“Rallegratevi”
Il 26 febbraio u.s. è stata presentata, alla presenza del Prefetto della Congregazione della
Vita Consacrata e Società di Vita Apostolica, S. Em.za il Cardinale João Braz de Aviz,
dell’Arcivescovo Segretario, Mons. José Rodríguez Carballo, dei Sottosegretari, P. Sebastiano
Paciolla e Suor Nicla Spezzati, del teologo P. Bruno Secondin la Lettera “Rallegratevi” rivolta ai
consacrati e alle consacrate in preparazione del prossimo anno dedicato alla vita consacrata.
Vi proponiamo, per una fraterna condivisione alcuni appunti, utili per riflettere sul nostro
vivere la consacrazione.
L’incontro ha avuto inizio con le parole di saluto del cardinale che nell’introdurre il senso
della lettera, sollecita a vivere la nostra consacrazione con passione. È tempo dell’insieme, da
vivere non come una sfera, ma un poliedro che fa apparire le diversità e la preziosità di ogni
vocazione.
La coordinatrice dalla tavola rotonda presenta, quindi, la lettera circolare, la prima di altre che
saranno pubblicate periodicamente. È un rallegrarsi il cui senso è meraviglioso, capace di cambiare
la nostra faccia.
Accanto a rallegratevi c’è un’altra parola: consolatevi. Abbiamo bisogno di sentirci nel
grembo di qualcuno. È una lettera da studiare e meditare. Viene quindi presentato il calendario
predisposto per la celebrazione dell’anno della vita consacrata che inizierà il 30 novembre 2014 e si
chiuderà il 2 febbraio 2016
Dal 22 al 24 gennaio 2015 ci sarà un convegno ecumenico con i consacrati di altre chiese.
Dall’8 all’11 aprile un convegno per formatori sulla spiritualità di comunione
Dal 23 al 26 settembre un convegno per giovani e giovane consacrate
Dal 18 al 21 novembre un convegno sulla vita monastica
Inoltre ci saranno convegni per gli I.S e “Ordo Virginum”.
Il 28 gennaio 2016 un simposio sulla vita consacrata ed infine il 2 febbraio la solenne
chiusura.
Tutto è animato dalla preghiera costante per tutti i consacrati.
Ci sarà un corso di formazione on-line organizzato per i contemplativi.
Segue l’ intervento di Suor Nicla Spezzati la quale presenta il tema e lo stile della lettera: due
icone e una terza parte di riflessione.
La prima è presa da Isaia 66,10-14 “rallegratevi…”, avere la consapevolezza di un Dio
Madre la cui presenza ci illumina. All’interno si sottolineano due voci: quella della vocazione e
quella della fedeltà.
La vocazione ci è data gratuitamente. Gesù fissatolo lo amò…va vendi quello che hai….poi
vieni e seguimi.
Questo mistero che ci portiamo dentro trova spiegazione solo nella fede.Un tu che ci chiama e
fa sempre un atto di memoria di una promessa.
La fedeltà è la risposta di chi ha incontrato il Signore e lo segue in fedeltà. E’ lo Spirito santo
il messaggero della chiamata, ci riscatta dall’autoreferenzialità.
La persona infatti è chiamata al suo poter essere; chiamati qui e ora. Viviamo in consapevole
adesione ad una chiamata, a un percorso a un cammino.
La seconda icona è tratta da Is. 40,1-2. E’ la modalità dei consacrati di abitare la città umana e
là trovare il Signore che ci consola per consolare.
La missione è portare la consolazione di Dio, testimoniare la sua misericordia con gratitudine
e prossimità.
Lo stile della lettera è a forma semplice e breve, non supponente, perché cattedratico.
Si tiene in una mano, la si legge perché si fa viva la persona che l’ha inviata: il Papa.
Si rivelano come in uno specchio la sua sintassi minore, non da cultura “colta”, ma da
Vangelo: Parola che si sporca con il fango della strada. Il Papa fa un’operazione di mediazione: usa
il tono di una conversazione privata, di un messaggio che ci interpella direttamente. Non possiamo
nasconderci. Siamo messi a nudo dalle parole scarne, non si basa sui principi, ma sulla vita che
viviamo nel celibato per il Regno.
Papa Francesco ci interpella sulla sapienza... ci chiede se siamo capaci ancora di assaporare il
pane e bere l’acqua, ci chiede ragione della nostra vita consacrata.
