Voce
vallesina
della
Anno 61° - N. 27 settimanale della Diocesi di Jesi
www.vocedellavallesina.it
Domenica 27 luglio 2014
Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
TRAGEDIA NEI CIELI UCRAINI
CULTURA JESI-ANCONA
Una squadra di inquirenti olandesi ha esaminato i corpi delle vittime
del Boeing malese su un treno nella stazione di Torez, nei pressi del
luogo del disastro che ha causato 298 morti. Maschera sul viso, accompagnati da rappresentanti Osce, hanno aperto i 5 vagoni dove
sono conservati i cadaveri. Il treno dopo un lungo stop è partito da
Torez diretto a Charkov. Intanto i ribelli hanno consegnato ai malesi le
scatole nere annunciando un cessate il fuoco nella zona.
È stato firmato il 21 luglio l’accordo tra la fondazione Teatro delle Muse e la fondazione Pergolesi
Spontini. Alle Muse viene riconosciuta la guida nella prosa mentre al Pergolesi la lirica con il teatro di
tradizione. L’idea di fondo è creare tavoli paritetici
tra presidenti per stilare una programmazione comune e attingere a finanziamenti.
EDITORIALE
I vescovi
delle Marche
Benvenuti in questa nostra amata e
bella terra marchigiana; insieme alle
nostre comunità siamo ben lieti di accogliervi, certi che qui troverete ciò
che può appagare lo spirito e ritemprarvi dalle fatiche del vivere quotidiano. Le nostre Marche hanno un proprio
biglietto da visita: hanno un paesaggio
stupendo che dagli Appennini scende
dolcemente verso il mare Adriatico;
custodiscono un patrimonio culturale
e religioso di rara bellezza che si può
ammirare in ogni città e borgo; offrono spazi culturali e ricche tradizioni
che possono rispondere ai desideri più
autentici e profondi di tutti voi. Il paesaggio, quasi un disegno del Creatore,
dà la possibilità di immergersi dentro
una contemplazione che invita al riposo dell’anima e che suscita desideri di
preghiera e di gratitudine. Occorre far
riposare il corpo e la mente perché lo
spirito possa così diventare più vigoroso e attento, possa farsi carico del
custodire il creato per renderlo sempre più degna abitazione di tutti. Le
nostre cattedrali, i nostri santuari, in
particolare quello di Loreto, i numerosi
conventi sparsi nel territorio, le tante
chiese ed edicole agli incroci delle nostre strade, raccontano quanto grande
sia stato e sia il respiro spirituale e
religioso di questa nostra amata terra. Grandi Santi come san Francesco
e semplici fedeli hanno tracciato percorsi indelebili di santità sui quali tutta
la popolazione ha costruito la propria
identità cristiana. Poter ripercorrere
quei tracciati, visitare quei luoghi, pregare in quelle chiese, fermarsi in quel
santuario sarà per tutti una benedizione e un vero ristoro. Alla fretta dei nostri giorni va offerta il conforto di una
sosta silenziosa e felice. Questa nostra
amata terra, oltreché essere caratterizzata da una sorta di “Museo diffuso”,
è ricca di un tessuto sociale le cui caratteristiche sono la laboriosità, la solidarietà, la bontà genuina e gustosa dei
suoi prodotti. Siamo certi che anche
sotto questo aspetto la nostra terra
non vi deluderà, anzi saprà aprire scrigni di bellezza e di bontà che contribuiranno a rendere il vostro soggiorno
fruttuoso. Nel rinnovarvi il “benvenuti”
ci permettiamo di suggerire tre verbi
come accompagnamento per il vostro
stare tra noi: contemplare, pregare,
fraternizzare.
5
COMMISSIONE PER LA PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO: UN LESSICO PER LA CITTÀ COMUNE
Povertà in crescita: serve un’alleanza
FOTO SIR
Nel 2013 più di 3 milioni e 200 mila famiglie
è in condizione di povertà relativa e più di 2
milioni lo è in termini assoluti. Le persone in
povertà relativa sono più di 10 milioni, quelle
in povertà assoluta più di 6 milioni. L’incidenza di povertà assoluta ha coinvolto circa 300
mila famiglie e 1 milione e 200 mila persone
in più rispetto all’anno precedente. Con questi
e molti altri dettagli, contenuti in un report
pubblicato il 14 luglio scorso, l’Istat ha fotografato la povertà in Italia nel 2013.
Intorno a queste tematiche si stanno sviluppando approfondimenti ed iniziative, soprattutto
ad opera del Terzo settore. Per parte sua Caritas italiana, nell’aprile di quest’anno, ha consegnato un’analisi sui fenomeni sociali nel nostro
paese con il rapporto su povertà ed esclusione
sociale denominato “False partenze”, alludendo
per contrasto al precedente rapporto del 2012,
che aveva come titolo “I ripartenti”. Nel giro di
poco tempo, l’11 luglio scorso, lo stesso organismo pastorale ha presentato “Il bilancio della
crisi”, un approfondimento dedicato alla valutazione delle politiche contro la povertà assoluta in Italia. Dai due documenti, così ravvicinati,
si possono evidenziare alcuni aspetti. Da un
lato, si afferma, non è più sufficiente stimolare il pur fondamentale impegno solidale delle
comunità locali, dall’altro permane l’evidente
debolezza e occasionalità della risposta istituzionale alla povertà. Inoltre, poiché «appare
sempre più necessario agire per modificare il sistema di responsabilità istituzionali e di presa
in carico dei componenti più deboli della nostra
società... sono richieste azioni di sistema che
creino dinamiche positive da parte degli aggregati politici e territoriali, coinvolgendo il mondo economico, sociale e le comunità» (cfr. Introduzione al Rapporto “False partenze”).
In questo contesto, Caritas italiana ed
Acli hanno promosso fin dallo scorso anno
l’”Alleanza contro la povertà in Italia”, con lo
scopo di sollecitare l’introduzione di misure
strutturali di contrasto al fenomeno della povertà, attraverso un Piano nazionale che preveda anche forme di sostegno economico. Oltre
alle due citate sigle, ad oggi aderiscono all’iniziativa anche Action Aid, Anci, Azione Cattolica, Banco alimentare, Cgil-Cisl-Uil, Cnca,
Comunità S. Egidio, Confcooperative, ConfeSEGUE A PAGINA 13
DISASTRO A GAZA. IL CALIFFO IRACHENO OPERA CON I CRISTIANI COME HITLER CON GLI EBREI
Medio Oriente: morte e persecuzioni, il mondo non sa cosa fare
Siamo all’ennesima guerra in Medio Oriente. Una
guerra generale che, seppure in forme diverse,
invade un vasto territorio che coinvolge direttamente almeno quattro nazioni e, indirettamente,
gran parte del mondo israelitico-musulmano. Le
cause fondamentali sono ancora e sempre due. La
prima è data dalla totale incompatibilità IsraeleHamas. I razzi che l’estremismo di Gaza lancia a
centinaia contro il territorio del grande nemico
è la conferma che di questo estremismo combattente il mondo musulmano anti-israelitico ha
bisogno per tenere alto il livello della totale incompatibilità con l’usurpatore - ormai dal 1948
- del territorio palestinese. I palestinesi di Gaza,
prigionieri in un fazzoletto di terra - 4500 abitanti
per kmq – vivono ormai nella più nera miseria, sostenuti solo dalle iniziative internazionali per gli
alimenti e dall’Iran & C per gli armamenti. Perché diversi paesi musulmani non vogliono esporsi
più di tanto contro Israele dati i complessi rapporti internazionali, a cominciare da quelli con
l’Occidente e specie con gli Usa, ma non intendono né ora né mai tollerare la presenza e il ladrocinio di Israele con il suo storico insediamento,
seppure confermato dall’Onu. Hamas è necessario per tener desto il problema, l’odio, la guerra.
Israele ne approfitta per espandere il suo dominio.
La seconda causa è e rimane quella intestina nello
stesso mondo musulmano: la divisione eterna tra
sunniti e sciiti che determina schieramenti interni
diplomatici e militari di totale opposizione fra territorio e territorio ancor più che fra nazione e nazione. L’esempio più preoccupante è dato dall’Isis,
la forza sunnita che spadroneggia tra l’Iraq e la
Siria, al di fuori di ogni confine nazionale voluto
a tavolino dall’Occidente nel dopo-guerra. Una
forza che presume la riesumazione del metodo
califfiano legato alla interpretazione paurosamente estremista del Corano. Così siamo arrivati alla
individuazione dei cristiani con la marcatura “N”
- seguaci del Nazareno - come i nazisti adottavano la stella di David per gli ebrei. Una bollatura
che per i cristiani comporta di dover scegliere tra
la conversione all’Islam la cacciata con perdita di
ogni bene o il riscatto con oro o la morte. Siamo al
sonno della ragione che crea mostri.
Di fronte a tanto sfacelo il mondo non sa cosa
fare perché da una parte c’è il trionfo della più
assurda irrazionalità, della pura bestialità fra uomini. Dall’altra c’è l’eterna rottura con Israele
che pone l’impossibilità di un’intesa anche dopo
settanta anni e dopo tante guerre perché le reciproche condizioni di pace sono diametralmente
opposte. Prima fra tutte il non riconoscimento da
parte del mondo musulmano – salvo modeste eccezioni – dell’esistenza di Israele in quelle terra.
Inoltre c’è la volontà dei palestinesi – defraudati
di case e di terre - di un ritorno nella loro patria.
Due condizioni che Israele non accetterà mai a costo del totale reciproco annientamento.
E papa Francesco, quasi a voler ricordare i propositi dopo l’incontro in Vaticano di appena poche
settimane fa, telefona al presidente israeliano
Peres e a quello palestinese Abu Mazen nella speranza di una vaga intesa, almeno di un “cessate il
fuoco”. Niente. Niente anche dopo i deboli e difficili tentativi dell’Onu e dell’Europa.
Se a tutto questo aggiungiamo il rapporto sempre
più difficile tra Occidente e Russia in forza della
crisi ucraina complicata dal dramma dell’aereo civile abbattuto con 300 morti, non possiamo che riconoscere il livello massimo di crisi polico-militare
del continente euro-musulmano.
La storia si ripete in forme sempre diverse, ma
sempre tragiche.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
2 | cultura_società
27 luglio 2014 | Voce della Vallesina
CASTELPLANIO HA RICORDATO IL PRIMO CITTADINO INTITOLANDOGLI LA SALA COMUNALE POLIVALENTE CON UNA CERIMONIA PUBBLICA
Un anno fa ci lasciava il sindaco Luciano Pittori
Un anno fa - il 14 luglio - ci lasciava Luciano Qui ha preso la parola Barbara Romualdi riPittori, Sindaco di Castelplanio. Nel giorno volgendosi direttamente a Luciano nel ricordell’anniversario, il primo cittadino Barbara do del lavoro comune svolto, ciascuno nel
Romualdi l’ha ricordato nel corso di una ce- proprio ruolo, nell’amministrazione pubblirimonia molto partecipata dalla sua gente ra- ca: lui sindaco, lei consigliere comunale e
dunata, insieme ai consiglieri di maggioranza assessore, poi di nuovo semplice consigliere,
e agli assessori, davanti all’ingresso del teatro dopo essersi dimessa da assessore procuranche lo aveva visto tante volte in veste di ani- dogli, come ha ammesso, “un forte dolore”.
La promessa del neo sindaco
matore e protagonista di eventi pubblici.
Romualdi, scelta dalla popolazione a succeL’intitolazione del Teatro
Barbara Romualdi, con la sua fascia tricolore dergli, ha chiuso il suo intervento prometche la identifica negli interventi ufficiali, ha tendo a Luciano di continuare la sua opera
scoperto la nuova targa della Sala Comunale nell’auspicio di esserne degna.
Polivalente intitolata a Luciano Pittori con Applausi e lacrime dei cittadini, occhi lucila formale autorizzazione della Prefettura di di, nostalgia struggente e rimpianto per una
Ancona dopo la delibera n. 59 della Giunta vita spezzata così presto, ad appena sesMunicipale di Castelplanio dello scorso 27 sant’anni.
giugno.
I musicisti Tittarelli e Luminari
La messa solenne
La cerimonia certamente mesta ma, se
Ma procediamo con ordine. Alle 18:30 c’è possiamo dire, non lugubre, ha avuto una
stata la messa solenne nella chiesa San Seba- scaletta ben congegnata, che prevedeva la
stiano del capoluogo celebrata dal parroco partecipazione attiva di due musicisti cadi Castelplanio don Mariano Piccotti affian- stelplanesi, entrambi molto noti non solo in
cato, nell’occasione, da don Gianfranco Ceci, Vallesina: Giordano Tittarelli (al pianoforte)
parroco di Macine. Chiesa gremita e liturgia e Michele Luminari (al sassofono).
accompagnata al pianoforte da Giacomo “Chandle in the wind” e “Les feuilles
Giacomini e dal coro, mentre la preghiera mortes”
degli officianti era scandita dall’invocazio- Giordano e Michele hanno proposto due tra
ne “Accogli nel tuo regno Luciano...”. Il rito i migliori pezzi del loro repertorio: “Chandle
religioso si è concluso con l’assolo “Su ali in the wind”, candela al vento, di Elton John
d’aquila”, salmo 90, della cantante Alessia Se- e “Les feuilles mortes”, le foglie morte, celebastiano che risuonava, potente e imperioso, bre poesia di Jacques Prévert portata al suctra la commozione dei fedeli e dei cittadini.
cesso dall’inarrivabile Yves Montand dagli
La commemorazione civile
Anni Cinquanta e Sessanta in poi.
La commemorazione civile, seconda parte “Sì - ci ha spiegato Michele Luminari - abbiadel ricordo di Luciano Pittori sindaco e pro- mo voluto presentare due canzoni adatte a
fessore, si è svolta, come accennato sopra, una circostanza come questa, che abbiamo
nello spiazzo prospiciente il teatro, a lato del interpretato con leggerezza, per non dire in
allegria, e un ritmo appena velocizzato che
Comune.
bene si adattava, pur in un momento così
triste, al ricordo di Luciano, che non rifuggiva da momenti di allegria anche vivaci e
contagiosi”.
Tra i numerosi cittadini, erano presenti gli
amici di una vita: Fabio e Nadia, Paolo, Stefano, Mauro e tanti altri ancora.
Le poesie di Luciano
Nel corso della cerimonia sono state lette
due poesie di Luciano. Una dall’assessore Dino Sabbatini inneggiante “ai silenziosi
costruttori / della serena convivenza / della
tranquillità e della pace / dell’impegno disinteressato / di chi non chiede mai / e nel silenzio vive operoso e onestamente”. Non si
può non rilevare, a nostro sommesso parere,
l’aspetto in qualche misura autobiografico
di questi versi - il testo è intitolato “Il politicante e il politico” - improntati all’impegno civile che deve caratterizzare gli uomini pubblici e, quindi, anche il suo personale
contributo verso la comunità, a beneficio
del prossimo, siano essi cittadini da servire
o studenti da indirizzare nell’impervio cammino della vita adulta.
Il ricordo di suor Anna Maria
L’altro componimento di Luciano Pittori
riguardante la cura delle piante e dei fiori - uno dei suoi tanti interessi di persona
acculturata e sensibile a ogni forma di vita
e di arte - è stato letto da suor Anna Maria
Vissani, la quale ha affermato che questa sua
passione per le piante e, più in generale, per
la natura esprimeva la “delicatezza” del suo
animo gentile, la “parte poetica e artistica di
sé”. Poi suor Anna ha ricordato l’attaccamento di Luciano alla vita e il suo consapevole
distaccarsene a causa della malattia, “preparato alla morte perché l’aveva vista in faccia”,
mentre si accingeva ad accettarla serenamente “mostrando fraternità verso il prossimo e i valori fondamentali della vita” che
lo hanno contraddistinto anche negli ultimi
giorni della sua esistenza.
La gente e le istituzioni
Hanno preso parte alla commemorazione,
insieme a tanta gente, molti amministratori
pubblici dei comuni della Vallesina e della
provincia di Ancona; quelli che non sono
potuti intervenire hanno inviato messaggi di
vicinanza e solidarietà.
Tra i presenti, il sindaco di Maiolati Spontini Umberto Domizioli insieme all’assessore Fabrizio Mancini e al suo predecessore
Giancarlo Carbini, l’ex sindaco di Castelbellino Demetrio Papodopulos, Sauro Ragni,
ex sindaco di Staffolo, Sandro Barcaglioni
primo cittadino di San Paolo di Jesi, Giuseppe Corinaldesi ex di Mergo, don Giuliano
Fiorentini, presidente dell’Oikos, il dirigente dell’Istituto Comprensivo Carlo Urbani,
Nicola Brunetti, don Mariano Piccotti, la
rappresentanza dei Vigili urbani della Media Vallesina e il nostro ex vicesindaco Emore Costantini che ha sostituito Luciano in
quest’ultimo anno.
I dipendenti comunali
I Carabinieri erano rappresentati dal maresciallo Marco Bauco; notata anche la signora Maratea Marrazzi, silenziosa e discreta
eppure del tutto partecipe, anche lei, alla
vita cittadina. Ci piace segnalare, infine, la
presenza delle dipendenti e dei dipendenti
comunali pressoché al completo, tutti al di
fuori dell’orario di lavoro e affettuosamente
vicini al loro sindaco.
