Voce vallesina della Anno 61° - N. 27 settimanale della Diocesi di Jesi www.vocedellavallesina.it Domenica 27 luglio 2014 Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi TRAGEDIA NEI CIELI UCRAINI CULTURA JESI-ANCONA Una squadra di inquirenti olandesi ha esaminato i corpi delle vittime del Boeing malese su un treno nella stazione di Torez, nei pressi del luogo del disastro che ha causato 298 morti. Maschera sul viso, accompagnati da rappresentanti Osce, hanno aperto i 5 vagoni dove sono conservati i cadaveri. Il treno dopo un lungo stop è partito da Torez diretto a Charkov. Intanto i ribelli hanno consegnato ai malesi le scatole nere annunciando un cessate il fuoco nella zona. È stato firmato il 21 luglio l’accordo tra la fondazione Teatro delle Muse e la fondazione Pergolesi Spontini. Alle Muse viene riconosciuta la guida nella prosa mentre al Pergolesi la lirica con il teatro di tradizione. L’idea di fondo è creare tavoli paritetici tra presidenti per stilare una programmazione comune e attingere a finanziamenti. EDITORIALE I vescovi delle Marche Benvenuti in questa nostra amata e bella terra marchigiana; insieme alle nostre comunità siamo ben lieti di accogliervi, certi che qui troverete ciò che può appagare lo spirito e ritemprarvi dalle fatiche del vivere quotidiano. Le nostre Marche hanno un proprio biglietto da visita: hanno un paesaggio stupendo che dagli Appennini scende dolcemente verso il mare Adriatico; custodiscono un patrimonio culturale e religioso di rara bellezza che si può ammirare in ogni città e borgo; offrono spazi culturali e ricche tradizioni che possono rispondere ai desideri più autentici e profondi di tutti voi. Il paesaggio, quasi un disegno del Creatore, dà la possibilità di immergersi dentro una contemplazione che invita al riposo dell’anima e che suscita desideri di preghiera e di gratitudine. Occorre far riposare il corpo e la mente perché lo spirito possa così diventare più vigoroso e attento, possa farsi carico del custodire il creato per renderlo sempre più degna abitazione di tutti. Le nostre cattedrali, i nostri santuari, in particolare quello di Loreto, i numerosi conventi sparsi nel territorio, le tante chiese ed edicole agli incroci delle nostre strade, raccontano quanto grande sia stato e sia il respiro spirituale e religioso di questa nostra amata terra. Grandi Santi come san Francesco e semplici fedeli hanno tracciato percorsi indelebili di santità sui quali tutta la popolazione ha costruito la propria identità cristiana. Poter ripercorrere quei tracciati, visitare quei luoghi, pregare in quelle chiese, fermarsi in quel santuario sarà per tutti una benedizione e un vero ristoro. Alla fretta dei nostri giorni va offerta il conforto di una sosta silenziosa e felice. Questa nostra amata terra, oltreché essere caratterizzata da una sorta di “Museo diffuso”, è ricca di un tessuto sociale le cui caratteristiche sono la laboriosità, la solidarietà, la bontà genuina e gustosa dei suoi prodotti. Siamo certi che anche sotto questo aspetto la nostra terra non vi deluderà, anzi saprà aprire scrigni di bellezza e di bontà che contribuiranno a rendere il vostro soggiorno fruttuoso. Nel rinnovarvi il “benvenuti” ci permettiamo di suggerire tre verbi come accompagnamento per il vostro stare tra noi: contemplare, pregare, fraternizzare. 5 COMMISSIONE PER LA PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO: UN LESSICO PER LA CITTÀ COMUNE Povertà in crescita: serve un’alleanza FOTO SIR Nel 2013 più di 3 milioni e 200 mila famiglie è in condizione di povertà relativa e più di 2 milioni lo è in termini assoluti. Le persone in povertà relativa sono più di 10 milioni, quelle in povertà assoluta più di 6 milioni. L’incidenza di povertà assoluta ha coinvolto circa 300 mila famiglie e 1 milione e 200 mila persone in più rispetto all’anno precedente. Con questi e molti altri dettagli, contenuti in un report pubblicato il 14 luglio scorso, l’Istat ha fotografato la povertà in Italia nel 2013. Intorno a queste tematiche si stanno sviluppando approfondimenti ed iniziative, soprattutto ad opera del Terzo settore. Per parte sua Caritas italiana, nell’aprile di quest’anno, ha consegnato un’analisi sui fenomeni sociali nel nostro paese con il rapporto su povertà ed esclusione sociale denominato “False partenze”, alludendo per contrasto al precedente rapporto del 2012, che aveva come titolo “I ripartenti”. Nel giro di poco tempo, l’11 luglio scorso, lo stesso organismo pastorale ha presentato “Il bilancio della crisi”, un approfondimento dedicato alla valutazione delle politiche contro la povertà assoluta in Italia. Dai due documenti, così ravvicinati, si possono evidenziare alcuni aspetti. Da un lato, si afferma, non è più sufficiente stimolare il pur fondamentale impegno solidale delle comunità locali, dall’altro permane l’evidente debolezza e occasionalità della risposta istituzionale alla povertà. Inoltre, poiché «appare sempre più necessario agire per modificare il sistema di responsabilità istituzionali e di presa in carico dei componenti più deboli della nostra società... sono richieste azioni di sistema che creino dinamiche positive da parte degli aggregati politici e territoriali, coinvolgendo il mondo economico, sociale e le comunità» (cfr. Introduzione al Rapporto “False partenze”). In questo contesto, Caritas italiana ed Acli hanno promosso fin dallo scorso anno l’”Alleanza contro la povertà in Italia”, con lo scopo di sollecitare l’introduzione di misure strutturali di contrasto al fenomeno della povertà, attraverso un Piano nazionale che preveda anche forme di sostegno economico. Oltre alle due citate sigle, ad oggi aderiscono all’iniziativa anche Action Aid, Anci, Azione Cattolica, Banco alimentare, Cgil-Cisl-Uil, Cnca, Comunità S. Egidio, Confcooperative, ConfeSEGUE A PAGINA 13 DISASTRO A GAZA. IL CALIFFO IRACHENO OPERA CON I CRISTIANI COME HITLER CON GLI EBREI Medio Oriente: morte e persecuzioni, il mondo non sa cosa fare Siamo all’ennesima guerra in Medio Oriente. Una guerra generale che, seppure in forme diverse, invade un vasto territorio che coinvolge direttamente almeno quattro nazioni e, indirettamente, gran parte del mondo israelitico-musulmano. Le cause fondamentali sono ancora e sempre due. La prima è data dalla totale incompatibilità IsraeleHamas. I razzi che l’estremismo di Gaza lancia a centinaia contro il territorio del grande nemico è la conferma che di questo estremismo combattente il mondo musulmano anti-israelitico ha bisogno per tenere alto il livello della totale incompatibilità con l’usurpatore - ormai dal 1948 - del territorio palestinese. I palestinesi di Gaza, prigionieri in un fazzoletto di terra - 4500 abitanti per kmq – vivono ormai nella più nera miseria, sostenuti solo dalle iniziative internazionali per gli alimenti e dall’Iran & C per gli armamenti. Perché diversi paesi musulmani non vogliono esporsi più di tanto contro Israele dati i complessi rapporti internazionali, a cominciare da quelli con l’Occidente e specie con gli Usa, ma non intendono né ora né mai tollerare la presenza e il ladrocinio di Israele con il suo storico insediamento, seppure confermato dall’Onu. Hamas è necessario per tener desto il problema, l’odio, la guerra. Israele ne approfitta per espandere il suo dominio. La seconda causa è e rimane quella intestina nello stesso mondo musulmano: la divisione eterna tra sunniti e sciiti che determina schieramenti interni diplomatici e militari di totale opposizione fra territorio e territorio ancor più che fra nazione e nazione. L’esempio più preoccupante è dato dall’Isis, la forza sunnita che spadroneggia tra l’Iraq e la Siria, al di fuori di ogni confine nazionale voluto a tavolino dall’Occidente nel dopo-guerra. Una forza che presume la riesumazione del metodo califfiano legato alla interpretazione paurosamente estremista del Corano. Così siamo arrivati alla individuazione dei cristiani con la marcatura “N” - seguaci del Nazareno - come i nazisti adottavano la stella di David per gli ebrei. Una bollatura che per i cristiani comporta di dover scegliere tra la conversione all’Islam la cacciata con perdita di ogni bene o il riscatto con oro o la morte. Siamo al sonno della ragione che crea mostri. Di fronte a tanto sfacelo il mondo non sa cosa fare perché da una parte c’è il trionfo della più assurda irrazionalità, della pura bestialità fra uomini. Dall’altra c’è l’eterna rottura con Israele che pone l’impossibilità di un’intesa anche dopo settanta anni e dopo tante guerre perché le reciproche condizioni di pace sono diametralmente opposte. Prima fra tutte il non riconoscimento da parte del mondo musulmano – salvo modeste eccezioni – dell’esistenza di Israele in quelle terra. Inoltre c’è la volontà dei palestinesi – defraudati di case e di terre - di un ritorno nella loro patria. Due condizioni che Israele non accetterà mai a costo del totale reciproco annientamento. E papa Francesco, quasi a voler ricordare i propositi dopo l’incontro in Vaticano di appena poche settimane fa, telefona al presidente israeliano Peres e a quello palestinese Abu Mazen nella speranza di una vaga intesa, almeno di un “cessate il fuoco”. Niente. Niente anche dopo i deboli e difficili tentativi dell’Onu e dell’Europa. Se a tutto questo aggiungiamo il rapporto sempre più difficile tra Occidente e Russia in forza della crisi ucraina complicata dal dramma dell’aereo civile abbattuto con 300 morti, non possiamo che riconoscere il livello massimo di crisi polico-militare del continente euro-musulmano. La storia si ripete in forme sempre diverse, ma sempre tragiche. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 | cultura_società 27 luglio 2014 | Voce della Vallesina CASTELPLANIO HA RICORDATO IL PRIMO CITTADINO INTITOLANDOGLI LA SALA COMUNALE POLIVALENTE CON UNA CERIMONIA PUBBLICA Un anno fa ci lasciava il sindaco Luciano Pittori Un anno fa - il 14 luglio - ci lasciava Luciano Qui ha preso la parola Barbara Romualdi riPittori, Sindaco di Castelplanio. Nel giorno volgendosi direttamente a Luciano nel ricordell’anniversario, il primo cittadino Barbara do del lavoro comune svolto, ciascuno nel Romualdi l’ha ricordato nel corso di una ce- proprio ruolo, nell’amministrazione pubblirimonia molto partecipata dalla sua gente ra- ca: lui sindaco, lei consigliere comunale e dunata, insieme ai consiglieri di maggioranza assessore, poi di nuovo semplice consigliere, e agli assessori, davanti all’ingresso del teatro dopo essersi dimessa da assessore procuranche lo aveva visto tante volte in veste di ani- dogli, come ha ammesso, “un forte dolore”. La promessa del neo sindaco matore e protagonista di eventi pubblici. Romualdi, scelta dalla popolazione a succeL’intitolazione del Teatro Barbara Romualdi, con la sua fascia tricolore dergli, ha chiuso il suo intervento prometche la identifica negli interventi ufficiali, ha tendo a Luciano di continuare la sua opera scoperto la nuova targa della Sala Comunale nell’auspicio di esserne degna. Polivalente intitolata a Luciano Pittori con Applausi e lacrime dei cittadini, occhi lucila formale autorizzazione della Prefettura di di, nostalgia struggente e rimpianto per una Ancona dopo la delibera n. 59 della Giunta vita spezzata così presto, ad appena sesMunicipale di Castelplanio dello scorso 27 sant’anni. giugno. I musicisti Tittarelli e Luminari La messa solenne La cerimonia certamente mesta ma, se Ma procediamo con ordine. Alle 18:30 c’è possiamo dire, non lugubre, ha avuto una stata la messa solenne nella chiesa San Seba- scaletta ben congegnata, che prevedeva la stiano del capoluogo celebrata dal parroco partecipazione attiva di due musicisti cadi Castelplanio don Mariano Piccotti affian- stelplanesi, entrambi molto noti non solo in cato, nell’occasione, da don Gianfranco Ceci, Vallesina: Giordano Tittarelli (al pianoforte) parroco di Macine. Chiesa gremita e liturgia e Michele Luminari (al sassofono). accompagnata al pianoforte da Giacomo “Chandle in the wind” e “Les feuilles Giacomini e dal coro, mentre la preghiera mortes” degli officianti era scandita dall’invocazio- Giordano e Michele hanno proposto due tra ne “Accogli nel tuo regno Luciano...”. Il rito i migliori pezzi del loro repertorio: “Chandle religioso si è concluso con l’assolo “Su ali in the wind”, candela al vento, di Elton John d’aquila”, salmo 90, della cantante Alessia Se- e “Les feuilles mortes”, le foglie morte, celebastiano che risuonava, potente e imperioso, bre poesia di Jacques Prévert portata al suctra la commozione dei fedeli e dei cittadini. cesso dall’inarrivabile Yves Montand dagli La commemorazione civile Anni Cinquanta e Sessanta in poi. La commemorazione civile, seconda parte “Sì - ci ha spiegato Michele Luminari - abbiadel ricordo di Luciano Pittori sindaco e pro- mo voluto presentare due canzoni adatte a fessore, si è svolta, come accennato sopra, una circostanza come questa, che abbiamo nello spiazzo prospiciente il teatro, a lato del interpretato con leggerezza, per non dire in allegria, e un ritmo appena velocizzato che Comune. bene si adattava, pur in un momento così triste, al ricordo di Luciano, che non rifuggiva da momenti di allegria anche vivaci e contagiosi”. Tra i numerosi cittadini, erano presenti gli amici di una vita: Fabio e Nadia, Paolo, Stefano, Mauro e tanti altri ancora. Le poesie di Luciano Nel corso della cerimonia sono state lette due poesie di Luciano. Una dall’assessore Dino Sabbatini inneggiante “ai silenziosi costruttori / della serena convivenza / della tranquillità e della pace / dell’impegno disinteressato / di chi non chiede mai / e nel silenzio vive operoso e onestamente”. Non si può non rilevare, a nostro sommesso parere, l’aspetto in qualche misura autobiografico di questi versi - il testo è intitolato “Il politicante e il politico” - improntati all’impegno civile che deve caratterizzare gli uomini pubblici e, quindi, anche il suo personale contributo verso la comunità, a beneficio del prossimo, siano essi cittadini da servire o studenti da indirizzare nell’impervio cammino della vita adulta. Il ricordo di suor Anna Maria L’altro componimento di Luciano Pittori riguardante la cura delle piante e dei fiori - uno dei suoi tanti interessi di persona acculturata e sensibile a ogni forma di vita e di arte - è stato letto da suor Anna Maria Vissani, la quale ha affermato che questa sua passione per le piante e, più in generale, per la natura esprimeva la “delicatezza” del suo animo gentile, la “parte poetica e artistica di sé”. Poi suor Anna ha ricordato l’attaccamento di Luciano alla vita e il suo consapevole distaccarsene a causa della malattia, “preparato alla morte perché l’aveva vista in faccia”, mentre si accingeva ad accettarla serenamente “mostrando fraternità verso il prossimo e i valori fondamentali della vita” che lo hanno contraddistinto anche negli ultimi giorni della sua esistenza. La gente e le istituzioni Hanno preso parte alla commemorazione, insieme a tanta gente, molti amministratori pubblici dei comuni della Vallesina e della provincia di Ancona; quelli che non sono potuti intervenire hanno inviato messaggi di vicinanza e solidarietà. Tra i presenti, il sindaco di Maiolati Spontini Umberto Domizioli insieme all’assessore Fabrizio Mancini e al suo predecessore Giancarlo Carbini, l’ex sindaco di Castelbellino Demetrio Papodopulos, Sauro Ragni, ex sindaco di Staffolo, Sandro Barcaglioni primo cittadino di San Paolo di Jesi, Giuseppe Corinaldesi ex di Mergo, don Giuliano Fiorentini, presidente dell’Oikos, il dirigente dell’Istituto Comprensivo Carlo Urbani, Nicola Brunetti, don Mariano Piccotti, la rappresentanza dei Vigili urbani della Media Vallesina e il nostro ex vicesindaco Emore Costantini che ha sostituito Luciano in quest’ultimo anno. I dipendenti comunali I Carabinieri erano rappresentati dal maresciallo Marco Bauco; notata anche la signora Maratea Marrazzi, silenziosa e discreta eppure del tutto partecipe, anche lei, alla vita cittadina. Ci piace segnalare, infine, la presenza delle dipendenti e dei dipendenti comunali pressoché al completo, tutti al di fuori dell’orario di lavoro e affettuosamente vicini al loro sindaco. Adriano Santelli Foto Fabrizio Venanzi UN RICORDO DI GIUSEPPE LUCONI:dal suo diario sul servizio militare nel 1949 tra Taranto e Bari “Stavolta l’ho fatta grossa, sul serio” Che l’abbia fatta grossa è proprio il nostro che davanti a quel colonnello “tremava tutta messo di tre giorni. Sono più che sufficien carissimo Peppe che lo dice. E lo dice a pro- Bari”. Capirete la preoccupazione del povero ti”. E Luconi: “O tutti e quindici o niente”. Il posito del suo incontro con il colonnello Ni- nostro militare! Chissà che vorrà? Che cosa colonnello: “Allora niente”. E niente fu! “Ho colai, vertice del comando dell’aeronautica posso aver fatto? Anticamera. E poi un bre- osato sfidare l’uomo che tutto il mondo trebarese, anni ’50. Un episodio che ci narra nel ve colloquio senza tanti fronzoli. Gli chie- mare fa… Ecco: il mio orgoglio pareva sod suo diario sulla “naia” (obbligatoria) durata deva di lasciare Taranto e trasferirsi a Bari disfatto: e invece me la sono presa nel cosid– allora - ben 12 mesi! (altro che la pacchia per certi lavori in ufficio dato che lui si era detto sacco”. di oggi!). dimostrato bravo nel disegno e nella calli- Ma non è finita. Avvicinandosi la fatidica L’ho letto nel bel libro curato dalla nostra re- grafia. Peppe, con molto dispiacere –perché data del congedo illimitato – siamo verso dattrice Paola Cocola desiderosa, in omaggio lasciava tutti i commilitoni ormai grandi il Natale del 1950 – Luconi chiede la firma all’indimenticabile Luconi, di farci