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4
Anno IIi
luglio
agosto
N.
2010
IL PUNTO
di
IL PUNTO
Fernando Cordella
di
Segretario Confederale UGL
Resp. Coordinamento Sicurezza
Coordinatore Naz. UGL-VVF
“ L’ unità di Italia
in tempo di crisi”
PER UN (REALE)
PATTO DI
STABILITà E
DI CRESCITA
La rivista ufficiale
della UGL META
SOCIALE ha pubblicato questo articolo nel
numero di aprile 2010,
la redazione di
Prevenzione Soccorso
condividendo il
contenuto ve lo ripropone integralmente
Condividiamo la
necessità di una
manovra correttiva
in grado di consolidare la tenuta dei
conti pubblici però
vogliamo che non si
dimentichi il primario
obiettivo dello sviluppo dell’economia e
della coesione sociale
U
n’organizzazione sindacale come l’Ugl, che
60 anni fa ha scelto tra i
suoi principi fondanti il sindacalismo nazionale, non
può ignorare il dibattito in
corso tra forze politiche e
istituzioni sull’Unità d’Italia
e sulle sue celebrazioni che
culmineranno il 17 marzo
2011.
Insieme allo scarso interesse, o disprezzo, che un partito come la Lega dichiara
di avere pubblicamente per
questo importante anniversario, l’impressione è
che da parte del governo
non si stiano facendo gran-
2 giugno
festa della repubblica
In piazza trecento vigili
provenienti da ogni parte d'Italia
Pag. 5
Segue a pagina 2
cronache
UNIONE EUROPEA
ESTERI
obbligatorio solo
fondamentale
ecco chi punta
Servizio antincendio
per voli privati
Paolo Varesi
Stress da lavoro:
a pag 8
prevenirlo
a pag 12
TESTO AUDIZIONE SU
ESAME DISEGNO DI
LEGGE N.228 SENATO
DELLA REPUBBLICA
9 GIUGNO
L
’Unione generale del
Lavoro, nella consapevolezza della difficile
congiuntura economica e
finanziaria che l’Europa
e, con essa, il nostro paese stanno vivendo, come
sempre è disponibile a
fare la propria parte, con
altro spirito di responSegue a pagina 2
Danimarca:
sulla sicurezza
a pag 13
2
LUGLIO/AGOSTO 2010
VARESI dalla prima
CORDELLA dalla prima
di preparativi o ingenti investimenti, solo circa
35 milioni di euro definiti
“un’inezia” dal Presidente
della Repubblica, per organizzare una ricorrenza
che dovrebbe suscitare
orgoglio e senso di appartenenza nel cuore di tutti
gli italiani, qualora fosse
smarrito.
E temiamo che in parte sia
già così.
Il punto è che per il leader della Lega: «I lombardi nel 1860 volevano
la loro libertà, non pensavano all’unità d’Italia»,
anche se i Mille erano
in grande maggioranza
settentrionali, lombardi,
veneti e liguri e la bandiera italiana è nata più
di due secoli fa proprio
in terra padana, inventata
dal giornalista e letterato
ravennate, poi milanese di
adozione, Giuseppe Compagnoni.
Ma c’è di più: per Bossi «le
celebrazioni per i 150 anni
dell’Unità d’Italia a naso
mi sembrano le solite cose
un po’ inutili e un po’ retoriche. Non so se ci andrò, devo ancora decidere.
Ma se Napolitano mi chiama...», mentre per il suo
“collega” Zaia il problema
fondamentale è non sperperare danaro. Certamente provocato, il Presidente della Repubblica non
avrebbe comunque potuto
fare a meno di entrare nel
dibattito, per cui le iniziative previste per i 150 anni
dell’Unità «non sono tempo perso e denaro sprecato, ma fanno tutt’uno con
l’impegno a lavorare per
la soluzione dei problemi
aperti dinnanzi a noi».
certamente non aiutano a
pensare per il meglio.
Un impegno che, ha sottolineato Napolitano, «si
nutre di un più forte senso dell’Italia e dell’essere
italiani, di un rinnovato
senso della missione per il
futuro».
È strano come il tempo cambi tutte le cose,
perché storicamente dovrebbe essere il Mezzogiorno e non il Nord a
polemizzare sul senso e
sull’opportunità di queste celebrazioni.
Perché fu proprio il Sud
il più restio ad aderire
al progetto unitario e fu
sempre il Sud a subire le
peggiori conseguenze o
almeno ad annoverare,
dopo l’Unità, una lunga
serie di promesse mancate, senza dimenticare
le molte ricchezze perse
come l’Opificio Reale di
Pietrarsa o l’agricoltura
messa in ginocchio da una
politica protezionista nel
1887-88.
Infatti non c’è solo l’imminenza di un importante
anniversario a ricordarci
quanto sia centrale il tema
dell’unità. Anche la crisi lunga e profonda, che
ogni Paese con le proprie
specificità sta attraversando, rivela quanto sia indispensabile una maggiore
coesione nazionale, così
come il tracollo finanziario
della Grecia sta mettendo
in discussione altre forme di unione che vanno
oltre i confini nazionali,
cioè quella monetaria ed
Europea, e sta svelando
la grande miopia di tutti
quei leader che non hanno
saputo o voluto creare, a
suon di politica e di principi, una vera coesione tra
gli Stati e i cittadini del
Vecchio Continente.
Ma, si sa, alla Lega interessa principalmente la
riforma del federalismo
fiscale perché «significa
dare delle regole che faranno bene sia al Nord che
al Sud: il Nord smetterebbe di pagare e il Sud di
buttare via i soldi».
Anche l’Ugl si è detta
d’accordo con questa riforma purché sia solidale
e non porti ad un ulteriore e finale ‘scollegamento’ tra Nord e Sud, ma le
parole di Umberto Bossi
Arrivando ai giorni nostri
si potrebbe affermare che
il Meridione, pur con tutte le responsabilità che
gli vanno oggi attribuite
e che non possono essere
negate, resta la Cenerentola d’Italia, dimenticata in
un’angusta stanza a fare i
lavori più umili, sbeffeggiata dalle perfide sorellastre, sempre in attesa di
quello sviluppo economico, sorta di Principe Azzurro, che continua a perdersi per strada.
Non a caso l’Ugl è andata a Pomigliano d’Arco a festeggiare il Primo
Maggio: perché l’Italia è
una e indivisibile, perché
non c’è Nord senza Sud,
perché c’è qualcuno che
non dimentica mai i più
deboli.
sabilità, condividendo la
necessità di una manovra
correttiva in grado di consolidare la tenuta dei conti
pubblici senza per questo derogare dal primario
obiettivo dello sviluppo
dell’economia e della coesione sociale attraverso
la promozione dei valori
della solidarietà, dell’unità
nazionale, della tutela del
lavoro e della famiglia.
Se la prima preoccupazione del governo, in questa
fase, è quella di correggere il deficit pubblico attraverso una severa manovra
correttiva, le Parti sociali,
e l’Unione Generale del
Lavoro in particolare, non
possono abdicare al proprio ruolo d’interprete dei
bisogni sociali ed economici di milioni di cittadini
e di famiglie le cui speranze non possono essere sacrificate dalla pur importante necessità di bilancio.
Occorre quindi indicare
una direzione, una via
d’uscita, che tenga conto
non solo dei numeri ma
soprattutto delle persone che compongono la
nostra comunità. In questi mesi di grave crisi internazionale siamo stati
tra quelli che hanno sempre creduto che potevamo
farcela; con il Governo, le
regioni, gli Enti locali e le
Parti datoriali abbiamo lavorato bene, creando un
sostanziale clima di fiducia e di collaborazione che
ci ha consentito di resistere meglio di altri Paesi
alle pur gravi difficoltà del
sistema economico internazionale. Ne sono la prova, fra l’altro, gli Accordi
sottoscritti in materia di
assetti contrattuali e di
sostegno al reddito per i
sospesi dal lavoro nonché
le Linee guida per la for-
mazione per l’anno 2010.
In questo senso, quindi,
è fondamentale mantenere aperta la stagione del
confronto leale e costruttivo, se si vogliono definire
misure e strategie comuni
nel tentativo di far uscire
la nostra economia dalla
condizione di precarietà in
cui si trova, non solo per
effetto della crisi economica. L’Unione Generale
del Lavoro, in un tale contesto, pone sul tavolo del
confronto alcuni obiettivi
ritenuti prioritari per portare il nostro Paese fuori
dalla condizione di stallo
in cui si trova.
L’Italia sta attraversando
una profonda crisi economica e produttiva, con
perdita di competitività, le
cui dimensioni fanno ritenere trattarsi di un problema di natura strutturale, maturato nel corso di
questi ultimi vent’anni. Le
spiegazioni sono molteplici e complesse. Sembra
chiaro però che il nanismo delle imprese italiane, cioè l’assenza di
un numero apprezzabile di grandi imprese che
operino in settori tecnologicamente avanzati,
a livello internazionale,
possa spiegare in parte l’attuale fase di crisi.
La strada principale, per
uscire da questa situazione di stallo, è quella di far
crescere le nostre imprese, facendo diventare medie quelle piccole e grandi
quelle medie.
Laddove questa crescita dimensionale si rivela
impraticabile è necessario trovare nuove forme di
aggregazione, di collaborazione e di integrazione
per consentire di puntaSegue a pagina 4
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4
LUGLIO/AGOSTO 2010
IL PUNTO
re attraverso una struttura
adeguata su prodotti innovativi ad alto contenuto tecnologico e di qualità
in grado di competere validamente. L’esempio dei
distretti industriali che ha
dato risultati positivi è senza dubbio da potenziare e
sviluppare.
