Anno I - N. 3 - Agosto 2011 - Novembre 2011 - Registrazione n. 336 del 20 Dicembre 2010. Distribuzione gratuita
Quadrimestrale di Cultura, Finanza, Economia, Identità e Valori
Federcasse,
l’intervista a
Claudia
Benedetti
L’Assessore
Regionale
all’Agricoltura
incontra la Banca
Periodico QUADRIMESTRALE
DI INFORMAZIONE DELLA
BANCA DON RIZZO
Anno I, n. 3, Agosto 2011 - Novembre 2011
DIRETTORE RESPONSABILE
Antonio prof. Fundarò
COMITATO DI DIREZIONE
Giuseppe dott. Mistretta Presidente Banca Don Rizzo
Carmelo dott. Guido Direttore Generale Banca Don Rizzo
Enzo dott. Nuzzo Vice Presidente Banca Don Rizzo
Antonio prof. Fundarò Direttore Responsabile
Pasquale prof. Hamel Responsabile Comitato Scientifico
Salvatore dott. Cartuccio Ufficio marketing Banca Don Rizzo
REDAZIONE
Ufficio marketing e comunicazione
Via Stefano Polizzi, 13, 91011 Alcamo (Tp)
PROGETTO GRAFICO E REALIZZAZIONE EDITORIALE
Stampa
Stampato in Italia presso Arti Grafiche Campo S.r.l, Alcamo.
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La rivista pubblica solo gli articoli commissionati.
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cui all’articolo 13 della legge 675/96.
Pubblicazione quadrimestrale.
Pedofilia: tra allarme sociale
e nuova coscienza del fenomeno.
Intervista al sostituto
procuratore Alessia Sinatra
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LETTERA APERTA
DEL PRESIDENTE
4
LETTERA APERTA
DEL DIRETTORE GENERALE
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Intervista a Claudia Benedetti,
responsabile del Servizio
Comunicazione e Responsabilità
Sociale di Federcasse
Pedofilia: tra allarme sociale e
nuova coscienza del fenomeno
Intervista al sostituto
procuratore Alessia Sinatra
Esistere per ricordare,
ricordare per resistere…
intervista a Giovanni Impastato
Gregory Bongiorno,
la sua esperienza d’impresa,
la banca e lo sviluppo
del territorio
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Il saluto del Sindaco
di cutonaci
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Il saluto del Sindaco
di valderice
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Il baglio, la sua storia,
la sua struttura architettonica
ed il suo uso
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Gregory Bongiorno, la sua
esperienza d’impresa, la banca e
lo sviluppo del territorio
La risorsa turistica
a Valderice
Il linguaggio universale
della gastronomia
dell’agroericino
San Vito Lo Capo,
un contributo dai turisti
Le comunità dell’ex
Agro Ericino nella loro
evoluzione sociale
La grotta,
il fenomeno del carsismo,
il presepe vivente ed i beni
demo-etnoantropologici
Il Patrimonio
carsico di Custonaci.
Una grande risorsa naturale
Valderice e Cultura
Un binomio indissolubile
rinsaldato dal valore
estetico e storico del marmo
Villa Zina,
connubio di tradizione
ed innovazione
La famiglia Catalano
e la Ceramica Ericina
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SOMMARIO
Il linguaggio universale della
gastronomia dell’agroericino
1903-2011, La famiglia Milana
con Banca Don Rizzo per
scelta e per convinzione
Rio Nuccio
La favola e la realtà di
Pietra De Blasi
L’assessore regionale
all’agricoltura Elio D’Antrassi
incontra il CdA ed i vertici
della Banca Don Rizzo
VIII edizione del Bilancio
Sociale e di Missione
della Banca Don Rizzo
Luoghi come destini
collettivi
Bisogna saper perdere…
Intervista ad Antonio Galiano,
responsabile del Servizio
E-Bank di Iccrea Banca
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Il Centro Studi Don Rizzo.
Intervista al presidente Enzo Nuzzo
Il Credito Trevigiano,
da oltre 100 anni una mano
al territorio
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La Banca Don Rizzo:
una storia di opportunità
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Banca Don Rizzo
Stage formativo
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Trasparenza e credito
ai consumatori
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L’agenzia di Valderice
L’agenzia di Casa Santa
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Limitazioni all’uso
del contante e dei titoli
al portatore
Il Centro Studi Don Rizzo
Intervista al presidente
Enzo Nuzzo
L’Avis in provincia di Trapani.
Una storia di solidarietà
e di successo
L’Aido una realtà
anche trapanese.
Impegno sociale e di vita
Strepitoso successo
del concorso internazionale
per cantanti lirici
“Città di Alcamo” edizione 2011
Banca Don Rizzo vince
il Torneo Regionale
di Calcio a 5 per BCC
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Lettera aperta del
Presidente
Cari soci,
con questo numero Vi presentiamo il territorio
dell’agroericino nel quale la banca opera a seguito della
fusione con la storica Bcc Ericina.
Questo territorio credo possa realmente definirsi tra i
più belli della Sicilia anche per il fatto che si è riusciti
a salvaguardarlo da scempi che altrove sono stati
commessi. È sufficiente citare i comuni che ne fanno
parte Erice, Valderice, Buseto Palizzolo, Custonaci e San
Vito Lo Capo, per capire di cosa stiamo parlando. Infatti,
i comuni appena citati si commentano da soli.
Ovviamente, stiamo parlando di località note in tutto il
Giuseppe Mistretta
mondo. Ma ciò che noi sosteniamo è che la visita del
Presidente Banca Don Rizzo
territorio attraverso la Bcc permette al turista di scoprire
delle meraviglie non sempre visibili ai più.
Diamo, infatti, l’opportunità di far scoprire luoghi che i normali circuiti turistici non riescono a proporre anche grazie
alla nostra capacità di nutrire le radici più profonde del nostro territorio.
Ovviamente, la rivista mantiene alta l’attenzione sulle tematiche che ci siamo proposti di sviluppare, ed abbiamo
altresì mantenuto altissimo il livello delle personalità coinvolte.
Personalmente, non affronto il tema della crisi che l’economia mondiale sta attraversando, ma ritengo opportuno
evidenziare e ricordare come oggi sia particolarmente impegnativo e carico di responsabilità svolgere il ruolo di
cooperatori del credito. Infatti, svolgere il ruolo di banca locale non significa semplicemente finanziare tutte le
istanze che arrivano dal territorio, ciò potrebbe essere fatto da qualunque banca.
Ci distinguiamo, invece, per la capacità di individuare quelle iniziative, anche minori, che possano generare un
valore aggiunto per il territorio. Ancora, alla Bcc è dato il compito di gestire i risparmi dei nostri soci nel modo
più prudente, certificando che gli stessi vengano investiti solamente in attività reali poste in essere nel territorio in
oggetto. Significa, inoltre, fornire tutti i servizi bancari utili ai nostri soci ed alla clientela. Penso anche che il socio
nell’ottica di contribuire alla crescita del territorio tramite la banca potrebbe farsi portavoce dei compiti a cui è
chiamata ogni Bcc.
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Banca Don Rizzo
Lettera aperta del
Direttore Generale
Volge ormai al termine questa lunga estate 2011.
Un’estate calda e serena, ma carica di quelle grandi
preoccupazioni che ci hanno costretto a vedere ciò
che non volevamo vedere: una realtà nella quale
abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, in cui
abbiamo consumato più di quanto producevamo,
camminando lentamente verso una china sulla quale
ci stavamo adagiando.
Abbiamo dimenticato alcune virtù che avevano
caratterizzato i decenni passati e che erano state alla
base del miracolo economico italiano.
Abbiamo acquisito alcuni vizi che, come tutti i vizi,
Carmelo Guido
procurano piacere, ma al tempo stesso creano danni
Direttore Generale Banca Don Rizzo
a volte irreparabili.
Abbiamo dimenticato di pensare agli altri.
Il fatto più grave è che abbiamo dimenticato di pensare ai nostri figli.
Siamo andati avanti nel piacere che si consuma giorno per giorno, dimenticando il sacrificio che occorre per
costruire il domani.
Per fortuna è risuonato forte il richiamo della massima autorità civile e morale che oggi l’Italia vanta: Giorgio
Napolitano.
Il nostro Presidente della Repubblica ci ha richiamati alla necessità di uno sforzo comune di coesione.
Ci ha aiutati ad aprire gli occhi, facendoci intravedere la realtà nella quale stavamo precipitando ma, nel
contempo, invitandoci a non avere paura di affrontare le difficoltà.
Ci ha ricordato con chiarezza che non siamo più negli anni Settanta ed Ottanta, e che dovremmo rivedere
radicalmente le abitudini e i costumi di vita che abbiamo adottato.
Raccogliamo con umiltà e spirito di sacrificio questi richiami, confidando nelle forze che insieme sapremo
raccogliere e guardando con fiducia al futuro.
Un futuro sempre più incerto e difficile ma che sapremo affrontare con successo, uniti dai valori che professiamo
e che stanno realmente alla base del nostro vivere quotidiano.
N. 3 2011
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La
Il progetto
galassialegalità
del credito cooperativo
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
Intervista a Claudia Benedetti,
responsabile del Servizio
Comunicazione e Responsabilità
Sociale di Federcasse
Intervista
Le nuove sfide per le BCC nell’epoca della globalizzazione
di Enrico Stellino
Qual’è il ruolo e lo spazio delle Banche di Credito Cooperativo nell’epoca
della globalizzazione?
«L’eliminazione delle barriere e dei confini ha sicuramente accentuato la
competizione all’interno del mercato del credito. Ha ridotto le distanze ed
accentuato il rischio di omogeneizzazione, ma non ha annullato le differenze. In
particolare, non ha eliminato la necessità del pluralismo. Anzi, proprio nel tempo
della globalizzazione - e negli ultimi anni della crisi - è risultata evidente la necessità
che nel mercato operino banche diverse, per forma giuridica, dimensione, obiettivo
d’impresa. Le BCC, in particolare, hanno svolto - come è stato autorevolmente
riconosciuto anche dal Governatore della Banca d’Italia - un importante ruolo
anticiclico, continuando a sostenere l’economia reale, rimanendo concretamente
vicine a famiglie ed imprese. Perché, come dice un filosofo, “essere è esserci”. E le
BCC “ci sono state”».
Qual’è il valore dell’identità cooperativa?
«Identità per le BCC è competitività. La “differenza” che le BCC enfatizzano in
termini di comunicazione - ovvero il loro essere banche mutualistiche delle
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Banca Don Rizzo
comunità locali, per eccellenza “banche di relazione”
- non solo le distingue rispetto alle altre banche, ma
ne caratterizza l’operatività e ne spiega il successo.
Infatti la mutualità, non solo crea un legame forte tra
la BCC ed i suoi soci, ma ne spiega “la libertà” rispetto
al rischio di perseguire logiche di breve termine e di
corto respiro. Non dovendo massimizzare il profitto
per assicurare un determinato Roe agli azionisti (ma
un vantaggio) non vi è incentivo a spingere sulla
redditività ad ogni costo o sulla frontiera rischiosa
della speculazione. Inoltre, il radicamento locale
consente di beneficiare di una serie di informazioni
preziose, che detiene soltanto chi condivide ed abita
un territorio. Esistono, in sintesi, tutta una serie di
benefici che la BCC ottiene proprio perché “è” e “fa” la
BCC, la banca del territorio e della comunità, la banca
“di casa”, nella quale ti puoi sentire a casa».
Le idee vincenti sono state: puntare sul protagonismo
delle persone, sull’intraprendere anziché attendere.
Non fermarsi e non rassegnarsi al presente avendo
la capacità di immaginare un progetto. Promuovere
la coesione, la solidarietà e la sussidiarietà.
Mi sembrano idee perfettamente attuali per
favorire lo sviluppo del nostro Paese, soprattutto
del Mezzogiorno. Le BCC, che su questi principi si
fondano, possono allora contribuire a rilanciare una
“ripartenza” che valorizzi i (tanti) talenti e le risorse
(poche o tante) che comunque esistono nei nostri
territori. E non è un caso che moltissime BCC, tra le
quali la “Don Rizzo”, stiano concentrando sforzi ed
energie a favore dei giovani. Proprio loro esigono
un investimento supplementare in progettualità,
protagonismo, solidarietà. Una scommessa che le BCC
vogliono certamente fare».
Prossimità, territorialità, responsabilità sociale
sono parole sempre più diffuse all’interno del
mondo bancario…
«Questo è senz’altro positivo. Da un lato, conferma
la vitalità ed attualità del nostro modello d’impresa
(quello che prima della crisi sembrava démodé rispetto
alla “turbofinanza”…), e che è divenuto sempre più
spesso un paradigma di riferimento, dall’altro esprime
la crescita della cultura orientata alla responsabilità
e alla sostenibilità, sia dal lato dell’offerta (da parte,
quindi, degli operatori dell’industria bancaria),
sia dal lato della domanda (ovvero da parte dei
clienti). C’è una quota crescente di cittadini che si
interroga e vuole sapere “da chi acquista” e “cosa
acquista”. Vale per tutti i prodotti, anche per il
denaro. I clienti chiedono alle banche trasparenza,
chiarezza, qualità del servizio, convenienza, buone
condizioni. Ma vogliono anche sapere come
vengono investiti i loro soldi, se ad esempio restano
vicini a casa e finanziano le imprese del territorio o
vengono immessi in circuiti lontani della finanza».
Claudia Benedetti, nasce a Città di Castello
(PG) il 3 Dicembre 1961. Consegue il diploma
A proposito di prossimità, oggi si discute molto
dei temi del federalismo e lo sviluppo del
Mezzogiorno è una questione di permanente
attualità. In questo processo, quale può essere il
ruolo delle Banche di Credito Cooperativo?
«Le Banche di Credito Cooperativo sono nate circa
130 anni fa da una “scommessa” che sembrava
impossibile. La sommessa che avevano i poveri di
allora (emarginati dai circuiti di accesso al credito)
di unire le forze e le loro pochissime risorse per
costruire, insieme, un presente ed un futuro migliori.
Quella speranza, quella intuizione, hanno funzionato
e hanno dato vita ad una realtà consolidata all’interno
dell’industria bancaria nel nostro Paese e nel mondo.
N. 3 2011
di maturità classica presso il Liceo Ginnasio
Statale “Giulio Cesare” di Roma e il diploma
di Laurea in Economia e Commercio presso
l’Università “La Sapienza” di Roma. Dal 2009 ad
oggi ricopre il ruolo di Dirigente Responsabile
del Servizio Comunicazione e Responsabilità
Sociale e di Responsabile del Servizio Affari
Generali presso la Federazione Italiana delle
Banche di Credito Cooperativo.
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Il progetto legalità
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
Pedofilia: tra allarme sociale e
nuova coscienza del fenomeno
Intervista al sostituto
procuratore Alessia Sinatra
Intervista
di Antonio Fundarò
Ho letto qualche hanno fa, ed ho anche
prefazionato, il volume di Valeria Riggi
“Pedofilia. Indagine su un grave fenomeno
sociale”, edito per i tipi, di una delle più
prestigiose case editrici italiane del mondo
della scuola, la Girgenti Editore di Milano.
Allora, scrissi che quel volume e la sua
autrice, una affermata psicologa del nostro
comprensorio, aveva avuto il merito, anzi
aveva avuto affidato il compito, di aprire
le porte ad un problema sociale di così
grande attualità.
La definizione di infanzia come esperienza
altra rispetto a quella dell’adulto, come
categoria concettuale a sé stante, come
problema sociale e fase della vita ben
definita, nasce in tempi estremamente
recenti. L’adozione di un comportamento
specifico da parte dell’adulto nei confronti del bambino si ritrova solo a partire
dall’età moderna, con lo sviluppo della famiglia borghese. Del passato ci rimane
la storia, spesso confusa, di un fanciullo che partecipa e vive la realtà della vita
sociale quotidiana di tutti: una realtà spesso fatta di assassini, abbandoni, violenze
fisiche, punizioni corporali, terrore e violenze sessuali.
I bambini vivevano un’esistenza sospesa tra la vita e la morte: uniformarsi al
modo di vivere degli adulti significava assumersi grossi oneri in special modo in
ambito lavorativo, ma essere considerati alla stregua di merce. Merce tra l’altro
a bassissimo costo poiché per ogni bambino sfinito o malato o ferito, ce ne era
sempre pronto un altro che poteva essere iniziato al lavoro o al sesso perché
magari abbandonato a se stesso dalla propria famiglia di origine.
In quest’ultime decennio il problema si è acuito. Nonostante sia più forte la
sensibilità sociale al problema. Abbiamo voluto che fosse protagonista di questa
rubrica la dottoressa Alessia Sinatra il cui nome è legato, indissolubilmente, alle
più importanti inchieste giudiziarie siciliane sul fenomeno “pedofilia”.
Dottoressa, esiste oggi un reale interesse, della nostra società, ai bambini ed ai
giovani? Ed è reale ed allarmante, così come sostengono i media, il fenomeno
della “pedofilia” in Italia e nella nostra Sicilia?
«Il progressivo incremento formale delle notizie di reato ed al contempo
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Banca Don Rizzo
Perché è così difficile, per moltissime persone,
“vedere” la pedofilia, riconoscerla come un
problema da affrontare?
«Perché questo è il crimine più orrendo, incomunicabile
e impensabile per la nostra mente. L’essere umano
rappresenta tra le creature viventi, la più complessa e
indecifrabile. Può amare, accudire, educare, proteggere
i propri piccoli e al tempo stesso odiarli, umiliarli,
maltrattarli, abusarne sessualmente fino ad ucciderli
barbaramente, generando orrore e sgomento nella
collettività. E nel tentativo inevitabile di giustificare
dinanzi a noi stessi la brutalità di questi orrori, cerchiamo
affannosamente di definire i contorni e i profili di
una figura criminale che la nostra mente rifiuta e non
accetta, perchè sente la necessità di distanziarsi e non
accetta il delitto efferato che lascia increduli e impotenti.
Ci sforziamo di individuare patologie, devianze, vissuti
pregressi o circuiti della violenza che possano giustificare
l’efferatezza del crimine, ma lo facciamo spesso e
unicamente perché trasportati dall’onda emotiva di
quei fatti di cronaca che lasciano offesi e sgomenti per
la brutalità di condotte contro le quali generalmente
non vi è più riparo. L’incredulità e l’inquietudine ci porta
a voler costruire delle categorie che si differenzino il
più possibile da noi stessi, creando il profilo di “un altro”,
che non ci somiglia e in cui non possiamo in alcun
modo riconoscerci o identificarci. Eppure, un qualsiasi
individuo può essere un rispettabile uomo d’affari ed in
famiglia sadico perverso e maltrattante con i propri figli;
può essere uno stimabile insegnante, professionista o
educatore, impegnato in iniziative brillanti e socialmente
ineccepibili, per poi sfogare le sue frustrazioni e gli istinti
più riprovevoli su alunni, allievi o sui piccoli affidati alle
sue cure».
l’incremento sostanziale dei casi e delle tipologie
di abuso sui minori è certamente legato ad una
coscienza sociale sempre meno disposta a tollerare
la vittimizzazione sessuale, a fronte di una maggiore
consapevolezza dell’esistenza di un fenomeno, la cui
dimensione ci impone di offrire sostegno, ascolto
ed accoglienza al disagio e ai traumi dei minori. E
l’esigenza è ancor più avvertita in un territorio come
il nostro, ove spesso si incontrano bambini vissuti in
ambienti di assoluta deprivazione affettiva, materiale
e culturale, talvolta incapaci di esprimersi in lingua
italiana, compromessi da reiterati episodi di abuso e
maltrattamento, spesso intossicati ideologicamente
dalla tipica cultura dell’omertà, in omaggio alla quale
l’abuso è più infamante per chi lo subisce piuttosto
che per coloro che lo pongono in essere. A fronte
di realtà così dure e difficili da contrastare, ove sono
irrimediabilmente vittime i minori che vi sono inseriti,
è sempre più in crescita il preoccupante fenomeno
dell’abuso all’interno di nuclei familiari di ceto elevato
o di contesti apparentemente tutelanti, dove il minore
è vittima di aggressori estremamente astuti, che
con accortezza e tempismo straordinari, alternando
spesso affettuosità ad iniziative perverse, adescando
con promesse o ricompense gradite, li coinvolgono
in pratiche sessuali inopportune ed invasive,
soggiogandoli fisicamente e psicologicamente,
provocando traumi e sofferenze altrettanto profonde».
Allarme sociale dunque? Che ruolo hanno avuto
ed hanno i media nell’amplificazione, se esiste, del
fenomeno e quanto sono stati importanti tv, radio
e giornali nella presa di coscienza del fenomeno
sociale “pedofilia”?
«Credo che una corretta e seria informazione, priva di
facili mistificazioni ed in grado di rappresentare la reale
dimensione del fenomeno, sia di grande ausilio per
orientare e supportare ogni intervento a tutela, anche
giudiziario. Evitando spettacolarizzazioni, spesso
proposte attraverso suggestive quanto inopportune
analisi ed interpretazioni di casi eclatanti, occorre
invero parlarne, sensibilizzare, spiegare ed offrire
strumenti idonei per tutti noi e per quanti ancora
sentono distante il fenomeno, finchè non ci coinvolge
direttamente. Per intervenire, correggere e scuotere i
pensieri e le coscienze di tutti noi; per maturare una
nuova e più ampia consapevolezza della dimensione
culturale sociale e politica del problema nel nostro
paese, per prevenire inciviltà e degrado, per costruire
il rispetto delle diversità, per superare lo squilibrio
relazionale tra l’adulto e i più piccoli e il pregiudizio che
alimenta discriminazione intolleranza e prevaricazione
fisica e psicologica nei confronti dei più deboli, per
sviluppare invero i valori della solidarietà e del rispetto
per la persona umana».
N. 3 2011
Quanto la pedofilia è diffusa in ambienti in cui è
basso il grado di sviluppo culturale? E quanto è
difficile agire e intervenire in queste realtà?
«Sono le storie di tanti bambini. Storie di dolore e
sofferenza, spesso consumate all’interno della famiglia,
ove rabbia, frustrazione e insoddisfazione si trasformano
in violenza e prevaricazione, subite per anni dai bambini
nell’oscurità e nel terrore. Storie che attraversano
ogni classe sociale e differenti livelli di istruzione e
orientamento culturale, unite inesorabilmente dall’orrore
di un crimine che si consuma e si reitera, condonato nel
silenzio e nella passività di un sistema che non sempre,
ancora, è in grado di rispondere adeguatamente. E ci
si scontra sempre con la disattenzione, il silenzio e
l’indifferenza».
Cosa prova un magistrato che si occupa delle
indagini in questa tipologia di reato?
«Ho ascoltato tante piccole vittime, avvinte dal trauma
e dalla paura di svelare, attraverso un’esperienza che mi
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negazione e che la vittima tenda a rimuovere più che a
comunicare, perché il trauma dell’abuso è un’esperienza
incomunicabile e spesso resta inascoltata se l’orrore
resta impensabile per la nostra mente o non siamo
disposti e preparati adeguatamente ad ascoltare.
Non sempre ci si interroga su cosa può aiutare un
bambino a sentirsi libero di esprimere la verità del
proprio disagio, non si mette in discussione la fretta,
l’indisponibilità e le barriere di comunicazione che
spesso si erigono tra l’adulto e i bambini. Raccontare
per il minore abusato significa, invero, dare ordine al
caos e guardare, sotto una luce diversa gli accadimenti,
i loro autori, per definire gli eventi anche attraverso le
emozioni e i sentimenti fino a quel momento negati
e che finalmente assumono i connotati del trauma.
Ed ascoltare genera inevitabilmente un groviglio di
emozioni forti e contrastanti, che penetrano dentro,
inducendo verso profonde ed inconfessabili riflessioni,
mettendo talora in discussione i nostri riferimenti
apparentemente tanto solidi e indistruttibili. Credo sia
proprio questo che, lungi dall’ostacolare una lucida ed
attenta analisi dei fatti, consenta invero di cogliere gli
aspetti più profondi della sofferenza e del trauma e di
canalizzare le nostre risorse di operatori verso un giusto
intervento, rispettoso tanto della vittima, quanto delle
esigenze investigative e processuali. E dare voce al
minore è indispensabile, non soltanto per ricostruire la
scena del crimine, accertare la perpetrazione di un reato
ed identificare un responsabile. È doveroso per offrire,
anche tramite un processo, una restituzione alla vittima,
che, ha diritto di essere ascoltata, attesa, accompagnata
e sostenuta dalle istituzioni».
ha consentito di sperimentare quelle emozioni uniche
e indescrivibili di chi entra in contatto con la sofferenza
dei più piccoli e dei più deboli, che hanno patito l’orrore
dell’abuso, agito nel silenzio e nell’indifferenza degli
adulti. Ho provato rabbia e sconforto, nella difficoltà
di raggiungere quella prova oggettiva e inconfutabile,
per porre fine all’abuso inquietante e inaccettabile
e restituire speranza e dignità a chi, vittima indifesa e
spesso inconsapevole, ha troppo a lungo ingiustamente
patito. E ha vergogna e paura di svelare, schiacciata da
un conflitto di emozioni che genera silenzio e sovrasta
inesorabile, nella drammatica certezza di non avere
identità e non meritare rispetto. Ma ho anche trovato
il sorriso di tanti bambini e adolescenti, autentico
e disarmante, che ripaga più di qualsiasi risultato
investigativo e ricompone misteriosamente tutte le
nostre più profonde emozioni. Il sorriso di quei bambini
e adolescenti che, progressivamente hanno mostrato
fiducia nelle istituzioni e in chi, magistrato, operatore
di polizia, o psicologo ha offerto accoglienza e rispetto,
dando voce alla sofferenza fino ad allora rimasta
inespressa - spesso operando con pochi mezzi, lottando
contro il pregiudizio di chi non accetta l’esistenza del
crimine, contro l’indifferenza di interi quartieri che si
schierano coi più forti e contro la disattenzione dei più
e di chi non vuole, non ha tempo o semplicemente non
sa ascoltare».
Come fa un bambino a raccontare di aver patito un
abuso sessuale?
«Credo, al di là di stereotipi, ma in base ad un’esperienza
diretta e complessa, che non ci sia violenza senza
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Banca Don Rizzo
Io non ho figli, ma mi auguro, davvero presto di
averne. Il mio stile di vita, la mia professione, potranno
impormi di affidare i miei bambini a qualcuno, a un
asilo nido, a una scuola materna. Come posso capire
se ho affidato mio figlio alle persone giuste?
«Lo capirà osservando e ascoltando i suoi figli.
Mantenendo alta la soglia di attenzione, senza mai
esasperare o enfatizzare comportamenti o parole.
Cercando di cogliere e decodificare eventuali segnali di
disagio, malesseri, variazioni di umore, cali improvvisi nel
rendimento. Offrendo sempre uno spazio di ascolto che
sia da contenitore di emozioni, pensieri ed aspettative.
Rivolgendosi, ove necessario, ad esperti, competenti
nell’analisi e nel sostegno del disagio minorile. Ed è
importante sapere che sono numerosi i riferimenti
istituzionali, impegnati nella prevenzione primaria,
per eliminare l’insorgenza di fattori di rischio, ed altresì
nell’intervento a sostegno e nella gestione del trauma,
attraverso la valorizzazione delle risorse interiori, per
favorire l’elaborazione della sofferenza e dei vissuti posttraumatici che ne sono conseguenza inevitabile».
Come può intervenire e cosa può fare un istituto di
credito come il nostro per contribuire ad un percorso
di presa di coscienza del problema pedofilia nella
nostra terra di Sicilia?
«Penso che in qualsiasi settore si possa offrire un contributo
serio e significativo per influenzare e correggere il
pensiero e la coscienza di tutti noi nella comprensione
della reale dimensione di un fenomeno che non può, né
deve essere mai trascurato. Ed avervi dedicato uno spazio
di riflessione è un forte segnale, sintomo di sensibilità
ed attenzione, che mai sono mancate nell’opera e nelle
iniziative del vostro istituto di credito. In rappresentanza
di un’istituzione, che si impegna quotidianamente per
offrire risposte adeguate alle legittime aspettative di chi
attende l’accertamento della verità e all’affermazione
della giustizia, vi ringrazio per aver destinato questo
spazio ai più deboli ed indifesi, così restituendo dignità e
valore alla loro sofferenza».
Alessia Sinatra, laureata in data 21 aprile
1991 in Giurisprudenza presso l’Università
degli Studi di Palermo (110/110 e lode), si
abilita all’esercizio della professione forense
nell’anno 1995. Magistrato (nominata con
decreto Ministeriale del 25 febbraio 1997)
con funzioni di Sostituto Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Palermo,
impegnata prevalentemente e da diversi
anni nella trattazione di procedimenti penali
per reati di violenza sessuale in pregiudizio
di minori ed in generale di soggetti deboli
(nell’ambito di un pool specializzato di
magistrati istituito all’interno dell’Ufficio di
Procura), titolare di numerosi e complessi
procedimenti, molti dei quali aventi ad
oggetto fatti di pedofilia e/o prostituzione
minorile relativi ad interi quartieri della
città di Palermo (Albergheria, Borgo Vecchio,
Brancaccio, Zen ad es.).
Ha partecipato in qualità di relatore a
numerosi convegni, seminari ed incontri di
studio su temi relativi alla violenza sessuale in
pregiudizio dei minori e dei soggetti deboli,
intervenendo altresì in corsi di formazione
per pediatri, ginecologi, per operatori psicosociali, scolastici, personale specializzato di
Polizia Giudiziaria, in numerosi incontri con
studenti di scuola media inferiore e superiore.
Ha inoltre partecipato quale relatore nei corsi
di formazione centrale del Consiglio Superiore
della Magistratura in Roma, nonché nei
corsi di formazione decentrata del Consiglio
Superiore della Magistratura nei distretti di
Corte d’Appello di Venezia, Salerno, Palermo
e Caltanisetta.
Ha, altresì, partecipato, sempre in qualità
di relatore, a numerosi convegni, seminari
e giornate di studio in materia di abuso
sessuale su minori e violenza sulle donne
(prima e successivamente l’entrata in vigore
della recente normativa sul c.d. “stalking”
- L. 38/2009). È componente della Giunta
distrettuale di Palermo dell’ANM.
Il progetto legalità
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
Esistere per ricordare,
ricordare per resistere…
intervista a Giovanni Impastato
di Fabrizio Costanzo
Intervista
è una bellissima notte d’Agosto fra Cinisi e Villagrazia
di Carini, abbastanza calda a dire il vero. è domenica.
Raggiungo Giovanni Impastato nei locali all’aperto della
sua Pizzeria, è già pieno di gente, di amici, e fra tanto
fragore di stoviglie e il continuo via vai dei camerieri,
peraltro tutti molto affaccendati, su, da un palchetto
in muratura, seduto su una sedia, un uomo intanto
racconta una storia. Nonostante luogo e momento
possano sembrare insoliti lo ascoltano tutti.
è il capitano Francesco Perniciaro di Mazara del Vallo
sequestrato nelle acque Libiche con tutto il suo equipaggio
e il prezioso carico di pescato, frutto di un mese di lavoro, parla di questa esperienza e di
come in quel Paese colpito dalla guerra non ci sia, in molte zone, nè controllo nè regole, e di
come, i pescatori siciliani, «e in questo caso non è proprio un modo di dire» non navighino
affatto in «acque tranquille». Ascoltiamo il comandante fino in fondo, scambiamo qualche
considerazione, e infine, scegliamo un piccolo tavolo di plastica sotto un vecchissimo
ulivo saraceno proprio ai margini della sala, come una piccola isoletta immersa fra tantà
umanità. Iniziamo a chiacchierare ne uscirà fuori questa breve intervista.
Giovanni quando nasce Casa Memoria? che ruolo ha nel territorio?
