture. Per ovviare a tale rischio, dette
lastre dovranno essere sottoposte ad un procedimento di tempera atto a rinforzare le prestazioni
meccaniche della lastra stessa.
I bordi delle lastre dovranno presentare una sagoma netta, priva di irregolarità, scheggiature, dentellature,
ecc. ed essere lavorati a tagliente tolto. Qualora si constatasse la presenza dei difetti suaccennati, i bordi
della lastra dovranno essere trattati mediante molatura.
Le vetrate isolanti possono essere composte da lastre con proprietà tecniche diverse in relazione al tipo di
lavorazione (normali, colorate, riflettenti, stratificate, temperate, ecc.), allo spessore dell'intercapedine (da 6
a 14 mm), alla qualità del prodotto in esso contenuto (aria disidratata, gas inerte ecc.), al numero, infine,
delle intercapedini stesse.
Si rimanda, pertanto, agli elaborati tecnico-descrittivi di progetto la definizione della composizione delle
vetrate isolanti e le proprietà tecniche delle lastre che le compongono.
Va precisato, qualora non diversamente specificato, che tutte le vetrate isolanti dovranno essere realizzate
con intercapedine costituita da aria disidratata e distanziatori in alluminio anodizzato con materiale
assorbente in esso contenuto.
Il montaggio delle lastre nelle sedi dei serramenti dovrà essere effettuato in modo tale che non si verifichino
scheggiature sui bordi delle lastre, che la lastra penetri nella gola del serramento per una profondità
calcolata in relazione alle caratteristiche della vetrazione (pochi mm per lastre assorbenti, fino a 30 mm per
lastre stratificate), non si verifichi mai contatto diretto vetro, metallo, il gioco perimetrale, calcolato in
relazione al tipo di vetrazione, non sia mai inferiore a 3 mm.
I tasselli di bloccaggio perimetrale siano di larghezza almeno pari a quella della lastra, di spessore adeguato
al gioco previsto e posizionati regolarmente e simmetricamente lungo i lati della lastra stessa, in prossimità
degli angoli. Dovranno essere realizzati in materiale elastomero, con durezza IRHD compresa tra 50 e 75.
I mastici o sigillanti impiegati siano perfettamente aderenti alla lastra, a tenuta stagna per evitare
infiltrazioni d'acqua o di umidità, soffici, durevoli e compatibili con il polivinilbutirrale e/o i mastici utilizzati
nell'assemblaggio delle lastre.
Dovranno essere del tipo autopolimerizzanti a base di polisolfuri, butili, elastomeri vari, resine acriliche,
siliconi ecc.
Se specificamente richiesto, le vetrate isolanti e/o stratificate dovranno essere corredate da una cornice
metallica estesa a tutto il perimetro e risvoltante sulle facce delle lastre per una profondità di almeno 5 mm,
applicata mediante mastici compatibili con quelli utilizzati nell'assemblaggio delle lastre.
Comportamento al fuoco
Il grado di tenuta alla fiamma, al fumo e di resistenza al fuoco richiesto per le lastre retinate e/o composte,
si intende fissato in progetto con la simbologia REI 15, 30, 60, 90, 120.
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La posa in opera delle lastre dovrà essere effettuata utilizzando materiali di supporto, guarnizioni, mastici
ecc., compatibili con le caratteristiche di resistenza richieste per la lastra e non emananti fumi e/o gas
tossici all'aumentare della temperatura d'impiego.
Durabilità e manutenzione:
Tutti i materiali elastici utilizzati dovranno, sotto sforzo e per tutto il periodo di vita utile, mantenere
inalterate le loro caratteristiche di elasticità iniziale, tenuta ed indeformabilità sotto l'azione delle
sollecitazioni dovute alle escursioni termiche ed agli agenti atmosferici nelle specifiche condizioni di impiego.
Parimenti dicasi per la colorazione delle lastre e per i rivestimenti metallici e/o a base di ossidi metallici.
Parimenti dicasi per le caratteristiche fisico-tecniche del complesso assemblato.
L'Appaltatore dovrà dichiarare metodi e materiali da impiegare per la perfetta pulizia e conservazione dei
prodotti da lui forniti.
Protezione superficiale
Tutti i materiali dovranno essere protetti sia in fase di stoccaggio che di montaggio, dal rischio di urti
accidentali e da possibili aggressioni chimico-fisiche, conseguenti all'azione degli agenti atmosferici.
Stoccaggio, movimentazione e trasporto dei materiali
Lo stoccaggio del materiale dovrà essere effettuato in luogo coperto, asciutto, ventilato e tenuto a
temperatura costante. Le lastre saranno poste verticalmente, opportunamente distanziate l'una dall'altra con
intercalari di spessore idoneo ad evitare fenomeni di ossidazione, abrasione, graffiature, ecc.
Le lastre dovranno essere imballate con materiale a basso grado di igroscopicità e tale da consentire una
costante ventilazione delle lastre stesse.
Eventuali danni causati alla fornitura durante lo stoccaggio, movimentazione e trasporto al luogo di posa
restano di esclusiva pertinenza dell'Appaltatore.
Campionature di materiali e colori
Le campionature definite in questa sottosezione sono quelle atte a dimostrare le qualità fisiche ed estetiche
dei materiali e/o manufatti impiegati nella costruzione, e si differenziano da quelle che dovranno comunque
essere fornite dall'Appaltatore per le prove ed i collaudi richiesti dal Direttore dei Lavori.
Misure dei campioni
1) Per i materiali considerati a pezzo (mattoni, blocchi, piastrelle ecc.), quattro pezzi di misura normale se
questa non supera i mq 0.3;
2) per i materiali forniti in foglio (compensato, vetro, plastica, tessuto ecc.) un campione di misura non
inferiore a 20 cm per lato e non superiore a 30 cm per lato, se non richiesto in misura diversa;
3) per i materiali sciolti (aggregati, leganti, vernici, additivi ecc.) un campione non inferiore ad 1 dm3;
4) per i materiali considerati a numero (accessori di serramenti, serrature ecc.) un campione;
5) per i materiali considerati a misura lineare (profili, estrusioni, cavi ecc.) un campione di sezione normale
e di lunghezza non inferiore a 25 cm;
6) per i materiali forniti in contenitori (leganti, sigillanti, adesivi ecc.) un contenitore di misura normale non
inferiore ad 1 dm3;
7) per le murature ed i rivestimenti di paramenti esterni, (se a casellario) dovrà essere eseguito un campo
di superficie non inferiore a mq 6 per ogni sfumatura di colore;
8) per le pavimentazioni ed i rivestimenti interni (se a casellario) dovrà essere eseguito un campo di
superficie non inferiore a mq 4 per ogni sfumatura di colore;
Quando i materiali possono avere delle variazioni naturali di colore o struttura, l'Appaltatore dovrà fornire
una campionatura che indichi le varie possibilità di variazione.
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Certificati di provenienza
I certificati devono essere rilasciati da laboratori di prove autorizzati, e prodotti in triplice copia nei casi
seguenti:
- quando richiesto dalle specifiche;
- quale accompagnamento di campioni di materiali e comprova della loro conformità alle specifiche
tecniche;
- per tutti i materiali per i quali verrà richiesta una specifica diversa da quella contrattuale;
- l'Appaltatore potrà produrre di sua iniziativa certificati di materiali anche se non espressamente richiesti;
- su richiesta del Direttore dei Lavori, e qualora non trattasi di certificazioni relative a campionature
prelevate a norma di legge in cantiere, detti certificati potranno avere valore di "certificato di prova".
TITOLO V – PRESCRIZIONI TECNICHE PER L’ESECUZIONE DELLE OPERE
ART. 17 – PRESCRIZIONI TECNICHE PER L’ESECUZIONE DEI LAVORI
Tutti i lavori, definitivi o provvisori, saranno eseguiti secondo le migliori regole d'arte e secondo le
prescrizioni che in corso di esecuzione verranno date dalla Direzione dei Lavori, rimanendo stabilito che
l'Impresa attuerà a sue cure e spese, tutti i provvedimenti necessari per evitare il verificarsi di danni alle
opere, alle persone ed alle cose, intendendosi pertanto che l'Amministrazione appaltante resterà sollevata
ed indenne da qualsiasi responsabilità verso terzi e da qualunque molestia giudiziaria che dovesse derivare
dall'esecuzione dei lavori.
In particolare l'Impresa dovrà adottare tutte le cautele del caso nell'esecuzione delle opere destinate ad
assicurare il transito provvisorio durante l'esecuzione dei lavori nonché le cautele ed i mezzi d'opera atti a
prevenire i danni che potessero verificarsi ai fabbricati, servizi e beni circostanti in dipendenza
dell'esecuzione dei lavori ed accertare eventualmente in contraddittorio con i proprietari od Enti interessati
la consistenza dei fabbricati, beni o servizi rimanendo fin d'ora pattuito che l'Impresa ed essa sola è
responsabile degli eventuali danni ad essi arrecati, e come tale è tenuta al loro completo risarcimento.
In genere l'appaltatore avrà facoltà di sviluppare i lavori nel modo che crederà più conveniente per darli
perfettamente compiuti nel termine contrattuale. L'Amministrazione si riserva il diritto insindacabile di
stabilire l'esecuzione di un determinato lavoro entro un congruo termine perentorio o di disporre l'ordine di
esecuzione dei lavori nel modo che riterrà più conveniente, senza che l'Appaltatore possa rifiutarsi o farne
oggetto di richiesta di speciali compensi.
Per tutte quelle categorie di lavori per le quali non si trovino nel presente contratto ed annesso elenco,
prescritte speciali norme, l'Appaltatore dovrà seguire i migliori procedimenti prescritti dalla tecnica,
attenendosi agli ordini che a l’uopo impartirà la Direzione dei Lavori.
Particolarmente si prescrivono le seguenti norme:
17.1 - MOVIMENTI TERRA
17.1.1 - CONSERVAZIONE DELLA CIRCOLAZIONE - SGOMBERI E RIPRISTINI
L'Impresa, nell'esecuzione delle opere, dovrà assicurare la circolazione pedonale e, ove possibile, quella
veicolare sulle strade interessate dai lavori.
Essa provvederà pertanto a tutte le necessarie opere provvisionali (passerelle, recinzioni ecc.),
all'apposizione di tutta la segnaletica regolamentare per l'eventuale deviazione del traffico veicolare, ed alla
sua sorveglianza.
In ogni caso, a cura e spese dell'Impresa dovranno essere mantenuti gli accessi a tutti gli ingressi stradali
privati, ovvero tacitati gli aventi diritto, nonché provveduto alla corretta manutenzione ed all'ininterrotto
esercizio dei cavi e delle condutture di qualsiasi genere interessate ai lavori.
Gli scavi saranno effettuati anche a tronchi successivi e con interruzioni, allo scopo di rispettare le
prescrizioni precedenti.
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L'Impresa è tenuta a mantenere, a rinterri avvenuti, il piano carrabile atto al transito dei pedoni e dei mezzi
meccanici, provvedendo a tal fine allo sgombero di ciottoli ed alla rimessa superficiale di materiale idoneo
allo scopo.
Ultimate le opere, l'Impresa dovrà rimuovere tutti gli impianti di cantiere e sgomberare tutte le aree
occupate, rimettendo tutto in pristino stato, in modo che nessun pregiudizio o alterazione derivino in
dipendenza dei lavori eseguiti.
Dovrà inoltre — qualora necessario — provvedere ai riempimenti degli scavi con materiali idonei,
all'asportazione del ciottolame affiorante, ed in genere alla continua manutenzione del piano stradale in
corrispondenza degli scavi, in modo che il traffico si svolga senza difficoltà e pericolosità.
17.1.2 – SCAVI
Gli scavi in genere per qualsiasi lavoro, a mano o con mezzi meccanici, dovranno essere eseguiti secondo i
disegni di progetto e le particolari prescrizioni che saranno date all'atto esecutivo dalla Direzione Lavori.
Nell'esecuzione degli scavi in genere l'Appaltatore dovrà procedere in modo da impedire scoscendimenti e
franamenti, restando esso oltreché totalmente responsabile di eventuali danni alle persone ed alle opere,
altresì obbligato a provvedere a suo carico e spese alla rimozione delle materie franate.
L'Appaltatore dovrà inoltre provvedere a sue spese affinché le acque scorrenti alla superficie del terreno
siano deviate in modo che non abbiano a riversarsi negli scavi.
Le materie provenienti dagli scavi in genere, ove non siano utilizzabili, o non ritenute adatte, a giudizio
insindacabile della Direzione dei Lavori, ad altro impiego nei lavori, dovranno essere portate a rifiuto fuori
della sede del cantiere, o ai pubblici scarichi ovvero su aree che l'Appaltatore dovrà provvedere a sua cura e
spese.
Qualora le materie provenienti dagli scavi dovessero essere utilizzate per tombamenti o rinterri esse
dovranno essere depositate in luogo adatto, accettato dalla Direzione Lavori, per essere poi riprese a tempo
opportuno.
In ogni caso le materie depositate non dovranno riuscire di danno ai lavori, alle proprietà pubbliche o
private ed al libero deflusso delle acque scorrenti alla superficie.
La Direzione Lavori potrà fare asportare a spese dell'Appaltatore, le materie depositate in contravvenzione
alle precedenti disposizioni.
Tutti gli scavi andranno eseguiti con gli strumenti e le cautele atte ad evitare l’insorgere di danni nelle
strutture murarie adiacenti.
Il ripristino delle strutture, qualora venissero lese a causa di una esecuzione maldestra degli scavi, sarà
effettuato a totale carico dell’Appaltatore.
Prima di procedere con gli scavi generali dovranno essere effettuati scavi di ricognizione secondo le
indicazioni della D.L. al fine di individuare la presenza di eventuali reperti.
17.1.3 - SCAVI Dl SBANCAMENTO
Per scavi di sbancamento si intendono quelli occorrenti per lo spianamento o sistemazione del terreno su cui
dovranno sorgere le costruzioni, per tagli di terrapieni, per la formazione di cortili, giardini, scantinati, piani
di appoggio per platee di fondazione, vespai, rampe incassate, ecc.; in generale qualunque scavo eseguito a
sezione aperta su vasta superficie ove sia possibile l'allontanamento delle materie di scavo evitandone il
sollevamento, sia pure con la formazione di rampe provvisorie.
Saranno pertanto considerati scavi di sbancamento anche quelli occorrenti per eventuali cantinati e che si
trovino al di sotto del piano di campagna.
In particolare dovranno essere realizzate le seguenti opere:
- tutti gli scavi necessari alla realizzazione di vespaio areato al di sotto della nuova pavimentazione al
piano terra dell’edificio.
17.1.4 - ESECUZIONE SCAVI PER POSA TUBAZIONI
Prima di iniziare lo scavo vero e proprio si dovrà procedere al disfacimento della pavimentazione stradale.
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L'Appaltatore deve rilevare la posizione di cippi o di segnali indicatori di condutture sotterranee, di termini di
proprietà o di segnaletica orizzontale, allo scopo di poter assicurare durante il susseguente ripristino la loro
rimessa in sito con la maggior esattezza possibile.
17.1.5 – RINTERRI
I rinterri si faranno con materiale adatto, sabbioso, ghiaioso e non argilloso, derivante dagli scavi, ponendo
in opera strati orizzontali successivi di circa 30 cm. di spessore, ben costipati con adeguate attrezzature.
Nel rinterro delle condotte con pareti sottili si avrà la massima cura di ricoprire prima i tubi con sabbia, sino
ad una altezza di cm 15 sopra il dorso dei tubi per non danneggiare in alcun modo la tubatura né altre
opere costruite ed esistenti. I singoli strati dovranno essere abbondantemente innaffiati in modo che il
rinterro risulti ben costipato, e non dia luogo a cedimenti del piano viabile successivamente costruito.
Qualora ugualmente avvenga un dissesto nella pavimentazione esso dovrà venire immediatamente riparato
con il perfetto ripristino del piano viabile, e ciò a tutte cure e spese dell'impresa fino a collaudo avvenuto.
Qualora il cavo fosse attraversato da tubazioni, le stesse verranno adeguatamente sostenute con paretine o
pilastrini di mattoni o calcestruzzi in modo da non pregiudicarne l'integrità.
I relativi oneri s'intendono compensati con i prezzi di tariffa.
I riempimenti di pietrame a secco per drenaggi, fognature, vespai e simili, dovranno essere formati con
pietre da collocarsi in opera a mano e ben costipate al fine di evitare cedimenti per effetto dei carichi.
17.1.6 – RILEVATI
a) Materiali idonei
Per la costruzione dei rilevati potranno venire impiegati materiali provenienti dagli scavi sulla cui idoneità
giudicherà insindacabilmente la Direzione Lavori.
In via assoluta saranno esclusi i terreni vegetativi e contenenti humus o materie argillose.
Per la formazione dei cassonetti, per il rialzo delle curve, per il carico anche leggero di massicciata esistente,
per la correzione di livellette, lavori questi che verranno pagati in base alle sezioni definitive del corpo
stradale con il prezzo dei rilevati, saranno invece di norma impiegati materiali provenienti da alvei di fiume o
da cave.
Questi materiali dovranno essere del tipo arido, esenti da materie organiche ed argillose, aventi
caratteristiche pari a quelle del gruppo A1 della classificazione HRBAASHO e di composizione granulometrica
adatta in funzione della loro specifica destinazione.
b) Modalità di esecuzione dei rilevati
I rilevati saranno costruiti a strati di altezza non superiore a cm 30 i quali dovranno essere accuratamente
costipati con i mezzi meccanici più idonei ad ottenere la loro massima densità.
I materiali migliori, sia provenienti da scavi sia provenienti da cave, dovranno di norma essere riservati per
gli strati superiori dei rilevati.
Ultimata la costruzione del nucleo centrale del rilevato stradale, l’Impresa avrà l'avvertenza di riservare le
terre vegetali per lo strato superiore delle scarpate, allo scopo di assicurare lo sviluppo della vegetazione.
Durante la costruzione dei rilevati sarà sempre data la configurazione trasversale necessaria al rapido
smaltimento delle acque piovane.
Se nei rilevati avvenissero cedimenti dovuti a trascurata esecuzione, l'Impresa sarà obbligata ad eseguire a
tutte sue spese i necessari lavori di ricarico, compresi eventualmente quelli di ripristino della pavimentazione
stradale.
17.2 – OPERE EDILI
17.2.1 – DEMOLIZIONI E RIMOZIONI
Le demolizioni di muratura, calcestruzzi, ecc. sia in rottura che parziali o complete, devono essere eseguite
con ordine e con le necessarie precauzioni in modo da non danneggiare le residue murature e strutture, da
prevenire qualsiasi infortunio agli addetti al lavoro e da evitare incomodi o disturbo.
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Rimane pertanto vietato gettare dall'alto materiali in genere, che invece devono essere trasportati o guidati
in basso, e di sollevare polvere, per il che tanto le murature quanto i materiali di risulta dovranno essere
opportunamente bagnati.
Nelle demolizioni o rimozioni l'Appaltatore deve inoltre provvedere alle eventuali necessarie puntellature per
sostenere le parti che devono restare, e disporre in modo da non deteriorare i materiali risultanti, i quali
tutti devono ancora potersi impiegare utilmente, sotto pena di rivalsa di danni a favore della Stazione
Appaltante.
Dopo la demolizione di parapetti e infissi, finestre, scale e ballatoi dovranno essere sbarrati.
Particolare attenzione si dovrà porre in modo da evitare che si creino zone di instabilità strutturale.
Le demolizioni dovranno limitarsi alle parti ed alle dimensioni prescritte.
Quando, anche per mancanza di puntellamenti o di altre precauzioni, venissero demolite altre parti od
oltrepassati i limiti fissati, saranno pure a cura e spese dell'Appaltatore senza alcun compenso, ricostruite e
rimesse in ripristino le parti indebitamente demolite.
Tutti i materiali riutilizzabili, a giudizio insindacabile della Direzione dei Lavori, devono essere
opportunamente puliti, trasportati ed ordinati nei luoghi di deposito che verranno indicati dalla Direzione
stessa, usando le cautele per non danneggiarli sia nel trasporto, sia nel loro assestamento per evitarne la
dispersione.
I materiali di scarto o ritenuti inidonei al reimpiego provenienti dalle demolizioni, devono essere trasportati
fuori dal cantiere nei punti indicati, o a rifiuto alle pubbliche discariche; rimangono inoltre a totale carico
dell'Appaltatore gli oneri e le spese necessarie per lo smaltimento di tutti i materiali di risulta.
Dovranno essere osservate in fase esecutiva tutte le norme per la prevenzione degli infortuni previste dalla
legge.
Sarà tassativamente vietato il lavoro degli operai sulle strutture da demolire.
Si precisa che, tutte le demolizioni dovranno essere prima autorizzate della D.L.
17.2.2 – COMPOSIZIONE DELLE MALTE E CONGLOMERATI
I quantitativi dei diversi materiali da impiegare per la composizione delle malte e dei conglomerati secondo
le particolari indicazioni che potranno essere imposte dalla Direzione Lavori o stabilite nell'elenco prezzi,
devono corrispondere alle seguenti proporzioni e comunque alle prescrizioni riportate negli elaborati di
progetto:
a) Malta bastarda per murature:
- Calce eminentemente idraulica
- Cemento tipo "325"
- Sabbia
q.li 2,00
q.li 1,00
mc. 1,00
b) Malta per intonaco interno:
- Cemento tipo "325"
- Calce idraulica
- Sabbia
q.li 1,00
q.li 2,00
mc. 1,00
c) Malta per intonaco esterno:
- Cemento tipo "325"
- Calce idraulica
- Sabbia
q.li 2,50
q.li 1,00
mc. 1,00
d) Conglomerato cementizio magro per getti di pulizia:
- Cemento tipo "325"
q.li 2,00
- Sabbia
mc. 0,40
- Ghiaia
mc. 0,80
Conglomerato cementizio R'bk = o > di 200 Kg./cmq per opere non armate di fondazione
Conglomerato cementizio R'bk = o > di 250 Kg./cmq per pali trivellati e fondazioni;
Conglomerato cementizio R'bk = o > di 230 Kg./cmq per murature in elevazione;
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Conglomerato cementizio R'bk = o > di 300 Kg./cmq per strutture armate
Conglomerato cementizio R'bk = o > di 350 Kg./cmq per pilastri e setti;
Conglomerato cementizio per strutture speciali, e conglomerato cementizio strutturale alleggerito con argilla
espansa: secondo le indicazioni degli elaborati di progetto
Quando la Direzione Lavori ritenesse di variare le proporzioni sopraindicate, l'Appaltatore sarà obbligato ad
uniformarsi alle prescrizioni della medesima, salvo le conseguenti variazioni di prezzo in base alle nuove
proporzioni previste.
