PosteItalianeSpA–Sped.abb.post.DL353/2003
(conv. L.27/2/2004 n.46) art.1, com.1,NO/TORINO
Il prossimo numero sarà in edicola mercoledì 20 gennaio 2016
ARRIVEDERCI
NEL NUOVO
ANNO
Stampato su carta riciclata
C
Quattordicinale di informazione sociale e culturale
Giovedì 10 dicembre 2015
Anno XXVIII n° 22
Euro 1,50
Edito da Associazione culturale Rosse Torri, iscr. ROC n. 24928 del 29/9/2014. Reg. Tribunale di Ivrea n. 130 del 2/11/1988.
Direttore Responsabile: G. Sergio Ferrentino. Redazione, amministrazione e diffusione: via Arduino 43, Ivrea. tel. 333 2697780 www.rossetorri.it [email protected]
Stampa: Tipografia Bolognino, Ivrea
LAVORO 2015 NELL'EPOREDIESE
CENTRALE DEL CRIST
Poche luci, molte ombre Dopo il via libera della Conferenza
Proponiamo in questo ultimo numero del 2015 un riepilogo delle
vicende lavorative di cui ci siamo occupati in questo anno. Nulla di
esaustivo, da cronisti volontari quali siamo, non riusciamo certo a
fare indagini complete e approfondite, ma vogliamo dare anche nel
nostro piccolo un contributo alla riflessione e all’informazione.
dei Servizi alla Idropadana, che fare?
In attesa del verbale della Conferenza dei Servizi per valutare le possibilità di ricorsi al
Tar contro una decisione che è il combinato disposto della legge 387 del 2003, di una Città
Metropolitana che aveva già deciso e del Comune di Ivrea contradditorio e (volutamente
Diciamo subito che la situazione ri a livello nazionale e nel nostro o colpevolmente) in ritardo. E rispuntano altri progetti di centrali a Torre Balfredo
è drammatica, sia per il numero di
posti di lavoro persi e che si stanno
perdendo, sia per la mancanza di
reazione da parte degli interessati,
delle istituzioni, della città tutta,
come se tutto fosse ineluttabile,
come il moto della Terra.
AGILE EX EUTELIA:
PADRONI DELINQUENTI
E REGIONE LATITANTE
E’ passato il primo anno di mobilità e si contano sulla punta delle
dita di una mano coloro che hanno
trovato un lavoro. Ad inizio 2015 il
ministero dello sviluppo economico mise giù un piano strepitoso [ne
abbiamo scritto nello scorso numero] per la ricollocazione dei lavoratori Agile, piano rimasto dopo
12 mesi solo sulla carta. A livello
locale la Regione ha brillato per
inefficacia nelle politiche attive per
il lavoro, sia nella giunta Cota sia
nell’attuale giunta Chiamparino. I
lavoratori non vengono nemmeno
più convocati dagli assessori competenti, nonostante le continue richieste. Una vertenza simbolo per
le azioni messe in atto dai lavorato-
territorio, sta diventando quindi
anche simbolo del fallimento delle
politiche per lo sviluppo e la salvaguardia del lavoro del nostro paese. Unica nota positiva per il 2015
è che finalmente i lavoratori hanno
ricevuto dal fondo garanzia
dell’Inps il pagamento del Tfr e
delle mensilità non pagate dai bancarottieri Agile nel 2009.
CIC: UN IRREALE SILENZIO
IN ATTESA DELL’ENNESIMA
SCADENZA DECISIVA
Quando questo numero andrà in
stampa, non si saprà ancora se il
Consorzio Informatizzazione del
Canavese avrà un futuro. Si terrà
difatti il 15 dicembre quella che
sarà l’ultima assemblea dei soci del
CIC dove si deciderà delle sorti del
Consorzio e dei suoi 124 dipendenti. Il 2015 è stato per i lavoratori del CIC un anno terribile, dove
l’incertezza e il ribaltamento delle
situazioni sono state delle costanti.
Dopo anni di crisi dovuta soprattutto a cattiva gestione manageria-
Come si prevedeva, incurante
del parere negativo del Comune di
Ivrea, la Conferenza dei Servizi del
3 dicembre sulla centrale idroelettrica del Crist, pur con raccomandazioni e prescrizioni varie, ha dato
il via libera al rilascio dell’autorizzazione alla Idropadana srl.
Una scelta che è stata sostanzialmente dettata, pochi giorni prima
della Conferenza, da una mozione
presentata il 26 novembre dai consiglieri Gemma Amprino (NCD) e
Vincenzo Barrea (PD) della Città
Metropolitana di Torino, nella quale si legge che “Rilevato che in
data 18/11/2015 si è svolta la
Conferenza dei Servizi per l’esame delle integrazioni e l’acquisizione del parere dei Consigli Comunali (Ivrea e Montalto Dora)
sulla variante urbanistica; Atteso
che il Comune di Ivrea ha espresso
contemporaneamente un parere
tecnico favorevole e un generico
parere di indirizzo politico negativo, privo di prescrizioni, in attuazione di quanto previsto dalla deliberazione, adottata dal Consiglio Comunale di Ivrea n. 57 in
data 16/11/2015 a seguito di polemiche giornalistiche e della costituzione di un comitato di cittadini,
e ciò nonostante nel 2012 la Giunta di Ivrea avesse assunto una
deliberazione, in cui si esprimeva
favorevolmente sulla proposta,
prescrivendo anche modifiche al
progetto, poi accettate dal proponente (...) impegnano il Sindaco
Metropolitano a raccomandare agli
Uffici nei procedimenti relativi
alla domanda presentata da società Idropadana s.r.l (…) ai sensi
NOTE A MARGINE
I "re nudi"
Lo spettacolo andato in scena finora sulla vicenda della
centrale del Crist, lascia in città diversi “re nudi”:
1) L’amministrazione Della
Pepa che, quando nel 2008 “scopre” il progetto già avviato da
Idropadana con la precedente amministrazione Grijuela, non predispone tutti quegli atti urbanistici
che ne impedirebbero la realizzazione. Non solo, ma nel febbraio
2010 con delibera di Giunta (nella
quale c’erano anche Ballurio,
Capirone e Olivetti) approva lo
studio di fattibilità presentato dalla Idropadana e, ancora in questi
ultimi mesi, si comporta come chi
SEGUE A PAGINA 4
SEGUE A PAGINA 4
SULLA CENTRALE DEL CRIST, INTERVENTI
DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI IVREA,
DI VIVIAMO IVREA E DEL MOVIMENTO 5 STELLE
ALLE PAGINE 4 E 5
SEGUE A PAGINA 6
COP 21 E MARCIA PER IL CLIMA
La grande manifestazione
popolare a Ivrea
DALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE ROSSE TORRI
Buon 2016
a
Continuate a stare con noi anche nel nuovo La 16 edizione dal Domenica 29 novembre il corteo e il pomerig27 al 30 dicembre gio in piazza fanno intravedere veramente "il
anno: rinnovate la tessera associativa
Cari soci e care socie,
ci sia bisogno di pen- a Ivrea e Montalto popolo in marcia per il clima"
era settembre del 2014
quando si è costituita l’Associazione Rosse Torri, nata
dall’esperienza della cooperativa, dopo le tristi vicende
del Centro La Serra. La storia già la sapete, non è il caso di
ripercorrerla per intero.
Di mollare proprio non ne avevamo voglia. Avremmo potuto farlo,
ma ci siamo chiesti se avesse ancora senso andare avanti, perché
sentivamo di avere ancora energia
da usare e voglia di lavorare su
questo territorio, così è nata l'associazione.
Molti dei vecchi sostenitori ci
hanno seguito, altri nuovi sono
arrivati, altri ancora ce ne vorrebbero per poter essere un numero
sufficiente a garantire una programmazione più ampia e a consolidare quella già esistente.
Varieventuali arriva ancora nelle case degli abbonati e ricopre un
ruolo non certo semplice: quello di unica
voce non allineata, fuori dal coro, "partigiana
e indipendente". E sapete bene tutti quanto
siero critico e libero.
Grazie a voi che rinnovate l’abbonamento, speriamo ci
aiutiate a diventare
più numerosi. Magari per Natale potreste regalare
un abbonamento ad un amico o
ad una amica. Che ne dite? I modi
per abbonarvi li trovate a pagina 3.
Poi, non promettiamo nulla per
scaramanzia, ma qualche novità
da varieventuali sul web nell'anno
nuovo dovrebbe arrivare.
Per quanto riguarda le altre attività, la collaborazione col Cineclub
Ivrea prosegue e anche quest’estate IVREAESTATE vi ha tenuto
compagnia da giugno a settembre
con cinema, musica, teatro e danza, grazie anche alla collaborazione con Morenica e Libera.
Se vorrete darci ancora fiducia,
e quindi rinnovare la vostra adesione all'associazione per il 2016, questo è il momento! Il tesseramento
fatto nel settembre 2014 è stato
comprensivo di tutto l'anno 2015
SEGUE A PAGINA 2
A PAGINA 2
A PAGINA 5
LAVORO IN CANAVESE
E il 2016?
Il 2015 è stato un anno pessimo
per il lavoro. E il passaggio dal
2015 all’anno nuovo cosa ci riserva? Tante “storiacce” di faticosa resistenza (Innovis, Telis) o
angosciante incertezza (Cic).
Proviamo però ad enucleare tre
vicende diverse ma a loro modo
emblematiche, e non a senso
unico: di ulteriore caduta, di
inaspettata tenuta e di possibile
giustizia.
A PAGINA 7
INTEGRAZIONE
La città è salva
Una serata
Rievocazione il 23 dicembre 2015
molto speciale Si rinnova quest'anno la rievocazione itinerante di "Plastico 808
Richiedenti asilo sul
palcoscenico ad Alice
Superiore
A PAGINA 9
Teatro" sui luoghi del sabotaggio al ponte ferroviario di Ivrea
del 23 dicembre 1944, che salvò la città da un bombardamento.
I protagonisti, il pensiero, i preparativi e il successo dell’azione
Con Silvia Conte, Elia Curzio, Francesco Curzio, Nicola Giglio,
Silvia Giolito, Simonetta Valenti.
Partenza ore 20.30 da via Mario Pelizzari (piazza La Marmora) Ivrea
2
anno XXVIII n° 22
ANTEPRIMA DI "CANESTRI SENZA RETI"
La serata in ricordo di
Enrico Levati e Luca Rastello
L'appello ad aumentare l'ospitalità nelle famiglie
dei giovanissimi atleti di questa 16a edizione, dal
27 al 30 dicembre, del torneo internazionale
Under 14 di basket e solidarietà
Venerdì 27 novembre, a un mese
dall'inizio del torneo, in sala S.Marta
l’iniziativa “Aspettando canestri
senza reti” serata organizzata in
ricordo di Enrico Levati, e Luca
Rastello.
Una vita, quella di Enrico, che
molti portano ancora adesso nel
cuore per il suo profondo impegno
pacifista in territori difficili come
la Palestina e i Balcani e per la sua
attenzione verso un mondo contadino che lo aveva visto tra i
fondatori di Slow Food e Terra
Madre in Canavese.
A tenere vivo il ricordo c’erano
Gianmario Pilo, moderatore della
serata e Nevio Perna che, attraverso racconti e fotografie dell’epoca, ci ha fatto viaggiare all’interno
di una ex-Jugoslavia lacerata dal
dolore di una guerra appena finita.
Quella stessa guerra seguita da
Luca Rastello prima come inviato
e poi come operatore a Torino,
attivo nell’assistenza ai profughi,
ai cacciati e agli esuli, e raccontata
successivamente ne La guerra in
casa (Einaudi,1998) da cui
Simonetta Valenti ha estratto e
letto, con tutta la sua bravura,
alcune pagine fondamentali.
SEGUE DALLA PRIMA
Buon 2016
che però adesso volge al termine
ed è aperto il tesseramento per il
2016. Abbiamo bisogno del vostro
rinnovo per poter continuare a
progettare.e realizzare Se poi qualcuno volesse dedicare del tempo e
delle competenze per aiutarci a
migliorare e crescere, sarebbe un
bellissimo regalo.
Mai come in questo momento
storico la cultura vive grazie alla
buona volontà di persone che decidono di mettersi al servizio della
collettività per offrire sapere e fare.
La cultura dovrebbe essere sostenuta e promossa dal pubblico, dovrebbe poter diventare uno dei
motori economici (soprattutto qui),
ma purtroppo non è così. Vediamo che solo grazie a cittadini e
cittadine volenterosi/e si riescono
a portare avanti progetti di alto
livello, con pochissimi aiuti, se
non una gran pacca sulla spalla.
Non ci piace, ma crediamo di
dover fare la nostra parte, affinché
questa città e tutto il territorio ad
essa collegato non sprofondi nel
baratro della provincia buia, senza
offerte oltre che senza risorse.
Non vogliamo che ciò accada. Se
non lo volete anche voi, iniziamo
un nuovo anno insieme.
Buone Feste e Buon Anno
nuovo!
Ad evidenziare la figura di “uomo
contro” del giornalista è stato lo
scrittore torinese Fabio Geda ricordandoci che qualsiasi inchiesta
facesse Luca andava alla ricerca di
prove che potessero confutare le
sue tesi e mai, come fa la stragrande
maggioranza dei giornalisti, di prove che le potessero fortificare. Ed
è per questo che Geda fa notare
come i suoi fossero libri “definitivi”. Definitivo era Io sono il mercato (Chiarelettere) sull’economia
della droga, Binario morto
(Chiarelettere) sul Tav, La frontiera addosso (Laterza) sul diritto
dei rifugiati, Piove all’insù (Bollati
Boringhieri) sul terrorismo , fino
ad arrivare al suo ultimo libro I
buoni (Chiarelettere) sull’ipocrisia di alcune organizzazioni noprofit.
La serata però non si limitava al
ricordo delle due straordinarie persone: era qualcosa di più.
Sono trascorsi oramai sedici anni
dal giorno in cui quella frase: ”vorremmo giocare con dei ragazzi
italiani”, pronunciata da ragazzi
serbi a Kragujevac, si trasformò in
realtà organizzando sui campi di
Ivrea e Montalto Dora il primo
COMUNE DI IVREA
“Cambio di rotta”
Sabato 12 dicembre allo ZAC
i risultati del progetto per il
reinserimento di persone detenute ed ex detenute
Il Servizio Politiche Sociali del
Comune di Ivrea negli anni 2014 e
2015 ha realizzato il progetto
“Cambio di rotta” attraverso attività finalizzate al reinserimento
sociale e lavorativo delle persone
detenute ed ex detenute: laboratori presso la Casa Circondariale
di Ivrea, tirocini formativi e attività
di sensibilizzazione sui temi dell’inclusione sociale.
Il progetto, realizzato con il contributo della Compagnia di San
Paolo e l’adesione di diversi enti
pubblici e privati, si è sviluppato in
un’area territoriale vasta di circa
90 Comuni (gli ambiti dei Consorzi Socio-assistenziali di Ivrea e di
Cuorgnè.
A conclusione del progetto,
sabato 12 dicembre presso lo
ZAC (Movicentro di Ivrea), in una
giornata dedicata al carcere,
alle ore 16.30 saranno presentati i risultati del progetto.
Dalle ore 10.00 alle 18.00: Video ed esposizione di prodotti e
manufatti realizzati nel carcere di
Ivrea..Presso la Sala Arancione
dalle ore15 alle 16 laboratorio di
rilegatura giapponese per bambini dai 6 ai 15 anni.
torneo internazionale di solidarietà, “Canestri senza reti” per ragazzi under 14. Da quel giorno il
torneo si è ingrandito fino ad ospitare 16 squadre, la maggior parte
delle quali ancora balcaniche, ma a
queste si sono successivamente
unite squadre spagnole, francesi
e, per questa edizione, una squadra di Mosca. Abbiamo così visto
transitare dai nostri campi ragazzini che in futuro sarebbero in seguito diventati dei veri e propri campioni (ad esempio Nihad Djedovic
’90 e Dario Saric ’94 entrambi
nazionali e professionisti in squadre di Eurolega)
Paolo Cossavella, allenatore della
Lettera 22 e tra i fondatori di questo
torneo, durante il corso della serata,
presentando la XVI edizione, mette
in evidenza come a crescere non
sono solo i lati positivi ma anche
quelli negativi. Da quando questo
torneo esiste i ragazzi delle squadre
straniere vengono ospitati da varie
famiglie che per tutta la durata del
torneo accolgono a braccia aperte i
giovani atleti ricevendone in cambio un affetto ed un’emozione unica. Purtroppo negli ultimi anni le
famiglie sono sempre meno e i
giocatori sempre di più.
Perciò, nel corso della serata di
anteprima, è stato lanciato un appello perché nuove famiglie offrano la loro disponibilità ad ospitare i
giocatori, affinché questo torneo
possa continuare nello spirito delle
figure di Luca ed Enrico e nello
spirito che solo questa città, quando vuole, riesce a dare.
Alessandro Montagnese
16A EDIZIONEDI "CANESTRI SENZA RETI"
I numeri, le squadre, i luoghi
40 PARTITE
DOVE & QUANDO
A Ivrea e Montalto Dora, in provincia di Torino. Le partite del torneo sono in programma dal 27 al
30 dicembre 2015, ma l’arrivo
delle squadre e previsto per domenica 26 dicembre.
16 SQUADRE PARTECIPANTI
Stella Rossa Belgrado (Serbia),
KK FOKA Kragujevac (Serbia), KK
Mladost Cacak (Serbia), KK
Podgorica (Montenegro), Masculi
Maresme (Spagna), Leoncino
Mestre, Ebro Basket Milano, Pol.
Masi Casalecchio di Reno, Firenze per la Pallacanestro, Pallacanestro Trapani, Junior Piani Basket
Bolzano, Villanova Basket Tigers
Verrucchio, PMS Moncalieri San
Mauro, Junior Casale Monferrato,
College Arona Basket, Lettera 22
Ivrea.
Sono coinvolti in tutto oltre 200
ragazzi provenienti da cinque paesi europei e quattro regioni italiane. Il 28 dicembre, nel pomeriggio ci sara la sfilata di presentazione delle squadre per
le vie del centro di Ivrea, con
arrivo in Piazza di Citta dove una
rappresentanza verra accolta dalle autorita comunali.
SABATO 19 DICEMBRE ALLO ZAC!
A Natale regala qualche
kilometro verso la Memoria
L'iniziativa di autofinanziamento
degli studenti del Liceo Gramsci di Ivrea
Un regalo di Natale utile, intelligente
e originale?
La proposta arriva
dagli Studenti del Liceo Gramsci di Ivrea,
impegnati in una campagna di autofinanziamento per partecipare, nei primi mesi del
prossimo anno, al “Treno della memoria”, l’iniziativa che da oltre dieci anni permette ai giovani di compiere questo “pellegrinaggio laico”, come lo definiscono gli stessi organizzatori, sulle orme dei
deportati che, nel corso della seconda guerra mondiale, sono stati
inviati nei campi di sterminio nazisti.
Il primo appuntamento di autofinanziamento è in programma sabato
19 dicembre allo ZAC: dalle 18.30 alle 20 è previsto “Aperitivo e
parole”, un incontro organizzato con il patrocinio dell’associazione
Treno della Memoria e in collaborazione con la sezione eporediese
dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.
Nel corso del pomeriggio, oltre a poter condividere un aperitivo, sarà
possibile ascoltare letture e testimonianze dirette di chi ha già vissuto
l’esperienza del viaggio e di chi, da sempre, lavora affinché non si
perda la Memoria, con la “M” maiuscola.
«Perché ciò che è stato non debba più essere, dobbiamo riconoscere le tracce già presenti nella realtà dell’oggi e contrastarle con il
nostro impegno quotidiano».