L’enunciato è “io ti amo”. Si azzera la personale convinzione e si dà ragione al Verbo che
dimora in noi. Questo porta a due necessità: ad un cammino della minorità del Vangelo e se questo
abbia tessuto relazioni, ossia la capacità di vivere in “minoranza” e saper ugualmente costruire
buone relazioni. È come la goccia d’acqua che nella sinfonia di Chopen prende forma da un’unica
nota, sempre un’unica nota che alla fine spuma nel grande finale che stupisce.
Questa lettera è percorsa da un LA, una goccia d’acqua: una sola parola ed è la gioia.
P. Sebastiano Paciolla puntualizza che il tema della gioia è stato trattato diverse volte nel
corso di diritto canonico svolto all’università.
La gioia è il sentimento del cristiano in quanto battezzato. Siamo discepoli di Cristo e tempio
dello Spirito Santo. Da discepoli siamo chiamati ad essere nella gioia e dobbiamo darne
testimonianza. Ma perché a volte la gioia non c’è?
Questa lettera vuole aiutarci a scoprire questa assenza e rimediare.
Il Signore con gioia ci ha chiamati e con gioia abbiamo detto si, in una forma di vita
particolare.
Il fondatore ha avuto la gioia e l’intuizione di seguire Cristo e quindi conoscere il carisma, non
negoziabile, siamo chiamati a viverlo e trasmetterlo nella gioia.
Per sua natura la vita consacrata dà una duplice testimonianza: la gioia e la consolazione nella
fedeltà.
Il carisma deve essere vivo: è bello seguire il Signore, agire in spirito di servizio, vivere la
comunione in Cristo. L’apostolo è la conseguenza dell’essere di-scepolo di Cristo e quindi
richiamare sentimenti di gioia.
È Dio che cerca il suo operaio, lo cerca per fare la sua opera. Chi ama brucia e vive nella
gioia, quella stessa di Cristo che si compiace di vivere la volontà di Dio.
La nostra vocazione è una vocazione di gioia. Le domande poste nella lettera sono quelle che
il Papa rivolge a noi. Prima fra tutte: quali sono le origini della nostra gioia?
Padre Secondin chiarisce che il testo della lettera non è un testo per con-solare gli afflitti, ma
il canto del Magni-ficat, canto di gioia seppur “pericoloso” per paura che si possa svegliare nel
popolo la coscienza di libertà.
È una lettera coraggiosa e conso-lidata da frasi molto certe. Il Papa si esprime con battute che
bruciano perché è necessario mettere in atto processi che spingono in avanti passando dalle grandi
cattedrali teoriche ai sentieri di evangelizzazione da allargare.
La lettera invita a percorrere strade inedite quali quella della tenerezza e dell’abbraccio.
L’icona dell’ultimo tratto di Isaia: rallegratevi prima e poi, sempre in Isaia, è presente l’icona del
popolo sconsolato, in schiavitù, che viene invitato a guardare in alto, a sognare. Ecco perché
consolare. C’è una vibrazione di amore, si entra nella stanza dell’amore per aprirci poi all’abbraccio
da dare, è l’inquietudine dell’amore che trascina.
La vita consacrata rende esploratori inquieti di storie da far ripartire, e spesso si rischia.
Il carisma non è una bottiglia di acqua distillata, ma è passione che si rielabora, per cui non si
possono dare risposte vecchie a domande che nessuno fa, perché superate.
Nell’“Evangeli Gaudium” n.55 si invita a rispondere a domande vere che oggi sono diverse da
ieri, bisogna quindi stare attenti a non essere musei di tradizioni storiche.
La profezia è un bene irrinunciabile, la vita consacrata è valore, rivoluzione grande,
esplorazione di Dio in azione nei fatti, fedele alla Sua Parola che mette in moto la storia. È un
anticipare l’aurora. Per questo, è necessario stare attenti alle chiusure, alla confusione di modelli
che portano alla morte senza dignità.
A pag. 36 il Papa richiama la sapienza del popolo e il gusto di Dio per questo dobbiamo
ascoltare il popolo e comprendere la sua mistica. .
Se il popolo è l’insieme di quelli che contano poco dobbiamo stabilire relazioni di
misericordia, di tenerezza e di compassione, per accompagnarlo verso nuovi orizzonti. E’ il senso
della nostra consacrazione.
