LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
LA FEDE E LE VACANZE
Con il caldo ed il bel tempo, il tanto
desiderato ed atteso periodo delle ferie è
ormai incominciato. Tutti ne avvertiamo il
desiderio! Molti tra noi, lo sappiamo, non
avranno però l’opportunità di andare in
vacanza a causa della pesante crisi che
incombe da anni sulla vita delle nostre
famiglie e a causa della perdita del proprio
posto di lavoro o della precarietà della propria situazione economica familiare.
Tuttavia, sono convinto che questo
provvidenziale tempo di “stacco” dalla routine e dalle abitudini stressanti ed incalzanti, possa essere fortemente utile e prezioso per ciascuno di noi, e ci possa aiutare
a prendere una “sana boccata d’ossigeno”
per un maggiore beneficio sia fisico che spirituale. Vivere bene ed in modo distensivo
la nostra estate può sicuramente essere un
investimento prezioso per l’igiene mentale
personale e per il nostro equilibrio in vista
delle fatiche dell’anno che ci sta davanti
con tutte le sue complesse problematiche
socio-economiche e relazionali!
Mentre non è necessario “partire”
per andare in vacanza (in tanti infatti non
se lo possono permettere!), serve tuttavia
assolutamente “staccare la spina”, disintossicare il proprio cuore, togliere le tante
negatività e criticità che ci portiamo dentro a causa dei ritmi incalzanti e pressanti
della nostra vita quotidiana!
La domanda che oggi più che mai
affiora spontaneamente sulle nostre labbra
è questa: ma in vacanza ci va anche la
nostra fede? Cosa vuol dire per noi credenti “staccare la spina”? L’estate non è forse
uno dei momenti privilegiati per incontrarci con Dio, con il creato e con il nostro
uomo interiore? Mi piacerebbe allora leggere insieme con voi alcune opinioni ed esperienze raccolte in queste settimane nel
corso di alcune conversazioni confidenziali circa il nostro modo di approfittare del
tempo delle vacanze.
Va detto che per la maggior parte
delle persone le vacanze estive non sono
mai il “tempo del lasciarsi andare”, del di -
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simpegno e della fuga dalla vita ordinaria.
Semmai le ferie ci danno un’occasione in
più per “fare una sosta” e per “ricentrare”
il nostro cammino; durante l’estate, complice forse una maggior distensione ed una
minore dose di fretta, in tanti scelgono di
ridurre lo stress per dedicarsi più a se stessi, ai propri interessi e per coltivare quelle
attività fisiche e spirituali, che ci attraggono e che sentiamo importanti ed utili per il
nostro benessere e per il nostro equilibrio.
Le ferie possono addirittura essere
le “vacanze dello spirito” in quanto durante questo tempo provvidenziale noi possiamo tornare a gestire ed organizzare il
nostro tempo libero senza più essere condizionati dagli abituali e stressanti ritmi di
vita lavorativa e relazionale; per esempio
ci sono sicuramente più margini di libertà
su come impiegare efficacemente il nostro
tempo, se dedicarci a cose rilassanti e
divertenti oppure trovare le occasioni favorevoli per ravvivare e rinsaldare le tante
relazioni ed amicizie lasciate in “stand by”
a causa dei ritmi vertiginosi dovuti alla vita
contemporanea. E’ bello poter desiderare e
coltivare maggiormente e più a fondo i
nostri incontri importanti, le situazioni e le
attività tralasciate per tutto l’anno a causa
della mancanza di tempo ed ora finalmente possibili!
Per noi cristiani, la preghiera e la
meditazione personale quotidiana (anche
se in misura limitata) dovrebbero accompagnarci, è vero, durante tutti i giorni dell’anno. Ma l’estate ci offre senza dubbio
qualche opportunità in più per rispolverare
e “nutrire” la nostra coscienza e per aprire
il nostro cuore alle tante domande ed agli
ideali irrinunciabili che ci sono cari e che
possono aiutarci a dare maggiore dignità
alla nostra vita.
E’ senz’altro importante che ciascuno di noi faccia di tutto per approfittare
della “grazia” e della calma di queste settimane estive, in cui magari non ci sono i
nostri ragazzi, perché impegnati ai campi
estivi, oppure perché in vacanza coi
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nonni … e così in molti ritroveranno l’occasione preziosa per riprendere in mano il
timone della propria vita facendosi aiutare
da qualche buona lettura spirituale o, perché no, da qualche bella chiacchierata con
gli amici veri (che pur essendo diventati
frutti rari … esistono ancora, eccome, nelle
nostre comunità!)
Per molti, poi, le vacanze, malgrado
il clima di diffuso degrado culturale, morale
e religioso potrebbero essere anche un
momento di ricerca della pacificazione del
proprio cuore, un tempo di riscoperta dei
valori belli e buoni che danno senso e gusto
alla vita quotidiana!
Perché non provare allora ad abbassare le tensioni ed i toni di chi tra noi vive
sempre sul filo del rasoio per tutto l’anno ed
ora finalmente può tirare un po’ il fiato
nelle sue corse affannose che spesso tolgono “respiro” e serenità interiore?
Perché non cercare di approfittare di
questi mesi estivi per dedicare un po’ del
proprio tempo al servizio oppure alla visita
ad alcune persone anziane o malate; ci sono
ancora tanti giovani e famiglie che sanno
regalare con generosità una parte del proprio tempo libero per andare a portare un
po’ di gioia e di speranza a chi da casa propria non può mai uscire!
La parola “vacanza” che viene dalla
parola latina “vacuum”, cioè “vuoto” (di simpegno dal fare) provi invece a diventare
per ciascuno il tempo della ricarica spirituale, della riscoperta del “pieno” delle buone
relazioni e delle cose che contano e che ci
possono ridare una “botta” di energie nuove
e di speranze che ci aiutino a ripartire con il
“piede giusto” nonostante i tempi difficili
che siamo chiamati ad attraversare!
Inoltre, alcune famiglie che hanno la
grazia di condividere da anni un comune
cammino di fede, colgono l’occasione delle
ferie estive per andare a “fare il pieno” in
un santuario mariano o in qualcuna delle
tante splendide oasi spirituali esistenti in
Italia, oppure per poter fare un breve
periodo di volontariato legato a qualche
associazione o comunità di recupero o di
vicinanza a persone con problemi o disabilità.
Allora, buon tempo estivo a tutti voi,
cari Varallesi … aiutati anche dalle nostre
bellissime e verdi montagne, che ci offrono
generosamente e a volontà, itinerari e sentieri adatti a tutte le capacità di marcia,
facendoci contemplare cime facilmente
accessibili ed emozionanti che sicuramente,
con il fascino suadente della loro bellezza,
ci aiutano a salire più in alto nella vita ed a
riscoprire meglio Dio, il creato, e ciò che di
più profondo ci portiamo dentro noi stessi!
Buone vacanze!
don Roberto Collarini
INDICE
pag. 3/4
l’editoriale del prevosto
pag. 5/6/7 l’enciclica di Papa Francesco
pag. 8/9
le provocazioni di Papa Francesco
pag. 10/11/12/13 la missione in Ciad
pag. 14/15 don Benoit ci scrive
pag. 16/17/18 diario di un viaggio in Palestina
pag. 19/20 pellegrinaggio parrocchiale a Re
pag. 21/22/23/24 M. Guaini e Maria
pag. 24/25/26 M. Emanuela Iacovone
pag. 26/27/28/29 S. Caterina da Siena
pag. 30
il compleanno di don Armando
pag. 31
il ricordo
di don Giuseppe Marcodini
ìpag. 32
dal coretto tante rivelazioni
pag. 33/34 Anna e il Grim
pag. 34
notizie dall’AVAS
pag. 35
visita al Sermig
pag. 36
20 anni di Pellegrinaggi a Lourdes
pag. 37
buone vacanze dalla scuola
dell’infanzia S. Vincenzo
pag. 38/39 lettera aperta alle famiglie
pag. 40/41 il restauro delle statue di Sant’
Anna e della Vergine Maria
pag. 42/43 il restauro della Dormitio
pag. 44
la testimonianza di un seminarista
pag. 45
grest 2013
pag. 46/47/48 un ricordo di Pier Giorgio Longo
pag. 48
anagrafe parrocchiale
pag. 49/50 la preghiera di Dio
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LUMEN FIDEI:
ECCO LA
PRIMA ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO
LA FEDE ILLUMINA L’ESISTENZA DELL’UOMO
“Lumen Fidei”, “La luce della testimoniare la fede nella società, in
fede”: si intitola così la prima ogni ambito della vita quotidiana,
Enciclica di Papa Francesco, pubblica- «senza vergognarsi»! «
ta il 5 luglio 2013
Obiettivo del documento è recuIndirizzata a tutti i fedeli della perare il carattere di luce proprio
Chiesa ed agli uomini di buona volontà della fede, capace di illuminare tutta
è suddivisa in quattro capitoli. l’esistenza umana.
L’Enciclica – spiega Papa Francesco –
Chi crede, vede!
era già stata “quasi completata” da
Chi crede, non è mai solo, perBenedetto XVI.
ché la fede è un bene per tutti, un
È la luce della fede la risposta al bene comune che aiuta a distinguere il
buio e ai dubbi dell'uomo di oggi. Una bene dal male, a edificare le nostre
luce che troppo spesso appariva illusoria, società, donando tanta speranza.
una luce da riscoprire e da annunciare a
È questo il cuore della Lumen
tutto il mondo in «un tempo in cui l'uo- Fidei: quello di una fede che non sepamo è particolarmente bisognoso!»
ra l’uomo dalla realtà, ma lo aiuta a
C'è tutto questo nell'Enciclica coglierne il significato più profondo.
Lumen Fidei, la prima di Francesco, In un’epoca come quella moderna scritta a quattro mani con Benedetto, scrive Papa Francesco - in cui il credepapa emerito, che Bergoglio ringrazia re si oppone al cercare e la fede è
fin dalla prefazione.
vista come un’illusione, un salto nel
«Benedetto
XVI
scrive vuoto che impedisce la libertà dell’uoFrancesco nell'Enciclica - aveva già momo, è importante fidarsi ed affidarcompletato una prima stesura di si, umilmente e con coraggio, all’amoLettera enciclica sulla fede. Gliene re misericordioso di Dio che raddrizza
sono profondamente grato e, nella fra- le storture della nostra storia.
ternità di Cristo, assumo il suo prezioso lavoro, aggiungendo al testo alcuni
ulteriori contributi.
Il Successore di Pietro, ieri, oggi
e domani, è infatti sempre chiamato a
“confermare i fratelli” in quell'incommensurabile tesoro della fede che Dio
dona come luce sulla strada di ogni
uomo.
Ottantadue pagine divise in
quattro capitoli, oltre alla prefazione,
firmata, in latino di suo pugno, da
Franciscus il 29 giugno, solennità dei
Santi Pietro e Paolo.
Ed ecco il cuore della Lettera:
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Testimone affidabile della fede
è Gesù, attraverso il quale Dio opera
veramente nella storia. Chi crede in
Gesù non solo guarda a Lui, ma impara anche a leggere la vita dal Suo
punto di vista.
E come nella vita quotidiana ci
affidiamo all’architetto, al farmacista, all’avvocato, che conoscono le
cose meglio di noi, così per la fede ci
affidiamo a Gesù, esperto nelle cose di
Dio, colui che ci spiega Dio.
La fede non è un fatto privato sottolinea il Papa - perché si confessa
all’interno della Chiesa, come comunione concreta dei credenti. E in questo modo, l’esistenza credente diventa esistenza ecclesiale.
Quindi, Papa Francesco dimostra
lo stretto legame tra fede, verità e
amore, quelle virtù affidabili che vengono da Dio. La fede senza verità non
salva – dice il Pontefice - Resta solo
una bella fiaba, soprattutto oggi in cui
si vive una crisi di verità a causa di una
cultura che crede solo alla tecnologia
o alle verità del singolo, a vantaggio
dell’individuo e non del bene comune.
Il grande oblio del mondo contemporaneo - evidenzia il Papa - è il
rifiuto della verità grande, con la “V”
maiuscola, è il dimenticare la domanda su Dio, perché si teme il fanatismo
e si preferisce il relativismo.
Al contrario, la fede non deve
essere intransigente, il credente non è
arrogante perché la verità che deriva
dall’amore di Dio non si impone con la
violenza e non schiaccia il singolo.
Per questo è possibile il dialogo
tra fede e ragione: innanzitutto, perché la fede risveglia il senso critico ed
allarga gli orizzonti della ragione; in
secondo luogo, perché Dio è luminoso
e può essere trovato anche dai non
credenti che lo cercano con cuore sincero. Chi si mette in cammino per praticare il bene - sottolinea il Papa - si
avvicina già a Dio!
Altro punto essenziale della
Lumen Fidei è l’urgenza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di
Dio – dice Papa Francesco - non può
tenere questo dono solo per sé; infatti quando l’amore abbonda nel cuore è
normale che debordi e si diffonda
intorno a sé!
Come una fiamma si accende da
un’altra fiaccola, così la luce di Gesù
brilla sul volto dei cristiani e si trasmette di generazione in generazione,
attraverso i testimoni della fede.
È forte, quindi, il legame tra fede e
memoria, perché l’amore di Dio tiene
uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei di Gesù.
C’è, però, un mezzo speciale
con cui la fede può trasmettersi: sono
i
Sacramenti.
Innanzitutto,
il
Battesimo, che ci ricorda che la fede
deve essere ricevuta, in seno alla chiesa, perché nessuno battezza se stesso,
e che mette in risalto la sinergia tra la
Chiesa e la famiglia, nella trasmissione
della fede.
Poi, l’Eucaristia, nutrimento
prezioso della fede che ci insegna a
vedere la profondità del nostro quotidiano. E ancora, la confessione di fede
pronunciata nel Credo e la preghiera
del Padre Nostro, che coinvolgono il
credente nelle verità che confessa con
le labbra e lo fanno vedere con gli
occhi di Cristo che illuminano le proprie domande esistenziali e gli danno
chiarezza.
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Infine, i Dieci Comandamenti,
che non sono un insieme di precetti
negativi, ma indicazioni concrete per
entrare in dialogo autentico con Dio!
Nel suo ultimo capitolo, la
Lumen Fidei spiega il legame tra il
credere e il costruire il bene comune:
la fede, che nasce dall’amore di Dio,
rende saldi i vincoli tra gli uomini e si
pone al servizio della giustizia, del
diritto, della pace.
Essa non allontana, non estranea dal mondo, scrive il Papa, anzi: se
la togliamo dalle nostre città, perdiamo la fiducia tra noi e restiamo uniti
solo per paura o per interesse.
Sono tanti, invece, gli ambiti
illuminati dalla fede: la famiglia fondata sul matrimonio, inteso come
unione stabile tra uomo e donna; il
mondo dei giovani che desiderano
”una vita grande” e ai quali “l’incontro con Cristo dona una speranza solida che non delude!”
“La fede non è un rifugio per
gente codarda, timorosa e senza
coraggio - afferma Papa Francesco ma la dilatazione della vita” e in quest’ambito le GMG permettono ai giovani di mostrare la gioia della fede e
l’impegno a viverla in modo saldo e
generoso.
La fede illumina anche la natura, ci aiuta a rispettarla, a “trovare
modelli di sviluppo che non si basino
solo sull’utilità o sul profitto, ma che
considerino il creato come un dono”;
ci insegna ad individuare forme giuste
di governo, in cui l’autorità viene da
Dio ed è a servizio del bene comune;
ci offre la possibilità e la necessità del
perdono che porta a superare tutti i
conflitti!
“Quando la fede viene meno,
c’è il rischio che anche i fondamenti
basilari del vivere vengano meno”,
ricorda il Papa. Per questo, non dobbiamo vergognarci di confessare pubblicamente Dio, in quanto la fede illumina tutto il vivere sociale.
Anche la sofferenza e la morte
ricevono un senso dall’affidarsi a Dio,
scrive il Santo Padre: all’uomo che soffre il Signore non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua
presenza delicata che accompagna.
In questo senso, la fede è sempre congiunta alla speranza. E qui il
Papa lancia un appello: “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni
facili e proposte immediate che ci
confondono nel cammino”.
L’Enciclica si conclude, quindi,
con una preghiera a Maria, “icona
perfetta” della fede, affinché ci insegni a guardare la nostra vita, le relazioni ed i nostri progetti con gli occhi
di Gesù!
don Roberto Collarini
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LAMPEDUSA: ALCUNE FORTI PROVOCAZIONI
CHE PAPA FRANCESCO RIVOLGE ANCHE A NOI!