Redazione: Enrico Bandiera, Andrea Bertolino, Mattia Caruso,
Giulio Cristofori, Francesco Curzio, Paco Domene, Lisa Gino,
Luciano Menaldino, Cadigia Perini, Pierangelo Scala, Irene
Serracchioli, Simonetta Valenti, Francesco Zaccagnini
Quattordicinale di informazione sociale e culturale
Registrazione Tribunale di Ivrea n. 130 del 2.11.1988
Direttore Responsabile: G. Sergio Ferrentino
Edito da Associazione culturale Rosse Torri di Ivrea
iscritta al ROC il 29/9/2014 n. 24928
Iscrizione registro nazionale della stampa n. 5476 del 29/11/1996
Redazione, amministrazione e diffusione:
via Arduino 43, 10015 Ivrea (TO) - tel. 333 2697780
A questo numero hanno collaborato: Federico Bellono,
Giorgio Ceradelli, Roberto Gallina, Ciro Lubrano, Alessandro
Montagnese, Reginaldo Palermo, Gianni Tarena
Indirizzo E-mail: [email protected]
Stampa: Tipografia Bolognino,Ivrea
Sito internet: www.rossetorri.it
Le squadre sono suddivise in
quattro gironi da quattro. Poi tabellone con semifinali e finali tra le
formazioni giunte in posizione analoga nel girone. In tutto saranno 40
partite in quattro giorni, dal mattino alle 9 fino alle 8 di sera. La
giornata del 30 dicembre sara interamente dedicata alle finali, per
stilare la classifica completa dal
1° al 16° posto.
LE PALESTRE:
Palestra Istituto “G. Cena” - Via
Dora Baltea – Ivrea
Palestre A e B Istituto “Gramsci”
– Via Alberton – Ivrea
Palestra Comunale “G. Falcone”
- Viale Liberazione – Ivrea
Palestra Comunale – Via Papa
Giovanni XXIII – Montalto Dora
L'OSPITALITA’
Le squadre straniere sono per lo
piu ospitate in famiglia, presso le
abitazioni di tesserati Lettera 22 o
di tutte le persone di Ivrea e dintorni che hanno dato la disponibilita.
L'ORGANIZZAZIONE
L’organizzazione del torneo e a
cura della Lettera 22 A.S.D., associazione sportiva con sede a
Ivrea attiva nel mondo della
pallacanestro eporediese. L’associazione e nata in contemporanea
con la prima edizione del torneo,
nel 2001. Oggi conta oltre 300
iscritti, suddivisi tra prime squadre
maschili e femminili, Scuola Basket
maschile e femminile, Centro
Minibasket.
A VICO CANAVESE
Terra Madre Day
il 12 dicembre
«E i contadini devono accettare
la logica del libero mercato? Non
interessa da dove viene o com’è
stato prodotto, magari è frutto di
sfruttamento, come succede ai
nostri fratelli di colore che lavorano nelle campagne italiane. Non
interessa. Interessa che il cibo
costi poco. Noi non siamo per il
libero mercato: noi vogliamo il
mercato libero. Il mercato non è
un fine, è un mezzo». (Carlo Petrini)
Sabato 12 Dicembre celebrazione di Terra Madre Day a
Vico Canavese presso il locale
Pluriuso in Regione Lime (dietro la caserma dei Carabinieri).
Alle 15.30 è prevista una tavola
rotonda sui temi di Terra Madre,
per creare un modello alternativo
di produzione e consumo del cibo,
in linea con la filosofia Slow Food
del buono, pulito e giusto.
Per salvaguardare la biodiversità
alimentare, portare l’educazione
del gusto ad adulti e bambini e
mettere in contatto i produttori
con i consumatori.
Alle 19.30 possiamo gustare
insieme il menu proposto e preparato da noi (15 euro). Il ricavato
andrà ad integrare la somma ottenuta da Orti’n Valle per il progetto
10.000 orti in Africa.
Prenotazioni entro Giovedì sera
al 348 0662697.
progressivo 602
Numero
Chiuso in composizione 7/12/2015 alle ore 12.00
Consegna prevista alle Poste: 9 dicembre 2015
STAMPATO SU CARTA RICICLATA
Abbonamenti a
Associazione culturale Rosse Torri - Ivrea
IBAN: IT 41 F 03069 30540 1000 0006 7696
varieventuali ringrazia gli autori e le pubblicazioni
che consentono l'utilizzo delle loro vignette
3
10 dicembre 2015
PRIMO COMPLEANNO DELLO ZAC!
G.A.S. ECOREDIA
Movicentro: da “non luogo”
a spazio vivo e propositivo
Il cibo giusto aiuta il clima
Centinaia di iniziative ed eventi, sabato scorso aperto
anche lo “spazio produttori”: un’esperienza eccezionale per la città e il territorio
Tante persone, gran parte della
“meglio Ivrea” sabato scorso allo
ZAC! per il primo compleanno.
Soddisfazione per i risultati di “cittadinanza attiva” stimolata o favorita: in un solo anno lo ZAC! è
diventato “il” luogo delle iniziative
cittadine, da quelle istituzionali sino
a quelle su interessi particolarissimi. Lo testimonia la quantità e
diversità delle iniziative ospitate
che hanno utilizzato le diverse stanze (arancione per incontri associazioni e seminari, verde per corsi
e lezioni, gialla per studio libero o
assistito e incontri ragazzi) per
oltre 1.400 ore nel corso di questo
primo anno. E sono
decine i soggetti associati, oltre a gruppi informali, che, in questo primo anno, hanno utilizzato gli spazi:
Ecoredia, Legambiente, AMI, Intercultura,
Uni3, Comune di
Ivrea, AVULSS, Unione Ciechi, Centro Migranti, LIBERA, Slow
Food, Scuolina di Issiglio, Fraternità di Lessolo,
Amizade, Mom’s, Serra Morena,
Comitato per la candidatura
Unesco, Coretamor, La Grande
Invasione, Eporedia Animali, Collettivo Biloura, LaDitta ed altri
ancora.
Ma ancora più importanti e qualificanti le iniziative culturali, sociali e di impegno civile promosse
e organizzate direttamente dalla
cooperativa ZAC: Altromercato,
mercatini settimanali (Cose Buone
allo ZAC), mercatini dell’artigianato hand made (The Market),
danze popolari, concerti, film documentari, spettacoli teatrali e molti
altri eventi, spesso condivisi con
altre associazioni.
Di questo primo anno di attività
chiacchieriamo con il direttivo dello
ZAC (Lucia, Patrizia, Enrica, Stefano e Maurizio).
Sabato, in occasione della festa di compleanno avete inaugurato il nuovo “spazio produttori”, un bellissimo e funzionale allestimento realizzato, nel modo e nei materiali
usati, sempre secondo criteri
di condivisione ed ecosostenibilità. Come è stato realizzato e cosa rappresenta lo
“spazio produttori”?
Lo spazio è stato progettato e
realizzato con un workshop di
autocostruzione dallo studio di architettura e design Farwaste, che
lavora con materiali di recupero e
soprattutto coinvolge direttamente le persone nella costruzione dei
propri spazi e arredi. Così è stato
allo ZAC! nel weekend precedente
al compleanno, quando una ventina di volontari si sono rimboccati
le maniche e hanno dipinto, levigato, avvitato, annodato, montato e
costruito tutto il necessario per il
nuovo spazio dedicato ai produttori. La vetrina si affianca ai
mercatini di “CoseBuone dello
ZAC!” per promuovere i prodotti
del nostro territorio, un luogo dove
fare la spesa a kmzero, acquistando direttamente dagli agricoltori e
dai produttori canavesani.
Lo spazio del Movicentro era,
prima dell’apertura dello
ZAC!, il principale monumento eporediese (ce ne sono diversi in tutta Italia) dell’insipienza dell’amministrazione
pubblica: un “non luogo” costruito in un’area “non luogo”. L’assessore Vino del
Comune di Ivrea ora porta
spesso ad esempio l’esperienza virtuosa dello ZAC per proporre i cosiddetti “patti di
valorizzazione”. Ma, nonostante i vostri sforzi di
umanizzazione con murales
e piante, fuori dallo ZAC
l’area resta piuttosto deprimente. Vi crea dei problemi o
è un’opportunità per intervenire sul disagio (sociale, giovanile,...) che in luoghi simili
inevitabilmente si coagula?
In quest’anno abbiamo sicuramente trasformato il Movicentro
da “non luogo” che era a spazio
vivo e abitato, a disposizione della
cittadinanza in tutte le sue declinazioni.
Negli ultimi mesi la nostra attenzione si è rivolta anche al contesto
in cui lo ZAC è inserito, che resta
uno spazio senza identità, artificiale nel senso peggiore del termine,
con dinamiche sociali particolari e
spesso contrastanti, con una
frequentazione da stazione e ancora spesso da area marginale e degradata e nello stesso tempo centro di passaggio per quasi tutti
ragazzi in età da superiori di Ivrea
e dintorni.
Abbiamo pensato di accogliere
questo “problema” come una sfida e un’opportunità per noi e per
tutta la città nell’ottica di una
sempre maggiore inclusione e integrazione, ma anche di prevenzione del disagio per i giovani e i
ragazzi che frequentano lo ZAC
o semplicemente passano di lì.
Abbiamo perciò messo in campo
un progetto (nel senso che lo
finanziamo noi con risorse nostre e con il sostegno di un’altra
associazione, l’ACAT) che coinvolge due educatori che ci aiuteranno a agire sul contesto ester-
no e a coinvolgere su questo tema
gli altri enti, Comune in primis,
ma anche consorzio INRETE,
SERT, ecc perché tutti ci facciamo carico del problema per ciò
che ci compete. In questo senso
possiamo dire che la presenza
dello ZAC in quell’area diventa
uno stimolo per un’attenzione
maggiore e una presa in carico di
tutto il contesto.
Il progetto è attivo da un paio
di mesi e ci ha già permesso,
oltre che di formare i volontari
dello ZAC su questo tema, di
stringere relazioni più fattive con
soggetti che già lavorano nell’area come il SERT (abbiamo ad
esempio collaborato il 1° dicembre nella giornata mondiale
dell’AIDS) e la coop MaryPoppins con l’organizzazione di una
squadra di giovani migranti che
faranno settimanalmente un’attività volontaria di pulizia nell’area
del Movicentro.
a cura di ƒz
Anche tu editore di
ADERENDO PER L'ANNO 2016 ALLA
ASSOCIAZIONE CULTURALE ROSSE TORRI
In questi giorni di incontri al vertice
per la Conferenza internazionale sul
clima, i nostri occhi sono giustamente puntati sulle scelte politiche globali che si devono necessariamente
prendere per provare a contenere le
mutazioni climatiche e l’innalzamento delle temperature.
Ma sappiamo bene che non possiamo aspettarci il cambiamento
solo dalle decisioni politiche dei grandi della terra o da mitiche rivoluzioni
verdi della tecnologia: un cambiamento vero può avvenire, come ha
voluto con forza testimoniare il
“People’s Pilgrimage” passato anche da Ivrea, solo se cambieremo il
nostro modo di intendere i rapporti tra
noi e con la madre terra e se di
conseguenza modificheremo i nostri stili di vita. In questo senso, un
piccolo contributo provano a darlo
tutti i gruppi e le associazioni che sui
diversi territori si occupano di consumo critico, di sobrietà e di economia
solidale, che indicano nelle nostre
comuni e quotidiane scelte alimentari uno dei punti di possibile rivoluzionario cambiamento.
La produzione di cibo è infatti una
delle cause principali, insieme ad
altre attività umane come i trasporti, il
riscaldamento e la produzione industriale, dell’emissione di CO2 e di
metano che causano l’effetto serra.
Secondo uno studio dell’Unione
Europea l’intera filiera della produzione del cibo, che comprende anche
il disboscamento e la deforestazione
per fare spazio a nuovi pascoli e
campi, era nel 2008 responsabile
addirittura del 31% delle emissioni
totali di CO2 dei paesi membri. E da
allora, secondo la FAO e altri enti di
ricerca, questa quota è ulteriormente
aumentata.
Il consumo energetico, in particolare da combustibili fossili, e di conseguenza l’emissione di CO2 e altri
gas serra, avviene con l’attuale sistema agroalimentare industriale, soprattutto in campo, in particolare per
la produzione dei fertilizzanti e dei
pesticidi usati nell’agricoltura convenzionale e per il riscaldamento delle
serre: basti pensare che per coltivare
1 kg di verdura in serra si produce 30
volte la quantità di CO2 che per produrlo in pieno campo. La successiva
fase di trasporto e trasformazione dei
prodotti alimentari è responsabile di
più di un quarto delle emissioni totali
della catena del cibo, con tutto il carico aggiuntivo dovuto all’uso smodato e irresponsabile di imballaggi,
spesso, di nuovo, di origine petrolchimica. E quando si parla di CO2
dovuta al trasporto dei cibi, non si
deve tener conto solo delle cosiddette “food miles”, cioè dei chilometri
percorsi dal cibo prima di raggiungere gli scaffali dei nostri supermercati
(e già qui il dato spaventa, perché
secondo alcuni studi si parla di una
media di 2000 km percorsi), ma si
deve considerare anche che lunghi
percorsi implicano ulteriori imballaggi, magazzini, frigoriferi per il mantenimento della catena del freddo, con
tutte le prevedibili conseguenze in
termini di consumi energetici ed
emissioni di CO2.
Un discorso a parte meritano gli
allevamenti intensivi: la produzione
industriale di carne è, da sola, responsabile del 18% delle emissioni
climalteranti totali. E se a queste si
somma la produzione di metano
dovuta ai processi digestivi degli stessi animali concentrati in grandi numeri, si comprende come il sistema
dell’allevamento intensivo per la produzione di carne sia uno dei fattori di
maggior impatto sui cambiamenti
climatici.
In questo scenario diventa immediatamente chiaro che un cambiamento dei nostri stili alimentari costituirebbe da solo un immenso contributo che noi potremmo dare alla
stabilizzazione del clima. I passi da
compiere tra l’altro sono molto semplici e alla portata di tutti.
1. Acquistare e mangiare cibi biologici perché l’agricoltura biologica
incide sul problema proprio alla fonte, sul campo, non utilizzando fertilizzanti e pesticidi di sintesi, non utilizzando serre riscaldate, riducendo
l’uso di macchinari a fronte di interventi più manuali. E questo senza
contare tutti i benefici che l’agricoltura biologica produce per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità e per la difesa dei territori!
2. Acquistare a km 0 per evitare
l’impatto dovuto al trasporto, con tutte
le relative conseguenze sulla qualità
stessa del cibo oltre che sul clima.
3. Acquistare e consumare cibi freschi e di stagione che, oltre a migliorare la nostra salute, richiedono molta
meno energia per la loro produzione
4. Acquistare e cucinare cibi poco
manipolati e trasformati, perché ogni
lavorazione, oltre ad abbassare la
qualità del cibo, implica consumi ulteriori di energia ed emissione di
CO2
5. Infine, acquistare e consumare
meno carne, che non vuol dire obbligatoriamente diventare vegetariani,
ma piuttosto riprendere le nostre tradizioni di uso saltuario della carne, di
carne di qualità, proveniente da allevamenti sostenibili e rispettosi.
Queste semplici cinque azioni
sono davvero alla portata di tutti, oggi
più che mai. Abbiamo oggi la possibilità di reperire cibi biologici, locali, di
qualità, senza costi eccessivi, attraverso molti canali: dai mercatini dei
produttori, ai gruppi d’acquisto, alla
vendita in azienda. Non è più una
scelta per pochi e, se modifichiamo
un po’ lo stile alimentare mangiando
meno carne e meno cibi elaborati,
può rivelarsi persino una scelta economica.
Diminuire l’uso dell’auto, modificare i nostri sistemi energetici, è
possibile e necessario, ma richiede
anche interventi di tipo strutturale,
non è completamente nelle nostre
mani; cambiare la nostra alimentazione dipende solo da noi e possiamo farlo da domani.
Abbiamo un grande potere nelle
mani: usiamolo!
Patrizia Dal Santo
(G.A.S. Ecoredia)
Abbònati a varieventuali
- Versando almeno euro 28,00 (sostenitore euro 50,00)
- oppure versando euro 20,00 (sostenitore euro 50,00) per
ricevere solo l'edizione in pdf al tuo indirizzo mail
nel modo che ti è più comodo:
‡con bonifico bancario
IBAN: IT 41 F 03069 30540 1000 0006 7696
intestato a ASSOCIAZIONE CULTURALE ROSSE TORRI, Ivrea
‡in contanti: - presso la redazione in via Arduino n. 43 a Ivrea
- presso La Galleria del Libro Ivrea via Palestro 70
DIVENTA EDITORE DI
varieventuali
ADERENDO ALL'ASSOCIAZIONE CULTURALE
ROSSE TORRI
Come?
VERSANDO LA QUOTA DI ADESIONE ANNUALE DI ALMENO 30 EURO
(CON UNA DELLE MODALITÀ INDICATE PER GLI ABBONAMENTI) E
FORNENDO I TUOI DATI ANAGRAFICI (ANCHE ATTRAVERSO UNA
MAIL A [email protected])
4
anno XXVIII n° 22
SEGUE DALLA PRIMA / CENTRALE DEL CRIST
DALLA CAVA DI S.BERNARDO
ALLA CENTRALE DEL CRIST
Dopo il via libera della Conferenza
dei Servizi alla Idropadana, che fare?
del vigente art. 12 del d.lgs. 29/
12/2003 n. 387 (…) la verifica
circa la sussistenza di reali motivazioni tecniche a fondamento del
parere negativo, che, in caso contrario, ai sensi della vigente normativa, non può avere alcuna efficacia ostativa rispetto al rilascio dell’autorizzazione unica”.
E, con indicazioni così esplicite,
poco è importato alla Conferenza
dei Servizi che il Consiglio Comunale di Ivrea del 30 novembre
abbia deliberato un più netto parere negativo sull’opera, tanto più se
tale parere è stato presentato privo
di dettagliate motivazioni tecniche.
Ora il gioco facile è prendersela
con i funzionari e i “burocrati”,
che certamente hanno delle responsabilità, ma prima e più di
queste sono evidenti quelle della
politica e delle sue scelte liberiste e
antidemocratiche. Un esempio è
questa legge 387del 2003 (non a
caso richiamata nella mozione della Città Metropolitana) che fa prevalere l’interesse dell’impresa su
quello delle comunità locali, privando i Comuni della gestione del
territorio (l’unica potestà importante che rimane loro) e il parere
dei quali, come ricordano Amprino
e Barrea, “non può avere alcuna
efficacia ostativa rispetto al rila-
SEGUE DALLA PRIMA
I "re nudi"
dice “non capisco, ma mi adeguo”, cioè senza alcuna convinzione e con plateali errori (il parere favorevole del dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale, la prima
proposta di delibera presentata ai
capigruppo con parere favorevole
e poi modificata in non favorevole
il 16 novembre) o prese di distanza (l’astensione del sindaco sulla
mozione approvata in Consiglio il
30 novembre).
2) La presidente del Consiglio
Comunale, Elisabetta Ballurio,
che ertasi alla guida della lotta,
quanto meno nelle sedi istituzionali, contro l’opera (quasi per contrappeso alla sua approvazione
della fattibilità del progetto nella
Giunta del febbraio 2010), dalla
decisione della Conferenza dei
Servizi e le scelte della Città Metropolitana (di cui vicesindaco è
Alberto Avetta) riceve uno schiaffo secco e deciso. Tanto più facendo parte della segreteria provinciale del PD ed avendo fatto del
NO alla centrale del Crist un punto discriminante della lista da lei
sostenuta nel congresso del PD
di Ivrea
3) Il Partito Democratico che,
come accade ormai dovunque, si
schiera sia da una parte che dall’altra, interpretando in questo
modo il “Partito della Nazione”,
salvo alla fine far passare gli interessi più economicamente consistenti. Mentre risulta patetico vedere il neo segretario locale
Matteo Fanciulli prendersela con
“la scelta dei burocrati”, credendo
di poter sviare così le responsabilità.
