Notizie storiche sulle origini dell’Istituto Tecnico
Nautico “Buccari” di Cagliari
a cura di Salvatorangelo Manai
Il Nautico “Buccari” di Cagliari nasce come Istituto Tecnico Nautico
autonomo nell’anno scolastico 1923/24, a seguito della Riforma Gentile che
aveva dato un nuovo assetto alle vecchie scuole tecniche, dopo essersi staccato
dall’Istituto Tecnico Commerciale “Pietro Martini” di Cagliari cui era aggregato
fin dal 1868. (1)
L’antecedente immediato dell’Istituto Nautico della nostra Città bisogna
andare a rintracciarlo molti decenni prima e precisamente nel 1845, quando
cominciò a funzionare a Cagliari una Regia Scuola Nautica, prima alle
dipendenze del Ministero della Marina e poi di quello della Pubblica Istruzione.
L’esigenza di istituire una sede nautica a Cagliari è, tuttavia, sentita già a
partire dal 1830/35 quando forti ed insistenti richieste da parte della Capitaneria
di Porto premevano inutilmente sul Governo piemontese per “riconoscere
Cagliari come sede di esame per il rilascio delle patenti di Capitano e di Padrone
Marittimo” (2). L’ammiraglio di stanza a Cagliari, derogando ai regolamenti
vigenti, si assunse personalmente la responsabilità di istituire in Città per alcuni
anni “sessioni straordinarie di esame per cui molti candidati locali conseguirono
il titolo senza doversi sobbarcare l’onere finanziario e la fatica di recarsi a
Genova, che era l’unica sede ufficiale riconosciuta dal Regno di Sardegna
abilitata per esami di quel tipo” (3).
Con la morte dell’ammiraglio, tutto ritornò come prima. Ripresero le
pressioni dei sardi sul Governo piemontese, per il tramite della Capitaneria di
Porto, ma ancora una volta la risposta fu negativa. “E questa volta a respingerla
fu, ironia della sorte, proprio un sardo: il Primo Segretario di Guerra e Marina
Pes di Villamarina che oppose due ordini di ragioni”. In primo luogo, “poiché le
commissioni erano composte da ufficiali della Marina Militare, un maestro di
nautica e professori della Regia Scuola di marina, gli esami avrebbero continuato
a svolgersi a Genova; in secondo luogo, “la creazione di una Scuola nautica a
Cagliari era per il momento da escludersi, date le difficoltà finanziarie della
Cassa Generale degli Invalidi cui si sarebbe dovuto attingere per pagare il
maestro di nautica, nonché per il reperimento dei locali” (4). Insomma il Governo
di Torino non intendeva aderire alla richiesta di istituire a Cagliari una Scuola
Nautica, perché non poteva e non voleva finanziarla.
Nel 1845 finalmente il Governo piemontese diede il proprio assenso
all’apertura di una Scuola Nautica a Cagliari, garantendo solo lo stipendio al
maestro di nautica, lasciando alla Città l’obbligo e l’onere di provvedere
all’alloggio del maestro e ai locali della scuola (5).
Sciolti gli ultimi dubbi da parte del Governo, i problemi posti furono
presto risolti: il Convento dei PP. Minimi di S. Francesco di Paola e la Regia
Darsena misero a disposizione della Scuola Nautica alcuni locali, l’insegnante
disposto a trasferirsi a Cagliari per assumere il posto di maestro di Nautica fu
individuato nel Sottotenente di Vascello Onorato Sery, già affermato docente di
aritmetica nella Regia Scuola di Marina e Direttore della Regia Darsena ed infine
le 800 lire necessarie per l’apertura della prima Scuola Nautica, che avvenne per
1
la precisione il 1° marzo 1845, furono messe a disposizione dalla Confraternita
dei SS. Elmari, un’associazione di barcaioli che operava nel porto di Cagliari (6).
