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1
ANNO III
gennaio
febbraio
N.
2010
EDITORIALE
DI
IL PUNTO
A
FERNANDO CORDELLA
COORDINATORE NAZ. UGL-VVF
STAMPA
SICUREZZA SUL
LAVORO
PROTEZIONE CIVILE:
COSA BOLLE IN
PENTOLA?
Polverini:
«Le norme esistono
ma non vengono
applicate»
Nella bozza di decreto legislativo in
previsione vi è la
riorganizzazione del
Dipartimento della Protezione Civile
con la nascita di una
nuova Società che si
chiamerebbe “Protezione Civle servizi
spa”. Ma per raggiungere un sistema
moderno e funzionale
di Protezione Civile,
non si può riformare
solo questultima, il
nuovo assetto deve
coinvolgere necessariamente il livello
tecnico-scientico
«D
A 25 ANNI
DALLA STRAGE DI BHOPAL
P
remesso che i Vigili del
Fuoco sono la componente fondamentale del sistema di Protezione Civile,
è nostro interesse capire ciò
che sta accadendo in questi
ultimi giorni. Ricordiamo che
quando si parla di Protezione Civile si deve parlare per
forza di Corpo Nazionale dei
Segue a pagina 2
CURA DELLUFFICIO
PER NON DIMENTICARE
Pag. 5
ico sempre ai miei
sindacalisti che il
primo impegno non è tanto
negoziare un migliore salario, ma adoperarsi perché i lavoratori che escono la mattina per andare
a lavorare tornino tutti a
casa la sera sani e salvi».
Con queste parole Renata
Polverini, segretario generale dellUgl, ha iniziato il
suo intervento alla tavola rotonda sulla sicurezza
sul lavoro, organizzata da
HRC Academy a Roma.
«E' vero che cè una leggera essione degli incidenti
sul lavoro – ha continuato
Polverini – ma cèanche
la crisi delloccupazione.
Dunque la essione non
è dovuta solo al contrasto
degli infortuni». Polverini
ha parlato dellItalia come
di un «Paese distratto di
fronte alla tragedia delle
morti sul lavoro», anche se
«chi opera in questo settore come i Direttori del
personale, è straordinariamente coinvolto».
Di fronte a un numero
butchicun
Segue a pagina 2
CARCERI
DONNE E LAVORO
DAL TERRITORIO
Giuseppe Moretti:
In arrivo un osservatorio
All'Aquila una nuova casa
«serve riforma organica
per monitorare le
dello studente eco-compatibile,
contro il sovraffollamento»
discriminazioni
ma nascono polemiche
a pag. 8
a pag. 9
a pag. 18
2
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
CORDELLA dalla prima
Vigili del Fuoco perché, ai
ni del soccorso, senza i
Vigili del Fuoco la Protezione Civile sarebbe soltanto una astratta denizione organizzativa, senza
cuore, muscoli e cervello
come ha detto il Ministro dellInterno Roberto
Maroni.
Nel comunicato stampa di
Palazzo Chigi dello scorso 3 Dicembre si legge “Il
Consiglio ha svolto un lungo ed approfondito esame
di un decreto-legge, su
proposta del Presidente
Berlusconi, che prevede
tre categorie di rilevanti
interventi. La prima è in
tema di riuti nella Regione Campania: terminata
la fase dellemergenza, si
trasfonde limpegno che
ha caratterizzato no ad
oggi lattività di contrasto
ai problemi di smaltimento
nelle conseguenti iniziative di gestione dellattività
ordinaria; il secondo tema
riguarda le conseguenze
del sisma abruzzese del 6
aprile scorso, in merito alle
quali il Governo sta predisponendo gli interventi
di raccordo fra il contrasto allemergenza n qui
svolto (che può dichiararsi conclusa) con la delicata ed importantissima
fase della ricostruzione,
peraltro già avviata; sono
proprio gli eventi connessi al sisma che hanno reso
imprescindibili interventi
sullassetto organizzativo
e sulla struttura della Protezione civile, che tanta
parte ha avuto e continua
ad avere nella continua e
preziosa attività di contrasto ai danni occorsi ed è
questo il terzo caposaldo
del decreto-legge, il cui
esame proseguirà nella
prossima seduta del Con-
siglio”. Nella bozza di decreto legislativo, che gira in
questi giorni, vi è la riorganizzazione del Dipartimento
della Protezione Civile con la
nascita di una nuova Società che si chiamerebbe “Protezione Civile servizi spa”,
posta sotto la vigilanza della
Presidenza del Consiglio dei
Ministri. Il testo ripropone
anche unidea che già altre
volte in passato era stata presa in considerazione
da altri Governi: lassicurazione obbligatoria contro le calamità naturali.
Lobiettivo della riforma è
di concentrare la forza del
Dipartimento, che dal primo gennaio 2010, dovrà
fare a meno di Guido Bertolaso, sulla sua missione
naturale: la prevenzione
delle catastro e le emergenze dei soccorsi. Tutto il
resto, tipo la ricostruzione,
dovrebbe essere adato a
strutture più adatte. Ma per
raggiungere
un sistema
moderno e funzionale di
Protezione Civile, non ci si
può fermare solo alla riforma della sola Protezione Civile, il nuovo assetto
deve coinvolgere necessariamente il livello tecnicoscientico costituito dallinsostituibile asse portante
della Protezione Civile e cioè
i Vigili del Fuoco. Ricordiamo
che su questo tema si dibatte dalla ne degli anni 60,
da quando il succedersi di
una serie di eventi catastroci sul territorio nazionale
portarono in primo piano il
tema
dellorganizzazione
di un sistema di protezione
civile quale soluzione alle
insucienze che si erano
manifestate nella gestione
dellemergenza e nella fase
della ricostruzione. In questo più generale contesto si
ipotizzarono soluzioni via
via diverse per realizzare un
Corpo dei vigili del fuoco moderno e coerente con il quadro legislativo e istituzionale
che si andava modicando
nel Paese. Numerose ipotesi
furono prospettate, fondate
su diversi modelli organizzatori: dalla regionalizzazione alla costituzione di una “
azienda autonoma” sul modello dellallora ANAS. Non
successe nulla e il Corpo dei
Vigili del Fuoco andò avanti per inerzia. Da una parte
la consapevolezza del suo
ruolo centrale aumentava,
testimoniato dal generale
apprezzamento
espresso dallopinione pubblica
nei confronti dello spirito
di servizio e dellabnegazione mostrata nellazione
di soccorso. Dallaltra, le
insucienze strutturali ed
organizzative,
evidenziate
dalla maggiore domanda, divenivano sempre più vistose:
organici sotto dimensionati e
perdenti rispetto al confronto con qualsiasi altro paese
europeo; modeste risorse
nanziarie; inadeguatezza
di mezzi e equipaggiamenti;
scarsa essibilità organizzativa e nessuna autonomia
gestionale; insuciente articolazione periferica rispetto
alle esigenze del territorio;
incertezza nei livelli di assunzione delle responsabilità“ di comando”.
Nonostante questo scenario
preoccupante, non acquistammo un ruolo determinante nella nuova riorganizzazione complessiva della
protezione civile del 1992.
Il Corpo da una parte era la
componente principale del
sistema complesso di protezione civile, dallaltra copriva un ruolo meramente
operativo
(manovalanza),
rimanendo aggrappato solo
ed esclusivamente al soccor-
so tecnico urgente.
A scanso di equivoci ricordiamo che lart 11 della legge 225/92 elenca
le strutture operative che
costituiscono il Servizio
nazionale della protezione
civile :
1. il Corpo nazionale dei vigili del fuoco quale componente fondamentale della
protezione civile;
2. le Forze armate;
3. le Forze di polizia;
4. il Corpo forestale dello
Stato;
5. i Servizi tecnici nazionali;
6. i gruppi nazionali di ricerca scientica di cui
all'articolo 17,
7. lINGV ed altre istituzioni di ricerca;
8. la Croce rossa italiana;
9. le strutture del Servizio
sanitario nazionale;
10. le organizzazioni di volontariato;
11. il Corpo nazionale soccorso alpino-CNSA (CAI).
Sono passati quasi 18 anni,
dalla riforma del 1992 e ci
auguriamo che con il provvedimento in discussione
venga preso in considerazione il ruolo dei vigili del
fuoco come componente
tecnico-scientica
della
Protezione Civile e nalmente superare la dicotomia tra il Dipartimento
della Protezione Civile che
è posto sotto la Presidenza
del Consiglio dei Ministri e
il Dipartimento dei Vigili del
Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile che
è posto sotto il Ministero
dellInterno,
auspicando
che le prossime emergenze, che purtroppo aiggono periodicamente il Paese,
si arontino con una piena
serenità e una professionalità
tecnico-scientica
allavanguardia.
UFFICIO STAMPA
segue dalla prima
così elevato di infortuni
sul lavoro, dice Polverini
«tutti hanno un dovere:
sollevare lindignazione
».
«Noi cerchiamo di farlo in
ogni modo e siamo stati
tra quelli che chiesero
il Testo Unico in materia di salute e sicurezza
sul lavoro », anche se «il
nostro Paese ha sempre
avuto una delle normative migliori in materia».
«In Italia si muore non
perché – ha aermato la
sindacalista – mancano
le norme, ma perché non
vengono applicate ».
Polverini ha insistito su
questo aspetto: «Dobbiamo far crescere una
cultura della sicurezza
e portare le giovani generazioni a considerare
questo argomento un arricchimento personale.
Io sto lottando per inserire la sicurezza sul lavoro e la prevenzione tra le
materie scolastiche della
scuola elementare, perché lì si trovano i futuri
lavoratori, i futuri imprenditori, i futuri direttori del personale».
Una misura questa che
favorirebbe anche i lavoratori immigrati, perché
«attraverso i loro gli,
riusciremo a comunicare
anche con loro».
Intanto, ha concluso Polverini «occorre concentrarsi nei territori più a
rischio, intensicare i
controlli, aumentare gli
ispettori che sono pochi,
dotarli di un reale coordinamneto e portarli alla
mobilità territoriale, perché devono essere sul
territorio
esattamente
come i Carabinieri”.
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4
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
PER NON DIMENTICARE
Sabato 10 luglio 1976, Seveso. In un reattore destinato alla produzione di triclorofenolo
si verica un incidente che provoca la fuoriuscita abnorme di diossina.
