7 TRIBUNA 5 copertina senza pubblicità:Copert.TRIB.MED. 16.07.10 09:05 Pagina 1 MEDICA TICINESE 7-8 ORGANO UFFICIALE DELL’ORDINE DEI MEDICI DEL CANTONE TICINO 75° ANNO LUGLIO-AGOSTO 2010 AN NI sommario:sommario 16.07.10 09:09 Pagina 1 TRIBUNA MEDICA TICINESE TMT Mensile organo ufficiale Ordine dei medici del Cantone Ticino Corrispondenza OMCT, Via Cantonale, Stabile Qi – CH-6805 Mezzovico [email protected] Tel. +41 91 930 63 00 - fax +41 91 930 63 01 Direttore responsabile Dr. Med. Vincenzo Liguori 6915 Pambio-Noranco Tel. +41 91 993 21 10 - fax +41 91 993 21 32 [email protected] Comitato redazionale scientifico Sezione scientifica TMT Agnese Bonetti Pissarello, Segretaria Istituto cantonale di patologia, 6601 Locarno Tel. +41 91 816 07 16/11 [email protected] Responsabile Prof. Dr. Med. Luca Mazzucchelli [email protected] Dr. Med. Ignazio Cassis Dr. Med. Fabio Cattaneo Prof. Dr. Med. Augusto Gallino Dr. Med. Mauro Capoferri Fotocomposizione-stampa e spedizione Tipografia Poncioni SA, Via Mezzana 26 - CH-6616 Losone ([email protected]) Tel. +41 91 785 11 00 - fax +41 91 785 11 01 Pubblicità Axel Springer Schweiz AG Fachmedien Yvette Guggenheim Postfach 3374, CH-8021 Zürich ([email protected]) Tel. +41 43 444 51 04 - fax +41 43 444 51 01 Abbonamento annuale Fr. 144.– (11 numeri) Medici Assistenti Fr. 48.– SOMMARIO TACCUINO SEZIONE SCIENTIFICA Polineuropatie - Approccio sequenziale alla diagnostica C. Zecca, C. Gobbi Dolori addominali e occlusione su diverticolo di Meckel A. Posabella, A. Pelloni Journal Club, S. Balestra, V. Cvitkusic, S. Hasler, E. Biacchi (Clinica Santa Chiara Locarno) Il testa dell’HIV su iniziativa del medico: raccomandazioni relative all’esecuzione del test per gli adulti, M. Cavassini, P. Vernazza, H. Furrer Patologia in pillole, L. Mazzucchelli, L. Ceriani 257 261 265 269 273 ATTIVITÀ E COMUNICAZIONI DELL’OMCT Date da ricordare Offerte e domande d’impiego Circolo di qualità Semine Bellinzona medici/farmacisti Persone Formazione post-graduata del Servizio di Medicina Interna Formazione del Reparto di Medicina Interna dell’OBV Simposio autunnale di pediatria RASSEGNA DELLA STAMPA 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 277 277 279 279 279 280 280 281 TRIBUNA MEDICA TICINESE taccuino:taccuino 16.07.10 10:21 Pagina 213 TACCUINO Allarme premi: le casse malati anticipano i tempi Vi ricordate il pastorello di Esopo? Quello che la notte faceva la guardia alle pecore e, mentre tutti dormivano, cominciava a gridare: “al lupo! Al lupo!” e tutti si svegliavano e correvano ad aiutarlo, ma era solo uno scherzo? Finché, una volta, il lupo c’era davvero, ma nessuno venne più in aiuto al pastorello e il lupo si mangiò le pecore e il piccolo bugiardo? Ebbene, nel caso che ci occupa possiamo tranquillamente fare un paragone tra il pastorello di Esopo e le casse malati che, ogni anno, si permettono di lanciare allarmi ingiustificati circa l’aumento dei premi, quest’anno poi “le grida” sono cominciate con largo anticipo sulla stagione estiva, già nel corso del mese di maggio. Ma perché definire ingiustificati questi allarmi se i premi aumentano per davvero? Domanda certamente legittima alla quale cercherò di rispondere nei prossimi paragrafi. Due sono gli indicatori principali che determinano il prezzo dei premi dell’assicurazione di base LAMal: l’evoluzione dei costi della malattia e lo stato delle riserve in ogni singolo cantone. Occupiamoci dunque delle riserve! In generale si afferma che le riserve degli assicuratori sono da intendersi sul piano nazionale e che la loro ripartizione fra i cantoni derivi da un puro effetto calcolatorio. Non solo quest’affermazione è falsa, anzi, deve addirittura essere rovesciata! In effetti, le riserve sono generate dai premi che gli assicurati pagano nei singoli cantoni e che confluiscono in quello che potremmo definire un “paniere nazionale”. Se analizziamo più a fondo la composizione geografica delle riserve, ci accorgiamo che i Ticinesi e i cittadini di altri sei o sette cantoni hanno, per anni, pagato premi superiori ai costi cantonali compensando così il deficit di altri e garantendo la sicurezza finanziaria degli assicuratori sul piano nazionale. Inoltre, come indica il grafico relativo all’evoluzione del tasso normativo (cioè il dato indicativo del minimo legale) delle riserve in Svizzera, a prima vista, la situazione parrebbe buona: tranne per gli anni 2001-2005, il tasso effettivo è sempre più elevato, a livello nazionale, di quello normativo. le sia, nella realtà dei fatti, garantita da alcuni cantoni tra cui il Ticino mentre gli altri “sono a rimorchio” e praticamente da anni! A suffragio di quanto scrivo, ecco l’esempio per l’anno 2008, durante il quale 16 cantoni erano al disotto del limite legale della sicurezza finanziaria e 2 al minimo legale, mentre 2 facevano registrare un tasso di riserve agevole e 5 (Ticino, Neuchâtel, Vaud, Ginevra e Zurigo) un accantonamento di tutto rispetto. Nel periodo successivo, Zurigo è rientrato nei ranghi, per cui sono rimasti solo 4 cantoni, fra cui il Ticino, a farsi carico della sicurezza finanziaria degli assicuratori a livello nazionale. La situazione testé illustrata, perdura da parecchi anni, senza che l’Autorità federale di approvazione dei premi abbia tentato di porvi rimedio, tollerando così, di fatto, una violazione del principio di equità. Ma cosa significa e come’è possibile non raggiungere il limite legale delle riserve? In pratica, detto fuori dai denti, vuol dire che nei cantoni – che definiremo “non virtuosi” – i premi non sono stati sufficientemente elevati per coprire i costi effettivi interni di cui fa parte anche la costituzione delle riserve; peggio ancora, è probabile che in quei cantoni con un grado di copertura molto negativo (come per esempio Berna, Uri e Obvaldo), i premi percepiti non siano neppure sufficienti a coprire i costi correnti della malattia, determinando così un vero e proprio finanziamento trasversale fra cantoni per coprire il finanziamento del sistema sanitario cantonale! E siccome le brutte notizie non vengono mai sole, diciamo anche che la tendenza precedentemente evidenziata andrà accentuandosi nei prossimi anni durante i quali, i “cantoni virtuosi” arrischiano di continuare a ricoprire il ruolo di finanziatori o, per dirla papale papale: “di rimanere ancora con la pepa tencia in mano!”. Contro questo stato di cose, da anni il nostro Cantone si batte rimanendo purtroppo inascoltato per parecchio tempo fino a quando, nel febbraio 2009, la mozione di Anita Fetz (Consigliera Nazionale socialista) che preconiz- Tutto bene dunque? Non proprio, poiché, a livello cantonale, laddove i cittadini pagano i premi, si evidenzia un marcato squilibrio che indica come la sicurezza finanziaria a livello naziona- 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 TRIBUNA MEDICA TICINESE 255 taccuino:taccuino 16.07.10 10:21 Pagina 214 TACCUINO zava il riequilibro delle quote delle riserve cantonali degli assicuratori malattia entro il 2012 ha condotto l’esecutivo a incaricare l’Ufficio federale della sanità pubblica di procedere al riequilibrio delle riserve tra cantoni nell’ambito della procedura di determinazione dei premi entro il 2012. Invitando nei prossimi anni gli assicuratori malattia ad adottare le misure necessarie per ridurre le differenze fra cantoni. Sembra però che queste lodevoli intenzioni siano rimaste tali poiché, per esempio nel nostro Cantone, a causa di un eccessivo aumento dei premi, nel 2010 il tasso delle riserve si situa al 23.6% a fronte di un tasso normativo per la sicurezza finanziaria dell’11.1%. Percentuali che, tradotte in moneta sonante rappresentano eccedenze per 136 milioni! Ma allora, cosa ci succederà nel 2011? L’evoluzione dei costi LAMal del 4% così come indicata da Santésuisse è corretta; inoltre, tenuto conto della necessità di coprire il deficit delle riserve in parecchi cantoni, un aumento del 10% su scala nazionale non è fuori luogo. Resta però da verificare quali saranno i cantoni che dovranno sopportare un maggiore rialzo dei premi dato che le condizioni di partenza non sono certo le stesse. Berna, ad esempio, si trova a dover colmare un deficit importante (nel 2008 il gap negativo era del 20%) per cui, in questo cantone, l’aumento matematico del premio dovrebbe superare largamente il 10%. All’opposto, la situazione ticinese (nel 2008 il gap positivo era del 14.7%) potrebbe addirittura giustificare una riduzione dei premio di base. Per il Ticino gli indicatori fondamentali evidenziano un aumento dei costi della malattia stimato al 2.5% per il 2011 e un tasso di riserve del 23.6% (a fronte di un tasso normativo pari all’11.1%) pari a un’eccedenza nelle riserve di circa 135.7 milioni. Sulla base di questi parametri, l’aumento dei premi LAMal dovrebbe essere vicino allo zero. Volendo si potrebbe spingesi fino a chiedere una diminuzione dei premi ma un margine di sicurezza potrebbe aiutare a calmierare i prezzi per il prossimo futuro anche in considerazione del fatto che il nuovo sistema di finanziamento ospedaliero (che verrà introdotto dal 2012) porterà ad un importante decremento strutturale dei costi LAMal. Ecco quindi spiegato il perché dell’aggettivo ingiustificato usato all’inizio di questo scritto per qualificare gli allarmi lanciati dagli assicuratori malattia. Purtroppo però, non viviamo nella favola di Esopo e le loro grida di “al lupo, al lupo!” vengono regolarmente ascoltate, non solo per quanto concerne l’aumento dei premi dell’assicurazione di base ma anche per quanto attiene alla continua pressione al ribasso delle nostre prestazioni tariffali. 256 TRIBUNA MEDICA TICINESE 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 Sempre più spesso però, si levano voci che contestano questa tendenza e sempre più ci si rende conto della necessità di contrastare l’egemonia degli assicuratori scendendo sul loro stesso terreno: anche il nuovo consigliere federale Didier Burkhalter è cosciente della problematica e ha richiesto lo studio di nuove soluzioni per rendere più affidabili e trasparenti questi dati. Franco Denti, Presidente OMCT Polineuropatie:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:10 Pagina 257 SEZIONE SCIENTIFICA POLINEUROPATIE APPROCCIO SEQUENZIALE ALLA DIAGNOSTICA C. Zecca, C. Gobbi Introduzione Le polineuropatie (PNP) rappresentano una affezione del sistema nervoso periferico; sono espressione di una malattia sistemica anche se, talvolta, possono presentarsi con quadri multifocali o colpire singoli nervi. In questo contesto vanno pertanto escluse tutte le patologie focali non sistemiche legate alla lesione di singoli nervi, quali ad esempio compressioni locali estrinsche o lesioni tumorali di singoli nervi. Le polineuropatie vengono spesso considerate patologie neurologiche “poco gratificanti” poiché circa un terzo, nonostante indagini dettagliate, non può essere classificato secondo un’eziologia definita. Inoltre, una terapia specifica non è spesso possibile. Sono caratterizzate da un coinvolgimento di fibre motorie e/o sensitive e/o autonomiche. Sebbene la presentazione clinica delle PNP sia molto variabile, ad un medesimo quadro clinico possono corrispondere svariate cause; è pertanto indispensabile un approccio clinico razionale per evitare costi inutili, raggiungere una corretta diagnosi e proporre una terapia adeguata. Epidemiologia La prevalenza delle polineuropatie viene stimata a circa 2-5/100'000 abitanti; nella popolazione di età superiore ai 55 anni la prevalenza sale a circa 8/100'000 abitanti. L’incidenza si colloca tra 25 e 200/100'000 persone all’anno. Nei paesi industrializzati la causa più frequente di polineuropatia è il diabete mellito. La lebbra resta, comunque, la causa più frequente a livello mondiale. Sono poi da annoverare fra le principali forme di PNP le cause disimmuni, ereditarie, carenziali, nutritive, iatrogene, tossiche e paraneoplastiche. Diagnosi La combinazione di dati anamnestici/familiari, segni clinici, esami elettrofisiologici ed indagini di laboratorio permette nella maggior parte dei casi di definire o limitare la diagnosi differenziale eziologica. Per giungere a questo risultato, è possibile procedere seguendo uno schema generale riassunto nei sette punti seguenti: (vedi Tabella 1) 1 Definizione/conferma di PNP (si tratta di una PNP?) 2 Anamnesi familiare (PNP ereditarie versus acquisite) 3 Semeiologia anatomica e decorso - localizzazione del disturbo (prossimale-distale, simmetrico-asimmetrico) - presentazione del disturbo (acuto, subacuto, remittente, cronico) 4 Elettroneurofisiologia - funzione delle fibre coinvolte (motorie, sensitive, autonomiche) - porzione e calibro delle fibre coinvolte (forme mieliniche/assonali, grandi-piccole fibre) 5 Malattie internistiche eventualmente associate 6 Rachicentesi 7 Biopsia combinata nervo/muscolo 1. Definizione/conferma di PNP Prima di iniziare qualsiasi accertamento diagnostico è necessario con- 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 fermare la diagnosi di PNP. Le manifestazioni cliniche di una PNP sono molto varie. I sintomi di presentazione includono disturbi di sensibilità, alterazioni dei riflessi, disturbi motori e disturbi trofici. Nella fase iniziale della malattia, i disturbi di sensibilità prevalgono in genere distalmente (“length-dependent”) con localizzazione alle dita o alla pianta dei piedi; successivamente possono coinvolgere gli arti superiori (dapprima in sede distale), la regione toracica (dapprima ventrale poi dorsale) ed infine il volto. La distribuzione agli arti superiori e inferiori viene denominata “a guanto” o “a calza” per il coinvolgimento predominante in sede distale. I disturbi delle sensibilità possono essere “positivi” o “negativi”; i primi, che comprendono ad esempio formicolio e bruciore, sono evocativi di una PNP di tipo acquisito. I sintomi sensitivi negativi (disturbi di equilibrio, ipo/anestesia) suggeriscono, invece, la diagnosi di PNP ereditaria. Nelle fasi iniziali di malattia è importante valutare, oltre alla sensibilità termica e dolorifica, anche la sensibilità profonda (vibratoria, senso posturale); questa infatti correla con il coinvolgimento di grosse fibre sensitive, spesso interessate all’inizio di una PNP. L’alterazione dei riflessi si manifesta generalmente come una diminuzione o assenza inizialmente del solo riflesso achilleo e, solo in un secondo momento, dei riflessi patellari o degli arti superiori. I disturbi motori si presentano generalmente in una fase più avanzata del decorso di una PNP; anch’essi esordiscono prevalentemente nelle regioni distali. I primi muscoli coinvolti, soprattutto nelle forme croniche, sono il muscolo estensore breve delle dita del piede e, successivamente, gli interossei. L’associazione di paresi distali e disturbi sensitivi positivi è evocatrice di forme acquisite. Le alterazioni trofiche sono rappre- TRIBUNA MEDICA TICINESE 257 Polineuropatie:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:10 Pagina 258 SEZIONE SCIENTIFICA sentative di un coinvolgimento disautonomico. Queste sono caratterizzate da cute secca, lucente e da una ridotta sudorazione. Solo nelle forme più gravi, ad esempio nella PNP diabetica, sono accompagnate da ulcere locali. Spesso vengono sottovalutate perché non ricercate. Nelle forme di PNP disautonomica possono manifestarsi anche segni sistemici quali disturbi cardiocircolatori, del tratto gastrointestinale e/o della sfera urogenitale. 