“Siccome la Scuola di Nautica è nata come istituzione locale, non si
conservano R. Decreti o Sovrane disposizioni per la sua apertura, il suo
ordinamento, la sua struttura, la sua amministrazione. E’ pertanto da
considerarsi come atto di fondazione e come primo regolamento quanto il
Comandante Novaro espone alla Segreteria di Stato e di Guerra” (7)
“Regia Marina
3° Dipartimento
N. 4440
All’Ill.mo Sig. Cav. Melis
Reggente la R. Segreteria di Stato e di Guerra
Cagliari”
“Dovendosi stabilire in questa capitale d’ordine Sovrano una scuola di Nautica
per incominciare semplicemente un corso elementare a seconda dell’avviso passato al
sottoscritto dalla R. Segreteria di Stato e di Guerra in data 30 Dicembre del p. p. anno,
ed esigendo il buon ordine della R. Darsena la vigile attendenza del Direttore della
medesima per provvedere prontamente a quanto potrà occorrervi per cui è necessario che
detta scuola sia nella stessa fissata, il sottoscritto quindi assieme al Signor Vice
Intendente Generale Console e Amministratore di Marina stabilirono valersi
provvisoriamente della metà d’un braccio della Caserma della Regia Marina ivi situata
mediante la separazione in tavole e l’apertura d’una porta nel muro divisorio
dell’abitazione del suddetto Direttore al cui oggetto venne dal Gremio dei Santelmari
depositata la somma di 400 franchi per le occorrenti spese, ciò che si sta praticando colla
maggior premura per cui sarà all’ordine il primo del prossimo marzo.
Per quanto riguarda agli alunni d’ammettersi richiederebbesi che fossero noti al
Pubblico i seguenti articoli:
1. Gli allievi d’ammettersi alla Scuola di Nautica, colla preferenza al Gremio
dei Santelmari dovranno essere dell’età di 12 a 20 anni, che sappiano leggere e scrivere,
che possiedano i principi fondamentali della Religione Cattolica e morale e che siano
decentemente vestiti.
2. Essi allievi dovranno essere muniti di una matricola, al cui oggetto si
presenteranno a quest’ufficio del Consolato di Marina il di cui Capo non ammetterà che
quelli che avranno dichiarato di voler intraprendere la carriera di mare, ed indi
rimettergli al Professore della Scuola al quale ne faranno ostensione.
3. Ogni allievo dovrà essere provvisto a proprie spese delle carte e libri di
Navigazione che a suo tempo verranno loro indicati dal Sig. Professore.
4. Al momento dell’ammissione d’un allievo questi pagherà una volta tanto
il diritto così detto di ben entrata fissato in Lire. 10 dovendo lo stesso servire per il
mantenimento dei mobili della scuola a seconda dell’art. 12 del Regio Regolamento della
Scuola di Nautica in Genova.
5. Si renderà necessario infine un serviente della Scuola per la pulizia e
Custodia della medesima quale potrà destinarsi dal Gremio dei Santelmari , od in difetto
un Guardiano della Marina mediante una retribuzione.
Restando con ciò riscontrata la succitata memoria pregiasi chi scrive di
riattestare all’Ill.mo Sig. R. Cav. R. Melis Reggente la Regia Segreteria di Stato e di
Guerra i sensi del predistinto suo ossequio pregandolo ad un tempo di rassegnarne
l’occorrente a S.E. il Sig. Vice Re
Il Comandante Provvisorio del 3° Dipartimento Marittimo NOVARO” (8)
2
Tra il 1845 ed il 1860 la Scuola Nautica funzionò con alterne vicende a
causa di grosse difficoltà finanziarie: il contributo dell’Associazione dei SS.
