La ragazza con l'orecchino di perla
Scritto da Eugenio Fea
Griet è una ragazza olandese che vive nella cittadina di Delft nel 1665. Figlia di un pittore
divenuto cieco, a causa delle difficoltà economiche, viene mandata a servire a casa del pittore
fiammingo Johannes Vermeer. Con il tempo Griet si abitua alla sua nuova vita, e le
differenze culturali e sociali con la nuova famiglia non impediscono che il pittore veda nella
giovane ragazza una fresca e innocente ispirazione artistica. Griet mostra da subito passione
per i colori e la pittura, cosicché Jan la assume per preparargli i colori per i suoi dipinti, tenendo
nascosti questi incontri a sua moglie, gelosa della nuova servetta. Intanto Griet, svolgendo le
commissioni di casa al mercato, incontra un giovane di nome Pieter che viene attratto da lei,
così come il mecenate di Vermeer, Van Ruijven che chiede di posare con la ragazza nel
prossimo lavoro. Vermeer rifiuta l’incarico, ma decide comunque di dipingergli un ritratto della
ragazza, approfittando dell’interesse personale che aveva nel ritrarla. Nel periodo della pittura
del quadro la relazione con Griet si fa più intima, mentre peggiora quella con la moglie che
diventa sempre più gelosa, gelosia che esplode quando scopre che il marito ha ritratto la serva
con i suoi orecchini di perla. Griet viene cacciata di casa e va ad abitare con Pieter in
campagna, dove anni dopo le vengono recapitati gli orecchini, segno di eredità dopo la morte
del pittore.
Commento
Il debuttante Webber si è impegnato al massimo per trasformare in cinema la luminosità e
l’interessante gioco di prospettive della pittura di Jan Vermeer (Delft, 31 ottobre 1632 – Delft, 15
dicembre 1675). La ragazza con l’orecchino di perla, tratto dall’omonimo romanzo di Tracy
Chevalier, mostra il genio al lavoro, intraprendente nella frenetica ricerca di nuove ispirazioni,
inspirazioni che vengono trovate in Griet, di cui farà la sua musa ispiratrice, nonché modella per
un ritratto che rimarrà icona della pittura fiamminga. Attorno a lui scorre tutto un altro cosmo,
con tempi scanditi da un orologio svizzero: la suocera che si occupa delle finanze della casa; la
moglie, dagli sguardi taglienti come lame verso tutti coloro che non si conformano alle sue
regole; i figli, presenze quasi estranee che non si rendono conto del posto eccezionale che
occupano. Il film si può definire una storia d’amore in cui la passione non si manifesta in atti, ma in silenzi e
sguardi carichi di emozioni. Pur essendo poco dialogato il film è carico di narrazione attraverso
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La ragazza con l'orecchino di perla
Scritto da Eugenio Fea
le espressioni e gli sguardi, sempre molto sfuggevoli e maldestri, ma che comportano quei rari
momenti di contatto trai due, abbattendo quella tanto sospirata barriera tra serva e padrone. Jan e Griet non sono costretti a fare quello che fanno, sono spinti da una complicità innata, non
si fanno violenza, tutte e due accondiscendono a questo stato di intimità proibito all’epoca,
intimità che sfocia nella scena in cui il pittore spia la ragazza che si scioglie i capelli, unicum
nella pellicola. La giovane Griet mostra la sua sensibilità all’arte nel lavoro di tutti i giorni, spostando una sedia
per migliorare la prospettiva o pulendo il vetro di una finestra perché quel taglio di luce possa
illuminare meglio un volto; questo conquista il maestro di luci, forme e colori Jan Vermeer.
Il pittore vede nella ragazza un’allieva, capace di distinguere la vera arte dal commercio, di
apprezzare i suoi quadri per quello che sono senza tramutarli in denaro, ma soprattutto lei vede
una moltitudine di colori nella natura che gli altri componenti della famiglia non riescono a
vedere, come il giallo, l’azzurro e il grigio delle nuvole, che per la moglie sono sempre e
solamente bianche. Il film di Peter Webber è soprattutto un insieme di quadri ben dettagliati
della vita del maestro Jan e della città di Delft; in questa rassegna di immagina vi sono interni
ed esterni, dipinti con tale maestria e realismo da suggerire quasi al grande pubblico il tanfo del
mercato, l’unto delle cucine e la fatica del bucato. Gli interni rappresentano la vita di una
famiglia fiamminga del ‘600, costumi semplici ed austeri, il mistero della soffitta del pittore,
mobili massicci. Su questi piani si è rivelata efficace la fotografia di Eduardo Serra che, grazie
alle tenere luminosità e agli studiati chiaroscuri, riesce a dare una visione molto artistica
dell’ambiente.
Paese: Gran Bretagna, Lussemburgo
Anno: 2003
Durata: 100’
Regia: Peter Webber
Interpreti: Colin Firth e Scarlett Johansson
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