«Casa Memoria nasce, di fatto, subito dopo la morte di mio fratello Peppino, e nasce
unicamente per volontà di mia madre Felicia, che materialmente “apre le porte” di quella
che era ancora la sua abitazione, proprio li, nel corso principale di Cinisi a pochi metri dalla
casa dell’assassino di suo figlio, il boss Tano Badalamenti. Felicia, apre i battenti della sua
piccola dimora a tutti coloro i quali volevano incontrarla, a tutti coloro i quali volevano ridare
dignità alla figura ma soprattutto al ruolo fortemente attivo di suo figlio Peppino, un uomo,
di fatto ancora un ragazzo, barbaramente trucidato per aver contrastato a viso aperto e
nel suo territorio, la mafia del boss di Cinisi, denunciandone con tutti gli strumenti allora
immaginabili ogni singolo affare, ogni n’trallazzo, ma soprattutto facendo i nomi e i cognomi
di mafiosi e gregari. Sin da subito la sua casa diventa quindi punto di riferimento e simbolo
per tutti coloro i quali volevano continuare l’azione coraggiosa di Peppino, fosse anche solo
col supporto morale, con la sola presenza fisica, incoraggiando la famiglia Impastato, noi
tutti, durante tutto il lungo arco del processo penale che vedeva come imputato principale
Badalamenti, il boss che intanto era detenuto in un carcere americano incastrato dalla
famosa operazione di polizia “Pizza Connection”, per il reato di traffico internazionale di
stupefecenti. Casa Impastato diventava, così, luogo di incontro e di scambio, i cui protagonisti
erano sicuramente gli amici e compagni di lotta di Peppino, quelli di Cinisi primi fra tutti, ma
anche molta gente comune, certo giornalismo, certa politica schierata seriamente e in prima
linea nella lotta al fenomeno mafioso, molti artisti. Un ruolo di prim’ordine, di catalizzatore
direi, ebbe da subito il Centro di Documentazione Peppino Impastato col prof. Umberto
Santino, praticamente, il testimone di quella lotta era ormai passato nelle mani di quella
sana ed eterogenea parte della società che aveva eletto la casa di Felicia importante luogo
di “memoria attiva”. Nascerà ufficialmente solo dopo la sua morte, nel 2005, Casa Memoria».
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Banca Don Rizzo
realtà, dai suoi piccoli bisogni. In questo siamo molto
in ritardo nonostante tutti gli “Impastato”, i “Falcone” i
“Borsellino”, i “Turiddu Carnevale”, i “Rizzotto” e i tanti uomini
e le tante donne che hanno combattuto, ma i giovani
questo lo sanno, sapranno fare le scelte giuste (aggrotta le
sopracciglia)».
Ad un certo punto l’incontro con il regista Marco Tullio
Giordana e il film i “Cento Passi”, cosa successe?
«A dire il vero erano state numerose nel tempo le richieste
da parte di vari registi di trasporre la storia di Peppino
su pellicola, ma Tullio Giordana fu l’unico capace di
rendere coscienti tutti noi e convincerci, dell’importanza
del linguaggio cinematografico, ebbe molto rispetto
verso quella Storia e seppe raccontarla in maniera
quasi documentaristica, ma riusci anche e soprattutto a
raccontarla con un linguaggio semplice, accattivante,
divertente e appassionato, paradossalmente gioioso
direi… Il film ebbe l’effetto di una bomba, fece conoscere
Peppino Impastato, in tutta la nazione ed all’estero;
contribuì, certamente in maniera inequivocabile, a fare
uscire fuori quella storia della profonda provincia siciliana, di
un militante politico impegnato nel suo piccolo territorio
nella difficile lotta alla mafia ed ad una certa politica
corrotta e affaristica, consacrandola come la storia di un
uomo giusto, impegnato nell’affermazione dei principi
di democrazia e giustizia, nell’affermazione della legalità
come condizione assolutamente necessaria e universale
di libertà. Peppino era diventato un simbolo».
Tu ad esempio sei un commerciante, come coniughi il
tuo lavoro all’impegno sociale?
«Prima di tutto facendo una battaglia attiva contro il
“pizzo”. Sono stato subito dopo la morte di Libero Grassi tra
i primi 25 esercenti siciliani a iscrivermi al cartello di “Addio
Pizzo”. Poi la mia pizzeria è spesso teatro di dibattiti su
temi di impegno sociale, è il modo più diretto e semplice
per coniugare il mio lavoro all’impegno sociale. Da noi è
facile mangiare una pizza mentre si ascolta un dibattito
su un tema scottante e attuale della vita del nostro paese,
proprio come questa sera, oppure è possibile incappare
durante la proiezione di un film o la presentazione di un
libro, tra cui anche il mio (sorride!) con la partecipazione
tra gli altri di Roberto Saviano e il procuratore Grasso.
C’è chi dice che l’Italia unita nacque dentro i “caffè” di
Genova, Torino, Milano, Napoli, dove i padri del nostro
Risorgimento si riunivano per costruire un Paese Grande
Unito e Democratico. Nel mio piccolo mi ispiro a loro.
Ovviamente la mia è una provocazione. Ma chissà, (ride!)»
Giovanni, oggi Casa Memoria raccoglie tutte le istanze
di giustizia e legalità che provengono da quella larga
parte del tessuto sociale che pretende “un”, anzi, “il
cambiamento”, la Mafia intanto ha cambiato volto,
come reagiscono i giovani oggi? come pretendono di
lottare? e con quali strumenti?
«La mafia è vero ha radicalmente cambiato volto, ma non
certamentenatura.Nonesiste,infatti,piùlamafiariconoscibile
che fisicamente si incontrava prepotente e spavalda
per strada, quella del boss al bar del paese per intenderci,
quella mafia fatta di uomini di cui paradossalmente tutti
conoscevano, anche se a grandi linee, le vite i referenti
politici e gli affari, essa oggi vive molto più nascosta e
sommersa nel grigio di quella fascia che già molto bene
aveva, annunciato, descritto, analizzato Giovanni Falcone.
La mafia oggi si serve di strumenti sociali diversi, addirittura
trova terreno fertilissimo in quella condizione di assoluta
precarietà in cui oggi sono “volutamente” mantenuti i
giovani lavoratori del nostro paese, e la precarietà quando
diventa sistema, è una condizione analoga a quella della
non occupazione, non meno pericolosa del lavoro nero,
tanto più perchè legalizzata. I giovani sono oggi, come e
forse più di ieri, facilmente ricattabili e ricattati, sia nella vita
sociale che nella vita politica, sono stati traditi. La loro lotta
oggi può essere meno di un tempo lotta attiva e militante
diretta nel territorio a condannare gli uomini e le azioni
mafiose, oggi quella lotta è rinvenibile nella loro lotta per
il ripristino della legalità, è inevitabilmente la lotta per il
lavoro, per il lavoro sano. Io credo che l’unico vero antidoto
contro il veleno mafioso sia l’affermarsi della cultura del
lavoro, del rispetto della legalità, delle regole, dell’impresa
sana, della cultura del lavoro cooperativo, dello sviluppo di
esso partendo principalmente dal territorio, dalle piccole
N. 3 2011
Giovanni, Tano Badalamenti è ormai storia, morì in
carcere, nel 2002 venne condannato all’ergastolo per
l’uccisione di tuo fratello Peppino Impastato, la sua
casa, li a pochi passi da quella di mamma Felicia, è oggi
confiscata, e l’uso assegnato alla associazione Casa
Memoria, tra le altre che sono impegnate a vario titolo
nella lotta alle mafie nel territorio di Cinisi, cosa significa?
«è la Giustizia, è la Speranza, è il successo di trent’anni di
lotte per affermare la verità, ma è anche un onere una
responsabilità. La casa del boss ritorna alla collettività,
“contrappasso sociale”. La casa del boss, che non per
cultura della vendetta, ma per cultura democratica, per
amore della legalità diventa bene comune, ad uso di chi,
con il suo impegno, la vorrà fare rinascere attraverso l’Arte
l’Impegno lo Studio e la Memoria».
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Rubrica: Conosciamo il CDA della Banca Don Rizzo
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
Gregory Bongiorno,
la sua esperienza d’impresa,
la banca e lo sviluppo
del territorio
di Antonio Fundarò
Inizia con questo numero la rubrica dedicata al Consiglio
di Amministrazione della Banca Don Rizzo, uno spazio,
ampio a sufficienza, dove gli amministratori della Banca
si presentano, si fanno conoscere e si confrontano
sui temi dell’economia, della finanza, dell’etica, della
solidarietà, dello sviluppo e dell’identità.
Un percorso piacevole che vuole avere la forza ed il
coraggio di eviscerare quelle che sono le tematiche più
attuali, cercarvi di dare soluzioni e proporre interventi.
Ma, anche, una bacheca ideale, dove progettare il
futuro della nostra Banca. Questo numero abbiamo
voluto conoscere ed intervistare Gregory Bongiorno.
Dottore Bongiorno è vero che l’attività bancaria
richiede un modello di gestione diverso da quelli
utilizzati dagli altri settori dell’economia?
«é vero solo in parte, infatti le imprese sia del settore
bancario che di tutti gli altri settori, pur svolgendo attività differenti, oggi più che mai, devono comunque avere
come denominatore comune modelli di gestione che prestino attenzione ad una incessante ricerca dell’efficienza
aziendale oltre che una continua attenzione al mercato e alle sue dinamiche evolutive. Con questo voglio dire
che non esistono più porti sicuri per nessuno, non esistono più sacche di rendite vitalizie ma che ogni impresa
deve quotidianamente mettersi in gioco contro avversari che in un mondo economico sempre più globalizzato
possono arrivare anche da molto lontano e mettere in discussione la propria fetta di mercato e anni di duro lavoro.
Oggi il mondo economico e finanziario gira molto più velocemente rispetto a prima e, quindi, diventa sempre più
importante il “time to market” ossia la velocità e la tempistica con cui ogni impresa gestisce i propri processi aziendali
ed entra in nuovi mercati».
Quanto la sua esperienza di imprenditore, la lunga militanza nell’associazione industriali, può aiutarla nel
difficile compito di amministratore di questo Istituto di Credito?
«Innanzitutto voglio testimoniare la mia immensa gioia nel far parte di questo Consiglio di Amministrazione della
Banca Don Rizzo, un gruppo splendido, fatto di belle persone che sin da subito mi hanno accolto molto bene
e messo a mio agio. Il nuovo Cda è molto eterogeneo, sia per esperienze professionali che di vita vissuta, credo
che questo sia un elemento molto importante, infatti, le continue sfide e le innumerevoli variabili competitive
a cui è chiamata la nostra Banca, potranno essere affrontate e gestite meglio con una squadra composta da
persone che hanno skills e background molto differenti fra loro. Tornando a me, ho assunto il difficile compito di
amministratore della banca, con grande senso di responsabilità e mi auguro che la mia esperienza associativa e
quindi la propensione a “fare squadra”, unita a quella di imprenditore possano aiutarmi a far bene e a dare il mio
contributo. Inoltre, posso sicuramente affermare che nel mio nuovo ruolo metterò tutto il mio impegno e spenderò
al meglio le mie energie nell’affrontare questo difficile compito, ritengo che questo, lo debba a tutti coloro che
mi hanno dato fiducia e creduto in me e, soprattutto, che mi hanno dato la possibilità di fare questa splendida ed
importante esperienza professionale».
14
Banca Don Rizzo
La BCC Don Rizzo mantiene il suo ruolo di propulsore
nell’economia del territorio? Quanto è diverso, questo
ruolo, da quello che aveva nei primi anni del ‘900 e
quanto mantiene di caratterizzante di quel periodo
della sua storia?
«Credo che a distanza di molti anni e nonostante i normali
cambiamenti che il passare del tempo ci impone, la Banca
Don Rizzo se pur “naturalmente cambiata” sia sempre e,
comunque, caratterizzata dai quei valori che hanno ispirato
la sua nascita e che la hanno contraddistinta durante questi
anni in cui la banca è cresciuta e si è sviluppata. In particolare
mi riferisco al fatto che, nonostante la sua importante e
significativa crescita avvenuta negli ultimi anni, soprattutto
dal punto di vista dimensionale, è rimasta, comunque, una
Banca del Territorio, a cui si rivolge quotidianamente e a
cui presta la giusta ed accurata attenzione. è una banca
che pur avendo dei vincoli di bilancio, come tutte le
banche del resto, non ha come unico obiettivo il semplice
profitto, bensì ha lo scopo di contribuire alla promozione
e allo sviluppo del territorio in cui opera. La Banca Don
Rizzo, in più di cento anni, ha permesso a migliaia di
persone e alle loro famiglie, agricoltori, artigiani, operai,
ed imprenditori di ricevere fiducia e di ottenere credito
e, quindi, di migliorare la propria situazione economica
e sociale. Tale modo di operare ha contribuito a creare
ricchezza e sviluppo nel territorio, a creare posti di lavoro e
a far crescere le comunità locali in cui la Banca ha operato
in questi anni di attività, diventando per molti “la Banca di
riferimento”. Credo che nei pensieri e nella mente di Don
Rizzo che ha fondato la Banca ci fosse proprio questo, e
ritengo che nonostante i dovuti cambiamenti dettati dai
tempi moderni, la Banca non debba mai abbandonare
questa Mission e questo modo di “Fare Banca”, che mi piace
sottolineare, racchiude un forte senso di responsabilità
sociale. La Banca Don Rizzo, infatti, ha il merito di svolgere
parallelamente sia la funzione creditizia che sociale. Tale
funzione assume un significato particolare e distintivo
rispetto agli altri istituti di credito».
N. 3 2011
È davvero in difficoltà l’economia siciliana e cosa
serve all’impresa per superare questo particolare
momento di recessione?
«Credo che l’enorme stato di crisi in cui oggi si trova
la nostra economia siciliana sia sotto gli occhi di tutti
e la cosa ancor più grave che emerge dagli osservatori
economici è che la nostra non è una crisi congiunturale
ossia “del momento” ma, purtroppo, è una crisi strutturale
e che non passerà in fretta. In pratica quando nel resto
del mondo o comunque d’Italia, passata la crisi, la
macchina dell’economia riprenderà a camminare anche
se a diverse velocità ed in momenti differenti, da noi in
Sicilia probabilmente la macchina rimarrà ferma. Infatti,
la nostra non può paragonarsi come una normale crisi
di mercato, purtroppo da noi la cosa è molto più seria,
la nostra crisi è strutturale e quindi ad essere minate
sono state le fondamenta di quel poco di economia
che “ai noi” era per buona parte finanziata dalla mano
pubblica. Inoltre in una regione come la nostra, già
di suo “perennemente” in crisi, dove in più la sanità
non funziona, la pubblica amministrazione neanche,
gli effetti negativi vengono enfatizzati e percepiti
maggiormente. In questi momenti così difficili per
poter uscire dal guado è importante e fondamentale il
gioco di squadra dove ognuno faccia la propria parte
in base alle proprie responsabilità. In particolare credo
che un ruolo fondamentale lo debba avere la pubblica
amministrazione e la politica che la amministra, infatti si
deve prendere coscienza innanzitutto (anche nell’ottica
del federalismo fiscale) che non si può più raschiare
il fondo del barile e che vanno per forza eliminati gli
sprechi e le inefficienze della pubblica amministrazione,
va in qualche modo fermata l’emorragia. Inoltre, è
fondamentale che la pubblica amministrazione diventi
finalmente più efficiente diminuendo drasticamente
gli effetti negativi e le lungaggini della burocrazia,
che purtroppo da recenti studi sembra essere il reale
freno dell’economia siciliana. è inammissibile che in
15
della struttura della Banca, ho trovato in particolare molti
giovani attenti e preparati, ma soprattutto di qualità, e
credo che questo sia una variabile competitiva molto
importante e di sicuro successo. Inoltre, credo che, senza
tralasciare la sua mission originaria di banca del territorio,
al fine di meglio competere in un mercato sempre più
difficile come quello del credito, debba differenziarsi
e distinguersi per forza dagli altri suoi competitors
spesso molto grandi per dimensione ed importanza.
Con questo intendo dire che la nostra banca oltre che
curare maggiormente il processo del credito, ponendo la
giusta attenzione al merito creditizio, dovrà puntare su
prodotti e servizi sempre più innovativi per la clientela,
su nuovi approcci commerciali con i clienti, nonché
su tempi più veloci di risposta per il cliente. Inoltre
credo che la nostra banca in una logica di differenziarsi
rispetto alle altre, possa giocare un ruolo importante
nell’affiancare la crescita dell’impresa e dell’imprenditore
in una attività quasi “consulenziale”. Infatti, nel mondo
bancario capita spesso che, nonostante una attenta
valutazione del merito creditizio, la bontà del business
sottostante degeneri, perché l’imprenditore non è stato
adeguatamente affiancato nella crescita aziendale, non
ha avuto la giusta consulenza finanziaria durante lo
sviluppo dell’investimento. In questa ottica una risposta
concreta potrebbe arrivare dal sistema delle BCC,
continuando il percorso già intrapreso con BCC Gestione
Crediti, BCC Factoring etc, valorizzando, ancora una volta,
il loro essere “differenti” attraverso la creazione all’interno
del movimento di una struttura di supporto e consulenza
alle imprese con figure altamente professionali. Infine,
credo che anche in una ottica futura, la crescita e lo
sviluppo della banca debbano essere comunque e
prima di ogni altra cosa, ispirati dal principio di una sana
e prudente gestione in una ottica di salvaguardia del
patrimonio della banca stessa».
Sicilia, dove serve la nascita di nuove imprese private
per frenare l’esclalation dei livelli di disoccupazione
giovanile, si continui a far scappare gli imprenditori
ed in alcuni casi multinazionali ormai stanche di
aspettare le lungaggini burocratiche per l’avvio di nuovi
investimenti. C’è bisogno di un Reinventing Government,
ossia bisogna reinventarsi il modo di amministrare
la cosa pubblica. Dal lato delle imprese che devono
diventare il vero propulsore dell’economia, serve anche
in questo caso, che per primo gli stessi imprenditori
prendano consapevolezza che sono ormai finiti i tempi
dell’assistenzialismo e dei finanziamenti a pioggia,
non possiamo e non dobbiamo più essere considerati
la palla al piede del Paese Italia. Bisogna anche in
questo caso che le imprese private imparino a vivere e
a svilupparsi solo secondo logiche di mercato e siano
ispirate ad una ricerca quasi “maniacale” dell’efficienza
aziendale, ritengo che siano queste dal lato delle
imprese le vere chiavi di volta. Serve salvaguardare il
nostro straordinario patrimonio culturale e naturalistico
in modo da farlo diventare sempre di più una vera
attrazione per milioni di visitatori e quindi accrescere
le opportunità di un settore come quello del turismo
che nei prossimo anni dovrà diventare uno dei fattori
trainanti della nostra economia regionale. Infine, credo
che per far ripartire realmente la crescita serva attrarre
capitali da parte di investitori sia italiani che esteri,
ma per fare questo ci vogliono cinque condizioni di
base per lo sviluppo economico e in particolare: più
sicurezza, più infrastrutture, meno burocrazia, un fisco
più favorevole e un mercato del lavoro più flessibile».
Cosa deve fare la Banca Don Rizzo e quali tempi si
deve dare?
«Innanzitutto mi sento di dover dire che sono rimasto
piacevolmente colpito dalla persone che fanno parte
Gregory Bongiorno, 36 anni, laureato
in Economia Aziendale, ha una pluriennale
esperienza nella gestione della propria
impresa, la AGESP SpA; azienda operante nel
campo della raccolta e smaltimento dei rifiuti.
Consigliere di Amministrazione del GAL “Golfo
di Castellammare” oltre che Consigliere di
Amministrazione del Confidi Trapani, consorzio di
garanzia fidi di Confindustria Trapani. È stato, dal
2003 al 2008, Presidente del Gruppo dei Giovani
Imprenditori di Confindustria Trapani. Oggi è
Vice Presidente Vicario di Confindustria Trapani e
componente della Giunta di Confindustria Sicilia.
Nel maggio 2011, è stato eletto componete del
Consiglio di Amministrazione della Banca di
Credito Cooperativo Don Rizzo.
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Banca Don Rizzo
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Gli enti istituzionali
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
Il saluto dei Sindaci
Il Sindaco di Custonaci
Raccolgo ben volentieri I’invito rivoltomi ed esprimo profonda riconoscenza ai Vertici
dell’Istituto di Credito “Don Rizzo” per I’intendimento di dedicare il prossimo numero
della sua rivista quadrimestrale al territorio, alla storia, all’economia e alla gastronomia
Comune di Custonaci
di Custonaci.
Peftanto, ringrazio il Presidente dell’Istituto Dott. Giuseppe Mistretta e il suo Direttore
Generale Dott. Carmelo Guido, per I’attenzione che è stata rivolta alla nostra cittadina,
decidendo di scrivere delle sue varie culture.
La richiesta del saluto del Sindaco costituisce il riconoscimento dell’esistenza di una
serie di rapporti che, insieme, danno vita a momenti di forte ed intenso sviluppo sociale,
destinato a produrre azioni sempre più concrete nel lavoro, nella collaborazione e,
perché no, nell’amicizia.
Custonaci dei marmi: a seguire di un’attività quasi pionieristica, l’immediato
dopoguerra e fino agli anni ottanta, finalmente impara a far conoscere il suo prodotto,
affrancandolo dalla considerazione che tutti i marmi italiani provenissero dalla Città di Carrara. Giovani
imprenditori, i figli dei pionieri, poftano i propri pezzi pregiati nel mondo, lavorati e in blocchi. Molti di questi
sono stati utilizzati per rivestire aeroporti, grattacieli, grandi alberghi, metropolitane, private abitazioni. In ltalia,
come produzione e come esportazione, è seconda solo a Carrara ma è marmo, ed oggi universalmente noto, di
Custonaci. Il primo per rivestimenti esterni.
Custonaci del turismo: all’ombra del massiccio del Cofano, spiagge accoglienti e pulite ospitano turisti sempre
più numerosi provenienti da ogni parte d’Italia; acque limpidissime e smeraldine tonificano i bagnanti che vi si
immergono. Le nostre strutture recettive vi accoglieranno con grande professionalità e simpatia;
Custonaci dell’arte un centro storico ordinato, impreziosito dalla monumentale Chiesa di Maria SS. di Custonaci,
unica Città Mariana in Sicilia; un museo all’interno del grande Santuario; un sagrato artistico bellissimo realizzato
con ciottoli di mare; un pregevole basolato di marmo locale lavorato, che desta meraviglia e stupore in quanti
hanno la possibilità di calpestarlo;
Custonaci degli svincoli una vecchia idea, finalmente realizzata con il contributo di tante imprese locali. Grandi
zone a verdi, ben curate, dentro e fuori l’bitato, arricchite di marmi e di opere d’arte, sono diventate presto
oggetto d’interesse da parte di tanti Comuni dell’Isola, che ci chiedono notizie sulla loro realizzazione;
Custonaci della cultura non solo il Duomo, non solo il Museo ad esso annesso, ma tante iniziative culturali,
presentazioni di libri, convegni. Ultima arrivata, ma non ultima per valore, la Rassegna di Teatro Dialettale
“Quinte inPiazza”, che sicuramente sarà riproposta negli anni a venire;
Custonaci della gastronomia le sfinge, pasta fritta spolverata con zucchero a velo misto a cannella, sono diventate il
fiore all’occhiello della nostra gastronomia, ma anche cannoli, cassatelle, e couscous e pasta di casa (le busiate);
Custonaci del presepe vivente: all’interno della grotta preistorica di Scurati (Grotta Mangiapane) da più di un
ventennio viene rappresentata la Natività. In questo luogo naturale, incastonato alle falde del Cofano, ogni
anno viene raffigurata la nascita di Gesù, arricchita da figuranti che impersonano gli antichi mestieri;
Custonaci della tradiziane contadina: i nostri contadini (i viddani), che utilizzano oggi le attrezzature più
moderne ed aggiornate e i nostri allevatori, che consentono la produzione di carne fresca, di formaggi e ricotta,
rappresentano un tipico esempio di cultura agro-pastorale che vive nel progresso una immutata tradizione;
Custonaci dell’ospitalità: tipica del mondo meridionale, e siciliano in particolare, a Custonaci tocca una vetta
sublime. Qui sarete coccolati e corteggiati come persone di famiglia. Tutti si faranno in quattro per venire
incontro ad ogni vostra richiesta ed esigenza. E sarà un ricordo indimenticabile.
Mario Pellegrino
18
Banca Don Rizzo
Il progetto legalità
Il Sindaco di Valderice
Valderice ambisce ad essere qualcosa di più dell’ameno luogo di villeggiatura che già
è. Per questa ragione quest’anno i programmi rivolti al territorio hanno seguito una
traccia precisa: incrementare il ruolo del comune, al centro dell’agro ericino, a poco
Comune di Valerice
lontano dal capoluogo, nell’ambito del confronto culturale. “Sulle rotte del Tonno Rosso”
partendo dalle questioni legate alla pesca del tonno, che ha segnato culturalmente ed
economicamente il nostro territorio, ha preso in esame lo stato di salute del nostro
mare e le prospettive di una metodologia di pesca che è profondamente cambiata
nel corso degli ultimi decenni dopo essere stata immutata per millenni. Esperti del
settore della pesca, economisti, studiosi e ricercatori ne hanno discusso per dieci
giorni nell’antico borgo di Bonagia e all’interno della Tonnara, impareggiabili cornici
di stimolanti kermesse gastronomiche di spettacolo. “Officine del Mediterraneo” ha
invece concentrato la su attenzione sullo pressante domanda di multiculturalità ed
insieme di identità che proviene dai 500 milioni di abitanti del bacino. Intellettuali,
scrittori, giuristi, economisiti, artisti, come Giampiero Mughini, Moni Ovadia, Nino
Buttitta, Silvio Mazzarese, Mons. Domenico Mogavero, Maurizio Lisciandra, Michelle Nouri hanno acceso i
riflettori sulla domanda che s’è posto, già alcuni anni fa, lo storico francese Fernand Braudel: che cosa è questo
Mediterraneo che assomma tanti interessi? «Mille cose alla volta - risponde lo storico in un suo scritto -, non
un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma una successione di mari. Non una civiltà, ma delle
civiltà messe una sopra l’altra. Viaggiare nel Mediterraneo, è trovare il mondo romano in Libano, la preistoria
in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’islam turco in Iugoslavia. È tuffarsi nel più
profondo dei secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta, o fino alle piramide d’Egitto. È incontrare delle cose
molto antiche ancore viventi accanto all’ultra moderno (…) è tutto alla volta immergersi nell’arcaismo dei mondi
insulari e sorprendersi davanti all’estrema giovinezza di città molto vecchie, aperte a tutti i venti della cultura e
del profitto». Oggi globalizzazione, migrazioni internazionali e culture politiche costituiscono la nuova trimurti
della sociologia politica, in virtù anche delle strette relazioni che fra loro intercorrono e dei molteplici rapporti
di ciascun elemento coi più rilevanti aspetti della struttura e della dinamica sociale. Da qui l’idea-necessita di
“Officine Mediterranee”.
L’Amministrazione Comunale ha intrapreso questo percorso, consapevoli come siamo, che è un progetto ambizioso
ma pienamente calato nella contemporaneità e, direi nella perentorietà del momento, in quanto la relazione tra i
popoli del Mediterraneo è, oltre a fatto sempre più di attualità, come la cronaca dimostra, principalmente per noi
fatto di vita, di costruzione dei canali della pace, dello sviluppo economico, dello scambio delle idee. Valderice,
grazie anche al concorso di alcuni importanti sponsor privati, tra i quali la Banca Don Rizzo, intende dare il suo
contributo al ruolo di centralità culturale nel Mediterraneo che naturalmente hanno la Provincia di Trapani e la
Sicilia. Non abbiamo velleità di prerogative o gelosie nei confronti di altre iniziative, vogliamo essere di supporto
al processo culturale che deve presiedere, o meglio ancora anticipare, le dinamiche sociali per poterle meglio
inquadrare in una via di corrette relazioni tra i popoli.
N. 3 2011
Camillo Iovino
19
Il territorio: la nostra storia, le nostre città, i personaggi
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
Il baglio, la sua storia,
la sua struttura architettonica
ed il suo uso
di Filippo Nobile
“licenza di ripopolamento” (la Licentia populandi), tramite
la quale i nobili siciliani arrivarono a fondare persino
dei veri e propri villaggi nei dintorni della costruzione
originaria (le cosiddette “città di fondazione”).
Il baglio è l’espressione di un’organizzazione geoeconomica connessa al feudo o al latifondo, e, quindi,
alla grande proprietà terriera che alimentava le rendite
delle classi aristocratiche e della borghesia. Il baglio era
una grande azienda agricola abitata, oltre che dagli stessi
proprietari terrieri, anche dei contadini che vi lavoravano
tutto l’anno o stagionalmente. Era quindi dotato di
numerosi alloggi, ma anche di stalle e depositi per i
raccolti.
Ancor oggi nella Sicilia, nelle zone di tradizionale uso
agricolo, tra queste, naturalmente, l’agroericino, è
possibile incontrare tali costruzioni di notevole volume
ed estensione alcune in abbandono ma in parecchi
casi restaurate e riutilizzate come aziende agrituristiche
o alberghi. L’agroericino è testimonianza di questa
particolare attenzione al recupero dell’architettura agro
rurale. Il baglio è denominato, in epoca più tarda, masseria.
Baglio deriva dall’arabo (Bahah), cortile. Si tratta di un
insediamento rurale, all’interno dei grandi feudi, che
svolgeva una funzione di controllo dei lavori dei campi e
di difesa del territorio con le sue fortificazioni. Era anche
la dimora residenziale del feudatario.
Anche se, l’etimologia della parola baglio appare incerta,
tuttavia è possibile considerare altre ipotesi, come, ad
esempio, quella di derivazione dal tardo latino ballium
(cortile circondato da alti edifici o muri); o quella,
altrettanto
Il Sicilia, comunque, ne è testimonianza la particolare
ricerca storica compiuta dall’etnoantropologo e storico
prof. Roberto Calia, il baglio (bagghiu, in lingua siciliana)
è una fattoria fortificata con ampio cortile.
Sta di fatto che, nella nostra terra del sole, la nascita
del baglio accade contemporaneamente al fenomeno
“colonizzatore” di vaste aree interne, abbandonate ed
incolte, della Sicilia, da parte dei nobili locali (i “baroni”),
tra il Cinquecento e il Settecento. La Spagna, infatti, che
all’epoca dominava la Sicilia, avendo bisogno di grandi
quantità di cereali, aveva stabilito la concessione di una
20
Banca Don Rizzo
La Masseria
Le masserie costituiscono, nell’agroericino, come in
ogni altro insediamento rurale, le strutture agrarie più
importanti della storia delle campagne moderne.
La masseria si pone probabilmente come terminale
evolutivo a partire dalle massae, cioè quei complessi
fondiari, che caratterizzavano la grande proprietà
(pubblica ed ecclesiastica, in particolar modo) tardoantica ed alto-medievale.
Con il termine di masseria si intende un centro di
produzione ed organizzazione del lavoro agricolo
(R. Licinio) inserita all’interno della grande proprietà
fondiaria di Età Moderna (ed in parte medievale),
dominata dal latifondo cerealicolo-pastorale.
Il loro interesse storico è accresciuto dal fatto che esse
costituiscono degli autentici crocevia multidisciplinari
fra storia, economia, diritto, demografia, agronomia,
antropologia culturale, ecologia, architettura ed
urbanistica la comprensione del quale richiede lo
sviluppo di un approccio conoscitivo complesso.
N. 3 2011
21
Fu proprio la presenza di tali strutture ad impedire per
lungo tempo la creazione di analoghe strutture gestite
da imprenditori privati.
La masseria come emergenza paesaggistica
La masseria come emergenza paesaggistica non sorge
improvvisamente nel passaggio fra tardo Medioevo ed
Età Moderna, ma costituisce il più delle volte l’evento
terminale di un lungo processo evolutivo delle strutture
agrarie succedutesi nell’arco di millenni. Essa stessa ha
affrontato nel corso della sua plurisecolare vita notevoli
mutamenti, sia edilizi che organizzativi che gestionali.
Il precedente più interessante della masseria è
rappresentato certamente dalla villa rustica romana,
rispetto alla quale non mancano analogie, ma anche
differenze essenziali.
Le prime si basano sul fatto che molte masserie sorgono
su siti occupati a suo tempo da villae, come testimoniato
da riscontri archeologici e toponomastici, in primo
luogo i prediali in -ano o le denominazioni contenenti
Villa o Casa.
