AZIONE 4
La gestione integrata
della sicurezza negli
ambienti a rischio
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LA TUTELA DELLA SALUTE DEI
LAVORATORI
IN AMBIENTE OSPEDALIERO
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I LAVORATORI
DA SOGGETTI TUTELATI
DIVENTANO PARTECIPI E AUTORI
Ciascun lavoratore
DEVE
prendersi cura della propria salute
La prevenzione è strutturata in funzione
di questo assunto
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Informazione
Formazione
UOMO
Consultazione
Partecipazione
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PUNTI SALIENTI
•
•
•
•
CAMPO DI APPLICAZIONE
LAVORATORE
DATORE DI LAVORO
RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI
PREVENZIONE E PROTEZIONE DAI
RISCHI
• MEDICO COMPETENTE
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• RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER
LA SICUREZZA
• VALLUTAZIONE DEI RISCHI ED
ELIMINAZIONE (O RIDUZIONE)
• ELIMINAZIONE, RIDUZIONE O
SOSTITUZIONE DI SOSTANZE PERICOLOSE
• PROGRAMMAZIONE DELLA PREVENZIONE
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• ERGONOMIA
• MISURE DI PROTEZIONE “COLLETTIVA”
ED “INDIVIDUALE”
• CONTROLLO SANITARIO DEI
LAVORATORI
• LIMITAZIONE N° LAVORATORI ESPOSTI
AL RISCHIO
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• ALLONTANAMENTO DAL RISCHIO DEL
LAVORATORE PER MOTIVI SANITARI
• MISURE IGIENICHE
• MISURE DI EMERGENZA
• SEGNALETICA ANTINFORTUNISTICA
• MANUTENZIONI
• INFORMAZIONE/ISTRUZIONE/
FORMAZIONE
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DEFINIZIONI (ART.2)
• LAVORATORE:
Persona che presta il proprio lavoro alle
dipendenze di un datore di lavoro
• DATORE DI LAVORO:
Persona responsabile dell’Azienda che può
disporre delle finanze per intervenire nel campo
della sicurezza
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• DIRIGENTE:
Persona (anche senza qualifica di
Dirigente d’Azienda) cui è demandata
l’organizzazione e la cura del sistema
di sicurezza
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• SERVIZIO DI PREVENZIONE E
PROTEZIONE DEI RISCHI: Insieme delle
persone, sistemi e mezzi (interni e/o
esterni) finalizzati all’attività di
prevenzione e protezione
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• PREPOSTO: Colui che ha la responsabilità di
un gruppo di persone
• MEDICO COMPETENTE: Medico in possesso
di specializzazione o docenza in medicina del
lavoro o equipollente, ovvero autorizzazione di
cui all’art.55 del D.L. 277/91
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• RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI
PREVENZIONE E PROTEZIONE:
Persona designata dal datore di lavoro in
possesso di attitudini e capacità adeguate
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• RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI
PER LA SICUREZZA: Persona eletta o
designata dai lavoratori per rappresentarli
(possibilmente un tecnico)
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• PREVENZIONE:
Complesso delle disposizioni o misure per
evitare o diminuire i rischi
• AGENTE: L’agente chimico, fisico,
cancerogeno e biologico presente e
potenzialmente dannoso
• DELEGATO: Persona in possesso di regolare
delega plenipotenziaria.
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MISURE GENERALI DI TUTELA
(ART.3)
VALUTAZIONE DEI RISCHI
ELIMINAZIONE DEI RISCHI
RIDUZIONE DEI RISCHI ALLA FONTE
PROGRAMMA DELLA PREVENZIONE
SOSTITUZIONE DI CIO’ CHE E’
PERICOLOSO
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RISPETTO DEI PRINCIPI ERGONOMICI
PROTEZIONE COLLETTIVA
PRIORITARIA
LIMITAZIONE DELLE ESPOSIZIONI A
RISCHIO
USO LIMITATO DEGLI “AGENTI”
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CONTROLLO SANITARIO
ALLONTANAMENTO DALL’ESPOSIZION
MISURE IGIENICHE
MISURE DI PROTEZIONE
MISURE DI EMERGENZA
USO DI SEGNALI
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REGOLARE MANUTENZIONE
COINVOLGIMENTO DEI LAVORATORI
ISTRUZIONI AI LAVORATORI
LE MISURE DI PROTEZIONE NON
DEVONO COMPORTARE ONERI PER I
LAVORATORI
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Servizio di Prevenzione e Protezione
STRUTTURA:
INTERNO/ESTERNO
NUMERO SUFFICIENTE
MEZZI+TEMPO+CAPACITA’
RESPONSABILE
CONSULT. RAPPR. SICUREZZA
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COMPITI:
VALUTAZIONE DEI RISCHI
MISURE SICUREZZA E SALUBRITA’
PROCEDURE DI SICUREZZA
INFORMAZIONE E FORMAZIONE
RIUNIONI PERIODICHE
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COMPITI DEL SERVIZIO
PROVVEDE
ELABORA
alla INDIVIDUAZIONE dei fattori di rischio
alla VALUTAZIONE dei rischi
alla INDIVIDUAZIONE delle misure di sicurezza
degli ambienti di lavoro
il PIANO DI SICUREZZA
le PROCEDURE DI SICUREZZA
PROPONE
PARTECIPA
il programma di INFORMAZIONE E FORMAZIONE
alle CONSULTAZIONI in occasione della riunione
periodica di prevenzione dai rischi
FORNISCE
l'INFORMAZIONE specifica a tutti i lavoratori su:
RISCHI POTENZIALI
MISURE DI PREVENZIONE
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OBBLIGO DI FORMAZIONE
E’ compito del datore di lavoro, assicurare
che ciascun lavoratore riceva un’adeguata
formazione in materia di sicurezza e di
salute, con particolare riferimento al rischio
specifico del posto di lavoro derivante dalle
mansioni espletate.
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ARTICOLI 21 E 22 del D.Lgs.
626/94
INFORMAZIONE E
FORMAZIONE
DEI LAVORATORI
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ATTIVITÀ DI FORMAZIONE
ATTIVITA' DI FORMAZIONE
FORMAZIONE
dei Rappresentanti per la sicurezza
FORMAZIONE
dei lavoratori
FORMAZIONE
del datore di lavoro
dispositivi di protezione individuale
movimentazione manuale dei carichi
uso delle attrezzature di lavoro
protezione da agenti cancerogeni
protezione da agenti patogeni
uso dei videoterminali
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INFORMAZIONE DEI LAVORATORI
(ART.21)
Il datore di lavoro provvede ad informare tutti i lavoratori
su:
• i rischi
• le misure di prevenzione e protezione
• rischi specifici, normative e disposizioni
• i pericoli per l’uso di sostanze
• le procedure in caso di pericolo
• i nomi dei responsabili
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FORMAZIONE DEI LAVORATORI
(ART.22)
Il datore di lavoro, i dirigenti e i preposti
assicurano la formazione dei lavoratori in
occasione di:
• assunzione
• trasferimenti o modifiche di mansione
