Microscopes and their fittings datable at the second half (centre) and at the end (sides) of the 17th century. Thanks to one of these microscopes, J.B. Beccari scientifically described fossil foraminifera for the first time at the beginning of the 18th century / Microscopi, oculari di ricambio e preparati per microscopio databili alla seconda metà (centrale) e alla fine (laterali) del Seicento. Con uno di questi microscopi J.B. Beccari descrisse scientificamente per la prima volta i foraminiferi fossili all’inizio del Settecento (Museo Capellini, foto Ferrieri; ora esposti in Palazzo Poggi) The Istituto delle Scienze in Bologna and its geological Le raccolte geologiche e paleontologiche and palaeontological collections in the 18th century settecentesche dell’Istituto delle Scienze di Bologna 9 Carlo Sarti In the first half of the 18th century much progress in the geologic and palaeontological fields was made by the naturalists of the Istituto delle Scienze and the related Accademia delle Scienze in Bologna, and the city became an important landmark for all European scientists. Undoubtedly one reason for such interest was the natural history collections preserved in the Museum of the Istituto delle Scienze. We can assert without a doubt that these collections, formed with materials coming from every part of the world, significantly contributed to the development of the geologic and palaeontological sciences. We will describe the collections and will reconstruct the exhibition that was shown in the Museum during the 18th century. Nella prima metà del XVIII secolo numerosi progressi in campo geologico e paleontologico provengono dai naturalisti dell’Istituto delle Scienze di Bologna e della relativa Accademia e questa città diviene un importante punto di riferimento per tutti gli scienziati europei. Indubbiamente uno dei motivi di tale interesse era esercitato dalle collezioni naturalistiche conservate nel Museo dell’Istituto delle Scienze. Possiamo senza dubbio affermare che queste collezioni, formate da materiali provenienti da ogni parte del mondo, contribuirono in maniera determinante allo sviluppo delle Scienze geologiche e paleontologiche. Descriveremo nel nostro contributo tali collezioni, tentando di ricostruirne l’assetto che dovevano avere nel Museo durante il XVIII secolo. The two souls of Natural History in Bologna during the 18th century: Monti and Marsigli. Le due “anime” della Storia Naturale a Bologna, nel XVIII secolo: Monti e Marsigli. Among the many naturalists of the Academy of Sciences that worked in the lively atmosphere of Bologna during the first half of the 18th centuTra i molti naturalisti dell’Accademia delle Scienze che lavoravano nella ry, Luigi Ferdinando Marsigli and Giuseppe Monti represent the two vivace atmosfera bolognese della prima metà del XVIII secolo, Luigi most important points of reference, both were spiritual heirs of the Ferdinando Marsigli e Giuseppe Monti rappresentano i due maggiori great naturalist of the 16th century, Ulisse Aldrovandi. punti di riferimento, entrambi eredi spirituali del grande naturalista del Giuseppe Monti is one of the ‘founding fathers’ of modern XVI secolo Ulisse Aldrovandi. Giuseppe Monti è da ritenersi uno dei Paleontology. He was a committed diluvianist and at the same time a “padri fondatori” della moderna Paleontologia: diluvianista convinto e great experimenter. Ad Majorem Dei Gloriam, he collected samples ad un tempo grande sperimentatore, Ad Majorem Dei Gloriam raccolse from outcrops and described many sorts of fossils that were, in the sul terreno e descrisse una gran quantità di fossili che erano a suo giuopinion of Monti (and in the opinion of the entire Academy of dizio (e a giudizio di tutta l’Accademia delle Scienze di Bologna) le Sciences of Bologna), convincing evidence of the Noetic Deluge. prove convincenti del Diluvio noetico. Prima di lui i fossili non erano Before Monti, fossils had not been described in such a detailed and quasi mai stati descritti in maniera così dettagliata e scientifica, nè comscientific way, or compared with living analogues in such a precise parati con i viventi in maniera così puntuale. Sulla base di quelle racmanner. On the basis of the colleccolte Monti organizzò quello che si tions, Monti organized what can be può considerare il più antico museo considered the first public palaeonpaleontologico pubblico europeo, il tological museum in Europe, the Museum Diluvianum. Museum Diluvianum. Per quanto riguarda Luigi FerAs for Luigi Ferdinando Marsigli, dinando Marsigli, questi è stato he was not only the founder of the non solo il fondatore dell’Istituto Istituto delle Scienze of Bologna, delle Scienze di Bologna, ma anche but also one of the great scientists uno dei più grandi scienziati del of the 18th century, the initiator of XVIII secolo, iniziatore della oceanographic science and a brilscienza oceanografica e geniale liant naturalist whose studies and naturalista, che con i suoi studi e le precious collections (donated in sue sterminate e preziose raccolte three instalments to the Institute, in (donate a tre riprese all’Istituto, 1711, 1727 and 1730, the year of his nel 1711, 1727 e 1730, anno della death) gave an extraordinary push sua morte) diede un impulso irrito geologic and palaeontological petibile agli studi geologici e studies in Bologna, thenceforth the paleontologici a Bologna, così che city’s collection became the main Fig. 9.1 – Lower jaw of fossil rhinoceros Dicerorhinus megarhinus (Chryst), described by la città divenne la principale meta Giuseppe Monti in his De Monumento Diluviano (1719) / Mandibola inferiore del rinocepoint of reference for scientists the ronte fossile Dicerorhinus megarhinus (Chryst), descritta da Giuseppe Monti nel De di riferimento per gli scienziati di world over. tutto il mondo. Monumento Diluviano (1719) (Museo Capellini, foto Ferrieri) 205 Carlo Sarti To demonstrate this scientific fervour that induced the most important scientists and museologists of the time to contact the Institute of Science, we quote here the previously unpublished letter of Giuseppe Monti to the famous naturalist Antonio Vallisneri (1661-1730), where we learn that the travels of the Count Marsigli provided the precious “fuel” that ignited the interest of scientists from all over Europe towards the Institute and its collections, and why, through such contacts, the already rich collections, unique at that time for their variety and the rarity of pieces, could grow through exchanges. A esemplificare questo fervore scientifico, che portava i più importanti scienziati e museologi del tempo a contatto con l’Istituto delle Scienze, riportiamo di seguito la lettera inedita di Giuseppe Monti al famoso naturalista Antonio Vallisneri (1661-1730), dove ben comprendiamo come i viaggi del Conte Marsigli rappresentavano il prezioso “combustibile” che muoveva l’interesse degli scienziati di tutta Europa verso l’Istituto e le sue collezioni, e come, tramite tali contatti, le già ricche collezioni, uniche per quel tempo come varietà e rarità dei pezzi, potevano incrementarsi ulteriormente tramite scambi. To the Most illustrious Mr. Dr. Antonio Vallisnerio, Padua Most illustrious Mr. Pron.Con. In addition to the warmest congratulations and best wishes from V.Ill. I also receive the very welcome gift of the precious Ginsaken root, all the more because I am not unaware that it is very rare and will fetch up to 60 florins from usurers in Holland. The Count [Marsigli] assures me of this fact and that perhaps this week it will leave Amsterdam and arrive here, where it will remain for 24 days with the several other rarities acquired in Amsterdam. When I have all these things in my possession, I will bring you the ivory, that you wanted to take a look at last summer, you will be satisfied, and at the same time satisfy my great desire. I offer you infinite thanks, your humblest and obliged servant, All’ Ill. Sig. Dott. Antonio Vallisnerio, Padova Ill.mo Si.gre. Pron.Con. Colle a me graditissime, congratulazioni ed auguri felici di V.Ill. ricevo anche il graditissimo dono della preziosa radice Ginsaken, che oltre modo m’è stata grata perché non m’è ignota la sua rarità, o per meglio dire, il suo valore sino a 60 fiorini d’Olanda d’osura, come di ciò mi assicura il Sig. C.te [Marsigli] che forsi in questa settimana si parte da Amsterdamo per qui, dove aspetterà 24 giorni colli varie rarità acquistate in Amsterdam. Quando tutte queste cose saranno sotto la mia custodia gli ne porterò l’avorio, acciocchè semai nelle vacanze estive si sembrasse volervi dare un occhiata, possi e soddisfare lei, e compensare il mio grande desiderio. Quale con porlgerli infiniti ringraziamenti nel riscrivermi mi dico Umil. Et obb. Serv. Bologna, January 4, 1723 Bologna 4 Genn. 1723 Giuseppe Monti Giuseppe Monti (BUB, ms. 4) (BUB, ms. 4) Geo-palaeontological collections at the Institute of Science in the 18th century Le collezioni geo-paleontologiche dell’Istituto delle Scienze nel Settecento We will describe the geologic and palaeontological materials that have survived, organizing them according to their original locations in the rooms of the Natural History Museum after 1730, the year of their definitive arrangement. Most pieces in the geo-palaeontological collections still bear the original labels from the 17th century and the first years of the 18th century (most of the explanations were written no later than 1733), a detail that increases their rarity (cfr. Sarti 1988). These collections of minerals, rocks and fossils dating since the Renaissance, have always been the object of study and of continuous reviews, which makes them an unprecedented laboratory for studying the history of science and history of ideas (cfr. Sarti 1987). Emblematic of this is the “Monumento Diluviano”, the jaw of a Rhinoceros found on Mount Biancano near Bologna, described for the first time by Giuseppe Monti in 1719 (Fig. 9.1). Monti’s paper regarding this specimen (titled: De Monumento Diluviano nuper in agro bononiensi detecto etc.) had such resonance in the 18th century scientific world that the jaw subsequently was described, or simply cited, by all the greatest naturalists of the time (Linnaeus, Vallerius, Gmelin, Walch, etc...) and in the 19th century by Fortis, Cuvier, Ranzani, De Christol, Blainville, Falconer, Capellini, etc.... Giuseppe Monti, who was at first a substitute director and then director of the Museum of Natural History at the Institute between 1720 and 1760, established, the following subdivision of Natural History materials that reflect the organisation of the Museum’s rooms in the catalogue he compiled rigorously in Latin (1728-1733): Conclavis Primi: in quo animalia eorumque partes Conclavis Secundi: ad Botanicam seu Herbarum studium spectantis Conclavis Tertii: in quo marina vegetabilia asservantur Conclavis Quartis: in quo Terre insignes, fossilia seu mineralia extant Conclavis Quinti: ad fossilia spectantis in quo lapides expoliti