4) Tutti coloro che non si stancano di ripetere "noi l'avevamo
detto", ma lasciano tranquillamente il "fare" ad altri.
ƒz
scio dell’autorizzazione”. Così
come la definizione di opere di
un’impresa privata come “di interesse pubblico indifferibile e urgente” con tutte le conseguenze
che ne derivano.
In questo caso, poi, come in
diversi altri, tutto viene giustificato dall’assoluto e indiscriminato
sostegno alle “fonti di energia
rinnovabile”, che non tiene in alcun conto l’appello lanciato poco
più di un anno fa da centinaia di
associazioni ambientaliste culturali e tecnico-scientifiche, nazionali e locali, “per la salvaguardia
dei corsi d’acqua dall’eccesso di
sfruttamento idroelettrico” che
chiedono ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, al
Parlamento, alle Regioni “l’immediata sospensione del rilascio di
nuove concessioni e autorizzazioni per impianti idroelettrici su
acque superficiali, comprese quelle
attualmente in istruttoria” e “la
contemporanea revisione degli
strumenti di incentivo da mantenere solo per impianti che soddisfino tutti i requisiti di tutela dei
corsi d’acqua e della biodiversità”.
Ecco allora Idropadana, che da
questa ennesima centrale sulla Dora
Baltea conta di ricevere circa
700mila euro all’anno di incentivi,
dopo il via libera del 3 dicembre,
Nel nome della “pubblica utilità”
canta vittoria, indica i tempi di
inizio dei lavori (gennaio 2016) e
della produzione di energia (agosto 2017), mentre minaccia richieste di risarcimento danni a
“chi si metterà di traverso”.
Minaccia che, dopo il via libera
della Città Metropolitana, sembra
rivolgersi (oltre che a Legambiente,
all’associazione Pro Ambiente del
Crist e agli agricoltori espropriati)
anche al Comune di Ivrea che deve
ancora deliberare sulla deroga ai
livelli acustici (per le rocce del
Crist sarebbero necessarie diverse
esplosioni) e sulla variante al Piano
Regolatore per l’area interessata
alla costruzione della centrale,
evidenziando così quanto “libere e
prive di condizionamenti” possano effettivamente essere le decisioni dell’istituzione locale.
Potrebbe essere una ragione in
più per contrastare la realizzazione
di un’opera che, oltre ai danni
ambientali, paesaggistici e all’agricoltura, mette in discussione il
libero esercizio della democrazia
della comunità e dell’istituzione
locale. In fondo a cosa si richiama
la festa maggiormente indicativa
della città, il Carnevale, se non alla
leggenda della lotta contro un "sopruso"? Ma di leggenda, appunto
si tratta, e di carnevale per giunta.
ƒz
MOVIMENTO 5 STELLE
Il cantico delle cadreghe
La vicenda del Crist più che un cantico è stata
un burlesque servito per intrattenere e illudere i cittadini
Vi ricordate quel gioco che si faceva da
bambini, in cui, quando la musica finiva si
doveva cercare velocemente una sedia? Ad
ogni turno qualcuno restava in
piedi e veniva escluso. Di questi
tempi non c’è molto da ridere, ma
un po’ di sarcasmo può aiutare a
sopportare il peso delle situazioni.
Per questo motivo paragono la
politica attuale a quel gioco delle
sedie, in cui però, a restare in
piedi sono sempre gli stessi ovvero i cittadini comuni. Per la Centrale del Crist più che un cantico
è sembrato un musical in cui la
dinamicità dei balletti serviva a
cristallizzare l’esito, già deciso in
altre sedi molti anni prima. Il pubblico va sempre intrattenuto, illuso di grandi risultati e liquidato
con un «vabbè dai,… ci abbiamo
provato!». A coloro che sono
venuti a trovarci in riunione, il
probabile esito negativo di tutta
l’operazione gli era stato anticipato , e con loro stupore è stato
confermato nei giorni scorsi. Se
accettiamo per buono il giudizio
che il PD si è premurato di diffondere a mezzo stampa nei miei
confronti, ovvero che sono un
impreparato, ne seguirebbe che io
sarei una sorta di chiaroveggente,
perché in tempi non sospetti avevo ampiamente previsto ciò che
poi è accaduto.
Sempre nei comunicati di casa
PD mi si vorrebbe imputare la
grave mancanza di rispetto nei
confronti della cittadinanza derivante dalle mie azioni e dichiarazioni. Mi chiedo a questo punto
cosa intendano per rispetto considerato che non si sono fatti
scrupoli nel prendersi gioco dei
cittadini, i quali erano convinti
di partecipare ad un momento
storico, ma il realtà assistevano
ad un
burlesque. Non ho partecipato
al voto perché credo che con quel
tipo di documento, arrivato in
aula
in quel modo (a mio avviso
senza aver seguito l’iter corretto)
, si stava precludendo alla cittadinanza la possibilità di un buon
ricorso al TAR. Credendo fermamente che l’unica arma per fermare la centrale sia proprio il
ricorso, secondo voi avrei dovuto
partecipare ad una seduta in cui
tale arma
veniva spuntata? NO GRAZIE!
Per carità, può essere che il ricorso si vinca a prescindere, ma
valeva la pena rischiare? Secondo me no. Insomma, le cose
stanno così, sta a voi cittadini
discernere cosa e meglio per voi e
votare di conseguenza quando ne
avrete l’opportunità.
Pierre Blasotta
(Consigliere comunale a Ivrea
del Movimento 5 stelle)
L’Italia è uno strano paese che
vive di contraddizioni. Un Paese
nel quale per risolvere un problema, invece di affrontarlo con determinazione, si cerca di aggirarlo
facendo finta che non esista; senza considerare che così facendo
non lo si supera, ma lo si sposta
solo un po’ di lato lasciandolo
pronto a ripresentarsi alla prima
occasione.
In clamoroso e colpevole ritardo, rispetto ai paesi politicamente
e culturalmente più
avanzati, in Italia si è
arrivati a parlare di energie rinnovabili solamente
da pochi anni. Invece di
lavorare a livello di base,
costituendo una sensibilità generalizzata su questi temi si
è preferito perseguire la strada
degli incentivi che in quanto tali
hanno cominciato a stuzzicare gli
appetiti dei privati compresi i
grandi gruppi economici la cui
finalità, seppur legittima, è solamente il profitto. Il problema è che
al profitto, della salvaguardia ambientale e della conservazione
degli habitat interessa ben poco
ed ecco che abbiamo dovuto assistere alla proliferazione di impianti
fotovoltaici a terra su superfici
enormi e magari di terreno agricolo o di alto valore paesaggistico
come al moltiplicarsi di centrali
idroelettriche che, sommandosi le
une alla altre, rischiano di mettere
in serio pericolo la vita stessa
dei fiumi.
La strada certamente più coerente alle finalità preposte che si
sarebbe potuta perseguire era quella dell’elaborazione di un piano
nazionale delle energie rinnovabili che dettasse le linee guida
generali di intervento delegando
poi agli enti locali la pianificazione a livello territoriale, ruolo
peraltro già sancito dal vigente
impianto legislativo. Certamente
per fare questo si sarebbe dovuta
obbligare la Pubblica Amministrazione a fare un salto di qualità
rendendo un po’ più agevoli gli iter
procedurali necessari.
Si è seguita invece, non essendo
in grado di ridurre la burocrazia e
l’inefficienza della macchina pubblica, una strada diametralmente
opposta e cioè quella dell’aggiramento della norma, sottraendo
agli enti locali la possibilità di decidere consapevolmente e responsabilmente dell’utilizzo del proprio
territorio.
E’stato infatti emanato nel 2003
un Decreto Legislativo, il famigerato 387, che ha stabilito, alla faccia della sussidiarietà, che i progetti di “pubblica utilità, indifferibilità e urgenza” avrebbero potuto seguire un iter preferenziale in grado di passare sopra eventuali decisioni contrarie di alcuni
enti tra i quali i Comuni. In questo
passaggio sta tutta l’ipocrisia di
una certa classe
politica italica che
in nome di una presunta quanto opinabile “pubblica utilità” ha emanato questo provvedimento
di stampo liberista
capace di sottrarre
agli enti locali niente
di meno che la salvaguardia del proprio territorio oltre tutto, spesso e volentieri, a
favore di interessi privati. Qualcuno ricorda la questione della
cava di S.Bernardo? Stessa cosa.
Sulla fantomatica “urgenza” basti ricordare che la vicenda centrale del Crist è in piedi da 13 anni …
Questa procedura ha fatto sì
che il parere negativo dell’Amministrazione Comunale di Ivrea alla
variante di PRG, necessaria a dare
il via all’opera, non è stato considerato dalla Conferenza dei Servizi
della Città metropolitana che ha
invece autorizzato i lavori seppur
in mancanza anche del parere di
alcuni altri enti.
La posizione di Viviamo Ivrea in
Consiglio Comunale su questo tema
è stata duplice: da una parte si è
lavorato, con tutti i consiglieri di
minoranza, ad una mozione che
tentasse di rispondere alla richiesta della Conferenza dei servizi (di
maggiori motivazioni del voto contrario) e dall’altra abbiamo chiesto
di provare a volare alto facendo
sì che proprio da Ivrea potesse
alzarsi un urlo di dolore e di
protesta sulle storture che l’attuale struttura normativa consente in evidente contrasto con
percorsi politici condivisi e più
vicini ai cittadini.
Nella sua replica al mio intervento il Sindaco ha detto che pur non
essendo contrario a questo ragionamento lo reputava poco realistico, da sognatore. Sarà, ma se nessuno ci proverà questo D.Lgs 387
continuerà a fare ulteriori danni.
Questo probabilmente è ciò che
differenzia il nostro modo di vivere e di interpretare la politica da
quello dei partiti e dell’attuale maggioranza: la capacità di sognare e
la necessità di costruire delle visioni del mondo orientate
al futuro coinvolgendo
i cittadini nelle scelte
più importanti.
Va ancora detto che
il Sindaco, che in questa partita ha fatto da
spettatore, è stato l’unico dell’intero Consiglio
Comunale ad astenersi
dal voto sulla mozione
presentata dalla minoranza. Tutto normale?
francesco comotto
(Consigliere
comunale a Ivrea
di Viviamo Ivrea)
5
10 dicembre 2015
CENTRALE DEL CRIST
COMUNE DI IVREA
«Di motivi per un ricorso
al TAR ce ne sono e molti»
Lo sportello "Green Jobs"
Sull’ultimo numero del vostro
giornale ho letto gli articoli relativi
alla Centrale del Crist e ho pensato che anche io avrei avuto la
vostra stessa impressione se non
avessi avuto a mia disposizione
altri tasselli della vicenda.
Affronterò la questione in termini più amministrativi che politici.
Nonostante i tanti anni di istruttoria intercorsi, le varie partenze e
ripartenze, può apparire kafkiano
ma il parere decisorio del Comune Ivrea, l’unico valido in quella
sede, non era stato ancora acquisito. E l’unico organo delegato a
poterlo dare era ed è il Consiglio
Comunale. Nel caso invece questo non si fosse espresso sarebbe stato automaticamente acquisito un parere favorevole, come
peraltro sottolineato nella stessa
convocazione della Conferenza dei
Servizi. Il mio obiettivo è stato
quindi e innanzi tutto quello di
garantire che il Consiglio si potesse esprimere.
Io non biasimo i Consiglieri che
hanno ritenuto e ritengono di sottolineare inopportunità o mancanze politiche, ci mancherebbe! Ma
troppe volte ho dovuto richiamare
un’aula che ha rischiato spesso
di travalicare le proprie prerogative e i diritti di terzi.
Ho lasciato ampio spazio al
dibattito per una delibera che si
riferiva al parere rispetto alla variante urbanistica del Crist. Invito
a rileggere i verbali e a verificare
quanto in quel dibattito si sia parlato dell’oggetto della delibera
(come prevede in modo sì stringente il regolamento) e quanto
invece del congresso cittadino del
PD. Ho dovuto interrompere Consiglieri che infrangevano in modo
continuativo le regole del Consiglio Comunale e lasciare agli atti
che dichiarazioni in merito a illegittimità non corrispondevano ai
fatti. Perché un conto è asserire
che qualcosa sia inopportuno
politicamente (più che mai legittimo) e tutt’altro è dire che sia
illecito o illegale. Nel secondo
caso di certo devo intervenire. Ho
anticipato comunque ai Consiglieri che dedicheremo un incontro per condividere il punto in
merito, in modo da agevolare la
loro prerogativa di esprimersi, tuttavia in modo lecito.
Ciò detto, dopo aver partecipato alla Conferenza dei Servizi del
3 Dicembre, non ho remore nel
dire che ritengo che, almeno nell’ultimo tratto di questa vicenda (e
carta canta), troppi funzionari abbiano scelto di interpretare ruoli
invece politici, scegliendo di derogare in modo discutibile a
normative stringenti. O addirittura
utilizzando strumentalmente l’assenso a studi di fattibilità che, per
legge, il Comune non si sarebbe
potuto opporre di dare. Considerate che, a valle delle analisi, il
parere del Comune se negativo
deve essere costruttivo, figuratevi
nel mezzo dell’istruttoria.
Quindi si sarebbe potuta evitare
l’autorizzazione di questa Centrale nonostante la legge 387? La
mia risposta è ancora sì.
L’esito della Conferenza dei Servizi, da cui il Comune di Ivrea si è
fermamente dissociato, ha visto
prevalere a mio avviso invece l’interesse del privato su quello della
COP 21 E MARCIA PER IL CLIMA
La grande manifestazione
popolare a Ivrea
Domenica 29 novembre il corteo e il pomeriggio in piazza fanno intravedere veramente "il
popolo in marcia per il clima"
«La bellezza, senza dubbio, non
fa le rivoluzioni. Ma viene il giorno
in cui le rivoluzioni hanno bisogno
di essa» scriveva il filosofo francese Albert Camus. Cambiare radicalmente le nostre modalità di
produzione, i nostri consumi e i
nostri stili di vita per impedire al
surriscaldamento globale di provocare danni irreparabili è ormai
divenuto un imperativo morale al
quale individui e popoli hanno cominciato a dare seria importanza.
La necessità di realizzare questa
“rivoluzione” pacifica è viva e
riscontrabile nelle persone e l’evento del 29 novembre organizzato in
tutto il mondo per lanciare un se-
gnale forte
a “Cop21” è
stato partecipato, movimentato,
ma soprattutto bello.
Bellezza e voglia di rivoluzione
hanno animato anche la piccola
città d’Ivrea. “Rivoluzione? - si
domanderà il lettore – non è forse
una parola troppo forte e anacronistica?”.
Ebbene no. Il circolo di Legambiente Dora Baltea sostiene: «a
Parigi è giunto il momento di
passare dalle parole alle scelte
ambiziose e forti. Nei pochi giorni
Il servizio di orientamento alle professioni
"verdi": ancora disponibile il14 e 21dicembre
Elisabetta Ballurio Teit
(presidente del Consiglio
Comunale di Ivrea)
Dopo tre mesi dall’apertura del
servizio di orientamento alle professioni verdi è positivo il resoconto
delle attività svolte.
In otto giornate, che hanno rispettato un calendario predefinito a partire dal 17 agosto scorso e sino alla
fine del mese di ottobre, il consulente incaricato, dottor Matteo Plevano,
ha incontrato 37 persone provenienti per il 59% dall’area della Provincia
di Torino, per il 5% da altre zone del
Piemonte, per l’8% dalla Valle
d’Aosta.
Le persone che si sono rivolte al
servizio erano per il 76% disoccupate, per l’8% occupate e per il 16%
lavoratori autonomi o imprenditori.
Dodici utenti hanno manifestato
l’intenzione di avviare un’attività di
impresa o autonoma. I settori interessati sono quelli del turismo sostenibile, della consulenza e servizi in
ambito green, dell’agricoltura biologica, dell’edilizia sostenibile, della
cosmesi bio, della riqualificazione e
promozione del territorio, della moda
sostenibile e dell’export di prodotti
bio.
Con sette persone si è valutata la
possibilità di iscrizione a corsi di
formazione specifici sulle tematiche
green e con tre si è invece ipotizzato
di riconvertire l’attività svolta in
modo tradizionale secondo i nuovi
canoni della sostenibilità previsti dall’economia verde.
I restanti cinque hanno invece
necessitato di un colloquio motivazionale volto a rafforzare i propri punti
di forza per presentarsi più determinati sul mercato del lavoro.
Il consulente ha inoltre tenuto un
workshop nell’ambito dell’evento
IoLavoro del 30 settembre scorso,
presentazione molto seguita dai ragazzi delle scuole eporediesi intervenute.
Ed è anche a questa realtà dei
ragazzi che concludono il percorso
di studi secondario che il servizio si
vuole indirizzare per fornire orientamento sia al mercato del lavoro, sia
alla scelta di un percorso universitario in linea con le tematiche della
green economy.
“Il settore della green economy sottolinea il vicesindaco Enrico
Capirone - ha grandi potenzialità sia
dal punto di vista occupazionale che
da quello della crescita e dello sviluppo economico ed è fondamentale
che sia sostenuto da adeguate politiche e azioni amministrative”.
“L’attivazione dello Sportello –
aggiunge Capirone - che ricordo è
stata resa possibile grazie agli
stanziamenti che tutti i Comuni del
territorio facenti capo al centro per
l’impiego di Ivrea hanno messo a
disposizione in questi anni per l’iniziativa di azioni di contrasto alla crisi,
opera proprio in tale direzione”.
“Visto il riscontro positivo in termine di numero di passaggi allo Sportello – conclude Capirone - stiamo
valutando la possibilità di riproporre
l’iniziativa anche nel corso del prossimo anno”.
Attualmente è ancora possibile
disporre di un appuntamento nelle
giornate del 14 e 21 dicembre, contattando il Servizio Politiche per il Lavoro ai numeri 0125 410451/479 –
3386251871, oppure scrivendo mail a
[email protected]
rimasti i negoziatori devono dare
seguito all’impegno ribadito da
tutti i leader mondiali, intervenuti
nella giornata di apertura della
conferenza, della necessità di un
accordo globale in grado di contenere il riscaldamento del pianeta al di sotto dei 2°C. Soglia
critica oltre la quale la
crisi climatica può raggiungere il punto di non
ritorno». Il tempo scorre inesorabile e le trascorse conferenze sul
clima (non ci si dimentichi che, con questa, saranno trascorsi più di
vent’anni di dibattiti e di accordi
mancati) non sono mai riuscite a
rendere vincolante un accordo per
tutti i paesi partecipanti. Le differenze economiche, politiche e le
ambizioni di leadership internazionale hanno sempre reso la questione ambientale un punto alquanto
delicato, marginale e povero d’importanza, quanto meno dal punto
di vista dei grandi Stati.
Indubbiamente la situazione è
più complicata di quanto appare,
non solo perché la temperatura
terreste continua inesorabilmente
la sua impennata anomala, ma anche perché le divisioni politiche
costituiscono e costituiranno un
imponente scoglio da superare.
Gli Stati Uniti, tanto per accennare
a qualche episodio passato, dopo
aver firmato il Protocollo di Kyoto,
decisero di non ratificarlo, con
tutti gli inconvenienti del caso,
compresa la difficoltà di negoziare
nuovi accordi. Per superare lo stal-
lo, nel 2007 fu firmato un nuovo
impegno a Bali con l’obiettivo di
superare Kyoto, ma trovare un
accordo in grado di mettere tutti
d’accordo non fu facile. In questo
senso, la seguente conferenza del
2009 a Copenaghen, in Danimarca, fu un disastro: fu sì concordata una riduzione ulteriore delle
emissioni, ma non fu firmato nessun trattato con regole chiare e
vincolanti per farlo.