• modifiche di impianti, attrezzature, prodotti.
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La formazione avviene in orario di
lavoro senza oneri economici a carico
del lavoratore
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INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI
LAVORATORI
INFORMAZIONE
SU:
RISCHI GENERICI E SPECIFICI
NORMATIVE DI SICUREZZA
DISPOSIZIONI AZIENDALI
SCHEDE SOSTANZE PERICOLOSE
PROCEDURE PRONTO SOCCORSO
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PROCEDURE ANTINCENDIO
PROCEDURE EMERGENZA
RESPONSABILE SERVIZIO
PREVENZIONE
MEDICO COMPETENTE
LAVORATORI DESIGNATI EMERGENZA
E PRONTO SOCCORSO
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FORMAZIONE
SU:
• NORMATIVA DI SALUTE E SICUREZZA
• RISCHI GENERICI E SPECIFICI
IN OCCASIONE DI:
• ASSUNZIONE
• TRASFERIMENTO E/O CAMBIO MANSIONE
• NUOVE TECNOLOGIE E ATTREZZATURE
• NUOVE SOSTANZE E PREPARATI
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SCHEMA INERENTE AI SOGGETTI OBBLIGATORI DA INDIVIDUARE
PER L'APPLICAZIONE DEL "SISTEMA" D.Lgs 626/94
AMMINISTRATORE DELEGATO
DIREZIONE INDUSTRIALE
DATORE DI LAVORO
DIREZIONE DI STABILIMENTO
DIRIGENTE
RAPPRESENTANTE DEI
LAVORATORI PER
LA SICUREZZA
R.S.U.
PREPOSTO / RESPONSABILE
DEL SERVIZIO PREVENZIONE
E PROTEZIONE
MEDICO COMPETENTE
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Rischio Biologico Nelle
Infezioni
Ospedaliere
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Definizioni
Infezione Ospedaliera:
con il termine infezione ospedaliera si
intendono tutte le infezioni contratta in
ospedale e che non erano in incubazione
all’atto dell’ammissione.
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Infezione Comunitaria:
si contrappone all’infezione ospedaliera, si
esprime sintomatologicamente in ospedale
ma era già in incubazione all’atto del
ricovero.
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Infezione Crociata Ospedaliera :
malattia infettiva trasmessa da
malato a malato in ambito
ospedaliero e in tal senso sono
proprie dei reparti di isolamento
per malattie infettive
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Ospitalismo :
indica tutta la patologia derivante da
infezioni ospedaliere. Il termine è molto
ampio e comprende tutte le possibili
cause che a tali conseguenze possono
condurre
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I MICRORGANISMI DELLE INFEZIONI
OSPEDALIERE
SAPROFITI :
si intendono quelli che vivono nell’ambiente:
acqua, suolo, sostanze organiche in
decomposizione
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COMMENSALI :
si intendono quelli che
vivono abitualmente sulle superfici cutanee
e mucose dell’uomo e degli animali senza
arrecare danno al loro ospite
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PARASSITI :
si distinguono essenzialmente per il fatto di
provocare danno al loro ospite.
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PATOGENI CONVENZIONALI :
hanno la capacità di penetrare
e di moltiplicarsi nell’ospite
superando le normali barriere
difensive
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OPPORTUNISTI :
Sono microrganismi che approfittano
dell’immunodeficienza dell’ospite
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PATOGENI CONDIZIONATI :
riescono, per condizioni particolari, a
superare le barriere superficiali o a
giungere in cavità normalmente sterili.
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Fattori favorenti l’insorgenza di Infezioni
Ospedaliere
FATTORI AMBIENTALI
• Aumentato ricovero di pazienti con elevata
recettività
• Specializzazione (concentrazione di pazienti
recettivi)
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• Aumentato uso di strumenti diagnostici e
di assistenza (sonde, respiratori, circuiti
extracorporei, ecc.)
• Suddivisione dell’assistenza (aumento
delle persone a contatto con il malato per
specifiche funzioni)
• Abuso di antibiotici
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FATTORI INDIVIDUALI
•
•
•
•
Età: neonati anziani
Malattie cardiovascolari
Malattie respiratorie
Malattie dismetaboliche
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•
•
•
•
malattie neoplastiche
lesioni cutanee
traumi gravi
decifit immunitari
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FATTORI IATROGENI
• Diminuzione delle difese naturali per terapie
immunodepressive
•Interventi chirurgici protratti e laboriosi
•Esposizione prolungata di cavità ed organi
interni
•Permanenza in loco di cannule, cateteri
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Epidemiologia delle infezioni
ospedaliere
Sorgenti e Serbatoi
Uomo:superfici cutanee e mucose (il malato
stesso, altri malati, il personale di assistenza ed
eventuali visitatori)
Ambiente: suolo, acqua, superfici arredi,
suppellettili, substrati organici, ecc.
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Modalità di trasmissione
Autoinfezioni o infezioni o infezioni endogene: si
verificano in seguito a pratiche mediche o chirurgiche
(cateterismo, broncoscopia, interventi sull’addome, ecc.
)
Infezione esogene: si realizzano per contatto, per via
aerea, secondo la catena feco-orale in seguito a
pratiche mediche o chirurgiche
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Prevenzione delle infezioni ospedaliere
Tecnicamente è necessario istituire un
Servizio di igiene Ospedaliera i cui compiti
sono:
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1)Rilevazione sistematica dei
casi di infezioni ospedaliere e
infezioni crociate ospedaliere;
2)Elaborazione statistica dei dati
così raccolti;
3)Controllo degli impianti di
sterilizzazione;
4) Controllo delle pratiche di
sanificazione e disinfezione;
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Attività specialistiche di supporto
5) Supervisione della corretta applicazione di
tutte le norme di profilassi diretta ed indiretta
contro l’ospitalismo;
6)Aggiornamento permanente del personale
sanitario sul tema;
7) Proposta di un piano razionale di controlli
microbiologici;
8)Graduatoria dei controlli microbiologici;
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Attività specialistiche di supporto
9)Adozione di alcuni standard
metodologici e di riferimento;
10)Proposte per l’interpretazione dei
risultati;
11)Indicazione degli obiettivi da
raggiungere;
12)Quanti più germi circolano
nell’ambiente tanto più grave è il