potissimum asservantur Descriveremo di seguito i materiali geologici e paleontologici che sono giunti fino a noi, organizzandoli secondo la collocazione che dovevano avere nelle camere della Storia Naturale dopo il 1730, anno della loro definitiva sistemazione. La maggior parte dei pezzi delle collezioni geo-paleontologiche conserva ancora i cartellini originali del XVII secolo e dei primi anni del XVIII secolo (le didascalie non sono quasi mai posteriori al 1733), particolarità che le rende rarissime (cfr. Sarti 1988). Queste raccolte di minerali, rocce e fossili collezionati fin dal Rinascimento, non cessarono mai di essere oggetto di studio e di continue revisioni, costituendo così oggi un irripetibile laboratorio di studio di storia della scienza e di storia delle idee (cfr. Sarti 1987). Emblematica a tal proposito è la mandibola di rinoceronte “Monumento Diluviano” trovata a Monte Biancano nel bolognese e descritta per la prima volta da Giuseppe Monti nel 1719 (Fig. 9.1). Il lavoro di Monti su questo esemplare ebbe tale risonanza nel mondo scientifico settecentesco che la mandibola fu successivamente descritta, o semplicemente ricordata, da tutti i più grandi naturalisti del tempo (Linneo, Vallerio, Gmelin, Walch, ecc...) e nel XIX secolo da Fortis, Cuvier, Ranzani, De Christol, Blainville, Falconer, Capellini, ecc.... Giuseppe Monti, che fu dapprima sostituto e poi direttore del Museo naturalistico dell’Istituto tra il 1720 e il 1760, effettuò, nel catalogo da lui compilato rigorosamente in lingua latina (1728-1733), la seguente suddivisione dei materiali della Storia Naturale, che rispecchia l’organizzazione delle camere del Museo: Conclavis Primi: in quo animalia eorumque partes Conclavis Secundi: ad Botanicam seu Herbarum studium spectantis Conclavis Tertii: in quo marina vegetabilia asservantur Conclavis Quartis: in quo Terre insignes, fossilia seu mineralia extant Conclavis Quinti: ad fossilia spectantis in quo lapides expoliti potissimum asservantur CONCLAVIS PRIMI : IN QUO ANIMALIA EORUMQUE PARTES The specimens cited were inventoried by Monti in the catalogue for the first room of Natural History (1728) and have almost all the original labels from 1728. Of the seven “classes” recognized by Monti, only two (the II and the V) include specimens of geopalaeontological importance. CONCLAVIS PRIMI : IN QUO ANIMALIA EORUMQUE PARTES Gli esemplari qui citati sono inventariati da Monti nel catalogo della prima camera della Storia Naturale (1728) e conservano quasi tutti i cartellini originali del 1728. Delle sette “classi” distinte da Monti solo in due (la II e la V) compaiono esemplari di pertinenza geo-paleontologica. 206 The Istituto delle Scienze in Bologna and its geological and palaeontological collections... / Le raccolte geologiche e paleontologiche settecentesche... Classis II - Quadrupedum partes We have 13 surviving specimens: fossil remains of mammals inventoried in the first room of Natural History with the exception of “Rosmari antediluviani”, the jaw of Rhinoceros Dicerorhinus megarhinus described by Giuseppe Monti in his paper De Monumento Diluviano (1719) (cfr. Sarti 1988, 1993). Other specimens comprise bones and teeth of the Quaternary proboscidea Mammuthus primigenius, specimens collected by Marsigli near the Danube river (“Hiulea Swamp in Slavonia”) and described by Marsigli as “remains of elephants” used by the ancient Romans in their war campaigns (cfr. Sarti 1984). These specimens are reproduced in splendid lithographs in Marsigli’s treatise, Danubius Pannonico-Mysicus observationibus etc... perlustratus (1726). A fossil tooth of Equus caballus (P2 upper right) is also on display, donated by Marsigli (1727). Classis II - Quadrupedum partes I pezzi giunti fino a noi sono 13: si tratta di resti di mammiferi fossili, inventariati nella prima stanza della Storia Naturale ad eccezione del “Rosmari antediluviani”, che è la mandibola di Rinoceronte Dicerorhinus megarhinus descritta da Giuseppe Monti nel suo lavoro De Monumento Diluviano (1719) (cfr. Sarti 1988, 1993). Gli altri pezzi sono ossa e denti del proboscidato quaternario Mammuthus primigenius, esemplari raccolti da Marsigli vicino al fiume Danubio (“Palude Hiulea in Slavonia”) e da questi descritti come “resti degli elefanti” adoperati dagli antichi Romani nelle loro campagne di guerra (cfr. Sarti 1984). Questi pezzi sono figurati con splendide litografie nell’opera di Marsigli “Danubius Pannonico-Mysicus observationibus etc... perlustratus” (1726). Infine si conserva un dente fossile di Equus caballus (P2 superiore destro) oggetto della seconda donazione marsigliana (1727). Classis V - Pisces 13 specimens of Otoliths are preserved (9 right and 4 left otoliths), without indication of the geographic origin (Fig. 9.2). Classis V - Pisces Si conservano 13 esemplari di Otoliti (9 sacculiti destri e 4 sacculiti sinistri), senza indicazione della provenienza geografica (Fig. 9.2). CONCLAVIS SECUNDI: AD BOTANICAM SEU HERBARUM STUDIUM SPECTANTIS This second room did not contain examples of geo-palaeontological interest. CONCLAVIS SECUNDI: AD BOTANICAM SEU HERBARUM STUDIUM SPECTANTIS Questa seconda camera non conteneva esemplari di pertinenza geo-paleontologica. CONCLAVIS TERTII: IN QUO MARINA VEGETABILIA ASSERVANTUR These fossils are inventoried in Italian in a catalogue from 1744 (Archives of State of Bologna, A.I.d., b.13), they represent a clear translation of the Latin labels of 1728-1730. CONCLAVIS TERTII: IN QUO MARINA VEGETABILIA ASSERVANTUR Fossili inventariati in lingua italiana in un catalogo del 1744 (Archivio di Stato di Bologna, A.I.d., b.13), evidente traduzione dei cartellini latini del 1728-1730. Classis I - Vegetabilia Marina lapidea 41 specimens, nearly all coelenterata, are colonial, tabulate or solitary fossil corals. One esactinellidae fossil sponge is represented, and one fossil trace of the crustacean Callianassa. For centuries the coelenterata (arborescent in particular) were considered minerals. Only during the mid 17th century were the corals recognized as vegetables. This explains their presence in this room. Towards the end of the 18th century the “animal” nature of coelenterata was recognized (Sartori, this vol.). The greater part of the specimens resulting from Marsigli’s first donation (1711) come from Tirol, Bologna and “from American land”: the specimens are madreporic limestones. Corals are cited in the second donation of Marsigli (1727) as “petrified marine plants of America and other places”. Other localities are besides Italy, France, Germany and Spain (Fig. 9.3). Each specimen is accompanied by the original label from the first years of the 18th century, but none is inventoried in Monti’s catalogues of the Natural History rooms. Perhaps Monti, who was in contact with the greatest naturalists of the time, including Linnaeus (cfr. Sarti 1988, p. 32), was doubtful about the vegetable nature of the corals and knew by intuition their animal nature, a fact to be soon accepted, as Angelelli testifies (1780, p. 134); therefore Monti waited to catalogue them in some parts of his inventory. In any case it is a fact, substantiated by Giuseppe Monti’s reports, that the specimens were displayed in the third room (“of the marine vegetables”). Classis I - Vegetabilia Marina lapidea 41 pezzi, quasi tutti celenterati, sia coralli fossili coloniali o solitari, sia tabulati. È presente inoltre una spugna fossile esattinellide e una traccia fossile del crostaceo Callianassa. Per secoli i celenterati (e in particolare quelli arborescenti) furono reputati minerali. È solo dalla metà del XVII secolo che vengono creduti vegetali, e ciò spiega la loro collocazione in questa stanza. Verso la fine del XVIII secolo si riconobbe ai celenterati una natura “animale” (Sartori, in questo vol.). Buona parte dei pezzi , frutto della prima donazione marsigliana (1711), proviene dal Tirolo, dal bolognese e addirittura “dall’America”: si tratta di calcari madreporici. Celenterati sono poi citati nella seconda donazione marsigliana (1727), anche questi come “piante marine lapidee dell’America e d’altri luoghi”. Altre località di raccolta sono, oltre all’Italia, la Francia, la Germania e la Spagna (Fig. 9.3). I pezzi sono tutti corredati dai cartellini originali dei primi anni del XVIII secolo, ma nessuno è inventariato nei cataloghi montiani delle camere di Storia Naturale. Forse Monti, che era in contatto con i più grandi naturalisti del tempo, compreso Linneo (cfr. Sarti 1988, p. 32), era dubbioso della natura vegetale dei celenterati e ne aveva intuito la natura animale, che in effetti non tardò a venire accettata, come testimonia Angelelli (1780, p. 134) e quindi aveva tardato a catalogarli in qualche parte del suo inventario. In ogni caso è un fatto, testimoniato dalle relazioni di Giuseppe Monti, che i pezzi fossero conservati nella terza camera “dei vegetali marini”. CONCLAVIS QUARTIS: IN QUO TERRE INSIGNES, FOSSILIA SEU MINERALIA EXTANT Monti catalogued the following specimens in the fourth room of Natural History (1730) that preserved the labels from 1728-1730 and the earlier labels. CONCLAVIS QUARTIS: IN QUO TERRE INSIGNES, FOSSILIA SEU MINERALIA EXTANT Tutti gli esemplari di seguito citati sono inventariati da Monti nel catalogo della quarta stanza della Storia Naturale (1730) e conservano i cartellini del 1728-1730 o antecedenti. Terre insignes 60 specimens of “Terre insignes”, that is, very friable clays and marls that were mostly used medicinally from the pre-Greek times until the 18th century. The collection includes many “sealed clays”. The “Terre insignes”, first had to be purified in water and Terre insignes 60 esemplari di “terre insigni”. Si tratta di argille e marne molto friabili che venivano utilizzate per lo più con intenti curativi dai tempi pre-greci fino al XVIII secolo. La collezione conserva soprattutto molte “terre sigillate”. Le terre insigni, Fig. 9.3 – Palaeozoic rugose coral Zaphrentidae / Tetracorallo paleozoico Zaphrentidae (Museo Capellini, foto Ferrieri) Fig. 9.2 – Otoliths (calcareous statical-acoustic ossicles of fishes) / Otoliti (corpi calcarei degli organi stato-acustici dei pesci) (Museo Capellini, foto Ferrieri) 207 Carlo Sarti Fig. 9.4 – Magical-therapeutical cup in sealed clay. Aldrovandi wrote in his Musaeum Metallicum (1648) that by drinking water placed in the cup one would become immune from whichever poison. To such purpose, note the ornaments of the cup that represents venomous animals. These cups were widely used during the Renaissance / Tazza magico-terapeutica in terra sigillata. Aldrovandi scrive nel Museum Metallicum (1648) che dentro questi recipienti si può porre l’acqua, bevendo la quale si è immuni da qualsiasi veleno. Si notino a tal proposito gli ornamenti della tazza che rappresentano animali velenosi. Il periodo di utilizzo più diffuso di queste tazze fu il Rinascimento (Museo Capellini, foto Ferrieri) then mixed with vegetable juice, then the water was eliminated, resulting in “boles” upon which was imprinted a seal that served to identify the curative property. In addition to the sealed clays, the collection included many kinds of “boles” as well as some other rare and curious manufactured articles in sealed clay (one magical-religious cup (Fig. 9.4), one medal, one snake head, etc). Nearly all specimen labels indicate the localities, some very famous localities at the time for the excavation of the “terre insigni” (in the Netherlands, Spain, Germany, and above all on the islands of Malta and Lemnos). These pieces all predate the1700’s, but it is not clear how they arrived at the Institute of Sciences. Only one piece (the famous “terra rossa” of Mount Paderno, from Bologna) is certain to have been donated by Marsigli in 1711. per poter essere utilizzate, venivano dapprima depurate in acqua e mescolate a succhi vegetali; eliminata poi l’acqua, ai “boli” che ne risultavano veniva impresso un sigillo che serviva per riconoscerne le proprietà curative. Oltre alle terre sigillate si conservano nella collezione molte specie di “boli” e di terre non ancora trattate e inoltre alcuni rari e curiosi manufatti in terra sigillata (una tazza magico-religiosa (Fig. 9.4), una medaglia, una testa di serpente, ecc.). Di quasi tutti gli esemplari sono indicate le località di raccolta, tra le più celebri del tempo per le terre insigni (in Olanda, Spagna, Germania, e soprattutto nelle isole di Malta e di Lemno). Questi pezzi sono tutti molto antecedenti al Settecento, ma non è stato ancora chiarito per quali vie siano giunti all’Istituto delle Scienze. Solo di un pezzo (la famosa “terra rossa” di Monte Paderno, nel bolognese) si sa che è stato donato da Marsigli nel 1711. Sulphuris Monti classifica sotto questa voce i solfuri. Abbondante era soprattutto la collezione di Zolfi. I pezzi sono citati nell’Instrumentum Donationis (1711) e tra questi compare anche l’unico esemplare che è giunto fino a noi: una marna con concentrazioni di zolfo, ex agro mutinensi. Vitrioli Tre pezzi. Sono tutti solfati di rame provenienti dalla Svizzera, dalla Germania e dall’Italia. Non si sa come siano stati acquisiti dall’Istituto delle Scienze. Stalactites et affinia Monti inventaria sotto questa voce concrezioni calcaree di varia origine. L’unico pezzo giunto fino a noi è un deposito di tipo travertinoso, non citato in cataloghi precedenti al 1730 e derivante “da una caldaia che ha contenuto per lungo tempo acqua bollente” (Fig. 9.5). Sulphuris Monti classifies under this name the sulphides. The biggest collection is of Sulphur. Specimens are cited in the Instrumentum Donationis (1711) and among these is the only specimen that has survived to the present day, a marl with sulphur concentrations, “ex agro mutinensi”. Vitrioli Three pieces. They are all copper sulphides from Switzerland, Germany and Italy. We do not know how they were acquired by the Institute of Sciences. Fig. 9.5 – Deposit of travertine. The label says: “tartar concretion growing in layers, from a boiler that contained hot water for long time” (trans. from Latin) / Deposito calcareo incrostante: il cartellino in latino recita: “concrezione tartarea formatasi per strati, in caldaie contenenti per lungo tempo acqua bollente” (Museo Capellini, foto Ferrieri) Stalactites et affinia Here Monti inventories carbonate concretions of varied origin. The only specimen to reach the present time is a travertine-type deposit derived “from a boiler that contained hot water for long time” (Fig. 9.5), not cited in catalogues prior to 1730. Lapides varii Here Monti inventories minerals of mica, talcs and dendritic limestones. The only specimen that still is conserved is a muscovite mica, without any indication of provenance. Lapides varii Monti inventaria sotto questa voce minerali di mica, talchi e calcari dendritici. L’unico esemplare che ancora si conserva è una mica muscovite, senza indicazione di provenienza. Arenae aliique lapides et calcarii lapides Si tratta di sabbie e arenarie molto friabili. Si conservano otto esemplari quasi tutti di provenienza italiana. Sconosciuta l’origine dell’acquisizione. Arenarii Lapides Sotto questa voce Monti raggruppa vari tipi di calcari grossolani e arenarie compatte. I tre esemplari che si conservano provengono dalla Francia e dall’Italia. Non si conosce l’origine dell’acquisizione. Arenae aliique lapides et calcarii lapides These are very friable sands and sandstones. Eight specimens, nearly all of Italian provenance, are preserved. The origin of acquisition is unknown. Arenarii Lapides Here Monti groups various types of compact sandstones and coarse limestones. The three extant specimens come from France and Italy. The origin of acquisition is not known. Metallis affinia Sono inventariati per lo più metalli lavorati e semi-lavorati di varia origine. Se ne conservano due: un pane di fusione di zinco e uno smeriglio di corindone dall’Austria. Sconosciuta l’origine dell’acquisizione. Metallis affinia Here are grouped processed and semi finished metals of varied origin. Two are still in the collection: a fusion-pig of zinc and a corundum emery from Austria. The origin of acquisition is unknown. Minerae Stamni A single specimen is preserved. It is a Cassiterite from Great Britain. Ferri Minerae These are iron minerals. Two specimens, one of Goethite (hydroxyde of iron) and the other of pure Kaolin, are preserved. The second specimen does not appear to contain iron, but the label states that it is a “white soil found near iron mines”. The specimens do not indicate the collection localities, and the origin of acquisition is unknown. Fig. 9.6 – Specimen of sulphate. The label says: “Deposit derived from water called of Ciment, evaporated because of the heat” (trans. from Latin) / Solfati. Il cartellino latino recita: “Sedimento di acqua detto del Ciment, evaporata per il calore” (Museo Capellini, foto Ferrieri) 208 Minerae Stamni Si conserva un solo esemplare. Si tratta di Cassiterite proveniente dall’Inghilterra. Ferri Minerae Sono inventariati i minerali del ferro. Si conservano due esemplari, di The Istituto delle Scienze in Bologna and its geological and palaeontological collections... / Le raccolte geologiche e paleontologiche settecentesche... Goethite (idrossido di ferro) e di Caolino puro, quest’ultimo in apparenza senza riferimento al ferro, ma che, come recita il cartellino, è una “terra bianca che si trova vicino alle miniere di ferro”. I pezzi non portano indicazioni sulle località di raccolta, e non se ne conosce l’origine dell’acquisizione. Minerae Cupri Si conserva un solo esemplare (Fig. 9.6). Si tratta di solfato formato dall’evaporazione di acqua “del ciment”, descritta in un manoscritto marsigliano ora conservato nella Biblioteca Universitaria di Bologna: “ [...] l’Aqua del Ciment a dire del volgo convertisce il ferro in rame, quando solamente per simpatia col medesimo depone le parti ramee che in se’ contiene, sopra d’esso. Quest’acqua nasce e more fra il rame, scorrendo fra il cuore del med.° che lavandolo s’imbeve delle parti volatili, e sali del medesimo. Il rame che si ha per l’Aqua del cimento è di colore rossizio formato di piccole particole sopra particole, che assieme si coagulano doppo che il ferro è totalmente consumato dalla accidità dell’Aqua, che si insinua per le fibre del ferro.” (BUB, FM, ms. 104, c. 6). Fig. 9.7 – Scale model of a mine in Transilvania. Height: 76 cm / Modello di una miniera in Transilvania. Altezza cm 76 (Museo Capellini, foto Ferrieri) Auri Minerae Di questa ricca e preziosa porzione del museo, che era formata da esemplari di oro in polvere, in pepita o inglobato entro altre rocce, si conservano cinque esemplari. Nessuno di essi però contiene oro: si tratta infatti di un quarzo giallo, di tre ciottoli silicei, che come dice il cartellino, sono “raccolti nei torrenti del territorio bolognese e dai quali si può estrarre l’oro” e di un’arenaria “che si trova vicino alle miniere d’oro di Altsol in Ungheria”. L’origine dell’acquisizione non è nota, ma quasi sicuramente il pezzo ungherese è stato raccolto da Marsigli. Fig. 9.8 – Detail of one of the entries of the mine of Fig. 9.7 / Particolare di uno degli ingressi della miniera di Fig. 9.7 (Museo Capellini, foto Ferrieri) Fossilia Saxoniae Nel catalogo della quarta camera della Storia Naturale, datato e firmato da Giuseppe Monti nell’anno 1730, sotto la voce “Fossilia Saxoniae” compare per la prima volta la descrizione della “Piramide di vari minerali della Sassonia” dono di “Federico Augusto Elettore di Sassonia” (divenuto poi Re di Polonia) a Marsili (Figg. 9.7, 9.8). Si tratta di un modello di miniera della Sassonia costruito con tutti i minerali che venivano ivi estratti, alto 76 cm, completo di minatore (Fig. 9.9) e attrezzature per lo scavo in miniera, in scala (Figg. 9.10, 9.11, 9.12). La piramide Fig. 9.10 – Detail of the mine: a winch to è l’unico pezzo che si conserva di questa hoist the extracted materials / sezione del Museo, e, nonostante man- Particolare della miniera: un argano per tenga un indubbio fascino, è incompleta. issare i materiali estratti (Museo Infatti dalla descrizione (tratta dal catalo- Capellini, foto Ferrieri) Minerae Cupri A single specimen is extant (Fig. 9.6). It is a sulphate formed by the evaporation of water “from ciment”, described in a manuscript by L.F. Marsigli preserved today in the University Library of Bologna: “[...] folks say that the water of Ciment changes the iron into copper, a sympathetic process places the copper parts that it contains, over itself. This water is born and dies in the copper, sliding in the heart that washes it, absorbing the parts that flow and the salts. The copper that is formed by the water of Cimento is of a reddish colour, made by small particles over particles, that together coagulate after the iron is totally consumed by the acidity of the water, and insinuates itself into the fibres of the iron.” (BUB, FM, ms. 104, c. 6). Auri Minerae Of this rich and precious portion of the museum, a collection of specimens of gold in powder, nugget or embedded in the matrix of other rocks, five specimens are on display. None of these contains gold: it is in fact a yellow quartz, three siliceous pebbles that as the label says were “collected in the torrents near Bologna and from which gold can be extracted” and a sandstone “that is found near the gold mines of Altsol in Hungary”. The origin of acquisition is unknown, but it is almost certain that Marsigli collected the Hungarian specimen. Fig. 9.9 – Detail of the mine: a miner / Particolare della miniera: un minatore al lavoro (Museo Capellini, foto Ferrieri) Fossilia Saxoniae The “Pyramid of several minerals of the Saxony”, a gift to Marsigli by “Federico Augusto Elector of Saxony” (become King of Poland) is described for the first time in the catalogue of the fourth room of Natural History, dated and signed by Giuseppe Monti in the year 1730, under the heading of “Fossilia Saxoniae” (Figs. 9.7, 9.8). It includes a 76 cm tall scale model