Nonostante i trascorsi, tuttavia,
qualcosa sembra essere cambiato,
quanto meno nella coscienza delle
persone e associazioni che cercano di attuare un cambiamento dal
basso. Le 800 persone che hanno
marciato ad Ivrea la giornata del
29 novembre ne sono una conferma, ma quel che sorprende, sostiene Marilisa Schellino, responsabile di Legambiente Dora Baltea,
è che si è trattato di «una manifestazione non dell’élite ambientalista italiana, ma di una vera e
propria manifestazione popolare.
Abbiamo finalmente abbattuto i
confini, anche se ampi, dell’ambientalismo e si comincia a intravedere il popolo in marcia per il
clima». Il carattere trasversale di
questa manifestazione suggerisce
in maniera inequivocabile che qualcosa è in movimento e sta mutando. L’auspicio è che anche i leader
dei governi protagonisti di questo
summit globale vengano sufficientemente allertati da questa presa di
coscienza e che la voglia di cambiamento per tutti possa avere la
meglio sui tanto odiati paradossi
legati agli interessi economici. È di
fondamentale importanza che prevalga il principio di responsabilità, e che le distinzioni che intercorrono tra paesi emergenti dal
punto di vista produttivo e d’inquinamento e paesi già sufficientemente avanzati e ricchi (se non
addirittura opulenti) non diventino
il fattore decisivo di giudizio.
collettività. Con due motivazioni:
la prima per la produzione di energia rinnovabile, la seconda per
una fase istruttoria che è durata
troppi anni, come è stato anche
detto da alcuni enti in sede di
discussione. In merito alla prima
motivazione io dico che l’energia
rinnovabile non a caso si chiama
sostenibile: produrre energia pulita da un lato e dall’altra minare
una collina con altra energia è una
contraddizione in termini. Più corretto sarebbe dire che prevalgono
gli incentivi piuttosto che un’equazione energetica virtuosa. Per la
seconda motivazione: qualsiasi
inefficienza tecnica o politica ci
sia stata, fatto salvo che ancora a
oggi non sono stati forniti tutti i
documenti aggiornati neppure
dalla proponente, la Conferenza
dei Servizi così facendo le fa pagare alla collettività.
In un quadro soprattutto colmo
di lacune e criticità, che la Conferenza dei Servizi ha deciso di
superare senza tenerle in debito
conto. Di motivi, e anche fondati a
mio avviso, per un ricorso al Tar
che ristabilisca il diritto ce ne
sono e molti.
Assessorato allo Sviluppo
Economico e al Lavoro
Andrea Bertolino
6
anno XXVIII n° 22
COMDATA
Lavorare in call center
Il mondo dei call center in outsourcing è caratterizzato da realtà sempre meno sostenibili e da continue
gare al ribasso che hanno fatto di questo settore uno
dei più oppressivi
Comdata si è da sempre caratterizzata come uno degli outsoucers
più intraprendenti, ma nonostante
la sua immagine che la fa apparire un operatore di prima fila, ha
al suo interno tante sfaccettature
che evidenziano i difetti di un sistema nato male e cresciuto forse
peggio.
La sede di Ivrea può essere lo
specchio di questa realtà e mai
come in quest’anno sono andati
a peggiorare condizioni di lavoro
all’interno del sito che vede impiegati stabilmente circa 1000 persone che arrivano a 1300-1500 con
i contratti di somministrazione, la
più grande azienda del territorio.
Comdata è stato negli anni un
collettore di tante realtà dell’Eporediese con operazioni di fusione o
incorporazione. I lavoratori vivono per questo situazioni di disuguaglianza per la differenza di trattamenti e inquadramenti che vi
sono tra una commessa (reparto)
e l’altra, ma anche all’interno dello
stesso reparto. Nello stesso grup-
po di lavoro ci sono lavoratori che
vanno dal 6° livello metalmeccanico al 3° livello telecomunicazioni, situazione che svilisce chi è
più in alto contrattualmente e umilia chi si trova ad avere ancora
contratti non congrui all’anzianità
e all’esperienza. L’aspetto più
amaro è che anziché una sana
voglia di armonizzare e di uniformare, prevale la guerra tra poveri
che vede sempre di più i lavoratori
uno contro l’altro, soli, ad alimentare incomprensioni reciproche tali
da deteriorare un ambiente già poco
sano di suo.
Le disparità di trattamento, i turni, il lavoro serale e festivo, la
pressione sui ritmi, creano forte
stress e difficoltà nel gestire al
meglio la propria vita al di fuori del
lavoro. Nel 2015 in alcuni reparti,
uno su tutti il 187 Telecom, molti
lavoratori hanno denunciato alle
rappresentanze sindacali situazioni di disagio grave ed hanno dovuto rivolgersi a degli specialisti per
gestire stress e depressione. Mol-
SEGUE DALLA PRIMA / LAVORO 2015
Poche luci, molte ombre
le, a fine luglio in un turbolento
consiglio comunale, è stata deliberata la cessione delle quote del Cic
del Comune di Ivrea e definita la
convenzione per la cessione. Ad
agosto è uscita la gara di vendita e
all’apertura delle buste il 9 settembre, solo la CSP di Torino è risultata con le carte in regola per
l’aggiudicazione che però ad oggi
non si è ancora perfezionata, perché uno dei termini della convenzione, il rinnovo per tre anni delle
commesse in essere, non può essere garantito da CSI, Città metropolitana, Regione e Comune di
Torino. Mancando questa garanzia, Csp ha provato allora a trattare
con i creditori per una riduzione
del debito (la convenzione prevedeva l’accollo dell’intero debito di
circa 3,5 milioni) e sembra sia
riuscita ad ottenere uno “sconto”
del 50% da parte dell’80% dei
creditori. Il 15 si saprà quindi se
Csp andrà avanti o se il liquidatore
Inzirillo porterà i libri in tribunale.
La vicenda CIC ha avuto anche
conseguenze nell’amministrazione eporediese, abbiamo difatti assistito alla spaccatura della maggioranza in Comune, si è arrivati a
chiedere le dimissioni del vicesindaco, sono state ventilate le
dimissioni del sindaco e conseguenti elezioni. Ma da qualche settimana tutto è avvolto da un irreale
silenzio (compreso quello dei dipendenti) in attesa della ennesima
“ultima scadenza”...
COMDATA: SPECCHIO DEL
MONDO DEL LAVORO D’OGGI
Il punto su Comdata lo trovate
nell’intervento di un lavoratore che
riportiamo in queste pagine che si
riassume in questa frase “Comdata
sicuramente è lo specchio di una
deriva sociale che contraddistingue
attualmente il mondo del lavoro
ma è anche allo stesso tempo l’uni-
ca azienda che assume ad Ivrea a
ciclo continuo tramite le agenzie
interinali e una delle poche che
continua ad avere al suo interno
lavoratori a tempo indeterminato
che ricevono uno stipendio ogni
mese.”
DAYCO:
QUANDO LA LOTTA PAGA
Dayco è invece una nota positiva fra le vicende del lavoro delle
quali ci siamo occupati nel 2015.
Dopo il timore del 2014 per l’annuncio del trasferimento di un reparto in Polonia, poi scongiurato,
nel 2015 è tornata la preoccupazione per la mancata applicazione
del piano industriale e le dimissioni
del direttore di stabilimento che
facevano pensare ad un disimpegno della multinazionale americana ad Ivrea. Dopo scioperi e presidi davanti alla fabbrica, i lavoratori hanno ottenuto l’impegno a
non trasferire all’estero e la conferma dell’investimento di 10 milioni per il sito di San Bernardo.
Nello stabilimento, la più grande
realtà metalmeccanica ad Ivrea con
più di 500 dipendenti, si continueranno quindi a produrre componenti innovativi per il settore automobilistico, avvalendosi anche di
collaborazioni con il Politecnico di
Torino.
INNOVIS: MOBILITÀ “VOLONTARIA” E DEMANSIONAMENTI
Nata nel 2002 da una joint venture tra Comdata e Olivetti, per
permettere a quest’ultima di “liberarsi” di seicento dipendenti, diventa in seguito 100% Comdata
portando in dote l’importante commessa Telecom. Il rapporto fra
l’azienda metalmeccanica e la casa
madre Comdata è sempre stato
difficile, i lavoratori Innovis sono
troppo “anziani” e quindi “cari”
per il settore call center. Nel 2010
viene delocalizzato un servizio in
to si è cercato di fare fino ad
arrivare a fare uno sciopero di
reparto con una forte adesione che
ha denunciato all’azienda e ai media locali una situazione non più
tollerabile. Su questo l’azienda
qualcosa ha recepito, ma non ha
mai aperto un vero e proprio dialogo con chi è stato reale interprete
di tale disagio e su alcuni aspetti
permangono criticità ancora tutte
da risolvere.
Accanto a questa realtà vi è poi il
tema del lavoro somministrato. La
sede di Ivrea ha avuto nel 2015
un’impennata incredibile di utilizzo
di contratti a termine (prevalentemente interinale o a progetto) con
scadenze molto brevi, in alcuni casi
con rinnovi di settimana in settimana, con tutto ciò che ne consegue
da rapporti di lavoro di questo tipo:
maggior flessibilità o meglio maggior ricattabilità con rinunce continue da parte del lavoratore (ferie
inesistenti, preavviso di cambio tur-
Romania ed inizia la cassa integrazione. Nel 2015 la situazione precipita e ad aprile Comdata annuncia per luglio la chiusura definitiva
di Innovis. Dopo intensa trattativa, i lavoratori riescono ad ottenere un altro anno di cassa integrazione, fino ad agosto 2016. Nel
frattempo circa novanta lavoratori
Innovis sono rientrati a lavorare in
Comdata “in distacco”. Il passaggio definitivo in Comdata, che
comporterà comunque demansionamenti e taglio delle retribuzioni,
va a rilento, l’azienda evidentemente vuole prima terminare la
campagna di uscite in mobilità
“volontaria” per assorbire il minor
numero di persone, nonostante le
attività siano in crescita, ma per lo
più gestite con contratti interinali.
OLIVETTI:
RESTA SOLO IL MARCHIO
E’ fatta! Olivetti è stata telecomizzata... Con il 2016 Olivetti
passerà dal contratto dei metalmeccanici a quello delle telecomunicazioni e con questo passo si conclude definitivamente la storia di una
azienda progettuale e manifatturiera, anche se estremamente diversa da come molti di noi l’hanno
conosciuta e vissuta negli anni
precedenti [ne parla anche Federico Bellono in questo numero, ndr].
Con una procedura di fusione per
incorporazione, Olivetti, dopo una
cura dimagrante che ha visto dimezzarsi i dipendenti, incorpora
Telecom Italia Digital Solutions,
ma “due debolezze non fanno una
forza...”. La nuova dirigenza, senza legami con il territorio e con
indicazioni ben precise, è riuscita
nell’impresa di coinvolgere “spontaneamente” molti dipendenti a
passare in Telecom, spesso con
demansionamenti e con sedi lavorative fuori Canavese. Purtroppo
la reazione dei lavoratori è stata
tiepida, e pur essendo riusciti, grazie all’iniziativa Fiom, ad organizzare assemblee pubbliche, incontri
con le istituzione ed anche un in-
no pari a zero, rotazione continua
su attività diverse con normale
disadattamento e disagio).
I sindacati confederali almeno a
livello locale non hanno rivendicato nei fatti queste criticità e mai
come quest’anno abbiamo assistito ad uno scollamento tra la rappresentanza e i lavoratori. L’unico
accordo firmato a livello locale è
stato siglato il 22 gennaio scorso e
ha visto un’ulteriore concessione
all’azienda in materia di flessibilità
consentendo il turno spezzato per
i tempi pieni e la possibilità di
gestire tre giorni di permessi del
lavoratore per esigenze aziendali.
Abbiamo inoltre perso l’inquadramento INPS nel settore telecomunicazioni con passaggio al quello
dei “servizi-terziario”, per una scelta unilaterale non contrastata a
dovere delle forze sindacali e sociali, che ha come conseguenza la
perdita di sostegno in caso di crisi
(ammortizzatori peggiorati o quasi
inesistenti). Infine per la prima
volta dopo anni, non è stato erogato il premio di risultato nonostante
il profitto dell’azienda sia incrementato.
Comdata è sicuramente lo specchio di una deriva sociale che
contraddistingue il modo del lavoro attuale ma è anche allo stesso
tempo l’unica azienda che assume
ad Ivrea a ciclo continuo tramite le
agenzie interinali e una delle poche
che continua ad avere al suo interno
lavoratori a tempo indeterminato
che ricevono uno stipendio ogni
mese. Si, Comdata nel 2015 è tutto
questo. E’ il padrone con tutti i suoi
pochi pregi e i tanti difetti. E’ il
ricatto che Ivrea probabilmente
dovrà subire ancora per anni per
rimanere viva. Magari con la pancia
piena per un po’ ma più triste e con
meno diritti. Sempre più maledettamente lontana dal bel tempo che fu.
lavoratore Comdata Ivrea
[FOTO D'ARCHIVIO]
contro con l’attuale AD di Telecom
a Roma, non si sono verificati
risvolti positivi soprattutto per il
nostro territorio. Ci auguriamo che
con l’Internet del futuro e tutto
quanto ci è stato presentato come
nuove attività, Olivetti possa continuare ed espandersi, ma sicuramente al nuovo management,
Olivetti interessa soprattutto come
“marchio”.
TELIS: FRA FALLIMENTO,
RIFORMA FORNERO,
SPECULAZIONI E ABBANDONI
Telis ex Celltel è una delle aziende vittime dell’incendio di Scarmagno del 2013, nata come tante altre
per ricollocare gli esuberi Olivetti.
Ce ne parla Gianni Tarena, Rsu
Fiom in queste pagine.
VODAFONE:
IN ATTESA DI APRILE
Dopo il vergognoso accordo del
2013 che ha permesso al colosso
telefonico con utili milionari di tagliare 700 posti di lavoro in Italia
(circa 80 ad Ivrea), attraverso licenziamenti incentivati, mobilità
verso altre aziende, contratti di
solidarietà, part time, non si è più
parlato di Vodafone fino a qualche
giorno fa con la notizia del ritorno
ad Ivrea, da Amsterdam, della sede
legale. Le motivazioni sono da approfondire, probabilmente nelle
pieghe di qualche legge sono state
inserite delle agevolazioni alle multinazionali che portano la sede in
Italia. Intanto si avvicina lo scadere dei tre anni nei quali l’azienda si
era impegnata a non effettuare
nuovi interventi di ridimensionamento del personale. Ad aprile 2016
sapremo quali sono le intenzioni di
Vodafone per la sede di Ivrea, ci
auguriamo che l’azienda partita da
Ivrea come Omnitel, confermi investimenti e presenza nel nostro
territorio.
WIND: LA FUSIONE CON H3G
Nel 2015 Wind ha iniziato il
processo di insourcing previsto
dall’accordo del 2014 dove otte-
nendo contratti di solidarietà
l’azienda si impegnò riportare all’interno attività di prestigio. L’applicazione dell’accordo ha portato
alla riconversione dei call center di
Palermo, diventato il primo polo
aziendale di Information Technology, e di Ivrea dove sono confluite diverse attività. Quella che ha
coinvolto il maggior numero di
lavoratori è la supervisione della
rete fissa e mobile. Dopo un periodo di formazione tutte le attività
sono ormai a regime e l’azienda
dichiara risultati soddisfacenti. Le
Rsu denunciano però che le risorse impiegate in questa operazione
non sono sufficienti. I turni più
disagiati (notte e festivi) vengono
gestiti con un numero di persone
non adeguato. Ad agosto l’organico è stato rinforzato, ma non abbastanza per alleggerire la rotazione dei turni che è ancora piuttosto
pesante.
Vi è preoccupazione anche per
la sorte delle ultime attività di
customer care che al momento
occupano per lo più persone non
idonee al lavoro notturno. In un
contesto più generale: ad agosto è
stata annunciata la tanto attesa
fusione con H3G, che però è ancora al di là da venire. Si attende il
parere dell’antitrust e soprattutto
si attende di capire se il modello di
business che si sceglierà di seguire
sarà quello Wind o quello H3G che
ha fuori tutta la gestione della rete.
Intanto a marzo scadranno i contratti di solidarietà, le Rsu auspicano
un incontro a gennaio per fare il
punto della situazione e conoscere
le intenzioni future dell’azienda.
a cura di Cadigia Perini
P.S. Voglio ringraziare tutte le
Rsu, le lavoratrici e i lavoratori che
hanno collaborato fornendo informazioni e testimonianze sulle diverse situazioni aziendali, e con
loro ringraziamo chi resiste e si
oppone alla desertificazione occupazionale del nostro territorio.
7
10 dicembre 2015
PILLOLE DI STORIA CONTEMPORANEA EPOREDIESE
LAVORO IN CANAVESE
Il 2015 e il 2016
«È tempo che quelle parrucche
siano pettinate dalle nostre mani»
Questa rubrica, senza troppe pretese, ambisce a rendere
tutti partecipi della storia di Ivrea spesso considerata
irrilevante o povera di note degne di essere ricordate
La storia contemporanea viene
fatta cominciare, solitamente, a
partire dalla Rivoluzione francese,
evento unico nel suo genere nell’Europa di fine XVIII secolo e
laboratorio politico della modernità alla quale noi, ancor oggi, veniamo influenzati. Seguendo questa
tradizione, cosa accadde, sul finire del secolo dei lumi, nell’ignota e
piccola città dalle rosse torri?
Nell’ultimo decennio del Settecento il Canavese nel suo complesso e l’Eporediese in particolare vennero attraversati da tumulti e
malcontenti popolari via via sempre più intensi.
Queste insofferenze, alla base
delle quali ci furono il rincaro delle
derrate, la miseria dei contadini, la
trasformazione delle colture e
l’anarchia degli speculatori, accompagnate da sprazzi di rivolte,
non furono, tuttavia, semplicemente una risposta violenta a problemi
di natura economica. Il pretesto fu
questo, ma, come ha rivelato Giorgio Vaccarino, in Piemonte esistette una potenzialità rivoluzionaria che nei
più maturi si fece «nascente consapevolezza politica».
I documenti dell’epoca lo
attestano: l’odio popolare è
diretto verso il clero, i nobili, ma soprattutto verso gli
speculatori, i «monopolisti», gli «affamatori del
popolo» e i «signori».
In tal senso è curioso il
passo di una lettera inviata
al Governatore di Novara
nella quale l’astio nei confronti dei privilegiati va mescolandosi e incanalandosi
con l’eleganza nel seguente
passo: «Siamo poveri più di
quello che lo saremmo se i nobili
ed i preti pagassero anch’essi le
imposte pubbliche. È tempo che
quelle parrucche siano pettinate
dalle nostre mani».
In queste parole non si può non
scorgere l’influenza di un modus
pensandi sorto in concomitanza
con la Rivoluzione Francese e, più
precisamente, con il pensiero
giacobino.
In tutto il Piemonte vennero intrecciandosi tra di loro, non sempre in maniera efficace e coesa,
due componenti di ribellione distinti: da un lato il moto popolare,
generato per lo più da ragioni di
stomaco, prim’ancor che di mente, mentre dall’altro lato venne
proliferando, se pur in minima
parte, una componente d’individui
borghesi ed intellettuali.
Ivrea e l’Eporediese conobbero
entrambe le parti e ciò è testimonianza di come i giacobini cercarono ripetutamente di coinvolgere
Andrea Bertolino
LAVORO 2015: TELIS
Fra fallimento, riforma Fornero,
speculazioni e abbandoni
Venerdì 4 dicembre, si è tenuto
a Roma l’ ennesimo incontro al
Ministero dello Sviluppo Economico per esaminare la situazione
della Telis, Azienda fallita lo scorso 6 luglio, i cui dipendenti sono
attualmente in cassa integrazione , ennesima procedura a due
anni e nove mesi dall’ incendio
che distrusse il Capannone “C”
del Comprensorio ex Olivetti di
Scarmagno.