conoscere amici per finire in una caserma in cui non del suo superiore, ma il colonnello gli dice ancor più da vicino il nostro ex direttore di conosceva nessuno – è costretto ad accetta- chiaro e tondo che deve rimanere altri 15 Voce (Paola Cocola: Il tempo della naia…in az- re. Dopo un mesetto, in occasione del pros- giorni. Niente firma. Ma dopo qualche mizurro” - Piccola biblioteca jesina n. 9 - € 12). simo matrimonio di una sorella, lui, aven- nuto Luconi vede un suo amico che sta reLuconi aveva trascorso già nove mesi del do ancora il diritto di usufruire del congedo candosi dal colonnello per lo stesso motivo. la sfrontatezza e il coraggio, prima di partire, servizio militare soprattutto a Taranto. Alla ordinario di 15 giorni, chiede al colonnello “Mi puoi fare il favore di mettere con il tuo di andare a salutare il colonnello a casa sua. fine di settembre del 1949 viene chiamato, ”tutto d’un pezzo” di poter partecipare alle anche il mio foglio per la firma?” “Senz’altro Una punizione? Una reprimenda? Macché. nientepopodimeno, che dal suo colonnello, nozze della sorella Guglielma visto il diritto così non lo disturbiamo in due”. Il colonnello “Così mi hai fregato…” E tutto è finito a vino numero uno dell’aeronautica militare ba- di poter usufruire dei 15 giorni. “Va bene. firma senza badare tanto. E Peppe alla vigilia e tarallucci. rese. I commilitoni gli fanno subito sapere É giusto che tu sia presente. Avrai un per- di Natale parte per Jesi per sempre. Ma ha v.m. regione | 3 Voce della Vallesina | 27 luglio 2014 scusateilbisticcio 28 LUGLIO: AQUILANTI INVITATO DALL’ASSOCIAZIONE JESIAMO Jesi rende omaggio al compositore (ghiribizzi lessicali) PeterPun (con la u) www.peterpun.it LA FINALISSIMA DI RIO Cambio di iniziale (quasi) storico L’Argentina non “trova” la porta: L’Angelina (!) si pappa la torta. SCHIENE DIRITTE Zeppa… patriottica Chi ha avuto la sfrontatezza di insinuare che gli yemeniti sarebbero succubi dei potenti vicini? NOI DELLO YEMEN NON SIAMO YES-MEN! IRONIA DEI (COG)NOMI Sapete cosa significa in tedesco LAHM – cognome del capitano della Nazionale tedesca? Significa – tenetevi forte! – zoppo, storpio, sciancato (è il gemello dell’inglese “lame”). PRO TURISMO INTERNO – 2 Anagramma da… recessione Non puntare lontano; suvvia, rimani in zona: lascia perdere Orano, basta ed avanza Arona! ENNESIMO CASO DI ANGLOMANIA? Il termine SUB (sommozzatore, palombaro, pescatore subacqueo…), che tutti comprendono e impiegano, rappresenta uno dei tanti tributi alla moda anglicizzante? onorificenza assegnata negli USA per meriti accademici. Nonostante la vita statunitense, il maestro Aquilanti non dimentica però le sue radici e guarda all’Italia e alla sua città, Jesi. Il suo desiderio è poter collaborare, raccontare la sua esperienza nelle terre dove è nato e promuovere lo scambio culturale. In tanti anni, Aquilanti ha portato la sua PROFUMI E COLORI A PALAZZO DEI CONVEGNI Il coro del Telefono Azzurro Jesi, luglio 2014. Grande risonanza e successo ha ottenuto anche quest’anno un evento che ha coinvolto grandi e piccini dal 10 al 17 luglio: il Mercatino dei Bambini. L’iniziativa, promossa dalla Consulta per la Pace e patrocinata dall’assessorato alla cultura del Comune di Jesi, ha lo scopo di favorire l’incontro e lo scambio di esperienze tra i più piccoli, attraverso la vendita o l’acquisto di libri, giocattoli, fumetti, capi di vestiario o altri oggetti usati o costruiti dai ragazzi. In luogo del campo Boario o del mercato coperto di via Mercantini che avevano ospitato le precedenti edizioni, il Mercatino è stato dislocato a Palazzo dei Convegni in Corso Matteotti ed è stato continuativo, anziché solo nei giovedì di luglio, e aperto tutti i giorni dalle 17 alle 21. Chiunque abbia curiosato tra le bancarelle, oltre a riscoprire colori e profumi di qualche anno fa, non ha potuto fare a meno di notare la dedizione e il calo- L’iniziativa corale del Telefono Azzurro è partita tre anni fa grazie ad uno dei volontari che, essendo maestro di coro, si è messo gentilmente a disposizione della comunità; da allora il coro s’incontra con appuntamenti settimanali per le prove, per uno spettacolo annuale volto alla sensibilizzazione della comunità. Ora, la corale dei volontari del Telefono Azzurro, in previsione di una prossima esibizione accoglie nuove voci. Per prendere parte al coro chiamare il 3408068140 o 3356077805 oppure mandare un’e-mail su [email protected] . Un mercatino per la pace *** Risposta al quesito precedente: La parola è: MORSI. A Mubarak, infatti, è succeduto (in modo traumatico) Mohammed Morsi. Specialità risaputa di Luis Suarez è quella di addentare – con licantropici morsi – gli avversari sul campo. Di uso molto frequente è, infine, l’espressione “i morsi della fame”. lacitazione A cura di Riccardo Ceccarelli Questo nostro tempo L’umanità vive in questo momento una svolta storica che possiamo vedere nei progressi che si producono in diversi campi. […] Non possiamo tuttavia dimenticare che la maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo vivono una quotidiana precarietà, con conseguenze funeste. Aumentano alcune patologie. Il timore e la disperazione si impadroniscono del cuore di numerose persone, persino nei cosiddetti paesi ricchi. La gioia di vivere frequentemente si spegne, crescono la mancanza di rispetto e la violenza, l’iniquità diventa sempre più evidente. re con cui tutti i bambini-venditori presentavano ai clienti le loro merci, quasi fossero tesori preziosi che contenevano una piccola ma importante briciola della loro vita. La Consulta per la Pace e le associazioni ad essa iscritte, tra cui il Telefono Azzurro, si sono alternate alla gestione di ogni singola serata che ha permesso di raccogliere fondi per progetti di solidarietà. ROSORA: SCELTO L’ ORGANO MORETTINI PER MORANDI Papa Francesco, Evangelii gaudium, 52. Sulla tastiera ampia e cromatica lapulce Monaci Bianchi Lo sapevate che dal l981 le Marche hanno redatto 154 schede sulle “aree floristiche”? Sapevate che l’unica in diocesi è quella del “Bosco dei Monaci Bianchi” (i Camaldolesi, che non sono frati, come dice la gente). E allora uscite ad ApiroMergo in superstrada e dopo 3-4 km girate su una sterrata a sinistra. Inoltratevi adagio nella forra segnata da un torrentello con alberi altissimi e vegetazione lussureggiante (che non saprei spiegarvi). Tacete, camminando e mirando. Tacete davanti a ciò che resta di monastero e cellette. Perché “silentium tibi laus/dal silenzio lode a Te [o Dio]”. Tornerete assordati dal silenzio. Delegazione ASSONAUTICA Dopo il successo al Pergolesi della “Stanford Wind Ensemble” in occasione della Festa Europea della Musica, il maestro jesino Giancarlo Aquilanti è stato invitato dal Presidente del Consiglio, a raccontare la sua esperienza artistica il prossimo 28 luglio, in consiglio comunale. Nato a Jesi, Giancarlo Aquilanti, da quasi trent’anni è maestro, compositore e docente presso l’Università di Stanford, in California, una delle più prestigiose al mondo, ottenendo numerose e importanti committenze per la composizione di opere musicali e conseguenti riconoscimenti, tra cui il premio ”Walter J. Gore”, la più alta musica nei teatri di tutto il mondo. Eppure, dopo tanti anni, questa è stata la seconda volta che il maestro ha calcato il palco del Pergolesi per la direzione del concerto dell’orchestra dell’Università di Stanford, evento principale della settimana della Musica, nel giugno scorso. In quell’occasione, ha potuto inserire nel programma musicale un suo brano originale, a fronte delle numerose opere che ha composto. Va apprezzata la sensibilità di questa Amministrazione per aver offerto, ad Aquilanti l’occasione di esibirsi qui a Jesi, permettendo alla città di risuonare del talento di un suo concittadino di fama internazionale. Jesiamo auspica che, con la permanenza di Aquilanti in città fino alla fine di agosto, a seguito dell’invito al confronto in Consiglio, si possa dialogare su nuovi progetti culturali che portino il maestro nuovamente nel nostro Teatro più importante, per condividere per la prima volta, la sua ampia produzione compositiva, con particolare attenzione alla parte lirica. Sfatando, una volta tanto, il detto,” Nemo profeta in patria”. “Perché ha scelto l’ Organo Morettini di Rosora?” domanda alla prof.ssa Giovanna Franzoni, docente di Organo e composizione organistica al Conservatorio Rossini di Pesaro: “ perché quest’Organo rispecchia le possibilità tecniche e foniche del Morandi composte nella sua maturità; ci voleva la tastiera di questo Organo più ampia e cromatica di un Callido!.” La ricerca di musiche inedite su Giovanni Morandi (Pergola 1777- Senigallia 1856) è stata condotta su archivi sia a Bologna come a Senigallia dal prof. Autoscuole CORINALDESI s.r.l. Gabriele Moroni docente al “Rossini” di storia ed estetica della musica. E si sono rintracciati del celebre Musicista Marchigiano brani di composizioni inedite oltre a brani già conosciuti. I brani rintracciati negli Archivi sono stati eseguiti in parte in organo Callido ed in parte, quelli più caratteristi, nell’ Organo Morettini di Rosora e sia dalla prof.ssa Giovanna Franzoni e dalla organista neo-laureata, allieva della Franzoni, Elena Gentiletti Drago di Pesaro. Ora è in via di pubblicazione un CD delle esecuzioni delle due Organiste Point AUTOMOBIL CLUB d’ITALIA dei brani di Giovanni Morandi e la sua presentazione in un prossimo Concerto al S. Michele di Rosora con l’organo Morettini. don Giuliano Gigli Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica Jesi, Via Mura Occidentali, 31 - tel. 0731 209147 c.a. - fax. 0731 212487 - Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - fax 0731 201914 Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - sede Consorzio Autoscuole Corinaldesi Jesi, Via Marx, Zipa - operazioni collaudi Senigallia, via R. Sanzio, 71 - tel. 07160062 Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi - Adriatica - Falconarese) - Ostra - Marina di Montemarciano - Marzocca di Senigallia 4 | attualità 27 luglio 2014 | Voce della Vallesina notizie_brevi NEI PROSSIMI DIBATTITI ETICI VINCERÀ L’IDEOLOGIA La sconfitta del diritto naturale Rassegna “Trivio e Quadrivio” Il comune di Maiolati Spontini ha preparato la nona edizione della rassegna “Trivio e Quadrivio”. La manifestazione, uno degli appuntamenti più originali e apprezzati a livello regionale, propone un connubio fra poesia e musica, con artisti e personaggi di livello internazionale, spettacoli e mostre dal primo al 9 agosto. La presentazione sarà il 25 luglio in Biblioteca. A Senigallia il 30 luglio Verdicchio e scherma: una passione che unisce nel segno della solidarietà. Il vino bianco più premiato d’Italia sale per la prima volta in pedana con le pluricampionesse olimpiche Valentina Vezzali, bronzo ai Mondiali in corso a Kazan, e Elisa Di Francisca per Senigallia nel cuore, l’iniziativa in favore degli alluvionati di Senigallia, in programma il 30 luglio alle 21,30 al Foro Annonario. Due eccellenze delle Marche uniscono così le forze per una serata benefica ‘a colpi di fioretto’ che prevede uno speciale match tra le due azzurre medaglia d’oro agli Europei 2014 e degustazioni guidate a base di Verdicchio il cui ricavato andrà alla Caritas Senigallia. Sono oltre 60 le cantine socie dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini che offriranno i loro vini nei banchi d’assaggio con sommelier professionisti. Poesia senza tempo spigolando La poesia è un fenomeno culturale che non è possibile oggi ignorare. La si coltiva diffusamente, spesso segretamente. Tuttavia viene considerata un genere letterario minore e le pubblicazioni che se ne interessano non reggono certo il confronto con altre che a volte solo una moda si preoccupa di diffondere: il romanzo dello scrittore o del giornalista di grido reclamizzato dalla trasmissione televisiva; il manuale di facile e rapida consultazione; la biografia sensazionale del personaggio famoso; la serie di interviste collezionate dal popolare show man. La poesia ha una voce molto sommessa. Non ama imporsi con prepotenza. In molti modi comunque si manifesta e in circostanze diverse è possibile ascoltarla. La si produce soprattutto, si è detto. Se è vero poi, come affermava il Vico, che il linguaggio poetico è tipico dell’adolescenza, si potrebbe convenire che a tutti è dato di partecipare dell’interesse per la poesia, poiché tutti attraversano questa stagione della vita. La si promuove se pure limitatamente, come sopra si è affermato, ma in circostanze ed ambienti diversi. La si inserisce in manifestazioni culturali, la si insegna e commenta a scuola anche se non così frequentemente come nel passato; appare su riviste letterarie; la si ricerca attraverso concorsi. Può essere usata come testo di canzoni: può capitare di trovarne testimonianza – desolata, beffarda o angosciata – persino sulle mura della città. La poesia moderna ha dunque una polimorfica genesi. Tuttavia non è questo l’unico fenomeno a cui, per quanto riguarda la poesia, è dato assistere. Se è vero che, di pari passo con il diffondersi della cultura, la poesia è diventata un genere letterario coltivato da molti, ne consegue che essa è diventata anche un linguaggio tipico del nostro tempo. La poesia ha di per sé infatti la facoltà di arrivare ai significati con maggiore immediatezza di un lungo discorso. Essendo un linguaggio conciso, risponde quindi alla richiesta da parte dell’uomo di oggi di una significante brevità di espressione. Certo non tutto ciò che si produce è poesia grande; non tutto raggiunge la vetta del sublime. Come sempre avviene quando un fenomeno artistico è di larga diffusione, non tutto ha pregi etici ed estetici altissimi. È vero però che chi si dedica alla poesia assai raramente lo fa per conseguire per essa un vantaggio materiale. A voler indagare comunque è possibile discernere e selezionare ciò che ha più valore da ciò che ne ha meno, ciò che può restare nel tempo da ciò che ha solo un interesse transitorio; ciò che trascende i gusti di una moda da ciò che, da una generazione all’altra, è destinato a venire cancellato. È in ogni modo importante prestare ascolto alla poesia, che pur sempre resta la voce più immediata e sincera dell’animo umano. Augusta Franco Cardinali di Riccardo Ceccarelli Per meglio illustrare quanto si è andati scrivendo in questa rubrica per diverse settimane, mi piace riportare alcuni passi di un editoriale apparso su Avvenire sabato 5 luglio, a firma di Francesco D’Agostino, docente di filosofia del diritto e di bioetica in diverse università italiane e straniere; potrebbe essere sfuggito anche ai lettori del suddetto quotidiano. «Il cattolico – così si dice da parte di molti – è colui che non accetta né il divorzio, né l’aborto. Questa formula viene ormai da molti integrata con un terzo “no”: il cattolico è colui che dice di “no” anche al matrimonio omosessuale. Certo che è così. Però, aggiungerebbe un cattolico dotato di un minimo di consapevolezza, il mio “no” al divorzio, all’aborto, al matrimonio omosessuale non ha carattere confessionale. Anche chi non creda in Dio, ma sia in grado riflettere sul diritto naturale, cioè su quella legge che vale in ogni epoca e per ogni popolo, può col buon uso della sua ragione giungere a comprendere che il matrimonio è intrinsecamente indissolubile, che l’aborto è uccisione di un’autentica vita umana, che il matrimonio omosessuale è una contraddizione in termini, che deforma la finalità generativa delle nozze». Ricorda poi D’Agostino come al tempo dei dibattiti per il divorzio e per l’aborto, i cattolici non abbiano usato, insieme a non pochi “laici”, argomenti di fede ma unicamente quelli inerenti «alla comune universale ra- gione umana». «È un fatto, però, che la dura sconfitta nei due referendum su divorzio e aborto è stata interpretata come una sconfitta dei cattolici e che questa interpretazione si é ormai definitivamente cristallizzata (anche nella mente dei cattolici stessi). Non c’è quindi bisogno di essere profeti per prevedere che i dibattiti che diventeranno cocenti nei prossimi mesi sulla legalizzazione delle convivenze omosessuali, […] ancora una volta emergerà la vecchia e stantia contrapposizione tra laici illuminati e razionali e i cattolici bigotti e dogmatici. […] I cattolici non saranno ascoltati, pur sforzandosi di mostrare il fondamento razionale delle loro posizioni, a differenza dei laici, che come in passato ottennero un ascolto ben più ampio, pur ricorrendo a poco dignitosi trucchi lessicali (parlando di “cessazione degli effetti civili del matrimonio” anziché di “divorzio” o di ”interruzione volontaria della gravidanza” anziché di “aborto”. […] Il vero sconfitto, nei grandi dibattiti etici degli ultimi decenni non è stato il cattolicesimo, ma il diritto naturale. Il vero vincitore non è stato l’illuminismo razionalistico, ma l’ideologia. È ben probabile che avverrà la stessa cosa nei dibattiti sul matrimonio gay: la “ragione” (storica, biologica, culturale) del matrimonio eterosessuale verrà marginalizzata o addirittura esclusa dal dibattito della società civile e al suo posto trionferà l’ideologia, che imporrà il matrimonio omosessuale facendo appello a non meglio precisati “nuovi di- ritti civili” e alla tutela dell’”affettività”. Cosa peraltro, aggiungiamo, che è già avvenuta in molti paesi europei e non, e che già sta avvenendo in Italia. «E il modo giusto – dice ancora D’Agostino – scontando il rischio di nuove sconfitte, è uno soltanto: quello di non lanciare anatemi, ma di amare il mondo, continuando a rivendicare un buon uso della ragione umana (cioè del diritto naturale o, si se