Per i conglomerati cementizi semplici ed armati gli impasti dovranno essere eseguiti in conformità delle
prescrizioni contenute nel D.M. 26.03.80 - D.M. 26.07.85 e successive modifiche ed integrazioni.
I getti di calcestruzzo dovranno essere sospesi, anche in mancanza di ordine esplicito della Direzione Lavori,
quando la temperatura dell'aria a contatto del getto scendesse sotto lo 0°C per più di sei ore al giorno.
Qualora il gelo si verificasse per meno di sei ore al giorno, si getterà ugualmente, ma con acqua riscaldata e
coprendo e proteggendo il getto appena fatto.
Il conglomerato per strutture armate, se fornito in cantiere tramite autobetoniere, dovrà essere del tipo a
"resistenza garantita" e la relativa resistenza caratteristica dovrà essere indicata nella bolla di consegna.
L'Appaltatore è comunque tenuto a garantire la resistenza del conglomerato cementizio posto in opera, sia
che questo sia confezionato a piè d'opera, sia che venga acquistato da produttore esterno.
L'Appaltatore è tenuto, anche in assenza di specifica disposizione della Direzione Lavori, ad effettuare i
prelievi degli impasti ed il confezionamento dei provini nel numero e con le modalità prescritte dalle norme
in vigore.
I suddetti provini saranno inviati ad un laboratorio ufficiale per le prove di controllo, che si effettueranno a
cura e spese dell'Impresa.
La frode accertata nell'adempimento di quanto sopra, ed in particolare l'invio di provini non confezionati con
calcestruzzo usato nell'opera, è possibile causa di rescissione del contratto in danno dell'Impresa.
L’impiego di malte premiscelate e premiscelate pronte per l’uso è consentito purché ogni fornitura sia
accompagnata da una dichiarazione del fornitore attestante il gruppo della malta, il tipo, la quantità, dei
leganti e degli eventuali additivi. Ove il tipo di malta nn rientri tra quelli indicati, il fornitore dovrà certificare
con prove ufficiali anche le caratteristiche di resistenza della malta stessa (DM 9.1.97)
17.2.3 – PARETI DIVISORIE INTERNE IN CARTONGESSO
Le pareti divisorie dovranno essere realizzate con una struttura di supporto con montanti preferibilmente in
legno di 5 cm di spessore, o profilati in acciaio zincato a “U” (spess. 5 cm), che sarà fissata al sottostante
piano di appoggio preferibilmente mediante tasselli ad espansione. I montanti saranno posti ad interesse
non superiore a cm. 60, posizionando inizialmente quelli attigui a telai di porte e/o finestrature; il numero
dei correnti sarà adeguato all’altezza della parete da realizzare. Le pareti saranno finite con doppie lastra in
cartongesso, poste in opera a giunti sfalsati facendo coincidere la giunzione fra lastra e lastra in mezzeria
dei montanti, e distanziandole dal suolo di un centimetro. Il fissaggio all’orditura avverrà a mezzo di viti
autofilettanti fosfatate, poste a distanza non inferiore a cm. 1 dai bordi longitudinali e a cm. 1.5 dai bordi
trasversali. L’interasse tra le viti di fissaggio sarà di circa 60 cm. per la prima lastra e di circa 30 cm. per la
seconda.
I giunti fra le lastre saranno stuccati a mezzo di spatola e, a stucco ancora fresco, sarà applicato il nastro di
armatura steso su tutta la lunghezza del giunto, con applicazione di altro stucco fino a saturare
l’assottigliamento dei bordi di lastra, mascherando pure le teste delle viti. Particolare cura dovrà essere
posta nella formazione di eventuali spigoli.
Le nuove pareti avranno con spessore 10,00 cm, h 300 cm.
Internamente alle pareti verrà posto un pannello in isolante minerale*, riciclato al 70%, spessore 4,5 cm,
conduttività termica λ < 0,04 W/mK, coefficiente di resistenza al passaggio del vapore µ < 5.
*STANDARD DI QUALITÀ: pannello in isolante minerale Isover PAR G3 touch (PAR 45)
52
Caratteristiche tecniche:
- Conduttività Termica λ = 0,038 W/mK
- Coefficiente di resistenza al passaggio del vapore µ = 1
-
Assorbimento acustico αw = 0,70
-
Idrorepellente
Trattato con resina termoindurente a base di componenti organici e vegetali
Composto per l’80% di vetro riciclato
Riciclabile al 100%
17.2.4 – COIBENTAZIONE TERMICA
17.2.4.1 – “CAPPOTTO” ESTERNO
Esternamente, sulla facciata esistente dei due plessi, verrà apposto cappotto termico composto da una
struttura di sostegno di profili in alluminio zincato da 6 decimi, passo mm 600, con interposto un
materassino in materiale naturale e/o riciclato all’70%, spessore mm 50, da fissare ad almeno 2 cm dal
piano del pavimento, rivestito con una lastra in gesso ad alta resistenza all'umidità, da mm 12,5, che andrà
fissata alla struttura ad almeno 1 cm dal piano del pavimento. La struttura deve essere fissata a pavimento
e sottotetto\gronda mediante tasselli e con i giunti sfalsati rispetto ai giunti dei pannelli prefabbricati della
facciata esistente.
Lo spessore complessivo della struttura sarà di circa mm 65. Il cappotto andrà finito con una prima
rasatura, con apposito rasante da esterni, per affogare la rete portaintonaco in fibra di poliestere o simili e
successiva rasatura con finitura ad intonaco civile, spessore complessivo 2/3 mm. Da prevedere i profili
angolari in alluminio con rete portaintonaco di giunzione, i profili di partenza per tenere il materassino
coibente distanziato 12 mm da terra e sgocciolatoi in alluminio, oltre a giunto di dilatazione in pvc da
inserire verticalmente ogni ml 20 di facciata.
Il
-
materassino coibente dovrà avere almeno le seguenti caratteristiche:
Conduttività Termica λ < 0,04 W/mK
Coefficiente di resistenza al passaggio del vapore < 5 µ (base dato UNI EN 12086: 1999);
Spessore > 5 cm
Valutabili dalla DL soluzioni che prevedano in luogo del pannello di gesso ad alta densità, uno strato di
intonaco traspirante.
*Standard di qualità: cappotto in lana di pecora 100% “Isolana” (Isolana Srl) + pannello
“Aquaboard” (Lafarge)
Caratteristiche tecniche:
- Conduttività Termica λ = 0,0318 W/mK
- Coefficiente di resistenza al passaggio del vapore µ = 2
- Permeabilità al vapore: kg/ms Pa >150
- Capacità assorbimento vapore acqueo: max 33 % del peso del materassino
- Impermeabili all’acqua
- Contenuto medio acqua non molecolare: 17 %
- Comportamento al fuoco: Autoestinguente – Non gocciola – Non fonde – Brucia con difficoltà e non
trasmette la fiamma
- Indice del fabbisogno di ossigeno necessario alla combustione: (Limit Oxygen Index) LOI 25, superiore
di 4 alla percentuale presente in atmosfera (21%)
- Temperatura di incendio: 600° C.
53
-
Calorie: 4,5 gr
Temperatura di esercizio +80° C. – 60° C.
17.2.4.2 – COIBENTAZIONE SOTTOTETTO
Nel sottotetto dei due plessi andranno apposto uno strato di pannelli in fibra di legno, spessore 6 cm, peso
specifico 170 kg/m3 e conduttività termica non superiore a 0,04 W/mK, da posare in appoggio in doppio
strato sfalsato (fughe non corrispondenti), per complessivi 12 cm, orditura parallela alle capriate di
copertura, in sormonto alla proiezione della parete verticale esterna sottostante sulla struttura esistente in
profilati metallici, a sviluppo 60x60 cm, a quota 300 cm rispetto al piano del pavimento.
17.2.5 – IMPERMEABILIZZAZIONI
La pasta di asfalto per stratificazioni impermeabilizzanti di terrazzi, coperture, fondazioni, ecc., risulterà dalla
fusione di:
- 60 parti in peso di mastice di asfalto naturale (in pani);
- 4 parti in peso di bitume naturale raffinato;
- 36 parti in peso di sabbia vagliata, lavata e ben secca.
I vari materiali dovranno presentare i requisiti indicati al precedente art. 4.16.
Nella fusione i componenti saranno ben mescolati perché l'asfalto non carbonizzi e l'impasto diventi
omogeneo.
La pasta di asfalto sarà distesa a strati e a strisce parallele, dello spessore prescritto con l'ausilio delle
opportune guide di ferro, compressa e spianata con la spatola e sopra di essa, mentre è ancora ben calda,
si spargerà della sabbia silicea di granulatura fina uniforme la quale verrà battuta per ben incorporarla nello
strato asfaltico.
Nelle impermeabilizzazioni eseguite con l'uso di cartafeltro e cartonfeltro questi materiali avranno i requisiti
prescritti all'art. 4.16 e saranno posti in opera mediante i necessari collanti con i giunti sfalsati.
Qualsiasi impermeabilizzazione sarà posta su piani predisposti con le opportune pendenze.
Le impermeabilizzazioni, di qualsiasi genere, dovranno essere eseguite con la maggiore accuratezza
possibile, (specie in vicinanza di fori, passaggi, cappe, ecc.); le eventuali perdite che si manifestassero in
esse, anche a distanza di tempo e sino al collaudo, dovranno essere riparate ed eliminate dall'lmpresa, a
sua cura e spese, compresa ogni opera di ripristino.
Membrana impermeabilizzante bitume polimero elastomerica armata con feltro di vetro rinforzato, a base di
bitume distillato e gomma termoplastica costituita da un copolimero a blocchi stirolo butadiene radiale
(SBS), applicata a fiamma con giunti sovrapposti di cm 10, con le seguenti caratteristiche: - allungamento a
rottura della mescola non armata (NFT46002) 2000%; - resistenza a trazione (UNI 8202): Long. 40 Trasv.
25 Kg/5cm; - allungamento a rottura (UNI 8202): carico max 2% rottura 30%; - resistenza a fatica su
fessura attiva (UNI 8202): a 0°C -1000 cicli - a -10°C - 500 cicli; - flessibilità a freddo: -25°C. Caratteristiche
da certificare. E' compresa la fornitura, la posa in opera e quanto altro occorre per dare l'opera finita.
Spessore mm 4.
Realizzazione di manto impermeabile per tetto piano non pedonabile autoprotetto mediante la posa dei
seguenti materiali:
1) Spalmatura di primer bituminoso in ragione di gxmq 300 circa, speciale soluzione bituminosa a base di
bitume ossidato additivi e solventi con residuo secco del 50% e viscosità FORD n.4 a 25°C di 20-25
sec.;
2) Membrana impermeabilizzante bitume polimero elastoplastomerica armata con tessuto non tessuto di
poliestere da filo continuo, approvata con AGREMENT dall'I.C.I.T.E., a base di bitume distillato ,
plastomeri ed elastomeri, applicata a fiamma con giunti sovrapposti di cm 10, dello spessore di mm 4,
con le seguenti caratteristiche: - tenuta al calore (UEAtc) : nessun gocciolamento; - resistenza alla fatica
(UEAtc) (500 cicli a -10°C); - materiale nuovo: nessuna rottura; - materiale invecchiato: nessuna
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rottura; - carico di rottura (UEAtc): Long. 800 N/cm Trasv. 700 N/cm; - allungamento a rottura (UEAtc):
Long. 50% Trasv. 50%; - flessibilità a freddo (UEAtc): -15°C.
3) Membrana impermeabilizzante bitume polimero elastoplastomerica con armatura in feltro di vetro
rinforzato, a base di bitume distillato plastomeri ed elastomeri, applicata a fiamma con giunti
sovrapposti di cm 10 con superficie autoprotetta da scaglie di ardesia, dello spessore di mm 4,5, con le
seguenti caratteristiche: - punto di rammollimento R e B (ASTM D36): 150°C; - carico di rottura a
trazione (UNI 8202): Long. 35 Trasv. 25 Kg/5cm; - allungamento a rottura (UNI 8202): Long. 2%
Trasv. 2%; - flessibilità a freddo (UNI 8202): -10°C. Caratteristiche da certificare. E' compresa la
fornitura, la posa in opera e quanto altro occorre per dare l'opera finita.
Barriera al vapore costituita da fogli di polietilene dello spessore di mm. 0,4, fornita e posta in opera. I fogli
sono ricavati da granulo vergine, colore neutro o colore bianco, peso specifico Kg/dmc 0,95, posati a secco
nei seguenti due modi: MODO 1 - con cm 20 di sovrapposizione e risvoltati sulle parti verticali per cm 10;
oppure MODO 2 - con cm 5 di sovrapposizione, sigillati con nastro di giunzione monoadesivo largo cm 8,
risvoltati sulle parti verticali per cm 10. Con collegamento a tutti i corpi fuoriuscenti sempre con nastro di
giunzione. Da usare anche per pareti verticali. E' compresa la fornitura, la posa in opera e quanto altro
occorre per dare l'opera finita. Sigillatura MODO 2;
17.2.6 - INTONACI, DECORAZIONI E PITTURE
17.2.6.1 – INTONACI
Criteri generali
Gli intonaci, sia interni che esterni, non dovranno essere eseguiti prima che le malte, allettanti le murature
su cui andranno applicati, abbiano fatto conveniente presa e comunque mai prima di benestare da parte
della D.L.
Gli intonaci in genere dovranno essere eseguiti in stagione opportuna, dopo aver rimossa dai giunti delle
murature la malta poco aderente, ed avere ripulita e abbondantemente bagnata la superficie della parete
stessa.
Nei locali, nei quali verranno installate rubinetterie, accessori, ecc. si dovrà tener conto dello spessore
dell'intonaco, in modo da evitare, in sede di esecuzione, sporgenze o affossamenti delle rubinetterie e degli
accessori.
Gli intonaci, di qualunque specie siano (lisci, a superficie rustica, a bugne, per cornici e quanto altro), non
dovranno mai presentare peli, screpolature, irregolarità negli allineamenti e negli spigoli, od altri difetti.
Quelli comunque difettosi o che non presentassero la necessaria aderenza alle murature, dovranno essere
demoliti e rifatti dall'Impresa a sue spese.
La calce da usarsi negli intonaci dovrà essere estinta da almeno tre mesi per evitare scoppiettii, sfioriture e
screpolature, verificandosi le quali sarà a carico dell'Impresa il fare tutte le riparazioni occorrenti.
Ad opera finita l'intonaco dovrà avere uno spessore non inferiore ai 15 mm.
Gli spigoli sporgenti o rientranti verranno eseguiti ad angolo vivo oppure con opportuno arrotondamento a
seconda degli ordini che in proposito darà la Direzione dei lavori.
Gli intonaci potranno essere applicati a spruzzo, mediante intonacatrici meccaniche, solo previo benestare
della D.L. che dovrà non solo autorizzare il metodo di posa, ma anche accertarsi della possibilità di
applicazione a macchina nei confronti di eventuali rischi di danni a persone ed a cose.
Gli intonaci devono possedere le caratteristiche indicate nel progetto e le seguenti caratteristiche:
- capacità di riempimento delle cavità ed uguagliamento delle superfici;
- reazione al fuoco e/o resistenza all’incendio adeguata;
- impermeabilità all’acqua e/o funzione di barriera all’acqua;
- effetto estetico superficiale in relazione ai mezzi di posa utilizzati;
- adesione al supporto e caratteristiche meccaniche.
Particolarmente per ciascun tipo d'intonaco si prescrive quanto appresso:
a) Intonaco grezzo o arriccitura. - Predisposte le fasce verticali, sotto regolo di guida, in numero sufficiente,
verrà applicato alle murature un primo strato di malta bastarda detto rinzaffo, gettato con forza in modo
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che possa penetrare nei giunti e riempirli. Dopo che questo strato sarà alquanto asciutto, si applicherà su di
esso un secondo strato della medesima malta che si estenderà con la cazzuola o col frattone stuccando ogni
fessura e togliendo ogni asprezza, sicché le pareti riescano per quanto possibile regolari.
b) Intonaco comune o civile. - Appena l'intonaco grezzo avrà preso consistenza, si distenderà su di esso un
terzo strato di malta fina (40 mm), che si conguaglierà con le fasce di guida per modo che l'intera superficie
risulti piana ed uniforme, senza ondeggiamenti e disposta a perfetto piano verticale o secondo le superfici
degli intradossi.
c) Intonaco di cemento liscio. - L'intonaco a cemento sarà fatto nella stessa guisa di quello di cui sopra alla
lettera a) impiegando per rinzaffo la malta cementizia normale di cui all'art. 37.2.2.f, e per gli strati
successivi quella più debole. L'ultimo strato dovrà essere tirato liscio col ferro e potrà essere ordinato anche
colorato.
Intonaco grezzo eseguito all'interno
Intonaco eseguito all'interno degli edifici, costituito da un primo strato di rinzaffo e da un secondo strato
tirato in piano a frattazzo lungo, applicato con le necessarie poste e guide, su superfici piane o curve,
verticali ed orizzontali. E' compreso quanto occorre per dare l'opera finita. Con malta di calce idrata e
sabbia.
Intonaco eseguito all’esterno
Intonaco per uso civile costituito da rinzaffo, abbozzo e ultimo strato. Intonaco civile formato da un primo
strato di rinzaffo, da un secondo strato, arriccio, tirato in piano con regolo e frattazzo lungo, applicato con le
necessarie poste e guide, rifinito con il terzo strato di malta finissima, lisciata con frattazzo metallico o con
pezza, eseguito su superfici piane o curve, verticali ed orizzontali. E' compreso quanto occorre per dare
l'opera finita. Eseguito all'esterno.
L'Appaltatore dovrà inoltre fornire per tali intonaci una garanzia scritta della durata di cinque anni.
17.2.6.2 – PITTURE - NORME GENERALI
Per la terminologia, classificazione, strati funzionali, analisi dei requisiti, caratteristiche e metodi di prova si
fa riferimento alle norme UNI 8752-8753-8754.
Qualunque tinteggiatura, coloritura o verniciatura dovrà essere preceduta da una conveniente ed
accuratissima preparazione delle superfici, e precisamente da raschiature, scrostature, eventuali riprese di
spigoli e tutto quanto occorre per uguagliare le superfici medesime.
Successivamente le dette superfici dovranno essere perfettamente levigate con carta vetrata e, quando
trattasi di coloriture o verniciature, nuovamente stuccate, quindi pomiciate e lisciate, previa imprimitura, con
modalità e sistemi atti ad assicurare la perfetta riuscita del lavoro.
Speciale riguardo dovrà aversi per le superfici da rivestire con vernici.
Per le opere murarie le verniciature saranno costituite da una finitura colorata per esterni ed interni da
applicare su intonaci grezzi e premiscelati, costituita da leganti a basi minerali e sabbie selezionate e additivi
di origine vegetale. La composizione delle materie prime dovrà garantire alle murature adeguata
traspirazione, idrorepellenza ed un perfetto aggancio.
Per le opere in legno, la stuccatura ed imprimitura dovrà essere fatta con mastici adatti, e la levigatura e
rasatura delle superfici dovrà essere perfetta.
Per le opere metalliche la preparazione delle superfici dovrà essere preceduta dalla raschiatura delle parti
ossidate.
Le tinteggiature, coloriture e verniciature dovranno, se richiesto, essere anche eseguite con colori diversi su
una stessa parete, complete di filettature, zoccoli e quant'altro occorre per l'esecuzione dei lavori a regola
d'arte.
56
La scelta dei colori è dovuta al criterio insindacabile della Direzione dei lavori e non sarà ammessa alcuna
distinzione tra colori ordinari e colori fini, dovendosi in ogni caso fornire i materiali più fini e delle migliori
qualità.
Le successive passate di coloriture ad olio e verniciature dovranno essere di tonalità diverse, in modo che
sia possibile, in qualunque momento, controllare il numero delle passate che sono state applicate.
In caso di contestazione, qualora l'Impresa non sia in grado di dare la dimostrazione del numero di passate
effettuate, la decisione sarà a sfavore dell'Impresa stessa. Comunque essa ha l'obbligo, dopo l'applicazione
di ogni passata e prima di procedere all'esecuzione di quella successiva, di farsi rilasciare dal personale della
Direzione dei lavori una dichiarazione scritta.
Prima d'iniziare le opere da pittore, l'Impresa ha inoltre l'obbligo di eseguire nei luoghi e con le modalità che
le saranno prescritti, i campioni dei vari lavori di rifinitura, sia per la scelta delle tinte che per il genere di
esecuzione, e di ripeterli eventualmente con le varianti richieste, sino ad ottenere l'approvazione della
Direzione dei lavori. Essa dovrà infine adottare ogni precauzione e mezzo atti ad evitare spruzzi o macchie
di tinte o vernici sulle opere finite (pavimenti, rivestimenti, infissi, ecc.), restando a suo carico ogni lavoro
necessario a riparare i danni eventualmente arrecati.
Condizioni atmosferiche
Le pitture non andranno applicate quando piove, nevica, in presenza di nebbia o eccessiva polvere.
Le pitture non andranno applicate in condizioni atmosferiche che favoriscono la condensazione piuttosto che
l'evaporazione dell'umidità delle superfici da pitturare.
Tracce di umidità devono evaporare dalla superficie entro 5 minuti.
La pitturazione non dovrà essere eseguita se l'umidità relativa dell'aria è superiore all'85%.
Quando la temperatura è inferiore a 5° C e superiore a 45° C l'applicazione delle pitture dovrà essere
approvata dal fabbricante delle pitture.
Applicazione delle mani successive alla prima
Prima di applicare ogni successiva mano di pittura la mano precedente dovrà essere completamente
essiccata o indurita.
Prima dell'applicazione di ogni successiva mano di pittura dovrà essere riparato ogni eventuale
danneggiamento delle mani già applicate, utilizzando lo stesso tipo di pittura usato in precedenza.
Il colore di ogni mano di pittura dovrà essere diverso da quello della mano precedente per evitare di lasciare
zone non pitturate e per facilitare l'ispezione.
