Carlo, Trieste
Data
12/04/2010
Quesito
Sul valore dei servizi ecosistemici che andrebbe perso per la riduzione di habitat marini. L'acqua di mare impiegata nel
processo di rigassificazione verrebbe ad essere praticamente sterilizzata, quindi inutilizzabile per i servizi ecosistemici
che la stessa renderebbe all'ambiente: habitat per le comunità planctoniche e pelagiche, processi di autodepurazione,
ecc. Ma quanta acqua consuma un impianto di rigassificazione? Per un rigassificatore l’utilizzo di acqua è: - in condizioni
di normale esercizio: 25.000 m3/h in condizioni di picco: 32.000 m3/h Si tratta di una quantità notevole:“…636.000 metri
cubi al giorno, come dire il volume di un edificio di 20 piani con la base grande come Piazza Unità”. Da questo dato si
può calcolare che in un anno verrebbero resi inutilizzabili 232.140.000 metri cubi d'acqua di mare. Essendo che il golfo di
Trieste ha una profondità media di 16 metri, verrebbero sottratti (annualmente) 1.450,9 ettari di habitat marino. I servizi
ecosistemici resi dall'ambiente marino sono stati quantificati. I parametri di riferimento potrebbero essere, in questo caso:
- valore per anno, per 1 ettaro di mare sovrastante la piattaforma continentale (Costanza R, 1997: The value of the
world's ecosystem services and natural capital): € 2.254 - valore per anno, per 1 ettaro di mare incluso nell'area marina
protetta di Miramare (Marangon F., 2004): € 3633. La perdita economica annua sarebbe quindi quantificabile in un range
compreso tra € 3.270.329 e € 5.271.120. Tali stime non sono menzionate negli studi di impatto ambientale per il
rigassificatore di Zaule, quindi non compaiono nelle “passività” del conto economico legato a questo progetto. Perché?
loran, Trieste
Data
11/04/2010
Quesito
Senza snocciolare dati, per farla in breve, quando tutti gli impianti in progettazione entreranno in regime l'Italia importerà
gas per circa tre volte il proprio consumo. Cosa ce ne faremo di tutto questo gas? A che pro un altro rigassificatore? Non
è che per caso è...non serve tutto questo gas,o meglio non certo agli utenti,bensì serve a rimpinguare le tasche a Gas
Natural (delibera 82 del 2008 )vari azionisti di Acegas-aps,casse comunali e chi più ne ha più ne metta!!!?? Grazie
Diego, Trieste
Data
08/04/2010
Quesito
Vorrei sapere quale corrispettivo verserà la società Gas Natural per l'utilizzo dell'acqua di mare, in considerazione del
fatto che l'acqua è un bene comune e il suo utilizzo a scopi industriali deve essere remunerato in misura adeguata alla
fruizione; inoltre, vorrei conoscere quali contromisure preveda la società Gas Natural per evitare o ridurre al minimo gli
effetti inquinanti derivanti dal massiccio impiego di acqua marina
Marcello, Trieste
Data
01/04/2010
Quesito
Ritengo opportuno segnalare le specifiche norme di sicurezza nazionali ed internazionali relative alla navigazione
portuale in presenza di un rigassificatore: è possibile che esse interferiscano con lo sviluppo del Porto che tutti
auspichiamo? Grazie per l'interessamento.
Carlo, Trieste
Data
31/03/2010
Quesito
Nel decreto di VIA leggo la seguente prescrizione: D) Prescrizioni del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio
e del Mare D.2) in sede di conferenza dei servizi conclusiva ai fini del rilascio dell'autorizzazione alla realizzazione ed
esercizio dell'impianto verrà verificata la reale potenzialità di trasporto sulla rete nazionale del gas metano prodotto
dall'impianto. L'interpretazione che faccio io di questa prescrizione mi fa porre la seguente domanda. Per l'impianto di
Zaule ancora non si sa – per lo meno alla data del decreto di VIA – quanto del GNL rigassificato a Trieste possa poi
essere assorbito e ridistribuito dalla rete nazionale del gas metano ? Sicuramente mi mancano pezzi importanti di
informazione, ma se davvero fosse così giudicherei questa situazione alquanto paradossale e descrittiva
dell'inconsistenza dei nostri strumenti di pianificazione nel settore energetico. Un simile scenario mi lascerebbe pensare
che il rigassificatore, paracadutato qui come le “cattedrali nel deserto” di vecchia memoria, serva unicamente in piccola
parte al business della centrale a turbogas (a proposito, ricordo sempre che manca la VAS per l'insieme di tutte queste
opere...) ma soprattutto per incassare le prebende della Delibera dell'Autorità per Energia Elettrica e Gas n.92 del 2008.
Oriana, Trieste
Data
31/03/2010
Quesito
A quante persone darà lavoro il rigassificatore?!?!?!?
Stefano, Altro
Data
31/03/2010
Quesito
Quali sono i rischi per la sicurezza nella zona?
Lino, Trieste
Data
31/03/2010
Quesito
L'impatto di un missile sul serbatoio criogenico che riesca a forare la camicia interna provoca necessariamente
l'accensione o invece può a permettere la formazione di una nube fredda di vapore di GN senza accensione immediata?
Chiedo che la risposta sia accompagnata da una puntuale elaborazione numerica dei dati energetici che entrano in gioco
nell'impatto.
Ettore, Trieste
Data
31/03/2010
Quesito
DOMANDA SULLE SIMULAZIONI DI MANOVRABILITÀ DELLE NAVI GASIERE NELLA BAIA DI ZAULE SOTTO
EFFETTO DEL VENTO Dopo che il 10 marzo scorso la Bora pare abbia superato i 200 km/ora (=108 nodi) nella Baia di
Zaule, ha destato scalpore in città il fatto che le simulazioni di manovrabilità delle navi gasiere nella stessa Baia sotto
effetto del vento siano state «condotte dai progettisti Gas Natural-Medea Engineering per un vento massimo di 36 nodi».
Il primo a denunciare l’inadeguatezza di questi «36 nodi» è stato il giornalista Paolo Rumiz sul Piccolo; poi altri si sono
accodati, tanto che la denuncia dei «36 nodi» è approdata anche al sito della Provincia, cui pure la presente domanda
viene rivolta. Purtroppo, quello di Rumiz era un refuso. La sottovalutazione del rischio delle gasiere in manovra è infatti
molto peggiore perché, come si vedrà, il vento massimo considerato da Gasnatural-Medea era di soli 36 chilometri
all’ora (e non nodi). 36 chilometri all’ora equivalgono a 19.5 nodi. Chiedo gentilmente al comitato di esperti di verificare i
36 km/h dall’Allegato 22.1 dello Studio di impatto ambientale del 2006 (nome file: 03246-E&E-R-0-001-1 SIA Zaule.pdf).
A pagina 238, questo Studio di impatto ambientale presenta l’Allegato 22.1 in questi termini: «La Gas Natural ha redatto
uno studio specifico dal titolo "Terminale di ricezione e rigassificazione nel Porto di Trieste - Studio delle manovre, dei
rischi e della operatività dell'accesso marittimo" (vedi appunto l’Allegato 22.1). L’Allegato 22.1 affronta un aspetto
cruciale del progetto soprattutto in condizioni meteomarine avverse: la navigazione, l’entrata in porto, la rotazione di 180°
delle navi gasiere davanti all’attracco, a poche centinaia di metri da industrie, depositi e centri abitati. Risulta agli esperti
della Provincia che questo «studio specifico» in realtà non sia –come ci si aspetterebbe- una relazione firmata da esperti
di chiara fama su una qualche carta intestata, bensì una semplice raccolta di 91 diapositive di presentazione, senza
indicazione dell’ente responsabile? E che sia di autori ignoti? Risulta agli esperti cui mi rivolgo che la simulazione delle
manovre delle gasiere nella baia sia stato basato (vedi diapositiva n.13 dell’All. 22.1) su misure meteomarine provenienti
“dal punto di misura del CNR-ISMAR (di coordinate geografiche 45° 30’ N, 13° E)”, ovvero a sud di Caorle ? Vedete in
quella diapositiva che la velocità massima del vento considerato (settore verde scuro del diagramma a rosa) è da 7 a 10
m/s? (10 m/s = 36 km/ora). Risulta agli esperti della Provincia che sia l’ISMAR-CNR (Dr. Fulvio Crisciani) che l’OGS
(direttore Dipartimento Oceanografia biologica Dr. Renzo Mosetti) hanno scritto che quel punto di misura di coordinate
45° 30’ N, 13° E –citato da Gasnatural/Medea- addiri ttura non esiste? Infine, le diapositive 57 e 58 dello stesso All. 22.1
si occupano delle dimensioni in pianta della via di navigazione in entrata alla baia triestina e della determinazione degli
‘sbandamenti’ della nave investita dalla Bora. Scrivono gli anonimi autori: «Questa determinazione é stata realizzata
partendo dalle registrazioni simultanee di vento e moto ondoso nel golfo di Venezia durante 4 anni consecutivi (20012004)». (Notoriamente, la Bora si smorza verso Venezia). Vedono gli esperti dalle stesse diapositive 57 e 58 che le rotte
sono state simulate con due software diversi, uno con didascalie in spagnolo? Appare credibile che si tratti di simulazioni
realizzate in Olanda dal MARIN’S, come affermato dagli ANONIMI autori? Possibile che sia questa la serietà con cui si
studia un argomento così determinante per la sicurezza?
Lino, Trieste
Data
31/03/2010
Quesito
E' vero che ai margini di una nube criogenica liberata dal sistema di contenimento del GNL la concentrazione degli
idrocarburi più pesanti e maggiore rispetto all'origine? è che questa situazione rende possibile l'esplosione in condizioni
di semiconfinamento?
Flavia, Trieste
Data
31/03/2010
Quesito
La VIA fasulla basata su studi ambientali reticenti. La domanda che pongo a GasNatural è: funziona così anche in
Spagna e nel resto d'Europa ? Le relazioni che compongono lo Studio d'Impatto Ambientale redatto dal proponente
dell'impianto sono - almeno in parte - “futizzate”, come segnalato anche dagli interventi riportati sul sito della Provincia
(lascio agli illustri componenti del “tavolo” l'onere di questa impegnativa traduzione ;-). Tanto per citare tre esempi, vorrei
ricordare che L'ISPRA ha formulato, nel febbraio 2009, le seguenti valutazioni: 1- che “a questo proposito, è opportuno
sottolineare la sostanziale inadeguatezza dei modelli di calcolo della diffusione delle anomalie termiche e/o chimiche.
