EVENTI LE PROPOSTE DI MANAGERITALIA PER I PENSIONATI DI OGGI E DI DOMANI QUEL PANIERE CHE NON CI CORRISPONDE Si è svolto a Milano il secondo atto, a un anno di distanza, della protesta contro la perdita del potere d’acquisto delle pensioni. Tra i motivi tasse, rivalutazione parziale o bloccata, un paniere e un indice dei prezzi Istat lontani dalla realtà Eliana Sambrotta irca un migliaio i pensionati associati che si sono dati appuntamento lo scorso 20 aprile a Milano per far sentire la propria voce contro la perdita del potere d’acquisto delle pensioni. A un anno di distanza si ripete la manifestazione che il 19 marzo 2008 a Roma aveva avanzato le proprie rivendicazioni davanti a rappresentanti politici di diversi schieramenti. Come promesso l’appuntamento è stato rinnovato per tirare le somme di quanto fatto dalla politica negli ultimi 12 mesi. E i risultati non sono stati dei più confortanti. Ma qualcosa si è mosso e da qui può ripartire il nuovo impegno che Manageritalia sosterrà con forza attraverso ferme proposte, soffermandosi, con particolare attenzione quest’anno, su un paniere d’acquisto Istat che non corrisponde alla realtà dei nostri ex dirigenti, oltre naturalmente a continuare a combattere per la rivalutazione delle pensioni. C Una lotta a favore di tutti Il tema è caldo e di estrema attualità. E, dettaglio non trascurabile, tocca tutti, anziani quanto giovani, titolari di pensioni basse quanto alte. Sul tavolo il grado di attendibilità del paniere Istat e la sua capacità di rappresentare il reale andamento del costo della vita. Ma anche la rivalutazione parziale delle pensioni e il blocco della perequazione del 2008. Che tradotto significa per una pensione di poco più di 2.500 euro netti al mese ben 3.000 euro netti all’anno persi dal 48 䡵 DIRIGENTE 5|2009 Le sagome di cartone raffigurano ironicamente i responsabili dell’area previdenziale dei vari partiti che, ben consapevoli di non aver fatto nulla, hanno gentilmente declinato l’invito alla manifestazione 2000 a oggi. Perché, se per chi ha pensioni basse il problema serio è dover arrivare a fine mese, è certamente iniquo anche per chi ha una buona pensione (di importo medioalto rispetto all’importo medio dei trattamenti erogati dall’Inps, ma guadagnata con anni di lavoro e ingenti contributi versati) dover pagare a causa di un meccanismo che non rispecchia la corrispondenza tra contributi versati e prestazioni spettanti. Compito della nostra Federazione è tutelare questa corrispondenza, e non solo per gli oltre 9000 dirigenti pensionati attuali che essa rappresenta, ma soprattutto per la salvaguardia del futuro previdenziale dei giovani lavoratori. La manifestazione si è aperta con un intervento di Guido Gay che ha presentato il suo caso personale ed emblematico della grave perdita di potere d’acquisto subita progressivamente dalle pensioni. Spunto interessante per analizzare concretamente la situazione attraverso qualche esempio illustrato da Nicola Quirino, docente di Economia pubblica presso la scuola di Polizia tributaria della Guardia di finanza, che commenta «la perdita di potere d’acquisto, dovuta a perequazione parziale e al suo blocco nel 2008, per una pensione mensile netta di 2.754 euro è stata dal 2000 al 2008 del 6,3%, pari a una perdita di 2.719 euro all’anno e 209 euro al mese sulla pensione netta. Interessante notare anche che i pensionati ci dicono di avere un paniere di spesa diverso da quello utilizzato oggi dall’Istat, dove soprattutto la casa risulta avere Panieri a confronto Secondo il sondaggio effettuato in marzo da Manageritalia in collaborazione con Astraricerche e a cui hanno risposto online o attraverso moduli cartacei circa 1500 pensionati associati, tra i vari dati emerge che l’incidenza della casa (affitto e riparazione