Le differenze sono stigmatizzate invece dal diverso
indirizzo colturale (la villa privilegiava infatti la coltura
specializzata della vite e dell’ olivo) e dal ricorso alla
mano d’opera schiavile.
Le prime strutture produttive denominate masserie di
cui si ha notizia nell’alcamese nel corso del Medio Evo
sono le masserie regie, aziende pubbliche deputate
specificamente alla cerealicoltura, insistenti su territorio
demaniale e gestite da un complesso e pletorico
apparato burocratico statale.
Masserie e galantuomini
L’Ottocento consacrò il predominio incontrastato della
borghesia agraria nell’agroericino, personificata da una
nuova figura di signore terriero, il galantuomo.
Agevolati da una legislazione molto più permissiva
i nuovi galantuomini intensificarono le tradizionali
colture a danno dell’ ancora ampia superficie boschiva
presente all’interno delle proprie terre, ma nel contempo
prestarono una particolare cura anche alla facies
architettonica degli edifici delle masserie, per renderle
funzionali alle nuove funzioni di rappresentanza che
queste erano chiamate a svolgere.
La stagione postunitaria rappresenta il punto massimo
di sviluppo della masseria storica, che ha con radicali
ristrutturazioni edilizie profondamente trasformato in
prestigiose dimore quelle che erano state per secoli
semplici e spesso trascurate strutture di servizio.
Il futuro dei bagli
La moderna agricoltura non ha più bisogno di
una struttura fisica di coordinamento territoriale
storicamente rappresentata dalla masseria o dal baglio.
Questa constatazione offre una buona chiave di lettura
per comprendere l’attuale stato di salute delle masserie
22
Banca Don Rizzo
dell’alcamese. Poche, troppo poche, costituiscono
ancora quelle strutture vitali che la tradizione ci ha
tramandato; alcune resistono (spesso stravolte) negli
edifici, ma la loro funzione è completamente mutata,in
senso residenziale o turistico-ricreativa. Molte,
certamente troppe, giacciono in situazioni di staticità
sempre più precaria sia per l’incuria del tempo sia per
la deprecabile attività di assassini della storia che le
stanno letteralmente smantellando per rivenderne
mattoni, pile e chianche a complici amanti del rustico.
I bagli a Valderice
Valderice vanta una quantità davvero rappresentativa di
questa caratteristica architettura agro rurale. Meritano
di essere ricordati, ad esempio, baglio Battiata, baglio
Licata, baglio Marini in contrada Xiare (splendido il suo
poszzo), baglio Papuzzi, baglio Palazzo, baglio Carmine,
baglio Santacroce, baglio Carminello, baglio Mazzara,
baglio Torre Sciara, baglio Scuderi.
Le ville
Particolare attenzione meritano, a Valderice, le
ottocentesche Ville gentilizie, dette “Casine di delizia”,
una mutazione degli antichi bagli che è avvenuta solo
“in quella parte di territorio della attuale Valderice
costituito dalle vecchie borgate di Paparella, di
Misericordia, Sant’ Andrea e Bonagia”.
Ne vogliamo ricordare qualcuna: Villa Adragna, Villa
Elena, Villa Nazareth, Villa Betamia, Villa Bulgarella, Villa
Maria Grazia, Villa Coppola.
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23
Il territorio: la nostra storia, le nostre città, i personaggi
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
La risorsa turistica a Valderice
di Giuseppe Basiricò
e di soggiorno, magari a condizioni più vantaggiose.
Un esempio: Erice è una splendida gemma che spesso
viene evitata per un soggiorno confortevole perché ha
scarsa ricettività alberghiera, pochi parcheggi e lontani dal
centro storico, mancanza di iniziative di svago sia private
che pubbliche. Servizi questi che possono meglio essere
offerti dai centri a valle, magari a costi contenuti.
L’auspicata sinergia però non potrà attuarsi se gli Enti
non si associno in una programmazione unitaria che
offra al turista un servizio di accoglienza dall’ingresso nel
territorio per accompagnarlo e discretamente assisterlo
fino all’uscita.
Esigenze di sintesi impongono di porre fine alle
considerazioni di premessa per affrontare la trattazione del
tema specifico che riguarda il turismo a Valderice.
Con queste parole iniziava la formula dell’atto notorio
redatto negli uffici giudiziari delle vecchie Preture
circondariali, documento idoneo a rendere testimonianza
di una specifica attestazione per fini giudiziari. Magari
in qualche Pretura erano sempre presenti un paio di
testimoni di professione disposti a rendere nota qualsiasi
verità dietro compenso delle cinquanta mila lire.
Mi sia perdonato il ricorso alla vecchia formula dell’atto
notorio per affermare come sia, a tutti noto, che la prima
risorsa economica in Sicilia è quella turistica. Così come è
noto, e viene affermato da tutti i pulpiti, che il turismo è
cultura e l’isola di Sicilia è ricca di cultura, oltre che di natura,
di mare, di monti, di paesaggi esaltanti. L intera provincia
di Trapani è una terra di cultura, ed anche di natura e
paesaggi e seppure avviata verso la valorizzazione della
risorsa, è ancora lontana da un suo ottimale sfruttamento
ai fini economici ed occupazionali.
Qualcosa è stato fatto dagli enti competenti in termini di
ricettività alberghiera e offerta di servizi, tuttavia ancora
insufficiente per poter fronteggiare la concorrenza di
altre località nazionali ed estere, alcune di esse avviate da
tempo verso razionali politiche turistiche.
I Comuni hanno spesso attuato iniziative dirette a realizzare
offerte locali che esauriscono gli effetti all’interno dei propri
campanili, mostrando scarsa sensibilità ad armonizzare
e coordinare le risorse del proprio orticello con quelli dei
centri limitrofi,
Nella nostra provincia, oso affermare, ci può essere
turismo per tutti, tanta è la potenzialità. Accanto, infatti, ai
parchi archeologici, paesaggistici, monumentali, balneari
troviamo centri più modesti capaci di fiancheggiare luoghi
più noti, ambiti dal turista, nell’offerta dei servizi di ricettività
Qualche notizia storica
Avvertiamo il lettore che nel turismo valdericino, a nostro
parere, è presente, da sempre, un turismo da villeggiatura
che rimane ancora la risorsa principale nel settore
dell’ospitalità turistica.
Degli scavi, invero abbastanza fortunosi, effettuati nell’800
per ampliare la chiesetta di S. Andrea hanno fatto rinvenire
due lapidi in lingua greca (una di esse è conservata presso
il museo A. Cordici di Erice, l’altra è andata perduta), da
cui gli studiosi hanno dedotto che in quel punto era
insediata una villa romana del terzo secolo dell’era cristiana
appartenente ad un proconsole di Roma (Asinnio Nicomaco
Giuliano) che testimonia il gradimento di località siciliane
per una dimora di piacere da parte di famiglie ricche della
Roma imperiale (la più nota è la villa del Casale di Piazza
Armerina). Del resto pare che Virgilio, accingendosi a
scrivere l’Eneide, abbia visitato personalmente i luoghi dei
canti terzo e quinto del poema, ambientati nelle terre e
nelle coste ericine, godendo probabilmente dell’ospitalità
di qualche dovizioso concittadino.
Prendendoci qualche licenza, mi sia perdonato l’azzardo,
possiamo anche ricondurre ad una forma di turismo
religioso il pellegrinaggio di mercanti e marinai fin sulla
vetta ericina per venerare la dea, offrire preziosi doni e
godere dell’amplesso sacro delle jerodule, in quello che fu
l’antichissimo santuario di una dea mediterranea dell’età
del bronzo, dopo ereditato da Afrodite greca, Astarte
fenicia e Venere romana.
Per mantenere vivo il culto dell’ericina Venus Roma,
conquistata la Sicilia con la prima guerra punica, impose
a 17 città dell’isola di versare un tributo annuo al santuario
della dea, con il quale,fra l’altro, venivano pagati 200 militi
per la custodia del tempio e della fortezza che lo conteneva.
24
Banca Don Rizzo
La villeggiatura moderna, come oggi la si intende, ha
iniziato a svilupparsi nel 700 e, naturalmente, è stata
appannaggio di una ristretta classe nobiliare e di qualche
ricco borghese. Il pedemonte ericino (oggi territorio di
Valderice) già nel 600, come testimonia Antonio Cordici
storico, letterato e uomo pubblico di spicco dell’antica e
prestigiosa città, territorio frazionato in fondi meno estesi
che nel resto del vasto agro, risultava in gran parte avviato
a colture intensive, e quindi ricco di verde arboreo. Tale
prerogativa, associata ad altre spiccate buone qualità
(vicinanza del capoluogo e della città di Trapani, una
grande quantità di sorgenti d’acqua idonea tanto ad usi
umani che ad irrigazione, un paesaggio collinare ricco di
vedute e quadri scenici naturali, un clima mite, sovente
ventilato da una fresca brezza marina) ne fecero un luogo
ideale per l’impianto di giardini, ville e casine che, con
riferimento all’uso cui furono destinate, vennero chiamate
“Casine di delizia” mentre il luogo è ricordato come”
“l’eldorato ericino”.
Va, tuttavia, precisato che le ville gentilizie di Valderice non
furono utilizzate solo per fini di “delizia”, specialmente nella
prima fase esse costituirono supporti ai proprietari di vaste
tenute, per curare meglio i loro interessi in loco. Le prime
dimore, infatti, già avviate alla villeggiatura nel ‘700, erano
alquanto spartane, poiché derivavano dalla trasformazione
dei bagli contadini che, proprio in quel tempo, andavano
perdendo la specifica funzione di strutture a servizio
dell’attività agraria. Solo dopo, nell’800 acquisirono la
piena prerogativa di “casine di delizia”, sia dal punto di vista
funzionale che estetico-architettonico.
La villeggiatura di massa
Quello che per tutto l’ottocento e la prima metà del
novecento è stato un privilegio di pochi facoltosi, dopo
il secondo conflitto mondiale, negli anni del miracolo
economico italiano, divenne prerogativa popolare di
massa. Chi dalla vicina città di Trapani ebbe la facoltà di
acquistare una casetta (alcuni facoltosi professionisti
costruirono delle vere e proprie ville) o godeva di un
reddito che consentisse loro di pagare un affitto, cercò un
soggiorno ameno estivo fuori città, parte lungo la costa
dove spuntarono veri e propri paesetti, parte nel moderato
pendio del territorio collinare di Ragosia, Misericordia,
S. Andrea. La popolazione dimorante nella stagione
estiva, oggi raddoppia i cittadini residenti nella restante
parte dell’anno e costituisce un fenomeno sociale ormai
assorbito dalla comunità locale che ne ricava innegabili
vantaggi economici.
Per finire
Valderice, a parte la villeggiatura che rimane la principale
risorsa del territorio, oggi è impegnata a sviluppare l’offerta
turistica lungo la costa del mare, dove sono già presenti
alcuni attrezzati complessi turistici. Non possedendo
strutture monumentali e archeologiche, ma godendo di
buone qualità per un confortevole soggiorno, negli ultimi
tempi si è dotata di piccole strutture familiari nelle forme
di Bed and Breakfast (ne sono in attività più di 15), strutture
contadine, stanze in famiglia e simili.
L’utilizzazione della risorsa è, dunque, avviata. L’auspicio è
che si continui nel rispetto degli equilibri naturali, evitando
interventi che deturpino l’ambiente.
Un ruolo importante svolgono gli enti pubblici, in
particolare i Comuni, a cui è affidato il compito di fornire i
principali servizi di civiltà (acqua, pulizia dei luoghi, viabilità
ordinata, disponibilità di parcheggi, igiene pubblica,
uffici pubblici sgombri da inutile burocrazia, competenti
sportelli di assistenza turistica, ed infine iniziative di svago,
anche culturali, che possano coinvolgere gli ospiti oltre
l’aspetto meramente residenziale.
Quale altro turismo
C’è chi sostiene che il vero turismo, quello che incide
nell’economia di una comunità, si misura con la disponibilità
di posti letto e con la capacità di tenere occupata la propria
ricettività alberghiera per buona parte dell’anno.
L’assunto è condivisibile nel significato che l’obiettivo finale
di un centro, a vocazione turistica, deve essere quello, non
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solo di richiamare i flussi ma, soprattutto, di trattenerli il più
a lungo possibile, offrendo all’ospite quello che si aspetta
dalla dimora in quel sito, con l’augurio magari di ritornare.
Così, a colui che cerca la quiete della campagna, si offra dei
buoni agriturismo; a chi vuole una dimora familiare, può
star bene un B and B, da cui giornalmente raggiungere
interessanti luoghi limitrofi; all’appassionato di mare, se
questo non è direttamente fruibile, si offra un comodo
servizio giornaliero di trasporto verso una spiaggia
attrezzata, assicurando anche una piscina all’interno delle
struttura ricettiva; le grandi strutture alberghiere offrano
attività di svago, vendita di prodotti tipici, edicole, luoghi di
culto interni o nelle adiacenze; assicurino i servizi artigianali
richiesti (parrucchieri, barbieri).
25
Il territorio: la nostra storia, le nostre città, i personaggi
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
Il linguaggio universale
della gastronomia
dell’agroericino
di Antonio Fundarò
Stati d’animo di questo tipo spiegano e confermano quello
che Ignazio De Francisci scrive nell’introduzione al libro
Ricette di osterie e genti di Sicilia a proposito dei piatti tipici
siciliani, come ad esempio la caponata [....] «Leggere queste
ricette è come ascoltare una sinfonia, di quelle interpretate
da una grande orchestra composta da decine e decine di
strumenti. Ogni pagina mi rimanda a qualcosa d’altro, ogni
ricetta mi ricorda qualcuno o qualcosa».
Arricchire ulteriormente la sinfonia, creare nuove armonie
con strumenti diversi e versatili, rappresenta una delle
speranze e uno dei messaggi fondamentali di Izzo, che
affermava: «Come cittadino e come militante, non ho più
grandi speranze. Ma conservo un bel po’ di speranza nei
confronti dell’Uomo».
Eccole qui le prelibatezze ed i simboli di un modo d’essere
e di fare che non conosce età, che non conosce luogo
fisico o mentale e che fa rivivere palati e sensazioni forse
disabituati al buono, al fragrante, al genuino.
Consci del fatto, che tramite l’atto del mangiare e
dell’assorbire il cibo, noi diventiamo ciò che mangiamo,
assumendo il cibo assimiliamo il mondo e, di conseguenza,
incorporare gli alimenti significa farli diventare parte della
nostra sostanza intima. Perciò l’alimentazione coinvolge il
campo del desiderio, dell’appetito, del piacere, ma anche il
campo della diffidenza, dell’incertezza e dell’ansietà.
Tutti stati d’animo e sensazioni che proviamo quando ci
troviamo, davanti, una prelibatezza dell’agroericino, con
i suoi odori ed i suoi colori mediterranei, e gustandola
veniamo travolti da emozioni irripetibili e forti.
Pasticcerie, bar, ristoranti, pizzerie, agriturismi e bagli,
per non permettere che il ricordo di questo incantevole
spicchio, dell’estremo lembo dell’Italia, possa andare
dimenticato.
Si potrebbe proprio cominciare cercando di suddividere,
questo incantevole territorio, in fazzoletti di sapori
coincidenti con le città di questo agro.
A Valderice, i sapori di mare e di terra trovano un
equilibrato connubio, sposandosi, meravigliosamente e
regalando, anche al più esigente dei palati, raffinatezze
davvero uniche.
Potrete gustare raffinate prelibatezze all’Hotel Baglio
Santacroce, in via SS 187 - Km 12, 300, telefono 0923
891111, dove l’accoglienza e la discrezione della famiglia
Cusenza renderanno il vostro soggiorno confortevole e
Scrive Jean-Claude Izzo «La gastronomia è un linguaggio
universale. Il cibo oltre ad essere uno dei più grandi
strumenti di conoscenza che abbiamo a disposizione, è la
più grande forma esistente di diplomazia della pace» .
E poi, continua Izzo, «La cucina è stata paragonata al
linguaggio: come questo, essa possiede vocaboli (i
prodotti, gli ingredienti) che si organizzano secondo regole
di grammatica (le ricette, che danno senso agli ingredienti
trasformandoli in vivande), sintassi (i menu, ossia l’ordine
delle vivande) e di retorica (i comportamenti conviviali)».
Ed è, così, che la cucina dell’agro ericino riscopre
prepotente tutti i sapori del Mediterraneo, li fa suoi, li
perfeziona e li modella, riscoprendo tutti i sapori e dando
ad ogni ingrediente, il suo giusto valore.
Così l’aglio, «che fa parte del gusto della vita e che insieme
al vino spinge l’oltraggio fino al limite, là dove il palato non
riesce a far fronte a così tante sollecitazioni e senza i quali
continuare a vivere può essere davvero dura”.
“O la menta, che apre le porte di quell’immaginario
orientale dove tutto è lusso, calma e voluttà».
Tutto questo diventa, nell’agroericino, sintesi, invito e
quasi provocazione nei mercati caratteristici, anche quelli
da vedere e da gustare, dove [….] «il più piccolo cetriolo
assaporava già il piacere di essere preparato secondo il
gusto orientale o alla latina. Frutta e verdura, ma anche
erbe o spezie. La varietà dei colori faceva a gara con la
molteplicità degli odori. Mescolandosi alle grida, alle risate.
Ho conosciuto lì, le meraviglie del mondo, e ce n’erano più
di sette. Come le olive. Non ce ne sono una o due, nere
o verdi, ma banconi interi di olive, di diversa provenienza,
preparate e condite per tutte le rivoluzioni del palato».
Quel lì di cui scrive Izzo è però soltanto il Mercato. Mercati
in cui il miracolo dell’integrazione, del meticciamento,
della contaminazione sembra essersi avverato sui banchi
delle spezie e delle verdure, dove insieme ed accanto a
“passoline e pinoli”, peperoncino, “chiappe di pomodoro”,
“olive cunzate”, sempre più spesso si trova la curcuma, il
curry, o ancora lo zenzero. Spezie e verdure che diventano
temi dominanti di molti piatti proposti dai ristoranti locali,
a Custonaci come a Valderice, a San Vito come ad Erice e a
Buseto Palizzolo. In questi luoghi, grazie allo scambio anche
veloce, ma benevolo, curioso ed accogliente, tra avventori
o tra clienti e venditori, possono nascere nuove ricette per
palati, almeno quelli, disposti a provarsi in identità più ricche.
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Banca Don Rizzo
indimenticabile, in un
luogo ormai divenuto incontro tra la storia, l’arte,
la cultura e la tradizione
siciliana. Scintillante, gioiosa, rituale, fantasiosa. La
cucina siciliana è come la
sua terra. Vive di sole, di
mare, di amore. Di colori
accesi, di odori intensi, di
contrasti stridenti. Le caratteristiche primarie della cucina del Baglio Santacroce
sono così la fantasia, il gusto elaborato nel presentare le
pietanze, l’impiego di aromi, dei condimenti, la profusione
di sapori. Tra i Primi piatti, le Busiate al pesto trapanese:
treccine di pasta fresca condite con pesto di aglio, olio, basilico, mandorle e pomodorini; la Pasta con le sarde: bucatini con zafferano e conditi con salsa composta di cipolla,
acciughe, prezzemolo, finocchietto selvatico, pinoli e sarde il tutto soffritto in olio, piatto tipicamente e originariamente palermitano; il Cous Cous: piatto di sicura origine
araba. è una brodosa e saporita zuppa di pesce, con molte
verdure, che viene versata su una base di semola opportunamente preparata. Tra i secondi a base di pesce: le Sarde
a beccafico: le sarde tagliate in mezzo, sono riempite con
pan grattato, zucchero, cannella, uva passa e pinoli. Cotti
a coppia, in olio, sono insaporite da una foglia di alloro; il
Tonno con la cipollata: tonno infarinato e soffritto con la
cipolla; gli Involtini di pesce spada: involtini di pesce spada ripieni di pan grattato, prezzemolo e formaggio. Sapori
che si sposano felicemente con l’orgogliosa produzione
vinicola trapanese.
A Custonaci, ad esempio, potrete immergervi in una
fantastica ed irripetibile variegata cucina, recandovi in
ristoranti che sanno di mare ma che non disdegnano
portare in tavola, sapientemente cucinati, i sapori della terra.
Ad Erice, è possibile seguire un incantevole itinerario
del gusto, direi pure del’olfatto, considerato che gli odori
infinitamente piacevoli, vi accompagneranno, comunque
sempre, lungo vie e viuzze, cortili e piazze, seguendovi,
anche, all’interno delle chiese, lungo in sentieri del
Giardino di Venere, e poi, giù, fino al mare, e lungo i costoni
dell’impareggiabile Monte San Giuliano.
Sapori e odori che riempiono le viuzze strette di
ineguagliabili sapori.
Immergetevi nei sapori,
davvero unici, del Caffè
San Rocco sito in via
Guarnotta, 23, tel. 0923
869337. Il Ristorante offre
un ambiente rustico e
accogliente dove poter
degustare piatti della
cucina tipica locale
(cous cous di pesce,
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busiati al pesto trapanese, pasta con le sarde…). Il locale
dispone di una vasta selezione di vini regionali e locali per
soddisfare ogni richiesta e soprattutto per poter proporre
l’abbinamento migliore con il cibo scelto. Una cucina tipica
familiare che propone ogni giorno una vastissima varietà
di piatti sia di carne che di pesce, senza dimenticare i dolci
(cannoli, cassata siciliana, parfet di mandorla), il modo
migliore per concludere un pasto o una cena... in Sicilia. Il
Ristorante offre, inoltre, la possibilità di mangiare all’aperto
in un pittoresco quanto unico vicolo ericino. Il vero fiore
all’occhiello della Città
della Scienza.
Sublima il palato la produzione dolciaria della
Pasticceria
Marceca,
nata da soli tre mesi, in
via Trapani, 48, a Valderice,
telefono 0923 892151- [email protected]. La
produzione dolciaria della pasticceria Marceca si contraddistingue per l’indiscussa qualità delle materie prime utilizzate. Ogni ingrediente
viene scelto e selezionato personalmente dalla famiglia Marceca che ne garantisce la genuinità e la bontà. Gli alimenti,
le farine, i frutti... vengono poi elaborati secondo le tecniche
tradizionali della pasticceria siciliana, con le più moderne
attrezzature ma, soprattutto, dalle mani esperte ed insostituibili dei pasticceri e lavoranti che, sotto la guida e con le
mani della famiglia Marceca, sfornano i dolci più impensabili e sopraffini. Deliziosa, unica ed originale la produzione
dolciaria della Pasticceria Marceca, nata dalla tradizione
di due generazioni, tra innovazione e rimembranza. Variegata la tipologia di profumi, di sapori e di odori. Paste
di mandorla, biscotti all’arancio (ripieni di confettura d’arancia valdericina), cucciddati (ripieni di un impasto a base
di fichi secchi arricchiti di cioccolato, caffè, zucca candida,
mandorla tostata uva sultanina), brutti e buoni (particolari
meringhe con mandorla tostata e di forma irregolare), frollini da the, frolli all’uovo, alla nutella; e, poi, gli unici in Sicilia
baci d’Alassio (un particolare pasticcino al cacao e nocciola
a forma di riccio). Da non trascurare i gelati, molti dai gusti
particolari e singolari, come i gelati al basilico verde, ai gelsi
rossi. Di pregio le cassate e le torte di ogni fattura, pasta di
martorana a forma di frutta e verdura, compresi il panettone natalizio e le colombe pasquali con canditi siciliani realizzati, nella stagione estiva, dalle sapienti anni della famiglia Marceca. Da quest’anno, anche in Sicilia, sarà possibile
gustare le Uova di Pasqua artigianali artisticamente decorate e personalizzate. Una tappa che non può mancare nel
viaggio del gusto e dei sapori di Sicilia.
A San Vito Lo Capo avrete la possibilità di immergervi tra
infinità di piatti a base di pesce.
Buseto Palizzolo vi darà la possibilità, invece, di definire
questo percorso gastronomico tuffandovi tra squisitezze
di prodotti di terra. Ottimi i tradizionali piatti tipici siciliani,
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specie di terra alla Trattoria da Peppe e Nino, in
Via Giuseppe Fileccia, 14
(raggiungibile dalla SS 187
che collega Castellammare
a Valderice), telefono 0923
855052, cell. 3492679425 e
3498834111, e-mail info@
peppeenino.it. Il ristorante
pizzeria si trova al centro di
un percorso grazie al quale era inevitabile che rimanessero invariati gli antichi sapori
che, ancora oggi la cucina degli abili cuochi offre in questo
strepitoso ed incantato paesaggio rurale. Il menù comprende stuzzicherie, antipasti (stigghiola, rustico, trippa), primi
piatti (cassatelle in brodo di carne, busiate all’aglio, busiate
al ragù, busiate allo stufato, pasta c’a ricotta, pasta con le
sarde, pappardelle al cinghiale, spaccatelle in salsa di noci,
busiate del casale, pasta
alla norcina, strozzapreti
alla norma). E poi, gli insuperabili secondi, molti dei
quali alla brace, arsi sulla
carbonella realizzata dai
tralci essiccati delle tanti viti
che s’adagiano sulle colline dell’agroericino. Brace
di vitello, maiale, salsiccia,
agnello, cinghiale e, l’insuperabile, stinco di maiale al forno con contorno di patate
aromatizzate con erbe selvatiche raccolte in zona. Secondi
di carni che hanno la tenerezza e la qualità di animali sapientemente allevati allo stato brado. Con i secondi carne, contorni di verdure grigliate, ed ortaggi direttamente raccolti,
ogni mattina, negli orti della zona. E, per concludere questo
trionfo del gusto, dove la fa da padrone la sicilianità di odori,
sapori e colori, frutta di stagione, e prelibati dolci, quali i cannoli, ripieni al momento che mantengono tutta la friabilità
della scorza, e la scafazzata di Peppe e Nino la cui originalità
la lasciamo all’immaginazione del palato certi che, Peppe e
Nino, meritano più di una visita.
E, per concludere, un prelibato vino della Cantina
Sociale Avanti di Fulgatore, telefono 0923.811122, email
[email protected]. La Cantina Avanti nasce nel 1967
dalla volontà di un gruppo di imprenditori viticoltori della
provincia di Trapani che decidono di unire le proprie forze
in una società cooperativa per una migliore lavorazione
e commercializzazione delle proprie uve. Con ben 450
soci, una capacità di lavorazione e stoccaggio di oltre
150.000 ettolitri, dispone di un complesso impianto
integrato di ricezione, pressatura soffice, vinificazione
e termocondizionamento di elevata flessibilità, per la
lavorazione di molteplici tipi di uvaggi con un rigoroso
controllo di ogni fase del processo.
Localizzata in contrada Torretta, nei pressi dell’antico
feudo di Regalbesi -da cui prende nome la prima linea di
vini- tra le colline sovrastate dal Monte Erice in un territorio
storicamente vocato alla viticultura, è attorniata dai vigneti
dei propri soci, i quali contano su oltre 700 ettari sull’agro
Ericino. Oggi, dopo un lungo periodo in prevalenza
quale produttore di grandi quantità di mosto e vino per
industrie vinicole italiane, grazie al ritorno dei giovani nella
gestione diretta, la cantina ha riacquistato nuove energie e
nuovo slancio, proiettandosi con determinazione verso la
produzione di vini di elevata qualità. Forte dell’esperienza
dei soci e degli ambiziosi obiettivi, la nascita dei primi vini
rossi e bianchi I.G.T. Sicilia ha visto il riconoscimento dei
propri sforzi già alla prima apparizione sul mercato e nei
concorsi internazionali. La gamma di vini della Cantina
Avanti rossi e bianchi sono rigorosamente I.G.T. Sicilia. Tra
questi: Cabernet Sauvignon Merlot, il Nero d’Avola, Il Nero
d’Avola Gubajr e l’Inzolia Catarratto Gubajr.
Nel maggio del 2010 su iniziativa di Legacoop e
Confcooperative è nata CTR - Cantine Trapanesi Riunite -,
la Cantina Avanti è stata tra le capofila, credendo già da
subito nel progetto innovativo, ne fanno parte 10 cantine
della Sicilia occidentale che sono oltre alla Cantina Avanti
le cantine Alto Belice, Madonna del Piraino, Petrosino, San
Francesco di Paola, Sant’Antonio, Uvam, Valle del Belice,
San Francesco di Paola e Kaggera. L’obiettivo principale del
progetto è quello di trasformare una serie di cantine sociali
in una impresa unica, con un brand riconosciuto a livello
nazionale e internazionale e riorganizzare le aziende in
modo da sfruttare al massimo le economie di scala.
Una sola grande azienda di produzione, con oltre 6.000
soci, 15.000 ettari di vigneto, e una produzione di 1,5 milioni
di quintali di uva ( quasi il 20% della produzione siciliana),
un fatturato di 40 milioni, sviluppato in dieci stabilimenti di
lavorazione e una capacità di imbottigliamento pari a 12
mila bottiglie all’ora.
Ma il progetto è finalizzato non solo all’aumento
dell’imbottigliamento e della commercializzazione del
prodotto, ma anche a sviluppare accordi commerciali con
Coop Italia e con le centrali cooperative dell’Est Europa,
con la prospettiva di concludere ulteriori contratti in Cina,
Russia e Canada.
I primi successi si sono concretizzati con la Repubblica
Ceca, dove in oltre 3 mila punti vendita, oggi si possono
trovare allineati sugli scaffali dei supermercati i prodotti
di grande successo di CTR, con quattro varietà autoctone
rigorosamente made in Sicily: il Catarratto, il Grecanico, il
Frappato e il Nero D’Avola. Altri paesi dell’est, quali Bulgaria,
Ungheria, Slovacchia e Polonia si stanno accaparrando
ulteriori contratti per la commercializzazione del Grillo,
Nero d’Avola e Catarratto che si stanno imponendo,
prepotentemente, sui mercati emergenti.
Con l’auspicio che tutti i progetti che CTR sta portando
avanti vadano in porto, ci auguriamo che l’economia
agricola della Sicilia Occidentale possa trasformarsi da
situazione di profonda crisi in cui versa attualmente a punto
di eccellenza del mercato vitivinicolo mondiale.
28
Banca Don Rizzo
Il territorio: la nostra storia, le nostre città, i personaggi
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
San Vito Lo Capo,
un contributo dai turisti
di Ninni Ravazza
spiaggia quale la più bella d’Italia, e l’ottava in Europa; le 5
Vele di Legambiente hanno confermato quanto di buono
è stato fatto nel rispetto dell’ambiente, della natura, del
mare, dell’urbanistica e dei servizi alla persona.
Luci tante, ma anche qualche ombra, ed è normale che
sia così.
La Pro Loco da alcuni anni distribuisce ai turisti che si
rivolgono all’info point turistico, gestito per conto del
Comune, un questionario da compilare in forma anonima
che faccia emergere eccellenze e punti di debolezza, al
fine di poter fare il punto sulla situazione e intervenire
dov’è necessario.
I risultati relativi alla stagione turistica 2010 sono stati
elaborati dalla dottoressa Angela Altese, operatore
di progetto presso la Pro Loco, e sono stati messi a
disposizione del Comune e dell’Associazione Operatori
Turistici Sanvitesi (AOTS). Il quadro che emerge dallo
studio dei questionari e dalla comparazione con l’anno
precedente è più che positivo, come appare chiaro dai
dati che di seguito pubblichiamo.
Ascoltare i destinatari dei servizi turistici è un dovere di
tutte le istituzioni e delle associazioni che operano nel
settore. Sarebbe un grave errore di presunzione ritenere
che l’offerta – ambiente, ricreazione, ospitalità, viabilità
e così via – sia in ogni caso il meglio possibile. Un Paese
che voglia programmare il proprio futuro all’insegna del
turismo deve, comunque, tenere conto di osservazioni,
suggerimenti, doglianze che provengono da chi lo ha
scelto quale suo luogo di relax, fisico e mentale.
Questo vale ancor di più oggi che l’economia turistica
evidenzia preoccupanti segnali di crisi. E questo vale anche
per San Vito lo Capo, che pure è in netta controtendenza
rispetto al calo di turisti registrato da altre note località
dell’isola. Anzi, vale ancor di più per San Vito, proprio
perché l’eccellenza raggiunta deve essere non solo
mantenuta, ma se possibile ancora accresciuta.