rischio di infezione;
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Attività specialistiche di supporto
13)Solo in momenti di necessità
(esplosioni epidemiche) si impone la
valutazione qualitativa della flora
microbica implicita;
14)Se la contaminazione di base,
ambientale, è sotto controllo, gravi
episodi epidemici si manifestano con
difficoltà e di rado.
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Attività specialistiche di supporto
Interventi di prevenzione in
caso di rischio biologico
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Attività specialistiche di supporto
INTERVENTI DI PROTEZIONE
DELL‘AMBIENTE
•disinfezione (es. UV, ossido di etilene,
formaldeide etc.)
• disinfestazione
•corretto funzionamento del sistema di
filtrazione dell’aria
•corretto impiego dei sistemi di produzione
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INTERVENTI DI PROTEZIONE DEL PERSONALE
•mascherine,guanti
•cabine
•indumenti monouso
•cappe a flusso laminare
•docce ed altri sistemi di lavaggio e disinfezione
•corretto impiego delle apparecchiature e
strumentazioni di laboratorio
•propipette e pipettatrici automatiche
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Le misure di sicurezza in caso di rischio
biologico
• organizzazione del lavoro
• segnaletica di sicurezza
• formazione-informazione
• ambienti in depressione
• aria filtrata su filtri ad alta efficienza di
decontaminazione e ricambio
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• sterilizzazione delle gabbie in caso di
sperimentazione “in vivo”
• trattamento dei rifiuti.
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Attività specialistiche di supporto
ANTISEPSI
DISINFEZIONE
STERILIZZAZIONE
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Attività specialistiche di supporto
Antisepsi
Procedimento inteso a prevenire le infezioni
distruggendo direttamente i germi patogeni, senza
raggiungere il livello di sterilizzazione, ma senza
danneggiare i tessuti dell'organismo o gli alimenti
a cui l'antisepsi si applica.
ESPANSIONE s.r.l.
Attività specialistiche di supporto
Procedura di prevenzione delle infezioni, che
tende a impedire la crescita dei microrganismi
su cute, pelle, ferite o alimenti. Gli antisettici, in
particolare, inattivano i microrganismi patogeni
e saprofiti senza raggiungere il livello di
disinfezione, ma senza danneggiare i tessuti o i
prodotti alimentari
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Attività specialistiche di supporto
Disinfezione
Distruzione dei germi patogeni con mezzi chimici,
fisici e meccanici.
•La disinfezione chimica viene effettuata per
mezzo di disinfettanti chimici organici o
inorganici;
•la disinfezione fisica, con calore secco, aria
calda, vapore acqueo, acqua bollente, raggi
ultravioletti, radiazioni ionizzanti ecc.;
ESPANSIONE s.r.l.
Attività specialistiche di supporto
• la disinfezione meccanica, mediante filtri
che trattengono i microbi (per esempio, la
potabilizzazione dell'acqua).
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Attività specialistiche di supporto
• La disinfezione, inoltre, agisce in modi
diversi sui batteri: uccidendoli (azione
battericida) o sospendendone l'attività
vitale (azione batteriostatica).
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Attività specialistiche di supporto
• La disinfezione dei virus è invece più
complessa in conseguenza della
mancanza nella loro struttura delle
componenti-bersaglio tipiche dei batteri
(parete cellulare, enzimi, membrana), il
che rende necessario sovente aumentare
le dosi di disinfettante.
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Scelta dei disinfettanti
La scelta fra i vari disinfettanti
disponibili va fatta tenendo presente
che:
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1.
Le basse temperature rallentano l'effetto
disinfettante --> tempi di trattamento più
lunghi e concentrazioni più alte.
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Attività specialistiche di supporto
2.
I disinfettanti vanno impiegati alle
concentrazioni ottimali. Se sono troppo
alte si peggiora la risciacquabilità e si
aumenta il pericolo di corrosione. Se
sono troppo basse si rischia di indurre
nel microrganismo il fenomeno
dell'adattamento.
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Attività specialistiche di supporto
3. Le sostanze organiche ed
i sali dell'acqua di solito
peggiorano l'azione dei
disinfettanti.
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Attività specialistiche di supporto
4. Le alte temperature favoriscono l'azione
d'alcuni disinfettanti, ma provocano un
aumento del potere corrosivo di altri.
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Attività specialistiche di supporto
5. La combinazione di due o più
disinfettanti non ha sempre un effetto
sinergico: alle volte è anzi negativa.
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Attività specialistiche di supporto
Per "tattica della disinfezione"
s'intende la scelta ottimale dei
parametri d'azione:
• tipo,
• concentrazione,
• tempo di trattamento in relazione
alla conta batterica
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Attività specialistiche di supporto
L'efficacia della disinfezione dipende
• dalla conta batterica,
• dalla presenza di sostanze organiche,
• dalla natura della superficie da trattare (pori,
microfessure)
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Disinfettanti Alcalini
Il cloro attivo è sempre impiegato a
pH 11- 12 ed agisce ossidativamente.
Le sue caratteristiche fondamentali
sono:
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Attività specialistiche di supporto
1. è efficace contro tutti i microrganismi, che
non possono adattarvisi sviluppando
resistenza;
2. è sensibile a residui organici;
3. è corrosivo nei confronti dell'acciaio inox
(--> tempi di contatto brevi);
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Attività specialistiche di supporto
4. non è conservabile fra un utilizzo ed il
prossimo (il cloro si libera);
5. può essere impiegato solo fino a
temperature di 40 °C; in ambiente acido si
libera in forma gassosa
(-->pericolo d'avvelenamento): dunque vanno
assolutamente evitati i valori pH inferiori a 9.
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Disinfettanti neutri
La formaldeide non è più
impiegata, perché sospetta di