Una storia che inizia nel 2002,
con la creazione della “NewCo”
Celltel da parte di Olivetti, successivamente ceduta (come da
copione) alla famiglia Cantisani,
imprenditori romani, titolari del
Gruppo Telis, oltre ad altre Aziende dalle più svariate attività.
Successivamente, nel 2006, entra a far parte del Gruppo anche la
Tmek, creata a seguito dell’
acquisizione di un’ Azienda di
Pagani focalizzata nella produzione di contatori Enel proveniente dal fallimento del Gruppo
Finmek di Carlo Fulkir ,nome tristemente noto anche in Canavese,
legato alle note vicende di OP
Computer, Bull, Sferal..(a volte,
la popolazione (servendosi
a torto o a ragione della loro frustrazione) al fine di realizzare ideali
d’oltralpe ancora sconosciuti in
territorio piemontese. Ecco una
conferma di tutto questo.
Sul finire del secolo sopra citato, una banda di suonatori,
capeggiata da un certo Lorenzo
Fisso di Ivrea che «di concerto ed
unito ai suoi compagni minacciava già prima la rivoluzione con
continuo suono delle cosiddette
arie patriottiche nell’estate del
1798 tanto in città che in provincia», marciò in questi territori.
Tra i suonatori si annoverano
un notaio, un chirurgo ed uno
studente. Tutti insieme costoro
formarono un discreto gruppetto
a riprova per intanto che le idee
libertarie avevano raggiunto persone preparate e che incessantemente, facendosi beffa degli scarsi
metodi di controllo sabaudi,
codesti menestrelli
diffusero a suon di
note ideali e visioni di
libertà.
Non che fosse possibile trasmettere, ad
un popolo analfabeta
e scarsamente informato, concetti politici e di filosofia, ma
l’arte e la musica prepararono, con modestia, il terreno sociale
al fine di renderlo più
fertile per l’avvenire,
e la modernità non
avrebbe tardato oltre
a fare la sua prima
comparsa a Ivrea.
questi nomi che ricorrono nelle
vicende canavesane è impressionante…)
Tutto procede (quasi) normalmente sino al 2012, con i primi
ritardi sule retribuzioni e il diffondersi della consapevolezza che
qualcosa non funzioni nella “nuova
realtà produttiva di Scarmagno”,
ma è dopo l’ incendio del Capannone dove si svolgevano le attività
di Celltel che scoppia la drammatica realtà di un debito fuori controllo di circa 42 Mln di euro.
Seguono un paio di anni difficili,
con manovre di Concordato Preventivo da parte della Proprietà per
evitare il Fallimento, mentre si diffondono annunci di salvataggi da
parte di Imprenditori locali e non,
appelli a Olivetti-Telecom (Cliente
e “Creatore” della realtà Canavesana) per la salvaguardia dei 200
Lavoratori
Tutto inutile, il 6 Luglio 2015 ,
impietosamente, il Fallimento arriva come colpo finale e i dipendenti
Telis, si trovano di fronte al vuoto
assoluto di tante promesse e annunci, nessun Imprenditore interessato, nessun intervento da par-
te di Telecom, nel silenzio siderale
si ricorre alla protesta, dando vita
ad un presidio permanente davanti
al capannone di via Ivrea 30, dove
si erano insediate le poche attività
scampate all’ incendio del marzo
2013 e dopo un mese di presidio,
il 4 agosto 2015, si strappa un
Accordo che prevede un’ anno di
Cassa Integrazione, in attesa di
un Bando di Vendita delle poche
attività rimaste e che “sposta” lo
spettro dei licenziamenti a luglio
del 2016.
Ma a Settembre, ecco profilarsi
il primo “Bubbone”. La Curatela, ci
informa che a seguito della riforma
Fornero, si vede “costretta” ad aprire
una procedura di Licenziamento
Collettivo entro il 31 Dicembre del
2015, dovuto al problema che per
effetto della Riforma, a partire dal
1° gennaio 2016, anche le Aziende Fallite sono soggette al pagamento di tre mensilità di Contributi
per ogni Dipendente per la messa
in Mobilità alla fine della Cassa
Integrazione e le risorse presenti
non consentono tale esborso (circa 900.000 euro).
Seguono vari interventi, presso i
Dicasteri competenti sul tema,
tenuto conto che Telis non è la
sola Impresa Fallita, inguaiata da
quest’ ennesima “falla” della Rifor-
Il 2015 è stato un anno pessimo per il lavoro, quasi beffardo: tra il jobs act renziamo e
una ripresa tanto evocata quanto invisibile. E con i chiari di
luna internazionali - tra terrorismo, annunci di guerra e rallentamento delle economia
emergenti - anche il 2016 non
sembra iniziare sotto i migliori
auspici.
Per il Canavese tutto ciò ha
significato ancora cassa, precarietà e licenziamenti, buona ultima la vicenda di Wirelab.
E il passaggio dal 2015 all’anno nuovo cosa ci riserva?
Tante “storiacce” di faticosa
resistenza (Innovis, Telis) o
angosciante incertezza (Cic).
Proviamo però ad enucleare
tre vicende diverse ma a loro
modo emblematiche, e non a senso unico: di ulteriore caduta, di
inaspettata tenuta e di possibile
giustizia.
Con la fine dell’anno va in porto l’operazione di definitiva scomparsa dell’Olivetti. Da 500 lavoratori a poco più 200, che si
fonderanno con altri (s)fortunati
di Telecom per fare non si sa
bene cosa. Una brutta storia, senza la ricerca di alcuna condivisione da parte di Telecom, e i lavoratori stretti tra qualche barlume
di illusione e una buona dose di
ricatto: vai dove vuole l’azienda,
alle condizioni che vuole l’azienda, con buona pace per i retori
delle buone relazioni industriali.
Questa è la grande azienda oggi
(salvo eccezioni)...! E mentre
continuiamo a fare convegni,
pubblicazioni e spettacoli sul “sogno” olivettiano, l’incubo del
presente di molte lavoratori non
genera, non dico scandalo, ma
nessuna particolare reazione. Una
bella schizofrenia, e tanto
conformismo che cerca di imbel-
lettarsi e rifarsi la verginità guardando al passato.
A Bairo invece i 70 lavoratori della Pininfarina che fanno
l’auto elettrica, per Bollorè e per
un’azienda della cintura sud di
Torino, avranno forse qualche
prospettiva in più per il futuro.
Ad oggi le vetture prodotte (circa 5 mila) erano tutte destinate
alle flotte di car sharing delle municipalità francesi, ed era già deciso che, così restando la situazione, l’attività sarebbe stata spostata in un stabilimento francese
della Renault. Invece Bollorè si è
aggiudicato la gara per il primo
car sharing elettrico di Torino,
400 vetture più le colonnine di
approvvigionamento a disposizione anche dei privati. Un segnale,
al momento, ma significativo, in
un mondo, quello dei propulsori,
complicato ma decisivo, tanto più
dopo lo scandalo che ha investito
la Volskwagen. Qui abbiamo competenze e una nicchia di lavoro:
esserci è comunque meglio che
non esserci.
Infine, l’11gennaio inizia esaurita la fase preliminare - il
processo per l’amianto all’Olivetti. La partenza del dibattimento riaccenderà i riflettori sulla vicenda, e ci accompagnerà
per un tempo lungo, altri processi partiranno: sarà un’occasione
per capire se il tempo ha cancellato l’ipocrisia e la rimozione che
hanno caratterizzato questa brutta storia nella sua fase iniziale.
Tra l’altro il 2015 ci consegna
una novità non positiva: i morti
per cause di lavoro hanno ripreso ad aumentare. Quindi vicende
come quella dell’amianto in
Olivetti non sono residuali ma
ben rappresentano la realtà di
oggi. Che anche la retorica
renziana non può occultare.
ma Fornero (è abbastanza evidente che un Impresa in Fallimento NON abbia le risorse economiche per coprire il balzello imposto
dal “refuso”).
Ma non è finita qui.. a novembre
altra “tegola”, la disdetta da parte
di ENEL del Contratto di fornitura
dei Contatori prodotti nel sito di
Pagani, attualmente la sola attività interessante presente nel Gruppo, con la conseguente disdetta
delle manifestazioni d’ interesse
pervenute a seguito del Fallimento… da notare (curiosamente e
amaramente) che proprio il 4 agosto, Telecom e Enel, hanno sottoscritto un’ accordo sulla trasmissione dati relativi alle misure dei
consumi di energia proprio nel
campo dei contatori elettronici…
come sempre, gli stessi nomi che
si rincorrono, creando sinergie
economiche…e basta.
Sino ad arrivare al 4 Dicembre,
con l’ incontro al MISE, a cui
abbiamo portato l’ennesima richiesta di intervenire nella vertenza, questa volta supportati da una
Lettera d’ Intenti della Regione
Piemonte in cui si elencano una
pluralità di strumenti utili a ricercare soluzioni, creando le condizioni
per una (almeno parziale) ripresa
delle attività e il mantenimento
degli Ammortizzatori Sociali previsti nell’ accordo del 4 agosto, in
vista del prossimo incontro previsto al Ministero del Lavoro per il 15
dicembre, incontro che dovrebbe
in qualche modo sciogliere (nel
bene o nel male) gli ultimi nodi…
Dobbiamo però, fare ancora un’
ennesima, amara riflessione,
guardando non solo la vicenda
Telis, ma anche tutte le altre che
hanno riempito le pagine dei giornali locali negli ultimi mesi.. partendo dalla Cessata Attività di
Innovis (attualmente “fermata” da
un anno di CIGS) e quella di
Wirelab , entrambe Aziende “gemelle” (nate negli stessi anni di
Telis e anch’ esse usate per ricollocare esuberi Olivetti Telecom), sino ad arrivare all’
ingloriosa fine della stessa
Olivetti, ridotta a 200 Dipendenti
e destinata alla fusione in Digital
Solution, tutto questo, porta ad
una sola e amara conferma,
Telecom ha ormai “staccato la
spina” con il territorio canavesano,
quel territorio che già in passato
aveva subito e sofferto le speculazioni delle grandi privatizzazioni
degli anni '90, con buona PACE
(e silenzio) da parte dei “Paladini
Canavesani”.
Federico Bellono
Gianni Tarena (RSU Telis)
8
anno XXVIII n° 22
I FATTI DI PARIGI VISTI E COMMENTATI
DA UNA QUINTA LICEO DI IVREA
Non siamo pronti a chiuderci
in casa per la paura
I cittadini di nazioni che hanno lottato a lungo
per la pace non desiderano altra guerra per le
generazioni future
Non ci è voluto molto a sconvolgere l’equilibrio della nostra vecchia Europa.
Lo sanno bene i parigini, lo sappiamo bene anche noi qui nella
piccola Eporedia. Così, mentre le
famiglie delle cento e più vittime
francesi piangono a causa di un
evento tanto inatteso quanto
prevedibile, i restanti cittadini hanno aperto gli occhi davanti a ciò
che si era finora celato nell’ombra
della disinformazione. Gli assalti
terroristici dello Stato Islamico (Is),
avevano infatti già segnato, solo
nel corso del 2015, molti paesi non
europei né tantomeno di religione
cristiana. Eppure se ne era parlato
ben poco. Quale telegiornale ha
mostrato le immagini delle esplosioni in Cameroon durante tutta
l’estate? Quante persone hanno
cambiato la propria immagine del
profilo Facebook dopo la caduta
dell’aereo russo? Chi si è interessato all’attacco nel centro di Beirut
solo un giorno prima del fatidico
13 Novembre?
Questo conflitto non è più solo
di Putin, Obama o Hollande, ora
questo conflitto è di tutta la popolazione che, essendo coinvolta direttamente, non ha più scuse per
celarsi dietro il “tanto queste cose
avvengono solo in paesi lontani”.
Si cercano dunque soluzioni per
combattere questa paura che si impossessa
dell’animo umano dopo
avvenimenti simili. Chi
si abbandona alla rabbia
e all’odio, chi rimane
spaventato in silenzio, e
chi prova a combattere
come può. Noi combattiamo dai banchi di
scuola. Ebbene sì, esistono ancora insegnanti che hanno la voglia e
il coraggio di toccare
argomenti come questo; esistono ancora studenti che hanno la vo-
Rubrica a cura di Reginaldo
Palermo, dell'Associazione
"GESSETTI COLORATI"
INCONTRO PER DOCENTI
NEO-ASSUNTI
Con il piano di assunzioni previsto dalla legge sulla cosiddetta
“Buona Scuola” sono arrivati nel
nostro territorio decine e decine di
nuovi insegnanti che, quest’anno,
devono superare il “periodo di prova” al termine del quale otterranno
la conferma in ruolo definitiva.
Allo scopo di fornire un sostegno a tutti questi docenti l’associazione ha deciso di organizzare
un incontro nel corso del quale
verranno affrontati i seguenti temi:
- normativa generale sul periodo di prova
glia di far sentire le proprie opinioni, per quanto ciò possa dar fastidio a qualcun altro. Non c’è nulla
di più bello, in un momento come
questo, di una classe di 30 studenti
in cui ognuno esprime il proprio
pensiero basandolo su fonti ricavate da ricerche personali.
Il nostro dibattito è iniziato con
la presentazione dell’articolo “La
rabbia e l’orgoglio” scritto da
Oriana Fallaci dopo l’11 Settembre 2001. Con le sue parole, la
giornalista mette in luce come l’Europa e gli Stati Uniti stiano perdendo la propria tradizione culturale a
causa del loro eccessivo buonismo
nei confronti degli immigrati
islamici. Gli stessi paesi occidentali stanno acconsentendo al loro
disfacimento, guardando da lontano l’arrivo di nuove civiltà che non
rispettano quelle più antiche. Nonostante non si debba far di tutta
l’erba un fascio, secondo la teoria
sviluppata dalla Fallaci, l’arrivo di
immigrati (soprattutto di etnia araba) andrebbe limitato e controllato
maggiormente così da poter prevenire scontri tra culture differenti.
Chi si schiera a favore dei
Musulmani, invece, ha dalla sua
parte tre tesi. 1:le principali vittime
del terrorismo sono gli stessi
Musulmani che vivono nelle regioni colpite ogni giorno da eventi
tragici quanto quelli di Parigi; 2: gli
immigrati che arrivano in Europa
fuggono proprio da ciò di cui noi li
accusiamo; 3: almeno tre degli
attentatori di Venerdì 13 Novembre erano cittadini nati e cresciuti
in Francia. Ciò che bisogna domandarsi, quindi, è quale sia il
motivo che spinge una persona a
compiere atti simili. In che circostanze è dovuto vivere qualcuno
che è pronto a farsi saltare in aria
per difendere un proprio ideale,
giusto o sbagliato che sia? Cosa
possiamo fare noi cittadini, e cosa
possono fare le istituzioni per migliorare la situazione sul piano sociale?
Come ci ricordano la musica di
Pergolesi e le parole di Jacopone
da Todi in “Stabat Mater”, tutti
abbiamo delle colpe da espiare. La
nostra civiltà occidentale è colpevole di non essere ancora riuscita
a giudicare un uomo per ciò che la
sua persona contiene, ma solamente per il colore della sua pelle o
per la sua religione. Prendiamo
l’esempio dell’Italia, pensiamo alla
gioia di Salvini e della Lega nell’avere finalmente un pretesto per
attuare le loro posizioni politiche
estremiste e nel poter proclamare
apertamente il loro odio verso una
singola minoranza etnica. E’ questo ciò che vogliamo diventare?
Un paese chiuso in se stesso e
spaventato? Forse siamo giovani e
incauti, ma non siamo pronti a
chiuderci in casa per la paura. Se
questo scenario di un paese bloccato nel terrore dovesse realizzarsi, allora tutti coloro che hanno
progettato l’uccisione di centinaia
di persone realizzerebbero il loro
progetto di declino economico
nonché culturale dell’Europa.
Come ci insegna la storia, è proprio in queste
condizioni in cui l’odio
si sovrappone ad ogni
altro sentimento umano che scoppiano le
guerre, e questo non è
ciò che i cittadini di
nazioni che hanno lottato a lungo per la pace
desiderano per le generazioni future.
Virginia Pellerey
(per tutta la classe
5C del liceo Gramsci
di Ivrea)
- ruolo e funzione del tutor, ovvero dell’insegnante che all’interno
della scuola ha il compito di seguire il percorso del collega neoassunto
- ruolo e funzione del comitato
di valutazione
L’incontro si svolgerà mercoledì 16 dicembre alle ore 17,15
presso il Museo Tecnologicamente di Ivrea e sarà condotto
dal segretario della associazione
Reginaldo Palermo.
I partecipanti potranno anche
sottoporre al relatore problemi e
quesiti specifici
Per partecipare è indispensabile prenotarsi inviando una mail a
[email protected]
APPRENDIMENTO
COOPERATIVO
Continua la pubblicazione di
materiali didattici sul tema dell’apprendimento cooperativo nel
sito www.appcoop.it.
Fra gli ultimi materiali messi a
disposizione segnaliamo una interessante sintesi curata da
Matilde Lo Valvo relativa ad una
esperienza condotta da insegnanti
delle scuole dell’infanzia dell’istituto comprensivo di Azeglio sulla
costruzione del team dei docenti.
Il sito è curato da Riccarda
Viglino, ex insegnante di scuola
primaria e formatrice che proprio
in questo periodo sta curando un
corso di aggiornamento per gli
insegnanti dell’istituto comprensivo di Strambino realizzato dallo
stesso istituto in collaborazione
con l’associazione.
STORIA DEL PIGRECO
Ha riscosso molto interesse
l’attività di ricerca sulla storia del
pigreco che anche quest’anno
l’associazione ha proposto alle
scuole del territorio.
L’iniziativa è finalizzata a far
conoscere agli alunni (classi V
primaria in particolare) un importante capitolo della matematica
mediante un approccio ludico/storico
Il programma prevede un incontro preliminare di un’ora e mezzo
L'INFERMIERE RADIOFONICO
“Si va in ONDA” il 12 maggio
Un nuovo progetto della sede di Ivrea del
Corso di Laurea in Infermieristica che prende
il via in questi giorni per realizzarsi il 12 maggio, Giornata Internazionale dell’Infermiere
Si propone la “realizzazione di
un palinsesto radiofonico contenente rubriche ‘sanitarie’” il nuovo progetto promosso dalla sede
di Ivrea del Corso di Laurea in
Infermieristica insieme all'emittente Primaradio, all’associazione culturale Miscela e allo
Spazio Arte Giovani.
Non si tratta della prima iniziativa che, partendo dalla convinzione
che un operatore sanitario non
deve essere solo professionalmente
preparato ma anche capace di comprendere e relazionarsi con la società e le persone, viene attivata dal
Corso di Laurea in Infermieristica.
Questo nuovo progetto radiofonico, presentato agli studenti e alla
stampa venerdì scorso
[4 dicembre ndr] nella
sede del corso di Infermieristica dell’Officina
H da tutti i soggetti coinvolti (Davide Motto di
Primaradio, Erik Calvo
dell’associazione Miscela, Ombretta Miraglio responsabile dello
Spazio Arte Giovani,
Valerio Dimonte professore di
Infermieristica, Lorenzo Ardissone
e Giovanni La Valle rispettivamente direttore generale e direttore
sanitario dell’ASL TO4), prevede
tre giornate formative per gli studenti di Infermieristica (tra dicembre 2015 e gennaio 2016) tenute
da esperti di Primaradio, mentre
da febbraio a maggio 2016 presso
lo Spazio Arte Giovani di Ivrea gli
studenti potranno partecipare a un
laboratorio, gestito da Miscela, per
sperimentare il “fare la radio”. Attività e laboratori per predisporre i
contenuti da mandare in onda si
svolgeranno anche con gruppi di
lavoro composti da studenti dei tre
anni, tutor, docenti, professionisti
e direzione dell’ASL TO4.