Nel 2010, a San Vito lo Capo le presenze turistiche sono
cresciute del 13,8 per cento rispetto all’anno prima (497.843
presenze ufficiali, cifra che va pressoché raddoppiata per
ottenere il dato reale), e quest’anno il sondaggio del
sito web internazionale Trip Advisor ha premiato la sua
Questionario “Un contributo da turista” (idee, critiche e opinioni sulla vacanza a San Vito lo Capo)
Domanda: “Qual è stata la Sua prima impressione
all’arrivo?”
Risposte:Insufficiente 6,5%
Note a margine del questionario:
Il 20 % motiva il parere espresso: tra le motivazioni di
un parere negativo: “troppe case e traffico caotico”;
“divieti ingiustificati”; “strade dissestate e prati incolti”.
Tra le motivazioni di un parere positivo: “ spiagge e
mare meraviglioso, paesaggi splendidi”; “case basse
per un ottimo panorama”; “paese pulito e ordinato e
buona accoglienza”.
Sufficiente6,5%
Buono58%
Ottimo29%
58
60
40
20
0
N. 3 2011
29
6,5
6,5
Insuff. Suffic. Buono Ottimo
29
UN GIUD I Z I O S UI S ER V I Z I
Voce: Accoglienza
Risposte:Insufficiente 2,3%
Sufficiente
9%
Buono 45%
Ottimo
43%
Voce: Parcheggio
Risposte:Insufficiente 24,4%
Sufficiente
29,3%
Buono 41,5%
Ottimo4,8%
Voce: Qualità della gelateria
Risposte:Insufficiente
0%
Sufficiente
9,1%
Buono 38,6%
Ottimo52,3%
Voce: Pulizia del paese
Risposte:Insufficiente 12%
Sufficiente
30%
Buono 38%
Ottimo20%
Voce: Bus navetta
Risposte:Insufficiente 28,6%
Sufficiente
31,4%
Buono 22,8%
Ottimo17,2%
Voce: Rapporto qualità/prezzo vacanza
Risposte:Insufficiente 7,7%
Sufficiente
43,6%
Buono 38,5%
Ottimo10,2%
Voce: Pulizia della spiaggia
Risposte:Insufficiente 18,8%
Sufficiente
16,6%
Buono 25%
Ottimo39,6%
Voce: Intrattenimento
Risposte:Insufficiente 19,5%
Sufficiente
30,5%
Buono 36,2%
Ottimo13,8%
Domanda: “Nel complesso sei rimasto
soddisfatto?”
Risposte: Si84,8%
No
10,9%
Ni
4,3%
Voce: Pulizia delle calette
Risposte:Insufficiente 13,2%
Sufficiente
15,8%
Buono
36,8,8%
Ottimo34,2%
Voce: Qualità della ristorazione *
Risposte:Insufficiente 2,3%
Sufficiente
25,6%
Buono 44,2%
Ottimo27,9%
Domanda: “Pensi di ritornare?”
Risposte: Si6,2%
No
13%
Ni
10,8%
Voce: Viabilità segnaletica
Risposte:Insufficiente 24,4%
Sufficiente
46,7%
Buono 26,7%
Ottimo2,2%
*Voce: Qualità della pasticceria
Risposte:Insufficiente 4,8%
Sufficiente
12%
Buono 26,2%
Ottimo57%
Domanda:
“La consiglierai ai tuoi amici?”
Risposte: Si87%
No
8,7%
Ni
4,3%
I turisti che hanno compilato i questionari hanno soggiornato in: Camping 14%; Case Vacanza 32,6%; B&B 27,8%;
Hotel 23,3%; Villaggio 2,3.
Sono stati comparati i dati delle stagioni turistiche 2010 e 2009; anche qui i dati sono molto positivi.
PRIMA IMPRESSIONE ALL’ARRIVO 2009 2010 VARIAZIONE
INSUFFICENTE
11,6 6,5
- 5,1
SUFFICIENTE
27,4 6,5
-20,9
BUONO
20
58
+38
OTTIMO
21
29
+8
Commento: Il decremento del giudizio “sufficiente” è compensato
dall’aumento del “buono”.
PULIZIA DELLE SPIAGGIA
2009 2010 VARIAZIONE
INSUFFICIENTE
25,2 18,8
- 6,4
SUFFICIENTE
23,4 16,6
- 6,8
BUONO
39,4 25
- 14,4
OTTIMO
12 39,6
+ 27,6
Commento: L’incremento del giudizio“ottimo”e il decremento dei giudizi
“insufficiente” e “sufficiente” sono indice di un netto miglioramento.
ACCOGLIENZA
2009 2010 VARIAZIONE
INSUFFICENTE
15
2,3
- 12,7
SUFFICIENTE
18,7
9
-9,7
BUONO
44,8 45
+0,2
OTTIMO
21,5 43,2
+21,7
Commento: L’incremento del giudizio “ottimo” è avvalorato
ulteriormente dal decremento di quelli “insufficiente” e “sufficiente”.
PULIZIA DELLE CALETTE
2009 2010 VARIAZIONE
INSUFFICENTE
12,2 13,2
+1
SUFFICIENTE
39,8 15,8
- 24
BUONO
35,8 36,8
+1
OTTIMO
12,2 34,2
+ 22
Commento: Il decremento del giudizio “sufficiente” è compensato
dal notevole aumento del giudizio “ottimo”.
PULIZIA DEL PAESE
2009 2010 VARIAZIONE
INSUFFICENTE
15,5 12
- 3,5
SUFFICIENTE
24,8 30
+5,2
BUONO
44,1 38
-6,1
OTTIMO
15,5 20
+4,5
Commento: Il decremento del giudizio “buono” è compensato
dall’aumento di quelli “sufficiente” e “ottimo”.
VIABILITÀ SEGNALETICA
INSUFFICENTE
SUFFICIENTE
BUONO
OTTIMO
2009
31,8
33,6
29
5,6
2010 VARIAZIONE
24,4
- 7,4
46,7
+ 13,1
26,7
- 2,3
2,2
- 3,4
Commento: Rispetto all’anno 2009 c’è stato un lieve miglioramento
che si evince dal giudizio “sufficiente”.
30
Banca Don Rizzo
PARCHEGGIO
2009 2010 VARIAZIONE
INSUFFICENTE
34,6
24,4
- 10,2
SUFFICIENTE
26,2
29,3
+ 3,1
BUONO 24,2
41,5 + 17,3
OTTIMO 15
4,8
- 10,2
Commento: Sebbene ci sia stato un decremento del giudizio
“ottimo”, si denota comunque un miglioramento dall’aumento del
giudizio “buono”.
RAPPORTO QUALITÀ/PREZZO 2009
DELLA VACANZA
INSUFFICENTE
27,6
SUFFICIENTE
29,6
BUONO
34,6
OTTIMO
8,2
BUS NAVETTA
INSUFFICENTE
SUFFICIENTE
BUONO 31,5
OTTIMO 19,6
“NEL COMPLESSO SEI
RIMASTO SODDISFATTO?”
SI
NO
NI
2009
19,6
29,3
22,8
17,2
2010 VARIAZIONE
28,6
+9
31,4
+ 2,1
- 8,7
- 2,4
2010 VARIAZIONE
2,3
- 4,3
25,6
- 2,7
44,2
+ 5,5
27,9
+ 1,5
2009
4,9
16,5
42,7
33,9
2010
4,8
12
26,2
57
VARIAZIONE
- 0,1
- 4,5
- 16,5
+ 23,1
2009
3
16,3
38,8
42
2010
0
9,1
38,6
52,3
72,2
24,1
3,7
84,8
10,9
4,3
+ 12,6
- 13,2
+ 0,6
“PENSI DI RITORNARE?”
2009 2010 VARIAZIONE
SI
68,2
76,2
+8
NO
29
13
- 16
NI
2,8
10,8
+8
Commento: Significativo è l’incremento della risposta “si”, avvalorato
inoltre dal decremento della risposta “no”.
“CONSIGLIERAI LA VACANZA
AD AMICI?”
SI
NO
NI
2009
2010 VARIAZIONE
73
25
2
87
8,7
4,3
I TURISTI INTERPELLATI HANNO 2009
SOGGIORNATO IN:
CAMPING
7
HOTEL
25
B&B
24
CASA VACANZA
44
ALTRO
0
+ 14
- 16,3
+ 2,3
2010 VARIAZIONE
14
23,3
27,8
32,6
2,3
Elaborazione dati a cura della dott.ssa Angela Altese
VARIAZIONE
-3
- 7,2
- 0,2
+ 10,3
Commento: L’incremento del giudizio “ottimo” è avvalorato dal
decremento di quello “sufficiente”.
N. 3 2011
2010 VARIAZIONE
+7
- 1,7
+ 3,8
- 11,4
+ 2,3
Commento: L’ordine delle percentuali delle strutture ricettive dei
turisti che hanno compilato i questionari nell’estate del 2010 si rivela
essere uguale a quello del 2009 con al primo posto la Casa vacanza
e all’ultimo il Camping.
Commento: Il decremento del giudizio “buono” è compensato
dall’incremento del giudizio “ottimo”.
QUALITÀ DELLA GELATERIA
INSUFFICENTE
SUFFICIENTE
BUONO
OTTIMO
2009
Commento: Significativo è l’incremento della risposta “si”, avvalorato
inoltre dal decremento della risposta “no”.
Commento: Il decremento dei giudizi “insufficiente” e “sufficiente”
e l’incremento di quelli “buono” e “ottimo” mostrano un ulteriore
risultato positivo rispetto all’anno 2009.
QUALITÀ DELLA PASTICCERIA
INSUFFICENTE
SUFFICIENTE
BUONO
OTTIMO
-19,9
+14
+3,9
-2
Commento: Significativo è l’incremento della risposta “si”, avvalorato
inoltre dal decremento della risposta “no”.
INTRATTENIMENTO
2009 2010 VARIAZIONE
INSUFFICIENTE
27,6
19,5
- 8,1
SUFFICIENTE
32,4
30,5
- 1,9
BUONO
28,6
36,2
+ 7,6
OTTIMO
11,4
13,8
+ 2,4
Commento: Il decremento dei giudizi “insufficiente” e “sufficiente”
e l’incremento di quelli “buono” e “ottimo” mostrano un ulteriore
risultato positivo rispetto all’anno 2009.
2009
6,6
28,3
38,7
26,4
7,7
43,6
38,5
10,2
Commento: L’incremento del giudizio “sufficiente” è compensato dal
decremento di quello “insufficiente”.
Commento: L’incremento dei giudizi negativi e il decremento di quelli
positivi rivelano un peggioramento rispetto all’anno 2009. In questo
caso si deve però sottolineare che nel 2011 il servizio gratuito di bus
navetta è stato raddoppiato, interessa tutto quanto il paese, ed è molto
frequentato.
QUALITÀ DELLA RISTORAZIONE
INSUFFICENTE
SUFFICIENTE
BUONO
OTTIMO
2010 VARIAZIONE
31
Il territorio: la nostra storia, le nostre città, i personaggi
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
Le comunità dell’ex
Agro Ericino nella loro
evoluzione sociale
di Giuseppe Basiricò
Notizie storiche
Con il ritorno della Nazione alla democrazia, dopo l’esperienza fascista conclusa con il devastante conflitto mondiale,
vengono riattivate alcune vertenze sociali che, il regime prima e la guerra dopo, avevano messo a tacere, coperte da
un oblio forzato. Fra queste gli attriti e le lotte di classe tra la ricca borghesia che aveva governato il comune di Monte S.
Giuliano (prima che tornasse a chiamarsi Erice) e le comunità contadine che ormai popolavano il vasto agro ericino (uno
dei comuni più estesi della Sicilia).
Intorno alla metà del XX secolo (dal 1948 al 1955) nascevano, a spese del territorio ericino, i nuovi comuni di Custonaci,
Buseto Palizzolo, San Vito Lo Capo e Valderice. Lo strappo con la madre patria ericina (come amava definirla lo storico e
letterato dell’800 Giuseppe Castronovo) è avvenuto con rancore e risentimento che hanno indotto i Montesi ad attribuire
ai valligiani la responsabilità del declino della prestigiosa e plurisecolare vetta. In effetti l’emorragia migratoria che svuotava
la città a vantaggio delle campagne era stato un fenomeno iniziato molto tempo prima dell’erezione dei nuovi comuni, in
quanto perdurava già da 150 anni ed era dovuto a processi ciclici a cui Erice era soggetta in rapporto al ruolo che la città –
fortezza ha assunto in epoche diverse.
Già nella seconda metà del XIX secolo lo stesso Castronovo aveva costatato il fenomeno di svuotamento della città e
ne aveva individuato le principali cause, fra cui in particolare due: lo sviluppo a valle del commercio (la distribuzione
commerciale procede solitamente appaiata con l’incremento demografico) e la collocazione periferica della città sul
monte, distante da tutti i centri abitati e difficile da raggiungere.
Propose allora lo spostamento del capoluogo comunale dalla vetta alla collina di Ragosia che presentava un ampio
altopiano idoneo, a giudizio dello scrittore, alla costruzione di una novella Erice che avrebbe dovuto ereditare dalla vetta
anche il prestigioso nome. Il progetto si rivelò presto alquanto utopistico ed ebbe molti oppositori che ne impedirono la
realizzazione. Ma il principio non è stato abbandonato: San Marco, frazione guida delle vertenze del pedemonte, continuò
a portare avanti l’istanza del trasferimento del capoluogo nel proprio centro abitato. Le altre frazioni hanno, invece, posto
direttamente l’autonomia dal capoluogo con la formazione di nuovi comuni. Alla fine prevalse quest’ultima vertenza.
I giovani comuni dell’agro crebbero in fretta, ciascuno cercando un proprio indirizzo coerente con le attitudini sociali,
economiche, territoriali e paesaggistiche.
Custonaci
Dal territorio particolarmente povero, era una delle
comunità più disagiate. Negli anni cinquanta del secolo
XX la principale fonte di sostentamento era l’allevamento
brado di animali che utilizzava le aride pietraie
improduttive e perciò lasciate a pascolo spontaneo. Il
giovane comune seppe valorizzare quella peculiarità
che per secoli era stata la prima responsabile dello stato
di povertà della piccola comunità: le vaste distese a xiare
che consentirono l’estrazione di un marmo pregiato
che trasformò l’economia del paese a garanzia di un
benessere diffuso e generalizzato. Oggi Custonaci è
sinonimo di marmo internazionale.
La comunità civile, sostenuta da una classe politica
attenta e interessata, seppe valorizzare costumi e
tradizioni legati a quella vita dura e difficile, nel rispetto
culturale dei valori che la sostenevano. Ma fece di più ,
32
Banca Don Rizzo
della domenica delle palme” che raffigura scene delle
passione di Cristo. Il livello artistico e scenico raggiunto
dalla sfilata trova ormai così tanti estimatori che nel
giorno della manifestazione le strade di accesso al paese
sono occupate da interminabili colonne di auto che
vanno, prima, e tornano, dopo, verso i centri limitrofi.
L’altra iniziativa riguarda l’istituzione di un Museo della
Civiltà Contadina, voluto e avviato dallo stesso Prof.
Fodale, molto visitato in particolare da scolaresche di
tutta la provincia. I visitatori, se concordato prima con la
direzione del museo, possono assistere alla manifattura
di oggetti dell’artigianato contadino, cosa che rende il
museo vivo e attuale.
con una intelligente intuizione sfruttò quelle tradizioni
per pubblicizzare il centro e favorire l’incremento
turistico: anziché far cadere nell’oblio un sistema di vita
ormai scomparso, lo raccolse in tutte le sue componenti
in un sito realistico, una grande grotta naturale divenuta
col tempo il cuore di un baglio contadino abitato da
famiglie allargate. Nacque così, oggi visitato da masse
di turisti locali e forestieri, il “Presepe vivente” della grotta
Mangiapane in cui vengono riprodotti fedelmente le
professioni, il lavoro e le condizioni di vita della società
rurale di un secolo prima.
Il presepe, ormai pubblicizzato in tutto il territorio
nazionale, è stato successivamente affiancato da un
museo vivente con il quale viene riprodotto lo stesso
sistema di vita nel periodo dell’alta stagione turistica.
Così, mentre il marmo solleva l’economia del centro,
mantenendo un deciso benessere, le tradizioni
riproposte e spettacolarizzate mostrano dal vivo uno
spaccato di vita che costituisce una pagina di storia di
una comunità non più esistente.
San Vito Lo Capo
A San Vito la natura ha dato un dono inestimabile. Una
spiaggia di rena bianca e pulita con un mare limpido
e cristallino, contenuta da una costa di bella scogliera
ricca di baie, seni e calette nelle quali penetra un mare
blu con fondali variegati e pieni di vita. C’è persino chi
sostiene che la spiaggia di San Vito sia la più bella d’Italia.
Per trasformare il luogo da un povero e semplice borgo
di pescatori in un centro di turismo internazionale è
bastato operare in modo intelligente per far conoscere
quella gemma, pubblicizzandone le immagini e curando
Buseto Palizzolo
è stato quello che, fra i comuni dell’agro, ha mantenuto
una linea di sviluppo coerente e rispettosa delle
tradizioni contadine. Privilegiato da una comunità
equilibrata, ha ritrovato nella stessa economia rurale
un proprio moderato benessere, conservando usi e
tradizioni insieme con i valori fondamentali di quella
società, primo fra tutti la centralità della famiglia, istituto
ancora sano che preserva da devianze e malesseri sociali.
Il suo aspetto lindo e armonioso è ancora composto
di piccoli agglomerati mantenuti in assonanza estetica
con la tradizionale urbanistica rurale. Davanti ad
ogni abitazione, spesso le casette basse mostrano un
giardinetto fiorito per buona parte dell’anno, dove
pergolati e rampicanti ombrosi ed essenze profumate
danno all’insieme un tocco di sana armonia ed un
riscontro di civiltà che ha fatto affermare ad un noto
scrittore, preside di una scuola media e manager
culturale, il Prof. Rocco Fodale: «Noi la Svizzera l’abbiamo
a Buseto Palizzolo».
Degne di citazione perché danno merito alla comunità
busetana sono due iniziative ormai affermate nel
tempo. La prima è “la processione dei gruppi viventi
N. 3 2011
33
sono state le iniziative intraprese, ma tutte hanno
avuto vita effimera, scomparendo dopo pochi anni, o
limitandone l’importanza e la notorietà. Mi riferisco, ad
esempio, alla:
• mostra - mercato dell’artigianato siciliano, scomparsa
dopo 10 edizioni annuali che l’avevano portato ad
esporre il migliore e più pregiato artigianato dell’isola;
• sfilata dei carri carnascialeschi che, dopo alcuni anni di
progresso e buona affermazione, oggi ristagna in una
netta fase di stanca e di regresso;
• estate valdericina ricca di programmi e di spettacoli
culturali e ricreativi, tenuti nel bel teatro S. Barnaba,
rassegna che di anno in anno perde importanza e
interesse artistico.
Merita, invece, memoria e apprezzamento la bella
e suggestiva manifestazione della “Bibbia nel parco”
costituita da gruppi viventi disseminati in un rustico
itinerario boschivo, riproducenti scene ed episodi
del vecchio testamento. L’iniziativa attende di essere
istituzionalizzata, adeguatamente pubblicizzata e
ripetuta nell’alta stagione per renderla fruibile ai più
consistenti flussi turistici.
Malgrado i limiti prima lamentati, anche Valderice è stata
baciata da madre Natura che l’ha voluta ricca di verde,
con giardini, ville e scenari suggestivi e affascinanti dove
si possono ammirare i più bei paesaggi scenografici:
monti, mare, colline, prati fioriti, fornita anche di clima
mite e aria tersa e profumata dalle essenze che vi
crescono spontanee. Queste buone qualità ne hanno
fatto un centro di villeggiatura rinomato.
come dovuto spiaggia e mare. Oggi San Vito oltre che un
frequentato centro balneare, è un luogo che è riuscito a
lanciare iniziative apprezzate che riempiono la cittadina
di turisti per almeno quattro mesi l’anno.
Iniziative gastronomiche come il “couscous fest”, la “festa
degli aquiloni” sollevati in cielo su quella splendida
spiaggia e le tante altre manifestazioni culturali e
ricreative organizzate dall’intera comunità cittadina,
hanno ormai varcato i confini nazionali calamitando nel
centro flussi turistici non indifferenti.
Mi sia consentito un ammonimento finale. La comunità
sanvitese vigili per mantenere integro quel dono
prezioso che la natura con tanta benevolenza ha dato.
Valderice
Lasciato per ultimo, volontariamente, perché è nato
ultimo, nel 1955 con il nome banale di Paparella - S.
Marco, toponimi delle due principali frazioni valligiane.
Solo nel 1958, con Legge Regionale n. 1 del 25 gennaio,
è stato autorizzato a fregiarsi del nome più prestigioso
ricavato da quello ericino.
è il più popolato fra i quattro comuni (oggi conta più
di 11.000 abitanti), ed è anche quello che è più legato
alla cultura ericina da cui è ancora influenzato. In questo
mezzo secolo di autonomia ha avuto uno sviluppo
notevole. Ha subito, più degli altri centri dell’agro,
l’influenza della vicina città di Trapani, sicché la sua
comunità ha visto prevalere il ceto piccolo borghese del
tipo cittadino, tendenza che ha imbarbarito la cultura
locale nei suoi principali caratteri peculiari. Numerose
34
Banca Don Rizzo
Il territorio: la nostra storia, le nostre città, i personaggi
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
La grotta,
il fenomeno del carsismo,
il presepe vivente ed i beni
demo-etnoantropologici
ricerca a cura di Giuseppe Butera
manufatti litici, selci lavorate, ossa e denti di animali e graffiti,
molti dei quali si trovano ancora oggi conservati presso il
Museo Pepoli di Trapani ed il Museo Etno Antropologico
di Parigi.
Le suggestioni del borgo Scurati e della Grotta Mangiapane
sono forti a tal punto da essere state spesso utilizzate come
location per importanti produzioni cinematografiche e
televisive, tra le quali ricordiamo:
• “Il Commissario Montalbano” (episodio della serie “il
Commissario Montalbano” in onda su Rai 1);
• “Il ladro di merendine” (episodio della serie “il Commissario
Montalbano” in onda su Rai 1);
• “Cefalonia” (fiction storica in più atti prodotta e distribuita
dalla Rai);
• “Nuovo mondo” (produzione cinematografica del 2006);
• “Viola di mare” (produzione cinematografica del 2009).
La grotta Mangiapane
Custonaci, centro marmifero di livello internazionale,
rappresenta uno dei principali poli nazionali di estrazione
di materiali marmorei di pregio, con 136 cave in attività
da cui si estrae il celebre marmo denominato “Perlato di
Sicilia”. Le pietre di Custonaci sono primariamente calcaree
e, perciò, nelle ere geologiche, hanno dato avvio ai
cosiddetti fenomeni carsici, dando origine a molteplici e
bellissime grotte, antropizzate fin dal Paleolitico Superiore.
Una delle più belle, ed in assoluto la più particolare, è la
Grotta Mangiapane.
Fu denominata così dal nome del nucleo familiare che vi
abitò dal 1800 sino alla fine dell’ultima grande guerra.
Alla sua formazione, oltre al carsismo ha influito l’azione
del mare che ne ha ulteriormente sagomato ed ampliato
le cavità.
Fu scientificamente studiata per la prima volta dal
paleontologo francese R. Vaufrey, direttore del museo di
paleontologia umana dell’Università dì Parigi, che vi trovò
tracce dell’uomo primitivo consistenti in ritrovamenti di
N. 3 2011
Il Presepe Vivente e la valorizzazione dei mestieri e
delle tradizioni popolari siciliane
Il Presepe Vivente di Custonaci è valutato, ad oggi, il più
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oggetto delle attenzioni dei più importanti media nazionali,
sia televisivi (RAI, Mediaset, ecc.) che della carta stampata.
Lo “spettacolo” ha luogo a borgo Scurati, una realtà di
case rurali disseminate, come in un presepe, a ridosso di
un contesto di grotte naturali che si aprono su alte pareti
rocciose. Tra queste primeggia la Grotta Mangiapane:
commovente e scenico spazio datato al Paleolitico
superiore, la grotta rappresenta una vera rarità, provvista di
una apertura molto alta, circa 80 metri, e profonda 70, alle
cui pareti sono accostate, mantenutasi intatte nel tempo,
delle deliziose piccole case, delle stalle e un forno per il
pane, edificate da una famiglia di pastori tra l’800 e la metà
del ‘900. Alle spalle del borgo, le suggestioni del golfo di
Erice, incastonato tra Pizzo Cofano e Pizzo lungo
In questa magica location, ogni anno, da quasi 30 anni, un’intera
comunità locale e gli ultimi artigiani-artisti siciliani si riuniscono
per dare scena ad uno spettacolo unico ed irripetibile. Per 7
o 8 giorni, i visitatori-spettatori attraversano i luoghi allestiti,
tra attività e scene di vita, a stretto contatto con oltre 150
personaggi che riproducono, fedelmente, l’esecuzione di
antichi mestieri, scene e luoghi sempre più rari.
“Non si finge di produrre, no, si produce per davvero: vasi,
sedie impagliate, ferri ritorti, formaggi, olio d’oliva spremuto
dal frantoio di pietra…” (Panorama, 2002).
L’evento stesso rappresenta una modalità di gestione
altamente innovativa di 2 beni culturali:
•la preistorica Grotta Mangiapane che, senza il Presepe
Vivente, non sarebbe mai stata sviluppata;
•il patrimonio culturale degli antichi mestieri e delle
tradizioni siciliane, che grazie al Presepe diventa “fruibile” in
una forma del tutto alternativa e nuova rispetto a freddi e
statici musei etno-antropologici.
grande evento di rivalutazione dei mestieri e delle tradizioni
popolari siciliane.
Per tali logiche è stato, di recente, inserito nel Registro delle
Eredità Immateriali, ed è tra i 100 beni non materiali della
Regione Siciliana. Alla realizzazione del presepe e alla sua
ideazione lavorò il farmacista Battiata.
Lo spettacolo, predisposto dall’Associazione culturale
“Museo Vivente” di Custonaci, un plauso va al dottore
Battiata, alla 30° edizione il prossimo dicembre, è conosciuto
in tutta Italia grazie alla sorprendente suggestività delle
rappresentazioni, oltre che all’originalità, alla contegno e
al pathos interpretativo dei personaggi, e alle emozioni,
spesso che diventano commozioni, che riesce a suscitare.
Quello di Custonaci è un territorio di grande richiamo.
Come lo è, d’altronde, lo spettacolo portano, annualmente
in scena.
Dalla prima edizione ad oggi hanno oltrepassato la
soglia dei 400 mila, i visitatori che vi hanno assistito con
coinvolgimento emotivo non comune e partecipazione
cristiana considerevole.
Non passa edizione, inoltre, senza che il Presepe non sia
Si ringrazia per info, foto e testi:
Associazione culturale “Museo vivente”.
Contrada Scurati - Grotta Mangiapane - 91015 Custonaci (TP).
Tel: 0923 973553, 0923 971029, 335 5399471 (solo per i gruppi).
E-mail: [email protected]
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Il territorio: la nostra storia, le nostre città, i personaggi
LA TRADIZIONE E L’INNOVAZIONE
Il Patrimonio
carsico di Custonaci
Una grande risorsa naturale
di Rosario Ruggieri
è in questo contesto di rocce mesozoiche calcareodolomitiche solubili che le acque meteoriche hanno
generato lo scenario carsico naturale di Custonaci costituito
da una variegata suggestiva serie di morfologie superficiali,
che vanno sotto il nome di “Karren”, e da numerose cavità,
chiamate localmente “Zubbie”, dall’arabo Zubya, vale a dire
voragine, pozzo senza fine che inghiotte qualsiasi cosa. Fra
i Karren, vere e proprie sculture naturali, si evidenziano le
affascinanti morfologie della Foresta pietrificata di Piano
delle Ferle, sulla dorsale del Monte Sparagio, costituita da
alti pinnacoli e aspre guglie di roccia carsificata, emergenti
come silenti e benevoli guardiani giganti fra le odorose
fragranze della macchia mediterranea.
Un discorso particolare meritano, invece, le cavità naturali
o, come anzidetto, Zubbie. Al riguardo, la conoscenza e
lo studio del patrimonio carsico di Custonaci è alquanto
recente. Se l’esplorazione delle prime importanti cavità
inizia nel 1965, da parte di Anelli e Orofino, dell’Istituto
Italiano di Speleologia, su incarico dell’Amministrazione
Provinciale di Trapani, devono tuttavia passare ancora circa
trent’anni perché prenda avvio, nel 1992, un sistematico
Il territorio di Custonaci ha un’importante particolarità: è
un territorio carsico. “Carsico?” Si potrebbe allora chiedere
qualche lettore. A beneficio di una migliore comprensione
del significato di questo termine, spenderò, allora, qualche
riga di premessa al fine di rendere più chiaro l’argomento
di questo articolo incentrato sulla conoscenza e
divulgazione delle bellezze carso - paesaggistiche della
città di Custonaci oggi famosa per l’industria del marmo,
domani auspicabilmente anche per ciò che diremo in
questo articolo.
Iniziamo, pertanto, col dire che “carso”, derivante da
“Karra”, etimo slavo significante “pietra”, individua oggi
un contesto geografico, fra il territorio triestino e quello
sloveno, che si caratterizza, in generale, per le forme aspre
del paesaggio (da cui “pietra”), ma più in particolare per
la presenza di grandi cavità naturali, fra le quali le famose
Grotte di Postumia, oggi in territorio sloveno. I processi
che hanno modellato il rilievo esterno e originato tali
sistemi sotterranei, imputabili all’azione corrosiva di acque
acide (contenenti CO2) su rocce solubili, come le dolomie
o meglio ancora i calcari, vengono definiti fenomeni
carsici, mentre carsico o carsificabile è qualunque territorio
soggetto a tali eventi. Da ciò è derivato l’uso generale del
termine in qualsiasi parte del mondo dove la presenza di
rocce, per l’appunto solubili, evidenziano tali particolari
morfologie.
Fatta questa, succinta, e spero chiara premessa, ora
abbiamo gli elementi di base per poter comprendere
perché il territorio di Custonaci è un’area carsica, fra le più
importanti del contesto naturale siciliano e non solo. Per
cominciare, diamo uno sguardo alle sue forme del rilievo e
alla loro intrinseca natura fisica. Sotto il profilo orografico,
quello di Custonaci è un territorio prevalentemente
montuoso costituito da dorsali (Monte Sparagio con i
suoi 1110 m la più alta cima dei Monti di Trapani, Monte
Palatimone - San Giovanni), da imponenti rilievi isolati
(Monte Cofano), da intercalate piatte depressioni (Piana di
Purgatorio) e da un’irregolare fascia costiera a occidente
sul mare Tirreno. Questi rilievi, trasportati e sollevati dalle
acque del mare da immani forze geologiche (le stesse
che fanno scontrare la placca africana contro quella
euroasiatica), costituiscono oggi uno spettacolare e
affascinante contesto paesaggistico, modellato dalle
azioni erosive e carsico-corrosive delle acque nel corso di
centinaia di migliaia di anni.
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Banca Don Rizzo
migliaia e migliaia di anni. Queste suggestive morfologie
sono osservabili soprattutto nel settore superiore della
cavità con tipologie, di forme e dimensioni varie, quali:
gruppo di stalagmiti, grandi colonnati, depositi a canne
d’organo e laminazioni, stalattiti tipo cannule e concrezioni
eccentriche. In considerazione di siffatta ricchezza e
bellezza, per la suddetta cavità fu prospettata, nell’ambito
di un Congresso Regionale di Speleologia tenutosi a
Custonaci nel 2002, la possibilità di una tutela, valorizzazione
e fruizione turistica, con interventi minimi ad impatto zero.
Ma, purtroppo, ancor oggi a distanza di circa 10 anni, nulla
è stato fatto di quanto auspicato, al di fuori dell’apposizione
nell’ingresso della cavità di una, comunque, utile quanto
relativamente efficace grata di protezione.
