SCHEDE DI GEOPEDOLOGIA
Le Valanghe
ITG A. POZZO
TERZA LICEO TECNOLOGICO
Prof. Romano Oss
VALANGHE
Il manto nevoso a seguito di
sollecitazioni interne ed esterne al manto stesso,
può muoversi dalla sua sede e
franare più o meno rapidamente
lungo un pendio
inglobando anche detriti (terra, frammenti di roccia, alberi).
Questo movimento si definisce valanga se lo spostamento è caratterizzato da:
una dislocazione di: almeno 50 metri
un fronte di:
almeno 20 metri
Le valanghe possono staccarsi:
da un versante aperto
dai fianchi di un canalone
dalla testata di una vallecola
da una cornice su una cresta
Valanga derivante da
un canalone
Valanga che si stacca da un
versante aperto
Il distacco delle valanghe è dovuto a:
condizioni ambientali e artificiali:




meteorologiche
di evoluzione del manto nevoso
di morfologia del suolo
cause diverse (azioni umane, animali, casuali)
il distacco delle valanghe può essere:
Spontaneo
aumento delle sollecitazioni
diminuzione delle resistenze
Accidentale dovuto a un urto
caduta di una cornice di neve
passaggio di animali
Naturale
quando non provocato dall’uomo
Artificiale
esplosioni, sciatori, aerei, esplosioni controllate …
Dalla combinazione tra:
tipo di distacco e caratteristiche della neve
le valanghe si riconducono a tre grandi gruppi:
di neve incoerente
a lastroni
di ghiaccio.
Valanghe di neve incoerente
Originano per scivolamento di una piccola quantità di neve
(meno di 1 mc.) che scendendo verso il basso trascina altra neve
ingrossandosi, hanno forma a lingua o a pera, si nota il punto di
partenza, sono generalmente superficiali, possono verificarsi in
un pendio o in un canalone.
Possono essere:
di neve incoerente asciutta a moto radente;
di neve incoerente asciutta a moto nubiforme;
di neve incoerente bagnata
Valanghe di neve incoerente asciutta a moto radente
Si verificano durante o
dopo una nevicata
(scarichi) con calma di
vento, non sono
generalmente pericolose
(vel. 30/50 Km/ora),
possono formare
accumuli pericolosi nelle
zone meno declivi
Valanghe di neve incoerente
asciutta a moto nubiforme
La massa nevosa trascina una
grande quantità d'aria e forma
una densa sospensione di
particelle nevose, l'attrito con
l'aria dà origine a moti e
turbolenze, la velocità può
raggiungere i 350 Km/ora.
I danni sono dovuti anche
all'onda d'urto dell'aria e al
risucchio.
Possono derivare dalle
valanghe a moto radente che
incontrando un'asperità o un
salto esplodono in aria
Valanghe di neve incoerente bagnata
sono più frequenti in primavera, si
differenziano per il grado di
umidità della neve, originano da
punti vicino a rocce non coperte
da neve.
Il sole riscalda la roccia che
riscalda l'aria che fa sciogliere la
neve, presenta velocità basse
(15/25 Km./ora)
massa voluminosa, gravi danni
Valanghe a lastroni
Originano dal distacco, anche
improvviso, di uno strato esteso di
neve compatta da una intera zona.
Durante il movimento il lastrone si
spezza in lastre sempre più piccole
fino a neve farinosa.
Possono essere superficiali se
interessano strati di neve deposti
sopra strati più vecchi o profonde
quando interessano tutto lo spessore
della neve che poggia sopra pendii
lisci di erba non falciata i cui steli si
sono piegati sotto la neve.
Valanghe a lastre asciutte
Si formano per l’accumulo di neve trasportata e indurita dal vento su un manto
precedente, tra i due strati si forma una discontinuità che è la causa del distacco.
I siti più favorevoli sono i pendii sottovento o protetti da una cornice e tutti i
luoghi riparati dal vento che diventano sede di accumulo.
Possono trasformarsi in valanghe nubiformi.
Valanghe di neve bagnata a lastre
Sono come quelle di neve incoerente bagnata solo che si distaccano da
un’intera zona e non solo da un punto.
