UN PO’ DI STORIA…TRA MITO E LEGGENDA: DALLA DRUPA ALLA TAZZINA La pianta del caffè è un arbusto della famiglia delle Rubiacee, la Coffea, un arbusto sempreverde, che dà un fiore bianco immacolato dal suadente e delicato profumo di gelsomino, e che si è sviluppato allo stato selvatico. I suoi fiori sbocciano ciclicamente e ripetutamente nel corso dell’anno, altrettanto nascono e maturano i frutti sviluppati in drupe, verdi in principio, poi rosso carminio brillante al raggiungimento dell’opportuna maturazione. La pianta del caffè appartiene alla famiglia delle Rubiacee, genere coffea e ne esistono molte specie: arabica, Canephora (Robusta), Liberica, Racemosa, Excelsa ed un’ottantina di altre specie meno conosciute e non coltivate. L’origine di questa pianta della specie Arabica, è attestata in Etiopia; il primo estimatore di questo seme fu un pastore, chiamato Kaldi, che notò le sue capre in uno strano stato di eccitazione, dopo che avevano brucato l’erba vicino a questi arbusti. L’utilizzo dei semi, o chicchi di caffè, si diffuse tra le tribù limitrofe, alcune lo mescolavano all’impasto del pane per rinvigorire guerrieri e cacciatori, dando loro forza e stimolandone i sensi e la veglia, altre ai bocconi di grasso per lo stesso motivo, altre lo mescolavano al foraggio delle bestie nei momenti dell’anno in cui il caldo e la scarsità d’acqua ne rallentavano i ritmi o ne minavano la salute. In questo modo per le sue proprietà stimolanti, si diffuse tra le tribù nomadi dell’Etiopia e tramite queste giunse fino al porto di “Moka”: l’Arabia al di là del lembo del mare ne colse il valore sul suo suolo, accaparrandoselo ed attribuendogli il suo nome, specie Arabica. Le prime coltivazioni sono attestate sulle alture della zona occidentale dello Yemen, se ne trova traccia in Persia e viene apprezzato come bevanda nella città della Mecca già nel 1350 d.C.; data la fiorente cultura e le scienze sviluppate, nel 1510 d.C. circa se ne trova traccia al Cairo. Infatti i fedeli giunti in pellegrinaggio alla Mecca e a Medina, ne gustano la bevanda rinvigorente ed affrancante e ne importano in patria l’utilizzo, per merito dei mercanti musulmani. Dal Cairo ad Istanbul il passo è breve e nel 1600 circa il chicco di caffè e la bevanda al caffè sbarcano a Venezia: grazie al sapiente lavoro degli Speziali, anche in Europa vi è l’introduzione e lo sviluppo dell’uso del Caffè non solo come medicinale, ma anche come normale bevanda. Nel 1645 vi è l’apertura del primo caffè a Venezia, il Florian, nel 1652 a Londra, nel 1672 a Parigi, nel 1683 a Vienna, nel 1690 ad Amburgo. Nel frattempo le coltivazioni si erano diffuse, dallo Yemen verso le Indie Orientali, con un affinamento dei sistemi di coltivazione e selezione, aumentando così le superfici coltivate e coltivabili, prima nello Sri Lanka, poi in tutta l’area circostante. Sembra che sia stato un Baba Budan, pellegrino venuto dall’India nel 1600, a trafugare sette semi di caffè con capacità germinativa dalla Mecca a Mysore, nascondendoli nella cintura ed evitando la pena di morte. Dall’isola di Giava (o da Mocha: non si sa per certo), la pianta di caffè giunse all’orto botanico di Amsterdam: fu la fine dell’esclusiva commerciale dei musulmani, i quali non solo detenevano il monopolio delle coltivazioni, ma anche esportavano il caffè già torrefatto. Dal 1700 in poi, gli Olandesi introducono le piante di caffè nelle loro Colonie lungo la fascia equatoriale, nel 1723 i francesi le introducono nelle Antille, nel 1727 i Portoghesi in Brasile, dove trova le condizioni migliori (oggi è il 1° produttore al mondo), nel 1730 gli inglesi le introducono a Ceylon, in Giamaica, a Cuba e nel Centro America, nello stesso anno gli spagnoli le introducono in Colombia. Oggi in termini di esportazioni, il caffè è secondo solamente al petrolio ed alcuni paesi basano la loro economia su di esso. ORIGINE DEL NOME Caffè è un nome arabo, molto probabilmente deriva da Kaffa, una regione dell’Etiopia, in cui è stata trovata una varietà di caffè spontanea originale. Secondo altre interpretazioni deriva invece dal nome arabo Qahwah, termine poetico con cui si indica il vino (nettare) ed equivalente al turco Kahweh, che è passato al francese cafè, al tedesco kaffe, all’olandese kaffeè, all’inglese coffee ed al nome scientifico latino, Coffea. DUE LEGGENDE RIGUARDO ALLA NERA TAZZINA Torniamo al pastore chiamato Kaldi, che osservato il comportamento vivace delle sue capre, si accorse del chicco di caffè... Il pastore sembra abbia raccontato le sue esperienze ai monaci, i quali prepararono un decotto con le bacche rosse: questo permise loro di vegliare senza cedimenti fisici nelle notte di