Giovanni XXIII diceva che nell’Aurora cantum est, l’inizio di un percorso, di un progetto, è
un’aurora che inventa, che è audace.
Si esce da un tempo per una stagione inedita: una nuova aurora.
È una sfida ad essere protagonisti, non spettatori, ma entrare nel gioco. È occasione per
entrare nelle nuove frontiere, per fare sintesi, è una chance. Ma chiediamoci: quanta evangelicità c’è
nelle nostre opere? Diamo una chance nuova ai nostri carismi? Non perdiamo questa occasione.
Mons. José Rodríguez Carballo presenta la lettera come “figlia della pro-messa”.
Rallegratevi è il titolo ed il sottotitolo ne indica il contenuto: il magistero di Papa Francesco.
Dalle 84 note della lettera 71 sono scritti del santo Padre.
Nell’introduzione si puntualizza che la consacrazione è l’essere convinti di rinnovare
l’esistenza secondo il Vangelo. Perciò è una lettera che va pensata, riflettuta e pregata.
C’è un testimone da ascoltare: il Papa, non un leader da applaudire, ma un pastore da seguire.
Nel cap.1 inizia con l’invito a gioire. Dio di ciascuno di noi vuole fare una gioia.
Il cap 2 ci invita a consolare. Emergono due urgenze: gioire e consolare.
E’ un invito autorevole, provocatorio ed incoraggiante.
Una sequela triste di Cristo è una triste sequela. Non c’è santità nella tristezza. È una gioia
profonda che nasce e rinasce dalla certezza di sentirsi amati e chiamati dalla presenza benevola di
Dio nella nostra vita.
Rileggiamo la nostra vita a questa luce e verifichiamola.
Ha senso un esodo per centrare la nostra vita in Cristo. Il rischio del mondo attuale è la
tristezza individualistica. Noi invece gustiamo la dolcezza dell’amore per noi. Dobbiamo vivere e
portare la consolazione che non è un puro sentimento ma un’appartenenza, l’abbraccio di un Dio di
misericordia che ci trasforma in costruttori della cultura dell’incontro, di una chiesa povera per i
poveri ad una vita consacrata povera per i poveri.
Essere capaci di andare alle frontiere delle povertà, ma anche delle culture e del sapere. Avere
lo stile di Francesco, i segni dell’essenzialità.
Il Magistero di papa Francesco ci invita a:
lasciarci incontrare dal Signore, risvegliare dalla memoria benedicente di Dio la santa
inquietudine della ricerca della fede essere sempre in cammino.
Uscire dal nido, verso le periferie e consolare i poveri. Aprirci a tutti.
Consolidare la gioia nella vita fraterna, dando calore e portando consolazione.
Rinnovare le strutture. Lui e soltanto Lui è la nostra forza.
Essere audaci e pericolosi, essere profeti.
Vivere la santa inquietudine dell’amore e della tenerezza di Dio.
Essere padri e madri, fecondi.
Essere servitori della comunione dell’incontro.
Svegliare il mondo, spogliandoci della mondanità per vivere nel mondo.
Alzare gli occhi, sognare, Dio ci ama. Non aver paura della tenerezza di Dio.
Dobbiamo diventare santi e santi insieme.
Chiediamo a Maria di essere come Lei.
A conclusione S. Em.za il Cardinale João Braz de Aviz invita alla conver-sione alla vita
evangelica in tutti gli ambienti. E per questo è necessario: sperimen-tare e donare Dio amore.
Ridare alla relazione con l’altro lo stesso spessore della relazione con Dio.
Al termine della lettera vengono proposte 10 domande di riflessione che il Papa ci suggerisce
per aiutarci a rinnovare il dono della nostra consacrazione.
“ Affidandoci il compito di “svegliare il mondo” il Papa ci spinge a incontrare le
storie degli uomini e delle donne di oggi alla luce di due categorie pastorali che hanno
la loro radice nella novità del Vangelo: la vicinanza e l’incontro, due modalità
attraverso cui Dio stesso si è rivelato nella storia fino all’incarnazione”.
Prendere sul serio la sfida delle beatitudini dei poveri, visitare le frontiere del
pensiero e della cultura, favorire il dialogo, dare ragione della speranza sono tutti
elementi di una dinamica generativa per cogliere l’opera dello Spirito e raccontare
l’umano segnato da Gesù Cristo”.
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