Fattori fondamentali per la
competitività del sistema
produttivo e per lo sviluppo economico sono la ricerca pubblica e privata,
l’innovazione tecnologica di
processo, di prodotto e di
organizzazione e un adeguato sistema educativo e
formativo. Stiamo purtroppo investendo in misura insufficiente in questi settori
nevralgici e questa carenza
è indubbiamente una delle cause dell’attuale crisi di
competitività sul mercato
internazionale. Anche questa manovra correttiva non
migliora le cose, anzi interviene, come nel caso della
soppressione
dell’Ispsel,
comprimendo quei pochi
Istituti pubblici che fanno ricerca. Dalle difficoltà
del nostro sistema produttivo discende il problema
dell’occupazione per milioni di nostri concittadini.
Il tasso di disoccupazione
generale continua a salire,
sfiorando il 9% e raggiungendo i massimi dal 2001,
con quella femminile più
alta di 2 punti percentuali
rispetto a quella maschile.
L’incremento più consistente è nel tasso di disoccupazione giovanile che si avvicina al 30&, quasi 5 punti in
più rispetto allo stesso periodo dello scorso periodo
dello scorso anno.
Inoltre, benché in calo ad
aprile ( -5,7%), il ricorso alla
cassa integrazione resta
comunque alto soprattutto
per quanto riguarda quella
straordinaria e quella in deroga che rappresentano la
“Cartina di tornasole” degli
effetti della crisi economica e finanziaria sul tessuto
produttivo del nostro Paese.
Sul sostegno all’occupazione e all’occupabilità
delle persone, il governo e le parti sociali hanno condiviso l’idea che le
medesime richiedessero
un percorso formativo più
efficace e tarato sui fabbisogni professionali dei
settori e delle imprese.
Altrettanto condivisa, è
stata l’idea di istituire una
cabina di regia nazionale
che aiutasse a capire meglio le distonie di un sistema che non riesce a mettere in contatto chi cerca
un lavoro con chi lo offre.
Attendiamo con impazienza
che si proceda verso quanto stabilito auspicando che
non vi siano cambiamenti di
rotta.
E’ fuori dubbio che l’instabilità dell’occupazione stia
avendo pesanti contraccolpi
sulla tenuta dei conti familiari. A soffrire non solo soltanto i nuclei familiari che
sono rimasti senza reddito
o che hanno visto ridursi
sensibilmente il reddito disponibile per il ricorso alla
cassa integrazione, ma anche quelli che, pur contando su entrate stabili, sono
chiamati a fare i conti con
il costo per il mantenimento dei figli, soprattutto per
effetto del crescente aumento dei prezzi di prodotti alimentari ed energetici oltre che dei servizi.
Insistiamo sulla necessità
di indirizzare, appena sarà
possibile, maggiori risorse verso riforme strutturali che abbiano come punto
di riferimento la famiglia,
riorganizzando le politiche
di Welfare e quelle socio-
responsabilità accogliamo
con favore le annunciate
misure di riduzione della
spesa da parte di importanti
organi dello Stato, oltre che
dei costi della politica e degli apparati amministrativi e
politici in genere.
Chiediamo, però, precise
garanzie per la copertura degli oneri derivanti dai
contratti del pubblico impiego scaduti o in fase di
rinnovo; vogliamo che le risorse finanziarie destinate a
questo capitolo siano in linea con quanto pattuito anche in sede di riforma della
contrattazione.
A tal riguardo, crediamo che
la soppressione dell’istituto
di studi ed analisi economica (Isae), finalizzata, secondo l’esecutivo, a razionalizzare e semplificare le
funzioni di analisi e studio
in materia di politica economica, debba essere revocata, visti i compiti ad esso
assegnati per la raccolta,
l’elaborazione e la previsione di dati riguardanti la di-
Segue da pagina 2
so una migliore organizzazione delle forze di polizia
e meccanismi di incentivazione economica, nonché di
un miglior funzionamento
della giustizia, soprattutto
in ambito civilistico.
Crediamo, inoltre, che, pur
di fronte ad un forte ridimensionamento degli interventi pubblici, occorra porsi
il problema di un concreto
sostegno all’economia reale, attraverso una decisa
lotta all’elusione e all’evasione fiscale, alla contraffazione, al lavoro nero ossia
a quei mali sistemici della
nostra economia che danneggiano soprattutto le
piccole e medie imprese oltre che ogni tipo di libertà
economica.
Le cifre su lavoro nero e
sull’economia
sommersa sono impressionanti. E’
come se accanto all’Italia
che lavora alla luce del sole,
che paga le tasse e i contributi previdenziali, che
osserva i contratti di lavoro e le leggi sulla sicurezza
Insistiamo sulla necessità di indirizzare, appena sarà
possibile, maggiori risorse verso riforme strutturali che
abbiano come punto di riferimento la famiglia,
riorganizzando le politiche di Welfare e quelle socio-assistenziali, incoraggiando le donne a non lasciare il lavoro,
migliorando il tasso occupazionale femminile.
assistenziali, incoraggiando
le donne a non lasciare il
lavoro, migliorando il tasso
occupazionale femminile.
Per questo siamo convinti
che, anche in una difficile
congiuntura economica, è
possibile guardare ad una
maggiore tutela dei redditi del lavoro attraverso la
progressiva
introduzione
del principio del “quoziente
familiare, che superi l’ormai inadeguato concetto
di reddito individuale introdotto nella riforma del
1973 e fonte di disparità tra i contribuenti con o
senza famiglia a carico. In
questo senso, una proposta
da noi formulata è già agli
atti del Parlamento. Confermiamo la nostra disponibilità al confronto, ma dallo
Stato, dalle Regioni e dagli
Enti locali auspichiamo la
massima attenzione ai bisogni sociali dei cittadini. E’
doveroso colpire gli sprechi, ma occorre evitare di
penalizzare i più deboli, gli
anziani, i giovani, le donne,
che ancora oggi per mancanza di servizi alla famiglia
sono costrette a scegliere fra maternità e lavoro.
In tale ottica di maggiore
namica dell’inflazione e per
il ruolo che questo istituto
è stato chiamato, dalle parti
sociali, a svolgere per la definizione del nuovo indicatore della crescita dei prezzi al consumo, in quanto
qualificato soggetto terzo.
Siamo certi che le misure contenute nel decreto
legge correttivo relative al
pubblico impiego peggioreranno la già precaria situazione retributiva di quei
dipendenti, determinando
un processo recessivo che
non va assolutamente sottovalutato per gli effetti sui
consumi intenti. Inoltre, il
taglio dei premi produttività renderà vana la riforma della pubblica amministrazione, fortemente
voluta dal governo e già
avviata nei mesi scorsi ed
ora sacrificata alla logica
dei tagli orizzontali.
Sul corretto ed efficace funzionamento dei pubblici uffici si fondano le speranze
delle imprese e di milioni di
cittadini, soprattutto nelle regioni del sud d’Italia,
dove è sempre viva la speranza di una ferma lotta alla
criminalità organizzata, da
realizzarsi anche attraver-
antinfortunistica, che opera
correttamente sul mercato,
ci fosse un’altra Italia parallela e nascosta, sotterranea,
certamente popolata di furbi e di disonesti che producono e guadagnano ma che
riescono a non farsi nemmeno notare dallo Stato.
Anche se occorre fare di
più, per questo, abbiamo
accolto con favore le misure
per migliorare la tracciabilità dei pagamenti e per indicare la capacità contributiva mediante indici di spesa
correlati al nucleo familiare
e all’area di residenza.
Siamo fortemente convinti
che a pagare le tasse non
debbano essere solo i lavoratori dipendenti,
i pensionati e più in generale i cittadini onesti.
Quel che desideriamo leggere in modo chiaro è la direzione di marcia da prendere una volta usciti dalla
più stretta emergenza.
Si è accennato al Mezzogiorno; una costante che si
presenta sempre è quella
del ritardo di queste regioni rispetto alle altre aree del
Paese.Il divario infrastrutturale e dei servizi pubblici,
nonostante i tentativi posti
in essere in questi anni, è
rimasto praticamente inalterato,
mentre
stipendi
e salari nel Mezzogiorno
sono mediamente inferiori
rispetto alle altre aree e alla
media nazionale.
In questi anni è venuta
meno anche l’occupazione
aggiuntiva prevista dagli
investimenti comunitari, in
considerazione della scarsa crescita del tessuto produttivo preesistente e della
scarsissima nascita di nuove imprese. In compenso è
aumentato il potere economico e di controllo sociale
delle associazioni di stampo mafioso che impediscono con il proprio controllo
qualsiasi forma di sviluppo
economico che non sia criminale.
Accogliamo
con
favore
quindi le misure contenute
nel decreto rivolte a favorire
l’avvio di imprese nelle regioni del Mezzogiorno con
il meccanismo della fiscalità
di vantaggio; siamo convinti che possano essere prese
anche altre misure, puntando alla stabilizzazione dei
contratti e all’assunzione di
nuovi addetti. La questione
meridionale è da affrontare
alla luce dell’avvio del federalismo fiscale; l’obiettivo
comune deve essere quello
di approdare ad una riforma che sia solidale e che
riduca, fino ad azzerarle, le
attuali differenze sociali ed
economiche, in un’ottica di
sussidiarietà.