La presenza di questo spettacolare patrimonio carsico,
ancora poco conosciuto, nel sottosuolo di Custonaci
costituisce una grande ricchezza per la comunità sia
sotto l’aspetto naturalistico che per ciò che concerne
la concreta possibilità che lo stesso possa essere fruito
turisticamente, così come è avvenuto, con grandi benefici
economici e occupazionali, per numerose altre realtà in
Italia come la Grotta di Castellana, le Grotte di Frasassi e la
Grotta Gigante, solo per menzionare alcune, e nel mondo,
come le Grotte di Postojna e di San Canziano in Slovenia,
la Mammoth Cave negli USA e numerose altre. Tutto
ciò implica da parte delle amministrazioni competenti
(Provincia e Comune in primo luogo) una convinta e non
più differibile azione di tutela per il patrimonio carsico
tutto, sia superficiale che sotterraneo, al fine, da un lato,
di impedirne l’ulteriore degrado, e, dall’altro, di favorirne
la valorizzazione e conservazione a beneficio delle future
generazioni.
lavoro di ricerca e di esplorazione da parte del CIRS
Ragusa (Centro Ibleo di Ricerche Speleo-Idrogeologiche)
su iniziale incarico dell’amministrazione comunale di
Custonaci. Il risultato di tali ricerche nell’arco di circa 20
anni ha portato al rilevamento e alla documentazione di
circa 80 cavità, la maggior parte delle quali ad andamento
pressoché verticale. Fra queste alcune si evidenziano
per la loro profondità come: l’Abisso delle Gole profondo
120 m e l’Abisso del Purgatorio, profondo circa 200 m;
altre emergono, in particolar modo, per la ricchezza di
concrezioni calcitiche di varie forme e colori, come: la
Grotta Maria SS. di Custonaci, la Grotta del Fantasma, la
Grotta Cerriolo o Cufuni, e la Grotta della Clava, ubicate
nell’areale Cerriolo - Piano Zubbia - Scaletta, e la Zubbia
delle Meraviglie ubicata sul Monte Palatimone. Fra le su
menzionate cavità val la pena di spendere ora qualche rigo
sulla Grotta della Clava, per le potenzialità e implicazioni di
carattere turistico e culturale legate a tale cavità.
La Grotta della Clava, così chiamata per la presenza di
alcune stalagmiti particolari a forma, per l’appunto, di
Clava, viene occasionalmente scoperta negli anni sessanta
a seguito dei lavori di coltivazione di una delle numerose
cave che tappezzano, oggi dismesse, l’area di Piano Zubbia
- Scaletta. Alla mercé di chi, in quel periodo, poté facilmente
accedere, nella sua parte superiore, la grotta subisce
notevoli danni per la rottura e asportazione di concrezioni,
anche di grandi dimensioni, a giudicare dai relitti (stalattiti
e colonne spezzate) tristemente osservabili in alcuni suoi
ambienti. Fortunatamente, il provvidenziale occultamento
dell’ingresso, dopo un qualche tempo dalla sua scoperta, la
salva da una devastazione completa, tenendola per diversi
anni nascosta e perciò fuori dalla portata sia di occasionali
raccoglitori di souvenir di stalattiti che di ben più motivati
razziatori. Riesumato l’ingresso, tempo dopo, viene quindi
esplorata e documentata dal CIRS nel 1997. La cavità, estesa
circa 800 m e con una profondità di 80 m, rappresenta
una delle più interessanti morfologie carsiche ipogee
del territorio di Custonaci in quanto a ricchezza, varietà e
bellezza di formazioni calcitiche, originatesi nel corso di
N. 3 2011
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Storie d’aziende
IL NOSTRO IMPEGNO
Valderice e Cultura
Un binomio indissolubile
rinsaldato dal valore estetico
e storico del marmo
La famiglia Oddo ed il decollo economico dell’agroericino
di Antonio Fundarò
che ha difficoltà, ancora oggi, a conquistare i mercati
esteri e quelli europei e che spesso subisce l’onta di non
ritrovarsi capace a sdoganare la sua millenaria cultura e
l’eccellenza dei suoi prodotti.
Un po’ per rassegnazione, quella di chi, vuole arrendersi
e preferisce lasciare questa terra, un po’ di chi, invece,
preferisce un posto statale o regionale, pochi euro al
mese, e la tranquillità di potere campare, male, ma di
poterlo fare.
Lo speciale intreccia e ricompone storie diverse attraverso
il filo ininterrotto dell’uso e il riuso delle pietre e dei marmi
nei cantieri di Valderice, e non solo, attraverso l’innovazione
e l’intraprendenza, l’intuito e la perseveranza, di un uomo,
un’ icona, per la lavorazione del marmo.
Un itinerario attraverso i luoghi più significativi legati
all’estrazione e alla lavorazione del marmo, un’attività
economica che nell’agroericino ha una grande
tradizione.
Sfruttato fin da epoca antica, l´utilizzo di questo
materiale lega la sua storia all’area che va da Balata
Di Baida a Valderice, passando per Custonaci, un’
importante crocevia storico e culturale.
Lo sfruttamento delle cave marmoree, nei secoli
scorsi finalizzato prevalentemente alla realizzazione
di opere artistiche e monumentali da inserire negli
edifici dell’aristocrazia italiana e nei luoghi di culto
sparsi in tutto il territorio nazionale, da qualche
decennio, pur mantenendo la solida tradizione artistica
delle maestranze, con l’ introduzione delle moderne
tecnologie nella estrazione e nella lavorazione, è stato
possibile ridurre enormemente i costi di produzione,
estendendo l’ utilizzo di questo materiale di pregio
nell’ edilizia abitativa anche oltre i confini nazionale e
comunitari. Ciò costituisce per l’intero territorio un
pilastro fondamentale su cui poggia l’economia.
Attraverso la storia dei membri di una delle più
importanti famiglie siciliane di imprenditori del marmo,
l’articolo ricostruisce il processo di trasformazione di
un’attività e segue le metamorfosi della città, da piccolo
paese del mare, con attività prevalentemente agricola,
pastorale e della pesca a capitale indiscussa del marmo.
Il nostro speciale riordina un quadro complesso di
relazioni e di microstorie, che restituisce con vivezza
i caratteri di un mestiere che ha radici profonde nella
storia della provincia quale Trapani.
Il Novecento è un secolo di profonde trasformazioni
in cui Valderice , da centro agricolo pastorale e della
pesca, vive l’alternanza tra la tradizione e l’esperienza
dell’industrializzazione, arrivata, come vedremo, molto
lentamente, per ritrovarsi a metà del secolo a rafforzare
la sua identità di centro e roccaforte dell’estrazione
del marmo e poi, ancora, a reinventarsi come capitale
moderna delle esportazione del marmo di una giovane
40
Banca Don Rizzo
Cava perlatino venatino e bianco in contrada Rizzuto, Valderice
industriale del settore, e quello che, più e meglio,
rappresenta all’estero il prodotto made in Italy per
connotarne la qualità..
Un’avventura, quella della passione per il marmo, nata
per caso, forse per necessità che, però, ha determinato la
svolta per il vertice aziendale; Rocco Oddo già a partire
dal 1967 quando, come egli stesso afferma «incominciai
a fare del segato di marmo» e ad affettare il mitico, ormai
in disuso, Libeccio.
Ma la vita di Rocco Oddo, lo ricorda lo stesso
protagonista di questa entusiasmante avventura, è stata
davvero ricolma di eventi fortuiti. A partire, proprio, da
ciascuna delle scelte lavorative. Ci ricorda Rocco Oddo
«avevo necessità di sopravvivere e sapevo di non avere
raccomandazioni». E fu così che, ancora ventenne,
dovette abbandonare il sogno di diventare un militare,
stipendio fisso, e certezze per il domani. «Per la verità –
continua Oddo – durante il servizio di leva, mi resi, ben
presto conto, che non ero fatto per le stellette. Nulla
togliendo ai militari. Ero uno spirito libero, la voglia di
fare, di creare e una incapacità ad essere subordinato
a qualcuno. Non per i ruoli, evidentemente, ma perché
conscio che spesso l’essere superiore era finalizzato,
esclusivamente, a mortificare le intelligenze altrui. E
ritornai a Valderice. La pressione della mancanza del
lavoro, l’assenza di soldi da investire, ed una madre d’oro
a cui dovetti presto rivolgermi».
E Rocco Oddo, allora, rientrato nella sua città natale
Da un lato la ricostruzione delle vite professionali dei
principali componenti di una delle più note famiglie di
lavoratori del marmo, gli Oddo, due generazioni, la terza
in crescita, di ingegno prestato al decollo dell’economia
dell’agroericino; dall’altro, gli approfondimenti mirati
alla comprensione del cantiere, delle lavorazioni,
della gestione e della crescita economica e sociale
delle imprese Oddo, protagoniste in molte delle
trasformazioni in atto nel campo della tecnologia,
dell’organizzazione del lavoro, del contesto politico e
culturale della città di Valderice.
La memoria della città come centro produttivo è un
tema di particolare rilevanza per quanti credono nella
possibilità di crescita e di decollo economico della Terra
di Sicilia, consapevoli della centralità del rapporto tra
lavoro e luogo urbano di cui la sua sede, i numerosi
palazzi, i tanti monumenti storici, le tante chiese, le stesse
colonne di San Pietro in Roma, ed oggi i tanti palazzi
principeschi nell’estremo e nel medio Oriente e nell’area
Araba, ne sono testimonianza prestigiosa e unica.
Con questo speciale, Banca Don Rizzo, intende
sottolineare ancora una volta il nesso indissolubile
tra Valderice, l’intero agroericino e la Cultura, valore
la cui rilevanza socioeconomica è necessario che, le
amministrazioni civiche, promuovano in tante loro
attività, così come ha fatto, in questi decenni di duro
lavoro la famiglia Oddo, in primis Rocco, 79 anni, 45
anni di attività nel settore del marmo ed, oggi stimato,
N. 3 2011
41
imprenditoriali miei e dei miei figli si concretizzassero».
Perché, come capita in ogni azienda che si rispetta,
anche Rocco, amando così fortemente il suo lavoro, ha
fatto si che anche i suoi figli se ne innamorassero.
Un amore viscerale per il lavoro che si legge negli occhi
di Andrea, Vito, Rosanna, Nicoletta e Giampaolo e si può
desumere dalla storia di ognuno di essi.
Un solo aneddoto per rappresentare tutto ciò c’è lo
racconta Rocco.
«Una volta lasciai a casa Andrea per recarmi alle cave.
Distano da casa mia 15 chilometri. Non ricordo neppure
il motivo della mia scelta ma dissi no al bambino. Dopo
circa un’ora vidi Andrea entrare in cava e dall’ interesse
che manifestava nel seguire le lavorazioni, mi resi
conto immediatamente che in questo lavoro si sarebbe
realizzato. Anche gli altri figli, compatibilmente con gli
impegni scolastici sin da bambini riservavano parte
del loro tempo libero alle attività aziendali maturando
sin da allora importanti esperienze che continuano a
rilevarsi di fondamentale importanza per l’ impresa, e se
sono cresciuto così, lo devo proprio a loro».
«Ritengo che, a distanza di anni, posso affermare con
certezza che, nonostante la tenera età, avevo già da
allora l’obiettivo di diventare un vero professionista
del settore. Basti pensare che allora ero l’unico che
sapeva usare, in cava, la pala meccanica. E lo facevo
divertendomi come stessi utilizzando un giocattolo.
E nel frattempo aiutavo mio padre e gli altri operai»
afferma Andrea, con soddisfazione, ricordando anni che
sono lontani solo nel tempo, non certo nel ricordo.
Ma la storia di Rocco passa attraverso un autocarro Fiat
615 e dal Leoncino.
incominciò a fare, come ironicamente afferma lui
stesso «il commerciante dei prodotti della terra.
E comprai un moto Ape. Anche quella con grande
sacrifici».
Ci racconta un aneddoto:
«Non avevo i soldi per questo primo necessario,
importante, acquisto. Mi rivolsi a mia madre. Ma, allora,
firmare cambiali era qualcosa di brutto. Si avvertiva il
peso della pericolosità della cosa e mia madre fu come
se scappasse dall’eventualità. Ma, siccome dovevo fare
il commerciante dei prodotti della terra, la fortuna mi
agevolò, un mio cugino aprì la rappresentanza della
Piaggio a Valderice. Mi ci rivolsi e, solo allora, mia madre
decise di fare da garante. Ed impegnò la quota della terra
che io avrei ricevuto in eredità alla sua morte a garanzia
del pagamento del prestito. Naturalmente fu quella la
prima volta in cui acquistai qualcosa a rate. Devo dire,
a distanza di decenni, che se non avessi avuto, sin da
allora, questo coraggio, avrei fatto ben poca cosa. Non
si poteva e non si può realizzare nulla senza un aiuto
concreto della banche per gli investimenti. Le banche,
a cui sono grato, da allora ad oggi, hanno sempre dato
corpo ai miei sogni, alle mie intuizioni imprenditoriali,
alle necessità che, di volta in volta, l’azienda necessita».
E Rocco si lascia ad una battuta «è vero che le imprese
riescono a crescere grazie alle banche ma è pur
vero che, senza i nostri investimenti, le banche non
avrebbero vita facile. Il loro compito non può essere
solo quello di raccogliere risparmi. Quindi, con una
battuta, gli imprenditori hanno bisogno della banca, e
la banca ha bisogno di noi. La banca ericina prima, la
Don Rizzo oggi, hanno, spesso, permesso che i sogni
42
Banca Don Rizzo
«E spesso questo intuito ci ha permesso di non sbagliare
nelle scelte imprenditoriali ne, cosa davvero importante,
non abbandonare mai il processo di innovazione,
indispensabile per fare di una impresa, una impresa
competitiva e all’avanguardia» continua Nicoletta.
L’intuito di Rocco si concretizza con l’acquisto di altre
cave di marmo. «Come si può essere competitivi –
afferma Rocco Oddo - se non si controlla l’intera filiera
della produzione».
Nel 1996 nasce Oro Marmi snc. I figli di Rocco Oddo
entrano in società con il padre, garantendo, alla lunga,
quel ricambio generazionale, indispensabile per un
futuro certo dell’industria Oddo. Ma, tiene a precisare,
Rocco con tono orgoglioso «comando ancora io,
seppure non più da solo ma assieme ai miei figli». E
come non si potrebbe, con un intuito eccezionale come
il suo, una famiglia unita e forte come la sua, una terza
generazione in crescita pronta, lo si spera, a prendere
il timone dell’azienda. L’azienda che si occupa, oggi,
dei lavori di estrazione ed allestimenti interni è proprio
la “Oro Marmi snc”. Nel 2004, nasce la Oddo Marmi srl
e, nel 2005, viene definito lo stabilimento industriale
più all’avanguardia del comprensorio. 15 mila metri
quadrati di estensione, 2 mila metri quadrati impiegati
per la lavorazione, quasi 40 tra operai, impiegati, quadri.
Il grosso della produzione industriale viene trasferito
ad Oddo Marmi srl con sede nella zona industriale di
contrada Xiare a Valderice (Tp), tel. 0923 592768, e mail
address [email protected].
«Acquistai, qui, il terreno, quando ancora nessuno
parlava di aree industriale» sottolinea Rocco Oddo,
orgogliosamente soddisfatto dell’ennesima prova del
suo buon intuito. «E credetti e scommisi in ogni forma
di investimento e finanziamento. Dai Patti Territoriali ai
finanziamenti per l’innovazione tecnologica. Quando
gli altri avevano paura io gridavo che c’era bisogno di
maggiore liquidità e mi rivolsi alle banche».
«Ma ero forte. Avevo la famiglia alle spalle. I miei figli,
mia moglie, il mio intuito, i tanti operai che credevano
in me, ed un progetto ambizioso: dimostrare e non solo
ai miei figli che si può fare impresa sana anche in Sicilia
senza avvalersi di connivenze politiche o complicità
malavitose e che se alla propria impresa si dona con
tenacia la propria dedizione essa ricambia offrendoci i
mezzi con cui realizzare le nostre ambizioni.
“Non potevo e non mi sono arreso mai in questa
impresa, dapprima ardua, adesso accattivante”continua
il Sig. Oddo.
Non c’è impresa senza forza familiare. E Rocco Oddo ha
la fortezza di una grande famiglia e, come dice la figlia
Nicoletta «la vicinanza ed il coraggio di una grande
madre». Ed il pensiero va alla mamma Anna che, in
questi anni, ha accompagnato il viaggio del marito, con
le parole opportune, gli incoraggiamenti necessari, la
determinazione della donna siciliana, spesso necessaria
«Che pazzie feci pur di guadagnare qualcosa. Lavoravo
notte e giorno e, anche lì, mi trasformai in imprenditore.
Mi ricordo, una volta, che annusato l’affare, acquistai
un intero carico di finocchi, misi il gasolio nel mezzo
e partii, la notte, per Torino. Un viaggio fantastico che
mi fece comprendere come c’era necessità che i nostri
mercati, anche quelli ortofrutticoli, si aprissero a nuove
realtà. Altrimenti prima o poi, l’economia agraria sarebbe
crollata».
In effetti lo strepitoso incremento delle vendite, Rocco
Oddo e le sue imprese, lo deve alla scelta felice delle
esportazioni intercontinentali. Lì dove si apprezza di più
il nostro prodotto, lì dove ancora esiste una maggiore
capacità finanziaria.
E fu così che il Leoncino aprì la strada al marmo. Non fu
un caso, infatti, che ad Oddo gli si presentò l’opportunità
di trasportare, con il suo Leoncino, del segato di marmo
al nord.
E dal trasporto all’impresa, il passo fu davvero breve.
Era il 1967 quando Oddo compra l’affetta sassi ed apre,
piccolo il suo primo figlio, la sua prima attività nel
settore.
«Compresi immediatamente che il mio futuro era si il
lavoro ma che questo doveva, necessariamente, passare
dall’innovazione tecnologica».
Ciò in un paese in cui i metodi estrattivi e di lavorazione
del marmo non potevano considerarsi all’avanguardia.
Il passo verso l’industrializzazione della famiglia , fu
davvero veloce.
Nel giro di pochi anni, comparvero, per la prima volta
nel settore, macchinari più moderni, (affetta lastre,
taglia blocchi) finché nel 1980 Oddo arriva ad una
scelta innovativa che si è rilevata utilissima nel processo
estrattivo e cioè il filo diamantato per il taglio, e
l’escavatore per la movimentazione dei materiali di cava.
«Quando ancora nessuno ne conosceva l’esistenza e,
naturalmente, quando ancora nessuno lo utilizzava”.
Il lavoro fu reso più veloce, ci fu più sicurezza nel cantiere
ed il prodotto cominciava a raggiungere standard
qualitativi davvero competitivi. Devo dire che, in questi
decenni, il mio pallino, ed ora quello dei miei figli, è stata
l’innovazione, basti pensare che sono stato tra i primi, in
questo nuovo stabilimento, ad impiantare il fotovoltaico
che mi produce quasi il 15% del fabbisogno giornaliero
di energia. Un investimento oneroso che implementerò
e che, alla lunga, mi darà soddisfazione».
«Mio padre ha un grande intuito. Ancora oggi è davvero
indispensabile nella conduzione delle imprese del
gruppo Oddo» afferma la figlia Nicoletta mentre, con un
fare davvero signorile, versa una profumatissima orzata
nei bicchieri, mentre la famiglia intera è riunita attorno
al tavolo del Consiglio di Amministrazione, al primo
piano del complesso industriale, una magnifica vista sul
golfo di Cornino, in una giornata uggiosa ed in cui tira
vento, forte molto forte.
N. 3 2011
43
di una famiglia e che ha dato vita ad un progetto che
si rinnova, ancor oggi, allo stesso modo, con la stessa
energia, con una più accresciuta professionalità e
competenza imprenditoriale.
Una vera e propria civiltà del marmo, quella, dunque,
che si è sviluppata e vive tra Valderice e Custonaci, grazie
anche alla famiglia Oddo che lega il suo nome non solo
alla tecnologia impiegata per l’estrazione ed il trasporto
dei giganteschi blocchi, ma anche e soprattutto alla
sua trasformazione, spesso artistica, che sta rendendo
grande e conosciuta nel mondo la società che da
decenni vive ed ha vissuto di questa preziosa risorsa.
Il nostro percorso, ricco di richiami storico-culturali,
unito alla bellezza del paesaggio dell’agroericino, ci
ha portato a conoscere il lavoro ed i costumi popolari
legati al marmo.
E lo abbiamo potuto fare grazie ad una famiglia davvero
unica, eccezionale, come quella di Rocco Oddo a cui, in
molti, la nostra terra, devono parecchio.
Un sogno che continua a camminare sulle gambe
dell’intera famiglia con il suo fondatore in prima fila.
per rendere più solide le basi di un castello.
Quel castello che, ciascuno, ha contribuito ad edificare,
dove nessuno si è mai tirato indietro, facendosi carico
delle responsabilità che attiene al solo fatto di far parte
di questa grande, importante, famiglia.
«Ho avvertito subito il peso della mia responsabilità
di figlio. Anche se nato per ultimo, forse un po’ più
coccolato degli altri, per così dire, a 13 anni ero già in
segheria, alternando scuola e lavoro. Me lo imponeva il
grande rispetto che avevo ed ho per i sacrifici di mio
padre, dei miei fratelli, della mia famiglia, insomma»
ribatte Gianpaolo, 37 anni, anche lui, fortemente e
totalmente impegnato nella conduzione dell’impresa di
famiglia.
Oggi la ditta lavora, principalmente, il Perlato di Sicilia
e il Perlatino Venatino anche se, la famiglia, possiede,
ancora, la cava di Libeccio antico, molto utilizzato nel
restauro delle chiese e, fiore all’occhiello, di una impresa
che ha fatto e sta facendo la storia di questa terra.
Romanticismo, passione e determinazione, dunque, per
descrivere la storia di una azienda che nasce per amore
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Banca Don Rizzo
Medaglie
IL NOSTRO IMPEGNO
Villa Zina,
connubio di tradizione
ed innovazione
Tra comfort, risorse paesaggistiche ed ambientali invidiabili
di Antonio Fundarò
splendore di un tempo grazie all’idea e all’ingegno di
due intraprendenti famiglie del territorio agro ericino, la
Oddo e la Nolfo, a cui spesso si lega il destino di questa
terra. Resta ancora, in Villa Zina, del passato, la casa
padronale, il tetto con struttura in legno di castagno
e copertura in coccio, l’originale finestra, la scala in
marmo autoreggente con interessante passamano in
ferro battuto senza saldatura, la cantina ed il palmento.
Percorrere la strada statale 187 che collega Castellammare
del Golfo a Trapani, passando da Buseto Palizzolo e
Custonaci, è una esperienza incantevole per chi ha
voglia e desidera sentire, ancora, lo stridente, alto e
continuo canto delle cicale, il gracchiare dei corvi, o
ammirare, indisturbato dai fragori delle città, le distese
di uliveti, di vigneti, e i campi coltivati a melone giallo o a
purceddu, o immergersi nel blu del mare Tirreno che, qui,
a Custonaci, diventa più azzurro e compatto, merlato,
com’è, da costoni incantati di montagne, carsiche,
spesso ricolme di una fitta vegetazione mediterranea.
Percorrere questa strada, spesso accompagnata da
contadini che, sul ciglio, propongono le meraviglie
di questo fazzoletto di terra, su bancarelle colorate a
festa, di giallo, di verde, di viola, di arancio, è ancora più
interessante se la si attraversa certi di raggiungere il
coronamento di questo sogno siciliano chiamato Villa
Zina Park Hotel.
Una struttura alberghiera le cui radici affondano nella
tradizione storica ed architettonica del Baglio Messina,
ad oggi accuratamente restaurato e riportato allo
N. 3 2011
Lì, come per incanto, quando vi si arriva, si odono, ancora,
in ricordi ancestrali, le massaie, i contadini che cantano
rientrando dal lavoro, o i bambini che si rincorrono
magari accompagnati dal miagolio del gatto.
Come per incanto, eccola, apparire, in tutta la sua unicità
Villa Zina Park Hotel. Un abbaglio senza precedenti.
Il rosso dei cocci sul tetto, le pietre della corte, l‘azzurro
di una piscina immersa nel verde di questo pregiato
territorio agroercino, e la sobrietà e l’eleganza degli
interni, caldi e accoglienti, tendenti a preservare la
riservatezza degli ospiti che vi arrivano, oggi sempre
più numerosi, in tutte le stagioni dell’anno.
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alcune pregevolissime riserve orientate naturali, cuore
e polmone della provincia più vitata d’Europa, capace
di dare valore aggiunto al soggiorno di chi ha deciso di
immergersi in un sogno chiamato Vila Zina.
Dolci colline e panorami indimenticabili, acque cristalline,
quelle della vicina Cornino e dell’impareggiabile San
Vito Lo Capo, bagli, palazzi e dimore storiche, grandi
vini, oli, vini, pesci, carni e sapori inconfondibili.
Scoprire questa terra, sostando nell’incantevole
ed impagabile Villa Zina Park Hotel, è un’avventura
entusiasmante in ogni periodo dell’anno. Lo è nella
soleggiata e calda estate, lo è nella sfavillante primavera,
quando Villa Zina pare immersa in un incantevole
prato fiorito. Ma lo è anche in autunno quando
Villa Zina prende i colori delle foglie degli alberi che
sembrano in fiore, per via del giallo delle loro foglie,
e delle viti diventate rosse; colori che invitano l’ospite
a passeggiare nelle ultime tiepide giornate prima
dell’arrivo dell’inverno. La luce della sera, definisce
l’orizzonte tra montagna e cielo. Le ultime occasioni per
un giro in mountain bike o una tranquilla passeggiata
in riva al mare per chi decide di raggiungere la vicina
baia di Cornino o la bianchissima spiaggia di San Vito Lo
Capo. Anche in inverno, a differenza di quanto si possa
pensare, Villa Zina è centro vivo in cui si incontrano
proposte culturali ed enogastronomiche, come quella,
ad esempio, del venerdì o del sabato sera, quando è
possibile degustare, dietro prenotazione (tel. 0923
973937), a prezzo contenuto (qualità e prezzo sono
- per Andrea Oddo - le vere scommesse di Villa Zina),
il meglio della cucina siciliana con i prodotti migliori
della terra e del mare (ricordiamo, solo per i più golosi,
qualcuno dei piatti tipici: parmigiana di melanzane,
busiate al pesto, cous cous di pesce del mar Titteno, fritto
di calamari e gamberi rossi Dop (pescati in zona), insalata
di polpo, funghi ripieni alla siciliana, scoppiata di cozze
all’ubriaca, salsiccia e pancetta alla brace, pomodori
secchi, patate vastase, pesce azzurro alla brace, insalata
Villa Zina Park Hotel è la scommessa turistica di due
famiglie, quella di Andrea Oddo e di Francesco Nolfo
dedite all’attività edilizia, che, volendo diversificare gli
investimenti, con questa nuova attività, hanno inteso
far scaturire una sorta di continuità del connubio
tra tradizione e modernità, storia ed avanguardia
tecnologica, comfort e calorosa accoglienza tipica del
territorio siciliano, nel solco della grande tradizione
alberghiera di questa provincia di Trapani che, grazie
a loro, ha, davvero, spiccato il volo. Solo per ricordare
un dato: quando nel 1998 si costituì, anche per volontà
di Andrea Oddo, il Consorzio degli albergatori della
provincia di Trapani, nato proprio per implementare
l’offerta turistica nel territorio provinciale di Trapani,
i posti letto non superavano le poche migliaia. Oggi,
dopo quasi 15 anni, i posti letto hanno moltiplicato
per 6 il loro numero e la scommessa di Andrea Oddo,
quella di impegnare più risorse nel settore turistico e di
aumentare le presenze turistiche, specie di stranieri, è
stata vinta alla grande.
Lo ricorda, con orgoglio, Andrea Oddo, imprenditore
edile, componente il Consiglio di Amministrazione di
Banca Don rizzo, Presidente della Valderice Calcio, il
pallino per il suo territorio, per il suo sviluppo, per il
suo futuro.
«Ritengo che il nostro territorio abbia potenzialità
infinite. Far finta di nulla è impossibile. Per questa
ragione abbiamo deciso di farci promotore di una nuova
attenzione per la cultura, l’enogastronomia, la storia e la
natura dell’agroericino, per questa ragione nasce Villa
Zina. Preservare il passato e tracciare il futuro».
Villa Zina Park Hotel, nata nel 2006, proprio per volontà
di Andrea Oddo e di Francesco Nolfo, è il luogo ideale
per il più confortevole soggiorno turistico o di affari nel
cuore delle colline trapanesi, al centro di un importante
crocevia storico (qui si incontrano culture millenarie
che hanno fatto grande la nostra Europa), a due passi
da alcuni importanti siti di interesse comunitario e di
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Banca Don Rizzo
Villa Zina Park Hotel è anche e soprattutto benessere,
essendo l’unica struttura ad offrire un’idea di wellness
estesa su 400 metri quadri in cui sport, attività all’aria
aperta, allenamento sportivo e trattamenti di Centro
Benessere, sono coniugati all’interno di una stessa
struttura. Villa Zina è, infatti, benessere dello spirito
e del corpo. Il centro benessere offre la possibilità di
rigenerarsi attraverso trattamenti mirati. Dalla cura della
pelle, del corpo e del viso, con funzione disintossicante,
dimagrante e contro l’invecchiamento, fino ai massaggi,
al make-up e a tutti i trattamenti di bellezza. Dispone
di Sauna, Idromassaggio Iacuzzi, Docce Emozionali,
Centro Benessere, Lettini Solarium, Massaggi, Bagno
turco, Trattamenti, Doccia a torrente, Idromassaggio
mirato, Idromassaggio con Cromoterapia, Trattamenti
Viso e Corpo, Area Relax ed un’area fitness da vivere
completa e competitiva per chi non vuol far perdere
tono ai propri muscoli.
Dicevamo, Villa Zina è, anche e soprattutto, storia dei
nostri prodotti della terra e del mare. Lo Chef Daniele
Aleo considerato, dai più, un fenomeno gastronomico,
è capace di viziare gli ospiti dell’albergo o gli invitati
ad un banchetto, con cibo eccellente prodotto con
ingredienti freschi, solitamente coltivati localmente. I
campi e i frutteti dell’agroericino producono frutta e
verdure per le tavole di tutta Europa. Meloni, angurie,
carciofi, melanzane, peperoni, fichi, pesche, pomodori,
zucchine, aglio, cipolla, olive ed ovviamente uva sono
solo alcune delle cose che vengono coltivate localmente.
E, poi, i prodotti del mare, forniti direttamente dai
pescatori, in tutta la loro freschezza ed il loro colore;
quelli degli allevamenti, del maiale, del vitello e del
pollame; ed i prodotti della trasformazione dell’uomo,
come salumi e formaggi, profumatissimi e dal sapore
prelibato. Tutto ciò rende unica la cucina di Villa Zina
Park Hotel, spesso scelta per festeggiare il giorno più
importante della loro vita, per incorniciare meeting,
di mare variopinta, bocconcini di tonno in Carpione,
pagnottine con milza, Sarde all’inguate, fritto di
Cicirello, affumicati di pesce). In inverno Custonaci si
fa più vicina alla montagna, con la sua campagna, i
suoi borghi e le proposte per il Natale. I mercatini sono
l’incanto della stagione invernale, come lo sono anche,
le tante iniziative culturali natalizie proposte da Erice,
Buseto Palizzolo, Custonaci, Balata di Baida, Valderice e,
perché no, la vicina Trapani e Castellammare del Golfo.
È questa una terra di grandi tradizioni ma anche di
grande cultura, con gli itinerari letterari e storici, talvolta
mitologici come nel caso di Enea, i festival musicali e
cinematografici, quelli enogastronomici, le mostre, le
testimonianze del passato in borghi e paesi ricchi di
fascino, le escursioni in grotte carsiche di ineguagliabile
bellezza, i presepi viventi (quelli di Custonaci e di Balata
di Baida).