La causa del distacco è l’acqua di fusione che filtrando dalla superficie
raggiunge il suolo o uno strato impermeabile (ghiaccio), si forma un velo
d’acqua tra suolo e neve, valanga profonda, o tra neve e strato ghiacciato,
valanga superficiale, che funge da lubrificante e distrugge i legami di appoggio.
Il distacco non è repentino ed è segnalato a monte da una spaccatura continua
che si allarga fino a quando il lastrone non si stacca.
Valanghe di ghiaccio
Sono dovute a crollo di blocchi di ghiaccio e la causa è il
movimento del ghiacciaio il cui fronte quando arriva al bordo di un
precipizio si frantuma in blocchi che rotolano in basso.
Valanga di Mattmark nel Vallese (Svizzera) nell'agosto del 1965 causò la morte di 88
uomini, in gran parte italiani, che costruivano una diga a valle del ghiacciaio.
DISTACCO DELLE VALANGHE
Il distacco delle valanghe dipende da tre cause:
•caratteristiche del manto nevoso
•situazione morfologica del sito
•agenti ambientali
Le caratteristiche del manto nevoso a loro volta sono
condizionate da:
spessore
metamorfismi
sforzi interni al manto
Lo Spessore del manto nel tempo è soggetto a incrementi per nuove
nevicate o a decrementi per assestamento, fusione, evaporazione,
sublimazione.
La neve al suolo è soggetta a mutamenti con il passare del tempo
che vengono definiti metamorfismi che comportano un
cambiamento strutturale del manto.
I metamorfismi sono di tre tipi:
distruttivo
costruttivo
da fusione e rigelo
Metamorfismo distruttivo o da isotermia
comporta l’arrotondamento dei grani con riduzione del volume
occupato e assestamento del manto; la durata della trasformazione
dipende dalla temperatura dell’aria: più è alta, più è veloce il
metamorfismo.
Metamorfismo costruttivo
Detto anche da gradiente di temperatura: quando la temperatura
superficiale è più bassa di quella in profondità. I cristalli in
profondità sublimano e il vapore che ne deriva sale verso l’alto
dove incontrando il freddo si condensa sulla superficie dei grani
superiori formando caratteristiche strutture a calice.
Si origina uno strato nevoso meno stabile rispetto a quello del
metamorfismo distruttivo.
Questo metamorfismo avviene a due settimane dalla nevicata.
Metamorfismo da fusione e rigelo
Conseguente all'esistenza sulla superficie all'interno del manto di
acqua libera che si origina per fusione della neve o da pioggia.
L’acqua si infiltra nel manto nevoso occupandone i pori.
Può raggiungere uno strato compatto senza essere in grado di
attraversarlo, in questo caso si espande formando un velo liquido
sulla superficie compatta e porta a una lubrificazione dello strato
di scorrimento.
Se invece rigela dà origine a grani molto grossi, in questo caso il
manto è instabile nella fase di fusione e stabile nella fase di
rigelo.
SINTESI DEI METAMORFISMI
Il cristallo di neve che cade al suolo ha una forma dendritica, ovvero
come una stella con tante ramificazioni intersecantesi e forma la
neve fresca.
Dopo essersi depositati al suolo i cristalli metamorfosano e tanto più
elevata è la temperatura tanto più veloce è la metamorfosi.
Le sottili ramificazioni tendono a scomparire mentre si ingrossano i
rami principali e le parti più massicce. Il ghiaccio delle punte
sublima a vapore e si rideposita sui rami più grossi si forma prima la
neve finemente granulosa poi i grani continuano a ingrossarsi.
Tale trasformazione si definisce metamorfismo distruttivo o da
isotermia.
A contatto con il suolo il manto nevoso ha una temperatura di regola
prossima allo 0°C, verso la superficie tende a portarsi a livello della
temperatura esterna. Se la temperatura dell’aria è di –10°C si verrà a
formare un gradiente termico negativo. L’aria satura di umidità a
contatto del suolo tenderà a salire e si depositerà sotto forma di
ghiaccio nei cristalli superiori: si verifica un trasporto di ghiaccio
all’interno del manto dal basso verso l’alto. I cristalli subiscono un
accrescimento e prendono la forma di piccoli calici con l’apertura
rivolta verso la corrente ascendente.