Adriano Santelli
Foto Fabrizio Venanzi
UN RICORDO DI GIUSEPPE LUCONI:dal suo diario sul servizio militare nel 1949 tra Taranto e Bari
“Stavolta l’ho fatta grossa, sul serio”
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Che l’abbia fatta grossa è proprio il nostro che davanti a quel colonnello “tremava tutta messo di tre giorni. Sono più che sufficien
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carissimo Peppe che lo dice. E lo dice a pro- Bari”. Capirete la preoccupazione del povero ti”. E Luconi: “O tutti e quindici o niente”. Il
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posito del suo incontro con il colonnello Ni- nostro militare! Chissà che vorrà? Che cosa colonnello: “Allora niente”. E niente fu! “Ho
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colai, vertice del comando dell’aeronautica posso aver fatto? Anticamera. E poi un bre- osato sfidare l’uomo che tutto il mondo trebarese, anni ’50. Un episodio che ci narra nel ve colloquio senza tanti fronzoli. Gli chie- mare fa… Ecco: il mio orgoglio pareva sod
suo diario sulla “naia” (obbligatoria) durata deva di lasciare Taranto e trasferirsi a Bari disfatto: e invece me la sono presa nel cosid– allora - ben 12 mesi! (altro che la pacchia per certi lavori in ufficio dato che lui si era detto sacco”.
di oggi!).
dimostrato bravo nel disegno e nella calli- Ma non è finita. Avvicinandosi la fatidica
L’ho letto nel bel libro curato dalla nostra re- grafia. Peppe, con molto dispiacere –perché data del congedo illimitato – siamo verso
dattrice Paola Cocola desiderosa, in omaggio lasciava tutti i commilitoni ormai grandi il Natale del 1950 – Luconi chiede la firma
all’indimenticabile Luconi, di farci conoscere amici per finire in una caserma in cui non del suo superiore, ma il colonnello gli dice
ancor più da vicino il nostro ex direttore di conosceva nessuno – è costretto ad accetta- chiaro e tondo che deve rimanere altri 15
Voce (Paola Cocola: Il tempo della naia…in az- re. Dopo un mesetto, in occasione del pros- giorni. Niente firma. Ma dopo qualche mizurro” - Piccola biblioteca jesina n. 9 - € 12).
simo matrimonio di una sorella, lui, aven- nuto Luconi vede un suo amico che sta reLuconi aveva trascorso già nove mesi del do ancora il diritto di usufruire del congedo candosi dal colonnello per lo stesso motivo. la sfrontatezza e il coraggio, prima di partire,
servizio militare soprattutto a Taranto. Alla ordinario di 15 giorni, chiede al colonnello “Mi puoi fare il favore di mettere con il tuo di andare a salutare il colonnello a casa sua.
fine di settembre del 1949 viene chiamato, ”tutto d’un pezzo” di poter partecipare alle anche il mio foglio per la firma?” “Senz’altro Una punizione? Una reprimenda? Macché.
nientepopodimeno, che dal suo colonnello, nozze della sorella Guglielma visto il diritto così non lo disturbiamo in due”. Il colonnello “Così mi hai fregato…” E tutto è finito a vino
numero uno dell’aeronautica militare ba- di poter usufruire dei 15 giorni. “Va bene. firma senza badare tanto. E Peppe alla vigilia e tarallucci.
rese. I commilitoni gli fanno subito sapere É giusto che tu sia presente. Avrai un per- di Natale parte per Jesi per sempre. Ma ha
v.m.
regione | 3
Voce della Vallesina | 27 luglio 2014
scusateilbisticcio
28 LUGLIO: AQUILANTI INVITATO DALL’ASSOCIAZIONE JESIAMO
Jesi rende omaggio al compositore
(ghiribizzi lessicali)
PeterPun (con la u)
www.peterpun.it
LA FINALISSIMA DI RIO
Cambio di iniziale (quasi) storico
L’Argentina non “trova” la porta:
L’Angelina (!) si pappa la torta.
SCHIENE DIRITTE
Zeppa… patriottica
Chi ha avuto la sfrontatezza di insinuare che gli yemeniti
sarebbero succubi dei potenti vicini?
NOI DELLO YEMEN
NON SIAMO YES-MEN!
IRONIA DEI (COG)NOMI
Sapete cosa significa in tedesco LAHM – cognome del capitano
della Nazionale tedesca? Significa – tenetevi forte! – zoppo,
storpio, sciancato (è il gemello dell’inglese “lame”).
PRO TURISMO INTERNO – 2
Anagramma da… recessione
Non puntare lontano;
suvvia, rimani in zona:
lascia perdere Orano,
basta ed avanza Arona!
ENNESIMO CASO DI ANGLOMANIA?
Il termine SUB (sommozzatore, palombaro, pescatore
subacqueo…), che tutti comprendono e impiegano,
rappresenta uno dei tanti tributi alla moda anglicizzante?
onorificenza assegnata negli USA per
meriti accademici. Nonostante la vita
statunitense, il maestro Aquilanti non
dimentica però le sue radici e guarda
all’Italia e alla sua città, Jesi. Il suo desiderio è poter collaborare, raccontare la sua esperienza nelle terre dove è
nato e promuovere lo scambio culturale.
In tanti anni, Aquilanti ha portato la sua
PROFUMI E COLORI A PALAZZO DEI CONVEGNI
Il coro del
Telefono Azzurro
Jesi, luglio 2014. Grande risonanza e successo ha ottenuto anche quest’anno un evento
che ha coinvolto grandi e piccini dal 10 al
17 luglio: il Mercatino dei Bambini. L’iniziativa, promossa dalla Consulta per la Pace e
patrocinata dall’assessorato alla cultura del
Comune di Jesi, ha lo scopo di favorire l’incontro e lo scambio di esperienze tra i più
piccoli, attraverso la vendita o l’acquisto di
libri, giocattoli, fumetti, capi di vestiario o
altri oggetti usati o costruiti dai ragazzi. In
luogo del campo Boario o del mercato coperto di via Mercantini che avevano ospitato le
precedenti edizioni, il Mercatino è stato dislocato a Palazzo dei Convegni in Corso Matteotti ed è stato continuativo, anziché solo
nei giovedì di luglio, e aperto tutti i giorni
dalle 17 alle 21. Chiunque abbia curiosato
tra le bancarelle, oltre a riscoprire colori e
profumi di qualche anno fa, non ha potuto
fare a meno di notare la dedizione e il calo-
L’iniziativa corale del Telefono
Azzurro è partita tre anni fa grazie ad uno dei volontari che, essendo maestro di coro,
si è messo gentilmente
a disposizione della comunità; da allora il coro
s’incontra con appuntamenti settimanali per le
prove, per uno spettacolo annuale volto alla
sensibilizzazione della
comunità. Ora, la corale
dei volontari del Telefono Azzurro, in previsione di una prossima esibizione
accoglie nuove voci. Per prendere parte al coro chiamare il
3408068140 o 3356077805 oppure mandare un’e-mail su [email protected] .
Un mercatino per la pace
***
Risposta al quesito precedente:
La parola è: MORSI. A Mubarak, infatti, è succeduto (in
modo traumatico) Mohammed Morsi. Specialità risaputa di
Luis Suarez è quella di addentare – con licantropici morsi –
gli avversari sul campo. Di uso molto frequente è, infine,
l’espressione “i morsi della fame”.
lacitazione
A cura di Riccardo Ceccarelli
Questo nostro tempo
L’umanità vive in questo momento una svolta storica che possiamo vedere nei progressi che si producono in diversi campi.
[…] Non possiamo tuttavia dimenticare che la maggior parte
degli uomini e delle donne del nostro tempo vivono una quotidiana precarietà, con conseguenze funeste. Aumentano alcune patologie. Il timore e la disperazione si impadroniscono
del cuore di numerose persone, persino nei cosiddetti paesi
ricchi. La gioia di vivere frequentemente si spegne, crescono
la mancanza di rispetto e la violenza, l’iniquità diventa sempre più evidente.
re con cui tutti i bambini-venditori presentavano ai clienti le loro merci, quasi fossero
tesori preziosi che contenevano una piccola
ma importante briciola della loro vita. La
Consulta per la Pace e le associazioni ad essa
iscritte, tra cui il Telefono Azzurro, si sono
alternate alla gestione di ogni singola serata che ha permesso di raccogliere fondi per
progetti di solidarietà.
ROSORA: SCELTO L’ ORGANO MORETTINI PER MORANDI
Papa Francesco, Evangelii gaudium, 52.
Sulla tastiera ampia e cromatica
lapulce
Monaci Bianchi
Lo sapevate che dal l981 le Marche hanno redatto 154 schede sulle “aree floristiche”? Sapevate che l’unica in diocesi
è quella del “Bosco dei Monaci Bianchi” (i Camaldolesi, che
non sono frati, come dice la gente). E allora uscite ad ApiroMergo in superstrada e dopo 3-4 km girate su una sterrata a
sinistra. Inoltratevi adagio nella forra segnata da un torrentello con alberi altissimi e vegetazione lussureggiante (che
non saprei spiegarvi). Tacete, camminando e mirando. Tacete
davanti a ciò che resta di monastero e cellette. Perché “silentium tibi laus/dal silenzio lode a Te [o Dio]”. Tornerete
assordati dal silenzio.
Delegazione
ASSONAUTICA
Dopo il successo al Pergolesi della
“Stanford Wind Ensemble” in occasione
della Festa Europea della Musica, il maestro jesino Giancarlo Aquilanti è stato
invitato dal Presidente del Consiglio, a
raccontare la sua esperienza artistica il
prossimo 28 luglio, in consiglio comunale. Nato a Jesi, Giancarlo Aquilanti,
da quasi trent’anni è maestro, compositore e docente presso l’Università di
Stanford, in California, una delle più
prestigiose al mondo, ottenendo numerose e importanti committenze per
la composizione di opere musicali e
conseguenti riconoscimenti, tra cui
il premio ”Walter J. Gore”, la più alta
musica nei teatri di tutto il mondo. Eppure, dopo tanti anni, questa è stata la
seconda volta che il maestro ha calcato
il palco del Pergolesi per la direzione
del concerto dell’orchestra dell’Università di Stanford, evento principale della settimana della Musica, nel giugno
scorso. In quell’occasione, ha potuto inserire nel programma musicale un suo
brano originale, a fronte delle numerose
opere che ha composto. Va apprezzata
la sensibilità di questa Amministrazione per aver offerto, ad Aquilanti l’occasione di esibirsi qui a Jesi, permettendo
alla città di risuonare del talento di un
suo concittadino di fama internazionale. Jesiamo auspica che, con la permanenza di Aquilanti in città fino alla fine
di agosto, a seguito dell’invito al confronto in Consiglio, si possa dialogare
su nuovi progetti culturali che portino
il maestro nuovamente nel nostro Teatro più importante, per condividere per
la prima volta, la sua ampia produzione
compositiva, con particolare attenzione
alla parte lirica. Sfatando, una volta tanto, il detto,” Nemo profeta in patria”.
“Perché ha scelto l’ Organo Morettini di
Rosora?” domanda alla prof.ssa Giovanna Franzoni, docente di Organo e composizione organistica al Conservatorio
Rossini di Pesaro: “ perché quest’Organo
rispecchia le possibilità tecniche e foniche del Morandi composte nella sua
maturità; ci voleva la tastiera di questo
Organo più ampia e cromatica di un
Callido!.”
La ricerca di musiche inedite su Giovanni Morandi (Pergola 1777- Senigallia 1856) è stata condotta su archivi
sia a Bologna come a Senigallia dal prof.
Autoscuole
CORINALDESI s.r.l.
Gabriele Moroni docente al “Rossini”
di storia ed estetica della musica. E si
sono rintracciati del celebre Musicista
Marchigiano brani di composizioni
inedite oltre a brani già conosciuti. I
brani rintracciati negli Archivi sono
stati eseguiti in parte in organo Callido
ed in parte, quelli più caratteristi, nell’
Organo Morettini di Rosora e sia dalla
prof.ssa Giovanna Franzoni e dalla organista neo-laureata, allieva della Franzoni, Elena Gentiletti Drago di Pesaro.
Ora è in via di pubblicazione un CD
delle esecuzioni delle due Organiste
Point
AUTOMOBIL
CLUB d’ITALIA
dei brani di Giovanni Morandi e la sua
presentazione in un prossimo Concerto al S. Michele di Rosora con l’organo
Morettini.
don Giuliano Gigli
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4 | attualità
27 luglio 2014 | Voce della Vallesina
notizie_brevi
NEI PROSSIMI DIBATTITI ETICI VINCERÀ L’IDEOLOGIA
La sconfitta del diritto naturale
Rassegna “Trivio e Quadrivio”
Il comune di Maiolati Spontini ha preparato la nona
edizione della rassegna “Trivio e Quadrivio”. La
manifestazione, uno degli appuntamenti più originali
e apprezzati a livello regionale, propone un connubio
fra poesia e musica, con artisti e personaggi di
livello internazionale, spettacoli e mostre dal primo
al 9 agosto. La presentazione sarà il 25 luglio in
Biblioteca.
A Senigallia il 30 luglio
Verdicchio e scherma: una passione che unisce nel
segno della solidarietà. Il vino bianco più premiato
d’Italia sale per la prima volta in pedana con le
pluricampionesse olimpiche Valentina Vezzali,
bronzo ai Mondiali in corso a Kazan, e Elisa Di
Francisca per Senigallia nel cuore, l’iniziativa in
favore degli alluvionati di Senigallia, in programma
il 30 luglio alle 21,30 al Foro Annonario. Due
eccellenze delle Marche uniscono così le forze per
una serata benefica ‘a colpi di fioretto’ che prevede
uno speciale match tra le due azzurre medaglia d’oro
agli Europei 2014 e degustazioni guidate a base di
Verdicchio il cui ricavato andrà alla Caritas Senigallia.
Sono oltre 60 le cantine socie dell’Istituto
Marchigiano di Tutela Vini che offriranno i loro vini
nei banchi d’assaggio con sommelier professionisti.
Poesia senza tempo
spigolando
La poesia è un fenomeno culturale che non è possibile
oggi ignorare. La si coltiva diffusamente, spesso segretamente. Tuttavia viene considerata un genere letterario minore e le pubblicazioni che se ne interessano non
reggono certo il confronto con altre che a volte solo una
moda si preoccupa di diffondere: il romanzo dello scrittore o del giornalista di grido reclamizzato dalla trasmissione televisiva; il manuale di facile e rapida consultazione; la biografia sensazionale del personaggio famoso;
la serie di interviste collezionate dal popolare show man.
La poesia ha una voce molto sommessa. Non ama imporsi
con prepotenza. In molti modi comunque si manifesta e
in circostanze diverse è possibile ascoltarla. La si produce soprattutto, si è detto. Se è vero poi, come affermava
il Vico, che il linguaggio poetico è tipico dell’adolescenza, si potrebbe convenire che a tutti è dato di partecipare dell’interesse per la poesia, poiché tutti attraversano
questa stagione della vita. La si promuove se pure limitatamente, come sopra si è affermato, ma in circostanze
ed ambienti diversi. La si inserisce in manifestazioni culturali, la si insegna e commenta a scuola anche se non
così frequentemente come nel passato; appare su riviste
letterarie; la si ricerca attraverso concorsi. Può essere
usata come testo di canzoni: può capitare di trovarne testimonianza – desolata, beffarda o angosciata – persino
sulle mura della città.
La poesia moderna ha dunque una polimorfica genesi.
Tuttavia non è questo l’unico fenomeno a cui, per quanto
riguarda la poesia, è dato assistere. Se è vero che, di
pari passo con il diffondersi della cultura, la poesia è diventata un genere letterario coltivato da molti, ne consegue che essa è diventata anche un linguaggio tipico del
nostro tempo. La poesia ha di per sé infatti la facoltà di
arrivare ai significati con maggiore immediatezza di un
lungo discorso. Essendo un linguaggio conciso, risponde
quindi alla richiesta da parte dell’uomo di oggi di una
significante brevità di espressione.
Certo non tutto ciò che si produce è poesia grande; non
tutto raggiunge la vetta del sublime. Come sempre avviene quando un fenomeno artistico è di larga diffusione, non tutto ha pregi etici ed estetici altissimi. È vero
però che chi si dedica alla poesia assai raramente lo fa
per conseguire per essa un vantaggio materiale. A voler
indagare comunque è possibile discernere e selezionare
ciò che ha più valore da ciò che ne ha meno, ciò che
può restare nel tempo da ciò che ha solo un interesse
transitorio; ciò che trascende i gusti di una moda da ciò
che, da una generazione all’altra, è destinato a venire
cancellato. È in ogni modo importante prestare ascolto
alla poesia, che pur sempre resta la voce più immediata
e sincera dell’animo umano.
Augusta Franco Cardinali
di Riccardo Ceccarelli
Per meglio illustrare quanto si è andati scrivendo in questa rubrica per
diverse settimane, mi piace riportare
alcuni passi di un editoriale apparso
su Avvenire sabato 5 luglio, a firma di
Francesco D’Agostino, docente di filosofia del diritto e di bioetica in diverse
università italiane e straniere; potrebbe
essere sfuggito anche ai lettori del suddetto quotidiano. «Il cattolico – così
si dice da parte di molti – è colui che
non accetta né il divorzio, né l’aborto.
Questa formula viene ormai da molti
integrata con un terzo “no”: il cattolico
è colui che dice di “no” anche al matrimonio omosessuale. Certo che è così.
Però, aggiungerebbe un cattolico dotato di un minimo di consapevolezza, il
mio “no” al divorzio, all’aborto, al matrimonio omosessuale non ha carattere
confessionale. Anche chi non creda in
Dio, ma sia in grado riflettere sul diritto
naturale, cioè su quella legge che vale
in ogni epoca e per ogni popolo, può
col buon uso della sua ragione giungere a comprendere che il matrimonio è
intrinsecamente indissolubile, che l’aborto è uccisione di un’autentica vita
umana, che il matrimonio omosessuale è una contraddizione in termini,
che deforma la finalità generativa delle
nozze». Ricorda poi D’Agostino come
al tempo dei dibattiti per il divorzio
e per l’aborto, i cattolici non abbiano
usato, insieme a non pochi “laici”, argomenti di fede ma unicamente quelli
inerenti «alla comune universale ra-
gione umana». «È un fatto, però, che
la dura sconfitta nei due referendum
su divorzio e aborto è stata interpretata come una sconfitta dei cattolici e
che questa interpretazione si é ormai
definitivamente cristallizzata (anche
nella mente dei cattolici stessi). Non
c’è quindi bisogno di essere profeti
per prevedere che i dibattiti che diventeranno cocenti nei prossimi mesi
sulla legalizzazione delle convivenze omosessuali, […] ancora una volta
emergerà la vecchia e stantia contrapposizione tra laici illuminati e razionali e i cattolici bigotti e dogmatici. […]
I cattolici non saranno ascoltati, pur
sforzandosi di mostrare il fondamento
razionale delle loro posizioni, a differenza dei laici, che come in passato ottennero un ascolto ben più ampio, pur
ricorrendo a poco dignitosi trucchi
lessicali (parlando di “cessazione degli
effetti civili del matrimonio” anziché di
“divorzio” o di ”interruzione volontaria
della gravidanza” anziché di “aborto”.
[…] Il vero sconfitto, nei grandi dibattiti etici degli ultimi decenni non è stato
il cattolicesimo, ma il diritto naturale.
Il vero vincitore non è stato l’illuminismo razionalistico, ma l’ideologia.
È ben probabile che avverrà la stessa
cosa nei dibattiti sul matrimonio gay:
la “ragione” (storica, biologica, culturale) del matrimonio eterosessuale verrà
marginalizzata o addirittura esclusa dal
dibattito della società civile e al suo posto trionferà l’ideologia, che imporrà il
matrimonio omosessuale facendo appello a non meglio precisati “nuovi di-
ritti civili” e alla tutela dell’”affettività”.
Cosa peraltro, aggiungiamo, che è già
avvenuta in molti paesi europei e non,
e che già sta avvenendo in Italia. «E
il modo giusto – dice ancora D’Agostino – scontando il rischio di nuove
sconfitte, è uno soltanto: quello di non
lanciare anatemi, ma di amare il mondo, continuando a rivendicare un buon
uso della ragione umana (cioè del diritto naturale o, si se preferisce, in termini cristiani dell’ordine della creazione).
Al di là di questa rivendicazione – conclude D’Agostino – non c’è alcuno spazio di comunicazione morale tra gli
uomini, perché quando si abbandona il
sentiero della ragione resta aperto solo
il pericolosissimo sentiero dell’ideologia, che è mancanza di rispetto verso
la verità e degrado verso il fanatismo».
Papa Francesco nella Evangelii gaudium (24), scrive: «La comunità evangelizzatrice si prende cura del grano e
non perde la pace a causa della zizzania. Il seminatore, quando vede spuntare la zizzania in mezzo al grano, non
ha reazioni lamentose né allarmiste».