of a mine in Saxony with all the minerals extracted from it, including a miner (Fig. 9.9) and equipment for digging in the mine (Figs. 9.10, 9.11, 9.12). The pyramid is the only piece remaining from this section of the Museum and although it holds a certain fascination, it is incomplete. In fact from the description (anon. catalogue, year 1744, clear Italian translation of the Monti catalogue of year 1730) we note that: “the metal workers wrought in Fig. 9.11 – Detail of the mine: a well to reach the several levels of exploitation / Particolare della miniera: un pozzo di risalita per raggiungere i vari livelli di estrazione (Museo Capellini, foto Ferrieri) 209 Fig. 9.12 – Detail of the mine: balcony of a level of exploitation / Particolare della miniera: ballatoio di un livello di estrazione (Museo Capellini, foto Ferrieri) Carlo Sarti small silver figures, as well as silver models of equipment and other ornaments of this pyramid [...]” are not the originals chiselled in silver, but are of wood, and the great precious crucifix of silver studded with precious stones from the top of the pyramid is missing (or gilded silver, as Bolletti says, 1751: perhaps at that time it had already been replaced with the crucifix described by Bolletti ? Or a second pyramid existed?). The explanation is that the piece was stolen by Napoleon in 1796. In 1816 the piece was returned without its most precious ornaments. CONCLAVIS QUINTI: AD FOSSILIA SPECTANTIS IN QUO LAPIDES EXPOLITI POTISSIMUM ASSERVANTUR The fifth room was dedicated to ornamental stones, more or less worked and polished including, among other things, old Roman marbles, alabasters, marbles “from ancient collections” (as specified in 1730) and many other collections of polished and semi polished stones. The job of reconstructing this important section of the rooms is just beginning and promises interesting discoveries. At present we can include a beautiful collection of polished marbles from the Cospi Museum and 92 marble tablets “ex Hetruria, munificent gift of the Grand Duke of Tuscany” (marbles cited in a document from 1781, a document today preserved in the Archivio di Stato of Bologna, A.I.d. b.13). go anon. 1744, evidente traduzione italiana del catalogo di Monti 1730) notiamo che: “i lavoratori de’ metalli in picciole figure di argento, come altresì d’argento sono li modelli d’officine et altri ornamenti di detta piramide [...]” non sono più quelli originali cesellati in argento, ma sono di legno, e non compare più la grande croce d’argento tempestata di pietre preziose della sommità della piramide (o d’argento dorato, come asserisce il Bolletti, 1751: forse a quel tempo era già stata sostituita con la croce descritta da Bolletti? O esisteva una seconda piramide?). La spiegazione è che il pezzo fu trafugato da Napoleone nel 1796. Nel 1816 fu restituito, ma privo dei suoi più preziosi ornamenti. Fig. 9.13 – Lutite. The label handwritten by Marsigli says: Sand of Tibisco, near Legheduro (trans. from Italian) / Lutite sciolta. Il cartellino autografo di Marsigli recita: Arena del Tibisco vicino a Legheduro (Museo Capellini, foto Ferrieri) OTHER PIECES - Some pieces of geologic-mineralogic interest that were probably displayed in the Natural History rooms are not described in Giuseppe Monti’s catalogue. Among these are alums and magnesium salts, with labels that predate 1728, and eight small vases containing sands of the Danube gathered by Marsigli, each accompanied by a label handwritten by Marsigli (Fig. 9.13). CONCLAVIS QUINTI: AD FOSSILIA SPECTANTIS IN QUO LAPIDES EXPOLITI POTISSIMUM ASSERVANTUR La quinta stanza era dedicata alle pietre ornamentali, più o meno lavorate e levigate, e comprendeva, tra gli altri, antichi marmi romani, alabastri, marmi lavorati “delle antiche collezioni” (così nel 1730) e molte altre collezioni di pietre levigate e semi-levigate. Il lavoro di ricomposizione di questa importante sezione delle stanze è agli inizi e prelude ad interessanti scoperte. Allo stato attuale degli studi possiamo includervi una bella collezione di marmi levigati del Museo Cospiano e novantadue tavolette di marmi levigati “ex Hetruria, munifico dono del Granduca di Toscana” (marmi citati in un documento del 1781, ora all’Archivio di Stato di Bologna, A.I.d. b.13 ). ALTRI PEZZI - Alcuni pezzi di pertinenza geologico-mineralogica che dovevano essere esposti nelle stanze di Storia Naturale non sono descritti nei cataloghi di Giuseppe Monti. Fra questi si conservano allumi e sali di magnesio, corredati da cartellini antecedenti al 1728, e otto vasetti che contengono sabbie del Danubio raccolte da Marsigli, ciascuno corredato da un cartellino autografo di Marsili (Fig. 9.13). MUSEUM DILUVIANUM IN SCIENTIARUM INSTITUTO This section, which represents the oldest public palaeontological museum in Europe, was accompanied by a catalogue of the collections bearing in the frontispiece: A.M.D.G, that is: Ad (to the) Majorem (greater) Dei (of God) Gloriam (glory) Museum Diluvianum in Scientiarum Instituto (Flood Museum in the Institute of Science). All the following specimens cited are inventoried by Monti in his 1733 catalogue and in a second catalogue, indicating “Museum Diluvianum Domi Asservatum” (that is: preserved in his house), dated 1733. Most of these specimens bear the 1728-1733 labels or earlier ones. In this paper we will refer to the museums with abbreviations MSI and MDA. The MDA is considered one “detached section” of the MSI, comprising the personal collections of Giuseppe Monti, which were open to visit in his MUSEUM DILUVIANUM IN SCIENTIARUM INSTITUTO Questa sezione, che rappresenta il più antico museo pubblico paleontologico europeo, era corredata da un catalogo delle collezioni che riporta nel frontespizio la dicitura: A.M.D.G (cioè: ad majorem Dei gloriam) Museum Diluvianum in Scientiarum Instituto. Tutti gli esemplari di seguito citati sono inventariati da Monti in questo catalogo del 1733 e in un secondo catalogo, con la dicitura “Museum Diluvianum Domi Asservatum”, sempre datato 1733. La maggior parte di questi pezzi conserva i cartellini del 1728-1733 o antecendenti. Saranno da qui in poi citati con le abbreviazioni MSI e MDA. L’MDA si può considerare una “sezione distaccata” del MSI, formata con le raccolte personali di Giuseppe Monti e visitabile presso la sua abitazione. Questa collezione, già nel 1712 era ben conosciuta presso i naturalisti d’Europa Fig. 9.15 – Stem plates (columnals) of the articulate fossil crinoids Apiocrinitidae / Articoli del peduncolo dei crinoidi fossili articolati Apiocrinitidae (Museo Capellini, foto Ferrieri) Fig. 9.14 – Forty-two specimens of fossil teeth of Lamnoidea fishes (Sharks s.l.), mostly Isurus oxyrhynchus, collected in England / Quarantadue esemplari di denti fossili di pesci selaciformi, raccolti in Inghilterra; in maggioranza si tratta di Isurus oxyrhynchus (Museo Capellini, foto Ferrieri) 210 The Istituto delle Scienze in Bologna and its geological and palaeontological collections... / Le raccolte geologiche e paleontologiche settecentesche... (cfr. Sarti 1988) e fu trasferita nell’Istituto delle Scienze dopo la morte di Monti. Fig. 9.17 – Twenty-four specimens of Tertiary foraminifera Nummulites sp. / Ventiquattro esemplari del foraminifero terziario Nummulites sp. (Museo Capellini, foto Ferrieri) Pisces eorumque partes I pezzi sono 73: si tratta di pesci fossili e parti di essi (denti) e di una traccia fossile di tipo alimentare considerata la “Spina fortasse dorsi cujusdam Piscis” (cioè la colonna vertebrale di un pesce). I pezzi appartengono al MSI o al MDA e di tutti i pezzi è indicata la provenienza geografica: le località di raccolta sono tra le più famose del mondo, da Monte Bolca (VR) all’Isola di Malta (località “principe” fino a tutto il XVIII secolo per la raccolta di “glossopetre” e “oculis serpenti”), alla Fenicia, all’Inghilterra (Fig. 9.14) (cfr. Sarti 1990). La maggior parte deriva dalla prima (1711) e dalla seconda donazione marsigliana (1727). Sette esemplari derivano dalle raccolte di Giuseppe Monti. Ad Zoophyta spectantia Si tratta di 10 esemplari di crinoidi fossili (Fig. 9.15) e di una traccia fossile di Lumbricaria sp. (intestini di Oloturie eiettati). Tutti del MSI, senza indicazione della provenienza geografica. A questi pezzi era affiancata una piccola lastra, attualmente incorniciata, con tracce di crostacei fossili, proveniente da Monte Bolca nel veronese. La lastra fu raccolta da Marsigli durante il suo viaggio a Bolca nel 1725 (Fig. 9.16). Ranzani (1829) descrive il fossile come specie nuova Cyclops marsilii. Il pezzo è quindi l’olotipo della specie fossile (per monotipia). Figurata quaedam fossilia hactenus incertae sedis 41 pezzi. Oltre a foraminiferi Nummulitidi del genere Nummulites (chiamati “lentes lapidee” (Fig. 9.17) per la loro forma), Monti raggruppa sotto questi incertae sedis i calcari oolitici. Le ooliti erano ritenute nel XVIII secolo uova di pesce. Monti giustamente dubita di questa interpretazione. Pezzi come questi sono citati nel catalogo della prima e della seconda donazione marsigliana. Appartengono tutti al MSI e sono tutti di provenienza geografica italiana, ad eccezione di un calcare a Orbitolina sp. che non fa parte dell’originaria collezione del Museum Diluvianum catalogata nel 1733: sul pezzo è scritto a china: “...du Rhone D.G. A.D. 1750”. Fig. 9.16 – Small slab, framed, with traces of fossil crustaceans, collected by Marsigli from Mount Bolca (by Verona). Ranzani (1829) describes this fossil as the new species Cyclops marsilii Ranz. / Piccola lastra con tracce di crostacei fossili, raccolta da Marsigli a Monte Bolca (Veronese) che Ranzani (1829) ha descritto come nuova specie Cyclops marsilii Ranz. (Museo Capellini, foto Ferrieri) house. In 1712 this collection was already very well known by European naturalists (cfr. Sarti 1988); it was transferred to the Institute of Sciences after Monti’s death. Pisces eorumque partes 73 specimens: fossil fishes and fragments (teeth) and one alimentary trace fossil identified by Monti as the spinal column of a fish. The specimens belong to the MSI or the MDA and their geographic origin is indicated: the localities are among the most famous in the world: Mount Bolca (Verona, Italy), Isle of Malta (“principal” locality up through the 18th century for the collection of “glossopetre” and “snakes eyes”), Phoenicia, Great Britain (Fig. 9. 14), etc... (cfr. Sarti 1990). Most of the collection is the result of Marsili’s first (1711) and second (1727) donations to the Institute. Seven specimens come from the collections of Giuseppe Monti. Belemnitae 16 pezzi. Si tratta di rostri di belemniti, per lo più Megateuthis sp., raccolti in Svizzera e in Germania. Due rostri sono stati donati da Marsigli nel 1711, tutti gli altri derivano dal MDA. Echini 29 (+ 22) pezzi. 21 esemplari sono echinoidi irregolari o regolari. 