ORARIO SANTE MESSE SOMMARIO Vigilia di Festa ore 18.00 e ore 20.00 (Parrocchia) 1 Copertina: Messa solenne di San Mauro - Foto San Marco 2 Sommario - Orario Sante Messe - Numeri telefonici 3 Concerto Coro Effatà 4 Editoriale: San Mauro 6 La lettura della parola di Dio 7 Questione di soldi 8 Festa di San Mauro: Spiritualità e cultura popolare 12 L'utilizzo dei telefoni cellulari durante le celebrazioni 13 Calendario di febbraio e numeri utili 14 Chiesa Universale e Chiesa Diocesana 18 Riflettiamo: Quale Chiesa per il terzo millennio 20 Il progetto "Scuola-convitto St. John" in Malawi 22 Riflettiamo: Dio e la morte 23 I parroci del terzo millennio 24 Suor Maria Oriele: 25° di Consacrazione 25 Omelie on line 26 Fotocronaca 28 I settantaquatrenni del 1941 29 Manuela e Silvia 30 Associazione Anziani: 19° anno accademico 32 Le pagine del Comune 37 Riflessione sacerdoti su: Je suis Charlie 38 Avis: Festa degli auguri 40 Habilita: Arrivederci prof. 42Lauree 44Senilità 45 Il San Mauro del Battello 46 Come eravamo... 48 ASD Judo Sarnico 49 Anagrafe parrocchiale 51 Eventi in Biblioteca 52 Processione anni '60 Festivo ore 8.00 - 9.00 (Ospedale) 9.30 - 11.00 -18.00 - 20.00 Feriale 8.00 - 16.00 - 20.00 (Parrocchia) Confessioni Giovedì dalle ore 8.40 alle 10.40 Sabato dalle 8.40 alle 10.40 e dalle 19.00 alle 20.00 negli altri giorni feriali mezz'ora prima dell'inizio delle Messe Segreteria parrocchiale Lun. - mer. - ven. dalle 9.00 alle 12.00 Mar. dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00 Giov. dalle 17.00 alle 19.00 Il prossimo numero de “il Porto” sarà in distribuzione da venerdì 27 febbraio 2015. Si raccomanda l'invio degli articoli in word e delle immagini in Jpeg ad alta risoluzione, entro e non oltre lunedì 16 febbraio 2015, a [email protected] o la consegna presso la casa parrocchiale. Il materiale pervenuto oltre il limite stabilito non potrà essere pubblicato se non nel mese successivo. GENNAIO 2015 Direttore responsabile: Giuseppe Valli - Amministrazione: don Vittorio Rota - Casa parrocchiale Autorizzazione Tribunale di Bergamo n. 1 del 14.01.1971 Stampa e inserzioni pubblicitarie: Tipografia Sebina Sarnico - Tel. 035 910 292 Redazione: don V. Rota, don L. Fumagalli, don G. Fiorentini, M. Dometti (Civis), R. Gusmini e S. Marini. Collaboratori: don V. Salvoldi, A. Arcangeli, P.L. Billi, G.Cadei, C. Casati, G. Dossi, E. Frattini, G. F. Gaspari, P. Gusmini, R. Modina. Progetto grafico: Studio Példy Ufficio abbonamenti: Segreteria Casa parrocchiale : Tel. 035 4262490 NUMERI TELEFONICI ED E-MAIL Parrocchia 035 4262490 don Vittorio 328 7066575 Oratorio 035 938827 don Loris 328 3932361 don Giuseppe 347 2659420 Sacrista 347 7220074 Centro pr. ascolto 035 910916 Sala Giochi (Meulì) 035 912107 Cine Junior 035 910916 Centro Quader 035 912420 Centro Famiglia 035 911252 Sito web: www.parrocchiasarnico.it E-mail sito: [email protected] Sito C.SI.: www.csioratoriosarnico.it C.S.I.: [email protected] ilPorto: [email protected] parroco: [email protected] don Loris: [email protected] don Giuseppe: [email protected] sacrista: [email protected] c/c postale Parrocchia: 49089303 Sito web Oratorio: http://oratorio.parrocchiasarnico.it segreteria: [email protected] Coro Effatà e Effatà Junior - 5 gennaio 2015: La luce del Natale - foto Silvano EDITORIALE a cura del Parroco DON VITTORIO ROTA SAN MAURO «PATRONO: Nell’antica Roma, colui che ha manomesso, cioè affrancato, uno schiavo, considerato nel suo rapporto con la persona manomessa, in quanto mantiene verso questa particolari diritti e doveri». È il dizionario Treccani a dare questa definizione, e mi sembra molto bella e significativa. Fin dall’inizio del cristianesimo si è consolidata la tradizione di dedicare a un santo il luogo di culto nel quale la comunità si trovava a pregare e - ancor di più - a celebrare l’Eucaristia. Il santo prescelto doveva avere un legame particolare con quel territorio e quella gente, non solo perché “fisicamente” passato da quelle parti, ma soprattutto perché - invocato in caso di urgenze ed emergenze - aveva mostrato di «affrancare» quella gente dal male che l’opprimeva. Affrancare, cioè rendere nuovamente franco, libero! È un desiderio di libertà, quindi, quello che spinge da sempre i cristiani a rivolgersi ai santi. È la libertà che Cristo ci ha dato definitivamente offrendosi in sacrificio sulla croce per i nostri peccati. I santi hanno vissuto certamente in questa “santa” libertà, e noi chiediamo a loro di insegnare anche a noi a vivere così: liberi! Liberi da ogni forma di male (con questa invocazione concludiamo il Padre nostro), ma anche liberi da ogni forma di schiavitù. L’uomo moderno fa della libertà la sua bandiera e il suo ariete. Parliamo sempre di libertà, facciamo guerre in nome della libertà, abbattiamo barriere e confini. Scavalchiamo montagne e attraversiamo oceani per 4 - IL PORTO GENNAIO 2015 San Mauro interpretato dall'attore Max Brambilla nel 2010 portare la (nostra) idea di libertà a tutti i popoli della terra. Ma la libertà è una “musa” che non accetta di essere idealizzata, cioè non possiamo parlare della libertà solo in astratto, la faremmo diventare un’utopia che alla fine schiaccia e destabilizza. La libertà ha bisogno di una “forma pratica”, cioè di un esempio concreto e di un contesto nel quale attualizzarla. Chi è davvero libero: chi è “sciolto” da ogni legame e vincolo? In teoria forse si, ma nella realtà la mia libertà ha bisogno di tener conto del contesto in cui vivo, delle persone che sono attorno a me, degli inevitabili condizionamenti ai quali sono sottoposto. Noi definiamo EDITORIALE “Assoluto” (cioè letteralmente “sciolto, non vincolato”) solo Dio che - pensate il paradosso - ha invece scelto di legarsi indelebilmente al destino di noi uomini. Ha scelto di non scioglersi mai da noi, legando la sua stessa felicità alla nostra, la sua stessa esistenza alla nostra. Incredibile: noi vorremmo essere liberi in assoluto e non ci riusciamo, Lui che lo è, ha Veneriamo san Mauro per il legame profondo che ha saputo instaurare con Cristo e con i fratelli. ...È Cristo che dobbiamo imitare, come ha fatto san Mauro! scelto di legarsi! Se non è amore questo... Noi ricorriamo ai santi proprio per trovare il senso della nostra libertà. Noi chiediamo a chi ci è patrono di continuare a mostrarci una strada percorribile per poter realizzare nella libertà la nostra esistenza, e non sentire di aver vissuto invano. Mi hanno molto colpito quei tre scalini. In un equilibrio a volte un po’ precario, quanta gente li ha saliti per riuscire ad arrivare alla statua di san Mauro. C’era sempre un oggetto, un fazzoletto, un peluche in quelle mani che andavano cercando un contatto col santo: segno di una persona cara, di un bisogno concreto, di una richiesta urgente e impellente. Qualche volta anche qualche lacrima... “Liberaci dal male”, mi è venuto subito da pensare. Come siamo fatti! Lottiamo una vita per emergere, per affrancarci da soli, specie da quella condizione di privazione che è la miseria (non solo economica...), cerchiamo un buon livello culturale, fatichiamo per guadagnare una condizione di vita migliore, ci sembra di esserci messi in salvo, e poi sperimentiamo che avevamo semplicemente dimenticato i nostri limiti, non risolto le vere fragilità che - nascoste sotto friabili apparenze - tornano ad emergere, a ricordarci che non da soli ci diamo la libertà e la salvezza. San Mauro ci ricorda che la libertà è un dono. Che il male e le schiavitù alle quali è sottoposta ogni vita ci vengono tolti per dono di un Altro che ci ama, che vi vuole bene, che si china su di noi in continuazione. Lui, san Mauro, è diventato santo perché si è fidato e affidato totalmente a questo Dio che chiamiamo Padre. In questo il patrono ci è di esempio, in questo ci è anche protettore. Il suo compito non è solo quello di pregare perché ancora i nostri mali e le nostre schiavitù ci siano tolte, ma soprattutto quello di insegnarci la strada della libertà e della salvezza: la strada cioè che conduce a Cristo. Veneriamo san Mauro - quindi - per il legame profondo che ha saputo instaurare con Cristo e con i fratelli; non come l’eroe che si è fatto da solo. È Cristo che dobbiamo imitare, come ha fatto san Mauro! Nel dizionario Treccani, accanto al lemma “Patrono” ce n’è un altro che in qualche modo può aiutarci a continuare la riflessione: è la parola Patronimico. Stavolta vi risparmio la definizione ufficiale, ma è chiaro che indica il forte legame di una persona con il padre o il fondatore della sua dinastia, tanto da portarne ancora il nome. Il patronimico, così, non è solo un legame forte col passato, ma inserisce la persona dentro una storia ed ha come obiettivo quello di tracciare un futuro, una vocazione. Il nostro unico e vero patronimico non può che essere: “cristiani”. San Mauro ci aiuta a realizzare questa vocazione. Così come gli antichi ripetevano a memoria le storie dei padri per sentirsi parte di un “glorioso passato”, noi siamo chiamati ad ascoltare, far nostra, e “ruminare” continuamente la Parola di Dio. Ma non per il suo glorioso passato... Ma per vedere realizzato nel presente quel “Regno” che Gesù è venuto a portare e che ci proietta in un futuro senza più fine. Al prossimo anno. donvittorio IL PORTO GENNAIO 2015 - 5 LITURGIA a cura di DON GIUSEPPE FIORENTINI LA LETTURA DELLA PAROLA DI DIO Nella Liturgia domenicale, uno dei momenti centrali è costituito dalla proclamazione della Parola di Dio. «Lo stesso modo con cui le letture vengono proclamate dai lettori - una proclamazione dignitosa, a voce alta e chiara - favorisce una buona trasmissione della parola di Dio all’assemblea (...). La liturgia della parola si deve celebrare in modo che essa favorisca la meditazione; si deve perciò evitare assolutamente ogni fretta che sia di ostacolo al raccoglimento. Il dialogo tra Dio e gli uomini, sotto l’azione dello Spirito santo, richiede brevi momenti di silenzio, adatti all’assemblea, durante i quali la parola di Dio penetri nei cuori e provochi in essi una risposta nella preghiera» (Sacra Congregazione per i sacramenti e il culto divino, Ordinamento Delle Letture Della Messa - Seconda Edizione Tipica, 21-01-1981, n. 45; in Enchiridion Vaticanum, Vol. 7, nn. 1014, 1028). Queste semplici note della Congregazione per i sacramenti, benché datate, costituiscono un insegnamento prezioso per una celebrazione efficace e dignitosa di questo momento. Il lettore in primo luogo svolge un servizio, e pertanto non ha alcun "diritto" né tantomeno sfoggia alcun titolo di vanto nel presentarsi all'ambone per leggere ai fratelli la Parola di 6 - IL PORTO GENNAIO 2015 Dio. Umilmente, egli (o ella) presta la voce alla Parola di Dio (che è Gesù), come ha fatto Giovanni Battista. E come Giovanni Battista, deve costantemente ripetere a se stesso, fin da prima di uscire di casa per recarsi alla Messa: «Egli (Gesù) deve crescere, e io diminuire» (Gv 3, 30). Proprio per questa ragione, è la stessa Comunità Cristiana, guidata dal parroco, che sceglie e designa i lettori per ciascuna messa: non esistono diritti di precedenza né tantomeno di "anzianità" o di "competenza" per tale umile necessario servizio, ma solo una chiamata a svolgerlo nello spirito della vera comunione. In secondo luogo, per la natura stessa del servizio che rende, il fedele o la fedele che ha ricevuto l'incarico di leggere la Parola nell'assemblea deve, con coscienza e rigore, prepararsi molto e con molta attenzione prima della celebrazione, dapprima leggendo personalmente nella preghiera i testi che dovrà proclamare, e poi leggendoli ad alta voce, preferibilmente di fronte ad amici o familiari, e accettare di buon grado eventuali osservazioni che aiutino a migliorare la propria pronuncia e la comprensione e la meditazione da parte di chi ascolta. Un'attenzione di particolare cura deve essere data a parole composte, a quelle poco conosciute (che il lettore, se non conosce nel loro significato, deve ricercare nel dizionario per comprenderle e così leggerle correttamente) o ai nomi propri, soprattutto quelli non comuni nella nostra lingua: la fedeltà al testo e alla sua corretta trasmissione deve essere la preoccupazione primaria di chi legge, dal momento che non si tratta di un messaggio banale o accessorio, ma della Parola di Dio, di cui nulla viene offerto a caso (cfr Is 55, 1011), e pertanto nulla deve esserne sprecato (cfr Gv 6, 12), anche ciò che a prima vista può sembrare ostico. Se il lettore svolge con dignitosa grazia il suo servizio, i fedeli che partecipano alla celebrazione non hanno alcun bisogno di seguire la lettura su foglietti o messalini: è sufficiente ascoltare la voce di chi annuncia la Parola e aprire il cuore alla Parola che chiede di entrare nel nostro intimo (cfr Ap 3, 20). Tuttavia, i fogli liturgici che riportano i testi delle letture, così come i messalini o la stessa Bibbia, rivestono un'importanza centrale prima e soprattutto dopo la celebrazione della messa: poter rileggere e meditare con calma su questi testi, dando il giusto tempo a questa preghiera di ascolto durante la giornata della domenica e poi durante tutta la settimana, è infatti uno degli esercizi di preghiera più efficaci, e maggiormente suggeriti da tutta la tradizione spirituale, fino ad oggi. a cura del CONSIGLIO PARROCCHIALE AFFARI ECONOMICI RESTAURI QUESTIONE DI SOLDI Durante il quarto trimestre 2014 le offerte pervenute alla parrocchia registrano l’importo di:............................................................................................................................... Euro 33.949,00 che aggiunte a quelle pervenute dall’inizio dei lavori di restauro di:.................................. e ai depositi infruttiferi (prestiti) dei privati di: ............................................................................. Euro Euro 1.391.256,00 155.000,00 al 31 Dicembre 2014 ammontano a: ............................................................................................ Alla stessa data risultano spesi:........................................................................................................................ __________________________________________________________ SITUAZIONE DEBITORIA AL 31 DICEMBRE 2014 - debito verso i fornitori per il restauro .................................................................................................................. - debito residuo del mutuo (dopo la 13a rata pagata su 40 rate totali da pagare)............ - debito bancario del fido di conto corrente.......................................................................................... - debito verso privati per PRESTITI (vedi sopra)................................................................................. Totale debiti con varie scadenze ammontanti al 31 DICEMBRE 2014:.................. Euro 1.580.205,00 Euro 3.320.000,00 ____ ____________ Euro Euro Euro Euro Euro 50.752,00 669.837,00 386.695,00 155.000,00 1.262.284,00 Anche per questo trimestre è doveroso ringraziare tutti coloro che hanno contribuito con qualsiasi somma, esprimendo comunque il desiderio di mantenere l'anonimato. Pensiamo di non violare comunque la privacy di nessuno se citiamo: - Alcune persone ammalate che non lasciano mai mancare il loro contributo - Associazione Anziani e Pensionati che ogni fine anno stanzia una cifra a favore della Parrocchia - Rotary Club di Sarnico - Gruppo “gocce di solidarietà” che mette in vendita i lavori artigianali confezionati dai componenti del gruppo Ci permettiamo rammentare che oltre alle offerte, sono ben accetti anche i PRESTITI PRIVATI che permettono di evitare l’utilizzo del fido bancario, facendo risparmiare alla parrocchia una bella cifra di interessi. L'Assunta del Morgari e il crocifisso ligneo nella nostra Parrocchiale IL PORTO GENNAIO 2015 - 7 SOLENNITÀ a cura di CIVIS - Foto San Marco FESTA DI SA SPIRITUALITÀ E CU Nei nostri paesi permangono ancora, come un po’ ovunque in Lombardia, le tradizioni legate alle sagre popolari. Un format di “turismo minore” che pur non essendo reclamizzato con dépliant o pubblicazioni mirate dalle agenzie di promozione turistica, offre comunque l’opportunità di conoscere più da vicino le bellezze della nostra zona e di trascorrere una giornata all’insegna di un cerimoniale e di un modo di far festa, intimamente legati ad una cultura contadina ricca di valori simbolici perché unita ad antichi riti propiziatori e di purificazione. La Chiesa ha sempre definito la sagra popolare e la festa del patrono - o come nel caso un po’ singolare del nostro paese, del compatrono - “giorno sacro” per definizione, un momento in cui culto e venerazione per i Santi diventa folklore e tradizione. La loro origine, non sempre religiosa, va ricercata nell’esigenza di stare insieme per solennizzare i momenti più significativi dell’annata contadina: la semina, il raccolto, il variare delle stagioni ed altri eventi che favorivano, per un giorno, l’opportunità di rompere la solita routine del duro lavoro, sfoggiare il vestito nuovo e riunirsi con tutta la famiglia attorno alla tavola imbandita di cibi sicuramente più appetitosi rispetto a quelli semplici di tutti i giorni. Erano però anche un modo per scongiurare la presenza di forze maligne della natura ed illudersi di farsi amiche quelle buone. Un esorcismo popolare, o religioso a seconda dei punti di vista, legato ad una saggezza di vita lasciataci in eredità