LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 LA FEDE E LE VACANZE Con il caldo ed il bel tempo, il tanto desiderato ed atteso periodo delle ferie è ormai incominciato. Tutti ne avvertiamo il desiderio! Molti tra noi, lo sappiamo, non avranno però l’opportunità di andare in vacanza a causa della pesante crisi che incombe da anni sulla vita delle nostre famiglie e a causa della perdita del proprio posto di lavoro o della precarietà della propria situazione economica familiare. Tuttavia, sono convinto che questo provvidenziale tempo di “stacco” dalla routine e dalle abitudini stressanti ed incalzanti, possa essere fortemente utile e prezioso per ciascuno di noi, e ci possa aiutare a prendere una “sana boccata d’ossigeno” per un maggiore beneficio sia fisico che spirituale. Vivere bene ed in modo distensivo la nostra estate può sicuramente essere un investimento prezioso per l’igiene mentale personale e per il nostro equilibrio in vista delle fatiche dell’anno che ci sta davanti con tutte le sue complesse problematiche socio-economiche e relazionali! Mentre non è necessario “partire” per andare in vacanza (in tanti infatti non se lo possono permettere!), serve tuttavia assolutamente “staccare la spina”, disintossicare il proprio cuore, togliere le tante negatività e criticità che ci portiamo dentro a causa dei ritmi incalzanti e pressanti della nostra vita quotidiana! La domanda che oggi più che mai affiora spontaneamente sulle nostre labbra è questa: ma in vacanza ci va anche la nostra fede? Cosa vuol dire per noi credenti “staccare la spina”? L’estate non è forse uno dei momenti privilegiati per incontrarci con Dio, con il creato e con il nostro uomo interiore? Mi piacerebbe allora leggere insieme con voi alcune opinioni ed esperienze raccolte in queste settimane nel corso di alcune conversazioni confidenziali circa il nostro modo di approfittare del tempo delle vacanze. Va detto che per la maggior parte delle persone le vacanze estive non sono mai il “tempo del lasciarsi andare”, del di - 3 simpegno e della fuga dalla vita ordinaria. Semmai le ferie ci danno un’occasione in più per “fare una sosta” e per “ricentrare” il nostro cammino; durante l’estate, complice forse una maggior distensione ed una minore dose di fretta, in tanti scelgono di ridurre lo stress per dedicarsi più a se stessi, ai propri interessi e per coltivare quelle attività fisiche e spirituali, che ci attraggono e che sentiamo importanti ed utili per il nostro benessere e per il nostro equilibrio. Le ferie possono addirittura essere le “vacanze dello spirito” in quanto durante questo tempo provvidenziale noi possiamo tornare a gestire ed organizzare il nostro tempo libero senza più essere condizionati dagli abituali e stressanti ritmi di vita lavorativa e relazionale; per esempio ci sono sicuramente più margini di libertà su come impiegare efficacemente il nostro tempo, se dedicarci a cose rilassanti e divertenti oppure trovare le occasioni favorevoli per ravvivare e rinsaldare le tante relazioni ed amicizie lasciate in “stand by” a causa dei ritmi vertiginosi dovuti alla vita contemporanea. E’ bello poter desiderare e coltivare maggiormente e più a fondo i nostri incontri importanti, le situazioni e le attività tralasciate per tutto l’anno a causa della mancanza di tempo ed ora finalmente possibili! Per noi cristiani, la preghiera e la meditazione personale quotidiana (anche se in misura limitata) dovrebbero accompagnarci, è vero, durante tutti i giorni dell’anno. Ma l’estate ci offre senza dubbio qualche opportunità in più per rispolverare e “nutrire” la nostra coscienza e per aprire il nostro cuore alle tante domande ed agli ideali irrinunciabili che ci sono cari e che possono aiutarci a dare maggiore dignità alla nostra vita. E’ senz’altro importante che ciascuno di noi faccia di tutto per approfittare della “grazia” e della calma di queste settimane estive, in cui magari non ci sono i nostri ragazzi, perché impegnati ai campi estivi, oppure perché in vacanza coi LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 nonni … e così in molti ritroveranno l’occasione preziosa per riprendere in mano il timone della propria vita facendosi aiutare da qualche buona lettura spirituale o, perché no, da qualche bella chiacchierata con gli amici veri (che pur essendo diventati frutti rari … esistono ancora, eccome, nelle nostre comunità!) Per molti, poi, le vacanze, malgrado il clima di diffuso degrado culturale, morale e religioso potrebbero essere anche un momento di ricerca della pacificazione del proprio cuore, un tempo di riscoperta dei valori belli e buoni che danno senso e gusto alla vita quotidiana! Perché non provare allora ad abbassare le tensioni ed i toni di chi tra noi vive sempre sul filo del rasoio per tutto l’anno ed ora finalmente può tirare un po’ il fiato nelle sue corse affannose che spesso tolgono “respiro” e serenità interiore? Perché non cercare di approfittare di questi mesi estivi per dedicare un po’ del proprio tempo al servizio oppure alla visita ad alcune persone anziane o malate; ci sono ancora tanti giovani e famiglie che sanno regalare con generosità una parte del proprio tempo libero per andare a portare un po’ di gioia e di speranza a chi da casa propria non può mai uscire! La parola “vacanza” che viene dalla parola latina “vacuum”, cioè “vuoto” (di simpegno dal fare) provi invece a diventare per ciascuno il tempo della ricarica spirituale, della riscoperta del “pieno” delle buone relazioni e delle cose che contano e che ci possono ridare una “botta” di energie nuove e di speranze che ci aiutino a ripartire con il “piede giusto” nonostante i tempi difficili che siamo chiamati ad attraversare! Inoltre, alcune famiglie che hanno la grazia di condividere da anni un comune cammino di fede, colgono l’occasione delle ferie estive per andare a “fare il pieno” in un santuario mariano o in qualcuna delle tante splendide oasi spirituali esistenti in Italia, oppure per poter fare un breve periodo di volontariato legato a qualche associazione o comunità di recupero o di vicinanza a persone con problemi o disabilità. Allora, buon tempo estivo a tutti voi, cari Varallesi … aiutati anche dalle nostre bellissime e verdi montagne, che ci offrono generosamente e a volontà, itinerari e sentieri adatti a tutte le capacità di marcia, facendoci contemplare cime facilmente accessibili ed emozionanti che sicuramente, con il fascino suadente della loro bellezza, ci aiutano a salire più in alto nella vita ed a riscoprire meglio Dio, il creato, e ciò che di più profondo ci portiamo dentro noi stessi! Buone vacanze! don Roberto Collarini INDICE pag. 3/4 l’editoriale del prevosto pag. 5/6/7 l’enciclica di Papa Francesco pag. 8/9 le provocazioni di Papa Francesco pag. 10/11/12/13 la missione in Ciad pag. 14/15 don Benoit ci scrive pag. 16/17/18 diario di un viaggio in Palestina pag. 19/20 pellegrinaggio parrocchiale a Re pag. 21/22/23/24 M. Guaini e Maria pag. 24/25/26 M. Emanuela Iacovone pag. 26/27/28/29 S. Caterina da Siena pag. 30 il compleanno di don Armando pag. 31 il ricordo di don Giuseppe Marcodini ìpag. 32 dal coretto tante rivelazioni pag. 33/34 Anna e il Grim pag. 34 notizie dall’AVAS pag. 35 visita al Sermig pag. 36 20 anni di Pellegrinaggi a Lourdes pag. 37 buone vacanze dalla scuola dell’infanzia S. Vincenzo pag. 38/39 lettera aperta alle famiglie pag. 40/41 il restauro delle statue di Sant’ Anna e della Vergine Maria pag. 42/43 il restauro della Dormitio pag. 44 la testimonianza di un seminarista pag. 45 grest 2013 pag. 46/47/48 un ricordo di Pier Giorgio Longo pag. 48 anagrafe parrocchiale pag. 49/50 la preghiera di Dio 4 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 LUMEN FIDEI: ECCO LA PRIMA ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO LA FEDE ILLUMINA L’ESISTENZA DELL’UOMO “Lumen Fidei”, “La luce della testimoniare la fede nella società, in fede”: si intitola così la prima ogni ambito della vita quotidiana, Enciclica di Papa Francesco, pubblica- «senza vergognarsi»! « ta il 5 luglio 2013 Obiettivo del documento è recuIndirizzata a tutti i fedeli della perare il carattere di luce proprio Chiesa ed agli uomini di buona volontà della fede, capace di illuminare tutta è suddivisa in quattro capitoli. l’esistenza umana. L’Enciclica – spiega Papa Francesco – Chi crede, vede! era già stata “quasi completata” da Chi crede, non è mai solo, perBenedetto XVI. ché la fede è un bene per tutti, un È la luce della fede la risposta al bene comune che aiuta a distinguere il buio e ai dubbi dell'uomo di oggi. Una bene dal male, a edificare le nostre luce che troppo spesso appariva illusoria, società, donando tanta speranza. una luce da riscoprire e da annunciare a È questo il cuore della Lumen tutto il mondo in «un tempo in cui l'uo- Fidei: quello di una fede che non sepamo è particolarmente bisognoso!» ra l’uomo dalla realtà, ma lo aiuta a C'è tutto questo nell'Enciclica coglierne il significato più profondo. Lumen Fidei, la prima di Francesco, In un’epoca come quella moderna scritta a quattro mani con Benedetto, scrive Papa Francesco - in cui il credepapa emerito, che Bergoglio ringrazia re si oppone al cercare e la fede è fin dalla prefazione. vista come un’illusione, un salto nel «Benedetto XVI scrive vuoto che impedisce la libertà dell’uoFrancesco nell'Enciclica - aveva già momo, è importante fidarsi ed affidarcompletato una prima stesura di si, umilmente e con coraggio, all’amoLettera enciclica sulla fede. Gliene re misericordioso di Dio che raddrizza sono profondamente grato e, nella fra- le storture della nostra storia. ternità di Cristo, assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni ulteriori contributi. Il Successore di Pietro, ieri, oggi e domani, è infatti sempre chiamato a “confermare i fratelli” in quell'incommensurabile tesoro della fede che Dio dona come luce sulla strada di ogni uomo. Ottantadue pagine divise in quattro capitoli, oltre alla prefazione, firmata, in latino di suo pugno, da Franciscus il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo. Ed ecco il cuore della Lettera: 5 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Testimone affidabile della fede è Gesù, attraverso il quale Dio opera veramente nella storia. Chi crede in Gesù non solo guarda a Lui, ma impara anche a leggere la vita dal Suo punto di vista. E come nella vita quotidiana ci affidiamo all’architetto, al farmacista, all’avvocato, che conoscono le cose meglio di noi, così per la fede ci affidiamo a Gesù, esperto nelle cose di Dio, colui che ci spiega Dio. La fede non è un fatto privato sottolinea il Papa - perché si confessa all’interno della Chiesa, come comunione concreta dei credenti. E in questo modo, l’esistenza credente diventa esistenza ecclesiale. Quindi, Papa Francesco dimostra lo stretto legame tra fede, verità e amore, quelle virtù affidabili che vengono da Dio. La fede senza verità non salva – dice il Pontefice - Resta solo una bella fiaba, soprattutto oggi in cui si vive una crisi di verità a causa di una cultura che crede solo alla tecnologia o alle verità del singolo, a vantaggio dell’individuo e non del bene comune. Il grande oblio del mondo contemporaneo - evidenzia il Papa - è il rifiuto della verità grande, con la “V” maiuscola, è il dimenticare la domanda su Dio, perché si teme il fanatismo e si preferisce il relativismo. Al contrario, la fede non deve essere intransigente, il credente non è arrogante perché la verità che deriva dall’amore di Dio non si impone con la violenza e non schiaccia il singolo. Per questo è possibile il dialogo tra fede e ragione: innanzitutto, perché la fede risveglia il senso critico ed allarga gli orizzonti della ragione; in secondo luogo, perché Dio è luminoso e può essere trovato anche dai non credenti che lo cercano con cuore sincero. Chi si mette in cammino per praticare il bene - sottolinea il Papa - si avvicina già a Dio! Altro punto essenziale della Lumen Fidei è l’urgenza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di Dio – dice Papa Francesco - non può tenere questo dono solo per sé; infatti quando l’amore abbonda nel cuore è normale che debordi e si diffonda intorno a sé! Come una fiamma si accende da un’altra fiaccola, così la luce di Gesù brilla sul volto dei cristiani e si trasmette di generazione in generazione, attraverso i testimoni della fede. È forte, quindi, il legame tra fede e memoria, perché l’amore di Dio tiene uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei di Gesù. C’è, però, un mezzo speciale con cui la fede può trasmettersi: sono i Sacramenti. Innanzitutto, il Battesimo, che ci ricorda che la fede deve essere ricevuta, in seno alla chiesa, perché nessuno battezza se stesso, e che mette in risalto la sinergia tra la Chiesa e la famiglia, nella trasmissione della fede. Poi, l’Eucaristia, nutrimento prezioso della fede che ci insegna a vedere la profondità del nostro quotidiano. E ancora, la confessione di fede pronunciata nel Credo e la preghiera del Padre Nostro, che coinvolgono il credente nelle verità che confessa con le labbra e lo fanno vedere con gli occhi di Cristo che illuminano le proprie domande esistenziali e gli danno chiarezza. 6 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Infine, i Dieci Comandamenti, che non sono un insieme di precetti negativi, ma indicazioni concrete per entrare in dialogo autentico con Dio! Nel suo ultimo capitolo, la Lumen Fidei spiega il legame tra il credere e il costruire il bene comune: la fede, che nasce dall’amore di Dio, rende saldi i vincoli tra gli uomini e si pone al servizio della giustizia, del diritto, della pace. Essa non allontana, non estranea dal mondo, scrive il Papa, anzi: se la togliamo dalle nostre città, perdiamo la fiducia tra noi e restiamo uniti solo per paura o per interesse. Sono tanti, invece, gli ambiti illuminati dalla fede: la famiglia fondata sul matrimonio, inteso come unione stabile tra uomo e donna; il mondo dei giovani che desiderano ”una vita grande” e ai quali “l’incontro con Cristo dona una speranza solida che non delude!” “La fede non è un rifugio per gente codarda, timorosa e senza coraggio - afferma Papa Francesco ma la dilatazione della vita” e in quest’ambito le GMG permettono ai giovani di mostrare la gioia della fede e l’impegno a viverla in modo saldo e generoso. La fede illumina anche la natura, ci aiuta a rispettarla, a “trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull’utilità o sul profitto, ma che considerino il creato come un dono”; ci insegna ad individuare forme giuste di governo, in cui l’autorità viene da Dio ed è a servizio del bene comune; ci offre la possibilità e la necessità del perdono che porta a superare tutti i conflitti! “Quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti basilari del vivere vengano meno”, ricorda il Papa. Per questo, non dobbiamo vergognarci di confessare pubblicamente Dio, in quanto la fede illumina tutto il vivere sociale. Anche la sofferenza e la morte ricevono un senso dall’affidarsi a Dio, scrive il Santo Padre: all’uomo che soffre il Signore non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua presenza delicata che accompagna. In questo senso, la fede è sempre congiunta alla speranza. E qui il Papa lancia un appello: “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni facili e proposte immediate che ci confondono nel cammino”. L’Enciclica si conclude, quindi, con una preghiera a Maria, “icona perfetta” della fede, affinché ci insegni a guardare la nostra vita, le relazioni ed i nostri progetti con gli occhi di Gesù! don Roberto Collarini 7 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 LAMPEDUSA: ALCUNE FORTI PROVOCAZIONI CHE PAPA FRANCESCO RIVOLGE ANCHE A NOI! Nel corso della “storica” visita sull’Isola siciliana di Lampedusa (lunedì 8 luglio 2013), Papa Francesco ha espresso il desiderio di rendere omaggio alla memoria delle drammatiche morti in mare di migliaia di immigrati in cerca di speranza e di futuro; il Santo Padre celebrando la S. Messa in un campo sportivo affollato ha pronunciato tra l’altro alcuni moniti forti a tutti i cristiani ed agli uomini di “buona volontà”. Anche noi vogliamo accogliere volentieri le sue parole vibranti, perché possano scavare il nostro cuore e la nostra coscienza spesso tranquilla ed assopita davanti al dolore ed ai problemi del nostro prossimo! 1. Alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei proporre alcune parole che soprattutto provochino la coscienza di tutti, spingano a riflettere e a cambiare concretamente certi nostri atteggiamenti. Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. «Abramo, dov’è il tuo fratello?», la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano que8 sto non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio! E una volta ancora ringrazio voi abitanti di Lampedusa per la solidarietà. Ho sentito, recentemente, uno di questi fratelli. Prima di arrivare qui sono passati per le mani dei trafficanti, coloro che sfruttano la povertà degli altri, queste persone per le quali la povertà degli altri è una fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto! E alcuni non sono riusciti neppure ad arrivare. «Dov’è il tuo fratello?» Chi è il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c’è una commedia di Lopez de Vega che narra come gli abitanti della città di Fuente Ovejuna uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E quando il giudice del re chiede: «Chi ha ucciso il Governatore?», tutti rispondono: «Fuente Ovejuna, Signore». Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: «Dov’è il sangue del tuo fratello che grida fino a me?». Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo "poverino", e continuiamo per la nostra LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. 2. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro! Ritorna la figura dell’Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti "innominati", responsabili senza nome e senza volto! «Adamo dove sei?», «Dov’è il tuo fratello?», sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. 3. Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: «Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?» Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulle barche? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del "patire con": la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere! Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: «Rachele piange i suoi figli … per- ché non sono più». Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi … Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi come questo. «Chi ha pianto?» Chi ha pianto oggi nel mondo? Signore, in questa Liturgia, che è una Liturgia di penitenza, chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo, Padre, perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore! (estratto dell’Omelia di Papa Francesco a Lampedusa, l’8 luglio 2013) 9 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 MISSIONE IN CIAD: UN DIALOGO TRA CHIESE CHE DURA DA La missione in Ciad è l’ultimo impegno che i Fidei Donum novaresi hanno avviato in terra di missione, ricordiamo che nel 1987 mons. JeanClaude Bouchard incontrando a Roma mons. Del Monte, chiese un aiuto per incrementare l’attività di promozione umana e di evangelizzazione in una realtà ecclesiale in cui la comunità cristiana stava muovendo i primi passi. La richiesta venne generosamente accolta e con il mese di gennaio 1988 si iniziò ufficialmente il lavoro di cooperazione e comunione tra queste due Chiese. Va detto inoltre che in questi venticinque anni di impegno missionario un discreto numero di sacerdoti novaresi ha dedicato parte della loro vita sacerdotale al servizio di questa giovane Chiesa africana che sempre più si è offerta a noi, a sua volta, con un interessante termine di confronto per l’originale cammino di catecumenato che ha avviato tenendo conto della specificità della realtà africana, ed in modo particolare di un paese come il Ciad segnato da differenze etniche e linguistiche di notevole spessore. L’itinerario di catecumenato prevede un cammino che dura oltre tre anni con delle scansioni intermedie di verifica con esami rigorosi. Anche i nostri missionari che hanno lavorato sotto la sapiente guida di mons. Bouchard, concordano sulla validità e sulla robustezza dell’impostazione data a questo cammino di catechesi che pone come asse por- VENTICINQUE ANNI tante dell’approccio della persona al mistero di Cristo, proprio l’immersione nella Parola del Vangelo. Tutto ciò unito ad una serie impressionante di progetti di promozione umana tesi a elevare la qualità di vita, in modo particolare dei bambini e delle donne, fa si che questa giovane Chiesa pur vivendo ancora una fase molto delicata della sua crescita, bisognosa pertanto di un sostegno da parte nostra, sia nel contempo un utile riferimento per la nostra pastorale forse poco abituata a confrontarsi su uno sforzo comunitario di lettura della Parola di Dio. Ma è proprio tra lo scambio dei doni che ogni Chiesa possiede che si arriva a quella comunione che permette di arricchirsi vicendevolmente. In questa prospettiva la presenza di don Benoit Lovati è arricchente come lo è stata anche per coloro che avendo passato periodi più o meno lunghi in terra ciadiana, ora beneficiano di quell’esperienza molto forte nel contesto della nostra realtà diocesana. 10 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 I POVERI AIUTANO ALTRI POVERI Uno degli aspetti che stanno emergendo prepotentemente dal variegato mondo dell’evangelizzazione e del volontariato è il costatare come in questi ultimi anni si sia registrato un profondo cambiamento nella figura dei missionari operanti sui vari fronti della missione ad gentes. Tanto per capirci, noi siamo abituati a ripercorrere la storia della missione fatta lungo i secoli da schiere di missionari europei che varcati gli oceani per approdare in terre lontane al fine di portare la Parola e la luce del Vangelo, hanno a loro volta influito tramite la loro cultura, le loro tradizioni religiose e via discorrendo ad avviare una realtà ecclesiale, spesso e volentieri modellata su cliché prettamente europei. Dall’epopea pionieristica di San Francesco Saverio, lungo i secoli si è passati ai grandi fondatori di congregazioni missionarie, come San Daniele Comboni, il beato Allamano, San Guido Conforti ecc., i quali attraverso l’intuizione geniale del carisma missionario loro conferito, avviavano verso terre e popoli lontani un numero stupefacente di uomini e donne, desiderosi di porsi al servizio del Vangelo e dei più poveri. Si può dire che questa luminosa pagina missionaria, per quanto riguarda le vecchie nazioni europee, sia ormai giunta al crepuscolo, questo significa non tanto che essa abbia fallito il suo scopo, quanto piuttosto che ormai siamo alle soglie di un chiaro superamento di un certo modo di fare missione fortemente collaudato per secoli e che ora si apre a nuove prospettive! Oggi il personale missionaraio che si incontra in terra di missione è sempre più proveniente da paesi generalmente ancora considerati “terra di missione”. Da un recente viaggio in Ciad ho toccato con mano una realtà nuova già intravista in precedenti viaggi ma che stavolta si imponeva per la sua consistenza. Scoprire ad esempio che in Ciad operano Missionari provenienti dalla Nigeria, dal Camerun, dal Togo e dal Burundi, e allo stesso tempo vedere all’opera suore e volontari laici pro- 11 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 venienti da paesi dell’America Latina, dall’Asia e dall’Africa, aiuta a comprendere come la Chiesa si stia sempre più trasformando in realtà “cattolica” tout court, lasciandosi alle spalle la visione eurocentrica del mondo. Se un missionario europeo approdato in un paese povero poteva, in passato, mettere in cantiere grandiose strutture e opere sociali in quanto poteva contare su consistenti fondi e aiuti necessari per realizzarli, la presenza di nuovi missionari provenienti da paesi poveri che non possono contare su comunità ricche e generose per affrontare le urgenze in cui si trovano ad operare, mette in risalto quanto la prospettiva missionaria debba essere rivista e ripensata a fronte delle mutate situazioni. Il personale apostolico proveniente da paesi che dal punto di vista delle risorse hanno poco da offrire, imposta inevitabilmente tutta la sua azione missionaria sulla relazione umana e sulla condivisione della vita, con la gente a cui si affianca con tenerezza e audacia al fine di annunciare quella parola che cambia la vita: il Vangelo. C'E' ANCORA BISOGNO DI NOI BIANCHI? 1988 - 2013. Venticinque anni sono passati da quando per la prima volta raggiungevo il Ciad, questo grande Paese africano, allora per me sconosciuto e pieno di incognite. Ora sono ritornato per l’ennesima volta nella diocesi di Pala, per incontrare gli amici con i quali ho percorso un tratto di strada, e per “sostenere” chi è stato chiamato a continuare il cammino che la Chiesa novarese compie laggiù. Diventa spontaneo, guardando da dove siamo partiti, domandarsi che cosa è cambiato nel Paese in questi anni, e come questa giovane Chiesa è cresciuta. Già uscendo dall’aeroporto della capitale campeggiavano grandi manifesti con il volto del Presidente Idriss Déby che, ricordando i cinquant’anni d’indipendenza del Paese, inneggiavano ad un futuro ricco di promesse. Forse sono solo slogan e parole di propaganda, ma indicano anche una volontà di crescere e di “prendersi in mano”, pur condizionati dall’esplosiva situazione internazionale, economica e politica, che tocca tanti Paesi del cosiddetto “terzo mondo”. Ma se qualche piccolo segno positivo si vede nel Paese, è la fisionomia della nostra Chiesa sorella di Pala, anch’essa immersa in continui cambiamenti, che cammina e cresce. Parto da alcune cifre per poter meglio comprendere. Quando noi preti novaresi abbiamo iniziato a lavorare in quella Chiesa, il personale apostolico era interamen- 12 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 te europeo (italiano e francese) con l’eccezione di un solo prete ciadiano (ordinato nel 1982). Dal 1996 sono iniziate a crescere le ordinazioni sacerdotali fino ad arrivare ai dieci sacerdoti ciadiani di oggi che lavorano in quella diocesi. A loro si devono aggiungere sacerdoti e suore di altre nazioni africane: nigeriani, camerunesi, burundesi, congolesi, e altro personale che arriva dall’America Latina e dall’Asia. A questo cambiamento di personale si aggiunga una crescita forte del numero dei catecumeni e dei battezzati. Queste cifre “consolanti” non devono però trarre in inganno: la veloce crescita porta inevitabilmente con sé difficoltà e problemi. Primo fra tutti la capacità economica di autogestirsi. Notevole è il peso di strutture ricevute in eredità dai primi missionari, ora da mantenere e gestire con minori aiuti internazionali; e poi inevitabili debolezze ed errori tipici dei “giovani”. A noi missionari “stranieri” è chiesto allora di accettare un nuovo modo di presenza. Perché se all’inizio il nostro compito è stato quello di “piantare” e di “seminare”, oggi il bisogno maggiore e, forse più delicato e impegnativo, è quello di accompagnare e “camminare insieme”, accogliendo tutti quei cambiamenti faticosi che portano, poco alla volta, ad esprimere una immagine di Chiesa sempre più espressione della cultura e della storia di questo popolo. Allora oggi a noi missionari presenti in quelle terre è richiesta molta saggezza e umiltà per camminare non “davanti” ma “accanto”, accettando qualche maggior lentezza e fatica, portando la ricchezza della nostra esperienza di fede e lasciandola però trasformare dalla storia e dalla cultura di quella gente alla quale lo Spirito sta parlando. E da questo incontro tra “pari” non ne può che nascere una nuova ricchezza anche per noi, Chiesa-sorella, a patto di saperci mettere in ascolto e lasciarci interpellare dalla loro freschezza e dal loro entusiasmo. No davvero, l’avventura dell’annuncio del Vangelo non è per niente finito; la Chiesa del Ciad ha bisogno ancora di noi Chiesa di Novara, e noi abbiamo ancora molto da imparare dalla Chiesa del Ciad! In uno scambio fecondo e fraterno da mantenere costantemente vivo ed aperto. 13 don Fausto Cossalter Vicario Generale LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 DON BENOIT CI PARLA (COL Cara comunità di Varallo, eccomi qui tra voi dopo quasi quattro anni ininterrotti di vita missionaria in Ciad (2009-2013); ora vi racconto qualcosa di qui, giusto per farvi sentire il profumo di questa terra e questa Chiesa, che grazie a don Roberto anche voi avete imparato ad amare! I lievi malesseri fisici che non risparmiano nessun missionario non mi hanno certo impedito di spendermi a tempo pieno innanzitutto in quella che è la missione che amo di più: la visita nei villaggi. Ho quasi terminato, in tre anni, il primo giro e mi restano solo 2 villaggi sulle oramai 43 comunità della parrocchia. Quando don Roberto è rientrato in Italia nel 2009 esse erano 38 ma piano piano in questi 4 anni abbiamo incoraggiato la nascita di altre comunità che ho scoperto stavano sbocciando durante la mia visita. Intanto, sempre grazie alla visita dei villaggi, ho avuto modo di scoprire altri centri abitativi, magari quartieri distaccati (ma anche veri e propri villaggi nuovi come Melanegomme nel CUORE) DEL CIAD settore di Ndaicu) molto lontani dal centro del villaggio e con un considerevole numero di cristiani, dove, riflettendo con il consiglio pastorale, ci pare ci possano essere nei prossimi anni le condizioni per creare una comunità cristiana stabile e dinamica. E così abbiamo iniziato, ciascuno secondo le proprie forze e la propria volontà, dei percorsi di formazione di comunità. Sono circa 20 le realtà interessate a questo cammino, anche se sono certo che non nasceranno subito 20 nuove comunità cristiane, ma tant’è che l’entusiasmo non manca: ed allora che il Signore ci guidi! Comunque la visita nei villaggi mi ha assorbito per un totale di circa sette mesi e li definirei sette mesi di pura grazia! Non finirò mai di ringraziare Dio per avermi dato la forza e la costanza per portare a termine questo percorso iniziato nel marzo 2010. L’altro cammino che mi ha riempito di gioia il cuore, come dovete sapere, è quello battesimale nel quale ho accompagnato per tutto l’anno, insieme ai catechisti, 248 persone al battesimo. Ed è nel tempo pasquale che abbiamo celebrato questo sacramento con gioia grande nei vari settori! 