8 esemplari sono radioli dell’echinoide Plegiocidaris coronata, cioè i famosi bastoncini di San Paolo e i Lapis Judaici di antichissima tradizione (già citati nelle opere di Dioscoride e Galeno), che evidentemente Monti riconosce come parti degli echinoidi. Gli esemplari sono stati raccolti in Italia e all’estero (Svizzera e Germania) e sono, ad eccezione di uno del MSI, tutti del MDA. Gli esemplari descritti nel MSI, di provenienza marsigliana (prima donazione del 1711) in apparenza tutti scomparsi, sono invece riconoscibili in altri 22 esemplari corredati da un cartellino a cartiglio, vagamente simile ai cartellini del MSI, ma che portano delle classificazioni di tipo binomio post-linneano. Ad Zoophyta spectantia Here are collected 10 specimens of fossil crinoidea (Fig. 9.15) and a trace fossil of Lumbricaria sp. (intestines of Oloturoids ejected from the animal). All are MSI specimens, with no indication of the geographic origin. A small slab was placed next to these above-mentioned pieces. This slab is currently framed and presents trace of fossils crustaceans. Marsigli collected the slab during his travels to Bolca near Verona in 1725 (Fig. 9.16). Ranzani (1829) describes the fossil as a new species, Cyclops marsilii. The specimen is therefore the holotype of the fossil species (for monotypy). Nautili È conservato un solo esemplare di Nautilus sp. del MDA. I molti nautili citati sia da Trionfetti sia dallo stesso Marsigli con ogni probabilità non sono andati dispersi, ma semplicemente sono stati riclassificati da Giuseppe Monti come “Cornu Ammonis”, cioè ammoniti. Nel Settecento le ammoniti globose venivano in effetti spesso considerate nautili, ma a tal proposito Monti aveva le idee molto chiare. “Li Cornu ammonis foliacei” (foliacei = con linea lobale phylloide, sono cioè i Phylloceratina, lisci e involuti), dice Monti in una sua lettera a Giacinto Vogli, “da alcuni sono detti Nautilo Figurata quaedam fossilia hactenus incertae sedis 41 specimens. In addition to the foraminifera Nummulitidae of the genus Nummulites (called “lentes lapidee” (Fig. 9.17), that is “stone-lenses” because of their shape), Monti groups under these incertae sedis the oolithic limestones. The oolites were 211 Carlo Sarti Fig. 9.18 – Two phragmocone concamerations of the Jurassic ammonite Hildoceratidae, from Altdorf, in Germany / Camere del fragmocono di ammonite giurassica Hildoceratidae, provenienti da Altdorf, in Germania (Museo Capellini, foto Ferrieri) thought to be fish eggs in the 18th century. Monti justly doubted this interpretation. Specimens like these are cited in the catalogue of Marsili’s first and second donations. All belong to the MSI and are of Italian geographic origin, with the exception of a limestone with Orbitolina sp. which does not belong to the original collection of the Museum Diluvianum catalogued in 1733: on the piece is written in ink: “... du Rhone D.G. A.D. 1750”. Belemnitae 16 specimens of rostra of belemnites, mostly Megateuthis sp., collected in Switzerland and Germany. Two rostra were donated by Marsigli in 1711, all the others are from the MDA. Echini 29 (+ 22) specimens of echinoids. 21 specimens are irregular or regular echinoids. 8 specimens are rodFig. 9.19 – Section of the pyritized ammonite shaped spines of Plegiocidaris coroErimnocerites sp. The 19th century label, that nata, the famous rods of Saint Paul reproduces the original writing of the first and the Lapis Judaici of ancient tra18th century, says: “depressed Horn of dition (already cited in the works of Ammon, cut in the middle and polished to show its concamerations, full of pyrite and Dioscoride and Galeno), which selenite, from the bath bollense” [that is: Monti evidently recognized as from Boll, in Germany] (trans. from Latin) / belonging to the echinoids. The Sezione di ammonite piritizzata Erimnocerites specimens were collected in Italy, sp. Il cartellino ottocentesco, che riproduce la didascalia originaria del primo Settecento, Switzerland and Germany and are, recita in latino: “Corno d’Ammone depresso, with the exception of one in the tagliato nel mezzo e levigato affinchè siano MSI, all in the MDA. The specimens visibili le sue concamerazioni, ripiene di piri- described in the MSI, donated by te e selenite, dal bagno bollense” [cioè da Boll, in Germania] (Museo Capellini, foto Marsigli (the first donation in 1711) apparently all lost, are instead to be Ferrieri) identified in 22 other specimens accompanied by a cartouche-shaped label, vaguely similar to the labels of the MSI, but with post-Linnean classifications (binomial). Fig. 9.20 – Twenty-six pliocenic gasteropods Strioterebrum basteroti (Nyst.); the specimens come from the Bolognese area / Ventisei esemplari del gasteropode pliocenico Strioterebrum basteroti (Nyst.), raccolti nel bolognese (Museo Capellini, foto Ferrieri) che sia Cornu Ammonis, onde vede che questi due nomi sono confusi, io però sarei di parere di chiamarli corni d’Ammone (...) per non confonderli con il Nautilo vero Indiano che pure fra molti fossili si ritrova...” (20 Febbraio 1723) (BUB, ms. vol. 5; cfr. Sarti 1988). Cornu Ammonis La cospicua collezione di ammoniti (64 esemplari) rappresenta una delle sezioni più interessanti del Museum Diluvianum, per la varietà e provenienza geografica dei pezzi dalle località fossilifere più famose del tempo (Fig. 9.18) e per le descrizioni minuziose che seguono la più moderna classificazione del XVIII secolo, cioè quella di Scheuchzer (1717), classificazione utilizzata anche dopo Linneo e da cui hanno origine tutte le moderne classificazioni di questi cefalopodi (cfr. Sarti 1994). Monti per primo la introduce in Italia (Fig. 9.19). Altro motivo di interesse è la fortunata coincidenza di possedere un fitto carteggio tra Monti e Vogli (BUB, ms. vol. 5; cfr. Sarti 1994) che, oltre a testimoniare l’interesse di lunga tradizione per questi fossili (descritti per la prima volta da Plinio il Vecchio nel 75 dopo Cristo nella sua Naturalis Historiae), testimonia le modalità con cui Monti formava e incrementava le collezioni. Sei esemplari, del MSI, sono di provenienza marsigliana (prima e seconda donazione), tutti gli altri sono del MDA di Giuseppe Monti. Testacea univalvia turbinata Sotto questa denominazione sono raggruppati ben 396 gasteropodi, che Giuseppe Monti suddivide ulteriormente nei seguenti gruppi sistematici: Cochleae, Trochi, Turbinata: a) Turbines (Fig. 9.20), b) Strombi, c) Buccina, d) Murices, e) Purpure, f) Cassidae g) Volutae, h) Cylindroides. Anche in questo caso siamo di fronte ad una classificazione estremamente attuale che anticipa la sistematica linneana, almeno a livello superiore a quello specifico. Una parte dei pezzi è stata donata da Marsigli (1711) e una parte è stata raccolta dai naturalisti dell’Accademia delle Scienze, come testimoniano le relazioni pubblicate sui Commentarii dell’Accademia (cfr. Tega, 1986); la Nautili Only one specimen of Nautilus sp. is preserved in the MDA. The many cited nautiloidea (by Trionfetti and by Marsigli himself) have in all probability not been lost, but simply were reclassified as ammonites “Cornu Ammonis” by Giuseppe Monti . In the 1700’s the globose ammonites often were considered nautili, but in this regard, Monti had very clear ideas. “The Cornu ammonis foliacei” (foliacei = with phylloide 212 The Istituto delle Scienze in Bologna and its geological and palaeontological collections... / Le raccolte geologiche e paleontologiche settecentesche... lobal line, that is the Phylloceratina, smooth and involute), Monti says in one of his letters to Giacinto Vogli, “ some people call them Nautilus or Cornu Ammonis, and you can see that these two names are confused, but I would call them horns of Ammon [...] in order not to confuse them with the true Indian Nautilus that is found among many fossils finds...” (20 February 1723) (BUB, ms. vol. 5; cfr. Sarti 1988). Cornu Ammonis The conspicuous collection of ammonites (64 specimens) represents one of the more interesting sections of the Museum Diluvianum, for the variety and geographic origin of the pieces from the more famous fossiliferous localities of the time (Fig. 9.18) and for Fig. 9.21 – Specimen of the Pliocene gastro- the meticulous descriptions using pods Natica sp. coming from Mount San Scheuchzer’s (1717) modern classificaLuca (Bologna). On the specimen it is engration of the 18th century, also used by ved the inscription “adì 27 Decembre 1720”. th Linnaeus and from which originate all The cavity is empty today, but in the 18 century contained a drop of water “residual of the modern classifications of these waters of the Noetic Deluge” / Esemplare di cephalopods (cfr. Sarti 1994). Monti gasteropode pliocenico Natica sp. provenien- first introduced this classification in te da Monte San Luca (Bologna). Sul pezzo è Italy (Fig. 9.19). Another reason for incisa la scritta “adì 27 Decembre 1720”. La cavità oggi è vuota, ma nel ‘700 conteneva interest is the fortunate coincidence of una goccia d’acqua “residuo del Diluvio the rich correspondence between Noetico” (Museo Capellini, foto Ferrieri) Monti and Vogli (BUB, ms. vol. 5; cfr. Sarti 1994) that, in addition to testifying to the interest of long tradition for these fossils (described for the first time by Pliny the Elder in the 75 AD in his Naturalis Historiae) testifies to the modalities with which Monti assembled and expanded the collections. Six specimens in the MSI are from Marsigli (the first and second donations), all the others are in Giuseppe Monti’s MDA. Fig. 9.22 – Two left valves of the Pliocene lamellibranchiate mollusc Circomphalus foliaceolamellosus (Dillwyn), from the Bolognese area / Due valve sinistre del lamellibranco pliocenico Circomphalus foliaceolamellosus (Dillwyn) raccolte nel bolognese (Museo Capellini, foto Ferrieri) maggior parte è stata raccolta da Giuseppe Monti e tra questi tutti i gasteropodi silicizzati (con il raro calcedonio azzurro, nel ‘700 considerata pietra preziosa) del Monte di San Luca tra cui la “cochlea achate plenis” che conteneva una goccia d’acqua, reputata il residuo delle acque del Diluvio noetico (Fig. 9.21) (Comm. Acc. Sc. Bologna, vol. II, II, 1746) (cfr. Sarti 1988). Si tratta del primo riferimento alle “inclusioni fluide” dei cristalli, diventate oggetto di una recentissima branca delle Scienze della Terra, con lo sviluppo delle tecniche di geochimica isotopica (Vai, com. pers.). Quasi tutti i pezzi di questa sezione hanno una provenienza geografica italiana. Bivalvia 115 pezzi, tutti lamellibranchi. Monti, con grande modernità, li suddivide nei seguenti gruppi sistematici, ancora oggi in parte utilizzati a livello superiore a quello generico: Veneridae, Musculi, Conchae oblongae, Conchae rotondae, Tellinae, Pectunculi, Pectines, Conchae inequilateres (Fig. 9.22). Molti esemplari sono citati nell’Instrumentum Donationis (1711) di Marsigli e molti altri sono stati raccolti da Monti durante i lavori di costruzione del portico di San Luca o in occasione di viaggi. Altri esemplari sono frutto di scambi con gli scienziati dell’epoca. Gli esemplari provengono da ogni parte