SCHEDE SPETTACOLI SABATO 16 luglio ore 17.30 Piazza Duomo CEI-Central European Initiative YOUTH ORCHESTRA in concerto direttore Igor Coretti Apre il programma della 14esima edizione del MittelFest il concerto della Orchestra Internazionale INCE CEI, l'Iniziativa Centro Europea. I giovanissimi artisti di questa formazione (tutti tra gli undici e i 18 anni, individuati grazie a una selezione severa nelle più importanti accademie e scuole musicali dei 17 Paesi aderenti all'Iniziativa) e il loro direttore d'orchestra, Igor Coretti Kuret, hanno scelto la Quinta Sinfonia di Ludwig van Beethoven come simbolo beneaugurale per il varo di questa edizione 2005 del festival, caratterizzata come sempre dai motivi dello scambio e del confronto in un’Europa in costante trasformazione. Lo spirito che ha dato avvio, nel 1994, alla CEI Youth Orchestra era di offrire un'esperienza formativa assolutamente unica a giovani musicisti dotati di particolare talento: il primo passo per lo sviluppo delle loro potenzialità artistiche in un ambiente internazionale e sotto la guida di uno staff particolarmente qualificato. L'orchestra raccoglie oggi i più promettenti musicisti provenienti da Austria, Bielorussia, Croazia, Repubblica Ceca, Italia, Macedonia, Polonia, Romania, Repubblica Slovacca, Slovenia e Ungheria. ore 20.30 Teatro Ristori GENESI di Ugo Chiti con Giuliana Colzi, Teresa Fallai, Maurizio Lombardi, Lucia Socci, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Alessio Venturini, Massimo Salvianti Coproduzione MittelFest - Arca Azzurra - PRIMA ASSOLUTA La creazione, Adamo ed Eva, l'Eden, Caino e Abele, il diluvio, l'Arca di Noè…La più recente produzione di Arca Azzurra Teatro per MittelFest 2005 si intitola Genesi - I ribelli. Il lavoro riprende i più famosi episodi del primo libro della Bibbia, li narra, li evoca, li rappresenta, e li tradisce. Una sorta di Sacra rappresentazione con forti connotazioni contadine, in un toscano aspro e sapido, una lingua di immediatezza arcaica e popolare, piena di echi e di rimandi alla contemporaneità. Questo nuovo testo, scritto e allestito da Ugo Chiti, sarà la tessera di un progetto che vuole prendere a pretesto la concisione narrativa della Genesi per una scrittura che riporta all'origine teatrale di Arca Azzurra. Dopo un'esperienza nell’Avanguardia degli anni Sessanta, Ugo Chiti, autore e regista sceneggiatore toscano, originario della campagna del Chianti, ha cominciato ad occuparsi di tradizioni e forme popolari alla ricerca di un linguaggio e una drammaturgia nuovi. Nel 1982 ha inizio la sua collaborazione con la compagnia Arca Azzurra. L'esordio del gruppo è avvenuto nel 1983 con lo spettacolo itinerante Volta la carta… una visione antiveristica del mondo contadino pensata come viaggio iniziatico. Risalendo le orme del tempo Chiti ritrova ora i temi e i conflitti del più antico viaggio dell'uomo e in alternanza e contrapposizione di segni mette in scena il conflitto Dio - Uomo - Padre - Figlio - Potere - Sudditanza. ore 22.30 Piazza Duomo Stormy Six UN BIGLIETTO DEL TRAM con Umberto Fiori (voce e chitarra acustica), Franco Fabbri (voce, chitarra acustica ed elettrica), Tommaso Leddi (mandolino, violino, chitarra acustica, balalajka e tastiere), Carlo de Marini (violino), Pino Martini (voce e basso), Salvatore Garau (batteria), Giorgio Albani ed Errico Pavese con la partecipazione di Moni Ovadia Produzione MittelFest 1 La band che alla fine degli anni Sessanta contribuì alla crescita della canzone politica italiana si ricompone a Cividale nella prima sera del MittelFest. In un inedito concerto, pensato per 60 anni della Liberazione, gli Stormy Six rievocano ciò che allora volle dire mettere insieme impegno e creazione artistica, musica e intervento. Nati nel 1965, a Milano, nell'ambiente studentesco, al culmine del periodo beat, gli Stormy Six esordirono col 45 giri Oggi piango, cover italiana di un brano degli Small Faces. Entrarono quindi a far parte del circuito Rock In Opposition e furono la band che aprì, trionfalmente, i concerti italiani dei Rolling Stones nel '67. La trasmissione radiofonica Alto gradimento programmò con frequenza un loro pezzo, Leone. La canzone descrive candidamente le tentazioni di un “povero pendolare sulla strada per Milano” adescato dalle prostitute, ma gli scandali che avrebbero portato alle dimissioni dell'omonimo Presidente della Repubblica suggerivano un'altra interpretazione. Cominciò, in qualche modo, il coinvolgimento politico degli Stormy Six. Del 1972 è il secondo album, L’Unità che conteneva La manifestazione. La canzone fece ottenere al gruppo i consensi nel pubblico studentesco con centinaia di concerti in scuole, fabbriche, quartieri. Il terzo album, Guarda giù dalla pianura, raccoglie canzoni di protesta da tutto il mondo. La vera consacrazione arrivò nel 1975 con l’uscita di Un biglietto del tram, album indipendente, che ospitava canzoni destinate a passare alla storia della canzone impegnata italiana, come Dante di Nanni, La fabbrica e Stalingrado, diventata un inno di piazza. DOMENICA 17 Luglio ore 17.00 Piazza Paolo Diacono e dintorni SPETTACOLI DI BURATTINI Pupi di Stac – La storia di Baccellino Attingendo all'inesauribile fonte della fiabistica popolare toscana e liberamente contaminando, ecco un'allegra storia d'avventure. Il Re è grave: per guarire la sua buffa malattia, che nessuno sa curare, impone al contadino Beppe di andare a prendere una penna dell'Orco. Baccellino, nato per incanto da un cesto di fave fresche (a Firenze "baccelli") decide di tentare l'avventura al posto del padre. Così sfugge ad un lupo, viene aiutato da un oste, dai frati e da un barcaiolo in cambio della promessa di penne magiche e trova la grotta. Il bimbo e la Marianna, serva dell'Orco, riusciranno a strappare le penne al bestione addormentato e torneranno a casa sani e salvi … Spettacolo avventuroso e di movimento dove i vari luoghi attraversati dalla intricata vicenda sono rappresentati scenicamente con due baracche di burattini e un paesaggio intermedio. Paolo Papparotto – La casa stregata Una piccola baracca in stile Veneziano e un gruppo di burattini con i personaggi della Commedia dell'Arte: questi gli ingredienti di spettacoli come La casa stregata: un’ulteriore versione della favola tradizionale veneta (conosciuta anche come “Butta, butta”, o come “Giovannin senza paura” o con altri nomi ancora) giocata come al solito con Arlecchino, Brighella e tutti gli altri, oltre naturalmente... il Diavolo. Lo spettacolo racconta di Pantalone, che in vena d’affari, ha comprato una casetta per pochi soldi. Il fatto è che la casa è abitata dai fantasmi! Solo se qualcuno riuscirà a passare una intera notte lì dentro senza scappare dalla fifa, allora l’incantesimo si romperà e la casa tornerà normale. Pantalone non ha certo paura dei fantasmi, ma comunque preferisce mandar qualcun’altro al posto suo, perchè non si sa mai... Ecco quindi che Arlecchino e Brighella, dietro promessa di ricevere in pagamento un pollastro, vengono spediti alla ventura, per il divertimento di grandi e piccini. Teatro Caccabak/Michele Roscica – Le farse di Pulcinella Una vera famiglia d’arte girovaga quella di Teatro Caccabak, con un repertorio di spettacoli vario e differenziato che dal 1993 ad oggi ha percorso con i suoi spettacoli in lungo e in largo tutta l’Italia. Le Farse di Pulcinella è realizzato con l’incalzante ritmo tipico delle guarattelle e sosterrà la comicità e l’autoironia di una maschera i cui tratti non tramontano mai. Uno spettacolo dove non contano le parole ma il gioco delle entrate e delle uscite, le fughe e le bastonate. Uno spettacolo dove alla fine il bene trionfa sempre sul male, la verità sull'ingiustizia, la vita sulla morte. Così Pulcinella, a colpi di bastone, uccide il guappo, mette in fuga la morte, da giustiziato "giustizia il giustiziere". ore 18.00 Teatro Ristori – replica lunedì 18 luglio ore 20.30 IL SOGNO DI UNA COSA di Pier Paolo Pasolini progetto e regia di Andrea Collavino con Antonio Amore, Alex Cendron, Serena Di Gregorio, Filippo Gessi, Piera Ardessi, Paolo Rossi, Silvia 2 Piovan, Michela Facca, Claudio Mariotti, Claudio Michelazzi, Francesca Sangalli, Katiuscia Bonato, Maria Giulia Campioli, Dario De Falco, Loredana De Luca