di generazione in generazione, che aiutava a sopravvivere. Legarsi ad un Santo protettore era anche la risposta alla necessità atavica dell’uomo di affidarsi a qualcuno che lo proteggesse fisicamente e materialmente, un modo per favorire occasioni quali la realizzazione di un prodigio, la manifestazione di gratitudine per essere stato liberato da un pericolo o guarito da una malattia. La festa acquisisce così un significato simbolico, che va ben al di là del semplice culto religioso e diventa quasi un “marchio di fabbrica”, segnando usi, costumi e stili di vita. Caratteristica è la storiella del poveraccio napoletano che inginocchiato davanti alla statua di San Gennaro ripeteva ossessivamente tutti i giorni: «San Gennà, famme vince al lotto, famme vince al lotto, San Gennà, famme vince al lotto....» Stanco delle incessanti richieste, il pur paziente San Gennaro gli apparve e disse: «Caro amico, io vorrei farti vincere al lotto ma tu prima o dopo la schedina la devi giocare!». VIGILIA DELLA FESTA: MESSA IN OSPEDALE La cronaca di queste due giornate prende il via con la bella tradizione della Celebrazione Eucaristica presso “Habilita”, il nostro Ospedale “Faccanoni”, aperta non solo ai medici e a quanti vi prestano servizio in campo sanitario, amministrativo e volontari, ma anche a coloro 8 - IL PORTO GENNAIO 2015 che vi stanno soggiornando per motivi di salute. Molto gradita è stata anche la partecipazione del dott. Roberto Rusconi, legale rappresentante di Habilita e del direttore generale dell’A.O. “Bolognini” di Seriate, dott. Amedeo Amadeo. Così come, altrettanto apprezzata, la presenza dei medici dott. Giovanni Taveggia e dott. Antonio Cantalamessa - rispettivamente direttore sanitario e primario di medicina - dei sindaci di Sarnico, Credaro, Gandosso e Foresto Sparso, del maresciallo Giuseppe Lo Sardo e del luogotenente Stefano Slavazza, comandante della Guardia di Finanza di Sarnico. «Siamo qui per onorare san Mauro - ha detto agli intervenuti il parroco don Vittorio Rota che con don Giuseppe Fiorentini, don Paolo Belussi e padre Mansueto dei carmelitani di Adro, ha concelebrato la S.Messa - per questo do il benvenuto alle autorità AN MAURO ULTURA POPOLARE civili, militari, a chi ha la responsabilità di governo e di servizio in questa struttura, perché insieme possiamo chiedere al compatrono di questa comunità di continuare a vegliare sul nostro cammino, ascoltare i nostri progetti e darci energie forti per realizzare il bene comune». Toccante è stata al termine della Celebrazione, la lettura di una preghiera che il personale dell’Ospedale ha voluto riservare al dott. Silvano Ceravolo recentemente scomparso (la si può leggere a pag. 41). SOLENNITÀ parroco don Vittorio, mons. Pierino Sacella, don Gustavo Bergamelli, l’ex prevosto don Luciano Ravasio, don Loris, padre Daniele Belussi, don Paolo Belussi, don Romano Alessio ed altri sacerdoti della vicaria. All’omelia mons. Pezzoli, nell’illustrare la figura di San Mauro allievo LE SANTE MESSE SOLENNI In questa nostra grande festività sono state officiate due Sante Messe, rese ancor più solenni dal suono dell’organo, uno strumento sacro per eccellenza, in grado, grazie ai maestri Luca Belotti e Roberto Bottino, di essere un “servizio” al culto, un momento musicale legato al contesto liturgico in grado di esprimere in modo straordinario la lode universale al Signore. La presenza di don Giuseppe come cerimoniere è stata altrettanto importante ed opportuna per favorire la bellezza, la semplicità e l’ordine delle funzioni. Una doverosa menzione anche a coloro che proclamano le letture, veri “altoparlanti” di Dio nei confronti della comunità cristiana che accoglie la Parola. Un impegno, quello di leggere la Parola che non si manifesta in un semplice atto, ma annuncia il "mistero" che si realizza in quanti lo stanno ascoltando e che con fede, lo accolgono.. La prima concelebrazione, alle ore 10.30, è stata presieduta dal Rettore del Seminario di Bergamo Mons. Pasquale Pezzoli, con il IL PORTO GENNAIO 2015 - 9 SOLENNITÀ cultura e della ragione e quello della fede, due dimensioni che pur nel proprio ambito, con mutuo rispetto, devono camminare insieme, nessuna delle due deve escludere l’altra. Se la ragione supera la fede Dio viene emarginato dalla nostra società e l’orizzonte senza Dio è un orizzonte senza futuro e senza senso. Se la ragione viene invece esclusa dalla fede, rischiamo di fare di Dio una proiezione dei nostri egoismi e abbiamo fondamentalismi religiosi che sono dannosi e tragici come abbiamo sperimentato in questi giorni. Quindi ci vuole equilibrio e il monachesimo ha dato questo all’Europa». Al termine della funzione liturgica c’è stato il tradizionale rito del bacio della reliquia di San Benedetto, ha sottolineato come di San Mauro. Anche quest’anno tanti «…possa sembrare fuori tempo oggi che un fedeli si sono accostati alla reliquia per giovane fosse stato affidato ad un precettore, chiedere al Santo un aiuto, una grazia o una adulto, san Benedetto appunto, perché lo intercessione. Un’espressione di amore, facesse diventare uomo. Questo continua quindi di venerazione, di rispetto e di ad interessarci molto perché basta avere devozione, un bel momento anche per dire una piccola responsabilità come genitori o grazie al Signore. come educatori, per capire come il compito di educare oggi sia da una parte bellissimo IL CONCERTO DEL CORPO e dall’altra molto delicato. Bisogna educare MUSICALE a fare il bene perché …è bene e lo si può La festa del compatrono ha avuto la sua fare attraverso basi solide quali la preghiera, ideale conclusione con il classico concerto i legami buoni e il gusto del bene. Possiamo del nostro “Corpo Musicale Cittadino”. Per dare tutti gli insegnamenti che vogliamo - ha questo evento permettetemi di spendere proseguito - ma se non creiamo il gusto di fare qualche parola di elogio non perché “di il bene per il bene, non succederà mai niente». parte”, in quanto coinvolto nella nostra meravigliosa Banda sia come presentatore La seconda Messa, quella pomeridiana, è che come suonatore di “grancassa” (nel stata presieduta da S.E. Mons. Leopoldo senso ovviamente di tamburo, quello più Girelli, Nunzio apostolico in Singapore, grande di tutti, quello che qualche volta delegato apostolico in Malesia e in Brunei, rappresentante pontificio non residente per il Vietnam e nunzio apostolico presso l'Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico. Nativo di Predore ha evidenziato all’inizio della celebrazione come la festa del compatrono San Mauro «…ci accomuni, non solo per la vicinanza geografica, ma soprattutto per la stessa fede in Gesù Cristo». All’omelia, il delegato apostolico ha voluto rilevare come il monachesimo sia stato la culla della civiltà europea. «San Benedetto e il monachesimo, hanno conservato e tramandato quella cultura così originale e profonda quale quella greca e romana e dato un’anima a questo continente. Noi respiriamo con due polmoni: quello della 10 - IL PORTO GENNAIO 2015 spicca imperioso e fa la “voce grossa” nell’espressione collettiva di tutti gli strumenti e che, con allegria, detta il ritmo) ma perché realmente quest’anno il concerto è piaciuto e molto. Tanto entusiasmo per i brani proposti, un repertorio con “originali per banda” e con la novità della musica cubana con le sue tinte forti e passionali, un patrimonio artistico noto ed apprezzato a livello mondiale, per la sua ampia gamma di stili musicali creoli basati sulle origini europee a africane. Il M° Pino Magistri ha proposto brani difficili, preparati con impegno e abnegazione durante l'estate e l'autunno per arrivare ad un esecuzione da ricordare. Nei bandisti serpeggiava il dubbio, sia sul livello di difficoltà che sull'apprezzamento del pubblico, dubbi che sono stati dissolti dallo scrosciare di applausi. Una menzione speciale al giovane saxofonista Diego Falconi che ha eseguito nel brano “Pequeña Czarda” un assolo “da brividi”. Diego è un prodotto del “vivaio” della nostra scuola allievi e rappresenta, per impegno e responsabilità, un esempio per tanti giovani. Complimenti quindi al maestro e ai bandisti che hanno partecipato assiduamente alle prove. Nel linguaggio comune il termine “banda” ha assunto un connotato “popolare” ma, come abbiamo potuto ascoltare, il nostro corpo musicale è un’orchestra a tutti gli effetti dove ciò che vale è la qualità dei brani proposti e questo dipende dalle capacità degli esecutori e del direttore appunto, a cui va il nostro grazie. Apprezzata anche l’esibizione della Junior Band diretta dal M° Marco Belotti, la scuola di allievi della nostra banda. «Noi cerchiamo di coinvolgere i ragazzi fin da piccoli - afferma il presidente Alessandro Bellini - cerchiamo di infondere in loro il piacere di fare musica, un piacere che deve svilupparsi di pari passo con il risvolto associativo, due aspetti che non possono fare a meno di coesistere perché sono l’unico modo per tenere viva l'associazione. Questo modo di fare e di pensare porta ad estendere i legami di amicizia, un’unione che spinge tutti a dare il massimo per il raggiungimento dell'obiettivo comune». Tornando alla serata c’è da evidenziare l’assegnazione del premio “San Mauro d’oro” da parte dell’Amministrazione comunale presente con il sindaco Giorgio Bertazzoli, con il suo vice Umberto Bortolotti e con l’Assessore alla famiglia Paola Plebani - a due nostri concittadini benemeriti: il dott. Luigi Passeri e Angelo Ondei (i dettagli li potete leggere nelle pagine del Comune). Anche quest’anno è doveroso concludere con un ringraziamento particolare al nostro concittadino Severino “Ferrari” Fenaroli che ha voluto offrire a Sindaco, Parroco, Maestro, presentatore, don Loris, don Giuseppe, Silvio Belotti, Assessore Danesi e all’Associazione Alpini, il suo personale “premio San Mauro”. Per l’amico Severino la passione per l’automobilismo e la Ferrari in particolare, non si consuma nel solo momento dell'evento, ecco perché in questo finale di articolo voglio sottolineare l’aspetto umano di questo avvenimento e della persona che l’ha proposto, un uomo al quale tutti vogliamo bene. Il mio impegno sarebbe stato però vano se a monte non si fosse rivelata tutta la forza e la fermezza senza limiti di Severino, ideatore e volitivo propulsore di un’iniziativa nel segno di una sincera reverenza verso uno sport, che per lui è un’espressione artistica e il “cavallino” rappresenta quest’arte, l’arte di trasformare il rombo di un motore in musica, la capacità di far sognare, gioire, entusiasmare. Questa è per lui la Ferrari. abbiamo dichiarato ufficialmente concluse le festività natalizie, tutto è tornato alla normalità ed è iniziato, con 15 giorni di ritardo rispetto a gran parte del resto del mondo, il nuovo anno. Gli auguri sono sempre graditi, ma l’importante è lasciare alle spalle sconfitte, dispiaceri, dolori e portare avanti solamente le cose belle e i ricordi particolari. Che questo nuovo anno, sotto lo sguardo benevolo di San Mauro, sia per tutti un anno da ricordare, ricco di gioia, serenità e salute. Buon 2015 a tutti! Concludendo possiamo affermare che rimane evidente come questa festa sia ancor oggi viva nei nostri cuori, come è fortemente presente il culto e la devozione a San Mauro. La partecipazione di tante persone alle varie celebrazioni è stata il prosieguo di una bella testimonianza di fede che dura da sempre e non si è mai interrotta, anche in momenti di grandi trasformazioni sociali, di materialismo e consumismo. Con la festa di San Mauro noi sarnicesi IL PORTO GENNAIO 2015 - 11 COMUNITÀ a cura di DON GIUSEPPE FIORENTINI L'UTILIZZO DEI TELEFONI CELLULARI DURANTE LE CELEBRAZIONI EUCARISTICHE IL SIGNORE CHIAMA OVUNQUE ******* MA SICURAMENTE NON VI CHIAMERÀ SUL TELEFONINO! ...PERCIÒ SIETE PREGATI DI SPEGNERLO PRIMA DI ENTRARE IN CHIESA IL PARROCO UN PROBLEMA DI PASTORALE LITURGICA Capita spesso, soprattutto nelle messe domenicali con grande partecipazione di popolo, di sentire nei momenti di silenzio lo squillo di qualche cellulare, seguito normalmente dalle espressioni imbarazzate del proprietario (o proprietaria) del telefono, in affannosa ricerca di ciò che improvvisamente ha fatto ricordare di essere acceso. Sempre più di frequente, però, l'imbarazzo cede il posto all'atteggiamento seccato del fedele "chiamato" (dal telefono!), infastidito dagli sguardi di silenzioso rimprovero di coloro che lo circondano, i quali non possono certamente capire l'importanza di quella telefonata, che dimostrano ben poca sensibilità del fargli pesare il disturbo che reca loro quel rumore... Succede anche di vedere gente che, accortasi più o meno “rumorosamente” di essere ricercata, non spegne l'apparecchio, ma indugia nel controllare chi sia l'autore della chiamata, e spesso risponde (dopo essere uscita di chiesa, nel migliore dei casi). Ritengo che il problema più grosso sia costituito dal modo in cui vengono letti e giudicati questi episodi: normalmente, infatti, l'insofferenza di fronte a un cellulare che squilla 12 - IL PORTO GENNAIO 2015 durante la messa viene motivata a partire dal disturbo che tale rumore arreca agli altri fedeli in preghiera. Da questo punto di vista, il problema viene risolto grazie agli ultimi modelli di telefono, provvisti dell’avviso di chiamata mediante la vibrazione. Non mi riferisco qui a coloro che si dimenticano il telefono acceso quando entrano in chiesa, ma quelli che deliberatamente lo tengono acceso, nel caso che ci sia qualcuno che abbia "bisogno" di loro. Sembra che ciascuno abbia il diritto-dovere di badare ai propri interessi anche durante la messa, purché questo non leda il diritto al silenzio e alla preghiera degli altri fedeli. Come far comprendere che la messa non è un momento di aggregazione pubblica per compiere un dovere religiososociale (al quale è perfettamente legittimo anteporre propri bisogni privati), ma è un incontro personale ed unico con Dio stesso che viene a cercare l'uomo, ogni uomo singolarmente come membro (pecora) del Suo gregge riunito attorno a Lui per ascoltare la sua Parola di mangiare il suo Pane? Possibile soluzione. Dopo aver spiegato ai fedeli il valore della messa come incontro personale, totale e coinvolgente, si potrebbe offrire come indicazione pratica quella di tenere acceso il telefono anche durante la messa, ma nella modalità "silenziosa", in modo tale che il fedele non sappia di essere chiamato, ma possa comunque rinvenire dopo la messa se e da chi è stato cercato. Andrebbero inoltre precisati ed elencati i casi di effettiva urgenza, nei quali non solo è legittimo, ma è anche opportuno che il fedele sia reperibile: può essere il caso di medici che devono rimanere a disposizione per le chiamate urgenti dall'ospedale. FEBBRAIO 2015 DOM 01 Inizio corso sci CSI ore 09.30 Messa con battesimi; giornata nazionale per la vita LUN 02 ore 08.00 Messa con benedizione delle candele nella Presentazione di Gesù al tempio MAR 03 Benedizione della gola al termine delle messe ore 20.45 Catechesi adulti in casa parrocchiale MER 04 ore 16.30 Catechesi adulti in casa parrocchiale GIO 05 ore 14.30 Confessioni quinta elementare Scuola vicariale a Villongo S.F. VEN 06 Adorazione del primo venerdì del mese ore 17.30 confessioni seconda media DOM 08 ore 09.30 Family day gruppo della cresima NUMERI UTILI UFFICI COMUNALI tel. 035 924111 - fax 035 924165 MAR 10 ore 20.45 Catechesi adulti in casa parrocchiale MER 11 ore 08.30 - 16.30 - 19.30 rosario animato in chiesa per la festa della Madonna di Lourdes GIO 12 Scuola vicariale a Villongo S.Filastro MAR 17 ore 20.45 Catechesi adulti in casa parrocchiale MER 18 Mercoledì delle ceneri - Inizio della quaresima. la messa delle 16.00 è spostata alle ore 16.30 ore 16.45 Redazione de "il Porto" GIO 19 Scuola vicariale a Villongo S.Filastro VEN 20 ore 20.45 Consiglio Pastorale Parrocchiale DOM22 ore 18.00 Incontro Everybody adolescenti LUN 23 ore 07.30 Inizio time out medie MAR 24 ore 08.00 Inizio time out elementari PROTEZIONE CIVILE Sede operativa: tel. 035 911893 Responsabile operativo: tel. 338 5467160 e.mail: [email protected] Uffici Amministrativi (anagrafe) tel. 035 924126 da lunedì a venerdì 9.00 -12.30 lunedì martedì giovedì 17.30 -18.30 Ufficio Tecnico Comunale Urbanistica/Edilizia Privata tel. 035 924145 Lavori Pubblici/manutenzione tel. 035 924148 Polizia municipale tel. 035924 114 - 335 5454846 da lunedì a venerdì 9.00-12.30 /15.00 - 18.00 Ufficio assistente sociale tel. 035 924152 lunedì 17.30-18.30 mercoledì/giovedì 9.00 12.30 Ufficio tributi tel. 035 924112 lunedì mercoledì venerdì 9.00 -12.30 giovedì 17.30-18.30 Foto San Marco EMERGENZA Ambulanza - Carabinieri - Vigili del fuoco - Polizia: tel. 112 Caserma Carbinieri: tel. 035 910031 Guardia medica: tel. 035 914553 Ospedale: 035 3062111 Farmacia: 035 910152 orari 8.30-12.30 / 15.30-19.30 BIBLIOTECA COMUNALE tel. 035 912134 Lunedì chiuso Martedì 14.30-19.00 Mercoledì 15.00-19.00 Giovedì 09.00-12.30 /15.00 -19.00 Venerdì 15.00 -19.00 Sabato 09.00 -12.30 / 15.00 - 17.00 IL PORTO PORTO GENNAIO GENNAIO 2015 2015 -- 13 13 IL CHIESA UNIVERSALE da AVVENIRE Papa Francesco: «la pace è sempre possibile» L’invito a Roma, ferita dagli scandali, per «una rinascita morale e spirituale» Gli auguri di Papa Francesco si liberano nell’aria gelida di Piazza San Pietro. «Buon Anno a tutti. Che sia un anno di pace. Mai più vi siano guerre – mai più le guerre – ma sempre desiderio e impegno di pace e di fraternità tra i popoli». Sono parole che scaldano i cuori. Aggiungendosi all’altro auspicio, riferito proprio alla Capitale, affinché cessi la corruzione e inizi la rinascita. Un doppio suggello al passaggio d’anno, dunque, che il Pontefice ha trascorso come vuole la tradizione con tre momenti pubblici. Il Te Deum di ringraziamento, la Messa del primo gennaio (Solennità della Madre di Dio e dalla fine degli anni ’60 Giornata Mondiale della Pace) e l’Angelus festivo dalla finestra del Palazzo Apostolico. Non solo l’augurio di pace. Ma anche la strada per raggiungerla, cioè la preghiera. «La pace è sempre possibile – ha detto , al termine della marcia organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e altre associazioni – e la nostra preghiera è alla radice della pace. La preghiera fa germogliare la pace».Quindi ha ricordato il tema della Giornata mondiale della pace:«”Non più schiavi ma fratelli”. Perché le guerre ci fanno schiavi, sempre. Un messaggio che coinvolge tutti». Nel senso, ha aggiunto, poi, che tutti dobbiamo lottare contro ogni forma di schiavitù. Tema della pace al centro anche dell’omelia della Messa nella Basilica Vaticana. L’inizio del nuovo anno è occasione per chiedere «pace nei cuori», nelle famiglie, tra le nazioni. Il Papa, poi, si è soffermato sulla figura di Maria che – ha affermato – è inseparabile da Cristo, così come Cristo è inseparabile dalla Chiesa. «Separare Cristo dalla Chiesa sarebbe voler introdurre una dicotomia assurda, come scrisse il beato Paolo VI». La nostra fede, infatti, «non è una dottrina astratta o una filosofia, ma è la relazione vitale e piena con una persona: Gesù Cristo, il Figlio unigenito di Dio fattosi uomo, morto e risorto per salvarci e vivo in mezzo a noi». Perciò il Papa ha avvertito: «Nessuna manifestazione di Cristo, neanche la più mistica, può mai essere staccata dalla carne e dal sangue della Chiesa, dalla concretezza storica del Corpo di Cristo». Senza la Chiesa «il nostro rapporto con Cristo sarebbe in balia della nostra immaginazione, delle nostre interpretazioni, dei nostri umori» Gesù Cristo – ha dunque ricordato il Papa – è la benedizione per ogni uomo e per l’intera umanità». E Maria «la prima e perfetta discepola di Gesù, la prima e perfetta credente, modello della Chiesa in cammino, è Colei che apre questa strada di maternità della Chiesa». 