cancerogenicità, e si
preferiscono altre aldeidi che
hanno le seguenti
caratteristiche:
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Attività specialistiche di supporto
1. non sono corrosive;
2. sono facilmente stoccabili fra un utilizzo
ed il prossimo;
3. se non ben risciacquate possono
provocare intorbidamenti nella birra;
4. non sono molto efficaci contro le spore.
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Disinfettanti Acidi
L'acido peracetico ha caratteristiche simili a
quelle dell'acqua ossigenata, insieme alla quale
è spesso utilizzato. L'acido peracetico
stabilizzato ed acidificato (con un acido
organico) è meglio stoccabile (fra un utilizzo ed
il prossimo) ed è utilizzabile con l'ausilio di
conduttometri.
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Attività specialistiche di supporto
• Gli jodofori sono composti da jodio
elementare disciolto in un acido inorganico
forte in presenza di un solvente organico.
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Attività specialistiche di supporto
Le loro caratteristiche principali
sono:
1. buon effetto disinfettante;
2. Fortemente corrosivi nei confronti
dell'acciaio inox;
3. non idonei per tempi di contatto lunghi;
4. impiegabili solo a freddo.
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Attività specialistiche di supporto
I derivati alogenati dell'acido
acetico (acido monoclor,
monobrom e monoiodacetico)
vanno formulati con aggiunta
d'acido solforico o fosforico e
hanno un optimum di pH inferiore
a 4.
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Attività specialistiche di supporto
Caratteristiche
• ben stoccabili fra un utilizzo ed il prossimo;
• utilizzabili con ausilio di conduttometri;
• relativamente ben risciacquabili (eventuali
residui hanno azione antifermentativa e sono
visti con sospetto dalle Autorità);
• il concentrato è tossico.
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DISINFEZIONE CON SPRUZZATURA
E POMPAGGIO IN CIRCOLO
Nei serbatoi contenenti dispositivi CIP i
disinfettanti sono utilizzati come i detersivi. La
durata della disinfezione corrisponde a quella
del pompaggio in circolo (p. es. 30 minuti).
Dopo il risciacquo nel serbatoi possono formarsi
degli aerosol --> corrosioni.
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Attività specialistiche di supporto
Nei circuiti di tubazioni si deve assicurare
che tutti i punti siano toccati dal
disinfettante (pezzi a T, attacchi, eccetera
possono essere difficilmente raggiungibili).
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DISINFEZIONE FERMA
(A CONTATTO)
Per questo tipo di disinfezione si possono
utilizzare solo prodotti che non degradano nel
tempo (perdendo efficacia al diminuire della
concentrazione) e che non abbiano effetti
corrosivi sul materiali.
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Attività specialistiche di supporto
• Per esempio: riempiendo di soluzione
disinfettante i circuiti delle condutture o i
piccoli serbatoi non equipaggiati per il CIP
e lasciandoli pieni per tutto il fine
settimana, oppure immergendo la
rubinetteria o i tubi di gomma nella
soluzione disinfettante nelle apposite
vasche.
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Attività specialistiche di supporto
E' indispensabile rinnovare
settimanalmente il contenuto delle vasche.
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Attività specialistiche di supporto
CONTROLLO DELL'EFFETTO DELLA
DISINFEZIONE
•Si prelevano campioni dell'ultima acqua di
risciacquo o tamponi delle superfici trattate nel
punti più critici (p. es. le guarnizioni).
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Attività specialistiche di supporto
• Si filtrano a membrana i campioni d'acqua
avendo cura di "sciacquare" la membrana
con soluzione di Ringer addizionata di
Tween 80, allo scopo di rimuovere
eventuali tracce di disinfettanti, che
falserebbero i risultati.
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Attività specialistiche di supporto
• Le membrane ed i tamponi vanno incubati
su/in idonei terreni colturali, controllando in
parallelo anche l'acqua di rubinetto.
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Attività specialistiche di supporto
Sterilizzazione
Processo, fisico o chimico, mediante il quale
ogni forma microbica, sia essa patogena o
saprofita, viene distrutta. Può essere praticato
su strumenti, indumenti, cibi, liquidi di coltura,
medicine, e ha il compito di renderli asettici.
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Attività specialistiche di supporto
• I metodi di sterilizzazione variano con la
natura del mezzo da sterilizzare: tra i più
usati sono il calore, alcune sostanze
chimiche, la luce ultravioletta
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Attività specialistiche di supporto
Dispositivi di protezione Individuali
DPI
1.
2.
3.
4.
Parte generale
Maschere
Altri presidi
Protezione nelle procedure a rischio di
produrre aerosol
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Attività specialistiche di supporto
Principi di scelta e utilizzo dei Presidi
Individuali di protezione (DPI)
Riferimenti normativi
D.Lgs 626/94
Art. 42 Requisiti dei DPI
Art. 43 Obblighi dei datori di lavoro
Art. 44 Obblighi per i lavoratori
Art. 45 Criteri per l’individuazione e l’uso
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D.Lgs 475/92
(S.O. G.U. 289 9/12/92)
Attuazione della direttiva 89/686/CEE del
Consiglio del 21 dicembre 1989, in materia di
ravvicinamento delle legislazioni degli Stati
membri relative ai dispositivi di protezione
individuale.
(Aggiornato da D.Lgs. 2 gen 1997, n. 10)
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D.Lgs 475/92
1a categoria: DPI di progettazione semplice,
destinati a proteggere da azioni lesive di lieve
entità
(es.:occhiali da sole ecc.)
2a categoria: DPI che non rientrano nelle altre
due categorie
(quasi tutti i DPI
per la protezione durante il lavoro)
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3a categoria: DPI di progettazione complessa
destinati a salvaguardare i rischi di morte o
lesioni gravi di carattere permanente
(radiazioni ionizzanti, aerosol e gas irritativi e
nocivi, tensioni elettriche pericolose, cadute
dall’alto, ecc.)
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Attività specialistiche di supporto
Deve presupporsi che la persona che