abitazione, elettricità, gas e acqua) è doppia rispetto ai pesi utilizzati attualmente dall’Istat (20% vs 10%). Il che determina altri spostamenti nel confronto delle incidenze delle varie voci di spesa. Ma, senza dubbio, sta qui il differenziale più significativo, soprattutto se pensiamo che negli ultimi dieci anni l’indice dei prezzi Foi (Famiglie operai impiegati) dell’Istat assegna alla casa un aumento del 42%. In particolare, l’effetto che il nuovo paniere avrebbe sul calcolo dell’inflazione è, su una pensione netta media mensile intorno ai 3.000 euro, pari a un mancato aumento della pensione lorda annua dello 0,92, pari a 690 euro lordi all’anno. Quindi negli 8 anni quasi 5.000 euro. Grafico - Confronto paniere Istat vs rilevazione pensionati Manageritalia un’incidenza doppia. Calcolando l’andamento dei prezzi con questo peso della casa l’indice dei prezzi al consumo (base 1995=100) sarebbe nel 2008 di 137,4 contro quello reale di 135,3». Al centro dell’indagine L’analisi tecnica non ha mancato di illustrare i risultati del sondaggio sottoposto da Manageritalia in collaborazione con AstraRicerche ai propri pensionati nel mese di marzo 2009. Il campione è ben rappresentativo dei 9.200 ex dirigenti associati grazie alle 1500 risposte circa pervenute online e tramite moduli cartacei. Tra loro quasi il 90% concorda sul fatto che il potere d’acquisto delle pensioni è diminuito nel tempo (molto per il 44,5% e abbastanza per il 43,7%) e cita come cause di tale diminuzione il blocco dell’indicizzazione delle pensioni (attuato nel 2008 ma anche nel 1998, 1999 e 2000 e influente per un 61,4% dei rispondenti); un indice e un paniere Istat non rappresentativi del reale costo della vita e della composizione della spesa (57,5%); l’applicazione Istat Rilevazione Manageritalia Fonte: Indagine Manageritalia con la collaborazione di AstraRicerche (marzo 2009) della perequazione parziale per le pensioni medio-alte (46,2%) e il mancato collegamento con l’evoluzione delle retribuzioni reali (46,1%). Particolare attenzione è stata posta dall’indagine ai pesi del paniere Istat: emerge che per i pensionati intervistati l’incidenza della casa (affitto e riparazione abitazione, elettricità, gas e acqua) è doppia rispetto ai pesi utilizzati attualmente dall’Istat (20% vs 10%). Il che determina altri spostamenti nel confronto delle incidenze delle varie voci di spesa (vedi grafico). Il sondaggio ha poi approfondito in che misura gli associati sono informati delle attività intraprese 䊳 DIRIGENTE 5|2009 䡵 49 EVENTI La perdita del potere d’acquisto Qualche esempio Sulla base dell’indice Istat dei prezzi al consumo di Famiglie operai impiegati (Foi), quale dovrebbe essere l’importo della pensione attuale per mantenere invariato, secondo l’Istituto di statistica, il potere d’acquisto rispetto alla prima pensione percepita? Come si vede nella tabella 1, il pensionato che nel 1992 percepiva 4.028.885 lire nette al mese oggi percepisce 2.783 euro, con una perdita di 473 euro netti al mese. Il pensionato che nel 2001 percepiva 3.950 euro netti al mese oggi percepisce 4.374 euro, con una perdita di 218 euro netti al mese. Il pensionato che nel 2004 percepiva 2.800 euro netti al mese oggi percepisce 2.916 euro, con una perdita di 161 euro netti al mese. Una situazione – da considerare per essere precisi al netto di eventuali mutamenti nei carichi di famiglia, nella città di residenza ecc. – che tocca maggiormente chi è in pensione da più tempo e ha pensioni medie o medio alte, senza risparmiare chi ha pensioni basse con le quali oggi è dura convivere (vedi anche L’opinione di Nicola Quirino a pagina 56). La perequazione parziale e/o bloccata Detto che l’aumento delle tasse avvenuto negli ultimi anni per i redditi (addizionali locali e aumento