17.2.6.2.1 – PREPARAZIONE DELLE SUPERFICI ATTE A RICEVERE LA VERNICIATURA
Calcestruzzo
Assicurarsi che il getto sia stato eseguito da almeno 28 giorni.
Eliminare tutte le imperfezioni dal calcestruzzo, protuberanze e vuoti provocanti dall'inclusione di aria e
acqua nel getto.
Nel caso che al momento del disarmo si rilevassero forti irregolarità, si dovrà applicare uno strato di malta
cementizia, (una parte di sabbia e due di cemento) sul calcestruzzo appena disarmato in modo da
assicurarne l'aderenza. Lasciare indurire per almeno tre giorni la malta applicata, mantenendo la sua
superficie umida, indi livellarla.
Le superfici grezze devono essere trattate con una leggera sabbiatura o alternativa, con una accurata
spazzolatura.
Prima di dare inizio alle operazioni di pitturazione, accertarsi che tutta la polvere sia stata eliminata e che le
superfici siano perfettamente asciutte.
Intonaco civile, gesso, cartongesso
Pulizia accurata delle superfici da tinteggiare, livellamento di eventuali irregolarità con stucco emulsionato e
successiva cartavetratura.
Eventuali presenze di olii e grassi vanno eliminate lavando la superficie con solvente.
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Nel caso che la preesistente pittura sia a calce, a tempera o colla è necessaria un'accurata raschiatura delle
superfici al fine di asportare la pellicola precedente.
Superfici in acciaio
Normativa (valida anche per superfici di acciaio zincato ed alluminio):
- Steel Structure Painting Council (SSPC);
- Svensk Standard Sis. 055900-1967;
- documentazione fotografica fornita dal Comitato di Corrosione della Reale Accademia Svedese di
Ingegneria (1961);
- Comitato Europeo delle Associazioni di fabbricanti di pitture.
Condizioni iniziali
Le condizioni iniziali possono essere:
superficie totalmente ricoperta di scaglie di laminazione aderenti e priva di ruggine (calamina vergine);
superficie con inizio di arrugginimento e con scaglie in fase di distacco;
superficie con scaglie di laminazione già staccate per effetti di ossidazione o per azione meccanica. La
superficie si presenta con poche vaiolature;
superficie con totale mancanza di scaglie di laminazione. Sono ben visibili profonde vaiolature.
Trattamento delle superfici
Si dovranno rimuovere, scaglie, sostanze grasse, ruggine, sporco, pitture e qualsiasi sostanza estranea
mediante sabbiatura o spazzolatura. Si ultimerà il trattamento della superficie con lo sgrassaggio e la
eliminazione di particelle di ossido e di abrasivo.
Condizioni finali
Per il controllo si farà riferimento alle fotografie originali del manuale Svenck Standard SIS 055900-1967. Il
grado di finitura sarà SA 2 1/2.
Superfici di acciaio zincato
Superfici nuove
Rimozione di sostanze grasse, sali, ecc., mediante pulizia con solventi, vapori, alcali, emulsioni (norma SSPC
- SPI - A2).
Superfici esposte per lungo tempo
Rimozione meccanica di tutti sali bianchi mediante raschietti, spazzole metalliche, carta vetrata. Indi
rimozione di sostanze grasse, sali, ecc., mediante solventi, vapori, alcali, emulsioni (norma SP2 - A2).
Superfici di alluminio
Superfici esposte all'aria
Rimozione di sostanze grasse, sali, ecc., mediante pulizia con solventi, vapori, alcali, emulsioni (norma SP1 AL).
Materiali eterogenei
Per la tinteggiatura di materiali eterogenei, quali materie plastiche, fibre di vetro rinforzate, polimeri
espansi, ecc., dovrà essere studiata la soluzione idonea allo scopo.
Pertanto non vengono riportate le norme di preparazione delle superfici, né la descrizione dei materiali da
usare.
Materiali per tinteggiatura
I materiali dovranno rispondere alle schede tecniche di richiesta.
Dovranno essere forniti in contenitori sigillati e con l'indicazione del contenuto.
I criteri e gli strumenti della messa in opera sono di pertinenza dell'Impresa.
Si dovranno comunque rispettare i cicli di posa previsti dalle schede tecniche e dalla vigente normativa o, in
alternativa, quelli sottoposti all'approvazione della D.L.
Stoccaggio delle pitture e diluenti
Tutte le pitture ed i diluenti andranno stoccati in aree ben ventilate, lontani da fiamme e scintille e protetti
dai raggi diretti del sole e da eccessivo calore.
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Sui contenitori delle pitture e dei diluenti dovranno essere conservate intatte le targhette ed etichette del
fabbricante.
I contenitori delle pitture e dei diluenti non dovranno essere aperti fino al momento dell'uso.
Spessore delle pitture
Lo spessore delle pitture non dovrà essere superiore a quello minimo prescritto di una quantità tale da
pregiudicare l'aspetto o il comportamento delle pitture.
Controlli e sistemi di controllo
Prima di dar corso alle pitturazioni, la D.L. controllerà che le operazioni di preparazione siano state eseguite
secondo le norme SSPC, e che lo standard visivo corrisponda a quello fotografico delle norme svedesi dello
Svenks Standard SIS.
Controllo delle superfici pitturate
Le superfici pitturate verranno sottoposte ad esame visivo per controllare l'aspetto e la continuità delle
pitture. Nel caso si riscontrano irregolarità la D.L. può disporre verifiche specifiche a mezzo di idonee
strumentazioni, restando ogni onere a carico dell’impresa.
Certificati e omologazioni
I prodotti dovranno essere collaudati da Enti specializzati quali:
- Ministero dell'Interno - Centro Studi ed Esperienze dei VV.FF. di Roma Capannelle;
- Istituto della Scienza e della Tecnica delle Costruzioni - Politecnico di Milano;
- Laboratorio di Prove Materie Plastiche - Politecnico di Milano;
- R.I.N.A. - Registro Italiano Navale;
- M.M. - Centre Scientifique et Technique du Batiment.
L'Impresa dovrà produrre il certificato di omologazione dei prodotti che intende usare.
Pulizia e protezione dell'opera
Alla fine di ogni singolo lavoro, si dovrà procedere ad una accurata pulizia degli ambienti.
Le opere dovranno essere protette da urti accidentali e da aggressioni fisico-chimiche.
Garanzia sulle opere eseguite
La durata della garanzia non è intesa come un limite reale protettivo del rivestimento applicato, ma come il
periodo di tempo entro il quale il garante od i garanti sono tenuti ad interventire per effettuare quei ripristini
che si rendessero necessari per cause da loro dipendenti.
La garanzia concerne esclusivamente la protezione (intendendosi per corrosione l'alterazione del supporto
metallico o quello cementizio) non comprende la normale degradazione delle caratteristiche estetiche del
film (punto di colore, brillantezza, etc...).
Le
-
condizioni di garanzia vengono espresse nelle seguenti parti:
garanzia qualità del prodotto;
garanzia qualità dell'applicazione;
garanzia di durata del rivestimento.
Garanzia qualità del prodotto
Il
-
Produttore garantisce quanto segue:
le pitture sono idonee agli impieghi per le quali sono proposte;
sono conformi alle schede tecniche ed ai campioni forniti;
sono esenti da difetti di produzione.
Garanzia qualità applicazione
L'Impresa applicatrice garantisce quanto segue:
- una corretta preparazione del supporto;
- una perfetta applicazione a regola d'arte e nella scrupolosa osservanza delle istruzioni fornite dal
Produttore;
59
-
che il prodotti sono stati applicati nelle condizioni termoigrometriche del supporto ed ambientali
prescritte.
Garanzia durata del rivestimento
In base a quanto precisato ai precedenti capoversi, il Produttore delle pitture e l'Impresa applicatrice
accettano di sottoscrivere congiuntamente un impegno di garanzia di durata del rivestimento definita dal
contratto.
L'impegno comprende l'esecuzione gratuita di tutte le riparazioni del rivestimento in caso di degradazione
del medesimo, causata da deficienza ed inosservanza degli impegni di qualità ed applicazione definiti ai
precedenti capoversi.
Il periodo di garanzia decorre dalla data di accettazione del lavoro da parte del Committente (o di ciascun
lotto se il lavoro non è continuo).
Il rivestimento protettivo sarà giudicato soddisfacente in durata se al termine del periodo fissato si
verificherà quanto segue:
- inalterata l'efficacia dei rivestimenti in funzione dello scopo contrattuale per cui sono stati applicati;
- sulla loro totalità non presentino tracce di degradazione eccedenti a quelle di riferimento del contratto;
- sui materiali ferrosi non vi sia presenza di ruggine fra il supporto ed il film di pittura , sia esso perforante
che visibile attraverso il rivestimento senza che ne sia stata compromessa la continuità.
Per tali materiali si farà riferimento ai vari gradi della "SCALA EUROPEA DI ARRUGGINIMENTO".
Nell'arco del periodo di garanzia i garanti dovranno procedere ad una o più ispezioni generali dell'intera
opera, ed apportare quei ritocchi ritenuti necessari. Ciò anche a seguito di segnalazione del Committente.
L'impegno di garanzia si considera decaduto qualora il Committente eseguisse altri trattamenti applicati
senza il benestare scritto dei garanti.
Raccomandazioni antinfortunistiche
Occorre tenere in dovuta considerazione tutte le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro
riguardanti l'applicazione di pitture e vernici, come pure tutte le operazioni riguardanti il ciclo completo di
pitturazione che includono preparazione, pulitura, pretrattamento etc...
In linea di massima si richiede di attenersi a queste raccomandazioni fondamentali:
a) Si tenga presente che la maggior parte dei prodotti contengono solvente i cui vapori sono più pesanti
dell'aria; è raccomandabile quindi di provvedere ad una adeguata ventilazione qualora la loro
applicazione avvenisse in locali chiusi.
Durante l'applicazione della pittura deve evitarsi ogni fonte di ignizione, come fiamme libere, scintille,
sigarette accese etc..., nelle immediate vicinanze dell'applicazione o nei locali dell'essiccazione.
Tutti i dispositivi o impianti accessori usati in locali chiusi devono essere rispondenti alle rispettive
norme di sicurezza antideflagranti;
b) Evitare lo spargimento di pittura. In caso di rottura o rovesciamento di un contenitore con spandimento
del prodotto attenersi alle seguenti norme di sicurezza:
- ricoprire il prodotto con sostanze assorbenti tipo segatura, sabbia e simili e raccogliere questi
materiali;
- lavare accuratamente l'area contaminata con acqua in abbondanza;
- evitare il contatto con cibi e bevande che altrimenti devono essere eliminati;
- evitare il contatto con pelle, gli occhi e gli indumenti;
- lavarsi con acqua e sapone al termine dei lavori di recupero e di pulizia;
c) Tutti i contenitori, salvo per l'uso,devono essere tenuti ben chiusi, siano essi pieni o vuoti;
d) In caso di incendio usare sabbia ed estintori a CO2 o estintori a polvere;
e) Usare indumenti da lavoro e proteggere le parti scoperte con guanti, occhiali e maschere con filtro
idoneo per solventi.
17.2.6.3 – ESECUZIONI PARTICOLARI
Le opere dovranno eseguirsi di norma combinando opportunamente le operazioni elementari e le particolari
indicazioni che seguono.
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La Direzione dei lavori avrà la facoltà di variare, a suo insindacabile giudizio, le opere elementari elencate in
appresso, sopprimendone alcune od aggiungendone altre che ritenesse più particolarmente adatte al caso
specifico e l'Impresa dovrà uniformarsi a tali prescrizioni senza potere perciò sollevare eccezioni di sorta. Il
prezzo dell'opera stessa subirà in conseguenza semplici variazioni in meno od in più, in relazione alle
varianti introdotte ed alle indicazioni, della tariffa prezzi, senza che l'Impresa possa accampare perciò diritto
a compensi speciali di sorta.
17.2.7 – PAVIMENTI, RIVESTIMENTI
17.2.7.1 – PAVIMENTI – NORME GENERALI
La posa in opera dei pavimenti di qualsiasi tipo o genere dovrà venire eseguita in modo che la superficie
risulti perfettamente piana ed osservando scrupolosamente le disposizioni che, di volta in volta, saranno
impartite dalla Direzione dei lavori.
I singoli elementi dovranno combaciare esattamente tra di loro, dovranno risultare perfettamente fissati al
sottostrato e non dovrà verificarsi nelle connesse dei diversi elementi a contatto la benché minima
ineguaglianza.
I pavimenti dovranno essere consegnati diligentemente finiti lavorati e senza macchie di sorta.
Resta comunque contrattualmente stabilito che per un periodo di almeno dieci giorni dopo l'ultimazione di
ciascun pavimento, l'Impresa avrà l'obbligo di impedire l'accesso di qualunque persona nei locali; e ciò
anche per pavimenti costruiti da altre Ditte. Ad ogni modo, ove i pavimenti risultassero in tutto o in parte
danneggiati per il passaggio abusivo di persone e per altre cause, l'Impresa dovrà a sua cura e spese
ricostruire le parti danneggiate.
L'impresa ha l'obbligo di presentare alla Direzione dei lavori i campionari dei pavimenti che saranno
prescritti. Tuttavia la Direzione dei lavori ha piena facoltà di provvedere il materiale di pavimentazione.
L'impresa, se richiesta, ha l'obbligo di provvedere alla posa in opera al prezzo indicato nell'elenco ed
eseguire il sottofondo secondo le disposizioni che saranno impartite dalla Direzione stessa.
a) Sottofondi. - il piano destinato alla posa dei pavimenti, di qualsiasi tipo essi siano, dovrà essere
opportunamente spianato mediante un sottofondo, in guisa che la superficie di posa risulti regolare e
parallela a quella del pavimento da eseguire ed alla profondità necessaria.
Il sottofondo potrà essere costituito, secondo gli ordini della Direzione dei lavori, da un massetto di
calcestruzzo idraulico o cementizio o da un gretonato, di spessore minore di 4 cm in via normale, che dovrà
essere gettato in opera a tempo debito per essere lasciato stagionare per almeno 10 giorni. Prima della
posa del pavimento le lesioni eventualmente manifestatesi nel sottofondo saranno riempite e stuccate con
un beverone di calce o cemento, e quindi vi si stenderà, se prescritto, lo spianato di calce idraulica (camicia
di calce) dello spessore da 1,5 a 2 cm.
b) Pavimenti in mattonelle di cemento con o senza graniglia. - Tali pavimenti saranno posati sopra un letto
di malta cementizia normale, distesa sopra il massetto; le mattonelle saranno premute finché la malta
rifluisca dalle connessure. Le connessure debbono essere stuccate con cemento e la loro larghezza non
deve superare 1 mm.
Avvenuta la presa della malta i pavimenti saranno arrotondati con pietra pomice ed acqua o con mole
carborundum o arenaria, a seconda del tipo, e quelli in graniglia saranno spalmati in un secondo tempo con
una mano di cera, se richiesta.
c) Pavimenti d'asfalto. - Il sottofondo dei pavimenti in asfalto sarà formato con conglomerato cementizio
dosato a 250 kg , ed avrà lo spessore di ......... cm.
Su di esso sarà colato uno strato dell'altezza di 4 cm di pasta d'asfalto, risultante dalla fusione del mastice
d'asfalto naturale e bitume, mescolati a ghiaietta o graniglia nelle proporzioni di 50 parti di asfalto, quattro
di bitume e 46 di ghiaietta passata tra vagli di 5 e 10 mm.
La ghiaietta sarà ben lavata, assolutamente pura ed asciutta.
Nella fusione i componenti saranno ben mescolati perché, l'asfalto non carbonizzi e l'impasto diventi
omogeneo. L'asfalto sarà disteso a strati di 2 cm di spessore ognuno a giunti sfalsati.
61
Sopra l'asfalto appena disteso, mentre è ben caldo, si spargerà della sabbia silicea di granulatura uniforme
la quale verrà battuta e ben incorporata nello strato asfaltico.
17.2.7.2 - PAVIMENTO E RIVESTIMENTO IN CERAMICHE MONOCOTTURA
Tutti i rivestimenti dovranno essere realizzati con materiali e metodologie di costruzione corrispondenti alla
normativa di unificazione, relativa ai rispettivi tipi di rivestimenti. Tutti i materiali impiegati dovranno essere
campionati e sottoposti all'approvazione anche in relazione alle scelte cromatiche definitive. Dovranno
essere altresì impiegati materiali di medesima composizione, periodo di fabbricazione, provenienza e qualità.
Nei servizi igienici il progetto prevede piastrelle di ceramica - 20 x 20 cm, tipo tinte unite, monocottura, con
superficie smaltata.
Impasto di argille, caolino, silice e fondenti, compresso e cotto in forno ad almeno 950°C, ricoperto sulla
faccia superiore con smalto brillante od opaco, colorato o disegnato, e nuovamente ricotto in forno a circa
850°C per ottenere la vetrificazione dello smalto. I pavimenti dovranno essere in gradi di resistere alle
sollecitazioni statiche e/o dinamiche previste e/o richieste in progetto.
Principali caratteristiche:
- resistenza alla flessione
- assorbimento in acqua
- indice di resistenza all'abrasione
- ceramica
- resistenza alla flessione
- durezza dello smalto
- assorbimento sulla superficie
- spessore
- classe
> 250 kg/cm²
< 4% della massa
> 0,50
monocottura
> 50 kg/cm²
> 4a scala Mohs
nullo
da 6 a 12 mm
R10
Le piastrelle verranno posate a colla su sottofondo Dovrà essere usata la massima cura nel non far rifluire la
colla di allettamento attraverso le fessure delle piastrelle costituenti il pavimento; pertanto le piastrelle
dovranno essere adagiate sopra lo strato di colla, impostandole prima con leggera pressione delle mani e
poi battendole cautamente fino a perfetta aderenza con i bordi degli elementi già collocati. Occorrendo parti
di piastrelle per il completamento dei pavimenti, queste dovranno essere tagliate con appositi ed idonei
utensili, essendo vietato effettuare tagli col martello, con lo scalpello, ecc..
La posa in opera delle piastrelle dovrà essere curata, affinché nessun elemento sporga rispetto a quello
adiacente, le fughe siano perfettamente rettilinee, non vengano posti in opera elementi anche minimamente
imperfetti per rotture ai bordi, agli spigoli, o per mancanza di planarità ed ortogonalità degli angoli. I
pavimenti dovranno essere perfettamente piani, e, pertanto, si dovrà procedere alla loro posa in opera con
il continuo controllo della livella. Qualora i pavimenti presentino un dislivello, questo non deve superare i 2,5
cm.
Per le stuccature si impiegherà un impasto molto fluido di cemento bianco, oppure colorato con idonei
pigmenti, miscelato con sabbia molto fine nelle proporzioni: 2 parti di cemento ed 1 di sabbia. Lo strato di
finitura superficiale dovrà mantenere nel tempo le medesime qualità di resistenza, planarità, omogeneità ed
uniformità di colorazione. Non dovrà presentare carie, peli, cavillature, nè fenomeni di rigonfiamento e/o
distacco dal supporto sottostante.
Non saranno ammesse ondulazioni nella planarità del pavimento superiori a 2 mm pe metro lineare di
lunghezza, misurati con l'apposizione sul pavimento di un regolo metallico lungo almeno 2.50 m.
17.2.7.3 – PAVIMENTAZIONE IN PVC, VINILICA O SIMILI
Il progetto prevede, per i locali interni, a parte i servizi igienici, utilizzo di pavimentazione in PVC, vinilica e
simili. di tipo omogeneo calandrato, flessibile, con le seguenti caratteristiche:
- Spessore mm. 2
- Formato teli h. cm. 200
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-
Peso kg/mq 3,3
Strato d’usura in pvc l mm. 0,55
Struttura intermedia in fibra di vetro
Resistenza all’usura (pr. EN 669) Classe 34
Reazione al fuoco Classe 1
Antistatico, idoneo per sedie a rotelle, buona resistenza alle macchie.
Resistenza all’abrasione GRUPPO T
Finitura in PUR (resine poliuretaniche).
Antibatterico
Posa tramite incollaggio sulla pavimentazione esistente, il colore verrà concordato con la DL.
17.2.7.4 – ZOCCOLINI
Zoccolini in PVC: zoccolino battiscopa a sguscia mm 30x30 in PVC e simili, altezza cm. 10 compresa
fresatura e termosaldatura delle giunzioni colori a scelta della D.L..
17.2.8 – OPERE IN FERRO ED ALLUMINIO – NORME GENERALI E PARTICOLARI
Nei lavori in ferro, questo deve essere lavorato diligentemente con maestria, regolarità di forme e precisione
di dimensioni, secondo i disegni che fornirà la Direzione dei lavori, con particolare attenzione nelle saldature
e bolliture.
I fori saranno tutti eseguiti col trapano, le chiodature, ribattiture, ecc. dovranno essere perfette, senza
sbavature; i tagli essere rifiniti a lima.
Saranno rigorosamente rifiutati tutti quei pezzi che presentino imperfezione od indizio d'imperfezione.
Per ogni opera in ferro, a richiesta della Direzione dei lavori, l'Impresa dovrà presentare il relativo modello,
per la preventiva approvazione.
L'Impresa sarà in ogni caso obbligata a controllare gli ordinativi ed a rilevare sul posto le misure esatte delle
diverse opere in ferro, essendo essa responsabile degli inconvenienti che potessero verificarsi per
l'omissione di tale controllo.
I manufatti in ferro dovranno essere trattati con zincatura a fuoco, mediante immersione in vasche
contenenti zinco fuso alla temperatura di circa 500°C previo decapaggio, sciacquaggio, etc. e quanto altro
occorre per dare l’opera finita, e verranno infine verniciati con due mani a colore, previa una mano di
antiruggine, e strato di finitura con smalto epossidico.
17.2.9 – OPERE DA STAGNAIO E TUBAZIONI IN GENERE
17.2.9.1 – OPERE DA STAGNAIO
I manufatti in latta, in lamiera di ferro nera o zincata, in ghisa, in zinco, in rame, in piombo, in ottone, in
alluminio o in altri materiali dovranno essere delle dimensioni e forme richieste nonché lavorati a regola
d'arte, con la maggiore precisione.