d’Italia e dalla Francia, Spagna, Germania, Svizzera, Grecia. Testacea univalvia turbinata Under this denomination are grouped 396 gastropods, that Giuseppe Monti subdivides in the following systematic groups: Cochleae, Trochi, Turbinata: a) Turbines (Fig. 9.20), b) Strombi, c) Buccina, d) Murices, e) Purpure, f) Cassidae, g) Volutae, h) Cylindroides. Here we observe an extremely modern classification that anticipates Linnean systematics, at least to the supra-specific level. Marsigli donated (1711) some specimens and the naturalists of the Academy of Science collected part, and this is documented by the reports published in the Commentaries of the Academy (cfr. Tega, 1986); the greater part was collected by Giuseppe Monti and these specimens include all the silicified gastropods (with the rare blue chalcedony, in the 18th century considered a precious stone) from Mount S. Luca, including the “cochlea achate plenis” that contained a drop of water, believed the residual of waters of the Noetic Deluge (Fig. 9.21) (Comm. Acc. Sc. Bologna, vol. II, II, 1746) (cfr. Sarti, 1988). This is the first reference to “fluid inclusions” in crystals, a subject that has become the object of one recent branch of Earth Sciences and has led to the development of isotopic geochemistry techniques (Vai, pers. com.). Nearly all specimens in this section are of Italian origin. Terebratulae 100 pezzi. Si tratta di brachiopodi, raccolti da Monti in Italia oppure di provenienza germanica e svizzera, frutto delle donazioni marsigliane. Negli inventari delle donazioni marsigliane non sono descritti brachiopodi, ma probabilmente sono citati come “bivalvia”, con cui sono facilmente confondibili. Nel Museum Diluvianum invece, a ulteriore testimonianza della estrema modernità scientifica del museo, i brachiopodi sono tenuti rigorosamente distinti dai “bivalvia”. Bivalvia 115 specimens, all lamellibranchiate molluscs. Monti, with great modernity, subdivided them into the following systematic groups, still used in part today: Veneridae, Musculi, Conchae oblongae, Conchae rotondae, Tellinae, Pectunculi, Pectines, Conchae inequilateres (Fig. 9.22). Many specimens are cited in Marsigli’s Instrumentum Donationis (1711), Monti collected many others during the construction of the portico leading to the Church of S. Luca and others on his travels. Other specimens are the result of exchanges with other scientists of the day. The specimens come from every part of Italy and France, Spain, Germany, Switzerland and Greece. ALTRI FOSSILI - Alla collezione di invertebrati fossili dobbiamo aggiungere altri pezzi, sempre corredati dai cartellini con le didascalie originali del 1728-1733, che non compaiono nei cataloghi del Museum Diluvianum e di cui, in realtà, non si conosce l’originaria collocazione nelle camere della Storia Naturale. Li elenchiamo di seguito: Scafopodi e anellidi. Si tratta di 21 esemplari di Scaphopoda (Fig. 9.23) e di 36 anellidi. Probabilmente la stessa incertezza che aveva spinto Monti a non catalogare i celenterati si può ritrovare per gli scafopodi e anellidi fossili, effettivamente di difficile collocazione sistematica considerando le conoscenze naturalistiche del XVIII secolo. Quasi tutti gli scafopodi provengono dalle raccolte fatte da Giuseppe Monti a monte San Luca e sono descritti nei Commentarii dell’Accademia delle Scienze Terebratulae 100 specimens of brachiopods, sampled by Monti in Italy, and collected by Marsigli in 213 Carlo Sarti (1746). Gli anellidi sono invece citati nell’Istrumentum Donationis (1711) sotto la voce “Petrificata varia” e provengono da località del bolognese e dalla Svizzera. Vegetali fossili. 16 esemplari, tutti corredati dai cartellini originali del 1728-1733. Anche questi esemplari non sono presenti nel catalogo montiano dei materiali della Storia Naturale. La maggioranza dei vegetali fossili porta come provenienza: “ex fodinis Forolivensibus” oppure “in minera Sulphuris Agri Foroliviensi” (Fig. 9.24). Questi pezzi sono descritti in italiano nel catalogo manoscritto del 1744-1750 e portano tutti come provenienza “dalla miniera di solfo di Forlì”. Gli altri esemplari fanno parte invece della prima donazione marsigliana (1711), catalogati sotto la voce “Ligna et animalium partes petrificatae”. Un magnifico legno fossile silicizzato “ex Transilvania” è invece descritto nel Danubius Pannonico (1726). Il pezzo “balanorum congeries” è ciò che rimane di una grande cicadea trovata nel 1745 vicino a Bologna (Fig. 9.25), descritta e figurata da Giuseppe Monti nel 1755 (prima descrizione al mondo di una cicadea fossile) e ridescritta da Capellini come olotipo della Cicadeoidea montiana Capellini (1909) (cfr. Sarti 1993). Fig. 9.23 – Pliocene scaphopods Dentalium intermedium Hoer. and Dentalium sp. coming from Mount San Luca (Bologna) / Scafopodi pliocenici Dentalium intermedium Hoer. e Dentalium sp. provenienti da Monte San Luca (Bologna) (Museo Capellini, foto Ferrieri) Dobbiamo citare infine la “Tabella Oryctographica” (Fig. 9.26) composta da Ferdinando Bassi e da lui descritta nei Commentarii dell’Accademia delle Scienze (1757). Si tratta certamente di un pezzo unico nel suo genere: un museo paleontologico grande come un piccolo quadro, formato da esemplari di piccolissime dimensioni (Fig. 9.27) ( 502 fossili ordinati sotto 103 didascalie) e corredato dalla particolareggiata descrizione dei pezzi autografa di Bassi (Fig. 9.28). Vinassa de Regny (1899) ha descritto minuziosamente e riclassificato questi fossili riproducendo anche per intero le didascalie originali di Bassi: si tratta di foraminiferi, briozoi, piccoli gasteropodi, lamellibranchi, anellidi, ecc... Fornasini (1884) aveva comunque già studiato i foraminiferi fossili della collezione e istituito molte nuove specie sulla base di questi esemplari che sono quindi olotipi. Germany and Switzerland. In the inventories of Marsili’s donations, brachiopods are not described, but they are probably cited as “bivalvia” with which they are easily confused. In the Museum Diluvianum instead the brachiopods are rigorously distinguished from “bivalvia”, which demonstrates the extreme scientific modernity of the museum. OTHER FOSSILS - To the collection of fossil invertebrates we must add other specimens, also bearing labels with the original explanations from 1728-1733. These specimens do not appear in the Museum Diluvianum catalogue. Their original collocation in the Natural History rooms is not known. They are as follows: “Movimenti” del Museo Diluviano nell’Istituto delle Scienze Scaphopods and anellids. 21 specimens of Scaphopoda (Fig. 9.23) and 36 anellids. Probably the same uncertainty that induced Monti to not catalogue the coelenterata is operative again for scaphopods and anellids, which are difficult to place systematically given the naturalistic understanding of the 18th century. Nearly all the scaphopods come from the collections of Giuseppe Monti from Mount S. Luca and are described in the Commentaries of the Academy of Sciences (1746). The anellids on the other hand are cited in the Istrumentum Donationis (1711) under the heading of “varied Petrified” and come from localities near Bologna and in Switzerland. Nei primi anni del XVIII secolo le collezioni di pertinenza geologica e paleontologica conservate presso l’Istituto delle Scienze Fossil vegetables. 16 specimens, all accompanied by the original labels from 1728-1733. These specimens are not present in Monti’s catalogue of the materials of the Natural History. The majority of the fossil vegetables indicate the locality: “ex fodinis Forolivensibus” (from the mine in Forlì) or “in minera Sulphuris Agri Foroliviensi” (in the sulphur mines of Forlì) (Fig. 9.24). These pieces are described in Italian in the catalogue manuscript of 1744-1750 and the locality is given “from the sulphur mines in Forlì”. The other specimens are part of the first Marsigli donation (1711), catalogued under the heading of “Ligna et animalium partes petrificatae” (petrified wood and portions of animals). A magnificent silicified fossil wood “ex Transylvania” is described in the Danubius Pannonico (1726). The specimen “balanorum congeries” is the remains of a great fossil cycad found in 1745 near Bologna (Fig. 9.25), described and drawn by Giuseppe Monti in the year 1755 (first description of fossil cycads) and by Capellini (1909) as the holotype of the monotypic Cicadeoidea montiana Capellini (cfr. Sarti 1993). Finally, we must cite the “Oryctographic Table” (Fig. 9.26) composed and described by Ferdinando Bassi in the Commentaries of the Academy of Sciences (1757). It is certainly a unique piece: a palaeontological museum with the dimensions of a small picture, formed with specimens of the smallest dimensions (Fig. 9.27) (502 fossils ordered under 103 explanations) and accompanied by a detailed description of each specimen in Bassi’s hand writing (Fig. 9.28). Vinassa de Regny (1899) described meticulously and classified these fossils, also reproducing in their entirety Bassi’s original explanations: the fossils are foraminifera, bryozoans, small gastropods, lamellibranchia, anellids, etc... Fornasini (1884) however had already studied the fossil foraminifera in the collection and had named many new species on the basis of these specimens that are therefore holotypes. Fig. 9.24 – Fossil leaf of Persea princeps (Heer). The provenance is “from the sulphur mine in Forlì” / Foglia fossile di Persea princeps (Heer), proveniente “dalle minere di Zolfo del territorio Forlivese” (Museo Capellini, foto Ferrieri) 214 The Istituto delle Scienze in Bologna and its geological and palaeontological collections... / Le raccolte geologiche e paleontologiche settecentesche... “Movements” of the Museum Diluvianum in the Institute of Sciences In the first years of the 18th century the collections of geologic and palaeontological interest preserved in the Institute of Sciences were enriched continuously thanks to remarkable gifts from munificent benefactors and by specimens, mostly fossil, collected during the many travels by the naturalists of the Academy of Sciences (cfr. Sarti, 1993). For these reasons adequate space to display this “not little collection of marine bodies from sea mounts that are said to be Diluvian” became scarce, as Giuseppe Monti noted in a communication of 1727 (Arch. di Stato of Bologna, A.I.d. - b.13). In 1727 the Museum Diluvianum was already a very defined entity in the rooms, and was subdivided partly in the room of “minerals and terre insigni” and partly “in the room interposed between that of the marine plants and the loggia destined for geography and nautic” (ib.) as per the above-mentioned communication and Monti’s first catalogue of the rooms (1727), where we notice that the organisation of the Museum Diluvianum is much more chaotic compared to the later organisation in 1728-1733. The fossils Vertebrata are housed in the room of the “animals”. In 1733 the Museum Diluvianum is organised as described in this paper. In 1750 (from the catalogue of 1744-1750) the Museum Diluvianum is housed in the first room (the fossil “animals”) and in the second room (the fossil “vegetables”, which includes alcionaria and fossil corals). This set-up, according to Bolletti (1751, p. 85), dates back to 1737. The 1737 organisation was unchanged in 1780 (cfr. Angelelli 1780, p. 134-135). In 1781, twenty-one years after the death of Giuseppe Monti, under the direction of his son Gaetano, the situation of the rooms of geo-palaeontological interest was as follows: one room dedicated “to the Alabasters, Marbles, semi-preciuos stones, Mount Crystals, agates and precious stones [...] sent by Benedict XIV [...] from the Empress of Russia [...] from the Grand Duke of Tuscany, etc...”, another room dedicated to “minerals and Terre insigni” and a third room is: “currently completely dedicated to petrified fossils. A very valuable collection” (manuscript of 1781, Archivio di Stato of Bologna, A.I.D. - b.13, 37). The situation changed in 1796 when the collections were pillaged (see chronology): some of the collection was never given back; the museum will never be the same again. Something was lost forever in the “sack” perpetrated by the Napoleonic troops near the end of the century: perhaps the fervour of the first palaeontological discoveries disappeared, the enthusiasm of the great naturalists and geologists of the Academy of Sciences of Bologna active in the first half of the 18th century was lost, perhaps it was an unrepeatable climate that only great discoveries can create. Fig. 9.25 – Holotype of Cicadeoidea montiana Capellini (it is the only fragment of the great fossil cycad still preserved) and the original plate of the Giuseppe Monti paper (1755) etched by Ercole Lelli, representing the specimen in the 18th century. The 19th century label is handwritten by Giovanni Capellini / Olotipo di Cicadeoidea montiana Capellini (l’unico frammento che ci è pervenuto) e la tavola originale del lavoro di Giuseppe Monti (1755) incisa da Ercole Lelli con la figura del fossile come si presentava nel ‘700. Il cartellino ottocentesco è redatto da Giovanni Capellini (Museo Capellini, foto Ferrieri) furono arricchite continuamente, grazie ai cospicui doni di munifici benefattori e ai pezzi, soprattutto fossili, raccolti in numerosi viaggi dai naturalisti dell’Accademia delle Scienze (cfr. Sarti 1993). Per queste ragioni mancava sempre più lo spazio adeguato per esporre questa “non picciola raccolta di corpi marini ritrovati su monti e che Diluviani si dicono”, come Giuseppe Monti segnalava in una relazione del 1727 (Arch. di Stato di Bologna, A.I.d.- b.13). Nel 1727 il Museo Diluviano è già un’entità ben definita nelle camere, ed è frazionato in parte nella stanza dei “minerali e terre insigni” e in parte “nella stanza infraposta fra quella delle piante marine e la loggia destinata per la geografia e la nautica” (ib.) come risulta dalla suddetta relazione e dal primo catalogo montiano delle stanze (1727), dove notiamo che l’organizzazione del Museo Diluviano è molto più caotica del successivo ordinamento del 1728-1733. I vertebrati fossili sono invece conservati nella stanza degli “animali”. Nel 1733 l’organizzazione del Museo Diluviano è quella descritta in questo lavoro. Nel 1750 (dal catalogo del 1744-1750) il Museo Diluviano è conservato nella prima camera (i fossili “animali”) e nella seconda camera (i fossili “vegetali”, fra cui anche alcionari e coralli fossili). Conclusions We must testify to the strong influence that the above-described collections have exercised in the development of Earth Sciences and Palaeontology in particular, thanks to the travels that led scientists from all of Europe to visit these collections of extraordinary variety collected from every part of the world. A very rare circumstance due in great part to Marsigli’s international contacts and his travels to Dutch ports where ships coming from the world over docked. Naturally, one cannot ignore Marsigli’s financial contributions; indeed he was generous to acquire these materials for the Museum of Bologna. All the greatest naturalists of the 18th century used or cited pieces from the Museum in their papers, having studied them directly, or indirectly through the papers of the naturalists of the Academy of Sciences. It is sufficient to remember the influence of these collections on the great Swiss scientist Scheuchzer’s studies on cephalopods (1717) and fossil plants (1723), or the papers of Linnaeus, Vallerius, Gmewlin, Walch and many other naturalists of the 18th century who cite specimens in the Museum. These collections have played a fundamental role in the development of Science, at least through most of the 18th century, but this does not mean 215 Carlo Sarti Questa sistemazione, secondo Bolletti (1751, p. 85), è da far risalire al 1737. La sistemazione del 1737 era ancora presente nel 1780 (cfr. Angelelli 1780, p. 134-135). Nel 1781, ventuno anni dopo la morte di Giuseppe Monti, sotto la direzione del figlio Gaetano, la situazione delle camere di pertinenza geo-paleontologica è questa: una camera è dedicata “ agli Alabastri, ai Marmi, alle pietre dure, Cristalli di Monte, agate e pietre preziose [...] mandate da Benedetto XIV [...] dall’Imperatrice di Russia [...] dal Granduca di Toscana, ecc...”, un’altra camera è destinata ai “minerali e terre insigni” e una terza camera è “presentemente tutta dedicata ai fossili e petrificati. Raccolta pregevole a farsi” (manoscritto del 1781, Archivio di Stato di Bologna, A.I.D. - b.13, 37). La situazione cambierà nel 1796 con il saccheggio delle collezioni (v. cronologia): alcune di queste saranno restituite, ma il museo non sarà mai più lo stesso. Qualcosa si spezza per sempre con il “sacco” delle truppe napoleoniche vicino al volgere del secolo: forse viene a mancare il fervore delle prime scoperte paleontologiche, l’entusiasmo dei grandi naturalisti e geologi dell’Accademia delle Scienze di Bologna attivi nella prima metà del Settecento, un’atmosfera irripetibile che solo le grandi scoperte possono creare. Conclusioni Dobbiamo evidenziare la forte influenza che le collezioni sopra descritte hanno esercitato nello sviluppo delle Scienze della Terra e della Paleontologia in particolare, grazie ai viaggi che portavano scienziati di tutta Europa a visitare queste collezioni di straordinaria varietà e provenienti da ogni parte del mondo, un caso molto raro e il cui merito è da attribuire sostanzialmente ai contatti internazionali di Marsigli e ai suoi viaggi nei porti olandesi dove approdavano navi provenienti da tutto il mondo. Naturalmente è da non sotFig. 9.26 – Oryctographic Table by Ferdinando Bassi (1757), containing 502 small fossil specimens / Tabella Oryctographica di tovalutare la disponibilità finanziaria di Ferdinando Bassi (1757), composta di 502 esemplari (Museo Capellini, foto Ferrieri) Marsigli, che davvero generosamente acquisiva questi materiali per il Museo di that after the eighteenth century these collections did not arouse some Bologna. Pressoché tutti i più grandi naturalisti del XVIII secolo interest. Paradigmatic to this purpose is the case of Giuseppe Monti’s hanno utilizzato o anche solo citato pezzi del Museo nei loro lavori, “Monumento Diluviano”, the fossil jaw of a rhinoceros that still is preper averli studiati direttamente, o indirettamente tramite i lavori dei served and was studied by the main naturalists of the 18th century, who naturalisti dell’Accademia delle Scienze. Basti ricordare l’influenza thought it was a walrus jaw. In the 19th century interest in this piece did che hanno avuto queste collezioni negli studi del grande scienziato not diminish, and it was studied and even drawn in the monumental svizzero Scheuchzer sui cefalopodi (1717) e sulle piante fossili work of Cuvier Recherches sur les ossemens fossiles (1821), the famous (1723), o i lavori di Linneo, Vallerio, Gmewlin, Walch e molti altri treatise that marks the birth of modern Vertebrate Palaeontology and naturalisti del XVIII secolo che citano pezzi del Museo. Comparative Anatomy. Cuvier compares this jaw with one of a rhinocQueste collezioni hanno dunque giocato un ruolo fondamentale eros and identifies it correctly. Subsequently the piece was described or nello sviluppo della Scienza, almeno per buona parte del XVIII cited by De Christol (1835), Blainville (1839), Ranzani (1844), Pictet secolo, ma non si deve credere che dopo il diciottesimo secolo esse (1853), Falconer (1861) and finally, Capellini (1894). non abbiano più destato alcun interesse. Paradigmatico a tal propo216 The Istituto delle Scienze in Bologna and its geological and palaeontological collections... / Le raccolte geologiche e paleontologiche settecentesche... sito è il caso del “Monumento Diluviano” di Giuseppe Monti, la mandibola di rinoceronte fossile che ancora si conserva e che fu studiata dai principali naturalisti del XVIII secolo, che la ritenevano una mandibola di tricheco. Nel XIX secolo questo pezzo non perse di interesse, tanto che fu studiato e persino figurato nella monumentale opera di Cuvier Recherches sur les ossements fossiles (1821), il famoso trattato che sancisce la nascita della moderna Paleontologia dei Vertebrati e della Anatomia Comparata. Cuvier compara questa mandibola con quella di un rinoceronte e ne dà la giusta attribuzione. Successivamente il pezzo fu descritto o citato da De Christol (1835), Blainville (1839), Ranzani (1844), Pictet (1853), Falconer (1861) e, infine, Capellini (1894). Appendice CRONOLOGIA DELLE COLLEZIONI GEOLOGICHE E PALEONTOLOGICHE DEL XVI, XVII, XVIII SECOLO A BOLOGNA. Fig. 9.27 – Detail of the Oryctographic Table / Particolare della Tabella Oryctographica (Museo Capellini, foto Ferrieri) 1549 Ulisse Aldrovandi inizia a collezionare “fossilia” e “petrificazioni”. 1595 Il Museo aldrovandiano consta di 18.000 pezzi tra cui “ 7000 cose inanimate che si generano nelle viscere della Terra”. 1605 Aldrovandi muore, il suo museo viene donato al Senato di Bologna ed esposto, a partire dal 1617, nel Palazzo Comunale. 1660 Ferdinando Cospi dona il suo museo al Senato di Bologna. 1677 Viene pubblicato il volume “Museo Cospiano” che descrive le collezioni del museo di Ferdinando Cospi, tra cui molti fossili, rocce e minerali. Convivono nel Palazzo Comunale, fianco a fianco, i due grandi musei, aldrovandiano e cospiano. 1714 Vengono inaugurati a Bologna l’Istituto delle Scienze e il Museo dell’Istituto, sulla base della prima donazione di collezioni di Luigi Ferdinando Marsigli (1711). Appendix CHRONOLOGY OF THE GEOLOGIC AND PALAEONTOLOGICAL COLLECTIONS OF 16th, 17th, 18th CENTURIES IN BOLOGNA 1549 Ulisse Aldrovandi begins to collect “fossilia” and “petrified things”. 1595 The Aldrovandi Museum consists of 18,000 specimens among which are “7000 inanimate things that are generated in the bowels of the Earth”. 