Non si tratta certo di inadeguatezza matematica o algoritmica, quanto di tipo concettuale, relativamente alle condizioni
imposte per l'ambiente recettore, in genere considerato come infinito rispetto allo scarico e, quindi, modificabile solo da
input esterni, di tipo sinottico” (pag. 21). 2 - che “la sterilizzazione della massa d'acqua in ingresso determina
l'eliminazione degli organismi costituenti lo zooplancton. Appare necessario, in uno studio di VIA, quantificare l'impatto di
tale perdita degli organismi zooplanctonici in termini di effetti sulla produzione secondaria della Baia di Muggia e, in
senso più ampio, dell'intero Golfo di Trieste” (pag. 21). 3 – che “appare consigliabile, per regolarità e completezza: a)
eseguire una campagna di monitoraggio specifica sui sedimenti del fondale nell’area interessata dall’opera in oggetto,
per una caratterizzazione mirata dello stato della qualità dei sedimenti stessi; b) eseguire una stima appropriata delle
quantità di mercurio eventualmente rimesse in sospensione” (pag. 29). Com'è possibile che, a fronte di queste palesi
carenze nell'adeguatezza degli studi ambientali, i Ministeri abbiano comunque espresso un parere favorevole, salvo
rimandare la valutazione degli impatti ambientali ad appositi monitoraggi da eseguirsi in corso d'opera, ad impianto
autorizzato ed ormai in esercizio ? Funziona così anche in Spagna e nel resto d'Europa? Ma tutto questo è ormai, per
noi che siamo “retrogradi”, oggetto di ricorso al TAR.
Danilo, Trieste
Data
31/03/2010
Quesito
Colla speranza di avere risposte utili, così da evidenziare i benèfici benefìci economici derivanti dall’insediamento di
quell’opera di interesse capitale e di alta tecnologia che regalerà all’Italia e in primo luogo ai triestini (e vicini) un impatto
produttivo mai visto prima, chiedo (non unicamente al gruppo di lavoro tecnico-scientifico): è vero che grazie al
raffreddamento che subirà l’acqua del mare, quale conseguenza dello scambio termico richiesto per la rigassificazione,
confluiranno nel Golfo di Trieste specie marine provenienti dai mari del nord, come belughe, storioni, caviale, anzi, caviali
e... tanti, tanti baccalà? e che se tra gli animali si spargerà bene la voce, confluiranno specie dei mari antartici, il tutto a
enorme tornaconto economico e finanziario dei pescatori nostrani? e che, a vedere i nuovi pinguini dell’alto Adriatico,
accorreranno turisti di ogni dove, persino beduini, a tutto vantaggio di tutti, soprattutto dei triestini? e che il cloro immesso
nel mare dall’impianto, nella quantità q.b., sarà sufficiente a disinfettare il mare e i pesci più sporchi, sì che i bagnanti,
siano essi turisti stranieri, triestini o beduini, potranno fare il bagno sereni sereni con la consapevolezza di praticare nello
stesso tempo un semicupio sano e balsamico? e che, arricchendosi del mercurio smosso dal fondale per i futuri lavori, i
pesci acquisiranno un surplus di peso con conseguenti guizzi nei guadagni di tutta la filiera ittica e piscicoltrice? e che si
insedieranno centinaia di fabbriche di termometri al mercurio con enormi ricadute occupazionali, salubri, salubri? e che
altra occupazione verrà garantita con l’assunzione di tiratori di fune scelti (con il solo obbligo di reperibilità), al fine di
assicurare alle navi metaniere ormeggi coi fiocchi in caso di bora chiara, scura, anche molto scura? e che ancora altra
occupazione verrà data dall’assunzione di migliaia di osservatori scelti, rigorosamente triestini patochi, cui saranno dati
potenti binocoli (capaci di annullare miopie sfacciate) grazie ai quali potranno essere individuati attentatori di terra di
cielo e di mare? e che alle minacce provenienti dal cielo si provvederà con immediati e potenti getti di gas asfissiante
capaci di raggiungere tutti i tipi di velivoli, compresi satelliti e altri oggetti orbitanti sospetti? e che alle minacce
provenienti da terra e mare si provvederà con l’immediato sollevamento del rigassificatore come fosse una mongolfiera
lieve lieve, o come un palloncino gonfiato a elio? e che il comando di decollo sarà azionabile anche dal tecnico di turno
dell’Ogs in caso di imminente evento sismico, sia esso un terremoto ondulatorio che sussultorio? è vero che lo sconto
del 5% sulle bollette aumenterà a ogni presenza assicurata dall’intestatario del NIC (o da un suo familiare)
all’inaugurazione, agli incontri e ai dibattiti politici cui parteciperanno i proponenti di Gas Natural e/o i politici, ai quali,
naturalmente, si dovrà battere forte le mani? aumenterà... si sa già di quanto? Infine chiedo: i proponenti del
rigassificatore e i loro pro(gettisti) sanno che ridere non guasta? e che piangere invece sì, eccome? allora PERCHE’ LO
FANNO? E PERCHE’ GLIELO SI PERMETTE? (In fondo i monti no xe de polenta e i mari, orco tocio, no xe de tocio!)
Lino, Trieste
Data
31/03/2010
Quesito
Qual è la conseguenza dell' immissione nei serbatoi criogenici di GNL di diversa composizione? Cosa succede se i
sistemi che controllano la sovrappressione sono mesi fuori uso?
Marina, Trieste
Data
30/03/2010
Quesito
DOMANDA SUL TEMUTO RAFFREDDAMENTO DELLA BAIA DI ZAULE Gli esperti della Provincia (in particolare quelli
dell’Università e dell’OGS) possono confermare i risultati contenuti negli studi ambientali Medea-Gasnatural? Si tratta di
rapporti affidabili? Corrisponde al vero che - a causa della immissione giornaliera di circa 800.000 metri cubi di acqua
marina raffreddata di almeno 5° - la Baia di Zaule n on subirà un raffreddamento progressivo ed addirittura non subirà
nessun raffreddamento apprezzabile? Vi risulta che il documento “03246-E&E-R-0-115 INT SIA Zaule - Allegato 101.pdf” del dicembre 2006 sia una traduzione fedele della relazione originale spagnola (“03246-E&E-R-0-115 INT SIA
Zaule - Allegato 1-02.pdf”) e che ne rispetti o rispettivamente alteri le conclusioni? Vi risulta che lo stesso documento
“03246-E&E-R-0-115 INT SIA Zaule - Allegato 1-01.pdf” sia privo di qualsiasi scritta identificativa della società, di data e
luogo di emissione, del nome e delle firme degli autori? Che, in pratica, si tratti di fogli anonimi senza valore? Vi pare
corretto che il consulente DHI non abbia misurato le temperature della Baia di Zaule (le più critiche sono quelle di
febbraio) né si sia riferito agli oltre 4000 (quattromila) profili di temperatura del Golfo di Trieste disponibili nella banca dati
dell’OGS, ma abbia usato valori medi a nord di Ancona? Sullo stesso argomento, possiamo avere fiducia dei successivi
risultati integrativi contenuti nella relazione DHI “Studio dispersione acque - Ita.pdf” CD 2/Volume 3” del febbraio 2008?
Le figure prodotte da queste nuove simulazioni mostrano un raffreddamento della baia pressocché impercettibile. Vi pare
possibile? Le simulazioni (col codice Mike3) sono state condotte correttamente? Potreste verificarne i risultati? Sono
state condotte con durate sufficienti? Dalle Figure da 20 a 24 del rapporto citato si deduce che le simulazioni sono durate
18 ore, un tempo in cui le acque di scarico non possono nemmeno diffondersi nel bacino! Potete controllare i profili
verticali delle figg. 47 e 49 (sempre del rapporto “Studio dispersione acque - Ita.pdf” CD 2/Volume 3)? Notate che i profili
verticali corrispondenti allo scarico in estate, senza e con bora (in rosso) non sono perturbati da alcun inserimento di
acque fredde. Nelle piante delle figg. 57 (in estate) e 61 (inverno, sempre senza vento), lo scarico è ubicato all’incirca al
centro di un’area bianca, in cui le differenze di temperatura prima/dopo l’immissione dell’acqua fredda (‘gradient’) sono di
meno di mezzo grado. Dov’è l’effetto del quasi un milione di metri cubi a -5° scaricato ogni giorno? St esso discorso per
la figura 61. E le sezioni delle figg. 62 e 63? Verde corrisponde in pratica a nessuna differenza (da -0.4° a +0.4°). Quella
zonula con differenza superiore a -2° potrà avere c ento, mille metri cubi. Dove sono finiti i 150-180 milioni [milioni] di
metri cubi di acqua raffreddati di 5° scaricati in 6 mesi nella baia? Potete fare chiarezza su questi documenti?
Claudio, Altro
Data
30/03/2010
Quesito
L'analisi costi-benefici prevista dalla procedura di VIA è stata fatta correttamente, cioè tenendo conto dei costi esterni
(conseguenze negative per turismo, pesca, traffici portuali, valore del patrimonio abitativo della periferia Est di Trieste e
di Muggia...)? Se sì quali valori economici ne sono risultati? Grazie per la risposta.
Marco, Trieste
Data
30/03/2010
Quesito
INIZIATIVA DELLA PROVINCIA In relazione a quanto dichiarato dalla Presidente Bassa Poropat su Il Piccolo ( [...] "..o la
partecipazione si farà più ampia oppure bisognerà chiedersi se il problema non sia proprio così sentito..”), ritengo che le
domande pervenute sul sito sono ben poste e abbracciano più o meno tutte le problematiche afferenti il rigassificatore di
Zaule. Non credo quindi sia una questione di quantità ma di qualità dei quesiti posti a determinare sia il livello di
partecipazione all'iniziativa, sia - conseguentemente - il successo dell'iniziativa stessa. Per fugare il dubbio che il
problema non appaia particolarmente sentito dalla popolazione, mi permetto di suggerire tre chiavi di lettura di quelle che
potrebbero essere le eventuali motivazioni: (1) La nostra città ha l'onore di ospitare prestigiosi istituti scientifici quali la
SISSA, la ICTP, l'Area di Ricerca e il Laboratorio di luce di Sincrotrone, cui va aggiunto il nutrito gruppo di valenti
professionisti e docenti nei vari campi che possono interessare il rigassificatore quali la fisica, la chimica, l'ingegneria e la
biologia. Eppure nessuno di essi è stato contattato nè dalla società proponente l'impianto, nè dalle autorità locali. (2) Se
non ho mal compreso l'iniziativa della Provincia - cui va se non altro il merito di esser stato l'unico ente pubblico ad
averla realizzata - queste domande verranno girate direttamente a Gas Natural e non valutate da un comitato tecnicoscientifico, magari superpartes. Questo snatura la validità di questa iniziativa, perché è come chiedere all'oste se il vino è
buono. (3) Tutte le (poche) informazioni trasferite alla cittadinanza sono frutto dell'iniziativa personale di alcuni
volenterosi o di associazioni di varia natura. Nulla in tal senso è stato invece fatto da parte delle istituzioni, pur essendo
previsto dalla Legge n°108 del 16/03/2001. In altre parole...forse la gente non si fida!
