ORARIO SANTE MESSE
SOMMARIO
Vigilia di Festa
ore 18.00 e ore 20.00 (Parrocchia)
1 Copertina: Messa solenne di San Mauro - Foto San Marco
2 Sommario - Orario Sante Messe - Numeri telefonici
3 Concerto Coro Effatà
4 Editoriale: San Mauro
6 La lettura della parola di Dio
7 Questione di soldi
8 Festa di San Mauro: Spiritualità e cultura popolare
12 L'utilizzo dei telefoni cellulari durante le celebrazioni
13 Calendario di febbraio e numeri utili
14 Chiesa Universale e Chiesa Diocesana
18 Riflettiamo: Quale Chiesa per il terzo millennio
20 Il progetto "Scuola-convitto St. John" in Malawi
22 Riflettiamo: Dio e la morte
23 I parroci del terzo millennio
24 Suor Maria Oriele: 25° di Consacrazione
25 Omelie on line
26 Fotocronaca
28 I settantaquatrenni del 1941
29 Manuela e Silvia
30 Associazione Anziani: 19° anno accademico
32 Le pagine del Comune
37 Riflessione sacerdoti su: Je suis Charlie
38 Avis: Festa degli auguri
40 Habilita: Arrivederci prof.
42Lauree
44Senilità
45 Il San Mauro del Battello
46 Come eravamo...
48 ASD Judo Sarnico
49 Anagrafe parrocchiale
51 Eventi in Biblioteca
52 Processione anni '60
Festivo
ore 8.00 - 9.00 (Ospedale) 9.30 - 11.00 -18.00 - 20.00
Feriale
8.00 - 16.00 - 20.00 (Parrocchia)
Confessioni
Giovedì dalle ore 8.40 alle 10.40
Sabato dalle 8.40 alle 10.40 e dalle 19.00 alle 20.00
negli altri giorni feriali mezz'ora prima dell'inizio
delle Messe
Segreteria
parrocchiale
Lun. - mer. - ven. dalle 9.00 alle 12.00
Mar. dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00
Giov. dalle 17.00 alle 19.00
Il prossimo numero de “il Porto” sarà in distribuzione da venerdì
27 febbraio 2015. Si raccomanda l'invio degli articoli in word e
delle immagini in Jpeg ad alta risoluzione, entro e non oltre lunedì 16 febbraio 2015, a [email protected] o la
consegna presso la casa parrocchiale.
Il materiale pervenuto oltre il limite stabilito non potrà essere
pubblicato se non nel mese successivo.
GENNAIO
2015
Direttore responsabile: Giuseppe Valli - Amministrazione: don Vittorio Rota - Casa parrocchiale
Autorizzazione Tribunale di Bergamo n. 1 del 14.01.1971
Stampa e inserzioni pubblicitarie: Tipografia Sebina Sarnico - Tel. 035 910 292
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Parrocchia
035 4262490
don Vittorio
328 7066575
Oratorio
035 938827
don Loris
328 3932361
don Giuseppe 347 2659420
Sacrista
347 7220074
Centro pr. ascolto 035 910916
Sala Giochi (Meulì) 035 912107
Cine Junior
035 910916
Centro Quader
035 912420
Centro Famiglia
035 911252
Sito web: www.parrocchiasarnico.it
E-mail sito: [email protected]
Sito C.SI.: www.csioratoriosarnico.it
C.S.I.: [email protected]
ilPorto: [email protected]
parroco: [email protected]
don Loris: [email protected]
don Giuseppe: [email protected]
sacrista: [email protected]
c/c postale Parrocchia: 49089303
Sito web Oratorio:
http://oratorio.parrocchiasarnico.it
segreteria: [email protected]
Coro Effatà e Effatà Junior - 5 gennaio 2015: La luce del Natale - foto Silvano
EDITORIALE
a cura del Parroco
DON VITTORIO ROTA
SAN MAURO
«PATRONO: Nell’antica Roma,
colui che ha manomesso, cioè affrancato, uno schiavo, considerato
nel suo rapporto con la persona
manomessa, in quanto mantiene
verso questa particolari diritti e
doveri».
È il dizionario Treccani a dare questa
definizione, e mi sembra molto bella
e significativa. Fin dall’inizio del cristianesimo si è consolidata la tradizione di
dedicare a un santo il luogo di culto nel
quale la comunità si trovava a pregare
e - ancor di più - a celebrare l’Eucaristia. Il santo prescelto doveva avere un
legame particolare con quel territorio
e quella gente, non solo perché “fisicamente” passato da quelle parti, ma
soprattutto perché - invocato in caso
di urgenze ed emergenze - aveva mostrato di «affrancare» quella gente dal
male che l’opprimeva. Affrancare, cioè
rendere nuovamente franco, libero! È
un desiderio di libertà, quindi, quello
che spinge da sempre i cristiani a rivolgersi ai santi. È la libertà che Cristo ci
ha dato definitivamente offrendosi in
sacrificio sulla croce per i nostri peccati. I santi hanno vissuto certamente in
questa “santa” libertà, e noi chiediamo
a loro di insegnare anche a noi a vivere
così: liberi!
Liberi da ogni forma di male (con questa invocazione concludiamo il Padre
nostro), ma anche liberi da ogni forma
di schiavitù. L’uomo moderno fa della
libertà la sua bandiera e il suo ariete.
Parliamo sempre di libertà, facciamo
guerre in nome della libertà, abbattiamo barriere e confini. Scavalchiamo
montagne e attraversiamo oceani per
4 - IL PORTO GENNAIO 2015
San Mauro interpretato dall'attore Max Brambilla nel 2010
portare la (nostra) idea di libertà a tutti i popoli della terra. Ma la libertà è una
“musa” che non accetta di essere idealizzata, cioè non possiamo parlare della
libertà solo in astratto, la faremmo diventare un’utopia che alla fine schiaccia e
destabilizza. La libertà ha bisogno di una “forma pratica”, cioè di un esempio
concreto e di un contesto nel quale attualizzarla. Chi è davvero libero: chi è “sciolto” da ogni legame e vincolo? In teoria forse si, ma nella realtà la mia libertà ha
bisogno di tener conto del contesto in cui vivo, delle persone che sono attorno
a me, degli inevitabili condizionamenti ai quali sono sottoposto. Noi definiamo
EDITORIALE
“Assoluto” (cioè letteralmente “sciolto, non vincolato”) solo
Dio che - pensate il paradosso - ha invece scelto di legarsi
indelebilmente al destino di noi uomini. Ha scelto di non
scioglersi mai da noi, legando la sua stessa felicità alla nostra,
la sua stessa esistenza alla nostra. Incredibile: noi vorremmo
essere liberi in assoluto e non ci riusciamo, Lui che lo è, ha
Veneriamo san Mauro per il legame
profondo che ha saputo instaurare
con Cristo e con i fratelli.
...È Cristo che dobbiamo imitare,
come ha fatto san Mauro!
scelto di legarsi! Se non è amore questo...
Noi ricorriamo ai santi proprio per trovare il senso della
nostra libertà. Noi chiediamo a chi ci è patrono di continuare a mostrarci una strada percorribile per poter realizzare
nella libertà la nostra esistenza, e non sentire di aver vissuto
invano.
Mi hanno molto colpito quei tre scalini. In un equilibrio a
volte un po’ precario, quanta gente li ha saliti per riuscire ad
arrivare alla statua di san Mauro. C’era sempre un oggetto,
un fazzoletto, un peluche in quelle mani che andavano cercando un contatto col santo: segno di una persona cara, di
un bisogno concreto, di una richiesta urgente e impellente.
Qualche volta anche qualche lacrima...
“Liberaci dal male”, mi è venuto subito da pensare. Come
siamo fatti! Lottiamo una vita per emergere, per affrancarci
da soli, specie da quella condizione di privazione che è la
miseria (non solo economica...), cerchiamo un buon livello
culturale, fatichiamo per guadagnare una condizione di vita
migliore, ci sembra di esserci messi in salvo, e poi sperimentiamo che avevamo semplicemente dimenticato i nostri limiti, non risolto le vere fragilità che - nascoste sotto friabili
apparenze - tornano ad emergere, a ricordarci che non da
soli ci diamo la libertà e la salvezza. San Mauro ci ricorda che
la libertà è un dono. Che il male e le schiavitù alle quali è sottoposta ogni vita ci vengono tolti per dono di un Altro che
ci ama, che vi vuole bene, che si china su di noi in continuazione. Lui, san Mauro, è diventato santo perché si è fidato e
affidato totalmente a questo Dio che chiamiamo Padre. In
questo il patrono ci è di esempio, in questo ci è anche protettore. Il suo compito non è solo quello di pregare perché
ancora i nostri mali e le nostre schiavitù ci siano tolte, ma
soprattutto quello di insegnarci la strada della libertà e della
salvezza: la strada cioè che conduce a Cristo. Veneriamo san
Mauro - quindi - per il legame profondo che ha saputo instaurare con Cristo e con i fratelli; non come l’eroe che si è
fatto da solo. È Cristo che dobbiamo imitare, come ha fatto
san Mauro!
Nel dizionario Treccani, accanto al lemma “Patrono” ce n’è
un altro che in qualche modo può aiutarci a continuare la
riflessione: è la parola Patronimico. Stavolta vi risparmio la
definizione ufficiale, ma è chiaro che indica il forte legame
di una persona con il padre o il fondatore della sua dinastia,
tanto da portarne ancora il nome. Il patronimico, così, non
è solo un legame forte col passato, ma inserisce la persona
dentro una storia ed ha come obiettivo quello di tracciare
un futuro, una vocazione. Il nostro unico e vero patronimico
non può che essere: “cristiani”. San Mauro ci aiuta a realizzare questa vocazione. Così come gli antichi ripetevano a
memoria le storie dei padri per sentirsi parte di un “glorioso
passato”, noi siamo chiamati ad ascoltare, far nostra, e “ruminare” continuamente la Parola di Dio. Ma non per il suo
glorioso passato...
Ma per vedere realizzato nel presente quel “Regno” che
Gesù è venuto a portare e che ci proietta in un futuro senza
più fine.
Al prossimo anno.
donvittorio
IL PORTO GENNAIO 2015 - 5
LITURGIA
a cura di
DON GIUSEPPE FIORENTINI
LA LETTURA DELLA PAROLA DI DIO
Nella Liturgia domenicale, uno dei momenti centrali
è costituito dalla proclamazione della Parola di Dio.
«Lo stesso modo con cui le letture vengono proclamate
dai lettori - una proclamazione dignitosa, a voce alta e chiara - favorisce una buona trasmissione della parola di Dio
all’assemblea (...). La liturgia della parola si deve celebrare
in modo che essa favorisca la meditazione; si deve perciò evitare assolutamente ogni fretta che sia di ostacolo al
raccoglimento. Il dialogo tra Dio e gli uomini, sotto l’azione dello Spirito santo, richiede brevi momenti di silenzio,
adatti all’assemblea, durante i quali la parola di Dio penetri
nei cuori e provochi in essi una risposta nella preghiera»
(Sacra Congregazione per i sacramenti e il culto divino,
Ordinamento Delle Letture Della Messa - Seconda Edizione Tipica, 21-01-1981, n. 45; in Enchiridion Vaticanum, Vol.
7, nn. 1014, 1028).
Queste semplici note della Congregazione per i sacramenti, benché datate, costituiscono un insegnamento prezioso
per una celebrazione efficace e dignitosa di questo momento.
Il lettore in primo luogo svolge un servizio, e pertanto non
ha alcun "diritto" né tantomeno sfoggia alcun titolo di vanto
nel presentarsi all'ambone per leggere ai fratelli la Parola di
6 - IL PORTO GENNAIO 2015
Dio. Umilmente, egli (o ella) presta la voce alla Parola di
Dio (che è Gesù), come ha fatto Giovanni Battista. E come
Giovanni Battista, deve costantemente ripetere a se stesso, fin da prima di uscire di casa per recarsi alla Messa: «Egli
(Gesù) deve crescere, e io diminuire» (Gv 3, 30). Proprio
per questa ragione, è la stessa Comunità Cristiana, guidata dal parroco, che sceglie e designa i lettori per ciascuna
messa: non esistono diritti di precedenza né tantomeno
di "anzianità" o di "competenza" per tale umile necessario
servizio, ma solo una chiamata a svolgerlo nello spirito della vera comunione.
In secondo luogo, per la natura stessa del servizio che rende, il fedele o la fedele che ha ricevuto l'incarico di leggere
la Parola nell'assemblea deve, con coscienza e rigore, prepararsi molto e con molta attenzione prima della celebrazione, dapprima leggendo personalmente nella preghiera i
testi che dovrà proclamare, e poi leggendoli ad alta voce,
preferibilmente di fronte ad amici o familiari, e accettare di
buon grado eventuali osservazioni che aiutino a migliorare
la propria pronuncia e la comprensione e la meditazione da
parte di chi ascolta.
Un'attenzione di particolare cura deve essere data a parole
composte, a quelle poco conosciute (che il lettore, se non
conosce nel loro significato, deve ricercare nel dizionario
per comprenderle e così leggerle correttamente) o ai nomi
propri, soprattutto quelli non comuni nella nostra lingua: la
fedeltà al testo e alla sua corretta trasmissione deve essere
la preoccupazione primaria di chi legge, dal momento che
non si tratta di un messaggio banale o accessorio, ma della
Parola di Dio, di cui nulla viene offerto a caso (cfr Is 55, 1011), e pertanto nulla deve esserne sprecato (cfr Gv 6, 12),
anche ciò che a prima vista può sembrare ostico.
Se il lettore svolge con dignitosa grazia il suo servizio, i
fedeli che partecipano alla celebrazione non hanno alcun
bisogno di seguire la lettura su foglietti o messalini: è sufficiente ascoltare la voce di chi annuncia la Parola e aprire
il cuore alla Parola che chiede di entrare nel nostro intimo
(cfr Ap 3, 20). Tuttavia, i fogli liturgici che riportano i testi
delle letture, così come i messalini o la stessa Bibbia, rivestono un'importanza centrale prima e soprattutto dopo
la celebrazione della messa: poter rileggere e meditare
con calma su questi testi, dando il giusto tempo a questa
preghiera di ascolto durante la giornata della domenica e
poi durante tutta la settimana, è infatti uno degli esercizi di
preghiera più efficaci, e maggiormente suggeriti da tutta la
tradizione spirituale, fino ad oggi.
a cura del
CONSIGLIO PARROCCHIALE AFFARI ECONOMICI
RESTAURI
QUESTIONE DI SOLDI
Durante il quarto trimestre 2014 le offerte pervenute alla parrocchia
registrano l’importo di:...............................................................................................................................
Euro
33.949,00
che aggiunte a quelle pervenute dall’inizio dei lavori di restauro di:..................................
e ai depositi infruttiferi (prestiti) dei privati di: .............................................................................
Euro
Euro
1.391.256,00
155.000,00
al 31 Dicembre 2014 ammontano a: ............................................................................................
Alla stessa data risultano spesi:........................................................................................................................
__________________________________________________________
SITUAZIONE DEBITORIA AL 31 DICEMBRE 2014
- debito verso i fornitori per il restauro ..................................................................................................................
- debito residuo del mutuo (dopo la 13a rata pagata su 40 rate totali da pagare)............
- debito bancario del fido di conto corrente..........................................................................................
- debito verso privati per PRESTITI (vedi sopra).................................................................................
Totale debiti con varie scadenze ammontanti al 31 DICEMBRE 2014:..................
Euro 1.580.205,00
Euro 3.320.000,00
____ ____________
Euro
Euro
Euro
Euro
Euro
50.752,00
669.837,00
386.695,00
155.000,00
1.262.284,00
Anche per questo trimestre è doveroso ringraziare tutti coloro che hanno contribuito con qualsiasi somma, esprimendo comunque il
desiderio di mantenere l'anonimato. Pensiamo di non violare comunque la privacy di nessuno se citiamo:
- Alcune persone ammalate che non lasciano mai mancare il loro contributo
- Associazione Anziani e Pensionati che ogni fine anno stanzia una cifra a favore della Parrocchia
- Rotary Club di Sarnico
- Gruppo “gocce di solidarietà” che mette in vendita i lavori artigianali confezionati dai componenti del gruppo
Ci permettiamo rammentare che oltre alle offerte, sono ben accetti anche i PRESTITI PRIVATI che permettono di evitare l’utilizzo
del fido bancario, facendo risparmiare alla parrocchia una bella cifra di interessi.
L'Assunta del Morgari e il crocifisso ligneo nella nostra Parrocchiale
IL PORTO GENNAIO 2015 - 7
SOLENNITÀ
a cura di
CIVIS - Foto San Marco
FESTA DI SA
SPIRITUALITÀ E CU
Nei nostri paesi permangono ancora, come un po’
ovunque in Lombardia, le tradizioni legate alle sagre
popolari. Un format di “turismo minore” che pur non
essendo reclamizzato con dépliant o pubblicazioni
mirate dalle agenzie di promozione turistica, offre
comunque l’opportunità di conoscere più da vicino le
bellezze della nostra zona e di trascorrere una giornata
all’insegna di un cerimoniale e di un modo di far festa,
intimamente legati ad una cultura contadina ricca di
valori simbolici perché unita ad antichi riti propiziatori
e di purificazione.
La Chiesa ha sempre definito la sagra popolare e la festa del
patrono - o come nel caso un po’ singolare del nostro paese, del
compatrono - “giorno sacro” per definizione, un momento in cui
culto e venerazione per i Santi diventa folklore e tradizione.
La loro origine, non sempre religiosa, va ricercata nell’esigenza di
stare insieme per solennizzare i momenti più significativi dell’annata
contadina: la semina, il raccolto, il variare delle stagioni ed altri eventi
che favorivano, per un giorno, l’opportunità di rompere la solita
routine del duro lavoro, sfoggiare il vestito nuovo e riunirsi con
tutta la famiglia attorno alla tavola imbandita di cibi sicuramente più
appetitosi rispetto a quelli semplici di tutti i giorni. Erano però anche
un modo per scongiurare la presenza di forze maligne della natura
ed illudersi di farsi amiche quelle buone. Un esorcismo popolare,
o religioso a seconda dei punti di vista, legato ad una saggezza di
vita lasciataci in eredità di generazione in generazione, che aiutava
a sopravvivere.
Legarsi ad un Santo protettore era anche la risposta alla necessità
atavica dell’uomo di affidarsi a qualcuno che lo proteggesse
fisicamente e materialmente, un modo per favorire occasioni quali
la realizzazione di un prodigio, la manifestazione di gratitudine per
essere stato liberato da un pericolo o guarito da una malattia. La
festa acquisisce così un significato simbolico, che va ben al di là del
semplice culto religioso e diventa quasi un “marchio di fabbrica”,
segnando usi, costumi e stili di vita.
Caratteristica è la storiella del poveraccio napoletano che
inginocchiato davanti alla statua di San Gennaro ripeteva
ossessivamente tutti i giorni: «San Gennà, famme vince al lotto,
famme vince al lotto, San Gennà, famme vince al lotto....» Stanco
delle incessanti richieste, il pur paziente San Gennaro gli apparve e
disse: «Caro amico, io vorrei farti vincere al lotto ma tu prima o dopo la
schedina la devi giocare!».