preferisce, in termini cristiani dell’ordine della creazione). Al di là di questa rivendicazione – conclude D’Agostino – non c’è alcuno spazio di comunicazione morale tra gli uomini, perché quando si abbandona il sentiero della ragione resta aperto solo il pericolosissimo sentiero dell’ideologia, che è mancanza di rispetto verso la verità e degrado verso il fanatismo». Papa Francesco nella Evangelii gaudium (24), scrive: «La comunità evangelizzatrice si prende cura del grano e non perde la pace a causa della zizzania. Il seminatore, quando vede spuntare la zizzania in mezzo al grano, non ha reazioni lamentose né allarmiste». Anche Gesù nella parabola della zizzania (Mt 13, 24-30, 36-43) dice di lasciar crescere il grano con la zizzania e che questa sarà bruciata al momento del raccolto. Questo, però, non vuol dire favorirne la crescita assistendo inerti al sonno o alla sconfitta della ragione o del diritto naturale, con un timoroso o indeciso silenzio sull’annuncio arrendendosi alla mentalità corrente sull’onda dei “militanti del desiderio” che ormai lo hanno fatto diventare diritto. RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: c onsiderazioni su attività imprenditoriale e cultura cittadina “E i week-end e le notti bianche? Un incubo” Siamo alcuni dei 214 firmatari della proposta d’atto d’indirizzo, presentata al Sindaco lo scorso 7 febbraio e che prevede, fra l’altro, una rivisitazione della normativa comunale in tema di salute, vivibilità e tutela del patrimonio artistico e culturale. Registriamo con piacere il fatto che gli esercenti del centro storico, dopo averci incontrato, abbiano proposto all’Amministrazione un codice di autoregolamentazione, che, seppur positivo, non può calmierare il bisogno di legalità avvertito in città e sospendere i diritti già previsti dalla Costituzione e dalle leggi in vigore. Così come una ventilata e molto presunta primazia dell’attività imprenditoriale sul resto, non può esimerci dall’affrontare un discorso serio circa la sostenibilità di Jesi per gli anziani, disabili, bambini. Ma non se ne parla perché servono idee strutturate, spiccata progettualità e nuova cultura della municipalità. Sta diventando invece più facile teorizzare ad libitum una presunta attrattività del centro storico, con l’intento più o meno nascosto di voler capitalizzare il consenso in tempi brevi o di non dispiacere una fascia di esercenti. Anche noi siamo per un centro attrattivo, ma non scorgiamo un’animazione coinvolgente che renda altresì fruibili biblioteche, musei e negozi e meno che mai cantieri deputati alla definizione e sperimentazione di politiche per la cultura, il commercio e i giovani. Siamo invece condannati ad assistere a una confusa concessione di spazi e a occupazioni selvagge del territorio, letali per la fruibilità dei luoghi ed elementi di ulteriore disagio e di igiene precaria; a un rilascio “molto allargato” di deroghe; a un utilizzo spinto di strumenti musicali; a schiamazzi e a fastidiosi cori da stadi. I week end e le notti? Sono un vero incubo. E solo il rigoroso rispetto degli orari e un costante impegno dei gestori atto a garantire da un’assoluta assenza di rumori intollerabili (significativi per il penale) può metterlo in soffitta. Altrove si discute diffusamente su questi aspetti del vivere civile, tanto che sindaci molto in vista (Senigallia e Pesaro) stanno rivisitando criticamente le notti, non escludendo l’eventualità di rinunciarvi o di spostare gli eventi che causano disagio; il sindaco di Parma, ha emanato un’ordinanza con cui dopo le 21 si vieta l’erogazione di alcoolici al di fuori dei locali; un nutrito gruppo di intellettuali di primissimo ordine ha lanciato un appello diretto al Presidente della Repubblica e alle massime istituzioni dal titolo “ridateci il silenzio – Contro la musica imposta”. Da noi, nessuna responsabile autocritica. Incalza invece sempre più una retorica di tipo giovanilista frammista a una cultura di sfacciato lassismo, accompagnata in qualche caso dall’ accondiscendenza di chi dovrebbe proteggere il nostro riposo. E nonostante che si viva una situazione di selvaggia deregulation avulsa da un’incisiva azione di prevenzione e di contrasto. Eppure rispettare e far rispettare le leggi dovrebbe significare normalità da non mettersi in discussione con una mancata regolamentazione delle attività di somministrazione, essendo in tal caso incontestabili sia i riflessi negativi sulla sostenibilità sociale e ambientale, sull’ordine pubblico, sul consumo degli alcolici, che l’annientamento del diritto dei residenti alla vivibilità del territorio e alla loro consueta mobilità. In tal senso, ogni comportamento dell’Amministrazione Comunale che dovesse tendere verso un insano buonismo metterebbe in discussione il suo ruolo garanzia per i cittadini e la trasformerebbe in “attrice” “attore” di gravi comportamenti omissivi. E ciò anche in riferimento ai significativi poteri, a volte anche eccezionali, che il Sindaco possiede in materia di tutela della salute e di igiene pubblica, poteri definiti e che può mutuare, senza colpo ferire, sul versante dell’ordine pubblico, della sicurezza e della tutela della quiete notturna. Resta infine un fatto: una sana fruizione del tempo libero dipende strettamente dall’esistenza di spazi adeguati, dove poter localizzare gli eventi e le attività serali. Ma a quanto pare, quest’ultimo aspetto è un optional. Franca Gavini, Gianluca Mazzarini, Giuseppe Di Lucchio, Sergio Marinelli, Leonello Negozi jesi | 5 Voce della Vallesina | 27 luglio 2014 INTERNI DI CHIESE (16). LA CHIESA DELLA PIAZZA GRANDE A JESI CON L’OPERA DELL’ADORAZIONE “Venite qui in disparte, e riposatevi un poco” Perdonatemi, ma non c’è due senza tre. Dopo Sant’Apollinare e l’Aroli, anche questa chiesa ha un legame affettivo col sottoscritto. Data la vicina abitazione (e le relative “Tre Botteghe”) ho fatto qui un lungo apprendistato di chierichetto, amorevolmente assistito dalle “signorine”, alias Suore Missionarie dell’Eucaristia qui chiamate dal vescovo Falcinelli nel 1940 per l’Opera dell’Adorazione (ma svolgevano anche una embrionale opera assistenziale, prima della Caritas). Per giunta mio padre era “governatore” di quello che restava della “Confraternita dell’Orazione e Morte” (un tempo dedicata all’assistenza dei moribondi e alle “pompe funebri”). Ad essa si deve la costruzione della chiesa, della cui facciata mi sono occupato un paio di anni fa. Di qui partiva, fino agli ultimi anni Sessanta, la processione del Cristo morto la sera del venerdì santo, con grande partecipazione popolare. E la splendida croce processionale dipinta con scene bibliche, che Proviamo ora a dare un’occhiata all’intercostituisce un unicum e il “pezzo” più notevo- no. Dove intanto notiamo dietro l’altare un le del nostro museo diocesano, era stata com- “coro”, segno che questa chiesa era una “colmissionata proprio da questa Confraternita. legiata”, retta cioè da una comunità di caPoi, come si sa, dopo la partenza delle suo- nonici. Il riquadro in controfacciata ricorda re e un periodo di difficoltà, questa chie- che fu dedicata alla Vergine Maria nel 1554 sa ha ritrovato con i suoi 6-700 “adoratori [poi consacrata dal cardinal Petrucci nel giorno-notte” una rinnovata vitalità, oc- 1683, aggiungo io] ed eretta a Collegiata nel cupando un posto centrale (e non solo to- 1744”. E difatti la tela del Valeri (1701-1770) pografico) nella vita ecclesiale della città. sopra l’altare centrale raffigura la Natività di Maria. Dato che siamo da queste parti, no- infelice, con una Pietà in legno (opera di artiamo pure la doppia cantoria: quella a de- tigiani trentini) appoggiata su due blocchi stra conserva un organo del 1857 che, a det- di marmo. É successo così: nella retrostante ta degli esperti, è (cosa rara) “intatto”, non nicchia stazionava la statua dell’Addolorata (in legni e pizzi neri), da cui usciva il veneravendo subìto manomissioni. Facciamo ora un giro, in senso orario, nelle dì santo al seguito del “cataletto” col Cristo sei cappelle. L’altare della prima è sovrastato morto. S’è voluta sostituirla con l’attuale da un’imponente e fastosa scenografia ba- “Pietà”, appunto, che però era più larga della rocca in legno, con al centro la Madonna di suddetta nicchia: cose che capitano. TroviaLoreto. Accanto alla Vergine, David e Salo- mo infine una cappella con un bel Crocifismone quali cantori-profeti di Maria reggono so, mentre la seguente presenta un moderno due cartigli: “Diffusa es gratia/sei piena di quadro ad olio dello jesino Santaroni (altre splendore” e “Pulchra es amica/sei bella, o sue opere a s. Sebastiano) con una originale amica”). Attorno quattro nicchie con mez- Ultima cena ricca di simbolismi. zobusti dei dottori della chiesa d’occidente Non resta che augurarci che qualcuno dei (Ambrogio, Girolamo, Agostino, Gregorio: tanti che passano e sostano qui davanti (concerti, manifestazioni culturali, sportive, uno purtroppo s’è involato!). Nella seguente cappella troviamo una tela politiche, mercato bisettimanale, ecc.) riesca (del Valeri?) in cui la Madonna porge Gesù ad accorgersi del timido cartiglio in legno bambino a s. Antonio di Padova, mentre s. posto sopra la porta d’ingresso. C’è la traFrancesco di Paola guarda attonito la sce- scrizione del cordiale invito di Gesù ai suoi: na. Bella la tela dell’altare seguente, con una “Venite qui in disparte, in un luogo solitario, delicata Natività attribuita a Filippo Bellini e riposatevi un poco” (Mc 6.31). Andrebbe (1550-1609). Sul pilastro, una lapide mar- accettato se non altro per curiosità. O maroncina avverte che nei pressi giacciono le gari perché d’estate c’è fresco, e d’inverno mortali spoglie di Margherita de’ conti Ma- un po’ di calduccio. Insieme con silenzio e stai Ferretti Mosconi, zia dell’augusto re- tranquillità. Potrebbero magari scoprire che gnante pontefice Pio IX, defunta a 78 anni da Duemila anni anche lì c’è Qualcuno che nel 1847. Proseguiamo: la prima cappella li aspetta. sulla destra presenta un assetto piuttosto [email protected] JESI: UN RISTORANTE AL RITMO DI ROCK’N ROLL SAN MARCELLO: LA BIOGRAFIA DI SILVANA PIERLUCA Vite per lo Iom Presentata a San Marcello la biografia di Silvana Pierluca, stimata parrucchiera di Jesi, dal titolo “Un’anima forte” di Grazia Grazi. Si tratta della prima biografia del progetto editoriale “Le persone che non dimenticherò mai” ideato dalla stessa scrittrice. «L’idea del progetto è quella di pubblicare biografie di persone che hanno, attraverso il proprio vissuto, un messaggio importante da trasmettere. Questo serve per valorizzare le persone del nostro territorio e imprimere su carta l’enorme patrimonio che hanno da trasmettere. - le parole di Grazia Grazi - Il mio è un invito a proporre biografie di persone della nostra regione per farne conoscere la ricchezza». Il libro è stato presentato tra gli ulivi dell’uliveto Colle Nobile di San Marcello con un alternarsi di musica e brani recitati e cantati grazie all’attrice Maria Costanza Boldrini e al jazz duo Americano Bliss & Delight composto da Massimiliano Pirani e Tommaso Uncini. Parte del ricavato della vendita del libro è destinato allo Iom Vallesina. a.t. AL VIA LA COLLABORAZIONE TRA “TEATRO DELLE MUSE” E “PERGOLESI SPONTINI” Teatro per tutti, tutti per il Teatro Nella conferenza stampa di lunedì 21 luglio, tenutasi nella sala della giunta del comune di Ancona, è avvenuta la presentazione dell’avvio del rapporto di collaborazione tra le fondazioni “Teatro delle Muse” di Ancona e “Pergolesi Spontini” di Jesi presiedute dai rispettivi sindaci Valeria Mancinelli e Massimo Bacci, oggetto di un protocollo d’intesa che verrà siglato nei prossimi giorni. Premesso che le città di Ancona e Jesi rivestono un ruolo di rilievo assoluto nell’offerta culturale a livello regionale e nazionale per il notevole pregio storico-artistico e la straordinaria ricchezza dei rispettivi patrimoni si è ritenuto opportuno costituire strumenti e progetti di raccordo e di interlocuzione fra FPS, MUSE e CMT (“Consorzio marche di Ancona”) necessari per il coordinamento delle reciproche azioni ed iniziative sempre a vantaggio dell’offerta culturale complessiva al pubblico. Le parti si impegnano sin d’ora ad adoperarsi per individuare risorse finanziarie che si rendessero disponibili e di utilizzare soluzioni organizzative improntate alla cooperazione favorendo ogni possibile sinergia tra le rispettive strategie. La programmazione condivisa sarà capace di generare un’autentica animazione culturale e musicale nel territorio con offerte di qualità. Agnese Roscioni, Pier Franco Luigi Fraboni Foto Vincenzoni Novità giovane in città Un ristorante al ritmo di rock’n roll. A Jesi è stato inaugurato ufficialmente il 13 luglio il primo American Graffiti, ventottesimo ristorante in Italia della catena di Forlì, fondata nel 2008 da Riccardo La Corte, chef con la passione per i mitici anni ‘50. Il ristorante si trova nell‘area del mercato ortofrutticolo, in via Don Minzoni e il format prende spunto anche nell‘arredo dai diner restaurants, i ristoranti prefabbricati tipici dell‘epoca negli USA. Pavimento a scacchi e sedie in stile vintage, targhe automobilistiche appese al muro, pompe di benzina originali e musica rock, il format della catena di ristorazione già presente a Senigallia e Ancona ha attirato nei giorni scorsi molti estimatori della cucina americana, ma anche italiana. Nel menù ci sono infatti circa 120 piatti. Specialità di carne, primi piatti, hamburgers, burritos e sandwiches, anche in versione vegetariana o vegana. Tra i dolci gli immancabili Donuts, le ciambelle americane sicuramente rese celebri più da Homer Simpson che da Fonzie. I due giovani imprenditori che si sono affiliati alla catena in franchising sono Davide e Adriano Colangelo, fratelli di Marotta, rispettivamen- te di 23 e 33 anni. Davide si occupa della gestione manageriale, mentre Adriano, che ha già una lunga esperienza dietro ai fornelli maturata negli alberghi e nei ristoranti della Riviera, si occupa della cucina. I coperti disponibili sono circa 200 e la nuova attività ha già dato lavoro a 20 addetti tutti tra i venti e i trenta anni. “Nel futuro prossimo prevediamo anche serate con musica dal vivo, rigorosamente rock - spiega Davide Colangelo – e siamo già soddisfatti dei risultati. Nella prima settimana di apertura abbiamo avuto circa trecento clienti al giorno, con punte di cinquecento. Siamo stati agevolati anche dal fatto che i ristoranti America Graffiti erano già conosciuti in diverse città marchigiane. Puntiamo sul buon rapporto qualità prezzo, preparando porzioni abbondanti a prezzi comunque contenuti”. Tra le prossime aperture di ristoranti America Graffiti ci sarà Civitanova Marche, mentre il 30° locale aprirà a Calcinaia (PI), poi Firenze, Empoli (FI), Arezzo, Trecate (NO) e Vicenza. Roberto Ceccarelli Nella foto a sinistra Davide, a destra Adriano Colangelo. 6 | psicologia_società TRIBUNALE ECCLESIASTICO REGIONALE Divorzio e nullità Il Tribunale Ecclesiastico Regionale Piceno è tornato in attività e ha aperto il suo sedicesimo anno giudiziario il 19 marzo scorso presso l’Auditorium “A. Marziali” di Fermo. Questo Tribunale è stato inaugurato nel 1998 e giudica le cause di nullità matrimoniale. La giornata si è aperta con il saluto di mons. Luigi Conti che ricopre la carica di moderatore all’interno del tribunale ed è proseguita poi articolata in due parti: don Mario Colabianchi ha esposto la relazione sull’attività giudiziaria dell’anno 2013 seguito dall’intervento del card. Giuseppe Versaldi. Nel 2013 sono state presentate 105 cause che provengono per lo più da 4 delle 13 diocesi della Regione Ecclesiastica Marche: Ancona-Osimo, Fermo, Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto. Sempre considerando le statistiche, nel 53% dei casi la parte attrice della causa è una donna sui 41 anni spesso impiegata, mentre gli uomini interessati sono solitamente operai di circa 44 anni; il 60% delle volte la coppia non ha figli e solo nel 24% dei casi un figlio è coinvolto nella separazione. Una causa su tre è preceduta da una sentenza di divorzio e passano in media 7 anni tra la separazione di fatto e la richiesta di nullità. Ma quali sono i motivi che determinano la nullità del sacramento? Di questo tema si è occupato il cardinal Versaldi. Molto spesso vengono citati problemi di natura psichica che impediscono al partner l’assunzione degli obblighi del matrimonio. In questo panorama rivestono un ruolo molto importante le perizie psichiatriche perché devono valutare la capacità dell’individuo di fronte al consenso del matrimonio. Di conseguenza, verranno scelti i periti che adottino i principi dell’antropologia cristiana senza sbilanciarsi su visioni troppo pessimistiche o ottimistiche e che sappiano distinguere tra impossibilità e semplice difficoltà ad affrontare la vita matrimoniale. E come è possibile sciogliere un vincolo che nasce come indissolubile e per il quale il sacerdote stesso afferma “L’uomo non osi separare ciò che Dio unisce”? Chiarisce don Colabianchi. Bisogna ammettere che questo sacramento è efficace e può operare in modo corretto e autenticamente cristiano solo se possiede le qualità strutturali che le sono proprie: ed è nel caso in cui vengano a mancare i presupposti indispensabili per la fioritura del matrimonio che si può arrivare a definirne l’invalidità. Da qui la differenza, sottolineata dal relatore, tra divorzio civile e dichiarazione di nullità canonica: nel secondo caso il matrimonio infatti viene riconosciuto nullo se contratto in una situazione priva delle basi fondamentali che avrebbero dovuto garantirne la validità, quindi