Elmari risultò infatti insufficiente con il passare degli anni, e per la mancanza di
professori idonei. L’intensificarsi delle difficoltà sollecitò l’intervento del
Governo Piemontese che emise un decreto Governativo col quale esonerò il
Gremio o Confraternita dei SS. Elmari dal suo contributo, mentre per
sopravvivere la Scuola Nautica ebbe bisogno dell’intervento finanziario del Pio
Istituto Cassa Carlo Felice che già offriva un modesto contributo dal 1852 (9).
Una tappa importante della storia del Nautico fu il 1861 quando, con la
costituzione del Regno d’Italia e con l’intervento del Consiglio Provinciale di
Cagliari, la Scuola Nautica divenne statale e fu trasformata per decreto del
ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, allora competente in materia, in
una “Regia Scuola Nautica e di Costruzione Navale” (10) .
Nel 1868, a seguito delle disposizioni contenute nell’art. 8 del R. D. del 22
novembre 1866, infine la Regia Scuola Nautica diventò una sezione aggregata
dell’Istituto Tecnico Commerciale ”Pietro Martini”. Fu indubbiamente un fatto
di prestigio per la vecchia Scuola Nautica, ma non le fu di alcun giovamento
nella sostanza perché perse la veste giuridica,
la sua autonomia di
amministrazione e di organico (11). Solo nel 1923 la Regia Scuola Nautica sarà
modificata in Istituto Tecnico Nautico, staccandosi dal “Tecnico Martini”.
Nel 1886 la Regia Scuola Nautica istituì anche la sezione Macchinisti, ma
nel 1890 esauritasi la sezione Capitani per la mancanza di alunni, conservò la
sola sezione Macchinisti, aumentata di importanza per la preparazione dei
giovani al titolo di Macchinista Navale di prima classe e assunse la
denominazione di Istituto Nautico alle dipendenze del Ministero della Pubblica
Istruzione (12).
Nel 1917 passa alle dipendenze del Ministero della Marina e, in analogia
agli altri Istituti Tecnici, diventa un corso quadriennale.
Nel 1923, come è stato già affermato, l’Istituto Nautico, passato alle
dipendenze del Ministro della Marina, assunse la sua autonomia, staccandosi
dall’Istituto Tecnico Commerciale “P. Martini”.
DENOMINAZIONE DELL’ISTITUTO
Nel 1926 l’Istituto Tecnico Nautico assunse la denominazione di
“Buccari” a conclusione di una complessa vicenda che coinvolse da un lato la
Giunta di Vigilanza ed il Collegio dei Docenti dell’Istituto, dall’altro il Capo del
Governo Benito Mussolini, il Duce.
Sulle onde del consenso popolare
dell’epoca, la Giunta di Vigilanza ed il Collegio dei Docenti dell’Istituto
avanzarono la richiesta al Ministero dell’Educazione Nazionale per la
concessione dell’autorizzazione di intitolare l’Istituto di Cagliari a Benito
Mussolini che andava sviluppando una politica di grandezza tesa a spingere,
con il rafforzamento della marina militare, le mire italiane oltre i confini della
patria.
3
Nell’occasione la risposta di Mussolini, fatta pervenire agli organi
dell’Istituto per il tramite del Ministero, fu cortese ma nel contempo decisa.
Come ricorda Osvaldo Baldacci, uno dei più illustri geografi dell’Università di
Cagliari di quel periodo, oltre che docente di Geografia del Nautico, il duce
declinò l’offerta e suggerì invece di dare all’Istituto la denominazione di
“Buccari” a ricordo della famosa impresa, nota appunto come la “Beffa di
Buccari” (13). La Giunta di Vigilanza, aderendo al desiderio di Mussolini,
esprimeva il proprio compiacimento con le seguenti parole: “Perche’ i giovani
ogni giorno, sulla soglia della loro scuola, ricordino il monito della beffa storica
e siano pronti sempre a osare l’inosabile, questa Giunta di Vigilanza,
ossequiente al desiderio espresso da S.E. Benito Mussolini, ha deciso che
all’Istituto Nautico di Cagliari sia imposto il nome di Buccari” (14).