VIGILIA DELLA FESTA: MESSA IN OSPEDALE
La cronaca di queste due giornate prende il via con la bella tradizione
della Celebrazione Eucaristica presso “Habilita”, il nostro Ospedale
“Faccanoni”, aperta non solo ai medici e a quanti vi prestano servizio
in campo sanitario, amministrativo e volontari, ma anche a coloro
8 - IL PORTO GENNAIO 2015
che vi stanno soggiornando per motivi di salute.
Molto gradita è stata anche la partecipazione del dott. Roberto
Rusconi, legale rappresentante di Habilita e del direttore generale
dell’A.O. “Bolognini” di Seriate, dott. Amedeo Amadeo. Così
come, altrettanto apprezzata, la presenza dei medici dott. Giovanni
Taveggia e dott. Antonio Cantalamessa - rispettivamente direttore
sanitario e primario di medicina - dei sindaci di Sarnico, Credaro,
Gandosso e Foresto Sparso, del maresciallo Giuseppe Lo Sardo e
del luogotenente Stefano Slavazza, comandante della Guardia di
Finanza di Sarnico.
«Siamo qui per onorare san Mauro - ha detto agli intervenuti il
parroco don Vittorio Rota che con don Giuseppe Fiorentini,
don Paolo Belussi e padre Mansueto dei carmelitani di Adro, ha
concelebrato la S.Messa - per questo do il benvenuto alle autorità
AN MAURO
ULTURA POPOLARE
civili, militari, a chi ha la responsabilità di governo e di servizio in questa
struttura, perché insieme possiamo chiedere al compatrono di questa
comunità di continuare a vegliare sul nostro cammino, ascoltare i nostri
progetti e darci energie forti per realizzare il bene comune». Toccante
è stata al termine della Celebrazione, la lettura di una preghiera
che il personale dell’Ospedale ha voluto riservare al dott. Silvano
Ceravolo recentemente scomparso (la si può leggere a pag. 41).
SOLENNITÀ
parroco don Vittorio, mons. Pierino Sacella, don Gustavo Bergamelli,
l’ex prevosto don Luciano Ravasio, don Loris, padre Daniele Belussi,
don Paolo Belussi, don Romano Alessio ed altri sacerdoti della
vicaria.
All’omelia mons. Pezzoli, nell’illustrare la figura di San Mauro allievo
LE SANTE MESSE SOLENNI
In questa nostra grande festività sono state officiate due Sante
Messe, rese ancor più solenni dal suono dell’organo, uno strumento
sacro per eccellenza, in grado, grazie ai maestri Luca Belotti e
Roberto Bottino, di essere un “servizio” al culto, un momento
musicale legato al contesto liturgico in grado di esprimere in
modo straordinario la lode universale al Signore. La presenza di
don Giuseppe come cerimoniere è stata altrettanto importante
ed opportuna per favorire la bellezza, la semplicità e l’ordine delle
funzioni. Una doverosa menzione anche a coloro che proclamano
le letture, veri “altoparlanti” di Dio nei confronti della comunità
cristiana che accoglie la Parola. Un impegno, quello di leggere
la Parola che non si manifesta in un semplice atto, ma annuncia il
"mistero" che si realizza in quanti lo stanno ascoltando e che con
fede, lo accolgono..
La prima concelebrazione, alle ore 10.30, è stata presieduta dal
Rettore del Seminario di Bergamo Mons. Pasquale Pezzoli, con il
IL PORTO GENNAIO 2015 - 9
SOLENNITÀ
cultura e della ragione e quello della fede, due
dimensioni che pur nel proprio ambito, con
mutuo rispetto, devono camminare insieme,
nessuna delle due deve escludere l’altra. Se la
ragione supera la fede Dio viene emarginato
dalla nostra società e l’orizzonte senza Dio è
un orizzonte senza futuro e senza senso. Se
la ragione viene invece esclusa dalla fede,
rischiamo di fare di Dio una proiezione dei
nostri egoismi e abbiamo fondamentalismi
religiosi che sono dannosi e tragici come
abbiamo sperimentato in questi giorni. Quindi
ci vuole equilibrio e il monachesimo ha dato
questo all’Europa».
Al termine della funzione liturgica c’è stato
il tradizionale rito del bacio della reliquia
di San Benedetto, ha sottolineato come di San Mauro. Anche quest’anno tanti
«…possa sembrare fuori tempo oggi che un fedeli si sono accostati alla reliquia per
giovane fosse stato affidato ad un precettore, chiedere al Santo un aiuto, una grazia o una
adulto, san Benedetto appunto, perché lo intercessione. Un’espressione di amore,
facesse diventare uomo. Questo continua quindi di venerazione, di rispetto e di
ad interessarci molto perché basta avere devozione, un bel momento anche per dire
una piccola responsabilità come genitori o grazie al Signore.
come educatori, per capire come il compito
di educare oggi sia da una parte bellissimo IL CONCERTO DEL CORPO
e dall’altra molto delicato. Bisogna educare MUSICALE
a fare il bene perché …è bene e lo si può La festa del compatrono ha avuto la sua
fare attraverso basi solide quali la preghiera, ideale conclusione con il classico concerto
i legami buoni e il gusto del bene. Possiamo del nostro “Corpo Musicale Cittadino”. Per
dare tutti gli insegnamenti che vogliamo - ha questo evento permettetemi di spendere
proseguito - ma se non creiamo il gusto di fare qualche parola di elogio non perché “di
il bene per il bene, non succederà mai niente». parte”, in quanto coinvolto nella nostra
meravigliosa Banda sia come presentatore
La seconda Messa, quella pomeridiana, è che come suonatore di “grancassa” (nel
stata presieduta da S.E. Mons. Leopoldo senso ovviamente di tamburo, quello più
Girelli, Nunzio apostolico in Singapore, grande di tutti, quello che qualche volta
delegato apostolico in Malesia e in Brunei,
rappresentante pontificio non residente
per il Vietnam e nunzio apostolico presso
l'Associazione delle Nazioni del Sud-est
asiatico. Nativo di Predore ha evidenziato
all’inizio della celebrazione come la festa del
compatrono San Mauro «…ci accomuni, non
solo per la vicinanza geografica, ma soprattutto
per la stessa fede in Gesù Cristo». All’omelia,
il delegato apostolico ha voluto rilevare come
il monachesimo sia stato la culla della civiltà
europea. «San Benedetto e il monachesimo,
hanno conservato e tramandato quella cultura
così originale e profonda quale quella greca e
romana e dato un’anima a questo continente.
Noi respiriamo con due polmoni: quello della
10 - IL PORTO GENNAIO 2015
spicca imperioso e fa la “voce grossa”
nell’espressione collettiva di tutti gli
strumenti e che, con allegria, detta il ritmo) ma perché realmente quest’anno il concerto
è piaciuto e molto. Tanto entusiasmo per i
brani proposti, un repertorio con “originali
per banda” e con la novità della musica
cubana con le sue tinte forti e passionali, un
patrimonio artistico noto ed apprezzato a
livello mondiale, per la sua ampia gamma di
stili musicali creoli basati sulle origini europee
a africane. Il M° Pino Magistri ha proposto
brani difficili, preparati con impegno e
abnegazione durante l'estate e l'autunno
per arrivare ad un esecuzione da ricordare.
Nei bandisti serpeggiava il dubbio, sia sul
livello di difficoltà che sull'apprezzamento
del pubblico, dubbi che sono stati dissolti
dallo scrosciare di applausi. Una menzione
speciale al giovane saxofonista Diego Falconi
che ha eseguito nel brano “Pequeña Czarda”
un assolo “da brividi”. Diego è un prodotto
del “vivaio” della nostra scuola allievi e
rappresenta, per impegno e responsabilità,
un esempio per tanti giovani. Complimenti
quindi al maestro e ai bandisti che hanno
partecipato assiduamente alle prove.
Nel linguaggio comune il termine “banda”
ha assunto un connotato “popolare” ma,
come abbiamo potuto ascoltare, il nostro
corpo musicale è un’orchestra a tutti gli
effetti dove ciò che vale è la qualità dei brani
proposti e questo dipende dalle capacità
degli esecutori e del direttore appunto, a cui
va il nostro grazie.
Apprezzata anche l’esibizione della Junior
Band diretta dal M° Marco Belotti, la scuola
di allievi della nostra banda. «Noi cerchiamo
di coinvolgere i ragazzi fin da piccoli - afferma
il presidente Alessandro Bellini - cerchiamo
di infondere in loro il piacere di fare musica,
un piacere che deve svilupparsi di pari passo
con il risvolto associativo, due aspetti che non
possono fare a meno di coesistere perché sono
l’unico modo per tenere viva l'associazione.
Questo modo di fare e di pensare porta ad
estendere i legami di amicizia, un’unione
che spinge tutti a dare il massimo per il
raggiungimento dell'obiettivo comune».
Tornando alla serata c’è da evidenziare
l’assegnazione del premio “San Mauro d’oro”
da parte dell’Amministrazione comunale presente con il sindaco Giorgio Bertazzoli,
con il suo vice Umberto Bortolotti e con
l’Assessore alla famiglia Paola Plebani - a due
nostri concittadini benemeriti: il dott. Luigi
Passeri e Angelo Ondei (i dettagli li potete
leggere nelle pagine del Comune).
Anche quest’anno è doveroso concludere
con un ringraziamento particolare al nostro
concittadino Severino “Ferrari” Fenaroli
che ha voluto offrire a Sindaco, Parroco,
Maestro, presentatore, don Loris, don
Giuseppe, Silvio Belotti, Assessore Danesi
e all’Associazione Alpini, il suo personale
“premio San Mauro”. Per l’amico Severino
la passione per l’automobilismo e la Ferrari
in particolare, non si consuma nel solo
momento dell'evento, ecco perché in
questo finale di articolo voglio sottolineare
l’aspetto umano di questo avvenimento e
della persona che l’ha proposto, un uomo
al quale tutti vogliamo bene. Il mio impegno
sarebbe stato però vano se a monte non
si fosse rivelata tutta la forza e la fermezza
senza limiti di Severino, ideatore e volitivo
propulsore di un’iniziativa nel segno di una
sincera reverenza verso uno sport, che per
lui è un’espressione artistica e il “cavallino”
rappresenta quest’arte, l’arte di trasformare
il rombo di un motore in musica, la capacità
di far sognare, gioire, entusiasmare. Questa
è per lui la Ferrari.
abbiamo dichiarato ufficialmente concluse
le festività natalizie, tutto è tornato alla
normalità ed è iniziato, con 15 giorni di
ritardo rispetto a gran parte del resto del
mondo, il nuovo anno. Gli auguri sono
sempre graditi, ma l’importante è lasciare
alle spalle sconfitte, dispiaceri, dolori e
portare avanti solamente le cose belle e i
ricordi particolari. Che questo nuovo anno,
sotto lo sguardo benevolo di San Mauro, sia
per tutti un anno da ricordare, ricco di gioia,
serenità e salute.
Buon 2015 a tutti!
Concludendo possiamo affermare che
rimane evidente come questa festa sia ancor
oggi viva nei nostri cuori, come è fortemente
presente il culto e la devozione a San Mauro.
La partecipazione di tante persone alle varie
celebrazioni è stata il prosieguo di una bella
testimonianza di fede che dura da sempre e
non si è mai interrotta, anche in momenti di
grandi trasformazioni sociali, di materialismo
e consumismo.
Con la festa di San Mauro noi sarnicesi
IL PORTO GENNAIO 2015 - 11
COMUNITÀ
a cura di
DON GIUSEPPE FIORENTINI
L'UTILIZZO DEI TELEFONI CELLULARI DURANTE
LE CELEBRAZIONI EUCARISTICHE
IL SIGNORE
CHIAMA OVUNQUE
*******
MA SICURAMENTE
NON VI CHIAMERÀ
SUL TELEFONINO!
...PERCIÒ SIETE PREGATI
DI SPEGNERLO
PRIMA DI ENTRARE IN CHIESA
IL PARROCO
UN PROBLEMA DI PASTORALE
LITURGICA
Capita spesso, soprattutto nelle messe domenicali con grande
partecipazione di popolo, di sentire nei momenti di silenzio
lo squillo di qualche cellulare, seguito normalmente dalle
espressioni imbarazzate del proprietario (o proprietaria)
del telefono, in affannosa ricerca di ciò che improvvisamente
ha fatto ricordare di essere acceso.
Sempre più di frequente, però, l'imbarazzo cede il posto
all'atteggiamento seccato del fedele "chiamato" (dal
telefono!), infastidito dagli sguardi di silenzioso rimprovero
di coloro che lo circondano, i quali non possono certamente
capire l'importanza di quella telefonata, che dimostrano ben
poca sensibilità del fargli pesare il disturbo che reca loro quel
rumore... Succede anche di vedere gente che, accortasi più
o meno “rumorosamente” di essere ricercata, non spegne
l'apparecchio, ma indugia nel controllare chi sia l'autore della
chiamata, e spesso risponde (dopo essere uscita di chiesa,
nel migliore dei casi).
Ritengo che il problema più grosso sia costituito dal modo
in cui vengono letti e giudicati questi episodi: normalmente,
infatti, l'insofferenza di fronte a un cellulare che squilla
12 - IL PORTO GENNAIO 2015
durante la messa viene motivata a partire dal disturbo
che tale rumore arreca agli altri fedeli in preghiera. Da
questo punto di vista, il problema viene risolto grazie agli
ultimi modelli di telefono, provvisti dell’avviso di chiamata
mediante la vibrazione.
Non mi riferisco qui a coloro che si dimenticano il
telefono acceso quando entrano in chiesa, ma quelli che
deliberatamente lo tengono acceso, nel caso che ci sia
qualcuno che abbia "bisogno" di loro. Sembra che ciascuno
abbia il diritto-dovere di badare ai propri interessi anche
durante la messa, purché questo non leda il diritto al silenzio
e alla preghiera degli altri fedeli.
Come far comprendere che la messa non è un momento
di aggregazione pubblica per compiere un dovere religiososociale (al quale è perfettamente legittimo anteporre propri
bisogni privati), ma è un incontro personale ed unico con Dio
stesso che viene a cercare l'uomo, ogni uomo singolarmente
come membro (pecora) del Suo gregge riunito attorno a
Lui per ascoltare la sua Parola di mangiare il suo Pane?
Possibile soluzione.
Dopo aver spiegato ai fedeli il valore della messa come incontro
personale, totale e coinvolgente, si potrebbe offrire come
indicazione pratica quella di tenere acceso il telefono anche
durante la messa, ma nella modalità "silenziosa", in modo tale
che il fedele non sappia di essere chiamato, ma possa comunque
rinvenire dopo la
messa se e da chi
è stato cercato.
Andrebbero
inoltre precisati ed
elencati i casi di
effettiva urgenza,
nei quali non solo
è legittimo, ma è
anche opportuno
che il fedele sia
reperibile:
può
essere il caso
di medici che
devono rimanere
a disposizione per
le chiamate urgenti
dall'ospedale.
FEBBRAIO 2015
DOM 01 Inizio corso sci CSI
ore 09.30 Messa con battesimi; giornata
nazionale per la vita
LUN 02 ore 08.00 Messa con benedizione delle candele nella Presentazione di Gesù al tempio
MAR 03 Benedizione della gola al termine delle messe
ore 20.45 Catechesi adulti in casa parrocchiale
MER 04 ore 16.30 Catechesi adulti in casa parrocchiale
GIO 05 ore 14.30 Confessioni quinta elementare
Scuola vicariale a Villongo S.F.
VEN 06 Adorazione del primo venerdì del mese
ore 17.30 confessioni seconda media
DOM 08 ore 09.30 Family day gruppo della cresima NUMERI UTILI
UFFICI COMUNALI
tel. 035 924111 - fax 035 924165
MAR 10 ore 20.45 Catechesi adulti in casa parrocchiale
MER 11 ore 08.30 - 16.30 - 19.30 rosario animato in chiesa per la festa della Madonna di Lourdes
GIO 12 Scuola vicariale a Villongo S.Filastro
MAR 17 ore 20.45 Catechesi adulti in casa parrocchiale
MER 18 Mercoledì delle ceneri - Inizio della quaresima. la messa delle 16.00 è spostata alle ore 16.30
ore 16.45 Redazione de "il Porto"
GIO 19 Scuola vicariale a Villongo S.Filastro
VEN 20 ore 20.45 Consiglio Pastorale Parrocchiale
DOM22 ore 18.00 Incontro Everybody adolescenti
LUN 23 ore 07.30 Inizio time out medie
MAR 24 ore 08.00 Inizio time out elementari
PROTEZIONE CIVILE
Sede operativa: tel. 035 911893
Responsabile operativo: tel. 338 5467160
e.mail: [email protected]
Uffici Amministrativi (anagrafe)
tel. 035 924126
da lunedì a venerdì 9.00 -12.30
lunedì martedì giovedì 17.30 -18.30
Ufficio Tecnico Comunale
Urbanistica/Edilizia Privata tel. 035 924145
Lavori Pubblici/manutenzione tel. 035 924148
Polizia municipale tel. 035924 114 - 335 5454846
da lunedì a venerdì 9.00-12.30 /15.00 - 18.00
Ufficio assistente sociale tel. 035 924152
lunedì 17.30-18.30 mercoledì/giovedì 9.00 12.30
Ufficio tributi tel. 035 924112
lunedì mercoledì venerdì 9.00 -12.30 giovedì 17.30-18.30
Foto San Marco
EMERGENZA
Ambulanza - Carabinieri - Vigili del fuoco - Polizia: tel. 112
Caserma Carbinieri: tel. 035 910031
Guardia medica: tel. 035 914553
Ospedale: 035 3062111
Farmacia: 035 910152
orari 8.30-12.30 / 15.30-19.30
BIBLIOTECA COMUNALE
tel. 035 912134
Lunedì chiuso
Martedì 14.30-19.00 Mercoledì 15.00-19.00
Giovedì 09.00-12.30 /15.00 -19.00 Venerdì 15.00 -19.00
Sabato 09.00 -12.30 / 15.00 - 17.00
IL PORTO
PORTO GENNAIO
GENNAIO 2015
2015 -- 13
13
IL
CHIESA UNIVERSALE
da AVVENIRE
Papa Francesco: «la pace è
sempre possibile»
L’invito a Roma, ferita dagli scandali,
per «una rinascita morale e spirituale»
Gli auguri di Papa Francesco si liberano nell’aria gelida di Piazza
San Pietro. «Buon Anno a tutti. Che sia un anno di pace. Mai più vi
siano guerre – mai più le guerre – ma sempre desiderio e impegno
di pace e di fraternità tra i popoli». Sono parole che scaldano i
cuori. Aggiungendosi all’altro auspicio, riferito proprio alla Capitale,
affinché cessi la corruzione e inizi la rinascita. Un doppio suggello
al passaggio d’anno, dunque, che il Pontefice ha trascorso come
vuole la tradizione con tre momenti pubblici. Il Te Deum di ringraziamento, la Messa del primo gennaio (Solennità della Madre
di Dio e dalla fine degli anni ’60 Giornata Mondiale della Pace) e
l’Angelus festivo dalla finestra del Palazzo Apostolico. Non solo
l’augurio di pace. Ma anche la strada per raggiungerla, cioè la preghiera. «La pace è sempre possibile – ha detto , al termine della
marcia organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e altre associazioni – e la nostra preghiera è alla radice della pace. La preghiera
fa germogliare la pace».Quindi ha ricordato il tema della Giornata
mondiale della pace:«”Non più schiavi ma fratelli”. Perché le guerre
ci fanno schiavi, sempre. Un messaggio che coinvolge tutti». Nel
senso, ha aggiunto, poi, che tutti dobbiamo lottare contro ogni forma di schiavitù. Tema della pace al centro anche dell’omelia della
Messa nella Basilica Vaticana. L’inizio del nuovo anno è occasione
per chiedere «pace nei cuori», nelle famiglie, tra le nazioni. Il Papa,
poi, si è soffermato sulla figura di Maria che – ha affermato – è inseparabile da Cristo, così come Cristo è inseparabile dalla Chiesa.