14 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 E’ stata sicuramente una sfacchinata celebrare i battesimi in ogni settore ma ha coinvolto molto di più da vicino la gente e ha dato una fortissima testimonianza nel contesto pagano che contraddistingue ancora fortemente la vita dei villaggi in Ciad. Tra le altre varie attività di evangelizzazione quest’anno c’è un cammino che mi ha molto appassionato ed è quello della “regolarizzazione” dei matrimoni tradizionali (gli appartenenti alla religione animista che poi diventano cristiani ricevendo il battesimo!) Abbiamo fatto cinque formazioni a circa 130 coppie di varie età preparandole al sacramento del matrimonio cristiano e facendo scoprire loro la grandezza dell’amore umano benedetto da Dio. E’ stato poi stupendo celebrare i matrimoni religiosi nei vari settori ed ho notato che i cristiani hanno veramente recepito l’importanza di questo sacramento anche se non m’illudo. E’ancora lontano il giorno in cui i nostri giovani chiederanno responsabilmente di sposarsi in chiesa. Ma intanto abbiamo regolarizzato quasi tutti coloro che hanno delle responsabilità pastorali e comunitarie. Credo che solo una ventina di coppie siano rimaste escluse da questo percorso e spero di recuperarle dopo la stagione delle piogge. Padre Jerome, il sacerdote ciadiano che collabora con me in missione, sta veramente lavorando come un treno! Sono stupito di come si sia lasciato coinvolgere, anima e corpo, nei cammini di formazione matrimoniale. Si è sparato cinque formazioni residenziali di 4 giorni ciascuna nei differenti settori. Oltre a tutto il lavoro che sta continuando per la traduzione della 15 Parola di Dio in lingua mundang. La sua salute regge bene e sta facendo un lavoro enorme che mi riempie il cuore di gioia! Tanti piccoli passi, condivisi con generosità con gli altri cristiani della missione, che danno tanta fiducia e speranza; inoltre in modo quasi impercettibile mi fanno vedere la lenta maturazione delle coscienze che il Cristianesimo sta operando in questi anni indimenticabili di missione! Sono felice di poter ritornare in Africa per continuare a commuovermi e a stupirmi dei doni meravigliosi che il Signore sta facendo nei nostri villaggi! Grazie a voi tutti, cari Varallesi, per la vostra generosità e per l’accoglienza che mi avete riservato durante la mia breve visita fraterna lì nella vostra splendida comunità di Varallo! don Benoît Lovati LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 DIARIO DI VIAGGIO IN PALESTINA (TERZA PARTE) “Mio padre era un arameo erran- don Milani. te...” Quindi saliamo su alcune auto. Andiamo a fare un giro, per strade Quando il sole sorge in un luogo sterrate e spezzate da profondi solchi deserto o vicino al deserto, come que- nel terreno. Numerosi sono i villaggi sto, ha una potenza ed un effetto par- tra le colline distanti: tutti non-ricoticolare. Il risveglio di oggi sarà, per nosciuti dallo Stato d'Israele (pur me, il più bello di tutto il viaggio. essendo, questi abitanti, israeliani), Mi sono sentito, almeno per un solo perché non fanno ciò che qualcupo', nomade (come quando, ogni no vorrebbe imporre loro. tanto, dormo in montagna, all'aperto). La gente resiste con l'unico Penso che il nomadismo sia l'unica con- mezzo che ha: costruisce un pezzo di dizione autentica dell'uomo. Di ogni casa e coltiva la terra d'intorno. Ma uomo. qualcuno avvelena le loro piante o Mentre ammiro dei meravigliosi distrugge i campi coltivati. E la gente asfodeli e delle enormi lucide foglie di beduina... ripianta le sementi. un tipo particolare di cardo (qui in Seminare è resistere. Sempre, Palestina, essendo già primavera, ovunque. Seminare nella terra e nel anche il deserto è fiorito!), odo una corpo (i bambini) è una forma di resivoce: “Salam aleikum” (La pace sia su stenza. Forse, la più tenace. di voi): è il saluto di un beduino, con Ci fermiamo davanti ad una la lunga veste e la kefiah al capo. casetta in lamiera, abbattuta da poco Viene a portarci il miglior tè del dagli israeliani. Apparteneva ad una viaggio (ho sempre sentito dire, in coppia sposata da poco. Era il loro effetti, che il tè dei popoli beduini è il sogno e il loro nido. L'avevano circonmigliore, per una miscela particolare data di alcune pianticelle di specie di erbe e di spezie che usano). Ne bevo diverse, ora rimaste a piangere la in gran quantità. distruzione della povera casa. Insieme alla nostra commozione, e alla nostra La semina rabbia trattenuta. Di un “onesto furore” parlava Roberto Roversi in un Il sole e i bambini, che sono il sole testo che ho letto e commentato ieri dell'umanità. Li vediamo arrivare da per i pellegrini di giustizia. lontano, dai villaggi più distanti, e Questa - penso tra me - è la dirigersi verso la Scuola, che non è “desolazione d'Israele” di cui parla la lontana da dove abbiamo dormito. La Bibbia. Il popolo ebraico dovrebbe ben raggiungiamo anche noi a piedi. I pic- conoscere la desolazione (psicologica) coli scolari comperano qualche che nasce dalla distruzione (fisica)! La merendina, poi via, in classe, nei pre- Scrittura ebraica attribuisce questo fabbricati. Ad imparare, a studiare e esito della storia all'infedeltà (spiripensare. tuale) alle leggi di vita che il popolo Per non essere fregati dal più aveva ricevuto. Solo che ora la desolaricco e con più parole, come diceva zione riguarda la vita di altri. 16 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Prima di lasciare questa terra, un ultimo sguardo alla baracche, dove, immagino, si soffrirà un caldo infernale d'estate. Mi viene un pensiero: anche questa è la tenda di Abramo oggi! È qui che si pratica l'accoglienza dello straniero e l'ospitalità, come è stato fatto con noi. Qui avviene oggi il passaggio di Dio, come allora alle querce di Mamre (Gn 18). “Aspergimi con rami d'issòpo e sarò puro” recita il Salmo 5. L'issòpo fiorito – ultimo fiore che ammiro nel Neghev - ci aiuterà ancora a purificarci e a convertirci? La discesa Siamo partiti dal basso (i palestinesi e i beduini). È bene “partire sempre dal basso”, e da lì rivolgere lo sguardo alle vicende del mondo, come insegnava Dietrich Bonhoeffer. Ora, in basso, ci stiamo ancora un po', prima di “salire a Gerusalemme”. Anzi andiamo ancora più giù: nella Valle del Giordano, nella depressione del Mar Morto, che accarezziamo solamente. Passando, si intravede, in alto su una montagna rocciosa, Masada, mitica località della resistenza ebraica all'occupante romano. Sì, la resistenza, fino al sangue! Non quello altrui, ma il proprio. Chi sono oggi i resistenti? Chi sta versando, oggi, il suo sangue per la causa della libertà, della dignità e della terra? Attraversiamo Gerico, dove raccogliamo la volontaria Anna Clementi, sorriso aperto e mente lucida. Qui caddero “le mura” al suono delle “trombe” (Giosuè 6,16-27). I muri devono sempre cadere, tra i 17 popoli, perché tutti abbiano la vera vita e la vera sicurezza. E le trombe di oggi non sono forse tutte le grida che si innalzano dai sofferenti, tutte le testimonianze e gli scritti che documentano le violazioni dei diritti, tutte le vere informazioni sulla reale situazione? E non è forse qui, a Gerico come ci ricorda don Nandino - che Gesù volle incontrare le persone, tutte le persone, in particolare quelle, come Zaccheo, che dovevano restituire il maltolto... (Lc 19,1-10)? “I governati delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così”, dice Gesù nel Vangelo di oggi. La nostra meta, appena dopo Gerico, è Battir, un altro campo profughi di beduini. Incontriamo poi un capofamiglia. Dopo aver loro impedito di fare i nomadi, non vogliono che prendano neppure un pezzo di terra per vivere. Devono integrarsi, cioè andare in città, oppure andarsene per sempre. Ci racconta come spesso gli israeliani abbattano le loro tende, e loro le rimettano in piedi di nuovo... Lui, anzi, per affermare la volontà di rimanere, sta costruendo una casa di terra e paglia, al modo tradizionale palestinese. La vita qui è una battaglia quotidiana. LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Con Anna andiamo, poi, nella sede del “Movimento di solidarietà per la Valle del Giordano”, costituitosi nel 2004. Rashid ci spiega “il furto dell'acqua”, ora gratuita per i coloni ebrei e... venduta ai palestinesi. Israele si è appropriato delle riserve idriche (questa, appunto, è la “terra fertile” dove può scorrere “latte e miele”; da qui proviene, infatti, gran parte della verdura e della frutta, i datteri e le arance, le fragole e i pompelmi), portando via le risorse e il lavoro ai palestinesi. Il paradosso è che questi ultimi spesso sono costretti, per sopravvivere, a lavorare nelle serre di proprietà israeliane! Su tale questione - se sia giusto oppure no per i palestinesi lavorare presso gli israeliani occupanti - si apre un vivace, seppur breve, scambio di opinioni. Sarebbe necessario un confronto serio, perché ciò è essenziale per capire bene le forme di resistenza nonviolenta da attuare. Un accenno, inoltre, viene fatto alle altre O.N.G. presenti in Palestina. Anna dice: siamo perfino in troppi, e con troppi soldi; inoltre, molte O.N.G., purtroppo, accettano la situazione di ingiustizia palese senza protestare, così non danno un contributo effettivo al cambiamento delle cose. Interviene, poi, una delle donne presenti, che appartiene al Movimento, e che ci aveva preparato da mangiare con altre donne. Ci racconta la sua vita di insegnante, il suo impegno per la gente, la sua volontà di continuare a servire il suo popolo. Chiediamo di dire qualcosa anche ad un giovane israeliano presente oggi per caso. Viene qui ogni tanto a dare una mano. Ci racconta della sua scelta di abbandonare l'esercito (facendosi passare per malato/depresso, come sono costretti a fare gli “obiettori”) e di solidarizzare con i palestinesi. Bisogna sempre farsi passare per malati di mente, o per “strani”, per fare scelte alternative nella vita? Pare di sì. Anche qui (come da noi). La salita Nel pomeriggio, ci avviamo verso la Betlemme palestinese, dove dormiremo (e dove di solito non vanno i pellegrinaggi tradizionali). Nel viaggio facciamo una sosta in un punto panoramico sul Deserto di Giuda. Leggiamo Luca 10, 25-37 (la parabola del “buon samaritano”): stiamo risalendo la strada che da Gerico va verso Gerusalemme. Dopo un breve commento che offro, ci prendiamo un po' di tempo per stare ciascuno per conto proprio, in silenzio e contemplazione, mentre scende la sera sulla terra di Palestina. Le luci del tramonto si riflettono sulle rocce rosse e ocra. 18 (mercoledì 27 febbraio) ... segue sul prossimo numero LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 PELLEGRINAGGIO PARROCCHIALE A RE PER COSTRUIRE UN PONTE DI FEDE FRA NOI E MARIA... Un sabato piovoso che inaspettatamente ci ha regalato però un tardivo sorriso di sole, ha visto il gruppo di pellegrini della Parrocchia e del Movimento “Nuovi” in viaggio al Santuario di Re in Valle Vigezzo. L’invito caloroso del nostro Vescovo a compiere pellegrinaggi in cerca di un rinnovamento e di un rafforzamento della nostra fede, in questo anno così denso di significato, ci ha portato ad onorare il sangue versato dalla ferita inferta nel 1494 alla fronte di un’immagine votiva: Maria che allatta il Suo Figlio sanguina fino a quando la ferita sembra rimarginarsi e quel sangue prezioso è raccolto in panni che ancora oggi sono conservati in un’ampolla. Il parroco, don Roberto Collarini, ha voluto mettere il pellegrinaggio sotto la protezione di Maria con la recita delle Lodi Mattutine, invocazioni e canti mariani seguiti dalla recita dei misteri della Gioia e velocemente si è giunti al “maestoso tempio” la cui costruzione fu fortemente sollecitata dal vescovo novarese Carlo Bascapè nel 1596. Un sacerdote del Santuario ci ha accolto e indicato le parti più suggestive della costruzione in attesa della S. Messa celebrata da don Roberto e solennizzata dal robusto suono di un organo docile alle sapienti dita della Maestra Giuliana Brusa. Fraterna condivisione e allegria durante il pranzo, si visita il paese, è il momento dell’acquisto di immagini e oggettini che verranno benedetti e portati alle nostre case, come in ogni pellegrinaggio avviene: gesti semplici, forse un po’ puerili, ma anche i ricordi di questo tipo hanno la loro importanza. Infine alcuni momenti di catechesi e di riflessione: leggiamo Luca, l’annuncio a Maria. Sul foglietto che riporta questa lettura così nota troviamo evidenziate in colore parole-chiave. Don Roberto ci aiuta a riflettere sull’annunciazione che tocca profondamente anche oggi il nostro cuore e ci richiama a renderci disponibili anche noi a far nascere nel mondo quel Gesù che ci portiamo dentro nel cuore; sì perché anche noi dobbiamo generare Gesù al mondo d’oggi, facendo in modo che lui possa essere donato da noi, al pari di quello che si rese disponibile a fare Maria. Un angelo dialoga con la Vergine. ”Tutti noi – continua il relatore - abbiamo certamente sperimentato la vicinanza di una persona speciale 19 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 che ha scosso le nostre sicurezze. La semplice ragazza di Nazareth lascia subito i suoi progetti a cui era certamente attaccata … e si abbandona docilmente alla volontà di Dio. Chiede solo “come” sarà possibile realizzare il volere del Signore; si fida dolcemente e così genera la Parola di vita, il Verbo fatto carne. Non abbiamo quindi paura di imitare Maria, diventiamo docili strumenti di comunicazione della Lieta Novella all’uomo del nostro tempo!” Don Roberto si è infine soffermato su quell “eccomi” sono la serva del Signore, su quel ci “ci sono, ci sto, conta pure su di me”: ogni giorno Dio ci provoca a ripetere il nostro sì. Ricordiamoci che la strada del cristiano è quella del Calvario, ma la destinazione finale è la Risurrezione. La Madonna del Sangue ci parla: è nel sangue che scopriremo 20 gli itinerari più significativi della nostra vita. Questo il messaggio grande che portiamo nel cuore al rientro alla nostra vita di ogni giorno, senza dubbio arricchiti e in qualche modo “ricaricati”: ancora una volta il vero miracolo è riscoprire come quella fede che ci è stata donata nel Battesimo e insegnata dalle persone che ci stanno a cuore deve essere continuamente alimentata. “Non abbiate paura di andare contro-corrente” ha esortato in quel suo modo immediato ed affettuoso Papa Francesco. Proteggiamo la nostra fede dai “cibi avariati” che spesso ci vengono propinati, e forse diventare per un giorno pellegrini insieme con i propri fratelli di fede può essere un bel modo per farlo. Ornella Costanzo LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 MARIA, NELL'ESPERIENZA SPIRITUALE DI MADRE MARGHERITA MARIA GUAINI La vita della n o s t r a Fondatrice, M a d r e Margherita M a r i a Guaini, ha avuto e avrà sempre una parola di costante attualità perché ha saputo vivere la sequela di Cristo come un cammino, dove tutte le strade intraprese e tra