Produzione MittelFest, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, in collaborazione con Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine e con Provincia di Pordenone, Teatro Club Udine, Comuni di Casarsa e San Vito al Tagliamento - PRIMA ASSOLUTA Il sogno di una cosa fu il primo esperimento narrativo di Pier Paolo Pasolini. Il romanzo venne scritto nel '49-'50, subito dopo gli avvenimenti del '48-'49, quando il lodo De Gasperi (che definiva rapporti di lavoro più equi tra proprietari terrieri e contadini) spinse questi ultimi a rivendicarne l'osservanza da parte dei padroni, decisamente recalcitrati. Protagonisti della vicenda sono tre ragazzi di paese che diventano amici durante una sagra, l'episodio d'apertura del romanzo. A loro basta una bottiglia di vino, un'armonica e un po' di gente per dare una svolta alla serata, così come basta vedere l'ingiusta ricchezza dei proprietari per decidere che è giunto il momento di agire. La miseria delle origini, il miraggio del benessere nella rossa terra di Jugoslavia, il ritorno umiliato da braccianti, la jaquerie di confuse lotte contadine, il tradimento di sindacalisti e politicanti, il vuoto finale di sé. È la curva che questi umiliati e offesi percorrono, credendo di poter cambiare il loro tempo, il loro mondo. Gli attori dello spettacolo, che si sono formati all'Accademia d'Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, sono tutti molto giovani, come i protagonisti del romanzo e come Pasolini all'epoca dei fatti. Nella loro giovinezza spiega il regista Andrea Collavino - è lo stesso nucleo di speranza nel riscatto e nel cambiamento, ma anche di delusione per una realtà che non riconosce i sogni ore 19.00 Cicigolis - 18, 19, 20 e 21 luglio ore 18.00 nelle osterie storiche di Cividale I PACEFONDAI ovvero poeti, saltimbanchi e filosofi da osteria (Omaggio a Olivo) di Vanni De Lucia Produzione Teatro Comico Viaggiante Accompagnato da un asino, due musicisti e un poeta, Vanni De Lucia stazionerà per quattro giorni nei locali pubblici di Cividale e intratterrà gli avventori con I Pacefondai - variété da osteria per ridere, per parlare dello stato del mondo e per ricordare Olivo, “il poeta del Natisone”. De Lucia è stato, in questi anni, una delle abituali attrattive del MittelFest. Ora è lui a raccontare la sua attrazione nei confronti di Cividale. “Per tutta l’infanzia e su, fino alla prima giovinezza, per consuetudine familiare, quasi ogni domenica, da Udine, dove ci eravamo trasferiti, tornavo a Cividale per la visita al parentado. Passando sul Ponte del diavolo, era abitudine sporgersi dalle spallette e cercare giù sotto “cosa ha scritto Olivo”. Grazie alle poesie di Olivo scritte “ecologicamente” con i sassi, sul greto del Natisone, mi sono avvicinato alla parola scritta in friulano, e sempre con Olivo che ho incontrato forse per la prima volta l’arte di strada”. Olivo era - si direbbe oggi - un performer, artista naturale, bizzarro e discreto, in grado di stupire, divertire e far pensare senza mai aggredire, delicato e così vitale da essere entrato nel cuore di tanti cividalesi, gente timida, schiva, riservata e severa come pochi. ore 20.00 Chiesa San Francesco MARLENE DIETRICH di Ana Tonkovic e Vlatko Broz regia di Ivan Leo Lemo, Costumi di Dijana Rapic Prga produzione Teatro Nazionale Croato – HNK – di Spalato (Croazia) PRIMA ITALIANA Lo spettacolo consta di undici monologhi e tredici song, Marlene appare nei panni dell'Angelo Azzurro-Lola dal fondo della platea, sale sul palcoscenico/pedana e si narra, come donna e artista. Racconta della sua fuga negli USA, dove a Hollywood diventa una star, del suo incontro con Jean Gabin, della sua partecipazione alla seconda guerra mondiale al fianco degli alleati, del suo non trionfale ritorno in Europa e dei suoi ultimi tristi anni. L’attrice e cantante Ksenija Prohaska, con questo spettacolo si è laureata come una delle migliori interpreti della scena centroeuropea: il ritratto, vivido e intenso di Marlene si va ad aggiungere agli altri personaggi che in questi anni l’hanno resa famosa, in particolare quel Filumena Marturano, prodotto la scorsa stagione dal Teatro Ivan Zajc di Fiume, presentato anche al Piccolo di Milano e al Bitef di Belgrado. Diplomatasi all'Accademia d'Arte Drammatica dell'Ateneo di Zagabria, Ksenija Prohaska ha iniziato a lavorare con il Teatro Nazionale di Zagabria (Classici greci, Shakespeare, Lorca, Krleza, ecc.), alla televisione e nel cinema. Nel1987 si reca negli USA, dove lavora prevalentemente a Hollywood - teatro cinema e televisione fino al 1999 vive. Da allora è impegnata con il Teatro Nazionale di Spalato. 3 . ore 20.30 Monastero Santa Maria in Valle (ex-Orsoline) – replica ore 23.30 BEATI QUELLI CHE… (IL DISCORSO DELLA MONTAGNA) regia di Serena Sinigaglia - Beati i poveri di siprito perche’ di essi e’ il regno dei cieli/ Compagnia Teatro Dell’Argine “Poveri d’aria” di Nicola Bonazzi e Mario Perrotta diretto e interpretato da Mario Perrotta - beati i miti perche’ erediteranno la terra/Compagnia Abbondanza / Bertoni “L’ANIMALE E’ GIA’ TUTTO L’ATTO” T’amo o pio bove - Figurazione per tre corpi Coreografie di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni - beati gli afflitti perche’ saranno consolati/ Gruppo “La basket e non solo” CONI-CIP Provv. Udine e Pordenone - beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perche’ saranno saziati / di Gherardo Colombo - beati quelli che hanno pieta’ perche’ troveranno pieta’/Musiche composte ed eseguite da Carlo Boccadoro - beati i puri di cuore perche’ vedranno dio/Installazione di Maria Spazzi - beati quelli che amano la pace perche’ saranno chiamati figli di dio/Compagnia Ca’ Luogo D’Arte , con Patrizio Dall’Argine, regia di Maurizio Bercini, Burattini e Scene di Maurizio Bercini, Patrizio Dall’Argine, Donatello Galloni - beati i perseguitati a causa della giustizia perche’ di essi e’ il regno dei cieli / Video a cura di Alessandro Verazzi e Serena Sinigaglia Drammaturgia: Renata Ciaravino, Angeli: Fabio Chiesa, Mattia Fabris, Stefano Orlandi, Arianna Scommegna, Sandra ZoccolanProgetto Luci: Alessandro Verazzi, Aiuto regista: Marcela Serli Una coproduzione MittelFest e Festival di Andria/Castel del Monte con A.T.I.R. (Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca) "Quando rileggo passi del Vangelo, finisco per pormi sempre la stessa domanda: “Ma i cattolici di tutto il mondo lo leggono, il Vangelo? Perché se lo leggessero veramente, come potrebbero poi comportarsi come si comportano? Ai miei occhi di donna non credente, il Vangelo è sempre parso un documento rivoluzionario, pieno di parole che, se prese alla lettera, cambierebbero il corso della Storia". Forte della sua curiosità sulla natura umana e sulla natura del teatro, Serena Sinigaglia ha proposto a due manifestazioni italiane - il MittelFest e il festival di Andria e Castel del Monte - di sostenere un progetto ambizioso e veramente innovativo. Beati i poveri perché di loro è il regno dei cieli. Beati i miti perché erediteranno la terra. Beati gli afflitti perché saranno consolati - così comincia il testo delle otto beatitudini evangeliche. Lo spettacolo che ne deriva è itinerante: a ogni beatitudine corrisponde una stazione cui è associata una forma di comunicazione, un “linguaggio” diverso: la prosa, la danza, l'oratoria forense, l'installazione artistica, l'azione del volontariato, ecc. Per ogni linguaggio, un esponente dell’arte, della cultura, dello sport, della società civile ha composto un testo originale oppure ha assicurato un intervento dal vivo. L’obiettivo è far compiere al pubblico un viaggio dinamico e variegato attraverso forme d’arte diverse, unite da uno identico e contraddittorio segno. "Perché è sotto gli occhi di tutti che i poveri restano poveri, anzi, solitamente diventano sempre più poveri; i miti sono i primi a prendersi una pallottola intelligente; gli afflitti vengono stipati in lussuosissimi campi profughi; gli affamati e assetati di giustizia vengono fatti esplodere sull’autostrada con quintalate di tritolo; i misericordiosi sono noiosi e generalmente derisi; i puri di cuore restano puri per troppo poco tempo; gli operatori di pace spesso si rivelano operatori dei propri interessi e quando non è così