Marina, Trieste
Data
30/03/2010
Quesito
Lo sanno gli esperti che gli 800.000 metri cubi di acqua al giorno che vengono inghiottiti dall'impianto vengono poi
restituiti al mare sterili, annientando le forme di vita in esso presenti (gran parte dei batteri marini, plancton, uova, larve,
avannotti, primi anelli della catena alimentare? Il che significa privare degli alimenti gli organismi che di essi si cibano,
interrompendo la catena alimentare stessa? Che vengono ossidati i sali minerali cosiddetti “nutrienti” (l'azoto
ammoniacale in particolare), restituendo sostanze chimiche tossiche (alogenoderivati: cloramine e trialometani) frutto
della reazione del cloro con la materia organica, che sono sostanze stabili e pericolose per la salute, che entrerebbero
nella catena alimentare e quindi anche nel pesce che finisce sulle nostre tavole? Che forse non sarà nemmeno possibile
rilevare la presenza di queste sostanze nel pesce per la mancanza dei reagenti necessari alla loro identificazione? A
cosa servono tutti i calcoli sulla eliminazione del cloro (pur presente e pericoloso nelle acque di scarico) quando non si
prendono in considerazione i sopraddetti prodotti della disinfezione? Che questo destino riguarderebbe una parte non
trascurabile delle acque del golfo di Trieste, il cui ricambio idrico – notoriamente – è di gran lunga inferiore rispetto ad
altre località che ospitano simili impianti (Barcellona, Tokyo)? Lo sanno gli esperti che verrebbero eliminati dal cloro
quindi anche quei microrganismi responsabili della purificazione delle acque marine, capaci di degradare una varietà di
inquinanti organici, come il petrolio, materiali fecali ecc., che mantengono “vivo” il nostro mare, se pur confinato in un
bacino stretto? Il mare intorno al rigassificatore, e progressivamente a distanza sempre più elevata, diverrebbe un mare
“morto”, ridotto a liquame, con tutte le conseguenze del caso sull’equilibrio biologico, sulla pesca, sul turismo. La scelta
del sito è improponibile, prima di tutto per i problemi della sicurezza, in secondo luogo per lo scompenso che l’equilibrio
biologico subirebbe, considerando la ristrettezza del bacino, dove manca il ricambio d’acqua, per toccare solo due dei
problemi relativi all’attività del rigassificatore.
Marina, Trieste
Data
30/03/2010
Quesito
SICUREZZA POPOLAZIONE, NORMATIVE “SEVESO”, EFFETTO DOMINO Risulta agli esperti della Provincia che i
progettisti della sicurezza non abbiano ipotizzato e simulato incidenti verosimili nel rigassificatore e negli impianti e
depositi infiammabili e chimici adiacenti, ma si siano limitati ad assumere per buone le dichiarazioni degli imprenditori,
depositate presso la Prefettura? Risulta che non ne abbiano verificato la fondatezza? Né tantomeno calcolato ad
esempio le probabilità di occorrenza degli incidenti? Risulta agli esperti della Provincia che del rapporto sull’effetto
domino, su carta intestata del Consorzio CINIGEO, esistano depositate due diverse versioni entrambe datate «dicembre
2006», ma una di 46 pagine, con data informatica compatibile (10/12/2006; “03246-E&E-R-0-116 INT SIA Zaule Allegato 1.pdf”), e l’altra di 98 pagine con data informatica incompatibile (9/5/2007)? Risulta che questa specie di doppio
rapporto non sia firmato, né vi sia indicato il nome degli autori? Risulta che il Consorzio CINIGEO, come appare dalla
sua carta intestata, sia costituito anche dall’Università di Trieste e che quindi la nostra Università rimanga coinvolta in
questo singolare modo di emettere documenti progettuali così essenziali per la sicurezza del territorio e della
popolazione? Dalla stampa si apprende come l’anonimo progettista sia un docente dell’Università di Trieste, con un
[anonimo] “team di esperti”. Risulta che nel documento di 98 pagine [quello presumibilmente retrodatato], il lettore venga
invitato a trarre da sé le conclusioni sulla pericolosità basandosi sulle cartine topografiche contenute ad esempio nelle
figg. 28 e 29? («Dalla rappresentazione grafica –recita il testo- appare evidente che in nessuno dei casi considerati è
ipotizzabile un effetto domino dall’installazione dell’Azienda Gas Natural verso le installazioni esterne»). Risulta che in
tali topografie non figurino i molti serbatoi di combustibile dell’Autorità portuale e della «Depositi Costieri di Trieste»,
nonché il terminal petroli SIOT ed i depositi di formaldeide della Alder, confinanti con il sedime del rigassificatore? Con
tali premesse, gli esperti concordano o dissentono sul fatto che il suggerimento tranquillizzante del semi-anonimo autore
di rifarsi alla grafica (esempio: pag. 85) sia fuorviante? (Per usare un eufemismo). Risulta agli esperti della Provincia che,
secondo le stesse ottimistiche quantificazioni del semi-anonimo progettista, il pontile SIOT (vedi fig. 28 dello studio
Cinigeo) ricade in piena zona gialla (“di danno”)? (Ma il progettista ha evitato di disegnare le navi cisterna, che
attraccano a quel pontile e sarebbero vulnerabili). Infine, hanno provato gli esperti della Provincia a darsi una
spiegazione sul perché il progettista non abbia utilizzato la dettagliatissima cartografia 1:5000 (scaricabile gratuitamente
dal sito Web della Regione)? A parere degli esperti, sono questi i metodi con cui si devono affrontare la pericolosità ed il
rischio di un impianto del genere, da costruirsi dentro una città?
Luciano, Trieste
Data
29/03/2010
Quesito
Avete letto quanto scritto sul sito a favore del rigassificatore in: http://xrigasts.99k.org dell'Organizzazione della quale
sono il presidente?
Luca, Altro
Data
29/03/2010
Quesito
In riferimento all'intervento dell'ing. Ortis (Autorità dell' Energia e del Gas) da imprenditore e utente energivoro mi chiedo
perchè in questo Paese non si garantisce a tutte le imprese un ricavo lordo dell' 80% rispetto ai precedenti fatturati
anche in assenza di produzione com'è invece previsto per i rigassificatori di cui c'è la gran voglia (vedi anche comune di
Trieste) di costruirne ben 15 in tutta Italia. Si ricorda che attualmente nel mondo ve ne sono 54 di cui appena 4 negli
USA. La rincorsa alla loro costruzione in Italia è dovuta alle agevolazioni che tutti quanti i cittadini dovranno sostenere
con le bollette del gas anche in assenza di una sola molecola di metano rigassificata perché, come certamente accadrà,
mai tutti gli impianti potranno funzionare a pieno regime visti i problemi logistici di rifornimento ossia scarsità di impianti di
liquefazione gas e navi metaniere per il trasporto dello stesso. Attualmente i dati confermano che gli impianti esistenti
operano in una forbice che va dal 35% all'80% rispetto alle loro potenzialità. Fatte queste considerazioni appare chiaro
che viene eliminato per legge un fondamento del libero mercato ossia il "rischio d'impresa" creando una disparità di
trattamento tra soggetti imprenditoriali, tacitamente, anche in questo caso (ma le leadership del nostro Paese su questi
temi sono da sempre maestre) si andranno a privatizzare gli utili e a socializzare le perdite. Si consideri pure la presenza
sul nostro territorio di ben 4 metanodotti e che nel 2013 arriveranno a un totale di 6, caso unico al mondo. Fa specie poi
che tanta parte ambientalista ed una certa sinistra progressista (?) siano così positivamente favorevoli a questi non sensi
energetici e ancor più forse, economici. Certo è che chi si occupa di scelte politiche strategiche per questo Paese deve
in qualche modo remargli contro visto che essere troppo dipendenti dalle importazioni energetiche non è una scelta
saggia per una Nazione che si vuol definire industrializzata anche alla luce della, passatemi il termine, "volatilità" dei
prezzi degli idrocarburi i quali, come bene disse lo stesso ing. Ortis, non sono soggetti a mercato ma a cartello.
Ennio, Trieste
Data
29/03/2010
Quesito
Quali sarebbero i " benefici " per la comunità ? Quanta occupazione in più ? Quali i rischi ambientali di sicurezza e
inquinamento? Quali i problemi per l'ecosistema marino ( acqua e fauna ) ? Quali i problemi per la navigazione in ambito
portuale ? E' stato fatto uno studio serio sulle problematiche meteorologiche ?
Luisa, Trieste
Data
29/03/2010
Quesito
DOMANDA SUL TEMUTO RAFFREDDAMENTO DELLA BAIA DI ZAULE Gli esperti della Provincia (in particolare quelli
dell’Università e dell’OGS) possono confermare i risultati contenuti negli studi ambientali Medea-Gasnatural? Si tratta di
rapporti onesti ed affidabili? Corrisponde al vero che - a causa della immissione giornaliera di circa 800.000 metri cubi di
acqua marina raffreddata di almeno 5° - la Baia di Z aule non subirà un raffreddamento progressivo ed addirittura non
subirà nessun raffreddamento apprezzabile? Vi risulta che il documento “03246-E&E-R-0-115 INT SIA Zaule - Allegato
1-01.pdf” del dicembre 2006 sia una traduzione fedele o infedele della relazione originale spagnola (“03246-E&E-R-0115 INT SIA Zaule - Allegato 1-02.pdf”) e che ne rispetti o alteri pesantemente le conclusioni? Vi risulta che lo stesso
documento “03246-E&E-R-0-115 INT SIA Zaule - Allegato 1-01.pdf” sia privo di qualsiasi scritta identificativa della
società, di data e luogo di emissione, del nome e delle firme degli autori? Che, in pratica, si tratti di fogli anonimi senza
valore? Vi pare adeguato che il consulente DHI non abbia misurato le temperature della Baia di Zaule (le più critiche
sono quelle di febbraio) né si sia riferito agli oltre 4000 (quattromila) profili di temperatura del Golfo di Trieste disponibili
nella banca dati dell’OGS, ma abbia usato valori medi a nord di Ancona? Sullo stesso argomento, possiamo avere
fiducia dei successivi risultati integrativi contenuti nella relazione DHI “Studio dispersione acque - Ita.pdf” CD 2/Volume
3” del febbraio 2008? Le figure prodotte da queste nuove simulazioni mostrano un raffreddamento della baia pressocché
impercettibile. Vi pare possibile? Le simulazioni (col codice Mike3) sono state condotte correttamente? Potreste
verificarne i risultati? Sono state condotte con durate sufficienti? Dalle Figure da 20 a 24 del rapporto citato si deduce
che le simulazioni sono durate 18 ore, un tempo in cui le acque di scarico non possono nemmeno diffondersi nel bacino!