Ancora oggi si studiano le conseguenze sulla popolazione.
A
S
CURA DELLUFFICIO
STAMPA
abato 10 luglio 1976.
Sono le ore 12:37 e
nello stabilimento della
società ICMESA di Meda
(connante con Seveso) in
un reattore destinato alla
produzione di triclorofenolo (TCF), un componente
di diversi diserbanti, una
reazione chimica esotermica causa lintervento del
disco di rottura evitando
lesplosione del reattore,
ma rilasciando in atmosfera (in quantità mai denita con precisione) una
massiccia formazione di
2,3,7,8 tetraclorodibenzop-diossina (TCDD), sostanza comunemente nota
come diossina.
La nube tossica lambisce
i Comuni di Meda, Cesano Maderno e Desio ma, in
quel momento, la direzione del vento è prevalente
verso sud, sud-est dove
cè labitato di Seveso. Viene colpito tutto quello che
è disseminato lungo il percorso della nube.
Il giorno dopo alcuni tecnici informano il Sindaco di
Seveso; dopo le prime veriche, il 15 luglio partono
i primi interventi e solo il
26 di luglio la zona incomincia ad essere evacuata.
Nel frattempo 2.000 persone rimangono intossicate e
nei giorni seguenti sono
abbattuti 3.000 animali
domestici, 70.000 animali
da cortile e da allevamento
per evitare contaminazione dalla catena alimentare, così come sono vietate
la coltivazione nellarea e
chiusi i pozzi dellacqua.
Centinaia di famiglie e
attività sono evacuate; le
case, nella zona più colpita, sono abbattute.
Sono passati più di
trentanni anni da quei
giorni e grandi sforzi
sono stati fatti per bonicare il territorio e per
ricostruire il tessuto produttivo e abitativo della
cittadina brianzola.
I riuti tossici sono sepolti
(allinterno di fusti a tenuta
stagna) sotto una gettata di
cemento nello stesso luo-
go dove sorgeva la fabbrica ICMESA della multinazionale svizzera Givaudan
& Roche. Nella zona circostante negli anni è sorto il
“Parco della Querce”.
Non ci sono stati morti nellimmediato ma 193
persone, la maggior parte bambini, subirono delle
degenerazioni della pelle
(la cosiddetta cloracne);
molte di loro, dopo dolorosi trattamenti ed interventi chirurgici, hanno potuto recuperare un aspetto
normale, mentre gli eetti
sulla salute generale loro
e di molti altri cittadi-
ni relativamente a tumori,
malformazioni
neonatali
e aborti sono ancora oggi
oggetto di studi.
Lintervento della giustizia ha incontrato enormi
ostacoli legati a interessi
personali e speculazioni.
Laccertamento delle responsabilità penali non si è
mai pienamente concluso.
Solo nel 2002, con una
sentenza emessa a sezioni unite, la Corte di Cassazione ha stabilito, per
la prima volta in Italia,
che anche il danno morale subito dai cittadini in
caso di disastro ambien-
tale può essere risarcito
aprendo così la strada a
nuovi ricorsi.
La Direttiva Comunitaria
Seveso II
Dopo la Seconda Guerra
Mondiale e no allepoca
dellaccaduto,
lincidente di Seveso era, nella sua
tipologia, il terzo per rilevanza ed entità e seguiva
quello olandese di Pernis
vericatosi il 20 gennaio
1968 con 2 morti e 85 feriti e quello di Flixborough
in Inghilterra il 1° giugno
1974 con 28 morti e centi-
naia di feriti.
Lincidente di Seveso spinse gli stati dellUnione Europea a studiare una politica comune in materia di
prevenzione dei grandi rischi industriali.
Il 2 dicembre 1984 a
Bhopal in India morirono
2.500 persone e 100.000
riportano lesioni gravi a
seguito di unesplosione
con rilascio di gas velenoso.
Nel luglio di 2 anni dopo
la piattaforma petrolifera Piper Alpha ubicata nel
Mare del Nord si incendiò
causando 165 morti e 61
feriti.
LUnione Europea varò la
Direttiva 96/82/CE (“Seveso II”), in vigore in Italia dal 3 febbraio 1999
con il Decreto Legislativo
n. 334/99, concernente il
controllo dei rischi da incidente rilevante che coinvolgano sostanze pericolose.
Nello stesso anno con
il Decreto Legislativo n.
372/99 venne recepita
anche la Direttiva 96/61/
CE, in materia di “Prevenzione e Controllo Integrato
dellInquinamento (Ippc)”.
A seguito degli incidenti di Tolosa, Baia Mare ed
Enschede lUnione Europea
deliberò laggiornamento
della Direttiva Seveso con
il documento 2003/105/
CE, recepita con il Decreto
Legislativo n. 238/2005.
La Direttiva Seveso dispone:
La diossina nello scarico, 25 ottobre 1977 (foto : Corriere della Sera)
• il censimento degli stabilimenti a rischio, con
identicazione
delle sostanze pericolose;
• lesistenza in ogni stabilimento a rischio di un
piano
di prevenzione e di un piano di emergenza;
• la cooperazione tra i gestori per limitare leetto
domino;
• il controllo dellurbanizzazione attorno ai siti a rischio;
• linformazione degli abitanti delle zone limitrofe;
• lesistenza di unautorità
preposta allispezione dei
siti a rischio.
5
Bhopal
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
2 DICEMBRE 2009 ,
A 25 ANNI DALLA STRAGE DI BHOPAL
A
N
CURA DELLUFFICIO
STAMPA
EW DELHI - E' stata la
più grande catastrofe industriale della storia
e il 2 dicembre, giorno
in cui è caduto il tragico
anniversario dei 25 anni,
ancora non è stata fatta
alcuna condanna. Le vittime della strage di Bhopal,
la città indiana su cui si
abbatté - la notte tra il 2
e il 3 dicembre 1984 - la
nube tossica sprigionata
dalla fabbrica di insetticidi americana Union Carbide attendono ancora una
giustizia che forse non arriverà mai. Furono 3.787
le persone che morirono
sul colpo dopo il disastro (anche se molti corpi
vennero cremati o sepolti
in fosse comuni d'emer-
genza senza un'adeguata
documentazione), tra le
8mila e le 10mila quelle
nelle successive 72 ore.
Impossibile quantificare
il bilancio complessivo
includendo anche chi si
ammalò, successivamente, in modo irreversibile e
le nascite (che continuato tutt'oggi) di bambini
malformati: le previsioni
ipotizzano 25mila-40mila morti e 100mila intossicati. Per non parlare dei
danni provocati nella popolazione
dall'inquinamento ambientale di acqua e terra. Ad oggi, però,
nessuno dei responsabili
morali e materiali della
strage è stato condannato. Nel 1989 la Union
Carbide (acquistata nel
2001 dalla Dow Chemical)
ha raggiunto, infatti, un
accordo extra-giudiziale
accettando di pagare 470
milioni di dollari. Una cifra che ha fatto sì che le
famiglie "risarcite" non
abbiano ricevuto più di
mille dollari: di fatto, 11
centesimi per ogni giorno di questi 25 anni. La
Union Carbide e la Dow
non hanno mai subito
un processo. Nel 1991,
quando l'accordo venne
riesaminato da un tribunale indiano, il governo
decise per l'imputazione
a carico della Union Carbide e del suo presidente,
Warren Anderson. Nessuno, però, si presentò al
processo e gli imputati
vennero dichiarati latitanti. Il governo indiano,
nel 2004, ha chiesto agli
Usa l'estradizione, ma
Washington non ha ac-
cettato l'istanza. L'esito
conclusivo? La Dow, che
nel 1999 ha acquistato
tutte le azioni in circolazione della Union Carbide, ha dichiarato di non
volersi accollare le presunte responsabilità della
multinazionale in merito
alla strage. "La Dow ribadisce che l'acquisto delle
azioni della Union Carbide non ha implicato altre
responsabilità," ha scritto
John Musser, portavoce
della Dow, in un'intervista via e-mail.
Fonte: INAIL
6
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
ALLARME RISCHIO IDROGEOLOGICO
Un quadro niente aatto confortante è quello che ci ricorda Legambiente insieme alla Protezione Civile
A
CURA DELLUFFICIO
STAMPA
I
n 8 comuni su 10 sono
presenti case a rischio
frane o alluvioni. In un caso
su 4 (il 28%) la situazione
di pericolo interessa interi
quartieri e in uno su 2 (54%)
fabbricati e insediamenti industriali. Addirittura, in un
comune su 5 a rischio idrogeologico, sono presenti
alberghi o strutture sensibili, come scuole, ospedali,
uci pubblici. È un quadro
niente aatto confortante
quello che ci ricorda, ogni
anno, Legambiente, assieme alla Protezione civile,
nel suo dettagliato rapporto
sull'ecosistema a rischio nel
Belpaese. In Italia, è ormai
stra-noto, 7 comuni su 10
sono a rischio idrogeologico, con picchi del 100%
in Calabria, Umbria e Valle
d'Aosta, del 97% nel Lazio
e dell'87% in Piemonte e
Campania. Ma quello che,
purtroppo, continua a preoccupare è il perdurante
lassismo di molte ammini-
strazioni. In materia di ambiente in Italia c'è una illegalità diusa, un virus che
ha contagiato tutto il paese.
Un virus che va arrestato,
ha sottolineato Guido Bertolaso. «Quello idrogeologico - ha detto Bertolaso è uno dei rischi più gravi e
più seri che riguarda l'Italia,
insieme a quello sismico e
vulcanico». Per Bertolaso ci
vuole «una cultura del rischio e una informazione
puntuale e precisa. Bisogna
anche convincere chi ha
costruito in situazioni a rischio che si deve spostare.