usa il DPI non abbia la possibilità di
percepire tempestivamente la
verificazione istantanea di effetti
lesivi.
ESPANSIONE s.r.l.
Attività specialistiche di supporto
deve presupporsi che la persona che
usa il DPI non abbia la possibilità di
percepire tempestivamente la
verificazione istantanea di effetti
lesivi.
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Attività specialistiche di supporto
Scelta dei DPI: le migliori opportunità di
prevenzione (1)
• Individuazione delle più opportune procedure
complessive di protezione e di buona pratica
clinico assistenziale e non solo dei DPI di
maggiore efficacia protettiva (es. FFP3 vs
FFP2), che peraltro potrebbe rappresentare
una sicurezza fuorviante.
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Attività specialistiche di supporto
• Per definire le procedure complessive di
protezione si devono tenere in
considerazione anche altri elementi
importanti (complessità gestionale,
possibilità di reale attuazione della
procedura da parte degli operatori, reale
efficacia sul campo della procedura e non
solo del dispositivo , ecc.).
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Attività specialistiche di supporto
Scelta dei DPI (2)
CColoro che prestano assistenza diretta ad
un caso sospetto o probabile di SARS
devono di base indossare: guanti, camice a
maniche lunghe, maschera FFP2 e, quando
il paziente non indossa una mascherina
chirurgica, anche occhiali di protezione.
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Attività specialistiche di supporto
In questo gruppo rientrano le persone che
assistono i pazienti a domicilio, gli
operatori che visitano un paziente in
ambulatorio, in Pronto soccorso, a
domicilio, in ospedale, gli operatori addetti
al trasporto;
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Attività specialistiche di supporto
Scelta dei DPI (3)
§Coloro
che, oltre a prestare assistenza
diretta, effettuano più specificamente
procedure in grado di generare schizzi di
sangue o altri liquidi biologici, devono anche
indossare sovrascarpe e un copricapo e,
può essere opportuno, un grembiule
impermeabile;
§
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Attività specialistiche di supporto
Coloro che eseguono procedure a rischio
di generare aerosol devono utilizzare
maschere di efficienza filtrante superiore
(FFP3).
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Attività specialistiche di supporto
Mascherina chirurgica
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Filtrante respiratorio FFP
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Facciale con filtri
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Attività specialistiche di supporto
Pieno facciale
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Attività specialistiche di supporto
PAPR: powered air-purifying
respirators.
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Attività specialistiche di supporto
Respiratori ad ancora maggiore
capacità di protezione
HEPA filter: High Efficiency
Particulate Air.
those with an efficiency of 99.99%
or greater at a 0.3 micron most
penetrating particle size are used.
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Attività specialistiche di supporto
ULPA filter: Ultra Low Penetration Air.
a minimum of 99.999% efficiency at a 0.12
micron most penetrating particle size.
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Attività specialistiche di supporto
Requisiti dei facciali filtranti
secondo la norma NIOSH standard
(42 CFR 84)
N for Not resistant to oil,
R for Resistant to oil
P for oil Proof
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Attività specialistiche di supporto
Il materiale filtrante deve essere testato per
la penetrazione di particelle di diametro
0.3 µ ad un flusso di 85 L/minuto
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Attività specialistiche di supporto
• Type 100 (99.7% efficient),
• Type 99 (99% efficient),
• Type 95 (95% efficient)
• Passaggio esterno dell'aria inspirata
(perdita di tenuta) <10% in condizioni
d'uso
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Attività specialistiche di supporto
Requisiti dei facciali filtranti secondo la
norma europea UNI EN 149
Il materiale filtrante deve essere testato per la
penetrazione di particelle di diametro 0.6 µ ad un flusso
di circa 100 L/minuto
Perdita totale
attraverso
verso l’interno *
FFP1
FFP2
FFP3
25%
11%
5%
Penetrazione
il materiale filtrante
cloruro di
olio di
sodio
paraffina
20%
6%
2%
3%
1%
* Penetrabilità attraverso bordi, valvola, ecc alla prova con
cloruro di sodio per particelle 0,02-2 micron
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Attività specialistiche di supporto
EN 149: 2001 sostituisce EN 149:
1991.
•
•
•
•
•
•
EN 149: 1991
FFP1
FFP2 S
FFP2 SL
FFP3 S
FFP3 SL
•
•
•
•
EN 149:2001
FFP1
FFP2
FFP3
S: cloruro di sodio --- L: paraffina
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Attività specialistiche di supporto
Requisiti dei Dispositivi Individuali di
Protezione Respiratoria per TB
CDC 1994
Poichè l’aerosol biologico
potenzialmente contenente
Mycobacterium tuberculosis è di
grandezza compresa tra 1 e 3 µ , i
filtranti N95/FFP2 sono considerati
sufficienti e raccomandati
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Attività specialistiche di supporto
• Capacità di filtrare particelle di diametro 1
micron con efficienza >= 95 %
• Passaggio esterno dell’aria inspirata < 10 % in
condizioni d’uso
• Disponibilità di almeno tre taglie differenti per
garantire un buon adattamento al viso
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Attività specialistiche di supporto
Ministero della sanità Commissione
nazionale per la lotta contro l’AIDS
Linee guida per la prevenzione del
contagio tubercolare nei pazienti
con infezione da HIV
Ottobre 1994
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Attività specialistiche di supporto
Un livello minimo accettabile di protezione
potrebbe essere ottenuto con l’utilizzo dei
facciali filtranti per particelle di classe
FFP2
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Attività specialistiche di supporto
• Dispositivi di classe FFP3 SL potrebbero
essere utilizzati dal personale che esegue
broncoscopie o induzione dell’espettorato
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Attività specialistiche di supporto
Effectiveness of precautions against droplets and contact