Questa è la metamorfosi costruttiva o da gradiente termico.
A tali forme cristalline così costituite si dà il nome di pseudobrina
interna. Uno strato di neve così costituito risulta fragile e cede al
minimo urto è anche nota con il termine di neve instabile o
scorrevole perché le sue caratteristiche favorisce il formarsi delle
valanghe.
Quando la neve rimane a lungo esposta all’atmosfera subisce una
ulteriore trasformazione dovuta alla fusione diurna di acqua sulla
superficie del manto che poi si infiltra e di notte gela attorno ai
granuli ingrossandoli ulteriormente .
Questa è la metamorfosi da fusione e rigelo che dà origine al
cosiddetto nevato una coltre nevosa formata da granuli grossi e
gelati tra loro.
Sforzi interni al manto
All’interno del manto si sviluppano sforzi di trazione e taglio che
tendono a spezzarne la continuità trascinandolo verso il basso.
Le cause che inducono tali sforzi e il cui effetto è accresciuto o
diminuito dall’acclività del pendio sono riconducibili a:
presenza di strati profondi deboli
zone di curvatura lungo i pendii
formazione di accumuli dovuti all’azione del vento
presenza di ancoraggi periferici quali intagli, alberi, rocce
Sforzi di resistenza che si oppongono a queste situazioni:
coesione della neve
attrito con il suolo
Nel manto gli sforzi di trazione e taglio sono in equilibrio con
gli sforzi di resistenza
La situazione di squilibrio può essere raggiunta:
Gradualmente: distacco spontaneo dovuto a influenze graduali per
fattori che:
aumentano lo sforzo di taglio: (maggiore peso)
riducono la resistenza al taglio: (minor coesione, più lubrificazione,
debolezza dei legami dei calici)
Improvvisamente: per opera di un agente esterno naturale o
antropico
Situazione morfologica del sito
La zona di distacco delle valanghe è condizionata dalle
caratteristiche fisico topografiche del suolo.
Forma del collettore di neve:
la valangosità è accresciuta se il profilo longitudinale è convesso,
diminuita se è concavo.
Se il sito è a impluvio è favorita la caduta di valanghe.
Se un versante è solcato da più impluvi la valanga in uno può
provocare valanghe anche negli altri, così come quando in un
canalone principale confluiscono canaloni laterali, la valanga in uno
fa mancare l'appoggio alla neve negli altri.
Posizione rispetto ai venti dominanti
In prossimità dei crinali le masse d'aria che spirano
perpendicolarmente a questi si innalzano per superare il crinale;
in questa fase la massa d'aria subisce un'accelerazione che
raggiunge il suo massimo nel punto di displuvio per poi decelerare
durante la ricaduta sul versante opposto (sottovento).
Questo fa si che i versanti non siano ugualmente ricoperti di neve
e nei versanti sottovento il deposito è maggiore.
Oltre al deposito sottovento si possono formare cornici di neve
sempre nel versante sottovento.
Scabrezza dei versanti
Un versante che presenti asperità di vario tipo:
rocce affioranti, massi, gibbosità, fratture, tracce di
passaggio di bestiame approfondite, sentieri, …
oppone una certa resistenza allo scivolamento del manto
verso il basso.
Tali ancoraggi presentano alcuni limiti:
le asperità maggiori (rocce isolate, terrazze) interrompono
la continuità del manto generando a valle uno sforzo di
trazione;
rocce a picco da cui possono cadere ghiaccioli o massi
passibili di rotolamento possono innescare valanghe.
La valangosità del versante dipende dalla risultante di
effetti positivi e negativi.
Nello studio della caratteristiche dei versanti si devono considerare:
Altitudine
Nel versante italiano delle Alpi le valanghe si staccano tra i 1500 e i
3000 metri con una maggiore frequenza tra i 2000 e i 2800 metri.
Ciò non esclude la possibilità di stacco ad altitudini inferiori o
superiori.
Acclività
Qualsiasi pendio avente un'inclinazione compresa fra 22°e 50° può
essere, in certe condizioni, zona di distacco.