«Separare Cristo dalla Chiesa sarebbe voler introdurre una dicotomia assurda, come scrisse il beato Paolo VI». La nostra fede, infatti, «non è una dottrina astratta o una filosofia, ma è la relazione
vitale e piena con una persona: Gesù Cristo, il Figlio unigenito di
Dio fattosi uomo, morto e risorto per salvarci e vivo in mezzo a
noi». Perciò il Papa ha avvertito: «Nessuna manifestazione di Cristo, neanche la più mistica, può mai essere staccata dalla carne
e dal sangue della Chiesa, dalla concretezza storica del Corpo di
Cristo». Senza la Chiesa «il nostro rapporto con Cristo sarebbe
in balia della nostra immaginazione, delle nostre interpretazioni,
dei nostri umori» Gesù Cristo – ha dunque ricordato il Papa – è
la benedizione per ogni uomo e per l’intera umanità». E Maria «la
prima e perfetta discepola di Gesù, la prima e perfetta credente,
modello della Chiesa in cammino, è Colei che apre questa strada
di maternità della Chiesa».
14 - IL PORTO GENNAIO 2015
Praga accoglie i giovani di Taizé per
invocare la pace nel mondo
Il cardinale Duka: «una sfida e un’opportunità per l’Europa»
Sono stati decine di migliaia i giovani provenienti da tutta l’Europa che hanno invaso pacificamente Praga per partecipare al 37° Incontro europeo
organizzato dalla Comunità di Taizé. La manifestazione è stata ospitata
nella capitale boema su invito del Consiglio Ecumenico delle Chiese nella Repubblica Ceca e della locale Conferenza episcopale. Non è la prima
volta che il raduno si svolge nella capitale mitteleuropea, la prima volta
fu nel 1990, due anni dopo la fine del comunismo. «Abbiamo pregato
insieme per la pace nei cuori e per la pace nel mondo intero» si legge nel
messaggio – ripreso dall’agenzia Sir – con cui il cardinale Dominik Duka,
arcivescovo di Praga e presidente della Conferenza episcopale, ha accolto
i giovani cristiani di tutte le confessioni. «Sarei davvero felice – aggiunge
– se i giovani europei potessero scambiarsi i loro “doni spirituali”. Sappiamo quanto è necessario un rinnovamento spirituale nei giovani tanto nella
parte occidentale quanto nella parte orientale del nostro continente». Per
il porporato questo incontro ha costituito davvero «una sfida e un’opportunità» per i giovani. Secondo il cardinale domenicano infatti, l’ospitalità e
l’apertura sono da sempre una caratteristica della nazione ceca, che però
si è radicata e rafforzata grazie al Vangelo adottato dai suoi predecessori
più di mille anni fa. E il suo auspicio è che questo «incontro europeo dei
giovani ci ricordi la nostra tradizionale ospitalità e che la pace e la fiducia
nelle nostre famiglie e negli abitanti dei nostri quartieri ne siano il frutto».
Ci sono stati i consueti workshop su argomenti biblici e spirituali, su temi di
impegno sociale, sull’Europa, la musica, l’arte, la storia, che si sono tenuti in
varie zone della città. Mentre fratel Alois Löser, priore di Taizé, ha tenuto le
sue meditazioni serali contribuendo così a stimolare il dibattito tra i giovani.
Papa Francesco ha avuto parole di elogio per la comunità. Ha detto: «Sono
i giovani - penso -, ad esempio, ai moltissimi giovani ortodossi, cattolici e
protestanti che si ritrovano negli incontri internazionali organizzati dalla comunità di Taizé – che oggi ci chiedono di fare dei passi avanti verso la piena
comunione». «E questo – ha aggiunto - non perché ignorano il significato
delle differenze che ci separano ancora, ma perché sanno vedere al di là,
sono capaci di accogliere l’essenziale che già ci unisce».
CHIESA UNIVERSALE
Papa Francesco: la corruzione
toglie risorse ai poveri
«Sono il centro del Vangelo, senza
di loro non possiamo capire
il messaggio di Cristo»
Papa Francesco: disumana una
società senza madri
La catechesi di Papa Francesco è stata un inno alla maternità, a partire da quella della Chiesa
…”In questi giorni la liturgia della Chiesa ha posto dinanzi ai nostri occhi l’icona della Vergine Maria Madre di Dio. Il primo giorno dell’anno
è la festa della Madre di Dio, a cui segue l’Epifania, con il ricordo della
visita dei Magi. Scrive l’evangelista Matteo: «Entrati nella casa videro il
Bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono». È la
Madre che, dopo averlo generato, presenta il Figlio al mondo. Lei ci dà
Gesù, lei ci mostra Gesù, lei ci fa vedere Gesù. Ogni persona umana
deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto della propria
esistenza successiva, della formazione umana e spirituale. Le madri sono
l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico. “Individuo”
vuol dire “che non si può dividere”. Le madri invece si “dividono”, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e farlo crescere.
Sono esse, le madri, a odiare maggiormente la guerra, che uccide i loro
figli. Tante volte ho pensato a quelle mamme quando hanno ricevuto la
lettera: Le dico che suo figlio è caduto in difesa della patria…». Povere
donne! Come soffre una madre! Una società senza madri sarebbe una
società disumana, perché le madri sanno testimoniare sempre, anche
nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale. Le madri trasmettono spesso anche il senso più profondo della pratica religiosa: nelle prime preghiere, nei primi gesti di devozione che un bambino
impara, è inscritto il valore della fede nella vita di un essere umano. È
un messaggio che le mamme credenti sanno trasmettere senza tante
spiegazioni: queste arriveranno dopo, ma il germe della fede sta in quei
primi, preziosissimi momenti. Senza le madri, non solo non ci sarebbero
nuovi fedeli, ma la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo. E la Chiesa è madre, con tutto questo, è nostra madre!
Non siamo orfani, abbiamo una madre! La Madonna, la madre Chiesa, e
la nostra mamma. Non siamo orfani, siamo figli della Chiesa , siamo figli
della Madonna, e siamo figli delle nostre madri.
Carissime mamme, grazie, grazie per ciò che siete nella
famiglia e per ciò che date alla Chiesa e al mondo. E a te
amata Chiesa grazie, grazie per essere madre. E a te Maria,
Madre di Dio, grazie per farci vedere Gesù».
Dalla parte dei poveri. Sempre. Con la denuncia: «La corruzione
toglie loro le risorse». Con l’affetto di un abbraccio, come è capitato nell’incontro con alcuni ex bambini di strada. Con l’esempio:
«La Chiesa delle Filippine è chiamata a riconoscere e combattere
le cause della disuguaglianza e dell’ingiustizia». E anche con l’esortazione: «I politici si distinguano per onestà, integrità e responsabilità verso il bene comune».
Dalla parte dei poveri Papa Francesco ha passato , come aveva
promesso all’arrivo, la prima giornata interamente dedicata alle
Filippine. In attesa di recarsi a Tacloban, nella zona più colpita dal
tifone Yolanda, di fronte al quale, ha detto di aver «ammirato la
forza, la fede e la resistenza» dei Filippini. E i poveri hanno capito e
ricambiato il suo abbraccio. Il suo amore per gli ultimi, Papa Francesco lo ha dichiarato del resto fin dal primo discorso.
Nel palazzo presidenziale, dove è stato ricevuto dal presidente
Benigno Aquino III, e dove si è rivolto in inglese al corpo diplomatico, ha chiesto una politica a favore del bene comune, caratterizzata dal «fermo rifiuto di ogni forma di corruzione che distolga
risorse dai poveri, e determini la volontà di uno sforzo concreto
per includere ogni uomo, donna e bambino nella vita della comunità». Inoltre, sempre ai rappresentanti degli Stati, ha ricordato: «È
ora più che mai necessario che i dirigenti politici si distinguano per
onestà, integrità e responsabilità verso il bene comune». Anche
per la comunità ecclesiale c’è un compito. «I poveri sono il centro
del Vangelo – ha detto a braccio durante l’omelia -. Se togliamo
i poveri dal Vangelo, non possiamo comprendere il messaggio di
Cristo».
Una sottolineatura per invitare la Chiesa nelle Filippine a «riconoscere e combattere le cause della disuguaglianza e dell’ingiustizia,
profondamente radicate, che macchiano il volto della società». Il
Vangelo, infatti, «chiama ogni singolo cristiano a vivere una vita
onesta, integra e impegnata per il bene comune. Ma chiama anche
le comunità cristiane a creare “circoli di onestà”, reti di solidarietà
che possono estendersi nella società per trasformarla». Ai sacerdoti e ai religiosi ha perciò raccomandato da farsi poveri e di non
cedere al «materialismo». Simpatico anche un episodio all’inizio
dell’omelia.
Il testo in inglese si apriva con la domanda di Gesù a Pietro: «Mi
ami tu?», che il Papa ha letto. L’assemblea ha prontamente risposto «Sììììì». Papa Francesco ha risposto «grazie mille» ma mi riferivo a Lui, indicando il crocifisso.
Ed è scoppiato l’applauso.
IL PORTO GENNAIO 2015 - 15
CHIESA DIOCESANA
da L'ECO DI BERGAMO
«Invochiamo la pace
pensando al mondo
e al nostro quotidiano»
L’invito del vescovo Francesco nella
Messa per la Giornata Mondiale
Papa Francesco invita la Chiesa tutta all’assidua e fiduciosa preghiera
per la pace e nella Giornata mondiale per la pace la diocesi di Bergamo ha fatto sua l’esortazione vivendo nel pomeriggio un intenso
momento di preghiera. Il silenzio, la recita dei Salmi, la lettura di alcune riflessioni e l’adorazione eucaristica hanno contraddistinto le ore
precedenti la celebrazione presieduta dal vescovo di Bergamo Francesco Beschi. Nella chiesa del monastero delle Clarisse piccoli gruppi
di persone si sono riunite nel pomeriggio per poi dirigersi verso il
Centro pastorale Giovanni XXIII a Paderno di Seriate. Nell’antica
chiesa di Sant’Alessandro i sacerdoti hanno guidato per alcune ore
l’adorazione eucaristica e la preghiera. L’iniziativa è nata dall’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro e dal Centro missionario.
«La pace nasce quando consideriamo l’altro non come oggetto, ma
come persona – ha detto don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio per
la pastorale sociale, all’inizio della celebrazione-. Dobbiamo andare
oltre l’indifferenza per fare la differenza ed esprimere la volontà di
pace nella concretezza della nostra vita e nella comune responsabilità sociale». Accanto al vescovo Francesco Beschi, sull’altare, il vescovo ausiliare emerito Lino Belotti e il vicario generale monsignor Davide Pelucchi, e l’arciprete di Seriate monsignor Luigi Rossoni e un
gruppo di sacerdoti della diocesi. Le parole del vescovo di Bergamo,
nell’omelia hanno ripreso i passaggi del messaggio di Papa Francesco
per la 48a Giornata mondiale della pace, il cui tema è stato «Non più
schiavi ma fratelli», e sono poi entrate nella storia quotidiana, toccando ferite che l’assenza di pace procura non solo a livello mondiale,
ma nella vita di ciascuno. «Quanta gente innocente e quanti bambini
soffrono al mondo! Signore donaci la pace». Il pensiero del vescovo è
andato alle due giovani prigioniere in Siria insieme padre Dell’Oglio. Il
vescovo ha parlato della schiavitù con parole dure contro una visione
dell’uomo che trasforma l’altro in oggetto. «La schiavitù esiste ancora
– ha detto – Vi sono le forme imponenti che anche il Papa elenca nel
suo messaggio e vi sono le forme più sottili che possono attraversare
le nostre relazioni». Un ultimo invito è stato quello a non diventare
schiavi delle tentazioni: «Lottiamo contro ciò che ci rende schiavi,
come i vizi, le cattive abitudini, che mortificano la nostra dignità». Al
termine della celebrazione è stata letta l’invocazione «A Maria, regina della pace, scritta da San Giovanni XIII e il vescovo Francesco ha
consegnato alla parrocchia di Seriate il testo del messaggio del Papa
come ricordo della Giornata.
16 - IL PORTO GENNAIO 2015
«Siete come i magi»
I 600 pellegrini ancora
in cammino
Il Vescovo per l’Epifania ha
ritrovato i giovani che hanno
partecipato al viaggio a Roma
«Camminate verso l’incontro
che riempie di gioia»
I seicento giovani pellegrini che nel mese di agosto hanno vissuto il
pellegrinaggio diocesano a piedi da Assisi a Roma, si sono ritrovati in
cattedrale per la celebrazione dell’Epifania con il vescovo Francesco
Beschi. Con i ragazzi, provenienti da circa 50 diversi oratori, anche i
sacerdoti che con loro hanno condiviso il cammino. «Come i Magi –
ha detto don Emanuele Poletti, direttore dell’Ufficio per la pastorale
dell’età evolutiva – siamo stati anche noi un po’ pellegrini in cerca di un
incontro. L’esperienza vissuta ci ha un po’ cambiato e nel ricordo dei
passi compiuti rinnoviamo la volontà di trovare una via di conversione
per la nostra vita». Il vescovo ha guardato con affetto ai tanti giovani che
hanno gremito il Duomo. «I Magi cercavano un luogo – ha detto monsignor Beschi nell’omelia – e alla fine l’importante è stato l’incontro».
Così è stato per questi giovani e insoliti Magi partiti da Bergamo. «La
stella è l’esperienza del cammino fatto che deve stare nel cuore – ha
continuato il vescovo -. Il cammino è quello dell’amore, un cammino
che la stella ci chiede di continuare a compiere. È amando il prossimo e
prendendoci cura di lui che noi continuiamo a camminare. Con la stella
nel cuore, la strada che continua è quella dell’amore e su quella strada
possiamo giungere a quell’incontro che riempie di gioia». Il vescovo
ha ricordato i momenti felici vissuti insieme. «Queste gioie sono una
specie di assaggio della grandissima gioia quando si incontra il Signore». Il vescovo, al termine della celebrazione, ha consegnato ai giovani
il volume illustrato che raccoglie tante immagini fotografiche del pellegrinaggio e alcune brevi testimonianze.«Il nostro viaggio – ha aggiunto
monsignor Beschi – ha avuto in Papa Francesco un pellegrino d’eccezione e anche a lui invieremo questo libro». Per la benedizione finale
il vescovo, con il vescovo ausiliare emerito Lino Belotti, ha raggiunto la
grande croce di legno che i giovani, a piccoli gruppo, hanno portato
lungo tutto il pellegrinaggio e sulla quale il Papa ha apposto la sua firma.
Ai giovani è stato rivolto l’invito alle prossime proposte diocesane. 23 e
24 gennaio ore di preghiera per la pace. Due grandi appuntamenti: la
Giornata mondiale della Gioventù a Cracovia nel 2016 e il pellegrinaggio dei giovani in Terra Santa nel 2018.
CHIESA DIOCESANA
Fondo Famiglia
Dalla Caritas aiuti per
700 mila euro
Ora emergenza casa
È il contributo dato nel 2014
per l’effetto crisi
Seguite 658 persone
Il 31% sono italiane
Settecentomila euro erogati nel 2014, circa 5,2 milioni complessivi a partire dal 17 aprile 2009, giornata in cui venne aperto il Fondo Famiglia
lavoro della Caritas Diocesana. La crisi ha dimostrato di non essere un
fenomeno a breve termine. In sei anni sono state 3899 le persone ascoltate, un numero però da moltiplicare almeno per quattro perché dietro
la persona che si rivolge a Caritas c’è una famiglia. I dati del 2014 mettono
in evidenza una flessione con 658 persone che si sono rivolte a Caritas,
di queste 454 sono di origine straniera, 204 italiane pari al 31% del totale. Nel 2013 erano state 890 con il 28,65% di italiani. «La percezione
che abbiamo avuto – commenta don Claudio Visconti – è che la diminuzione si sia verificata soprattutto negli ultimi due-tre mesi dell’anno.
Non significa che siano meno le persone in difficoltà. Si può ipotizzare
un rallentamento momentaneo, ma molto probabilmente sono meno le
persone che perdono il lavoro nell’ultimo periodo, perché chi era in una
situazione di rischio, di fatto è già rimasto a casa. Tanto che la commissione si trova a valutare interventi di sostegno alla stessa famiglia per il
secondo e terzo anno». Il Fondo quindi rimarrà attivo ancora per tutto
il 2015, perché l’emergenza non è finita. «Dagli incontri settimanali della
commissione, dalla conoscenza diretta delle famiglie che si rivolgono a
noi – continua don Claudio – emerge chiaramente che i bisogni più forti
toccano il tema della casa».«Per dare risposta concreta e coerente la
diocesi ha deciso di dare vita, con un impegno economico significativo,
a un fondo casa che sarà accessibile dai prossimi giorni». Per Caritas è
doveroso non fornire risposte assistenzialistiche e generiche, ma precise
e mirate sulle necessità, capaci anche di essere educative. «Sul sostegno
al pagamento delle bollette – spiega don Visconti – osserviamo che alcune famiglie vanno guidate anche ad assumere stili di vita che evitino gli
sprechi, altre invece mostrano che sono già attente e che quello che è a
disposizione per un anno viene usato con parsimonia». Nel 2015 si apre
anche con una buona notizia: il Credito della speranza della Conferenza
episcopale italiana, che da qualche mese era stato sospeso, verrà riaperto
entro fine. Mese. Dal 2010 più di 200 famiglie sono state aiutate per oltre
1,2 milioni di euro.