queste la devozione alla Madonna, conducono a Gesù, che offre se stesso a favore e per la salvezza dell’umanità e quindi tutte le strade aprono al Padre e all’azione del suo Spirito nel cuore di ogni credente. “Un giorno la Madonna mi guardò. Non so dire altro, non so come dire, mi sono sentita un mistero di trasformazione in tutta me stessa. Avevo 20 anni. Convertitami, partii per amare il Signore e farlo amare..." Alla base di tutta la vicenda personale e spirituale della nostra Madre Fondatrice, troviamo questo straordinario avvenimento, che deve essere ricordato, perché mi sembra essere la chiave per comprendere tutto ciò che la Madre ha umilmente e coraggiosamente fatto. All’alba della sua giovinezza appare nella vita della Madre, con assoluta evidenza, questa presenza della Vergine Maria che compie la Sua missione di Madre, cioè di condurre le anime a Gesù. Essendo Madre Margherita la primogenita nella sua famiglia, rimasta orfana della mamma, si trovò a svolgere il ruolo di madre verso i suoi fratelli e sorelle più piccoli; in questa situazione di prova e di sacrifici, possiamo immaginare quanto il suo sguardo e l’invocazione d’aiuto si rivolsero con più frequenza e fervore alla dolce immagine della Madonna di Pompei, presente nella sua casa, a tal punto che “un giorno”, come la Madre diverse volte rievocava, questo incrociarsi di sguardi tra Lei e la Madonna furono così profondi, che sentì rivolti su di lei quegli occhi materni come un invito a vivere una vita totalmente indirizzata a Dio. Questo momento altamente spirituale, la Madre lo chiamò “conversione”. Potremmo cioè dire che, attraverso quello sguardo pieno di amore della Madonna, capì di dover dare un orientamento nuovo alla Sua vita, quello di abbandonare i Suoi progetti, per abbracciare la volontà di Dio. La Madre, in virtù di una sapienza del cuore ebbe delle bellissime intuizioni su Maria che illuminarono con chiarezza la sua vita di fede. Una delle più significative, la troviamo profondamente radicata nella Sua vita interiore, tutta centrata sul mistero di Cristo Sacerdote e Vittima; Madre Margherita basava la sua devozione a Maria attorno al semplice motivo teologico che tutta la ricchezza che è Cristo stesso, ci viene per Maria, per Lei e per mezzo di Lei. La visione della Madre era proprio questa: Maria diventa realtà operante ed efficace dal momento del suo consenso libero e responsabile a partire dal momento dell’Incarnazione, fino al suo Stabat, sotto la croce del Figlio. 21 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Indissolubilmente unita a Gesù, Maria è presente e operante, in ogni momento della storia della salvezza, di tutti e di ciascuno. Nella grandezza e tenerezza del suo cuore di Madre, Ella, come ha accolto il Figlio, così continua ad accogliere tutti i suoi figli. Questi principi hanno sempre sospinto Madre Margherita a cogliere nei misteri salvifici di Cristo la presenza e l'azione della Vergine Maria. Tutta compresa di questa onnipresenza di Maria, la Madre non ha avuto paura di affermare: “Tu, Maria, sei come Gesù la salvezza di tutti”, “siamo figli tuoi, nati dal Tuo amore e dal tuo dolore”. Un’altra intuizione che potremmo dire “originale” la troviamo in uno scritto della Madre del 1939, anno della Professione dei Voti solenni nel Monastero della Visitazione di Brescia; questo scritto che ci permette di comprendere la formazione della sua spiritualità attorno al Mistero del Sangue di Cristo come Sangue di Maria. La Madre, contemplando questo Mistero, si esprimeva con un titolo altamente significativo: chiamava la Madonna con il termine di “Vergine Sacerdote”, perché vedeva il cuore di Maria come “il calice” più pregiato con cui offrire il Sangue Prezioso di Gesù, che cancella i peccati del mondo. Come dire: Gesù ha assunto su di sé il dolore del mondo e Maria, accettando di essere la Madre di Gesù, ha collaborato a questa missione del Figlio. Per questo la Madre ha potuto affermare che attraverso la fede e l’amore di Maria, Gesù ha compiuto l’opera della nostra Redenzione. Questo concetto lo descrive anche l'icona voluta dalla Madre, comunemente chiamata "icona della Messa" oppure "orologio Eucaristico", dove è presente l'immagine di Maria Mediatrice ai piedi della Croce, insieme con l'apostolo Giovanni. Sotto questa scena la celebrazione della Messa è posta in uno stretto rapporto con l'immolazione di Cristo e come centro di irradiazione dell'amore cristiano. Madre Margherita, in questa icona ha desiderato raffigurare alcune Suore attorno all'altare, per esprimere il rapporto che ognuna di noi deve avere con Maria, nell'accogliere e nell'offrire insieme con la nostra vita il dono supremo del Signore e del Suo Sangue, versato per la salvezza di molti. Comprendiamo quindi come per Madre Margherita sia stato chiaro il mistero di Maria Mediatrice, collaboratrice all'opera del Figlio, a tal punto da compenetrare il Carisma stesso della nostra Famiglia religiosa. In diversi articoli delle nostre Costituzioni e del Direttorio possiamo trovare riferimenti espliciti che indicano in Maria il modello della vita religiosa. Nella nota delle Costituzioni del 1953 è espressamente dichiarato il fine dell'Istituto che è quello di «formare delle anime religiose che, in unione con la Vergine Santa, nell'Opera della Redenzione ed ad imitazione di Lei, vivano in grande unione con Gesù Sommo Eterno Sacerdote, nella consapevolezza del “Regale Sacerdotium”, al fine di potenziare, mediante la vita interiore e spirituale, l'esercizio dell'apostolato». Il nostro Carisma, vissuto quindi nella dimensione dell'offerta di Gesù e con il dono della nostra vita, passa per Maria, per Colei che per prima accoglie Gesù dal Padre, per poi offrirlo a noi. 22 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Così scriveva a noi, Sue Figlie nel maggio 1962: "Nella consapevolezza del nostro regale sacerdozio, viviamo in Maria e con Maria, ed Ella ci porterà sempre più all'unione con Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote, immolato su tanti altari, in tutti gli istanti della giornata per la redenzione nostra e dei nostri fratelli”. E ancora: "Maria ci aiuti a vivere in ogni istante il nostro sacrificio di amore unito a quello dell'altare, per la maggior gloria di Dio". La Madre invocava spesso la Vergine Maria con titoli pieni di fede e di certezza sia quando pregava, sia quando parlava di Lei; la chiamava spesso come: "Maria Divina Madre, Maria Madre delle anime, Madre della Chiesa, Maria causa della nostra gioia". Questo amore della Madre verso Maria era un amore semplice e filiale, fatto di affetto, di pietà e di devozione e la Madonna lo fu altrettanto con Lei, fu provvida nel guidare i suoi passi difficili, indicandole la via sicura: la confidenza in Gesù suo Figlio. Un terzo punto su cui vorrei soffermarmi è la dottrina del sacerdozio comune o regale dei fedeli, che ha uno strettissimo legame con il pensiero paolino sul Corpo mistico e con i sacramenti del Battesimo e dell'Eucaristia, pilastro su cui la Madre ha impostato la sua spiritualità. Scriveva Madre Guaini: «Nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, viviamo sempre il nostro sacerdozio spirituale, ripetendo: “O Gesù Ostia, Amore nostro, ti offriamo al Divin Padre per mezzo di Maria in tutte le Sante Messe”». Il pensiero è ripreso con maggior efficacia in un altro scritto della Madre: “Io mi sentivo tutte le vocazio- ni, e non sapendo come arrivare alle anime ho scelto Lui, Gesù, con i suoi Meriti, e poiché la Redenzione continua nella Santa Messa, ad ogni battito del cuore, per vocazione, Lo offriamo per mezzo di Maria ininterrottamente (il cuore non si ferma) per arrivare a tutti i fratelli, con tutti, per i quattro fini della Redenzione: la lode a Dio, la riparazione, il ringraziamento, la supplica”. La vera devozione a Maria non può, dunque, che esprimersi nello "stile" stesso di Maria. Pertanto recita l’art. 73 del Direttorio: «Le Missionarie di Gesù Eterno Sacerdote si pongono alla scuola di Maria, “donna eucaristica”, modello della loro vita di unione e di offerta con Gesù Sacerdote e Vittima…». Lo Spirito Santo che ha guidato la nostra Madre in questo modo, guida ogni suora e quanti sono chiamati a condividere questo Carisma a comprendere, amare, imitare la Madonna come Mediatrice e collaboratrice nella salvezza dei fratelli, e farla conoscere ed amare come Madre di Gesù Sacerdote e Vittima. La Madre di Dio si prende veramente cura dell'uomo, è vera Madre pure per gli uomini: ci insegna ad avvicinarci a Cristo e diventa il modello luminoso del vero imitatore di Cristo. Imitare Maria è la strada più sicura per unirsi a Dio. Alla Madre Celeste la nostra Fondatrice non ha mai rifiutato il suo affetto. Anche per noi sia così. 23 Sr. M. Cristina Alessio LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 MADRE EMANUELA IACOVONE: UNA FULGIDA FIGLIA DI MADRE MARGHERITA GUAINI Madre Emanuela "Chiara" Iacovone era nata il 18 marzo 1927 a Matera, in Basilicata. Fu uno dei primi doni dati da Dio alla nostra cara Madre Margherita Guaini nel 1949, quando a Matera, tra molte difficoltà e sacrifici, sostenuta solo dalla fede nella volontà di Dio, la nostra Fondatrice era alla ricerca di persone e mezzi per realizzare l'opera di Dio: la nostra Famiglia Religiosa. Matera è una città forte e operosa con persone gentili e dotte. Ci sono stati e ci sono Istituti religiosi femminili con una storia e tradizione e la scelta di Chiara non era di certo lodata da chi conosceva sia i talenti e le possibilità della giovane e ancor più i sacrifici, le difficoltà e l'incertezza che avrebbe trovato unendo il suo destino a quello di Madre Margherita Guaini, agli inizi della nuova fondazione. La famiglia di Chiara, inoltre, aveva bisogno del suo sostegno, del suo stipendio e, come unica figlia, maggiore dei quattro fratelli, aveva l'impegno di aiutare la mamma, di salute delicata. I suoi genitori, profondamente cristiani, avevano formato la giovane Chiara alla preghiera, al primato di Dio, all'obbedienza della fede, e questo faceva sì che né difficoltà né paura avrebbero impedito alla giovane donna di seguire la Madre Fondatrice, accettando responsabilmente e totalmente la chiamata a vivere il Carisma nuovo, che lo Spirito Santo le aveva affidato per la Chiesa e per il mondo. Non è possibile esprimere in modo adeguato e fare sintesi del significato umano e spirituale, del ruolo 24 che Madre M. Emanuela ebbe nel sostenere, spiegare, difendere e trasmettere il nostro Carisma, il valore della vita consacrata, della nostra vocazione e missione come Missionarie di Gesù Eterno Sacerdote. Madre M. Emanuela, con fede e devozione filiale, ha seguito e collaborato con la nostra Madre Fondatrice dal giorno del suo ingresso fino al 1994, quando la Madre ci lasciò per il Cielo. Nel cammino dei 54 anni della sua consacrazione al Signore, Madre M. Emanuela non cercò mai di avere una storia tutta sua, non ha mai lavorato per se stessa. Dopo aver formato molte di noi come Maestra delle novizie, è stata Segretaria Generale per 7 anni, Vicaria Generale per dodici anni e nel 1990 è stata eletta Superiora Generale, compito che ha svolto con dedizione, fedeltà e amore fino a giugno del 2002. Non ha mai messo se stessa in primo piano, non ha mai riferito o legato le persone a se stessa. Si potrebbe dire che, come Giosuè fu vicino a Mosè, come Maria e Giuseppe con Gesù, come Giovanni con Pietro, come il Battista, è stata collaboratrice umile, discreta, prudente e laboriosa, fedele alla Madre in tutte le circostanze. Entrata nei primi anni della Fondazione, ebbe poco tempo per pensare a se stessa, perché la Madre Fondatrice, scorgendo le doti umane e spirituali, il suo profondo spirito di fede, trovò in lei una persona aperta, disponibile a Dio, impegnata nella pratica della virtù, generosa nell'aiutare LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 le altre giovani sorelle meno preparate e la volle accanto a sé, come figlia e collaboratrice nello sviluppo dell'Istituto. L'Opera si sviluppava, cresceva, non senza lacrime, lavoro, difficoltà varie, facendosi sempre più come strumentomento e collaboratore nel progetto di Dio nelle nuove e grandi situazioni impegnative in un periodo di grande trasformazione che hanno segnato la società italiana, la Chiesa, il mondo, come ben sappiamo. Come ognuno di noi, anche Madre M. Emanuela ha sentito tante volte i limiti della sua persona di fronte a situazioni o nuovi problemi, nella grande responsabilità di dover sostenere la persona e l'attività della Madre Fondatrice, ma l'amore per Gesù Sacerdote e Vittima, l' ardente devozione all'Eucaristia, l'amore alla Santa Messa vissuta nella vita, per il Papa, per i suoi due fratelli religiosi Benedettini Silvestrini, Padre Antonio e Padre Alberico, per la santificazione di tutti i Sacerdoti e la salvezza delle anime, hanno nutrito il suo impegno a vivere la sequela di Gesù " obbediente al Padre" e sulle orme di Madre Fondatrice. Madre Emanuela ha accettato e svolto con coraggio e dedizione totale la sua missione di continuare la maternità spirituale verso le Sorelle, per il servizio della crescita dell'Istituto. Il suo amore filiale, la sua generosa dedizione quotidiana e d' immolazione, la discrezione e rispetto nel lavoro hanno permesso all'Istituto di continuare a crescere e fiorire, specialmente negli anni in cui la malattia fisica indebolì la salute della Fondatrice, che negli ultimi quindici anni ebbe difficoltà nel camminare e non fu più in grado di visitare personalmente le Comunità. Madre M. Emanuela, inviata dalla Madre e dal Consiglio come Visitatrice, in tutti i compiti delicati ricevuti, ha parlato e agito con fedeltà e in nome della Madre, in comunione con lei, dirigendo continuamente persone e sorelle verso la Madre Fondatrice. Le fasi storiche dell'Istituto, gli eventi, le situazioni di gioia e di dolore di Madre Margherita Maria e di tutte noi, i successi e le varie condizioni nelle opere apostoliche e delle Comunità in Italia, le difficoltà incontrate dalle Sorelle nell'apertura delle missioni in Bolivia e nelle Filippine, con i primi passi per portare il Carisma in India, tutto ciò che è stato sostenuto dal consiglio, dalla collaborazione e preghiera di Madre M. Emanuela, condiviso dal suo cuore, con la forza che solo Dio può dare a coloro che Egli sceglie, ama e rende conformi all'immagine del Figlio "che ci ha amati fino alla consumazione di Se stesso". Tutte noi possiamo testimoniare oggi che Madre M. Emanuela ci ha amate fino alla consumazione di se stessa, e che il suo esempio di vita santa, la sua costante preghiera, la sua ripetuta esortazione alla fedeltà al Carisma e alla missione dell'Istituto, risuona ancora, viva in quanti l'hanno conosciuta. Madre M. Emanuela è oggi ricordata, e lo sarà anche in futuro, da innumerevoli persone che ha incontrato nella città di Varallo, dove ha vissuto per un periodo di quasi cinquant'anni, e anche nei numerosi luoghi dove è 25 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 passata, lasciando con la sua preghiera, l'esortazione, l'esempio, con ardore apostolico e missionario, una buona notizia