Il decreto correttivo apre
quindi una partita in due
tempi che il sindacato intende giocare con le
proprie proposte ed osservazioni – che saranno
allegate in maniera analitica al presente documento – sempre nell’interesse collettivo e avendo
ben presente che sugli argomenti socialmente sensibili – si pensi al pubblico
impiego, alla previdenza,
al rilancio dell’economia,
al Mezzogiorno – è fondamentale trovare un punto
di mediazione attraverso il coinvolgimento delle
parti sociali. Questo perché
non si può dimenticare che
è importante mettere in sicurezza i conti pubblici, ma
anche rilanciare l’occupazione e l’economia per sostenere la ripresa delle attività produttive. Se la linea
di condotta è quella europea, allora occorre lavorare,
come ha affermato anche
di recente il governatore
della Banca d’Italia, Mario
Draghi, affinché il Patto sia
realmente di stabilità e di
crescita.
5
LUGLIO/AGOSTO 2010
primo piano
PER LA FESTA DELLA REPUBBLICA
Il 2 Giugno hanno partecipato alla cerimonia 300 uomini e donne
provenienti da tutti i Comandi Provinciali d'Italia e due reparti motorizzati
A
cura dell’Ufficio
Stampa
U
n tricolore gigantesco
issato sul Colosseo dai
Vigili del Fuoco ha accolto
l'arrivo del presidente della
Repubblica ai Fori Imperiali
alla parata militare in occasione del 62esimo anniversario della fondazione della
Repubblica. La grande bandiera, di 1.300 metri quadri, ha salutato l'arrivo del
Capo dello Stato a bordo
della tradizionale Flaminia
cabriolet, scortato da due
colonne di corazzieri fino
al palco d'onore.
Per i Vigili del Fuoco hanno partecipato alla parata il personale operativo
permanente e volontario
- circa 300 uomini e donne - provenienti da tutti i
Comandi Provinciali d'Italia
e due reparti motorizzati,
composti da otto automezzi di soccorso tecnico urgente e di supporto.
Uomini e mezzi sono stati coordinati dall'ingegnere
Michele Di Grezia, dirigente
dei Vigili del Fuoco, nominato responsabile generale
operativo dell'organizzazione della Festa della Repubblica.
Nella prima compagnia
hanno sfilato i Vigili del
Fuoco con l'uniforme di
servizio ordinaria mentre
nella seconda gli specialisti
del Corpo Nazionale.
Ad aprire lo schieramento
la bandiera, decorata con
10 medaglie d'oro, 7 al
valor civile e 3 al merito
civile, e 3 medaglie d'argento, 1 al valor civile e 2
al merito civile.
Comandanti delle due compagnie erano, rispettivamente, gli ingegneri Bianca
Maria Cristini e Luca Rosiello. Gli uomini e le donne
dei Vigili del Fuoco affrontano circa 750mila interventi all'anno, di cui solo il
30% riguardano gli incendi.
Sicurezza e prevenzione
sono le priorità del Corpo
Nazionale, a cui appartengono anche gli specialisti
dei Vigili del Fuoco, che
sono: cinofili, elicotteristi,
sommozzatori, nautici, telecomunicazioni, soccorso
acquatico, SAF (di derivazione speleo-alpino-fluviali), NBCR (per rischio
nucleare-batteriologicochimico-radiologico)
e
TPSS (in possesso di tecni-
che di primo soccorso sanitario).
Nel reparto motorizzato
dei Vigili del Fuoco c'erano - solo per citarne alcuni - i mezzi Iveco Dragon
8X8 F 800 e Bai Poseidon
X6, utilizzati nei servizi
aeroportuali, l'automezzo
per collegamento satellitare d'emergenza (un mezzo
mobile per comunicazioni
equipaggiato con speciali apparati satellitari ricetrasmittenti in grado di
muoversi rapidamente e
raggiungere le località più
remote in zone impervie)
e l'Iveco One (un mezzo di
intervento per emergenza
nucleare biologica, chimica
e radioattiva).
(fonte: www.vigilfuoco.it)
6
LUGLIO/AGOSTO 2010
attualità
Giovanni Centrella eletto
segretario generale dell'Ugl all’unanimità
A
I
cura dell’Ufficio
Stampa
l Consiglio Nazionale
dell’Ugl, riunito a Chianciano, il 29 Maggio 2010
ha eletto segretario generale Giovanni Centrella,
già segretario nazionale
dei Metalmeccanici.
È stata Renata Polverini, segretario generale uscente e presidente
della Regione Lazio, ad
indicare il nome di Giovanni Centrella quale suo
successore per l’impegno
dimostrato in questi anni
e per i rilevanti risultati
ottenuti nel corso della
sua attività sindacale.
«Come
metalmeccanico
– ha detto Giovanni Centrella nel corso del suo intervento – sento il dovere
di continuare a fare, anche
da segretario generale, ciò
che ho sempre fatto anche
per consolidare i risultati
ottenuti in questi anni dal
sindacato: essere accanto
ai lavoratori nelle fabbriche e negli uffici, sempre
attento alle istanze del
territorio».
Nessun’altra candidatura è
stata presentata dal Consiglio nazionale per convergere su una scelta unitaria e dare così continuità
all’importante eredità lasciata da Renata Polveri-
ni che, nel corso del suo
mandato, ha rafforzato il
ruolo dell’Ugl quale interlocutore valido e credibile
sia nei confronti delle istituzioni sia dei lavoratori.
7
LUGLIO/AGOSTO 2010
attualità
I Vigili del Fuoco vincitori del premio
"Salvaguardia del territorio" al III Salone
internazionale delle Tecnologie per la sicurezza
Ha vinto il progetto "Sistema interoperabile
per la gestione degli interventi negli incendi boschivi"
A
cura dell’Ufficio
Stampa
I
Vigili del Fuoco vincitori
del premio nella categoria "Salvaguardia del territorio" al III Salone internazionale delle Tecnologie
per la sicurezza. Il progetto
del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco "Sistema interoperabile per la gestione
degli interventi negli incendi boschivi" è stato indicato
dalla giuria preposta come
vincitore per la categoria
"Salvaguardia del territorio"
e riceverà l'ambito premio
nel pomeriggio di lunedì
17 maggio nell'ambito di
TECHFOR 2010: il 3° Salone
internazionale delle Tecnologie per la sicurezza.
Nell'ambito del Salone, organizzato nel FORUM PA,
è previsto nel convegno
"L'innovazione tecnologica
per la homeland security: opportunità e rischi del
Cloud Computing".
Il progetto premiato riguarda l'applicativo usato
nel 2009 per la campagna
antincendi boschiva (AIB) in
Calabria e si basa sulle tecnologie innovative selezionate e sviluppate nell'ambito del progetto europeo
REACT (di cui il CNVVF era
un partner), che serviva
a scambiare dati tra sale
operative per condividere
informazioni georiferite su
eventi e risorse messe in
campo dai diversi Enti. Le
sperimentazioni del progetto si sono tenute nella regione transfrontaliera
di Aachen (coinvolgendo
soccorritori tedeschi, belgi e olandesi) ed a Venezia
(coinvolgendo i vigili del
fuoco di Venezia e di Treviso, la Questura di Venezia, il SUEM 118 della ASL
12 Regione Veneto, la Capitaneria di Porto di Venezia, la Polizia Municipale di
Venezia, la Protezione Civile del Comune di Venezia,
la Protezione Civile della
Regione Veneto, l'Agenzia
Regionale per la Prevenzione e protezione Ambientale
del Veneto, il Corpo Valdostano dei Vigili del Fuoco e
il Corpo Permanente Vigili del Fuoco di Bolzano). Il
progetto premiato (REACT
- AIB 2009 Calabria) è una
successiva applicazione alla
gestione della Campagna
antincendi boschiva. La sua
evoluzione stata è seguita dall'Ufficio per i Sistemi
Informativi Automatizzati del Corpo Nazionale dei
Vigili del Fuoco nell'ambito
di una convenzione stipulata con la Regione Calabria.
REACT - AIB 2009 Calabria
ha permesso a tutti gli Enti
coinvolti nella campagna
antincendi boschiva 2009
di essere a conoscenza in
tempo reale di dove erano
in atto incendi e di quali
risorse erano state inviate
e/o rimanevano disponibili
da parte di ciascuno degli
La targa ricevuta
dispiegate per costituire
una sala operativa congiunta.
In
particolare,
sono stati raggiunti due
risultati:
- sono state utilizzate le
risorse nel modo più efficiente, evitando casi in cui
La formazione di tutti gli
operatori è avvenuta a cura
del CNVVF nel polo formativo regionale di Lametia
Terme (grazie alla estrema
semplicità d'uso dell'applicativo, la formazione è stata molto rapida).
Il progetto premiato riguarda l'applicativo usato
nel 2009 per la campagna antincendi boschiva (AIB)
in Calabria e si basa sulle tecnologie innovative
selezionate e sviluppate nell'ambito del progetto
europeo REACT (di cui il CNVVF era un partner)
Enti mediante la semplice
consultazione su mappa.
Di fatto, il sistema ha costituito una sala operativa congiunta virtuale, ed
ha permesso consistenti
economie nell'uso delle
risorse umane e strumentali, che di norma sono
erano presenti squadre non
necessarie su un incendio
mentre altri incendi progredivano senza contrasto;
- sono diminuiti i tempi di
intervento, grazie alla disponibilità di informazioni
affidabili ed in tempo reale
24 ore su 24.
L'applicativo usa un protocollo aperto di scambio dati
internazionale (CAP - Common Alerting Protocol), che
il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso
Pubblico e della Difesa Civile ha adottato con Decreto Ministeriale nel giugno
2008, un anno prima che
lo adottasse anche la FEMA
(Agenzia degli Stati Uniti di
Protezione Civile oggi incardinata nel Department
of Homeland Security). Il
Decreto prescrive le modalità tecniche di scambio
dati in tempo reale da/per
le Sale Operative dei Vigili del Fuoco con ogni altro
Ente preposto al soccorso
o coinvolto nelle attività
di emergenza, imponendo
l'utilizzo di specifici standard e protocolli aperti e
non proprietari.