Nel corso della “storica” visita
sull’Isola siciliana di Lampedusa (lunedì 8 luglio 2013), Papa Francesco ha
espresso il desiderio di rendere omaggio alla memoria delle drammatiche
morti in mare di migliaia di immigrati
in cerca di speranza e di futuro; il
Santo Padre celebrando la S. Messa in
un campo sportivo affollato ha pronunciato tra l’altro alcuni moniti forti
a tutti i cristiani ed agli uomini di
“buona volontà”.
Anche noi vogliamo accogliere
volentieri le sue parole vibranti, perché possano scavare il nostro cuore e
la nostra coscienza spesso tranquilla
ed assopita davanti al dolore ed ai
problemi del nostro prossimo!
1.
Alla luce della Parola di
Dio che abbiamo ascoltato, vorrei proporre alcune parole che soprattutto
provochino la coscienza di tutti, spingano a riflettere e a cambiare concretamente certi nostri atteggiamenti.
Tanti di noi, mi includo anch’io,
siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, non curiamo,
non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri.
«Abramo, dov’è il tuo fratello?»,
la voce del suo sangue grida fino a me,
dice Dio. Questa non è una domanda
rivolta ad altri, è una domanda rivolta
a me, a te, a ciascuno di noi. Quei
nostri fratelli e sorelle cercavano di
uscire da situazioni difficili per trovare
un po’ di serenità e di pace; cercavano
un posto migliore per sé e per le loro
famiglie, ma hanno trovato la morte.
Quante volte coloro che cercano que8
sto non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio!
E una volta ancora ringrazio voi
abitanti di Lampedusa per la solidarietà. Ho sentito, recentemente, uno di
questi fratelli. Prima di arrivare qui
sono passati per le mani dei trafficanti,
coloro che sfruttano la povertà degli
altri, queste persone per le quali la
povertà degli altri è una fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto! E alcuni
non sono riusciti neppure ad arrivare.
«Dov’è il tuo fratello?» Chi è il
responsabile di questo sangue? Nella
letteratura spagnola c’è una commedia
di Lopez de Vega che narra come gli
abitanti della città di Fuente Ovejuna
uccidono il Governatore perché è un
tiranno, e lo fanno in modo che non si
sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E
quando il giudice del re chiede: «Chi ha
ucciso il Governatore?», tutti rispondono: «Fuente Ovejuna, Signore». Tutti e
nessuno! Anche oggi questa domanda
emerge con forza: Chi è il responsabile
del sangue di questi fratelli e sorelle?
Nessuno! Tutti noi rispondiamo così:
non sono io, io non c’entro, saranno
altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: «Dov’è il sangue del tuo
fratello che grida fino a me?».
Oggi nessuno nel mondo si sente
responsabile di questo; abbiamo perso
il senso della responsabilità fraterna;
siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella
parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio
della strada, forse pensiamo "poverino", e continuiamo per la nostra
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
strada, non è compito nostro; e con
questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo
a posto.
2.
La cultura del benessere,
che ci porta a pensare a noi stessi, ci
rende insensibili alle grida degli altri,
ci fa vivere in bolle di sapone, che
sono belle, ma non sono nulla, sono
l’illusione del futile, del provvisorio,
che porta all’indifferenza verso gli
altri, anzi porta alla globalizzazione
dell’indifferenza.
In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci
riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!
Ritorna la figura dell’Innominato
di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti "innominati",
responsabili senza nome e senza volto!
«Adamo dove sei?», «Dov’è il tuo fratello?», sono le due domande che Dio
pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi.
3.
Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: «Chi di noi ha
pianto per questo fatto e per fatti
come questo?» Chi ha pianto per la
morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha
pianto per queste persone che erano
sulle barche? Per le giovani mamme che
portavano i loro bambini? Per questi
uomini che desideravano qualcosa per
sostenere le proprie famiglie?
Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del
"patire con": la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di
piangere! Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: «Rachele piange i suoi figli … per-
ché non sono più». Erode ha seminato
morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi …
Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è rimasto anche
nel nostro cuore; domandiamo al
Signore la grazia di piangere sulla
nostra indifferenza, di piangere sulla
crudeltà che c’è nel mondo, in noi,
anche in coloro che nell’anonimato
prendono decisioni socio-economiche
che aprono la strada ai drammi come
questo. «Chi ha pianto?» Chi ha pianto
oggi nel mondo?
Signore, in questa Liturgia, che è
una Liturgia di penitenza, chiediamo
perdono per l’indifferenza verso tanti
fratelli e sorelle, ti chiediamo, Padre,
perdono per chi si è accomodato e si è
chiuso nel proprio benessere che porta
all’anestesia del cuore, ti chiediamo
perdono per coloro che con le loro
decisioni a livello mondiale hanno
creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore!
(estratto dell’Omelia
di Papa Francesco a Lampedusa,
l’8 luglio 2013)
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MISSIONE
IN CIAD:
UN DIALOGO TRA CHIESE CHE DURA DA
La missione in Ciad è l’ultimo
impegno che i Fidei Donum novaresi
hanno avviato in terra di missione,
ricordiamo che nel 1987 mons. JeanClaude Bouchard incontrando a Roma
mons. Del Monte, chiese un aiuto per
incrementare l’attività di promozione
umana e di evangelizzazione in una
realtà ecclesiale in cui la comunità
cristiana stava muovendo i primi
passi.
La richiesta venne
generosamente accolta e con il mese
di gennaio 1988 si iniziò ufficialmente
il lavoro di cooperazione e comunione
tra queste due Chiese.
Va detto inoltre che in questi
venticinque anni di impegno missionario un discreto numero di sacerdoti
novaresi ha dedicato parte della loro
vita sacerdotale al servizio di questa
giovane Chiesa africana che sempre
più si è offerta a noi, a sua volta, con
un interessante termine di confronto
per l’originale cammino di catecumenato che ha avviato tenendo conto
della specificità della realtà africana,
ed in modo particolare di un paese
come il Ciad segnato da differenze
etniche e linguistiche di notevole
spessore.
L’itinerario di catecumenato
prevede un cammino che dura oltre
tre anni con delle scansioni intermedie di verifica con esami rigorosi.
Anche i nostri missionari che hanno
lavorato sotto la sapiente guida di
mons. Bouchard, concordano sulla
validità e sulla robustezza dell’impostazione data a questo cammino di
catechesi che pone come asse por-
VENTICINQUE ANNI
tante dell’approccio della persona al
mistero di Cristo, proprio l’immersione nella Parola del Vangelo.
Tutto ciò unito ad una serie
impressionante di progetti di promozione umana tesi a elevare la qualità
di vita, in modo particolare dei bambini e delle donne, fa si che questa
giovane Chiesa pur vivendo ancora
una fase molto delicata della sua crescita, bisognosa pertanto di un sostegno da parte nostra, sia nel contempo
un utile riferimento per la nostra
pastorale forse poco abituata a confrontarsi su uno sforzo comunitario di
lettura della Parola di Dio.
Ma è proprio tra lo scambio dei
doni che ogni Chiesa possiede che si
arriva a quella comunione che permette di arricchirsi vicendevolmente.
In questa prospettiva la presenza
di don Benoit Lovati è arricchente
come lo è stata anche per coloro che
avendo passato periodi più o meno lunghi in terra ciadiana, ora beneficiano
di quell’esperienza molto forte nel
contesto della nostra realtà diocesana.
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
I POVERI AIUTANO ALTRI POVERI
Uno degli aspetti che stanno
emergendo prepotentemente dal
variegato mondo dell’evangelizzazione e del volontariato è il costatare
come in questi ultimi anni si sia registrato un profondo cambiamento nella
figura dei missionari operanti sui vari
fronti della missione ad gentes.
Tanto per capirci, noi siamo abituati a ripercorrere la storia della
missione fatta lungo i secoli da schiere di missionari europei che varcati gli
oceani per approdare in terre lontane
al fine di portare la Parola e la luce
del Vangelo, hanno a loro volta influito tramite la loro cultura, le loro tradizioni religiose e via discorrendo ad
avviare una realtà ecclesiale, spesso e
volentieri modellata su cliché prettamente europei.
Dall’epopea pionieristica di San
Francesco Saverio, lungo i secoli si è
passati ai grandi fondatori di congregazioni missionarie, come San Daniele
Comboni, il beato Allamano, San
Guido Conforti ecc., i quali attraverso
l’intuizione geniale del carisma missionario loro conferito, avviavano
verso terre e popoli lontani un numero stupefacente di uomini e donne,
desiderosi di porsi al servizio del
Vangelo e dei più poveri.
Si può dire che questa luminosa
pagina missionaria, per quanto riguarda le vecchie nazioni europee, sia
ormai giunta al crepuscolo, questo
significa non tanto che essa abbia fallito il suo scopo, quanto piuttosto che
ormai siamo alle soglie di un chiaro
superamento di un certo modo di fare
missione fortemente collaudato per
secoli e che ora si apre a nuove prospettive!
Oggi il personale missionaraio
che si incontra in terra di missione è
sempre più proveniente da paesi
generalmente ancora considerati
“terra di missione”.
Da un recente viaggio in Ciad ho
toccato con mano una realtà nuova già
intravista in precedenti viaggi ma che
stavolta si imponeva per la sua consistenza. Scoprire ad esempio che in
Ciad operano Missionari provenienti
dalla Nigeria, dal Camerun, dal Togo e
dal Burundi, e allo stesso tempo vedere all’opera suore e volontari laici pro-
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
venienti da paesi dell’America Latina,
dall’Asia e dall’Africa, aiuta a comprendere come la Chiesa si stia sempre
più trasformando in realtà “cattolica”
tout court, lasciandosi alle spalle la
visione eurocentrica del mondo.
Se un missionario europeo approdato in un paese povero poteva, in passato, mettere in cantiere grandiose
strutture e opere sociali in quanto
poteva contare su consistenti fondi e
aiuti necessari per realizzarli, la presenza di nuovi missionari provenienti
da paesi poveri che non possono contare su comunità ricche e generose per
affrontare le urgenze in cui si trovano
ad operare, mette in risalto quanto la
prospettiva missionaria debba essere
rivista e ripensata a fronte delle mutate situazioni.
Il personale apostolico proveniente da paesi che dal punto di vista
delle risorse hanno poco da offrire,
imposta inevitabilmente tutta la sua
azione missionaria sulla relazione
umana e sulla condivisione della vita,
con la gente a cui si affianca con tenerezza e audacia al fine di annunciare
quella parola che cambia la vita: il
Vangelo.
C'E' ANCORA BISOGNO DI NOI BIANCHI?
1988 - 2013. Venticinque anni
sono passati da quando per la prima
volta raggiungevo il Ciad, questo grande Paese africano, allora per me sconosciuto e pieno di incognite. Ora
sono ritornato per l’ennesima volta
nella diocesi di Pala, per incontrare
gli amici con i quali ho percorso un
tratto di strada, e per “sostenere” chi
è stato chiamato a continuare il cammino che la Chiesa novarese compie
laggiù.
Diventa spontaneo, guardando
da dove siamo partiti, domandarsi che
cosa è cambiato nel Paese in questi
anni, e come questa giovane Chiesa è
cresciuta.
Già uscendo dall’aeroporto
della capitale campeggiavano grandi
manifesti con il volto del Presidente
Idriss Déby che, ricordando i cinquant’anni d’indipendenza del Paese,
inneggiavano ad un futuro ricco di
promesse. Forse sono solo slogan e
parole di propaganda, ma indicano
anche una volontà di crescere e di
“prendersi in mano”, pur condizionati
dall’esplosiva situazione internazionale, economica e politica, che tocca
tanti Paesi del cosiddetto “terzo
mondo”.
Ma se qualche piccolo segno
positivo si vede nel Paese, è la fisionomia della nostra Chiesa sorella di
Pala, anch’essa immersa in continui
cambiamenti, che cammina e cresce.
Parto da alcune cifre per poter meglio
comprendere.
Quando noi preti novaresi abbiamo iniziato a lavorare in quella Chiesa,
il personale apostolico era interamen-
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
te europeo (italiano e francese) con
l’eccezione di un solo prete ciadiano
(ordinato nel 1982). Dal 1996 sono iniziate a crescere le ordinazioni sacerdotali fino ad arrivare ai dieci sacerdoti ciadiani di oggi che lavorano in
quella diocesi.
A loro si devono aggiungere
sacerdoti e suore di altre nazioni africane: nigeriani, camerunesi, burundesi, congolesi, e altro personale che
arriva dall’America Latina e dall’Asia.
A questo cambiamento di personale si aggiunga una crescita forte del
numero dei catecumeni e dei battezzati.
Queste cifre “consolanti” non
devono però trarre in inganno: la
veloce crescita porta inevitabilmente
con sé difficoltà e problemi. Primo fra
tutti la capacità economica di autogestirsi.
Notevole è il peso di strutture
ricevute in eredità dai primi missionari, ora da mantenere e gestire con
minori aiuti internazionali; e poi inevitabili debolezze ed errori tipici dei
“giovani”.
A noi missionari “stranieri” è
chiesto allora di accettare un nuovo
modo di presenza.
Perché se all’inizio il nostro
compito è stato quello di “piantare” e
di “seminare”, oggi il bisogno maggiore e, forse più delicato e impegnativo,
è quello di accompagnare e “camminare insieme”, accogliendo tutti quei
cambiamenti faticosi che portano,
poco alla volta, ad esprimere una
immagine di Chiesa sempre più
espressione della cultura e della storia di questo popolo.
Allora oggi a noi missionari presenti in quelle terre è richiesta molta
saggezza e umiltà per camminare non
“davanti” ma “accanto”, accettando
qualche maggior lentezza e fatica,
portando la ricchezza della nostra
esperienza di fede e lasciandola però
trasformare dalla storia e dalla cultura di quella gente alla quale lo Spirito
sta parlando.
E da questo incontro tra “pari”
non ne può che nascere una nuova ricchezza anche per noi, Chiesa-sorella,
a patto di saperci mettere in ascolto e
lasciarci interpellare dalla loro freschezza e dal loro entusiasmo.
No davvero, l’avventura dell’annuncio del Vangelo non è per niente
finito; la Chiesa del Ciad ha bisogno
ancora di noi Chiesa di Novara, e noi
abbiamo ancora molto da imparare
dalla Chiesa del Ciad! In uno scambio
fecondo e fraterno da mantenere
costantemente vivo ed aperto.
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don Fausto Cossalter
Vicario Generale
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
DON BENOIT CI
PARLA (COL
Cara comunità di Varallo,
eccomi qui tra voi dopo quasi quattro
anni ininterrotti di vita missionaria in
Ciad (2009-2013); ora vi racconto qualcosa di qui, giusto per farvi sentire il
profumo di questa terra e questa
Chiesa, che grazie a don Roberto anche
voi avete imparato ad amare!
I lievi malesseri fisici che non
risparmiano nessun missionario non mi
hanno certo impedito di spendermi a
tempo pieno innanzitutto in quella che
è la missione che amo di più: la visita
nei villaggi. Ho quasi terminato, in tre
anni, il primo giro e mi restano solo 2
villaggi sulle oramai 43 comunità della
parrocchia.
Quando don Roberto è rientrato in
Italia nel 2009 esse erano 38 ma piano
piano in questi 4 anni abbiamo incoraggiato la nascita di altre comunità che ho
scoperto stavano sbocciando durante la
mia visita. Intanto, sempre grazie alla
visita dei villaggi, ho avuto modo di scoprire altri centri abitativi, magari quartieri distaccati (ma anche veri e propri
villaggi nuovi come Melanegomme nel
CUORE)
DEL
CIAD
settore di Ndaicu) molto lontani dal centro del villaggio e con un considerevole
numero di cristiani, dove, riflettendo
con il consiglio pastorale, ci pare ci possano essere nei prossimi anni le condizioni per creare una comunità cristiana
stabile e dinamica.
E così abbiamo iniziato, ciascuno
secondo le proprie forze e la propria
volontà, dei percorsi di formazione di
comunità. Sono circa 20 le realtà interessate a questo cammino, anche se
sono certo che non nasceranno subito
20 nuove comunità cristiane, ma tant’è
che l’entusiasmo non manca: ed allora
che il Signore ci guidi! Comunque la
visita nei villaggi mi ha assorbito per un
totale di circa sette mesi e li definirei
sette mesi di pura grazia!
Non finirò mai di ringraziare Dio
per avermi dato la forza e la costanza
per portare a termine questo percorso
iniziato nel marzo 2010.