Potete controllare i profili verticali delle figg. 47 e 49 (sempre del rapporto “Studio dispersione acque - Ita.pdf” CD
2/Volume 3)? Vedete che i profili verticali corrispondenti allo scarico in estate, senza e con bora (in rosso) non sono
perturbati da alcun inserimento di acque fredde. Nelle piante delle figg. 57 (in estate) e 61 (inverno, sempre senza
vento), lo scarico è ubicato all’incirca al centro di un’area bianca, in cui le differenze di temperatura prima/dopo
l’immissione dell’acqua fredda (‘gradient’) sono di meno di mezzo grado. Dov’è l’effetto del quasi milione di metri cubi a -
5° scaricato ogni giorno? Stesso discorso per la fig ura 61. E le sezioni delle figg. 62 e 63? Verde corrisponde in pratica a
nessuna differenza (da -0.4° a +0.4°). Quella zonul a con differenza superiore a -2° potrà avere cento, mille metri cubi.
Dove sono finiti i 150-180 milioni [milioni] di metri cubi di acqua raffreddati di 5° scaricati in 6 m esi nella baia? Cosa
dobbiamo pensare di questa documentazione? Potete fare chiarezza?
Carlo, Trieste
Data
29/03/2010
Quesito
Sulla simulazione degli effetti dello scarico di acqua fredda e clorata in baia di Zaule. La relazione DHI “Studio
dispersione acque - Ita.pdf” CD 2/Volume 3” del 03/02/2008 è già stata citata sul sito della Provincia. A margine di
quanto espresso nei 2 interventi del 26/03, vorrei avere una risposta sui seguenti punti: 1) Simulazione del vento di Bora.
A pag. 19 del documento citato il proponente afferma che , nell'impostare la modellazione: - “si è preso come dato per la
modellazione una velocità media v=15 m/s” - “non essendo disponibili dati di durata degli eventi” (!!!) (di Bora, n.d.r.), “si
è optato per mantenere costante la velocità del vento durante le 18 ore della simulazione” che tali condizioni sono
“piuttosto estreme” e “fortemente cautelative” per lo scenario di riferimento. Ebbene: a) le serie storiche di dati sulla
durata degli eventi di Bora a Trieste sono facilmente reperibili (Istituto Nautico, CNR-Ismar). b) La durata della
simulazione (18 ore continuative di vento costante) è insufficiente, perché spesso le giornate ventose hanno una durata
più lunga, alla quale magari seguono condizioni di calo progressivo del vento. Successivamente, al cessare del vento, si
innescano fenomeni di oscillazione inerziale della massa d'acqua, con periodo caratteristico - per questa latitudine - di 17
ore. Di questo fatto il modello non tiene conto (limitandosi a considerare gli effetti conseguiti al momento in cui cessa bruscamente - il vento), per cui ci si può aspettare che la "plume" dello scarico possa avanzare di più di quanto viene
riportato nel documento. Nell'affrontare – in maniera indipendente - la stessa simulazione necessaria per la VIA sul
gasdotto (2008), i tecnici SNAM indicano che, per la “corrente da vento”, in input sono stati forniti i valori dei venti estremi
secondo la procedura: - per un intervallo di 24 ore il vento è stato fatto crescere fino al valore del picco; - il valore di
picco è stato mantenuto costante per 12 ore; - successivamente il vento è stato interrotto e si è lasciato libero il bacino di
oscillare per altre 12 ore. In tal modo ci si è assicurati di simulare anche le correnti più intense che, a seconda dei casi,
della direzione e delle sesse indotte, possono verificarsi dopo che l’effetto del vento è terminato. c) La velocità del vento,
usata per la simulazione, è sottostimata. Il dato impostato è un valore medio di 15 m/s, mentre lo stesso grafico di pag.
19 riporta raffiche di 45 m/s. Nella simulazione manca quindi la parte variabile a breve termine (le raffiche) del "forzante"
vento. Non si tratta di una componente trascurabile, in quanto l'energia di trascinamento ceduta dal vento è
proporzionale al quadrato della sua velocità. Per il vento di Bora, che tipicamente soffia a raffiche, il non tener conto
dell'energia delle raffiche è un errore grossolano. 2) Le condizioni di partenza applicate al modello di dispersione non
sono realistiche, in quanto ipotizzano una condizione di acqua ferma. La baia di Muggia presenta, normalmente, una
situazione di circolazione di acqua in senso antiorario, circolazione innescata dalle correnti di gradiente dovute agli
apporti di acua dolce (torrenti che vi sfociano) e dagli scarichi industriali che vi si sversano. Questa corrente esiste anche
in assenza di vento. Quindi il risultato elaborato dal modello ("plume" di dispersione dello scarico) non è realistico, per lo
meno nella forma e disposizione della plume stessa. Inoltre, nel modello di dispersione non sono stati considerati i flussi
di calore all'interfaccia aria/acqua (irraggiamento solare, ecc.) che, innescando moti convettivi, si propagano
diversamente alle varie profondità influenzando in tal modo la circolazione termoalina della baia di Muggia. 3)
Esaminando la figura 45 – “Ubicazione dei profili verticali”, si osserva che gli effetti di modificazione della temperatura sul
fondo marino vengono valutati in 5 punti scelti arbitrariamente entro una distanza di 1.000 metri dallo scarico. Però
questi punti corrispondono a zone con una profondità media: nessun di esso corrisponde alla zona di massima
profondità (coincidente con il canale dragato di accesso delle navi petroliere). Così facendo si escludono dall'analisi delle
conseguenze le zone di accumulo dell'acqua fredda e clorata, notoriamente più densa e quindi destinata a permanere
sul fondo. Quest'acqua si depositerà nelle zone più profonde della baia di Muggia (in corrispondenza dell'uscita del
Canale Navigabile - canale dragato di accesso delle navi petroliere), ma non viene rilevata dalla simulazione fornita dal
proponente.
Annamaria, Trieste
Data
28/03/2010
Quesito
Innanzitutto devo complimentarmi per quest'operazione "fumo negli occhi", già mi immagino tutta la gioventù del loco
attaccata al computer per inviare i propri quesiti! Perché non si pone l'accento sul fatto che, anche in caso di mancato
funzionamento dell'impianto, l'impresa avrebbe comunque il suo utile minimo garantito (a spese nostre, ovviamente)?
Renzo, Altro
Data
27/03/2010
Quesito
Considerazioni che possono essere domande per la commissione tecnico scientifica insediata in Provincia di Trieste
L'Opinione della Libertà Edizione 13 del 17-01-2007 Dagli anni ‘70 gli incidenti legati alla lavorazione del gas hanno
causato più di tremila vittime Resistono i pregiudizi sul nucleare ma il gas è molto più pericoloso di Renzo Riva A Trieste
il 12 gennaio presso la Stazione marittima, si è aperta una tavola rotonda promossa dalla locale sezione di “Italia dei
valori” sulla “Sicurezza degli impianti di rigassificazione di Gnl (Gas naturale liquefatto). Valutazione e quantificazione del
rischio d’incidenti”. A confrontarsi sono stati tecnici, esperti e ambientalisti, i rappresentanti di Gas Natural ed Endesa,
Iginio Marson presidente dell’Ogs (Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale), Enrico Nobile, docente
di fisica tecnica all’università di Trieste, il geologo Livio Sirovich e Carlo Franzosini in rappresentanza del Wwf. Paolo
Bassi, responsabile dell’IdV ha introdotto i lavori e presentato il moderatore, l’architetto Roberto Barocchi. Dopo le
relazioni è stata data la parola al pubblico, tra cui sedeva l’estensore del presente articolo. Nei due minuti concessimi ho
puntualizzato che da rappresentante del Comitato italiano per il rilancio del nucleare del Friuli Venezia Giulia non mi era
possibile dismettere i panni di referente di Socialisti 2005–Federalismo Fiscale. E ho notato che quando i rappresentanti
di Endesa e Gas Natural hanno affermato che mai ci sono stati morti per le operazioni tecnologiche legate ai processi di
liquefazione e rigassificazione, erano nel torto. L’impianto di liquefazione di Skikda in Algeria, nell’anno 2004, ha prodotto
29 morti e 74 feriti a seguito dell’esplosione e di un incendio durato otto ore che ha provocato danni per 1 miliardo di
dollari. L’ufficio investigativo di una compagnia assicuratrice attribuì la causa ad una fuga di gas liquido dalla tubazione di
carico. Inoltre, in Belgio, in fase di scarico un’analoga esplosione provocò la morte di 15 persone sempre nell’anno 2004.
Posso affermare senza tema di smentita che il gas è altamente pericoloso e ha provocato morti, feriti ed evacuazioni di
gran lunga superiori a tutti gli incidenti nucleari verificatisi sinora, solo due ma mediaticamente superesposti, di Three
Mile Island (200.000 evacuati) e Chernobyl (morti 31, feriti 299, evacuati 135.000). Il gas ed i relativi trattamenti e
trasporti hanno provocato 3.241 morti, 7.906 feriti, 531.600 evacuati; tutto questo per i 52 incidenti registrati dall’anno
1970÷1998. Storicamente si ricorda, uno per tutti gli anni antecedenti, l’esplosione di un serbatoio di gas liquido a
Cleveland (Ohio) che nel 1941 produsse 131 morti, 225 feriti, 680 senzatetto, 2 fattorie e 79 case distrutte. Il processo
tecnologico di liquefazione e di rigassificazione è un non-senso energetico oltre che economico. Come ha dimostrato
Paolo Fornaciari presidente del Cirn (Comitato Italiano Rilancio Nucleare), i processi richiedono un dispendio energetico
pari al 25%-30% dello stesso gas. Inoltre, il non-senso economico deriva dal fatto che, riconvertite parecchie centrali a
olii derivati dal petrolio in centrali a gas, in epoca di prezzi bassi, sono diventate antieconomiche e se non ci fosse
energia nucleare importata (18% del totale elettrico) a calmierare il prezzo attuale praticato la bolletta della luce sarebbe
ancora più cara. Poi parlare di liberalizzare il mercato elettrico (80% del costo deriva dal combustibile) è da prodiani e chi
oggi la propone meriterebbe il Nobel per l’economia fantascientifica. Nota fuori testo: Avevo dimenticato di elencare il
seguente incidente, il peggiore di tutti accaduto in Mexico, St. J. Ixhuatepec dove esplose un serbatoio di Gas (LPG)
accaduto nell'anno 1984 che produsse: morti 500, feriti 2'500, evacuati 200'000.