è come se il matrimonio non ci fosse mai stato, mentre nel primo viene semplicemente dichiarata la fine del matrimonio pur ammettendo la sua precedente validità. La casistica degli impedimenti si riduce a tre ambiti: capacità familiare al matrimonio (età, impotenza perpetua…), avere origine da comportamenti delittuosi (ratto, abusi…) o da vincoli familiari (parentela legale, consanguineità…). Anche la mancata forma canonica, ossia il mancato scambio del consenso davanti al sacerdote in presenza di due testimoni, e i vizi del consenso, come incapacità psichica, concorrono all’annullamento del vincolo. Essendo questo un aiuto pastorale alla vita dei fedeli, i vescovi italiani hanno deciso di fissare spese fisse o fasce di spesa che limitino i prezzi che le parti sono chiamate a sostenere. Ci sono due voci: una riguarda la copertura delle spese processuali, che ammonta a 525€ per la parte attrice e alla metà della somma per l’altro coniuge, e l’altra riguarda l’onorario per il patrono, ossia l’avvocato che assiste la coppia durante il processo, che varia da un minimo di 1.575,00€ a un massimo di 2.992,00€. Nonostante l’introduzione di queste fasce di contenimento delle spese processuali si continua a registrare un aumento delle richieste di rateizzazione ed è sempre più frequente il ricorso al patrono stabile. Silvia Marcucci 27 luglio 2014 | Voce della Vallesina La mente e l’anima colloqui con lo psicologo Nel paradiso di Bach di Federico Cardinali (4) Oggi con Bach entriamo nel suo giardino. Lì ci sono trentotto fiori. Meglio, trentotto piante fiorite. Immaginando di fare un giro in questo paradiso, proveremo a incontrarne qualcuna, ascoltando quanto ci viene suggerito dalla nostra guida. Tra voi che leggete c’è di sicuro qualcuno che ha già incontrato questa particolare terapia. Molti poi ne avranno sentito parlare, almeno una volta. (Una nota prima di andare avanti: nei fiori che troviamo in commercio è ormai d’uso comune usare il nome inglese della pianta, quindi man mano che le cito, lo indico tra parentesi). Molte delle piante del giardino di Bach noi le conosciamo. Veri alberi come l’olmo, il noce, la quercia, il castagno, l’ulivo, il pioppo, la vite. Accanto, fiorellini come la rosa canina, la violetta d’acqua, il caprifoglio. E tanti altri che incontriamo nei sentieri e nei campi. Bach, attento al benessere della persona, aveva compreso che questo è il risultato di un’armonia interiore: tra corpo, mente e anima. «Quindi sarà proprio lo stato psichico del malato a guidarci nel trovare il rimedio o i rimedi necessari». Guidato, dunque, dalla ricerca dell’armonia nell’individuo, egli amplia il suo sguardo fino a «riconoscere l’Unità di tutte le cose. Il Creatore di ogni cosa – egli scrive – è Amore, e tutto ciò di cui siamo consapevoli è, nel suo infinito numero di forme, sempre una manifestazione di quell’Amore sia che si tratti di un pianeta o di un ciottolo, di una stella o di una goccia di rugiada, dell’uomo o della più umile for- ma di vita». Con questo spirito, e con la convinzione che è necessario «guardare avanti perché né la conoscenza del passato né del presente è sufficiente per colui che aspira alla verità», egli si avvicina alle piante e ne ascolta l’Energia. Guardiamo ora, insieme con lui, tre dei suoi trentotto fiori. Come sceglierli? Prendiamo due alberi già incontrati le settimane scorse, indicati da Isaia e da Rodolfo, l’ulivo e l’olmo. E un terzo che pure è molto presente nelle nostre campagne, la quercia. Vicino al fiore dell’ulivo (Olive), Bach sente che la sua energia è d’aiuto «per coloro che hanno molto sofferto sia nel corpo sia nella mente, e sono così stanchi, così esauriti che sentono di non essere più in grado di compiere alcuno sforzo. E la vita quotidiana diventa solo una dura fatica, priva di ogni piacere». Ricordate? Il monaco Rodolfo lo indica come «simbolo di pietà e di pace, di gioia e di consolazione. Per allietare il volto tuo e degli altri. Consolando con le opere di pietà coloro che sono in lacrime». Ed è così grande la sua energia che il Dio di Isaia lo mette tra gli alberi che pianterà nel deserto. A simbolo di rinascita. L’olmo (Elm). Qui la persona sembra sulla buona strada, ma ora arriva una salita. Ripida, dura. Improvvisa. E l’olmo, che «non è lodato perché alto o ricco di frutti, ma è pur sempre utile come sostegno», così ne parlava Rodolfo, diventa per Bach un aiuto «per coloro che stanno compiendo un buon lavoro, stanno seguendo la loro vocazione e sperano di fare qualcosa d’importante per il bene dell’umanità. A volte [però] possono attraversare dei periodi di depressione nei quali hanno la sensazione che il compito intrapreso sia troppo difficile e vada oltre le possibilità di un essere umano». E la quercia (Oak)? Che pure abita le nostre terre e ci regala una bellissima ombra quando il sole brucia? Il suo fiore è di aiuto e sostegno «per coloro che lottano e si battono energicamente per guarire o per risolvere i problemi della vita quotidiana. Perseverano, tentando una cosa dopo l’altra, anche se il loro caso può sembrare senza speranza. Sono scontenti di sé quando una malattia interferisce con i loro doveri e con l’aiuto che vogliono arrecare agli altri. Sono persone coraggiose, che combattono contro grandi difficoltà senza mai perdere la speranza o diminuire l’impegno». Ma corrono il rischio di non misurare l’energia di cui dispongono, e dimenticano che anch’essi, come ogni altro essere umano, hanno bisogno di momenti in cui fare rifornimento. Non voglio aggiungere parole mie a quelle di questo medico che nella sua professione ha saputo coniugare scienza e spiritualità. Ci salutiamo, quindi, con altre parole sue: «Come possiamo aiutarci da soli? (…) Dobbiamo solo isolarci qualche minuto ogni giorno in un luogo che sia il più tranquillo possibile e qui, senza essere disturbati, seduti o sdraiati, fare il vuoto nella nostra mente e pensare con calma al nostro compito nella vita. Ci accorgeremo ben presto di ricevere un grande aiuto in momenti simili, come se ci venissero date delle indicazioni e delle conoscenze illuminanti per il nostro cammino». Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected]) o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI MACINE: PARROCCHIA SANTA MARIA DEL CAMMINO “Per essere più vicini” notizie_brevi 26 luglio: serata in terrazzo a Castelplanio Per il 4° anno si svolgono a Castelplanio, a cura delle suore del centro di spiritualità, due serate “In terrazzo”. Il programma prevede una cena a buffet alle 20 e a seguire l’incontro. Sabato 26 luglio si discuterà di “Femminicidio: chi dà da mangiare al lupo?” con suor Anna Maria Vissani e la psicoterapeuta Simona Cardinaletti del “Centro Antiviolenza sulla donna” di Ancona. Incontro successivo il sabato 23 agosto sul tema “La coerenza è ancora una virtù?”: don Mariano Piccotti ne parla con il prof. Massimiliano Colombi, sociologo dell’Istituto Teologico Marchigiano di Ancona. La parrocchia S. Maria del Cammino ringrazia sentitamente la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, che ha finanziato il progetto di istallazione di una pedana per il trasporto di disabili su un pulmino messo a disposizione alla Parrocchia dal Parroco. Questo mezzo già a disposizione della parrocchia, con questo importante accessorio sarà utile anche a chi ha difficoltà a deambulare. Ci aiuterà a colmare la distanza tra coloro che spesso restano chiusi nei propri ambienti familiari, e non possono partecipare alla vita so- ciale e comunitaria, e le varie iniziative parrocchiali. Il fatto che sia a disposizione della Parrocchia consentirà l’utilizzo alle varie realtà pastorali più che ad una singola associazione, così da rendere più utile questo progetto: con l’ausilio dei volontari dell’Unitalsi, del progetto “Caffè Alzheimer”, e i singoli anziani che vorranno partecipare alle celebrazioni, potranno esperimentare l’aiuto in un territorio dove la viabilità non consente un loro spostamento su carrozzina. Don Gianfranco Ceci 2 agosto: in cammino con Tobia L’Ufficio per la pastorale delle Vocazioni della Diocesi di Jesi propone “In cammino con Tobia”. I prossimi incontri saranno il 2 agosto, il 23 agosto e il 30 agosto, a partire dalle 18 presso il centro pastorale diocesano di via Lorenzo Lotto a Jesi. L’organizzatore don Marco Micucci spiega che «con tutti i giovani “in ricerca” leggeremo insieme, dalla Sacra Scrittura, il libro di Tobia, lasciandoci accompagnare anche noi nel suo viaggio alla scoperta della nostra identità». vita_ecclesiale | 7 Voce della Vallesina | 27 luglio 2014 La chiesa locale a cura di don Corrado Magnani [email protected] Il diario del vescovo Gerardo 27 luglio 2014 17A Domenica del tempo ordinario Giovedì 24 luglio Ore 9.30: Riunione dei Sacerdoti di Jesi Dal Vangelo secondo Matteo (13,-44-52) Sabato 26 luglio Ore 9: Maiolati, S. Messa e Visita alle Suore di Sant’Anna di T. Ore 18: S. Apollinare, S. Messa e inaugurazione della Chiesa restaurata Domenica 27 luglio Ore 11.15: Parr San Giuseppe, S. Messa conclusiva del Campo missionario Ore 18.30: Collina di S. Maria N. S. Messa e inaugurazione mosaico della Chiesa Ore 21: Incontro a carattere vocazionale Martedì 29 luglio Ore 15-19: Il vescovo riceve in Duomo per Confessioni o colloqui Giovedì 31 luglio Ore 15: San Cassiano, visita e Confessioni al campo ACR Sabato 2 agosto Ore 18: Angeli di Rosora, S. Messa nella festa patronale Domenica 3 agosto Ore 9: Sant’Apollinare, S. Messa Ore 11.30: Maiolati Spontini, S. Messa conclusiva degli Esercizi Spirituali, Ore 18.30: Moie, S. Messa nella festa dell’Unitalsi Ore 21: Incontro a carattere vocazionale Oggi sposi 27 luglio: Matteo Mancini e Noemi Rango a Castelbellino. La parola della domenica Dal Vangelo secondo Matteo 13,44-52 Gesù disse alla folla: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo: un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia,vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose: trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci: quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti…”. Il tesoro nel campo Cosa succede quando il Regno di Dio soffrire. Ma il Dio nostro è “il Pazien- tante e preziosa da comprare, da accoirrompe nella vita di un popolo, di una tissimo”. gliere, da custodire, perché è il LUOGO famiglia, di una persona? Cosa capita DOVE DIO ABITA, SI FA TROVARE ad una creatura umana quando s’im- “TROVATO IL TESORO NEL CAM- E SI DONA. Il tesoro (=Dio) qualifica il batte, anche senza volerlo, con un Dio PO, LO NASCONDE DI NUOVO…” campo (= la nostra terra in cui viviamo). che le rimette in gioco tutta la vita, (versetto 44) dandole consistenza e pienezza? C’è una logica paradossale in questo: “PIENO DI GIOIA, VENDE TUTLe prime due parabole di Gesù presen- non si capisce perché il bracciante agri- TO…” (versetto 44): Sono sottolineate tano e descrivono la reazione a questa colo nasconda di nuovo il tesoro trovato la decisione radicale della scelta e la sorpresa di Dio di due personaggi (un per caso e perché sia necessario com- gioia che accompagna la vendita di bracciante agricolo e un mercante di prare il campo per godere del tesoro tutto ciò che si ha, appunto, la gioia. perle), in parte diversi tra loro, ma che stesso. Forse non è un tesoro di monete Spesso noi cristiani, che diciamo di compiono una sequenza di azioni e de- d’oro da portare via da solo. Il tesoro è aver scoperto il tesoro nella nostra cisioni comuni: la scoperta, anche ina- un tutt’uno col campo. Per portarlo via vita e confessiamo di aver “comprato spettata, di qualcosa di grande, che dà bisogna comprare il campo. Uscendo il campo” (= di aver impegnato tutte significato alla propria vita, rappresen- dalla metafora: il tesoro (= Dio e il suo le risorse di vita) per seguire Gesù tato da un tesoro e da una perla prezio- progetto d’amore per il mondo) non fa diamo la sensazione di essere persone sa (non si dice che sia la più bella); la parte della nostra mercificazione, non tristi, sfortunate, frustrate che hanno decisione radicale di vendere tutto; la è oggetto di baratto, ma è qualcosa che combinato un pessimo affare con Dio gioia in quest’operazione; e infine l’ac- è unito strettamente al campo (= la vita o addirittura siamo stati clamorosaquisto di quel bene per il quale si è so- di ognuno, la famiglia, la parrocchia, la mente imbrogliati. I credenti in Gesù comunità civile). Il Regno di Dio, rap- e la sua Parola sono le persone della gnato e lavorato tanto tutta la vita. Per avere ciò che è essenziale per la presentato da quel tesoro, è qualcosa di scoperta gioiosa; non sono persone vita è necessario lasciare tante cose che concreto nella nostra vita; è nel “fondo” della rinuncia, del sacrificio, della vita sembrano saziare la nostra fame di es- della vita. Non c’è bisogno di andarlo mortificata. L’abbandono di ciò che sere (non di avere) e sanno placare le a cercare di qua o di là (Gv. 4, 20-24). non è essenziale è il “prezzo” da panostre paure. Ma non possono dare ciò Dio (e il suo Regno) è quel tesoro, quel- gare gioiosamente: non il fine dell’eche promettono. la perla che dà senso profondo, che dà sperienza cristiana. I cristiani non Ci sono scelte che occorre fare senza sapore e gioia ad una vita intera. Non sono creature della rinuncia, ma della pensarci troppo, sperando magari che è possibile goderne senza “comprare” il preferenza a Qualcuno. Non si sono Dio si adegui ai nostri calcoli e proget- campo, cioè senza prendersi cura del- complicati la vita, non hanno perso ti. Quando s’inizia a pensarci troppo è la propria vita. Dalla parabola si può qualcosa: hanno trovato Qualcuno e, perché si tentano soluzioni intermedie, dedurre che il campo (= la nostra vita in Lui, tutto ciò che rende preziosa e di compromesso, che non fanno tanto reale, quotidiana) sia la cosa più impor- bella la vita. AVULSS – UNA BELLISSIMA GIORNATA A SENIGALLIA PER I PARTECIPANTI AL CENTRO “DIVERTIRSI INSIEME” Star bene, anche al museo della Mezzadria Martedì 27 maggio gli ospiti del Centro Avulss “Divertirsi Insieme”, i loro familiari ed amici, hanno trascorso una giornata molto particolare e colma di soddisfazioni. La visita al “Museo della Mezzadria e dell’Agricoltura” ha suscitato in tutti nostalgia e personalissimi ricordi, esperienze di un vissuto del loro passato. Accompagnati poi al ristorante “Beach Bar” sul lungomare di Senigallia, sono stati accolti molto cordialmente dal titolare che ha servito un pranzo, a base di pesce, gustoso e abbondante, in un clima di grande allegria. Il ritorno a casa è stato accompagnato da canti e da testimonianze di gratitudine nei confronti dei volontari Avulss che curano con vero amore lo “star bene” degli amici che, nonostante l’età e le proprie fragilità hanno sempre voglia di vivere esperienze nuove. Voce dellaVallesina SETTIMANALE DI ISPIRAZIONE CATTOLICA DELLA DIOCESI DI JESI FONDATO NEL 1953 Direttore responsabile Beatrice Testadiferro Comitato editoriale: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Lombardi Responsabile amministrativo Antonio Quaranta Proprietà: Diocesi di Jesi Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 Composizione grafica Giampiero Barchiesi Stampa Rotopress International s.r.l, Loreto Spedizione in abbonamento postale Associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Questo numero è stato chiuso in redazione martedì 22 luglio alle 17 e stampato alle 18 del 22 luglio. Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Tel. 0731.208145, Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Codice fiscale 00285690426 Questo giornale è stampato su carta riciclata. ABBONAMENTO ANNUO 35 EURO DI AMICIZIA 40 EURO SOSTENITORE 50 EURO 8 | in_ricordo 27 luglio 2014 | Voce della Vallesina ASSOCIAZIONE NOI OPERATORI DI PACE: INCONTRO CON DON VITTORIO Risorti già ora con lo stile di vita Sabato 31 maggio, in Duomo presso la sala della Confraternita, l’Associazione Noi Operatori di Pace ha svolto l’incontro sul tema: “La Rivelazione della Resurrezione”. Il tema è stato svolto da don Vittorio Magnanelli parroco di S. Francesco di Paola. Il relatore per trattare l’argomento è ricorso a delle raffigurazioni artistiche con particolare riferimento all’arte sacra. Particolare rilievo il relatore ha dato al quadro di Piero Della Francesca, la Resurrezione di Cristo, dipinto eseguito nel 1465. In questo quadro famoso (molti senz’altro lo ricordano) si vede Cristo emergere dal sepolcro tenendo in mano una bandiera con una croce rossa su uno sfondo bianco. Gesù impugna l’asta a modo di vincitore e (ha aggiunto il relatore) come san Giorgio uccide il drago così Cristo uccide il drago del “demonio – morte”. Accanto a Gesù sono raffigurati quattro sol- dati e uno di loro ha sullo scudo l’iscrizione SPQR, la quale sta a indicare come le forze del mondo (SPQR è per l’Impero Romano e la città di Roma, chiamata nell’Apocalisse “Babilonia la grande prostituta) hanno scatenato i popoli contro il Signore e il suo Cristo, dal momento che queste forze sono indifferenti e chiuse alla luce di Cristo, come afferma il versetto del vangelo di Giovanni: “La Luce è venuta nel mondo, ma il mondo ha preferito le tenebre alla luce (Gv 1)”. Nel corpo di Cristo si notano ancora le ferite, nell’Apocalisse l’Agnello è sgozzato ma in piedi, perché risorto. Gesù nel quadro ha un volto solenne, maestoso ma anche mite e dolce. La luce nel dipinto la notiamo venire dalla nostra sinistra che è la parte destra di Cristo, cioè quella posta a Oriente. Cristo è la luce che sorge ogni giorno. In Lui la Divinità si è incarnata, Egli è la sintesi di tutto il creato. Il manto di Gesù è rosa - ha osservato don Vittorio - anche l’aurora del mattino è rosa. L’utilizzo di questo colore, non a caso, ci vuol indicare che Cristo è la primizia, poi noi risorgeremo. La morte è stata sconfitta da Gesù ma occorre che anche l’Umanità possa risorgere. Mentre sul lato sinistro del quadro (per chi guarda) è rappresentato un paesaggio invernale, su quello destro il paesaggio è Riflessioni dell’Associazione Noi Operatori di Pace La resurrezione è importante per molti, tanto è vero che è raffigurata da vari artisti, come don Vittorio Magnanelli ha evidenziato. Ne deriva che l’amore e la carità sono atti importantissimi che gli uomini compiono per meritare una resurrezione di vita e non una resurrezione di condanna. Come ha scritto San Paolo, se Gesù non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede e potremo non essere motivati a compiere gesti di carità e di amore. A riprova che quanto ha detto Cristo è vero, sta anche il fatto che la nostra resurrezione non avverrà solamente alla fine del mondo, ma inizia già adesso, quando ascoltando il suo insegnamento risorgiamo spiritualmente e costatiamo che viviamo più intensamente e meglio. Così come la morte spirituale, non quella del corpo, che è destinato a risorgere in ogni caso, inizia già adesso, quando scegliamo di orientare la nostra vita perseguendo in maniera disordinata e senza limiti la ricchezza, il potere, la corruzione; tutte cose che non ci portano né la pace né la serenità. A cura di Sergio Togni 2014 Lidia Ianni Gino Luconi Lo ricordano sempre con amore e con affetto la moglie Anna Maria Bilovi, i figli Catia e Damiano e i nipoti Agnese, Sofia, Federico. Una Santa Messa in sua memoria sarà celebrata presso la chiesa di San Giuseppe a Jesi il 9 agosto alle 18,30 notizie_brevi 25 luglio: al centro di spiritualità di Castelplanio Per aumentare la consapevolezza di noi stessi e di ciò che ci circonda le suore del centro di spiritualità “Sul monte” di Castelplanio organizzano per venerdì 25 luglio dalle 21 alle 23 un incontro di spiritualità sulla consapevolezza e sulla fiducia. Filo conduttore della serata le parole di Sant’Agostino: «le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle. E passano accanto a se stesse senza meravigliarsi». 