L’altro cammino che mi ha riempito di gioia il cuore, come dovete
sapere, è quello battesimale nel quale
ho accompagnato per tutto l’anno,
insieme ai catechisti, 248 persone al
battesimo. Ed è nel tempo pasquale
che abbiamo celebrato questo sacramento con gioia grande nei vari settori!
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
E’ stata sicuramente una sfacchinata celebrare i battesimi in ogni settore ma ha coinvolto molto di più da
vicino la gente e ha dato una fortissima
testimonianza nel contesto pagano che
contraddistingue ancora fortemente la
vita dei villaggi in Ciad.
Tra le altre varie attività di evangelizzazione quest’anno c’è un cammino che mi ha molto appassionato ed è
quello della “regolarizzazione” dei
matrimoni tradizionali (gli appartenenti alla religione animista che poi diventano cristiani ricevendo il battesimo!)
Abbiamo fatto cinque formazioni
a circa 130 coppie di varie età preparandole al sacramento del matrimonio
cristiano e facendo scoprire loro la
grandezza dell’amore umano benedetto da Dio.
E’ stato poi stupendo celebrare i
matrimoni religiosi nei vari settori ed
ho notato che i cristiani hanno veramente recepito l’importanza di questo
sacramento anche se non m’illudo.
E’ancora lontano il giorno in cui i nostri
giovani chiederanno responsabilmente
di sposarsi in chiesa.
Ma intanto abbiamo regolarizzato
quasi tutti coloro che hanno delle
responsabilità pastorali e comunitarie.
Credo che solo una ventina di coppie
siano rimaste escluse da questo percorso e spero di recuperarle dopo la stagione delle piogge.
Padre Jerome, il sacerdote ciadiano che collabora con me in missione,
sta veramente lavorando come un
treno! Sono stupito di come si sia
lasciato coinvolgere, anima e corpo,
nei cammini di formazione matrimoniale. Si è sparato cinque formazioni residenziali di 4 giorni ciascuna nei differenti settori. Oltre a tutto il lavoro che
sta continuando per la traduzione della
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Parola di Dio in lingua mundang.
La sua salute regge bene e sta
facendo un lavoro enorme che mi riempie il cuore di gioia!
Tanti piccoli passi, condivisi con
generosità con gli altri cristiani della
missione, che danno tanta fiducia e
speranza; inoltre in modo quasi impercettibile mi fanno vedere la lenta
maturazione delle coscienze che il
Cristianesimo sta operando in questi
anni indimenticabili di missione!
Sono felice di poter ritornare in
Africa per continuare a commuovermi e
a stupirmi dei doni meravigliosi che il
Signore sta facendo nei nostri villaggi!
Grazie a voi tutti, cari Varallesi,
per la vostra generosità e per l’accoglienza che mi avete riservato durante
la mia breve visita fraterna lì nella
vostra splendida comunità di Varallo!
don Benoît Lovati
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
DIARIO
DI
VIAGGIO
IN
PALESTINA (TERZA PARTE)
“Mio padre era un arameo erran- don Milani.
te...”
Quindi saliamo su alcune auto.
Andiamo a fare un giro, per strade
Quando il sole sorge in un luogo sterrate e spezzate da profondi solchi
deserto o vicino al deserto, come que- nel terreno. Numerosi sono i villaggi
sto, ha una potenza ed un effetto par- tra le colline distanti: tutti non-ricoticolare. Il risveglio di oggi sarà, per nosciuti dallo Stato d'Israele (pur
me, il più bello di tutto il viaggio. essendo, questi abitanti, israeliani),
Mi sono sentito, almeno per un solo perché non fanno ciò che qualcupo', nomade (come quando, ogni no vorrebbe imporre loro.
tanto, dormo in montagna, all'aperto).
La gente resiste con l'unico
Penso che il nomadismo sia l'unica con- mezzo che ha: costruisce un pezzo di
dizione autentica dell'uomo. Di ogni casa e coltiva la terra d'intorno. Ma
uomo.
qualcuno avvelena le loro piante o
Mentre ammiro dei meravigliosi distrugge i campi coltivati. E la gente
asfodeli e delle enormi lucide foglie di beduina... ripianta le sementi.
un tipo particolare di cardo (qui in
Seminare è resistere. Sempre,
Palestina, essendo già primavera, ovunque. Seminare nella terra e nel
anche il deserto è fiorito!), odo una corpo (i bambini) è una forma di resivoce: “Salam aleikum” (La pace sia su stenza. Forse, la più tenace.
di voi): è il saluto di un beduino, con
Ci fermiamo davanti ad una
la lunga veste e la kefiah al capo.
casetta in lamiera, abbattuta da poco
Viene a portarci il miglior tè del dagli israeliani. Apparteneva ad una
viaggio (ho sempre sentito dire, in coppia sposata da poco. Era il loro
effetti, che il tè dei popoli beduini è il sogno e il loro nido. L'avevano circonmigliore, per una miscela particolare data di alcune pianticelle di specie
di erbe e di spezie che usano). Ne bevo diverse, ora rimaste a piangere la
in gran quantità.
distruzione della povera casa. Insieme
alla nostra commozione, e alla nostra
La semina
rabbia trattenuta. Di un “onesto furore” parlava Roberto Roversi in un
Il sole e i bambini, che sono il sole testo che ho letto e commentato ieri
dell'umanità. Li vediamo arrivare da per i pellegrini di giustizia.
lontano, dai villaggi più distanti, e
Questa - penso tra me - è la
dirigersi verso la Scuola, che non è “desolazione d'Israele” di cui parla la
lontana da dove abbiamo dormito. La Bibbia. Il popolo ebraico dovrebbe ben
raggiungiamo anche noi a piedi. I pic- conoscere la desolazione (psicologica)
coli scolari comperano qualche che nasce dalla distruzione (fisica)! La
merendina, poi via, in classe, nei pre- Scrittura ebraica attribuisce questo
fabbricati. Ad imparare, a studiare e esito della storia all'infedeltà (spiripensare.
tuale) alle leggi di vita che il popolo
Per non essere fregati dal più aveva ricevuto. Solo che ora la desolaricco e con più parole, come diceva zione riguarda la vita di altri.
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
Prima di lasciare questa terra, un
ultimo sguardo alla baracche, dove,
immagino, si soffrirà un caldo infernale d'estate. Mi viene un pensiero:
anche questa è la tenda di Abramo
oggi! È qui che si pratica l'accoglienza
dello straniero e l'ospitalità, come è
stato fatto con noi. Qui avviene oggi il
passaggio di Dio, come allora alle querce di Mamre (Gn 18).
“Aspergimi con rami d'issòpo e
sarò puro” recita il Salmo 5. L'issòpo
fiorito – ultimo fiore che ammiro nel
Neghev - ci aiuterà ancora a purificarci e a convertirci?
La discesa
Siamo partiti dal basso (i palestinesi e i beduini). È bene “partire sempre dal basso”, e da lì rivolgere lo
sguardo alle vicende del mondo, come
insegnava Dietrich Bonhoeffer.
Ora, in basso, ci stiamo ancora un
po', prima di “salire a Gerusalemme”.
Anzi andiamo ancora più giù: nella Valle
del Giordano, nella depressione del Mar
Morto, che accarezziamo solamente.
Passando, si intravede, in alto su una
montagna rocciosa, Masada, mitica
località della resistenza ebraica all'occupante romano.
Sì, la resistenza, fino al sangue!
Non quello altrui, ma il proprio.
Chi sono oggi i resistenti? Chi sta versando, oggi, il suo sangue per la causa
della libertà, della dignità e della
terra?
Attraversiamo Gerico, dove raccogliamo la volontaria Anna Clementi,
sorriso aperto e mente lucida.
Qui caddero “le mura” al suono
delle “trombe” (Giosuè 6,16-27). I
muri devono sempre cadere, tra i
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popoli, perché tutti abbiano la vera
vita e la vera sicurezza. E le trombe di
oggi non sono forse tutte le grida che si
innalzano dai sofferenti, tutte le testimonianze e gli scritti che documentano
le violazioni dei diritti, tutte le vere
informazioni sulla reale situazione?
E non è forse qui, a Gerico come ci ricorda don Nandino - che
Gesù volle incontrare le persone, tutte
le persone, in particolare quelle, come
Zaccheo, che dovevano restituire il
maltolto... (Lc 19,1-10)?
“I governati delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono.
Tra voi non sarà così”, dice Gesù nel
Vangelo di oggi.
La nostra meta, appena dopo
Gerico, è Battir, un altro campo profughi di beduini.
Incontriamo poi un capofamiglia.
Dopo aver loro impedito di fare i nomadi, non vogliono che prendano neppure
un pezzo di terra per vivere. Devono
integrarsi, cioè andare in città, oppure
andarsene per sempre.
Ci racconta come spesso gli
israeliani abbattano le loro tende, e
loro le rimettano in piedi di nuovo...
Lui, anzi, per affermare la volontà di
rimanere, sta costruendo una casa di
terra e paglia, al modo tradizionale
palestinese. La vita qui è una battaglia
quotidiana.
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
Con Anna andiamo, poi, nella
sede del “Movimento di solidarietà per
la Valle del Giordano”, costituitosi nel
2004. Rashid ci spiega “il furto dell'acqua”, ora gratuita per i coloni ebrei e...
venduta ai palestinesi. Israele si è
appropriato delle riserve idriche (questa, appunto, è la “terra fertile” dove
può scorrere “latte e miele”; da qui
proviene, infatti, gran parte della verdura e della frutta, i datteri e le arance, le fragole e i pompelmi), portando
via le risorse e il lavoro ai palestinesi. Il
paradosso è che questi ultimi spesso
sono costretti, per sopravvivere, a lavorare nelle serre di proprietà israeliane!
Su tale questione - se sia giusto
oppure no per i palestinesi lavorare
presso gli israeliani occupanti - si apre
un vivace, seppur breve, scambio di
opinioni.
Sarebbe necessario un confronto
serio, perché ciò è essenziale per capire bene le forme di resistenza nonviolenta da attuare.
Un accenno, inoltre, viene fatto
alle altre O.N.G. presenti in Palestina.
Anna dice: siamo perfino in troppi, e
con troppi soldi; inoltre, molte
O.N.G., purtroppo, accettano la situazione di ingiustizia palese senza protestare, così non danno un contributo
effettivo al cambiamento delle cose.
Interviene, poi, una delle donne
presenti, che appartiene
al
Movimento, e che ci aveva preparato
da mangiare con altre donne. Ci racconta la sua vita di insegnante, il suo
impegno per la gente, la sua volontà di
continuare a servire il suo popolo.
Chiediamo di dire qualcosa
anche ad un giovane israeliano presente oggi per caso. Viene qui ogni tanto
a dare una mano. Ci racconta della sua
scelta di abbandonare l'esercito
(facendosi passare per malato/depresso, come sono costretti a fare gli
“obiettori”) e di solidarizzare con i
palestinesi.
Bisogna sempre farsi passare per
malati di mente, o per “strani”, per
fare scelte alternative nella vita? Pare
di sì. Anche qui (come da noi).
La salita
Nel pomeriggio, ci avviamo
verso la Betlemme palestinese, dove
dormiremo (e dove di solito non vanno
i pellegrinaggi tradizionali).
Nel viaggio facciamo una sosta
in un punto panoramico sul Deserto di
Giuda.
Leggiamo Luca 10, 25-37 (la
parabola del “buon samaritano”): stiamo risalendo la strada che da Gerico
va verso Gerusalemme.
Dopo un breve commento che
offro, ci prendiamo un po' di tempo
per stare ciascuno per conto proprio,
in silenzio e contemplazione, mentre
scende la sera sulla terra di Palestina.
Le luci del tramonto si riflettono sulle
rocce rosse e ocra.
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(mercoledì 27 febbraio)
... segue sul prossimo numero
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
PELLEGRINAGGIO PARROCCHIALE A RE
PER COSTRUIRE UN PONTE DI FEDE FRA NOI E MARIA...
Un sabato piovoso che inaspettatamente ci ha regalato però un tardivo
sorriso di sole, ha visto il gruppo di
pellegrini della Parrocchia e del
Movimento “Nuovi” in viaggio
al
Santuario di Re in Valle Vigezzo.
L’invito caloroso del nostro
Vescovo a compiere pellegrinaggi in
cerca di un rinnovamento e di un rafforzamento della nostra fede, in questo anno così denso di significato, ci ha
portato ad onorare il sangue versato
dalla ferita inferta nel 1494 alla fronte di un’immagine votiva: Maria che
allatta il Suo Figlio sanguina fino a
quando la ferita sembra rimarginarsi e
quel sangue prezioso è raccolto in
panni che ancora oggi sono conservati
in un’ampolla.
Il parroco, don Roberto Collarini,
ha voluto mettere il pellegrinaggio
sotto la protezione di Maria con la
recita delle Lodi Mattutine, invocazioni e canti mariani seguiti dalla recita
dei misteri della Gioia e velocemente
si è giunti al “maestoso tempio” la cui
costruzione fu fortemente sollecitata
dal vescovo novarese Carlo Bascapè
nel 1596.
Un sacerdote del Santuario ci ha
accolto e indicato le parti più suggestive della costruzione in attesa della
S. Messa celebrata da don Roberto e
solennizzata dal robusto suono di un
organo docile alle sapienti dita della
Maestra Giuliana Brusa.
Fraterna condivisione e allegria
durante il pranzo, si visita il paese, è
il momento dell’acquisto di immagini
e oggettini che verranno benedetti e
portati alle nostre case, come in ogni
pellegrinaggio avviene: gesti semplici,
forse un po’ puerili, ma anche i ricordi di questo tipo hanno la loro importanza.
Infine alcuni momenti di catechesi e di riflessione: leggiamo Luca,
l’annuncio a Maria. Sul foglietto che
riporta questa lettura così nota troviamo evidenziate in colore parole-chiave.
Don Roberto ci aiuta a riflettere
sull’annunciazione che tocca profondamente anche oggi il nostro cuore e
ci richiama a renderci disponibili
anche noi a far nascere nel mondo
quel Gesù che ci portiamo dentro nel
cuore; sì perché anche noi dobbiamo
generare Gesù al mondo d’oggi, facendo in modo che lui possa essere donato da noi, al pari di quello che si rese
disponibile a fare Maria.
Un angelo dialoga con la
Vergine. ”Tutti noi – continua il relatore - abbiamo certamente sperimentato la vicinanza di una persona speciale
19
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
che ha scosso le nostre sicurezze. La
semplice ragazza di Nazareth lascia
subito i suoi progetti a cui era certamente attaccata … e si abbandona
docilmente alla volontà di Dio. Chiede
solo “come” sarà possibile realizzare il
volere del Signore; si fida dolcemente
e così genera la Parola di vita, il Verbo
fatto carne. Non abbiamo quindi paura
di imitare Maria, diventiamo docili
strumenti di comunicazione della
Lieta Novella all’uomo del nostro
tempo!”
Don Roberto si è infine soffermato su quell “eccomi” sono la serva del
Signore, su quel ci “ci sono, ci sto,
conta pure su di me”: ogni giorno Dio
ci provoca a ripetere il nostro sì.
Ricordiamoci che la strada del
cristiano è quella del Calvario, ma la
destinazione finale è la Risurrezione.
La Madonna del Sangue ci
parla: è nel sangue che scopriremo
20
gli itinerari più significativi della
nostra vita.
Questo il messaggio grande che
portiamo nel cuore al rientro alla
nostra vita di ogni giorno, senza dubbio arricchiti e in qualche modo
“ricaricati”: ancora una volta il vero
miracolo è riscoprire come quella
fede che ci è stata donata nel
Battesimo e insegnata dalle persone
che ci stanno a cuore deve essere
continuamente alimentata.
“Non abbiate paura di andare
contro-corrente” ha esortato in quel
suo modo immediato ed affettuoso
Papa Francesco. Proteggiamo la
nostra fede dai “cibi avariati” che
spesso ci vengono propinati, e forse
diventare per un giorno pellegrini
insieme con i propri fratelli di fede
può essere un bel modo per farlo.
Ornella Costanzo
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
MARIA, NELL'ESPERIENZA SPIRITUALE
DI MADRE MARGHERITA MARIA GUAINI
La
vita della
n o s t r a
Fondatrice,
M a d r e
Margherita
M a r i a
Guaini, ha
avuto
e
avrà sempre
una
parola
di
costante attualità perché ha saputo
vivere la sequela di Cristo come un
cammino, dove tutte le strade intraprese e tra queste la devozione alla
Madonna, conducono a Gesù, che offre
se stesso a favore e per la salvezza dell’umanità e quindi tutte le strade aprono al Padre e all’azione del suo Spirito
nel cuore di ogni credente.