Anche Gesù nella parabola della zizzania (Mt 13, 24-30, 36-43) dice di lasciar
crescere il grano con la zizzania e che
questa sarà bruciata al momento del
raccolto. Questo, però, non vuol dire
favorirne la crescita assistendo inerti
al sonno o alla sconfitta della ragione o
del diritto naturale, con un timoroso o
indeciso silenzio sull’annuncio arrendendosi alla mentalità corrente sull’onda dei “militanti del desiderio” che ormai lo hanno fatto diventare diritto.
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: c onsiderazioni su attività imprenditoriale e cultura cittadina
“E i week-end e le notti bianche? Un incubo”
Siamo alcuni dei 214 firmatari della proposta d’atto d’indirizzo, presentata al
Sindaco lo scorso 7 febbraio e che prevede, fra l’altro, una rivisitazione della normativa comunale in tema di salute, vivibilità e tutela del patrimonio artistico e
culturale. Registriamo con piacere il fatto
che gli esercenti del centro storico, dopo
averci incontrato, abbiano proposto
all’Amministrazione un codice di autoregolamentazione, che, seppur positivo,
non può calmierare il bisogno di legalità avvertito in città e sospendere i diritti già previsti dalla Costituzione e dalle
leggi in vigore. Così come una ventilata e
molto presunta primazia dell’attività imprenditoriale sul resto, non può esimerci
dall’affrontare un discorso serio circa la
sostenibilità di Jesi per gli anziani, disabili, bambini. Ma non se ne parla perché
servono idee strutturate, spiccata progettualità e nuova cultura della municipalità.
Sta diventando invece più facile teorizzare ad libitum una presunta attrattività del
centro storico, con l’intento più o meno
nascosto di voler capitalizzare il consenso in tempi brevi o di non dispiacere una
fascia di esercenti.
Anche noi siamo per un centro attrattivo,
ma non scorgiamo un’animazione coinvolgente che renda altresì fruibili biblioteche, musei e negozi e meno che mai
cantieri deputati alla definizione e sperimentazione di politiche per la cultura,
il commercio e i giovani. Siamo invece
condannati ad assistere a una confusa
concessione di spazi e a occupazioni
selvagge del territorio, letali per la fruibilità dei luoghi ed elementi di ulteriore
disagio e di igiene precaria; a un rilascio
“molto allargato” di deroghe; a un utilizzo spinto di strumenti musicali; a schiamazzi e a fastidiosi cori da stadi.
I week end e le notti? Sono un vero incubo. E solo il rigoroso rispetto degli
orari e un costante impegno dei gestori
atto a garantire da un’assoluta assenza
di rumori intollerabili (significativi per
il penale) può metterlo in soffitta.
Altrove si discute diffusamente su questi
aspetti del vivere civile, tanto che sindaci molto in vista (Senigallia e Pesaro)
stanno rivisitando criticamente le notti,
non escludendo l’eventualità di rinunciarvi o di spostare gli eventi che causano disagio; il sindaco di Parma, ha emanato un’ordinanza con cui dopo le 21 si
vieta l’erogazione di alcoolici al di fuori
dei locali; un nutrito gruppo di intellettuali di primissimo ordine ha lanciato
un appello diretto al Presidente della
Repubblica e alle massime istituzioni
dal titolo “ridateci il silenzio – Contro la
musica imposta”.
Da noi, nessuna responsabile autocritica. Incalza invece sempre più una retorica di tipo giovanilista frammista a una
cultura di sfacciato lassismo, accompagnata in qualche caso dall’ accondiscendenza di chi dovrebbe proteggere il
nostro riposo. E nonostante che si viva
una situazione di selvaggia deregulation
avulsa da un’incisiva azione di prevenzione e di contrasto. Eppure rispettare e
far rispettare le leggi dovrebbe significare
normalità da non mettersi in discussione
con una mancata regolamentazione delle
attività di somministrazione, essendo in
tal caso incontestabili sia i riflessi negativi sulla sostenibilità sociale e ambientale,
sull’ordine pubblico, sul consumo degli
alcolici, che l’annientamento del diritto
dei residenti alla vivibilità del territorio e
alla loro consueta mobilità.
In tal senso, ogni comportamento
dell’Amministrazione Comunale che dovesse tendere verso un insano buonismo
metterebbe in discussione il suo ruolo
garanzia per i cittadini e la trasformerebbe in “attrice” “attore” di gravi comportamenti omissivi.
E ciò anche in riferimento ai significativi poteri, a volte anche eccezionali, che
il Sindaco possiede in materia di tutela
della salute e di igiene pubblica, poteri
definiti e che può mutuare, senza colpo
ferire, sul versante dell’ordine pubblico,
della sicurezza e della tutela della quiete
notturna.
Resta infine un fatto: una sana fruizione
del tempo libero dipende strettamente
dall’esistenza di spazi adeguati, dove poter localizzare gli eventi e le attività serali.
Ma a quanto pare, quest’ultimo aspetto è
un optional.
Franca Gavini, Gianluca Mazzarini,
Giuseppe Di Lucchio, Sergio Marinelli,
Leonello Negozi
jesi | 5
Voce della Vallesina | 27 luglio 2014
INTERNI DI CHIESE (16). LA CHIESA DELLA PIAZZA GRANDE A JESI CON L’OPERA DELL’ADORAZIONE
“Venite qui in disparte, e riposatevi un poco”
Perdonatemi, ma non c’è due senza tre. Dopo
Sant’Apollinare e l’Aroli, anche questa chiesa
ha un legame affettivo col sottoscritto. Data la
vicina abitazione (e le relative “Tre Botteghe”)
ho fatto qui un lungo apprendistato di chierichetto, amorevolmente assistito dalle “signorine”, alias Suore Missionarie dell’Eucaristia qui
chiamate dal vescovo Falcinelli nel 1940 per
l’Opera dell’Adorazione (ma svolgevano anche
una embrionale opera assistenziale, prima della Caritas). Per giunta mio padre era “governatore” di quello che restava della “Confraternita
dell’Orazione e Morte” (un tempo dedicata
all’assistenza dei moribondi e alle “pompe funebri”). Ad essa si deve la costruzione della
chiesa, della cui facciata mi sono occupato
un paio di anni fa. Di qui partiva, fino agli ultimi anni Sessanta, la processione del Cristo
morto la sera del venerdì santo, con grande
partecipazione popolare. E la splendida croce
processionale dipinta con scene bibliche, che Proviamo ora a dare un’occhiata all’intercostituisce un unicum e il “pezzo” più notevo- no. Dove intanto notiamo dietro l’altare un
le del nostro museo diocesano, era stata com- “coro”, segno che questa chiesa era una “colmissionata proprio da questa Confraternita. legiata”, retta cioè da una comunità di caPoi, come si sa, dopo la partenza delle suo- nonici. Il riquadro in controfacciata ricorda
re e un periodo di difficoltà, questa chie- che fu dedicata alla Vergine Maria nel 1554
sa ha ritrovato con i suoi 6-700 “adoratori [poi consacrata dal cardinal Petrucci nel
giorno-notte” una rinnovata vitalità, oc- 1683, aggiungo io] ed eretta a Collegiata nel
cupando un posto centrale (e non solo to- 1744”. E difatti la tela del Valeri (1701-1770)
pografico) nella vita ecclesiale della città. sopra l’altare centrale raffigura la Natività di
Maria. Dato che siamo da queste parti, no- infelice, con una Pietà in legno (opera di artiamo pure la doppia cantoria: quella a de- tigiani trentini) appoggiata su due blocchi
stra conserva un organo del 1857 che, a det- di marmo. É successo così: nella retrostante
ta degli esperti, è (cosa rara) “intatto”, non nicchia stazionava la statua dell’Addolorata
(in legni e pizzi neri), da cui usciva il veneravendo subìto manomissioni.
Facciamo ora un giro, in senso orario, nelle dì santo al seguito del “cataletto” col Cristo
sei cappelle. L’altare della prima è sovrastato morto. S’è voluta sostituirla con l’attuale
da un’imponente e fastosa scenografia ba- “Pietà”, appunto, che però era più larga della
rocca in legno, con al centro la Madonna di suddetta nicchia: cose che capitano. TroviaLoreto. Accanto alla Vergine, David e Salo- mo infine una cappella con un bel Crocifismone quali cantori-profeti di Maria reggono so, mentre la seguente presenta un moderno
due cartigli: “Diffusa es gratia/sei piena di quadro ad olio dello jesino Santaroni (altre
splendore” e “Pulchra es amica/sei bella, o sue opere a s. Sebastiano) con una originale
amica”). Attorno quattro nicchie con mez- Ultima cena ricca di simbolismi.
zobusti dei dottori della chiesa d’occidente Non resta che augurarci che qualcuno dei
(Ambrogio, Girolamo, Agostino, Gregorio: tanti che passano e sostano qui davanti
(concerti, manifestazioni culturali, sportive,
uno purtroppo s’è involato!).
Nella seguente cappella troviamo una tela politiche, mercato bisettimanale, ecc.) riesca
(del Valeri?) in cui la Madonna porge Gesù ad accorgersi del timido cartiglio in legno
bambino a s. Antonio di Padova, mentre s. posto sopra la porta d’ingresso. C’è la traFrancesco di Paola guarda attonito la sce- scrizione del cordiale invito di Gesù ai suoi:
na. Bella la tela dell’altare seguente, con una “Venite qui in disparte, in un luogo solitario,
delicata Natività attribuita a Filippo Bellini e riposatevi un poco” (Mc 6.31). Andrebbe
(1550-1609). Sul pilastro, una lapide mar- accettato se non altro per curiosità. O maroncina avverte che nei pressi giacciono le gari perché d’estate c’è fresco, e d’inverno
mortali spoglie di Margherita de’ conti Ma- un po’ di calduccio. Insieme con silenzio e
stai Ferretti Mosconi, zia dell’augusto re- tranquillità. Potrebbero magari scoprire che
gnante pontefice Pio IX, defunta a 78 anni da Duemila anni anche lì c’è Qualcuno che
nel 1847. Proseguiamo: la prima cappella li aspetta.
sulla destra presenta un assetto piuttosto
[email protected]
JESI: UN RISTORANTE AL RITMO DI ROCK’N ROLL
SAN MARCELLO: LA BIOGRAFIA DI SILVANA PIERLUCA
Vite per lo Iom
Presentata a San Marcello la biografia di Silvana Pierluca, stimata parrucchiera di Jesi, dal titolo
“Un’anima forte” di Grazia Grazi.
Si tratta della prima biografia del
progetto editoriale “Le persone
che non dimenticherò mai” ideato dalla stessa scrittrice. «L’idea
del progetto è quella di pubblicare biografie di persone che
hanno, attraverso il proprio vissuto, un messaggio importante
da trasmettere. Questo serve per
valorizzare le persone del nostro
territorio e imprimere su carta l’enorme patrimonio che hanno da
trasmettere. - le parole di Grazia
Grazi - Il mio è un invito a proporre biografie di persone della
nostra regione per farne conoscere la ricchezza». Il libro è stato
presentato tra gli ulivi dell’uliveto
Colle Nobile di San Marcello con
un alternarsi di musica e brani
recitati e cantati grazie all’attrice
Maria Costanza Boldrini e al jazz
duo Americano Bliss & Delight
composto da Massimiliano Pirani e Tommaso Uncini. Parte del
ricavato della vendita del libro è
destinato allo Iom Vallesina.
a.t.
AL VIA LA COLLABORAZIONE TRA “TEATRO DELLE MUSE” E “PERGOLESI SPONTINI”
Teatro per tutti, tutti per il Teatro
Nella conferenza stampa di lunedì 21 luglio, tenutasi nella sala della giunta del comune di Ancona, è avvenuta la presentazione dell’avvio del
rapporto di collaborazione tra le fondazioni “Teatro delle Muse” di Ancona e “Pergolesi Spontini” di Jesi presiedute dai rispettivi sindaci Valeria
Mancinelli e Massimo Bacci, oggetto di un protocollo d’intesa che verrà siglato nei prossimi giorni.
Premesso che le città di Ancona e Jesi rivestono
un ruolo di rilievo assoluto nell’offerta culturale
a livello regionale e nazionale per il notevole pregio storico-artistico e la straordinaria ricchezza
dei rispettivi patrimoni si è ritenuto opportuno
costituire strumenti e progetti di raccordo e di interlocuzione fra FPS, MUSE e CMT (“Consorzio marche di Ancona”) necessari per il coordinamento delle reciproche azioni ed iniziative sempre a vantaggio
dell’offerta culturale complessiva al pubblico. Le parti
si impegnano sin d’ora ad adoperarsi per individuare
risorse finanziarie che si rendessero disponibili e di
utilizzare soluzioni organizzative improntate alla cooperazione favorendo ogni possibile sinergia tra le rispettive strategie. La programmazione condivisa sarà
capace di generare un’autentica animazione culturale
e musicale nel territorio con offerte di qualità.
Agnese Roscioni, Pier Franco Luigi Fraboni
Foto Vincenzoni
Novità giovane in città
Un ristorante al ritmo di rock’n roll.
A Jesi è stato inaugurato ufficialmente il 13 luglio il primo American Graffiti, ventottesimo ristorante in Italia
della catena di Forlì, fondata nel
2008 da Riccardo La Corte, chef con
la passione per i mitici anni ‘50. Il
ristorante si trova nell‘area del mercato ortofrutticolo, in via Don Minzoni e il format prende spunto anche
nell‘arredo dai diner restaurants, i
ristoranti prefabbricati tipici dell‘epoca negli USA. Pavimento a scacchi
e sedie in stile vintage, targhe automobilistiche appese al muro, pompe
di benzina originali e musica rock, il
format della catena di ristorazione
già presente a Senigallia e Ancona
ha attirato nei giorni scorsi molti
estimatori della cucina americana,
ma anche italiana. Nel menù ci sono
infatti circa 120 piatti. Specialità di
carne, primi piatti, hamburgers, burritos e sandwiches, anche in versione vegetariana o vegana. Tra i dolci
gli immancabili Donuts, le ciambelle
americane sicuramente rese celebri
più da Homer Simpson che da Fonzie.
I due giovani imprenditori che si
sono affiliati alla catena in franchising sono Davide e Adriano Colangelo,
fratelli di Marotta, rispettivamen-
te di 23 e 33 anni. Davide si occupa
della gestione manageriale, mentre
Adriano, che ha già una lunga esperienza dietro ai fornelli maturata
negli alberghi e nei ristoranti della
Riviera, si occupa della cucina. I coperti disponibili sono circa 200 e la
nuova attività ha già dato lavoro a
20 addetti tutti tra i venti e i trenta
anni. “Nel futuro prossimo prevediamo anche serate con musica dal vivo,
rigorosamente rock - spiega Davide
Colangelo – e siamo già soddisfatti
dei risultati. Nella prima settimana
di apertura abbiamo avuto circa trecento clienti al giorno, con punte di
cinquecento. Siamo stati agevolati
anche dal fatto che i ristoranti America Graffiti erano già conosciuti in
diverse città marchigiane. Puntiamo
sul buon rapporto qualità prezzo,
preparando porzioni abbondanti a
prezzi comunque contenuti”.
Tra le prossime aperture di ristoranti America Graffiti ci sarà Civitanova
Marche, mentre il 30° locale aprirà
a Calcinaia (PI), poi Firenze, Empoli
(FI), Arezzo, Trecate (NO) e Vicenza.
Roberto Ceccarelli
Nella foto a sinistra Davide, a destra
Adriano Colangelo.
6 | psicologia_società
TRIBUNALE ECCLESIASTICO REGIONALE
Divorzio e nullità
Il Tribunale Ecclesiastico Regionale Piceno è tornato in attività e ha aperto il suo sedicesimo anno giudiziario il 19 marzo
scorso presso l’Auditorium “A. Marziali” di Fermo. Questo
Tribunale è stato inaugurato nel 1998 e giudica le cause di
nullità matrimoniale. La giornata si è aperta con il saluto di
mons. Luigi Conti che ricopre la carica di moderatore all’interno del tribunale ed è proseguita poi articolata in due parti: don Mario Colabianchi ha esposto la relazione sull’attività
giudiziaria dell’anno 2013 seguito dall’intervento del card.
Giuseppe Versaldi.
Nel 2013 sono state presentate 105 cause che provengono
per lo più da 4 delle 13 diocesi della Regione Ecclesiastica
Marche: Ancona-Osimo, Fermo, Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto. Sempre considerando le statistiche, nel 53% dei casi
la parte attrice della causa è una donna sui 41 anni spesso
impiegata, mentre gli uomini interessati sono solitamente
operai di circa 44 anni; il 60% delle volte la coppia non ha
figli e solo nel 24% dei casi un figlio è coinvolto nella separazione. Una causa su tre è preceduta da una sentenza di
divorzio e passano in media 7 anni tra la separazione di fatto
e la richiesta di nullità. Ma quali sono i motivi che determinano la nullità del sacramento? Di questo tema si è occupato il cardinal Versaldi. Molto spesso vengono citati problemi
di natura psichica che impediscono al partner l’assunzione
degli obblighi del matrimonio. In questo panorama rivestono un ruolo molto importante le perizie psichiatriche perché
devono valutare la capacità dell’individuo di fronte al consenso del matrimonio. Di conseguenza, verranno scelti i periti che adottino i principi dell’antropologia cristiana senza
sbilanciarsi su visioni troppo pessimistiche o ottimistiche e
che sappiano distinguere tra impossibilità e semplice difficoltà ad affrontare la vita matrimoniale. E come è possibile sciogliere un vincolo che nasce come indissolubile e per il
quale il sacerdote stesso afferma “L’uomo non osi separare
ciò che Dio unisce”? Chiarisce don Colabianchi. Bisogna ammettere che questo sacramento è efficace e può operare in
modo corretto e autenticamente cristiano solo se possiede
le qualità strutturali che le sono proprie: ed è nel caso in cui
vengano a mancare i presupposti indispensabili per la fioritura del matrimonio che si può arrivare a definirne l’invalidità.
Da qui la differenza, sottolineata dal relatore, tra divorzio
civile e dichiarazione di nullità canonica: nel secondo caso
il matrimonio infatti viene riconosciuto nullo se contratto in
una situazione priva delle basi fondamentali che avrebbero
dovuto garantirne la validità, quindi è come se il matrimonio
non ci fosse mai stato, mentre nel primo viene semplicemente dichiarata la fine del matrimonio pur ammettendo la sua
precedente validità. La casistica degli impedimenti si riduce
a tre ambiti: capacità familiare al matrimonio (età, impotenza perpetua…), avere origine da comportamenti delittuosi (ratto, abusi…) o da vincoli familiari (parentela legale,
consanguineità…). Anche la mancata forma canonica, ossia il
mancato scambio del consenso davanti al sacerdote in presenza di due testimoni, e i vizi del consenso, come incapacità psichica, concorrono all’annullamento del vincolo. Essendo questo un aiuto pastorale alla vita dei fedeli, i vescovi
italiani hanno deciso di fissare spese fisse o fasce di spesa
che limitino i prezzi che le parti sono chiamate a sostenere. Ci sono due voci: una riguarda la copertura delle spese
processuali, che ammonta a 525€ per la parte attrice e alla
metà della somma per l’altro coniuge, e l’altra riguarda l’onorario per il patrono, ossia l’avvocato che assiste la coppia
durante il processo, che varia da un minimo di 1.575,00€ a
un massimo di 2.992,00€. Nonostante l’introduzione di queste fasce di contenimento delle spese processuali si continua
a registrare un aumento delle richieste di rateizzazione ed è
sempre più frequente il ricorso al patrono stabile.