nosocomial in prevention of transmission of SARS
Protective measures reported by infected and non-infected staff
Infected
Non-infected
p*
Staff (n=13)
staff (n=241)
Masks
2 (15%)
169 (70%)
0·0001
Paper mask
2
26
0·511
Surgical mask
0
51
0·007
N95
0
92
0·0004
Gloves
4 (31%)
117 (48%)
0·364
2 (0·6-7)
Gowns
0 (0%)
83 (34%)
0·006
NC
Hand-washing
10 (77%)
227 (94%)
0·047
5 (1-19)
All measures
0 (0%)
69 (29%)
0·022
NC
Odds ratio
(95% CI)†
13 (3-60)
Seto et al. Lancet 3 may 2003
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Attività specialistiche di supporto
Gazzetta Ufficiale n. 209 del 08-09-2001
MINISTERO DEL LAVORO E DELLA
PREVIDENZA SOCIALE
DECRETO 2 maggio 2001
Criteri per l'individuazione e l'uso dei
dispositivi di protezione individuale
(DPI).
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Attività specialistiche di supporto
L’utilizzatore di un apparecchio di protezione
delle vie respiratorie
deve ricevere un corso di addestramento
obbligatorio suddiviso in parte teorica e pratica.
La parte pratica prevede l’indossamento del
dispositivo e la prova di tenuta.
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Attività specialistiche di supporto
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Attività specialistiche di supporto
Guanti: Norme tecniche
Guanti:
EN 374:1994
Guanti di protezione contro
prodotti chimici e microorganismi.
Determinazione della resistenza
alla penetrazione
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Attività specialistiche di supporto
Guanti monouso chirurgici e da esame
Marchio CE come DPI di III
categoria ai sensi del D.Lgs. 475
del 04.12.1992 con riferimento alla
norma tecnica EN 374 inerente la
protezione contro microrganismi di
classe 3 (come da allegato XI del
D.Lgs. 626/94).
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Attività specialistiche di supporto
• resistenti alla penetrazione di
microrganismi di classe III
• massima protezione ed impermeabilità
• massima libertà di movimento
• massima sensibilità tattile
• taglie adeguate e numero sufficiente
bacteriofago phi X174
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Attività specialistiche di supporto
Protezione degli occhi
La congiuntiva è suscettibile
all’ingresso di microrganismi; le mani
contaminate rappresentano il veicolo
più frequente di introduzione di
infezioni attraverso la congiuntiva.
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Attività specialistiche di supporto
• Gli occhiali protettivi devono essere
indossati tutte le volte che si è a contatto
ravvicinato con un caso di SARS o si entra
nella stanza di isolamento in cui si trovi un
caso di SARS, anche senza avvicinarsi a
lui, quando il paziente non indossa una
maschera chirurgica in grado di ridurre la
disseminazione di virus nell’ambiente.
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Attività specialistiche di supporto
Questi DPI devono essere assolutamente
indossati quando si eseguono manovre
assistenziali in grado di generare aerosol
o di generare diffusione o schizzi di liquidi
corporei e puliti tramite
detersione/disinfezione prima del loro
riutilizzo se previsto.
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Attività specialistiche di supporto
Protezione degli occhi
Occhiali con protezione laterale e
frontale
• Marcatura CE
• DPI per la “protezione da spruzzi di
liquidi” marcatura e norma EN 166
• Classe ottica 2
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Attività specialistiche di supporto
• Lenti antigraffio, antiriflesso,
antiappannamento e resistente al lavaggio
con disinfettanti
• Aste regolabili in lunghezza
• Protezioni laterali e frontali
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Attività specialistiche di supporto
Grembiule e camice
Quando si entra nella stanza di un
paziente con SARS bisogna indossare
un camice a maniche lunghe o un
camice da laboratorio, che devono
essere rimossi quando si lascia la
stanza.
.
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Attività specialistiche di supporto
Quando si devono eseguire procedure in
grado di generare schizzi di sangue o altri
liquidi biologici è opportuno indossare un
grembiule impermeabile che protegga il
camice dal bagnarsi.
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Attività specialistiche di supporto
I camici è opportuno che siano:
• a maniche lunghe con estremità che
aderiscono ai polsi e lunghi al di sotto del
ginocchio
• in alternativa si può utilizzare una tuta
intera a maniche lunghe.
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Attività specialistiche di supporto
• I camici devono essere monouso,
possedere una marcatura CE per la
protezione da agenti biologici ai sensi del
D. Lgs 475/92 ed essere classificati in
terza categoria (deve essere stata emessa
una certificazione CE dall’Organismo
Notificato per il Produttore che attesti la
marcatura CE come DPI in III categoria e
la protezione da agenti biologici).
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Attività specialistiche di supporto
Copricapo e Sovrascarpe
Oltre alle altre misure di barriera in via
precauzionale può essere opportuno indossare un
copricapo e le sovrascarpe nell’assistenza
ravvicinata ad un paziente con SARS soprattutto
se il malato tossisce molto o si devono attuare
misure che possono provocare spruzzi in modo
da ridurre il rischio di ricontaminare le mani
toccando i capelli o le scarpe o di contaminare
l’ambiente esterno alla stanza di isolamento.
.
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Attività specialistiche di supporto
Precauzioni per non contaminarsi al
momento della rimozione dei DPI
I DPI devono essere tolti ed eliminati in modo da
non consentire la trasmissione del virus della
SARS a chi li indossava: è essenziale, infatti, ad
impedire la ricontaminazione di vestiti o delle
mani dell’operatore. I guanti sono
verosimilmente pesantemente contaminati e
devono essere rimossi per primi.
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Attività specialistiche di supporto
Anche gli altri DPI sono potenzialmente
contaminati, soprattutto se il paziente
tossiva e toccandoli il virus può essere
introdotto all’interno dell’organismo
attraverso lesioni di continuità della cute o
per contatto con le mucose.
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Attività specialistiche di supporto