1 agosto: incontro conviviale per gli Adoratori e le loro famiglie Il 3 agosto Santa Maria della Neve della fede. Domenica 3 agosto in occasione della ricorrenza di Santa Maria della Neve, vi sarà celebrata la Santa Messa alle 10. L’associazione Templari cattolici d’Italia deside- 2011 10 agosto Ricordo primaverile. Cristo con la resurrezione ha iniziato la riconquista del mondo ma gli effetti della sua resurrezione devono ancora manifestarsi pienamente. LA CHIESA DEGLI AROLI DI MONSANO DI NUOVO RIPARATA È con immenso orgoglio che posso dire che si è provveduto a sistemare ciò che il vile furto aveva danneggiato. Con la collaborazione del Comune di Monsano si sono ripristinati i discendenti dei canali di gronda del tetto. Ora è ritornato tutto come prima del furto. La nostra chiesetta che fin dal 1050 (datazione riportata dal Can. Annibaldi, nel libro Santa Maria de Lauriola) ha resistito a tante sfide sia del tempo che degli uomini, adesso è di nuovo in sesto, pronta e solida, come un antico testimone Anniversario ra ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a riparare la Chiesa di S. Maria degli Aroli di Monsano. Duilio Ricci Templari cattolici d’Italia notizie_brevi 27 luglio: la Terra dei Fioretti a Mombaroccio 25 luglio – 4 agosto: XXIV Marcia francescana Al Santuario del Beato Sante di Mombaroccio domenica 27 luglio alle 19,30 sarà proposto il concerto “La Terra dei Fioretti”, cantata per soli, coro, oboe, tromba e organo con musica e testi di padre Armando Pierucci. Si esibiranno l’ensemble Francesco Tomassini diretto dal maestro Mirco Barani, il soprano Maria Abbate, il mezzosoprano Isabella Conti e il baritono Lucio Mauti accompagnati all’oboe da Luciano Franca, alla tromba da Luigi Faggi Grigioni e all’organo da Nunzio Randazzo. Info: tel 0721 471122. È una proposta. Dal 25 luglio al 4 agosto i Frati Minori delle Marche organizzano anche quest’anno la marcia francescana a piedi verso Assisi attraverso la terra dei fioretti. È una forte esperienza di vita con un programma impegnativo spiritualmente e fisicamente, una proposta fortemente alternativa rivolta ai giovani dai 16 ai 30 anni che ha come mèta la festa del Perdono di Assisi il 2 agosto entrando nella Porziuncola a Santa Maria degli Angeli. Partendo da Loreto le tappe di quest’anno saranno: Ascoli Piceno, Castignano, Comunanza, Montefortino, Sarnano, Caldarola e poi trasferimento ad Assisi. Un invito per gli Adoratori e per quanti, in qualsiasi modo, hanno collaborato per la Festa del Corpus Domini del 22 giugno scorso. «Tutto è stato possibile per l’impegno – scrive don Gianni Giuliani nell’invito - messo nell’allestimento della mostra dei pannelli eucaristici, nella realizzazione delle composizioni floreali artistiche, nella processione, nella condivisione della cena e nella riflessione dopo cena in piazza della Repubblica. È opportuno che ci ritroviamo per riflettere su quanto è stato realizzato in modo che ognuno possa esprimere le proprie impressioni e dare suggerimenti.» L’incontro sarà venerdì 1 agosto presso la Parrocchia della Madonna del Divino Amore dalle 19,30. Informazioni presso la chiesa dell’Adorazione. Voce della Vallesina Per i ricordi delle persone care 0731.208145 In una calda domenica d’estate, lo squillo del telefono, una notizia che nessuno di noi avrebbe voluto avere… cara Lidia tu non eri più fisicamente con noi. Smarrimento, dolore e tristezza hanno invaso i cuori di quanti ti hanno conosciuta, amata, stimata. Sei entrata nella famiglia Avulss 25 anni fa e nel festeggiamento dell’Ottobre scorso hai ricevuto un piccolo riconoscimento per la fedeltà e disponibilità dimostrata nel servizio continuo ed amorevole svolto a favore degli ospiti della locale Casa di Riposo. Grande amica dal carattere riservato, ma sempre solare e socievole, ti ringraziamo per tutto ciò che ci hai donato e per l’insegnamento di amore ed altruismo che ci hai lasciato. Certi che ora ti trovi tra le braccia misericordiose di Dio e che dall’alto ci starai sempre vicina, continua in” modo diverso” a sostenerci nel servizio d’amore che svolgiamo verso i fratelli nella sofferenza e ad amarli come tu hai saputo amare. Rimarrai sempre nei nostri cuori. I Volontari Avulss di Jesi Con la discrezione e la riservatezza che l’hanno caratterizzata ha lasciato la comunità parrocchiale di San Francesco di Paola di Jesi per la quale si è adoperata nel servizio della pulizia della chiesa, per la mensa serale della San Vincenzo, per l’annuale pesca di beneficienza. Giannetta, Rodolfo, Giovannino… Anniversario 1988 agosto 2014 Dott. Francesco Martini Nel ventiseiesimo anniversario della scomparsa del titolare della nota farmacia di Jesi la moglie Alba, i figli, i nipoti Edoardo e Francesco e i congiunti tutti pensano a lui con sentito rimpianto e grande amore. Il 2 agosto alle 18.30 nella Chiesa Regina della Pace sarà celebrata una Santa Messa in ricordo di Francesco Martini. pastorale | 9 Voce della Vallesina | 27 luglio 2014 TANTI BAMBINI AL CENTRO ESTIVO MASCHILE DI SAN GIUSEPPE Un’opera utile di integrazione Con lo spettacolo “Cenerentola” portato in scena al teatro dell’ex seminario di via Lotto, si era concluso sabato 5 luglio il centro estivo maschile della parrocchia San Giuseppe. Un appuntamento oramai tradizionale quello che per quattro settimane, dal 9 giugno al 4 luglio, ha radunato ben 118 bambini dai sei ai quattordici anni provenienti non solo da San Giuseppe ma da tutta la città di Jesi ed anche da alcuni paesi della Vallesina. Ogni mattina dalle ore 8 alle 12, dal lunedì al venerdì, i bambini hanno avuto la possibilità di partecipare a giochi di squadra orga- nizzati dai loro animatori ed alla spiegato i responsabili del centro fine del centro estivo, si è svolta – Vanno ringraziati tutti gli anila premiazione dei vincitori. Non matori, compresi Paolo, Giuseppe sono mancati anche i momenti di e Miranda per la loro disponibile riflessione e di preghiera, condot- collaborazione e la cordialità nei ti dal seminarista Federico Rango. rapporti con le famiglie. Un rinIl centro estivo maschile, che ha graziamento particolare va fatto trovato nell’ex seminario di via alla Madonna per la protezione». Lotto la sua sede ideale le per pro- Come detto, l’atto finale è stato lo prie attività, sta anno dopo anno spettacolo “Cenerentola”, che ha consolidando sempre di più la sua radunato tutti e tre i centri: quelopera di integrazione. Quest anno lo maschile del seminario, quello erano presenti ragazzi di etnie femminile dislocato a San Giumolto diverse: albanesi, bulgari, seppe e quello del Divino Amore. filippini, marocchini, nigeriani, Alla serata era presente anche il rumeni e siriani. «Avevamo l’un- parroco don Giuliano Fiorentini. dici per cento di stranieri, mentre foto Ubaldi l’anno scorso erano l’otto – hanno Giuseppe Papadia SAN GIUSEPPE E DIVINO AMORE HANNO SALUTATO LUCIA E BARBARA MONTEROBERTO: SABATO 26 LUGLIO DALLE 17,45 Riapre Sant’Apollinare Il 26 luglio la chiesa di S. Apollinare a Monte Roberto sarà riaperta al culto, dopo il rifacimento del tetto, crollato nel 2012, e tornerà ad assolvere al proprio ruolo nella vita della comunità. La chiesa fa parte di un’abbazia, le cui origini vengono fatte risalire a prima del Mille, mentre l’intitolazione a S. Apollinare, vescovo di Ravenna, sembra essere un eco della dominazione ravennate-bizantina nella zona, nei sec. VI e VII. L’abbazia tocca il culmine della propria importanza tra Trecento e Quattrocento, quando sec.) L’affresco raffigura la Madoncomincia un lento declino. Il com- na col Bambino tra i Santi Apolliplesso ha avuto numerosi restauri, nare e Antonio Abate ed una Cronon tutti rispettosi della fisionomia cefissione nella lunetta, ed è stato dell’edificio: al restauro del 1928, ad attribuito ad Arcangelo di Andrea esempio, si devono il campanile e di Bartolo da Jesi (+1518). gli archetti della facciata. Restauri La cerimonia si aprirà alle 17.45 più recenti (1968 e 1974) sono stati con il saluto delle autorità, tra cui più rispettosi della fisionomia ro- il Sindaco Gabriele Giampaoletti, manico – gotica del complesso. La cui seguirà una breve relazione tecchiesa viene edificata nel XIII seco- nica sui lavori, relatrice l’architetto lo, è a navata unica con copertura a Barbara Serrani, autrice del procapriate; l’interno è semplice, e pre- getto. Alle 18.00 S. Messa officiata senta un solo affresco, nella zona dal vescovo Gerardo Rocconi, cui dell’abside. Questo affresco, che ri- seguirà alle 19 il concerto del duo sale al 1508, è stato scoperto duran- “Le Rosse” a cura dell’Associazione te il restauro del 1974, rimuovendo Organistica Vallesina Onlus. Il duo il sovrastante dipinto ad olio (XVIII è composto dai Maestri Giovanna Franzoni e Chiara Vidotto, che si esibiranno nel seguente repertorio: Anonimo, sec. XVI: Celtic Drums and pipes; Melodia sec. XV, canone di L. Zacconi: Ego sum pastor bonus; R. Jones, sec. XVI: Sweet Kate; degli affanni della vita”. Il coman- F. Landini, sec. XVI: Ecco la pridamento dell’amore dal Vangelo di mavera; N. Harrigan – D. Brahan, Giovanni aveva invece, coinvolto Ste- sec. XIX: The Mulligan Band; J. L. Malloy – Anonimo, sec. XIX: The fania Marchetti. “Era il Vangelo della Kerry Dance; Anonimo, sec. XIV: mia consacrazione ed il programma della mia vita: donare la vita agli al- Schiarazula marazula; Anonimo, sec. XV: God rest Ye merry, Gentlemen; Anonimo, sec. XV: Tourdion; Anonimo, sec. XVI: Pastime with good company; Anonimo, sec XIV: Ninna nanna. “Una scelta di maturità per incontrare il Signore” “Io ti sarò accanto, sarò con te, per tutto il tuo viaggio, sarò con te”. Sulle note di “Canto dell’Amore” al termine di una semplice celebrazione eucaristica le comunità parrocchiali di San Giuseppe e del Divino Amore martedì 15 avevano salutato ed accompagnato la jesina Lucia Barchi e la bresciana (ma oramai jesina d’adozione) Barbara Franchini, le due giovani dell’oratorio “Don Bosco” partite il 17 luglio per la missione in Perù. La chiesa di San Giuseppe era piena di amici e conoscenti delle due ragazze, che avevano scelto come letture il brano sulla carità tratto dalla lettera di San Paolo ai Corinzi ed il coman- damento dell’amore, preso dal Vangelo di Giovanni. Nella sua omelia il parroco don Giuliano Fiorentini si era soffermato «sulla capacità di lasciare tutte le sicurezze per cercare ciò che la sicurezza non ci dà – era stata la sua riflessione - Ma c’è la sicurezza di incontrare l’Amato. Scorgo nelle loro scelte la maturità ed il desiderio del volto di Dio. Il Signore ci ha cercato, ha posto la sua tenga in mezzo a noi e cerca in ogni uomo un riparo. Che questa Parola vi accompagni nei giorni più difficile quando non ci sarà un posto dove piazzare le tende». Come in una grande celebrazione della Parola, il parroco aveva lasciato spazio a chiunque avesse il desiderio di condividere le riflessioni due due famosi brani del Nuovo Testamento. Non erano mancati gli spunti personali, come aveva ricordato la signora Valeria, mamma di Lucia. “Per il nostro matrimonio avevamo scelto proprio questa lettera di Paolo. Pensavamo che l’avremmo realizzata nella nostra vita di coppia. Barbara e Lucia ci hanno ricordato oggi che rischiamo di perdere la nostra Fede per colpa tri ed a Dio – aveva ricordato – Sono parole che mi fanno battere il cuore ed auguro a Barbara e Lucia di incontrare Dio, che donerà a loro tutto ciò che desiderano”. Terminata la messa, concelebrata anche da don Mario Massaccio, parroco del Divino Amore e da don Marco Micucci, vice parroco di San Giuseppe, la serata era proseguita nei locali parrocchiali con il saluto, tra il serio e il divertito, degli amici dell’oratorio “Don Bosco” e di tutti i volontari della parrocchia. Alle due giovani erano stati regalati proprio degli zaini, utilissimi per la loro esperienza in Perù. Giuseppe Papadia Giovanna Franzoni si diploma giovanissima al conservatorio di Parma, con il massimo dei voti e la lode. Svolge un’intensa carriera concertistica, ed è stata solista al Rossini Opera Festival (2005) e con l’Orchestra del Comune di Bologna (2009). Oltre all’organo, suona l’armonium (possiede una copia del 1860), la spinetta e l’organo portativo, che suonerà in occasione del concerto. Chiara Vidotto, cantante e strumentista, ha affiancato agli studi tradizionali in canto, didattica della musica e viola da gamba, lo studio di strumenti come l’arpa celtica, il dulcimer, il bouzouki irlandese (cittern), l’autoharp, il violoncello e la chitarra. All’attività concertistica, la Vidotto ha sempre affiancato l’attività didattica, e si è laureata in Didattica della musica. In questo concerto suonerà, tra gli altri il dulcimer, il bouzouki e l’arpa celtica. A cura di Marina De Luca 10 | in_diocesi 27 luglio 2014 | Voce della Vallesina LOURDES: DAL 14 AL 20 LUGLIO PELLEGRINAGGIO REGIONALE MARCHIGIANO CON L’UNITALSI La gioia della conversione: i pellegrini come i due di Emmaus «Da 110 anni la vostra associazione si dedica alle persone ammalate o in condizioni di fragilità, con uno stile evangelico. La vostra opera non è assistenzialismo o filantropia, ma annuncio del Vangelo della carità, è ministero della consolazione. E questo è grande: la vostra opera è evangelica, è il ministero della consolazione. Penso ai tanti soci dell’Unitalsi sparsi in tutta Italia: siete uomini e donne, mamme e papà, tanti giovani che, mossi dall’amore per Cristo e sull’esempio del Buon Samaritano, di fronte alla sofferenza non voltate la faccia dall’altra parte. E questo di non voltare la faccia è una virtù: andate avanti con questa virtù! Al contrario, cercate sempre di essere sguardo che accoglie, mano che solleva e accompagna, parola di conforto, abbraccio di tenerezza. Non scoraggiatevi per le difficoltà e la stanchezza ma continuate a donare tempo, sorriso e amore ai fratelli e alle sorelle che ne hanno bisogno. Ogni persona malata e fragile possa vedere nel vostro volto il volto di Gesù; e anche voi possiate riconoscere nella persona sofferente la carne di Cristo». Queste le parole rivolte da Papa Francesco ai partecipanti del pellegrinaggio dell’UNITALSI durante l’udienza tenuta il 9 novembre 2013 in aula Paolo VI. Con questo discorso, ripetuto dal presidente dell’Unitalsi Marche Giuseppe Pierantozzi al termine della Messa di apertura nella chiesa di S. Bernardette a Lourdes, è iniziata per tanti volontari e malati l’esperienza del pellegrinaggio regionale marchigiano che si è svolto dal 14 al 20 luglio. Le giornate sono trascorse a ritmo serrato tra servizio ai malati e preghiera, tra raccoglimento e assistenza ai barellati: le dame, i barellieri e i volontari si sono impegnati sia durante il viaggio che durante la permanenza a Lourdes per accudire i malati, accompagnarli alle celebrazioni e su per le salite e discese della Via Crucis, farli bagnare nelle piscine. La fatica e la stanchezza si sono fatte sentire, ma sono state alleviate dalla gioia del mettersi a servizio dei più deboli e dalla riconoscenza che essi mostravano di rimando. È cresciuta la consapevolezza di essere fortunati e di avere qualcosa in più, qualcosa da condividere con gli altri. Il pellegrinaggio di quest’anno è stato incentrato sul tema “La gioia della conversione”: conversione significa cambiamento, fiducia, fede. Il vescovo di Ascoli Piceno Giovanni D’Ercole prende spunto dal passo del vangelo di Luca che parla dei discepoli di Emmaus per spiegare perché la conversione è gioia. Due discepoli