Quando l'angolo di inclinazione è maggiore a 25° si parla di
Pendio Ripido.
Per capire se una pendenza è maggiore di 25° senza clisimetro basta
formare con due bastoncini un triangolo la cui base sia il doppio
dell'altezza, l'ipotenusa rappresenta un segmento inclinato di 26.6°
rispetto all'orizzontale.
Quando il manto nevoso è instabile (bollettino valanghe) si debbono
evitare i pendii ripidi.
Esposizione
I versanti soleggiati sono possibili zone di distacco in tempi
relativamente vicini alla nevicata e in primavera a causa del
disgelo, la prolungata insolazione favorisce l'assestamento del
manto e in tempi lunghi diventano stabili.
I versanti in ombra sono stabili in tempi vicini alle nevicate,
ma la stabilità del manto richiede tempi più lunghi.
Sul finire dell'inverno e in primavera diventano molto
pericolosi quando soffia il föhn e la temperatura si alza
improvvisamente e riduce la consistenza del manto nevoso, in
questo caso si innescano le valanghe più pericolose.
Ricoprimento del suolo
La superficie del suolo può influenzare il distacco di valanghe:
Lastroni rocciosi disposti a franapoggio, ovvero l'inclinazione
degli strati è simile anche se minore dell'inclinazione del pendio.
Cotica erbosa densa a stelo lungo che piegandosi sotto il peso
della neve forma un piano inclinato liscio.
Vegetazione arbustiva (pino mugo, rododendri, …) che in un
primo momento può imbrigliare la neve, poi quando lo spessore
aumenta favorisce il distacco delle valanghe.
BOSCO E VALANGHE
Il bosco di aghifoglie sempreverdi, compatto, disetaneo a rinnovo
naturale è una delle difese più efficaci contro la formazione delle
valanghe nella zona di distacco.
Il bosco ideale dovrebbe essere costituito da un mosaico di piccoli
gruppi di alberi di diverse età e altezze con un numero di tronchi
oscillante tra 250 e 400 unità per ettaro.
Gli alberi isolati (abete rosso, pino montano, pino cimbro) al
contrario possono invece causare il distacco di valanghe di neve
incoerente sia per la trazione a valle del tronco sia per il distacco
di neve trattenuta sulla chioma.
L’azione del bosco si esplica attraverso:
•Intercettazione della neve in fase di caduta
•Microclima che si forma all’interno del bosco
•Azione di ancoraggio della neve al suolo
ZONA DI SCORRIMENTO
Si presenta come una lingua in cui la vegetazione è decisamente
diversa da quella circostante e può indicare la frequenza di caduta delle
valanghe.
Frequenza
Vegetazione
1-2 anni
salici, cespugli, alberi spezzati,
alberelli max 2 metri
2-10 anni
pochi alberi più di 2 metri, alberi
non cresciuti, vegetazione spezzata
10-25 anni
specie pioniere, pochi alberi specie
climax
25-100 anni
alberi adulti specie pioniere, giovani
specie climax
più di 100 anni
aumento del numero di anelli negli
alberi climax
ZONA DI ACCUMULO
Generalmente una radura alla base del canalone o del versante,
caratterizzata da giacitura poco inclinata o pianeggiante dove la
massa franante si arresta allargandosi e deponendo alberi, terra,
pietra.
PROTEZIONE DALLE VALANGHE
La protezione dalle valanghe si attua mediante:
tecniche di prevenzione e tecniche di difesa
Tecniche di prevenzione: dove la frequentazione umana è
sporadica o relativa a pochi periodi e non esistono opere
stabili da difendere.
Consistono in:
interventi di interdizione permanente o temporanea
dell’uomo
nel divieto di costruire.
Tecniche di difesa: dove la presenza dell’uomo è continua ed
esistono opere stabili da difendere.
Consistono in:
limitazione della circolazione durante il pericolo
nel distacco artificiale
nella realizzazione di manufatti per:
impedire il distacco
atti a deviare la valanga
atti a frenare la valanga.
Prioritaria è la conoscenza delle zone di pericolo che si ha
ricorrendo alla cartografia delle valanghe.