2. Anamnesi familiare Prima di addentrarsi nella flow-chart diagnostica di una PNP, è importante individuare una eventuale familiarità per questa patologia. Si distinguono due grossi sottogruppi di PNP ereditarie: le forme senza disturbi del metabolismo e quelle associate a dismetabolismo. Va sottolineato che nelle forme ereditarie si riscontrano più spesso segni oggettivi all’esame neurologico che non sintomi riferiti dal paziente (piede cavo, dita a martello/artiglio e atrofia a predominanza peroneale). Test genetici specifici per malattie ereditarie sono ad esempio indicati in caso di sospetta PNP con anamnesi familiare positiva, areflessia e presenza di piede cavo bilaterale. L’ereditarietà e le caratteristiche neurofisiologiche guideranno il tipo di accertamento molecolare; In questi casi è indicata anche una consulenza genetica per valutazione della probabilità di trasmissione genetica della PNP. 3. Semeiologia anatomica e decorso La semeiologia anatomica si riferisce alla modalità di distribuzione dei sintomi (prossimale, distale, peroneale, simmetrica, asimmetrica, monofocale, multifocale). La maggior parte delle PNP presenta un disturbo distale simmetrico, sensitivo-motorio, di durata variabile da mesi ad anni. La causa più frequente in questa situa- 258 TRIBUNA MEDICA TICINESE zione è il diabete. Nella raccolta dell’anamnesi deve essere, inoltre, differenziato il tipo di decorso della patologia che potrà avere andamento acuto, subacuto, recidivante o cronico-progressivo su anni. Questi elementi andranno associati all’età di esordio dei sintomi (adolescenza, adulta, senile). Le forme acute-subacute sono spesso associate ad un’origine infiammatoria (poliradiculite acuta) o tossica mentre le forme subacute sensitive richiamano tra le altre un’origine paraneoplastica (vedi Tabella 1). 4. Elettroneurofisiologia L’esame elettrofisiologico svolge un ruolo preponderante; infatti, si tratta di una metodica sensitiva, specifica e validata per la differenziazione di una PNP. Può infatti, evidenziare e quantificare un coinvolgimento motorio, sensitivo o disautonomico e differenziare un coinvolgimento primario assonale o demielinizzante. Può, infine, svelare anomalie elettrofisiologiche ancora in ambito subclinico. Nel caso di una forma demielinizzante, caratterizzata da una sofferenza delle strutture nervose periferiche a livello prevalentemente mielinico, si può rilevare un rallentamento della velocità di conduzione, un allungamento delle latenze distali, un rallentamento o dispersione della onda F o persino blocchi di conduzione. Una riduzione di ampiezza del potenziale di unità motoria sarà invece piuttosto suggestiva per una patologia assonale. L’ENMG permette, infine, di oggettivare un coinvolgimento motorio ed eventualmente la presenza di una denervazione acuta o cronica e di confermare il danno assonale. È importante ricordare che con l’EMNG vengono soprattutto valutate le grandi fibre. Le polineuropatie delle piccole fibre Aδ e C, prevalentemente ad espressione dolorosa-termica, non possono essere quantificate con i metodi classici. Tali disturbi 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 devono pertanto essere oggettivati attraverso altri test specifici. 5. Malattie internistiche eventualmente associate Si tratta di evidenziare la presenza di patologie internistiche eventualmente associate alla PNP, considerandola in tal senso quale espressione di una malattia sistemica. A questo scopo, oltre all’anamnesi, vengono effettuati esami di laboratorio. Da un profilo pratico è indispensabile escludere un diabete (dosare sempre la glicemia, nel dubbio l’emoglobina glicata ed eventualmente effettuare un test da carico glicemico); ricercare segni di etilismo (misurazione dei parametri epatici, CDT, macrocitosi); effettuare una anamnesi farmacologica per le forme tossiche (chemioterapici, anticorpi monoclonali, vitamina B6, trattamenti antimalarici, etc); escludere una patologia della tiroide, epatica, renale, un disturbo carenziale da vitamina B12 e/o acido folico e una patologia infettiva (sierologie per Lues, Borrelia e, a seconda dei casi, HIV). Nei pazienti più anziani è sicuramente indicato eseguire sempre un’immunoelettroforesi sieroproteica/urine per escludere una para-disproteinemia. Nei soggetti portatori di patologa neoplastica vanno escluse, oltre alle forme tossiche secondarie a trattamenti chemioterapici, anche particolari condizioni carenziali (ad esempio, resezione gastrica, intestinale, etc.) 6. Rachicentesi L’indagine liquoarale è indicata quando esiste il sospetto di un coinvolgimento radicolare (poliradicolite) e/o la diagnosi differenziale eziologica è aperta tra un processo infettivo-parainfettivo, infiammatorio, neoplastico o paraneoplastico. Gli aspetti patologici più rilevanti sono rappresentati da un aumento delle proteine (proteinorrachia), delle cellule (pleiocitosi), Polineuropatie:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:11 Pagina 259 SEZIONE SCIENTIFICA Polineuropatia (PNP) 1. Anamnesi ed esame chimico Pseudo-PNP • • • • • • PNP ereditaria 2. PNP acquista Iperventilazione Miastenia grave Atrofia spinale Psicogena Mielopatia cervicale Compressione focale 3. Semeilogia anatomica Mono/Multifocale Demielinizzante Acuta • Mononeuropatia multipla con blocchi di conduzione (MMN) • AIDP Diffusa 4. ENMG Assonale Subacuta cronica Acuta Subacuta cronica • CIDP • CIDP-HIV • Vasculite • Lyme • Lebbra • Diabete • Sarcoidosi • Neoplasia Assonale Acuta Demielinizzante Cronica Subacuta Motoria Sens.-motoria Sens.-motoria Sensitiva • Porfiria • GBS • GBS • Botulino • Medicamenti • Tossico • Tossico • Malnutritivo • Diabete • Ipotiroide • HIV • Lyme • Disproteinemia • Sarcoidosi • Lupus • Artrite dermatoide • Scleroderma 5. Labor • Ematologico, ematochimico, VES • Parametri epatici, renali, tiroide, stato lipidico • Vit. B1, B6, B12, E, Ac. Folico • Sierologie Lues, Borelia, HIV • Uremia • Amiloidosi • Epatopatia • Vit B12 • Sjogren • HMSN II • Disproteinemia • Diabete • Malnutritivo • Uremia • Malattia di Fabry • Paraproteinemia Acuta Cronica • AIDP • Difteria • Arsenico • HMSN I, II • MLD • Malattia di Krabbe • CIDP • Paraprot. • Mieloma • Disprotein. Ev. nel decorso o GM1 o Antiganglioside o Anti-MAG o Ac.paraneoplasticici o ACE o Genetica 6. Rachicentesi 7. Biopsia neuromuscolare Legenda CIDP: GBS: HMSN: AIDP: MLD: Tab. 1: Polineuropatia Cronica Infiammatoria Demielinizzante Sindrome di Guillan Barré Hereditary motor and sensory neuropathy Acute Inflammatory Demyelinating Polyradiculoneuropathy Leucodistrofia Metacromatica Proposta di algoritmo diagnostico sequenziale per polineuropatia (schema 7 punti). 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 TRIBUNA MEDICA TICINESE 259 Polineuropatie:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:11 Pagina 260 SEZIONE SCIENTIFICA dalla presenza di cellule maligne e dalla produzione autoctona di anticorpi specifici (Lues, Borellia). Nelle forme croniche di PNP simmetriche assonnali, sensitivo-motorie, non è generalmente indicata una rachicentesi. 7. Biopsia combinata nervo/muscolo Le ulteriori informazioni eziologiche ricavabili da questa procedura sono, purtroppo, spesso limitate; tale esame deve essere eseguito pertanto solo secondo indicazioni specifiche. Il risultato istologico dipende anche da un maneggiamento (trattamento, trasporto) e da una tecnicazione corretta del prelievo. E’ quindi importante che le biopsie vengano effettuate solo presso centri specializzati con esperienza specifica in questo ambito. Le indicazioni riconosciute sono il sospetto di un processo vasculitico (PNP asimmetrica tipo mononeuropatia multiplex con dolori), la ricerca di depositi di amiloidosi (PNP con aspetti disautonomici) o una patologia demielinizzante non meglio precisabile. Va ricordato che questa procedura diagnostica è invasiva; in alcune serie pubblicate, il 50% dei pazienti presenta dolori dopo il prelievo bioptico, che possono durare per anni in circa il 20% dei casi. diagnostici rispetto ai disturbi sensitivi oggettivati tramite ENMG. Gli esami di laboratorio di routine permettono di escludere le piu’ frequenti malattie internistiche associate a PNP. Nei 2/3 dei casi si può porre una diagnosi corretta che comporta conseguenze terapeutiche. C. Zecca, C. Gobbi, Neurocentro, OCL, Lugano Conclusione Le polineuropatie sono patologie molto frequenti in grado di influenzare negativamente la qualità di vita dei pazienti che ne sono affetti. Nell’iter diagnostico anche un’accurata anamnesi familiare e farmacologica sono fondamentali per porre la diagnosi corretta. Gli aspetti clinici e neurofisiologici precoci permettono di consolidare la diagnosi e pianificare ulteriori accertamenti. Una elettroneurografia normale non esclude una polineuropatia puramente dolorosa (piccole fibre). I disturbi sensitivi soggettivi sono molto più estesi ed utili a fini 260 TRIBUNA MEDICA TICINESE 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 Caso clinico:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:14 Pagina 261 SEZIONE SCIENTIFICA - Approfondimento di un caso clinico DOLORI ADDOMINALI E OCCLUSIONE SU DIVERTICOLO DI MECKEL A. Posabella, A. Pelloni Le analisi ematologiche mostrano dei parametri nella norma ad eccezione di un lieve rialzo della PCR pari a 11.9 mg/dl. Di fronte a questa situazione si preferisce eseguire direttamente una TAC addominale. Fegato, pancreas, reni e milza sono normali in morfologia, struttura e dimensioni. Lo stomaco si presenta dilatato da ritenzione con notevole secrezione a digiuno. Tutto il digiuno e in parte l’ileo sono dilatati con evidenti immagini da ileo del tenue e con sospetta ostruzione situata nella regione pelvica a sinistra dove un’ansa, vicino al muscolo otturatorio sinistro, si presenta con parete ispessita con immagini da stenosi o salto di calibro (Figura 1). Dopo un tentativo infruttuoso di trattamento conservativo, si propone una laparoscopia diagnostica. Questa conferma la presenza dell’ileo meccanico del tenue con la presenza di un salto di calibro. Il tenue a valle dell’ostacolo è completamente vuoto. La causa dell’occlusione è un diverticolo di Meckel con briglia (Figura 2). Discussione Il diverticolo di Meckel è l’anomalia congenita del piccolo intestino di più frequente riscontro, essendo presente in circa il 2% della popolazione. Fu riportato per la prima volta nel 1598 da Hildanus e poi descritto più dettagliatamente da Johann Meckel nel Il caso clinico riportato concerne un ragazzo di 19 anni che si presenta al nostro pronto soccorso segnalando dolori addominali, vomito alimentare e distensione dell’addome. Questi sono insorti appena dopo cena. L’anamnesi rileva anche degli episodi, molto simili, intercorsi durante la sua infanzia. Anche i precedenti erano con dolore addominale e alterazione dell’attività intestinale, senza nausea né vomito, e si sono risolti spontaneamente. L’anamnesi familiare è priva di patologie degne di nota. Il giovane non assume terapia medicamentosa ed è stato prima in ospedale solo a seguito di un trauma accidentale. Clinicamente il giovane è in buone condizioni generali: senza febbre, emodinamicamente stabile, normocardico ed eupnoico. L’addome è disteso, dolente in regione peri-ombelicale e, alla palpazione profonda, su tutti i quadranti. Assenza di peritonismo. Peristalsi torpida. Il dolore non si è attenuato a seguito di episodi abbondanti di vomito alimentare. Il quadro clinico evoca un ileo del tenue. Fig. 1: TAC addome evidenzia una importante distensione dell’intestino tenue (a) e delle anse vuote (b) ed una zona sospetta di salto di calibro (c). 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 TRIBUNA MEDICA TICINESE 261 Caso clinico:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:14 Pagina 262 SEZIONE SCIENTIFICA - Approfondimento di un caso clinico Fig. 2: Immagine di un diverticolo con briglia. 