“Un giorno la Madonna mi guardò. Non so dire altro, non so come dire,
mi sono sentita un mistero di trasformazione in tutta me stessa. Avevo 20
anni. Convertitami, partii per amare il
Signore e farlo amare..."
Alla base di tutta la vicenda personale e spirituale della nostra Madre
Fondatrice, troviamo questo straordinario avvenimento, che deve essere
ricordato, perché mi sembra essere la
chiave per comprendere tutto ciò che
la Madre ha umilmente e coraggiosamente fatto.
All’alba della sua giovinezza
appare nella vita della Madre, con assoluta evidenza, questa presenza della
Vergine Maria che compie la Sua missione di Madre, cioè di condurre le anime
a Gesù.
Essendo Madre Margherita la primogenita nella sua famiglia, rimasta
orfana della mamma, si trovò a svolgere il ruolo di madre verso i suoi fratelli e sorelle più piccoli; in questa situazione di prova e di sacrifici, possiamo
immaginare quanto il suo sguardo e
l’invocazione d’aiuto si rivolsero con
più frequenza e fervore alla dolce
immagine della Madonna di Pompei,
presente nella sua casa, a tal punto
che “un giorno”, come la Madre diverse volte rievocava, questo incrociarsi
di sguardi tra Lei e la Madonna furono
così profondi, che sentì rivolti su di lei
quegli occhi materni come un invito a
vivere una vita totalmente indirizzata
a Dio.
Questo momento altamente spirituale, la Madre lo chiamò “conversione”. Potremmo cioè dire che, attraverso quello sguardo pieno di amore della
Madonna, capì di dover dare un orientamento nuovo alla Sua vita, quello di
abbandonare i Suoi progetti, per
abbracciare la volontà di Dio.
La Madre, in virtù di una sapienza del cuore ebbe delle bellissime
intuizioni su Maria che illuminarono
con chiarezza la sua vita di fede.
Una delle più significative, la troviamo profondamente radicata nella
Sua vita interiore, tutta centrata sul
mistero di Cristo Sacerdote e Vittima;
Madre Margherita basava la sua devozione a Maria attorno al semplice motivo teologico che tutta la ricchezza che
è Cristo stesso, ci viene per Maria, per
Lei e per mezzo di Lei.
La visione della Madre era proprio questa: Maria diventa realtà operante ed efficace dal momento del suo
consenso libero e responsabile a partire
dal momento dell’Incarnazione, fino al
suo Stabat, sotto la croce del Figlio.
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
Indissolubilmente unita a Gesù,
Maria è presente e operante, in ogni
momento della storia della salvezza, di
tutti e di ciascuno. Nella grandezza e
tenerezza del suo cuore di Madre, Ella,
come ha accolto il Figlio, così continua
ad accogliere tutti i suoi figli.
Questi principi hanno sempre
sospinto Madre Margherita a cogliere
nei misteri salvifici di Cristo la presenza e l'azione della Vergine Maria.
Tutta compresa di questa onnipresenza di Maria, la Madre non ha
avuto paura di affermare: “Tu, Maria,
sei come Gesù la salvezza di tutti”,
“siamo figli tuoi, nati dal Tuo amore e
dal tuo dolore”.
Un’altra intuizione che potremmo dire “originale” la troviamo in uno
scritto della Madre del 1939, anno
della Professione dei Voti solenni nel
Monastero della Visitazione di Brescia;
questo scritto che ci permette di comprendere la formazione della sua spiritualità attorno al Mistero del Sangue di
Cristo come Sangue di Maria.
La Madre, contemplando questo
Mistero, si esprimeva con un titolo
altamente significativo: chiamava la
Madonna con il termine di “Vergine
Sacerdote”, perché vedeva il cuore di
Maria come “il calice” più pregiato con
cui offrire il Sangue Prezioso di Gesù,
che cancella i peccati del mondo.
Come dire: Gesù ha assunto su di
sé il dolore del mondo e Maria, accettando di essere la Madre di Gesù, ha
collaborato a questa missione del
Figlio.
Per questo la Madre ha potuto
affermare che attraverso la fede e l’amore di Maria, Gesù ha compiuto l’opera della nostra Redenzione.
Questo concetto lo descrive
anche l'icona voluta dalla Madre,
comunemente chiamata "icona della
Messa" oppure "orologio Eucaristico",
dove è presente l'immagine di Maria
Mediatrice ai piedi della Croce, insieme con l'apostolo Giovanni.
Sotto questa scena la celebrazione della Messa è posta in uno stretto
rapporto con l'immolazione di Cristo e
come centro di irradiazione dell'amore
cristiano. Madre Margherita, in questa
icona ha desiderato raffigurare alcune
Suore attorno all'altare, per esprimere
il rapporto che ognuna di noi deve
avere con Maria, nell'accogliere e nell'offrire insieme con la nostra vita il
dono supremo del Signore e del Suo
Sangue, versato per la salvezza di
molti.
Comprendiamo quindi come per
Madre Margherita sia stato chiaro il
mistero di Maria Mediatrice, collaboratrice all'opera del Figlio, a tal punto da
compenetrare il Carisma stesso della
nostra Famiglia religiosa.
In diversi articoli delle nostre
Costituzioni e del Direttorio possiamo
trovare riferimenti espliciti che indicano in Maria il modello della vita religiosa. Nella nota delle Costituzioni del
1953 è espressamente dichiarato il fine
dell'Istituto che è quello di «formare
delle anime religiose che, in unione
con la Vergine Santa, nell'Opera della
Redenzione ed ad imitazione di Lei,
vivano in grande unione con Gesù
Sommo Eterno Sacerdote, nella consapevolezza del “Regale Sacerdotium”,
al fine di potenziare, mediante la vita
interiore e spirituale, l'esercizio dell'apostolato».
Il nostro Carisma, vissuto quindi
nella dimensione dell'offerta di Gesù e
con il dono della nostra vita, passa per
Maria, per Colei che per prima accoglie
Gesù dal Padre, per poi offrirlo a noi.
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
Così scriveva a noi, Sue Figlie nel
maggio 1962: "Nella consapevolezza
del nostro regale sacerdozio, viviamo
in Maria e con Maria, ed Ella ci porterà sempre più all'unione con Gesù,
Sommo ed Eterno Sacerdote, immolato
su tanti altari, in tutti gli istanti della
giornata per la redenzione nostra e dei
nostri fratelli”.
E ancora: "Maria ci aiuti a vivere
in ogni istante il nostro sacrificio di
amore unito a quello dell'altare, per la
maggior gloria di Dio".
La Madre invocava spesso la
Vergine Maria con titoli pieni di fede e
di certezza sia quando pregava, sia
quando parlava di Lei; la chiamava
spesso come: "Maria Divina Madre,
Maria Madre delle anime, Madre della
Chiesa, Maria causa della nostra gioia".
Questo amore della Madre verso
Maria era un amore semplice e filiale,
fatto di affetto, di pietà e di devozione e la Madonna lo fu altrettanto con
Lei, fu provvida nel guidare i suoi passi
difficili, indicandole la via sicura: la
confidenza in Gesù suo Figlio.
Un terzo punto su cui vorrei soffermarmi è la dottrina del sacerdozio
comune o regale dei fedeli, che ha uno
strettissimo legame con il pensiero
paolino sul Corpo mistico e con i sacramenti del Battesimo e dell'Eucaristia,
pilastro su cui la Madre ha impostato la
sua spiritualità.
Scriveva Madre Guaini: «Nei Sacri
Cuori di Gesù e di Maria, viviamo sempre il nostro sacerdozio spirituale,
ripetendo: “O Gesù Ostia, Amore
nostro, ti offriamo al Divin Padre per
mezzo di Maria in tutte le Sante
Messe”».
Il pensiero è ripreso con maggior
efficacia in un altro scritto della
Madre: “Io mi sentivo tutte le vocazio-
ni, e non sapendo come arrivare alle
anime ho scelto Lui, Gesù, con i suoi
Meriti, e poiché la Redenzione continua nella Santa Messa, ad ogni battito
del cuore, per vocazione, Lo offriamo
per mezzo di Maria ininterrottamente
(il cuore non si ferma) per arrivare a
tutti i fratelli, con tutti, per i quattro
fini della Redenzione: la lode a Dio, la
riparazione, il ringraziamento, la supplica”.
La vera devozione a Maria non
può, dunque, che esprimersi nello
"stile" stesso di Maria. Pertanto recita
l’art. 73 del Direttorio: «Le Missionarie
di Gesù Eterno Sacerdote si pongono
alla scuola di Maria, “donna eucaristica”, modello della loro vita di unione e
di offerta con Gesù Sacerdote e
Vittima…».
Lo Spirito Santo che ha guidato la
nostra Madre in questo modo, guida
ogni suora e quanti sono chiamati a
condividere questo Carisma a comprendere, amare, imitare la Madonna come
Mediatrice e collaboratrice nella salvezza dei fratelli, e farla conoscere ed
amare come Madre di Gesù Sacerdote e
Vittima.
La Madre di Dio si prende veramente cura dell'uomo, è vera Madre
pure per gli uomini: ci insegna ad avvicinarci a Cristo e diventa il modello
luminoso del vero imitatore di Cristo.
Imitare Maria è la strada più sicura per
unirsi a Dio.
Alla Madre Celeste la nostra
Fondatrice non ha mai rifiutato il suo
affetto.
Anche per noi sia così.
23
Sr. M. Cristina Alessio
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
MADRE EMANUELA IACOVONE:
UNA FULGIDA FIGLIA DI MADRE MARGHERITA GUAINI
Madre
Emanuela
"Chiara"
Iacovone era nata il 18 marzo 1927 a
Matera, in Basilicata.
Fu uno dei primi doni dati da Dio
alla nostra cara Madre Margherita
Guaini nel 1949, quando a Matera, tra
molte difficoltà e sacrifici, sostenuta
solo dalla fede nella volontà di Dio, la
nostra Fondatrice era alla ricerca di
persone e mezzi per realizzare l'opera
di Dio: la nostra Famiglia Religiosa.
Matera è una città forte e operosa con persone gentili e dotte. Ci sono
stati e ci sono Istituti religiosi femminili con una storia e tradizione e la
scelta di Chiara non era di certo lodata da chi conosceva sia i talenti e le
possibilità della giovane e ancor più i
sacrifici, le difficoltà e l'incertezza che
avrebbe trovato unendo il suo destino
a quello di Madre Margherita Guaini,
agli inizi della nuova fondazione.
La famiglia di Chiara, inoltre,
aveva bisogno del suo sostegno, del
suo stipendio e, come unica figlia,
maggiore dei quattro fratelli, aveva
l'impegno di aiutare la mamma, di
salute delicata. I suoi genitori, profondamente cristiani, avevano formato la
giovane Chiara alla preghiera, al primato di Dio, all'obbedienza della fede,
e questo faceva sì che né difficoltà né
paura avrebbero impedito alla giovane
donna di seguire la Madre Fondatrice,
accettando responsabilmente e totalmente la chiamata a vivere il Carisma
nuovo, che lo Spirito Santo le aveva
affidato per la Chiesa e per il mondo.
Non è possibile esprimere in
modo adeguato e fare sintesi del significato umano e spirituale, del ruolo
24
che Madre M. Emanuela ebbe nel
sostenere, spiegare, difendere e trasmettere il nostro Carisma, il valore
della vita consacrata, della nostra
vocazione e missione come Missionarie
di Gesù Eterno Sacerdote.
Madre M. Emanuela, con fede e
devozione filiale, ha seguito e collaborato con la nostra Madre Fondatrice
dal giorno del suo ingresso fino al
1994, quando la Madre ci lasciò per il
Cielo.
Nel cammino dei 54 anni della
sua consacrazione al Signore, Madre
M. Emanuela non cercò mai di avere
una storia tutta sua, non ha mai lavorato per se stessa.
Dopo aver formato molte di noi
come Maestra delle novizie, è stata
Segretaria Generale per 7 anni, Vicaria
Generale per dodici anni e nel 1990 è
stata eletta Superiora Generale, compito che ha svolto con dedizione, fedeltà e amore fino a giugno del 2002. Non
ha mai messo se stessa in primo piano,
non ha mai riferito o legato le persone
a se stessa. Si potrebbe dire che, come
Giosuè fu vicino a Mosè, come Maria e
Giuseppe con Gesù, come Giovanni con
Pietro, come il Battista, è stata collaboratrice umile, discreta, prudente e
laboriosa, fedele alla Madre in tutte le
circostanze.
Entrata nei primi anni della
Fondazione, ebbe poco tempo per
pensare a se stessa, perché la Madre
Fondatrice, scorgendo le doti umane e
spirituali, il suo profondo spirito di
fede, trovò in lei una persona aperta,
disponibile a Dio, impegnata nella pratica della virtù, generosa nell'aiutare
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
le altre giovani sorelle meno preparate e la volle accanto a sé, come figlia
e collaboratrice nello sviluppo
dell'Istituto.
L'Opera si sviluppava, cresceva,
non senza lacrime, lavoro, difficoltà
varie, facendosi sempre più come strumentomento e collaboratore nel progetto di Dio nelle nuove e grandi situazioni impegnative in un periodo di
grande trasformazione che hanno
segnato la società italiana, la Chiesa,
il mondo, come ben sappiamo.
Come ognuno di noi, anche
Madre M. Emanuela ha sentito tante
volte i limiti della sua persona di fronte a situazioni o nuovi problemi, nella
grande responsabilità di dover sostenere la persona e l'attività della Madre
Fondatrice,
ma l'amore per Gesù
Sacerdote e Vittima, l' ardente devozione all'Eucaristia, l'amore alla Santa
Messa vissuta nella vita, per il Papa,
per i suoi due fratelli religiosi
Benedettini Silvestrini, Padre Antonio
e Padre Alberico, per la santificazione
di tutti i Sacerdoti e la salvezza delle
anime, hanno nutrito il suo impegno a
vivere la sequela di Gesù " obbediente
al Padre" e sulle orme di Madre
Fondatrice.
Madre Emanuela ha accettato e
svolto con coraggio e dedizione totale
la sua missione di
continuare la
maternità spirituale verso le Sorelle,
per il servizio della crescita
dell'Istituto.
Il suo amore filiale, la sua generosa dedizione quotidiana e d' immolazione, la discrezione e rispetto nel
lavoro hanno permesso all'Istituto di
continuare a crescere e fiorire, specialmente negli anni in cui la malattia
fisica indebolì la salute della
Fondatrice, che negli ultimi quindici
anni ebbe difficoltà nel camminare e
non fu più in grado di visitare personalmente le Comunità.
Madre M. Emanuela, inviata
dalla Madre e dal Consiglio come
Visitatrice, in tutti i compiti delicati
ricevuti, ha parlato e agito con fedeltà e in nome della Madre, in comunione con lei, dirigendo continuamente
persone e sorelle verso la Madre
Fondatrice.
Le fasi storiche dell'Istituto, gli
eventi, le situazioni di gioia e di dolore di Madre Margherita Maria e di tutte
noi, i successi e le varie condizioni
nelle opere apostoliche e delle
Comunità in Italia, le difficoltà incontrate dalle Sorelle nell'apertura delle
missioni in Bolivia e nelle Filippine,
con i primi passi per portare il Carisma
in India, tutto ciò che è stato sostenuto dal consiglio, dalla collaborazione e
preghiera di Madre M. Emanuela, condiviso dal suo cuore, con la forza che
solo Dio può dare a coloro che Egli sceglie, ama e rende conformi all'immagine del Figlio "che ci ha amati fino alla
consumazione di Se stesso".
Tutte noi possiamo testimoniare
oggi che Madre M. Emanuela ci ha
amate fino alla consumazione di se
stessa, e che il suo esempio di vita
santa, la sua costante preghiera, la
sua ripetuta esortazione alla fedeltà al
Carisma e alla missione dell'Istituto,
risuona ancora, viva in quanti l'hanno
conosciuta.
Madre M. Emanuela è oggi ricordata, e lo sarà anche in futuro, da
innumerevoli persone che ha incontrato nella città di Varallo, dove ha vissuto per un periodo di quasi cinquant'anni, e anche nei numerosi luoghi dove è
25
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
passata, lasciando con la sua preghiera, l'esortazione, l'esempio, con ardore apostolico e missionario, una buona
notizia di Dio.