Silvia Marcucci
27 luglio 2014 | Voce della Vallesina
La mente e l’anima
colloqui con lo psicologo
Nel paradiso di Bach
di Federico Cardinali
(4)
Oggi con Bach entriamo nel suo giardino.
Lì ci sono trentotto fiori. Meglio, trentotto piante fiorite. Immaginando di fare
un giro in questo paradiso, proveremo a
incontrarne qualcuna, ascoltando quanto
ci viene suggerito dalla nostra guida. Tra
voi che leggete c’è di sicuro qualcuno che
ha già incontrato questa particolare terapia. Molti poi ne avranno sentito parlare,
almeno una volta. (Una nota prima di
andare avanti: nei fiori che troviamo in
commercio è ormai d’uso comune usare
il nome inglese della pianta, quindi man
mano che le cito, lo indico tra parentesi).
Molte delle piante del giardino di Bach
noi le conosciamo. Veri alberi come l’olmo, il noce, la quercia, il castagno, l’ulivo,
il pioppo, la vite. Accanto, fiorellini come
la rosa canina, la violetta d’acqua, il caprifoglio. E tanti altri che incontriamo nei
sentieri e nei campi.
Bach, attento al benessere della persona,
aveva compreso che questo è il risultato
di un’armonia interiore: tra corpo, mente e anima. «Quindi sarà proprio lo stato
psichico del malato a guidarci nel trovare il rimedio o i rimedi necessari». Guidato, dunque, dalla ricerca dell’armonia
nell’individuo, egli amplia il suo sguardo
fino a «riconoscere l’Unità di tutte le cose.
Il Creatore di ogni cosa – egli scrive – è
Amore, e tutto ciò di cui siamo consapevoli è, nel suo infinito numero di forme,
sempre una manifestazione di quell’Amore sia che si tratti di un pianeta o di un
ciottolo, di una stella o di una goccia di
rugiada, dell’uomo o della più umile for-
ma di vita». Con questo spirito, e con la
convinzione che è necessario «guardare
avanti perché né la conoscenza del passato né del presente è sufficiente per colui
che aspira alla verità», egli si avvicina alle
piante e ne ascolta l’Energia.
Guardiamo ora, insieme con lui, tre dei
suoi trentotto fiori. Come sceglierli?
Prendiamo due alberi già incontrati le
settimane scorse, indicati da Isaia e da
Rodolfo, l’ulivo e l’olmo. E un terzo che
pure è molto presente nelle nostre campagne, la quercia.
Vicino al fiore dell’ulivo (Olive), Bach sente che la sua energia è d’aiuto «per coloro
che hanno molto sofferto sia nel corpo
sia nella mente, e sono così stanchi, così
esauriti che sentono di non essere più in
grado di compiere alcuno sforzo. E la vita
quotidiana diventa solo una dura fatica,
priva di ogni piacere». Ricordate? Il monaco Rodolfo lo indica come «simbolo di
pietà e di pace, di gioia e di consolazione.
Per allietare il volto tuo e degli altri. Consolando con le opere di pietà coloro che
sono in lacrime». Ed è così grande la sua
energia che il Dio di Isaia lo mette tra gli
alberi che pianterà nel deserto. A simbolo
di rinascita.
L’olmo (Elm). Qui la persona sembra
sulla buona strada, ma ora arriva una
salita. Ripida, dura. Improvvisa. E l’olmo,
che «non è lodato perché alto o ricco di
frutti, ma è pur sempre utile come sostegno», così ne parlava Rodolfo, diventa
per Bach un aiuto «per coloro che stanno compiendo un buon lavoro, stanno
seguendo la loro vocazione e sperano di
fare qualcosa d’importante per il bene
dell’umanità. A volte [però] possono attraversare dei periodi di depressione nei
quali hanno la sensazione che il compito
intrapreso sia troppo difficile e vada oltre
le possibilità di un essere umano».
E la quercia (Oak)? Che pure abita le
nostre terre e ci regala una bellissima
ombra quando il sole brucia? Il suo fiore è di aiuto e sostegno «per coloro che
lottano e si battono energicamente per
guarire o per risolvere i problemi della
vita quotidiana. Perseverano, tentando
una cosa dopo l’altra, anche se il loro
caso può sembrare senza speranza. Sono
scontenti di sé quando una malattia interferisce con i loro doveri e con l’aiuto
che vogliono arrecare agli altri. Sono
persone coraggiose, che combattono
contro grandi difficoltà senza mai perdere la speranza o diminuire l’impegno».
Ma corrono il rischio di non misurare
l’energia di cui dispongono, e dimenticano che anch’essi, come ogni altro essere
umano, hanno bisogno di momenti in
cui fare rifornimento.
Non voglio aggiungere parole mie a quelle di questo medico che nella sua professione ha saputo coniugare scienza e spiritualità. Ci salutiamo, quindi, con altre
parole sue: «Come possiamo aiutarci da
soli? (…) Dobbiamo solo isolarci qualche
minuto ogni giorno in un luogo che sia il
più tranquillo possibile e qui, senza essere
disturbati, seduti o sdraiati, fare il vuoto
nella nostra mente e pensare con calma al
nostro compito nella vita. Ci accorgeremo
ben presto di ricevere un grande aiuto in
momenti simili, come se ci venissero date
delle indicazioni e delle conoscenze illuminanti per il nostro cammino».
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
MACINE: PARROCCHIA SANTA MARIA DEL CAMMINO
“Per essere più vicini”
notizie_brevi
26 luglio: serata in terrazzo a
Castelplanio
Per il 4° anno si svolgono a Castelplanio,
a cura delle suore del centro di spiritualità, due serate “In terrazzo”. Il programma
prevede una cena a buffet alle 20 e a seguire l’incontro. Sabato 26 luglio si discuterà di “Femminicidio: chi dà da mangiare al
lupo?” con suor Anna Maria Vissani e la psicoterapeuta Simona Cardinaletti del “Centro Antiviolenza sulla donna” di Ancona.
Incontro successivo il sabato 23 agosto sul
tema “La coerenza è ancora una virtù?”:
don Mariano Piccotti ne parla con il prof.
Massimiliano Colombi, sociologo dell’Istituto Teologico Marchigiano di Ancona.
La parrocchia S. Maria del Cammino
ringrazia sentitamente la Fondazione
Cassa di Risparmio di Jesi, che ha finanziato il progetto di istallazione di
una pedana per il trasporto di disabili
su un pulmino messo a disposizione
alla Parrocchia dal Parroco. Questo
mezzo già a disposizione della parrocchia, con questo importante accessorio sarà utile anche a chi ha difficoltà
a deambulare. Ci aiuterà a colmare la
distanza tra coloro che spesso restano
chiusi nei propri ambienti familiari, e
non possono partecipare alla vita so-
ciale e comunitaria, e le varie iniziative
parrocchiali. Il fatto che sia a disposizione della Parrocchia consentirà l’utilizzo alle varie realtà pastorali più che
ad una singola associazione, così da
rendere più utile questo progetto: con
l’ausilio dei volontari dell’Unitalsi, del
progetto “Caffè Alzheimer”, e i singoli
anziani che vorranno partecipare alle
celebrazioni, potranno esperimentare
l’aiuto in un territorio dove la viabilità
non consente un loro spostamento su
carrozzina.
Don Gianfranco Ceci
2 agosto: in cammino con Tobia
L’Ufficio per la pastorale delle Vocazioni
della Diocesi di Jesi propone “In cammino con Tobia”. I prossimi incontri saranno
il 2 agosto, il 23 agosto e il 30 agosto, a
partire dalle 18 presso il centro pastorale
diocesano di via Lorenzo Lotto a Jesi. L’organizzatore don Marco Micucci spiega che
«con tutti i giovani “in ricerca” leggeremo
insieme, dalla Sacra Scrittura, il libro di Tobia, lasciandoci accompagnare anche noi
nel suo viaggio alla scoperta della nostra
identità».
vita_ecclesiale | 7
Voce della Vallesina | 27 luglio 2014
La chiesa locale
a cura di
don Corrado Magnani
[email protected]
Il diario
del vescovo
Gerardo
27 luglio 2014
17A Domenica
del tempo ordinario
Giovedì 24 luglio
Ore 9.30: Riunione dei Sacerdoti di Jesi
Dal Vangelo secondo
Matteo (13,-44-52)
Sabato 26 luglio
Ore 9: Maiolati, S. Messa e Visita alle Suore di
Sant’Anna di T.
Ore 18: S. Apollinare, S. Messa e inaugurazione
della Chiesa restaurata
Domenica 27 luglio
Ore 11.15: Parr San Giuseppe, S. Messa conclusiva
del Campo missionario
Ore 18.30: Collina di S. Maria N. S. Messa e inaugurazione mosaico della Chiesa
Ore 21: Incontro a carattere vocazionale
Martedì 29 luglio
Ore 15-19: Il vescovo riceve in Duomo per Confessioni o colloqui
Giovedì 31 luglio
Ore 15: San Cassiano, visita e Confessioni al campo ACR
Sabato 2 agosto
Ore 18: Angeli di Rosora, S. Messa nella festa patronale
Domenica 3 agosto
Ore 9: Sant’Apollinare, S. Messa
Ore 11.30: Maiolati Spontini, S. Messa conclusiva
degli Esercizi Spirituali,
Ore 18.30: Moie, S. Messa nella festa dell’Unitalsi
Ore 21: Incontro a carattere vocazionale
Oggi sposi
27 luglio: Matteo Mancini
e Noemi Rango a Castelbellino.
La parola della domenica
Dal Vangelo secondo Matteo 13,44-52
Gesù disse alla folla: “Il regno dei
cieli è simile a un tesoro nascosto
in un campo: un uomo lo trova e lo
nasconde di nuovo, poi va, pieno di
gioia,vende tutti i suoi averi e compra
quel campo. Il regno dei cieli è simile
a un mercante che va in cerca di perle preziose: trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi
e la compra. Il regno dei cieli è simile
a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci: quando è
piena, i pescatori la tirano a riva e poi,
sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei
canestri e buttano via i cattivi. Così
sarà alla fine del mondo. Verranno gli
angeli e separeranno i cattivi dai buoni
e li getteranno nella fornace ardente,
dove sarà pianto e stridore di denti…”.
Il tesoro nel campo
Cosa succede quando il Regno di Dio soffrire. Ma il Dio nostro è “il Pazien- tante e preziosa da comprare, da accoirrompe nella vita di un popolo, di una tissimo”.
gliere, da custodire, perché è il LUOGO
famiglia, di una persona? Cosa capita
DOVE DIO ABITA, SI FA TROVARE
ad una creatura umana quando s’im- “TROVATO IL TESORO NEL CAM- E SI DONA. Il tesoro (=Dio) qualifica il
batte, anche senza volerlo, con un Dio PO, LO NASCONDE DI NUOVO…” campo (= la nostra terra in cui viviamo).
che le rimette in gioco tutta la vita, (versetto 44)
dandole consistenza e pienezza?
C’è una logica paradossale in questo: “PIENO DI GIOIA, VENDE TUTLe prime due parabole di Gesù presen- non si capisce perché il bracciante agri- TO…” (versetto 44): Sono sottolineate
tano e descrivono la reazione a questa colo nasconda di nuovo il tesoro trovato la decisione radicale della scelta e la
sorpresa di Dio di due personaggi (un per caso e perché sia necessario com- gioia che accompagna la vendita di
bracciante agricolo e un mercante di prare il campo per godere del tesoro tutto ciò che si ha, appunto, la gioia.
perle), in parte diversi tra loro, ma che stesso. Forse non è un tesoro di monete Spesso noi cristiani, che diciamo di
compiono una sequenza di azioni e de- d’oro da portare via da solo. Il tesoro è aver scoperto il tesoro nella nostra
cisioni comuni: la scoperta, anche ina- un tutt’uno col campo. Per portarlo via vita e confessiamo di aver “comprato
spettata, di qualcosa di grande, che dà bisogna comprare il campo. Uscendo il campo” (= di aver impegnato tutte
significato alla propria vita, rappresen- dalla metafora: il tesoro (= Dio e il suo le risorse di vita) per seguire Gesù
tato da un tesoro e da una perla prezio- progetto d’amore per il mondo) non fa diamo la sensazione di essere persone
sa (non si dice che sia la più bella); la parte della nostra mercificazione, non tristi, sfortunate, frustrate che hanno
decisione radicale di vendere tutto; la è oggetto di baratto, ma è qualcosa che combinato un pessimo affare con Dio
gioia in quest’operazione; e infine l’ac- è unito strettamente al campo (= la vita o addirittura siamo stati clamorosaquisto di quel bene per il quale si è so- di ognuno, la famiglia, la parrocchia, la mente imbrogliati. I credenti in Gesù
comunità civile). Il Regno di Dio, rap- e la sua Parola sono le persone della
gnato e lavorato tanto tutta la vita.
Per avere ciò che è essenziale per la presentato da quel tesoro, è qualcosa di scoperta gioiosa; non sono persone
vita è necessario lasciare tante cose che concreto nella nostra vita; è nel “fondo” della rinuncia, del sacrificio, della vita
sembrano saziare la nostra fame di es- della vita. Non c’è bisogno di andarlo mortificata. L’abbandono di ciò che
sere (non di avere) e sanno placare le a cercare di qua o di là (Gv. 4, 20-24). non è essenziale è il “prezzo” da panostre paure. Ma non possono dare ciò Dio (e il suo Regno) è quel tesoro, quel- gare gioiosamente: non il fine dell’eche promettono.
la perla che dà senso profondo, che dà sperienza cristiana. I cristiani non
Ci sono scelte che occorre fare senza sapore e gioia ad una vita intera. Non sono creature della rinuncia, ma della
pensarci troppo, sperando magari che è possibile goderne senza “comprare” il preferenza a Qualcuno. Non si sono
Dio si adegui ai nostri calcoli e proget- campo, cioè senza prendersi cura del- complicati la vita, non hanno perso
ti. Quando s’inizia a pensarci troppo è la propria vita. Dalla parabola si può qualcosa: hanno trovato Qualcuno e,
perché si tentano soluzioni intermedie, dedurre che il campo (= la nostra vita in Lui, tutto ciò che rende preziosa e
di compromesso, che non fanno tanto reale, quotidiana) sia la cosa più impor- bella la vita.
AVULSS – UNA BELLISSIMA GIORNATA A SENIGALLIA PER I PARTECIPANTI AL CENTRO “DIVERTIRSI INSIEME”
Star bene, anche al museo della Mezzadria
Martedì 27 maggio gli ospiti del Centro Avulss “Divertirsi
Insieme”, i loro familiari ed amici, hanno trascorso una
giornata molto particolare e colma di soddisfazioni.
La visita al “Museo della Mezzadria e dell’Agricoltura”
ha suscitato in tutti nostalgia e personalissimi ricordi,
esperienze di un vissuto del loro passato. Accompagnati
poi al ristorante “Beach Bar” sul lungomare di
Senigallia, sono stati accolti molto cordialmente dal
titolare che ha servito un pranzo, a base di pesce,
gustoso e abbondante, in un clima di grande allegria.
Il ritorno a casa è stato accompagnato da canti e da
testimonianze di gratitudine nei confronti dei volontari
Avulss che curano con vero amore lo “star bene” degli
amici che, nonostante l’età e le proprie fragilità hanno
sempre voglia di vivere esperienze nuove.
Voce
dellaVallesina
SETTIMANALE DI ISPIRAZIONE
CATTOLICA DELLA DIOCESI DI JESI
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27 luglio 2014 | Voce della Vallesina
ASSOCIAZIONE NOI OPERATORI DI PACE: INCONTRO CON DON VITTORIO
Risorti già ora con lo stile di vita
Sabato 31 maggio, in Duomo presso la sala della Confraternita, l’Associazione Noi Operatori di Pace
ha svolto l’incontro sul tema: “La
Rivelazione della Resurrezione”.
Il tema è stato svolto da don Vittorio Magnanelli parroco di S.
Francesco di Paola. Il relatore per
trattare l’argomento è ricorso a
delle raffigurazioni artistiche con
particolare riferimento all’arte sacra. Particolare rilievo il relatore
ha dato al quadro di Piero Della Francesca, la Resurrezione di
Cristo, dipinto eseguito nel 1465.
In questo quadro famoso (molti senz’altro lo ricordano) si vede
Cristo emergere dal sepolcro tenendo in mano una bandiera con
una croce rossa su uno sfondo
bianco. Gesù impugna l’asta a
modo di vincitore e (ha aggiunto il
relatore) come san Giorgio uccide
il drago così Cristo uccide il drago
del “demonio – morte”. Accanto a
Gesù sono raffigurati quattro sol-
dati e uno di loro ha sullo
scudo l’iscrizione SPQR, la
quale sta a indicare come
le forze del mondo (SPQR
è per l’Impero Romano e
la città di Roma, chiamata
nell’Apocalisse “Babilonia la grande prostituta) hanno scatenato i
popoli contro il Signore e il suo
Cristo, dal momento che queste
forze sono indifferenti e chiuse
alla luce di Cristo, come afferma
il versetto del vangelo di Giovanni: “La Luce è venuta nel mondo,
ma il mondo ha preferito le tenebre alla luce (Gv 1)”. Nel corpo di
Cristo si notano ancora le ferite,
nell’Apocalisse l’Agnello è sgozzato ma in piedi, perché risorto.
Gesù nel quadro ha un volto solenne, maestoso ma anche mite e
dolce. La luce nel dipinto la notiamo venire dalla nostra sinistra
che è la parte destra di Cristo,
cioè quella posta a Oriente. Cristo
è la luce che sorge ogni giorno. In
Lui la Divinità si è incarnata, Egli
è la sintesi di tutto il creato. Il
manto di Gesù è rosa - ha osservato don Vittorio - anche l’aurora
del mattino è rosa. L’utilizzo di
questo colore, non a caso, ci vuol
indicare che Cristo è la primizia,
poi noi risorgeremo. La morte è
stata sconfitta da Gesù ma occorre che anche l’Umanità possa risorgere. Mentre sul lato sinistro
del quadro (per chi guarda) è rappresentato un paesaggio invernale, su quello destro il paesaggio è
Riflessioni dell’Associazione
Noi Operatori di Pace
La resurrezione è importante
per molti, tanto è vero che è raffigurata da vari artisti, come don
Vittorio Magnanelli ha evidenziato. Ne deriva che l’amore e la carità sono atti importantissimi che
gli uomini compiono per meritare
una resurrezione di vita e non una
resurrezione di condanna. Come
ha scritto San Paolo, se Gesù non
fosse risorto vana sarebbe la nostra
fede e potremo non essere motivati
a compiere gesti di carità e di amore. A riprova che quanto ha detto
Cristo è vero, sta anche il fatto che
la nostra resurrezione non avverrà
solamente alla fine del mondo, ma
inizia già adesso, quando ascoltando il suo insegnamento risorgiamo
spiritualmente e costatiamo che
viviamo più intensamente e meglio.