Renzo, Altro
Data
27/03/2010
Quesito
Lettera pubblicata sul "Messaggero Veneto" in data 10 Luglio 2009 dove facevo considerazioni che possono essere delle
domane per la commissione tecnico-scientifica insediata nella Provincia di Trieste. ENERGIA/1 Più di un dubbio sulla
necessità C'è una tabella, i cultori della rete possono scaricarla dal web, che riporta tutti gli incidenti di varia natura
occorsi nel mondo e fra loro quelli industriali. Alla sua lettura sono basito per la superficialità con la quale gruppi
d'interesse (lobby) divulgano ad arte le bugie e la disinformazione per orientare la percezione del pubblico destinatario
delle loro informazioni. Prendo a esempio il gas causa dell'ultimo disastro a Viareggio. Il lettore nemmeno immagina di
quanti disastri è responsabile il gas e, fra i più recenti, cito l'impianto di liquefazione di Skikda in Algeria che nell'anno
2004 ha prodotto 29 morti e 74 feriti a seguito dell'esplosione e dell'incendio durato otto ore che ha provocato danni per
1 miliardo di dollari. L'ufficio investigativo di una compagnia assicuratrice attribuì la causa a una fuga di gas liquido in
fase di carico dalla tubazione di collegamento alla nave metaniera. Inoltre, lo stesso anno in Belgio, in fase di scarico
un'analoga esplosione provocò la morte di 15 persone. Storicamente si ricorda, uno per tutti gli anni antecedenti,
l'esplosione di un serbatoio di gas liquido a Cleveland (Ohio) che nel 1941 produsse 131 morti, 225 feriti, 680 senzatetto,
2 fattorie e 79 case distrutte. Comunque, in assoluto, quello che causò più morti accadde in Messico a St J. Ixhuatepec,
nell'anno 1984 e fu dovuto all'esplosione di un grande serbatoio di stoccaggio di Gpl; ci furono 500 morti, 2.500 feriti,
200.000 allontanati. Ora proviamo a collegare questo incidente con gli impianti di rigassificazione proposti a Trieste da
Gas Natural nel vallone di Zaule e da Endesa off-shore nel golfo di Trieste. Il terminal petrolifero della Siot di Trieste
conobbe un attentato attribuito all'organizzazione terroristica Settembre nero nell'anno 1972. Quali rischi per Trieste in
caso d'attentato o incidente alle navi metaniere - oggi possono trasportare fino a 253.000 metri cubi - attraccate e ai
rigassificatori? Bombe termobariche semoventi? Che bisogno c'è di rigassificatori in Italia quando dal prossimo anno
arriverà anche il gasdotto Nabucco? Dove si accumulano tanta energia e incuria accadono i più grandi disastri: fra i vari,
leggasi Vajont.
Giorgio, Trieste
Data
27/03/2010
Quesito
Quanto dista il luogo in cui è previsto di realizzare il rigassificatore dagli popolosi rioni di Valmaura e Borgo San Sergio?
Vorrei confrontare il dato con gli altri impianti nel mar mediterraneo.
Rosanna, Trieste
Data
27/03/2010
Quesito
Domanda sulla sicurezza della popolazione, l'applicazione della normativa Seveso e sull'effetto domino. Risulta agli
esperti della Provincia che i progettisti della sicurezza non abbiano ipotizzato e simulato incidenti verosimili nel
rigassificatore e negli impianti e depositi infiammabili e chimici adiacenti, ma si siano limitati ad assumere per buone le
dichiarazioni degli imprenditori, depositate presso la Prefettura? Risulta che non ne abbiano verificato la fondatezza? Né
tantomeno calcolato ad esempio le probabilità di occorrenza degli incidenti? Risulta agli esperti della Provincia che del
rapporto sull’effetto domino, su carta intestata del Consorzio CINIGEO, esistano depositate due diverse versioni
entrambe datate «dicembre 2006», ma una di 46 pagine, con data informatica compatibile (10/12/2006; “03246-E&E-R0-116 INT SIA Zaule - Allegato 1.pdf”), e l’altra di 98 pagine con data informatica incompatibile (9/5/2007)? Risulta che
questa specie di doppio rapporto non sia firmato, né vi sia indicato il nome degli autori? Risulta che il Consorzio
CINIGEO, come appare dalla sua carta intestata, sia costituito anche dall’Università di Trieste e che quindi la nostra
Università rimanga coinvolta in questo singolare modo di emettere documenti progettuali così essenziali per la sicurezza
del territorio e della popolazione? Dalla stampa si apprende come l’anonimo progettista sia un docente dell’Università di
Trieste, con un [anonimo] “team di esperti”. Risulta che nel documento di 98 pagine [quello presumibilmente retrodatato],
il lettore venga invitato a trarre da sé le conclusioni sulla pericolosità basandosi sulle cartine topografiche contenute ad
esempio nelle figg. 28 e 29? («Dalla rappresentazione grafica – recita il testo - appare evidente che in nessuno dei casi
considerati è ipotizzabile un effetto domino dall’installazione dell’Azienda Gas Natural verso le installazioni esterne»).
Risulta che in tali topografie non figurino i molti serbatoi di combustibile dell’Autorità portuale e della «Depositi Costieri di
Trieste», nonché il terminal petroli SIOT ed i depositi di formaldeide della Alder, confinanti con il sedime del
rigassificatore? Con tali premesse, gli esperti concordano o dissentono sul fatto che il suggerimento tranquillizzante del
semi-anonimo autore di rifarsi alla grafica (esempio: pag. 85) sia fuorviante? (Per usare un eufemismo). Risulta agli
esperti della Provincia che, secondo le stesse ottimistiche quantificazioni del semi-anonimo progettista, il pontile SIOT
(vedi fig. 28 dello studio Cinigeo) ricade in piena zona gialla (“di danno”)? (Ma il progettista ha evitato di disegnare le navi
cisterna, che attraccano a quel pontile e sarebbero vulnerabili). Infine, hanno provato gli esperti della Provincia a darsi
una spiegazione sul perché il progettista non abbia utilizzato la dettagliatissima cartografia 1:5000 (scaricabile
gratuitamente dal sito Web della Regione)? A parere degli esperti, è questa la serietà con cui si devono affrontare la
pericolosità ed il rischio di un impianto del genere, da costruirsi dentro una città?
Renzo, Altro
Data
27/03/2010
Quesito
Considerazioni che sono anche delle domande da sottoporre alla commissione tecnico-scientifica insediata in provincia
di Trieste. 2009.08.01 - Dati di fatto Inviato ai mass-media e mai pubblicato Perché tanti rigassificatori in Italia? Riprendo
quanto scritto dal mio presidente ing. Paolo Fornaciari recentemente scomparso e riporto alcune cifre da un suo
rapporto. Rigassificatori esistenti oggi nel Mondo sono 54 (4 negli Usa e 15 in Europa). Le navi metaniere per il trasporto
del GNL (gas naturale liquido) con stazza da 143.000 mc a 253.000 mc oggi in servizio sono 192. In tutta Italia sono
state depositate richieste per la realizzazione di altri 12 rigassificatoriper che assieme agli esistenti porterebbe il loro
totale a 15. Ora da tecnico ed abituato a ragionare con i numeri e non a darli, elenco chi produce elettricità con il gas e la
percentuale sul fabbisogno totale prodotto. L'Italia al primo posto con oltre il 50%, gli Usa al pari con gli inglesi con il
20%, la Germania col 10% e fanalino di coda la Francia col 5%. Questi dati danno già la misura dell'anomalia italiana
che nel 1987, in epoca di prezzi del gas irrisori, spense l'ATOMO a Montalto di Castro e nel resto d’Italia. Oggi le centrali
a gas a ciclo combinato (CGCC) con la loro resa massima del 65% e di peggio le centrali turbogas (TG) con rendimento
massimo del 37% sono la causa del costo proibitivo del kWh che gli utenti utilizzano e pagano (inclusi i balzelli dei costi
per l'uscita dal nucleare insieme a quelli originati dalle insensatezze delle energie alternative sponsorizzate dai Verdi che
poi sono contrari a tutto: idraulico, biomasse e termovalorizzatori ecc. dove proposto. A favore del turbogas però c'è la
sua versatilità nel rispondere in termini relativamente brevi: da freddo può andare in servizio, nel tempo da una a due ore
al massimo, alle richieste di aumento di carico e perciò utili per periodi di picco dei consumi nonostante il loro basso
rendimento energetico; è il caso del loro utilizzo in Germania e Francia. Ma la ciliegina sulla torta dell'insensatezza
italiana nel massiccio uso del gas sta nella delibera n. 178/2005 e successive integrazioni dell'autorità dell'energia e gas
che assicura, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, la copertura di una quota pari all’80% di ricavi di riferimento
RLC. Tale copertura è riconosciuta dal sistema tariffario del trasporto e ha durata per un periodo di 20 anni. Che cosa
vuol dire? Che se non c’è metano da rigassificare (come accadrà: vedasi i numeri sopra riportati), il gestore incasserà
comunque ed ecco perché tutti vogliono venire in Italia a costruire e/o installare i rigassificatori. Ovviamente a fronte
dell'utente-cliente della rete gas a cui toccherà la parte di Pantalone cioé di pagatore. L'ironia della sorte vuole
che l'importazione di energia elettronucleare, per grande parte dalla Francia, al prezzo di 7÷8 €cents col suo 15% del
nostro totale fabbisogno, compie una calmierazione del prezzo di produzione nostro che altrimenti sarebbe ancora più
elevato. Sapere poi che la bolletta pagata alla Francia negli ultimi vent'anni ha finanziato, per loro a costo zero, un terzo
dei loro 59 reattori del loro parco elettronucleare dà la misura della nostra dabbenaggine, di gente dedita al buonismo e
alla “politically correctness”. Ultima considerazione che “taglia la testa al toro” è che dal prossimo anno andrà in servizio
il gasdotto Nabucco e proprio questa settimana sono stati firmati gli atti ufficiali per la costruzione del gasdotto South
Stream portando perciò le canne de gas che arrivano in Italia al numero di sei: caso unico al Mondo e che pertanto
rende inutili i rigassificatori per le nostre necessità che richiedono anzi d’affrancarci dalla quasi totale dipendenza del
carente mix energetico del Paese. Se proprio volessimo poi perché non considerare “tout-court” l’importazione diretta
dell’energia elettrica da chi in Europa o sulle sponde del mediterraneo è in grado di fornircela economica ed abbondante
come invece noi non siamo capaci d’assicurare al sistema delle imprese e delle famiglie?