L'immagine evangelica che
meglio sintetizza la sua vita, a me è
sembrata e sembra quella di Giovanni
e Pietro che corrono verso il luogo
della Resurrezione, verso il luogo della
vita, della perenne novità del Dio
vivente.
Madre M. Emanuela, con la
Madre Fondatrice, ha spiritualmente
percorso questo intenso cammino di
incontrare, accogliere, amare la novità di Dio e non di rado è stata capace
di discernere immediatamente la presenza, la via del Signore.
Ha lavorato con umile discrezione,
mettendosi da parte, paziente e orante,
rispettando la persona della Madre
Fondatrice, che il Signore aveva scelto,
sostenendo il graduale attuarsi del piano
di Dio, felice di essere collaboratrice
infaticabile e voce della Madre.
A dieci anni dalla sua nascita al
Cielo sono uniti a noi, per ringraziare
il Signore del dono di Madre M.
Emanuela, il fratello P. Antonio,
Vicario
dei
Padri
Benedettini
Silvestrini, (che ha celebrato la Santa
Messa il 14 luglio nella Chiesa Madonna
delle Grazie), le cognate, i nipoti e gli
amici, mentre il fratello Missionario in
Australia, P. Alberico, è spiritualmente presente e assicura la lode e il
ricordo di Madre M. Emanuela.
Ringraziamo inoltre quanti vorranno unirsi a noi per lodare il Signore
per la vita santa di Madre M. Emanuela
e pregare per il dono di nuove
Vocazioni all'Istituto e alla Chiesa.
Madre M. Patrizia Mereu
Superiora Generale
Suore Missionarie di Gesù Eterno
sacerdote
CATERINA DA SIENA MAESTRA DI VITA SPIRITUALE
Tutta l’esperienza cateriniana
ha come punto di partenza il rapporto
personale con il Signore Gesù, interpretato nell’ottica dell’amore sponsale. Se Caterina viene facilmente esaudita nelle richieste più bizzarre, e nei
casi più disperati, cioè nella conversione di grandi peccatori, è perché, in
quanto sposa di Cristo, gode di un trattamento speciale e ha il permesso di
chiedere tutto ciò che vuole; se ella
può permettersi di operare ai massimi
livelli nella Chiesa e nella società civile con autorevolezza, è perché forma
un tutt’uno con Cristo, che l’ha rivestita della sua autorità.
(II
PARTE)
Per lo stesso motivo, essa è il
terrore di Satana a cui non resta altra
consolazione che infierire sul suo misero corpo fino ad annientarlo. Se le persone si rivolgono a lei nelle loro molteplici necessità, è solo perché è la sposa
di Cristo. Il suo vivere “tra cielo e
terra” è dovuto al fuoco di amore
impetuoso, che riempie la sua vita e
che la innalza continuamente verso
l’oggetto del suo santo desiderio.
Raimondo delle Vigne, scrivendo
la vita di Caterina, ne riporta in sintesi, i grandi temi della teologia spirituale all’interno di alcuni capitoli di
carattere più dottrinale.
26
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
Ma già la narrazione, nei suoi
intenti chiaramente pedagogici, contiene un chiaro messaggio inerente ai
fatti peculiari della vita della Santa.
Non si deve cercare in quest’opera lo sviluppo cronologico e ordinato dei vari argomenti teologici che
caratterizza gli scritti di Caterina:
“Dialogo della divina provvidenza”,
“Lettere” e “Orazioni”. In queste
opere, però, appare evidente che l’esperienza spirituale alla quale si fa
riferimento non è esclusiva, né inaccessibile; è una proposta da condividere e incarnare in ogni stato e condizione di vita.
La dottrina cateriniana che
Raimondo Delle Vigne fa scaturire
direttamente
dalla
bocca
del
Salvatore in dialogo con la sua sposa, è
in realtà, il frutto di una lunga consuetudine con i testi biblici e di una
loro profonda interiorizzazione. Non è
possibile comprendere appieno la vita
di Caterina se non alla luce del messaggio della Sacra Scrittura, a partire
dall’Antico Testamento fino all’amatissimo apostolo Paolo. In questo senso
molti fatti evangelici e tante pagine
paoline trovano una spiegazione sorprendente in molti episodi della vita
della Santa.
La fedele e totale aderenza alle
Sacre Scritture induce Raimondo delle
Vigne a radicare la dottrina cateriniana nei fondamenti del Vangelo e ciò le
conferisce una indelebile impronta di
attualità.
Nella prima parte della Vita,
l’Autore insiste soprattutto sull’importanza fondamentale della preghiera e
della contemplazione non solo nella
Vita di Caterina, ma nella vita di tutti
“Gli Amici di Dio”. Ma poiché l’uomo
non può progredire spiritualmente se
non conosce profondamente se stesso,
è necessario che la sua anima innanzitutto rientri nella cella della conoscenza interiore; allora si accorgerà
della “sua piccolezza e comprenderà
che tutto il suo bene è nel suo
Creatore. E’ necessario che l’anima si
separi da sé e dalle creature, per
immergersi tutta in Lui e in Lui riporre
tutte le sue opere. Dall’unione di questo amore che crescerà di giorno in
giorno, l’anima si trasformerà sempre
più in Dio”. L’amore esperienziale di
Dio, cuore dell’esperienza mistica, è
la sorgente di ogni conoscenza sapienziale e di ogni dinamismo apostolico a
servizio dei fratelli. All’interno di questa esperienza contemplativa, non si
può non percepire un rapporto più che
familiare di Caterina con la persona di
Gesù.
Raimondo da Capua riferisce che
il Signore “parlava con lei come l’amico ad un amico del cuore”. Gesù viene
spesso a far visita alla sua sposa proprio
nella sua casa, si apparta con lei, con
lei recita la liturgia delle ore passeggiando su e giù per la sua cameretta.
Come si vedrà, questo rapporto
assumerà anche i connotati di una
grande intimità nel segno di un’ amore
sponsale. A tale sposo ella chiederà le
cose più ardite per la salvezza dei fratelli e lui non riuscirà mai a resistere
alla forza della sua preghiera di desiderio. Anche in questo caso all’apice
di tale rapporto vi è la perfetta identificazione con il modello divino poiché
la massima aspirazione dei servi di Dio
deve essere quella di trasformarsi in
un “alter Christus”.
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
Caterina ha raggiunto questo
obiettivo in modo quasi palpabile poiché
ha conformato perfettamente la sua
volontà a quella di Gesù, ha ricevuto nel
suo petto lo stesso cuore amante di
Cristo e nel suo corpo i segni della sua
passione. In questo si coglie la conferma
che è stato esaudito il suo intenso desiderio di essere associata alla passione di
Gesù per conseguire la pace tra i popoli
e la riforma della Chiesa, a cominciare
dai suoi pastori.
Per entrare nell’autentica spiritualità di Caterina, bisogna tenere fissi
con lei gli occhi della mente e l’affetto
del cuore sul costato aperto del Cristo
crocifisso nel quale la lezione della carità raggiunge la sua espressione più perfetta e il sangue redentore sprigiona la
sua potenza purificatrice.
La centralità della vita eucaristica
è la via più sicura per attingere quotidianamente alla potenza del sangue di
Cristo e per mantenersi in una comunione vitale anche fisica con lui. E’ l’unica
fonte di sostentamento.
In un tempo in cui la comunione
eucaristica era possibile solo in alcune
circostanze, Caterina riesce a comunicarsi quasi tutti i giorni. Afferma, infatti, che nell’Eucaristia, è la sorgente di
ogni sua energia.
Se la contemplazione conduce a
questo alto godimento dell’amore divino, non c’è da meravigliarsi se tutta la
sua vita di serva di Dio è animata da un
dinamismo straordinario nei confronti
del prossimo.
Scrive ancora il Delle Vigne:
“L’amore era la radice, la causa di tutte
le sue opere soprattutto quelle della
carità verso il prossimo. Queste opere
erano di due specie, corporali e spirituali, come il prossimo è composto di due
28
sostanze, quella dello spirito e quella
del corpo”.
Un dinamismo davvero incomprensibile nel contesto di una cultura come
quella medievale che non permetteva
alle donne di svolgere ruoli pubblici
nella società civile e ancor meno nella
Chiesa.
La spiritualità di Caterina resta un
punto di riferimento importante per il
mondo femminile che stenta ancora a
trovare il modo di esprimersi pienamente nella specificità del proprio carisma.
Se nel proprio tempo la giovane,
fragile e incolta Caterina ha saputo vincere contestazioni inaudite, proponendosi senza ombra di complessi come dottore della verità evangelica, guida e
madre spirituale di innumerevoli discepoli di ogni classe sociale, interlocutrice
autorevole di sovrani e pontefici, abile
diplomatica nelle intricate vicende politiche del suo tempo, riformatrice della
Chiesa e tanto altro, ciò significa che è
possibile sperare in un rifiorire dei carismi femminili.
Di Caterina si cita spesso una frase
che è la spiegazione di tutto: “Se sarete
quello che dovete essere metterete
fuoco in tutta Italia”.
La forza e la fantasia della carità
di Caterina si rivelano attraverso le più
coraggiose iniziative di servizio rivolte
a tante categorie di persone in disagio,
agli ecclesiastici, ai sovrani, ai religiosi, ai politici, alle famiglie, alle città e
più in generale alla Chiesa nel suo
insieme.
Quella spiritualità cateriniana che
poteva apparire così lontana, e intimista, si rivela la più adatta a sostenere
non solo gli uomini e le donne di Chiesa
ma anche i laici impegnati in ogni ambito sociale.
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
Raimondo dedica alla carità vissuta di Caterina quasi tutta la seconda
parte e alcuni capitoli della terza
parte del suo libro mostrando in sintesi come lei risponde all’infinito, vertiginoso amore di Dio vivendo simultaneamente un’esistenza di caritativo e
compassionevole servizio al prossimo
che la connota come “mistica della
strada” e “mistica sociale”.
La spiritualità cateriniana, si
rivela di straordinaria attualità, proprio nel modo di legare l’amore di Dio
a quello del prossimo. Questi sono
inscindibili poiché l’amore di Dio può
essere attuato soltanto nell’amore del
prossimo.
Dio stesso le mette sulle labbra
queste parole: “Vi chiedo di amarmi
con quell’amore con cui io amo voi,
ma questo non lo potete fare con
me... Perciò vi ho dato il prossimo
affinché facciate a lui quello che non
potete fare a me”.
Nella Vita, questo concetto di
non immediata comprensione viene
ripreso e semplificato dall’Autore in
vari episodi nei quali il Signore si presenta sotto le sembianze dei poveri
più ripugnanti esigendo da Caterina
una carità estrema.
Ad ogni gesto di tale carità
segue sempre una visita del Signore
che svela il vero significato dell’accaduto e offre una ricompensa straordinaria a chi lo ha accolto nei poveri.
L’accaduto non è altro che la
traduzione pratica del passo evangelico: “Tutto quello che avete fatto a
uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”.
Alla spiritualità della carità
verso gli ultimi Caterina affianca quella della carità spirituale come mezzo
29
per rinnovare l’interiorità di coloro che
sono chiusi nei propri egoismi; infatti,
la santa Senese afferma con decisione,
che la radice di tutti i mali dell’uomo è
nell’amore sbagliato di sé.
Che abbia di fronte a sé individui
o categorie di persone, Caterina si
pone come madre, maestra, orante,
vittima, per convincerli ad abbandonare una volta per tutte il peccato ed a
ritrovare il desiderio e il gusto della
vita virtuosa.
A tutti, indica la via della perfezione e della virtù: il ponte salvifico
del Verbo incarnato e crocifisso, luce
di verità. Occorre salire tre scaloni
per salire sul Ponte e attraversarlo,
fino a quando “l’anima non abbia
impresso in sé il Cristo e possa goderne la dolcezza per l’eternità”.
(Dall’introduzione del libro:
R. DA CAPUA,
Vita di Santa Caterina da Siena
a cura di don Angelo Belloni,
Paoline, Milano 2013)
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
DON ARMANDO AVONDO HA FESTEGGIATO
IL SUO 96.MO COMPLEANNO!
MOMENTO DI FESTA A CASA SERENA DOVE È OSPITE DA TRE ANNI
Il nostro caro don Armando è che gli ha donato anni lunghi e sereni
certamente un uomo abituato a bat- di vita e di fecondo ministero!
Erano presenti tanti parroctere i record che non teme confronti
con nessuno: come sappiamo è arri- chiani e confratelli sacerdoti che in
vato qui a Varallo 45 anni or sono (il questi anni di quiescenza, continua1 Giugno 1968, Festa della Madonna no a volergli bene e ad essergli affetIncoronata a cui è sempre rimasto tuosamente vicini.
Don Armando anche in questa
molto legato!)
Proveniva da Scopa dov’era occasione gioiosa non ha mancato di
parroco, per collaborare con l’allora intrattenere in modo spiritoso i preprevosto don Ercole Scolari nelle senti, con la sua abituale arguzia e
molteplici attività pastorali della con la vivacità che lo ha sempre conparrocchia. Fu infatti per molti anni traddistinto, raccontando alcuni tra i
apprezzato cappellano dell’Ospedale momenti salienti e toccanti del suo
di Varallo all’epoca d’oro di quello intenso ministero di prete!
Tanti
auguri,
caro
don
che fu il “fiore all’occhiello” della
Armando, da parte di tutta la nostra
nostra sanità valsesiana!
Fu anche per più di trent’anni il parrocchia di Varallo … e avanti
cappellano della chiesa di San tutta, con fiducia e determinazione,
Giacomo, dove ogni domenica presie- verso le mete affascinanti che il
Signore vorrà ancora riservarle. Ad
deva la Messa .
Per lunghi anni don Armando è multos annos!
stato pure stato apprezzato cappeldon Roberto
lano della parrocchia di Parone, dove
anche quest’anno ha voluto partecipare alla Festa patronale dei Santi
Pietro e Paolo.
Don Avondo è nato il 6 luglio
1917 a Balmuccia, qui in Valsesia, e
proprio sabato scorso ha festeggiato i
suoi 96 anni. Attualmente è il sacerdote più anziano, per anno di ordinazione, della Diocesi di Novara!
(diventò prete, infatti, nel 1942).
Dal 2010 è ospite di “Casa
Serena”, e proprio in questa struttura
per persone anziane, abbiamo voluto
condividere con lui un piccolo momento di festa per ringraziare il Signore
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
CREVOLA RICORDA DON GIUSEPPE MARCODINI
Il 3 Luglio 2003 si spegneva inaspettatamente, all’età di 77 anni, don
Giuseppe Marcodini, parroco della
Parrocchia di Crevola per ben 47 anni e
anche di Parone per alcuni anni.
Grandi furono il dolore e la commozione non soltanto nelle comunità
Parrocchiali, ma anche nell’intera Chiesa
varallese e valsesiana: don Giuseppe,
infatti, con la sua intelligenza, la sua
carica di umanità, la sua disponibilità
verso tutti, la sua capacità di essere
amico e confidente, era ben voluto da
tutti. Proprio per queste sue doti, lasciava un vuoto incolmabile negli amici, nei
parrocchiani, nei colleghi e negli alunni:
per trent’anni, infatti, aveva insegnato
presso l’Istituto Alberghiero “Pastore”
di Varallo, ricoprendo il ruolo di Vice
Preside.
A distanza di 10 anni il ricordo di
questo Sacerdote esemplare nello svolgimento del suo ministero, è ancora vivo e
la commozione di chi ne parla è evidente. Per dimostrare l’affetto e la stima
immutati, la sua presenza spirituale che
continua ad essere forte, le comunità di
Crevola e di Parone in particolare, ma
anche della Valsesia in generale, guidate
dal collaboratore parrocchiale Pier
Michele Cucciola hanno organizzato alcuni appuntamenti commemorativi in suo
onore, presso la Chiesa di San Lorenzo a
Crevola.
Mercoledì 3 Luglio alle ore 18,30 è
stata concelebrata una Santa Messa di suffragio da don Roberto Collarini, don Gian
Paolo Zanetti, padre Elia Tonin, padre
Giuliano Temporelli, padre Gianfermo
Nicolini, don Luigi Pozzi, don Fabrizio
Coppola; mentre il seminarista Alessandro
Ghidoni ha prestato servizio all’altare.
Sabato 6 Luglio alle ore 21 si è
tenuto il concerto d’organo del maestro
Luciano Zecca; durante la serata è intervenuta la corale parrocchiale di don
Giuseppe Marcodini di Crevola, accompagnata all’organo dal maestro Georgi
Trendafiloff e diretta dal maestro Pino
Minazzoli proponendo tre brani del proprio repertorio, cari al “Don”.