Indubbiamente gli studenti che oggi, ogni mattina, affollano “la soglia”
all’ingresso della sede dell’Istituto e si appoggiano pigramente alle due ancore
che ornano il portone principale che dà sulla Piazza dei Centomila, non
sembrano saperne molto di Rizzo, di Ciano e di D’Annunzio che è per molti uno
dei tanti scrittori noiosi della letteratura italiana. E “Buccari” mette lo stesso
problema di decifrazione faticosa di tempi, luoghi e persone che, per i ragazzi di
altre scuole cittadine, pongono i nomi di Pietro Martini, Giovanni Maria Dettori
e Giovanni Siotto Pintor: tutta roba da eruditi, morta e sepolta per i
giovanissimi. Non sarebbe stato un rompicapo, né un problema di decifrazione
per gli studenti nautici, ma non solo per loro, l’intitolazione della Scuola a Benito
Mussolini, proprio per il riferimento ad un personaggio storico tristemente noto
e da ricordare solo come monito legato ad un tragico periodo della nostra storia
patria ( e che comunque sarebbe stato oggi già sostituito con un nome meno
compromesso).
E’ indubbiamente più “misterioso” ed é addirittura oggettivamente
indecifrabile, soprattutto per chi la storia non la conosce o la conosce solo
superficialmente, il nome “Buccari”. Ci sembra pertanto opportuno ricordare
alcuni dati sia storici che geografici. Buccari, Bakar, (A e B) è un approdo
naturale nei pressi della costa dalmata dove gli Austriaci, durante il primo
conflitto mondiale, tenevano le navi al riparo dalle insidie che le più numerose
navi italiane avrebbero potuto recare loro. Fu proprio dentro questa baia che la
notte del 18 febbraio 1918 tre motoscafi d’assalto “MAS” (“Motobarca Armata
Svan”: la sigla M.A.S. che diventò poi il motto “Memento Audere Semper”=
“Ricordati di osare sempre, coniato da Gabriele D’Annunzio per quei mezzi
proprio dopo la Beffa di Buccari) al comando di Costanzo Ciano penetrarono
nella baia e, eludendo la sorveglianza degli Austriaci, colarono a picco a colpi di
siluro alcune navi mercantili nemiche. Su un motoscafo aveva preso posto il
poeta Gabriele D’Annunzio, impegnato anche lui nel conflitto mondiale, il quale
firmò l’impresa a suo modo e cioè con uno dei suoi gesti molto singolari e
pittoreschi; il poeta, infatti, fece scivolare in mare tre bottiglie rivestite da nastri
tricolori e dentro ciascuna inserì un messaggio di scherno che celebrava
l’impresa effettuata. Il messaggio diceva: “In onta alla cautissima flotta
austriaca occupata a covare senza fine dentro porti sicuri la gloria di Lissa,
sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo
rifugio i marinai d’Italia, che si ridono di ogni sorta di reti e di sbarre, pronti
sempre a osare l’inosabile” (C)
4
A) GOLFO di RIJEKA (Fiume) con la baia di Bakar (Buccari): immagine
iconografica tratta da una ricerca personale di Francesco Pisano sulla
“Beffa di Buccari”.
5
B) Golfo di RIJEKA (FIUME) con la baia di Bakar (Buccari): immagine
iconografica tratta da una ricerca personale di Francesco Pisano sulla “Beffa
di Buccari”.