Si sta già proponendo
l'estensione dell'esperienza
della Calabria ad altre realtà territoriali, mediante sua
specifica previsione nelle
convenzioni che vengono
annualmente stipulate tra il
Dipartimento dei Vigili del
Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile e
le Regioni per le rispettive
campagne AIB.
8
LUGLIO/AGOSTO 2010
cronache
IL SERVIZIO ANTINCENDIO RESO OBBLIGATORIO
SOLO PER I VOLI PRIVATI O COMMERCIALI
Davide Bedin
La norma prevista nel nuovo regolamento per la costruzione di eliporti:
in questo modo si tutelerebbe solo chi può pagare.
L’Ugl attenta alle vicende dei lavoratori di Elisuperficie
di
Emiliano Ciotti
Coordinatore Naz. UGL
Sorv. Antincendio
e
Guardi
fuochi
I
l 14 dicembre 2009
la Direzione Centrale Regolazione di ENAC
ha reso nota la Bozza di
"Regolamento per la costruzione e la gestione di
eliporti".
Con sgomento si è appreso che l'intenzione
della D.C.R. è quella di
sopprimere il Servizio
Antincendio nella quasi
totalità delle elisuperfici italiane, soprattutto
quelle HEMS, - Helicopter Emergency Medical Service - ovvero del
Servizio di Soccorso 118
(ricordiamo che nel territorio Italiano ce ne sono
circa 300, con un migliaio
di operatori antincendio).
L’Enac – Ente Nazionale
Aviazione Civile - nello
stilare la bozza del nuovo regolamento che riguarda la costruzione e
l’esercizio degli eliporti,
non ha tenuto conto della sicurezza dei lavoratori
delle elisuperfici Hems e
dei cittadini utenti e contribuenti, facendo una
distinzione tra il volo
sanitario e volo “Privato
o Commerciale”,
pre-
vedendo l’obbligatorietà
del servizio antincendio
solo per quest’ultimo.
Quindi il servizio antin-
cendio spetta solo a chi
può pagare (veline, calciatori, politici, milionari
ecc) escludendo migliaia
di contribuenti “malati”
che pagano regolarmente
le tasse, creando così cittadini di serie A e cittadini
di serie B.
Sempre secondo L’Enac,
nei voli Hems, non si ve-
9
LUGLIO/AGOSTO 2010
Un servizio sorveglianza antincendio
rificano abbastanza incidenti da giustificare la
presenza del personale
antincendio.
ture ospedaliere, contengono migliaia e migliaia
di litri di cherosene altamente infiammabile.
Con questo “Regolamento” le Regioni risparmierebbero circa il 2%
in meno della spesa per
l’elisoccorso, ma vedrebbero schizzare a una percentuale altissima il rischio incidenti, non solo
nelle fasi di atterraggio e
decollo dell’elicottero, ma
anche in quella di rifornimento, perché quanto si
parla di carburante per
elicotteri è bene ricordare
che serbatoi e cisterne a
volte molto vicini a strut-
A meno che l’Enac voglia
seguire le orme dell’aeroporto di Tassignano,
Lucca, dove il servizio
antincendio veniva svolto
gratuitamente da volontari in possesso di apposita abilitazione?
Ma la cosa che ci lascia
veramente esterrefatti e
perplessi che tale “Regolamento scritto e pubblicato dall’Enac” sarebbe
stato controfirmato da un
dirigente tecnico del Di-
partimento dei Vigili del
Fuoco.
Ricordiamo che per diventare un Sorvegliante Antincendio bisogna
fare le stesse visite mediche che fanno i VVF
discontinui, un corso,
un esame scritto e pratico, cui la commissione
e’ composta da un dirigente Aeroportuale VVF,
un funzionario VVF e un
dirigente della D.C.A Direzione Circoscrizionale aeroportuale.
E’ importante mettere in
evidenza che chi ha operato nei Vigili del Fuoco
come i Vigili Discontinui
o ex ausiliari può essere
chiamato a lavorare.
Si fa tanto per regolarizzare i precari e poi si buttano in mezzo alla strada
più di mille persone.
mento da cui attendiamo
risposte positive.
Il Nostro Coordinatone
Nazionale dell’UGL Terziario Giancarlo Bergamo
negli scorsi mesi si era
occupato di questa situazione puntando in particolare alla salvaguardia
dei posti di lavoro delle
basi Hems di Verona, Milano, Alessandria, Belluno.
Per questa situazione
così gravosa e scandalosa si è anche presentata
un’interrogazione parlamentare per far modificare all’Enac gli aspetti più
controversi del Regola-
Inoltre abbiamo avuto nei
giorni scorsi degli incontri con il personale antincendio rassicurandoli che l’UGL farà di tutto
per tutelare i loro posti
di lavoro.
Quale sarebbe il futuro di
questi Lavoratori?
Se lo sono chiesti l’Enac e
il nostro dirigente?
11
LUGLIO/AGOSTO 2010
dal territorio
MATERA, ISTITUITO UN OSSERVATORIO
PER LA SICUREZZA
Nell’ambito delle iniziative previste dal Protocollo d’intesa è stato istituito a dicembre
dal prefetto Giovanni Francesco Monteleone
A
cura dell’Ufficio
Stampa
N
ell’ambito delle iniziative previste dal
Protocollo d’intesa sulla
sicurezza sul lavoro, sottoscritto nel dicembre scorso
alla prefettura di Matera, si
è insediato l’Osservatorio
provinciale
permanente
sulla sicurezza nei luoghi
di lavoro e delle malattie
professionali, istituito dal
prefetto Giovanni Francesco Monteleone.
Gli obiettivi dell’Osservatorio sono stati illustrati
dal prefetto Monteleone che ha evidenziato la
necessità di consolidare
la cultura della sicurezza
nei luoghi di lavoro, perché lavorare nel pieno rispetto delle norme, oltre
a tutelare la vita umana,
aumenta la ricchezza di
un Paese, ne riduce i costi sociali ed è motore
per una sana competitività economica.
Nel corso della riunione
dell'Osservatorio è stato
deciso di istituire una banca dati in cui confluiranno
gli infortuni, suddivisi per
settore, per meglio coordinare gli interventi sia di
prevenzione che di contrasto.
È stata concordata, inoltre, l’istituzione di un primo gruppo di lavoro che
curerà la pianificazione e
l’organizzazione di corsi
di formazione diretti a tutti i soggetti coinvolti sulle
tematiche della sicurezza
sul lavoro: lavoratori, ma
anche imprenditori e dirigenti pubblici. Un ulteriore
gruppo di lavoro, formato
dai soggetti preposti alla
vigilanza e al controllo,
valuterà e concorderà le
azioni per il ripristino delle
situazioni di legalità.
L’Osservatorio, coordinato dal capo di gabinetto
della prefettura di Matera,
è costituito da funzionari degli enti sottoscrittori
il protocollo: provincia di
Matera, comune di Ma-
tera, questura, comando
provinciale dei Carabinieri,
comando provinciale della
Guardia di Finanza, Asm,
Cciaa, comando provinciale dei Vigili del fuoco,
direzione provinciale del
Lavoro, Inail, Inps, Inpdap,
Confindustria
Basilicata,
Api, Confcommercio, Cna,
Cgil, Cisl, Uil, Ugl, ordine
degli ingegneri, ordine degli architetti, collegio dei
geometri, EdilCassa regionale di Basilicata e Cassa
edile provinciale.
Perugia: Convenzione tra Vigili del fuoco
e Regione in tema di incendi boschivi
A
cura dell’Ufficio
Stampa
S
ottoscritta dal Prefetto di Perugia Enrico Laudanna e dall'Assessore
Regionale
Fernanda Cecchini una
Convenzione in tema
di incendi boschivi alla
presenza del Direttore
Regionale dei VVF Maurizio Stocchi.
La convenzione è riferita al potenziamento
stagionale del dispositivo di prevenzione
e lotta attiva contro gli
incendi boschivi nel territorio della Regione
dell'Umbria per il triennio
2010\2012. Per effetto
dell'accordo tra il Ministero dell'Interno - rappresentato dal Prefetto
di Perugia - e la Regione
Umbria, per ognuno dei
tre anni sarà istituito dai
Vigili del fuoco un servizio straordinario con due
squadre operative, una
presso il Comando Provinciale di Terni e l'altra
presso il Comando Provinciale di Perugia. Le
squadre saranno anche
dotate di mezzi ed attrezzature idonee allo
spegnimento in zone
boschive e nelle zone
definite di "interfaccia"
cioè in prossimità dei
centri abitati. L'assessore Fernanda Cecchini
ha ribadito l'impegno
dell'Amministrazione
Regionale nella cooperazione con il Corpo
Nazionale, in particolar
modo sulla questione
degli incendi boschivi, cooperazione ormai
consolidata negli ultimi
anni.
Il Direttore Regionale
Stocchi ha confermato la totale disponibilità
nel contribuire alla salvaguardia all'imponente
patrimonio boschivo che
caratterizza il territorio
regionale.
Zac Sonolo
L’obbiettivo: potenziamento stagionale del dispositivo di prevenzione e lotta attiva
dei fuochi, nel territorio della Regione dell'Umbria per il triennio 2010\2012
12
LUGLIO/AGOSTO 2010
esteri
STRESS DA LAVORO,
FONDAMENTALE AFFRONTARLO E PREVENIRLO
Il 79% dei dirigenti europei è preoccupato dai rischi psicosociali che ne derivano,
ma meno di un terzo delle aziende ha stabilito procedure efficaci
cura dell’Ufficio
Stampa
I
l 79% dei dirigenti europei è preoccupato dallo stress legato al lavoro,
ma meno di un terzo delle
aziende ha stabilito procedure per affrontarlo.