Detti lavori saranno dati in opera, salvo contraria precisazione contenuta nella tariffa dei prezzi, completi di
ogni accessorio necessario al loro perfetto funzionamento, come raccordi di attacco, coperchio, viti di
spurgo in ottone o bronzo, pezzi speciali e sostegni di ogni genere (braccetti, grappe, ecc.). Saranno inoltre
verniciati con una mano di catrame liquido, ovvero di minio di piombo ed olio di lino cotto, od anche con
due mani di vernice comune, a seconda delle disposizioni della Direzione dei lavori.
Le giunzioni dei pezzi saranno fatte mediante chiodature, ribattiture, o saldature, secondo quanto prescritto
dalla stessa Direzione ed in conformità ai campioni, che dovranno essere presentati per l'approvazione.
L'Impresa ha l'obbligo di presentare, a richiesta della Direzione dei lavori, i progetti delle varie opere,
tubazioni, reti di distribuzione, di raccolta, ecc. completi dei relativi calcoli, disegni e relazioni, di apportarvi
le modifiche che saranno richieste e di ottenere l'approvazione da parte della Direzione stessa prima
dell'inizio delle opere stesse.
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17.2.10 – FOGNATURE
17.2.10.1 – REALIZZAZIONE DELLA FOSSA
1. Dimensioni della fossa
Lungo le strade pubbliche, le fosse scavate per la posa della canalizzazione avranno di regola pareti verticali
sostenute da armatura.
In ogni caso, gli scavi saranno eseguiti secondo le sagome geometriche prescritte dalla Direzione dei Lavori
e, qualora le sezioni assegnate vengano maggiorate, l'Appaltatore non avrà diritto ad alcun compenso per i
maggiori volumi di scavo, ma anzi sarà tenuto ad eseguire a proprie cure e spese tutte le maggiori opere,
anche di ripristino, che si rendessero per conseguenza necessarie.
Nella esecuzione degli scavi in trincea, l'Appaltatore - senza che ciò possa costituire diritto a speciale
compenso - dovrà uniformarsi, riguardo alla lunghezza delle tratte da scavare, alle prescrizioni che fossero
impartite dal Direttore dei Lavori.
2. Interferenze con servizi pubblici sotterranei
Prima dell'inizio dei lavori di scavo, sulla scorta dei disegni di progetto e/o mediante sopralluoghi con gli
incaricati degli uffici competenti, si devono determinare con esattezza i punti dove la canalizzazione
interferisce con servizi pubblici sotterranei (condutture per acqua e gas, cavi elettrici, telefonici e simili,
nonché manufatti in genere).
Nel caso di intersezione, i servizi interessati dovranno essere messi a giorno ed assicurati solo alla presenza
di incaricati degli uffici competenti. In ogni caso, appena venga scoperto un condotto non in precedenza
segnalato, appartenente ad un servizio pubblico sotterraneo, o si verifichi un danno allo stesso durante i
lavori, l’Appaltatore dovrà avvertire immediatamente l'Ufficio competente.
I servizi intersecati devono essere messi a giorno mediante accurato scavo a mano, fino alla quota di posa
della canalizzazione, assicurati mediante un solido sistema di puntellamento nella fossa e - se si tratta di
acquedotti - protetti dal gelo nella stagione invernale, prima di avviare i lavori generali di escavazione con
mezzi meccanici.
Le misure di protezione adottate devono assicurare stabilmente l'esercizio dei servizi intersecati. Qualora ciò
non sia possibile, su disposizione della Direzione dei Lavori, sentiti gli Uffici competenti, si provvederà a
deviare dalla fossa i servizi stessi.
Saranno a carico della Stazione appaltante esclusivamente le spese occorrenti per quegli spostamenti dei
pubblici servizi che, a giudizio della Direzione dei Lavori, risultino strettamente indispensabili. Tutti gli oneri
che 1'Impresa dovrà sostenere per le maggiori difficoltà, derivanti ai lavori a causa dei servizi stessi, si
intendono già remunerati dai prezzi stabiliti dall'Elenco per l’esecuzione degli scavi.
3. Interferenze con edifici
Qualora i lavori si sviluppino lungo strade affiancate da edifici, gli scavi dovranno essere preceduti da
attento esame delle loro fondazioni, integrato da sondaggi, tesi ad accertarne natura, consistenza e
profondità, quando si possa presumere che lo scavo della trincea risulti pericoloso per la stabilità dei
fabbricati. Verificandosi tale situazione, l'Appaltatore dovrà ulteriormente procedere, a sue cure e spese, ad
eseguire i calcoli di verifica della stabilità nelle peggiori condizioni che si possano determinare durante i
lavori ed a progettare le eventuali opere di presidio, provvisorie o permanenti, che risulti opportuno
realizzare.
Le prestazioni relative all'esecuzione dei sondaggi e alla realizzazione delle opere di presidio alle quali restando ferma ed esclusiva la responsabilità dell'Appaltatore - si sia dato corso secondo modalità consentite
dalla Direzione dei Lavori, faranno carico alla Stazione appaltante e verranno remunerate ai prezzi d'elenco.
Qualora, lungo Le strade sulle quali si dovranno realizzare le opere, qualche fabbricato presenti lesioni o, in
rapporto al suo stato, induca a prevederne la formazione in seguito ai lavori, sarà obbligo dell'appaltatore
redigerne lo stato di consistenza in contraddittorio con le Proprietà interessate, corredandolo di un'adeguata
documentazione fotografica e installando, all'occorrenza, idonee spie.
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4. Scavi e riempimenti
Senza che ciò dia diritto a pretendere delle maggiorazioni sui prezzi d'Elenco, i materiali scavati che, a
giudizio della Direzione dei Lavori, possano essere riutilizzati, ed in modo particolare quelli costituenti le
massicciate stradali, le cotiche erbose ed il terreno di coltivo, dovranno essere depositati in cumuli distinti in
base alla loro natura, se del caso eseguendo gli scavi a strati successivi, in modo da poter asportare tutti i
materiali d'interesse prima di approfondire le trincee.
In particolare, l'Appaltatore dovrà realizzare una tempestiva intesa con l'autorità stradale competente, al
fine di identificare le modalità ed i luoghi più idonei per l’accatastamento dei materiali da riutilizzare per il
successivo ripristino della massicciata stradale.
I materiali di risulta esuberanti e quelli non adatti al reinterro devono essere caricati sui mezzi di trasporto
direttamente dagli escavatori o dagli operai addetti allo scavo e mandati a discarica senza deposito
intermedio. Qualora, in particolare su strade strette, non sia possibile l'accumulo dei materiali di scavo
accanto alla fossa, i materiali idonei al reimpiego devono essere direttamente caricati sui mezzi di trasporto
e portati ad un deposito intermedio, prescritto o comunque accettato dalla Direzione dei Lavori, ovvero al
reinterro dei tronchi di canalizzazione già ultimati.
5. Armatura della fossa
Di regola, tutte le fosse con pareti verticali devono essere armate. A giudizio della Direzione dei Lavori,
potrà essere evitata unicamente l'armatura di fosse poco profonde, purché scavate in suoli naturali compatti
ed all'esterno di strade che rimangono aperte al traffico.
Le pareti delle fosse devono essere armate in modo compatto, senza lacune, con armatura orizzontale o
verticale, realizzata mediante tecniche corrette rispettando le indicazioni specifiche della Direzione dei Lavori
e le norme antinfortunistiche
In particolare, fino alla profondità di 4 metri, si adotterà di norma l'armatura con tavole orizzontali aventi
lunghezza minima di 4 m e spessore minimo di 5 cm, purché il terreno sia sufficientemente resistente. Le
tavole verranno fissate in gruppi di 3-4 con traverse verticali e compresse mediante sbadacchi trasversali
contro le pareti dello scavo.
6. Norme antinfortunistiche
L'Appaltatore dovrà sottrarre alla viabilità il minor spazio possibile ed adottare i provvedimenti necessari a
rendere sicuro il transito di veicoli e pedoni, nonché l’attività delle maestranze.
Fermi tutti gli obblighi e le responsabilità in materia di prevenzione degli infortuni, l'Appaltatore risponde
della solidità e stabilità delle armature di sostegno degli scavi ed è tenuto a rinnovare o rinforzare quelle
parti delle opere provvisionali che risultassero deboli. L'efficienza delle armature dovrà essere verificata
giornalmente. Per entrare ed uscire dalla fossa, si dovranno utilizzare apposite scalea pioli solidamente
disposte, facendosi assoluto divieto di utilizzare gli sbadacchi.
L'Appaltatore dovrà contornare, a suo esclusivo carico, tutti gli scavi mediante robusti parapetti, formati con
tavole prive di chiodi sporgenti e di scheggiature, da mantenere idoneamente verniciate, ovvero con
sbarramenti di altro tipo che garantiscano un'adeguata protezione. In vicinanza delle tranvie, le barriere
dovranno essere tenute a distanza regolamentare, e comunque non inferiore a metri 0,80 dalle relative sedi.
In corrispondenza ai punti di passaggio dei veicoli ed agli accessi alle proprietà private, si costruiranno sugli
scavi solidi ponti provvisori muniti di robusti parapetti e - quando siano destinati al solo passaggio di pedoni
- di cartelli regolamentari di divieto di transito per i veicoli, collocati alle due estremità. La costruzione, il
noleggio e il disfacimento di tali passaggi provvisori e delle loro pertinenze saranno compensati con gli
appositi prezzi d'Elenco.
17.2.10.2 – AGGOTTAMENTI
Le canalizzazioni ed i manufatti saranno costruiti mantenendo il piano di posa costantemente all'asciutto.
Pertanto, in caso di immissione e successivo ristagno nella fossa di scavo di acque superficiali o sorgive,
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ovvero nel caso in cui la suola della fossa si trovi ad una quota inferiore al livello della falda freatica, si
dovrà provvedere alle necessarie opere di aggottamento o abbassamento della falda.
Va tuttavia precisato che l'Appaltatore non avrà diritto ad alcun particolare compenso per aggottamenti.
Parimenti, quando l'Appaltatore non assuma i provvedimenti atti ad evitare il recapito di acque superficiali
nelle fosse di scavo, l’aggottamento in caso di ristagno sarà a totale suo carico.
17.2.10.3 – CONTINUITA’ DEI CORSI D’ACQUA
L'Appaltatore dovrà provvedere con diligenza, a sue cure e spese, salvo casi speciali stabiliti di volta in volta
dalla Direzione dei Lavori, ad assicurare la continuità dei corsi d'acqua intersecati o interferenti con i lavori.
A tal fine dovranno, se del caso, essere realizzati idonei canali, da mantenere convenientemente spurgati,
lungo i quali far defluire le acque sino al luogo di smaltimento, evitando in tal modo l’allagamento degli
scavi.
Non appena realizzate le opere, 1'Appaltatore dovrà, sempre a sue cure e spese, provvedere con tutta
sollecitudine a riattivare l’originario letto del corso d'acqua, eliminando i canali provvisori e ponendo in
pristino stato il terreno interessato dagli stessi.
17.2.10.4 – CANALIZZAZIONI REALIZZATE IN OPERA
Per le canalizzazioni in muratura di mattoni o in calcestruzzo realizzate in opera valgono le seguenti
disposizioni particolari, integrative di quelle indicate ai precedenti articoli.
- Realizzazione in trincea
I condotti dovranno essere costruiti mantenendo il piano di fondazione costantemente asciutto, se del caso
con opportune opere di drenaggio.
Il piano di fondazione dovrà essere sistemato in conformità alle prescritte livellette e su di esso si farà luogo
al getto del sottofondo e della fondazione.
Sul piano superiore del getto di fondazione si collocheranno in giusto allineamento e livelletta i pezzi speciali
di fondo e, dopo verificata l'esattezza della loro posa in opera, si rincalzeranno con malta di cemento e
sabbia, colando poi boiacca di puro cemento o malta anticorrosiva nei giunti dei pezzi successivi.
In seguito si passerà alla gettata della parte inferiore dei piedritti, lasciando in essi, con apposita dima, la
rientranza per il rivestimento dei mattoncini o piastrelle, ove questo debba aver luogo; eseguito anche il
rivestimento e completato con la relativa stilatura, si appresteranno le dime superiori e si farà la gettata dei
rimanenti piedritti, lasciando le incassature per i pezzi speciali di immissione degli scarichi laterali.
Si procederà poi all'armatura della volta, alla sua formazione in getto di calcestruzzo o in mattoni, secondo
quanto sia ordinato, e sopra la volta si stenderà la cappa lisciandola a ferro con spolveratura di cemento
puro.
Quando il calcestruzzo della volta abbia fatto sufficiente presa, si toglieranno le armature e si procederà alla
intonacatura interna del condotto.
Quali dime per le volte circolari potranno essere utilizzate, secondo le disposizioni della Direzione dei Lavori,
casseforme rigide oppure (per i getti in calcestruzzo) forme pneumatiche tubolari. Nel caso di casseforme
rigide, per sezioni di qualsiasi tipo, si procederà in un'unica ripresa all’armatura della parte superiore dei
piedritti e della volta; nel caso di forme pneumatiche, per sezioni circolari, dovrà essere oggetto di
particolari cure il loro ancoraggio, così da evitarne lo spostamento ed il sollevamento durante il getto.
In entrambi i casi, la messa in opera delle dime dovrà essere eseguita con centratura planimetrica ed a
quota esatta; il getto, poi, avverrà per strati dello spessore prescritto, uniformemente distribuiti sui due lati
delle dime; esso verrà interrotto, e contenuto da idonee casserature di testata, in corrispondenza delle
camerette, alla cui costruzione si provvederà successivamente al disarmo della canalizzazione.
Il disarmo per sgonfiamento e l'estrazione delle forme pneumatiche dovrà avvenire da 12 a 16 ore dopo il
getto; appena recuperate, le forme pneumatiche verranno accuratamente lavate per togliere ogni residuo
cementizio, non tollerandosene il reimpiego se esse siano incrostate o comunque non perfettamente pulite.
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Non appena tolte le dime ed i casseri le superfici del getto verranno regolarizzate, subito dopo si procederà,
secondo le previsioni di progetto, alla intonacatura, o, se necessario, alla preparazione delle superfici per
l’applicazione dei rivestimenti protettivi.
17.2.10.5 - MODALITA’ DI POSA
Per le operazioni di posa in opera, si dovranno osservare le raccomandazioni ed istruzioni del fornitore dei
tubi.
Prima della posa in opera, i tubi, i giunti ed i pezzi speciali dovranno essere accuratamente controllati: quelli
che dovessero risultare danneggiati in modo tale da compromettere la qualità o la funzionalità dell'opera
dovranno essere scartati e sostituiti. Nel caso in cui il danneggiamento abbia interessato soltanto l’eventuale
rivestimento, si dovrà provvedere al suo ripristino.
Per il sollevamento e la posa dei tubi in scavo, in rilevato o su appoggi, si dovranno impiegare mezzi adatti a
seconda del tipo e del diametro, onde evitare il deterioramento dei tubi ed in particolare delle testate e degli
eventuali rivestimenti protettivi.
I tubi che nell'operazione di posa avessero subito danneggiamenti dovranno essere riparati così da
ripristinarne la completa integrità, ovvero saranno definitivamente scartati e sostituiti.
Nell'operazione di posa dovrà evitarsi che nell'interno delle condotte penetrino detriti o corpi estranei di
qualunque natura e che venga comunque danneggiata la loro superficie interna.
Qualora, durante le operazioni di accostamento dei tubi, penetrasse della terra o altri materiali estranei tra
le superfici frontali o nei giunti, si dovrà provvedere a sfilare l’ultimo tubo per effettuare le necessarie pulizie
ed a posarlo nuovamente dopo aver ripristinato la suola.
I tubi saranno posati procedendo da valle verso monte e con i bicchieri disposti in senso contrario alla
direzione del flusso.
In nessun caso si dovrà regolarizzare la posizione dei tubi nella trincea utilizzando pietre o mattoni ed altri
appoggi discontinui.
Non si procederà in alcun caso al rinterro se prima non sia stata controllata la corretta posizione della
canalizzazione mediante esami condotti con funi, traguardi, tabelle di mira, apparecchi di livellazione, o con
atri idonei mezzi.
Per la corretta esecuzione delle livellette di posa, la Stazione appaltante si riserva di prescrivere l’uso di
un'apparecchiatura a raggio laser, corredata di indicatori di pendenza, di dispositivo elettronico di
autolivellamento, di spostamento della direzione destra/sinistra, di inclinazione laterale, di spia batteria,
munita di livello a bolle d'aria e protetta contro l'inversione della polarità.
- Modalità di posa dei tubi in materiali rigidi
Prima della posa, i tubi devono essere accuratamente puliti ed essiccati sulle superfici di giunzione, da
trattare - secondo le prescrizioni del fornitore - con una prima mano avente composizione simile al materiale
della guarnizione.
I tubi, dopo essere stati calati accuratamente nella fossa, evitando le angolazioni, devono essere collegati
alla canalizzazione già in opera con un processo che dipende dal tipo di tubo e di giunzione, realizzando
comunque una forza di pressione il più possibile uniforme lungo la circonferenza del tubo nella direzione
dell'asse, con un baricentro la cui posizione dipende dal peso del tubo.
La Stazione appaltante si riserva di prescrivere l'uso di un'apparecchiatura tiratubi a funzionamento
idraulico; con forza di tiro adeguata al peso delle tubazioni da posare.
Per i tubi di dimensioni maggiori, secondo le indicazioni della Direzione dei Lavori, la pressione esercitata
dovrà essere controllata con appositi manometri.
Per i tubi in cemento-amianto, è consentito il collegamento fuori dalla fossa e la successiva posa dei tubi
collegati, tollerandosi un'angolatura massima fino a 6°.
Nel caso specifico di tubazioni metalliche, dovranno essere inserite, ai fini della protezione catodica, in
corrispondenza dei punti d'appoggio, membrane isolanti.
Si dovrà evitare il più possibile di tagliare i tubi. Qualora tuttavia, per il collegamento alle camerette, i tubi
dovessero essere tagliati, questa operazione dovrà essere realizzata prima della posa nella fossa, con
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attrezzi appositi, adatti ai singoli materiali e diametri, operando con la massima diligenza, in modo tale da
non incrinare gli spezzoni e curando l'ortogonalità della superficie di taglio rispetto all'asse del tubo.
Qualora i tubi siano dotati di rivestimento di fondo o di contrassegno al vertice, questi, durante la posa,
dovranno essere costantemente tenuti nella giusta posizione, in modo da risultare, una volta in opera,
esattamente simmetrici rispetto al piano verticale passante per l'asse del tubo; ove ciò non fosse, il tubo
dovrà essere sfilato, ripetendo quindi, in modo corretto, le operazioni di posa; l'aggiustamento del tubo
mediante rotazione non è ammesso.
Nel caso di interruzione dei lavori, l'ultimo tubo, dopo la posa, deve essere sempre chiuso con apposito
coperchio, per evitare l'ingresso di corpi estranei. Analogo provvedimento dovrà prendersi, all'atto della
posa ed in via provvisoria, per ogni pezzo speciale d'immissione.
- Modalità di posa dei tubi in materie plastiche
Per i tubi costituiti da materiali plastici, dovrà prestarsi particolare cura ed attenzione quando le manovre di
movimentazione dovessero effettuarsi a temperature inferiori a O°C, al fine di evitare danneggiamenti. I
tubi in PVC dovranno essere sempre posati ad una profondità sicura contro il gelo.
Dopo una lunga permanenza al sole nella fossa, sia i tubi di PE che quelli di PVC devono essere raffreddati
prima del riempimento della fossa.
I tubi in materie plastiche possono essere tagliati e collegati, anche in grandi lunghezze, fuori della fossa.
A causa della deformabilità del materiale, dopo la posa nella fossa, si dovrà usare la massima cura per la
realizzazione di un rincalzo del tubo e di un riempimento della fossa ineccepibili. A contatto con la falda
freatica, si dovrà assicurarsi che essa non possa provocare in alcun modo spostamenti del materiale di
rinterro che circonda il tubo.
- Ricopertura minima di 1,5 m sotto superficie di traffico fino a 20 t.
17.2.10.6 – PRESCRIZIONI GENERALI SULLE GIUNZIONI DEI TUBI
17.2.10.6.1 – GENERALITA’
Verificati allineamento e pendenza, si procederà alla giunzione dei tubi.
Le estremità dei tubi e dei pezzi speciali da giuntare e le eventuali guarnizioni dovranno essere
perfettamente pulite.
La giunzione dovrà garantire la continuità idraulica e il comportamento statico previsto in progetto e dovrà
essere realizzata in maniera conforme alle norme di esecuzione dipendenti dal tipo di tubo e giunto
impiegati nonché dalla pressione di esercizio.
A garanzia della perfetta realizzazione dei giunti, dovranno, di norma, essere predisposti dei controlli
sistematici con modalità esecutive specificatamente riferite al tipo di giunto ed al tubo impiegato.
A tal fine, per l'esecuzione delle giunzioni, l'Appaltatore dovrà assicurare l'assistenza del fornitore, con
riserva, per la Direzione dei Lavori, di chiedere che l'esecuzione sia direttamente affidata ad operai
specializzati indicati dal fornitore stesso.
17.2.10.6.2 – PRESCRIZIONI
2.1. Tenuta idraulica
Le giunzioni dei tubi devono essere durevolmente impermeabili contro pressioni idrauliche sia interne che
esterne.
Di norma dovrà essere garantita la tenuta idraulica con sovrappressioni, interne ed esterne, variabili da O a
0,5 bar, ossia nell'arco delle situazioni dal funzionamento a pelo libero con piccole altezze di riempimento e
sovrappressione o al funzionamento rigurgitato con un'altezza massima della colonna d'acqua pari a 5 metri.
Per tronchi particolari della canalizzazione, funzionanti normalmente in pressione o soggetti a
sovrappressioni massime superiori a 0,5 bar (ad es. per tubazioni a grandi profondità), i giunti dovranno
garantire la tenuta idraulica alle condizioni specifiche di pressione o sovrappressione indicate dal progetto
e/o dalla Direzione dei Lavori.
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2.2 Modifiche longitudinali dei tubi
Le giunzioni devono consentire le modifiche longitudinali dei tubi, che si possono verificare durante
l'esercizio per effetto della temperatura dell'acqua.
17.2.10.7 - ANELLI ELASTICI PER GIUNZIONI DI TUBI
Per ciò che riguarda i requisiti delle guarnizioni ad anello di elastometro compatto, usate per giunti di
tubazione di qualunque dimensioni e forma di sezione, si farà riferimento alle norme UNI 4920.