preghiera. Su questo evento l’Abate Massieu scrive: “Mentre s’appressa la sera, i monaci con piacer bevon dalla grande pentola! E non si fan più sorprendere dall’alba pigri di sonno, nei loro comodi letti.” Un mito più fantasioso e suggestivo è narrato da Nairone sull’apparizione dell’Arcangelo Gabriele a Maometto: questi durante la preghiera, non riusciva a tenere gli occhi aperti e l’arcangelo, dice la leggenda gli venne in soccorso con una fumante tazza di caffè. Dopo averne bevuti pochi sorsi il profeta si sentì talmente in forza da "disarcionare quaranta uomini e rendere felici quaranta donne". Da allora, favorito anche dal divieto coranico di usare bevande alcoliche, il caffè è diventata la bevanda più amata dagli arabi. Tradizione e professionalità - L’espresso al Bar Per preparare un ottimo caffè al bar la regola da seguire è quella delle 5 “Emme” ovvero: •Miscela di caffè •Macinatura •Macchina per caffè •Mano e Mente del preparatore La Miscela di caffè La scelta della giusta miscela di caffè è fondamentale e richiede anche una profonda e spiccata conoscenza delle caratteristiche dei vari caffè che compongono la miscela finale che si andrà ad utilizzare. Certamente solo dopo aver gustato una determinata miscela si può giungere ad una scelta ed ad un apprezzamento del risultato finale ottenuto, ma anche la conoscenza delle singole peculiarità tra i vari caffè come la mescolanza tra il gusto, l'aroma ed il corpo dei vari caffè può dare una risposta in base alla quale si otterrà un prodotto con un determinato sapore, aroma e corpo. Molte miscele sono composte da più qualità di caffè mescolate tra loro per diversità di caratteristiche di gusto, corposità e sapore. Naturalmente le proporzioni, le miscele ed i trattamenti rimangono dei segreti che ogni azienda mantiene per rendere il proprio caffè unico sul mercato. Macinatura Particolare attenzione va rivolta a questa operazione infatti una macinatura sbagliata, può infatti surriscaldare la miscela e trasformare il caffè in polvere bruciata. Il grado di macinatura non deve essere troppo grosso altrimenti la miscela diventa meno solubile e l'acqua scorre via quasi lavando la miscela senza estrarne aroma e sapore; nemmeno una macinatura eccessivamente fine è buona infatti si ottiene un caffè forte, a volte con sapore di bruciato. La macinatura va pertanto regolata in modo ottimale dosando il tempo ed agendo sulle regolazioni del macino utilizzato, ciò può essere fatto attraverso prove e con la consulenza del nostro fornitore di caffè di fiducia. Inoltre il macino utilizzato ha bisogno di una manutenzione periodica come la pulizia settimanale, il controllo dell’usura e la verifica del dosatore che va fatta periodicamente avvalendosi di un bilancino per controllare la dose erogata. Inoltre è sempre opportuno tenere nel dosatore un minimo quantitativo di polvere in modo da avere sempre la miscela macinata di fresco evitando di perdere le caratteristiche proprie del caffè. Macchine Per Caffè Pre-trattamento dell'acqua Se si utilizza acqua dell'acquedotto cittadino questa deve essere trattata prima dell'uso con filtri al carbone. Per la durezza dell'acqua si utilizza l'addolcitore a resine. Oltre a far ottenere un buon caffè il pre-trattamento dell’acqua è fondamentale per la durata del macchinario. Temperatura dell'acqua La temperatura dell'acqua per l'infusione deve essere tra gli 86°C ed i 93°C. Pressione della caldaia Per ottenere la temperatura sopra indicata la pressione in caldaia deve essere: macchine a leva: da 1,2 a 1,4 bar macchine idrauliche o ad erogazione continua: da 1,0 a 1,2 bar Pressione della pompa Il valore normale della pressione deve essere di 9 atmosfere. Temperatura nella tazzina La temperatura del caffè nella tazzina immediatamente dopo l'infusione deve essere attorno ai 65°C. Dose di caffè macinato La dose della miscela deve essere di 6-7 grammi. Pressatura della miscela La pressione corretta della miscela nel filtro deve corrispondere a 20-25 kg. Tempo di infusione Per raggiungere 25/35 ml di liquido il tempo di infusione deve essere tra 25 e 35 secondi. Mano e Mente del Preparatore Qui entra in gioco la preparazione personale dell'operatore, il fattore umano non può essere certo trascurato… Tempo di infusione Prima di tutto, come già detto, per ottenere la giusta quantità di liquido il tempo di infusione deve essere tra 25 e 35 secondi e naturalmente è decisa dal preparatore che può allungare o accorciare i tempi in funzione del caffè che vuole ottenere, lungo o ristretto. La Manutenzione L’addolcitore dell'acqua Le resine dell’addolcitore devono essere periodicamente rigenerate dissolvendo nell'addolcitore un chilo di