Giuliana, Trieste
Data
26/03/2010
Quesito
Il rigassificatore che si intende fare serve per il fabbisogno della nostra regione o è solo un affare per chi lo gestisce ? La
Provincia e il Comune cosa fanno per favorire l'energia alternativa dei privati e delle piccole medie imprese ?
Andrea, Trieste
Data
26/03/2010
Quesito
Domanda sul problema del raffreddamento della Baia di Zaule: Gli esperti della Provincia (in particolare quelli
dell’Università e dell’OGS) possono confermare i risultati contenuti negli studi ambientali Medea-Gasnatural? Si tratta di
rapporti onesti ed affidabili? Corrisponde al vero che - a causa della immissione giornaliera di circa 800.000 metri cubi di
acqua marina raffreddata di almeno 5° - la Baia di Z aule non subirà un raffreddamento progressivo ed addirittura non
subirà nessun raffreddamento apprezzabile? Vi risulta che il documento “03246-E&E-R-0-115 INT SIA Zaule - Allegato
1-01.pdf” del dicembre 2006 sia una traduzione fedele o infedele della relazione originale spagnola (“03246-E&E-R-0115 INT SIA Zaule - Allegato 1-02.pdf”) e che ne rispetti o alteri pesantemente le conclusioni? Vi risulta che lo stesso
documento “03246-E&E-R-0-115 INT SIA Zaule - Allegato 1-01.pdf” sia privo di qualsiasi scritta identificativa della
società, di data e luogo di emisione, del nome e delle firme degli autori? Che, in pratica, si tratti di fogli anonimi senza
valore? Vi pare adeguato che il consulente DHI non abbia misurato le temperature della Baia di Zaule (le più critiche
sono quelle di febbraio) né si sia riferito agli oltre 4000 (quattromila) profili di temperatura del Golfo di Trieste disponibili
nella banca dati dell’OGS, ma abbia usato valori medi a nord di Ancona? Sullo stesso argomento, possiamo avere
fiducia dei successivi risultati integrativi contenuti nella relazione DHI “Studio dispersione acque - Ita.pdf” CD 2/Volume
3” del febbraio 2008? Le figure prodotte da queste nuove simulazioni mostrano un raffreddamento della baia pressocché
impercettibile. Vi pare possibile? Le simulazioni (col codice Mike3) sono state condotte correttamente? Potreste
verificarne i risultati? Sono state condotte con durate sufficienti? Dalle Figure da 20 a 24 del rapporto citato si deduce
che le simulazioni sono durate 18 ore, un tempo in cui le acque di scarico non possono nemmeno diffondersi nel bacino!
Potete controllare i profili verticali delle figg. 47 e 49 (sempre del rapporto “Studio dispersione acque - Ita.pdf” CD
2/Volume 3)? Vedete che i profili verticali corrispondenti allo scarico in estate, senza e con bora (in rosso) non sono
perturbati da alcun inserimento di acque fredde. Nelle piante delle figg. 57 (in estate) e 61 (inverno, sempre senza
vento), lo scarico è ubicato all’incirca al centro di un’area bianca, in cui le differenze di temperatura prima/dopo
l’immissione dell’acqua fredda (‘gradient’) sono di meno di mezzo grado. Dov’è l’effetto del quasi milione di metri cubi a 5° scaricato ogni giorno? Stesso discorso per la fig ura 61. E le sezioni delle figg. 62 e 63? Verde corrisponde in pratica a
nessuna differenza (da -0.4° a +0.4°). Quella zonul a con differenza superiore a -2° potrà avere cento, mille metri cubi.
Dove sono finiti i 150-180 milioni [milioni] di metri cubi di acqua raffreddati di 5° scaricati in 6 m esi nella baia? Cosa
dobbiamo pensare di questa documentazione? Potete fare chiarezza?
Luciano, Trieste
Data
26/03/2010
Quesito
Risulta agli esperti della Provincia che i progettisti della sicurezza non abbiano ipotizzato e simulato incidenti verosimili
nel rigassificatore e negli impianti e depositi infiammabili e chimici adiacenti, ma si siano limitati ad assumere per buone
le dichiarazioni degli imprenditori, depositate presso la Prefettura? Risulta che non ne abbiano verificato la fondatezza?
Né tantomeno calcolato ad esempio le probabilità di occorrenza degli incidenti? Risulta agli esperti della Provincia che
del rapporto sull’effetto domino, su carta intestata del Consorzio CINIGEO, esistano depositate due diverse versioni
entrambe datate «dicembre 2006», ma una di 46 pagine, con data informatica compatibile (10/12/2006; “03246-E&E-R0-116 INT SIA Zaule - Allegato 1.pdf”), e l’altra di 98 pagine con data informatica incompatibile (9/5/2007)? Risulta che
questa specie di doppio rapporto non sia firmato, né vi sia indicato il nome degli autori? Risulta che il Consorzio
CINIGEO, come appare dalla sua carta intestata, sia costituito anche dall’Università di Trieste e che quindi la nostra
Università rimanga coinvolta in questo singolare modo di emettere documenti progettuali così essenziali per la sicurezza
del territorio e della popolazione? Dalla stampa si apprende come l’anonimo progettista sia un docente dell’Università di
Trieste, con un [anonimo] “team di esperti”. Risulta che nel documento di 98 pagine [quello presumibilmente retrodatato],
il lettore venga invitato a trarre da sé le conclusioni sulla pericolosità basandosi sulle cartine topografiche contenute ad
esempio nelle figg. 28 e 29? («Dalla rappresentazione grafica –recita il testo- appare evidente che in nessuno dei casi
considerati è ipotizzabile un effetto domino dall’installazione dell’Azienda Gas Natural verso le installazioni esterne»).
Risulta che in tali topografie non figurino i molti serbatoi di combustibile dell’Autorità portuale e della «Depositi Costieri di
Trieste», nonché il terminal petroli SIOT ed i depositi di formaldeide della Alder, confinanti con il sedime del
rigassificatore? Con tali premesse, gli esperti concordano o dissentono sul fatto che il suggerimento tranquillizzante del
semi-anonimo autore di rifarsi alla grafica (esempio: pag. 85) sia fuorviante? (Per usare un eufemismo). Risulta agli
esperti della Provincia che, secondo le stesse ottimistiche quantificazioni del semi-anonimo progettista, il pontile SIOT
(vedi fig. 28 dello studio Cinigeo) ricade in piena zona gialla (“di danno”)? (Ma il progettista ha evitato di disegnare le navi
cisterna, che attraccano a quel pontile e sarebbero vulnerabili). Infine, hanno provato gli esperti della Provincia a darsi
una spiegazione sul perché il progettista non abbia utilizzato la dettagliatissima cartografia 1:5000 (scaricabile
gratuitamente dal sito Web della Regione)? A parere degli esperti, è questa la serietà con cui si devono affrontare la
pericolosità ed il rischio di un impianto del genere, da costruirsi dentro una città?
Roberto, Muggia
Data
26/03/2010
Quesito
Non mi sento tranquillo per la pericolosità dell'impianto, troppo vicino alle abitazioni,sia per i residenti che per
l'ecosistema e la vita del porto di Trieste.La documentazione è sufficiente e veritiera per soddisfare queste domande ?
STELIO, Trieste
Data
26/03/2010
Quesito
Nel caso di un malaugurato ma possibile incidente,chi si assume sin da oggi la responsabilità, REGIONE PROVINCIA
COMUNE ovvero, TONDO,POROPAT,DIPIAZZA ? Altrettanto valga per i danni al traffico portuale, al turismo e
all'ambiente marino, pesca compresa ! Oppure come di solito accade nel nostro Paese, nessuno, dal vertice alla base è
mai responsabile di niente ?? Grazie
Giancarlo, Muggia
Data
26/03/2010
Quesito
Il rigassificatore è oltremodo sicuro solo che non avete pensato alla facilità con cui un solo terrorista può farlo saltare in
aria provocando centinaia di morti. Per questo sono assolutamente contrario alla sua installazione .
Luciano, Trieste
Data
26/03/2010
Quesito
Gli esperti della Provincia (in particolare quelli dell’Università e dell’OGS) possono confermare i risultati contenuti negli
studi ambientali Medea-Gasnatural? Si tratta di rapporti onesti ed affidabili? Corrisponde al vero che - a causa della
immissione giornaliera di circa 800.000 metri cubi di acqua marina raffreddata di almeno 5° - la Baia d i Zaule non subirà
un raffreddamento progressivo ed addirittura non subirà nessun raffreddamento apprezzabile? Vi risulta che il
documento “03246-E&E-R-0-115 INT SIA Zaule - Allegato 1-01.pdf” del dicembre 2006 sia una traduzione fedele o
infedele della relazione originale spagnola (“03246-E&E-R-0-115 INT SIA Zaule - Allegato 1-02.pdf”) e che ne rispetti o
alteri pesantemente le conclusioni? Vi risulta che lo stesso documento “03246-E&E-R-0-115 INT SIA Zaule - Allegato 101.pdf” sia privo di qualsiasi scritta identificativa della società, di data e luogo di emisione, del nome e delle firme degli
autori? Che, in pratica, si tratti di fogli anonimi senza valore? Vi pare adeguato che il consulente DHI non abbia misurato
le temperature della Baia di Zaule (le più critiche sono quelle di febbraio) né si sia riferito agli oltre 4000 (quattromila)
profili di temperatura del Golfo di Trieste disponibili nella banca dati dell’OGS, ma abbia usato valori medi a nord di
Ancona? Sullo stesso argomento, possiamo avere fiducia dei successivi risultati integrativi contenuti nella relazione DHI
“Studio dispersione acque - Ita.pdf” CD 2/Volume 3” del febbraio 2008? Le figure prodotte da queste nuove simulazioni
mostrano un raffreddamento della baia pressocché impercettibile. Vi pare possibile? Le simulazioni (col codice Mike3)
sono state condotte correttamente? Potreste verificarne i risultati? Sono state condotte con durate sufficienti? Dalle
Figure da 20 a 24 del rapporto citato si deduce che le simulazioni sono durate 18 ore, un tempo in cui le acque di scarico
non possono nemmeno diffondersi nel bacino! Potete controllare i profili verticali delle figg. 47 e 49 (sempre del rapporto
“Studio dispersione acque - Ita.pdf” CD 2/Volume 3)? Vedete che i profili verticali corrispondenti allo scarico in estate,
senza e con bora (in rosso) non sono perturbati da alcun inserimento di acque fredde. Nelle piante delle figg. 57 (in
estate) e 61 (inverno, sempre senza vento), lo scarico è ubicato all’incirca al centro di un’area bianca, in cui le differenze
di temperatura prima/dopo l’immissione dell’acqua fredda (‘gradient’) sono di meno di mezzo grado. Dov’è l’effetto del
quasi milione di metri cubi a -5° scaricato ogni gi orno? Stesso discorso per la figura 61. E le sezioni delle figg. 62 e 63?