14 - IL PORTO GENNAIO 2015 Praga accoglie i giovani di Taizé per invocare la pace nel mondo Il cardinale Duka: «una sfida e un’opportunità per l’Europa» Sono stati decine di migliaia i giovani provenienti da tutta l’Europa che hanno invaso pacificamente Praga per partecipare al 37° Incontro europeo organizzato dalla Comunità di Taizé. La manifestazione è stata ospitata nella capitale boema su invito del Consiglio Ecumenico delle Chiese nella Repubblica Ceca e della locale Conferenza episcopale. Non è la prima volta che il raduno si svolge nella capitale mitteleuropea, la prima volta fu nel 1990, due anni dopo la fine del comunismo. «Abbiamo pregato insieme per la pace nei cuori e per la pace nel mondo intero» si legge nel messaggio – ripreso dall’agenzia Sir – con cui il cardinale Dominik Duka, arcivescovo di Praga e presidente della Conferenza episcopale, ha accolto i giovani cristiani di tutte le confessioni. «Sarei davvero felice – aggiunge – se i giovani europei potessero scambiarsi i loro “doni spirituali”. Sappiamo quanto è necessario un rinnovamento spirituale nei giovani tanto nella parte occidentale quanto nella parte orientale del nostro continente». Per il porporato questo incontro ha costituito davvero «una sfida e un’opportunità» per i giovani. Secondo il cardinale domenicano infatti, l’ospitalità e l’apertura sono da sempre una caratteristica della nazione ceca, che però si è radicata e rafforzata grazie al Vangelo adottato dai suoi predecessori più di mille anni fa. E il suo auspicio è che questo «incontro europeo dei giovani ci ricordi la nostra tradizionale ospitalità e che la pace e la fiducia nelle nostre famiglie e negli abitanti dei nostri quartieri ne siano il frutto». Ci sono stati i consueti workshop su argomenti biblici e spirituali, su temi di impegno sociale, sull’Europa, la musica, l’arte, la storia, che si sono tenuti in varie zone della città. Mentre fratel Alois Löser, priore di Taizé, ha tenuto le sue meditazioni serali contribuendo così a stimolare il dibattito tra i giovani. Papa Francesco ha avuto parole di elogio per la comunità. Ha detto: «Sono i giovani - penso -, ad esempio, ai moltissimi giovani ortodossi, cattolici e protestanti che si ritrovano negli incontri internazionali organizzati dalla comunità di Taizé – che oggi ci chiedono di fare dei passi avanti verso la piena comunione». «E questo – ha aggiunto - non perché ignorano il significato delle differenze che ci separano ancora, ma perché sanno vedere al di là, sono capaci di accogliere l’essenziale che già ci unisce». CHIESA UNIVERSALE Papa Francesco: la corruzione toglie risorse ai poveri «Sono il centro del Vangelo, senza di loro non possiamo capire il messaggio di Cristo» Papa Francesco: disumana una società senza madri La catechesi di Papa Francesco è stata un inno alla maternità, a partire da quella della Chiesa …”In questi giorni la liturgia della Chiesa ha posto dinanzi ai nostri occhi l’icona della Vergine Maria Madre di Dio. Il primo giorno dell’anno è la festa della Madre di Dio, a cui segue l’Epifania, con il ricordo della visita dei Magi. Scrive l’evangelista Matteo: «Entrati nella casa videro il Bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono». È la Madre che, dopo averlo generato, presenta il Figlio al mondo. Lei ci dà Gesù, lei ci mostra Gesù, lei ci fa vedere Gesù. Ogni persona umana deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale. Le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico. “Individuo” vuol dire “che non si può dividere”. Le madri invece si “dividono”, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e farlo crescere. Sono esse, le madri, a odiare maggiormente la guerra, che uccide i loro figli. Tante volte ho pensato a quelle mamme quando hanno ricevuto la lettera: Le dico che suo figlio è caduto in difesa della patria…». Povere donne! Come soffre una madre! Una società senza madri sarebbe una società disumana, perché le madri sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale. Le madri trasmettono spesso anche il senso più profondo della pratica religiosa: nelle prime preghiere, nei primi gesti di devozione che un bambino impara, è inscritto il valore della fede nella vita di un essere umano. È un messaggio che le mamme credenti sanno trasmettere senza tante spiegazioni: queste arriveranno dopo, ma il germe della fede sta in quei primi, preziosissimi momenti. Senza le madri, non solo non ci sarebbero nuovi fedeli, ma la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo. E la Chiesa è madre, con tutto questo, è nostra madre! Non siamo orfani, abbiamo una madre! La Madonna, la madre Chiesa, e la nostra mamma. Non siamo orfani, siamo figli della Chiesa , siamo figli della Madonna, e siamo figli delle nostre madri. Carissime mamme, grazie, grazie per ciò che siete nella famiglia e per ciò che date alla Chiesa e al mondo. E a te amata Chiesa grazie, grazie per essere madre. E a te Maria, Madre di Dio, grazie per farci vedere Gesù». Dalla parte dei poveri. Sempre. Con la denuncia: «La corruzione toglie loro le risorse». Con l’affetto di un abbraccio, come è capitato nell’incontro con alcuni ex bambini di strada. Con l’esempio: «La Chiesa delle Filippine è chiamata a riconoscere e combattere le cause della disuguaglianza e dell’ingiustizia». E anche con l’esortazione: «I politici si distinguano per onestà, integrità e responsabilità verso il bene comune». Dalla parte dei poveri Papa Francesco ha passato , come aveva promesso all’arrivo, la prima giornata interamente dedicata alle Filippine. In attesa di recarsi a Tacloban, nella zona più colpita dal tifone Yolanda, di fronte al quale, ha detto di aver «ammirato la forza, la fede e la resistenza» dei Filippini. E i poveri hanno capito e ricambiato il suo abbraccio. Il suo amore per gli ultimi, Papa Francesco lo ha dichiarato del resto fin dal primo discorso. Nel palazzo presidenziale, dove è stato ricevuto dal presidente Benigno Aquino III, e dove si è rivolto in inglese al corpo diplomatico, ha chiesto una politica a favore del bene comune, caratterizzata dal «fermo rifiuto di ogni forma di corruzione che distolga risorse dai poveri, e determini la volontà di uno sforzo concreto per includere ogni uomo, donna e bambino nella vita della comunità». Inoltre, sempre ai rappresentanti degli Stati, ha ricordato: «È ora più che mai necessario che i dirigenti politici si distinguano per onestà, integrità e responsabilità verso il bene comune». Anche per la comunità ecclesiale c’è un compito. «I poveri sono il centro del Vangelo – ha detto a braccio durante l’omelia -. Se togliamo i poveri dal Vangelo, non possiamo comprendere il messaggio di Cristo». Una sottolineatura per invitare la Chiesa nelle Filippine a «riconoscere e combattere le cause della disuguaglianza e dell’ingiustizia, profondamente radicate, che macchiano il volto della società». Il Vangelo, infatti, «chiama ogni singolo cristiano a vivere una vita onesta, integra e impegnata per il bene comune. Ma chiama anche le comunità cristiane a creare “circoli di onestà”, reti di solidarietà che possono estendersi nella società per trasformarla». Ai sacerdoti e ai religiosi ha perciò raccomandato da farsi poveri e di non cedere al «materialismo». Simpatico anche un episodio all’inizio dell’omelia. Il testo in inglese si apriva con la domanda di Gesù a Pietro: «Mi ami tu?», che il Papa ha letto. L’assemblea ha prontamente risposto «Sììììì». Papa Francesco ha risposto «grazie mille» ma mi riferivo a Lui, indicando il crocifisso. Ed è scoppiato l’applauso. IL PORTO GENNAIO 2015 - 15 CHIESA DIOCESANA da L'ECO DI BERGAMO «Invochiamo la pace pensando al mondo e al nostro quotidiano» L’invito del vescovo Francesco nella Messa per la Giornata Mondiale Papa Francesco invita la Chiesa tutta all’assidua e fiduciosa preghiera per la pace e nella Giornata mondiale per la pace la diocesi di Bergamo ha fatto sua l’esortazione vivendo nel pomeriggio un intenso momento di preghiera. Il silenzio, la recita dei Salmi, la lettura di alcune riflessioni e l’adorazione eucaristica hanno contraddistinto le ore precedenti la celebrazione presieduta dal vescovo di Bergamo Francesco Beschi. Nella chiesa del monastero delle Clarisse piccoli gruppi di persone si sono riunite nel pomeriggio per poi dirigersi verso il Centro pastorale Giovanni XXIII a Paderno di Seriate. Nell’antica chiesa di Sant’Alessandro i sacerdoti hanno guidato per alcune ore l’adorazione eucaristica e la preghiera. L’iniziativa è nata dall’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro e dal Centro missionario. «La pace nasce quando consideriamo l’altro non come oggetto, ma come persona – ha detto don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale, all’inizio della celebrazione-. Dobbiamo andare oltre l’indifferenza per fare la differenza ed esprimere la volontà di pace nella concretezza della nostra vita e nella comune responsabilità sociale». Accanto al vescovo Francesco Beschi, sull’altare, il vescovo ausiliare emerito Lino Belotti e il vicario generale monsignor Davide Pelucchi, e l’arciprete di Seriate monsignor Luigi Rossoni e un gruppo di sacerdoti della diocesi. Le parole del vescovo di Bergamo, nell’omelia hanno ripreso i passaggi del messaggio di Papa Francesco per la 48a Giornata mondiale della pace, il cui tema è stato «Non più schiavi ma fratelli», e sono poi entrate nella storia quotidiana, toccando ferite che l’assenza di pace procura non solo a livello mondiale, ma nella vita di ciascuno. «Quanta gente innocente e quanti bambini soffrono al mondo! Signore donaci la pace». Il pensiero del vescovo è andato alle due giovani prigioniere in Siria insieme padre Dell’Oglio. Il vescovo ha parlato della schiavitù con parole dure contro una visione dell’uomo che trasforma l’altro in oggetto. «La schiavitù esiste ancora – ha detto – Vi sono le forme imponenti che anche il Papa elenca nel suo messaggio e vi sono le forme più sottili che possono attraversare le nostre relazioni». Un ultimo invito è stato quello a non diventare schiavi delle tentazioni: «Lottiamo contro ciò che ci rende schiavi, come i vizi, le cattive abitudini, che mortificano la nostra dignità». Al termine della celebrazione è stata letta l’invocazione «A Maria, regina della pace, scritta da San Giovanni XIII e il vescovo Francesco ha consegnato alla parrocchia di Seriate il testo del messaggio del Papa come ricordo della Giornata. 16 - IL PORTO GENNAIO 2015 «Siete come i magi» I 600 pellegrini ancora in cammino Il Vescovo per l’Epifania ha ritrovato i giovani che hanno partecipato al viaggio a Roma «Camminate verso l’incontro che riempie di gioia» I seicento giovani pellegrini che nel mese di agosto hanno vissuto il pellegrinaggio diocesano a piedi da Assisi a Roma, si sono ritrovati in cattedrale per la celebrazione dell’Epifania con il vescovo Francesco Beschi. Con i ragazzi, provenienti da circa 50 diversi oratori, anche i sacerdoti che con loro hanno condiviso il cammino. «Come i Magi – ha detto don Emanuele Poletti, direttore dell’Ufficio per la pastorale dell’età evolutiva – siamo stati anche noi un po’ pellegrini in cerca di un incontro. L’esperienza vissuta ci ha un po’ cambiato e nel ricordo dei passi compiuti rinnoviamo la volontà di trovare una via di conversione per la nostra vita». Il vescovo ha guardato con affetto ai tanti giovani che hanno gremito il Duomo. «I Magi cercavano un luogo – ha detto monsignor Beschi nell’omelia – e alla fine l’importante è stato l’incontro». Così è stato per questi giovani e insoliti Magi partiti da Bergamo. «La stella è l’esperienza del cammino fatto che deve stare nel cuore – ha continuato il vescovo -. Il cammino è quello dell’amore, un cammino che la stella ci chiede di continuare a compiere. È amando il prossimo e prendendoci cura di lui che noi continuiamo a camminare. Con la stella nel cuore, la strada che continua è quella dell’amore e su quella strada possiamo giungere a quell’incontro che riempie di gioia». Il vescovo ha ricordato i momenti felici vissuti insieme. «Queste gioie sono una specie di assaggio della grandissima gioia quando si incontra il Signore». Il vescovo, al termine della celebrazione, ha consegnato ai giovani il volume illustrato che raccoglie tante immagini fotografiche del pellegrinaggio e alcune brevi testimonianze.«Il nostro viaggio – ha aggiunto monsignor Beschi – ha avuto in Papa Francesco un pellegrino d’eccezione e anche a lui invieremo questo libro». Per la benedizione finale il vescovo, con il vescovo ausiliare emerito Lino Belotti, ha raggiunto la grande croce di legno che i giovani, a piccoli gruppo, hanno portato lungo tutto il pellegrinaggio e sulla quale il Papa ha apposto la sua firma. Ai giovani è stato rivolto l’invito alle prossime proposte diocesane. 23 e 24 gennaio ore di preghiera per la pace. Due grandi appuntamenti: la Giornata mondiale della Gioventù a Cracovia nel 2016 e il pellegrinaggio dei giovani in Terra Santa nel 2018. CHIESA DIOCESANA Fondo Famiglia Dalla Caritas aiuti per 700 mila euro Ora emergenza casa È il contributo dato nel 2014 per l’effetto crisi Seguite 658 persone Il 31% sono italiane Settecentomila euro erogati nel 2014, circa 5,2 milioni complessivi a partire dal 17 aprile 2009, giornata in cui venne aperto il Fondo Famiglia lavoro della Caritas Diocesana. La crisi ha dimostrato di non essere un fenomeno a breve termine. In sei anni sono state 3899 le persone ascoltate, un numero però da moltiplicare almeno per quattro perché dietro la persona che si rivolge a Caritas c’è una famiglia. I dati del 2014 mettono in evidenza una flessione con 658 persone che si sono rivolte a Caritas, di queste 454 sono di origine straniera, 204 italiane pari al 31% del totale. Nel 2013 erano state 890 con il 28,65% di italiani. «La percezione che abbiamo avuto – commenta don Claudio Visconti – è che la diminuzione si sia verificata soprattutto negli ultimi due-tre mesi dell’anno. Non significa che siano meno le persone in difficoltà. Si può ipotizzare un rallentamento momentaneo, ma molto probabilmente sono meno le persone che perdono il lavoro nell’ultimo periodo, perché chi era in una situazione di rischio, di fatto è già rimasto a casa. Tanto che la commissione si trova a valutare interventi di sostegno alla stessa famiglia per il secondo e terzo anno». Il Fondo quindi rimarrà attivo ancora per tutto il 2015, perché l’emergenza non è finita. «Dagli incontri settimanali della commissione, dalla conoscenza diretta delle famiglie che si rivolgono a noi – continua don Claudio – emerge chiaramente che i bisogni più forti toccano il tema della casa».