1605 Aldrovandi dies; his museum is donated to the Senate of Bologna and put on display, starting from 1617, in the City Palace. Fig. 9.28 - Detailed description of each specimen of the Oryctographic Table, handwritten by Bassi / Dettagliata descrizione degli esemplari della Tabella Oryctographica, manoscritta di Bassi (Museo Capellini, foto Ferrieri) 217 Carlo Sarti 1660 Ferdinando Cospi donates his Museum to the Senate of Bologna. 1677 The volume “Museo Cospiano” is published that describes the collections of Ferdinand Cospi’s museum, which includes many fossils, rocks and minerals. The two great museums of Aldrovandi and Cospi exist side by side in the City Palace. 1714 The Institute of Sciences and the Museum of the Institute are inaugurated in Bologna on the basis of Luigi Ferdinand Marsigli’s first donation (1711). 1727 Marsigli’s second donation to the Museum of the Institute of Sciences. 1727 First citation in a document of the “Museum Diluvianum in Scientiarum Instituto”. 1730 Marsigli’s third donation to the Institute of Sciences. Marsigli’s death. 1733 The arrangement of the “Museum Diluvianum in Scientiarum Instituto” is completed. It uses the most modern organizational criteria of the time in what is arguably the oldest public palaeontological museum in Europe. 1742 Pope Benedict XIV ratifies the transfer of Aldrovandi’s and Cospi’s museums to the Institute of Sciences, to be housed along with the collections already existing there. 1779 Giuseppe Monti donates rocks and fossils of the “Museum Diluvianum domi asservatum” to the Institute of Sciences, by his son Gaetano, according to his father’s will (deceased in 1760). 1796 Pillage of the Institute of Sciences by the Napoleonic troops. In 1816 parts of the stolen materials are recovered by the University, but the most precious pieces among those of geo-palaeontological interest (“Mines of gold”, precious stones, rare marbles, many fossils among which very important fossil fish collections, etc.) will be never returned. 1852 Inauguration of the completely restructured “New Natural History Museum”. The old “petrified things”, results of three hundred years of collection, are mixed together with more recent specimens and remains in the warehouses. 1860 Dismemberment of the Museum collections into three sections: Zoology, Mineralogy, Geo-Palaeontology. Each of these sections in the museum establishes the nucleus of three new museums annexed to the corresponding chair. Giovanni Capellini is called to take the chair of Geology. 1861-1880 Capellini completes his patient research, rediscovering a part of the Aldrovandi and Cospi historical collections of the Institute of Sciences, mixed with others specimens preserved in the University warehouses, and reconstitutes these old nuclei, otherwise destined to oblivion. 1881 On the occasion of the second International Geologic Congress in Bologna, the historical geological collections are restored by Carlo Fornasini under the supervision of Capellini and displayed in the so-called “Aldrovandi Tribune”, constructed inside of the Museum of Geology and Palaeontology for the occasion. In addition to the Aldrovandi collection (that includes the engravings that were used in the publication of the Musaeum Metallicum), the collection of Cospi, Marsigli, Bassi, etc, and all the Museum Diluvianum are added. 1907 Under the direction of Capellini, the Aldrovandi Museum is inaugurated in Palazzo Poggi, based on the recovered specimens. A great part of the Aldrovandi material preserved in the “Capellini” Museum is transferred to the Aldrovandi Museum and in its place plaster-casts of the specimens are displayed beside a plaque bearing an inscription written by Giovanni Pascoli that commemorates the event. 1960 A portion of the Capellini Museum is taken down in order to make room for the new Institute of Geology and Palaeontology. The Aldrovandi Tribune that still contained the historical collections was taken down because it was located exactly in the centre of what became the new Aula Magna. In its place the new Aldrovandi Tribune (Marsigli Room) is inaugurated, as a ‘Sancta Sanctorum’ in the “Giovanni Capellini Geological Museum”, where all the historical collections are accurately preserved and displayed to the public in 1963. 1988 On the occasion of the ninth centennial of the University of Bologna, the “Capellini Museum” is entirely restored, including the Aldrovandi Tribune (Marsigli Room): the historical collections are again described and classified by Sarti (1988). The “minerals and terre insigni” and the Museum Diluvianum are reordered in the museum according to the old ordering by Giuseppe Monti. In the Marsigli room many pieces that had been lost to memory are put on display, i.e. some remains of elephants described by Marsigli in the “Danubius Pannonico-Mysicus... observationibus”, the “Balanorum Congerie” and the famous “Monumento Diluviano” by Giuseppe Monti, etc... 2000 After one-hundred-forty years of uninterrupted residence in the Capellini Museum, in the summer of 2000 there was a loan to the Palazzo Poggi Museum of all the geopalaeontological historical collections, the old microscopes, the “minerals and terre insigni”, the “curiosities”, as well as all the furnishings (some dating from the 1700’s) along with the busts of the illustrious naturalists (Fig. 9.29) ordered by Giovanni Capellini to celebrated artists of 19th century expressly for the Museum of Geology that today bears his name. 1727 Seconda donazione marsigliana al Museo dell’Istituto delle Scienze. 1727 Prima citazione in un documento del “Museum Diluvianum in Scientiarum Instituto”. 1730 Terza donazione marsigliana all’Istituto delle Scienze e morte di Marsigli. 1733 Viene completato l’ordinamento del “Museum Diluvianum in Scientiarum Instituto”. Si tratta certamente del più moderno criterio organizzativo del tempo per quello che si può considerare il più antico museo paleontologico pubblico europeo. 1742 Papa Benedetto XIV ratifica il trasferimento dei musei aldrovandiano e cospiano nell’Istituto delle Scienze, accanto alle collezioni già esistenti in esso. 1779 Donazione di rocce e fossili del “Museum Diluvianum” di Giuseppe Monti “domi asservatum” all’Istituto delle Scienze, da parte del figlio Gaetano, per volontà testamentaria del padre (morto nel 1760). 1796 Saccheggio dell’Istituto delle Scienze da parte delle truppe napoleoniche. Nel 1816 una parte dei materiali trafugati viene riacquisita dall’Università, ma i pezzi più preziosi tra quelli di pertinenza geo-paleontologica (“Miniere d’oro”, pietre preziose, marmi rari, molti fossili tra i quali importanti collezioni di ittioliti, ecc.) non saranno mai più restituiti. 1852 Inaugurazione del “nuovo Museo di Storia Naturale”, completamente ristrutturato. Gli antichi “pietrificati” , frutto di quasi trecento anni di raccolte, sono mescolati insieme ai pezzi più recenti o lasciati nei magazzini. 1860 Smembramento delle collezioni del Museo in tre porzioni: Zooologia, Mineralogia, Geo-paleontologia. Ognuna di queste parti va a costituire il nucleo di tre nuovi musei annessi alle corrispondenti “cattedre”. Giovanni Capellini viene chiamato a ricoprire la cattedra di Geologia. 1861-1880 Capellini compie un paziente lavoro di ricerca ritrovando, mischiati ad altri reperti o conservati nei magazzini dell’Università, una parte delle collezioni storiche aldrovandiane, cospiane e dell’Istituto delle Scienze e ricostituisce questi antichi nuclei, altrimenti destinati alla scomparsa. 1881 In occasione del secondo Congresso Geologico Internazionale a Bologna, le collezioni storiche di tipo geologico vengono restaurate da Carlo Fornasini sotto la supervisione di Capellini ed esposte nella cosiddetta “Tribuna Aldrovandi”, appositamente costruita all’interno del Museo di Geologia e Paleontologia. Oltre alla raccolta aldrovandiana (che comprende anche i legni incisi che servirono alla pubblicazione del Musaeum Metallicum), le collezioni di Cospi, di Marsigli, Bassi, ecc. e tutto il Museum Diluvianum. 1907 Sotto la direzione di Capellini viene inaugurato a Palazzo Poggi il Museo Aldrovandiano, sulla base dei reperti che è stato possibile recuperare. Quasi tutti i materiali aldrovandiani conservati presso il Museo “Capellini” di Geologia e Paleontologia vengono trasferiti nel costituendo Museo aldrovandiano e al suo posto vengono esposti i calchi dei pezzi, accanto ad una lapide dettata da Giovanni Pascoli che ne ricorda l’avvenimento e che viene inaugurata per quella occasione. 1960 Una parte del Museo “Giovanni Capellini” viene abbattuta per far posto al nuovo Istituto di Geologia e Paleontologia. Anche la Tribuna Aldrovandi, che ancora contiene le collezioni storiche, viene abbattuta perché ubicata esattamente al centro di quella che diventerà l’Aula Magna. Al suo posto viene inaugurata, come Sancta Sanctorum all’interno del Museo Geologico “Giovanni Capellini”, la nuova Tribuna Aldrovandi (Sala Marsigli) dove vengono accuratamente conservate ed esposte al pubblico tutte le collezioni storiche (1963). 1988 In occasione del nono centenario dell’Università di Bologna, il Museo Geologico “Giovanni Capellini” viene interamente restaurato, compresa la Tribuna Aldrovandi (Sala Marsigli): le collezioni storiche vengono ridescritte e riclassificate da Sarti (1988). I “minerali e terre insigni” e il Museo Diluviano sono riordinati in museo secondo l’antico ordinamento di Giuseppe Monti. Vengono ritrovati e collocati nella sala Marsigli molti pezzi di cui si era perduta memoria, tra cui alcuni resti di elefanti descritti da Marsigli nel “Danubius Pannonico-Mysicus... observationibus”, la “Balanorum Congerie” e il famoso “Monumento Diluviano” di Giuseppe Monti, ecc... 2000 Dopo centoquaranta anni di presenza ininterrotta nel Museo Geologico “Giovanni Capellini”, durante l’estate 2000 vengono trasferite in prestito a Palazzo Poggi tutte le collezioni storiche geo-paleontologiche, gli antichi microscopi, i “minerali e terre insigni”, le “curiosità”, nonchè tutti gli arredi (alcuni originali del Settecento) e i busti degli illustri naturalisti (Fig. 9.29) commissionati da Giovanni Capellini a celebri artisti dell’epoca espressamente per il Museo di Geologia che ora porta il suo nome. 218 The Istituto delle Scienze in Bologna and its geological and palaeontological collections... / Le raccolte geologiche e paleontologiche settecentesche... Fig. 9.29 – Detail of the new Tribuna Aldrovandi (antique room) restored during 1960 in the Capellini Museum before the transfer to the Palazzo Poggi Museum of all the historical collections, the busts of 19th century (Cospi’s bust is shown) and the furnishing dating from the early 1700’s / Particolare della nuova Tribuna Aldrovandi (sala delle collezioni antiche) del Museo Capellini prima del trasporto dei materiali, dei busti ottocenteschi (nella figura vediamo quello di Cospi) e delle vetrine, originali del Settecento, a Palazzo Poggi (Museo Capellini, foto Ferrieri) Carlo Sarti , Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientali e Museo Capellini dell’Università di Bologna, Via Zamboni 63-67, I-40127 Bologna 219