di Dio. L'immagine evangelica che meglio sintetizza la sua vita, a me è sembrata e sembra quella di Giovanni e Pietro che corrono verso il luogo della Resurrezione, verso il luogo della vita, della perenne novità del Dio vivente. Madre M. Emanuela, con la Madre Fondatrice, ha spiritualmente percorso questo intenso cammino di incontrare, accogliere, amare la novità di Dio e non di rado è stata capace di discernere immediatamente la presenza, la via del Signore. Ha lavorato con umile discrezione, mettendosi da parte, paziente e orante, rispettando la persona della Madre Fondatrice, che il Signore aveva scelto, sostenendo il graduale attuarsi del piano di Dio, felice di essere collaboratrice infaticabile e voce della Madre. A dieci anni dalla sua nascita al Cielo sono uniti a noi, per ringraziare il Signore del dono di Madre M. Emanuela, il fratello P. Antonio, Vicario dei Padri Benedettini Silvestrini, (che ha celebrato la Santa Messa il 14 luglio nella Chiesa Madonna delle Grazie), le cognate, i nipoti e gli amici, mentre il fratello Missionario in Australia, P. Alberico, è spiritualmente presente e assicura la lode e il ricordo di Madre M. Emanuela. Ringraziamo inoltre quanti vorranno unirsi a noi per lodare il Signore per la vita santa di Madre M. Emanuela e pregare per il dono di nuove Vocazioni all'Istituto e alla Chiesa. Madre M. Patrizia Mereu Superiora Generale Suore Missionarie di Gesù Eterno sacerdote CATERINA DA SIENA MAESTRA DI VITA SPIRITUALE Tutta l’esperienza cateriniana ha come punto di partenza il rapporto personale con il Signore Gesù, interpretato nell’ottica dell’amore sponsale. Se Caterina viene facilmente esaudita nelle richieste più bizzarre, e nei casi più disperati, cioè nella conversione di grandi peccatori, è perché, in quanto sposa di Cristo, gode di un trattamento speciale e ha il permesso di chiedere tutto ciò che vuole; se ella può permettersi di operare ai massimi livelli nella Chiesa e nella società civile con autorevolezza, è perché forma un tutt’uno con Cristo, che l’ha rivestita della sua autorità. (II PARTE) Per lo stesso motivo, essa è il terrore di Satana a cui non resta altra consolazione che infierire sul suo misero corpo fino ad annientarlo. Se le persone si rivolgono a lei nelle loro molteplici necessità, è solo perché è la sposa di Cristo. Il suo vivere “tra cielo e terra” è dovuto al fuoco di amore impetuoso, che riempie la sua vita e che la innalza continuamente verso l’oggetto del suo santo desiderio. Raimondo delle Vigne, scrivendo la vita di Caterina, ne riporta in sintesi, i grandi temi della teologia spirituale all’interno di alcuni capitoli di carattere più dottrinale. 26 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Ma già la narrazione, nei suoi intenti chiaramente pedagogici, contiene un chiaro messaggio inerente ai fatti peculiari della vita della Santa. Non si deve cercare in quest’opera lo sviluppo cronologico e ordinato dei vari argomenti teologici che caratterizza gli scritti di Caterina: “Dialogo della divina provvidenza”, “Lettere” e “Orazioni”. In queste opere, però, appare evidente che l’esperienza spirituale alla quale si fa riferimento non è esclusiva, né inaccessibile; è una proposta da condividere e incarnare in ogni stato e condizione di vita. La dottrina cateriniana che Raimondo Delle Vigne fa scaturire direttamente dalla bocca del Salvatore in dialogo con la sua sposa, è in realtà, il frutto di una lunga consuetudine con i testi biblici e di una loro profonda interiorizzazione. Non è possibile comprendere appieno la vita di Caterina se non alla luce del messaggio della Sacra Scrittura, a partire dall’Antico Testamento fino all’amatissimo apostolo Paolo. In questo senso molti fatti evangelici e tante pagine paoline trovano una spiegazione sorprendente in molti episodi della vita della Santa. La fedele e totale aderenza alle Sacre Scritture induce Raimondo delle Vigne a radicare la dottrina cateriniana nei fondamenti del Vangelo e ciò le conferisce una indelebile impronta di attualità. Nella prima parte della Vita, l’Autore insiste soprattutto sull’importanza fondamentale della preghiera e della contemplazione non solo nella Vita di Caterina, ma nella vita di tutti “Gli Amici di Dio”. Ma poiché l’uomo non può progredire spiritualmente se non conosce profondamente se stesso, è necessario che la sua anima innanzitutto rientri nella cella della conoscenza interiore; allora si accorgerà della “sua piccolezza e comprenderà che tutto il suo bene è nel suo Creatore. E’ necessario che l’anima si separi da sé e dalle creature, per immergersi tutta in Lui e in Lui riporre tutte le sue opere. Dall’unione di questo amore che crescerà di giorno in giorno, l’anima si trasformerà sempre più in Dio”. L’amore esperienziale di Dio, cuore dell’esperienza mistica, è la sorgente di ogni conoscenza sapienziale e di ogni dinamismo apostolico a servizio dei fratelli. All’interno di questa esperienza contemplativa, non si può non percepire un rapporto più che familiare di Caterina con la persona di Gesù. Raimondo da Capua riferisce che il Signore “parlava con lei come l’amico ad un amico del cuore”. Gesù viene spesso a far visita alla sua sposa proprio nella sua casa, si apparta con lei, con lei recita la liturgia delle ore passeggiando su e giù per la sua cameretta. Come si vedrà, questo rapporto assumerà anche i connotati di una grande intimità nel segno di un’ amore sponsale. A tale sposo ella chiederà le cose più ardite per la salvezza dei fratelli e lui non riuscirà mai a resistere alla forza della sua preghiera di desiderio. Anche in questo caso all’apice di tale rapporto vi è la perfetta identificazione con il modello divino poiché la massima aspirazione dei servi di Dio deve essere quella di trasformarsi in un “alter Christus”. 27 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Caterina ha raggiunto questo obiettivo in modo quasi palpabile poiché ha conformato perfettamente la sua volontà a quella di Gesù, ha ricevuto nel suo petto lo stesso cuore amante di Cristo e nel suo corpo i segni della sua passione. In questo si coglie la conferma che è stato esaudito il suo intenso desiderio di essere associata alla passione di Gesù per conseguire la pace tra i popoli e la riforma della Chiesa, a cominciare dai suoi pastori. Per entrare nell’autentica spiritualità di Caterina, bisogna tenere fissi con lei gli occhi della mente e l’affetto del cuore sul costato aperto del Cristo crocifisso nel quale la lezione della carità raggiunge la sua espressione più perfetta e il sangue redentore sprigiona la sua potenza purificatrice. La centralità della vita eucaristica è la via più sicura per attingere quotidianamente alla potenza del sangue di Cristo e per mantenersi in una comunione vitale anche fisica con lui. E’ l’unica fonte di sostentamento. In un tempo in cui la comunione eucaristica era possibile solo in alcune circostanze, Caterina riesce a comunicarsi quasi tutti i giorni. Afferma, infatti, che nell’Eucaristia, è la sorgente di ogni sua energia. Se la contemplazione conduce a questo alto godimento dell’amore divino, non c’è da meravigliarsi se tutta la sua vita di serva di Dio è animata da un dinamismo straordinario nei confronti del prossimo. Scrive ancora il Delle Vigne: “L’amore era la radice, la causa di tutte le sue opere soprattutto quelle della carità verso il prossimo. Queste opere erano di due specie, corporali e spirituali, come il prossimo è composto di due 28 sostanze, quella dello spirito e quella del corpo”. Un dinamismo davvero incomprensibile nel contesto di una cultura come quella medievale che non permetteva alle donne di svolgere ruoli pubblici nella società civile e ancor meno nella Chiesa. La spiritualità di Caterina resta un punto di riferimento importante per il mondo femminile che stenta ancora a trovare il modo di esprimersi pienamente nella specificità del proprio carisma. Se nel proprio tempo la giovane, fragile e incolta Caterina ha saputo vincere contestazioni inaudite, proponendosi senza ombra di complessi come dottore della verità evangelica, guida e madre spirituale di innumerevoli discepoli di ogni classe sociale, interlocutrice autorevole di sovrani e pontefici, abile diplomatica nelle intricate vicende politiche del suo tempo, riformatrice della Chiesa e tanto altro, ciò significa che è possibile sperare in un rifiorire dei carismi femminili. Di Caterina si cita spesso una frase che è la spiegazione di tutto: “Se sarete quello che dovete essere metterete fuoco in tutta Italia”. La forza e la fantasia della carità di Caterina si rivelano attraverso le più coraggiose iniziative di servizio rivolte a tante categorie di persone in disagio, agli ecclesiastici, ai sovrani, ai religiosi, ai politici, alle famiglie, alle città e più in generale alla Chiesa nel suo insieme. Quella spiritualità cateriniana che poteva apparire così lontana, e intimista, si rivela la più adatta a sostenere non solo gli uomini e le donne di Chiesa ma anche i laici impegnati in ogni ambito sociale. LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Raimondo dedica alla carità vissuta di Caterina quasi tutta la seconda parte e alcuni capitoli della terza parte del suo libro mostrando in sintesi come lei risponde all’infinito, vertiginoso amore di Dio vivendo simultaneamente un’esistenza di caritativo e compassionevole servizio al prossimo che la connota come “mistica della strada” e “mistica sociale”. La spiritualità cateriniana, si rivela di straordinaria attualità, proprio nel modo di legare l’amore di Dio a quello del prossimo. Questi sono inscindibili poiché l’amore di Dio può essere attuato soltanto nell’amore del prossimo. Dio stesso le mette sulle labbra queste parole: “Vi chiedo di amarmi con quell’amore con cui io amo voi, ma questo non lo potete fare con me... Perciò vi ho dato il prossimo affinché facciate a lui quello che non potete fare a me”. Nella Vita, questo concetto di non immediata comprensione viene ripreso e semplificato dall’Autore in vari episodi nei quali il Signore si presenta sotto le sembianze dei poveri più ripugnanti esigendo da Caterina una carità estrema. Ad ogni gesto di tale carità segue sempre una visita del Signore che svela il vero significato dell’accaduto e offre una ricompensa straordinaria a chi lo ha accolto nei poveri. L’accaduto non è altro che la traduzione pratica del passo evangelico: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”. Alla spiritualità della carità verso gli ultimi Caterina affianca quella della carità spirituale come mezzo 29 per rinnovare l’interiorità di coloro che sono chiusi nei propri egoismi; infatti, la santa Senese afferma con decisione, che la radice di tutti i mali dell’uomo è nell’amore sbagliato di sé. Che abbia di fronte a sé individui o categorie di persone, Caterina si pone come madre, maestra, orante, vittima, per convincerli ad abbandonare una volta per tutte il peccato ed a ritrovare il desiderio e il gusto della vita virtuosa. A tutti, indica la via della perfezione e della virtù: il ponte salvifico del Verbo incarnato e crocifisso, luce di verità. Occorre salire tre scaloni per salire sul Ponte e attraversarlo, fino a quando “l’anima non abbia impresso in sé il Cristo e possa goderne la dolcezza per l’eternità”. (Dall’introduzione del libro: R. DA CAPUA, Vita di Santa Caterina da Siena a cura di don Angelo Belloni, Paoline, Milano 2013) LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 DON ARMANDO AVONDO HA FESTEGGIATO IL SUO 96.MO COMPLEANNO! MOMENTO DI FESTA A CASA SERENA DOVE È OSPITE DA TRE ANNI Il nostro caro don Armando è che gli ha donato anni lunghi e sereni certamente un uomo abituato a bat- di vita e di fecondo ministero! Erano presenti tanti parroctere i record che non teme confronti con nessuno: come sappiamo è arri- chiani e confratelli sacerdoti che in vato qui a Varallo 45 anni or sono (il questi anni di quiescenza, continua1 Giugno 1968, Festa della Madonna no a volergli bene e ad essergli affetIncoronata a cui è sempre rimasto tuosamente vicini. Don Armando anche in questa molto legato!) Proveniva da Scopa dov’era occasione gioiosa non ha mancato di parroco, per collaborare con l’allora intrattenere in modo spiritoso i preprevosto don Ercole Scolari nelle senti, con la sua abituale arguzia e molteplici attività pastorali della con la vivacità che lo ha sempre conparrocchia. Fu infatti per molti anni traddistinto, raccontando alcuni tra i apprezzato cappellano dell’Ospedale momenti salienti e toccanti del suo di Varallo all’epoca d’oro di quello intenso ministero di prete! Tanti auguri, caro don che fu il “fiore all’occhiello” della Armando, da parte di tutta la nostra nostra sanità valsesiana! Fu anche per più di trent’anni il parrocchia di Varallo … e avanti cappellano della chiesa di San tutta, con fiducia e determinazione, Giacomo, dove ogni domenica presie- verso le mete affascinanti che il Signore vorrà ancora riservarle. Ad deva la Messa . Per lunghi anni don Armando è multos annos! stato pure stato apprezzato cappeldon Roberto lano della parrocchia di Parone, dove anche quest’anno ha voluto partecipare alla Festa patronale dei Santi Pietro e Paolo. Don Avondo è nato il 6 luglio 1917 a Balmuccia, qui in Valsesia, e proprio sabato scorso ha festeggiato i suoi 96 anni. Attualmente è il sacerdote più anziano, per anno di ordinazione, della Diocesi di Novara! (diventò prete, infatti, nel 1942). Dal 2010 è ospite di “Casa Serena”, e proprio in questa struttura per persone anziane, abbiamo voluto condividere con lui un piccolo momento di festa per ringraziare il Signore 30 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 CREVOLA RICORDA DON GIUSEPPE MARCODINI Il 3 Luglio 2003 si spegneva inaspettatamente, all’età di 77 anni, don Giuseppe Marcodini, parroco della Parrocchia di Crevola per ben 47 anni e anche di Parone per alcuni anni. Grandi furono il dolore e la commozione non soltanto nelle comunità Parrocchiali, ma anche nell’intera Chiesa varallese e valsesiana: don Giuseppe, infatti, con la sua intelligenza, la sua carica di umanità, la sua disponibilità verso tutti, la sua capacità di essere amico e confidente, era ben voluto da tutti. Proprio per queste sue doti, lasciava un vuoto incolmabile negli amici, nei parrocchiani, nei colleghi e negli alunni: per trent’anni, infatti, aveva insegnato presso l’Istituto Alberghiero “Pastore” di Varallo, ricoprendo il ruolo di Vice Preside. A distanza di 10 anni il ricordo di questo Sacerdote esemplare nello svolgimento del suo ministero, è ancora vivo e la commozione di chi ne parla è evidente. Per dimostrare l’affetto e la stima immutati, la sua presenza spirituale che continua ad essere forte, le comunità di Crevola e di Parone in particolare, ma anche della Valsesia in generale, guidate dal collaboratore parrocchiale Pier Michele Cucciola hanno organizzato alcuni appuntamenti commemorativi in suo onore, presso la Chiesa di San Lorenzo a Crevola. Mercoledì 3 Luglio alle ore 18,30 è stata concelebrata una Santa Messa di suffragio da don Roberto Collarini, don Gian Paolo Zanetti, padre Elia Tonin, padre Giuliano Temporelli, padre Gianfermo Nicolini, don Luigi Pozzi, don Fabrizio Coppola; mentre il seminarista Alessandro Ghidoni ha prestato servizio all’altare. Sabato 6 Luglio alle ore 21 si è tenuto il concerto d’organo del maestro Luciano Zecca; durante la serata è intervenuta la corale parrocchiale di don Giuseppe Marcodini di Crevola, accompagnata all’organo dal maestro Georgi Trendafiloff e diretta dal maestro Pino Minazzoli proponendo tre brani del proprio repertorio, cari al “Don”. Domenica 7 Luglio la Messa solenne delle ore 10 è stata presieduta da don Roberto Collarini, Prevosto di Varallo e animata dalla corale “don Giuseppe Marcodini”: i momenti più solenni sono stati così sottolineati dai loro canti. Al termine della celebrazione è stata scoperta e benedetta una targa a ricordo dell’operato generoso di don Giuseppe, a dimostrazione che egli continua ad essere presente nel cuore di tutti. Il momento della benedizione della targa è stato accompagnato dall’esecuzione, da parte della corale, del canto “Signore delle Cime”. Dall’alto don Giuseppe sicuramente ha gioito per la presenza della “Sua” corale, nata nel 1988 proprio per suo desiderio: lo scopo era quello di animare le celebrazioni liturgiche della Parrocchia. Nel corso degli anni, essa si è impegnata nell’esecuzione di brani di autori conosciuti ed impegnativi come Palestrina, Bach, Gounod, Mozart, Vivaldi, per citarne alcuni. Attualmente è accompagnata all’organo con competenza e professionalità dal Maestro Georgi Trendafiloff e diretta con pazienza e capacità dal Maestro Pino Minazzoli. In questa occasione non poteva mancare per rendere omaggio al suo fondatore. Un ringraziamento particolare va a Pier Michele Cucciola che, anche in questi giorni per lui molto tristi a causa della perdita del papà Graziano, ha saputo “dirigere” magistralmente i vari momenti della commemorazione. 