Nelle organizzazioni europee è in crescita la preoccupazione dovuta ai
rischi psicosociali quali
stress, violenza e molestie, come rivelano i primi
risultati della più grande
indagine in Europa su salute e sicurezza nel luogo
di lavoro. I nuovi dati sono
stati pubblicati il 3 giugno
2010 dall'Agenzia europea
per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA)
in seno alla conferenza di
revisione intermedia della
strategia comunitaria per
la salute e la sicurezza
sul luogo di lavoro (20072012).
I rischi psicosociali preoccupano la maggior
parte delle aziende europee.
Come rivela l'indagine europea fra le imprese sui
rischi nuovi ed emergenti
(ESENER), quattro dirigenti
europei su cinque esprimono le loro preoccupazioni in merito allo stress
legato al lavoro, rendendo per le aziende (79%) lo
stress sul lavoro altrettanto importante degli incidenti sul luogo di lavoro.
Lo stress legato al lavoro
è molto presente nei lavori
in ambito sanitario e sociale (il 91% delle imprese lo considerano un elemento che causa una certa
o forte preoccupazione)
e in quello dell'istruzione
(84%).
Jukka Takala, direttore
dell'EU-OSHA, in occasione della conferenza di
Barcellona ha affermato
che: «Nel pieno della crisi
finanziaria, il 79% dei dirigenti europei esprime la
propria
preoccupazione
per lo stress sul lavoro, già
riconosciuto quale peso
notevole sulla produttività
europea».
«Ma nonostante gli alti livelli di preoccupazione, è
senza dubbio allarmante
che soltanto il 26% delle
organizzazioni dell'UE abbia predisposto procedure
per affrontare lo stress.
L'indagine ESENER evidenzia quanto sia importante
fornire un sostegno efficace perché le imprese affrontino lo stress. Ciò sarà
fondamentale per garantirci una forza lavoro sana
e produttiva necessaria
per incrementare le prestazioni e la competitività
economiche europee».
L'indagine rivela anche
che il 42% dei rappresentanti dei dirigenti ritiene
che affrontare i rischi psicosociali sia più difficile
rispetto ad altre questioni
legate alla sicurezza e alla
salute.
Stando ai risultati, la sensibilità del problema (53%)
e la mancanza di consapevolezza (50%) rappresentano gli ostacoli
principali per affrontare
efficacemente i problemi
psicosociali.
Il coinvolgimento dei lavoratori è un fattore chiave
nella gestione della salute
e della sicurezza.
L'ESENER rivela che i luoghi
di lavoro in cui i dipendenti hanno una partecipazione attiva presentano molte
più probabilità di vedere
attuate misure efficaci per
la salute e la sicurezza.
Stock-xchng
A
13
LUGLIO/AGOSTO 2010
Questo, in particolare, è superiore rispetto a quelle I risultati dell'indagine ri- consapevolezza sui rischi
il caso di luoghi di lavoro che stabiliscono le proprie velano inoltre che anche le nei luoghi di lavoro e prodi dimensioni più piccole, misure senza la partecipa- imprese più piccole sono muovere una gestione dei
in grado di effettuare una rischi totale e integrata.
animati da un importante zione dei dipendenti.
stimolo per la gestione ef- Le piccole dimensioni non valutazione del rischio in- L'EU-OSHA mette a dispoficace dei rischi psicoso- devono rappresentare un ternamente, ma che ne- sizione un insieme di prociali. Di fatto, l'84% delle ostacolo per la gestione cessitano di un supporto dotti per agevolare questo
specialmente
sotto forma di competen- processo,
imprese con in sede una efficace del rischio.
rappresentanza
ufficia- L'ESENER ha scoperto za, assistenza e strumenti per imprese di piccole e
le dei dipendenti dispone che i principali ostacoli per gestire in modo effi- medie dimensioni (PMI).
di una politica in materia nell'affrontare questio- cace il proprio processo Una nuova "banca dati di
di sicurezza e salute sul ni in materia di salute e di gestione del rischio e strumenti per la valutazione dei rilavoro (SSL)
schi"
como un piano
Il coinvolgimento dei lavoratori è un fattore chiave
prende liste
di
azione,
di
controla fronte del
nella gestione della salute e della sicurezza.
lo,
manua71%
delli, opuscoli,
le
imprese
L'ESENER rivela che i luoghi di lavoro in cui
questionari
prive di tale
rappresendipendenti hanno una partecipazione attiva presentano e strumenti
interattivi da
tanza.
molte più probabilità di vedere attuate misure efficaci
tutta Europa
Le imprese
per la salute e la sicurezza.
ed è facilche consulmente contano i propri
sultabile sul
dipendenti
applicano misure per af- sicurezza sono la man- attuare misure preventive. sito web.
frontare i rischi psicoso- canza di risorse (36%), Attraverso le proprie camciali, quali violenza, stress come tempo, personale o pagne e i servizi di infor- Attualmente si sta reae bullismo, con una fre- denaro, e la mancanza di mazione, l'EU-OSHA si lizzando uno "strumenadopera per aumentare la to interattivo online per
quenza di circa due volte consapevolezza (26%).
la valutazione dei rischi"
(OiRA), che dovrebbe incoraggiare e aiutare diverse migliaia di PMI europee
in tutti i settori a effettuare le valutazioni dei rischi.
Nell'ambito della strategia
comunitaria
2007-2012
per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro, è
importante sapere come
gestire efficacemente i
rischi sul luogo di lavoro
e quali ostacoli possono
emergere in tale processo,
in modo da poter meglio
elaborare le future strategie per la SSL e adattare
le misure di sostegno alle
esigenze delle imprese.
L'indagine ESENER è un indicatore paneuropeo unico dei risultati nel settore
della SSL e dovrebbe assistere i responsabili politici
nella valutazione del progresso e dell'applicazione
della strategia.
DANIMARCA:
ECCO CHI PUNTA ALLA CULTURA DELLA SICUREZZA
A partire da ottobre arrivano i rappresentanti dell’ambiente di lavoro: avranno una formazione
adeguata e si occuperanno di diversi aspetti, dall’ambiente alle malattie allo stress
A
cura dell’Ufficio
Stampa
L’
INAIL
il 4 giugno
nella sua opera di informazione ha pubblicato
questo interessante articolo che riguarda la Danimarca. “Cambia la legge
sulla sicurezza del lavoro
in Danimarca.
L'11 maggio scorso il Parlamento ha approvato la
più grande riforma della
normativa del settore. Il
testo entrerà in vigore il
primo ottobre 2010 e prevede un cambiamento non
solo nelle misure di tutela
per i lavoratori, ma anche
nel modo di intendere la
prevenzione. Innanzitutto
non si parlerà più di "rappresentanti della sicurezza" ma di "rappresentanti
dell'ambiente di lavoro"
poiché i compiti loro attribuiti saranno più diversificati: dal contesto del
lavoro alle malattie, allo
stress e ai maltrattamenti
e/o molestie. I rappresentanti dell'ambiente di lavoro riceveranno, inoltre, una
formazione più adeguata:
avranno diritto a tre giorni di studio entro i primi
tre mesi dall'inizio della attività di rappresentanza e
a due ulteriori giornate di
formazione entro il primo
anno. Ogni anno faranno,
inoltre, almeno un giorno
e mezzo di aggiornamento
professionale.
Tutte le imprese, comprese le più piccole, dovranno
poi
pianificare annualmente il loro
lavoro di prevenzione
sull'ambiente in collaborazione coi dipendenti,
documentando i loro progetti presso l'Ispettorato
del lavoro. Ogni azienda
dovrà fissare degli obiettivi
su base annuale e valutare
alla fine dell'anno i risultati
ottenuti. La nuova riforma
prevede inoltre maggiore
flessibilità nel decidere il
numero dei gruppi di lavoro che si occuperanno
di sicurezza e prevenzione, secondo le proprie caratteristiche ed esigenze.
Plaudono alla nuova legge
patronato e sindacati. Entrambi mettono l'accento sul fatto che, grazie a
questa riforma, la prevenzione conquista un posto
più importante nella legge sull'ambiente di lavoro. Solo la Confederazione sindacale LO si ritiene
scettica,
sottolineando
che la riforma dovrebbe
migliorare la formazione
e la rappresentanza dei
lavoratori, in particolare
nelle imprese più piccole”.
Un modo nuovo di con-
cepire la sicurezza, una
legge che tenta di trasformare l’attuale normativa
danese partendo da una
applicazione della prevenzione. Questo fa capire
che investire su una vera
prevenzione non è denaro
perso, perché nel tempo
possiamo dire che i risultati si vedono.
14
LUGLIO/AGOSTO 2010
sicurezza sul lavoro nell'unione europea
Rischi da esposizione a sostanze pericolose:
una scelta redditizia per l’azienda,
non solo un imperativo morale
I datori devono effettuare la valutazione dei rischi
e provvedere in base ai risultati ottenuti
A
cura dell’Ufficio
Stampa
Se i rischi dell'utilizzo
delle sostanze pericolose non sono gestiti in
maniera adeguata, possono insorgere i danni
più disparati per la salute dei lavoratori, con
conseguenze che vanno
da lievi irritazioni di occhi e cute fino ad asma,
disturbi della riproduzione, difetti congeniti e
tumore.