si allontanano, tristi e delusi, da Gerusalemme dopo la morte di Gesù diretti ad Emmaus: sulla strada che conduce al villaggio incontrano Gesù in veste di viandante che si fa loro vicino e chiede la ragione della loro tristezza. I discepoli allora gli raccontano cosa è successo pochi giorni prima a Gerusalemme ma Gesù comincia a spiegare loro tutte le scritture dei profeti che si riferivano a Lui. Arrivati ad Emmaus, i due discepoli chiedono al viandante di rimanere con loro e lo riconoscono nello spezzare il pane appena prima che scompaia dalla loro vista. Rincuorati e pieni di gioia, i discepoli tornano subito a Gerusalemme a riferire agli Undici ciò che era accaduto loro. Questo brano è la metafora della conversione: i discepoli partono dalla città della tristezza e dell’incredulità per arrivare a quella della gioia e della fede. Ma nel cammino della conversione, del cambiamento, è stato necessario un incontro: l’incontro con il Signore che ci accompagna nel riconoscerlo e che si manifesta nel volto dei più deboli e dei sofferenti. A questo punto i discepoli “senza indugio”, dice il Vangelo, tornano a Gerusalemme ad annunciare ciò che hanno visto, ad evangelizzare coloro che non hanno incontrato la luce del Signore, a condividere la loro esperienza di incontro con Dio, a contagiare con la loro gioia tutti. Ed è proprio questa gioia e questa felicità che i pellegrini hanno cercato di comunicarsi reciprocamente alla luce di Maria. Ciò che colpisce a Lourdes è la varietà delle etnie presenti: si passa da francesi a tedeschi a spagnoli a inglesi fino ad arrivare a giapponesi. Ed è partecipando alla Messa internazionale nella basilica sotterranea di S. Pio X che si può constatare il carattere universale della Chiesa, che la Chiesa non ha confini, che la realtà nella quale vive il cristiano è ben più ampia della parrocchia e della diocesi alla quale appartiene, che siamo chiamati ad annunciare il Vangelo a tutti in quanto tutti siamo figli di Dio e partecipi della sua Resurrezione. Rimanendo all’interno della Basilica che ha la forma di un’immensa chiglia di una nave rovesciata, si ha l’impressione di essere naufraghi che sperano nella misericordia e nel soccorso di Dio: questa è la condizione che condividiamo, quella del naufrago che, immerso nel peccato e nelle cose terrene, anela al cielo e alla salvezza. Uno dei momenti più suggestivi del pellegrinaggio è stata la processione “aux Flambeaux”, ovvero con le torce, che ogni sera alle 21 parte dalla Chiesa di S. Bernardette e percorre tutto il viale davanti alla basilica del Rosario per poi fermarsi nello spiazzo davanti alla stessa dove i pellegrini recitano il rosario e al canto dell’Ave Maria alzano i ceri che tengono in mano creando una linea luminosa che passa sopra tutta la fila di pellegrini partecipanti. La condivisione di esperienze di vita e il servizio sono le chiavi interpretative di un’esperienza straordinaria che lascia il segno e che orienta la vita quotidiana di chi torna a casa. Silvia Marcucci Foto Venanzio Palmieri FAMIGLIE A SAN SEBASTIANO E SANTA MARIA DEL PIANO IN ESTATE Una parrocchia con le porte sempre aperte La stagione estiva della parrocchia di S. Sebastiano e Santa Maria del Piano si è aperta il 24 maggio con la festa di fine catechismo. In questa occasione si sono ritrovati bambini delle elementari, ragazzi delle medie, catechisti e genitori che si sono divertiti con percorsi e giochi organizzati presso il campo sportivo di San Sebastiano. La serata è terminata con una cena, durante la quale il parroco don Giovanni Rossi ne ha approfittato per ringraziare tutti i parrocchiani che hanno permesso la buona riuscita del percorso di catechesi annuale. Una collaborazione che ritroviamo subito nel centro estivo parrocchiale da lunedì 16 giugno a venerdì 4 luglio. Durante queste tre settimane i ragazzi hanno svolto giochi a fine educativo, distribuiti lungo la giornata. In mattinata hanno vissuto diverse attività dopo un momento di preghiera, seguendo il testo della canzone “Piano Terra” del gruppo di oratori di Lainate, la quale sottolinea il tema del rispetto reciproco e della solidarietà . Nel pomeriggio si sono alternate attività con laboratori di musica, corsi per modellare la creta, per lavorare il legno, per imparare a cucinare e molto altro. Sempre con scopo educativo si sono svolte tre uscite, una a settimana, al parco Primo Maggio di Chiaravalle, a Genga e in canoa a Falconara, dove molti dei ragazzi hanno provato per la prima volta l’ esperienza di viaggiare in treno. Infine anche questo centro estivo, ricco di iniziative, non poteva che concludersi con una cena, a cui hanno partecipato circa duecento persone, durante la quale tutti gli animatori hanno ricevuto in regalo un ciondolo, ognuno con un simbolo diverso, per mantenere vivo il ricordo di questa bellissima esperienza. La parrocchia di San Sebastiano e Santa Maria del Piano continua ad essere attiva e spalanca le sue porte, dal 7 luglio, a tutti i ragazzi che vogliono trascorrere un pomeriggio insieme ad altri bambini ed educatori. Durante la serata vengono organizzati tornei di vario tipo a cui possono prendere parte anche genitori e catechisti, con tanto di coppe e medaglie per i vincitori. Tutte queste iniziative si protraggono fino alla fine di luglio, quando le attività si fermeranno per poi riprendere a settembre con il percorso di preparazione alla Cresima e a ottobre con il settimanale appuntamento del catechismo. Una parrocchia che non si ferma mai, dunque, attiva e disponibile nell’accogliere bambini, giovani e adulti di tutte le età. Federico Maria Balestra vallesina | 11 Voce della Vallesina | 27 luglio 2014 MOIE: IL MUTUO SOCCORSO RICORDA IL SACERDOTE E SCRITTORE NAZZARENO NOVELLI A CINQUANT’ANNI DALLA MORTE Un rinnovato impegno nella società civile La Società di Mutuo Soccorso di Moie ha dedicato a mons. Nazzareno Novelli, nel cinquantesimo anniversario della morte, la Giornata Sociale che si è tenuta il 22 giugno scorso. Dopo la Santa Messa nell’Abbazia Santa Maria, seguita dalla visita alle tombe dei soci nel cimitero, si è svolto alle ore 10, presso la Biblioteca La Fornace, l’incontro sulla vita, gli scritti, il pensiero del sacerdote moiarolo. Relatore lo storico Riccardo Ceccarelli, con cui ha collaborato Daniele Guerro, appassionato di storia locale, nell’avvio della ricerca. «Un prete sui generis, che ha conservato sempre dei rapporti di amicizia con le persone della sua terra anche quando ne è stato lontano. – ha affermato Beatrice Testadiferro, neo presidente regionale delle Società Operaie di Mutuo Soccorso.- Un sacerdote attento alle persone, soprattutto nei momenti di difficoltà.» Tra gli scritti di mons. Novelli, il Diario del pellegrinaggio di Terra Santa, compiuto nel 1927 con don Egidio Lorenzetti, allora parroco di Moie: una testimonianza umana, spirituale e letteraria commentata da un messaggio giunto da padre Armando Pierucci, fondatore della scuola Magnificat, che sottolinea lo stretto legame fra Moie e Gerusalemme. Il sindaco Umberto Domizioli, accompagnato dal consigliere delegato alla cultura Sandro Grizi, ha incoraggiato la Società Mutuo Soccorso nel suo cammino ricordando la sua importante presenza nella storia locale ed evidenziando il valore di questa iniziativa che ha permesso alla cittadinanza di conoscere la figura del prelato. «È importante recuperare la memoria di persone come mons. Novelli, che rappresentano le nostre radici e che hanno contribuito a costruire la storia locale. -ha affermato lo storico Riccardo Ceccarelli - La nostra terra è stata feconda di personaggi che dobbiamo valorizzare. Dalla sua ricca produzione scritta emergono il rigore intellettuale, una cultura solida e profonda e i pilastri della sua azione pastorale: la centralità dell’Eucarestia e della Liturgia, il dialogo incessante con le famiglie e il legame con la sua terra. Ebbe una versatile vena poetica: scrisse molti versi ricordando Dante, Ariosto e in genere i suoi amati classici della letteratura italiana. Ne pubblicò non poche presso la Tipografia Romagnoli di Castelplanio.» A conclusione dell’incontro, prima del pranzo sociale il saluto del presidente nazionale SOMS Sergio Capitoli, che ha sottolineato il valore delle Società ed ha informato i presenti sulla costituzione dei coordinamenti regionali. «La nuova normativa del 2012 stravolge l’attività dalle SMS, suscitando profonde preoccupazioni per il loro futuro, dopo oltre 125 anni di storia. È nostro impegno tutelare questo settore che deve, a nostro avviso, essere riconosciuto nel suo valore e nella sua specificità.» La Società di Mutuo Soccorso di Moie, fondata il primo gennaio 1899, è stata presente nei momenti più importanti della vita culturale, associativa, economica del paese, facendo nascere le prime forme di assistenza sociale e previdenziale. Ha sostenuto, incoraggiato, aiutato tante persone con opere sociali come la costruzione dell’asilo Pallavicino. Tiziana Tobaldi Foto Giorgio Cognigni Mons. Nazzareno Novelli dalla ricerca di Riccardo Ceccarelli sulle pubblicazioni rintracciate in archivi e biblioteche Nato a Moie il 9 luglio 1870 e battezzato il giorno dopo, mons. Novelli studiò nel Seminario di Jesi fino alla teologia avendo come Rettore mons. Serafino Palmigiani, a cui fu sempre riconoscente per il rigore degli studi letterari e teologici che in seminario si conducevano. Fu Vicario Curato – Parroco di Castelplanio dal 1895 al 1922. Fu attento protagonista dell’allora cattolicesimo sociale, come assistente spirituale delle Leghe Bianche di Castelplanio che, insieme alle altre Leghe della Vallesina, ai Socialisti e Repubblicani, chiedevano la riforma dei patti agrari e un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori della terra. Dal 1923 al 1934 fu Canonico, Tesoriere, Custode con il relativo Capitolo del Santuario della S. Casa di Loreto. Fu richiesto predicatore in diverse regione d’Italia. Trascorse gli ultimi anni della sua vita presso la Badia di Castelplanio e morì a Montecarotto nel 1964. Scienze e lettere. Ragionamento è il titolo del suo primo manoscritto, che risale al 1892, quando era ancora studente nel Seminario di Jesi, dedicato a Mons. Serafino Palmigiani (1841-1901), Rettore dello stesso Seminario. Il Ragionamento è una forte richiesta di studi più seri e severi, una riflessione analitica sulla situazione degli studi che allora si facevano in Seminario. Ne evidenzia limiti e difetti e prova a indicare rimedi e soluzioni in docenti più preparati nell’insegnamento, indicando negli autori classici della nostra letteratura la fonte principale senza inseguire le mode del tempo. Dimostra di aver una conoscenza profonda di autori della letteratura latina e italiana anche moderni. Non solo studiare ma riuscire a saper scrivere e poetare con esercitazioni pratiche. Lettere ma anche scienze, cioè storia e teologia alla ricerca e alla scoperta di reciproci legami. Il manoscritto fu corretto dall’autore che vi aggiunse questa nota: “Anni 22 e mezzo di età. [scritto a matita, e poi con inchiostro:] N.B. Non ho distrutto questo scritto della mia prima gioventù per semplice memoria dei miei studi a quell’età. Oggi, con altra esperienza, sarei meno gretto nel pensare e più sciolto nello scrivere. Ma non mi pento di aver avuto quelle idee e quelle forme, che, se sono dei principianti, sono anche segno di studi corretti e buon fondo per un più largo avvenire. San Benedetto del Tronto, 18 aprile 1937.” Saggi poetici (1895) è dedicato a Mons. Aurelio Zonghi vescovo di Jesi e ai professori e sacerdoti don Federico Balsimelli e don Gaetano Dehò, “splendidissimi lumi delle lettere italiane”, che il 23 settembre 1895 fecero visita al vescovo che si trovava a Castelplanio nella sua dimora estiva dell’abbazia di S. Benedetto de’ Frondigliosi. Una Raccolta di poesie che l’autore presenta con queste parole: «…Io sono un povero giovane di venticinque anni: non ho fatto di forti studi, né avrei il tempo di farli. Al presente, in particolar modo, ne sono impedito perché ho cura di anime. […] Ond’è che metto innanzi cose vecchie e da nulla, come mi vennero gittate dalla penna. Spero che tu [benigno lettore]avrai compassione del fatto mio; e ti conforterai più tosto pensando che io ho avuto in animo di dimostrarti l’amore che porto grandissimo a’ classici studi e il desiderio che ho di vedere la nostra divina favella tornata in onore, dopo il dispregio, ond’è avuta oggidì da tali che si credono un gran fatto sol perché seguono l’andazzo». La Religione (1897) Con la pubblicazione di queste cinquantuno “ottave”, scritte agli inizi del 1897, Nazareno Novelli volle partecipare al 50° di sacerdozio di don Federico Balsimelli che cadeva il 19 settembre dello stesso anno. Della religione canta la grandezza, il suo ruolo nella storia e nella vita delle persone per concludere con un’annotazione personale: «A te sacrai lo spirito giovinetto: e quando giacerò ne l’ultima ora, in te riposerò lo stanco petto: tu su la zolla, che al mio fral sovrasta, pianta, o diletta, la tua Croce: e basta». Il 25 maggio 1930 venne inaugurato a Castelplanio il Monumento ai Caduti progettato dall’ing. Ernesto Galeazzi. Mons. Novelli, che si firma “L’Antico Curato”, da Loreto partecipa all’evento con una poesia indirizzata “All’On. Podestà” che allora era il Dott. Mario Gianfranceschi. Vi sono nei versi chiari accenti patriottici: «Questi non caddero, morti non sono; la madre patria li pone sul trono». […] «Questi che caddero, vivono ancora: del dì che rutila furon l’aurora». ZONA DI VIA PIANDELMEDICO: INAUGURATO UN NUOVO LOCALE DEL CENTRO SOCIALE A SERVIZIO DI TUTTO IL QUARTIERE Con la collaborazione di tante persone e della Carisj Erano in tanti, venerdì sera, gli abitanti della zona di via Piandelmedico prossima allo stabilimento Tre Valli Cooperlat e delle aree vicine; l’occasione era quanto mai importante, si inaugurava, infatti, un nuovo locale del Centro Sociale “Le Colonne”. Oggi i soci ed i frequentatori di quella zona possono contare sulla disponibilità di uno spazio di circa 16 metri quadrati dove potersi incontrare, trascorrere qualche momento in compagnia per giocare o intrattenersi. Alla cerimoni di inaugurazione hanno preso parte, oltre al consiglio direttivo de “Le Colonne” presieduto da Olivio Montesi, il consigliere comunale delegato, Marco Giampaoletti, e il parroco di S. Antonio Abate, mons. Giuseppe Quagliani. La nuova struttura si affianca al prefabbricato già esistente ed è stata realizzata con contri- buti propri della gente della zona, con fondi messi a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi e dal Comitato di quartiere Minonna e dintorni, oltre all’impegno del Comune di Jesi che si è fatto carico della realizzazione del basamento sul quale poggia il nuovo locale. Nel suo breve intervento il pre- sidente Montesi ha messo in rilievo l’impegno dei soci che nel giro di 8 anni e con una spesa di circa 12.500 euro sono riusciti a realizzare una gancia per il gioco delle bocce, un campetto per la pallavolo, un impianto per minigolf, la ristrutturazione interna del prefabbricato messo a suo tempo a disposizione dal Comune e, nell’ultimo anno, il rifacimento del tetto sul vecchio prefabbricato con i rivestimento esterno di perline di legno e l’acquisto del box inaugurato venerdì. Giampaoletti, dal canto suo, ha ringraziato l’Associazione per la dedizione e l’impegno nel quartiere sottolineando l’interesse del “Palazzo” per le periferie cittadine, Non solo, il Consigliere ha sollecitato i soci dell’Associazione a partecipare ai costituendi Comitato di zona, portatori di idee e proposte da sot- toporre all’attenzione del Comune. La cerimonia si è conclusa con la benedizione della nuova struttura da parte del Parroco e con le preghiera beneaugurante. Com’è giusto che sia in una zona dove la popolazione si sente unita ed in accordo e dove un Centro come quello de “Le Colonne” diventa luogo di aggregazione, anche la festa di inaugurazione si trasforma in occasione di ulteriore socializzazione sedendo attorno a un tavolo imbandito. Alla fine erano un centinaio quelli che hanno potuto gustare i tradizionali piatti della cucina nostrana e apprezzare i giochi di prestigio del Mago Claudio. La serata sotto le stelle si è conclusa con la premiazione dei vincitori le numerose gare disputate nell’area del Centro dal 2 al 18 luglio scorsi. Sedulio Brazzini 12 | regione 27 luglio 2014 | Voce della Vallesina “C’ERA UNA VOLTA…”. POLITICA E INNOCENZA: IL MITO DELL’ETERNITÀ, IL VANGELO DELLA RIVOLUZIONE “Lui non morirà”. Scienza onnipotente Sì, passata la guerra la casa aveva davvero bisogno di essere restaurata da capo a fondo. Di ritorno dal paese in cui la famiglia era stata sfollata, aperto il portone, era apparso uno spettacolo desolante. Un treno carico di munizioni era stato bombardato nella vicina stazione ferroviaria. Le schegge erano volate per un raggio di decine di metri e una di queste – un pezzo di rotaia divelta – era caduto sull’abbaino. Aveva sfondato il tetto, il pavimento della soffitta e quelli del primo e del secondo piano, finendo nell’ingresso. Come lo vide Mariuccia spalancò gli occhi. Sembrava un enorme pezzo di ferro serrato, contorto dalla mano di un gigante e scagliato con forza sovrumana. I vetri delle finestre erano andati tutti in frantumi e la polvere aveva invaso ogni angolo. Le carte da parati erano a brandelli, le persiane cadenti, le porte sgangherate e i pavimenti cosparsi di sporcizia perché gatti, topi, ragni e lucertole erano potuti entrati liberamente. Si era ormai quasi in estate e le mosche, accecate dal sole, ronzavano in ogni stanza. Mariuccia ricordava poco