31 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 DAL CORETTO ARCOBALENO Si è tenuto a Varallo, sabato 25 maggio, la prima selezione di zona del concorso nazionale canoro “voci nuove.it”. Il concorso è legato al festival nazionale della canzone e ha visto sul palco 21 concorrenti tra i 13 e i 60 anni. Sicuramente la categoria più ambita è la categoria Top e per noi la cosa più interessante è che la vincitrice è stata proprio Annalisa Costadone, una figlia d’arte, ma soprattutto una giovane cresciuta artisticamente nel nostro coretto parrocchiale che più volte abbiamo sentito cantare col ruolo di solista. Una splendida performance quella di Annalisa che ha colpito nel cuore con il suo Adagio tratto da un classico di Tommaso Albinoni e interpretata dalla cantante Lara Fabian. Potrei dire in tutta tranquillità che l’interpretazione di Annalisa non è stata di molto inferiore a quella della celebre e più navigata cantante, per questo auspico un bel futuro per questa nostra giovane. Ciò che colpisce è anche la sua semplicità e modestia: ho chiesto ad Annalisa di aiutarmi nella preparazione dei più piccoli al concorso e anche di sostenere le ragazze del corso di chitarra, come seconda voce, in un saggio e in un matrimonio. Ho ottenuto da lei una I RAGAZZI DEL GRIM E TANTE grande disponibilità, certamente espressione della sua generosità e modestia sincera. Ma non è finita qui, perché anche Andrea Veronica Lentini, col suo sesto posto, potrà accedere alle prove semifinali toscane. Andrea ha cantato un difficile brano di Emma Marone dal titolo “Calore” e soprattutto anche Andrea proviene dalla buona scuola del nostro coretto. Queste belle prestazioni ci rendono orgogliosi e speriamo veramente che queste giovani abbiano dalla musica e dal dono che il Signore ha loro fatto, grandi soddisfazioni. Soddisfazioni che non devono essere necessariamente legate al successo mediatico e/o economico, se ci sarà ben venga, ma conoscendole sono certo che sapranno tenere i piedi ben piantati a terra e coltivare in modo giusto il loro dono. La musica è sicuramente un bellissimo aiuto a crescere, per qualsiasi giovane, così come il nostro coretto parrocchiale sta dimostrando di essere una bella fucina. Una bella realtà varallese che offre la possibilità, a tutti i giovani, di coltivare una dote sana e soprattutto di investire bene il prezioso tempo dello svago. ANNA SALGONO Era da tempo che la nostra amica Anna Defabiani non faceva una uscita in montagna con noi. Così, gonfiata la ruota alla nostra Joëlette (gioiellino), cerchiamo una nuova emozionante meta. Considerando che ad Anna piace osservare il mondo dall’alto, optiamo per l’Alpe Pizzo di Meggiana. Posto bello, panoramico, facilmente raggiungibile, anche troppo sostiene Paolo Erba, considerando che oggi si può arri- RIVELAZIONI… SUL Ferruccio Baravelli BO VALSESIANO vare con una semplice Jeep e senza necessità di mettere in campo la Joëlette. Per questo motivo Paolo e io saliamo qualche settimana fa al Bo Valsesiano, la bella vetta che domina l’alpeggio, indicata quale riferimento trigonometrico dall’IGM e quindi estremamente panoramica e suggestiva, ma purtroppo c’è ancora neve sulla via. Decidiamo comunque che il per- 32 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 corso è assolutamente consono al passaggio della Joëlette e soprattutto privo di rischi con tempo bello, dobbiamo solo attendere che la neve si sciolga e si affacci un’alta pressione. Faccio un giro di telefonate agli amici, ai ragazzi grandi e agli accompagnatori del Grim e agli alpini di Varallo. Sono almeno due le “pariglie” di portatori, il più giovane “dei cavallini” è Matteo Dallara, con i suoi 17 anni, per trainare il gioiellino e soprattutto il gioiello più prezioso, la nostra piccola grande Anna. Così domenica 23 giugno alle 6,30 partiamo con cielo sereno e vento in poppa, le previsioni sono rassicuranti ma solo fino alle 12 poi sarà meglio essere al riparo. Per questo diventa determinante la collaborazione di Stefano Ricotti, un amico molto sensibile a questo tipo di iniziative che è anche volontario della Croce Rossa Italiana. Proprio grazie all’automezzo fuori strada disposto dalla Croce Rossa che Stefano guiderà, a “zia Raffaella” con la sua jeep e alla collaborazione del Sindaco di Piode, Donato Ferraris che ci concede eccezionalmente le autorizzazioni necessarie, riusciremo a essere tutti operativi sulla Joëlette in tempo record, con partenza effettiva alle ore 8,00 dai 1.700 m. dell’Alpe Pizzo di Meggiana. Attacchiamo la cresta con la prima “pariglia” di portatori, il cielo è ancora sereno e l’aria frizzante ma non fredda. Saliamo molto, molto rapidamente e soprattutto animati da genuina allegria. Anna non è preoccupata per un paio di scalini un po’ più alti, è abituata a ben altro con noi … Dopo venti minuti arriva il primo cambio con i “cavalli freschi” e via di seguito per arrivare in soli settantacinque minuti 33 sui 2.070 metri della vetta. Qualcuno vede la Madonnina all’arrivo e chiede scherzosamente se si tratta di una visione mistica da sforzo oppure se si tratta di una statuetta. Anna si siede alla base della statuetta di fronte a un Monte Rosa spettacolare con il cielo azzurro. Unico neo manca l’amico Paolo Erba che si è recato, in qualità di Presidente del Cai Varallo alla annuale festa delle Guide di Alagna. Anna sarà colei che ne sentirà per prima la mancanza, sapendo che la bella idea di salire fino a qui è stata proprio di Paolo! Ma come ogni squadra che si rispetti, l’importante è portare a termine i progetti, non importa chi li ha partoriti, ma solo chi li condivide ed è disposto a lavorare per essi fino in fondo. Sotto di noi il lungo vallone che conduce al Colle di Loo, il Bo Biellese, l’Ometto di Mera, gli alpeggi intorno dalla Gronda alla Sorba, da Meggiana a Mera e giù sino al fondo Valle. La Parete Calva del “dantesco” Dolcino sotto di noi, tutte le montagne della Valsesia che ci circondano e che Anna non può ammirare, purtroppo, quando vuole. Questa è la soddisfazione più bella per lei ma anche per tutti noi che le siamo vicini... Dopo uno spuntino e le foto di rito scendiamo e incontriamo molta gente che, al contrario di noi, sta salendo solo ora, ma purtroppo anche il tempo sta cambiando e le montagne si stanno coprendo, come previsto. Raggiungiamo l’alpe Pizzo di Meggiana col suo pittoresco laghetto e la stupenda fioritura estiva per un secondo spuntino; qui ci raggiunge, telefonicamente, anche Paolo Erba che vuole salutare Anna e raccogliere proprio dalla sua voce le emozioni che ha LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 provato durante questa nuova avventura. La risposta è scontata: Anna è felicissima e soprattutto il suo entusiasmo non riesce mai ad abituarci, per questo anche noi siamo contenti di questa giornata e già si parla della prossima uscita insieme, tanto che escono le prime proposte! La giornata termina al Rifugio di Meggiana, con le ottime fette di torta offerte da Anna e dalla inseparabile zia Raffella a tutti i componenti della piccola spedizione. Ancora una volta l’unione ha fatto NOTIZIE la forza. Questa mattina, oltre ai “soliti noti”, c’era anche gente che neppure si conosceva, di tutte le età, ma che non ha impiegato molto a stringere persino una amicizia, perché questa è la magia della montagna! Il grande merito di Anna consiste anche in questo, nel creare ogni volta una nuova grande opportunità perché questa magia si ripeta e spero per molto, molto tempo ancora… Lègru! Ferruccio Baravelli DALL’AVAS L’AVAS ringrazia di cuore i cittadini di Varallo che, come sempre, hanno dimostrato sensibilità verso chi è meno abbiente e hanno risposto generosamente alla “Richiesta di Aiuto”. Domenica 9 giugno sono state vendute torte e dolci offerte dai volontari; il ricavato di circa € 700,00, è stato destinato al Fondo di Solidarietà. Inoltre, Sabato 15 giugno presso i supermercati Conad si è svolta una raccolta straordinaria di generi alimentari per rifornire il Banco Alimentare dell’Associazione: sono stati raccolti Kg 1.520 di cibo, destinato alla preparazione settimanale delle “Borse della Spesa” che sono destinate come sappiamo a tante famiglie in difficoltà economica, che vivono qui a Varallo. L’esito positivo di questi due momenti importanti è da attribuirsi a tutti coloro che hanno compreso le necessità del nostro difficile momento congiunturale. Un ringraziamento particolare alla Conad sempre pronta ad intervenire in aiuto di chi ha bisogno mettendo a disposizione personale, locali e merce di qualità. La Santa Messa del 9 giugno, celebrata in Collegiata, è stata dedicata al 25° anniversario dell’AVAS. Molti i volontari intervenuti a questo momento importante per l’Associazione: alcuni di loro hanno animato la liturgia. Martedì 11 giugno si è tenuta l’assemblea annuale dei soci durante la quale sono state illustrate le varie attività svolte. E’ seguito un momento conviviale. Sempre nell’ambito dei festeggiamenti per questa importante data, è stata programmata, per sabato 28 settembre una visita al Sermig di Torino. Questo evento non è riservato soltanto ai volontari, ma anche a tutti i varallesi che vogliono confrontarsi con una realtà così importante. 34 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 35 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 20 ANNI DI PELLEGRINAGGI A LOURDES Ricordo molto bene quell’agosto del 1998, l’anno del mio primo pellegrinaggio a Lourdes: avevo solamente 10 anni, ma è stata un’esperienza che rimarrà sempre nel mio cuore. È stato l’ultimo pellegrinaggio di don Ercole, e ho un ricordo molto nitido di quelle sue parole dette durante la festa, forse il suo testamento spirituale, dove incitava tutti a proseguire questo percorso del pellegrinaggio. Ricordo molto bene quando don Angelo, parroco di Cellio che per moltissimi anni ha accompagnato il pellegrinaggio, poco dopo la partenza da Varallo, mi ha condotto al furgone per conoscere Marco e Antonella. In quei pochi giorni conobbi tantissime persone, ciascuna con il suo carattere, ciascuna con i suoi problemi e le sue preghiere, tante “colonne” del pellegrinaggio che oggi non sono più tra noi: don Ercole, Guido e Billy solo per ricordarne alcuni. Mai avrei però pensato però di dover essere io, 15 anni dopo, a ricevere l’incarico di guidare il pellegrinaggio come Direttore. Ho iniziato a vivere Lourdes come pellegrino e poi come barelliere, vivendo in prima persona l’emozione di “sentirsi utili”, di quanto basti un sorriso per riempire il cuore il gioia e felicità. Questo è l’invito che vorrei lanciare ai ragazzi come me, stimolarli a provare questa esperienza, per mettersi, anche per pochi giorni, al servizio degli altri, in un’epoca dove tanti valori sembrano ormai scomparsi. Quello del 2014 sarà un pellegrinaggio molto speciale: per la ventesima volta la Valsesia partirà alla volta dei Pirenei, 40 anni dopo quel 1974 quando da Varallo oltre 400 persone affrontarono il primo viaggio in treno. Con molta probabilità sarà però anche l’ultimo “pellegrinaggio” fatto come lo intendiamo noi: i costi crescenti, soprattutto quelli esorbitanti del treno, stanno creando serie difficoltà anche a gruppi ben più grandi del nostro; si dovrà optare per altri mezzi di trasporto, magari più comodi e veloci come l’aereo, ma che non avranno mai il fascino del treno. Quante amicizie sono nate durante quelle ore di viaggio! Dal canto nostro, abbiamo deciso di provarci nuovamente a partire da Varallo, con quel treno carico di speranze e preghiere, per andare incontro alla Madonna, che ci aspetta là, nella Grotta di Massabielle. Si partirà il 21 agosto, per tornare il 27. In questo anno che ci separa dalla partenza, tante saranno le attività che l’Associazione Amici di Lourdes metterà in cantiere e non solo per raccogliere fondi per agevolare la partecipazione degli ammalati. In primis, stiamo cercando materiale (fotografie, video, diapositive) sui pellegrinaggi e sulle manifestazioni che l’Associazione ha organizzato in questi 40 anni di fervente attività. Chiunque volesse aderire a questa iniziativa può contattarci tramite la segreteria dell’’Ufficio Parrocchiale di Varallo oppure mandando una mail a [email protected] L’obiettivo è quello di produrre un “DVD dei ricordi” da distribuire poi all’interno delle altre manifestazioni. Grazie a tutti per la collaborazione! Mattia Baldini 36 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 BUONE VACANZE DALLA SCUOLA DELL’INFANZIA PARROCCHIALE A fine giugno è terminato l’anno zione ricca di sorprese e avventure. scolastico 2012/2013, un anno ricco di Ciao bambini e ciao cari genitotante scoperte interessanti imparando ri, vi aspettiamo a settembre! a conoscere i quattro elementi: “FUOCO, ARIA, TERRA, ACQUA”. P.S. per coloro che desiderano ancora iscriversi: prendete contatti con le Suore! ALL’ASILO SI STA BENE Addio mamma, papà addio, vado all’asilo per tutto il dì. Colletto bianco, cestello al fianco minestra buona, gioia nel cuor. Arrivederci a questa sera, quel che imparo a voi dirò. All’Asilo si sta bene La recita di fine anno ha voluto e s’imparan tante cose, presentare quanto si è imparato duran- la maestra ci vuol bene te l’anno scolastico, ma quello che più è così che piace a noi! conta è stata la partecipazione attiva anche da parte dei genitori, tutto