aliquote) così come l’effetto del fiscal drag sono ben noti a tutti, qual da Manageritalia in questo campo. Ne è emerso che mentre solo il 35,5% è informato sulla causa pilota per illegittimità del blocco di indicizzazione 2008, quasi la metà sa del disegno di legge sulle nuove regole della perequazione (47,1%) e della Raccomandazione al Governo per l’eliminazione del blocco di indicizzazione 2008 (48,2%). Più numerosi coloro che erano al corrente della manifestazione di protesta (58,8%), mentre oltre i due terzi dei rispondenti sanno dell’annullamento del blocco dell’indicizzazione 2009 (69,6%) e del cumulo dei redditi da lavoro dipendente e autonomo (69,7%). Quest’ultima poi risulta essere l’iniziativa più apprezzata (77,1%), seguita dalla manifestazione dello scorso anno a Roma (76,2%) e dall’annullamento del blocco dell’indicizzazione 2009 (75,6%). Infine Dirigente, con un ottimo 92,7%, è per i pensionati associati la primaria fonte di informazione circa l’azione di Manageritalia in questo campo; seguono la newsletter o le comunicazioni inviate dalla Federazione o dalle Associazioni, il sito di Manageritalia e il Magazine Online. 50 䡵 DIRIGENTE 5|2009 Politici di cartone La manifestazione è poi proseguita con altri interventi, ma a differenza dello scorso anno nessuna rappresentanza politica ha presenziato sul palcoscenico. Il presidente Pasini ha ironicamente chiamato a raccolta i numerosi invitati responsabili dell’area previdenza dei vari partiti e accanto a lui sul palco è apparsa una serie di sagome cartonate, a significare la totale assenza delle personalità che per vari motivi «ma in realtà ben consapevoli di non aver fatto nulla o quasi rispetto agli impegni assunti lo scorso anno», hanno gentilmente declinato l’invito, come ha spiegato Pasini alla platea divertita dalle sagome in sala. In realtà il presidente ha ricordato che qualcosa è comunque cambiato nell’ultimo anno: «dal 1°gennaio 2009 è in vigore l’abolizione completa del divieto di cumulo e i trattamenti pensionistici di vecchiaia e quelli anticipati per anzianità, se liquidati con il sistema retributivo o misto, sono finalmente totalmente cumulabili con i redditi di lavoro sia dipendente sia autonomo. Ci sono voluti anni per convin- Tabella 1 - La perdita del potere d’acquisto delle pensioni: alcuni esempi reali Decorrenza pensione 1 maggio 1992 Netto prima mensilità L. 4.028.885 Netto ultima mensilità € 2.783,00 Importo rivalutato Istat Foi € 3.256,37 Aumento/perdita potere d’acquisto € -473 1 ottobre 1998 1 aprile 2000 1 ottobre 2001 1 febbraio 2004 L. 6.480.000 L. 5.998.000 € 5.993.950 € 5.992.800 € 3.788,00 € 3.393,00 € 4.374,00 € 2.916,00 € 4.167,91 € 3.740,17 € 4.591,88 € 3.076,92 -380 -347 -218 -161 Fonte: Manageritalia elaborazioni e calcoli con l’indice Istat (FOI) al 1 febbraio 2009 Tabella 2 - La perdita sulla pensione lorda dovuta a perequazione parziale e blocchi perequazione Decorrenza pensione 1 gennaio 1997 Prima pensione mensile A - Pensione originaria pari a due volte il minimo Inps (perequazione totale no blocchi) B* - Pensione penalizzata da perequazione parziale e blocchi perequazione caso B Senza perequazione parziale e blocchi perequazione Differenza L. 1.395.400 (€ 720,66) L. 6.000.000 (€ 3.098,74) L. 6.000.000 (€ 3.098,74) Ultima pensione mensile Pensione annua Incremento Incremento complessivo medio annuo in 12 anni 930,95 12.102,33 29,18% 2,43% 3.737,24 48.584,06 20,61% 1,72% 4.003,18 52.041,34 29,18% 2,43% -265,94 -3.457,24 -8,57% -0,71% Fonte: Manageritalia elaborazioni su dati Inps * Si è tenuto conto dell’effetto della perequazione parziale per fasce di reddito e del blocco totale della perequazione attuato nel 1998 per le pensioni superiori a 3.488.500 lire mensili lorde e nel 2008 per le pensioni superiori a 3.489,12 