finiscono assassinati e il loro corpo non viene neanche restituito alla famiglia". Ore 22.30 Chiostro di San Francesco HAMLET di William Shakespeare regia di Peter Ko an con Peter Kocan, Boris Kovac e Ivana Franova musica e luci Jan Janicik, Tomas Vravnik Accademia di Belle Arti in Banska Bystrica (Slovacchia) – PRIMA ITALIANA Questa versione slovacca della più famosa tragedia di Shakespeare parte dal lavoro di interpretazione condotto dagli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Banska Bystrica nel loro ultimo anno di formazione, a conclusione di un piano di studi quinquennale. Le riflessioni sulla vicenda del Principe di Danimarca hanno 4 spinto i giovani teatranti centro-europei verso un progetto in cui sono stati riadattati i motivi principali di questa archi-tragedia. Interessante è che questo Amleto sia stato rielaborato per soli tre interpreti: un motivo di sfida per Peter Kocan, anche regista del gruppo, che ha dovuto risolvere il problema delle numerose parti ed è arrivato a fonderle, ma in alcuni casi anche a raddoppiarle (a un certo punto due Amleti appaiono simultaneamente sul palcoscenico). Reinventata in questa maniera, la tragedia assume nuove vesti, che aiutano sia gli interpreti sia il loro pubblico a riflettere sui limiti dell'autonomia artistica e sulla fedeltà all'autore, sull'essere o il non essere del teatro contemporaneo. A soli 25 anni Peter Kocan ha già rappresentato i suoi lavori in Romania, Ungheria, Repubblica Ceca. Hamlet ha vinto il primo premio al festival di teatro e arti visive di Tczew (Polonia). LUNEDI 18 luglio Ore 18.00 Chiesa di San Francesco EMANUELE SEGRE in Concerto musiche di Johann Kaspar Mertz (“Elegie”, “Tarantella” e “Fantaisie Hongroise”), Franz Schubert (Duo Lieder – “Staendchen” e “Die Post”, trascrizione per chitarra J.K. Mertz), Fryderyk Chopin (“Valzer op. 34 n.2” e “Mazurca op. 33 n.4”, trascrizione di Francisco Tarrega), Barna Kovats (Suite “Hommage à Goldoni”: preludio, Romanza, Intermezzo, Siciliana, Serenata, Tarantella), Ernst Krenek (“Suite”: Allegro moderato, Allegro sostenuto, Allegretto, Larghetto, Allegro), Edison Denissow (“Toccata”), Alexandre Tansman (“Berceuse d’Orient” e “Danza Pomposa”) Produzione MittelFest - PRIMA ASSOLUTA Un inedito connubio tra le sonorità della Mitteleuropa e il virtuosismo vigoroso e generoso di Emanuele Segre, chitarrista purosangue e dalla tecnica perfetta. "Nelle mani giuste, anche uno strumento come la chitarra può diventare completo ed espressivo come e forse anche più di un pianoforte" hanno scritto i giornali specializzati. Nato nel 1965, Segre ha studiato con Ruggero Chiesa al Conservatorio di Milano, dove si è diplomato con lode e menzione speciale, seguendo successivamente corsi di perfezionamento con Julian Bream e John Williams. Definito al suo esordio americano "a musician of immense promise" (The Washington Post), Segre ha suonato come solista con Yuri Bashmet e i Solisti di Mosca, con la English Chamber Orchestra diretta da Salvatore Accardo, la Rotterdam Philharmonic Orchestra, i Solisti di Zagabria, la European Community Chamber Orchestra, l'Orchestra da Camera Slovacca, la Süddeutsches Kammerorkester. Ha suonato anche in duo con Patrick Gallois e collaborato con l'orchestra del Teatro alla Scala di Milano. "Qualsiasi cosa Segre suoni, lo si creda o no, diventa un capolavoro", ha detto di lui l'autorevole rivista britannica Classical Guitar. Ore 22.00 Piazza Duomo BE-HE-MA o LA CADUTA DELLE MASCHERE Uno spettacolo coreografico di teatro danza per 12 interpreti progetto coreografico e regia di Avi Kaiser e Sergio Antonino drammaturgia di Alessandro Marinuzzi, musiche di Gerhard Stabler, Luciano Berio, Canti tradizionali ebraici scene e costumi di Andrea Stanisci, videointerventi di Nicole Leghista,luci di Paolo Latini. con Sergio Antonino e allievi del Corso di TeatroDanza della Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Una coproduzione MittelFest, The Roof-TanzRaum di Duisburg, Goethe Institut di Milano, Istituto Italiano di Cultura di Colonia, Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano - PRIMA ASSOLUTA Be-He-Ma in ebraico vuol dire la bestia. Partendo dalla lettura psicologica di personaggi come Elettra o Oreste, questa creazione coreografica di Avi Kaiser e Sergio Antonino si presenta come uno sguardo sulla fragilità dell’agire umano e sul delicato tema del giudizio. Be-He-Ma prende infatti spunto dalle opere di Euripide. "Gli uomini e le donne delle sue storie - spiega il coreografo di origine israeliana - non hanno nulla di eroico. Semmai, vivono in ciò che il Novecento ha chiamato “stato di innocenza”, che si contrappone a quello dei fatti e delle situazioni, la maggior parte delle volte più forte e sinistro delle emozioni ed attitudini umane. Le eroine di Euripide potrebbero evitare la loro fine orribile, ma in fondo decidono esse stesse il proprio calvario, preferendo alla razionalità l’istinto ed il sacrificio". Il progetto Be-He-Ma ha come traguardo il trasferimento del linguaggio delle passioni (che investe e motiva i personaggi di queste tragedie) al movimento corporale. Nato a Tel Aviv nel 1954, Avi Kaiser, ha origine europee, e più precisamente ebreo-polacche. Il suo stile si 5 basa sulla tecnica Graham, appresa alla Bat-Dor School e messa in pratica come danzatore nella Batsheva Dance Company, la formazione israeliana più nota internazionalmente. Stabilitosi in Europa, Kaiser fonda a Bruxelles, alla fine degli anni '80, la compagnia Blue Ran Dances. Con Sergio Antonino dirige lo spazio danza The Roof a Duisburg. MARTEDI 19 luglio ore 18.00 Chiesa di San Francesco PER RICREARE DAGLI ABISSI UN MONDO NUOVO di Etty Hillesun Letture da “Diario 1941 / 1943” e “Lettere 1942/1943” a cura e con Maria Grazia Mandruzzato Lieder di Franz Schubert, eseguiti dal soprano Federica Bressan e al pianoforte da Alessandra Albano Produzione Gruppo Alice, Giad, Mneme della Casa delle Donne “Pandora”di Padova Scrittrice, psicologa, intellettuale raffinata, Etty Hillesun comincia a scrivere nell’Olanda sempre più stretta nella morsa del Terrore tedesco. I nazisti inaspriscono la repressione contro gli ebrei e cercano di trasferirli tutti a Westerbork, un campo di smistamento nella zona orientale dei Paesi Bassi, non lontano dal confine con la Germania. Pur potendone rimanere fuori è Etty stessa a chiedere di esservi trasferita a Westerbork, in qualità di “ assistente sociale; arriva al campo proprio nel momento in cui iniziano le deportazioni ad Auschwitz. Dall’agosto del 42 fino al settembre del 43 Etty rimane a Westerbork e lavora all’ospedale locale; in quanto membro del consiglio Ebraico ha un permesso di viaggio che le consente di tornare di tanto in tanto ad Amsterdam per fare rifornimento di materiale sanitario e per portare notizie alle famiglie degli internati. In questo periodo in cui le è ancora concesso di viaggiare, respinge ogni tentativo dei suoi amici di Amsterdam di procurarle un nascondiglio sicuro, e quando dopo il giugno del 43 non le è più possibile lasciare il campo, rifiuta qualsiasi proposta di aiuto per fuggire. Di questo periodo che la riavvicinerà alla fede, restano i Diari e le Lettere: una testimonianza altissima di fiducia nelle possibilità dell’uomo di riscattarsi dalla brutalità e dall’ignominia. Il 7 settembre 1943 Etty, suo padre, sua madre e Mischa vengono caricati sul treno dei deportati; moriranno tutti, dopo neanche due mesi, ad Auschwitz. ore 19.00 Chiesa di Santa Maria in Corte IL COLORE DEL SILENZIO di Jan Skácel regia di Ivo krobot con Francesco Manetti e Ivana Oviszach arrangiamenti, fisarmonica, percussioni Zdnek Kluka jembe e percussioni Jan Kluka; improvvisazioni al cimbalon Jiri Slavik Produzione MittelFest, Ambasciata della Repubblica Ceca a Roma, Università degli Studi di UdineDipartimento di Lingue e Civiltà dell’Europa centrorientale. Un'antologia e un omaggio all’opera di uno dei maggiori poeti cechi del Novecento, una serata preparata dagli amici di Skácel a Brno, dove lo scrittore ha trascorso gran parte della sua vita. In collaborazione con artisti e studiosi italiani delle sue opere (dodici raccolte di versi scritte in clandestinità e in esilio, e pubblicate tra il 1957 e il 1989) la lettura sarà condotta in