17.2.10.8 – PROVA DI IMPERMEABILITA’ DELLA CANALIZZAZIONE
Ultimate le operazioni di giunzione ed il rinterro parziale dei tubi, i tronchi di condotta dovranno essere
sottoposti ad una prova idraulica d'impermeabilità, con pressione, durata e modalità di seguito indicate, a
cura e spese dell'Appaltatore. La Direzione dei Lavori potrà richiedere l'assistenza della ditta fornitrice dei
tubi.
I singoli tronchi di condotta da sottoporre alla prova idraulica verranno chiusi tra due dischi a tenuta
ermetica.
Parimenti si provvederà a chiudere ermeticamente, con gli appositi tappi e serra tappi, tutte le diramazioni
predisposte per i collegamenti della canalizzazione agli edifici ed ai pozzetti stradali.
Per consentire la saturazione dei tubi, le canalizzazioni in conglomerato cementizio dovranno essere riempite
d'acqua 24 ore prima della prova; quelle in grès 1 ora prima della prova.
L'acqua sarà sottoposta per 15 minuti alla pressione di 0,5 bar, che dovrà essere controllata con un
piezometro o un manometro.
Se, durante il tempo prescritto, la pressione diminuisce, si deve aggiungere altra acqua, in modo da
mantenere costante il valore iniziale; se tuttavia si notano punti permeabili, in particolare nei giunti, la prova
deve essere interrotta per riparare i difetti, eventualmente mediante sostituzione dei tubi e dei giunti che
perdono, e successivamente ripetuta durante altri 15 minuti.
I quantitativi massimi di acqua che possono essere perduti dai vari tipi di canalizzazioni sono riassunti nella
tabella di seguito riportata.
Non potrà comunque convalidarsi una prova in base alle sole indicazioni del piezometro o manometro
registratore e dei quantitativi di acqua perduti, senza che sia stata effettuata la completa ispezione dei
giunti.
Per i condotti di dimensioni maggiori, la Direzione dei Lavori potrà consentire - in alternativa alla prova
idraulica su interi tronchi di canalizzazione - una prova idraulica effettuata con dispositivi speciali da
applicare a ciascun giunto, in modo tale da realizzare, in apposite intercapedini sulla parte interna del giunto
o su quella esterna, una piccola camera di acqua, in cui dovrà essere raggiunta la prescritta pressione di 0,5
bar, con risultati equivalenti a quelli della prova sui tronchi interi.
La prova d'impermeabilità della canalizzazione dovrà essere ripetuta dopo il rinterro definitivo.
17.2.10.9 – COORDINAMENTO ALTIMETRICO E RISPETTO DELLE LIVELLETTE
E’ fatta obbligo all'Appaltatore di effettuare, prima dell’inizio dei lavori, il controllo ed il coordinamento delle
quote altimetriche delle fognature esistenti alle quali la canalizzazione da costruire dovrà eventualmente
collegarsi.
Qualora, per qualunque motivo, si rendessero necessarie modifiche al progetto ed in particolare alle quote
altimetriche di posa dei condotti od ai salti di fondo, prima dell'esecuzione dei relativi lavori, dovrà essere
chiesta l’autorizzazione scritta della Direzione dei Lavori.
In caso di inosservanza di quanto prescritto e di variazione non autorizzata dalla pendenza di fondo e delle
quote altimetriche, l'Appaltatore dovrà, a propria cura e spese, apportare tutte quelle modifiche alle opere
eseguite che, a giudizio della Direzione dei Lavori, si rendessero necessarie per conservare la funzionalità
delle opere progettate.
Non sono ammesse contropendenze o livellette in piano: eventuali errori di esecuzione della livelletta che, a
giudizio insindacabile della Direzione dei Lavori o del Collaudatore, siano giudicati accettabili in quanto non
69
pregiudicano la funzionalità delle opere, daranno luogo all'applicazione della penale indicata nel Capitolato
speciale complementare d'appalto.
17.2.10.10 – CORDONATI
I cordonati in cemento armato per la delimitazione dei marciapiedi avranno lunghezze non inferiori a m
0,60, con sezione di cm 12/15x30 a spigolo vivo verso l'interno a smusso a quarto di cerchio (raggio circa
un centimetro) verso la strada con le superfici viste a cemento martellinato (calcestruzzo a q.li 4,00 di
cemento “425” per mc d'impasto).
Il piano superiore presenterà pendenza del 2% verso l'esterno. Il cordonato dei marciapiedi sarà posto in
opera su sottofondo di calcestruzzo; l'onere di tale getto, e così pure quello dello scavo, del consolidamento
e della regolazione del piano di posa sono compresi nei prezzi del cordonato; è pure compreso in detti
prezzi l'onere delle eventuali demolizioni necessarie per la posa dei cordonati stessi.
I cordonati in granito avranno lunghezza non inferiore a mt. 0,60 con sezione 12/15x25 con angolo
smussato su un lato a quarto di cerchio (raggio circa un centimetro) e con superficie a vista scalpellata.
17.2.10.11 – CADITOIE E CHIUSINI
a) Caditoie in ghisa sferoidale a bocca di lupo: saranno costituite da controtelaio, telaio, monoblocco a
bocca di lupo, con adeguata apertura per l'afflusso delle acque, griglia
inferiore al 30%, e di un chiusino.
con superficie di scarico non
b) Chiusini e caditoia in ghisa sferoidale: saranno rispettivamente del tipo descritto all'apposito articolo del
presente Capitolato.
ART.18 - INFISSI ESTERNI
18.1 – INFISSI IN ALLUMINIO
Infissi rispondenti ai requisiti della norma UNI797/00 e EN 42-86-77.
Infissi in alluminio con camera a taglio termico tipo "PLANET 50 TT" con tenuta a mezzo di giunto aperto. I
profilati sono estrusi in lega di alluminio 6060 (UNI9006/1), con tolleranze dimensionali e spessori conformi
alla norma UNI EN 755-9 e UNI12020-2.
L’isolamento termico sarà costituito da barrette da 16mm in poliammide 6.6 rinforzato al 25% con fibre di
vetro aventi un valore di assorbimento di umidità inferiore al 2% in ambiente a temperatura di 23°C ed un
grado di umidità al 50%; l’assemblaggio delle barrette avviene a mezzo di rullatura meccanica
computerizzata, e le caratteristiche meccaniche delle barrette dovranno rimanere inalterate sino ad una
temperatura massima di trattamento di 245°C.
Il processo di produzione è controllato secondo le norme UAETC, i valori di scorrimento dovranno essere
superiori ai 24 daN/mm. Il telaio fisso avrà profondità 50mm mentre le parti apribili avranno una profondità
di 58mm. Il sistema di tenuta sarà del tipo doppio battente con guarnizioni in EPDM coestruso. I profili sono
stati concepiti con linee arrotondate internamente ed esternamente con la possibilità di accogliere soluzioni
di fermavetri con taglio a 45° oppure 90°; nel caso di taglio a 90° con fermavetri arrotondati si potranno
utilizzare gli appositi angoli di raccordo
in alluminio pressofuso.
Appositi fori di drenaggio dovranno essere previsti sul telaio fisso e su quello mobile al fine di permettere il
corretto drenaggio del serramento. I limiti di impiego dei profili sono in funzione delle caratteristiche
geometriche degli stessi, della portata degli accessori e dei carichi di esercizio. Gli accessori utilizzati nella
fabbricazione delle diverse tipologie dovranno essere solo ed esclusivamente quelli originali studiati
appositamente per il sistema, l’utilizzo di prodotti diversi da quelli indicati oppure il montaggio parziale o
scorretto degli stessi comporterà la nullità dei certificati di prova e garanzia. La fabbricazione e la posa
dovranno avvenire secondo i criteri di lavoro indicati dalla ditta fornitrice. L’assemblaggio dei profili avverrà
70
con squadrette in alluminio estruso o pressofuso a bottone, a spinare, cianfrinare o ad avvitare, i tagli
dovranno essere protetti a mezzo sigillanti acrilici o siliconici, applicati con le apposite macchinette di
sigillatura. La protezione e finitura dei profilati avverrà a
mezzo dei normali trattamenti di superficie, ossidazione anodica conforme al marchio di qualità “Qualanod”
oppure a mezzo di verniciatura con polveri poliesteri termoindurenti e polimerizzate in forno a temperature
comprese tra 185°C e 195°C, in conformità del marchio di qualità “Qualicoat”.
Posa in opera
E’ molto importante, per ottenere un buon funzionamento del serramento, curare scrupolosamente la
verticalità e il livellamento dell’infisso, dopodiché eseguire la sigillatura usando mastici neutri seguendo i
consigli dell’esempio sotto riportato. Controllare inoltre che le aperture siano caricate sufficientemente (
spessorando il vetro di 1-2 mm fuorisquadro ), affinché, con l’assestamento dei materiali, non si verifichino
delle intolleranze di funzionamento nel tempo.
Caratteristiche tecniche e dimensionali
Aspetto visivo esterno: complanare
Aspetto visivo interno: complanare o sormonto di 8mm
Profilati: estrusi in lega leggera 6060 (UNI35690TA) anodizzabili e verniciabili
Sistema di tenuta: giunto aperto con precamera o doppia battuta, con guarnizioni
in EPDM
Sistema di isolamento termico: realizzato con distanziali in poliammide da 16mm a forma tubolare
Sistema di accessori: a camera europea di ottima qualità
Distanza telaio anta: 11.5mm
Sovrapposizione battuta anta su telaio: 6mm
Altezza battuta vetro: 22mm
Fuga tra i profili: 5mm
Profondità telaio: 50mm telai normali, 58mm telai complanari
Profondità anta: 57mm/64mm
Tubolarità profili finestra: 15mm
Tubolarità profili porta: 36.4mm
Fissaggio vetri: con fermavetri lisci o raggiati o a vetro ad infilare
Spazio vetro o pannello nei telai fissi: da 15mm a 43mm
Spazio vetro o pannello nelle ante: da 15mm a 51mm
Protezione superficiale
La protezione dei profilati potrà essere effettuata mediante ossidazione anodica con classe di spessore >15
micron, come da norma UNI4522/00 (66-70), oppure mediante verniciatura a polveri poliesteri
termoindurenti e polimerizzate in forno nel rispetto delle procedure di qualità “Qualicoat” e delle disposizioni
UNI9983 (92-09).
Resistenza della finitura
La finitura superficiale non deve subire corrosioni o alterazioni di aspetto per un periodo di tempo adeguato
alla vita del manufatto. Le caratteristiche sufficienti per assicurarne il comportamento in funzione del tipo di
ambiente sono specificate dalle norme UNI4522/00 per l’ossidazione e UNI9983/00 per la verniciatura,
ricordando che i principali fattori che influiscono sulla resistenza all’ambiente sono la vicinanza al mare,
l’inquinamento atmosferico, la manutenzione e la pulizia anche dalla pioggia.
Sicurezza
Al fine di non causare danni fisici o lesioni agli utenti, i serramenti devono essere concepiti secondo le
prescrizioni della normativa in materia di sicurezza DL.626 del 19/09/94 e DL.242 del 19/03/96 , UNI5832 e
UNI7697/00 (77-09).
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Fasi di verniciatura
1. lo strato deve avere uno spessore di 60 micron sulle parti esposte;
2. il materiale sarà sottoposto al seguente processo:
- sgrassatura senza attacco
- lavaggio
- decapaggio alcalino con attacco
- lavaggio
- disossidazione
- lavaggio
- cromatazione
- lavaggio in acqua demineralizzata
- asciugatura a 75°C
- verniciatura in polveri termoindurenti
- polimerizzazione in forno
Tutte le lavorazioni eseguite su alluminio devono essere conformi a quanto previsto dal marchio di qualità
“Qualicoat”.
Fasi di anodizzazione
1. Lo strato ossido può variare secondo la zona di ubicazione del serramento da 15 a 20 micron (UNI452266);
2. può essere normale o elettrocolore;
3. il materiale sarà sottoposto al seguente processo:
- sgrassatura senza attacco
- lavaggio
- decapaggio alcalino con attacco (tranne le finiture lucide)
- lavaggio
- disossidazione
- lavaggio
- ossidazione in bagno acido solforico a 18/20°c, densità della corrosione 1,5[A]dmq
- colorazioni inorganiche od organiche od elettrocolore (tranne argento)
- lavaggio doppio
- asciugatura
- fase di fissaggio a caldo in ebollizione a sali di nichel, fissaggio 2,5/3 minuti per ogni micron di
spessore.
18.2 – LUCERNARI
18.2.2 – LUCERNARI DA ISTALLARE SU COPERTURA PIANA
Lucernari monolitici a vela a parete semplice tipo "Archilux" in lastre termoformate di metacrilato opaco,
fissate agli appoggi mediante morsetti e/o tasselli ad espansione in bicchierini con foro di diametro
superiore onde permettere la dilatazione libera delle cupole e predisposti per l'evacuazione delle acque
piovane e di condensa; il tutto completo di accessori per la posa in opera.
ART.19 – INFISSI INTERNI
19.1 – PORTE TAMBURATE
Porte interne ad uno o due battenti, simmetrici o asimettrici, tipo "Classic PVC_PTL" della "Connecticut", con
battente tamburato dello spessore di mm.40, composto da intelaiatura in legno di abete stagionato, nido
d’ape, ringrossi per applicazione serratura, superfici in truciolare di legno da mm. 4,00 rivestite con laminato
plastico h.p.l. dello spessore di mm. 0,9 classe 1 a richiesta. Elementi perimetrali dell’anta riportati sui
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quattro lati in PVC estruso (zoccolo inferiore H mm.40). Cerniere tornite in acciaio plastificato tipo ANUBA,
con perno maggiorato filettato, fissato ai profilati tubolari dei vari manufatti. Serrature tipo PATENT o YALE
con maniglia passante in ABS. Battuta centrale in alluminio anodizzato nelle porte a due battenti. Stipite
(chiambrana o telaio reggiporta) interamente in PVC in profilato estruso pluricellulare, con alettature
autoportanti monoblocco continuo in corrispondenza della contornatura dei tre lati adiacenti al controtelaio
di legno (falsostipite), irrigidito da profili tubolari di acciaio (15/10) a “G” inseriti nel montante, per il
fissaggio dello stipite al controtelaio di legno e per il supporto delle cerniere. Cerniere tornite in acciaio
plastificato tipo ANUBA, con perno maggiorato filettato, fissato ai profilati tubolari dei vari manufatti.Mostre
coprifilo (cornici) interamente in PVC fissate a scatto sullo stipite con sede predisposta per alloggiamento di
profilo di tamponamento (profilo ad H).
Colore a scelta della D.L.
19.2 – PORTE TAGLIAFUOCO AD UNO O DUE BATTENTI
Le porte antincendio devono essere certificate REI secondo norme italiane UNI 9723, e devono essere
costituite da:
Telaio in profilo d'acciaio zincato sp. mm. 15/10 pressopiegato a "Z", conformato in modo da consentire la
complanarità anta-telaio, con vano per l'inserimento della guarnizione termoespandente, munito di fori per il
fissaggio o di zanche per la muratura.
Battente complanare al telaio realizzato in doppia lamiera d'acciaio zincata sp. mm. 9/10 pressopiegata,
inscatolata, elettrosaldata, con pacco interno coibente ad alta densità e protetto nella zona della serratura
con due strati di materiale a base di calcio solfato.
Cerniere in acciaio con rotazione su doppio cuscinetto a sfere, dimensionate per traffico intensivo e in
condizione di carichi elevati. La loro costruzione consente la registrabilità della posizione dell'anta in ogni
momento mediante apposite viti che, in condizioni normali, sono coperte alla vista da speciali inserti a
scatto.
Meccanismo di richiusura mediante apposita molla inserita nelle cerniere, tarabile ed invisibile all'esterno.
Rostro di tenuta posto fra le due cerniere.
Serratura tipo "Patent" antincendio completa di cilindro con tre chiavi.
Maniglia in PVC nero con anima in acciaio, sagomata ad "U" contro appigli accidentali.
Guarnizione termoespandente posta sul telaio perimetralmente.
Finitura superficiale con polvere epossipoliestere goffrata RAL 7035.
La particolare costruzione consente una perfetta complanarità anta-telaio, inoltre la planarità dell'anta è
completa in quanto non presenta "gobbe" in corrispondenza delle cerniere.
La battuta dell'anta ha uno spessore di 19 mm al fine di limitare al minimo i rischi infortunistici in caso
d'urto contro le persone (legge 626).
La porta è dotata di certificazione anche in ipotesi di installazione con controtelaio metallico premurato o a
tasselli su muratura.
Normativa di riferimento: UNI ISO 9723. – Porte tagliafuoco.
19.3 – PORTA TAMBURATA IN ACCIAIO ZINCATO
Porta tamburata in acciaio zincato realizzata con:
• Telaio angolare reversibile in profilato di lamiera d’acciaio zincato.
• Anta in lamiera d’acciaio zincato, rinforzi interni all’anta, tamburata con intercapedine a nido d’ape,
spessore totale 39 mm.
• Serratura con cilindro tipo Yale e maniglia nera in ABS.
• Verniciatura a polveri epossipoliestere termoindurite per interni, con finitura a struttura antigraffio
goffrata, tinta Ral 9018 di serie.
• Telaio fissato con zanche a murare o tasselli ad espansione.
PRINCIPALI ACCESSORI:
• Verniciatura nelle tinte Ral previste dal campionario Ballan, anche con verniciatura COLOR effetto legno.
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• Fori d’aerazione realizzati con punzonatura delle lamiere di forma triangolare in alto ed in basso ottenendo
una aerazione di 200 cm quadrati.
TITOLO VI – NORME PER LA MISURAZIONE E VALUTAZIONE DEI LAVORI
ART.20 - MISURAZIONE E VALUTAZIONE DEI LAVORI
I lavori eseguiti saranno valutati con metodi geometrici od a numero od anche a peso, a seconda dei casi, ai
prezzi riportati nel relativo elenco, nei quali s'intende compreso e compensato, senza eccezione, ogni onere
per dare ultimato il lavoro nel modo prescritto, anche quando ciò non sia dichiarato esplicitamente nei
relativi articoli.
Resta stabilito che non verranno né contabilizzati né pagati lavori, materiali, finimenti e magisteri più
accurati, migliori ed eccedenti quanto occorre o venga indicato per iscritto dalla D.L., ancorché
l'Amministrazione possa ricevere vantaggi statici, estetici ed anche economici.
Premesso che s'intendono compensati nei prezzi di elenco tutti gli oneri di cui al relativo articolo che tratta
nel modo di esecuzione di ogni partita di lavoro, e ferme restando le prescrizioni dell'Art. 25 del Capitolato
Generale, si dispone quanto segue:
1) Scavi in genere.
Oltre agli obblighi particolari emergenti dal presente articolo, con i prezzi di elenco per gli scavi in genere
l'Appaltatore devesi ritenere compensato per tutti gli oneri che esso dovrà incontrare:
- per il taglio e lo scavo, con qualsiasi mezzo, delle materie sia asciutte che bagnate in presenza di acqua
e di qualsiasi consistenza;
- per esaurimento ed aggottamento dell'acqua che potrebbe essere presente;
- per paleggi, innalzamento, carico, trasporto e scarico in rilevato od in rifiuto; a qualsiasi distanza, su
aree da provvedersi a cura e spese, sistemazione delle materie di rifiuto, deposito provvisorio e
successiva ripresa;
- per ogni indennità di deposito temporaneo o definitivo;
- per la regolarizzazione delle scarpate o pareti per lo spianamento del fondo, per la formazione di
gradoni, per il successivo rinterro all'ingiro delle murature, attorno e sopra le condotte di acqua od altre
condotte in genere e sopra le fognature o drenaggi secondo le sagome definitive di progetto;
- per puntellature, sbadacchiature ed armature di qualsiasi importanza e genere, secondo tutte le
prescrizioni contenute nel presente articolo, compreso le composizioni, scomposizioni, estrazioni ed
allontanamento, nonchè sfridi, deterioramenti, perdite parziali o totali del legname e del ferro;
- per impalcature, ponti da costruzioni provvisorie occorrenti sia per l'esecuzione dei trasporti delle
materie di scavo e sia per la formazione di rilevati, per passaggi, attraversamenti, ecc.
- per ogni altra opera infine necessaria per l'esecuzione completa degli scavi.
Si conviene inoltre che la misurazione degli scavi verrà effettuata nei seguenti modi:
a) Il volume degli scavi di sbancamento verrà determinato col metodo delle sezioni ragguagliate che
verranno rilevate in contraddittorio dall'Appaltatore all'atto della consegna.
b) Gli scavi di fondazione saranno computati per un volume uguale a quello risultante dal prodotto della
base di fondazione per la sua profondità sotto il piano degli scavi di sbancamento e del terreno naturale,
quando detto scavo di sbancamento non viene effettuato.
Al volume così calcolato si applicheranno i prezzi fissati nell'elenco per tali scavi, vale a dire che essi saranno
valutati sempre come eseguiti a pareti verticali ritenendosi già compreso e compensato col prezzo unitario di
elenco ogni maggiore scavo.
I prezzi di elenco degli scavi di fondazione sono applicabili unicamente al volume di scavo ricadente in
ciascuna zona compresa fra le quote del piano superiore e quella del piano inferiore che delimitano le varie
zone successive a partire dalla quota di sbancamento, proseguendo verso il basso.
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Pertanto la valutazione definitiva dello scavo eseguito entro i limiti di ciascuna zona risulterà dal volume
ricadente della zona stessa e della applicazione al volume stesso del prezzo di elenco fissato per lo scavo
nella ripetuta zona.
2) Sassaie.
Saranno valutate a metro cubo e verranno misurate in opera in sezioni di prima e seconda pianta od a piè
d’opera disponendo il pietrame a masse regolari stivate a seconda delle possibilità che verranno
insindacabilmente riconosciute dal Direttore dei Lavori.
3) Murature in genere.
Tutte le murature in genere, salvo le eccezioni in appresso specificate, saranno misurate geometricamente a
volume od a superficie, secondo la categoria, in base a misure prese sul vivo dei muri, esclusi cioè gli
intonaci. La misurazione sarà fatta nelle effettive quantità computandosi, peraltro, vuoto per pieno, i vani
sia di porte che di finestre in compenso della formazione di archi di scarico, di piattabande, di cantonali, di
lesene, mazzette, spigoli delle canne, appoggi alle travi, imposte di volte e simili, il tutto in mattoni, nonché
della formazione di architravi in cemento armato, fatta eccezione dei vuoti che, misurati al grezzo, abbiano
la superficie superiore ai 4 (quattro) metri quadrati, per la muratura ordinaria di pietrame e di 3 (tre) metri
quadri, per la muratura a mattoni.