6
________________________________
C) Messaggio autografo di G. D’Annunzio
“Perché poi non ci fosse alcun dubbio o perplessità su quell’azione che,
pur collettiva, era condita di tutto il suo individualismo arrogante, D’Annunzio
proseguiva e concludeva che sulla sua testa l’Austria aveva messo una taglia di
ventimila corone”: “E’ un buon compagno, ben noto – il nemico capitale fra tutti
i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro – è venuto con loro a beffarsi
della taglia”. Insomma dopo l’inganno la “beffa” (15). Il messaggio di
D’Annunzio contenuto nelle bottiglie era di quelli che non lasciavano adito ad
interpretazione diversa dallo smacco soprattutto se si pensa che proveniva da un
uomo sul quale pendeva da parte dell’Austria una taglia di ventimila corone. Il
gesto di D’Annunzio fece talmente scalpore da far passare ingiustamente in
secondo piano l’impresa veramente grande di Ciano e Luigi Rizzo e dei suoi
eroici compagni il Tenente di Vascello Profeta Odoardo de Santis da Chiusi,
comandante del secondo equipaggio e Ferrarini di Mantova, Comandante del
terzo equipaggio.
7
LA POPOLAZIONE SCOLASTICA
La popolazione scolastica, fin dal primo avvio della Scuola Nautica, è
stata sempre poco numerosa, tanto che nel 1930 “muore” il Corso Macchinista a
favore del Corso Capitani (16). Nel 1936 l’Istituto Tecnico Nautico di Cagliari (già
restituito come tutti gli altri istituti simili al Ministero della Pubblica Istruzione
allora Educazione Nazionale) assume tutte e due le sezioni, quella dei Capitani e
quella dei Macchinisti e da allora la Scuola inizia un periodo di graduale
aumento degli iscritti che nel 1949/50 raggiungerà il tetto massimo di 90
studenti, un record per la storia dell’Istituto dell’epoca. In assoluto il record di
iscrizioni verrà raggiunto negli anni novanta con il numero di circa 650/700
alunni. Uno dei motivi per cui la popolazione scolastica, almeno fino agli anni
Cinquanta, è stata sempre poco numerosa, è da individuarsi nel fatto che
Cagliari non era un porto di armamento per cui i giovani diplomati trovavano
grande difficoltà di imbarco: buona parte di loro, e comunque coloro che
avevano la passione per la vita sul mare, nonostante i notevoli sacrifici, si
assoggettavano all’onere di un viaggio per recarsi a Genova, ove dopo un certo
periodo di sosta i più riuscivano a trovare un imbarco. E’ vero anche un altro
fatto: la maggior parte degli alunni che hanno frequentato il Nautico non hanno
mai avuto una vera passione per il mare se non a livello superficiale, meno che
mai come scelta di vita lavorativa duratura, pur con le dovute eccezioni. In
effetti fino agli anni Sessanta/Settanta solo una modesta percentuale di alunni
(tenuto conto che la popolazione scolastica in quegli anni era esigua) finalizzava
il Diploma all’attività marittima come esperienza lavorativa, pochi erano
comunque i giovani che sceglievano questa vita come definitiva. Con la
liberalizzazione dell’iscrizione all’Università (verso tutte le facoltà) con la legge
11 dicembre 1969, n. 910, aperta a tutti i diplomati degli istituti tecnici, la scuola
perde la sua atipicità e gli alunni del Nautico inseriscono tra le opzioni
professionali, oltre la vita sul mare e/o la “sistemazione a terra”, la frequenza
dell’Università, preferibilmente una
facoltà
tecnico-scientifica (per es.
ingegneria), ma non solo. Infatti la scelta universitaria dei diplomati nautici si è
molto diversificata nel senso che spazia da ingegneria a lettere, filosofia e
psicologia…..
Quanto alla provenienza degli allievi, fino agli anni quaranta/cinquanta,
era prevalentemente cittadina o dell’hinterland, mentre negli ultimi
trenta/quaranta anni, il 20-25 % è formata da cagliaritani e l’80 - 75% da ragazzi
della provincia: sulla base di questi dati risultava fondata la speranza nutrita da
sempre negli ambienti della scuola che se un giorno si fosse veramente
concretizzata l’idea di una nuova sede, questa avrebbe dovuto comprendere
anche un collegio con almeno duecento posti. Queste, comunque, erano fantasie
di qualche decennio fa. Ora non è più cosi.