Villa Zina, 90 camere, più di 200 posti letto, al centro
di questo ineguagliabile crocevia, nasce proprio per
far smarrire piacevolmente l’ospite tra colline e vigneti
candidati, coccolato dai servizi, davvero privilegiati,
offerti da questa magnifica struttura alberghiera. Solo
per ricordarne alcuni la piscina, con una accogliente
Swimming pool Bar, i campetti di calcetto, di tennis,
di pallavolo e di bocce, il Pc point, liarea WiFi, la
Sala Congressi (oggi Villa Zina può ritenersi l’area
congressuale più all’avanguardia della provincia
di Trapani), il Club del Mare nella strepitosa Baia di
Cornino (ancora incontaminata, dove è possibile
ammirare le caratteristiche palme nane bagnate dal
mare), i ristoranti, quello interno (più di 500 posti a
sedere) e quello, in legno, esterno (con panorama
mozzafiato, sulla piscina, anch’esso in grado di ospitare
più di 500 invitati), un parco agreste con piante
tipiche della macchia mediterranea dove è possibile
romanticamente lasciarsi coccolare da profumi davvero
rari ed irripetibili.
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congressi, comunioni ed eventi indimenticabili,
oltre che per particolari serate di gala organizzate
da numerosi e qualificati clubs services. Non a caso,
Villa Zina Park Hotel partecipa, con convinzione, a
MiglioZero, l’iniziativa di alcuni ristoratori trapanesi
finalizzata a promuovere le eccellenze del prodotto
locale, dal pesce azzurro, al gambero rosso Dop,
all’aglio rosso di Nubbia Dop, al Purceddu di Alcamo
Dop. Eccellenze che la struttura alberghiera utilizza e
valorizza, con scrupolo e rispetto, sia del prodotto che
del cliente.
Ad Andrea Oddo piace ricordare, a proposito dei suoi
clienti, che «la migliore soddisfazione che posso avere
sono i ringraziamenti, numerosi, che mi regalano i miei
ospiti, quando vanno via. Sono emozioni impareggiabili
che, spesso, toccano il cuore». Soddisfazione che si
avverte anche in chi vi lavora in questa struttura, a
partire proprio dai figli dei due proprietari, Vito Oddo
e Gaspare Nolfo, a cui si deve, è innegabile, il successo
di Villa Zina, il fiore all’occhiello dell’accogleinza e della
ristorazione trapanese.
Completezza e raffinatezza dunque, per una struttura
che, solo qualche settimana fa, ha davvero coronato il
suo sogno: il certificato di Eccellenza per l’Anno 2011,
ottenuto dopo una attenta valutazione da parte del
presidente internazionale di Tripadvisor Christine
Peterses. Un chicca che la dice lunga sull’affidabilità di
Villa Zina Park Hotel che, per chi può solo immaginare
come potrà essere una vera ed indimenticabile vacanza
in Sicilia, è possibile visitare sul sito www.villazina.it.
Una visita virtuale che vi consigliamo di viverla subito
in tutta la sua scintillante bellezza e comfort.
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Banca Don Rizzo
Medaglie
IL NOSTRO IMPEGNO
La famiglia Catalano
e la Ceramica Ericina
La ceramica ad Erice
I reperti archeologici, conservati nel Museo di Erice,
danno già una inconfutabile testimonianza che, sin dai
secoli precedenti la venuta di Cristo, si producevano ad
Erice ceramiche, che, pur conservando la destinazione
di oggetti per l’uso quotidiano, raggiungevano un buon
livello di qualità artistica. In Erice, le fornaci si trovavano
fuori dalla cinta muraria, in luoghi prossimi ai terreni di
natura argillosa da dove gli artigiani traevano la materia
prima. Recentemente sono state trovate le vestigia di
una fornace di epoca romana, nella zona denominata
“Runzi”.
Le prime testimonianze storiche di artigianato appaiono
attraverso i documenti del “Registro” notarile di Giovanni
Majorana che comprovano l’esistenza degli artigiani fin
dagli ultimi anni del secolo XIII.
Le Pandette di Trapani, databili prima del 1309,
stabiliscono precise tassazioni per la produzione di de
operìbus stagnatis che fanno i quartararì erìcini.
In questa vetta, molto probabilmente, la produzione
di ceramica maiolicata, (cioè ricoperta di uno smalto
di colore bianco su cui vengono passati i colori, che in
cottura fondono con lo smalto divenendo brillanti ed un
tutt’uno con esso), venne importata da una soldatesca
N. 3 2011
di Vincenzo Labruzzo
di Carlo D’Angiò, superstite di una spedizione a Tunisi,
che fu abbandonata nel 1270 nel territorio ericino.
Probabilmente a Tunisi, soldati ericini della spedizione
avevano appreso l’arte della maiolica, che poi avranno
praticato in patria, primeggiando su tutta la Sicilia.
La produzione maiolicata era largamente praticata dalle
fornaci ericine, che avevano una rilevante produzione, le
cui testimonianze si trovano in alcuni oggetti custoditi
in musei (Museo della Ceramica di Caltagirone) e
collezioni private (Collezione Barresi di Trapani).
Tale produzione fiorisce fino alla tremenda pestilenza del
1347, che sterminò i ceti più poveri della popolazione
ericina e trapanese. Viene ripresa soltanto quando, più
di un secolo dopo, Cosimo dei Medici promuove uno
scambio culturale tra i corallai trapanesi e i ceramisti
fiorentini. I ceramisti ericini si spostano a valle nella
vicina Trapani e si fondono con gli artigiani trapanesi.
Questi raggiungono, sin dai primi del 1700, altissimi
livelli artistici nella produzione di piastrelle maiolicate.
Ne è esempio mirabile quel pannello pavimentale che
si trovava nella Chiesa di Santa Lucia e che si conserva
nel Museo Pepoli, raffigurante una veduta panoramica
della città di Trapani con una scena di pesca del corallo.
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• Forno indispensabile sia per la prima cottura (biscotto)
che per la seconda (oggetti smaltati e decorati dopo
essere stati dipinti).
La decorazione è il punto di forza della produzione
della Ceramica Ericina della Famiglia Catalano.
Eseguita rigorosamente a mano, riprende sia nei colori
che nei motivi, l’antica tradizione della ceramica scarna
ed essenziale, quasi monocromatica del medioevo
ericino, e quella ricca, policroma e dalle tinte pastello
del seicento e settecento. Le piastrelle da rivestimento,
pressate a mano dentro stampi di ferro, sono poi smaltate
sempre a mano e infine decorate con le tecniche della
nostra tradizione settecentesca, riprendendone i motivi
e le colorazioni.
«Studiamo le produzioni artigianali del paese e
selezioniamo oggetti unici che rappresentano la storia
della maiolica di Erice, riconosciuta in tutto il mondo per
il suo valore artistico e culturale» ha commentato Franco
Catalano nel suo tour in fabbrica e nei due importanti
punti vendita, ad Erice vetta, dove, la famiglia continua
la tradizione familiare sperimentando, da qualche mese,
quel connubio meraviglioso che è ceramica e corallo.
E continua Franco Catalano «Sempre legati alle vecchie
tradizioni diamo alle nostre realizzazioni il nostro tono
artistico che le rende così uniche ed inimitabili, creando
in esse un nuovo design».
«La Maiolica Ericina, vuole essere il punto d’incontro di
tutte queste espressioni artistico-culturali, una vetrina
attraverso la quale conoscere, apprezzare ed anche far
diventare unici questi oggetti di pregio e valore per
viverli nel tempo all’interno dei propri luoghi più cari»
ha sottolineato il maestro Franco Catalano se mai ci
fosse stato bisogno di dire che Erice è quella che è grazie
anche alla ceramica, davvero unica, che la famiglia
La ceramica e la famiglia Catalano
Ad Erice, la lavorazione della ceramica viene ripresa,
con rinnovato vigore ed impegno, negli anni sessanta,
ad opera del Signor Nino Catalano, che, credendo nello
sviluppo turistico di Erice, vide nel settore della ceramica
uno sbocco per l’economia locale. Inizia affermandosi
prima nel campo della decorazione su porcellane e,
in seguito, con la produzione artigianale di oggetti in
ceramica destinati al mercato dei “souvenirs”.
La Ceramica Ericina, col passare degli anni, attraverso
lo studio delle forme e dei materiali e con la ricerca
continua delle origini e l’affinamento delle tecniche
artigianali, va sviluppando una produzione che guarda
sia alle ceramiche monocromatiche del 1200, sia a
quelle policrome del Seicento e ai motivi del Settecento,
con un occhio di riguardo ai classici mattoni della più
eccelsa e genuina produzione trapanese.
La Ceramica Ericina si pone oggi come un’azienda
che, affondando le radici nel glorioso passato ericino,
da questo trae nuova linfa per la produzione di opere
in ceramica, che, pur distinguendosi dalla produzione
artigianale di tutta la Sicilia, si inseriscono tra le più
prestigiose e qualificate dell’Isola.
Le tecniche di produzione
Le tecniche di produzione usate dalla ditta Ceramica
Ericina sns, con sede legale e laboratorio in Contrada
Fontanarosa, in Erice, telefoni 0923869040 e 0923522014,
sono quelle più tradizionali e consuete, in cui l’elemento
umano e la sua manualità giocano un ruolo di primaria
importanza e rilevanza.
La produzione della Ceramica Ericina Snc è incentrata,
soprattutto in oggetti ceramici intesi come elementi di
arredo, stoviglieria finemente decorata e piastrelle da
rivestimento di foggiatura tradizionale, pressati, smaltati
e decorati esclusivamente a mano.
La materia prima da noi usata è l’argilla, sia quella
rossa in impasto umido, che quella bianca in impasto
umido e secco. Poiché non esistono cave di argilla nella
nostra zona, siamo costretti a importarla dai distributori
siciliani.
Le fonti energetiche di cui fa uso sono, soprattutto,
l’energia elettrica, adoperata, oltre che per l’illuminazione,
per motori elettrici e per la cottura dei forni e il gas GPL
usato esclusivamente per l’alimentazione dei forni.
I macchinari adoperati sono:
• Tornio per la foggiatura di oggetti di forma cilindrica
(anfore, albarelli, brocche, bottiglie ecc.)
• Modene per la foggiatura di piatti, scodelle, ciotole
ecc.
• Presse sia idrauliche che manuali per lo stampaggio
di oggetti di forma piatta (posa ceneri, vassoi ecc.)
• Impianto di colaggio attraverso il quale l’argilla
allo stato liquido viene colata in forme in gesso che
riproducono gli oggetti da eseguire, assicurandone,
nella ripetitività, le dimensioni e il volume.
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Banca Don Rizzo
Catalano tramanda, nella sua fattura, ormai da diverse generazioni.
La Ceramica Ericina, nasce, dunque, dall’esperienza e dall’unione di saggezza e tradizione.
Rigorosamente lavorati a mano come vuole la tradizione, i prodotti della Ceramica Ericina rappresenta l’espressione
dell’interazione tra forme e colori, immersi in una logica di tipo tradizionale.
I prodotti della Ceramica Ericina snc sono realizzati attraverso un complesso processo di lavorazione, al fine di
realizzare manufatti di estrema classe, destinati a divenire un domani tesori del passato.
Le forme dei manufatti sono studiate e realizzate mediante tecniche di foggiatura tradizionali, come la tornitura o
la modellatura a mano.
Gli smalti, come anche i colori sono realizzati e celatamente composti elemento su elemento.
Creati per esaltare le forme ed i decori tipici ed esclusivi di queste particolari ceramiche, offrendo un prodotto unico
ed inimitabile.
Nati per resistere al tempo e per non tradire mai l’effetto che rimarrà inalterato nei secoli: questi gli elementi della
Ceramica Ericina che la fanno davvero unica ed irripetibile.
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La parola ai soci
IL NOSTRO IMPEGNO
1903-2011
Un viaggio lungo 108 anni
La famiglia Milana con Banca Don Rizzo per scelta e per convinzione
di Filippo Nobile
108 anni sono lunghi, eppure,
la fedeltà della famiglia Milana
alla storia dell’istituto di credito
che porta a Don Rizzo è la
testimonianza, se mai ci fosse
bisogno, che a regolare i rapporti
tra cliente e banca sono sempre,
anche se in temporalità diverse,
la fiducia, la disponibilità e la
familiarità. Qualità e capacità che la BCC Don Rizzo possiede
e che è riuscita ad integrare, perfettamente, alla tradizione,
anch’essa prestigiosa e decennale della Cassa Rurale Ericina
che, di recente, si è fusa con l’istituto di credito alcamese.
«La nostra fedeltà alla banca, nasce nel 1903, quando mio
nonno, diventa impiegato della Banca di Monte San Giuliano
e, successivamente, era il 1937, Responsabile della Cassa
Rurale Ericina, sede di Valderice» ha commentato Francesco
Milana, visibilmente commosso nel raccontare la storia di
una famiglia e, contemporaneamente, la storia del credito
cooperativo nell’agroericino.
«Siamo cresciuti a pane e banca. Siamo stati abituati
all’onestà e al rispetto della parola data. Eravamo un tutt’uno
con la banca. La sentivamo nostra. Ricordo, ed è ancora viva
questa immagine, le tante volte in cui aiutavamo, piccoli,
mio padre nella consegna degli avvisi ai clienti ed ai soci»
continua Milana.
«Eravamo quasi ipnotizzati da questa lealtà agli altri e alla
banca. Lo era mio nonno, lo era mio padre. Ho cercato, me
lo auguro di cuore, di esserlo pure io, ogni giorno della mia
vita» ha ribadito, commosso, Francesco Milana, incontrato, in
un pomeriggio d’estate al Bar Vespri di Valderice, assieme al
direttore della testata Antonio Fundarò.
Ciò che ha colpito maggiormente, in questo incontro, è stato
l’amore con il quale Francesco Milana, ha parlato dei suoi
anni in banca ed adesso, da pensionato, della sua devozione
alla BCC Don Rizzo.
«Si rivolgono ancora a me, numerosi Valdericini, per sapere
come ottenere un contributo, un mutuo, o semplicemente
per avere informazioni sul come investire il proprio denaro.
La mia risposta: Don Rizzo. Sovente io stesso li accompagno
in banca, parlo con il preposto, attendo la risposta. Perché io
rimango, fino in fondo, fedele a questa grande realtà che è il
credito cooperativo» aggiunge Milana.
«Certo, adesso è tutto cambiato. La banca, da dipendente,
assorbe buona parte della tua giornata. È a lei che devi
dedicare le tue energie, le tue forze. Prima, e parlo di mio
nonno, ma anche di mio padre, non era tutto così. Mi
ricordo che mio nonno, parallelamente svolgeva un’altra
professione artigianale, ad Erice, Faceva il calzolaio,
accendeva le luci a gas, la sera, ed apriva due chiese
delle quali possedeva le chiavi: la Sant’Orsola e quella di
San Martino. Compito, quest’ultimo, che continuò mio
padre, con serietà e responsabilità, verso la chiesa e verso
i fedeli. Mio padre, arrivato a Valderice, continuò a fare, nei
ritagli di tempo, il falegname. Era un modo per rimanere
legato al lavoro manuale e per continuare ad avvertirne le
difficoltà e le necessità. Guai a non comprendere i clienti
che ti si presentano davanti. L’impiegato di un istituto di
credito cooperativo, non può e non deve essere uguale
agli altri. Ha qualità morali e sensibilità diverse. Se così non
fosse non potrebbe stare in Don Rizzo come non avrebbe
potuto rimanere nella Ericina» ha ribadito, con convinzione,
Francesco Milana, sorseggiando il suo caffè nero, caldo,
con alle spalle un magnifico quadro riproducente la città
di Valderice adagiata sull’azzurro del Mar Tirreno.
«Come le mie sorelle ed i miei fratelli sono socio della
Don Rizzo. Ho continuato ad esserlo dopo la fusione ed
ho mantenuto lo stesso affetto che ho sempre nutrito
per il precedente istituto del quale serbo un eccellente
ricordo, vuoi anche perché ho sempre vissuto dentro la
banca e perché spesso i miei ricordi familiari si intrecciano,
indissolubilmente, con quelli della banca» afferma Milana.
«Ricordo, come se fosse ieri, perché lo ho vissuto in prima
persona, da dipendente della filiale, quando tra il 1965 ed
il 1966 si è inaugurata la stagione del prestito artigiano.
Consegnammo a quanti lo chiesero un prestito da un
milione e 500 mila lire. La città crebbe, la sua economia si
consolidò e la banca non ebbe mai una cambiale protestata.
Gli artigiani amavano il loro istituto di credito. La loro parola
aveva un peso, forse oggi, difficilmente comprendibile».
E poi Francesco Milana, ritorna sul tema della differenza.
Quella differenza che fa della Banca Don Rizzo una eccellenza
tra gli istituti di credito cooperativo.
E la sua parola si sofferma sul concetto di “diversità nei
rapporti umani”.
«Le Casse rurali prima e le BCC adesso, danno fiducia, spesso,
a clienti, operai, artigiani, imprenditori, capaci di garantire
solo con il loro lavoro, la loro onorabilità, il loro elevato senso
della parola. Certo c’è Basilia 1, e. Ci sono la Banca d’Italia
e le tante normative a garanzia della stabilità del sistema
creditizio. Ma in Don Rizzo c’è passione, c’è attenzione, c’è
rispetto per le persone, c’è, talvolta, anche la capacità di saper
dire No, e di far sorridere il cliente. Perché c’è un rapporto tra
pari e perché abbiamo cuore».
«La Don Rizzo è cuore. Questa è la differenza» ha concluso
Francesco Milana augurando alla Sua banca i successi che merita.
52
Banca Don Rizzo
Gli autori da leggere
IL NOSTRO IMPEGNO
Rio Nuccio
La favola e la realtà di Pietra De Blasi
di Filippo Nobile
«Rio Nuccio» o il ricordo d’infanzia di Pietra De Blasi, edizioni L’Espresso,
è un libro che s’infiltra nel lettore, ne
prende possesso e lo devasta. È un
ordigno letterario dal meccanismo
elementare e misterioso, un oggetto
solido e impossibile. Un ordigno «per
conservare dentro di sé un angolo per
i propri sogni». I sogni di una Sicilia che
tiene nel cuore, stretta, anche adesso
che a Bergamo costruisce i suoi sentieri
presenti, vicino a quel Rio Bo, che gli
ricorda le storie di un passato che
vive, profondamente ed intensamente, nel cuore. Come nel cuore,
forte, tiene il ricordo della quotidianità delle storie stagionali, come
la vendemmia. «Nella vendemmia, nello sgorgare del mosto c’era il
senso della vita di campagna: il tempo vissuto tra la fatica dell’innesto
e la soddisfazione del raccolto».
che diviene quasi un simbolo recondito e dimenticato della forza
di un popolo di grandi tradizioni popolari e culturali, quale quello
dell’altopiano, verdeggiante e lussureggiante, del vigneto alcamese.
Ma è attraverso la cronaca degli anni quaranta e cinquanta, di quegli
anni di piombo terribili e indimenticabili, che l’autrice rivede una per
una le facce dei parenti cari e degli amici: persone che, in molti casi, la
hanno accompagnato per tutta la vita.
Pietra De Blasi racconta, dunque, due storie, per buona parte invisibili
o cancellate. Scrive la De Blasi «è la mia favola, la mia realtà. La realtà
una poesia». Ma in realtà la storia è una: quella dei ricordi di Pietra
bambina e poi ragazzina, e quella delle sue fantasie e dei suoi pensieri,
da bambina e poi adulta.
La protagonista del libro, Pietra, è sicuramente una ragazza come tante,
ma con una storia particolare da raccontare, soprattutto un’esperienza
da vivere che ci intriga pagina dopo pagina sino al lieto fine, sempre
sospinta da un immenso amore per la libertà. L’amore del padre che
«sapeva leggere nei colori del cielo, nelle forme e nella consistenza
delle nuvole il manifestarsi del buono e del cattivo tempo, il vento
fresco e lo scirocco».
Rammenta le cene, i momenti di intimità in cui la sua storia di fanciulla
correva di pari passo con l’evoluzione di una comunità dai vincoli
fortissimi.
E insieme a loro gli amici, la vita di provincia, la violenza delle piazze e,
soprattutto, la passione. Ché la passione è sempre sinonimo di libertà,
qualunque sia la sua origine: sia essa politica, fisica, intellettuale.
Guai all’uomo che non sa lasciarsi andare, che non sa sbagliare e,
dunque, trovare nel fondo del proprio animo un palpito che meriti di
essere vissuto.
Tradizione popolare, cronaca, ragione e sentimento, paura, rabbia
e quotidiano: tutto questo emerge dalle pagine di un libro che,
attraverso l’affabulazione, ripercorre la matassa di un filo che si
ricongiunge addirittura alla Germania nazista. Ed è proprio in questo
quadro, da “Alacamesi nel mondo” alla ricerca di sé stessi, che l’autrice
attraversa un percorso a me caro, fatto di militanza in una terra che
ormai da anni è per la scrittrice una specie di patria, sede di luoghi che
sono stati teatro dei suoi primi successi e delle sue sconfitte. Perché le
grandi maturazioni degli uomini, delle idee, avvengono nei momenti
di maggiore difficoltà ed a seconda dell’ambiente in cui si verificano.
Non vi è dubbio che l’ambiente è uno dei fattori fondanti dell’identità.
L’interazione tra l’uomo ed il territorio in cui esso vive produce, nel
tempo, una serie di reciproche modificazioni che finiscono per
caratterizzare in maniera univoca entrambi. «Nella mia terra: le mie
emozioni, i miei ricordi, le mie radici. Nella mia terra: i suoi odori e le
sue contraddizioni».
Gli uomini assumono una loro precisa connotazione culturale grazie
all’ambiente che li circonda. Un ambiente che muta, che si adatta
ai tempi ed alle esigenze degli uomini, ma che, allo stesso tempo,
ci lascia, sempre, sognare; ed «intanto l’immaginazione stimolava la
fantasia correva come un filo magico attraverso il tempo e lo spazio, ci
trasportava in un mondo di fate bellissime, castelli imponenti e austeri
come la stessa batia».
E così “Rio Nuccio” acquista qui un valore quasi esoterico, che al di
là della sua connotazione oggettiva di maschera semi-parlante, ma
N. 3 2011
Proveniente da una famiglia cristiana, c’è qui tutto il tormento di una
vita difficile, talvolta sofferta come le lacrime della nonna per i figli in
guerra, passando alcune delusioni efficaci, perché attraverso queste
ha trovato la propria strada, affrancandosi dalla rassegnazione tipica
della Sicilia e diventando adulta. E da adulta «ritrovare nel suono delle
singole frasi d’amore, il sacrificio, la cura».
E la sofferenza, quella vera e provata e solo quella racconta dal padre
e dallo zio, a volte, può essere maestra di vita, magari attraverso
il gioco di sintesi e teoremi che ci costringe a svolgere, magari
inconsapevolmente. E sullo sfondo dell’azione letteraria, l’orgoglio
della terra di Alcamo di essere
latrice di messaggi di libertà,
di voglia di crescere attraverso
l’amicizia, il sacrificio, la vita.
Ma regina incontrastata è lei,
la protagonista, che è avvezza
a scandire le ore. Quelle che
passano inesorabili. «Passano
gli anni, gli stili di vita e a poco
a pocoil rito del ritrovarci,
cugini e zii, tutte le sere a
casa dei nonni incomincia a
cambiare».
53
LA BANCA, L’ECONOMIA, LA FINANZA
L’Assessore Regionale
all’Agricoltura Elio D’Antrassi
incontra il CdA ed i vertici
della Banca Don Rizzo
di Antonio Fundarò
Lo stato di crisi dell’agricoltura siciliana, a fine secondo quadrimestre 2011, fornisce numeri letteralmente spaventosi.
Da soli danno l’idea di una situazione drammatica, che rende necessaria e non più rinviabile una politica straordinaria,
a tutti i livelli istituzionali, che sia in grado di fronteggiare una crisi che rischia di cancellare agricoltura e zootecnia
siciliana. Solo fino a qualche decennio fa il settore agricolo, da solo, faceva quasi il 60% dell’economia siciliana.
Il momento attuale vede circa 223 mila imprese agricole di cui 108 mila123 iscritte nei registri delle Camere di
commercio delle province della Regione siciliana. Si tratta di un tessuto produttivo che, senza considerare l’indotto,
assicura ad oggi 15 milioni di giornate lavorative ad oltre 130 mila braccianti, producendo oltre 4,4 miliardi di euro
di produzione lorda vendibile.
Una crisi che, se non contenuta e osteggiata con i giusti mezzi, porterà l’economia siciliana ad un incontrollabile calo.
Ed oggi? Quali prospettive per gli agricoltori? E per gli operatori economici? Come aiutarli? Cosa possono fare le
banche? Che aiuti fornire? E quali interventi possono essere posti in essere dalle istituzioni regionali per agevolare
il sistema creditizio?
Unica certezza, per gli operatori, è che i costi di produzione tra il 2000 ed il 2009 hanno subito un accrescimento del
31,3% mentre i costi all’origine sono cresciuti di poco più del 15%.
E, poi, l’aumento del 60% dei costi per i concimi e gli oneri previdenziali ha fatto il resto, innescando, se mai ci fosse
stato bisogno, un incontrollabile crollo dell’economia siciliana.
Conseguenze devastanti condizionati, tra l’altro, dalla inarrestabile crisi internazionale che da due anni, almeno, si è
abbattuta sul settore agricolo e zootecnico.
I prezzi dei principali prodotti agricoli siciliani hanno subito crolli inattesi: un -32% per il grano duro, un 35% per
l’uva da vino, un -30% per la frutta, un -16% per gli ortaggi, ed un -15% per la carne.
E sono solo alcuni dei settori che prendiamo in considerazione.
Questo ed altro, dunque, al centro dell’incontro tra l’assessore regionale all’agricoltura on. Elio D’Antrassi ed il
Consiglio di Amministrazione ed i vertici di Banca Don Rizzo.
54
Banca Don Rizzo
subendo un grave gap tecnologico dovuto al fatto, che
negli anni, la Regione siciliana abbia investito parecchio
cercando di sollecitare la domanda e dimenticandosi,
invece, di puntare alla tecnologia e alla riconversione
di alcune produzioni. È strano ma in agrumicoltura
non abbiamo, ad esempio, piante madri. Tutto ciò ha
determinato, negli ultimi decenni, un aumento delle
importazioni di circa il 70% del fabbisogno interno.
Non c’è innovazione ne di prodotto ne di filiera. Le
eccellenze diventano eccentriche rispetto al mercato e
non decollano».
E continua l’on. D’Antrassi «Noi stiamo lavorando
ad un piano industriale serio e lo stiamo facendo
incontrando, attorno ad un tavolo, i singoli agricoltori.
Dobbiamo riconvertire le nostre produzioni e creare
un circolo virtuoso anche avendo il coraggio di
smobilizzare la finanza agevolata che se da un lato è di
aiuto agli agricoltori, d’altro, non essendo compatibile
cronologicamente, di fatto paralizza chi ne ha usufruito
o intende usufruire. Così non c’è business. C’è bisogno di
contemporaneità tra risorse ed investimenti tecnologici
ed industriali. Per queste ragioni credo che la finanza
privata sia la vera alternativa per l’agricoltura siciliana.
Avendo rispetto per chi fa lo sforzo finanziario. A questo
serve un piano industriale e per queste ragioni ho
accettato di buon grado l’incontro con i vertici della BCC
Don Rizzo».
Cosa proporre e cosa chiedere dunque alle istituzioni?
«Una delle soluzioni potrebbe essere quella, già
sperimentata, tra l’altro, con il comune di Alcamo,
della certificazione del credito e della possibilità di
cedere questo ad istituti di credito» ha rappresentato,
all’assessore regionale il direttore generale Carmelo
Guido.
«Il Decreto MEF 19/05/2009 e successive modificazioni,
ha previsto, infatti, che i titolari di crediti non prescritti,
certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti delle
regioni e degli enti locali per somministrazioni,
Presenti, tra gli altri, il presidente Giuseppe Mistretta,
il Direttore Generale Carmelo Guido, il vice presidente
Enzo Nuzzo, i consiglieri di amministrazione Camillo
Navarra, Antonio Spezia, Andrea Oddo, Vito Sanclente,
il vice direttore generale Francesco Leone ed Enrico
Stellino, responsabile marketing, pianificazione e
segreteria generale.
Sul tavolo alcune richieste e numerose proposte.
«Per il comparto agricolo, non solo siciliano, la crisi
ha generato una mancanza di liquidità ed un diffuso
innalzamento delle esposizioni nei confronti del
sistema creditizio, vuoi anche la mancata riscossione
degli ingenti, talvolta, contributi che a vario titolo questi
attendono dagli enti regionali, e, non solo, purtroppo»
ha rappresentato, in premessa, il presidente Mistretta
all’assessore regionale D’Antrassi.
«La conseguenza più evidente - continua Mistretta è quella di una reale difficoltà delle imprese agricole
ad andare avanti, a far fronte alle diverse scadenze
mensili, sia fiscali e contributive che di personale,
all’adeguamento, sempre in evoluzione, al sistema
normativo, e, non in ultimo, ad utilizzare le misure del
programma comunitario, specialmente di quelle che
mirano alla ristrutturazione e all’innovazione e con
mancati redditi per un consistente numero di anni».
Per uscire dall’angolo in cui sono state cacciate le aziende
agricole, sia le piccole che le medie e grandi, le soluzioni
sono, quindi, quelle di sospendere i lavori, licenziare il
personale, limitare la produzione, specie adesso che il
prezzo del prodotto crolla, o, per le più fortunate e cioè
per quelle in grado di fornire le ultime garanzie rimaste,
di chiedere una nuova apertura di credito. Una nuova
sovraesposizione economica-finanziaria che, forse, non
si otterrà con facilità, considerato anche la crisi che
attanaglia il sistema creditizio e le naturali precauzioni
poste in essere, o che sarà insufficiente o che peggio, a
lungo termine, bloccherà nuovamente gli investimenti.
Per l’assessore all’agricoltura «l’agricoltura in Sicilia sta
N. 3 2011
55
dalla convenzione i crediti che non siano nella esclusiva
ed incondizionata titolarità del fornitore per qualsivoglia
causa. Ritengo che questo sarebbe un modo, già
sperimentato ad Alcamo, con il Comune, che darebbe
sicurezza agli agricoltori, agli allevatori, ai pescatori. Ne
trarrebbe beneficio l’economia stessa».
« Ciò permetterebbe alle imprese titolari di crediti nei
confronti dell’assessorato regionale all’agricoltura di
richiedere alla BCC Don Rizzo, che si riserverà comunque
la facoltà discrezionale di valutare il merito creditizio
del richiedente, la concessione di una linea di credito
finalizzata all’anticipazione del credito nei confronti
della Regione Siciliana».
Una vera rivoluzione per un territorio la cui vocazione
all’agricoltura, negli anni, vuoi anche la pressante crisi
economica, s’è notevolmente ridotta.
Tra gli interventi, oltre a quello del vice presidente
Enzo Nuzzo, tendente a portare in evidenza le difficoltà
del piccolo imprenditore agricolo, anche quello
del consigliere Camillo Navarra, agronomo, da anni
impegnato professionalmente nel settore.
Ha sottolineato Navarra come « la situazione economica
dei settori produttivi nel nostro Paese non è delle
più belle, ma compito di chi regge le Istituzioni, a
qualunque livello sia: politico, economico, sindacale,
imprenditoriale è quello di creare strumenti che
migliorino e/o attenuino la crisi in essere. Il comparto
agricolo, così come tanti altri settori, è entrato in una
Bufera commerciale non prevedibile, nei settori tipici
dell’Agricoltura della Sicilia Occidentale: vigneto, cereali,
olivicoltura, orto di pieno campo, melloni».
forniture ed appalti, possono presentare, entro il 31
dicembre 2011, all’amministrazione debitrice istanza
di certificazione del credito, redatta utilizzando il
modello “Allegato 1” al citato decreto, anche ai fini della
cessione del medesimo credito a banche o intermediari
finanziari autorizzati ai sensi del decreto legislativo 1°
settembre 1993, n. 385 e successive modificazioni ed
integrazioni. Tale intervento si configurerebbe, anche
nel caso di una possibile sperimentazione tra banca
Don Rizzo e Regione Siciliana, a sostegno dell’attuale
crisi economica caratterizzata, tra l’altro, da vincoli di
finanza pubblica (rispetto del patto di stabilità) che
richiede pertanto la necessità di individuare strumenti
per assicurare comunque in tempi brevi la liquidità
necessaria alle imprese che lavorano per la Regione
Siciliana o che attendono, da essa, la liquidazione, ad
esempio, del biologico, o del 40% degli investimenti in
conto capitale» ha continuato Carmelo Guido.