Verde corrisponde in pratica a nessuna differenza (da -0.4° a +0.4°). Quella zonula con differenza supe riore a -2° potrà
avere cento, mille metri cubi. Dove sono finiti i 150-180 milioni [milioni] di metri cubi di acqua raffreddati di 5° scaricati in
6 mesi nella baia? Cosa dobbiamo pensare di questa documentazione? Potete fare chiarezza?
Ettore, Trieste
Data
26/03/2010
Quesito
Perche' di fronte ad una decisione cosi' importante non si e' voluto ricorrere ad un referendum per sentire almeno cosa
ne pensano i cittadini ?
Doriano, Trieste
Data
26/03/2010
Quesito
Avevo letto che, per l' approvazione del VIA, al ministero sono sta sottoposte cartografie incomplete o datate, dove non
compaiono i siti sottoposti alla Seveso gia` esistenti e neanche la reale consistenza di abitazioni e dello stadio. Credo
inoltre che pochi sanno di questa possibilita` di cui sono venuto casualmente a conoscenza oggi leggendo Il Piccolo.
Inoltre sono pochi gli adulti che hanno il tempo di far mente locale a cose anche di questa importanza e che usano il PC.
Forse lo usano i loro figli...
Luca, Trieste
Data
24/03/2010
Quesito
I lavori sottomarini previsti per la posa del gasdotto potrebbero mettere in circolazione mercurio ed altri agenti inquinanti
presenti sul fondo del mare portando alla non commercializzazione di pesci e mitili del golfo ed al divieto di balneazione
nello stesso?
Ugo, Trieste
Data
23/03/2010
Quesito
Dall’ esame della documentazione sinora resa disponibile su internet per il progetto del rigassificatore di Zaule da Gas
Natural, (il rapporto preliminare per la sicurezza , molto importante, non è reperibile) sembra che il proponente escluda la
possibilità sia di attacchi terroristici sia di significativi sversamenti a mare di gas dalla metaniera, salvo minime quantità
nel caso di stacco accidentale dei bracci di scarico. Non so se tale tipologia di eventi siano previsti dalle normative
europee di riferimento (in particolare la EN 1473)e se rientrano nella analisi dei rischi .Sicuramente sono previsti dalle
norme statunitensi , quali la 49 CFR part 193 e la NFPA 59A . Dopo la pubblicazione del SANDIA report (2004),
commissionato dal governo USA (FERC) ai SANDIA National Laboratories, gli organi USA preposti alla concessione del
benestare per la costruzione dei rigassificatori sul loro territorio (FERC, DOT, COAST GUARD, etc.) prendono in seria
considerazione la possibilità di perdite consistenti di metano dalle navi metaniere sia per incidenti che per attentati . A
tale proposito si vedano anche le linee guida emesse nel 2005 dalla Guardia Costiera USA di cui alla NVIC 05-08 che
definisce 3 zone concentriche alla metaniera di pericolosità decrescente di 0-500, 500-1600 e 1600-3500 metri . Di tali
eventi e della loro prevenzione, che potrebbero avere ripercussioni catastrofiche per gli insediamenti industriali e
residenziali limitrofi al rigassificatore di Zaule, non si trova traccia alcuna ne nelle poche prescrizioni della commissione
VIA , ne nel NOF dei Vigili del Fuoco, ne nel documento emesso dalla Capitaneria di Porto. Tale problematica deve
essere seriamente affrontata e ridiscussa mediante una analisi dei rischi eseguita da personale qualificato e super
partes. Regole , dati di input e modelli da applicare dovrebbero venir concordati fra Gas Natural ed esperti nominati da
chi vuole comprendere veramente quali sono i potenziali pericoli derivanti dalla realizzazione del rigassificatore di Zaule.
Le normative USA prevedono anche una thermal exclusion zone(49 CFR part193.2057) ed una dispersion exclusion
zone (49 CFR part 193.2059). Cosa ha previsto gas Natural ? Grazie
Carlo, Trieste
Data
21/03/2010
Quesito
Sul costo del gas. Le affermazioni di Assindustria (vedi Vittorio Pedicchio sul “Piccolo” del 30 ottobre 2009), secondo cui
“In Italia il costo unitario del gas è superiore del 40% rispetto a quello della Francia”, merita una risposta chiara da
questo tavolo. I dati disponibili (della fonte più autorevole, cioè Eurostat) mostrano una realtà differente. Nel 2008, il
costo del gas in Italia – per le medie industrie e al netto delle tasse - è stato pari a 8,77 Euro per Gigajoule, contro 9,06
della Francia (dove quindi il gas costa il 3,3% in più, non il 40% in meno!), i 7,64 della Spagna, gli 11,28 della Germania
e i 9,34 della media dei Paesi nell’area Euro. Per le famiglie, invece, il costo è stato di 12,03 in Italia, 12,29 in Francia (il
2,2% in più…), 13,78 in Spagna (il 14,55% in più!), 13,32 in Germania e in media 12,74 nell’area Euro. Non pare quindi
incidano favorevolmente sul prezzo finale i tre rigassificatori in funzione in Francia (contro l’unico esistente nel 2008 in
Italia), né – almeno per quanto riguarda i prezzi pagati dalle famiglie – i cinque rigassificatori spagnoli. Questo almeno,
come detto, per quanto concerne i prezzi al netto delle imposte. E’ verosimile, infatti, che la situazione cambi alquanto
aggiungendo ai prezzi suddetti il peso delle imposte, che è probabile siano più alte in Italia rispetto alla Francia e ad altri
Paesi, ma… tanto più alte da produrre un differenziale del 40%? Se così fosse, pare ovvio che la battaglia di
Assindustria dovrebbe concentrarsi semmai nel indurre il Governo a ridurre l’incidenza delle imposte sui prezzi del gas,
anziché sulla costruzione di rigassificatori. I quali rigassificatori possono certo rappresentare una garanzia di
diversificazione dei fornitori, rispetto al rischio che qualcuno “chiuda i rubinetti” dei gasdotti, ma ben difficilmente
potranno mia rappresentare un fattore di calmieramento dei prezzi, per due semplici ragioni: 1) la capacità di
rigassificazione installata nel mondo è circa il doppio di quella degli impianti di liquefazione, con l’ovvia conseguenza di
innescare un’aspra competizione tra i compratori e indurre i fornitori ad aumentare i prezzi; 2) la filiera del GNL implica
costi rilevantissimi (per la costruzione e gestione degli impianti di liquefazione e di rigassificazione, nonché delle navi
gasiere), i quali sono poi ovviamente scaricati dai gestori sul prezzo finale del gas.
loran, Trieste
Data
20/03/2010
Quesito
Vorrei sapere,come si pensa di proteggere un impianto potenzialmente pericolosissimo troppo vicino al centro abitato da
eventuali attacchi terroristici? Visto che dopo l'11 settembre tutto è possibile purtroppo....non vi sembra un obbiettivo
molto appetitoso!!!???
Carlo, Trieste
Data
19/03/2010
Quesito
Sulle ricadute occupazionali. La libera circolazione delle persone e l'apertura a livello europeo del mercato del lavoro,
oltre al fatto che il proponente dell'impianto è una società privata straniera, mi fanno domandare se esiste una qualche
forma di garanzia sul fatto che i posti di lavoro (comunque in numero esiguo) che si verranno a creare andranno a
vantaggio dei residenti, piuttosto che di tecnici stranieri già formati dal proponente in altri impianti in giro per il mondo.
Non sarà che per la provincia di Trieste rimarranno le "fregole", cioè poche decine di posti di lavoro nell'indotto per figure
professionali di più bassa specializzazione ? Il proponente si è espresso su quanto lavoro, e per quali figure
professionali, garantirà a regime per i residenti del nostro territorio ? Se si, tali affermazioni sono vincolanti ?
Ugo, Trieste
Data
19/03/2010
Quesito
La Capitaneria di Chioggia ha emesso l' ordinanza 63/08 - Regolamento di sicurezza e di polizia marittima del terminale
marino Adriatic LNG (rigassificatore off-shore di Porto Viro -Rovigo). Tale ordinanza, agli art. 2,3 ed allegato 1 ,
recepisce la circolare IMO SN.1/Circ.257 del 11/12/07 che definisce un area di forma circolare avente centro al centro
del terminale e raggio di 1,5 miglia nautiche (ATBA) di assoluto divieto di ancoraggio. Definisce anche un area di
sicurezza sempre circolare ed avente come centro il centro del terminale e raggio di 2000 metri. In questa ultima zona
sono vietati il transito, l' ancoraggio, lo stazionamento di navi in attesa, la pesca, le attività subacquee non
espressamente autorizzate e qualsiasi altra attività. Immagino che una regola simile, seppur adattata ad un terminale onshore, dovrà essere applicata anche per il rigassificatore di Zaule. Cosa ci dice la ns Capitaneria ? Sempre la stessa
ordinanza , all' art. 4, definisce la zona di eventuale fonda per le metaniere. Quale zona di fonda potrebbe essere
assegnata alle metaniere in attesa di scaricare a Zaule ? Spero lontano da quella destinata alle altre navi
(particolarmente petroliere) . Si noti infine che, sempre in virtù di questa ordinanza, le metaniere debbono interrompere lo
scarico a Porto Viro e disormeggiarsi nel caso di raffiche di vento uguali o superiori a 36 nodi per 30 secondi. Mi pare
che tale accadimento, nel nostro golfo, sia piuttosto frequente. Anche in questo caso la Capitaneria di Trieste dovrebbe
fornire opportuni chiarimenti . Grazie per l' attenzione che vorrete riservarmi
Sirio, Trieste
Data
17/03/2010
Quesito
Sul Piccolo dell'11 marzo 2010,a pagina 5, nell'articolo "La mia notte a Trieste inseguendo la Bora", Paolo Rumiz
accenna al fatto che "... nei piani della Gas Natural si parla di vento massimo a 36 nodi", mettendo in dubbio la sicurezza
del rigassificatore. Con il vento registrato, ad esempio, nella giornata dell'11 marzo (quasi 200 km/h) , le gasiere,
secondo Rumiz, "... finirebbero addosso a Muggia San Rocco e Punta Sottile". Possibile che nel progetto la velocità del
vento (per la determinazione dei carichi dinamici) sia stata assunta così bassa? Tutte le strutture del terminal non
andrebbero progettate secondo le Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni DM Infrastrutture 14/01/2008? Esiste alla
base di questo dato progettuale una ricerca statistica seria eseguita con misurazioni attendibili "in loco", in serie
temporale continua? In ogni caso esprimo il mio parere contrario alla realizzazione del rigassificatore.