Un altro capitolo importante della storia dell’Istituto Tecnico Nautico è la
presenza dell’elemento femminile.
In effetti, fino al 1964 il Nautico fu rigorosamente frequentato da soli
alunni maschi e questo perché la professione cui preparava e indirizzava la
Scuola era di fatto limitata solo agli uomini; questo orientamento cadde quasi
8
improvvisamente nell’anno scolastico 1964/65 quando per la prima volta una
ragazza si iscrisse a frequentare il Corso Capitani. Questa allieva concluse gli
studi positivamente e in seguito, conseguito il titolo professionale di Capitano,
“svolse la carriera di capitano a bordo di una nave mercantile, unitamente al
marito… capitano pure lui” (17). La prima allieva a frequentare il corso
Macchinisti e a conseguire il diploma con grande merito fu invece nell’anno
scolastico 1973/74. Dal 1964/65 ad oggi il numero delle alunne frequentanti il
Nautico è aumentato progressivamente fino a stabilizzarsi negli ultimi
dieci/quindici anni in circa trenta/quaranta.
LA SEDE DELL’ISTITUTO
La sede originaria della Scuola Nautica fu un locale ricavato all’interno
della caserma della Regia Marina nella vecchia Darsena, fabbricato oggi non più
esistente, e alcuni locali messi a disposizione dal Convento dei SS. Padri Minimi
di S. Francesco di Paola(18) . Successivamente, dopo il 1861 con l’aggregazione
della Scuola Nautica all’Istituto Tecnico Commerciale “P. Martini”, la Scuola
trovò alloggio “in alcune aule messe a disposizione dal Ginnasio “Siotto Pintor”
nell’antico Collegio di S. Giuseppe nel quartiere di Castello” (19), quindi in una
posizione molto decentrata rispetto al mare che era la sua naturale collocazione.
Solo dopo il 1923, più precisamente negli anni trenta, con l’autonomia e il
conseguente distacco dal “Martini”, l’Istituto cambiò nuovamente sede: si
trasferì in alcuni locali non nuovi, né costruiti a scopo scolastico, insomma era
un’abitazione privata cui erano state apportate alcune varianti nella disposizione
dei vani per l’adattamento alle esigenze scolastiche, compresa tra la Piazzetta
Savoia e la Chiesa del S. Sepolcro (20). Era una sede più vicina al mare
decisamente migliore rispetto alla precedente, ma sempre un caseggiato di
fortuna, scarsamente funzionale alle esigenze dell’Istituto Nautico, nonostante la
buona volontà dimostrata dai proprietari dello stabile.
Un avvicinamento notevole al mare si ebbe nel 1936, quando l’Istituto
occupò alcuni locali di Viale Diaz (21), nei pressi della Stazione delle Ferrovie
Complementari Sarde (là dove oggi sorge la struttura del Banco di Sardegna),
che si rivelarono certamente più spaziosi e più funzionali dei precedenti, ma
comunque sempre inadeguati proprio perché non progettati e costruiti per le
esigenze didattiche dell’Istituto che aveva bisogno, oltre che di aule normali,
anche e soprattutto di aule speciali e di laboratori per le materie tecnico –
professionali (Macchine, Elettrotecnica e Radio Elettronica, Cala Nostromo,
Navigazione e Officina). Questo periodo si riferisce agli anni in cui l’Istituto
cominciava ad essere frequentato da un numero sempre più cospicuo di alunni,
in virtù anche dell’impulso impresso dallo Stato fascista alle costruzioni navali
della nostra marina mercantile e da guerra. Le nuove esigenze imposte dal
nostro impero coloniale avevano determinato l’aumento nelle Società di
Navigazione e nella Marina di guerra dei ruoli per gli Ufficiali di Macchine e di
Coperta cosicché i diplomati nautici avevano la prospettiva del posto sicuro.