«La banca Don Rizzo, potrebbe, nell’ambito di un
eventuale accordo con l’assessorato regionale
all’agricoltura, rendersi disponibile a valutare la possibilità
di concedere finanziamenti a breve/medio termine, alle
imprese titolari di appalti, di forniture, progettazioni,
lavori, mediante anticipazione bancaria, dei crediti
vantati dagli agricoltori nei confronti dell’assessorato
regionale all’agricoltura e foreste, previa cessione a
garanzia pro solvendo del credito anticipato in favore
della Banca. L’assessorato, dovrebbe provvedere, però,
al preventivo assenso alla cedibilità dei crediti secondo
le modalità che Banca Don Rizzo e assessorato regionale
concorderebbero in futuro. Potrebbero essere esclusi
56
Banca Don Rizzo
Il consigliere Camillo Navarra fatta questa premessa
ha invitato l’assessore regionale a riflettere su alcune
tematiche «1. Riduzione drastica dei costi e dei tempi della
burocrazia imputabile prevalentemente alla Ferruginosità
delle norme applicative che dilatano sensibilmente i
tempi di applicazione. Consentire maggiori competenze
ai CAA, così come ha previsto la Regione Marche che ha
ulteriormente ampliato le competenze ai CAA anche
per:a. Rilascio Certificazione della qualifica di Imprenditore
Agricolo professionale (IAP), b. Rilascio permesso per
costruire in zone agricole, c. Rilascio dell’autorizzazione
all’esercizio dell’attività agrituristica, d. Rilascio della
Concessione di carburante agli Utenti di macchine
agricole, e. Riduzione dei tempi per l’accoglimento delle
istanze, non più 180 giorni con il silenzio assenso ma
appena 30 giorni, f. Disponibilità degli Agricoltori Attivi
affinché possano seguire le proprie pratiche nel sistema,
usando apposita password e/o username. 2. Aiuto ai
giovani imprenditori, affinché abbiano più facile accesso
al credito: a. Corsia privilegiata per fideiussioni ISMEA su
tutte le operazioni di credito: investimenti, conduzione,
ecc. ecc. 3. Ristrutturazione delle passivita’ delle Aziende
Agricole che negli ultimi 10 anni hanno provveduto ad
ampliare e/o ristrutturare la propria azienda agricola che
a causa di: calamità, crisi di mercato, ecc., hanno visto
eroso il capitale aziendale, consentendo e/o attivando
un private equity, a costo ZERO che consenta all’azienda
di superare il periodo critico, stipulando un’apposita
convenzione con le BCC dell’Isola, consentendo alle Ditte
un mutuo a 20 anni con 3 di preammortamento a costo
zero per un importo pari all’annualità del prestito agrario,
per coltura, con un tetto massimo di € 500.000,00 ad
azienda. a. Consentire contratti agevolati per assicurare
sia animali che piante e/o raccolti; b. Prevedere particolari
Fondi Comuni di investimento per le imprese agricole
che abbiano subito danni economici da epidemie e/o
calamità; c. Strumenti per la stabilizzazione del reddito,
quando il danno certificato, subìto, risulti superiore al
30%. 4. Sostegno nella prossima programmazione alle
N. 3 2011
aziende agricole ad indirizzo eco-sostenibile, erogando
i premi per Ha coltura. Emanazione di un apposito
fondo di rotazione per l’anticipazione dei premi PAC,
come avviene in molte Regioni e per l’anticipo dei
premi ambientali previsti dalla normativa vigente in
materia agricola. 5. Proroga e ristrutturazione degli
imboschimenti effettuati con il Regolamento CEE 2080
e successivi, affinché tali superfici diventino risorse, con
possibile rinnovo a premio, opportunamente rivalutato
per un altro ventennio, e ristrutturazione dell’esistente
per una migliore fruizione e sviluppo delle aziende
agricole e attività connesse. 6. Prepensionamento.
Consentire il ricambio generazionale e l’ampliamento
della dimensione aziendale (cosa già verificatesi come
si evince dall’ultimo censimento agricolo). 7. Consentire
la ricomposizione finanziaria, consentendo ai giovani
imprenditori di insediarsi ed occuparsi in aziende da
condurre e/o acquistare, usufruendo di tassi agevolati
(ex L.R. 13/86 Art. 33 - ex POR, Misura 121) anche con
retroattività. 8. Prorogare la convenzione con l’agenzia
delle entrate per la defiscalizzazione della Tassa di Registro
nel Trasferimento di fondi agricoli».
«Molte imprese agricole, come tante altre di altri settori,
hanno serie difficoltà economiche per il proseguo
aziendale, la qual cosa porterà ad una smisurata riduzione
del carico del personale, ad una sensibile riduzione
e/o annullamento degli investimenti ecc., con gravi
ripercussioni nel tessuto sociale».
Con queste parole il consigliere Navarra ha invitato
l’assessore regionale a continuare il suo impegno per la
riqualificazione dell’agricoltura siciliana.
All’incontro seguirà, certamente, una successiva fase di
approfondimento della proposta lanciata dal presidente
del CdA e dal direttore generale che nel frattempo stanno
per formalizzare all’assessorato regionale all’agricoltura
della Regione Siciliana la bozza di convenzione che
potrebbe essere siglata e che rappresenterebbe il punto
di partenza per un miglioramento delle condizioni
dell’agricoltore e dell’imprenditore agricolo siciliano.
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Le comunicazioni istituzionali
LA BANCA, L’ECONOMIA, LA FINANZA
VIII edizione del Bilancio
Sociale e di Missione
della Banca Don Rizzo
di Salvo Cartuccio
Anche per l’anno 2010, la Banca Don Rizzo ha voluto redigere il proprio Bilancio Sociale
e di Missione, giunto ormai all’ottava edizione, ponendosi l’obiettivo di fornire un quadro
complessivo delle proprie attività e performance, di verificare la coerenza rispetto agli scopi
sociali e statutari, di comunicare il valore creato ai propri portatori di interesse.
Nel Bilancio si evidenzia lo stretto legame che intercorre tra la mission della Banca e la Carta dei Valori
del Credito Cooperativo, definita nel Dicembre del 1999 in occasione del XII convegno nazionale
di Riva del Garda, anche con riguardo alla nuova Carta della Coesione del Credito Cooperativo,
approvata durante il XIII convegno tenutosi a Parma nel Dicembre 2005. Sul documento sono, infatti,
riepilogati i valori e la relazione tra la Banca ed i principali portatori di interesse, coerentemente con
l’identità di impresa cooperativa e nel rispetto dei requisiti mutualistici.
Il Bilancio Sociale e di Missione, nelle sue 96 pagine complessive, è articolato in quattro macro
sezioni: l’identità aziendale in cui si racconta il vissuto della Banca, si definiscono la mission,
l’assetto istituzionale, la struttura organizzativa e si illustrano i risultati economici degli ultimi due anni; la relazione con i
portatori di interesse che espone i momenti e gli strumenti di relazione con i Soci, i Clienti, i Collaboratori, i Fornitori e la
Comunità Locale; il sistema “a rete” del Credito Cooperativo, in cui si evidenziano i vantaggi di appartenenza della Banca al
sistema a rete e di coesione del Credito Cooperativo; il valore economico generato dalla Banca, proposto con una rilettura
in chiave sociale della contabilità economica, in modo da evidenziare il valore aggiunto generato dalla Banca sul territorio.
Il bilancio sarà distribuito a tutti i soci che ne faranno richiesta e che prenderanno parte alle assemblee o agli eventi
organizzati dalla Banca, ed è presente, in tutte le sue edizioni, a partire dal 2003, nella sezione documenti sociali del sito
aziendale www.bancadonrizzo.it.
Luoghi come destini collettivi
L’esperienza delle adozioni a distanza come motore di innovazione
culturale lungimirante
di Giada Cuticchio
Ciò che siamo è anche frutto di ciò che ci circonda. Il luogo
in cui si vive determina il nostro comportamento, rappresenta
la nostra identità. E’ un contenitore di opportunità di vita
ma anche di minacce. Determina un codice genetico che
sfugge alle logiche della razionalità ma che può determinare
prepotentemente il destino di una persona ed anche di
un’intera comunità. Quando nasce un bambino, ad esempio,
non è così scontato che possa essere libero di esserlo e quando
questo è un destino “collettivo” allora bisogna “agire” sul luogo.
Un recente viaggio nel Chiapas, Messico, mi ha lasciato
dentro il ricordo dei bambini delle comunità locali. Occhi
neri, capelli neri, guance bruciate dal sole che si affacciava
dalle alture della Sierra Madre, abiti coloratissimi. Ma ciò che
veramente mi ha colpito era la loro naturalezza nel vendere
manufatti artigianali ai turisti in visita al loro villaggio.
Bambini ma già lavoratori, più fortunati di altri appartenenti
alla stessa comunità perché non chiedevano l’elemosina
ma lavoravano. La cultura del lavoro in bambini così piccoli
fa rabbia perche gli è stata rubata una spensieratezza che
non potranno mai più riavere. I luoghi, quindi, come “ladri
di sogni” in Messico, in Ecuador, come in tante altre parti
del mondo. Anche in Italia, solo qualche decennio fa,
questa era la normalità.
Come realizzare il cambiamento? Attraverso l’evoluzione
delle economie locali e, nel frattempo che ciò accada,
tutelando i bambini che rappresentano il futuro.
Ormai da alcuni anni, la Banca Don Rizzo, attraverso il
sostegno alle Casse Rurali Ecuadoriane, ha contribuito alla
creazione di un sistema di microcredito locale che si pone
come obiettivo l’attivazione di meccanismi virtuosi di crescita.
Da quest’anno, inoltre, il Consiglio di Amministrazione ha
stanziato dei fondi per l’adozione a distanza di una comunità
di bambini dell’Ecuador nella convinzione che, laddove il
“sistema” è impegnato nel risollevare le sorti economiche di un
luogo, non bisogna dimenticarsi che i bambini e i loro sogni
rappresentano il vero volano di crescita di qualunque Paese.
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Banca Don Rizzo
Finanza ed economia reale e finanziaria
LA BANCA, L’ECONOMIA, LA FINANZA
Bisogna saper perdere…
di Marcello Ingrassia
Per fare un esempio di formalizzazione di quest’ultimo
precetto, basti citare la regola dello “stop loss”, posta a
fondamento dell’attività di trading professionale: nel
momento in cui si acquista - a scopo speculativo – uno
strumento finanziario, si definisce una soglia (inferiore
di una percentuale data al prezzo d’acquisto) che, se
superata al ribasso dal mercato, impone lo smobilizzo
dello strumento e, quindi, la monetizzazione della
perdita. Fare trading significa accettare e quantificare il
rischio di perdita, allo scopo di limitarlo.
Per il risparmiatore non trader l’ottica è diversa e con un
respiro temporale più ampio. L’esempio serva a rendere
evidente l’animus che deve essere proprio di chi opera
sui mercati finanziari.
La base di ogni decisione d’investimento dev’essere la
ricerca di una giusta remunerazione del capitale, ma
bisogna saper modulare le scelte sul proprio profilo
di rischio, prendendo nell’adeguata considerazione
la possibilità di non guadagnare quanto ipotizzato o,
peggio, di perdere parte anche cospicua della somma
investita.
Non si tratta di bon ton, chiariamolo subito! Si tratta,
invece, del giusto atteggiamento di un investitore che
mette i propri capitali a disposizione di un altro soggetto.
Quando questo avviene direttamente, senza la mediazione
del mercato, la cautela e la ricerca d’informazioni sulla
controparte sembrano a tutti l’atteggiamento più
naturale. Quando si effettua la stessa operazione tramite il
mercato, molti sembrano dimenticarsi di questa naturale
inclinazione e non valutano adeguatamente la possibilità
di non rientrare in possesso dei mezzi investiti, salvo poi
strapparsi le vesti nel momento di un default o di una
congiuntura particolarmente sfavorevole.
La profonda crisi di mezza estate che imperversa sui
mercati mondiali deve insegnare molto al risparmiatore:
in prima istanza a non considerare alcuno strumento
finanziario come esente da rischio. Quindi, a valutare, con
gli strumenti a disposizione (quello molto imperfetto ed
in parte politico del rating, le tante notizie disponibili),
la solidità dell’emittente. Infine, a scremare della parte
emotiva le decisioni relative all’investimento, soprattutto
evitando vendite dettate dal panico.
N. 3 2011
59
Monetica
LA BANCA, L’ECONOMIA, LA FINANZA
Intervista ad Antonio Galiano,
responsabile del Servizio
E-Bank di Iccrea Banca
Carta BCC, una carta al passo con i tempi
di Salvo Cartuccio
Incontriamo il dott. Antonio Galiano, siciliano, originario di Caltanissetta, che, con un bagaglio di importanti esperienze in
Unicredit, Capitalia e American Express, ha assunto la Responsabilità del Servizio E-Bank in Iccrea Banca da un paio d’anni.
Galiano è stato recentemente nominato Vice Presidente di EAPS, Euro Alliance of Payment Schemes, il nuovo consorzio
fra circuiti domestici, che canalizzano più del 50% dei pagamenti con carta a livello europeo. Attualmente rappresenta il
nostro sistema in seno ai board di VISA Italia, Consorzio Bancomat e MasterCard.
Dott. Galiano, ci aiuti a capire come il settore delle carte di pagamento possa considerarsi il prodotto bancario
moderno per eccellenza, al passo con i tempi e in grado di creare una relazione profonda e durevole con il
cliente.
«Attualmente, nonostante la crisi economica e la tendenza dei titolari a razionalizzare le proprie carte, i dati dimostrano
che il mercato interno al mondo del Credito Cooperativo è cresciuto. I clienti BCC hanno incrementato l’utilizzo dello
strumento di pagamento in termini complessivi. Evidentemente i clienti trovano nella CartaBcc una valida risposta alle
principali esigenze di sicurezza, innovazione, flessibilità, multicanalità, affidabilità ed economicità, che appaiono oggi
le chiavi per la riuscita del rapporto con il cliente bancario. La CartaBcc vuole e può posizionarsi come prezioso strumento
di relazione e fare di queste componenti di servizio i propri punti di forza».
Concretamente, come si traducono in prodotti e servizi le esigenze del mercato?
«Il primo asset che vuole essere un punto di eccellenza per CartaBcc è la sicurezza, che si esprime in prima battuta
attraverso la protezione del 100% contro le frodi. In caso di frode sulla carta infatti, salvo colpa grave del titolare, vengono
rimborsate al 100% le spese addebitate. La tecnologia sta facendo passi da gigante con l’obiettivo di contenere il
fenomeno e dal canto suo CartaBcc ha introdotto da tempo il servizio “Acquisti Sicuri” che attiva i sistemi di protezione
legati ai circuiti MasterCard e VISA per gli acquisti web. A questi strumenti si aggiungono le protezioni furto e rapina* che
coprono i prelievi di contante e i beni acquistati con la carta nelle prime 24 ore dall’acquisto.
Sul versante bancomat, la sicurezza è garantita dall’innovativa tecnologia che opera esclusivamente con abbinamento di
microchip e codice pin, per la CartaBcc V PAY. Su circuito Maestro, la CartaBcc - la più diffusa nel nostro mercato - è stata
dotata di un sistema di controlli “intelligente” che reagisce ad ogni comportamento anomalo.
In termini di innovazione la CartaBcc su circuito MasterCard si posiziona sul mercato con un’anteprima assoluta: la
protezione Acquisto Facile*. Attraverso la formula “soddisfatti o rimborsati” che si applica a tutti i beni acquistati con la
carta. Il titolare ha 30 giorni di tempo per restituire un bene acquistato di cui non è soddisfatto ed essere rimborsato al
100% della spesa. Acquisto Facile inoltre estende a tre anni complessivi la garanzia biennale di legge sui beni acquistati.
Quanto alla flessibilità, ogni CartaBcc può modificare il profilo da
saldo a revolving e il plafond originariamente attribuito senza bisogno
di cambiare la plastica. Basta passare in banca. Ancora maggiore
flessibilità per le carte su circuito MasterCard che estendono il periodo
di spesa fino a 58 giorni invece dei tradizionali trentasette.
La risposta all’esigenza di economicità la fornisce ancora una volta la
linea CartaBcc su circuito MasterCard, che premia gli utilizzatori frequenti
introducendo la gratuità delle commissioni di rinnovo e annua a fronte
di una soglia minima di spesa annuale: se si usa, non si paga.
Nell’ambito della strategia commerciale, un posto di primaria
importanza detiene la multicanalità, tesa ad ampliare strumenti e
modalità di comunicazione per raggiungere il più ampio numero di
clienti, migliorando sempre di più la qualità del contatto di marca.
Al canale del contatto diretto gestito dalle BCC, tramite la rete di
60
Banca Don Rizzo
banche - fra le quali la Don Rizzo - sta testando per promuovere
sul territorio il ventaglio di prodotti della linea CartaBcc.
Tanti servizi, tanti canali si affiancano all’affidabilità
strutturale del nostro sistema rendendo di maggiore
qualità il servizio sempre più relazionale che oggi viene
offerto a clienti e soci.
Utilizzare la CartaBcc in tutte le sue potenzialità come
piattaforma di relazione con la clientela può contribuire
sensibilmente a rafforzare il legame che la BCC ha con il
proprio territorio».
sportelli sul territorio, si affiancano così il web e il telefono.
Il nuovo sito dedicato ai titolari www.cartabcc.it è oggi
ancora più ricco di servizi e di facile navigazione. Tramite il
sito è infatti possibile ricaricare le prepagate, registrarsi alle
piattaforme SecurCode (MasterCard) e Verified by VISA, che
permettono acquisti sicuri su Internet, verificare il saldo e
i movimenti, ma soprattutto restare aggiornati sul mondo
dei vantaggi in continua evoluzione di CartaBcc. è infatti
appena stato lanciato il nuovo ClubCartaBcc, il circuito dei
vantaggi e degli sconti dedicato ai titolari della CartaBcc,
a cui si accede tramite uno spazio dedicato sempre sul
sito www.cartabcc.it. Il Club riunisce gli esercenti e le PMI
clienti delle BCC e rappresenta così un network selezionato
di esercizi locali che regala grande visibilità commerciale
sul mondo dei titolari CartaBcc che attualmente sono circa
due milioni e mezzo. Alle realtà locali sono affiancati marchi
di livello internazionale, come Best Western e SmartBox,
ampliando e qualificando sempre di più la rete del Club.
Ancora in termini di multicanalità, gli operatori telefonici
del Servizio Clienti, operativo 7 giorni su 7, dalle 8:30 alle
20:30, rappresentano un supporto concreto e costante
per i titolari, che in ogni momento possono conoscere
il credito disponibile sulla propria carta, risolvere tutti i
piccoli e grandi problemi che si possono presentare ed
essere sempre aggiornati sui servizi offerti. Il servizio è
stato recentemente riunificato sotto un unico numero
verde e rappresenterà sempre di più un nodo centrale di
riferimento per il mondo dei titolari delle carte. Saranno
infatti implementati i servizi erogati via telefono, fra i quali
il reset della password di accesso alla parte riservata del
sito. I titolari saranno così molto facilitati nell’utilizzo dei
numerosi servizi di cui possono godere via web: non sarà
più necessario passare in banca per ricevere la nuova
password, basterà una semplice telefonata.
La multicanalità si esprime anche in forma più prettamente
commerciale, attraverso la forza di vendita che una rosa di
Il territorio appunto, il radicamento, la forza
endogena delle BCC, la chiave del successo del mondo
cooperativo. Ci dia ancora qualche esempio concreto
in cui la CartaBcc ha consolidato il legame fra Banca di
Credito Cooperativo e contesto economico e sociale.
«Penso immediatamente alla CartaBcc Ateneum, che si
presta a concretizzare importanti iniziative che interessano
le università locali, dall’accesso ai servizi quali mense
e biblioteche, all’attribuzione di borse di studio e al
coinvolgimento diretto degli studenti universitari, che
rappresentano probabilmente uno dei migliori segmenti di
clientela di domani. Diverse università, fra le quali Salerno,
Partenope (Napoli), Sannio (Benevento) e Padova, si sono
già dotate della CartaBcc Ateneum e hanno concretizzato
brillanti progetti, aprendosi alla creatività delle associazioni
degli studenti e le realtà commerciali del territorio.
Ancora servizi a forte impatto territoriale nell’ambito
della piattaforma CartaBcc si concentrano nella carta del
tifoso, che abbina le recenti norme di legge sulla sicurezza
negli stadi alla passione per la propria squadra del cuore.
Carte del tifoso sono già state realizzate per i club Cesena
Calcio, Catania e Grosseto. Sono queste solo alcune delle
declinazioni possibili per la piattaforma CartaBcc, che
si candida sempre di più quale strumento di relazione, il
biglietto da visita del sistema BCC».
* Le Protezioni assicurative, gratuite per i titolari, sono offerte dalle polizze di assicurazione contratte da Iccrea Banca S.p.A. con BCC Assicurazioni SpA e ALA
Assicurazioni S.p.A. - Gruppo Sara. Per termini, condizioni e modalità di reclamo, consulta il materiale informativo della carta reperibile presso la tua filiale o nel
sito internet www.cartabcc.it nella sezione I servizi, Coperture Assicurative CarteBcc e Acquisto Facile.
N. 3 2011
61
Focus di approfondimento
LA BANCA, L’ECONOMIA, LA FINANZA
Trasparenza e credito
ai consumatori
di Rosario Maltese
Il contratto di credito è un contratto con cui un finanziatore
concede o si impegna a concedere a un consumatore
(persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività
imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale
eventualmente svolta) un credito sotto forma di dilazione
di pagamento, di prestito o di altra facilitazione finanziaria
per un importo compreso tra 200 e 75.000 euro.
Tra le principali esclusioni dall’ambito di applicazione della
normativa si trovano i finanziamenti garantiti da ipoteca
su beni immobili di durata superiore a 5 anni.
Nella fase pre-contrattuale sono previsti specifici obblighi
in capo al soggetto finanziatore in tema di:
•Annunci pubblicitari;
•Trasparenza;
•Assistenza al consumatore;
•Verifica del merito creditizio;
La normativa relativa ai rapporti con i consumatori e,
più in generale, con le famiglie in materia di servizi
bancari, è stata profondamente modificata negli ultimi
due anni (gli interventi normativi hanno interessato le
disposizioni in materia di trasparenza, soluzione delle
controversie, antiterrorismo e antiriciclaggio, usura, servizi
di pagamento, prestiti contro cessione del quinto, carte di
credito e, infine, di credito ai consumatori).
Un passaggio normativo fondamentale è costituito
dal recepimento della direttiva europea sul credito ai
consumatori.
La direttiva europea del 2008 (2008/48/CE) è dedicata
alla regolamentazione dei contratti di credito ai
consumatori e persegue la “piena armonizzazione” delle
regole, per garantire un livello elevato ed equivalente di
tutela dei consumatori dell’Unione Europea e favorire la
libera circolazione delle offerte di credito “nelle migliori
condizioni sia per gli operatori dell’offerta sia per i soggetti
che rappresentano la domanda”.
Essa prevede, innanzitutto, il rafforzamento e l’estensione
dei poteri amministrativi inibitori e delle sanzioni per
contrastare le violazioni delle disposizioni in materia di
trasparenza, anche se concernenti rapporti diversi dal
credito al consumo, al fine di assicurare un’adeguata
reazione a fronte dei comportamenti scorretti a danno
della clientela e migliorare la tutela dell’intera sfera
dell’agire finanziario del consumatore.
In particolare il D.Lgs. 41/2010 e successive modifiche ha
introdotto novità specifiche sulla disciplina del credito ai
consumatori.
Il finanziatore deve fornire al consumatore chiarimenti
adeguati, in modo che questi possa valutare se il contratto
di credito proposto sia adatto alle sue esigenze e alla
sua situazione finanziaria, eventualmente illustrando le
informazioni precontrattuali, le caratteristiche essenziali
dei prodotti proposti e gli effetti specifici che possono
avere sul consumatore, incluse le conseguenze del
mancato pagamento.
Nella fase post-contrattuale le novità principali riguardano:
•Diritto di recesso da parte del consumatore;
•Rimborso totale o parziale del debito;
•Modifica unilaterale da parte del finanziatore delle
condizioni economiche;
•Comunicazioni periodiche.
La normativa in materia di trasparenza è in continua
evoluzione con l’obiettivo esplicito costituito dal
raggiungimento di un livello di tutela del consumatore
adeguato e sufficiente ad assicurare la fiducia dei
consumatori.
La tutela del consumatore è il presupposto essenziale,
sia per una condizione di equità verso i cittadini ma
soprattutto per consolidare i meccanismi fiduciari che si
pongono alla base del funzionamento di un mercato del
credito al consumo integrato.
Questa, rappresenta una condizione alla base della
libera circolazione delle offerte di credito e delle migliori
condizioni possibili, sia per gli operatori dell’offerta che
per i consumatori finali.
62
Banca Don Rizzo
Focus di approfondimento
LA BANCA, L’ECONOMIA, LA FINANZA
L’agenzia di Valderice
nel “Territorio”
di Nicola Quartana
Se lo slogan “banca del territorio” è diventato, ormai da qualche tempo, sinonimo delle Banche di Credito Cooperativo
perchè queste sostengono nel territorio non solo l’operatività ma anche il potere decisionale (piedi, testa e cuore), per
l’agenzia di Valderice questa definizione assume in pieno tale significato dato che il suo “Territorio” ha una estensione
decisamente considerevole.
L’agenzia di Valderice opera, infatti, su un’area di circa 255 Kmq (ex Agro Ericino) con una popolazione residente di oltre
24.000 abitanti. Il suo vasto territorio spazia fra la costa, comprendente zone a vocazione marina come Bonagia, Cornino
e San Vito Lo Capo ed un entroterra a vocazione agricola come le zone di Crocci, Chiesanuova, Lenzi, Buseto Palizzolo
per arrivare fino alle zone montuose come Erice vetta che per la sua posizione geografica ed il suo borgo medievale è
meta turistica internazionale e come Custonaci famosa in tutto il mondo per il suo pregiato marmo.
La presenza in Valderice della Banca Don Rizzo oggi e della BCC Ericina prima (questa esisteva fin dal 1903) e’ stata ed
è di notevole importanza ed ha fortemente contribuito e contribuisce, tuttora, alla crescita economica e sociale del
territorio favorendo gli investimenti delle famiglie e di quel tessuto di piccole e medie imprese che rappresentano le
forze migliori dell’economia delle piccole comunità. Questo nostro
modo di operare, in un periodo di grande crisi economica come
quello che stiamo attraversando, ha portato i suoi frutti ed infatti i
soci ed i clienti ci riconoscono che, a differenza delle altre banche
che operano in zona, noi non abbiamo chiuso, indiscriminatamente,
il rubinetto del credito non aggiungendo, in tal modo, ulteriori
problemi a quelli già esistenti. Per il futuro, come agenzia di
Valderice, vogliamo soprattutto impegnarci ad interpretare con
ancora maggiore incisività il nostro ruolo di banca che persegue
l’obiettivo di favorire il benessere (che è molto più dell’aumento
della ricchezza) nell’ambito della nostra comunità.
L’agenzia di Casa Santa
nel territorio ericino
di Michele Cottone
L’agenzia di Casa Santa della Bcc Don Rizzo è sorta nel lontano 1975 ed ha sempre operato sul territorio ericino avendo, come
clientela principale, le famiglie. èuna realtà dove scarseggiano le aziende e dove sono presenti solo piccole attività commerciali.
Dal 2000 ci si è posto l’obiettivo di allargare il bacino di utenza anche
tenendo conto che la BCC Don Rizzo è una banca del territorio che ha
rapporti diretti con la clientela così si è passati dai 3.5 milioni di euro degli
impieghi ai 13 milioni attuali e dai 7 milioni dei depositi ai 13,5 attuali.
L’incremento è stato dovuto al fatto che ancora i nostri sportelli
operano con la clientela alla vecchia maniera cercando di dare risposte
immediate ed adeguate alle esigenze della stessa. Si sono avvicinate
diverse aziende che operano nei più svariati settori dell’edilizia, della
costruzione e della fornitura di accessori per piscine, della costruzione
di materie plastiche e della costruzione e installazione di ascensori
che, nonostante la non vicinanza con il nostro Istituto, ci hanno
preferito per i rapporti che si riesce ad intrattenere.
Si prevede un miglioramento per il futuro, nonostante la situazione
economica attuale non sia delle più rosee.
N. 3 2011
63
BCC a confronto
LA BANCA, L’ECONOMIA, LA FINANZA
Il Credito Trevigiano,
da oltre 100 anni una mano
al territorio
di Umberto Longo
Il Credito Trevigiano è inoltre la prima banca locale
certificata EMAS ed ISO 14001, che fin dal 2004 affianca
ad un impegno diretto per la salvaguardia ambientale, la
diffusione e il sostegno finanziario dell’energia pulita.
Numerose le iniziative in campo culturale, sociale e
formativo: la banca sostiene con successo Scuola Per
Genitori (percorso formativo per il rapporto genitori-figli,
con la direzione scientifica del Prof. Crepet), tiene corsi
per giovani imprenditori, promuove concorsi a tema per
studenti e, il primo Master annuale postdiploma “Esperto di
Credito Cooperativo”.
Dall’impegno per la salute e il benessere nasce la Società
di Mutuo Soccorso Vitapiù, che eroga servizi di assistenza
sanitaria integrativa a Soci e Clienti del Credito Trevigiano.
La finanza etica trova quotidiana attuazione attraverso
finanziamenti agevolati a enti e associazioni no-profit,
microcredito in favore di soggetti bisognosi segnalati da
Caritas, Enti e cooperative sociali oltre a numerosissime
erogazioni di beneficenza e solidarietà che contribuiscono
a creare il tessuto sociale su cui si fonda una sana comunità.
Il Credito Trevigiano opera attivamente sul territorio locale,
dove raccoglie i risparmi e riversa gli affidamenti e gli
interventi di socialità, creando valore economico, sociale e
culturale a beneficio dei soci, dei clienti e delle collettività.
Infatti, come afferma il Presidente della Banca, dott. Nicola
Di Santo: “Se venisse a mancare il Credito Trevigiano, il
territorio non perderebbe solo una banca ma un poliedrico
attore della società in cui opera”.
Lo sviluppo promosso dalla Banca è inteso nel suo significato
più ampio al di là del dato economico. Tale sviluppo si
manifesta grazie ad un impegno su vari fronti, con punte
di eccellenza che vanno dalla socialità alla formazione,
dall’ambiente alla salute fino alla finanza etica.
L’acquisto, nel 2005, di Villa Emo, opera palladiana divenuta
sede della banca, è simbolo del suo impegno, volto a
salvaguardare questa opera “patrimonio dell’umanità”,
restituendola ad una nuova e più moderna funzione
economica, culturale e socio-ambientale.
Negli ultimi anni, attraverso l’intensa attività della Fondazione
Villa Emo, il complesso è divenuto il palco dal quale valorizzare
numerose iniziative culturali, spettacoli e concerti.
Credito Trevigiano
La storia del Credito Trevigiano affonda le radici tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, in un territorio contadino devastato dalla
povertà. La lungimiranza di alcuni notabili locali e l’attenta guida dei parroci diedero vita a quella particolare forma di mutua
assistenza conosciuta col nome di Casse Rurali ed Artigiane. Caerano di San Marco 1896, Vedelago 1901, S.Andrea O.M. di
Castelfranco Veneto 1902: queste le date di nascita di tre realtà che, in momenti e modi diversi, incrociarono e misero insieme
il proprio destino. Il Credito Trevigiano assume l’attuale denominazione solo nel 1996, autentica Banca di Credito Cooperativo.
Con i suoi 31 sportelli offre oggi una copertura capillare ad oltre 50 Comuni nel territorio compreso tra Vedelago, Castelfranco
Veneto, Treviso, Bassano del Grappa e la pedemontana veneta. Continua ad operare ispirandosi ai principi cooperativi della
mutualità senza fini di speculazione, promuovendo in vari modi la crescita sostenibile della comunità.