ceco e in italiano e alcune liriche saranno musicate. "E il giorno è silenzioso, fragile come un guscio. / All’interno c’è il sole, anch’esso tutto bianco./ E anche la neve è bianca, alberi, tetti, neve. / E anche questo momento, questo bianco istante". Jan Skácel (1922-1989) ha trascorso gran parte della propria vita a Brno, in Moravia. Negli anni Sessanta ha diretto la prestigiosa rivista di letteratura e cultura Host do domu. Messo al bando dal regime cecoslovacco durante la “normalizzazione” degli anni Settanta, Skácel aveva scelto l’esilio interno, continuando a scrivere poesie che circolavano nei circuiti clandestini e all’estero. Nel 1989, pochi mesi prima di morire, è stato insignito del premio tedesco Petrarca. ore 20.00 Chiesa Santa Maria dei Battuti OMAGGIO A KANTOR di e con Roman Siwulak e con Albert Mihai Produzione MittelFest - PRIMA ASSOLUTA 6 "Il Cricot 2, la compagnia di Tadeusz Kantor, era composta da pittori, scultori, artisti concettuali, grafici, una pianista, due gemelli tagliatori di diamanti, un amministratore di compagnia, un pompiere, un taxista e forse, del tutto per caso, da un paio di attori professionisti" ricorda Moni Ovadia. Cresciuto nel gruppo e anzi, fra gli attori preferiti del regista polacco scomparso nel dicembre del 1990, Roman Sivulak è entrato da qualche anno nella TheaterOrchestra di Ovadia portandovi quell'inconfondibile stile. "Con un gesto della mano, come nella crudeltà del circo, al margine della scena, Kantor faceva scoccare nel cerchio di luce l’intuizione dell’incontro tra la vita e la morte". Fiumi di inchiostro sono stati spesi per scandagliare il rapporto assolutamente particolare che egli aveva stabilito fra vita, rappresentazione e morte, senza mai arrivare mai a cogliere la vertigine che davano quelle creazioni, sempre in bilico tra il dolore e il divertimento. Ugualmente, in una lezione-spettacolo, dedicata a quanti non hanno potuto conoscere i lavori del regista di Crepino gli artisti!, Wierlopole Wielopole, e di tanti altri spettacoli (ma anche a chi li ha visti, e potrà ritrovare le stesse forti emozioni) Sivulak mostrerà che cosa ancora rappresenta, per il teatro e la cultura europea, l'insegnamento Kantor. ore 22.00 Chiostro di San Francesco ROZVZPOMINANI (HO SERVITO IL RE D’INGHILTERRA) di Bohumil Hrabal regia di Ivo Krobot Scene di Ivo Krobot e Petr Oslzly, musica di Jiri Bulis con Jan Kolarik , Vladimir Hauser, Jiri Pecha , Petr Oslzly , Katerina Jebava , Ivana Hlouzkova , Dita Kaplanova , Irena Zackova, Alena Ambrova , Tomas Sykora , Pavel Zatloukal , Vaclav Svoboda , Ivan Urbanek , Jan Zrzavy Progetto “Intorno a Hrabal”, Alpe Adria Cinema, Università degli Studi di Udine - Dipartimento di Lingue e Civiltà dell’Europa centrorientale Produzione Divadlo Husa na provázku - Brno (Rep. Ceca) - PRIMA ITALIANA Ho servito il re d' Inghilterra è un libro che possiede la rara qualità di essere un romanzo popolare: per il suo irresistibile umorismo, perché ha gli ingredienti di un best seller, per il linguaggio colloquiale; ma è anche un capolavoro di stile, che non teme confronti con quelli di Babel', Céline, perfino con Joyce. Il romanzo racconta le strabilianti avventure di un piccolo, ovvero di un apprendista cameriere complessato per la sua statura minima e perché è povero in un mondo di ricchi. Erede di due grandi praghesi, Kafka e Hašek, Hrabal è uno scrittore dallo stile capace di fondere insieme la poesia più struggente e l'umorismo più trascinante, come un Chaplin letterario. Nato a Brno, in Moravia nel 1914 Bohumil Hrabal è considerato il maggior scrittore ceco contemporaneo. Ha fatto cento mestieri, tutti rievocati nelle sue opere, molto conosciute anche in Italia: Inserzione per una casa in cui non voglio più abitare, Vuol vedere Praga d' oro, L' allodola sul filo e Treni strettamente sorvegliati (questi ultimo reso noto in tutto il mondo dall'Oscar assegnato al film). Una solitudine troppo rumorosa (del 1976) è stato allestito con la regia di Giorgio Pressburger in una delle prime edizioni del MittelFest. Questo allestimento di Ho servito il re d' Inghilterra è stato uno dei manifesti forti del dissenso cecoslovacco, prima del nuovo corso politico degli Anni Novanta. MERCOLEDI’ 20 luglio ore 18.00 Chiesa di San Francesco CARLO BOCCADORO e ANDREA REBAUDENGO IN CONCERTO musiche di Goffredo Petrassi (“Siciliana” e “Marcia”), Filippo Del Corno (“Miss the Point”), David Lang (“Gravity”, prima esecuzione assoluta), György Ligeti (“Cinque pezzi”), Igor Stavinskij (“Le Sacre du Printemps”) Produzione MittelFest Quando ancora non esistevano i dischi, l'unico modo che avevano i compositori per far conoscere la loro musica a un pubblico più vasto era tramite la riduzione per pianoforte a quattro mani. Era abitudine di molte persone far musica in famiglia, e oltre ai valzer e alle danze di successo si suonavano anche trascrizioni di composizioni da camera e sinfoniche. Spesso erano gli stessi compositori a realizzare la riduzione pianistica, perché il mercato della musica per pianoforte a quattro mani era il vero business dell'epoca e se si riusciva ad azzeccare il filone giusto la fortuna economica era garantita, come nel caso delle Danze ungheresi di Brahms o delle Danze slave di Dvorak. La tradizione del piano a quattro mani continua fino alla Prima Guerra Mondiale, ma successivamente, con l'avvento della radio e dei 78 giri, scompare, perlomeno in Italia (mentre si è conservata in molti paesi anglosassoni). Saper suonare il pianoforte non è più un segno di distinzione sociale come nell'Ottocento e i ritmi sempre più caotici della modernità tolgono alle persona il 7 tempo e la voglia di riunirsi per suonare musica. Tuttavia il repertorio del Novecento comprende ancora diverse pagine per questo organico. Pagine che il pianoforte di Andrea Rebaudengo e Carlo Boccadoro ci restituisce provando a dare un nuovo smalto a questa illustre tradizione. ore 19.00 Chiesa Santa Maria dei Battuti ŠOHT (FOIBE) - studio per lo spettacolo - testo e regia di Renato Sarti con Bebo Storti e Tanja Pecar musiche di Carlo Boccadoro Produzione Teatro della Cooperativa in collaborazione con MittelFest e Regione Friuli Venezia Giulia, Associazione Musicisti Tre Venezie, Associazione Culturale Studentesca Caracoles PRIMA ASSOLUTA "L’Italia, non solo dal punto di vista politico, è ancora un paese diviso" scrive Renato Sarti nelle note che accompagnano il suo nuovo testo Foibe! - e siamo ancora ben lontani da un’auspicabile riappacificazione". Foibe! è un progetto teatrale che affronta, senza reticenze, un capitolo delicato e complesso della storia del Novecento europeo, un nodo di problemi storici e politici che per il suo carico di dolore esige rispetto e rigore. Due attori sul palco - l'italiano Bebo Storti e la slovena Tanja Pecar - ripercorreranno le tappe più importanti della storia della prima metà del ventesimo secolo nelle zone del confine nord orientale, attraverso testimonianze di protagonisti, saggi di storia, atti processuali e articoli di giornali. "Esistono ancora episodi del nostro passato attorno ai quali il dibattito continua ad essere molto acceso, preda di furori ideologici e sentimentali e soprattutto privo del distacco che esige un'analisi storiografica rigorosa. Uno di questi è sicuramente quello delle foibe. Questo testo vuole mettere in evidenza le conseguenze del nazionalismo quando si scatena in zone ad alto rischio, qual è stato il confine nordorientale. Un confine che per tre volte nell’arco di un secolo, nel suo tragico oscillare, ha segnato quelle terre di morte e sangue". Il testo, in italiano, sloveno, croato, triestino, è diviso in due atti. ore 19.00 San Giovanni d’Antro – Pulfero MUSICA E POESIA con Moni Ovadia e il Trio Rosa Balkan (Aleksey Asenov, violino, Zahira Stancava, voce, Venelin Mincev, percussioni) Musiche tradizionali dei Balcani bosniaci, serbi, rumeni e greci Produzione MittelFest ore 20.30 Teatro Ristori CERGOLEIDE di Alfredo Lacosegliaz Oratorio profano su liriche di Carolus L. Cergoly voce recitante Massimo De Francovich con Pietro Bertelli (percussioni), Dario Caroli (fagotto), Daniele Furlan (clarinetto), Gabriella Gabrielli (voce), Alfredo Lacosegliaz (tamburitza), Davide Michieletto (percussioni), Roberto Nonini (clarinetto), Silvia Paggi (voce), Marinella Pavan (violino), Livio Rossi (tromba, chitarra), Ornella Serafini (voce), Simone Serafini (contrabbasso), Igor Svarc (violoncello), Maurizio Veraldi (organetto), Cristina Verità (viola) disegno luci di Giovanni Garbo video di Alfredo Lacosegliaz Produzione MittelFest in collaborazione con Associazione Mondo Nuovo - PRIMA ASSOLUTA L'arte eclettica di Alfredo Lacosegliaz in un affresco musicale e letterario, che parte dalle poesie di Carolus L. Cergoly (Trieste 1908-1987, il nome anagrafico completo era Carlo Luigi Cergozzi Serini) e finisce col celebrare, in un'atmosfera pensosa ma non per questo meno allegra, la prima metà del ‘900. Hohò Trieste / Del sì, del da, del ja / Tre spade de tormenti / Tre strade tutte incontri detta Cergoly in una delle sue poesie più note, mentre racconta "una città di spezie d’oltremare, una città dalle case odoranti di corde catrame e di prore su scivolo di sego, una città dai tetti color cotto mattone dalle finestre dai vetri lucidi e dalle persiane color penne d’angioli bianchi. Una città che era il paravento del mondo... le point le plus proche au centre de l’Europe". Chiave di volta tra Est e Ovest, tra Mediterraneo e CentroEuropa, Trieste è il Mondo. Oder Triest, die Welt. Ali Trst, Svet. In sette movimenti Cergoleide percorre i temi ed i periodi storici toccati dalla scrittura 8 del poeta con "il complesso dell'imperatore", tradotti ed integrati musicalmente da Lacosegliaz in una suite che spazia da reinterpretazioni classiche (adagi manieristici e valzer straussiani) a sonorità concrete, da epiche popolaresche della MittelOiropa (ad esempio, i kolo e gli hora) fino a originali proposte contemporanee. Massimo De Francovich è la voce che sul ritmo dettato dalla musica darà un corpo sonoro alla raccolta di liriche. ore 22.30 Piazza Duomo WOLFERL Mozart –hype as I wanna be coreografie di Iztok Kovac musiche di Tomaz Grom costruzioni cinetiche di Attila Csörgo scene di Ursula Berlot e Jaka Simenc costumi di Andreja Kovac con Valera Garré, Alexander Gottfarb, Carmen Larraz, Marc de Pablo, Snjezana Premusˇ, Milan Tomásˇik Produzione En-Knap / Cankarjev Dom (Slovenia) - PRIMA ITALIANA Mozart (hype as i wanna be) non è un analisi del genio mozartiano e neanche un attraversamento cronologico della sua vita e delle sue opere. Il nuovo lavoro coreografico di Iztok Kova e della compagnia da lui fondata, En-Knap, parte da un volume del medico australiano Peter J. Davies, Mozart in person. Questo saggio medico-scientifico è un'analisi della personalità del compositore di Salisburgo che mette in luce gli episodi depressivi, tanto frequenti nel suo disordine ciclotimico e altrettanto importanti per spiegare il suo impulso creativo. Uno dei nodi tematici della coreografia ideata da Kova è infatti la forma sonata, riprodotta nelle permutazioni sonore del compositore sloveno Tomaž Grom e nell'impianto scenografico dell'artista ungherese Attila Csörgö, basato su una costruzione cinetica che asseconda il ritmo del movimento. Alcuni estratti dalle Le nozze di Figaro e dall'Idomeneo mozartiani sono serviti come banco di prova sul quale misurare la forza del libero lavoro individuale dei sei danzatori coinvolti nello spettacolo, rispetto a quello di altre composizioni, configurate in modo più rigido. Caposcuola della contemporanea coreografia slovena, Kova è riuscito ad consolidare in campo europeo il lavoro della giovane generazione di danzatori del suo Paese. GIOVEDI' 21 Luglio ore 18.00 Teatro Ristori Trilogia del ‘900, parte prima COME UN CAMMELLO IN UNA GRONDAIA 1943 a cura di G.Malvezzi e P.Pirelli progetto e regia di Serena Sinigaglia drammaturgia di Serena Sinigaglia e ATIR scenografia di Maria Spazzi musiche di Sandra Zoccolan con Arianna Scommegna, Fausto Russo Alesi, Mattia Fabris, Sandra Zoccolan, Maria Pilar Perez Aspa, Matilde Facheris Produzione A.T.I.R. ore 23.00 Chiostro di San Francesco Trilogia del ‘900, seconda parte 1968 progetto e regia di Serena Sinigaglia drammaturgia: di Serena Sinigaglia e Paola Ponti musicisti: Massimo Betti, Elvio Longato, Andrea Poli scenografia di Maria Spazzi costumi di Federica Ponissi luci di Alessandro Verazzi con Beatrice Schiros, Irene Serini, Marcela Serli, Sandra Zoccolan Produzione ATIR 9 SABATO 23 Luglio ore 18.00 Chiesa Santa Maria dei Battuti Trilogia del ‘900, parte terza 1989 Pensieri, testimonianze, parole attorno ai “crolli” SCRITTURA DRAMMATICA IN PROGRESS a cura di Serena Sinigaglia blog a cura di Carlo Infante Produzione ATIR - PRIMA ASSOLUTA "Conoscere il passato è il solo modo per poter sperare di riconoscere il presente. Viviamo circondati, anzi asfissiati dall’informazione. Eppure, mai come ora, siamo ignoranti, paralizzati, incapaci di intervenire nel reale per cambiarlo e migliorarlo" Così la regista Serena Sinigaglia spiegava il suo desiderio di ripercorrere, tutti in fila, tre momenti fondamentali della storia del Novecento. Il 1943 della Resistenza europea, con il suo carico di atrocità e con la forza delle sue speranze. Il 1968, con il bisogno di grandi utopie rivoluzionarie e la necessità di disincanto. Il 1989, con tutto ciò che ha voluto dire il crollo del Muro di Berlino: la fine dei regimi dell'est, la caduta delle ideologie, la riconquista di una libertà, e la domanda più difficile da questo punto di vista: che libertà è questa? "Insomma i capitoli di una trilogia a cui mi sarebbe piaciuto dare un nome (rubandolo al grande Gurdjeff) “Incontri con epoche straordinarie“. Grazie al MittelFest il progetto di Serena Sinigaglia e del suo gruppo teatrale, l'ATIR, ha preso corpo. A fianco di due spettacoli già allestiti dall'ATIR, Come un cammello in una grondaia (un libero montaggio di brani, danze, musiche, lettere, canti e parole tratto, ispirato e guidato dalle lettere dei condannati a morte della resistenza europea) e 1968 (un energico affresco dei movimenti, delle idee, dei canti che trasformarono e dipinsero a colori una vecchia e grigia Europa) Cividale ospiterà anche l'anticipazione del lavoro che la regista sta svolgendo sul terzo capitolo del suo progetto, 1989, work in progress ancora attraversato da domande incessanti e dalla sensazione "che quel muro che cadeva era anche lo sgretolarsi degli ideali per cui lottare e vivere, la sensazione che stavamo ereditando un mondo senza cuore, senza centro, senza utopia". 1943, 1968, 1989. In tre serate, un viaggio breve e tempestoso, esaltante e tragico. Tre appuntamenti fissati con gli anni decisivi del secolo breve. Tre occasioni per forzarsi a capire che cosa è stato il Novecento e che cosa siamo noi, ora: i suoi orfani o i suoi eredi. "Orfana di politica, cerco adesso attraverso questa trilogia di accrescere la mia consapevolezza politica. Un uomo senza politica è come un uomo senza amore: gli manca una parte fondamentale di esperienza e vita per potersi sentire minimamente soddisfatto". ore 20.00 Chiesa di Santa Maria in Corte ROSE di Martin Sherman regia di Mario Licalsi, realizzata da Sabrina Morena realizzata da Sabrina Morena con Ariella Reggio Produzione Teatro La Contrada-Teatro Stabile di Trieste Rose è una vivace signora di ottant’anni che ripercorre le tappe della propria vita. Dall’infanzia in un villaggio ebraico della nuova Russia sovietica alla giovinezza nella Varsavia degli anni ’30, dalla reclusione nel ghetto al drammatico viaggio dell’Exodus in Palestina, per approdare infine in un’America postbellica, piena di possibilità per tutti, e assistere da lontano alla nascita dello Stato di Israele. Rose è stato scritto dal drammaturgo americano (poi trasferito a Londra) Martin Sherman e ha debuttato al National Theatre nel’99, con Olympia Dukakis protagonista. A raccogliere il testimone di quel successo, in Italia è stato il Teatro Stabile La Contrada di Trieste. Interprete sensibile e capace di toccare le corde più intime, Ariella Reggio affronta la complessa esistenza di Rose e riesce, come in un affresco cosmopolita, a far scorrere davanti agli occhi del pubblico tutta la storia del ventesimo secolo, con le sue persecuzioni e le sue conquiste. Sospesa fra dolori e fortune, quella di Rose è prima di tutto la storia di una donna forte, coraggiosa, intraprendente, che nonostante le difficoltà sa