Carta della localizzazione probabile delle valanghe: 1.25.000
Piano delle zone esposte a pericolo di valanghe:1:1000 o 1:500
Delimita cartograficamente la zona di arresto delle valanghe
Per costruire questa carta si deve disporre di informazioni quali:
nevosità dell'area
direzione dei venti dominanti
documentazione delle valanghe passate: tipo di valanga,
tipo di neve, tipo di distacco, velocità, altezza di scorrimento,
zona di accumulo, danni prodotti, frequenza.
Bollettini delle stazioni meteo: Provincia di Trento, Arabba, siti
internet
Principi di prevenzione
limitati alle zone in cui la presenza dell'uomo è sporadica
Si basano sulla pubblicità del rischio e si attuano attraverso:
Rilevazione dei parametri metereologici e nivologici
Emissione di bollettini
Conoscenza delle regole di sicurezza
Sistemi di difesa temporanea
Limitazione della libertà di circolazione
Sbarramenti e chiusura di strade
Semafori da valanghe
Provocare la caduta artificiale della valanga mediante esplosione
Sistemi di difesa permanente
Difesa attiva con opere che impediscono il distacco variando
l’acclività o scabrezza o modificando il deposito e l’evoluzione (la
principale è il bosco) nella zona di distacco
Difesa passiva con opere in muratura o altro in grado di
deviare o fermare la valanga
Estratto
Nel terreno dove si è formata ed è caduta una valanga si possono
distinguere la zona o nicchia di distacco della massa nevosa, la
zona di scorrimento e la zona di accumulo.
Una valanga si verifica quando, a causa di vibrazioni dovute al
vento, a vibrazioni sonore, al passaggio di animali o di uomini,
viene a rompersi l'equilibrio instabile in cui una massa nevosa si
può trovare in dipendenza di molti fattori.
I principali sono rappresentati dal tipo di neve, che può essere
farinosa, bagnata oppure gelata e avere quindi un diverso angolo
di riposo, e dalla temperatura, che influisce sulla struttura della
neve. Infatti un aumento di temperatura può trasformare la neve
farinosa in neve bagnata, mentre una diminuzione brusca
trasforma la neve bagnata in neve gelata, per cui variano le
condizioni di equilibrio instabile della massa nevosa.
Altri fattori che riguardano lo stato della neve sono lo spessore
complessivo della copertura nevosa, la coesione tra i vari strati
nevosi e il grado di coerenza dei granuli di neve.
Fattori importanti riguardano l'inclinazione dei pendio, la sua
uniformità, la presenza di vegetazione.
Le valanghe di neve fresca, che cadono per lo più in inverno per
un eccessivo accumulo di neve, scivolano come una nube soffice e
polverosa.
Le valanghe di neve bagnata o gelata, che si formano per lo più in
primavera a causa della fusione dello strato nevoso a contatto con
la roccia, scivolano in grandi lastroni o rotolano in sfere più o
meno grandi.
Le valanghe, che spesso hanno effetti disastrosi perché trascinano
enormi masse di neve e determinano spostamenti di grandi masse
di aria, si verificano per lo più in periodi e luoghi che possono
essere previsti.
Si tenta di impedire la loro formazione coi rimboschimento o
costruendo terrazzamenti, palizzate, muretti nella zona di
distacco, o vengono provocate artificialmente per mezzo di
cariche esplosive opportunamente distribuite nella probabile zona
di distacco, per evitare che cadano all'improvviso.
Le modalità di distacco determinano una classificazione tra i
diversi tipi di valanga: se il distacco avviene da un punto singolo,
si parla di valanghe incoerenti, e se proviene invece da un'area
piuttosto estesa si parla di valanghe a lastre.
Altre classificazioni sono determinate dalla posizione della
superficie di scivolamento (se interessa l'intero manto nevoso, si
parla di valanga di fondo; se interessa i soli strati superficiali, si
parla di valanga di superficie), e dal tipo di movimento (se
nell'aria, abbiamo valanghe nubiformi, se al suolo, valanghe
radenti).
Per la difesa dalle valanghe si costruiscono opere di vario tipo.
Per la prevenzione delle valanghe sono distribuiti quotidianamente
bollettini indicanti il grado di rischio.
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