euro lordi mensili. è l’impatto della perequazione parziale e del suo saltuario azzeramento? Dal 1997 al 2009, come si legge nella tabella 2, una pensione lorda mensile di 6 milioni di lire si è vista togliere, per la perequazione parziale (che recupera solo il cere il legislatore ma ci siamo finalmente riusciti. (…) Siamo riusciti anche a impedire che, dopo l’azzeramento del 2008, per il 2009 fosse disposto il blocco dell’indicizzazione dei trattamenti pensionistici superiori a otto volte il minimo Inps (3.539,72 euro)». Manageritalia, forte di questi primi passi, lancia nuove proposte per mantenere dignità ed equità alle pensioni di tutti (vedi box a pagina seguente). Ecco gli obiettivi avanzati: prevedere un paniere diverso per i pensionati; ottenere la rivalutazione piena dell’importo pensionistico; recuperare le somme perdute a causa del blocco della perequazione del 2008; aumentare la quota di reversibilità della pensione; ammettere la prosecuzione volontaria dei versamenti contributivi alla gestione obbligatoria Inps per i lavoratori parasubordinati e ridurre i benefici pensionistici per alcune categorie privilegiate. «Si tratta di misure per porre rimedio ad alcune iniquità e mantenere ben saldo il principio di corrispondenza tra contribuzione previdenziale versata e prestazione pensionistica. Senza che questo venga spesso 䊳 75% dell’indice Istat) e per il suo totale azzeramento (1998 e 2008), quasi un terzo (8,57%) dell’incremento che le sarebbe spettato per intero sulla base dell’andamento dei prezzi Istat (29,18%). Manageritalia Blocco perequazione 1 0 Proprio qualche giorno prima della seconda edizione della manifestazione, il 17 aprile scorso, è stata vinta la prima causa riguardo l’incostituzionalità della norma che ha disposto il blocco della perequazione delle pensioni di importo superiore a 8 volte il minimo Inps. L’ordinanza del Tribunale di Vicenza è stata emessa dal giudice del lavoro Luigi Perina e si rifà al ricorso presentato da due dirigenti pensionati associati a Manageritalia e naturalmente sostenuto e seguito dalla Federazione. Il dottor Perina ha sospeso il giudizio in corso e disposto l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale perché decida in merito all’incostituzionalità o meno della norma in oggetto. Un primo successo che ne auspica tanti altri, sul blocco totale della perequazione per il 2008 ma non solo. DIRIGENTE 5|2009 䡵 51 EVENTI intaccato dal bisogno di racimolare qualche soldo (vedi perequazione parziale e blocco del 2008) a danno di chi già vede continuamente scendere il proprio potere d’acquisto» ha concluso Pasini. Sono poi intervenuti anche Alberto Brambilla, presidente del Nucleo di valutazione spesa pubblica, già sottosegretario al ministero del Lavoro, che ha considerato condivisibili le proposte di Manageritalia e ha evidenziato come la penalizzazione per le pensioni medioalte risulti doppia: prima nell’elaborazione del calcolo iniziale e poi nel recupero solo parziale della rivalutazione. Brambilla ha anche riferito che il governo sta studiando una misura per il recupero del potere d’acquisto dei trattamenti pensionistici che consisterebbe nell’alleggerimento progressivo del carico fiscale relativo ai pensionati oltre una certa soglia di età. Brambilla ha sollecitato il ministro Sacconi per ottenere la possibilità di proseguire con versamenti volontari la Prossimi traguardi Ecco cosa chiede Manageritalia in tema di pensioni attraverso le parole del suo presidente Claudio Pasini: 1. Totale perequazione delle prestazioni pensionistiche: l’attuale meccanismo di perequazione parziale tutela totalmente solo le pensioni di importo più basso. Per salvaguardare il potere d’acquisto delle pensioni, una nostra più che legittima aspettativa, si deve applicare l’indicizzazione piena sull’intero importo della pensione, eliminando le penalizzazioni attualmente previste per le pensioni di importo superiore a cinque volte il minimo. 