vedere e apprezzare il lato ironico, grottesco e sorprendente della vita. Lo spettacolo è stato riallestito per MittelFest 2005 in un nuovo adattamento drammaturgico che si armonizza con la scelta di una cornice quieta e raccolta per la messa in scena, qual è Santa Maria dei Battuti. ore 21.30 Monastero Santa Maria in Valle (ex-Orsoline) – replica venerdì 22 luglio ore 21.30 QUANDO LA SERA, AD ALEXANDRIA progetto e regia di Franco Però 10 drammaturgia di Renata Ciaravino scene e costumi di Andrea Stanisci con Lidia Koslovich e gli allievi della Accademia Teatrale Città di Trieste Produzione MittelFest in collaborazione con Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e con Accademia Teatrale Città di Trieste e il Laboratorio Fare Teatro del Comune di Monfalcone - PRIMA ASSOLUTA “...se Alessandria è diventata, secondo l’espressione di Lawrence Durrell, la capitale della memoria, e se esiste un mito alessandrino, ciò è dovuto al fatto che essa fu, per quasi un secolo, il simbolo di un Mediterraneo aperto al mondo”. Curiosamente, nell’ampio panorama sulle radici dell’emigrazione europea e mediorientale verso questo grande porto egiziano, non si trovano molte tracce relative alle terre dell’ex impero asburgico. Greci, armeni, ebrei, maltesi, siriani, francesi, anche italiani – molti, ma di origine toscana, siciliana, calabrese, o al più trentina. Eppure risulta che le "domande di collocazione” da parte di donne e ragazze che arrivavano da Gorizia, Trieste, Lubiana, superavano il migliaio. E poi, quanti uomini, giovani e non, si imbarcavano sui piroscafi del Lloyd Austriaco per andare alla ricerca di una città che desse loro lavoro? Lo spettacolo progettato da Franco Però con la drammaturgia di Renata Ciaravino sì è sviluppato partendo dai ricordi di sloveni e italiani vissuti ad Alessandria d’Egitto: persone ancora viventi e persone che non ci sono più: storie di gente nata lì o emigrata laggiù da Gorizia, la valle della Vipava, il Carso, Trieste. Alle storie degli Alessandrini, si sono uniti poi racconti di altri personaggi, chiamiamoli “asburgici”, viaggiatori di rango elevato, per comporre la trama – lontana, esotica, capitalista – dello spettacolo, il cui ordito resta affidato alle voci dell’emigrazione, quelle delle semplici Alessandrine. VENERDI’ 22 Luglio ore 18.00 Teatro Ristori KASPAR di Peter Handke regia di Jaka Ivanc drammaturgia di Jera Ivanc scene di Damijan Cavazza, Jaka Ivanc costumi di Alan Hranitelj musiche di Davor Herceg con Ivan Peternelj e Zeljko Hrs, Sabina Kogovsek, Marko Mlacnik, Romana Salehar, Marinka Stern Produzione Slovensko Mladinsko Gledalisce - Lubiana (Slovenia) - PRIMA ITALIANA Nel 1828, nella Piazza centrale di Norimberga viene trovato un ragazzo di 16 anni che non riesce né a camminare né a parlare. Sa a malapena pronunciare il proprio nome: Kaspar Hauser, e qualche altra parola: cavallo, qualche frase: voglio diventare cavaliere come lo fu mio padre. Le autorità si preoccuparono del suo mantenimento e della sua educazione. Improvvisamente, la vita di Kaspar si interrompe il mattino in cui viene trovato pugnalato a morte. Il mistero della sua vita e della sua morte ha affascinato nell'Ottocento numerosi scrittori, e nel Novecento ha ispirato un famoso film di Werner Herzog, ma la rielaborazione che lo scrittore austriaco Peter Handke (Griffen, 1942) ha dato alla vicenda conduce a uno dei più radicali testi della drammaturgia europea del dopoguerra. Pubblicato nel 1968 Kaspar è un violentissimo atto di accusa alla lingua come strumento di coercizione e di dominio. Scelto da uno fra i più giovani tra i registi della nuova leva slovena, Jaka Ivanc, il nuovo allestimento di Kaspar ha debuttato al Mladinsko Gledališ e di Lubiana nel 2004 e ha ottenuto ben tre riconoscimenti allo SKUP, il festival sloveno del teatro da Camera, tra cui quello per il miglior protagonista, Ivan Peternelj. Sull'eco dell'insegnamento di Artaud e della pratica di Kantor, Ivanc fa del linguaggio uno strumento di tortura che nega ogni verosimiglianza, e scopre invece la tagliente energia drammatica del Verbo. ore 20.00 Chiesa di San Francesco MARTA SEBESTYEN in Concerto con Janos Hasur e il Gruppo Vizonto (Gèza Fàbri, Balàzs Szokolai, Tamàs Vàlyi Nagy) Produzione MittelFest - PRIMA ITALIANA La musica gitana ungherese non è quella delle csardas suonate e danzate nei ristoranti di Budapest. L'anima di quella musica si riflette nell'antica arte vocale di Márta Sebestyén. Le canzoni eseguite da questa grande 11 interprete, conosciuta soprattutto per aver prestato la propria voce alla colonna sonora di Il paziente inglese, appartengono alla tradizione della Transilvania: musiche sorte spontaneamente dalla composizione multiculturale della regione (che ospita comunità rumene, ungheresi e gitane) e che ancora oggi vengono regolarmente utilizzate in occasione di festività private, pubbliche, civili e religiose. Le qualità canore della Sebestyén esaltano le lente e melanconiche canzoni di Kalotaszeg, un villaggio transilvano, e la cantante è in prima linea nel recupero della musica popolare, performer ideale di ogni ricercatore etnomusicologico. Con lei e per lei, nel concerto di Cividale, suonano Janoš Hasur e il gruppo Vizöntö. Fondato più di venti anni fa, questo rappresentativo esempio del neo-folk ungherese, è un quartetto acustico che esegue la musica popolare dei Balcani, delle montagne nere del Maramuresc e del repertorio della Putza, in una sintesi artistica capace di raffinate interpretazioni alla luce del cosiddetto folk progressivo. La loro non è una riproposta folklorica, ma l'elaborazione di temi popolari filtrati attraverso diverse esperienze musicali in cui si possono ravvisare con facilità elementi jazz, musica classica e contemporanea. ore 22.00 Piazza Duomo LA VEDOVA ERA ALLEGRA Capriccio per una centenaria di Gianni Gori regia di Luca Valentino con Gennaro Cannavacciuolo musiche di Franz Lehár arrangiamenti musicali di Fabio Perez Tedesco con Quintetto TriesTango (Stefano Furini, violino; Maurizio Marchesich, fisarmonica; Fabian Perez Tedesco, vibrafono e percussioni; Angelo Colagrossi,contrabbasso; Corrado Gulin, pianoforte) ombre a cura di Controluce (Alberto Jona, Jenaro Mendez, Corallina De Maria) coreografie di Paola Bianchi scene e costumi di Claudio Cinelli Produzione MittelFest in collaborazione con Fondazione Teatro Lirico G. Verdi di Trieste e Controluce, Torino - PRIMA ASSOLUTA Nel 2005 La vedova allegra compie infatti 100 anni. Sanguigna rivisitazione della più nota tra le operette, Allegra era la vedova è uno spettacolo affettuoso e originale. E' un capriccio scenico un versatilissimo interprete della scena italiana, Gennaro Cannavacciuolo, dedica al capolavoro di Franz Lehàr. Impegnato nei cast di diverse, ma più tradizionali edizioni di questo gioiello della piccola lirica, e accompagnato soltanto da un piccolo corpo di ballo, Cannavacciuolo vestirà la parte del ’servo di scena’ e introdurrà il pubblico nel backstage dello spettacolo: la sartoria nella quale cominceranno a rivivere le celebri vicende di Hanna Glawary, vedova che bisogna maritare per risollevare le dissestate finanze del Pontevedro, paese di grandi fasti ma modeste risorse. Lo spettacolo messo in scena da Luca Valentino fa di questo one-man-show un viaggio della memoria, lungo le fortune dell’operetta par excellence. Il capriccio sulla figura e l’intramontabile ambiguità – tra humour e nostalgia – di questa “giovane centenaria”, è stato elaborato dal critico musicale Gianni Gori ed è scandito dai temi lehariani arrangiati, per una inedita formazione strumentale, da Fabian Perez Tedesco. Ma Allegra era la vedova è anche uno scherzo (allegro ma non troppo) sui segreti di un’icona della Mitteleuropa. SABATO 23 luglio ore 18.00 Chiesa di San Francesco I SOLISTI DI SALISBURGO con PAVEL VERNIKOV violino solista Lavard Skou-Larsen (direttore artistico), primi violini: Lena Maria Elisabeth Neudauer, Veronica Risa Schuchter, Nelson Diaz Guerrero, Lena Maria Neudauer, Antoine Bareil,; secondi violini: Ullrich Matthias Benedikt Poschner, Zoltan Laluska, Irene Briceno, Iveta Schwarzova; viole: Firmian Tobias Lermer, Lena Fankhauser, Denes Ludmany; violoncelli: Detlef Johannes Willi Mielke, Adriane Ritzmann Savytzky, Claudia Hoedle; double bass: Stefano Schiavolin con PAVEL VERNIKOV violino solista musiche di W.A. Mozart, S.Neukomm: Apertura “La clemenza di tito”, W.A. Mozart: Serenata in do-minore, KV406 e C. Franck: Sonata (trascrizione per violino e orchestra d’archi di Fabio Vacchi) Produzione Studio Musica - PRIMA ITALIANA Il Mozart della Serenata in do-minore KV406 e quello della Clemenza di Tito, il Cesar Franck della Sonata in la maggiore nella inedita trascrizione per violino e orchestra d’archi di Fabio Vacchi, in un concerto impreziosito dal violino di Pavel Vernikov. 