18091. Il diverticolo di Meckel si localizza sul bordo antimesenterico dell’ileo, a circa 45-60 cm dalla valvola ileociecale, e deriva da un’incompleta chiusura del dotto onfalomesenterico, detto anche dotto vitellino (Figura 3). L’incidenza è la stessa nei due sessi. Il diverticolo di Meckel si può presentare sotto diverse forme, da una piccola protuberanza che può facilmente sfuggire all’esplorazione, a una lunga proiezione in comunicazione con l’ombelico attraverso un cordone fibroso o più raramente attraverso una fistola pervia. L’aspetto più comune è quello di un diverticolo di circa 5 cm di lunghezza e 2 di diametro comunicante con l’ileo attraverso un’ampia apertura. Le cellule che ricoprono il dotto vitellino sono pluripotenti; di conseguenza, non è raro trovare all’interno del diverticolo un tessuto eterotopico. La mucosa di più frequente riscontro è quella gastrica (presente in circa il 50% dei diverti- 262 TRIBUNA MEDICA TICINESE coli di Meckel). Una mucosa pancreatica si trova nel 5% dei diverticoli; più raramente è presente una mucosa di tipo colico. La manifestazione clinica più frequente di un diverticolo di Meckel è un sanguinamento intestinale che può essere presente nel 25-50% dei pazienti con complicanze. L’emorragia è la manifestazione clinica più comune nei bambini di sotto i 2 anni2. Un’altra manifestazione clinica comune di un diverticolo di Meckel è l’ostruzione intestinale, che può essere conseguenza di un volvolo del piccolo intestino attorno ad un diverticolo attaccato alla parete addominale da un legamento fibroso, di un’intussuscezione, o più di rado derivare dall’incarceramento del diverticolo in un’ernia inguinale (ernia di Littre). Il volvolo è un evento acuto e in caso di progressione porta allo strangolamento dell’intestino coinvolto. Nell’intussuscezione, un diverticolo a base larga s’in- 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 vagina ed è spinto in avanti dalla peristalsi. Questo fenomeno può avvenire a livello ileo-ileale o ileo-colico e si manifesta come un’ostruzione acuta con tenesmo, vomito precoce, e a volte passaggio di feci con il classico aspetto a gelatina di ribes. Può anche essere presente una massa palpabile. Nonostante sia possibile ridurre un’intussuscezione secondaria a un diverticolo di Meckel con un clisma opaco, il paziente deve andare incontro a un intervento di resezione del diverticolo per prevenire episodi ricorrenti di ostruzione intestinale. La diverticolite rappresenta dal 10 al 20% delle presentazioni cliniche. Tale complicanza è più frequente nei pazienti adulti. La diverticolite di Meckel è clinicamente indistinguibile da un’appendicite, e andrebbe presa in considerazione nella diagnosi differenziale di un dolore in fossa iliaca destra. Una progressione della diverticolite può portare a una perforazione e a una peritonite. È fondamentale ricordare che in caso di riscontro di un’appendice normale durante un’esplorazione per sospetta appendicite, l’ileo distale va ispezionato alla ricerca di un diverticolo di Meckel infiammato. Infine, complicanze molto più rare di un diverticolo di Meckel sono costituite dalle neoplasie. I tumori benigni quali i leiomiomi, gli angiomi e i lipomi sono più frequenti; mentre le forme maligne comprendenti adenocarcinomi (originanti dalla mucosa gastrica), sarcomi o carcinoidi sono più rari. La diagnosi di un diverticolo di Meckel può essere difficile. Le radiografie addominali, la TAC e l’ecografia sono raramente di aiuto. Nei bambini, l’unico test diagnostico accurato nella diagnosi di un diverticolo di Meckel è la scintigrafia con sodio 99mTc-pertecnetato3. Il 99mTc-pertecnetato è captato dalle cellule secernenti muco della mucosa gastrica e dal tessuto ectopico del diverticolo. La sensibilità diagnostica di questa metodica è a 85%, con una specificità a 95% e Caso clinico:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:14 Pagina 263 SEZIONE SCIENTIFICA - Approfondimento di un caso clinico Fig. 3: Schema dell’origine del Diverticolo di Meckel. un’accuratezza a 90% in età pediatrica. Negli adulti, la metodica con 99mTc-pertecnetato ha un’accuratezza minore per la ridotta prevalenza di mucosa gastrica ectopica all’interno del diverticolo. Il trattamento di un diverticolo di Meckel sintomatico consiste in un intervento chirurgico con resezione del diverticolo o del segmento d’ileo sede del diverticolo. La resezione intestinale segmentarla è necessaria in quei pazienti con sanguinamento intestinale, poiché spesso la sede del sanguinamento è nell’ileo adiacente al diverticolo. Nonostante il trattamento di un diverticolo di Meckel complicato sia dato per certo, esistono ancora delle controversie riguardo al trattamento di un diverticolo scoperto accidentalmente. Rimane controversa se sussiste indicazione alla resezione di diverticoli asintomatici scoperti in bambini durante una laparotomia. 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 Un importante studio epidemiologico condotto da Cullen e co.4 ha valutato la possibilità di non trattare un diverticolo asintomatico scoperto accidentalmente. La stima del rischio di sviluppare una complicanza nel corso della vita è stata valutata attorno al 6,4%. L’incidenza delle complicanze non sembra avere un picco nel corso dell’infanzia, come si pensava in passato. La conclusione di tale studio è stata che un diverticolo scoperto accidentalmente andrebbe asportato salvo che non siano presenti delle condizioni (i.e., la peritonite) che ne rendano pericolosa la rimozione. Il tasso di complicanze postoperatorie a breve e a lungo termine per la rimozione profilattica è basso (circa il 2%) e la mortalità è conseguente all’intervento primario o alle condizioni del paziente piuttosto che alla diverticolectomia. A conferma del non consensus a riguardo, un recente studio del 2008 realizzato dal “Institute of Child Health” di Londra, analizzando il database nazionale, ha preso in esame il numero di decessi per complicazioni da Diverticolo di Meckel e il numero di resezione dello stesso per anno. Dall’analisi è emerso che lasciare un Diverticolo di Meckel, scoperto incidentalmente, riduce il rischio di complicanze post-operatorie, senza aumentare il rischio di complicanze tardive, che è circa 7%. Le resezioni permetterebbero solo di prevenire un eventuale decesso, causato da complicazioni del Diverticolo di Meckel5. Se a tutt’oggi esistono controversie se sottoporre o meno un paziente a resezione diverticolare profilattica, in letteratura emerge chiaramente quanto ancora sintomi frequenti come febbre, vomito, dolore nel quadrante inferiore destro dell’addome e all’epigastrio, chiusura dell’alvo alle feci e ai gas, vengano quasi totalmente attribuiti ad una sospetta appendicopatia dimenticando le complicazioni dovute al Diverticolo di TRIBUNA MEDICA TICINESE 263 Caso clinico:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:14 Pagina 264 SEZIONE SCIENTIFICA - Approfondimento di un caso clinico Meckel, anomalia congenita del piccolo intestino di più frequente riscontro. A. Posabella, A. Pelloni Clinica Santa Chiara SA Reparto di Chirurgia Via S. Franscini 4 6600 Locarno / TI Telefono: 091 756 41 11 Telefax: 091 756 41 80 Internet: http://www.clinicasantachiara.ch Bibliografia 1 Meckel JF. Ueber die Divertikel am Darmkanal. Arch Physiol. 1809;9:421-453. 4. 2 Sauyu Lin, Paul V. Suhocki, Kirk A. Ludwig, et al. Gastrointestinal Bleeding in Adult Patients With Meckel's Diverticulum: The Role of Technetium 99m Pertechnetate Scan. South Med J. 2002;95(11) 3 Rossi P, Gourtsoyiannis N, Bezzi M, et al. Meckel's diverticulum: imaging diagnosis. AJR Am J Roentgenol. 1996 Dec;167(6):1594. 4 J.J. Cullen, K.A. Kelly, C.R. Moir, et al. Surgical management of Meckel's diverticulum: An epidemiologic, population-based study. Ann Surg 1994 220:564–569 5 Zani A; Eaton S; Rees CM, et al. Incidentally detected Meckel diverticulum: to resect or not to resect? Ann Surg 2008; 247(2):276-81. 264 TRIBUNA MEDICA TICINESE 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 Journal club:Journal club GIUGNO.qxd 16.07.10 09:16 Pagina 265 SEZIONE SCIENTIFICA - JOURNAL CLUB Il Journal Club di questo mese è stato curato dalla Clinica Santa Chiara, Locarno ASSOCIATION OF AN EDUCATIONAL PROGRAM IN MINDFUL COMMUNICATION WITH BURNOUT, EMPATHY, AND ATTITUDES AMONG PRIMARY CARE PHYSICIANS Krasner e al. JAMA, September 23/30, 2009-Vol 302, No. 12 Riassunto/Adattamento: Dott. med. Stefano Balestra Medicina interna FMH, Servizio di Medicina, Clinica Santa Chiara, via S. Franscini 4, 6600 Locarno Il medico di famiglia è oggigiorno sottoposto a livelli di stress preoccupanti, sia sul piano professionale, sia personale, al punto che negli USA fino al 60% dei medici appartenenti a questa categoria riporta sintomi di burnout definito come esaurimento emotivo e spersonalizzazione (i pazienti e sé stesso vengono trattati come oggetti). Questa situazione è associata ad una ridotta qualità delle cure prestate, ad una scarsa soddisfazione nei pazienti, ad un aumento degli errori medici e delle cause legali a ed una ridotta capacità di manifestare empatia. Sul piano personale ciò può tradursi in un abuso di sostanze, in un aumento degli incidenti d’auto, nella comparsa di malattie legate allo stress e in un peggioramento dei rapporti famigliari e di coppia. Malgrado si tratti di un problema noto, pochi programmi basati sulla prevenzione sono stati implementati e valutati. Il burnout può essere legato ad una mancanza di significati nella professione; in un sondaggio tra internisti, la capacità di essere presenti con i propri pazienti era correlata più con la possibilità di trovare un senso nel proprio lavoro, che non i successi diagnostici o terapeutici. La qualità della “presenza” includeva la comprensione dei propri pazienti non come semplici oggetti delle cure prestate, ma come esseri umani unici. Lo studio si proponeva di sviluppare una maggiore consapevolezza, definita come la qualità di essere presenti e attenti nel momento, durante gli atti quotidiani richiesti dalla professione. Per testare l’ipotesi che una maggiore consapevolezza sia in grado di prevenire i sintomi di burnout, gli autori hanno proposto un corso di educazione continua (CME) basato su tre tecniche: - “mindfulness meditation” (M. M) - esercizi di narrazione - appreciative inquiry (A. I) La M. M è una pratica contemplativa laica focalizzata sul coltivare l’attenzione individuale e la capacità di essere presenti e consapevoli. Gli esercizi di narrazione e l’A. I portano a focalizzare l’attenzione e la consapevolezza attraverso il racconto, l’ascolto e la riflessione su vissuti personali dei partecipanti. L’ipotesi formulata era che questo tipo di approccio potesse migliorare il benessere del medico, ridurre lo stress psichico e il burnout, proponendo così cambiamenti positivi nella capacità di istaurare una relazione positiva con i propri pazienti. Metodi Tutti gli 871 medici generalisti, internisti e pediatri della regione di Rochester (NY), sono stati invitati a partecipare al programma. Il corso veniva offerto gratuitamente la compilazione di 5 batterie di questionari veniva retribuita. Il corso comprendeva una fase intensiva di 8 settimane con sessioni di 2.5 ore settimanali, una giornata intera tra la sesta e la settima settimana e una fase di mantenimento con sessioni mensili di 2.5 ore a partire dall’ottava 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 settimana, per 10 mesi. La giornata intensiva comprendeva un ritiro durante il quale i partecipanti venivano introdotti a pratiche di meditazione guidata in silenzio. Le sessioni settimanali comprendevano 4 attività: 1. Materiale didattico 15 minuti di presentazione del tema della settimana (consapevolezza dei pensieri e delle sensazioni, filtri percettivi, confronto con eventi piacevoli/spiacevoli, gestione dei conflitti, prevenzione del burnout, porre dei limiti, studio dell’attrazione verso i pazienti, convivere con la sofferenza, affrontare le cure a pazienti terminali). 2. Mindfulness meditation: il termine mindfulness si riferisce ad una qualità della consapevolezza che comprende la capacità di prestare attenzione al momento presente, senza frapporre giudizi, evitando di agire in modo automatico. Tecnicamente venivano proposti 4 esercizi specifici: - body scan: portare i partecipanti a notare le sensazioni corporee e le reazioni emotive e cognitive che ne derivano, senza modificarle. - meditazione seduta: portare attenzione a pensieri, sensazioni e sentimenti. - meditazione in movimento: marcia lenta, portando attenzione all’esperienza. - movimenti consapevoli: esercizi guidati, improntati allo yoga che permettono al partecipante di esplorare il sensorio. 3. Esercizi di narrazione e valorizzazione delle esperienze Stesura di brevi racconti tratti da esperienze personali sul tema trattato; uso di tecniche specifiche per esplorare e valorizzare le modalità positive che hanno permesso di far fronte a situazioni difficili; sviluppare le capacità di ascolto senza interrompere e interferire. TRIBUNA MEDICA TICINESE 265 Journal club:Journal club GIUGNO.qxd 16.07.10 09:16 Pagina 266 SEZIONE SCIENTIFICA - JOURNAL CLUB 4. Discussione: condivisione delle esperienze vissute (punti 2 e 3) Commento e conclusione I partecipanti hanno sperimentato un accresciuto benessere personale, minore frustrazione e spersonalizza-zione, un miglioramento del tono dell’umore e in generale una riduzione dei sintomi di burnout; alcuni miglioramenti ottenuti nel corto periodo non si sono mantenuti a lungo termine (empatia, cure compassionevoli, allentamento delle tensioni), mentre altri benefici sono comparsi nel lungo periodo (riduzione del burnout, della spersonalizzazione della depressione e della fatica; maggiore stabilità emotiva); i pazienti venivano inoltre messi maggiormente al centro delle cure. I limiti dello studio derivano dal fatto che non si sia trattato di uno studio randomizzato e che i partecipanti si sono auto-selezionati; trattandosi tuttavia di una nuova modalità di intervento, lo scopo dello studio era piuttosto di testarne l’efficacia. Studi ulteriori potranno aiutare a capire se simili modalità di intervento potranno modificare a lungo termine l’attitudine dei medici verso le cure prestate e in generale nei confronti della professione e se altre categorie di medici potranno trarre analoghi benefici;non è definito con quale ritmo debbano essere proposti corsi ulteriori per mantenere i benefici ottenuti. 