Questi
effetti
possono verificarsi sia dopo emersi da tali attività. imperativo legale e mo- possono subire svantagun'unica breve esposi- La normativa disciplina rale: è anche una scelta gi.
zione alla sostanza peri- inoltre l'identificazione e redditizia per l'azienda. Fortunatamente, è dispocolosa, sia dopo esposi- l'etichettatura delle mi- In caso di problemi, in- nibile per la consultaziozioni multiple, che danno gliaia di diverse sostan- fatti, le imprese possono ne da parte di lavoratori e
luogo a un
datori di laaccumulo
voro un'amdi sostanze
pia mole di
pericolose
materiale
è disponibile per la consultazione da parte di
nell'organiinformativo
smo.
sulla manilavoratori e datori di lavoro un'ampia mole di
Nell'UE i dapolazione
tori di lamateriale informativo sulla manipolazione delle
delle
sovoro hanno
stanze perisostanze pericolose.
l'obbligo di
colose.
proteggere i propri
E in Eurodipendenpa vi sono
ti dai danni derivanti ze registrate sul mercato incorrere in una serie di inoltre molti esempi di
dall'esposizione a so- dell'UE.
difficoltà quali una per- buone prassi cui fare ristanze pericolose sul
dita di produttività, una ferimento.
luogo di lavoro. Devono Ridurre i rischi rappre- maggiore responsabiliquindi effettuare valuta- sentati dall'esposizione tà legale e un aumento Intervenendo in maniera
zioni dei rischi e provve- a sostanze pericolose sul delle richieste di inden- adeguata è possibile gadere in base ai risultati lavoro non è soltanto un nizzo; anche i lavoratori rantire la sicurezza dei
Stock-xchng
Secondo uno studio recente, il 19% dei lavoratori dell'UE denuncia
un'esposizione a vapori tossici per almeno un
quarto dell'orario di lavoro, mentre per il 15%
la manipolazione di sostanze pericolose rientra
tra le mansioni di lavoro
quotidiane.
lavoratori che hanno a
che fare con le sostanze
pericolose.
I datori di lavoro sono
inoltre obbligati a fornire ai propri dipendenti informazioni sui rischi
provenienti dalle sostanze pericolose e a erogare loro una formazione
sull'uso sicuro di tali sostanze.
Le norme in materia si
applicano sia ai prodotti
disponibili in commercio
sia ai rifiuti e ai sottoprodotti dei processi di
produzione.
(Agenzia Europea per la
sicurezza e la salute sul
lavoro)
16
LUGLIO/AGOSTO 2010
lettere
ANGOLO TECNICO
ANGOLO TECNICO
Art. 42 bis, d.lgs. 151/2001
Assegnazione temporanea per figlio minore di tre anni
IMPORTANTE SENTENZA
A segnalare un ulteriore risultato positivo della UGL vi comunichiamo la sentenza 12004 del
2010 TAR Lazio, ottenuta da un appartenente del Corpo Forestale dello Stato, rappresentato e difeso
dall’Avv. Galletti e Avv. Di Giuseppe, distintisi già per altri positivi risultati a difesa anche del
Personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che si è visto riconosciuto il diritto ad essere
assegnato ad una sede di servizio maggiormente favorevole alle condizioni di assistenza familiari, per
la presenza di figlio minore di tre anni, come previsto dall’art. 42 del D.Lgd. 151/2001, dopo un
rigetto dell’ Amministrazione referente.
Per opportunità riportiamo solo un passaggio della sentenza, che può essere tranquillamente
visionata in forma integrale sul sito www.uglvigilfuoco.it
“Collegio ritiene che la disposizione dell'art. 42 bis, d.lg. 26 marzo 2001 n. 151, secondo la quale l'impiegato pubblico con figli
minori fino a tre anni di età può essere assegnato, a richiesta e nel caso di posto vacante, ad una sede di servizio ubicata
nella stessa provincia o regione nella quale l'altro genitore esercita la propria attività lavorativa, deve essere applicata, mediante
Art.4242bis,
bis,d.lgs.
d.lgs.151/2001
151/2001
Art.
Art.
42 bis, d.lgs.
151/2001
Assegnazionetemporanea
temporanea
perfiglio
figlio
minorediditre
treanni
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Assegnazione
per
minore
AssegnazioneIMPORTANTE
temporanea perSENTENZA
figlio minore di tre anni
IMPORTANTE
SENTENZA
IMPORTANTE SENTENZA
segnalareununulteriore
ulteriorerisultato
risultatopositivo
positivodella
dellaUGL
UGLvivicomunichiamo
comunichiamolalasentenza
sentenza12004
12004deldel
AAsegnalare
A segnalare
un ulteriore
risultato
positivo
della
vi comunichiamo
larappresentato
sentenza 12004
del
2010TAR
TAR
Lazio,ottenuta
ottenuta
appartenente
CorpoUGL
Forestale
delloStato,
Stato,rappresentato
difeso
2010
Lazio,
dadaununappartenente
deldelCorpo
Forestale
dello
e edifeso
2010
TAR Galletti
Lazio, ottenuta
unGiuseppe,
appartenente
del Corpo
Forestale
dello Stato,
rappresentato
e difeso
dall’Avv.
Avv.DidaDiGiuseppe,
distintisi
altripositivi
positivi
risultati
difesaanche
anche
dall’Avv.
Galletti e eAvv.
distintisi
giàgiàperperaltri
risultati
a adifesa
deldel
dall’Avv.
Galletti
e Avv.
Di Giuseppe,
già che
per altri visto
positivi
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anche
del
Personaledel
delCorpo
Corpo
Nazionale
Vigilidistintisi
Fuoco,
riconosciuto
dirittoad
adessere
essere
Personale
Nazionale
deideiVigili
deldelFuoco,
che sisiè èvisto
riconosciuto
il diritto
Personale
Corpo
Nazionale
Vigili del Fuoco,
che sialle
è visto
riconosciuto
il diritto
ad essere
assegnatoaddel
aduna
una
sededi
diservizio
serviziodei
maggiormente
favorevole
condizioni
assistenza
familiari,
assegnato
sede
maggiormente
favorevole
alle condizioni
didiassistenza
familiari,
perper
assegnato
sede minore
di servizio maggiormente
favorevole
alle condizioni
di assistenza
familiari,
per
presenzaaddidiuna
figlio
anni,come
comeprevisto
previstodall’art.
dall’art.
D.Lgd.
151/2001,
dopoun
un
lalapresenza
figlio
minore diditretreanni,
4242deldelD.Lgd.
151/2001,
dopo
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presenza
diAmministrazione
figlio minore direferente.
tre anni, come previsto dall’art. 42 del D.Lgd. 151/2001, dopo un
dell’Amministrazione
rigetto
dell’
referente.
rigetto Per
dell’opportunità
Amministrazione
referente.
riportiamo
soloununpassaggio
passaggiodella
dellasentenza,
sentenza,che
chepuò
puòessere
esseretranquillamente
tranquillamente
Per opportunità
riportiamo
solo
Per inopportunità
riportiamo
un passaggio della sentenza, che può essere tranquillamente
visionata
formaintegrale
integrale
sitosolo
www.uglvigilfuoco.it
visionata
in forma
sulsulsito
www.uglvigilfuoco.it
visionata
in forma
integrale
sul
sito4242
www.uglvigilfuoco.it
“Collegioritiene
ritiene
disposizionedell'art.
dell'art.
marzo2001
2001n.n.151,
151,secondo
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qualel'impiegato
l'impiegatopubblico
pubblicoconconfiglifigli
“Collegio
chechela ladisposizione
bis,bis,d.lg.d.lg.2626marzo
“Collegio
cheanniladi didisposizione
dell'art.
42 bis,
d.lg.
26 marzo
secondo
la quale
l'impiegato
conubicata
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richiesta
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posto
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unasedesededi dipubblico
servizioubicata
minorifinofinoritiene
essere
assegnato,
a arichiesta
e enelnel2001
caso
posto
vacante
, ad, aduna
servizio
minori
a atretreanni
etàetàpuòpuòessere
assegnato,
un'interpretazione estensiva e costituzionalmente orientata, anche al personale militare e agli appartenenti alle forze di Polizia,
rientrando tra le norme dettate a tutela dei valori costituzionalmente garantiti inerenti la famiglia ed in particolare la cura dei figli
minori ( cfr. T.A.R. Lazio- Latina, sez. I, 29 agosto 2008, n. 1006)..”
Roma 01.06.2010
Per il SINDIR-UGL VVF
Per l’USPPI
Per l’UGL F.N. VVF
Stefano Marsella
Giovanni Nanni
Fernando Cordella
FEDERAZIONE NAZIONALE UGL VIGILI DEL FUOCO
Via Mompiani, 7 00192 Roma – Tel 06/37512025 – Fax 06/37357175
www.uglvigilfuoco.it - [email protected]
17
LUGLIO/AGOSTO 2010
lettere
!
SINDIR-UGL VVF
U.S.P.P.I. V.V.F.
Al Ministro dell’Interno
On.le Roberto Maroni
Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
On.le Maurizio Sacconi
Al Presidente della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano
On.le Raffaele Fitto
Sottosegretario all’Interno
On.le Francesco Nitto Palma
Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico
e della Difesa Civile
Prefetto Francesco Paolo Tronca
Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
Ing. Alfio Pini
OGGETTO: peculiarità del C.N.VV.F ai fini dell’attuazione del d.lgs 81/
2008.
Queste OO.SS., maggiormente rappresentative dei Dirigenti e dei Direttivi del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, manifestano la propria preoccupazione in relazione alla situazione che si è creata per l’inerzia registrata nel
procedere all’emanazione del decreto attuativo ex art. 3 c.2 del d.lgs 81/
2008. Dal giorno 15 di questo mese, infatti, in assenza di una specifica disciplina della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro che tenga conto delle peculiarità operative degli appartenenti al CNVVF, le stesse regole previste per i
lavoratori delle aziende saranno applicabili anche al personale operativo dei
Vigili del Fuoco.