Le murature a mattoni ad una testa od in foglio si misureranno vuoto per pieno, al rustico, deducendo
soltanto le aperture di superficie uguale o superficie a mq. 3 (tre) intendendosi nel prezzo compensata la
formazione di sordini, spalle, piattabande, ecc.
4) Calcestruzzi e smalto.
I calcestruzzi per le fondazioni, murature, volte, ecc. e gli smalti costruiti di getto in opera, saranno in
genere pagati a metro cubo e misurati in opera in base alle dimensioni prescritte, esclusa quindi ogni
eccedenza ancorché inevitabile, dipendente dalla forma degli scavi aperti e del modo di esecuzione dei
lavori.
5) Conglomerato armato.
Il conglomerato per opere in cemento armato, di qualsiasi natura e spessore, verrà valutato per il suo
volume effettivo, senza detrazione del volume del ferro che verrà pagato a parte, degli smussi e simili.
Nei prezzi di elenco dei conglomerati armati sono anche compresi e compensati gli stampi di ogni forma, i
casseri, casseforme e cassette per il contenimento del conglomerato, le armature di sostegno in legname di
ogni sorta, grandi e piccole, i palchi provvisori di servizio, innalzamento dei materiali a qualunque altezza
alla quale l'opera in cemento armato dovrà essere costruita, nonché la rimozione delle armature ad opera
ultimata.
6) Armatura in ferro per cemento armato.
Nel prezzo del ferro per armature di opere in cemento armato, oltre alla lavorazione e ad ogni sfrido, è
compreso l'onere per la legatura dei singoli elementi con filo di ferro, la fornitura del filo di ferro, la posa in
opera dell'armatura stessa.
Le sovrapposizioni delle barre di qualsiasi diametro saranno ammesse in contabilità soltanto per le strutture
che esigono tondini della lunghezza superiore ai metri dodici.
Lo sviluppo dei ganci, delle sovrapposizioni e delle piegature sarà contabilizzato in base alla seguente
tabella:
- uncino: 8 diametri + 3 centimetri
- sovrapposizione: 40 diametri.
Per tale categoria di lavoro la quantità potrà essere dedotta da misurazione in opera in base ai pesi unitari
corrispondenti di tabella.
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7) Tubazioni in genere.
La valutazione delle tubazioni di grès o cemento amianto, sia in opera che in semplice somministrazione,
sarà fatta a metro lineare, misurando sull'asse della tubazione senza tenere conto delle parti destinate a
compenetrarsi.
I pezzi speciali saranno ragguagliati al ml. delle tubazioni del corrispondente diametro nel seguente modo:
curve, gomiti e riduzioni, ml. 1.00; braghe semplici, ml. 1.25; braghe doppie ed ispezioni con tappo
compreso, ml. 1.75; sifoni, ml. 2.75.
Le riduzioni saranno valutate per un metro lineare di tubo del diametro più piccolo.
Il loro prezzo si intende per tubazioni complete di ogni parte; esso è comprensivo degli oneri derivanti dalla
esecuzione di tutte le opere murarie occorrenti, della fornitura e posa in opera di mensole in ferro, grappe di
sostegno di qualsiasi lunghezza.
Per i tubi in cemento vale quanto detto per i tubi in grès e cemento amianto.
Il prezzo si intende per tubazione completa, posta in opera con la sigillatura a cemento dei giunti.
8) Mano d'opera.
I prezzi di elenco si riferiscono ad operai idonei, provvisti dei necessari attrezzi.
L'Appaltatore è obbligato, senza compenso alcuno, a sostituire tutti gli operai che non riescano di
gradimento alla D.L..
Nelle prestazioni di manodopera sono seguite le disposizioni stabilite dalle Leggi e dai contratti collettivi di
lavoro stipulati e convalidati a norma delle Leggi sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi.
9) Pavimenti.
I pavimenti di qualunque genere saranno valutati per la superficie vista tra le pareti intonacate
nell’ambiente.
Nella misurazione sarà perciò compresa la superficie delle gusce .
In ciascuno dei prezzi concernenti i pavimenti, anche nel caso di sola posa in opera, si intendono comprese
le opere di ripristino e di raccordo con gli intonaci, qualunque possa essere l’entità dei lavori per tale
ripristino e le opere di pulitura.
10) Infissi.
Gli infissi come porte, finestre, vetrate, e simili, si misureranno in base alla superficie del vano cui è
applicato l’infisso misurato in luce. Gli spessori indicati nelle varie voci di tariffa sono quelli che debbono
risultare al lavoro compiuto.
Tutti gli infissi si intendono provvisti sempre completi di ferramenta di sostegno e di chiusura, di codette a
muro, pomoli, maniglie ed ogni altro accessorio per il loro buon funzionamento ed ultimati con tre mani di
olio di lino cotto e vernice, quando non sono altrimenti lucidati o verniciati.
Essi dovranno inoltre corrispondere in ogni particolare ai campioni approvati dalla Direzione dei Lavori.
I prezzi elencati comprendono la fornitura a piè d’opera, l’onere dello scarico e distribuzione ai singoli vani di
destinazione, la posa in opera e la manutenzione per garantirne il perfetto e regolare funzionamento sino al
collaudo finale.
Gli infissi riparati saranno misurati con i procedimenti detti per gli infissi nuovi.
11) Lavori in metallo.
Tutti i lavori in metallo saranno in genere valutati a peso ed i relativi prezzi verranno applicati al peso
effettivo dei metalli stessi a lavori completamente ultimati e determinato prima della loro posa in opera con
pesatura diretta fatta in contraddittorio a spese dell'Appaltatore.
Nei prezzi dei lavori in metallo è compreso ogni e qualunque compenso per fornitura ed accessori, per
lavorazione, montatura e posizione in opera.
Sono pure compresi e compensati:
- l'esecuzione dei necessari fori ed incastri nelle murature, le impiombature e suggellature, la malta ed il
cemento, nonchè la fornitura del piombo per le impiombature;
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- la coloritura con minio ed olio cotto, il tiro ed il trasporto in alto, ovvero la discesa in basso e tutto quanto
è necessario per dare i lavori compiuti in opera a qualsiasi altezza.
12) Opere stradali.
Rilevati e rinterri: Le sezioni per il calcolo dei rilevati o rinterri verranno rilevate in contraddittorio prima
all'inizio poi alla fine del lavoro. Non sarà tenuto conto del maggior volume derivante dallo scorticamento,
estrazione di piote erbose ed addentellamento della sede dei rilevati. Non verrà però dedotto il volume
corrispondente agli impiotati eseguiti sui rilevati.
Per quanto riflette l'espurgo, qualora il medesimo venisse ordinato di spingerlo ad uno spessore maggiore di
cm. 15, nella contabilità dei rinterri sarà tenuto conto del maggior volume derivante da esso. In nessun caso
però potrà consentirsi uno speciale compenso per il lavoro di espurgo del cui onere si intende comprensivo il
prezzo di rinterro.
Demolizioni: Le demolizioni delle murature saranno valutate secondo il volume effettivo delle strutture da
demolire. Nessun compenso è dovuto all'Impresa per la rimozione di eventuali materie retrostanti che
potessero franare, nonchè il conseguente riempimento a tergo delle nuove murature.
Murature a secco - riempimenti: Le murature a secco ed i riempimenti in pietrame a secco a ridosso delle
murature, saranno valutati a metro cubo in opera.
Massicciata: Sarà valutata a metro cubo, secondo la sua effettiva cubatura.
Manti superficiali: Saranno valutati al mq., secondo la loro proiezione orizzontale.
Cordonati, panchine e zanelle: Saranno valutati al ml., misurando nelle curve la lunghezza dell'estradosso,
intendendosi compensati con questa misura i maggiori oneri derivanti dalla formazione dei pezzi curvi.
Cassonetto per il contenimento del ricarico stradale dai due lati: Si misura al ml. di strada, misurando l'asse
della strada stessa, sia in rettifilo come in curva.
Il rilevato stradale, lo stabilizzato, la terra vegetale e comunque tutti i riempimenti saranno misurati secondo
l'effettiva cubatura a compattazione avvenuta.
Piante di alto fusto: Tutti gli interventi che riguardano le piante in genere, siano esse di nuova fornitura,
posa in opera, manutenzione od altro, saranno valutati a numero secondo la effettiva quantità delle piante.
Pulizia delle aree di intervento: Sarà compensata con lo specifico prezzo di elenco comprendente, in unico
intervento, tutte le aree allo scopo individuate nella apposita allegata tavola progettuale. Si precisa che
detta tavola ha esclusivo valore indicativo e non esaustivo in quanto farà carico alla ditta concorrente, prima
di rimettere la propria offerta a ribasso sui prezzi a base di gara d’appalto, verificare sul posto la effettiva
entità e superficie delle aree di intervento.
Taglio dei prati: Ogni intervento di taglio sarà compensato con lo specifico prezzo di elenco comprendente,
in un unico intervento, tutte le aree allo scopo individuate nella apposita allegata tavola progettuale. Si
precisa che detta tavola ha esclusivo valore indicativo e non esaustivo in quanto farà carico alla ditta
concorrente, prima di rimettere la propria offerta a ribasso sui prezzi a base di gara d’appalto, verificare sul
posto la effettiva entità e superficie delle aree di intervento.
TITOLO VII - MODALITÀ DI ESECUZIONE VERIFICHE E PROVE IN CORSO DI
OPERA E MODALITÀ DI COLLAUDO DEGLI IMPIANTI
ART. 21. GENERALITÀ
1. La contabilizzazione dei lavori, gli stati di avanzamento e più in generale tutta la disciplina economica
riguardante l’Appalto è definita nello Schema di Contratto che costituisce parte integrante della
documentazione di gara.
2. L’appaltatore è responsabile della perfetta rispondenza delle opere o parti di esse, alle condizioni
contrattuali tutte, nonché alle disposizioni contenute negli ordini di servizio, nelle istruzioni e nelle
prescrizioni della Direzione Lavori.
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3. L’appaltatore dovrà demolire a proprie spese quanto eseguito in difformità dalle prescrizioni di cui sopra e
sarà tenuto al risarcimento dei danni provocati.
4. La Direzione Lavori potrà accettare tale opere; il tal caso esse saranno valutate tenendo conto
dell’eventuale loro minore costo, restando obbligato l’Appaltatore di eseguire, senza corrispettivo alcuno, gli
eventuali lavori accessori co2mplementari che gli fossero richiesti per l’accettazione delle opere suddette.
5. Gli eventuali maggiori costi delle opere eseguite in difformità dalle prescrizioni contrattuali o comunque
impartite non saranno tenuti in considerazione agli effetti della contabilizzazione. L’Appaltatore non potrà
mai opporre ad esonero o attenuazione delle proprie responsabilità la presenza nel cantiere del personale
della Direzione Lavori, l’approvazione dei documenti del Progetto Esecutivo, l’approvazione di disegni e di
calcoli, l’accettazione di materiali da parte della Direzione Lavori.
6. Tali varianti non possono comportare modifiche alla durata dei lavori stabilita contrattualmente.
7. Resta comunque stabilito che ogni modalità esecutiva, nessuna esclusa, dovrà rigorosamente rispondere
alle disposizioni normative, con particolare riferimento alle norme per la prevenzione degli infortuni e la
tutela dei lavoratori, alle prescrizioni amministrative emanate dai vari organi, enti o associazioni che ne
abbiano titolo, in vigore al momento dell’aggiudicazione dei lavori.
8. Per quanto attiene alle modalità di esecuzione delle singole categorie di lavoro di appalto, alle
caratteristiche tecniche, funzionali e prestazionali, alle modalità e ai criteri di installazione, manutenzione,
verifica in corso d’opera e di collaudo finale di ogni tipo di opera o impianto, vale in prima istanza quanto
espresso negli elaborati del progetto.
ART. 22. ACCETTAZIONE DEGLI IMPIANTI
1. Tutti gli impianti presenti nell’appalto e la loro messa in opera completa di ogni categoria o tipo di lavoro
necessari alla perfetta installazione, saranno eseguiti nella totale osservanza delle prescrizioni progettuali del
progetto, delle disposizioni impartite dalla Direzione lavori, delle specifiche del presente Capitolato o degli
altri atti contrattuali, delle leggi, norme e regolamenti vigenti in materia. Si richiamano espressamente tutte
le prescrizioni, a riguardo, presenti nel Capitolato Generale, le norme U.N.I., C.N.R., C.E.I. e tutta la
normativa specifica.
2. L’appaltatore deve consegnare alla Direzione Lavori i disegni esecutivi e costruttivi riguardanti ogni tipo di
impianto prima dell’inizio dei lavori. Tali disegni devono essere corredati da relazioni tecnico-descrittive
contenenti tutte le informazioni necessarie per un completo esame dei dati progettuali e delle caratteristiche
sia delle singole parti che dell’impianto nel suo insieme. Il disegno deve essere tale da consentire di
individuare per forma, caratteristiche, prestazioni e tipo ogni singolo componente dell’impianto e deve
specificare le modalità esecutive.
3. L’Appaltatore deve presentare i certificati comprovanti origine, qualità, prestazioni e certificazioni dei
materiali impiegati.
5. Tutte le forniture relative agli impianti non accettate, ad insindacabile giudizio della Direzione Lavori,
dovranno essere immediatamente allontanate dal cantiere, a cura e spese dell’Appaltatore, e sostituite con
altre rispondenti ai requisiti richiesti.
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6. L’Appaltatore resta, comunque, totalmente responsabile di tutte le forniture degli impianti, o parti di essi,
la cui accettazione da parte della Direzione lavori non pregiudica i diritti che il Committente si riserva di
avanzare in sede di collaudo finale o entro i tempi previsti dalle garanzie fornite per l’opera e le sue parti.
7. Durante l’esecuzione dei lavori di preparazione, di installazione, di finitura degli impianti e delle opere
murarie relative, l’Appaltatore deve osservare tutte le prescrizioni della normativa vigente in materia
antinfortunistica oltre alle suddette specifiche progettuali o del presente capitolato, restando fissato che
eventuali discordanze, danni causati direttamente od indirettamente, imperfezioni riscontrate durante
l’installazione od il collaudo, ed ogni altra anomalia segnalata dalla Direzione lavori, dovranno essere
prontamente riparate a totale carico e spese dell’Appaltatore.
ART. 23. VERIFICHE E PROVE IN CORSO D'OPERA DEGLI IMPIANTI
1. Gli impianti, in corso di esecuzione e prima della loro messa in funzione, devono essere sottoposti a
controlli e prove che ne confermino la perfetta funzionalità e la rispondenza ai dati di progetto.
Durante il corso dei lavori la Direzione Lavori si riserva di effettuare prove e verifiche in particolare per le
parti di impianto la cui accessibilità dovesse essere difficoltosa in sede di collaudo finale. Queste prove non
possono in nessun caso essere utilizzate come prove di collaudo definitive.
Tutte le prove saranno eseguite a cura e spese dell'Appaltatore con strumenti ed apparecchiature di sua
proprietà da accettarsi da parte della Direzione Lavori. La fase di prova e collaudo dell’impianto consisterà
nelle verifiche e nelle prove specificate ai punti seguenti e verrà eseguito secondo un programma di
dettaglio previsto dalla Direzione Lavori nel corso e/o al termine della costruzione, a seguito delle verifiche
effettuate dall’Appaltatore. Le prove previste in generale sono le seguenti:
a) Verifiche e prove in corso d’opera
b) Esame della documentazione
c) Esame a vista
d) Prove e collaudi impianti elettrici
e) Collaudo dell’impianto
Tutti gli oneri derivanti dalle prove e dai collaudo previsti, secondo le modalità esposte nei punti successivi,
sono a carico dell’Appaltatore.
Sono quindi a carico dell’Appaltatore tutti gli oneri che derivano dalle prove e dal collaudo, quali mano
d’opera, noli di mezzi d’opera, ponteggi, verifica e certificazione delle saldature.
Qualora una parte di impianto già provata o collaudata debba essere modificata essa dovrà essere
ricollaudata. La Direzione Lavori potrà però fissare metodi di prova diversi da quelli seguiti nel primo
collaudo.
Durante il corso dei lavori, il committente si riserva di eseguire verifiche e prove preliminari sugli impianti o
parti di impianti, in modo da poter tempestivamente intervenire qualora non fossero rispettate le condizioni
dettate dal presente capitolato tecnico.
Le verifiche potranno consistere nell'accertamento della rispondenza dei materiali impiegati con quelli
stabiliti, nel controllo delle installazioni secondo le disposizioni convenute (posizioni, percorsi, ecc.), nonché
in prove parziali di isolamento e di funzionamento ed in tutto quello che può essere utile allo scopo.
Dei risultati delle verifiche e prove preliminari di cui sopra, si dovrà compilare regolare verbale.
Tutti i lavori devono essere eseguiti secondo le prescrizioni del presente capitolato e dei documenti del
contratto e secondo gli ordini che saranno impartiti dalla Direzione dei Lavori. Il direttore dei lavori
procederà comunque ai normali accertamenti tecnici dei lavori, rimanendo a carico dell'appaltatore tutti i
mezzi occorrenti per l'esecuzione degli accertamenti, le prestazioni di mano d'opera e le spese per gli
anzidetti normali accertamenti.
Il direttore dei lavori segnalerà all'appaltatore le eventuali opere che non ritenesse eseguite a regola d'arte
ed in conformità alle prestazioni contrattuali e l'appaltatore dovrà provvedere a perfezionare, od a rifare, a
sue spese tali opere.
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L'Appaltatore potrà formulare riserve scritte da inserirsi nel Registro Contabilità, ove non ritenesse
giustificate le osservazioni del Direttore dei lavori, ma non potrà, comunque, interrompere e/o sospendere,
neppure parzialmente, l'esecuzione degli stessi, o non eseguire gli ordini della Direzione Lavori.
Il Direttore dei Lavori potrà inoltre verificare, in qualunque momento, se gli stessi procedono secondo i
tempi e le modalità previste nel programma, ricordando all'appaltatore il suo obbligo di accelerare i lavori
stessi e/o di eseguirli secondo le modalità e tempi previsti nel contratto e negli altri documenti contrattuali
allegati.
Le verifiche del Direttore dei Lavori, eseguite nel corso dell'esecuzione dell'opera, non escludono né la
responsabilità dell'appaltatore per vizi, difetti e difformità dell'opera, di parte di essa o dei materiali
impiegati, né la garanzia dell'appaltatore, neanche per le parti ed i materiali già provati e verificati. Tali
prove e verifiche non determinano il sorgere di alcun diritto a favore dell'appaltatore né di alcuna
preclusione a danno della committente.
2. Durante il corso dei lavori, la Committenza si riserva di eseguire verifiche e prove preliminari sugli
impianti o parti degli stessi, così da poter tempestivamente intervenire nel caso in cui non fossero rispettate
le condizioni del presente Capitolato Speciale e del progetto.
3. Le verifiche potranno consistere nell'accertamento della rispondenza dei materiali impiegati con quelli
stabiliti, nel controllo delle installazioni secondo le disposizioni convenute (posizioni, percorsi ecc.), nonché
in prove parziali di isolamento e di funzionamento e in tutto quello che può essere utile allo scopo sopra
accennato.
Dei risultati delle verifiche e delle prove preliminari di cui sopra, la Direzione dei Lavori dovrà compilare
regolare verbale.
ART. 24. VERIFICHE PROVVISORIE A LAVORI ULTIMATI
1. Dopo l'ultimazione dei lavori ed il rilascio del relativo certificato da parte della Committenza, questa ha la
facoltà di prendere in consegna gli impianti, anche se il collaudo definitivo degli stessi non abbia ancora
avuto luogo. In tal caso la presa in consegna degli impianti da parte della Committenza dovrà essere
preceduta da una verifica provvisoria degli stessi che abbia avuto esito favorevole. Anche qualora la
Committenza non intenda avvalersi della facoltà di prendere in consegna gli impianti ultimati prima del
collaudo definitivo, essa può disporre affinché, dopo il rilascio del certificato di ultimazione dei lavori, si
proceda alla verifica provvisoria degli impianti.
Con “avviamento” si intende la fase successiva al completamento dell’installazione e dei montaggi (e della
fase di prove di cui ai precedenti paragrafi), durante la quale ogni componente dell’impianto è controllato e
verificato individualmente al fine di verificarne la rispondenza alle specifiche di progetto, la corretta
installazione e il regolare funzionamento.
Prima dell’inizio delle prove l’Appaltatore dovrà comunicare al Committente il programma delle prove stesse,
la tempistica e le modalità di svolgimento.
Le prove di avviamento saranno organizzate e condotte dall’Appaltatore a sue spese e con proprio
personale, alla presenza di personale incaricato dal Committente e del Collaudatore se previsto.
Una volta verificata singolarmente la funzionalità dei singoli componenti verranno effettuate le prove di
avviamento vero e proprio durante le quali l’intero impianto è avviato e messo in funzione e si verifica che
funzioni in maniera regolare e conforme alle specifiche di progetto.
Alla fine della fase di avviamento l’Appaltatore presenterà un rapporto di prova in cui sarà certificata
l’effettuazione da parte dell’Appaltatore delle verifiche su ciascun componente dell’impianto, nonché la data
di effettuazione e l’esito positivo.
2. La verifica provvisoria ha lo scopo di consentire, in caso di esito favorevole, l'esito del funzionamento
degli impianti ad uso degli utenti a cui sono destinati.
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3. Ad ultimazione della verifica provvisoria, la Committenza prenderà in consegna gli impianti con regolare
verbale.
4. Tutta la documentazione tecnica ed amministrativa necessaria per il corretto esercizio dell’impianto in
condizioni di sicurezza e efficienza si intende parte essenziale e sostanziale della fornitura e dovrà essere
consegnata dall’Appaltatore prima dell’inizio dei collaudi.
Deve in primo luogo essere eseguita una verifica per accertarsi che i materiali installati risultino conformi
per quantità e tipologia a quanto descritto e riportato nella documentazione consegnata.
Sulla base di tale documentazione verranno poi effettuate le verifiche e prove previste. In assenza di tale
documentazione non si potrà procedere ad effettuare le prove e collaudi.