Al termine del percorso, il 12
maggio, Giornata internazionale
dell’Infermiere: “Si va in ONDA”,
una giornata radiofonica con pascon gli insegnanti interessati e un
incontro-lezione in classe sulla
storia del Pigreco.
Successivamente gli insegnanti
potranno proporre attività di approfondimento che gli alunni possono realizzare in base al prevalente interesse della classe stessa affrontando quindi l’argomento
sotto l’aspetto storico o quello
matematico.
Al termine le classi potranno
produrre di un poster riassuntivo
della ricerca da realizzarsi possibilmente a partire dal 14 marzo
(giornata mondiale del pi greco).
A conclusione del percorso i
materiali prodotti verranno raccolti in una mostra allestita presso il
Museo Tecnologicamente di Ivrea.
All’iniziativa hanno già aderito
numerose classi quinte delle scuole primarie di Ivrea e del Canavese.
Prosegue fino alla fine di dicembre la campagna di iscrizioni all'associazione per il 2016.
Per iscriversi è necessario compilare e consegnare la scheda di
saggi sulle frequenze di Primaradio
Piemonte e una festa con un evento musicale presso la sede delo
corso di laurea, Officina H di Ivrea.
La presentazione dell’iniziativa è
stata anche l’occasione per una
prima “lezione” di approccio alla
radiofonia tenuta da Sergio
Ferrentino (conduttore prima di
Radio Popolare, poi di Caterpillar e
Catersport a Radiodue
Rai, autore teatrale,
oggi docente, regista
e produttore di radiodrammi)* che, raccontando alcuni aneddoti divertenti o emozionanti di esperienze
realizzate con Radio
Popolare e con Caterpillar, ha ricordato
quanto oggi meno che mai la radio
sia uno strumento di comunicazione di massa e quanto debba e
possa essere invece uno strumento per la “gestione della massa di
comunicazioni”. E come, per fare
questo, sia necessaria la radiofonia,
cioè la capacità di conoscere la
“parabola di ascolto” (il tempo nel
quale nasce, cresce e svanisce
l’attenzione di chi ascolta), l’importanza del parlato e del suono.
Un nuovo progetto, quindi, che
intende la formazione come un
processo più ampio e complesso
della sola trasmissione delle fondamentali competenze tecniche e
scientifiche.
a cura di ƒz
*[Ferrentino è però, prima di
tutto, arancere dei Mercenari da
35 anni e direttore responsabile di
questo giornale da 27 anni. NdR]
iscrizione
La domanda può essere inviata
anche per posta elettronica all’indirizzo [email protected] (in
tal caso, ma solo se si è nuovi
iscritti, è necessario allegare una
fotocopia di un documento di riconoscimento).
L’importo della quota associativa resta fissato in 12 euro e può
essere versato sul conto corrente postale 1007386954 intestato a
Associazione Gessetti Colorati,
Canton Gregorio, 1 Ivrea.
Utilizzando la modalità telematica è possibile indicare l’IBAN
IT64 L076 0101 0000 0100
7386 954
Un eventuale versamento di
entità superiore dà titolo ad essere considerato socio sostenitore
E’ possibile sostenere l’Associazione anche senza diventarne
socio ma versando un piccolo
contributo di pochi euro utilizzando l’IBAN indicato e precisando
nella causale “Donazione a sostegno delle attività sociali”.
INTEGRAZIONE
TEATRO
Una serata molto speciale
La caserma dei preti
Al Teatro Garybaldi di Settimo Torinese in
scena un necessario testo anti gerarchia
Richiedenti asilo sul palcoscenico ad Alice Superiore
Venerdì 27 novembre ad Alice
Superiore, nella verde Valchiusella, si è svolta una serata davvero speciale: un gruppo d richiedenti asilo nigeriani, ospiti in paese, si è esibita sul palcoscenico
del salone pluriuso, con uno spettacolo dal titolo ODI. Lo spettacolo era frutto di un laboratorio
teatrale condotto dalla compagnia Biloura, compagnia che ha la
sua residenza proprio ad Alice
Superiore, e gestito da Silvia
Ribero e Angie Rottensteiner. Il
titolo sta ad indicare le ODI, ma
anche il verbo udire, ascoltare,
prestare attenzione, e raccontava, in piccole e toccanti scene, il
viaggio di queste persone dall’Africa all’Italia: proprio come
una nuova Odissea, perché ad
essa era ispirato. Le scene erano
il risultato delle tante improvvisazioni del laboratorio teatrale,
durato da agosto a novembre,
erano ciò che loro stessi sentivano di dover raccontare del loro
viaggio: una catarsi, a tratti con
spunti persino umoristici, senza
troppe parole, ancora difficili per
loro nella nostra lingua. Ad aiutarli un giovane e talentuoso ragazzo di Alice (Alessandro
Pombia), unico italiano nel gruppo del laboratorio, al quale era
affidato il compito di narratore,
attraverso alcuni passi della
Odissea.
Che si tenga un laboratorio teatrale non è certo una novità, ciò
che, invece, non è tanto usuale, è
un laboratorio per rifugiati richiedenti asilo, il cui risultato è presentato alla popolazione come una
forma di racconto mirato a facilitare l’integrazione. Un’operazione difficile, ma estremamente
utile affinché queste persone pos-
sano farsi conoscere direttamente,
abbattendo, forse, le barriere degli
stereotipi e dei luoghi comuni.
Ad Alice ci sono 29 ragazzi, gestiti dalla cooperativa Leone Rosso e
arrivano tutti dalla Nigeria. La maggioranza è cristiana, solo alcuni di
loro sono musulmani, uno è ebreo.
Fuggono dalle loro città a causa di
Boko Haram, organizzazione criminale che attacca i villaggi, le scuole,
e tutti gli organismi che identifica
come “occidentali”, considerati da
eliminare. Attenzione a non confondere questa organizzazione con i
fondamentalisti islamici, i ragazzi
musulmani nel gruppo di rifugiati li
definisce “un gruppo di banditi contro tutto e tutti”. La religione c’entra
ben poco, se non nulla. Le loro
famiglie affrontano costi elevatissimi
per far in modo che almeno loro, i
giovani maschi, possano fuggire.
Per le donne è tutto un altro discorso.
Arrivano in Libia attraverso il deserto, dove spesso sono incarcerati
e qualcuno non ce la fa. Chi, alla
fine, riesce a pagare, sale su un
barcone diretto in Europa, sulle coste
italiane, perlopiù. Il barcone su cui
erano imbarcati i 29 ragazzi di Alice
è affondato e sono morte circa 200
persone. Qualcuno ha visto l’amico
annegare.
Ora, è chiaro a tutti da cosa fuggono e perché? E cosa sono disposti a sopportare pur di tentare di
mettersi in salvo?
La procedura per la richiesta di
asilo è lunga, bisogna fare verifiche per controllare se ne hanno
diritto e nel frattempo a queste
persone è vietato lavorare, è vietato fare quasi qualsiasi cosa, se non
aspettare. Il loro tempo è gestito
da altri, non gli è concesso granché.
Capirete che, a queste condizioni,
la convivenza forzata, a volte, può
non essere semplice, come ha spiegato ad inizio serata Diego
Manconi, il responsabile della
struttura di Alice Superiore.
Ma torniamo alla serata: su
richiesta di Silvia e Angie, alcune associazioni eporediesi hanno accettato di essere ospiti
della serata e di offrire qualcosa
per dimostrare solidarietà e amicizia. Del resto ai saggi normalmente ci sono amici e parenti seduti in platea e questi ragazzi non
avrebbero potuto avere nessuno.
Era importante non farli sentire
soli.
Sul palco dopo lo spettacolo dei
10 ragazzi che hanno frequentato
il laboratorio, si sono quindi esibite: le Voix Qui Dansent con un
piccolo concerto e la Scuola di
Ritmi e Danze Africane Baobab
con alcune danze e musica dal
vivo. E la serata che ne è uscita è
stata davvero un momento profondo di condivisione. Una bellissima emozione per tutti.
Anche il pubblico ha partecipato
in maniera calorosa, applaudendo,
cantando e danzando, a dimostrazione che certe barriere si possono
abbattere. Basta volerlo. Basta provarci.
Un augurio di pace e serenità ai
nostri nuovi amici nigeriani: che
possano trovare un mondo migliore.
Lisa Gino
Santiago Calatrava al Forte di Bard
Conferenza dell’Architetto di fama mondiale, lo scorso 5 dicembre
Il Forte di Bard, una volta di più,
consolida la propria importanza e il
proprio prestigio come centro di
promozione e diffusione culturale
di altissimo livello, avendo ospitato, sabato 5 dicembre, la conferenza di una delle archistar internazionali più importanti al mondo.
In effetti Santiago Calatrava rappresenta una delle icone della cultura architettonica e ingegneristica
contemporanea ed è molto conosciuto anche dai non addetti ai
lavori, come pochi altri sui colleghi, non solo per l’importanza delle opere realizzate (tra cui vale la
pena di citare, tra tante, la Città
della Scienza di Valencia o la Stazione d’Oriente di Lisbona), ma
soprattutto per uno stile assolutamente personale e riconoscibile,
che coniuga forme ispirate dalla
natura, o da parti del corpo umano,
a soluzioni architettoniche e
ingegneristiche tra le più ardite e
suggestive.
Nella conferenza di Bard, davanti al foltissimo pubblico, l’Architetto ha raccontato il proprio lavoro, con un accento particolare sul-
le ultime realizzazioni come il World
Trade Center Transportation Hub, la
St. Nicholas Greek Orthodox Church,
sempre a New York, presso il nuovo
World Trade Center, la nuova stazione per l’alta velocità di Liegi o il
Museu do Amanhã di Rio de Janeiro;
ma la cosa più interessante, per non
dire emozionante, è stata il fatto di
assistere all’esposizione appassionata delle idee e delle visioni di una
persona assolutamente semplice e
disponibile come è Calatrava, che
però si trova nelle condizioni di poter
trasformare le sue idee e le sue visioni
in oggetti concreti che plasmeranno
il panorama e la realtà quotidiana di
moltissime altre persone, per molto
tempo a venire.
Questa responsabilità, che in fondo
è il cuore, nonché croce e delizia,
della professione di architetto,
Calatrava ha dimostrato di saperla gestire molto bene, anche se va
detto che non è affatto immune
dalla contrarietà di quelli che non
condividono le sue stesse visioni; non se n’è parlato nella conferenza, ma a quanto si dice pur
essendo uno degli architetti più
ricchi e richiesti del momento in tutto
il mondo, è anche uno di quelli con
più procedimenti legali aperti a causa
del proprio lavoro.
Il fatto è che Calatrava, più di tanti
altri, è uno sperimentatore, un vero
artista piuttosto che un artigiano o
un burocrate come la maggior parte
di noi comuni mortali.
Si potrà non apprezzare il suo stile
molto personale, e sono in molti a
non amarlo, ma certamente non si
può non rimanere incantati davanti
alla sua capacità, per nulla scontata
e a mio parere molto rara, di saper
interiorizzare le proprie competenze
tecniche e la propria enorme cultura
e curiosità artistica, al punto da riuscire a tradurle con naturalezza e
sincera passione in ogni piccolo
World Trade Center
Come può una donna raccontare l’universo dei seminari interpretando le figure di
tre preti nell’Italia post conciliare? Proprio la
donna in quanto
tale era infatti,
nella formazione
ecclesiastica tradizionale, elemento da evitare
assolutamente,
anche solo in immagine, era il
male, il nemico. Giuliana Musso
nella Fabbrica dei preti ci riesce,
grazie a una tecnica invidiabile e a
una vicinanza sincera e umanissima per persone costrette a lottare
contro una istituzione totale per
convivere con la propria fede.
E’ un universo sommerso quello della formazione del clero (che
speriamo sia stato riformato dopo
il Concilio terminato nel 1965) ma
che comunque ha regolato la crescita e l’ordinamento di gran parte
dei sacerdoti che ancora oggi ricoprono ruoli più o meno importanti
all’interno della Chiesa. I racconti
in prima persona di tre di questi
preti, uno che si è sposato dopo
sette anni di sacerdozio, uno ribelle alle privazioni e umiliazioni imposte dai superiori, uno che ha
scelto di lavorare in fabbrica, offrono uno spaccato impressionante
di un mondo che reclutava bambini e formava preti dediti all’obbedienza, alla castità forzata e all’ignoranza verso tutto ciò che
avveniva all’esterno.
Uno spettacolo antireligioso?
Tutt’altro, nessuno dei protagonisti rinnega la sua fede, anzi cerca
di affermarla con umanità. Chi ne
esce malissimo è invece la gerarchia ecclesiastica, dedita a reprimere, proibire, disumanizzare, all’interno di un generale spirito di
sessuofobia, misoginia e omofobia
che bene o male insiste anche sulla
società civile tutta e su quella italiana in particolare. Eppure qualcuno
ce l’ha fatta a resistere e a far
sentire la sua voce accettando anche di pagare di persona, come
don Bellina, “pre Toni Beline”, il
cui scritto La fabriche dai predis”,
400 pagine in friulano, ha dato il
titolo allo spettacolo, che si apre
proprio con le sue parole «Entriamo assieme nella grande fabbrica
silenziosa. Prima, però togliamo il
cappello e fermiamoci un attimo a
pregare per tanta manovalanza sacrificata e rovinata in tutti
questi anni e
secoli».
Le parole dei
tre protagonisti
sono intervallate dalle descrizione dei metodi educativi del
seminario: “Le
mani in tasca? Guai. Dovevano
star fuori, anche d’inverno, per
evitare contatti con parti intime.
Per questo i vecchi preti si fregano
spesso le mani: non avendo potuto
scaldarsele per anni in seminario,
hanno ereditato un freddo endemico
e l’istinto di scaldarsi altrimenti.
La doccia? Andava fatta alla velocità della luce, sempre per scongiurare soste sulle parti di cui sopra, e per questo dopo cinque
minuti qualcuno sparava nei tubi
acqua gelata. Così, se qualcuno
faceva il furbo, rischiava non solo
la dannazione eterna ma anche la
polmonite”.
Giuliana Musso è sola in scena
ma lo spettacolo è arricchito dalle
splendide immagine in bianco e
nero di seminaristi bambini e ragazzi frutto di una attenta ricerca,
come si conviene per un testo che
diventa teatro ma è inchiesta, denuncia, svelamento.
Se vi capita a tiro uno spettacolo
di Giuliana Musso, Wonder woman
sull’indipendenza economica femminile (fino al 13 dicembre all’Elfo
di Milano), Sex machine sul mondo del sesso a pagamento, Tanti
saluti sul tema della morte e il suo
primo Nati in casa sul lavoro delle
ostetriche a domicilio, non perdetelo: sono lavori che lasciano il
segno.
Sabato 12 dicembre , sempre
al Garybaldi di Settimo T.se, altro
importante appuntamento con uno
dei grandi del nuovo teatro italiano, Mario Perrotta, fresco vincitore del principale premio per il
teatro in Italia, il Premio Ubu, con
un testo dedicato ai dimenticati
della Grande guerra, Milite ignoto- quindici diciotto. Chi lo ha
visto ad Ivrea con i due spettacoli
dedicati agli emigrati in Belgio,
Italiani cingali e La turnata, sa
che l’attore vale la trasferta.
gesto, in ogni esposizione e, naturalmente, in ogni nuova idea progettuale, sin dai primissimi schizzi
sul tovagliolo di un bar.
Onore al merito quindi al Forte di
Bard per averci regalato questa bella
mattinata in compagnia di un grande
artista, destinato a entrare nella
Storia.
Come chiosa, da eporediese non
posso non rilanciare la mia solita
piccola provocazione, ricordando
che in passato personaggi del genere sarebbe stato assai più facile
incontrarli a Ivrea invece che a Bard.
Ma i tempi, si sa, sono cambiati.
dal 5 dicembre 2015 al 2 giugno 2016
Giorgio Ceradelli
Francesco Curzio
GOLDENAGE
Jordaens, Rubens, Brueghel
Il Secolo d’oro della pittura olandese
e fiamminga è protagonista della
mostra-evento con 114 dipinti.
I due più importanti maestri fiamminghi, Peter Paul Rubens e Anthonis
van Dyck, sono rappresentati con
una serie di ritratti, come pure Jacob
Jordaens. Grande risalto è dato alle
rappresentazioni storiche, soprattutto quelle del manierismo, dei
Caravaggisti di Utrecht e del barocco fiammingo.
Forte di Bard (AO)
10
anno XXVIII n° 22
AL CINECLUB MARTEDÌ 1 E MERCOLEDÌ 2 DICEMBRE
Il fascino indiscreto
dell'amore
Regia: Stefan Liberski.
Intrepreti: Pauline Etienne,
Taichi Inoue, Julie LeBreton,
Alice de Lencquesaing, Akimi
Ota Durata: 1 h 40' Origine:
Belgio, Francia, Canada 2014
Amélie ha trascorso la sua
infanzia in Giappone e dopo tanti anni decide di farvi ritorno. Carica di
aspettative per la sua nuova vita decide per mantenersi di dare lezioni di
lingua francese. In questo modo conosce Rinri, il suo primo e unico
studente. I due instaurano fin da subito un rapporto molto intimo. Nella
sua nuova permanenza in Giappone, Amélie si trova ad affrontare anche
momenti difficili, che però le permetteranno di scoprire un nuovo lato
della terra in cui aveva vissuto da bambina.
Dal romanzo autobiografico di Amélie Nothomb, una romcom
multiculturale fragile ma graziosa, forse di poche pretese però, a
guardarla bene, non banale. L'alternanza di toni (l'inizio è leggero fino
all'evanescenza, dopo la metà seguono parti più cupe come l'episodio
notturno sul monte Fuji), la presenza di una ragionevole dose di sesso
e il faccino della protagonista, con i suoi capelli tagliati cortissimi,
fanno venire un po' in mente i tempi della Nouvelle Vague francese. Ma
con un innesto robusto del 'Favoloso mondo di Amélie'." (Roberto
Nepoti, 'La Repubblica', 28 maggio 2015)
VISTI DA NOI
Sunset Song
Il grande regista Terence Davies torna sul grande
schermo con un film epico e melodrammatico sul
valore delle radici, della Natura e della Storia
Un cinema che non cede di un
passo ai tempi che cambiano quello di Terence Davies, ancorato
com’è alle sue radici, alla forza
rapita delle immagini, a un respiro
capace di farsi epico. Questo e
altro ancora è Sunset Song, ultima,
imponente fatica del maestro inglese, presentata in anteprima alla
trentatreesima edizione del Torino
Film Festival dove il regista ha
ritirato il Gran Premio Torino alla
carriera.
A quattro anni di distanza da The
Deep Blue Sea, Davies torna dietro la macchina da presa con un
dramma bucolico costantemente
in bilico tra l’elegia e il melodramma, una storia, sulla falsariga di un
Via col vento scozzese, intrisa di
epica nazionalista, capace di farsi
emblema, nell’umile marginalità dei
suoi personaggi, di un orgoglio e
un’identità mai così forti e sentiti.
Siamo in Scozia, nei primi decenni del Novecento. Chris (la
sorprendente Agyness Deyn) è una
giovane di talento, fermamente decisa a continuare gli studi e a
emanciparsi da una
vita di campagna che
le sta stretta e la opprime. I
suoi sogni
dovranno
però fare i
conti con la
dura realtà, con un padre dispotico
e violento (il come sempre grandissimo Peter Mullan), con una
madre esasperata e sottomessa e
con la prepotente invadenza della
Storia, pronta a minacciare tutto
quello che, con fatica e costanza,
si è cercato di costruire.