Giornata del migrante
«La pace si costruisce
solo con l’accoglienza»
Il vescovo Beschi alla celebrazione a Cene
«Occorre una reale disponibilità all’ascolto del mondo dell’altro senza sordità e pregiudizi»
È nella chiesa parrocchiale di Cene che il vescovo di Bergamo Francesco
Beschi ha celebrato la Messa a conclusione della Giornata mondiale del
migrante e del rifugiato. Una celebrazione arricchita dalla presenza di
numerose persone provenienti da Paesi diversi, anche molto lontani. «La
Chiesa è multietnica – ha detto il parroco don Gian Camillo Brescianini –
e questa varietà ci arricchisce. Il nostro stare insieme in questa giornata
possa essere seme che mette radici e fa crescere». «Il futuro – ha detto
don Massimo Rizzi, direttore dell’Ufficio per la pastorale dei migranti – ci
chiede coraggio di acquisire un volto segnato dalla differenza delle culture, non dalla diffidenza e dal sospetto».
Monsignor Beschi , all’inizio della celebrazione, ha ricordato gli adulti che
stanno ultimando il cammino di preparazione in vista del Battesimo che
riceveranno nella Veglia pasquale.
«Molti giungono da Paesi diversi dal nostro e vedo in loro la testimonianza di una fede fresca».
Nell’omelia il vescovo ha più volte fatto riferimento all’attualità che interroga l’uomo e lo pone davanti alla grande questione della pace. Un richiamo forte è andato a chi riveste ruoli di responsabilità. «Uno sguardo
carico di valori umani lo attendiamo da coloro che hanno responsabilità
istituzionali, amministrative e politiche.
Non sottovalutiamo le difficoltà, ma non possiamo accettare soluzioni
parziali e discriminanti, giustificate con criteri esclusivi ed escludenti. In
un momento storico in cui le risorse diminuiscono, particolarmente per
i più deboli e i più poveri, lo sguardo evangelico si apre su visioni di più
convinta solidarietà, piuttosto che su scelte che dividono ed escludono».
La giornata del migrante è stata l’occasione di incontro fra tante differenti culture.
Il vescovo, prima di entrare in chiesa per la celebrazione, è stato accolto
e salutato dai rappresentanti della comunità musulmana della zona. Uno
scambio di pensieri e l’auspicio comune di pace. «L’esercizio dell’accoglienza – ha continuato nell’omelia – e i processi d’integrazione esigono
una reale disponibilità all’ascolto, alla conoscenza del mondo dell’altro
senza sordità pregiudiziali».
Le diverse comunità provenienti da Paesi europei e extraeuropei hanno
animato la celebrazione con canti, danze e preghiere.
La Giornata si è conclusa con l’incontro del vescovo con i giovani del
vicariato.
IL PORTO GENNAIO 2015 - 17
RIFLETTIAMO
a cura di
don VALENTINO SALVOLDI
QUALE CHIESA PER I
La tristezza di un papa. Timido, dotato di riserbo,
schivo, voce e sguardi profondi, estremamente rispettoso di tutti, amante del dialogo personale e…
meno delle masse, un po’ amletico, per timore che
una frase categorica potesse ferire una persona,
desideroso di essere per tutti un padre.
Così ho visto Paolo VI, negli anni in cui studiavo
filosofia e teologia a Roma, al termine del Concilio
Vaticano II.
Gli avevo servito messa una mattina presto, nelle Grotte Vaticane. Mi aveva impressionato per le occhiaie nere, come uno
che fosse stanchissimo e non avesse chiuso occhio per tutta
la notte. E dopo tanti anni, ancora mi sembra di sentire la
sua profonda voce quando mi chiese: «Chi sei?», domanda
interessante per un diciannovenne, in cerca della sua vocazione… E altri incontri, come quando mi chiese di dargli la Bibbia
che portavo sotto il braccio. La lesse davanti agli studenti del
Seminario Romano: era il brano in cui il Risorto dice a Pietro:
«Tu seguimi».
Lo commentò, sottolineando che non si vergognava di proporre a giovani ventenni di seguire il Crocefisso. Precisò di
essere al corrente del fatto che qualcuno lo chiamasse “Paolo mesto”, e soggiunse: «La mia tristezza consiste nel non
riuscire a far capire alla gente quanta gioia ci sia nel portare
dignitosamente la propria croce».
Gioia anche nelle sofferenze: lo stesso messaggio che sta dando papa Francesco, che eleva papa Montini agli onori degli altari. Con questa decisione l’attuale pontefice toglie dall’ombra
Paolo VI, dimostra di essere sulla sua stessa linea di pensiero
riguardo all’interpretazione del Concilio, esalta la sua la teologia e il suo concetto di “missione” riassunto nell’Esortazione
Apostolica Evangelii Nuntiandi: «L'impegno di annunziare il
Vangelo agli uomini del nostro tempo animati dalla speranza,
ma, parimente, spesso travagliati dalla paura e dall'angoscia,
è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l'umanità. Di qui il dovere di
incoraggiare i nostri fratelli nella missione di evangelizzatori,
affinché, in questi tempi d'incertezza e di disordine, essi la
compiano con amore, zelo e gioia sempre maggiori». Scriveva
inoltre: «Occorre evangelizzare – non in maniera decorativa,
a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici – la cultura e le culture dell'uomo».
Sua Santità Papa Paolo VI
l’identità del testimone: una persona che attesta l’evento visto
e di cui è stata partecipe. Non solo coerente, ma aperta al
mistero. Corpo che lascia trasparire l’Invisibile.
I punti nodali di quel discorso sono i seguenti:
- È essenziale la testimonianza personale e l’unità dei vari testimoni del Vangelo tra loro e con i loro Vescovi.
- L’uomo moderno, impegnato nella conquista e nell’utilizzazione della materia, ha fame di qualcos’altro, prova una strana
solitudine.
- Il cristiano che si dona completamente a Gesù Cristo conosce
un altro mistero che è più insondabile della materia: il mistero di Dio che invita l’uomo a una condivisione di vita in una
comunione senza fine con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
In ascolto dei testimoni.
Nell’Evangelii Nuntiandi, Paolo VI afferma: «L'uomo contem- - Gli uomini di questo tempo sono degli esseri fragili che conoscono facilmente l’insicurezza, la paura, l’angoscia. Tanti si
poraneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se
chiedono se siano accettati da coloro che li circondano.
ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni».
Aveva già pronunciato questa frase nel 1974, al Pontificio Con- - I nostri fratelli umani hanno bisogno di incontrare altri fratelli
che irradino la serenità, la gioia, la speranza, la carità, malsiglio per i laici, durante un discorso che metteva in evidenza
18 - IL PORTO GENNAIO 2015
IL TERZO MILLENNIO?
grado le prove e le contraddizioni che
toccano anche loro.
- Essere il testimone della potenza di Dio
che opera nella sorprendente e sempre nuova fragilità umana, non vuol
dire alienare l’uomo, ma proporgli dei
percorsi di libertà.
- Le nuove generazioni vorrebbero incontrare più testimoni dell’Assoluto. Il
mondo attende il passaggio dei santi.
- Chi tenta di vivere il Vangelo appare
come colui che ha trovato un senso,
una realizzazione alla sua vita, lontano
dai sistemi antropocentrici e oppressivi.
- La Chiesa renderebbe sterile il Vangelo
e se stessa se proclamasse solo un ideale astratto, per quanto ben presentato, senza che i laici concretizzassero
questo ideale, come lievito nascosto
nella pasta.
RIFLETTIAMO
Sulle sue orme papa Francesco richiama
all’unità e al rinnovamento della Chiesa,
che deve essere libera da protezioni,
garanzie, sicurezze, posizioni di potere,
per testimoniare fino in fondo la gioia di
credere nel Vangelo e di poterlo proporre a tutti. Povera di beni terreni e
ricca di virtù evangeliche.
Una delle piaghe attuali della Chiesa è
il clericalismo, da non legare necessariamente al desiderio dei preti e dei vescovi di detenere il potere, perché molti
laici che frequentano le nostre diocesi
e parrocchie sono più clericali dei preti.
Una Chiesa più libera e meno Non la volontà di potere, ma la responsabilità del servizio deve caratterizzare il
clericale.
Leggendo i segni dei tempi sulla base comportamento di tutti i battezzati.
del magistero dei papi - da Giovanni
XXIII ad oggi - si potrebbe dire che la La Chiesa, inoltre, non deve essere
Chiesa, finalmente, sta cercando di at- centrata su se stessa, ma essere “mistuare quanto scrisse Antonio Rosmini in sionaria”, orientata al bene e al servizio
Delle cinque piaghe della santa Chiesa. della comunità umana; non succube di
Il grande prete roveretano ha avuto un leader più o meno carismatici, ma libe“difetto”, da lui vissuto con serenità: l’a- ra da ogni forma di “ingessature”; non
ver visto le cose prima degli altri e aver schiava di spiriti settari e dedita alla criavuto il coraggio di scriverle nel libro ci- tica di chi non è in linea con la proprie
tato. Libro allora messo all’indice ed ora posizioni, ma contenta di valorizzare le
rivalutato con la beatificazione del suo differenze di opinioni, di stili di vita, di
modi di pregare; non legata ad un parautore.
Rosmini proponeva: un rinnovamento tito politico, ma capace di generare catliturgico; la formazione del clero e dei tolici impegnati nella politica con spirito
laici (fine del clericalismo); la comunione di gratuità, privo di interessi personale,
tra i vescovi e la sinodalità; la revisione nella coscienza che ovunque si può, anzi,
del modo di nominare i vescovi; la po- si deve testimoniare la gioia di essere seguaci di Cristo.
vertà della Chiesa.
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IL PORTO GENNAIO 2015 - 19
ASSOCIAZIONI
a cura del
GRUPPO MISSIONARIO
IL PROGETTO
“SCUOLA-CONVITTO
ST. JOHN”
IN MALAWI
St. John, dotato di 6 aule, refettorio, cucina e 10 abitazioni
per gli insegnanti; nel 2006 l’asilo Bishop Assolari, in memoria del primo vescovo della diocesi, Alessandro Assolari. Migliaia di bambini e bambine hanno frequentato i corsi, con un
massimo annuale di 1.200 iscritti tra i 3 e i 6 anni.
In Malawi, e nel distretto di Mangochi in particolare, la po-
Offriamo alle giovanissime la
possibilità di una vita migliore!
Padre Joseph Kimu opera da trent’anni nella diocesi
di Mangochi in Malawi, dove è stato rettore del seminario minore di San Paolo Apostolo e di quello maggiore di San Giovanni Battista, ricoprendo anche il
ruolo di vicario generale dal 1993 al 2005.
La sua attività è rivolta principalmente ai giovanissimi, all’insegna delle parole di Cristo «Lasciate che i piccoli vengano a
me». Per loro ha costituito nel 1997 la scuola elementare St.
John, con 10 aule e 10 abitazioni per i docenti; nel 2000 l’asilo
20 - IL PORTO GENNAIO 2015
polazione femminile supera quella maschile, ma le pratiche
religiose e culturali della popolazione locale Yao – Mangochi
si trova in area islamica e mantiene antichi riti di iniziazione –
affidano alle donne un ruolo marginale, che limita l’istruzione
e prevede matrimonio e gravidanze in giovanissima età.
Creano inoltre difficoltà alle piccole alunne le lunghe distanze
da percorrere a piedi per raggiungere gli edifici scolastici: le
famiglie le proteggono dai pericoli del tragitto facendo loro
iniziare più tardi il ciclo di studi elementari, a volte anche a 9
o 10 anni, così che la sua conclusione si colloca in un’età considerata da matrimonio. Infine la scarsità di scuole fa sì che
le ragazze studino in classi miste, in situazioni di vulnerabilità.
Come conseguenza di un quadro complesso, caratterizzato da tradizioni religiose e culturali, da difficoltà logistiche e
dall’alta incidenza di stupri e malattie sessuali, l’abbandono
scolastico femminile è elevato a partire dalla terza classe elementare. Per le giovanissime si apre la strada del matrimonio
e della maternità, con mariti più maturi e spesso poligami.
Nei casi peggiori avviano una gravidanza indesiderata fonte
di vergogna per la famiglia o contraggono malattie sessuali.
Ilaria Allieri, volontaria bergamasca, nella diocesi di Mangochi da circa trent’anni, ha segnalato che nel 2014 oltre 30
ragazze/bambine di sua conoscenza sono rimaste incinte.
Con l'obiettivo di promuovere l'educazione femminile riducendo il tasso di abbandono scolastico e di creare un ambiente in cui le giovani vengano accolte e protette per tutta la
durata del ciclo di istruzione, dai 7 ai 14 anni, padre Kimu ha
avviato il progetto di una scuola-convitto elementare per ragazze, annessa al già esistente centro St. John, la St John Girls
Boarding School. Un progetto che il Gruppo missionario di
Sarnico intende sostenere per l’anno 2015.
Il complesso comprenderà ostello, aule, biblioteca, mensa, sala
polivalente, convento di suore, uffici amministrativi, abitazioni
per il personale e i custodi. Padre Kimu sarà il direttore, mentre
le insegnanti verranno selezionate tra religiose con esperienza
nella conduzione di scuole cristiane e saranno registrate presso
il Ministero dell’educazione, così da garantire programmi scolastici conformi.
Padre Kimu prevede che oltre 200 giovani potranno beneficiare del progetto annualmente, con una media di 50 ragazze che ogni anno potrebbero completare il ciclo della scuola
dell’obbligo e ottenere la licenza di terza media. L'iscrizione
alla scuola-convitto sarà aperta a tutte, senza distinzione di religione o di etnia. Beneficiarie preferenziali saranno giovani orfane o provenienti da famiglie povere, oppure affette dall'HIV/
AIDS. Tutte le iscritte avranno l'opportunità di conoscere Gesù
Cristo e di ricevere l'istruzione di base. Anche la collettività
inoltre potrà accedere ai servizi sociali, agli impianti sportivi e
alla sala multiuso.
ai recapiti che indichiamo in calce. Grazie sin da ora per quanto
farete!
Padre JOSEPH KIMU
EARLY CHILDHOOD DEVELOPMENT CENTRE
P.O. BOX 48
MANGOCHI - MALAWI
E-MAIL: [email protected]
Ulteriori informazioni si possono trovare sul sito: www.zikomomalawi.org
I lavori di costruzione della scuola-convitto sono già iniziati, ma
necessitano di finanziamenti per essere conclusi, dato che il costo supera i 100.000 euro. Il Gruppo missionario darà a padre
Kimu i contributi della comunità di Sarnico raccolti in occasione
delle iniziative promosse nel corso del 2015.
Chi volesse dare un ulteriore aiuto può contattare il sacerdote
IL PORTO GENNAIO 2015 - 21
RIFLETTIAMO
a cura di
PIERLUIGI BILLI
"...questo è Dio in eterno e per sempre; egli ci guiderà oltre la morte” (Sal 48,14-15)
RIFLETTIAMO: DIO E LA MORTE
Colui che ben incomincia è a metà dell’opera e io voglio cominciare bene
l’anno.
Ho sempre riflettuto e rifletto tutti i giorni intorno ad un argomento che, non so per gli
altri, ma per me è molto importante: Dio e la morte.
Questo pensiero continuo mi fa vivere più serenamente e quando arriverà il momento
decisivo mi sentirò più preparato ed avrò meno paura.
Di questo sono convinto.
Vado avanti con cautela, ma con convinzione. Un detto latino del filosofo Seneca, precettore del pazzo imperatore Nerone, dice: «Si vultis nihil timere, cogitate omnia esse
timenda». Se non volete temere di nulla, pensate che tutte le cose siano da temere.
La morte deve essere sempre temuta e quando arriverà, avendola prima temuta, ci farà
meno paura.
Prego ogni mattina Dio Padre: «In hora mortis meae voca me, et iube me venire ad Te».
Nell’ora della mia morte chiamami e comanda che io venga da te.
La tomba di Peter Wust, filosofo conosciuto e sconosciuto, reca un’iscrizione memorabile: “Dal sogno della realtà attraverso rischi ed incertezze, sono giunto al sogno della
realtà della sicurezza in Dio”.
Il giorno del trapasso è il vero “dies natalis” (giorno della vera nascita).
L’arte di morire consiste nel passare di là con calma e tranquillità, perché si è certi della
salvezza.
La fede è un dono che è necessario sempre richiedere e fortificare; chi l’ha ricevuta durante la sua esistenza, la percepisce come un’energia, come una forza senza precedenti
che sostiene l’uomo e lo fa realizzare.
Solo la fede rende l’uomo capace di sopportare i duri colpi della vita e di attendere
tranquillamente l’ultimo istante.
San Francesco diceva: «Laudato si, mi Signore, per sora nostra morte corporale, da la
22 - IL PORTO GENNAIO 2015
quale nullu homo vivente pò skappare».
Occorre avere con il Campo Santo
un dialogo importante, dovremmo
guardarlo spesso. Una lunga fila di
tombe è una predica molto più incisiva di tanti discorsi retorici dal pulpito.
Non è questo pessimismo, ma vera
realtà. Vado avanti nella fede come
un carro armato.
Davanti alla morte tutti siamo uguali:
ricchi e poveri, sapienti e stolti. L’uomo nella prosperità, nella ricchezza,
non comprende, è come gli animali
che periscono, le sostanze accumulate sulla terra non hanno valore. Il
nostro cuore respinge l’idea di una
totale rovina e di un annientamento definitivo della nostra persona. Il
germe dell’eternità che portiamo in
noi, insorge contro la morte. Il desiderio di vita ulteriore sta invincibile
nel nostro cuore. Noi sentiamo che
siamo stati creati da Dio per un fine
di felicità oltre i confini della miseria
terrena. L’attaccamento al denaro è
la radice di tutti i mali; per lo sfrenato
desiderio, molti hanno deviato dalla
fede e si sono tormentati da se stessi
con molti dolori.
Mi sovviene che i monaci di clausura
ogni volta che s’incontrano nel lunghi
e bui corridoi dei monasteri, si salutano cortesemente in questo modo:
«Frater, memento mori», fratello ricordati che devi morire.
L’uomo dell’attuale società pensa a
tutto meno che alla morte, si comporta come se dovesse rimanere
sulla terra per sempre. La morte non
fu inventata dalla Chiesa Cattolica
Apostolica per salvare la gente, essa
avverrà, è proprio l’unica cosa che
non può non accadere. Noi siamo
tutti nella condizione di passeggeri
su di una nave che sta per affondare, non saremo scagliati in mare tutti
nello stesso momento, ma la nave affonderà per tutti noi. Il mare attende
tutti noi.
RIFLETTIAMO
Mi sembra quindi incomprensibile che ci si preoccupi esclusivamente di rendere confortevoli le cose sulla nave e non ci si
chieda che cosa accadrà in mare. Perché non si deve pensare a ciò che avverrà dopo la morte e credere effettivamente
che c’è una vita diversa da questa? Cieli nuovi e terra nuova
ci attendono. Se dopo la morte non ci fosse niente, allora la
nostra vita non è che una strada che corre verso il nulla. Ma
mi chiedo: una strada senza méta non ha, come strada, valore
e dignità.
La grandezza dell’uomo e della vita umana per me sta nel fatto
che la nostra méta è al di là di noi stessi: noi ammettiamo la
metafisica, in greco: “metà tà physiká”, le cose che stanno al di
là della realtà delle cose fisiche.
Noi ammettiamo la dignità della nostra persona umana, la quale dovrà essere giustamente giudicata in merito a quello che
avrà saputo fare nella vita.