Georgina, Altro
Data
17/03/2010
Quesito
Premetto che non credo affatto in questa operazione perchè pochissime sono le persone interessate che hanno accesso
a internet e quindi il tutto è falsato. Detto questo: il problema è politico. Come si pone la provincia di Trieste avendo alla
regione e al governo nazionale il centro-destra? Siete d'accordo con loro? La Slovenia è contraria, i cittadini siamo
contrari, cosa volete di più? Avete la stessa posizione del sotto-segretario Roberto Menia.... A questo punto uno si
chiede: ma a cosa serve la Provincia di Trieste?
Rodolfo, Trieste
Data
16/03/2010
Quesito
Vorrei sapere quanti posti di lavoro verranno soppressi nella pesca: nessuno comprerà più "sardoni barcolani" (se ci
saranno ancora), che avranno il sapore della varecchina (usata per la pulizia dell'impianto).
Roberto, Trieste
Data
12/03/2010
Quesito
È vero che il movimento delle navi gasiere verso il terminal di Zaule richiederà l’imposizione di limitazioni al traffico
marittimo (mi riferisco al traffico turistico delle navi da crociera e di quello commerciale diretto al porto di Trieste, al
traffico dei pescherecci ed al traffico di imbarcazioni da diporto). Se è così, si potrebbe verificare con le Autorità
competenti – immagino sia la Capitaneria di Porto - quale tipo di Ordinanza di limitazione al traffico marittimo dovrebbe
venire emessa nell’ipotesi che le navi gasiere arrivino al terminal di Zaule, diciamo tre volte alla settimana (per esempio il
lunedì, il giovedì ed il sabato con orario previsto di attracco le 11.00)? Quale impatto si avrebbe sullo svolgimento delle
attività veliche a livello agonistico (regate ed allenamenti) che, com’è noto, hanno luogo nel Golfo di Trieste?
Carlo, Trieste
Data
12/03/2010
Quesito
Tra le prescrizioni della Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale si legge: “A.10) ..., almeno due anni
prima della messa in esercizio dell'impianto dovrà essere messo in opera un monitoraggio delle attività di pesca e
maricoltura nel Golfo di Trieste in termini di concentrazione di mercurio nei prodotti ittici; tale monitoraggio dovrà
continuare anche a seguito della messa in esercizio dell'impianto. In seguito alle risultanze del monitoraggio, qualora... si
riscontrino incrementi rispetto allo stato ante operam nei livelli di concentrazione del mercurio nei prodotti ittici, il
Proponente dovrà, di intesa con gli enti sopra richiamati, condurre studi e monitoraggi specifici lungo la rotta delle
metaniere nel Golfo di Trieste volti a determinare le eventuali correlazioni tra la ri-sospensione dei sedimenti e i livelli di
concentrazione di mercurio nei prodotti ittici. Sulla base dei risultati degli studi di approfondimento dovranno essere
verificate azioni di mitigazione.” La domanda è: quali potrebbero essere le azioni di mitigazione utili a ricondurre il
contaminante al di sotto della soglia prefissata ? Innalzare la soglia stessa ?
Desiderio, Trieste
Data
12/03/2010
Quesito
Il parlare gessato ti fa pensare anche in quel modo, ma non è vero, la realtà diventa poi dolorosa Quando mai si mette
un deposito di armi e munizioni (rigass.) in un centro abitato ? non è una cosa sbagliata, è un crimine.
Liviana, Trieste
Data
12/03/2010
Quesito
È vero che si pensa di costruire nella zona di Zaule anche una centrale a gas alimentata tramite il rigassificatore. Non è
troppo rischioso costruire una centrale a gas, praticamente, in un centro abitato? Abbiamo tutti ben presente cosa è
successo a Viareggio per un incidente ad un carro ferroviario con una cisterna di gas e quanto è accaduto a Middletown
Connecticut (http://en.wikipedia.org/wiki/2010_Connecticut_power_plant_explosion) dove è esplosa una centrale a gas
ancora in costruzione. È vero che l’impianto di rigassificazione dovrebbe essere collegato alla rete del gas nazionale a
Villesse mediante un gasdotto sottomarino che dovrebbe attraversare tutto il Golfo di Trieste? È vero che sui fondali del
Golfo di Trieste sono depositati fanghi contenenti un’alta concentrazione di mercurio risultanti dagli scarti di lavorazioni
nelle miniere di Idria e trasportati in mare dall’Isonzo? È vero che la posa di un tubo di gas interrato in fondo al mare
farebbe circolare in mare i fanghi inquinati di mercurio causando un grave inquinamento in tutto il Golfo di Trieste per
moltissimi anni? È vero che nel Decreto di Valutazione di Impatto Ambientale non si è tenuto conto dell’effetto domino su
altri impianti a rischio in caso di incidente? Ho trovato che, invece, l’argomento è stato trattato nella relazione
“Rigassificatore di Trieste - Analisi dei rischi antropici” (v.
http://www.uilvvf.fvg.it/images/stories/FILE/TTRT/ING%20VALLE/Analisi_rischi_antropici_ing_valle.pdf). Vorrei che
venisse chiarito anche questo aspetto del problema.
Claudio, Trieste
Data
12/03/2010
Quesito
Desidererei sapere quanto segue: nel rispetto dell'analisi del rischio ambientale per un rigassificatore, QUALI e QUANTI
casi di disastri, danni e stragi ambientali sono stati studiati e analizzati (es.: in caso di atti terroristici, cattiva
manutenzione, errore umano, nel caso ci sia una fuoriscita di gas nel trasbordo nave-rigassificatore, nel caso di un
problema della nave gasiera presente in rada, etc. etc.). Di conseguenza QUALI SAREBBERO LE CONSEGUENZE
IPOTIZZATE in caso di danno/disastro/strage ambientale (di cui sopra)sulle persone, sull'ambiente e sui beni mobili ed
immobili? E quale soggetto (pubblico e privato) garantirebbe la sicurezza ma soprattutto IL RISARCIMENTO dei danni in
caso essi avvengano?Con quali CLAUSOLE/LIMITI?grazie!
Liviana, Trieste
Data
12/03/2010
Quesito
È vero che il rigassificatore progettato da Gas Natural nasce già obsoleto, nel senso che esistono già oggi tecnologie
che consentono di avere un impatto sull’ambiente molto più contenuto? È vero che esistono rigassificatori che non
necessitano di riversare in mare acque raffreddate, nonché trattate con sostanze sterilizzanti? È vero che la
progettazione più avanzata è già oggi orientata alla costruzione di navi gasiere dotate di impianto di rigassificazione a
bordo e terminal per l’allacciamento alla rete dislocati offshore?
Liviana, Trieste
Data
12/03/2010
Quesito
È vero che per esigenze di economicità ci si sta orientando verso la costruzione di navi gasiere di grandi dimensioni e
che tali navi non potrebbero utilizzare il terminal di Zaule a causa dell’esiguo spazio di manovra disponibile nel Vallone di
Muggia? Per non parlare poi delle condizioni di vento forte che potrebbero rendere problematiche tali manovre.
Giorgio, Trieste
Data
11/03/2010
Quesito
E' noto che in una giornata il rigassificatore a pieno regime pomperà e sterilizzerà al giorno circa 650.000 metri cubi
d'acqua di mare..quali conseguenze sull'ambiente marino considerato anche l'immissione di cloro??
Rodolfo, Trieste
Data
11/03/2010
Quesito
E' vero che il piano presentato dalla Gas Natural prevede un vento massimo di 36 nodi? E' vero che la bora in data
10/3/2010 ha superato la velocità di 68 nodi?
Vera, Muggia
Data
11/03/2010
Quesito
Dopo quello che è successo ieri con la bora (e che molto probabilmente non sarà un caso isolato negli anni a venire) che
garanzie abbiamo visto che i "calcoli" fatti dalla Gas Natural sono completamente al di sotto della verità?
Davide, Trieste
Data
11/03/2010
Quesito
Vorrei sapere quanto quest'opera porterà nuove possibilità lavorative per i giovani di Trieste, e soprattutto quali saranno i
canali attraverso cui far pervenire le domande di lavoro, e il periodo opportuno in cui inviarle.
loran , Trieste
Data
07/03/2010
Quesito
C'è un problema di fondo in tutta la faccenda. Come si pensa di far coesistere il Rigassificatore e le varie navi gasiere
con le attività portuali,la pesca,le petroliere,il parco del mare e non ultimo la volontà di fare di Trieste una città turistica?
loran, Trieste
Data
07/03/2010
Quesito
Perché nessuno parla della Delibera dell'Autorità per Energia Elettrica e Gas n. 178 del 2005 e la successiva n.92 del
2008?? Qual'é il vantaggio economico tanto paventato e sventolato ai quattro venti per le utenze finali?
Salvatore, Trieste
Data
04/03/2010
Quesito
Vorrei conoscere tutte le iniziative programmate dalla Gas Natural per evitare l'inquinamento delle acque marine del
Vallone di Muggia e del territorio interessato dal sito prescelto.
Mauro, Altro
Data
03/03/2010
Quesito
Volevo sapere dove passerà il gasdotto nel golfo di Trieste,anche perché li ci lavorano una 70 di pescatori
Bruno, Trieste
Data
02/03/2010
Quesito
Se anche non inquina e non comporta problemi, e/o sarà installato, a noi cittadini (specie noi in vicinanza del
rigassificatore zona Monte S. Pantaleone) , avremo anche un beneficio sulle bollette del gas ????
Altiero, Trieste
Data
02/03/2010
Quesito
Nell' eventualità di una costruzione dell'impianto a Koper,quali sono i rischi per Trieste? Ci sarebbero vantaggi economici
anche per noi e in quale misura?