questo ci ha fatto sentire come una famiglia, ha stretto i rapporti tra genitori, suore, insegnanti e personale. A luglio, con un gruppo di una trentina di bambini, si è fatta la scuola estiva attraverso giochi, passeggiata, lavoretti, canti, tutti insieme in allegria. Adesso ci sono le vacanze, ma ci siamo salutati già con il desiderio di incontrarsi di nuovo a settembre per iniziare l’anno scolastico 2013/2014. Buone vacanze a tutti, la Scuola dell’Infanzia Parrocchiale S. Vincenzo vi aspetta con gioia e allegria per scoprire insieme una nuova programma- 37 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 LETTERA APERTA ALLE FAMIGLIE Siamo una giovane famiglia varallese, cristiana e praticante, con due figli, sicuramente con i nostri difetti. Vorremmo con un po’ di coraggio fare oggi un appello a tante altre famiglie come la nostra, affinché si provi insieme ad “uscire allo scoperto”, proviamo a farci sentire, ammettendo con trasparenza e semplicità di fronte a tutti la nostra fede in Dio, senza averne vergogna. E’ il nostro tesoro in vasi d’argilla! Capiamo benissimo che non è sempre facile, magari a causa di quella punta di orgoglio che non ci molla mai, per un po’ di vergogna, o semplicemente per paura di essere emarginati dagli altri … Tutto questo è verissimo; d’altra parte ci siamo passati anche noi, ma credeteci, con l’aiuto del Signore e della nostra mamma celeste tutto questo si può superare. Ci troviamo tutti in un momento per noi tutti difficoltoso, poco felice, non solo per la degradata situazione economica che abbiamo in Italia e in Europa, ma anche per la nostra vita spirituale, sempre più povera di valori. Ci chiediamo ancora: come é la nostra vita spirituale? In questa domanda c’è probabilmente già anche la risposta … ecco perché in Italia non si riesce più a governare con serenità! Ma proviamo a parlare della nostra piccola comunità: la domenica mattina la chiesa è ancora abbastanza piena, al pomeriggio un po’ VARALLESI … meno, al sabato ancora meno e poi su per la settimana non c’è quasi mai nessuno. Ai rosari, se avete notato, la gente ormai ci va solo se muore qualcuno di caro; e poi se qualcuno ti vede con il rosario in mano rischi di essere “segnato” a dito, e tanti dei partecipanti alle funzioni “comiziano” e basta!!! Cosa succede inoltre alle adorazioni? Ma è davvero scoraggiante! Non c’è quasi mai nessuno, sia che queste vengano organizzate da quel gruppo piuttosto che da quell’altro ... si vedono solo i soliti quattro gatti. Perché? Poi ci si lamenta che non ci sono più famiglie unite, che la maggior parte si stanno disgregando. I figli cosa fanno? In giro, e non solo, e a scuola? Vi sembra normale che la pornografia giri anche sui banchi di scuola come se niente fosse? Questo forse non ci deve preoccupare? Come possiamo intervenire noi genitori? Si rivoltano tanti genitori, facendo interminabili discussioni, se la scuola non fa più i pomeriggi, mentre noi al contrario dovremmo esserne felici. Infatti i figli devono anche poter giocare in modo sano, capire che c’è un tempo per ogni età e che i genitori sono sempre vicini a loro, per ogni difficoltà, problema o pericolo. Loro ci sono, anche solo per un 38 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 abbraccio, il tempo si trova, di loro ci si può e ci si deve fidare. La famiglia c’è, e bisogna capire che ci deve essere anche la preghiera, sì, soprattutto la preghiera … che è il filo d’oro che ci mette in comunicazione con Dio; siamo venuti al mondo per un dono importante e dobbiamo far capire questo ai nostri figli, ma soprattutto dobbiamo provare loro come si vive il vero amore! Tutto questo dovrebbe partire a cominiciare da noi, altrimenti poi, ci si continua a lamentare, ed il mondo non è bello pieno di lamenti … Come sarebbe bello se tutti dedicassimo un po’ di tempo a noi stessi, per conoscerc di più, per stare insieme, per passare del tempo più uniti, per affrontare assieme i problemi, per parlarne, per provare a dare delle risposte, per riscoprire il gusto della preghiera. Abbiamo anche la fortuna di avere 3 sacerdoti, qui a Varallo, che si interessano a noi e che ci seguono in questo cammino, non siamo soli, possiamo contare su di loro! Allora … cari genitori, nonni, ma soprattutto giovani e ragazzi, siamo disponibili a metterci a fare qualcosa insieme? Un’ultima cosa poi per tutti i gruppi di preghiera … Amici di Lourdes, Gruppo di Medugorje, ecc: la Madonna è una sola, la stessa per ogni luogo, se ci unissimo tutti assieme chissà che grande forza saremmo e che gioia ci metterebbe nel cuore! Ricordatevi ragazzi che l’unione fa la forza, soprattutto nella preghiera! Arrivederci. Mi piace Mi piace la sera quando con la mia mamma guardo il sole che se ne va, sapendo che tornerà. Mi piace la mattina quando la mamma mi sveglia nel mio grande letto e mi stringe al petto. Mi piace il pomeriggio quando la mamma dice dobbiamo insieme studiare e molte cose imparare. Mi piace la cena con la mamma e il papà che sempre con noi starà. Da "Il paese dei bambini che sorridono" 39 Monica e Giorgio LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 IL RESTAURO DELLE STATUE DI SANT’ANNA E DELLA VERGINE MARIA GIÀ NELLA CAPPELLA DI SANT’ANNA AL SACRO MONTE DI VARALLO Sabato 15 giugno 2013, presso il salone della Società d’Incoraggiamento allo Studio del Disegno e di Conservazione delle Opere d’Arte in Valsesia, si è svolto un’incontro, per presentare il restauro ultimato per opera di Fermo Dedominici, del gruppo plastico di Sant’Anna, della Vergine e del Bambino, già collocate presso la distrutta cappella di Sant’Anna al Sacro Monte di Varallo. Dopo i saluti del Dottor Mario Remogna, del Sindaco di Varallo, e la dettagliata spiegazione da parte del direttore della Pinacoteca, dottoressa Carla Falcone, si è potuto ammirare nelle sale che ospitano le collezioni del Seicento e Settecento, il nuovo allestimento comprendente oltre alle citate statue, anche la portantina di Casa D’Adda, e la statua di San Gottardo proveniente dall’antico ospedale Varallese. Questi manufatti entrarono a far parte delle collezioni museali in periodi diversi. Per quanto riguarda le statue appartenute al Sacro Monte di Varallo, sappiamo che arrivarono in Pinacoteca nel settembre del 1939 grazie all’interessamento dell’allora direttore artistico del Sacro Monte, il pittore Cesare Scaglia, in seguito all’abbattimento della cappella necessario per fare posto alla stazione a monte della funivia. Negli anni Cinquanta del Novecento, grazie all’interessamen- to dell’Ingegner Giorgio Rolandi, venne dato inizio al grande cantiere di lavori necessari alla messa a norma ed alla risistemazione della Pinacoteca, le statue vennero messe al sicuro presso “la Cappelletta” della famiglia Fuselli, qui vi rimasero fino al 1960, quando venne inaugurato il nuovo riallestimento museale dell’intero edificio. Le statue scolpite da Gaudenzio Sceti attorno agli anni Sessanta/Settanta del Seicento, sono molto simili, come lineamenti, alle due statue di San Giuseppe e Sant’Antonio da Padova, commissionate dalla Confraternita del Santissimo Sacramento di Varallo per la cappella dell’Incoronata e realizzate dallo Sceti nel 1663. Curioso notare in tutti e tre i manufatti, la presenza della mela, donata nel caso di Sant’Anna e San Giuseppe a Gesù Bambino, mentre nel caso di Sant’Antonio, è già nelle manine del Piccolo. La mela è simbolo di redenzione e richiama anche alla memoria il peccato originale. Sappiamo inoltre che lo stesso scultore realizzò un bozzetto in miniatura del gruppo di Sant’Anna, menzionato nell’inventario dei beni appartenuti al defunto, redatto dall’esecutore testamentario Antonio Farinoli il 15 febbraio 1698. Anche le diverse guide del Sacro Monte, dal finire del Seicento, descrivono la cappella sottolineando la presenza di statue “moderne” 40 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 dello “Sceti da Campertogno” e pit- cinio appresso Iddio e sarai loro ture di Gianoli. affettuosamente divoto come si cari Gesù, Genitori a Maria”. Quasi identica ma meno romanzata la descrizione nella “GUIDA AL SACRO MONTE DI VARALLO” del 1867 che dice: “Cappella XLIII dedicata a Sant’Anna: Sant’Anna in atto di porgere un pomo a Gesù che lo riceve, e la Santissima Madre di lui, nelle braccia della quale egli stà, tre statue lavorate da Gaudenzio Sceti da Campertogno, ornano questa rappresentazione. Le pitture delle pareti sono di Il “direttorio per ben visitare la Pier Francesco Gianoli, pure di nuova Gerusalemme o sia il S. Campertogno, esse rappresentano da Sepolcro di Varallo” pubblicato nel una parte san Gioacchino padre di 1761, così descrive la cappella: “O Maria Vergine, indegnamente scacPellegrino divoto, uscito dal ciato dal tempio perché senza prole; Sepolcro di Cristo, e scendendo a e dall’altra lo Sposalizio di Maria mano sinistra sotto il voltone del Vergine con San Giuseppe. Nel primitivo Sacro Monte, palazzo incontrerai due cappelle, le quali sebbene antiche, però non da quello voluto dal Caimi, la cappella, lasciarsi in disparte, la prima a mano presumibilmente vuota all’interno, destra nell’andarvi, esprime S. Anna, collocata nella così detta “valle di la Vergine purissima ed il Divin Giosafat”, era dedicata al sepolcro di Bambino Gesù, e questo in statue, ed Sant’Anna, accanto a quello di San in pitture, quando fu scacciato, Gioacchino, che in seguito ospiterà come indegno, perché senza prole l’annuncio del trapasso di Maria per San Gioacchino dal Tempio, da una voce di un Angelo, anch’essa abbatparte, e dall’altra lo sposalizio tuta nel ’34. I sepolcri erano imitaVerginale di Maria Santissima con zione di quelli visibili ancor oggi in Terra Santa. San Giuseppe. La prima “Descrizione del Potrai prendere per tuo ammaestramento, che le avversità, Sacro Monte” a noi nota, stampata ed affronti di questa terra con nel 1514, a proposito di questo sito pazienza tollerati, finiscono e si tra- narra: “Da poi nel venir verso mezo smutano in veri contenti da Dio, monte, di questa vale a lato trovecome successe ne’ Santi Anna e rai, due sepolture luna laltra afronGioacchino; implorerai il loro patro- te, di Joachim ed Anna vederai, Qua 41 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 per similitudine ivi gionti, donde esse per amor honorerai, che questo fano fino ai lochi santi, come tractato ne mei bassi canti”. Fortunatamente, grazie alla serie di cinquanta cartoline edita a fine ottocento da Pizzetta, ci resta una bella immagine del complesso della cappella così come la si poteva ammirare prima dell’abbattimento degli anni Trenta del Novecento. Andrea Ghilardi IL RESTAURO DEGLI AFFRESCHI DELLA CAPPELLA DELLA DORMIZIONE DI MARIA Nelle scorse settimane è stato completato il restauro, curato dal laboratorio di Fermo De Dominici, degli affreschi provenienti dall’antica cappella della Dormizione di Maria al Sacro Monte ed ora visibili presso la pinacoteca cittadina, con un allestimento che ne richiama l’originaria collocazione nel sacello edificato sulla rupe varallese. La più antica guida del santuario, edita nel 1514, già ne documenta la presenza, con la riapertura della funivia, la piccola struttura, miracolosamente scampata alle traversie edilizie che, nel corso dei secoli, hanno profondamente mutato l’assetto del monte e recentemente oggetto di interventi che ne garantiscano la staticità, è tornata ad essere la prima costruzione che i pellegrini vedono giungendo al Sacro Monte. Quasi sempre però, proprio per la sua infelice collocazione, tra la stazione della funivia stessa ed in ciglio della rupe su cui sorge il santuario, passa inosservata e nulla viene recepito della sua importante storia. Si tratta, infatti, di una delle più antiche cappelle, edificata in stretta dipendenza dal sacello che si può visitare in Palestina, nella valle di Giosafat, che si apre tra la Città Santa ed il monte degli Ulivi. Il primo a fornire una descrizione del sepolcro della madre di Gesù in Gerusalemme fu l’abate russo Daniele, in visita negli anni 1106-1107; la sua descrizione parla di una sepoltura scavata nella roccia, molto stretta, tanto che solo una persona non grande può entrarvi. Nella roccia è pure ricavato il bancone su cui, secondo la tradizione, venne posto il corpo di Maria, prima di essere assunto in cielo. Le successive notizie, dopo gli interventi del periodo crociato, menzionano una elegante decorazione esterna, con lastre marmoree scandite dalla presenza di una ventina di piccole colonne. La tomba di Maria presenta analogie con quella di Cristo, anch’essa scavata nella roccia e poi circondata dalle varie fasi dell’edicola. Per raggiungere il sepolcro, il pellegrino deve scendere una lunga scala, che lo conduce in quella che era la cripta della basilica dell’Assunzione, edificata all’epoca dell’imperatore Maurizio (582-602). In precedenza, vi era una chiesa di più modeste dimensioni, che si elevava a livello della tomba, la quale, in origine (I 42 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 secolo) faceva parte di un sepolcreto diviso in tre camere, di cui costituiva quella più interna. I crociati restaurarono la basilica danneggiata dall’invasione persiana del 614, conservandone la struttura suddivisa tra chiesa e cripta inferiore ed edificandovi accanto un monastero affidato ai monaci benedettini. Purtroppo le truppe di Saladino nel 1187 rasero al suolo l’edificio, risparmiando solamente la tomba vera e propria, per devozione a colei che, anche per i musulmani, è la madre di Gesù. Nel periodo della permanenza di Caimi nella terra di Gesù, il santuario era ancora sotto la custodia dei francescani, che furono però definitivamente allontanati nel 1757. Il frate poté quindi con tranquillità osservare il sacro luogo ed effettuare i necessari rilievi per una sua riproduzione a Varallo. Il sepolcro di Maria è, infatti, tra le cappelle varallesi che più hanno conservato intatto il fascino della loro primigenia derivazione palestinese. Questa perfetta corrispondenza è altresì attestata da una scritta, che compare sopra l’apertura sulla parete meridionale, da cui è visibile anche l’interno del sacello stesso: QUESTO S.TO SEPULCRO DELLA VERGINE SANTISS.MA. È TUTTO SIMILE A QUELLO IN GETHSEMANA DI GIERUSALEMME COSI’ VIEN CERTIFICATO DA MOLTI FEDELI CHE HANNO VISITATO QUELLI LUOGHI SANTI. Sulla parete che oggi dà verso il muro di sostegno del piazzale della funivia, un tempo visibile da chi giungeva provenendo dalla piazza della basilica, vi sono debolissime tracce di parte del ciclo narrativo affrescato in questa cappella. L’opera offriva alla vista del pellegrino la scena del funerale della Vergine, della quale si può forse ancora scorgere il volto, accanto a quello di un apostolo. B e n più ricco d o v e v a apparire l’interno, interamente ricoperto da affreschi che, per motivi di conservazione sono appunto stati strappati e trasferiti nella pinacoteca cittadina ed ora nuovamente visibili. Ammirare questo ciclo ricorda come l’iconografia orientale, di cui è espressione nel contesto del primitivo Sacro Monte, ha preferito mettere in evidenza il momento della morte di Maria, a differenza di quella occidentale, che