Le nostre facoltà più ampie sono la possibilità di conoscere
e quella di amare. La facoltà di amare gli uomini, la bontà e la
bellezza, saranno esercitate al massimo grado di intensità su
Dio che è infinita bontà e infinita bellezza.
Dio è la fonte di tutte le cose, la fonte perciò di tutto quello
che abbiamo goduto su questa terra.
Trovandoci in diretto contatto con Lui, noi saremo in diretto
contatto con quell’Essere che ha in Sé e da Sé tutto ciò che
può determinare la gioia.
Cari lettori, è così!
I PARROCI DEL SECONDO E TERZO MILLENNIO
a cura di CIVIS - Foto Silvano
Gli attestati di riconoscenza, stima e simpatia che la comunità di Sarnico ha rivolto ai suoi sacerdoti sono sempre stati sinceri
ed hanno sempre avuto effetti positivi. Credo sia proprio l'esempio che quotidianamente vediamo con i nostri occhi nel
dedicarsi agli altri che faccia la differenza. La testimonianza che ci offrono, o che ci hanno offerto, ci rende orgogliosi perché
il prete è forse la parte più importante della nostra comunità.
Nella foto in alto da sinistra don Isacco Giudici, Mons. Pietro Bonassi, don Giuseppe Carminati e don Giovanni Ferraroli. In primo
piano: don Romano Alessio, don Luciano Ravasio e don Vittorio Rota
IL PORTO GENNAIO 2015 - 23
COMUNITÀ
a cura della
REDAZIONE
SUOR MARIA ORIELE: 25° DI CONSACRAZIONE
Cari Parrocchiani, un cordiale saluto nel Signore a voi in
quest’anno che la Chiesa, per volontà di papa Francesco,
ha dedicato alla vita Consacrata per Grazia di Dio, ho la
gioia di celebrare il 25° di consacrazione Religiosa, come
Monaca Domenicana.
Guardando a come la divina Provvidenza ha guidato la piccola barca
della mia vita, nel mare della storia, non posso far altro che innalzare
l’inno di lode e di ringraziamento al Signore, per ciò che il suo Amore
fedele ha realizzato in me e chiedere perdono per le mancanze commesse, ma anche di supplicar-Lo affinché chiami ancora altri giovani
alla sua sequela, concedendo a tutti il dono della gioiosa perseveranza, ciascuno nella propria Vocazione.
Ai tanti che mi conoscono, ma anche a tutti i Parrocchiani vorrei chiedere, anzi mendicare il dono di una preghiera. GRAZIE
Ci affidiamo tutti alla Vergine Santissima, invocata come stella mattutina, Madre della speranza.
A Lei “Madre nostra chiediamo: insegnaci a credere, sperare e amare
come Te. Indicaci la via verso il Regno di Dio, stella del mare, brilla su
di noi e guidaci nel cammino”. (Spe salvi di Benedetto XVI)
Che il Signore ci benedica tutti.
Aff.ma Sr. Maria Oriele Giudici op
Le gemelle Giudici: Sr. Maria Oriele e suor Maria Agostina
24 - IL PORTO GENNAIO 2015
INNO uff. lettura
Martedì T.O.
Senza te siam sommersi
in un gorgo profondo
di peccati e di tenebre.
Ascolta, o Padre santo,
la voce dei fedeli,
che invocano il tuo nome.
Il tuo braccio potente
ci conduca a un approdo
di salvezza e di pace.
Tu spezza le catene,
guarisci le ferite,
perdona i nostri errori.
Sia onore e gloria al Padre,
al Figlio e al Santo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen
COMUNITÀ
a cura della
REDAZIONE
OMELIE ON LINE
Da tre anni sul sito web della parrocchia (www.
parrocchiasarnico.it) vengono proposti i filmati
delle Omelie più significative, un’occasione per tutti
poter riflettere, anche da casa, su alcuni passi del
Vangelo proposti dal sermone stesso; sicuramente un
arricchimento per ognuno di noi.
In particolare potrete trovare le omelie delle tre messe
celebrate in occasione della festività di San Mauro: quella
in Ospedale del parroco don Vittorio, quella di Mons.
Pasquale Pezzoli e quella di S.E. Mons. Leopoldo Girelli.
Riteniamo quindi, in questo numero e vedremo di farlo
anche in futuro, di pubblicare il testo dell’Omelia tenuta
dal nostro parroco la vigilia di San Mauro presso Habilita,
sul tema del “Sapere e della Sapienza”.
«L’esperienza di San Benedetto a Montecassino si diffuse
rapidissimamente in tutta Europa per poter raccogliere in qualche
modo i bisogni, le necessità della gente. Una proposta forte, impegnativa,
concreta, capace di misurare fin da subito anche le condizioni dei ceti
sociali più poveri. Mauro raccolse questa eredità e gli toccò il compito
di divulgarla ancora di più. Mauro dovette fare lo sforzo di raccogliere
la sapienza di Benedetto, di comprendere il significato di questo ordine
nuovo, di saperlo mettere in dialogo con la realtà del suo tempo, con le
fatiche del suo tempo, ma allo stesso modo in quel periodo storico, che
oggi guardiamo come buio e tormentato, cogliere il segno di speranza,
saperli nutrire ed alimentare in modo che diventassero concreti segni di
miglioramento e di benessere,in un'Europa ormai decisamente distrutta
dalla caduta dell’impero romano e dall’arrivo di popolazioni barbare.
Per questo le letture che abbiamo ascoltato sono tutte intonate al tema
della “sapienza”.
Ma che cos’è la sapienza? …Non è il sapere… Anche se qui siamo
in uno dei tempi della modernità del sapere e il sapere è una cosa
buona, è bene che ci sia. Va coltivato con studi, fondi e ricerche, tanta
pazienza… serve esperienza, guardo le facce delle persone che ho
di fronte e capisco che per essere capaci di svolgere bene il proprio
ruolo serve questa esperienza. Ma esperienza, il sapere, il conoscere,
ancora non è sapienza… Le letture in qualche modo ci dicono che la
sapienza è qualcosa di più: innanzitutto ci dicono che è un “dono”, non la
conseguenza del sapere, è un dono, un qualcosa in più che si radica in un
sapere ma che non trova nel solo sapere le sue radici e il suo nutrimento.
Dalle parole che abbiamo ascoltato la sapienza è un dono che viene
dell’alto, un dono che viene da Dio perché Dio è sapienza e la sapienza
di Dio consiste nel riportare ogni cosa alla bellezza terrena, all’origine,
alla bellezza che aveva quando Dio ha pensato e fatto ogni cosa. Allora
la sapienza ha bisogno del sapere ma anche di persone che sanno, che
continuano a studiare per migliorare il proprio sapere, a esercitare con
pazienza ed esperienza il proprio lavoro quotidiano, ma che queste
persone si affidino a chi ha creato ogni cosa, da Lui viene il sapere.
La sapienza non consiste in un innalzamento, nel desiderare un posto
migliore, ma è un abbassamento, cioè la vera sapienza è mettersi a
servire. Nel prendere tutto quello che abbiamo imparato, quello che
conosciamo, quello che siamo e metterlo al servizio, perché nelle realtà
in qualche modo corrotte dal male, non in forma di male, dal più piccolo
al più grande, si possa rigenerare la speranza che un giorno Dio porterà
davvero a compimento il suo progetto, il primo, quello dall’inizio: fare
bella e buona ogni cosa. Riportare ogni cosa alla sua bellezza e alla sua
bontà.
San Mauro ha svolto questo compito nel suo tempo storico, nelle sue
condizioni sociali ed economiche; a noi si chiede naturalmente di fare
altrettanto in questo contesto, un contesto non solo corrotto dai mali del
corpo, ma anche dello spirito, della società, dell’economia… possiamo
fare un elenco dettagliatissimo se vogliamo, ma bisogna vedere in questo
tempo segni di speranza che il Signore mette e che sono un incentivo a
continuare a dare sempre il meglio di noi stessi.
Da questo punto di vista anche le sole prime parole del Vangelo forse
sono il miglior concentrato di sapienza che ci viene dato dalla Bibbia.
Sono parole molto semplici: “Non temere, non avere paure”. Sono parole
ricorrenti nella Bibbia, anche nel Nuovo Testamento e sono sempre dette
da personaggi di rilievo nel nuovo testamento: lo dice l’Angelo a Maria,
lo stesso Angelo le ripete a Giuseppe. Vengono dette anche a Pietro e a
diverse persone lungo il cammino del Nuovo Testamento: “Non temere”,
cioè non farti corrompere la speranza dalla paura e dalle difficoltà. “Non
temere, non temere”. Le cose belle di questo mondo non sono legate alla
precarietà di questo mondo e di questo tempo. Le cose belle di questo
mondo hanno la loro sorgente in Dio. Non temere nemmeno la morte,
lo dice chiaramente san Paolo e per paura della morte non trattenere,
ma dona, dona ancora di più. La paura della morte ci fa trattenere
cose, affetti, persone. No, non aver paura, non temere significa anche
in questo caso “non trattenere”, fai quello che puoi, mostra il tuo amore,
le persone che ami consegnale a colui che è autore della sapienza: il
Signore. Assieme ai vostri sforzi quotidiani continui, assieme alla fatica
e alla bellezza dell’aggiornamento che vi è richiesto, penso, in modo
continuativo in questi tempi e alle alte prestazioni che dovete comunque
sempre assicurare in modo professionale. Dopo aver fatto questo: non
temete. Consegniamo la nostra vita, la vita delle persone care,delle
persone che serviamo a colui che è il Padre. Questa bellezza cambierà
anche noi, ci renderà sapienti, ci renderà capaci quindi di essere
veramente portatori di speranza, perché portiamo naturalmente risposte
adeguate alle molte domande che il male e la malattia ci pongono, ma
perché portiamo innanzitutto la nostra presenza e la nostra vicinanza.
Buon Cammino, auguri e buon lavoro».
IL PORTO GENNAIO 2015 - 25
FOTOCRONACA
Concerto Cori Effatà ed Effatà Junior
Fotografie di
SILVANO MARINI
Santa Messa della Vigilia di Natale
Santa Messa alla Casa di Riposo
Brindisi con il sindaco
26 - IL PORTO GENNAIO 2015
Santa Messa di Natale - Coro Effatà Junior
Il quadro dipinto e donato da Pierluisa Pezzini raffigurante San Filippo
Neri e il nostro oratorio, esposto al
piano della chiesina dell’oratorio.
Un grande grazie a Pierluisa per questa opera che ci ricorda ancora di più,
il nostro legame con questo santo!”
Progetto Missionario 2015
Spezzare il pane nella comunità cristiana
don Loris
Gli abitanti del villaggio di Agninikro,
in Costa d’Avorio, vicino alla città
di Agnibilekrou, hanno chiesto al
vescovo Francesco di aiutarli a costruire la loro chiesa. Una casa per
tutti in mezzo alle case di ciascuno.
È uno dei villaggi che ho visitato
durante il mio viaggio nel mese di
novembre.
Oltre alla costruzione della chiesa don Massimo, uno dei sacerdoti bergamaschi presenti nella missione, ha evidenziato la necessità
di aiutare questo villaggio per la
costruzione di altre tre aule scolastiche, per permettere anche ai
ragazzi dei villaggi vicini di unirsi ai
ragazzi di Agninikro per la scuola e
lo studio.
La gente di questi villaggi capisce l’importanza
della scuola e
si stanno impegnando con le
loro forze per costruire delle piccole scuole, visto che lo Stato per
ora non sembra essere interessato a finanziare e sostenere queste
opere. È necessario sostenerli in
questo loro impegno. Le esperienze
che la missione ha già fatto in questo campo li ha incoraggiati e motivati a concludere e soprattutto a
donare uno spazio dignitoso per i
ragazzi.
Accogliamo l’invito del Centro Missionario Diocesano, come vedremo
anche dalle proposte del tempo di
quaresima ormai prossimo, ma teniamo anche il contatto con don
Massimo, per sentirci in comunione
e vicini a questa piccola comunità.
Possiamo aiutare questo villaggio
e molti altri ancora a realizzare il
sogno.
Vogliamo aiutarli e costruire la struttura ed insieme sostenere le attività
parrocchiali che mettono al centro
missionario diocesano l’annunzio
del vangelo e offrono speranza anche in un contesto di povertà e precarietà come quello del villaggio africano. E quando la comunità avrà la
gioia di trovarsi incontrerà anche le nostre famiglie, nella condivisione
della fede e dell’annuncio, al di là delle distanze geografiche, nella bella
esperienza della chiesa universale.
In oratorio, all’esterno della chiesina sarà presente una grande bacheca che metterà in mostra quanto aiuto stiamo riuscendo a dare al
villaggio di Agninikro.
I ragazzi vedranno concretamente quanto impegno ci stanno mettendo. Sarà presente anche il testo del mandato che con ciascuno di loro
abbiamo rinnovato durante la catechesi.
Ai nostri ragazzi, o almeno ad alcuni di loro, proporremo una giornata
di attività per sporcarsi concretamente le mani, per aiutare questa
comunità; ma soprattutto proporremo la partecipazione al 12° convegno missionario diocesano, per essere insieme a tanti altri ragazzi
della diocesi, missionari del vangelo.
Week-end terza media a Gandellino
don Loris e gli animatori
Pronti, partenza, via! Sabato 13 dicembre una certa
emozione si percepiva non tanto per l’arrivo di Santa
Lucia ma per l’attesa uscita del gruppo terza media:
pochi ma buoni, ma potremmo dire meglio “poche”
data la prevalenze delle ragazze sui maschi.
La destinazione per questo momento importante
dentro i primi passi del gruppo adolescenti è Gandellino. Non la casa dell’estate, ma quella più piccola e
raccolta a fianco della chiesa parrocchiale. La memoria dei ragazzi seleziona solo il divertimento, le grandi
risate durante i giochi, il tempo della notte per una
volta vissuta fuori casa e con gli amici, che diventa
spazio per le chiacchiere... soprattutto delle ragazze,
del giochi… dei ragazzi, del russare… del don e degli
animatori.
Eppure in circa 24 ore si è anche trovato tempo per
riflettere e pregare; sullo sfondo del racconto di Pinocchio, attraverso un gioco c’è stata la fatica di rac-
cogliere tutti quegli elementi che costituiscono un
ragazzo.
Quindi oltre a gambe, braccia, testa si sono aggiunte
le caratteristiche, gli hobby, le passioni, i difetti. Sono
gli anni della crescita, dello scoprirsi nuovi e a 13 anni
non è certo immediato dire ciò che si è.
Eppure è proprio lo sforzo da fare: non più burattini
ma ragazzi e ragazze, uomini e donne: lavorare per
essere nel mondo.
La mattinata della domenica si è chiusa con la messa:
una volta tanto vissuta proprio attorno ad una tavola,
condividendo pensieri che sono diventati un omelia,
preghiere che sono state l’offerta dei ragazzi.
Il ritorno è stato carico di entusiasmo, ma aspettiamo
ancora altri ragazzi di terza media che vivano con noi questo percorso: ci troviamo ogni
lunedì dalle 18.30 alle 19.30, chiaramente in
oratorio.
Fame di… campo invernale adolescenti!
di Gaia Cerqui, Roberta Giudici e Irene Zani
Anche quest’anno il nostro attivo e laborioso don Loris
si è preso carico di noi, gruppo scalmanato di adolescenti,
per portarci a vivere tutti insieme
un’altra fantastica esperienza di
campo scuola, destinazione: Barzesto! Cosa c’è di meglio di un campo
scuola?! Un campo scuola con la
neve! Tema: FAME DI …
Cotolette? Casoncelli? Arrosto con l’ “untino” speciale della Graziella? Abbiamo pensato noi, ispirandoci alle
molteplici abilità culinarie di Pino e Graziella, che anche
quest’anno ci hanno accompagnati in questo campo.
Ebbene no! La fame in questione è bensì fame di VIVERE,
FEDE, ESSERE. Complicato, potrebbe pensare qualcuno, e
infatti anche a noi, all’inizio, sembrava così. Appena arrivati,
ci è stato mostrato ciò che avrebbe anticipato la discussione del terzo e ultimo giorno (fame di essere): una versione cartacea di una moderna bacheca Facebook, intitolata
“Barzbook”, dove abbiamo avuto la possibilità di condividere pensieri, momenti di ordinaria follia e addirittura
foto! Forniteci ovviamente dal fotografo ufficiale Andrea
Bonassi!
Come di consueto ogni mattina, dopo un risveglio traumatico costituito da musica heavy metal, hard rock e indie, di
cui il merito va alle menti sadiche e malvagie degli animatori più grandi, consumavamo la colazione, eseguivamo le
pulizie e, tutti insieme, ci riunivamo in preghiera. Seguivano
poi le discussioni guidate dagli animatori dove, le nostre
giovani e ancora assonnate menti, si cimentavano in ragionamenti contorti e riflessioni profonde, attendendo con
impaziente desiderio il momento del pranzo.
Il pomeriggio si svolgevano i giochi nella “neve”, anzi, nel
fango e nel concime, a cui noi non badavamo affatto e in cui
sfogavamo ugualmente tutte le nostre energie. Ad aspet-
tarci a casa c’erano bevande calde e biscotti a volontà, seguite da una doccia “rilassante e rigenerante”, ovviamente
breve e gelata, per non permettere alle nostre influenzabili menti di addormentarsi. Una sostanziosa cenetta e via
con la serata. Prima serata: paraolimpiadi invernali. Attività
molto produttiva di cui abbiamo apprezzato soprattutto
le prestazioni motorie del famigerato e inimitabile Filippo
Mongodi!
Seconda serata: Bandierina Bosco (senza bosco, dato che ci
trovavamo in un paese), dove abbiamo cercato di fare del
nostro meglio per attenerci alle impossibili regole ideate
da Massimo Pansera.
Terza e ultima serata: karaoke, ballo Just Dance e il tanto
atteso Maraja! Simulazione di wrestling amatoriale a sfumature romantiche, dove molti di noi hanno tirato fuori
il proprio lato animale. Come ogni sera abbiamo concluso
con la preghiera per poi rintanarci nel nostro sacco a pelo,
senza dimenticarci di condurre un’ampia sessione di ciance,
nel caso delle ragazze, e un’affascinante roncare proveniente dal piano maschile.
Per concludere non diremo le solite baggianate: è stato
bello, ci siamo divertiti, abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile …
Saremo diplomatiche e convenzionalmente sincere: abbiamo vissuto dei giorni intensi, abbiamo riso, giocato, discusso e … mangiato. È stata una piacevole vacanza dalla vita
normale qui a Sarnico, che consigliamo ovviamente a tutti!
Ordunque ci congediamo, porgendo cordiali saluti, riguardevoli e affettuosi ringraziamenti a tutti coloro che hanno
avuto la pazienza di leggere questo modesto articolo e che
hanno partecipato a questo ritiro sui monti. Beh dai, siamo buone, ringraziamo anche voi animatori … sempre con
tanto amore!