sale comune grosso ogni 1500-2000 tazze erogate. I filtri e i porta filtri Bisogna controllare che i fori dei filtri non si siano allargati troppo con l’uso e che il bordo non risulti danneggiato dal continuo sbattere contro i bordi del cassetto. Il fondo del porta filtro deve essere regolarmente ripulito ed eventuali incrostazioni rimosse; verificare i beccucci e rimuovere eventuali residui di caffè secco o altre incrostazioni. Doccette Le doccette devono essere sempre pulite e sostituite quando necessario. Guarnizioni Le guarnizioni di gomma devono essere cambiate con la giusta frequenza per evitare la tracimazione di parti solide nella tazzina. Filtro cieco Le macchine devono venire spesso lavate con il filtro cieco inserendo il disco di gomma nel filtro, si aggancia bene il porta filtro e si fa funzionare la macchina. Questa operazione va effettuata almeno una volta a settimana. La torrefazione all'italiana del caffè La torrefazione e' un'arte, è soprattutto l’arte italiana caratteristica che contraddistingue e dà luogo alla tradizione de “l’espresso all’italiana” che ci rende famosi nel mondo. Si parte con la selezione delle varietà da miscelare che determinano le caratteristiche proprie del caffè mescolando e armonizzando pregi e caratteristiche per ottenere miscele dal gusto più equilibrato e dall'aroma più armonico e comunque diverso da qualunque altra marca di caffè appartenenti alla tradizione italiana. Per arrivare a mettere a punto una miscela perfetta è necessario che vi sia da parte dello staff di degustatori e specialisti una notevole preparazione specifica che consenta di valutare e stabilire come arrivare ad ottenere la miscela desiderata. In generale si può dire che la miscela finale è ottenuta combinando specie di caffè provenienti da paesi diversi ed aventi caratteristiche eterogenee, ogni varietà conferisce al prodotto finale una determinata caratteristica, il profumo, l’aroma, il sapore, ecc. Caratteristica di notevole importanza è il grado di tostatura, poiché durante questa fase il caffè, continuamente agitato in recipienti metallici, viene trattato con getti di aria calda alla temperatura di circa 250° centigradi. Durante questa fase i chicchi di caffè perdono peso a causa dell'evaporazione dell'acqua e di altre sostanze idrosolubili, perdono anche una piccola parte della caffeina contenuta. Contemporaneamente aumenta il volume rispetto al prodotto crudo che assume una colorazione marrone-nerastra, per effetto della carbonizzazione della cellulosa e della caramellizzazione degli zuccheri. Sulla superficie dei chicchi compare un olio brunastro, detto caffeone, che ne determina l’aroma. Infine il caffè subisce un processo di raffreddamento “controllato” affinché possa mantenere tutte le caratteristiche assunte durante il processo di tostatura. Più elevata è la temperatura di tostatura, maggiore è la diminuzione di caffeina nei chicchi. In Italia la tostatura e' molto spinta e la bevanda ottenuta risulta quindi molto aromatica e con un contenuto di caffeina relativamente moderato rispetto al caffè bevuto in altri paesi. Il segreto di una perfetta tostatura è dato da due variabili: tempo e temperatura. Per arrivare ad un ottimo risultato e poter conciliare in modo ottimale queste due variabili occorre una lunga esperienza, fatta di ricerca e soprattutto di una notevole pazienza anche nel fare esperimenti successivi fino ad arrivare alla perfetta messa a punto della miscela avente le caratteristiche desiderate. Per poter arrivare a parlare di perfetta tostatura, e cioè di torrefazione e di trasformazione del prodotto, bisogna tener conto che dietro tutto questo c'e' un attento studio da parte di uno staff che collabora ed interagisce per ottenere un ottimo prodotto finale. Il caffè, o per meglio dire le miscele di caffè tostato, vengono conservate in idonei silos appositamente studiati e costruiti, ubicati in locali freschi e asciutti. La permanenza all’interno dei silos è limitata a qualche giorno, il tempo giusto per areare il caffè prima di sottoporlo al processo di macinatura o di insacchettamento dei grani. Vista la destinazione del prodotto, il nostro caffè non viene quasi mai macinato, ma insacchettato in grani. La macinazione del caffè è un processo delicato che se effettuato in modo inadeguato può alterare le caratteristiche proprie del prodotto. La tostatura può aumentare la friabilità del prodotto rendendone più agevole la macinazione. Poichè con la tostatura aumenta anche la capacità di assorbire umidità (con conseguente degrado del prodotto), il caffè, soprattutto se macinato, deve essere conservato in confezioni sottovuoto o con l’aggiunta di gas inerte.