266 TRIBUNA MEDICA TICINESE COMPARISON OF DOPAMINE AND NOREPINEPHRINE IN THE TREATMENT OF SHOCK Daniel De Backer, M.D., Ph.D., Patrick Biston, M.D., Jacques Devriendt, M.D., Christian Madl, M.D., Didier Chochrad, M.D., Cesar Aldecoa, M.D., Alexandre Brasseur, M.D., Pierre Defrance, M.D., Philippe Gottignies, M.D., Jean-Louis Vincent, M.D., Ph.D., for the SOAP II Investigators The New England Journal of Medicine, March 4, 2010, Vol. 362 No.9 Riassunto/Adattamento: Dott. med. Velimir Cvitkusic Medicina generale FMH, Medicina d’urgenza ospedaliera SSMUS, Capo servizio di Pronto soccorso Clinica Santa Chiara Via Franscini 4, 6600 Locarno Introduzione e obiettivi Sia la dopamina che norepinefrina sono raccomandate in prima linea come agenti vasopressori nel trattamento dello shock. Vi è una continua polemica sul fatto che un agente sia superiore all’altro. Lo studio ha paragonato i due medicamenti, valutando i loro beneficio e gli eventi avversi nel trattamento dello shock. Metodi In questo studio multicentrico, randomizzato, condotto in otto centri in Belgio, Austria e Spagna, dal XII/2003 al X/2007, sono stati assegnati 1679 pazienti in stato di shock ad un trattamento con terapia vasopressoria (dopamina o norepinefrina) per ristabilire e mantenere la pressione sanguigna nei limiti adeguati. I criteri di esclusione dallo studio riguardavano i pazienti di età inferiore a 18 anni, o che avevano già ricevuto un agente vasopressore (dopamina, norepinefrina, epinefrina, o fenilefrina) per più di 4 ore durante l'attuale episodio di shock, o che hanno avuto una gra- 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 ve aritmia, come la fibrillazione atriale a risposta rapida (> 160 bpm) o tachicardia ventricolare, o erano stati dichiarati come pazienti in stato di "morte cerebrale". End points L'end point primario dello studio era la mortalità a 28 giorni. Gli end point secondari erano i tassi di mortalità nelle cure intensive, in ospedale, e a 6 e 12 mesi; la durata di permanenza in terapia intensiva; il numero di giorni senza necessità di un supporto d’organo (ad esempio, supporto vasopressorio, ventilazione meccanica, emodialisi); il tempo di raggiungimento della stabilità emodinamica (cioè il tempo per raggiungere una pressione arteriosa media di 65 mmHg); cambiamenti delle variabili emodinamiche, ed uso di dobutamina o di altri agenti inotropi per sostenere i parametri emodinamici. Gli eventi avversi sono stati classificati come aritmie, necrosi miocardica, necrosi della pelle, ischemia agli arti o estremità distali, o infezioni secondarie. Risultati Tutti i pazienti sono stati seguiti per 28 giorni, i dati sui risultati durante il soggiorno in ospedale sono stati disponibili per 1656 pazienti (98.6%), dopo 6 mesi per 1.443 pazienti (85.9%), e per 1.036 pazienti (61.7%) dopo 12 mesi. Dallo studio non è emersa alcuna differenza significativa nel tasso di mortalità a 28 giorni tra i due gruppi (52.5% nel gruppo di dopamina e 48.5% nel gruppo di norepinefrina), nel tasso di mortalità a 6 mesi (63.8% nel gruppo di dopamina e 62.9% nel gruppo di norepinefrina) o nel tasso di mortalità a 12 mesi tra i due gruppi (65.9% nel gruppo di dopamina e 63.0% nel gruppo di norepinefrina). Anche la mortalità durante la degenza in cure intensive o in ospedale è stata simile nei due gruppi. Non sono state osservate significative differenze tra i due gruppi per quanto concerneva il numero di giorni di per- Journal club:Journal club GIUGNO.qxd 16.07.10 09:16 Pagina 267 SEZIONE SCIENTIFICA - JOURNAL CLUB manenza presso l’unità di cure intensive o per la necessità di un supporto d’organo. Dallo studio emergono tuttavia più eventi aritmici tra i pazienti trattati con dopamina rispetto a quelli trattati con norepinefrina; 207 eventi [24.1%] vs 102 eventi [12.4%]. Complessivamente, 309 pazienti (18.4%) hanno avuto un’aritmia; il più delle volte una fibrillazione atriale, che si è verificata in 266 pazienti (86.1%). In 65 pazienti si è resa necessaria la sospensione del medicamento a causa di gravi aritmie; 52 pazienti (6.1%) nel gruppo di dopamina e 13 pazienti (1.6%) nel gruppo di norepinefrina. Inoltre è emerso che in un sottogruppo della dopamina, rispetto al gruppo di norepinefrina, vi è stato un aumento del tasso di mortalità a 28 giorni fra 280 pazienti con shock cardiogeno, ma non tra i 1044 pazienti con shock settico o i 263 pazienti con shock ipovolemico. Non ci sono state differenze significative tra i due gruppi nell'incidenza di altri eventi avversi. chiara, ma la differenza nei primi mesi nel tasso di mortalità, suggerisce che la dopamina possa aver contribuito al verificarsi di eventi cardiaci ischemici. Qualunque sia il meccanismo di questi eventi, questi dati sfidano la correnti linee guida dell’ American College of Cardiology e dell’ American Heart Association, che raccomandano la dopamina come l'agente di prima scelta per aumentare la pressione arteriosa nei pazienti che hanno ipotensione in seguito ad un infarto miocardico acuto. In sintesi, anche se il tasso di mortalità non differiva in modo significativo tra il gruppo dei pazienti trattati con dopamina e di quelli trattati con la norepinefrina, questo studio solleva dubbi circa la sicurezza della terapia con dopamina, dal momento che la dopamina, rispetto alla norepinefrina, è associata ad un maggior numero di casi di aritmie e ad un tasso di mortalità aumentato nel sottogruppo di pazienti affetti da shock cardiogeno. Conclusioni e commento Sebbene non vi era alcuna differenza significativa nel tasso di mortalità tra i pazienti con shock che sono stati trattati con dopamina come il primo agente vasopressorio, rispetto a quelli trattati con la norepinefrina, dallo studio è emerso che l'uso di dopamina era associato a un maggior numero di eventi avversi cardiologici rispetto al gruppo trattato con norepinefrina, in particolare nei pazienti affetti da shock cardiogeno. Tra i pazienti con shock cardiogeno, il tasso di morte è stato significativamente maggiore nel gruppo trattato con dopamina rispetto al gruppo trattato con norepinefrina, anche se ci si sarebbe potuti aspettare un miglior sostegno della gittata cardiaca con la dopamina che non con la norepinefrina. L'esatta causa della maggior mortalità nel gruppo dopamina non è del tutto GLYCATED HEMOGLOBIN, DIABETES, AND CARDIOVASCULAR RISK IN NONDIABETIC ADULTS Elizabeth Selvin, Ph.D., M.P.H., Michael W. Steffes, M.D., Ph.D., Hong Zhu, B.S., Kunihiro Matsushita, M.D., Ph.D., Lynne Wagenknecht, Dr.P.H., James Pankow, Ph.D., M.P.H., Josef Coresh, M.D., Ph.D., and Frederick L. Brancati, M.D., M.H.S. The New England Journal of Medicine, March 4, 2010, Vol. 362 No.9 Riassunto/Adattamento: Dott.ssa Susann Hasler e Dott.ssa Elisa Biacchi Medici assistenti, Servizio di Medicina Clinica Santa Chiara, Via Franscini 4, 6600 Locarno Introduzione La glicemia è la misura standard per diagnosticare il diabete secondo le raccomandazioni dell’American Diabetes Association. La determinazione dell’emoglobina glicata (HbA-1c) è usata come mezzo di controllo in pazienti diabetici, ma non per la diagnosi. Rispetto al glucosio a digiuno l’HbA-1c ha diversi vantaggi come test diagnostico: ha maggiore ripetibilità, può essere determinata in un paziente non a digiuno e viene preferita per il monitoraggio del controllo glicemico. Lo scopo di questo studio è di confrontare i rapporti tra i valori di HbA1c e glicemia a digiuno ed il rischio di diabete, malattia coronarica, ictus ischemico e morte per qualsiasi causa in un’ampia coorte di adulti non noti per diabete mellito. Metodi Lo studio ARIC (Atherosclerosis Risk in Communities) è uno studio prospettico di coorte su comunità di 15792 adulti statunitensi sottoposti ad un totale di 4 visite dal 1987-1998. Durante la seconda visita (1990-1992) sono stati eseguiti esami di laboratorio con i 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 TRIBUNA MEDICA TICINESE 267 Journal club:Journal club GIUGNO.qxd 16.07.10 09:16 Pagina 268 SEZIONE SCIENTIFICA - JOURNAL CLUB quali si è potuto misurare retrospettivamente l’emoglobina glicata per il seguente studio. Escludendo soggetti non a digiuno, con qualsiasi tipo di cardiopatia attiva o pregressa, nozione di diabete o uso di farmaci contro il diabete, il campione finale è risultato essere di 11’092 persone di razza bianca e nera (età media 57 anni). Per definire una nuova diagnosi di diabete sono stati usati due approcci: uno basato sulla glicemia misurata durante la visita; l’altro basato su un’intervista telefonica nel follow-up in cui i pazienti stessi (con glicemia nella norma durante la visita) riportavano di essere diventati diabetici o di usare farmaci per tale patologia. La sorveglianza per nuova diagnosi di malattia coronarica, stroke e morte per qualsiasi causa sono state attuate lungo tutta la durata dello studio. Altre variabili considerate per costruire il campione dei partecipanti sono state: BMI, rapporto waist-to-hip, ipertensione, livello culturale, abitudini voluttuarie, come alcol e tabagismo e livello di attività fisica (questionario di Baecke). Sulla base di tali variabili sono stati identificati tre modelli adeguati in base alla stima con COX-modelli di rischio proporzionale: il primo aggiustato su età, razza, sesso; il secondo comprendente il primo e tutti gli altri fattori sopra citati; ed il terzo a cui si aggiunge il valore di glicemia a digiuno. Lo studio di popolazione ha diviso i modelli secondo i valori di HbA-1c: < 5%, da 5-5.5%, da 5.5-6%, da 66.5% e > di 6.5%. Sono state così testate le interazioni con razza e sesso, con morte per eventi cardiovascolari in pazienti diabetici e non. L’analisi delle categorie combinate inoltre ha valutato l’associazione tra glicemie e HbA-1c per valutare il rischio rispetto alle sole glicemie. 268 TRIBUNA MEDICA TICINESE Risultati L’HbA-1c e la glicemia a digiuno sono parametri altamente correlati. L’incidenza cumulativa nell’arco di 15 anni di diabete mellito oscilla tra il 6% per i soggetti con HbA-1c <5.0% e il 44% per persone con HbA-1c tra 6-6.5%. Questa associazione persiste dopo la correzione delle altre variabili (glicemia a digiuno ect.). Il valore dell’HbA-1c è anche associato al rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare nell’arco di 15 anni. Gli adulti con HbA-1c tra 6 e 6.5% hanno un rischio doppio di sviluppare sia una malattia coronarica sia un ictus rispetto a quelli con HbA-1c di 5-5.5%. L’associazione di HbA-1c e mortalità per qualsiasi causa ha una curva di associazione a forma di J. Pertanto valori anche <5% mostrano un rischio significativamente elevato di morte per qualsivoglia causa. Discussione I risultati dello studio provano che l’HbA-1c è un marker predittivo attendibile del rischio di malattia coronarica, superiore alla glicemia a digiuno nel determinare tali eventi a lungo termine. La relazione tra il valore dell’HbA-1c ed il rischio di morte per qualsivoglia causa suggerisce che un’ulteriore indagine sullo stato di salute in pazienti normoglicemici garantisce una stratificazione dei rischi. In particolare la cardiopatia ischemica, lo stroke e la morte sono condizioni che possono sopraggiungere prima della diagnosi definitiva di diabete. Un valore di HbA-1c superiore al 6% è un utile marcatore per identificare soggetti a rischio di sviluppare non solo diabete, ma anche una malattia cardiovascolare e l’aumento della mortalità. In questo studio di popolazione tra soggetti non diabetici di razza bianca e nera si è dimostrata la superiorità della determinazione dell’HbA-1c sulla glicemia a digiuno in entrambe le razze. I risultati non supportano l’uso di un 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 cut-off razza dipendente per l’HbA-1c per identificare i rischi cardiovascolari e di diabete. Commento La relazione trai livelli di HbA-1c (già a partire da 5%) e l’outcome cardiovascolare è un interessante approccio per l’uso di tale valore come predittore di danno macrovascolare e come test diagnostico per diabete. Il valore dell’emoglobina glicata rappresenta un indice della glicazione non enzimatica delle proteine, pertanto un danno già presente, rispetto ad un valore influenzabile ed estemporaneo (farmaci, infezioni ecc.) della glicemia. Il vantaggio dello studio è il grande campione raccolto e l’alta percentuale di pazienti di razza nera. Il limite metodologico resta invece la diagnosi di diabete basata sulla sola intervista, in alcuni pazienti, senza misurazione diretta della glicemia. Il test dell'HIV:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:18 Pagina 269 SEZIONE SCIENTIFICA IL TEST DELL’HIV SU INIZIATIVA DEL MEDICO: RACCOMANDAZIONI RELATIVE ALL’ESECUZIONE DEL TEST PER GLI ADULTI M. Flepp, M. Cavassini, P. Vernazza, H. Furrer, per la Commissione peritale clinica e terapia HIV/Aids CCT L'acronimo PICT (Provider Induced Counselling and Testing) designa un test dell'HIV e la relativa consulenza per il paziente da eseguire su iniziativa del medico nel caso in cui quest’ultimo consideri possibile un’avvenuta infezione. Le raccomandazioni attuali