«Per dare risposta concreta e coerente la diocesi ha deciso di dare vita, con un impegno economico significativo, a un fondo casa che sarà accessibile dai prossimi giorni». Per Caritas è doveroso non fornire risposte assistenzialistiche e generiche, ma precise e mirate sulle necessità, capaci anche di essere educative. «Sul sostegno al pagamento delle bollette – spiega don Visconti – osserviamo che alcune famiglie vanno guidate anche ad assumere stili di vita che evitino gli sprechi, altre invece mostrano che sono già attente e che quello che è a disposizione per un anno viene usato con parsimonia». Nel 2015 si apre anche con una buona notizia: il Credito della speranza della Conferenza episcopale italiana, che da qualche mese era stato sospeso, verrà riaperto entro fine. Mese. Dal 2010 più di 200 famiglie sono state aiutate per oltre 1,2 milioni di euro. Giornata del migrante «La pace si costruisce solo con l’accoglienza» Il vescovo Beschi alla celebrazione a Cene «Occorre una reale disponibilità all’ascolto del mondo dell’altro senza sordità e pregiudizi» È nella chiesa parrocchiale di Cene che il vescovo di Bergamo Francesco Beschi ha celebrato la Messa a conclusione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Una celebrazione arricchita dalla presenza di numerose persone provenienti da Paesi diversi, anche molto lontani. «La Chiesa è multietnica – ha detto il parroco don Gian Camillo Brescianini – e questa varietà ci arricchisce. Il nostro stare insieme in questa giornata possa essere seme che mette radici e fa crescere». «Il futuro – ha detto don Massimo Rizzi, direttore dell’Ufficio per la pastorale dei migranti – ci chiede coraggio di acquisire un volto segnato dalla differenza delle culture, non dalla diffidenza e dal sospetto». Monsignor Beschi , all’inizio della celebrazione, ha ricordato gli adulti che stanno ultimando il cammino di preparazione in vista del Battesimo che riceveranno nella Veglia pasquale. «Molti giungono da Paesi diversi dal nostro e vedo in loro la testimonianza di una fede fresca». Nell’omelia il vescovo ha più volte fatto riferimento all’attualità che interroga l’uomo e lo pone davanti alla grande questione della pace. Un richiamo forte è andato a chi riveste ruoli di responsabilità. «Uno sguardo carico di valori umani lo attendiamo da coloro che hanno responsabilità istituzionali, amministrative e politiche. Non sottovalutiamo le difficoltà, ma non possiamo accettare soluzioni parziali e discriminanti, giustificate con criteri esclusivi ed escludenti. In un momento storico in cui le risorse diminuiscono, particolarmente per i più deboli e i più poveri, lo sguardo evangelico si apre su visioni di più convinta solidarietà, piuttosto che su scelte che dividono ed escludono». La giornata del migrante è stata l’occasione di incontro fra tante differenti culture. Il vescovo, prima di entrare in chiesa per la celebrazione, è stato accolto e salutato dai rappresentanti della comunità musulmana della zona. Uno scambio di pensieri e l’auspicio comune di pace. «L’esercizio dell’accoglienza – ha continuato nell’omelia – e i processi d’integrazione esigono una reale disponibilità all’ascolto, alla conoscenza del mondo dell’altro senza sordità pregiudiziali». Le diverse comunità provenienti da Paesi europei e extraeuropei hanno animato la celebrazione con canti, danze e preghiere. La Giornata si è conclusa con l’incontro del vescovo con i giovani del vicariato. IL PORTO GENNAIO 2015 - 17 RIFLETTIAMO a cura di don VALENTINO SALVOLDI QUALE CHIESA PER I La tristezza di un papa. Timido, dotato di riserbo, schivo, voce e sguardi profondi, estremamente rispettoso di tutti, amante del dialogo personale e… meno delle masse, un po’ amletico, per timore che una frase categorica potesse ferire una persona, desideroso di essere per tutti un padre. Così ho visto Paolo VI, negli anni in cui studiavo filosofia e teologia a Roma, al termine del Concilio Vaticano II. Gli avevo servito messa una mattina presto, nelle Grotte Vaticane. Mi aveva impressionato per le occhiaie nere, come uno che fosse stanchissimo e non avesse chiuso occhio per tutta la notte. E dopo tanti anni, ancora mi sembra di sentire la sua profonda voce quando mi chiese: «Chi sei?», domanda interessante per un diciannovenne, in cerca della sua vocazione… E altri incontri, come quando mi chiese di dargli la Bibbia che portavo sotto il braccio. La lesse davanti agli studenti del Seminario Romano: era il brano in cui il Risorto dice a Pietro: «Tu seguimi». Lo commentò, sottolineando che non si vergognava di proporre a giovani ventenni di seguire il Crocefisso. Precisò di essere al corrente del fatto che qualcuno lo chiamasse “Paolo mesto”, e soggiunse: «La mia tristezza consiste nel non riuscire a far capire alla gente quanta gioia ci sia nel portare dignitosamente la propria croce». Gioia anche nelle sofferenze: lo stesso messaggio che sta dando papa Francesco, che eleva papa Montini agli onori degli altari. Con questa decisione l’attuale pontefice toglie dall’ombra Paolo VI, dimostra di essere sulla sua stessa linea di pensiero riguardo all’interpretazione del Concilio, esalta la sua la teologia e il suo concetto di “missione” riassunto nell’Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi: «L'impegno di annunziare il Vangelo agli uomini del nostro tempo animati dalla speranza, ma, parimente, spesso travagliati dalla paura e dall'angoscia, è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l'umanità. Di qui il dovere di incoraggiare i nostri fratelli nella missione di evangelizzatori, affinché, in questi tempi d'incertezza e di disordine, essi la compiano con amore, zelo e gioia sempre maggiori». Scriveva inoltre: «Occorre evangelizzare – non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici – la cultura e le culture dell'uomo». Sua Santità Papa Paolo VI l’identità del testimone: una persona che attesta l’evento visto e di cui è stata partecipe. Non solo coerente, ma aperta al mistero. Corpo che lascia trasparire l’Invisibile. I punti nodali di quel discorso sono i seguenti: - È essenziale la testimonianza personale e l’unità dei vari testimoni del Vangelo tra loro e con i loro Vescovi. - L’uomo moderno, impegnato nella conquista e nell’utilizzazione della materia, ha fame di qualcos’altro, prova una strana solitudine. - Il cristiano che si dona completamente a Gesù Cristo conosce un altro mistero che è più insondabile della materia: il mistero di Dio che invita l’uomo a una condivisione di vita in una comunione senza fine con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. In ascolto dei testimoni. Nell’Evangelii Nuntiandi, Paolo VI afferma: «L'uomo contem- - Gli uomini di questo tempo sono degli esseri fragili che conoscono facilmente l’insicurezza, la paura, l’angoscia. Tanti si poraneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se chiedono se siano accettati da coloro che li circondano. ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni». Aveva già pronunciato questa frase nel 1974, al Pontificio Con- - I nostri fratelli umani hanno bisogno di incontrare altri fratelli che irradino la serenità, la gioia, la speranza, la carità, malsiglio per i laici, durante un discorso che metteva in evidenza 18 - IL PORTO GENNAIO 2015 IL TERZO MILLENNIO? grado le prove e le contraddizioni che toccano anche loro. - Essere il testimone della potenza di Dio che opera nella sorprendente e sempre nuova fragilità umana, non vuol dire alienare l’uomo, ma proporgli dei percorsi di libertà. - Le nuove generazioni vorrebbero incontrare più testimoni dell’Assoluto. Il mondo attende il passaggio dei santi. - Chi tenta di vivere il Vangelo appare come colui che ha trovato un senso, una realizzazione alla sua vita, lontano dai sistemi antropocentrici e oppressivi. - La Chiesa renderebbe sterile il Vangelo e se stessa se proclamasse solo un ideale astratto, per quanto ben presentato, senza che i laici concretizzassero questo ideale, come lievito nascosto nella pasta. RIFLETTIAMO Sulle sue orme papa Francesco richiama all’unità e al rinnovamento della Chiesa, che deve essere libera da protezioni, garanzie, sicurezze, posizioni di potere, per testimoniare fino in fondo la gioia di credere nel Vangelo e di poterlo proporre a tutti. Povera di beni terreni e ricca di virtù evangeliche. Una delle piaghe attuali della Chiesa è il clericalismo, da non legare necessariamente al desiderio dei preti e dei vescovi di detenere il potere, perché molti laici che frequentano le nostre diocesi e parrocchie sono più clericali dei preti. Una Chiesa più libera e meno Non la volontà di potere, ma la responsabilità del servizio deve caratterizzare il clericale. Leggendo i segni dei tempi sulla base comportamento di tutti i battezzati. del magistero dei papi - da Giovanni XXIII ad oggi - si potrebbe dire che la La Chiesa, inoltre, non deve essere Chiesa, finalmente, sta cercando di at- centrata su se stessa, ma essere “mistuare quanto scrisse Antonio Rosmini in sionaria”, orientata al bene e al servizio Delle cinque piaghe della santa Chiesa. della comunità umana; non succube di Il grande prete roveretano ha avuto un leader più o meno carismatici, ma libe“difetto”, da lui vissuto con serenità: l’a- ra da ogni forma di “ingessature”; non ver visto le cose prima degli altri e aver schiava di spiriti settari e dedita alla criavuto il coraggio di scriverle nel libro ci- tica di chi non è in linea con la proprie tato. Libro allora messo all’indice ed ora posizioni, ma contenta di valorizzare le rivalutato con la beatificazione del suo differenze di opinioni, di stili di vita, di modi di pregare; non legata ad un parautore. Rosmini proponeva: un rinnovamento tito politico, ma capace di generare catliturgico; la formazione del clero e dei tolici impegnati nella politica con spirito laici (fine del clericalismo); la comunione di gratuità, privo di interessi personale, tra i vescovi e la sinodalità; la revisione nella coscienza che ovunque si può, anzi, del modo di nominare i vescovi; la po- si deve testimoniare la gioia di essere seguaci di Cristo. vertà della Chiesa. LA BOTTEGA DEL LAVORO DE "IL BATTELLO" Si realizzano oggetti artistici in vetro su ordinazione per: - bomboniere per matrimoni, cresime, comunioni... - gadgets aziendali - oggettistica negozi - regali personalizzati - specchi, cornici, orologi, svuotatasche, posacenere - crocefissi, bijoux ed anche oggetti che soddisfano la vostra fantasia. PASSATE A TROVARCI! IL PORTO GENNAIO 2015 - 19 ASSOCIAZIONI a cura del GRUPPO MISSIONARIO IL PROGETTO “SCUOLA-CONVITTO ST. JOHN” IN MALAWI St. John, dotato di 6 aule, refettorio, cucina e 10 abitazioni per gli insegnanti; nel 2006 l’asilo Bishop Assolari, in memoria del primo vescovo della diocesi, Alessandro Assolari. Migliaia di bambini e bambine hanno frequentato i corsi, con un massimo annuale di 1.200 iscritti tra i 3 e i 6 anni. In Malawi, e nel distretto di Mangochi in particolare, la po- Offriamo alle giovanissime la possibilità di una vita migliore! Padre Joseph Kimu opera da trent’anni nella diocesi di Mangochi in Malawi, dove è stato rettore del seminario minore di San Paolo Apostolo e di quello maggiore di San Giovanni Battista, ricoprendo anche il ruolo di vicario generale dal 1993 al 2005. La sua attività è rivolta principalmente ai giovanissimi, all’insegna delle parole di Cristo «Lasciate che i piccoli vengano a me». Per loro ha costituito nel 1997 la scuola elementare St. John, con 10 aule e 10 abitazioni per i docenti; nel 2000 l’asilo 20 - IL PORTO GENNAIO 2015 polazione femminile supera quella maschile, ma le pratiche religiose e culturali della popolazione locale Yao – Mangochi si trova in area islamica e mantiene antichi riti di iniziazione – affidano alle donne un ruolo marginale, che limita l’istruzione e prevede matrimonio e gravidanze in giovanissima età. Creano inoltre difficoltà alle piccole alunne le lunghe distanze da percorrere a piedi per raggiungere gli edifici scolastici: le famiglie le proteggono dai pericoli del tragitto facendo loro iniziare più tardi il ciclo di studi elementari, a volte anche a 9 o 10 anni, così che la sua conclusione si colloca in un’età considerata da matrimonio. Infine la scarsità di scuole fa sì che le ragazze studino in classi miste, in situazioni di vulnerabilità. Come conseguenza di un quadro complesso, caratterizzato da tradizioni religiose e culturali, da difficoltà logistiche e dall’alta incidenza di stupri e malattie sessuali, l’abbandono scolastico femminile è elevato a partire dalla terza classe elementare. Per le giovanissime si apre la strada del matrimonio e della maternità, con mariti più maturi e spesso poligami. Nei casi peggiori avviano una gravidanza indesiderata fonte di vergogna per la famiglia o contraggono malattie sessuali. Ilaria Allieri, volontaria bergamasca, nella diocesi di Mangochi da circa trent’anni, ha segnalato che nel 2014 oltre 30 ragazze/bambine di sua conoscenza sono rimaste incinte. Con l'obiettivo di promuovere l'educazione femminile riducendo il tasso di abbandono scolastico e di creare un ambiente in cui le giovani vengano accolte e protette per tutta la durata del ciclo di istruzione, dai 7 ai 14 anni, padre Kimu ha avviato il progetto di una scuola-convitto elementare per ragazze, annessa al già esistente centro St. John, la St John Girls Boarding School. Un progetto che il Gruppo missionario di Sarnico intende sostenere per l’anno 2015. Il complesso comprenderà ostello, aule, biblioteca, mensa, sala polivalente, convento di suore, uffici amministrativi, abitazioni per il personale e i custodi. Padre Kimu sarà il direttore, mentre le insegnanti verranno selezionate tra religiose con esperienza nella conduzione di scuole cristiane e saranno registrate presso il Ministero dell’educazione, così da garantire programmi scolastici conformi. Padre Kimu prevede che oltre 200 giovani potranno beneficiare del progetto annualmente, con una media di 50 ragazze che ogni anno potrebbero completare il ciclo della scuola dell’obbligo e ottenere la licenza di terza media. L'iscrizione alla scuola-convitto sarà aperta a tutte, senza distinzione di religione o di etnia. Beneficiarie preferenziali saranno giovani orfane o provenienti da famiglie povere, oppure affette dall'HIV/ AIDS. Tutte le iscritte avranno l'opportunità di conoscere Gesù Cristo e di ricevere l'istruzione di base. Anche la collettività inoltre potrà accedere ai servizi sociali, agli impianti sportivi e alla sala multiuso. ai recapiti che indichiamo in calce. Grazie sin da ora per quanto farete! Padre JOSEPH KIMU EARLY CHILDHOOD DEVELOPMENT CENTRE P.O. BOX 48 MANGOCHI - MALAWI E-MAIL: [email protected] Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito: www.zikomomalawi.org I lavori di costruzione della scuola-convitto sono già iniziati, ma necessitano di finanziamenti per essere conclusi, dato che il costo supera i 100.000 euro. Il Gruppo missionario darà a padre Kimu i contributi della comunità di Sarnico raccolti in occasione delle iniziative promosse nel corso del 2015. Chi volesse dare un ulteriore aiuto può contattare il sacerdote IL PORTO GENNAIO 2015 - 21 RIFLETTIAMO a cura di PIERLUIGI BILLI "...questo è Dio in eterno e per sempre; egli ci guiderà oltre la morte” (Sal 48,14-15) RIFLETTIAMO: DIO E LA MORTE Colui che ben incomincia è a metà dell’opera e io voglio cominciare bene l’anno. Ho sempre riflettuto e rifletto tutti i giorni intorno ad un argomento che, non so per gli altri, ma per me è molto importante: Dio e la morte. Questo pensiero continuo mi fa vivere più serenamente e quando arriverà il momento decisivo mi sentirò più preparato ed avrò meno paura. Di questo sono convinto. Vado avanti con cautela, ma con convinzione. Un detto latino del filosofo Seneca, precettore del pazzo imperatore Nerone, dice: «Si vultis nihil timere, cogitate omnia esse timenda». Se non volete temere di nulla, pensate che tutte le cose siano da temere. La morte deve essere sempre temuta e quando arriverà, avendola prima temuta, ci farà meno paura. Prego ogni mattina Dio Padre: «In hora mortis meae voca me, et iube me venire ad Te». Nell’ora della mia morte chiamami e comanda che io venga da te. La tomba di Peter Wust, filosofo conosciuto e sconosciuto, reca un’iscrizione memorabile: “Dal sogno della realtà attraverso rischi ed incertezze, sono giunto al sogno della realtà della sicurezza in Dio”. Il giorno del trapasso è il vero “dies natalis” (giorno della vera nascita). L’arte di morire consiste nel passare di là con calma e tranquillità, perché si è certi della salvezza. La fede è un dono che è necessario sempre richiedere e fortificare; chi l’ha ricevuta durante la sua esistenza, la percepisce come un’energia, come una forza senza precedenti che sostiene l’uomo e lo fa realizzare. Solo la fede rende l’uomo capace di sopportare i duri colpi della vita e di attendere tranquillamente l’ultimo istante. San Francesco diceva: «Laudato si, mi Signore, per sora nostra morte corporale, da la 22 - IL PORTO GENNAIO 2015 quale nullu homo vivente pò skappare». Occorre avere con il Campo Santo un dialogo importante, dovremmo guardarlo spesso. Una lunga fila di tombe è una predica molto più incisiva di tanti discorsi retorici dal pulpito. Non è questo pessimismo, ma vera realtà. Vado avanti nella fede come un carro armato. Davanti alla morte tutti siamo uguali: ricchi e poveri, sapienti e stolti. L’uomo nella prosperità, nella ricchezza, non comprende, è come gli animali che periscono, le sostanze accumulate sulla terra non hanno valore. Il nostro cuore respinge l’idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della nostra persona. Il germe dell’eternità che portiamo in noi, insorge contro la morte. Il desiderio di vita ulteriore sta invincibile nel nostro cuore. Noi sentiamo che siamo stati creati