Domenica 7 Luglio la Messa solenne delle ore 10 è stata presieduta da don
Roberto Collarini, Prevosto di Varallo e
animata dalla corale “don Giuseppe
Marcodini”: i momenti più solenni sono
stati così sottolineati dai loro canti. Al
termine della celebrazione è stata scoperta e benedetta una targa a ricordo
dell’operato generoso di don Giuseppe, a
dimostrazione che egli continua ad essere presente nel cuore di tutti. Il momento della benedizione della targa è stato
accompagnato dall’esecuzione, da parte
della corale, del canto “Signore delle
Cime”.
Dall’alto don Giuseppe sicuramente ha gioito per la presenza della “Sua”
corale, nata nel 1988 proprio per suo
desiderio: lo scopo era quello di animare
le
celebrazioni
liturgiche
della
Parrocchia. Nel corso degli anni, essa si è
impegnata nell’esecuzione di brani di
autori conosciuti ed impegnativi come
Palestrina, Bach, Gounod, Mozart,
Vivaldi, per citarne alcuni. Attualmente
è accompagnata all’organo con competenza e professionalità dal Maestro
Georgi Trendafiloff e diretta con pazienza e capacità dal Maestro Pino Minazzoli.
In questa occasione non poteva mancare
per rendere omaggio al suo fondatore.
Un ringraziamento particolare va a
Pier Michele Cucciola che, anche in questi giorni per lui molto tristi a causa della
perdita del papà Graziano, ha saputo
“dirigere” magistralmente i vari momenti della commemorazione.
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
DAL CORETTO ARCOBALENO
Si è tenuto a Varallo, sabato 25
maggio, la prima selezione di zona del
concorso nazionale canoro “voci
nuove.it”. Il concorso è legato al festival
nazionale della canzone e ha visto sul
palco 21 concorrenti tra i 13 e i 60 anni.
Sicuramente la categoria più
ambita è la categoria Top e per noi la
cosa più interessante è che la vincitrice
è stata proprio Annalisa Costadone, una
figlia d’arte, ma soprattutto una giovane
cresciuta artisticamente nel nostro
coretto parrocchiale che più volte abbiamo sentito cantare col ruolo di solista.
Una splendida performance quella
di Annalisa che ha colpito nel cuore con
il suo Adagio tratto da un classico di
Tommaso Albinoni e interpretata dalla
cantante Lara Fabian. Potrei dire in tutta
tranquillità che l’interpretazione di
Annalisa non è stata di molto inferiore a
quella della celebre e più navigata cantante, per questo auspico un bel futuro
per questa nostra giovane.
Ciò che colpisce è anche la sua
semplicità e modestia: ho chiesto ad
Annalisa di aiutarmi nella preparazione
dei più piccoli al concorso e anche di
sostenere le ragazze del corso di chitarra, come seconda voce, in un saggio e in
un matrimonio. Ho ottenuto da lei una
I RAGAZZI
DEL
GRIM
E
TANTE
grande
disponibilità,
certamente
espressione della sua generosità e
modestia sincera.
Ma non è finita qui, perché anche
Andrea Veronica Lentini, col suo sesto
posto, potrà accedere alle prove semifinali toscane. Andrea ha cantato un difficile
brano di Emma Marone dal titolo “Calore”
e soprattutto anche Andrea proviene dalla
buona scuola del nostro coretto.
Queste belle prestazioni ci rendono orgogliosi e speriamo veramente che
queste giovani abbiano dalla musica e
dal dono che il Signore ha loro fatto,
grandi soddisfazioni.
Soddisfazioni che non devono
essere necessariamente legate al successo mediatico e/o economico, se ci
sarà ben venga, ma conoscendole sono
certo che sapranno tenere i piedi ben
piantati a terra e coltivare in modo giusto il loro dono.
La musica è sicuramente un bellissimo aiuto a crescere, per qualsiasi giovane, così come il nostro coretto parrocchiale sta dimostrando di essere una bella
fucina. Una bella realtà varallese che
offre la possibilità, a tutti i giovani, di coltivare una dote sana e soprattutto di investire bene il prezioso tempo dello svago.
ANNA SALGONO
Era da tempo che la nostra amica
Anna Defabiani non faceva una uscita in
montagna con noi. Così, gonfiata la
ruota alla nostra Joëlette (gioiellino),
cerchiamo una nuova emozionante
meta. Considerando che ad Anna piace
osservare il mondo dall’alto, optiamo
per l’Alpe Pizzo di Meggiana. Posto
bello, panoramico, facilmente raggiungibile, anche troppo sostiene Paolo
Erba, considerando che oggi si può arri-
RIVELAZIONI…
SUL
Ferruccio Baravelli
BO VALSESIANO
vare con una semplice Jeep e senza
necessità di mettere in campo la
Joëlette.
Per questo motivo Paolo e io saliamo qualche settimana fa al Bo
Valsesiano, la bella vetta che domina
l’alpeggio, indicata quale riferimento
trigonometrico dall’IGM e quindi estremamente panoramica e suggestiva, ma
purtroppo c’è ancora neve sulla via.
Decidiamo comunque che il per-
32
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
corso è assolutamente consono al passaggio della Joëlette e soprattutto
privo di rischi con tempo bello, dobbiamo solo attendere che la neve si sciolga e si affacci un’alta pressione. Faccio
un giro di telefonate agli amici, ai
ragazzi grandi e agli accompagnatori
del Grim e agli alpini di Varallo.
Sono almeno due le “pariglie” di
portatori, il più giovane “dei cavallini”
è Matteo Dallara, con i suoi 17 anni,
per trainare il gioiellino e soprattutto il
gioiello più prezioso, la nostra piccola
grande Anna.
Così domenica 23 giugno alle 6,30
partiamo con cielo sereno e vento in
poppa, le previsioni sono rassicuranti
ma solo fino alle 12 poi sarà meglio
essere al riparo.
Per questo diventa determinante
la collaborazione di Stefano Ricotti, un
amico molto sensibile a questo tipo di
iniziative che è anche volontario della
Croce Rossa Italiana. Proprio grazie
all’automezzo fuori strada disposto
dalla Croce Rossa che Stefano guiderà,
a “zia Raffaella” con la sua jeep e alla
collaborazione del Sindaco di Piode,
Donato Ferraris che ci concede eccezionalmente le autorizzazioni necessarie, riusciremo a essere tutti operativi
sulla Joëlette in tempo record, con partenza effettiva alle ore 8,00 dai 1.700
m. dell’Alpe Pizzo di Meggiana.
Attacchiamo la cresta con la
prima “pariglia” di portatori, il cielo è
ancora sereno e l’aria frizzante ma non
fredda. Saliamo molto, molto rapidamente e soprattutto animati da genuina
allegria.
Anna non è preoccupata per un
paio di scalini un po’ più alti, è abituata a ben altro con noi … Dopo venti
minuti arriva il primo cambio con i
“cavalli freschi” e via di seguito per
arrivare in soli settantacinque minuti
33
sui 2.070 metri della vetta. Qualcuno
vede la Madonnina all’arrivo e chiede
scherzosamente se si tratta di una
visione mistica da sforzo oppure se si
tratta di una statuetta.
Anna si siede alla base della statuetta di fronte a un Monte Rosa spettacolare con il cielo azzurro. Unico neo
manca l’amico Paolo Erba che si è recato, in qualità di Presidente del Cai
Varallo alla annuale festa delle Guide di
Alagna.
Anna sarà colei che ne sentirà per
prima la mancanza, sapendo che la
bella idea di salire fino a qui è stata
proprio di Paolo! Ma come ogni squadra
che si rispetti, l’importante è portare a
termine i progetti, non importa chi li ha
partoriti, ma solo chi li condivide ed è
disposto a lavorare per essi fino in
fondo.
Sotto di noi il lungo vallone che
conduce al Colle di Loo, il Bo Biellese,
l’Ometto di Mera, gli alpeggi intorno
dalla Gronda alla Sorba, da Meggiana a
Mera e giù sino al fondo Valle. La Parete
Calva del “dantesco” Dolcino sotto di
noi, tutte le montagne della Valsesia
che ci circondano e che Anna non può
ammirare, purtroppo, quando vuole.
Questa è la soddisfazione più
bella per lei ma anche per tutti noi che
le siamo vicini...
Dopo uno spuntino e le foto di
rito scendiamo e incontriamo molta
gente che, al contrario di noi, sta
salendo solo ora, ma purtroppo anche
il tempo sta cambiando e le montagne
si stanno coprendo, come previsto.
Raggiungiamo l’alpe Pizzo di
Meggiana col suo pittoresco laghetto e
la stupenda fioritura estiva per un
secondo spuntino; qui ci raggiunge,
telefonicamente, anche Paolo Erba che
vuole salutare Anna e raccogliere proprio dalla sua voce le emozioni che ha
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
provato durante questa nuova avventura. La risposta è scontata: Anna è felicissima e soprattutto il suo entusiasmo
non riesce mai ad abituarci, per questo
anche noi siamo contenti di questa giornata e già si parla della prossima uscita
insieme, tanto che escono le prime proposte!
La giornata termina al Rifugio di
Meggiana, con le ottime fette di torta
offerte da Anna e dalla inseparabile zia
Raffella a tutti i componenti della piccola spedizione.
Ancora una volta l’unione ha fatto
NOTIZIE
la forza. Questa mattina, oltre ai “soliti
noti”, c’era anche gente che neppure si
conosceva, di tutte le età, ma che non
ha impiegato molto a stringere persino
una amicizia, perché questa è la magia
della montagna!
Il grande merito di Anna consiste
anche in questo, nel creare ogni volta
una nuova grande opportunità perché
questa magia si ripeta e spero per
molto, molto tempo ancora…
Lègru!
Ferruccio Baravelli
DALL’AVAS
L’AVAS ringrazia di cuore i cittadini di Varallo che, come sempre,
hanno dimostrato sensibilità verso chi
è meno abbiente e hanno risposto
generosamente alla “Richiesta di
Aiuto”.
Domenica 9 giugno sono state
vendute torte e dolci offerte dai
volontari; il ricavato di circa € 700,00,
è stato destinato al Fondo di
Solidarietà. Inoltre, Sabato 15 giugno
presso i supermercati Conad si è svolta una raccolta straordinaria di generi
alimentari per rifornire il Banco
Alimentare dell’Associazione: sono
stati raccolti Kg 1.520 di cibo, destinato alla preparazione settimanale delle
“Borse della Spesa” che sono destinate come sappiamo a tante famiglie in
difficoltà economica, che vivono qui a
Varallo.
L’esito positivo di questi due
momenti importanti è da attribuirsi a
tutti coloro che hanno compreso le
necessità del nostro difficile momento
congiunturale.
Un ringraziamento particolare
alla Conad sempre pronta ad intervenire in aiuto di chi ha bisogno mettendo a disposizione personale, locali e
merce di qualità.
La Santa Messa del 9 giugno,
celebrata in Collegiata, è stata dedicata al 25° anniversario dell’AVAS.
Molti i volontari intervenuti a questo
momento
importante
per
l’Associazione: alcuni di loro hanno
animato la liturgia.
Martedì 11 giugno si è tenuta
l’assemblea annuale dei soci durante
la quale sono state illustrate le varie
attività svolte. E’ seguito un momento
conviviale.
Sempre nell’ambito dei festeggiamenti per questa importante data,
è stata programmata, per sabato 28
settembre una visita al Sermig di
Torino.
Questo evento non è riservato
soltanto ai volontari, ma anche a tutti
i varallesi che vogliono confrontarsi
con una realtà così importante.
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
20 ANNI DI PELLEGRINAGGI A LOURDES
Ricordo molto bene quell’agosto
del 1998, l’anno del mio primo pellegrinaggio a Lourdes: avevo solamente
10 anni, ma è stata un’esperienza che
rimarrà sempre nel mio cuore.
È stato l’ultimo pellegrinaggio di
don Ercole, e ho un ricordo molto nitido di quelle sue parole dette durante
la festa, forse il suo testamento spirituale, dove incitava tutti a proseguire
questo percorso del pellegrinaggio.
Ricordo molto bene quando don
Angelo, parroco di Cellio che per moltissimi anni ha accompagnato il pellegrinaggio, poco dopo la partenza da
Varallo, mi ha condotto al furgone per
conoscere Marco e Antonella. In quei
pochi giorni conobbi tantissime persone, ciascuna con il suo carattere, ciascuna con i suoi problemi e le sue preghiere, tante “colonne” del pellegrinaggio che oggi non sono più tra noi:
don Ercole, Guido e Billy solo per
ricordarne alcuni.
Mai avrei però pensato però di
dover essere io, 15 anni dopo, a ricevere l’incarico di guidare il pellegrinaggio come Direttore. Ho iniziato a
vivere Lourdes come pellegrino e poi
come barelliere, vivendo in prima persona l’emozione di “sentirsi utili”, di
quanto basti un sorriso per riempire il
cuore il gioia e felicità.
Questo è l’invito che vorrei lanciare ai ragazzi come me, stimolarli a
provare questa esperienza, per mettersi, anche per pochi giorni, al servizio degli altri, in un’epoca dove tanti
valori sembrano ormai scomparsi.
Quello del 2014 sarà un pellegrinaggio molto speciale: per la ventesima volta la Valsesia partirà alla volta
dei Pirenei, 40 anni dopo quel 1974
quando da Varallo oltre 400 persone
affrontarono il primo viaggio in treno.
Con molta probabilità sarà però anche
l’ultimo “pellegrinaggio” fatto come
lo intendiamo noi: i costi crescenti,
soprattutto quelli esorbitanti del
treno, stanno creando serie difficoltà
anche a gruppi ben più grandi del
nostro; si dovrà optare per altri mezzi
di trasporto, magari più comodi e
veloci come l’aereo, ma che non
avranno mai il fascino del treno.
Quante amicizie sono nate durante
quelle ore di viaggio!
Dal canto nostro, abbiamo deciso di provarci nuovamente a partire da
Varallo, con quel treno carico di speranze e preghiere, per andare incontro
alla Madonna, che ci aspetta là, nella
Grotta di Massabielle.
Si partirà il 21 agosto, per tornare il 27. In questo anno che ci separa dalla partenza, tante saranno le
attività che l’Associazione Amici di
Lourdes metterà in cantiere e non solo
per raccogliere fondi per agevolare la
partecipazione degli ammalati.
In primis, stiamo cercando
materiale (fotografie, video, diapositive) sui pellegrinaggi e sulle manifestazioni che l’Associazione ha organizzato
in questi 40 anni di fervente attività.
Chiunque volesse aderire a questa iniziativa può contattarci tramite la
segreteria dell’’Ufficio Parrocchiale
di Varallo oppure mandando una mail a
[email protected]
L’obiettivo è quello di produrre
un “DVD dei ricordi” da distribuire poi
all’interno delle altre manifestazioni.
Grazie a tutti per la collaborazione!
Mattia Baldini
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
BUONE VACANZE DALLA SCUOLA DELL’INFANZIA PARROCCHIALE
A fine giugno è terminato l’anno zione ricca di sorprese e avventure.
scolastico 2012/2013, un anno ricco di
Ciao bambini e ciao cari genitotante scoperte interessanti imparando ri, vi aspettiamo a settembre!
a conoscere i quattro elementi:
“FUOCO, ARIA, TERRA, ACQUA”.
P.S. per coloro che desiderano
ancora iscriversi:
prendete contatti con le Suore!
ALL’ASILO SI STA BENE
Addio mamma, papà addio,
vado all’asilo per tutto il dì.
Colletto bianco, cestello al fianco
minestra buona, gioia nel cuor.
Arrivederci a questa sera,
quel che imparo a voi dirò.
All’Asilo si sta bene
La recita di fine anno ha voluto e s’imparan tante cose,
presentare quanto si è imparato duran- la maestra ci vuol bene
te l’anno scolastico, ma quello che più è così che piace a noi!
conta è stata la partecipazione attiva
anche da parte dei genitori, tutto questo ci ha fatto sentire come una famiglia, ha stretto i rapporti tra genitori,
suore, insegnanti e personale.
A luglio, con un gruppo di una
trentina di bambini, si è fatta la scuola estiva attraverso giochi, passeggiata, lavoretti, canti, tutti insieme in
allegria. Adesso ci sono le vacanze, ma
ci siamo salutati già con il desiderio di
incontrarsi di nuovo a settembre per
iniziare l’anno scolastico 2013/2014.