ESAME A VISTA
1. Dovrà essere eseguita un'ispezione visiva per accertarsi che gli impianti siano realizzati nel rispetto delle
prescrizioni delle norme generali, delle norme degli impianti di terra e delle norme particolari relative
all'impianto installato. Il controllo dovrà accertare che il materiale elettrico, che costituisce l'impianto fisso,
sia conforme alle relative norme, sia stato scelto correttamente e installato in modo conforme alle
prescrizioni normative e non presenti danni visibili che ne possano compromettere la sicurezza.
2. I controlli a vista riguarderanno:
a) protezioni, misura di distanze nel caso di protezione con barriere;
b) presenza di adeguati dispositivi di sezionamenti e interruzione, polarità, scelta del tipo di apparecchi e
misure di protezione adeguate alle influenze esterne, identificazione dei conduttori di neutro e
protezione, fornitura di schemi, cartelli ammonitori, identificazione di comandi e protezioni, collegamenti
dei conduttori.
3. È opportuno che tali esami inizino durante l'esecuzione dei lavori.
VERIFICA DEL TIPO E DIMENSIONAMENTO DEI COMPONENTI
DELL'APPOSIZIONE DEI CONTRASSEGNI DI IDENTIFICAZIONE
DELL'IMPIANTO
E
1. Andrà verificato che tutti i componenti dei circuiti messi in opera nell'impianto utilizzatore siano del tipo
adatto alle condizioni di posa e alle caratteristiche dell'ambiente, nonché correttamente dimensionati in
relazione ai carichi reali in funzionamento contemporaneo, o, in mancanza di questi, in relazione a quelli
convenzionali.
2. Per cavi e conduttori si controllerà che il dimensionamento sia stato eseguito in base alle portate indicate
nelle tabelle CEI-UNEL; si verificherà inoltre che i componenti siano dotati dei debiti contrassegni di
identificazione, ove prescritti.
VERIFICA DELLE STABILITÀ DEI CAVI
1. Al fine di controllare la stabilità dei cavi, essi dovranno essere estratti dal tratto di tubo o condotto
compreso tra due cassette o scatole successive, assicurandosi che tale operazione non provochi
danneggiamenti agli stessi. La verifica va eseguita su tratti di tubo o condotto per una lunghezza pari
complessivamente a una percentuale compresa tra l'1% e il 5% della lunghezza totale. A questa verifica
prescritta dalla norma CEI 11-11 (Impianti elettrici degli edifici civili), si dovranno aggiungere, per gli
impianti elettrici negli edifici prefabbricati e nelle costruzioni modulari, le verifiche relative al rapporto tra
diametro interno del tubo o condotto e quello del cerchio circoscritto al fascio di cavi in questi contenuto, e
al dimensionamento dei tubi o condotti.
2. Quest'ultima verifica si dovrà effettuare a mezzo di apposita sfera come descritto nella norma CEI anzi
richiamata.
81
MISURA DELLA RESISTENZA DI ISOLAMENTO
1. Si deve eseguire con l'impiego di un ohmmetro la cui tensione continua sia circa 250 V nel caso di misura
su parti di impianto di categoria 0, oppure su parti di impianto alimentate a bassissima tensione di
sicurezza; circa 500 V in caso di misura su parti di impianto di 1a categoria.
2. La misura si deve effettuare tra l'impianto (collegando insieme tutti i conduttori attivi) ed il circuito di
terra, e fra ogni coppia di conduttori tra loro. Durante la misura gli apparecchi utilizzatori dovranno essere
disinseriti; la misura è relativa ad ogni circuito intendendosi per tale la parte di impianto elettrico protetto
dallo stesso dispositivo di protezione.
I valori minimi ammessi per costruzioni tradizionali sono:
500.000 ohm per sistemi a tensione nominale superiore a 50 V;
250.000 ohm per sistemi a tensione nominale inferiore o uguale a 50 V.
I valori minimi ammessi per costruzioni prefabbricate sono:
250.000 ohm per sistemi a tensione nominale superiore a 50 V;
150.000 ohm per sistemi a tensione nominale inferiore o uguale a 50 V.
MISURA DELLE CADUTE DI TENSIONE
1. La misura delle cadute di tensione va eseguita tra il punto di inizio dell'impianto e il punto scelto per la
prova mediante l'inserimento di un voltmetro nel punto iniziale e un altro nel secondo punto:
a) i due strumenti devono avere la stessa classe di precisione.
b) Dovranno essere alimentati tutti gli apparecchi utilizzatori che possono funzionare contemporaneamente.
c) Le letture dei due voltmetri verranno eseguite contemporaneamente procedendo poi alla determinazione
della caduta di tensione percentuale.
VERIFICA DELLE PROTEZIONI CONTRO I CORTO CIRCUITI E I SOVRACCARICHI
1. Per evitare corto circuiti e sovraccarichi, si dovrà controllare che il potere di interruzione degli apparecchi
di protezione contro i cortocircuiti sia adeguato alle condizioni dell'impianto e della sua alimentazione e che
la taratura degli apparecchi di protezione contro i sovraccarichi sia correlata alla portata dei conduttori
protetti dagli stessi.
VERIFICA DELLE PROTEZIONI CONTRO I CONTATTI INDIRETTI
1. Dovranno essere eseguite le verifiche dell'impianto di terra descritte nelle norme per gli impianti di messa
a terra (norma CEI 64-8)
2. Le verifiche riguarderanno in particolare:
a) esame a vista dei conduttori di terra e di protezione. Ossia andranno controllate sezioni, materiali e
modalità di posa nonché lo stato di conservazione sia dei conduttori che delle giunzioni. Sara necessario
inoltre controllare che i conduttori di protezione assicurino il collegamento tra i conduttori di terra e il
morsetto di terra degli utilizzatori fissi e il contatto di terra delle prese a spina;
b) misura del valore di resistenza di terra dell'impianto, che dovrà essere effettuata con appositi strumenti di
misura o con il metodo voltamperometrico utilizzando un dispersore ausiliario e una sonda di tensione, che
vanno posti a una sufficiente distanza dall'impianto di terra e tra loro. Si possono ritenere ubicati in modo
corretto quando siano sistemati a una distanza dal suo contorno pari a 5 volte la dimensione massima
dell'impianto stesso; quest'ultima, nel caso di semplice dispersore a picchetto, può assumersi pari alla sua
lunghezza. Una pari distanza deve essere mantenuta tra la sonda di tensione e il dispositivo ausiliario;
c) controllo, in base ai valori misurati, del coordinamento degli stessi con l'intervento nei tempi previsti dei
dispositivi di massima corrente o differenziale. Per gli impianti con fornitura in media tensione, detto valore
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va controllato in base a quello della corrente convenzionale di terra, da richiedersi al distributore di energia
elettrica;
d) quando è necessario, misure delle tensioni di contatto e di passo, che vengono di regola eseguite da
professionisti, ditte o enti specializzati, seguendo le istruzioni fornite dalla norma CEI 64-8;
e) nei locali da bagno, la verifica della continuità del collegamento equipotenziale tra le tubazioni metalliche
di adduzione e di scarico delle acque, tra le tubazioni e gli apparecchi sanitari, tra il collegamento
equipotenziale e il conduttore di protezione. Tale controllo deve essere eseguito prima della muratura degli
apparecchi sanitari.
f) Per gli impianti soggetti alla disciplina del D.P.R. n. 462/2001, va effettuata la denuncia degli stessi alle
A.S.L. a mezzo dell'apposito modulo.
Collaudo finale dell’impianto
1. La regolarità dei lavori eseguiti sarà riscontrata:
a) con collaudo eseguito dopo la data di ultimazione dei lavori da parte di un Collaudatore qualora
espressamente nominato dal Committente;
b)in alternativa con collaudo eseguito dalla Direzione Lavori dopo la data di ultimazione dei lavori ma prima
dell’emissione del CRE.
2. Il collaudo finale delle opere sarà effettuato solo dopo la positiva conclusione delle prove di avviamento.
3. Il collaudo finale delle opere potrà essere effettuato anche prima dell'avvenuto rilascio da parte degli Enti
Autorizzativi di tutte le relative autorizzazioni, nulla-osta o licenze ove prescritti:
a) l’Appaltatore rimane comunque responsabile delle opere realizzate qualora queste non venissero
autorizzate per cause a lui imputabili.
b) Il collaudo sarà effettuato solo dopo l’avvenuta consegna da parte dell’Appaltatore della documentazione
dell’impianto, dei disegni ed elaborati as-built e del manuale di uso e manutenzione.
c) Tutti gli oneri relativi alle varie fasi del collaudo sono a carico dell’Appaltatore escluso le parcelle dei
Collaudatori, a carico del Committente.
d) Le eventuali consegne parziali non implicano accettazione dell'opera e tantomeno esonero dalla
responsabilità dell'impresa, restando confermato che l'accettazione è subordinata all'esito favorevole del
collaudo. Qualora in sede di collaudo venissero rilevati difetti o difformità, l'Impresa è tenuta ad eliminarli
nei modi e nei tempi fissati dal Collaudatore. Trascorso il termine prescritto dal Collaudatore senza che
l'Impresa abbia provveduto, il Committente avrà diritto di far eseguire i lavori a ditte di sua fiducia,
addebitandone i costi all'Impresa.
Modalità di collaudo dell’impianto
Le prove di collaudo saranno organizzate e condotte dall’Appaltatore a sue spese e con proprio personale, in
conformità alle istruzioni ricevute dalla Direzione Lavori, dal Collaudatore o dal Committente.
Durante tale fase si procederà comunque a esercire l’impianto in maniera automatica e continuativa, alle
condizioni nominali di progetto, secondo le modalità di esercizio e il programma temporale che sarà adottato
nel normale esercizio dell’impianto.
Prima dell’inizio del collaudo, il Committente provvederà a comunicare all’Appaltatore le modalità nominali di
esercizio e il programma temporale che sarà adottato nel normale esercizio dell’impianto.
Durante la fase di collaudo sarà emesso un rapporto di prova in cui saranno riportati gli eventuali problemi,
avarie malfunzionamenti, allarmi o eventi significativi che si siano verificati durante la prova.
Tale rapporto dovrà essere sottoscritto sia dall’Appaltatore che dal Committente e sarà allegato alla
documentazione finale dell’esito del collaudo.
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ART. 25. LAVORI COMPENSATI A CORPO/MISURA
1. Il contratto, come già indicato, è stipulato "A CORPO".
Si indicano comunque le regole generali di riferimento circa gli oneri da intendersi implicitamente compresi
nei prezzi offerti in gara e riportati nella Lista delle lavorazioni e forniture.
Tali regole, con i relativi criteri di misurazione indicati, verranno applicate anche per la contabilizzazione
delle eventuali opere in variante.
2. La manodopera si intende ovviamente compensata nei prezzi di appalto.
Circa le prestazioni di mano d'opera saranno osservate le disposizioni e convenzioni stabilite dalle leggi e dal
contratti collettivi di lavoro, stipulati e convalidati a norma delle leggi sulla disciplina giuridica dei rapporti
collettivi.
Gli operai per gli eventuali lavori in economia dovranno essere idonei al lavoro per il quale sono richiesti e
dovranno essere provvisti dei necessari attrezzi.
L'appaltatore è obbligato, senza alcun compenso aggiuntivo, a sostituire tutti quegli operai che non riescano
di gradimento alla Direzione dei Lavori.
3. Tutti i trasporti si intendono ovviamente compensati nei prezzi di appalto.
Con i prezzi dei trasporti s'intende compensata anche la spesa per i materiali di consumo, la mano d'opera
del conducente, e ogni altra spesa occorrente.
I mezzi di trasporto debbono essere in pieno stato di efficienza e corrispondere alle prescritte
caratteristiche.
4. Tutti i materiali in provvista si intendono forniti a piè d’opera. Sono quindi a carico dell’Appaltatore il
carico, lo scarico ed il posizionamento di qualunque elemento facente parte dell’appalto.
5. Tutti i lavori di appalto sono compensati a corpo e sono meglio descritti nelle relazioni generali e
specialistiche, nei computi e negli elaborati grafici del progetto dell’Amministrazione, e più in generale negli
allegati al presente capitolato.
ART. 26. ECCEZIONI DELL’APPALTATORE
1. Nel caso che l’Appaltatore ritenga che le disposizioni impartite dalla Direzione dei lavori siano difformi dai
patti contrattuali, o che le modalità di esecuzione e gli oneri connessi alla esecuzione stessa dei lavori siano
tali da richiedere la pattuizione di nuovi prezzi o la corresponsione di un particolare compenso, egli, prima di
dar corso all’ordine di servizio con il quale i lavori sono stati disposti, dovrà presentare le proprie riserve nei
modi previsti dalla vigente normativa.
2. Poiché tale norma ha lo scopo di non esporre l’Amministrazione ad oneri imprevisti, resta
contrattualmente stabilito che non saranno accolte richieste postume e che le eventuali riserve si
intenderanno prive di qualsiasi efficacia.
ART. 27. LAVORI EVENTUALI NON PREVISTI
1. Tutti i eventuali lavori non previsti ai sensi e per gli effetti delle disposizioni del presente capitolato
speciale e degli atti contrattuali, fatto salvo quanto in seguito specificato per la valutazione e la misurazione
delle opere a corpo, devono essere formalmente disposti dal Direttore dei Lavori tramite Ordine di Servizio e
solo a seguito della preventiva autorizzazione della Stazione Appaltante per il tramite del Responsabile del
Procedimento.
2. Tutti i lavori eseguiti dall’Appaltatore senza la preventiva emissione dello specifico Ordine di Servizio e la
preventiva autorizzazione della Stazione Appaltante non saranno riconosciuti, non saranno contabilizzati e
non saranno oggetto di corrispettivo alcuno, fermo restando il diritto della Stazione Appaltante di procedere
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alla richiesta dei maggiori danni subiti in ragione della mancata osservanza da parte dell’appaltatore delle
disposizioni di contratto.
3. Tutti gli eventuali lavori non previsti ai sensi e per gli effetti delle disposizioni del presente capitolato
speciale e degli atti contrattuali saranno contabilizzati a misura.
4. I prezzi di appalto per l’esecuzione di eventuali lavori non previsti saranno stabiliti secondo la procedura
di definizione dei Nuovi Prezzi.
ART. 28. LAVORI IN ECONOMIA
1. Saranno contabilizzate in economia solo e esclusivamente le prestazioni che verranno esplicitamente
richieste con apposito Ordine di Servizio scritto dalla Direzione Lavori e preventivamente autorizzate in tale
forma dall’Amministrazione tramite il Responsabile del Procedimento .
2. Per i lavori in economia, le macchine, gli attrezzi ed i mezzi di trasporto dati a noleggio dovranno essere
sempre in perfetta efficienza e provvisti di tutti gli accessori necessari per il loro regolare funzionamento, e
rispondere a tutte le normative in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. In particolare, si richiama
l’osservanza della direttiva macchine Direttiva del Consiglio delle Comunità Europee n. 89/392/CEE del 14
giugno 1989 e gli aggiornamenti di modifica e le integrazioni 91/368/CEE del 20 giugno 1991, 93/44/CEE
del 14 giugno 1993 e 93/68/CEE del 22 luglio 1993.
3. Il prezzo del noleggio delle macchine, attrezzi e mezzi di trasporto comprende altresì ogni spesa per il
carburante, combustibile, lubrificante, consumi di energia elettrica e quanto altro occorra per il loro
funzionamento; esso comprende inoltre il trasporto, l’installazione, gli spostamenti ed il successivo ritiro
delle macchine e degli attrezzi, la mano d’opera specializzata, qualificata e comune, comunque occorrente
sia per sia per le suddette prestazioni che per il funzionamento e l’uso delle macchine e degli attrezzi e per
la guida dei mezzi di trasporto. Gli operai per i lavori in economia dovranno essere qualificati per i lavori da
eseguire e provvisti degli attrezzi necessari. Essi dovranno inoltre essere muniti di tutti i dispositivi di
protezione individuale previsti dalla normativa vigente in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.
4. L’appaltatore ha l’obbligo di consegnare quotidianamente al Direttore dei Lavori le liste relative degli
operai, mezzi di opere e provviste somministrate e di sottoscrivere il riepilogo settimanale e/o mensile che,
in base alle liste giornaliere, verranno predisposte dal Direttore dei Lavori.
5. Le somministrazioni, i noli e le prestazioni non effettuate dall’Appaltatore nei modi e termini di cui sopra
non saranno in alcun modo riconosciute.
ART. 29. ONERI PER LA SICUREZZA
1. Gli oneri per l’esecuzione delle opere per la sicurezza non soggetti al ribasso di offerta, corrispondono, ai
sensi e per gli effetti delle vigenti disposizioni di legge, alla esecuzione di quelle opere espressamente
richiamate negli strumenti di Pianificazione della Sicurezza.
2. Restano pertanto esclusi tutti gli oneri che l’Appaltatore sostiene ai fini del rispetto delle norme in materia
di sicurezza e igiene del lavoro con particolare riferimento al D.Lgs. 81/2008, che si intendono compresi
nelle aliquote delle spese generali che concorrono alla formazione dei singoli prezzi unitari di offerta.
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TITOLO VIII - ORDINE DA TENERSI NELL’ESECUZIONE DEI LAVORI
ART. 31. ORDINE DA TENERSI NELL’ANDAMENTO DEI LAVORI
1. L’Appaltatore avrà facoltà di sviluppare i lavori nel modo che crederà più conveniente per darli
perfettamente compiuti secondo i termini e le modalità di contratto, purché, a insindacabile giudizio della
Direzione Lavori, non riesca pregiudizievole alla buona riuscita delle opere ed agli interessi della Stazione
Appaltante.
2. In presenza di particolari esigenze l’Amministrazione si riserva la facoltà di apportare, durante il corso di
esecuzione dei lavori, modifiche al programma di esecuzione dei lavori predisposto dall’Appaltatore. In
particolare, l’Amministrazione si riserva di ordinare, tramite la Direzione lavori, la sospensione temporanea o
comunque particolari modalità e tempi di esecuzione di specifiche e determinate categorie di lavoro che
pregiudicano il normale svolgimento delle attività scolastiche o costituiscono potenziale rischio per la
sicurezza del personale tutto dell’Amministrazione, ivi compresi gli studenti e gli utenti anche occasionali. Le
modifiche e le disposizioni di servizio di cui sopra non daranno diritto all’Appaltatore di avanzare richieste di
compensi aggiuntivi o rimborsi di sorta, o ancora di richiedere delle proroghe temporali dei tempi
contrattualmente stabiliti
3. L’Amministrazione si riserva inoltre in ogni modo il diritto di ordinare l’esecuzione di un determinato
lavoro entro un prestabilito termine di tempo o di disporre l’ordine di esecuzione dei lavori nel modo che
riterrà più conveniente, in relazione alle esigenze di sicurezza del personale tecnico amministrativo, docente
e non docente dell’edificio scolastico, e in relazione alla necessità di assicurare il normale svolgimento di
tutte le attività inerenti l’efficienza e la funzionalità delle strutture dell’Amministrazione. Quest’ultima si
riserva ugualmente tale diritto in relazione alla esecuzione di opere ed alla consegna delle forniture escluse
dall’appalto, senza che l’Appaltatore possa rifiutarsi, muovere eccezioni al riguardo e pretendere maggiori
indennizzi di sorta.
4. L’Amministrazione si riserva sempre e comunque la facoltà di ordinare, per ragioni di sicurezza,
l’esecuzione di specifici e determinati lavori o categorie di lavoro anche fuori dal normale orario di lavoro e
nel rispetto delle procedure in vigore, senza che l’appaltatore possa pretendere maggiori compensi o
rimborsi di sorta, e senza che l’Appaltatore possa avanzare richieste di proroghe dei tempi contrattuali
5. Qualora specifici lavori o forniture eseguiti per conto e per ordine della Stazione Appaltante, ivi incluse
tutte le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria che la stessa Stazione Appaltante ritenga a suo
insindacabile giudizio dover eseguire, dovessero svolgersi, anche solo parzialmente e per una durata limitata
di tempo, nell’ambito di cantiere di cui al presente appalto, l’Ufficio di Direzione dei Lavori ha facoltà di
indicare specifiche modalità di esecuzione per assicurare la sicurezza dei lavori contigui e contemporanei.
Tali disposizioni non daranno in nessun caso diritto alla ditta appaltatrice di richiedere maggiori compensi o
risarcimenti di sorta.
TITOLO I - NORME PARTICOLARI
ART. 34. OSSERVANZA DEL CAPITOLATO GENERALE E DI PARTICOLARI
DISPOSIZIONI DI LEGGI, DECRETI E REGOLAMENTI
Gli impianti elettrici devono essere realizzati a regola d’arte e le caratteristiche dei loro componenti, devono
essere conformi alle norme di legge, ai regolamenti ed alle disposizioni vigenti alla data di installazione:
a) Tabella unificazione elettrica UNEL
b) Disposizioni dell’ASL – ISPESL
c) Disposizione degli Enti Locali
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d) Disposizioni dell’Ente erogatore dell’energia elettrica (Enel)
e) Disposizioni di legge in materia di sicurezza sul lavoro
f) Tutti i materiali e gli apparecchi impiegati nei suddetti impianti elettrici, devono essere provvisti del
marchio italiano di qualità IMQ e marcatura CE oppure dei relativi marchi.
1. Tutte le opere in appalto dovranno essere date perfettamente funzionanti, realizzate nel pieno rispetto
delle norme vigenti e complete, in ogni loro parte, di tutti gli accessori prescritti dalla normativa e dalla
buona tecnica, anche se non espressamente menzionati nei successivi articoli.
Dovranno essere rispettate tutte le normative nazionali vigenti o di successivo aggiornamento (anche nel
campo della sicurezza) che abbiano attinenza con i lavori in oggetto.
L’appalto è soggetto all’esatta osservanza di tutte le condizioni stabilite nel Capitolato Generale per gli
appalti delle opere dipendenti dal Ministero dei Lavori Pubblici, all’atto dell’affidamento dell’appalto o che nel
corso di esso dovessero venire emanate, e di cui al Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 19 Aprile
2000 n. 145, e di tutte le disposizioni legislative vigenti in materia di esecuzione di opere pubbliche per
conto delle Amministrazioni dello Stato.