da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena. L’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali; per lo sfrenato desiderio, molti hanno deviato dalla fede e si sono tormentati da se stessi con molti dolori. Mi sovviene che i monaci di clausura ogni volta che s’incontrano nel lunghi e bui corridoi dei monasteri, si salutano cortesemente in questo modo: «Frater, memento mori», fratello ricordati che devi morire. L’uomo dell’attuale società pensa a tutto meno che alla morte, si comporta come se dovesse rimanere sulla terra per sempre. La morte non fu inventata dalla Chiesa Cattolica Apostolica per salvare la gente, essa avverrà, è proprio l’unica cosa che non può non accadere. Noi siamo tutti nella condizione di passeggeri su di una nave che sta per affondare, non saremo scagliati in mare tutti nello stesso momento, ma la nave affonderà per tutti noi. Il mare attende tutti noi. RIFLETTIAMO Mi sembra quindi incomprensibile che ci si preoccupi esclusivamente di rendere confortevoli le cose sulla nave e non ci si chieda che cosa accadrà in mare. Perché non si deve pensare a ciò che avverrà dopo la morte e credere effettivamente che c’è una vita diversa da questa? Cieli nuovi e terra nuova ci attendono. Se dopo la morte non ci fosse niente, allora la nostra vita non è che una strada che corre verso il nulla. Ma mi chiedo: una strada senza méta non ha, come strada, valore e dignità. La grandezza dell’uomo e della vita umana per me sta nel fatto che la nostra méta è al di là di noi stessi: noi ammettiamo la metafisica, in greco: “metà tà physiká”, le cose che stanno al di là della realtà delle cose fisiche. Noi ammettiamo la dignità della nostra persona umana, la quale dovrà essere giustamente giudicata in merito a quello che avrà saputo fare nella vita. Le nostre facoltà più ampie sono la possibilità di conoscere e quella di amare. La facoltà di amare gli uomini, la bontà e la bellezza, saranno esercitate al massimo grado di intensità su Dio che è infinita bontà e infinita bellezza. Dio è la fonte di tutte le cose, la fonte perciò di tutto quello che abbiamo goduto su questa terra. Trovandoci in diretto contatto con Lui, noi saremo in diretto contatto con quell’Essere che ha in Sé e da Sé tutto ciò che può determinare la gioia. Cari lettori, è così! I PARROCI DEL SECONDO E TERZO MILLENNIO a cura di CIVIS - Foto Silvano Gli attestati di riconoscenza, stima e simpatia che la comunità di Sarnico ha rivolto ai suoi sacerdoti sono sempre stati sinceri ed hanno sempre avuto effetti positivi. Credo sia proprio l'esempio che quotidianamente vediamo con i nostri occhi nel dedicarsi agli altri che faccia la differenza. La testimonianza che ci offrono, o che ci hanno offerto, ci rende orgogliosi perché il prete è forse la parte più importante della nostra comunità. Nella foto in alto da sinistra don Isacco Giudici, Mons. Pietro Bonassi, don Giuseppe Carminati e don Giovanni Ferraroli. In primo piano: don Romano Alessio, don Luciano Ravasio e don Vittorio Rota IL PORTO GENNAIO 2015 - 23 COMUNITÀ a cura della REDAZIONE SUOR MARIA ORIELE: 25° DI CONSACRAZIONE Cari Parrocchiani, un cordiale saluto nel Signore a voi in quest’anno che la Chiesa, per volontà di papa Francesco, ha dedicato alla vita Consacrata per Grazia di Dio, ho la gioia di celebrare il 25° di consacrazione Religiosa, come Monaca Domenicana. Guardando a come la divina Provvidenza ha guidato la piccola barca della mia vita, nel mare della storia, non posso far altro che innalzare l’inno di lode e di ringraziamento al Signore, per ciò che il suo Amore fedele ha realizzato in me e chiedere perdono per le mancanze commesse, ma anche di supplicar-Lo affinché chiami ancora altri giovani alla sua sequela, concedendo a tutti il dono della gioiosa perseveranza, ciascuno nella propria Vocazione. Ai tanti che mi conoscono, ma anche a tutti i Parrocchiani vorrei chiedere, anzi mendicare il dono di una preghiera. GRAZIE Ci affidiamo tutti alla Vergine Santissima, invocata come stella mattutina, Madre della speranza. A Lei “Madre nostra chiediamo: insegnaci a credere, sperare e amare come Te. Indicaci la via verso il Regno di Dio, stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel cammino”. (Spe salvi di Benedetto XVI) Che il Signore ci benedica tutti. Aff.ma Sr. Maria Oriele Giudici op Le gemelle Giudici: Sr. Maria Oriele e suor Maria Agostina 24 - IL PORTO GENNAIO 2015 INNO uff. lettura Martedì T.O. Senza te siam sommersi in un gorgo profondo di peccati e di tenebre. Ascolta, o Padre santo, la voce dei fedeli, che invocano il tuo nome. Il tuo braccio potente ci conduca a un approdo di salvezza e di pace. Tu spezza le catene, guarisci le ferite, perdona i nostri errori. Sia onore e gloria al Padre, al Figlio e al Santo Spirito nei secoli dei secoli. Amen COMUNITÀ a cura della REDAZIONE OMELIE ON LINE Da tre anni sul sito web della parrocchia (www. parrocchiasarnico.it) vengono proposti i filmati delle Omelie più significative, un’occasione per tutti poter riflettere, anche da casa, su alcuni passi del Vangelo proposti dal sermone stesso; sicuramente un arricchimento per ognuno di noi. In particolare potrete trovare le omelie delle tre messe celebrate in occasione della festività di San Mauro: quella in Ospedale del parroco don Vittorio, quella di Mons. Pasquale Pezzoli e quella di S.E. Mons. Leopoldo Girelli. Riteniamo quindi, in questo numero e vedremo di farlo anche in futuro, di pubblicare il testo dell’Omelia tenuta dal nostro parroco la vigilia di San Mauro presso Habilita, sul tema del “Sapere e della Sapienza”. «L’esperienza di San Benedetto a Montecassino si diffuse rapidissimamente in tutta Europa per poter raccogliere in qualche modo i bisogni, le necessità della gente. Una proposta forte, impegnativa, concreta, capace di misurare fin da subito anche le condizioni dei ceti sociali più poveri. Mauro raccolse questa eredità e gli toccò il compito di divulgarla ancora di più. Mauro dovette fare lo sforzo di raccogliere la sapienza di Benedetto, di comprendere il significato di questo ordine nuovo, di saperlo mettere in dialogo con la realtà del suo tempo, con le fatiche del suo tempo, ma allo stesso modo in quel periodo storico, che oggi guardiamo come buio e tormentato, cogliere il segno di speranza, saperli nutrire ed alimentare in modo che diventassero concreti segni di miglioramento e di benessere,in un'Europa ormai decisamente distrutta dalla caduta dell’impero romano e dall’arrivo di popolazioni barbare. Per questo le letture che abbiamo ascoltato sono tutte intonate al tema della “sapienza”. Ma che cos’è la sapienza? …Non è il sapere… Anche se qui siamo in uno dei tempi della modernità del sapere e il sapere è una cosa buona, è bene che ci sia. Va coltivato con studi, fondi e ricerche, tanta pazienza… serve esperienza, guardo le facce delle persone che ho di fronte e capisco che per essere capaci di svolgere bene il proprio ruolo serve questa esperienza. Ma esperienza, il sapere, il conoscere, ancora non è sapienza… Le letture in qualche modo ci dicono che la sapienza è qualcosa di più: innanzitutto ci dicono che è un “dono”, non la conseguenza del sapere, è un dono, un qualcosa in più che si radica in un sapere ma che non trova nel solo sapere le sue radici e il suo nutrimento. Dalle parole che abbiamo ascoltato la sapienza è un dono che viene dell’alto, un dono che viene da Dio perché Dio è sapienza e la sapienza di Dio consiste nel riportare ogni cosa alla bellezza terrena, all’origine, alla bellezza che aveva quando Dio ha pensato e fatto ogni cosa. Allora la sapienza ha bisogno del sapere ma anche di persone che sanno, che continuano a studiare per migliorare il proprio sapere, a esercitare con pazienza ed esperienza il proprio lavoro quotidiano, ma che queste persone si affidino a chi ha creato ogni cosa, da Lui viene il sapere. La sapienza non consiste in un innalzamento, nel desiderare un posto migliore, ma è un abbassamento, cioè la vera sapienza è mettersi a servire. Nel prendere tutto quello che abbiamo imparato, quello che conosciamo, quello che siamo e metterlo al servizio, perché nelle realtà in qualche modo corrotte dal male, non in forma di male, dal più piccolo al più grande, si possa rigenerare la speranza che un giorno Dio porterà davvero a compimento il suo progetto, il primo, quello dall’inizio: fare bella e buona ogni cosa. Riportare ogni cosa alla sua bellezza e alla sua bontà. San Mauro ha svolto questo compito nel suo tempo storico, nelle sue condizioni sociali ed economiche; a noi si chiede naturalmente di fare altrettanto in questo contesto, un contesto non solo corrotto dai mali del corpo, ma anche dello spirito, della società, dell’economia… possiamo fare un elenco dettagliatissimo se vogliamo, ma bisogna vedere in questo tempo segni di speranza che il Signore mette e che sono un incentivo a continuare a dare sempre il meglio di noi stessi. Da questo punto di vista anche le sole prime parole del Vangelo forse sono il miglior concentrato di sapienza che ci viene dato dalla Bibbia. Sono parole molto semplici: “Non temere, non avere paure”. Sono parole ricorrenti nella Bibbia, anche nel Nuovo Testamento e sono sempre dette da personaggi di rilievo nel nuovo testamento: lo dice l’Angelo a Maria, lo stesso Angelo le ripete a Giuseppe. Vengono dette anche a Pietro e a diverse persone lungo il cammino del Nuovo Testamento: “Non temere”, cioè non farti corrompere la speranza dalla paura e dalle difficoltà. “Non temere, non temere”. Le cose belle di questo mondo non sono legate alla precarietà di questo mondo e di questo tempo. Le cose belle di questo mondo hanno la loro sorgente in Dio. Non temere nemmeno la morte, lo dice chiaramente san Paolo e per paura della morte non trattenere, ma dona, dona ancora di più. La paura della morte ci fa trattenere cose, affetti, persone. No, non aver paura, non temere significa anche in questo caso “non trattenere”, fai quello che puoi, mostra il tuo amore, le persone che ami consegnale a colui che è autore della sapienza: il Signore. Assieme ai vostri sforzi quotidiani continui, assieme alla fatica e alla bellezza dell’aggiornamento che vi è richiesto, penso, in modo continuativo in questi tempi e alle alte prestazioni che dovete comunque sempre assicurare in modo professionale. Dopo aver fatto questo: non temete. Consegniamo la nostra vita, la vita delle persone care,delle persone che serviamo a colui che è il Padre. Questa bellezza cambierà anche noi, ci renderà sapienti, ci renderà capaci quindi di essere veramente portatori di speranza, perché portiamo naturalmente risposte adeguate alle molte domande che il male e la malattia ci pongono, ma perché portiamo innanzitutto la nostra presenza e la nostra vicinanza. Buon Cammino, auguri e buon lavoro». IL PORTO GENNAIO 2015 - 25 FOTOCRONACA Concerto Cori Effatà ed Effatà Junior Fotografie di SILVANO MARINI Santa Messa della Vigilia di Natale Santa Messa alla Casa di Riposo Brindisi con il sindaco 26 - IL PORTO GENNAIO 2015 Santa Messa di Natale - Coro Effatà Junior Il quadro dipinto e donato da Pierluisa Pezzini raffigurante San Filippo Neri e il nostro oratorio, esposto al piano della chiesina dell’oratorio. Un grande grazie a Pierluisa per questa opera che ci ricorda ancora di più, il nostro legame con questo santo!” Progetto Missionario 2015 Spezzare il pane nella comunità cristiana don Loris Gli abitanti del villaggio di Agninikro, in Costa d’Avorio, vicino alla città di Agnibilekrou, hanno chiesto al vescovo Francesco di aiutarli a costruire la loro chiesa. Una casa per tutti in mezzo alle case di ciascuno. È uno dei villaggi che ho visitato durante il mio viaggio nel mese di novembre. Oltre alla costruzione della chiesa don Massimo, uno dei sacerdoti bergamaschi presenti nella missione, ha evidenziato la necessità di aiutare questo villaggio per la costruzione di altre tre aule scolastiche, per permettere anche ai ragazzi dei villaggi vicini di unirsi ai ragazzi di Agninikro per la scuola e lo studio. La gente di questi villaggi capisce l’importanza della scuola e si stanno impegnando con le loro forze per costruire delle piccole scuole, visto che lo Stato per ora non sembra essere interessato a finanziare e sostenere queste opere. È necessario sostenerli in questo loro impegno. Le esperienze che la missione ha già fatto in questo campo li ha incoraggiati e motivati a concludere e soprattutto a donare uno spazio dignitoso per i ragazzi. Accogliamo l’invito del Centro Missionario Diocesano, come vedremo anche dalle proposte del tempo di quaresima ormai prossimo, ma teniamo anche il contatto con don Massimo, per sentirci in comunione e vicini a questa piccola comunità. Possiamo aiutare questo villaggio e molti altri ancora a realizzare il sogno. Vogliamo aiutarli e costruire la struttura ed insieme sostenere le attività parrocchiali che mettono al centro missionario diocesano l’annunzio del vangelo e offrono speranza anche in un contesto di povertà e precarietà come quello del villaggio africano. E quando la comunità avrà la gioia di trovarsi incontrerà anche le nostre famiglie, nella condivisione della fede e dell’annuncio, al di là delle distanze geografiche, nella bella esperienza della chiesa universale. In oratorio, all’esterno della chiesina sarà presente una grande bacheca che metterà in mostra quanto aiuto stiamo riuscendo a dare al villaggio di Agninikro. I ragazzi vedranno concretamente quanto impegno ci stanno mettendo. Sarà presente anche il testo del mandato che con ciascuno di loro abbiamo rinnovato durante la catechesi. Ai nostri ragazzi, o almeno ad alcuni di loro, proporremo una giornata di attività per sporcarsi concretamente le mani, per aiutare questa comunità; ma soprattutto proporremo la partecipazione al 12° convegno missionario diocesano, per essere insieme a tanti altri ragazzi della diocesi, missionari del vangelo. Week-end terza media a Gandellino don Loris e gli animatori Pronti, partenza, via! Sabato 13 dicembre una certa emozione si percepiva non tanto per l’arrivo di Santa Lucia ma per l’attesa uscita del gruppo terza media: pochi ma buoni, ma potremmo dire meglio “poche” data la prevalenze delle ragazze sui maschi. La destinazione per questo momento importante dentro i primi passi del gruppo adolescenti è Gandellino. Non la casa dell’estate, ma quella più piccola e raccolta a fianco della chiesa parrocchiale. La memoria dei ragazzi seleziona solo il divertimento, le grandi risate durante i giochi, il tempo della notte per una volta vissuta fuori casa e con gli amici, che diventa spazio per le chiacchiere... soprattutto delle ragazze, del giochi… dei ragazzi, del russare… del don e degli animatori. Eppure in circa 24 ore si è anche trovato tempo per riflettere e pregare; sullo sfondo del racconto di Pinocchio, attraverso un gioco c’è stata la fatica di rac- cogliere tutti quegli elementi che costituiscono un ragazzo. Quindi oltre a gambe, braccia, testa si sono aggiunte le caratteristiche, gli hobby, le passioni, i difetti. Sono gli anni della crescita, dello scoprirsi nuovi e a 13 anni non è certo immediato dire ciò che si è. Eppure è proprio lo sforzo da fare: non più burattini ma ragazzi e ragazze, uomini e donne: lavorare per essere nel mondo. La mattinata della domenica si è chiusa con la messa: una volta tanto vissuta proprio attorno ad una tavola, condividendo pensieri che sono diventati un omelia, preghiere che sono state l’offerta dei ragazzi. Il ritorno è stato carico di entusiasmo, ma aspettiamo ancora altri ragazzi di terza media che vivano con noi questo percorso: ci troviamo ogni lunedì dalle 18.30 alle 19.30, chiaramente in oratorio. Fame di… campo invernale adolescenti! di Gaia Cerqui, Roberta Giudici e Irene Zani Anche quest’anno il nostro attivo e laborioso don Loris si è preso carico di noi, gruppo scalmanato di adolescenti, per portarci a vivere tutti insieme un’altra fantastica esperienza di campo scuola, destinazione: Barzesto! Cosa c’è di meglio di un campo scuola?! Un campo scuola con la neve! Tema: FAME DI … Cotolette? Casoncelli? Arrosto con l’ “untino” speciale della Graziella? Abbiamo pensato noi, ispirandoci alle molteplici abilità culinarie di Pino e Graziella, che anche quest’anno ci hanno accompagnati in questo campo. Ebbene no! La fame in questione è bensì fame di VIVERE, FEDE, ESSERE. Complicato, potrebbe pensare qualcuno, e infatti anche a noi, all’inizio, sembrava così. Appena arrivati, ci è stato mostrato ciò che avrebbe anticipato la discussione del terzo e ultimo giorno (fame di essere): una versione cartacea di una moderna bacheca Facebook, intitolata “Barzbook”, dove abbiamo avuto la possibilità di condividere pensieri, momenti di ordinaria follia e addirittura foto! Forniteci ovviamente dal fotografo ufficiale Andrea Bonassi! Come di consueto ogni mattina, dopo un risveglio traumatico costituito da musica heavy metal, hard rock e indie, di cui il merito va alle menti sadiche e malvagie degli animatori più grandi, consumavamo la colazione, eseguivamo le pulizie e, tutti insieme, ci riunivamo in preghiera. Seguivano poi le discussioni guidate dagli animatori dove, le nostre giovani e ancora assonnate menti, si cimentavano in ragionamenti contorti e riflessioni profonde, attendendo con impaziente desiderio il momento del pranzo. Il pomeriggio si svolgevano i giochi nella “neve”, anzi, nel fango e nel concime, a cui noi non badavamo affatto