64
Banca Don Rizzo
Il progetto giovani della Banca
LA BANCA, L’ECONOMIA, LA FINANZA
La Banca Don Rizzo:
una storia di opportunità
di Mariangela Grimaudo
investire su di me!”. Ricordo ancora il sorriso che comparve
sul loro volto, forse perché al di là della mia sfacciataggine
avevano riconosciuto la mia determinazione e la mia
caparbietà, o forse li avevo semplicemente divertiti.
Fatto sta che il mio progetto fu esaminato e barattato con
il primo lavoro che feci per loro.
E San Francisco non fu mai così vicina. Quel giorno la
Don Rizzo fu per me l’incoraggiante certezza che c’è una
Sicilia che crede nel futuro e che è disposta ad investire
su chi crede in sé. Una Sicilia come me. Ma quell’incontro
fu molto di più, non solo mi rese capace di contare anche
sulla mia terra, ma mi rese chiaro che prima o poi anche io
avrei investito su di essa. Dopo anni trascorsi tra estero e
Roma, oggi quel sogno di lavorare al futuro della mia amata
Sicilia è realtà. Realtà resa possibile da quel sodalizio nato
quel giorno. Oggi quel sogno è un progetto che conduco
con la Banca Don Rizzo e con la Federazione delle Banche
di Credito Cooperativo.Progetti che danno vita alla visione
che tanto ci accomuna. Un futuro esiste anche in Sicilia per
chi decide di costruirlo.
Ricordo come fosse oggi il mio primo incontro con la
Banca Don Rizzo.
Ero stata invitata a presentare un lavoro ad un importante
congresso a San Francisco, ma i fondi del mio Dipartimento
erano esauriti ed io, come dottoranda, non avrei potuto
affrontare una spesa così importante da sola. Non sarei
potuta andare. Sarebbe bastato questo a fermare il mio
sogno. Non fu così. Non smisi di cercare una soluzione e un
giorno, raccontando ad un amico di questo impedimento,
mi disse: “Perché non presenti il tuo progetto alla Banca Don
Rizzo? è una banca che investe sulle persone, potresti avere
una chance”.
Mi precipitai a casa a leggere in internet tutto ciò che
poteva aiutarmi a capire meglio la filosofia del “mondo
Don Rizzo”, e mi piacque ciò che lessi. A quel punto mi
toccava solo appurare se le parole corrispondevano ai fatti.
Vestita della peggior faccia tosta che possedevo, chiesi
un appuntamento con la Dirigenza, e dopo le prime
presentazioni esordii dicendo: “…voi siete una banca che
investe sul territorio, le persone e il futuro, quindi non potete non
Banca Don Rizzo Stage formativo
di Francesca Fundarò
particolare la mia esperienza, maturata all’interno
di un Istituto di credito, più precisamente la Banca
di Credito Cooperativo Don Rizzo di Alcamo, mi
ha consentito in primis di sviluppare una profonda
socializzazione alla vita lavorativa, aspetto al quale
la Banca Don Rizzo è particolarmente sensibile e, in
secondo luogo, di misurarmi concretamente nel campo
professionale mettendo in pratica ciò che ho imparato
sui testi universitari. Questi momenti di socializzazione
all’interno della Banca Don Rizzo avvengono soprattutto
con il “gruppo giovani”. Un gruppo che si propone di
far conoscere, anche al di fuori dell’Istituto stesso, le
opportunità formative che la banca offre ai giovani
laureati affinché possano più facilmente inserirsi nel
mondo del lavoro. Sta ora ai giovani prendere atto delle
iniziative delle imprese. Iniziative che certamente vi
permetteranno e ci permetteranno di fare quel lavoro
per il quale abbiamo tanto studiato.
Mettere in campo le competenze acquisite durante il
percorso di studio rappresenta, da sempre, l’aspirazione
massima dei giovani che, lasciati i testi scolastici e
universitari, si affacciano nel “mondo del lavoro”. Oggi
detto approccio avviene sempre più sovente per mezzo
di uno stage, ovvero quella “fase” di formazione che
consente ai giovani di sperimentare un primo approccio
con il lavoro, circostanza che consente di avere una
valutazione più realistica delle esigenze delle imprese,
spesso caricate di attese durante gli anni universitari.
Lo stage, in quest’ottica, si pone indubbiamente
come il momento iniziale del percorso lavorativo e
offre l’opportunità di avvicinarsi, gradualmente ed
efficacemente al lavoro più corrispondente alle attese
maturate con l’investimento formativo. Le imprese,
alla luce delle suddette considerazioni, danno, ormai
da anni, grande importanza allo stage formativo. In
N. 3 2011
65
Con Noi
FILO DIRETTO
Limitazioni all’uso del contante
e dei titoli al portatore
di Giancarlo Di Pasquale
di trasparenza, che costituiscono un connotato
essenziale per un mercato moderno ed impermeabile
alle distorsioni provenienti dalla criminalità, sono
maggiormente tutelate.
Il Legislatore, per favorire la tracciabilità delle operazioni,
ha posto dei limiti all’uso del contante, recentemente
modificati con la cosiddetta “Manovra bis” varata dal
Governo lo scorso 13 agosto, così come anche ha
ridotto la possibilità di emettere assegni bancari e
postali, vincolandone la circolazione al rispetto di criteri
determinati, ed ha definito, inoltre, il saldo massimo
entro il quale è consentita l’esistenza di libretti di
deposito a risparmio al portatore.
L’antiriciclaggio ha come finalità quella di impedire tutte
le operazioni dirette ad attribuire un aspetto lecito a
capitali, frutto, invece, di reato. Il Legislatore, a partire
dagli anni Novanta, ha prestato sempre di più maggiore
attenzione a tale fenomeno ponendo, tra l’altro, dei
limiti stringenti alla circolazione del contante e dei
titoli al portatore. Il contenimento di questi strumenti
di pagamento, anonimi per antonomasia, costituisce
uno dei cardini della lotta al riciclaggio. L’intendimento
è quello, infatti, di spingere verso l’uso di strumenti
di pagamento maggiormente rispondenti a criteri di
tracciabilità, come i bonifici, i Rid, gli assegni, le carte
di credito e di debito. In questo modo le esigenze
Qui di seguito si riportano sinteticamente le disposizioni di legge vigenti in materia.
Pagamenti in contanti
è ammesso il trasferimento tra vivi di denaro contante, di titoli al portatore, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti
diversi, quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente inferiore ad Euro 2.500. Il trasferimento di
somme di importo superiore al limite citato può tuttavia essere eseguito per il tramite di banche, Poste Italiane
S.p.A ed istituti di moneta elettronica. La Legge, al fine di impedire elusioni surrettizie del principio, ha previsto che il
trasferimento sia vietato anche nel caso in cui venissero effettuati più pagamenti inferiori alla soglia, artificiosamente
frazionati in quanto collegati ad un’unica operazione.
Assegni
Gli assegni bancari e postali devono recare, oltre all’indicazione del beneficiario, la clausola di non trasferibilità. E’
ammessa l’emissione di assegni privi della clausola di intrasferibilità se l’importo è inferiore ad Euro 2.500, ma i relativi
moduli di assegno sono assoggettati ad un imposta di bollo di Euro 1,50 ciascuno. Il rilascio di assegni circolari, vaglia
postali e cambiari è sottoposto alle medesime regole.
Libretti di deposito
Il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore deve essere inferiore ad Euro 2.500.
Il trasferimento tra vivi, a qualsiasi titolo, dei libretti di deposito bancari o postali, indipendentemente dall’importo
del saldo, è condizionato alla comunicazione alla banca da parte del cedente e del cessionario,
da effettuarsi entro trenta giorni dall’evento. La banca, a sua volta, provvederà ad
annotare nei propri archivi i dati del nuovo possessore.
Entro il prossimo 30 settembre i libretti di
deposito a risparmio di importo
pari o superiore ad Euro 2.500
dovranno essere ridotti al di
sotto della soglia citata o
trasformati in nominativi.
66
Banca Don Rizzo
Con Noi
FILO DIRETTO
Il Centro Studi Don Rizzo
Intervista al presidente Enzo Nuzzo
proventi dell’economia e dei suoi risparmi sotto servizi
culturali, sociali, identitari. In tempi di globalizzazione
il Centro Studi Don Rizzo ha un duplice ruolo: deve
rafforzare l’identità di un territorio e difendere il rapporto
tra banca e tessuto imprenditoriale locale».
Presidente Nuzzo può spiegare cos’è un Centro
Studi di origine bancaria? Quello della Don Rizzo,
nello specifico, naturalmente. Come funziona e di
cosa si occupa?
«Un Centro Studi di origine bancaria è una trovata
straordinaria per separare l’attività bancaria da quella del
no profit e del culturale,. Certo non si poteva immaginare
che, come per le altre banche, anche per la BCC Don
Rizzo, il centro studi potesse conquistare un ruolo così
importante nel territorio. E per questo ringrazio chi mi
ha preceduto alla guida dello stesso. Il Centro Studi Don
Rizzo, oggi più di ieri, è chiamato a fornire risposte culturali
e sociali a cui spesso altri enti e soggetti preposti, da soli,
non riescono a soddisfare. Il Centro Studi invece progetta
e organizza insieme alla Banca e ad altri Enti iniziative
utili ad affrontare i nuovi bisogni culturali e sociali del
territorio nel quale operiamo. Ne sono testimonianza le
tante attività che negli anni si sono proposte al territorio
e alle comunità che in esso si stanziano».
Come nasce e qual è l’iter di un progetto tipo del
Centro Studi?
««Il Centro Studi, in collaborazione con le Istituzioni locali,
con i privati cittadini, con la stessa Banca Don Rizzo,
il Consiglio Direttivo del Centro Studi studia, valuta, e
promuove le iniziative culturali, sociali ed economiche
del territorio d’appartenenza privilegiando le attività
culturali nell’ambito giovanile. Il Centro Studi si assume
la responsabilità, in prima persona, del buon esito
dei progetti, facendosi carico anche degli insuccessi.
Privilegeremo, naturalmente come sempre si è fatto, la
qualità dei progetti, sperimentando sistemi innovativi».
Per concludere, quale aspetto peculiare del Centro
Studi e delle sue attività vorrebbe fosse recepita
dal territorio?
«In questa direzione a differenza del privato, che
nell’investimento cerca solo profitto, il Centro Studi Don
Rizzo, si pone l’obiettivo della ricaduta sociale perché
il nostro territorio ha essenzialmente bisogno di scelte
culturali e sociali forti. La BCC Don Rizzo, con il suo Centro
Studi, non vuole sottrarsi, ne può farlo per un impegno
con il suo fondatore, a questa responsabilità sociale. Io
in questo senso e con questa responsabilità guiderò il
Centro Studi Don Rizzo».
Che legame esiste tra Centro Studi Don Rizzo e
territorio?
«La Don Rizzo aveva e ha un suo territorio di attività. La
BCC è il frutto del risparmio degli operai, degli impiegati,
dei lavoratori autonomi, delle imprese, delle famiglie del
territorio. Esiste, quindi, una fortissima compenetrazione
tra territorio, banca e centro studi. Il Centro Studi Don
Rizzo si pone nel mezzo, è il soggetto chiamato a restituire
i frutti del patrimonio al territorio che l’ha generato. Ecco
perché diciamo di essere al servizio della comunità, non
facciamo altro che restituire alla comunità alcuni dei
N. 3 2011
di Antonio Fundarò
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Le iniziative per la cultura e la solidarietà
FILO DIRETTO
L’Avis in provincia di Trapani
Una storia di solidarietà e di successo
di Nicola La Rocca
“Siamo soddisfatti dei risultati che stiamo centrando
- conferma il Presidente Bivona -, ma nostro obiettivo
è far crescere il numero di soci, di nuovi donatori, e
di raggiungere le due donazioni l’anno per singolo
socio; è indispensabile per far fronte alla crescente
richiesta di sangue, dei suoi componenti e suoi derivati,
che si registra sia in provincia che su tutto il territorio
nazionale. Inoltre, vanno sensibilizzate maggiormente le
donazioni per coprire i picchi di fabbisogno stagionali,
particolarmente evidenti nella stagione estiva”.
“Una particolare soddisfazione – prosegue il Presidente
- l’abbiamo nel vedere sempre più giovani avvicinarsi
all’AVIS, ed iniziare ad effettuare donazioni. E’ importante
per noi proseguire nelle azioni di promozione
coinvolgendo in primo luogo, proprio i giovani
che spesso, e contrariamente a quanto si potrebbe
pensare, si mostrano molto sensibili alle tematiche del
volontariato e della solidarietà sociale”.
Nei suoi 34 anni di storia, l’AVIS in provincia di Trapani
ha garantito a tutta la collettività l’indispensabile e
spesso vitale accesso ad una risorsa come il sangue che,
non essendo riproducibile in laboratorio, necessità della
presenza costante di un buon numero di donatori. Ha
dato dimostrazione di come la cultura della generosità
umana genera una mutualità efficiente, non solo per gli
associati, ma per l’intera collettività.
“Donare il sangue non è un dovere - conclude il
Presidente Bivona - ma è il modo per garantire a tutti il
diritto alla vita”.
Venire incontro alle esigenze del prossimo è un
pensiero condiviso da tanti, e tanti sono i volontari
che, giornalmente, si danno da fare in tal senso. Trovare
il modo, il tempo, le risorse per farlo, non sempre è
così facile, e tanti sono, di contro, quelli che alla fine
rinunciano a fare qualcosa che vorrebbero fare.
Ci sono modi, però, che rendono semplice dimostrare
e testimoniare il senso e la cultura della generosità
umana: donare il sangue né è una chiara e lampante
dimostrazione.
Ed anche a questo si sarà sicuramente ispirato il
dott. Vittorio Formentano, che nel 1927, a Milano,
fondò l’Associazione Volontari Italiani del Sangue, poi
ufficialmente costituita nel 1946 e riconosciuta nel 1950
con una legge dello Stato Italiano, definendo, già nelle
prime bozze dello statuto, i principi che ancora guidano
l’associazione: venire incontro alla crescente domanda di
sangue, avere donatori pronti e controllati nella tipologia
del sangue e nello stato di salute, lottare per eliminare
la compravendita del sangue, donare gratuitamente
sangue a tutti, senza alcuna discriminazione.
Oggi l’AVIS è un ente privato con personalità giuridica e
finalità pubblica e concorre ai fini del Servizio Sanitario
Nazionale in favore della collettività, fondando la
sua attività istituzionale ed associativa sui principi
costituzionali della democrazia, della partecipazione
sociale e sul volontariato quale elemento centrale e
strumento insostituibile di solidarietà umana.
In provincia di Trapani l’Avis opera attraverso una
sezione Provinciale che, costituita nel dicembre del
1977, ha oggi raggiunto significativi risultati che
hanno permesso, tra l’altro, di rendere autosufficiente
la provincia per il fabbisogno di sangue, nonché, come
precisa il Presidente provinciale, Giuseppe Bivona, “di
costituire una cassaforte di solidarietà anche per le zone
carenti, regionali ed extra regionali”. Dalla relazione
presentata alla scorsa Assemblea Avis Provinciale,
tenutasi a Calatafimi-Segesta, appare evidente come
negli anni sia stato pressoché costante l’incremento del
numero dei soci e delle donazioni effettuate.
Oggi l’AVIS, in provincia di Trapani, è presente in 15
comuni (Calatafimi-Segesta, Campobello di Mazara,
Castellamare del Golfo, Castelvetrano, Gibellina,
Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Partanna, Petrosino,
Salaparuta, Salemi, Santa Ninfa, Trapani e Valderice),
dove, conta su 5.071 soci che hanno garantito, nel 2010,
9.064 donazioni, ben più delle già ragguardevoli 8.604
registrare nel 2009.
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Banca Don Rizzo
Le iniziative per la cultura e la solidarietà
FILO DIRETTO
L’Aido una realtà anche trapanese
Impegno sociale e di vita
di Federico Alesi
Sicilia guidata dal neo Presidente regionale Giuseppe
Cammarata, per complimentarsi degli ottimi risultati
raggiunti e per incentivare l’impegno nella diffusione
della cultura della donazione da parte delle istituzioni.
L’impegno dell’Aido Sicilia si spende in tutte le 9
province, dove è possibile riscontrare un fermento
di nuovi volontari che si spendono per gli altri senza
chiedere nulla se non un sorriso. Un ottimo lavoro sta
svolgendo l’Aido provinciale di Trapani ad opera del vice
presidente vicario Benigno Martinez che di concerto con
il Presidente reg.le Cammarata hanno fatto dedicare un
quartiere a Favignana, il 19 luglio 2011, ai fratelli Angelo
e Marilena Tammaro ed il 28 agosto 2011 hanno fatto
dedicare la piazza di Napola al donatore Alessandro
Bonaventura, in occasione della manifestazione
sportiva di rilievo internazionale denominata: “La volata
di Napola – Mokarta” .
A Riposto (CT) si sta preparando un concerto con
Battiato per il 22 settembre c.a. Ad Agrigento sono nati
nuovi gruppi comunali e il 27 agosto si è svolta una
manifestazione per ricordare il compianto Giuseppe
Minolfo. A Trapani, Termini Imerese, Siracusa, Catania,
Caltanissetta, Noto, si sono svolti convegni ed incontri
nelle scuole.
Ad Erice il 21 maggio 2011 è stato firmato il Patto
d’amicizia tra Erice e Tremestieri Etneo per la diffusione
della cultura del dono; ad Erice, grazie alla sensibilità
del Sindaco Tranchida e dell’opera di sensibilizzazione
del Presidente reg.le Cammarata, è stata posta una
targa all’ingresso del territorio comunale che recita:
«Erice città della scienza e della Pace. Erice sostiene la
donazione degli organi».
Il Presidente Regionale Giuseppe Cammarata sta
preparando un protocollo d’intesa che presto sarà
firmato, per la diffusione della cultura della donazione
e della legalità con l’ordine dei medici, l’Europol, il SIULP
(sindacato italiano unitario lavoratori polizia) Lions,
Rotary, Rotaract, Interact e altre associazioni, perché
solo con l’unione e la collaborazione si potrà battere il
mostro dell’indifferenza!
Come ha recentemente sostenuto il Comandante
dell’Europol Ten. Salvatore Trovato «la vita è un dono,
doniamola agli altri».
E con questo nobile auspicio, di un nobile uomo, anche
da questa testata lanciamo un appello alla donazione
degli organi.
L’Aido nasce a Bergamo nel lontano 1971 per opera
del compianto Cav. Giorgio Brumat e di un gruppo di
donatori di sangue dell’AVIS, all’inizio si chiamava DOB
(Donatori Organi Bergamo); nel 1973 si diffuse su tutto il
territorio nazionale e, nel 1982, nasce in Sicilia.
L’Aido Sicilia si è sempre battuta, in questi anni, per
diffondere la cultura del dono, fino a divulgarsi in tutte
le 9 province siciliane e a raggiungere quota 50.000
iscritti.
In provincia di Trapani nasce nel 1982 ad opera di
Italia Auci. Il primo convegno regionale si fa proprio
in provincia di Trapani ad opera del Presidente Aido
provinciale dott. Tranchida.
L’Aido nazionale ha avuto un importante riconoscimento
da parte del Ministero della Salute, nel 1986, è stata
insignita della “Medaglia d’oro al Merito” per le vite
salvate. Nel 2010 ha ricevuto la medaglia del Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano per l’impegno nella
diffusione della cultura della donazione degli organi.
L’Aido provinciale di Trapani per opera del Presidente
Provinciale Giuseppe Giuseppe(oggi il più giovane
presidente regionale d’Italia) il 23 settembre 2010
ha realizzato, presso la scuola dedicata al donatore
Alessandro Bonaventura, il 1° Monumento di Sicilia
dedicato ai donatori di organi, che ha ricevuto il
compiacimento del Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano e dei Presidenti di Camera e Senato (On.
Gianfranco Fini e Sen. Renato Schifani), che hanno voluto
ricevere, per la prima volta, una delegazione dell’Aido
N. 3 2011
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FILO DIRETTO
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Banca Don Rizzo
Gli appuntamenti
FILO DIRETTO
Strepitoso successo
del concorso internazionale
per cantanti lirici
“Città di Alcamo” edizione 2011
La Banca Don Rizzo tra gli sponsor dell’iniziativa
di Antonio Fundarò
Artisti provenienti da ogni parte del mondo (Italia, Corea,
Giappone, Irlanda, Estonia, Stati Uniti, Colombia, Spagna,
Serbia, Argentina, Cina) in questi anni si sono sottoposti
al giudizio di Commissioni di grande prestigio, scelte da
Francesco Bambina con grande oculatezza e circospezione.
La formula del concorso prevede che ad ogni edizione
si mettano in palio premi in denaro, scritture artistiche in
prestigiosi teatri esteri e agenzie italiane e ruoli dell’opera
lirica in concorso: in questo modo, Alcamo, può annoverare
tra i suoi appellativi anche quello di “Città della Musica” la
tradizione della lirica estiva a Pisa.
Notevole è stato, nel corso di questi anni, il successo
dell’iniziativa, che ha visto la partecipazione entusiastica di
un numeroso pubblico a tutte le rappresentazioni
Inoltre, l’intero progetto ha rappresentato un’occasione di
assoluto valore per giovani artisti, che sono stati destinatari
di una sicura opportunità di formazione professionale.
Per molti di questi è stata una vera e propria chance di
carriera, spesso decollata proprio a seguito della vincita o
semplice partecipazione al concorso pisano.
La XIV edizione del Concorso Internazionale per Cantanti
Lirici “Città di Alcamo” era riservata ai cantanti nati tra il 1°
gennaio 1975 ed il 1° settembre 1993.
Grande successo di pubblico (presente, tra gli altri, il
presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, SER il
Vescovo di Trapani Mons. Francesco Miccichè, il Governatore
del Rotary del Distretto 2110 Concetto Lombardo, il sindaco
di Alcamo, Giacomo Scala, il direttore generale della banca
Don Rizzo, il dott. Carmelo Guido) al Concerto di Gala della
XIV edizione del Concorso Internazionale per Cantanti Lirici
“Città di Alcamo”, che ha registrato l’iscrizione di ben 104
cantanti di ben 27 nazioni diverse.
Grande gioia e soddisfazione di tutti anche per l’elevata
qualità delle voci, per la bravura dei cantanti e l’operato
della giuria.
Il Concorso nasce nell’ambito di un progetto pensato e
realizzato da Francesco Bambina, past president del Rotary
di Alcamo e Console Onorario, icona della cultura alcamese
e simbolo di rinnovamento culturale, che si propone di
produrre a partire da Alcamo una nuova cultura dell’opera,
alla scoperta dei giovani talenti che altrimenti, senza
questo concorso, rimarrebbero nell’ombra e vivrebbero
queste loro qualità riservandole a pochi.
Nelle edizioni precedenti hanno partecipato giovani, e
non solo, cantanti lirici di ogni nazionalità ed appartenenti
ad ogni registro vocale.
N. 3 2011
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dedicandosi al Teatro lirico con grande professionalità ed
in modo completo. Attraverso lo studio serio, costante
e profondo dei tanti personaggi della lirica portati sulle
scene con puntuale fedeltà alle pagine musicali dei diversi
Compositori di epoche dal Classicismo al Novecento,
ha messo ben a frutto le naturali doti di non comune
potenza, estensione e suadenza timbrica del proprio
strumento vocale. Ha dotato ciascun ruolo di un’impronta
interpretativa vivida, moderna ed emotivamente
coinvolgente, grazie anche alla costante attenzione verso
la “parola scenica”, ad un fraseggio musicale accorto, una
dizione chiarissima ed eccezionali capacità attoriali.
Il Premio è stato attribuito, infine, anche al Presidente
della Regione Siciliana On. Raffaele Lombardo per avere
ripreso, sviluppato, incrementato e consolidato anche in
sede internazionale il valore dell’Autonomia Regionale
rispetto a un carico autonomista che non sempre si è
tradotto in efficacia ed efficienza e per avere richiesto
con perseveranza il confronto costruttivo con il governo
nazionale per l’affermazione completa come da Statuto,
dei processi di sviluppo produttivo, degli investimenti e del
lavoro per i giovani oltre al recupero di risorse attraverso
un’operazione strutturale di tagli ai costi della politica e
dell’amministrazione.
Il Premio Internazionale per la Cultura “Vissi d’Arte - Città
di Alcamo” è stato istituito a partire dal 2001, quale
riconoscimento a personalità della Cultura e dell’Arte
mondiale che “in modo spesso disinteressato ma
entusiastico, professionale, continuo e costante hanno
svolto, svolgono e svolgeranno le loro attività in campi
della conoscenza, della ricerca, della scienza e delle arti
ove trovano conforto, stimolo, interesse e tanto altro tutti
gli esseri umani”.
Negli anni sono stati assegnati i seguenti premi: nel 2001
a Anita Cerquetti (Soprano); nel 2002 a Diana Bracco
(Imprenditrice) e a Renata Tebaldi (Soprano); nel 2003
a Franco Corelli (Tenore); nel 2004 a Andrea Camilleri
(Scrittore); nel 2005 a Virginia Zeani (Soprano); nel 2006 a
Helena Demakova (Ministro della Cultura della Lettonia),
a Corrado Borruso (Generale C.A. dei Carabinieri) e ad
Adelfio Elio Cardinale (Preside Facoltà di Medicina Palermo); nel 2007 a Fabio Capello (Allenatore), a Joan
Sutherland (Soprano) e a Alessandro Azzi (Presidente
Nazionale Federcasse); nel 2008 a Giorgio Armani (Stilista),
a Martins Perts (Ambasciatore della Repubblica di Lettonia
in Spagna) e a Antonio Manganelli (Capo della Polizia
di Stato); nel 2009 a Aldo Forbice (Giornalista), a Raina
Kabaivanska (Soprano), a Guido Bertolaso (Capo del Dipart.
della Protezione Civile Nazionale) e a Fedele Confalonieri
(Manager); nel 2010, infine, a Gianni Letta (Sottosegretario
di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri della
Repubblica Italiana).
Infine, è stato nominato Socio Onorario dell’Associazione
“Amici della Musica” di Alcamo Giacomo Scala, Sindaco
della Città di Alcamo.
Questa edizione è stata presieduta dal celebre baritono
italiano Silvano Carroli, il suo debutto è stato nel 1963 poco
più che ventenne nel ruolo di Marcello ne La Bohème di
Puccini con la regia di Zeffirelli. Inizia una rapida scalata di
successi che lo porteranno ad esibirsi nei più prestigiosi
Teatri italiani, europei ed americani sotto la guida dei più
famosi Direttori d’orchestra.
Gli altri componenti della Giuria Tecnica internazionale
sono stati: il mezzosoprano bulgaro Ekaterina Koltcheva,
il suo repertorio si estende dalla musica antica a quella
operistica classica e contemporanea ha svolto la sua intensa
e brillante attività teatrale e concertistica sostenendo ruoli
primari nei principali teatri italiani e esteri; Luisa Longhi
organizzatrice di eventi (Italia) si occupa della direzione
artistica dell’organizzazione generale e dell’ufficio stampa
di Serate Musicali, inoltre collabora con una importante
azienda italiana curandone le attività culturali dalla musica
all’arte figurativa organizzando concerti e mostre in Italia
e all’estero; il soprano Silvia Voinea (Romania) il vasto
repertorio operistico, sinfonico, liederistico e di altri generi,
gli ha dato l’opportunità di svolgere una carriera artistica
di 34 anni raggiungendo il significativo numero di 1850
recite; il Direttore dell’ Istituto Superiore di Studi Musicali
“A. Toscanini” di Ribera Prof. Claudio Montesano (Italia), ha
compiuto gli studi pianistici al Conservatorio di Palermo
e si è perfezionato con i celebri pianisti Gyorgy Sandor e
Laura De Fusco. Ha collaborato con numerosi musicisti,
realizzando concerti in Italia e all’Estero. Importanti
riconoscimenti per meriti artistici e professionali gli sono
stati conferiti.
La commissione internazionale, dopo un percorso di
prove cominciato il 28 settembre, ha deciso, all’unanimità,
l’assegnazione dei seguenti premi:
• Il I premio, indivisibile, di € 4.000,00, offerto dalla Banca
Don Rizzo Credito Cooperativo della Sicilia Occidentale,
al soprano tedesco Werle Anna;
• il II premio di € 2.000,00, offerto dalla ditta Comas s.r.l., è
stato assegnato al soprano canadese Sovernigo Arianna;
• Il III premio di € 1.000,00, offerto dalla ditta Messana
Girolamo di Alcamo, è stato assegnato, ex-aequo, a Borch
Ingeborg, soprano Danese, e a Purtseladze Tea, soprano
Georgiano.
La Borsa di studio del Rotary Club di Alcamo al soprano
proveniente dalla Gran Bretagna Laura Abella, mentre le
Borse di studio del Kiwanis Club di Alcamo e del Lions Club
di Alcamo al mezzosoprano russo Smolego Zhanna.
La Borsa di studio della F.I.D.A.P.A di Alcamo al giovanissimo
tenore cinese Yuan Kai.
Durante la serata sono stati assegnati i Premi Internazionali
alla Cultura “Vissi d’Arte - Città di Alcamo” al celebre baritono
italiano Silvano Carroli e al Presidente della Regione
Siciliana On. Raffaele Lombardo.
Il Premio è stato attribuito al celebre Baritono M° Silvano
Carroli per la carismatica ed emozionante presenza vocale
e scenica dimostrata nell’arco della lunga carriera affrontata
72
Banca Don Rizzo
Gli appuntamenti
FILO DIRETTO
Banca Don Rizzo vince
il Torneo Regionale
di Calcio a 5 per BCC
aperto ma con molto fair play.
La squadra, unione delle BCC di Alcamo e di Partanna,
nello specifico è stata composta, per la Don Rizzo, dal
Direttore Generale Carmelo Guido, dai due consiglieri
Massimiliano Aleccia e Antonio Spezia, dal socio Roberto
Bambina e dai dipendenti Salvatore Cartuccio, Daniele
Rescio e Ignazio Cruciata, mentre, per la BCC del Belice,
dal Presidente Nino Termini, dal consigliere Giuseppe
Rotolo e dai dipendenti Nicola La Rocca, Giuseppe
Taffari, Vito Catalano e Roberto Sanfilippo. I giocatori
hanno mostrato sin dalla prima partita l’intenzione di
non volere mollare facilmente. Grazie ad una grande
determinazione, ad una buona dose di ambizione e ad
una egregia professionalità sono riusciti a salire sul podio
dei vincitori. Il campo ha dato loro ragione.
La Banca Don Rizzo si afferma vincente anche al Torneo
Regionale di Calcetto e riporta l’ambito trofeo ad Alcamo
dopo due anni di assenza.
La Banca Don Rizzo e la BCC del Belice, hanno vinto la XVI
edizione del Torneo Regionale di Calcio a 5 per le Banche
di Credito Cooperativo.
La manifestazione è stata organizzata dalla Federazione
Siciliana in collaborazione con l’Associazione Regionale
Arbitri Sicilia - divisione calcio a 5 - e si è svolta dal 9 all’11
settembre presso il Kastalia Village di Ragusa.
Al torneo hanno partecipato le principali BCC e le
principali società del movimento della Regione Sicilia. Tra
di esse la Riscossa di Regalbuto (campione in carica), la
BCC di Altofonte e Caccamo, la BCC Pachino, il Credito
Etneo, la BCC San Francesco di Canicattì, la BCC Petralia
Sottana, il Credito Aretuseo, la BCC di Siracusa, la BCC
Valle del Torto, la BCC Sambuca di Sicilia, la BCC di Gangi
e la Federazione Siciliana Moscra/Iside che ha disputato
con la Banca Don Rizzo una finale entusiasmante e ad
altissimi livelli competitivi.
Le partite di calcetto sono state animate dalla bravura e
dalla passione dei partecipanti che si sono sfidati a viso
N. 3 2011
di Salvo Cartuccio
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Oddo Marmi S.R.L.
Via P. Fonte, 10 • 91019 Valderice (TP)
Tel. +39 0923 592768 • Fax +39 0923 592847
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Quadrimestrale di Cultura, Finanza, Economia