Molto è stato fatto ma tanto
c'è ancora da fare: ognuno deve farsi guardiano del
proprio territorio altrimenti
potremmo stanziare qualunque cifra senza ottenere
nulla». Nonostante, evidenzia lo studio, sia così pesante l'urbanizzazione delle
zone a rischio, appena il 7%
dei comuni ha provveduto a
de-localizzare le abitazioni
e solo nel 3% dei casi sono
stati avviati interventi di delocalizzazione dei fabbricati
industriali. Nel 15% dei comuni, inoltre, mancano, ancora, i piani urbanistici che
prevedono vincoli all'edicazione nelle aree a rischio
idrogeologico. «Anche il
Piano casa, recentemente
approvato dalle Regioni, in
molti casi peggiora la situazione - ha sottolineato
il presidente nazionale di
Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - perché può
consentire nuove deroghe
senza alcun rispetto per le
regole della prevenzione del
rischio idrogeologico». Dati
più confortanti arrivano, invece, per le attività svolte
nell'organizzazione del sistema locale di protezione
civile: l'82% delle amministrazioni comunali possiede
un piano d'emergenza da
mettere in atto in caso di
frana o alluvione, e nel 54%
dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi 2 anni.
Uno dei principali problemi sul fronte del (mancato)
contrasto del rischio frane e
alluvioni, hanno sottolineato da Legambiente, è che
non solo i grandi umi, ma,
anche, i torrenti e le umare sono spesso minacciati
da intubazioni insensate,
discariche abusive, ponti
sottostimati con costruzioni edicate sin dentro gli
alvei.«In questi casi - hanno detto - bisogna iniziare
ad abbattere le costruzioni
abusive e puntare sulla delocalizzazione delle strutture a rischio e sugli interventi di messa in sicurezza
puntuali e di qualità». Dal
rapporto emerge, poi, che
il lavoro di prevenzione
e mitigazione del rischio
idrogeologico non è ancora suciente per il 68%
dei comuni e rimane alta
(27%) la percentuale delle amministrazioni che
ottengono un punteggio
del tutto insuciente nella speciale classica. Entrambe al Nord le "maglie
rosa" assegnate ai comuni più meritori: Palazzolo
sull'Oglio (Bs) e Canischio
(To). "Maglie nere", invece,
assegnate ad Acquaro (Vv),
San Ferdinando (Rc), Oppi-
do Marina (Rc) in Calabria;
Altavilla Silentina (Sa), Polla
(Sa), Quarto (Na) in Campania; e Vejano (Vt) nel Lazio.
Tra i capoluoghi di provincia solo Cagliari e Perugia
raggiungono la sucienza.
Nonostante in queste città
sia notevole l'urbanizzazione delle aree a rischio,
spiegano da Legambiente,
sono stati realizzati interventi di manutenzione delle sponde dei umi e delle
opere di difesa idraulica;
sono stati redatti e aggiornati i piani di emergenza e
sono state eettuate attività
informative rivolte ai cittadini ed esercitazioni. Fanalino di coda, Palermo che,
pur avendo strutture in aree
a rischio, non ha avviato
nessuna politica di gestione
del territorio. Solo un ricordo, questa volta, per Ischia
e Messina: le due ultime, in
ordine cronologico, tragiche
testimonianze di quanto sia
urgente, invece, invertire la
tendenza.
(ilsole24ore.com)
ENTRO IL 2015 LE MAPPE DI GESTIONE
A
CURA DELLUFFICIO
P
STAMPA
rosegue alla Camera
lesame dello schema
di decreto legislativo per la
gestione dei rischi da alluvione, che dovrebbe attuare la Direttiva Comunitaria
2007/60/CE.
Il testo è stato presentato
il 25 novembre scorso dal
Ministro per i Rapporti con
il Parlamento, ai sensi della
Legge 88/2009, Comunitaria 2008 e del Decreto Legislativo 152/2006, Codice
Ambiente. In base a quanto
evidenziato dallesame alla
Camera svolto in Commissione Ambiente e Politiche
dellUnione Europea, è stata la legge comunitaria a
richiamare la direttiva europea del 2007, che proponeva di introdurre una
disciplina specica in materia di tutela dal rischio di
alluvioni.
A livello europeo era stata infatti riscontrata la
necessità di un approccio
organico, da attuare in tre
fasi, attraverso la valutazione preliminare del rischio
di alluvioni, la redazione di
apposite mappe di pericolosità e la predisposizione di
un piano di gestione del rischio. Interventi che richiedono un consistente impegno nanziario da parte del
Governo, così come indicato
dal decreto legge per il contrasto del dissesto idrogeologico, proposto dal Ministro dellAmbiente Stefania
Prestigiacomo e poi conuito nel disegno di legge nanziaria per il 2010.
La bozza di decreto legislativo istituisce un quadro
comune per la valutazione
e la gestione dei rischi di
alluvioni volto a ridurre
le conseguenze negative
delle alluvioni per salute
umana, ambiente, patrimonio culturale, attività
economiche, infrastrutture e strutture strategiche,
come scuole, ospedali, autostrade e ferrovie. Nel testo vengono deniti la pericolosità da alluvione, cioè
la probabilità che un evento
alluvionale si verichi in un
arco di tempo pressato e
in unarea certa, e i distretti
idrograci, unità territoriali
di riferimento per la gestione del rischio di alluvioni. In
Italia ne esistono otto, dotati ognuno della sua autorità di bacino distrettuale,
incaricata delle valutazioni
preliminari sul rischio.
La valutazione preliminare sul rischio di alluvione
si compone di una descrizione degli eventi vericati
in passato, una mappa in
scala del distretto idrograco e una previsione dei
danni eventuali in modo da
ottenere una stima sulle ricadute future. Le mappe di
pericolosità e di rischio devono essere redatte entro il
22 giugno 2013 e contenere
la perimetrazione delle aree
geograche che potrebbero
essere interessate da alluvioni, prevedendo una serie
di scenari quali la scarsa,
media o alta probabilità.
Entro il 22 giugno 2015 a
livello del distretto idrograco devono inoltre essere
predisposti i piani di gestione del rischio. Autorità
di bacino distrettuali e regioni in collaborazione con
la Protezione Civile possono
organizzare un unico piano
o una serie coordinata.
I piani di gestione possono anche comprendere la
promozione di pratiche sostenibili di uso del suolo, il
miglioramento delle azioni
di ritenzione delle acque e
l'inondazione controllata
di certe aree in caso di fenomeno alluvionale.
Previsto anche il riesame e
laggiornamento periodico
ogni sei anni.
Tutto per limitare lindice
di imprevedibilità delle calamità naturali.
Il Ministro dellAmbiente Stefania Prestigiacomo
7
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
M
COMUNICATO STAMPA
COMUNICATO STAMPA
LE NOSTRE RICHIESTE
IL SI.N.DIR.VVF
ADERISCE ALLA UGL
artedì 25 Novembre
nel corso della discussione del DDL 1167, lAula
del Senato ha approvato
larticolo 14 che prevede il
riconoscimento della specicità della professione per
le Forze di Polizia e Forze
Armate.
Più precisamente il comma
1 dellarticolo cita: «Ai ni
della denizione degli ordinamenti, delle carriere e
dei contenuti del rapporto
di impiego e della tutela
economica, pensionistica
e previdenziale, è riconosciuta la specicità del
ruolo delle Forze armate,
delle Forze di polizia e del
Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, nonché dello
stato giuridico del personale ad esse appartenente,
in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli
obblighi e delle limitazioni personali, previsti da
leggi e regolamenti, per
le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dellordine
e della sicurezza interna
ed esterna, nonché per i
peculiari requisiti di ecienza operativa richiesti
e i correlati impieghi in
attività usuranti».
Il provvedimento ora pas-
serà nuovamente alla Camera. In una nota congiunta il presidente del Gruppo
al Senato del Popolo della
Libertà, Maurizio Gasparri, il vicepresidente vicario, Gaetano Quagliariello,
il presidente della Commissione Lavoro, Pasquale
Giuliano ed i relatori della legge hanno espresso
grande soddisfazione per
lapprovazione della norma.
«In questo modo – si legge nella nota – il Parlamento
aerma la particolare rilevanza
dellattività svolta
dalle forze di polizia, dalle
forze armate e dal Corpo
dei Vigili del Fuoco.
Lapprovazione dellart. 14
è la premessa per riconoscimenti normativi ed anche economici da denire
con ulteriori interventi legislativi e nanziari».
Fin qui le dichiarazioni della
maggioranza.
Per quanto ci riguarda siamo ben contenti di questo
segnale di attenzione da
parte del Governo anche se
dobbiamo rilevare che nella
nanziaria continuano i tagli nel settore.
Dalla comparazione dei dati
presentati in Commissione
Aari Costituzionali della
Camera emerge infatti che
nel disegno di legge di
bilancio 2010 risultano
ulteriori tagli al Settore e
che se dovessero essere
confermati non farebbero che aggravare una situazione già insostenibile per il funzionamento
dello stesso.
Auspichiamo quindi che
le raccomandazioni alla
Commissione
Bilancio
relativamente alla necessità di reperire più risorse utilizzando eventualmente parte di quelle che
arriveranno dal c.d. scudo scale vengano prese
in debita considerazione
dall Esecutivo assicurando adeguate risorse
per il nanziamento delle
politiche sulla sicurezza.
Condiamo anche che
vengano accolte le richieste della UGL (Polizia,
Penitenziaria, Forestale e
Vigili del Fuoco) in materia di detassazione dei
redditi, della tredicesima
mensilità e delle indennità accessorie.
E giunto il tempo di rimettere al centro delle
politiche del Governo chi
opera nella sicurezza.
Questo è ciò che chiediamo con forza!
Q
uesta Federazione vi
comunica che è stato
sottoscritto alla presenza del
Segretario Confederale Serano Cabras laccordo di aliazione allUgl del SI.N.DIR.
VVF ( Sindacato Nazionale
Direttivi e Dirigenti dei Vigili del Fuoco), maggiormente
rappresentativo e rmatario
del contratto per il personale
direttivo e dirigente del Corpo Nazionale dei Vigili del
Fuoco. Il SI.N.DIR, che nella circostanza ha mutato la
propria denominazione, aggiungendo lacronimo nale
UGL sta già predisponendo
le migliori prassi operative
su tutte le materie contrattuali e di carattere politicosindacale, sia per garantire
al meglio i diritti, gli interessi e le aspettative economico-ordinamentali e di stato
giuridico del personale dirigente e direttivo dei Vigili
del Fuoco, che per concorrere al raggiungimento della
rappresentatività sul piano
nazionale per il personale
non direttivo e non dirigente
della nostra Federazione.