2. L’osservanza va estesa inoltre, alle leggi, ai regolamenti ed alle prescrizioni emanate dalle competenti
Autorità in materia di lavori pubblici, di materiali da costruzione, di sicurezza ed igiene del lavoro e simili, e
di tutte le norme e normalizzazioni ufficiali o comunque l’acquisizione dei beni e diritti occorrenti per
l’esecuzione delle opere. Il principio di osservanza delle norme e disposizioni di cui al comma precedente
può essere derogato solo in presenza di una specifica norma sostitutiva, di una determinata interpretazione,
o ancora di una specifica integrazione al testo normativo espresse nelle disposizioni del presente capitolato.
3. L’impresa è tenuta alla piena e diretta osservanza di tutte le norme vigenti in Italia derivanti sia da leggi
che da decreti, circolari e regolamenti con particolare riguardo ai regolamenti edilizi, d’igiene, di polizia
urbana, dei cavi stradali, alle norme sulla circolazione stradale, a quelle sulla sicurezza ed igiene del lavoro
vigenti al momento dell’esecuzione delle opere (sia per quanto riguarda il personale dell’impresa stessa, che
di eventuali subappaltatori, cottimisti e lavoratori autonomi), alle disposizioni di cui al D.P.R. 10.9.1982, n.
915 e successive modificazioni ed integrazioni o impartite dalle UU.SS.LL., alle norme CEI, U.N.I., C.N.R..
4. Dovranno inoltre essere osservate tutte le disposizioni di cui al D.Lgs. n.81 del 9.04.2008 in materia di
segnaletica di sicurezza sul posto di lavoro, nonché le disposizioni di cui al D.P.C.M. 1.3.1991 e successive
modificazioni e integrazioni riguardanti i “limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e
nell’ambiente esterno”, al D.Lgs. 15.8.1991, n. 277 ed alla legge 26 ottobre 1995, n. 447 (legge quadro
sull’inquinamento acustico).
5. La ditta appaltatrice che produce rifiuti speciali e/o pericolosi ha l’obbligo di tenere un registro di carico e
scarico, specifico per l’appalto in oggetto, su cui annotare, con cadenza almeno settimanale, le informazioni
sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti. I dati devono poi essere comunicati annualmente al
catasto dei rifiuti. Resta inteso che è facoltà della Direzione lavori di richiedere copia di tali registri e copia
della prima e della quarta sezione dei formulari di identificazione del rifiuto contenenti la descrizione dei
rifiuti in partenza dal cantiere e l’accettazione e la verifica degli stessi da parte della discarica autorizzata al
loro smaltimento.
6. La realizzazione e l’utilizzo delle opere relative alle attrezzature, agli apprestamenti e alle procedure
esecutive relative al rispetto delle norme antinfortunistiche e di tutela dei luoghi di lavoro dovranno essere
conformi alle presenti norme, di cui si riporta un elenco indicativo e non esaustivo:
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D.Lgs n.163 del 12/04/2006 “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori,servizi e forniture in attuazione
delle Direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE” che sostituisce la Legge 11/2/1994, n. 109 legge quadro in
materia di lavori pubblici (101/1995, 216/1995, 166/2002)” e ss. mm. ii. (152/2008).
D.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207 “Regolamento di esecuzione ed attuazione del Decreto legislativo 12
aprile 2006, n°163”,
Legge n.55 del 19/03/1990 “Nuove disposizioni per la prevenzione della delinquenza di tipo mafioso e di
altre gravi forme di manifestazione di pericolosità sociale” e ss. mm. ii.
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D.P.R. n. 34 del 25/01/2000 “Regolamento per l'istituzione di un sistema di qualificazione unico dei
soggetti esecutori di lavori pubblici” (ora assorbito dal DPR 207/10)..
D.M.LL.PP n.145 del 19/04/2000 e “Regolamento recante il capitolato generale d'appalto dei lavori
pubblici, ai sensi dell'articolo 3, comma 5, della legge 11 febbraio 1994, n.109” e ss. mm. ii. (D.M.
31/07/2002, D.M. 19/03/2003, D.M. 12/03/2004, D.M. 12/04/2005) (ora in parte assorbito dal DPR
207/10).
D.P.R. n.380 del 06/06/2001 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia
edilizia” (Testo A)" (G.U. n.245 del 20/10/2001 - Supplemento Ordinario n.239) (Rettifica G.U. n.47 del
25/02/2002) e ss. mm. ii.(D.Lgs 301/2002, Legge 166/2002, D.M. 37/2008).
D.M. del 14/01/2008 “Norme tecniche per le Costruzioni” (G.U. n.29 del 04/02/2008).
D.P.C.M. 01/03/1991 “Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente
esterno (G.U. n. 57 del 8/03/1991) e ss. mm. ii.
Legge. n.447 del 26/10/1995 “Legge quadro sull'inquinamento acustico” (G.U. n.254 del 30/10/1995).
D.P.R. n.142 del 30/03/2004 “Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell'inquinamento
acustico derivante dal traffico veicolare, a norma dell'art. 11 della legge n.447 del 26/10/1995”.
D.M.LL.PP. 236/1989 “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l'accessibilità, l'adattabilità e la
visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del
superamento e dell'eliminazione delle barriere architettoniche” (G.U. n.145 del 23 giugno 1989).
D.P.R. n.503 del 24/07/1996 “Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere
architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici”.
Legge n.13 del 09/01/1989 “Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere
architettoniche negli edifici privati” (G.U. n.21 del 26/01/1989) e ss. mm. ii (380/2001).
D.M. del 26/06/84 (CSE RF2/75A RF3/77) “Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei
materiali ai fini della prevenzione incendi” (S.O. G.U. n. 234 del 25/08/1984) e ss. mm. ii (D.M.
03/09/2001).
D.M. del 14/12/1993 “Norme tecniche procedurali per la classificazione di resistenza al fuoco ed
omologazione di porte ed altri elementi di chiusura” (G.U. n.303 del 28/12/1993).
D.P.C.M. del 01/03/1991 “Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente
esterno” (G.U. n.57 del 08/03/1991) e ss. mm (D.P.C.M. 14/11/1997).
D.P.R. n.246 del 21/04/1993 “Regolamento di attuazione della direttiva 89/106/CEE relativa ai prodotti
da costruzione” (G.U. n.170 del 22/07/93).
Documento Interpretativo per il Requisito essenziale n. 5 di cui alla Direttiva 89/106/CEE, “Protezione
contro il rumore”.
D.P.C.M. del 05/12/1997 “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici” (G.U. n.297 del
22/12/1997).
UNI 10722-1:2007 “Qualificazione e controllo del progetto di nuove costruzioni – criteri generali e
terminologia”.
Decreto Legislativo 11 settembre 2008, n. 152: Ulteriori disposizioni correttive e integrative del decreto
legislativo 12 aprile 2006 n. 163, recante il Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture, a norma dell’articolo 25, comma 3, della legge 18 aprile 2005, n. 62 (GU n. 231 del 2-10-2008
– Suppl. Ordinario n.227).
Decreto Legislativo 31 luglio 2007, n. 113: Ulteriori disposizioni correttive e integrative del decreto
legislativo 12 aprile 2006 n. 163, recante il Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture, a norma dell’articolo 25, comma 3, della legge 18 aprile 2005, n. 62 (GU n. 231 del 2-10-2008
– Suppl. Ordinario n.227).
Decreto Legislativo 26 gennaio 2008, n. 6: Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 12
aprile 2006 n. 163, recante il Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in
attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE, a norma dell’articolo 25, comma 3, della legge 18
aprile 2005, n. 62 (GU n. 231 del 2-10-2008 – Suppl. Ordinario n.227).
Testo coordinato del Decreto-Legge 12 maggio 2006, n. 173: Testo del decreto-legge 12 maggio 2006,
n. 173, coordinato con la legge di conversione 12 luglio 2006, n. 228 (in questa Gazzetta Ufficiale – alla
pagina 4), recante: “Proroga di termini per l’eliminazione di atti di natura regolamentare e legislativa”.
88
(GU n. 160 del 12-7-2006) APPALTI: Art. 1-octies – Modifiche al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.
163.
IMPIANTI ELETTRICI
Norme specifiche
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Norme VVF “Norme di sicurezza e disposizioni tecniche in materia di prevenzione incendi (D.P.R. n.577
del 29/07/82 – D.P.R. n.689 del 26/5/59 – D.M. 16/12/92).
Norme ISPSEL “Norme relative all'installazione di componenti di sicurezza, protezione e controllo”.
Norme ASL “Norme per la sicurezza, l’igiene, e le emissioni in atmosfera”.
Norme generali
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Legge n.833 del 23/12/1978 “Istituzione del servizio sanitario nazionale”.
D.L. n.81 del 08/04/2008 “Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.
D.L. n. 758 del 19/12/1994 “Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro”.
D.M. del 12/09/1959 “Attribuzione dei compiti e determinazione delle modalità e delle documentazioni
relative all’esercizio delle verifiche e dei controlli previste dalle norme di prevenzione degli infortuni sul
lavoro” abrogati artt. 2-3-4 e i modelli A, B, C dal D.P.R. 462/2001.
Legge n.46 del 5/3/1990 “Norme per la sicurezza degli impianti” (abrogata tranne gli artt. 8
“Finanziamento dell'attività di normazione tecnica”, 14 “Verifiche”, 16 “Sanzioni”).
D.M. n.37 del 27/03/2008 “Regolamento recante riordino delle disposizioni in materia di attività di
installazione degli impianti all'interno degli edifici”.
D.P.R. n.380 del 6/6/2001 e ss. mm. ii. “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in
materia edilizia. (Testo A)” abrogati artt. dal 107 al 121 dal D.M. 37/08.
Decreti di attuazione - Norme specifiche
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D.M. n. 37 del 27/03/2008 “Regolamento recante riordino delle disposizioni in materia di attività di
installazione degli impianti all'interno degli edifici”.
D.M. del 20/02/92 “Approvazione del modello di dichiarazione di conformità dell'impianto alla "regola
dell'arte"”
Legge n.186 del 01/03/1968 “Norme di buona tecnica per l’esecuzione degli impianti elettrici”.
D.M. del 22/04/92 “Formazione degli elenchi dei soggetti abilitati alle verifiche in materia di sicurezza
impianti”
D.M. del 24/08/92 “Modificazioni del D.M. del 22/4/92”.
SICUREZZA
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DPR 19.03.1956 n. 303: Norme per l'igiene del lavoro (Il testo vigente è quello con le modifiche
apportate dal D.Lgs 626/94 e succ. mod. e dal D.Lgs 242/96)
L. 05.03.1990, n. 46: Norme per la sicurezza degli impianti.
DPR 06.12.1991 n. 447: Regolamento di attuazione della legge 5 marzo 1990, n. 46 in materia di
sicurezza degli impianti.
D.Lgs 30 aprile 1992, n. 285 (Testo aggiornato riportato sul S.O. Gazzetta Ufficiale del 22 marzo 1994)
Nuovo codice della strada.
D.Lgs. 4 dicembre 1992, n. 475: Attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre
1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di
protezione individuale
D.P.R. 21 Aprile 1993, N. 246 : Regolamento di Attuazione della Direttiva 89/106/Cee relativa ai Prodotti
da Costruzione
D.Lgs. 2 gennaio 1997, n. 10: "Attuazione delle direttive 93/68/CEE, 93/95/CEE e 96/58/CE relative ai
dispositivi di protezione individuale"
D.M. 17 gennaio 1997: Elenco di norme armonizzate concernente l'attuazione della direttiva 89/686/CEE
relativa ai dispositivi di protezione individuale.
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D.M. 10 marzo 1998: Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell'emergenza nei luoghi
di lavoro. G.U. n. 81 del 07/04/1998.
D.M. 12/9/59 – Verifiche e controlli delle attrezzature di cantiere.
Legge 257/92 – Mezzi di protezione contro i rischi.
D.Lgs. 26.11.1999, n. 532: Disposizioni in materia di lavoro notturno, a norma dell'articolo 17, comma
2, della legge 5 febbraio 1999 n. 25.
D.M. 2 maggio 2001: Criteri per l'individuazione e l'uso dei dispositivi di protezione individuale (DPI)
(Gazzetta Ufficiale n. 209 dell’ 8 settembre 2001).
D.M. 4 GIUGNO 2001 : Secondo Elenco di norme armonizzate concernente l'attuazione della direttiva
89/686/CEE relativa ai dispositivi di protezione individuale
D.P.R. 22 ottobre 2001, n. 462: Regolamento di semplificazione del procedimento per la denuncia di
installazioni e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, di dispositivi di messa a terra di
impianti elettrici e di impianti elettrici pericolosi(G.U. n. 6 del 8 gennaio 2002)
D.Lgs. 4 settembre 2002, n. 262: "Attuazione della direttiva 2000/14/CE concernente l'emissione
acustica ambientale delle macchine ed attrezzature destinate a funzionare all'aperto"
D.M. 13 febbraio 2003 terzo riepilogativo Elenco di norme armonizzate concernente l'attuazione della
direttiva 89/686/CEE relativa ai dispositivi di protezione individuale
D.M. n° 388 del 15/07/2003: Regolamento recante disposizioni sul pronto soccorso aziendale, in
attuazione dell'articolo 15, comma 3, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive
modificazioni.
D.Lgs. 19.08.2005 n. 187: Attuazione della direttiva 2002/44/CE sulle prescrizioni minime di sicurezza e
di salute relative all´esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti da vibrazioni meccaniche
Determinazione 26 luglio 2006 n. 4/2006: Sicurezza nei cantieri temporanei o mobili relativamente agli
appalti di lavori pubblici. D.P.R. 222/2003. Art. 131 d.lgs. n. 163 del 12.4.2006.
Circ. 3 novembre 2006 n. 1733- Articolo 36-bis del decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con
modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006: «Misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la
promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro» (G.U. n. 261 del 9 novembre 2006)
D.Lgs. n. 123 del 03.08.2007: "misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e delega
al governo per il riassetto e la riforma della normativa in materia” (Abrogato in parte, restano gli articoli
1 - 4 - 8 - 9 - 10 - 11 – 12)
DECRETO - 22 gennaio 2008, n. 37: Regolamento concernente l’attuazione dell’articolo 11-quaterdecies,
comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in
materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici (Gazzetta Ufficiale del 12 febbraio
2008, n. 61)
D.Lgs. n. 81 del 09.04.2008: "Attuazione dell’art.1 della legge 3 agosto 2007 n 123 in materia di tutela
della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.
DECRETO LEGISLATIVO 3 agosto 2009, n. 106: Disposizioni integrative e correttive del decreto
legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Norma CEI 11-17: Impianti di produzione, trasmissione e distribuzione di energia elettrica Linee in cavo.
Norma CEI 17-5: Apparecchiature a bassa tensione.
Norma CEI 17-43: Metodo per la determinazione delle sovratemperature, mediante estrapolazione, per
le apparecchiature assiepate di protezione e di manovra per bassa tensione non di serie (ANS).
Norma CEI 20-22II: Cavi non propaganti l’incendio;
Norma CEI 20-35: Cavi non propaganti la fiamma;
Norma CEI 20-37I: Cavi a ridotta emissione di gas corrosivi;
Norma CEI 23-18: Interruttori differenziali per uso domestico e similare e interruttori differenziali con
sganciatori di sovracorrente incorporati per usi domestico e similari;
Norma CEI 23-31: Sistemi di canali metallici e loro accessori;
Norma CEI 64-8: Impianti elettrici utilizzatori a tensione non superiore a 1000V in corrente alternata e
1500V in corrente continua;
Norma CEI 64-12: Guida per l’esecuzione dell’impianto di terra negli edifici per uso residenziale e
terziario; impianti utilizzatori, ausiliari e telefonici;
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Norma CEI 64-52: Guida all’esecuzione degli impianti elettrici negli edifici scolastici;
Guida CEI 64-14: “Guida alla verifica degli impianti elettrici utilizzatori”;
Guida CEI 0-1: “Guida alla gestione in qualità delle misure per la verifica degli impianti elettrici ai fini
della sicurezza”;
Norma CEI 0-2: “Guida per la definizione della documentazione di progetto per impianti elettrici”;
Guida CEI 0-3: “Guida per la compilazione della dichiarazione di conformità”;
Norma CEI 17-13: (CEI EN 60439) “Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa
tensione Parte 1 – Parte 2 – Parte 3 (quadri BT);
Norma CEI 17-13/1: (CEI EN 60439-1) “Apparecchiature soggette a prove tipo (AS) e apparecchiature
parzialmente a prove di tipo (ANS)”;
Norma CEI 17-13/2: (CEI EN 60439-2) “Prescrizioni particolari per condotti sbarre”;
Norma CEI 17-13/3: (CEI EN 60439-3) “Prescrizioni particolari per apparecchiature assiepate di
protezione di manovra destinate ad essere installate in luoghi dove personale non addestrato ha
accesso al loro uso – Quadri di distribuzione (ASD)”;
Norma CEI 23-51: “Prescrizioni per la realizzazione, le verifiche e le prove dei quadri di distribuzione per
installazioni fisse per uso domestico e similare”;
Norma CEI 20-19: “Cavi isolati in gomma con tensioni nominali non superiori a 450/750V”;
Norma CEI 20-20: “Cavi isolati in polivinilcloruro con tensioni nominali non superiori a 450/750V”;
Norma CEI 21-21: “Calcolo delle portate dei cavi elettrici”;
Norma CEI 20-36: “Prova di resistenza al fuoco dei cavi elettrici”;
Norma CEI 20-38: “Cavi isolati con gomma non propaganti l’incendio e basso sviluppo di fumi e gas
tossici e corrosivi per tensioni nominali U0/U non superiori a 0,6/1kV”;
Norma CEI 20-39: “Cavi per energia ad isolamento minerale con dinsione di esercizio non superiore a
750V”;
Norma CEI 20-40: “Guida per l’uso dei cavi a bassa tensione”;
Norma CEI 20-67: “Guida per l’uso di cavi 0,6/1kV”;
Norma CEI-UNEL 35024/1: “Portate di corrente per cavi ad isolamento elastotermico o termoplastico”;
Norma CEI 23-3: “Interruttori automatici per la protezione delle sovracorrenti per impianti domestici e
similari;
Norma CEI 23-12: “Prese a spina per usi industriali”;
Norma CEI 23-26: “Diametri esterni per tubi per installazioni elettriche e filettature per tubi e accessori”;
Norma CEI 23-39: “Sistemi di tubi ed accessori per installazioni elettriche”;
Norma CEI 23-42: “Interruttori differenziali senza sganciatori di sovracorrente incorporati per istallazioni
domestiche e similari”;
Norma CEI 23-44: “Interruttori differenziali con sganciatori di sovracorrente incorporati per installazioni
domestiche e similari”;
Norma CEI 34-21: “Apparecchi di illuminazione”;
Norma CEI 34-22: “Apparecchi di illuminazione – Parte 2 (Prescrizioni particolari: Apparecchi di
emergenza)”;
Norma CEI 34-23: “Apparecchi di illuminazione – Parte 2 (Prescrizioni particolari: Apparecchi fissi per
uso generale)”;
Tabelle di unificazione elettrica CEI-UNEL;
Norme CEI specifiche di apparecchi e materiali;
Norma CEI 81-3: “Valori medi del numero di fulmini a terra per anno e per chilometro quadrato”;
Norma CEI 81-10 (CEI EN 62305): “Protezione contro i fulmini”;
Norma CEI 81-10/1 (CEI EN 62305-1): “Principi generali”;
Norma CEI 81-10/2 (CEI EN 62305-2): “Valutazione del rischio”;
Norma CEI 81-10/3 (CEI EN 62305-1): “Danno materiale alle strutture e pericolo per le persone”;
Norma CEI 81-10/4 (CEI EN 62305-4): “Impianti elettrici ed elettronici interni alle strutture”;
Norma CEI 110-31 (CEI EN 61000-3-2): “Compatibilità elettromagnetica (EMC) – Parte 3 (Limiti)
Sezione 2 (Limiti per le emissioni di corrente armonica – apparecchiature con correnti di ingresso 16°
per fase)”;
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Norma CEI 77-2 (CEI EN 60555-1): “Disturbi nelle reti di alimentazione prodotti da apparecchi
elettrodomestici e da equipaggiamenti elettrici simili – Parte 1 (Definizioni)”;
Norma CEI 16-2 (CEI EN 60445: “Principi base e di sicurezza per l’interfaccia uomo-macchina,
marcatura e identificazione – Individuazione dei morsetti e degli apparecchi e delle estremità dei
conduttori designati e regole generali per un sistema alfanumerico”;
Norma CEI 70-1 (CEI EN 60529): “Gradi di protezione degli involucri (codice IP)”;
Norma CEI 37-1 (CEI EN 60099-1): “Scaricatori – Parte 1 (Scaricatori a resistori non lineari con
spinterometri per sistemi a corrente alternata”;
Norma CEI 13-4: “Sistemi di misura dell’energia elettrica (Composizione, precisione e verifica)”;
Norma EN 50470-1 ed EN 50470-3: “in corso di recepimento nazionale presso CEI”;
Norma CEI EN 50086-1: “Sistemi di tubi ed accessori per installazioni elettriche”;
Essendo l’elenco sopra riportato generale ma non esaustivo, l’Appaltatore è comunque tenuto al rispetto
della conformità dei vari materiali, impianti o parti di essi alla normativa tecnica vigente. Le varie parti
dell’opera e l’opera nel suo complesso, dovranno rispondere a tutti i requisiti richiesti dalle stesse norme
vigenti, anche se non espressamente richiamate nei documenti di progetto. L’eventuale mancata definizione
progettuale di alcuni elementi o specifiche non autorizza in ogni caso la non osservanza da parte
dell’appaltatore della normativa vigente, il cui integrale rispetto viene espressamente richiamato come onere
a carico dell’Appaltatore. L’Appaltatore è inoltre tenuto a segnalare alla stazione appaltante e alla Direzione
dei lavori l’eventuale non conformità delle opere alle norme tecniche che verranno emesse nel corso
dell’esecuzione dei lavori per consentire l’adozione dei provvedimenti per il rispetto delle normative stesse.
In mancanza di indicazioni ovvero in caso di indicazioni che risultino palesemente o a giudizio della
Direzione Lavori errate o contraddittorie, sarà la Direzione Lavori stessa ad impartire le direttive necessarie.
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CAPITOLATO SPECIALE D`APPALTO