perseguono tre obiettivi: devono permettere al medico di a) identificare una primoinfezione HIV, b) prendere in considerazione un'infezione da HIV avanzata in presenza di sintomi e quadri clinici non chiari, c) fornire una consulenza preventiva e proporre il test dell'HIV se vi sono indizi di un comportamento sessuale a rischio. Sovente, l'infezione da HIV viene diagnosticata troppo tardi, anche perché non viene considerata come causa o malattia concomitante nel caso delle patologie seguenti: quadri clinici simili alla mononucleosi, malattie sessualmente trasmissibili, tubercolosi, quadri clinici neurologici, linfoma di Hodgkin e herpes-zoster in giovani adulti di età inferiore ai 40 anni. In queste situazioni, così come anche in caso di gravidanza o di donazione di organi, la mancata esecuzione di un test HIV costituisce un errore. Introduzione In Svizzera, il 30% delle infezioni HIV sono diagnosticate soltanto ad uno stadio avanzato di immunodeficienza (tasso di cellule CD4 inferiore a 200/ µl)1. Le conseguenze sono una maggiore morbidità e una moltiplicazione del numero di nuove infezioni. In considerazione di ciò, nel maggio 2007 l'Ufficio federale della sanità pubblica UFSP e la Commissione peritale clinica e terapia HIV/Aids CCT/FKT hanno pubblicato delle raccomandazioni volte ad incrementare il numero di consulenze e l'esecuzione di test HIV su iniziativa dei medici, una procedura denominata «provider induced counselling and testing (PICT)»2,3. Con PICT s’intende l'esecuzione di test HIV e la relativa consulenza al paziente su iniziativa del medico nei casi in cui tale approccio è indicato per motivi clinici. Nelle situazioni in cui il quadro clinico e/o i risultati di laboratorio lascino supporre che un'infezione HIV potrebbe essere la causa della patologia o essere all’origine di una malattia concomitante, il medico informa il paziente sulla necessità di effettuare un test HIV. Tale misura, che permette di confermare o escludere un'infezione da HIV, fa parte di un approccio medico razionale. Analogamente il medico propone un test HIV anche in presenza di indizi di un comportamento sessuale a rischio. La presente raccomandazione concerne esplicitamente gli adulti. Ovviamente, anche nel caso di bambini esistono quadri clinici e situazioni specifiche che richiederebbero il medesimo approccio, ma che tuttavia si differenziano notevolmente da quelle degli adulti. 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 A) Primoinfezione HIV Benefici della diagnosi precoce Durante la prima fase (primoinfezione), l'infezione da HIV è particolarmente contagiosa4. Pertanto, per poter consigliare la persona interessata sulle modalità di proteggere i partner sessuali, è indispensabile che la primoinfezione sia diagnosticata prima possibile. Infatti i benefici di una modifica del comportamento (comportamento per impedire la trasmissione dell’infezione da HIV) sono massimali nella fase della primoinfezione; invece più tempo sarà trascorso tra l'infezione e la diagnosi (diagnosi tardiva), minori saranno tali benefici. Nella fase della primoinfezione può inoltre essere indicata una terapia antiretrovirale (ART, antiretroviral therapy). Questo tema è ancora oggetto di ricerche scientifiche5-9 e quindi l’indicazione al trattamento deve essere discussa caso per caso con lo specialista HIV. Come procedere in caso di sospetta primoinfezione? In presenza della relativa sintomatologia (Tabella 1), il medico comunica al paziente che è indicata l’esecuzione di un test HIV. Inoltre lo informa sul carattere particolarmente contagioso della primoinfezione e gli fornisce una consulenza sul comportamento da adottare per evitare la trasmissione dell’infezione. L’indicazione al test risulta dal quadro clinico ed è valida anche se il paziente non ritiene di avere avuto un comportamento a rischio. Sintomi della primoinfezione da HIV I sintomi di una primoinfezione da HIV sono simili a quelli di una mononucleosi (Tabella 1). TRIBUNA MEDICA TICINESE 269 Il test dell'HIV:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:18 Pagina 270 SEZIONE SCIENTIFICA Sintomi e reperti più frequenti: – febbre – spossatezza – linfoadenopatie disseminate – faringite eritematosa – eruzione cutanea – emicrania – meningite asettica – linfociti reattivi Sintomi meno frequenti: – mialgie e artralgie – diarrea acuta – nausea e vomito – ulcere orali e genitali Sintomi e reperti rari: – epatosplenomegalia – meningite asettica e altre manifestazioni neurologiche Tab. 1: sintomi e reperti indicativi di una primoinfezione – Quadro clinico simile alla mononucleosi (Tabella 1) – Infezioni sessualmente trasmissibili (sifilide, gonorrea, clamidia, linfogranuloma venereo, herpes genitalis, condiloma acuminato, epatite A, B e C) – Quadri clinici neurologici (demenza, meningite, encefalite, paralisi facciale, polineuropatia) – Linfoma di Hodgkin – Lesioni muco-cutanee da Candida albicans, Herpes zoster in persone di età inferiore a 40 anni, dermatite seborroica, leucoplachia capelluta orale, esantemi inspiegabili; linfadenopatia periferica generalizzata, carcinoma anale, displasia del collo dell'utero – Cachessia – Gravidanza – Donazione di sangue, di sperma e di organi – Manifestazioni patognomoniche dell'Aids (Tabella 2c) Tab. 2a: indicazione clinica per un test HIV – Tubercolosi – Candidosi esofagea/bronchiale/tracheale – Polmonite da Pneumocystis jiroveci (in precedenza carinii) – Polmoniti batteriche recidivanti – Lesioni croniche muco-cutanee/bronchite/ polmonite da Herpes simplex – Encefalopatia HIV correlata – Sarcoma di Kaposi – Carcinoma invasivo del collo uterino – Diarrea cronica causata da criptosporidi o Isospora belli – Leucoencefalopatia multifocale progressiva – Toxoplasmosi cerebrale – Linfoma cerebrale primitivo – Linfoma non Hodgkin – Meningite criptococcica – Retinite/esofagite/colite da Cytomegalovirus – Infezioni disseminate da micobatteri atipici – Setticemia ricorrente da Salmonella – Istoplasmosi extrapolmonare o coccidioidomicosi – Wasting syndrome correlata all’HIV Tab. 2c: B) Il test HIV nel quadro di accertamenti diagnostici Nella prassi esistono situazioni in cui il test HIV non viene effettuato sulla base dell'anamnesi del rischio, ma in maniera sistematica, previo consenso informato del paziente. Tali situazioni sono: gravidanza10, donazione di sangue, sperma e organi, oppure quando un'infezione da HIV entra in linea di conto sulla base del quadro clinico e/o dei risultati di laboratorio (Tabelle 2ac). In questi casi la conferma o l'esclusione dell'infezione da HIV mediante il relativo test fa parte di un accertamento medico razionale. Il medico informa il paziente sul fatto che nel quadro degli accertamenti sarà effettuato anche un test HIV. Se il paziente non intende sottoporvisi, deve esplicitare il suo rifiuto. In pratica quando l’infezione da HIV viene presa in considerazione nella diagnosi differenziale, il medico esegue tutti gli esami necessari salvo che il paziente rifiuti esplicitamente il test HIV. Nei seguenti casi è indicata l’esecuzione sistematica del test HIV (Tabelle 2a-c): 270 TRIBUNA MEDICA TICINESE – Sierologia del virus di Epstein-Barr – Sierologia del Cytomegalovirus – Sierologia del Toxoplasma gondii su indicazione clinica – Test di depistaggio della sifilide – Test di depistaggio del virus dell'epatite B e C – Sierologia del morbillo, della rosolia ecc. (esantema inspiegabile con febbre in un adulto) Tab. 2b: prescrizione di esami di laboratorio per adulti nell'ambito dei quali è indicato effettuare simultaneamente un test HIV Situazioni in cui un test HIV dovrebbe essere preso in considerazione A volte un'infezione da HIV può essere causa di sintomi B inspiegabili malgrado approfonditi accertamenti, nonché di diarrea cronica, nefropatia o ipertensione polmonare e di un’alterazione degli esami di laboratorio (p.es. trombocitopenia, linfopenia, ipergammaglobulinemia). Un'infezione da HIV non trattata aumenta inoltre il rischio di patologie cardiovascolari11, 12, per cui occorre prenderla in considerazione anche in caso di infarto miocardico, di eventi cerebrova- 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 manifestazioni patognomoniche dell'Aids scolari (compresi gli stadi preliminari), d'impotenza di origine vascolare e di patologie occlusive delle arterie periferiche. In queste situazioni il medico deve comunicare al paziente che effettuerà un test HIV ed eventualmente valutare con lui eventuali comportamenti a rischio. C) Comportamento sessuale a rischio e Voluntary Counselling and Testing (VCT) I medici di famiglia e gli specialisti devono proporre ai loro pazienti una consulenza ed un test HIV nel caso suppongano o siano informati che questi ultimi hanno un comportamento sessuale a rischio. In questo ambito va applicata la regola del consenso informato: dopo un'anamnesi sessuale approfondita ed una consulenza esaustiva, il paziente acconsente esplicitamente all'esecuzione di un test HIV e di altri esami rilevanti. Senza tale consenso il test non può essere effettuato. La tabella Tabella 3 contiene le indicazioni per questa procedura. Il test dell'HIV:LA CORONOGRAFIA copia.qxd 16.07.10 09:18 Pagina 271 SEZIONE SCIENTIFICA Bibliografia a) il paziente fa parte di un gruppo a prevalenza elevata: maschi omosessuali, persone che si iniettano droghe per via intravenosa, persone provenienti da un paese con elevata prevalenza dell'HIV (area subsahariana); b) il paziente riferisce di un rapporto sessuale a rischio con una persona nota sieropositiva o in un ambiente con prevalenza elevata (vedi a) c) il paziente, persona sessualmente attiva, desidera un controllo d) il paziente è rientrato da un viaggio e desidera un controllo Tab. 3: indicazioni per una consulenza ed un test HIV proposti dal medico Lineee guida per la pratica Per poter diagnosticare una primoinfezione da HIV, una malattia opportunistica o un’infezione da HIV, il medico deve avere l’accortezza di «pensarci». La Commissione peritale clinica e terapia HIV/Aids raccomanda pertanto l'introduzione di relative linee guida presso i servizi di pronto soccorso e gli studi medici privati. Inoltre, in caso di prescrizione di determinati esami sierologici (Tabella 2b), il laboratorio interessato deve indicare sul suo commento la possibilità di un'infezione da HIV (diagnosi differenziale). 1 Wolbers M, Bucher HC, Furrer H, et al. Delayed diagnosis of HIV infection and late initiation of antiretroviral therapy in the Swss HIV Cohort Study. HIV Med 2008; 9:397-405. 2 Bundesamt für Gesundheit. HIV-Test und Beratung auf Initiative des Arztes, der Ärztin. Bulletin des Bundesamtes für Gesundheit 2007; 21: 371-373. 3 WHO/UNAIDS. Guidance on provider initiated HIV testing and counselling in health facilities. 30. May 2007. 4 Brenner BG, Roger M, Routy JP, et al. High rates of forward transmission events after acute/early HIV-1 infection. J Inf Dis 2007; 195, 951–959. 5 Pantazis N, Touloumi G, Vanhems P, et al. (CASCADE collaboration). The effect of antiretroviral treatment of different durations in primary HIV infection. AIDS 2008; 22: 2441-2450. 6 Seng R, Goujard C, Desquilbet L, et al. (ANRS PRIMO and SEROCO Study Groups). Rapid CD4+ Cell Decrease after Transient cART Initiated During Primary HIV Infection (ANRS PRIMO and SEROCO Cohorts). Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes 2008; 49: 251-258. 7 Hecht FM, Wang L, Collier A, et al. A multicenter observational study of the potential benefits of initiating combination antiretroviral therapy during acute HIV infection. J Inf Dis 2006; 194:725-33. 8 Steingrover R, Jurriaans S, Grijsen M et al. Transient HAART during PHI prolongs total time of HAART in patients presenting with PHI: Data from the Dutch Primo SHM Cohort. 16th Conference on Retroviruses and opportunistic infections, Montreal February 8-11, 2009, Abstract 70bLB. 9 Fidler S, Fox J, Touloumi G, Pantazis N, et al. Slower CD4 cell decline following cessation of a 3 month course of HAART in primary HIV infection: findings from an observational cohort. AIDS. 2007 Jun 19; 21(10):1283-91. Autori Markus Flepp, Matthias Cavassini, Pietro Vernazza, Hansjakob Furrer, per la Commissione peritale clinica e terapia HIV/Aids CCT Membri della CCT PD dr. Enos Bernasconi, Lugano; dr. med. Matthias Cavassini, Losanna; dr. med. Luigia Elzi, Basilea; dr. med. Markus Flepp, Zurigo (presidente); prof. Hansjakob Furrer, Berna; prof. Bernard Hirschel, Ginevra; dr. med. Josef Jost, Zurigo; prof. Christoph Rudin, Basilea; prof. Pietro Vernazza, San Gallo; prof. Rainer Weber, Zurigo; dr. med. Anne Witschi, Basilea Adattamento della versione in italiano: Lorenzo Magenta, Enos Bernasconi 11 Grunfeld C, Delaney J, Wanke C, et al. HIV Infection Is and Independent Risk Factor for Atherosklerosis Similar in Magnitude to Traditional Cardiovascular Disease Risk Factors. 16th Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections. Montreal, Can 2009, Abstr 146. 12 El-Sadr WM, Lundgren JD, Neaton JD, et al. Strategies for Management of Antiretroviral Therapy (SMART) Study Group, CD4+ count-guided interruption of antiretroviral treatment. N Engl J Med. 2006 Nov 30; 355(22):2283-96. 10 Fachkommission Klinik und Therapie HIV/Aids des BAG. HIV-Testung während der Schwangerschaft. Bulletin des Bundesamtes für Gesundheit 2003; 9: 152-153. 