Sequenza raccomandata di
rimozione dei DPI:
1.rimozione dei guanti arrotolandoli
dal polso, senza toccare la cute
2.rimozione del camice facendo
attenzione a piegarlo con all’interno la
parte esterna contaminata, smaltirlo in
un cestino con coperchio
3.lavaggio delle mani
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Attività specialistiche di supporto
4. rimozione degli occhiali protettivi o della
visiera;
5. rimozione della maschera/respiratore facendo
attenzione a toccare solo le stringhe e non la
superficie contaminata, smaltirlo in un
cestino con coperchio
6. lavaggio delle mani
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Attività specialistiche di supporto
Protezione nelle procedure a rischio di
indurre la tosse o determinare
dispersione per via aerea
• Limitare le occasioni di esposizione a procedure che
generano aerosol.
• Eseguire procedure che generano aerosol in
isolamento respiratorio.
• Utilizzo di filtri sulle valvole di uscita della
ventilazione.
• Utilizzo di DPI e maschere FFP3
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Attività specialistiche di supporto
Limitare le occasioni di esposizione
Limitare il ricorso a procedure che generano
aerosol ai casi strettamente necessari
Somministrare sedativi durante l’intubazione
e la broncoscopia per minimizzare la
resistenza e la tosse durante queste
procedure.
Limitare il numero di operatori sanitari
presenti nella stanza
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Attività specialistiche di supporto
Utilizzo di DPI
In aggiunta ai DPI previsti
( camice, guanti e occhiali di
protezione) considerare protezione
per il collo (tuta o cappuccio) non
è nota se sia utile
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Attività specialistiche di supporto
Per la protezione respiratoria si possono
considerare le seguenti opzioni:
Filtranti facciali monouso FFP3;
Respiratori ad aria filtrata a pressione
positiva intermittente (in inglese “Powered Air
Purified Respirator System-PAPRS”) oppure
Respiratori “non-powered” (non vi sono prove
di maggiore utilità).
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Attività specialistiche di supporto
Altre misure di controllo specifiche
riportate nel documento
•
•
•
•
•
Terapia intensiva
Radiologia
Odontoiatria
Laboratorio
Autopsia
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Attività specialistiche di supporto
Conclusioni
• Nella SARS devono essere utilizzati i DPI utili a
prevenire malattie simili per modalità di
trasmissione e infettività come la
TUBERCOLOSI
• Maschere FFP2
• Guanti, occhiali e camice
• Maschere FFP3 per protezione procedure ad
alto rischio
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Attività specialistiche di supporto
INFEZIONI
OCCUPAZIONALI
&
MALATTIE NOSOCOMIALI
Infezioni degli
Operatori Sanitari
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Attività specialistiche di supporto
INFEZIONE NOSOCOMIALE
• È un’infezione acquisita sul luogo di lavoro (corsia
di ospedale, laboratorio, sala operatoria, ecc.);
• È risultante dalla stessa attività lavorativa.
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Attività specialistiche di supporto
PREVENZIONE
TUTTE LE CATEGORIE IN CAMPO
SANITARIO
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Attività specialistiche di supporto
IN OSPEDALE
Concentrazione di soggetti infetti
Materiali contaminati
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Attività specialistiche di supporto
Elevata
frequenza di esposizione degli
“ADDETTI AI LAVORI”
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Attività specialistiche di supporto
PREVENZIONE DA INFEZIONI
NOSOCOMIALI
Osservanza di norme
e
Precauzioni
standardizzate
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Attività specialistiche di supporto
PREVENZIONE DA INFEZIONI
NOSOCOMIALI
PRIMA AZIONE DI PROFILASSI
INFORMAZIONE E FORMAZIONE
DEL
PERSONALE SANITARIO
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Attività specialistiche di supporto
CRITERIO DI INDAGINE
INFEZIONE IN OPERATORE SANITARIO:
1) Da ambiente OSPEDALIERO
2) Da altro ambiente
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Attività specialistiche di supporto
CRITERIO DI INDAGINE
GERME MOLTO RARO IN COMUNITA’:
ALTA % DI
INFEZIONE NOSOCOMIALE
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Attività specialistiche di supporto
CRITERIO DI INDAGINE
GERME PRESENTE SIA IN AMBIENTE
OSPEDALIERO CHE IN COMUNITA’:
IPOTESI DI CONTAGIO COLLEGATE AD
EVENTI ACCIDENTALI E NON
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Attività specialistiche di supporto
 PUNTURA ACCIDENTALE
 CONTAMINAZIONE DI CUTE E
MUCOSE
 CONTAMINAZ.NE AMBIENTALE
 CONTATTO CON PAZIENTI CHE
PRESENTANO STESSA
PATOLOGIA INFETTIVA
 ECC.
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Attività specialistiche di supporto
CRITERIO DI INDAGINE
MALATTIE A LUNGO PERIODO DI
INCUBAZIONE :
(Epatite B, C, AIDS, Brucellosi, ecc.)
MOLTO DIFFICILE STABILIRE DOVE E’
AVVENUTO IL CONTAGIO
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Attività specialistiche di supporto
ANALISI DEGLI EVENTI
ACCIDENTALI
IL RISCHIO INFETTIVO :
VARIA DA REPARTO A REPARTO
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Attività specialistiche di supporto
 Prevalenza
di soggetti infetti
Caratteristiche delle Procedure
Diagnostiche
Caratteristiche delle Procedure
Assistenziali
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Attività specialistiche di supporto
ANALISI DEGLI EVENTI
ACCIDENTALI
IL RISCHIO INFETTIVO :
VARIA DA AGENTE AD AGENTE
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Attività specialistiche di supporto
ALTO per varicella e morbillo;
MEDIO per influenza,
tubercolosi, pertosse, rosolia,
epatite B, C;
BASSO per infezione da HIV,
HSV, salmonella
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Attività specialistiche di supporto
EPIDEMIOLOGIA
 OPERATORI DI LABORATORIO
meno casi di infezione
 OPERATORI DI REPARTI DI DIAGNOSI
E CURA
più casi di infezione
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Attività specialistiche di supporto
Indagine di Sulkin e Pike 1951
(su 5.000 laboratori USA)
. Infez. di laborat.
. Decessi
19761978
3.921
4.079
174
168
(4,5%) (4,1%)
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Attività specialistiche di supporto
155 microrganismi coinvolti :