predilige quello della sua Assunzione. Secondo il racconto apocrifo, la madre di Gesù, dopo aver ricevuto l’annuncio della sua prossima morte, convoca attorno a sé parenti e conoscenti. Dalle varie regioni che si erano recati ad evangelizzare, per ispirazione divina, fanno ritorno i dodici apostoli; dopo aver dato istruzioni all’amato Giovanni, cui il Figlio l’aveva affidata, sulla distribuzione dei suoi averi ai poveri, la Vergine chiede che siano lette le preghiere di benedizione per i moribondi e, in perfetta pace, si addormenta, chiudendo gli occhi alla scena di questo mondo. La fede nell’Assunzione, dogma proclamato il 1 novembre del 1950, non nega infatti che anche Lei, come già il suo figlio divino, sia passata attraverso l’esperienza della morte, comune eredità di tutti gli uomini. Afferma piuttosto che, come Lui, anch’essa partecipa del mistero di Dio non solo spiritualmente ma già corporalmente, quale primizia della Chiesa che, senza macchia e senza ruga, è in cammino verso l’eternità di Dio. don Damiano Pomi 43 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 LA TESTIMONIANZA DEL SEMINARISTA ALESSANDRO GHIDONI Meno sei! Il primo anno di Seminario è giunto al termine, ancora sei mi separano (a.D.p. ossia a Dio piacendo) dalla meta finale! Quando circa un anno fa scrissi al Rettore per inoltrare la richiesta ufficiale di ingresso nella comunità del seminario diocesano di Novara, iniziai con un versetto per me significativo del Vangelo di Giovanni: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi, perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. Proprio in questi giorni (14 luglio) sono stato tra i ragazzi di Cameri in ritiro a Fobello per dire qualche parola sulla mia scelta di vita e sono rimasto stupito dall’attenzione e dalla loro voglia di mettersi in gioco in prima persona! Quello di cui c’è bisogno oggi è la testimonianza… così ho accettato volentieri (invitato dal Prevosto) di scrivere due righe sulle colonne del Bollettino. Come dicevo prima, circa un anno fa era tempo di scelte (infatti avevo terminato l’esame di maturità il 7 luglio) e fu proprio durante l’estate che comunicai ai miei la mia scelta di entrare in Seminario, dopo un periodo di ponderata riflessione personale negli anni del liceo. Non era certo una decisione presa alla sprovvista nelle ultime settimane ma una scelta maturata negli anni. Come già ricordavo questa mattina a Fobello insieme al gruppo dei ragazzi, una scelta, per essere sicuri che sia quella giusta, deve dare gioia, sicurezza e serenità! Con questo spirito a fine settembre ho fatto il mio ingresso con altri quattro giovani della Diocesi per iniziare questo lungo percorso formativo. L’anno appena trascorso, definito “anno pro- pedeutico”, è stato veramente prezioso per me: l’inserirsi nella vita di una comunità in cui, a partire dalla Relazione con Dio, si sviluppano le relazioni col prossimo, ritengo siano un elemento fondamentale per la crescita di ciascuno. Lì ho trovato nuovi amici con i quali ho condiviso esperienze formative e anche ludiche. L’anno conclusosi, quello propedeutico appunto, prevede il servizio nella propria Parrocchia di origine (anche questo per me molto significativo) mentre dalla prima teologia ogni chierico ha una destinazione pastorale in una Parrocchia/oratorio, in 0spedale, in Carcere o nel Centro Diocesano Vocazioni. Dopo la preghiera e il servizio, un’altra dimensione essenziale che ho vissuto già da quest’anno è quella dello studio, il cui peso aumenterà sensibilmente dalla prima Teologia: si articola in materie filosofiche e teologiche, unite allo studio storico, liturgico, patristico e giuridico. E’ un percorso armonico e per me, fino ad ora, molto stimolante. In chiusura, il Rettore mi ha messo a disposizione, per il mese di luglio, dell’Unità Pastorale Alta Valsesia, dove sto collaborando con il parroco di Scopello don Marco e il bel gruppo di animatori della valle… Cari lettori della Casa sulla Roccia, come ci ricorda con vigore il Santo Padre Francesco, vi invito a pregare con fiducia per le vocazioni al sacerdozio e vi chiedo, come già fate, di accompagnarmi con la preghiera e l’affetto in questo lungo cammino sotto il manto della Vergine Incoronata! In corde Matris. 44 Alessandro Ghidoni LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 GREST 2013: EVERY BODY, Grande soddisfazione alla fine del GREST 2013 per il bilancio finale di questa iniziativa. Anche quest’anno tanti ragazzi (200) guidati da volenterosi animatori (70) hanno vissuto più di 4 settimane all’insegna dell’allegria e dell’amicizia. Nella settimana di apertura in occasione della festa di San Luigi è stato inaugurato il nuovo servo scala per le carrozzine che così potranno accedere a tutti i piani. 45 UN BILANCIO POSITIVO L’attenzione per i diversamente abili ha caratterizzato questa edizione del GREST. Anche la visita alla parete gaudenziana, nel 500° della sua realizzazione, ha dato la possibilità a tutti i ragazzi di ammirare questo capolavoro e di fare una sosta spirituale a piccoli gruppi nel corso delle attività ludiche. All’anno prossimo! LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 RICORDANDO PIER GIORGIO LONGO Quando un Amico ti lascia, ti senti più solo, quando un Maestro ti lascia ti senti impoverito. Pier Giorgio Longo era l’uno e l’altro, era una persona speciale, buona e generosa, che donava a piene mani senza mai volere nulla in cambio, dote assai rara tra gli studiosi, spesso gelosi dei loro risultati e dimentichi dei “portatori d’acqua” incontrati lungo il cammino. In Biblioteca a Varallo conserviamo una copia della sua tesi di laurea in Lettere Moderne, Disciplina Storia del Cristianesimo, discussa presso l’Università degli Studi di Torino nell’anno accademico 1969/70, con il Professor Franco Bolgiani: “Problemi di vita religiosa nella diocesi di Novara, prima dell’episcopato di Carlo Bascapé (1593) e con particolare riferimento al periodo (15801590)”, due volumi corposi, densi, per cercare di far luce sul trentennio che separa la fine del Concilio di Trento dall’inizio dell’episcopato del Bascapé. “Non si è avuta la pretesa di comprendere tutto … Per questo ho preferito parlare di problemi e non di ricerca”: queste parole, tratte dalle pagine conclusive, possono essere considerate la cifra del suo futuro cammino di studioso. Alla storia della Chiesa novarese Pier Giorgio ha fornito un apporto fondamentale per delineare la dialettica tra cattolici e società nelle varie epoche: dall’età giolittiana, agli anni tra dopoguerra e fascismo, al complesso rapporto tra Azione Cattolica e fascismo. Avevo scritto di Pier Giorgio poche settimane fa per il suo signifi- cativo contributo sul Sacro Monte e sul Libro dei Misteri pubblicato sulla Rivista della Biblioteca di Rovereto: “Il furore dei libri”. Lui, tra i massimi studiosi del Sacro Monte, autore di saggi fondamentali per conoscerne la storia artistica e religiosa, membro del Comitato Scientifico del Centro di Documentazione dei Sacri Monti, Calvari e complessi devozionali europei, di cui Amilcare Barbero era Direttore, aveva generosamente accettato di scrivere quel saggio divulgativo, offrendo ai lettori trentini, in modo chiaro e pacato, il benvenuto nella spiritualità francescana e al Sacro Monte. Il Sacro Monte era stato uno dei temi di studio più cari alla sua anima all’eterna ricerca di pace: “Un’esperienza di ricerca di senso, di solitudine, per lasciar parlare la voce più profonda delle emozioni, qualcosa che fa parte non solo della cultura cristiana, ma del patrimonio dell’intera umanità”. Era stato tra i relatori al primo convegno internazionale sui Sacri Monti, tenutosi a Varallo nel 1980, e ventinove anni dopo, il 9 maggio 2009, in Biblioteca a Varallo, aveva presentato l’atteso volume degli Atti. Nella cripta dell’aula magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano il 17 gennaio 2011 era stato presentato un libro fondamentale per chiunque si occupi di Sacri Monti: I Sacri Monti. Bibliografia Italiana, curato da lui e da Danilo Zardin: “La bibliografia italiana sui Sacri Monti si può rappresentare più che come una montagna di libri, come un’estesa catena di monti grafici”. 46 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Nel 2008 fu curatore della mostra Imago Fidei, allestita presso Palazzo Racchetti, sede della Biblioteca Civica, nell’ambito dell’importante evento di carattere religioso e artistico Imago Veritatis. Guido Gentile, studioso dei Sacri Monti e amico di Pier Giorgio, in quell’occasione aveva sottolineato l’importanza del volume-catalogo: “Imago Fidei. Il Sacro Monte di Varallo tra XV e XVII secolo, riepiloga gli ultimi trent’anni di studi sulla genesi e lo sviluppo del Sacro Monte e sarà un fondamentale aiuto per gli studiosi, ma anche un libro interessante per tutti coloro che vogliono conoscere e approfondire la storia e la presenza del Sacro Monte nella cultura valsesiana”. Pier Giorgio, in questo anno gaudenziano, stava curando la pubblicazione di brani tratti dai Sermones de articulis Fidei di Bernardino Caimi, contenuti in un manoscritto del 1488 conservato nella Biblioteca Civica di Como, che era stato esposto a Varallo proprio in occasione di Imago Fidei, facendoli colloquiare con i ventuno riquadri della Parete. L’ultimo suo lavoro pubblicato, in collaborazione con don Damiano Pomi, è stato La Parete di Gaudenzio alla chiesa della Madonna delle Grazie: si scusava che in bibliografia fossero presenti tutti suoi contributi! Pier Giorgio ha sempre lavorato, fino all’ultimo giorno della sua vita, finché la malattia glielo ha concesso: mi chiedeva spesso controlli di dati bibliografici e di inviargli scansioni di pagine di antiche Guide del Sacro Monte, perché nei Sacri Monti ritrovava quella che, molto opportunamen- te, definiva: “Ricchezza di umanità dell’esperienza religiosa, devozionale e di festa, che attraverso un itinerario processionale condotto nel contatto con la natura, suscita un piacere dei sensi, che si traduce in un piacere dell’anima, che diventa esperienza salvifica, in un rinnovamento dal punto di vista religioso”. Scorrendo la ricchissima bibliografia dello studioso Pier Giorgio Longo si coglie l’interesse verso personaggi complessi, sfaccettati, dalla spiritualità intensa e sofferta come Clemente Rebora o Piero Gobetti. Un saggio denso e innovativo dal punto di vista della ricerca, fu Iconographica intorno a Fermo Stella, il suo omaggio all’amico Professor Casimiro Debiaggi, pubblicato nel 2012 in Una lunga fedeltà all’arte e alla Valsesia. Studi in onore di Casimiro Debiaggi. Pier Giorgio è stato ricordato in occasione dell’annuale assemblea della Società Valsesiana di Cultura, della quale era stato Vice Presidente e membro del Consiglio Direttivo e nell’ultimo De Valle Sicida compare un suo contributo: Nuove note sul Quadro della Valsesia di Nicolao Sottile e altri documenti sconosciuti, nato dal ritrovamento in Biblioteca a Varallo di alcuni fascicoli manoscritti dell’Abate. Vorrei concludere questo grazie a Pier Giorgio per tutto quello che ha regalato a me e a tutti coloro che l’hanno conosciuto, con uno stralcio di una delle sue ultime mail: “Se non ci inquietiamo un poco, la nostra vita non ha senso. Non cerco ora il senso della vita, perché penso di averlo in 47 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 averlo in un qualche modo costruito e di andarlo costruendo, almeno quello che va bene per me; cerco voci che mi siano vicine, mi diano testimonianza di fede, di umanità, di storia: ho un grande bisogno di chiarezza, semplicità, autenticità. L'esperienza ormai più che triennale e quasi diuturna in ospedale mi mette a contatto con un'umanità ferità e i piccoli gesti, che solo del dire grazie, mi riempiono di vita”. Ora Pier Giorgio riposa per sempre in quel piccolo cimitero, nella terra del suo paese, Prato Sesia, salutato con i fiori che crescono spontanei nei prati. Padre Giuliano Temporelli, rettore del Sacro Monte, don Mario Perotti, direttore dell’Archivio Diocesano di Novara, dove Pier Giorgio ha condotto molte delle sue ricerche, definito “luogo della vita e luogo dell’anima”, e don Damiano Pomi, prima allievo e poi amico e collaboratore, hanno concelebrato nella messa funebre. Non ha voluto che al suo funerale si parlasse di lui, desiderava che ci fosse solo la Parola e quella candela accesa, che brillerà per sempre nell’Anima di ciascuno di noi. ANAGRAFE PARROCCHIALE Sono stati portati al Fonte Battesimale: TERMIGNONE MATTEO MARIA di Walter e Guala Paola; BALTIERI MARCO di Leonardo e Botta Leonaro Marianna; CESA GABRIELE di Claudio e Alongi Nadia; GASPARETTO RACHELE di Cristian e Cassar Denise; CONTI EDOARDO di Alessandro e Sasselli Chiara Si sono uniti in Matrimonio: FITTABILE GIANLUCA e OTTONE ROMINA; JULINI TOMMASO e ROVEDA SILVIA; CONTI ALESSANDRO e SASSELLI CHIARA Sono ritornati alla Casa del Padre: IACOVELLI ORAZIO; NAI PAOLO; FALCONE ALFONSINA; BORIN OTTAVIO; GARAVAGLIA PIETRO 48 Piera Mazzone LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 LA PREGHIERA DI DIO Caro figlio, quando ti sei svegliato questa mattina ti ho osservato ed ho sperato che tu mi rivolgessi la parola, però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare. Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi in casa per vestirti e sistemarti, sapevo che avresti avuto del tempo anche solo per fermarti un momento e dirmi “Ciao!”, però evidentemente eri troppo occupato. Per questo ho acceso il cielo per te, l’ho riempito di colori e di canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi, però nemmeno di questo ti sei reso conto! Ti ho osservato mentre ti accingevi a cominciare il lavoro e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno, ma tu eri troppo occupato per dirmi qualcosa. AI tuo rientro ho visto la stanchezza sul tuo volto ed ho pensato di rinfrescarti un poco facendo cadere una lieve pioggia, perché questa la portasse via; il mio era un dono, ma tu ti sei infuriato e te la sei presa con me!. Desideravo tanto che tu mi parlassi... c’era ancora tanto tempo, ho pensato. Dopo hai acceso il televisore, ti ho aspettato pazientemente, mentre guardavi la TV, hai cenato e ti sei immerso nel tuo mondo; così ti sei dimenticato nuovamente di parlare con me. 49 LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013 Ho notato che eri stanco ed ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho fatto scendere il sole e al suo posto ho disteso una coperta di stelle ed al centro di questo ho acceso una candela: era uno spettacolo bellissimo, ma tu non ti sei accorto di nulla. AI momento di dormire, dopo aver augurato la buona notte alla tua famiglia, ti sei coricato e quasi immediatamente ti sei addormentato. Nemmeno ti sei accorto che io sono sempre con te. Bene, ti sei svegliato ed ancora una volta io sono qui che aspetto, senza possedere nient’altro che il mio amore per te, sperando che oggi tu possa dedicarmi un po’ del tuo tempo. Ti amo così tanto, caro figlio, che attendo tutti i giorni una tua piccola preghiera; i tanti doni che ti ho dato oggi sono il frutto del mio amore per te. Buona giornata! Dio “tuo Padre” 50