Questa situazione genererà, inevitabilmente, un aggravio di responsabilità anche penali, che ricadrà sui comandanti provinciali, sui direttivi e sui preposti dei Vigili del fuoco. Infatti, come riconosciuto dal decreto legislativo citato, a causa della specificità dell’attività svolta, nelle strutture del Corpo non è
possibile rispettare in toto tutte le norme di sicurezza vigenti e che il livello di
sicurezza previsto dalla legge può essere raggiunto solo tramite misure definite nell’ambito dell’Amministrazione.
Stante questa situazione, chiediamo un intervento normativo urgente, finalizzato a garantire le figure del Corpo in capo alle quali tali responsabilità
andranno a ricadere, evitando, peraltro, il ricorso alla soluzione di attribuire le
competenze in argomento al Dipartimento della Polizia di Stato, soluzione
che è stata già tentata nel passato senza dare purtroppo i risultati sperati,
dimostrando di non essere in grado di fornire le risposte di cui il Corpo ha bisogno.
Roma, 14 maggio 2010
Per il SINDIR-UGL VVF
Per lʼUSPPI
Stefano Marsella
Giovanni Nanni
Per lʼUGL Federazione Nazionale dei Vigili del Fuoco
Fernando Cordella
18
LUGLIO/AGOSTO 2010
COMUNICAZIONI DAL TERRITORIO
COMUNICAZIONE INPS LEGGE 104/92
COMUNICAZIONE INPS LEGGE 104/92
LUGLIO/AGOSTO 2010
COMUNICAZIONE INPS LEGGE 104/92
19
comunicazionE inps
Direzione Centrale
Prestazioni a sostegno
del
Reddito
Direzione
Centrale
Coordinamento
generale
Prestazioni a sostegno
medico-legale
del Reddito
Direzione
Centrale
Coordinamento
generale
Prestazioni
a sostegno
Sistemi
informativi
e
medico-legale
del
Reddito
tecnologici
Direzione
Centrale
Coordinamento
generale
Sistemi informativi
e
medico-legale
tecnologici
Direzione Centrale
Sistemi informativi e
tecnologici
Roma, 28-05-2010
Roma, 28-05-2010
Messaggio n. 14480
Roma, 28-05-2010
Messaggio n. 14480
OGGETTO:
Fruizione
dei permessi di cui all'art.33 della legge 104/92
Messaggio
n. 14480
per accompagnamento a visite mediche del portatore d
OGGETTO: handicap
Fruizione grave
dei permessi
di cui
all'art.33
della legge 104/92
ricoverato
a tempo
pieno.
per accompagnamento a visite mediche del portatore d
handicap grave ricoverato a tempo pieno.
OGGETTO: Fruizione dei permessi di cui all'art.33 della legge 104/92
per accompagnamento
a visite mediche del portatore d
Ai Direttori Centrali
handicap grave ricoverato
a tempo pieno.
Ai Direttori Regionali
Ai
Strutture Territoriali
Ai Direttori
Direttori delle
Centrali
Ai Direttori Regionali
Ai Direttori delle Strutture Territoriali
Ai Direttori Centrali
Ai Direttori Regionali
Ai Direttori delle Strutture Territoriali
Sono pervenute a questa Sede Centrale, da parte di più Sedi, richieste di chiarimenti sulla portata
applicativa dell’articolo 33 comma 3, della legge 104/92 nel caso di richiesta dei permessi orari da parte
di soggetto
che assisteaun
disabile
in situazione
di gravità
Sono pervenute
questa
Sede
Centrale, da
parte digià
piùricoverato.
Sedi, richieste di chiarimenti sulla portata
applicativa
dell’articolo
33 comma
3, della
legge
104/92 nel
di richiesta
dei epermessi
orari dasociali
parte
Al riguardo
è opportuno
evidenziare
che
il Ministero
delcaso
lavoro,
della salute
delle politiche
di soggetto
disabile in situazione
di gravità
con
nota n. che
13, assiste
prot. n.un
25/I/0002602del
20 febbraio
2009già
di ricoverato.
risposta ad un interpello, si è espresso sulla
Sono pervenute
a questa
Sede Centrale,
da parte
di più Sedi,
richieste
di chiarimenti
sulla portata
circostanza
relativa alla
concedibilità
dei permessi
nell’ipotesi
in cui
la struttura
sanitaria ospitante
non
applicativa
dell’articolo
33
comma
3,
della
legge
104/92
nel
caso
di
richiesta
dei
permessi
orari
da
parte
garantisca l’assistenza per visite specialistiche/terapie eseguite al di fuori della struttura e affidi il disabile
di
che assiste
un disabile
situazione
di gravità
giàloricoverato.
allasoggetto
responsabilità
dei parenti
per ilinperiodo
di tempo
in cui
stesso si trova all’esterno della casa di cura.
COMUNICAZIONE INPS LEGGE 104/92
Ad avviso del Ministero la circostanza che il disabile debba recarsi al di fuori della struttura che lo
ospita per effettuare visite e terapie interrompe effettivamente il tempo pieno del ricovero e determina il
necessario affidamento del disabile all'assistenza del familiare il quale, ricorrendo dunque gli altri
presupposti di legge, avrà diritto alla fruizione dei permessi.
Rileva, in proposito, la sensibilità del Ministero verso l’organizzazione del Servizio sanitario
Nazionale e Regionale che si è evoluta in un’ ottica di ottimizzazione delle risorse e dei costi,
organizzazione che vede sempre più coinvolte le famiglie nella cooperazione assistenziale dei ricoverati.
circostanza relativa alla concedibilità dei permessi nell’ipotesi in cui la struttura sanitaria ospitante non
garantisca l’assistenza per visite specialistiche/terapie eseguite al di fuori della struttura e affidi il disabile
alla responsabilità dei parenti per il periodo di tempo in cui lo stesso si trova all’esterno della casa di cura.
20
Ad avviso del Ministero la circostanza che il disabile debba recarsi al di fuori della struttura che lo
ospita per effettuare visite e terapie interrompe effettivamente il tempo pieno del ricovero e determina
il 2010
LUGLIO/AGOSTO
necessario affidamento del disabile all'assistenza del familiare il quale, ricorrendo dunque gli altri
presupposti di legge, avrà diritto alla fruizione dei permessi.
Rileva, in proposito, la sensibilità del Ministero verso l’organizzazione del Servizio sanitario
Nazionale e Regionale che si è evoluta in un’ ottica di ottimizzazione delle risorse e dei costi,
organizzazione che vede sempre più coinvolte le famiglie nella cooperazione assistenziale dei ricoverati.
Tuttavia, La suddetta nota ministeriale prevede che nelle fattispecie in oggetto “l'interessato sarà
comunque tenuto alla presentazione di apposita documentazione rilasciata dalla struttura competente che
attesti le visite o le terapie effettuate”.
Questo significa, sul piano procedurale, che non può essere disposta un’autorizzazione illimitata nel
tempo a far data dal momento di presentazione della domanda.
Tuttavia, non è possibile denegare la fruizione del beneficio in quelle ben circoscrittesituazioni così
come previste nella citata nota del Ministero.
Pertanto, il lavoratore interessato a fruire dei permessi per assistere un portatore di handicap in
situazione di gravità ricoverato a tempo pieno, dovrà regolarmente proporre domanda prima del
godimento degli stessi.
L’operatore, una volta accertata la sussistenza di tutti gli altri requisiti normativamente previsti,
acquisirà la domanda nella procedura di gestione delle prestazioni di malattia, maternità e L. 104/92
immettendo i dati previsti, il periodo richiesto e il codice “S” sia nel campo “requisiti” sia in quello “in
attesa di documenti”.
Il codice, in quest’ultimo campo, verrà rimosso alla presentazione sia della documentazione probante
l’avvenuto accesso alle strutture sanitarie sia della dichiarazione sottoscritta dalla struttura di ricovero che
attesti l’affidamento del disabile alla responsabilità dei parenti per tutto il periodo di tempo in cui lo
stesso si trova all'esterno della struttura sanitaria ospitante per finalità diagnostico/accertative e di cure.
Ciò in quanto, per ogni mese in cui si sia presentata l’esigenza sanitaria del familiare/affine portatore
di handicap in situazione di gravità, l’interessato dovrà produrre la documentazione sopra indicata - in
busta chiusa con la dicitura “ contiene documenti di natura sensibile da visionarsi a cura del Centro
Medico Legale” – che sarà inoltrata al Centro Medico Legale di riferimento per la sua specificata
trattazione.
Quest’ultimo si esprimerà sulla correttezza formale e sostanziale apponendo un visto di congruità sul
periodo richiesto.
Successivamente, l’ufficio competente potrà rilasciare apposita autorizzazione per il datore di lavoro
delimitata ai periodi in cui l’accesso /gli accessi sono avvenuti.
In particolare, l’operatore rimuoverà la “S” apposta precedentemente nel campo “in attesa di
documenti”, inserirà la data di presentazione della documentazione come “data di perfezionamento
domanda” e istruirà la pratica per l’emissione della lettera di autorizzazione alla concessione dei giorni di
permesso.
COMUNICAZIONE INPS LEGGE 104/92
Qualora i documenti presentati non vengano ritenuti validi per il riconoscimento del beneficio, l’operatore
medesimo definirà la pratica con il provvedimento di reiezione, specificando la “data di perfezionamento
domanda” e provvedendo nel contempo ad eliminare il codice “S” in entrambi i campi “requisiti” e “in
attesa di documenti”.