La scelta dellUGL, ha spiegato il Presidente del “Sindir
Ugl” Stefano Marsella, è stata fatta dopo un dibattito interno ed alla luce dello storico impegno dellUGL contro
ogni forma di prevaricazione
ed esclusione sociale e a so-
stegno dei diritti e della dignità. Siamo certi, ha inne
dichiarato il Segretario Confederale Paolo Varesi, che la
rma di questo importante
accordo di collaborazione,
grazie anche allesperienza e alla capacità di analisi e di proposta che sono
proprie dellUGL, consentirà di riprendere, con rinnovato vigore, il confronto
con le Istituzioni sui temi di
più scottante attualità e di
maggior interesse per la categoria, a partire dalle modiche al decreto legislativo
217/05, al regolamento di
servizio, dallalimentazione del fondo di produttività
alla previsione di una stabile collocazione del Corpo
Nazionale dei Vigili del Fuoco nellalveo del “Comparto
sicurezza”. La Federazione
UGL Vigili del Fuoco, ringrazia tutta la Segreteria
Confederale per lottimo
risultato raggiunto, siete riusciti a portare nella Confederazione una componente
importante del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Siamo disponibili n da subito ad una forma di collaborazione con il nuovo soggetto sindacale “Sindir Ugl”
per raggiungere gli obiettivi
che la Confederazione UGL
si è posta per questo importante settore.
ULTIMISSIME PREVENZIONE INCENDI
MINISTERO DELLINTERNO - CIRCOLARE 01 DICEMBRE 2009, N. 17082 Oggetto: D.M. 18 maggio 2007 recante “Norme di sicurezza per le attività di
spettacolo viaggiante” - Chiarimenti e indirizzi applicativi.
Il 12 dicembre del corrente anno entreranno in vigore le disposizioni del decreto del Ministro dellinterno 18 maggio 2007, recante le norme di sicurezza per le attività di spettacolo viaggiante. La complessità della disciplina in argomento, che investe tanto le nuove attività quanto quelle già esistenti, e il coinvolgimento sia degli Enti locali, chiamati al rilascio dei provvedimenti autorizzativi, sia delle SS.LL., quali responsabili delle Commissioni
provinciali di pubblico spettacolo, hanno reso necessario lemanazione della presente circolare esplicativa. La medesima è stata strutturata anche
tenendo conto delle richieste avanzate dagli operatori del settore e dallANCI.
Al ne di rendere le disposizioni della circolare pienamente intellegibili, anche per gli aspetti squisitamente tecnici ed amministrativi nonché per facilità di lettura, si è ritenuto opportuno articolarne il testo in modo tale che i chiarimenti forniti siano preceduti, in appositi riquadri, dai corrispondenti
articoli del decreto ministeriale in esame.
Prima di analizzare gli articoli di interesse, si evidenziano, di seguito, le particolari esigenze in base alle quali è stato adottato il D.M. 18 maggio
2007:
- superare la condizione determinata dal decreto del Ministro dellinterno 8 novembre 1997 recante la sospensione dellattuazione delle disposizioni
di cui allallegato VII, punto 7.7, della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e lesercizio dei locali di pubblico
spettacolo e intrattenimenti, approvata con decreto ministeriale 19 agosto 1996, sino allemanazione di specica normativa sulla sicurezza dei circhi
equestri e per lo spettacolo viaggiante;
- supportare le Commissioni di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo e intrattenimento nei nuovi compiti loro adati dallarticolo 4, comma 2, del
decreto legislativo 8 gennaio 1998, n. 3 recante riordino degli organi collegiali operanti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
dello spettacolo, a norma dellarticolo 11, comma 1, lettera a), della legge 15 marzo 1997, n. 59, in merito allaccertamento degli aspetti tecnici di
sicurezza e di igiene al ne della iscrizione delle nuove tipologie di attrazione nellelenco di cui allarticolo 4, della legge 18 marzo 1968 n. 337;
- aggiornare il quadro normativo cogente in un settore che, negli ultimi anni, ha visto, fra laltro, lemanazione di importanti norme tecniche di riferimento tra le quali:
- UNI EN 13814:2005 - Fairground and amusement park machinery and structures - Safety (che ha sostituito la UNI 10894:2000);
- UNI EN 13782:2006 Strutture temporanee - Tende - Sicurezza (che ha sostituito la UNI 10949:2001);
- UNI EN 1069:2002 - Acquascivoli di altezza uguale o maggiore di 2 m - Requisiti di sicurezza e metodi di prova;
- UNI EN 14960:2007 - Attrezzature da gioco gonabili - Requisiti di sicurezza e metodi di prova (Inatable play equipment - Safety requirements
and test metodo);
- Serie UNI EN 1176 - Attrezzature per aree da gioco (Play ground equipment).
8
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
CARCERI
MORETTI: « SERVE UNA RIFORMA
ORGANICA CONTRO SOVRAFFOLLAMENTO»
Il Segretario Nazionale Ugl Polizia Penitenziaria:
«A fronte di unemergenza lorganico della Polizia si ferma a 40mila unità contro
una carenza di almeno 5.500 uomini»
A
CURA DELLUFFICIO
STAMPA
L
emergenza «carceri è
un problema nazionale
che richiede, oltre al piano
carceri, che potrebbe essere nalmente nanziato
anche dallUnione Europea, una riforma organica
della giustizia volta a valorizzare loperato delle
donne e degli uomini della
polizia penitenziaria».
Lo ha detto il segretario
nazionale Ugl Polizia Penitenziaria, Giuseppe Moretti, aprendo la due giorni
del congresso nazionale che si è svolta a Roma
presso lHotel Ergife spiegando come «oltre alla
limitazione della durata
dei processi, necessaria
per adeguarsi alle norme
europee, chiediamo un
riordino del corpo della polizia penitenziaria e
misure volte a garantire
trattamenti umani per i
detenuti.
In questo senso, lUgl ha
presentato proposte al
vaglio governo e del ministro Alfano tra cui quella
di nazionalizzare la detenzione per i detenuti
stranieri, lapplicazione
del braccialetto elettronico e lassegnazione del
controllo di coloro che
beneciano delle misure
alternative alla detenzione al Corpo di Polizia
Penitenziaria.
Così come stiamo denendo una proposta di modica della Legge 395 del
1990 per un ammodernamento
ordinamentale
del Corpo, adeguandone
le funzioni alle attuali esi-
Il segretario Ugl Polizia Di Stato Cristiano Leggeri, il segretario Ugl Vigili Del Fuoco Fernando Cordella al congresso della Ugl Polizia Penitenziaria
genze organizzative legate
al complesso dei compiti
adati, al ne di migliorare il proprio contributo per
il mantenimento dellordine e della sicurezza degli
istituti e della società ».
«A fronte di un sovraollamento carcerario, giunto
a quota 67mila detenuti ha aggiunto Moretti – lorganico della polizia penitenziaria si ferma a 40mila
unità con una carenza di
almeno 5.500 uomini e
sconta, inoltre, linadeguatezza delle strutture
penitenziarie di cui l80 per
cento vetusto e lassenza
di mezzi adeguati per il
mantenimento dellordine
e della sicurezza.»
«La recente assegnazione
della sanità penitenziaria
alle Regioni - ha aggiunto - ha ulteriormente penalizzato i detenuti e gli
agenti costretti a fronteggiare lesternalizzazione
delle cure specialistiche.
Inne, i tagli alle risorse
per il comparto e il depauperamento dei fondi per
il pagamento delle missioni e dello straordinario
completano un quadro di
grande soerenza per i lavoratori che aspettano un
segnale dalla nanziaria
sulladeguamento per le
risorse del biennio economico che sta per scadere a
giorni».
Renata Polverini al congresso della Ugl Polizia Penitenziaria
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GENNAIO/FEBBRAIO 2010
DONNE E LAVORO
DISCRIMINAZIONI,
IN ARRIVO UN OSSERVATORIO
E UNA BANCA DATI
Istituito un centro dove vengono raccolti i documenti che stabiliscono i comportamenti che
sfavoriscono le lavoratrici
R
L'Osservatorio, che attualmente è in fase di costituzione, si occuperà invece
di monitorare le attività di
conciliazione svolte dalle
consigliere di parità. "Sono
informazioni mai raccolte
prima", ha spiegato Servidori, che sottolineato anche che l'Osservatorio si
occuperà di monitorare "le
soluzioni più innovative
della contrattazione collettiva, come il rinnovo del
Loungerie
OMA - Una banca dati
ragionata per raccogliere i precedenti della giurisprudenza in tema di discriminazioni delle donne
sul lavoro e tutta la prassi
amministrativa,
costituita
da circolari e pareri del collegio istruttorio.
Un Osservatorio sulle attività
di conciliazione per monitorare in modo sistematico le
buone prassi a livello locale,
nazionale e internazionale.
Sono i due strumenti operativi, connessi tra loro in
un'unica struttura, presentati oggi a Roma nel corso
dell'iniziativa "Sicuramente
noi", presso la presidenza
del Consiglio dei ministri,
alla presenza del ministro
del Welfare, Maurizio Sacconi, che ha salutato l'operazione come "necessaria
per raorzare la rete delle
consigliere di parità in un
momento di ripresa economica ma di grossa disoccupazione".
"La crisi è un motivo in più
per favorire la conciliazione
delle ragioni dell'impresa
e dei lavoratori, il che non
costa nulla" ha aggiunto il
ministro che ha prospettato
anche "una crescita esponenziale dei servizi di cura
per l'infanzia".
Il database sulle discriminazioni, il primo nel suo genere, ha all'attivo 80 provvedimenti (sentenze, ordinanze
e decreti) che permettono di
stabilire quali siano i comportamenti discriminatori di
genere nelle selezioni pubbliche, nelle retribuzioni e
in altre materie decisive per
le lavoratrici: dalle progressioni di carriera ai congedi
per gravidanza e maternità,
dal mobbing e ai licenziamenti.
Al centro dell'attività di raccolta e organizzazione di
documenti e materiali c'è
l'ucio della consigliera nazionale di parità, ruolo occupato in questo momento
da Alessandra Servidori.
contratto degli alimentaristi, e le buone pratiche
delle aziende nella prospettiva di creare un sistema di certicazione per
le imprese amiche delle
donne".
Secondo la consigliera nazionale, alleati della rete
saranno le pubbliche amministrazioni, gli ispettori del
lavoro, gli enti previdenziali, le organizzazioni sindacali e forensi.