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 TRIBUNA MEDICA TICINESE 271 Patologia 51:Patologia 4.qxd 16.07.10 09:19 Pagina 273 SEZIONE SCIENTIFICA - Patologia in pillole PATOLOGIA IN PILLOLE Nr. 51 L. Mazzucchelli, L. Ceriani 1A Storia clinica Uomo di 35 anni HIV positivo conosciuto per esiti di linfoma di Hodgkin trattato con radio- e chemioterapia, in remissione completa da tre anni. Il paziente consulta il medico per l’improvvisa comparsa di linfoadenopatie nucali, ascellari ed inguinali non dolorose. L’esame obiettivo non rileva ulteriori particolarità. Gli esami di laboratorio sono nella norma. Un’indagine PET mostra aumento dell’attività glucoossidativa a livello delle stazioni linfonodali sopra citate (Figura 1A). Clinicamente si sospetta una recidiva del noto linfoma e si procede pertanto a biopsia di un linfonodo ascellare di 3 cm di diametro per esame anatomopatologico. Le analisi istologiche mostrano numerosi follicoli linfatici in parte deformati che si estendono nella zona corticale e paracorticale del linfonodo (Figure 1B e 1C). A forte ingrandimento i follicoli linfatici sono caratterizzati da centro germinativo prominente ben demarcato dalla zona mantellare che appare polarizzata (Figura 1D). Nel centro germinativo si notano elementi linfoidi di taglia medio-grande e numerosi macrofagi con fagocitosi di detrito nucleare (Figura 1E). 1B 1C 1D 1E Indica la diagnosi corretta: a b c d e 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 Mononucleosi Iperplasia follicolare reattiva Recidiva di linfoma di Hodgkin Linfoma follicolare di grado 3 Toxoplasmosi TRIBUNA MEDICA TICINESE 273 Patologia 51:Patologia 4.qxd 16.07.10 09:19 Pagina 274 SEZIONE SCIENTIFICA - Patologia in pillole Diagnosi Iperplasia follicolare reattiva Commento L’aumento di volume di un linfonodo oppure di tessuto linforeticolare di altri organi può essere secondario ad iperplasia di linfociti, plasmacellule oppure istiociti a seguito di stimolazione da parte di una grande varietà di antigeni. Si tratta di una condizione benigna e reversibile che istologicamente può essere suddivisa in iperplasia follicolare reattiva, iperplasia paracorticale diffusa ed istiocitosi dei seni. L’iperplasia follicolare viene comunemente associata ad infezioni virali oppure batteriche. Viene spesso osservata in bambini ed adolescenti mentre è più rara negli adulti. Istologicamente è caratterizzata dalla presenza di follicoli linfatici prominenti che non si limitano ad occupare la zona corticale del linfonodo ma si estendono anche alla zona paracorticale e midollare assumendo spesso forme distorte. I follicoli linfatici sono costituiti da centro germinativo espanso contenente elementi linfoidi prevalentemente immaturi, nettamente demarcato dalla zona mantellare. Quest’ultima è immediatamente adiacente, circonda il centro germinativo ed è costituita da linfociti di aspetto maturo. I processi immunologici che avvengono nei follicoli linfatici sono principalmente coinvolti nei meccanismi di difesa umorale. All’interno del centro germinativo vengono infatti selezionati linfociti della linea B che dimostrano forte affinità per un particolare antigene e che quindi possono differenziarsi in plasmacellule in grado di produrre anticorpi specifici. I linfociti non idonei in quanto non in grado di sviluppare un forte legame con l’antigene vengono per contro eliminati tramite apoptosi. Questi processi di maturazione cellulare necessitano energia e 274 TRIBUNA MEDICA TICINESE questo si riflette in un aumento dell’attività gluco-ossiditava che può essere rilevata da un esame PET. Tra le diagnosi differenziali dell’iperplasia follicolare bisogna considerare anche l’eventualità di un’infezione HIV (human immunodeficiency virus). Infatti nella fase acuta dell’infezione si osserva tipicamente una forte espansione dei follicoli linfatici che può perdurare per lungo tempo. Se non viene appropriatamente trattata, l’infezione progredisce con graduale scomparsa dei follicoli linfatici per terminare con quadri di aplasia linfocitica. La presenza di HIV in un linfonodo può essere dimostrata con analisi immunoistochimiche tramite anticorpi diretti contro la proteina virale p24. Questa proteina è infatti evidenziabile nei centri germinativi principalmente in corrispondenza di cellule dendritiche follicolari che a loro volta sono identificabili con anticorpi anti-CD21 (Figura 2) e che, a livelllo funzionale, sono coinvolte nella presentazione di antigeni virali a linfociti. In pazienti non trattati, l’espressione di p24 in cellule dendritiche follicolari oppure in linfociti e macrofagi è presente dalla fase acuta subito dopo l’inizio dell’infezione fino alle fasi terminali della malattia quando le cellule dedritiche vengono progressivamente distrutte. Per questo motivo le analisi immunoistochimiche rappresentano un test molto robusto ed utile per rilevare la presenza d’infezione HIV in linfonodi, tessuto linforeticolare extranodale oppure follicoli linfatici reattivi nel contesto di processi flogistici di qualsiasi tessuto. Evidentemente, in un contesto clinico usuale, la diagnosi d’infezione HIV viene confermata da test sierologici. Tuttavia alcuni pazienti si presentano con la comparsa improvvisa di linfoadenopatie diffuse senza lamentare sintomi sospetti d’infezione HIV e vengono pertanto indagati con biopsie per escludere tra l’altro un processo neoplastico. In pazienti HIV+ in trattamento con antiretrovirali l’espressione di HIV p24 resta documentabile per diversi mesi e non è correlata al tasso di viremia. Alla luce dell’alta specificità e sensitività delle analisi immunoistochimiche, l’espressione di HIV p24 andrebbe ricercata in tutti i casi di linfoadenopatia con iperplasia follicolare oppure in presenza di follicoli linfatici iperplastici del tessuto linforeticolare extranodale. L’espressione di HIV p24 negli ultimi anni è stata infatti documentata in diversi tessuti di pazienti HIV+ quali tonsille, timo, ghiandole salivari, encefalo e midollo spinale, retina, muscolatura striata, stomaco, intestino, fegato, placenta ecc. Ciononostante persiste ancora tra A B Fig 2: Espressione di p24 in un centro germinativo, principalmente in cellule dendritiche follicolari (A). Quest’ultime possono essere evidenziate tramite anticorpi anti-CD21 (B) 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 Patologia 51:Patologia 4.qxd 16.07.10 09:19 Pagina 275 SEZIONE SCIENTIFICA - Patologia in pillole anatomo-patologi una certa riluttanza ad impiegare questo test in contesti di iperplasia follicolare. Questa situazione è sicuramente dovuta al timore di trovarsi in difficoltà medicolegali per aver eseguito un test per HIV senza aver ottenuto il permesso del paziente. Si tratta di una situazione unica in patologia dal momento che l’essenza di un esame istopatologico è proprio quella di diagnosticare una malattia. Una situazione che peraltro non è giustificata da nessuna restrizione etica o medico-legale ma piuttosto riflette falsi pregiudizi a fronte di un’infezione HIV. Nessun patologo si potrebbe infatti immaginare di non diagnosticare un cancro per paura di ledere il diritto del paziente di essere informato su una malattia potenzialmente pericolosa. Il patologo, d’altronde, diagnostica già senza nessuna riserva altre malattie infettive che tra l’altro si trasmettono per via sessuale come ad esempio infezioni HBV, oppure infezioni legate a HPV o Trichomonas. Non bisogna inoltre dimenticare che la diagnosi precoce d’infezione HIV va a beneficio del paziente in quanto permette di iniziare un trattamento antiretrovirale riducendo tra l’altro le possibilità di contagio di terzi. Infine è anche importante sottolineare che la diagnosi anatomo-patologica non viene comunicata direttamente al paziente ma al medico curante che dovrà poi informare in maniera appropriata il paziente. che e virali, devono essere considerati nella diagnosi differenziale di linfomi o altri processi neoplastici linfonodali agli esami PET. L. Mazzucchelli Istituto cantonale di patologia, Locarno L. Ceriani Servizio di medicina nucleare, OSG Bellinzona Bibliografia Moonim MT et al. Identifying HIV infection in diagnostic histopathology tissue samples – the role of HIV-1 p24 immunohistochemistry in identifying clinically unsuspected HIV infection: a 3-year analysis. Histopathology, 2010, 56:530-541 Mahadeva U et al. P24 immunohistochemistry on lymphoid tissue: the histopathologist’s role in HIV diagnosis. Histopathology, 2010, 56: 542-547 In conclusione, le analisi immunoistochimiche per p24 rappresentano un metodo valido per diagnosticare un’infezione HIV e devono essere utilizzate di routine e senza riserva dall’anatomo-patologo ogni volta che è confrontato con un quadro di iperplasia follicolare del tessuto linforeticolare senza cause conosciute. Per contro il clinico deve ricordare che quadri di iperplasia follicolare, principalmente dovuti a infezioni batteri- 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 TRIBUNA MEDICA TICINESE 275 attività :attività 16.07.10 09:21 Pagina 277 ATTIVITÀ E COMUNICAZIONI DELL’OMCT DATE DA RICORDARE 15.12.2010 Corso di aggiornamento OMCT – Storia della medicina (In onore di TMT) Manno – Sala Aragonite – 14.00- 17.15 Info: Segretariato OMCT, tel 091 930 63 00 [email protected] 20.01.2011 Corso di aggiornamento OMCT – Angiologia Manno – Sala Aragonite – 14.00- 17.15 Info: Segretariato OMCT, tel 091 930 63 00 [email protected] 16.02.2011 Corso di aggiornamento OMCT – Infeziologia Manno – Sala Aragonite – 14.00- 17.15 Info: Segretariato OMCT, tel 091 930 63 00 [email protected] 17.03.2011 Corso di aggiornamento OMCT – Pneumologia Manno – Sala Aragonite – 14.00- 17.15 Info: Segretariato OMCT, tel 091 930 63 00 [email protected] 20.04.2011 Corso di aggiornamento OMCT – Casistica Manno – Sala Aragonite – 14.00- 17.15 Info: Segretariato OMCT, tel 091 930 63 00 [email protected] Consultare anche www.aggiornati.ch 8.09.2010 Oncolunches 2010 – Aggiornamenti sulla terapia sistemica del carcinoma polmonare non a piccole cellule Bellinzona – IOSI – 12.00-13.00 Info: Signora N. Landré, tel. 091 811 94 10 [email protected] 16.09.2010 Simposio autunnale 2010 di pediatria Manno – Centro UBS – 15.45-19.10 Info: Signora Maneri-Mutti, tel. 079 214 65 70 Sig. Pedrazzini, tel. 079 301 79 26 6.10.2010 Oncolunches 2010 – Melanoma maligno avanzato, novità Bellinzona – IOSI – 12.00-13.00 Info: Signora N. Landré, tel. 091 811 94 10 [email protected] 6-9.10.2010 8° Corso di aggiornamento per il medico di base Giubiasco – Mercato Coperto Info: Signora Marchetti Renata, tel. 091 811 80 23 14.10.2010 Festa 75° Tribuna Medica Ticinese Lugano – 17.00 Info: Segretariato OMCT, tel. 091 930 63 00 14.10.2010 Traumatologia: evidenza ed esperienza – Il trauma del bacino Lugano – Ospedale Civico – Aula Magna – 14.30-18.00 Info: Servizio Chirurgia: tel. 091 811 61 17 20.10.2010 Corso di aggiornamento OMCT – Endocrinologia Manno – Sala Aragonite – 14.00- 17.15 Info: Segretariato OMCT, tel. 091 930 63 00 [email protected] 27.10.2010 Assemblea ordinaria generale autunnale Manno – sala Aragonite – 20.00 Info: Segretariato OMCT, tel. 091 930 63 00 [email protected] 3.11.2010 Oncolunches 2010 – Acqua si o acqua no? Pensieri e considerazioni sull’idratazione Bellinzona – IOSI – 12.00-13.00 Info: Signora N. Landré, tel. 091 811 94 10 [email protected] 11.11.2010 1.12.2010 Corso di aggiornamento OMCT – Gastroenterologia Manno – Sala Aragonite – 14.00- 17.15 Info: Segretariato OMCT, tel. 091 930 63 00 [email protected] Oncolunches 2010 – Verso l’individualizzazione del trattamento nei linfomi Bellinzona – IOSI – 12.00-13.00 Info: Signora N. Landré, tel. 091 811 94 10 [email protected] OFFERTE E DOMANDE D’IMPIEGO APPRENDISTA ASSISTENTE DI STUDIO MEDICO, 20 anni, cerca posto di tirocinio per iniziare a settembre 2010 un riqualifica professionale. Interessati chiamare lo 079 384 39 94 (Sandra) APPRENDISTA ASSISTENTE DI STUDIO MEDICO cerca posto di lavoro presso uno studio medico. A settembre 2010 vorrebbe cominciare la scuola medico tecnica per assistenti di studio medico di Locarno. Varie esperienze come stagista presso studi medici, studi veterinari e case anziani. Frequentata 1 anno ½ scuola specializzata superiore in cure infermieristiche di Lugano. Interessati contattare Debora Zocco, tel. 079 734 10 52 – [email protected] – [email protected] APPRENDISTA ASSISTENTE DI STUDIO MEDICO cerca posto di lavoro presso uno studio medico per poter iniziare apprendistato a settembre 2010. Aspettative scolastiche 3 anni di scuola più maturità. Interessati telefonare 091 940 63 32 oppure 079 394 13 80 e chiedere di Claudia ASSISTENTE DI STUDIO MEDICO cerca lavoro al 100% preferibilmente zona Mendrisiotto e Luganese. Buone conoscenze del francese e inglese. Buona attitudine al lavoro indipendente e in team con buone capacità amministrative. Disponibile da dicembre 2010. Interessati scrivere a cifra 70, Segretariato OMCT, 6805 Mezzovico ASSISTENTE DI STUDIO MEDICO diplomata nel 1990 cerca posto di lavoro al 50%, ben referenziata, ottime conoscenze Labor, segretariato, RX e fatturazione Cassa dei Medici a partire dal 1.9.2010. 