Così come la morte spirituale, non
quella del corpo, che è destinato
a risorgere in ogni caso, inizia già
adesso, quando scegliamo di orientare la nostra vita perseguendo in
maniera disordinata e senza limiti
la ricchezza, il potere, la corruzione; tutte cose che non ci portano né
la pace né la serenità.
A cura di Sergio Togni
2014
Lidia Ianni
Gino Luconi
Lo ricordano sempre con amore e
con affetto la moglie Anna Maria Bilovi, i figli Catia e Damiano e i nipoti
Agnese, Sofia, Federico.
Una Santa Messa in sua memoria
sarà celebrata presso la chiesa
di San Giuseppe a Jesi il 9 agosto
alle 18,30
notizie_brevi
25 luglio: al centro
di spiritualità
di Castelplanio
Per aumentare la consapevolezza di
noi stessi e di ciò che ci circonda le
suore del centro di spiritualità “Sul
monte” di Castelplanio organizzano
per venerdì 25 luglio dalle 21 alle
23 un incontro di spiritualità sulla
consapevolezza e sulla fiducia. Filo
conduttore della serata le parole
di Sant’Agostino: «le persone viaggiano per stupirsi delle montagne,
dei mari, dei fiumi, delle stelle. E
passano accanto a se stesse senza
meravigliarsi».
1 agosto:
incontro conviviale
per gli Adoratori e le loro
famiglie
Il 3 agosto Santa Maria della Neve
della fede. Domenica 3 agosto in
occasione della ricorrenza di Santa
Maria della Neve, vi sarà celebrata
la Santa Messa alle 10. L’associazione Templari cattolici d’Italia deside-
2011 10 agosto
Ricordo
primaverile. Cristo con la
resurrezione ha iniziato
la riconquista del mondo
ma gli effetti della sua resurrezione devono ancora
manifestarsi pienamente.
LA CHIESA DEGLI AROLI DI MONSANO DI NUOVO RIPARATA
È con immenso orgoglio che posso dire
che si è provveduto
a sistemare ciò che il
vile furto aveva danneggiato. Con la collaborazione del Comune di Monsano si
sono ripristinati i discendenti dei canali di
gronda del tetto. Ora
è ritornato tutto come
prima del furto. La
nostra chiesetta che
fin dal 1050 (datazione riportata dal Can.
Annibaldi, nel libro Santa Maria
de Lauriola) ha resistito a tante sfide sia del tempo che degli uomini,
adesso è di nuovo in sesto, pronta
e solida, come un antico testimone
Anniversario
ra ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a riparare la Chiesa
di S. Maria degli Aroli di Monsano.
Duilio Ricci
Templari cattolici d’Italia
notizie_brevi
27 luglio: la Terra dei Fioretti a Mombaroccio
25 luglio – 4 agosto: XXIV Marcia francescana
Al Santuario del Beato Sante di Mombaroccio domenica
27 luglio alle 19,30 sarà proposto il concerto “La Terra
dei Fioretti”, cantata per soli, coro, oboe, tromba e organo con musica e testi di padre Armando Pierucci. Si
esibiranno l’ensemble Francesco Tomassini diretto dal
maestro Mirco Barani, il soprano Maria Abbate, il mezzosoprano Isabella Conti e il baritono Lucio Mauti accompagnati all’oboe da Luciano Franca, alla tromba da Luigi
Faggi Grigioni e all’organo da Nunzio Randazzo. Info: tel
0721 471122. È una proposta.
Dal 25 luglio al 4 agosto i Frati Minori delle Marche organizzano anche quest’anno la marcia francescana a piedi verso
Assisi attraverso la terra dei fioretti. È una forte esperienza
di vita con un programma impegnativo spiritualmente e fisicamente, una proposta fortemente alternativa rivolta ai giovani dai 16 ai 30 anni che ha come mèta la festa del Perdono
di Assisi il 2 agosto entrando nella Porziuncola a Santa Maria
degli Angeli. Partendo da Loreto le tappe di quest’anno saranno: Ascoli Piceno, Castignano, Comunanza, Montefortino,
Sarnano, Caldarola e poi trasferimento ad Assisi.
Un invito per gli Adoratori e per
quanti, in qualsiasi modo, hanno
collaborato per la Festa del Corpus
Domini del 22 giugno scorso. «Tutto è stato possibile per l’impegno
– scrive don Gianni Giuliani nell’invito - messo nell’allestimento della mostra dei pannelli eucaristici,
nella realizzazione delle composizioni floreali artistiche, nella processione, nella condivisione della
cena e nella riflessione dopo cena
in piazza della Repubblica. È opportuno che ci ritroviamo per riflettere su quanto è stato realizzato in
modo che ognuno possa esprimere
le proprie impressioni e dare suggerimenti.» L’incontro sarà venerdì
1 agosto presso la Parrocchia della
Madonna del Divino Amore dalle
19,30. Informazioni presso la chiesa
dell’Adorazione.
Voce della Vallesina
Per i ricordi
delle persone care
0731.208145
In una calda domenica d’estate, lo
squillo del telefono, una notizia che
nessuno di noi avrebbe voluto avere… cara Lidia tu non eri più fisicamente con noi. Smarrimento, dolore
e tristezza hanno invaso i cuori di
quanti ti hanno conosciuta, amata,
stimata. Sei entrata nella famiglia
Avulss 25 anni fa e nel festeggiamento dell’Ottobre scorso hai ricevuto
un piccolo riconoscimento per la fedeltà e disponibilità dimostrata nel
servizio continuo ed amorevole svolto a favore degli ospiti della locale
Casa di Riposo. Grande amica dal carattere riservato, ma sempre solare
e socievole, ti ringraziamo per tutto
ciò che ci hai donato e per l’insegnamento di amore ed altruismo che ci
hai lasciato. Certi che ora ti trovi tra
le braccia misericordiose di Dio e che
dall’alto ci starai sempre vicina, continua in” modo diverso” a sostenerci
nel servizio d’amore che svolgiamo
verso i fratelli nella sofferenza e ad
amarli come tu hai saputo amare. Rimarrai sempre nei nostri cuori.
I Volontari Avulss di Jesi
Con la discrezione e la riservatezza
che l’hanno caratterizzata ha lasciato la comunità parrocchiale di
San Francesco di Paola di Jesi per la
quale si è adoperata nel servizio della pulizia della chiesa, per la mensa
serale della San Vincenzo, per l’annuale pesca di beneficienza.
Giannetta, Rodolfo, Giovannino…
Anniversario
1988 agosto
2014
Dott. Francesco Martini
Nel ventiseiesimo anniversario della scomparsa del titolare della nota
farmacia di Jesi la moglie Alba, i figli,
i nipoti Edoardo e Francesco e i congiunti tutti pensano a lui con sentito
rimpianto e grande amore.
Il 2 agosto alle 18.30 nella Chiesa
Regina della Pace sarà celebrata una
Santa Messa in ricordo di Francesco
Martini.
pastorale | 9
Voce della Vallesina | 27 luglio 2014
TANTI BAMBINI AL CENTRO ESTIVO MASCHILE DI SAN GIUSEPPE
Un’opera utile di integrazione
Con lo spettacolo “Cenerentola”
portato in scena al teatro dell’ex
seminario di via Lotto, si era
concluso sabato 5 luglio il centro
estivo maschile della parrocchia
San Giuseppe. Un appuntamento oramai tradizionale quello che
per quattro settimane, dal 9 giugno al 4 luglio, ha radunato ben
118 bambini dai sei ai quattordici
anni provenienti non solo da San
Giuseppe ma da tutta la città di
Jesi ed anche da alcuni paesi della
Vallesina.
Ogni mattina dalle ore 8 alle 12,
dal lunedì al venerdì, i bambini
hanno avuto la possibilità di partecipare a giochi di squadra orga-
nizzati dai loro animatori ed alla spiegato i responsabili del centro
fine del centro estivo, si è svolta – Vanno ringraziati tutti gli anila premiazione dei vincitori. Non matori, compresi Paolo, Giuseppe
sono mancati anche i momenti di e Miranda per la loro disponibile
riflessione e di preghiera, condot- collaborazione e la cordialità nei
ti dal seminarista Federico Rango. rapporti con le famiglie. Un rinIl centro estivo maschile, che ha graziamento particolare va fatto
trovato nell’ex seminario di via alla Madonna per la protezione».
Lotto la sua sede ideale le per pro- Come detto, l’atto finale è stato lo
prie attività, sta anno dopo anno spettacolo “Cenerentola”, che ha
consolidando sempre di più la sua radunato tutti e tre i centri: quelopera di integrazione. Quest anno lo maschile del seminario, quello
erano presenti ragazzi di etnie femminile dislocato a San Giumolto diverse: albanesi, bulgari, seppe e quello del Divino Amore.
filippini, marocchini, nigeriani, Alla serata era presente anche il
rumeni e siriani. «Avevamo l’un- parroco don Giuliano Fiorentini.
dici per cento di stranieri, mentre
foto Ubaldi
l’anno scorso erano l’otto – hanno
Giuseppe Papadia
SAN GIUSEPPE E DIVINO AMORE HANNO SALUTATO LUCIA E BARBARA
MONTEROBERTO: SABATO 26 LUGLIO DALLE 17,45
Riapre Sant’Apollinare
Il 26 luglio la chiesa di S.
Apollinare a Monte Roberto
sarà riaperta al culto, dopo il
rifacimento del tetto, crollato
nel 2012, e tornerà ad assolvere al proprio ruolo nella
vita della comunità. La chiesa
fa parte di un’abbazia, le cui
origini vengono fatte risalire a prima del Mille, mentre
l’intitolazione a S. Apollinare,
vescovo di Ravenna, sembra
essere un eco della dominazione ravennate-bizantina
nella zona, nei sec. VI e VII.
L’abbazia tocca il culmine
della propria importanza tra
Trecento e Quattrocento, quando sec.) L’affresco raffigura la Madoncomincia un lento declino. Il com- na col Bambino tra i Santi Apolliplesso ha avuto numerosi restauri, nare e Antonio Abate ed una Cronon tutti rispettosi della fisionomia cefissione nella lunetta, ed è stato
dell’edificio: al restauro del 1928, ad attribuito ad Arcangelo di Andrea
esempio, si devono il campanile e di Bartolo da Jesi (+1518). gli archetti della facciata. Restauri La cerimonia si aprirà alle 17.45
più recenti (1968 e 1974) sono stati con il saluto delle autorità, tra cui
più rispettosi della fisionomia ro- il Sindaco Gabriele Giampaoletti,
manico – gotica del complesso. La cui seguirà una breve relazione tecchiesa viene edificata nel XIII seco- nica sui lavori, relatrice l’architetto
lo, è a navata unica con copertura a Barbara Serrani, autrice del procapriate; l’interno è semplice, e pre- getto. Alle 18.00 S. Messa officiata
senta un solo affresco, nella zona dal vescovo Gerardo Rocconi, cui
dell’abside. Questo affresco, che ri- seguirà alle 19 il concerto del duo
sale al 1508, è stato scoperto duran- “Le Rosse” a cura dell’Associazione
te il restauro del 1974, rimuovendo Organistica Vallesina Onlus. Il duo
il sovrastante dipinto ad olio (XVIII è composto dai Maestri Giovanna
Franzoni e Chiara Vidotto, che si
esibiranno nel seguente repertorio:
Anonimo, sec. XVI: Celtic Drums
and pipes; Melodia sec. XV, canone
di L. Zacconi: Ego sum pastor bonus; R. Jones, sec. XVI: Sweet Kate;
degli affanni della vita”. Il coman- F. Landini, sec. XVI: Ecco la pridamento dell’amore dal Vangelo di
mavera; N. Harrigan – D. Brahan,
Giovanni aveva invece, coinvolto Ste- sec. XIX: The Mulligan Band; J. L.
Malloy – Anonimo, sec. XIX: The
fania Marchetti. “Era il Vangelo della
Kerry Dance; Anonimo, sec. XIV:
mia consacrazione ed il programma
della mia vita: donare la vita agli al- Schiarazula marazula; Anonimo,
sec. XV: God rest Ye merry, Gentlemen; Anonimo, sec. XV: Tourdion;
Anonimo, sec. XVI: Pastime with
good company; Anonimo, sec XIV:
Ninna nanna.
“Una scelta di maturità per incontrare il Signore”
“Io ti sarò accanto, sarò con te, per
tutto il tuo viaggio, sarò con te”. Sulle note di “Canto dell’Amore” al termine di una semplice celebrazione
eucaristica le comunità parrocchiali
di San Giuseppe e del Divino Amore
martedì 15 avevano salutato ed accompagnato la jesina Lucia Barchi e
la bresciana (ma oramai jesina d’adozione) Barbara Franchini, le due giovani dell’oratorio “Don Bosco” partite
il 17 luglio per la missione in Perù. La
chiesa di San Giuseppe era piena di
amici e conoscenti delle due ragazze, che avevano scelto come letture il
brano sulla carità tratto dalla lettera
di San Paolo ai Corinzi ed il coman-
damento dell’amore, preso dal Vangelo di Giovanni. Nella sua omelia il
parroco don Giuliano Fiorentini si era
soffermato «sulla capacità di lasciare
tutte le sicurezze per cercare ciò che
la sicurezza non ci dà – era stata la
sua riflessione - Ma c’è la sicurezza di
incontrare l’Amato. Scorgo nelle loro
scelte la maturità ed il desiderio del
volto di Dio. Il Signore ci ha cercato,
ha posto la sua tenga in mezzo a noi
e cerca in ogni uomo un riparo. Che
questa Parola vi accompagni nei giorni più difficile quando non ci sarà un
posto dove piazzare le tende».
Come in una grande celebrazione della Parola, il parroco aveva lasciato
spazio a chiunque avesse il desiderio
di condividere le riflessioni due due
famosi brani del Nuovo Testamento.
Non erano mancati gli spunti personali, come aveva ricordato la signora Valeria, mamma di Lucia. “Per il nostro
matrimonio avevamo scelto proprio
questa lettera di Paolo. Pensavamo
che l’avremmo realizzata nella nostra vita di coppia. Barbara e Lucia
ci hanno ricordato oggi che rischiamo
di perdere la nostra Fede per colpa
tri ed a Dio – aveva ricordato – Sono
parole che mi fanno battere il cuore
ed auguro a Barbara e Lucia di incontrare Dio, che donerà a loro tutto ciò
che desiderano”.
Terminata la messa, concelebrata anche da don Mario Massaccio, parroco
del Divino Amore e da don Marco Micucci, vice parroco di San Giuseppe,
la serata era proseguita nei locali
parrocchiali con il saluto, tra il serio
e il divertito, degli amici dell’oratorio “Don Bosco” e di tutti i volontari della parrocchia. Alle due giovani
erano stati regalati proprio degli zaini, utilissimi per la loro esperienza in
Perù.
Giuseppe Papadia
Giovanna Franzoni si diploma
giovanissima al conservatorio di
Parma, con il massimo dei voti e
la lode. Svolge un’intensa carriera concertistica, ed è stata solista
al Rossini Opera Festival (2005) e
con l’Orchestra del Comune di Bologna (2009). Oltre all’organo, suona l’armonium (possiede una copia
del 1860), la spinetta e l’organo
portativo, che suonerà in occasione del concerto.
Chiara Vidotto, cantante e strumentista, ha affiancato agli studi tradizionali in canto, didattica
della musica e viola da gamba, lo
studio di strumenti come l’arpa
celtica, il dulcimer, il bouzouki irlandese (cittern), l’autoharp, il violoncello e la chitarra. All’attività
concertistica, la Vidotto ha sempre
affiancato l’attività didattica, e si è
laureata in Didattica della musica.
In questo concerto suonerà, tra gli
altri il dulcimer, il bouzouki e l’arpa celtica.
A cura di Marina De Luca
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27 luglio 2014 | Voce della Vallesina
LOURDES: DAL 14 AL 20 LUGLIO PELLEGRINAGGIO REGIONALE MARCHIGIANO CON L’UNITALSI
La gioia della conversione: i pellegrini come i due di Emmaus
«Da 110 anni la vostra associazione
si dedica alle persone ammalate o
in condizioni di fragilità, con uno
stile evangelico. La vostra opera
non è assistenzialismo o filantropia, ma annuncio del Vangelo della
carità, è ministero della consolazione. E questo è grande: la vostra
opera è evangelica, è il ministero
della consolazione. Penso ai tanti soci dell’Unitalsi sparsi in tutta
Italia: siete uomini e donne, mamme e papà, tanti giovani che, mossi
dall’amore per Cristo e sull’esempio del Buon Samaritano, di fronte alla sofferenza non voltate la
faccia dall’altra parte. E questo di
non voltare la faccia è una virtù:
andate avanti con questa virtù! Al
contrario, cercate sempre di essere sguardo che accoglie, mano che
solleva e accompagna, parola di
conforto, abbraccio di tenerezza.
Non scoraggiatevi per le difficoltà
e la stanchezza ma continuate a
donare tempo, sorriso e amore ai
fratelli e alle sorelle che ne hanno
bisogno. Ogni persona malata e
fragile possa vedere nel vostro volto il volto di Gesù; e anche voi possiate riconoscere nella persona sofferente la carne di Cristo». Queste
le parole rivolte da Papa Francesco
ai partecipanti del pellegrinaggio
dell’UNITALSI durante l’udienza
tenuta il 9 novembre 2013 in aula
Paolo VI. Con questo discorso, ripetuto dal presidente dell’Unitalsi
Marche Giuseppe Pierantozzi al
termine della Messa di apertura nella chiesa di S. Bernardette a
Lourdes, è iniziata per tanti volontari e malati l’esperienza del pellegrinaggio regionale marchigiano
che si è svolto dal 14 al 20 luglio.
Le giornate sono trascorse a ritmo
serrato tra servizio ai malati e preghiera, tra raccoglimento e assistenza ai barellati: le dame, i barellieri e i volontari si sono impegnati
sia durante il viaggio che durante
la permanenza a Lourdes per accudire i malati, accompagnarli alle
celebrazioni e su per le salite e discese della Via Crucis, farli bagnare nelle piscine. La fatica e la stanchezza si sono fatte sentire, ma
sono state alleviate dalla gioia del
mettersi a servizio dei più deboli
e dalla riconoscenza che essi mostravano di rimando. È cresciuta la
consapevolezza di essere fortunati
e di avere qualcosa in più, qualcosa
da condividere con gli altri. Il pellegrinaggio di quest’anno è stato
incentrato sul tema “La gioia della
conversione”: conversione significa cambiamento, fiducia, fede. Il
vescovo di Ascoli Piceno Giovanni
D’Ercole prende spunto dal passo
del vangelo di Luca che parla dei
discepoli di Emmaus per spiegare
perché la conversione è gioia. Due
discepoli si allontanano, tristi e
delusi, da Gerusalemme dopo la
morte di Gesù diretti ad Emmaus:
sulla strada che conduce al villaggio incontrano Gesù in veste di
viandante che si fa loro vicino e
chiede la ragione della loro tristezza. I discepoli allora gli raccontano
cosa è successo pochi giorni prima
a Gerusalemme ma Gesù comincia a spiegare loro tutte le scritture
dei profeti che si riferivano a Lui.