"Le consigliere rischiano di
agire in modo non coordinato, disomogeneo, per
questo la banca dati e l'Osservatorio sono importanti
per dare l'unità necessaria",
ha commentato Caro Lucrezio Monticelli, capo di
gabinetto del ministro del
Lavoro.
Il
direttore
dell'Attività ispettiva del ministero
del Lavoro, Paolo Pennesi,
ha sottolineato le dicol-
tà dell'attività ispettiva "nel
trovare prove dei fenomeni di discriminazione". Per
questo "la conoscenza della
giurisprudenza aiuterà ad
evitarne il ripetersi".
Secondo Pennesi, inne,
"anche sulla conciliazione
serve più informazione: sui
permessi legati al part-time, allo studio e alla legge
104 per la disabilità".
Fonte: INAIL
11
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
CIRCOLARE
ISTITUZIONE DELLA SCHEDA
DI TRASPORTO
PIL, VARESI: «SOSTEGNO AI REDDITI
PER ACCELERARE RIPRESA»
Marco Felisa
“I
dati Ocse sul Pil
siano di sprone ad
un ulteriore sforzo per
accelerare la ripresa
attraverso un maggiore
sostegno ai redditi”.
Lo dichiara il segretario confederale Paolo
Varesi commentando i
dati diusi oggi dal superindice previsionale
dellOcse.
“E necessario – spiega
Varesi - dare una spinta al mercato interno
perchè rimettere in moto
i consumi signica aiutare anche la produzione e
loccupazione.
Sono improrogabili misure di alleggerimento scale a favore delle famiglie,
dei redditi da lavoro e da
pensione, per aumentare
un potere dacquisto impoverito già prima della
crisi.
Per questo lUgl domenica
13 tornerà in piazza per
chiedere un sco a misura
di famiglia”.
“Inoltre – conclude - non
si deve abbassare la guardia sulloccupazione che
da ancora segnali di
grande soerenza, come
dimostrano le numerose
vertenze ancora aperte
su cui siamo impegnati.
Accanto alle risorse garantite per gli ammortizzatori sociali, sui quali
occorre vigilare per evitare abusi da parte delle
imprese, servono politiche attive per il lavoro,
anche con incentivi diretti alle imprese purché
producano in Italia e garantiscano posti di lavoro”.
(11/12/2009)
12
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
SCUOLA
ISTITUTI SICURI: SI DEVE PARTIRE DAGLI ARREDI
CURA DELLUFFICIO
STAMPA
P
er sostituire mobili
obsoleti o per arredare nuove aule realizzate a
seguito di ampliamenti, gli
istituti scolastici possono
e devono orientarsi verso
l'acquisto di arredi sicuri.
Per il comfort degli studenti e vivere così la scuola in sicurezza si rimanda
alla UNI EN 1729 "Mobili
- Sedie e tavoli per istituzioni scolastiche" suddivisa in Parte 1 "Dimensioni
funzionali" e Parte 2 "Requisiti di sicurezza e metodi di prova"; oltre a ssare nuove dimensioni per
i banchi e le sedie - in linea con le attuali tendenze
che registrano un innalza-
mento dellaltezza media
e un incremento di bambini dalla conformazione sica robusta - le due parti
della norma stabiliscono
i requisiti di sicurezza e
i metodi di prova relativi
alla loro stabilità, alla regolazione in altezza per
una corretta postura, alla
sicurezza nell'utilizzo.
Rimanendo sempre in ambito scolastico, è invece
recente la pubblicazione la nuova edizione della UNI 4856:2009 "Mobili
per collettività - Arredo
per istituzioni scolastiche - Cattedra e sedia per
insegnanti - Requisiti di
stabilità, resistenza e durabilità", che denisce invece le caratteristiche e i
requisiti di sicurezza delle
cattedre e delle sedie per
insegnanti.
Elaborata dalla commissione Mobili dell'UNI, la
norma specica i requisiti:
di stabilità di resistenza e
di durabilità delle superci
e delle niture (resistenza
alla corrosione, agli sbalzi
di temperatura, ai liquidi
freddi, al grao, alla luce,
ecc.) dei pannelli a base di
legno e l'emissione di formaldeide delle parti mobili
(cassettiere) appese alla
cattedra.
Helios
A
A sedie e cattedre "a norma" devono essere sempre
allegate le istruzioni per
l'uso nella lingua uciale
del paese di vendita e il resoconto di prova, oltre ad
essere apposta -in modo
leggibile e indelebile- la
marcatura.
(Fonte: UNI)
A
CURA DELLUFFICIO
Sleeping Sun
INSEGNAMENTO ALLE ELEMENTARI,
ALLA BASE DI UNA CULTURA DELLA SICUREZZA
STAMPA
“L
Ugl da tempo
chiede che la sicurezza sul lavoro sia inserita in modo organico
nei programmi scolastici, a partire dalle elementari.
La volontà del ministro
Gelmini di mettere a sistema i progetti che si
stanno sperimentando in
alcuni istituti superiori è
un segnale positivo, che
ci auguriamo si traduca
rapidamente in provvedimenti concreti”.
Lo dichiara il segretario confederale dellUgl,
Nazzareno
Mollicone
aggiungendo come “si tratta
di un traguardo fondamentale se si vuole costruire nel
Paese una vera cultura della
sicurezza che non può prescindere da un coinvolgimento sistematico e attivo
delle scuole.
La consapevolezza che la
sicurezza sul lavoro sia un
valor,e va trasmesso sin
da bambini, per questo ri-
teniamo che si debba
estenderne linsegnamento anche alle scuole
elementari”.
13
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
SICUREZZA
IMPIANTI SICURI,
350 NUOVE NORME UNI NEL 2009
A
CURA DELLUFFICIO
STAMPA
A
19 anni dall'emanazione della Legge 46/90
(ora D.M. 37/2008) sulla
sicurezza degli impianti,
continua l'impegno dell'UNI
sia nella messa a punto e
pubblicazione delle norme
tecniche che stabiliscono lo
"stato dellarte" in materia,
sia nella divulgazione della cultura normativa tra gli
operatori, attraverso seminari di aggiornamento, indispensabile per una reale
crescita professionale del
settore.
Per quanto concerne le
norme tecniche, il D.M.
37/2008 conferma i principi della Legge 46/90 per
i quali si stabilisce che gli
impianti devono essere realizzati a regola d'arte e si
riconosce che gli impianti realizzati in conformità
alle norme UNI soddisfano
questo requisito. È un approccio legislativo decisamente innovativo e allineato al cosiddetto nuovo
approccio europeo, ovvero la strategia politica che
prevede una chiara distinzione e complementarietà dei ruoli tra organismi
legislativi, che limitano il
loro intervento alla denizione di requisiti essenziali generalmente connessi
ad aspetti di sicurezza e
incolumità delle persone,
e organismi preposti alla
normazione volontaria, che
stabiliscono gli strumenti normativi (le norme UNI
appunto) di attuazione dei
principi legislativi. Da cui
risulta evidente la grande
opportunità per gli operatori di partecipare come
protagonisti al processo
normativo, per orientarne i
contenuti anziché subire a
posteriori le decisioni prese
dai propri concorrenti.
Nel 2009 sono state 350
le nuove norme pubblicate
dall'UNI nel settore dellimpiantistica: 47 riguardano
i principi generali di progettazione, esecuzione, installazione e manutenzione
degli impianti, 37 riguardano le attrezzature e la strumentazione, 70 sono sulla
componentistica,
mentre
le rimanenti coprono argomenti di carattere generale
comunque riconducibili al
campo di applicazione del
decreto.
Gli impianti trattati sono
tutti quelli oggetto del D.M.
37/2008 (ad eccezione di
quelli elettrici), quindi idrosanitari, a gas, antincendio,
di sollevamento, riscaldamento e climatizzazione. In
totale, le norme UNI sugli
impianti sono circa 2.000 e
orono pertanto a tutti gli
operatori (installatori, progettisti, produttori di sistemi e di componenti) un
completo quadro di riferimento per soddisfare il requisiti di legge e anche per
tutelarsi da eventuali controversie post-intervento,
assicurando la conformità
allo stato dell'arte.
Per quanto concerne, invece, l'attività divulgativa,
anche nel 2009 si è tenuta
la serie di seminari di aggiornamento professionale,
distribuiti su tutto il territorio nazionale, che hanno
visto la partecipazione di
diverse centinaia di operatori interessati ad investire
la propria professionalità
nell'aggiornamento
normativo. Grazie al patrocinio
del Ministero dello Sviluppo Economico, questi corsi
prevedono la partecipazione gratuita e la distribuzione, altrettanto gratuita, dei
manuali contenenti le principali norme sulle diverse tipologie di impianto di
volta in volta considerate.
Ci sono pertanto le migliori
condizioni per tutti gli attori, non solo installatori,
professionisti e imprese,
ma anche organismi di normazione e istituzioni, per
assicurare la crescita continua del settore dell'impiantistica, non solo dal
punto di vista economico,
ma con lungimiranza dal
punto di vista delle competenze e delle conoscenze
normative.
(Fonte : UNI)
Segue una tabella contenente le principali norme pubblicate nel 2009.