2. Recupero dell’iniquo azzeramento della perequazione 2008 per le pensioni che risultavano superare i 3.539,72 euro lordi mensili, pari a circa 2.200 euro netti, dando seguito alla Raccomandazione 9/1441quater-A/2 accolta dal Governo il 28 ottobre scorso e che prevede la corresponsione di un importo pari alla metà della quota di rivalutazione soppressa a decorrere dal 1° luglio 2009 e la corresponsione della quota residua dal 1° luglio 2010. 3. Diverso paniere per i pensionati per recuperare effettivamente il potere d’acquisto delle pensioni. Le modalità di rilevazione dell’inflazione infatti penalizzano gli anziani perché non tengono conto dei loro consumi prevalenti. L’attuale paniere Istat risulta lontano dalla realtà del modello di consumo dei pensionati. Oppure, comunque, venga garantita una fiscalità privilegiata per i pensionati a partire da una certa età. 52 䡵 DIRIGENTE 5|2009 contribuzione alla gestione obbligatoria Inps da parte di chi versa alla gestione separata e ha poi concluso dicendo di condividere la tesi di Manageritalia secondo la quale il blocco della perequazione automatica delle pensioni di importo superiore ai 3.539,72 euro ha prodotto un danno economico che non è limitato a un solo anno, ma che si capitalizza per il numero di anni in cui la pensione verrà percepita. Infine Roberto Confalonieri, presidente Confedir-Mit, ha commentato che questa lotta punta a «un sistema pensionistico equo e sostenibile. Anche e soprattutto per chi andrà in pensione in futuro non si può mai venir meno al patto tra risorse versate e pensione corrisposta e questo purtroppo da troppo tempo sta accadendo sia nel pubblico sia nel privato a chi incorre nella perequazione parziale e nei suoi blocchi». E ha continuato: «Sebbene il momento sia estremamente difficile e critico, non è togliendo parte dell’assegno guadagnato con anni di versamenti ai pensionati attuali che si può pensare di rilanciare il Paese e la sua economia». 䡵 4. Aumento della quota di reversibilità: riteniamo assurdo differenziare l’ammontare delle pensioni sulla base dei redditi del superstite. Quanto detto sulla perdita del potere d’acquisto delle pensioni vale a maggior ragione per la pensione che alla morte del titolare di pensione spetta ai componenti del suo nucleo familiare. I coniugi superstiti di pensionati o assicurati rappresentano una categoria per la quale il rischio di impoverimento è potenzialmente molto elevato. Al coniuge superstite spetta il 60% della pensione del coniuge defunto ma, se ha un proprio reddito anche modesto, da pensione o altro (salvo la casa di abitazione), questo si cumula con la pensione di reversibilità, per cui quest’ultima subisce un significativo taglio. Il problema delle vedove/i è invece a volte drammatico, quando, com’è in tantissimi casi, l’unico reddito del coniuge superstite è la pensione di reversibilità. 5. Prosecuzione volontaria dei versamenti contributivi ai fini del raggiungimento del diritto alla pensione per chi contribuisce ad altra gestione Inps, come per le ipotesi della gestione separata per consentire a coloro che, magari a pochi anni dalla pensione, espulsi dall’azienda, si vedono costretti ad accettare quel poco che offre il mercato e a versare alla gestione speciale Inps, aspettando la pensione di vecchiaia. 6. Riduzione dei benefici esclusivi di alcune tipologie di pensioni privilegiate. Pur essendo ben lontana da noi l’idea di assumere atteggiamenti demagogici, non possiamo non aver presente l’esistenza di trattamenti pensionistici privilegiati in modo ingiustificato e che decenza vorrebbe fossero quanto prima aboliti.