e in cui sfogavamo ugualmente tutte le nostre energie. Ad aspet- tarci a casa c’erano bevande calde e biscotti a volontà, seguite da una doccia “rilassante e rigenerante”, ovviamente breve e gelata, per non permettere alle nostre influenzabili menti di addormentarsi. Una sostanziosa cenetta e via con la serata. Prima serata: paraolimpiadi invernali. Attività molto produttiva di cui abbiamo apprezzato soprattutto le prestazioni motorie del famigerato e inimitabile Filippo Mongodi! Seconda serata: Bandierina Bosco (senza bosco, dato che ci trovavamo in un paese), dove abbiamo cercato di fare del nostro meglio per attenerci alle impossibili regole ideate da Massimo Pansera. Terza e ultima serata: karaoke, ballo Just Dance e il tanto atteso Maraja! Simulazione di wrestling amatoriale a sfumature romantiche, dove molti di noi hanno tirato fuori il proprio lato animale. Come ogni sera abbiamo concluso con la preghiera per poi rintanarci nel nostro sacco a pelo, senza dimenticarci di condurre un’ampia sessione di ciance, nel caso delle ragazze, e un’affascinante roncare proveniente dal piano maschile. Per concludere non diremo le solite baggianate: è stato bello, ci siamo divertiti, abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile … Saremo diplomatiche e convenzionalmente sincere: abbiamo vissuto dei giorni intensi, abbiamo riso, giocato, discusso e … mangiato. È stata una piacevole vacanza dalla vita normale qui a Sarnico, che consigliamo ovviamente a tutti! Ordunque ci congediamo, porgendo cordiali saluti, riguardevoli e affettuosi ringraziamenti a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere questo modesto articolo e che hanno partecipato a questo ritiro sui monti. Beh dai, siamo buone, ringraziamo anche voi animatori … sempre con tanto amore! Quando il gioco è una cosa seria “Gioca, non stare a guardare” di Stefano Bosio - Branca Lupi e Coccinelle Quanti di noi non hanno mai sognato nella loro vita di vivere sull’Isola che non c’è, essere bimbi sperduti che passano tutta la loro vita vivendo avventure, giocando e non invecchiando mai? Sono sicuro che ognuno, soprattutto quando eravamo bambini, abbia detto o pensato, almeno una volta nella sua vita, “io non voglio diventare grande”! Da piccoli abbiamo paura che crescendo dovremo rinunciare a giocare e a divertirci come facciamo nell’età dell’infanzia, vediamo i “grandi” sempre di corsa, senza trovare più il tempo per giocare. Lo scautismo da questo punto di vista è invece rivoluzionario perché ha deciso di fare del gioco uno dei suoi cardini educativi, indipendentemente dall’età del ragazzo a cui la proposta viene fatta, che sia un lupetto di otto anni, o un rover di ventuno. Naturalmente il gioco, nella proposta scout, viene strut- turato per calzare a pennello sulle diverse fasce d’età cui viene proposto e la sue espressione maggiore si ritrova nella branca LC (lupetti e coccinelle, 8-12 anni), dove qualsiasi attività è basata su un gioco, tant’è vero che, quando si parla dei lupetti, capita spesso di sentir dire: “Tutto con il gioco, ma non per gioco”. Di per sé il fatto di essere lupetti, di chiamare i propri capi non con il loro nome ma con i nomi dei personaggi de “Il libro della giungla”, di vivere ogni esperienza immersi in un’ambientazione fantastica, è già un gioco ed è proprio facendo giocare al bambino il gioco del lupetto che lo scautismo intende far diventare questo bambino un buon cittadino del domani. Attraverso il gioco, i bambini sono portati a sperimentare senza filtri ogni aspetto di loro, dalle loro abilità fisiche a quelle mentali. Attraverso il gioco, il bambino impara a comprendere i propri limiti, è portato a sperimentarsi in movimenti, azioni, ragionamenti che spesso si trova a fare per la prima volta. Oltre alla crescita personale, il gioco ha un ruolo fondamentale nella scoperta dell’altro. Non si gioca mai da soli, c’è sempre qualcuno con cui rapportarsi che sia un compagno di squadra, allora si cresce in un clima di amicizia e di fiducia, o che sia un avversario, allora si scopre l’altro, diverso da me, ma necessario perché io possa giocare e divertirmi. La maggior parte dei giochi non può svolgersi senza la presenza dell’avversario, senza che ci sia una situazione di scontro/incontro con l’altro. Spesso ci viene chiesto “cosa fate agli scout?” la risposta diventa semplice: “si gioca” e si fa del gioco un’esperienza meravigliosa e soprattutto educativa. Non meravigliatevi dunque se, quando vedete uno scout, sta giocando, non sta certo occupando il tempo ma sta facendo una cosa veramente seria e se, una volta ogni tanto, anche voi vi fermate e provate a giocare con i vostri figli o con chi vi sta vicino, vi accorgerete che forse abbiamo un po’ di ragione. GRUPPO GENITORI SCOUT “C’è bisogno anche di te” Cari Genitori, non avete mai pensato di mettere a disposizione del gruppo scout di Sarnico un po’ del vostro tempo e dei vostri talenti? Vi presentiamo il nostro progetto che abbiamo chiamato “C’è bisogno anche di te…” Chi siamo? Il nostro gruppo si è costituito in maniera spontanea l’estate scorsa, a seguito della richiesta di aiuto della Comunità Capi del gruppo scout di Sarnico, per svolgere alcuni lavori in sede. Siamo un gruppo di adulti volontari, legati al gruppo scout Sarnico I, perché abbiamo fatto parte dell’A.g.e.s.c.i. (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) oppure perché siamo genitori di bambini e ragazzi del gruppo o per entrambi i motivi. Abbiamo deciso, in base alla nostra disponibilità di tempo e ai nostri interessi, di impegnarci nelle seguenti attività: - dare una mano ai capi e ai ragazzi, per organizzare attività di autofinanziamento; - contribuire all’organizzazione di attività nelle quali proponiamo ai bambini e ai ragazzi qualcosa che sappiamo fare o conosciamo, sempre di supporto ai capi e con i capi presenti; - partecipare a degli incontri di catechesi per adulti, riguardanti temi concordati; - partecipare ad incontri formativi proposti da esperti, relativi a tematiche educative importanti per la fascia d’età dei propri figli. Abbiamo stabilito che l’adesione a queste attività sarà libera e che nessuno dovrà sentirsi costretto a partecipare sempre a tutto. Inoltre gli incontri si svolgeranno sempre in un clima di accoglienza e di condivisione e, perché no, di convivialità. Se siete interessati anche voi ad entrare a far parte del nostro gruppo, contattate queste persone: Barbara e Michele 035-911553 [email protected] [email protected] Vi aspettiamo e ricordatevi: “C’è bisogno anche di te!” SAN MAURO 2015 Gocce di solidarietà al lavoro Fotografie di FOTOCRONACA SAN MARCO e CIVIS Alpini e Protezione Civile sempre in prima fila ...Una luce che indica la speranza Conviviale Sanmaurina Grazie Severino! Un "Déjà vu": il tirapecio d'oro COMUNITÀ a cura della REDAZIONE I SETTANTAQUATTRENNI DEL '41 Domenica 16 novembre, dopo la celebrazione della Santa Messa, la classe 1941 si è ritrovata per la classica conviviale presso il ristorante “il Tram”. Un appuntamento che ormai si ripete annualmente e che rappresenta non solo un momento di meravigliosa congiunzione tra passato e presente con il desiderio di stare insieme, di fare nascere e di coltivare amicizie, ma è anche guardarsi indietro e fare un bilancio della propria vita, partendo dal confronto con i pari età. Un’esperienza umana rivitalizzante per senso di appartenenza, per esserci ancora. Qualcosa di atavico: asilo ed elementari insieme. Un momento per fare spazio a ricordi, curiosità, aneddoti dimenticati o quasi, grosse risate e magari qualche lacrima per chi non c'è più. Ed allora il ricordo va agli amici che sono andati avanti: Dorina Capelletti, Mariella Mazza, Vanna Busi, Pierino Cadei, Carlo Andreina, Bruno Dossi, Adriano Morotti, Giovanni Bargagli, Ubaldo Cancelli, Giuseppe Bonardi, Mariolino Alebardi, Mauro Giudici, Maria Pisano, Luciano Belotti ed Evandro Lancini. Una giornata che ha rappresentato un momento di distacco dalla quotidianità e che ha costituito un fortificante viaggio nel passato. Momenti di gioia insieme agli amici di un tempo, simili a tanti vissuti proprio con loro. MANUELA E SILVIA PAROLA D'ORDINE: ENTUSIASMO E PASSIONE Il cognome ce lo siamo dimenticati: per tutti sono la Manuela e la Silvia della Pro Loco. Il loro è un lavoro discreto, fatto di passione e dove il risultato conseguito, frutto del proprio entusiasmo, trasmette il lato più nobile del loro impegno. Ecco, per uscire dalla crisi la soluzione è forse proprio questa: lavorare per passione. Il profitto come scopo primario va a scapito della qualità di ciò che si fa. IL PORTO GENNAIO 2015 - 29 ASSOCIAZIONI ASSOCIAZIONE ANZIANI "19° ANNO ACCADEMICO" a cura dell' ASSOCIAZIONE Siamo lieti di presentare il programma di incontri organizzati in collaborazione con ANTEAS BERGAMO settore università, ricordando che è il 19° corso, un traguardo significativo per la nostra associazione. Abbiamo voluto riandare con la memoria alle principali vicende di cento anni fa prima della grande guerra e riprendere inoltre una riflessione su EXPO 2015. L’argomento centrale quest’anno è: DAL PASSATO 1900-1915 TANTE STORIE DA RITROVARE NEL FUTURO 2015 - UN EVENTO DA CONDIVIDERE (Milano Expo 2015) Mercoledì 4 febbraio 2015 LA LETTERATURA ITALIANA NEL PRIMO DECENNIO DEL ‘900 Mercoledì 11 febbraio 2015 L’EUROPA ALL’INIZIO DEL SECOLO SCORSO Mercoledì 18 febbraio 2015 LA MUSICA DELLA BELLE ÉPOQUE Mercoledì 25 febbraio 2015 L’ARTE TRA OTTO E NOVECENTO Mercoledì 4 marzo 2015 DONNE PROTAGONISTE TRA OTTO E NOVECENTO Mercoledì 11 MARZO LO SVILUPPO DI SCIENZA E TECNICA IN ITALIA Mercoledì 18 MARZO QUANDO A SAN PELLEGRINO SOGGIORNAVANO LE REGINE 30 - IL PORTO GENNAIO 2015 Mercoledì 25 MARZO VISITA GUIDATA - MILANO VILLA REALE Mercoledì 1 APRILE LE TRASFORMAZIONI DEL MONDO DEL LAVORO Mercoledì 15 APRILE BERGAMO ALLA VIGILIA DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE Mercoledì 22 APRILE L’ORIGINE DEL CINEMA Mercoledì 29 APRILE JACOPO PALMA UN BERGAMASCO A VENEZIA Mercoledì 6 MAGGIO VISITA GUIDATA A TREVIGLIO Mercoledì 13 MAGGIO MILANO EXPO 2015 Gli incontri si terranno il mercoledì dalle 15.00 alle 17.00 presso l’auditorium del Comune di Sarnico; le iscrizioni sono aperte presso l’Associazione in Via Libertà 37, dal lunedì al venerdì dalle ore 09.30 alle ore 11.00. Il programma del corso, a disposizione al momento dell’iscrizione, posto sul cruscotto della macchina esenterà gli iscritti dal pagamento del parcheggio dalle ore 14.30 alle 17.30 nei giorni di lezione. Ringraziamo di cuore il nostro Sindaco e l‘amministrazione comunale, il Comando della Polizia locale e tutti i nostri volontari per la disponibilità offerta. IL PORTO GENNAIO 2015 - 31 LE PAGINE DEL COMUNE a cura dell'Assessore alla Famglia e Istruzione PAOLA PLEBANI - foto San Marco TORNA IL “SAN MAURO D’ORO” Il 15 gennaio si è festeggiato il nostro co-Patrono, San Mauro, e per i Sarnicesi è stata l’ultima festa prima della Santa Pasqua. Come ogni anno si è tenuto il consueto pranzo di San Mauro insieme alla Parrocchia a cui è poi seguita, nella nostra bella Chiesa di S. Martino, la Santa Messa celebrata da Don Vittorio Rota e da Monsignor Girelli. In serata, al cinema Junior, il Corpo Musicale Cittadino si è esibito nel tradizionale concerto diretto dal Maestro Pino Magistri. L’Amministrazione comunale ha deciso di ripristinare il “San Mauro d’Oro”, premio per molti anni assegnato ad appartenenti della nostra comunità che si sono distinti per particolari meriti. Dopo dieci anni di assenza la prestigiosa medaglietta torna ad essere assegnata e speriamo possa essere un gradito ritorno. Abbiamo deciso di riportare il “San Mauro d’Oro” perché riteniamo sia un modo per poter ringraziare chi, spesso con discre32 - IL PORTO GENNAIO 2015 zione e senza suonare la grancassa, si è impegnato e si impegna per la nostra amata Sarnico. Quest’anno sono stati consegnati due San Maurini (così viene normalmente chiamato il riconoscimento dai Sarnicesi): uno ad Angelo Ondei e uno al dott. Luigi Passeri. Angelo Ondei, 72 anni, ricopre da venti anni la carica di Presidente di CONFIAB, il consorzio fidi dell’Associazione Artigiani di Bergamo. Questo riconoscimento gli viene assegnato per l’impegno svolto per tanti decenni a favore del mondo del lavoro nel nostro territorio, in particolare per l’attenzione mostrata verso il mondo artigiano e del commercio. Luigi Passeri, 91 anni, storico farmacista di Sarnico e per quarant’anni al servizio dei cittadini con questa attività, ha anche ricoperto per quasi un decennio la carica di Presidente della Casa di Riposo “P.A. Faccanoni”. Durante questo incarico Gino Passeri (così lo chiamano gli amici) si è prodigato con grande impegno e presenza a favore degli ospiti della struttura. È un piccolo riconoscimento per chi ha fatto tanto ma di grande valore simbolico, perché rappresenta il “grazie” sincero di tutti i Sarnicesi a due persone che, in modi diversi, hanno contribuito alla crescita della nostra cittadina. a cura del Sindaco LE PAGINE DEL COMUNE GIORGIO BERTAZZOLI GRANDE SUCCESSO PER IL CAPODANNO IN PIAZZA CON RADIO NUMBER ONE "L’Associazione Commercianti, la Pro-Loco e l’Amministrazione Comunale di Sarnico hanno organizzato anche quest’anno il Capodanno in Piazza. La serata, dalle 22.00 alle 2.00, è stata animata da uno staff di Radio Number One e a mezzanotte brindisi e panettone per tutti! Negli stessi orari, in Piazza Besenzoni è rimasta attiva la pista di pattinaggio su ghiaccio”. Così il sito della Proloco ha annunciato le celebrazioni del Capodanno in Piazza dopo che era stato raggiunto un accordo il 27 dicembre, quando ormai si temeva di non fare proprio più nulla per salutare il 2014 e accogliere in-sieme il 2015. «È dal 2004 che Sarnico non perde un’occasione per salutare degnamente l’arrivo del nuovo anno – spiega Lorenzo Bellini, Assessore al Turismo e Commercio – di conseguenza la deci-sione data per certa di non organizzare nulla per il Capodanno non era positiva». Un susseguirsi di accordi raggiunti che ha premiato la grande capacità e disponibilità delle parti: la Proloco, l’Amministrazione comunale e l’Associazione dei Commercianti per un’iniziativa che conferma Sarnico la cittadina numero uno della movida di San Silvestro del basso lago. «Sarnicom - spiega Gian Pietro Belotti, Presidente dei commercianti - si è prodigata affinché si trovasse una soluzione per dare vita e movimento alla piazza di Sarnico. Ci siamo riusciti, favoriti dalla disponibilità dell’Amministrazione comunale e della Pro loco». La serata, aperta per bambini e ragazzi con la pista di pattinaggio alle 21.30, è proseguita con le note danzanti di Radio Number One e con panettone e spumante per il conto alla rovescia della mezzanotte. I tetti imbiancati da una neve attesa e gradita hanno reso ancor più piacevole la cornice del paesaggio e attirato migliaia di visitatori che sono stati accolti all’ingresso della cittadina, nel giardino antistante il Comune, da un magnifico abete illuminato donato dalla cittadina trentina di Pejo ai sarnicesi. «Ancora una volta – conclude il Sindaco Giorgio Bertazzoli – la nostra cittadina ha offerto una opportunità di aggregazione e di fe-sta per tutti. Buon anno, Buon 2015!». IL PORTO GENNAIO 2015 - 33 LE PAGINE DEL COMUNE a cura del Consigliere comunale delegato alle politiche Giovanili MARCO BERARDI NASCE LA “CONSULTA PER I GIOVANI” no essere riutilizzati sul territorio (nei 5 anni dal 2009 al 2013 il consulente è costato circa 33.000 euro) di cui i primi 3 anni tramite il Centro Formazione Lavoro). Per l’Informagiovani siamo riusciti a coinvolgere nel sostegno all’iniziativa gli altri Comuni dell’Ambito in maniera proporzionale mentre al Comune di Sarnico (oltre la quota proporzionale) rimane in carico il costo della struttura. Prima, oltre al mantenimento della sede, pagavamo il 50% del costo totale di tutti i Comuni del Basso Sebino, pari a 14.000 euro all’anno. È desiderio mio e dell’Amministrazione Comunale, di cui orgogliosamente faccio parte, rafforzare le sinergie con l’Oratorio e la Parrocchia e potenziare il rapporto con tutte le Associazioni per poter così sviluppare una visione ad ampio raggio delle prospettive e delle possibilità, anche culturali, cui i giovani del territorio potranno accedere. Saremo attenti anche ad eventi riguardanti questi arIl consigliere delegato Marco Berardi gomenti programmati al di fuori dell’ambito locale, per poter rendere ancora più adeguata l’informazione. Ad inizio luglio sono stato chiamato a ricoprire il ruolo Contiamo molto sulla Consulta per meglio conoscere ed di Delegato alle Politiche Giovanili e, benché questa sia ampliare a largo spettro l’offerta complessiva per i nostri la mia prima esperienza amministrativa, mi sono molto utenti. impegnato per sviluppare un programma da realizzare nei prossimi 5 anni. Come primo passo la nostra Amministrazione comunale ha deciso di istituire la “Consulta per i Giovani” aperta a tutti coloro che, a vario titolo, operano nel mondo giovanile. Oltre a Scuole ed Oratorio abbiamo invitato anche Associazioni di volontariato quali, tra le altre, Avis Giovani, Alpini e Protezione Civile. Questa iniziativa ha lo scopo di riunire persone ed associazioni al fine di poter pensare e sviluppare progetti concreti a favore dei nostri ragazzi. Abbiamo deciso di non rinnovare l'incarico al consulente perché crediamo che i soldi per il suo incarico possa34 - IL PORTO GENNAIO 2015 a cura del Sindaco LE PAGINE DEL COMUNE GIORGIO BERTAZZOLI INIZIO SISTEMAZIONE DI VIA VITTORIO VENETO È partita prima di natale la prima fase di restyling di Via Vittorio Veneto voluta dall’Amministrazione Comunale. «Il primo passo – spiega il Sindaco Giorgio Bertazzoli – è stato quello di sfoltire e dare più respiro ad una delle arterie centrali del nostro paese. A costo praticamente zero, abbiamo eliminato le torri d’edera, ricettacolo di sporco e topi, che impedivano la visuale a molti residenti della via e fatto un’energica pota- tura. Ora, appena avremo le risorse adeguate, porteremo avanti quanto promesso: ossia un restyling completo di tutta la via, soprattutto per allargare la strada, che rimarrà a senso unico ed eliminare i pericolosissimi cordoli di rame che tante gomme di automobilisti hanno fatto scoppiare. Un grazie doveroso al nostro Vicesindaco e Assessore ai Lavori Pubblici e Bilancio Umberto Bortolotti». CONSEGNA DEI BONUS BEBÈ Non ha rinunciato a consegnare i cosiddetti “bonus bebè” nemmeno l’Amministrazione comunale, nonostante i tempi di ristrettezze economiche. E lo ha fatto in sala consiliare con una bella e sentita cerimonia pre-natalizia. 