Arrivati ad Emmaus, i due discepoli chiedono al viandante di rimanere con loro e lo riconoscono
nello spezzare il pane appena prima che scompaia dalla loro vista.
Rincuorati e pieni di gioia, i discepoli tornano subito a Gerusalemme a riferire agli Undici ciò che
era accaduto loro. Questo brano
è la metafora della conversione: i
discepoli partono dalla città della
tristezza e dell’incredulità per arrivare a quella della gioia e della
fede. Ma nel cammino della conversione, del cambiamento, è stato
necessario un incontro: l’incontro
con il Signore che ci accompagna
nel riconoscerlo e che si manifesta nel volto dei più deboli e dei
sofferenti. A questo punto i discepoli “senza indugio”, dice il Vangelo, tornano a Gerusalemme ad
annunciare ciò che hanno visto, ad
evangelizzare coloro che non hanno incontrato la luce del Signore,
a condividere la loro esperienza
di incontro con Dio, a contagiare
con la loro gioia tutti. Ed è proprio
questa gioia e questa felicità che i
pellegrini hanno cercato di comunicarsi reciprocamente alla luce di
Maria. Ciò che colpisce a Lourdes
è la varietà delle etnie presenti: si
passa da francesi a tedeschi a spagnoli a inglesi fino ad arrivare a
giapponesi. Ed è partecipando alla
Messa internazionale nella basilica
sotterranea di S. Pio X che si può
constatare il carattere universale della Chiesa, che la Chiesa non
ha confini, che la realtà nella quale vive il cristiano è ben più ampia
della parrocchia e della diocesi
alla quale appartiene, che siamo
chiamati ad annunciare il Vangelo
a tutti in quanto tutti siamo figli
di Dio e partecipi della sua Resurrezione. Rimanendo all’interno
della Basilica che ha la forma di
un’immensa chiglia di una nave
rovesciata, si ha l’impressione di
essere naufraghi che sperano nella misericordia e nel soccorso di
Dio: questa è la condizione che
condividiamo, quella del naufrago che, immerso nel peccato e
nelle cose terrene, anela al cielo
e alla salvezza. Uno dei momenti
più suggestivi del pellegrinaggio è
stata la processione “aux Flambeaux”, ovvero con le torce, che ogni
sera alle 21 parte dalla Chiesa di
S. Bernardette e percorre tutto il
viale davanti alla basilica del Rosario per poi fermarsi nello spiazzo davanti alla stessa dove i pellegrini recitano il rosario e al canto
dell’Ave Maria alzano i ceri che
tengono in mano creando una linea luminosa che passa sopra tutta la fila di pellegrini partecipanti.
La condivisione di esperienze di
vita e il servizio sono le chiavi interpretative di un’esperienza straordinaria che lascia il segno e che
orienta la vita quotidiana di chi
torna a casa.
Silvia Marcucci
Foto Venanzio Palmieri
FAMIGLIE A SAN SEBASTIANO E SANTA MARIA DEL PIANO IN ESTATE
Una parrocchia con le porte sempre aperte
La stagione estiva della parrocchia
di S. Sebastiano e Santa Maria del
Piano si è aperta il 24 maggio con la
festa di fine catechismo. In questa
occasione si sono ritrovati bambini delle elementari, ragazzi delle
medie, catechisti e genitori che si
sono divertiti con percorsi e giochi
organizzati presso il campo sportivo di San Sebastiano. La serata è
terminata con una cena, durante
la quale il parroco don Giovanni
Rossi ne ha approfittato per ringraziare tutti i parrocchiani che
hanno permesso la buona riuscita
del percorso di catechesi annuale.
Una collaborazione che ritroviamo
subito nel centro estivo parrocchiale da lunedì 16 giugno a venerdì 4
luglio. Durante queste tre settimane i ragazzi hanno svolto giochi a
fine educativo, distribuiti lungo la
giornata. In mattinata hanno vissuto diverse attività dopo un momento di preghiera, seguendo il
testo della canzone “Piano Terra”
del gruppo di oratori di Lainate, la
quale sottolinea il tema del rispetto
reciproco e della solidarietà . Nel
pomeriggio si sono alternate attività con laboratori di musica, corsi
per modellare la creta, per lavorare
il legno, per imparare a cucinare
e molto altro. Sempre con scopo
educativo si sono svolte tre uscite,
una a settimana, al parco Primo
Maggio di Chiaravalle, a Genga e in
canoa a Falconara, dove molti dei
ragazzi hanno provato per la prima volta l’ esperienza di viaggiare
in treno. Infine anche questo centro estivo, ricco di iniziative, non
poteva che concludersi con una
cena, a cui hanno partecipato circa
duecento persone, durante la quale
tutti gli animatori hanno ricevuto
in regalo un ciondolo, ognuno con
un simbolo diverso, per mantenere
vivo il ricordo di questa bellissima
esperienza. La parrocchia di San
Sebastiano e Santa Maria del Piano
continua ad essere attiva e spalanca le sue porte, dal 7 luglio, a tutti
i ragazzi che vogliono trascorrere un pomeriggio insieme ad altri
bambini ed educatori. Durante la
serata vengono organizzati tornei
di vario tipo a cui possono prendere parte anche genitori e catechisti,
con tanto di coppe e medaglie per
i vincitori. Tutte queste iniziative
si protraggono fino alla fine di luglio, quando le attività si fermeranno per poi riprendere a settembre
con il percorso di preparazione alla
Cresima e a ottobre con il settimanale appuntamento del catechismo.
Una parrocchia che non si ferma
mai, dunque, attiva e disponibile
nell’accogliere bambini, giovani e
adulti di tutte le età.
Federico Maria Balestra
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Voce della Vallesina | 27 luglio 2014
MOIE: IL MUTUO SOCCORSO RICORDA IL SACERDOTE E SCRITTORE NAZZARENO NOVELLI A CINQUANT’ANNI DALLA MORTE
Un rinnovato impegno nella società civile
La Società di Mutuo Soccorso di Moie ha
dedicato a mons. Nazzareno Novelli, nel
cinquantesimo anniversario della morte, la
Giornata Sociale che si è tenuta il 22 giugno
scorso. Dopo la Santa Messa nell’Abbazia Santa
Maria, seguita dalla visita alle tombe dei soci
nel cimitero, si è svolto alle ore 10, presso la
Biblioteca La Fornace, l’incontro sulla vita,
gli scritti, il pensiero del sacerdote moiarolo.
Relatore lo storico Riccardo Ceccarelli, con cui
ha collaborato Daniele Guerro, appassionato
di storia locale, nell’avvio della ricerca. «Un
prete sui generis, che ha conservato sempre
dei rapporti di amicizia con le persone della
sua terra anche quando ne è stato lontano. –
ha affermato Beatrice Testadiferro, neo
presidente regionale delle Società Operaie
di Mutuo Soccorso.- Un sacerdote attento
alle persone, soprattutto nei momenti di
difficoltà.» Tra gli scritti di mons. Novelli,
il Diario del pellegrinaggio di Terra Santa,
compiuto nel 1927 con don Egidio Lorenzetti,
allora parroco di Moie: una testimonianza
umana, spirituale e letteraria commentata
da un messaggio giunto da padre Armando
Pierucci, fondatore della scuola Magnificat,
che sottolinea lo stretto legame fra Moie e
Gerusalemme. Il sindaco Umberto Domizioli,
accompagnato dal consigliere delegato alla
cultura Sandro Grizi, ha incoraggiato la Società
Mutuo Soccorso nel suo cammino ricordando
la sua importante presenza nella storia
locale ed evidenziando il valore di questa
iniziativa che ha permesso alla cittadinanza di
conoscere la figura del prelato. «È importante
recuperare la memoria di persone come mons.
Novelli, che rappresentano le nostre radici
e che hanno contribuito a costruire la storia
locale. -ha affermato lo storico Riccardo
Ceccarelli - La nostra terra è stata feconda di
personaggi che dobbiamo valorizzare. Dalla
sua ricca produzione scritta emergono il rigore
intellettuale, una cultura solida e profonda
e i pilastri della sua azione pastorale: la
centralità dell’Eucarestia e della Liturgia, il
dialogo incessante con le famiglie e il legame
con la sua terra. Ebbe una versatile vena
poetica: scrisse molti versi ricordando Dante,
Ariosto e in genere i suoi amati classici della
letteratura italiana. Ne pubblicò non poche
presso la Tipografia Romagnoli di Castelplanio.»
A conclusione dell’incontro, prima del pranzo
sociale il saluto del presidente nazionale SOMS
Sergio Capitoli, che ha sottolineato il valore
delle Società ed ha informato i presenti sulla
costituzione dei coordinamenti regionali. «La
nuova normativa del 2012 stravolge
l’attività dalle SMS, suscitando
profonde preoccupazioni per il
loro futuro, dopo oltre 125 anni di
storia. È nostro impegno tutelare
questo settore che deve, a nostro
avviso, essere riconosciuto nel suo
valore e nella sua specificità.» La
Società di Mutuo Soccorso di Moie,
fondata il primo gennaio 1899, è
stata presente nei momenti più
importanti della vita culturale,
associativa, economica del paese,
facendo nascere le prime forme di
assistenza sociale e previdenziale.
Ha sostenuto, incoraggiato, aiutato
tante persone con opere sociali come la
costruzione dell’asilo Pallavicino.
Tiziana Tobaldi
Foto Giorgio Cognigni
Mons. Nazzareno Novelli
dalla ricerca di Riccardo Ceccarelli sulle
pubblicazioni rintracciate in archivi e
biblioteche
Nato a Moie il 9 luglio 1870 e battezzato
il giorno dopo, mons. Novelli studiò nel
Seminario di Jesi fino alla teologia avendo
come Rettore mons. Serafino Palmigiani, a
cui fu sempre riconoscente per il rigore degli
studi letterari e teologici che in seminario
si conducevano. Fu Vicario Curato – Parroco
di Castelplanio dal 1895 al 1922. Fu attento
protagonista dell’allora cattolicesimo sociale,
come assistente spirituale delle Leghe Bianche
di Castelplanio che, insieme alle altre Leghe
della Vallesina, ai Socialisti e Repubblicani,
chiedevano la riforma dei patti agrari e un
miglioramento delle condizioni di vita dei
lavoratori della terra. Dal 1923 al 1934 fu
Canonico, Tesoriere, Custode con il relativo
Capitolo del Santuario della S. Casa di Loreto.
Fu richiesto predicatore in diverse regione
d’Italia. Trascorse gli ultimi anni della sua
vita presso la Badia di Castelplanio e morì a
Montecarotto nel 1964.
Scienze e lettere. Ragionamento è il titolo
del suo primo manoscritto, che risale al 1892,
quando era ancora studente nel Seminario
di Jesi, dedicato a Mons. Serafino Palmigiani
(1841-1901), Rettore dello stesso Seminario.
Il Ragionamento è una forte richiesta di studi
più seri e severi, una riflessione analitica sulla
situazione degli studi che allora si facevano in
Seminario. Ne evidenzia limiti e difetti e prova
a indicare rimedi e soluzioni in docenti più
preparati nell’insegnamento, indicando negli
autori classici della nostra letteratura la fonte
principale senza inseguire le mode del tempo.
Dimostra di aver una conoscenza profonda di
autori della letteratura latina e italiana anche
moderni. Non solo studiare ma riuscire a saper
scrivere e poetare con esercitazioni pratiche.
Lettere ma anche scienze, cioè storia e
teologia alla ricerca e alla scoperta di reciproci
legami. Il manoscritto fu corretto dall’autore
che vi aggiunse questa nota: “Anni 22 e mezzo
di età. [scritto a matita, e poi con inchiostro:]
N.B. Non ho distrutto questo scritto della mia
prima gioventù per semplice memoria dei miei
studi a quell’età. Oggi, con altra esperienza,
sarei meno gretto nel pensare e più sciolto
nello scrivere. Ma non mi pento di aver avuto
quelle idee e quelle forme, che, se sono dei
principianti, sono anche segno di studi corretti
e buon fondo per un più largo avvenire. San
Benedetto del Tronto, 18 aprile 1937.”
Saggi poetici (1895) è dedicato a Mons. Aurelio
Zonghi vescovo di Jesi e ai professori e sacerdoti
don Federico Balsimelli e don Gaetano Dehò,
“splendidissimi lumi delle lettere italiane”,
che il 23 settembre 1895 fecero visita al
vescovo che si trovava a Castelplanio nella
sua dimora estiva dell’abbazia di S. Benedetto
de’ Frondigliosi. Una Raccolta di poesie che
l’autore presenta con queste parole: «…Io
sono un povero giovane di venticinque anni:
non ho fatto di forti studi, né avrei il tempo di
farli. Al presente, in particolar modo, ne sono
impedito perché ho cura di anime. […] Ond’è
che metto innanzi cose vecchie e da nulla,
come mi vennero gittate dalla penna. Spero
che tu [benigno lettore]avrai compassione del
fatto mio; e ti conforterai più tosto pensando
che io ho avuto in animo di dimostrarti
l’amore che porto grandissimo a’ classici studi
e il desiderio che ho di vedere la nostra divina
favella tornata in onore, dopo il dispregio,
ond’è avuta oggidì da tali che si credono un
gran fatto sol perché seguono l’andazzo».
La Religione (1897)
Con la pubblicazione di queste cinquantuno
“ottave”, scritte agli inizi del 1897, Nazareno
Novelli volle partecipare al 50° di sacerdozio
di don Federico Balsimelli che cadeva il 19
settembre dello stesso anno. Della religione
canta la grandezza, il suo ruolo nella storia
e nella vita delle persone per concludere con
un’annotazione personale:
«A te sacrai lo spirito giovinetto:
e quando giacerò ne l’ultima ora,
in te riposerò lo stanco petto:
tu su la zolla, che al mio fral sovrasta,
pianta, o diletta, la tua Croce: e basta».
Il 25 maggio 1930 venne inaugurato a
Castelplanio il Monumento ai Caduti
progettato dall’ing. Ernesto Galeazzi. Mons.
Novelli, che si firma “L’Antico Curato”, da
Loreto partecipa all’evento con una poesia
indirizzata “All’On. Podestà” che allora era il
Dott. Mario Gianfranceschi. Vi sono nei versi
chiari accenti patriottici:
«Questi non caddero,
morti non sono;
la madre patria
li pone sul trono».
[…]
«Questi che caddero,
vivono ancora:
del dì che rutila
furon l’aurora».
ZONA DI VIA PIANDELMEDICO: INAUGURATO UN NUOVO LOCALE DEL CENTRO SOCIALE A SERVIZIO DI TUTTO IL QUARTIERE
Con la collaborazione di tante persone e della Carisj
Erano in tanti, venerdì sera, gli abitanti della zona di via Piandelmedico prossima allo
stabilimento Tre Valli Cooperlat e delle aree
vicine; l’occasione era quanto mai importante, si inaugurava, infatti, un nuovo locale del
Centro Sociale “Le Colonne”. Oggi i soci ed i
frequentatori di quella zona possono contare
sulla disponibilità di uno spazio di circa 16
metri quadrati dove potersi incontrare, trascorrere qualche momento in compagnia
per giocare o intrattenersi. Alla cerimoni di
inaugurazione hanno preso parte, oltre al
consiglio direttivo de “Le Colonne” presieduto da Olivio Montesi, il consigliere comunale
delegato, Marco Giampaoletti, e il parroco di
S. Antonio Abate, mons. Giuseppe Quagliani.
La nuova struttura si affianca al prefabbricato
già esistente ed è stata realizzata con contri-
buti propri della gente della zona, con fondi
messi a disposizione dalla Fondazione Cassa
di Risparmio di Jesi e dal Comitato di quartiere Minonna e dintorni, oltre all’impegno del
Comune di Jesi che si è fatto carico della realizzazione del basamento sul quale poggia il
nuovo locale. Nel suo breve intervento il pre-
sidente Montesi ha messo in rilievo l’impegno
dei soci che nel giro di 8 anni e con una spesa
di circa 12.500 euro sono riusciti a realizzare
una gancia per il gioco delle bocce, un campetto per la pallavolo, un impianto per minigolf, la ristrutturazione interna del prefabbricato messo a suo tempo a disposizione dal
Comune e, nell’ultimo anno, il rifacimento del
tetto sul vecchio prefabbricato con i rivestimento esterno di perline di legno e l’acquisto
del box inaugurato venerdì.
Giampaoletti, dal canto suo, ha ringraziato
l’Associazione per la dedizione e l’impegno
nel quartiere sottolineando l’interesse del “Palazzo” per le periferie cittadine, Non solo, il
Consigliere ha sollecitato i soci dell’Associazione a partecipare ai costituendi Comitato
di zona, portatori di idee e proposte da sot-
toporre all’attenzione del Comune. La cerimonia si è conclusa con la benedizione della
nuova struttura da parte del Parroco e con le
preghiera beneaugurante.
Com’è giusto che sia in una zona dove la popolazione si sente unita ed in accordo e dove
un Centro come quello de “Le Colonne” diventa luogo di aggregazione, anche la festa di
inaugurazione si trasforma in occasione di ulteriore socializzazione sedendo attorno a un
tavolo imbandito. Alla fine erano un centinaio
quelli che hanno potuto gustare i tradizionali
piatti della cucina nostrana e apprezzare i giochi di prestigio del Mago Claudio. La serata
sotto le stelle si è conclusa con la premiazione dei vincitori le numerose gare disputate
nell’area del Centro dal 2 al 18 luglio scorsi.
Sedulio Brazzini
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27 luglio 2014 | Voce della Vallesina
“C’ERA UNA VOLTA…”. POLITICA E INNOCENZA: IL MITO DELL’ETERNITÀ, IL VANGELO DELLA RIVOLUZIONE
“Lui non morirà”. Scienza onnipotente
Sì, passata la guerra la casa aveva davvero
bisogno di essere restaurata da capo a fondo. Di ritorno dal paese in cui la famiglia
era stata sfollata, aperto il portone, era apparso uno spettacolo desolante. Un treno
carico di munizioni era stato bombardato
nella vicina stazione ferroviaria. Le schegge erano volate per un raggio di decine di
metri e una di queste – un pezzo di rotaia divelta – era caduto sull’abbaino. Aveva
sfondato il tetto, il pavimento della soffitta
e quelli del primo e del secondo piano, finendo nell’ingresso.