9
Un capitolo importante della storia dell’Istituto Nautico è certamente
quello della sede, intesa come caseggiato. In effetti questo è stato da sempre un
problema gravissimo che il Nautico si è portato appresso fin dalla sua nascita,
senza mai risolverlo se non provvisoriamente.
Un ulteriore, decisivo e forse definitivo avvicinamento al mare
dell’Istituto si ebbe alla fine degli anni Cinquanta con il trasferimento della sede
in Viale Colombo che risultò peraltro del tutto insufficiente per la totale assenza
di locali per l’insegnamento di materie fondamentali, come la geografia, le
scienze naturali, la chimica, la fisica, il disegno tecnico, l’arte navale; in quegli
anni l’Istituto mancava anche di un laboratorio linguistico, di una sala per
proiezioni, di un locale per la biblioteca, della palestra e di un ricovero per le
imbarcazioni.
Tutte le esercitazioni pratiche degli insegnamenti tecnico-professionali
come elettrotecnica, radioelettronica, navigazione, meteorologia, macchine,
comunicazioni e officina si effettuavano “in condizioni precarie ed erano
sempre più inadeguate alla formazione di quella professionalità aggiornata ed
efficiente sempre più richiesta dall’alto perfezionamento tecnologico raggiunto
dalle navi dei nostri tempi” (22).
La sede attuale, sita nel Viale Colombo al numero 60, di fronte al mare,
ma con ingresso che attualmente dà sulla Piazza dei Centomila, doveva essere
una sistemazione provvisoria in quanto l’edificio era stato costruito per
l’Avviamento Marinaro cessato poi di esistere all’atto dell’istituzione della
Scuola Media Unica a partire dal 1962. Ma si sa che nel nostro Paese tutto ciò che
è provvisorio finisce per diventare definitivo
Da quel momento il Nautico ereditò il caseggiato, per niente funzionale
alle sue esigenze, con la speranza che il Comune di Cagliari, allora responsabile
per legge dei locali dei Nautici, mettesse in cantiere il progetto per la costruzione
del nuovo e agognato edificio. Effettivamente una mezza idea il Comune la
palesò negli anni Sessanta, quando prospettò alla Presidenza dell’Istituto, la
possibile realizzazione della costruzione del nuovo edificio per il Nautico che
sarebbe dovuto sorgere in una zona vicina al punto dove poi fu costruito lo
stadio di S. Elia. Vicende politiche successive spensero, poi, gli entusiasmi
iniziali e di quel progetto si persero le tracce per lasciare spazio ad una più
semplice ristrutturazione dell’Istituto, iniziata negli anni Ottanta e proseguita
negli anni successivi fino a quando, nel 1995, l’Ente locale responsabile del
caseggiato non fu più il Comune ma la Provincia di Cagliari.
Allora non si riusciva a prevedere quando quei lavori sarebbero stati
portati a buon fine. A parte le buone intenzioni, di cui bisogna, comunque, dare
atto all’Amministrazione Comunale, in quegli anni la situazione generale
dell’Istituto era piuttosto carente quanto a funzionalità: insomma, nonostante le
“toppe” sistemate qua e là, il caseggiato era e restava “vecchio”. La sede,
finalmente, dopo tante peripezie, era di fronte al mare, ma non sul mare e questo
creava non pochi problemi per le esercitazioni nautiche. Sempre alla fine degli
anni ottanta si era, però, in attesa di poter disporre dei locali allora occupati
dall’Istituto Professionale “Meucci” che davano sul mare (Viale Colombo, lato
mare) e il Nautico li avrebbe potuti utilizzare al meglio sempre che il Comune
avesse provveduto a ripulirli e a dotarli di alcune migliorie indispensabili per le
10
attività didattiche sul mare (voga ed esercitazioni nautiche sulla motobarca
“Buccari”). Purtroppo restava il fatto, comunque, che il Nautico era uno degli
Istituti più “vecchi” di Cagliari a non avere avuto una sede scolastica nuova,
progettata e costruita appositamente per i suoi studenti.