NORMA
TITOLO
PUBBLICATA
UNI 10389-1
24/09/09
UNI 9167
Generatori di calore - Analisi dei prodotti della combustione e misurazione in opera del rendimento di
combustione - Parte 1: Generatori di calore a combustibile liquido e/o gassoso
Impianti di riscaldamento ad acqua calda - Prescrizioni di sicurezza - Parte 2: Requisiti specici per impianti
con apparecchi per il riscaldamento di tipo domestico alimentati a combustibile solido con caldaia incorporata,
con potenza del focolare complessiva non maggiore di 35 kW
Impianti di ricezione, prima riduzione e misura del gas naturale - Progettazione, costruzione e collaudo
27/05/09
UNI CEI 11339
Gestione dellenergia - Esperti in gestione dell'energia - Requisiti generali per la qualicazione
10/12/09
UNI EN 12016
15/12/09
UNI EN 12845
Compatibilità elettromagnetica - Norma per famiglia di prodotti per ascensori, scale mobili e marciapiedi mobili - Immunità
Installazioni sse antincendio - Sistemi automatici a sprinkler - Progettazione, installazione e manutenzione
21/07/09
UNI EN 13015
Manutenzione di ascensori e scale mobili - Regole per le istruzioni di manutenzione
15/12/09
UNI EN 15004-1
Installazioni sse antincendio - Sistemi a estinguenti gassosi - Parte 1: Progettazione, installazione e manutenzione
Sistemi ssi di estinzione incendi - Sistemi equipaggiati con tubazioni - Parte 3: Manutenzione dei naspi antincendio con tubazioni semirigide e idranti a muro con tubazioni essibili
Regole di sicurezza per la costruzione e l'installazione di ascensori - Applicazioni particolari per ascensori per
trasporto di persone e merci - Parte 71: Ascensori resistenti ai vandali
24/03/09
UNI 10412-2
UNI EN 671-3
UNI EN 81-71
Energia solare - Calcolo degli apporti per applicazioni in edilizia - Parte 1: Valutazione dell'energia raggiante
ricevuta
UNI/TR 11328-1 Regole di sicurezza per la costruzione e l'installazione degli ascensori - Ascensori esistenti - Parte 80: Regole
per il miglioramento della sicurezza degli ascensori per passeggeri e degli ascensori per merci esistenti
UNI/TS 11325-1 Attrezzature a pressione - Messa in servizio ed utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione Parte 1: Valutazione dello stato di conservazione ed ecienza delle tubazioni in esercizio ai ni della riqualicazione periodica d'integrità
Impianti a gas per uso domestico e similari - Impianti di adduzione gas realizzati con sistemi di tubi semirigidi
UNI/TS 11340
corrugati di acciaio inossidabile rivestito (CSST) e loro componenti - Progettazione, installazione, collaudo e
manutenzione
Impianti a gas per uso domestico - Impianti di adduzione gas per usi domestici alimentati da rete di distribuzUNI/TS 11343
ione, da bidoni e serbatoi ssi di GPL, realizzati con sistemi di tubazioni multistrato metallo-plastici - Progettazione, installazione e manutenzione
UNI EN 81-80
26/03/09
21/07/09
19/11/09
24/04/09
23/04/09
12/03/09
17/12/09
10/12/2009
14
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
CULTURA
DALLA CRITICA AL MARXISMO
AL SINDACALISMO RIVOLUZIONARIO.
IL PENSIERO DI ANGELO OLIVIERO OLIVETTI
«La rivoluzione è un meraviglioso fenomeno di conservazione.
Distrugge le forme, ma salva la vita. E dalle putrefazioni pullulano vite nuove»
A
CURA DELLUFFICIO
STAMPA
I
Da Marx, Olivetti derivava
la concezione di una rivoluzione del proletariato
come conseguenza della
rivoluzione borghese sorta a partire da quella francese.
Tuttavia egli criticava la
cultura che aveva preparato e generato questa rivoluzione, la cultura
dellIlluminismo ed i fondamenti stessi del moderno contrattualismo sociale.
Un modello in crisi che
kyezitri
n questa frase, è possibile trovare sintetizzato
tutto il pensiero di uno dei
massimi teorici del sindacalismo rivoluzionario
italiano: Angelo Oliviero
Olivetti.
Originario di Ravenna,
dove era nato nel 1874, si
era avvicinato ben presto
alle idee del socialismo di
ne Ottocento, restando
inizialmente
suggestionato dal pensiero di Karl
Marx.
Tuttavia, proprio partendo dallanalisi critica del
marxismo, egli nì con
lapprodare al sindacalismo rivoluzionario e poi a
teorizzare una sintesi tra
questo ed il nascente movimento nazionalista.
Sin da giovane cominciò
a maturare le ragioni del
distacco critico dal marxismo e la frattura con la
casa madre del socialismo.
Un travaglio documentato in un opera del 1906,
“Problemi del socialismo
contemporaneo”, con cui
segnava il suo netto distinguo dalle componenti
del massimalismo socialista e si avvicinava al sindacalismo rivoluzionario
di Corridoni e De Ambris.
Le staute di Marx e Engels, scolpite da Ludwig Engelhart. Si trovano all'interno del " Marx-Engels-Forum" a Berlino.
sembrava ormai avere
esaurito la propria forza
vitale e la propria funzione storica.
Olivetti rifuggiva dal dogma marxista della rivoluzione proletaria che succede a quella borghese,
leggendo la crisi della cultura illuminista come una
svolta epocale, destinata
a produrre uno sconvolgimento sociale.
Le tesi marxiste gli sembravano ancora impri-
gionate allinterno di un
paradigma
illuminista,
ispirate ad un contrattualismo di fondo che
egli vedeva annullato
proprio dal nuovo ruolo che le masse popolari sembravano destinate
ad assumere nella storia
futura.
Di qui il suo contrasto
con il massimalismo e
lortodossia marxista che
leggeva in modo meccanicistico il processo storico e rivoluzionario.
Processo che a lui appariva
invece come una trasformazione radicale destinata a mutare totalmente il
volto della società.
Vi era un vitalismo quasi nietzschiano, una sorta di volontà di potenza
creatrice che lo portava a
concepire lazione rivoluzionaria come creatrice di
una nuova umanità.
O meglio di una nuova
concezione dellUomo libera, nalmente, dai condizionamenti del raziona-
lismo illuminista.
Una concezione dellUomo, dunque, più complessa, potremmo dire quasi
“spirituale”.
Ma di spiritualità profondamente innovativa, rivoluzionaria, che nulla concedeva a forme passate
della religiosità e del pensiero losoco.
Il mondo andava radicalmente distrutto, anché
potesse radicalmente rigenerarsi.
16
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
ESTERI
DALL'EUROPA:
DOMANDE E RISPOSTE SUL MECCANISMO
COMUNITARIO DI PROTEZIONE CIVILE
La commissione Euroropea risponde
A
CURA DELLUFFICIO
STAMPA
Q
ual è il meccanismo
comunitario di protezione civile?
Il meccanismo comunitario di protezione civile
è stato istituito nel 2001
per sostenere la mobilitazione dei soccorsi in caso
di grandi catastro.
UE e i paesi vicini sono
periodicamente colpite da
catastro naturali e disastri causati dall'uomo,
quali terremoti, inondazioni, incendi boschivi e di
attacchi terroristici. La responsabilità primaria per
far fronte alle conseguenze immediate di un disastro si trova con il paese
dove si è vericato. Tuttavia, quando la scala di
emergenza travolge capacità di risposta nazionale,
un paese colpito dalla catastrofe può beneciare di
mezzi di protezione civile
o di gruppi in altri paesi
dell'UE. Ciò vale anche per
i paesi al di fuori dell'UEqualsiasi paese al mondo
può chiamare il meccanismo comunitario di protezione civile per l'assistenza. Mettendo in comune
la capacità di protezione
civile degli Stati partecipanti, il meccanismo può
garantire una migliore
protezione, in primo luogo di persone, ma anche
l'ambiente naturale e culturale, e la proprietà.
Quali paesi partecipano
al meccanismo comunitario?
I 31 paesi che partecipano al meccanismo comunitario di protezione civile
sono: tutti i 27 Stati membri dell'Unione europea,
più Islanda, Liechtenstein,
Norvegia e Croazia.
Perché cooperare?
Vi sono buone ragioni per
la cooperazione a livello
europeo nel settore della
protezione civile. Mettendo in comune le risorse
dei diversi Stati membri,
è possibile fornire una ri-
Roby Ferrari
sposta comune, che è più
ecace di qualsiasi Stato membro può esprimere il proprio. Una risposta
ben coordinata salva la
duplicazione degli sforzi
e garantisce che ciò che
viene inviato soddisfa le
reali esigenze della regione colpita. Il ruolo internazionale svolto da parte dei paesi europei nella
fornitura di assistenza di
protezione civile è in crescita. Questo può essere
visto in recenti catastro,
come lo tsunami del Sud
nel 2004, l'uragano negli
Stati Uniti e il terremoto in
Pakistan nel 2005, il terremoto in Indonesia e la
crisi in Libano nel 2006,
e gli incendi boschivi in
Grecia nel 2007.
Nel corso del tempo, le
istituzioni dell'UE e gli
Stati membri dell'UE si afdano sempre di più sulla
cooperazione nella fornitura di assistenza della
protezione civile, al ne di
essere il più ecace possibile al luogo di un disastro.
Vi sia un evidente valore
aggiunto a lavorare insieme. Cooperazione consente la messa in comune
delle risorse, in modo da
massimizzare lo sforzo
combinato europeo sul
sito. La gestione delle risorse naturali e causate dall'uomo è un chiaro esempio del valore di
un'azione a livello UE, in
cui la competenza delle
autorità nazionali del paese colpito per trattare direttamente con i disastri,
ma rimane incontrastata è
facilitata e assistita da uno
sforzo concertato collettivo.
Quali sono gli strumenti
principali del meccani-
smo?
Il meccanismo comunitario di protezione civile ha
una serie di strumenti a
sua disposizione per facilitare sia la preparazione
adeguata ed ecace risposta alle catastro a livello dell'UE. Il Monitoring
and Information Centre
(MIC) , Nonché la formazione e le esercitazioni di
simulazione condotto nel
quadro del meccanismo
sono alcuni dei principali
strumenti a disposizione.
Il Monitoring and Information Centre (MIC) è operativo il "cuore" del meccanismo. E 'gestito dalla
Direzione della Commissione europea, direzione
generale per l'Ambiente,
con sede a Bruxelles, ed è
accessibile 24 ore al giorno. Dà ai paesi l'accesso
a un "one-stop-shop" di
risorse di protezione ci-
vile che sono disponibili negli Stati partecipanti.
Qualsiasi paese all'interno
o al di fuori dell'Unione,
che è aetto da una grave catastrofe può ricorrere
in appello per l'assistenza
tramite il MIC. Esso agisce
come un hub di comunicazione a livello centrale,
tra gli Stati partecipanti, il
paese colpito e gli esperti
che sono spediti al campo.
Esso fornisce anche utili
e aggiornate informazioni sullo stato reale di una
situazione di emergenza
in corso. Ultimo ma non
meno importante, il MIC
svolge un ruolo di coordinamento da parte di corrispondenza le oerte di
assistenza degli Stati partecipanti alle esigenze del
paese colpito dalla catastrofe.
Un programma di forma-
17
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
ESTERI
zione è stata inoltre istituita per migliorare il coordinamento delle missioni
di soccorso della protezione civile, garantendo
che le squadre di intervento da parte degli Stati
partecipanti fornire l'assistenza che è compatibile e
complementare.