Buone vacanze a tutti, la Scuola
dell’Infanzia Parrocchiale S. Vincenzo
vi aspetta con gioia e allegria per scoprire insieme una nuova programma-
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
LETTERA APERTA ALLE FAMIGLIE
Siamo una giovane famiglia
varallese, cristiana e praticante, con
due figli, sicuramente con i nostri
difetti.
Vorremmo con un po’ di coraggio fare oggi un appello a tante altre
famiglie come la nostra, affinché si
provi insieme ad “uscire allo scoperto”, proviamo a farci sentire,
ammettendo con trasparenza e semplicità di fronte a tutti la nostra fede
in Dio, senza averne vergogna. E’ il
nostro tesoro in vasi d’argilla!
Capiamo benissimo che non è
sempre facile, magari a causa di
quella punta di orgoglio che non ci
molla mai, per un po’ di vergogna, o
semplicemente per paura di essere
emarginati dagli altri …
Tutto questo è verissimo; d’altra parte ci siamo passati anche noi,
ma credeteci, con l’aiuto del Signore
e della nostra mamma celeste tutto
questo si può superare.
Ci troviamo tutti in un momento per noi tutti difficoltoso, poco
felice, non solo per la degradata
situazione economica che abbiamo in
Italia e in Europa, ma anche per la
nostra vita spirituale, sempre più
povera di valori.
Ci chiediamo ancora: come é la
nostra vita spirituale?
In questa domanda c’è probabilmente già anche la risposta … ecco
perché in Italia non si riesce più a
governare con serenità!
Ma proviamo a parlare della
nostra piccola comunità: la domenica mattina la chiesa è ancora abbastanza piena, al pomeriggio un po’
VARALLESI
…
meno, al sabato ancora meno e poi
su per la settimana non c’è quasi mai
nessuno.
Ai rosari, se avete notato, la
gente ormai ci va solo se muore qualcuno di caro; e poi se qualcuno ti
vede con il rosario in mano rischi di
essere “segnato” a dito, e tanti dei
partecipanti alle funzioni “comiziano” e basta!!!
Cosa succede inoltre alle adorazioni? Ma è davvero scoraggiante!
Non c’è quasi mai nessuno, sia che
queste vengano organizzate da quel
gruppo piuttosto che da quell’altro
... si vedono solo i soliti quattro
gatti.
Perché?
Poi ci si lamenta che non ci
sono più famiglie unite, che la maggior parte si stanno disgregando.
I figli cosa fanno? In giro, e non
solo, e a scuola?
Vi sembra normale che la pornografia giri anche sui banchi di
scuola come se niente fosse?
Questo forse non ci deve preoccupare?
Come possiamo intervenire noi
genitori?
Si rivoltano tanti genitori,
facendo interminabili discussioni, se
la scuola non fa più i pomeriggi, mentre noi al contrario dovremmo esserne felici.
Infatti i figli devono anche
poter giocare in modo sano, capire
che c’è un tempo per ogni età e che
i genitori sono sempre vicini a loro,
per ogni difficoltà, problema o pericolo. Loro ci sono, anche solo per un
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
abbraccio, il tempo si trova, di loro
ci si può e ci si deve fidare.
La famiglia c’è, e bisogna capire che ci deve essere anche la preghiera, sì, soprattutto la preghiera …
che è il filo d’oro che ci mette in
comunicazione con Dio; siamo venuti
al mondo per un dono importante e
dobbiamo far capire questo ai nostri
figli, ma soprattutto dobbiamo provare loro come si vive il vero amore!
Tutto questo dovrebbe partire a
cominiciare da noi, altrimenti poi, ci
si continua a lamentare, ed il mondo
non è bello pieno di lamenti …
Come sarebbe bello se tutti
dedicassimo un po’ di tempo a noi
stessi, per conoscerc di più, per stare
insieme, per passare del tempo più
uniti, per affrontare assieme i problemi, per parlarne, per provare a
dare delle risposte, per riscoprire il
gusto della preghiera.
Abbiamo anche la fortuna di
avere 3 sacerdoti, qui a Varallo, che
si interessano a noi e che ci seguono
in questo cammino, non siamo soli,
possiamo contare su di loro!
Allora … cari genitori, nonni,
ma soprattutto giovani e ragazzi,
siamo disponibili a metterci a fare
qualcosa insieme?
Un’ultima cosa poi per tutti i
gruppi di preghiera … Amici di
Lourdes, Gruppo di Medugorje, ecc:
la Madonna è una sola, la stessa per
ogni luogo, se ci unissimo tutti assieme chissà che grande forza saremmo
e che gioia ci metterebbe nel cuore!
Ricordatevi ragazzi che l’unione fa la forza, soprattutto nella preghiera!
Arrivederci.
Mi piace
Mi piace la sera quando
con la mia mamma guardo il sole
che se ne va, sapendo che tornerà.
Mi piace la mattina
quando la mamma mi sveglia
nel mio grande letto
e mi stringe al petto.
Mi piace il pomeriggio quando la
mamma dice dobbiamo insieme
studiare e molte cose imparare.
Mi piace la cena
con la mamma e il papà
che sempre con noi starà.
Da
"Il paese dei bambini che sorridono"
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Monica e Giorgio
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
IL RESTAURO DELLE STATUE DI SANT’ANNA E DELLA VERGINE MARIA
GIÀ NELLA CAPPELLA DI SANT’ANNA AL SACRO MONTE DI VARALLO
Sabato 15 giugno 2013, presso
il
salone
della
Società
d’Incoraggiamento allo Studio del
Disegno e di Conservazione delle
Opere d’Arte in Valsesia, si è svolto
un’incontro, per presentare il
restauro ultimato per opera di
Fermo Dedominici, del gruppo plastico di Sant’Anna, della Vergine e
del Bambino, già collocate presso la
distrutta cappella di Sant’Anna al
Sacro Monte di Varallo.
Dopo i saluti del Dottor Mario
Remogna, del Sindaco di Varallo, e la
dettagliata spiegazione da parte del
direttore della Pinacoteca, dottoressa Carla Falcone, si è potuto ammirare nelle sale che ospitano le collezioni del Seicento e Settecento, il
nuovo allestimento comprendente
oltre alle citate statue, anche la
portantina di Casa D’Adda, e la statua di San Gottardo proveniente dall’antico ospedale Varallese.
Questi manufatti entrarono a
far parte delle collezioni museali in
periodi diversi.
Per quanto riguarda le statue
appartenute al Sacro Monte di
Varallo, sappiamo che arrivarono in
Pinacoteca nel settembre del 1939
grazie all’interessamento dell’allora
direttore artistico del Sacro Monte,
il pittore Cesare Scaglia, in seguito
all’abbattimento della cappella
necessario per fare posto alla stazione a monte della funivia.
Negli anni Cinquanta del
Novecento, grazie all’interessamen-
to dell’Ingegner Giorgio Rolandi,
venne dato inizio al grande cantiere
di lavori necessari alla messa a
norma ed alla risistemazione della
Pinacoteca, le statue vennero messe
al sicuro presso “la Cappelletta”
della famiglia Fuselli, qui vi rimasero fino al 1960, quando venne inaugurato il nuovo riallestimento
museale dell’intero edificio.
Le
statue
scolpite
da
Gaudenzio Sceti attorno agli anni
Sessanta/Settanta del Seicento,
sono molto simili, come lineamenti,
alle due statue di San Giuseppe e
Sant’Antonio da Padova, commissionate
dalla
Confraternita
del
Santissimo Sacramento di Varallo per
la cappella dell’Incoronata e realizzate dallo Sceti nel 1663.
Curioso notare in tutti e tre i
manufatti, la presenza della mela,
donata nel caso di Sant’Anna e San
Giuseppe a Gesù Bambino, mentre
nel caso di Sant’Antonio, è già nelle
manine del Piccolo. La mela è simbolo di redenzione e richiama anche
alla memoria il peccato originale.
Sappiamo inoltre che lo stesso
scultore realizzò un bozzetto in
miniatura del gruppo di Sant’Anna,
menzionato nell’inventario dei beni
appartenuti al defunto, redatto dall’esecutore testamentario Antonio
Farinoli il 15 febbraio 1698.
Anche le diverse guide del
Sacro Monte, dal finire del Seicento,
descrivono la cappella sottolineando
la presenza di statue “moderne”
40
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
dello “Sceti da Campertogno” e pit- cinio appresso Iddio e sarai loro
ture di Gianoli.
affettuosamente divoto come si cari
Gesù, Genitori a Maria”.
Quasi identica ma meno romanzata la descrizione nella “GUIDA AL
SACRO MONTE DI VARALLO” del 1867
che dice: “Cappella XLIII dedicata a
Sant’Anna: Sant’Anna in atto di porgere un pomo a Gesù che lo riceve, e
la Santissima Madre di lui, nelle
braccia della quale egli stà, tre statue lavorate da Gaudenzio Sceti da
Campertogno, ornano questa rappresentazione.
Le pitture delle pareti sono di
Il “direttorio per ben visitare la Pier Francesco Gianoli, pure di
nuova Gerusalemme o sia il S. Campertogno, esse rappresentano da
Sepolcro di Varallo” pubblicato nel una parte san Gioacchino padre di
1761, così descrive la cappella: “O Maria Vergine, indegnamente scacPellegrino divoto, uscito dal ciato dal tempio perché senza prole;
Sepolcro di Cristo, e scendendo a e dall’altra lo Sposalizio di Maria
mano sinistra sotto il voltone del Vergine con San Giuseppe.
Nel primitivo Sacro Monte,
palazzo incontrerai due cappelle, le
quali sebbene antiche, però non da quello voluto dal Caimi, la cappella,
lasciarsi in disparte, la prima a mano presumibilmente vuota all’interno,
destra nell’andarvi, esprime S. Anna, collocata nella così detta “valle di
la Vergine purissima ed il Divin Giosafat”, era dedicata al sepolcro di
Bambino Gesù, e questo in statue, ed Sant’Anna, accanto a quello di San
in pitture, quando fu scacciato, Gioacchino, che in seguito ospiterà
come indegno, perché senza prole l’annuncio del trapasso di Maria per
San Gioacchino dal Tempio, da una voce di un Angelo, anch’essa abbatparte, e dall’altra lo sposalizio tuta nel ’34. I sepolcri erano imitaVerginale di Maria Santissima con zione di quelli visibili ancor oggi in
Terra Santa.
San Giuseppe.
La prima “Descrizione del
Potrai prendere per tuo
ammaestramento, che le avversità, Sacro Monte” a noi nota, stampata
ed affronti di questa terra con nel 1514, a proposito di questo sito
pazienza tollerati, finiscono e si tra- narra: “Da poi nel venir verso mezo
smutano in veri contenti da Dio, monte, di questa vale a lato trovecome successe ne’ Santi Anna e rai, due sepolture luna laltra afronGioacchino; implorerai il loro patro- te, di Joachim ed Anna vederai, Qua
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
per similitudine ivi gionti, donde
esse per amor honorerai, che questo
fano fino ai lochi santi, come tractato ne mei bassi canti”.
Fortunatamente, grazie alla
serie di cinquanta cartoline edita a
fine ottocento da Pizzetta, ci resta
una bella immagine del complesso
della cappella così come la si poteva
ammirare prima dell’abbattimento
degli anni Trenta del Novecento.
Andrea Ghilardi
IL RESTAURO
DEGLI AFFRESCHI DELLA CAPPELLA DELLA
DORMIZIONE DI MARIA
Nelle scorse settimane è stato
completato il restauro, curato dal laboratorio di Fermo De Dominici, degli
affreschi provenienti dall’antica cappella della Dormizione di Maria al Sacro
Monte ed ora visibili presso la pinacoteca cittadina, con un allestimento che ne
richiama l’originaria collocazione nel
sacello edificato sulla rupe varallese.
La più antica guida del santuario,
edita nel 1514, già ne documenta la presenza, con la riapertura della funivia, la
piccola struttura, miracolosamente
scampata alle traversie edilizie che, nel
corso dei secoli, hanno profondamente
mutato l’assetto del monte e recentemente oggetto di interventi che ne
garantiscano la staticità, è tornata ad
essere la prima costruzione che i pellegrini vedono giungendo al Sacro Monte.
Quasi sempre però, proprio per la
sua infelice collocazione, tra la stazione
della funivia stessa ed in ciglio della
rupe su cui sorge il santuario, passa
inosservata e nulla viene recepito della
sua importante storia. Si tratta, infatti,
di una delle più antiche cappelle, edificata in stretta dipendenza dal sacello
che si può visitare in Palestina, nella
valle di Giosafat, che si apre tra la Città
Santa ed il monte degli Ulivi.
Il primo a fornire una descrizione
del sepolcro della madre di Gesù in
Gerusalemme fu l’abate russo Daniele, in
visita negli anni 1106-1107; la sua descrizione parla di una sepoltura scavata nella
roccia, molto stretta, tanto che solo una
persona non grande può entrarvi. Nella
roccia è pure ricavato il bancone su cui,
secondo la tradizione, venne posto il
corpo di Maria, prima di essere assunto
in cielo. Le successive notizie, dopo gli
interventi del periodo crociato, menzionano una elegante decorazione esterna,
con lastre marmoree scandite dalla presenza di una ventina di piccole colonne.
La tomba di Maria presenta analogie con quella di Cristo, anch’essa scavata nella roccia e poi circondata dalle
varie fasi dell’edicola. Per raggiungere il
sepolcro, il pellegrino deve scendere
una lunga scala, che lo conduce in quella che era la cripta della basilica
dell’Assunzione, edificata all’epoca dell’imperatore Maurizio (582-602). In precedenza, vi era una chiesa di più modeste dimensioni, che si elevava a livello
della tomba, la quale, in origine (I
42
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
secolo) faceva parte di un sepolcreto
diviso in tre camere, di cui costituiva
quella più interna. I crociati restaurarono la basilica danneggiata dall’invasione
persiana del 614, conservandone la
struttura suddivisa tra chiesa e cripta
inferiore ed edificandovi accanto un
monastero affidato ai monaci benedettini. Purtroppo le truppe di Saladino nel
1187 rasero al suolo l’edificio, risparmiando solamente la tomba vera e propria, per devozione a colei che, anche
per i musulmani, è la madre di Gesù.
Nel periodo della permanenza di
Caimi nella terra di Gesù, il santuario
era ancora sotto la custodia dei francescani, che furono però definitivamente
allontanati nel 1757. Il frate poté quindi con tranquillità osservare il sacro
luogo ed effettuare i necessari rilievi
per una sua riproduzione a Varallo. Il
sepolcro di Maria è, infatti, tra le cappelle varallesi che più hanno conservato
intatto il fascino della loro primigenia
derivazione palestinese.
Questa perfetta corrispondenza è
altresì attestata da una scritta, che
compare sopra l’apertura sulla parete
meridionale, da cui è visibile anche l’interno del sacello stesso: QUESTO S.TO
SEPULCRO DELLA VERGINE SANTISS.MA.
È TUTTO SIMILE A QUELLO IN GETHSEMANA DI GIERUSALEMME COSI’ VIEN CERTIFICATO DA MOLTI FEDELI CHE HANNO
VISITATO QUELLI LUOGHI SANTI.
Sulla parete che oggi dà verso il
muro di sostegno del piazzale della funivia, un tempo visibile da chi giungeva
provenendo dalla piazza della basilica, vi
sono debolissime tracce di parte del ciclo
narrativo affrescato in questa cappella.
L’opera offriva alla vista del pellegrino la scena del funerale della
Vergine, della quale si può forse ancora
scorgere il volto, accanto a quello di un
apostolo.
B e n
più
ricco
d o v e v a
apparire
l’interno,
interamente ricoperto
da affreschi
che,
per
motivi
di
conservazione sono appunto stati strappati e trasferiti nella pinacoteca cittadina ed ora nuovamente visibili.
Ammirare questo ciclo ricorda
come l’iconografia orientale, di cui è
espressione nel contesto del primitivo
Sacro Monte, ha preferito mettere in evidenza il momento della morte di Maria,
a differenza di quella occidentale, che
predilige quello della sua Assunzione.
Secondo il racconto apocrifo, la
madre di Gesù, dopo aver ricevuto l’annuncio della sua prossima morte, convoca attorno a sé parenti e conoscenti.