Alla fine degli anni sessanta funzionavano due corsi completi, quello
capitani, corso A e quello macchinisti, corso B, più alcune classi collaterali del
corso C macchinisti. Tale situazione era gestibile per quanto concerne le aule
normali disponibili che erano 14, peraltro tutte utilizzate dalle classi in organico.
La situazione cambiò radicalmente negli anni settanta e ottanta quando
aumentarono gli alunni e fu necessario, per non ricorrere ai doppi turni, “far
ricorso ad ogni ambiente, anche a quelli più lontani da un’utilizzazione
accettabile per tenervi delle lezioni, assorbendo, mediante tramezzature di
fortuna, ripostigli e corridoi” (23).
Com’è stato già affermato il nuovo caseggiato non fu mai costruito per cui
il vecchio, peraltro sovradimensionato quanto a volumetria per le esigenze di
quegli anni, fu sottoposto negli anni Ottanta ad una profonda e radicale
ristrutturazione per ricavare complessivamente dodici aule nuove necessarie
per venire incontro ai nuovi iscritti che in modo massiccio cominciavano a
mostrare interesse verso questo Istituto.
Alla ristrutturazione del caseggiato si affiancò un’azione tesa
al
potenziamento dei laboratori tecnico-professionali, attrezzandoli di attrezzature
didattiche moderne per una formazione sempre più efficace e adeguata alle
nuove esigenze.
Il Nautico resta, comunque, in attesa di una nuova sede dotata di locali e
di nuove attrezzature adeguate e questa è l’aspirazione della dirigenza, dei
professori, del personale e naturalmente degli studenti che lo frequentano. Il
futuro dirà se questo desiderio si tradurrà in atto……
Salvatorangelo Manai
Bibliografia:
1)
2)
3)
4)
5)
6)
Archivio Storico I.T.N. “Buccari”e Archivio di Stato Nazionale Roma.
Archivio di Stato Cagliari.
Archivio di Stato Cagliari
Archivio di Stato Cagliari
Archivio di Stato Cagliari
Archivio storico I.T.N. “Buccari” e O. Baldacci, l’Istituto Nautico di Cagliari e il suo nome glorioso, Granero Cagliari
1939
7) Archivio di Stato Cagliari
8) Archivio di Stato Cagliari e Archivio di Stato Nazionale Roma.
9) Archivio I.T.N. “Buccari” e O. Baldacci, l’Istituto Nautico di Cagliari e il suo nome glorioso, Granero Cagliari 1939
10 Archivio di Stato Cagliari e Archivio Storico I.T.N. “Buccari”.
11 Archivio Storico I.T.N. “Buccari” e Archivio di Stato Nazionale Roma.
12) Archivio Storico I.T.N. “Buccari” e Archivio di Stato Nazionale Roma.
13) Archivio di Stato Cagliari e Archivio Storico I.T.N. “Buccari”
14) Archivio Storico I.T.N. “Buccari” e O. Baldacci, l’Istituto Nautico di Cagliari e il suo nome glorioso, Granero Cagliari
15) Archivio Storico I.T.N. “Buccari”.
16) Archivio Storico I.T.N. “Buccari” e O. Baldacci, l’Istituto Nautico di Cagliari e il suo nome glorioso, Granero
Cagliari 1939
17) Archivio Storico I.T.N. “Buccari”.
18) Archivio Storico I.T.N. “Buccari”.
19) Archivio Storico I.T.N. “Buccari”.
20) Archivio Storico I.T.N. “Buccari”.
20) Archivio Storico I.T.N. “Buccari”.
21) Archivio Storico I.T.N. “Buccari”.
22) Archivio Storico I.T.N. “Buccari”e Almanacco di Cagliari, 1978.
23) Archivio Storico I.T.N. “Buccari e Almanacco di Cagliari, 1978.
11
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