37
90
3
9
16
BATTERI
VIRUS
CLAMIDIE
MICETI
PARASSITI
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Attività specialistiche di supporto
Indagine di Harrington e Shannon
1976
(su 24.000 lavoratori c/o laboratori
della Gran Bretagna)
Su circa 21.600 risposte, vi fu segnalato che negli
anni 1971 – 1973 vi furono:
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Attività specialistiche di supporto

45
casi di SHIGELLOSI

38
EPATITI

21
TUBERCOLOSI

1
BRUCELLOSI
(ovviamente non è stato possibile dimostrare se sono
tutte derivanti da infezioni nosocomiali)
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Attività specialistiche di supporto
IN ITALIA :
Nel 1988 l’AMCLI ha condotto indagine
sulla Sicurezza nei Laboratori su 1.500
campioni
La risposta è stata del 19,5 %
51 % medici
46 % biologi
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Attività specialistiche di supporto


14
casi di EPATITE
(9,3 per mille: 4 volte più grande del dato
riferito alla popolazione, 2,3 per mille,
nello stesso periodo)
9
BRUCELLOSI
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Attività specialistiche di supporto
INFEZIONI DA VIRUS EPATICI:
IL RISPETTO DELLE
“PRECAUZIONI UNIVERSALI”
Per Sangue ed altri Liquidi biologici
È la più efficace misura di precauzione
delle infezioni trasmesse per via
ematica
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Attività specialistiche di supporto
SITUAZIONI DI PERICOLO :


Aghi che non devono mai essere
reincappucciati
Barriere protettive
(es.: guanti da eliminare se lacerati, ecc.)
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Attività specialistiche di supporto
PER L’EPATITE B DA ALCUNI ANNI VI E’ LA
VACCINAZIONE
(Al personale ospedaliero è fornita
gratuitamente)
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Attività specialistiche di supporto
CONTROLLO DELL’INFEZIONE
TUBERCOLARE :

Tendenza ad evitare periodiche radiografie
al torace

Test cutaneo una o due all’anno
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Attività specialistiche di supporto
CONTROLLO DELL’INFEZIONE
TUBERCOLARE :

Il controllo dell’infezione aerodiffusa;

Pazienti isolati (camera singola);

I bacilli tubercolari possono restare nell’aria
anche per diverse ore.
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Attività specialistiche di supporto
MISURE DI PROTEZIONE :


Mascherine (non proteggono al 100%);
Adeguato rifornimento d’aria con elevato ricambio;


Cabine di sicurezza nei laboratori;
D.P.I. (guanti, ecc.) + lavaggio mani in sala
autoptica;
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Attività specialistiche di supporto
MISURE DI PROTEZIONE :

Pulizia delle superfici di lavoro (ipoclorito di
sodio o altro composto del cloro);

Decontaminazione, pulizia e disinfezione ad
alto livello degli strumenti di lavoro;

Procedure in caso di contaminazione occhi
e cute.
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Attività specialistiche di supporto
CONTROLLO DELLE INFEZIONI
OCCUPAZIONALI :
CONOSCENZA e LIVELLO del
RISCHIO INFETTIVO
ATTUAZIONE DELLE ADEGUATE
MISURE DI CONTROLLO
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Attività specialistiche di supporto
CONTROLLO DELLE INFEZIONI
OCCUPAZIONALI :
PROCEDURE e
PROGRAMMI di INTERVENTO
Per ogni tipologia di infezione nosocomiale
FORMAZIONE e INFORMAZIONE
del PERSONALE OSPEDALIERO
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Attività specialistiche di supporto
CONTROLLO DELLE INFEZIONI
OCCUPAZIONALI :
PROGRAMMI AD HOC PER:



Infezioni da HIV;
Epatite virale;
Rosolia (per lavoratrici in gravidanza);

Febbri emorragiche
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Attività specialistiche di supporto
TRASMISSIONI NOSOCOMIALI:
(da VIRUS epatici)


TRASFUSIONE DI SANGUE;
INFUSIONE DI
EMODERIVATI INFETTI
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Attività specialistiche di supporto
RIMEDI PER RIDURRE IL
FENOMENO:




Maggiori controlli;
Trattamenti particolari degli
emoderivati;
Selezione dei donatori di sangue;
Screening delle unità di sangue per
HBV e HCV.
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Attività specialistiche di supporto
AREE AD ALTO RISCHIO DI
TRASMISSIONE :




Centri di Emodialisi e ematologia
Reparti chirurgici
Servizi endoscopici
Studi odontoiatrici
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Attività specialistiche di supporto
TRASMISSIONI NOSOCOMIALI:
IL PIU’ IMPORTANTE FATTORE
DI RISCHIO
MANCATO RISPETTO DELLE
MISURE DI CONTROLLO
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Attività specialistiche di supporto
FATTORI DI RISCHIO:





Inosservanza di precauzioni standard:
. Utilizzo di materiale monouso;
. Lavaggio delle mani;
. Uso dei guanti
Inadeguata decontaminaz. Strumenti
Inadeguata disinfezione
“
Inadeguata sterilizzazione
“
Non applicazione di Procedure
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Attività specialistiche di supporto
REPARTI AD ALTO RISCHIO DI
INFEZIONI NOSOCOMIALI :






Centri i rianimazione
Centri per immaturi
Reparti neonatologia
Centri di emodialisi
Centri per grandi ustionati
Centri di chirurgia generale
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Attività specialistiche di supporto
REPARTI AD ALTO RISCHIO DI
INFEZIONI NOSOCOMIALI :






Reparti malattie infettive
Centri per la cura dei tumori
Ostetricia
Reparti di neurochirurgia
Reparti di cardiochirurgia
Reparti di traumatologia
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Attività specialistiche di supporto
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