38 famiglie hanno ricevuto infatti un contributo di 200 Euro ciascuna, direttamente dalle mani del Sindaco Giorgio Bertazzoli. Un segnale importante per testimoniare la presenza e la vicinanza del Comune a tutte le famiglie che decidono di investire sul futuro. “Anche la nuova Amministrazione non ha voluto rinunciare a offrire questo contributo- ha sottolineato il Sindaco Giorgio Bertazzoli - per dare continuità ad una precisa politica di aiuto concreto alle famiglie che è alla base della nostra filosofia e delle nostre scelte amministrative. Crediamo infatti che compito di noi amministratori sia quello di sostenere in maniera tangibile le coppie che decidono di mettere al mondo un figlio, facendo sentire loro il nostro supporto e la nostra vicinanza. E lo facciamo con piacere, pur trovandoci a vivere e amministrare in condizioni di difficoltà”. Novità di quest’anno è la scelta di 5 anni di residenza minima a Sarnico di almeno un genitore per ottenere il bonus. Alla cerimonia, oltre alla presenza del Sindaco Bertazzoli, erano presenti l’Assessore alla Famiglia ed Istruzione Paola Plebani, il Consigliere delegato alla Manutenzione del Patrimonio Pubblico e Presidente della Commissione Servizi Sociali Luca Manenti, e il Consigliere delegato alle Politiche Giovanili Marco Berardi. IL PORTO GENNAIO 2015 - 35 LE PAGINE DEL COMUNE CULTURA a cura di MARINA BRIGNOLI ritorio grazie all'idea di due giovani pianisti salentini, Giuseppe Fanciullo e Massimiliano Foscarini, che si sono affermati nel corso dei loro studi in numerosi concorsi nazionali e internazionali e che sono stati affiancati nella loro formazione artistica da maestri di chiara fama come A.Ciccolini, R.Cappello e V.Balzani. I due maestri si esibiranno in un recital pianistico sia come solisti che in duo nella prima delle due serate per poi dare spazio, nella seconda, agli alunni della scuola che daranno un saggio della loro bravura dopo solo un anno di studio dello strumento. Il recital pianistico del 6 Febbraio prevede l'esecuzione di musiche di Mozart, Brahms, Chopin e Liszt. L'inizio per ciascuna delle due serate è previsto per le ore 20 e Venerdì 6 e Domenica 8 febbraio la scuola di musica Mozartia- l'ingresso sarà libero. Un grosso “in bocca al lupo” a questi due giovani che ci aspetna entra in scena all'auditorium del comune di Sarnico. La scuola è una realtà nata un anno e mezzo fa nel nostro ter- tano numerosi. 36 - IL PORTO GENNAIO 2015 Per non dimenticare MAI quanto è successo a Parigi. Per esprimere cordoglio alle famiglie. E per dire NO ad ogni forma di fanatismo e d'integralismo! "Je suis Charlie" "IO SONO CHARLIE" Il Sindaco di Sarnico Giorgio Bertazzoli UNA RIFLESSIONE DEI SACERDOTI DI SARNICO In memoria di: Georges Wolinski, Bernard Verlhac detto Tignous, François-Michel Saada, Michel Renaud, Mustapha Ourrad, Ahmed Merabet, Bernard Maris, Clarissa Jean-Philippe, Philippe Honoré, Yoav Hattab, Yohan Cohen, Stéphane Charbonnier detto Charb, Elsa Cayat, Jean Cabut detto Cabu, Franck Brinsolaro, Philippe Braham, Frédéric Boisseau. te persone: però non ci si poteva fermare prima? Se genero violenza: è sufficiente che mi dichiari “irresponsabile” per pensare di poter evitare le conseguenze di quello che ho generato? La libertà di espressione, pur rimanendo un diritto fondamentale, non ha dei confini determinati da quel minimo di rispetto dovuto a tutti gli esseri umani, indipendentemente dal credo, dal colore della pelle e dal ceto sociale? E, ancora di più, la libertà della mia espressione non è forse un mezzo per incontrare anche chi la pensa diversamente da me? Magari, certamente, con un sorriso. Ma che sia un sorriso gustoso, e perciò rispettoso e attento. Una risata (sempre ammesso che tali vignette facciano ridere: alcune ci sembravano semplicemente banali) fatta “alla faccia” o “alle spalle” di un altro non è una risata gustosa, ma una puerile sghignazzata che - se non è accompagnata subito da una mano tesa in gesto di scusa e amicizia - suona come disprezzo, odio, vera e propria violenza. La tanto ridicolizzata Bibbia ci ricorda che “ne uccide di più la lingua (in questo caso, la matita?) che la spada” (anzi, letteralmente: «Molti sono caduti a fil di spada, ma non quanti sono periti per colpa della lingua»: Siracide 28, 18). Ma ci dà anche una via d’uscita, la saggezza: «C'è chi chiacchierando è come una spada tagliente, ma la lingua dei saggi risana» (Proverbi 12, 18). Si può sperare in una satira dei saggi? Reagendo alla frase di Papa Francesco che dichiarava che non si deve “giocattolizzare” nessuna religione, molti commentatori italiani sui giornali più autorevoli (da destra a sinistra, senza sostanziali differenze) hanno risposto che la libertà non può accettare confini “per definizione”, e che deve essere sempre totale, altrimenti è come se non fosse. Ci ha raggelato, quale altra violenza stiamo per innescare? La sfida più grande rimane sempre la stessa: costruire un mondo di «saggi», capace di dialogare, in cui regni la cultura della Pace e dell’incontro. Qui occorre investire, prima e più ancora che per superare questa crisi economica che ancora non abbiamo vinto. Quello che è accaduto a Parigi è un atto gravissimo, detestabile e da condannare senza remora alcuna. Anche i sacerdoti di Sarnico esprimono cordoglio e vicinanza alle famiglie colpite dal tragico gesto frutto di un’errata e degenerata interpretazione della fede musulmana. Non conoscevamo, sinceramente, questo settimanale francese di satira, così tristemente balzato alle cronache mondiali. Come molti - penso - abbiamo sbirciato qualcosa in quei giorni e quello che abbiamo trovato non ci è sempre piaciuto. Sulla testata del sito si proclama che “la libertà di espressione è un diritto fondamentale”, e appiccicato al titolo un banner avvisa che si tratta di un “giornale irresponsabile”. Ci chiedevamo: cos’è questo giornale? Qual è la sua identità? Cosa vuole dirci? Quale verità ha da raccontarci? Se il diritto alla libertà di espressione è sacrosanto, perché viene subito dichiarata la propria irresponsabilità? Può esserci libertà senza responsabilità? In questi casi - siamo tutti sufficientemente avveduti da saperne fare la tara - si alzano da ogni angolo della terra voci di condanna verso ogni forma di violenza: ma cos’è “violenza”? Quello che si trova sul sito, le vignette che sono subito balzate agli occhi, ci sembra manchi di ogni forma di rispetto e, quindi, abbia superato la “soglia” della satira, per diventare a sua volta “violenza”. Certo non paragonabile all’uccisione di 17 persone - siamo d’accordo - ma pur sempre violenza, che innesca sempre un meccanismo tragico e perverso, a spirale, destinato a concludersi con due soli esiti possibili. Il primo (e più frequente): violenza genera altra violenza, in un moto iperbolico destinato a crescere man mano che la catena si allunga. Il secondo: la violenza si spegne quando incontra il perdono. don Vittorio, don Giuseppe e don Loris Sia chiaro, in nessun modo una vignetta giustifica la morte di tan- IL PORTO GENNAIO 2015 - 37 ASSOCIAZIONI a cura del Presidente VITTORIO MARCONI - Foto Vezzoli LA FESTA DEGLI AUGURI DELLA GRANDE FAMIGLIA AVIS I premiati del 2014 alla festa dell'AVIS Come ormai consuetudine la sezione Avis Sarnico e Basso Sebino ha celebrato anche quest’anno la tradizionale festa degli auguri presso il Cine Junior. Tanti i soci e sostenitori che hanno presenziato sabato 27 dicembre alla rappresentazione della commedia dialettale brillante “Ada chè ta ède” della locale, nota e affermata compagnia teatrale “Crazy Company for Don John”, una pièce scritta e diretta dal prof. Mario Dometti. Il presidente dell’Avis Vittorio Marconi ha aperto la serata porgendo gli auguri e i ringraziamenti al Consiglio direttivo e al Direttore sanitario dott. Giovanni Paris. Ha colto l’occasione per illustrare i significativi risultati di un altro anno importante, che ha consolidato l’alto numero di donazioni I giovanissimi dell'AVIS 38 - IL PORTO GENNAIO 2015 in atto da alcuni anni, 1.200 circa, con aumento dei giovani donatori e delle donne. Diversi gli eventi programmati e realizzati, tra cui spicca la presenza nelle scuole, alla ricerca dei futuri donatori. Tanta attività è frutto dell’ impegno costante anche del gruppo giovani che non ha mai fatto mancare il suo entusiastico appoggio e dei numerosi collaboratori che aiutano assiduamente nelle varie manifestazioni, facendo dell’Avis una grande famiglia, anche per la forza organizzativa e di aggregazione dei suoi dirigenti. Federico Bresciani, con la solita bravura e signorilità ha condotto la serata, introducendo la trama della commedia che conferma la vocazione cabarettistica dell'autore sarnicese. Intervento professionale Natalie da il benvenuto quello del direttore sanitario, espressione della competenza e passione con cui il dott. Giovanni Paris svolge da tanti anni l’importante ruolo. Ha portato i saluti del Consiglio direttivo provinciale, di cui è membro, ringraziando a sua volta i dirigenti e volontari che si sono impegnati per il buon esito di questa festa, oltre agli sponsor. È anche grazie al loro ASSOCIAZIONI Alcuni dello staff organizzativo Testimonianze toccanti contributo che si diffonde il seme della solidarietà mentre il donatore non è indifferente alle necessità altrui. Nell’intervallo sono state effettuate significative premiazioni a donatori giovanissimi e si sono ascoltate testimonianze di chi è stato beneficato dall’attività dell’Avis. Il nuovo Parroco di Sarnico don Vittorio Rota ha porto il suo saluto, complimentandosi per le belle testimonianze appena sentite. Il Sindaco di Villongo dott. ssa Ori Belometti Maria ha ringraziato le numerose persone cariche di buona volontà che si impegnano nella donazione di sangue, con l’augurio che aumenti sempre più questa sensibilità. Il nuovo parroco don Vittorio Rota Gli spettatori hanno potuto trascorrere una bella serata all’insegna dell’amicizia e di un sano divertimento. Tanti i giovani presenti, a dimostrazione della capacità dell’associazione di fidelizzare, anche attraverso le numerose manifestazioni organizzate nel corso dell’anno. A conclusione il gruppo giovani ha offerto panettone e vin brulé ai convenuti, ormai abituati a queste attenzioni. "ADA CHÈ TA ÈDE!" ...E M'HA EST La Crazy Company for don John IL PORTO GENNAIO 2015 - 39 SALUTE a cura di FRANCESCA PESENTI ARRIVEDERCI PROF! UN RICORDO DEL PROFESSOR SILVANO CERAVOLO Il professor Silvano Ceravolo “Il prof. Ceravolo era un grande medico perché era un grande uomo, pieno di intelligenza e cortesia. La sua esperienza, la sua signorilità ed il suo nutrirsi del respiro dell’arte ne facevano una persona di grande valore”. Con queste parole Roberto Rusconi, Presidente del Gruppo sanitario Habilita, ricorda il Prof. Silvano Ceravolo, mancato lo scorso 11 gennaio. Il Prof. Silvano Ceravolo conseguì la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma nel 1960: nello stesso anno e nello stesso istituto ottenne l'abilitazione alla professione. Nel 1966, presso l'Università degli Studi di Milano, conseguì il Diploma di Specialità in Ortopedia e nel 1970, presso l'Università degli Studi di Bologna, ottenne il Diploma di Specialità in Fisio-Chinesiterapia. Nel 1968 ottenne l'idoneità di Primario Ortopedico-Traumatologo presso l'Ospedale "Pesenti-Fenaroli" ; nel 1972, a seguito dell'esame nazionale a Roma, ottenne invece l'idoneità di Primario di Recupero e Rieducazione Funzionale. Dal 1977 al 2000 è stato Primario dell'Unità di Riabilitazione presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo; è stato inoltre Direttore della Scuola per Terapisti della Riabilitazione di Bergamo, nonché professore a contratto presso l'Università degli Studi di Milano per la Laurea in Fisioterapia. Il Prof. Ceravolo vanta una numerosa casistica operatoria; ha partecipato come relatore a numerosi simposi nazionali ed internazionali; ha tenuto lezioni per Corsi di Orientamento e di aggiornamento in materia ortopedica e riabilitativa ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche in ambito riabilitativo. È inoltre stato insignito del titolo di Primario Emerito dell'AO "Ospedali Riuniti" 40 - IL PORTO GENNAIO 2015 di Bergamo. Dal 2001 era sovrintendente sanitario del Gruppo Habilita, dove ha svolto la professione fino al dicembre 2014. La vita del prof. Ceravolo è stata contraddistinta da incontri importanti ed intuizioni fondamentali per la riabilitazione: la sua sete di avanguardia in campo sanitario lo ha portato a numerosi viaggi all’estero e ad incontrare personalità “illuminate” e pragmatiche, come lui. In seguito all’incontro a Milano con il prof. Farneti, il prof. Ceravolo andò in Francia, a Lione, per confrontarsi con gli specialisti più avanzati dell’epoca. Ma la vera rivoluzione si compì nel 1977 quando la “Casa degli Angeli” di Mozzo venne acquistata dall’Ospedale Maggiore per trasformarla in un vero e proprio centro di riabilitazione d’avanguardia: qui, oltre all’affermarsi della riabilitazione come disciplina medica a tutti gli effetti, introdusse la logopedia e la psicologia nel piano riabilitativo dei pazienti; in questo sistema integrato di diagnosi e cura divenne possibile curare pazienti sempre più complessi, colpiti da ictus o infarto, fino a prima impensabili da recuperare. «Non mi accontentavo, avevo sempre voglia di fare, di esplorare, di cercare soluzioni ai problemi», raccontava Ceravolo. Per questo motivo il prof. Ceravolo è considerato a pieno titolo il padre della riabilitazione bergamasca: sono numerosi i terapisti formati dalla sua scuola, plasmati con le sue idee pionieristiche e vincenti. Anche il sodalizio lavorativo con Habilita è stato contraddistinto dalla sua vena pionieristica e dalla sua spiccata propensione per le sfide: fu tra i primi a credere nel progetto Habilita, viaggiò molto per carpire le nuove frontiere della riabilitazione e, non a caso, a lui si deve l’introduzione della terapia con onde d’urto in campo riabilitativo, SALUTE all’inizio del nuovo millennio a Bergamo. E sempre lui intuì e promosse la fruttuosa sinergia che sarebbe poi nata dall’unione del già esistente centro iperbarico di Zingonia con il nuovo centro riabilitativo immaginato da Roberto Rusconi. Ed era presente ancora quando in riabilitazione fu introdotta la tecnologia robotica con Lokomat e, successivamente, con altri dispositivi. Ma il prof. Ceravolo è rimasto nel cuore di tutti per la sua umanità, la sua sensibilità rivolta ai pazienti: “Se io salvo la vita a un uomo, ma poi lui a causa della lunghezza delle terapie perde il lavoro, la moglie, e suo figlio si droga, non gli ho reso un bel servizio”. Ed ancora: «Il paziente non è un cuore malato o un cervello offeso, è un essere umano completo. Ho sempre creduto in una formula: non dobbiamo dare anni alla vita, ma vita agli anni. Dobbiamo restituire ai pazienti una vita piena». Ma a tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo, mancherà la sua gentilezza che sempre ci riservava, la battuta puntuale e la frase sempre pronta per farci sorridere. Ci mancherà moltissimo, Prof! Preghiera in memoria del Prof. Silvano Ceravolo Santa Messa 14.01.2015 Habilita Sarnico Dio padre, ti raccomandiamo nostro fratello Silvano, conosciuto ed amato da tanti. Egli diceva di non conoscerti direttamente, ma tu lo conoscevi e lui conosceva te senza saperlo. Ti ha incontrato nella malattia e nel dolore dei suoi pazienti, ha messo a loro servizio i talenti naturali che gli avevi donato. Ha guardato braccia, gambe, mani di corpi malati non solo con gli occhi della scienza, ma con gli occhi del cuore, con l’amore ed il sorriso contagioso. Padre Mansueto pregando con noi ci ha confortato: in questi giorni Silvano si è presentato alla dimora del Padre, non ha bussato perché la credeva disabitata, Lui gli ha aperto, lo ha accolto dicendogli: «Ogni volta che hai fatto qualcosa al più piccolo dei miei fratelli, l’hai fatto a Me. Entra, vieni ad abitare nel Mio Regno». Con questa certezza, noi ti preghiamo IL PORTO GENNAIO 2015 - 41 COMUNITÀ a cura della REDAZIONE Martina Lochis si è laureata in beni culturali lo scorso 17 dicembre presso l'Università degli studi di Verona, discutendo una tesi dal titolo "Nuove tecnologie applicate al restauro del libro". Congratulazioni e un abbraccio dalla famiglia. CINQUE NU Il 15 dicembre 2014, presso l'università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, Claudia Cortese ha conseguito la laurea in Scienze Linguistiche - Esperto linguistico d'impresa discutendo la tesi: "Analisi delle tipologie testuali aziendali in preparazione alla traduzione specializzata: la comunicazione tra fornitore italiano e cliente tedesco" con la votazione di 110 e lode. Congratulazioni dai genitori Lorella e Giorgio, Diego e parenti tutti. Il giorno 12 dicembre 2014 Federico Zonca ha conseguito con ottimi risultati la Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università Commerciale “Luigi Bocconi” di Milano, con la tesi dal titolo “Gli effetti dell’azione revocatoria fallimentare”. Congratulazioni vivissime dai genitori, dal fratello Andrea e da tutti parenti e amici. 