come era prima la casa perché era ancora troppo piccola quando la famiglia era stata costretta ad andarsene. Però quella vetrata a spicchi bianchi, rossi e blu in cima alle scale non l’aveva dimenticata. Al di là, nell’ingresso del secondo piano, la mamma stendeva una coperta a terra e lei, che aveva appena incominciato a muovere i primi passi, giocava lì, guardando incantata la luce che attraversava gli spicchi colorati disegnando arabeschi sul pavimento. Dov’era ora la vetrata? In frantumi, come fosse passato un uragano: come se qualcuno avesse voluto perfidamente distruggere anche i sogni di chi aveva abitato la casa. Bisognava rifare tutto, sgomberare, pulire, aggiustare. Vennero riaperti a fatica i rubinetti. Cigolavano, arrugginiti, e ne uscì un’acqua rossastra dopo un lungo e roco gorgoglio. Fu una mobilitazione generale. Ognuno aveva qualcosa da fare per rendere di nuovo la casa vivibile. Chi aveva da spazzare, chi da ammucchiare e portare via i detriti, chi da spolverare, chi da avvitare lampadine, da inchiodare, da verniciare. Ogni stanza sembrava un cantiere. A Mariuccia quel gran da fare piaceva. La casa si risvegliava, tornava a vivere. Per lei c’erano anche tante cose da scoprire, che ricordavano ciò che c’era prima e potevano essere riusate: un bicchiere impolverato nascosto in uno stipo; una fotografia ingiallita in un cassetto; le pagine di un vecchio giornale, un mozzicone di matita, un cucchiaino dal manico storto, un pezzo di sapone da bucato. Mariuccia raccoglieva questi cimeli in una scatola; alcuni per restituirli alla mamma; altri per giocarci nel giardino, che era diventato una savana. Erano stati chiamati due muratori per i lavori più impegnativi. Avrebbero dovuto riparare il tetto e i pavimenti e imbiancare le stanze e i soffitti. Uno dei muratori era più anziano – una sessantina d’anni circa - ; l’altro, più giovane. Il primo si chiamava Settimio; il secondo, Libero. Si sarebbero detti padre e figlio, ma non era così: Settimio era il capomastro, Libero il suo aiutante. Sembrava andassero d’accordo, anche se Settimio parlava pochissimo e si faceva intendere più che altro a cenni. Era serio, con la fronte segnata da rughe precoci e occhi chiari d’acciaio. Lavorava duro, dalle sette del mattino fino a quando sentiva suonare a distesa la sirena di mezzogiorno. Allora deponeva il pennello e si metteva seduto in un angolo con il suo compagno. Portavano il loro pranzo in una gavetta da soldato e lo accompagnavano con un grosso pezzo di pane e del vino che tenevano in un fiasco e che, finita la giornata, lasciavano in disparte nella stanza. Era soprattutto in quell’intervallo di poco più di una mezz’ora che, tra un boccone e l’altro, parlavano. O meglio, era Libero a rivolgersi a Settimio che ascoltava, assorto, commentando raramente. Libero era un ragazzo tutto nervi, magrissimo. Aveva lo sguardo acceso, i capelli bruni e folti che, lisciati all’indietro con l’acqua, si impastavano con la polvere e si imbiancavano come una parrucca. Che cosa dicessero non era facile capirlo perché parlavano a bassa voce, evidentemente con l’intenzione di non farsi ascoltare da chi era in casa. Mariuccia, sbirciando dalla porta, riusciva comunque a cogliere qualche parola, come ‘padroni’, ‘signori’, ‘classe operaia’ ed espressioni che non comprendeva come ‘rivoluzione proletaria’, ‘capitalismo’, ‘comunismo’. Settimio a volte scuoteva la testa; Libero invece si infervorava e se ne usciva con esclamazioni che sembravano sfide o minacce: “Un giorno o l’altro, vedrai che repulisti!” oppure: “La giustizia, la deve fare il popolo!” o anche: “Guai a chi tocca i diritti del proletariato!”. Aggiungeva a volte anche un’imprecazione; poi, bevuto mezzo bicchiere di vino, si rialzava e si rimetteva al lavoro. A Mariuccia Libero faceva soggezione per quel suo fare nervoso, per la sicurezza che mostrava in quello che diceva, per il tono perentorio. Sembrava sapesse delle verità assolute che nemmeno Settimio, pure più anziano di lui, possedeva. E poi appariva come arrabbiato, quasi minaccioso; come se fosse convinto che prima o poi sarebbe accaduto qualcosa che avrebbe sconvolto la terra e l’universo. Passarono alcune settimane. La casa era sempre più bella e pulita e profumava di calce fresca. Una mattina la mamma entrò nella stanza in cui i due muratori stavano lavorando. Guardò intorno: “Meno male!” esclamò “Anche questa camera è quasi a posto. Ce la farete a finire per dopodomani?”. Libero, in cima ad una scala, stava passando un rullo di gomma intriso di tintura rosa che imprimeva sulla parete bianca piccole ghirlande di fiori. “Come no! –fece – Per sabato abbiamo finito di sicuro!”. “Non dite: ‘se Dio vuole’?”. “Se Dio vuole, va bene. Se non vuole, va bene lo stesso!”. “Dite, dite: ‘se Dio vuole’. È meglio”. “Ditelo voi. Io sono libero, ateo e comunista!”. La mamma non sembrò sorpresa. Doveva averlo già capito da un pezzo. Comunque continuò: “Non si può credere a niente…”. “Io credo nella rivoluzione proletaria e a Stalin”. “Anche Stalin morirà, un giorno o l’altro”. “No; Stalin non morirà mai. La scienza troverà il modo per farlo vivere sempre”. Mariuccia, dalla soglia, guardava e ascoltava. A sentire quella affermazione trasecolò. Ma davvero Libero pensava che un uomo che si chiamava Stalin non sarebbe mai morto? Come era possibile? Libero era per caso diventato matto? La mamma non si scomponeva: anzi, sembrava che avesse preso gusto alla conversazione. Sospirò: “Eh! Quando la scienza avrà trovato il modo di non far morire più nessuno, può darsi che ci stuferemo tutti di campare troppo. E poi, la scienza fa tante cose, ma non credo che arriverà mai fino a lì…”. “La scienza c’è. Dio non c’è. L’hanno inventato i preti per far stare buona la gente”. Mariuccia si era intanto accostata; sempre più stupita, ma anche sempre più convinta che la mamma avesse ragione. Come confermare quello che aveva detto? Come spalleggiarla? Si fece coraggio: “E allora, secondo voi, chi ha fatto il cielo, le stelle, la luna?”. Era venuta allo scoperto, da dietro le gonne di sua madre. Libero la guardò, sorpreso: “Le stelle? Ci sono sempre state. Si sono fatte da sole”. Non era possibile. Quell’uomo che prima era apparso così sicuro di sé, così saggio, così animoso le sembrò che crollasse come un burattino di cartapesta, vuoto, non più sostenuto dai fili. Strinse la mano della mamma di nascosto, con complicità e corse via nel giardino, all’aria aperta. Aveva sentito all’improvviso una gran voglia di cantare: al sole, all’azzurro, agli alberi, ai fiori… Augusta Franco Cardinali Moie ricorda Carlo Marcelletti Il “Mago del Cuore” Il 19 luglio il cardiochirurgo Carlo Marcelletti avrebbe compiuto 70 anni. Le ultime ricerche effettuate hanno portato a conoscenza di ulteriori dettagli circa le sue origini. È nato nella cittadina di Moie il 19 luglio 1944, in un’umile casa colonica in via Montecarottese al numero civico 47 (oggi la casa ha un nuovo civico). I genito- ri, il papà Aldo di professione mugnaio e la mamma Mafalda casalinga erano sfollati da Ancona a causa della guerra. Dopo essersi laureato nel 1969 all’Università Cattolica del S. Cuore di Roma ha continuato gli studi perfezionandosi in cardiochirurgia in Inghilterra e negli Stati Uniti specializzandosi in cardiochirurgia pediatrica e chirurgia cardiovascolare prima alla Stanford University di San Francisco, poi alla Mayo Clinic di Rochester. Nel 1982 il suo rientro in Italia dove diventa primario del dipartimento di cardiologia pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. “Il mago del cuore”, come lo chiamavano i genitori dei suoi piccoli pazienti effettuò il primo trapianto di cuore in Italia il 10 febbraio del 1986 su di un bambino romano di 15 mesi Ivan di Fratta. Questo trapianto ha segnato in modo importante la sua carriera: da questo momento il cardiochirurgo raccolse consensi internazionali e divenne uno dei medici italiani più conosciuti nel mondo. Moie intende ricordare uno dei suoi figli illustri nel 70° anniversario della nascita. Il 28 ottobre 1990 il celebre cardiochirurgo compaesano fece visita alla sua cittadina natale su invito dell’Aido e dell’Avis di Moie: il professor Marcelletti presentò una lezione sul trapianto degli organi presso la sala cinematografica Nuovo Ariston, con evidente emozione nel trovarsi di fronte amici e parenti. L’intervento di Marcelletti fu molto coinvolgente perché trattò di tutti gli aspetti legati alla donazione degli organi e dei trapianti. L’intervento si concludeva con un apprezzamento alla sanità italiana; infatti lo studioso di Moie sosteneva che l’Italia è l’unico paese al mondo dove il trapianto è gratuito. Agnese Testadiferro Carlo Federico Marcelletti (Maiolati Spontini, 19 luglio 1944- Roma, 6 maggio 2009) economia | 13 Voce della Vallesina | 27 luglio 2014 S.IN.DY-SPORT ACTION FOR SOCIAL INCLUSION AND DISABILITY COMMISSIONE PER LA PASTORALE SOCIALE E IL LAVORO Il comune di Jesi è leader di progetto per Erasmus+ ambito sportivo sul tema dello sport integrato (tra normodotati e portatori di handicap). Per superare le differenze il progetto è stato chiamato con un nome femminile, SINDY ossia Sport action for social INclusion and DisabilitY. Il progetto è stato presentato il 15 luglio nella residenza comunale e si basa sulla rinnovata visione interna ed esterna delle condizioni dei disabili, il loro rapporto con lo sport e la sensibilizzazione della gente su questo tema, in modo da aumentare la domanda di iniziative di sport integrato per garantire una maggiore assistenza. Gli obbiettivi da raggiungere non riguardano solamente l’unione dal punto di vista sportivo, ma anche dal punto di vista sociale, come le barriere architettoniche che ancora oggi impediscono ai disabili di raggiungere determinati punti di incontro. Si spera anche che, essendo il progetto a livello europeo, esso possa aiutare l’unione e il confronto tra i vari paesi coinvolti che, nel corso del progetto, si confronteranno anche per problematiche strutturali e amministrative nel corso degli eventi. Il progetto avrà una durata biennale ed oltre a varie iniziative individuali, come la Notte Azzurra di Jesi, ci saranno due momenti di incontro internazionali uno a Jesi ed uno a Roma; quest’ultimo avverrà alla fine dei 2 anni e saranno presen- CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA Il comune di Jesi leader di progetto Contro povertà e disuguaglianze renza delle Regioni, FIO-Persone senza dimora, Forum Terzo settore, Jesuit Social Network, Lega delle Autonomie, Movimento Focolari, Save the Children, Società S. Vincenzo. Risulta, allora, più che opportuna la riflessione che il prof. Marco Moroni, storico dell’economia dell’Università Politecnica delle Marche e responsabile del Centro studi di ACLI Marche, ha scritto per la nostra rubrica, nella prospettiva di quella consapevolezza ed attenzione che queste emergenze sociali richiedono. Giancarlo Uncini tati foto e video per descrivere l’evento. L’assessore Ugo Coltorti in collaborazione con il progettista europeo Marco Cardinaletti si stanno adoperando per la realizzazione di questo progetto: hanno inoltrato la proposta all’Unione Europea e sono in attesa dell’ufficializzazione che avverrà dopo tre valutazioni, due interne e una esterna nel mese di ottobre. Prenderanno parte al progetto dalle 60 alle 70 persone a livello europeo, tra politici, assessori e dirigenti, per un costo complessivo di 600 mila euro, dei quali l’80% sarà finanziato dalla commissione europea e il 20% dai comuni in forza lavoro. I partner di questo progetto sono: Jesi, Anffas Onlus, Sport Senza Frontiere Onlus (Italia), Matelpe District Governorate, Yenimahalle Guidance and Resech Center (Turchia), la provincia di Flemish Brabant (Belgio), Bulgas (Bulgaria), Municipality of Neapolis- Sykies (Grecia), Sibenik (Croazia), Diputatión de Málaga (Spagna). Un’Alleanza contro le povertà e le disuguaglianze Agnese Roscioni www.citroen.it NUOVA CITROËN C1 URBAN BY NATURE Con la forte crescita economica del secondo dopoguerra l’obiettivo di realizzare la società del benessere sembrava raggiunto, almeno nei Paesi più sviluppati. Nelle società occidentali vi erano ancora i poveri, ma si trattava di “sacche di povertà” che negli anni Settanta del Novecento si sperava di poter ben presto debellare. Non è andata affatto così. Alcuni dei Paesi che si era soliti definire “in via di sviluppo” si sono sviluppati, ma nei Paesi più industrializzati la povertà non è affatto scomparsa ed anzi si è allargata. Negli studi sulla povertà si è soliti distinguere la povertà relativa dalla povertà assoluta: A) la povertà relativa è la condizione di chi possiede un tenore di vita significativamente inferiore a quello medio dell’intera popolazione; B) la povertà assoluta è la condizione di chi è privo dei beni necessari per raggiungere un livello di vita “minimamente accettabile”: ad esempio non arriva a nutrirsi in modo adeguato, oppure vive in una casa senza servizi essenziali. La fortissima crescita della povertà manifestatasi negli ultimi anni è certamente il frutto della crisi economica e finanziaria esplosa nel 2008, ma non è dovuta soltanto alla crisi. La crescita della povertà è un fenomeno che risale agli anni Ottanta del Novecento: torna ad aumentare negli anni Ottanta, con l’affermarsi del Neoliberismo e, poi, della globalizzazione, all’interno di profonde trasformazioni dei processi produttivi (e quindi del mondo del lavoro) rese possibili dalle innovazioni tecnologiche basate su informatica e telematica. Nel trentennio 1950-1980 non solo era diminuita la povertà, ma erano diminuite anche le disuguaglianze. Con il dominio economico, sociale e culturale del Neoliberismo, con la finanziarizzazione dell’eco- nomia e con l’avvio di un rapido processo di globalizzazione, alcuni Stati (soprattutto in Asia) si sono sviluppati, ma la povertà e le disuguaglianze sono cresciute dentro gli Stati più industrializzati. Oggi (anche in Italia) il 10 per cento della popolazione ormai controlla circa il 50 per cento della ricchezza: non solo i disoccupati, ma anche coloro che il lavoro ce l’hanno e i cosiddetti ceti medi si stanno impoverendo, a causa di un lavoro che è divenuto sempre più precario, sempre meno pagato e con sempre minori diritti. Questi fenomeni si sono manifestati in tutti i Paesi sviluppati, ma in Italia, anche prima della crisi, hanno assunto dimensioni abnormi. Negli ultimi anni in Italia la povertà e la disoccupazione sono raddoppiate; la povertà assoluta è passata dal 4 per cento del 2005 all’8 per cento del 2012, mentre la disoccupazione è passata dal 6-7 per cento del 2007 al 13 per cento del 2013. Anche nelle Marche il tasso di disoccupazione è ormai al 13%; prima della crisi era sotto al 6%. Di fronte a tutto questo, che cosa possono fare i credenti, singoli o associati? A livello locale, occorre innanzitutto sostenere le attività della Caritas (mense ecc.) e i fondi di solidarietà delle varie diocesi, ma anche promuovere indagini e iniziative di mutuo aiuto. A livello più generale, invece, occorre impegnarsi in almeno due direzioni: Premere sulle istituzioni perché affrontino l’emergenza con un Piano nazionale di contrasto alla povertà, ma operino anche per eliminare le cause del fenomeno (e questo è possibile solo se si riduce la disoccupazione con politiche per il lavoro e se si riducono le disuguaglianze con politiche fiscali redistributive). Sostenere la proposta avanzata da Acli e Caritas di introdurre una misura nazionale contro la povertà assoluta. Vista l’insostenibilità economica di un “reddito di cittadinanza” rivolto a tutti i cittadini senza reddito, le Acli e la Caritas hanno chiesto al Governo di introdurre un “reddito di inclusione sociale” (REIS) rivolto a tutte le famiglie che vivono in condizione di povertà assoluta. La proposta di Acli e Caritas contro la povertà è stata presentata a Jesi lo scorso 24 maggio in un convegno al quale hanno partecipato Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, e Mario Bettucci, direttore regionale della Caritas. Marco Moroni (Univ. Politecnica delle Marche – ACLI Marche) Un libro per l’estate Dopo il 1° volume (anni 2008-2010) è disponibile nelle librerie il 2° volume di Federico Cardinali con tutti gli articoli degli anni 2011 e 2012 Ottimista, agile e connessa, Nuova Citroën C1 affronta la città con grinta e personalità. Ultracompatta, 3 o 5 porte, dotata di tecnologie utili come il Touch Pad 7’’ e la telecamera di retromarcia, questa elegante city car risponde con positività alle esigenze della vita cittadina. NUOVA CITROËN C1 - Urban by Nature. DA 8.900 EURO. TI ASPETTIAMO XXXXXXXXXXXXX. CRÉATIVE TECHNOLOGIE Nuova Citroën C1 1.2 VTi 82. Consumo su percorso misto: 4,3 l/100 Km. Emissioni di CO2 su percorso misto: 99 g/Km. 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L’uomo sociale e politico Pagine 300 – 10 € 14 | attualità JESI 27 luglio 2014 | Voce della Vallesina IL PALAZZO E DINTORNI LA CELEBRAZIONE PER IL 70° DELLA LIBERAZIONE DELLA CITTÀ DI JESI Esempi di amore per la Patria Due ipogei di Jesi Quella strana esposizione della “Caotica” aveva attirato la mia attenzione. Per fortuna. Perché a fare gli onori di casa ci trovo Guglielmo Girolimini, un innamorato di Jesi che, tra le tante cose, mi dice del perché ancora non si faccia niente della zona sottostante questo palazzo, il Palazzo dei Convegni. “Abbiamo dunque un’area ipogea?”. “Sì, certo!”