12 I Salzburg Chamber Soloists si sono costituiti nel 1991 grazie all’impegno del violinista e direttore d'orchestra Lavard Skou-Larsen, che ha riunito i migliori allievi del Mozarteum con musicisti già affermati in campo internazionale per dare vita ad un ensemble che si è già imposto come una delle migliori orchestre da camera del mondo. Da allora la formazione ha viaggiato in 5 continenti e collaborato con artisti tra i più prestigiosi, come Boris Belkin, Mischa Maisky, Michel Dalberto, Alexander Lonquich, Giora Feidman, Senta Berger, Giora Feidman... Il loro suono riflette l'atmosfera di quella Salisburgo che rappresenta ancora il punto d'incontro di una certa cultura mitteleuropea, fortemente influenzata da personalità musicali carismatiche quali Bruno Walter, Bernhard Paumgartner, Sandor Végh o Nicolaus Harnoncourt. Quanto al violino, Pavel Vernikov, allievo di David Oistrach e di S. Snitkowsky a Mosca, ora docente all'Università di Vienna e membro del Trio Tchaikovsky, suonerà il celebre Guarneri detto "Baron Knoop" (Venezia 1743) della Fondazione Pro Canale di Milano. ore 20.00 Teatro Ristori BALKAN BLUES Final Countdown di Saviana Stanescu regia di Nick Upper con Jasmina Vasileva, Sasko Kocev, Keti Doncevska Ilic, Goran Ilic scene di Aleksandar Raskovic costumi di Tomislav Spasovski coreografia di Gordana Cvetkovska video di Marjan Janevski Produzione Teatro Kumanovo (Macedonia) e Globali Teater (Slovenia) - PRIMA ITALIANA Quattro personaggi. Un quartetto. Una morbida e bizzarra dark story modulata sui temi della nuova generazione della ex Jugoslavia e sulle notizie di cronaca dei quotidiani. C'è tutto il peso del passato e tutto l'abisso del futuro dentro questo labirinto di mentalità per forza di cose perverse. Come la storia della ragazza Zozo, che passa la vita sui treni, tenendo in braccio qualcosa che assomiglia a un bambino, vittima al tempo stesso della tradizione e della nuova way of life balcanica. "Poi, quando si arriva alla resa dei conti, la globalizzazione diventa il buco nero che inghiotte tutti, i poveri come i ricchi". Final Countdown - il testo teatrale della scrittrice rumena Saviana Stanescu (Bucarest, 1967) - è la base su cui ha lavorato il regista Nick Upper (sotto questo nick si nasconde l'attore sloveno Niko Gorši )."Nell'epoca dell'illimitato sviluppo comunicativo, l'uomo è più solo che mai. E sono strabilianti le forme in cui la violenza, le aggressioni, le frustrazioni, la mancanza di vie d'uscita ci distruggono". Con parole d'ordine come queste si è affermata la drammaturgia dell'Est selvaggio, quella elaborata dagli scrittori dell'Europa centro-orientale, testimoni diretti della grande crisi politica e ideale degli anni Novanta. ore 20.45 Teatro Nuovo Giovanni da Udine – Udine in collaborazione con Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine e ATER – Associazione Teatrale Emilia Romagna LES 4 SAISONS coreografia di Angelin Preljocaj musica di Antonio Vivaldi scenografia di Fabrice Hyber con Leonardo Centi, Craig Dawson, Claudia de Smet, Samir El Yamni, Céline Galli, Emma Gustafsson, Alexandre Nipau, Zaratiana Randrianantenaina, Nagisa Shirai, Yang Wang Coproduzione Festival di Montpellier danse 2005, Théâtre de la Ville-Parigi, Les Nuits de Fourvière-Lione PRIMA ITALIANA Per la sua nuova creazione coreografica per 12 danzatori Angelin Preljocaj ha voluto lavorare sulle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi. L’idea da cui è partito era di ridare vita e modernizzare questa celebre partitura grazie alla danza e al movimento, ma anche di affrontare il tema della natura come tela di fondo della frase coreografica. Preljocaj si è affidato all’artista francese Fabrice Hyber per la realizzazione dell'impianto scenico. Artista plastico che lavora su un’ampia gamma di linguaggi - dal disegno, all'installazione, al video, alla rappresentazione live - Hyber si occupa di danza per la prima volta. "Quando si ascolta Vivaldi dopo l'elettronica - spiega Preljocaj - o dopo qualche cosa di molto stridente, o anche dopo il silenzio, lo si sente in maniera diversa. Le qualità della sua musica vengono esaltate da quel contrasto e ciò contribuisce ad estraniarlo dalla sua epoca come se ne facessimo una lettura contemporanea. La folgorazione di questa musica è incredibile e mi sono ripromesso di riuscire, con la danza, a far riascoltare le Quattro Stagioni come se fosse la prima volta. E' un progetto molto ambizioso in effetti, ma ci proverò". 13 Nato da genitori albanesi emigrati nella regione parigina, Preljocaj (1957) è una delle personalità più originali e prolifiche della danza francese contemporanea. ore 22.00 Chiostro di San Francesco MORTE PER ACQUA da La terra desolata di T.S. Eliot e da State of the world 2005 progetto e regia di Paolo Mazzarelli scrittura fisica di Michela Lucenti scene, trucchi e costumi di Norma Angelini, progetto luci di Stefano Mazzanti con Federica Fabiani, Elisabetta Ferrari, Fabio Monti, Lino Musella Produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG - PRIMA ASSOLUTA Morte per acqua non è la messa in scena de La Terra desolata di Eliot, ma una visione poetica, profetica e analitica della terra desolata in cui viviamo. Visione che attinge sì dall’opera di Thomas Stearns Eliot (di cui sono proposti 11 brevi quadri poetici) ma anche a State of the World 2005, la più autorevole fonte mondiale di osservazione delle dinamiche economiche, ambientali, politiche del pianeta, redatta tutti gli anni dal World Watch Institute. "Il luogo ed il tempo di riferimento saranno il luogo ed il tempo del dopo-catastrofe, del dopo fine del mondo, nel quale i personaggi, come fantasmi, rievocheranno frammenti di un passato perduto per sempre” anticipa il regista Paolo Mazzarelli. Come ne La Terra desolata, anche in questo spettacolo la Morte arriverà per acqua. Sono infatti gli squarci profetici e inquietanti del poema di Eliot (i paesaggi di mondi devastati dall’acqua, di torri crollate, di folle disperse, di un’umanità erosa dalla propria impotenza) a dare la via d’accesso all’altra fonte del lavoro, i dati sullo stato del mondo del World Watch Institute (movimenti macroeconomici e cambiamenti in atto sul pianeta a livello ambientale e climatico), attraverso cambi di registro che in pochi, decisivi momenti porteranno lo spettatore ad una diversa percezione di ciò che accade in scena. DOMENICA 24 Luglio ore 17.00 Santa Maria dei Battuti MACBETH ALL’IMPROVVISO di William Shakespeare versione per Teatro di figura di Gigio Brunello Produzione Teatro della Marignana I burattini stanno recitando in baracca una commedia inedita di Goldoni, ma sono stufi e stanchi di fare solo farse: Perché è concesso solo agli attori mettere in scena il teatro tragico e impegnato? e non Shakespeare ad esempio?