42 - IL PORTO GENNAIO 2015 UOVI LAUREATI COMUNITÀ Bis di lauree in casa Patelli. Cinzia e Paolo Patelli si sono brillantemente laureati nell'arco di pochi mesi. Paolo il 22 settembre 2014 ha conseguito la laurea triennale in Ingegneria Civile presso l'Università degli Studi di Brescia, con la tesi dal titolo: "Trattamenti termici a bassa temperatura per accelerare la stabilizzazione di metalli pesanti, in inerti per uso civile". Cinzia il 19 dicembre 2014 ha conseguito la laurea magistrale in Economia e Gestione Aziendale indirizzo marketing e comunicazione presso l'Università degli Studi di Brescia, con la tesi dal titolo: "Il modello artigianale tra passato e futuro". Tanti auguri e tante congratulazioni a entrambi per i traguardi raggiunti! IL PORTO GENNAIO 2015 - 43 COMUNITÀ a cura di ALESSANDRO ARCANGELI SENILITÀ PIÙ VOLGARMENTE DETTA VECCHIAIA Oggi tanti nonni e nonne non hanno il bastone, né storie avventurose da raccontare o mestieri da trasmettere, ma giocano a tennis, viaggiano, studiano, guidano l’automobile, organizzano le proprie risorse ed il proprio tempo libero. Vivono una fase di libertà, di liberazione dal lavoro, dal peso delle responsabilità, dagli impegni; inventano e progettano lasciandosi alle spalle la sclerosi dell’età adulta. Non dispiace invecchiare. È un privilegio negato a molti. Gli anni passano, fan venir le rughe alla pelle, ma la rinuncia agli entusiasmi riempie di rughe l’anima. Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni. Ci sono anche tanti anziani che riempiono le case di riposo, testimoniando - è vero - un decadimento tristissimo, ma ce ne sono altri e in maggior numero, che affollano corsi di formazione, che riempiono i centri di aggregazione per giocare, per cantare e per ballare; altri che passano le giornate a scrivere una cronaca o per fare un ritratto; altri che andrebbero volentieri al cinema o ai concerti anche al mattino; altri che passano le giornate ad aiutare proprio coloro che hanno perso l’autonomia o che si trovano in una momentanea difficoltà. Altri nonni rimangono aggrappati a quei ruoli che li hanno resi contenti, che li hanno gratificati, che li fanno sentire utili; sono anziani che non cambiano, che non amano la curiosità, che hanno paura della scoperta; persone che assistono impotenti al declino dei loro ruoli e delle loro funzioni, alla perdita delle loro capacità, temendo la disabilità incipiente e infine la morte. Oggi c’è una riscoperta della religione e di tutto ciò che è immateriale, ma come si porranno le Chiese di fronte alla ricerca di nuovi percorsi? Ogni religione (specialmente nella sua forma organizzata di Chiesa) sa che la senilità non può essere affrontata soltanto con la preparazione “alla buona morte“, per cui ciascuna dovrà trovare risposte idonee alle nuove esigenze. Mi auguro che il nuovo parroco non pensi solo alla casa di riposo o a preparare “nuovi asili per vecchi”, massimo segno di misericordia e di impegno sociale; sarebbe la riproposizione di un modello già sperimentato! Io, settantacinquenne, mi sento come il vino “rosso d’annata” che con il tempo diventa più essenziale ed acquista più gusto. Sono anche un cattolico, convinto che Cristo dà senso a tutto ciò che esiste e che da lui provengono sapienza, conoscenza e speranza. Condivido il commento al Vangelo di don Giuseppe alla messa di domenica scorsa: «Gli uomini possono riconoscerlo o rifiutarlo, aprirsi alla vita o votarsi al nulla». BUON ANNO A TUTTI 44 - IL PORTO GENNAIO 2015 a cura della COOPERATIVA IL SAN MAURO DEL BATTELLO Anche quest’anno gli utenti della Cooperativa “IL BATTELLO” hanno festeggiato la ricorrenza di S. Mauro con i commercianti di Sarnico. È una festa molto attesa e anche quest’anno la partecipazione alla “pizzata” offerta dall’Associazione commercianti è stata molto sentita da entrambe le parti. Il pranzo, tenutosi presso il ristorante “L’amalfitana” di Sarnico, è un momento molto socializzante e di integrazione, oltre che occasione per scambiarsi gli auguri di inizio anno con un simbolico regalo. I ragazzi della Cooperativa hanno regalato ai commercianti dei quadri dipinti nel laboratorio di pittura, che avevano come tema i negozi e il commercio, oltre al calendario del Battello composto da altre opere sempre degli stessi utenti. I commercianti hanno a loro volta regalato delle agende e prodotti per la cura della persona. Nel complesso è stato un momento conviviale dove allegria e voglia di stare insieme l’hanno fatta da padroni rinsaldando i legami tra queste due importanti realtà del paese. Il tutto conclusosi con un grazie di cuore ai commercianti e un arrivederci al prossimo anno. ASSOCIAZIONI COME ERAVAMO a cura di CIVIS IL COLORIFICIO SEBINO di Olga Giudici Siamo negli anni ‘70. Don Geremia è da poco arrivato nella comunità di Sarnico ed è molto vicino alle problematiche del lavoro. Sua è l’idea di portare il messaggio cristiano all’interno delle fabbriche del paese, perciò propone di celebrare la S. Pasqua tra le mura del mondo del lavoro. Le due foto sono state scattate in un laboratorio del Colorificio Sebino in occasione della S. Messa. L’altare è stato allestito sopra una “monocilindrica” (macchinario che serviva per macinare il prodotto) e i canti sono stati accompagnati da un improvvisato quartetto di dipendenti amanti della musica. I soci fondatori: Barcella Alfredo, Buelli Ferruccio, Mazza Gino e Rossi Francesco iniziarono la loro attività negli anni ’40 aprendo “la Brillante”, un laboratorio artigianale di verniciatura moto e biciclette utilizzando le vernici da loro prodotte. L’ubicazione era in Piazza XX Settembre (ora Palazzo Maffi). Grazie alla loro laboriosità ed intraprendenza iniziarono a produrre anche pitture all’acqua, smalti e vernici di ogni genere ingrandendosi sempre di più. Era l’immediato dopoguerra, la produzione dei colori si era ben avviata e grazie alla ripresa del lavoro la richiesta era forte, tanto che da piccoli artigiani decisero di ingrandirsi aprendo una fabbrica nella frazione di Castione, cambiando il nome in “Colorificio Sebino”. Negli anni ‘70 il Colorificio Sebino dava lavoro a circa 100 dipendenti tra operai e impiegati. Sono trascorsi un po’ di anni e tante cose sono cambiate, ora il Colorificio Sebino non esiste più, è stato demolito, ma le persone che ci hanno lavorato non l’hanno dimenticato e conservano un bel ricordo del periodo lavorativo e soprattutto dei loro datori di lavoro. Foto 1 - davanti da sinistra: Marinella Dorici, Carla Fabbri, Olga Giudici, Elisa Besenzoni. Dietro da sinistra: Francesco Rossi (seminascosto), Luigi Barcella, Maria Bettoni, Angelo Bettoni, Ezia Novali , Alfredo Tiraboschi, Aldo Cadei e Zaverio Alari. Foto 2 – da sinistra: Don Geremia Marchesi, Luciano Tengattini Denis Marini, Silvio Belotti, Pierino Bellini (nascosto con chitarra), Giulio Mazza e Giuseppe Sperolini. CALCIO FINE ANNI '60 Si stava attraversando la cosiddetta '"Era di Mezzo", ancora pochi anni e il "Fubal" sarebbe diventato "Calcio". Non esisteva ancora il campo di via Cortivo e in quello adiacente al ristorante "il Cantiere" era da poco sorto un condominio. La soluzione per poter fare una partita era chiedere ospitalità ai cugini di Villongo Sant'Alessandro. Qualche anno dopo il Sindaco Preneste Gusmini regalò a Sarnico il nuovo campo, e con la rinascita dell'"Uesse" iniziò una nuova era. Nella foto, da sinistra in alto: Marco Mazza, Ivan Spolti, Riccardo Belotti e Giulio Cressi. In ginocchio: Vanni Bortolotti, Luigi Galimberti, Enrico Adami e Prospero Cancelli. 46 - IL PORTO GENNAIO 2015 COME ERAVAMO ANNO 1941: LA STAZIONE DI PARATICO-SARNICO L'esercizio della stazione di Paratico - Sarnico fu inaugurato il 31 agosto 1876. Erano previste due corse giornaliere: quella mattutina era in coincidenza con il treno n° 76 da Brescia e col n° 77 da Bergamo. La corsa serale coincideva con i treni n° 79 da Bergamo e n° 80 da Brescia. Per la trazione si utilizzavano due locomotive di terza categoria. I vagoni merci erano per lo più destinati al trasporto di calcarei, ferramenta, legna e carbone. Per i passeggeri era disponibile una sola carrozza ed un carro bagagli. Le due corse erano insufficienti per le esigenze di allora. ASILO INFANTILE "FACCANONI" Costa Volpino ed il progetto fu affidato all’architetto milanese Giuseppe Sommaruga, amico della famiglia Faccanoni, per la quale, a Nel 1910, a pochi mesi dall’insediamento di don Bonassi, per bene- Sarnico dal 1907, aveva progettato le due ville Prima e Surre. ficio del Cav. Antonio Faccanoni, si dava inizio alla costruzione del Costruito vicinissimo alla chiesa parrocchiale ed immerso in un parco silenzioso, il nuovo asilo fu completato nel giugno del 1912. nuovo asilo infantile. L’impegno economico era considerevole: la cifra si aggirava, infatti, Dal 1918, l’Istituzione ebbe l’opportunità di continuare la propria attorno alle 80.000 lire, una somma oggi assolutamente irrisoria, ma attività grazie ai cospicui lasciti dei benefattori: i signori Angelo Cadei e Goffredo Piccinelli. che a quell’epoca costituiva un vero capitale. L’opera venne appaltata all’“Impresa Cooperativa Costruttori” di IL PORTO GENNAIO 2015 - 47 ASSOCIAZIONI a cura di GIOVANNI CADEI .D. S . A ’ L L E D À ATTIVITO ICO N R A S D JU l'atleta Andrea Aloisi l'atleta Diego Cressi Buon Anno a tutti da parte del consiglio direttivo, degli go ha partecipato il 17 Gennaio all’African Open di Tunisi. Nella categoria 66 kg il nostro atleta ha affrontato al primo incontro il insegnanti e degli atleti dell’ASD Judo Sarnico. marocchino Mtiri vincendo nettamente. Nulla ha potuto invece al È sempre Diego Cressi ad occupare le prime righe delle nostre secondo incontro contro il marocchino Massou. Speriamo tutti che questo grande impegno di Diego si traduca cronache. Diego nel periodo delle vacanze invernali non ha perso tempo ed nell’anno in successi prestigiosi. ha partecipato a due importanti sedute di allenamento: la prima Vogliamo ricordare ora un altro avvenimento significativo: il noin Italia, a Lignano Sabbiadoro, dove si è svolto il Winter Camp stro atleta Andrea Aloisi ha completato la sua formazione nel set2015; 1.000 atleti provenienti da 12 nazioni si sono radunati dal 3 tore MGA (Metodo Globale di Autodifesa) superando l’esame di al 6 gennaio sotto la guida di Ezio Gamba, per confrontarsi, miglio- secondo livello, il più alto a cui hanno accesso atleti civili. Complirare la propria preparazione tecnica e soprattutto per preparare menti ad Andrea!! la prossima stagione agonistica, quella che definirà le qualificazioni Ricordiamo infine che il nostro Dojo, la palestra dove si tengono gli allenamenti, è ospitato nel palazzetto dello sport comunale. I olimpiche. Il secondo impegno di Diego è stato dal 7 al 16 gennaio a Mittersil, corsi e gli allenamenti si tengono nelle giornate di Lunedì, Mercoin Austria; anche in questo caso si è trattato di un Camp di al- ledì e Venerdì dalle 17.30 alle 21.00. Se qualcuno volesse provare lenamento, organizzato dalla federazione Austriaca e patrocinata a praticare questo stupendo sport, si può presentare al palazzetto dall’Unione Europea Judo. A questo stage hanno partecipato circa per raccogliere tutte le informazioni e per un periodo gratuito di prova. 700 atleti provenienti da 45 nazioni: la “crème” del Judo. Ancora con il carico dei due severi allenamenti da smaltire, Die- Vi aspettiamo numerosi! 48 - IL PORTO GENNAIO 2015 RINATI ALLA VITA DELLA GRAZIA ANAGRAFE a cura della SEGRETERIA 32 Taverna Marco Giovanni di Luca e di Morotti Adele Nato a Brescia il 2.08.2014 Battezzato in questa parrocchia il 21 dicembre 2014 Padrino: Regenzi Matteo Madrina: Morotti Tiziana Michela 33 Bellini Federico di Gianpaolo e di Seghezzi Cristina nato a Bergamo il 15.08.2014 Battezzato in questa parrocchia il 27/12/2014 Padrino: Bellini Gianmarco Madrina: Armanni Evelin Marco Giovanni «Ieri è trascorso. Domani deve ancora venire. Noi abbiamo solo l'oggi. Se aiutiamo i nostri figli ad essere ciò che dovrebbero essere oggi, avranno il coraggio necessario per affrontare la vita con maggior Amore». 1 Acerbis Elisa di Luca e di Pezzotti Tiziana nata a Brescia il 15.08.2014 Battezzata in questa parrocchia l'11/01/2015 Madrina: Acerbis Francesca (Madre Teresa di Calcutta) Federico INTERESSANTE RAFFRONTO Vogliamo proporre ai lettori un interessante raffronto anagrafico relativo a: battesimi, matrimoni e funerali (celebrati in parrocchia a Sarnico), registrati nel 1974, 1994 e nel 2014. Da notare le differenze nel corso di quarant'anni, nonostante l'incremento demografico. Battesimi Matrimoni Defunti dicembre 1974 dicembre 1994 dicembre 2014 74 42 33 41 30 15 61 79 56 IL PORTO GENNAIO 2015 - 49 NELLA CASA DEL PADRE 53 Fenaroli Armanno anni 80 deceduto il 18.12.2014 54 Brevi Giuseppina Romolina anni 79 deceduta il18.12.2014 55 Bettoni Antonietta anni 84 deceduta il 24.12.2014 56 Zucchetti Giuseppina anni 85 deceduta il 25.12.2014 1 Ghitti Franca anni 89 deceduta il 06.01.2015 2 Ministrini Prescilla anni 85 deceduta il 13.01.2015 3 Cadei Angelina detta Ninì anni 94 deceduta il 18.01.2015 4 Pedrocchi Giovanni anni 90 deceduto il 19.01.2015 "Anche se sono passati 15 anni è ancora vivo in tantissime persone il ricordo di don Giovanni Ferraroli che, non è stato solo un parroco, ma un padre che ha guidato per tanti anni questa comunità con grande dedizione e spirito evangelico. Vogliamo elevare il nostro grazie al Signore per averci donato don Giovanni che ci ha condotti nel periodo del dopo Concilio Vaticano II, a vivere un’esperienza di Chiesa attenta alla novità dello Spirito. Ha seguito fino in fondo il Signore con slancio, entusiasmo e fedeltà come gli apostoli che subito, lasciate le reti, lo seguirono. Trentun anni vissuti insieme a questa vivace comunità, facendosi compagno di viaggio, amico e maestro allo stesso tempo e quando questo suo viaggio è giunto al termine ci ha affidato la sua sofferenza. Potrà sembrare strano ma è proprio così. Con la sua sofferenza ci ha insegnato che l’amore è una realtà che è temprata nella fedeltà della prova e nella fatica della perseveranza. Il dolore non è qualcosa da ricercare, ma è un’esperienza che fa parte della vita e aiuta a sperimentarne tutta la fragilità, la precarietà… e insieme la sua bellezza. Affidiamo lui e noi, ancora in cammino, alla presenza amica di San 50 - IL PORTO GENNAIO 2015 don John Martino, San Mauro e Maria Stella Maris. Guardando a Cristo crocifisso, che veneriamo nella sua effige miracolosa nella nostra parrocchiale di Sarnico, ci affidiamo all’abbraccio di misericordia del Signore, che abbiamo sperimentato nella presenza paterna di don Giovanni e che sentiamo continuare dal cielo". IL PORTO GENNAIO 2015 - 50 EVENTI IN BIBLIOTECA EVENTI a cura dellla Presidente MANUELA FRATTINI SPETTACOLO DI BURATTINI con la Compagnia Degan greto della strega” con la Compagnia Teatrale Degan, storica Compagnia piemontese che, da quasi cento anni, porta in scena le maschere della tradizione e del folclore italiano, acDomenica 11 gennaio alle ore 16.00, c/o l’Auditorium Co- canto ad alcuni personaggi mutuati dal mondo delle favole. munale di Via Roma, grande successo e folta partecipazione Rappresentazione apprezzata tanto dai bambini quanto dagli per lo spettacolo di burattini “Gianduia e Testafina ed il se- adulti. Commemorazione GIORNATA DELLA MEMORIA e GIORNO DEL RICORDO di Sarnico, storica e Conservatore presso il Museo Storico di Bergamo. Un momento di convivenza sociale a cui invitiamo tutta la poLa Biblioteca Comunale di Sarnico organizza per SABATO 7 polazione a partecipare. FEBBARIO alle ore 17.00, presso l’Auditorium Comunale di Via Roma 54, la proiezione di un interessante documentario per celebrare due giorni memorabili della recente storia italiana: il 27 gennaio “Giorno della Memoria” per le vittime della Shoah e il 10 Febbraio “Giornata del Ricordo” per le vittime dei massacri delle Foibe. Il filmato, dal titolo “Le vie della memoria: un percorso tra le violenze del novecento nella provincia di Trieste”, riprende ed amplia una pubblicazione del 2006 dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, e si offre come un itinerario che si snoda tra luoghi ed episodi che hanno marcato la storia di Trieste e della sua provincia, terre segnate da una costante alternanza di convivenza e lacerazione, di speranza e di infrante illusioni, di atrocità e mistificazioni. La proiezione sarà introdotta dalla D.ssa Adriana Bortolotti IL PORTO GENNAIO 2015 - 51 ANNI '60: PROCESSIONE CON MONS. BONASSI