Migliora anche le competenze di esperti coinvolti nelle operazioni di
soccorso della protezione
civile attraverso la condivisione delle migliori pratiche. Questo programma
prevede corsi di formazione, l'organizzazione di
esercitazioni congiunte e
un sistema per lo scambio
di esperti degli Stati partecipanti .
Qual è il ruolo degli
esperti?
Quando richiesto, il MIC
ha schierato anche esperti
della protezione civile che
sono stati distaccati dagli
Stati partecipanti, soprattutto per le operazioni al
di fuori dell'Unione europea. Questi esperti sono
stati addestrati dalle loro
autorità nazionali e hanno
ricevuto una formazione
da parte della Commissione europea. I loro compiti
sono deniti in un breve
che è specico per ogni
nuova emergenza. In generale, comunque, il loro
ruolo principale è quello
di agire come un link o di
collegamento tra l'assistenza di protezione civile
degli Stati partecipanti, il
MIC e il paese beneciario.
Essi sono, in eetti, il MIC
ha "gli occhi e le orecchie"
nel campo. In alcune situazioni, il MIC ha schierato
anche esperti specializzati. Nel 2006, per esempio,
questo vulcanologi prevedeva l'invio in Indonesia
quando il vulcano Merapi
eruttato e dispacciamento esperti bioremediation
a uno sversamento di petrolio nelle Filippine.
Chi paga per l'assistenza?
Secondo le norme di attuazione del meccanismo,
lo Stato richiedente l'assistenza deve sostenere le
spese di assistenza fornita
dagli Stati partecipanti.
Tuttavia, lo Stato partecipanti che forniscono
assistenza, tenuto conto
della particolare natura
dell'emergenza e l'entità
di eventuali danni, orire
un'assistenza totalmente
o parzialmente gratuita.
In pratica, la maggior par-
te degli Stati partecipanti
orono assistenza gratuita, come un gesto di solidarietà. Dal 2007, no al
50% dei costi di trasporto
di assistenza può essere
co-nanziato dalla Commissione europea nell'ambito della protezione civile
strumento nanziario.
L'Unione europea in materia di prevenzione delle catastro?
Diverse misure sono state prese a livello di UE, in
risposta ai devastanti incendi boschivi in Europa
nel 2007. Il monitoraggio
degli incendi boschivi EFFIS sistema è stato aggiornato per includere il monitoraggio satellitare degli
incendi in corso e per sei
giorni le previsioni.
Con nanziamenti aggiuntivi a carico del bilancio UE,
la Commissione europea
ha eettuato un progetto
pilota per fare due piani a disposizione questa
estate per aiutare con la
lotta agli incendi boschivi
e mettere in atto misure
per raorzare la capacità
di risposta rapida dell'UE.
Ciò comporta la sperimentazione di innovative
al ne di garantire che le
risorse e le attrezzature
essenziali sono messi a
disposizione durante i periodi essenziali. Inoltre, la
Commissione europea ha
adottato un approccio a
lungo termine per la prevenzione e ha pubblicato una comunicazione su
un approccio comunitario
per la prevenzione di catastro naturali e disastri
causati dall'uomo all'inizio
di quest'anno.
ISRAELE, POLVERINI ALLO YAD VASHEM
A
CURA DELLUFFICIO
“L
STAMPA
Olocausto è una
tragedia che ci
riguarda tutti.
Un orrore che resta un
monito per il futuro,
per tenere viva la memoria e la salvaguardia della democrazia,
dei valori della libertà
e delluguaglianza tra
gli uomini”. Lo ha detto il segretario generale
dellUgl, Renata Polverini, che a Gerusalemme ha visitato lo Yad
Vashem, il museo della
Shoah.
La visita al memoriale
dellOlocausto ha chiuso la tre giorni dellUgl
in Israele.
La delegazione guidata
da Polverini ha svolto
una serie di incontri tra
Tel Aviv e Gerusalemme con rappresentanti
delle associazioni italiane impegnate in Israele
e istituzioni nazionali.
Le politiche del lavoro
sono state al centro del
confronto con esponenti della principale organizzazione sindacale del
paese, Histadrut, che
pone particolare attenzione al tema dellimmi-
grazione e ai rapporti con
le organizzazioni sindacali dei palestinesi ai ni
una maggiore tutela dei
lavoratori arabi secondo
una spirito di integrazione e collaborazione.
I diritti delle donne la famiglia, le pari opportunità nel lavoro sono stati
i temi arontati durante
lincontro con la Commissione nazionale per le
eguali opportunità presso
il ministero dellIndustria
israeliano così come di
tutele, sistemi sindacali in Italia e in Israele si è
discusso con Haim Katz,
presidente della Commissione Lavoro alla Knesset, il Parlamento israeliano dove la delegazione
dellUgl è stata invitata a
partecipare ad una parte
dei lavori della commissione impegnata a salvare
una azienda farmaceutica
in via di dismissione.
Non è mancata una attenzione al contesto sociale con la visita presso il
centro Beith Wizo a Jaa,
quartiere di Tel Aviv, che
sore di un forte disagio
socio-economico e una
signicativa presenza di
ebrei etiopi. Beith Wizo,
Centro Adei (Associazione donne ebree dItalia),
si occupa dei giovani del
quartiere con attività ludiche e didattiche orientate ad aiutare le famiglie
socialmente più disagiate. “LUgl contribuirà a
fornire nuovi pc per il rinnovamento dellaula informatica del Beith Wizo
- ha detto Polverini - un
aiuto concreto allattività del centro in linea con
il principio solidaristico
che caratterizza lazione
dellUgl impegnata con
le sue strutture in diversi
progetti di cooperazione
e aiuti in diversi paesi del
mondo”.
Lattività dellAdei testimonia limpegno italiano
nella città israeliana e da
cinquantanni il centro
opera per laggregazione
e lintegrazione di bambini e adolescenti ebrei,
cristiani e musulmani.
La delegazione dellUgl
ha incontrato inne la
comunità ebraica italiana di Gerusalemme che
aggrega gli 11mila ebrei
italiani di Israele e favorisce, attraverso le sue
attività, il mantenimento
e linsegnamento della
lingua italiana nonché
la diusione dellarte e
della cultura ebraica italiana attraverso il Museo
allestito nel Tempio Italiano.
Renata Polverini
18
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
DAL TERRITORIO
VENEZIA:
CERIMONIA IN ONORE DI S. BARBARA
C
on una solenne cerimonia i Vigili del fuoco
hanno festeggiato a Venezia la propria patrona Santa Barbara. Sono state numerose le iniziative in ogni
Comando Provinciale cui
hanno partecipato i Vigili in
servizio e in pensione con le
proprie famiglie.
Quest'anno i festeggiamenti hanno assunto un
signicato particolare, ricorrendo infatti il settantesimo anno dalla fondazione del Corpo (1939),
festeggiato il 30 settembre con una Cerimonia al
Quirinale, nel corso della
quale il Presidente della
Repubblica ha insignito la
bandiera del Corpo di altre due medaglie d'oro al
valor civile.
Il 2009 è stato, tra l'altro, un
anno che ha visto i Vigili del
fuoco più volte fronteggiare le grandi emergenze nazionali che hanno colpito il
Paese, prestando la propria
opera di soccorso tecnico e
di assistenza alle popolazioni. Il sisma in Abruzzo, il
disastro ferroviario di Viareggio, il nubifragio di Messina, oltre ai 2000 interventi
arontati quotidianamente,
hanno visto i Vigili del fuoco
in prima linea nel salvataggio di numerose vite umane
e nell'azione di supporto e
assistenza alla popolazione.
I festeggiamenti hanno avuto inizio alle ore 15.00 con
l'omaggio del Capo Dipartimento dei Vigili del fuoco,
Francesco Paolo Tronca, del
Capo del Corpo Ing. Antonio Gambardella e di tutti
i vertici del personale del
Dipartimento alle reliquie
della Santa Barbara custodite nell'omonima cappella,
sull'isola di Burano.
Durante la cerimonia è stato
benedetto il gonfalone del
Corpo Nazionale dei Vigili
del fuoco sul quale è ragurato lo stemma Araldico, istituito quest'anno con
decreto del Presidente della
Repubblica.
Tale stemma ragura un
drago, a simboleggiare il
fuoco, pericolo principale
da combattere e da domare,
sormontato da una fascia in
cui sono ragurate tre coppie di asce incrociate, antico
strumento di lavoro dei Vigili
del fuoco, a rappresentarne
l'attività. Il motto prescelto
"ammas domamus donamus cordem" (domiamo le
amme, doniamo il cuore)
esprime tutto lo spirito dei
Vigili del fuoco.
Alle 17.00 nella Basilica di
S. Marco a Venezia, è stata celebrata la Santa Messa,
durante la quale sono stati benedetti gli elmi degli
allievi Vigili in prova, che
stanno svolgendo il corso di
formazione di ingresso nei
diversi Poli didattici e che
saranno operativi entrando in servizio nei prossimi
mesi.
In Piazza San Marco sono
stati esposti i mezzi storici
utilizzati dai Vigili del fuoco, tutt'ora funzionanti, del
Museo Nazionale del Corpo
che ha sede nelle antiche
scuderie di Palazzo Ducale di Mantova, visitato annualmente da oltre 10.000
persone provenienti in gran
parte dal Centro Europa.
Sulla Piazza è stata schierata anche una compagnia
d'onore cui si sono aancati i membri dell'Associazione Nazionale dei Vigili
del fuoco in congedo con
i propri labari e gonfaloni. In particolare la sezione
di Venezia che quest'an-
Il Gonfalone con il nuovo stemma Araldico
no ha dato un signicativo
apporto impegnandosi per
gli aspetti organizzativi e di
gestione dell'evento.
A conclusione della manifestazione, al teatro Malibran
di Venezia è stato presentato lo spettacolo "I custodi
della sicurezza" nel corso
del quale è stato eseguito
per la prima volta l'Inno nazionale del Corpo dei Vigili
del Fuoco, diretto dal maestro Vince Tempera e dallo
stesso composto assieme
al maestro Luigi Albertelli.