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Interessate inoltrare offerta corredata da curriculum vitae a cifra 75, Segretariato OMCT, 6805 Mezzovico MUTAZIONI OMCT Nuovi membri – – – – – – – – – – – – Saporito Andrea, Bellinzona Mosconi Monighetti Elena, Monte Carasso Marcollo Pini Amanda, Locarno Vitalini Francesco, Morbio Inferiore Vadilonga Dario, Pregassona Spoto Maria Rosaria, Castagnola Lindenberg Peter, Lugano Sturini Evelina, Bellinzona Viganò Giorgio, Lugano Rizzi Fabio, Lugano Casso Vesna, Lugano Bonvini John Michael, Zurigo Effettivo membri OMCT al 15.07.2010: 1101 278 TRIBUNA MEDICA TICINESE 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 attività :attività 16.07.10 09:21 Pagina 279 ATTIVITÀ E COMUNICAZIONI DELL’OMCT PERSONE In questa rubrica si dà spazio a notizie, profili, nomine, onorificenze, inizio e cessazione di attività, nonché a volti noti e meno noti di medici attivi nella Svizzera italiana. Gli interessati alla pubblicazione sono invitati a scrivere alla Redazione di TMT. APERTURE NUOVI STUDI / TRASFERIMENTI Sementina Il dr. med. Franco Posa, specialista FMH in medicina interna, annuncia l’apertura dello studio in via Chicherio 2, 6514 Sementina. Tel. 079 53 50 423. Giubiasco Il dr. med. Mattia Maggi, specialista FMH in medicina interna e medicina dello sport SSMS informa di aver ripreso l’attività dello studio medico del dr. med. Peter Muehlemann in via Linoleum 2, 6512 Giubiasco. Tel. 091 857 46 66 NOMINE / RICONOSCIMENTI Bellinzona / Mendrisio Il Prof. dr. med. Mario Bianchetti, primario del Servizio integrato di pediatria degli ospedali Regionali di Bellinzona e Mendrisio ha ricevuto il Premio Fanconi dalla Società Svizzera di pediatria riunita in Vallese in occasione del congresso annuale. CIRCOLO DI QUALITÀ SEMINE BELLINZONA MEDICI/FARMACISTI 5.09.2010 Sistema respiratorio / 24.11.2010 Antidemenza Le serate si terranno alla Casa Anziani Greina di Bellinzona dalle 18.30 alle 20.00. Per informazioni: Signora Francesca Celio, tel. 091 825 25 35 FORMAZIONE POST-GRADUATA DEL SERVIZIO DI MEDICINA INTERNA - 2° parte Clinical problem solving, colloquio di pneumologia, medicina di laboratorio, etica nella medicina giovedì, 12h30-13h45 c/o aula magna (OCL), aula 2 (OCL), sala ovest (OIL) 9.9.10 aula magna Colloquio di pneumologia 16.9.10 aula magna Medicina d’urgenza | Rianimazione cardiopolmonare Dr. R. Sieber 23.9.10 aula 2 Formazione medicina di laboratorio M. Niosi 30.9.10 aula magna Gastroenterologia - M. Crohn / colite ulcerosa PD Dr. F. Delcò 7.10.10 aula magna Colloquio di pneumologia Dr M. Pons 14.10.10 aula magna Infettivologia / HIV/AIDS 21.10.10 aula 2 Formazione medicina di laboratorio 28.10.10 aula magna Ematologia / Anemie 11.11.10 aula magna Colloquio di pneumologia 12.30-13.30 Dr M. Pons 18.11.10 aula 2 Formazione medicina di laboratorio 12.15-13.45 M. Niosi 25.11.10 aula magna Neurologia / Malattie cerebrovascolari 2 o 9.12.10 aula magna Colloquio di pneumologia 16.12.10 Epatologia / Epatiti aula magna 12.30-13.30 12.15-13.45 12.30-13.30 Dr M. Pons PD Dr. E. Bernasconi 12.15-13.45 M. Niosi Dr. S. Regazzoni Dr. C. Staedler 12.30-13.30 Dr M. Pons Dr. F. Bihl Per informazioni: [email protected] 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 TRIBUNA MEDICA TICINESE 279 attività :attività 16.07.10 09:21 Pagina 280 ATTIVITÀ E COMUNICAZIONI DELL’OMCT SIMPOSIO AUTUNNALE 2010 DI PEDIATRIA FORMAZIONE DEL REPARTO DI MEDICINA INTERNA DELL’OBV - 2010/2011 Giovedì 16 settembre 2010 ore 15.45 Manno – Centro UBS Sede e orario: Ospedale Beata Vergine; Auditorio -1 dalle 12:30 alle 13:30 Programma: Informazioni: Dr B. Balestra, Primario medicina OBV, tel. 091/811.32.27 2010 Martedì 7 settembre: 12.30 - 13.30 Discussione di casi clinici Dr med. B. Balestra e Colleghi Giovedì 23 settembre: Gestosi: State of the art 2010 12.30 - 13.30 Dr.ssa med. C. Ferrier Martedì 5 ottobre: 12.30 - 13.30 Discussione di casi clinici Dr med. B. Balestra e Colleghi Giovedì 28 ottobre: 12.30 - 13.30 Casi di gastroenterologia Dr.ssa med. H. Schaufelberger Martedì 9 novembre: 12.30 - 13.30 Discussione di casi clinici Dr med. B. Balestra e Colleghi Giovedì 18 novembre: Sindrome coronarica acuta: state of the art 2010 12.30 - 13.30 Dr med. F. Bomio Martedì 7 dicembre: 12.30 - 13.30 Discussione di casi clinici Dr med. B. Balestra e Colleghi Giovedì 16 dicembre: Indicazione agli esami radiologici 12.30 - 13.30 Dr.ssa med. P. Rodoni-Cassis 280 2011 Martedì 11 gennaio: 12.30 - 13.30 Discussione di casi clinici Dr med. B. Balestra e Colleghi Martedì 1. febbraio: 12.30 - 13.30 Discussione di casi clinici Dr med. B. Balestra e Colleghi Martedì 1. marzo: 12.30 - 13.30 Discussione di casi clinici Dr med. B. Balestra e Colleghi Martedì 5 aprile: 12.30 - 13.30 Discussione di casi clinici Dr med. B. Balestra e Colleghi Martedì 3 maggio: 12.30 - 13.30 Discussione di casi clinici Dr med. B. Balestra e Colleghi Martedì 7 giugno: 12.30 - 13.30 Discussione di casi clinici Dr med. B. Balestra e Colleghi TRIBUNA MEDICA TICINESE 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 Vaccinazioni 15.45 - 15.50 Introduzione Dr. med. A. Wechsler, pres. APSI 15.50 - 16.25 Pneumococchi, oggi e domani Dr. med. A. Diana, Chêne-Bougeries 15.25 - 17.00 Come vacciniamo il bambino in Ticino Signora A. Galfetti, UMC, Bellinzona Malattie cardiache e vascolari 17.15 - 17.50 Trombosi nel bambino: un nemico troppo sottovalutato PD Dr. med. M. Albisetti,Zurigo 17.50 - 18.25 Nuove modalità diagnostiche in cardiologia pediatrica: la risonanza magnetica cardiovascolare PD Dr. med. E. Valsangiacomo, Zurigo 18.25 - 19.00 Ipertensione arteriosa: il bambino è padre dell’uomo PD Dr. med. G. Simonetti, Berna 19.00 conclusione 19.10 aperitivo Info e iscrizioni: Signora Maneri-Mutti, tel. 079 214 65 70 Sig. Pedrazzini, tel. 079 301 79 26 stampa:stampa 16.07.10 09:23 Pagina 281 RASSEGNA DELLA STAMPA OGGI AL NAZIONALE Cassis sull’importante revisione della LaMal permettendo un maggiore controllo dell'evoluzione dei costi e una maggiore stabilità dei premi per l'assicurato. Reti di cura: “Diamo più fiducia ai medici” E chi non volesse entrare a far parte di una rete? Potrà continuare a farlo. Tuttavia, chi preferisce avere una mentalità da “servisol” in campo sanitario, è giusto che paghi di più. Per questo a chi entra in una rete verrebbe attribuito un incentivo a livello di premi. Approda oggi al Nazionale un importante progetto di riforma della legge sull'assicurazione malattia (LaMal): il cosiddetto “managed care”. II deputato PLR lgnazio Cassis, relatore per la Commissione competente, puntualizza subito: “La parola “managed” suggerisce “manager”, e da lì a “UBS” o a “bonus” il passo è breve”. Invece, spiega, non si tratta di “medicina dei manager”, ma di “cure gestite”: “Per questo abbiamo cambiato il titolo della legge optando per termini nelle tre lingue nazionali: in italiano “reti di cura integrate”. Che cos'è, allora, una “rete di cura integrata”? È un'organizzazione che ha forma giuridica composta da un gruppo di medici che condividono un certo approccio al lavoro, o cultura professionale. Essi si uniscono e, al posto di lavorare assieme informalmente, lo fanno formalmente dandosi delle regole, ossia un contratto. Ad esempio, decidono di trovarsi regolarmente in un cosiddetto “circolo di qualita” per discutere dei vari casi clinici (succede già ora, ma in modo non organizzato e non ricompensato). Tutto ciò contribuisce ovviamente a una cura di maggiore qualità. Quali e quanti medici compongono La rete? La Libera scelta del medico da parte del paziente non resta almeno in parte limitata? Innanzitutto va detto che la libera scelta del medico è una sorta di mito: alzi la mano chi nella vita ne ha scelti più di dieci... In ospedale, poi, non si effettua una scelta! Inoltre, si tenga presente che in Svizzera tedesca, dove il modello è già diffuso e funziona bene, abbiamo reti composte dai 20 ai 50 medici, un numero quindi ampio. Lo zoccolo duro è composto da medici di famiglia: sono loro che svolgono la funzione di “guida nelle cure” e poi, se necessario, mandano iI paziente dallo specialista. Se però parliamo di un paziente con un diabete cronico allora la sua guida potrà essere un diabetologo. C'è chi pensa che un tale modello faccia entrare dalla finestra quella “Libertà di contrarre” (per le casse matati) respinta non molto tempo fa in votazione popolare... Questo è un grande fraintendimento. Se approvata, questa legge entrerà in vigore iI 10 gennaio 2012, in concomitanza con la fine della moratoria degli studi medici: a partire da questa data, l'obbligo di contrarre diventerà assoluto! Ogni medico, od ogni rete di medici, potrà lavorare a carico delle casse malati. II nostro modello propone un obbligo contrattuale tra medici e casse malati, che è tutta un’altra cosa. Questo obbligo contrattuale introduce anche una responsabilità finanziaria? Esatto. I medici fissano con l'assicuratore un budget annuale, Qual è l'intento politico di un simile progetto? Vogliamo allontanarci dall'attuale movimento di centralizzazione di competenze nelle mani dello Stato (si è capito che non funziona) per ridare maggiore fiducia e responsabilità ai medici: diamo loro libertà contrattuale. Salvadé: “Occhio però alla libera scelta del paziente” Dottor Giorgio Salvadé, qual è il suo giudizio su questo progetto di “reti di cura integrate”? Devo dire innanzitutto che ho un atteggiamento positivo verso tutto ciò che porta i medici ad avvicinarsi, a scambiarsi idee fra loro. Per moltissimi anni i medici sono restati isolati, soprattutto se si trovavano in periferia. Ma ci sono dei rischi in questo progetto? Io vedo una possibile limitazione della libera scelta del medico. Potrà sembrare uno spauracchio, si potrà dire che già oggi è di fatto limitata. Io credo però che oggi ci sia una libertà di spostamento di cui non ci rendiamo conto (se uno vuole cambiare reparto, o medico, lo fa...). Non può essere positivo che il paziente venga consigliato nella scelta del medico? lo parlo della libera scelta del medico di famiglia: quello non puoi imporlo, perché ti offre ben di più di una prestazione, deve ricucire l'esperienza di malattia del paziente, dipanarla ed annodarla. Ci deve essere un rapporto di fiducia. Che poi il paziente si possa fidare a tal punto da affidare al medico di famiglia la scelta dello specialista, è un altro discorso: è il cosiddetto “gatekeeper”, sistema già utilizzato e che ha già portato ad offrire al paziente le prime riduzioni di premi. Anch'io mi oriento quindi verso una certa limitazione della libertà di scelta, ma a fini essenzialmente di cura, e non di risparmio o di ricatto. I fautori del progetto sostengono che i medici otterrebbero una maggiore libertà di movimento... Questo è interessante, purché i medici non siano costretti a stare assieme! Queste reti di cura dovrebbero essere basate su una grande libertà di associazione fra i medici, e non essere influenzate dalle scelte degli assicuratori. Le casse malati devono riconoscere la formazione spontanea di queste reti. Se esse sorgono su una base di stima reciproca, allora potranno anche essere vincenti dal punto di vista del risparmio 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 TRIBUNA MEDICA TICINESE 281 stampa:stampa 16.07.10 09:23 Pagina 282 RASSEGNA DELLA STAMPA (vedo male invece iI fatto che all'interno di queste reti organizzate i medici vengano retribuiti a seconda del risparmio che fanno: se superano il budget, possono essere “puniti”). Anna Fazioli (“Giornale del Popolo” 16.06.2010) Il Nazionale promuove le reti di cura Revisione della LaMal: primo sì al modello “managed care”. Più spese per chi non vi aderirà Berna – Nel dibattito parlamentare di ieri sulle reti di cure sanitarie integrate, il Consiglio nazionale ha ampiamente seguito la linea tracciata dalla sua commissione della sicurezza sociale e della sanità. Significa che in futuro le assicurazioni potranno offrire modelli di cure sanitarie integrate, che permettono l'accesso all'alta qualità della medicina moderna mediante una più intensa collaborazione tra i fornitori di prestazioni medico-sanitarie. Per iI relatore della commissione, iI ticinese Ignazio Cassis (Plr), la questione centrale è quale medicina vogliamo in Svizzera nel 2020. Ci si continua a lamentare dell'aumento dei costi, ma “ora abbiamo la possibilità di fare qualcosa, non di improvvisato come purtroppo abbiamo fatto l'anno scorso con le misure urgenti per il contenimento dei costi, ma qualcosa di strutturato, che nasce da un Iavoro approfondito e diligente”, ha detto Cassis. Questo qualcosa si chiama “managed care”, che significa semplicemente “cure gestite”, ma che secondo Cassis è meglio chiamare “reti di cure integrate”. Si tratta di una “governanza delle cure, di modo che il tutto avvenga in maniera razionale, senza dispersione di risorse e senza inefficienze, doppioni e insicurezze talvolta anche problematiche o nefaste per i pazienti”. Oggi, questo modello di funzionamento del sistema sanitario esiste soltanto nella Svizzera tedesca, ma è assente nella Svizzera italiana e nella Svizzera romanda, con l'eccezione di Ginevra. Il sistema migliorato con l'introduzione delle reti di cure integrate – al cui centro vi sono il pilotaggio del processo di cura lungo l'intera catena dei trattamenti e la corresponsabilità budgetaria dei fornitori di prestazioni – dovrebbe quindi avere anche un effetto risparmio, che è I'altro obiettivo di fondo perseguito dai politici. Ma per arrivare a risparmiare davvero occorre far si che il maggior numero possibile di assicurati scelga di aderire ad una rete integrata; e che i pazienti continuino a pagare iI 10 per cento dei costi eccedenti l'ammontare della franchigia annua. Per incoraggiare la gente ad aderire alle reti integrate si è deciso di punire chi non lo fa, chi cioè vuole rimanere legato al sistema di libera scelta del medico di famiglia, portandone la quota di partecipazione ai costi dal 10 al 20 per cento. L'importo massimo annuo della partecipazione ai costi, attualmente di 700 franchi, sarà fissato dal Consiglio federale. Ma in questa revisione parziale della legge sull'assicurarione malattia si vorrebbe tale importo due volte più elevato per gli as- 282 TRIBUNA MEDICA TICINESE 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 sicurati che non aderiscono a un modello di cure integrate. Per la sinistra, è inammissibile che i costi della riforma vengano riversati sugli assicurati. Con un finanziamento del genere si va direttamente verso una medicina a due velecità, ha criticato la socialista e sindacalista zurighese Christine Goll. Non sono passati i tentativi di limitare la quota parte al 5 per cento per chi