Quando il gioco è una cosa seria
“Gioca, non stare a guardare”
di Stefano Bosio - Branca Lupi e Coccinelle
Quanti di noi non hanno mai sognato nella loro
vita di vivere sull’Isola che non c’è, essere bimbi
sperduti che passano tutta la loro vita vivendo avventure, giocando e non invecchiando mai?
Sono sicuro che ognuno, soprattutto quando
eravamo bambini, abbia detto o pensato, almeno
una volta nella sua vita, “io non voglio diventare
grande”!
Da piccoli abbiamo paura che crescendo dovremo rinunciare a giocare e a divertirci come facciamo nell’età dell’infanzia, vediamo i “grandi”
sempre di corsa, senza trovare più il tempo per
giocare.
Lo scautismo da questo punto di vista è invece
rivoluzionario perché ha deciso di fare del gioco
uno dei suoi cardini educativi, indipendentemente
dall’età del ragazzo a cui la
proposta viene fatta, che sia
un lupetto di otto anni, o un
rover di ventuno.
Naturalmente il gioco, nella
proposta scout, viene strut-
turato per calzare a pennello sulle diverse fasce
d’età cui viene proposto e la sue espressione
maggiore si ritrova nella branca LC (lupetti e coccinelle, 8-12 anni), dove qualsiasi attività è basata
su un gioco, tant’è vero che, quando si parla dei
lupetti, capita spesso di sentir dire: “Tutto con il
gioco, ma non per gioco”.
Di per sé il fatto di essere lupetti, di chiamare i
propri capi non con il loro nome ma con i nomi
dei personaggi de “Il libro della giungla”, di vivere
ogni esperienza immersi in un’ambientazione fantastica, è già un gioco ed è proprio facendo giocare al bambino il gioco del lupetto che lo scautismo
intende far diventare questo bambino un buon
cittadino del domani.
Attraverso il gioco, i bambini sono portati a sperimentare senza filtri ogni aspetto di loro, dalle
loro abilità fisiche a quelle mentali. Attraverso il
gioco, il bambino impara a comprendere i propri limiti, è portato a sperimentarsi in movimenti,
azioni, ragionamenti che spesso si trova a fare per
la prima volta.
Oltre alla crescita personale, il gioco ha un ruolo fondamentale nella scoperta dell’altro. Non
si gioca mai da soli, c’è sempre qualcuno con cui
rapportarsi che sia un compagno di squadra, allora si cresce in un clima di amicizia e di fiducia, o
che sia un avversario, allora si scopre l’altro, diverso da me, ma necessario perché io possa giocare
e divertirmi.
La maggior parte dei giochi non può svolgersi
senza la presenza dell’avversario, senza che ci sia
una situazione di scontro/incontro con l’altro.
Spesso ci viene chiesto “cosa fate agli scout?” la
risposta diventa semplice: “si gioca” e si fa del gioco un’esperienza meravigliosa e soprattutto educativa.
Non meravigliatevi dunque se, quando vedete
uno scout, sta giocando, non sta certo occupando
il tempo ma sta facendo una cosa veramente seria e se, una volta ogni tanto, anche voi vi fermate
e provate a giocare con i vostri figli o con chi vi
sta vicino, vi accorgerete che forse abbiamo un
po’ di ragione.
GRUPPO GENITORI SCOUT
“C’è bisogno anche di te”
Cari Genitori,
non avete mai pensato di mettere a disposizione del gruppo scout di Sarnico un po’ del vostro
tempo e dei vostri talenti?
Vi presentiamo il nostro progetto che abbiamo
chiamato “C’è bisogno anche di te…”
Chi siamo?
Il nostro gruppo si è costituito in maniera spontanea l’estate scorsa, a seguito della richiesta di
aiuto della Comunità Capi del gruppo scout di
Sarnico, per svolgere alcuni lavori in sede.
Siamo un gruppo di adulti volontari, legati al gruppo scout Sarnico I, perché abbiamo fatto parte
dell’A.g.e.s.c.i. (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) oppure perché siamo genitori di
bambini e ragazzi del gruppo o per entrambi i
motivi. Abbiamo deciso, in base alla nostra disponibilità di tempo e ai nostri interessi, di impegnarci nelle seguenti attività:
- dare una mano ai capi e ai ragazzi, per organizzare attività di autofinanziamento;
- contribuire all’organizzazione di attività nelle
quali proponiamo ai bambini e ai ragazzi qualcosa che sappiamo fare o conosciamo, sempre
di supporto ai capi e con i capi presenti;
- partecipare a degli incontri di catechesi per
adulti, riguardanti temi concordati;
- partecipare ad incontri formativi proposti da
esperti, relativi a tematiche educative importanti per la fascia d’età dei propri figli.
Abbiamo stabilito che l’adesione a queste attività
sarà libera e che nessuno dovrà sentirsi costretto
a partecipare sempre a tutto. Inoltre gli incontri si
svolgeranno sempre in un clima di accoglienza e
di condivisione e, perché no, di convivialità.
Se siete interessati anche voi ad entrare a far parte del nostro gruppo, contattate queste persone:
Barbara e Michele 035-911553
[email protected]
[email protected]
Vi aspettiamo e ricordatevi: “C’è bisogno anche di te!”
SAN MAURO 2015
Gocce di solidarietà al lavoro
Fotografie di
FOTOCRONACA
SAN MARCO e CIVIS
Alpini e Protezione Civile sempre in prima fila
...Una luce che indica la speranza
Conviviale Sanmaurina
Grazie Severino!
Un "Déjà vu": il tirapecio d'oro
COMUNITÀ
a cura della
REDAZIONE
I SETTANTAQUATTRENNI DEL '41
Domenica 16 novembre, dopo la
celebrazione della Santa Messa, la classe 1941
si è ritrovata per la classica conviviale presso
il ristorante “il Tram”. Un appuntamento
che ormai si ripete annualmente e che
rappresenta non solo un momento di
meravigliosa congiunzione tra passato e
presente con il desiderio di stare insieme,
di fare nascere e di coltivare amicizie, ma è
anche guardarsi indietro e fare un bilancio
della propria vita, partendo dal confronto
con i pari età. Un’esperienza umana
rivitalizzante per senso di appartenenza,
per esserci ancora. Qualcosa di atavico:
asilo ed elementari insieme. Un momento
per fare spazio a ricordi, curiosità, aneddoti
dimenticati o quasi, grosse risate e magari
qualche lacrima per chi non c'è più. Ed allora
il ricordo va agli amici che sono andati avanti:
Dorina Capelletti, Mariella Mazza, Vanna
Busi, Pierino Cadei, Carlo Andreina, Bruno
Dossi, Adriano Morotti, Giovanni Bargagli,
Ubaldo Cancelli, Giuseppe Bonardi, Mariolino Alebardi, Mauro Giudici, Maria Pisano,
Luciano Belotti ed Evandro Lancini.
Una giornata che ha rappresentato un momento di distacco dalla quotidianità e che
ha costituito un fortificante viaggio nel passato. Momenti di gioia insieme agli amici di
un tempo, simili a tanti vissuti proprio con loro.
MANUELA E SILVIA
PAROLA D'ORDINE: ENTUSIASMO E PASSIONE
Il cognome ce lo siamo dimenticati: per tutti sono la Manuela e la Silvia della Pro Loco.
Il loro è un lavoro discreto, fatto di passione e dove il risultato conseguito, frutto del proprio entusiasmo,
trasmette il lato più nobile del loro impegno. Ecco, per uscire dalla crisi la soluzione è forse proprio
questa: lavorare per passione. Il profitto come scopo primario va a scapito della qualità di ciò che si fa.
IL PORTO GENNAIO 2015 - 29
ASSOCIAZIONI
ASSOCIAZIONE ANZIANI
"19° ANNO ACCADEMICO"
a cura
dell' ASSOCIAZIONE
Siamo lieti di presentare il programma di incontri organizzati
in collaborazione con ANTEAS BERGAMO settore università, ricordando che è il 19° corso, un traguardo significativo per la nostra associazione. Abbiamo voluto riandare con
la memoria alle principali vicende di cento anni fa prima della
grande guerra e riprendere inoltre una riflessione su EXPO
2015. L’argomento centrale quest’anno è:
DAL PASSATO 1900-1915
TANTE STORIE DA RITROVARE
NEL FUTURO 2015 - UN EVENTO DA CONDIVIDERE (Milano Expo 2015)
Mercoledì 4 febbraio 2015
LA LETTERATURA ITALIANA NEL PRIMO DECENNIO
DEL ‘900
Mercoledì 11 febbraio 2015
L’EUROPA ALL’INIZIO DEL SECOLO SCORSO
Mercoledì 18 febbraio 2015
LA MUSICA DELLA BELLE ÉPOQUE
Mercoledì 25 febbraio 2015
L’ARTE TRA OTTO E NOVECENTO
Mercoledì 4 marzo 2015
DONNE PROTAGONISTE TRA OTTO E NOVECENTO
Mercoledì 11 MARZO
LO SVILUPPO DI SCIENZA E TECNICA IN ITALIA
Mercoledì 18 MARZO
QUANDO A SAN PELLEGRINO SOGGIORNAVANO
LE REGINE
30 - IL PORTO GENNAIO 2015
Mercoledì 25 MARZO
VISITA GUIDATA - MILANO VILLA REALE
Mercoledì 1 APRILE
LE TRASFORMAZIONI DEL MONDO DEL LAVORO
Mercoledì 15 APRILE
BERGAMO ALLA VIGILIA DELLA PRIMA GUERRA
MONDIALE
Mercoledì 22 APRILE
L’ORIGINE DEL CINEMA
Mercoledì 29 APRILE
JACOPO PALMA UN BERGAMASCO A VENEZIA
Mercoledì 6 MAGGIO
VISITA GUIDATA A TREVIGLIO
Mercoledì 13 MAGGIO
MILANO EXPO 2015
Gli incontri si terranno il mercoledì dalle 15.00 alle 17.00
presso l’auditorium del Comune di Sarnico; le iscrizioni sono
aperte presso l’Associazione in Via Libertà 37, dal lunedì al
venerdì dalle ore 09.30 alle ore 11.00.
Il programma del corso, a disposizione al momento dell’iscrizione, posto sul cruscotto della macchina esenterà gli iscritti
dal pagamento del parcheggio dalle ore 14.30 alle 17.30 nei
giorni di lezione.
Ringraziamo di cuore il nostro Sindaco e l‘amministrazione
comunale, il Comando della Polizia locale e tutti i nostri volontari per la disponibilità offerta.
IL PORTO GENNAIO 2015 - 31
LE PAGINE DEL COMUNE
a cura dell'Assessore alla Famglia e Istruzione
PAOLA PLEBANI - foto San Marco
TORNA IL
“SAN MAURO D’ORO”
Il 15 gennaio si è festeggiato il nostro co-Patrono, San Mauro,
e per i Sarnicesi è stata l’ultima festa prima della Santa Pasqua.
Come ogni anno si è tenuto il consueto pranzo di San Mauro insieme alla Parrocchia a cui è poi seguita, nella nostra bella Chiesa
di S. Martino, la Santa Messa celebrata da Don Vittorio Rota e
da Monsignor Girelli.
In serata, al cinema Junior, il Corpo Musicale Cittadino si è esibito nel tradizionale concerto diretto dal Maestro Pino Magistri.
L’Amministrazione comunale ha deciso di ripristinare il “San
Mauro d’Oro”, premio per molti anni assegnato ad appartenenti
della nostra comunità che si sono distinti per particolari meriti.
Dopo dieci anni di assenza la prestigiosa medaglietta torna ad
essere assegnata e speriamo possa essere un gradito ritorno.
Abbiamo deciso di riportare il “San Mauro d’Oro” perché riteniamo sia un modo per poter ringraziare chi, spesso con discre32 - IL PORTO GENNAIO 2015
zione e senza suonare la grancassa, si è impegnato e si impegna
per la nostra amata Sarnico.
Quest’anno sono stati consegnati due San Maurini (così viene
normalmente chiamato il riconoscimento dai Sarnicesi): uno ad
Angelo Ondei e uno al dott. Luigi Passeri.
Angelo Ondei, 72 anni, ricopre da venti anni la carica di Presidente di CONFIAB, il consorzio fidi dell’Associazione Artigiani
di Bergamo.
Questo riconoscimento gli viene assegnato per l’impegno svolto
per tanti decenni a favore del mondo del lavoro nel nostro territorio, in particolare per l’attenzione mostrata verso il mondo
artigiano e del commercio.
Luigi Passeri, 91 anni, storico farmacista di Sarnico e per quarant’anni al servizio dei cittadini con questa attività, ha anche
ricoperto per quasi un decennio la carica di Presidente della
Casa di Riposo “P.A. Faccanoni”.
Durante questo incarico Gino Passeri (così lo chiamano gli amici) si è prodigato con grande impegno e presenza a favore degli
ospiti della struttura.
È un piccolo riconoscimento per chi ha fatto tanto ma di grande
valore simbolico, perché rappresenta il “grazie” sincero di tutti i
Sarnicesi a due persone che, in modi diversi, hanno contribuito
alla crescita della nostra cittadina.
a cura del Sindaco LE PAGINE DEL COMUNE
GIORGIO BERTAZZOLI
GRANDE SUCCESSO PER IL CAPODANNO
IN PIAZZA CON RADIO NUMBER ONE
"L’Associazione Commercianti, la Pro-Loco e l’Amministrazione
Comunale di Sarnico hanno organizzato anche quest’anno il Capodanno in Piazza.
La serata, dalle 22.00 alle 2.00, è stata animata da uno staff
di Radio Number One e a mezzanotte brindisi e panettone per
tutti!
Negli stessi orari, in Piazza Besenzoni è rimasta attiva la pista di
pattinaggio su ghiaccio”.
Così il sito della Proloco ha annunciato le celebrazioni del Capodanno in Piazza dopo che era stato raggiunto un accordo il 27 dicembre,
quando ormai si temeva di non fare proprio più nulla per salutare il
2014 e accogliere in-sieme il 2015. «È dal 2004 che Sarnico non perde
un’occasione per salutare degnamente l’arrivo del nuovo anno – spiega
Lorenzo Bellini, Assessore al Turismo e Commercio – di conseguenza
la deci-sione data per certa di non organizzare nulla per il Capodanno
non era positiva».
Un susseguirsi di accordi raggiunti che ha premiato la grande capacità
e disponibilità delle parti: la Proloco, l’Amministrazione comunale e
l’Associazione dei Commercianti per un’iniziativa che conferma Sarnico la cittadina numero uno della movida di San Silvestro del basso lago.
«Sarnicom - spiega Gian Pietro Belotti, Presidente dei commercianti - si
è prodigata affinché si trovasse una soluzione per dare vita e movimento alla piazza di
Sarnico. Ci siamo riusciti, favoriti dalla disponibilità dell’Amministrazione comunale
e della Pro loco».
La serata, aperta per bambini e ragazzi con
la pista di pattinaggio alle 21.30, è proseguita con le note danzanti di Radio Number
One e con panettone e spumante per il
conto alla rovescia della mezzanotte.
I tetti imbiancati da una neve attesa e gradita hanno reso ancor più piacevole la cornice del paesaggio e attirato migliaia di visitatori che sono stati accolti all’ingresso della
cittadina, nel giardino antistante il Comune,
da un magnifico abete illuminato donato
dalla cittadina trentina di Pejo ai sarnicesi.
«Ancora una volta – conclude il Sindaco
Giorgio Bertazzoli – la nostra cittadina ha
offerto una opportunità di aggregazione e
di fe-sta per tutti.
Buon anno, Buon 2015!».
IL PORTO GENNAIO 2015 - 33
LE PAGINE DEL COMUNE
a cura del Consigliere comunale delegato alle politiche Giovanili
MARCO BERARDI
NASCE LA “CONSULTA PER I GIOVANI”
no essere riutilizzati sul territorio (nei 5 anni dal 2009 al
2013 il consulente è costato circa 33.000 euro) di cui i
primi 3 anni tramite il Centro Formazione Lavoro).
Per l’Informagiovani siamo riusciti a coinvolgere nel sostegno all’iniziativa gli altri Comuni dell’Ambito in maniera proporzionale mentre al Comune di Sarnico (oltre
la quota proporzionale) rimane in carico il costo della
struttura.
Prima, oltre al mantenimento della sede, pagavamo il
50% del costo totale di tutti i Comuni del Basso Sebino,
pari a 14.000 euro all’anno.
È desiderio mio e dell’Amministrazione Comunale, di
cui orgogliosamente faccio parte, rafforzare le sinergie
con l’Oratorio e la Parrocchia e potenziare il rapporto
con tutte le Associazioni per poter così sviluppare una
visione ad ampio raggio delle prospettive e delle possibilità, anche culturali, cui i giovani del territorio potranno
accedere.
Saremo attenti anche ad eventi riguardanti questi arIl consigliere delegato Marco Berardi
gomenti programmati al di fuori dell’ambito locale, per
poter rendere ancora più adeguata l’informazione.
Ad inizio luglio sono stato chiamato a ricoprire il ruolo Contiamo molto sulla Consulta per meglio conoscere ed
di Delegato alle Politiche Giovanili e, benché questa sia ampliare a largo spettro l’offerta complessiva per i nostri
la mia prima esperienza amministrativa, mi sono molto utenti.
impegnato per sviluppare un programma da realizzare
nei prossimi 5 anni.
Come primo passo la nostra Amministrazione comunale ha deciso di istituire la “Consulta per i Giovani” aperta a tutti coloro che, a vario titolo, operano nel mondo
giovanile.
Oltre a Scuole ed Oratorio abbiamo invitato anche Associazioni di volontariato quali, tra le altre, Avis Giovani,
Alpini e Protezione Civile. Questa iniziativa ha lo scopo
di riunire persone ed associazioni al fine di poter pensare
e sviluppare progetti concreti a favore dei nostri ragazzi.
Abbiamo deciso di non rinnovare l'incarico al consulente perché crediamo che i soldi per il suo incarico possa34 - IL PORTO GENNAIO 2015
a cura del Sindaco
LE PAGINE DEL COMUNE
GIORGIO BERTAZZOLI
INIZIO SISTEMAZIONE DI VIA VITTORIO VENETO
È partita prima di natale la prima fase di restyling di Via Vittorio Veneto voluta dall’Amministrazione Comunale. «Il primo passo – spiega
il Sindaco Giorgio Bertazzoli – è stato quello di sfoltire e dare più respiro ad una delle arterie centrali del nostro paese. A costo praticamente
zero, abbiamo eliminato le torri d’edera, ricettacolo di sporco e topi, che
impedivano la visuale a molti residenti della via e fatto un’energica pota-
tura. Ora, appena avremo le risorse adeguate, porteremo avanti quanto
promesso: ossia un restyling completo di tutta la via, soprattutto per allargare la strada, che rimarrà a senso unico ed eliminare i pericolosissimi
cordoli di rame che tante gomme di automobilisti hanno fatto scoppiare.
Un grazie doveroso al nostro Vicesindaco e Assessore ai Lavori Pubblici e
Bilancio Umberto Bortolotti».