Durante lo spettacolo sono
stati consegnati a personalità del mondo della cultura
e dello spettacolo i premi di
Santa Barbara Martire, isti-
tuiti quest'anno proprio per
essere donati a chi, con la
propria attività o col proprio
comportamento, si è distinto per la sensibilità e la vicinanza ai valori che connotano il Corpo Nazionale dei
Vigili del Fuoco.
A conclusione della serata
è stato presentato ucialmente il calendario dei Vigili
del fuoco 2010, che rappresenta, attraverso immagini
evocative e di forte impatto
visivo, vari momenti delle
operazioni di soccorso alle
popolazioni, nonché le varie
specialità in cui è articolato
il Corpo.
(fonte : vigilfuoco.it)
LUCCA: MARCELLO LIPPI CONSEGNA
UNA TARGA AI VIGILI DEL FUOCO
PER L'OPERA SVOLTA A VIAREGGIO
I
n occasione del 20°
anniversario di attività
della TELETHON il 27 novembre scorso a Marina
di Pietrasanta durante la
manifestazione organizzata dal Presidente della
Sezione Regionale Telethon Toscana, dott.ssa
Vanda Raspolini, è stata consegnata una targa
ai Vigili del Fuoco e alla
Croce Verde di Viareggio
per l'opera svolta in occasione del disastro ferroviario del 29 giugno.
Oltre al Prefetto Carmelo
Aronica, al Presidente della Provincia Stefano Baccelli, al Comandante della
Capitaneria di Porto Maurizio Ratto-Vaquer al Comandante Provinciale vvf
Michele Iurida, presente
alla cerimonia anche il C.T.
della Nazionale Marcello Lippi che ha consegnato la targa al Capo Turno
di servizio la notte del 29
giugno CR Mauro Cini, in
rappresentanza di tutto il
personale vigile del fuoco
intervenuto.
Durante la serata il C.T.
Marcello Lippi, oltre ad as-
sicurare la sua presenza ad
un prossimo incontro di
calcio, previsto in primavera
presso lo Stadio dei Pini tra
la Nazionale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
e la squadra del Viareggio
che milita in seconda divisione, si è proposto di "sedere in panchina" in qualità
di C.T. della Nazionale di
Calcio del C.N.V.V.F."
Al termine della serata, il
C.T. Marcello Lippi salutava
il Comandante Michele Iuffrida dicendo: "rimango in
attesa della convocazione."
(Fonte : www.vigilfuoco.it)
Marcello Lippi alla consegna del Premio
19
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
DAL TERRITORIO
ALL'AQUILA, UNA NUOVA CASA DELLO STUDENTE
ECOCOMPATIBILE
Inaugurata da poco nella zona ovest della città, la struttura è stata costruita in legno e possiede
pannelli solari. Non sono mancate però le polemiche e la costruzione è nita sotto inchiesta
A
L
CURA DELLUFFICIO
STAMPA
a nuova Casa dello StudellAquila
è
dente
eco-compatibile. Da pochi
giorni inaugurata, è stata
progettata secondo canoni
precisi, quelli dellarchitettura eco-sostenibile,
caratterizzata per il suo
occhio di riguardo verso
lambiente.
La Casa dello Studente è
situata nella zona ovest
de LAquila, nelle vicinanze del polo universitario di
Coppito su un terreno di
proprietà della Curia.
La ricostruzione postterremoto,
tuttavia,
è
avvenuta non senza suscitare polemiche. Dopo
le domande dellUdu alla
Regione, in merito alla gestione della nuova casa,
la costruzione è nita poi
sotto inchiesta proprio in
questi giorni.
Il progetto per la nuova
residenza degli studenti de LAquila, nanziato
dalla regione Lombardia,
è stato adato al gruppo
Rubner, esperto in bioedilizia antisismica. Il progetto prevede lutilizzo del
legno, un materiale molto
robusto, ma anche leggero e soprattutto ecologico
perchè rinnovabile. Inoltre è previsto che le diverse
funzioni residenziali (di-
dattiche, culturali e ricreative) si integrino tra di loro.
Il risultato è un ambiente
ricco e polifunzionale che
si apre alla città, integrandosi perfettamente in essa.
Ma vediamo qualche dettaglio del progetto. La residenza ha una tipologia
“ad albergo” e si compone di tre edici (padiglioni A, B, C) su due corpi di
fabbrica per sessanta camere ciascuno, anche per
disabili, uniti da un edicio centrale che ospita gli
spazi collettivi: biblioteca, refettorio, lavanderia,
aule internet, tutti dotati
di moderni servizi.
Le camere sono di 16,9 mq
utili e i bagni, uno per ogni
stanza doppia, di 3,3 mq.
Naturalmente il riscaldamento dellacqua è garantito dallimpiego dellavanzata tecnologia dei pannelli
solari che ricoprono 70 mq
delledicio con una capacità di accumulo di 5.000
lt, garantendo laccumulo
dacqua necessario allintero complesso edilizio.Inne
la nuova Casa dello Studente è antisismica, caratteristica che naturalmente
non poteva mancare, visto
che la nuova residenza per
gli studenti dellAquila, nasce proprio dalle ceneri di
quello che oggi è il simbolo
del terremoto che ha colpito LAquila e lAbruzzo lo
scorso aprile.
Ferrara
20
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
STORIA
IL GRANDE INCENDIO DI LONDRA NEL 1666
I
l Grande incendio di Londra fu un incendio che si
propagò nella City di Londra dal 2 al 5 settembre
1666, distruggendola in
gran parte.
L'incendio fu una delle
più grandi calamità nella
storia di Londra. Distrusse 13.200 abitazioni, 87
chiese parrocchiali, 6 cappelle, 44 "Company Hall",
la Royal Exchange, la dogana, la Cattedrale di Saint
Paul, la Guildhall, il Bridewell Palace e altre prigioni
cittadine, la Session House,
quattro ponti sul Tamigi e
sul Fleet, e tre porte della
città.
Rese senzatetto 100.000
persone, un sesto della popolazione della città dell'epoca. Il numero
di vite perse nell'incendio
non è conosciuto, ma anche se tradizionalmente
viene ritenuto abbastanza
piccolo.
L'incendiò scoppiò di domenica mattina, il 2 settembre 1666.
Iniziò in Pudding Lane,
nella casa di Thomas
Farrinor, un fornaio del
re Carlo II. È probabile che
l'incendio ebbe inizio perché Farrinor dimenticò di
spegnere il forno prima di
ritirarsi per la sera e che
poco dopo la mezzanotte,
alcuni tizzoni ardenti diedero fuoco a della legna
posta nelle vicinanze.
Farrinor riuscì a scappare
dall'edicio in amme assieme alla famiglia, uscendo da una nestra del piano superiore. La domestica
del fornaio non riuscì a
fuggire e fu la prima vittima dell'incendio.
Nel giro di un'ora dall'inizio
dell'incendio, il Lord Mayor
di Londra, Sir Thomas Bloodworth, venne svegliato
dalla notizia.
Non ne fu comunque im-
pressionato, dichiarando
che "una donna potrebbe
estinguerlo con una pisciata."
Molti degli edici di Londra
all'epoca erano costruiti
con materiali combustibili
ma ben resistenti al fuoco,
come il legno strutturale,
a cui però venivano accostati altri materiali altamente combustibili, come
la paglia. Le scintille che
partivano dal negozio del
fornaio ricaddero sulle costruzioni adiacenti.
Spinto da un fortissimo
vento, una volta innescato l'incendio cominciò a
diondersi.
Ma la diusione del fuoco fu aiutata fondamentalmente dal fatto che
gli edici erano costruiti
troppo vicini l'uno all'altro, con solo stretti vicoli
tra loro. L'esperienza del
grande incendio di Roma
non aveva insegnato nulla
ai londinesi da un punto di
vista urbanistico.
L'incendio distrusse l'impressionante
cifra
di
13.200 case e 87 chiese,
tra cui l'amata inglese Cattedrale di San Paolo. Mentre solo 9–16 persone vennero riportate come morte
nell'incendio, lo scrittore
Neil Hanson (The Dreadful Judgement) crede che
il vero numero sia nell'ordine delle centinaia o delle migliaia. Hanson ritiene
che gran parte delle vittime furono persone povere
i cui corpi vennero cremati
dal calore intenso dell'incendio, e quindi i loro resti
non vennero mai ritrovati.
Questa ipotesi resta comunque controversa.
Si ritiene che la furia distruttrice di questo incendio non sia mai stata superata al mondo da
un incendio accidentale.
All'interno delle mura esso
consumò quasi cinque sesti dell'intera città, e fuori
dal perimetro delle mura
colpì uno spazio esteso
quasi quanto la sesta parte che non fu toccata dal
fuoco all'interno. Praticamente nessun edicio che
venne a contatto col fuoco
rimase in piedi.
Edici pubblici, chiese e
abitazioni vennero accomunate da un unico destino. Nel resoconto sommario di questa grande
devastazione, dato in una
delle iscrizioni sul monumento, e che venne estratto dai rapporti dei periti
nominati dopo l'incendio,
si dichiara che:
« Le rovine della città
sono di 436 acri (1,8 km²),
333 acri (1,3 km²) entro le mura, e 63 acri
(255.000 m²) nelle libertà
della città; che, di ventisei circoscrizioni, ne distrusse completamente
quindici, e ne lasciò altre
otto in frantumi e semi
bruciate; e che consumò
400 strade, 13.200 abitazioni, 89 chiese [oltre
le cappelle]; 4 delle porte della città, la Guildhall,
molte strutture pubbliche,
ospedali,
scuole,
biblioteche, e un vasto
numero di edici dello
Stato. »
Le immense proprietà distrutte in questo brutto
periodo non possono essere stimate in meno di dieci
milioni di sterline. Da tutta
la confusione e dai maggiori pericoli che derivarono dall'incendio, sembra
che non più di sei persone
persero la loro vita.
Per quanto distruttive furono le conseguenze immediate dell'incendio, dei
suoi eetti remoti beneciarono le generazioni
successive. Esso debellò
completamente la grande peste, che solo l'anno
prima si era presa 68.590
vite.
Gran parte delle strutture
pubbliche, la regolarità e
bellezza delle strade, e la
grande salubrità ed estrema pulizia di gran parte
della città di Londra, sono
dovute a questo evento.
23
GENNAIO/FEBBRAIO 2010
LA NOSTRA PAGINA
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a 25 anni dalla strage di bhopal per non dimenticare