Dalle varie regioni che si erano recati ad
evangelizzare, per ispirazione divina,
fanno ritorno i dodici apostoli; dopo aver
dato istruzioni all’amato Giovanni, cui il
Figlio l’aveva affidata, sulla distribuzione dei suoi averi ai poveri, la Vergine
chiede che siano lette le preghiere di
benedizione per i moribondi e, in perfetta pace, si addormenta, chiudendo gli
occhi alla scena di questo mondo.
La fede nell’Assunzione, dogma
proclamato il 1 novembre del 1950, non
nega infatti che anche Lei, come già il
suo figlio divino, sia passata attraverso
l’esperienza della morte, comune eredità
di tutti gli uomini. Afferma piuttosto che,
come Lui, anch’essa partecipa del mistero di Dio non solo spiritualmente ma già
corporalmente, quale primizia della
Chiesa che, senza macchia e senza ruga,
è in cammino verso l’eternità di Dio.
don Damiano Pomi
43
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
LA TESTIMONIANZA DEL SEMINARISTA ALESSANDRO GHIDONI
Meno sei! Il primo anno di
Seminario è giunto al termine, ancora
sei mi separano (a.D.p. ossia a Dio piacendo) dalla meta finale!
Quando circa un anno fa scrissi al
Rettore per inoltrare la richiesta ufficiale di ingresso nella comunità del
seminario diocesano di Novara, iniziai
con un versetto per me significativo
del Vangelo di Giovanni: “Non voi
avete scelto me, ma io ho scelto voi,
perché andiate e portiate frutto e il
vostro frutto rimanga”. Proprio in questi giorni (14 luglio) sono stato tra i
ragazzi di Cameri in ritiro a Fobello per
dire qualche parola sulla mia scelta di
vita e sono rimasto stupito dall’attenzione e dalla loro voglia di mettersi in
gioco in prima persona! Quello di cui
c’è bisogno oggi è la testimonianza…
così ho accettato volentieri (invitato
dal Prevosto) di scrivere due righe
sulle colonne del Bollettino.
Come dicevo prima, circa un
anno fa era tempo di scelte (infatti
avevo terminato l’esame di maturità il
7 luglio) e fu proprio durante l’estate
che comunicai ai miei la mia scelta di
entrare in Seminario, dopo un periodo
di ponderata riflessione personale
negli anni del liceo. Non era certo una
decisione presa alla sprovvista nelle
ultime settimane ma una scelta maturata negli anni. Come già ricordavo
questa mattina a Fobello insieme al
gruppo dei ragazzi, una scelta, per
essere sicuri che sia quella giusta,
deve dare gioia, sicurezza e serenità!
Con questo spirito a fine settembre ho
fatto il mio ingresso con altri quattro
giovani della Diocesi per iniziare questo lungo percorso formativo. L’anno
appena trascorso, definito “anno pro-
pedeutico”, è stato veramente prezioso per me: l’inserirsi nella vita di una
comunità in cui, a partire dalla
Relazione con Dio, si sviluppano le
relazioni col prossimo, ritengo siano
un elemento fondamentale per la crescita di ciascuno. Lì ho trovato nuovi
amici con i quali ho condiviso esperienze formative e anche ludiche.
L’anno conclusosi, quello propedeutico appunto, prevede il servizio nella propria Parrocchia di origine (anche questo
per me molto significativo) mentre dalla
prima teologia ogni chierico ha una destinazione pastorale in una Parrocchia/oratorio, in 0spedale, in Carcere o nel Centro
Diocesano Vocazioni.
Dopo la preghiera e il servizio,
un’altra dimensione essenziale che ho
vissuto già da quest’anno è quella
dello studio, il cui peso aumenterà
sensibilmente dalla prima Teologia: si
articola in materie filosofiche e teologiche, unite allo studio storico, liturgico, patristico e giuridico. E’ un percorso armonico e per me, fino ad ora,
molto stimolante.
In chiusura, il Rettore mi ha
messo a disposizione, per il mese di
luglio, dell’Unità Pastorale Alta
Valsesia, dove sto collaborando con il
parroco di Scopello don Marco e il bel
gruppo di animatori della valle…
Cari lettori della Casa sulla
Roccia, come ci ricorda con vigore il
Santo Padre Francesco, vi invito a pregare con fiducia per le vocazioni al
sacerdozio e vi chiedo, come già fate,
di accompagnarmi con la preghiera e
l’affetto in questo lungo cammino sotto
il manto della Vergine Incoronata!
In corde Matris.
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Alessandro Ghidoni
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
GREST 2013: EVERY BODY,
Grande soddisfazione alla fine
del GREST 2013 per il bilancio finale di
questa iniziativa. Anche quest’anno
tanti ragazzi (200) guidati da volenterosi animatori (70) hanno vissuto più di
4 settimane all’insegna dell’allegria e
dell’amicizia.
Nella settimana di apertura in
occasione della festa di San Luigi è
stato inaugurato il nuovo servo scala
per le carrozzine che così potranno
accedere a tutti i piani.
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UN
BILANCIO POSITIVO
L’attenzione per i
diversamente abili ha
caratterizzato
questa
edizione del GREST.
Anche la visita alla parete gaudenziana, nel 500°
della sua realizzazione,
ha dato la possibilità a
tutti i ragazzi di ammirare questo capolavoro e di
fare una sosta spirituale
a piccoli gruppi nel corso
delle attività ludiche.
All’anno prossimo!
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
RICORDANDO PIER GIORGIO LONGO
Quando un Amico ti lascia, ti
senti più solo, quando un Maestro ti
lascia ti senti impoverito. Pier Giorgio
Longo era l’uno e l’altro, era una persona speciale, buona e generosa, che
donava a piene mani senza mai volere
nulla in cambio, dote assai rara tra gli
studiosi, spesso gelosi dei loro risultati e dimentichi dei “portatori d’acqua” incontrati lungo il cammino.
In Biblioteca a Varallo conserviamo una copia della sua tesi di laurea in Lettere Moderne, Disciplina
Storia del Cristianesimo, discussa
presso l’Università degli Studi di
Torino nell’anno accademico 1969/70,
con il Professor Franco Bolgiani:
“Problemi di vita religiosa nella diocesi di Novara, prima dell’episcopato
di Carlo Bascapé (1593) e con particolare riferimento al periodo (15801590)”, due volumi corposi, densi, per
cercare di far luce sul trentennio che
separa la fine del Concilio di Trento
dall’inizio
dell’episcopato
del
Bascapé.
“Non si è avuta la pretesa di
comprendere tutto … Per questo ho
preferito parlare di problemi e non di
ricerca”: queste parole, tratte dalle
pagine conclusive, possono essere
considerate la cifra del suo futuro
cammino di studioso.
Alla storia della Chiesa novarese Pier Giorgio ha fornito un apporto
fondamentale per delineare la dialettica tra cattolici e società nelle varie
epoche: dall’età giolittiana, agli anni
tra dopoguerra e fascismo, al complesso rapporto tra Azione Cattolica e
fascismo.
Avevo scritto di Pier Giorgio
poche settimane fa per il suo signifi-
cativo contributo sul Sacro Monte e
sul Libro dei Misteri pubblicato sulla
Rivista della Biblioteca di Rovereto:
“Il furore dei libri”. Lui, tra i massimi
studiosi del Sacro Monte, autore di
saggi fondamentali per conoscerne la
storia artistica e religiosa, membro
del Comitato Scientifico del Centro di
Documentazione dei Sacri Monti,
Calvari e complessi devozionali europei, di cui Amilcare Barbero era
Direttore, aveva generosamente
accettato di scrivere quel saggio
divulgativo, offrendo ai lettori trentini, in modo chiaro e pacato, il benvenuto nella spiritualità francescana e
al Sacro Monte.
Il Sacro Monte era stato uno dei
temi di studio più cari alla sua anima
all’eterna
ricerca
di
pace:
“Un’esperienza di ricerca di senso, di
solitudine, per lasciar parlare la voce
più profonda delle emozioni, qualcosa
che fa parte non solo della cultura cristiana, ma del patrimonio dell’intera
umanità”. Era stato tra i relatori al
primo convegno internazionale sui
Sacri Monti, tenutosi a Varallo nel
1980, e ventinove anni dopo, il 9 maggio 2009, in Biblioteca a Varallo,
aveva presentato l’atteso volume
degli Atti.
Nella cripta dell’aula magna
dell’Università Cattolica del Sacro
Cuore di Milano il 17 gennaio 2011 era
stato presentato un libro fondamentale per chiunque si occupi di Sacri
Monti: I Sacri Monti. Bibliografia
Italiana, curato da lui e da Danilo
Zardin: “La bibliografia italiana sui
Sacri Monti si può rappresentare più
che come una montagna di libri, come
un’estesa catena di monti grafici”.
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
Nel 2008 fu curatore della
mostra Imago Fidei, allestita presso
Palazzo
Racchetti,
sede
della
Biblioteca Civica, nell’ambito dell’importante evento di carattere religioso
e artistico Imago Veritatis. Guido
Gentile, studioso dei Sacri Monti e
amico di Pier Giorgio, in quell’occasione aveva sottolineato l’importanza
del volume-catalogo: “Imago Fidei. Il
Sacro Monte di Varallo tra XV e XVII
secolo, riepiloga gli ultimi trent’anni
di studi sulla genesi e lo sviluppo del
Sacro Monte e sarà un fondamentale
aiuto per gli studiosi, ma anche un
libro interessante per tutti coloro che
vogliono conoscere e approfondire la
storia e la presenza del Sacro Monte
nella cultura valsesiana”.
Pier Giorgio, in questo anno
gaudenziano, stava curando la pubblicazione di brani tratti dai Sermones
de articulis Fidei di Bernardino Caimi,
contenuti in un manoscritto del 1488
conservato nella Biblioteca Civica di
Como, che era stato esposto a Varallo
proprio in occasione di Imago Fidei,
facendoli colloquiare con i ventuno
riquadri della Parete.
L’ultimo suo lavoro pubblicato,
in collaborazione con don Damiano
Pomi, è stato La Parete di Gaudenzio
alla chiesa della Madonna delle
Grazie: si scusava che in bibliografia
fossero presenti tutti suoi contributi!
Pier Giorgio ha sempre lavorato,
fino all’ultimo giorno della sua vita,
finché la malattia glielo ha concesso:
mi chiedeva spesso controlli di dati
bibliografici e di inviargli scansioni di
pagine di antiche Guide del Sacro
Monte, perché nei Sacri Monti ritrovava quella che, molto opportunamen-
te, definiva: “Ricchezza di umanità
dell’esperienza religiosa, devozionale
e di festa, che attraverso un itinerario
processionale condotto nel contatto
con la natura, suscita un piacere dei
sensi, che si traduce in un piacere dell’anima, che diventa esperienza salvifica, in un rinnovamento dal punto di
vista religioso”.
Scorrendo la ricchissima bibliografia dello studioso Pier Giorgio
Longo si coglie l’interesse verso personaggi complessi, sfaccettati, dalla
spiritualità intensa e sofferta come
Clemente Rebora o Piero Gobetti.
Un saggio denso e innovativo dal
punto di vista della ricerca, fu
Iconographica intorno
a
Fermo
Stella, il suo omaggio all’amico
Professor Casimiro Debiaggi, pubblicato nel 2012 in Una lunga fedeltà
all’arte e alla Valsesia. Studi in onore
di Casimiro Debiaggi.
Pier Giorgio è stato ricordato in
occasione dell’annuale assemblea
della Società Valsesiana di Cultura,
della quale era stato Vice Presidente e
membro del Consiglio Direttivo e nell’ultimo De Valle Sicida compare un
suo contributo: Nuove note sul
Quadro della Valsesia di Nicolao
Sottile e altri documenti sconosciuti,
nato dal ritrovamento in Biblioteca a
Varallo di alcuni fascicoli manoscritti
dell’Abate.
Vorrei concludere questo grazie
a Pier Giorgio per tutto quello che ha
regalato a me e a tutti coloro che
l’hanno conosciuto, con uno stralcio di
una delle sue ultime mail: “Se non ci
inquietiamo un poco, la nostra vita
non ha senso. Non cerco ora il senso
della vita, perché penso di averlo in
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
averlo in un qualche modo costruito e
di andarlo costruendo, almeno quello
che va bene per me; cerco voci che
mi siano vicine, mi diano testimonianza di fede, di umanità, di storia: ho un
grande bisogno di chiarezza, semplicità, autenticità. L'esperienza ormai
più che triennale e quasi diuturna in
ospedale mi mette a contatto con
un'umanità ferità e i piccoli gesti, che
solo del dire grazie, mi riempiono di
vita”.
Ora Pier Giorgio riposa per sempre in quel piccolo cimitero, nella
terra del suo paese, Prato Sesia, salutato con i fiori che crescono spontanei
nei prati.
Padre Giuliano Temporelli, rettore del Sacro Monte, don Mario
Perotti,
direttore
dell’Archivio
Diocesano di Novara, dove Pier
Giorgio ha condotto molte delle sue
ricerche, definito “luogo della vita e
luogo dell’anima”, e don Damiano
Pomi, prima allievo e poi amico e collaboratore, hanno concelebrato nella
messa funebre.
Non ha voluto che al suo funerale si parlasse di lui, desiderava che
ci fosse solo la Parola e quella candela accesa, che brillerà per sempre
nell’Anima di ciascuno di noi.
ANAGRAFE PARROCCHIALE
Sono stati portati al Fonte Battesimale:
TERMIGNONE MATTEO MARIA di Walter e Guala
Paola; BALTIERI MARCO di Leonardo e Botta
Leonaro Marianna; CESA GABRIELE di Claudio e
Alongi Nadia; GASPARETTO RACHELE di Cristian e
Cassar Denise; CONTI EDOARDO di Alessandro e
Sasselli Chiara
Si sono uniti in Matrimonio:
FITTABILE GIANLUCA e OTTONE ROMINA; JULINI
TOMMASO e ROVEDA SILVIA; CONTI ALESSANDRO e
SASSELLI CHIARA
Sono ritornati alla Casa del Padre:
IACOVELLI ORAZIO; NAI PAOLO; FALCONE
ALFONSINA; BORIN OTTAVIO; GARAVAGLIA PIETRO
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Piera Mazzone
LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
LA PREGHIERA DI DIO
Caro figlio,
quando ti sei svegliato questa mattina
ti ho osservato ed ho sperato
che tu mi rivolgessi la parola,
però ho notato che eri molto occupato
a cercare il vestito giusto da metterti
per andare a lavorare.
Ho continuato ad aspettare
ancora mentre correvi in casa
per vestirti e sistemarti,
sapevo che avresti avuto del tempo
anche solo per fermarti un momento e dirmi “Ciao!”,
però evidentemente eri troppo occupato.
Per questo ho acceso il cielo per te,
l’ho riempito di colori e di canti di uccelli
per vedere se così mi ascoltavi,
però nemmeno di questo ti sei reso conto!
Ti ho osservato mentre ti accingevi
a cominciare il lavoro
e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno,
ma tu eri troppo occupato per dirmi qualcosa.
AI tuo rientro ho visto la stanchezza sul tuo volto
ed ho pensato di rinfrescarti un poco
facendo cadere una lieve pioggia,
perché questa la portasse via;
il mio era un dono, ma tu ti sei infuriato
e te la sei presa con me!.
Desideravo tanto che tu mi parlassi...
c’era ancora tanto tempo, ho pensato.
Dopo hai acceso il televisore,
ti ho aspettato pazientemente,
mentre guardavi la TV,
hai cenato e ti sei immerso nel tuo mondo;
così ti sei dimenticato nuovamente
di parlare con me.
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LA CASA SULLA ROCCIA - Parrocchia San Gaudenzio di Varallo - GIUGNO LUGLIO 2013
Ho notato che eri stanco
ed ho compreso
il tuo desiderio di silenzio
e così ho fatto scendere
il sole
e al suo posto ho disteso una
coperta di stelle
ed al centro di questo
ho acceso una candela:
era uno spettacolo bellissimo,
ma tu non ti sei accorto
di nulla.
AI momento di dormire,
dopo aver augurato la buona
notte alla tua famiglia,
ti sei coricato e
quasi immediatamente
ti sei addormentato.
Nemmeno ti sei accorto
che io sono sempre con te.
Bene, ti sei svegliato
ed ancora una volta
io sono qui che aspetto,
senza possedere nient’altro
che il mio amore per te,
sperando che oggi tu
possa dedicarmi
un po’ del tuo tempo.
Ti amo così tanto, caro figlio,
che attendo tutti i giorni
una tua piccola preghiera;
i tanti doni
che ti ho dato oggi
sono il frutto del mio amore
per te.
Buona giornata!
Dio “tuo Padre”
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