CONSEGNA DEI BONUS BEBÈ
Non ha rinunciato a consegnare i cosiddetti “bonus bebè” nemmeno l’Amministrazione comunale, nonostante i tempi di ristrettezze economiche. E lo ha fatto in sala consiliare con una bella e sentita cerimonia pre-natalizia. 38 famiglie hanno ricevuto infatti un
contributo di 200 Euro ciascuna, direttamente dalle mani del Sindaco Giorgio Bertazzoli. Un segnale importante per testimoniare
la presenza e la vicinanza del Comune a tutte le famiglie che decidono di investire sul futuro. “Anche la nuova Amministrazione non
ha voluto rinunciare a offrire questo contributo- ha sottolineato il Sindaco Giorgio Bertazzoli - per dare continuità ad una precisa
politica di aiuto concreto alle famiglie che è alla base della nostra filosofia e delle nostre scelte amministrative. Crediamo infatti che
compito di noi amministratori sia quello di sostenere in maniera tangibile le coppie che decidono di mettere al mondo un figlio,
facendo sentire loro il nostro supporto e la nostra vicinanza. E lo facciamo con piacere, pur trovandoci a vivere e amministrare in
condizioni di difficoltà”. Novità di quest’anno è la scelta di 5 anni di residenza minima a Sarnico di almeno un genitore per ottenere il
bonus. Alla cerimonia, oltre alla presenza del Sindaco Bertazzoli, erano presenti l’Assessore alla Famiglia ed Istruzione Paola Plebani,
il Consigliere delegato alla Manutenzione del Patrimonio Pubblico e Presidente della Commissione Servizi Sociali Luca Manenti, e il
Consigliere delegato alle Politiche Giovanili Marco Berardi.
IL PORTO GENNAIO 2015 - 35
LE PAGINE DEL COMUNE
CULTURA
a cura di
MARINA BRIGNOLI
ritorio grazie all'idea di due giovani pianisti salentini, Giuseppe
Fanciullo e Massimiliano Foscarini, che si sono affermati nel
corso dei loro studi in numerosi concorsi nazionali e internazionali e che sono stati affiancati nella loro formazione artistica da maestri di chiara fama come A.Ciccolini, R.Cappello e
V.Balzani.
I due maestri si esibiranno in un recital pianistico sia come solisti
che in duo nella prima delle due serate per poi dare spazio, nella seconda, agli alunni della scuola che daranno un saggio della
loro bravura dopo solo un anno di studio dello strumento.
Il recital pianistico del 6 Febbraio prevede l'esecuzione di musiche di Mozart, Brahms, Chopin e Liszt.
L'inizio per ciascuna delle due serate è previsto per le ore 20 e
Venerdì 6 e Domenica 8 febbraio la scuola di musica Mozartia- l'ingresso sarà libero.
Un grosso “in bocca al lupo” a questi due giovani che ci aspetna entra in scena all'auditorium del comune di Sarnico.
La scuola è una realtà nata un anno e mezzo fa nel nostro ter- tano numerosi.
36 - IL PORTO GENNAIO 2015
Per non dimenticare MAI
quanto è successo a Parigi.
Per esprimere cordoglio
alle famiglie.
E per dire NO ad ogni
forma di fanatismo
e d'integralismo!
"Je suis Charlie"
"IO SONO CHARLIE"
Il Sindaco di Sarnico
Giorgio Bertazzoli
UNA RIFLESSIONE DEI SACERDOTI DI SARNICO
In memoria di: Georges Wolinski, Bernard Verlhac detto Tignous,
François-Michel Saada, Michel Renaud, Mustapha Ourrad, Ahmed
Merabet, Bernard Maris, Clarissa Jean-Philippe, Philippe Honoré,
Yoav Hattab, Yohan Cohen, Stéphane Charbonnier detto Charb, Elsa
Cayat, Jean Cabut detto Cabu, Franck Brinsolaro, Philippe Braham,
Frédéric Boisseau.
te persone: però non ci si poteva fermare prima? Se genero violenza: è sufficiente che mi dichiari “irresponsabile” per pensare
di poter evitare le conseguenze di quello che ho generato? La
libertà di espressione, pur rimanendo un diritto fondamentale,
non ha dei confini determinati da quel minimo di rispetto dovuto
a tutti gli esseri umani, indipendentemente dal credo, dal colore
della pelle e dal ceto sociale?
E, ancora di più, la libertà della mia espressione non è forse un
mezzo per incontrare anche chi la pensa diversamente da me?
Magari, certamente, con un sorriso. Ma che sia un sorriso gustoso, e perciò rispettoso e attento. Una risata (sempre ammesso
che tali vignette facciano ridere: alcune ci sembravano semplicemente banali) fatta “alla faccia” o “alle spalle” di un altro non
è una risata gustosa, ma una puerile sghignazzata che - se non è
accompagnata subito da una mano tesa in gesto di scusa e amicizia - suona come disprezzo, odio, vera e propria violenza.
La tanto ridicolizzata Bibbia ci ricorda che “ne uccide di più la lingua (in questo caso, la matita?) che la spada” (anzi, letteralmente: «Molti sono caduti a fil di spada, ma non quanti sono periti
per colpa della lingua»: Siracide 28, 18). Ma ci dà anche una via
d’uscita, la saggezza: «C'è chi chiacchierando è come una spada
tagliente, ma la lingua dei saggi risana» (Proverbi 12, 18).
Si può sperare in una satira dei saggi?
Reagendo alla frase di Papa Francesco che dichiarava che non
si deve “giocattolizzare” nessuna religione, molti commentatori
italiani sui giornali più autorevoli (da destra a sinistra, senza sostanziali differenze) hanno risposto che la libertà non può accettare confini “per definizione”, e che deve essere sempre totale,
altrimenti è come se non fosse. Ci ha raggelato, quale altra violenza stiamo per innescare? La sfida più grande rimane sempre la
stessa: costruire un mondo di «saggi», capace di dialogare, in cui
regni la cultura della Pace e dell’incontro.
Qui occorre investire, prima e più ancora che per superare questa crisi economica che ancora non abbiamo vinto.
Quello che è accaduto a Parigi è un atto gravissimo, detestabile e
da condannare senza remora alcuna. Anche i sacerdoti di Sarnico
esprimono cordoglio e vicinanza alle famiglie colpite dal tragico
gesto frutto di un’errata e degenerata interpretazione della fede
musulmana.
Non conoscevamo, sinceramente, questo settimanale francese
di satira, così tristemente balzato alle cronache mondiali. Come
molti - penso - abbiamo sbirciato qualcosa in quei giorni e quello
che abbiamo trovato non ci è sempre piaciuto.
Sulla testata del sito si proclama che “la libertà di espressione è
un diritto fondamentale”, e appiccicato al titolo un banner avvisa
che si tratta di un “giornale irresponsabile”. Ci chiedevamo: cos’è
questo giornale? Qual è la sua identità? Cosa vuole dirci? Quale
verità ha da raccontarci? Se il diritto alla libertà di espressione è
sacrosanto, perché viene subito dichiarata la propria irresponsabilità? Può esserci libertà senza responsabilità?
In questi casi - siamo tutti sufficientemente avveduti da saperne
fare la tara - si alzano da ogni angolo della terra voci di condanna
verso ogni forma di violenza: ma cos’è “violenza”? Quello che
si trova sul sito, le vignette che sono subito balzate agli occhi, ci
sembra manchi di ogni forma di rispetto e, quindi, abbia superato
la “soglia” della satira, per diventare a sua volta “violenza”. Certo
non paragonabile all’uccisione di 17 persone - siamo d’accordo
- ma pur sempre violenza, che innesca sempre un meccanismo
tragico e perverso, a spirale, destinato a concludersi con due soli
esiti possibili. Il primo (e più frequente): violenza genera altra
violenza, in un moto iperbolico destinato a crescere man mano
che la catena si allunga. Il secondo: la violenza si spegne quando
incontra il perdono.
don Vittorio, don Giuseppe e don Loris
Sia chiaro, in nessun modo una vignetta giustifica la morte di tan-
IL PORTO GENNAIO 2015 - 37
ASSOCIAZIONI
a cura del Presidente
VITTORIO MARCONI - Foto Vezzoli
LA FESTA DEGLI AUGURI
DELLA GRANDE FAMIGLIA AVIS
I premiati del 2014 alla festa dell'AVIS
Come ormai consuetudine la sezione Avis
Sarnico e Basso Sebino ha celebrato anche
quest’anno la tradizionale festa degli auguri
presso il Cine Junior.
Tanti i soci e sostenitori che hanno presenziato sabato 27
dicembre alla rappresentazione della commedia dialettale
brillante “Ada chè ta ède” della locale, nota e affermata
compagnia teatrale “Crazy Company for Don John”, una
pièce scritta e diretta dal prof. Mario Dometti.
Il presidente dell’Avis Vittorio Marconi ha aperto la serata
porgendo gli auguri e i ringraziamenti al Consiglio direttivo
e al Direttore sanitario dott. Giovanni Paris. Ha colto l’occasione per illustrare i significativi risultati di un altro anno
importante, che ha consolidato l’alto numero di donazioni
I giovanissimi dell'AVIS
38 - IL PORTO GENNAIO 2015
in atto da alcuni anni, 1.200
circa, con aumento dei giovani donatori e delle donne.
Diversi gli eventi programmati e realizzati, tra cui spicca la presenza nelle scuole,
alla ricerca dei futuri donatori.
Tanta attività è frutto dell’
impegno costante anche
del gruppo giovani che non
ha mai fatto mancare il suo
entusiastico appoggio e dei
numerosi collaboratori che
aiutano assiduamente nelle varie manifestazioni, facendo dell’Avis una grande
famiglia, anche per la forza
organizzativa e di aggregazione dei suoi dirigenti.
Federico Bresciani, con la
solita bravura e signorilità
ha condotto la serata, introducendo la trama della
commedia che conferma
la vocazione cabarettistica
dell'autore sarnicese.
Intervento professionale
Natalie da il benvenuto
quello del direttore sanitario, espressione della competenza e passione con cui
il dott. Giovanni Paris svolge
da tanti anni l’importante
ruolo.
Ha portato i saluti del Consiglio direttivo provinciale,
di cui è membro, ringraziando a sua volta i dirigenti
e volontari che si sono impegnati per il buon esito di
questa festa, oltre agli sponsor. È anche grazie al loro
ASSOCIAZIONI
Alcuni dello staff organizzativo
Testimonianze toccanti
contributo che si diffonde il seme della solidarietà mentre il
donatore non è indifferente alle necessità altrui.
Nell’intervallo sono state effettuate significative premiazioni a donatori giovanissimi e si sono ascoltate testimonianze
di chi è stato beneficato dall’attività dell’Avis.
Il nuovo Parroco di Sarnico don Vittorio Rota ha porto
il suo saluto, complimentandosi per le belle testimonianze
appena sentite.
Il Sindaco di Villongo dott. ssa Ori Belometti Maria ha ringraziato le numerose persone cariche di buona volontà che
si impegnano nella donazione di sangue, con l’augurio che
aumenti sempre più questa sensibilità.
Il nuovo parroco don Vittorio Rota
Gli spettatori hanno potuto trascorrere una bella serata
all’insegna dell’amicizia e di un sano divertimento.
Tanti i giovani presenti, a dimostrazione della capacità
dell’associazione di fidelizzare, anche attraverso le numerose manifestazioni organizzate nel corso dell’anno.
A conclusione il gruppo giovani ha offerto panettone e vin
brulé ai convenuti, ormai abituati a queste attenzioni.
"ADA CHÈ TA ÈDE!"
...E M'HA EST
La Crazy Company for don John
IL PORTO GENNAIO 2015 - 39
SALUTE
a cura di
FRANCESCA PESENTI
ARRIVEDERCI PROF!
UN RICORDO DEL PROFESSOR SILVANO CERAVOLO
Il professor Silvano Ceravolo
“Il prof. Ceravolo era un grande medico perché era un grande
uomo, pieno di intelligenza e cortesia. La sua esperienza, la sua
signorilità ed il suo nutrirsi del respiro dell’arte ne facevano una
persona di grande valore”. Con queste parole Roberto Rusconi,
Presidente del Gruppo sanitario Habilita, ricorda il Prof. Silvano
Ceravolo, mancato lo scorso 11 gennaio.
Il Prof. Silvano Ceravolo conseguì la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Parma nel 1960: nello stesso anno e nello stesso istituto
ottenne l'abilitazione alla professione. Nel 1966, presso l'Università degli Studi
di Milano, conseguì il Diploma di Specialità in Ortopedia e nel 1970, presso
l'Università degli Studi di Bologna, ottenne il Diploma di Specialità in Fisio-Chinesiterapia.
Nel 1968 ottenne l'idoneità di Primario Ortopedico-Traumatologo presso l'Ospedale "Pesenti-Fenaroli" ; nel 1972, a seguito dell'esame nazionale a Roma,
ottenne invece l'idoneità di Primario di Recupero e Rieducazione Funzionale.
Dal 1977 al 2000 è stato Primario dell'Unità di Riabilitazione presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo; è stato inoltre Direttore della Scuola per Terapisti della
Riabilitazione di Bergamo, nonché professore a contratto presso l'Università
degli Studi di Milano per la Laurea in Fisioterapia.
Il Prof. Ceravolo vanta una numerosa casistica operatoria; ha partecipato come
relatore a numerosi simposi nazionali ed internazionali; ha tenuto lezioni per
Corsi di Orientamento e di aggiornamento in materia ortopedica e riabilitativa ed è autore di numerose pubblicazioni scientifiche in ambito riabilitativo. È
inoltre stato insignito del titolo di Primario Emerito dell'AO "Ospedali Riuniti"
40 - IL PORTO GENNAIO 2015
di Bergamo.
Dal 2001 era sovrintendente sanitario
del Gruppo Habilita, dove ha svolto la
professione fino al dicembre 2014.
La vita del prof. Ceravolo è stata contraddistinta da incontri importanti ed
intuizioni fondamentali per la riabilitazione: la sua sete di avanguardia in campo sanitario lo ha portato a numerosi
viaggi all’estero e ad incontrare personalità “illuminate” e pragmatiche, come
lui. In seguito all’incontro a Milano con
il prof. Farneti, il prof. Ceravolo andò
in Francia, a Lione, per confrontarsi
con gli specialisti più avanzati dell’epoca. Ma la vera rivoluzione si compì nel
1977 quando la “Casa degli Angeli” di
Mozzo venne acquistata dall’Ospedale
Maggiore per trasformarla in un vero e
proprio centro di riabilitazione d’avanguardia: qui, oltre all’affermarsi della
riabilitazione come disciplina medica a
tutti gli effetti, introdusse la logopedia
e la psicologia nel piano riabilitativo dei
pazienti; in questo sistema integrato
di diagnosi e cura divenne possibile
curare pazienti sempre più complessi,
colpiti da ictus o infarto, fino a prima
impensabili da recuperare. «Non mi
accontentavo, avevo sempre voglia di
fare, di esplorare, di cercare soluzioni
ai problemi», raccontava Ceravolo.
Per questo motivo il prof. Ceravolo è
considerato a pieno titolo il padre della
riabilitazione bergamasca: sono numerosi i terapisti formati dalla sua scuola,
plasmati con le sue idee pionieristiche
e vincenti.
Anche il sodalizio lavorativo con Habilita è stato contraddistinto dalla sua
vena pionieristica e dalla sua spiccata
propensione per le sfide: fu tra i primi
a credere nel progetto Habilita, viaggiò
molto per carpire le nuove frontiere
della riabilitazione e, non a caso, a
lui si deve l’introduzione della terapia
con onde d’urto in campo riabilitativo,
SALUTE
all’inizio del nuovo millennio a Bergamo. E sempre lui intuì e promosse la fruttuosa sinergia che sarebbe poi nata
dall’unione del già esistente centro iperbarico di Zingonia
con il nuovo centro riabilitativo immaginato da Roberto
Rusconi. Ed era presente ancora quando in riabilitazione
fu introdotta la tecnologia robotica con Lokomat e, successivamente, con altri dispositivi.
Ma il prof. Ceravolo è rimasto nel cuore di tutti per la sua
umanità, la sua sensibilità rivolta ai pazienti: “Se io salvo la
vita a un uomo, ma poi lui a causa della lunghezza delle
terapie perde il lavoro, la moglie, e suo figlio si droga, non
gli ho reso un bel servizio”. Ed ancora: «Il paziente non è
un cuore malato o un cervello offeso, è un essere umano
completo. Ho sempre creduto in una formula: non dobbiamo dare anni alla vita, ma vita agli anni. Dobbiamo restituire ai pazienti una vita piena».
Ma a tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo,
mancherà la sua gentilezza che sempre ci riservava, la battuta puntuale e la frase sempre pronta per farci sorridere.
Ci mancherà moltissimo, Prof!
Preghiera in memoria del Prof. Silvano Ceravolo
Santa Messa 14.01.2015 Habilita Sarnico
Dio padre,
ti raccomandiamo nostro fratello Silvano, conosciuto ed amato da tanti.
Egli diceva di non conoscerti direttamente, ma
tu lo conoscevi e lui conosceva te senza saperlo.
Ti ha incontrato nella malattia e nel dolore dei
suoi pazienti, ha messo a loro servizio i talenti
naturali che gli avevi donato. Ha guardato braccia, gambe, mani di corpi malati non solo con gli
occhi della scienza, ma con gli occhi del cuore,
con l’amore ed il sorriso contagioso.
Padre Mansueto pregando con noi ci ha confortato: in questi giorni Silvano si è presentato alla
dimora del Padre, non ha bussato perché la credeva disabitata, Lui gli ha aperto, lo ha accolto
dicendogli: «Ogni volta che hai fatto qualcosa al
più piccolo dei miei fratelli, l’hai fatto a Me. Entra, vieni ad abitare nel Mio Regno».
Con questa certezza, noi ti preghiamo
IL PORTO GENNAIO 2015 - 41
COMUNITÀ
a cura della
REDAZIONE
Martina Lochis si è laureata in beni culturali lo scorso 17
dicembre presso l'Università degli studi di Verona, discutendo
una tesi dal titolo "Nuove tecnologie applicate al restauro del
libro". Congratulazioni e un abbraccio dalla famiglia.
CINQUE NU
Il 15 dicembre 2014, presso l'università Cattolica del
Sacro Cuore di Brescia, Claudia Cortese ha conseguito
la laurea in Scienze Linguistiche - Esperto linguistico
d'impresa discutendo la tesi: "Analisi delle tipologie testuali
aziendali in preparazione alla traduzione specializzata: la
comunicazione tra fornitore italiano e cliente tedesco" con
la votazione di 110 e lode. Congratulazioni dai genitori
Lorella e Giorgio, Diego e parenti tutti.
Il giorno 12 dicembre 2014 Federico Zonca ha
conseguito con ottimi risultati la Laurea Magistrale in
Giurisprudenza presso l’Università Commerciale “Luigi
Bocconi” di Milano, con la tesi dal titolo “Gli effetti
dell’azione revocatoria fallimentare”.