. E io questo non lo sapevo anche se tutti i lavori di ristrutturazione del salone – oggi Palazzo dei Convegni – furono fatti proprio quando mi trovavo ad operare da sindaco. Nessuno mi disse alcunché e la ditta che fece i lavori, mi dice il mio informatissimo interlocutore, buttò gli inerti sotto il vuoto del pavimento. Così scoprii che, grazie a una botola ben messa, è possibile esplorare tutta la parte ipogea. Detto fatto. Basta rivolgersi a Sauro che sa tutto e ha tutto. Sauro s’è dimostrato prontissimo a preparare l’esplorazione (per lui non una novità) – scala, luminaria ecc… salvo previa autorizzazione dell’amministrazione. Subito concessa. Mi armo di una bella torcia e con vestiti dimessi – chissà quante sporcizie all’interno - scala di 3 metri, rimozione del chiusino, Sauro mi precede. E poi io. Ma che delusione! Era stato gettato altro materiale inerte, frutto di qualche lavoro successivo e la possibilità di movimento era diventata minima, con tanta sorpresa dello stesso Sauro che ricordava bene gli spazi piuttosto ampi presenti in anni addietro. Insomma c’era proprio ben poco da esplorare! La porta d’ingresso verso il salone ipogeo risulta completamente tappata. Strutture apparentemente di cemento armato danno la sicurezza di stabilità del tutto. Si torna via subito. Il sogno di Girolimini di riportare ad uso corrente tutto l’interrato si dimostra difficilissimo sia per l’impegno finanziario sia per il blocco intervenuto della scala di accesso di un tempo. Certo, recuperare il tutto come ha fatto don Attilio dell’ipogeo sotto la chiesa sarebbe una cosa molto bella e utile. Poi siamo andati a vedere la cisterna romana, di cui avevo sempre letto, ma che non avevo mai avuto l’occasione di vedere. C’è ben poco da vedere perché i tubi innocenti la fanno da padroni in quanto il soffitto incombente sulla cisterna ha bisogno di tanti sostegni per la tranquillità di quanti frequentano il palazzo Mestica. Accanto troviamo un pozzo straordinario. É Sauro “a scoprirlo” perché neppure lui se ne era accorto nel passato. Un pozzo profondissimo (20-30 metri?). Guardarci dentro è impressionante. C’è tanta acqua sul fondo che sembra scorrere. Getto un sassolino e si ripercuote dopo poco un suono cupo e “piacevole” per la conferma della profondità e della “fresca” vena. Chissà, forse sarà stata la stessa acqua che gli jesini utilizzavano per i bagni in cisterna. Chiederò a qualcuno dei nostri avi. Tutto l’ipogeo meriterebbe uno straordinario recupero. Così è impresentabile. Ma i costi sono veramente alti. v.m. PRENOTAZIONI ATTRAVERSO PIATTAFORME WEB Vacanze Telematiche “Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità” questa è una famosa citazione del genio Albert Einstein, quasi una profezia che oggi più che mai sembra essere vera, quel giorno è già arrivato? Siamo già schiavi di questa nuova tecnologia? Difficile trovare risposta a questi quesiti, l’unica cosa certa e ben visibile a tutti è il fatto che l’approdo di queste nuove forme tecnologiche hanno cambiato profondamente le nostre abitudini. Internet ormai è il nostro pane quotidiano senza il quale ci sentiamo persi e disorientati, è uno strumento potente e deve essere usato nei modi più opportuni cosa che spesso non accade. L’agenzia Marketing01 con stabilimento principale a Perugia, propone una pubblicità internet capace di garantire visibilità fattore fondamentale per il turismo. L’argomento in questione è stato approfondito nella riunione tenutasi al Federico II il 14 luglio con la presenza di imprese locali. Essendo partner di Google, l’agenzia possiede certificazioni e conoscenze di alto livello nel web, i professionisti sono in grado di utilizzare strumenti accessibili a tutti quali “Google trends”, “Google keyword tool” , “Google anteprima e diagnosi annunci” al fine di ottenere i migliori risultati possibili. Il team propone alle strutture un piano marketing a seconda del mercato che si vuole “aggredire” agendo su due fattori fondamentali: visibilità e conversione. Per visibilità si intende creare le condizioni tale per cui la struttura abbia un ottimo risalto nel web attraverso l’utilizzo di determinate parole chiave, per conversione invece si intende trasformare i “click” in vere e proprie prenotazioni attraverso offerte e un sito accattivante. Internet è il futuro e forse solo chi avrà il coraggio di investire sul web superando paure e perplessità dovute alla crisi avrà successo perché riprendendo Albert Einstein: “È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato”. Pier Franco Luigi Fraboni La manifestazione indetta dall’Amministrazione Comunale di Jesi in collaborazione con il Comitato delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma della città in occasione del 70° della Liberazione di Jesi, si è svolta nella serata di domenica 20 luglio. Lo svolgimento è avvenuto secondo i tempi e nei luoghi previsti e questo è un punto positivo a favore degli organizzatori. Oltre a quello di Jesi, con il sindaco Bacci e l’assessore Butini, erano presenti i labari e i rappresentanti dei Comuni di Castelbellino e di Gorno (BG), patria della medaglia d’oro Giuseppe Riccardi. Erano presenti il Generale Comandante il Comando Militare Esercito Marche e altre autorità militari (Carabinieri, Finanza e altre armi) e civili. Erano presenti con le loro insegne le seguenti Associazioni Combattentistiche e d’arma delle sezioni e gruppi: gli Alpini di Marche, Jesi, Macerata e Ancona;i Bersaglieri di Jesi, Ostra, Serra dei Conti, Osimo, Ancona e Gorno; gli Artiglieri di Marche, Jesi, Chiaravalle, Orciano e Barbara; i Carabinieri, i Marinai, l’UNIRR, l’ANMIG e l’ANPI di Jesi e Falconara. Se qualcuno è stato dimenticato ci perdoni. Il programma della manifestazione è stato suddiviso in tre parti. Alle 18.15 presso la lapide in via XX Settembre angolo con Via del Molino, con la quale si ricordano gli Alpini del Battaglione Piemonte che entrarono in Jesi il 20 luglio 1944, è stata deposta una corona. Presenti i rappresentanti e le bandiere dei Comuni di Jesi e di Gorno, i rappresentanti militari e quelli delle Associazioni d’Arma. Successivamente, alle 19, il corteo, che era stato formato a Porta Valle, con la Fanfara dei Bersaglieri di Jesi-Ostra in testa, giungeva agli Orti Pace dove si è svolta la parte più importante dell’Anniversario. Deposta la Corona al Monumento del Bersagliere–C.I.L. sono seguiti i saluti del Sindaco di Jesi e di Gorno e successivamente l’oratore ufficiale, il Bersagliere Corrado Fiorini di Ancona, reduce della Battaglia di Montegranale, ha ricordato la lotta per giungere alla liberazione di Jesi. Con i suoi 93 anni è stato chiaro nell’esposizione dei ricordi lucidi e sempre presenti. Ha chiuso questa cerimonia il presidente della Sezione degli Alpini, Sergio Mercuri, ricordando che proprio il 20 luglio del 1944 si arruolò volontario a Jesi il suo predecessore, il compianto Dr. Sergio Macciò. Ultima e finale manifestazione è stata in Piazza della Repubblica, dove giungeva sfilando lungo il Corso Matteotti con partenza dal Bar Ciro, la Fanfara dei Bersaglieri “La Marmora” di Jesi-Ostra. Il Sindaco dopo avere rivolto delle parole di circostanza, cedeva il microfono al Coordinatore delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, Alpino Raffaele Tiberi, con l’incarico di illustrare brevemente i momenti della liberazione di Jesi e il proseguo della manifestazione. Questi in particolare ricorda come è nata e le motivazioni profonde che hanno costituito l’humus che ha portato la sig.ra Fernanda Traluci a scrivere la lettera, che poi verrà letta, all’Alpino ora Colonnello Sergio Pivetta dopo avere letto il libro-diario che questi ha scritto che, allora, aveva come titolo “Una guerra da Signori”, ora invece, dopo la ristampa, “Tutto per l’Italia”. A seguire, da parte della sig.ra Barbara Traversi, la lettura della lettera della jesina Fernanda Traluci che, allora sedicenne, fu tra le prime a vedere l’arrivo di quei soldati che significava per la città la fine di un incubo. Tanti cittadini anche in questa occasione, a confermare l’attaccamento ai valori di libertà, democrazia e solidarietà. Se ne è fatto interprete il sindaco Massimo Bacci che, nel saluto ufficiale, dove ha ricordato il contributo dato da tutti per la Liberazione - a cominciare dai partigiani - ha invitato a prendere l’esempio di questi uomini e soprattutto il loro senso del dovere, la loro rettitudine, la loro onestà. La serata continua con la “Corale Brunella Maggiori”, che è il coro ufficiale del Gruppo Alpini di Jesi, diretta dal maestro Stefano Contadini. É stata quasi mezz’ora di canti alpini sia di guerra che di pace, che il pubblico presente ha onorato con tanti applausi. Apprezzata è stata la Fanfara “La Marmora” dei Bersaglieri diretta dal maestro Scorpati che, dopo avere eseguito numerose marce bersaglieresche, forse troppe, ha concluso la serata con “Il Silenzio” e “L’Inno d’Italia”. All’inno hanno partecipato la Corale Brunella Maggiori e il pubblico presente in Piazza. A cura di Raffaele Tiberi sport_tempo libero | 15 Voce della Vallesina | 27 luglio 2014 PARROCCHIA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA CON LA CARISJ L’attività fisica all’oratorio “Frassati” Tempo di vacanze per l’oratorio Csi “Frassati” di San Francesco di Paola, che con l’arrivo dell’estate ha chiuso le sue attività. Tra quelle che hanno riscosso più successo tra i bambini durante tutto l’anno, va segnalata quella chiamata “Oratorio in Sport”. Il progetto, finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, ha permesso ai ragazzi dell’oratorio – di età compresa tra i sei ed i dieci anni – di effettuare una volta alla settimana dell’attività fisica, seguiti da un istruttore Csi. Le lezioni, tutte gratuite, si erano svolte presso la palestra San Martino e comprendevano attività fisica generale, riscaldamento iniziale, corsa, salto ad ostacoli, esercizi per migliorare la coordinazione, oltre a giochi liberi. A dirigere le lezioni è stato Daniele Duca, che aveva seguito un apposito corso di formazione organizzato dal Centro Sportivo. «Questo è il secondo anno di esperienza dell’attività fisica – ci spiega l’operatrice Csi dell’oratorio “Frassati, Cristiana Talacchia – Rispetto all’anno scorso ci sono stati dei miglioramenti nella qualità delle attività ma anche nel numero dei ragazzi che vi hanno partecipato. Siamo arrivati a dieci unità. In futuro c’è il progetto di partecipare ad un torneo, che si svolgerà il prossimo anno». Quella dell’attività fisica, che i ragazzi hanno scelto liberamente di frequentare, è una proposta più che mai attuale ed utile anche per la loro salute. «I bambini che frequentano la nostra struttura – spiega Daniele Duca – solitamente non praticano sport, perciò questa attività permette loro di acquisire delle conoscenze sportive. Il nostro oratorio inoltre, è multietnico e questa attività ha facilitato l’opera di integrazione tra bambini di diverse provenienze». Gi.Pa. Foto Cristiana Talacchia A SAN MARCELLO DAL 25 AL 27 LUGLIO Un weekend di Festa Country “La musica country è tre corde e la verità”, diceva il cantautore americano Harlan Howard. Semplicità e sostanza che parlano al cuore sono gli ingredienti principe di una musica d’origine popolare coinvolgente, che riempirà il parco “Le Fonti” di San Marcello nel weekend del 25, 26 e 27 luglio. La Proloco sammarcellese, col patrocinio del Comune, organizza infatti la Festa Country. Si comincia venerdì con le note degli Old Country Pickers, che propongono un repertorio di new american music, country bluegrass e western swing. Sabato omaggio a Johnny Cash da parte dei The Climbers, una famiglia che vive al confine tra Marche e Umbria ed è dedita alla musica country, eseguita rigorosamente in abiti a tema e con sceno- Sono della nostra Jesi vanto ed orgoglio Per elencarli tutti non basterebbe un foglio Sono così bravi i figli della bella Jesi amata Che per essi è tanto invidiata ed onorata Cominciò con Federico grande Imperatore Che in tutto il mondo fece un bel furore Poi Rafael Sabatini sconosciuto ai più Scrittori come lui non ne nascono più C’è Valeria (Moriconi nata Abruzzetti Amica di quando eravamo ragazzetti C’è nata pure la brava attrice Virna Lisi Che è della grande famiglia Pieralisi C’è anche l’assai noto Roberto Mancini Diventato idolo di tanti grandi e piccini Un doveroso grazie al maestro Triccoli Lorenzo Benvenuti alla Fileni Bpa Un nuovo arrivo, una conferma e un arrivederci. La nuova Fileni Bpa continua a prendere forma in questi caldi giorni estivi. La faccia nuova è Lorenzo Benvenuti, ala-centro livornese di 206 cm, classe ‘95, che nell’ultima stagione ha vestito la maglia del Don Bosco Livorno di DnB. «Si tratta di un giocatore che io ed il tecnico Lasi abbiamo fortemente voluto – ha spiegato il ds Federico Manzotti – Lui è un ragazzo giovane che si potrà ben adattare contento di rimanere un’altra annata a Jesi al gioco del coach e si integrerà bene con – aveva detto Borsato – Conosco coach Lasi Maggioli». Benvenuti (nella foto di Can- e so cosa mi chiederà. A differenza di altre dolfi, con Manzotti e Lasi) è anche nel giro squadre, che ogni anno cambiano drasticadella nazionale under 20 guidata da Stefa- mente l’organico, noi avremo il vantaggio no Sacripanti. «Per me è un’opportunità di conoscerci già: i cinque decimi della rosa importante e cercherò di sfruttarla al me- sono quelli della passata stagione». glio» sono state le prime parole di Benve- Della nuova Fileni non farà parte Raphael Gaspardo, che resterà per un altro anno in nuti da aurorino. Al gruppo dei confermati, che comprende prestito a Treviglio in DnB, dove si era tragià capitan Maggioli, Santiangeli e Mason sferito a gennaio di quest’anno dopo aver Rocca, si è andato ad aggiungere anche iniziato il campionato a Jesi. «Abbiamo Stefano Borsato. Nella sua prima annata deciso di lasciare in prestito Gaspardo per in arancio-blu, il giocatore nativo di Trevi- un’altra stagione per farlo crescere ancora» so, ha viaggiato con dieci punti di media a era stato il commento del direttore sportivo partita in 33 minuti, il 47 per cento nel tiro arancio-blu, Federico Manzotti. da due e il 37 in quello da tre. «Sono molto Giuseppe Papadia STAGIONE SPORTIVA 2014/2015: VALLESINA CITY G.S. MOIE grafie tipiche. Ci si potrà inoltre mettere alla prova in un rodeo con il toro meccanico: in palio per il vincitore un soggiorno premio. Domenica si chiude con il concerto dei Red Cadillac Gang, alfieri della new country music, migliore country-band italiana degli ultimi quattro anni, al 200° posto nella classifica mondiale su oltre 175.000 gruppi e cantanti country. Tra camicie a quadri e stivali ovviamente non mancherà buon cibo a tema. Il menu texano spazierà dai burritos di carne e di verdure al chili con carne. Ma gli stand avranno anche super grigliate con bistecche di manzo e di maiale, maxi hamburger, gramigna e maltagliati. Per stemperare il tutto, birra a caduta. Simona Santoni l’angolo_della poesia Orgoglio Jesino BASKET A2 GOLD BORSATO RESTA, GASPARDO IN PRESTITO Che fece diventare grandi tutti i piccoli Ricordiamo qui la bravissima Batazzi Superarla non era mai gioco da ragazzi Vogliamo ora dimenticare la Sparaciari Oppure l’annoveriamo tra i senza pari? Anche Giovanna Trillini è un bel vanto Una schermitrice proprio da incanto La Vezzali della scherma è tra i mostri Anche lei una grande Jesina dei nostri E prima che questo lungo elenco finisca Rendo gli onori anche alla Di Francisca Ricordo pure Cerioni tra gli schermidori Uno jesino che può dormire sugli allori “Tutti me fanno batte el core Li ricordo con infinito amore”. Jerom 8 dicembre 2013 Educazione e disciplina prima di tutto Novità nell’organico del Vallesina City G.S. Moie. Cinque nuovi giocatori, tutti della Vallesina e provenienti da una categoria superiore, la promozione, faranno parte della prima squadra allenata da Luca Scortichini: Francesco Federici, Lorenzo Spinelli, Matteo Rossi, Gianluca Biagioli e Nadime Meroueh. Età media della squadra venticinque anni con capitano Francesco Topa. Nella rosa dei nomi compaiono ventiquattro giocatori di cui cinque provengono dal settore giovanile. Soddisfatto l’allenatore, che inizierà la preparazione l’8 agosto in vista del campionato che avrà inizio il 6 settembre, «puntiamo a fare meglio dell’anno scorso, quando siamo arrivati terzi perdendo i play off. Quest’anno la rosa è abbondante e competitiva». «Veniamo da due annate molto positive in cui si è creato un ambiente molto bello e di sicuro i nuovi non avranno difficoltà ad inserirsi. Già dalla serata di presentazione ci sono sensazioni molto positive. – commenta il capitano Topa - Siamo di sicuro una buona squadra, piena di giovani molto forti, i nuovi acquisti sono tutti di categoria e sicuramente abbiamo tutto quello che occorre per fare bene! Poi però ci sono tanti fattori... e soprattutto ci sono gli avversari! La società si aspetta molto e faremo di tutto per arrivare più in alto possibile!». Il presidente, Roberto Possanzini, che più volte ha ringraziato nella serata di presentazione della squadra l’amministrazione comunale per la vicinanza, si dice entusiasta del lavoro fatto fino ad oggi «ma voglio ancor di più puntare sul settore giovanile. Al responsabile Matteo Rossi ho chiesto di far sì che tra i piccoli campioni si crei un clima di rispetto con educazione e disciplina. Trovo importante far rispettare loro delle regole come se fossero a scuola». Riconfermato Ugo Coltorti come allenatore del settore giovanile. Agnese Testadiferro Nella foto a partire da sinistra: Francesco Federici, Lorenzo Spinelli, Matteo Rossi, Mirco Cerioni, Lanfranco Ceccacci (presidente onorario), il sindaco Umberto Domizioli, Gianluca Biagioli, il presidente Roberto Possanzini, consigliere comunale con delega allo sport Sandro Grizi, Nadime Meroueh e il vicepresidente Franco Tosti.