Come lo vide Mariuccia spalancò gli occhi. Sembrava un enorme pezzo di ferro
serrato, contorto dalla mano di un gigante e scagliato con forza sovrumana. I vetri
delle finestre erano andati tutti in frantumi
e la polvere aveva invaso ogni angolo. Le
carte da parati erano a brandelli, le persiane cadenti, le porte sgangherate e i pavimenti cosparsi di sporcizia perché gatti,
topi, ragni e lucertole erano potuti entrati
liberamente. Si era ormai quasi in estate
e le mosche, accecate dal sole, ronzavano
in ogni stanza. Mariuccia ricordava poco
come era prima la casa perché era ancora
troppo piccola quando la famiglia era stata costretta ad andarsene. Però quella vetrata a spicchi bianchi, rossi e blu in cima
alle scale non l’aveva dimenticata. Al di là,
nell’ingresso del secondo piano, la mamma
stendeva una coperta a terra e lei, che aveva appena incominciato a muovere i primi
passi, giocava lì, guardando incantata la
luce che attraversava gli spicchi colorati disegnando arabeschi sul pavimento. Dov’era
ora la vetrata? In frantumi, come fosse passato un uragano: come se qualcuno avesse
voluto perfidamente distruggere anche i
sogni di chi aveva abitato la casa.
Bisognava rifare tutto, sgomberare, pulire,
aggiustare. Vennero riaperti a fatica i rubinetti. Cigolavano, arrugginiti, e ne uscì
un’acqua rossastra dopo un lungo e roco
gorgoglio. Fu una mobilitazione generale.
Ognuno aveva qualcosa da fare per rendere di nuovo la casa vivibile. Chi aveva da
spazzare, chi da ammucchiare e portare
via i detriti, chi da spolverare, chi da avvitare lampadine, da inchiodare, da verniciare. Ogni stanza sembrava un cantiere.
A Mariuccia quel gran da fare piaceva. La
casa si risvegliava, tornava a vivere. Per lei
c’erano anche tante cose da scoprire, che
ricordavano ciò che c’era prima e potevano essere riusate: un bicchiere impolverato nascosto in uno stipo; una fotografia
ingiallita in un cassetto; le pagine di un
vecchio giornale, un mozzicone di matita,
un cucchiaino dal manico storto, un pezzo di sapone da bucato. Mariuccia raccoglieva questi cimeli in una scatola; alcuni
per restituirli alla mamma; altri per giocarci nel giardino, che era diventato una
savana.
Erano stati chiamati due muratori per i
lavori più impegnativi. Avrebbero dovuto
riparare il tetto e i pavimenti e imbiancare
le stanze e i soffitti. Uno dei muratori era
più anziano – una sessantina d’anni circa
- ; l’altro, più giovane. Il primo si chiamava Settimio; il secondo, Libero. Si sarebbero detti padre e figlio, ma non era così:
Settimio era il capomastro, Libero il suo
aiutante. Sembrava andassero d’accordo,
anche se Settimio parlava pochissimo e
si faceva intendere più che altro a cenni.
Era serio, con la fronte segnata da rughe
precoci e occhi chiari d’acciaio. Lavorava
duro, dalle sette del mattino fino a quando
sentiva suonare a distesa la sirena di mezzogiorno. Allora deponeva il pennello e
si metteva seduto in un angolo con il suo
compagno. Portavano il loro pranzo in
una gavetta da soldato e lo accompagnavano con un grosso pezzo di pane e del
vino che tenevano in un fiasco e che, finita la giornata, lasciavano in disparte nella
stanza. Era soprattutto in quell’intervallo
di poco più di una mezz’ora che, tra un
boccone e l’altro, parlavano. O meglio, era
Libero a rivolgersi a Settimio che ascoltava, assorto, commentando raramente.
Libero era un ragazzo tutto nervi, magrissimo. Aveva lo sguardo acceso, i capelli
bruni e folti che, lisciati all’indietro con
l’acqua, si impastavano con la polvere e
si imbiancavano come una parrucca. Che
cosa dicessero non era facile capirlo perché parlavano a bassa voce, evidentemente con l’intenzione di non farsi ascoltare
da chi era in casa. Mariuccia, sbirciando
dalla porta, riusciva comunque a cogliere qualche parola, come ‘padroni’, ‘signori’, ‘classe operaia’ ed espressioni che non
comprendeva come ‘rivoluzione proletaria’, ‘capitalismo’, ‘comunismo’. Settimio
a volte scuoteva la testa; Libero invece si
infervorava e se ne usciva con esclamazioni che sembravano sfide o minacce: “Un
giorno o l’altro, vedrai che repulisti!” oppure: “La giustizia, la deve fare il popolo!” o anche: “Guai a chi tocca i diritti del
proletariato!”. Aggiungeva a volte anche
un’imprecazione; poi, bevuto mezzo bicchiere di vino, si rialzava e si rimetteva al
lavoro. A Mariuccia Libero faceva soggezione per quel suo fare nervoso, per la sicurezza che mostrava in quello che diceva,
per il tono perentorio. Sembrava sapesse
delle verità assolute che nemmeno Settimio, pure più anziano di lui, possedeva. E
poi appariva come arrabbiato, quasi minaccioso; come se fosse convinto che prima o poi sarebbe accaduto qualcosa che
avrebbe sconvolto la terra e l’universo.
Passarono alcune settimane. La casa era
sempre più bella e pulita e profumava di
calce fresca. Una mattina la mamma entrò nella stanza in cui i due muratori stavano lavorando. Guardò intorno: “Meno
male!” esclamò “Anche questa camera è
quasi a posto. Ce la farete a finire per dopodomani?”.
Libero, in cima ad una scala, stava passando un rullo di gomma intriso di tintura
rosa che imprimeva sulla parete bianca
piccole ghirlande di fiori. “Come no! –fece
– Per sabato abbiamo finito di sicuro!”.
“Non dite: ‘se Dio vuole’?”. “Se Dio vuole,
va bene. Se non vuole, va bene lo stesso!”.
“Dite, dite: ‘se Dio vuole’. È meglio”. “Ditelo voi. Io sono libero, ateo e comunista!”.
La mamma non sembrò sorpresa. Doveva
averlo già capito da un pezzo. Comunque
continuò: “Non si può credere a niente…”.
“Io credo nella rivoluzione proletaria e a
Stalin”. “Anche Stalin morirà, un giorno
o l’altro”. “No; Stalin non morirà mai. La
scienza troverà il modo per farlo vivere
sempre”.
Mariuccia, dalla soglia, guardava e ascoltava. A sentire quella affermazione trasecolò. Ma davvero Libero pensava che un
uomo che si chiamava Stalin non sarebbe
mai morto? Come era possibile? Libero
era per caso diventato matto?
La mamma non si scomponeva: anzi,
sembrava che avesse preso gusto alla conversazione. Sospirò: “Eh! Quando la scienza avrà trovato il modo di non far morire
più nessuno, può darsi che ci stuferemo
tutti di campare troppo. E poi, la scienza
fa tante cose, ma non credo che arriverà
mai fino a lì…”. “La scienza c’è. Dio non
c’è. L’hanno inventato i preti per far stare
buona la gente”.
Mariuccia si era intanto accostata; sempre
più stupita, ma anche sempre più convinta che la mamma avesse ragione. Come
confermare quello che aveva detto? Come
spalleggiarla? Si fece coraggio: “E allora,
secondo voi, chi ha fatto il cielo, le stelle,
la luna?”. Era venuta allo scoperto, da dietro le gonne di sua madre. Libero la guardò, sorpreso: “Le stelle? Ci sono sempre
state. Si sono fatte da sole”.
Non era possibile. Quell’uomo che prima
era apparso così sicuro di sé, così saggio, così animoso le sembrò che crollasse
come un burattino di cartapesta, vuoto,
non più sostenuto dai fili. Strinse la mano
della mamma di nascosto, con complicità e corse via nel giardino, all’aria aperta.
Aveva sentito all’improvviso una gran voglia di cantare: al sole, all’azzurro, agli alberi, ai fiori…
Augusta Franco Cardinali
Moie ricorda
Carlo Marcelletti
Il “Mago del Cuore”
Il 19 luglio il cardiochirurgo Carlo Marcelletti avrebbe compiuto 70 anni. Le ultime
ricerche effettuate hanno portato a conoscenza di ulteriori dettagli circa le sue
origini. È nato nella cittadina di Moie il
19 luglio 1944, in un’umile casa colonica
in via Montecarottese al numero civico 47
(oggi la casa ha un nuovo civico). I genito-
ri, il papà Aldo di professione mugnaio e
la mamma Mafalda casalinga erano sfollati da Ancona a causa della guerra. Dopo
essersi laureato nel 1969 all’Università
Cattolica del S. Cuore di Roma ha continuato gli studi perfezionandosi in cardiochirurgia in Inghilterra e negli Stati Uniti
specializzandosi in cardiochirurgia pediatrica e chirurgia cardiovascolare prima alla
Stanford University di San Francisco, poi
alla Mayo Clinic di Rochester. Nel 1982 il
suo rientro in Italia dove diventa primario
del dipartimento di cardiologia pediatrica
dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. “Il
mago del cuore”, come lo chiamavano i genitori dei suoi piccoli pazienti effettuò il
primo trapianto di cuore in Italia il 10 febbraio del 1986 su di un bambino romano
di 15 mesi Ivan di Fratta. Questo trapianto ha segnato in modo importante la sua
carriera: da questo momento il cardiochirurgo raccolse consensi internazionali e
divenne uno dei medici italiani più conosciuti nel mondo. Moie intende ricordare
uno dei suoi figli illustri nel 70° anniversario della nascita. Il 28 ottobre 1990 il celebre cardiochirurgo compaesano fece visita
alla sua cittadina natale su invito dell’Aido
e dell’Avis di Moie: il professor Marcelletti
presentò una lezione sul trapianto degli organi presso la sala cinematografica Nuovo
Ariston, con evidente emozione nel trovarsi di fronte amici e parenti. L’intervento di
Marcelletti fu molto coinvolgente perché
trattò di tutti gli aspetti legati alla donazione degli organi e dei trapianti. L’intervento
si concludeva con un apprezzamento alla
sanità italiana; infatti lo studioso di Moie
sosteneva che l’Italia è l’unico paese al
mondo dove il trapianto è gratuito. Agnese Testadiferro
Carlo Federico Marcelletti (Maiolati Spontini,
19 luglio 1944- Roma, 6 maggio 2009)
economia | 13
Voce della Vallesina | 27 luglio 2014
S.IN.DY-SPORT ACTION FOR SOCIAL INCLUSION AND DISABILITY
COMMISSIONE PER LA PASTORALE SOCIALE E IL LAVORO
Il comune di Jesi è leader
di progetto per Erasmus+
ambito sportivo sul tema
dello sport integrato (tra
normodotati e portatori
di handicap). Per superare le differenze il progetto
è stato chiamato con un
nome femminile, SINDY
ossia Sport action for social INclusion and DisabilitY. Il progetto è stato
presentato il 15 luglio
nella residenza comunale
e si basa sulla rinnovata visione interna
ed esterna delle condizioni dei disabili,
il loro rapporto con lo sport e la sensibilizzazione della gente su questo tema,
in modo da aumentare la domanda di
iniziative di sport integrato per garantire una maggiore assistenza. Gli obbiettivi
da raggiungere non riguardano solamente l’unione dal punto di vista sportivo, ma
anche dal punto di vista sociale, come le
barriere architettoniche che ancora oggi
impediscono ai disabili di raggiungere
determinati punti di incontro. Si spera
anche che, essendo il progetto a livello
europeo, esso possa aiutare l’unione e il
confronto tra i vari paesi coinvolti che,
nel corso del progetto, si confronteranno anche per problematiche strutturali e
amministrative nel corso degli eventi.
Il progetto avrà una durata biennale ed
oltre a varie iniziative individuali, come
la Notte Azzurra di Jesi, ci saranno due
momenti di incontro internazionali uno
a Jesi ed uno a Roma; quest’ultimo avverrà alla fine dei 2 anni e saranno presen-
CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA
Il comune di Jesi leader di progetto Contro povertà e disuguaglianze
renza delle Regioni, FIO-Persone senza dimora, Forum Terzo settore, Jesuit Social Network,
Lega delle Autonomie, Movimento Focolari,
Save the Children, Società S. Vincenzo.
Risulta, allora, più che opportuna la riflessione che il prof. Marco Moroni, storico dell’economia dell’Università Politecnica delle Marche e responsabile del Centro studi di ACLI
Marche, ha scritto per la nostra rubrica, nella
prospettiva di quella consapevolezza ed attenzione che queste emergenze sociali richiedono.
Giancarlo Uncini
tati foto e video per descrivere l’evento.
L’assessore Ugo Coltorti in collaborazione con il progettista europeo Marco
Cardinaletti si stanno adoperando per la
realizzazione di questo progetto: hanno
inoltrato la proposta all’Unione Europea
e sono in attesa dell’ufficializzazione che
avverrà dopo tre valutazioni, due interne
e una esterna nel mese di ottobre. Prenderanno parte al progetto dalle 60 alle 70
persone a livello europeo, tra politici, assessori e dirigenti, per un costo complessivo di 600 mila euro, dei quali l’80% sarà
finanziato dalla commissione europea e
il 20% dai comuni in forza lavoro.
I partner di questo progetto sono: Jesi,
Anffas Onlus, Sport Senza Frontiere Onlus (Italia), Matelpe District Governorate, Yenimahalle Guidance and Resech
Center (Turchia), la provincia di Flemish
Brabant (Belgio), Bulgas (Bulgaria), Municipality of Neapolis- Sykies (Grecia),
Sibenik (Croazia), Diputatión de Málaga
(Spagna).
Un’Alleanza contro le
povertà e le disuguaglianze
Agnese Roscioni
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NUOVA
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NATURE
Con la forte crescita economica del secondo dopoguerra l’obiettivo di realizzare la
società del benessere sembrava raggiunto,
almeno nei Paesi più sviluppati. Nelle società occidentali vi erano ancora i poveri, ma si
trattava di “sacche di povertà” che negli anni
Settanta del Novecento si sperava di poter
ben presto debellare. Non è andata affatto
così. Alcuni dei Paesi che si era soliti definire “in via di sviluppo” si sono sviluppati, ma
nei Paesi più industrializzati la povertà non
è affatto scomparsa ed anzi si è allargata.
Negli studi sulla povertà si è soliti distinguere la povertà relativa dalla povertà assoluta: A) la povertà relativa è la condizione di
chi possiede un tenore di vita significativamente inferiore a quello medio dell’intera
popolazione; B) la povertà assoluta è la condizione di chi è privo dei beni necessari per
raggiungere un livello di vita “minimamente
accettabile”: ad esempio non arriva a nutrirsi in modo adeguato, oppure vive in una
casa senza servizi essenziali.
La fortissima crescita della povertà manifestatasi negli ultimi anni è certamente il frutto della crisi economica e finanziaria esplosa
nel 2008, ma non è dovuta soltanto alla crisi.
La crescita della povertà è un fenomeno che
risale agli anni Ottanta del Novecento: torna
ad aumentare negli anni Ottanta, con l’affermarsi del Neoliberismo e, poi, della globalizzazione, all’interno di profonde trasformazioni dei processi produttivi (e quindi del
mondo del lavoro) rese possibili dalle innovazioni tecnologiche basate su informatica e
telematica.
Nel trentennio 1950-1980 non solo era diminuita la povertà, ma erano diminuite
anche le disuguaglianze. Con il dominio
economico, sociale e culturale del Neoliberismo, con la finanziarizzazione dell’eco-
nomia e con l’avvio di un rapido processo
di globalizzazione, alcuni Stati (soprattutto
in Asia) si sono sviluppati, ma la povertà e
le disuguaglianze sono cresciute dentro gli
Stati più industrializzati. Oggi (anche in Italia) il 10 per cento della popolazione ormai
controlla circa il 50 per cento della ricchezza: non solo i disoccupati, ma anche coloro
che il lavoro ce l’hanno e i cosiddetti ceti
medi si stanno impoverendo, a causa di un
lavoro che è divenuto sempre più precario,
sempre meno pagato e con sempre minori
diritti.
Questi fenomeni si sono manifestati in tutti
i Paesi sviluppati, ma in Italia, anche prima
della crisi, hanno assunto dimensioni abnormi. Negli ultimi anni in Italia la povertà
e la disoccupazione sono raddoppiate; la povertà assoluta è passata dal 4 per cento del
2005 all’8 per cento del 2012, mentre la disoccupazione è passata dal 6-7 per cento del
2007 al 13 per cento del 2013. Anche nelle
Marche il tasso di disoccupazione è ormai al
13%; prima della crisi era sotto al 6%.
Di fronte a tutto questo, che cosa possono
fare i credenti, singoli o associati? A livello locale, occorre innanzitutto sostenere le
attività della Caritas (mense ecc.) e i fondi
di solidarietà delle varie diocesi, ma anche
promuovere indagini e iniziative di mutuo
aiuto. A livello più generale, invece, occorre
impegnarsi in almeno due direzioni:
Premere sulle istituzioni perché affrontino
l’emergenza con un Piano nazionale di contrasto alla povertà, ma operino anche per
eliminare le cause del fenomeno (e questo è
possibile solo se si riduce la disoccupazione
con politiche per il lavoro e se si riducono le
disuguaglianze con politiche fiscali redistributive).
Sostenere la proposta avanzata da Acli e
Caritas di introdurre una misura nazionale
contro la povertà assoluta. Vista l’insostenibilità economica di un “reddito di cittadinanza” rivolto a tutti i cittadini senza
reddito, le Acli e la Caritas hanno chiesto
al Governo di introdurre un “reddito di inclusione sociale” (REIS) rivolto a tutte le famiglie che vivono in condizione di povertà
assoluta.
La proposta di Acli e Caritas contro la povertà è stata presentata a Jesi lo scorso 24
maggio in un convegno al quale hanno partecipato Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, e Mario Bettucci, direttore
regionale della Caritas.
Marco Moroni
(Univ. Politecnica delle Marche
– ACLI Marche)
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14 | attualità
JESI
27 luglio 2014 | Voce della Vallesina
IL PALAZZO E DINTORNI
LA CELEBRAZIONE PER IL 70° DELLA LIBERAZIONE DELLA CITTÀ DI JESI
Esempi di amore per la Patria
Due ipogei di Jesi
Quella strana esposizione della “Caotica” aveva attirato la mia attenzione. Per
fortuna. Perché a fare gli onori di casa ci
trovo Guglielmo Girolimini, un innamorato di Jesi che, tra le tante cose, mi dice
del perché ancora non si faccia niente
della zona sottostante questo palazzo, il
Palazzo dei Convegni. “Abbiamo dunque un’area ipogea?”.
“Sì, certo!”. E io questo non lo
sapevo anche se tutti i lavori
di ristrutturazione del salone
– oggi Palazzo dei Convegni –
furono fatti proprio quando mi
trovavo ad operare da sindaco.
Nessuno mi disse alcunché e la
ditta che fece i lavori, mi dice
il mio informatissimo interlocutore, buttò gli inerti sotto
il vuoto del pavimento. Così
scoprii che, grazie a una botola
ben messa, è possibile esplorare tutta la
parte ipogea. Detto fatto. Basta rivolgersi a Sauro che sa tutto e ha tutto. Sauro
s’è dimostrato prontissimo a preparare
l’esplorazione (per lui non una novità) –
scala, luminaria ecc… salvo previa autorizzazione dell’amministrazione. Subito
concessa.