aderisce a una rete e al 15 per cento per gli altri. Come non è passata la differenziazione del limite annuo rispettivamente a 500 e a 1000 franchi, che per il ministro della sanità, Didier Burkhalter, rimane una “ipotesi di lavoro”. Cassis: ”Una soluzione moderna” “La fiducia tra gli “attori” del sistema (assicuratori e fornitori di prestazioni) è un elemento fondamentale”, dice a laRegione iI Plr Ignazio Cassis. “La qualità migliora perché all'interno di queste reti di cure integrate il paziente viene condotto sempre nel punto dove riceve le cure ottimali, evitando quindi doppioni, errori, esami inutili, eccetera. Purtroppo, la complessità del sistema è tale che un paziente che si muove liberamente finisce in macchinerie diagnostiche per cui nessuno ha più una visione d'assieme, una regia. Questa non è qualità, è solo quantità. Spesso però nella popolazione si tende ad assimilare la qualità alla quantità o al costo maggiore. Quando un paziente è nelle mani del professionista giusto, ha più qualità di vita (perché perde meno tempo) e fa spendere meno soldi in ripetizioni inutili di esami ed accertamenti. Insomma, la rete integrata è come un grande medico di famiglia dei tempi moderni, cioè con a disposizione tutta la tecnologia moderna. La sinistra l'ha capito ed è stata molto costruttiva. La parte sindacale della sinistra invece non capisce che occorre cambiare e che questo cambiamento è in meglio. La sua sfiducia negli assicuratori e nel sistema è tale che non crede che si possa fare davvero qualcosa di buono. Carobbio: “Servono criteri chiari” “Sono convinta che questo modello di reti integrate – ci ha spiegato la deputata socialista Marina Carobbio – migliori la qualita delle cure, perché permette di lavorare in équipe e quindi di prendere a carico in misura maggiore le patologie e i malati cronici. Si eviterebbero anche gli esami inutili, perché si ha il medico di base come prima figura di riferimento che valuta se inviare o meno dallo specialista. Ci sono però due problemi in questo modello. Uno è quello della partecipazione degli assicurati, per cui chi non aderisce a una rete di cure integrate viene penalizzato. Secondo me bisognerebbe partire dal punto di vista opposto e favorire chi aderisce a questo modello e lasciare la quota invariata per chi non vi aderisce. L'altro problema è il potere delle Cassse malattia. Noi riteniamo che queste reti debbano essere presenti su tutto il territorio e quindi esserci un'offerta per tutto il territorio, con criteri definiti chiaramente e non differenti da una Cassa malati all'altra. Il dibattito ha dimostrato che, ancora una volta, si vogliono scaricare i costi sulle spalle degli assicurati. Non vi è quindi una reale volontà di far si che si eviti questo ribaltamento. Ma confido che, sotto la minaccia del referendum, vi sia una correzione in tal senso”. Silvano De Pietro (“La Regione” 17.06.2010) stampa:stampa 16.07.10 09:23 Pagina 283 RASSEGNA DELLA STAMPA Managed care, i medici vogliono garanzie OMCT critico sulla riforma: “Inaccettabile promuoverla con riduzioni di premio” tia, perché il finanziamento attraverso i premi sta ormai diventando insostenibile per una parte sempre crescente degli assicurati. I prezzi delle prestazioni mediche infine, sostiene l'OMCT, dovranno essere fissati sulla base delle regole che reggono l'economia d'impresa e non applicando sistematicamente misure di risparmio che penalizzano i fonitori di prestazioni. (“Corriere del Ticino” 15.06.2010) La categoria è preoccupata per la revisione della LaMal. “Le cure integrate non devono essere sostenute con l’obiettivo sottinteso di limitare la scelta del medico” A partire da domani l'Assemblea federale si chinerà sul dossier “managed care”, le cosiddette “reti di cura integrate”, in cui gruppi di medici e operatori sanitari si uniscono allo scopo di razionalizzare e migliorare le prestazioni fornite. I medici ticinesi nutrono forti perplessità suIl'operazione e soprattutto su una sua imposizione generalizzata. L'OMCT, con iI sostegno delle società di medici dei cantoni romandi, ha scritto alla deputazione alla Camere, sottoponendole una serie di richieste. Tre gli obiettivi di fondo: prevenire qualsiasi decisione arbitraria da parte delle autorità, garantire la qualità e la disponibilità delle cure, e fare in modo che vi sia un finanziamento dell'assicurazione malattia obbligatoria corrispondente alla sua vocazione di assicurazione sociale. “Anche per noi la libera scelta del medico è di capitale importanza e dev'essere garantita”, scrive il presidente dell'Ordine Franco Denti, sottolineando che le cure integrate non devono essere sostenute con l'obiettivo sottinteso di limitarla. Non è accettabile, prosegue, che queste reti vengano promosse attraverso riduzioni di premi, franchigie o partecipazioni che superino la reale diminuzione dei costi realizzata grazie a questo modello. In caso contrario, “sarebbe una sovvenzione arbitraria” a favore di un modello di cure che non ha ancora dato prova dei vantaggi che gli vengono attribuiti. Le cure integrate dovranno quindi poter essere scelte in tutta libertà, senza il supporto di incentivi economici. Secondo l'OMCT, imporre una partecipazione maggiorata a coloro che non opteranno per la rete di cure integrate costituirebbe una pressione insopportabile nei confronti dei malati cronici, in particolare quelli psichici, che spesso hanno una situazione economica precaria e non sono in grado di sopportare un tale carico. Chi sceglie di non aderire, a detta dei medici, non dovrà essere oggetto di penalità, quale il forte aumento della partecipazione individuale come lo propone la Commissione. Quanto al controllo delle reti di cura deve essere di competenza dei medici, perché “una conduzione fondata sull'aspetto unicamente contabile che non rispetti né la quaIità né l'etica delle cure è inaccettabile”. Secondo l'OMCT la libera concorrenza tra le reti di cura deve essere preservata e lo sviluppo di monopoli prevenuto. La categoria inoltre chiede che la solidarietà fra assicurati sia garantita e la selezione dei rischi impedita, nel senso che i pazienti cronici o costosi non devono essere esclusi dalle reti per ragioni economiche. In questo senso viene sollecitato anche un modo di finanziamento coerente con il ruolo sociale dell'assicurazione malat- ISTITUTO KOF Previsioni riviste al rialzo: +3,7% nel 2010 2011 L’economia svizzera riparte e i costi della sanità pure Secondo il centro di ricerche congiunturali del Politecnico di Zurigo (KOF) la ripresa economica si è rivelata più rapida e sostenuta del previsto, influenzando anche il settore sanitario per il quale si prevede inoltre una crescita dei costi salariali ZURIGO (ATS) I costi della sanità dovrebbero aumentare del 3,7% sia nel 2010 che nel 2011. Il centro di ricerche congiunturali del Politecnico di Zurigo (KOF) ha corretto verso l'alto le sue previsioni, adducendo come motivazione principale la ripresa dell'economia. Sei mesi fa, il KOF aveva pronosticato una crescita del 2,4% per il 2010 e del 2,5% nel 2011. La ripresa economica si e però rivelata più rapida e più sostenuta di quanto si poteva prevedere sei mesi fa e “anche i costi salariali aumenteranno più del previsto”, ha dichiarato ieri davanti alla stampa il direttore del KOF Jan-Egbert Sturm. PIù personale e pazienti Nel settore sanitario lavorano più di 365'000 persone, ha ricordato Sturm. I costi del personale dovrebbero aumentare dell'1,6% quest'anno e dello 0,8% il prossimo, mentre le ultime previsioni attestavano incrementi molto più moderati, dello 0,3% e rispettivamente dello 0,1%. A questo fattore si aggiunge un aumento del tasso di crescita della popolazione superiore agli scenari elaborati dall'Ufficio federale di statistica, e che rispetto alle previsioni di un anno fa è passato dallo 0,7 all'1,2%. Ciò significa 28'000 persone in più. Nel 2010 oltre 63 miliardi Il KOF prevede che quest'anno le spese complessive per la sanità pubblica raggiungeranno 63,3 miliardi di franchi e I'anno prossimo 65,6 miliardi. Le previsioni confermano anche per i prossimi anni il trend verso una forte crescita delle spese per le “cure ambulatoriali in ospedale”, che quest'anno aumenteranno del 9,4% per un totale di 4,9 miliardi di franchi. Per il 2011 è previsto un incremento dell'8,8% a 5,3 miliardi di franchi. La fetta più grande è comunque rappresentata dalle “cure stazionarie”, che dovrebbero raggiungere 29 miliardi di franchi nel 2010 e 30 miliardi nel 2011. 75 LUGLIO/AGOSTO 2010 TRIBUNA MEDICA TICINESE 283 stampa:stampa 16.07.10 09:23 Pagina 284 RASSEGNA DELLA STAMPA Un settore che negli ultimi anni ha registrato una crescita superiore alla media è quello degli istituti medico sociali – come le case di cura per anziani, per i malati cronici e i di-sabili – con spese destinate ad aumentare di circa 1,4 millardi di franchi all'anno. “Questa evoluzione è da mettere in relazione all'invecchiamento della popolazione”, ha detto Sturm. Costi dei farmaci in calo Le misure di risparmio degli ultimi anni hanno invece permesso di frenare i costi dei medicamenti: la quota parte delle vendite di medicinali sul totale della spesa è scesa per la prima volta sotto la soglia del 10% e dovrebbe raggiungere 119,8% nell'anno in corso e il 9,9% l'anno prossimo. Sturm ha citato in proposito il controllo dei prezzi dei medicamenti e le riduzioni decise dal Consiglio federale, che hanno permesso di risparmiare circa 400 milioni di franchi. Sulla base delle nuove previsioni, la quota parte delle spese per la sanità pubblica sul Prodotto interno lordo (Pil) dovrebbe attestarsi all'11,5% nel 2010 e all'11,6% nel 2011. (“Giornale del Popolo” 20.05.2010) ELEZIONI 2011 “La sanità richiede un professionista della materia” cantonale che federale richiedano un professionista della materia. Dovremo affrontare iI continuo rialzo ingiustificato dei premi delle casse malati, la nuova pianificazione sanitaria, il finanziamento pubblico alle cliniche private, l'entrata in vigore del nuovo tariffario per gli ospedali, il finanziamento delle case per anziani e degli Spitex. Come si vede sono tutte problematiche che meriterebbero d'essere affrontate da uno specialista della sanità e io credo di poter portare il mio valore aggiunto. In una società dove anche nella sanità vige la logica economica che sta mettendo in discussione l'intero sistema così come lo conosciamo, credo sia necessario apportare la razionalità del medico (fare tutto quel che è ragionevole per tutelare la salute e guarire il mio paziente). Queste due razionalità devono interagire e io credo d'essere la persona che possa tentare di fare questo discorso, già portato avanti da un certo numero di direttori cantonali della sanità. Perché ha scelto di proporsi quale candidato proprio al PPD? Sono uno di quei rappresentanti della società civile che, sollecitato da più parti, ha avuto modo di confrontarsi con questo partito su idee e progetti individuando sinergie e convergenze di pensiero e di intenti. (F.D.E.) (“Giornale del Popolo” 02.06.2010) Il dottor Franco Denti pronto a candidarsi per il PPD in Governo TRIBUNALE FEDERALE – Accordo con Zurigo II dr. Franco Denti potrebbe essere fra i candidati di peso del PPD al Consiglio di Stato. Ce lo ha confermato ieri il granconsigliere Fabio Regazzi, presidente della Commissione cerca del partito. “II dr. Denti ha manifestato disponibilità e grande interesse a candidarsi sulla nostra lista” spiega Regazzi. “È una proposta che valuto sicuramente in modo positivo. Ne discuteremo nella Commissione cerca, vagliando il suo nome con quelli di tutti gli altri potenziali candidati”. Franco Denti, 52 anni, è medico di famiglia a Lugano-Barbengo e da 4 anni presidente dell'Ordine dei medici del Cantone Ticino e delegato della FMH (Federazione dei medici svizzeri). Da sempre attento alla politica (a quella sanitaria in particolare), è però la prima volta che si mette a disposizione per svolgere un ruolo attivo in quest'ambito. Logico dunque chiedergli innanzitutto perché lo faccia. Sono un libero professionista che ha avuto la fortuna di realizzare tutto quello che ha desiderato (bel lavoro, attività di successo, bella famiglia). Considerato l'imminente “ricambio” al DSS, credo possa essere il momento opportuno di mettermi a disposizione del mio Cantone restituendo così, almeno in parte, quanto mi è stato permesso di costruire. Vittoria dei medici cattolici contro Exit LOSANNA (ATS) Il Tribunale federale (TF) ha dichiarato nullo l'accordo firmato lo scorso anno fra l'associazione di assistenza al suicidio Exit e il ministero pubblico zurighese, il quale regola precisamente le condizioni e i metodi utilizzati nell'accompagnamento alla morte. Stando ai giudici losannesi il diritto vigente non dà spazio a simili intese. Contro questa convenzione, la prima in materia a livello svizzero, avevano inoltrato ricorso l'Associazione dei medici cattolici svizzeri (VKAS), la Società svizzera di etica biomedica (SSEB) e la sezione svizzera dell'associazione cattolica anti abortista americana Human Life International (HLI). I giudici di Mon Repos non sono entrati in materia sul ricorso in quanto tale, ma hanno nel contempo invalidato l'accordo. Nella sua seduta pubblica tenutasi ieri, il TF è giunto alla conclusione che il diritto vigente non permette la conclusione di simili convenzioni visto l'importanza dell'oggetto della regolamentazione: il diritto alla vita. (“Giornale del Popolo” 17.06.2010) La sua è dunque una proposta di candidatura espressamente rivolta verso la direzione del DSS? Oltre alla partenza dell'attuale consigliera di Stato, ritengo che le problematiche aperte in campo sanitario, sia a livello 284 TRIBUNA MEDICA TICINESE 75 LUGLIO/AGOSTO 2010