Nelle more, il lavoratore potrà assentarsi dal lavoro ad altro titolo e solo ex- post l’assenza potrà
essere eventualmente convertita, secondo le modalità vigenti nei singoli contratti di lavoro, in “permesso
ex art. 33 c.3 della legge 104/92”.
È opportuno evidenziare che, sebbene l’autorizzazione dovrà essere fornita di volta in volta sulla
base della documentazione presentata non è, invece, necessario ripresentare un nuovo modello di
domanda per ogni periodo richiesto.
L’operatore infatti creerà d’ufficio le singole pratiche mensili, successive alla prima, al momento
della presentazione della documentazione dimostrativa, impostando come “data di presentazione
domanda” quella originaria e come “data perfezionamento domanda” quella di consegna della
documentazione probante l’avvenuta assistenza.
Il Direttore generale
Nori
21
LUGLIO/AGOSTO 2010
angolo tecnico
IL PENTAGONO DELL' ESPLOSIONE
Per spiegare i principali aspetti della prevenzione contro le esplosioni da polveri
si può usare la figura del pentagono, in parallelo con quanto avviene da anni per l’incendio
di
Stefano Marsella
Presidente
A
del
SINDIR-UGL VVF
nche se le esplosioni
di polvere non sono
all’ordine del giorno, il
loro verificarsi costituisce un rischio serio, soprattutto per la gravità
dei danni che determina
sui lavoratori esposti. Per
spiegare in modo molto sintetico i principali
aspetti della prevenzione contro le esplosioni
da polveri si può usare
la figura del pentagono,
in parallelo con quanto
avviene da anni per l’incendio, la cui spiegazione avviene con la figura
geometrica del triangolo
(che troviamo rappresentato a volte in modo più
approfondito con il tetraedro). Come nel caso del
triangolo-tetraedro della combustione, il pentagono aiuta a spiegare
che l’esplosione si verifica quando sono verificate cinque condizioni,
che corrispondono ai lati
del pentagono. Tali condizioni includono le tre
classiche:
presenza del comburente
presenza del combustibile innesco ed inoltre:
la miscelazione del combustibile con il comburente Il confinamento
della miscela combustibile/comburente.
Portare un ambiente o
una lavorazione al di fuori del pentagono è il fine
della prevenzione delle
esplosioni. Vediamo in
pratica cosa vuol dire applicare questo concetto ai
casi concreti.
Per quanto riguarda i tre
lati classici (comburente,
combustibile, innesco) la
prevenzione deve mirare
a limitare le quantità in
circolo di combustibile ed
a eliminare gli inneschi
(scintille, parti metalliche
molto calde, archi elettrici ecc.). È più difficile,
invece, eliminare il comburente negli ambienti
ordinari.
Per quanto riguarda la
miscelazione, quando di
tratta di una miscela gassosa, si dà per scontato
che le molecole di gas
siano miscelate in modo
omogeneo con quelle
dell’aria. Ma quando si
Una strategia finalizzata a ridurre gli effetti e le probabilità di accadimento di esplosioni da polvere può
essere quella di portare lo stato rappresentativo del processo all’esterno del pentagono ad esempio,
come indicato nella figura, eliminando il confinamento e le fonti di innesco.
affrontano le esplosioni
di polveri, si deve tenere conto dell’effetto della forza di gravità sulla
sospensione, che con il
tempo impoverisce la miscela perché fa depositare in basso la polvere.
Per quanto riguarda il
passaggio da una combustione ordinaria ad una
esplosione è essenziale
la presenza del confinamento. Infatti, una volta
innescata la combustione, è la sovrapressione
determinata dalla presenza di pareti che aumenta la velocità di reazione e quindi permette
il passaggio alla reazione
esplosiva.
Le
cinque
condizioni
che
determinano
l’esplosione si verificano più frequentemente
nei reattori industriali,
nei mulini e negli essiccatoi, che quindi sono
più soggetti al rischio
delle esplosioni cosiddette primarie. Queste, a
loro volta, possono dare
luogo alle esplosioni secondarie, cioè a quelle
esterne all’unità di pro-
cesso. Infatti, è all’interno di ambienti confinati
che esistono le probabilità più elevate che si verifichino concentrazioni
idonee per il processo
esplosivo.
Negli ambienti in cui si
trovano ad operare i lavoratori, invece, le norme
sull’igiene dei luoghi di
lavoro prevedono che le
soglie massime siano ordini di grandezza inferiori a quelle che potrebbero consentire l’insorgere
dell’esplosione.
Per quale motivo, allora,
si verificano esplosioni
anche all’esterno degli
impianti di processo, con
il coinvolgimento dei lavoratori?
Di solito, il motivo risiede
nell’innesco degli strati
della polvere che si trova depositata all’esterno
degli impianti e che viene inglobata dall’onda
generata dall’esplosione
primaria.
Un qualsiasi evento (non
necessariamente
una
esplosione primaria) che
dia luogo a questo meccanismo (cioè alla disper-
22
LUGLIO/AGOSTO 2010
sione di strati di polvere
combustibile) può dare
luogo anche ad un’esplosione secondaria.
Ad esempio, le esplosioni
di gas possono innescare con il movimento
dell’aria e la sovrapressione che generano delle esplosioni di
polvere, come avviene
nel settore delle miniere sotterranee.
Se si procede dall’alto
verso il basso diminuisce
l’affidabilità e aumenta
il numero delle possibili
modalità di guasto. In ordine, si possono elencare
sistemi che intervengono
nel momento in cui si verifica l’evento
gestione delle procedure, e cioè della serie di
adempimenti di diversa
processo.
Poichè il maggior numero di esplosioni si verifica
all’interno dei macchinari che trattano polvere, all’interno dei quali è
Lo strumento didattico del pentagono dell’esplosione,
al pari del triangolo dell’incendio, consente di ricordare
con più facilità le condizioni che possono essere attuate
per prevenire le esplosioni.
Lo strumento didattico
del
pentagono
dell’esplosione, al pari
del triangolo dell’incendio, consente di ricordare con più facilità
le condizioni che possono essere attuate per
prevenire le esplosioni.
Pertanto, accanto alle
misure classiche di rimuovere gli inneschi e
di limitare il materiale che può partecipare
all’esplosione, si deve
ricordare la necessità di
limitare le sovrapressioni
realizzando le superfici di
sfogo (vent in inglese).
Quali sono, però, le misure più efficaci?
Un metodo per affrontare
questo quesito è quello di
seguire la gerarchia delle
strategie del controllo del
rischio.
i seguenti elementi di sicurezza:
sicurezza intrinseca, che
si riferisce all’adozione di
processi che per loro natura limitano il verificarsi di situazioni di rischio
piuttosto che limitare gli
effetti (come per le misure di sicurezza attive e
passive);
sicurezza passiva, che
si riferisce all’adozione
di misure che con la loro
presenza limitano gli effetti o la probabilità di
accadimento dell’evento;
sicurezza attiva, che si
riferisce all’adozione di
natura (controlli, pratiche
di lavoro ecc.) finalizzati
a eliminare o ridurre il rischio.
Nella tabella 1 sono
esposti i quattro principali criteri posti alla base
della sicurezza intrinseca.
In ogni caso, il principale provvedimento da
adottare per combattere
il rischio di esplosione è
la limitazione della polvere che può partecipare all’esplosione, che si
tratti del prodotto finale
o di un sottoprodotto del
impossibile mantenere la
concentrazione al di sotto del livello di sicurezza,
è essenziale controllare
che il deposito di strati di
polvere al loro esterno sia
controllato e mantenuto
entro livelli minimi.
Questo è fondamentale
per evitare le esplosioni
secondarie che, come abbiamo visto, coinvolgono
con grande probabilità i
lavoratori.
Questa attività è chiamata
in inglese, in modo molto
adeguato, housekeeping,
e si riferisce alla gestione
delle pulizie che, quindi, divengono un aspetto
critico della limitazione
dei danni da esplosione.
Ovviamente, la strategia
che punta sulla sicurezza intrinseca è quella
che garantisce i risultati migliori. Ad esempio, riuscire a lavorare
senza produrre polvere
in quanto la sostanza
trattata è in pellets o in
soluzione liquida elimina di fatto il rischio di
esplosione.
Anche l’aumento del
diametro delle particelle
lavorate riduce gli effetti
delle esplosioni in quanto abbassa il valore della sovrapressione e della
velocità di crescita della
pressione ed aumenta la
soglia di concentrazione
necessaria per l’esplosione.
In materia di esplosioni
da polveri esiste un’ampia letteratura scientifica.
Report su esplosioni ed
altre informazioni utili su questo argomento possono essere reperite sul sito della US
Chemical Safety Board
www.csb.gov
Principio
descrizione
Minimizzazione
Usare quantità minori di sostanza pericolosa quando
l’uso di tale sostanza non può essere evitato. Svolgere il processo pericoloso il numero minore di volte se
non è possibile evitarlo
Sostituzione
Sostituire una sostanza con una meno pericolosa o
un’attività con una che non comporta l’uso di sostanze pericolose. Sostituire una procedura pericolosa con una meno pericolosa
moderazione
Usare una sostanza pericolosa nella sua forma meno
pericolosa o identificare le opzioni che coinvolgono
le condizioni di lavoro meno pericolose
semplificazione
Progettare i processi, le apparecchiature e le procedure per eliminare le possibilità di errore eliminando
l’uso eccessivo di misure di sicurezza o di dispositivi
di protezione accessori
23
LUGLIO/AGOSTO 2010
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