… Sì, metteranno in scena proprio Shakespeare… Macbeth…sì, proprio loro, i comici dell’arte… Così comincia la rivolta contro il burattinaio: il linguaggio dei burattini e delle maschere sono ora al servizio del terribile dramma. Un teatro che, oltre a raccontare nuove e vecchie trame, diventa riflessione sulle potenzialità espressive del mondo dei burattini. Gigio Brunello: dal 1978 lavora per il teatro come attore – burattinaio - autore di testi teatrali. In questi anni ha realizzato con la significativa collaborazione di Gyula Molnar, spettacoli che anche quando attingono alla comicità del repertorio popolaresco, rivelano i legami profondi con i grandi temi della letteratura del teatro. ore 18.00 Chiesa di San Francesco FRIULI PONTE DI PACE musiche di Fabio Vacchi Orchestra e coro del Teatro Giuseppe Verdi di Trieste direttore Claire Gibault VOCE D’ALTRA VOCE Per orchestra e coro voci recitanti Sagit Damty e Ibrahim Miari - PRIMA ASSOLUTA IRENI ESSALEM SHALOM voce recitante Moni Ovadia violino solista Pavel Vernikov Produzione MittelFest in collaborazione con Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste Irini. Esselam. Shalom. Tre lingue diverse – il greco, l'arabo e l'ebraico - esprimono lo stesso concetto di Pace che è il filo conduttore del MittelFest di quest’anno. Ancora una volta musica, cultura ed impegno etico sono 14 entità tanto intrecciate che l’una senza l’altra sarebbero retorica, o vacua solidarietà. Prosegue così il lavoro del compositore bolognese Fabio Vacchi (quasi una residenza a Cividale, dopo il Cjante creato apposta per il MittelFest 2004) sulla versione in friulano del Cantico dei Cantici, affidato quest’anno a un brano per coro e voci recitanti. Un attore palestinese e un'attrice israeliana leggeranno nelle rispettive lingue il più intenso e lirico tra i libri della Bibbia. La lettura e la musica annoderanno quindi i fili di quel dialogo tra oriente e occidente, tra antico e moderno, tra islamismo, ebraismo e cristianità che forma il tessuto del nostro tempo. La struttura melodica del canto friulano posto alla base del pezzo di Vacchi "è sfruttata come se fosse un modulo compositivo, che genera una sorta di poliedro musicale attraverso la trasformazione e la sovrapposizione permanente del frammento genetico del canto". La composizione sviluppa inoltre un dialogo tra le voci recitanti e il violino solista (che sarà quello di Pavel Vernikov) in cui lo strumento "si fa portatore di inquietudine, di interrogazione, rispetto al carattere icastico dei versi, che contengono verità apparentemente indiscutibili". ore 20.00 Teatro Ristori L’ADDIO e JACKIE due atti unici di Elfriede Jelinek con Fabrizio Parenti e Carla Chiarelli regia di Werner Waas Coproduzione MittelFest, CRT-Milano , Forum di Cultura Austriaco di Milano e Production Leart Management - PRIMA ASSOLUTA Nata nel 1946 in Stiria (Austria), Elfriede Jelinek ha ricevuto quest'anno il Premio Nobel per la Letteratura "per il fluire musicale di canto e controcanto nei romanzi e nei drammi che con straordinario ardore linguistico rivelano l'assurdità dei cliché della società contemporanea e il loro potere soggiogante". La motivazione dell'Accademia Svedese delle Scienze riconosce alla autrice di romanzi famosi come La pianista e Le amanti il più ambito riconoscimento della letteratura mondiale, mentre il teatro della Jelinek, quasi l'erede della drammaturgia altrettanto aspra e austriaca di Thomas Bernhard, non è quasi mai stato rappresentato in Italia. Ci prova ora, con due brevi testi, un gruppo di teatranti capitanato dal regista Werner Waas, che da tempo si interessa alla più recente drammaturgia di lingua tedesca L' Addio si presenta come un monologo/comizio del governatore carinziano Haider davanti ai bei fanciulli del suo partito. L'autrice denuncia il rischio di una deriva antidemocratica e senza ritorno che proietta nel nostro futuro lo spettro del passato più buio. La Jelinek ne ha proibito la rappresentazione in Austria - come del resto di tutta la sua produzione. Jackie - dedicato a Jacqeline Bouvier Kennedy Onassis - è invece il titolo del monologo con cui ha completato nel 2002 il suo ciclo Drammi di principesse (non precisamente drammi, ma drammoletti, "perché le principesse non meritano un dramma"). ore 22.30 Piazza Duomo ES IZ AMERIKE! Che ci vuoi fare, è l’America! con Lee Colbert e la Stage Orchestra (Janos Hasur, violino, Luca Garlaschelli, contrabbasso, Emilio Vallorani, flauto, ottavino, percussioni, Massimo Marcer, tromba e flicorno, Paolo Rocca, clarinetto e clarinetto basso, Albert Mihai, fisarmonica, Stefano Corradi, clarinetto e sassofono, Vincenzo Pasquariello, pianoforte). direttore musicale Emilio Vallorani arrangiamenti di Lee Colbert, Stefano Corradi, Massimo Marcer,Emilio Vallorani scene e costumi di Daniele Savi regia di Moni Ovadia Produzione Promo Music in collaborazione con Il Rossetti-Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia PRIMA ASSOLUTA L'humus del mondo yiddish ha influenzato e continua ad influenzare, con la forza della propria tragica assenza, gran parte del pensiero occidentale. Il suo arrivo negli Stati Uniti, con i ripetuti flussi di emigrazione che si produssero tra gli ultimi due decenni dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, ha dato vita ad uno degli incontri più fertili fra culture che si conosca nella storia dell’umanità. L’ambito della letteratura e delle performing arts - cinema, teatro, musica - è stato grandemente influenzato dalla componente ebraica. Sulla scena musicale del song americano è sufficiente fare i nomi di Gershwin, Berlin, Rogers, Bernstein. Si ispirarono tutti al nigun, la melodia che sgorga da un interiorità plurisecolare, uno dei grandi scrigni che gli ebrei avevano portato fuggendo dai loro shtetlakh, le cittaduzze ebraiche ricche di una ineguagliata spiritualità. A quello scrigno pieno di canzoni in yiddish e di musiche klezmer, l’America attinse e ne fece una parte fondamentale del proprio futuro musicale. Nella gloriosa stagione statunitense della canzone non è 15 facile individuare tutti gli affluenti ebraici che si sono riversati nel fiume impetuoso della cultura musicale e di spettacolo made in USA. Ma è quanto si propone di fare questo recital, con la presenza di Moni Ovadia e la superba voce di Lee Colbert. Insieme faranno compiere al pubblico un sorprendente viaggio che parte dall’interiorità musicale e umoristica della yiddishkeit fino ai confini dei compositori minimalisti. dal 11 al 24 luglio Centro San Francesco LA VOCAZIONE TEATRALE un laboratorio condotto da Renata Molinari con gli allievi attori drammaturghi e registi de l’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, Civica Scuola Paolo Grassi di Milano, Studio Za Raziskavo Umetnosti Igre (Studio per la Ricerca sull’Arte dell’attore) di Lubiana (Slovenia) e l’Accademia d’Arte del Dipartimento di Teatro dell’Università “Juri Strossmayer” di Osijek (Croazia) Brevi performance, piccole messe in scena, esperimenti o altro, attorno al tema della vocazione teatrale. Perché cioè un ragazzo, o una ragazza, di diciotto o vent'anni sceglie, oggi, di fare l'attore. Quattro accademie d'arte drammatica, due italiane e due straniere, mettono in comune le proprie pratiche in un laboratorio che impegnerà una quarantina giovani allievi. La Civica Accademia "Nico Pepe" di Udine, la Civica Scuola "Paolo Grassi" di Milano, lo Studio Za Raziskavo Umetnosti Igre (Studio per la ricerca sull’Arte dell’attore) di Lubiana (Slovenia) e l'Accademia "Juri Stross Mayer" dell'Università di Osijek (Croazia). Ben prima dell'inizio del MittelFest, e poi durante il suo svolgimento, anche attraverso momenti di visibilità pubblica, attori, drammaturghi, registi lavoreranno assieme con metodi e su testi liberamente scelti, o appositamente creati, e con un occhio di riguardo per il testo vocazionale più amato da tutti, il Wilhelm Meister di Goethe: "La gioia più grande gli veniva dall'inventare e dall'immaginare". A curare i 4 gruppi sarà la dramatuga italiana Renata Molinari, docente nel Corso di scrittura teatrale alla "Paolo Grassi" di Milano. dal 17 al 24 luglio Lettura integrale di ALLA CIECA di Claudio Magris "Caro Cogoi, a dire il vero non sono sicuro, anche se sono stato io a scriverlo, che nessuno possa raccontare la vita di un uomo meglio di lui stesso". E' la frase che apre il più recente romanzo di Claudio Magris (Trieste, 1939). Ospite sempre benvenuto al MittelFest il più noto germanista italiano aveva visto allestire a Cividale il suo Danubio (nell'edizione 1995) e poi, nella serie dei microdrammi del MittelFest 2001, il monologo Essere già stati. Era quasi naturale che la recente apparizione in libreria di Alla cieca preludesse a una lettura pubblica del romanzo, che avverrà proprio a Cividale con un appuntamento quotidiano. "Confessione e referto clinico, epopea e delirio, traccia continuamente cancellata e riscritta, Alla cieca intreccia storia e fantasmi, mito e ricordo. E' un viaggio nel tempo che commuove e sgomenta, scava nelle pieghe più inquiete e dolorose dell'anima per trovare un senso, o almeno un estrema via di fuga" 16