Le figure del Piacere
Festival di cinema, forme e contenuti 1: “Sophelikoptern/The garbage helicopter”;
regia e sceneggiatura: Jonas S. Augustsén; fotog.: Anders Bohman; montaggio: Nils
Moström; con Christopher Burjanski (Baki), Daniel Szoppe (Saska), Jessica Szoppe
(Enesa), Singoalla Millon (nonna Sirpa); prod.: A. Emanuelsson per Bob Film; Svezia/
Qatar, 100 min, B/N, sottot. ITA, 2015; 33 TFF, Torino, 23.11.15
Se tra i centinaia di film di un festival lo spettatore (che sarei io) sceglie di vedere un film in
bianco e nero, parlato in lingua zingara, produzione Svezia/Qatar, sa già a cosa va incontro. Non
si sorprende quindi se la sala, alla prima, è silenziosa e mezza vuota. Questo è il tipo di film che
lui preferisce vedere ai festival di cinema. E’ così. In “The garbage helicopter” l’elicottero proprio
non si vede, si vedono invece renne e sterminati spazi vuoti e silenziosi. L’argomento è esile:
un’anziana svedese di etnia zingara (si vede proprio che è zingara) chiama sua nipote: vuole il suo
orologio a pendolo che questa si è portato via per ripararlo a mille km di distanza, dove vive, un
anno prima. Lo vuole anche se non è stato riparato. La ragazza e i suoi due fratelli decidono di
portaglielo. In macchina. Il film descrive l’avventuroso e improbabile viaggio. E’ quindi un roadmovie. Nel film si parla poco, quasi niente. La musica però funziona. Gli attori quasi impassibili.
Irreali e perfetti. Le scene squisitamente composte sono brevissime, come piccoli sketch. Lunghi
stacchi in nero le separano. Le inquadrature sono molto statiche. Rilassanti. Il bianco e nero
contrastato e caravaggesco ma ricco di ombre. Bellissimo.
Un film sofisticato, gastronomico e per palati ricercati si direbbe. Il regno della forma quindi,
pura estetica senza contenuto. Eppure no. Con
incredibile perizia tecnica il regista compie
un’azione fortemente paradossale, e cioè trasferire contenuto attraverso
la forma senza alterarne
la sostanza (come invece
fa p.e. la pubblicità).
Esprimere il non raccontato attraverso la forma.
Una forma, tra l’altro, squisitamente minimalista e pura. Un interessante lavoro creativo. Lui
stesso commenta: «Durante la lavorazione del film mi interessava vedere cosa sarebbe successo
se, utilizzando i consueti strumenti forniti dalla drammaturgia, avessi abbassato il livello
drammatico al minimo. Non voglio dire con questo che la drammaturgia abbia per me un valore
negativo e sia da rifiutare. Tutt’altro. La sceneggiatura è stata scritta con una profonda attrazione
e un reale interesse per la nozione di racconto. Non il contrario. Quello che mi interessava è un
paradosso dell’arte della narrazione: un dramma può contenere anche ciò che non viene
raccontato…». E’ proprio così. Da questo film realistico e onirico si esce soddisfatti e sapendo
di molte cose non dette. E’ possibile che questo film sia debitore di Buster Keaton o Jarmusch:
ogni forma deriva da altre forme. Ma è comunque una vera, inattesa, novità. Proprio materia da
vero festival.
A proposito, a cosa serve un festival di cinema come il 33TFF , il 33º Festival di Cinema di Torino?
Certamente non è un festival specializzato come ad esempio il Festival de Cinema Fantastico di
Sitges, o i festival Cinemambiente o Gay&Lesbian della stessa Torino. Il 33TFF non è neanche un
“business/fashion festival” quali Cannes o Venezia. Per l’industria del cinema e l’establishment
culturale locale il 33TFF è piuttosto il luogo dove si incrociano, a volte in scongiurata rotta di
collisione, a volte con forte aleatorietà, diverse tendenze e interessi legati al cinema. Per lo spettatore
però, soprattutto se passionalmente cinefilo, il 33TFF è il luogo dove si ritualizza la grande festa del
cinema, una sagra, anzi un goloso banchetto di film a buon prezzo (più di 350, in anteprima, classici
o evergreen) dove saziare anche con piatti di alta cucina la propria fame filmica. Non è poco e non
c’è un motivo per non farlo, alla fine il cinema è oggi tra le merci più produttive dell’industria culturale
di massa.A cosa è servito a me comunque il TFF? Tra l’altro sicuramente a verificare le dinamiche
tra forma e contenuto e le loro dimensioni culturale, sociale, economica e politica, non per caso
il cinema e le sue estensioni, i mass media audiovisivi, costituiscono la massima espressione di
queste dinamiche. Ma di questo si parla in seguito.
di
Sunset Song ha la forza, lenta ma
solenne, della grande epopea familiare, la potenza del grande racconto per immagini. Tra gli infiniti
campi di grano e il verde delle
Highlands, tra l’intimità quotidiana
degli oggetti e il valore degli affetti,
Davies fotografa, con delicatezza
e gusto pittorico, il mondo privato
della sua protagonista, il suo continuo vagare emotivo tra un esterno avvolgente e un interno fatto
delle più piccole cose. Scandita
dalle suggestioni
letterarie e poetiche
(la vicenda è tratta
dall’omonimo romanzo di Lewis
Grassic Gibbons)
della voce narrante, la vita di Chris
scorre, tra silenzi,
dolori e rari, bellissimi momenti di
gioia, con la costanza tenace di un
racconto di formazione, con la
cocciuta consapevolezza che ogni
cosa, nel bene e nel male, sarà
servita ad arricchirla un po’ di più,
fino a che rimarrà legata a quella
terra che è, prima di tutto, un
SEGUE A PAG. 12
P. Domene
Festival di cinema, forme e contenuti 2: “Pod Electricheskimi Oblakami/
Under Electric Clouds”, regia e sceneggiatura: Aleksej German Jr.; fotog.:
E. Privin, S. Mikhalchuk; montaggio: Sergej Ivanov; scenografia e costumi: Elena Okopnaya; musica: A. Surotdinov; suono: Ivan Gusakov; con
Louis Franck (Petr), Merab Ninidze (Nikolay), Viktoriya Korotkova (Sasha),
Chulpan Khamatova (Valya), Viktor Bugakov (Danya), Karim Pakachakov
(Karim), Konstantin Zeliger (Marat), Anastasiya Melnikova (Irina), Piotr
Gasowski (Dyadya Borya); produzione: Metrafilms; Russia, Ucrania, Polonia; 130 min, colore; sottot. ITA, 2015; 33 TFF, Torino, 23.11.15
Per me “Under Electric Clouds” è un film da vedere. Per questo l’ho scelto al
33Torino Film Festival. Fin dalla sua prima uscita alla Berlinale 2015 “Under
Electric Cloud” ha generato polemiche. Polemiche intorno al suo contenuto
ambiguo, complesso e ostico, e polemiche rispetto alla forma: una cupa, gelata e
nebbiosa scenografia, a dir di molti magniloquente, accoglie, si fa per dire,
personaggi sofferenti in un’improbabile atmosfera apocalittica e senza speranze.
Il film tuttavia ha ricevuto l’Orso d’Argento per il miglior contributo artistico. E’
chiaro che la giuria ha premiato la forma rispetto al contenuto. Logico e giusto.
Le due e più ore del film ci portano in una gelata oasi di tesa ma appagante bellezza.
Ma il contenuto, seppure razionalmente non appaia chiaro, non è affatto banale
né incomunicabile. Seppur in termini discutibili ci parla di capitalismo e di
globalizzazione, di passato e di futuro dell’Unione Sovietica e della Russia, e per
allusioni del resto del mondo, di smarrimenti e di domande... attraverso la forma.
Una forma teatralizzante, da palcoscenico gigante dove risuona lo spirito di
Cechov.
Di nuovo la forma. Il regista apre appunto il film con una schermata che cita
Cezanne: “La linea e il modellato non esistono affatto. Il disegno è un rapporto di
contrasti o più semplicemente il rapporto di due tonalità, il bianco e il nero “. Niente
naturalismo quindi. Siamo avvisati: lui si muoverà nei territori della poesia, nei
territori del linguaggio metaforico e sottile che
pur non nasconde la violenza. Dice anche il
regista, appunto: “Una guerra globale si sta
compiendo e continua a compiersi. Per me,
però, il cinema non è un giornale o il portavoce
della perestrojka. Questo film non è un concerto celebrativo, ma il tentativo di raccontare
alcune cose importanti”.
Contenuto e forma. Quali dinamiche? Sia le
teorie capitalistiche sia quelle comuniste hanno evidenziato l’importanza politica e sociale
delle dinamiche tra le due realtà. Dinamiche di
identità e di contradizione. Per i comunisti p.e.
solo nella dittatura del proletariato il contenuto
e la forma sarebbero una sola cosa. A voglia.
Ancora oggi la dinamica tra forma e contenuto
è importante nelle teorie marxiane: p.e. nel suo
sviluppo il capitalismo ha acquisito molte forme e proprio la globalizzazione è la sua forma
odierna più aggressiva e ostile; questa globalizzazione include la globalizzazione
della cultura che comporta la globalizzazione degli stili di vita e dei modelli di
consumo. Anche se letto in forma positiva neanche il capitalismo neoliberista
smentisce la teoria: anche per lui sono i linguaggi e le loro forme che veicolano i
contenuti. E’ attraverso le forme che si fa ideologia. Il mezzo è il messaggio. Non
solo nella propaganda e nella pubblicità ma anche nell’arte, e perciò anche nell’arte
mediatica per eccellenza, il cinema. Quanto la potenza delle diverse forme qualifica
politicamente un festival di cinema e quindi anche la realtà? Vale la pena porsi la
domanda? Credo di sì.
11
10 dicembre 2015
teatro
sabato 12 dicembre ore 20.45
I SUOCERI ALBANESI
di Gianni Clementi, con Francesco
Pannofino, Emanuela Rossi, Andrea
Lolli, Silvia Brogi, Maurizio Pepe,
regia Claudio Beccaccini, OFFICINE
DEL TEATRO ITALIANO
Una famiglia borghese conduce
un’esistenza improntata al politically
correct, cercando quotidianamente
di trasmettere alla figlia 16enne questo loro stile di vita, pregno di valori
importanti, di parole mai banali. Ma
la rottura di una tubazione del bagno
obbliga i coniugi a chiamare una ditta per il restauro completo del servizio igienico. La ditta è formata da due
ragazzi albanesi. Ma un giorno Lucio
dimentica un importante documento, torna a casa ad un orario imprevisto e le certezze crollano come un
castello di carte. E chi predica bene...
Teatro Giacosa, Ivrea 0125.641161
sabato 12 dicembre ore 21.30
MILITE IGNOTO - QUINDICIDICIOTTO
di e con Mario Perrotta
Programma ufficiale per le commemorazioni del Centenario della Prima
Guerra Mondiale / Presidenza del
Consiglio dei Ministri
Il lavoro inquadra il vero momento di
unità nazionale. È nelle trincee della
Grande Guerra che gli italiani si sono
ritrovati vicini per la prima volta,
accomunati dalla paura e dallo
spaesamento, acuito dalla babele di
dialetti qui mescolati in una lingua
d’invenzione, che si fa carne viva.
Perrotta è Premio Ubu 2013. Teatro
Civico Garybaldi, v.Partigiani 4, Settimo T.se, tel 011 643038
12 e 13 dicembre ore 21
CONFESSIONE
(Confessione di un ex presidente
che ha portato il suo paese sull’orlo
della crisi)
di Davide Carnevali, con Michele Di
Mauro, Suoni G.U.P. Alcaro
Un presidente che, senza che (quasi)
nessuno se ne rendesse conto, portò il paese (l’Argentina) sull’orlo del
baratro, e lo lasciò cadere. Un episodio della storia argentina che può
insegnare molto all’Europa di oggi.
In Confessione un ex presidente parla
musica
al suo popolo dicendo tutto quello
che non ha voluto, potuto, o saputo
dire durante il suo mandato. In questo senso il teatro torna a essere
politico: teatro per la polis, la comunità. Confessione è un’opera sul linguaggio. Sulla facilità nel confondere il linguaggio come strumento descrittivo e il linguaggio come strumento creativo.
Cubo Teatro, Via Pallavicino 35,
Torino. [email protected]
tel 3464739049
mercoledì 16 dicembre ore 20.45
LE OLIMPIADI DEL 1936
di Federico Buffa, Emilio Russo, Paolo Frusca, Jvan Sica, con Federico
Buffa, regia Emilio Russo e Caterina
Spadaio, pianoforte Alessandro Nidi,
fisarmonica Nadio Marengo, voce
Cecilia Gragnani
Dopo lo straordinario successo televisivo del programma Storie Mondiali, trasmesse su Sky, il noto cronista sportivo debutta a teatro con
uno spettacolo, partendo dalla narrazione di una delle edizioni più controverse dei Giochi Olimpici, quella
del 1936, che racconta una storia di
sport e di guerra.
A Berlino nel ‘36 Hitler e Goebbels
volevano trasformare le loro Olimpiadi, nell’apoteosi della razza ariana e
del “nuovo corso”. E invece quelle
Olimpiadi costruirono i simboli più
luminosi dell’uguaglianza. Il primo
giorno di gara due atleti neri sul
podio del salto in alto, Cornelius
Jonshon e Dave Albritton. Jesse
Owens di medaglie ne vinse addirittura 4. Stagione Teatro Giacosa.
Officina H, Ivrea
venerdì 18 dicembre ore 20.45
LO SCHIACCIANOCI
balletto fantastico in due atti di P. I.
Ciaikovskij , da un’idea di Carlo Pesta liberamente ispirato al racconto
di E.T.A Hoffmann , coreografia di
Federico Veratti, BALLETTO DI
MILANO
Il Balletto di Milano presenta un
nuovissimo Schiaccianoci che vi
sorprenderà: frizzante, giovane e in
un’ambientazione da sogno. Balletto natalizio per antonomasia che ha
fatto sognare intere generazioni, lo
Schiaccianoci è tra i titoli più amati
del grande repertorio classico.
Rispettosa della storia originale, ma
classica
libera da polverosi allestimenti e
manierismi obsoleti e datati, la versione firmata dal giovane talentuoso
Federico Veratti è invece ricca di
freschezza e spunti interessanti.
Teatro Giacosa, Ivrea
sabato 19 dicembre
CRAZY CHRISTMAS. IL
NATALE NON PUÒ ATTENDERE
Musical comedy
Testi e regia: Lucia Rossetti, Matteo
Chiantore, Coreografie: Fiorella
Pacetti, Compagnia Andromeda
INCASSO
DEVOLUTO
ALL’HOSPICE DI SALERANO
Il nuovo capitolo del Christmas show
più pazzo del mondo! Pronti a salire
sulla slitta di Babbo Natale? Ma allacciate le cinture, perché quest’anno Adelmo e Cataldo, le irriducibili
renne pasticcione di Babbo Natale,
intendono fare il giro del mondo in...
1000 disastri! Alla ricerca di un modo
tutto nuovo per festeggiare la ricorrenza più tradizionale che c’è, partono infatti per un viaggio alla ricerca
di nuovi ritmi, usanze e idee brillanti.
Con questo nuovo, travolgente spettacolo cantato, ballato e recitato dal
vivo, la Compagnia Andromeda consolida la tradizione del Christmas
Show in puro stile Broadway.
Interpreti e corpo di ballo: Angelo
Patti, Matteo Chiantore, Teresa
Gioda, Fiorella Pacetti, Luca Vincent
Pecora, Luca Spitale, Ottavia
Capussella, Alice Ristretta, Sara
Ugorese, Lucrezia Barcarol.
Ivrea Officina H
lunedì 21 dicembre ore 20.45
SUNSHINE GOSPEL CHOIR
ITALIAN GOSPEL TOUR 2015 . Direzione e voce leader Alex Negro
Ritorna il Sunshine Gospel Choir con
la nuova tournèe 2015. Lo spettacolo completamente rinnovato percorre la storia del Gospel, dai grandi
classici alle novità della scena statunitense. Non mancheranno i grandi
classici di Natale tratti dal nuovo
disco, in uscita il primo dicembre,
Merry Christmas 2. Teatro Giacosa,
Ivrea
14 gennaio 2016 ore 20.45
QUALCUNOERA...GIORGIOGABER
dialogo immaginario con le nuove
varie
venerdì 11 dicembre ore 18
sabato 12 dicembre
Enrico Rava + Gianluca Petrella +
Giovanni Guidi, La Suoneria, via
Partigiani 4, Settimo Torinese
STEFANO GIACCONE, cantautorato, Circolo Arci Interzona
Fuoriluogo, Torino
lunedì 14 dicembre
SUBSONICA. Teatro della Concordia, Venaria Reale
MARIO BIONDI, soul-pop, Teatro
Colosseo, Torino
mercoledì 16 dicembre
NEW BROSS JAZZ GANG. Ivrea
Jazz Club. Country Inn, v.Monte Stella, Ivrea
PAPER CIRCUS. Film di Luca
Dipierro musicato dal vivo dai Father
Murphy, Superbudda, via Valprato
68, Torino
domenica 20 dicembre
LE LUCI DELLA CENTRALE
ELETTRICA, Cap 10100, Torino
lunedì 21 dicembre ore 21
CONCERTO DI NATALE
IV appuntamento della stagione
musicale dell’Orchestra Sinfonica
Giovanile del Piemonte con un’organico insolito: un gruppo formato
da dodici violoncelli, la voce solista
di Sabrina Pecchenino e la parte femminile del coro Mozart di Ivrea. A
completare l’atmosfera natalizia suoni di cornamuse, pifferi e zampogne.
Coro femminile Mozart, Sabrina
Pecchenino, maestro del coro,
Ensemble “Dodecacellos”, Andrea
Albertini, direttore e pianoforte
Bglietti: e. 15 (comprensivo di quota
associativa). Auditorium Mozart:
corso Massimo d’Azeglio, 69 Ivrea
domenica 17 gennaio
QUARTET GERHARD
Musiche di Schubert, Arriaga, Ravel.
Ore 19 guida all'ascolto, ore 19,40
apericena, ore 20,30 concerto. Rassegna Gli accordi rivelati. Teatro
Giacosa, Ivrea.
REARDUINOSANSDESPARTIR
In occasione del Millenario della
morte di Arduino, Re d’Italia proiezione della docufiction “Re Arduino
– Sans Despartir”, che sarà presentata dal regista Andry Verga e dall’editore Gianpaolo Verga; seguirà
l’esibizione dell’Ensemble Canavisium Moyen Age, che proporrà
musiche medioevali: danze, madrigali, ballate e liriche eseguite da Paolo Lova (liuti), Daniele Montagner
(flauti), Tiziano Nizzia (ghironda).
L’evento mette in risalto la figura di
Re Arduino, primo re d’Italia, personaggio sospeso tra storia, mito e
leggenda; la sua biografia si confonde spesso con la sua figura leggendaria; studi e ricerche datano la sua
nascita nel 955 e la sua morte nel
dicembre del 1015. La leggenda popolare di Re Arduino fu poi alimentata nell’Ottocento da Giosuè
Carducci e da Giuseppe Giacosa.
L’ingresso all’iniziativa è libero.