Congratulazioni vivissime dai genitori, dal fratello Andrea
e da tutti parenti e amici.
42 - IL PORTO GENNAIO 2015
UOVI LAUREATI
COMUNITÀ
Bis di lauree in casa Patelli. Cinzia e Paolo Patelli si
sono brillantemente laureati nell'arco di pochi mesi.
Paolo il 22 settembre 2014 ha conseguito la laurea
triennale in Ingegneria Civile presso l'Università degli
Studi di Brescia, con la tesi dal titolo: "Trattamenti
termici a bassa temperatura per accelerare la
stabilizzazione di metalli pesanti, in inerti per uso
civile". Cinzia il 19 dicembre 2014 ha conseguito la
laurea magistrale in Economia e Gestione Aziendale
indirizzo marketing e comunicazione presso
l'Università degli Studi di Brescia, con la tesi dal
titolo: "Il modello artigianale tra passato e futuro".
Tanti auguri e tante congratulazioni a entrambi per i
traguardi raggiunti!
IL PORTO GENNAIO 2015 - 43
COMUNITÀ
a cura di
ALESSANDRO ARCANGELI
SENILITÀ
PIÙ VOLGARMENTE DETTA VECCHIAIA
Oggi tanti nonni e nonne non hanno il bastone,
né storie avventurose da raccontare o mestieri da
trasmettere, ma giocano a tennis, viaggiano, studiano, guidano l’automobile, organizzano le proprie risorse ed il proprio tempo libero. Vivono una
fase di libertà, di liberazione dal lavoro, dal peso
delle responsabilità, dagli impegni; inventano e
progettano lasciandosi alle spalle la sclerosi dell’età adulta.
Non dispiace invecchiare. È un privilegio negato a
molti. Gli anni passano, fan venir le rughe alla pelle, ma la rinuncia agli entusiasmi riempie di rughe
l’anima.
Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui,
superano i sogni.
Ci sono anche tanti anziani che riempiono le case
di riposo, testimoniando - è vero - un decadimento tristissimo, ma ce ne sono altri e in maggior numero, che affollano corsi di
formazione, che riempiono i centri di aggregazione per giocare, per cantare e per ballare; altri che passano le giornate a scrivere
una cronaca o per fare un ritratto; altri che andrebbero volentieri al cinema o ai concerti anche al mattino; altri che passano le
giornate ad aiutare proprio coloro che hanno perso l’autonomia o che si trovano in una
momentanea difficoltà.
Altri nonni rimangono aggrappati a quei ruoli che li hanno resi contenti, che li hanno
gratificati, che li fanno sentire utili; sono anziani che non cambiano, che non amano
la curiosità, che hanno paura della scoperta; persone che assistono impotenti al
declino dei loro ruoli e delle loro funzioni, alla perdita delle loro capacità, temendo
la disabilità incipiente e infine la morte.
Oggi c’è una riscoperta della religione e di tutto ciò che è immateriale, ma come
si porranno le Chiese di fronte alla ricerca di nuovi percorsi?
Ogni religione (specialmente nella sua forma organizzata di Chiesa) sa che la
senilità non può essere affrontata soltanto con la preparazione “alla buona
morte“, per cui ciascuna dovrà trovare risposte idonee alle nuove esigenze.
Mi auguro che il nuovo parroco non pensi solo alla casa di riposo o a
preparare “nuovi asili per vecchi”, massimo segno di misericordia e di
impegno sociale; sarebbe la riproposizione di un modello già sperimentato!
Io, settantacinquenne, mi sento come il vino “rosso d’annata” che con
il tempo diventa più essenziale ed acquista più gusto. Sono anche un
cattolico, convinto che Cristo dà senso a tutto ciò che esiste e che da
lui provengono sapienza, conoscenza e speranza.
Condivido il commento al Vangelo di don Giuseppe alla messa di domenica scorsa: «Gli uomini possono riconoscerlo o rifiutarlo, aprirsi alla vita o
votarsi al nulla».
BUON ANNO A TUTTI
44 - IL PORTO GENNAIO 2015
a cura della
COOPERATIVA
IL SAN MAURO DEL
BATTELLO
Anche quest’anno gli utenti della Cooperativa “IL BATTELLO” hanno festeggiato la ricorrenza di S. Mauro con i
commercianti di Sarnico. È una festa molto attesa e anche
quest’anno la partecipazione alla “pizzata” offerta dall’Associazione commercianti è stata molto sentita da entrambe
le parti. Il pranzo, tenutosi presso il ristorante “L’amalfitana” di Sarnico, è un momento molto socializzante e di
integrazione, oltre che occasione per scambiarsi gli auguri
di inizio anno con un simbolico regalo. I ragazzi della Cooperativa hanno regalato ai commercianti dei quadri dipinti
nel laboratorio di pittura, che avevano come tema i negozi
e il commercio, oltre al calendario del Battello composto da
altre opere sempre degli stessi utenti. I commercianti hanno a loro volta regalato delle agende e prodotti per la cura
della persona. Nel complesso è stato un momento conviviale dove allegria e voglia di stare insieme l’hanno fatta
da padroni rinsaldando i legami tra queste due importanti
realtà del paese. Il tutto conclusosi con un grazie di cuore ai
commercianti e un arrivederci al prossimo anno.
ASSOCIAZIONI
COME ERAVAMO
a cura di
CIVIS
IL COLORIFICIO SEBINO
di Olga Giudici
Siamo negli anni ‘70. Don Geremia è da poco arrivato
nella comunità di Sarnico ed è molto vicino alle problematiche del lavoro. Sua è l’idea di portare il messaggio cristiano all’interno delle fabbriche del paese,
perciò propone di celebrare la S. Pasqua tra le mura
del mondo del lavoro. Le due foto sono state scattate
in un laboratorio del Colorificio Sebino in occasione
della S. Messa. L’altare è stato allestito sopra una “monocilindrica” (macchinario che serviva per macinare il
prodotto) e i canti sono stati accompagnati da un improvvisato quartetto di dipendenti amanti della musica.
I soci fondatori: Barcella Alfredo, Buelli Ferruccio,
Mazza Gino e Rossi Francesco iniziarono la loro attività
negli anni ’40 aprendo “la Brillante”, un laboratorio artigianale di verniciatura moto e biciclette utilizzando le
vernici da loro prodotte. L’ubicazione era in Piazza XX
Settembre (ora Palazzo Maffi). Grazie alla loro laboriosità ed intraprendenza iniziarono a produrre anche
pitture all’acqua, smalti e vernici di ogni genere ingrandendosi sempre di più. Era l’immediato dopoguerra, la
produzione dei colori si era ben avviata e grazie alla
ripresa del lavoro la richiesta era forte, tanto che da
piccoli artigiani decisero di ingrandirsi aprendo una
fabbrica nella frazione di Castione, cambiando il nome
in “Colorificio Sebino”. Negli anni ‘70 il Colorificio Sebino dava lavoro a circa 100 dipendenti tra operai e
impiegati. Sono trascorsi un po’ di anni e tante cose
sono cambiate, ora il Colorificio Sebino non esiste più,
è stato demolito, ma le persone che ci hanno lavorato
non l’hanno dimenticato e conservano un bel ricordo
del periodo lavorativo e soprattutto dei loro datori di
lavoro.
Foto 1 - davanti da sinistra: Marinella Dorici, Carla Fabbri, Olga Giudici, Elisa Besenzoni. Dietro da sinistra: Francesco Rossi (seminascosto), Luigi Barcella, Maria Bettoni,
Angelo Bettoni, Ezia Novali , Alfredo Tiraboschi, Aldo Cadei e Zaverio Alari. Foto 2 – da
sinistra: Don Geremia Marchesi, Luciano Tengattini Denis Marini, Silvio Belotti, Pierino
Bellini (nascosto con chitarra), Giulio Mazza e Giuseppe Sperolini.
CALCIO FINE ANNI '60
Si stava attraversando la cosiddetta '"Era di Mezzo", ancora pochi anni e il "Fubal"
sarebbe diventato "Calcio". Non esisteva ancora il campo di via Cortivo e in
quello adiacente al ristorante "il Cantiere" era da poco sorto un condominio.
La soluzione per poter fare una partita era chiedere ospitalità ai cugini di Villongo Sant'Alessandro.
Qualche anno dopo il Sindaco Preneste Gusmini regalò a Sarnico il nuovo campo, e con la rinascita dell'"Uesse" iniziò una nuova era.
Nella foto, da sinistra in alto: Marco Mazza, Ivan Spolti, Riccardo Belotti e Giulio
Cressi. In ginocchio: Vanni Bortolotti, Luigi Galimberti, Enrico Adami e Prospero
Cancelli.
46 - IL PORTO GENNAIO 2015
COME ERAVAMO
ANNO 1941: LA STAZIONE
DI PARATICO-SARNICO
L'esercizio della stazione di Paratico - Sarnico fu
inaugurato il 31 agosto 1876. Erano previste due
corse giornaliere: quella mattutina era in coincidenza con il treno n° 76 da Brescia e col n° 77 da
Bergamo. La corsa serale coincideva con i treni n°
79 da Bergamo e n° 80 da Brescia.
Per la trazione si utilizzavano due locomotive di
terza categoria. I vagoni merci erano per lo più destinati al trasporto di calcarei, ferramenta, legna e
carbone. Per i passeggeri era disponibile una sola
carrozza ed un carro bagagli. Le due corse erano
insufficienti per le esigenze di allora.
ASILO INFANTILE "FACCANONI"
Costa Volpino ed il progetto fu affidato all’architetto milanese Giuseppe Sommaruga, amico della famiglia Faccanoni, per la quale, a
Nel 1910, a pochi mesi dall’insediamento di don Bonassi, per bene- Sarnico dal 1907, aveva progettato le due ville Prima e Surre.
ficio del Cav. Antonio Faccanoni, si dava inizio alla costruzione del Costruito vicinissimo alla chiesa parrocchiale ed immerso in un parco silenzioso, il nuovo asilo fu completato nel giugno del 1912.
nuovo asilo infantile.
L’impegno economico era considerevole: la cifra si aggirava, infatti, Dal 1918, l’Istituzione ebbe l’opportunità di continuare la propria
attorno alle 80.000 lire, una somma oggi assolutamente irrisoria, ma attività grazie ai cospicui lasciti dei benefattori: i signori Angelo Cadei
e Goffredo Piccinelli.
che a quell’epoca costituiva un vero capitale.
L’opera venne appaltata all’“Impresa Cooperativa Costruttori” di
IL PORTO GENNAIO 2015 - 47
ASSOCIAZIONI
a cura di
GIOVANNI CADEI
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ATTIVITO
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l'atleta Andrea Aloisi
l'atleta Diego Cressi
Buon Anno a tutti da parte del consiglio direttivo, degli go ha partecipato il 17 Gennaio all’African Open di Tunisi. Nella
categoria 66 kg il nostro atleta ha affrontato al primo incontro il
insegnanti e degli atleti dell’ASD Judo Sarnico.
marocchino Mtiri vincendo nettamente. Nulla ha potuto invece al
È sempre Diego Cressi ad occupare le prime righe delle nostre secondo incontro contro il marocchino Massou.
Speriamo tutti che questo grande impegno di Diego si traduca
cronache.
Diego nel periodo delle vacanze invernali non ha perso tempo ed nell’anno in successi prestigiosi.
ha partecipato a due importanti sedute di allenamento: la prima Vogliamo ricordare ora un altro avvenimento significativo: il noin Italia, a Lignano Sabbiadoro, dove si è svolto il Winter Camp stro atleta Andrea Aloisi ha completato la sua formazione nel set2015; 1.000 atleti provenienti da 12 nazioni si sono radunati dal 3 tore MGA (Metodo Globale di Autodifesa) superando l’esame di
al 6 gennaio sotto la guida di Ezio Gamba, per confrontarsi, miglio- secondo livello, il più alto a cui hanno accesso atleti civili. Complirare la propria preparazione tecnica e soprattutto per preparare menti ad Andrea!!
la prossima stagione agonistica, quella che definirà le qualificazioni Ricordiamo infine che il nostro Dojo, la palestra dove si tengono
gli allenamenti, è ospitato nel palazzetto dello sport comunale. I
olimpiche.
Il secondo impegno di Diego è stato dal 7 al 16 gennaio a Mittersil, corsi e gli allenamenti si tengono nelle giornate di Lunedì, Mercoin Austria; anche in questo caso si è trattato di un Camp di al- ledì e Venerdì dalle 17.30 alle 21.00. Se qualcuno volesse provare
lenamento, organizzato dalla federazione Austriaca e patrocinata a praticare questo stupendo sport, si può presentare al palazzetto
dall’Unione Europea Judo. A questo stage hanno partecipato circa per raccogliere tutte le informazioni e per un periodo gratuito di
prova.
700 atleti provenienti da 45 nazioni: la “crème” del Judo.
Ancora con il carico dei due severi allenamenti da smaltire, Die- Vi aspettiamo numerosi!
48 - IL PORTO GENNAIO 2015
RINATI ALLA VITA DELLA GRAZIA
ANAGRAFE
a cura della
SEGRETERIA
32 Taverna Marco Giovanni
di Luca e di Morotti Adele
Nato a Brescia il 2.08.2014
Battezzato in questa parrocchia il
21 dicembre 2014
Padrino: Regenzi Matteo
Madrina: Morotti Tiziana Michela
33 Bellini Federico
di Gianpaolo e di Seghezzi Cristina
nato a Bergamo
il 15.08.2014
Battezzato in questa parrocchia
il 27/12/2014
Padrino: Bellini Gianmarco
Madrina: Armanni Evelin
Marco Giovanni
«Ieri è trascorso. Domani deve
ancora venire.
Noi abbiamo solo l'oggi.
Se aiutiamo i nostri figli
ad essere ciò che dovrebbero
essere oggi,
avranno il coraggio necessario
per affrontare la vita con
maggior Amore».
1 Acerbis Elisa
di Luca e di Pezzotti Tiziana
nata a Brescia
il 15.08.2014
Battezzata in questa parrocchia
l'11/01/2015
Madrina: Acerbis Francesca
(Madre Teresa di Calcutta)
Federico
INTERESSANTE RAFFRONTO
Vogliamo proporre ai lettori un interessante raffronto
anagrafico relativo a: battesimi, matrimoni e funerali (celebrati in parrocchia a Sarnico), registrati nel 1974, 1994 e
nel 2014. Da notare le differenze nel corso di quarant'anni, nonostante l'incremento demografico.
Battesimi
Matrimoni
Defunti
dicembre 1974 dicembre 1994 dicembre 2014
74
42
33
41
30
15
61
79
56
IL PORTO GENNAIO 2015 - 49
NELLA CASA DEL PADRE
53 Fenaroli
Armanno
anni 80
deceduto il 18.12.2014
54 Brevi Giuseppina
Romolina
anni 79
deceduta il18.12.2014
55 Bettoni
Antonietta
anni 84
deceduta il 24.12.2014
56 Zucchetti
Giuseppina
anni 85
deceduta il 25.12.2014
1 Ghitti
Franca
anni 89
deceduta il 06.01.2015
2 Ministrini
Prescilla
anni 85
deceduta il 13.01.2015
3 Cadei Angelina
detta Ninì
anni 94
deceduta il 18.01.2015
4 Pedrocchi
Giovanni
anni 90
deceduto il 19.01.2015
"Anche se sono passati 15 anni è ancora vivo in tantissime persone
il ricordo di don Giovanni Ferraroli che, non è stato solo un
parroco, ma un padre che ha guidato per tanti anni questa comunità
con grande dedizione e spirito evangelico. Vogliamo elevare il nostro
grazie al Signore per averci donato don Giovanni che ci ha condotti
nel periodo del dopo Concilio Vaticano II, a vivere un’esperienza di
Chiesa attenta alla novità dello Spirito.
Ha seguito fino in fondo il Signore con slancio, entusiasmo e fedeltà
come gli apostoli che subito, lasciate le reti, lo seguirono.
Trentun anni vissuti insieme a questa vivace comunità, facendosi
compagno di viaggio, amico e maestro allo stesso tempo e quando
questo suo viaggio è giunto al termine ci ha affidato la sua sofferenza.
Potrà sembrare strano ma è proprio così. Con la sua sofferenza ci
ha insegnato che l’amore è una realtà che è temprata nella fedeltà
della prova e nella fatica della perseveranza.
Il dolore non è qualcosa da ricercare, ma è un’esperienza che fa parte
della vita e aiuta a sperimentarne tutta la fragilità, la precarietà… e
insieme la sua bellezza.
Affidiamo lui e noi, ancora in cammino, alla presenza amica di San
50 - IL PORTO GENNAIO 2015
don John
Martino, San Mauro e Maria Stella Maris. Guardando a Cristo
crocifisso, che veneriamo nella sua effige miracolosa nella nostra
parrocchiale di Sarnico, ci affidiamo all’abbraccio di misericordia del
Signore, che abbiamo sperimentato nella presenza paterna di don
Giovanni e che sentiamo continuare dal cielo".
IL PORTO GENNAIO 2015 - 50
EVENTI IN
BIBLIOTECA
EVENTI
a cura dellla Presidente
MANUELA FRATTINI
SPETTACOLO DI BURATTINI
con la Compagnia Degan
greto della strega” con la Compagnia Teatrale Degan, storica
Compagnia piemontese che, da quasi cento anni, porta in
scena le maschere della tradizione e del folclore italiano, acDomenica 11 gennaio alle ore 16.00, c/o l’Auditorium Co- canto ad alcuni personaggi mutuati dal mondo delle favole.
munale di Via Roma, grande successo e folta partecipazione Rappresentazione apprezzata tanto dai bambini quanto dagli
per lo spettacolo di burattini “Gianduia e Testafina ed il se- adulti.
Commemorazione
GIORNATA DELLA MEMORIA e GIORNO
DEL RICORDO
di Sarnico, storica e Conservatore presso il Museo Storico di
Bergamo.
Un momento di convivenza sociale a cui invitiamo tutta la poLa Biblioteca Comunale di Sarnico organizza per SABATO 7 polazione a partecipare.
FEBBARIO alle ore 17.00, presso l’Auditorium Comunale di
Via Roma 54, la proiezione di un interessante documentario
per celebrare due giorni memorabili della recente storia italiana: il 27 gennaio “Giorno della Memoria” per le vittime
della Shoah e il 10 Febbraio “Giornata del Ricordo” per le vittime dei massacri delle Foibe.
Il filmato, dal titolo “Le vie della memoria: un percorso
tra le violenze del novecento nella provincia di Trieste”,
riprende ed amplia una pubblicazione del 2006 dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli
Venezia Giulia, e si offre come un itinerario che si snoda tra
luoghi ed episodi che hanno marcato la storia di Trieste e della sua provincia, terre segnate da una costante alternanza di
convivenza e lacerazione, di speranza e di infrante illusioni, di
atrocità e mistificazioni.
La proiezione sarà introdotta dalla D.ssa Adriana Bortolotti
IL PORTO GENNAIO 2015 - 51
ANNI '60: PROCESSIONE CON MONS. BONASSI
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Gennaio - Parrocchia Sarnico