Mi armo di una bella torcia e con vestiti
dimessi – chissà quante sporcizie all’interno - scala di 3 metri, rimozione del
chiusino, Sauro mi precede. E poi io.
Ma che delusione! Era stato gettato altro
materiale inerte, frutto di qualche lavoro
successivo e la possibilità di movimento
era diventata minima, con tanta sorpresa
dello stesso Sauro che ricordava bene gli
spazi piuttosto ampi presenti in anni addietro. Insomma c’era proprio ben poco
da esplorare! La porta d’ingresso verso
il salone ipogeo risulta completamente tappata. Strutture apparentemente di
cemento armato danno la sicurezza di
stabilità del tutto. Si torna via subito. Il
sogno di Girolimini di riportare ad uso
corrente tutto l’interrato si dimostra difficilissimo sia per l’impegno finanziario
sia per il blocco intervenuto della scala di
accesso di un tempo. Certo, recuperare il
tutto come ha fatto don Attilio dell’ipogeo sotto la chiesa sarebbe una cosa molto bella e utile.
Poi siamo andati a vedere la cisterna romana, di cui avevo sempre letto, ma che
non avevo mai avuto l’occasione di vedere. C’è ben poco da vedere perché i tubi
innocenti la fanno da padroni in quanto
il soffitto incombente sulla cisterna ha
bisogno di tanti sostegni per la tranquillità di quanti frequentano il palazzo Mestica. Accanto troviamo un pozzo straordinario. É Sauro “a scoprirlo” perché
neppure lui se ne era accorto nel passato.
Un pozzo profondissimo (20-30 metri?).
Guardarci dentro è impressionante. C’è
tanta acqua sul fondo che sembra scorrere. Getto un sassolino e si ripercuote
dopo poco un suono cupo e “piacevole”
per la conferma della profondità e della
“fresca” vena. Chissà, forse sarà stata la
stessa acqua che gli jesini utilizzavano
per i bagni in cisterna. Chiederò a qualcuno dei nostri avi. Tutto l’ipogeo meriterebbe uno straordinario recupero. Così
è impresentabile. Ma i costi sono veramente alti.
v.m.
PRENOTAZIONI ATTRAVERSO PIATTAFORME WEB
Vacanze Telematiche
“Temo il giorno in cui la tecnologia andrà
oltre la nostra umanità” questa è una famosa citazione del genio Albert Einstein,
quasi una profezia che oggi più che mai
sembra essere vera, quel giorno è già arrivato? Siamo già schiavi di questa nuova tecnologia? Difficile trovare risposta
a questi quesiti, l’unica cosa certa e ben
visibile a tutti è il fatto che l’approdo di
queste nuove forme tecnologiche hanno
cambiato profondamente le nostre abitudini. Internet ormai è il nostro pane quotidiano senza il quale ci sentiamo persi e
disorientati, è uno strumento potente e
deve essere usato nei modi più opportuni cosa che spesso non accade. L’agenzia
Marketing01 con stabilimento principale
a Perugia, propone una pubblicità internet capace di garantire visibilità fattore
fondamentale per il turismo. L’argomento in questione è stato approfondito nella riunione tenutasi al Federico II il 14
luglio con la presenza di imprese locali. Essendo partner di Google, l’agenzia
possiede certificazioni e conoscenze di
alto livello nel web, i professionisti sono
in grado di utilizzare strumenti accessibili a tutti quali “Google trends”, “Google keyword tool” , “Google anteprima
e diagnosi annunci” al fine di ottenere i
migliori risultati possibili. Il team propone alle strutture un piano marketing a
seconda del mercato che si vuole “aggredire” agendo su due fattori fondamentali:
visibilità e conversione. Per visibilità si intende creare le condizioni tale per cui la
struttura abbia un ottimo risalto nel web
attraverso l’utilizzo di determinate parole
chiave, per conversione invece si intende trasformare i “click” in vere e proprie
prenotazioni attraverso offerte e un sito
accattivante. Internet è il futuro e forse
solo chi avrà il coraggio di investire sul
web superando paure e perplessità dovute alla crisi avrà successo perché riprendendo Albert Einstein: “È nella crisi che
sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi
strategie. Chi supera la crisi supera sé
stesso senza essere superato”.
Pier Franco Luigi Fraboni
La manifestazione indetta
dall’Amministrazione
Comunale di Jesi in collaborazione con il Comitato
delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma
della città in occasione del
70° della Liberazione di
Jesi, si è svolta nella serata
di domenica 20 luglio. Lo
svolgimento è avvenuto secondo i tempi e nei luoghi
previsti e questo è un punto positivo a favore degli
organizzatori. Oltre a quello di Jesi, con il sindaco
Bacci e l’assessore Butini,
erano presenti i labari e i
rappresentanti dei Comuni
di Castelbellino e di Gorno
(BG), patria della medaglia
d’oro Giuseppe Riccardi.
Erano presenti il Generale
Comandante il Comando
Militare Esercito Marche e
altre autorità militari (Carabinieri, Finanza e altre
armi) e civili. Erano presenti con le loro insegne
le seguenti Associazioni
Combattentistiche e d’arma delle sezioni e gruppi:
gli Alpini di Marche, Jesi,
Macerata e Ancona;i Bersaglieri di Jesi, Ostra, Serra
dei Conti, Osimo, Ancona
e Gorno; gli Artiglieri di
Marche, Jesi, Chiaravalle,
Orciano e Barbara; i Carabinieri, i Marinai, l’UNIRR,
l’ANMIG e l’ANPI di Jesi e
Falconara. Se qualcuno è
stato dimenticato ci perdoni. Il programma
della manifestazione è stato suddiviso in tre
parti. Alle 18.15 presso la lapide in via XX
Settembre angolo con Via del Molino, con la
quale si ricordano gli Alpini del Battaglione
Piemonte che entrarono in Jesi il 20 luglio
1944, è stata deposta una corona. Presenti i
rappresentanti e le bandiere dei Comuni di
Jesi e di Gorno, i rappresentanti militari e
quelli delle Associazioni d’Arma. Successivamente, alle 19, il corteo, che era stato formato a Porta Valle, con la Fanfara dei Bersaglieri di Jesi-Ostra in testa, giungeva agli
Orti Pace dove si è svolta la parte più importante dell’Anniversario. Deposta la Corona
al Monumento del Bersagliere–C.I.L. sono
seguiti i saluti del Sindaco di Jesi e di Gorno
e successivamente l’oratore ufficiale, il Bersagliere Corrado Fiorini di Ancona, reduce
della Battaglia di Montegranale, ha ricordato
la lotta per giungere alla liberazione di Jesi.
Con i suoi 93 anni è stato chiaro nell’esposizione dei ricordi lucidi e sempre presenti.
Ha chiuso questa cerimonia il presidente
della Sezione degli Alpini, Sergio Mercuri,
ricordando che proprio il 20 luglio del 1944
si arruolò volontario a Jesi il suo predecessore, il compianto Dr. Sergio Macciò. Ultima e
finale manifestazione è stata in Piazza della
Repubblica, dove giungeva sfilando lungo il
Corso Matteotti con partenza dal Bar Ciro,
la Fanfara dei Bersaglieri “La Marmora” di
Jesi-Ostra. Il Sindaco dopo avere rivolto delle parole di circostanza, cedeva il microfono
al Coordinatore delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, Alpino Raffaele Tiberi,
con l’incarico di illustrare brevemente i momenti della liberazione di Jesi e il proseguo
della manifestazione. Questi in particolare
ricorda come è nata e le motivazioni profonde che hanno costituito l’humus che ha
portato la sig.ra Fernanda Traluci a scrivere
la lettera, che poi verrà letta, all’Alpino ora
Colonnello Sergio Pivetta dopo avere letto il
libro-diario che questi ha scritto che, allora,
aveva come titolo “Una guerra da Signori”,
ora invece, dopo la ristampa, “Tutto per l’Italia”. A seguire, da parte della sig.ra Barbara
Traversi, la lettura della lettera della jesina
Fernanda Traluci che, allora sedicenne, fu
tra le prime a vedere l’arrivo di quei soldati
che significava per la città la fine di un incubo. Tanti cittadini anche in questa occasione, a confermare l’attaccamento ai valori
di libertà, democrazia e solidarietà. Se ne
è fatto interprete il sindaco Massimo Bacci
che, nel saluto ufficiale, dove ha ricordato
il contributo dato da tutti per la Liberazione - a cominciare dai partigiani - ha invitato a prendere l’esempio di questi uomini e
soprattutto il loro senso del dovere, la loro
rettitudine, la loro onestà. La serata continua con la “Corale Brunella Maggiori”, che è
il coro ufficiale del Gruppo Alpini di Jesi, diretta dal maestro Stefano Contadini. É stata
quasi mezz’ora di canti alpini sia di guerra
che di pace, che il pubblico presente ha onorato con tanti applausi. Apprezzata è stata la
Fanfara “La Marmora” dei Bersaglieri diretta
dal maestro Scorpati che, dopo avere eseguito numerose marce bersaglieresche, forse
troppe, ha concluso la serata con “Il Silenzio”
e “L’Inno d’Italia”. All’inno hanno partecipato la Corale Brunella Maggiori e il pubblico
presente in Piazza.
A cura di Raffaele Tiberi
sport_tempo libero | 15
Voce della Vallesina | 27 luglio 2014
PARROCCHIA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA CON LA CARISJ
L’attività fisica all’oratorio “Frassati”
Tempo di vacanze per l’oratorio Csi “Frassati” di San Francesco di Paola, che con l’arrivo
dell’estate ha chiuso le sue attività. Tra quelle
che hanno riscosso più successo tra i bambini
durante tutto l’anno, va segnalata quella chiamata “Oratorio in Sport”.
Il progetto, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, ha permesso ai ragazzi dell’oratorio – di età compresa tra i sei
ed i dieci anni – di effettuare una volta alla
settimana dell’attività fisica, seguiti da un
istruttore Csi. Le lezioni, tutte gratuite, si
erano svolte presso la palestra San Martino
e comprendevano attività fisica generale, riscaldamento iniziale, corsa, salto ad ostacoli,
esercizi per migliorare la coordinazione, oltre a giochi liberi. A dirigere le
lezioni è stato Daniele Duca, che aveva
seguito un apposito corso di formazione organizzato dal Centro Sportivo.
«Questo è il secondo anno di esperienza dell’attività fisica – ci spiega
l’operatrice Csi dell’oratorio “Frassati,
Cristiana Talacchia – Rispetto all’anno
scorso ci sono stati dei miglioramenti
nella qualità delle attività ma anche nel
numero dei ragazzi che vi hanno partecipato. Siamo arrivati a dieci unità.
In futuro c’è il progetto di partecipare ad un
torneo, che si svolgerà il prossimo anno».
Quella dell’attività fisica, che i ragazzi hanno
scelto liberamente di frequentare, è una proposta più che mai attuale ed utile anche per
la loro salute. «I bambini che frequentano la
nostra struttura – spiega Daniele Duca – solitamente non praticano sport, perciò questa
attività permette loro di acquisire delle conoscenze sportive. Il nostro oratorio inoltre,
è multietnico e questa attività ha facilitato
l’opera di integrazione tra bambini di diverse
provenienze».
Gi.Pa.
Foto Cristiana Talacchia
A SAN MARCELLO DAL 25 AL 27 LUGLIO
Un weekend di Festa Country
“La musica country è tre corde e la verità”, diceva il cantautore americano Harlan Howard.
Semplicità e sostanza che parlano al cuore
sono gli ingredienti principe di una musica
d’origine popolare coinvolgente, che riempirà il parco “Le Fonti” di San Marcello nel
weekend del 25, 26 e 27 luglio.
La Proloco sammarcellese, col patrocinio del
Comune, organizza infatti la Festa Country. Si comincia venerdì con le note degli Old
Country Pickers, che propongono un repertorio di new american music, country bluegrass e western swing. Sabato omaggio a
Johnny Cash da parte dei The Climbers, una
famiglia che vive al confine tra Marche e Umbria ed è dedita alla musica country, eseguita
rigorosamente in abiti a tema e con sceno-
Sono della nostra Jesi vanto ed orgoglio
Per elencarli tutti non basterebbe un foglio
Sono così bravi i figli della bella Jesi amata
Che per essi è tanto invidiata ed onorata
Cominciò con Federico grande Imperatore
Che in tutto il mondo fece un bel furore
Poi Rafael Sabatini sconosciuto ai più
Scrittori come lui non ne nascono più
C’è Valeria (Moriconi nata Abruzzetti
Amica di quando eravamo ragazzetti
C’è nata pure la brava attrice Virna Lisi
Che è della grande famiglia Pieralisi
C’è anche l’assai noto Roberto Mancini
Diventato idolo di tanti grandi e piccini
Un doveroso grazie al maestro Triccoli
Lorenzo Benvenuti alla Fileni Bpa
Un nuovo arrivo, una conferma
e un arrivederci. La nuova Fileni
Bpa continua a prendere forma
in questi caldi giorni estivi. La
faccia nuova è Lorenzo Benvenuti, ala-centro livornese di 206
cm, classe ‘95, che nell’ultima
stagione ha vestito la maglia
del Don Bosco Livorno di DnB.
«Si tratta di un giocatore che io
ed il tecnico Lasi abbiamo fortemente voluto – ha spiegato il
ds Federico Manzotti – Lui è un
ragazzo giovane che si potrà ben adattare contento di rimanere un’altra annata a Jesi
al gioco del coach e si integrerà bene con – aveva detto Borsato – Conosco coach Lasi
Maggioli». Benvenuti (nella foto di Can- e so cosa mi chiederà. A differenza di altre
dolfi, con Manzotti e Lasi) è anche nel giro squadre, che ogni anno cambiano drasticadella nazionale under 20 guidata da Stefa- mente l’organico, noi avremo il vantaggio
no Sacripanti. «Per me è un’opportunità di conoscerci già: i cinque decimi della rosa
importante e cercherò di sfruttarla al me- sono quelli della passata stagione».
glio» sono state le prime parole di Benve- Della nuova Fileni non farà parte Raphael
Gaspardo, che resterà per un altro anno in
nuti da aurorino.
Al gruppo dei confermati, che comprende prestito a Treviglio in DnB, dove si era tragià capitan Maggioli, Santiangeli e Mason sferito a gennaio di quest’anno dopo aver
Rocca, si è andato ad aggiungere anche iniziato il campionato a Jesi. «Abbiamo
Stefano Borsato. Nella sua prima annata deciso di lasciare in prestito Gaspardo per
in arancio-blu, il giocatore nativo di Trevi- un’altra stagione per farlo crescere ancora»
so, ha viaggiato con dieci punti di media a era stato il commento del direttore sportivo
partita in 33 minuti, il 47 per cento nel tiro arancio-blu, Federico Manzotti.
da due e il 37 in quello da tre. «Sono molto
Giuseppe Papadia
STAGIONE SPORTIVA 2014/2015: VALLESINA CITY G.S. MOIE
grafie tipiche. Ci si potrà inoltre mettere alla
prova in un rodeo con il toro meccanico: in
palio per il vincitore un soggiorno premio.
Domenica si chiude con il concerto dei Red
Cadillac Gang, alfieri della new country music, migliore country-band italiana degli ultimi quattro anni, al 200° posto nella classifica
mondiale su oltre 175.000 gruppi e cantanti
country.
Tra camicie a quadri e stivali ovviamente non
mancherà buon cibo a tema. Il menu texano
spazierà dai burritos di carne e di verdure al
chili con carne. Ma gli stand avranno anche
super grigliate con bistecche di manzo e di
maiale, maxi hamburger, gramigna e maltagliati. Per stemperare il tutto, birra a caduta.
Simona Santoni
l’angolo_della poesia
Orgoglio Jesino
BASKET A2 GOLD BORSATO RESTA, GASPARDO IN PRESTITO
Che fece diventare grandi tutti i piccoli
Ricordiamo qui la bravissima Batazzi
Superarla non era mai gioco da ragazzi
Vogliamo ora dimenticare la Sparaciari
Oppure l’annoveriamo tra i senza pari?
Anche Giovanna Trillini è un bel vanto
Una schermitrice proprio da incanto
La Vezzali della scherma è tra i mostri
Anche lei una grande Jesina dei nostri
E prima che questo lungo elenco finisca
Rendo gli onori anche alla Di Francisca
Ricordo pure Cerioni tra gli schermidori
Uno jesino che può dormire sugli allori
“Tutti me fanno batte el core
Li ricordo con infinito amore”.
Jerom 8 dicembre 2013
Educazione e disciplina prima di tutto
Novità nell’organico del Vallesina City G.S.
Moie. Cinque nuovi giocatori, tutti della Vallesina e provenienti da una categoria superiore, la promozione, faranno parte della prima
squadra allenata da Luca Scortichini: Francesco Federici, Lorenzo Spinelli, Matteo Rossi,
Gianluca Biagioli e Nadime Meroueh. Età
media della squadra venticinque anni con capitano Francesco Topa. Nella rosa dei nomi
compaiono ventiquattro giocatori di cui cinque provengono dal settore giovanile. Soddisfatto l’allenatore, che inizierà la preparazione l’8 agosto in vista del campionato che avrà
inizio il 6 settembre, «puntiamo a fare meglio
dell’anno scorso, quando siamo arrivati terzi
perdendo i play off. Quest’anno la rosa è abbondante e competitiva». «Veniamo da due
annate molto positive in cui si è creato un
ambiente molto bello e di sicuro i nuovi non
avranno difficoltà ad inserirsi. Già dalla serata di presentazione ci sono sensazioni molto
positive. – commenta il capitano Topa - Siamo di sicuro una
buona squadra, piena di giovani molto forti, i nuovi acquisti
sono tutti di categoria e sicuramente abbiamo tutto quello
che occorre per fare bene! Poi
però ci sono tanti fattori... e
soprattutto ci sono gli avversari! La società si aspetta molto
e faremo di tutto per arrivare
più in alto possibile!». Il presidente, Roberto Possanzini, che
più volte ha ringraziato nella
serata di presentazione della squadra l’amministrazione comunale per la vicinanza, si
dice entusiasta del lavoro fatto fino ad oggi
«ma voglio ancor di più puntare sul settore
giovanile. Al responsabile Matteo Rossi ho
chiesto di far sì che tra i piccoli campioni
si crei un clima di rispetto con educazione
e disciplina. Trovo importante far rispettare loro delle regole come se fossero a scuola». Riconfermato Ugo Coltorti come allenatore del settore giovanile.
Agnese Testadiferro
Nella foto a partire da sinistra: Francesco Federici, Lorenzo Spinelli, Matteo Rossi, Mirco
Cerioni, Lanfranco Ceccacci (presidente onorario), il sindaco Umberto Domizioli, Gianluca Biagioli, il presidente Roberto Possanzini,
consigliere comunale con delega allo sport
Sandro Grizi, Nadime Meroueh e il vicepresidente Franco Tosti. 
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