Assessorato alla Cultura e Turismo
Sala Santa Marta, Ivrea
generazioni
con le parole, i suoni, i pensieri e le
atmosfere di Giorgio Gaber e Sandro
Luporini, con Bruno Maria Ferraro,
Tangram Teatro
Le sue canzoni e suoi monologhi
riescono ancora, a distanza di anni,
a fotografare in modo impietoso una
società nella quale l’individuo fatica
a riconoscersi. Musica, parole, ragionamenti, fisicità. È questa la particolarità straordinaria di un repertorio sconfinato che continua a viaggiare nel nostro tempo, nelle nostre
finte sicurezze, nelle nostre “nuove”
coscienze. È questo per noi un “teatro necessario”. Teatro Giacosa,
Ivrea
15 gennaio ore 20.45
COMPLEANNO AFGHANO
uno spettacolo dell’altro mondo
di Ramat Safi e Laura Sicignano,
TEATRO CARGO
Questa è la storia vera della vita di un
ragazzo, Ramat Safi, scappato da solo
dall’Afghanistan. Il testo è stato
scritto a 4 mani da lui stesso con
Laura Sicignano. Ramat è fuggito
improvvisamente dal suo Paese perché una notte degli uomini armati
sono entrati in casa sua, hanno ucciso suo padre, ferito lui e la madre.
Ramat è stato costretto a salire su un
camion e partire senza conoscere la
destinazione. Ha attraversato da solo
Pakistan, Iran, Turchia e Grecia. È
sbarcato miracolosamente in Italia
dove è stato accolto in una comunità
per minorenni rifugiati. Qui ha imparato a leggere e scrivere. Ora Ramat
è maggiorenne e deve trovare un
lavoro e una casa. Ci riuscirà? Resterà in Italia? O continuerà a fuggire?
Che ne sarà di lui?. “Solo Dio lo sa”
risponde Ramat. Stagione Teatro
Giacosa,
Sala Emilio Pinchia, Banchette
bambini
sabato 19 dicembre ore 21
QUANDO ARRIVA NATALE?
fuori abbonamento
Compagnia Stilema
Uno spettacolo sull’attesa. In mezzo
alla scena c’è un albero di Natale,
ancora spoglio. Arriva un personaggio portando uno scatolone. Borbotta e si lamenta che “tutti gli anni
tocca a lui addobbare l’albero”. Apre
lo scatolone per prendere palline e
festoni ma succede l’imprevisto: lo
scatolone è vuoto. Cioè...non proprio vuoto. Sul fondo è rimasto un
mandarino. Lo sbuccia...lo assaggia...e, come per magia, si ritrova,
bambino, ad attendere il Natale.
Teatro Giacosa, Ivrea.
Prenotazioni 011.19740258
SCOZIA EXPRESS
“Un racconto fra azione e thriller,
spionaggio internazionale e avventura, con quel leggerissimo tocco di
romanticismo che completa un quadro eccellente”.
il nuovo romanzo di Debora Bocchiardo, edito da Europa Edizioni,
verrà presentato in diversi Comuni:
10 dicembre ore 21 Bollengo - Sala
Torre
11 dicembre ore 21 biblioteca di
Strambinello vicolo Scala, 2
12 dicembre ore 17 Fondazione
Arte Nova, via Fiume, Romano Can.
12 dicembre ore 21 presso la sede
dell’UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo), Via Aldisio 12 Ivrea
19 dicembre San Martino Canavese
presso il Salone pluriuso di via
Aduino 91
CINECLUB
IVREA
al cinema Boaro, Ivrea
(in presenza di posti disponibili
dopo l'ingresso dei tesserati, è
consentito l'ingresso con biglietto
a euro 5,00 o ridotto a 3,00 euro)
martedì 15 e
mercoledì 16 dicembre
IL FASCINO
INDISCRETO
DELL'AMORE
regia Stefan Liberski
Orari spettacoli
martedì ore 15-17,10-19,20- 21,30
mercoledì ore 15.30 - 18
martedì 12 e
mercoledì 13 gennaio
MOMMY
regia Xavier Dolan
Orari spettacoli
martedì ore 14,30-17-19,30- 22
mercoledì ore 15.30 - 18
Due Città al Cinema
Cinema Margherita di Cuorgnè
Prossimi appuntamenti
Martedi 15 dicembre
RUTH & ALEX –
L’AMORE CERCA CASA
Regia: Richard Loncraine, con:
Morgan Freeman, Diane Keaton,
2014 Usa
ingresso singolo 5 euro
Proiezioni ore 21,30
venerdì 11 dicembre alle 21
A GIPO DA SO PIEMUNT
Serata in ricordo di Gipo Farassino
con il Coro Bajolese, interventi di
Rinaldo Doro e Italo Cossavella.
Concerto della band che pe tanti
anni ha accompagnato Gipo: El Tres
e Armano Lardù. Ingresso gratuito.
Teatro Giacosa, Ivrea
giovedì 17 dicembre ore 17
VERNA E CONTI
Concerto di Natale con Laura Conti
e Maurizio Verna. Stagione KITE,
ingrsso gratuito. Liceo Botta, Ivrea
sabato 19 dicembre ore 21
QUATTRO CORI IN CONCERTO
PER I PICCOLI DEL CIELO
Serata benefica con rassegna di canti della tradizione natalizia organizzato a favore di “Semi per la Sids-Seeds
for Sids”, associazione onlus che
opera nei campi della ricerca, divulgazione e aiuto alle famiglie colpite
dal lutto della morte improvvisa del
lattante (Sudden Infant Death
Syndrome).
Gli artisti hanno prestato gratuitamente il loro impegno.
I canti natalizi saranno proposti dal
Coro Rio Fontano e dal Coro Mimosa di Tavagnasco (entrambi diretti
da Riccardo Giovanetto), dalle Corali
riunite di Azeglio, Settimo Rottaro e
Vestignè e dal Coro dei Giovani Do
Re Mi… Fa, Cantare (diretti da Alessia
Riccelli e accompagnati all’organo
da Vincenzo Savoretti). Ingresso
libero.Chiesa di San Salvatore, via
Palestro, Ivrea
12
ultima
IVREA Movicentro,
via Dora Baltea 40/b
Programma
Venerdì 11 Dicembre ore 21.00
BALFOLK allo ZAC!
Serata di danze popolari il secondo
venerdì del mese ore 21
Sabato 12 Dicembre ore 10.00
L’ALTROMERCATO
fatti e persone dell’economia solidale: produttori, operatori del benessere, artigiani una comunità di persone
intorno all’economia solidale del
nostro territorio.
Alle 10 e alle 11
TRASFORMA GIOCHI per bambini
dai 6 ai 10 anni in collaborazione con
l’associazione Cor et Amor
alle 15 laboratorio di rilegatura giapponese per bambini (dai 6 ai 15 anni)
alle 16.30 presentazione dei laboratori in carcere del progetto “Cambio
di Rotta”
Sabato 12 Dicembre ore 21.00
VIA CASSIN
Michele Riccardi, voce e testi
Alberto Della Vedova, musiche
Riccardo Cassin, Guido Rossa, Vittorio Ratti, Hermann Buhl: tutti salirono almeno una volta la via Cassin
sulla parete nord-est del Pizzo Badile, ma nessuno di loro si accontentò
di fermarsi in cima alle montagne:
sabato 19 dicembre ore 15
Coro della Casa dell'Ospitalità
Sabato 19 dicembre ore 22
L’ORSO
in concerto
Nuovamente dal vivo il quintetto
milanese con il suo indie-pop
orecchiabile
sabato 26 dicembre ore 22
Rock'n'roll con Mr. Buddy and Two
many people
Artisti del Canavese
Mostra collettiva con tema LA NEVE
Inaugurazione sabato 12 dicembre ore 17
Durante una pausa tra un brindisi e l’altro, il poeta e scrittore Perino Michele,
presenterà la 4° raccolta di poesie, degli ultimi 5 anni, dal titolo
“ARABESQUE”. Artisti:
Riccardo Lasagna, Guglielmo Brunero, Gigi Meneghello, Sergio Gatta,
Umberto Pettene, Gianfranco Stofler,
Leda Muraro, Angela Lombardo,
Mariella Mascaro, Mina De Lucia,
Alessio Scalerandi, Giacomo
Sampieri, Claudia Mancuso, Antonio Petrillo, Nunzia Giannino, Giuseppe Lo Faro, Albarosa Bertoli, Sara
Magaton, Eugenio Guarini, Marina
Guarnieri, Ana Cristina, Ennio
Orario galleria: fino al 24 dicembre,
Marzano, Rino Giuliano, Daniela
tutti i giorni eccetto lunedì, dalle ore
Borla, Noris Giglio, Isabella Rossi,
15.30 alle 19.00.
Martedi
Antonio Peluso, Alfonso Bersani,
29 e Mercoledì 30 sempre dalle 15,30
Carla Zuccaro, Patrizia LoTorto, Gian
alle 19.00
Paolo Pittore, Gianfranco Eddone,
sede Artisti del Canavese in Via
Alti Francesca, Piva Emilia, Capitta
Aosta, 9 a Ivrea
Gavino, Quagliotto Gian Mario, Paolo Prevignano, Giovanni Rossano
dall'8 al 23 dicembre
Quattro artisti insieme tra tele e pannelli, presepi e oggetti d’arredo, fogli
di carta e colori, materiali riciclati e
insoliti.
Gli artisti: Galliano Gallo, Bruno Gentile, Elena Mirandola, Alfredo
Samperi.
In esposizione tante nuove creazioni, non solo quadri ma anche accessori e piccoli oggetti d’artista
Orari: da martedì a domenica 16-19
Spazio Pitetti – ArteinFuga, Via Elio
Guarnotta 20 - IVREA
LIBRI
”Favole per una notte d’inverno”
Presentato, ad Alice Superiore, l’ultimo libro di Carla Lissolo
scesero e fecero i partigiani, gli operai, gli imprenditori.
Michele Riccardi e Alberto Della
Vedova raccontano, lungo la via
Cassin, alcuni episodi delle loro vite
tra imprese e debolezze, montagne e
libertà.
In collaborazione con Club Alpino
Italiano - Sezione di Ivrea
dal 12 dicembre al 6 gennaio
Mostra
Natale.. in fuga
anno XXVIII n° 22
SEGUE DA PAG. 10
Sunset...
luogo dell’anima. Una perdita dell’innocenza e dell’illusione confortata da una Natura sempre presente, benevola ed evocativa, opposta a una Storia (qui incarnata,
soprattutto, dal sopraggiungere
della Grande Guerra), malevola,
abbruttente, frutto della cieca ottusità degli uomini.
In un trionfo visivo suggestivo e
commovente Davies confeziona
un’opera imperfetta ma forte, solida ed emozionante che, seppur
lontana dal rigore dei suoi precedenti lavori, conserva più che mai
quello sguardo partecipe e sentito
sull’eccezionalità di uno spirito,
sul valore di una terra e di un
popolo ancora in grado di sentire e
ascoltare legami ancestrali perduti
ormai da tempo.
Mattia Caruso
Con la soddisfazione tipica degli
obbiettivi raggiunti e degli impegni
rispettati, è stato dunque presentato, venerdì 4 dicembre., l’ultimo libro
di Carla Lissolo, che la scrittrice di
Gauna, recentemente scomparsa,
aveva approntato con ansia crescente, data la gravità delle sue condizioni di salute.
Carla desiderava ardentemente
che questo suo terzo lavoro uscisse
per Natale, senza fare ulteriori concessioni al futuro, forse
presentendo l’imminenza di
quell’epilogo fatale che poi ci
ha privato, anzi tempo, della
sua presenza..
Così l’altra sera, a gremire il
salone, dalle volte rosse, del
Comune, c’erano i familiari,
gli amici di sempre, il sindaco
Remo Minellono, e soprattutto, tutti
insieme, i lettori che ne hanno apprezzato, nel tempo, sia le doti di
narratrice quanto quelle prettamente
umane, come l’attitudine alla solarità
e alla felicità delle cose semplici. Alle
pareti del salone, faceva anche bella
mostra di sè un’esposizione di alcuni
suoi dipinti, perché la Lissolo, donna
creativa e sensibile, si dilettava anche con la pittura. Inoltre c’erano
anche i tre quadri che lei aveva utilizzato per le copertine dei suoi libri,
scegliendoli tra quelli realizzati dai
suoi amici. E c’era anche un grande
pannello con le foto “vintage” di
Carla ritratta in alcuni momenti della
sua giovinezza, scampoli di relax al
mare o in montagna con l’inseparabile sorella Mariarosa e una foto dai
contorni sfumati, come attraversata
dal tempo, in cui lei è seduta a una
scrivania con una penna in mano.
Foto, quest’ultima, emblematica di
un’aspirazione alla scrittura che Carla
coltivava segretamente, fin dai suoi
anni di ragazza, e che poi rinviava,
nella pratica, forse per eccesso di
timidezza. Con lo “status” raggiunto
di pensionata Olivetti, e la benedizio-
ne del tempo libero a disposizione, le
esigenze espressive di Carla sono
maturate e il suo bisogno di raccontare si è finalmente incarnato nella
pagina scritta. I suoi primi due libri,
“Sette volte prato” e “Ai piedi della
bella dormiente” sono legati ai ricordi di un’intera vita vissuta a cavallo
della polarità. Da una parte i tempi di
un passato ancora arcaico e rurale,
segnato anche dalla tragedia della
guerra, e dall’altro l’avvento straordinario del progresso e
della modernità, della
crescita economica,
delle conquiste sociali, delle innovazioni
tecnologiche, del lavoro nella grande fabbrica di Ivrea che diventa
“mito” introducendo il
benessere anche attraverso la diffusione della cultura. Carla Lissolo è
sempre stata innamorata della sua
terra, delle sue origini e della sua
casa canavesana con gli archi trafitti
dai raggi del sole. Ed è sempre stata
animata da uno spirito di entusiasmo
naturale verso la bellezza del vivere.
Non le è mai mancata l’umiltà e, credo, che proprio grazie a questa sua
prerogativa, la penna, riconoscente,
abbia cominciato a vibrare nella sua
mano. Ci ha raccontato il suo vissuto
e quello del mondo che ha segnato il
suo tempo, sempre senza strafare,
ma ripercorrendo lucidamente il filo
dei ricordi. Nella sua narrativa, molti
si sono riconosciuti, hanno individuato un pezzo della loro storia e
delle loro radici. Carla ci ha parlato
sempre e solo di ciò che conosceva,
conferendo alla sua testimonianza il
valore di una realtà autentica e viva,
nelle sue memorie, come un dono da
portare anche al prossimo. Per questo i suoi libri sono preziosi, perché
sono l’affresco di un’epoca, attraverso uno sguardo che va dall’infanzia all’età adulta di una donna che
trascrive i suoi ricordi per noi. E per
Ciao Pietro.
questo, anche, che i suoi libri sono
divisi in capitoli a sé stanti, perché si
possa più agevolmente leggerli conservarndone lo spirito e la storia.
Una storia che Carla dipana attraverso il punto di vista di una persona
comune, che vive una vita comune,
ma ricca di un acuto spirito di osservazione. Così la sua scrittura
visualizza episodi e personaggi, oggetti e scampoli di esistenza, come se
sfilassero davanti ai nostri occhi,
piccole scene quotidiane, ricorrenze
festose, passeggiate domenicali,
abitudini e costumi dagli anni quaranta fino ai giorni nostri, in questo
nuovo tempo che sembra incapace
di trarre lezioni dal suo passato.
Nell’ultimo libro, idealmente, Carla chiude la trilogia, con una raccolta
di favole, quelle che da piccola si
sentiva raccontare, spesso al tepore
delle stalle, sullo sfondo delle ombre
danzanti al lume della lampada a petrolio. E’ una raccolta di favole per
piccoli e grandi, perché dove c’è un
bimbo a occhi sgranati, c’è un genitore che legge o racconta. Le favole
attraversano le generazioni, uguali
negli elementi collaudati e nuove in
quelli suggeriti dalla fantasia. Le favole sanno operare magie, incantano e non invecchiano, tengono per
mano padri e figli, fanno sognare e
simbolicamente invitano ad avere
coraggio. La raccolta, che Carla
Lissolo ha messo insieme, comprende anche qualche favola da lei inventata, forse, nell’intento di compiacere i suoi nipotini sempre famelici di
novità. Durante la serata, è stata letta
una di queste favole inedite, concepite dall’immaginazione assai fervida
della scrittrice, e il pubblico, prima di
congedarsi con il suo libro sotto il
braccio, sembrava evocare i luoghi
sacri dell’infanzia, come se li osservasse, di nuovo, attraverso gli occhi
innamorati di un bimbo.
Pierangelo Scala
Ciao, Luca
E’ improvvisamente scomparso Luca De Filippo, figlio di Eduardo e
grande interprete della tradizione teatrale napoletana.
Mi addolora molto la notizia e
mi addolora anche ripensare a quel
breve periodo (tre mesi) in cui
lavorai nella sua compagnia come
semplice comparsa e con una piccolissima parte “muta”.
Era il 1980, forse il 1981, recitavo per il settore Teatro Ragazzi
nella Coop. Teatrale GLI IPOCRITI e venni a sapere che si era
liberato un posto nella compagnia
di Luca De Filippo. Mi precipitai di
corsa e, grazie a un colpo di fortuna, ottenni subito la parte. No, non
fu per bravura ma perché c’era
una clausola che pochi potevano o
volevano sottoscrivere: dopo le
repliche previste a Napoli la stagione in corso si sarebbe conclusa
a Torino e lì, se dovevi pagarti
l’alloggio, con la sola diaria da
“comparsa” proprio non potevi
accettare. Ma la dea bendata mi
venne incontro: all’epoca mio fratello maggiore lavorava c/o la
Boatti-PETROLI di Volpiano e là
risiedeva. Quindi accettai e fu una
straordinaria esperienza.
Si tratta di circa 35 anni fa:
prima al Teatro San Ferdinando di
Napoli e poi per le numerose repliche al Teatro Carignano di Torino,
entrai come sostituto nella com-
media di Vincenzo Scarpetta “LA
DONNA ...è MOBILE”- con Luca
protagonista e Eduardo in una delle sue ultime regie. Luca, fiero di
essere l’erede di terza generazione
di una famiglia che ha fatto la
storia del teatro italiano e, nella
figura di Eduardo, del teatro mondiale, era generosissimo teatralmente e umanamente.
Un pomeriggio venne anche l’immenso Eduardo che, con la scusa
di controllare la scorrevolezza di
una scena corale, redarguì pesantemente un attore che continuava
imperterrito a colorire, di sua iniziativa, il carattere di un personaggio che “invece – sottolineò
Eduardo – non ce ne sta proprio
bisogno; se vuoi tenerti la parte
dimenticati le tue smanie oppure
te ne vai. Non so se è chiaro: noi
attori siamo al servizio del testo e
poi il regista è quello che si prende
la briga di sfoltire, rabbuiare,
appannare (disse proprio così)...
colorire eccetera eccetera; io non
ti caccio, intendiamoci, ma tu te
ne vai spontaneamente! Ragazzi
continuate ché tempo ne abbiamo
poco; buonasera Luca, buonasera
a tutti” Luca cercò sì di ammorbidire i toni ma non ci fu niente da
fare; era già pronto un sostituto e
quella scena così carica di tensione non l’ho dimenticata più. Grandissima emozione, grandissimi attori e caratteristi a cui rubare
...qualche lazzo, qualche furbizia
scenica. Erano tutti bravi e
generosissimi (ricordo Vincenzo
Salemme, Ugo D’Alessio, Nando
Paone, Giuseppe Anatrelli, Gennaro Cannavacciuolo etc.) e qualcosa veramente riuscii a rubare: la
leggerezza unita alla grandissima
umiltà e alle doti tecniche che vanno sempre affinate.
Luca, sornione, soventemente
duellava da par suo con quegli
attori di sensibilità e capacità straordinarie ed io, felice come una
pasqua, prendevo appunti, godevo come un riccio e mandavo a
mente. E’ importante “mandare a
mente” (fissare il tutto nella memoria, farne tesoro per i gg. a
venire).
Grande Lucariello, mannaggia
… Meno male che di scene registrate ce ne sono millecento ma
avrei voluto ancora vederti in scena milleuno volte.
Umilmente ti saluto e mi inchino.
Ciro Lubrano
Scarica

qui in pdf - Cooperativa Rosse Torri